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-The Project Gutenberg eBook of Nel mondo dei libri, by Matteo Cuomo
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-using this eBook.
-
-Title: Nel mondo dei libri
- Bizzarrie
-
-Author: Matteo Cuomo
-
-Release Date: January 09, 2021 [eBook #64240]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***
-
- Matteo Cuomo
-
-
- NEL MONDO DEI LIBRI
-
- BIZZARRIE
-
-
-
- _MILANO_
- _Dott. Riccardo Quintieri_
- _Editore_
- _Corso Vittorio Emanuele, 26_
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Milano, TIPO-LITOGRAFIA RIPALTA — Via Pisacane, 36
-
- — Ottobre 1912 —
-
-
-
-
- _a Guido Mazzoni
- con animo devoto_
-
-
-
-
- Firenze, 8 ottobre 1911.
-
-
- _Chiarissimo Signore_,
-
-_La ringrazio dell'onorevole offerta della dedica; ma quali titoli io
-abbia a questo onore Le confesso che non vedo. La simpatia, di cui
-Le son grato, gliela ricambio, letto il suo libro. Le sono intanto
-riconoscentissimo della offerta, da persona degna, e di cosa degna._
-
-_Il libro è pieno di buona cultura, e di osservazioni giuste, e di
-arguzie felici. Messomi a leggerlo nei capitoli da Lei indicatimi, ho
-proseguito oltre, e poi sono anche tornato a dietro, divertendomi da
-per tutto e sentendomi sospinto dalle riflessioni Sue a ripensare più e
-meglio su alcune quistioni._
-
-_Accetti i più vivi ringraziamenti e saluti dal_
-
- _Dev.mo_
- GUIDO MAZZONI
-
- Al Ch.mo MATTEO CUOMO
- EBOLI (Salerno)
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Il primo saluto Pag. 1
- I libri di viaggio » 8
- I libri che fanno dormire » 17
- I libri di donne » 27
- Gli umili e i superbi » 45
- Il vocabolario » 53
- I libri del popolo » 86
- I libri nuovi » 98
- Le antologie » 109
- L'ospedale » 118
- I libri fortunati » 125
- I libri che si consultano » 155
- I decaduti » 161
- I libri con ritratti » 166
- Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi » 181
- I libri scolastici » 196
- La Bibbia » 205
- I libri allegri » 210
- I libri che si prestano » 218
- La Storia » 227
- I romanzi » 244
- I Pedanti » 273
- I libri che non si leggono » 277
- Gli adulatori » 305
- I libri educativi » 309
- I microbi nei libri » 320
- I pessimisti » 333
- Il giornale » 343
- I libri venturi » 373
- L'ultimo saluto » 386
-
-
-
-
-Il primo saluto.
-
-
-Lettore, noi non ci conosciamo e forse non ci conosceremo mai. Tanto
-meglio; ci stimeremo di più, visto e considerato che gli uomini quanto
-più si avvicinano, meno si sopportano.
-
-Vedete: appunto perchè non vi conosco, io vi credo una persona colta
-e vi dico subito: questo libro che avete comprato... che? non l'avete
-comprato? Va bene. Io non voglio, nè debbo sapere come vi è venuto tra
-le mani, dicevo: questo libro parla dei libri. Ma non temete, niente
-critica, niente polemica, niente ricerche; impressioni, semplicemente
-impressioni.
-
-Forse lo troverete un po' frivolo, un po' vuoto, pazienza; oggi che la
-maggior parte dei libri riempono i vuoti, ho piacere che il mio invece
-di riempirlo lo apra: anche i vuoti sono necessarî, almeno così la
-pensano molti... cassieri!
-
-Ma di quali libri parlerò io?
-
-Sentite: il De Maistre compose un _Viaggio intorno alla mia camera_,
-libro originalissimo, che voi certamente avete letto.
-
-Io, al contrario, v'invito a fare una capatina nel regno dei libri.
-Entrate nella camera da studio e date uno sguardo ai vostri scaffali.
-Neppure questo? avete ragione, voi siete molto occupato. Ebbene, lo
-sguardo lo darò io; voi avrete semplicemente la bontà di seguirmi.
-Seguirmi, finchè vi piace. Del resto non è mica un obbligo per notaio:
-se il mio sguardo non si incontra col vostro, chiudete il libro e buona
-notte.
-
- *
- * *
-
-Chiamatemi fanatico, ma io voglio che i libri siano ben distribuiti,
-ordinati, classificati. Quella confusione, quel caos che si vede in
-certe librerie mi dice che quel letterato non ama i suoi libri.
-
-No, io voglio che gli storici abbiano un posto distinto e separato
-dagli altri scrittori, io voglio che il Villani quistioni col
-Guicciardini, che il Botta stringa la mano al Balbo, che il Cantù
-discuta col Thiers e col Carlyle.
-
-I filosofi debbono stare uniti. Non sarebbe una grande irriverenza
-mettere Platone a fianco ad un romanziere? Aristotele in compagnia di
-viaggiatori? No, tutti qui, i filosofi, in questo scaffale a destra.
-Isolateli: essi amano il raccoglimento e la meditazione. Voi non
-ascoltate la loro voce, ma essi continuano nei secoli a discutere
-sull'origine e sul fine dell'uomo.
-
-I poeti cantino insieme. Omero come nell'Olimpo dantesco, deve essere
-circondato dalla schiera gloriosa. Uniteli tutti, questi arcangeli,
-questi serafini, che toccano le note più soavi, che vi aprono un mondo
-di arcane bellezze. Sì, Omero, Dante, Shakespeare, Petrarca, Milton,
-Leopardi, Heine, metteteli al posto d'onore. In alto, in alto i poeti!
-
- *
- * *
-
-Ma la libreria è un piccolo mondo. Oltre le opere del genio, c'è tutta
-una moltitudine sterminata che si agita, che ride, che piange, che
-ciarla, che impreca, che sogghigna. Guardando quei libri con l'occhio
-scrutatore, vi vedete passare davanti, in una corsa vertiginosa,
-gl'ispirati, i prepotenti, i consolatori, i pessimisti, i decaduti,
-gli umili, i biricchini, i superbi, i pedanti, i burloni, i maligni,
-gli spensierati, i poliziotti, i misteriosi. Alcuni con una potenza
-diabolica tentano risvegliare in voi quegl'istinti che con tanti
-sforzi cercate reprimere e soggiogare; altri con soave linguaggio vi
-sollevano a più spirabil aere; altri infondono nel vostro animo un
-forte entusiasmo spingendovi a grandi cose, ma il riso beffardo di uno
-scettico, vi rende perplesso e dubbioso. Qui un filosofo delira e vi
-nega tutto, anche il mondo corporeo, là un mistico vi accenna il cielo
-come ultima meta.
-
-Quanti screanzati, quanti buontemponi, quanti pedagoghi! O vedi,
-vedi là, all'angolo, a destra si ride a crepapelle; qui, innanzi a
-voi, due rivoluzionarî vorrebbero scalzare dalle fondamenta l'ordine
-sociale. Spesso accanto all'opera di un valoroso maestro si nasconde un
-libriccino di poche pagine. Non lo toccate: sotto quella veste umile e
-dimessa c'è un nemico; quel libriccino a guisa dei velenosi animaletti
-che respiriamo senza accorgerci, può da sè solo corrompervi il cuore.
-
-Eppure noi li amiamo, li amiamo tutti.
-
-Il libro fa parte della nostra vita intima, è il cibo quotidiano
-del nostro intelletto. Angelo o demone, ligato a noi da un vincolo
-invisibile è sempre al nostro fianco, sempre pronto alle nostre
-chiamate. Trascuratelo per un mese, per due, gettatelo con disprezzo,
-abbandonatelo sopra una sedia, chiamatelo noioso e peggio, il giorno in
-cui avrete bisogno di lui, vi apre subito le braccia: non una parola di
-rimprovero. Tenero come una madre, pronto come un militare, umile come
-uno schiavo si mette subito a vostra disposizione.
-
-Ogni libro ricorda un momento della nostra vita, ogni libro ha avuto il
-suo giorno di trionfo e di disprezzo.
-
-Quante vittorie e sconfitte su noi stessi non dobbiamo a quei libri!
-Essi che vivono sempre con noi sono i giudici più severi, i traditori
-più infami, gli amici più schietti.
-
-Che, siete mesto? siete allegro? vi sentite stanco, sfiduciato? avete
-i nervi? una grande sventura vi ha colpiti? Per ogni stato di animo
-c'è un libro, una voce, che vi parla nel silenzio; una voce, che vi
-conforta senza ostentazione; che vi rimprovera senza avvilirvi; che vi
-ammaestra senza sussiego. E questa voce parla sempre, notte e giorno;
-non si ferma, non si stanca. Siete voi che vi fermate, siete voi che
-dite: _basta_; ma la voce ripiglia subito il suo corso, appena voi
-dite: _avanti_.
-
-Vengono da ogni parte del mondo civile, ma nessuno è estraneo. Tolstoi
-non è russo. Cervantes non è spagnuolo. Whitman non è americano, tutti
-amici di casa, tutti compagni di studio e di lavoro.
-
-La storia si ostina a dirci che il Goethe è morto, morto l'Hugo, morto
-l'Ibsen, morto il Carducci, morto il De Amicis, morto il Fogazzaro.
-Nossignore, qui non ci sono morti. Il Goethe viene con voi a passeggio
-sui monti, l'Hugo è il compagno nelle notti d'insonnia, il De Amicis è
-là, pronto a farvi passare il malumore, oh! con che dolcezza vi sorride
-il Fogazzaro!
-
- *
- * *
-
-Il santo vescovo d'Ippona, Agostino, diceva: _timeo lectorem unius
-libri_. Sì, bisogna temerlo, ma temerlo davvero quest'uomo che studia
-un sol libro. Un sol libro! un solo compagno, un solo amico! Quest'uomo
-forse sarà dotto, ma di una dottrina arida, sterile, che gli rovina il
-cervello e non gli solleva lo spirito. No, noi vogliamo molti libri.
-Parlino tutti: la loro voce misteriosa ci è guida, sprono, conforto.
-
-Spesso, quando siete solo nella stanza da studio, alzando gli occhi su
-quei libri, vi vedete dinanzi mille volti che vi guardano, ascoltate
-mille voci che gridano a coro: sono scrosci di riso satirico, accenti
-di dolore, bestemmie, parole di odio. C'è il ruggito del leone,
-il canto della capinera, il sibilo del serpente. E questi suoni
-armonizzandosi stranamente producono una musica che ha del grandioso e
-che i profani dell'arte non sentiranno mai.
-
-E noi parleremo di questa musica, noi entreremo in quella _sancta
-sanctorum_ della nostra vita spirituale. Qui, dove si passano le più
-belle ore del giorno e spesso della notte a ricreare e a martoriare il
-nostro cervello; qui, dove abbiamo combattute tante battaglie, calmate
-tante tempeste, carezzate tante illusioni; qui c'è tutta l'opera
-grandiosa del pensiero umano.
-
-Che cosa sarebbe l'umanità senza questi libri? Per essi voi siete uomo,
-per essi conoscete il passato, vivete nel presente, interpetrate il
-futuro. I grandi scrittori sono i veri condottieri dei popoli: essi
-guidano l'umanità, suscitano tanti avvenimenti, determinano tante
-diverse epoche.
-
-Il germe di tutte le rivoluzioni, di tutte le riforme, di tutte le fasi
-del progresso e della civiltà è qui, sotto i vostri occhi.
-
-Alessandro, Cesare, Napoleone non hanno lasciato che un nome; ma Omero,
-Dante, Shakespeare hanno lasciato l'anima loro e quest'anima è là,
-nella vostra libreria, quest'anima si chiama l'_Iliade_, la _Divina
-Commedia_, le _Tragedie_.
-
-Entriamo dunque in questo piccolo mondo che tanta parte ci sottrae
-dalla nostra esistenza, entriamo in mezzo a questo popolo di pensatori,
-che venuti in casa nostra, fin dal primo giorno, da veri padroni, ci
-consigliano, ci sgridano, ci educano, ci rimproverano, ci deridono.
-Entriamo, ma senza pretenzione di volerla fare da critici o da
-moralisti.
-
-Si è detto sempre che i libri sono i migliori amici. Ebbene, facciamo
-una visita a questi amici. Vi garentisco che passeremo un'ora in lieta
-compagnia.
-
-
-
-
-I libri di viaggio.
-
-
-Fate largo: passano i viaggiatori.
-
-Voi raramente uscite dal vostro paese nativo, e se qualche volta ve ne
-allontanate vi sembra aver indugiato già troppo. La vita di città vi
-infastidisce. Quell'andare, venire, correre di qua e di là, mangiarsi
-un boccone in fretta e furia vi dà sui nervi.
-
-È vero: di tanto in tanto come per rompere la monotonia si fa una
-scappatina in città. Col pretesto degli affari si passano una ventina
-di giorni a Napoli, a Roma, a Firenze, a Venezia. Ma che! pare che
-qualcuno vi spinga di dietro a ritornare subito. Il pensiero della
-famiglia, gli affari, gl'impegni, vi chiamano in paese: subito alla
-stazione. Il treno è pronto e si parte. Dopo un paio di giorni eccovi
-a casa. Ma che stanchezza! Bisogna stare una settimana per orientarsi!
-Eppure si tratta di un viaggio di piacere. E se doveste intraprendere
-un viaggio lungo e disastroso? se doveste andarvene d'inverno nella
-Groenlandia o nelle isole dell'Oceania? Per l'amor di Dio! a solo
-pensarlo vengono i brividi del freddo e della... paura. Andar ramingo
-in mezzo alle nevi, passare notti intere sotto una capanna o a piè di
-un burrone, col pericolo di essere divorato dalle belve o massacrato
-dai barbari? Pazzia, pazzia!
-
-Ma ognuno ha il suo bernoccolo, diceva il De Musset; ognuno è vittima
-di una febbre che lo spinge verso un ideale. A voi piace starvene
-rintanato nel vostro paese nativo, altri invece amano girare in
-lungo e in largo i luoghi più nascosti dell'Asia, i boschi più folti
-dell'Africa, le eterne ghiacciaie del polo. Per voi sarebbe la morte,
-per essi la vita.
-
-E questi uomini di ferro, — che sotto gl'infocati raggi del sole
-africano, fra le nevi boreali, tra i deserti più sterminati camminano a
-piedi, sui muli, sui cammelli, sulle slitte; questi uomini, che vengono
-a tu per tu con i leoni, con le iene, con le tigri, con i leopardi;
-questi uomini che non dormono, non mangiano pur di arrampicarsi sulle
-cime di monti inaccessibili, — hanno scritto i loro libri: libri
-curiosi che vi dicono tante cose piacevoli, che vengono a parlarvi di
-tanti luoghi sconosciuti, di tanti costumi bizzarri.
-
-Questi libri sono di ogni specie: piccoli, grandi, vecchi, nuovi,
-illustrati. Li compraste a dispense quando eravate giovanotto, amante
-di avventure e racconti maravigliosi; li aveste per pochi soldi da
-qualche libraio ambulante; vi furono donati dal babbo nel giorno
-del vostro onomastico ed ora sono tutti qui in questo scaffale e
-rappresentano i libri più piacevoli e più simpatici!
-
-Se siete un asceta, il Lamartine e la Serao vi conducono nel _Paese
-di Gesù_; se amate conoscere la vita intima dell'Oriente, così varia,
-così misteriosa, così strana per noi Europei, affidatevi al Tompson e
-al Thontze: essi vi accompagnano da buoni amici nella Cina, facendovi
-penetrare finanche nella reggia dell'Imperatore, inaccessibile ad ogni
-sguardo; se le recenti vittorie giapponesi hanno destato in voi grande
-simpatia per questo popolo giovane e valoroso, parlatene al De Riseis e
-questi vi farà conoscere la vita familiare, i costumi, la cultura dei
-piccoli figli del sole; se amate i fatti di sangue, racconti strani e
-raccapriccianti rivolgetevi al Salgari, al Maine Reyd.
-
-Ma i libri di viaggio che avete sempre letto con entusiasmo, sono
-quelli di Giulio Verne, di questo gran mago, che resterà unico nella
-letteratura di tutto il mondo. Si scrivono e si scriveranno libri di
-viaggio, ma Verne sarà sempre Verne, sempre il papà di questo genere
-letterario, che diverte ed istruisce. Che ore deliziose trascorse a
-girare il mondo in ottanta giorni, a discendere venti mila leghe sotto
-il mare, a gettarvi a capo fitto nel centro della terra! Verne era il
-gran tentatore. Si rubavano le ore allo studio, alla scuola per seguire
-il capitano Grand. Quanti rimproveri, quanti castighi! Spesso mentre
-il professore spiegava un teorema di geometria, voi di nascosto a
-fuggirvene con l'iperbolico proiettile nella luna.
-
-E nelle sere d'inverno! Che voluttà a leggere a letto _Le avventure
-del polo Nord_! Neve, neve, orsi bianchi, balene, deserti sterminati di
-ghiaccio e voi ve ne stavate al caldo. Dopo un paio d'ore si smorzava
-il lume e giù con la testa sotto le coperte a sognare. Che sogni, che
-sogni! Quante volte non vi sembrò di trovarvi solo, inerte, in mezzo a
-una banda di selvaggi? Quante volte non sognaste (brutta tentazione!)
-di essere imperatore, di sedere in trono sopra una sedia d'avorio,
-venerato come un Dio? Quante volte non foste inseguito da orsi, da
-elefanti, da ippopotami e da tanti animali feroci?
-
- *
- * *
-
-Oggi non siete più un giovanotto, ma i libri di viaggio ancora vi
-dilettano. Talvolta nelle giornate uggiose d'inverno, in cui pel
-cattivo tempo vi tocca starvene rintanato in casa, ci sarebbe da dare
-l'anima al diavolo. I bimbi piangono, la vostra signora sgrida la
-domestica, il cagnolino guaisce e voi, mandando un accidente a tutti,
-ve ne andate _Con una principessa attraverso l'Africa_!
-
-E nelle convalescenze? Siete stato venti, trenta giorni a letto,
-sospeso tra il cielo e la terra, con una febbre gastrica, ostinata,
-ostinatissima a mandarvi all'altro mondo. Ma, grazie a Dio, a furia di
-dieta e di iniezioni, il pericolo è passato. Col buono e con la forza
-la febbre è andata via. Voi siete libero, ma non guarito. Comincia la
-noiosa ed eterna convalescenza. Siete debole e non avete neppure la
-forza di dare un passo. Piano con i cibi. Un po' di brodo, un po' di
-semolino e riposo, riposo assoluto. Guai ad uscir di casa! Una ricaduta
-sarebbe fatale.
-
-Ma intanto come si fa ad ammazzare il tempo? come si fa a passare quei
-giorni lunghi, sterminati? Le visite degli amici? Disgraziatamente
-quando si è infermi si ricevono visite sempre dalle persone più
-noiose e antipatiche, le quali vogliono sapere tutte le fasi della
-vostra malattia; e voi spesso in una sola giornata dovete ripetere
-due, cinque, dieci volte la medesima canzone, secondo il numero
-degl'importuni.
-
-E dunque? leggere il giornale? Ma il giornale si scorre in mezz'ora.
-Leggere un romanzo, un volume di poesie? Che amore e amore! Ne avete
-le tasche piene e poi, specie ne' giorni di convalescenza, si è
-proprio disposto a parlare di amore! Solo i libri di viaggio possono
-dilettarvi. Il medico vi consiglia il riposo, e voi alla sua barba
-ve ne andate col Salgari _Tra i pescatori di Balene_ o _Nella città
-del re lebbroso_. Un giorno a Londra col De Amicis, due in Egitto
-col Venosta, tre fra i ghiacci col Verne, cinque al Tibet coll'ardito
-Hedin; e correte per quelle coste sterili, per quelle foreste vergini,
-di giorno, di notte, al vento, alla pioggia... Avanti, avanti, oggi
-in Sicilia, domani in Siberia, domenica in Cina, dall'Imperatrice! I
-giorni passano, voi siete guarito e il medico vi concede finalmente di
-uscir di casa. Uscir di casa? Se siete stati sempre fuori! Ma prima
-di lasciare la stanza da studio, date uno sguardo a quei libri di
-viaggio, che sono ancora sulla sedia. Avete il dovere di ringraziarli
-per l'opera benefica e pietosa che vi hanno prestato, durante la vostra
-convalescenza.
-
-Sentite un mio consiglio. Conservate con ogni cura questi libri; non li
-prestate, non li donate, anzi cercate di comprarne altri.
-
-Che! vi siete dimenticati che un giorno sarete vecchi? Il tramonto è
-bello, poetico in natura, non nella vita.
-
-La vecchiaia difficilmente si presenta sola. Se sarete condannati a
-starvene in casa con la gotta o altro ben di Dio, quei libri potranno
-rendervi meno doloroso il finale dell'opera!
-
-Ma via, non facciamo da uccelli di cattivo augurio. Grazie a Dio, i
-capelli sono appena brizzolati: abbiamo a disposizione ancora un buon
-quarto di secolo e in un quarto di secolo possono succedere tante cose.
-Chi sa, si potrebbe anche abolire la vecchiaia!
-
- *
- * *
-
-Ho detto che non amiamo i viaggi. Bugìa. Noi vorremmo correre sempre,
-girare il mondo punto per punto, vedere tutto, esaminare tutto.
-
-Quando un amico vi dice: “Parto per New-York„, sentite un po' d'invidia
-per questo fortunato. Vorreste rispondere: “Aspetta, ti accompagno„.
-Ma intanto lui parte e voi restate. Pazienza, avete i libri di viaggi.
-Essi sono più divertenti del viaggio stesso. È il viaggio senza rischi,
-senza incomodi, senza malanni e quel ch'è più senza spese. Quando si
-esce di casa, bisogna stare sempre col portafogli in mano e andar
-seminando biglietti di banca. Qui invece basta una lira, una sola
-lira per girare col Fogg l'intero mondo. E poi, dopo aver consumato
-quattrini, tempo e salute, che vi resta del viaggio fatto? impressioni
-superficiali. Qui invece avete il viaggio commentato, spiegato. Tutto
-ciò che nella fretta vi sarebbe sfuggito, ve lo dice l'autore. Eh! non
-è mica necessario mettervi in balìa del mare per sapere che si fa in
-Cina, come vestono nell'Oceania, come pregano gl'Indiani. In questi
-trenta o quaranta volumi voi avete tutto il mondo con i suoi costumi
-bizzarri, ridicoli; con le sue leggi savie, sciocche, brutali: con le
-sue religioni, con i suoi fanatismi, con i suoi capricci, con i suoi
-pregiudizi.
-
-Che strana contraddizione! Voi non credete più ai maghi, alle fate,
-alle streghe, ma altri popoli vi credono; voi piangete quando la
-morte vi strappa una persona cara, altri popoli ridono: voi salutate
-cavandovi il cappello, altri salutano toccandosi il naso, facendo una
-strizzatina di denti; voi pagate il medico quando siete infermi, altri
-lo pagano quando stanno bene; a voi fanno ribrezzo i vermi, i ragni,
-altri li mangiano con gran voluttà. Sono tutti i popoli che vi passano
-dinanzi, dall'astuto Cinese al sanguinario Abissino; vi passano dinanzi
-come in una mostra di gala, e chi vi fa una smorfia, chi vi sorride,
-chi vi minaccia, chi vi insulta, chi piega i ginocchî, chi si nasconde,
-chi si avventa per divorarvi!
-
-Questi libri vi convincono che sul nostro pianeta, su questa trottola
-capricciosa, che gira senza mai riposarsi, sono rappresentate tutte
-le epoche, dalla selvaggia età della pietra al fanatico medioevo.
-Ciò che per noi è passato, per altri popoli è presente. Oggi, alcune
-tribù dell'Australia bevono, come Alboino, nel cranio dei congiunti e
-sposano, come gli antichi patriarchi, dieci moglie. Da noi ferrovie,
-tramways elettrici, telegrafi; nel centro dell'Africa silenzio e
-tenebre. Tutto ignorano, tutto. Adorano il sole e la luna, si cibano
-di carne umana, vanno ignudi. Guidati o trascinati dall'istinto,
-sanno solo che debbono conservare la propria esistenza. Ma sono uomini
-costoro? hanno la stessa natura nostra? Vorreste rispondere: no; ma la
-coscienza vi dice: sì. Qualunque sia il colore del volto, la forma del
-cranio o del vestito, l'uomo è uno. Furbo, vorace, fanatico, ignorante,
-selvaggio: è uomo. Sempre uguale e sempre diverso, ha un'anima
-miserabile o sublime, abbietta o nobile come la nostra.
-
-Ma non sarà sempre così. Oggi interi popoli sono ignoranti,
-antropofagi, domani saranno civili. Il progresso si avanza, il
-progresso trionfa. Ma quel giorno, in cui in ogni angolo della terra
-vi saranno ferrovie, scuole, tribunali, teatri, tutto sarà uniforme e
-monotono. Londra, Pechino, Calcutta, Gerusalemme, Gibuti, Cristianìa,
-ecc. si rassomiglieranno come gocce d'acqua.
-
-Nel duemila i libri di viaggio non saranno più interessanti!
-
-
-
-
-I libri che fanno dormire.
-
-
-Se soffrite un po' d'insonnia non correte subito dal medico. Questi
-incomincia a prescrivervi delle _specialità_ che disgraziatamente
-potrebbero farvi dormire per sempre. Ricorrete piuttosto ai libri.
-Eh! ci sono dei libri così buoni da conciliarvi finanche il sonno.
-Prendete, ad esempio, uno di quei trenta volumi del Padre Bartoli e
-vedrete che sonnifero potente!
-
-Il Marietti ebbe la felice idea di pubblicare tutto quel bagaglio
-come per dire: dormite. Il Giordani solennemente sentenzia che in quei
-volumi “c'è oro macinato e perle strutte„, ma credo che ci sia anche un
-po' di oppio. Quegli incisi, che si ficcano a frotta nel periodo, quei
-raffronti, quelle citazioni, quelle fila sterminate di nomi cinesi,
-arabi, quelle lunghe descrizioni stancano l'occhio; un dolce torpore
-vi assale; voi chinate la testa, voi dormite saporitamente e il grosso
-volume vi resta aperto dinanzi.
-
-_La Manna dell'anima_ del P. Segneri faceva dormire il Pallavicino nel
-carcere e credo che faccia santamente dormire ogni buon cristiano.
-
-Sentite un mio consiglio: chiudete in una gran cassa tutte le opere
-del Bartoli, del Cesari, del Bentivoglio, del Giambullari e compagni, e
-scrivete sopra a grossi caratteri: _qui si dorme_.
-
-Questi libri, pieni di lambiccature retoriche, di antitesi, di
-metafore, di periodi contorti e arrotonditi, meritano il primo posto
-tra i sonniferi. Le notizie più curiose, i racconti più commoventi si
-scolorano sotto quelle parole di piombo, e voi ad ogni pagina pensate
-al D'Azeglio, il quale voleva che al Decalogo si aggiungesse, come
-undicesimo comandamento: _non seccare_.
-
-Nè sono libriccini di poche pagine, ma grossi volumi di prosa fredda,
-compassata, vuota di ogni calore ed affetto. Qualche volta per
-necessità dovete leggerli; vi tocca tenerli in mano parecchi giorni per
-sgranarli alla meglio e quando siete all'ultima pagina, quando vedete
-la parola _fine_ esclamate trionfante come Diogene: “Finalmente veggo
-terra!„
-
-Ma spesso, malgrado tutta la buona volontà, non si arriva a veder
-terra. Dopo una decina di pagine la fronte si corruga, le labbra
-naturalmente eseguono quella brutta smorfia che precede la nausea: si
-sbadiglia, e gli occhi non funzionano bene. Voi resistete ancora: ma è
-inutile. Gli occhi vi mettono davanti questo dilemma: o chiudi il libro
-o ci chiudiamo noi.
-
-L'Imbriani, a proposito delle poesie dell'Aleardi, confessa: “Presi
-il libro, tagliai con la stecca i fogli dissi a me stesso, — coraggio,
-avanti, _marche_! — e lessi tutto, tutto„.
-
-Voi alle volte fate lo stesso proponimento, ma che! dopo trenta,
-quaranta pagine, non si può andare nè avanti, nè indietro; vi piglia il
-sonno e buona notte!
-
- *
- * *
-
-Sono molti questi libri che fanno dormire? Molti? ci sarebbe da
-compilarne un catalogo sterminato. Ma sia per non perdere tempo, sia
-per non far dormire il lettore, li raggrupperemo in categorie.
-
-Innanzi tutto mettiamo fuori concorso i libri degli autori viventi,
-non solo perchè il numero è purtroppo considerevole, ma anche per
-non venire a polemiche disgustose. Sono così attaccabriga i nostri
-letterati!
-
-Prima categoria. Chi vuol dormire placidamente ricorra ai trecentisti
-e ai secentisti minori. Tutte quelle novelle, novellette, canzoni,
-canzonette, pastorali, madrigali vi fanno addormentare nel bacio degli
-angeli. C'è troppo zucchero in quei libri e il troppo zucchero stomaca
-e fa dormire.
-
-Il Cavalca, il Passavanti si rinchiudono in argomenti religiosi e
-giù miracoli, leggende, visioni, parabole, ammaestramenti, precetti;
-voi sognate di stare in chiesa e di ascoltare una di quelle prediche,
-noiose e stucchevoli del vostro vecchio pievano, buon'anima.
-
-I tre Guidi, il Gianni, il Guinicelli, Cino da Pistoia, parlano invece
-di amore, ma sembrano dei bambini che piagnucolano, dei malati che
-si lamentano. Non è un amore sentito; regolato da certe forme o da
-certi sentimenti di convenzione, si stempera in frasi comuni e sciupa
-venti versi per un'idea. In tutte queste poesie trovate lo stesso
-meccanismo, la stessa posa: _trecce d'oro, guance di rose, denti di
-perle, occhi di sole_. È una continua ninna nanna, patetica, melata. Le
-personificazioni, le allegorie, i bisticci, le rime — che si affollano
-in mezzo e in fine del verso — vi ballano davanti e voi dormite.
-
-Seconda categoria. Chi vuol sognare cavalieri, dragoni, maghi,
-fate, castelli incantati, ricorra ai nostri poemi cavallereschi.
-Fortunatamente essi accennano a scomparire e nessun editore ha la
-pazza idea di far risorgere il _Malmantile_, l'_Italia liberata_,
-il _Girone_, l'_Aquileia distrutta_, l'_Amadigi_ e tutte quelle
-centinaia di poemi che ammorbarono la nostra letteratura. Se togli i
-due _Orlandi_ e il _Morgante Maggiore_, tutti gli altri, che vollero
-trattare con serietà della cavalleria, riescono pesanti e artificiosi.
-Lasciateli dormire nella libreria; se li svegliate, faranno dormire
-voi.
-
-Nessuno nega che il Trissino, il Lippi, il Tursini, il Tasso (padre)
-tengano un posticino discreto nella letteratura; anzi voi fate di
-cappello a questi signori; ma con i poemi, alla larga. Ne assaggiate un
-pezzetto nelle antologie, nei manuali di letteratura ed è già troppo.
-Leggerli da capo a piedi? Per l'amor di Dio, non lo consiglio neppure
-ai miei nemici! Quelle ottave sembrano mattonelle: la stessa struttura,
-la stessa posa, la stessa chiusa. Dopo un paio di canti vi sentite come
-una stanchezza negli occhi, la testa vi duole e se non smettete, c'è
-pericolo di un'emicrania.
-
-Si potrebbe dire; come va? questi libri formavano il diletto dei nostri
-padri; si leggevano nelle accademie, nelle corti dei Mecenati, nelle
-veglie dei popolani e non c'era mai caso che il lettore o gli uditori
-si addormentassero. Verissimo. Ma non sapete? I nostri maggiori, beati
-loro, erano tutti Paladini di Francia a tempo perduto. Non andavano in
-guerra contro Turchi e Saraceni, non erravano per le foreste in cerca
-di Dulcinee, ma in casa e a comodo facevano un po' di cavalleria con
-questi poemi.
-
-Oggi non è più il tempo di cicli e di cavalieri erranti. Erranti
-siamo un po' tutti, ma non in cerca di avventure, bensì di quattrini,
-che spesso, come a farlo apposta, si rendono irreperibili e ci fanno
-proprio quei brutti tiri che Angelica faceva ai suoi spasimanti. Una
-bricciola di cavalleria è restata nel duello a uso e consumo di quei
-fanatici, i quali per far sapere al mondo che hanno ragione, finiscono
-spesso col ricevere una sciabolata sul volto e una manata di torto: il
-torto è sempre del vinto.
-
-Ma volete sapere perchè i nostri riveriti padri non dormivano nel
-leggere quei poemi? Ve lo dico subito: non dormivano, perchè non
-avevano sonno. La sera andavano a letto per tempo, la mattina si
-levavano col sole, il dopo pranzo facevano il pisolino, che spesso
-diventava un pisolone. Data questa grande provvista, potevano
-sopportare qualsiasi lettura: il sonno non veniva. Noi no, noi si dorme
-poco. Il giorno e gran parte della notte si passa in moto. Di qua,
-di là, di sotto, di sopra: non c'è un momento di requie. Chi più e
-chi meno siamo tutti dei commessi viaggiatori. Che succede? Il sonno,
-vedendosi trascurato, come un impertinente creditore, sta sempre alla
-vedetta e quando trova l'occasione propizia si fa avanti.
-
-Terza categoria. Ogni scrittore da Dante al Manzoni, ci ha lasciato
-qualche cosa per farci dormire.
-
-Confessiamolo francamente: quante volte non ci siamo addormentati
-con il _Convito_ di Dante, con il _Mondo creato_ del Tasso, con
-l'_America libera_ dell'Alfieri, con la _Colonna infame_ del Manzoni,
-con le _Tragedie_ del Foscolo, con le _Cantiche_ del Pellico, con i
-_Panegirici_ del Giordani? E per citare un esempio più fresco il lavoro
-drammatico del D'Annunzio _Più che l'amore_ non fa dormire? Il pubblico
-che va a teatro per divertirsi, lo fischia maledettamente. L'autore
-abituato ai trionfi, è andato in furia, ha detto corna del pubblico,
-ha scomunicato tutti, dichiarando modestamente che il suo dramma è
-un capolavoro. Ma che volete? _Più che l'amore_ è noioso. Provatevi a
-leggere senza sbadigliare quel lungo dialogo fra Corrado Brando e il
-suo fedele Rendu; vi piglia il sonno ad ogni pagina.
-
-Questi libri vi indispongono di più, perchè di buona o mala voglia
-bisogna leggerli, tanto richiede la vostra professione di letterato.
-Ogni cittadino che non ha la disgrazia di essere chiamato o creduto
-uomo di lettere, può leggere ciò che vuole, scegliere i libri che più
-gli aggradano, farsene il chilo con il poeta che più gli va a genio.
-E quando dopo cinque o sei pagine o anche prima si accorge che quel
-romanzo annoia, quel dramma è monotono, quella commedia è scipita,
-quei sonetti sono fiori appassiti, getta via il volume e buona notte.
-Se glie ne domandate, non fa misteri: confessa candidamente che quei
-libri lo seccano. Ma voi potreste dire in pubblico: Non leggo il
-_Fuoco_, perchè mi fa dormire. Zitto, quel romanzo è un capolavoro. È
-stato tradotto in tutte le lingue, è arrivato al cinquantesimo migliaio
-in Italia, al ventesimo in Francia, al decimo in America ecc. Dunque
-silenzio e buon sonno.
-
-E così senza volerlo siamo entrati in un altro campo... molto fiorito.
-Quanti libri degli scrittori moderni fanno dormire? Non parliamo dei
-tanti volumi di poesie barbare o paesane, dei tanti romanzi, delle
-tantissime novelle, che vengon su alla giornata; questi libri non
-fanno dormire, perchè non si leggono. Intendiamo parlare degli astri
-maggiori, di quelli che occupano i primi posti nel moderno sistema
-planetario della letteratura.
-
-Ma chi ha il coraggio di dirlo? Quando un poeta, un romanziere è messo
-sugli altari è un santo; a lui incenso, a lui onore e gloria nel più
-alto dei cieli. Si vocifera, si dice a qualche amico che certe poesie
-del Pascoli fanno sognare, che in qualche libro del Fogazzaro c'è molto
-oppio, ma nessuno ardisce metterlo in piazza. Avreste il coraggio di
-dire ad alta voce che la _Nave_ del D'Annunzio fa dormire? Fa dormire!
-Ma siete pazzo! Giornali ne leggete sì o no?
-
-Eppure vi posso assicurare che la _Nave_ fa dormire. Il pubblico è
-vero, non dormì, perchè fu stordito dalle grida dei Catacumeni e dei
-Nàumachi; non dormì, perchè assistette al varo e credè trovarsi a
-Castellammare di Stabia o a Spezia. Ma tutti quelli che applaudirono,
-che entusiasti chiamarono fuori l'autore, metteteli a tu per tu con
-il volume; fate che essi invece di essere spettatori, siano lettori.
-Sentite a me, dormiranno alla grossa!
-
-Alla fine dei conti anche il sonno è buono e dormire un'oretta con
-un libro in mano non è un gran danno. Vergogna? Ma che vergogna! se
-siete solo. Chi viene a casa vostra a spiarvi se dormite a letto o a
-tavolino? E poi, parliamoci chiaro, volete dormir voi! Quando vi siete
-assicurato che un libro contiene molto oppio, chiudetelo. Non dovete
-dar conto a nessuno. L'autore, anche vivente, non potrà offendersi, per
-la semplicissima ragione che è lontano.
-
- *
- * *
-
-Ma nelle conferenze? Già, il guaio è nelle conferenze. L'autore
-è presente, l'autore vi guarda. Voi avete la santa intenzione di
-comportarvi sempre da galantuomo, di non fare scortesie ad alcuno, ma
-come resistere a certe conferenze noiose, noiosissime che non dicono
-nulla di nuovo e di interessante, se pure non vi ripetono ciò che in
-una forma migliore avete letto in qualche libro? E fossero almeno brevi
-queste cicalate! Passa un quarto d'ora, due, tre, vorreste gridare
-— basta, basta, mi hai rotto... i timpani —; ma non si sta mica in
-teatro! Vi scuotete, tossite, adagiate sulla palma della mano uno
-sbadiglio, un altro, ma gli occhi non vogliono affatto saperne. Che
-martirio!
-
-E dire che questo martirio è continuato. Non passa una settimana che un
-amico non v'inviti ad una conferenza. E sempre conferenze, conferenze!
-È una manìa. Noi ci lamentiamo che oggi si stampa molto, ma non abbiamo
-mai pensato quanto si parla. Non tutti sono disposti a comporre un
-libro: anche a scriverlo male occorre tempo. Poi vengono le spese
-di stampa. Non è così facile trovare oggi un editore che gli faccia
-da padre putativo: bisogna sborsare un mezzo migliaio di lire, col
-pericolo che il libro se ne resti eternamente nelle vetrine dei librai,
-per mancanza di lettori.
-
-Ma la conferenza, che bellezza! Si scrive in due o tre giorni e non
-si spende un centesimo: la sala gratis, gli uditori gratis, gratis gli
-applausi. Si ha così la grande soddisfazione di far conoscere ad amici
-e a nemici che qualche cosa si sa, che non si è perfettamente digiuni
-di scienze e di lettere.
-
-Ma è da gentiluomo invitare due, trecento poveri diavoli che hanno
-tante noie per la testa, inchiodarli per un paio di ore sopra una sedia
-e dir loro: Non vi movete, non fiatate? I poveretti ubbidiscono, ma
-spesso, non potendo far altro, dormono, salvo a svegliarsi ad opera
-finita, per applaudire e stringere la mano al _bravo_ conferenziere!
-
-Evviva la sincerità!
-
-
-
-
-I libri di donne.
-
-
-Di donne? Sì, di donne. O non vi siete ancora convinto che la donna fa
-davvero?
-
-Date uno sguardo ai vostri scaffali. Vedete: tra i romanzieri trovate
-donne, tra i poeti donne, tra gli storici donne, tra i filosofi donne,
-tra gli scienziati donne. Insomma ce n'è una rappresentanza dovunque.
-
-E poi qual maraviglia? scorrendo le nostre storie troviamo che la donna
-ha messo lo zampino in tutti i rami dello scibile e n'è uscita sempre
-con onore.
-
-L'Agnesi a sedici anni parlava già molte lingue ed era dottissima nelle
-discipline filosofiche e matematiche; l'Ardighelli a quattordici anni
-teneva un forbito discorso sulla forza dell'elettricità; l'Amoretti,
-molto encomiata dal Parini, a quindici anni sosteneva per due giorni
-una lunga disputa filosofica con un fanatico accademico e una brutta
-figura non la fece; la Cicci a dieci anni, quando voi sgranate a
-stento un libriccino di quarta elementare, sapeva a memoria la _Divina
-Commedia_! Orologi caricati! Si fa presto a dirlo. Il fatto si è che la
-donna sa fare qualche cosa.
-
-Se avessi tempo vorrei scrivere un libro su queste donne, che si
-sono distinte nelle scienze e nelle lettere, che hanno dato il loro
-contributo, forse minimo, ma sempre efficace, finanche in quei tempi di
-schiavitù, in cui la donna, condannata a restarsene in casa, come umile
-ancella, dava occasione a far discutere se avesse perfino... un'anima.
-
-Questo libro dovrebbe essere dettato senza quell'aria di superiorità
-che siamo soliti prendere noialtri uomini, quando parliamo delle donne;
-ma giacchè non posso scrivere il libro, non ho diritto di dare consigli
-a chi forse un giorno lo scriverà e a modo. Anzi metto da parte le
-donne scienziate. Non ho letto i loro libri, non li ho neppure visti.
-Dovrei ricorrere alle grandi biblioteche e starmene un paio di mesi a
-divorare diversi volumi, che, quantunque dettati da amabili signorine
-e da rispettabili dame, potrebbero farmi un gran male. Di scienze son
-quasi digiuno e credete che bastino due e quattro mesi per assaporarne
-un pochino? Ingoiando così alla diavola tutta quella roba, correrei il
-rischio di una indigestione a onore e gloria del sesso gentile. Dunque
-lasciamo stare. Delle donne scienziate ne parlino con competenza gli
-scienziati. Ognuno faccia il suo mestiere. La coscienza mi va ripetendo
-di aver già detti molti spropositi in questo libro e non voglio di
-proposito aggiungerne altri. Solo Pilato poteva permettersi di dire
-_quod scripsi scripsi_. Noialtri dobbiamo pensarci bene; in caso
-contrario ci tocca rimangiare ciò che abbiamo scritto.
-
-Dunque saluto rispettosamente queste donne scienziate, e parlo di
-quelle non meno rispettabili, che si dettero a coltivare le lettere.
-
-La storia letteraria ci dà un elenco sterminato di poetesse, che in
-tutti i secoli hanno cantato più o meno melodiosamente. Sempre così! La
-scienza è la _sancta sanctorum_, dove pochi sono ammessi, è la ricca,
-ma severa matrona, che prima di concedere le sue grazie impone un
-lungo noviziato. Ma la letteratura — che democratica! — accoglie tutti.
-Potrebbe meritare, se non fosse profanazione, quella coppia di versi
-che Dante scriveva per la misericordia di Dio:
-
- . . . . . ha sì gran braccia
- Che prende ciò che si rivolve a lei.
-
-Un povero diavolo, che vuol ottenere il nome di scienziato, deve
-logorarsi per una ventina d'anni nei gabinetti fisici, nei gabinetti di
-anatomia, negli orti botanici, negli osservatori meteorologici. Ma la
-letteratura, sia sempre benedetta, non impone tutti questi sacrifici.
-Basta che sappiate leggere un po' da cristiani e mettere insieme un
-periodo che non zoppichi; avanti! la letteratura vi apre le braccia:
-potete scrivere, pubblicare sonetti e canzoni. Nessuno avrà che dirvi,
-nessuno potrà domandarvi “come sei entrato?„
-
-Quindi non fa maraviglia se le scienziate sono poche e le... poetesse,
-una legione. Le donne più degli uomini sono nate col bernoccolo della
-cicala. O allora perchè la cicala è di genere femminile?
-
-Ma lasciamo stare lo scherzo. Volevo dire che in ogni secolo ci
-sono state delle poetesse, le quali hanno meritato congratulazioni
-e applausi dai letterati del tempo. Per lo più le principesse, le
-baronesse, le dame di corte, le mogli e le figlie di artisti, passavano
-la vita in mezzo ai poeti. Ogni sera sentivano declamar poesie;
-senti oggi, senti domani, finivano coll'imparare il mestiere, e prima
-timidamente, poi con disinvoltura, dettavano poesiette, per lo più
-amorose, tanto per far sapere che un po' di gusto l'avevano anch'esse.
-E i signori poeti, un po' per cortesia cavalleresca, un po' per
-rispetto alle padroncine, un po'... voi m'intendete, si davano subito a
-battere le mani, a chiamarle _Saffo novelle_!
