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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Nel mondo dei libri - Bizzarrie - -Author: Matteo Cuomo - -Release Date: January 09, 2021 [eBook #64240] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI *** - - Matteo Cuomo - - - NEL MONDO DEI LIBRI - - BIZZARRIE - - - - _MILANO_ - _Dott. Riccardo Quintieri_ - _Editore_ - _Corso Vittorio Emanuele, 26_ - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - Milano, TIPO-LITOGRAFIA RIPALTA — Via Pisacane, 36 - - — Ottobre 1912 — - - - - - _a Guido Mazzoni - con animo devoto_ - - - - - Firenze, 8 ottobre 1911. - - - _Chiarissimo Signore_, - -_La ringrazio dell'onorevole offerta della dedica; ma quali titoli io -abbia a questo onore Le confesso che non vedo. La simpatia, di cui -Le son grato, gliela ricambio, letto il suo libro. Le sono intanto -riconoscentissimo della offerta, da persona degna, e di cosa degna._ - -_Il libro è pieno di buona cultura, e di osservazioni giuste, e di -arguzie felici. Messomi a leggerlo nei capitoli da Lei indicatimi, ho -proseguito oltre, e poi sono anche tornato a dietro, divertendomi da -per tutto e sentendomi sospinto dalle riflessioni Sue a ripensare più e -meglio su alcune quistioni._ - -_Accetti i più vivi ringraziamenti e saluti dal_ - - _Dev.mo_ - GUIDO MAZZONI - - Al Ch.mo MATTEO CUOMO - EBOLI (Salerno) - - - - -INDICE - - - Il primo saluto Pag. 1 - I libri di viaggio » 8 - I libri che fanno dormire » 17 - I libri di donne » 27 - Gli umili e i superbi » 45 - Il vocabolario » 53 - I libri del popolo » 86 - I libri nuovi » 98 - Le antologie » 109 - L'ospedale » 118 - I libri fortunati » 125 - I libri che si consultano » 155 - I decaduti » 161 - I libri con ritratti » 166 - Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi » 181 - I libri scolastici » 196 - La Bibbia » 205 - I libri allegri » 210 - I libri che si prestano » 218 - La Storia » 227 - I romanzi » 244 - I Pedanti » 273 - I libri che non si leggono » 277 - Gli adulatori » 305 - I libri educativi » 309 - I microbi nei libri » 320 - I pessimisti » 333 - Il giornale » 343 - I libri venturi » 373 - L'ultimo saluto » 386 - - - - -Il primo saluto. - - -Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto -meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto -più si avvicinano, meno si sopportano. - -Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi credo una persona colta -e vi dico subito: questo libro che avete comprato... che? non l'avete -comprato? Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere come vi è venuto tra -le mani, dicevo: questo libro parla dei libri. Ma non temete, niente -critica, niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente -impressioni. - -Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto, pazienza; oggi che la -maggior parte dei libri riempono i vuoti, ho piacere che il mio invece -di riempirlo lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno così la -pensano molti... cassieri! - -Ma di quali libri parlerò io? - -Sentite: il De Maistre compose un _Viaggio intorno alla mia camera_, -libro originalissimo, che voi certamente avete letto. - -Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel regno dei libri. -Entrate nella camera da studio e date uno sguardo ai vostri scaffali. -Neppure questo? avete ragione, voi siete molto occupato. Ebbene, lo -sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente la bontà di seguirmi. -Seguirmi, finchè vi piace. Del resto non è mica un obbligo per notaio: -se il mio sguardo non si incontra col vostro, chiudete il libro e buona -notte. - - * - * * - -Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri siano ben distribuiti, -ordinati, classificati. Quella confusione, quel caos che si vede in -certe librerie mi dice che quel letterato non ama i suoi libri. - -No, io voglio che gli storici abbiano un posto distinto e separato -dagli altri scrittori, io voglio che il Villani quistioni col -Guicciardini, che il Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù -discuta col Thiers e col Carlyle. - -I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una grande irriverenza -mettere Platone a fianco ad un romanziere? Aristotele in compagnia di -viaggiatori? No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale a destra. -Isolateli: essi amano il raccoglimento e la meditazione. Voi non -ascoltate la loro voce, ma essi continuano nei secoli a discutere -sull'origine e sul fine dell'uomo. - -I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo dantesco, deve essere -circondato dalla schiera gloriosa. Uniteli tutti, questi arcangeli, -questi serafini, che toccano le note più soavi, che vi aprono un mondo -di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante, Shakespeare, Petrarca, Milton, -Leopardi, Heine, metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti! - - * - * * - -Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le opere del genio, c'è tutta -una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che -ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l'occhio -scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa, -gl'ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti, -gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni, -gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi. Alcuni con una potenza -diabolica tentano risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti -sforzi cercate reprimere e soggiogare; altri con soave linguaggio vi -sollevano a più spirabil aere; altri infondono nel vostro animo un -forte entusiasmo spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo di uno -scettico, vi rende perplesso e dubbioso. Qui un filosofo delira e vi -nega tutto, anche il mondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo -come ultima meta. - -Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti pedagoghi! O vedi, -vedi là, all'angolo, a destra si ride a crepapelle; qui, innanzi a -voi, due rivoluzionarî vorrebbero scalzare dalle fondamenta l'ordine -sociale. Spesso accanto all'opera di un valoroso maestro si nasconde un -libriccino di poche pagine. Non lo toccate: sotto quella veste umile e -dimessa c'è un nemico; quel libriccino a guisa dei velenosi animaletti -che respiriamo senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il cuore. - -Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti. - -Il libro fa parte della nostra vita intima, è il cibo quotidiano -del nostro intelletto. Angelo o demone, ligato a noi da un vincolo -invisibile è sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre -chiamate. Trascuratelo per un mese, per due, gettatelo con disprezzo, -abbandonatelo sopra una sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in -cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia: non una parola di -rimprovero. Tenero come una madre, pronto come un militare, umile come -uno schiavo si mette subito a vostra disposizione. - -Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il -suo giorno di trionfo e di disprezzo. - -Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non dobbiamo a quei libri! -Essi che vivono sempre con noi sono i giudici più severi, i traditori -più infami, gli amici più schietti. - -Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco, sfiduciato? avete -i nervi? una grande sventura vi ha colpiti? Per ogni stato di animo -c'è un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una voce, che vi -conforta senza ostentazione; che vi rimprovera senza avvilirvi; che vi -ammaestra senza sussiego. E questa voce parla sempre, notte e giorno; -non si ferma, non si stanca. Siete voi che vi fermate, siete voi che -dite: _basta_; ma la voce ripiglia subito il suo corso, appena voi -dite: _avanti_. - -Vengono da ogni parte del mondo civile, ma nessuno è estraneo. Tolstoi -non è russo. Cervantes non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti -amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro. - -La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto, morto l'Hugo, morto -l'Ibsen, morto il Carducci, morto il De Amicis, morto il Fogazzaro. -Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe viene con voi a passeggio -sui monti, l'Hugo è il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis è -là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con che dolcezza vi sorride -il Fogazzaro! - - * - * * - -Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva: _timeo lectorem unius -libri_. Sì, bisogna temerlo, ma temerlo davvero quest'uomo che studia -un sol libro. Un sol libro! un solo compagno, un solo amico! Quest'uomo -forse sarà dotto, ma di una dottrina arida, sterile, che gli rovina il -cervello e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo molti libri. -Parlino tutti: la loro voce misteriosa ci è guida, sprono, conforto. - -Spesso, quando siete solo nella stanza da studio, alzando gli occhi su -quei libri, vi vedete dinanzi mille volti che vi guardano, ascoltate -mille voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico, accenti -di dolore, bestemmie, parole di odio. C'è il ruggito del leone, -il canto della capinera, il sibilo del serpente. E questi suoni -armonizzandosi stranamente producono una musica che ha del grandioso e -che i profani dell'arte non sentiranno mai. - -E noi parleremo di questa musica, noi entreremo in quella _sancta -sanctorum_ della nostra vita spirituale. Qui, dove si passano le più -belle ore del giorno e spesso della notte a ricreare e a martoriare il -nostro cervello; qui, dove abbiamo combattute tante battaglie, calmate -tante tempeste, carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera -grandiosa del pensiero umano. - -Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri? Per essi voi siete uomo, -per essi conoscete il passato, vivete nel presente, interpetrate il -futuro. I grandi scrittori sono i veri condottieri dei popoli: essi -guidano l'umanità, suscitano tanti avvenimenti, determinano tante -diverse epoche. - -Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme, di tutte le fasi -del progresso e della civiltà è qui, sotto i vostri occhi. - -Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato che un nome; ma Omero, -Dante, Shakespeare hanno lasciato l'anima loro e quest'anima è là, -nella vostra libreria, quest'anima si chiama l'_Iliade_, la _Divina -Commedia_, le _Tragedie_. - -Entriamo dunque in questo piccolo mondo che tanta parte ci sottrae -dalla nostra esistenza, entriamo in mezzo a questo popolo di pensatori, -che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno, da veri padroni, ci -consigliano, ci sgridano, ci educano, ci rimproverano, ci deridono. -Entriamo, ma senza pretenzione di volerla fare da critici o da -moralisti. - -Si è detto sempre che i libri sono i migliori amici. Ebbene, facciamo -una visita a questi amici. Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta -compagnia. - - - - -I libri di viaggio. - - -Fate largo: passano i viaggiatori. - -Voi raramente uscite dal vostro paese nativo, e se qualche volta ve ne -allontanate vi sembra aver indugiato già troppo. La vita di città vi -infastidisce. Quell'andare, venire, correre di qua e di là, mangiarsi -un boccone in fretta e furia vi dà sui nervi. - -È vero: di tanto in tanto come per rompere la monotonia si fa una -scappatina in città. Col pretesto degli affari si passano una ventina -di giorni a Napoli, a Roma, a Firenze, a Venezia. Ma che! pare che -qualcuno vi spinga di dietro a ritornare subito. Il pensiero della -famiglia, gli affari, gl'impegni, vi chiamano in paese: subito alla -stazione. Il treno è pronto e si parte. Dopo un paio di giorni eccovi -a casa. Ma che stanchezza! Bisogna stare una settimana per orientarsi! -Eppure si tratta di un viaggio di piacere. E se doveste intraprendere -un viaggio lungo e disastroso? se doveste andarvene d'inverno nella -Groenlandia o nelle isole dell'Oceania? Per l'amor di Dio! a solo -pensarlo vengono i brividi del freddo e della... paura. Andar ramingo -in mezzo alle nevi, passare notti intere sotto una capanna o a piè di -un burrone, col pericolo di essere divorato dalle belve o massacrato -dai barbari? Pazzia, pazzia! - -Ma ognuno ha il suo bernoccolo, diceva il De Musset; ognuno è vittima -di una febbre che lo spinge verso un ideale. A voi piace starvene -rintanato nel vostro paese nativo, altri invece amano girare in -lungo e in largo i luoghi più nascosti dell'Asia, i boschi più folti -dell'Africa, le eterne ghiacciaie del polo. Per voi sarebbe la morte, -per essi la vita. - -E questi uomini di ferro, — che sotto gl'infocati raggi del sole -africano, fra le nevi boreali, tra i deserti più sterminati camminano a -piedi, sui muli, sui cammelli, sulle slitte; questi uomini, che vengono -a tu per tu con i leoni, con le iene, con le tigri, con i leopardi; -questi uomini che non dormono, non mangiano pur di arrampicarsi sulle -cime di monti inaccessibili, — hanno scritto i loro libri: libri -curiosi che vi dicono tante cose piacevoli, che vengono a parlarvi di -tanti luoghi sconosciuti, di tanti costumi bizzarri. - -Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi, vecchi, nuovi, -illustrati. Li compraste a dispense quando eravate giovanotto, amante -di avventure e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi da -qualche libraio ambulante; vi furono donati dal babbo nel giorno -del vostro onomastico ed ora sono tutti qui in questo scaffale e -rappresentano i libri più piacevoli e più simpatici! - -Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi conducono nel _Paese -di Gesù_; se amate conoscere la vita intima dell'Oriente, così varia, -così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi al Tompson e -al Thontze: essi vi accompagnano da buoni amici nella Cina, facendovi -penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore, inaccessibile ad ogni -sguardo; se le recenti vittorie giapponesi hanno destato in voi grande -simpatia per questo popolo giovane e valoroso, parlatene al De Riseis e -questi vi farà conoscere la vita familiare, i costumi, la cultura dei -piccoli figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti strani e -raccapriccianti rivolgetevi al Salgari, al Maine Reyd. - -Ma i libri di viaggio che avete sempre letto con entusiasmo, sono -quelli di Giulio Verne, di questo gran mago, che resterà unico nella -letteratura di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno libri di -viaggio, ma Verne sarà sempre Verne, sempre il papà di questo genere -letterario, che diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse a -girare il mondo in ottanta giorni, a discendere venti mila leghe sotto -il mare, a gettarvi a capo fitto nel centro della terra! Verne era il -gran tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla scuola per seguire -il capitano Grand. Quanti rimproveri, quanti castighi! Spesso mentre -il professore spiegava un teorema di geometria, voi di nascosto a -fuggirvene con l'iperbolico proiettile nella luna. - -E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere a letto _Le avventure -del polo Nord_! Neve, neve, orsi bianchi, balene, deserti sterminati di -ghiaccio e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio d'ore si smorzava -il lume e giù con la testa sotto le coperte a sognare. Che sogni, che -sogni! Quante volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in mezzo a -una banda di selvaggi? Quante volte non sognaste (brutta tentazione!) -di essere imperatore, di sedere in trono sopra una sedia d'avorio, -venerato come un Dio? Quante volte non foste inseguito da orsi, da -elefanti, da ippopotami e da tanti animali feroci? - - * - * * - -Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri di viaggio ancora vi -dilettano. Talvolta nelle giornate uggiose d'inverno, in cui pel -cattivo tempo vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe da dare -l'anima al diavolo. I bimbi piangono, la vostra signora sgrida la -domestica, il cagnolino guaisce e voi, mandando un accidente a tutti, -ve ne andate _Con una principessa attraverso l'Africa_! - -E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta giorni a letto, -sospeso tra il cielo e la terra, con una febbre gastrica, ostinata, -ostinatissima a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio, a furia di -dieta e di iniezioni, il pericolo è passato. Col buono e con la forza -la febbre è andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia la -noiosa ed eterna convalescenza. Siete debole e non avete neppure la -forza di dare un passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po' di -semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir di casa! Una ricaduta -sarebbe fatale. - -Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo? come si fa a passare quei -giorni lunghi, sterminati? Le visite degli amici? Disgraziatamente -quando si è infermi si ricevono visite sempre dalle persone più -noiose e antipatiche, le quali vogliono sapere tutte le fasi della -vostra malattia; e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere -due, cinque, dieci volte la medesima canzone, secondo il numero -degl'importuni. - -E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale si scorre in mezz'ora. -Leggere un romanzo, un volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete -le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza, si è -proprio disposto a parlare di amore! Solo i libri di viaggio possono -dilettarvi. Il medico vi consiglia il riposo, e voi alla sua barba -ve ne andate col Salgari _Tra i pescatori di Balene_ o _Nella città -del re lebbroso_. Un giorno a Londra col De Amicis, due in Egitto -col Venosta, tre fra i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito -Hedin; e correte per quelle coste sterili, per quelle foreste vergini, -di giorno, di notte, al vento, alla pioggia... Avanti, avanti, oggi -in Sicilia, domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice! I -giorni passano, voi siete guarito e il medico vi concede finalmente di -uscir di casa. Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori! Ma prima -di lasciare la stanza da studio, date uno sguardo a quei libri di -viaggio, che sono ancora sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli -per l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato, durante la vostra -convalescenza. - -Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni cura questi libri; non li -prestate, non li donate, anzi cercate di comprarne altri. - -Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete vecchi? Il tramonto è -bello, poetico in natura, non nella vita. - -La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete condannati a -starvene in casa con la gotta o altro ben di Dio, quei libri potranno -rendervi meno doloroso il finale dell'opera! - -Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio. Grazie a Dio, i -capelli sono appena brizzolati: abbiamo a disposizione ancora un buon -quarto di secolo e in un quarto di secolo possono succedere tante cose. -Chi sa, si potrebbe anche abolire la vecchiaia! - - * - * * - -Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi vorremmo correre sempre, -girare il mondo punto per punto, vedere tutto, esaminare tutto. - -Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„, sentite un po' d'invidia -per questo fortunato. Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„. -Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza, avete i libri di viaggi. -Essi sono più divertenti del viaggio stesso. È il viaggio senza rischi, -senza incomodi, senza malanni e quel ch'è più senza spese. Quando si -esce di casa, bisogna stare sempre col portafogli in mano e andar -seminando biglietti di banca. Qui invece basta una lira, una sola -lira per girare col Fogg l'intero mondo. E poi, dopo aver consumato -quattrini, tempo e salute, che vi resta del viaggio fatto? impressioni -superficiali. Qui invece avete il viaggio commentato, spiegato. Tutto -ciò che nella fretta vi sarebbe sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non -è mica necessario mettervi in balìa del mare per sapere che si fa in -Cina, come vestono nell'Oceania, come pregano gl'Indiani. In questi -trenta o quaranta volumi voi avete tutto il mondo con i suoi costumi -bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche, brutali: con le -sue religioni, con i suoi fanatismi, con i suoi capricci, con i suoi -pregiudizi. - -Che strana contraddizione! Voi non credete più ai maghi, alle fate, -alle streghe, ma altri popoli vi credono; voi piangete quando la -morte vi strappa una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate -cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi il naso, facendo una -strizzatina di denti; voi pagate il medico quando siete infermi, altri -lo pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo i vermi, i ragni, -altri li mangiano con gran voluttà. Sono tutti i popoli che vi passano -dinanzi, dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano dinanzi -come in una mostra di gala, e chi vi fa una smorfia, chi vi sorride, -chi vi minaccia, chi vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde, -chi si avventa per divorarvi! - -Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta, su questa trottola -capricciosa, che gira senza mai riposarsi, sono rappresentate tutte -le epoche, dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo. -Ciò che per noi è passato, per altri popoli è presente. Oggi, alcune -tribù dell'Australia bevono, come Alboino, nel cranio dei congiunti e -sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie. Da noi ferrovie, -tramways elettrici, telegrafi; nel centro dell'Africa silenzio e -tenebre. Tutto ignorano, tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano -di carne umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto, -sanno solo che debbono conservare la propria esistenza. Ma sono uomini -costoro? hanno la stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no; ma la -coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore del volto, la forma del -cranio o del vestito, l'uomo è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante, -selvaggio: è uomo. Sempre uguale e sempre diverso, ha un'anima -miserabile o sublime, abbietta o nobile come la nostra. - -Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli sono ignoranti, -antropofagi, domani saranno civili. Il progresso si avanza, il -progresso trionfa. Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra -vi saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto sarà uniforme e -monotono. Londra, Pechino, Calcutta, Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa, -ecc. si rassomiglieranno come gocce d'acqua. - -Nel duemila i libri di viaggio non saranno più interessanti! - - - - -I libri che fanno dormire. - - -Se soffrite un po' d'insonnia non correte subito dal medico. Questi -incomincia a prescrivervi delle _specialità_ che disgraziatamente -potrebbero farvi dormire per sempre. Ricorrete piuttosto ai libri. -Eh! ci sono dei libri così buoni da conciliarvi finanche il sonno. -Prendete, ad esempio, uno di quei trenta volumi del Padre Bartoli e -vedrete che sonnifero potente! - -Il Marietti ebbe la felice idea di pubblicare tutto quel bagaglio -come per dire: dormite. Il Giordani solennemente sentenzia che in quei -volumi “c'è oro macinato e perle strutte„, ma credo che ci sia anche un -po' di oppio. Quegli incisi, che si ficcano a frotta nel periodo, quei -raffronti, quelle citazioni, quelle fila sterminate di nomi cinesi, -arabi, quelle lunghe descrizioni stancano l'occhio; un dolce torpore -vi assale; voi chinate la testa, voi dormite saporitamente e il grosso -volume vi resta aperto dinanzi. - -_La Manna dell'anima_ del P. Segneri faceva dormire il Pallavicino nel -carcere e credo che faccia santamente dormire ogni buon cristiano. - -Sentite un mio consiglio: chiudete in una gran cassa tutte le opere -del Bartoli, del Cesari, del Bentivoglio, del Giambullari e compagni, e -scrivete sopra a grossi caratteri: _qui si dorme_. - -Questi libri, pieni di lambiccature retoriche, di antitesi, di -metafore, di periodi contorti e arrotonditi, meritano il primo posto -tra i sonniferi. Le notizie più curiose, i racconti più commoventi si -scolorano sotto quelle parole di piombo, e voi ad ogni pagina pensate -al D'Azeglio, il quale voleva che al Decalogo si aggiungesse, come -undicesimo comandamento: _non seccare_. - -Nè sono libriccini di poche pagine, ma grossi volumi di prosa fredda, -compassata, vuota di ogni calore ed affetto. Qualche volta per -necessità dovete leggerli; vi tocca tenerli in mano parecchi giorni per -sgranarli alla meglio e quando siete all'ultima pagina, quando vedete -la parola _fine_ esclamate trionfante come Diogene: “Finalmente veggo -terra!„ - -Ma spesso, malgrado tutta la buona volontà, non si arriva a veder -terra. Dopo una decina di pagine la fronte si corruga, le labbra -naturalmente eseguono quella brutta smorfia che precede la nausea: si -sbadiglia, e gli occhi non funzionano bene. Voi resistete ancora: ma è -inutile. Gli occhi vi mettono davanti questo dilemma: o chiudi il libro -o ci chiudiamo noi. - -L'Imbriani, a proposito delle poesie dell'Aleardi, confessa: “Presi -il libro, tagliai con la stecca i fogli dissi a me stesso, — coraggio, -avanti, _marche_! — e lessi tutto, tutto„. - -Voi alle volte fate lo stesso proponimento, ma che! dopo trenta, -quaranta pagine, non si può andare nè avanti, nè indietro; vi piglia il -sonno e buona notte! - - * - * * - -Sono molti questi libri che fanno dormire? Molti? ci sarebbe da -compilarne un catalogo sterminato. Ma sia per non perdere tempo, sia -per non far dormire il lettore, li raggrupperemo in categorie. - -Innanzi tutto mettiamo fuori concorso i libri degli autori viventi, -non solo perchè il numero è purtroppo considerevole, ma anche per -non venire a polemiche disgustose. Sono così attaccabriga i nostri -letterati! - -Prima categoria. Chi vuol dormire placidamente ricorra ai trecentisti -e ai secentisti minori. Tutte quelle novelle, novellette, canzoni, -canzonette, pastorali, madrigali vi fanno addormentare nel bacio degli -angeli. C'è troppo zucchero in quei libri e il troppo zucchero stomaca -e fa dormire. - -Il Cavalca, il Passavanti si rinchiudono in argomenti religiosi e -giù miracoli, leggende, visioni, parabole, ammaestramenti, precetti; -voi sognate di stare in chiesa e di ascoltare una di quelle prediche, -noiose e stucchevoli del vostro vecchio pievano, buon'anima. - -I tre Guidi, il Gianni, il Guinicelli, Cino da Pistoia, parlano invece -di amore, ma sembrano dei bambini che piagnucolano, dei malati che -si lamentano. Non è un amore sentito; regolato da certe forme o da -certi sentimenti di convenzione, si stempera in frasi comuni e sciupa -venti versi per un'idea. In tutte queste poesie trovate lo stesso -meccanismo, la stessa posa: _trecce d'oro, guance di rose, denti di -perle, occhi di sole_. È una continua ninna nanna, patetica, melata. Le -personificazioni, le allegorie, i bisticci, le rime — che si affollano -in mezzo e in fine del verso — vi ballano davanti e voi dormite. - -Seconda categoria. Chi vuol sognare cavalieri, dragoni, maghi, -fate, castelli incantati, ricorra ai nostri poemi cavallereschi. -Fortunatamente essi accennano a scomparire e nessun editore ha la -pazza idea di far risorgere il _Malmantile_, l'_Italia liberata_, -il _Girone_, l'_Aquileia distrutta_, l'_Amadigi_ e tutte quelle -centinaia di poemi che ammorbarono la nostra letteratura. Se togli i -due _Orlandi_ e il _Morgante Maggiore_, tutti gli altri, che vollero -trattare con serietà della cavalleria, riescono pesanti e artificiosi. -Lasciateli dormire nella libreria; se li svegliate, faranno dormire -voi. - -Nessuno nega che il Trissino, il Lippi, il Tursini, il Tasso (padre) -tengano un posticino discreto nella letteratura; anzi voi fate di -cappello a questi signori; ma con i poemi, alla larga. Ne assaggiate un -pezzetto nelle antologie, nei manuali di letteratura ed è già troppo. -Leggerli da capo a piedi? Per l'amor di Dio, non lo consiglio neppure -ai miei nemici! Quelle ottave sembrano mattonelle: la stessa struttura, -la stessa posa, la stessa chiusa. Dopo un paio di canti vi sentite come -una stanchezza negli occhi, la testa vi duole e se non smettete, c'è -pericolo di un'emicrania. - -Si potrebbe dire; come va? questi libri formavano il diletto dei nostri -padri; si leggevano nelle accademie, nelle corti dei Mecenati, nelle -veglie dei popolani e non c'era mai caso che il lettore o gli uditori -si addormentassero. Verissimo. Ma non sapete? I nostri maggiori, beati -loro, erano tutti Paladini di Francia a tempo perduto. Non andavano in -guerra contro Turchi e Saraceni, non erravano per le foreste in cerca -di Dulcinee, ma in casa e a comodo facevano un po' di cavalleria con -questi poemi. - -Oggi non è più il tempo di cicli e di cavalieri erranti. Erranti -siamo un po' tutti, ma non in cerca di avventure, bensì di quattrini, -che spesso, come a farlo apposta, si rendono irreperibili e ci fanno -proprio quei brutti tiri che Angelica faceva ai suoi spasimanti. Una -bricciola di cavalleria è restata nel duello a uso e consumo di quei -fanatici, i quali per far sapere al mondo che hanno ragione, finiscono -spesso col ricevere una sciabolata sul volto e una manata di torto: il -torto è sempre del vinto. - -Ma volete sapere perchè i nostri riveriti padri non dormivano nel -leggere quei poemi? Ve lo dico subito: non dormivano, perchè non -avevano sonno. La sera andavano a letto per tempo, la mattina si -levavano col sole, il dopo pranzo facevano il pisolino, che spesso -diventava un pisolone. Data questa grande provvista, potevano -sopportare qualsiasi lettura: il sonno non veniva. Noi no, noi si dorme -poco. Il giorno e gran parte della notte si passa in moto. Di qua, -di là, di sotto, di sopra: non c'è un momento di requie. Chi più e -chi meno siamo tutti dei commessi viaggiatori. Che succede? Il sonno, -vedendosi trascurato, come un impertinente creditore, sta sempre alla -vedetta e quando trova l'occasione propizia si fa avanti. - -Terza categoria. Ogni scrittore da Dante al Manzoni, ci ha lasciato -qualche cosa per farci dormire. - -Confessiamolo francamente: quante volte non ci siamo addormentati -con il _Convito_ di Dante, con il _Mondo creato_ del Tasso, con -l'_America libera_ dell'Alfieri, con la _Colonna infame_ del Manzoni, -con le _Tragedie_ del Foscolo, con le _Cantiche_ del Pellico, con i -_Panegirici_ del Giordani? E per citare un esempio più fresco il lavoro -drammatico del D'Annunzio _Più che l'amore_ non fa dormire? Il pubblico -che va a teatro per divertirsi, lo fischia maledettamente. L'autore -abituato ai trionfi, è andato in furia, ha detto corna del pubblico, -ha scomunicato tutti, dichiarando modestamente che il suo dramma è -un capolavoro. Ma che volete? _Più che l'amore_ è noioso. Provatevi a -leggere senza sbadigliare quel lungo dialogo fra Corrado Brando e il -suo fedele Rendu; vi piglia il sonno ad ogni pagina. - -Questi libri vi indispongono di più, perchè di buona o mala voglia -bisogna leggerli, tanto richiede la vostra professione di letterato. -Ogni cittadino che non ha la disgrazia di essere chiamato o creduto -uomo di lettere, può leggere ciò che vuole, scegliere i libri che più -gli aggradano, farsene il chilo con il poeta che più gli va a genio. -E quando dopo cinque o sei pagine o anche prima si accorge che quel -romanzo annoia, quel dramma è monotono, quella commedia è scipita, -quei sonetti sono fiori appassiti, getta via il volume e buona notte. -Se glie ne domandate, non fa misteri: confessa candidamente che quei -libri lo seccano. Ma voi potreste dire in pubblico: Non leggo il -_Fuoco_, perchè mi fa dormire. Zitto, quel romanzo è un capolavoro. È -stato tradotto in tutte le lingue, è arrivato al cinquantesimo migliaio -in Italia, al ventesimo in Francia, al decimo in America ecc. Dunque -silenzio e buon sonno. - -E così senza volerlo siamo entrati in un altro campo... molto fiorito. -Quanti libri degli scrittori moderni fanno dormire? Non parliamo dei -tanti volumi di poesie barbare o paesane, dei tanti romanzi, delle -tantissime novelle, che vengon su alla giornata; questi libri non -fanno dormire, perchè non si leggono. Intendiamo parlare degli astri -maggiori, di quelli che occupano i primi posti nel moderno sistema -planetario della letteratura. - -Ma chi ha il coraggio di dirlo? Quando un poeta, un romanziere è messo -sugli altari è un santo; a lui incenso, a lui onore e gloria nel più -alto dei cieli. Si vocifera, si dice a qualche amico che certe poesie -del Pascoli fanno sognare, che in qualche libro del Fogazzaro c'è molto -oppio, ma nessuno ardisce metterlo in piazza. Avreste il coraggio di -dire ad alta voce che la _Nave_ del D'Annunzio fa dormire? Fa dormire! -Ma siete pazzo! Giornali ne leggete sì o no? - -Eppure vi posso assicurare che la _Nave_ fa dormire. Il pubblico è -vero, non dormì, perchè fu stordito dalle grida dei Catacumeni e dei -Nàumachi; non dormì, perchè assistette al varo e credè trovarsi a -Castellammare di Stabia o a Spezia. Ma tutti quelli che applaudirono, -che entusiasti chiamarono fuori l'autore, metteteli a tu per tu con -il volume; fate che essi invece di essere spettatori, siano lettori. -Sentite a me, dormiranno alla grossa! - -Alla fine dei conti anche il sonno è buono e dormire un'oretta con -un libro in mano non è un gran danno. Vergogna? Ma che vergogna! se -siete solo. Chi viene a casa vostra a spiarvi se dormite a letto o a -tavolino? E poi, parliamoci chiaro, volete dormir voi! Quando vi siete -assicurato che un libro contiene molto oppio, chiudetelo. Non dovete -dar conto a nessuno. L'autore, anche vivente, non potrà offendersi, per -la semplicissima ragione che è lontano. - - * - * * - -Ma nelle conferenze? Già, il guaio è nelle conferenze. L'autore -è presente, l'autore vi guarda. Voi avete la santa intenzione di -comportarvi sempre da galantuomo, di non fare scortesie ad alcuno, ma -come resistere a certe conferenze noiose, noiosissime che non dicono -nulla di nuovo e di interessante, se pure non vi ripetono ciò che in -una forma migliore avete letto in qualche libro? E fossero almeno brevi -queste cicalate! Passa un quarto d'ora, due, tre, vorreste gridare -— basta, basta, mi hai rotto... i timpani —; ma non si sta mica in -teatro! Vi scuotete, tossite, adagiate sulla palma della mano uno -sbadiglio, un altro, ma gli occhi non vogliono affatto saperne. Che -martirio! - -E dire che questo martirio è continuato. Non passa una settimana che un -amico non v'inviti ad una conferenza. E sempre conferenze, conferenze! -È una manìa. Noi ci lamentiamo che oggi si stampa molto, ma non abbiamo -mai pensato quanto si parla. Non tutti sono disposti a comporre un -libro: anche a scriverlo male occorre tempo. Poi vengono le spese -di stampa. Non è così facile trovare oggi un editore che gli faccia -da padre putativo: bisogna sborsare un mezzo migliaio di lire, col -pericolo che il libro se ne resti eternamente nelle vetrine dei librai, -per mancanza di lettori. - -Ma la conferenza, che bellezza! Si scrive in due o tre giorni e non -si spende un centesimo: la sala gratis, gli uditori gratis, gratis gli -applausi. Si ha così la grande soddisfazione di far conoscere ad amici -e a nemici che qualche cosa si sa, che non si è perfettamente digiuni -di scienze e di lettere. - -Ma è da gentiluomo invitare due, trecento poveri diavoli che hanno -tante noie per la testa, inchiodarli per un paio di ore sopra una sedia -e dir loro: Non vi movete, non fiatate? I poveretti ubbidiscono, ma -spesso, non potendo far altro, dormono, salvo a svegliarsi ad opera -finita, per applaudire e stringere la mano al _bravo_ conferenziere! - -Evviva la sincerità! - - - - -I libri di donne. - - -Di donne? Sì, di donne. O non vi siete ancora convinto che la donna fa -davvero? - -Date uno sguardo ai vostri scaffali. Vedete: tra i romanzieri trovate -donne, tra i poeti donne, tra gli storici donne, tra i filosofi donne, -tra gli scienziati donne. Insomma ce n'è una rappresentanza dovunque. - -E poi qual maraviglia? scorrendo le nostre storie troviamo che la donna -ha messo lo zampino in tutti i rami dello scibile e n'è uscita sempre -con onore. - -L'Agnesi a sedici anni parlava già molte lingue ed era dottissima nelle -discipline filosofiche e matematiche; l'Ardighelli a quattordici anni -teneva un forbito discorso sulla forza dell'elettricità; l'Amoretti, -molto encomiata dal Parini, a quindici anni sosteneva per due giorni -una lunga disputa filosofica con un fanatico accademico e una brutta -figura non la fece; la Cicci a dieci anni, quando voi sgranate a -stento un libriccino di quarta elementare, sapeva a memoria la _Divina -Commedia_! Orologi caricati! Si fa presto a dirlo. Il fatto si è che la -donna sa fare qualche cosa. - -Se avessi tempo vorrei scrivere un libro su queste donne, che si -sono distinte nelle scienze e nelle lettere, che hanno dato il loro -contributo, forse minimo, ma sempre efficace, finanche in quei tempi di -schiavitù, in cui la donna, condannata a restarsene in casa, come umile -ancella, dava occasione a far discutere se avesse perfino... un'anima. - -Questo libro dovrebbe essere dettato senza quell'aria di superiorità -che siamo soliti prendere noialtri uomini, quando parliamo delle donne; -ma giacchè non posso scrivere il libro, non ho diritto di dare consigli -a chi forse un giorno lo scriverà e a modo. Anzi metto da parte le -donne scienziate. Non ho letto i loro libri, non li ho neppure visti. -Dovrei ricorrere alle grandi biblioteche e starmene un paio di mesi a -divorare diversi volumi, che, quantunque dettati da amabili signorine -e da rispettabili dame, potrebbero farmi un gran male. Di scienze son -quasi digiuno e credete che bastino due e quattro mesi per assaporarne -un pochino? Ingoiando così alla diavola tutta quella roba, correrei il -rischio di una indigestione a onore e gloria del sesso gentile. Dunque -lasciamo stare. Delle donne scienziate ne parlino con competenza gli -scienziati. Ognuno faccia il suo mestiere. La coscienza mi va ripetendo -di aver già detti molti spropositi in questo libro e non voglio di -proposito aggiungerne altri. Solo Pilato poteva permettersi di dire -_quod scripsi scripsi_. Noialtri dobbiamo pensarci bene; in caso -contrario ci tocca rimangiare ciò che abbiamo scritto. - -Dunque saluto rispettosamente queste donne scienziate, e parlo di -quelle non meno rispettabili, che si dettero a coltivare le lettere. - -La storia letteraria ci dà un elenco sterminato di poetesse, che in -tutti i secoli hanno cantato più o meno melodiosamente. Sempre così! La -scienza è la _sancta sanctorum_, dove pochi sono ammessi, è la ricca, -ma severa matrona, che prima di concedere le sue grazie impone un -lungo noviziato. Ma la letteratura — che democratica! — accoglie tutti. -Potrebbe meritare, se non fosse profanazione, quella coppia di versi -che Dante scriveva per la misericordia di Dio: - - . . . . . ha sì gran braccia - Che prende ciò che si rivolve a lei. - -Un povero diavolo, che vuol ottenere il nome di scienziato, deve -logorarsi per una ventina d'anni nei gabinetti fisici, nei gabinetti di -anatomia, negli orti botanici, negli osservatori meteorologici. Ma la -letteratura, sia sempre benedetta, non impone tutti questi sacrifici. -Basta che sappiate leggere un po' da cristiani e mettere insieme un -periodo che non zoppichi; avanti! la letteratura vi apre le braccia: -potete scrivere, pubblicare sonetti e canzoni. Nessuno avrà che dirvi, -nessuno potrà domandarvi “come sei entrato?„ - -Quindi non fa maraviglia se le scienziate sono poche e le... poetesse, -una legione. Le donne più degli uomini sono nate col bernoccolo della -cicala. O allora perchè la cicala è di genere femminile? - -Ma lasciamo stare lo scherzo. Volevo dire che in ogni secolo ci -sono state delle poetesse, le quali hanno meritato congratulazioni -e applausi dai letterati del tempo. Per lo più le principesse, le -baronesse, le dame di corte, le mogli e le figlie di artisti, passavano -la vita in mezzo ai poeti. Ogni sera sentivano declamar poesie; -senti oggi, senti domani, finivano coll'imparare il mestiere, e prima -timidamente, poi con disinvoltura, dettavano poesiette, per lo più -amorose, tanto per far sapere che un po' di gusto l'avevano anch'esse. -E i signori poeti, un po' per cortesia cavalleresca, un po' per -rispetto alle padroncine, un po'... voi m'intendete, si davano subito a -battere le mani, a chiamarle _Saffo novelle_! - -Ma oggi chi ricorda più quelle poetesse, encomiate dall'Ariosto, dal -Tasso (padre e figlio), dal Bembo, dal Poliziano, dal Varchi, dal Caro, -dal Firenzuola, dal Berni e compagni? Una certa Giulia Rigolini ebbe -vaghezza di comporre una dozzina di novelle sul metro del Decamerone, -e i sopracciò della letteratura sentenziarono che tali composizioni -_insigni argumento, artificio mirabili, eventu vario, esitu -inaspectato_, stavano alla pari col modello, anzi erano un tantino -_clariores_! - -Tarquinia Molza, figlia del poeta Francesco, fu sollevata tanto in -alto che forse perciò noi oggi non la vediamo più, neppure con forti -telescopî. Venne chiamata _la più dotta fra tutte le più illustri -matrone che sono, che fûro e che saranno in avvenire_. E questa corona -di superlativi non le fu intrecciata da un poeta, il quale si lascia -facilmente prendere la mano, ma da un filosofo, da Francesco Patrizi, -che doveva essere poco tirato all'entusiasmo. Il Tasso fece di più, -volle eternarla nei suoi _dialoghi_. Ma questa volta sia il filosofo, -sia il poeta non riuscirono che ad imbalsamare un cadavere. La Molza è -morta e seppellita. - - * - * * - -Il Sonzogno ha raccolto in un modesto volume della Biblioteca Classica -le poesie di Vittoria Colonna, di Gaspara Stampa e di Veronica Gambara, -come per dire: “Solo queste tre donne meritano di essere chiamate -poeti. Fino all'ottocento non c'è altro.„ - -Ha torto il Sonzogno? Non credo. Del resto così la pensano tutti i -compilatori di antologie. Aprite le nostre migliori antologie e non -trovate che un paio di canzoni della Colonna, qualche sonetto della -Stampa e una dozzina di strofe della Gambara. E delle altre poetesse? -Silenzio. - -Solo il Torraca nel suo _Manuale di letteratura_, fa un'eccezione -per la Torelli e ne riporta un sonetto. Ma che volete! quel sonetto -sembra bellissimo al Carducci e il Torraca per mostrarsi ossequente al -dittatore ha dato uno strappo alla consuetudine. - -Dunque se alcuno desidera conoscere come le nostre donne maneggiassero -il verso nei tempi andati, deve ricorrere a quel volume del Sonzogno, -che costa appena una lira. Una lira, venti soldi tutta la produzione -poetica del sesso gentile! - -Ci dispiace però che queste tre gentildonne sono presentate dallo -Stecchetti con una _prefazione critico-biografica_. Che bel cavaliere! -È vero che qui lo Stecchetti prende il vero nome di battesimo — Olindo -Guerrini — e non ricorda affatto l'autore di _Postuma_. Corretto, -correttissimo: non una parola equivoca, non una frase men che onesta. -O credete che lo Stecchetti sia davvero uno screanzato! Io non credo -niente, dico semplicemente: il Sonzogno avrebbe fatto meglio a dare un -altro maggiordomo a quelle tre poetesse. Lo Stecchetti è indicato per -una prefazione alle _Novelle_ del Casti o alle _Poesie_ del Marini, — -si troverebbe nel suo mondo. Per quelle distinte signore ci voleva o il -Pascoli, o il Fogazzaro, o il Panzacchi! - -Ma ritorniamo al nostro argomento. Queste tre poetesse — che si sono -salvate dall'oblío, che hanno vinto il gran concorso bandito dal tempo -— sono tre infelici amanti, e le loro poesie sono quasi sempre un -pianto, un pianto monotono, reso più monotono dalle continue figure -retoriche. Non manca il sentimento, specie nella Stampa, ma quel -sentimento spesso si raffredda a traverso i contrasti, le metafore, le -similitudini artificiosamente ricercate. - -Vittoria Colonna erra di convento in convento, di ritiro in ritiro -e non sa parlare d'altri che del povero marito morto; ne canta la -bellezza, ne enumera i pregi, ne immortala le imprese. Che eroe, che -eroe! Se fosse vissuto al tempo di Roma, Virgilio l'avrebbe preferito -ad Enea! - -Spesso ha momenti di vera disperazione: - - . . . mi sforza la nemica sorte - Le tenebre cercar, fuggir la luce, - Odiar la vita e desiar la morte. - -Poi ricorre alla religione, pensa ai dolori della Vergine, medita sulla -caducità della vita umana: ma che! sul più bello, il pensiero dello -sposo ritorna: siamo daccapo, l'elegia incomincia: - - Or vedi come - m'ha cangiato il dolor fiero ed atroce, - Che a fatica la voce, - Può dar di sè la conoscenza vera. - -La seconda, la Stampa, molto più infelice, va dietro al Conte -Collatino, il quale, dopo averla amata, non vuol saperne più e si tedia -di quei piagnistei. La innamorata fanciulla non sa rassegnarsi a questo -abbandono e come per richiamarlo all'ovile gl'indirizza una sequela -sterminata di sonetti, di canzoni, di capitoli. Lo bamboleggia, lo -carezza, lo chiama con i nomi più dolci, lo paragona al cielo, al sole, -al Parnaso. O il Conte! il Conte! io voglio seguirlo dovunque. - - Ponmi ove il mare irato geme e frange, - ... ove il sol più arde e più sfavilla; - Ponmi al Tanai gelato, al freddo Gange, - ove per l'aria empio velen scintilla: - io sono sempre lieta, - Purchè le fide sue due stelle vere - Non rivolgan da me la luce usata. - -Difatti, finchè questo benedetto Conte (poeta anche lui!) le fa buon -viso, la fanciulla è contenta più degli angeli che se ne stanno presso -il trono di Dio. - - Io non vi invidio punto, angeli santi, - Mentre ho davanti i lumi almi e sereni, - Di cui convien che sempre scriva e canti. - -Ma quando il Conte l'abbandona, la poveretta è disperata: piange, -piange da commuovere le pietre. - - Piangerò, arderò, canterò sempre. - Finchè morte e fortuna il tempo stempre. - All'ingegno, occhi e cor, fuoco e pianto. - -Fortunatamente la morte, più pietosa del Collatino, venne e la povera -Stampa cessò di piangere e di cantare. - -In ultimo si presenta la Gambara, la quale in mezzo alle noie del suo -piccolo stato, spesso tocca la lira. È una donna di animo virile, che -canta in una forma piuttosto classica, ispirandosi all'arte greca e -latina, di cui è amantissima. - -Appena le muore il consorte riveste di nero gli appartamenti, i cocchi, -i cavalli e anche... la lira; ma non si avvilisce, non si dispera: chi -si dispera, si danna e lei vuol andare invece in paradiso per rivedere -lo sposo: - - La tema di non andar ove il bel viso - risplende sopra ogni lucente stella, - mitigato ha il dolor - sperando in paradiso - l'alma veder oltre le belle bella. - -Brava la Gambara che pensava all'eternità! Oggi è certamente felice, -perchè ha ritrovato il consorte! - -Ma abbiamo pianto abbastanza con queste tre gentildonne; è tempo -di presentare i nostri ossequi ad altre poetesse, che non ebbero la -disgrazia di restare vedove. - -Ecco: in mezzo alle opere del Foscolo, del Giusti, trovo le poesie -della Guacci. È un volume del 1847, resosi oramai raro, perchè i nostri -editori non credono opportuno farne una ristampa; nè il Croce, che -raccoglie, cura, commenta i lavori del De Sanctis, dell'Imbriani, dello -Spaventa, ha finora pensato alla Guacci. - -Eppure questa nobile e cara poetessa meriterebbe di entrare nella -moderna letteratura. Mi sembra vederla, quando ancora giovinetta -declamava le sue poesie alla presenza del Puoti, del Poerio, del -Dabbono, del Leopardi e del Giusti. - -Il suo genere preferito è la lirica, lirica forte che ricorda quella -del Foscolo e del Prati. Il Settembrini, sempre un po' eccessivo nei -suoi giudizî, presenta il volume della Guacci come “uno scrignetto di -gioielli, diamanti di acqua purissima, di lavoro perfettissimo„. Questa -volta il Settembrini merita venia: una fanciulla che canta con tanta -grazia e leggiadrìa innamora. - -Ma, checchè si dica, queste poesie hanno un valore indiscutibile. La -Guacci non piagnucola per amore, non si rinchiude in argomenti sacri, -per terminare il suo canto con un sospiro alla petrarchesca o con una -giaculatoria: nessun frastuono, nessun rimbombo; la forma classica, -naturalmente castigata e densa di pensiero, rivela un animo virile, più -di certi poeti moderni, che trattano la poesia come un gingillo. - -Qui debbo fermarmi e prendere fiato. - -Sono giunto a metà del cammino e quel che è peggio sto per entrare in -un campo molto vasto. Mi tocca parlar delle letterate moderne. Dio mio, -che esercito! Se fossi poeta ricorrerei alle Muse per essere illuminato -e sorretto; ma non posso invocarle in un modesto lavoro di prosa. Le -nove verginelle se ne stanno in Elicona a solo uso e consumo dei vati! -Mi tocca dunque entrar solo nell'agone. - -Innanzi tutto metto fuori le letterate straniere. Ognuno decanti le -sue eroine. E poi come parlare della Sand, la quale cambiandosi il -nome e vestendosi spesso da uomo, quasi rinnegò il proprio sesso? come -parlare di Madama De Staël, di questa amazzone che scrisse di politica, -di storia, di sociologia e che ebbe l'audacia di voler insegnare ai -filosofi come va intesa la vita, ai re, come si governa? - -Unica eccezione dovremmo farla per Carmen Sylva, che di tanto in tanto, -fa sentire la sua voce melodiosa: ma le regine debbono essere giudicate -dalle regine! Noi siamo monarchici e rispetto ne abbiamo per le signore -coronate, specie quando sono colte, amabili, caritatevoli. - -Sentite: se l'Alighieri, il Petrarca ecc. potessero ritornare in -vita, resterebbero molto maravigliati nel vedere che le nostre donne -somigliano poco alle Beatrici e alle Laure. Oggi le donne scrivono -romanzi, novelle, studî critici, storici; sono ascritte a circoli di -cultura, dirigono riviste e periodici, danno brillanti conferenze, -facendo restare con un palmo di naso noialtri uomini. - -Un tempo una donna che si presentava in pubblico era accolta con una -certa indulgenza; tutti la guardavano con benevole superiorità, come -per dire: poverina, è una donna! Ma oggi, eh! oggi dinanzi a una donna -colta siete voi che vi sentite piccino! - -Un secolo fa la Guacci, timida, aveva quasi vergogna di far sapere che -scriveva versi e solo per le continue insistenze di parenti e di amici -dette alle stampe le _liriche_; Ada Negri invece, confinata a Motta -Visconti ad insegnare l'abbecedario, sente una voce interna che le -dice: Tu non devi consumare così la tua vita: - - Vedi laggiù nel mondo - Quanta luce di sole e quante rose! - Senti pel ciel giocondo - I trilli delle allodole festose - Che sfolgorío di fedi e d'ideali - Quanto fremito d'ali! - -No, non può restare in quel paesello, ella vuole la sua parte di sole e -di gloria. E quanto la Bisi la presenta all'Italia, l'umile maestrina -lascia i quaranta scolaretti stizzosi e poltroni e si consacra -all'arte. Non si nasconde sotto un pseudonimo. Nascondersi! e perchè? -Mi chiamo Ada: sono una donna, come tua sorella, come la tua sposa. -Che! non ho anch'io un cuore che palpita? - -E non solo la Negri coltiva con successo le lettere. - -Guardate: quello scaffale a destra è pieno di libri di donne. - -Ecco le poesie della Fusinati e della Brunamonti, le due care poetesse -che accordano in bell'armonia i santi affetti domestici col sacro -amor di patria. Sono due mamme, due buone mamme; l'una un po' austera -per la sua forma classica e, quasi direi, aristocratica; l'altra più -dolce anche quando tocca la molla potente dell'amor di patria. Qui -gli _Amanti e l'albero della Cuccagna_ di Matilde Serao, di questa -instancabile lavoratrice, vero ritratto della vita napoletana; là gli -_Innamorati_ della Contessa Lara. Povera Evelina! vittima delle proprie -passioni, avventuriera per natura, trascorse una vita infelice. Leggete -i suoi versi: sotto quell'ardore sensuale, sotto quella sete di voluttà -peccaminosa si sente una voce di tristezza languida. È rimorso? è -disgusto? Lasciamola in pace nella sua tomba insanguinata, ricordando -per lei quella massima del Vangelo, tanto sublime e tanto modernamente -giusta: _molto le va perdonato, perchè molto ha amato_. - -Qui due nitidi volumi della Deledda. Come è simpatica questa giovane -sarda! Le popolane della sua isola, ignoranti e superstiziose, -gridano allo scandalo, vedendo che una fanciulla si è data a scrivere -libri. Ella intanto, rinchiusa nella sua romita Nuoro studia, -studia indefessamente e senza essere ascritta ad alcuna conventicola -letteraria, senza la comoda _reclame_ di amici, arriva a farsi un buon -nome nell'arte, rievocando con i suoi romanzi il passato glorioso della -sua isola. Noi abbiamo sempre creduto che la Sardegna fosse un covo di -briganti, una terra semi selvaggia. La Deledda ci dice: no, vi siete -ingannati, i sardi non sono briganti, sono uomini forti, uomini di -cuore. - -Qui un numero della _Moda del giorno_ fa pensare a Donna Paola, -questa brillante e bizzarra scrittrice. Sentite: se il feminismo va -avanti, nel 2000 le signore e le signorine saranno tutte sul tipo di -lei. Poveri uomini! avrete che fare con delle donne spregiudicate e -originalissime. - -Curioso! tra le _Tempeste_ della Negri e i _Momenti lirici_ dalla cara -e sventurata Aganoor, ecco le poesie erotiche e scarmigliate di Annie -Vivanti, la quale con un forte spintone del Carducci fu messa in prima -fila e brillò come un pianeta. Ma oggi che il dittatore è morto, la -poverina si trova a disagio e ha pensato bene a ritirarsi e a non aprir -più bocca: scrive romanzi, sì, ma non canta più. - -Là, in fondo _Le liriche_ di Luisa Anzoletti, di questa simpatica -trentina, che educata allo studio profondo dei classici, riveste -di eletta forma le dolci aspirazioni del suo cuore. Cattolica per -convinzione, canta la carità, l'amore per tutti, e dedica i suoi versi -alle - - genti meste - Che lagrimar non vidi indarno mai! - -E la Baccini, la Bisi, la marchesa Colombi, la Vertua Gentile? Queste -buone signore entrano nelle scuole primarie e con i loro libriccini -dànno dei buoni consigli, dei sani ammaestramenti ai nostri bimbi. Sono -le mamme di tutti, le quali pare che dicono come Cristo: lasciate che i -fanciulli vengano a me! - -E noi fidenti li mettiamo tra le vostre braccia i bimbi. Parlate loro -di Dio e della patria, spargete i semi di quella sana morale, di cui la -donna dovrebbe essere la banditrice e la gelosa custode! - -Ma chi può parlare di tutte queste poetesse, romanzieri, educatrici? -Voi ve le vedete davanti, come in una grande fotografia, con quel -fascino, con quella dolcezza, con quella soavità che incanta e -conquide. - -Sono madri, sono spose, sono figliuole, che pur non tralasciando i -sacri doveri domestici, coltivano l'arte con vero intelletto d'amore. - -Oh! siate benedette! Voi affermate in modo solenne che la donna può, -e deve sollevarsi dall'abbiezione, in cui il pregiudizio e l'ignoranza -l'avevano trascinata. - - * - * * - -Ma appena staccate l'occhio da questi libri vi assale un grande -sconforto. - -— Perchè — vi domandate — mentre nell'Italia settentrionale e centrale -fioriscono tanti eletti ingegni, la maggior parte delle nostre donne -meridionali sono ancora ignoranti e superstiziose? È inutile andare -arzigogolando pretesti; la colpa è nostra che siamo ancora attaccati -agli antichi sistemi educativi. Com'è mai possibile che la donna possa -sollevarsi dall'abbiezione in cui si trova, se appena ha terminate -le classi elementari, le dite imperiosamente: _basta!_ — I giovani -debbono ad ogni costo continuare gli studî ed anche se svogliati, -poltroni, deficienti, frequentar licei ed università; alle fanciulle si -dice invece: _basta_. Basta e perchè? perchè condannarle a consumare -i migliori anni sui merletti, nelle trine, su tanti altri puerili -ornamenti, i quali non fanno che svegliare quel basso sentimento di -vanità, cui la donna, per un principio atavico, è naturalmente tirata? - -Confessiamolo: i doni, i ricordi, che le nostre fanciulle ricevono -dai genitori, dai parenti, dai fidanzati sono sempre oggetti di lusso -— cappellini, guanti, sciarpe, ecc. — giammai un libro educativo, che -parli al cuore, che arricchisca la mente di utili cognizioni. - -Se vi permettete di dire a qualche padre. “Sa', la sua figliuola ha -una bella disposizione allo studio; perchè non le fa frequentare il -ginnasio?„ vi sentite rispondere: “Non ci mancherebbe altro!„ - -Qual maraviglia dunque se le nostre figliuole vengono su piene di -pregiudizi e passano il loro tempo ad ornarsi, ad imbellettarsi, -per apparire un po' più leggiadrette e vezzose? Inaridite le facoltà -intellettive, non resta che darsi ai gingilli e alle moine. Così si -presentano all'altare, così si preparano ad essere madri. - -Quante signore conosco, signore rispettabili per censo e per nobiltà -di natali, che leggiucchiano appena la cronaca del giornale e il -libriccino della messa! Quando vi trovate in conversazione con -queste poverette vi tocca discorrere di faccende domestiche, trattare -argomenti frivoli; più in là non si può andare: quelle nobili matrone -non avrebbero la forza di seguirvi. - -Si dice in una forma più o meno enfatica che la donna deve essere la -vestale domestica, destinata da Dio ad alimentare la fiamma dell'amore, -della carità, del sacrificio; si dice che la donna ha il dominio intero -della casa; si dicono tante cose sulla donna. Ma di grazia, che potrà -mai compiere una vestale superstiziosa, una regina semi ignorante? - -Oggi l'uomo sente il bisogno di trovare nella sua compagna non solo -la buona massaia, la semplice madre dei figli, la muta e involontaria -ispiratrice, ma una creatura intelligente e colta, che lo consigli, -lo sorregga nelle aspre lotte della vita moderna. Intanto si vede a -fianco una donna piena di pregiudizii, che crede ancora alle fate, che -non sa decidersi a viaggiare di venerdì, che chiama opera diabolica il -cinematografo, che ignora in breve tutto quello che l'umano ingegno ha -prodotto in questo secolo. - -Non sono un femminista, nè credo vantaggioso per la società che la -donna entri nella vita pubblica, sieda al banco del governo, si covra -della toga del magistrato, declami dalla cattedra universitaria. Ciò -che vorrebbero alcuni fanatici innovatori è un'utopia! La differenza -fra l'uomo e la donna ci dev'essere. L'uomo assennato per logica, la -donna per sentimento, l'uomo giudica per riflessione, la donna per -istinto. - -Ma rendete _ragione_ quell'_istinto_, e la donna, pur restando donna, -pur restando l'amabile e fedele compagna, non sarà più ciarliera, -superstiziosa, ciecamente impulsiva. Istruitela, fatele comprendere -che ha un'anima, che ha un'intelligenza e la donna, conoscendo così -la propria dignità, potrà compiere intera quella santa missione cui la -Provvidenza la destinava. - - - - -Gli umili e i superbi. - - -Un tempo i libri si pagavano un occhio. - -Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava la bella somma di 60 -fiorini d'oro. Nel 1392 una baronessa di Germania dette alla propria -figliuola per dote, e parve dote grandissima, pochi libri usati; un -vescovo lasciò un breviario per comprare delle terre; il Poggio, con -la vendita di un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia per -leggere non so qual libro dovè dare in pegno tutte le sue argenterie; -un certo Goffredo di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro aver -venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di tutti i singuli suoi beni -e garenzia del corpo stesso al Signor Gerardo di Montagu lo _Speculum -Historiale_.„ La moglie di un altro Goffredo, Conte di Augou — a quanto -dicono gli annali Benedettini — comprò da un vescovo una raccolta di -omelie, pagando “ducento pecore, un moggio di frumento, uno di segale, -uno di miglio e finalmente cento pelli di martora„. Pochi libri sacri -e qualche classico greco e latino costarono al Cardinale Bessarione la -bellezza di trentamila zecchini. - -Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra le foglie di palme o -sulle fibre del papiro, e fortunato chi possedeva un libro. - -E quando il papiro d'Egitto venne a mancare per la dominazione degli -Arabi, si raschiavano le scritture per sovrapporvi delle altre e la -_Repubblica_ di Cicerone, il _codice_ di Teodosio dovè cedere il posto -a qualche antifonario o trattato di confessione. - -I poveri letterati mancavano di libri. Bisognava ricorrere alla Corte o -al Santo Padre, perchè solo re e papi si potevano permettere il lusso -di una discreta biblioteca. E noi sappiamo di molti scrittori che -non potendo possedere un esemplare dell'_Iliade_ o dell'_Odissea_ si -accontentavano di un compendio, di un estratto, come se si trattasse di -un'opera filosofica o scientifica. - -Il Petrarca dovè copiarsi di sua mano le opere di Cicerone e si -lamentava sempre dei copisti. - -"Chi recherà — egli esclamava — efficace rimedio alla loro ignoranza e -viltà? Non parlo dell'ortografia già da lungo tempo smarrita. Costoro -confondendo insieme originali e copie, dopo aver promesso una, scrivono -cosa affatto diversa, sicchè tu stesso più non riconosci quanto avevi -dettato. - -Se Cicerone, Livio, Plinio Secondo risuscitassero, credi tu che -intenderebbero i propri libri? Non v'ha freno, nè legge alcuna per tali -copisti, senza esami, senza prova alcuna prescelti: pari libertà non si -dà per i fabbri, per gli agricoltori, per i tesserandoli, per gli altri -artigiani.