-
-Ma oggi chi ricorda più quelle poetesse, encomiate dall'Ariosto, dal
-Tasso (padre e figlio), dal Bembo, dal Poliziano, dal Varchi, dal Caro,
-dal Firenzuola, dal Berni e compagni? Una certa Giulia Rigolini ebbe
-vaghezza di comporre una dozzina di novelle sul metro del Decamerone,
-e i sopracciò della letteratura sentenziarono che tali composizioni
-_insigni argumento, artificio mirabili, eventu vario, esitu
-inaspectato_, stavano alla pari col modello, anzi erano un tantino
-_clariores_!
-
-Tarquinia Molza, figlia del poeta Francesco, fu sollevata tanto in
-alto che forse perciò noi oggi non la vediamo più, neppure con forti
-telescopî. Venne chiamata _la più dotta fra tutte le più illustri
-matrone che sono, che fûro e che saranno in avvenire_. E questa corona
-di superlativi non le fu intrecciata da un poeta, il quale si lascia
-facilmente prendere la mano, ma da un filosofo, da Francesco Patrizi,
-che doveva essere poco tirato all'entusiasmo. Il Tasso fece di più,
-volle eternarla nei suoi _dialoghi_. Ma questa volta sia il filosofo,
-sia il poeta non riuscirono che ad imbalsamare un cadavere. La Molza è
-morta e seppellita.
-
- *
- * *
-
-Il Sonzogno ha raccolto in un modesto volume della Biblioteca Classica
-le poesie di Vittoria Colonna, di Gaspara Stampa e di Veronica Gambara,
-come per dire: “Solo queste tre donne meritano di essere chiamate
-poeti. Fino all'ottocento non c'è altro.„
-
-Ha torto il Sonzogno? Non credo. Del resto così la pensano tutti i
-compilatori di antologie. Aprite le nostre migliori antologie e non
-trovate che un paio di canzoni della Colonna, qualche sonetto della
-Stampa e una dozzina di strofe della Gambara. E delle altre poetesse?
-Silenzio.
-
-Solo il Torraca nel suo _Manuale di letteratura_, fa un'eccezione
-per la Torelli e ne riporta un sonetto. Ma che volete! quel sonetto
-sembra bellissimo al Carducci e il Torraca per mostrarsi ossequente al
-dittatore ha dato uno strappo alla consuetudine.
-
-Dunque se alcuno desidera conoscere come le nostre donne maneggiassero
-il verso nei tempi andati, deve ricorrere a quel volume del Sonzogno,
-che costa appena una lira. Una lira, venti soldi tutta la produzione
-poetica del sesso gentile!
-
-Ci dispiace però che queste tre gentildonne sono presentate dallo
-Stecchetti con una _prefazione critico-biografica_. Che bel cavaliere!
-È vero che qui lo Stecchetti prende il vero nome di battesimo — Olindo
-Guerrini — e non ricorda affatto l'autore di _Postuma_. Corretto,
-correttissimo: non una parola equivoca, non una frase men che onesta.
-O credete che lo Stecchetti sia davvero uno screanzato! Io non credo
-niente, dico semplicemente: il Sonzogno avrebbe fatto meglio a dare un
-altro maggiordomo a quelle tre poetesse. Lo Stecchetti è indicato per
-una prefazione alle _Novelle_ del Casti o alle _Poesie_ del Marini, —
-si troverebbe nel suo mondo. Per quelle distinte signore ci voleva o il
-Pascoli, o il Fogazzaro, o il Panzacchi!
-
-Ma ritorniamo al nostro argomento. Queste tre poetesse — che si sono
-salvate dall'oblío, che hanno vinto il gran concorso bandito dal tempo
-— sono tre infelici amanti, e le loro poesie sono quasi sempre un
-pianto, un pianto monotono, reso più monotono dalle continue figure
-retoriche. Non manca il sentimento, specie nella Stampa, ma quel
-sentimento spesso si raffredda a traverso i contrasti, le metafore, le
-similitudini artificiosamente ricercate.
-
-Vittoria Colonna erra di convento in convento, di ritiro in ritiro
-e non sa parlare d'altri che del povero marito morto; ne canta la
-bellezza, ne enumera i pregi, ne immortala le imprese. Che eroe, che
-eroe! Se fosse vissuto al tempo di Roma, Virgilio l'avrebbe preferito
-ad Enea!
-
-Spesso ha momenti di vera disperazione:
-
- . . . mi sforza la nemica sorte
- Le tenebre cercar, fuggir la luce,
- Odiar la vita e desiar la morte.
-
-Poi ricorre alla religione, pensa ai dolori della Vergine, medita sulla
-caducità della vita umana: ma che! sul più bello, il pensiero dello
-sposo ritorna: siamo daccapo, l'elegia incomincia:
-
- Or vedi come
- m'ha cangiato il dolor fiero ed atroce,
- Che a fatica la voce,
- Può dar di sè la conoscenza vera.
-
-La seconda, la Stampa, molto più infelice, va dietro al Conte
-Collatino, il quale, dopo averla amata, non vuol saperne più e si tedia
-di quei piagnistei. La innamorata fanciulla non sa rassegnarsi a questo
-abbandono e come per richiamarlo all'ovile gl'indirizza una sequela
-sterminata di sonetti, di canzoni, di capitoli. Lo bamboleggia, lo
-carezza, lo chiama con i nomi più dolci, lo paragona al cielo, al sole,
-al Parnaso. O il Conte! il Conte! io voglio seguirlo dovunque.
-
- Ponmi ove il mare irato geme e frange,
- ... ove il sol più arde e più sfavilla;
- Ponmi al Tanai gelato, al freddo Gange,
- ove per l'aria empio velen scintilla:
- io sono sempre lieta,
- Purchè le fide sue due stelle vere
- Non rivolgan da me la luce usata.
-
-Difatti, finchè questo benedetto Conte (poeta anche lui!) le fa buon
-viso, la fanciulla è contenta più degli angeli che se ne stanno presso
-il trono di Dio.
-
- Io non vi invidio punto, angeli santi,
- Mentre ho davanti i lumi almi e sereni,
- Di cui convien che sempre scriva e canti.
-
-Ma quando il Conte l'abbandona, la poveretta è disperata: piange,
-piange da commuovere le pietre.
-
- Piangerò, arderò, canterò sempre.
- Finchè morte e fortuna il tempo stempre.
- All'ingegno, occhi e cor, fuoco e pianto.
-
-Fortunatamente la morte, più pietosa del Collatino, venne e la povera
-Stampa cessò di piangere e di cantare.
-
-In ultimo si presenta la Gambara, la quale in mezzo alle noie del suo
-piccolo stato, spesso tocca la lira. È una donna di animo virile, che
-canta in una forma piuttosto classica, ispirandosi all'arte greca e
-latina, di cui è amantissima.
-
-Appena le muore il consorte riveste di nero gli appartamenti, i cocchi,
-i cavalli e anche... la lira; ma non si avvilisce, non si dispera: chi
-si dispera, si danna e lei vuol andare invece in paradiso per rivedere
-lo sposo:
-
- La tema di non andar ove il bel viso
- risplende sopra ogni lucente stella,
- mitigato ha il dolor
- sperando in paradiso
- l'alma veder oltre le belle bella.
-
-Brava la Gambara che pensava all'eternità! Oggi è certamente felice,
-perchè ha ritrovato il consorte!
-
-Ma abbiamo pianto abbastanza con queste tre gentildonne; è tempo
-di presentare i nostri ossequi ad altre poetesse, che non ebbero la
-disgrazia di restare vedove.
-
-Ecco: in mezzo alle opere del Foscolo, del Giusti, trovo le poesie
-della Guacci. È un volume del 1847, resosi oramai raro, perchè i nostri
-editori non credono opportuno farne una ristampa; nè il Croce, che
-raccoglie, cura, commenta i lavori del De Sanctis, dell'Imbriani, dello
-Spaventa, ha finora pensato alla Guacci.
-
-Eppure questa nobile e cara poetessa meriterebbe di entrare nella
-moderna letteratura. Mi sembra vederla, quando ancora giovinetta
-declamava le sue poesie alla presenza del Puoti, del Poerio, del
-Dabbono, del Leopardi e del Giusti.
-
-Il suo genere preferito è la lirica, lirica forte che ricorda quella
-del Foscolo e del Prati. Il Settembrini, sempre un po' eccessivo nei
-suoi giudizî, presenta il volume della Guacci come “uno scrignetto di
-gioielli, diamanti di acqua purissima, di lavoro perfettissimo„. Questa
-volta il Settembrini merita venia: una fanciulla che canta con tanta
-grazia e leggiadrìa innamora.
-
-Ma, checchè si dica, queste poesie hanno un valore indiscutibile. La
-Guacci non piagnucola per amore, non si rinchiude in argomenti sacri,
-per terminare il suo canto con un sospiro alla petrarchesca o con una
-giaculatoria: nessun frastuono, nessun rimbombo; la forma classica,
-naturalmente castigata e densa di pensiero, rivela un animo virile, più
-di certi poeti moderni, che trattano la poesia come un gingillo.
-
-Qui debbo fermarmi e prendere fiato.
-
-Sono giunto a metà del cammino e quel che è peggio sto per entrare in
-un campo molto vasto. Mi tocca parlar delle letterate moderne. Dio mio,
-che esercito! Se fossi poeta ricorrerei alle Muse per essere illuminato
-e sorretto; ma non posso invocarle in un modesto lavoro di prosa. Le
-nove verginelle se ne stanno in Elicona a solo uso e consumo dei vati!
-Mi tocca dunque entrar solo nell'agone.
-
-Innanzi tutto metto fuori le letterate straniere. Ognuno decanti le
-sue eroine. E poi come parlare della Sand, la quale cambiandosi il
-nome e vestendosi spesso da uomo, quasi rinnegò il proprio sesso? come
-parlare di Madama De Staël, di questa amazzone che scrisse di politica,
-di storia, di sociologia e che ebbe l'audacia di voler insegnare ai
-filosofi come va intesa la vita, ai re, come si governa?
-
-Unica eccezione dovremmo farla per Carmen Sylva, che di tanto in tanto,
-fa sentire la sua voce melodiosa: ma le regine debbono essere giudicate
-dalle regine! Noi siamo monarchici e rispetto ne abbiamo per le signore
-coronate, specie quando sono colte, amabili, caritatevoli.
-
-Sentite: se l'Alighieri, il Petrarca ecc. potessero ritornare in
-vita, resterebbero molto maravigliati nel vedere che le nostre donne
-somigliano poco alle Beatrici e alle Laure. Oggi le donne scrivono
-romanzi, novelle, studî critici, storici; sono ascritte a circoli di
-cultura, dirigono riviste e periodici, danno brillanti conferenze,
-facendo restare con un palmo di naso noialtri uomini.
-
-Un tempo una donna che si presentava in pubblico era accolta con una
-certa indulgenza; tutti la guardavano con benevole superiorità, come
-per dire: poverina, è una donna! Ma oggi, eh! oggi dinanzi a una donna
-colta siete voi che vi sentite piccino!
-
-Un secolo fa la Guacci, timida, aveva quasi vergogna di far sapere che
-scriveva versi e solo per le continue insistenze di parenti e di amici
-dette alle stampe le _liriche_; Ada Negri invece, confinata a Motta
-Visconti ad insegnare l'abbecedario, sente una voce interna che le
-dice: Tu non devi consumare così la tua vita:
-
- Vedi laggiù nel mondo
- Quanta luce di sole e quante rose!
- Senti pel ciel giocondo
- I trilli delle allodole festose
- Che sfolgorío di fedi e d'ideali
- Quanto fremito d'ali!
-
-No, non può restare in quel paesello, ella vuole la sua parte di sole e
-di gloria. E quanto la Bisi la presenta all'Italia, l'umile maestrina
-lascia i quaranta scolaretti stizzosi e poltroni e si consacra
-all'arte. Non si nasconde sotto un pseudonimo. Nascondersi! e perchè?
-Mi chiamo Ada: sono una donna, come tua sorella, come la tua sposa.
-Che! non ho anch'io un cuore che palpita?
-
-E non solo la Negri coltiva con successo le lettere.
-
-Guardate: quello scaffale a destra è pieno di libri di donne.
-
-Ecco le poesie della Fusinati e della Brunamonti, le due care poetesse
-che accordano in bell'armonia i santi affetti domestici col sacro
-amor di patria. Sono due mamme, due buone mamme; l'una un po' austera
-per la sua forma classica e, quasi direi, aristocratica; l'altra più
-dolce anche quando tocca la molla potente dell'amor di patria. Qui
-gli _Amanti e l'albero della Cuccagna_ di Matilde Serao, di questa
-instancabile lavoratrice, vero ritratto della vita napoletana; là gli
-_Innamorati_ della Contessa Lara. Povera Evelina! vittima delle proprie
-passioni, avventuriera per natura, trascorse una vita infelice. Leggete
-i suoi versi: sotto quell'ardore sensuale, sotto quella sete di voluttà
-peccaminosa si sente una voce di tristezza languida. È rimorso? è
-disgusto? Lasciamola in pace nella sua tomba insanguinata, ricordando
-per lei quella massima del Vangelo, tanto sublime e tanto modernamente
-giusta: _molto le va perdonato, perchè molto ha amato_.
-
-Qui due nitidi volumi della Deledda. Come è simpatica questa giovane
-sarda! Le popolane della sua isola, ignoranti e superstiziose,
-gridano allo scandalo, vedendo che una fanciulla si è data a scrivere
-libri. Ella intanto, rinchiusa nella sua romita Nuoro studia,
-studia indefessamente e senza essere ascritta ad alcuna conventicola
-letteraria, senza la comoda _reclame_ di amici, arriva a farsi un buon
-nome nell'arte, rievocando con i suoi romanzi il passato glorioso della
-sua isola. Noi abbiamo sempre creduto che la Sardegna fosse un covo di
-briganti, una terra semi selvaggia. La Deledda ci dice: no, vi siete
-ingannati, i sardi non sono briganti, sono uomini forti, uomini di
-cuore.
-
-Qui un numero della _Moda del giorno_ fa pensare a Donna Paola,
-questa brillante e bizzarra scrittrice. Sentite: se il feminismo va
-avanti, nel 2000 le signore e le signorine saranno tutte sul tipo di
-lei. Poveri uomini! avrete che fare con delle donne spregiudicate e
-originalissime.
-
-Curioso! tra le _Tempeste_ della Negri e i _Momenti lirici_ dalla cara
-e sventurata Aganoor, ecco le poesie erotiche e scarmigliate di Annie
-Vivanti, la quale con un forte spintone del Carducci fu messa in prima
-fila e brillò come un pianeta. Ma oggi che il dittatore è morto, la
-poverina si trova a disagio e ha pensato bene a ritirarsi e a non aprir
-più bocca: scrive romanzi, sì, ma non canta più.
-
-Là, in fondo _Le liriche_ di Luisa Anzoletti, di questa simpatica
-trentina, che educata allo studio profondo dei classici, riveste
-di eletta forma le dolci aspirazioni del suo cuore. Cattolica per
-convinzione, canta la carità, l'amore per tutti, e dedica i suoi versi
-alle
-
- genti meste
- Che lagrimar non vidi indarno mai!
-
-E la Baccini, la Bisi, la marchesa Colombi, la Vertua Gentile? Queste
-buone signore entrano nelle scuole primarie e con i loro libriccini
-dànno dei buoni consigli, dei sani ammaestramenti ai nostri bimbi. Sono
-le mamme di tutti, le quali pare che dicono come Cristo: lasciate che i
-fanciulli vengano a me!
-
-E noi fidenti li mettiamo tra le vostre braccia i bimbi. Parlate loro
-di Dio e della patria, spargete i semi di quella sana morale, di cui la
-donna dovrebbe essere la banditrice e la gelosa custode!
-
-Ma chi può parlare di tutte queste poetesse, romanzieri, educatrici?
-Voi ve le vedete davanti, come in una grande fotografia, con quel
-fascino, con quella dolcezza, con quella soavità che incanta e
-conquide.
-
-Sono madri, sono spose, sono figliuole, che pur non tralasciando i
-sacri doveri domestici, coltivano l'arte con vero intelletto d'amore.
-
-Oh! siate benedette! Voi affermate in modo solenne che la donna può,
-e deve sollevarsi dall'abbiezione, in cui il pregiudizio e l'ignoranza
-l'avevano trascinata.
-
- *
- * *
-
-Ma appena staccate l'occhio da questi libri vi assale un grande
-sconforto.
-
-— Perchè — vi domandate — mentre nell'Italia settentrionale e centrale
-fioriscono tanti eletti ingegni, la maggior parte delle nostre donne
-meridionali sono ancora ignoranti e superstiziose? È inutile andare
-arzigogolando pretesti; la colpa è nostra che siamo ancora attaccati
-agli antichi sistemi educativi. Com'è mai possibile che la donna possa
-sollevarsi dall'abbiezione in cui si trova, se appena ha terminate
-le classi elementari, le dite imperiosamente: _basta!_ — I giovani
-debbono ad ogni costo continuare gli studî ed anche se svogliati,
-poltroni, deficienti, frequentar licei ed università; alle fanciulle si
-dice invece: _basta_. Basta e perchè? perchè condannarle a consumare
-i migliori anni sui merletti, nelle trine, su tanti altri puerili
-ornamenti, i quali non fanno che svegliare quel basso sentimento di
-vanità, cui la donna, per un principio atavico, è naturalmente tirata?
-
-Confessiamolo: i doni, i ricordi, che le nostre fanciulle ricevono
-dai genitori, dai parenti, dai fidanzati sono sempre oggetti di lusso
-— cappellini, guanti, sciarpe, ecc. — giammai un libro educativo, che
-parli al cuore, che arricchisca la mente di utili cognizioni.
-
-Se vi permettete di dire a qualche padre. “Sa', la sua figliuola ha
-una bella disposizione allo studio; perchè non le fa frequentare il
-ginnasio?„ vi sentite rispondere: “Non ci mancherebbe altro!„
-
-Qual maraviglia dunque se le nostre figliuole vengono su piene di
-pregiudizi e passano il loro tempo ad ornarsi, ad imbellettarsi,
-per apparire un po' più leggiadrette e vezzose? Inaridite le facoltà
-intellettive, non resta che darsi ai gingilli e alle moine. Così si
-presentano all'altare, così si preparano ad essere madri.
-
-Quante signore conosco, signore rispettabili per censo e per nobiltà
-di natali, che leggiucchiano appena la cronaca del giornale e il
-libriccino della messa! Quando vi trovate in conversazione con
-queste poverette vi tocca discorrere di faccende domestiche, trattare
-argomenti frivoli; più in là non si può andare: quelle nobili matrone
-non avrebbero la forza di seguirvi.
-
-Si dice in una forma più o meno enfatica che la donna deve essere la
-vestale domestica, destinata da Dio ad alimentare la fiamma dell'amore,
-della carità, del sacrificio; si dice che la donna ha il dominio intero
-della casa; si dicono tante cose sulla donna. Ma di grazia, che potrà
-mai compiere una vestale superstiziosa, una regina semi ignorante?
-
-Oggi l'uomo sente il bisogno di trovare nella sua compagna non solo
-la buona massaia, la semplice madre dei figli, la muta e involontaria
-ispiratrice, ma una creatura intelligente e colta, che lo consigli,
-lo sorregga nelle aspre lotte della vita moderna. Intanto si vede a
-fianco una donna piena di pregiudizii, che crede ancora alle fate, che
-non sa decidersi a viaggiare di venerdì, che chiama opera diabolica il
-cinematografo, che ignora in breve tutto quello che l'umano ingegno ha
-prodotto in questo secolo.
-
-Non sono un femminista, nè credo vantaggioso per la società che la
-donna entri nella vita pubblica, sieda al banco del governo, si covra
-della toga del magistrato, declami dalla cattedra universitaria. Ciò
-che vorrebbero alcuni fanatici innovatori è un'utopia! La differenza
-fra l'uomo e la donna ci dev'essere. L'uomo assennato per logica, la
-donna per sentimento, l'uomo giudica per riflessione, la donna per
-istinto.
-
-Ma rendete _ragione_ quell'_istinto_, e la donna, pur restando donna,
-pur restando l'amabile e fedele compagna, non sarà più ciarliera,
-superstiziosa, ciecamente impulsiva. Istruitela, fatele comprendere
-che ha un'anima, che ha un'intelligenza e la donna, conoscendo così
-la propria dignità, potrà compiere intera quella santa missione cui la
-Provvidenza la destinava.
-
-
-
-
-Gli umili e i superbi.
-
-
-Un tempo i libri si pagavano un occhio.
-
-Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava la bella somma di 60
-fiorini d'oro. Nel 1392 una baronessa di Germania dette alla propria
-figliuola per dote, e parve dote grandissima, pochi libri usati; un
-vescovo lasciò un breviario per comprare delle terre; il Poggio, con
-la vendita di un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia per
-leggere non so qual libro dovè dare in pegno tutte le sue argenterie;
-un certo Goffredo di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro aver
-venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di tutti i singuli suoi beni
-e garenzia del corpo stesso al Signor Gerardo di Montagu lo _Speculum
-Historiale_.„ La moglie di un altro Goffredo, Conte di Augou — a quanto
-dicono gli annali Benedettini — comprò da un vescovo una raccolta di
-omelie, pagando “ducento pecore, un moggio di frumento, uno di segale,
-uno di miglio e finalmente cento pelli di martora„. Pochi libri sacri
-e qualche classico greco e latino costarono al Cardinale Bessarione la
-bellezza di trentamila zecchini.
-
-Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra le foglie di palme o
-sulle fibre del papiro, e fortunato chi possedeva un libro.
-
-E quando il papiro d'Egitto venne a mancare per la dominazione degli
-Arabi, si raschiavano le scritture per sovrapporvi delle altre e la
-_Repubblica_ di Cicerone, il _codice_ di Teodosio dovè cedere il posto
-a qualche antifonario o trattato di confessione.
-
-I poveri letterati mancavano di libri. Bisognava ricorrere alla Corte o
-al Santo Padre, perchè solo re e papi si potevano permettere il lusso
-di una discreta biblioteca. E noi sappiamo di molti scrittori che
-non potendo possedere un esemplare dell'_Iliade_ o dell'_Odissea_ si
-accontentavano di un compendio, di un estratto, come se si trattasse di
-un'opera filosofica o scientifica.
-
-Il Petrarca dovè copiarsi di sua mano le opere di Cicerone e si
-lamentava sempre dei copisti.
-
-"Chi recherà — egli esclamava — efficace rimedio alla loro ignoranza e
-viltà? Non parlo dell'ortografia già da lungo tempo smarrita. Costoro
-confondendo insieme originali e copie, dopo aver promesso una, scrivono
-cosa affatto diversa, sicchè tu stesso più non riconosci quanto avevi
-dettato.
-
-Se Cicerone, Livio, Plinio Secondo risuscitassero, credi tu che
-intenderebbero i propri libri? Non v'ha freno, nè legge alcuna per tali
-copisti, senza esami, senza prova alcuna prescelti: pari libertà non si
-dà per i fabbri, per gli agricoltori, per i tesserandoli, per gli altri
-artigiani.„
-
-Questo lamento non era solo del Petrarca, ma di tutti gli studiosi.
-Quei benedetti amanuensi si servivano spesso di abbreviature, di
-ghirìgori, di tratti verticali più o meno inclinati da rendere la
-scrittura bizarra e indecifrabile. Un salterio latino, trovato a
-Stramburgo dal Tritennio, si credeva scritto in lingua armena. Alle
-volte nello stesso manoscritto si trovavano brani di opere disparate,
-parole sconnesse; “c'era sempre da dubitare — dice il Petrarca — se era
-opera di scrittore o di barbaro.„ Qualche buon copista o calligrafo
-non mancava. Il Petrarca negli _Scrittori Parmensi_ parla di sedici
-calligrafi valenti; nella _Storia di Parma_ ne ricorda altri otto.
-Sappiamo pure di un certo Jacopo Fiorentino, frate camaldolese, il
-quale, con una pazienza tutta monastica, copiava con caratteri nitidi
-opere latine e greche. Fu molto stimato in vita e in morte: basti
-dire che la sua mano destra fu conservata in un tabernacolo come una
-reliquia di santo. Ma fatta eccezione di questo Jacopo e di altri
-pochi, i copisti erano una ciurma di speculatori e d'ignoranti che
-guastavano o sconvolgevano ogni cosa con grave danno delle lettere.
-
-Evviva Giovanni Guttemberg che dette il bando alle tavolette incerate,
-ai papiri, alle pergamene, ai palinsesti! La stampa, la stampa!
-
-I sonnacchiosi copisti strillarono contro questo nuovo ritrovato e
-chiamarono la stampa col nome di magìa.
-
-Sì, quale scoperta è stata più magica della stampa? Neppure il
-Guttemberg poteva mai immaginare che i suoi modesti caratteri
-mobili, perfezionati attraverso i secoli, avrebbero apportata così
-straordinaria innovazione nel campo del sapere. Oggi i libri non sono
-più il patrimonio di pochi privilegiati, nè c'è bisogno di zecchini per
-avere l'_Iliade_ o l'_Eneide_. Con una lira avete fino a casa la vostra
-brava _Divina Commedia_; l'_Iliade_ tradotta, annotata, commentata,
-preceduta da cenni biografici sull'autore, una lira; _Le storie_ di
-Erodoto, una lira; le _Tragedie_ di Sofocle o di Euripide una lira.
-Abbiamo biblioteche classiche, biblioteche romantiche, biblioteche
-amene, biblioteche scientifiche ad una lira al pezzo. Ed ogni pezzo è
-costituito da un volume più o meno tarchiato, ma sempre pregevole.
-
-Fino a pochi anni fa quel capo ameno del Perino vi mandava per
-cinquanta centesimi i _Promessi Sposi_, le _Poesie_ del Giusti o del
-Leopardi, la _Gerusalemme Liberata_ o l'_Orlando Furioso_. È vero; i
-caratteri sono un po' minuti, di tanto in tanto sfugge qualche errore
-di stampa; ma paragonate questi volumi con i manoscritti antichi e c'è
-da ringraziare la Provvidenza.
-
-Con cinque soldi il Sonzogno vi offre un volume della _Biblioteca
-universale antica e moderna_, in cui trovate i migliori lavori
-letterarî, storici, scientifici, filosofici, politici di tutti i
-tempi e di tutti i paesi. Come sono preziosi questi volumetti che vi
-fanno gustare le più belle creazioni dell'arte! Non avete familiarità
-col greco? con cinque soldi potete leggere nella vostra bella lingua
-italiana le _Odi_ di Anacreonte, le _Rane_ di Aristofane, il _Manuale_
-di Epitteto, le _Storie scelte_ di Erodoto, le _Odi_ di Pindaro, i
-_Detti memorabili_ di Socrate. Balbettate appena l'inglese? vi sa duro
-il tedesco? leggiucchiate lo spagnuolo? Questa benemerita biblioteca vi
-offre tradotti i più bei lavori del Cervantes, del Moro, del Calderon,
-del Goethe, dell'Heine, del Klopstock, dell'Ibsen, del Wal Wsitman: vi
-traduce finanche dal Cinese lo _Scic-mai-ghan_, e per cinque soldi vi
-dà un _Dente di Budda_.
-
-Quel benemerito editore va ancora più in là: tre soldi una bella Vita
-di Dante o del Petrarca o del Manzoni; una piccola grammatica francese,
-o inglese, o spagnuola; una modesta antologia di prose italiane; brevi
-racconti morali, un manualetto dei sinonimi più comuni, un compendio di
-storia.
-
-Evviva il progresso! evviva il buon mercato! Con un centinaio di lire
-potete acquistare un discreto numero di libri, e metter su una piccola
-biblioteca a modo.
-
-Romanzi però non ne comprate nè a una lira, nè a cinquanta centesimi. O
-non sapete che quest'anno un editore di Firenze, il Quattrini, ha avuto
-un'idea genialissima? Ha detto o pure ha pensato così: “Il romanzo non
-è un poema, una storia, un saggio critico o filosofico che va letto,
-riletto, studiato e postillato. Il romanzo si legge e basta. Dunque
-perchè dargli la forma di un libro e farlo pagare col pepe? Facciamolo
-comparire sotto gli abiti di un giornale.„ E il signor Quattrini
-pubblica ogni giovedì un _giornale-romanzo_, che costa tre miserabili
-soldi e che contiene un intero romanzo. E che romanzi! _Il Padrone
-delle Ferriere_, il _Quo vadis?_, l'_Olmo e l'Edera_, _La signora dalle
-Camelie_, _La vita Militare_, _Un giorno a Madera_, _La torpediniera N.
-39_, _Una sonata a Kreutzer_.
-
-Insomma per farla breve con sette lire, cinquantadue romanzi completi.
-E dategli un po' di tempo a questo Sig. Quattrini. Egli promette la
-serie B, per i romanzi di avventure, la serie C, per i poemi. Insomma
-fra dieci anni tutti i libri diventeranno giornali.
-
- *
- * *
-
-Ma anche oggi ci sono i libri superbi.
-
-Gli scrittori moderni somigliano alle donne: alzano un po' troppo la
-cresta, quando si vedono corteggiati.
-
-La _Divina Commedia_, cinquanta centesimi; il _Canzoniere_, cinquanta
-centesimi; i _Promessi Sposi_, cinquanta centesimi; ma l'_Idioma
-Gentile_, quattro lire; _Maternità_, quattro lire; _il Santo_, quattro
-lire; _la Cena delle Beffe_, quattro lire; _Leila_, cinque; _la Nave_,
-sei; _Fedra_, sette.
-
-E poi questi signori si lamentano che i loro libri non sono popolari.
-Che pretenzione! popolari a quattro lire? Con i tempi che corrono,
-pochi possono metter mano al borsellino e sacrificare quattro lire per
-un romanzo, per un dramma, per una dozzina di novelle o un centinaio di
-sonetti.
-
-Lo so, altro è un libro che si ristampa, altro è un libro nuovo, ma da
-cinquanta centesimi a quattro lire ci corre.
-
-Sentite a me: come si fa in teatro? C'è posto per tutti. Il principe,
-il conte, il barone, l'onorevole, l'alto magistrato si pavoneggia nel
-suo palco; l'agiato borghese si sprofonda nella poltrona; il povero
-operaio se ne sta là impalato sul loggione. Si tratta di maggiore o
-minore comodità, di sedere sul damasco o sulla nuda panca, ma la musica
-e il canto arriva all'orecchio di tutti con egual dolcezza.
-
-Fate anche voi così. Di ogni opera due edizioni: una economica e
-un'altra di lusso. Date le illustrazioni, gli acquerelli, i tagli
-in oro, le legature rosee a chi le vuole; noi studiosi, noi modesti
-insegnanti, vogliamo sapere semplicemente che cosa avete scritto.
-
-Alcuni l'hanno capito. Lo Zanichelli, ad esempio, raduna tutte le
-opere poetiche del Carducci: le _Odi barbare_, le _nuove Odi barbare_,
-le _Terze Odi barbare_, le _Rime nuove_, _Iuvenilia_, _Levia Gravia_,
-_Giambi_, _Epodi_, _Intermezzi_ ecc. e dice: Andiamo, tutta questa roba
-per dieci lire! E questa roba, com'è da immaginarsi, è andata a ruba.
-
-Imitate lo Zanichelli; sarete più popolari e... farete quattrini!
-
-
-
-
-Il vocabolario.
-
-
-Prima che lo diciate voi, lo dico io: il De Amicis ha parlato del
-vocabolario e ne ha parlato da par suo. Questo simpatico scrittore
-somiglia un po' a Victor Hugo: vuol far amare tutto ciò che egli ama.
-Seguendo le orme del Manzoni, che ebbe la pazienza di “spogliare e
-rispogliare il vocabolario„, volle anche lui mettersi all'opera e
-leggerlo da capo a piedi.
-
-“Che bellezza! Che incanto! Il vocabolario diletta più di un romanzo.„
-E per due pagine il De Amicis tesse il panegirico di questo librone,
-che nessuno, a quanto mi sappia, aveva pensato di mettere sugli altari
-con tanto entusiasmo.
-
-Però dopo averlo letto e postillato a dovere esclama: Italiani, noi
-siamo poveri di lingua, noi siamo anemici. Ognuno di noi non conosce
-che poche centinaia di parole e di modi, e stiracchiando, ricorrendo a
-perifrasi, cerca di esprimere alla meglio ciò che vuole. Perchè questo
-sforzo? perchè questa miseria? La nostra lingua è ricca, straricca.
-Aprite il vocabolario. Voi, ad esempio, dite: — Ho mangiato qualche
-cosa prima del pranzo, ho preso un piccolo pasto dopo il pranzo, quel
-piatto era così squisito che n'ho mangiato un'altra porzione. — Che
-sciupìo di parole inutili, che noiosa ripetizione del verbo mangiare!
-Colpa vostra, signori miei. Se aveste un po' più di familiarità
-col vocabolario, direste semplicemente ho fatto uno _spuntino_ o un
-_ritocchino_ o un _contentino_.
-
-E il De Amicis da bravo medico prescrive una cura ricostituente
-per questa anemìa. “Prendete il Fanfani, ultima edizione, mille e
-settecento pagine, otto volumi di sesto ordinario, di quattrocento
-pagine l'uno, cinquanta pagine al giorno. Un anno„.
-
-Benissimo. Un anno di cura, un anno per imparare la lingua, un anno per
-scrivere davvero con arte!
-
-Molti — piccoli e grandi — vollero far tesoro di quella ricetta e
-subito si misero all'opera. Ogni mattina, a stomaco vuoto, cinquanta
-pagine di vocabolario.
-
-Ma che! chi dopo una settimana, chi dopo un mese, chi dopo due, tutti
-incominciarono a sentirsi male; quelle pillole erano indigeste: ognuno
-interruppe la cura e non volle più sapere di vocabolario.
-
-Era da immaginarsi. Con questi chiari di luna chi volete che consumi un
-anno sul vocabolario? Oh! il De Amicis non sa che nel nostro secolo c'è
-una fretta indiavolata in tutte le cose? Oggi i libri un po' voluminosi
-si presentano sotto forma di dizionarî o almeno offrono un indice
-alfabetico analitico, per comodità dei lettori, che non hanno tempo da
-perdere!
-
-I nostri padri — beati loro! — si leggevano da capo a fondo un grosso
-volume e spesso ritornavano volentieri a leggerlo; ma oggi, oggi no:
-i libri che pesano più di duecento grammi ci danno noia e si lasciano
-dormire nello scaffale.
-
-Proprio in questi giorni, scorrendo un catalogo di opere sacre, ho
-letto che un certo prof. Sestili ha pubblicato un _Dizionario Tomistico
-ad uso degli studiosi di Teologia e Filosofia_. Un tempo gli studiosi
-postillavano, commentavano la _Somma_ dell'Aquinate, oggi si contentano
-di leggerla tagliuzzata in un dizionario. Che volete? quella _Somma_ ai
-giorni nostri è diventata _Soma_ e per conseguenza molto pesante.
-
-Dunque, se i libri si riducono a vocabolarî, è mai possibile che un
-vocabolario possa diventare un libro e leggersi per disteso come una
-storia, o un trattato, o un romanzo, tenerlo sul tavolino da notte e
-portarlo, a fascicoli, nelle passeggiate in campagna? No.
-
-Ma non credete che quel libro abbia perduto il suo dominio! Non volete
-seguire l'esempio del De Amicis? peggio per voi. Di buona o mala
-voglia, dovete ricorrere sempre a quel grosso libro. Disprezzatelo,
-guardatelo con occhio bieco, ma dovete convincervi una buona volta che
-il vocabolario è il solo, il vero libro indispensabile a tutti. Potete
-fare a meno della Divina Commedia e della Bibbia (e molti ne fanno a
-meno); del vocabolario, no.
-
-Prima di tutto bisogna comprarlo. Avreste il coraggio di dire ad
-un amico “Mandami un po' il vocabolario Italiano?„ Vi sentireste
-rispondere: “Non hai il vocabolario? compralo.„
-
-Nè basta comprarlo. La maggior parte dei libri si fanno rilegare per
-lusso: il vocabolario per necessità. Quel librone, a differenza di
-tutti gli altri, lavora, lavora molto: occorre quindi che sia rilegato
-in pelle e pelle fortissima. Di più, tutti i libri, piccoli e grandi,
-belli e brutti, utili e inutili, se ne stanno negli scaffali. Appena
-comprati, restano pochi giorni sul tavolino; alcuni si leggono,
-altri si sfogliano; ma tutti, letti o non letti, raggiungono la loro
-residenza stabile. Il vocabolario invece, dal primo giorno che è
-entrato in casa, se ne sta sempre sul tavolino. Accanto al calamaio,
-alla penna, alla cartella, il vocabolario. Spesso per i vostri studi
-avete bisogno di consultare molti libri; ne prendete uno, poi un altro.
-Dopo una settimana il tavolino n'è pieno: quei libri si accavallano
-maledettamente. Che disordine! Che oppressione! Bisogna far piazza
-pulita, bisogna che ognuno ritorni al suo posto. Ma il vocabolario non
-si muove: il suo posto è là, sul banco del lavoro.
-
-Sentite: se entrando in una stanza da studio, non trovate sul tavolo il
-vocabolario, dite subito: “Qui non si legge, nè si scrive„! Infatti è
-mai possibile leggere o scrivere, senza ricorrere a lui, consigliere,
-maestro, despota del nostro patrio linguaggio?
-
-La legge ha il Codice, la Chiesa il Concilio di Trento, la lingua
-il vocabolario. Potete rasentare il codice, ignorare il Concilio di
-Trento, ma il vocabolario, no. Dal giorno che avete incominciato a
-scrivere due parole siete suo suddito.
-
-Che dittatore, che autocrate! Non discute, decreta; non consiglia,
-comanda. Il giudice per formulare e rafforzare la sua sentenza
-richiama articoli e testi unici; il vocabolario non ha bisogno di altre
-autorità: è lui la Legge, lui la Cassazione, lui l'Alta Corte.
-
-Come è modesto nella sua grandezza, come è superbo nella sua
-pedanteria! Sempre pronto alle vostre chiamate, sembra un servitore, ed
-è un padrone!
-
-Non è botanico e vi parla di piante; non è medico e vi fa conoscere le
-malattie, cui andate soggetto; non è un Santo Padre e vi descrive il
-Paradiso. Entra nei postriboli e nelle chiese, vi porta in mare e in
-cielo! Che verista! Ciò che voi non avete il coraggio di dire neppure
-con gli amici più intimi, egli lo dice, senza sottintesi, a tutti:
-lo dice ai vecchi, agli adulti, ai ragazzi, alle fanciulle. Non ha
-scrupoli, nè reticenze, non professa nessun sistema, non appartiene
-a nessuna scuola, non impone nessuna morale. Dite quello che volete;
-predicate in chiesa o nella camera del lavoro; calunniate o incensate;
-pregate o bestemmiate; educate o corrompete; incitate alla guerra o
-consigliate la pace: il vocabolario vi seconda sempre.
-
-Cattolici, protestanti, ebrei, panteisti, razionalisti, modernisti,
-massoni, atei: aprite il vocabolario; per formulare a dovere il vostro
-_credo_, avete bisogno di lui!
-
-Monarchici, repubblicani, socialisti, anarchici, terroristi,
-nichilisti, il vocabolario! Per predicare il vostro _verbo_, dovete
-ricorrere a lui.
-
-Che gran complice! Eppure chi glie ne fa una colpa? chi lo chiama
-responsabile delle utopie, delle stranezze, dei paradossi, delle
-abberrazioni che si pensano e si scrivono?
-
-Il vocabolario, pure essendo di tutti i colori, di tutte le tendenze,
-resta sempre il grande areligioso, apolitico, amorale. È l'unico libro,
-che mentre fornisce a tutti il materiale, può, in ogni quistione, in
-ogni polemica, esclamare come Pilato: — Io me ne lavo le mani! —
-
-Questo furbo non fa che definirvi le parole, registrarvi le frasi, i
-motti, i proverbi. Non tenta, non solletica, non seduce; siete libero
-di scegliere ciò che volete: ne ha per tutti i gusti.
-
-Agli innamorati presta il dolciume, al pessimista le parole di colore
-nero, al rivoluzionario le mitraglie, all'asceta le vaghe aspirazioni,
-all'umorista le arguzie, al maligno i sarcasmi, all'invidioso gli
-scherni.
-
-Dovete scrivere in prosa? Il vocabolario vi offre parole piane, facili,
-casalinghe. Amate scrivere in versi? Il vocabolario vi presta parole
-dolci, diafane, armoniose. Che? dovete preparare un discorso che faccia
-rumore? ricorrete a lui: ha un centinaio di parole rimbombanti che
-fanno al caso vostro.
-
-Ah! se aveste la pazienza di cercare, frugare, rovistare quel librone,
-potreste esprimere una vostra idea in venti, trenta modi differenti e
-produrre venti, trenta effetti diversi.
-
- *
- * *
-
-Eppure questo libro che vi favorisce in tutto, che è sempre pronto a
-servirvi, non è amato, no; è sopportato, lo si considera come un grande
-importuno; che vuol ficcare il naso in tutte le cose.
-
-Domandate ai vostri ragazzi che ne pensano del vocabolario. Dio mio,
-è il libro più antipatico! Almeno quegli elementi di storia hanno
-dei fatterelli piacevoli, il libro di lettura attira con qualche
-raccontino; ma il vocabolario? pesa un mondo e annoia per dieci.
-
-Ogni giorno bisogna portarlo a scuola, ogni giorno bisogna riscontrare,
-trascrivere e mandare a memoria dieci vocaboli. Il maestro spesso
-grida: — Come, roba con due b! perchè non l'hai trovato nel
-vocabolario? — E così i vostri poveri ragazzi, per non avere rimproveri
-a scuola e castighi a casa, ricorrono al vocabolario. È un libro
-che li perseguita sempre e da cui non possono liberarsi. Scrivono il
-componimento italiano? Dopo aver consumato due ore a mettere insieme
-dieci periodi, vocabolario per i benedetti errori di ortografia.
-Mandano a memoria una poesietta, un brano di prosa? vocabolario per
-assicurarsi del significato di tre o quattro parole.
-
-Hanno torto i ragazzi a considerarlo come un libro noioso? Non credo.
-
-Hanno torto invece gli scienziati, i quali vorrebbero fare a meno del
-vocabolario. Essi dicono: “Il vocabolario a noi? Ma non sapete che
-la scienza ha un linguaggio proprio, ha parole tecniche, che non sono
-italiane, nè francesi, nè tedesche, ma scien-ti-fi-che! La scienza è
-universale, e quindi è libera di servirsi dove vuole e come vuole!„
-
-E così i medici, ricorrono direttamente al greco antico e, per
-intimorirci di più, battezzano le malattie con parole lunghe un metro;
-i naturalisti si servono del latino; gl'ingegneri rubano un po' da per
-tutto. E la lingua italiana? Si lascia ai letterati di professione.
-Finchè si frequentano le scuole secondarie, si studia un po' di
-lingua; ma dopo il liceo, si manda a quel paese. Ognuno prende la sua
-strada. Chi entra nelle cliniche, chi si cristallizza coll'algebra
-e con la trigonometria, chi si dà anima e corpo all'elettricità, chi
-si rinchiude in un osservatorio per studiare, la luna, il sole, e le
-stelle fisse o erranti, chi si ostina e restarsene, giorno e notte, in
-un sotterraneo per darvi la lieta novella che all'ora B, al punto C,
-c'è stata una forte scossa di terremoto, e chi va ramingo per piani e
-per valli, in cerca di piante rare. E così ognuno vive nel suo mondo,
-ognuno legge i libri del proprio mestiere.
-
-La letteratura? Che letteratura! Ricordano come un sogno di aver un
-tempo letto l'_Iliade_, il _Furioso_, i _Promessi Sposi_. Oggi hanno
-altro per il capo.
-
-Eh! signori miei, fate male; potete dare il ben servito a tutti i
-libri, ma al vocabolario, no. Prima di essere medici, astronomi,
-naturalisti, ingegneri, siete italiani ed avete il sacrosanto dovere
-di parlare e scrivere in lingua italiana. E poi... non vi siete
-accorti che il vocabolario si vendica degli apostati? Voi consumate i
-migliori anni nello studio, vi affaticate, incanutite innanzi tempo,
-ma la scienza resta sempre il patrimonio di pochi. Perchè? Perchè i
-vostri libri sono scritti in una forma arida, stucchevole, saracinesca.
-Ricorrete al vocabolario, fatevi guidare da lui. La scienza sarà
-popolare e un po' di popolarità l'avrete anche voi.
-
- *
- * *
-
-Faccio una proposta: presentatevi a un uomo di Governo, a
-un'Eccellenza, a una sotto-eccellenza e parlate di lingua! Sareste
-accolto con un sorriso canzonatorio! Questi signori del Ministero, che
-hanno in mano i destini della patria, non possono pensare alla lingua.
-
-L'alta politica assorbe, l'alta politica è come l'amore: fa perdere
-tutti i sensi. Appena un giurista, uno scienziato, un cultore di
-lettere ha la fortuna o la disgrazia di afferrare un portafogli o mezzo
-portafogli, addio professione, addio studî! Non è più medico, avvocato
-o letterato, è un uomo politico.
-
-Valga per tutti l'esempio dell'on. Sacchi. Chiamato per la prima volta
-da Sonnino a guardare i sigilli reali, corre a Torino, licenza clienti
-e scrivani e chiude bottega. Che avvocato e avvocato! Il ministro è
-ministro! Roma, la potente incantatrice, lo chiama a sè, e lo trasforma
-in un matematico; gli presenta dieci, dodici problemi — problema
-economico, problema finanziario, problema del mezzogiorno (siamo
-diventati un problema, noi del Sud!) e gli dice: “risolvi„.
-
-Eppure questi uomini, che volontariamente, per la salute... della
-patria, si espongono alla terribile prova, e diventano vittime
-del quarto potere, che li spia, li sorveglia, li censura; oltre a
-doversi parare i colpi mortali delle estreme destre e sinistre, —
-oggi veramente non più: gli estremi si son toccati e l'opposizione la
-fanno i liberali del centro —; oltre al pericolo di trovarsi domani
-dinanzi all'Alta Corte di giustizia per il _redde rationem_, questi
-uomini debbono pensare, — guardate un po'! — alla lingua e consultare
-il vocabolario. Specie il Ministro della Pubblica istruzione, questo
-Pontefice Massimo dei nostri studi, deve maneggiar bene il patrio
-linguaggio. Nè lo dico per celia: il ministro Baccelli si permetteva
-di dire in pubblica Camera, che il Bonghi _guardava il letto_.
-Subito l'Imbriani a rimbeccarlo: “Guarda il letto! Ma non sa il
-signor ministro della Pubblica Istruzione che _guardare il letto_ è
-francesismo?„
-
-Il Baccelli tacque: aveva torto.
-
-Ricordate lo scandalo di quattro anni fa? Dalla Minerva vennero fuori
-certi temi d'italiano! I professori si guardarono in faccia e a bassa
-voce si andavano susurrando, non senza compiacimento: — hanno perduto
-la testa quei signori! — Ma il ministro non aveva perduto la testa,
-no; aveva solo dimenticato di consultare il vocabolario. E questa
-dimenticanza continua. Spesso dopo aver letto una circolare vi viene
-la tentazione di scrivervi sotto a grossi caratteri — _vocabolario_ —
-e spedirla raccomandata “_a Sua Eccellenza il Ministro della Pubblica
-Istruzione_„.
-
-Al ministro? Ma è lui che scrive le circolari? Quel poveretto non ha
-neppure il tempo di grattarsi il capo: firma, non scrive. Questa, però,
-non è una buona ragione: chi firma, ne assume la paternità. Anche la
-cambiale si firma, e noi, disgraziatamente, sappiamo a prova quali
-danni morali e finanziari può regalarci quel pezzetto di carta, a cui
-appiccichiamo la nostra riverita firma.
-
-Il Ministro è occupatissimo. Ne convengo. Ma, Dio benedetto! invece
-di mandar fuori in un anno, centinaia e centinaia di _circolari_, di
-_normali_, di _ministeriali_, che lasciano il tempo che trovano, se
-pure non si contraddicono e non ingarbugliano di più la matassa, ne
-scriva una dozzina, una al mese, avrà così il tempo di studiarle meglio
-e di presentarle, con l'aiuto del vocabolario, in bella forma italiana.
-
- *
- * *
-
-Dunque vi siete convinti che il vocabolario è indispensabile a tutti!
-Chiamatelo pedante, importuno, seccatore, ma dovete tenerlo sempre sul
-tavolo, anzi... Qui mi fermo, voglio prima raccontare un aneddoto.
-
-Siamo in un caffè. Un signore dall'aspetto aristocratico, sorseggiando
-una bella tazza di moka, dice al cameriere:
-
-“Di grazia, potrebbe favorirmi una cartolina postale?„.
-
-— Presto servito. —
-
-In un attimo il cameriere ritorna con penna, calamaio e cartolina. Il
-signore lo ringrazia con un sorriso, dà l'ultimo sorso al moka, inforca
-gli occhiali e si mette a scrivere. Scrive, scrive; ad un tratto si
-ferma. Dà uno sguardo all'intorno, resta un po' sopra pensiero, carezza
-i suoi enormi scopettoni, riprende la penna, la immerge nel calamaio
-e resta così. Poi di botto, con la sinistra preme il campanello
-elettrico.
-
-Si ripresenta il cameriere.
-
-— Il signore desidera? —
-
-“Scusi, sa', mi favorisca il vocabolario italiano.„
-
-— Il vocabolario! non l'abbiamo il vocabolario! —
-
-Tutti, a questo breve dialogo, se la ridono sotto i baffi; anzi due,
-imprudenti, ridono così forte che quel signore stizzito, esclama in
-tono minaccioso: “C'è poco da ridere! Sono un galantuomo e non ho detto
-mica una sciocchezza, io!„ Poi, getta pochi soldi sul tavolo, prende
-bastone e cappello, e via!
-
-Appena si fu allontanato, cominciarono nel caffè i commenti. “Sarà un
-pedante! Sarà un maniaco! Che bel tipo da commedia!„. E qui a ridere,
-a celiare, a mettere in canzonella tutti i puristi passati, presenti e
-futuri.
-
-È comodo tagliare i panni al prossimo, mentre si gusta un gelato o un
-bicchierino di Strega!
-
-Ma ripensando a quel signore, veggo che alla fin fine non aveva torto,
-no.
-
-Siamo ragionevoli! Noi italiani, più degli altri popoli, si ha sempre
-bisogno del vocabolario. Ogni regione del nostro bel regno possiede
-il suo dialetto, e nel dialetto parla, impreca, bestemmia, ride,
-piange, delira, sogna. Specie noi del mezzogiorno, siamo abituati fin
-da bambini a trattare col nostro dialetto, gaio, vispo, birichino,
-licenziosetto, che è un miscuglio bizzarro di latino, greco, spagnuolo,
-francese — sacra reliquia dei nostri antichi padroni. — In famiglia,
-tra gli amici, nelle conversazioni casalinghe, tutto è dialetto. La
-parola, come è naturale, non ci viene mai meno: sempre pronta, sempre
-propria. Le frasi, gl'idiotismi, i vezzi si succhiano col latte
-materno. Siamo degli artisti nel raccontare un aneddoto, nel ritrarre
-una scena, nel rimbeccare — botta e risposta — chi vorrebbe divertirsi
-a nostre spese.
-
-Ma tutta questa geniale gaiezza si estingue, ogni qualvolta siamo
-costretti di ricorrere alla lingua italiana. Con le persone di
-riguardo, con le signorine bisogna parlare in lingua ufficiale.
-
-Quale martirio! Si piglia la rincorsa, ma che è che non è, il carro
-stride: voi vi sentite inceppato, le labbra quasi non sanno pronunziare
-una parola. Si va avanti barcollando, ricorrendo agli _insomma_, ai
-_perciò_, ai _naturalmente_, passando dal _lei_ al _voi_, aiutandovi
-col gesto, con gli occhi. Spesso per pensare a uno strafalcione detto,
-vi ingarbugliate di più e ne dite altri. Spesso fate a meno di prendere
-parte alla discussione, il silenzio in quel caso è oro di ventiquattro
-carati; e se non è possibile tacere, rispondete a monosillabi,
-servendovi di un vezzoso e comodo: _Sì, signora! No, no! Non ci
-mancherebbe altro! È verissimo!_
-
-E quando, come Dio vuole, la conversazione è finita sembra esservi
-liberato da un peso enorme. Vi resta però il rimorso, e tra voi e voi
-andate ricordando gli spropositi e i farfalloni pronunciati con tanta
-solennità. Che bella figura! e dire che libri ne avete letti, studi di
-lingua ne avete fatti!
-
-Finchè si parla, passi pure: _verba volant_ e volano pure le
-improprietà, i francesismi, le sgrammaticature, le lunghe perifrasi
-scialbe e inconcludenti, i periodi lasciati in asse. Del resto, mal
-comune è mezzo gaudio. Ognuno ha sull'anima di tali rimorsi e non
-potrebbe gettare la prima pietra!
-
-Ma il guaio, il guaio serio è quando si scrive: le idee vi frullano
-nel cervello e fanno ressa per uscire: voi le ordinate, le accarezzate
-e giù in fretta a versarle sulla carta. La penna corre, vola! Che bei
-pensieri! Modestia a parte, voi siete uno scrittore coi fiocchi. Bravo,
-bravo! Domani starete sugli altari a fianco al D'Annunzio e al De
-Amicis.
-
-Ma che! quella prosa che calda calda vi sembra bellissima, dopo due
-ore ha perduto tutto il suo incanto. È accademica, slavata, piena di
-francesismi, di provincialismi, di contorsioni, di luoghi comuni.
-Voi non siete più contento dell'opera vostra. Quanti dubbi, quante
-incertezze! Questa parola è italiana? e quest'altra? Questa frase mi
-sembra di averla letta, dove? nell'epistolario del Giusti? No, nei
-_Proverbi_? Quali proverbi! nelle lettere! e qui a scartabellare, a
-ricercare, a perder la testa!
-
-Noi siamo infelici nella lingua. Le cose più comuni non sappiamo
-esprimerle con garbo. Spesso per nascondere la nostra povertà, si
-ricorre ai punti sospensivi, alle interiezioni. Tutto questo perchè?
-perchè facciamo poco uso del vocabolario. Lo teniamo sul tavolo, sì, ma
-lo consultiamo di rado. Ecco l'errore. Noi dovremmo avere sempre fra le
-mani quel libro.
-
-Signori proprietarî di hôtel, in ogni camera, oltre le sedie, la
-spazzola, il pettine, non dimenticate di mettere sul tavolo il
-vocabolario della lingua italiana; vocabolarî nei palchi dei teatri,
-vocabolarî nelle pullman dei treni diretti, vocabolarî negli uffici
-postali e telegrafici, vocabolarî nei caffè, nelle trattorie, nei
-tribunali, vocabolarî... debbo dirlo? nel Parlamento. Ogni deputato
-abbia il suo _Petrocchi_, legato in pelle e oro. Forse così, molti
-nostri Rappresentanti, prima di domandare la parola e metter fuori
-certi discorsi, che per maggiore disgrazia vengono stenografati e
-conservati gelosamente negli Atti della Camera — _ad perpetuam rei
-memoriam_ — avranno la comodità di consultare quel libro e parlare meno
-barbaramente. E i senatori? Lasciamo stare questi poveri vecchi. La
-vista è debole, le mani sono rattrappite e poi... parlano tanto poco!
-Ma i deputati, questi signori che sono pieni di vita, che rappresentano
-il popolo italiano, dovrebbero parlar bene e dare il buon esempio.
-
-E voi, signor Ministro della Pubblica Istruzione, non alzate la voce a
-difesa del nostro “Idioma Gentile?„.
-
-Eccellenza Credaro, invece di accarezzare gl'insegnanti primarii
-e secondarii, i quali, ringalluzziti come i ferrovieri, sono
-incontentabili e tirano sempre calci, pensate al vocabolario.
-
-Oggi tutto è Stato. Chinino dello Stato, Ferrovie dello Stato. E la
-lingua non è dello Stato?
-
-Sta bene combattere la malaria, che infesta le nostre campagne e
-miete migliaia di vittime; ottima idea disciplinare ferrovieri e treni
-diretti con un nuovo Ministero; ma la lingua? Avete mai pensato che noi
-italiani non sappiamo parlare? avete mai pensato che quando una povera
-recluta del Napoletano è spedita, a grande o a piccola velocità nel
-Veneto o nel Piemonte crede trovarsi nella California, perchè parla e
-nessuno l'intende, è interrogato e non sa rispondere?
-
-Eccellenza, gl'Italiani sono stranieri tra loro per la lingua.
-
-E che bisognerebbe fare? Abolire i dialetti? No; rendere popolare la
-lingua per mezzo del vocabolario. E poichè so che vostra Eccellenza,
-
- in tutt'altre faccende affaccendata,
- a questa roba è morta e sotterrata,
-
-mi permetto abbozzarvi un progetto di legge, che dovreste avere la
-bontà di caldeggiare in seno al Consiglio dei Ministri e in seno alla
-Camera. I nostri cinquecento l'approveranno, non dubitate. Del resto
-si tratta appena di due o tre articoli e andrebbe sotto la categoria di
-leggina. Sentite.
-
-Art. I. Dal 1 Gennaio 1912 tutti gl'impiegati civili e militari del
-Regno e della Colonia Eritrea avranno per proprio uso e consumo il
-vocabolario della lingua italiana.
-
-Art. II. Sorgerà in Roma, sotto la dipendenza e vigilanza diretta del
-Ministero della Pubblica Istruzione, la Tipografia dello Stato per la
-esclusiva pubblicazione del vocabolario della lingua italiana.
-
-Art. III. I Primi Presidenti e Procuratori Generali di Corte d'Appello,
-i Comandanti di Corpo d'Armata, i Prefetti, i Direttori Capi delle
-Poste e Telegrafi, gl'Intendenti di finanza faranno pervenire, per il
-tramite del proprio Ministero, non più tardi del 10 Novembre, l'elenco
-nominativo dei loro subalterni, affinchè ogni impiegato abbia per il 31
-Dicembre un esemplare del Regio Vocabolario.
-
-Ecco tutto: appena tre articoli, ma siate sicuro che la lingua se
-ne avvantaggerà di molto. Dal Primo Presidente di Corte d'Appello
-all'ultimo usciere di Conciliazione; dal Generale di Corpo d'Armata
-alla più ingenua ordinanza del più ingenuo sottufficiale, tutti, tutti
-impareranno a maneggiare con più urbanità la propria lingua. Forse
-così i signori Prefetti, Sotto-prefetti, segretarii, sotto-segretarii
-daranno il bando a certe lettere stereotipate, che si tramandano di
-generazione in generazione e che sotto la forma burocratica, nascondono
-una lingua barbara.
-
-Ma, Eccellenza, scusate: bisogna aggiungere un altro articolo al
-progetto di legge.
-
-Art. IV. Ogni comune del Regno, in ragione dei suoi abitanti, riceverà
-gratis un numero di esemplari del Regio Vocabolario. I Consigli
-comunali avranno cura di distribuirli ai cittadini che ne fanno
-richiesta.
-
-Sì, sì, seminate vocabolarî da per tutto, in cielo, in terra, in ogni
-luogo. Dopo un paio di anni in Italia si parlerà davvero la lingua
-italiana.
-
-Signor Ministro, il giorno in cui lascerete la Minerva, potrete dire ad
-alta voce: Ho salvata la lingua!
-
-Ma che, voi fate boccuccia! Non vi va, è vero? Ebbene, questo aureo
-e salutare progetto di legge lo farò proporre dal Deputato del mio
-collegio, cui parlerò alla vigilia delle prossime elezioni generali.
-Son sicuro che mi dirà di sì, salvo a vedere se il furbo manterrà la
-parola. Sanno così bene promettere e non mantenere i nostri Onorevoli!
-
- *
- * *
-
-Tempi beati i nostri! Oggi con dieci, quindici lire avete fino in casa
-il vostro bravo vocabolario della lingua italiana. Non vi piace il
-Fanfani? comprate il Petrocchi. Non vi garba il Petrocchi? eccovi il
-Rigutini. Volete il nuovo vocabolario del Giorgini e del Di Broglio?
-Padronissimo.
-
-Del resto tutti seguono lo stesso metodo. Dopo aver data la spiegazione
-di una parola, vi mettono sottocchio proverbi, motti, frasi, in cui
-sempre artisticamente è incastrato quel vocabolo.
-
-Un esempio pratico. Che cosa significa _mano_? Mano — direte voi —
-significa la mano. È vero. E nient'altro, proprio nient'altro?
-
-Aprite il Fanfani. Due pagine fitte, quattro colonne, per questa
-parola. Significato ufficiale: _membro dell'uomo, attaccato al braccio
-e per cui mezzo fa tutte le sue operazioni_. Significato speciale per
-i medici: _tutto l'organo possessorio che suddividesi in omero, cubito
-e mano estrema_; per i costruttori di corda: _forca di ferro, con la
-quale si tiene il filo nella conca, quando si vuole incatramare_.
-
-Ma basta con i significati, diamo piuttosto uno sguardo alle frasi.
-
-Noi tutto facciamo con la mano. Il Montaigne, non so se per il primo,
-ebbe la pazienza di notare tutto ciò che l'uomo fa con la mano.
-
-“Con la mano — egli dice — si domanda, si supplica, si rifiuta,
-s'interroga, si dubita, si teme, si insegna, si comanda, si imita,
-si dà coraggio, si accusa, si condanna, si assolve, si disprezza, si
-sfida...„ e continua così per una pagina, conchiudendo trionfalmente
-“la mano gareggia con la lingua nelle molteplici sue variazioni„.
-
-Sono celebri le sfide di Roscio e di Cicerone: il primo pretendeva
-di esprimere col gesto tutto ciò che con la lingua esprimeva
-l'eloquentissimo oratore.
-
-Credo però che nessuno abbia mai pensato quante cose noi diciamo con la
-parola mano. Sentite. Due persone si aggruffano? _Vengono alle mani_.
-Tizio ruba? _lavora di mano, giuoca di mano_. Caio gode la simpatia di
-tutti? _è tenuto in palma di mano_. Chi ama l'ozio, _sta con le mani
-alla cintola, con le mani in mano_. Quel signore è spilorcio? _ha una
-mano!_; è prodigo? _è largo di mano_; è severo? _che mano di ferro_; è
-debole? _si fa prendere la mano_.
-
-Un mal vivente, dopo averne fatto di cotte e di crudo cade in trappola?
-_è la mano di Dio!_ In questo affare non c'entro, _me ne lavo le mani_.
-La cosa è così, ne sono certo, _metterei la mano sul fuoco_. È colpa
-tua? _morditi le mani_. Invece di consumare venti parole per dire ad un
-amico o ad un seccatore, che siete dispostissimo a favorirlo, ma che
-non dipende solo da voi, bisogna parlarne anche a Tizio, vi sbrigate
-subito — _lui con una mano ed io con due_. Il _do ut des_ dei latini,
-che sa molto d'egoismo, si raddolcisce col vezzoso _una mano lava
-l'altra_. _Dammi una mano_, aiutami. _Hai le mani in pasta_ non si
-dice dei fornai, ma di molti uomini politici — voi m'intendete — che
-spandono grazie e favori. Aspettate l'occasione per rendere la pariglia
-a quel farabutto? s_e mi cade in mano!_ Il cavallo si sbizzarrisce? _ha
-guadagnato la mano_. Chi perdona, _alza la mano_, chi riesce in ogni
-cosa _ha una mano benedetta_„.
-
-Ma mi accorgo di fare un lavoro inutile. Aprite il vocabolario; ne
-trovate a bizzeffe di queste frasi.
-
-E quanto il vocabolario vi ha detto che una frase è italiana,
-servitevene a vostro bell'agio: mangiatene a colazione, a pranzo, a
-cena e andate a letto senza pensieri. Nessuno potrà attaccarvi sulla
-lingua.
-
-Ma prima di addormentarvi, pensate un po' a quei poveri letterati
-antichi, che si trovarono in ben altre condizioni. Fino al cinquecento
-si scriveva senza vocabolario. Ognuno doveva accattar voci, frasi,
-regole sui classici canonizzati, formando così un zibaldone più o
-meno grosso per proprio uso e consumo. Si passavano anni e anni per
-un estratto di parole sulla _Divina Commedia_, sul _Canzoniere_,
-sulle _Vite dei Santi Padri_; e di ogni parola bisognava esibire il
-certificato di nascita, “L'ha detto Dante? ma dove? in qual verso?
-L'ha usata il Boccaccio? Ma santo Iddio, il Boccaccio non è sempre
-imitabile.„
-
-Di qui polemiche, discussioni eterne che spesso andavano a finire in
-contumelie ed insulti. I pedanti stizzosi, cocciuti si ostinavano a
-scrivere l'oro di lega del trecento e non volevano d'un palmo staccarsi
-dal toscano, servendosi di parole rancide, imbalsamate; altri, di
-maniche larghe, mettevano in campo l'uso e quindi la lingua parlata;
-altri infine pur non dando troppo peso a tali pettegolezzi, per non
-venire alle mani con i pedanti, piegavano la testa. Il Bembo, vedendo
-che questa benedetta lingua bisognava cercarla con la lanterna di
-Diogene, diceva all'Ariosto: “Senti a me, scrivi in latino: il tuo
-Orlando potrà impazzire come vuole e nessuno avrà che dirci„.
-
-E perchè? perchè mancava il vocabolario. Veramente un certo Padre
-Ambrogio Calepino (da cui ne venne Calapino, vocabolario) volle tentare
-la prova e mise fuori un lessicon. Ma che dizionario! Basti dire che il
-buon monaco agostiniano ingarbugliò di più la matassa.
-
-E così la povera lingua italiana, disprezzata, bollata col nome di
-volgare, serviva per i piccoli atti, per gli atti grandi c'era il
-latino.
-
-Ma un giorno, cinque accademici degli Umidi: Giambastista Dati, Anton
-Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini e Bastiano
-de' Rossi si distaccano dai compagni, si radunano in luogo ameno e
-alterando squisite cenette con spensierato cicalare, passano parecchie
-ore della sera.
-
-Il Salviati, che più degli altri conosceva le misere condizioni della
-lingua, si mette in mezzo a questi cinque capi ameni e dice loro:
-“Perchè non compiliamo un vocabolario? Nella nostra lingua, insieme
-alla farina c'è molta crusca: dunque fondiamo l'Accademia della
-Crusca.„
-
-Della crusca! Bisognava fondare l'Accademia della farina. Ma tant'è,
-vollero chiamarla della Crusca e vada per la Crusca. In quei tempi
-tutte le accademie, anche le più assennate, prendevano nomi bizzarri,
-per non dire ridicoli.
-
-Anzi questi signori, continuando la celia, presero per stemma
-un frullone, lasciarono il nome di battesimo e si chiamarono
-l'_Infarinato_, l'_Inferigno_, il _Rimenato_, l'_Insaccato_. Solo il
-Grazzini restò col primitivo pseudonimo di _Lasca_, perchè la lasca è
-un pesce di fiume che va fritto con un po' di farina.
-
-Questo comitato dei cinque il 1612 pubblicò il _Vocabolario della
-Crusca_. Finalmente! Ma che, credete che cessassero le polemiche? Non
-era mica il vangelo, la Crusca. Chi ne rise, chi l'accolse come un
-brutto scherzo, chi ne disse corna.
-
-Aprì il fuoco il Beni con la viperina _Anticrusca_, ma gli restituì
-capitali e interessi il Pescetti con la terribile _risposta
-all'Anticrusca_.
-
-Curioso fra tutto il Gigli. Fa un estratto di voci occorrenti nelle
-opere di S. Caterina e le dona ai Cruscanti, affinchè arricchissero
-il vocabolario di un tanto tesoro. Gl'Infarinati però fecero gli
-schizzinosi. “Santa Caterina, ne facciamo di cappello; ma quelle voci,
-no!„
-
-Apriti cielo! Il Gigli si piccò e mise fuori il _Vocabolario
-Cateriniano_, con cui menò colpi da orbo a destra e a sinistra,
-attirandosi l'odio dei grandi e dei piccoli.
-
-Ma se volessimo andar ricordando tutte le dispute, non la finiremmo
-più. Basti dire che dal Tassoni al Monti e cognato, moltissimi
-assalirono la Crusca.
-
-Eppure, malgrado tutte queste lotte, la Crusca è restata l'Arca Santa
-ed è arrivata a noi come il più grande documento storico della nostra
-lingua. Or combattuta, or difesa, or calunniata, or disprezzata,
-la Crusca è stata sempre il codice supremo, il fuoco sacro della
-nostra nazionalità. Ed oggi? Oggi l'accademia della Crusca, lavora
-indisturbata. Ogni anno una seduta plenaria. Il Segretario Capo, Guido
-Mazzoni, legge la sua relazione e dice all'Italia che si è giunto alla
-lettera N; cioè vorrebbe dirlo all'Italia, ma lo dice ai compilatori e
-ai pochi socii che si trovano in quell'occasione a Firenze.
-
-Quest'anno s'è fatta un po' di festa: si è celebrato il centenario del
-decreto di ricostituzione dato dal Bonaparte, il 19 Gennaio 1811. Tutte
-le autorità presenti. Mancava solo l'On. Luzzatti, allora Eccellenza,
-il quale si fece rappresentare dal ministro dell'Istruzione e da un
-telegramma classico.
-
-Ferdinando Martini, socio corrispondente, fece il suo bravo discorso
-commemorativo.
-
-Naturalmente vi furono applausi e strette di mano, e in ultimo ognuno
-se ne andò per i fatti suoi, un po' seccato, non del discorso, che fu
-bellissimo, ma della funzione. È tempo di pensare alla Crusca! Che
-Crusca e Crusca! Non ci mancherebbe altro. Noi vogliamo il fiore di
-prima qualità, anche a costo che questo fiore bianchissimo risulti da
-una miscela più o meno dannosa allo stomaco.
-
-Fino a pochi anni fa avevamo la classe dei puristi, che si erano
-dati anima e corpo allo studio della lingua e alla compilazione di
-vocabolari. Ne vollero un po' troppo questi signori. E come sapete chi
-tira la spezza. Il soverchio rompe il coperchio e noi per conservare
-questo benedetto coverchio, abbiamo messo da parte ogni pedanteria. In
-Italia si parla e si scrive — e quanto! — ma non in lingua italiana.
-Le parole francesi e un tantino anche le inglesi abbondano nel nostro
-linguaggio. Appena esse arrivano da oltre Alpi si scrivono con riserva
-e in carattere diverso, come per far vedere a tutti che è merce estera;
-ma a poco a poco diventano pan di casa e non ci si bada più.
-
-_Hôtel_, per esempio, oramai è concittadino. I nostri padri dicevano
-_albergo_, noi _Hôtel_. Che volete! _Hôtel_ è più aristocratico, più
-signorile. I borghesi, i modesti negozianti vanno all'albergo, ma
-i principi, i marchesi, i conti, i deputati, i pezzi grossi della
-magistratura, dell'esercito e anche del socialismo vanno all'Hôtel. Si
-predica l'uguaglianza, è vero; ma un riguardo bisogna sempre averlo per
-il sangue bleu e per i gallonati!
-
-Una persona vi passa frettolosamente di fianco e non volendo o pur
-volendo — chi lo sa, sono tanti i gusti! — vi pesta un piede. Voi
-mandate un grido, aggrizzando il naso, lui con un sorrisetto vi dice
-_pardon_ e via. E perchè _pardon_? perchè questa parola antipatica? Non
-basta il dolore al piede, bisogna sentirne un altro all'orecchio?
-
-È vero che oggi siamo amici dei francesi, è vero che il nostro Re
-fu accolto a braccia aperte a Parigi, ma non è detto che agli amici
-bisogna conceder tutto. E l'esempio l'ha dato proprio Sua Maestà.
-
-Il nostro Re, un paio di anni fa ordinò che il menu dei suoi pranzi
-ufficiali fosse redatto in lingua italiana. E n'era tempo: Perchè
-ricorrere al francese?
-
-In quell'occasione il _Giornale d'Italia_ fece un passo avanti e disse
-ai suoi lettori: “Perchè non mandar via anche _menu_ e sostituirlo con
-parola italiana?„
-
-La proposta piacque e per dieci o dodici giorni non si parlò che di
-_menu_. Chi voleva sostituirlo con _lista_, chi con _elenco_, chi
-con _nota_, chi con _minuta_. Lo Stecchetti, sempre all'erta quando
-si tratta di pranzi, cene e altro ben di Dio, rispose: “Zitto!
-_Lista_ è antipatico, perchè ricorda il conto da pagare: _elenco_
-è troppo solenne e cattedratico; _minuta_ è d'italianità dubbia,
-specie in questo significato. O dunque come si fa? Come facevano
-i nostri antichi!„ E citando esempi di molti cuochi, conchiuse che
-“sul cartoncino si potrebbe scrivere: “Pranzo offerto da S. M. il Re
-d'Italia al corpo... diplomatico.„
-
-Ma anche lo Stecchetti parlò al deserto. _Menu_ può dire come Vittorio
-Emmanuele II: “Ci siamo e ci resteremo„. Non vedete come è dolce questa
-parola? _Menu_ ci fa venire l'acquolina in bocca e ci prepara alla
-bella funzione. Chi volete stomacare con lista, elenco e nota?
-
-E così allegramente, in nome del buon gusto, si dà il benvenuto alle
-parole straniere, e il ben servito alle paesane. E quel che è peggio,
-i nostri letterati maggiori, questi Santi Padri, che più degli altri
-dovrebbero essere gelosi custodi di un tanto tesoro, sono di maniche
-larghe, se pure non si arrogano il diritto di arricchire la lingua con
-parole di nuovo conio.
-
-Il D'Annunzio, che dopo la morte del Carducci, a dispetto del
-_fratello_ Pascoli, dell'amico Graf e degli altri dignitari, si è
-solennemente dichiarato, come il leone della favola, re della poesia,
-del romanzo, del teatro; ha il vezzo di incastrare nei suoi lavori
-parole nuove. Potrei fare un menu, cioè un elenco, di queste parole,
-che egli ricava dal suo dialetto, dal latino e forse dall'arabo o dal
-fenicio. Ma è inutile: leggendo una sola pagina di una sua tragedia
-o di un suo romanzo ne avrete piene le tasche o meglio le orecchie,
-perchè le parole non hanno mai riempite le tasche, quantunque spesso
-le.. rompono.
-
-Fra tante parole nuove, introdotte dal D'Annunzio ne scelgo una:
-_sororale_. Che significa? Ecco: abbiamo detto sempre fraterno per
-indicare tutto ciò che appartiene a fratello o a sorella. Ma ciò non
-garba al D'Annunzio. Egli dice: “Mettiamo le cose a posto. Oggi che
-la donna deve emanciparsi, bisogna che abbia un aggettivo proprio.
-Per il fratello, fraterno, per la sorella, sororale. È un vocabolo
-un po' ruvido, poco degno del sesso gentile? Eh, come v'ingannate!
-Assaporatelo bene, mettetelo in circolazione e vedrete come è dolce e
-armonioso„.
-
-Potreste dire: Il Fanfani non la registra. Bella ragione. Chi è
-Fanfani? Fanfani comanda a casa sua, o meglio comandava, perchè è
-morto già da un trentennio. Ma ammesso pure che il Fanfani fosse vivo,
-potrebbe imporsi al D'Annunzio e compagni? Oggi libertà per tutti.
-Chi ha il coraggio di alzar la voce a favore della lingua? Vocabolarî
-ce ne sono, ma che vocabolarî! Se togli il Petrocchi, che si ostina a
-voler purificare il patrio linguaggio, tutti gli altri letterati che
-potrebbero insegnarci un po' a parlare o si danno alla politica, come
-il Martini, o sonnecchiano, come il Morandi.
-
-Oggi il vocabolario si è trasformato in una piccola enciclopedia: la
-lingua è in terza o in quarta linea.
-
-Scorrete per un momento il _nuovissimo Melzi_, che corre per le mani di
-tutti e che ha invaso le nostre scuole: 1600 pagine — 4420 incisioni
-— 78 tavole di nomenclatura figurata — 40 carte geografiche — 1072
-ritratti — 1005 figurine e tipi dei diversi paesi — 12 cromolitografie.
-
-Questo signor Melzi, imitando l'esempio del Larousse, ha detto che il
-vocabolario va scritto per tutti; dovrà essere un succoso prontuario
-di storia, di geografia, di scienze naturali, d'igiene; già, anche
-l'igiene! La salute del prossimo innanzi tutto, e perciò l'umanitario
-autore mette una tavola a colori, fuori testo, indicando i funghi
-velenosi e i funghi mangiabili.
-
-È sconfortante, non è vero? Si studia il francese, l'inglese, il
-tedesco; l'italiano no: si ha la pretensione di saperlo.
-
-Meno male che fra un centinaio di anni e forse prima avremo la lingua
-universale.
-
-Il Trombetti ci ha dimostrato che in principio il linguaggio era
-uno; non fa dunque maraviglia se ritorni ad essere uno. L'umanità —
-è un fatto assodato — dopo essere andata avanti, avanti, avanti, deve
-tornare indietro, indietro, indietro. E poi della lingua universale se
-ne parla da un pezzo e siate sicuri che dopo la larghissima riforma
-elettorale, dopo l'ascensione dei socialisti al Potere, dopo aver
-aggiustata la faccenda con le donne, che ad ogni costo vogliono un
-posticino nei parlamenti nazionali, si penserà alla lingua.
-
-E sì, una lingua per tutti.
-
-Avete mai pensato in quante lingue i signori uomini e donne parlano,
-scrivono, imprecano, mentiscono? Abbiamo le lingue monosillabiche
-o a bocconi, indicatissime per chi soffre di cardiopalmo; le lingue
-agglutinanti, in cui radice e desinenza non si uniscono in matrimonio,
-ma restano eternamente fidanzati; le lingue inflessive, le quali
-imbrogliano talmente le radici, che per scovarle c'è da perdere il
-senno.
-
-E poi ognuna di queste tre lingue si divide in famiglie. E che
-famiglie! Famiglie patriarcali.
-
-Non sarebbe dunque una bella cosa, mandare a far benedire tutte queste
-lingue e scegliere tra esse la più facile per le nostre bisogna?
-Noi mangiamo, i Francesi mangiano, mangiano gl'Inglesi, mangiano
-gl'Indiani, mangiano i Cinesi, e perchè il pane, questo primo elemento,
-comune a tutti, deve essere chiamato con diversi nomi? Che anarchia!
-Che torre di Babele!
-
-Signori miei, questo si chiama disordine, si chiama confusionismo. Io
-mi reco ad esempio in Austria e debbo restare lì muto come un pesce,
-esposto ai motteggi dei riveriti alleati, senza poterli ricambiare con
-egual cortesia.
-
-Potreste dirmi: “Ma impara il tedesco!„
-
-Sì, e doman l'altro che vado in Inghilterra, e nell'està che sarò
-in Russia, e l'anno venturo che farò una scappatina nel Giappone?
-Impara, impara. Ma non si vive mica cento anni. Per imparare tutte
-queste benedette lingue occorre del tempo e son sicuro che dopo averle
-imparate sarò vecchio e non potrò più fare un viaggio.
-
-E poi si dice che noi, popoli civili, non siamo mai d'accordo. Ma santo
-Iddio, come possiamo intenderci con tante lingue? Ci dovranno essere
-sempre malintesi ed equivoci!
-
-Ma io sono convinto, convintissimo che la faccenda sarà aggiustata.
-Quando il potere sarà in mano ai socialisti vedrete anche questo
-miracolo!
-
- *
- * *
-
-Ma fino a che non viene questo giorno, siamo attaccati alla nostra
-lingua, al dolce e caro idioma dei nostri padri. La lingua è il
-pensiero, la lingua è la libertà.
-
-Chi disse l'Italia _una espressione geografica_ non s'accorse che la
-nostra Patria, anche divisa e dominata, è stata sempre una nazione,
-perchè ha conservato sempre il proprio linguaggio.
-
-In tanti secoli di oppressione e di schiavitù gl'Italiani custodirono
-la lingua come una protesta della nazionalità che ad essi voleva
-strapparsi.
-
-Due cose gl'Italiani non hanno mai perduto: l'onore e la lingua.
-
-E perchè oggi che abbiamo una Patria libera e indipendente, perchè oggi
-che siamo uniti, si ha poca cura della lingua?
-
-Conserviamo gelosamente questo sacro tesoro e i nostri figli imparino
-da noi il culto al patrio linguaggio!
-
-
-
-
-I libri del popolo.
-
-
-Anche il popolo ha i suoi libri.
-
-Quel simpatico lustrascarpe che v'invita con tanto garbo a posare
-il piede sulla cassetta e vi copre d'inchini e di _illustrissimo_;
-quel burbero omone, che incontrate sempre alla ferrovia e che quasi a
-malincuore piglia i vostri bauli; quel vecchio pescivendolo dalla barba
-patriarcale, che vi dice a proposito o a sproposito: “compatitemi, sono
-un _affabeta_„; quell'arzillo portinaio che vi saluta con un sorriso
-e mormora maledettamente quando vi ritirate tardi e non mettete la
-mano in tasca; tutti questi signori hanno i loro libri, hanno una
-letteratura minuscola, umile, semplice, dimessa, che sfugge all'occhio
-della critica e della storia.
-
-Noi, superbi della nostra scienza, orgogliosi della nostra cultura,
-spesso effimera e superficiale, non conosciamo questa letteratura,
-che vive col popolo e che risponde alle sue ingenue e primitive
-aspirazioni.
-
-Sono volumetti di poche pagine, che si vendono negli angoli delle
-strade remote, sui muricciuoli, sulle gradinate delle chiese, dei
-tribunali, alle porte dei teatri di terz'ordine.
-
-Povere animucce! vanno in giro nascondendo la loro nudità. Si
-tramandano di generazione in generazione, senza nome di autore o di
-tipografo, senza indicazione di luogo e di tempo. Costano un soldo,
-mancano spesso di frontespizio e di indice, sono laceri, sono sciupati;
-ma il popolo li compra, perchè gli somigliano; li legge, perchè lo
-commuovono; li ama perchè sono scritti per lui, solo per lui.
-
-Che cosa dicono questi libriccini? Ricordano vecchie tradizioni,
-raccontano avventure comiche o cavalleresche, narrano la vita di santi
-o di assassini famosi, di grandi capitani o di ladri.
-
-Le scuole letterarie si succedono le une alle altre, nuove dottrine
-abbattono le antiche, i capolavori di ieri sono giudicati oggi
-sdolcinature, ma i libri del popolo, lontani dalla moda bizzarra e
-febbrile, che regola il nostro gusto artistico, sono sempre nuovi,
-sempre belli. Il popolo non discute, non analizza, non si lascia
-prendere dai momentanei successi o dalle ingrate cadute, è fedele
-ai suoi libriccini: non li abbandona, non li tradisce. Li legge con
-piacere, li rilegge, li manda a memoria e li conserva gelosamente. Ciò
-che lo commoveva ieri lo commuove oggi, lo commuoverà domani.
-
-L'età eroica è finita, Giove è caduto, l'Olimpo è chiuso, chiusi i
-cicli cavallereschi. Voi non credete più all'ippogrifo, ai castelli
-incantati, alle dame bianche; il popolo vi crede. Tutto ciò che riesce
-a commuoverlo, è bello, è vero!
-
-Egli non appartiene a nessuna scuola: è classico e romantico; è poeta e
-storico; è antico e moderno; è cristiano e pagano; è tutto e niente: è
-popolo. Sempre vario e sempre uniforme come la natura, conosce una sola
-arte: il sentimento.
-
-È un bambino il popolo: un bambino un po' capriccioso, un po' irruente,
-spesso brutale, ma sempre bambino. E questo eterno bambino compra
-quei volumetti come per comprarsi un soldo di svago. Vuol ridere, vuol
-punzecchiare, vuol fantasticare.
-
-La sua tenerezza è per gli amanti infelici, per le donne tradite. La
-storia pietosa di _Pia dei Tolomei_, di _Genoveffa_ lo commuove fino
-alle lacrime.
-
-Grande entusiasmo per i rivoluzionari. Nel popolo c'è sempre l'odio
-contro le autorità costituite. Ieri gridava “abbasso i Borboni!„ oggi
-griderebbe “abbasso Savoia!„ Il Governo per lui è sempre un nemico che
-lo sfrutta con balzelli, che gli strappa i figliuoli a venti anni, che
-fa pagare un sigaro due soldi, e non vuole che porti in tasca neppure
-un piccolo coltello per fettarsi il pane.
-
-Per voi Musolino è un brigante, un pericoloso delinquente; per il
-popolo è un buon figliuolo, tradito dagli amici, angariato dai potenti
-e precipitato in una oscura prigione, perchè... perchè il povero ha
-sempre torto. Si dà alla macchia, è vero; ma come potrebbe diversamente
-far trionfare la giustizia e vendicarsi dei suoi nemici? La vendetta!
-Il popolo è cattolico apostolico romano, adora Dio, la Vergine e i
-Santi, digiuna e fa elemosina; ma il perdono alle offese, no, bisogna
-vendicarsi: per lui la vendetta è un dovere sacrosanto. Chi non si
-vendica, è vile, e il popolo non vuol essere vile.
-
- *
- * *
-
-Chi scrive quei libriccini? Non si sa. Nascono, quasi direi, da per
-sè: nascono come l'erba nei campi. Sono i trovatelli, sono i figli del
-popolo. L'autore, modesto, si nasconde: non ci tiene a far sapere il
-suo nome e cognome. Se il libriccino piace, se incontra la simpatia
-del pubblico, non è merito suo. Non ha neppure il coraggio di farsi
-chiamare poeta. Poeta? Confessa lui stesso che le sue rime sono rozze:
-
- Tanto eseguì quel cavalier sublime
- Or qui finisco le mie rozze rime.
-
-Da quanto tempo esistono? Alcuni forse videro la luce ieri, altri sono
-antichi, molto antichi, — ricordano secoli —; ma tutti, vecchi e nuovi,
-vivono insieme, vanno insieme per il mondo, entrano insieme nei tuguri,
-nelle casupole di campagna, nelle bottegucce, e sono accolti sempre con
-piacere.
-
-Quanti sono? Ne ho contati 1012, ma ve ne saranno altri. Questi
-libercoli sono come le stelle: non si possono mai enumerare tutti.
-E crescono sempre: un contadino vede in sogno la Madonna, una donna
-a Senerchia ammazza a colpi di scure il drudo di sua figlia, un cane
-salva la sua padroncina, i Portoghesi mandano a spasso il proprio re:
-ecco cinque libriccini per questi avvenimenti. Lasciate che termini
-il processo Cuocolo, avremo subito un altro libriccino per quella
-Venerabile Confraternita!
-
-Il popolo dunque ha la sua ricca, ricchissima letteratura, che non
-conosce orizzonti, che non ha limiti: basta dire che incomincia con la
-_Creazione dell'uomo_ e termina con il _Giudizio universale_.
-
-Signori letterati, le vostre grandi librerie non fanno gola al popolo.
-Egli non ha nulla da invidiarvi. Voi avete l'_Orlando Furioso_, il
-_Morgante Maggiore_: il popolo tiene il _Guerrin Meschino_, i _Reali di
-Francia_, le _Meravigliose Avventure del Valoroso Leonildo_, gli _Amori
-di Florindo e Chiarastella_, la _Storia di Chiarina e Tamante_.
-
-Voi leggete l'_Iliade_, l'_Odissea_, l'_Eneide_, il _Paradiso Perduto_,
-la _Storia delle Crociate_; il popolo senza conoscere Omero, senza
-ringraziare il Monti, il Pindemonte o il Caro, senza far di cappello al
-Milton o al Michand, possiede l'_incendio di Troia_, la _Storia di una
-regina chiamata Elena, che fu rapita da un principe e che fece nascere
-una grande guerra_, gli _Amori di Enea e di Didone_, gli _Angeli
-superbi che diventarono demoni con le corna e furono precipitati
-nell'inferno_, la _Presa di Gerusalemme, ossia il Santo Sepolcro
-conquistato dai cristiani_.
-
-Voi conservate gelosamente le opere storiche, le biografie dei grandi
-uomini; il popolo conserva con egual cura la _Vita_ e i _Miracoli di S.
-Antonio_, _Giuditta l'ebrea_, _Sansone_, _Masaniello_, _Pietro Micca_,
-_Giuseppe Garibaldi_, _Giuseppe Mastrillo_, _Giuseppe Musolino_.
-
-Voi educate il vostro cuore all'osservanza del dovere con le opere
-istruttive dello Smiles, del Tommaseo, del Thouar, del Lessona,
-del Gotti, dell'Alfani; il popolo si lascia ammaestrare dal _Buon
-figliuolo_, dal _Cattivo figliuolo_, dall'_Albero fruttifero_, dal
-_Contadino che si fa milionario_, dal _Principe che va chiedendo
-l'elemosina_, dal _Contrasto bellissimo tra un povero ed un ricco,
-che disputano chi di loro è più felice_, dai _Dotti e saggi consigli,
-lasciati in punto di morte dal vecchio Guidone, padre di famiglia_.
-
-Voi ridete col Goldoni, col Rabelais, col Molière, col Cervantes;
-il popolo ride con i _166 difetti delle donne_, con la _Storia di
-Pulcinella_, col _Testamento di un avaro, che lasciò i suoi beni a sè
-stesso_, col _Vecchio che sposa dieci mogli_.
-
-Ma bisogna dirlo a suo onore, il popolo non ride mai a discapito del
-buon costume, non ha come noialtri un cavalier Marino, un abate Casti,
-un Aretino, un Batacchi. Il suo riso è saporoso, geniale, schietto, non
-equivoco. Nella sua natura un po' selvaggia, c'è molto pudore!
-
- *
- * *
-
-Ma tutti questi libercoli debbono essere scritti in poesia. Il popolo è
-per natura poeta e non sopporta la prosa. La prosa l'annoia, la prosa è
-pesante e fa dormire.
-
-Vuole la poesia, vuole l'ottava. Financo i _Comandamenti di Dio_, i
-_Sette peccati mortali_, le _Sventure dei cani_ debbono presentarsi
-sotto forma di poemetti. Spesso il verso zoppica, l'ottava non si
-regge, la rima non torna, la parola è incerta; ma che! il popolo non
-vuole arte, vuole sentimento. Per lui tutta l'arte poetica consiste
-nella rima. Dategli una rima che si sente ad orecchio, e basta. Il
-resto è lusso; e il popolo sa che il lusso non è per lui, ma per i
-signori.