„ - -Questo lamento non era solo del Petrarca, ma di tutti gli studiosi. -Quei benedetti amanuensi si servivano spesso di abbreviature, di -ghirìgori, di tratti verticali più o meno inclinati da rendere la -scrittura bizarra e indecifrabile. Un salterio latino, trovato a -Stramburgo dal Tritennio, si credeva scritto in lingua armena. Alle -volte nello stesso manoscritto si trovavano brani di opere disparate, -parole sconnesse; “c'era sempre da dubitare — dice il Petrarca — se era -opera di scrittore o di barbaro.„ Qualche buon copista o calligrafo -non mancava. Il Petrarca negli _Scrittori Parmensi_ parla di sedici -calligrafi valenti; nella _Storia di Parma_ ne ricorda altri otto. -Sappiamo pure di un certo Jacopo Fiorentino, frate camaldolese, il -quale, con una pazienza tutta monastica, copiava con caratteri nitidi -opere latine e greche. Fu molto stimato in vita e in morte: basti -dire che la sua mano destra fu conservata in un tabernacolo come una -reliquia di santo. Ma fatta eccezione di questo Jacopo e di altri -pochi, i copisti erano una ciurma di speculatori e d'ignoranti che -guastavano o sconvolgevano ogni cosa con grave danno delle lettere. - -Evviva Giovanni Guttemberg che dette il bando alle tavolette incerate, -ai papiri, alle pergamene, ai palinsesti! La stampa, la stampa! - -I sonnacchiosi copisti strillarono contro questo nuovo ritrovato e -chiamarono la stampa col nome di magìa. - -Sì, quale scoperta è stata più magica della stampa? Neppure il -Guttemberg poteva mai immaginare che i suoi modesti caratteri -mobili, perfezionati attraverso i secoli, avrebbero apportata così -straordinaria innovazione nel campo del sapere. Oggi i libri non sono -più il patrimonio di pochi privilegiati, nè c'è bisogno di zecchini per -avere l'_Iliade_ o l'_Eneide_. Con una lira avete fino a casa la vostra -brava _Divina Commedia_; l'_Iliade_ tradotta, annotata, commentata, -preceduta da cenni biografici sull'autore, una lira; _Le storie_ di -Erodoto, una lira; le _Tragedie_ di Sofocle o di Euripide una lira. -Abbiamo biblioteche classiche, biblioteche romantiche, biblioteche -amene, biblioteche scientifiche ad una lira al pezzo. Ed ogni pezzo è -costituito da un volume più o meno tarchiato, ma sempre pregevole. - -Fino a pochi anni fa quel capo ameno del Perino vi mandava per -cinquanta centesimi i _Promessi Sposi_, le _Poesie_ del Giusti o del -Leopardi, la _Gerusalemme Liberata_ o l'_Orlando Furioso_. È vero; i -caratteri sono un po' minuti, di tanto in tanto sfugge qualche errore -di stampa; ma paragonate questi volumi con i manoscritti antichi e c'è -da ringraziare la Provvidenza. - -Con cinque soldi il Sonzogno vi offre un volume della _Biblioteca -universale antica e moderna_, in cui trovate i migliori lavori -letterarî, storici, scientifici, filosofici, politici di tutti i -tempi e di tutti i paesi. Come sono preziosi questi volumetti che vi -fanno gustare le più belle creazioni dell'arte! Non avete familiarità -col greco? con cinque soldi potete leggere nella vostra bella lingua -italiana le _Odi_ di Anacreonte, le _Rane_ di Aristofane, il _Manuale_ -di Epitteto, le _Storie scelte_ di Erodoto, le _Odi_ di Pindaro, i -_Detti memorabili_ di Socrate. Balbettate appena l'inglese? vi sa duro -il tedesco? leggiucchiate lo spagnuolo? Questa benemerita biblioteca vi -offre tradotti i più bei lavori del Cervantes, del Moro, del Calderon, -del Goethe, dell'Heine, del Klopstock, dell'Ibsen, del Wal Wsitman: vi -traduce finanche dal Cinese lo _Scic-mai-ghan_, e per cinque soldi vi -dà un _Dente di Budda_. - -Quel benemerito editore va ancora più in là: tre soldi una bella Vita -di Dante o del Petrarca o del Manzoni; una piccola grammatica francese, -o inglese, o spagnuola; una modesta antologia di prose italiane; brevi -racconti morali, un manualetto dei sinonimi più comuni, un compendio di -storia. - -Evviva il progresso! evviva il buon mercato! Con un centinaio di lire -potete acquistare un discreto numero di libri, e metter su una piccola -biblioteca a modo. - -Romanzi però non ne comprate nè a una lira, nè a cinquanta centesimi. O -non sapete che quest'anno un editore di Firenze, il Quattrini, ha avuto -un'idea genialissima? Ha detto o pure ha pensato così: “Il romanzo non -è un poema, una storia, un saggio critico o filosofico che va letto, -riletto, studiato e postillato. Il romanzo si legge e basta. Dunque -perchè dargli la forma di un libro e farlo pagare col pepe? Facciamolo -comparire sotto gli abiti di un giornale.„ E il signor Quattrini -pubblica ogni giovedì un _giornale-romanzo_, che costa tre miserabili -soldi e che contiene un intero romanzo. E che romanzi! _Il Padrone -delle Ferriere_, il _Quo vadis?_, l'_Olmo e l'Edera_, _La signora dalle -Camelie_, _La vita Militare_, _Un giorno a Madera_, _La torpediniera N. -39_, _Una sonata a Kreutzer_. - -Insomma per farla breve con sette lire, cinquantadue romanzi completi. -E dategli un po' di tempo a questo Sig. Quattrini. Egli promette la -serie B, per i romanzi di avventure, la serie C, per i poemi. Insomma -fra dieci anni tutti i libri diventeranno giornali. - - * - * * - -Ma anche oggi ci sono i libri superbi. - -Gli scrittori moderni somigliano alle donne: alzano un po' troppo la -cresta, quando si vedono corteggiati. - -La _Divina Commedia_, cinquanta centesimi; il _Canzoniere_, cinquanta -centesimi; i _Promessi Sposi_, cinquanta centesimi; ma l'_Idioma -Gentile_, quattro lire; _Maternità_, quattro lire; _il Santo_, quattro -lire; _la Cena delle Beffe_, quattro lire; _Leila_, cinque; _la Nave_, -sei; _Fedra_, sette. - -E poi questi signori si lamentano che i loro libri non sono popolari. -Che pretenzione! popolari a quattro lire? Con i tempi che corrono, -pochi possono metter mano al borsellino e sacrificare quattro lire per -un romanzo, per un dramma, per una dozzina di novelle o un centinaio di -sonetti. - -Lo so, altro è un libro che si ristampa, altro è un libro nuovo, ma da -cinquanta centesimi a quattro lire ci corre. - -Sentite a me: come si fa in teatro? C'è posto per tutti. Il principe, -il conte, il barone, l'onorevole, l'alto magistrato si pavoneggia nel -suo palco; l'agiato borghese si sprofonda nella poltrona; il povero -operaio se ne sta là impalato sul loggione. Si tratta di maggiore o -minore comodità, di sedere sul damasco o sulla nuda panca, ma la musica -e il canto arriva all'orecchio di tutti con egual dolcezza. - -Fate anche voi così. Di ogni opera due edizioni: una economica e -un'altra di lusso. Date le illustrazioni, gli acquerelli, i tagli -in oro, le legature rosee a chi le vuole; noi studiosi, noi modesti -insegnanti, vogliamo sapere semplicemente che cosa avete scritto. - -Alcuni l'hanno capito. Lo Zanichelli, ad esempio, raduna tutte le -opere poetiche del Carducci: le _Odi barbare_, le _nuove Odi barbare_, -le _Terze Odi barbare_, le _Rime nuove_, _Iuvenilia_, _Levia Gravia_, -_Giambi_, _Epodi_, _Intermezzi_ ecc. e dice: Andiamo, tutta questa roba -per dieci lire! E questa roba, com'è da immaginarsi, è andata a ruba. - -Imitate lo Zanichelli; sarete più popolari e... farete quattrini! - - - - -Il vocabolario. - - -Prima che lo diciate voi, lo dico io: il De Amicis ha parlato del -vocabolario e ne ha parlato da par suo. Questo simpatico scrittore -somiglia un po' a Victor Hugo: vuol far amare tutto ciò che egli ama. -Seguendo le orme del Manzoni, che ebbe la pazienza di “spogliare e -rispogliare il vocabolario„, volle anche lui mettersi all'opera e -leggerlo da capo a piedi. - -“Che bellezza! Che incanto! Il vocabolario diletta più di un romanzo.„ -E per due pagine il De Amicis tesse il panegirico di questo librone, -che nessuno, a quanto mi sappia, aveva pensato di mettere sugli altari -con tanto entusiasmo. - -Però dopo averlo letto e postillato a dovere esclama: Italiani, noi -siamo poveri di lingua, noi siamo anemici. Ognuno di noi non conosce -che poche centinaia di parole e di modi, e stiracchiando, ricorrendo a -perifrasi, cerca di esprimere alla meglio ciò che vuole. Perchè questo -sforzo? perchè questa miseria? La nostra lingua è ricca, straricca. -Aprite il vocabolario. Voi, ad esempio, dite: — Ho mangiato qualche -cosa prima del pranzo, ho preso un piccolo pasto dopo il pranzo, quel -piatto era così squisito che n'ho mangiato un'altra porzione. — Che -sciupìo di parole inutili, che noiosa ripetizione del verbo mangiare! -Colpa vostra, signori miei. Se aveste un po' più di familiarità -col vocabolario, direste semplicemente ho fatto uno _spuntino_ o un -_ritocchino_ o un _contentino_. - -E il De Amicis da bravo medico prescrive una cura ricostituente -per questa anemìa. “Prendete il Fanfani, ultima edizione, mille e -settecento pagine, otto volumi di sesto ordinario, di quattrocento -pagine l'uno, cinquanta pagine al giorno. Un anno„. - -Benissimo. Un anno di cura, un anno per imparare la lingua, un anno per -scrivere davvero con arte! - -Molti — piccoli e grandi — vollero far tesoro di quella ricetta e -subito si misero all'opera. Ogni mattina, a stomaco vuoto, cinquanta -pagine di vocabolario. - -Ma che! chi dopo una settimana, chi dopo un mese, chi dopo due, tutti -incominciarono a sentirsi male; quelle pillole erano indigeste: ognuno -interruppe la cura e non volle più sapere di vocabolario. - -Era da immaginarsi. Con questi chiari di luna chi volete che consumi un -anno sul vocabolario? Oh! il De Amicis non sa che nel nostro secolo c'è -una fretta indiavolata in tutte le cose? Oggi i libri un po' voluminosi -si presentano sotto forma di dizionarî o almeno offrono un indice -alfabetico analitico, per comodità dei lettori, che non hanno tempo da -perdere! - -I nostri padri — beati loro! — si leggevano da capo a fondo un grosso -volume e spesso ritornavano volentieri a leggerlo; ma oggi, oggi no: -i libri che pesano più di duecento grammi ci danno noia e si lasciano -dormire nello scaffale. - -Proprio in questi giorni, scorrendo un catalogo di opere sacre, ho -letto che un certo prof. Sestili ha pubblicato un _Dizionario Tomistico -ad uso degli studiosi di Teologia e Filosofia_. Un tempo gli studiosi -postillavano, commentavano la _Somma_ dell'Aquinate, oggi si contentano -di leggerla tagliuzzata in un dizionario. Che volete? quella _Somma_ ai -giorni nostri è diventata _Soma_ e per conseguenza molto pesante. - -Dunque, se i libri si riducono a vocabolarî, è mai possibile che un -vocabolario possa diventare un libro e leggersi per disteso come una -storia, o un trattato, o un romanzo, tenerlo sul tavolino da notte e -portarlo, a fascicoli, nelle passeggiate in campagna? No. - -Ma non credete che quel libro abbia perduto il suo dominio! Non volete -seguire l'esempio del De Amicis? peggio per voi. Di buona o mala -voglia, dovete ricorrere sempre a quel grosso libro. Disprezzatelo, -guardatelo con occhio bieco, ma dovete convincervi una buona volta che -il vocabolario è il solo, il vero libro indispensabile a tutti. Potete -fare a meno della Divina Commedia e della Bibbia (e molti ne fanno a -meno); del vocabolario, no. - -Prima di tutto bisogna comprarlo. Avreste il coraggio di dire ad -un amico “Mandami un po' il vocabolario Italiano?„ Vi sentireste -rispondere: “Non hai il vocabolario? compralo.„ - -Nè basta comprarlo. La maggior parte dei libri si fanno rilegare per -lusso: il vocabolario per necessità. Quel librone, a differenza di -tutti gli altri, lavora, lavora molto: occorre quindi che sia rilegato -in pelle e pelle fortissima. Di più, tutti i libri, piccoli e grandi, -belli e brutti, utili e inutili, se ne stanno negli scaffali. Appena -comprati, restano pochi giorni sul tavolino; alcuni si leggono, -altri si sfogliano; ma tutti, letti o non letti, raggiungono la loro -residenza stabile. Il vocabolario invece, dal primo giorno che è -entrato in casa, se ne sta sempre sul tavolino. Accanto al calamaio, -alla penna, alla cartella, il vocabolario. Spesso per i vostri studi -avete bisogno di consultare molti libri; ne prendete uno, poi un altro. -Dopo una settimana il tavolino n'è pieno: quei libri si accavallano -maledettamente. Che disordine! Che oppressione! Bisogna far piazza -pulita, bisogna che ognuno ritorni al suo posto. Ma il vocabolario non -si muove: il suo posto è là, sul banco del lavoro. - -Sentite: se entrando in una stanza da studio, non trovate sul tavolo il -vocabolario, dite subito: “Qui non si legge, nè si scrive„! Infatti è -mai possibile leggere o scrivere, senza ricorrere a lui, consigliere, -maestro, despota del nostro patrio linguaggio? - -La legge ha il Codice, la Chiesa il Concilio di Trento, la lingua -il vocabolario. Potete rasentare il codice, ignorare il Concilio di -Trento, ma il vocabolario, no. Dal giorno che avete incominciato a -scrivere due parole siete suo suddito. - -Che dittatore, che autocrate! Non discute, decreta; non consiglia, -comanda. Il giudice per formulare e rafforzare la sua sentenza -richiama articoli e testi unici; il vocabolario non ha bisogno di altre -autorità: è lui la Legge, lui la Cassazione, lui l'Alta Corte. - -Come è modesto nella sua grandezza, come è superbo nella sua -pedanteria! Sempre pronto alle vostre chiamate, sembra un servitore, ed -è un padrone! - -Non è botanico e vi parla di piante; non è medico e vi fa conoscere le -malattie, cui andate soggetto; non è un Santo Padre e vi descrive il -Paradiso. Entra nei postriboli e nelle chiese, vi porta in mare e in -cielo! Che verista! Ciò che voi non avete il coraggio di dire neppure -con gli amici più intimi, egli lo dice, senza sottintesi, a tutti: -lo dice ai vecchi, agli adulti, ai ragazzi, alle fanciulle. Non ha -scrupoli, nè reticenze, non professa nessun sistema, non appartiene -a nessuna scuola, non impone nessuna morale. Dite quello che volete; -predicate in chiesa o nella camera del lavoro; calunniate o incensate; -pregate o bestemmiate; educate o corrompete; incitate alla guerra o -consigliate la pace: il vocabolario vi seconda sempre. - -Cattolici, protestanti, ebrei, panteisti, razionalisti, modernisti, -massoni, atei: aprite il vocabolario; per formulare a dovere il vostro -_credo_, avete bisogno di lui! - -Monarchici, repubblicani, socialisti, anarchici, terroristi, -nichilisti, il vocabolario! Per predicare il vostro _verbo_, dovete -ricorrere a lui. - -Che gran complice! Eppure chi glie ne fa una colpa? chi lo chiama -responsabile delle utopie, delle stranezze, dei paradossi, delle -abberrazioni che si pensano e si scrivono? - -Il vocabolario, pure essendo di tutti i colori, di tutte le tendenze, -resta sempre il grande areligioso, apolitico, amorale. È l'unico libro, -che mentre fornisce a tutti il materiale, può, in ogni quistione, in -ogni polemica, esclamare come Pilato: — Io me ne lavo le mani! — - -Questo furbo non fa che definirvi le parole, registrarvi le frasi, i -motti, i proverbi. Non tenta, non solletica, non seduce; siete libero -di scegliere ciò che volete: ne ha per tutti i gusti. - -Agli innamorati presta il dolciume, al pessimista le parole di colore -nero, al rivoluzionario le mitraglie, all'asceta le vaghe aspirazioni, -all'umorista le arguzie, al maligno i sarcasmi, all'invidioso gli -scherni. - -Dovete scrivere in prosa? Il vocabolario vi offre parole piane, facili, -casalinghe. Amate scrivere in versi? Il vocabolario vi presta parole -dolci, diafane, armoniose. Che? dovete preparare un discorso che faccia -rumore? ricorrete a lui: ha un centinaio di parole rimbombanti che -fanno al caso vostro. - -Ah! se aveste la pazienza di cercare, frugare, rovistare quel librone, -potreste esprimere una vostra idea in venti, trenta modi differenti e -produrre venti, trenta effetti diversi. - - * - * * - -Eppure questo libro che vi favorisce in tutto, che è sempre pronto a -servirvi, non è amato, no; è sopportato, lo si considera come un grande -importuno; che vuol ficcare il naso in tutte le cose. - -Domandate ai vostri ragazzi che ne pensano del vocabolario. Dio mio, -è il libro più antipatico! Almeno quegli elementi di storia hanno -dei fatterelli piacevoli, il libro di lettura attira con qualche -raccontino; ma il vocabolario? pesa un mondo e annoia per dieci. - -Ogni giorno bisogna portarlo a scuola, ogni giorno bisogna riscontrare, -trascrivere e mandare a memoria dieci vocaboli. Il maestro spesso -grida: — Come, roba con due b! perchè non l'hai trovato nel -vocabolario? — E così i vostri poveri ragazzi, per non avere rimproveri -a scuola e castighi a casa, ricorrono al vocabolario. È un libro -che li perseguita sempre e da cui non possono liberarsi. Scrivono il -componimento italiano? Dopo aver consumato due ore a mettere insieme -dieci periodi, vocabolario per i benedetti errori di ortografia. -Mandano a memoria una poesietta, un brano di prosa? vocabolario per -assicurarsi del significato di tre o quattro parole. - -Hanno torto i ragazzi a considerarlo come un libro noioso? Non credo. - -Hanno torto invece gli scienziati, i quali vorrebbero fare a meno del -vocabolario. Essi dicono: “Il vocabolario a noi? Ma non sapete che -la scienza ha un linguaggio proprio, ha parole tecniche, che non sono -italiane, nè francesi, nè tedesche, ma scien-ti-fi-che! La scienza è -universale, e quindi è libera di servirsi dove vuole e come vuole!„ - -E così i medici, ricorrono direttamente al greco antico e, per -intimorirci di più, battezzano le malattie con parole lunghe un metro; -i naturalisti si servono del latino; gl'ingegneri rubano un po' da per -tutto. E la lingua italiana? Si lascia ai letterati di professione. -Finchè si frequentano le scuole secondarie, si studia un po' di -lingua; ma dopo il liceo, si manda a quel paese. Ognuno prende la sua -strada. Chi entra nelle cliniche, chi si cristallizza coll'algebra -e con la trigonometria, chi si dà anima e corpo all'elettricità, chi -si rinchiude in un osservatorio per studiare, la luna, il sole, e le -stelle fisse o erranti, chi si ostina e restarsene, giorno e notte, in -un sotterraneo per darvi la lieta novella che all'ora B, al punto C, -c'è stata una forte scossa di terremoto, e chi va ramingo per piani e -per valli, in cerca di piante rare. E così ognuno vive nel suo mondo, -ognuno legge i libri del proprio mestiere. - -La letteratura? Che letteratura! Ricordano come un sogno di aver un -tempo letto l'_Iliade_, il _Furioso_, i _Promessi Sposi_. Oggi hanno -altro per il capo. - -Eh! signori miei, fate male; potete dare il ben servito a tutti i -libri, ma al vocabolario, no. Prima di essere medici, astronomi, -naturalisti, ingegneri, siete italiani ed avete il sacrosanto dovere -di parlare e scrivere in lingua italiana. E poi... non vi siete -accorti che il vocabolario si vendica degli apostati? Voi consumate i -migliori anni nello studio, vi affaticate, incanutite innanzi tempo, -ma la scienza resta sempre il patrimonio di pochi. Perchè? Perchè i -vostri libri sono scritti in una forma arida, stucchevole, saracinesca. -Ricorrete al vocabolario, fatevi guidare da lui. La scienza sarà -popolare e un po' di popolarità l'avrete anche voi. - - * - * * - -Faccio una proposta: presentatevi a un uomo di Governo, a -un'Eccellenza, a una sotto-eccellenza e parlate di lingua! Sareste -accolto con un sorriso canzonatorio! Questi signori del Ministero, che -hanno in mano i destini della patria, non possono pensare alla lingua. - -L'alta politica assorbe, l'alta politica è come l'amore: fa perdere -tutti i sensi. Appena un giurista, uno scienziato, un cultore di -lettere ha la fortuna o la disgrazia di afferrare un portafogli o mezzo -portafogli, addio professione, addio studî! Non è più medico, avvocato -o letterato, è un uomo politico. - -Valga per tutti l'esempio dell'on. Sacchi. Chiamato per la prima volta -da Sonnino a guardare i sigilli reali, corre a Torino, licenza clienti -e scrivani e chiude bottega. Che avvocato e avvocato! Il ministro è -ministro! Roma, la potente incantatrice, lo chiama a sè, e lo trasforma -in un matematico; gli presenta dieci, dodici problemi — problema -economico, problema finanziario, problema del mezzogiorno (siamo -diventati un problema, noi del Sud!) e gli dice: “risolvi„. - -Eppure questi uomini, che volontariamente, per la salute... della -patria, si espongono alla terribile prova, e diventano vittime -del quarto potere, che li spia, li sorveglia, li censura; oltre a -doversi parare i colpi mortali delle estreme destre e sinistre, — -oggi veramente non più: gli estremi si son toccati e l'opposizione la -fanno i liberali del centro —; oltre al pericolo di trovarsi domani -dinanzi all'Alta Corte di giustizia per il _redde rationem_, questi -uomini debbono pensare, — guardate un po'! — alla lingua e consultare -il vocabolario. Specie il Ministro della Pubblica istruzione, questo -Pontefice Massimo dei nostri studi, deve maneggiar bene il patrio -linguaggio. Nè lo dico per celia: il ministro Baccelli si permetteva -di dire in pubblica Camera, che il Bonghi _guardava il letto_. -Subito l'Imbriani a rimbeccarlo: “Guarda il letto! Ma non sa il -signor ministro della Pubblica Istruzione che _guardare il letto_ è -francesismo?„ - -Il Baccelli tacque: aveva torto. - -Ricordate lo scandalo di quattro anni fa? Dalla Minerva vennero fuori -certi temi d'italiano! I professori si guardarono in faccia e a bassa -voce si andavano susurrando, non senza compiacimento: — hanno perduto -la testa quei signori! — Ma il ministro non aveva perduto la testa, -no; aveva solo dimenticato di consultare il vocabolario. E questa -dimenticanza continua. Spesso dopo aver letto una circolare vi viene -la tentazione di scrivervi sotto a grossi caratteri — _vocabolario_ — -e spedirla raccomandata “_a Sua Eccellenza il Ministro della Pubblica -Istruzione_„. - -Al ministro? Ma è lui che scrive le circolari? Quel poveretto non ha -neppure il tempo di grattarsi il capo: firma, non scrive. Questa, però, -non è una buona ragione: chi firma, ne assume la paternità. Anche la -cambiale si firma, e noi, disgraziatamente, sappiamo a prova quali -danni morali e finanziari può regalarci quel pezzetto di carta, a cui -appiccichiamo la nostra riverita firma. - -Il Ministro è occupatissimo. Ne convengo. Ma, Dio benedetto! invece -di mandar fuori in un anno, centinaia e centinaia di _circolari_, di -_normali_, di _ministeriali_, che lasciano il tempo che trovano, se -pure non si contraddicono e non ingarbugliano di più la matassa, ne -scriva una dozzina, una al mese, avrà così il tempo di studiarle meglio -e di presentarle, con l'aiuto del vocabolario, in bella forma italiana. - - * - * * - -Dunque vi siete convinti che il vocabolario è indispensabile a tutti! -Chiamatelo pedante, importuno, seccatore, ma dovete tenerlo sempre sul -tavolo, anzi... Qui mi fermo, voglio prima raccontare un aneddoto. - -Siamo in un caffè. Un signore dall'aspetto aristocratico, sorseggiando -una bella tazza di moka, dice al cameriere: - -“Di grazia, potrebbe favorirmi una cartolina postale?„. - -— Presto servito. — - -In un attimo il cameriere ritorna con penna, calamaio e cartolina. Il -signore lo ringrazia con un sorriso, dà l'ultimo sorso al moka, inforca -gli occhiali e si mette a scrivere. Scrive, scrive; ad un tratto si -ferma. Dà uno sguardo all'intorno, resta un po' sopra pensiero, carezza -i suoi enormi scopettoni, riprende la penna, la immerge nel calamaio -e resta così. Poi di botto, con la sinistra preme il campanello -elettrico. - -Si ripresenta il cameriere. - -— Il signore desidera? — - -“Scusi, sa', mi favorisca il vocabolario italiano.„ - -— Il vocabolario! non l'abbiamo il vocabolario! — - -Tutti, a questo breve dialogo, se la ridono sotto i baffi; anzi due, -imprudenti, ridono così forte che quel signore stizzito, esclama in -tono minaccioso: “C'è poco da ridere! Sono un galantuomo e non ho detto -mica una sciocchezza, io!„ Poi, getta pochi soldi sul tavolo, prende -bastone e cappello, e via! - -Appena si fu allontanato, cominciarono nel caffè i commenti. “Sarà un -pedante! Sarà un maniaco! Che bel tipo da commedia!„. E qui a ridere, -a celiare, a mettere in canzonella tutti i puristi passati, presenti e -futuri. - -È comodo tagliare i panni al prossimo, mentre si gusta un gelato o un -bicchierino di Strega! - -Ma ripensando a quel signore, veggo che alla fin fine non aveva torto, -no. - -Siamo ragionevoli! Noi italiani, più degli altri popoli, si ha sempre -bisogno del vocabolario. Ogni regione del nostro bel regno possiede -il suo dialetto, e nel dialetto parla, impreca, bestemmia, ride, -piange, delira, sogna. Specie noi del mezzogiorno, siamo abituati fin -da bambini a trattare col nostro dialetto, gaio, vispo, birichino, -licenziosetto, che è un miscuglio bizzarro di latino, greco, spagnuolo, -francese — sacra reliquia dei nostri antichi padroni. — In famiglia, -tra gli amici, nelle conversazioni casalinghe, tutto è dialetto. La -parola, come è naturale, non ci viene mai meno: sempre pronta, sempre -propria. Le frasi, gl'idiotismi, i vezzi si succhiano col latte -materno. Siamo degli artisti nel raccontare un aneddoto, nel ritrarre -una scena, nel rimbeccare — botta e risposta — chi vorrebbe divertirsi -a nostre spese. - -Ma tutta questa geniale gaiezza si estingue, ogni qualvolta siamo -costretti di ricorrere alla lingua italiana. Con le persone di -riguardo, con le signorine bisogna parlare in lingua ufficiale. - -Quale martirio! Si piglia la rincorsa, ma che è che non è, il carro -stride: voi vi sentite inceppato, le labbra quasi non sanno pronunziare -una parola. Si va avanti barcollando, ricorrendo agli _insomma_, ai -_perciò_, ai _naturalmente_, passando dal _lei_ al _voi_, aiutandovi -col gesto, con gli occhi. Spesso per pensare a uno strafalcione detto, -vi ingarbugliate di più e ne dite altri. Spesso fate a meno di prendere -parte alla discussione, il silenzio in quel caso è oro di ventiquattro -carati; e se non è possibile tacere, rispondete a monosillabi, -servendovi di un vezzoso e comodo: _Sì, signora! No, no! Non ci -mancherebbe altro! È verissimo!_ - -E quando, come Dio vuole, la conversazione è finita sembra esservi -liberato da un peso enorme. Vi resta però il rimorso, e tra voi e voi -andate ricordando gli spropositi e i farfalloni pronunciati con tanta -solennità. Che bella figura! e dire che libri ne avete letti, studi di -lingua ne avete fatti! - -Finchè si parla, passi pure: _verba volant_ e volano pure le -improprietà, i francesismi, le sgrammaticature, le lunghe perifrasi -scialbe e inconcludenti, i periodi lasciati in asse. Del resto, mal -comune è mezzo gaudio. Ognuno ha sull'anima di tali rimorsi e non -potrebbe gettare la prima pietra! - -Ma il guaio, il guaio serio è quando si scrive: le idee vi frullano -nel cervello e fanno ressa per uscire: voi le ordinate, le accarezzate -e giù in fretta a versarle sulla carta. La penna corre, vola! Che bei -pensieri! Modestia a parte, voi siete uno scrittore coi fiocchi. Bravo, -bravo! Domani starete sugli altari a fianco al D'Annunzio e al De -Amicis. - -Ma che! quella prosa che calda calda vi sembra bellissima, dopo due -ore ha perduto tutto il suo incanto. È accademica, slavata, piena di -francesismi, di provincialismi, di contorsioni, di luoghi comuni. -Voi non siete più contento dell'opera vostra. Quanti dubbi, quante -incertezze! Questa parola è italiana? e quest'altra? Questa frase mi -sembra di averla letta, dove? nell'epistolario del Giusti? No, nei -_Proverbi_? Quali proverbi! nelle lettere! e qui a scartabellare, a -ricercare, a perder la testa! - -Noi siamo infelici nella lingua. Le cose più comuni non sappiamo -esprimerle con garbo. Spesso per nascondere la nostra povertà, si -ricorre ai punti sospensivi, alle interiezioni. Tutto questo perchè? -perchè facciamo poco uso del vocabolario. Lo teniamo sul tavolo, sì, ma -lo consultiamo di rado. Ecco l'errore. Noi dovremmo avere sempre fra le -mani quel libro. - -Signori proprietarî di hôtel, in ogni camera, oltre le sedie, la -spazzola, il pettine, non dimenticate di mettere sul tavolo il -vocabolario della lingua italiana; vocabolarî nei palchi dei teatri, -vocabolarî nelle pullman dei treni diretti, vocabolarî negli uffici -postali e telegrafici, vocabolarî nei caffè, nelle trattorie, nei -tribunali, vocabolarî... debbo dirlo? nel Parlamento. Ogni deputato -abbia il suo _Petrocchi_, legato in pelle e oro. Forse così, molti -nostri Rappresentanti, prima di domandare la parola e metter fuori -certi discorsi, che per maggiore disgrazia vengono stenografati e -conservati gelosamente negli Atti della Camera — _ad perpetuam rei -memoriam_ — avranno la comodità di consultare quel libro e parlare meno -barbaramente. E i senatori? Lasciamo stare questi poveri vecchi. La -vista è debole, le mani sono rattrappite e poi... parlano tanto poco! -Ma i deputati, questi signori che sono pieni di vita, che rappresentano -il popolo italiano, dovrebbero parlar bene e dare il buon esempio. - -E voi, signor Ministro della Pubblica Istruzione, non alzate la voce a -difesa del nostro “Idioma Gentile?„. - -Eccellenza Credaro, invece di accarezzare gl'insegnanti primarii -e secondarii, i quali, ringalluzziti come i ferrovieri, sono -incontentabili e tirano sempre calci, pensate al vocabolario. - -Oggi tutto è Stato. Chinino dello Stato, Ferrovie dello Stato. E la -lingua non è dello Stato? - -Sta bene combattere la malaria, che infesta le nostre campagne e -miete migliaia di vittime; ottima idea disciplinare ferrovieri e treni -diretti con un nuovo Ministero; ma la lingua? Avete mai pensato che noi -italiani non sappiamo parlare? avete mai pensato che quando una povera -recluta del Napoletano è spedita, a grande o a piccola velocità nel -Veneto o nel Piemonte crede trovarsi nella California, perchè parla e -nessuno l'intende, è interrogato e non sa rispondere? - -Eccellenza, gl'Italiani sono stranieri tra loro per la lingua. - -E che bisognerebbe fare? Abolire i dialetti? No; rendere popolare la -lingua per mezzo del vocabolario. E poichè so che vostra Eccellenza, - - in tutt'altre faccende affaccendata, - a questa roba è morta e sotterrata, - -mi permetto abbozzarvi un progetto di legge, che dovreste avere la -bontà di caldeggiare in seno al Consiglio dei Ministri e in seno alla -Camera. I nostri cinquecento l'approveranno, non dubitate. Del resto -si tratta appena di due o tre articoli e andrebbe sotto la categoria di -leggina. Sentite. - -Art. I. Dal 1 Gennaio 1912 tutti gl'impiegati civili e militari del -Regno e della Colonia Eritrea avranno per proprio uso e consumo il -vocabolario della lingua italiana. - -Art. II. Sorgerà in Roma, sotto la dipendenza e vigilanza diretta del -Ministero della Pubblica Istruzione, la Tipografia dello Stato per la -esclusiva pubblicazione del vocabolario della lingua italiana. - -Art. III. I Primi Presidenti e Procuratori Generali di Corte d'Appello, -i Comandanti di Corpo d'Armata, i Prefetti, i Direttori Capi delle -Poste e Telegrafi, gl'Intendenti di finanza faranno pervenire, per il -tramite del proprio Ministero, non più tardi del 10 Novembre, l'elenco -nominativo dei loro subalterni, affinchè ogni impiegato abbia per il 31 -Dicembre un esemplare del Regio Vocabolario. - -Ecco tutto: appena tre articoli, ma siate sicuro che la lingua se -ne avvantaggerà di molto. Dal Primo Presidente di Corte d'Appello -all'ultimo usciere di Conciliazione; dal Generale di Corpo d'Armata -alla più ingenua ordinanza del più ingenuo sottufficiale, tutti, tutti -impareranno a maneggiare con più urbanità la propria lingua. Forse -così i signori Prefetti, Sotto-prefetti, segretarii, sotto-segretarii -daranno il bando a certe lettere stereotipate, che si tramandano di -generazione in generazione e che sotto la forma burocratica, nascondono -una lingua barbara. - -Ma, Eccellenza, scusate: bisogna aggiungere un altro articolo al -progetto di legge. - -Art. IV. Ogni comune del Regno, in ragione dei suoi abitanti, riceverà -gratis un numero di esemplari del Regio Vocabolario. I Consigli -comunali avranno cura di distribuirli ai cittadini che ne fanno -richiesta. - -Sì, sì, seminate vocabolarî da per tutto, in cielo, in terra, in ogni -luogo. Dopo un paio di anni in Italia si parlerà davvero la lingua -italiana. - -Signor Ministro, il giorno in cui lascerete la Minerva, potrete dire ad -alta voce: Ho salvata la lingua! - -Ma che, voi fate boccuccia! Non vi va, è vero? Ebbene, questo aureo -e salutare progetto di legge lo farò proporre dal Deputato del mio -collegio, cui parlerò alla vigilia delle prossime elezioni generali. -Son sicuro che mi dirà di sì, salvo a vedere se il furbo manterrà la -parola. Sanno così bene promettere e non mantenere i nostri Onorevoli! - - * - * * - -Tempi beati i nostri! Oggi con dieci, quindici lire avete fino in casa -il vostro bravo vocabolario della lingua italiana. Non vi piace il -Fanfani? comprate il Petrocchi. Non vi garba il Petrocchi? eccovi il -Rigutini. Volete il nuovo vocabolario del Giorgini e del Di Broglio? -Padronissimo. - -Del resto tutti seguono lo stesso metodo. Dopo aver data la spiegazione -di una parola, vi mettono sottocchio proverbi, motti, frasi, in cui -sempre artisticamente è incastrato quel vocabolo. - -Un esempio pratico. Che cosa significa _mano_? Mano — direte voi — -significa la mano. È vero. E nient'altro, proprio nient'altro? - -Aprite il Fanfani. Due pagine fitte, quattro colonne, per questa -parola. Significato ufficiale: _membro dell'uomo, attaccato al braccio -e per cui mezzo fa tutte le sue operazioni_. Significato speciale per -i medici: _tutto l'organo possessorio che suddividesi in omero, cubito -e mano estrema_; per i costruttori di corda: _forca di ferro, con la -quale si tiene il filo nella conca, quando si vuole incatramare_. - -Ma basta con i significati, diamo piuttosto uno sguardo alle frasi. - -Noi tutto facciamo con la mano. Il Montaigne, non so se per il primo, -ebbe la pazienza di notare tutto ciò che l'uomo fa con la mano. - -“Con la mano — egli dice — si domanda, si supplica, si rifiuta, -s'interroga, si dubita, si teme, si insegna, si comanda, si imita, -si dà coraggio, si accusa, si condanna, si assolve, si disprezza, si -sfida...„ e continua così per una pagina, conchiudendo trionfalmente -“la mano gareggia con la lingua nelle molteplici sue variazioni„. - -Sono celebri le sfide di Roscio e di Cicerone: il primo pretendeva -di esprimere col gesto tutto ciò che con la lingua esprimeva -l'eloquentissimo oratore. - -Credo però che nessuno abbia mai pensato quante cose noi diciamo con la -parola mano. Sentite. Due persone si aggruffano? _Vengono alle mani_. -Tizio ruba? _lavora di mano, giuoca di mano_. Caio gode la simpatia di -tutti? _è tenuto in palma di mano_. Chi ama l'ozio, _sta con le mani -alla cintola, con le mani in mano_. Quel signore è spilorcio? _ha una -mano!_; è prodigo? _è largo di mano_; è severo? _che mano di ferro_; è -debole? _si fa prendere la mano_. - -Un mal vivente, dopo averne fatto di cotte e di crudo cade in trappola? -_è la mano di Dio!_ In questo affare non c'entro, _me ne lavo le mani_. -La cosa è così, ne sono certo, _metterei la mano sul fuoco_. È colpa -tua? _morditi le mani_. Invece di consumare venti parole per dire ad un -amico o ad un seccatore, che siete dispostissimo a favorirlo, ma che -non dipende solo da voi, bisogna parlarne anche a Tizio, vi sbrigate -subito — _lui con una mano ed io con due_. Il _do ut des_ dei latini, -che sa molto d'egoismo, si raddolcisce col vezzoso _una mano lava -l'altra_. _Dammi una mano_, aiutami. _Hai le mani in pasta_ non si -dice dei fornai, ma di molti uomini politici — voi m'intendete — che -spandono grazie e favori. Aspettate l'occasione per rendere la pariglia -a quel farabutto? s_e mi cade in mano!_ Il cavallo si sbizzarrisce? _ha -guadagnato la mano_. Chi perdona, _alza la mano_, chi riesce in ogni -cosa _ha una mano benedetta_„. - -Ma mi accorgo di fare un lavoro inutile. Aprite il vocabolario; ne -trovate a bizzeffe di queste frasi. - -E quanto il vocabolario vi ha detto che una frase è italiana, -servitevene a vostro bell'agio: mangiatene a colazione, a pranzo, a -cena e andate a letto senza pensieri. Nessuno potrà attaccarvi sulla -lingua. - -Ma prima di addormentarvi, pensate un po' a quei poveri letterati -antichi, che si trovarono in ben altre condizioni. Fino al cinquecento -si scriveva senza vocabolario. Ognuno doveva accattar voci, frasi, -regole sui classici canonizzati, formando così un zibaldone più o -meno grosso per proprio uso e consumo. Si passavano anni e anni per -un estratto di parole sulla _Divina Commedia_, sul _Canzoniere_, -sulle _Vite dei Santi Padri_; e di ogni parola bisognava esibire il -certificato di nascita, “L'ha detto Dante? ma dove? in qual verso? -L'ha usata il Boccaccio? Ma santo Iddio, il Boccaccio non è sempre -imitabile.„ - -Di qui polemiche, discussioni eterne che spesso andavano a finire in -contumelie ed insulti. I pedanti stizzosi, cocciuti si ostinavano a -scrivere l'oro di lega del trecento e non volevano d'un palmo staccarsi -dal toscano, servendosi di parole rancide, imbalsamate; altri, di -maniche larghe, mettevano in campo l'uso e quindi la lingua parlata; -altri infine pur non dando troppo peso a tali pettegolezzi, per non -venire alle mani con i pedanti, piegavano la testa. Il Bembo, vedendo -che questa benedetta lingua bisognava cercarla con la lanterna di -Diogene, diceva all'Ariosto: “Senti a me, scrivi in latino: il tuo -Orlando potrà impazzire come vuole e nessuno avrà che dirci„. - -E perchè? perchè mancava il vocabolario. Veramente un certo Padre -Ambrogio Calepino (da cui ne venne Calapino, vocabolario) volle tentare -la prova e mise fuori un lessicon. Ma che dizionario! Basti dire che il -buon monaco agostiniano ingarbugliò di più la matassa. - -E così la povera lingua italiana, disprezzata, bollata col nome di -volgare, serviva per i piccoli atti, per gli atti grandi c'era il -latino. - -Ma un giorno, cinque accademici degli Umidi: Giambastista Dati, Anton -Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini e Bastiano -de' Rossi si distaccano dai compagni, si radunano in luogo ameno e -alterando squisite cenette con spensierato cicalare, passano parecchie -ore della sera. - -Il Salviati, che più degli altri conosceva le misere condizioni della -lingua, si mette in mezzo a questi cinque capi ameni e dice loro: -“Perchè non compiliamo un vocabolario? Nella nostra lingua, insieme -alla farina c'è molta crusca: dunque fondiamo l'Accademia della -Crusca.„ - -Della crusca! Bisognava fondare l'Accademia della farina. Ma tant'è, -vollero chiamarla della Crusca e vada per la Crusca. In quei tempi -tutte le accademie, anche le più assennate, prendevano nomi bizzarri, -per non dire ridicoli. - -Anzi questi signori, continuando la celia, presero per stemma -un frullone, lasciarono il nome di battesimo e si chiamarono -l'_Infarinato_, l'_Inferigno_, il _Rimenato_, l'_Insaccato_. Solo il -Grazzini restò col primitivo pseudonimo di _Lasca_, perchè la lasca è -un pesce di fiume che va fritto con un po' di farina. - -Questo comitato dei cinque il 1612 pubblicò il _Vocabolario della -Crusca_. Finalmente! Ma che, credete che cessassero le polemiche? Non -era mica il vangelo, la Crusca. Chi ne rise, chi l'accolse come un -brutto scherzo, chi ne disse corna. - -Aprì il fuoco il Beni con la viperina _Anticrusca_, ma gli restituì -capitali e interessi il Pescetti con la terribile _risposta -all'Anticrusca_. - -Curioso fra tutto il Gigli. Fa un estratto di voci occorrenti nelle -opere di S. Caterina e le dona ai Cruscanti, affinchè arricchissero -il vocabolario di un tanto tesoro. Gl'Infarinati però fecero gli -schizzinosi. “Santa Caterina, ne facciamo di cappello; ma quelle voci, -no!„ - -Apriti cielo! Il Gigli si piccò e mise fuori il _Vocabolario -Cateriniano_, con cui menò colpi da orbo a destra e a sinistra, -attirandosi l'odio dei grandi e dei piccoli. - -Ma se volessimo andar ricordando tutte le dispute, non la finiremmo -più. Basti dire che dal Tassoni al Monti e cognato, moltissimi -assalirono la Crusca. - -Eppure, malgrado tutte queste lotte, la Crusca è restata l'Arca Santa -ed è arrivata a noi come il più grande documento storico della nostra -lingua. Or combattuta, or difesa, or calunniata, or disprezzata, -la Crusca è stata sempre il codice supremo, il fuoco sacro della -nostra nazionalità. Ed oggi? Oggi l'accademia della Crusca, lavora -indisturbata. Ogni anno una seduta plenaria. Il Segretario Capo, Guido -Mazzoni, legge la sua relazione e dice all'Italia che si è giunto alla -lettera N; cioè vorrebbe dirlo all'Italia, ma lo dice ai compilatori e -ai pochi socii che si trovano in quell'occasione a Firenze. - -Quest'anno s'è fatta un po' di festa: si è celebrato il centenario del -decreto di ricostituzione dato dal Bonaparte, il 19 Gennaio 1811. Tutte -le autorità presenti. Mancava solo l'On. Luzzatti, allora Eccellenza, -il quale si fece rappresentare dal ministro dell'Istruzione e da un -telegramma classico. - -Ferdinando Martini, socio corrispondente, fece il suo bravo discorso -commemorativo. - -Naturalmente vi furono applausi e strette di mano, e in ultimo ognuno -se ne andò per i fatti suoi, un po' seccato, non del discorso, che fu -bellissimo, ma della funzione. È tempo di pensare alla Crusca! Che -Crusca e Crusca! Non ci mancherebbe altro. Noi vogliamo il fiore di -prima qualità, anche a costo che questo fiore bianchissimo risulti da -una miscela più o meno dannosa allo stomaco. - -Fino a pochi anni fa avevamo la classe dei puristi, che si erano -dati anima e corpo allo studio della lingua e alla compilazione di -vocabolari. Ne vollero un po' troppo questi signori. E come sapete chi -tira la spezza. Il soverchio rompe il coperchio e noi per conservare -questo benedetto coverchio, abbiamo messo da parte ogni pedanteria. In -Italia si parla e si scrive — e quanto! — ma non in lingua italiana. -Le parole francesi e un tantino anche le inglesi abbondano nel nostro -linguaggio. Appena esse arrivano da oltre Alpi si scrivono con riserva -e in carattere diverso, come per far vedere a tutti che è merce estera; -ma a poco a poco diventano pan di casa e non ci si bada più. - -_Hôtel_, per esempio, oramai è concittadino. I nostri padri dicevano -_albergo_, noi _Hôtel_. Che volete! _Hôtel_ è più aristocratico, più -signorile. I borghesi, i modesti negozianti vanno all'albergo, ma -i principi, i marchesi, i conti, i deputati, i pezzi grossi della -magistratura, dell'esercito e anche del socialismo vanno all'Hôtel. Si -predica l'uguaglianza, è vero; ma un riguardo bisogna sempre averlo per -il sangue bleu e per i gallonati! - -Una persona vi passa frettolosamente di fianco e non volendo o pur -volendo — chi lo sa, sono tanti i gusti! — vi pesta un piede. Voi -mandate un grido, aggrizzando il naso, lui con un sorrisetto vi dice -_pardon_ e via. E perchè _pardon_? perchè questa parola antipatica? Non -basta il dolore al piede, bisogna sentirne un altro all'orecchio? - -È vero che oggi siamo amici dei francesi, è vero che il nostro Re -fu accolto a braccia aperte a Parigi, ma non è detto che agli amici -bisogna conceder tutto. E l'esempio l'ha dato proprio Sua Maestà. - -Il nostro Re, un paio di anni fa ordinò che il menu dei suoi pranzi -ufficiali fosse redatto in lingua italiana. E n'era tempo: Perchè -ricorrere al francese? - -In quell'occasione il _Giornale d'Italia_ fece un passo avanti e disse -ai suoi lettori: “Perchè non mandar via anche _menu_ e sostituirlo con -parola italiana?„ - -La proposta piacque e per dieci o dodici giorni non si parlò che di -_menu_. Chi voleva sostituirlo con _lista_, chi con _elenco_, chi -con _nota_, chi con _minuta_. Lo Stecchetti, sempre all'erta quando -si tratta di pranzi, cene e altro ben di Dio, rispose: “Zitto! -_Lista_ è antipatico, perchè ricorda il conto da pagare: _elenco_ -è troppo solenne e cattedratico; _minuta_ è d'italianità dubbia, -specie in questo significato. O dunque come si fa? Come facevano -i nostri antichi!„ E citando esempi di molti cuochi, conchiuse che -“sul cartoncino si potrebbe scrivere: “Pranzo offerto da S. M. il Re -d'Italia al corpo... diplomatico.„ - -Ma anche lo Stecchetti parlò al deserto. _Menu_ può dire come Vittorio -Emmanuele II: “Ci siamo e ci resteremo„. Non vedete come è dolce questa -parola? _Menu_ ci fa venire l'acquolina in bocca e ci prepara alla -bella funzione. Chi volete stomacare con lista, elenco e nota? - -E così allegramente, in nome del buon gusto, si dà il benvenuto alle -parole straniere, e il ben servito alle paesane. E quel che è peggio, -i nostri letterati maggiori, questi Santi Padri, che più degli altri -dovrebbero essere gelosi custodi di un tanto tesoro, sono di maniche -larghe, se pure non si arrogano il diritto di arricchire la lingua con -parole di nuovo conio. - -Il D'Annunzio, che dopo la morte del Carducci, a dispetto del -_fratello_ Pascoli, dell'amico Graf e degli altri dignitari, si è -solennemente dichiarato, come il leone della favola, re della poesia, -del romanzo, del teatro; ha il vezzo di incastrare nei suoi lavori -parole nuove. Potrei fare un menu, cioè un elenco, di queste parole, -che egli ricava dal suo dialetto, dal latino e forse dall'arabo o dal -fenicio. Ma è inutile: leggendo una sola pagina di una sua tragedia -o di un suo romanzo ne avrete piene le tasche o meglio le orecchie, -perchè le parole non hanno mai riempite le tasche, quantunque spesso -le.. rompono. - -Fra tante parole nuove, introdotte dal D'Annunzio ne scelgo una: -_sororale_. Che significa? Ecco: abbiamo detto sempre fraterno per -indicare tutto ciò che appartiene a fratello o a sorella. Ma ciò non -garba al D'Annunzio. Egli dice: “Mettiamo le cose a posto. Oggi che -la donna deve emanciparsi, bisogna che abbia un aggettivo proprio. -Per il fratello, fraterno, per la sorella, sororale. È un vocabolo -un po' ruvido, poco degno del sesso gentile? Eh, come v'ingannate! -Assaporatelo bene, mettetelo in circolazione e vedrete come è dolce e -armonioso„. - -Potreste dire: Il Fanfani non la registra. Bella ragione. Chi è -Fanfani? Fanfani comanda a casa sua, o meglio comandava, perchè è -morto già da un trentennio. Ma ammesso pure che il Fanfani fosse vivo, -potrebbe imporsi al D'Annunzio e compagni? Oggi libertà per tutti. -Chi ha il coraggio di alzar la voce a favore della lingua? Vocabolarî -ce ne sono, ma che vocabolarî! Se togli il Petrocchi, che si ostina a -voler purificare il patrio linguaggio, tutti gli altri letterati che -potrebbero insegnarci un po' a parlare o si danno alla politica, come -il Martini, o sonnecchiano, come il Morandi. - -Oggi il vocabolario si è trasformato in una piccola enciclopedia: la -lingua è in terza o in quarta linea. - -Scorrete per un momento il _nuovissimo Melzi_, che corre per le mani di -tutti e che ha invaso le nostre scuole: 1600 pagine — 4420 incisioni -— 78 tavole di nomenclatura figurata — 40 carte geografiche — 1072 -ritratti — 1005 figurine e tipi dei diversi paesi — 12 cromolitografie. - -Questo signor Melzi, imitando l'esempio del Larousse, ha detto che il -vocabolario va scritto per tutti; dovrà essere un succoso prontuario -di storia, di geografia, di scienze naturali, d'igiene; già, anche -l'igiene! La salute del prossimo innanzi tutto, e perciò l'umanitario -autore mette una tavola a colori, fuori testo, indicando i funghi -velenosi e i funghi mangiabili. - -È sconfortante, non è vero? Si studia il francese, l'inglese, il -tedesco; l'italiano no: si ha la pretensione di saperlo. - -Meno male che fra un centinaio di anni e forse prima avremo la lingua -universale. - -Il Trombetti ci ha dimostrato che in principio il linguaggio era -uno; non fa dunque maraviglia se ritorni ad essere uno. L'umanità — -è un fatto assodato — dopo essere andata avanti, avanti, avanti, deve -tornare indietro, indietro, indietro. E poi della lingua universale se -ne parla da un pezzo e siate sicuri che dopo la larghissima riforma -elettorale, dopo l'ascensione dei socialisti al Potere, dopo aver -aggiustata la faccenda con le donne, che ad ogni costo vogliono un -posticino nei parlamenti nazionali, si penserà alla lingua. - -E sì, una lingua per tutti. - -Avete mai pensato in quante lingue i signori uomini e donne parlano, -scrivono, imprecano, mentiscono? Abbiamo le lingue monosillabiche -o a bocconi, indicatissime per chi soffre di cardiopalmo; le lingue -agglutinanti, in cui radice e desinenza non si uniscono in matrimonio, -ma restano eternamente fidanzati; le lingue inflessive, le quali -imbrogliano talmente le radici, che per scovarle c'è da perdere il -senno. - -E poi ognuna di queste tre lingue si divide in famiglie. E che -famiglie! Famiglie patriarcali. - -Non sarebbe dunque una bella cosa, mandare a far benedire tutte queste -lingue e scegliere tra esse la più facile per le nostre bisogna? -Noi mangiamo, i Francesi mangiano, mangiano gl'Inglesi, mangiano -gl'Indiani, mangiano i Cinesi, e perchè il pane, questo primo elemento, -comune a tutti, deve essere chiamato con diversi nomi? Che anarchia! -Che torre di Babele! - -Signori miei, questo si chiama disordine, si chiama confusionismo. Io -mi reco ad esempio in Austria e debbo restare lì muto come un pesce, -esposto ai motteggi dei riveriti alleati, senza poterli ricambiare con -egual cortesia. - -Potreste dirmi: “Ma impara il tedesco!„ - -Sì, e doman l'altro che vado in Inghilterra, e nell'està che sarò -in Russia, e l'anno venturo che farò una scappatina nel Giappone? -Impara, impara. Ma non si vive mica cento anni. Per imparare tutte -queste benedette lingue occorre del tempo e son sicuro che dopo averle -imparate sarò vecchio e non potrò più fare un viaggio. - -E poi si dice che noi, popoli civili, non siamo mai d'accordo. Ma santo -Iddio, come possiamo intenderci con tante lingue? Ci dovranno essere -sempre malintesi ed equivoci! - -Ma io sono convinto, convintissimo che la faccenda sarà aggiustata. -Quando il potere sarà in mano ai socialisti vedrete anche questo -miracolo! - - * - * * - -Ma fino a che non viene questo giorno, siamo attaccati alla nostra -lingua, al dolce e caro idioma dei nostri padri. La lingua è il -pensiero, la lingua è la libertà. - -Chi disse l'Italia _una espressione geografica_ non s'accorse che la -nostra Patria, anche divisa e dominata, è stata sempre una nazione, -perchè ha conservato sempre il proprio linguaggio. - -In tanti secoli di oppressione e di schiavitù gl'Italiani custodirono -la lingua come una protesta della nazionalità che ad essi voleva -strapparsi. - -Due cose gl'Italiani non hanno mai perduto: l'onore e la lingua. - -E perchè oggi che abbiamo una Patria libera e indipendente, perchè oggi -che siamo uniti, si ha poca cura della lingua? - -Conserviamo gelosamente questo sacro tesoro e i nostri figli imparino -da noi il culto al patrio linguaggio! - - - - -I libri del popolo. - - -Anche il popolo ha i suoi libri. - -Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con tanto garbo a posare -il piede sulla cassetta e vi copre d'inchini e di _illustrissimo_; -quel burbero omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che quasi a -malincuore piglia i vostri bauli; quel vecchio pescivendolo dalla barba -patriarcale, che vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi, sono -un _affabeta_„; quell'arzillo portinaio che vi saluta con un sorriso -e mormora maledettamente quando vi ritirate tardi e non mettete la -mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro libri, hanno una -letteratura minuscola, umile, semplice, dimessa, che sfugge all'occhio -della critica e della storia. - -Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi della nostra cultura, -spesso effimera e superficiale, non conosciamo questa letteratura, -che vive col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive -aspirazioni. - -Sono volumetti di poche pagine, che si vendono negli angoli delle -strade remote, sui muricciuoli, sulle gradinate delle chiese, dei -tribunali, alle porte dei teatri di terz'ordine. - -Povere animucce! vanno in giro nascondendo la loro nudità. Si -tramandano di generazione in generazione, senza nome di autore o di -tipografo, senza indicazione di luogo e di tempo. Costano un soldo, -mancano spesso di frontespizio e di indice, sono laceri, sono sciupati; -ma il popolo li compra, perchè gli somigliano; li legge, perchè lo -commuovono; li ama perchè sono scritti per lui, solo per lui. - -Che cosa dicono questi libriccini? Ricordano vecchie tradizioni, -raccontano avventure comiche o cavalleresche, narrano la vita di santi -o di assassini famosi, di grandi capitani o di ladri. - -Le scuole letterarie si succedono le une alle altre, nuove dottrine -abbattono le antiche, i capolavori di ieri sono giudicati oggi -sdolcinature, ma i libri del popolo, lontani dalla moda bizzarra e -febbrile, che regola il nostro gusto artistico, sono sempre nuovi, -sempre belli. Il popolo non discute, non analizza, non si lascia -prendere dai momentanei successi o dalle ingrate cadute, è fedele -ai suoi libriccini: non li abbandona, non li tradisce. Li legge con -piacere, li rilegge, li manda a memoria e li conserva gelosamente. Ciò -che lo commoveva ieri lo commuove oggi, lo commuoverà domani. - -L'età eroica è finita, Giove è caduto, l'Olimpo è chiuso, chiusi i -cicli cavallereschi. Voi non credete più all'ippogrifo, ai castelli -incantati, alle dame bianche; il popolo vi crede. Tutto ciò che riesce -a commuoverlo, è bello, è vero! - -Egli non appartiene a nessuna scuola: è classico e romantico; è poeta e -storico; è antico e moderno; è cristiano e pagano; è tutto e niente: è -popolo. Sempre vario e sempre uniforme come la natura, conosce una sola -arte: il sentimento. - -È un bambino il popolo: un bambino un po' capriccioso, un po' irruente, -spesso brutale, ma sempre bambino. E questo eterno bambino compra -quei volumetti come per comprarsi un soldo di svago. Vuol ridere, vuol -punzecchiare, vuol fantasticare. - -La sua tenerezza è per gli amanti infelici, per le donne tradite. La -storia pietosa di _Pia dei Tolomei_, di _Genoveffa_ lo commuove fino -alle lacrime. - -Grande entusiasmo per i rivoluzionari. Nel popolo c'è sempre l'odio -contro le autorità costituite. Ieri gridava “abbasso i Borboni!„ oggi -griderebbe “abbasso Savoia!