-
-Com'è nata questa letteratura così varia, così ciarliera, così allegra,
-così modestamente drammatica? Il popolo raccoglie le bricciole
-che cadono dalla nostra mensa e ne forma la sua letteratura. Noi
-abbiamo tanti poemi, tanti romanzi, tante storie, tanti drammi, tante
-commedie, il popolo ci ruba gli episodi più belli e li chiude in questi
-libriccini. Trasforma, altera, taglia, accomoda, scomoda, restringe,
-e tutti i capolavori riduce _ad usum delphini_. Finanche della _Divina
-Commedia_ egli vuole la sua porzione. Oh! vi credete che il Sacro Poema
-sia tutto per voi? I fabbriferrai del trecento lo leggevano intero,
-il nostro popolo non può leggerlo da capo a fondo, ma una fetta la
-vuole. A noi lascia i canti meno drammatici, i canti che fanno pensare,
-che hanno bisogno di commento, e si fa confezionare così alla buona
-la _Francesca da Rimini_, il _Farinata degli Uberti_, il _Pier de le
-Vigne_, il _Conte Ugolino_.
-
-Tutto piglia a prestito da noi, tutto ci ruba, tutto manomette, tutto
-riduce a sua immagine e somiglianza, solo in una scienza è sovrano:
-nell'astrologia.
-
-Voi, astronomi, consumate la vista e la vita a spiare sole, pianeti e
-stelle, a scovrire macchie e canali, a misurare distanze e orbite; ma
-sapete dire che cosa succederà domani, che succederà magari oggi?
-
-No. Ignorantoni. Il popolo lo sa, il popolo ha il suo _Barbanera_.
-
-È un libriccino di 64 pagine e costa due soldi. Carta ruvida, copertina
-color cenere, vignette preistoriche; ma l'abito non fa monaco; quel
-libriccino predice il futuro in modo assoluto:
-
- Gli astri, il sole ed ogni sfera
- Or misura il Barbanera
- Per poter altrui predire
- Tutto quel che ha da venire.
-
-E davvero predice tutto, settimana per settimana, o meglio quarto per
-quarto, giacchè tutte le cose di quaggiù dipendono dalla luna e sono
-per conseguenza... _lunatiche_.
-
-Quest'anno, l'estate sarà.... calda, l'inverno.... freddo, i raccolti
-abbondanti, ma potrebbero essere anche scarsi, in primavera qualche
-nevicata, in autunno piogge. Attenti al 24 Gennaio:
-
- ... osserva ben che tempo fa,
- Perchè così, più o men, l'anno sarà.
-
-Ma Barbanera non si ferma ai fenomeni celesti, dà anche uno sguardo
-agli uomini e fissa i principali avvenimenti politici, scientifici,
-letterari e mondani.
-
-A crederci quest'anno avremo, _duelli_, (prepàrati, On. Chiesa!) —
-_diplomatici in imbarazzo, medici in faccende, studenti che si agitano,
-crisi bancaria, scontro ferroviario_ (uno?) — _collisione di vapori in
-mare_, (allude alle Convenzioni Marittime?) — _una Potenza minaccia di
-ritirare il suo rappresentante da una Corte d'Europa, violazione di un
-segreto di Stato, si teme l'invasione epidemica di una grave malattia_,
-(il colera? E noi abbiamo l'esposizione! Ma che sapeva Barbanera? Colpa
-del Conte di S. Martino, che non gliel'ha comunicato a tempo!).
-
-Ma insomma il 1911 sarà un anno di disgrazie? Nossignore. Avremo _nuove
-scoperte_ — _un matrimonio principesco_ (ah! miss Elkins, la fretta
-ti ha rovinato!), _buone vincite al lotto, cattura di un pericoloso
-malfattore, si scopre l'autore di un atroce delitto_ (e poi diciamo
-che la nostra Polizia dorme!), _nuova opera in musica, applauditissima_
-(assicurate Mascagni!), _crisi mini_... A proposito: i nostri giornali
-spiano gli uomini politici, assistono alle sedute del Parlamento,
-intervistano. Deputati e Senatori, eppure non sapevano che il Ministero
-Luzzatti-Sacchi sarebbe stato messo in sacco in modo curioso. Il
-Barbanera invece lo sapeva! _22 gennaio — crisi ministeriale in vista_.
-Il 22 gennaio? ma il povero Luzzatti cadde il 18 Marzo. Sissignore,
-ma ricordatevi bene: l'agonia incominciò il 22 gennaio. E Barbanera sa
-pure un'altra cosa, sa che Giolitti cadrà il 29 Novembre. Ma lasciamo
-stare la politica. Oramai i ministri somigliano ai bimbi irrequieti:
-salgono e scendono, scendono e salgono, senza sapere che potrebbero
-rompersi la nuca del collo. Questo però non lo dice Barbanera, lo
-diciamo noi. Il buon astronomo invece, ci offre _l'indicazione delle
-fiere e dei mercati, l'elenco di tutte le vigilie comandate, una tavola
-di Saturno per il lotto, la gerarchia cattolica, la genealogia delle
-principali case regnanti_ (nel Portogallo governa ancora Manuel II!),
-_le lunazioni ebraiche, una dozzina di aneddoti_ ecc. ecc.
-
-Ecco perchè il popolo ama il suo Barbanera. Specie il nostro
-contadino n'è entusiasta. Due o tre giorni prima del Santo Natale,
-acquista un po' di grazia di Dio, ma il primo acquisto è Barbanera.
-Lo accoglie con un sorriso, come si accoglie un amico di vecchia
-data, lo mette in tasca e per un anno intero consulta questo vangelo.
-Prima d'intraprendere qualunque lavoro di campagna interroga il suo
-inseparabile lunario. Bisogna seminare? ma che ne dice Barbanera?
-Piantar patate, faggiuoli, cavoli? e che ne pensa Barbanera? Mietere?
-per l'amor di Dio, in questi giorni abbiamo piogge. _Giove è in
-congiunzione con la luna._
-
-E pare che quest'anno Giove voglia divertirsi un po' di più. Sempre
-piogge, piogge, piogge! Potrebbe finirla. È vecchio e fa il libertino!
-
- *
- * *
-
-Sfortunatamente questa letteratura minuscola, unico cibo intellettuale
-del popolo, accenna a scomparire. Il Barbanera è ancora vegeto e sano,
-anzi quest'anno è in rialzo, perchè nel passato inverno si avverò,
-con una precisione maravigliosa, tutto ciò che aveva preannunziato; ma
-dolorosamente bisogna constatare che tutti questi libriccini, a poco, a
-poco son messi da parte. E sapete perchè? Alcuni in nome della civiltà,
-del progresso cercano mettere nelle mani del popolo altri libri che
-parlano di dritti manomessi, di emancipazione di proletariato ecc. E
-quei cari libriccini sono chiamati grotteschi, ridicoli, incompatibili
-con lo spirito moderno.
-
-Ma il giorno in cui il popolo avrà perduta la sua letteratura e quel
-non so che di poetico primitivo, che è l'unico balsamo nella sua fatale
-infelicità, quel giorno, solleticato, ma non soddisfatto dalle massime
-utopistiche degl'innovatori, vedrà la vita come una maledizione!
-
-Per carità, lasciate che il popolo sia popolo. Proteggetelo,
-emancipatelo, ma non lo snaturate, non gli strappate quei libriccini
-di poche pagine, che furono scritti per lui, che gli fanno dimenticare
-tanti dolori, che commovendolo, divertendolo, educandolo, lo conservano
-sempre fantastico, sempre pietoso, sempre bambino nei suoi sentimenti,
-nelle sue credenze!
-
-
-
-
-I libri nuovi.
-
-
-Quanti libri nuovi avete comprati quest'anno? Pochi? O pochi o molti,
-libri nuovi se ne comprano sempre.
-
-Spesso si fa il proponimento di non comprare più un libro: sono già
-tanti! Ma bisognerebbe vivere in un deserto, non leggere alcuna
-rivista, alcun periodico, nemmeno il giornale, anzi il giornale
-politico più degli altri vi tenta: ogni giorno una rubrica, una
-specie di stato civile per i nuovi venuti. Senti oggi, senti domani:
-l'appetito si stuzzica.
-
-Qualche cosa dunque si deve comprare, si sente il bisogno di sapere che
-cosa vogliono questi scrittori nostri.
-
-E quando si ha nelle mani un libro nuovo, nuovo di zecca, si prova una
-certa voluttà. Si mira, si palpa, si apre. Bravo, bravo il D'Annunzio!
-Dovrà essere bellissimo questo dramma. Vediamo un po' che vuole il
-Graf, che vuole la simpatica Negri, che vuole il Pascoli, che vuole il
-Marradi. È morto il Carducci, è morto il De Amicis, è morto il Barrili,
-è morto il Fogazzaro. Santo Iddio, che se ne vogliono andare tutti?
-Tutti? Eh! scrittori ce ne sono in Italia e scrivono, sa: sempre con la
-penna in mano. Ogni giorno un romanzo, un dramma, una qualche cosa.
-
-Sì, venite, venite! Se i volumi che conserviamo negli scaffali ci
-parlano del passato, ci ricordano le lotte, le aspirazioni di altri
-tempi, voi cari, voi benedetti, ci parlate dell'oggi, ci dite che in
-Italia, nella patria Dante, l'arte non muore.
-
-Ma quanto sono belli questi libri nuovi! Donde vengono? chi ha data
-loro tanta grazia e tanta leggiadria? Ah, è quel mago dell'Hoepli, quel
-furbo dello Zanichelli, quel tentatore del Voghera, quei burloni di
-Treves, che mandano questi gioielli così vezzosi per il mondo.
-
-Ma diverranno vecchi e scompaginati? No, no. Li conserverete con cura,
-non vi farete mai uno sgorbio, una postilla, una piegatura, non li
-presterete mai ad alcuno: sono belli e debbono restare sempre belli!
-
-Voi fantasticate e intanto quel furbo dello Zanichelli, quel mago
-dell'Hoepli, quel demonio del Sandron, par che se la ridono alle vostre
-spalle. Ridete, ridete, verrà il tempo della giustizia e allora faremo
-una rivoluzione contro di voi, vi manderemo all'inferno tutti, nella
-nuova bolgia dei tentatori.
-
- *
- * *
-
-I libri sono come le donne: non debbono presentarsi discinti e
-negletti, hanno bisogno di un tantino di eleganza, di un tantino di
-lusso. Una _Divina Commedia_ con una cartaccia ruvida e porosa, con
-caratteri grossolani non vi sembra più il Sacro Poema. Se invece la
-_Divina Commedia_ la fate uscire dai tipi eleganti, fini, sopraffini
-dell'Hoepli, del Barbera, del Le Monnier, allora ci sembrerà un
-Vangelo.
-
-La buon'anima di Dumas padre, in un suo romanzo diceva: “La donna
-bella adornata artisticamente è bellissima: la donna brutta, adornata
-artisticamente è bruttissima.„ Così è dei libri. Voi vedete un volume
-elegantissimo, con tagli in oro, con caratteri nitidi, con carta
-rosea; lo aprite, lo leggete: sono venti, trenta poesiole insipide e
-stomachevoli. Quell'eleganza, quel lusso lo rende più sciocco.
-
-Ma quest'editore è pazzo? Eh! non è pazzo l'editore, è pazzo chi compra
-questa roba, è pazzo chi si ferma all'apparenza.
-
-Attenti, attenti con i libri nuovi! Oggi c'è una smania morbosa di
-stampare.
-
-Iddio conoscendo la nostra natura ciarliera ci dette una lingua,
-affinchè potessimo dalla mattina alla sera annoiare parenti ed amici;
-ma no, si vuole annoiare anche i lontani ed ecco la stampa.
-
-Nei secoli scorsi pochi avevano il coraggio di mettere fuori qualche
-cosetta. Stampare! faceva paura. Era un passo pericoloso. Si restava
-per un buon pezzo come Cesare dinanzi al Rubicone. Oggi non si
-conoscono più Rubiconi. Tutti sono letterati.
-
-Ognuno scrive il suo romanzo, ognuno sente il bisogno di mandare per
-il mondo i suoi belati poetici, ognuno pubblica il suo lavoro critico.
-Tutto questo per essere chiamato autore, per far sapere che nel
-cervello si ha un granellino di sale.
-
-Ma piano, piano! lasciateci prendere fiato: con questa gazzarra
-maledetta, non abbiamo nemmeno l'agio di scorrere i cataloghi.
-
-Come cambia il mondo! Un tempo i manoscritti prima di essere pubblicati
-si lasciavano per lunghi anni nel tavolino, come per farli fermentare
-e dopo una lunga quarantena, venivano corretti, ricorretti e qualche
-volta bruciati. Il Bembo teneva quaranta grossi portafogli e faceva
-passare le sue composizioni dall'uno all'altro per meglio correggerle.
-Il Giusti nella sua autobiografia dice: “A correggere non mi basta
-mai il tempo: o è scrupolo o è coscienza, mi piace sempre rivedere,
-mutare.„ Il Tommaseo a proposito del lavoro di lima, esclamava: “L'arte
-dello scrivere è l'arte dei pentimenti.„ Il Manzoni,... del Manzoni
-non ne parliamo: se ne stava anni e anni a tavolino a ripulire i suoi
-_Promessi_.
-
-Oggi al contrario si scrive e si stampa sollecitamente,
-frettolosamente. Specie i giovani, che escono dalle nostre Università,
-forse per non aver la noia di ben digerire quel poco che hanno
-imparato, lo mettono subito fuori... con la stampa, come per disfarsene
-per sempre.
-
-Ma invece di fermentare i manoscritti, fermentano i libri e quel che è
-peggio, alcuni restano sempre in fermentazione.
-
-Ogni anno nel nostro bel regno si pubblicano dieci mila volumi, ma la
-maggior parte non veggono la vera luce.
-
-Poveri esseri, creati senza necessità, condannati a restare per anni e
-anni nelle vetrine dei librai e a chiedere sommessamente, a chi passa,
-la carità di essere comprati! Poveri infelici, che, non trovando un
-compratore, si offrono in dono, _in segno di omaggio, in segno di
-stima, come ricordo affettuoso_, tanto per cambiar aria e domicilio!
-
-Veramente alcuni autori, dopo un primo saggio, conoscendo forse di
-aver dato un passo falso, si fermano. Speravano di ottenere gloria e
-ricchezze, ma non avendo ottenuto nè l'una, nè le altre si ritirano,
-dicendo corna del pubblico _ignorante_. Altri invece non si arrendono
-mai: ogni anno metton fuori un volume; cercano la gloria ad ogni
-costo, vogliono per forza essere riconosciuti ufficialmente poeti
-o romanzieri. A furia di importune e continue preghiere, dopo tante
-umiliazioni e dinieghi, supplicando, scongiurando, arrivano a carpire
-una parola di lode da qualche illustre letterato e così giungono ad
-ottenere un po' di nome. Essi ne gongolano, ne vanno superbi, senza
-accorgersi che sciupano danaro e tempo. Altri infine, poco fecondi, ma
-molto infatuati, amano ripubblicare sempre il medesimo lavoro in una
-seconda, in una terza, e in una quarta edizione.
-
-Ma, signori miei, volete persuadervi che non tutti siamo nati poeti
-o romanzieri? Finitela una buona volta di far gemere i torchi e... il
-pubblico. La legge non vi punisce, ma voi siete rei di un gran delitto:
-voi date l'esistenza a questi poveri libri destinandoli a piangere il
-giorno della loro nascita.
-
-Dite di aver nel cervello un granellino di sale. I nostri complimenti.
-Ma credete che basti quel granellino per condire un libro? Errore,
-errore. Quando manca quel bernoccolo, di cui parla il De Musset, o per
-dirla tra noi, quando manca il genio, lavoro sprecato.
-
-“Certe teste — dice argutamente Aristide Gabelli — ribollite nello
-studio, somigliano alle uova: più bollono e più diventano dure.„
-
- *
- * *
-
-Curioso! Oggi avvertiamo una grande carestia di tempo. Il positivismo
-ce lo ruba. Da ogni parte si sente dire: — Mi manca il tempo! non ho
-tempo! — Pare che le giornate non siano più di ventiquattro ore. Subito
-giorno, subito notte.
-
-Eppure moltissimi, invece di utilizzarlo questo po' di tempo, che
-quantunque _galantuomo_ ci scappa di mano, lo consumano a scrivere
-libri inutili. Il tempo è oro e perchè mandarlo via come ferro vecchio?
-Se ve ne avanza, se non sapete che farne, se non avete bisogno
-di lavorare, perchè le vostre rendite tornano bene, passeggiate,
-viaggiate: se ne avvantaggerà l'organismo. Il moto è salutare.
-
-Nossignore, debbono ammazzare il tempo a tavolino, senza accorgersi che
-ammazzano se stessi. La vita sedentaria ci predispone alla gotta, al
-diabete, e ad altro ben di Dio.
-
-Ma fino a prova contraria non saprei gridare la croce addosso a questi
-poveretti: mi vado convincendo che essi sono affetti dal _morbus
-letterarius_, di cui parla Terenzio. Chi sa: forse è qualche microbo,
-che entra nel cervello e che li spinge a scribacchiare.
-
-Bisognerebbe ricorrere all'opera di un sanitario e sottomettere quei
-malati ad una cura rigorosa. Peccato che i nostri chimici farmacisti
-non abbiano pensato a preparare pillole per combattere questo nuovo
-morbo!
-
-Ma lasciamo la celia. C'è poco da scherzare. Questa mania della stampa
-deve impressionarci davvero e sarebbe provvidenziale una legge che
-limitasse la stragrande produzione di opere inutili, o peggio. Ma
-zitto! Saremmo chiamati reazionarî. La stampa è libera. O perchè i
-nostri padri hanno combattuto, perchè, a costo del proprio sangue,
-scacciarono Borboni e Austriaci? Libertà su tutta la linea: libertà di
-parola, libertà di azione, libertà di stampare le proprie corbellerie!
-E poi che vi interessa se un Tizio vuol mettere fuori un romanzo, una
-raccolta di novelle o dieci odi davvero barbare? A voi quel romanzo
-sembra insipido, quelle novelle scialbe? tanto piacere! A lui piacciono
-e basta. Chi rimette le spese di stampa è liberissimo di preparare la
-carta al salumaio e al droghiere. Come potrebbe la legge intervenire?
-con qual diritto? Ogni cittadino che paga le sue tasse può stampare!
-
-Intanto la marea cresce e forse un giorno saremo sopraffatti
-dall'enorme quantità di carta stampata.
-
-Per mettere un po' di argine occorrerebbe un buon servizio di pulizia
-urbana rappresentato da una critica sana, scrupolosa e indipendente, la
-quale senza livore e senza debolezze illuminasse il pubblico. Solo così
-a certi Tizi passerebbe la velleità di essere chiamati autori.
-
-Ma questo giorno è ancora lontano; oggi la critica è nelle mani del
-giornalismo che ne fa una fonte di guadagno.
-
-Voi pubblicate un libro, un libro che vale poco o nulla? Se avete
-i mezzi di far parlare un po' la stampa, il colpo è fatto. Domani,
-giornali, giornaletti diranno che voi avete riempito un vuoto.
-Benedetti vuoti! La repubblica letteraria sembra un pozzo senza fondo.
-Ogni libro nuovo ne riempie uno; ma rifacendo i conti ne restano sempre
-altri da riempire.
-
-Eppure i giornali hanno ragione: essi parlano di altri vuoti! Sentite:
-un libro che incontra il favore del pubblico, riempie due, o meglio tre
-vuoti: la tasca dell'autore, la tasca dell'editore, e un tantino anche
-quella del critico panegirista.
-
-Ecco perchè oggi la letteratura è industrialismo. Si decanta un libro
-come si decanta una merce. E si cercano tutti i mezzi per infinocchiare
-il pubblico grosso.
-
-Ho sott'occhio un numero del “Journal„ (17 Aprile 1907) in cui si
-legge: “Una signorina sui sedici anni è stata ieri vittima di un furto.
-Camminava per via della Pace leggendo un libro, allorchè un ladro le
-strappò di mano la borsetta: alcuni passanti che avevano osservato la
-scena, lo arrestarono e lo consegnarono alle guardie. Ma il più strano
-è che la signorina non s'era accorta di niente, assorta com'era nella
-lettura di un romanzo dal titolo _Vertigineux amour_. Si tratta di un
-racconto così interessante e che incatena l'attenzione del lettore a
-tal segno che può benissimo rendere una persona insensibile a tutto ciò
-che le avvenga d'intorno.„
-
-Ecco come si fa la reclame ai libri nuovi. Molti naturalmente
-comprarono quel romanzo e a conti fatti si accorsero che i derubati
-erano essi, non la signorina... immaginaria.
-
-Il signor Hervier nella _Nouvelle Revue_ tratta con molta genialità
-quest'argomento e ci dice che spesso si immaginano cose sbalorditorie
-per muovere la curiosità del pubblico “Un giorno — sono sue parole
-— dagli uffici di una Casa Editrice di Melbourne, la gente vede
-uscire una splendida donna, vestita in costume arabo, inseguita da un
-vecchio, pure vestito da arabo, con un pugnale in mano. La donna grida
-disperatamente invocando aiuto, il vecchio ruggisce parole di ira. La
-gente si ritrae spaventata: la donna cade, il vecchio le è sopra col
-pugnale. Qualche animo pietoso accorre in difesa della donna, la quale
-si alza e con un sorriso trae da una borsa manifestini che distribuisce
-al pubblico per far sapere che quello è un episodio di un nuovo romanzo
-di prossima pubblicazione!„
-
-In Italia non si è arrivato tant'oltre. Noialtri siamo un po' più
-serî e meno audaci, ma il cattivo esempio ha le gambe come la bugia e
-temo che tra qualche lustro anche da noi la reclame sarà la grande dea
-onnipotente, sovrana nel commercio, nelle lettere e nelle scienze.
-
-E dunque? dunque bisogna stare con tanto d'occhio quando si compra
-un libro nuovo. Non ci facciamo adescare dai titoli, nè dai giudizi
-di certi critici, che molto condiscendenti mettono la loro firma ai
-panegirici, con la stessa disinvoltura, con cui i nostri Ministri
-sottoscrivono tutto ciò che vien loro presentato.
-
-Attenti, attenti! La vita è troppo breve per poterla consumare nelle
-letture inutili e spesso dannose. Un libro nuovo, comprato alla cieca,
-porta via tempo e danaro, ed oggi sia l'uno che l'altro è prezioso!
-
-
-
-
-Le antologie.
-
-
-Mi sono fermato, ma non ho finito. Se mi permettete, io continuo a
-parlare dei libri nuovi e propriamente delle antologie.
-
-Non sono del parere del Bonghi, il quale senza alcuna riserva
-sentenziava: “Se vuoi dimenticare quel po' che sai, leggi le
-antologie.„ Credo che l'illustre critico, storico, giornalista abbia
-parlato così in un momento di malumore.
-
-No, un'antologia ben fatta, è, specialmente per i giovani, un mezzo
-potente di educazione e d'istruzione. E solo per i giovani? E per noi,
-per noi che ci vogliamo far credere persone colte? Un'antologia riempie
-davvero parecchi vuoti e ci dà una vernice di cultura letteraria.
-Difatti è possibile leggere tutti i nostri classici? No. Sono tanti
-ed hanno scritto tanto quei signori! Però in grazia ad una buona
-antologia possiamo gustarne i migliori pezzetti. Ditemi la verità, non
-dovete essere grati alle antologie se avete saggiata qualche cosa del
-Malespini, di Fra Bartolomeo da S. Concordio, dei fratelli Villani e
-nipote, del Vasari, di Baldassarre Castiglione? Non dovete ringraziare
-i compilatori di antologie se conoscete un po' da vicino il Bembo,
-il Ruccellai, l'Alemanni e tutti quei poeti, poetucci e poetini che
-belavano a mo' di agnelli, capretti e caproni per le Corti d'Italia? Vi
-atteggiate a persona erudita, sapete che Michelangelo oltre ad essere
-quello che fu nella pittura e nella scultura, scrisse bei sonetti. Ma
-mettete la mano sulla coscienza: quei sonetti voi li leggeste la prima
-volta in un'antologia. Un'antologia vi ha offerto qualche episodio
-del _Morgante Maggiore_, dell'_Orlando Innamorato_, della _Secchia
-rapita_; un'antologia, le favolette del Pignotti, qualche pezzettino
-del _Galateo_, le più belle stanze del Poliziano. Insomma un buon terzo
-della vostra cultura letteraria la dovete alle antologie; giacchè la
-cultura è come la ricchezza: non si sa mai come s'acquista!
-
-Ma non crediate che io voglia tessere il panegirico delle antologie,
-tutt'altro. Ho incominciato a scrivere questo capitolo con ben altro
-intendimento. Il Bonghi mi ha distratto, trascinandomi a dire, ciò
-che non avrei voluto. Dunque il capitolo incomincia adesso o per
-dirla in termini notarili — l'_antedictum_ non fa parte integrale del
-presente... atto —.
-
-Voi non sapete quante antologie si sono pubblicate in Italia e non ve
-ne fo un torto. C'è tanto da pensare oggi! Io però che vado ammazzando
-la mia porzione di tempo col fare la statistica di tutto ciò che vien
-fuori alla giornata, posso assicurarvi che di antologie ne abbiamo
-parecchie centinaia.
-
-È un campo aperto a tutti e tutti l'hanno più o meno sfruttato. Il
-primo, a quanto io ne sappia, fu il Leopardi, il quale ci lasciò due
-grossi volumi, accresciuti per giunta dal Fabbricatore e pubblicati dal
-Morano, con un caratterino minuto, che stanca terribilmente l'occhio.
-
-I volumi furono ben accolti e per molti anni nessuno fiatò. Ma a poco
-a poco, prima a bassa voce, e poi in tono alto, si incominciò a dire
-che il Leopardi non aveva colto nel segno. Un bel lavoro il suo, un
-lavoro di polso, ma non alla portata di tutti. Diamine, neppure una
-nota, neppure una parola di commento! Quella Crestomazia può servire
-per i letterati, non per le scuole e molto meno per il pubblico.
-Bisogna battere un'altra strada. Il materiale classico vuol essere
-sfrondato, condito e reso più appetitoso con delle noticine. Così
-pensò il Fornaciari nel comporre i due _Esempi di bello scrivere_.
-Dico _comporre_, non compilare, perchè il suo fu un lavoro accurato
-e scrupoloso: ad ogni passo considerazioni, annotazioni di lingua
-e di stile. Nel volume di prosa _mille note_, in quello di poesia
-_millequattrocentotrentasei_. Crepi l'avarizia! E poi “ho procurato —
-egli dice nella prefazione — che ciascuna prosetta possa stare da sè
-ed abbia il suo principio, il suo mezzo e il suo fine e non sia come
-un membro staccato da altri membri, ma come un piccolo corpo con tutte
-le sue parti belle e proporzionate.„ I due volumi ebbero fortuna:
-entrarono nelle scuole per dire a maestri e a scolari come bisogna
-studiare la lingua italiana e come estrarre il miele dai fiori.
-
-Ma il Fornaciari è un po' troppo purista. Che severità, che
-intransigenza! E come sapete il rigore non piace. Specie in materia di
-lingua vorremmo essere liberi come gli uccelli. No, gli _Esempî_ del
-Fornaciari dilettano poco. Il giovane studente si annoia con tante note
-e noticine, e manda a quel paese esempi e precetti. Un'antologia deve
-essere un'antologia, non una grammatica o un manuale di stilistica.
-Oh! credete davvero che i giovani imparano a scrivere con questi
-brani di autori famosi, lardellati da note e noticine? Per imparare a
-scrivere si è detto sempre che bisogna sentire, ma quando si leggono,
-si studiano, si mandano a memoria questi brani, nulla si sente,
-all'infuori di un forte dolore di testa.
-
-Per fortuna questa verità incominciò a farsi strada, e a poco a poco
-vennero fuori altre antologie, che davano quasi il benservito agli
-scrittori antichi. Poco Petrarca, poco Sacchetti e compagni, pochissimo
-Filicaia. Niente Iacopi e Iacoponi, niente Cavalcanti, niente Bembo.
-Fuori i tre Padri: Segneri, Cesari, Bartoli; fuori gli storici
-fiorentini col loro Segretario; fuori le nenie e le canzonette amorose
-del secolo d'oro e d'argento!
-
-Il giovane vuol essere allettato, divertito da letture piacevoli, da
-pezzettini moderni. Occorre roba nuova, roba fresca, roba brillante.
-
-E questa roba fresca o quasi fresca ce la dà il Marchesani, il Martini,
-il Pascoli; ce la danno le coppie: Carducci e Brilli, Mestica e
-Orlando, Fabbro e Marco. Alcuni, come il Morandi e il Martini, scrivono
-semplicemente _Prose e Poesie Italiane_, il Pascoli si diletta di
-titoli poetici: _Fior da Fiore_, _Sul limitare_; il Boni, come per
-stuzzicare l'appetito, ci dà _La lingua viva_; la ditta Nota e Fontana:
-_Pagine gaie e pagine forti_.
-
-E questi signori si dividono nelle nostre scuole il servizio
-dell'italiano. Un anno tocca al Morandi, e Stefano Lapi per il 1.º
-Ottobre prepara una bellissima nuova edizione delle _Prose e Poesie_,
-arricchite da un appendice poetico. Nel nuovo anno scolastico il
-Morandi si ritira, si presenta il Pascoli e tutti i ginnasi del Regno
-sono pieni di _Fior da Fiore_. Fiori, fiori da per tutto! Ed è giusto:
-senza fiori non si possono avere frutti. Poi viene la volta del
-Martini, poi quella del Mestica e collega, poi quella del Lipparini,
-poi... s'incomincia da capo. Ma c'è un accordo dunque tra loro? Chi lo
-sa? Bisognerebbe domandare a quei papaveri della Minerva!
-
-Del resto, salvo piccoli inconvenienti, queste antologie meritano
-encomi: sono redatte da bravi professori, i quali sanno meglio degli
-altri dove mettere le mani. È regola generale: a chi sa dove mettere le
-mani bisogna battere le medesime!
-
-Ci dispiace però che questo genere didattico è oggi sfruttato da una
-turba di novizi.
-
-Un tempo tutti quelli che non potevano entrare nella repubblica
-letteraria con qualche lavoro originale, si aggrappavano a Dante,
-dichiarandosi solennemente commentatori del Sommo Poeta. Ricordate il
-Biagioli. Il poveretto, che non ne imbroccava una, si dette a Dante, e
-dopo molti anni di studio e di elucubrazioni si sgravò di un commento,
-famoso solo per le continue diatribe contro il gesuita Lombardi,
-un altro illuso, che tentò uscire dall'oscurità, facendosi un po'
-rischiarare dal Poeta.
-
-Ma oggi Dante è lasciato in pace da questi letterati di bassa forza,
-sia perchè un commento, anche mediocre, costa lavoro, sia perchè il
-numero dei compratori sarebbe molto esiguo: ognuno di noi n'è provvisto
-a sazietà. Si danno quindi a pubblicare antologie. Basta afferrare
-dalle opere classiche i brani più notevoli, appiccicarvi delle
-noticine, così dette storiche, filologiche o estetiche, e l'antologia è
-bella e fatta.
-
-Credo che impieghi più tempo il vostro cuoco a prepararvi una fetta di
-_genovese_ che questi signori a manipolarvi un'antologia. Non crediate
-che io esageri. Il materiale è sempre pronto. Prendete due o quattro
-novelle del Gozzi, una decina di lettere familiari del Giusti (non
-tralasciate quella al nipote Giovannino, nè quella del Settembrini alla
-moglie) idem del Leopardi, del Manzoni, del Foscolo; due capitoli delle
-_Mie Prigioni_, un brano dei _Ricordi Autobiografici_ del Dupré e del
-D'Azeglio. Annaffiate tutta questa roba con qualche bozzetto del De
-Amicis, del Panzacchi, del D'Annunzio, del Capuana; seminate qua e là
-dei pensierini, dei precetti, delle massime, magari dei proverbi più
-fortunati; spargete di tanto in tanto una poesia del Giusti, del Monti,
-del Leopardi, del Carducci, senza dimenticare i _Sepolcri_, il _Cinque
-Maggio_, la _Ginestra_ e _Per una conchiglia fossile_ — componimenti
-che si trovano in tutte le antologie, perchè molto _facili_ — e il
-vostro lavoro è bello e compilato.
-
-Se volete (e come non volerlo!) che il vostro libro sia accolto
-favorevolmente nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e sia
-adottato nelle Scuole Normali, Tecniche, Ginnasiali e Navali del Regno
-non tralasciate i principali fatti e figure del Risorgimento Italiano:
-un paio di pagine dell'Abba, del Guerzoni, del Bersezio, due o tre
-lettere di Vittorio Emanuele, di Garibaldi, di Cavour, di Mazzini,
-qualche poesia patriottica del Berchet, del Carrer, del Mameli. Insomma
-bisogna aprire il fuoco con la battaglia di Maclodio e chiudere la
-festa con l'Inno di Garibaldi. Sì, sì, all'ultima pagina _si schiudon
-le tombe_! Se la vostra antologia fa addormentare i vivi, avrà il vanto
-di far risorgere i morti!
-
-Tutto lo studio poi dovrà essere nella scelta del titolo. Occorre un
-bel titolo, un titolo sensazionale, un titolo che attiri. Oggi teniamo
-molto ai frontespizi delle persone e delle cose. Un bel titolo è come
-una gloriosa morte:
-
- tutta la vita onora.
-
-Dopo il titolo, la prefazione. _Qui si parrà la tua nobilitade_, qui
-bisogna far capire che di antologie ce ne sono, è vero, ma finora
-mancava un lavoro condotto con sani criteri; bisogna far capire che
-non siete stato spinto da sentimenti di vanagloria, ma dall'amore che
-portate ai giovani; e dopo un po' di sentimentalismo sulla gioventù
-italiana, _da cui la Patria molto aspetta_, conchiudere che siete
-grato a tutti quei professori che vorranno darvi consigli per una nuova
-edizione.
-
-Dopo, portate tutta questa roba alla tipografia, raccomandatevi al
-vostro Deputato, affinchè a sua volta vi raccomandi al Consiglio
-Superiore, e la vostra antologia avrà fortuna!
-
-E non vi fermate qui; v'è ancora da sfruttare. Dopo un paio di anni
-aggiungete qualche cosetta, mettete in coda un indice alfabetico, pochi
-cenni biografici e ripresentatela con la salutare bugia _interamente
-rifatta_.
-
-Lettore, vi è saltato il grillo di prepararne una? Mettetevi all'opera,
-vi troverete bene per il nuovo anno scolastico!
-
-
-
-
-L'ospedale.
-
-
-Il pianterreno delle vostre librerie è l'ospizio di mendicità, la casa
-di salute, il ricovero per l'infanzia abbandonata, il ricettacolo di
-tutta la zavorra letteraria e scientifica.
-
-Là gli storpi, gli sciancati, i colpiti alla testa, i moncherini, i
-ciarlatani, gli stupidi, i rompiscatole!
-
-Sono libri vecchi, logori, scompaginati, senza principio e senza
-fine, che trovaste in casa e che non aveste il coraggio di buttare al
-fuoco; libri scolastici, che vi furono maestri nelle classi secondarie
-e che voi, fedele alla gratitudine umana, imbrattaste d'inchiostro,
-ornaste di sgorbi e di dipinti e in ultimo gettaste tra i ferri
-vecchi; conferenze, discorsi, che vi furono mandati _in omaggio_ e che
-voi, per semplice cortesia, non rimandaste all'autore _con sentite
-condoglianze_; giornali politici che si salvarono come per miracolo
-dagli artigli della vostra signora o dalle mani distruggitrici dei
-vostri bimbi; periodici letterari, cataloghi, annunzi bibliografici,
-numeri unici, giornaletti di provincia, che ricordano una nascita,
-una morte, un banchetto, una polemica, un'elezione politica o
-amministrativa, un... accidente qualsiasi.
-
-Ma strano; voi aprite mille volte le librerie, cercate, rovistate,
-traslocate, ma non vi viene mai la voglia di mettere le mani su quel
-caos. Ci sarebbe da perdere la testa. Vedete: un avanzo di libro
-parla di guerre persiane e assire, un altro ricorda le regole del
-_Portoreale_, un terzo vi fa una mezza predica lunga e stucchevole
-sul Purgatorio, un quarto vi insegna che cosa sia il sillogismo e di
-quante parti consti; e in mezzo a questa roba mummificata, relazioni
-di banche, comparse di avvocati, contratti di locazione, valtzer per
-mandolino, lettere di famiglia!
-
-Accanto ad una carta geografica trovate una pagina di giornale, che vi
-ricorda il matrimonio del Principe Umberto con Margherita di Savoia;
-qui, due sonetti per nozze, là, una dozzina di orazioni funebri, in
-cui chi piange davvero, è la povera grammatica. Libri di preghiera,
-fotografie sciupate, giornaletti umoristici, disegni rachitici, inviti
-per commemorazione, biglietti del sarto o del macellaio, cartoline
-illustrate e non illustrate. Che confusione, che torre di Babele!
-
-E questo benedetto ospedale ingrossa a vista d'occhio. Ogni giorno
-nuovi ospiti. Vi arrivano lavoretti critici, saggi di traduzione,
-poesiole anemiche, novellucce soporifere, commedie lacrimevoli. Dove
-mettere questa manna? Nel cestino? No. Il cestino accoglie le lettere,
-la _reclame_ rompiscatole, la carta che sporcate voi! E poi vi farebbe
-l'animo di gettare nel cestino quel discorso del vostro Onorevole,
-quel programma amministrativo del vostro Sindaco, quella conferenza
-del medico di famiglia? Non leggete questa roba: sta bene, ma gettarla
-nel cestino, è troppo. Diavolo, si tratta di educazione! Il Decalogo ci
-dice che la roba altrui non si deve desiderare, ma quando questa roba
-ci viene offerta _in segno di omaggio, con i migliori saluti_ o con
-altri intingoli cordiali, bisogna trattarla bene.
-
-Dunque, se non volete essere chiamato selvaggio mettetela a
-pianterreno, imbalsamatela, eternatela. I vostri figliuoli, a cui
-certamente lascerete queste preziose reliquie, vedranno con i propri
-occhi che i nostri Deputati, i nostri Sindaci... ciarlano e in che
-modo!
-
- *
- * *
-
-Disgraziatamente in questo caos vanno a finire i libri che più
-lavorano. Voi, ad esempio, avete sempre sul tavolo i _Promessi Sposi_.
-L'avete letto una volta, dieci volte, trenta volte, l'avete studiato,
-commentato, analizzato, ma non sapete dargli il benservito. Si
-sente il bisogno di gustare ogni mattina un pezzetto di quella prosa
-cristallina.
-
-Ma il continuo uso consuma: quel libro si sciupa, si logora, si disfà.
-Un giorno va via la copertina, un altro giorno i quaderni non vogliono
-stare più insieme. “Debbo farlo rilegare!„ dite tra voi stesso e
-intanto si tira così. Ma un bel giorno, che è che non è, ne trovate sul
-tavolo una metà. E l'altra? Ne cercate nella camera da letto, sulle
-sedie, niente. Oh! dunque è scomparsa? Ne domandate ai figliuoli,
-alla domestica. Silenzio. Son tutti muti; tutti no, perchè la vostra
-signora, che ha gusto a darvi sempre torto, incomincia a dire che la
-colpa è vostra, che siete molto trascurato, che dovreste avere più cura
-dei libri, che... e continua la predica.
-
-Voi intanto restate per un momento con quel coso in mano, poi
-l'adagiate nell'ospizio, con la speranza di ritrovare quanto prima
-l'altra metà. Ma dopo un paio di giorni ve ne siete già dimenticato
-e i _Promessi Sposi_ se ne staranno in eterno nell'angolo remoto a
-piangere la loro disgrazia. E non sono soli: ivi un terzo del _Paradiso
-perduto_, ivi un po' d'_Inferno_ commentato dal Biagioli, tre o
-quattro canti dell'_Iliade_, cinque quaderni dell'_Ivanhoe_, due libri
-dei _Miserabili_, dieci dispense di una _Storia della rivoluzione
-italiana_; un quarto di _Asino_ del Guerrazzi, insomma tutti quei libri
-collocati a riposo, non per limite di età, ma per grave infortunio in
-servizio.
-
- *
- * *
-
-Vi arriva una conferenza della Serao, una commedia del Traversi o del
-Rovetta, una prolusione del D'Ancona, un'ode del Pascoli; in mezz'ora
-si leggono, e dopo che farne di questi opuscoletti, che contano appena
-dieci, quindici pagine? Sono belli, sono interessanti, ma non hanno
-dorso, non hanno reni! I volumi ben nutriti, trovano il loro posto,
-ma questi libriccini non sappiamo proprio dove collocarli. Sono
-farfallette variopinte che svolazzano: sul tavolo, sulle sedie, sul
-comodino, nelle tasche del paletot, nella valigia, ne trovate da per
-tutto. Spesso ne scegliete otto, dieci dello stesso formato, li unite
-come in un mazzetto, li fate rilegare col modesto titolo _opuscoli_ o
-con l'altro tanto antipatico, ma molto in uso, di _miscellanea_.
-
-È una fortuna però che tocca a pochi: la maggior parte di essi va
-a finire... all'ospedale. Colpa loro: si nascondono in un periodico
-letterario, entrano nella combriccola dei cataloghi, si seppelliscono
-vivi fra i giornali e naturalmente ne condividono la sorte. Chi volete
-che vada a scovarli?
-
- *
- * *
-
-Qualche volta, stando di malumore, aprite la libreria con l'animo
-deliberato di far piazza pulita. A che tutta quella zavorra, tutto
-quel vecchiume! Ciò che merita di essere conservato, si conservi, ma il
-resto in cucina, dal salumaio o... altrove!
-
-Con santa pazienza tirate quella roba e incominciate lo spoglio.
-Avanti, avanti. Tutti fuori. Giudizio universale! Da principio si va
-alla svelta, non si guarda in faccia a nessuno. Invano quelle sacre
-reliquie chiedono pietà e misericordia. Siete deciso. Al fuoco! Al
-fuoco!
-
-Ma che! a poco a poco vi fate prendere la mano. Gli occhi si fissano
-su una bella incisione. Com'è naturale questa bimba, che scherza col
-micino! Bella, sì, bella. Sarebbe un peccato! Mettiamola da parte.
-Importante questo catalogo dell'Hoepli: è del 1909, è recente,
-conserviamolo. Perbacco! La _lettera anonima_ del De Amicis! Ed
-io la credevo smarrita! Da parte. Una pastorale del Bonomelli! Il
-Bonomelli scrive bene! Da parte. _Tre surice dint'a nu mastrillo._
-Ah! la ricordo questa farsa del Petito. Da parte. Teh! come è graziosa
-questa caricatura! Da parte. Questo giornaletto bisogna conservarlo:
-è la risposta che diedi a quello screanzato. Da parte. Un articolo di
-Domenico Oliva! Da parte. Un numero del _Marzocco_. Vediamo. Ah! sì,
-sì, c'è una poesia di Ada Negri. È inutile! Ada Negri è vera poetessa.
-Che versi! che armonia!
-
-Le ore passano, voi vi divertite a leggere, a rievocare tanti ricordi
-del passato e quando il vostro figliuolo vi dice dall'altra stanza:
-“Papà, a tavola!„ voi vi scuotete come da un sogno delizioso.
-
-Dunque bisogna bruciare queste carte?
-
-No, no, dopo pranzo le rimetterete al loro posto. Quell'ospedale ha il
-suo valore!
-
-
-
-
-I libri fortunati.
-
-
-Quanto fruttò all'Alighieri la _Divina Commedia_? Neppure il becco di
-un quattrino. Noi, tardi nepoti, l'abbiamo coverto di alloro da capo a
-piedi, gli abbiamo messo in testa una ricca corona di lauro, l'abbiamo
-solennemente dichiarato il papà della poesia, ma il Sommo Poeta se ne
-morì povero e in esilio.
-
-E l'Ariosto che cosa ebbe per l'_Orlando Furioso_? Danaro, zero. Egli
-stesso se ne lamentava con le Muse:
-
- Apollo, tua mercè, tua mercè, santo
- Collegio delle Muse, io non possiedo
- Tanto per voi ch'io possa farmi un manto.
-
-E sapreste trovarmi un solo poeta che fosse divenuto ricco per i suoi
-libri?
-
-Alcuni vivevano con qualche agiatezza, perchè erano sussidiati, perchè
-riscuotevano una pensione come vecchi impiegati in ritiro, ma nessuno
-potè mai esclamare: “I miei libri mi hanno fruttato duecento, mille,
-tre mila zecchini!„
-
-Anche dopo il Settecento, in cui il libro incominciò a mettersi in
-commercio, i poveri poeti ricavavano ben poco. Il Parini, ad esempio,
-doveva ricorrere alla generosità di un canonico per non vedersi
-morir di fame la propria madre; il Foscolo se ne andava ramingo per
-la Svizzera, per l'Inghilterra; e se il Monti viveva da signore,
-quel danaro gli veniva direttamente dalla Real Zecca, per i servizî
-speciali, che rendeva alla Corona.
-
-E in Francia? I letterati dovevano andare col cappello in mano
-dall'editore e a stento ottenevano poche centinaia di lire. Basta per
-tutti il caso di Bruyere. Un giorno il grande e geniale filosofo si
-presenta dall'editore Michalet e cavando di tasca il manoscritto dei
-_Caratteri_, gli dice:
-
-“Vuol pubblicare questo mio lavoro?„
-
-L'altro resta per un momento sopra pensiero, poi risponde:
-
-— Sa', io non potrei offrirle che dugento lire. —
-
-“Vada per duecento.„
-
-Dopo cinque anni il Michalet guadagnava con i _Caratteri_ trecento mila
-lire e il Bruyere, per vivere, doveva ricorrere alla munificenza del
-Principe di Condé!
-
-Del resto fino a ieri si è detto che i letterati sono poveri, poveri in
-canna.
-
-Una sera il Balzac, mentre si ritira a casa, proprio nel quartiere
-Marteuf, è aggredito da un ladro, il quale l'apostrofa col rituale
-dilemma: — o la borsa o la vita. —
-
-Il Balzac scoppia in una sonora risata e stringendogli amichevolmente
-la mano, gli dice:
-
-“La borsa? fratello mio, la borsa è vuota! Non sai che io sono un
-letterato?„
-
-Il ladro sorride gli chiede venia e si allontana.
-
-Eppure il Balzac mentiva. Al suo tempo i letterati di grido
-incominciavano a guadagnare qualche marengo. Lo Scott con i suoi
-romanzi arrivò a sei milioni e mezzo; il Dumas (padre) lasciò al figlio
-una rendita annua di lire 50 mila; il Sue, solo coll'_Ebreo Errante_,
-intascò molte migliaia di lire.
-
-Ed oggi? Oggi un libro che incontra il favore del pubblico è una
-miniera inesauribile di gloria e di danaro. Un libro basta a farvi
-milionario e a sollevarvi nello stesso tempo tra gli alti papaveri
-della repubblica letteraria. E quando siete a quel posto, non ci sarà
-più bisogno di lavorare; potete passare la vita in divertimenti.
-
-Quel libro, come un fertilissimo podere, ogni anno vi darà il suo
-invidiabile prodotto.
-
-Questa fortuna però tocca a pochi.
-
-Ogni giorno si pubblicano migliaia e migliaia di libri, ma gli autori
-non diventano milionari. Tutt'altro: la maggior parte vi rimette le
-spese. E perchè? perchè questi libri non scuotono il pubblico, il
-quale per natura è sonnacchioso e indifferente. Bisogna svegliarlo,
-entusiasmarlo, elettrizzarlo, stordirlo!
-
-È molto difficile, non è vero? ed ecco perchè in cento anni, appena
-cinque o sei libri si possono chiamare fortunati!
-
- *
- * *
-
-Faccio una domanda. Che sarebbe stato del Manzoni se non avesse scritto
-i _Promessi Sposi_?
-
-“Il Manzoni!„ — esclamerà qualcuno — oh non sapete che il Manzoni è un
-colosso? che appartiene alla schiera dei sommi maestri?„
-
-Siamo perfettamente d'accordo; ma guardando bene quel colosso non vi
-pare che sia formato tutto di _Promessi Sposi_? Le tragedie si leggono,
-perchè sono sorelle dei _Promessi Sposi_; la _Morale Cattolica_ è
-generalmente ben vista, perchè appartiene alla medesima famiglia.
-
-Siamo giusti; tutti gli onori che ebbe il Manzoni non furono dati
-esclusivamente all'autore dei _Promessi Sposi_? Perchè lo visitò lo
-Scott? perchè Vittorio Emanuele II, appena entrato in Milano, volle
-salutare il grande Lombardo?
-
-C'è poco da discutere: il Manzoni è sugli altari per Renzo e Lucia!
-
-Domandatene al Cantù, il quale lavorò fino a ottant'anni, scrisse
-un mondo di libri, ma non riuscì, malgrado la sua buona volontà, a
-mettere fuori un libro fortunato. Tentò la storia — che storia! —
-trentacinque grossi volumi, che pesano un quintale, tentò il romanzo,
-tentò la poesia, tentò la critica, tentò la letteratura popolare, fu
-impossibile; il libro fortunato non venne! E lui per consolarsi, dettò
-negli ultimi anni le _Reminiscenze Manzoniane_, come per dire: “Se non
-riuscì a me, riuscì al mio amico Sandro: è lo stesso!„
-
-Ma lasciamo la celia! Il Cantù, nel citato libro, ci dice che
-gl'_Inni Sacri_, le _Tragedie_ e tutto quel manipolo di componimenti
-poetici passavano quasi inosservati. Il Rovani ce lo spiattella con
-più franchezza: “Del Manzoni non si conoscevano che gl'_Inni_ e le
-_Tragedie_, lette da pochi, disprezzate da molti.„
-
-Ma dopo la pubblicazione dei _Promessi Sposi_, il Manzoni arrivò alle
-stelle.
-
-Che successo! neppure i romanzi dello Scott e del Dumas ebbero tanta
-fortuna!
-
-Sentite come scrive Giulia all'amico Fauriel:
-
-“Debbo dirvi che abbiamo provato un gran piacere nel vedere il lieto
-successo del libro del babbo. In verità, superò non solo la nostra
-aspettativa, ma ogni speranza. È un vero furore; non si parla d'altro;
-nelle stesse anticamere i servitori si tassano per poterlo comprare.
-Il babbo è assediato da visite e da lettere d'ogni specie e d'ogni
-maniera!„
-
-Nessun libro in Italia aveva destato tanto entusiasmo. Le edizioni si
-seguivano le une alle altre, e la nostra penisola fu piena di _Promessi
-Sposi_. Caffè, circoli, teatri, strade, alberghi si intitolavano di
-quel nome. Il Granduca faceva dipingere le sale della sua villa con gli
-episodi del romanzo; nel carnevale del 1828 la quadriglia che destò
-maggiore entusiasmo a Milano fu quella di Don Rodrigo e dei Bravi; a
-Parigi si rappresentò in teatro con musica del maestro Caraffa.
-
-Anche in poesia: Lorenzo Del Nobolo da Montevarchi ne ricava un poema
-di dodici canti, lo pubblica da Giardelli di Firenze il 1838 e lo
-dedica alla Granduchessa di Toscana.
-
-I personaggi divennero popolarissimi. Ogni prete, un po' ignorantuccio
-e timido, veniva chiamato Don Abbondio; tutte le domestiche
-dei reverendi ebbero il nomignolo malizioso di Perpetua. Nelle
-conversazioni si sentiva spesso ripetere: “Mi sembri il conte Attilio!
-Vorreste imitare il padre di Fra Cristoforo? vedi quel Don Ferrante!
-Oh! che cera da Innominato!„
-
-Si disse che il Manzoni ebbe quel trionfo per la benedetta quistione
-della lingua. Non credete a queste ciarle. _I Promessi Sposi_ furono
-fortunati: ecco tutto.
-
- *
- * *
-
-Dopo la pubblicazione di questo romanzo il Manzoni si mise in posizione
-ausiliaria e di rado prese la penna in mano. Perchè affaticarsi? il
-colpo era fatto.
-
-Incominciarono ad affaticarsi i poveri imitatori. Il Rosini, purista
-cattedratico, prende per sè il quadretto della Monaca di Monza e dice:
-“Questo ingrandimento artistico lo faccio io!„ Il Gualtieri acciuffa
-l'Innominato e gli grida: “Per te ci sono io, canaglia!„
-
-Se ne venne poi la così detta scuola manzoniana. Il Grossi, il
-D'Azeglio, il Cantù, il Carcano scrissero il loro romanzo. Che volete!
-quel successo faceva gola e ognuno sperò di averne una fetta. La
-malattia è continuata per un pezzo, e pochi anni fa abbiamo avuto
-_I figli di Renzo e di Lucia_. Ma questi benedetti figli, com'è
-da immaginarsi, somigliano poco ai genitori. Segno di decadenza! —
-direbbero i moralisti; mancanza di arte! — diciamo noi.
-
-Altri, vedendo che i poveri imitatori avevano fatto fiasco, si dettero
-a commentare il fortunato romanzo. Abbiamo centinaia di volumi sui
-_Promessi Sposi_! Commenti storici, commenti estetici, filologici,
-stilistici, ecc.
-
-Il Morandi incomincia a muovere la quistione della lingua, risponde
-il D'Ovidio, replica il Morandi. Il Boni, più pratico, pubblica una
-grammatica italiana con gli esempi ricavati dai _Promessi Sposi_ e
-par che dica: “Se vuoi scrivere come il Manzoni, eccoti la guida!„
-Allora il Morandi lascia il D'Ovidio, ricorre ad un Cappuccini e così a
-quattro mani preparano una nuova grammatica manzoniana fin nelle ossa.
-
-Ma dunque tutto è Manzoni, Manzoni, Manzoni! Il pubblico cominciò
-a seccarsi e stava proprio sul punto di dire: “finitela una buona
-volta!„, quando il Venturi, un altro manzoniano puro sangue, prepara
-un nuovo libro. Ancora? Ma che cosa avrà da dire questo egregio
-professore? Il romanzo è stato commentato, analizzato da capo a piedi
-e anche di traverso. Dunque? Il Venturi prende diversi pezzetti del
-libro, li liga con sottilissimi fili di prosa sua e dice al pubblico:
-“Io vi presento il _Fior dei Promessi Sposi_.„ Il fiore? ma come si
-chiama questo fiore? È una rosa, un giglio, un giacinto, una viola?
-
-Il Venturi non è botanico, vi ha dato un fiore e basta: fatelo voi
-esaminare! Del resto il libro piacque. Entrò nelle scuole e per molti e
-molti anni, maestri e scolari si deliziarono di quell'odore.
-
-Eppure fra tanti signori che scrissero ad onore e gloria del fortunato
-romanzo, nessuno ebbe un'idea più geniale di un traduttore francese,
-il quale si permise di farne un'edizione _espurgata ad uso della
-gioventù_. Non ho potuto, malgrado le mie continue ricerche, avere
-questo curioso estratto, ma a quanto mi si assicura non conta più
-di dugento pagine. E le altre dugento? via. Poveri _Promessi Sposi_,
-mutilati così barbaramente in nome del buon costume!
-
-Ma non sa questo signore che Renzo e Lucia possono entrare anche nei
-monasteri? Il Manzoni, proprio alla vigilia di metterli al mondo,
-facendosi vincere dai suoi scrupoli religiosi, disse paternamente
-ai due protagonisti ufficiali: “Senza smorfie, sa'! I fidanzati in
-pubblico debbono essere serî. Certe paroline si dicono a quattr'occhi;
-mi raccomando a te, Renzo.„
-
-E il povero Renzo, da buon figliuolo, qual'era, ubbidì. Neppure una
-espressione amorosa, neppure una stretta di mano alla sua bella!
-
-Vi ricordate quando è costretto a lasciare le due donne e a prendere
-la via di Milano? “Rattenne a stento le lacrime e stringendo
-_fortissimamente_ la mano ad Agnese, disse con voce soffocata: _a
-rivederci_, e partì.„
-
-Qualche lettore malizioso potrebbe andar fantasticando su quel
-_fortissimamente_ e su quell'a rivederci.
-
-Ma, santo Iddio, anche Renzo è un giovanotto e pare che gli si possa
-almeno concedere il diritto di far capire ad Agnese, la quale lo capì
-benissimo, che quella stretta era per la figliuola. Imitassero Renzo i
-nostri giovani! Da che il mondo è mondo; sono tanto pochi i fidanzati
-che ricorrono alla madre della sposa! In amore si ama il telegrafo
-senza fili e non piacciono gl'intermedî. Nè credo che quel traduttore
-nei suoi verdi anni abbia compiuto un eroismo maggiore.
-
-E Lucia? Lucia più che una sposa potrebbe chiamarsi una monachella. Il
-Settembrini in pubblica scuola domandava ai suoi allievi: “Come sono
-gli occhi di Lucia? non si sa: ella li tiene quasi sempre chinati a
-terra per pudore!„
-
-E Don Rodrigo, il Conte Attilio, l'Innominato, la Monaca di Monza?
-Saranno dei pessimi arnesi, ma sulla scena rispettano il pubblico,
-ubbidiscono al direttore d'orchestra.
-
-Strano! Da noi molti critici si lamentarono che il Manzoni aveva quasi
-messo una museruola ai suoi attori principali; in Francia invece,
-nella beata repubblica, sempre realista più del re assente, ci fu chi
-lo accusò in nome della moralità! Lasciate stare, o fratelli d'oltre
-Alpi, gli autori italiani: divertitevi piuttosto a espurgare i vostri
-romanzieri! Avete la Senna; approfittatene per lavare i panni sporchi!
-
-Noi intanto conchiudiamo. Quanti quattrini guadagnò il Manzoni con i
-_Promessi Sposi_? Eh! pochi, molto pochi. “Appena cinque mila lire„
-dice Federico De Müller.
-
-Dopo la prima edizione, il suo editore lo pregava di una ristampa, ma
-il Manzoni, vizio suo, non sapeva decidersi: voleva rifare, correggere,
-ripulire; intanto in Italia e all'estero si pubblicavano edizioni su
-edizioni. In diciotto mesi, nove ristampe in Italia, sei in Francia,
-due in Germania, una in Inghilterra. Il Manzoni ebbe cinque mila lire,
-ma molti editori fecero fortuna!
-
-E la manna continua. L'Hoepli, quantunque arrivato un po' tardi in
-mezzo a noi, ne sa qualche cosa. Sei o sette anni fa bandì un concorso:
-dieci mila lire a quel pittore che gli avesse favorito una trentina
-di tavole per illustrare il romanzo. Dieci mila lire? È troppo! Ma il
-signor Hoepli non canta la messa senza il morto.
-
-Il furbo seminò per raccogliere, e il raccolto fu miracoloso.
-
-Un altro giorno lo Sforza, erede universale di tutti i manoscritti
-manzoniani, gli disse: “Sai, ho trovato dei capitoli inediti sui
-_Promessi_?„
-
-“Davvero?„
-
-“Davvero!„
-
-“Ebbene, non perdiamo tempo. Scrivi due parole di prefazione e mandami
-subito quelle sacre reliquie: ne farò un bel volume, anzi due!„
-
-Bisogna dire la verità: anche i _Brani Inediti dei Promessi Sposi_ sono
-alla terza ristampa!
-
- *
- * *
-
-_Le Mie Prigioni!_ Ecco un altro libro fortunato.
-
-Il Pellico nel 1830 se ne usciva dallo Spielberg, dov'era stato a
-scontare dieci anni di carcere duro. L'abate Giordano, a cui egli
-“raccontava per minuto tutto quello che aveva sofferto, lo consigliò
-a scriverne la narrazione e a pubblicarla.„ Così nacquero le _Mie
-Prigioni_!
-
-Il libro andò a ruba e divenne popolarissimo.
-
-“Il buon successo — sono parole dello stesso autore — crebbe
-rapidamente nella Penisola. A Parigi il De Latour lo tradusse nella
-sua lingua, le edizioni e le traduzioni si moltiplicarono ben oltre il
-merito...„
-
-Ma invece di andar numerando quante edizioni se ne fecero in Italia
-e fuori, vediamo piuttosto, perchè quel libro, così modesto, così
-piamente religioso, abbia avuto tanta fortuna.
-
-In quel tempo non si parlava d'altro che di patria. Patria! patria!
-Era la parola d'ordine dei poeti, degli storici, dei filosofi. L'Italia
-doveva una buona volta essere libera.
-
-Il Niccolini con le sue tragedie imprecava contro il tiranno, pigliando
-a prestito i fulmini di Giove; il Guerrazzi, con i suoi strani romanzi,
-tutt'altro che storici, ribatteva il chiodo, gridando come energumeno:
-“Se non liberiamo la Patria io divento pazzo!„
-
-Il Pellico, al contrario, non si adira, non impreca contro gli
-oppressori, ma narra, senza apparato di forma, che cosa ha sofferto
-per la Patria. “Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella e
-dignitosamente risoluto di tenerle il broncio, lascio la politica
-ov'ella sta e parlo d'altro.„ E parla delle sue infermità, dei
-maltrattamenti subiti. Lo facevano morir di fame e una volta fu proprio
-sul punto di chiedere un po' di pane al giovane barbiere! Per portare
-gli occhiali c'era bisogno di un permesso speciale dell'Imperatore.
-Solo, segregato dai suoi compagni di sventura, vorrebbe almeno passare
-il suo tempo poetando, ma gli è negata perfino la carta, e il poveretto
-deve ricorrere “all'innocente artificio di levicare con un pezzo di
-vetro un rozzo tavolino e lì scrivere, con i polsi fasciati, affinchè
-le zanzare non entrassero nelle maniche.„ Dopo aver letto e riletto
-raschia “ogni cosa col vetro, per avere atta quella superficie a
-ricevere nuovi pensieri„. L'unico suo conforto è una lettera della
-famiglia, una parola della sua buona mamma. Ma che! “Quelle lettere
-passano per la trafila della Commissione e vengono rigorosamente
-mutilate con cassature di nerissimo inchiostro. Un giorno invece di
-cassare alcune frasi, tirarono l'orribile riga su tutta quanta la
-lettera, eccettuata la parola _Carissimo Silvio_ e il saluto che era in
-fine: _t'abbracciamo tutti di cuore_. Proruppi in urla e maledissi non
-so chi.„
-
-Ecco perchè quel libro commosse. Sembrò ad ognuno di essere stato
-nello Spielberg e di aver sofferto quelle pene, quegl'insulti, quelle
-sevizie. Nelle _Mie Prigioni_ la figura del Pellico quasi dispare;
-no, non è il Pellico, sono tutti gl'Italiani che gemono nel terribile
-carcere, perchè amano la Patria e la libertà!
-
-L'abate Giordani, da buon confessore, gli diceva: “Mostrate quanto
-il Deismo e la filosofia siano impotenti a fronte della Religione
-Cattolica. Molti giovani, letto il vostro libro, scuoteranno il giogo
-dell'incredulità.„ Ma le _Mie Prigioni_ ci fanno pensare a un altro
-giogo: al giogo della schiavitù! Il Pellico, con la dolcezza, con
-la rassegnazione, fece fremere i nostri animi più del Niccolini, dei
-Guerrazzi e di tanti altri, che si servirono della penna come di una
-dinamite. Ben disse Cesare Balbo: “Questo libro è per l'Austria più
-che una battaglia perduta!„ Le madri che prepararono i figliuoli per le
-guerre della nostra Indipendenza avevano letto le _Mie Prigioni_, non
-la _Battaglia di Benevento_, o l'_Arnaldo da Brescia_!
-
-Ricordo che anche noi fanciulli ci sentivamo ferir l'animo quando
-il professore ci leggeva in classe, l'_arrivo allo Spielberg_, il
-_mutolino_, _la morte dell'Oroboni_.
-
-“Che cosa, signor maestro, aveva commesso il Pellico, per meritare
-questa pena?
-
-— Eh! figliuoli miei, aveva amato la patria. —
-
-“E perciò fu imprigionato?„
-
-— Già, in quel tempo chi amava la patria era punito col carcere. —
-
-“Da chi?„
-
-— Dall'Austria. —
-
-Ma lasciamo stare questi ricordi, lasciamo stare l'Austria. Adesso
-siamo amicissimi: il nostro Di San Giuliano va e viene dall'Abbazia
-e fa la sua partita con il collega! Però, sia detto fra noi, se
-l'Imperatore d'Austria avesse potuto sospettare il brutto tiro del
-Pellico, non si sarebbe lasciato vincere dalle preghiere della sua
-augusta consorte! Le lacrime della contessa Gonfalonieri sarebbero
-state vane. Quell'Imperatore, buono alla scorza, che “non voleva vedere
-le faccie sparute dei prigionieri per non rattristarsi„, a firmare
-condanne capitali ci provava gusto e al Pellico gliel'avrebbe fatta a
-misura!
-
-Il Pellico dunque deve alla contessa Gonfalonieri la vita e... la fama.
-Se oggi si trova a fianco del Foscolo, del Monti, del Giusti è per le
-_Mie Prigioni_. Togliete questo libro, che gli resta? Un bagaglio di
-tragedie, di cantiche, di poesiole, che si stampano per contorno alle
-_Mie Prigioni_, ma che nessuno legge. La _Francesca da Rimini_ ebbe un
-po' di successo, poi andò a tener compagnia alle altre sorelle!
-
-Il Pellico era convinto di ciò, e dopo la pubblicazione del libro
-fortunato voleva chiudere bottega. Ma eccoti di nuovo quel benedetto
-abate Giordano, che gli va ripetendo: “Dovreste giovarvi del favore che
-il pubblico vi dimostra per dargli un trattatello morale.„ Il Pellico
-ripulì i ferri del mestiere, si mise all'opera e ci regalò _I doveri
-degli uomini_. “Questo libro — sono sue parole — ebbe un successo
-simile alle _Mie Prigioni_.„
-
-_Simile!_ Ma lasciamo correre. Sono tenerezze paterne. Oh non sapete
-che i padri sono gli eterni panegeristi dei propri figli?
-
-_I doveri degli uomini_ ebbero un successo effimero e dopo cinque o sei
-anni nessuno ne parlò più.
-
-A proposito, il Pellico ebbe imitatori?
-
-No. Per scrivere qualche libriccino su quel metro occorreva la prova
-del fuoco: bisognava passare sei o sette anni in gabbia!
-
-Il Settembrini dettò le _Ricordanze_, il Pallavicino le _Memorie_, ma
-non si può dire che abbiano avuto intenzione di imitare il Pellico. Ed
-oggi, nell'anno di grazia 1911, si potrebbe avere un libro sulla falsa
-riga delle _Mie Prigioni_?
-
-Per l'amor di Dio, non lo dite neppure! Chi è quel disgraziato che
-vorrebbe far ritornare il tempo della tirannide per scrivere un libro
-fortunato?
-
- *
- * *
-
-Il _Cuore_ del De Amicis è stato tradotto in lingua giapponese
-e pubblicato in due volumi su carta di seta e con copertina
-elegantissima. Curiose le illustrazioni! I piccoli protagonisti
-italiani sono trasformati in ragazzi giapponesi, con gli occhietti a
-mandorla e con il naso schiacciato.
-
-Ecco che cosa succede ai libri fortunati! E il _Cuore_, bisogna dirlo,
-è un libro fortunatissimo.
-
-Sei anni fa, essendo arrivato alla 300ª edizione, si celebrarono
-a Torino le Nozze di Oro con un banchetto _cordiale_. Si mangiò e
-si bevve alla salute, e anche a spese, dei trecento mila lettori.
-Immaginate che sentimentalismo! _Cuore, Cuore, Cuore!_ I brindisi
-piovvero. I trentanove convitati: critici, musici, poeti, scultori,
-commediografi, divennero teneri come agnellini! L'ultimo fu il
-Giacosa, il quale vedendo che il termometro della cordialità segnava 39
-all'ombra, se ne uscì con pochi versi alla Giusti, ringraziando il De
-Amicis di averlo invitato a quel banchetto
-
- dei trecento mila cuori
- Che il tuo cuor si soggiogò.
-
-A festa finita, i commensali ebbero un opuscolo elegantissimo,
-contenente i fac-simili fotografici dei frontespizî delle 22 traduzioni
-di _Cuore_.
-
-Che? c'è stato mai un libro che ha avuto questi trionfi?
-
-Ma, siatene certi, questo libro fortunato non si accontenta delle nozze
-d'oro. Dopo un paio di lustri, verranno le nozze di brillanti, poi
-quelle di radium, e così di nozze in nozze se ne starà sempre nella
-luna di miele.
-
-Dico _sempre_, perchè il _Cuore_ appena diede il primo palpito,
-innamorò tutti.
-
-I fratelli Treves (e allora erano davvero due!) non facevano a tempo
-a sfornare. Da ogni parte d'Italia si chiedeva un _Cuore_; tanto che
-i signori Treves, fingendo di perdere la pazienza, alle continue
-richieste, rispondevano: “Ma, santo Iddio! non abbiamo mica cento
-braccia noi!„ Intanto l'entusiasmo cresceva, cresceva: ognuno ne
-decantava i pregi. Che libro! che tesoro! Come erano commoventi quei
-racconti mensili! e quelle letterine, e quei ricordi storici e quei
-bozzetti di scuola!
-
-Il Mantegazza, senti oggi, senti domani, lasciò di manipolare
-_fisiologie_ e scrisse _Testa_: il De Castro dettò _Forza_. Ma che!
-come a farlo apposta, il _Cuore_ continuava la sua marcia trionfale e
-la povera _Testa_ del Mantegazza se ne restava molto addietro, senza
-parlare della _Forza_ che appena dava un passo!
-
-Il De Amicis, quando vide che ai suoi cortesi concorrenti mancava
-la lena, se la rise sotto i baffi e, scuotendo la sua chioma,
-generosamente leonina, esclamò: “Amici, l'avete fatta tardi!„
-
- *
- * *
-
-E chi può parlare del trionfo che questo libro ebbe nelle scuole
-elementari del Regno?
-
-I maestri ne erano innamorati cotti, ed avevano ragione. In quel tempo
-i poveri precettori erano trattati un po' male dal Governo, nè alcun
-Deputato aveva alzato la voce a prò di queste vittime, che lavorano
-molto e riscuotono poco. Il De Amicis, non potendo dar quattrini, ne fa
-il panegirico, e ad ogni maestro mette in testa una corona di alloro.
-Non ne dimentica uno! _Il nuovo maestro, il maestro di terza, la mia
-maestra di prima superiore, il maestro di mio fratello, la mia antica
-maestra, il maestro di mio padre, il maestro supplente, il maestro
-serale, il maestro ammalato, la maestra morta_. Requie all'anima sua!
-
-E sono tutti martiri, tutti eroi, tutti santi! Che angeli di bontà! Non
-fanno altro che baciare ed abbracciare i loro figliuoli adottivi; baci
-sulla fronte, baci sulle guance; baci, sempre baci!
-
-Ma zitto! noi non possiamo discutere del merito di questo libro, che
-gode prerogative reali e che potrà essere giudicato solo da l'Alta
-Corte di Giustizia.
-
-Abbiamo detto che il Manzoni dopo i Promessi Sposi, volle riposarsi,
-seguendo, da buon cattolico, l'esempio del Signore, che dopo i sei
-giorni della creazione, si compiacque dell'opera sua e si riposò. Il
-De Amicis la pensa diversamente. Il Cuore gli mette l'argento vivo
-addosso. Riposarsi, e perchè? Il pubblico m'applaude, mi chiama al
-palcoscenico ed io mi ritiro? Sarebbe una scortesia. E così per non
-essere chiamato scortese, continuò a mettere fuori: _Fra scuola e casa,
-La maestrina degli operai, Ricordi d'infanzia, L'idioma gentile_, ecc.
-
-_Cuore_ andava avanti e questi fratelli dietro. Per un riguardo
-personale al _Cuore_, i versi del De Amicis furono chiamati poesie, e
-sempre per quel benedetto _Cuore_ si fece buon viso al _Romanzo di un
-maestro_, ad una certa _Carrozza per tutti_, ecc.
-
-Ecco che cosa significa dare alla luce un libro fortunato!
-
-Veramente oggi il _Cuore_, dopo aver fatto soffrire di cardiopalmo
-un'intera generazione, ha rallentato un po' i suoi palpiti; ma resta
-sempre il libro prediletto per i ragazzi.
-
-Spesso ritirandovi la sera a casa, trovate i vostri figliuoli, che
-pendono tutti dalle labbra del più grandicello, il quale legge commosso
-il _Sangue Romagnolo_ o _dagli Appennini alle Ande_.
-
-L'entusiasmo di una volta è cessato, ma fino a che avrete nel petto un
-cuore, ne avrete un altro nella libreria!
-
-Veniamo adesso alla solita conclusione.
-
-Quante migliaia di quattrini fruttò questo libro? Eh! Chi volete che
-ce lo dica? Sono furbi i fratelli Treves e fanno bene. In Italia non
-si può parlare troppo chiaro. L'agente delle Imposte colpisce subito
-a nome della legge. Però posso assicurare che Emilio Treves, parlando
-una sera della fortuna di questo libro, esclamò: “Se avessi altri dieci
-_cuori_!„
-
-Che grande umanitario!
-
- *
- * *
-
-Siate sincero: forse nella vostra libreria manca la _Divina Commedia_
-o il _Vocabolario della Lingua Italiana_, ma non il _Quo vadis_, — un
-altro libro miracolo! —
-
-Federico Verdinois traduce un romanzo dal Polacco col titolo il _Quo
-vadis_ e lo pubblica a pezzetti sul “Corriere di Napoli„ di felice
-memoria.
-
-Le puntate si seguono fra l'indifferenza generale. Chi volete che
-tenga dietro a tutti questi romanzi da appendice, così strani, così
-morbosamente fantastici e di minimo valore artistico!
-
-Ricordo che spesso, prendendo il giornale e posando l'occhio su quel
-titolo così bisbetico, dicevo annoiato: “Ancora!„ Immaginavo un romanzo
-sulla falsa riga di _Tito Veio_ o giù di lì.
-
-Ma un bel giorno si incomincia a parlare con entusiasmo del _Quo
-vadis_. Che capolavoro!
-
-L'entusiasmo cresce, diventa febbre, delirio.
-
-A coro tutte le riviste, i periodici letterarî incominciano a cantarne
-mirabilia. Il romanzo cristiano è il _Quo vadis_ — il Cristianesimo
-è il _Quo vadis_ — la Lucia dei _Promessi Sposi_ e la Licia del _Quo
-vadis_ — l'elemento storico nel _Quo vadis_. I giornali politici
-mandano a far benedire ministri e deputati e dedicano un'intera
-pagina — sei massicce colonne — al _Quo vadis_. _Reporters_ corrono
-a scavezzacollo in Polonia, vanno a scovare il fortunato autore e
-vogliono sapere quando scrisse il _Quo vadis_, perchè lo scrisse,
-come lo scrisse, dove lo scrisse ecc. Intanto le edizioni arrivano
-all'ennesima potenza. Il _Quo vadis illustrato_, il _Quo vadis con
-pianta topografica_, il _Quo vadis per la gioventù, per gli adulti,
-per i vecchi_, e forse qualcuno pensò pure ai poveri infermi e ai
-moribondi!
-
-Evviva, evviva il _Quo vadis_! Evviva Licia, Vinicio, Petronio! Evviva
-Ursus!
-
-Tutti comprarono questo libro, tutti lo lessero, o almeno finsero di
-averlo letto. Magari bisognava mentire per non essere chiamato... chi
-sa che cosa!
-
-Qui mi permetto di ricordare un aneddoto. Proprio in quei giorni
-di plenilunio mi trovavo a Napoli. Sapendo che di fresco si erano
-pubblicati gli _Scritti inediti del Settembrini_, mi recai da _Detken
-et Rocholl_ per acquistare quel volume. Entro, e vedo una catasta di
-_Quo vadis_.
-
-Un giovanotto mi fa un grazioso inchino e mi dice: “Tradotto dal
-Verdinois?„
-
-— Che cosa? — gli domando maravigliato.
-
-“Lei non vuole il _Quo vadis_?„
-
-— No. —
-
-“No, e allora..?„ e mi guarda di traverso come per dire: si vede che
-non hai gusto!
-
-In verità questo complimento, quantunque non espresso, mi garba poco e
-perciò, botta e risposta, aggiungo subito:
-
-— Il _Quo vadis_ l'ho comprato due mesi fa a Roma —
-
-Dissi una bugia, ma salvai... l'onore!
-
- *
- * *
-
-Qualche critico, non so se in buona o mala fede, volle dire che quel
-romanzo non era poi una gran cosa! Non l'avesse mai fatto: restò solo
-e fu chiamato maligno. Il pubblico aveva battuto le mani e il pubblico
-comanda in teatro e fuori.
-
-Ma s'incominciò a dire: questo signor Sienkiewicz (che bel nome, sembra
-uno starnuto!) non ha scritto altri romanzi? Eh! il Sienkiewicz è un
-romanziere provetto e fecondo, ne ha pubblicato una ventina. Davvero?
-Davvero!
-
-I nostri editori, vedendo che il pubblico è ben disposto, fanno subito
-tradurre quei romanzi, quelle novelle; e dopo un mese, in tutte le
-vetrine dei librai, si vedono già in bella veste i fratellini del _Quo
-vadis; Per il pane, Seguiamolo, I Crociati, Col ferro e col fuoco. Il
-diluvio, La famiglia Polaniesoski, San Michele Volodioshe_ ecc.
-
-I lettori non mancarono e un po' di popolarità l'ebbero questi emigrati!
-
-Ma non basta. C'è ancora altro. Bisogna sapere che i signori editori,
-stando a contatto con i poeti, coi romanzieri, ecc., hanno imparato a
-giuocar d'astuzia, e pur di far quattrini, burlano il pubblico. Alcuni,
-vedendo che il _Quo vadis_ attirava come una calamita, lo fecero
-entrare, a proposito o a sproposito, nei titoli di molti romanzi, come
-ad esempio:
-
- A. DUMAS
-
- _Orgie e delitti di Nerone
- romanzo che precede il Quo vadis_
-
- E. BULWER
-
- _Gli ultimi giorni di Pompei
- racconto della prima era cristiana
- che fa seguito al Quo vadis._
-
-E così col _precede_ e col _segue_ si cercava smaltire la merce, un po'
-fuori uso.
-
-Molti gonzi abboccarono all'amo, comprarono questi volumi, lessero,
-lessero, credendo di trovare i nonni o i figli di Licio: alla fine si
-accorsero del tranello, ma troppo tardi!
-
-Del resto una vera burla non vi fu. Anche le _Orgie di Nerone_ e gli
-_Ultimi giorni di Pompei_ meritano di essere letti! Oh, vi credete
-davvero che il _Quo vadis_ sia un capolavoro! Oggi la festa in onore
-di questo santo polacco è finita. Il pubblico, avendo per un bel pezzo
-gridato a squarciagola: _Evviva il Quo vadis! Evviva Sienkiewicz!_ ha
-chiuso bocca, come per cedere la parola alla critica. E la critica,
-dopo aver sviscerato quel libro, dopo averlo sottomesso a minute
-analisi, ha sentenziato: “Il _Quo vadis_ è un romanzo come tutti gli
-altri. Il suo straordinario successo non appartiene alla letteratura,
-ma ad uno stato morboso dello spirito contemporaneo.„ E questa volta
-la critica ha colto nel segno. Il secolo decimonono, nei suoi ultimi
-anni, sentiva quasi un disgusto dei suoi dubbi e delle sue negazioni.
-La letteratura e l'arte, invasa dalla scienza sperimentale e positiva,
-dava un tanfo di scetticismo anemico! Perfino il romanzo, nato per
-dilettare, si era coverto di uno strato scientifico, che, paralizzando
-l'azione drammatica, lo rendeva pesante e noioso. Ma a chi ricorrere?
-Zola, dittatore in Francia, dopo averci deliziato con la lunga serie
-dei _Rongon Marquart_, preparava _I quattro Evangeli_ e agli evangeli
-bisogna credere! Il D'Annunzio teneva l'_interim_ della presidenza
-in Italia e si ostinava a regalarci romanzi, privi di invenzione, ma
-carichi di suoni, di simboli, di paradossi. Sempre quelle situazioni
-raccapriccianti, sempre quelle analisi psicologiche!
-
-Il pubblico non aveva il coraggio di ribellarsi, ma lasciava capire che
-di quella roba ne era stufo. Intanto i nostri romanzieri continuavano a
-fare il proprio comodo.
-
-“O bella — avrà esclamato il d'Annunzio — dobbiamo stare a servizio
-dei lettori? Oggi il romanzo si deve scrivere così. Chi non è contento
-ricorra alle stravaganze fantastiche del Dumas o ai dolciumi dello
-Scott!„
-
-Fu proprio allora che il Sig. Scienkiewicz dalla lontana Polonia disse
-al pubblico: “I tuoi romanzieri ti annoiano? Ebbene, io ho lavorato
-dieci anni per te. Leggi questo libro!„ e mise fuori il _Quo vadis_. Il
-pubblico lesse, si innamorò di Licia ed applaudì freneticamente.
-
-Se questo libro fosse apparso venti anni prima avrebbe avuto il
-_crucifige_. Venti anni dopo ebbe _l'hosanna!_
-
-Beato chi conosce l'ora sua!
-
- *
- * *
-
-Qui il capitolo sui libri fortunati si dovrebbe chiudere. Non ve ne
-sono altri che hanno meritato il primo premio del pubblico, da questo
-grande e bizzarro signorone, che sembra indifferente ad ogni produzione
-letteraria, ma che quando piglia a ben volere un libro, lo riveste di
-medaglie d'oro e ne arricchisce l'autore.
-
-Però il pubblico, sia per giustizia, sia per... carità cristiana,
-concede spesso delle menzioni onorevoli. In quest'ultimo ventennio
-_Guerra e Pace_, ha avuto una menzione onorevole; _Fatalità_, menzione
-onorevole; _Mio Figlio_, menzione onorevole; _Piccolo mondo antico_,
-menzione onorevole; _Il Santo_, menzione onorevole. Veramente
-quest'ultimo fu proprio lì lì per meritare il primo premio. Da
-principio prese una bella corsa, ma un bel giorno si fermò, quantunque
-la Sacra Congregazione dell'Indice, segnandolo col suo Bollo l'avesse
-reso più accetto ai nuovi ghibellini del pensiero.
-
-Il D'Annunzio ne tiene un fascio, ma egli aspira alla medaglia d'oro.
-Un artista sommo, con quei cavalli di forza, non può accontentarsi di
-una semplice menzione onorevole, nè di medaglie di bronzo o di argento.
-
-_La Figlia di Jorio_ fu molto applaudita; andò in processione per tutti
-i teatri d'Italia, ma il pubblico non la credè degna del gran premio.
-
-E la _Nave_, varata all'Argentina di Roma?
-
-I giornali amici come per preparare l'ambiente, incominciano un mese
-prima a cantarne vita e miracoli, a far sapere che si compone di un
-prologo e di tre grandi quadri e, come per stuzzicare l'appetito, ne
-fanno assaggiare un pezzetto. Se volete gustarla tutta, aspettate la
-“primière.„
-
-Ma che dramma! basta dire che è stato dedicato a Dio! C'è anche la
-musica, ma la musica deve stare al suo posto: è la parola del vate che
-deve primeggiare.
-
-Viene il gran giorno. _La Nave_ si vara... felicemente. Il pubblico,
-affascinato dal mirabile apparecchio scenico, stordito dalle marce
-trionfali, dai canti liturgici, da quegli urli incessanti, batte le
-mani. “Fuori l'autore! Vogliamo l'autoreeee!„ Il D'Annunzio, commosso,
-esce alla ribalta e mentre il pubblico continua ad osannarlo, dice a
-se stesso: “Finalmente hai meritato il primo premio!„ E sempre più si
-culla in questa dolce illusione, quando il conte di S. Martino tutto
-frettoloso lo chiama. “Avanti, Gabriele; il Re ti aspetta nel suo
-palco!„
-
-Dunque il decreto è già firmato!
-
-Il D'Annunzio, sicuro, sicurissimo di aver scritto un libro fortunato,
-quella notte ebbe sogni d'oro.
-
-Il pubblico invece appena uscito dal teatro si sentì un po' male.
-_La Nave_? ma che cosa è questa _Nave_? che cosa vogliono quelle
-diaconesse, quelle croci, quei cori di catacumeni e di Nàumachi,
-quelle orgie di eretici e di pagani, quei giudizi di Dio? Il varo è
-bellissimo, ma varare una nave, significa comporre una tragedia?
-
-L'Argentina continua ogni sera a ripetere la solenne funzione; i
-critici amici, sapendo per esperienza che bisogna battere il ferro
-quando è caldo vanno dicendo che l'entusiasmo cresce sempre per questo
-capolavoro. A sentirli, il dramma sarà rappresentato in tutte le
-capitali, Parigi, Londra, Berlino, Pietroburgo, Costantinopoli, New
-York, aspettano la _Totus Mundus_!
-
-Ma che! passati due mesi il termometro scende molto basso. _La Nave_,
-dopo un giro per i nostri porti, ritorna in cantiere, con una semplice
-menzione onorevole. Invano i fratelli Treves l'hanno istoriata come una
-galea, tipo greco. Pochi leggono quei versi, carichi di allitterazioni
-e di parole di conio raro.
-
-Il D'Annunzio però, siate sicuro, non si arrende; tenace, da abbruzzese
-vero, tenterà la prova con una nuova opera. _La Nave_ non vi ha
-storditi? Ebbene, datemi un po' di tempo; fra un paio di anni, ed anche
-meno, vi presenterò una corazzata in tutta regola.
-
-Ma sento dire che il D'Annunzio _forse che si forse che no_ vuol
-lasciare il mare. Il mare è infido, il mare è traditore. Anche le
-corazzate di prima classe possono andar giù.
-
-Lui si è rivolto ai santi. Che si sia rivolto ai santi, sta bene, anzi
-è un debito di gratitudine. Chi prende nome e cognome da un angelo, di
-tanto in tanto deve ricordarsi del Cielo. Ma _San Sebastiano_, proprio
-San Sebastiano, che fu ucciso a colpi di frecce! Attenti: Il pubblico
-è bizzarro, il pubblico è sanguinario: potrebbe ripetere lo scherzo a
-colpi di... fischi!
-
-E poi il D'Annunzio non ha pensato che da un momento all'altro possono
-succedere tante cose? Forse un bel giorno, chi sa da quale parte del
-mondo ci verrà il primo libro fortunato del secolo XX.
-
-Il D'Annunzio vorrebbe per sè quest'onore, ed è giusto; ma tutta la
-schiera immensa dei letterati francesi, tedeschi, inglesi, americani
-non hanno la stessa pretenzione? Lavorano in silenzio costoro, senza
-colpi di grancassa, senza rinchiudersi in una villa, senza spedire
-telegrammi a destra e a sinistra, quando terminano un romanzo o un
-dramma; ma la mira è quella.
-
-E se questo libro ci venisse dal Giappone? Il Giappone si trova nel
-periodo di gloria. Forse dopo i trionfi in guerra potrebbe averne
-qualcuno nelle lettere. Il pubblico è ben disposto! Ma non facciamo
-prognostici; venga pure dalla Groenlandia, sarà sempre ben accetto. Noi
-fin da questo momento mandiamo un saluto al fortunato autore. Autore? e
-se sarà una donna? Già, potrebbe essere anche una donna.
-
-Ebbene, all'opera, o figlie di Eva. Fate che la storia possa dire:
-
-“Il primo libro fortunato del secolo XX fu scritto da una donna!„
-
-
-
-
-I libri che si consultano.
-
-
-Le enciclopedie, i dizionarî storici, letterarî, scientifici se ne
-stanno a pian terreno nei loro solenni paludamenti, forse un po'
-corrucciati, perchè noi raramente vi diamo uno sguardo. Essi sono come
-i vecchi dottori di Salamanca, a cui si ricorre nelle grandi occasioni,
-per consiglio o per aiuto.
-
-Si parla, ad esempio, di un autore ignoto, di un'opera sconosciuta,
-voi restate come Don Abbondio dinanzi a questo nuovo Carneade. Ma
-invece di scartabellare tanti libri, invece di perdere la testa a
-consultare storie letterarie o manuali scientifici, invece di ricorrere
-al professore B o al dottore C, aprite l'enciclopedia del Boccardo o
-del Larousse e sarete subito servito. Qui tutto è sminuzzato e reso
-facile, basta sapere le lettere dell'alfabeto per diventare un erudito
-d'occasione. Letteratura, filosofia, musica, medicina, sociologia,
-astronomia, numismatica, scienze naturali, tutto, tutto è tagliuzzato a
-piccole fette!
-
-Questi libri sono come quei pianini melodici: basta saper girare il
-manubrio per gustare un bel pezzo di musica.
-
-Perciò Benedetto XIV, papa colto e faceto, soleva dire che queste
-enciclopedie ci avvezzano al dolce far niente; e quando il Ferraris
-gli presentò la sua _Biblioteca Prompta_, quel Pontefice sorridendo
-esclamò: “È un lavoro coi fiocchi, ma l'avete scritto per i poltroni!„
-
-Il Ferraris, che neppure mancava di spirito, rispose: “Santità, l'ho
-scritto per i più!„
-
-Non state a sentire nè a Sua Santità, nè a Sua Eccellenza. Hanno
-torto entrambi. Che poltroni e poltroni d'Egitto! Le enciclopedie sono
-necessarie come il pane. Anzi sarebbe provvidenziale se tutte le opere
-voluminose fossero presentate sotto forma di dizionarî.