„ Il Governo per lui è sempre un nemico che -lo sfrutta con balzelli, che gli strappa i figliuoli a venti anni, che -fa pagare un sigaro due soldi, e non vuole che porti in tasca neppure -un piccolo coltello per fettarsi il pane. - -Per voi Musolino è un brigante, un pericoloso delinquente; per il -popolo è un buon figliuolo, tradito dagli amici, angariato dai potenti -e precipitato in una oscura prigione, perchè... perchè il povero ha -sempre torto. Si dà alla macchia, è vero; ma come potrebbe diversamente -far trionfare la giustizia e vendicarsi dei suoi nemici? La vendetta! -Il popolo è cattolico apostolico romano, adora Dio, la Vergine e i -Santi, digiuna e fa elemosina; ma il perdono alle offese, no, bisogna -vendicarsi: per lui la vendetta è un dovere sacrosanto. Chi non si -vendica, è vile, e il popolo non vuol essere vile. - - * - * * - -Chi scrive quei libriccini? Non si sa. Nascono, quasi direi, da per -sè: nascono come l'erba nei campi. Sono i trovatelli, sono i figli del -popolo. L'autore, modesto, si nasconde: non ci tiene a far sapere il -suo nome e cognome. Se il libriccino piace, se incontra la simpatia -del pubblico, non è merito suo. Non ha neppure il coraggio di farsi -chiamare poeta. Poeta? Confessa lui stesso che le sue rime sono rozze: - - Tanto eseguì quel cavalier sublime - Or qui finisco le mie rozze rime. - -Da quanto tempo esistono? Alcuni forse videro la luce ieri, altri sono -antichi, molto antichi, — ricordano secoli —; ma tutti, vecchi e nuovi, -vivono insieme, vanno insieme per il mondo, entrano insieme nei tuguri, -nelle casupole di campagna, nelle bottegucce, e sono accolti sempre con -piacere. - -Quanti sono? Ne ho contati 1012, ma ve ne saranno altri. Questi -libercoli sono come le stelle: non si possono mai enumerare tutti. -E crescono sempre: un contadino vede in sogno la Madonna, una donna -a Senerchia ammazza a colpi di scure il drudo di sua figlia, un cane -salva la sua padroncina, i Portoghesi mandano a spasso il proprio re: -ecco cinque libriccini per questi avvenimenti. Lasciate che termini -il processo Cuocolo, avremo subito un altro libriccino per quella -Venerabile Confraternita! - -Il popolo dunque ha la sua ricca, ricchissima letteratura, che non -conosce orizzonti, che non ha limiti: basta dire che incomincia con la -_Creazione dell'uomo_ e termina con il _Giudizio universale_. - -Signori letterati, le vostre grandi librerie non fanno gola al popolo. -Egli non ha nulla da invidiarvi. Voi avete l'_Orlando Furioso_, il -_Morgante Maggiore_: il popolo tiene il _Guerrin Meschino_, i _Reali di -Francia_, le _Meravigliose Avventure del Valoroso Leonildo_, gli _Amori -di Florindo e Chiarastella_, la _Storia di Chiarina e Tamante_. - -Voi leggete l'_Iliade_, l'_Odissea_, l'_Eneide_, il _Paradiso Perduto_, -la _Storia delle Crociate_; il popolo senza conoscere Omero, senza -ringraziare il Monti, il Pindemonte o il Caro, senza far di cappello al -Milton o al Michand, possiede l'_incendio di Troia_, la _Storia di una -regina chiamata Elena, che fu rapita da un principe e che fece nascere -una grande guerra_, gli _Amori di Enea e di Didone_, gli _Angeli -superbi che diventarono demoni con le corna e furono precipitati -nell'inferno_, la _Presa di Gerusalemme, ossia il Santo Sepolcro -conquistato dai cristiani_. - -Voi conservate gelosamente le opere storiche, le biografie dei grandi -uomini; il popolo conserva con egual cura la _Vita_ e i _Miracoli di S. -Antonio_, _Giuditta l'ebrea_, _Sansone_, _Masaniello_, _Pietro Micca_, -_Giuseppe Garibaldi_, _Giuseppe Mastrillo_, _Giuseppe Musolino_. - -Voi educate il vostro cuore all'osservanza del dovere con le opere -istruttive dello Smiles, del Tommaseo, del Thouar, del Lessona, -del Gotti, dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dal _Buon -figliuolo_, dal _Cattivo figliuolo_, dall'_Albero fruttifero_, dal -_Contadino che si fa milionario_, dal _Principe che va chiedendo -l'elemosina_, dal _Contrasto bellissimo tra un povero ed un ricco, -che disputano chi di loro è più felice_, dai _Dotti e saggi consigli, -lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone, padre di famiglia_. - -Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière, col Cervantes; -il popolo ride con i _166 difetti delle donne_, con la _Storia di -Pulcinella_, col _Testamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a sè -stesso_, col _Vecchio che sposa dieci mogli_. - -Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non ride mai a discapito del -buon costume, non ha come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti, -un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso, geniale, schietto, non -equivoco. Nella sua natura un po' selvaggia, c'è molto pudore! - - * - * * - -Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti in poesia. Il popolo è -per natura poeta e non sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è -pesante e fa dormire. - -Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo i _Comandamenti di Dio_, i -_Sette peccati mortali_, le _Sventure dei cani_ debbono presentarsi -sotto forma di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non si -regge, la rima non torna, la parola è incerta; ma che! il popolo non -vuole arte, vuole sentimento. Per lui tutta l'arte poetica consiste -nella rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio, e basta. Il -resto è lusso; e il popolo sa che il lusso non è per lui, ma per i -signori. - -Com'è nata questa letteratura così varia, così ciarliera, così allegra, -così modestamente drammatica? Il popolo raccoglie le bricciole -che cadono dalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura. Noi -abbiamo tanti poemi, tanti romanzi, tante storie, tanti drammi, tante -commedie, il popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude in questi -libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda, scomoda, restringe, -e tutti i capolavori riduce _ad usum delphini_. Finanche della _Divina -Commedia_ egli vuole la sua porzione. Oh! vi credete che il Sacro Poema -sia tutto per voi? I fabbriferrai del trecento lo leggevano intero, -il nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo, ma una fetta la -vuole. A noi lascia i canti meno drammatici, i canti che fanno pensare, -che hanno bisogno di commento, e si fa confezionare così alla buona -la _Francesca da Rimini_, il _Farinata degli Uberti_, il _Pier de le -Vigne_, il _Conte Ugolino_. - -Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba, tutto manomette, tutto -riduce a sua immagine e somiglianza, solo in una scienza è sovrano: -nell'astrologia. - -Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a spiare sole, pianeti e -stelle, a scovrire macchie e canali, a misurare distanze e orbite; ma -sapete dire che cosa succederà domani, che succederà magari oggi? - -No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha il suo _Barbanera_. - -È un libriccino di 64 pagine e costa due soldi. Carta ruvida, copertina -color cenere, vignette preistoriche; ma l'abito non fa monaco; quel -libriccino predice il futuro in modo assoluto: - - Gli astri, il sole ed ogni sfera - Or misura il Barbanera - Per poter altrui predire - Tutto quel che ha da venire. - -E davvero predice tutto, settimana per settimana, o meglio quarto per -quarto, giacchè tutte le cose di quaggiù dipendono dalla luna e sono -per conseguenza... _lunatiche_. - -Quest'anno, l'estate sarà.... calda, l'inverno.... freddo, i raccolti -abbondanti, ma potrebbero essere anche scarsi, in primavera qualche -nevicata, in autunno piogge. Attenti al 24 Gennaio: - - ... osserva ben che tempo fa, - Perchè così, più o men, l'anno sarà. - -Ma Barbanera non si ferma ai fenomeni celesti, dà anche uno sguardo -agli uomini e fissa i principali avvenimenti politici, scientifici, -letterari e mondani. - -A crederci quest'anno avremo, _duelli_, (prepàrati, On. Chiesa!) — -_diplomatici in imbarazzo, medici in faccende, studenti che si agitano, -crisi bancaria, scontro ferroviario_ (uno?) — _collisione di vapori in -mare_, (allude alle Convenzioni Marittime?) — _una Potenza minaccia di -ritirare il suo rappresentante da una Corte d'Europa, violazione di un -segreto di Stato, si teme l'invasione epidemica di una grave malattia_, -(il colera? E noi abbiamo l'esposizione! Ma che sapeva Barbanera? Colpa -del Conte di S. Martino, che non gliel'ha comunicato a tempo!). - -Ma insomma il 1911 sarà un anno di disgrazie? Nossignore. Avremo _nuove -scoperte_ — _un matrimonio principesco_ (ah! miss Elkins, la fretta -ti ha rovinato!), _buone vincite al lotto, cattura di un pericoloso -malfattore, si scopre l'autore di un atroce delitto_ (e poi diciamo -che la nostra Polizia dorme!), _nuova opera in musica, applauditissima_ -(assicurate Mascagni!), _crisi mini_... A proposito: i nostri giornali -spiano gli uomini politici, assistono alle sedute del Parlamento, -intervistano. Deputati e Senatori, eppure non sapevano che il Ministero -Luzzatti-Sacchi sarebbe stato messo in sacco in modo curioso. Il -Barbanera invece lo sapeva! _22 gennaio — crisi ministeriale in vista_. -Il 22 gennaio? ma il povero Luzzatti cadde il 18 Marzo. Sissignore, -ma ricordatevi bene: l'agonia incominciò il 22 gennaio. E Barbanera sa -pure un'altra cosa, sa che Giolitti cadrà il 29 Novembre. Ma lasciamo -stare la politica. Oramai i ministri somigliano ai bimbi irrequieti: -salgono e scendono, scendono e salgono, senza sapere che potrebbero -rompersi la nuca del collo. Questo però non lo dice Barbanera, lo -diciamo noi. Il buon astronomo invece, ci offre _l'indicazione delle -fiere e dei mercati, l'elenco di tutte le vigilie comandate, una tavola -di Saturno per il lotto, la gerarchia cattolica, la genealogia delle -principali case regnanti_ (nel Portogallo governa ancora Manuel II!), -_le lunazioni ebraiche, una dozzina di aneddoti_ ecc. ecc. - -Ecco perchè il popolo ama il suo Barbanera. Specie il nostro -contadino n'è entusiasta. Due o tre giorni prima del Santo Natale, -acquista un po' di grazia di Dio, ma il primo acquisto è Barbanera. -Lo accoglie con un sorriso, come si accoglie un amico di vecchia -data, lo mette in tasca e per un anno intero consulta questo vangelo. -Prima d'intraprendere qualunque lavoro di campagna interroga il suo -inseparabile lunario. Bisogna seminare? ma che ne dice Barbanera? -Piantar patate, faggiuoli, cavoli? e che ne pensa Barbanera? Mietere? -per l'amor di Dio, in questi giorni abbiamo piogge. _Giove è in -congiunzione con la luna._ - -E pare che quest'anno Giove voglia divertirsi un po' di più. Sempre -piogge, piogge, piogge! Potrebbe finirla. È vecchio e fa il libertino! - - * - * * - -Sfortunatamente questa letteratura minuscola, unico cibo intellettuale -del popolo, accenna a scomparire. Il Barbanera è ancora vegeto e sano, -anzi quest'anno è in rialzo, perchè nel passato inverno si avverò, -con una precisione maravigliosa, tutto ciò che aveva preannunziato; ma -dolorosamente bisogna constatare che tutti questi libriccini, a poco, a -poco son messi da parte. E sapete perchè? Alcuni in nome della civiltà, -del progresso cercano mettere nelle mani del popolo altri libri che -parlano di dritti manomessi, di emancipazione di proletariato ecc. E -quei cari libriccini sono chiamati grotteschi, ridicoli, incompatibili -con lo spirito moderno. - -Ma il giorno in cui il popolo avrà perduta la sua letteratura e quel -non so che di poetico primitivo, che è l'unico balsamo nella sua fatale -infelicità, quel giorno, solleticato, ma non soddisfatto dalle massime -utopistiche degl'innovatori, vedrà la vita come una maledizione! - -Per carità, lasciate che il popolo sia popolo. Proteggetelo, -emancipatelo, ma non lo snaturate, non gli strappate quei libriccini -di poche pagine, che furono scritti per lui, che gli fanno dimenticare -tanti dolori, che commovendolo, divertendolo, educandolo, lo conservano -sempre fantastico, sempre pietoso, sempre bambino nei suoi sentimenti, -nelle sue credenze! - - - - -I libri nuovi. - - -Quanti libri nuovi avete comprati quest'anno? Pochi? O pochi o molti, -libri nuovi se ne comprano sempre. - -Spesso si fa il proponimento di non comprare più un libro: sono già -tanti! Ma bisognerebbe vivere in un deserto, non leggere alcuna -rivista, alcun periodico, nemmeno il giornale, anzi il giornale -politico più degli altri vi tenta: ogni giorno una rubrica, una -specie di stato civile per i nuovi venuti. Senti oggi, senti domani: -l'appetito si stuzzica. - -Qualche cosa dunque si deve comprare, si sente il bisogno di sapere che -cosa vogliono questi scrittori nostri. - -E quando si ha nelle mani un libro nuovo, nuovo di zecca, si prova una -certa voluttà. Si mira, si palpa, si apre. Bravo, bravo il D'Annunzio! -Dovrà essere bellissimo questo dramma. Vediamo un po' che vuole il -Graf, che vuole la simpatica Negri, che vuole il Pascoli, che vuole il -Marradi. È morto il Carducci, è morto il De Amicis, è morto il Barrili, -è morto il Fogazzaro. Santo Iddio, che se ne vogliono andare tutti? -Tutti? Eh! scrittori ce ne sono in Italia e scrivono, sa: sempre con la -penna in mano. Ogni giorno un romanzo, un dramma, una qualche cosa. - -Sì, venite, venite! Se i volumi che conserviamo negli scaffali ci -parlano del passato, ci ricordano le lotte, le aspirazioni di altri -tempi, voi cari, voi benedetti, ci parlate dell'oggi, ci dite che in -Italia, nella patria Dante, l'arte non muore. - -Ma quanto sono belli questi libri nuovi! Donde vengono? chi ha data -loro tanta grazia e tanta leggiadria? Ah, è quel mago dell'Hoepli, quel -furbo dello Zanichelli, quel tentatore del Voghera, quei burloni di -Treves, che mandano questi gioielli così vezzosi per il mondo. - -Ma diverranno vecchi e scompaginati? No, no. Li conserverete con cura, -non vi farete mai uno sgorbio, una postilla, una piegatura, non li -presterete mai ad alcuno: sono belli e debbono restare sempre belli! - -Voi fantasticate e intanto quel furbo dello Zanichelli, quel mago -dell'Hoepli, quel demonio del Sandron, par che se la ridono alle vostre -spalle. Ridete, ridete, verrà il tempo della giustizia e allora faremo -una rivoluzione contro di voi, vi manderemo all'inferno tutti, nella -nuova bolgia dei tentatori. - - * - * * - -I libri sono come le donne: non debbono presentarsi discinti e -negletti, hanno bisogno di un tantino di eleganza, di un tantino di -lusso. Una _Divina Commedia_ con una cartaccia ruvida e porosa, con -caratteri grossolani non vi sembra più il Sacro Poema. Se invece la -_Divina Commedia_ la fate uscire dai tipi eleganti, fini, sopraffini -dell'Hoepli, del Barbera, del Le Monnier, allora ci sembrerà un -Vangelo. - -La buon'anima di Dumas padre, in un suo romanzo diceva: “La donna -bella adornata artisticamente è bellissima: la donna brutta, adornata -artisticamente è bruttissima.„ Così è dei libri. Voi vedete un volume -elegantissimo, con tagli in oro, con caratteri nitidi, con carta -rosea; lo aprite, lo leggete: sono venti, trenta poesiole insipide e -stomachevoli. Quell'eleganza, quel lusso lo rende più sciocco. - -Ma quest'editore è pazzo? Eh! non è pazzo l'editore, è pazzo chi compra -questa roba, è pazzo chi si ferma all'apparenza. - -Attenti, attenti con i libri nuovi! Oggi c'è una smania morbosa di -stampare. - -Iddio conoscendo la nostra natura ciarliera ci dette una lingua, -affinchè potessimo dalla mattina alla sera annoiare parenti ed amici; -ma no, si vuole annoiare anche i lontani ed ecco la stampa. - -Nei secoli scorsi pochi avevano il coraggio di mettere fuori qualche -cosetta. Stampare! faceva paura. Era un passo pericoloso. Si restava -per un buon pezzo come Cesare dinanzi al Rubicone. Oggi non si -conoscono più Rubiconi. Tutti sono letterati. - -Ognuno scrive il suo romanzo, ognuno sente il bisogno di mandare per -il mondo i suoi belati poetici, ognuno pubblica il suo lavoro critico. -Tutto questo per essere chiamato autore, per far sapere che nel -cervello si ha un granellino di sale. - -Ma piano, piano! lasciateci prendere fiato: con questa gazzarra -maledetta, non abbiamo nemmeno l'agio di scorrere i cataloghi. - -Come cambia il mondo! Un tempo i manoscritti prima di essere pubblicati -si lasciavano per lunghi anni nel tavolino, come per farli fermentare -e dopo una lunga quarantena, venivano corretti, ricorretti e qualche -volta bruciati. Il Bembo teneva quaranta grossi portafogli e faceva -passare le sue composizioni dall'uno all'altro per meglio correggerle. -Il Giusti nella sua autobiografia dice: “A correggere non mi basta -mai il tempo: o è scrupolo o è coscienza, mi piace sempre rivedere, -mutare.„ Il Tommaseo a proposito del lavoro di lima, esclamava: “L'arte -dello scrivere è l'arte dei pentimenti.„ Il Manzoni,... del Manzoni -non ne parliamo: se ne stava anni e anni a tavolino a ripulire i suoi -_Promessi_. - -Oggi al contrario si scrive e si stampa sollecitamente, -frettolosamente. Specie i giovani, che escono dalle nostre Università, -forse per non aver la noia di ben digerire quel poco che hanno -imparato, lo mettono subito fuori... con la stampa, come per disfarsene -per sempre. - -Ma invece di fermentare i manoscritti, fermentano i libri e quel che è -peggio, alcuni restano sempre in fermentazione. - -Ogni anno nel nostro bel regno si pubblicano dieci mila volumi, ma la -maggior parte non veggono la vera luce. - -Poveri esseri, creati senza necessità, condannati a restare per anni e -anni nelle vetrine dei librai e a chiedere sommessamente, a chi passa, -la carità di essere comprati! Poveri infelici, che, non trovando un -compratore, si offrono in dono, _in segno di omaggio, in segno di -stima, come ricordo affettuoso_, tanto per cambiar aria e domicilio! - -Veramente alcuni autori, dopo un primo saggio, conoscendo forse di -aver dato un passo falso, si fermano. Speravano di ottenere gloria e -ricchezze, ma non avendo ottenuto nè l'una, nè le altre si ritirano, -dicendo corna del pubblico _ignorante_. Altri invece non si arrendono -mai: ogni anno metton fuori un volume; cercano la gloria ad ogni -costo, vogliono per forza essere riconosciuti ufficialmente poeti -o romanzieri. A furia di importune e continue preghiere, dopo tante -umiliazioni e dinieghi, supplicando, scongiurando, arrivano a carpire -una parola di lode da qualche illustre letterato e così giungono ad -ottenere un po' di nome. Essi ne gongolano, ne vanno superbi, senza -accorgersi che sciupano danaro e tempo. Altri infine, poco fecondi, ma -molto infatuati, amano ripubblicare sempre il medesimo lavoro in una -seconda, in una terza, e in una quarta edizione. - -Ma, signori miei, volete persuadervi che non tutti siamo nati poeti -o romanzieri? Finitela una buona volta di far gemere i torchi e... il -pubblico. La legge non vi punisce, ma voi siete rei di un gran delitto: -voi date l'esistenza a questi poveri libri destinandoli a piangere il -giorno della loro nascita. - -Dite di aver nel cervello un granellino di sale. I nostri complimenti. -Ma credete che basti quel granellino per condire un libro? Errore, -errore. Quando manca quel bernoccolo, di cui parla il De Musset, o per -dirla tra noi, quando manca il genio, lavoro sprecato. - -“Certe teste — dice argutamente Aristide Gabelli — ribollite nello -studio, somigliano alle uova: più bollono e più diventano dure.„ - - * - * * - -Curioso! Oggi avvertiamo una grande carestia di tempo. Il positivismo -ce lo ruba. Da ogni parte si sente dire: — Mi manca il tempo! non ho -tempo! — Pare che le giornate non siano più di ventiquattro ore. Subito -giorno, subito notte. - -Eppure moltissimi, invece di utilizzarlo questo po' di tempo, che -quantunque _galantuomo_ ci scappa di mano, lo consumano a scrivere -libri inutili. Il tempo è oro e perchè mandarlo via come ferro vecchio? -Se ve ne avanza, se non sapete che farne, se non avete bisogno -di lavorare, perchè le vostre rendite tornano bene, passeggiate, -viaggiate: se ne avvantaggerà l'organismo. Il moto è salutare. - -Nossignore, debbono ammazzare il tempo a tavolino, senza accorgersi che -ammazzano se stessi. La vita sedentaria ci predispone alla gotta, al -diabete, e ad altro ben di Dio. - -Ma fino a prova contraria non saprei gridare la croce addosso a questi -poveretti: mi vado convincendo che essi sono affetti dal _morbus -letterarius_, di cui parla Terenzio. Chi sa: forse è qualche microbo, -che entra nel cervello e che li spinge a scribacchiare. - -Bisognerebbe ricorrere all'opera di un sanitario e sottomettere quei -malati ad una cura rigorosa. Peccato che i nostri chimici farmacisti -non abbiano pensato a preparare pillole per combattere questo nuovo -morbo! - -Ma lasciamo la celia. C'è poco da scherzare. Questa mania della stampa -deve impressionarci davvero e sarebbe provvidenziale una legge che -limitasse la stragrande produzione di opere inutili, o peggio. Ma -zitto! Saremmo chiamati reazionarî. La stampa è libera. O perchè i -nostri padri hanno combattuto, perchè, a costo del proprio sangue, -scacciarono Borboni e Austriaci? Libertà su tutta la linea: libertà di -parola, libertà di azione, libertà di stampare le proprie corbellerie! -E poi che vi interessa se un Tizio vuol mettere fuori un romanzo, una -raccolta di novelle o dieci odi davvero barbare? A voi quel romanzo -sembra insipido, quelle novelle scialbe? tanto piacere! A lui piacciono -e basta. Chi rimette le spese di stampa è liberissimo di preparare la -carta al salumaio e al droghiere. Come potrebbe la legge intervenire? -con qual diritto? Ogni cittadino che paga le sue tasse può stampare! - -Intanto la marea cresce e forse un giorno saremo sopraffatti -dall'enorme quantità di carta stampata. - -Per mettere un po' di argine occorrerebbe un buon servizio di pulizia -urbana rappresentato da una critica sana, scrupolosa e indipendente, la -quale senza livore e senza debolezze illuminasse il pubblico. Solo così -a certi Tizi passerebbe la velleità di essere chiamati autori. - -Ma questo giorno è ancora lontano; oggi la critica è nelle mani del -giornalismo che ne fa una fonte di guadagno. - -Voi pubblicate un libro, un libro che vale poco o nulla? Se avete -i mezzi di far parlare un po' la stampa, il colpo è fatto. Domani, -giornali, giornaletti diranno che voi avete riempito un vuoto. -Benedetti vuoti! La repubblica letteraria sembra un pozzo senza fondo. -Ogni libro nuovo ne riempie uno; ma rifacendo i conti ne restano sempre -altri da riempire. - -Eppure i giornali hanno ragione: essi parlano di altri vuoti! Sentite: -un libro che incontra il favore del pubblico, riempie due, o meglio tre -vuoti: la tasca dell'autore, la tasca dell'editore, e un tantino anche -quella del critico panegirista. - -Ecco perchè oggi la letteratura è industrialismo. Si decanta un libro -come si decanta una merce. E si cercano tutti i mezzi per infinocchiare -il pubblico grosso. - -Ho sott'occhio un numero del “Journal„ (17 Aprile 1907) in cui si -legge: “Una signorina sui sedici anni è stata ieri vittima di un furto. -Camminava per via della Pace leggendo un libro, allorchè un ladro le -strappò di mano la borsetta: alcuni passanti che avevano osservato la -scena, lo arrestarono e lo consegnarono alle guardie. Ma il più strano -è che la signorina non s'era accorta di niente, assorta com'era nella -lettura di un romanzo dal titolo _Vertigineux amour_. Si tratta di un -racconto così interessante e che incatena l'attenzione del lettore a -tal segno che può benissimo rendere una persona insensibile a tutto ciò -che le avvenga d'intorno.„ - -Ecco come si fa la reclame ai libri nuovi. Molti naturalmente -comprarono quel romanzo e a conti fatti si accorsero che i derubati -erano essi, non la signorina... immaginaria. - -Il signor Hervier nella _Nouvelle Revue_ tratta con molta genialità -quest'argomento e ci dice che spesso si immaginano cose sbalorditorie -per muovere la curiosità del pubblico “Un giorno — sono sue parole -— dagli uffici di una Casa Editrice di Melbourne, la gente vede -uscire una splendida donna, vestita in costume arabo, inseguita da un -vecchio, pure vestito da arabo, con un pugnale in mano. La donna grida -disperatamente invocando aiuto, il vecchio ruggisce parole di ira. La -gente si ritrae spaventata: la donna cade, il vecchio le è sopra col -pugnale. Qualche animo pietoso accorre in difesa della donna, la quale -si alza e con un sorriso trae da una borsa manifestini che distribuisce -al pubblico per far sapere che quello è un episodio di un nuovo romanzo -di prossima pubblicazione!„ - -In Italia non si è arrivato tant'oltre. Noialtri siamo un po' più -serî e meno audaci, ma il cattivo esempio ha le gambe come la bugia e -temo che tra qualche lustro anche da noi la reclame sarà la grande dea -onnipotente, sovrana nel commercio, nelle lettere e nelle scienze. - -E dunque? dunque bisogna stare con tanto d'occhio quando si compra -un libro nuovo. Non ci facciamo adescare dai titoli, nè dai giudizi -di certi critici, che molto condiscendenti mettono la loro firma ai -panegirici, con la stessa disinvoltura, con cui i nostri Ministri -sottoscrivono tutto ciò che vien loro presentato. - -Attenti, attenti! La vita è troppo breve per poterla consumare nelle -letture inutili e spesso dannose. Un libro nuovo, comprato alla cieca, -porta via tempo e danaro, ed oggi sia l'uno che l'altro è prezioso! - - - - -Le antologie. - - -Mi sono fermato, ma non ho finito. Se mi permettete, io continuo a -parlare dei libri nuovi e propriamente delle antologie. - -Non sono del parere del Bonghi, il quale senza alcuna riserva -sentenziava: “Se vuoi dimenticare quel po' che sai, leggi le -antologie.„ Credo che l'illustre critico, storico, giornalista abbia -parlato così in un momento di malumore. - -No, un'antologia ben fatta, è, specialmente per i giovani, un mezzo -potente di educazione e d'istruzione. E solo per i giovani? E per noi, -per noi che ci vogliamo far credere persone colte? Un'antologia riempie -davvero parecchi vuoti e ci dà una vernice di cultura letteraria. -Difatti è possibile leggere tutti i nostri classici? No. Sono tanti -ed hanno scritto tanto quei signori! Però in grazia ad una buona -antologia possiamo gustarne i migliori pezzetti. Ditemi la verità, non -dovete essere grati alle antologie se avete saggiata qualche cosa del -Malespini, di Fra Bartolomeo da S. Concordio, dei fratelli Villani e -nipote, del Vasari, di Baldassarre Castiglione? Non dovete ringraziare -i compilatori di antologie se conoscete un po' da vicino il Bembo, -il Ruccellai, l'Alemanni e tutti quei poeti, poetucci e poetini che -belavano a mo' di agnelli, capretti e caproni per le Corti d'Italia? Vi -atteggiate a persona erudita, sapete che Michelangelo oltre ad essere -quello che fu nella pittura e nella scultura, scrisse bei sonetti. Ma -mettete la mano sulla coscienza: quei sonetti voi li leggeste la prima -volta in un'antologia. Un'antologia vi ha offerto qualche episodio -del _Morgante Maggiore_, dell'_Orlando Innamorato_, della _Secchia -rapita_; un'antologia, le favolette del Pignotti, qualche pezzettino -del _Galateo_, le più belle stanze del Poliziano. Insomma un buon terzo -della vostra cultura letteraria la dovete alle antologie; giacchè la -cultura è come la ricchezza: non si sa mai come s'acquista! - -Ma non crediate che io voglia tessere il panegirico delle antologie, -tutt'altro. Ho incominciato a scrivere questo capitolo con ben altro -intendimento. Il Bonghi mi ha distratto, trascinandomi a dire, ciò -che non avrei voluto. Dunque il capitolo incomincia adesso o per -dirla in termini notarili — l'_antedictum_ non fa parte integrale del -presente... atto —. - -Voi non sapete quante antologie si sono pubblicate in Italia e non ve -ne fo un torto. C'è tanto da pensare oggi! Io però che vado ammazzando -la mia porzione di tempo col fare la statistica di tutto ciò che vien -fuori alla giornata, posso assicurarvi che di antologie ne abbiamo -parecchie centinaia. - -È un campo aperto a tutti e tutti l'hanno più o meno sfruttato. Il -primo, a quanto io ne sappia, fu il Leopardi, il quale ci lasciò due -grossi volumi, accresciuti per giunta dal Fabbricatore e pubblicati dal -Morano, con un caratterino minuto, che stanca terribilmente l'occhio. - -I volumi furono ben accolti e per molti anni nessuno fiatò. Ma a poco -a poco, prima a bassa voce, e poi in tono alto, si incominciò a dire -che il Leopardi non aveva colto nel segno. Un bel lavoro il suo, un -lavoro di polso, ma non alla portata di tutti. Diamine, neppure una -nota, neppure una parola di commento! Quella Crestomazia può servire -per i letterati, non per le scuole e molto meno per il pubblico. -Bisogna battere un'altra strada. Il materiale classico vuol essere -sfrondato, condito e reso più appetitoso con delle noticine. Così -pensò il Fornaciari nel comporre i due _Esempi di bello scrivere_. -Dico _comporre_, non compilare, perchè il suo fu un lavoro accurato -e scrupoloso: ad ogni passo considerazioni, annotazioni di lingua -e di stile. Nel volume di prosa _mille note_, in quello di poesia -_millequattrocentotrentasei_. Crepi l'avarizia! E poi “ho procurato — -egli dice nella prefazione — che ciascuna prosetta possa stare da sè -ed abbia il suo principio, il suo mezzo e il suo fine e non sia come -un membro staccato da altri membri, ma come un piccolo corpo con tutte -le sue parti belle e proporzionate.„ I due volumi ebbero fortuna: -entrarono nelle scuole per dire a maestri e a scolari come bisogna -studiare la lingua italiana e come estrarre il miele dai fiori. - -Ma il Fornaciari è un po' troppo purista. Che severità, che -intransigenza! E come sapete il rigore non piace. Specie in materia di -lingua vorremmo essere liberi come gli uccelli. No, gli _Esempî_ del -Fornaciari dilettano poco. Il giovane studente si annoia con tante note -e noticine, e manda a quel paese esempi e precetti. Un'antologia deve -essere un'antologia, non una grammatica o un manuale di stilistica. -Oh! credete davvero che i giovani imparano a scrivere con questi -brani di autori famosi, lardellati da note e noticine? Per imparare a -scrivere si è detto sempre che bisogna sentire, ma quando si leggono, -si studiano, si mandano a memoria questi brani, nulla si sente, -all'infuori di un forte dolore di testa. - -Per fortuna questa verità incominciò a farsi strada, e a poco a poco -vennero fuori altre antologie, che davano quasi il benservito agli -scrittori antichi. Poco Petrarca, poco Sacchetti e compagni, pochissimo -Filicaia. Niente Iacopi e Iacoponi, niente Cavalcanti, niente Bembo. -Fuori i tre Padri: Segneri, Cesari, Bartoli; fuori gli storici -fiorentini col loro Segretario; fuori le nenie e le canzonette amorose -del secolo d'oro e d'argento! - -Il giovane vuol essere allettato, divertito da letture piacevoli, da -pezzettini moderni. Occorre roba nuova, roba fresca, roba brillante. - -E questa roba fresca o quasi fresca ce la dà il Marchesani, il Martini, -il Pascoli; ce la danno le coppie: Carducci e Brilli, Mestica e -Orlando, Fabbro e Marco. Alcuni, come il Morandi e il Martini, scrivono -semplicemente _Prose e Poesie Italiane_, il Pascoli si diletta di -titoli poetici: _Fior da Fiore_, _Sul limitare_; il Boni, come per -stuzzicare l'appetito, ci dà _La lingua viva_; la ditta Nota e Fontana: -_Pagine gaie e pagine forti_. - -E questi signori si dividono nelle nostre scuole il servizio -dell'italiano. Un anno tocca al Morandi, e Stefano Lapi per il 1.º -Ottobre prepara una bellissima nuova edizione delle _Prose e Poesie_, -arricchite da un appendice poetico. Nel nuovo anno scolastico il -Morandi si ritira, si presenta il Pascoli e tutti i ginnasi del Regno -sono pieni di _Fior da Fiore_. Fiori, fiori da per tutto! Ed è giusto: -senza fiori non si possono avere frutti. Poi viene la volta del -Martini, poi quella del Mestica e collega, poi quella del Lipparini, -poi... s'incomincia da capo. Ma c'è un accordo dunque tra loro? Chi lo -sa? Bisognerebbe domandare a quei papaveri della Minerva! - -Del resto, salvo piccoli inconvenienti, queste antologie meritano -encomi: sono redatte da bravi professori, i quali sanno meglio degli -altri dove mettere le mani. È regola generale: a chi sa dove mettere le -mani bisogna battere le medesime! - -Ci dispiace però che questo genere didattico è oggi sfruttato da una -turba di novizi. - -Un tempo tutti quelli che non potevano entrare nella repubblica -letteraria con qualche lavoro originale, si aggrappavano a Dante, -dichiarandosi solennemente commentatori del Sommo Poeta. Ricordate il -Biagioli. Il poveretto, che non ne imbroccava una, si dette a Dante, e -dopo molti anni di studio e di elucubrazioni si sgravò di un commento, -famoso solo per le continue diatribe contro il gesuita Lombardi, -un altro illuso, che tentò uscire dall'oscurità, facendosi un po' -rischiarare dal Poeta. - -Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi letterati di bassa forza, -sia perchè un commento, anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il -numero dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di noi n'è provvisto -a sazietà. Si danno quindi a pubblicare antologie. Basta afferrare -dalle opere classiche i brani più notevoli, appiccicarvi delle -noticine, così dette storiche, filologiche o estetiche, e l'antologia è -bella e fatta. - -Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco a prepararvi una fetta di -_genovese_ che questi signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate -che io esageri. Il materiale è sempre pronto. Prendete due o quattro -novelle del Gozzi, una decina di lettere familiari del Giusti (non -tralasciate quella al nipote Giovannino, nè quella del Settembrini alla -moglie) idem del Leopardi, del Manzoni, del Foscolo; due capitoli delle -_Mie Prigioni_, un brano dei _Ricordi Autobiografici_ del Dupré e del -D'Azeglio. Annaffiate tutta questa roba con qualche bozzetto del De -Amicis, del Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate qua e là -dei pensierini, dei precetti, delle massime, magari dei proverbi più -fortunati; spargete di tanto in tanto una poesia del Giusti, del Monti, -del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare i _Sepolcri_, il _Cinque -Maggio_, la _Ginestra_ e _Per una conchiglia fossile_ — componimenti -che si trovano in tutte le antologie, perchè molto _facili_ — e il -vostro lavoro è bello e compilato. - -Se volete (e come non volerlo!) che il vostro libro sia accolto -favorevolmente nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sia -adottato nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali del Regno -non tralasciate i principali fatti e figure del Risorgimento Italiano: -un paio di pagine dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o tre -lettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini, -qualche poesia patriottica del Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma -bisogna aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio e chiudere la -festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì, all'ultima pagina _si schiudon -le tombe_! Se la vostra antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto -di far risorgere i morti! - -Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del titolo. Occorre un -bel titolo, un titolo sensazionale, un titolo che attiri. Oggi teniamo -molto ai frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo è come -una gloriosa morte: - - tutta la vita onora. - -Dopo il titolo, la prefazione. _Qui si parrà la tua nobilitade_, qui -bisogna far capire che di antologie ce ne sono, è vero, ma finora -mancava un lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire che -non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria, ma dall'amore che -portate ai giovani; e dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù -italiana, _da cui la Patria molto aspetta_, conchiudere che siete -grato a tutti quei professori che vorranno darvi consigli per una nuova -edizione. - -Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia, raccomandatevi al -vostro Deputato, affinchè a sua volta vi raccomandi al Consiglio -Superiore, e la vostra antologia avrà fortuna! - -E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare. Dopo un paio di anni -aggiungete qualche cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi -cenni biografici e ripresentatela con la salutare bugia _interamente -rifatta_. - -Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una? Mettetevi all'opera, -vi troverete bene per il nuovo anno scolastico! - - - - -L'ospedale. - - -Il pianterreno delle vostre librerie è l'ospizio di mendicità, la casa -di salute, il ricovero per l'infanzia abbandonata, il ricettacolo di -tutta la zavorra letteraria e scientifica. - -Là gli storpi, gli sciancati, i colpiti alla testa, i moncherini, i -ciarlatani, gli stupidi, i rompiscatole! - -Sono libri vecchi, logori, scompaginati, senza principio e senza -fine, che trovaste in casa e che non aveste il coraggio di buttare al -fuoco; libri scolastici, che vi furono maestri nelle classi secondarie -e che voi, fedele alla gratitudine umana, imbrattaste d'inchiostro, -ornaste di sgorbi e di dipinti e in ultimo gettaste tra i ferri -vecchi; conferenze, discorsi, che vi furono mandati _in omaggio_ e che -voi, per semplice cortesia, non rimandaste all'autore _con sentite -condoglianze_; giornali politici che si salvarono come per miracolo -dagli artigli della vostra signora o dalle mani distruggitrici dei -vostri bimbi; periodici letterari, cataloghi, annunzi bibliografici, -numeri unici, giornaletti di provincia, che ricordano una nascita, -una morte, un banchetto, una polemica, un'elezione politica o -amministrativa, un... accidente qualsiasi. - -Ma strano; voi aprite mille volte le librerie, cercate, rovistate, -traslocate, ma non vi viene mai la voglia di mettere le mani su quel -caos. Ci sarebbe da perdere la testa. Vedete: un avanzo di libro -parla di guerre persiane e assire, un altro ricorda le regole del -_Portoreale_, un terzo vi fa una mezza predica lunga e stucchevole -sul Purgatorio, un quarto vi insegna che cosa sia il sillogismo e di -quante parti consti; e in mezzo a questa roba mummificata, relazioni -di banche, comparse di avvocati, contratti di locazione, valtzer per -mandolino, lettere di famiglia! - -Accanto ad una carta geografica trovate una pagina di giornale, che vi -ricorda il matrimonio del Principe Umberto con Margherita di Savoia; -qui, due sonetti per nozze, là, una dozzina di orazioni funebri, in -cui chi piange davvero, è la povera grammatica. Libri di preghiera, -fotografie sciupate, giornaletti umoristici, disegni rachitici, inviti -per commemorazione, biglietti del sarto o del macellaio, cartoline -illustrate e non illustrate. Che confusione, che torre di Babele! - -E questo benedetto ospedale ingrossa a vista d'occhio. Ogni giorno -nuovi ospiti. Vi arrivano lavoretti critici, saggi di traduzione, -poesiole anemiche, novellucce soporifere, commedie lacrimevoli. Dove -mettere questa manna? Nel cestino? No. Il cestino accoglie le lettere, -la _reclame_ rompiscatole, la carta che sporcate voi! E poi vi farebbe -l'animo di gettare nel cestino quel discorso del vostro Onorevole, -quel programma amministrativo del vostro Sindaco, quella conferenza -del medico di famiglia? Non leggete questa roba: sta bene, ma gettarla -nel cestino, è troppo. Diavolo, si tratta di educazione! Il Decalogo ci -dice che la roba altrui non si deve desiderare, ma quando questa roba -ci viene offerta _in segno di omaggio, con i migliori saluti_ o con -altri intingoli cordiali, bisogna trattarla bene. - -Dunque, se non volete essere chiamato selvaggio mettetela a -pianterreno, imbalsamatela, eternatela. I vostri figliuoli, a cui -certamente lascerete queste preziose reliquie, vedranno con i propri -occhi che i nostri Deputati, i nostri Sindaci... ciarlano e in che -modo! - - * - * * - -Disgraziatamente in questo caos vanno a finire i libri che più -lavorano. Voi, ad esempio, avete sempre sul tavolo i _Promessi Sposi_. -L'avete letto una volta, dieci volte, trenta volte, l'avete studiato, -commentato, analizzato, ma non sapete dargli il benservito. Si -sente il bisogno di gustare ogni mattina un pezzetto di quella prosa -cristallina. - -Ma il continuo uso consuma: quel libro si sciupa, si logora, si disfà. -Un giorno va via la copertina, un altro giorno i quaderni non vogliono -stare più insieme. “Debbo farlo rilegare!„ dite tra voi stesso e -intanto si tira così. Ma un bel giorno, che è che non è, ne trovate sul -tavolo una metà. E l'altra? Ne cercate nella camera da letto, sulle -sedie, niente. Oh! dunque è scomparsa? Ne domandate ai figliuoli, -alla domestica. Silenzio. Son tutti muti; tutti no, perchè la vostra -signora, che ha gusto a darvi sempre torto, incomincia a dire che la -colpa è vostra, che siete molto trascurato, che dovreste avere più cura -dei libri, che... e continua la predica. - -Voi intanto restate per un momento con quel coso in mano, poi -l'adagiate nell'ospizio, con la speranza di ritrovare quanto prima -l'altra metà. Ma dopo un paio di giorni ve ne siete già dimenticato -e i _Promessi Sposi_ se ne staranno in eterno nell'angolo remoto a -piangere la loro disgrazia. E non sono soli: ivi un terzo del _Paradiso -perduto_, ivi un po' d'_Inferno_ commentato dal Biagioli, tre o -quattro canti dell'_Iliade_, cinque quaderni dell'_Ivanhoe_, due libri -dei _Miserabili_, dieci dispense di una _Storia della rivoluzione -italiana_; un quarto di _Asino_ del Guerrazzi, insomma tutti quei libri -collocati a riposo, non per limite di età, ma per grave infortunio in -servizio. - - * - * * - -Vi arriva una conferenza della Serao, una commedia del Traversi o del -Rovetta, una prolusione del D'Ancona, un'ode del Pascoli; in mezz'ora -si leggono, e dopo che farne di questi opuscoletti, che contano appena -dieci, quindici pagine? Sono belli, sono interessanti, ma non hanno -dorso, non hanno reni! I volumi ben nutriti, trovano il loro posto, -ma questi libriccini non sappiamo proprio dove collocarli. Sono -farfallette variopinte che svolazzano: sul tavolo, sulle sedie, sul -comodino, nelle tasche del paletot, nella valigia, ne trovate da per -tutto. Spesso ne scegliete otto, dieci dello stesso formato, li unite -come in un mazzetto, li fate rilegare col modesto titolo _opuscoli_ o -con l'altro tanto antipatico, ma molto in uso, di _miscellanea_. - -È una fortuna però che tocca a pochi: la maggior parte di essi va -a finire... all'ospedale. Colpa loro: si nascondono in un periodico -letterario, entrano nella combriccola dei cataloghi, si seppelliscono -vivi fra i giornali e naturalmente ne condividono la sorte. Chi volete -che vada a scovarli? - - * - * * - -Qualche volta, stando di malumore, aprite la libreria con l'animo -deliberato di far piazza pulita. A che tutta quella zavorra, tutto -quel vecchiume! Ciò che merita di essere conservato, si conservi, ma il -resto in cucina, dal salumaio o... altrove! - -Con santa pazienza tirate quella roba e incominciate lo spoglio. -Avanti, avanti. Tutti fuori. Giudizio universale! Da principio si va -alla svelta, non si guarda in faccia a nessuno. Invano quelle sacre -reliquie chiedono pietà e misericordia. Siete deciso. Al fuoco! Al -fuoco! - -Ma che! a poco a poco vi fate prendere la mano. Gli occhi si fissano -su una bella incisione. Com'è naturale questa bimba, che scherza col -micino! Bella, sì, bella. Sarebbe un peccato! Mettiamola da parte. -Importante questo catalogo dell'Hoepli: è del 1909, è recente, -conserviamolo. Perbacco! La _lettera anonima_ del De Amicis! Ed -io la credevo smarrita! Da parte. Una pastorale del Bonomelli! Il -Bonomelli scrive bene! Da parte. _Tre surice dint'a nu mastrillo._ -Ah! la ricordo questa farsa del Petito. Da parte. Teh! come è graziosa -questa caricatura! Da parte. Questo giornaletto bisogna conservarlo: -è la risposta che diedi a quello screanzato. Da parte. Un articolo di -Domenico Oliva! Da parte. Un numero del _Marzocco_. Vediamo. Ah! sì, -sì, c'è una poesia di Ada Negri. È inutile! Ada Negri è vera poetessa. -Che versi! che armonia! - -Le ore passano, voi vi divertite a leggere, a rievocare tanti ricordi -del passato e quando il vostro figliuolo vi dice dall'altra stanza: -“Papà, a tavola!„ voi vi scuotete come da un sogno delizioso. - -Dunque bisogna bruciare queste carte? - -No, no, dopo pranzo le rimetterete al loro posto. Quell'ospedale ha il -suo valore! - - - - -I libri fortunati. - - -Quanto fruttò all'Alighieri la _Divina Commedia_? Neppure il becco di -un quattrino. Noi, tardi nepoti, l'abbiamo coverto di alloro da capo a -piedi, gli abbiamo messo in testa una ricca corona di lauro, l'abbiamo -solennemente dichiarato il papà della poesia, ma il Sommo Poeta se ne -morì povero e in esilio. - -E l'Ariosto che cosa ebbe per l'_Orlando Furioso_? Danaro, zero. Egli -stesso se ne lamentava con le Muse: - - Apollo, tua mercè, tua mercè, santo - Collegio delle Muse, io non possiedo - Tanto per voi ch'io possa farmi un manto. - -E sapreste trovarmi un solo poeta che fosse divenuto ricco per i suoi -libri? - -Alcuni vivevano con qualche agiatezza, perchè erano sussidiati, perchè -riscuotevano una pensione come vecchi impiegati in ritiro, ma nessuno -potè mai esclamare: “I miei libri mi hanno fruttato duecento, mille, -tre mila zecchini!„ - -Anche dopo il Settecento, in cui il libro incominciò a mettersi in -commercio, i poveri poeti ricavavano ben poco. Il Parini, ad esempio, -doveva ricorrere alla generosità di un canonico per non vedersi -morir di fame la propria madre; il Foscolo se ne andava ramingo per -la Svizzera, per l'Inghilterra; e se il Monti viveva da signore, -quel danaro gli veniva direttamente dalla Real Zecca, per i servizî -speciali, che rendeva alla Corona. - -E in Francia? I letterati dovevano andare col cappello in mano -dall'editore e a stento ottenevano poche centinaia di lire. Basta per -tutti il caso di Bruyere. Un giorno il grande e geniale filosofo si -presenta dall'editore Michalet e cavando di tasca il manoscritto dei -_Caratteri_, gli dice: - -“Vuol pubblicare questo mio lavoro?„ - -L'altro resta per un momento sopra pensiero, poi risponde: - -— Sa', io non potrei offrirle che dugento lire. — - -“Vada per duecento.„ - -Dopo cinque anni il Michalet guadagnava con i _Caratteri_ trecento mila -lire e il Bruyere, per vivere, doveva ricorrere alla munificenza del -Principe di Condé! - -Del resto fino a ieri si è detto che i letterati sono poveri, poveri in -canna. - -Una sera il Balzac, mentre si ritira a casa, proprio nel quartiere -Marteuf, è aggredito da un ladro, il quale l'apostrofa col rituale -dilemma: — o la borsa o la vita. — - -Il Balzac scoppia in una sonora risata e stringendogli amichevolmente -la mano, gli dice: - -“La borsa? fratello mio, la borsa è vuota! Non sai che io sono un -letterato?„ - -Il ladro sorride gli chiede venia e si allontana. - -Eppure il Balzac mentiva. Al suo tempo i letterati di grido -incominciavano a guadagnare qualche marengo. Lo Scott con i suoi -romanzi arrivò a sei milioni e mezzo; il Dumas (padre) lasciò al figlio -una rendita annua di lire 50 mila; il Sue, solo coll'_Ebreo Errante_, -intascò molte migliaia di lire. - -Ed oggi? Oggi un libro che incontra il favore del pubblico è una -miniera inesauribile di gloria e di danaro. Un libro basta a farvi -milionario e a sollevarvi nello stesso tempo tra gli alti papaveri -della repubblica letteraria. E quando siete a quel posto, non ci sarà -più bisogno di lavorare; potete passare la vita in divertimenti. - -Quel libro, come un fertilissimo podere, ogni anno vi darà il suo -invidiabile prodotto. - -Questa fortuna però tocca a pochi. - -Ogni giorno si pubblicano migliaia e migliaia di libri, ma gli autori -non diventano milionari. Tutt'altro: la maggior parte vi rimette le -spese. E perchè? perchè questi libri non scuotono il pubblico, il -quale per natura è sonnacchioso e indifferente. Bisogna svegliarlo, -entusiasmarlo, elettrizzarlo, stordirlo! - -È molto difficile, non è vero? ed ecco perchè in cento anni, appena -cinque o sei libri si possono chiamare fortunati! - - * - * * - -Faccio una domanda. Che sarebbe stato del Manzoni se non avesse scritto -i _Promessi Sposi_? - -“Il Manzoni!„ — esclamerà qualcuno — oh non sapete che il Manzoni è un -colosso? che appartiene alla schiera dei sommi maestri?„ - -Siamo perfettamente d'accordo; ma guardando bene quel colosso non vi -pare che sia formato tutto di _Promessi Sposi_? Le tragedie si leggono, -perchè sono sorelle dei _Promessi Sposi_; la _Morale Cattolica_ è -generalmente ben vista, perchè appartiene alla medesima famiglia. - -Siamo giusti; tutti gli onori che ebbe il Manzoni non furono dati -esclusivamente all'autore dei _Promessi Sposi_? Perchè lo visitò lo -Scott? perchè Vittorio Emanuele II, appena entrato in Milano, volle -salutare il grande Lombardo? - -C'è poco da discutere: il Manzoni è sugli altari per Renzo e Lucia! - -Domandatene al Cantù, il quale lavorò fino a ottant'anni, scrisse -un mondo di libri, ma non riuscì, malgrado la sua buona volontà, a -mettere fuori un libro fortunato. Tentò la storia — che storia! — -trentacinque grossi volumi, che pesano un quintale, tentò il romanzo, -tentò la poesia, tentò la critica, tentò la letteratura popolare, fu -impossibile; il libro fortunato non venne! E lui per consolarsi, dettò -negli ultimi anni le _Reminiscenze Manzoniane_, come per dire: “Se non -riuscì a me, riuscì al mio amico Sandro: è lo stesso!„ - -Ma lasciamo la celia! Il Cantù, nel citato libro, ci dice che -gl'_Inni Sacri_, le _Tragedie_ e tutto quel manipolo di componimenti -poetici passavano quasi inosservati. Il Rovani ce lo spiattella con -più franchezza: “Del Manzoni non si conoscevano che gl'_Inni_ e le -_Tragedie_, lette da pochi, disprezzate da molti.„ - -Ma dopo la pubblicazione dei _Promessi Sposi_, il Manzoni arrivò alle -stelle. - -Che successo! neppure i romanzi dello Scott e del Dumas ebbero tanta -fortuna! - -Sentite come scrive Giulia all'amico Fauriel: - -“Debbo dirvi che abbiamo provato un gran piacere nel vedere il lieto -successo del libro del babbo. In verità, superò non solo la nostra -aspettativa, ma ogni speranza. È un vero furore; non si parla d'altro; -nelle stesse anticamere i servitori si tassano per poterlo comprare. -Il babbo è assediato da visite e da lettere d'ogni specie e d'ogni -maniera!„ - -Nessun libro in Italia aveva destato tanto entusiasmo. Le edizioni si -seguivano le une alle altre, e la nostra penisola fu piena di _Promessi -Sposi_. Caffè, circoli, teatri, strade, alberghi si intitolavano di -quel nome. Il Granduca faceva dipingere le sale della sua villa con gli -episodi del romanzo; nel carnevale del 1828 la quadriglia che destò -maggiore entusiasmo a Milano fu quella di Don Rodrigo e dei Bravi; a -Parigi si rappresentò in teatro con musica del maestro Caraffa. - -Anche in poesia: Lorenzo Del Nobolo da Montevarchi ne ricava un poema -di dodici canti, lo pubblica da Giardelli di Firenze il 1838 e lo -dedica alla Granduchessa di Toscana. - -I personaggi divennero popolarissimi. Ogni prete, un po' ignorantuccio -e timido, veniva chiamato Don Abbondio; tutte le domestiche -dei reverendi ebbero il nomignolo malizioso di Perpetua. Nelle -conversazioni si sentiva spesso ripetere: “Mi sembri il conte Attilio! -Vorreste imitare il padre di Fra Cristoforo? vedi quel Don Ferrante! -Oh! che cera da Innominato!„ - -Si disse che il Manzoni ebbe quel trionfo per la benedetta quistione -della lingua. Non credete a queste ciarle. _I Promessi Sposi_ furono -fortunati: ecco tutto. - - * - * * - -Dopo la pubblicazione di questo romanzo il Manzoni si mise in posizione -ausiliaria e di rado prese la penna in mano. Perchè affaticarsi? il -colpo era fatto. - -Incominciarono ad affaticarsi i poveri imitatori. Il Rosini, purista -cattedratico, prende per sè il quadretto della Monaca di Monza e dice: -“Questo ingrandimento artistico lo faccio io!„ Il Gualtieri acciuffa -l'Innominato e gli grida: “Per te ci sono io, canaglia!„ - -Se ne venne poi la così detta scuola manzoniana. Il Grossi, il -D'Azeglio, il Cantù, il Carcano scrissero il loro romanzo. Che volete! -quel successo faceva gola e ognuno sperò di averne una fetta. La -malattia è continuata per un pezzo, e pochi anni fa abbiamo avuto -_I figli di Renzo e di Lucia_. Ma questi benedetti figli, com'è -da immaginarsi, somigliano poco ai genitori. Segno di decadenza! — -direbbero i moralisti; mancanza di arte! — diciamo noi. - -Altri, vedendo che i poveri imitatori avevano fatto fiasco, si dettero -a commentare il fortunato romanzo. Abbiamo centinaia di volumi sui -_Promessi Sposi_! Commenti storici, commenti estetici, filologici, -stilistici, ecc. - -Il Morandi incomincia a muovere la quistione della lingua, risponde -il D'Ovidio, replica il Morandi. Il Boni, più pratico, pubblica una -grammatica italiana con gli esempi ricavati dai _Promessi Sposi_ e -par che dica: “Se vuoi scrivere come il Manzoni, eccoti la guida!„ -Allora il Morandi lascia il D'Ovidio, ricorre ad un Cappuccini e così a -quattro mani preparano una nuova grammatica manzoniana fin nelle ossa. - -Ma dunque tutto è Manzoni, Manzoni, Manzoni! Il pubblico cominciò -a seccarsi e stava proprio sul punto di dire: “finitela una buona -volta!„, quando il Venturi, un altro manzoniano puro sangue, prepara -un nuovo libro. Ancora? Ma che cosa avrà da dire questo egregio -professore? Il romanzo è stato commentato, analizzato da capo a piedi -e anche di traverso. Dunque? Il Venturi prende diversi pezzetti del -libro, li liga con sottilissimi fili di prosa sua e dice al pubblico: -“Io vi presento il _Fior dei Promessi Sposi_.„ Il fiore? ma come si -chiama questo fiore? È una rosa, un giglio, un giacinto, una viola? - -Il Venturi non è botanico, vi ha dato un fiore e basta: fatelo voi -esaminare! Del resto il libro piacque. Entrò nelle scuole e per molti e -molti anni, maestri e scolari si deliziarono di quell'odore. - -Eppure fra tanti signori che scrissero ad onore e gloria del fortunato -romanzo, nessuno ebbe un'idea più geniale di un traduttore francese, -il quale si permise di farne un'edizione _espurgata ad uso della -gioventù_. Non ho potuto, malgrado le mie continue ricerche, avere -questo curioso estratto, ma a quanto mi si assicura non conta più -di dugento pagine. E le altre dugento? via. Poveri _Promessi Sposi_, -mutilati così barbaramente in nome del buon costume! - -Ma non sa questo signore che Renzo e Lucia possono entrare anche nei -monasteri? Il Manzoni, proprio alla vigilia di metterli al mondo, -facendosi vincere dai suoi scrupoli religiosi, disse paternamente -ai due protagonisti ufficiali: “Senza smorfie, sa'! I fidanzati in -pubblico debbono essere serî. Certe paroline si dicono a quattr'occhi; -mi raccomando a te, Renzo.„ - -E il povero Renzo, da buon figliuolo, qual'era, ubbidì. Neppure una -espressione amorosa, neppure una stretta di mano alla sua bella! - -Vi ricordate quando è costretto a lasciare le due donne e a prendere -la via di Milano? “Rattenne a stento le lacrime e stringendo -_fortissimamente_ la mano ad Agnese, disse con voce soffocata: _a -rivederci_, e partì.„ - -Qualche lettore malizioso potrebbe andar fantasticando su quel -_fortissimamente_ e su quell'a rivederci. - -Ma, santo Iddio, anche Renzo è un giovanotto e pare che gli si possa -almeno concedere il diritto di far capire ad Agnese, la quale lo capì -benissimo, che quella stretta era per la figliuola. Imitassero Renzo i -nostri giovani! Da che il mondo è mondo; sono tanto pochi i fidanzati -che ricorrono alla madre della sposa! In amore si ama il telegrafo -senza fili e non piacciono gl'intermedî. Nè credo che quel traduttore -nei suoi verdi anni abbia compiuto un eroismo maggiore. - -E Lucia? Lucia più che una sposa potrebbe chiamarsi una monachella. Il -Settembrini in pubblica scuola domandava ai suoi allievi: “Come sono -gli occhi di Lucia? non si sa: ella li tiene quasi sempre chinati a -terra per pudore!„ - -E Don Rodrigo, il Conte Attilio, l'Innominato, la Monaca di Monza? -Saranno dei pessimi arnesi, ma sulla scena rispettano il pubblico, -ubbidiscono al direttore d'orchestra. - -Strano! Da noi molti critici si lamentarono che il Manzoni aveva quasi -messo una museruola ai suoi attori principali; in Francia invece, -nella beata repubblica, sempre realista più del re assente, ci fu chi -lo accusò in nome della moralità! Lasciate stare, o fratelli d'oltre -Alpi, gli autori italiani: divertitevi piuttosto a espurgare i vostri -romanzieri! Avete la Senna; approfittatene per lavare i panni sporchi! - -Noi intanto conchiudiamo. Quanti quattrini guadagnò il Manzoni con i -_Promessi Sposi_? Eh! pochi, molto pochi. “Appena cinque mila lire„ -dice Federico De Müller. - -Dopo la prima edizione, il suo editore lo pregava di una ristampa, ma -il Manzoni, vizio suo, non sapeva decidersi: voleva rifare, correggere, -ripulire; intanto in Italia e all'estero si pubblicavano edizioni su -edizioni. In diciotto mesi, nove ristampe in Italia, sei in Francia, -due in Germania, una in Inghilterra. Il Manzoni ebbe cinque mila lire, -ma molti editori fecero fortuna! - -E la manna continua. L'Hoepli, quantunque arrivato un po' tardi in -mezzo a noi, ne sa qualche cosa. Sei o sette anni fa bandì un concorso: -dieci mila lire a quel pittore che gli avesse favorito una trentina -di tavole per illustrare il romanzo. Dieci mila lire? È troppo! Ma il -signor Hoepli non canta la messa senza il morto. - -Il furbo seminò per raccogliere, e il raccolto fu miracoloso. - -Un altro giorno lo Sforza, erede universale di tutti i manoscritti -manzoniani, gli disse: “Sai, ho trovato dei capitoli inediti sui -_Promessi_?„ - -“Davvero?„ - -“Davvero!„ - -“Ebbene, non perdiamo tempo. Scrivi due parole di prefazione e mandami -subito quelle sacre reliquie: ne farò un bel volume, anzi due!„ - -Bisogna dire la verità: anche i _Brani Inediti dei Promessi Sposi_ sono -alla terza ristampa! - - * - * * - -_Le Mie Prigioni!_ Ecco un altro libro fortunato. - -Il Pellico nel 1830 se ne usciva dallo Spielberg, dov'era stato a -scontare dieci anni di carcere duro. L'abate Giordano, a cui egli -“raccontava per minuto tutto quello che aveva sofferto, lo consigliò -a scriverne la narrazione e a pubblicarla.„ Così nacquero le _Mie -Prigioni_! - -Il libro andò a ruba e divenne popolarissimo. - -“Il buon successo — sono parole dello stesso autore — crebbe -rapidamente nella Penisola. A Parigi il De Latour lo tradusse nella -sua lingua, le edizioni e le traduzioni si moltiplicarono ben oltre il -merito...„ - -Ma invece di andar numerando quante edizioni se ne fecero in Italia -e fuori, vediamo piuttosto, perchè quel libro, così modesto, così -piamente religioso, abbia avuto tanta fortuna. - -In quel tempo non si parlava d'altro che di patria. Patria! patria! -Era la parola d'ordine dei poeti, degli storici, dei filosofi. L'Italia -doveva una buona volta essere libera. - -Il Niccolini con le sue tragedie imprecava contro il tiranno, pigliando -a prestito i fulmini di Giove; il Guerrazzi, con i suoi strani romanzi, -tutt'altro che storici, ribatteva il chiodo, gridando come energumeno: -“Se non liberiamo la Patria io divento pazzo!„ - -Il Pellico, al contrario, non si adira, non impreca contro gli -oppressori, ma narra, senza apparato di forma, che cosa ha sofferto -per la Patria. “Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella e -dignitosamente risoluto di tenerle il broncio, lascio la politica -ov'ella sta e parlo d'altro.„ E parla delle sue infermità, dei -maltrattamenti subiti. Lo facevano morir di fame e una volta fu proprio -sul punto di chiedere un po' di pane al giovane barbiere! Per portare -gli occhiali c'era bisogno di un permesso speciale dell'Imperatore. -Solo, segregato dai suoi compagni di sventura, vorrebbe almeno passare -il suo tempo poetando, ma gli è negata perfino la carta, e il poveretto -deve ricorrere “all'innocente artificio di levicare con un pezzo di -vetro un rozzo tavolino e lì scrivere, con i polsi fasciati, affinchè -le zanzare non entrassero nelle maniche.„ Dopo aver letto e riletto -raschia “ogni cosa col vetro, per avere atta quella superficie a -ricevere nuovi pensieri„. L'unico suo conforto è una lettera della -famiglia, una parola della sua buona mamma. Ma che! “Quelle lettere -passano per la trafila della Commissione e vengono rigorosamente -mutilate con cassature di nerissimo inchiostro. Un giorno invece di -cassare alcune frasi, tirarono l'orribile riga su tutta quanta la -lettera, eccettuata la parola _Carissimo Silvio_ e il saluto che era in -fine: _t'abbracciamo tutti di cuore_. Proruppi in urla e maledissi non -so chi.„ - -Ecco perchè quel libro commosse. Sembrò ad ognuno di essere stato -nello Spielberg e di aver sofferto quelle pene, quegl'insulti, quelle -sevizie. Nelle _Mie Prigioni_ la figura del Pellico quasi dispare; -no, non è il Pellico, sono tutti gl'Italiani che gemono nel terribile -carcere, perchè amano la Patria e la libertà! - -L'abate Giordani, da buon confessore, gli diceva: “Mostrate quanto -il Deismo e la filosofia siano impotenti a fronte della Religione -Cattolica. Molti giovani, letto il vostro libro, scuoteranno il giogo -dell'incredulità.„ Ma le _Mie Prigioni_ ci fanno pensare a un altro -giogo: al giogo della schiavitù! Il Pellico, con la dolcezza, con -la rassegnazione, fece fremere i nostri animi più del Niccolini, dei -Guerrazzi e di tanti altri, che si servirono della penna come di una -dinamite. Ben disse Cesare Balbo: “Questo libro è per l'Austria più -che una battaglia perduta!„ Le madri che prepararono i figliuoli per le -guerre della nostra Indipendenza avevano letto le _Mie Prigioni_, non -la _Battaglia di Benevento_, o l'_Arnaldo da Brescia_! - -Ricordo che anche noi fanciulli ci sentivamo ferir l'animo quando -il professore ci leggeva in classe, l'_arrivo allo Spielberg_, il -_mutolino_, _la morte dell'Oroboni_. - -“Che cosa, signor maestro, aveva commesso il Pellico, per meritare -questa pena? - -— Eh! figliuoli miei, aveva amato la patria. — - -“E perciò fu imprigionato?„ - -— Già, in quel tempo chi amava la patria era punito col carcere. — - -“Da chi?„ - -— Dall'Austria. — - -Ma lasciamo stare questi ricordi, lasciamo stare l'Austria. Adesso -siamo amicissimi: il nostro Di San Giuliano va e viene dall'Abbazia -e fa la sua partita con il collega! Però, sia detto fra noi, se -l'Imperatore d'Austria avesse potuto sospettare il brutto tiro del -Pellico, non si sarebbe lasciato vincere dalle preghiere della sua -augusta consorte! Le lacrime della contessa Gonfalonieri sarebbero -state vane. Quell'Imperatore, buono alla scorza, che “non voleva vedere -le faccie sparute dei prigionieri per non rattristarsi„, a firmare -condanne capitali ci provava gusto e al Pellico gliel'avrebbe fatta a -misura! - -Il Pellico dunque deve alla contessa Gonfalonieri la vita e... la fama. -Se oggi si trova a fianco del Foscolo, del Monti, del Giusti è per le -_Mie Prigioni_. Togliete questo libro, che gli resta? Un bagaglio di -tragedie, di cantiche, di poesiole, che si stampano per contorno alle -_Mie Prigioni_, ma che nessuno legge. La _Francesca da Rimini_ ebbe un -po' di successo, poi andò a tener compagnia alle altre sorelle! - -Il Pellico era convinto di ciò, e dopo la pubblicazione del libro -fortunato voleva chiudere bottega. Ma eccoti di nuovo quel benedetto -abate Giordano, che gli va ripetendo: “Dovreste giovarvi del favore che -il pubblico vi dimostra per dargli un trattatello morale.„ Il Pellico -ripulì i ferri del mestiere, si mise all'opera e ci regalò _I doveri -degli uomini_. “Questo libro — sono sue parole — ebbe un successo -simile alle _Mie Prigioni_.„ - -_Simile!_ Ma lasciamo correre. Sono tenerezze paterne. Oh non sapete -che i padri sono gli eterni panegeristi dei propri figli? - -_I doveri degli uomini_ ebbero un successo effimero e dopo cinque o sei -anni nessuno ne parlò più. - -A proposito, il Pellico ebbe imitatori? - -No. Per scrivere qualche libriccino su quel metro occorreva la prova -del fuoco: bisognava passare sei o sette anni in gabbia! - -Il Settembrini dettò le _Ricordanze_, il Pallavicino le _Memorie_, ma -non si può dire che abbiano avuto intenzione di imitare il Pellico. Ed -oggi, nell'anno di grazia 1911, si potrebbe avere un libro sulla falsa -riga delle _Mie Prigioni_? - -Per l'amor di Dio, non lo dite neppure! Chi è quel disgraziato che -vorrebbe far ritornare il tempo della tirannide per scrivere un libro -fortunato? - - * - * * - -Il _Cuore_ del De Amicis è stato tradotto in lingua giapponese -e pubblicato in due volumi su carta di seta e con copertina -elegantissima. Curiose le illustrazioni! I piccoli protagonisti -italiani sono trasformati in ragazzi giapponesi, con gli occhietti a -mandorla e con il naso schiacciato. - -Ecco che cosa succede ai libri fortunati! E il _Cuore_, bisogna dirlo, -è un libro fortunatissimo. - -Sei anni fa, essendo arrivato alla 300ª edizione, si celebrarono -a Torino le Nozze di Oro con un banchetto _cordiale_. Si mangiò e -si bevve alla salute, e anche a spese, dei trecento mila lettori. -Immaginate che sentimentalismo! _Cuore, Cuore, Cuore!_ I brindisi -piovvero. I trentanove convitati: critici, musici, poeti, scultori, -commediografi, divennero teneri come agnellini! L'ultimo fu il -Giacosa, il quale vedendo che il termometro della cordialità segnava 39 -all'ombra, se ne uscì con pochi versi alla Giusti, ringraziando il De -Amicis di averlo invitato a quel banchetto - - dei trecento mila cuori - Che il tuo cuor si soggiogò. - -A festa finita, i commensali ebbero un opuscolo elegantissimo, -contenente i fac-simili fotografici dei frontespizî delle 22 traduzioni -di _Cuore_. - -Che? c'è stato mai un libro che ha avuto questi trionfi? - -Ma, siatene certi, questo libro fortunato non si accontenta delle nozze -d'oro. Dopo un paio di lustri, verranno le nozze di brillanti, poi -quelle di radium, e così di nozze in nozze se ne starà sempre nella -luna di miele. - -Dico _sempre_, perchè il _Cuore_ appena diede il primo palpito, -innamorò tutti. - -I fratelli Treves (e allora erano davvero due!) non facevano a tempo -a sfornare. Da ogni parte d'Italia si chiedeva un _Cuore_; tanto che -i signori Treves, fingendo di perdere la pazienza, alle continue -richieste, rispondevano: “Ma, santo Iddio! non abbiamo mica cento -braccia noi!„ Intanto l'entusiasmo cresceva, cresceva: ognuno ne -decantava i pregi. Che libro! che tesoro! Come erano commoventi quei -racconti mensili! e quelle letterine, e quei ricordi storici e quei -bozzetti di scuola! - -Il Mantegazza, senti oggi, senti domani, lasciò di manipolare -_fisiologie_ e scrisse _Testa_: il De Castro dettò _Forza_. Ma che! -come a farlo apposta, il _Cuore_ continuava la sua marcia trionfale e -la povera _Testa_ del Mantegazza se ne restava molto addietro, senza -parlare della _Forza_ che appena dava un passo! - -Il De Amicis, quando vide che ai suoi cortesi concorrenti mancava -la lena, se la rise sotto i baffi e, scuotendo la sua chioma, -generosamente leonina, esclamò: “Amici, l'avete fatta tardi!„ - - * - * * - -E chi può parlare del trionfo che questo libro ebbe nelle scuole -elementari del Regno? - -I maestri ne erano innamorati cotti, ed avevano ragione. In quel tempo -i poveri precettori erano trattati un po' male dal Governo, nè alcun -Deputato aveva alzato la voce a prò di queste vittime, che lavorano -molto e riscuotono poco. Il De Amicis, non potendo dar quattrini, ne fa -il panegirico, e ad ogni maestro mette in testa una corona di alloro. -Non ne dimentica uno! _Il nuovo maestro, il maestro di terza, la mia -maestra di prima superiore, il maestro di mio fratello, la mia antica -maestra, il maestro di mio padre, il maestro supplente, il maestro -serale, il maestro ammalato, la maestra morta_. Requie all'anima sua! - -E sono tutti martiri, tutti eroi, tutti santi! Che angeli di bontà! Non -fanno altro che baciare ed abbracciare i loro figliuoli adottivi; baci -sulla fronte, baci sulle guance; baci, sempre baci! - -Ma zitto! noi non possiamo discutere del merito di questo libro, che -gode prerogative reali e che potrà essere giudicato solo da l'Alta -Corte di Giustizia. - -Abbiamo detto che il Manzoni dopo i Promessi Sposi, volle riposarsi, -seguendo, da buon cattolico, l'esempio del Signore, che dopo i sei -giorni della creazione, si compiacque dell'opera sua e si riposò. Il -De Amicis la pensa diversamente. Il Cuore gli mette l'argento vivo -addosso. Riposarsi, e perchè? Il pubblico m'applaude, mi chiama al -palcoscenico ed io mi ritiro? Sarebbe una scortesia. E così per non -essere chiamato scortese, continuò a mettere fuori: _Fra scuola e casa, -La maestrina degli operai, Ricordi d'infanzia, L'idioma gentile_, ecc. - -_Cuore_ andava avanti e questi fratelli dietro. Per un riguardo -personale al _Cuore_, i versi del De Amicis furono chiamati poesie, e -sempre per quel benedetto _Cuore_ si fece buon viso al _Romanzo di un -maestro_, ad una certa _Carrozza per tutti_, ecc. - -Ecco che cosa significa dare alla luce un libro fortunato! - -Veramente oggi il _Cuore_, dopo aver fatto soffrire di cardiopalmo -un'intera generazione, ha rallentato un po' i suoi palpiti; ma resta -sempre il libro prediletto per i ragazzi. - -Spesso ritirandovi la sera a casa, trovate i vostri figliuoli, che -pendono tutti dalle labbra del più grandicello, il quale legge commosso -il _Sangue Romagnolo_ o _dagli Appennini alle Ande_. - -L'entusiasmo di una volta è cessato, ma fino a che avrete nel petto un -cuore, ne avrete un altro nella libreria! - -Veniamo adesso alla solita conclusione. - -Quante migliaia di quattrini fruttò questo libro? Eh! Chi volete che -ce lo dica? Sono furbi i fratelli Treves e fanno bene. In Italia non -si può parlare troppo chiaro. L'agente delle Imposte colpisce subito -a nome della legge. Però posso assicurare che Emilio Treves, parlando -una sera della fortuna di questo libro, esclamò: “Se avessi altri dieci -_cuori_!