-
-Gli storici, ad esempio, specie quelli che la sanno un po' lunga,
-dovrebbero imitare il Cantù, il quale, accortosi che la sua _Storia
-Universale_ difficilmente sarebbe stata letta da capo a piedi,
-nell'ultimo volume dice: “Ho messo un indice alfabetico per facilitare
-ai curiosi il modo di trovare un fatto o un giudizio.„ Ma questi
-curiosi siamo un po' tutti. Oggi, eccetto pochi, ma pochi davvero,
-che si gettano anima e corpo in una data materia ed hanno il coraggio
-di leggere, rileggere le opere più voluminose, tutti gli altri non
-possono, nè debbono consumare il loro tempo con questi libroni. Ed
-è giusto. Leggere una storia di trenta, quaranta volumi! Dovreste
-lasciare tutti i vostri studii, seppellirvi in casa, correre dieci
-leghe all'ora per compiere la traversata in due o tre mesi. E dopo?
-dopo ne sapreste meno di prima. È come fare il viaggio del mondo in
-ottanta giorni: si vince la scommessa, ma di questa corsa vertiginosa,
-pazzesca non restano che poche impressioni e molta stanchezza.
-
-Alcuni anni fa mi venne la smania di leggere la _Storia Naturale_
-del Buffon. La divorai in un mese. Ma lo credereste? Mi lasciò nella
-mente una confusione indiavolata! La notte sognavo serpi, cammelli,
-orsi, tigri: non un'idea chiara, non un'esatta cognizione scientifica,
-anzi avevo dimenticato financo gli elementi di zoologia, imparati al
-ginnasio! E perchè? Questi lavori colossali sono dei cibi indigesti
-che bisogna mettere nello stomaco senza avidità e fretta: a volerli
-ingoiare così alla diavola si corre il rischio di una indigestione.
-
-Ecco perchè questi grossi volumi non si leggono.
-
-Non si leggono, ma si comprano. Alcuni non hanno la _Divina Commedia_,
-non hanno i _Promessi Sposi_, non hanno le _Poesie_ del Carducci, non
-hanno il _Vocabolario della lingua italiana_, neppure il _Barbanera_,
-neppure il _Libro delle dodici trombe_, ma la _Patria_, che costa la
-miseria di trecento lire, sì; ma gli _Usi e i costumi dei popoli_ che
-costano quasi il doppio, sì.
-
-E questa debolezza l'abbiamo quasi tutti. Noi siamo restii ad
-acquistare libri utili, che costano poche lire e poi con la più grande
-disinvoltura compriamo tante opere che costano un occhio e che servono
-solo per ornamento.
-
-Bisogna ringraziarne la Casa Vallardi che confeziona questi libri!
-
-Il processo è semplicissimo.
-
-Vuol trattare la vita civile, letteraria, scientifica dell'Italia?
-ne scrive a una decina di scienziati, divide loro la materia, e dopo
-cinque o sei mesi l'opera è compiuta.
-
-Così nacque la _Patria_, la _Storia della Letteratura Italiana_, la
-_Storia delle Grandi Scoperte_, il _Secolo XIX nella vita e nella
-cultura di tutti i popoli_, ecc, ecc.
-
-La sullodata Ditta vi attira con le rate mensili. Vi dà trenta grossi
-volumi tutti una volta e si contenta di due lire al mese. Diavolo! due
-lire non è una gran cosa. Ma poveri voi, se abboccate all'amo! Ogni
-primo del mese vi vedrete piovere in casa quei signori commessi. Come
-sono puntuali e furbi costoro! Sanno di riuscire importuni, ma fingono
-di non accorgersene; vi stringono la mano con ostentata effusione di
-animo, vi lasciano i nuovi fascicoli, ricevono le poche lirette e via.
-Ogni mese è questa canzone: complimenti, fascicoli, denari!
-
-Ma dopo due o tre anni questi benedetti fascicoli ingombrano la sala:
-ne trovate sulle sedie, sulla credenza, sulla scrivania, sul divano,
-sulla poltrona: sono sparsi un po' dovunque.
-
-Occorre un'altra spesa: bisogna rilegarli, vestirli da gran signori.
-Con santa pazienza li raccogliete, li mettete in ordine e li
-mandate alla legatoria. Un dopo pranzo, mentre ve ne fate i chilo
-leggiucchiando il giornale, siete scosso da un vocione: —
-
-— È permesso?
-
-“Avanti!„
-
-La porta si apre. Entra il legatore, entra un tarchiato giovanotto, con
-una grande cassa sulle spalle.
-
-— Riverisco, signore. Le riporto i libri. Ho fatto un lavoro a modo,
-sa': pelle e oro. Del resto l'opera lo meritava. Quelle tavole fuori
-testo... —
-
-“Bravo, bravo!„
-
-Lui però vi vuol far vedere con gli occhi che quell'oro è fino, che la
-pelle è lucidissima, che il taglio è accurato. Voi approvate, sorridete
-e vi congratulate del bel lavoro.
-
-Ma strano, dopo che quel signore è andato via, vi assale una specie
-di rimorso. Perbacco! quest'opera vi costa quasi trecento franchi. E
-dire che quest'anno la vostra signora non è andata ai bagni, perchè le
-finanze...; e se lo sapesse? Ma oramai non c'è più rimedio, il delitto
-è consumato. Voi tentennando la testa mettete questi libroni luccicanti
-di oro nello scaffale, esclamando con un sospiro: “Riposate in pace!„ e
-vorreste aggiungere, se non fosse irriverenza:
-
-— Restate nella vigna a far da pali! —
-
-
-
-
-I decaduti.
-
-
-Fanno compassione, poveretti! Piegati, laceri, con carta ingiallita
-dal tempo, stanno là, in un angolo remoto, quasi nascondendosi
-allo sguardo. Non li avete comprati voi, sono libri di famiglia che
-ricordano altri tempi e altri gusti. Li avete trovati in casa e li
-conservate per rispetto ai vostri nonni.
-
-Leggerli? È più il tempo di prendere in mano i romanzi di Madama
-Radcliffe, del Durange, del Visconte D'Arlincourt?
-
-Eppure questi libri, che vi danno un senso d'ilarità, un giorno furono
-chiamati gl'_immortali_, gl'_insuperabili_. Cento critici a battere le
-mani, cento editori a seminarli per il mondo!
-
-Nelle sere d'inverno il nonno leggeva ad alta voce _Celestino_ ovvero
-gli _Assassini di Ercolano_. Un capitolo, un altro, un altro; si
-arrivava fino alle undici, fino a mezzanotte e nessuno fiatava. Voi
-accovacciato sulle ginocchia materne stavate ad ascoltare a bocca
-aperta. Che paura, che brividi! Quegli sgherri vi stavano sempre
-davanti minacciosi, pronti a sgozzarvi!
-
-Ed il _Cimitero della Maddalena?_ Quante lagrime non fece versare alla
-vostra buona nonna? La poveretta ne era innamorata: lo sapeva quasi
-tutto a memoria ed ogni giorno ne raccontava una scena ai nipotini.
-
-E non solo in casa vostra, ma in tutte le famiglie, c'era tale
-entusiasmo. Il _Cimitero della Maddalena_ fu tradotto in tutte le
-lingue e in tre anni, solo a Londra, trenta edizioni.
-
-Oggi, silenzio. Chi legge più il _Solitario_, il _Rinnegato_, il
-_Melmod, l'uomo fatale_, il _Taddeo di Varsavia_? Quale editore
-ha vaghezza di tentarne la ristampa? Ieri sugli altari, oggi nella
-polvere.
-
-Ma non li disprezziamo: su quelle pagine, che a noi sembrano fredde,
-scipite, ha sospirato, ha pianto un intera generazione. Noi, ricchi di
-scienza e poveri di fede, abbiamo dato il bando a quella letteratura
-romantica, troppo ingenuamente sentimentale, che commoveva, senza
-corrompere, che faceva piangere, senza sconfortare.
-
-Il gusto cambia, ma non sempre migliora!
-
- *
- * *
-
-Mentre questi poveretti, rassegnati alla propria sorte, vi chiedono la
-carità di uno sguardo, si fanno avanti i superbi eroi del passato.
-
-Ecco in grandi e ricche edizioni illustrate il _Conte di Montecristo_,
-i _Tre Moschettieri_, i _Misteri di Parigi_, l'_Ebreo Errante_.
-
-Chi non ricorda l'entusiasmo che suscitarono in Europa questi romanzi
-strani, fantastici, pieni di avventure curiose? Venivano riprodotti
-sulle scene fino alla sazietà, e chi non sapeva leggere, o non poteva
-comprarli, andando con pochi soldi al teatro, ne sapeva quanto voi.
-I personaggi entravano financo nella moda e non mancarono i cappelli
-“alla Montecristo„, le salse “alla D'Artagnan„, i liquori “Anna
-d'Austria„.
-
-Gli eroi di Omero e del Molière cedevano il posto ai Tre Moschettieri e
-al Padre Rodin.
-
-Specie il Dumas, questo Alessandro Magno del romanzo cavalleresco,
-ammaliò tutta l'Europa. Si racconta che quando apparve per la prima
-volta il _Conte di Montecristo_ su un giornale parigino, il popolo
-francese andò addirittura in delirio per la fantastica e viva
-creazione. La settima puntata terminava proprio con quelle parole. “Il
-mare è il cimitero del castello d'If.„
-
-La sera in tutti i ritrovi non si parlava che di Dantes. Come si
-salverà? Alcuni la notte non potettero dormire, si spinsero fino alla
-redazione del giornale per leggere il seguito del romanzo; e la mattina
-la nuova puntata andò a ruba. Un arguto cronista di quel tempo nota,
-con una forte dote di causticità: “Se in quel giorno il giornale non
-avesse pubblicato il seguito del romanzo, a Parigi ci sarebbe stata una
-rivoluzione!„
-
-E il Guerrazzi? Arrivavano di nascosto i suoi romanzi rivoluzionari,
-ardenti di patriottismo, che sembravano scritti in un campo di
-battaglia, tra il fumo della polvere e il grido angoscioso dei vinti.
-Si parlava segretamente di queste torpedini, lanciate alla vigilia
-della rivoluzione. Non si mangiava, non si dormiva per divorare la
-_Battaglia di Benevento_, l'_Assedio di Firenze_!
-
-Si parlava pure delle tragedie di un _certo_ G. B. Niccolini: si
-vociferava che il Le Monnier, un editore toscano, per sfuggire la
-censura granducale, le aveva fatto stampare a Marsiglia, facendole
-entrare poi nella dogana di Firenze, dentro balle di zucchero. Che
-tragedia! Che versi fiammeggianti e incendiari! Specie l'_Arnaldo da
-Brescia_, una mina: avrebbe mandato per aria il Vaticano!
-
-Ma oggi, rinnovati gusti, costumi, ideali, i libri dei Dumas, del Sue,
-del Guerrazzi, e di tanti altri non attirano più, nè si leggono con
-entusiasmo: essi ricordano un tempo lontano lontano, eppure non sono
-passati che cinquant'anni!
-
-Altri libri invece che al loro apparire furono lapidati a sangue da
-una critica maligna e pettegola, o accolti fra la comune indifferenza,
-nulla perdettero del loro pregio, anzi con i secoli acquistarono nuova
-vitalità!
-
-Vedete: il Shakespeare è più giovane del Sue; il Goethe più moderno
-del Dumas e del Montepin; Omero ci appartiene più del Guerrazzi! Chi
-disse che il _Furioso_ fu scritto il 1516? Nossignore. Fu scritto ieri:
-Orlando è più giovane di D'Artagnan.
-
-Nè vale il dire che il Shakespeare scrisse tragedie e Dumas romanzi. Il
-tempo, il gran giustiziere, non vuol sapere quale genere letterario voi
-trattate: romanzi, tragedie, poemi, il tempo premia l'arte e solo ai
-veri artisti apre le porte dell'immortalità.
-
-In un anno l'_Ebreo Errante_ ebbe cento edizioni e ridotto in dramma
-fu rappresentato in tutti i teatri grandi e piccoli. È vero, tale
-entusiasmo non destarono le tragedie del Shakespeare; in un anno non
-ebbero cento edizioni. Ma oggi, dopo quattro secoli, sapreste dirmi
-quante edizioni hanno avuto, quante ne avranno? L'_Ebreo_, dopo
-quell'effimero successo non errò più, nè fu più visto; ma Otello,
-Amleto, Giulietta e Romeo, vivono, vivranno più di noi, più dei nostri
-figliuoli!
-
-Guai a chi segue la moda, a chi accontentandosi dell'applauso, trascura
-l'arte. La moda è capricciosa, bizzarra, traditrice. Oggi vi esalta, vi
-osanna; domani vi calpesta, come un cencio!
-
-Scrittori moderni, attenti! Se i vostri libri non hanno quell'_aroma,
-conservatore dei pensieri_, di cui parla il Giordani, il tempo farà la
-sua giustizia!
-
-
-
-
-I libri con ritratti.
-
-
-Quest'onore dovrebbe essere riservato ai poeti, ai filosofi, agli
-storici di prima forza. Solo essi hanno il diritto di mettere innanzi
-ai loro libri il proprio ritratto, come per dire al lettore: “Io sono
-qui!„
-
-Ma poichè ognuno si crede — _modestamente_ — una gran cosa, ecco che
-molti libri portano il ritratto dell'autore.
-
-E non parlo solo de' libri moderni. L'uomo è stato sempre uomo. Fin
-nelle antiche, antichissime edizioni di storia, di commedie, troviamo
-la riverita effigie dei Reali Istoriografi e Commediografi, con la
-enumerazione di tutti i titoli accademici. Però questi ritratti antichi
-sono bizzarri e spesso ridicoli. Che posa! che atteggiamenti! Sembrano
-malati che vanno all'ospedale; masnadieri dall'occhio truce, che
-nascondono, sotto il mantello, la carabina e il pugnale.
-
-Alcuni, con i capelli irti, con un cipiglio sinistro e minacciante,
-vi fissano maledettamente gli occhi addosso e par che dicano: “Avrai
-da fare con me!„; altri, con lo sguardo languido, con il volto
-pallidissimo, con un gran fazzoletto al collo, chiedono pietà e
-misericordia altri, grossi, paffuti, rubicondi — come canonici, vecchio
-tipo — con i capelli inanellati, con ricco corsetto, con due orecchini
-luccicanti, se la ridono saporitamente, come per dire: “Lettore, senti
-a me: mangia e bevi, e brucia tutti i libri!„
-
-In generale nei ritratti antichi c'è molta posa e poca espressione.
-È vero che la fotografia era ancora di là da venire; è vero che non
-tutti potevano, come Dante, trovare un Giotto; ma, farsi dipingere in
-quell'arnese, è troppo!
-
-Almeno il Valletta, buon'anima, vedendo che la sua effigie, messa come
-sentinella davanti alla _Iettatura_, poteva scambiarsi per uno spettro,
-l'accompagnava con quattro versi, che starebbero bene a moltissimi
-_frontespizî_ dell'uno e dell'altro sesso.
-
- Non è Seneca svenato,
- Non è Lazzaro risorto;
- È Valletta in questo stato,
- Mezzo vivo e mezzo morto.
-
-Ma perchè farsi dipingere in una posa così strana e sgradevole? Se
-siete poeta, storico o filosofo insigne, sarete giudicati dalle opere e
-non dall'atteggiamento sinistro, dai lunghi capelli, che vi scendono in
-due fila, fin su le spalle. I capelli furono necessarî solo a Sansone,
-e la storia non ci ha mai detto che il genio si misura dalla chioma.
-
- Parrucca o non parrucca,
- Chi nacque zucca, sarà sempre zucca!
-
-Questa verità cominciò a farsi strada e gli scrittori divennero un
-po' più ragionevoli, quando _posarono_. Da banda le parrucche, gli
-orecchini, i fazzoletti banderuole! Lo sguardo più composto, i capelli
-più ordinati.
-
-Anzi, alcuni poeti ebbero un'idea originale: vollero abbozzare la
-propria effigie in un sonetto. E che? Non si è sempre detto che il
-poeta dipinge e colorisce? Dunque se sa dipingere gli altri, non sa
-dipingere se stesso?
-
-Il primo esempio lo dette l'Alfieri.
-
- Capelli or radi in fronte e rossi pretti
- Lunga statura e capo a terra prono.
- Sottil persona in su due stinchi schietti
- Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono:
- Giusto naso, bel labbro e denti eletti
- Pallido in volto più che un re sul trono.
-
-Seguirono il Foscolo e il Manzoni, e dopo.... la turba. Ma questi
-ritratti _a penna_ si rassomigliano tutti: la stessa struttura, gli
-stessi profili. Le due quartine se ne vanno per misurare la fronte,
-il naso, la bocca, il petto; per farvi sapere il colore dei capelli,
-degli occhi, del volto; per decantarvi la qualità extra dei denti,
-per misurarvi la statura. Le terzine vi informano delle doti morali.
-Sono tutti _ricchi di virtù e di vizî_ i nostri poeti! Tutti _sobrî,
-schietti, leali; irruenti_, sì, ma non _maligni: alteri_, ma non
-_superbi: or duri, or pieghevoli, or acerbi, or miti_: ma il cuore! il
-cuore è _buono_, il cuore è _generoso_, il cuore è _nobile_! Più che un
-ritratto, è dunque la presentazione che il poeta fa di se stesso. Non
-dice che è bello, ma lo lascia supporre; non dice che è un genio, ma
-nell'ultimo verso qualche cosa l'accenna, così di sfuggita.
-
-L'Alfieri domandava a sè stesso:
-
- Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.
-
-Com'era furbo! Egli lo sapeva prima di morire, anzi lo andava ripetendo
-a chi non voleva saperlo!
-
-Il Foscolo, termina da pessimista:
-
- Morte sol mi darà fama e riposo;
-
-poi corregge:
-
- E da morte aspettar fama e riposo
-
-ritocca di nuovo:
-
- Forse da morte avrò fama e riposo.
-
-Moralità della favola: voleva la fama, e noi gliel'abbiamo data;
-speriamo che avesse avuto anche il riposo!
-
-Ma dite la verità: dopo aver letto, riletto queste quartine e terzine,
-siete forse riuscito a vedervi davanti la figura del poeta? Eh! i
-ritratti si fanno col pennello. Ognuno al suo mestiere. Non tutti i
-poeti sono come Michelangelo e Salvator Rosa! Fortunatamente anche
-questo vezzo è passato di moda. Dopo il Manzoni, nessuno volle
-rinchiudersi in un sonetto.
-
-Ed oggi i nostri scrittori si fanno dipingere così alla buona, senza
-sussiego magistrale, senza quell'atteggiamento, pietoso o sinistro.
-
-Vedete: il De Amicis veste come voi, ha i baffi come voi e vi guarda
-con una grazia amabilissima. Sul volto del Fogazzaro voi leggete tutta
-la serenità dell'anima sua. Com'è simpatico il Panzacchi, il Graf,
-il D'Ancona, il D'Ovidio, il Martini! Qua la mano: voi siete amici di
-casa!
-
-Ma attenti, attenti; non tutti sono disposti a stringervi la mano. Lo
-Zanichelli, innanzi alle Poesie del Carducci ha messo due ritratti del
-Poeta. Il Carducci a 30 anni, il Carducci a 70 anni. Il primo sembra un
-uomo mezzo rimbambito e pare che allora allora voglia domandarvi: “Che
-cosa è successo?„; il secondo ha tutta l'aria di un domatore, il quale
-gridi alla belva-pubblico: “Silenzio, io sono il primo poeta!„
-
-Il D'Annunzio invece col capo chino, con gli occhi da asceta, sembra
-che vada snocciolando Avemarie. Un suo ammiratore, Carlo Villani, dopo
-avergli cantato il _Te Deum_ sulla _Vita Italiana_, gli diceva: “Tu
-sei grande, il tuo nome suona dall'uno all'altro mare, alza, alza la
-fronte!„ No; il D'Annunzio continua a tenere il capo a terra prono,
-forse... per far meglio osservare il suo cranio lucido, eburneo!
-
-E il Rapisardi? Dio mio, ha un gusto matto a comparire come un
-masnadiere. Con quella cera sinistra, con quel cappello a cencio
-alle ventitrè, sembra un bandito siculo-calabrese. Gli manca solo
-lo schioppo per essere qualificato come uno zio paterno di Giuseppe
-Musolino. Eppure il Rapisardi — a quanto dicono i suoi scolari — è un
-agnello tutto cuore, tutto bontà!
-
-Si hanno queste sorprese. Il Pascoli, ad esempio, è un poeta caro
-assai. Che versi! che dolcezza! Dovrà essere una figura serafica la
-sua, un tipo alla Bellini. Toh! un bel giorno vi cade sott'occhio il
-suo ritratto. Santo Iddio, com'è borghese! Il Pascoli ha tutta l'aria
-di un negoziante di coiame! Che peccato, scrive così bene!
-
- *
- * *
-
-Non tutti i libri portano il ritratto dell'autore.
-
-Avete mai visto dinanzi all'_Iliade_ o all'_Odissea_ l'effigie
-di Omero? Omero? ma è veramente esistito Omero? Alcuni dicono sì,
-altri, no; infine di accordo — in sezioni riunite — gli storici hanno
-proclamato l'esistenza di Omero! Benissimo. Ma era un bell'uomo? Chi lo
-sa? Gli Zeusi e i Parrasii di quel tempo pensavano a dipingere grappoli
-d'uva per ingannare gli uccelli, senza ricordarsi che un poeta di
-quella forza meritava un ritratto a grandezza naturale.
-
-Nel Museo di Napoli molti e molti anni fa — ero studente allora —
-mi fu mostrato un busto con un barbone patriarcale e con un paio di
-occhi grossi quanto due uova sode. Nessuna espressione, nessuna grazia
-nei lineamenti. “Ecco Omero!„ mi disse la guida. Omero! Avrei voluto
-rompere quel busto e gridare come un pazzo: “Questi non è Omero, poeta
-sovrano!„ Ma non feci nè l'uno, nè l'altro e mi ritirai a casa.
-
-Lo credereste? quel busto mi si è talmente fitto nella memoria
-che appena apro l'_Iliade_ me lo vedo davanti. Leggo il bellissimo
-episodio di Ettore e di Andromaca? Sul più bello, proprio quando l'Eroe
-Troiano, quasi presago della sua prossima fine, prende fra le braccia
-il caro pargoletto, mi veggo presentare quel _coso_! L'_Iliade_ è un
-capolavoro, ma, dico la verità, alle volte faccio a meno di rileggere
-qualche canto, per non vedermi quel brutto ceffo, che mi fa rabbia!
-
-Ho voluto riportare quest'aneddoto, per dire con argomento di prova che
-spesso un ritratto, messo innanzi ad un libro, fa acquistare simpatia o
-antipatia, non solo per l'autore, ma anche per l'opera.
-
-Quante volte, vedendo un ritratto che fa paura, non avete chiuso
-subito il libro esclamando: “Com'è brutto!„ Invece se alla prima pagina
-trovate la figura di un bell'uomo, voi dite subito: “Vediamo un po' che
-vuole costui!„
-
- *
- * *
-
-Certi editori meriterebbero tre anni di reclusione. Perchè? perchè
-guastano l'effigie dei nostri letterati. Una Casa Editrice di Milano
-intraprese, molti anni fa, la pubblicazione delle opere complete del
-Shakespeare, del Byron, del Monti, del Foscolo, del Manzoni, e credendo
-di far cosa grata, volle aggiungervi anche i ritratti. Poveri poeti,
-dipinti con cannello di bracia! Il Shakespeare sembra uno scimunito; il
-Manzoni è addirittura senza naso, mentre ne aveva abbastanza di naso —
-e naso fino! — lo Schiller più masnadiere dei suoi _Tre Masnadieri_; il
-Goethe un ubbriaco che va barcollando; il Pellico, un allampanato con
-una coppia di occhiali sul naso così grossi, da non potersi sostenere,
-tanto che il poverino par che dica: “Mi cascano! mi cascano!„; il
-Metastasio è un bambolone degno di quel paese.
-
-Ma, Dio benedetto, occhi ne avete? Sono ritratti questi o caricature?
-Un po' di rispetto ci vorrebbe!
-
-E il bel vezzo continua. L'anno scorso nelle nostre scuole secondarie,
-fu adottata un'antologia italiana di A. Nota e P. Fontana, dal titolo
-_Pagine gaie e Pagine forti_. Non conosco questi due egregi professori
-e non so dirvi quindi chi sia più _allegro_ e chi più _robusto_. Posso
-dirvi però che quest'antologia ha molti pregi. Prima di tutto, due
-prefazioni. La _prefazione degli altri_, — una selva di massime, di
-sentenze, di proverbi, di motti, in latino, in francese, in italiano
-— che si apre con Salomone e si chiude con Leonardo Bianchi, ex
-ministro della Pubblica Istruzione. La _prefazione nostra_, con cui i
-compilatori fanno sapere che in Italia mancava un libro gaio e forte,
-tanto necessario ai nostri giovani. “La maggior parte delle antologie
-— essi dicono — tutti ninnoli e fronzoli, immagini e forme, si aggirano
-tra ospedali, manicomî e galere. Il nostro libro invece tratta di cose
-gaie! Via, via il _Gobbo di Peretola_ e tutti quei brani che parlano di
-ciechi, di zoppi, di storpi, di sordi!„ E per quattro pagine continua
-il panegirico di questa nuova cura ricostituente, a base di pillole
-classiche.
-
-Secondo pregio. “L'editore Sandron, per rendere più suggestiva l'opera
-nostra, ha voluto ornarla di una graziosissima galleria di ritratti.„ E
-in verità, ogni pezzetto di prosa o di poesia tiene a fianco l'effigie
-del suo padrone. Ma che ritratti! Il De Amicis sembra allora allora
-uscito dal bagno: batte i denti dal freddo e i capelli sono ancora
-inzuppati d'acqua; il Ferrigni (Yorik) aggrinza il naso, come se gli
-avessero cacciato sotto un barattolo di ammoniaca; il Poliziano, un
-vero buffo da teatro, con cappello a casseruola e con un naso lungo
-un metro; l'Alberti, una mummia; il Boccaccio, una monaca... di Monza;
-il Giusti tutto peli; il Tassoni un bravaccio. Il Guerrazzi soffre ai
-molari di destra, l'Albertazzi, il Berni, il Pindemonte, il Botta hanno
-bisogno di pillole Pink!
-
-Ecco la geniale galleria, di cui bisogna essere grato all'editore
-Sandron. Solamente vorrei dire a questo signore: “È da gentiluomo
-deturpare così barbaramente tanti poveri cristiani?„
-
-Potrebbe rispondere che duecento ritrattini a modo costano una bella
-somma. Siamo d'accordo; ma quando non è possibile una riproduzione
-discreta è meglio farne a meno. Di cose brutte ne abbiamo già tante!
-
- *
- * *
-
-I signori poeti, non contenti di scambiarsi contumelie e sonetti con
-una coda più o meno lunga e indecente, spesso appiccicavano dei versi
-sotto il ritratto del collega.
-
-Il Foscolo, ad esempio, vedendo che il Monti gli aveva rotto l'uovo
-in mano con la traduzione dell'_Iliade_, arse di ira, _non santa_, e
-scrisse a pie' di un ritratto dell'avversario:
-
- Questi è Vincenzo Monti cavaliero,
- Gran traduttor dei traduttor d'Omero.
-
-La stoccata era terribile, tanto più che fra i due non correva buon
-sangue; e il Monti rispose con quattro versi, meno famosi:
-
- Questo è rosso di pel, Foscolo detto.
- Sì falso, che falsò fino se stesso,
- Quando in Ugo cangiò ser Nicoletto:
- Guarda la borsa se ti viene appresso.
-
-Qui c'è fiele, non arte.
-
-Due secoli innanzi un'altra coppia, uno storico e un poeta, tutti e due
-arnesi da galera, si scambiarono lo stesso complimento, in una forma
-triviale e villana. Aprì il fuoco il Giovio. Scrisse sotto l'effigie
-dell'Aretino:
-
- Questi è Pietro Aretin, poeta tosco:
- Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,
- Scusandosi col dir: “Non lo conosco.„
-
-E l'Aretino, maestro nel genere, gli rispose subito per le rime:
-
- È questi Giovio, storicone altissimo:
- Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino.
- Scusandosi col dir che gli era prossimo.
-
-Trenta anni fa il brutto giuoco fu lì lì per ripetersi tra il Carducci
-e il Rapisardi. Contumelie se ne dissero. La Curia di Bologna scomunicò
-il catanese: il cantor di Satana e il cantor di Lucifero si morsero
-come due mastini: e continuerebbero a mordersi, se il Carducci non
-se ne fosse andato al Limbo a godersi l'eternità con Omero, Orazio
-e Lucano! Oggi non c'è più da temere. I nostri poeti sono amici e si
-scambiano cortesie a non finire. Anzi il Pascoli e il D'Annunzio si
-chiamano _fratelli_. Non lo dico per celia: alla morte del Carducci,
-il Pascoli telegrafava al _fratello_ Gabriele, e questi al _fratello_
-Giovanni.
-
-Ma, Dio ne liberi! La prima lite micidiale avvenne proprio fra
-due fratelli. Il Pascoli sembra un agnellino, ma è sempre poeta.
-Ricordatevi che il Tassoni voleva aggiungere alla litania di tutti i
-Santi: _ab ira poetae libera nos, Domine_!
-
-Ma non facciamo gli uccelli di mal'augurio! Il D'Annunzio e il Pascoli
-diranno ai posteri che la poesia affratella.
-
- *
- * *
-
-Nostro Signore Gesù Cristo, a quanto ci dice la tradizione e la lettera
-del proconsole Lentulo, era bello, molto bello. Il suo volto incantava,
-i suoi occhi avevano un fascino irresistibile. Che sguardo! che
-atteggiamento!
-
-Ma si può dire lo stesso di certi suoi ministri?
-
-È un fatto innegabile. I sacerdoti, senza pensare che _in medio stat
-virtus_, amano gli estremi: o magri allampanati, o pingui come botte. I
-monaci preferiscono la seconda forma, i preti la prima.
-
-Ricordo di aver visto nella biblioteca del Seminario di Salerno un
-grosso volume, in foglio, pubblicato a Venezia nel 1823. A destra
-il titolo: _Le victorie della Religione Cattolica, ossia i Trionfi
-dell'Apostolato_, a sinistra il ritratto dell'autore. Dio mio, che
-ritratto! Scarno, stecchito, con gli occhi vitrei, con la bocca
-semi-aperta, con gli zigomi sporgenti pareva come se volesse dire:
-“Portatemi all'ospedale, io muoio!„ Mi venne da ridere e chiusi subito
-il libro. Ma guarda un po' che pretenzione! Voler parlare di _victorie_
-mentre non si ha neppure la forza di muovere un dito. Se mi fossi
-trovato a Venezia nel 1823 avrei detto a quel reverendo: “Padre, lasci
-stare i _Trionfi_. Scriva piuttosto, per lei e per tanti poveretti,
-che si trovano nelle medesime condizioni di salute, un buon apparecchio
-alla morte!„
-
-Rovistando in una antica biblioteca di un convento, ebbi un'altra
-sorpresa. Proprio a fianco a _La Carità Cristiana_ del Muratori, scorgo
-un bel volume, rilegato in rosso e con fregi in oro. La curiosità mi
-vince; l'apro e mi vedo davanti il ritratto di un monacone, con due
-gote rubiconde, che tirandosi fin su la gola, formavano una grossa
-pappagorgia. Non si vedeva che il volto, e la metà del petto; ma se
-dobbiamo seguire in tutto il sistema socratico — _invisibile a visibili
-arguitur_ — immaginate che specie di ventre e compagni doveva averci
-sotto!
-
-Di che cosa parlava questo beato, beatissimo figlio di S. Francesco?
-
-Ecco il titolo del volume:
-
- _De jejunio quadragesimali
- succincta explicatio
- ad intelligentiam omnium fidelium
- facili methodo
- conscripta._
-
-Sì, questo cuor contento, dal peso di un quintale e mezzo, ebbe il
-coraggio di parlare di digiuni e di astinenze!
-
-Non so come l'Autorità Ecclesiastica, così rigida e severa nella
-revisione dei libri, abbia potuto permettere quel ritratto. No; quel
-ritratto doveva assolutamente essere messo all'_Indice_. Voler parlare
-di digiuno e presentarsi in quel modo così provocante! Il lettore
-ha tutto il dritto di esclamare: “Questo padre Leonardo da Pericarpo
-predica bene e mangia meglio!„
-
-Per la salute dunque delle anime e per la dignità della Chiesa
-è necessario che i censori diocesani e la Sacra Congregazione
-dell'Indice, diano da oggi in poi un'occhiata anche ai ritratti.
-Certi monaci non dovrebbero farsi dipingere in tutta la pienezza della
-loro grazia. Quella grazia è tutt'altro che edificante: dà il cattivo
-esempio!
-
-Questa lezione però valga per tutti.
-
-Oggi molti autori — piccoli e grandi — si fanno piantonare dinanzi
-all'uscio dei loro libri per attirare di più il lettore. Ma attenti!
-Prima di dare questo passo pensateci bene. Se avete un volto da buon
-cristiano, fatevi avanti: quel ritratto vi fa acquistare un po' di
-simpatia, specie nel campo femminile; se invece, per vostra disgrazia,
-appartenete alla famiglia dei due sullodati reverendi, per l'amor di
-Dio, non vi fate vincere dalla tentazione! Il lettore accoglierebbe con
-una sonora risata voi e... il vostro libro!
-
-
-
-
-Bibliomani, biblioclasti, bibliofagi!
-
-
-Brutti nomi, non è vero? Ma pazienza, oggi c'è il vezzo di ricorrere
-sempre alla lingua greca. Ci ricorrono i medici, quando dopo tante
-analisi arrivano — beati loro — a scoprire nuove malattie; ci
-ricorrono i chimici-farmacisti per dare un nome domenicale a quelle
-miscele solide o liquide, più o meno dannose alla salute pubblica;
-ci ricorrono gli ingegneri, ci ricorrono i matematici, i fisici; i
-letterati potrebbero restare indietro? Essi più degli altri debbono
-essere ossequenti all'Alma Grecia. E se questa povera madre è ridotta
-a chiedere protezione alle sue figliuole per non cadere nelle mani de'
-Turchi, le resta però il vanto di dare il nome di battesimo a tutte le
-cose nuove, o che si presentano come tali.
-
-Strano! Proprio oggi che si vuol mettere fuori dalle nostre scuole il
-greco e tutto il bagaglio classico, noi siamo addirittura _ingreciati_.
-
-Le parole francesi si usano, ma con una certa parsimonia; le inglesi,
-le tedesche, con una certa timidità; con le parole greche invece
-giubileo perpetuo. Tutti ne possono usare a sazietà. Per fino sulle
-porte de' negozî vengono incisi, a grandi caratteri, paroloni greci.
-
-Un tempo, per dirne una, sul frontespizio di certe botteghe si
-leggeva: occhiali, canocchiali, binocoli; oggi, _lenti periscopiche,
-isoperiscopiche, iptometri, optalmoscopii_. E chi non ha avuto
-la disgrazia d'ingoiare a suo tempo la grammatica di Curtius, è
-costretto a leggere scandendo queste parole, senza capirne affatto il
-significato.
-
-Noi non siamo pedanti; alle cose nuove un nome bisogna darlo, come
-diceva la buon'anima di Giovan Santi Saccenti:
-
- Dobbiam forse aspettar che torni Dante
- A insegnarci chiamar la cioccolata,
- Il the, la paladina, il guardinfante?
- Cosa che viene in uso alla giornata
- Bisogna ben che un nome le si ponga,
- Perchè si sappia come va chiamata;
-
-ma ricorrere alla lingua greca per tutti i bisogni, grandi, piccoli e
-medî, non è una bella cosa.
-
-“Non sarà una bella cosa — esclamano alcuni — però c'è grande economia.
-La lingua greca è economica, non ciarliera come la nostra.„
-
-È vero, ma l'uomo ha fatto mai economia di parole? Facciamo qualche
-volta economia di tempo, di danaro, di buone azioni; di parole, no.
-La cicala canta tre soli mesi, quando il caldo le va alla testa; noi
-cantiamo tredici mesi all'anno giorno e notte. E se il Signore non ci
-avesse donata una gola di prima qualità, a venti anni dovremmo esser
-tutti rauchi, tanto abuso si fa di questo povero organetto!
-
-E poi, pensandoci bene, non credo che la lingua greca sia economica.
-Sentite: “l'aver paura di viaggiare sulle strade ferrate„ si dice
-_siderodromofobia_. Immaginate ora che un povero diavolo e per giunta
-un po' balbuziente — i balbuzienti, come a farlo apposta, si espongono
-di più a certi pericoli! — voglia dire appunto in linguaggio illustre
-che ha paura delle strade ferrate. Non vi garantisco se il poveretto,
-economicamente, possa mettere fuori in mezz'ora e sana e salva la
-simpatica parola _siderodromofobo_!
-
-Ma vedi un po', parlando di strade ferrate sono uscito dalle rotaie.
-Chiedo venia e mi metto in moto. Del resto ognuno parli e scriva come
-vuole. Per parte mia se le parole greche vi urtano, vi autorizzo a
-cancellare quelle tre che ho scritto in testa al presente capitolo.
-
-Io intanto entro in argomento.
-
-Bibliomane è quel modesto idolatra di buona fede che passa la vita
-a raccogliere libri, a far collezioni di opere rare, siano o no
-pregevoli.
-
-Che brutta malattia è quella delle collezioni!
-
-Chi raduna francobolli, chi medaglie, chi bastoni, chi bottiglie, chi
-pipe, chi sugheri. Si vedono uomini, divorati dai debiti, che pensano
-a comprare quadri antichi; pazzi, che consumano patrimoni vistosi, per
-possedere tabacchiere di re e papi; infelici, che non hanno un tozzo
-di pane e cercano autografi illustri e non illustri. Un tale — peccato
-che il Müller non ce ne dica nome e cognome — spese la bella somma di
-quattro mila lire per acquistare — indovinate un po' — una lettera
-del padre di Schiller. Che cosa importasse a quel signore un pezzo
-di carta, scarabocchiato dal padre oscuro di un uomo illustre, lo sa
-Iddio! A Parigi un altro signore comprava per 25 sterline un recipiente
-molto... intimo, di cui si era servito il Byron per parecchi anni,
-specie la notte!
-
-Noi le chiamiamo manìe dello spirito umano, debolezze innocenti e
-puerili, ma sono invece delle vere passioni, che spesso apportano
-conseguenze deplorevoli e fatali.
-
-Il Descuret parla di un ufficiale di marina a riposo che s'era dato a
-raccogliere fagioli. “Ha molte cassette piene di questi legumi; tali
-cassette son divise in spartimenti, suddivisi in una gran quantità di
-cellette. A destra fagioli rossi, a sinistra i bianchi, qua i grigi,
-là i misti, i variegati, i brizzolati; altrove i tondi, gli ovali,
-quei fatti a losanga, i microscopici, finalmente i giganteschi. Venti
-volte al giorno costui, d'altronde istruito e di carattere serio, va
-ad aprire ciascuna cassetta, poi la richiude per aver il piacere di
-riaprirla. E così apri e chiudi, chiudi e apri, i suoi antichi travagli
-vanno in oblìo, tutti i suoi dispiaceri divengono un nulla, quando
-gode la felicità di contemplare i diletti fagioli.„ Beato lui, che si
-accontenta di fagioli!
-
-Ma il poveretto ha un'altra debolezza: adora i bottoni militari.
-Che volete? quei gingilli gli ricordano forse gli anni del glorioso
-servizio. N'è pazzo e spende qualunque somma per arricchire la sua
-collezione. Una mattina, mentre se ne sta alla finestra, vede brillare
-qualche cosa sui calzoni di un uomo mal vestito. Corbezzoli! lui
-non s'inganna: è un bottone di uniforme, un bottone che manca alla
-sua ricca serie. Lesto lesto scende le scale e si precipita su quel
-disgraziato.
-
-“A te, quanto t'ho a dare per questo bottone?„
-
-— Ma, signore — esclama maravigliato l'altro — questo bottone? e perchè
-vuole questo bottone? Io non lo vendo.
-
-“Come, non lo vendi! Tu lo devi vendere, tu lo venderai, io lo voglio,
-io ne ho bisogno; eccoti cinque franchi!„
-
-“Che pazzìa è questa, signore! Io non lo vendo.„
-
-“Eccotene dieci!„
-
-— Ma si tenga il suo danaro, io non vo' vendere il mio bottone.
-
-“Quindici!„
-
-— Ma, signore....
-
-“Ah! tu non vuoi fare a modo mio?„ e in un attimo rovescia a terra il
-malcapitato, gli strappa il bottone e via a gambe.
-
- *
- * *
-
-Ma la più estesa, la più seducente, la più rovinosa è la manìa dei
-libri. Il bibliomane non legge i suoi libri, non li sottopone ad alcun
-giudizio, li compra a balle, li accatasta nelle sue camere, ed è capace
-di dar fondo a tutti i suoi risparmi pur di aggiungere scaffali a
-scaffali.
-
-La storia ci parla di un certo Andreoli De Orchis, che vendette tutti
-i suoi beni per comprare libri; ci parla di un certo Semphort, che
-divenne ladro e finì la vita in carcere per i benedetti libri.
-
-Ma io credo che il vero tipo del bibliomane, puro sangue, sia il
-Boulard. In lui si riscontrano tutte le fasi di questa terribile
-malattia. Onesto e intelligente notaio, era stimato moltissimo a
-Parigi; ma appena potè cedere il posto al figliuolo maggiore, si dette
-forsennatamente a raccogliere libri.
-
-“Una parte del giorno — scrive il Descuret — la passava presso i
-librai, un'altra parte presso i venditori di libri usati. Compra oggi,
-compra domani, la sua casa era diventata una grande biblioteca. Libri
-da per tutto; pieni zeppi gli scaffali, piena la stanza da studio,
-accatastava libri financo nella camera da letto, e in ultimo pensò bene
-di congedare i pigionali del primo piano per convertire anche questo in
-una vasta biblioteca.„
-
-La povera moglie con le preghiere, con il pianto lo supplica a non
-comprare più libri. Alla fine il Boulard si commuove e promette, sulla
-sua fede di antico notaio, di non comprare più un volume. Mantiene
-la parola, ma — incredibile! — dopo un mese, perde a poco a poco
-l'appetito e incomincia una febbre nervosa. Febbre, febbre, febbre,
-l'infelice non può lasciare più il letto. La sua signora e il medico
-per guarirlo ricorsero al seguente stratagemma.
-
-Un rivenditore di libri usati rizza il suo banco dinanzi alla finestra
-del nostro bibliomane e ad un segno convenuto, si mette a gridare:
-“Buoni libri, buoni libri!„
-
-— Che cos'è? — domanda il Boulard alla moglie.
-
-“Nulla, mio caro; è un rivenditore che cerca esitare qualche libro
-vecchio.„
-
-Il malato manda un profondo sospiro.
-
-— Se potessi almeno andarli a vedere! — esclama dolorosamente. — L'aria
-aperta mi farebbe bene — e poi oggi non mi sento male. —
-
-“Se vuoi vestirti, — aggiunge la moglie — ci proveremo a scendere.„
-
-— E quei libri?...
-
-“Vuoi comprarne? Beh! per oggi te lo permetto.„
-
-Il malato si veste e scende con molta facilità le scale. Giunto
-dinanzi al banco del rivenditore, lascia il braccio della moglie e
-pien di gioia percorre rapidamente quei libri. Quali deve comprare?
-Nell'imbarazzo della scelta li compra tutti. Giulivo ritorna a casa;
-cessa la febbre come per incanto, e dopo pochi giorni è completamente
-guarito.
-
-Ma la smania de' libri crebbe con l'età. A sessant'anni si vedeva
-ancora per le vie di Parigi, nelle fredde e uggiose mattine d'inverno,
-ravviluppato in un ampio pastrano turchino, con le grandi tasche
-di dietro piene di libri. E quando morì furono trovati in casa
-sessantamila volumi!
-
-Non tutti i bibliomani però somigliano al signor Boulard. Almeno questi
-trattò molto bene i volumi raccolti. Ma altri hanno avuto delle smanie
-dannose: nientedimeno si è arrivato a guastare libri per far collezione
-di indici, di frontespizî, di illustrazioni, proprio come fanno i
-nostri bambini, che tagliuzzano i giornali illustrati!
-
-Un tale Giovanni Ragod si dette a raccogliere frontespizî e ne compose
-una serie di cento volumi, che ora si conservano al _British Museum_.
-Cento volumi di frontespizî! E quante migliaia e migliaia di libri non
-furono rovinati da questo maniaco?
-
- *
- * *
-
-La storia, questo Regio Notaio, che registra come Atti di Ultima
-Volontà, tutte le stranezze degli uomini, ci fa sapere, così di
-sfuggita, che i poveri libri sono stati sempre vittime del nostro
-capriccio. Chi li raccoglie con gran cura, chi li stima ingombrante
-nullità, chi li tratta come ferri vecchi, chi li odia spietatamente.
-
-Si dice e si dirà sempre che noi abbiamo le migliori opere classiche
-dell'antichità; ma ad esaminarle bene sono per lo più opere greche e
-latine. E gli altri popoli? I Caldei, i Siri, i Babilonesi, che erano
-molto innanzi nella civiltà, non ebbero poeti, storici, filosofi?
-Conoscevano a maraviglia l'arte dello scrivere e nulla scrissero,
-proprio nulla?