„ - -Che grande umanitario! - - * - * * - -Siate sincero: forse nella vostra libreria manca la _Divina Commedia_ -o il _Vocabolario della Lingua Italiana_, ma non il _Quo vadis_, — un -altro libro miracolo! — - -Federico Verdinois traduce un romanzo dal Polacco col titolo il _Quo -vadis_ e lo pubblica a pezzetti sul “Corriere di Napoli„ di felice -memoria. - -Le puntate si seguono fra l'indifferenza generale. Chi volete che -tenga dietro a tutti questi romanzi da appendice, così strani, così -morbosamente fantastici e di minimo valore artistico! - -Ricordo che spesso, prendendo il giornale e posando l'occhio su quel -titolo così bisbetico, dicevo annoiato: “Ancora!„ Immaginavo un romanzo -sulla falsa riga di _Tito Veio_ o giù di lì. - -Ma un bel giorno si incomincia a parlare con entusiasmo del _Quo -vadis_. Che capolavoro! - -L'entusiasmo cresce, diventa febbre, delirio. - -A coro tutte le riviste, i periodici letterarî incominciano a cantarne -mirabilia. Il romanzo cristiano è il _Quo vadis_ — il Cristianesimo -è il _Quo vadis_ — la Lucia dei _Promessi Sposi_ e la Licia del _Quo -vadis_ — l'elemento storico nel _Quo vadis_. I giornali politici -mandano a far benedire ministri e deputati e dedicano un'intera -pagina — sei massicce colonne — al _Quo vadis_. _Reporters_ corrono -a scavezzacollo in Polonia, vanno a scovare il fortunato autore e -vogliono sapere quando scrisse il _Quo vadis_, perchè lo scrisse, -come lo scrisse, dove lo scrisse ecc. Intanto le edizioni arrivano -all'ennesima potenza. Il _Quo vadis illustrato_, il _Quo vadis con -pianta topografica_, il _Quo vadis per la gioventù, per gli adulti, -per i vecchi_, e forse qualcuno pensò pure ai poveri infermi e ai -moribondi! - -Evviva, evviva il _Quo vadis_! Evviva Licia, Vinicio, Petronio! Evviva -Ursus! - -Tutti comprarono questo libro, tutti lo lessero, o almeno finsero di -averlo letto. Magari bisognava mentire per non essere chiamato... chi -sa che cosa! - -Qui mi permetto di ricordare un aneddoto. Proprio in quei giorni -di plenilunio mi trovavo a Napoli. Sapendo che di fresco si erano -pubblicati gli _Scritti inediti del Settembrini_, mi recai da _Detken -et Rocholl_ per acquistare quel volume. Entro, e vedo una catasta di -_Quo vadis_. - -Un giovanotto mi fa un grazioso inchino e mi dice: “Tradotto dal -Verdinois?„ - -— Che cosa? — gli domando maravigliato. - -“Lei non vuole il _Quo vadis_?„ - -— No. — - -“No, e allora..?„ e mi guarda di traverso come per dire: si vede che -non hai gusto! - -In verità questo complimento, quantunque non espresso, mi garba poco e -perciò, botta e risposta, aggiungo subito: - -— Il _Quo vadis_ l'ho comprato due mesi fa a Roma — - -Dissi una bugia, ma salvai... l'onore! - - * - * * - -Qualche critico, non so se in buona o mala fede, volle dire che quel -romanzo non era poi una gran cosa! Non l'avesse mai fatto: restò solo -e fu chiamato maligno. Il pubblico aveva battuto le mani e il pubblico -comanda in teatro e fuori. - -Ma s'incominciò a dire: questo signor Sienkiewicz (che bel nome, sembra -uno starnuto!) non ha scritto altri romanzi? Eh! il Sienkiewicz è un -romanziere provetto e fecondo, ne ha pubblicato una ventina. Davvero? -Davvero! - -I nostri editori, vedendo che il pubblico è ben disposto, fanno subito -tradurre quei romanzi, quelle novelle; e dopo un mese, in tutte le -vetrine dei librai, si vedono già in bella veste i fratellini del _Quo -vadis; Per il pane, Seguiamolo, I Crociati, Col ferro e col fuoco. Il -diluvio, La famiglia Polaniesoski, San Michele Volodioshe_ ecc. - -I lettori non mancarono e un po' di popolarità l'ebbero questi emigrati! - -Ma non basta. C'è ancora altro. Bisogna sapere che i signori editori, -stando a contatto con i poeti, coi romanzieri, ecc., hanno imparato a -giuocar d'astuzia, e pur di far quattrini, burlano il pubblico. Alcuni, -vedendo che il _Quo vadis_ attirava come una calamita, lo fecero -entrare, a proposito o a sproposito, nei titoli di molti romanzi, come -ad esempio: - - A. DUMAS - - _Orgie e delitti di Nerone - romanzo che precede il Quo vadis_ - - E. BULWER - - _Gli ultimi giorni di Pompei - racconto della prima era cristiana - che fa seguito al Quo vadis._ - -E così col _precede_ e col _segue_ si cercava smaltire la merce, un po' -fuori uso. - -Molti gonzi abboccarono all'amo, comprarono questi volumi, lessero, -lessero, credendo di trovare i nonni o i figli di Licio: alla fine si -accorsero del tranello, ma troppo tardi! - -Del resto una vera burla non vi fu. Anche le _Orgie di Nerone_ e gli -_Ultimi giorni di Pompei_ meritano di essere letti! Oh, vi credete -davvero che il _Quo vadis_ sia un capolavoro! Oggi la festa in onore -di questo santo polacco è finita. Il pubblico, avendo per un bel pezzo -gridato a squarciagola: _Evviva il Quo vadis! Evviva Sienkiewicz!_ ha -chiuso bocca, come per cedere la parola alla critica. E la critica, -dopo aver sviscerato quel libro, dopo averlo sottomesso a minute -analisi, ha sentenziato: “Il _Quo vadis_ è un romanzo come tutti gli -altri. Il suo straordinario successo non appartiene alla letteratura, -ma ad uno stato morboso dello spirito contemporaneo.„ E questa volta -la critica ha colto nel segno. Il secolo decimonono, nei suoi ultimi -anni, sentiva quasi un disgusto dei suoi dubbi e delle sue negazioni. -La letteratura e l'arte, invasa dalla scienza sperimentale e positiva, -dava un tanfo di scetticismo anemico! Perfino il romanzo, nato per -dilettare, si era coverto di uno strato scientifico, che, paralizzando -l'azione drammatica, lo rendeva pesante e noioso. Ma a chi ricorrere? -Zola, dittatore in Francia, dopo averci deliziato con la lunga serie -dei _Rongon Marquart_, preparava _I quattro Evangeli_ e agli evangeli -bisogna credere! Il D'Annunzio teneva l'_interim_ della presidenza -in Italia e si ostinava a regalarci romanzi, privi di invenzione, ma -carichi di suoni, di simboli, di paradossi. Sempre quelle situazioni -raccapriccianti, sempre quelle analisi psicologiche! - -Il pubblico non aveva il coraggio di ribellarsi, ma lasciava capire che -di quella roba ne era stufo. Intanto i nostri romanzieri continuavano a -fare il proprio comodo. - -“O bella — avrà esclamato il d'Annunzio — dobbiamo stare a servizio -dei lettori? Oggi il romanzo si deve scrivere così. Chi non è contento -ricorra alle stravaganze fantastiche del Dumas o ai dolciumi dello -Scott!„ - -Fu proprio allora che il Sig. Scienkiewicz dalla lontana Polonia disse -al pubblico: “I tuoi romanzieri ti annoiano? Ebbene, io ho lavorato -dieci anni per te. Leggi questo libro!„ e mise fuori il _Quo vadis_. Il -pubblico lesse, si innamorò di Licia ed applaudì freneticamente. - -Se questo libro fosse apparso venti anni prima avrebbe avuto il -_crucifige_. Venti anni dopo ebbe _l'hosanna!_ - -Beato chi conosce l'ora sua! - - * - * * - -Qui il capitolo sui libri fortunati si dovrebbe chiudere. Non ve ne -sono altri che hanno meritato il primo premio del pubblico, da questo -grande e bizzarro signorone, che sembra indifferente ad ogni produzione -letteraria, ma che quando piglia a ben volere un libro, lo riveste di -medaglie d'oro e ne arricchisce l'autore. - -Però il pubblico, sia per giustizia, sia per... carità cristiana, -concede spesso delle menzioni onorevoli. In quest'ultimo ventennio -_Guerra e Pace_, ha avuto una menzione onorevole; _Fatalità_, menzione -onorevole; _Mio Figlio_, menzione onorevole; _Piccolo mondo antico_, -menzione onorevole; _Il Santo_, menzione onorevole. Veramente -quest'ultimo fu proprio lì lì per meritare il primo premio. Da -principio prese una bella corsa, ma un bel giorno si fermò, quantunque -la Sacra Congregazione dell'Indice, segnandolo col suo Bollo l'avesse -reso più accetto ai nuovi ghibellini del pensiero. - -Il D'Annunzio ne tiene un fascio, ma egli aspira alla medaglia d'oro. -Un artista sommo, con quei cavalli di forza, non può accontentarsi di -una semplice menzione onorevole, nè di medaglie di bronzo o di argento. - -_La Figlia di Jorio_ fu molto applaudita; andò in processione per tutti -i teatri d'Italia, ma il pubblico non la credè degna del gran premio. - -E la _Nave_, varata all'Argentina di Roma? - -I giornali amici come per preparare l'ambiente, incominciano un mese -prima a cantarne vita e miracoli, a far sapere che si compone di un -prologo e di tre grandi quadri e, come per stuzzicare l'appetito, ne -fanno assaggiare un pezzetto. Se volete gustarla tutta, aspettate la -“primière.„ - -Ma che dramma! basta dire che è stato dedicato a Dio! C'è anche la -musica, ma la musica deve stare al suo posto: è la parola del vate che -deve primeggiare. - -Viene il gran giorno. _La Nave_ si vara... felicemente. Il pubblico, -affascinato dal mirabile apparecchio scenico, stordito dalle marce -trionfali, dai canti liturgici, da quegli urli incessanti, batte le -mani. “Fuori l'autore! Vogliamo l'autoreeee!„ Il D'Annunzio, commosso, -esce alla ribalta e mentre il pubblico continua ad osannarlo, dice a -se stesso: “Finalmente hai meritato il primo premio!„ E sempre più si -culla in questa dolce illusione, quando il conte di S. Martino tutto -frettoloso lo chiama. “Avanti, Gabriele; il Re ti aspetta nel suo -palco!„ - -Dunque il decreto è già firmato! - -Il D'Annunzio, sicuro, sicurissimo di aver scritto un libro fortunato, -quella notte ebbe sogni d'oro. - -Il pubblico invece appena uscito dal teatro si sentì un po' male. -_La Nave_? ma che cosa è questa _Nave_? che cosa vogliono quelle -diaconesse, quelle croci, quei cori di catacumeni e di Nàumachi, -quelle orgie di eretici e di pagani, quei giudizi di Dio? Il varo è -bellissimo, ma varare una nave, significa comporre una tragedia? - -L'Argentina continua ogni sera a ripetere la solenne funzione; i -critici amici, sapendo per esperienza che bisogna battere il ferro -quando è caldo vanno dicendo che l'entusiasmo cresce sempre per questo -capolavoro. A sentirli, il dramma sarà rappresentato in tutte le -capitali, Parigi, Londra, Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli, New -York, aspettano la _Totus Mundus_! - -Ma che! passati due mesi il termometro scende molto basso. _La Nave_, -dopo un giro per i nostri porti, ritorna in cantiere, con una semplice -menzione onorevole. Invano i fratelli Treves l'hanno istoriata come una -galea, tipo greco. Pochi leggono quei versi, carichi di allitterazioni -e di parole di conio raro. - -Il D'Annunzio però, siate sicuro, non si arrende; tenace, da abbruzzese -vero, tenterà la prova con una nuova opera. _La Nave_ non vi ha -storditi? Ebbene, datemi un po' di tempo; fra un paio di anni, ed anche -meno, vi presenterò una corazzata in tutta regola. - -Ma sento dire che il D'Annunzio _forse che si forse che no_ vuol -lasciare il mare. Il mare è infido, il mare è traditore. Anche le -corazzate di prima classe possono andar giù. - -Lui si è rivolto ai santi. Che si sia rivolto ai santi, sta bene, anzi -è un debito di gratitudine. Chi prende nome e cognome da un angelo, di -tanto in tanto deve ricordarsi del Cielo. Ma _San Sebastiano_, proprio -San Sebastiano, che fu ucciso a colpi di frecce! Attenti: Il pubblico -è bizzarro, il pubblico è sanguinario: potrebbe ripetere lo scherzo a -colpi di... fischi! - -E poi il D'Annunzio non ha pensato che da un momento all'altro possono -succedere tante cose? Forse un bel giorno, chi sa da quale parte del -mondo ci verrà il primo libro fortunato del secolo XX. - -Il D'Annunzio vorrebbe per sè quest'onore, ed è giusto; ma tutta la -schiera immensa dei letterati francesi, tedeschi, inglesi, americani -non hanno la stessa pretenzione? Lavorano in silenzio costoro, senza -colpi di grancassa, senza rinchiudersi in una villa, senza spedire -telegrammi a destra e a sinistra, quando terminano un romanzo o un -dramma; ma la mira è quella. - -E se questo libro ci venisse dal Giappone? Il Giappone si trova nel -periodo di gloria. Forse dopo i trionfi in guerra potrebbe averne -qualcuno nelle lettere. Il pubblico è ben disposto! Ma non facciamo -prognostici; venga pure dalla Groenlandia, sarà sempre ben accetto. Noi -fin da questo momento mandiamo un saluto al fortunato autore. Autore? e -se sarà una donna? Già, potrebbe essere anche una donna. - -Ebbene, all'opera, o figlie di Eva. Fate che la storia possa dire: - -“Il primo libro fortunato del secolo XX fu scritto da una donna!„ - - - - -I libri che si consultano. - - -Le enciclopedie, i dizionarî storici, letterarî, scientifici se ne -stanno a pian terreno nei loro solenni paludamenti, forse un po' -corrucciati, perchè noi raramente vi diamo uno sguardo. Essi sono come -i vecchi dottori di Salamanca, a cui si ricorre nelle grandi occasioni, -per consiglio o per aiuto. - -Si parla, ad esempio, di un autore ignoto, di un'opera sconosciuta, -voi restate come Don Abbondio dinanzi a questo nuovo Carneade. Ma -invece di scartabellare tanti libri, invece di perdere la testa a -consultare storie letterarie o manuali scientifici, invece di ricorrere -al professore B o al dottore C, aprite l'enciclopedia del Boccardo o -del Larousse e sarete subito servito. Qui tutto è sminuzzato e reso -facile, basta sapere le lettere dell'alfabeto per diventare un erudito -d'occasione. Letteratura, filosofia, musica, medicina, sociologia, -astronomia, numismatica, scienze naturali, tutto, tutto è tagliuzzato a -piccole fette! - -Questi libri sono come quei pianini melodici: basta saper girare il -manubrio per gustare un bel pezzo di musica. - -Perciò Benedetto XIV, papa colto e faceto, soleva dire che queste -enciclopedie ci avvezzano al dolce far niente; e quando il Ferraris -gli presentò la sua _Biblioteca Prompta_, quel Pontefice sorridendo -esclamò: “È un lavoro coi fiocchi, ma l'avete scritto per i poltroni!„ - -Il Ferraris, che neppure mancava di spirito, rispose: “Santità, l'ho -scritto per i più!„ - -Non state a sentire nè a Sua Santità, nè a Sua Eccellenza. Hanno -torto entrambi. Che poltroni e poltroni d'Egitto! Le enciclopedie sono -necessarie come il pane. Anzi sarebbe provvidenziale se tutte le opere -voluminose fossero presentate sotto forma di dizionarî. - -Gli storici, ad esempio, specie quelli che la sanno un po' lunga, -dovrebbero imitare il Cantù, il quale, accortosi che la sua _Storia -Universale_ difficilmente sarebbe stata letta da capo a piedi, -nell'ultimo volume dice: “Ho messo un indice alfabetico per facilitare -ai curiosi il modo di trovare un fatto o un giudizio.„ Ma questi -curiosi siamo un po' tutti. Oggi, eccetto pochi, ma pochi davvero, -che si gettano anima e corpo in una data materia ed hanno il coraggio -di leggere, rileggere le opere più voluminose, tutti gli altri non -possono, nè debbono consumare il loro tempo con questi libroni. Ed -è giusto. Leggere una storia di trenta, quaranta volumi! Dovreste -lasciare tutti i vostri studii, seppellirvi in casa, correre dieci -leghe all'ora per compiere la traversata in due o tre mesi. E dopo? -dopo ne sapreste meno di prima. È come fare il viaggio del mondo in -ottanta giorni: si vince la scommessa, ma di questa corsa vertiginosa, -pazzesca non restano che poche impressioni e molta stanchezza. - -Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la _Storia Naturale_ -del Buffon. La divorai in un mese. Ma lo credereste? Mi lasciò nella -mente una confusione indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli, -orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta cognizione scientifica, -anzi avevo dimenticato financo gli elementi di zoologia, imparati al -ginnasio! E perchè? Questi lavori colossali sono dei cibi indigesti -che bisogna mettere nello stomaco senza avidità e fretta: a volerli -ingoiare così alla diavola si corre il rischio di una indigestione. - -Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono. - -Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non hanno la _Divina Commedia_, -non hanno i _Promessi Sposi_, non hanno le _Poesie_ del Carducci, non -hanno il _Vocabolario della lingua italiana_, neppure il _Barbanera_, -neppure il _Libro delle dodici trombe_, ma la _Patria_, che costa la -miseria di trecento lire, sì; ma gli _Usi e i costumi dei popoli_ che -costano quasi il doppio, sì. - -E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi siamo restii ad -acquistare libri utili, che costano poche lire e poi con la più grande -disinvoltura compriamo tante opere che costano un occhio e che servono -solo per ornamento. - -Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona questi libri! - -Il processo è semplicissimo. - -Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica dell'Italia? -ne scrive a una decina di scienziati, divide loro la materia, e dopo -cinque o sei mesi l'opera è compiuta. - -Così nacque la _Patria_, la _Storia della Letteratura Italiana_, la -_Storia delle Grandi Scoperte_, il _Secolo XIX nella vita e nella -cultura di tutti i popoli_, ecc, ecc. - -La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili. Vi dà trenta grossi -volumi tutti una volta e si contenta di due lire al mese. Diavolo! due -lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se abboccate all'amo! Ogni -primo del mese vi vedrete piovere in casa quei signori commessi. Come -sono puntuali e furbi costoro! Sanno di riuscire importuni, ma fingono -di non accorgersene; vi stringono la mano con ostentata effusione di -animo, vi lasciano i nuovi fascicoli, ricevono le poche lirette e via. -Ogni mese è questa canzone: complimenti, fascicoli, denari! - -Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli ingombrano la sala: -ne trovate sulle sedie, sulla credenza, sulla scrivania, sul divano, -sulla poltrona: sono sparsi un po' dovunque. - -Occorre un'altra spesa: bisogna rilegarli, vestirli da gran signori. -Con santa pazienza li raccogliete, li mettete in ordine e li -mandate alla legatoria. Un dopo pranzo, mentre ve ne fate i chilo -leggiucchiando il giornale, siete scosso da un vocione: — - -— È permesso? - -“Avanti!„ - -La porta si apre. Entra il legatore, entra un tarchiato giovanotto, con -una grande cassa sulle spalle. - -— Riverisco, signore. Le riporto i libri. Ho fatto un lavoro a modo, -sa': pelle e oro. Del resto l'opera lo meritava. Quelle tavole fuori -testo... — - -“Bravo, bravo!„ - -Lui però vi vuol far vedere con gli occhi che quell'oro è fino, che la -pelle è lucidissima, che il taglio è accurato. Voi approvate, sorridete -e vi congratulate del bel lavoro. - -Ma strano, dopo che quel signore è andato via, vi assale una specie -di rimorso. Perbacco! quest'opera vi costa quasi trecento franchi. E -dire che quest'anno la vostra signora non è andata ai bagni, perchè le -finanze...; e se lo sapesse? Ma oramai non c'è più rimedio, il delitto -è consumato. Voi tentennando la testa mettete questi libroni luccicanti -di oro nello scaffale, esclamando con un sospiro: “Riposate in pace!„ e -vorreste aggiungere, se non fosse irriverenza: - -— Restate nella vigna a far da pali! — - - - - -I decaduti. - - -Fanno compassione, poveretti! Piegati, laceri, con carta ingiallita -dal tempo, stanno là, in un angolo remoto, quasi nascondendosi -allo sguardo. Non li avete comprati voi, sono libri di famiglia che -ricordano altri tempi e altri gusti. Li avete trovati in casa e li -conservate per rispetto ai vostri nonni. - -Leggerli? È più il tempo di prendere in mano i romanzi di Madama -Radcliffe, del Durange, del Visconte D'Arlincourt? - -Eppure questi libri, che vi danno un senso d'ilarità, un giorno furono -chiamati gl'_immortali_, gl'_insuperabili_. Cento critici a battere le -mani, cento editori a seminarli per il mondo! - -Nelle sere d'inverno il nonno leggeva ad alta voce _Celestino_ ovvero -gli _Assassini di Ercolano_. Un capitolo, un altro, un altro; si -arrivava fino alle undici, fino a mezzanotte e nessuno fiatava. Voi -accovacciato sulle ginocchia materne stavate ad ascoltare a bocca -aperta. Che paura, che brividi! Quegli sgherri vi stavano sempre -davanti minacciosi, pronti a sgozzarvi! - -Ed il _Cimitero della Maddalena?_ Quante lagrime non fece versare alla -vostra buona nonna? La poveretta ne era innamorata: lo sapeva quasi -tutto a memoria ed ogni giorno ne raccontava una scena ai nipotini. - -E non solo in casa vostra, ma in tutte le famiglie, c'era tale -entusiasmo. Il _Cimitero della Maddalena_ fu tradotto in tutte le -lingue e in tre anni, solo a Londra, trenta edizioni. - -Oggi, silenzio. Chi legge più il _Solitario_, il _Rinnegato_, il -_Melmod, l'uomo fatale_, il _Taddeo di Varsavia_? Quale editore -ha vaghezza di tentarne la ristampa? Ieri sugli altari, oggi nella -polvere. - -Ma non li disprezziamo: su quelle pagine, che a noi sembrano fredde, -scipite, ha sospirato, ha pianto un intera generazione. Noi, ricchi di -scienza e poveri di fede, abbiamo dato il bando a quella letteratura -romantica, troppo ingenuamente sentimentale, che commoveva, senza -corrompere, che faceva piangere, senza sconfortare. - -Il gusto cambia, ma non sempre migliora! - - * - * * - -Mentre questi poveretti, rassegnati alla propria sorte, vi chiedono la -carità di uno sguardo, si fanno avanti i superbi eroi del passato. - -Ecco in grandi e ricche edizioni illustrate il _Conte di Montecristo_, -i _Tre Moschettieri_, i _Misteri di Parigi_, l'_Ebreo Errante_. - -Chi non ricorda l'entusiasmo che suscitarono in Europa questi romanzi -strani, fantastici, pieni di avventure curiose? Venivano riprodotti -sulle scene fino alla sazietà, e chi non sapeva leggere, o non poteva -comprarli, andando con pochi soldi al teatro, ne sapeva quanto voi. -I personaggi entravano financo nella moda e non mancarono i cappelli -“alla Montecristo„, le salse “alla D'Artagnan„, i liquori “Anna -d'Austria„. - -Gli eroi di Omero e del Molière cedevano il posto ai Tre Moschettieri e -al Padre Rodin. - -Specie il Dumas, questo Alessandro Magno del romanzo cavalleresco, -ammaliò tutta l'Europa. Si racconta che quando apparve per la prima -volta il _Conte di Montecristo_ su un giornale parigino, il popolo -francese andò addirittura in delirio per la fantastica e viva -creazione. La settima puntata terminava proprio con quelle parole. “Il -mare è il cimitero del castello d'If.„ - -La sera in tutti i ritrovi non si parlava che di Dantes. Come si -salverà? Alcuni la notte non potettero dormire, si spinsero fino alla -redazione del giornale per leggere il seguito del romanzo; e la mattina -la nuova puntata andò a ruba. Un arguto cronista di quel tempo nota, -con una forte dote di causticità: “Se in quel giorno il giornale non -avesse pubblicato il seguito del romanzo, a Parigi ci sarebbe stata una -rivoluzione!„ - -E il Guerrazzi? Arrivavano di nascosto i suoi romanzi rivoluzionari, -ardenti di patriottismo, che sembravano scritti in un campo di -battaglia, tra il fumo della polvere e il grido angoscioso dei vinti. -Si parlava segretamente di queste torpedini, lanciate alla vigilia -della rivoluzione. Non si mangiava, non si dormiva per divorare la -_Battaglia di Benevento_, l'_Assedio di Firenze_! - -Si parlava pure delle tragedie di un _certo_ G. B. Niccolini: si -vociferava che il Le Monnier, un editore toscano, per sfuggire la -censura granducale, le aveva fatto stampare a Marsiglia, facendole -entrare poi nella dogana di Firenze, dentro balle di zucchero. Che -tragedia! Che versi fiammeggianti e incendiari! Specie l'_Arnaldo da -Brescia_, una mina: avrebbe mandato per aria il Vaticano! - -Ma oggi, rinnovati gusti, costumi, ideali, i libri dei Dumas, del Sue, -del Guerrazzi, e di tanti altri non attirano più, nè si leggono con -entusiasmo: essi ricordano un tempo lontano lontano, eppure non sono -passati che cinquant'anni! - -Altri libri invece che al loro apparire furono lapidati a sangue da -una critica maligna e pettegola, o accolti fra la comune indifferenza, -nulla perdettero del loro pregio, anzi con i secoli acquistarono nuova -vitalità! - -Vedete: il Shakespeare è più giovane del Sue; il Goethe più moderno -del Dumas e del Montepin; Omero ci appartiene più del Guerrazzi! Chi -disse che il _Furioso_ fu scritto il 1516? Nossignore. Fu scritto ieri: -Orlando è più giovane di D'Artagnan. - -Nè vale il dire che il Shakespeare scrisse tragedie e Dumas romanzi. Il -tempo, il gran giustiziere, non vuol sapere quale genere letterario voi -trattate: romanzi, tragedie, poemi, il tempo premia l'arte e solo ai -veri artisti apre le porte dell'immortalità. - -In un anno l'_Ebreo Errante_ ebbe cento edizioni e ridotto in dramma -fu rappresentato in tutti i teatri grandi e piccoli. È vero, tale -entusiasmo non destarono le tragedie del Shakespeare; in un anno non -ebbero cento edizioni. Ma oggi, dopo quattro secoli, sapreste dirmi -quante edizioni hanno avuto, quante ne avranno? L'_Ebreo_, dopo -quell'effimero successo non errò più, nè fu più visto; ma Otello, -Amleto, Giulietta e Romeo, vivono, vivranno più di noi, più dei nostri -figliuoli! - -Guai a chi segue la moda, a chi accontentandosi dell'applauso, trascura -l'arte. La moda è capricciosa, bizzarra, traditrice. Oggi vi esalta, vi -osanna; domani vi calpesta, come un cencio! - -Scrittori moderni, attenti! Se i vostri libri non hanno quell'_aroma, -conservatore dei pensieri_, di cui parla il Giordani, il tempo farà la -sua giustizia! - - - - -I libri con ritratti. - - -Quest'onore dovrebbe essere riservato ai poeti, ai filosofi, agli -storici di prima forza. Solo essi hanno il diritto di mettere innanzi -ai loro libri il proprio ritratto, come per dire al lettore: “Io sono -qui!„ - -Ma poichè ognuno si crede — _modestamente_ — una gran cosa, ecco che -molti libri portano il ritratto dell'autore. - -E non parlo solo de' libri moderni. L'uomo è stato sempre uomo. Fin -nelle antiche, antichissime edizioni di storia, di commedie, troviamo -la riverita effigie dei Reali Istoriografi e Commediografi, con la -enumerazione di tutti i titoli accademici. Però questi ritratti antichi -sono bizzarri e spesso ridicoli. Che posa! che atteggiamenti! Sembrano -malati che vanno all'ospedale; masnadieri dall'occhio truce, che -nascondono, sotto il mantello, la carabina e il pugnale. - -Alcuni, con i capelli irti, con un cipiglio sinistro e minacciante, -vi fissano maledettamente gli occhi addosso e par che dicano: “Avrai -da fare con me!„; altri, con lo sguardo languido, con il volto -pallidissimo, con un gran fazzoletto al collo, chiedono pietà e -misericordia altri, grossi, paffuti, rubicondi — come canonici, vecchio -tipo — con i capelli inanellati, con ricco corsetto, con due orecchini -luccicanti, se la ridono saporitamente, come per dire: “Lettore, senti -a me: mangia e bevi, e brucia tutti i libri!„ - -In generale nei ritratti antichi c'è molta posa e poca espressione. -È vero che la fotografia era ancora di là da venire; è vero che non -tutti potevano, come Dante, trovare un Giotto; ma, farsi dipingere in -quell'arnese, è troppo! - -Almeno il Valletta, buon'anima, vedendo che la sua effigie, messa come -sentinella davanti alla _Iettatura_, poteva scambiarsi per uno spettro, -l'accompagnava con quattro versi, che starebbero bene a moltissimi -_frontespizî_ dell'uno e dell'altro sesso. - - Non è Seneca svenato, - Non è Lazzaro risorto; - È Valletta in questo stato, - Mezzo vivo e mezzo morto. - -Ma perchè farsi dipingere in una posa così strana e sgradevole? Se -siete poeta, storico o filosofo insigne, sarete giudicati dalle opere e -non dall'atteggiamento sinistro, dai lunghi capelli, che vi scendono in -due fila, fin su le spalle. I capelli furono necessarî solo a Sansone, -e la storia non ci ha mai detto che il genio si misura dalla chioma. - - Parrucca o non parrucca, - Chi nacque zucca, sarà sempre zucca! - -Questa verità cominciò a farsi strada e gli scrittori divennero un -po' più ragionevoli, quando _posarono_. Da banda le parrucche, gli -orecchini, i fazzoletti banderuole! Lo sguardo più composto, i capelli -più ordinati. - -Anzi, alcuni poeti ebbero un'idea originale: vollero abbozzare la -propria effigie in un sonetto. E che? Non si è sempre detto che il -poeta dipinge e colorisce? Dunque se sa dipingere gli altri, non sa -dipingere se stesso? - -Il primo esempio lo dette l'Alfieri. - - Capelli or radi in fronte e rossi pretti - Lunga statura e capo a terra prono. - Sottil persona in su due stinchi schietti - Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono: - Giusto naso, bel labbro e denti eletti - Pallido in volto più che un re sul trono. - -Seguirono il Foscolo e il Manzoni, e dopo.... la turba. Ma questi -ritratti _a penna_ si rassomigliano tutti: la stessa struttura, gli -stessi profili. Le due quartine se ne vanno per misurare la fronte, -il naso, la bocca, il petto; per farvi sapere il colore dei capelli, -degli occhi, del volto; per decantarvi la qualità extra dei denti, -per misurarvi la statura. Le terzine vi informano delle doti morali. -Sono tutti _ricchi di virtù e di vizî_ i nostri poeti! Tutti _sobrî, -schietti, leali; irruenti_, sì, ma non _maligni: alteri_, ma non -_superbi: or duri, or pieghevoli, or acerbi, or miti_: ma il cuore! il -cuore è _buono_, il cuore è _generoso_, il cuore è _nobile_! Più che un -ritratto, è dunque la presentazione che il poeta fa di se stesso. Non -dice che è bello, ma lo lascia supporre; non dice che è un genio, ma -nell'ultimo verso qualche cosa l'accenna, così di sfuggita. - -L'Alfieri domandava a sè stesso: - - Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai. - -Com'era furbo! Egli lo sapeva prima di morire, anzi lo andava ripetendo -a chi non voleva saperlo! - -Il Foscolo, termina da pessimista: - - Morte sol mi darà fama e riposo; - -poi corregge: - - E da morte aspettar fama e riposo - -ritocca di nuovo: - - Forse da morte avrò fama e riposo. - -Moralità della favola: voleva la fama, e noi gliel'abbiamo data; -speriamo che avesse avuto anche il riposo! - -Ma dite la verità: dopo aver letto, riletto queste quartine e terzine, -siete forse riuscito a vedervi davanti la figura del poeta? Eh! i -ritratti si fanno col pennello. Ognuno al suo mestiere. Non tutti i -poeti sono come Michelangelo e Salvator Rosa! Fortunatamente anche -questo vezzo è passato di moda. Dopo il Manzoni, nessuno volle -rinchiudersi in un sonetto. - -Ed oggi i nostri scrittori si fanno dipingere così alla buona, senza -sussiego magistrale, senza quell'atteggiamento, pietoso o sinistro. - -Vedete: il De Amicis veste come voi, ha i baffi come voi e vi guarda -con una grazia amabilissima. Sul volto del Fogazzaro voi leggete tutta -la serenità dell'anima sua. Com'è simpatico il Panzacchi, il Graf, -il D'Ancona, il D'Ovidio, il Martini! Qua la mano: voi siete amici di -casa! - -Ma attenti, attenti; non tutti sono disposti a stringervi la mano. Lo -Zanichelli, innanzi alle Poesie del Carducci ha messo due ritratti del -Poeta. Il Carducci a 30 anni, il Carducci a 70 anni. Il primo sembra un -uomo mezzo rimbambito e pare che allora allora voglia domandarvi: “Che -cosa è successo?„; il secondo ha tutta l'aria di un domatore, il quale -gridi alla belva-pubblico: “Silenzio, io sono il primo poeta!„ - -Il D'Annunzio invece col capo chino, con gli occhi da asceta, sembra -che vada snocciolando Avemarie. Un suo ammiratore, Carlo Villani, dopo -avergli cantato il _Te Deum_ sulla _Vita Italiana_, gli diceva: “Tu -sei grande, il tuo nome suona dall'uno all'altro mare, alza, alza la -fronte!„ No; il D'Annunzio continua a tenere il capo a terra prono, -forse... per far meglio osservare il suo cranio lucido, eburneo! - -E il Rapisardi? Dio mio, ha un gusto matto a comparire come un -masnadiere. Con quella cera sinistra, con quel cappello a cencio -alle ventitrè, sembra un bandito siculo-calabrese. Gli manca solo -lo schioppo per essere qualificato come uno zio paterno di Giuseppe -Musolino. Eppure il Rapisardi — a quanto dicono i suoi scolari — è un -agnello tutto cuore, tutto bontà! - -Si hanno queste sorprese. Il Pascoli, ad esempio, è un poeta caro -assai. Che versi! che dolcezza! Dovrà essere una figura serafica la -sua, un tipo alla Bellini. Toh! un bel giorno vi cade sott'occhio il -suo ritratto. Santo Iddio, com'è borghese! Il Pascoli ha tutta l'aria -di un negoziante di coiame! Che peccato, scrive così bene! - - * - * * - -Non tutti i libri portano il ritratto dell'autore. - -Avete mai visto dinanzi all'_Iliade_ o all'_Odissea_ l'effigie -di Omero? Omero? ma è veramente esistito Omero? Alcuni dicono sì, -altri, no; infine di accordo — in sezioni riunite — gli storici hanno -proclamato l'esistenza di Omero! Benissimo. Ma era un bell'uomo? Chi lo -sa? Gli Zeusi e i Parrasii di quel tempo pensavano a dipingere grappoli -d'uva per ingannare gli uccelli, senza ricordarsi che un poeta di -quella forza meritava un ritratto a grandezza naturale. - -Nel Museo di Napoli molti e molti anni fa — ero studente allora — -mi fu mostrato un busto con un barbone patriarcale e con un paio di -occhi grossi quanto due uova sode. Nessuna espressione, nessuna grazia -nei lineamenti. “Ecco Omero!„ mi disse la guida. Omero! Avrei voluto -rompere quel busto e gridare come un pazzo: “Questi non è Omero, poeta -sovrano!„ Ma non feci nè l'uno, nè l'altro e mi ritirai a casa. - -Lo credereste? quel busto mi si è talmente fitto nella memoria -che appena apro l'_Iliade_ me lo vedo davanti. Leggo il bellissimo -episodio di Ettore e di Andromaca? Sul più bello, proprio quando l'Eroe -Troiano, quasi presago della sua prossima fine, prende fra le braccia -il caro pargoletto, mi veggo presentare quel _coso_! L'_Iliade_ è un -capolavoro, ma, dico la verità, alle volte faccio a meno di rileggere -qualche canto, per non vedermi quel brutto ceffo, che mi fa rabbia! - -Ho voluto riportare quest'aneddoto, per dire con argomento di prova che -spesso un ritratto, messo innanzi ad un libro, fa acquistare simpatia o -antipatia, non solo per l'autore, ma anche per l'opera. - -Quante volte, vedendo un ritratto che fa paura, non avete chiuso -subito il libro esclamando: “Com'è brutto!„ Invece se alla prima pagina -trovate la figura di un bell'uomo, voi dite subito: “Vediamo un po' che -vuole costui!„ - - * - * * - -Certi editori meriterebbero tre anni di reclusione. Perchè? perchè -guastano l'effigie dei nostri letterati. Una Casa Editrice di Milano -intraprese, molti anni fa, la pubblicazione delle opere complete del -Shakespeare, del Byron, del Monti, del Foscolo, del Manzoni, e credendo -di far cosa grata, volle aggiungervi anche i ritratti. Poveri poeti, -dipinti con cannello di bracia! Il Shakespeare sembra uno scimunito; il -Manzoni è addirittura senza naso, mentre ne aveva abbastanza di naso — -e naso fino! — lo Schiller più masnadiere dei suoi _Tre Masnadieri_; il -Goethe un ubbriaco che va barcollando; il Pellico, un allampanato con -una coppia di occhiali sul naso così grossi, da non potersi sostenere, -tanto che il poverino par che dica: “Mi cascano! mi cascano!„; il -Metastasio è un bambolone degno di quel paese. - -Ma, Dio benedetto, occhi ne avete? Sono ritratti questi o caricature? -Un po' di rispetto ci vorrebbe! - -E il bel vezzo continua. L'anno scorso nelle nostre scuole secondarie, -fu adottata un'antologia italiana di A. Nota e P. Fontana, dal titolo -_Pagine gaie e Pagine forti_. Non conosco questi due egregi professori -e non so dirvi quindi chi sia più _allegro_ e chi più _robusto_. Posso -dirvi però che quest'antologia ha molti pregi. Prima di tutto, due -prefazioni. La _prefazione degli altri_, — una selva di massime, di -sentenze, di proverbi, di motti, in latino, in francese, in italiano -— che si apre con Salomone e si chiude con Leonardo Bianchi, ex -ministro della Pubblica Istruzione. La _prefazione nostra_, con cui i -compilatori fanno sapere che in Italia mancava un libro gaio e forte, -tanto necessario ai nostri giovani. “La maggior parte delle antologie -— essi dicono — tutti ninnoli e fronzoli, immagini e forme, si aggirano -tra ospedali, manicomî e galere. Il nostro libro invece tratta di cose -gaie! Via, via il _Gobbo di Peretola_ e tutti quei brani che parlano di -ciechi, di zoppi, di storpi, di sordi!„ E per quattro pagine continua -il panegirico di questa nuova cura ricostituente, a base di pillole -classiche. - -Secondo pregio. “L'editore Sandron, per rendere più suggestiva l'opera -nostra, ha voluto ornarla di una graziosissima galleria di ritratti.„ E -in verità, ogni pezzetto di prosa o di poesia tiene a fianco l'effigie -del suo padrone. Ma che ritratti! Il De Amicis sembra allora allora -uscito dal bagno: batte i denti dal freddo e i capelli sono ancora -inzuppati d'acqua; il Ferrigni (Yorik) aggrinza il naso, come se gli -avessero cacciato sotto un barattolo di ammoniaca; il Poliziano, un -vero buffo da teatro, con cappello a casseruola e con un naso lungo -un metro; l'Alberti, una mummia; il Boccaccio, una monaca... di Monza; -il Giusti tutto peli; il Tassoni un bravaccio. Il Guerrazzi soffre ai -molari di destra, l'Albertazzi, il Berni, il Pindemonte, il Botta hanno -bisogno di pillole Pink! - -Ecco la geniale galleria, di cui bisogna essere grato all'editore -Sandron. Solamente vorrei dire a questo signore: “È da gentiluomo -deturpare così barbaramente tanti poveri cristiani?„ - -Potrebbe rispondere che duecento ritrattini a modo costano una bella -somma. Siamo d'accordo; ma quando non è possibile una riproduzione -discreta è meglio farne a meno. Di cose brutte ne abbiamo già tante! - - * - * * - -I signori poeti, non contenti di scambiarsi contumelie e sonetti con -una coda più o meno lunga e indecente, spesso appiccicavano dei versi -sotto il ritratto del collega. - -Il Foscolo, ad esempio, vedendo che il Monti gli aveva rotto l'uovo -in mano con la traduzione dell'_Iliade_, arse di ira, _non santa_, e -scrisse a pie' di un ritratto dell'avversario: - - Questi è Vincenzo Monti cavaliero, - Gran traduttor dei traduttor d'Omero. - -La stoccata era terribile, tanto più che fra i due non correva buon -sangue; e il Monti rispose con quattro versi, meno famosi: - - Questo è rosso di pel, Foscolo detto. - Sì falso, che falsò fino se stesso, - Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto: - Guarda la borsa se ti viene appresso. - -Qui c'è fiele, non arte. - -Due secoli innanzi un'altra coppia, uno storico e un poeta, tutti e due -arnesi da galera, si scambiarono lo stesso complimento, in una forma -triviale e villana. Aprì il fuoco il Giovio. Scrisse sotto l'effigie -dell'Aretino: - - Questi è Pietro Aretin, poeta tosco: - Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo, - Scusandosi col dir: “Non lo conosco.„ - -E l'Aretino, maestro nel genere, gli rispose subito per le rime: - - È questi Giovio, storicone altissimo: - Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino. - Scusandosi col dir che gli era prossimo. - -Trenta anni fa il brutto giuoco fu lì lì per ripetersi tra il Carducci -e il Rapisardi. Contumelie se ne dissero. La Curia di Bologna scomunicò -il catanese: il cantor di Satana e il cantor di Lucifero si morsero -come due mastini: e continuerebbero a mordersi, se il Carducci non -se ne fosse andato al Limbo a godersi l'eternità con Omero, Orazio -e Lucano! Oggi non c'è più da temere. I nostri poeti sono amici e si -scambiano cortesie a non finire. Anzi il Pascoli e il D'Annunzio si -chiamano _fratelli_. Non lo dico per celia: alla morte del Carducci, -il Pascoli telegrafava al _fratello_ Gabriele, e questi al _fratello_ -Giovanni. - -Ma, Dio ne liberi! La prima lite micidiale avvenne proprio fra -due fratelli. Il Pascoli sembra un agnellino, ma è sempre poeta. -Ricordatevi che il Tassoni voleva aggiungere alla litania di tutti i -Santi: _ab ira poetae libera nos, Domine_! - -Ma non facciamo gli uccelli di mal'augurio! Il D'Annunzio e il Pascoli -diranno ai posteri che la poesia affratella. - - * - * * - -Nostro Signore Gesù Cristo, a quanto ci dice la tradizione e la lettera -del proconsole Lentulo, era bello, molto bello. Il suo volto incantava, -i suoi occhi avevano un fascino irresistibile. Che sguardo! che -atteggiamento! - -Ma si può dire lo stesso di certi suoi ministri? - -È un fatto innegabile. I sacerdoti, senza pensare che _in medio stat -virtus_, amano gli estremi: o magri allampanati, o pingui come botte. I -monaci preferiscono la seconda forma, i preti la prima. - -Ricordo di aver visto nella biblioteca del Seminario di Salerno un -grosso volume, in foglio, pubblicato a Venezia nel 1823. A destra -il titolo: _Le victorie della Religione Cattolica, ossia i Trionfi -dell'Apostolato_, a sinistra il ritratto dell'autore. Dio mio, che -ritratto! Scarno, stecchito, con gli occhi vitrei, con la bocca -semi-aperta, con gli zigomi sporgenti pareva come se volesse dire: -“Portatemi all'ospedale, io muoio!„ Mi venne da ridere e chiusi subito -il libro. Ma guarda un po' che pretenzione! Voler parlare di _victorie_ -mentre non si ha neppure la forza di muovere un dito. Se mi fossi -trovato a Venezia nel 1823 avrei detto a quel reverendo: “Padre, lasci -stare i _Trionfi_. Scriva piuttosto, per lei e per tanti poveretti, -che si trovano nelle medesime condizioni di salute, un buon apparecchio -alla morte!„ - -Rovistando in una antica biblioteca di un convento, ebbi un'altra -sorpresa. Proprio a fianco a _La Carità Cristiana_ del Muratori, scorgo -un bel volume, rilegato in rosso e con fregi in oro. La curiosità mi -vince; l'apro e mi vedo davanti il ritratto di un monacone, con due -gote rubiconde, che tirandosi fin su la gola, formavano una grossa -pappagorgia. Non si vedeva che il volto, e la metà del petto; ma se -dobbiamo seguire in tutto il sistema socratico — _invisibile a visibili -arguitur_ — immaginate che specie di ventre e compagni doveva averci -sotto! - -Di che cosa parlava questo beato, beatissimo figlio di S. Francesco? - -Ecco il titolo del volume: - - _De jejunio quadragesimali - succincta explicatio - ad intelligentiam omnium fidelium - facili methodo - conscripta._ - -Sì, questo cuor contento, dal peso di un quintale e mezzo, ebbe il -coraggio di parlare di digiuni e di astinenze! - -Non so come l'Autorità Ecclesiastica, così rigida e severa nella -revisione dei libri, abbia potuto permettere quel ritratto. No; quel -ritratto doveva assolutamente essere messo all'_Indice_. Voler parlare -di digiuno e presentarsi in quel modo così provocante! Il lettore -ha tutto il dritto di esclamare: “Questo padre Leonardo da Pericarpo -predica bene e mangia meglio!„ - -Per la salute dunque delle anime e per la dignità della Chiesa -è necessario che i censori diocesani e la Sacra Congregazione -dell'Indice, diano da oggi in poi un'occhiata anche ai ritratti. -Certi monaci non dovrebbero farsi dipingere in tutta la pienezza della -loro grazia. Quella grazia è tutt'altro che edificante: dà il cattivo -esempio! - -Questa lezione però valga per tutti. - -Oggi molti autori — piccoli e grandi — si fanno piantonare dinanzi -all'uscio dei loro libri per attirare di più il lettore. Ma attenti! -Prima di dare questo passo pensateci bene. Se avete un volto da buon -cristiano, fatevi avanti: quel ritratto vi fa acquistare un po' di -simpatia, specie nel campo femminile; se invece, per vostra disgrazia, -appartenete alla famiglia dei due sullodati reverendi, per l'amor di -Dio, non vi fate vincere dalla tentazione! Il lettore accoglierebbe con -una sonora risata voi e... il vostro libro! - - - - -Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi! - - -Brutti nomi, non è vero? Ma pazienza, oggi c'è il vezzo di ricorrere -sempre alla lingua greca. Ci ricorrono i medici, quando dopo tante -analisi arrivano — beati loro — a scoprire nuove malattie; ci -ricorrono i chimici-farmacisti per dare un nome domenicale a quelle -miscele solide o liquide, più o meno dannose alla salute pubblica; -ci ricorrono gli ingegneri, ci ricorrono i matematici, i fisici; i -letterati potrebbero restare indietro? Essi più degli altri debbono -essere ossequenti all'Alma Grecia. E se questa povera madre è ridotta -a chiedere protezione alle sue figliuole per non cadere nelle mani de' -Turchi, le resta però il vanto di dare il nome di battesimo a tutte le -cose nuove, o che si presentano come tali. - -Strano! Proprio oggi che si vuol mettere fuori dalle nostre scuole il -greco e tutto il bagaglio classico, noi siamo addirittura _ingreciati_. - -Le parole francesi si usano, ma con una certa parsimonia; le inglesi, -le tedesche, con una certa timidità; con le parole greche invece -giubileo perpetuo. Tutti ne possono usare a sazietà. Per fino sulle -porte de' negozî vengono incisi, a grandi caratteri, paroloni greci. - -Un tempo, per dirne una, sul frontespizio di certe botteghe si -leggeva: occhiali, canocchiali, binocoli; oggi, _lenti periscopiche, -isoperiscopiche, iptometri, optalmoscopii_. E chi non ha avuto -la disgrazia d'ingoiare a suo tempo la grammatica di Curtius, è -costretto a leggere scandendo queste parole, senza capirne affatto il -significato. - -Noi non siamo pedanti; alle cose nuove un nome bisogna darlo, come -diceva la buon'anima di Giovan Santi Saccenti: - - Dobbiam forse aspettar che torni Dante - A insegnarci chiamar la cioccolata, - Il the, la paladina, il guardinfante? - Cosa che viene in uso alla giornata - Bisogna ben che un nome le si ponga, - Perchè si sappia come va chiamata; - -ma ricorrere alla lingua greca per tutti i bisogni, grandi, piccoli e -medî, non è una bella cosa. - -“Non sarà una bella cosa — esclamano alcuni — però c'è grande economia. -La lingua greca è economica, non ciarliera come la nostra.„ - -È vero, ma l'uomo ha fatto mai economia di parole? Facciamo qualche -volta economia di tempo, di danaro, di buone azioni; di parole, no. -La cicala canta tre soli mesi, quando il caldo le va alla testa; noi -cantiamo tredici mesi all'anno giorno e notte. E se il Signore non ci -avesse donata una gola di prima qualità, a venti anni dovremmo esser -tutti rauchi, tanto abuso si fa di questo povero organetto! - -E poi, pensandoci bene, non credo che la lingua greca sia economica. -Sentite: “l'aver paura di viaggiare sulle strade ferrate„ si dice -_siderodromofobia_. Immaginate ora che un povero diavolo e per giunta -un po' balbuziente — i balbuzienti, come a farlo apposta, si espongono -di più a certi pericoli! — voglia dire appunto in linguaggio illustre -che ha paura delle strade ferrate. Non vi garantisco se il poveretto, -economicamente, possa mettere fuori in mezz'ora e sana e salva la -simpatica parola _siderodromofobo_! - -Ma vedi un po', parlando di strade ferrate sono uscito dalle rotaie. -Chiedo venia e mi metto in moto. Del resto ognuno parli e scriva come -vuole. Per parte mia se le parole greche vi urtano, vi autorizzo a -cancellare quelle tre che ho scritto in testa al presente capitolo. - -Io intanto entro in argomento. - -Bibliomane è quel modesto idolatra di buona fede che passa la vita -a raccogliere libri, a far collezioni di opere rare, siano o no -pregevoli. - -Che brutta malattia è quella delle collezioni! - -Chi raduna francobolli, chi medaglie, chi bastoni, chi bottiglie, chi -pipe, chi sugheri. Si vedono uomini, divorati dai debiti, che pensano -a comprare quadri antichi; pazzi, che consumano patrimoni vistosi, per -possedere tabacchiere di re e papi; infelici, che non hanno un tozzo -di pane e cercano autografi illustri e non illustri. Un tale — peccato -che il Müller non ce ne dica nome e cognome — spese la bella somma di -quattro mila lire per acquistare — indovinate un po' — una lettera -del padre di Schiller. Che cosa importasse a quel signore un pezzo -di carta, scarabocchiato dal padre oscuro di un uomo illustre, lo sa -Iddio! A Parigi un altro signore comprava per 25 sterline un recipiente -molto... intimo, di cui si era servito il Byron per parecchi anni, -specie la notte! - -Noi le chiamiamo manìe dello spirito umano, debolezze innocenti e -puerili, ma sono invece delle vere passioni, che spesso apportano -conseguenze deplorevoli e fatali. - -Il Descuret parla di un ufficiale di marina a riposo che s'era dato a -raccogliere fagioli. “Ha molte cassette piene di questi legumi; tali -cassette son divise in spartimenti, suddivisi in una gran quantità di -cellette. A destra fagioli rossi, a sinistra i bianchi, qua i grigi, -là i misti, i variegati, i brizzolati; altrove i tondi, gli ovali, -quei fatti a losanga, i microscopici, finalmente i giganteschi. Venti -volte al giorno costui, d'altronde istruito e di carattere serio, va -ad aprire ciascuna cassetta, poi la richiude per aver il piacere di -riaprirla. E così apri e chiudi, chiudi e apri, i suoi antichi travagli -vanno in oblìo, tutti i suoi dispiaceri divengono un nulla, quando -gode la felicità di contemplare i diletti fagioli.„ Beato lui, che si -accontenta di fagioli! - -Ma il poveretto ha un'altra debolezza: adora i bottoni militari. -Che volete? quei gingilli gli ricordano forse gli anni del glorioso -servizio. N'è pazzo e spende qualunque somma per arricchire la sua -collezione. Una mattina, mentre se ne sta alla finestra, vede brillare -qualche cosa sui calzoni di un uomo mal vestito. Corbezzoli! lui -non s'inganna: è un bottone di uniforme, un bottone che manca alla -sua ricca serie. Lesto lesto scende le scale e si precipita su quel -disgraziato. - -“A te, quanto t'ho a dare per questo bottone?„ - -— Ma, signore — esclama maravigliato l'altro — questo bottone? e perchè -vuole questo bottone? Io non lo vendo. - -“Come, non lo vendi! Tu lo devi vendere, tu lo venderai, io lo voglio, -io ne ho bisogno; eccoti cinque franchi!„ - -“Che pazzìa è questa, signore! Io non lo vendo.„ - -“Eccotene dieci!„ - -— Ma si tenga il suo danaro, io non vo' vendere il mio bottone. - -“Quindici!„ - -— Ma, signore.... - -“Ah! tu non vuoi fare a modo mio?„ e in un attimo rovescia a terra il -malcapitato, gli strappa il bottone e via a gambe. - - * - * * - -Ma la più estesa, la più seducente, la più rovinosa è la manìa dei -libri. Il bibliomane non legge i suoi libri, non li sottopone ad alcun -giudizio, li compra a balle, li accatasta nelle sue camere, ed è capace -di dar fondo a tutti i suoi risparmi pur di aggiungere scaffali a -scaffali. - -La storia ci parla di un certo Andreoli De Orchis, che vendette tutti -i suoi beni per comprare libri; ci parla di un certo Semphort, che -divenne ladro e finì la vita in carcere per i benedetti libri. - -Ma io credo che il vero tipo del bibliomane, puro sangue, sia il -Boulard. In lui si riscontrano tutte le fasi di questa terribile -malattia. Onesto e intelligente notaio, era stimato moltissimo a -Parigi; ma appena potè cedere il posto al figliuolo maggiore, si dette -forsennatamente a raccogliere libri. - -“Una parte del giorno — scrive il Descuret — la passava presso i -librai, un'altra parte presso i venditori di libri usati. Compra oggi, -compra domani, la sua casa era diventata una grande biblioteca. Libri -da per tutto; pieni zeppi gli scaffali, piena la stanza da studio, -accatastava libri financo nella camera da letto, e in ultimo pensò bene -di congedare i pigionali del primo piano per convertire anche questo in -una vasta biblioteca.„ - -La povera moglie con le preghiere, con il pianto lo supplica a non -comprare più libri. Alla fine il Boulard si commuove e promette, sulla -sua fede di antico notaio, di non comprare più un volume. Mantiene -la parola, ma — incredibile! — dopo un mese, perde a poco a poco -l'appetito e incomincia una febbre nervosa. Febbre, febbre, febbre, -l'infelice non può lasciare più il letto. La sua signora e il medico -per guarirlo ricorsero al seguente stratagemma. - -Un rivenditore di libri usati rizza il suo banco dinanzi alla finestra -del nostro bibliomane e ad un segno convenuto, si mette a gridare: -“Buoni libri, buoni libri!„ - -— Che cos'è? — domanda il Boulard alla moglie. - -“Nulla, mio caro; è un rivenditore che cerca esitare qualche libro -vecchio.„ - -Il malato manda un profondo sospiro. - -— Se potessi almeno andarli a vedere! — esclama dolorosamente. — L'aria -aperta mi farebbe bene — e poi oggi non mi sento male. — - -“Se vuoi vestirti, — aggiunge la moglie — ci proveremo a scendere.„ - -— E quei libri?... - -“Vuoi comprarne? Beh! per oggi te lo permetto.„ - -Il malato si veste e scende con molta facilità le scale. Giunto -dinanzi al banco del rivenditore, lascia il braccio della moglie e -pien di gioia percorre rapidamente quei libri. Quali deve comprare? -Nell'imbarazzo della scelta li compra tutti. Giulivo ritorna a casa; -cessa la febbre come per incanto, e dopo pochi giorni è completamente -guarito. - -Ma la smania de' libri crebbe con l'età. A sessant'anni si vedeva -ancora per le vie di Parigi, nelle fredde e uggiose mattine d'inverno, -ravviluppato in un ampio pastrano turchino, con le grandi tasche -di dietro piene di libri. E quando morì furono trovati in casa -sessantamila volumi! - -Non tutti i bibliomani però somigliano al signor Boulard. Almeno questi -trattò molto bene i volumi raccolti. Ma altri hanno avuto delle smanie -dannose: nientedimeno si è arrivato a guastare libri per far collezione -di indici, di frontespizî, di illustrazioni, proprio come fanno i -nostri bambini, che tagliuzzano i giornali illustrati! - -Un tale Giovanni Ragod si dette a raccogliere frontespizî e ne compose -una serie di cento volumi, che ora si conservano al _British Museum_. -Cento volumi di frontespizî! E quante migliaia e migliaia di libri non -furono rovinati da questo maniaco? - - * - * * - -La storia, questo Regio Notaio, che registra come Atti di Ultima -Volontà, tutte le stranezze degli uomini, ci fa sapere, così di -sfuggita, che i poveri libri sono stati sempre vittime del nostro -capriccio. Chi li raccoglie con gran cura, chi li stima ingombrante -nullità, chi li tratta come ferri vecchi, chi li odia spietatamente. - -Si dice e si dirà sempre che noi abbiamo le migliori opere classiche -dell'antichità; ma ad esaminarle bene sono per lo più opere greche e -latine. E gli altri popoli? I Caldei, i Siri, i Babilonesi, che erano -molto innanzi nella civiltà, non ebbero poeti, storici, filosofi? -Conoscevano a maraviglia l'arte dello scrivere e nulla scrissero, -proprio nulla? - -E poi, abbiamo davvero le migliori opere dei greci e dei latini? - -Di Menandro, per dirne una, che cosa ci è pervenuto? La storia della -letteratura greca ci dice che Menandro fu il papà della Commedia e che -ne scrisse la miseria di 108. Ma dove sono? Noi non abbiamo che qualche -brano di scena, qualche spunto di dialogo e quel bellissimo verso, -logorato per il troppo uso - - muor giovane colui che al cielo è caro. - -Tutto il resto..... distrutto o smarrito. - -Il Califfo Omar, quando seppe dall'astuto Amru che in Alessandria, -caduta sotto la sua dominazione, vi era una ricca biblioteca, se -ne uscì con un dilemma veramente degno di un pascià. “Se tutti quei -libri — disse — sono conformi al libro di Dio diventano superflui, -se contrarî non debbonsi tollerare.„ E così santamente, per dar -piacere a Dio e al Profeta, ordinò che con quei libri si scaldassero i -quattromila bagni della città. - -Ecco perdute tante migliaia e migliaia di lavori preziosi! - -Disgraziatamente l'esempio di Omar fu seguito dagli ebrei, dai -cattolici, dai protestanti, e quel dilemma ricorda parecchi incendî. -Domandatene al Cardinale Ximenes, che fece bruciare cinque mila volumi; -domandatene agli Anabattisti, che dettero fuoco alla ricca biblioteca -di Langiò; domandatene al Savonarola, il quale, convinto che solo dalla -santa ignoranza procedeva il benessere sociale, faceva bruciare senza -misericordia montagne di codici. - -Più barbaro, ma più logico fu Nabonassar, fondatore del Secondo Impero -Babilonese. Costui, non per capriccio — i re non hanno capricci! — ma -per apparire innanzi ai posteri il primo re di Babilonia, bruciò tutti -i libri dell'Impero, volendo così cancellare il più lontano ricordo -della dinastia, da lui distrutta. Non vi riuscì; ma il poveretto mise -tutto del suo. Per un mese intero, per trenta giorni continui, ci fu -fuoco nelle principali piazze. - -E il mondo è sempre mondo! Ricordatevi di quel decreto, emanato da quei -_macellai_ della rivoluzione francese. “Bruciamo tutte le biblioteche -di Francia! I libri teologici contengono fanatismi; quelli di storia, -bugie; quelli di filosofia, stranezze; quelli di scienza...„ Quei -signori non seppero dire che contiene la scienza, ma dissero che si -dovevano bruciare anche i libri scientifici, perchè sono inutili. - -Per fortuna il decreto non fu eseguito e in Francia restarono i -fanatismi, i cavilli, le bugie e le stranezze. - -E i monaci? Sono benemeriti della cultura nazionale, hanno conservato -le migliori opere, sissignore; ma anch'essi ne sanno qualcosa. - -Benvenuto da Imola ci fa sapere in quale stato miserando il Boccaccio -abbia trovato la biblioteca di Montecassino. “Essendo il venerabile -maestro mio — egli dice — andato nelle Puglie, si fermò al nobile -monastero di Montecassino e avido di vedere la libreria, che aveva -inteso di essere colà nobilissima, domandò ad un monaco graziosamente -che gli dovesse di grazia aprire la biblioteca. Ma questi rispose -bruscamente mostrandogli un'alta scala: salite, che è aperta. Lieto -vi ascese e trovò il luogo di tanto tesoro senza porte nè chiave ed -entrato vide l'erba nata per la finestra e libri e scaffali coperti di -polvere alta. - -Maravigliato cominciò ad aprire ora questo, ora quel libro e vi -trovò molti e varî volumi d'antichi e rari, dei quali ad alcuni -erano strappati dei quaderni, a altri recisi i margini delle carte -e così in molte guise sformati. Compassionando che le fatiche e -gli studî di tanti incliti ingegni fossero venuti in mano di gente -ignorantissima, se ne partì con le lacrime agli occhi. E imbattutosi in -un monaco del chiostro, gli domandò perchè sì preziosi libri fossero -tanto indegnamente mutilati. Il quale rispose che alcuni monaci per -guadagnare due o cinque soldi radevano un quaderno e ne facevano -uffiziuoli da vendere ai bambini e con i ritagli dei margini formavano -_brevi_ per le donne. Or va — conchiude dolorosamente Benvenuto — va, -uomo studioso, e rompiti il capo per far libri!„ - -Ma non solo i monaci di Montecassino la pensavano così: i colleghi di -Saint Gall avevano per i libri lo stesso culto. Il Poggio, che andava -arrampicandosi per i solai del convento, trovò una gran parte della -Biblioteca in una cantina, in mezzo a ragnatele e a sudiciume. “Otto -_Orazioni_ di Cicerone, le _Istituzioni_ di Quintiliano, tre _Libri_ -di Valerio Fiacco li rinvenni — dice il Poggio — in una specie di -prigione, oscura e umida, ove non si sarebbe pur voluto gettare un -condannato a morte.„ - -Ed anche oggi c'è il bel costume di imitare quei frati; imitarli fino -a un certo punto, perchè i moderni, più pratici, invece di mettere i -libri a marcire accanto alle botti, li barattono con quattrini. - -Vedete: muore un letterato, uno scienziato, un porporato? Gli eredi, -dopo cinque o sei mesi, mandano via per poche migliaia di lire la -biblioteca dell'illustre estinto. Peccato mortale vendere il vecchio -pianoforte, anche se deve restare di passatempo ai topi; sacrilegio -mettere al fuoco certi armadi-nonni, lasciati dai capostipiti; insomma -tutto si conserva con più o meno cura e venerazione, solo i libri, via! -Quei volumi che si trovano in buone condizioni vanno a cadere tra gli -artigli dei librai; gli altri, più malconci, perchè più consultati dal -povero estinto, restano per uso di famiglia, cioè per i piccoli bisogni -di casa, in cucina o... altrove. - - * - * * - -Ma i veri nemici dei libri, i nemici accaniti e brutali, che si possono -a tutta ragione chiamare biblioclasti, sono stati quei Re, quegli -Imperatori, quei Capi di Governo, che si dettero forsennatamente a -perseguitare la stampa. - -Questi Dittatori, questi Autocrati, questi voluti Onnipotenti, che si -facevano chiamare _sacri_ e _inviolabili_, che venivano pomposamente -coronati in un tempio, che avevano in mano la vita e la morte di -milioni di sudditi, odiavano la stampa; e spesso per una parola, per -una frase, distruggevano opere pregevolissime. I poveri scrittori erano -tenuti d'occhio e spiati come miseri delinquenti. Guai a pubblicare un -libro senza il _R. Imprimatur_, senza sottoporlo alla censura reale! -Confisca di beni, esilio, ergastolo, rogo! - -Il tiranno, circondato da ministri e da consiglieri, forte di cannoni -e di sgherri, aveva paura del libro, che arrivava nella reggia come un -terribile monito, come una sfida, come una minaccia, come la mano nera, -apparsa a Baldassarre. - -Egli perdonava al ladro e l'assassino per comprarsi l'affetto del -popolo, per farsi chiamare _clemente, pio, benigno_, ma era inesorabile -con chi avesse alzata la voce in nome della libertà. - -Francesco I diceva: “Io voglio sudditi che sappiano ubbidire, non -leggere.