-
-E poi, abbiamo davvero le migliori opere dei greci e dei latini?
-
-Di Menandro, per dirne una, che cosa ci è pervenuto? La storia della
-letteratura greca ci dice che Menandro fu il papà della Commedia e che
-ne scrisse la miseria di 108. Ma dove sono? Noi non abbiamo che qualche
-brano di scena, qualche spunto di dialogo e quel bellissimo verso,
-logorato per il troppo uso
-
- muor giovane colui che al cielo è caro.
-
-Tutto il resto..... distrutto o smarrito.
-
-Il Califfo Omar, quando seppe dall'astuto Amru che in Alessandria,
-caduta sotto la sua dominazione, vi era una ricca biblioteca, se
-ne uscì con un dilemma veramente degno di un pascià. “Se tutti quei
-libri — disse — sono conformi al libro di Dio diventano superflui,
-se contrarî non debbonsi tollerare.„ E così santamente, per dar
-piacere a Dio e al Profeta, ordinò che con quei libri si scaldassero i
-quattromila bagni della città.
-
-Ecco perdute tante migliaia e migliaia di lavori preziosi!
-
-Disgraziatamente l'esempio di Omar fu seguito dagli ebrei, dai
-cattolici, dai protestanti, e quel dilemma ricorda parecchi incendî.
-Domandatene al Cardinale Ximenes, che fece bruciare cinque mila volumi;
-domandatene agli Anabattisti, che dettero fuoco alla ricca biblioteca
-di Langiò; domandatene al Savonarola, il quale, convinto che solo dalla
-santa ignoranza procedeva il benessere sociale, faceva bruciare senza
-misericordia montagne di codici.
-
-Più barbaro, ma più logico fu Nabonassar, fondatore del Secondo Impero
-Babilonese. Costui, non per capriccio — i re non hanno capricci! — ma
-per apparire innanzi ai posteri il primo re di Babilonia, bruciò tutti
-i libri dell'Impero, volendo così cancellare il più lontano ricordo
-della dinastia, da lui distrutta. Non vi riuscì; ma il poveretto mise
-tutto del suo. Per un mese intero, per trenta giorni continui, ci fu
-fuoco nelle principali piazze.
-
-E il mondo è sempre mondo! Ricordatevi di quel decreto, emanato da quei
-_macellai_ della rivoluzione francese. “Bruciamo tutte le biblioteche
-di Francia! I libri teologici contengono fanatismi; quelli di storia,
-bugie; quelli di filosofia, stranezze; quelli di scienza...„ Quei
-signori non seppero dire che contiene la scienza, ma dissero che si
-dovevano bruciare anche i libri scientifici, perchè sono inutili.
-
-Per fortuna il decreto non fu eseguito e in Francia restarono i
-fanatismi, i cavilli, le bugie e le stranezze.
-
-E i monaci? Sono benemeriti della cultura nazionale, hanno conservato
-le migliori opere, sissignore; ma anch'essi ne sanno qualcosa.
-
-Benvenuto da Imola ci fa sapere in quale stato miserando il Boccaccio
-abbia trovato la biblioteca di Montecassino. “Essendo il venerabile
-maestro mio — egli dice — andato nelle Puglie, si fermò al nobile
-monastero di Montecassino e avido di vedere la libreria, che aveva
-inteso di essere colà nobilissima, domandò ad un monaco graziosamente
-che gli dovesse di grazia aprire la biblioteca. Ma questi rispose
-bruscamente mostrandogli un'alta scala: salite, che è aperta. Lieto
-vi ascese e trovò il luogo di tanto tesoro senza porte nè chiave ed
-entrato vide l'erba nata per la finestra e libri e scaffali coperti di
-polvere alta.
-
-Maravigliato cominciò ad aprire ora questo, ora quel libro e vi
-trovò molti e varî volumi d'antichi e rari, dei quali ad alcuni
-erano strappati dei quaderni, a altri recisi i margini delle carte
-e così in molte guise sformati. Compassionando che le fatiche e
-gli studî di tanti incliti ingegni fossero venuti in mano di gente
-ignorantissima, se ne partì con le lacrime agli occhi. E imbattutosi in
-un monaco del chiostro, gli domandò perchè sì preziosi libri fossero
-tanto indegnamente mutilati. Il quale rispose che alcuni monaci per
-guadagnare due o cinque soldi radevano un quaderno e ne facevano
-uffiziuoli da vendere ai bambini e con i ritagli dei margini formavano
-_brevi_ per le donne. Or va — conchiude dolorosamente Benvenuto — va,
-uomo studioso, e rompiti il capo per far libri!„
-
-Ma non solo i monaci di Montecassino la pensavano così: i colleghi di
-Saint Gall avevano per i libri lo stesso culto. Il Poggio, che andava
-arrampicandosi per i solai del convento, trovò una gran parte della
-Biblioteca in una cantina, in mezzo a ragnatele e a sudiciume. “Otto
-_Orazioni_ di Cicerone, le _Istituzioni_ di Quintiliano, tre _Libri_
-di Valerio Fiacco li rinvenni — dice il Poggio — in una specie di
-prigione, oscura e umida, ove non si sarebbe pur voluto gettare un
-condannato a morte.„
-
-Ed anche oggi c'è il bel costume di imitare quei frati; imitarli fino
-a un certo punto, perchè i moderni, più pratici, invece di mettere i
-libri a marcire accanto alle botti, li barattono con quattrini.
-
-Vedete: muore un letterato, uno scienziato, un porporato? Gli eredi,
-dopo cinque o sei mesi, mandano via per poche migliaia di lire la
-biblioteca dell'illustre estinto. Peccato mortale vendere il vecchio
-pianoforte, anche se deve restare di passatempo ai topi; sacrilegio
-mettere al fuoco certi armadi-nonni, lasciati dai capostipiti; insomma
-tutto si conserva con più o meno cura e venerazione, solo i libri, via!
-Quei volumi che si trovano in buone condizioni vanno a cadere tra gli
-artigli dei librai; gli altri, più malconci, perchè più consultati dal
-povero estinto, restano per uso di famiglia, cioè per i piccoli bisogni
-di casa, in cucina o... altrove.
-
- *
- * *
-
-Ma i veri nemici dei libri, i nemici accaniti e brutali, che si possono
-a tutta ragione chiamare biblioclasti, sono stati quei Re, quegli
-Imperatori, quei Capi di Governo, che si dettero forsennatamente a
-perseguitare la stampa.
-
-Questi Dittatori, questi Autocrati, questi voluti Onnipotenti, che si
-facevano chiamare _sacri_ e _inviolabili_, che venivano pomposamente
-coronati in un tempio, che avevano in mano la vita e la morte di
-milioni di sudditi, odiavano la stampa; e spesso per una parola, per
-una frase, distruggevano opere pregevolissime. I poveri scrittori erano
-tenuti d'occhio e spiati come miseri delinquenti. Guai a pubblicare un
-libro senza il _R. Imprimatur_, senza sottoporlo alla censura reale!
-Confisca di beni, esilio, ergastolo, rogo!
-
-Il tiranno, circondato da ministri e da consiglieri, forte di cannoni
-e di sgherri, aveva paura del libro, che arrivava nella reggia come un
-terribile monito, come una sfida, come una minaccia, come la mano nera,
-apparsa a Baldassarre.
-
-Egli perdonava al ladro e l'assassino per comprarsi l'affetto del
-popolo, per farsi chiamare _clemente, pio, benigno_, ma era inesorabile
-con chi avesse alzata la voce in nome della libertà.
-
-Francesco I diceva: “Io voglio sudditi che sappiano ubbidire, non
-leggere.„ Ed è giusto. Il dispotismo ama l'ignoranza e vive di tenebre.
-Solo così una corona può coprire delitti.
-
-Ma la storia ci dice che il loro desiderio fu vano. Le congiure si
-scovrono con l'astuzia e si sciolgono col patibolo; il popolo s'inganna
-con le feste e si rende docile con i cannoni, ma contro il libro, —
-contro quest'atomo, che sembra meno importante di un granellino di
-sabbia, meno pungente di una spilla, scritto da un uomo solo, spesso
-povero, sconosciuto, errante, — chi può opporsi? chi può lottare?
-
-Quel libro è la coscienza. E la coscienza non si strappa come i beni di
-fortuna, non cede come la vita.
-
-Perseguitate, esiliate lo scrittore; il libro resta. Iddio vuole che
-ogni tiranno abbia il suo giudice, ogni Cesare il suo Svetonio!
-
-
-
-
-I libri scolastici.
-
-
-Il giorno, in cui siete ritornato a casa con tanto di laurea in tasca
-e i vostri concittadini hanno incominciato a chiamarvi professore,
-avvocato, dottore, ingegnere, quei poveri libri scolastici di bassa
-forza sono stati gettati in un vecchio armadio.
-
-I classici latini e greci, qualche grammatica, qualche storia
-letteraria o politica, che si trova ancora di sana costituzione,
-è ammessa agli onori degli scaffali, ma tutti gli altri giù nel
-cassettone. La stanza da studio dev'essere elegante, signorile. Non ci
-mancherebbe altro che mettere in mostra quei libri, mal ridotti, senza
-frontespizio e senza dorso!
-
-Avete ragione. Voi, superbo della vostra scienza, orgoglioso di quella
-pergamena che vi dichiara in nome del Re qualche cosa, avete quasi
-vergogna di far sapere che quei libriccini furono i mostri primi
-maestri.
-
-Questa però si chiama ingratitudine! Venti anni fa eravate un ragazzo
-ignorante, credulone, e quei libri vi insegnarono i primi elementi
-di storia, di aritmetica, e seminarono nell'animo vostro i germi del
-buon costume e del retto vivere. La mamma spesso vi sgridava, il babbo
-vi picchiava, tutti, in casa e fuori casa, erano burberi e severi con
-voi, solo quei libri non alzavano mai la voce: sempre con amabilità,
-sempre con dolcezza a ripetervi che bisogna essere buoni, ubbidienti,
-caritatevoli.
-
-Oggi che siete uomo, non li benignate neppure di uno sguardo. Ma
-disprezzateli, nascondeteli, essi continueranno sempre nella santa
-missione di modesti precettori. Con la medesima cura avvieranno i
-vostri figliuoli per il sentiero della sapienza e della virtù!
-
- *
- * *
-
-In verità si potrebbe scrivere un intero volume sui libri scolastici,
-cominciando da quei poveri sillabarî di pochi soldi, macchiati
-d'inchiostro, imbrattati di olio, che si portavano nel panierino della
-merenda, in compagnia delle ciliege e de' fichi secchi, e continuando
-con quei libri, dimenticati sopra un muro, nascosti tra le siepi,
-abbandonati sulla riva di un lago, lasciati a pie' di un albero, quando
-invece di andare a scuola si prendeva il largo per la campagna.
-
-A principio d'anno questi libri si compravano con gran piacere, si
-sfogliavano delicato delicato, per vederne le incisioni; e guai se la
-sorella ci avesse fatta una macchia d'inchiostro o una lieve piegatura:
-erano pianti eterni, litigi continui, scambio di invettive e di busse.
-Ma passati due mesi, addio libri! Non si conoscevano più. Il babbo,
-la mamma, il maestro, a turno vi rimproveravano, vi picchiavano,
-vi chiamavano sporcone, ma i libri erano già sdruciti, mancavano di
-parecchie pagine e a stento si poteva tirare avanti fino agli esami.
-
-Di questi libri non resta che un ricordo vago. Dove sono? Ne conservate
-qualcuno? Dov'è il sillabario, il grande ed unico sillabario dalle
-lettere cubitali, dalle bizzarre e curiose vignette? Dov'è questo
-papà di tutti gli uomini di studio, questo primo pedagogo, modesto
-e paziente, che si lasciava sgorbiare e ridurre in cenci? Dove sono
-quelle letture graduate, quei raccontini, quelle poesiette, così liete
-d'invenzione, così fresche di lingua, così dense di concetti sani?
-Dove sono? I vostri figliuoli frequentano le classi elementari, ma non
-conoscono quei libri. Oggi, l'insistenza degli editori e la tolleranza
-delle autorità fanno entrare nelle scuole primarie certi libercoli,
-così scipiti, così pomposamente vuoti. Vogliono sembrare succose
-enciclopediette, ma sono invece... molto povera cosa.
-
-Se fossi un Credaro, farei ritornare nelle scuole i libri del Dazzi,
-del Thouar, della Baccini. Forse così i nostri ragazzi sarebbero meno
-immaturi, dopo l'esame di maturità!
-
- *
- * *
-
-Ma i libri scolastici, che in massima parte voi conservate, sono
-quelli delle classi secondarie. Dopo le scuole elementari, rattoppate
-in paese, quasi sempre da qualche prete, si andava in città per il
-ginnasio.
-
-Il ginnasio! Questa parola aveva per voi del magico: si sentiva un
-gusto matto a far sapere ai parenti, agli amici, a tutto il mondo che
-voi incominciavate a far davvero.
-
-E si scrivevano lettere di partecipazione a tutti. “Carissimo papà,
-stamane abbiamo avuto la prima lezione di latino„. “Carissimo zio, io
-studio sette ore al giorno„. “Carissimo cugino, carissimo„... Insomma a
-tutti si comunicava la grande nuova.
-
-A Natale, a Pasqua, toh, una scappatina in paese e subito a farla
-da dottore con gli antichi compagni di scuola. Il latino! Eh, non si
-scherza con il latino! E in verità, col latino non si scherzava. Si era
-indulgenti con la lingua italiana, con la storia, con l'aritmetica, ma
-col latino, rigore immenso!
-
-Quei buoni maestri, quasi tutti pedanti, ci imbottivano di Portoreale.
-
-Il primo anno se ne andava con la rituale _Selecta_, poi se ne veniva
-Fedro e Cornelio: favola e storia, poesia e prosa; un giorno parlavano
-gli animali, un giorno gli uomini. Debbo dire la verità, trovavo
-più cortesi i primi. E fin d'allora mi convinsi che gli uomini sono
-intrattabili.
-
-Ma ogni anno si cambiava padrone. Cornelio dava il posto a Cesare,
-Fedro ad Ovidio; infine se ne veniva Virgilio, Orazio e Livio.
-
-Livio! Oggi è un amico, ma allora vi sembrava un tiranno. Quando dopo
-due ore di studio e di meditazione non sapevate come interpetrare
-un periodo della sua _Storia Romana_, vi veniva il giusto e santo
-desiderio di menargli dietro un accidente!
-
-E Orazio? E Cicerone? Che il Signore li abbia in gloria! Certe sere
-galantuomini perfetti. Quella prosa, quei versi si snocciolavano sotto
-le dita; altre volte duri come macigni.
-
-Il tiro birbone poi lo combinava Tacito. Si chiudeva a catenaccio
-e non c'erano Santi a sbottonarlo. Pensa, ripensa, riscontra nella
-grammatica, consulta il vocabolario; inutile, il senso logico non
-andava. Che rabbia! Avreste voluto piangere, fuggirvene, andar
-ramingo, fare il facchino, il lustrascarpe, pur di liberarvi da questo
-carnefice.
-
-Nè parlo del greco. Nei primi mesi si provava un'avversione per
-questa benedetta lingua. La sera, dopo aver ingoiato spiriti aspri e
-spiriti dolci, consonanti che spariscono con compenso o che vanno via
-senza avere un centesimo, vi domandavate: “Ma a che serve il greco?
-È necessario mandar giù tutta questa roba, per essere avvocato o
-medico?„ Intanto la grammatica di Curtius era sempre là sul tavolo a
-guardarvi bieco, e voi, pensando che l'ora dello studio passava, che
-il professore era severo, che il rettore la sapeva lunga con la bocca
-e con le mani, vi gettavate in quel mare di geroglifici, sicuro di
-perdere la vista e il senno!
-
- *
- * *
-
-Oggi questi classici vi sono cari. Apriteli, scorreteli: vi trovate
-pagine ancora piegate, segni di matita, impressioni fatte con le
-unghie. Vi sono cari, perchè ricordano i vostri studi, i vostri
-compagni, i vostri maestri.
-
-I maestri! Ve li vedete tutti dinanzi, come in una grande fotografia,
-queste simpatiche figure di precettori, severi o indulgenti, burberi o
-cortesi.
-
-Il professore d'italiano entrava in iscuola sempre frettoloso, come se
-fosse stato inseguito, e appena seduto, triii... una scampanellata,
-dicendo immancabilmente ogni mattina: “Andiamo, andiamo, oggi c'è
-molta roba!„ Il professore di latino, mezzo nevrastenico, si metteva a
-declamare due pagine dell'_Arte Poetica_, e poi, gettando il libro sul
-tavolo, esclamava convulso: “Che bellezza! Che incanto!„ Il professore
-di fisica, selvaggio, picchiava senza misericordia per un nonnulla,
-e una mattina, parlando della bussola, la perdè talmente, che si
-mise a dare manrovesci alla cieca. Il professore di storia borbonico
-sfegatato, si sarebbe fatto ammazzare — diceva lui — per Ferdinando
-e Francesco II. Guai a chi proferiva in iscuola una mezza parola a
-favore di un certo Vittorio Emanuele II. “Uscite, uscite! voi siete un
-carbonaro!„
-
-E i compagni? Chi può ricordare quella schiera interminabile di amici,
-che venivano da tanti paesi per formare una sola famiglia?
-
-Ma tra questi giovani intelligenti, svogliati, buffoni, permalosi,
-attaccabrighe, sinceri, maligni, vi sono dei tipi che non si
-dimenticano: capi ameni che venivano a scuola senza aprire un libro,
-che facevano dei tiri birboni al maestro o al prefetto di disciplina
-con tale abilità da non avere mai un castigo.
-
-Ma oggi dove sono questi vostri compagni? Vivono? Sono felici?
-
-Qualche volta, trovandovi in città, mentre tutto frettoloso
-attraversate il Corso, vi sentite battere dolcemente sulla spalla. Teh!
-è un compagno di collegio. Dopo un oh! di maraviglia, dopo due baci
-sonori —, ecco un dialogo a fuoco di fila.
-
-— Tu —
-
-“Che baffi!„
-
-— Che barba! —
-
-“Già i capelli bianchi!„
-
-— Sei ammogliato? —
-
-“Sono nonno!„
-
-— Bravo, sempre alla svelta tu! —
-
-Tutto il giorno si passa insieme: insieme a pranzo, insieme a teatro.
-La notte non si dorme. Egli racconta, voi raccontate.
-
-“Ti ricordi?„ — Ti ricordi? — Si passano a rassegna tutti gli anni di
-studio, tutte le scappate, tutte le scenette curiose.
-
-Ma viene il momento che dovete separarvi.
-
-“Scrivimi, sa', non fare il pigro!„ Una stretta di mano, due baci,
-un'altra stretta di mano e via.
-
-Passa un mese, due; silenzio da ambo le parti. Voi vi dimenticate, lui
-si dimentica.
-
-Ma ogni secondo giorno si hanno queste sorprese. In treno, mentre ve
-ne state tra sonno e veglia, turandovi le orecchie per non sentire
-uno sproloquio di un viaggiatore che vi siede a fianco, entra il
-controllore.
-
-“Signori, biglietti.„
-
-Un po' seccato, mettete fuori quel pezzettino di cartastraccia, bucato
-già tre volte.
-
-Voi stendete la mano, il controllore stende la mano. Ma curioso! lui
-guarda voi, voi guardate lui.
-
-“Toh! Sei tu?
-
-— Sei tu! —
-
-È un altro compagno di collegio.
-
-Naturalmente strette di mano e baci.
-
-Si siede al vostro fianco e alla presenza di tutti i viaggiatori
-incomincia a parlare del passato e anche del presente. Ne ha sofferto
-il poveretto! Morta la moglie, morto un figlio; l'anno scorso a Roma,
-mentre...
-
-Ma il treno si ferma; lui si alza di botto: il dovere lo chiama. —
-
-— Addio, addio! —
-
-“A rivederci!„
-
-— Addio. — E scende.
-
-Dopo un minuto voi vi fate allo sportello, lo cercate con l'occhio:
-vorreste chiamarlo...
-
-Vorreste chiamarli tutti, questi compagni di collegio, radunarli, stare
-insieme un giorno, due giorni, una settimana, vivere insieme, studiare
-insieme!
-
-Studiare insieme! Ah! oggi siete solo, sempre solo! Vi tocca stare da
-mattina a sera nella stanza da studio, senza vedere un volto amico,
-senza sentire uno scricchiolar di sedia. È una solitudine che spaventa.
-Vi sembravano mille anni di uscire dal collegio, di essere uomo; oggi
-vorreste ritornare ragazzo. E perchè? Che cosa si diparte da voi?
-
-Si è detto che il cuore non invecchia. Illusione! Ogni giorno che passa
-lascia una ruga sul volto e un rimpianto nel cuore!
-
-
-
-
-La Bibbia.
-
-
-Che cosa sono tutti i vostri libri dinanzi alla Bibbia, che contiene
-in sè tanta eloquenza, tante verità storiche, tante ricchezze poetiche,
-che giammai si potrebbero raccogliere dalle opere di tutti i tempi e di
-tutti i popoli?
-
-La Bibbia è la voce dell'universo, che canta la grandezza e la maestà
-di Dio.
-
-Nell'infanzia del mondo parlò a' sensi, nell'età di mezzo al cuore,
-oggi parla all'intelletto.
-
-La Bibbia non è la storia di un popolo solo: è la storia dell'umanità,
-è la storia nostra, la storia de' nostri padri, de' nostri figliuoli,
-è la storia del cuore umano. Ognuno di noi trova in quel libro, il suo
-libro.
-
-La Bibbia ha un non so che di sovrannaturale e di indeciso per tutti.
-Atteggiatevi a miscredente, predicate il libero pensiero, dichiaratevi
-materialista ed ateo: appena aprite la Bibbia, non avrete la forza di
-impugnare o di contraddire.
-
-Ora immaginoso, fantastico e conciso, ora leggiadro, flessuoso e
-abbondante, parla incessantemente in un linguaggio arcano.
-
-È sempre mirabile, sia se si consideri dal lato artistico, scientifico,
-letterario, sia dal lato storico, astronomico, cosmologico.
-
-Amate la poesia? Ezechiele vi rapisce con la sua straordinaria potenza;
-Davide tocca le corde flebili della sua arpa angelica; Geremia vi
-riempie l'anima di una sacra mestizia; Giobbe, il martire della
-sciagura, vi commuove con le malinconiche ed appassionate elegie.
-
-Tipi da poema eroico Giosuè e Gedeone; tragico il racconto di Giuditta;
-romantico il libro di Ester e di Giuseppe. Che piccolo capolavoro la
-storia di Tobia e di Ruth! Che quadro il martirio de' Maccabei!
-
-Nessun libro ha un canto nuziale, così gentile, come il _Cantico
-de' Cantici_, apoteosi purissima dell'amore. Mettendo da parte i
-profondi misteri che vi si adombrano, quel cantico è la poesia della
-vergine natura, che dispiega il suo sacro ammanto, tutto intessuto di
-fantastiche figure, coverte da arcano simbolismo, che non affatica lo
-spirito umano, ma che lo acquieta e lo soddisfa.
-
-Peccato che pochi possono gustare questi sublimi saggi di poesia
-epica o lirica nella lingua ebraica, la quale è la più ridondante
-di immagini e di tropi, la più florida di vitalità poetiche, per la
-singolare organizzazione de' suoi verbi, che hanno solamente due tempi
-indeterminati, quasi oscillanti tra il passato e l'avvenire! Spesso,
-nel breve giro di un versetto, una sola voce di verbo è l'eco che va
-morendo nella notte del passato, è il grido della speranza che guarda
-il futuro.
-
-Amate la filosofia? Tutti i misteri dell'uomo e dell'universo che
-affaticano la mente umana, sono risoluti nella Bibbia. La _Genesi_
-risponde alla domanda che il filosofo fa invano a se stesso: _donde
-vieni_? Gli altri libri dell'antichità vi popolano la mente di Dei, di
-Semidei e di Eroi, qui invece trovate la grandezza della creazione,
-senza commenti, senza lusinghe: il vero, il grandioso si dimostra da
-sè.
-
-Amate la storia? Ecco l'_Esodo_, il _Levitico_, i _Paralipomeni_,
-i _Libri di Esdra_. Volete conoscere la legislazione di quei primi
-popoli? Ecco il _Deuteronomio_, il _Libro de' Giudici_. Desiderate un
-saggio di sentenze morali, di ascetiche meditazioni, di santi precetti?
-Leggete l'_Ecclesiaste_, la _Sapienza_, i _Proverbî_.
-
-E questo libro, questo gran libro, in cui troviamo tanti capolavori
-di arte, si completa con l'Evangelo, codice salutare e mirabile di
-rigenerazione e di civiltà.
-
-E in fine ecco l'_Apocalissi_, poema grandioso, che sotto le
-immagini di un cataclisma terribilmente sublime, adombra la profetica
-rivelazione di un nuovo mondo.
-
-La storia ci dice che la Bibbia fu scritta da diversi autori, lontani
-di tempo e di luogo. È vero; ma ciò non fa che accrescere la sua
-grandezza. Furono diversi gli autori, ma in quel libro invano voi
-cercate due principî che si contradicano, due fatti che si smentiscano!
-
-La Bibbia è la voce di Dio che parla notte e giorno, all'Oriente e
-all'Occidente, ai buoni e ai cattivi.
-
-Ah! felice chi in questo libro sa scovrire grandi idee e vasti
-orizzonti: ne riporterà, come Mosè, due raggi di luce sulla fronte!
-
- *
- * *
-
-Ma perchè la Chiesa Cattolica, che è l'unica depositaria di sì gran
-tesoro, non cerca ogni mezzo come diffondere questo libro?
-
-Un tempo tutti gli uomini entravano in chiesa e ascoltavano dalle
-labbra del sacerdote la parola divina; oggi che le masse, ingannate da
-maligni o fanatici innovatori, di rado entrano nel tempio e si danno
-a leggere libri, che rovinano l'anima e il corpo, — fate conoscere la
-Bibbia!
-
-Oggi tutto congiura contro la Chiesa: storia, letteratura, filosofia.
-C'è la smania di voler distruggere questa grande Istituzione Divina.
-I suoi nemici, per attirare il popolo, non ricorrono più alle opere
-dello Strauss o del Renan, ma scrivono dei volumetti di poche pagine e
-cercano così strappare ogni sentimento di fede dal cuore umano.
-
-Ma voi avete la Bibbia! Ai trattatucci di falsa morale opponete i
-Proverbî, l'Ecclesiaste, l'Ecclesiastico, il Vangelo; ai libercoli di
-mondana filantropia, le lettere mirabili di Paolo, specie quella sulla
-carità, così eloquente, così dolce, così persuasiva; ai volumetti di
-poesia snervante ed erotica, il Libro di Giobbe, di Ezechiele, di
-Daniele, i Salmi; ai velenosi opuscoli materialisti, la Genesi, la
-Sapienza; ai loschi racconti, alle scipite novelle, la storia semplice
-e commovente di Giuseppe, di Giuditta, di Sansone, dei Fratelli
-Maccabei.
-
-Seminate nelle famiglie questi preziosi volumetti, spargete dovunque
-questi semi fecondi.
-
-La Bibbia, la Bibbia! Date a tutti la Bibbia! Oh! fate che il popolo
-s'innamori di questo libro, fate che in ogni casa ci sia questa voce
-che parla sempre per unire, mai per dividere, sempre per il perdono,
-mai per la vendetta, sempre per l'amore, mai per l'odio.
-
-
-
-
-I libri allegri.
-
-
-Qualche giorno si ha un gusto matto di ridere. Avete avuta una buona
-notizia? avete guadagnato un terno al lotto? Niente di tutto questo.
-Si è di buon umore: ecco tutto. E mentre la vostra signora con un
-certo compiacimento vi dice: “Sei in vena oggi!„ voi vorreste chiamare
-a raccolta cinque o sei amici, capi ameni, e darvi il bel tempo:
-un viaggetto, un pranzo, magari una colazione lì, sui monti, e, se
-occorre, una sbornia. Sì, una sbornia! Vadano al diavolo tutte le
-quistioni politiche, scientifiche o religiose, che ci fanno morire
-innanzi tempo con la nevrastenia, con la bile, con il mal di fegato!
-Pensiamo a passare allegramente la vita che ci è stata concessa, e
-che si riduce a ben poca cosa, se si toglie l'infanzia, il sonno e le
-infermità! Nell'infanzia cerchiamo i giocattoli e ci danno il pedagogo;
-nell'adolescenza vogliamo il sollazzo e ci danno la disciplina civile
-e spesso militare; e quando finalmente siamo divenuti uomini, quando
-potremmo essere donni e padroni di noi stessi, ecco ansie, lotte,
-disinganni. Si va avanti così a spintoni, imprecando, calpestando i
-piedi al prossimo, il quale non manca di renderci la pariglia. Ma un
-bel giorno, o meglio un brutto giorno, viene un serra serra, un colpo
-apopletico, un attacco di nefrite, una polmonite acuta o galoppante ci
-dice che bisogna fare le valigie per l'altro mondo. Morire! Come, io
-morire! Così presto? No, non posso morire, ho tante cose da aggiustare.
-Ma è inutile. La morte non accoglie reclami. E mentre il notaio si
-prepara solennemente, in nome del Re, a ricevere l'Atto di Ultima
-Volontà e il medico di famiglia vi va bucherellando il corpo con
-iniezioni, il prete, senza tante cerimonie, vi susurra all'orecchio
-— _proficiscere, anima cristiana_. E come non morire con questi
-tre apostoli a fianco, che rappresentano la legge, la scienza e la
-religione?
-
-E sapete perchè questi signori vi vogliono spedire a grande velocità?
-
-Il notaio desidera quanto prima i suoi diritti curiali; il medico
-ha più piacere di essere pagato dagli eredi che da voi, il prete vi
-ha preparato dei funerali con i fiocchi. Dunque la miglior cosa è di
-chiudere gli occhi e contentar tutti questi signori.
-
-Li aprite nell'altra vita, siamo d'accordo; ma chi vi assicura che
-andando magari in Paradiso, potrete spesso unirvi in lieta compagnia e
-ridere un po' spensieratamente?
-
-Forse il gran portiere Pietro, che la tradizione popolare ci presenta
-un po' permaloso e attaccabrighe, potrebbe dirci che in cielo non si
-ride. Ridere in cielo? Profanazione! Ridere alla presenza dei santi,
-che, fatte poche eccezioni, sono dei musoni? In cielo si prega, si
-adora, si gusta la musica, il canto, ma ridere, no.
-
-Veramente il Segneri, che si vantava di conoscere un pochino le cose
-celesti, ci fa sapere che in Paradiso si mangia, si beve, si sollazza.
-
-Ma ammesso pure che il Segneri dica il vero, ammesso pure che in
-Paradiso si rida, perchè non ridere anche in terra e prendersi così un
-anticipo di allegria?
-
-Dicono i filosofi che il dolore purifica e solleva. Bugia. È il riso,
-il riso gaio, spensierato, che c'innalza cinque metri dal suolo. Erasmo
-ebbe salva la vita per uno scoppio di riso; il Tisson racconta che
-un malato, vedendo un suo compagno tinto di nero, rise così forte da
-guarirne; Paolo De Koch, ancora bambino, salvò sè e la madre col riso;
-il Mazzarino si liberò da una postema alla gola col riso.
-
-È vero che Filossene e l'Aretino morirono per il riso, ma questi
-signori ne vollero un po' troppo; bisogna ridere, ma da galantuomini!
-
-E dunque ridiamo. Il Giambullari, che, come storico, doveva avere senno
-ed esperienza, definiva l'uomo un animale che ride; di modo che chi non
-ride, corre il rischio di essere chiamato semplice animale.
-
-Entrando con tale disposizione d'animo nella stanza da studio, i poeti
-sentimentali, gli storici, i filosofi, i moralisti, i critici sono
-messi da parte e viene la volta dei libri allegri.
-
-Fate largo al glorioso D. Chisciotte, che si avanza pomposamente,
-seguito dal buon Sancio Pancia; salutate Tartarin, che si decide a
-fare i bauli per l'Algeria; stringete la mano allo zio Tobia, che,
-incapace di ammazzare una mosca, vi parla sempre di assedî e di guerre;
-accompagnate Raineri a Parigi e Gulliver a Lilliput; congratulatevi col
-Guadagnoli pel suo naso-portento!
-
-Qualche abate, come il Casti, qualche cavaliere, come il Marino vi
-susurrano dei versi... No, si deve ridere, ma non a discapito del buon
-costume. Un po' di solletico piace a tutti, qualche licenza... poetica
-si permette; ma scendere a sozze oscenità, è troppo!
-
-E poi, c'è bisogno di abati e di cavalieri per ridere? La nostra
-letteratura è ricca, straricca di lavori gai. Vi piacciono le novelle?
-Il Boccaccio, il Firenzuola il Sacchetti, vi divertono un mondo. Chi
-cento, chi duecento, chi trecento, questi signori ne mettono a vostra
-disposizione un mezzo migliaio. Volete epigrammi? Ecco il Pananti. Il
-poveretto per meglio servirvi è ricorso financo a ditte estere.
-
-Volete commedie? Il Goldoni e il Giraud vi offrono tutto il loro
-repertorio artistico.
-
-Da ogni parte dunque sbucano libri allegri. Frottole, arguzie,
-parodie, caricature, scherzi comici. Che risate grosse, patriarcali,
-scoppiettanti, maliziose, equivoche, birichine! Tassoni, Bracciolini
-e Pulci mettono in canzonella la cavalleria terrestre e celeste;
-Aristofane si burla di Socrate e della sua dialettica; Plauto motteggia
-i venerandi Quiriti; Molière carezza il suo Tartufo... Ma che! in un
-momento tutti ridono: ride Omero, ride Dante, ride Shakespeare, ride
-Milton, ride Manzoni, ride Carducci: ridono tutti!
-
-Evviva l'allegria!
-
- *
- * *
-
-Oggi gli oratori sacri rispettano se stessi e il pubblico: sono serî,
-dignitosi; non una parola plebea, non un motto triviale. _Sancta sancte
-tractantur._ Ma un tempo i predicatori mutavano la chiesa in un teatro.
-
-L'Alighieri n'era stomacato.
-
- ... si va con motti e con iscede
- A predicare; e pur che ben si rida,
- Gonfia il cappuccio e più non si richiede.
-
-Se dunque volete santamente ridere e seguire il precetto del profeta
-_servite Domino in laetitia_, bisogna dare un'occhiata agli antichi
-libri di prediche. Sono un po' pesanti per le citazioni, per le filze
-sterminate di proverbi, per quei lunghi testi latini, ma li garantisco
-come rimedio miracoloso contro l'ipocondria.
-
-Padre Emanuele Orchi da Como è uno specialista per le descrizioni e
-per le metafore. Non dimentica neppure gli _artificiosi tiritiri degli
-uccelli_, il _soporoso sapore_ e il _saporito sopore_ con cui mangiano
-i bachi da seta. Con tre pennellate maestre vi dipinge la Maddalena:
-_sollevata di fronte, sfrontata di faccia, sfacciata di aspetto_. Il
-peccatore è goffamente paragonato alla lavandaia. Contro il ricco fa
-un processo penale in tutta regola: lui il Presidente, lui il Pubblico
-Ministero, lui la Parte Civile.
-
-Il Padre Caracciolo da Lecce, nel primo discorso del suo quaresimale,
-per inculcare ai fedeli il digiuno, grida: “_Dicetemi, dicetemi un
-poco, signori, donde nascono tante e sì diverse infermità in gli corpi
-umani? gotte, doglie di fianchi, febbri, catarri, non da altro se non
-da troppo cibo. Tu hai pane, vino, carne, pesce e non ti basta, ma
-cerchi nei tuoi conviti vin bianco, vin nero, malvagia, vin di tiro,
-rosso, lesso, zeladia, fritto, frittelle, capperi, mandorle, fichi,
-uva passa. Confeziona ed empi questo tuo sacco di fecce. Empi, gonfia,
-allarga la bottonatura e dopo el mangiare come un porco, va e bottati a
-dormire._„
-
-Ma le prediche che si potrebbero leggere in una brigata di buontemponi
-sono quelle di P. Gabriele da Barletta. Nel giorno di Pasqua egli vuol
-dimostrare perchè la Maddalena e non altri andò ad annunziare alla
-Vergine la risurrezione di Gesù.
-
-“Non andò Adamo, egli dice — perchè piacendogli i fichi non si
-distraesse per la strada; non Abele, perchè incontrandosi con Caino
-sarebbe stato di nuovo ucciso; non il patriarca Noè, perchè un po'
-beone; non Isacco, perchè invitato a qualche minestra di lenticchie,
-avrebbe perduto tempo e primogenitura; non Giuseppe, perchè calunniato
-dalla moglie di Putifarre, sarebbe stato chiuso in carcere;„ e così
-continua con Mosè, con Davide, col buon ladrone, per conchiudere
-trionfalmente: “Solo la Maddalena poteva compiere questa missione!„
-
-Ma il papà degli artisti è il vescovo Andrea. Un giorno sale sul
-pulpito e fa vedere un piccolo seme; poi tira fuori una grossissima
-rapa e grida: “Ecco quanto è mirabile la potenza di Dio! Da sì piccolo
-seme trae un sì gran frutto!„
-
-Il buon vescovo volle scomodarsi a portare sul pergamo quella rapa:
-avrebbe potuto farne a meno. C'era la sua testa!
-
- *
- * *
-
-Sentite un mio consiglio. Non vi fate mai mancare i libri allegri.
-
-Nelle uggiose giornate d'inverno, nelle lunghe convalescenze, nelle ore
-di noia, si ha bisogno di un libro, che ci metta un po' di buonumore
-nelle vene.
-
-Siamo isterici nell'anima, noi moderni. Per natura o per abitudine,
-tiriamo alla malinconia, ostinandoci a vedere tutto buio, buio pesto.
-Ma il sole c'è, c'è la luna, ci sono le stelle!
-
-Oggi tutti soffrono allo stomaco, tutti digeriscono male. E perchè?
-perchè si è ipocondrici.
-
-Se fossi medico, prescriverei ai miei malati cinque o sei pagine del
-D. Chisciotte. Danno più globuli rossi quelle sei pagine che quaranta
-scatole di pillole Pink! Senza dire che quelle sei pagine costano
-molto, ma molto di meno!
-
-
-
-
-I libri che si prestano.
-
-
-Siete solito far rilegare in tela e pelle i grossi volumi di storia,
-di filosofia, di critica. Errore. Quei libroni non escono mai di
-casa. Fate rilegare invece i viaggi del De Amicis, i romanzi del
-Fogazzaro, del Tolstoi, del Barrili, del D'Annunzio; le novelle della
-Serao, del Verga; le poesie dell'Heine, del Leopardi, del Pascoli,
-della Negri; sono questi i libri, che vanno sempre in giro e che vi
-vengono sempre chiesti. Spesso non vi si dà nemmeno il tempo di poterli
-rileggere a tutta comodità. Le richieste degli amici piovono. Chi viene
-personalmente a casa, chi vi manda un bigliettino, chi vi abborda in
-mezzo alla strada: tutti vogliono leggere; e voi di buona o mala voglia
-dovete contentarli.
-
-Convenite con me: è una cattiva, cattivissima usanza quella di prestare
-libri.
-
-Niente si presta con tanta facilità, niente si chiede con maggiore
-disinvoltura.
-
-E quel che è peggio non si sa mai in quali mani vadano a cadere i
-vostri libri. Voi li prestate all'amico tale, ma poichè ognuno ha la
-sua schiera più o meno numerosa di amici, questo signor tale si crede
-nel diritto di farli leggere ad un altro, e così di amico in amico, i
-vostri poveri libri sono eternamente in moto.
-
-Dopo un paio di mesi, dopo un anno ritornano a domicilio, ma in quale
-stato miserando! Sono dei feriti che vengono dalla guerra: malconci,
-piegati, ripiegati, sdruciti. Ad uno manca la copertina, ad un altro il
-dorso, ad un terzo un intero quaderno. E bisogna star zitto. Se ve ne
-risentite, l'amico è lì pronto a dirvi che il libro è stato trattato
-con ogni riguardo. “È sdrucito? ma se era sdrucito!„ “È macchiato
-d'inchiostro? ma se era così!„
-
- *
- * *
-
-Quando vi viene restituito un libro, dategli sempre un'occhiata. Certi
-signori hanno il gusto di scrivere a margine le loro impressioni. È
-una critica spicciola, a monosillabi, spesso triviale, spesso arguta.
-Alcuni scrivono col lapis come per dire: se non vi piacciono queste
-osservazioncelle, cancellatele; altri non accettano revisione, vogliono
-eternarle con l'inchiostro!
-
-Conservo i “Miserabili„ pieni di esclamazioni e di applausi. Ad ogni
-pagina: _sublime! divino! insuperabile! impareggiabile_! A fianco ad
-una poesia della Negri: _Bravo la signorina!_ In un romanzo moderno,
-di cui taccio il nome dell'autore, trovo scritto di lungo e a grosso
-carattere questo bel complimento: _Sei un porco!_ Nè credo che il poco
-cortese lettore abbia torto: certe espressioni somigliano davvero ad un
-grugnito!
-
-A metà di “Biancospino„ del Barrili veggo un gran crocione in blu e
-sotto: _Mi hai scocciato!_
-
-All'ultima pagina del “Conte di Montecristo„ _Il finale non mi piace
-un fico secco!_ A piè di un capitolo di “Spagna„ proprio dove il De
-Amicis parla della Cattedrale: _Non è vero, io ci sono stato tre mesi a
-Madrid!_ Ma che cosa non è vero? Non è vero che ci sia la Cattedrale!
-
-Carina quella che leggo nella “Margherita Pusterla„. Tutti sanno che il
-Cantù alla porta del suo patetico romanzo incide questo breve dialogo:
-
-“Lettore, hai mai spasimato?„
-
-— No. —
-
-“Questo libro non è per te.„
-
-_Tanto piacere!_ aggiunge un capo ameno.
-
-Nè mancano i commentatori. “Niccolò dei Lapi„ è stracarico di note
-insulse e puerili. _Firenze al tempo di Savonarola contava 30 mila
-anime. Massimo D'Azeglio era pittore e ministro di Vittorio Emanuele.
-I Palleschi e i Piagnoni erano due partiti politici, come oggi abbiamo
-i clericali e i liberali. Il Guerrazzi ha scritto una bella vita di
-Francesco Ferruccio._
-
-Altri, come se la lettura di un libro fosse un avvenimento di massima
-importanza, vogliono far sapere a cielo e terra il tempo che hanno
-impiegato a leggere un volume. All'ultima pagina delle tragedie del
-Shakespeare trovo scritto: _Incominciato a leggere il 15 giugno,
-terminato il 21 settembre dello stesso anno_. E si limitassero a
-queste due date! Nossignore. Uno si esprime così: _Terminato oggi 25
-marzo, festa dell'Annunziazione di Maria SS._ Scommetto che questo
-complimento me l'abbia fatto un canonico, il quale aspiri alla nomina
-di Vescovo. Un secondo: _Letto in una giornata d'inverno._ Sarei
-tentato a scrivervi sotto: “Stupido, le Ricordanze del Settembrini non
-si divorano in un giorno!„ Un terzo sarà un astronomo, si esprime così:
-_2 gennaio — mezzanotte — fulmini — freddo da cane_.
-
-E che dire poi di quelle signore, che si divertono a scrivere a margine
-dei nostri libri note di famiglia, indirizzi di amiche, ecc.? L'“Abate„
-dello Scott n'è zeppo._ — Fazzoletti 5 — lenzuola 4 — asciugamani 5 —
-calzoni 2 — camicie 12 — Domani 26 luglio bisogna pagare il sarto — Per
-la gonna a Carmela metri 3 di stoffa — Elvira Taiani, Via Bezzecca 15,
-Roma — Dottor Ernesto Solmi, Via Firenze N. 19, 2º piano, per consulto
-L. 10._
-
-E ci sono delle sorprese anche più sensazionali. Sentite. Presto
-i “Racconti„ del Panzacchi ad un amico. Lo chiamo amico, perchè
-disgraziatamente si chiamano amici anche quelli che fanno dei brutti
-servizî. E questo signore me lo fece a modo o meglio me lo stava
-facendo, che io me ne accorsi a tempo e detti il “chi va là!„ Dunque
-dicevo, presto i “Racconti„ del Panzacchi. Dopo un paio di mesi non so
-come, nè perchè quel libro mi serve e glielo chiedo.
-
-“Ve lo manderò oggi per mio figlio; ve lo manderò domani per la
-domestica„. Intanto passa oggi, passa domani; si arriva alla domenica,
-e il libro non viene. Un comune amico mi dice che i “Racconti„ del
-Panzacchi sono presso una signorina. Mando un biglietto alla signorina,
-e dopo mezz'ora ecco il libro, accompagnato da un altro biglietto.
-La signorina si dichiara fortunata potermi servire, ma mi prega di
-restituirglielo con una certa premura, perchè è un dono, e i doni
-sono molto cari. Un dono? dunque non è il libro mio questo? No, è il
-mio; sì, sì, è il mio! Apro e alla prima pagina trovo scritto: _Alla
-signorina B. in segno di affettuoso ricordo l'amico_ (e qui nome e
-cognome di quel signore).