„ Ed è giusto. Il dispotismo ama l'ignoranza e vive di tenebre. -Solo così una corona può coprire delitti. - -Ma la storia ci dice che il loro desiderio fu vano. Le congiure si -scovrono con l'astuzia e si sciolgono col patibolo; il popolo s'inganna -con le feste e si rende docile con i cannoni, ma contro il libro, — -contro quest'atomo, che sembra meno importante di un granellino di -sabbia, meno pungente di una spilla, scritto da un uomo solo, spesso -povero, sconosciuto, errante, — chi può opporsi? chi può lottare? - -Quel libro è la coscienza. E la coscienza non si strappa come i beni di -fortuna, non cede come la vita. - -Perseguitate, esiliate lo scrittore; il libro resta. Iddio vuole che -ogni tiranno abbia il suo giudice, ogni Cesare il suo Svetonio! - - - - -I libri scolastici. - - -Il giorno, in cui siete ritornato a casa con tanto di laurea in tasca -e i vostri concittadini hanno incominciato a chiamarvi professore, -avvocato, dottore, ingegnere, quei poveri libri scolastici di bassa -forza sono stati gettati in un vecchio armadio. - -I classici latini e greci, qualche grammatica, qualche storia -letteraria o politica, che si trova ancora di sana costituzione, -è ammessa agli onori degli scaffali, ma tutti gli altri giù nel -cassettone. La stanza da studio dev'essere elegante, signorile. Non ci -mancherebbe altro che mettere in mostra quei libri, mal ridotti, senza -frontespizio e senza dorso! - -Avete ragione. Voi, superbo della vostra scienza, orgoglioso di quella -pergamena che vi dichiara in nome del Re qualche cosa, avete quasi -vergogna di far sapere che quei libriccini furono i mostri primi -maestri. - -Questa però si chiama ingratitudine! Venti anni fa eravate un ragazzo -ignorante, credulone, e quei libri vi insegnarono i primi elementi -di storia, di aritmetica, e seminarono nell'animo vostro i germi del -buon costume e del retto vivere. La mamma spesso vi sgridava, il babbo -vi picchiava, tutti, in casa e fuori casa, erano burberi e severi con -voi, solo quei libri non alzavano mai la voce: sempre con amabilità, -sempre con dolcezza a ripetervi che bisogna essere buoni, ubbidienti, -caritatevoli. - -Oggi che siete uomo, non li benignate neppure di uno sguardo. Ma -disprezzateli, nascondeteli, essi continueranno sempre nella santa -missione di modesti precettori. Con la medesima cura avvieranno i -vostri figliuoli per il sentiero della sapienza e della virtù! - - * - * * - -In verità si potrebbe scrivere un intero volume sui libri scolastici, -cominciando da quei poveri sillabarî di pochi soldi, macchiati -d'inchiostro, imbrattati di olio, che si portavano nel panierino della -merenda, in compagnia delle ciliege e de' fichi secchi, e continuando -con quei libri, dimenticati sopra un muro, nascosti tra le siepi, -abbandonati sulla riva di un lago, lasciati a pie' di un albero, quando -invece di andare a scuola si prendeva il largo per la campagna. - -A principio d'anno questi libri si compravano con gran piacere, si -sfogliavano delicato delicato, per vederne le incisioni; e guai se la -sorella ci avesse fatta una macchia d'inchiostro o una lieve piegatura: -erano pianti eterni, litigi continui, scambio di invettive e di busse. -Ma passati due mesi, addio libri! Non si conoscevano più. Il babbo, -la mamma, il maestro, a turno vi rimproveravano, vi picchiavano, -vi chiamavano sporcone, ma i libri erano già sdruciti, mancavano di -parecchie pagine e a stento si poteva tirare avanti fino agli esami. - -Di questi libri non resta che un ricordo vago. Dove sono? Ne conservate -qualcuno? Dov'è il sillabario, il grande ed unico sillabario dalle -lettere cubitali, dalle bizzarre e curiose vignette? Dov'è questo -papà di tutti gli uomini di studio, questo primo pedagogo, modesto -e paziente, che si lasciava sgorbiare e ridurre in cenci? Dove sono -quelle letture graduate, quei raccontini, quelle poesiette, così liete -d'invenzione, così fresche di lingua, così dense di concetti sani? -Dove sono? I vostri figliuoli frequentano le classi elementari, ma non -conoscono quei libri. Oggi, l'insistenza degli editori e la tolleranza -delle autorità fanno entrare nelle scuole primarie certi libercoli, -così scipiti, così pomposamente vuoti. Vogliono sembrare succose -enciclopediette, ma sono invece... molto povera cosa. - -Se fossi un Credaro, farei ritornare nelle scuole i libri del Dazzi, -del Thouar, della Baccini. Forse così i nostri ragazzi sarebbero meno -immaturi, dopo l'esame di maturità! - - * - * * - -Ma i libri scolastici, che in massima parte voi conservate, sono -quelli delle classi secondarie. Dopo le scuole elementari, rattoppate -in paese, quasi sempre da qualche prete, si andava in città per il -ginnasio. - -Il ginnasio! Questa parola aveva per voi del magico: si sentiva un -gusto matto a far sapere ai parenti, agli amici, a tutto il mondo che -voi incominciavate a far davvero. - -E si scrivevano lettere di partecipazione a tutti. “Carissimo papà, -stamane abbiamo avuto la prima lezione di latino„. “Carissimo zio, io -studio sette ore al giorno„. “Carissimo cugino, carissimo„... Insomma a -tutti si comunicava la grande nuova. - -A Natale, a Pasqua, toh, una scappatina in paese e subito a farla -da dottore con gli antichi compagni di scuola. Il latino! Eh, non si -scherza con il latino! E in verità, col latino non si scherzava. Si era -indulgenti con la lingua italiana, con la storia, con l'aritmetica, ma -col latino, rigore immenso! - -Quei buoni maestri, quasi tutti pedanti, ci imbottivano di Portoreale. - -Il primo anno se ne andava con la rituale _Selecta_, poi se ne veniva -Fedro e Cornelio: favola e storia, poesia e prosa; un giorno parlavano -gli animali, un giorno gli uomini. Debbo dire la verità, trovavo -più cortesi i primi. E fin d'allora mi convinsi che gli uomini sono -intrattabili. - -Ma ogni anno si cambiava padrone. Cornelio dava il posto a Cesare, -Fedro ad Ovidio; infine se ne veniva Virgilio, Orazio e Livio. - -Livio! Oggi è un amico, ma allora vi sembrava un tiranno. Quando dopo -due ore di studio e di meditazione non sapevate come interpetrare -un periodo della sua _Storia Romana_, vi veniva il giusto e santo -desiderio di menargli dietro un accidente! - -E Orazio? E Cicerone? Che il Signore li abbia in gloria! Certe sere -galantuomini perfetti. Quella prosa, quei versi si snocciolavano sotto -le dita; altre volte duri come macigni. - -Il tiro birbone poi lo combinava Tacito. Si chiudeva a catenaccio -e non c'erano Santi a sbottonarlo. Pensa, ripensa, riscontra nella -grammatica, consulta il vocabolario; inutile, il senso logico non -andava. Che rabbia! Avreste voluto piangere, fuggirvene, andar -ramingo, fare il facchino, il lustrascarpe, pur di liberarvi da questo -carnefice. - -Nè parlo del greco. Nei primi mesi si provava un'avversione per -questa benedetta lingua. La sera, dopo aver ingoiato spiriti aspri e -spiriti dolci, consonanti che spariscono con compenso o che vanno via -senza avere un centesimo, vi domandavate: “Ma a che serve il greco? -È necessario mandar giù tutta questa roba, per essere avvocato o -medico?„ Intanto la grammatica di Curtius era sempre là sul tavolo a -guardarvi bieco, e voi, pensando che l'ora dello studio passava, che -il professore era severo, che il rettore la sapeva lunga con la bocca -e con le mani, vi gettavate in quel mare di geroglifici, sicuro di -perdere la vista e il senno! - - * - * * - -Oggi questi classici vi sono cari. Apriteli, scorreteli: vi trovate -pagine ancora piegate, segni di matita, impressioni fatte con le -unghie. Vi sono cari, perchè ricordano i vostri studi, i vostri -compagni, i vostri maestri. - -I maestri! Ve li vedete tutti dinanzi, come in una grande fotografia, -queste simpatiche figure di precettori, severi o indulgenti, burberi o -cortesi. - -Il professore d'italiano entrava in iscuola sempre frettoloso, come se -fosse stato inseguito, e appena seduto, triii... una scampanellata, -dicendo immancabilmente ogni mattina: “Andiamo, andiamo, oggi c'è -molta roba!„ Il professore di latino, mezzo nevrastenico, si metteva a -declamare due pagine dell'_Arte Poetica_, e poi, gettando il libro sul -tavolo, esclamava convulso: “Che bellezza! Che incanto!„ Il professore -di fisica, selvaggio, picchiava senza misericordia per un nonnulla, -e una mattina, parlando della bussola, la perdè talmente, che si -mise a dare manrovesci alla cieca. Il professore di storia borbonico -sfegatato, si sarebbe fatto ammazzare — diceva lui — per Ferdinando -e Francesco II. Guai a chi proferiva in iscuola una mezza parola a -favore di un certo Vittorio Emanuele II. “Uscite, uscite! voi siete un -carbonaro!„ - -E i compagni? Chi può ricordare quella schiera interminabile di amici, -che venivano da tanti paesi per formare una sola famiglia? - -Ma tra questi giovani intelligenti, svogliati, buffoni, permalosi, -attaccabrighe, sinceri, maligni, vi sono dei tipi che non si -dimenticano: capi ameni che venivano a scuola senza aprire un libro, -che facevano dei tiri birboni al maestro o al prefetto di disciplina -con tale abilità da non avere mai un castigo. - -Ma oggi dove sono questi vostri compagni? Vivono? Sono felici? - -Qualche volta, trovandovi in città, mentre tutto frettoloso -attraversate il Corso, vi sentite battere dolcemente sulla spalla. Teh! -è un compagno di collegio. Dopo un oh! di maraviglia, dopo due baci -sonori —, ecco un dialogo a fuoco di fila. - -— Tu — - -“Che baffi!„ - -— Che barba! — - -“Già i capelli bianchi!„ - -— Sei ammogliato? — - -“Sono nonno!„ - -— Bravo, sempre alla svelta tu! — - -Tutto il giorno si passa insieme: insieme a pranzo, insieme a teatro. -La notte non si dorme. Egli racconta, voi raccontate. - -“Ti ricordi?„ — Ti ricordi? — Si passano a rassegna tutti gli anni di -studio, tutte le scappate, tutte le scenette curiose. - -Ma viene il momento che dovete separarvi. - -“Scrivimi, sa', non fare il pigro!„ Una stretta di mano, due baci, -un'altra stretta di mano e via. - -Passa un mese, due; silenzio da ambo le parti. Voi vi dimenticate, lui -si dimentica. - -Ma ogni secondo giorno si hanno queste sorprese. In treno, mentre ve -ne state tra sonno e veglia, turandovi le orecchie per non sentire -uno sproloquio di un viaggiatore che vi siede a fianco, entra il -controllore. - -“Signori, biglietti.„ - -Un po' seccato, mettete fuori quel pezzettino di cartastraccia, bucato -già tre volte. - -Voi stendete la mano, il controllore stende la mano. Ma curioso! lui -guarda voi, voi guardate lui. - -“Toh! Sei tu? - -— Sei tu! — - -È un altro compagno di collegio. - -Naturalmente strette di mano e baci. - -Si siede al vostro fianco e alla presenza di tutti i viaggiatori -incomincia a parlare del passato e anche del presente. Ne ha sofferto -il poveretto! Morta la moglie, morto un figlio; l'anno scorso a Roma, -mentre... - -Ma il treno si ferma; lui si alza di botto: il dovere lo chiama. — - -— Addio, addio! — - -“A rivederci!„ - -— Addio. — E scende. - -Dopo un minuto voi vi fate allo sportello, lo cercate con l'occhio: -vorreste chiamarlo... - -Vorreste chiamarli tutti, questi compagni di collegio, radunarli, stare -insieme un giorno, due giorni, una settimana, vivere insieme, studiare -insieme! - -Studiare insieme! Ah! oggi siete solo, sempre solo! Vi tocca stare da -mattina a sera nella stanza da studio, senza vedere un volto amico, -senza sentire uno scricchiolar di sedia. È una solitudine che spaventa. -Vi sembravano mille anni di uscire dal collegio, di essere uomo; oggi -vorreste ritornare ragazzo. E perchè? Che cosa si diparte da voi? - -Si è detto che il cuore non invecchia. Illusione! Ogni giorno che passa -lascia una ruga sul volto e un rimpianto nel cuore! - - - - -La Bibbia. - - -Che cosa sono tutti i vostri libri dinanzi alla Bibbia, che contiene -in sè tanta eloquenza, tante verità storiche, tante ricchezze poetiche, -che giammai si potrebbero raccogliere dalle opere di tutti i tempi e di -tutti i popoli? - -La Bibbia è la voce dell'universo, che canta la grandezza e la maestà -di Dio. - -Nell'infanzia del mondo parlò a' sensi, nell'età di mezzo al cuore, -oggi parla all'intelletto. - -La Bibbia non è la storia di un popolo solo: è la storia dell'umanità, -è la storia nostra, la storia de' nostri padri, de' nostri figliuoli, -è la storia del cuore umano. Ognuno di noi trova in quel libro, il suo -libro. - -La Bibbia ha un non so che di sovrannaturale e di indeciso per tutti. -Atteggiatevi a miscredente, predicate il libero pensiero, dichiaratevi -materialista ed ateo: appena aprite la Bibbia, non avrete la forza di -impugnare o di contraddire. - -Ora immaginoso, fantastico e conciso, ora leggiadro, flessuoso e -abbondante, parla incessantemente in un linguaggio arcano. - -È sempre mirabile, sia se si consideri dal lato artistico, scientifico, -letterario, sia dal lato storico, astronomico, cosmologico. - -Amate la poesia? Ezechiele vi rapisce con la sua straordinaria potenza; -Davide tocca le corde flebili della sua arpa angelica; Geremia vi -riempie l'anima di una sacra mestizia; Giobbe, il martire della -sciagura, vi commuove con le malinconiche ed appassionate elegie. - -Tipi da poema eroico Giosuè e Gedeone; tragico il racconto di Giuditta; -romantico il libro di Ester e di Giuseppe. Che piccolo capolavoro la -storia di Tobia e di Ruth! Che quadro il martirio de' Maccabei! - -Nessun libro ha un canto nuziale, così gentile, come il _Cantico -de' Cantici_, apoteosi purissima dell'amore. Mettendo da parte i -profondi misteri che vi si adombrano, quel cantico è la poesia della -vergine natura, che dispiega il suo sacro ammanto, tutto intessuto di -fantastiche figure, coverte da arcano simbolismo, che non affatica lo -spirito umano, ma che lo acquieta e lo soddisfa. - -Peccato che pochi possono gustare questi sublimi saggi di poesia -epica o lirica nella lingua ebraica, la quale è la più ridondante -di immagini e di tropi, la più florida di vitalità poetiche, per la -singolare organizzazione de' suoi verbi, che hanno solamente due tempi -indeterminati, quasi oscillanti tra il passato e l'avvenire! Spesso, -nel breve giro di un versetto, una sola voce di verbo è l'eco che va -morendo nella notte del passato, è il grido della speranza che guarda -il futuro. - -Amate la filosofia? Tutti i misteri dell'uomo e dell'universo che -affaticano la mente umana, sono risoluti nella Bibbia. La _Genesi_ -risponde alla domanda che il filosofo fa invano a se stesso: _donde -vieni_? Gli altri libri dell'antichità vi popolano la mente di Dei, di -Semidei e di Eroi, qui invece trovate la grandezza della creazione, -senza commenti, senza lusinghe: il vero, il grandioso si dimostra da -sè. - -Amate la storia? Ecco l'_Esodo_, il _Levitico_, i _Paralipomeni_, -i _Libri di Esdra_. Volete conoscere la legislazione di quei primi -popoli? Ecco il _Deuteronomio_, il _Libro de' Giudici_. Desiderate un -saggio di sentenze morali, di ascetiche meditazioni, di santi precetti? -Leggete l'_Ecclesiaste_, la _Sapienza_, i _Proverbî_. - -E questo libro, questo gran libro, in cui troviamo tanti capolavori -di arte, si completa con l'Evangelo, codice salutare e mirabile di -rigenerazione e di civiltà. - -E in fine ecco l'_Apocalissi_, poema grandioso, che sotto le -immagini di un cataclisma terribilmente sublime, adombra la profetica -rivelazione di un nuovo mondo. - -La storia ci dice che la Bibbia fu scritta da diversi autori, lontani -di tempo e di luogo. È vero; ma ciò non fa che accrescere la sua -grandezza. Furono diversi gli autori, ma in quel libro invano voi -cercate due principî che si contradicano, due fatti che si smentiscano! - -La Bibbia è la voce di Dio che parla notte e giorno, all'Oriente e -all'Occidente, ai buoni e ai cattivi. - -Ah! felice chi in questo libro sa scovrire grandi idee e vasti -orizzonti: ne riporterà, come Mosè, due raggi di luce sulla fronte! - - * - * * - -Ma perchè la Chiesa Cattolica, che è l'unica depositaria di sì gran -tesoro, non cerca ogni mezzo come diffondere questo libro? - -Un tempo tutti gli uomini entravano in chiesa e ascoltavano dalle -labbra del sacerdote la parola divina; oggi che le masse, ingannate da -maligni o fanatici innovatori, di rado entrano nel tempio e si danno -a leggere libri, che rovinano l'anima e il corpo, — fate conoscere la -Bibbia! - -Oggi tutto congiura contro la Chiesa: storia, letteratura, filosofia. -C'è la smania di voler distruggere questa grande Istituzione Divina. -I suoi nemici, per attirare il popolo, non ricorrono più alle opere -dello Strauss o del Renan, ma scrivono dei volumetti di poche pagine e -cercano così strappare ogni sentimento di fede dal cuore umano. - -Ma voi avete la Bibbia! Ai trattatucci di falsa morale opponete i -Proverbî, l'Ecclesiaste, l'Ecclesiastico, il Vangelo; ai libercoli di -mondana filantropia, le lettere mirabili di Paolo, specie quella sulla -carità, così eloquente, così dolce, così persuasiva; ai volumetti di -poesia snervante ed erotica, il Libro di Giobbe, di Ezechiele, di -Daniele, i Salmi; ai velenosi opuscoli materialisti, la Genesi, la -Sapienza; ai loschi racconti, alle scipite novelle, la storia semplice -e commovente di Giuseppe, di Giuditta, di Sansone, dei Fratelli -Maccabei. - -Seminate nelle famiglie questi preziosi volumetti, spargete dovunque -questi semi fecondi. - -La Bibbia, la Bibbia! Date a tutti la Bibbia! Oh! fate che il popolo -s'innamori di questo libro, fate che in ogni casa ci sia questa voce -che parla sempre per unire, mai per dividere, sempre per il perdono, -mai per la vendetta, sempre per l'amore, mai per l'odio. - - - - -I libri allegri. - - -Qualche giorno si ha un gusto matto di ridere. Avete avuta una buona -notizia? avete guadagnato un terno al lotto? Niente di tutto questo. -Si è di buon umore: ecco tutto. E mentre la vostra signora con un -certo compiacimento vi dice: “Sei in vena oggi!„ voi vorreste chiamare -a raccolta cinque o sei amici, capi ameni, e darvi il bel tempo: -un viaggetto, un pranzo, magari una colazione lì, sui monti, e, se -occorre, una sbornia. Sì, una sbornia! Vadano al diavolo tutte le -quistioni politiche, scientifiche o religiose, che ci fanno morire -innanzi tempo con la nevrastenia, con la bile, con il mal di fegato! -Pensiamo a passare allegramente la vita che ci è stata concessa, e -che si riduce a ben poca cosa, se si toglie l'infanzia, il sonno e le -infermità! Nell'infanzia cerchiamo i giocattoli e ci danno il pedagogo; -nell'adolescenza vogliamo il sollazzo e ci danno la disciplina civile -e spesso militare; e quando finalmente siamo divenuti uomini, quando -potremmo essere donni e padroni di noi stessi, ecco ansie, lotte, -disinganni. Si va avanti così a spintoni, imprecando, calpestando i -piedi al prossimo, il quale non manca di renderci la pariglia. Ma un -bel giorno, o meglio un brutto giorno, viene un serra serra, un colpo -apopletico, un attacco di nefrite, una polmonite acuta o galoppante ci -dice che bisogna fare le valigie per l'altro mondo. Morire! Come, io -morire! Così presto? No, non posso morire, ho tante cose da aggiustare. -Ma è inutile. La morte non accoglie reclami. E mentre il notaio si -prepara solennemente, in nome del Re, a ricevere l'Atto di Ultima -Volontà e il medico di famiglia vi va bucherellando il corpo con -iniezioni, il prete, senza tante cerimonie, vi susurra all'orecchio -— _proficiscere, anima cristiana_. E come non morire con questi -tre apostoli a fianco, che rappresentano la legge, la scienza e la -religione? - -E sapete perchè questi signori vi vogliono spedire a grande velocità? - -Il notaio desidera quanto prima i suoi diritti curiali; il medico -ha più piacere di essere pagato dagli eredi che da voi, il prete vi -ha preparato dei funerali con i fiocchi. Dunque la miglior cosa è di -chiudere gli occhi e contentar tutti questi signori. - -Li aprite nell'altra vita, siamo d'accordo; ma chi vi assicura che -andando magari in Paradiso, potrete spesso unirvi in lieta compagnia e -ridere un po' spensieratamente? - -Forse il gran portiere Pietro, che la tradizione popolare ci presenta -un po' permaloso e attaccabrighe, potrebbe dirci che in cielo non si -ride. Ridere in cielo? Profanazione! Ridere alla presenza dei santi, -che, fatte poche eccezioni, sono dei musoni? In cielo si prega, si -adora, si gusta la musica, il canto, ma ridere, no. - -Veramente il Segneri, che si vantava di conoscere un pochino le cose -celesti, ci fa sapere che in Paradiso si mangia, si beve, si sollazza. - -Ma ammesso pure che il Segneri dica il vero, ammesso pure che in -Paradiso si rida, perchè non ridere anche in terra e prendersi così un -anticipo di allegria? - -Dicono i filosofi che il dolore purifica e solleva. Bugia. È il riso, -il riso gaio, spensierato, che c'innalza cinque metri dal suolo. Erasmo -ebbe salva la vita per uno scoppio di riso; il Tisson racconta che -un malato, vedendo un suo compagno tinto di nero, rise così forte da -guarirne; Paolo De Koch, ancora bambino, salvò sè e la madre col riso; -il Mazzarino si liberò da una postema alla gola col riso. - -È vero che Filossene e l'Aretino morirono per il riso, ma questi -signori ne vollero un po' troppo; bisogna ridere, ma da galantuomini! - -E dunque ridiamo. Il Giambullari, che, come storico, doveva avere senno -ed esperienza, definiva l'uomo un animale che ride; di modo che chi non -ride, corre il rischio di essere chiamato semplice animale. - -Entrando con tale disposizione d'animo nella stanza da studio, i poeti -sentimentali, gli storici, i filosofi, i moralisti, i critici sono -messi da parte e viene la volta dei libri allegri. - -Fate largo al glorioso D. Chisciotte, che si avanza pomposamente, -seguito dal buon Sancio Pancia; salutate Tartarin, che si decide a -fare i bauli per l'Algeria; stringete la mano allo zio Tobia, che, -incapace di ammazzare una mosca, vi parla sempre di assedî e di guerre; -accompagnate Raineri a Parigi e Gulliver a Lilliput; congratulatevi col -Guadagnoli pel suo naso-portento! - -Qualche abate, come il Casti, qualche cavaliere, come il Marino vi -susurrano dei versi... No, si deve ridere, ma non a discapito del buon -costume. Un po' di solletico piace a tutti, qualche licenza... poetica -si permette; ma scendere a sozze oscenità, è troppo! - -E poi, c'è bisogno di abati e di cavalieri per ridere? La nostra -letteratura è ricca, straricca di lavori gai. Vi piacciono le novelle? -Il Boccaccio, il Firenzuola il Sacchetti, vi divertono un mondo. Chi -cento, chi duecento, chi trecento, questi signori ne mettono a vostra -disposizione un mezzo migliaio. Volete epigrammi? Ecco il Pananti. Il -poveretto per meglio servirvi è ricorso financo a ditte estere. - -Volete commedie? Il Goldoni e il Giraud vi offrono tutto il loro -repertorio artistico. - -Da ogni parte dunque sbucano libri allegri. Frottole, arguzie, -parodie, caricature, scherzi comici. Che risate grosse, patriarcali, -scoppiettanti, maliziose, equivoche, birichine! Tassoni, Bracciolini -e Pulci mettono in canzonella la cavalleria terrestre e celeste; -Aristofane si burla di Socrate e della sua dialettica; Plauto motteggia -i venerandi Quiriti; Molière carezza il suo Tartufo... Ma che! in un -momento tutti ridono: ride Omero, ride Dante, ride Shakespeare, ride -Milton, ride Manzoni, ride Carducci: ridono tutti! - -Evviva l'allegria! - - * - * * - -Oggi gli oratori sacri rispettano se stessi e il pubblico: sono serî, -dignitosi; non una parola plebea, non un motto triviale. _Sancta sancte -tractantur._ Ma un tempo i predicatori mutavano la chiesa in un teatro. - -L'Alighieri n'era stomacato. - - ... si va con motti e con iscede - A predicare; e pur che ben si rida, - Gonfia il cappuccio e più non si richiede. - -Se dunque volete santamente ridere e seguire il precetto del profeta -_servite Domino in laetitia_, bisogna dare un'occhiata agli antichi -libri di prediche. Sono un po' pesanti per le citazioni, per le filze -sterminate di proverbi, per quei lunghi testi latini, ma li garantisco -come rimedio miracoloso contro l'ipocondria. - -Padre Emanuele Orchi da Como è uno specialista per le descrizioni e -per le metafore. Non dimentica neppure gli _artificiosi tiritiri degli -uccelli_, il _soporoso sapore_ e il _saporito sopore_ con cui mangiano -i bachi da seta. Con tre pennellate maestre vi dipinge la Maddalena: -_sollevata di fronte, sfrontata di faccia, sfacciata di aspetto_. Il -peccatore è goffamente paragonato alla lavandaia. Contro il ricco fa -un processo penale in tutta regola: lui il Presidente, lui il Pubblico -Ministero, lui la Parte Civile. - -Il Padre Caracciolo da Lecce, nel primo discorso del suo quaresimale, -per inculcare ai fedeli il digiuno, grida: “_Dicetemi, dicetemi un -poco, signori, donde nascono tante e sì diverse infermità in gli corpi -umani? gotte, doglie di fianchi, febbri, catarri, non da altro se non -da troppo cibo. Tu hai pane, vino, carne, pesce e non ti basta, ma -cerchi nei tuoi conviti vin bianco, vin nero, malvagia, vin di tiro, -rosso, lesso, zeladia, fritto, frittelle, capperi, mandorle, fichi, -uva passa. Confeziona ed empi questo tuo sacco di fecce. Empi, gonfia, -allarga la bottonatura e dopo el mangiare come un porco, va e bottati a -dormire._„ - -Ma le prediche che si potrebbero leggere in una brigata di buontemponi -sono quelle di P. Gabriele da Barletta. Nel giorno di Pasqua egli vuol -dimostrare perchè la Maddalena e non altri andò ad annunziare alla -Vergine la risurrezione di Gesù. - -“Non andò Adamo, egli dice — perchè piacendogli i fichi non si -distraesse per la strada; non Abele, perchè incontrandosi con Caino -sarebbe stato di nuovo ucciso; non il patriarca Noè, perchè un po' -beone; non Isacco, perchè invitato a qualche minestra di lenticchie, -avrebbe perduto tempo e primogenitura; non Giuseppe, perchè calunniato -dalla moglie di Putifarre, sarebbe stato chiuso in carcere;„ e così -continua con Mosè, con Davide, col buon ladrone, per conchiudere -trionfalmente: “Solo la Maddalena poteva compiere questa missione!„ - -Ma il papà degli artisti è il vescovo Andrea. Un giorno sale sul -pulpito e fa vedere un piccolo seme; poi tira fuori una grossissima -rapa e grida: “Ecco quanto è mirabile la potenza di Dio! Da sì piccolo -seme trae un sì gran frutto!„ - -Il buon vescovo volle scomodarsi a portare sul pergamo quella rapa: -avrebbe potuto farne a meno. C'era la sua testa! - - * - * * - -Sentite un mio consiglio. Non vi fate mai mancare i libri allegri. - -Nelle uggiose giornate d'inverno, nelle lunghe convalescenze, nelle ore -di noia, si ha bisogno di un libro, che ci metta un po' di buonumore -nelle vene. - -Siamo isterici nell'anima, noi moderni. Per natura o per abitudine, -tiriamo alla malinconia, ostinandoci a vedere tutto buio, buio pesto. -Ma il sole c'è, c'è la luna, ci sono le stelle! - -Oggi tutti soffrono allo stomaco, tutti digeriscono male. E perchè? -perchè si è ipocondrici. - -Se fossi medico, prescriverei ai miei malati cinque o sei pagine del -D. Chisciotte. Danno più globuli rossi quelle sei pagine che quaranta -scatole di pillole Pink! Senza dire che quelle sei pagine costano -molto, ma molto di meno! - - - - -I libri che si prestano. - - -Siete solito far rilegare in tela e pelle i grossi volumi di storia, -di filosofia, di critica. Errore. Quei libroni non escono mai di -casa. Fate rilegare invece i viaggi del De Amicis, i romanzi del -Fogazzaro, del Tolstoi, del Barrili, del D'Annunzio; le novelle della -Serao, del Verga; le poesie dell'Heine, del Leopardi, del Pascoli, -della Negri; sono questi i libri, che vanno sempre in giro e che vi -vengono sempre chiesti. Spesso non vi si dà nemmeno il tempo di poterli -rileggere a tutta comodità. Le richieste degli amici piovono. Chi viene -personalmente a casa, chi vi manda un bigliettino, chi vi abborda in -mezzo alla strada: tutti vogliono leggere; e voi di buona o mala voglia -dovete contentarli. - -Convenite con me: è una cattiva, cattivissima usanza quella di prestare -libri. - -Niente si presta con tanta facilità, niente si chiede con maggiore -disinvoltura. - -E quel che è peggio non si sa mai in quali mani vadano a cadere i -vostri libri. Voi li prestate all'amico tale, ma poichè ognuno ha la -sua schiera più o meno numerosa di amici, questo signor tale si crede -nel diritto di farli leggere ad un altro, e così di amico in amico, i -vostri poveri libri sono eternamente in moto. - -Dopo un paio di mesi, dopo un anno ritornano a domicilio, ma in quale -stato miserando! Sono dei feriti che vengono dalla guerra: malconci, -piegati, ripiegati, sdruciti. Ad uno manca la copertina, ad un altro il -dorso, ad un terzo un intero quaderno. E bisogna star zitto. Se ve ne -risentite, l'amico è lì pronto a dirvi che il libro è stato trattato -con ogni riguardo. “È sdrucito? ma se era sdrucito!„ “È macchiato -d'inchiostro? ma se era così!„ - - * - * * - -Quando vi viene restituito un libro, dategli sempre un'occhiata. Certi -signori hanno il gusto di scrivere a margine le loro impressioni. È -una critica spicciola, a monosillabi, spesso triviale, spesso arguta. -Alcuni scrivono col lapis come per dire: se non vi piacciono queste -osservazioncelle, cancellatele; altri non accettano revisione, vogliono -eternarle con l'inchiostro! - -Conservo i “Miserabili„ pieni di esclamazioni e di applausi. Ad ogni -pagina: _sublime! divino! insuperabile! impareggiabile_! A fianco ad -una poesia della Negri: _Bravo la signorina!_ In un romanzo moderno, -di cui taccio il nome dell'autore, trovo scritto di lungo e a grosso -carattere questo bel complimento: _Sei un porco!_ Nè credo che il poco -cortese lettore abbia torto: certe espressioni somigliano davvero ad un -grugnito! - -A metà di “Biancospino„ del Barrili veggo un gran crocione in blu e -sotto: _Mi hai scocciato!_ - -All'ultima pagina del “Conte di Montecristo„ _Il finale non mi piace -un fico secco!_ A piè di un capitolo di “Spagna„ proprio dove il De -Amicis parla della Cattedrale: _Non è vero, io ci sono stato tre mesi a -Madrid!_ Ma che cosa non è vero? Non è vero che ci sia la Cattedrale! - -Carina quella che leggo nella “Margherita Pusterla„. Tutti sanno che il -Cantù alla porta del suo patetico romanzo incide questo breve dialogo: - -“Lettore, hai mai spasimato?„ - -— No. — - -“Questo libro non è per te.„ - -_Tanto piacere!_ aggiunge un capo ameno. - -Nè mancano i commentatori. “Niccolò dei Lapi„ è stracarico di note -insulse e puerili. _Firenze al tempo di Savonarola contava 30 mila -anime. Massimo D'Azeglio era pittore e ministro di Vittorio Emanuele. -I Palleschi e i Piagnoni erano due partiti politici, come oggi abbiamo -i clericali e i liberali. Il Guerrazzi ha scritto una bella vita di -Francesco Ferruccio._ - -Altri, come se la lettura di un libro fosse un avvenimento di massima -importanza, vogliono far sapere a cielo e terra il tempo che hanno -impiegato a leggere un volume. All'ultima pagina delle tragedie del -Shakespeare trovo scritto: _Incominciato a leggere il 15 giugno, -terminato il 21 settembre dello stesso anno_. E si limitassero a -queste due date! Nossignore. Uno si esprime così: _Terminato oggi 25 -marzo, festa dell'Annunziazione di Maria SS._ Scommetto che questo -complimento me l'abbia fatto un canonico, il quale aspiri alla nomina -di Vescovo. Un secondo: _Letto in una giornata d'inverno._ Sarei -tentato a scrivervi sotto: “Stupido, le Ricordanze del Settembrini non -si divorano in un giorno!„ Un terzo sarà un astronomo, si esprime così: -_2 gennaio — mezzanotte — fulmini — freddo da cane_. - -E che dire poi di quelle signore, che si divertono a scrivere a margine -dei nostri libri note di famiglia, indirizzi di amiche, ecc.? L'“Abate„ -dello Scott n'è zeppo._ — Fazzoletti 5 — lenzuola 4 — asciugamani 5 — -calzoni 2 — camicie 12 — Domani 26 luglio bisogna pagare il sarto — Per -la gonna a Carmela metri 3 di stoffa — Elvira Taiani, Via Bezzecca 15, -Roma — Dottor Ernesto Solmi, Via Firenze N. 19, 2º piano, per consulto -L. 10._ - -E ci sono delle sorprese anche più sensazionali. Sentite. Presto -i “Racconti„ del Panzacchi ad un amico. Lo chiamo amico, perchè -disgraziatamente si chiamano amici anche quelli che fanno dei brutti -servizî. E questo signore me lo fece a modo o meglio me lo stava -facendo, che io me ne accorsi a tempo e detti il “chi va là!„ Dunque -dicevo, presto i “Racconti„ del Panzacchi. Dopo un paio di mesi non so -come, nè perchè quel libro mi serve e glielo chiedo. - -“Ve lo manderò oggi per mio figlio; ve lo manderò domani per la -domestica„. Intanto passa oggi, passa domani; si arriva alla domenica, -e il libro non viene. Un comune amico mi dice che i “Racconti„ del -Panzacchi sono presso una signorina. Mando un biglietto alla signorina, -e dopo mezz'ora ecco il libro, accompagnato da un altro biglietto. -La signorina si dichiara fortunata potermi servire, ma mi prega di -restituirglielo con una certa premura, perchè è un dono, e i doni -sono molto cari. Un dono? dunque non è il libro mio questo? No, è il -mio; sì, sì, è il mio! Apro e alla prima pagina trovo scritto: _Alla -signorina B. in segno di affettuoso ricordo l'amico_ (e qui nome e -cognome di quel signore). - -Santo Iddio! Del mio libro ne aveva fatto un dono! Che si voglia -rubare... ma donarlo!... - -Dopo un paio di giorni seppi da quel comune amico che il donatore stava -disturbato con me. Io non mi dovevo permettere!.. O bella, e lui si -doveva permettere?... - - * - * * - -E ritornassero tutti, i vostri poveri libri! - -Diciamolo a onore e gloria del genere umano: pochi sono gli onesti che -restituiscono un libro. Il Descuret nella _Medicina delle Passioni_ -dice: “Non prestate mai un libro ad un bibliomane, è capace di -ritenerselo!„ - -Come è ingenuo il signor Dottore! Questa malattia la tengono un po' -tutti. I libri escono, ma spesso non ritornano. Voi vi dimenticate, -l'amico si dimentica o finge di dimenticarsi e buona notte! - -Viene però il giorno del _redde rationem_. Il giornale, ad esempio, vi -dà una brutta nuova: è morto Vittoriano Sardou. È morto? come è morto? -Che peccato! Sardou è un artista! E senza volerlo l'occhio corre allo -scaffale: sentite il bisogno di rileggere ad alta voce una scena del -_Rabagas_. Ma dov'è questo dramma? L'ho visto sempre qui, insieme coi -lavori dell'Hugo. Fosse nella camera da letto? no; sul comodino? no; -in mezzo a quei giornali? nemmeno. L'avessi prestato? Già, già, l'ho -prestato, l'ho prestato: mi ricordo. Ma a chi?„ - -Qui vi smarrite e si smarrirebbe il più abile commissario di polizia. -Come prenderne le tracce? Ne domandate agli amici, ne scrivete a -qualche collega lontano, che spesso spesso ricorre a voi per buoni -libri; ma, com'è facile immaginare, chi fa il nescio, chi si disturba, -chi cade dalle nuvole. - -— Rabagas? tu sai che i drammi voglio sentirli a teatro! - -— Ma se non l'ho letto! - -— Io Rabagas! - -— Fammi il piacere, ricordati a chi l'hai dato! — - -— Ma sei pazzo? — - -Eppure fra tutti questi signori che dicono no, c'è uno che dovrebbe dir -sì, c'è uno che mentisce, c'è uno che in barba ad ogni regola di buona -creanza si tiene il vostro libro. - -Vi vengono dei sospetti, voi conoscete i polli, sapete più o meno -chi sa giuocare di scherma. Vorreste entrare zitto zitto in casa sua, -rovistare nella libreria, trovare la refurtiva e dirgli in faccia: “Sei -un ladro!„ Ma chi vi dà questo diritto? Violare il domicilio! ci sono -da sei mesi ad un anno di detenzione!... - -Per due o tre giorni siete disturbato, disturbatissimo. Fate mille -giuramenti. Non darò un libro neppure... Che mi tagliassero le mani!... - -Giuramenti da donnicciuole. Dopo un paio di giorni l'ira passa e si -ritorna da capo. Come si fa a negare un libro, come si fa a dire lì -sul muso ad un amico: “Non posso servirti, perchè tu non lo restituisci -più, perchè tu forse sei un ladro!„ - -E ladri di libri ve ne sono: ladri di cartella, ladri che dovrebbero -comparire dinanzi alle Assisi. Ne conosco alcuni che raccattando -libri da Tizio e da Caio mettono su un po' di libreria. E che arte -ad allontanare ogni traccia! Se il libro ha sulla copertina il vostro -nome, strappano la copertina; se il libro è rilegato ed ha il vostro -nome sul dorso, raschiano la pelle finchè il nome va via e il libro... -resta nelle loro mani. - -Il miglior modo sarebbe quello di non prestar libri a chicchessia. Ma -è possibile? Sareste qualificato per orso e peggio! Negare un libro. -Vergogna! I libri non si negano. Dunque? Bisogna ricorrere a pretesti, -a sotterfugi, a bugie. Esempio. Viene un amico a casa vostra e dopo -avervi coperto di complimenti, dopo essersi premurosamente informato -della vostra salute vi chiede, con bel garbo, il “Piccolo mondo -antico„. - -Voi su due piedi, da bravo avvocato, rispondete con cortesia: - -— Non te lo consiglio, non ne vale la pena, sai. È un libro che -annoia. — - -“Come! mi hanno detto... ho letto sul giornale che...„ - -— Senti a me: non credere ai giornali. Del resto se lo vuoi, -padronissimo; ma son sicuro che te ne pentirai. È un libro poco -interessante. — - -Lui resta per un momento sopra pensiero e poi quasi rassegnandosi: - -“Se me lo assicuri...„ - -— Ma ti pare! — - -Nuove strette di mano, nuovi complimenti. - -L'amico se ne va. E voi, dopo averlo accompagnato fino alla porta, -ritornate indietro, esclamando con un sorriso a fior di labbra: - -— Sicuro il _Piccolo mondo antico_ è un capolavoro, ma non voglio farlo -uscire di casa! — - -Forse questa _reclame_ dispiacerebbe al povero Fogazzaro. Ma che -c'entra lui? Il padrone siete voi, avete voi sborsate le brave cinque -lire! - - - - -La Storia. - - -Le Cronache dei Malaspina, dei fratelli Villani, i Compendî del -Comba, del Ravasio del Ferrero, del Bertolini, ecc. — modesti e senza -pretensione — stanno alla rinfusa tra romanzi e libri scolastici; ma -gli storici di professione, gli alti dignitarî sono al posto d'onore. -Per il grande formato, per i titoli in oro, impressi sul dorso, -spiccano superbamente e pare che dicano: la storia è qui! - -Ecco in prima fila i diciassette grossi volumi del Cantù. Molta roba, -lo so; ma qui non è la semplice narrazione dei fatti, qui è la storia -civile, religiosa, intellettuale, morale, economica di tutte le -nazioni. In un volume, il _racconto_: in un altro, le _religioni_; in -un terzo, la _letteratura_: in un quarto, _schiarimenti e note_; e così -di seguito. - -Il Cantù, da questo informe materiale, ha ricavato poi la _Storia -degl'Italiani_, la _Storia dei cento anni_, la _Storia della -letteratura greca, latina_, ecc. E se il Signore non l'avesse chiamato -in residenza per la compilazione di una storia del Paradiso, chi sa -quante altre ce ne avrebbe regalate! - -Ecco gli _Annali d'Italia_, scritti alla buona, senza ostentazione -o apparato di forma, dall'erudito e benemerito Muratori. A destra, -la Storia del Guicciardini, orrido e vivo ritratto della bassa -politica del Medio evo; qui, la _Continuazione_ del Botta, eccellente -descrittore di pesti, tremuoti, battaglie; là, la _Storia d'Italia_ del -Balbo, dettata in uno stile, quasi direi, geometrico, che non divaga -nei particolari, ma che tira diritto alle inevitabili conclusioni; in -fondo, i sette volumi del Giambullari, opera, che al Giordani sembrava -“un amenissimo giardino per i fiori di lingua„, ma che a noi è arrivata -come una foresta, piena di labirinti, di burroni e di nascondigli. - -Quante storie, Dio mio! Chi la sa lunga e va da Adamo a Marconi, chi -ha fretta e se la sbriga con cento pagine. Chi illustra un'epoca, chi -lumeggia un secolo, chi rischiara o annebbia una dinastia. Insomma non -vi è fatto, impresa, rivoluzione che non sia stata descritta, discussa -commentata, sviscerata. - -Gli storici antichi però mettiamoli da parte. Essi segnano gli -avvenimenti quali appaiono attraverso le gloriose tradizioni, e tutto -lo studio è di ritrarre a smaglianti colori un assedio, una battaglia, -una fuga. Che quadri bellissimi, che vive descrizioni! Ma è storia -questa? No, sono dei poemi eroici in prosa. Ogni città, a somiglianza -di Roma, è stata edificata da dei o da figli di dei; ogni impresa -militare è circondata da un non so che di maraviglioso, che ricorda -l'_Iliade_ e l'_Eneide_. - -I nostri padri bevvero grosso, ma noi moderni... Eh! oggi la storia va -fatta a dovere. L'arte, sissignore; ma l'arte deve stare al suo posto. -Via, via le fiabe, e i racconti maravigliosi! Noi vogliamo la verità -vera, noi vogliamo il documento, l'analisi, l'autopsia! - - * - * * - -Ma è sempre vero ciò che scrivono gli storici moderni? Signori, no. - -Il Voltaire chiama gli storici: “bugiardi ufficiali„ e in parte ha -ragione. Quasi tutti abusano del loro ufficio nobilissimo. Alcuni, -trascinati dalle proprie convinzioni politiche o religiose, diventano -partigiani; altri, vittime di un preconcetto, non negano alcun fatto, -ma qui esagerano un particolare o lo sopprimono, là velano un delitto -sotto un'arguzia, e tutto questo per coordinare gli eventi al loro -supposto; altri infine, non per malignità, ma per la fretta o per la -mancanza di acume critico, sogliono giudicare il passato con criterî -moderni e dànno in falsi apprezzamenti. - -Di storici obbiettivi non ne abbiamo, non ne avremo mai. Ammesso pure -che uno storico riesca a spogliarsi di ogni passione partigiana e -prometta a se stesso di voler essere il sereno espositore dei fatti, -l'eco genuina di tutti gli avvenimenti; — l'indirizzo dei suoi studî, -la predominanza di questa o di quella idea basta a turbargli il -giudizio. Guardate: fra tanti libri di storia ci sono forse due che la -pensano allo stesso modo? Ognuno alza la voce, ognuno nega ciò che un -altro afferma. “Il Papato ha rovinato l'Italia!„ dice il Macchiavelli. -“Il Papato è stato sempre la nostra salvezza!„ grida il Cantù. Il Sarpi -scrive la _Storia del Concilio di Trento_ per dichiararlo un intrigo; -il Pallavicino lo rimbecca con un'altra_ Storia del Concilio_; il -Courayer ne scrive una terza per rimbeccare l'uno e l'altro; in ultimo -il Servita ne fa una quarta per rimbeccare il primo, il secondo e il -terzo. Ma dunque si può sapere che cosa è questo benedetto Concilio? - -Nè parlo del Medio evo. Povero Medio evo! È come un cadavere sotto -i ferri anatomici. Ognuno vi trova la malattia che vuole: chi il -fanatismo, chi la corruzione, chi l'ignoranza; e, a corona dell'opera, -il Botta lo qualifica “età pazza, scarmigliata, da cronicacce di frati -e di castellani ignoranti„. - -Abbiamo detto che i letterati sono sempre in lotta fra loro. E che -dovremmo dire degli storici? Immaginate per poco che tutti questi -signori si trovassero per un giorno solo a congresso: altro che -Parlamento Italiano! - -Ma lasciamo che essi gridino a loro talento. Come dall'attrito vien -fuori la luce, così da questi libri, che affermano, negano, difendono, -alterano, mentiscono, falsificano, nasce la storia, la grande maestra -della vita. - - * - * * - -E parliamo della storia! Ultimi venuti nel mondo non potremmo vivere -che del presente, ma la storia ci fa vivere del passato. - -Sono tutte le epoche che s'intrecciano, si inanellano, si completano -con i loro massacri di sangue! Essa raccoglie il grido della guerra e -l'inno della pace, il sarcasmo del tiranno e il lamento della vittima. - -Le più belle creazioni dell'arte si offuscano dinanzi a questo libro, -in cui sono ritratti gli uomini che innalzarono o distrussero Stati e -Monarchie, Regni ed Imperi, confini e frontiere. - -La storia — questo monumento, più grandioso del S. Pietro di Roma, -più antico delle Piramidi di Egitto — ci dice che l'umanità ha avuto i -suoi eroi, i suoi martiri, i suoi carnefici, i suoi salvatori, i suoi -angeli, i suoi dèmoni. - -Essa è la voce di Dio, è il grande giudice degli uomini nel tempo. -Molti seppero ingannare i loro contemporanei e procacciarsi con -l'astuzia e con l'ipocrisia un applauso o un monumento; ma la storia -li ha colpiti! Inesorabile nella sua giustizia, divide gli uomini -in ischiere: i pazzi, capitanati da Caligola; i sanguinari, da -Nerone; le vittime, da Belisario; gli avventurieri, da Pirro; gli -eroi, da Leonida; i traditori, da Baglione; i dominatori, da Carlo -V; i salvatori, da Pietro Micca; e al di sotto, tutta una immensa -moltitudine di milioni e milioni di uomini, che sono come il fondamento -del grande edificio sociale; di uomini, che vissero e morirono senza -avere un nome una volontà, una coscienza propria. Questa moltitudine -immensa è il popolo. - -Il popolo! Chi può parlare di quest'Ercole incatenato, cieco come il -Polifemo della favola, mite come l'agnello, sanguinario come la tigre; -ora umile e sottomesso, ora superbo e ribelle? Oggi, timido, si lascia -quasi calpestare; domani, insorge e non si arrende neppure dinanzi alla -bocca di mille cannoni. - -Il popolo! Guai a chi non ascolta per tempo i suoi lamenti! Quei -lamenti potranno in un istante mutarsi in un ruggito feroce; ed allora -egli non prega più: comanda. Di rado si sveglia questo leone dal suo -letargo, ma quando si scuote e manda il primo ruggito, gli basta un'ora -per allagare di sangue una città, per abbattere corone e scettri, -confini ed imperi. - -Per convincersi della sua onnipotenza bisogna vederlo in azione, il -popolo. Io ne ebbi un'idea il 17 ottobre 1888. Sulla grande piazza -di S. Ferdinando, in Napoli, duecentomila cittadini acclamavano i -Reali d'Italia e l'Imperatore di Germania. Vecchi, adulti, giovani, -fanciulli, donne applaudivano freneticamente e sembrava che un fluido -magnetico li agitasse tutti. - -Quegli evviva, confondendosi nell'aria, mi arrivavano all'orecchio -come un frastuono, come l'eco di mille voci lontane. Io non sentivo -gli applausi, vedevo la potenza del popolo. Non so quali pensieri si -agitassero nella mente di Umberto e di Guglielmo; ma credo che quella -folla compatta, convulsa, li abbia un po' sconvolti; credo che i due -Coronati, sotto quel sorriso compiacente e dignitoso, nascondessero -un timore, quel timore che si prova dinanzi al leone, sia pure -addomesticato. - -Il re si crede forte nella sua reggia, ma quando si trova a tu per tu -con il popolo, allora sente una voce segreta che gli dice: “Attenti! -attenti! Questa folla sterminata è il popolo. A che varrebbero i tuoi -soldati, i tuoi cannoni, le tue carceri se ti venisse meno il suo -affetto?„ - -Felici i re che ascoltano questa voce e si ricordano che il popolo -esiste! - - * - * * - -La storia seduce. - -Pigliando la rincorsa dall'età eroica, che vi alletta con i suoi dei, -semidei, eroi, ciclopi; dando uno sguardo di ammirazione a Sparta -e ad Atene, ci fermiamo a Roma, a Roma nostra, che incatena al suo -cocchio trionfale intere regioni. Per noi Italiani, che orgogliosamente -possiamo chiamarci figli dei Bruti, dei Fabrizi, dei Fabi, dei Cesari, -la storia di Roma ha un incanto, un fascino immenso. - -Ma Roma cade e gli Unni, i Vandali, i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti, -i Longobardi si gettano come corvi famelici sopra di essa, e con la -spada insanguinata segnano una nuova epoca: il Medio-evo, tempo di -transazione, che non ha una vera storia, ma che prepara la storia; -epoca enigmatica e oscura, che ricorda la biblica torre di Babele. - -Infatti, quando si presenta innanzi a voi il grande ed infelice -Colombo, vi sembra di essere usciti come da una bolgia infernale. -Guardate indietro, e mille ombre vi inseguono: — è Alboino, che con -la tazza ferale vi invita a bere del sangue; — è Teodora, Macrozia, -Ermengarda, le turpissime donne di Roma, che con l'astuzia e la -disonestà creano scandali e rovine; — è Barbarossa, che scende cinque -volte a incendiare città e villaggi; — sono insomma tanti spettri -orribili, che escono dai loro sepolcri e si fanno innanzi minacciosi. - -Al Medio Evo fanatico e sanguinario succede l'età moderna, in cui tutti -i popoli, ripetendo il grido di Giulio II: “Fuori i barbari!„ cercano -acquistare la propria indipendenza. - -Questo periodo più vi appartiene e voi lo scorrete con ansia. -Finalmente gl'Italiani si sono svegliati! Caduti con Roma, per tanti -secoli fummo dominati, disprezzati, e la nostra Patria venne chiamata -una _espressione geografica_. Ma il tempo della rivendicazione è -venuto. Non è la Lega Lombarda, non sono i Vespri Siciliani, non è -la rivolta di Masaniello, sono tutti gl'Italiani che si ribellano ai -propri tiranni. Fuori, fuori! abbasso gli Austriaci! abbasso i Borboni! -abbasso i Duchi, gli Arciduchi, i Vicerè, i Potestà! Vogliamo l'Italia -una e indipendente! - -Voi pieno d'entusiasmo accompagnate Cavour al congresso di Parigi, -assistete ai segreti colloqui tra D'Azeglio e Vittorio Emanuele; e -quando la guerra contro l'Austria incomincia, voi tremate: è quel sacro -timore che si prova alla vigilia delle grandi imprese. Sorpassate le -lunghe descrizioni, le biografie, i commenti e correte alle battaglie: -a Montebello, a Palestro, a Varese, a Camerlata, a Melegnano, a S. -Martino, a Calatafimi, a Milazzo, a Capua, a Gaeta. Da per tutto si -combatte e si vince! - -Gli Austriaci si ritirano, i Borboni fuggono, la Patria finalmente -è nostra! E la storia contemporanea si chiude con il trionfo -degl'Italiani. - -All'ultima pagina vi destate come da un sogno incantevole; ma subito -dopo vi assale una malinconia. - -I nostri padri affrontarono l'esilio, il carcere, la morte e noi che -cosa abbiamo fatto per rendere rispettata la nostra Patria, questa -terra benedetta, ricca di tante bellezze di natura, sempre maestra -nelle arti e nelle scienze? - - * - * * - -La storia fa ribrezzo. - -In essa vive un mostro che ora striscia come un rettile e riesce a -nascondersi, ora si solleva gigante ed urla come un demone: la guerra! - -Scorrete la storia; ad ogni passo una guerra. Leggi, proclami, -guerre; invenzioni, scoperte, guerre; pace, trattati, guerre. Guerre -sanguinose, che si trascinano per anni e anni, come una vendetta di -Dio; guerre insulse, nate per capriccio o volute da un despota; guerre -ridicole, che fanno vergogna a vinti e a vincitori; ma sempre guerre, -guerre! - -Ogni epoca si apre e si chiude con un massacro, ogni nuovo regime è -preparato col sangue di migliaia di vittime. Sulla punta della spada e -sulla bocca del cannone è il diritto. - -Non parlate alle nazioni di giustizia. La guerra è il grande, -inappellabile Tribunale, che legalizza usurpazioni e violenze, che -rende o strappa libertà ed onore. - -Il sogghigno beffardo di Brenno ha echeggiato in tutti i secoli! - -Intanto noi leggiamo la storia con la più grande indifferenza. Le -guerre non ci fanno impressione, sembrano la cosa più naturale del -mondo. Siamo abituati fin da ragazzi ad assistere in ispirito ai -grandi macelli di carne umana. A che cosa si riducevano quei _Compendî -di storia,_ imparati nelle scuole primarie o secondarie? Se togli -le leggende e qualche racconto un tantino educativo, tutto il resto: -guerre. Bisognava sapere dove avvennero, quanti furono i combattenti, -quanti i morti, quanti i feriti, quanti i prigionieri. Dàlli oggi, -dàlli domani, si finiva col pigliarvi gusto. Alla battaglia di Canne -settantamila morti, ventimila prigionieri. Bravo Annibale! In Gallia, -Cesare lascia un milione di morti. Benissimo! - -E Napoleone? Quest'uomo fatale, esercitava sul vostro animo un fascino -irresistibile. Quando il professore di storia vi descriveva a vivi -colori i grandi successi militari di Cherasco, di Lodi, di Rivoli, di -Marengo, di Austerlitz, voi a battere le mani freneticamente. Napoleone -è un genio! - -Come siamo facili all'entusiasmo! Abbiamo innalzato monumenti ai -grandi conquistatori e li salutiamo col nome di eroi! Eroi che grondano -sangue, eroi che seminarono la morte e la distruzione, eroi-carnefici, -che non ebbero nemmeno il pregio di essere sinceri e di confessare come -Attila: “Io sono il flagello di Dio!„ - -Quanti milioni e milioni di uomini non furono massacrati sui campi di -battaglia? - -Poveri illusi! Credevano di compiere un dovere verso la Patria, e il -più delle volte non fecero che secondare le sfrenate passioni di pochi. -La Patria, sempre la Patria si mette in ballo per attirare il popolo e -trascinarlo al macello. “Ogni anno — esclama il De Musset — la Francia -faceva regalo a Napoleone di trecento mila giovani: era l'imposta -pagata a Cesare, era la scorta che gli bisognava per attraversare il -mondo. Mai vi furono tante notti senza sonno, mai si vide sporgere dai -bastioni delle città tanta moltitudine di madri desolate, mai vi fu -tanto silenzio intorno a coloro, che parlavano di morte!„ - -Ma i libri storici che davvero fanno ribrezzo sono quei grossi volumi -del Taine, del Michelet, del Blanc, del Thiers. Se siete di animo -delicato, non aprite quei libri: ivi è descritta minutamente la più -grande aberrazione umana: la Rivoluzione Francese. Raccogliete le -malvagità di tutte le guerre, non avrete mai la Rivoluzione Francese, -“in cui l'uomo — secondo il Taine — non è solo barbaro, come il -Vandalo, crudele, come l'Unno, ma un animale sanguinario e lubrico„. - -Dio mio! ad ogni passo una mannaia, in ogni casa un eccidio, in ogni -tempio una profanazione. E in mezzo alle strade, allagate di sangue, -vi appaiono come nella penombra, gli spettri di Marat, di Danton, -di Robespierre. Che infernale trinomio! Marat riarso da una sete -insaziabile di sangue, con tutti i sintomi fisici di un mostro: Danton, -maschera convulsa di mastino ruggente, capace di strapparvi il cuore -con uno sguardo; Robespierre, grande macellaio di carne umana, che -parla con la schiuma alla bocca, che digrigna i denti e getta fiele -anche sui morti! Queste ombre vi atterriscono; un fremito convulso -vi agita, i capelli si rizzano sulla fronte, e voi chiudete il libro, -esclamando: - -“Maledetta la guerra e le rivoluzioni!„ - - * - * * - -Ma è inutile maledire. La guerra ci sarà sempre. L'uomo, per un fatale -destino, deve di tanto in tanto dar prova della sua malvagità. - -Lo Zar, in un momento di santo zelo, ricordandosi di essere non solo -Imperatore, ma padre e Pontefice Massimo di milioni di anime, ebbe la -felice idea della pace universale. Si, si, la pace! Vogliamo la pace! - -Tutti i Moneta di questo mondo misero fuori un sospiro di -soddisfazione. Finalmente! - -Ma vedete un po': proprio lo Zar, forse per aggiungere l'esempio al -precetto, attaccò lite — e che lite! — col Giappone. - -Egli voleva la pace, sissignore; ma voleva anche la Corea. Gli -Occhietti a mandorla si opposero. “La Corea è nostra!„ Nicola montò in -bestia. “Nani screanzati! Voglio darvi io una lezioncina!„ - -Disgraziatamente invece di darla la ricevè. - -Ma siamo giusti: come abolire la guerra, come darle il ben servito e -metterla bruscamente alla porta, se essa oggi impera sovrana in tutte -le Nazioni? - -I nostri Governi non si preoccupano che della guerra. - -Siamo amanti della pace, vogliamo la pace, ma intanto abbiamo un -Ministero della Guerra, non della pace; scuole di guerra, non di pace! -I nostri R. Cantieri non lavorano che per la guerra. A Roma, vi sono -in permanenza Commissioni e Sottocommissioni, che studiano notte e -giorno, e, a basi di calcoli, di esperimenti, mutano, trasformano -tutto il materiale da guerra. Ogni anno nuovi fucili, nuove cartucce, -nuove uniformi, nuove tende, nuove corazze, nuovi tipi di navi e di -sottomarini. Lo Stato Maggiore sta sempre con l'occhio alla penna. I -piani di attacco, di invasione, di difesa sono completati, sissignore, -ma non possono restare allo _statu quo_; occorrono continue modifiche. -Debbono essere ritoccati, perfezionati, secondo le circostanze e le -esigenze militari. - -Il soldato dev'essere sempre pronto; ed ecco le grandi manovre, che -sono come i concerti di quella terribile musica. - -E dovunque è così: tutti gli Stati sono all'erta per ben riceverla. - -Si racconta: il feld-maresciallo von Moltke, Capo dello Stato Maggiore -Tedesco, se la dormiva una notte saporitamente, quando venne destato -di soprassalto dal suo Aiutante di campo, il quale gli annunziò che -era stata dichiarata la guerra con la Francia. Von Moltke, senza punto -scomporsi, disse: “Incartamento N. 5.„ Si voltò dall'altro lato e -ricominciò a russare. - -L'Aiutante aprì l'incartamento indicato e trovò tutto il piano -di mobilitazione, con annessi ordini già firmati, da spedirsi ai -comandanti di Corpi d'Armata. Non fece altro che aggiungervi la data -e correre al vicino ufficio telegrafico. Dopo due ore tutti pronti per -dar principio allo spettacolo! - -Questo cinquant'anni fa. Oggi _l'incartamento N. 5_ non contiene solo -il piano di mobilitazione, ma inchieste segrete, statistiche, carte -geografiche, topografiche sulla Francia. E sapete perchè? Le Nazioni -civili si spiano maledettamente. I nostri piani di guerra, segreti, -segretissimi, custoditi da una dozzina di chiavi, si conoscono a -Vienna, a Parigi, a Berlino, a Londra, a Pietroburgo; come dall'altra -parte a Roma si conserva una copia in carta libera de' piani, -sottopiani e terrapiani delle Nazioni amiche. Potreste dire: ma sarebbe -meglio che questi benedetti piani si preparassero in piazza, una volta -che... Avete ragione, ma le spie? Dovrebbero morir di fame? No, in -questo mondo tutti debbono vivere! - - * - * * - -Però, bisogna confessarlo, noi moderni l'abbiamo molto perfezionata la -guerra. I nostri padri, felini e ignoranti, si scannavano come cani. -Armati fino ai denti, coverti di corazze e cimieri, si davano colpi -da orbi. Vergogna! Un po' di umanità ci vuole anche quando si ammazza. -Siamo uomini o belve noi? - -Per fortuna un monaco inglese, nei suoi ozî beati, inventa la polvere. -Bravo il figlio di S. Francesco! Invece di recitare l'Ufficio Divino -o preparare liquori per i palati aristocratici, ci combina il bel -servizio! Ma zitto, noi dobbiamo essergli grati. La polvere ha portato -il progresso, la civiltà, l'umanità nella guerra. Via, via le daghe, -i dardi, le baliste! Roba da selvaggi. Noi moderni abbiamo il cannone -Krupp, che tira a 5000 metri e regala 35 colpi al minuto. Si muore, ma -nessuno si macchia le mani di sangue. - -Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua disposizione fisica, -chimica, elettrotecnica. - -La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul campo di battaglia -ci vuole... arrosto; e perciò un italiano, pratico e umanitario, ha -inventato la polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello scoppio -del cannone dà sui nervi. Santo Iddio, dopo cinque minuti si è sordi! È -un inferno, un inferno perfetto! - -Avete ragione; ma si è provveduto anche a questo. Noi oggi abbiamo la -polvere muta, che fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone -non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno e l'altro lavorano in -silenzio. Il proiettile arriva, vi colpisce, voi ve ne andate all'altro -mondo, senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta. Si sentirebbero -volare le mosche, se questi animalucci avessero la pazza curiosità di -assistere a quei drammi! - -A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a rendere la guerra meno -antipatica e più umana, le abbiamo dato un po' della nostra fretta. - -I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani, per citare i maestri -dell'arte, consumarono 33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i -Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i padri e la terminavano i -figli! Noi invece ci sbrighiamo in pochi giorni. - -Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città! Dieci bocche di cannone, -a getto continuo, in mezz'ora vi distruggono New York! - -E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e l'areoplano: la -guerra, anche più importante, sarà ridotta a pochi minuti. In un giorno -solo: _ultimatum_, guerra, pace. - -Altro che _veni, vidi, vici_ di Cesare! - - - - -I romanzi. - - -Ne trovate da per tutto. Sul tavolo, sul comodino, sulle sedie, in -mezzo ai giornali: in ogni angolo una rappresentanza. Ma il grosso -dell'esercito è qui, in questo scaffale a sinistra. Grandi, piccoli, in -edizioni di lusso, in edizioni economiche, rilegati in tela, in pelle, -sciolti, sdruciti: sono due o trecento, tutti in fila come soldati. - -Succede spesso. Quando non si ha voglia di leggere e la penna pesa un -quintale, quasi senza volerlo, fermate l'occhio su questi libri e ne -andate scorrendo i titoli. Curioso! Ora la fronte si corruga, ora si -spiana; ora le labbra abbozzano un sorriso, ora vi assale un fremito; -ora il naso si aggrinza, ora gli occhi scintillano. È naturale: sono le -diverse impressioni che hanno lasciato in voi questi libri, impressioni -che non si cancellano, impressioni che ricordano tutto un periodo -di vita gaia e spensierata. Qui sono romanzi, divorati in un giorno -con la più grande voluttà; romanzi noiosi, dieci volte incominciati -e dieci volte mandati a quel paese; romanzi lascivi, assaporati di -nascosto come frutti proibiti; romanzi placidi, sereni come un tramonto -d'autunno; romanzi burloni, che leggeste ridendo a crepapelle; romanzi -tetri, che vi lasciavano un vuoto nell'anima; romanzi paurosi che vi -facevano rizzare i capelli! - -Oggi di tanti romanzi non vi resta che un ricordo vago. Di alcuni -ricordate appena il protagonista, di altri una scena, di altri una -descrizione: tutto il resto, silenzio. Vi date a frugare nella memoria, -unite, coordinate, ma ad un punto non si può andare più avanti; si -perde ogni traccia. Buio, buio pesto! È vero; ma guardando questi -libri, sentite come una musica lontana, che dolcemente vi accarezza e -vi culla. Vi arrivano suoni, armonie, grida laceranti; è come un'eco di -baci, di sospiri, di gemiti, che s'inseguono, s'intrecciano, si urtano. -La fantasia corre, corre... Voi vedete sfondi di foreste e di acque -azzurre, poveri abituri e sale dorate, riflessi di nevi e di cieli -rosei! Che odore di gelsomini e di aranceti! Che tanfo di sudiciume! - -Ma in un momento, come al colpo di magica bacchetta, vi appaiono -guerrieri, dame, assassini, padroni, servi... Voi fissate bene lo -sguardo; li conoscete tutti. Ecco Valijean, ecco l'astuto Rodin, lo -spavaldo D'Artagnan, il laido Francesco Cenci, il patriarcale Niccolò -dei Lapi, il buon Ivanhoe, il timido D. Abbondio. Gilliat lotta con la -terribile piovra, Fleur de Marie cade nelle mani di quelle donnacce, -papà Goriot agonizza, Cesare Borgia alza il pugnale, il Conte di -Montecristo fissa Villefort, Emma, la Bovary, vi tenta, l'Innominato si -dispera; e nel fondo di questo gran quadro si elevano, quasi simboli -sovrumani, fanciulle infelici, strappate alla vita nel fiore degli -anni. - -O Lisa, Bice, Lucia, Clotilde, Giulia, Caterina, Esmeralda, Rebecca, -Ginevra, Maria! I primi palpiti del nostro cuore, vergine e immacolato, -furono per voi. Prima che una ragazza ci avesse ammaliati col suo -sguardo, noi vi amammo, o fanciulle, o fiori delicati, che chinaste in -su lo stelo nella primavera della vita! - -Nel silenzio della nostra cameretta abbiamo pianto, vi abbiamo seguite -nella dolorosa via crucis delle vostre sventure e, non potendovi -salvare, abbiamo imprecato contro la malvagità degli uomini. - -Ci dissero più tardi che voi non siete mai esistite. E perchè? non -vivete in tante fanciulle che soffrono, in tante fanciulle che muoiono -senza il sorriso dell'amore? - - * - * * - -Oggi quei romanzi riposano. - -Rileggerli? No. Rileggere un romanzo è come sposare una vedova. _Nuptia -calefacta._ Nessun entusiasmo. Bene o male, voi già conoscete per sommi -capi la favola: vi è noto che farà Tizio, che farà Caio, chi ne uscirà -bene, chi male, chi vi lascerà la pelle. Situazioni, caratteri, azioni, -catastrofe: tutto vi è presente. - -Gli idillî più dolci, le storie più raccapriccianti, le scene più -commoventi vi lasciano freddi. Quella ragazza smania, si dispera? -Pazienza; verranno le nozze. Quel giovanotto è accusato di alto -tradimento, è condannato al carcere perpetuo? Un bel giorno sarà -libero, milionario e si vendicherà dei suoi calunniatori. - -Il romanzo non è uno spartito di musica; più si sente, più si gusta. -No, l'illusione è per una volta sola. Il romanzo si legge, non si -rilegge. E dolorosamente debbo aggiungere che bisogna leggerlo in -gioventù. Solo i giovani possono delirare col Guerrazzi, sognare con lo -Scott, fantasticare col Dumas. - -E sapete perchè? Il giovane facilmente si commuove, e quando è commosso -ingoia tutto, crede a tutto, approva tutto. Noi, invece, appena si -prende in mano un romanzo, vogliamo far da critici. “Questa scena è -inverosimile, questa situazione è impostata male, questo carattere è -abbozzato. Che dialogo scialbo! Che descrizione noiosa!...„ E si va -avanti facendone l'autopsia. Non si legge così il romanzo. Bisogna -mettersi a sua completa disposizione, dire semplicemente: “Parla, chè -il tuo servo ti ascolta„. Noi no, vogliamo fermarci a mezzo, vogliamo -controllare, discutere, analizzare, dettare leggi; e il romanzo si -vendica: invece di dilettarci, ci annoia. - -Lasciamo dunque ai giovani ciò che la natura e l'arte riservava per -essi. A noi non resta che guardare in faccia il romanzo e domandargli: -chi sei? - - * - * * - -I retori non sono d'accordo nell'assegnare al romanzo un posto nella -letteratura. A qual genere appartiene? Al didascalico? al poetico? al -drammatico? allo storico? Quistioni oziose. Il romanzo non pretende di -occupare alcun posto; viene fuori così, senza blasone, senza diplomi e -commende. Conosce i suoi umili natali e non accampa diritti. Mettetelo -in platea, mettetelo nel loggione: si accontenta. - -Furbo! si accontenta, perchè conosce il fatto suo; non vuole occupare -alcun posto, perchè con la sua finta modestia si è reso padrone -del campo. Ascriverlo al genere poetico? ma se è storico; al genere -storico? ma se è poetico. Insomma il romanzo sfugge ad ogni classifica: -ha i bagliori della poesia sotto il modesto linguaggio della prosa; -lumeggia un ambiente storico ed è fantastico, vi dà una lezione di -scienze naturali ed è drammatico. - -Che gran ribelle! Non vuole limiti, non sopporta determinazioni, non -conosce barriere. Tutto deve entrare nel suo dominio. Dove cessa la -storia, egli incomincia; dove la poesia sdegna di entrare, egli si -avanza. Nessuno può dirgli: — fin qui e basta. — Basta? Quanto ha la -scienza con le sue scoperte, la filosofia con le sue investigazioni, -la natura con i suoi incanti, il cuore dell'uomo con le sue passioni, -la società con le sue ipocrisie, tutto gli appartiene, tutto descrive, -analizza, scruta. - -Ha la tavolozza del pittore e i ferri del chirurgo; lo slancio del vate -e la pedanteria del critico; la baldanza del giovane e l'esperienza del -vecchio. - -Quando nacque il romanzo? - -La storia letteraria non ne registra l'atto di nascita e scusa la sua -ignoranza col dire che i natali sono oscuri, molto oscuri: il romanzo è -un trovatello. - -Calunnia! Il romanzo non è nato nel tempo, è nato con la natura, con -l'uomo; è nato quando nacque l'amore, quando nacque la poesia. - -Si potrebbe dire: gli antichi non lo conoscevano. È vero. Il romanzo -non ha mai avuto una personalità propria: è stato sempre un modesto -operaio nell'officina dell'arte, con l'incarico di spargere sentimento -e fantasia sugli altri generi letterari. Dove non troviamo il romanzo? -Egli vivifica la mitologia, abbellisce la storia, aleggia nel poema, -cinguetta nella canzone, informa la tragedia. Che cosa sono quelle -leggende-misteri dei primi secoli dell'Êra Cristiana, quei racconti -cavallereschi del Medio Evo, quelle patetiche istorie di amore, quelle -grasse novelle in prosa e in versi? - -È il romanzo che si lascia svisare dal misticismo, soffocare dalle -favolose imprese eroicomiche, diluire in due o trecento strofe -più o meno monotone o licenziosette. Non aveva la coscienza della -sua nobiltà, del suo valore; gli mancava il coraggio di dire una -buona volta: — Io posso vivere da me, posso dilettare, istruire, -educare! — - -Ma venuto il secolo XIX, secolo di rivendicazione sociale, il romanzo -ottiene i suoi diritti. Ammesso ufficialmente nello Stato Civile -dell'arte dallo Scott, preso a battesimo dal Manzoni, confirmato dal -Balzac, incomincia a vivere di vita propria ed acquista una vitalità -maravigliosa. Poeti, storici, uomini politici, eruditi, filosofi, -critici non sanno resistere al suo fascino e diventano romanzieri. - -Il romanzo impera, trionfa dovunque. Storico in Inghilterra, sociale in -Francia, sentimentale in Germania, conserva l'impronta nazionale; ma, -ispirato dagli stessi bisogni, governato dalle medesime leggi, è l'eco -della nuova vita, della nuova civiltà. - -È aristocratico, è democratico il romanzo? Nè l'uno nè l'altro. -Disconosce questa divisione, dovuta semplicemente alla vana superbia -di pochi, alla tirannica ambizione di molti. Il romanzo è umano, -vuole l'uomo. Venga dalla capanna o dalla reggia, si nasconda sotto le -vesti di un galeotto o di un vescovo, il romanzo l'accoglie. I suoi -protagonisti, tolti all'aratro, alla rete, alle officine hanno una -finalità ed una missione, perchè la vita ha doveri sacri per tutti, nè -fu data per sollazzo ad alcuni e per espiazione ad altri. - - * - * * - -Quale benefica innovazione apporta il romanzo! L'arte è stata sempre -aristocratica, ha illuminato sempre le grandi vette della scala -sociale, trascurando due esseri: il popolo e la donna. - -Potreste dire: la poesia non ha mai trascurato la donna. È vero, ma -avrebbe fatto meglio a trascurarla. - -Se la donna non ha coscienza di se stessa, se è vanitosa, leggiera, -pettegola, colpa dei nostri poeti, che vollero vedere in lei non una -compagna, ma una bambola, senza mente e senza cuore, una cosina dolce e -delicata, un grazioso gingillo. - -Si è detto sempre: la poesia ha spiritualizzato la donna. Non è vero; -l'ha sacrificata, l'ha snaturata, l'ha resa inerte. Schiava della -propria ignoranza, schiava dei suoi e degli altrui pregiudizi, la donna -si sentì chiamare angelo, fu esaltata, ebbe ammiratori e cortigiani, ma -non visse. - -Noi ricordiamo Beatrice, Laura, Margherita, Elvira, Silvia e tante -altre come grandi ispiratrici del genio, ma che cosa pensavano, che -dicevano, che operavano, queste donne? Niente; si lasciavano amare, si -lasciavano rinchiudere in una nicchia di oro. - -Il romanzo riabilita la donna. Non più gemiti petrarcheschi, sospiri -metastasiani, belati arcadici. Addio Eleonora, Andromaca, Didone, -Angelica, Bradamante, Sofronia, Clorinda! Addio bellezze languide -o tiranne! Il romanzo vi scaccia. Il romanzo affida alla donna lo -scettro reale della famiglia, e le ricorda i grandi doveri e la grande -responsabilità nella vita domestica e sociale. Il mondo non ha bisogno -di mute ispiratrici, ma di operose educatrici! - -Lo chiamano figlio dell'epopea, il romanzo. Forse è vero, ma il figlio -non ricorda la madre. L'epopea, solenne, canta le battaglie di Achille, -di Orlando, di Goffredo; il romanzo non ama gli elmi e le corazze, non -si mette a servizio di una classe privilegiata, egli canta le lotte, i -dolori le battaglie, le vittorie di tutta la società umana. - -Col pretesto di una favola, di un idillio, di una novelletta, affronta -i più gravi problemi sociali: è filosofo e scienziato, è statista e -legislatore. Lo storico futuro, invece di seppellirsi nelle tetre mura -di una biblioteca per decifrare manoscritti e lettere, dovrà leggere i -romanzi dell'epoca nostra. Qui troverà i contrasti, gli urti della vita -moderna; a traverso queste pagine, frementi di vita, dense di concetti, -calde di passione, egli sentirà l'eco di quell'anima collettiva, che -crea i grandi avvenimenti politici e forma la storia. - -Oggi non si scrivono trattati, non si discute nelle accademie, non -si ciancia nei congressi, non si predica nelle piazze: si detta un -romanzo. Per accusare o difendere, per protestare o secondare: il -romanzo. Chi ha un principio da sostenere, un sistema da propugnare, -ricorra a lui, al propagatore di tutte le verità, di tutti i paradossi, -di tutte le utopie! - -Sentite: se Dante fosse vissuto ai tempi nostri avrebbe scritto -un romanzo, non un poema. Così la _Divina Commedia_ non sarebbe il -patrimonio di pochi studiosi, ma il libro di tutti! - -Ed è giusto. Il romanzo è la lettura favorita di ogni classe sociale. -Il letterato lo studia, lo scienziato l'esamina, il critico lo -scompone, il pubblico lo legge, semplicemente lo legge, correndo -con lo sprone ai fianchi per sapere “come andrà a finire„. La vita -reale è monotona, molto monotona e il pubblico ricorre al romanzo per -interrompere quella monotonia. Non chiede arte, caratteri, costumi; -vuole qualche cosa che lo diverta, che lo commuova. La ragazza vuole -un confidente, un compagno alle proprie fantasie; il giovine un -consigliere nelle prime armi dello amore e della vita; l'uomo d'affari -un narcotico; l'uomo di mondo uno scandalo; l'operaio un conforto, -talora un eccitamento, talora un'istruzione; l'ozioso un complice per -ammazzare meglio il tempo; l'illuso l'incarnazione di sè stesso; il -sentimentale, emozioni e sogni; l'asceta un lembo di cielo; l'anarchico -una dinamite! - -E il romanzo contenta tutti; angelo o demone, consola, seduce, inganna, -istruisce, burla, ride, sogghigna. - -Ecco perchè il romanzo domina, signoreggia e dispone dei pochi ozî -della vita moderna. A chi ruba anni, a chi mesi, a chi giorni, a chi -ore tutti pagano il loro tributo al novello Cesare. - -Qualcuno per darsi l'aria di uomo serio dice: “Io non leggo romanzi„. -Non gli credete; quel signore o mentisce o è un analfabeta. - -Di grazia, che cosa si legge in villeggiatura? un romanzo; nelle notti -d'insonnia? un romanzo; dopo un alterco con la vostra signora? un -romanzo. Il romanzo entra nell'intimità della nostra vita familiare; è -il compagno delle nostre piccole gioie, dei nostri piccoli dolori. - -Ma il romanzo non è contento ed ha ragione. Dispone del nostro tempo, -sissignore; ma di quale tempo? Di quello che si passa in casa. Difatti -il romanzo si legge a tavolino, magari passeggiando per la stanza, -magari sdraiato sull'erba o sulla poltrona, magari a letto, in attesa -di Sua Eccellenza il Sonno, magari... voi m'intendete; ma in mezzo -alla strada, in trattoria, in tram, è prudente leggiucchiarne sia pure -una pagina? Leggere un romanzo in un _restaurant_, dopo aver fatta una -colezione di caldo o di freddo? Sarebbe una pazzia. Leggere un romanzo -in un salone, mentre il barbiere prepara il ferro del supplizio? -Fareste ridere. - -Eppure quei minuti di ozio, di riposo, di aspettativa gli fanno gola; -li vorrebbe per sè. Ma è impossibile. Impossibile? Sapete che fa quel -furbo? Si presenta al giornale e gli chiede un posticino a piano terra. -Vi si adatta come in una bara, fa il morto, ma ottiene l'intento. Egli -può così rubarvi i pochi ritagli di tempo, può accompagnarvi dovunque: -al teatro, al circolo, in ferrovia! - - * - * * - -Ma strano. Il romanzo non gode le simpatie di tutti. Pochi l'onorano, -molti lo respingono, moltissimi lo odiano a morte. Chi lo fugge, chi -lo teme, chi lo guarda bieco, chi ne dice corna. Il romanzo! Dio mio, -è l'istigatore di tutte le lordure, il responsabile di tutte le sconce -e delittuose anormalità! Lui il galeotto, il tentatore, il seduttore, -il mezzano, il manutengolo. Chi ha portato questa grande corruzione -sociale? il romanzo; chi turba la pace delle famiglie? il romanzo. -Novello Satana, parla all'orecchio dei figli di Eva in un linguaggio -malignamente bello: li alletta, li seduce, li precipita nella colpa. -La statistica degli adulterî, delle fughe, dei ratti, dei divorzi, dei -liberi amori, dei suicidî, dei delitti passionali è terrorizzante? -Ringraziatene il romanzo. I nostri giovani sono fiacchi, svogliati, -sensuali? Colpa del romanzo. Le nostre fanciulle sono nevrasteniche, -spudorate, morbosamente sensibili? Il romanzo, il maledetto romanzo. È -lui che distrae, che snerva, che stilla nella mente certe ideacce, che -solletica certi istinti! - -Di qui un odio spietato contro il povero romanzo. Gli oratori sacri -arrotondano la voce e danno scomuniche a chi legge, a chi scrive, a chi -stampa, a chi compra, a chi vende romanzi. I Procuratori Generali, non -sanno inaugurare l'Anno Giuridico, senza scagliarsi contro il povero -romanzo. I babbi e le mamme sono tutt'occhio per non far cadere nelle -mani dei figliuoli questi libri, causa di tutti i mali. - -Ricordo. Un direttore di una importante azienda di generi alimentari, -nell'ammettere un operaio, gli rivolgeva una sola domanda: “Leggi -romanzi?„ Se il mal capitato rispondeva no, era il benvenuto, se -rispondeva si, fuori! Chi legge romanzi è traviato! - -Ma si finisca una buona volta di condannarlo alla pena capitale. Ci -sono romanzi cattivi; ma non ci sono novelle cattive, poemi cattivi, -storie cattive? Quale delle forme letterarie ha potuto sempre tenersi -immune da questa lebbra di cui accusiamo il romanzo? - -Si dirà: nel romanzo questa lebbra è maggiore. D'accordo. Ma che colpa -ha il romanzo se molti, che non sanno nè di arte nè di buon costume, -per battere moneta, per acquistare un po' di popolarità, mettono fuori -sudiciume? - -Alzate la voce contro i romanzi cattivi, bruciateli, distruggeteli, ma -non calunniate questo genere letterario, che ha tante benemerenze. Che? -vi siete dimenticati che i “Promessi Sposi„ l'“Ivanhoe„, la “Capanna -dello Zio Tom„ sono romanzi? - - * - * * - -Ma bisogna confessarlo: certi romanzi sono dannosi davvero. Su questo -gruppo a destra, per esempio, dovreste scrivere a grossi caratteri: -_veleno_. - -Sono romanzi così detti veristi che ci vengono per lo più dalla Francia -e che purtroppo trovano imitatori fra noi. - -Voi li avete comprati, li leggete, perchè la vostra professione di -letterato vi obbliga a scorrere questi libri di moda, ma spesso, dopo -una ventina di pagine, dovete interrompere la lettura. La mente è -sconvolta: si respira luridume. Sentite quasi il bisogno di spalancare -le finestre, di lavarvi le mani e di ripetere come il vecchio Re -Lear: “Dammi, o speziale, un oncia di zibetto per purificare la mia -immaginazione!„ - -Eppure questi libri, che senza pietà e senza veli, con un cinismo -ributtante dipingono la parte più selvaggia dei nostri istinti, si -trovano nelle mani di tutti. Sono questi i romanzi che oggi si leggono, -che appassionano, che seducono: storie volgari, sanguinose, sudice, che -dovrebbero far ribrezzo e nausea. Tutto è violento, tutto è anormale. -Non trovate una donna onesta. Nevrasteniche, febbricitanti, queste -eroine non vivono che di adulterî e di delitti. - -Ma dunque la quiete domestica, le sante gioie della famiglia, le azioni -nobili e generose sono utopie? - -Il Darwin spesso la sera si faceva leggere dei romanzi dalla figliuola, -ma ad ogni scena, un po' troppo tragica, esclamava: “Vorrei che una -legge proibisse nei romanzi le soluzioni tragiche. Siamo così afflitti, -assistiamo a tante sciagure! Almeno le vicende immaginarie dovrebbero -consolarci e infonderci nuovo coraggio!„ - -Povero Darwin! che avrebbe egli detto di certi romanzi moderni? Oggi i -libri dello Scott, del Grossi, del D'Azeglio non si leggono più: sono -racconti troppo patetici, idillî troppo dolci! Lucia, Bice, Ginevra -sono delle fanciulle poco interessanti, perchè hanno molto... pudore! - -Il babbo faceva la voce grossa e vi guardava bieco, vedendo sul -vostro tavolo da studio _Nostra donna di Parigi_ o _Beatrice Cenci_, -che, se abusano di situazioni mostruose, non tentano conciliare una -simpatica ammirazione per uomini carichi di scelleratezze. I nostri -antichi maestri chiamavano pericolose _Le ultime lettere di Iacopo -Ortis_, perchè rappresentano troppo al vivo la disperazione di un amore -ostacolato e infelice; ma quelle lettere hanno pure dei nobili scatti -di amor di patria. - -Nel romanzo moderno invece tutto è amore, amore, amore! Ma un amore -morboso, traviato, snaturato, che si alimenta di vizio e di sudiciume. - -Il Manzoni soppresse nei suoi _Promessi Sposi_ ogni scena d'amore, -perchè secondo lui, “ve ne ha seicento volte più di quello che sia -necessario alla nostra riverita specie„ e aggiungeva: “vi hanno altri -sentimenti, dei quali il mondo ha bisogno e che uno scrittore secondo -le sue forze può diffondere un po' più negli animi, come sarebbe la -commiserazione, l'affetto al prossimo, la dolcezza, l'indulgenza, il -sacrificio di se stesso„. - -Il Manzoni aveva torto e pochi anni fa glielo disse pubblicamente un -suo discepolo ammiratore, il Fogazzaro. Siamo d'accordo. Il Manzoni si -fe' vincere dagli scrupoli religiosi e giunse agli estremi. L'amore -è necessario nella vita e nell'arte; ma perchè ritrarlo nelle sue -anormalità, nei suoi pervertimenti? Perchè parlare di certi luoghi, di -certe donne, che la pubblica moralità confina negli angoli più remoti? - -Non sono romanzi questi, ma rapporti che si scrivono da commissarî -di polizia, tesi criminali, in cui si studiano le coppie degenerate, -composte di un individuo forte — l'incubo — e di un debole — il sùccubo -— il quale, come un automa, è trascinato al vizio e al delitto. - -Non si parla che di delinquenti. E tutto lo studio, tutto lo sforzo si -mette nel dipingere a vivi colori, con richiami violenti, ciò che vi è -di disordinato e di vizioso nella nostra natura. - -Oggi tra i romanzieri c'è come una forsennata emulazione a chi osa -scandali più procaci e inauditi, a chi narra fattacci più osceni, -con una tale sozzura di linguaggio da farne arrossire un consesso di -vetturini. Si aggirano tra sciocchi e mariuoli, tra perfidi e balordi, -tra mezzani e cortigiani; non una persona di garbo o assennata: tutti -pervertiti o maniaci! - -“Se dovessi scrivere un romanzo — esclama sconfortato il Martini — mi -sentirei imbrogliato. Dove, andrò a pescare tante turpi passioni, tanti -istinti brutali, tanta sconcezza di parole? Come impasterò io tanto -fango e tanto sangue?„ - -È arte questa? Non lo so, nè voglio saperlo. Dico solo: se v'è arte, -è arte malsana. I moderni hanno voluto correggere l'antica formola -manzoniana ed hanno detto che l'arte sdegna di servire a chicchessia: -essa è sovrana assoluta. Sia pure, ma abbia la dignità di una sovrana, -non discenda dal trono per rendersi complice e mezzana di turpitudini! - -Malauguratamente vi è un contagio per lo spirito come per il corpo. A -furia di dire che la società è corrotta, ipocrita, siamo diventati un -po' tutti pessimisti e miscredenti. - -Oh! si alzi una voce in nome del buon costume. Noi vogliamo l'arte -consolatrice, l'arte che ci rende buoni, l'arte che educa e nobilita, -l'arte dei padri nostri! - -L'Italia è il grande giardino dell'Europa, sia ancora il giardino -dell'arte sana, ossigenata, vivificatrice. È bello il nostro cielo, è -ridente la nostra primavera, sia bella e ridente l'arte nostra! - - * - * * - -Lo dico con rincrescimento: il romanzo decade. Dopo un periodo glorioso -di vittorie, pare che sia giunto anche per lui il fatale Waterloo. - -Ogni anno se ne pubblicano migliaia e migliaia. Dalla Francia, -dalla Germania, dall'Inghilterra, dalla Norvegia e sorella, dalle -Americhe, ne arrivano a balle; le vetrine dei librai ne sono piene -zeppe; giornali e riviste si affrettano a darne recensioni più o meno -compiacenti, ma questi romanzi vivono poco, molto poco. Appaiono nel -cielo letterario come luminose meteore, come stelle filanti, e poi -addio per sempre. Sono fiorellini. Hanno una primavera più o meno -ridente, ma segue sempre l'estate che li dissecca e l'inverno che li fa -marcire. - -E perchè? Prima di tutto, nella maggior parte dei romanzi moderni -manca l'arte. Ci sarà qualche pagina bellissima, qualche carattere -ben delineato, qualche descrizione ben colorita, ma il resto è tesi. -Il romanziere s'impressiona della tesi, considera il romanzo come -un'arma e trascura l'arte. Che ci sia la tesi, ma che ci sia anche -l'arte! Noi non domandiamo se chi scrive è un socialista, un liberale, -un cattolico, un rivoluzionario; vogliamo che sia innanzi tutto un -artista. Gli artisti sono pochi, i romanzieri molti: ecco perchè il -romanzo decade. Colpa sua! Si è lasciato un po' vincere dal cuore, -ha voluto far buon viso a tutti, accogliere tutti, e questi signori -_tutti_ gli preparano la tomba. - -E i pochi artisti, quelli che dovrebbero sollevare il romanzo e -infondergli una nuova vitalità, seguono la moda. Pagani adoratori -della forma, non ricreano lo spirito, lo tormentano. Analisi, analisi, -analisi, sempre analisi! Bandito il contenuto storico, il romanzo è -diventato un documento, un freddo documento. C'è l'arte, ma quest'arte -nulla dice al cuore, nulla all'intelligenza: è un'arte che non solleva, -è un'arte che ci tira maledettamente alla terra. I personaggi di -questi romanzi sono fuori della natura e fuori della storia; noi non li -abbiamo mai visti, non li vedremo mai nella vita. - -Il romanzo dunque se ne va; se ne va, perchè il positivismo lo -scaccia, dopo averlo maturato; se ne va, perchè oggi prevale il -pensiero filosofico sul pensiero realistico, l'attitudine speculativa -sull'inventiva; se ne va, perchè noi moderni non vogliamo più opere di -immaginazione e di sentimenti. Il problema sociale, i nuovi portati -della scienza ci hanno reso troppo seri e troppo pratici. Oggi è -lotta su tutta la linea: lotta di idee, di principî, di sistemi, che -paralizzano la vita artistica e letteraria. - -Finanche il grosso pubblico, che ieri leggeva con tanta avidità -romanzi, oggi non vuol perdere il suo tempo con effimere commozioni. -Preoccupato per la ricerca di una più nobile e giusta forma di -convivenza civile, lotta per i suoi ideali politici ed economici. Non -vuole diletto, svago, ricreazione; vuole miglioramento. - -Invano il romanzo lo tenta con le sue analisi psicologiche, con la -tesi, con il documento; invano gli susurra all'orecchio: “Io sono con -te, io propugno i tuoi interessi!„ Il pubblico vuol far da sè: ha la -camera del lavoro e lo sciopero! - -Potreste dirmi: “Ma che cosa legge questo pubblico nelle poche ore di -riposo? che cosa legge il dopo pranzo, che cosa legge nelle lunghe ore -d'inverno?„ - -Per i ritagli di tempo ha il giornale; il giornale che lo seconda, che -lo difende, che lo informa minutamente di tutto ciò che succede intorno -a lui. Il giornale è pratico; non fantastica, non sogna, non inventa, -non si culla in vane aspirazioni: è la sentinella che veglia, il -giudice che condanna, l'avvocato che perora, il tribuno che fulmina, il -poliziotto che spia. - -Il pubblico non sa che farne di romanzi; vuol sapere invece che cosa -ha combinato il nostro Governo con l'Argentina, che fa la Germania nel -Marocco e l'Austria in Albania. E poi, la “S. Giorgio„ si salverà? -A novembre avremo la riforma elettorale? In Inghilterra è terminato -lo sciopero? I tranvieri hanno vinto a Napoli? Questo vuol sapere il -pubblico. - -Dunque il romanzo muore? - -No. Consolatevi, o anime sitibonde di storie pietose e commoventi; -il romanzo non muore. Dopo questo periodo angoscioso di ansia e di -aspettative, verrà un'ora di pace e di riposo per tutti. Ed allora -risorgerà il romanzo, il vero, il grande romanzo, che i nostri -figliuoli metteranno a fianco all'_Iliade_, alla _Divina Commedia_, ai -_Promessi Sposi_! - - - - -I Pedanti. - - -Con questi signori c'è poco da scherzare. Sono inesorabili e non la -perdonano a nessuno. - -Il Malherbe era agonizzante e sentendo pronunziare dalla domestica un -solecismo, s'alzò furioso dal letto e la riprese acerbamente. - -“Come mai — gli disse con dolcezza il confessore che lo assisteva — in -un momento solenne come questo, avete cuore d'occuparvi di cose così -frivole?„ - -— Ah! Padre, — rispose il Malherbe — io difenderò anche nel mondo di là -la purezza della nostra lingua — - -Ecco l'ufficio dei pedanti: difendere ad ogni costo la lingua. -Non discutono, non vogliono affatto entrare nelle vostre quistioni -storiche, letterarie e scientifiche. Siate cristiani o buddisti, atei o -asceti, poeti o storici, romanzieri o filosofi; essi vi fanno una sola -domanda: “Come parli?„ - -Il pensiero lo lasciano a voi. La loro inchiesta minuta, scrupolosa, -incessante è sulle parole, sui costrutti, sui reggimenti, sulle -particelle. - -E non ci sono difese che valgano. Tutti debbono parlar bene, tutti, -anche gli animali. Sì, se sono animali domestici, se vivono in casa, -a nostre spese, debbono rispettare la lingua. Non lo dico per celia. -Mauro Ricci racconta un aneddoto curioso. Sentite. - -Un pedante se ne sta alla finestra a godersi il fresco mattutino. Un -suo galletto viene fuori con uno acuto _chicchirichì_. “_Chicchirichì!_ -— esclama lui, — vediamo un po'.„ Inforca gli occhiali ed apre il -grande dizionario della Crusca. _Chi, chi, chi_... finalmente trova -_Chicchirichì — voce fatta per esprimere il canto prolungato del -gallo_. - -Il nostro uomo non sta nei panni, corre alla finestra e grida: -“Sì, sì, hai ragione! Bravo, bravo il mio galletto, ripeti il tuo -_chicchirichì_!„ - -Ma proprio in quel momento una pettegola di gallina si mette a -schiamazzare: _coccodè, coccodè!_ “_Coccodè_, no, non mi pare!„ Inforca -di nuovo gli occhiali e ritorna alla Crusca-vangelo. _Co, co, co_..... -Il suo volto si rannuvola, la mano gli trema. Che è successo? Questo -benedetto _coccodè_ non è registrato. - -“Lo avevo detto io!„ e come un pazzo va alla finestra e grida: “Taci, -taci, ignorantaccia!„ - -La gallina invece seguita a fare il suo comodo. - -“Ah! sei dura? Adesso ti servo io!„ e a tutto fiato grida: “Teresa! -Teresa!„ - -Corre spaventata la domestica. - -— Padrone! - -“Teresa, tira il collo a quella gallina.„ - -— La faremo a lesso? - -“Nossignore, tirale il collo e gettala ai cani. Non ne mangio di quella -roba, io.„ - -— Ma, signor padrone..... - -“Meno ciarle, ai cani, ai cani!„ - -La domestica, forse abituata a simili stranezze, esce dalla stanza; ma -il padrone la richiama. - -“Teresa, stamattina doppia razione al gallo. Quel gallo merita tutti i -riguardi.„ - -Fortunatamente di questi ultra-pedanti ne abbiamo avuti pochi; pochi -sono arrivati a mandare alla forca una povera gallina e a nominare -Commendatore un gallo, ma tutti sono inesorabili. - -Il giudice spesso si commuove ed assolve, il critico, anche il più -severo, alle volte si impietosisce ed ha una parola di semi-lode per un -povero diavolo; il pedante, no, non transige. Ha giurato eterna fedeltà -alla sua sposa: alla lingua. Egli non giudica, controlla; non esamina, -verifica. Siete un bravo scrittore, i vostri libri vanno a ruba? Ma se -disgraziatamente vi sfuggono due o tre francesismi, addio! Il pedante -vi chiama barbaro e vi scomunica. E non c'è acqua lustrale che vi -purifichi. Voi non siete degno di essere chiamato scrittore, voi non -avete studiato a dovere la lingua! - - * - * * - -Ma è davvero curioso il pedante! Egli divide le parole in categorie: -parole rozze e gentili, aspre e dolci, nobili e plebee, in uso, -fuori uso, in disuso: tollerate, decadute, morte; e di ogni parola -vi fa la storia, vi racconta le scappate, le avventure, i torti, i -soprusi. Aggiungi poi le simpatie e antipatie. Questa parola è italiana -italianissima ma è antipatica. “Non adoperate mai la parola _truppa_ — -sentenziava il Puoti — essa mi ricorda _trippa_! - -Il Salvini ad un modesto letterato, che aveva sottoposto al giudizio -di lui certe novelle, diceva: “Non c'è male, ma noto una scarsezza di -_si_; spargetene a larga mano. Il _si_ è un aroma„, e si lambiva il -labbro superiore come se avesse gustato davvero una ciambella. - -Il Napione non predicava che guerra ai francesismi; ed era divenuto -così furibondo contro la nostra Consorella da preferire in Piacenza -l'antico ponte di legno al bellissimo ponte di pietra, solo perchè -quest'ultimo fu fatto costruire dal Bonaparte francese. - -Paolo Brozzolo padovano traduce una, due, tre, undici volte Omero e in -ultimo si scanna, perchè non è contento del suo lavoro! - -Del Padre Cesari non ne parliamo. Il poveretto compone, traduce, -insegna, discute, prega, sogna nella lingua del trecento. Con -una pazienza da cappuccino raccoglie tutte le frasi, i proverbi, -gl'idiotismi che si leggono nel _Decamerone_, nello _Specchio della -penitenza_, nelle _Vite dei Ss. Padri_, nei _Fioretti di s. Francesco_ -e dice: “Se volete scrivere bene, ecco il materiale!„ Il poveretto -non sa prendere la penna in mano, senza ricorrere al trecento: là _le -perle_ e _l'oro di lega._ Traduce le _Lettere familiari_ di Cicerone e -le imbelletta di frasi auree. Cicerone, ad esempio, scrive ad Attico -che vorrebbe volentieri maritare la sua Tullia; e il Cesari spiega: -“cavami, se nulla se ne può fare, questo cocomero di casa„. Traduce -le _Commedie_ di Terenzio e le lardella di motti triviali e plebei. -L'autore latino scrive: “Dii deaeque perdant„; lui spiega: “Ti venga il -cacasangue„; un personaggio in fine di vita esclama: “Pereo„, il nostro -pedante gli fa dire “Puoi andar per il prete„. Prete! Quale prete? se -al tempo di Terenzio non c'erano ancora preti! “Silenzio! — ci grida il -Cesari — io muoio„ è un modo di dire molto comune, “puoi andare per il -prete,„ è una bella frase. - -Era un brav'uomo il Padre Cesari. Di animo mite non avrebbe dato -fastidio all'aria, nè serbava rancori con quelli che lo deridevano. -Soleva dire, come il Divino Maestro, perdonate loro, perchè non -sanno quello che si fanno. Ma quando si trattava di lingua, addio -calma, addio pazienza: diveniva una belva ed era capace di gettare -alle fiamme opere pregevolissime, in cui la forma non fosse stata -secondo il suo gusto. Curioso nei precetti di retorica. Domandategli -che cosa è l'eleganza. Vi risponde subito: “Per eleganza io intendo -un'ispezialità, un _certo_ spirito che ricevono le parole da _certi_ -congiungimenti, onde pigliano un _certo_ lustro„. Vi siete persuasi? -l'eleganza è composta di tre certi, che messi insieme producono.... -l'incerto! - -E il Puoti? La parola era per lui qualche cosa di luccicante come -l'oro. Perdonava le sgrammaticature, gli errori di ortografia, ma -era inesorabile con la lingua e con lo stile. La sua ricetta era -questa: studiare gli scrittori del trecento, prima quelli di stile -piano, poi quelli di stile forte, poi quelli di stile fiorito, in -ultimo, come piatto dolce, Dante e Boccaccio.„ Il Marchese — dice il -De Sanctis — faceva un minuto esame delle parole, parte benedicendo, -parte scomunicando. Questa è parola poetica, questa è plebea, questa è -volgare, questa è troppo usata. L'è un arcaismo! L'è un francesismo! -Accompagnava queste sentenze con lazzi, esclamazioni e pugni sulla -tavola. Spesso stava una mezz'ora ad acchiappare una parola o una frase -che non voleva venire e tutti gli scolari a suggerirgli e lui a dar col -pugno sulla tavola e a gridare: No! - -Il povero Villari aveva scritto in un suo lavoro: “alcuni studiano la -teologia o la medicina o la giurisprudenza„; il Puoti corregge: “sono -di quelli che studiano la divinità, di quelli che danno opere alle -mediche scienze, molti alla ragione civile e ai canoni„. - -Ma oggi chi studia più le _Grazie_ del Cesari e l'_Avviamento al ben -comporre_ del Puoti? Ieri erano consultati come oracoli e condannavano -spietatamente, oggi destano un senso d'ilarità. - -Poveri pedanti! Credevano che la lingua italiana fosse una lingua morta -e perciò vestiti di toga volevano conservarne il sepolcro. - -Ma la nostra lingua è sempre giovane, come la natura, e sorride in -una eterna primavera di amore e di gloria, mentre quei poveri pedanti -stanno là, nella vostra libreria, come sovrani spotestati, cui non -resti che una vecchia corona di bronzo e una spada arrugginita! - - * - * * - -Ma non li mettiamo alla berlina. - -Sono originali, è vero, sono curiosi, bizzarri; ma un po' di bene -l'hanno fatto. - -Noi italiani siamo stati molto disgraziati nella lingua. I Francesi, -i Tedeschi, gli Spagnuoli — che oggi con tanto entusiasmo inneggiano -alla nostra indipendenza! — tra gli altri servizî vennero pure ad -imbastardirci la lingua. Ci toglievano la libertà, spogliavano i nostri -musei, le nostre chiese, ci gravavano di balzelli e in ricompensa ci -regalavano... parole. - -Da una parte i dialetti, da l'altra le invasioni: la nostra povera -lingua divenne “un'insalata di molte erbe.„ - -Che Torre di Babele! E questa torre era così alta che si mise in -campo una graziosa novella. Si disse: dovete sapere che Domineddio, -quando vide che tutto il mondo si era popolato, prese con sè delle -boccettine, in cui aveva racchiuso le semenze di tutte le lingue e le -andò spargendo per le nazioni. Dove buttò semenza d'inglese, ivi si -parlò inglese, dove spagnuolo, spagnuolo. Giunto in Italia, o che gli -girasse il capo, o che gli tremassero le mani, o che volesse farci un -brutto scherzo, il certo si è che gettò un poco di ciascuna semenza. -Ecco perchè da noi si parla un po' francese, un po' tedesco, un po' -spagnuolo. Che volete? Si tratta di semenze. Se piantate cavoli, non -potranno venir su patate! - -Ma pochi prestarono fede a questa fiaba. Che semenze e semenze! Noi -abbiamo una lingua come tutti gli altri popoli. Vi siete dimenticati di -Dante, dei Petrarca, del Boccaccio? - -E vennero su leggi eccezionali. Rigore su tutta la linea. Si -scomunicarono gli scrittori un po' di maniche larghe, si chiamarono -barbari quelli che avevano dato ospitalità a qualche vocabolo estero. -Batti oggi, batti domani: ecco l'idolatria, ecco i pedanti. - -Naturalmente si passò da un estremo all'altro; e, come sapete, gli -estremi sono sempre dannosi. - -Questo rigore eccessivo, queste scomuniche purificarono la lingua, -sì; ma la resero artificiosa e manierata. Il pedante, lasciandosi -abbagliare da quel falso splendore che la parola ha in sè, dimenticò il -pensiero. - -Catone sentenzia: “Studia la materia, la parola viene da sè„. I pedanti -invertirono i termini: “Studia la parola, la materia viene da sè.„ - -Spesso questa benedetta materia non veniva. Peggio per essa; se ne -faceva a meno. - -Ecco perchè da noi abbondarono le traduzioni. Quando non si sa pensare -con la mente propria, si pensa con la mente degli altri, si traduce, -si rivestono con abiti paesani i classici latini e greci. Virgilio, -Ovidio, Orazio, Cicerone, Pindaro, Anacreonte, divennero fiorentini. -Anche Tacito, il burbero e severo storico, dovè lasciare la toga romana -e accettare dal Davanzati un abito alla moda. Il Davanzati non è un -pedante professo, ma diviene tale per quella famosa scommessa. Si -diceva e si dice tuttora che la lingua latina è concisa, l'italiana -ciarliera. Il Davanzati ci vuol dar la prova del contrario. Si mette a -tavolino e traduce Tacito con minor numero di parole. - -Il Giordani n'è entusiasta e dice che la traduzione del Davanzati è -“una miniera preziosa, copiosissima di lingua nobile„. Sia pure, ma è -più Tacito? Neppure per ombra. E così potremmo dire di molte traduzioni -che si leggono, si studiano e di cui si fa il panegirico. - -Altri invece non si limitarono a tradurre, vollero comporre. - -Fino a pochi anni fa il Bartoli stava sugli altari ed anche oggi c'è in -Italia chi sostiene che le opere di lui sono esempio di bello scrivere. -Fatemi un favore: leggete una pagina dell'Asia. Che arteficio! Vuol -sembrare semplice, ma è ampolloso. Ciò che in Boccaccio e negli altri -trecentisti è arte, qui è maniera. - -Il Bartoli scrive per far pompa di tutto quel bagaglio di belle frasi, -pescate nei classici. Il suo scopo non è di “dare gloria a Dio e lustro -alla Congregazione„, ma di far vedere come maneggia la lingua, come -arrotondisce i periodi, come snocciola gl'idiotismi. - -Il Giordani (sempre lui!) gli canta un solenne _Te Deum_; noi... un _De -profundis_. “Il Bartoli — esclama — è singolare in questa grande arte -di scrivere, non pur tra gl'italiani, ma in tutto il mondo, terribile, -unico!„ - -Forse questo panegirico, in forma di epigrafe, fece gola al P. -Bresciani, il quale volle ad ogni costo imitare l'illustre confratello. -Se ne andò per molti anni in Toscana per una cura termo-linguistica, -ingoiò frasi, frasi, frasi e quando si sentì ben nutrito, giù novelle, -romanzi, viaggi. Il Giordani si scandalizzò. “Insolente! vuoi imitare -il Bartoli? Credi tu che somiglianza di berretto faccia somiglianza di -cervello?„ - -Calma, calma, abate Giordani, entrambi hanno berretto ed entrambi... -poco ingegno! L'ingegno non si misura dalle frasi, dalle descrizioni, -ma dal pensiero. A tutti piace la lingua, a tutti piace la pulizia e -l'eleganza di linguaggio; ma la troppa ricercatezza riduce l'arte dello -scrivere a un giuoco di parole. - -“Noi — dice il Guerrazzi — restiamo sempre in dubbio se la parola che -si adopera sia o non sia di buona lega, e il pensiero aspetta fremendo -che noi abbiamo esaminato prima se la veste, con la quale anela -prorompere, sia veramente italiana. E intanto, mentre apparecchiamo la -veste, il pensiero per eccellenza s'è dileguato e troppo spesso avviene -di vestire cadaveri!„ - -Ma al pedante interessa poco che “il pensiero etereo per eccellenza„ si -dilegui. Buon viaggio! Finchè la lingua è viva, pulita, elegante, non -ci sono cadaveri! - -Errore. Sono cadaveri! Tanto è vero che i libri del Bartoli, del -Bresciani ecc. non si leggono: riposano e riposeranno per sempre! - - * - * * - -Oggi ne abbiamo pedanti? No. - -Fino a pochi anni fa avevamo i puristi; oggi anche i puristi sono -andati via o non hanno il coraggio di aprir bocca. La letteratura in -genere e la linguistica in ispecie è in ribasso. Chi volete che studi -la lingua? Bisogna pensare al suffragio universale, al feminismo e a -tante altre cose belle e brutte. Che lingua d'Egitto! Ognuno parli e -scriva come meglio gli aggrada. Francesismi! È più tempo di parlare -di francesismi? Con i Francesi siamo fratelli germani, con i Tedeschi -alleati, con gl'Inglesi, eh! con gl'Inglesi amicissimi! In somma -noi siamo una sola famiglia e in famiglia tutto è comune, o meglio è -comune... la lingua! - - - - -I libri che non si leggono. - - -Voi siete una persona colta, avete comprato molti, moltissimi libri e -continuate a comprarne; ma ditemi la verità — così a quattr'occhi, veh! -nessuno ci sente ed io vi prometto di mantenere il segreto — tutti quei -libri li avete letti? - -Fate un breve esame di coscienza e poi rispondete, o meglio non -rispondete, perchè direste una bugia! - -Noi vogliamo far entrare l'amor proprio in ogni cosa e spesso mentiamo -per non compromettere la nostra dignità. Ma, a voler essere sinceri, -non tutti i libri che si comprano, si leggono. - -Dite un po': quei grossi volumi di storia li avete letti? e quei poemi -cavallereschi? e quei poemi didascalici? e quella falange immensa di -romanzi e di novelle? - -Ma non ci perdiamo in ciarle. Sedetevi a tavolino e fate una minuta -e scrupolosa inchiesta su voi stesso, notando sopra un bel foglio di -carta i libri che avete letti e quelli che avete solamente comprati, -come utensili di lusso. Coraggio! siete solo. Incominciate da quei -volumi di destra. Sono le _Opere_ del Giambullari. Dunque segnate sulla -carta: - -Del Giambullari.... Che? del Giambullari non avete letto neppure una -pagina? Ebbene, scrivete: Del Giambullari zero. - -Del Thiers.... Che avete letto del Thiers? Un libro solo? Un libro -solo. Del Guicciardini due capitoli, del Monti l'_Aristodemo_, -del Pellico le _Mie Prigioni_ e la _Francesca da Rimini_; metà -dell'_Odissea_, tre o quattro poesie del Prati, due commedie del -Molière; del Gioberti il _Gesuita Moderno_, di Tacito zero, del -Petrarca una dozzina di sonetti, dell'Hugo _I Miserabili_ e l'_Uomo -che ride_. Mezz'_Asino_ del Guerrazzi, tre elegie di Ovidio, due canti -dell'_Eneide_... - -Continuate, continuate e quando avete finito, tirate le somme. - -Vergogna! Sette decimi dei vostri libri non sono stati letti, tre -decimi sono ancora intonsi. Ma voi naturalmente non lo dite neppure -agli amici più intimi e fate bene, o meglio fate come fanno gli altri. -Noi tutti, proprio tutti, vogliamo comparire enciclopedici e far -credere che ogni cosa passa sotto i nostri occhi. Tutte le debolezze, -tutti i difetti, tutti i vizî si mettono alle volte in piazza, con più -o meno ostentazione o sincerità, ma la propria ignoranza, mai. Ognuno -di noi vuol sembrare più di quello che è, e in fatto di studio vuol -far credere che tutti i libri sono stati letti, studiati, commentati, -discussi. - -Alle volte — e quante volte — con una faccia tosta diciamo di aver -letto quel tal libro, mentre non l'abbiamo mai visto. E di simili -peccati ognuno ne ha sull'anima. Io, ad esempio, che mi do l'aria di -uno studioso, non ho letto la _Storia delle Crociate_, la _Messeide_, -le _Confessioni e Battaglie_, _Malombra_.... - -Peccati veniali! Lo so. Oh, che volete che metta in piazza i peccati -mortali? Se sapeste, quanti vuoti!... Ma non ne arrossisco. Di fronte a -certi peccatori sono un mezzo santo! - -Sentite:un maestro elementare — non di quelli, vecchio tipo, che si -trovano nelle scuole, perchè un giorno furono a fianco a Garibaldi e -fecero, bene o male, un paio di campagne, ma un maestro, tipo moderno, -che ha frequentato il corso normale, che ha nella sala da studio tanto -di diploma con tanto di cornice indorata, — una sera, non so a che -proposito, disse che l'_Orlando Furioso_ è in terza rima. Veramente -il poveretto disse: _mi pare_. Avrei voluto rispondergli: “A me pare -un'altra cosa: pare che lei starebbe meglio in una bottega di calzolaio -che nella scuola!„ - -Potreste dirmi: ma scusate, per essere un buon maestro non è necessario -sapere se il _Furioso_ sia in terza o in ottava! - -È vero, ma è vero puranche che quel precettore ha studiato e studia con -passione i classici nostri. - -E di questi ce ne sono!... Quanti, che si atteggiano a letterati, a -critici, non hanno letto neppure i quattro Poeti! - -Ma basta, basta. Mi accorgo che faccio della maldicenza, e sta male: -ce n'è già tanta nel mondo! Io voglio dire semplicemente che noi -acquistiamo molti libri e poi non ci diamo la briga di leggerli. -Sapete perchè? La maggior parte dei libri si comprano o per semplice -curiosità, o per istintiva imitazione, o per errore ingenerato dal -titolo, o per un momentaneo entusiasmo. - -Un giorno, ad esempio, vi salta il grillo di vedere un po' da vicino -la questione sociale. Tutti parlano e scrivono di questa benedetta -quistione. Bisogna saggiarne un pochino, tanto per non fare la figura -d'ignorante con gli amici, che spesso ne discutono calorosamente. - -Comprate così una dozzina di libri più o meno grossi e incominciate -a leggere. Ma che! dopo una settimana la smania passa: quei volumi vi -annoiano. Sono così strane, utopistiche, cervellotiche quelle dottrine -che voi mandate a quel paese tutte le democrazie di questo mondo. - -Un altro giorno un amico vi parla delle tante e belle scoperte nel -campo astronomico: monti e valli nella luna, canali in Marte, nuovi -pianeti, nuovi satelliti. Sta a vedere che in cielo si prolifica come -sulla terra! - -Intanto voi siete preso all'amo e comprate subito due o tre trattati -di astronomia. Era una vergogna! Ignorare tutto ciò che avviene nel -cielo! non ricordarsi neppure la distanza che ci separa dal sole! -E così, per mettervi in regola con la coscienza, incominciate a -sfogliare questi volumi illustrati e con tavole a colori fuori testo. -“Ah! ecco la cometa del 1885! Già, me la ricordo! Com'è curiosa la -cometa del 1835! Questi sono i crateri lunari, queste le protuberanze. -Bella la nebulosa di Orione! Chi è costui? Giovanni Schiaparelli. È -Direttore dell'Osservatorio di Genova; no, di Brera, già di Brera. -Che cannocchiale! Ah! questo è il cannocchiale gigante che si sta -costruendo a Parigi. Niente di meno farà vedere la luna a un metro solo -di distanza...!„ - -Ma dopo un paio di giorni anche il cielo vi annoia. È tempo di pensare -alla luna? Disgraziatamente nella luna ci siamo un po' tutti. E così -senza tante cerimonie mettete a dormire anche questi libri. - -Viene in voga il _Quo vadis_. Che bel romanzo! che capolavoro! _Quo -vadis_ a destra, _Quo vadis_ a sinistra: non si parla che di _Quo -vadis_. E bisogna convenire, romanzi simili ne abbiamo pochi! Mentre -dura quest'entusiasmo, i Fratelli Treves vengono a dirci che hanno -pubblicato molti romanzi del Sienkiewicz. Ah, dunque il Sienkiewicz -è un romanziere provetto? Già, ha scritto una dozzina di romanzi! -Immagino che romanzi! La tentazione è potente. Subito una cartolina -vaglia ai signori Treves. I volumi arrivano. Voi vi chiudete nello -studio dispostissimo a gustare queste ciambelle polacche. Ma, vedi un -po': quanto più si va avanti nella lettura, più vi convincete che i -fratelli non rassomigliano al fratello. Tentennando la testa, mettete -questi libri nuovi nuovi nello scaffale. Venti lire buttate al vento! - -Un altro giorno... ma basta; a dire in pubblico quanti libri avete -comprati e quanti ne avete letti vi dareste la scure sui piedi: fareste -sapere ad amici e a nemici che la tanto vantata cultura si riduce -a zero. E poi, la vostra signora non vorrebbe sentir altro! “Come, -comprare i libri e non leggerli!„ E qui una predica con i fiocchi -sull'economia domestica per conchiudere che lei è economica e che voi -gettate il danaro! - - * - * * - -Molti libri, elogiati, premiati, messi sugli altari, dichiarati -monumenti nazionali o universali, non si leggono. - -La Bibbia! Giù il cappello, signori miei. Abbiate o no una fede, la -Bibbia incute rispetto e riverenza. Tutti ne fanno il panegirico, -tutti la chiamano il _libro divino, il libro dei libri, il vero libro -dell'umanità_. Che miniera inesauribile di bellezze! Il Milton ne -trasse il _Paradiso Perduto_, il Klopstock la _Messeide_, l'Alfieri -il _Saul_, il Varano i _Canti_, il Metastasio _Abele_ e _Giuditta_, -il Byron le _Melodie_, il Rossetti i _Salmi_ e il _Veggente_: insomma -tutti i poeti — primarî e secondarî — ne hanno modellato un quadretto. - -D'accordo. Ma chi legge la Bibbia? Se ne pubblicano migliaia e migliaia -ogni anno, in italiano, in latino, in greco, in ebraico; chi preferisce -il commento del Martini o del Curci, chi, per atteggiarsi a libero -pensatore, vuole le note di Lutero o del Diodati. La Bibbia è in tutte -le librerie, ma per la maggior parte degli uomini è un mobile, un -mobile di lusso: basta possederlo. Si compra, si fa rilegare in pelle e -oro e si espone alla comune ammirazione, come un bel quadro antico. - -La storia di Adamo, di Caino, di Noè, di Mosè, di Isacco, di Giuditta, -di Sansone ecc., l'abbiamo appresa nelle prime classi elementari o ci -fu raccontata dal nonno. Ma chi legge i Salmi di Davide, la Sapienza di -Salomone, le Lezioni di Giobbe, il Vangelo di S. Giovanni? Se qualche -cognizione abbiamo della Bibbia è sempre di seconda mano o per vie -indirette: la fonte, la vera fonte è ignorata. - -E sia detto fra noi, anche i preti l'ignorano. Essi nelle prediche, -nelle conversazioni, ne citano versi e versicoli, ma credete che -l'abbiano letto da capo a piedi? Ah! se la Chiesa non avesse imposto -la recita quotidiana dell'Ufficio Divino, molti Reverendi non -conoscerebbero neppure di nome Davide, Ezechiele e Geremia! - - * - * * - -Non mi chiamate pessimista: io credo che si possa dire lo stesso della -Divina Commedia. - -Il Voltaire scriveva: “Dante entra nelle biblioteche, ma non è letto. -Mi rubano sempre un tomo dell'Ariosto, non mi hanno mai rubato un -Dante!„ - -Signori miei, non fate il muso duro. Questa volta il Voltaire ha -ragione. Egli non dice che Dante è un poeta da strapazzo, dice solo che -in Francia si compra e non si legge. E volete offendervi per questo? E -che? forse in Italia non si fa lo stesso? - -Noi italiani siamo idolatri del sommo Poeta. Dinanzi alla sua tomba a -Ravenna arde notte e giorno una lampada, a cui _Trieste nostra_ manda -ampolla e olio. - -Due anni fa, si pensò di mettere una targa pel Carducci proprio presso -la tomba di Dante. Ci fu un po' di subuglio. Nossignore; il Carducci è -un poeta emerito, ma non deve stare a fianco al nostro Vate! La targa -si pose, perchè così volle il Consiglio Comunale di Ravenna, ma a -parecchi sembrò una profanazione. Dante deve restar solo. Non è mica un -pianeta che ha bisogno di satelliti! - -Tre anni fa, Catullo Mendes, alla fine di un banchetto, si permise -sentenziare che Dante era francese. Il telegrafo ci portò subito la -sacrilega asserzione. Dante francese! Chi l'ha detto? Chi è questo -pazzo? Si parlava già di duelli, e se il Mendes avesse continuato a -insolentire, cento nuovi Guglielmo Pepe erano pronti a sbudellarlo. -Ladro screanzato! volerci rubare Dante! E non sa questo signor Catullo -che l'Alighieri è per noi come la corona di bronzo di Napoleone? Iddio -ce l'ha dato e guai a chi lo tocca! - -Ma quanti degli italiani leggono la Divina Commedia? - -Alcuni versi del Sacro Poema sono diventati proverbiali e si tramandano -di generazione in generazione. Chi, incominciando un elogio funebre non -esclama: _farò come colui che piange e dice_, mentre poi non sa fare nè -l'uno, nè l'altro? Chi, trovandosi a corto di argomenti in suo favore, -non bolla col nome di invidiosi i suoi avversarî, dichiarando chiusa la -polemica col provvidenziale: _non ti curar di lor, ma guarda e passa_? - -Insomma è sempre un verso di Dante, e nei casi solenni, una terzina, -che chiude o apre il fuoco in tutte le discussioni scientifiche, -politiche o religiose. - -E nel campo letterario? Dio mio, i letterati ne abusano maledettamente! -Per tutti i bisogni grandi e piccoli, Dante, sempre Dante! Non sanno -muovere un passo, non sanno aprir bocca senza ricorrere al gran -papà. E come certi oratori sacri, per mantenere in piedi una tesi -cervellotica, cercano rafforzarla con qualche sentenza di S. Tommaso o -di S. Agostino, così molti conferenzieri ricorrono a Dante, al padrino -universale, per essere protetti e difesi. - -Eppure, mentre la Divina Commedia è così saccheggiata, è poco letta. -Noi abbiamo Cattedre di Dante, Società della Dante Alighieri, ma se -togli pochi, proprio pochi, veramente studiosi, che sono chiamati per -celia Dantofili, gli altri se ne disinteressano completamente. - -La grande sala del Collegio Romano è adibita per le conferenze -dantesche, che si tengono per lo più durante la quaresima. E' un -sacro ritiro. I tempi mutano; i nostri padri, compunti e contriti, se -ne andavano in chiesa, nella quaresima, a sentire l'oratore sacro, -il quale cominciava col _pulvis es_ e finiva col _resurrexit_. -Oggi no, si va al Collegio Romano, dove un professore vi legge, vi -commenta, vi tagliuzza, vi sviscera un canto del Poema. Il pubblico -sempre numeroso. Spesso interviene il Re, la Regina Madre e Figlia, -i Ministri, i Presidenti dei due Rami, il Corpo Diplomatico; e quando -il conferenziere ha finito, gli applausi arrivano alle stelle: Bene, -bene! bravo, bravo! Il Re si congratula, le Regine si congratulano, si -congratulano tutti. - -Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„ vi siano dieci persone, -che abbiano studiata la Divina Commedia? - -Questo libro è per noi come l'Arca Santa per gli Ebrei: si adora, -ma non si tocca. Si è avuto nelle mani solo nelle classi liceali e, -secondo la maggiore o minore pedanteria del professore di italiano, si -sono perdute molte lezioni nel fare insulse indagini sul veltro, nello -stabilire che cosa rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano -sotto quel benedetto o maledetto _pape Satan, pape Satan aleppe_! -Oggi si fa un parallelo con il Caronte di Virgilio, domani si mettono -in bilancia i demoni di Milton. Infine si apre il libro del dare e -dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio, là è stato saccheggiato -dall'Ariosto e dal Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di -anatomia comparata e basta. - -Conosco un professore, mente vuota addirittura, il quale pretendeva -dagli alunni la pianta topografica di tutte le bolgie infernali, -e l'anno scolastico passava in questi noiosi esercizi. Forse il -disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata la sua eterna dimora, -ne voleva una guida per non smarrirsi! - -I tre anni del liceo passano e si dà il benservito alla Divina -Commedia, per entrare nella grande e vera commedia della R. Università. - -Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto, la colpa è dei -commentatori e dei maestri. A furia di voler vedere in ogni verso -un'allegoria, ci annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo -dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo questi signori! No, lì per -picca a contraddirsi. - -Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano, non fa mai giorno.„ È -proprio il caso nostro. La _Divina Commedia_ non appare così luminosa -per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno. - -Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima, sorgere una grande -Biblioteca Dantesca. Oltre le edizioni estere e nazionali, raccoglierà -i commenti estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc., -che saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè tutti i critici -hanno voluto dire la loro parola sulla _Divina Commedia_. - -Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale. Benissimo. Idea degna -del nostro secolo. Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si -scrivesse a grossi caratteri: — _Dante e la Torre di Babele!_ — - - * - * * - -Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio di Machiavelli! È -della scuola di Machiavelli! È seguace di Machiavelli!„ - -Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli è un furbo -matricolato, un cinico terribile, un ministro di tirannia, un uomo -senza coscienza, senza morale, senza fede. E sapete perchè questo -poveretto è così calunniato? Ve lo dico subito: non si legge. - -Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che ci vien detto da altri. -Machiavelli ha scritto: _il fine giustifica i mezzi, ciò che giova -lice_, ecc. Verissimo. Ma mettete queste massime in relazione col -tempo in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico in cui -Firenze si dibatteva tra il servilismo e l'abiezione, e poi ditemi se -una voce, che richiami al rigido diritto, merita encomio o disprezzo. - -Il Villari nel suo pregiato lavoro _Machiavelli e il suo tempo_ -conchiude trionfalmente: “Oggi che l'Italia ha incominciato a redimersi -e si è costituita secondo la profezia di lui, è venuto il momento, -in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale giustizia? La calunniosa -leggenda dura, perchè le opere del Segretario Fiorentino non si -leggono, e molto meno si studiano. - -Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi non legge il -Machiavelli è un uomo mediocre e di animo piccino.„ È inutile! _Il -Principe e Compagni_ resteranno sempre negli scaffali con tutti -gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati. Si -leggiucchiano le poesie e le commedie, perchè un po' scollacciate, -ma le opere storiche _requiescant in pace_! Solo quei signori della -Minerva di tanto in tanto ne mandano un pezzetto ai candidati di -licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena in sei o sette ore -— gli confezionano un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi. E -come a farlo apposta si scelgono pezzetti difficili ed aridi, forse per -innamorare sempre di più i giovani. - -La Minerva sa rendere simili servizî! - - * - * * - -Specialmente noi meridionali parliamo sempre della _Scienza Nuova_ -di Giambattista Vico. Ne andiamo orgogliosi, come se questo libro -fosse stato lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte le -conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le polemiche, il Vico vien -tirato sempre in ballo. - -Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa nessun editore credeva opportuno -riprenderne la ristampa, e per averne un esemplare bisognava ricorrere -ai venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi, grazie a -Benedetto Croce, ne abbiamo una bella edizione. Anzi il Croce, con -lo zelo di un apostolo, va predicando che noi italiani abbiamo il -sacrosanto dovere di leggere e studiare la _Scienza Nuova_. Ma come -succede a tutti quelli che ricordano doveri, il Croce predica al -deserto. - -Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i Francesi studiassero -quel libro, ma poi si convinse che pretendeva l'impossibile. “Giovan -Battista Vico — egli disse — non può essere inteso dal secolo -decimottavo, perchè parla al decimonono.„ Non l'avesse mai detto! -Sapete che cosa è successo? Quelli del secolo decimonono dissero che -il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo diciamo che parla al -ventunesimo, e siate sicuro che i nostri figliuoli diranno che parla -al ventiduesimo. Insomma quel libro parla sempre al secolo futuro, e -intanto... non parla mai. - -Ma volete sapere perchè la _Scienza Nuova_ non si legge? Sentite: il -Settembrini, che ne parla con la riverenza di un discepolo, servendosi, -come al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come una immensa -statua colossale che riguardata da vicino ti pare mostruosa nelle sue -membra quasi formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga, tutto -scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la scabrezza sparisce, e vedi -la figura proporzionata e maestosamente bella.„ - -Ecco la ragione, per cui non si legge il Vico: vogliamo guardarlo da -lontano, per vederne meglio i pregi! - - * - * * - -E il Darwin? È oramai mezzo secolo che si ciancia di Darvinismo. -Questo sistema evoluzionista, che apre un abisso nel campo biologico, -e per conseguenza inevitabile, anche morale, ha dato origine a una -turba immensa di seguaci e di avversarî, turba di profani che non sono -entrati mai nel santuario della scienza e che scorgono in Darwin o un -simpatico libero pensatore o un terribile ateo. - -Di Darwinismo si parla nei caffè, nei circoli, su pei giornali, e -mentre sono pochi i veri cultori di scienze naturali, tutti vogliono -esprimere la loro opinione su tale argomento. Alcuni, per darsi la -posa di uomini evoluti, sostengono quelle teorie con qualche debole -argomento, letto in una rivista scientifica; altri, nemici di ogni -nuovo portato della scienza, si fanno il segno della croce come se si -parlasse del diavolo in persona. - -Ma domandate a tutti questi fanatici ammiratori o avversarî se hanno -letto una pagina sola dell'_Origine della Specie_. - -Nemmeno per ombra! - -Vorrei parlare di altri libri, ma veggo che questo linguaggio dà sui -nervi a parecchi. Forse m'inganno, ma ho ragione di credere che molti -libri importantissimi non si leggono e si ha poi la pretenzione di -discuterne! - -Per carità, si finisca una buona volta di fare i pappagalli! Quando non -si è letta un'opera, o confessatelo sinceramente o acqua in bocca. Chi -viene a domandarvi se avete studiato il _Principe_ o _L'Origine della -Specie_? - - * - * * - -Fin qui le persone che si chiamano colte, che vengono dette a ragione, -e spesso a torto, menti direttive. Che se parliamo poi del pubblico, -del pubblico grosso, c'è da mettere le mani nei capelli. - -Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia si legge poco, e -ne dava la colpa alla lingua. Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico -si è dato mai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva i suoi -procuratori legali — i pedanti —, oggi se ne disinteressa addirittura: -ognuno parli e scriva come vuole! - -E allora perchè il pubblico non legge? - -Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne sente il bisogno. -Dovrebbe leggere per distrarsi, per divertirsi, ma se si distrae e si -diverte così bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile, -col grammofono; col cinematografo, con l'areoplano! E poi, se il -pubblico non legge, è un po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai -nostri letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa divorava i -romanzi francesi, e il Dumas, il Sue, l'Hugo, il Verne, ecc. erano -popolarissimi tra noi. Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico -grosso se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando la vita era -meno febbrile, il pubblico prendeva parte alla letteratura classica, -leggiucchiava poemi, tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò da -questa roba un po' pesante; e quando lo Scott in Inghilterra, il Dumas -in Francia e il Manzoni in Italia presero a battesimo il romanzo, il -pubblico dette il benservito alla letteratura classica e giurò eterna -fedeltà al romanzo. Sempre e soli romanzi! - -Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate stare questi libri. Non -vi accorgete che tutto è fantastico e strano? non vi accorgete che il -romanziere vi burla e vi tratta da bimbi? - -Il pubblico sempre credulo, sempre scolare, sempre amante di novità, -mise da banda quei libri, che lo avevano divertito un mondo, ed -aprì i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non lo dilettavano -un fico. Poca invenzione, poca azione drammatica e molta analisi. Il -pubblico restò male. E che specie di romanzi son questi? Noi vogliamo -distrarci, vogliamo sognare e questi libri mettono in campo quistioni -scientifiche, tesi psicologiche, antropologiche! - -Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e C.i? No. E dunque? dunque -faremo a meno di leggere. C'è tanto da fare nella vita! - -Ma non crediate che il pubblico davvero non legga; legge, sissignore, -ma legge male. - -So di un editore fiorentino, il quale mette in piazza migliaia e -migliaia di libercoli, che vanno a ruba. Sono delle porcheriole non -tanto per il soggetto, quanto per la forma. E quest'editore confessa, -a onore e gloria di noi italiani, che a pubblicare buoni libri c'è da -rimettere le spese, mentre con queste porcheriole si fanno quattrini. -A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano che questa roba; -roba sudicia, roba da trivio, che fa vergogna alla natura umana. Sono -libercoli dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie sconce, che -svegliano e solleticano i più bassi istinti. - -Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumetti di una biblioteca così -detta, _scientifica_. Che scienza! Si parla delle anormalità più -nauseanti. - -E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare di più l'appetito, -presentano i libercoli, chiusi come in una busta. Dicono che la legge -vuole così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste bazzecole. -Si chiudono in busta per rendere la merce più appetitosa. Il frutto -proibito attira: non per niente siamo figli di Adamo e di Eva! - -A credervi, nessuno legge queste porcheriole, ognuno se ne mostra -disgustato, ognuno aggrinza il naso e si atteggia a Catone, ma di -grazia dove vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così -frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si leggono e si -rileggono. - -Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare che il pubblico nostro -legge male? Ricordatevi di _Quelle signore_. Veramente un tal successo -si deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che volle sequestrare il -libercolo e trascinare l'autore dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai -fatto! I giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì! - -E quel che è peggio il signor Notari ha avuto degli imitatori. Molti, -vedendo che quel genere era ricercato, ci regalarono subito: _Le Figlie -di quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze, Quelle Matrone_ e -simili dolciumi. - -Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il moralista, ma a che -pro? Tempo perduto! Sua Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti, -volle alzar la voce in nome della pubblica morale. Scrisse una bella -lettera ai prefetti del Regno, e disse solennemente: “Io non voglio più -vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„ Il buon uomo per -raggiungere più presto lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma -fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo imparare a proprie -spese e metteremo senno solo quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola. -Pazienza. Io intanto penso: il Notari ha comprato una bellissima villa -e fa la vita da signore a spese di _Quelle Signore_; mentre parecchi -letterati nostri, valenti, vivono... da poveri cristiani. - -Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia! - - - - -Gli adulatori. - - -Non ci avete mai pensato, ma la vostra libreria è piena zeppa di -cortigiani. - -Vedete un po': Stazio s'inchina dinanzi al trono del lurido Domiziano, -Virgilio apre le porte dell'Eliso ad Augusto, l'Ariosto tira incenso al -suo Cardinale, l'Achillini affastella sonetti per quel sozzo Luigi XIII -ed arriva a dirgli goffamente - - ai bronzi tuoi serve di palla il mondo, - -il Metastasio piega le ginocchia dinanzi alla sua padrona, il Cesarotti -e il Monti inneggiano al Bonaparte! - -E li conservate voi questi libri? li leggete? li studiate? - -L'arte! Ma che arte d'Egitto! Noi non vogliamo colori e immagini: -ci basta la natura. Noi abbiamo bisogno di chi sostenga e difenda la -verità, di chi sappia educare il nostro carattere. Lo scrittore è un -giudice ed ha il dovere di dire ai cattivi: “Io accuso, io protesto!„ -Se si lascia intimorire o allettare è un colpevole; e un nuovo -Nazzareno dovrebbe cacciare a colpi di fune questo profanatore dal -tempio dell'arte! - -Si sa, pochi hanno la forza di affrontare pericoli per la propria e -l'altrui indipendenza, pochi hanno il coraggio di presentarsi, come -Mosè, dinanzi agli eterni Faraoni e perorare la causa del popolo. -L'eroismo non si può pretendere da tutti, ma nessuno deve essere vile: -la viltà è abiezione. Se non sapete volare, camminate: strisciare è -dei rettili, e ai rettili non è dato coltivare l'arte, la quale deve -serbarsi immune dalla bassa adulazione. - -Plinio, per liberarsi dai malvagi capricci di Nerone, trattava -quistioni grammaticali. “Mi piace vivere — diceva — e voglio sfuggire -il serpe.„ Il Machiavelli, dovendo scrivere per incarico dei Medici -le _Istorie di Firenze_, diceva al Guicciardini: “Consiglierommi meco -medesimo e mi ingegnerò a far sì che pur dicendo la verità a niente -possa ella rincrescere„. - -Filosseno, per aver dato il suo franco parere sopra alcune sciocche -poesie del tiranno Dionisio, fu messo in carcere. Liberato poi per le -preghiere degli amici, fu di nuovo chiamato da Dionisio a giudicare -altri versi. Filosseno ascolta, e mentre la ciurma degli adulatori -applaude, egli senza pronunziar parola si avvia alla porta. Domandato -dal tiranno dove andasse, “ritorno al carcere„ rispose. - -Noi non sappiamo quali opere scrisse Filosseno, non sappiamo quale fu -la sua vita, ma quest'atto nobilissimo lo solleva al di sopra di tanti -poeti, che pur di avere titoli, decorazioni e ricchezze, vissero come -schiavi. Gallonati, stipendiati, vendevano l'arte al miglior offerente. - -Grandi artisti furono il Corneille e il Racine, ma quando noi li -vediamo nella reggia di quel mostro imbellettato di Luigi XV, vorremmo -gridare: “Vergogna! vergogna!„ Sono dolci i drammi del Metastasio, -ma chi può perdonargli i salamelecchi a Teresa d'Austria? Ah! questo -beato Metastasio è davvero il tipo dell'adulatore gaudente! Dal giorno -in cui con gli _Orti Esperidi_ dette il pomo di Paride all'Imperatrice -Elisabetta comincia la sua vita di cortigiano. Vive 50 anni a Vienna, -scrivendo drammi per nozze ed onomastici e non si ricorda mai di -avere una patria. Per lui la patria è dove si sta bene, dove ci -sono quattrini e belle donne. Carlo VI lo nomina barone dell'impero, -Maria Teresa gli manda la decorazione di S. Stefano, ma lui come un -vezzoso paggio gentilmente rifiuta. Non crediate che lo faccia per -un sentimento di dignità: no, il latte e il miele gli è arrivato alla -gola. “Non mi affogate; — par che dica — lasciatemi vivere nella mia -corte!„ - -E così vivevano un po' tutti i nostri letterati. - - * - * * - -Ma noi siamo ingiusti! Prima di bollare col nome di adulatori quei -poeti dovremmo ricordarci che nei secoli andati la carriera delle -lettere non offriva vantaggi se non all'ombra di una corte. - -Oggi la condizione del letterato è molto diversa. Bene o male c'è -sempre da sbarcare il lunario. I romanzi si vendono, le novelle si -vendono, i lavori critici, storici, si vendono. Insomma chi si dà alle -lettere, ed ha davvero un po' d'ingegno, non muore di fame. In ultimo -caso c'è l'insegnamento: una cattedra di liceo o di Università si -afferra e lo stipendio viene da sè. Non vivono da signori i letterati, -ma vivono! - -Nel cinquecento, invece, o giù di lì, le cose andavano un po' male. -La scuola non rendeva, pochi imparavano a leggere o a scrivere, e quei -pochi la pretendevano _gratis et amore_; la luce non si paga o meglio -non si pagava. - -Vivere con le pubblicazioni? La stampa era ancora piccina e camminava -con le grucce. E poi a chi vendere i libri? Il popolo non leggeva o -leggeva senza spendere un soldo. Dunque? dunque i poveri letterati -dovevano ricorrere ai principi e recitare ad essi il _pater noster_ -col relativo _dacci oggi il nostro pane quotidiano_. Il principe era il -mecenate, il protettore, che dispensava grazie e quattrini. E bisognava -aiutarsi con la lode: con la lode toccare il cuore del magnanimo -signore, con la lode ben disporlo ai futuri benefici. Non lo dico io, -lo dice il Tasso (padre), il quale non fu, o meglio non voleva essere, -un cortigiano, ma dinanzi al dilemma — o incensare o morir di fame — -prese anche lui un turibolo ed esercitò... l'arte. - -Di buona o di mala voglia, un padrone bisognava tenerlo. Cantare come -la cicala? Nossignore. Viene l'inverno e bisogna fare i conti con -la formica. I poeti, edotti da questa favola, entravano per tempo in -Corte, a formare la grande famiglia artistica. Il Cardinale Ippolito -aveva a suo servizio circa 300 letterati; e avendogli un giorno -Clemente VII fatto osservare che erano troppi, lui rispose: “Non li -tengo a Corte, perchè io abbia bisogno di loro, ma perchè essi l'hanno -di me„. Sua Eminenza aveva ragione. Per lui era un lusso, per i poeti -una necessità. - -Ma quel lusso ai principi costava un occhio! I letterati in genere e -i poeti in ispecie sono incontentabili! Amano la bella vita; vogliono -mangiar bene, vestir bene, divertirsi meglio; e tutto a spese del -padrone, tutto, anche gli abiti, anche le scarpe! Il Poliziano scriveva -al Magnifico: “Gli stolti ridono dei cenci ond'ho coperto il corpo e -dei sandali bucati che ho in piedi. Mandatemi una delle vostre vesti -migliori e un paio di scarpe.„ Il Guicciardini ha bisogno della dote -per le sue figliuole e il Machiavelli lo consiglia a rivolgersi a Leone -X, perchè “tutto consiste nel domandare audacemente e mostrare male -contentezza non ottenendo„. - -E guai se il principe faceva il sordo o si mostrava un po' spilorcio. -Il Giovio aveva due penne: una di oro e un'altra di ferro e “ben sapete -— egli diceva — che con questo santo privilegio ne ho vestiti alcuni di -brutto cannevaccio!„ L'Aretino mal ricompensato rifiuta. “Vi rimando — -scrive a Leone X — i dieci ducati pregandovi che vi degnate rendermi le -lodi da me datevi. A quelli che vogliono la fama conviene essere larghi -a senno.„ - -Così i Principi, i Cardinali, i Papi per non essere messi alla berlina -sborsarono danaro, e i poeti alla vista dell'oro cambiavano metro. - -L'Alemanni, cantando in lode di Carlo V, si sentì rimproverare da -costui perchè in altro tempo ne aveva detto corna. “Maestà, — gli -rispose con la più grande disinvoltura — l'ufficio della poesia è -mentire.„ - -L'Alemanni si espresse male, egli voleva dire: Maestà, la poesia è una -merce; si vende. - -E si vendeva davvero. Andrea dell'Anguillara vendeva le sue ottave a -mezzo scudo caduna. Curioso davvero questo poeta! Prima d'incominciare -la traduzione dell'Eneide, manda ai Principi d'Italia una specie di -lettera circolare per far sapere che il suo Enea troverà nell'Eliso -tutti i magnanimi, e nell'inferno gli spilorci, e conchiude: “Spero -che non mi bisogni mandar Lei e gli altri tutti a casa del diavolo e -che Enea non abbia troppo da fare nell'inferno a parlar con tante anime -dannate, quante io sono per mandarvene, se non fanno il debito loro„. - - * - * * - -Si potrebbe dire: ma dunque i nostri letterati vivevano bene! -Accarezzati, acclamati, festeggiati passavano gli anni in continua -agiatezza. - -Eh! come inganna l'apparenza. Scorrete la vita di quei poveretti. -Quante umiliazioni, quanti rimproveri, quanti disinganni! Bisognava -stare sempre agli ordini, secondare il principe nei suoi pettegolezzi, -seguirlo nelle insulse guerricciuole. Quei Mecenati oggi decretano -pensioni e titoli, domani per un equivoco o capriccio vi mettono fuori; -e il povero poeta doveva trovarsi un nuovo padrone e recitare un nuovo -atto di fede. Chi dei poeti nostri visse felice o almeno tranquillo? -L'Ariosto fa il governatore, il segretario, il messo d'ambasciata, il -cavallaro, e un giorno, solo perchè non vuole recarsi in Ungheria, -gli è negata la pensione; il Tasso, invidiato, calunniato, burlato, -vi perde la ragione e vien rinchiuso in un manicomio; il Guarini è -cacciato dalla Corte dei Savoia; il Marino è messo in carcere; il -Tassoni passa da una Corte all'altra e dolorosamente esclama: “I -principi hanno le mani lunghe, ma non larghe„ e si fa dipingere con un -fico in mano per indicare ciò che ha riportato dalle Corti. - -Fortunatamente quei tempi passarono e la nostra letteratura a poco a -poco ruppe le vergognose catene ed acquistò la propria indipendenza. Al -principio dell'ottocento non si lasciò nè allettare, nè intimorire. - -Peccato che mentre la coscienza italiana si formava per l'opera di -tanti valorosi scrittori, il Monti volle restare all'ombra del manto -imperiale. Il Parini si negava finanche di tessere il panegirico a -Maria Teresa. “Io non trovo veruna idea soddisfacente su cui tessere -l'elogio dell'Imperatrice. Ella non fu che generosa: donare l'altrui -non è virtù„. Il Foscolo, pur di non inneggiare agli oppressori se -ne andava ramingo, scriveva su riviste inglesi, trattando argomenti -pedestri di critica e di storia letteraria. “Mi sono esposto — diceva -alla sorella — colla vergogna sul viso e col cuore afflittissimo a dare -lezione in pubblico non in università, che sarebbe un onore, bensì in -una specie di teatro: senza questo duro espediente non avrei di che -vivere.„ - -Il Monti invece, che pure aveva gran cuore e forte ingegno, s'inchinava -ora al Papa, ora a Napoleone, ora all'Austria. Realista con i re, -imperiale con gl'imperatori, repubblicano con le repubbliche, fu il -poeta dei vincitori. - -I suoi contemporanei lo chiamano il Dante redivivo, ma la nuova Italia -non l'ha riconosciuto come suo poeta nazionale! - - * - * * - -E basta col passato. - -Oggi nell'anno di grazia 1911 non abbiamo più adulatori. Gli scrittori -moderni non hanno nulla da temere o da sperare dai Coronati. - -È finito il tempo dei Dionisî. Se l'Imperatore di Germania, che si -atteggia a letterato, scrivesse domani dei brutti versi, cento critici -tedeschi gli direbbero in faccia che la poesia non è per lui. - -Che mecenati e protettori! Oggi il Gran Mecenate è il pubblico. -Allettate il pubblico, carezzatelo, seguitelo nei suoi gusti, -solleticatelo nelle sue passioncelle, distraetelo, divertitelo, -storditelo, egli saprà fare il suo dovere: vi darà quattrini ed onori. - -Essere attaccati alla gonna di una regina ed esaltarne i begli occhi, -le graziose manine, brrr! è una abiezione. - -Dall'altra parte non crediate che i re abbiano vaghezza di tenere al -loro servizio poeti, che cantino la ninna nanna in tutte le ore del -giorno. Hanno da sentire altre ninna nanne, i poveretti! Neppure lo -Zar, che si ostina a conservare una imbalsamata autocrazia e manda -al fresco eremitaggio siberiano chi alza un po' la voce, vuole poeti -imperiali. Ed ha ragione. In quella Corte non ci mancherebbero che una -dozzina di poeti per accrescere la confusione ed il disordine. - -Ma zitto, noi non dobbiamo mettere il naso nei fatti degli altri. -Confusione e disordine ce n'è dovunque! - - * - * * - -Mi frulla un'idea nel cervello e fa ressa per uscire. Ma esci alla -malora e non rompermi più la testa! - -Ecco: quanti poeti nostri non vorrebbero anche oggi far parte della -Real Casa, e vivere all'ombra del Quirinale con un lauto assegno? -Rende tanto poco la poesia! Certamente il D'Annunzio, il Pascoli, lo -Stecchetti, il Baccelli rinunzierebbero a un tale ufficio: vivono bene -a casa loro, ma tanti altri poeti, che si ostinano a cantare al deserto -tutto il giorno e gran parte della notte, l'accetterebbero come una -manna. - -Che cosa canterebbero questi vati? Eh, c'è tanto da cantare! - -Il Principino mette un dente? un sonetto; il Principino sa montare a -cavallo? una canzone. La Regina cade e si fa male o meglio non si fa -male al braccio? un inno di ringraziamento a Giove. La Regina Madre va -ai monti? la Regina Figlia va al piano? le Reginette vanno in giardino? -Per tutti gli atti reali, grandi e piccoli, una canzone, un sonetto, un -madrigale, uno strambotto! - -È una insinuazione la mia? - -Vorrei che al nostro Re saltasse davvero il grillo di avere una -coppia di poeti regi. Naturalmente bandirebbe un concorso. Quanti -concorrerebbero? I nostri poeti oggi a tale domanda rispondono -sdegnosi: “Nessuno!„ Non li credete: imitano la volpe. Se venisse quel -giorno!... - -Ma questo giorno non verrà. Il nostro Re è pratico, praticissimo, e -se non dà il ben servito ai maggiordomi e compagnia, non dipende da -lui: così vuole il cerimoniale. Dei poeti però è poco tenero. Vedete: -ogni giorno nomina cavalieri e commendatori. Un decimo degli italiani -hanno una croce. Un avvocato, un medico, un negoziante, che acquista, -con l'arte o con l'astuzia, un po' di nome, o un numero discreto di -biglietti di banca, toh! una croce o un cordone. Ai poeti? Un corno. - -Eh! la poesia è finita. Se volete entrare nelle grazie dei potenti, -mandate alla malora la poesia e datevi... al giornalismo. Oggi i veri -potenti non sono i re, i principi, i duchi, gli arciduchi, i marchesi, -i baroni. I Governi costituzionali hanno gentilmente spotestati i re, -mettendoli in seconda fila: in prima fila sono i ministri, i quali -per restare sempre innanzi e non indietro, si afferrano alla stampa... -amica. - -Vangelo. Il ministro Giovanni Nicotera con la più grande disinvoltura -diceva ad un amico: “Ogni Ministero ha bisogno di un milione all'anno -per puntelli.„ Sua Eccellenza per puntelli intendeva la _libera_ -stampa. - -Come cambia il mondo! Nei secoli scorsi quelli che avevano il mestolo -in mano carezzavano e sussidiavano gli storici per essere tramandati -ai posteri con un mezzo panegirico. Oggi non si pensa ai posteri. Che -immortalità d'Egitto! Ciò che impressiona è il presente, non il futuro. - - - - -I libri educativi. - - -Noi consumiamo la maggior parte del nostro tempo a leggere libri -inutili. Saranno libri belli o brutti, attraenti o noiosi, con arte o -senz'arte, ma inutili alla vita. - -Si legge un romanzo, un volume di poesie, un dramma; che scene, che -descrizioni, che lingua forbita! La fantasia ne gongola, il cuore si -dilata o si restringe. Benissimo. Ma quale vantaggio? Diletto dieci, -profitto zero. - -Diciamolo francamente. Di tanti libri che abbiamo letti, quale è valso -a renderci migliori, a correggerci magari di un piccolo difetto? - -Eravamo un po' superbi e siamo restati tali, eravamo indolenti e lo -saremo fino alla consumazione dei secoli. E perchè? Dal libro vogliamo -essere allettati, dilettati, carezzati, magari storditi, non educati. -Cioè vorremmo essere educati, ma senza sforzi, a nostra insaputa. Non -si è detto sempre che leggere è mangiare? Mettete in bocca un bel pezzo -di carne; masticatelo un pochino e inghiottitelo. Appena andato giù, -deve lo stomaco utilizzarlo e renderlo chilo e sangue. È un processo -che si svolge da sè, senza che voi ve ne curiate nè punto nè poco. -Siamo d'accordo. Ma ogni libro è per la mente ciò che il pezzetto -di carne è per lo stomaco? No. Allo stomaco diamo carne, alla mente -intingoli, pasticci, dolciumi più o meno nocivi. Sono degl'intingoli -che stuzzicano l'appetito, carezzano il nostro palato, soddisfano la -nostra ghiottoneria, ma non dilettano lo stomaco. - -Libri-carne, libri-pane ne leggiamo pochi, libri pasticci un mondo. Ma -vale la pena di consumare tempo e danaro per un passeggiero diletto, -per un'efimera commozione? Noi italiani, a preferenza degli altri -popoli, amiamo assai gl'intingoli in letteratura. E perchè? Per seguire -la moda, per far sapere a cielo e terra che a noi piace l'arte! E -sempre questa benedetta arte! Ma possiamo vivere di sola arte noi? -Eccetto pochi privilegiati che si allontanano, quasi direi, dal mondo -reale e passano gli anni in continua contemplazione, tutti gli altri -debbono vivere. E abbiamo mai pensato che cosa importa, specialmente -oggi, vivere? _Vita, motus_: moto continuo, incessante, e in questo -moto perpetuo, quante lotte, quante sorprese, quante cadute! - -Convinciamoci: nè l'arte, nè la scienza potrà insegnarci a vivere. -Abbiamo per tanto tempo studiato, investigato, scrutato, di tutto -conosciamo la ragione intima; la natura in parte ha ceduto le armi, -ma che? noi siamo scontenti, noi siamo sfiduciati. Sfiduciati del -progresso? No, di noi stessi. Chiediamo alla vita più di quello che -dovremmo. Nessuno si mette nei giusti limiti. Si vuol giungere in alto -senza noviziato, senza sacrifici. - -Di qui malumori, scoraggiamenti, disillusioni: di qui lotte sorde, -disoneste! - -Ecco la necessità di libri eminentemente educativi, di libri che -ci facciano conoscere i nostri doveri, che ci dicano come la vita è -nell'operosità! - -Mettiamo da banda romanzi e poesie che ci fanno sognare: chi sogna -dorme e chi dorme — voi lo sapete — non piglia pesci; mettiamo da -banda tanti libri che ci commuovono, ma che non ci educano. Il cuore, -il cuore, sempre il cuore! A furia d'intenerirlo, l'abbiamo tanto -rammollito! Il cuore, ricordiamolo, è un organo che deve lavorare -giorno e notte ed ha bisogno di forze vitali! - - * - * * - -Di libri educativi ne abbiamo un mondo. - -La pretenzione di educare l'hanno tutti gli scrittori. Eccetto pochi, -i quali scrivono per scrivere, senza curarsi di ciò che mettono fuori, -tutti gli altri credono o fingono di credere che i loro libri siano -educativi. Il poeta vuol educare col sentimento, il romanziere con la -favola, lo storico col passato, il filosofo con l'avvenire. - -Mettiamo da parte i poeti e i romanzieri. A tirar le somme, questi -signori hanno fatto più male che bene alla povera umanità. Parliamo di -quegli scrittori, che _ex professo_ vollero trattare di educazione. -Date una sguardo ai vostri scaffali: libri educativi non ne mancano, -anzi occupano un posto importantissimo. Ma educano davvero? - -Non vi disturbate, anche questa volta mi ostino a rispondere: -no. Ho le mie buone ragioni. Ditemi: una raccolta di precetti, di -ammaestramenti un elenco dettagliato dei nostri doveri si può chiamare -libro educativo? A noi non piace la predica, non piace sentirci dire a -bruciapelo: _hoc faciendum, hoc fugiendum_. Il moralista riesce sempre -un po' antipatico. Catone, per aver voluto alzar troppo la voce, è -restato nella storia come il tipo delle persone noiose. Lo ricordino i -compilatori di libri educativi e si convincano che l'educazione vera, -sana, feconda non si apprende con le formole come la matematica! - -Si disse un gran bene della _Morale Cattolica_ del Manzoni e dei -_Doveri degli uomini_ del Pellico. In Italia quei due libri, diversi -per peso e misura, furono letti e riletti, ma non cavarono un ragno dal -buco. - -Solo il Tommaseo, vera stoffa di educatore, avrebbe potuto darci un -bel libro, ma volle anche lui predicare e i suoi _Pensieri_ sono un po' -pesanti. Bellissimi gli argomenti, debole e scialbo lo svolgimento. - -Il primo che fece vedere al mondo come va trattata questa materia fu -lo Smiles, quando scrisse _Chi si aiuta Dio l'aiuta_. Il titolo dice -tutto. Lo Smiles non è un letterato; raccoglie un certo numero di -fatti, li racconta così alla buona, e ne trae insegnamento pratico -per tutti. Non alza la voce, non ha la pretensione d'insegnare nulla; -narra, semplicemente narra. - -Eppure quel libro, scritto in una forma semplice e piana, ci fa -pensare: ci dice che nel mondo c'è un posto onorevole per tutti, che -ognuno ha il dovere di essere benemerito della società; ci dice che se -la maggior parte degli uomini non giungono alla meta è perchè non sono -perseveranti, non occupano bene il loro tempo, non conoscono se stessi. - -I nostri educatori sono soliti darci come modelli di operosità e di -perseveranza solo quegli uomini eminenti, che si distinsero nelle arti, -nelle lettere, nelle scienze. Lo Smiles, no; trova esempi salutari in -ogni classe sociale. Classe? Ma chi ha diviso gli uomini in classe? -Chiunque tu sii: letterato, medico, statista, sacerdote, operaio, -contadino, sei uomo: hai una mente, hai due braccia, devi compiere la -tua missione. - -Sei povero? Eh, la povertà non ti condanna all'impotenza. Avanti, -da coraggioso! E qui innumerevoli esempî di Inglesi, di Francesi, di -Italiani, che, poveri in canna, occuparono i primi posti nell'arte, -nelle scienze, nella politica. - -Vi avvilite dinanzi agli ostacoli? Fate male; Colombo, Alfieri, Newton, -Beel, Gialdini, Gibbon e cento altri non si avvilirono e vinsero. -Iddio non creò i dotti e gl'ignoranti, i ricchi e i poveri, gli onesti -e i disonesti: creò Adamo, solo Adamo. L'ignoranza, la miseria, la -disonestà la vogliamo noi, perchè siamo vili, perchè ci facciamo -vincere dall'ozio e dalle avversità! - -E lo Smiles tutto ciò non lo dice in forma di predica, come -disgraziatamente faccio io, ma con esempi storici. Ognuno leggendo -quelle pagine dovrà dire a sè stesso: “È vero!„ Molti lo dissero -e si corressero. L'autore negli ultimi anni mostrava ai suoi amici -intimi centinaia di lettere, pervenutegli da tutte le parti del mondo. -Non erano lettere di complimento, non dicevano: “Il vostro libro è -bellissimo, è un capolavoro„; no, dicevano semplicemente: “debbo al -vostro libro la mia posizione sociale, debbo al vostro libro la mia -onestà!„ - -Quando Cecil Rhodes inaugurò una biblioteca in una città dell'Africa -meridionale, esclamò commosso: “Mi chiamano un creatore d'imperi. -Non lo so, nè capisco bene che cosa si voglia dire. Ma un'altra cosa -so e ne sono sicuro ed è che in questo libro — e sollevò in alto il -_Self-help_ — abbiamo un creatore di uomini, un creatore di caratteri!„ - -Lord Cecil aveva ragione. Quel libro, tradotto in tutte le lingue del -mondo civile, destò un grande entusiasmo. - -Anche da noi fu letto ed encomiato, ma i frutti furono scarsi, perchè -la maggior parte degli esempî, riportati dallo Smiles, sono inglesi. -Per convincere e impressionare di più occorrono esempî paesani. -Quest'idea viene al Barbera; ne parla al Lessona: questi si mette -all'opera e dopo un paio di mesi ecco _Volere e Potere_. Il Lessona -non è lo Smiles; il suo libro risente molto della fretta; manca quella -minuta, scrupolosa osservazione, manca quel nesso logico tra un fatto -e l'altro; ma nell'assieme è un bel libro, che ci onora presso le altre -nazioni. - -L'esempio del Lessona fu seguito da altri, e in pochi anni fiorì tutta -una letteratura sanamente educativa. - -Ma la moda, maledetta moda, ci ha reso anche questo brutto servizio. -Leggiamo noi oggi volumi dello Smiles, del Lessona, dell'Alfani, del -Gotti? No. Eppure sono questi i libri che dovremmo sempre avere sul -tavolo da studio. Noi italiani siamo un po' anemici ed abbiamo bisogno -di una buona cura ricostituente. Il nostro cielo, il nostro clima ci -avvezzano al dolce far niente, all'ozio beato. Siamo di sangue caldo, -noi; in un momento vorremmo ingoiare il mondo, ma al primo ostacolo -deponiamo le armi, imprecando contro la natura. - - * - * * - -Quando si parla di educazione, il pensiero va subito ai giovani. Ed è -giusto. Oramai noi ci troviamo a due terzi del cammino e da un momento -all'altro potremmo avere l'ordine di fermarci. La nostra parabola è -quasi descritta; i conti sono per chiudersi e chi ha dato ha dato. Se -si potesse rifare la strada, vorremmo metterlo a dovere il signor io!. - -Ma i giovani? Abbiamo mai seriamente pensato che mentre noi ci troviamo -negli ultimi giorni del nostro autunno o addirittura nell'inverno, -altri si trovano al principio della primavera? Abbiamo mai pensato -che questi bimbi, rosei e paffutelli, che oggi ci scherzano d'intorno, -domani saranno uomini? - -Non voglio fare della rettorica io, nè del sentimentalismo. Dico -semplicemente che i nostri figliuoli dovranno imparare come noi, a -proprie spese, un po' di esperienza della vita, impararla molto tardi -e a caro prezzo. E perchè? perchè noi pensiamo ad istruirli, non ad -educarli. Appena un bimbo sa mantenersi in piedi e balbettare — mammà! -papà! — subito a scuola. Lo vuole la legge, lo vogliamo noi. Dopo -quattro anni il bimbo è già maturo e bisogna che entri nel ginnasio. -Noi da una parte, i maestri dall'altra, non si predica che istruzione. - -È approvato agli esami di licenza. Benissimo. Avanti al liceo, avanti -all'Università! Viene il gran giorno. Il vostro figliuolo è avvocato, -è medico-chirurgo, è professore, è ingegnere. Ma che! quel povero -giovane, imbottito di scienza, entra nella vita impreparato. Vi sa -tradurre un pezzetto di Platone o di Omero, sa risolvere un'equazione -di terzo o quarto grado, vi discute sui diversi strati della terra, -ma non sa vivere. Colpa nostra che abbiamo pensato solo ad istruirlo. -Esami! esami! esami! È questa la nostra unica preoccupazione. Il -resto faccia da sè. Per le ragazze rigore immenso: non debbono uscir -di casa, non debbono trattare certe amiche, non leggere certi libri; -per i giovani libertà assoluta. Teatri, divertimenti, viaggi, tutto -è lecito purchè si arrivi a carpire un titolo accademico! Domandate a -vostro figlio se ha letto _Chi si aiuta Dio l'aiuta_, se ha mai visto -i _Pensieri_ del Gabelli. Neppure per ombra. Egli si delizia con i -romanzi dello Zola, del D'Annunzio, ecc. - -E così prepariamo una generazione di fiacchi, di illusi, di pessimisti. - -A trenta anni i nostri giovani sono stanchi di vivere. Hanno ragione: -chi ha detto loro che la vita è azione, la vita è lotta? Una ragazza -li tradisce? stricnina; si falla ad un concorso? revolver. La vita si -butta via come un cencio. È storia quotidiana questa: ogni giorno una -dozzina di giovani se ne vanno a l'altro mondo, o meglio al cimitero. -Essi non credono alla vita futura. Diavolo, se non credono alla vita -presente. - - * - * * - -Molte sono le cause di una sì desolante epidemia, ma io credo che il -colpo di grazia è dato dalla nostra letteratura. - -In questi cinquant'anni di vita italiana che cosa ha fatto la -letteratura in riguardo ai costumi? - -I nostri scrittori, precedenti all'Indipendenza, non si preoccuparono -che della patria. E sta bene. Bisogna essere liberi, mandar via -lo straniero. Poeti, romanzieri, storici, filosofi, educatori, si -consacrarono interamente alla patria. - -Chi con audacia, chi con calma, chi con sottintesi, tutti si dettero -a preparare il gran giorno. “Lasciatemi fare — diceva il Guerrazzi a -chi lo rimproverava del troppo fiele messo nella _Beatrice Cenci_ — -quel fiele purifica!„ E noi lasciamo fare a lui e agli altri. Ma fatta -la patria, mandato via lo straniero, restati noi donni e padroni del -nostro, in virtù del grande istrumento, notaio Napoleone III, bisognava -cambiar rotta. Lo disse il D'Azeglio: l'Italia è fatta, occorre far -gl'Italiani. - -Non è nostro compito giudicare l'opera degli scrittori viventi, ma, -a parlar chiaro, questi signori hanno disfatto noi e si preparano a -disfare i nostri figliuoli. E si va avanti così; nessuno protesta, -nessuno dà l'allarme. - -Se la mia voce non fosse così fioca direi agli scrittori -italiani: “Per carità, lasciate il pessimismo, lasciate le analisi -psichico-antropologiche, lasciate certi fattacci, certe situazioni -raccapriccianti, dateci libri di sana educazione, libri che siano vero -nutrimento per i nostri giovani, per questa nuova generazione, già così -inferma e indolente! - - - - -I microbi nei libri. - - -Ma in quali libri? - -Se si parla di quelle antiche, antichissime edizioni di storia e di -filosofia, che mandano un tanfo di vecchiume, possiamo rispondere col -Davanzati: _sapevamcelo_; ma no, la scienza moderna, rappresentata da -arcigni professori tedeschi e francesi, ci viene a dire che i microbi -pongono stanza anche nei libri nuovi. - -Nè deve far maraviglia. Sono i libri nuovi che più si leggono, che -passano per tante mani, che riposano sui tavoli di persone sane o -malate; sui libri nuovi si respira, si starnuta, si tossisce, si -sbadiglia! - -Quindi, signor De Amicis, signor Fogazzaro, signor Pascoli, signor -D'Annunzio, i vostri libri così eleganti, così leggiadri, non sono -che un veicolo d'infezione. Se abbiamo l'influenza, la bronchite, la -polmonite, la pleurite, la tisi o altro ben di Dio, bisogna ringraziare -voi altri. Col pretesto di arricchirci la mente, di sollevarci lo -spirito, ci mandate all'altro mondo, in barba alla legge e alla -civiltà! - -Bel servizio! E dire che noi non ce n'eravamo accorti e che delle -nostre continue infermità si dava la colpa all'aria, all'acqua, ecc. - -Ma è vero ciò che asseriscono così dommaticamente i nostri medici? o i -poveretti a furia d'indagare hanno perduto la testa? - -Chi lo sa! Chi può entrare in una clinica, in un gabinetto di -batteriologia e dire: “Lei, signor direttore, signor assistente, signor -aiutante, si inganna a partito: la cosa va così e così!„. - -Siamo dei profani noi, e bisogna tacere. - -Ma io non so tacere; io voglio parlare, a costo di sentirmi dire -davanti, di dietro e anche di traverso, che sono un ignorante. -Ignorante e doppio: ma questa faccenda dei microbi non mi va! - -Che smania si ha oggi di voler trovare microbi da per tutto: microbi -nei libri, microbi nei fazzoletti, microbi sulle mani, sul volto, sulle -labbra: microbi in cielo, in terra e in ogni luogo. Noi respiriamo -microbi, mangiamo microbi, depositiamo microbi! - -Io non ho la pretensione di negare ciò che la scienza afferma. Me -ne guarderei bene. Dico semplicemente: questi benedetti microbi ci -sono stati sempre? Forse oggi che ci diamo a perseguitarli con tanta -rabbia viviamo di più? No. E dunque? Sentite a me: lasciamoli in -pace. I poveretti si sono resi invisibili per non essere disturbati. -I nostri padri, che avevano ben altro per il capo, li lasciavano -vivere e i microbi corrispondevano con egual cortesia. Noi, no; -guerra ad oltranza, e forsennati ci siamo messi a gridare: cacciateli, -cacciateli! - -Non so chi sia stato il nuovo Pier l'Eremita, che abbia per il primo -alzata la voce per bandire una crociata contro di essi. Ma piano con -la guerra! Il recente conflitto Russo-giapponese, ci ammaestra che -non sempre vince il più forte, specie quando il nemico si sa rendere -invisibile. Mettiamoci piuttosto a loro discrezione. Infatti come -lottare con i microbi? Dovremmo vivere soli, allontanarci dal consorzio -umano, guardarci financo di stringere la mano ad un amico. - -Stringere la mano? Per l'amor di Dio! Finora la stretta di mano era -considerata come uno scambio di gentilezza, invece è uno scambio -di microbi. Nella palma della mano — senza parlare di quelle un -po' grassocce — se ne contano ben 89450. Quale esercito di piccoli -assassini voi regalate agli amici e alle amiche! - -“Volete stringere la mano? — dice il signor Congel — ebbene -insaponatela per cinque minuti, servendovi di uno spazzolino; -immergetela in una soluzione alcalina calda, sciacquatela con acqua -sterilizzata, lavatela di nuovo con alcool e con etere solforico, -immergetela per una seconda volta in una soluzione di sublimato e poi -stringete pure la mano.„ - -Se non volete credere al signor Congel, che è del resto un valente -chimico-farmacista, si presenta il dottor inglese Leedham Green, -il quale vi prescrive un più lungo e fastidioso lava lava a base di -sublimato, di ioduro, di cianuro, di mercurio, ecc. - -Ciò bisognerebbe raccomandarlo specialmente ai signori Deputati al -Parlamento, quando in tempo di elezioni fanno il giro doloroso per il -Collegio e debbono stringere la mano a tutti. Poveri Rappresentanti dei -popoli civili! Spandono grazie e ricevono microbi! - -Ma via! Ci lascino stringere la mano a nostro bell'agio. Del resto se -i microbi dell'amico vengono sulla mia mano, credo che anche i miei -abbiano piacere di passare su quella dell'amico. Si tratta infine di -uno scambio, e quando non possiamo far altri doni scambiamoci microbi! - -E che dire poi della condanna brutale data ai fazzoletti? La scienza — -diciamo _la scienza_ per non compromettere nessuno — ha scoverto che -nei fazzoletti ci sono delle vere colonie di microbi. Quindi, senza -tante cerimonie, bando ai fazzoletti di tela, di lino, di seta. “I -fazzoletti — dice il dottor Iorisenne — debbono essere di carta e una -volta usati non bisogna metterli in tasca, ma gettarli via.„ - -Addio, addio dunque, vaghi fazzoletti di battista, ornati di trine, -ricamati agii angoli con i colori più leggiadri! Addio, veli diafani, -candidi come le mani che vi donavano! La scienza vi scaccia, la scienza -vi ha solennemente dichiarati covi di microbi! - -Ma, mettendo da parte la retorica, domando umilmente io: un povero -diavolo, che ha un po' di catarro, deve uscire di casa con le tasche -piene di fazzoletti e andarli poi seminando per la strada? Sono di -carta, sissignore; ma bisogna sempre aggiungere un'altra partita al -bilancio, giacchè non si daranno mica gratis quei fogliettini. - -E così quel benedetto naso diventerà un organo dispendioso e dopo la -bocca è lui che ci tira alla miseria. Fortuna che di naso ne abbiamo -uno solo. Se Domineddio avesse avuto vaghezza di situarci sotto gli -occhi un paio di quegli arnesi, staremmo freschi! Ci vorrebbe in -permanenza una dozzina di fazzoletti per quelle quattro fontane. - -Vi siete accorto che oggi massima parte degli Americani, buona parte -dei Francesi, o per dirla in breve, un quinto dell'aristocrazia -mondiale va senza baffi? - -Parlo degli uomini, non delle donne; qualcuna di esse ha i baffi e -se li conserva: è un privilegio concesso a poche e i privilegi non si -buttano via. Gli uomini invece se li fanno radere senza misericordia. -Specie gli Americani hanno un gusto ad apparire... cantori della -Cappella Sistina. Così rasati, verniciati, sembrano dei plenilunî, dei -grandi salsiccioni. - -È moda? Niente affatto. È misura igienica. Il professore Dalgren ha -scoverto che nei baffi si rannida un numero sterminato di batterî. E -che batterî! I più pericolosi. Si tratta di commessi, rappresentanti -le Case — _Cancro & figli, Tubercolosi & C._ — Ed è naturale. I baffi -sono più esposti alla polvere, al contatto, e poi i microbi hanno -voglia di fermarsi là. I baffi rappresentano una specie di villa, dove -i furfantelli si godono il fresco e gustano tutto ciò che noi gettiamo -in bocca. Quando si mangia o beve, qualche cosa resta sempre nei baffi, -magari un po' di odore, e quell'odore basta. O credete che i microbi -abbiano una fame da lupi come noialtri? - -Io però credo un'altra cosa: credo che questi irrequieti dai baffi -passassero ai capelli. No? vedrete! Un bel giorno la scienza ci farà -radere anche i capelli, per farci apparire... più zucche di quel che -siamo! - -Se i microbi si limitassero a prendere domicilio sulle mani, sui peli -della barba, sui fazzoletti, pazienza, ce la potremmo intendere; ma -nossignore quei birichini come a farlo apposta, si vanno, a nascondere -—, indovinate un po'! — sulle carte monetarie, e lì vivono, prolificano -e trincano a nostro marcio dispetto. - -Il prof. Morisson ci dice che i biglietti da cinque, da dieci, da -venticinque ecc. sono pieni zeppi di batterî. L'improvvisa apparizione -del vaiuolo, del morbillo, della difterite è dovuta a quei bigliettini. -Noi ci facciamo ammazzare per possederli, ed essi, ingrati, ammazzano -noi! - -Nel portafogli dunque abbiamo nemici, nemici terribili, che di nascosto -minano la nostra salute. - -Potreste dire: “Ma io sto attento, io non ricevo biglietti logori e -sudici.„ Peggio! Il prof. Warron Ululditch, assistente al laboratorio -di batteriologia e igiene dell'Università di Yale, ci assicura che -un biglietto nuovo è infestato da numero maggiore di microbi. “Un -biglietto sudicio — egli dice — ne conta 3800, l'altro 405000.„ - -Bisogna dirlo: i microbi pur avendo per la carta monetaria la stessa -tenerezza che abbiamo noi, amano la pulizia. - -Dunque? dunque il portafogli ogni mattina dovrebbe disinfettarsi -come un qualsiasi...... recipiente. Ciò, ben inteso, va detto per i -ricchi, per noi no. Il nostro portafogli è sempre vuoto e c'è poco da -disinfettare. Bisognerebbe prima riempirlo: operazione difficilissima, -che riesce solo a pochi! - -Mi viene un'idea: vorrei recarmi a Roma, ove da due giorni furoreggia -il Secondo Congresso Femminile Italiano e dire a quelle rispettabili -dame e damine: “Signore colendissime, che pazzia è mai questa? -Voi pensate alla politica e non sapete del brutto tiro che vi sta -preparando un americano, il dott. Malffots? Costui, dopo dieci anni -di studio e di esperimenti, ha detto che l'amore è un morbo contagioso -come il colera, ha scoverto anche la nuova _virgola_ e sta preparando -un siero anti-amoroso. E che sarà di voi, che sarà delle vostre -figliuole? A che varrebbero congressi e ordini del giorno, se quel -malaugurato dottore mettesse domani in vendita il siero anti-amoroso? -Sentite un mio consiglio: chiudete il congresso e correte tutte in -America. Cercate di questo maledetto dottore, gettatevi ai suoi piedi, -pregatelo, supplicatelo, scongiuratelo. E se l'amico non si lascia nè -intenerire, nè commuovere, ricorrete alla violenza. Mandate al diavolo -lui e i ferri del mestiere. - -Non so se in America ci sia la condanna condizionata, ma in ogni caso -è meglio un annetto di carcere che l'eterna rovina di tutte le donne -presenti e future! - -Questo vorrei dire alle congressiste, ma le mie parole potrebbero -essere accolte da una risata generale. Le donne sono sicure del fatto -loro e non temono le americanate! - -Ma io straripo. In questo capitolo dovevo parlare dei microbi nei -libri e invece me ne sono andato oziando con le carte monetarie e con -l'amore. Ho torto, e entro subito in argomento. - - * - * * - -I nostri vecchi esculapî non sapevano che nei libri vi sono milioni -e milioni di microbi. Bisogna compatirli. I poveretti non avevano -microscopî; si accontentavano solo di buoni occhiali, quando la vista -incominciava a venir meno, e così i signorini microbi facevano il loro -proprio comodo. Con i medici moderni invece c'è poco da scherzare. -Non contenti di esaminare, scrutare, tagliuzzare i visibili — che -sfortunatamente siamo noi! — hanno preso di mira gl'invisibili ed -hanno giurato di farli sloggiare da ogni parte. I poveri perseguitati -si nascondono nei libri, si raggruppano fraternamente sulle parole -scritte, fanno corona ad una bella incisione, ma la scienza implacabile -li ha scoverti ed ha gettato l'allarme fra gli studiosi, gridando: -“Sciocchi, i libri vi danno la morte!„ - -Ma vediamo un po' che cosa vorrebbe da noi questa scienza. - -Il dottor Balville, francese, dice che il mezzo più pratico e più -efficace per evitare l'infezione è... la distruzione. Quindi quando -vi sorge il dubbio che un libro sia stato in casa di un ammalato, -bruciatelo. _Salus ante omnia._ Potreste dire: ma io ho assoluto -bisogno di quel libro, ma io non posso comprarne un altro esemplare! -Mi dispiace, ma la scienza non vuol saper ragioni. Si tratta della -pelle. È meglio un asino vivo che un dottore morto. Dunque, non -potendo addivenire un dottore, senza sottoporci alla morte immatura, -contentiamoci di restare... quel che siamo. - -Il Foucoult, meno brutale, ma più cinico, prescrive un bagno in un -certo liquido da lui inventato (bel metodo questo per far la reclame -ai propri prodotti!). In verità, dopo tal lavacro, i poveri libri e -specie le legature in tela e in oro, vengono barbaramente deturpate. “È -vero, — dice il sullodato professore — ma non c'è via d'uscita: o voi -deturpate i libri o i libri deturpano voi!„. - -Meno male che la via d'uscita la trova un tedesco, il dott. Volfagg. -Egli dice: “La cosa è semplicissima. Il bagno deturpa il libro? Ebbene, -nella fabbricazione della carta e nella composizione dell'inchiostro, -mettiamo una buona dose di aldeide formica, di cloruro di calce, ecc. -Il libro, così vaccinato, darà un odore di catrame, di acido fenico, -ma non ci sarà più pericolo d'infezione, anzi il libro diventerà un -antisettico. _Ubi olim mors, ibi vita_.„ - -Ma nè io, nè voi possiamo accettare questa via d'uscita. E chi -leggerebbe più un libro? chi avrebbe la forza di sopportare quegli -aromi? Specie certi libri!... Sono inodori e rivoltano lo stomaco, -immaginate poi se si presentassero in compagnia del catrame! - -Signor Volfagg, grazie del complimento, ma tenga per lei questa via -d'uscita; noi non vogliamo che la stanza da studio si trasformi in un -gabinetto chimico-farmaceutico! - -Molto più logico è il signor Sheugh, americano. Egli dice: “I miei -colleghi s'ingannano a partito. Nè un bagno, nè prolungati soffumigi -possono togliere questa infezione. Oh! non sapete che alcuni batterî -resistono a tutti i bagni di questo mondo? Dunque? dunque bisogna prima -esaminare la natura di essi e poi stabilire il da farsi„. - -Insomma, secondo lui, ogni libro è un malato, ogni libro deve avere la -sua brava visita medica e il suo rimedio speciale. - -Poveri letterati! Non è solamente la vostra signora, che ad ogni -piccola indisposizione vuole il medico; non bastano i benedetti -figliuoli, che spesso spesso, e a turno, hanno la febbre, il morbillo, -la bronchite; oggi ci sono i libri, e i libri pretendono il medico! - -È inutile tentennare la testa. Se amate la vita, dovete compiere -quest'altro sacrificio e seguire le seguenti norme. Quando comprate un -libro nuovo di zecca, non vi lasciate allettare dalla sua freschezza -e leggiadria; bisogna sapere se la Casa Editrice ha un personale che -gode buona salute, se il libraio è di sana costituzione e non abbia -qualche male contagioso. Se poi il libro non è nuovo e vi vien dato da -un amico, o ritorna da un lungo pellegrinaggio, la faccenda è un po' -seria. Prima di tutto bisogna informarsi chi ha letto il libro, in casa -di chi è stato, per quali mani è passato. - -In pratica ogni libro dovrebbe avere l'elenco dei suoi lettori e il -loro stato di salute. Per esempio, un amico vi dà a leggere un volume -di novelle, un romanzo o che so io. Alla prima pagina dovrebbe avere -questo specchietto: - - 4 Novembre ritirato direttamente dalla Casa Editrice. - - Dal 7 al 25 Gennaio, letto dalla contessa C., convalescente - d'influenza. - - Dal 5 al 19 Marzo, in casa del signor B., probabilmente affetto di - emottisi. - - Dal 13 al 21 Maggio, letto dal teologo R., sofferente di nefrite e - di indisposizione al fegato. - -Voi, senza perdere tempo, portate il libro al medico di famiglia, -il quale, dopo aver consultato questi appunti, vi darà la sua brava -ricetta. - -Vi sembra strano ciò che io dico, eppure con questa malnata microfobia -si arriverà forse più oltre, escogitando mezzi più ridicoli. Forse -i posteri, andando di questo passo, saranno più fanatici e pazzi di -noi. Ma il giorno in cui il mondo metterà senno (e quando si dice il -mondo s'intende gli uomini: il mondo ha avuto sempre senno!) avremo una -brutta condanna. Noi oggi mostriamo di aver buona vista, ma poco buon -senso; e se fosse ancora in vita Salvator Rosa, ci avrebbe coniati due -versi, un po' simili a quelli che scriveva per Michelangelo: - - Michelangelo mio, nol dico a gioco: - Quello che hai fatto tu è un bel giudizio, - Ma di giudizio però ne hai poco! - -Signori medici, lasciate stare i microbi; pensate che avete dei figli. -Se essi arrivano a mettersi in testa che i libri fanno morire, abbiamo -fatto la festa; e se oggi si studia poco, domani le scuole si dovranno -chiudere! - -Lasciateci dunque studiare. Chi è morto per i libri? È l'ozio che -genera i microbi della morte. Allontaniamoci dai vizî e non avremo più -microbi. Che se poi questi invisibili guastafeste hanno il mandato di -molestarci sempre, si muoia, ma si muoia lavorando. Chi ha detto che -noi viviamo per vivere e tutto bisogna tentare per prolungare la vita? -Quando con l'ozio e con l'ignoranza abbiamo reso la vita inutile, per -non dire un peso, a che vivere? - -È meglio chiudere una buona volta gli occhi, che tenerli aperti e non -vedere! - - - - -I pessimisti. - - -Non li chiamate così: chiamateli le vittime del dolore! - -Un giorno essi amarono la vita, ma o traditi nell'amore o sconvolti dal -dubbio o combattuti dall'avverso destino, si rinchiusero in sè stessi e -quasi non vissero più: divennero misantropi, scettici, atei. - -Poveri genî, che un momento di sconforto precipitò nella gelida apatia! -Nessuno si accorse che i loro occhi erano languidi, che a traverso -la livida fronte aveva sede un terribile mostro: la disperazione! -Cantarono per calmare un po' la tempesta, che sconvolgeva il loro -animo, per rievocare un passato di gloria; ma quel canto è lugubre: è -una tomba che si schiude! - -Spesso attratti dall'arte, vinti dalle bellezze della natura, hanno -accenti di arcana melodia, di incantevole dolcezza; ma dopo questa -fugace serenità di spirito, la ferita del cuore si riapre, ritornano -i fantasmi orrendi dello sconforto; ed ecco imprecazioni, bestemmie. -Nessuna speranza, nessun entusiasmo! - -Ma sotto quella apparente indifferenza, sotto quello scherno, c'è -un cuore che ancora sente l'influsso vivificatore della vita. Da -ogni pagina dei loro libri esce una voce straziante e supplichevole: -“Pietoso lettore, guariscimi! Io sono infermo! Dammi la speranza, dammi -la luce!„ - -L'Heine sul letto di dolore grida: “Fantastico, senza scopo è il mio -canto, senza scopo, come la vita, come il creatore e la creazione!„ Il -Leopardi vuol comporre l'arte di essere infelice, “quella di essere -felice — esclama — è cosa rancida, insegnata da mille, conosciuta da -tutti, praticata da pochissimi e da nessun con effetto!„ - -Ma la terribile bestemmia del primo, il freddo sarcasmo del secondo -è il grido angoscioso di due anime che vorrebbero essere risanate. -Guaritele! E la vita, il creatore, la creazione avranno uno scopo, e -l'arte di essere felice non sarà più rancida! - - * - * * - -Ma tutti i pessimisti sono davvero gli uomini, del dolore? No. - -Taluni, come il Byron e il Rousseau, sono per così dire, pessimisti -di circostanza. Di natura irrequieti, turbolenti, impulsivi, si -lasciano facilmente dominare dalle proprie passioni, e alla più piccola -avversità, ecco a imprecare, a maledire. - -Il Byron, ad esempio, oggi erra solitario come il suo Manfredi ed -esclama: “Sono solo come il leone!„ domani lieto se ne sta a spandere -grazie e complimenti nelle sale dei principi e dei conti. Oggi grida: -“Tutti siamo infelici!„ anche Iddio!; domani è nelle braccia della -contessa Guiccioli e canta l'amore. - -Altri, come il Lamartine, mentiscono. Un arguto critico a tal proposito -diceva: “Conviene procedere guardinghi, nè è prudente spargere lacrime -su tutte le miserie e su tutti i dolori che siamo invitati a piangere. -In più d'un caso si correrebbe il rischio di veder far capolino fra le -quinte il sorriso canzonatorio del poeta stesso.„ - -Ed è così. Il Lamartine, questo spavaldo e fortunato poeta, proprio nei -fugaci bagliori della sua gloria, acclamato da tutti, carezzato dalle -donne, si atteggia a pessimista e viene a dirci che la vita è una valle -di lacrime. Non gli credete! La vita potrà essere tale per gli altri, -non per lui. - -Il vero poeta del dolore, il vero pessimista per natura, non per -circostanza, è il Leopardi. Convinto che la vita non gli avrebbe -dato alcun conforto, rinunzia al mondo esterno e tormenta il -proprio pensiero con una incessante e dolorosa meditazione. Isterico -nell'anima, trova in altri il suo male e assorge, con la potenza del -suo genio, a cantare l'infelicità di tutti. “A che vale il progresso, -la ricchezza, l'amore, il coraggio? Tutto inganna, tutto è fallace: -l'unico bene dell'uomo è la morte!„ La sua lirica non è personale, come -quella del Byron, dell'Heine, del De Musset, ma universale: chi soffre, -trova nel Leopardi il suo poeta. Egli canta, non perchè spera di averne -un sollievo, non perchè desidera far conoscere agli altri il suo stato -di animo, ma perchè il destino, quasi per renderlo più infelice, l'ha -voluto poeta. Il canto per lui è un bisogno. - -Attratto dall'arte, tenta l'epica e la satira, ma non vi riesce: il suo -_pensiero dominante_ non gli permette di cantare imprese eroiche o di -sorridere argutamente. La lirica, solo la lirica è per lui, una lirica -concisa, frutto di quel continuo martirio che egli dà al suo pensiero. -Gli altri poeti imprecano clamorosamente, gridano come energumeni, -bestemmiano da forsennati, perchè il loro stato morboso è momentaneo; -il Leopardi invece non si scompone; freddo, impassibile, pare che -faccia l'autopsia al proprio cuore. Ciò che gli altri poeti esprimono -in dieci versi, egli racchiude, come in una morsa di ferro, in due -parole: ma quelle due parole sono pasticche di arsenico. Scioglietele -nell'acqua: avrete cento litri di veleno potente. - -Ecco perchè il Leopardi non potrà mai avere degli imitatori. Per bene -imitarlo, occorrerebbe non solo possedere il suo genio, ma trovarsi -nelle sue terribili condizioni fisiche e morali. - - * - * * - -Tolti questi pessimisti maggiori, che sono come i capiscuola di una sì -funesta tendenza dello spirito umano, viene fuori tutta una turba di -poeti, di terzo o di quarto ordine, di cui nella vostra libreria c'è -larga rappresentanza. Di cento volumetti di poesie, novantanove veggono -tutto di color nero e tengono appiccicati alla porta d'ingresso qualche -motto desolante dello Shopenhauer, dell'Hartmann, del Puskin, del -Guerrazzi, del Tolstoi. - -Oggi il pessimismo è di moda. Un tempo i poeti minori erano considerati -come buontemponi, che stemperavano i loro pensieri in versi, o per -aggraziarsi i potenti o per allietare la conversazione di belle -donne. Spesso l'amore li sconcertava un pochino; e i poveri poeti o -uscivano in istranezze come Orlando o piagnucolavano a guisa di bimbi -stizzosetti. Ma si guardavano bene a maledir la vita! - -Si andò così fino alla coda del settecento, in cui, essendo stata -proclamata l'uguaglianza universale, anche i poeti minori alzarono la -cresta e, lasciando i gingilli di una volta, invece di trastullarsi con -i madrigali, con le ballate, con le canzonette, con gli strambotti, -vollero assorgere a nobili ideali. Il poeta — esclamarono — non è un -buontempone, ma un maestro, un apostolo, un profeta. - -Disgraziatamente però la poesia è passata da un estremo all'altro. -Le severe e paradossali investigazioni della filosofia tedesca, la -miscredenza religiosa, i malumori e i desiderî non soddisfatti, che -tengono sempre dietro alle rivoluzioni, hanno creato un perturbamento, -nella società moderna. - -Distrutta ogni idealità, n'è venuto fuori un pessimismo pratico che, -bisogna confessarlo, è un portato della nostra civiltà e dei nostri -studî. È vero: nell'arte e specie nella letteratura vi è sempre -un'evoluzione di forma e di pensiero che corrisponde ai nuovi stati -dello spirito umano. Oggi il concetto della vita è più grave, le -induzioni più intime, le aspirazioni più alte e per conseguenza le -disillusioni più dolorose. Possiamo dire col Lammenais: “Gli antichi -guardavano ciò che guardiamo noi, ma non vedevano ciò che vediamo -noi„. Essi non sentivano così forte la lotta fra l'ideale e il reale, -fra i bisogni indefiniti dell'anima e le istintive compiacenze del -corpo. L'uomo diventa sempre più adulto. Ogni secolo che passa imprime -sulla fronte dell'umanità nuove aspirazioni. Ma perchè oggi l'arte è -precipitata in un pessimismo sconfortante? - -Signori miei, l'arte non è sincera. Quel pessimismo è falso, è -retorico, non nasce da convinzione di animo: è un atteggiamento -artistico e nulla più. - -Vedete: i nostri poeti, i nostri romanzieri si godono la vita, ma -appena si siedono a tavolino, appena prendono la penna in mano, ecco -pensieri nebulosi, concezioni lugubri, situazioni raccapriccianti. È un -pessimismo superficiale che si indossa come la veste da camera. - -Ci dispiace che il Nordau, il quale ha voluto con tanta brutalità far -conoscere le _Menzogne Convenzionali della civiltà moderna_ si sia -dimenticato di dire che anche questo ultra-pessimismo in letteratura -è una menzogna. Il vero pessimista è un amante che odia, perchè si -vede disprezzato; ma se domani è bene accolto, l'odio cessa e ritorna -l'amore. Leggete le poesie dell'Heine e del Leopardi. Sotto quel -sarcasmo vi è il dolore delle speranze infrante, vi è, quasi direi, la -vendetta dell'entusiasmo deluso. - -Ma il pessimismo dei nostri poeti è puro scherno, è pretta buffoneria: -domani, se il gusto cambia, si adatteranno alle nuove tendenze. - -Si è detto che la nostra poesia è ritornata al classicismo antico. -Nella forma, non nel pensiero. Il classicismo greco e latino ci dava -almeno il culto per la patria, l'amore al sacrifizio, l'esempio -di virtù pubbliche. Oggi si ricorre al metro greco e latino, si -scrivono odi saffiche, alcaiche ecc.; ma sotto quella veste pindarica, -virgiliana, sbuca una lirica personale, la quale ci offre lo spettacolo -di credenze distrutte, di anarchia intellettuale. - - * - * * - -Disgraziatamente, o falso o vero, questo pessimismo apporta sempre i -suoi funesti effetti. Ognuno di noi sente in sè l'influenza malefica -di questi libri che tentano strappare tutte le speranze, tutte le dolci -illusioni! - -Quante volte, leggendo il _Caino_ del Byron, la _Metafisica_ dello -Schopenhauer, la _Filosofia dell'inconscio_ dell'Hartmann, il -_Ratcliff_ dell'Heine, gli _Spettri_ dell'Ibsen non vi siete domandato: -ma dunque la vita è un male! ma dunque davvero dobbiamo maledire -il giorno della nostra nascita? Quelle frasi terribili vi scendono -nell'anima come la lama fredda di un pugnale. A poco a poco vi assale -un grande scoraggiamento. Addio speranze! addio entusiasmo! Tutto è -lugubre, tutto è desolante; pare che da un momento all'altro debba -sparire financo il sole. E voi vi fate alla finestra per respirare, per -vedere la luce, per confortarvi con la visione della natura. Solo così -il vostro cuore si calma e nell'animo ritorna la serenità e la pace. -Ciò succede, perchè voi avete un'età e un po' di esperienza. Ma guai -se questi libri cadono nelle mani de' giovani, i quali facilmente si -lasciano impressionare! Attenti! attenti! Quando le prime lotte della -vita ci appaiono terribili, appunto perchè il nostro carattere non -si è ancora ritemprato, abbiamo bisogno di chi ci incoraggia, di chi -ci mostra una mèta da raggiungere, di chi ci dica che la vita sta nel -dovere e che nell'adempimento del dovere troviamo il premio al nostro -lavoro. Specie quei giovani che per natura tirano alla malinconia, -dovrebbero star lontani da certi libri, che disseccano ogni germe -d'idealità. Via, via il pessimismo che distrugge e non riedifica, -che imperversa nell'animo, come una bufera devastatrice, che ci passa -davanti come il cavallo di Attila! - -Con questo però non si vuol dare l'ostracismo a tutti quei libri, in -cui predomina la nota del dolore. E che? i nostri giovani debbono forse -trastullarsi con le letture frivole, che se non fanno maledire la vita, -la rappresenta come una combriccola di spensierati e di capi ameni? -Debbono gingillarsi con la letteratura cavalleresca, che dilettando -solo la fantasia, fa sognare castelli incantati e ippogrifi? - -Oggi il problema della vita è grave: il dolore c'è, il dolore domina -e signoreggia dovunque; e se i giovani non si abituano a guardare -in fronte questo terribile Briareo, non avranno domani la forza di -resistere ai suoi assalti. Cullateli nelle dolci illusioni, dite -loro che la vita è cosparsa di fiori; e domani? I Lacedemoni facevano -assistere i fanciulli alla guerra per far sì che un giorno non avessero -a temere dinanzi al nemico. - -Anche noi dobbiamo preparare i nostri figli non alla guerra con i -propri fratelli, ma a quella più terribile, che un giorno dovranno -sostenere con se stessi. - -Un poeta persiano del secolo X diceva: - - — V'è dolor che dà fuoco senza fumo. - -Questo dolore dobbiamo cercare nei libri, questo dolore che è solo -fuoco, fuoco che vivifica, purifica, rinvigorisce! - -Attenti: se dopo aver letto un libro, sentiamo un vuoto nell'animo, -uno scoraggiamento, un'apatia, un disgusto della vita: quel libro ha -molto... fumo, fumo che annebbia e annerisce; se invece ci sentiamo -migliori, quel libro ha fuoco.... senza fumo! - - - - -Il giornale. - - -Sapete quanti giornali, giornaletti, riviste e periodici si pubblicano -in Italia? No, non lo sapete; neppure io lo so. Ma tutti — io e voi — -siamo convinti che di giornali, fra grandi e piccoli, se ne pubblicano -una infinità. - -Monarchici, repubblicani, radicali, socialisti, cattolici, liberi -pensatori, anarchici: uomini dell'ordine e uomini del disordine hanno -il loro giornale. Un tempo gli organi erano soltanto nelle chiese -per accompagnare gli uffizî divini, oggi ogni partito politico ha il -suo organo: il giornale. E che armonie! Che pezzi a quattro mani! È -una lotta continua, incessante, frenetica di principî, di idee, di -tendenze. Ognuno alza la voce, ognuno ha la pretensione di illuminare -le menti, di risolvere i grandi problemi sociali. - -Non li credete: la maggior parte di essi mirano alla soluzione di un -sol problema: afferrare il potere. Lo diceva il Giusti: - - Tutto si riduce a parer mio: - Levati tu chè mi vo' metter io. - -Ma lasciamo la politica, tanto più che non tutti i giornali parlano di -politica. - -Oggi, ogni classe ha il suo giornale. Medici, avvocati, ingegneri, -maestri secondarî e primarî, militari di alta, bassa e media forza, -fotografi, commercianti, impiegati a milleduecento, macellai, barbieri, -facchini, lustrini, spazzini hanno il loro giornaletto. Financo gli -accattoni! Sì, gli accattoni. A Parigi si pubblica un giornaletto per -questi signori. Costa un centesimo ed esce ogni settimana. Certamente -non tocca quistioni politiche, scientifiche o letterarie, — gli -accattoni hanno ben altro pel capo! — ma parla di feste, di fiere, di -nozze, di funerali, dove quei poveretti possono _lavorare_ di più. In -quel giornalucolo si legge, ad esempio: - -_Domenica il barone Arsonille festeggia le sue nozze d'argento. La sera -nella sua bellissima villa offre un pranzo a cinquecento poveri. Le -iscrizioni vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena, N. 36._ - -_Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente, sarà a Parigi la -Regina Madre d'Italia, Margherita di Savoia. Possiamo assicurare i -lettori che l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi alle 5 -detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais._ - -_Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux. Lascia trentamila lire -ai poveri della città. Rivolgersi alla Prefettura, sezione III, non più -tardi del 26 corrente._ - -La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo però che andando di -questo passo anche i ladri avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal -momento che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè non -dovrebbero averlo? Ma io credo che i signori ladri possano risparmiarsi -questa spesa. Il giornaletto degli accattoni può benissimo servire -anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli accattoni e per -i ladri, se pure alcuni privilegiati non facciano l'uno e l'altro, -secondo il caso. - -Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina e bisogna parlare -di bagni. Farete i bagni quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di -lavoro indefesso si sente la necessità di tuffarsi per una ventina di -volte nel mare. - -Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un -mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un -martirio! - -Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante -anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una -bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale! È impossibile: -il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non -sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale -per i bagnanti: _Le Courrier du baigneur_? Stampato su tela cerata -impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua -dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il -corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno. - -A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto -fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di -piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che -tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente: -per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il -giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo -senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano: -_Le Journal de l'Atlantique_. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e -la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano, -sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo. - - * - * * - -Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in -teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per -umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male i detenuti. Appena un -poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i -baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i -tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede -nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A -New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo: _The star -of Hope_, cioè la _Stella della Speranza_. E questo giornale si offre -gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno -il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse -quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la -vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un -bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia? - -Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe -a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti -ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato? -Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i -Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non -mantenga: è loro abitudine. - -Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici -letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento. -È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati e il periodico -è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano. -Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono -nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il -Messia. - -Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso, -ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano -fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo; -eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti -gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo, -denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero -gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole; -altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico. -A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita, -il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori, -vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire -annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro -pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno -ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le -forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i -toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo -abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo -libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in ultimo caso c'è il -tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque -o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al -pagamento„. - -Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette -di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto -più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa, -come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i -periodici si riducono a fumo. - -Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si -proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe. -Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sul _Fanfulla -della Domenica_, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi -avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di -Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire -la vostra prosa!„ - -Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero -a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre -dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i -giornaletti, salvo a cantarne il _miserere_ dopo pochi mesi, giacchè la -maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita, -domani nella camera ardente. - -Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti? -Il bilancio non lo permette. E voi spesso, senza tanti complimenti, -scrivete sulla fascetta: _si respinge_. Alcuni, a quest'atto che sembra -scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più -vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i -piedi. - -Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande: -_si respinge_. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una -lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo -di talento, questo direttore: scrive col _voi_. Un tempo questo lusso -se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche -i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S. -Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente -osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel -giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la -simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno -nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del -D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc. - -Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore, -annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati -sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si -chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo -a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o -cinque lire. - - * - * * - -Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri, -superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno, -il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti -i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini. - -Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a -chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le -lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando -per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene -da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano, -è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo. -Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che -verista! che screanzato! che caro amico! - -Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta -giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un -capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate. - -Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata -accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un -sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva -non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale -e domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in -barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo -dirà il giornale. - -Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le -autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino -universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non -conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere -ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di -presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un -paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete -dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è -occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve -partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„ - -E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale, -benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare -Costituzione, per mettere su _certe Eccellenze!_ - -Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre, -ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui -entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione, -ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle -assicurazioni ha scontentato tutti. - - * - * * - -Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale -non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo -portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi -ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e -— se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina -i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre -circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi -avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte. -Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta. -Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per -non dir peggio! - -Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra -il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione. -“_Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha -rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha -riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è -morto_. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie. -Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare -telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il -Consiglio dei ministri prepara i solenni funerali a spese dello Stato, -il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî, -dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! — -quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu -Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste. -Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si -metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti -possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova; -alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav. -uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come -la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato! - - * - * * - -Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro -bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il -giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri -a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I -Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza, -botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche -il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo -miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia. - -Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera nelle Puglie, nella -Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo -l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari, -e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si -misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera -epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa, -che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti, -che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti! - -E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia -colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce. - - * - * * - -Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra che il giornale sia la -voce misteriosa dell'universo; è la grande lettera che il mondo intero -scrive nelle ore della notte. - -Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale, a scuola, il giornale -arriva e impaziente vi aspetta. Ha tante cose da dire: vi deve parlare -della riforma elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta alla -Minerva, delle tenerezze che ci usa l'alleata! - -E con lui non si può stare mai di malumore. A guisa di un abile cuoco -si presenta sempre con delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla -corte di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa di Sassonia, la -sfilata delle matrone al processo di Viterbo. E poi, l'inevitabile -conflitto tra socialisti e cattolici, la quotidiana catastrofe di un -areoplano. Menelik che muore e non muore, il colera che c'è e non c'è, -il monumento a Vittorio Emanuele che si inaugura e non si completa. - -Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto il giornale, chiudete -gli occhi per dieci secondi e vi vedete dinanzi, come in una grande -fotografia, tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi, tante -stranezze che la società ha commesso ieri. - -Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha per tutti. A voi la -politica, alla vostra signora la cronaca, a vostra figlia — debbo -dirlo? — la corrispondenza privata o l'avventura romantica, alla -domestica i numeri del lotto, alla nonna il diario sacro. - -Che, non volete politica? siete un commerciante di cereali? Benissimo. -Il giornale vi segna il prezzo del grano, dell'orzo, dei fagioli, -dei ceci; e non v'inganna, come quei signori commessi, che giurano e -spergiurano sulla menzogna e da cui avete un po' imparato il mestiere -anche voi! - -Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna dall'America? Ma con -quale piroscafo? Con l'Urania? Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania -è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a Cadice, il 17 a Lione, -il 19 sarà a Genova, il 21 a Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il -31 vostro figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini. - -Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete sempre il giornale. Il -giornale vi dice dove la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa. - -Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi potete far a meno del -sigaro, del caffè, della colazione, del teatro, non del giornale. È lui -il _deus ex machina_ della vita moderna. Senza il giornale, voi siete -un solitario, un ignorantone, non sapete neppure che cosa succede a -dieci passi di distanza. Vergogna! - - * - * * - -Si chiama giornale politico, ma non s'interessa soltanto della -politica. Oh! credete davvero che gli uomini politici valgano gran -cosa, e che il giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che -servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del giornale. Fate qualche -cosa di straordinario, di sbalorditivo in bene o in male, e il giornale -vi apre le braccia. - -Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come madama Hubert? vincete -il primo premio alla lotteria nazionale? vi elevate a 2000 metri con -l'aeroplano senza rompervi o anche rompendovi la nuca del collo? -scovrite o fingete di scovrire il polo Nord? il giornale vi mette -in prima pagina. E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli -scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri sono per tutti quelli che -stordiscono il pubblico. Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati, -grandi furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore. - -Che? siete protagonista di un dramma passionale? Bazzica! Domani tutti -sapranno il vostro nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra -riverita effigie. - -E il giornale non si contenta di lumeggiare, ricostruire, alterare -il dramma, ma vuole l'_antefactum_, vuol sapere il vostro passato, -i vostri parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale, e fruga -nelle corrispondenze, e interroga amici, nemici, domestici. - -Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale nella sua fretta è -perito, giudice, spia, inquisitore. Voi siete libero di fare quello -che volete; ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha un piccolo -sentore, state fresco! Quello screanzato porta in processione i fatti -vostri, che se sono straordinarî, andranno in prima pagina, con grossi -caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina, dove tutte le piccole -notizie si ammassano senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla -rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano, che impazziscono, -che si divertono, che rubano, che si uccidono, senza destare molto -interesse. - -Il giornale dunque è come l'orologio, che vi segna ora per ora, minuto -per minuto tutto ciò che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno -specchio, in cui per un momento appaiono le scene liete e dolorose di -un giorno. - -Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori! - -Sono delle vedute cinematografiche che si succedono con una velocità -vertiginosa e che non vi danno neppure il tempo di raccogliere le -vostre impressioni: mentre vi affligete per un macabro delitto, -un'avventura comica di due giovani sposi vi fa smascellare dalle risa; -qui uno scontro ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un pranzo coi -fiocchi vi stuzzica l'appetito. - -Nè mancano le scenette comiche. Il giornale vuole che il pubblico -faccia buon sangue. Vedete: a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato -di scovrire il ladro; a New York una signorina pretende dai fratelli -Wright duecentoventicinque mila lire, perchè l'aeroplano di quei -signori le ha rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni mette per la -seconda volta i denti. - -E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano mai. Ogni giorno c'è -lo spunto di una commedia o di una farsa. Signor Antona Traversi, -signor Butti, signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi il -cervello per mettere su certe _tele_, spesso inverosimili, leggete la -cronaca del giornale. - -E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle -belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio? -Un bel giorno scrive a grossi caratteri: _Un parto in Vaticano_. -Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza, -ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire... -Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è -stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha -messo fuori un leopardino! - -Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è -pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî -in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio -nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero -dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla -a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in -Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due -cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a -morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per -giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale -potreste scrivere: _Dies irae!_ - -Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a -Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi -mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge -a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire, -un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e -paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva -l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace! - -Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di una persona sola e alle -volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia -con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere, -dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è -compiaciuto informarvi delle cose sue. - -Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in -Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete -ringraziare nessuno: avete pagato! - - * - * * - -Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di -semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie -e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza, -quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di -questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo, -un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi -sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè? -Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta: -tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine -erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo -dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende -greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che -oggi tutti quelli che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere -preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si -manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e -compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo -poco, non è vero? - -Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice -penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione. -Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo -una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive -della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere -romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si -restava dalla mattina alla sera a divorare il _Conte di Montecristo_ o -l'_Ivanhoe_. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi -mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla -penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in -caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi -a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che -importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche -il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien -ligato. - -Ma non tutti si accontentano del romanzo. - -I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il -nuovo indirizzo letterario attira. Ma è mai possibile ritornare agli -studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali -che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi -viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie -dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il -volume. - -Ma che, dopo una decina di pagine, sentite bussare alla porta. - -“È permesso?„ - -— Avanti. — - -“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la liquidazione di quelle spese -di giudizio.„ - -“È permesso?„ - -— Avanti. — - -“Signor dottore, per carità, venite, venite subito a casa, c'è mia -moglie che non può partorire!„ Voi chiudete il libro e buona notte. - -Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È vergogna, sa! non poter -aprire la bocca quando gli amici discutono con tanta sicumera. - -Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto e per meglio servirvi si -trasforma in una vera enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica, -filosofia, storia, archeologia, giurisprudenza, medicina, religione, -finanze, agricoltura. Qui, una scena di una nuova commedia dell'Antona -Traversi, che si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto -delle _Memorie_ del Nigra, in cui si parla della fuga dell'imperatrice -Eugenia; sopra, una lunga intervista col Flammarion a proposito del -radium; sotto, cinque sonetti del Trilussa. - -C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini. Il Bollettino -Meteorologico per dirvi che se da voi fa caldo, a Catania si brucia, -a Milano si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela. Il -Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia che mentre il -vostro portafogli è vuoto, la Banca di Londra ha cinquecento milioni, -quella di Roma trecento, quella di Genova duecento, quella di Napoli -appena cento! Che miseria! sempre pezzenti noi del Sud! Il Bollettino -Commerciale, il quale vi informa che in quest'ultima decade è disceso -il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci, dei fagiuoli; solo le -carote sono in rialzo; nè fa maraviglia: le carote van sempre in alto; -appartengono alla famiglia delle zucche! Seguono i concorsi, le aste, i -fallimenti, e in ultimo lo Stato Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi -muore: le tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la donna! - -Insomma ogni giorno non manca l'articolo letterario, una primizia -poetica, la recensione di un libro nuovo, una conversazione -scientifica. E come se ciò non bastasse, un'intera colonna per -riassumere gli articoli più importanti delle principali riviste del -mondo. - -Leggendo per un paio di anni questa quotidiana enciclopedia, senza -toccare altri libri, avete già l'aria di uomo colto e in pubblico -farete sempre bella figura. La scienza spicciola, che si acquista senza -studio e senza lavoro, è qui! - -Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene a tavolino dieci ore -al giorno per fare una provvista di scienza. Le provviste son sempre -pericolose: aggravano il cervello e rovinano la salute. E poi, che -bisogno c'è di provviste? Il giornale è lì pronto a servirvi. L'anno -scorso, ad esempio, tutti si preparavano a ricevere la non gradita -visita di una signora celeste, un po' capricciosa, e, diciamolo pure, -un po' pettegola; non per niente la cometa è di genere femminile, -mentre i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono dell'altro -genere, cioè del genere nostro! - -Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi mise al corrente di ogni -cosa? Lo so, voi siete una persona colta, avete fatto i vostri studî, -ma vi ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene il giornale, -senza darsi l'aria di un maestro, vi disse che cosa è la cometa, -che cosa è la chioma, che cosa è la coda, di che si compone l'una e -l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti chilometri percorre -al secondo, quanto dista dal sole, quanto dista dalla terra; e qui -fotografia, disegni, interviste con i migliori astronomi del mondo. - -In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava che della cometa. -Se a quelle conversazioni avesse potuto assistere Galileo, avrebbe -esclamato pien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son tutti -astronomi con i fiocchi!„ - -E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto semplicemente -informarci dei casi e dei decessi quotidiani, magari alzare un po' la -voce con il Governo e con le autorità, che nei momenti del pericolo -dormono o fingono dormire, per risvegliarsi poi quando S. M. il -Re spande Croci e Commende; ma il giornale fece molto di più: alzò -cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare, quali saggiare appena, -quali evitare. Niente frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle -indigestioni! Pulizia, pulizia interna ed esterna! - -L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il colera si ostinava a voler -passare anche la stagione autunnale fra noi, si decise finalmente -a pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna al Ministero -dell'Interno, il Ministero dell'Interno li manda ai Prefetti, i -Prefetti ai Sottoprefetti, i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci -ai brigadieri delle Guardie Municipali... Ditemi la verità, quando -riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate? Io lo ricordo e lo dico: ebbi -l'opuscolo nel mese di dicembre, quando il colera ritornava in Siberia -per le sante feste natalizie. - -Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di questa elemosina che ci -viene da Roma. Il giornale, vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva -per tempo armati contro il comune nemico! - -Ma per tutto questo materiale non bastano quattro pagine; bisognerebbe -racchiuderlo in un caratterino minuto, microscopico. No, il giornale -non fa economia di carta, nè vuole che stentiate a leggere. Non bastano -quattro pagine? sei; non bastano sei? otto. E tutta questa roba ben -condita, per un soldo, per cinque soli centesimi! - -Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso il libro. Ma non è vero. -Il giornale non uccide: è il libro che si ritira, è il libro che ha -riconosciuto il suo torto. E sapete qual'è questo torto? - -Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole -pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca: -cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere -che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni, -che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel -Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica! - - * - * * - -Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi -caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una -casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per -la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio? -Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli? -Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio -pianoforte? - -Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo -chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona, -secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo -buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il -mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa -vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo. - -Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che -cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo -rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni, -sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre -celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il -cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce, -tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti, -cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori, -acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire? -volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî? -Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere, -vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza? -Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di -Peretola. Eccovi un unguento che farà sparire in men di due ore quel -vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri -come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso? -ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza? -Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e -forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere -miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica! -La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di -Domineddio, nè da parte di Giolitti. - -O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non -ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi -presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol; -due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott; -un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda: _assaggiatelo! -Migliore del cognac!_ Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il -leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale -ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite -da leoni, da iene, da tigri, da serpenti! - -Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi -da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi -renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti -celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori. - -_Gratis, gratis, gratis!_ Vogliono solo sapere il vostro nome, per -mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni. - -E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille -colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le -sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani, -di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione! -— si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per -i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli -restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un -fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno; -un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da -cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani — -sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi -vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla -prossima estrazione. - -Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la -quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge: -_Per la tosse asinina le pillole Bertelli._ - -Questi grandi colpi di scena sono concessi al Tot, alle pillole Pink, -all'Ischirogeno, all'Olio Sasso, alle Pastiglie Valda, all'Emulsione -Scott, non perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea Ufficiale -del Regno, giudicati universalmente miracolosi, siano trattati con più -riguardi, ma perchè le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di -lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè può perdere il -suo tempo ad esaminare la bontà della merce: accoglie tutti. Voi dovete -saper scegliere e non farvi infinocchiare! - - * - * * - -Eppure questo giornale, che vi favorisce in tutto non vive che un -giorno! Oggi è desiderato, aspettato con ansia, letto con avidità, -discusso calorosamente, domani è già in preda alla domestica o nelle -mani dei ragazzi! - -La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri. Pochi sono quelli che -lo conservano e ne fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta -di romanzo, componendo dei bizzarri libretti rettangolari, ma tutto il -resto, così deturpato, via! - -Coi giornali la vostra signora fa modelli di abiti, coi giornali i -vostri bimbi combinano dei grossi berretti alla napoleone, coi giornali -si rivestono libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi armadi, si -avvolgono balocchi e dolci. - -Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è già vecchio decrepito e -comincia la sua Via crucis! Ridotto in piccoli pezzi va a finire in -cucina, nella bottega del salumaio, in mezzo alla strada o in un altro -luogo... voi m'intendete! - -In Cina invece le cose vanno un po' meglio. In ogni famiglia si -conservano gelosamente questi fogli e due volte la settimana girano -dei carretti per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher vengono -bruciati in un apposito forno crematorio insieme a bastoni d'incenso. -È una cerimonia religiosa addirittura: dinanzi al forno si rizza un -altare, su cui una lampada brucia dell'olio santo. Le ceneri poi si -chiudono in sacchetti e vengono gettate nel mare. - -Voi invece, più moderni, distruggete senza tante cerimonie i giornali, -che pure rappresentano la storia di un giorno. - -Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani dei vostri bimbi: il -giornale non muore! Domani ritornerà con altre notizie più belle, più -fresche, più interessanti. - -I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri bimbi saranno padri, -ma quel giornale, quel gran Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel -gran furbo, quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che gli uomini -faranno parlare di sè! - - - - -I libri venturi. - - -Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali. Francesco Giarelli, non -prevedendo la sua prossima fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra -dopo il duemila. - -“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato la terra, il -mare, l'atmosfera. Tutto è elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave, -i quartieri aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i teatri a -domicilio, la lingua universale e cento altre cose belle.„ - -E i libri? Come si pubblicheranno i libri? - -Il geniale storico dell'avvenire non ne parla. Si è forse dimenticato. -Sta male. È una colpa grave dimenticare i ferri del mestiere. Un -letterato che dimentica i libri somiglia al contadino che dimentica -il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli non si sia dimenticato. -Forse avrà creduto che nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da -tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„ Il Giarelli -avrà detto: “Se oggi decade, domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le -scienze biologiche ci hanno assicurato che nulla muore, proprio nulla. -Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911 dovrà necessariamente esistere -fino al cataclisma generale; andrà soggetto a trasformazione, ad -evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che lo sappiano tutti, non -esiste. E volete che muoia il libro? Nossignore; il libro non muore: si -trasforma. - -Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore di oltre 600 -invenzioni, pare che voglia cambiar rotta. Visto che non c'è più -nulla da scovrire, si è dato alla profezia ed ha detto che avremo una -grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori la carta! La carta è -tramite d'infezione. Sarà sostituita da foglietti di nichel, spessi un -duemillesimo di millimetro. Un libro dallo spessore di due centimetri -conterrà 40 mila pagine e costerà appena sei lire.„ - -Evviva il buon mercato! La _Storia Universale_ del Cantù sarà racchiusa -in un sol volume e costerà dalle tre alle quattro lire. _La Divina -Commedia, i Promessi Sposi,_ pochi centesimi! E non ci sarà bisogno di -grossi scaffali. Una piccola libreria, alta due metri, potrà contenere -migliaia di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro valore -intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono a peso ai salumai, ma allora -si venderanno allo Stato, che ne farà nichelini! - -Edison però non ci dice quando verrà questo giorno. Un periodico -americano invece ci fa sapere che fra non molto i libri si stamperanno -con inchiostro fosforescente. Visto e considerato che la miseria cresce -e che l'olio rincara, i nostri figli leggeranno all'oscuro. - -Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza. Questa invenzione apporta -immensi beneficî. Si è sempre detto che un buon libro illumina la mente -e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e ci riscalderà da capo -a piedi. Non ci saranno più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce -propria come il sole! - -Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola luce. Il Goethe sul punto -di morte, proprio quando stava per prendere il gran volo, gridava: -“Luce, luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri desiderî. - -Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono rendere un vero servizio -all'umanità. - -Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano nel puro campo -scientifico, sono passate di moda. Noi oggi dalla scienza non -vogliamo scienza, ma benessere materiale. Così la pensa un editore -tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio d'anni metterà in -vendita un giornale mangiabile. Invece della carta, egli userebbe -una pasta nutritiva e gradevole che si presta assai all'impressione, -e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno sciroppo deliziosamente -profumato. - -Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco merita baci. Il -suo ritrovato giunge a tempo! Oggi, dopo aver letto il giornale, -non sappiamo che farne e spesso ne facciamo un uso molto... umile, -chiamandolo come padrino nelle faccenduole più... modeste; domani -invece il giornale servirà per la colazione. Piegato in otto, in -sedici, in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza della -bocca — ci sono certe bocche! — andrà diritto diritto a rifocillare -il ventricolo. E siate sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di -sfondo — saranno gustati dal pubblico. Un discorso del futuro Ministro -di Agricoltura, Industria e Commercio, a proposito di un futuro -monopolio di Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese, ma lo -stomaco, sì. - -Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno specialmente i -poveri giornalisti. Se l'arte non rende, se la quarta o quinta o sesta -o settima o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono i -fondi segreti, pazienza! non per questo mancherà il pane quotidiano; e -mentre Saturno, per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli, -essi per necessità mangeranno i proprî giornali. - -Il pane insomma è assicurato, e il pane, come sapete, risolve molti -problemi, specialmente per i giornalisti, i quali, in massima -parte, lavorano a stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano -bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore capo, -l'amministratore capo, il critico d'arte, i collaboratori illustri; -ma tutto il resto della famiglia langue. Quei poveri _reporters_, -che vanno, vengono come cani da caccia, debbono spesso appoggiarsi al -muro per non cadere sfiniti. Ma allegri, allegri, o martiri del quarto -potere! Se il signore vi farà vivere un'altra ventina d'anni, il mondo -cambierà anche per voi! - -Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali ed ha ragione. Perchè -fermarsi, quando si sa fare così bene? Le scoperte sono come le -ciliege: una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche ai libri. - -E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri avranno i libri mangiabili! - -Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e bisogna aspettarsi simili -tiri. Il poeta ci avverte che sulla terra _nihil novi_ e quindi nessuna -cosa deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo non verrà così -per capriccio, deve provocarsi con stranezze e stravaganze, e il sole -allora si precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico Ercole: -“Muoia Sansone con tutti i Filistei„, quando avrà perduto la pazienza e -si sarà stancato di illuminare le nostre pazzie. - -Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato anche a lui e ride -di una possibile minaccia. “Se il sole venisse a mancare, — scrive -un astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente nel centro -della terra, sviluppando calorico, luce e vita con l'elettrico.„ -Il sole dunque poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli -fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani ebbe quella piccola -convulsione nevrastenica, i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo -moderno non solo non l'adora, come una divinità, ma arriva finanche a -dirgli che a conti fatti non è poi tanto necessario. Se non gli dà il -benservito, è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo comodo, noi -faremo il nostro, mangiando giornali e libri! - - * - * * - -Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle volte sono stati -mangiati. - -I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando avevano -nelle mani qualche libro, lo mangiavano per acquistare la sapienza, -prendendo troppo alla lettera quelle parole della Bibbia: “Figlio -dell'uomo, mangia questo libro e va a parlare ai figliuoli di Israele. -Aprii la bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne dolce come -il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano dolci come il miele, ad altri -invece riuscirono amari ed indigesti. - -La storia ci parla di tanti poveretti, che furono condannati a mangiare -le proprie opere; e molti letterati sanno di che sapore è il libro -stampato. - -Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta per tutti il caso di -Isacco Volmar. Costui dettò alcune satire contro il duca di Sassonia, -Bernardo il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa di Brissac, il -duca lo chiama a sè, e, mostrandogli un esemplare di quelle satire, gli -dice: - -“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio che le mangi dinanzi a -me, se ami la vita!„ - -E il povero Volmar dovè, per parecchie ore, masticare e inghiottire -quel frutto del suo ingegno, che, quantunque ben pepato, non gli riuscì -saporito, nè molto salutare. - -Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e salutari. - -Immagino la cura degli editori per rendere più appetitosa la merce! - -Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro di Monaco, allora si -penserà a condire i libri con buoni aromi. - -Che bellezza! il _Cuore_ del De Amicis alla vainiglia, l'_Asino_ -del Guerrazzi al limone, gli _Uccelli_ del Michelet alla crema, i -_Miserabili_ all'anice, i _Pezzenti_ alla cioccolata, ecc., ecc.! - -“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con se inconvenienti e -vantaggi.„ E nel caso nostro gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto -per leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile ricorrere agli -amici. Chi volete che presti un libro, quando leggere sarà sinonimo di -mangiare? - -E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi a doppio catenaccio. -Guai a lasciare aperti gli scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel -complimento, ed anche la domestica non avrà scrupolo di mangiarsi a -poco a poco tutta la scienza del suo riverito padrone. - -Immagino le scenette curiose che succederanno tra padre e figlio. - -“Mario, hai mangiato il _Diritto Romano?_„ - -— Nossignore, papà. — - -“E la _Procedura Civile_? chi ha mangiato la _Procedura Civile_?„ - -Del resto non sarà un grave danno: i signori avvocati, anche senza -Diritti e Procedure, sapranno andare avanti, infinocchiando clienti e -giudici. - -Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche. - -Chi non ha spiccioli per far colezione si reca subito ad una R. -Biblioteca, e col pretesto di studiare, consultare, riscontrare, -mangia. Comprendo benissimo che i Governi, savî e previdenti, -aggiungeranno nuovi articoli al Codice Penale; comprendo che nelle -Biblioteche Nazionali, Provinciali e Comunali ci saranno in permanenza -soldati e guardie di città con le baionette in punta, per tener -d'occhio gli studiosi. Opera vana! Ci vuol tanto poco ad ingoiare -una pagina di libro. Che cosa potrebbero fare quei soldati? Ammazzare -un povero diavolo perchè mangia? Starebbero freschi! Credete che nel -duemila non ci siano socialisti? I partiti estremi farebbero cadere -il Parlamento. Ammazzare chi mangia! Oh! dunque bisogna star digiuni? -Reazionari! forcaiuoli! assassini! - -Allegri dunque, signori studenti del duemila. La vita per voi costerà -poco, giacchè al cibo dell'anima e del corpo provvederanno le R. -Biblioteche. - -Un vero guaio lo passeranno i poveri maestri elementari. - -I nostri marmocchi, quando vanno a scuola, si riempiono le tasche di -ciliege e di biscotti, e, mentre il maestro si sfiata per far capire il -meridiano o la divisione a due cifre, essi si sgranano la merenduccia; -ma domani si adatteranno con i libri. - -“Signor maestro, Margiotta si mangia l'aritmetica!„ - -“Signor maestro, De Nicolais ha mangiato due pagine del mio libro di -lettura!„ - -“Signor maestro! signor maestro!..„ - -Ed il povero pedagogo a gridare, a minacciare, a castigare, a -persuadere con la voce e con gli scappellotti — secondo i regolamenti -non si dovrebbero dare, ma si danno lo stesso! — che i libri si -mangiano a fin d'anno, dopo gli esami. - -Avviso alle future madri: sia abbondante la colazione ai vostri -figliuoli. Se voi risparmiate il pane e il companatico, i birichini -ricorrono ai libri! - -E basta con gl'inconvenienti. A parlarne troppo potremmo sembrare -retrogradi. Oggi bisogna dare il benvenuto a tutte le cose nuove e -battere le mani ad ogni scoperta: quindi parliamo dei vantaggi. - -I vantaggi sono stragrandi. Sentite. - -Tutta l'immensa pleiade di poeti, di romanzieri, di novellieri di bassa -forza, che non incontrano fortuna e che, malgrado il lavorìo di spalle, -non arrivano ad uscire dall'oscurità, potranno cessare i loro lamenti. -Se il pubblico è ignorante (lo battezzano sempre così quei signori!) -se le conventicole letterarie congiurano a danno di quei poveretti, il -caso non è disperato: le spese di stampa non sono mai perdute. Quelle -poesie, quei romanzi, quelle novelle, non comprese, resteranno per -uso di famiglia, e i fanciulli a colazione, a pranzo e a cena faranno -pasqua con i libri del genitore. - -Ma ho detto uno sproposito. Nel duemila tutti i libri, tutti, saranno -comprati e gustati. E perchè no? Quelli che non vogliono passare per -il cervello si faranno passare per lo stomaco. Il benefico effetto si -avrà sempre. Che? vi siete dimenticato dell'apologo di Menenio Agrippa? -Lo stomaco è la grande Cassa di Depositi e Prestiti, è il quartiere -generale, da cui muovono tutte le forze di terra e di mare. Affidate un -libro a lui: dopo quattro ore quel libro sarà sangue di prima qualità; -e il buon sangue, voi lo sapete, dà buone idee. - -Secondo vantaggio. Però questo secondo vantaggio sarà tutto a beneficio -dei critici. Dovete sapere che in Italia la professione del critico, -specie di quello un po' benevolo, è fastidiosa. Ogni giorno gli -piovono addosso una cinquantina di libri nuovi o rimessi a nuovo. E -il poveretto, per non essere chiamato scortese o peggio, deve leggere, -magari scorrere a volo di uccello quelle primizie ed avere una parola -di lode per tutti. - -Domenico Oliva si lamentava con alcuni amici di questa pioggia -quotidiana. “Ma mi vogliono soffogare? Debbo io dormire, debbo -mangiare, debbo farmi una passeggiata, debbo attendere ai fatti miei? -Un bel giorno dirò sul _Giornale d'Italia_ che non leggo più libri!„ - -Signor Oliva, non lo faccia. Oggi è una noia, ma domani? Domani quella -pioggia sarà una manna. Cinquanta libri al giorno sono cinquanta -ciambelle per i suoi nipotini! - -Terzo vantaggio. _Le journal de la librerie_ ci fa sapere che ogni anno -si pubblicano un miliardo e mezzo di volumi letterari; e se aggiungi -le pubblicazioni scientifiche, le riviste, i giornali, si arriva -all'infinito. Migliaia e migliaia di stabilimenti tipografici metton -fuori, a getto continuo, libri, libri, libri! - -Giustamente molti si sono preoccupati di questa enorme quantità di -carta stampata e temono ohe forse un giorno questa pletora di libri, di -opuscoli, di fogli, inonderà la terra. L'immane produzione libraria ha -colto alla sprovvista le nostre biblioteche. Esse sono piene, strapiene -e non possono accogliere neppure un libriccino di poche pagine. Bisogna -allargarle, aggiungere nuove sale; ma aggiungi e aggiungi il mondo -diverrà tutto una grande biblioteca. - -Fino a pochi anni fa, i libri vecchi o inutili si vendevano ai -droghieri, ai salumai per carta da avvolgere, e con un soldo vi davano -una bella salacca, chiusa in due sonetti del Poliziano o in mezza -egloga di Virgilio; ma adesso che la scienza ha scoverto nei libri -tutto un esercito di streptococchi, di stafilococchi, di bacilli di -Kock e di Therth, bisogna guardarsene. - -Dunque che fare di tanti libri? Ricorrete al mare? profanazione; -appiccarvi il fuoco? sacrilegio. - -Un lord inglese lasciò detto nel suo testamento che voleva essere -cremato con i suoi libri. Bel metodo per alleggerire un po' il peso, -e noi lo consigliamo a tutti quei signori che anelano alla postuma -voluttà di abbrustolirsi, pregustando così un anticipo d'inferno. -Ma anche alimentando i forni crematorî il problema non si risolve. I -posteri però, lo risolveranno. Si pubblicano un miliardo e mezzo di -volumi all'anno? E che? non ci sono altrettante bocche affamate? - -Beati i nostri figliuoli che si troveranno a questi lauti banchetti -intellettuali! - -E poi vengono a dirci che il mondo invecchiando peggiora. Due bugie. -Non invecchia, nè peggiora: diventa pratico! - - - - -L'ultimo saluto. - - -Mi dispiace, ma proprio in coda dovrò darvi una brutta nuova: un giorno -io che scrivo, voi che leggete, moriremo. - -Cosa ordinarissima, lo so; ma ordinaria per gli altri, non per me. Io -sono abituato a veder morire; con la più grande disinvoltura accompagno -amici e nemici al camposanto; ma mi sembra quasi impossibile che la -morte debba colpire proprio me! Che muoiano gli altri, è naturale, che -debba poi morire io!... Io? Io che sto così bene di salute, che mangio -con appetito! Oggi parlo, penso, ragiono e sragiono, domani debbo -chiudere gli occhi e lasciarmi aggiustare come una salacca in una cassa -funebre più o meno dorata... No, non può essere! - -Eppure è. La vita somiglia ad una cambiale. Alcuni, fortunati, l'hanno -a lunga scadenza, altri no. Io non ho potuto sapere a quale categoria -appartenga, ma ammesso pure che mi trovi tra i fortunati, da qui a -quarant'anni avrò fatto i miei bauli. - -E quel che è peggio con la morte bisogna lasciare ogni cosa! Gli -antichi mettevano in bocca al defunto un obolo. Caronte voleva essere -pagato, e poi il danaro non è mai soverchio. I moderni, che non sono -superstiziosi e se ne ridono del tartareo barcaiuolo, non mettono in -bocca al defunto neppure un soldino. I marenghi restano in casa, e la -famiglia, dopo pochi giorni di lutto stretto, li divide con lo Stato, -il quale, con la leonina tassa di successione, si è solennemente -dichiarato primo erede di tutti quelli che lasciano qualche cosetta -mobile o immobile. Ciò non m'inpensierisce. Io nulla lascio, perchè -nulla posseggo. Non ritorno nudo in seno alla madre comune per decenza -e perchè un abituccio costa poco. - -Anzi debbo dire la verità: la morte non mi fa paura per la -semplicissima ragione che quando essa viene, io me ne vado. Mi fa -invece paura la vecchiaia. - -Noi tutti ci auguriamo di vivere cento anni e saremmo capaci di tentare -ogni cosa pur di giungere a questa cifra tonda, senza sapere quanto è -doloroso l'ultimo trentennio! - -La vecchiaia, brr! I poeti l'hanno paragonata al tramonto, all'inverno: -similitudini pietose! La vecchiaia non ha paragoni. Dopo i settanta non -si vive più: le gambe non vogliono saperne, lo stomaco chiude il suo -gabinetto chimico, il tubo maestro è quasi sempre ingombrato, i polmoni -sfiatano da ogni parte, insomma locomotiva e vetture non funzionano. - -E si potesse almeno mangiare a proprio gusto! Niente maccheroni al -sugo, niente fritture, niente aromi. Latte e brodo, brodo e latte: -si ritorna bambini. Vi nuoce il caldo, vi nuoce il freddo, vi nuoce -l'umido, vi nuoce il levante, vi nuoce il ponente: tutti i punti -cardinali vi danno fastidio! Dei trecentosessantacinque giorni appena -una ventina sono per voi, gli altri si passano inchiodati sulla fida -poltrona o a letto. Il medico? È inutile chiamare il medico. Questo -signore accoglie con un sorriso canzonatorio tutti i vostri malanni -e mette sempre in campo l'età. Non potete dormire? è l'età; vi duole -la testa? è l'età; sentite un ronzìo nell'orecchio e un peso nello -stomaco? è l'età. A credergli, questa benedetta età ha messo l'anarchia -in tutte le parti del corpo. - -E in casa non siete più il Pontefice Massimo, lo Zar delle Russie, nè -potete più dire: “Così voglio, così comando.„ Nessuno vuol sentirvi. -Finanche la vostra signora, che si mantiene un po' meglio in sesto, vi -sopporta a stento e spesso spesso esclama: “Come sei noioso! Faresti -passare la pazienza anche a Giobbe!„ - -Per me, visto e considerato che la vecchiaia è un anticipo di -Purgatorio, se grazie a Dio e al medico di famiglia, metterò il piede -nel settantesimo anno, ho stabilito di non dare noia a chicchessia. -Convinto di non appartenere più nè alla milizia attiva, ne alla -territoriale, starò al mio posto di semplice pensionato e, pur di -non far perdere la pazienza agli altri, cercherò di essere io un vero -Giobbe. - - * - * * - -E intanto come passare quei giorni? I nipotini vi vogliono bene, ma si -seccano di stare sempre col nonno; le nuore, i generi, la persona di -servizio, il portinaio, tutti, tutti dicono che voi siete pesante. E -dunque? Sentite: Cicerone, l'unico che ebbe la buona idea di consolare -i vecchi con un bel libro, che si legge dai giovani, dice: “Non credere -che la vecchiaia sia addirittura un supplizio. Se possiedi un orto e -una biblioteca, nulla ti mancherà.„ - -L'orto? L'orto era possibile a quei tempi: oggi no. Specie in città -il suolo costa, e invece di piantarvi aranci o fiori vi si edifica una -palazzina. - -Ma Cicerone, da uomo di mondo, aggiunge subito: “Del resto l'orto non -è poi tanto necessario: basta la biblioteca„, e ricorda tanti vecchi, -greci e romani, che trascorsero gli ultimi anni in mezzo ai libri e -furono felici. - -Facciamo tesoro di questo consiglio, e gli ultimi anni passiamoli qui, -nella stanza da studio. Quando tutti ci abbandonano, quando ci vediamo -soli, in mezzo ad una generazione che non ci comprende, che non ci -sopporta, chiudiamoci in questo sacro eremitaggio. Qui troveremo gli -amici della nostra infanzia, i compagni dei nostri studî prediletti. - -Venga, venga la vecchiaia, con i suoi acciacchi, con i suoi disinganni, -con le sue ingratitudini, con i suoi rimpianti: finché avremo un libro, -avremo un consolatore. - -E venga anche la morte. Quando tutto ci dirà che bisogna partire, -noi ci faremo condurre qui, in questa stanzetta di pochi metri, dove -abbiamo trascorsa la maggior parte della nostra vita. E quando il -nostro cuore darà l'ultimo palpito, quando la nostra intelligenza -avrà l'ultimo bagliore di luce e ci sembrerà sentire tanti suoni -impercettibili, tante voci misteriose allora, o cari libri, vi daremo -l'ultimo saluto riverente ed affettuoso. - -Forse non ci sarà possibile pronunziare la dolce parola di addio. -Appena uno sguardo, appena un cenno della mano tremante; ma quello -sguardo, quel cenno dirà che noi vi ringraziamo dell'opera benefica -esercitata sul nostro spirito. - -Noi moriremo, ma resteranno i nostri figliuoli, questi giovani -baldi, pieni di fede e di entusiasmo. Accompagnateli per il sentiero -dell'arte, e dite loro che “gli studî, fatti in silenzio, con la quieta -fatica di tutti i giorni, con la feconda pazienza di chi sa aspettare, -con la serenità di chi vede in fine d'ogni intenzione la scienza e la -verità, rafforzano, sollevano, migliorano l'ingegno e l'anima!„ - - - FINE - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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