-
-Santo Iddio! Del mio libro ne aveva fatto un dono! Che si voglia
-rubare... ma donarlo!...
-
-Dopo un paio di giorni seppi da quel comune amico che il donatore stava
-disturbato con me. Io non mi dovevo permettere!.. O bella, e lui si
-doveva permettere?...
-
- *
- * *
-
-E ritornassero tutti, i vostri poveri libri!
-
-Diciamolo a onore e gloria del genere umano: pochi sono gli onesti che
-restituiscono un libro. Il Descuret nella _Medicina delle Passioni_
-dice: “Non prestate mai un libro ad un bibliomane, è capace di
-ritenerselo!„
-
-Come è ingenuo il signor Dottore! Questa malattia la tengono un po'
-tutti. I libri escono, ma spesso non ritornano. Voi vi dimenticate,
-l'amico si dimentica o finge di dimenticarsi e buona notte!
-
-Viene però il giorno del _redde rationem_. Il giornale, ad esempio, vi
-dà una brutta nuova: è morto Vittoriano Sardou. È morto? come è morto?
-Che peccato! Sardou è un artista! E senza volerlo l'occhio corre allo
-scaffale: sentite il bisogno di rileggere ad alta voce una scena del
-_Rabagas_. Ma dov'è questo dramma? L'ho visto sempre qui, insieme coi
-lavori dell'Hugo. Fosse nella camera da letto? no; sul comodino? no;
-in mezzo a quei giornali? nemmeno. L'avessi prestato? Già, già, l'ho
-prestato, l'ho prestato: mi ricordo. Ma a chi?„
-
-Qui vi smarrite e si smarrirebbe il più abile commissario di polizia.
-Come prenderne le tracce? Ne domandate agli amici, ne scrivete a
-qualche collega lontano, che spesso spesso ricorre a voi per buoni
-libri; ma, com'è facile immaginare, chi fa il nescio, chi si disturba,
-chi cade dalle nuvole.
-
-— Rabagas? tu sai che i drammi voglio sentirli a teatro!
-
-— Ma se non l'ho letto!
-
-— Io Rabagas!
-
-— Fammi il piacere, ricordati a chi l'hai dato! —
-
-— Ma sei pazzo? —
-
-Eppure fra tutti questi signori che dicono no, c'è uno che dovrebbe dir
-sì, c'è uno che mentisce, c'è uno che in barba ad ogni regola di buona
-creanza si tiene il vostro libro.
-
-Vi vengono dei sospetti, voi conoscete i polli, sapete più o meno
-chi sa giuocare di scherma. Vorreste entrare zitto zitto in casa sua,
-rovistare nella libreria, trovare la refurtiva e dirgli in faccia: “Sei
-un ladro!„ Ma chi vi dà questo diritto? Violare il domicilio! ci sono
-da sei mesi ad un anno di detenzione!...
-
-Per due o tre giorni siete disturbato, disturbatissimo. Fate mille
-giuramenti. Non darò un libro neppure... Che mi tagliassero le mani!...
-
-Giuramenti da donnicciuole. Dopo un paio di giorni l'ira passa e si
-ritorna da capo. Come si fa a negare un libro, come si fa a dire lì
-sul muso ad un amico: “Non posso servirti, perchè tu non lo restituisci
-più, perchè tu forse sei un ladro!„
-
-E ladri di libri ve ne sono: ladri di cartella, ladri che dovrebbero
-comparire dinanzi alle Assisi. Ne conosco alcuni che raccattando
-libri da Tizio e da Caio mettono su un po' di libreria. E che arte
-ad allontanare ogni traccia! Se il libro ha sulla copertina il vostro
-nome, strappano la copertina; se il libro è rilegato ed ha il vostro
-nome sul dorso, raschiano la pelle finchè il nome va via e il libro...
-resta nelle loro mani.
-
-Il miglior modo sarebbe quello di non prestar libri a chicchessia. Ma
-è possibile? Sareste qualificato per orso e peggio! Negare un libro.
-Vergogna! I libri non si negano. Dunque? Bisogna ricorrere a pretesti,
-a sotterfugi, a bugie. Esempio. Viene un amico a casa vostra e dopo
-avervi coperto di complimenti, dopo essersi premurosamente informato
-della vostra salute vi chiede, con bel garbo, il “Piccolo mondo
-antico„.
-
-Voi su due piedi, da bravo avvocato, rispondete con cortesia:
-
-— Non te lo consiglio, non ne vale la pena, sai. È un libro che
-annoia. —
-
-“Come! mi hanno detto... ho letto sul giornale che...„
-
-— Senti a me: non credere ai giornali. Del resto se lo vuoi,
-padronissimo; ma son sicuro che te ne pentirai. È un libro poco
-interessante. —
-
-Lui resta per un momento sopra pensiero e poi quasi rassegnandosi:
-
-“Se me lo assicuri...„
-
-— Ma ti pare! —
-
-Nuove strette di mano, nuovi complimenti.
-
-L'amico se ne va. E voi, dopo averlo accompagnato fino alla porta,
-ritornate indietro, esclamando con un sorriso a fior di labbra:
-
-— Sicuro il _Piccolo mondo antico_ è un capolavoro, ma non voglio farlo
-uscire di casa! —
-
-Forse questa _reclame_ dispiacerebbe al povero Fogazzaro. Ma che
-c'entra lui? Il padrone siete voi, avete voi sborsate le brave cinque
-lire!
-
-
-
-
-La Storia.
-
-
-Le Cronache dei Malaspina, dei fratelli Villani, i Compendî del
-Comba, del Ravasio del Ferrero, del Bertolini, ecc. — modesti e senza
-pretensione — stanno alla rinfusa tra romanzi e libri scolastici; ma
-gli storici di professione, gli alti dignitarî sono al posto d'onore.
-Per il grande formato, per i titoli in oro, impressi sul dorso,
-spiccano superbamente e pare che dicano: la storia è qui!
-
-Ecco in prima fila i diciassette grossi volumi del Cantù. Molta roba,
-lo so; ma qui non è la semplice narrazione dei fatti, qui è la storia
-civile, religiosa, intellettuale, morale, economica di tutte le
-nazioni. In un volume, il _racconto_: in un altro, le _religioni_; in
-un terzo, la _letteratura_: in un quarto, _schiarimenti e note_; e così
-di seguito.
-
-Il Cantù, da questo informe materiale, ha ricavato poi la _Storia
-degl'Italiani_, la _Storia dei cento anni_, la _Storia della
-letteratura greca, latina_, ecc. E se il Signore non l'avesse chiamato
-in residenza per la compilazione di una storia del Paradiso, chi sa
-quante altre ce ne avrebbe regalate!
-
-Ecco gli _Annali d'Italia_, scritti alla buona, senza ostentazione
-o apparato di forma, dall'erudito e benemerito Muratori. A destra,
-la Storia del Guicciardini, orrido e vivo ritratto della bassa
-politica del Medio evo; qui, la _Continuazione_ del Botta, eccellente
-descrittore di pesti, tremuoti, battaglie; là, la _Storia d'Italia_ del
-Balbo, dettata in uno stile, quasi direi, geometrico, che non divaga
-nei particolari, ma che tira diritto alle inevitabili conclusioni; in
-fondo, i sette volumi del Giambullari, opera, che al Giordani sembrava
-“un amenissimo giardino per i fiori di lingua„, ma che a noi è arrivata
-come una foresta, piena di labirinti, di burroni e di nascondigli.
-
-Quante storie, Dio mio! Chi la sa lunga e va da Adamo a Marconi, chi
-ha fretta e se la sbriga con cento pagine. Chi illustra un'epoca, chi
-lumeggia un secolo, chi rischiara o annebbia una dinastia. Insomma non
-vi è fatto, impresa, rivoluzione che non sia stata descritta, discussa
-commentata, sviscerata.
-
-Gli storici antichi però mettiamoli da parte. Essi segnano gli
-avvenimenti quali appaiono attraverso le gloriose tradizioni, e tutto
-lo studio è di ritrarre a smaglianti colori un assedio, una battaglia,
-una fuga. Che quadri bellissimi, che vive descrizioni! Ma è storia
-questa? No, sono dei poemi eroici in prosa. Ogni città, a somiglianza
-di Roma, è stata edificata da dei o da figli di dei; ogni impresa
-militare è circondata da un non so che di maraviglioso, che ricorda
-l'_Iliade_ e l'_Eneide_.
-
-I nostri padri bevvero grosso, ma noi moderni... Eh! oggi la storia va
-fatta a dovere. L'arte, sissignore; ma l'arte deve stare al suo posto.
-Via, via le fiabe, e i racconti maravigliosi! Noi vogliamo la verità
-vera, noi vogliamo il documento, l'analisi, l'autopsia!
-
- *
- * *
-
-Ma è sempre vero ciò che scrivono gli storici moderni? Signori, no.
-
-Il Voltaire chiama gli storici: “bugiardi ufficiali„ e in parte ha
-ragione. Quasi tutti abusano del loro ufficio nobilissimo. Alcuni,
-trascinati dalle proprie convinzioni politiche o religiose, diventano
-partigiani; altri, vittime di un preconcetto, non negano alcun fatto,
-ma qui esagerano un particolare o lo sopprimono, là velano un delitto
-sotto un'arguzia, e tutto questo per coordinare gli eventi al loro
-supposto; altri infine, non per malignità, ma per la fretta o per la
-mancanza di acume critico, sogliono giudicare il passato con criterî
-moderni e dànno in falsi apprezzamenti.
-
-Di storici obbiettivi non ne abbiamo, non ne avremo mai. Ammesso pure
-che uno storico riesca a spogliarsi di ogni passione partigiana e
-prometta a se stesso di voler essere il sereno espositore dei fatti,
-l'eco genuina di tutti gli avvenimenti; — l'indirizzo dei suoi studî,
-la predominanza di questa o di quella idea basta a turbargli il
-giudizio. Guardate: fra tanti libri di storia ci sono forse due che la
-pensano allo stesso modo? Ognuno alza la voce, ognuno nega ciò che un
-altro afferma. “Il Papato ha rovinato l'Italia!„ dice il Macchiavelli.
-“Il Papato è stato sempre la nostra salvezza!„ grida il Cantù. Il Sarpi
-scrive la _Storia del Concilio di Trento_ per dichiararlo un intrigo;
-il Pallavicino lo rimbecca con un'altra_ Storia del Concilio_; il
-Courayer ne scrive una terza per rimbeccare l'uno e l'altro; in ultimo
-il Servita ne fa una quarta per rimbeccare il primo, il secondo e il
-terzo. Ma dunque si può sapere che cosa è questo benedetto Concilio?
-
-Nè parlo del Medio evo. Povero Medio evo! È come un cadavere sotto
-i ferri anatomici. Ognuno vi trova la malattia che vuole: chi il
-fanatismo, chi la corruzione, chi l'ignoranza; e, a corona dell'opera,
-il Botta lo qualifica “età pazza, scarmigliata, da cronicacce di frati
-e di castellani ignoranti„.
-
-Abbiamo detto che i letterati sono sempre in lotta fra loro. E che
-dovremmo dire degli storici? Immaginate per poco che tutti questi
-signori si trovassero per un giorno solo a congresso: altro che
-Parlamento Italiano!
-
-Ma lasciamo che essi gridino a loro talento. Come dall'attrito vien
-fuori la luce, così da questi libri, che affermano, negano, difendono,
-alterano, mentiscono, falsificano, nasce la storia, la grande maestra
-della vita.
-
- *
- * *
-
-E parliamo della storia! Ultimi venuti nel mondo non potremmo vivere
-che del presente, ma la storia ci fa vivere del passato.
-
-Sono tutte le epoche che s'intrecciano, si inanellano, si completano
-con i loro massacri di sangue! Essa raccoglie il grido della guerra e
-l'inno della pace, il sarcasmo del tiranno e il lamento della vittima.
-
-Le più belle creazioni dell'arte si offuscano dinanzi a questo libro,
-in cui sono ritratti gli uomini che innalzarono o distrussero Stati e
-Monarchie, Regni ed Imperi, confini e frontiere.
-
-La storia — questo monumento, più grandioso del S. Pietro di Roma,
-più antico delle Piramidi di Egitto — ci dice che l'umanità ha avuto i
-suoi eroi, i suoi martiri, i suoi carnefici, i suoi salvatori, i suoi
-angeli, i suoi dèmoni.
-
-Essa è la voce di Dio, è il grande giudice degli uomini nel tempo.
-Molti seppero ingannare i loro contemporanei e procacciarsi con
-l'astuzia e con l'ipocrisia un applauso o un monumento; ma la storia
-li ha colpiti! Inesorabile nella sua giustizia, divide gli uomini
-in ischiere: i pazzi, capitanati da Caligola; i sanguinari, da
-Nerone; le vittime, da Belisario; gli avventurieri, da Pirro; gli
-eroi, da Leonida; i traditori, da Baglione; i dominatori, da Carlo
-V; i salvatori, da Pietro Micca; e al di sotto, tutta una immensa
-moltitudine di milioni e milioni di uomini, che sono come il fondamento
-del grande edificio sociale; di uomini, che vissero e morirono senza
-avere un nome una volontà, una coscienza propria. Questa moltitudine
-immensa è il popolo.
-
-Il popolo! Chi può parlare di quest'Ercole incatenato, cieco come il
-Polifemo della favola, mite come l'agnello, sanguinario come la tigre;
-ora umile e sottomesso, ora superbo e ribelle? Oggi, timido, si lascia
-quasi calpestare; domani, insorge e non si arrende neppure dinanzi alla
-bocca di mille cannoni.
-
-Il popolo! Guai a chi non ascolta per tempo i suoi lamenti! Quei
-lamenti potranno in un istante mutarsi in un ruggito feroce; ed allora
-egli non prega più: comanda. Di rado si sveglia questo leone dal suo
-letargo, ma quando si scuote e manda il primo ruggito, gli basta un'ora
-per allagare di sangue una città, per abbattere corone e scettri,
-confini ed imperi.
-
-Per convincersi della sua onnipotenza bisogna vederlo in azione, il
-popolo. Io ne ebbi un'idea il 17 ottobre 1888. Sulla grande piazza
-di S. Ferdinando, in Napoli, duecentomila cittadini acclamavano i
-Reali d'Italia e l'Imperatore di Germania. Vecchi, adulti, giovani,
-fanciulli, donne applaudivano freneticamente e sembrava che un fluido
-magnetico li agitasse tutti.
-
-Quegli evviva, confondendosi nell'aria, mi arrivavano all'orecchio
-come un frastuono, come l'eco di mille voci lontane. Io non sentivo
-gli applausi, vedevo la potenza del popolo. Non so quali pensieri si
-agitassero nella mente di Umberto e di Guglielmo; ma credo che quella
-folla compatta, convulsa, li abbia un po' sconvolti; credo che i due
-Coronati, sotto quel sorriso compiacente e dignitoso, nascondessero
-un timore, quel timore che si prova dinanzi al leone, sia pure
-addomesticato.
-
-Il re si crede forte nella sua reggia, ma quando si trova a tu per tu
-con il popolo, allora sente una voce segreta che gli dice: “Attenti!
-attenti! Questa folla sterminata è il popolo. A che varrebbero i tuoi
-soldati, i tuoi cannoni, le tue carceri se ti venisse meno il suo
-affetto?„
-
-Felici i re che ascoltano questa voce e si ricordano che il popolo
-esiste!
-
- *
- * *
-
-La storia seduce.
-
-Pigliando la rincorsa dall'età eroica, che vi alletta con i suoi dei,
-semidei, eroi, ciclopi; dando uno sguardo di ammirazione a Sparta
-e ad Atene, ci fermiamo a Roma, a Roma nostra, che incatena al suo
-cocchio trionfale intere regioni. Per noi Italiani, che orgogliosamente
-possiamo chiamarci figli dei Bruti, dei Fabrizi, dei Fabi, dei Cesari,
-la storia di Roma ha un incanto, un fascino immenso.
-
-Ma Roma cade e gli Unni, i Vandali, i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti,
-i Longobardi si gettano come corvi famelici sopra di essa, e con la
-spada insanguinata segnano una nuova epoca: il Medio-evo, tempo di
-transazione, che non ha una vera storia, ma che prepara la storia;
-epoca enigmatica e oscura, che ricorda la biblica torre di Babele.
-
-Infatti, quando si presenta innanzi a voi il grande ed infelice
-Colombo, vi sembra di essere usciti come da una bolgia infernale.
-Guardate indietro, e mille ombre vi inseguono: — è Alboino, che con
-la tazza ferale vi invita a bere del sangue; — è Teodora, Macrozia,
-Ermengarda, le turpissime donne di Roma, che con l'astuzia e la
-disonestà creano scandali e rovine; — è Barbarossa, che scende cinque
-volte a incendiare città e villaggi; — sono insomma tanti spettri
-orribili, che escono dai loro sepolcri e si fanno innanzi minacciosi.
-
-Al Medio Evo fanatico e sanguinario succede l'età moderna, in cui tutti
-i popoli, ripetendo il grido di Giulio II: “Fuori i barbari!„ cercano
-acquistare la propria indipendenza.
-
-Questo periodo più vi appartiene e voi lo scorrete con ansia.
-Finalmente gl'Italiani si sono svegliati! Caduti con Roma, per tanti
-secoli fummo dominati, disprezzati, e la nostra Patria venne chiamata
-una _espressione geografica_. Ma il tempo della rivendicazione è
-venuto. Non è la Lega Lombarda, non sono i Vespri Siciliani, non è
-la rivolta di Masaniello, sono tutti gl'Italiani che si ribellano ai
-propri tiranni. Fuori, fuori! abbasso gli Austriaci! abbasso i Borboni!
-abbasso i Duchi, gli Arciduchi, i Vicerè, i Potestà! Vogliamo l'Italia
-una e indipendente!
-
-Voi pieno d'entusiasmo accompagnate Cavour al congresso di Parigi,
-assistete ai segreti colloqui tra D'Azeglio e Vittorio Emanuele; e
-quando la guerra contro l'Austria incomincia, voi tremate: è quel sacro
-timore che si prova alla vigilia delle grandi imprese. Sorpassate le
-lunghe descrizioni, le biografie, i commenti e correte alle battaglie:
-a Montebello, a Palestro, a Varese, a Camerlata, a Melegnano, a S.
-Martino, a Calatafimi, a Milazzo, a Capua, a Gaeta. Da per tutto si
-combatte e si vince!
-
-Gli Austriaci si ritirano, i Borboni fuggono, la Patria finalmente
-è nostra! E la storia contemporanea si chiude con il trionfo
-degl'Italiani.
-
-All'ultima pagina vi destate come da un sogno incantevole; ma subito
-dopo vi assale una malinconia.
-
-I nostri padri affrontarono l'esilio, il carcere, la morte e noi che
-cosa abbiamo fatto per rendere rispettata la nostra Patria, questa
-terra benedetta, ricca di tante bellezze di natura, sempre maestra
-nelle arti e nelle scienze?
-
- *
- * *
-
-La storia fa ribrezzo.
-
-In essa vive un mostro che ora striscia come un rettile e riesce a
-nascondersi, ora si solleva gigante ed urla come un demone: la guerra!
-
-Scorrete la storia; ad ogni passo una guerra. Leggi, proclami,
-guerre; invenzioni, scoperte, guerre; pace, trattati, guerre. Guerre
-sanguinose, che si trascinano per anni e anni, come una vendetta di
-Dio; guerre insulse, nate per capriccio o volute da un despota; guerre
-ridicole, che fanno vergogna a vinti e a vincitori; ma sempre guerre,
-guerre!
-
-Ogni epoca si apre e si chiude con un massacro, ogni nuovo regime è
-preparato col sangue di migliaia di vittime. Sulla punta della spada e
-sulla bocca del cannone è il diritto.
-
-Non parlate alle nazioni di giustizia. La guerra è il grande,
-inappellabile Tribunale, che legalizza usurpazioni e violenze, che
-rende o strappa libertà ed onore.
-
-Il sogghigno beffardo di Brenno ha echeggiato in tutti i secoli!
-
-Intanto noi leggiamo la storia con la più grande indifferenza. Le
-guerre non ci fanno impressione, sembrano la cosa più naturale del
-mondo. Siamo abituati fin da ragazzi ad assistere in ispirito ai
-grandi macelli di carne umana. A che cosa si riducevano quei _Compendî
-di storia,_ imparati nelle scuole primarie o secondarie? Se togli
-le leggende e qualche racconto un tantino educativo, tutto il resto:
-guerre. Bisognava sapere dove avvennero, quanti furono i combattenti,
-quanti i morti, quanti i feriti, quanti i prigionieri. Dàlli oggi,
-dàlli domani, si finiva col pigliarvi gusto. Alla battaglia di Canne
-settantamila morti, ventimila prigionieri. Bravo Annibale! In Gallia,
-Cesare lascia un milione di morti. Benissimo!
-
-E Napoleone? Quest'uomo fatale, esercitava sul vostro animo un fascino
-irresistibile. Quando il professore di storia vi descriveva a vivi
-colori i grandi successi militari di Cherasco, di Lodi, di Rivoli, di
-Marengo, di Austerlitz, voi a battere le mani freneticamente. Napoleone
-è un genio!
-
-Come siamo facili all'entusiasmo! Abbiamo innalzato monumenti ai
-grandi conquistatori e li salutiamo col nome di eroi! Eroi che grondano
-sangue, eroi che seminarono la morte e la distruzione, eroi-carnefici,
-che non ebbero nemmeno il pregio di essere sinceri e di confessare come
-Attila: “Io sono il flagello di Dio!„
-
-Quanti milioni e milioni di uomini non furono massacrati sui campi di
-battaglia?
-
-Poveri illusi! Credevano di compiere un dovere verso la Patria, e il
-più delle volte non fecero che secondare le sfrenate passioni di pochi.
-La Patria, sempre la Patria si mette in ballo per attirare il popolo e
-trascinarlo al macello. “Ogni anno — esclama il De Musset — la Francia
-faceva regalo a Napoleone di trecento mila giovani: era l'imposta
-pagata a Cesare, era la scorta che gli bisognava per attraversare il
-mondo. Mai vi furono tante notti senza sonno, mai si vide sporgere dai
-bastioni delle città tanta moltitudine di madri desolate, mai vi fu
-tanto silenzio intorno a coloro, che parlavano di morte!„
-
-Ma i libri storici che davvero fanno ribrezzo sono quei grossi volumi
-del Taine, del Michelet, del Blanc, del Thiers. Se siete di animo
-delicato, non aprite quei libri: ivi è descritta minutamente la più
-grande aberrazione umana: la Rivoluzione Francese. Raccogliete le
-malvagità di tutte le guerre, non avrete mai la Rivoluzione Francese,
-“in cui l'uomo — secondo il Taine — non è solo barbaro, come il
-Vandalo, crudele, come l'Unno, ma un animale sanguinario e lubrico„.
-
-Dio mio! ad ogni passo una mannaia, in ogni casa un eccidio, in ogni
-tempio una profanazione. E in mezzo alle strade, allagate di sangue,
-vi appaiono come nella penombra, gli spettri di Marat, di Danton,
-di Robespierre. Che infernale trinomio! Marat riarso da una sete
-insaziabile di sangue, con tutti i sintomi fisici di un mostro: Danton,
-maschera convulsa di mastino ruggente, capace di strapparvi il cuore
-con uno sguardo; Robespierre, grande macellaio di carne umana, che
-parla con la schiuma alla bocca, che digrigna i denti e getta fiele
-anche sui morti! Queste ombre vi atterriscono; un fremito convulso
-vi agita, i capelli si rizzano sulla fronte, e voi chiudete il libro,
-esclamando:
-
-“Maledetta la guerra e le rivoluzioni!„
-
- *
- * *
-
-Ma è inutile maledire. La guerra ci sarà sempre. L'uomo, per un fatale
-destino, deve di tanto in tanto dar prova della sua malvagità.
-
-Lo Zar, in un momento di santo zelo, ricordandosi di essere non solo
-Imperatore, ma padre e Pontefice Massimo di milioni di anime, ebbe la
-felice idea della pace universale. Si, si, la pace! Vogliamo la pace!
-
-Tutti i Moneta di questo mondo misero fuori un sospiro di
-soddisfazione. Finalmente!
-
-Ma vedete un po': proprio lo Zar, forse per aggiungere l'esempio al
-precetto, attaccò lite — e che lite! — col Giappone.
-
-Egli voleva la pace, sissignore; ma voleva anche la Corea. Gli
-Occhietti a mandorla si opposero. “La Corea è nostra!„ Nicola montò in
-bestia. “Nani screanzati! Voglio darvi io una lezioncina!„
-
-Disgraziatamente invece di darla la ricevè.
-
-Ma siamo giusti: come abolire la guerra, come darle il ben servito e
-metterla bruscamente alla porta, se essa oggi impera sovrana in tutte
-le Nazioni?
-
-I nostri Governi non si preoccupano che della guerra.
-
-Siamo amanti della pace, vogliamo la pace, ma intanto abbiamo un
-Ministero della Guerra, non della pace; scuole di guerra, non di pace!
-I nostri R. Cantieri non lavorano che per la guerra. A Roma, vi sono
-in permanenza Commissioni e Sottocommissioni, che studiano notte e
-giorno, e, a basi di calcoli, di esperimenti, mutano, trasformano
-tutto il materiale da guerra. Ogni anno nuovi fucili, nuove cartucce,
-nuove uniformi, nuove tende, nuove corazze, nuovi tipi di navi e di
-sottomarini. Lo Stato Maggiore sta sempre con l'occhio alla penna. I
-piani di attacco, di invasione, di difesa sono completati, sissignore,
-ma non possono restare allo _statu quo_; occorrono continue modifiche.
-Debbono essere ritoccati, perfezionati, secondo le circostanze e le
-esigenze militari.
-
-Il soldato dev'essere sempre pronto; ed ecco le grandi manovre, che
-sono come i concerti di quella terribile musica.
-
-E dovunque è così: tutti gli Stati sono all'erta per ben riceverla.
-
-Si racconta: il feld-maresciallo von Moltke, Capo dello Stato Maggiore
-Tedesco, se la dormiva una notte saporitamente, quando venne destato
-di soprassalto dal suo Aiutante di campo, il quale gli annunziò che
-era stata dichiarata la guerra con la Francia. Von Moltke, senza punto
-scomporsi, disse: “Incartamento N. 5.„ Si voltò dall'altro lato e
-ricominciò a russare.
-
-L'Aiutante aprì l'incartamento indicato e trovò tutto il piano
-di mobilitazione, con annessi ordini già firmati, da spedirsi ai
-comandanti di Corpi d'Armata. Non fece altro che aggiungervi la data
-e correre al vicino ufficio telegrafico. Dopo due ore tutti pronti per
-dar principio allo spettacolo!
-
-Questo cinquant'anni fa. Oggi _l'incartamento N. 5_ non contiene solo
-il piano di mobilitazione, ma inchieste segrete, statistiche, carte
-geografiche, topografiche sulla Francia. E sapete perchè? Le Nazioni
-civili si spiano maledettamente. I nostri piani di guerra, segreti,
-segretissimi, custoditi da una dozzina di chiavi, si conoscono a
-Vienna, a Parigi, a Berlino, a Londra, a Pietroburgo; come dall'altra
-parte a Roma si conserva una copia in carta libera de' piani,
-sottopiani e terrapiani delle Nazioni amiche. Potreste dire: ma sarebbe
-meglio che questi benedetti piani si preparassero in piazza, una volta
-che... Avete ragione, ma le spie? Dovrebbero morir di fame? No, in
-questo mondo tutti debbono vivere!
-
- *
- * *
-
-Però, bisogna confessarlo, noi moderni l'abbiamo molto perfezionata la
-guerra. I nostri padri, felini e ignoranti, si scannavano come cani.
-Armati fino ai denti, coverti di corazze e cimieri, si davano colpi
-da orbi. Vergogna! Un po' di umanità ci vuole anche quando si ammazza.
-Siamo uomini o belve noi?
-
-Per fortuna un monaco inglese, nei suoi ozî beati, inventa la polvere.
-Bravo il figlio di S. Francesco! Invece di recitare l'Ufficio Divino
-o preparare liquori per i palati aristocratici, ci combina il bel
-servizio! Ma zitto, noi dobbiamo essergli grati. La polvere ha portato
-il progresso, la civiltà, l'umanità nella guerra. Via, via le daghe,
-i dardi, le baliste! Roba da selvaggi. Noi moderni abbiamo il cannone
-Krupp, che tira a 5000 metri e regala 35 colpi al minuto. Si muore, ma
-nessuno si macchia le mani di sangue.
-
-Oggi la guerra è una scienza e tiene a sua disposizione fisica,
-chimica, elettrotecnica.
-
-La polvere fa molto fumo? Male, malissimo; sul campo di battaglia
-ci vuole... arrosto; e perciò un italiano, pratico e umanitario, ha
-inventato la polvere senza fumo. Sta bene. Ma sapete: quello scoppio
-del cannone dà sui nervi. Santo Iddio, dopo cinque minuti si è sordi! È
-un inferno, un inferno perfetto!
-
-Avete ragione; ma si è provveduto anche a questo. Noi oggi abbiamo la
-polvere muta, che fa i fatti suoi senza la minima ciarla. Il cannone
-non brontola più, il fucile non cinguetta; l'uno e l'altro lavorano in
-silenzio. Il proiettile arriva, vi colpisce, voi ve ne andate all'altro
-mondo, senza sentire il minimo rumore. Calma perfetta. Si sentirebbero
-volare le mosche, se questi animalucci avessero la pazza curiosità di
-assistere a quei drammi!
-
-A noi moderni spetta un altro vanto: oltre a rendere la guerra meno
-antipatica e più umana, le abbiamo dato un po' della nostra fretta.
-
-I nostri padri perdevano molto tempo. I Romani, per citare i maestri
-dell'arte, consumarono 33 anni per vincere i Sanniti, 44 per domare i
-Cartaginesi. Un'eternità! La incominciavano i padri e la terminavano i
-figli! Noi invece ci sbrighiamo in pochi giorni.
-
-Eh! ci vuol tanto poco a bombardare una città! Dieci bocche di cannone,
-a getto continuo, in mezz'ora vi distruggono New York!
-
-E poi, lasciate che si perfezioni il dirigibile e l'areoplano: la
-guerra, anche più importante, sarà ridotta a pochi minuti. In un giorno
-solo: _ultimatum_, guerra, pace.
-
-Altro che _veni, vidi, vici_ di Cesare!
-
-
-
-
-I romanzi.
-
-
-Ne trovate da per tutto. Sul tavolo, sul comodino, sulle sedie, in
-mezzo ai giornali: in ogni angolo una rappresentanza. Ma il grosso
-dell'esercito è qui, in questo scaffale a sinistra. Grandi, piccoli, in
-edizioni di lusso, in edizioni economiche, rilegati in tela, in pelle,
-sciolti, sdruciti: sono due o trecento, tutti in fila come soldati.
-
-Succede spesso. Quando non si ha voglia di leggere e la penna pesa un
-quintale, quasi senza volerlo, fermate l'occhio su questi libri e ne
-andate scorrendo i titoli. Curioso! Ora la fronte si corruga, ora si
-spiana; ora le labbra abbozzano un sorriso, ora vi assale un fremito;
-ora il naso si aggrinza, ora gli occhi scintillano. È naturale: sono le
-diverse impressioni che hanno lasciato in voi questi libri, impressioni
-che non si cancellano, impressioni che ricordano tutto un periodo
-di vita gaia e spensierata. Qui sono romanzi, divorati in un giorno
-con la più grande voluttà; romanzi noiosi, dieci volte incominciati
-e dieci volte mandati a quel paese; romanzi lascivi, assaporati di
-nascosto come frutti proibiti; romanzi placidi, sereni come un tramonto
-d'autunno; romanzi burloni, che leggeste ridendo a crepapelle; romanzi
-tetri, che vi lasciavano un vuoto nell'anima; romanzi paurosi che vi
-facevano rizzare i capelli!
-
-Oggi di tanti romanzi non vi resta che un ricordo vago. Di alcuni
-ricordate appena il protagonista, di altri una scena, di altri una
-descrizione: tutto il resto, silenzio. Vi date a frugare nella memoria,
-unite, coordinate, ma ad un punto non si può andare più avanti; si
-perde ogni traccia. Buio, buio pesto! È vero; ma guardando questi
-libri, sentite come una musica lontana, che dolcemente vi accarezza e
-vi culla. Vi arrivano suoni, armonie, grida laceranti; è come un'eco di
-baci, di sospiri, di gemiti, che s'inseguono, s'intrecciano, si urtano.
-La fantasia corre, corre... Voi vedete sfondi di foreste e di acque
-azzurre, poveri abituri e sale dorate, riflessi di nevi e di cieli
-rosei! Che odore di gelsomini e di aranceti! Che tanfo di sudiciume!
-
-Ma in un momento, come al colpo di magica bacchetta, vi appaiono
-guerrieri, dame, assassini, padroni, servi... Voi fissate bene lo
-sguardo; li conoscete tutti. Ecco Valijean, ecco l'astuto Rodin, lo
-spavaldo D'Artagnan, il laido Francesco Cenci, il patriarcale Niccolò
-dei Lapi, il buon Ivanhoe, il timido D. Abbondio. Gilliat lotta con la
-terribile piovra, Fleur de Marie cade nelle mani di quelle donnacce,
-papà Goriot agonizza, Cesare Borgia alza il pugnale, il Conte di
-Montecristo fissa Villefort, Emma, la Bovary, vi tenta, l'Innominato si
-dispera; e nel fondo di questo gran quadro si elevano, quasi simboli
-sovrumani, fanciulle infelici, strappate alla vita nel fiore degli
-anni.
-
-O Lisa, Bice, Lucia, Clotilde, Giulia, Caterina, Esmeralda, Rebecca,
-Ginevra, Maria! I primi palpiti del nostro cuore, vergine e immacolato,
-furono per voi. Prima che una ragazza ci avesse ammaliati col suo
-sguardo, noi vi amammo, o fanciulle, o fiori delicati, che chinaste in
-su lo stelo nella primavera della vita!
-
-Nel silenzio della nostra cameretta abbiamo pianto, vi abbiamo seguite
-nella dolorosa via crucis delle vostre sventure e, non potendovi
-salvare, abbiamo imprecato contro la malvagità degli uomini.
-
-Ci dissero più tardi che voi non siete mai esistite. E perchè? non
-vivete in tante fanciulle che soffrono, in tante fanciulle che muoiono
-senza il sorriso dell'amore?
-
- *
- * *
-
-Oggi quei romanzi riposano.
-
-Rileggerli? No. Rileggere un romanzo è come sposare una vedova. _Nuptia
-calefacta._ Nessun entusiasmo. Bene o male, voi già conoscete per sommi
-capi la favola: vi è noto che farà Tizio, che farà Caio, chi ne uscirà
-bene, chi male, chi vi lascerà la pelle. Situazioni, caratteri, azioni,
-catastrofe: tutto vi è presente.
-
-Gli idillî più dolci, le storie più raccapriccianti, le scene più
-commoventi vi lasciano freddi. Quella ragazza smania, si dispera?
-Pazienza; verranno le nozze. Quel giovanotto è accusato di alto
-tradimento, è condannato al carcere perpetuo? Un bel giorno sarà
-libero, milionario e si vendicherà dei suoi calunniatori.
-
-Il romanzo non è uno spartito di musica; più si sente, più si gusta.
-No, l'illusione è per una volta sola. Il romanzo si legge, non si
-rilegge. E dolorosamente debbo aggiungere che bisogna leggerlo in
-gioventù. Solo i giovani possono delirare col Guerrazzi, sognare con lo
-Scott, fantasticare col Dumas.
-
-E sapete perchè? Il giovane facilmente si commuove, e quando è commosso
-ingoia tutto, crede a tutto, approva tutto. Noi, invece, appena si
-prende in mano un romanzo, vogliamo far da critici. “Questa scena è
-inverosimile, questa situazione è impostata male, questo carattere è
-abbozzato. Che dialogo scialbo! Che descrizione noiosa!...„ E si va
-avanti facendone l'autopsia. Non si legge così il romanzo. Bisogna
-mettersi a sua completa disposizione, dire semplicemente: “Parla, chè
-il tuo servo ti ascolta„. Noi no, vogliamo fermarci a mezzo, vogliamo
-controllare, discutere, analizzare, dettare leggi; e il romanzo si
-vendica: invece di dilettarci, ci annoia.
-
-Lasciamo dunque ai giovani ciò che la natura e l'arte riservava per
-essi. A noi non resta che guardare in faccia il romanzo e domandargli:
-chi sei?
-
- *
- * *
-
-I retori non sono d'accordo nell'assegnare al romanzo un posto nella
-letteratura. A qual genere appartiene? Al didascalico? al poetico? al
-drammatico? allo storico? Quistioni oziose. Il romanzo non pretende di
-occupare alcun posto; viene fuori così, senza blasone, senza diplomi e
-commende. Conosce i suoi umili natali e non accampa diritti. Mettetelo
-in platea, mettetelo nel loggione: si accontenta.
-
-Furbo! si accontenta, perchè conosce il fatto suo; non vuole occupare
-alcun posto, perchè con la sua finta modestia si è reso padrone
-del campo. Ascriverlo al genere poetico? ma se è storico; al genere
-storico? ma se è poetico. Insomma il romanzo sfugge ad ogni classifica:
-ha i bagliori della poesia sotto il modesto linguaggio della prosa;
-lumeggia un ambiente storico ed è fantastico, vi dà una lezione di
-scienze naturali ed è drammatico.
-
-Che gran ribelle! Non vuole limiti, non sopporta determinazioni, non
-conosce barriere. Tutto deve entrare nel suo dominio. Dove cessa la
-storia, egli incomincia; dove la poesia sdegna di entrare, egli si
-avanza. Nessuno può dirgli: — fin qui e basta. — Basta? Quanto ha la
-scienza con le sue scoperte, la filosofia con le sue investigazioni,
-la natura con i suoi incanti, il cuore dell'uomo con le sue passioni,
-la società con le sue ipocrisie, tutto gli appartiene, tutto descrive,
-analizza, scruta.
-
-Ha la tavolozza del pittore e i ferri del chirurgo; lo slancio del vate
-e la pedanteria del critico; la baldanza del giovane e l'esperienza del
-vecchio.
-
-Quando nacque il romanzo?
-
-La storia letteraria non ne registra l'atto di nascita e scusa la sua
-ignoranza col dire che i natali sono oscuri, molto oscuri: il romanzo è
-un trovatello.
-
-Calunnia! Il romanzo non è nato nel tempo, è nato con la natura, con
-l'uomo; è nato quando nacque l'amore, quando nacque la poesia.
-
-Si potrebbe dire: gli antichi non lo conoscevano. È vero. Il romanzo
-non ha mai avuto una personalità propria: è stato sempre un modesto
-operaio nell'officina dell'arte, con l'incarico di spargere sentimento
-e fantasia sugli altri generi letterari. Dove non troviamo il romanzo?
-Egli vivifica la mitologia, abbellisce la storia, aleggia nel poema,
-cinguetta nella canzone, informa la tragedia. Che cosa sono quelle
-leggende-misteri dei primi secoli dell'Êra Cristiana, quei racconti
-cavallereschi del Medio Evo, quelle patetiche istorie di amore, quelle
-grasse novelle in prosa e in versi?
-
-È il romanzo che si lascia svisare dal misticismo, soffocare dalle
-favolose imprese eroicomiche, diluire in due o trecento strofe
-più o meno monotone o licenziosette. Non aveva la coscienza della
-sua nobiltà, del suo valore; gli mancava il coraggio di dire una
-buona volta: — Io posso vivere da me, posso dilettare, istruire,
-educare! —
-
-Ma venuto il secolo XIX, secolo di rivendicazione sociale, il romanzo
-ottiene i suoi diritti. Ammesso ufficialmente nello Stato Civile
-dell'arte dallo Scott, preso a battesimo dal Manzoni, confirmato dal
-Balzac, incomincia a vivere di vita propria ed acquista una vitalità
-maravigliosa. Poeti, storici, uomini politici, eruditi, filosofi,
-critici non sanno resistere al suo fascino e diventano romanzieri.
-
-Il romanzo impera, trionfa dovunque. Storico in Inghilterra, sociale in
-Francia, sentimentale in Germania, conserva l'impronta nazionale; ma,
-ispirato dagli stessi bisogni, governato dalle medesime leggi, è l'eco
-della nuova vita, della nuova civiltà.
-
-È aristocratico, è democratico il romanzo? Nè l'uno nè l'altro.
-Disconosce questa divisione, dovuta semplicemente alla vana superbia
-di pochi, alla tirannica ambizione di molti. Il romanzo è umano,
-vuole l'uomo. Venga dalla capanna o dalla reggia, si nasconda sotto le
-vesti di un galeotto o di un vescovo, il romanzo l'accoglie. I suoi
-protagonisti, tolti all'aratro, alla rete, alle officine hanno una
-finalità ed una missione, perchè la vita ha doveri sacri per tutti, nè
-fu data per sollazzo ad alcuni e per espiazione ad altri.
-
- *
- * *
-
-Quale benefica innovazione apporta il romanzo! L'arte è stata sempre
-aristocratica, ha illuminato sempre le grandi vette della scala
-sociale, trascurando due esseri: il popolo e la donna.
-
-Potreste dire: la poesia non ha mai trascurato la donna. È vero, ma
-avrebbe fatto meglio a trascurarla.
-
-Se la donna non ha coscienza di se stessa, se è vanitosa, leggiera,
-pettegola, colpa dei nostri poeti, che vollero vedere in lei non una
-compagna, ma una bambola, senza mente e senza cuore, una cosina dolce e
-delicata, un grazioso gingillo.
-
-Si è detto sempre: la poesia ha spiritualizzato la donna. Non è vero;
-l'ha sacrificata, l'ha snaturata, l'ha resa inerte. Schiava della
-propria ignoranza, schiava dei suoi e degli altrui pregiudizi, la donna
-si sentì chiamare angelo, fu esaltata, ebbe ammiratori e cortigiani, ma
-non visse.
-
-Noi ricordiamo Beatrice, Laura, Margherita, Elvira, Silvia e tante
-altre come grandi ispiratrici del genio, ma che cosa pensavano, che
-dicevano, che operavano, queste donne? Niente; si lasciavano amare, si
-lasciavano rinchiudere in una nicchia di oro.
-
-Il romanzo riabilita la donna. Non più gemiti petrarcheschi, sospiri
-metastasiani, belati arcadici. Addio Eleonora, Andromaca, Didone,
-Angelica, Bradamante, Sofronia, Clorinda! Addio bellezze languide
-o tiranne! Il romanzo vi scaccia. Il romanzo affida alla donna lo
-scettro reale della famiglia, e le ricorda i grandi doveri e la grande
-responsabilità nella vita domestica e sociale. Il mondo non ha bisogno
-di mute ispiratrici, ma di operose educatrici!
-
-Lo chiamano figlio dell'epopea, il romanzo. Forse è vero, ma il figlio
-non ricorda la madre. L'epopea, solenne, canta le battaglie di Achille,
-di Orlando, di Goffredo; il romanzo non ama gli elmi e le corazze, non
-si mette a servizio di una classe privilegiata, egli canta le lotte, i
-dolori le battaglie, le vittorie di tutta la società umana.
-
-Col pretesto di una favola, di un idillio, di una novelletta, affronta
-i più gravi problemi sociali: è filosofo e scienziato, è statista e
-legislatore. Lo storico futuro, invece di seppellirsi nelle tetre mura
-di una biblioteca per decifrare manoscritti e lettere, dovrà leggere i
-romanzi dell'epoca nostra. Qui troverà i contrasti, gli urti della vita
-moderna; a traverso queste pagine, frementi di vita, dense di concetti,
-calde di passione, egli sentirà l'eco di quell'anima collettiva, che
-crea i grandi avvenimenti politici e forma la storia.
-
-Oggi non si scrivono trattati, non si discute nelle accademie, non
-si ciancia nei congressi, non si predica nelle piazze: si detta un
-romanzo. Per accusare o difendere, per protestare o secondare: il
-romanzo. Chi ha un principio da sostenere, un sistema da propugnare,
-ricorra a lui, al propagatore di tutte le verità, di tutti i paradossi,
-di tutte le utopie!
-
-Sentite: se Dante fosse vissuto ai tempi nostri avrebbe scritto
-un romanzo, non un poema. Così la _Divina Commedia_ non sarebbe il
-patrimonio di pochi studiosi, ma il libro di tutti!
-
-Ed è giusto. Il romanzo è la lettura favorita di ogni classe sociale.
-Il letterato lo studia, lo scienziato l'esamina, il critico lo
-scompone, il pubblico lo legge, semplicemente lo legge, correndo
-con lo sprone ai fianchi per sapere “come andrà a finire„. La vita
-reale è monotona, molto monotona e il pubblico ricorre al romanzo per
-interrompere quella monotonia. Non chiede arte, caratteri, costumi;
-vuole qualche cosa che lo diverta, che lo commuova. La ragazza vuole
-un confidente, un compagno alle proprie fantasie; il giovine un
-consigliere nelle prime armi dello amore e della vita; l'uomo d'affari
-un narcotico; l'uomo di mondo uno scandalo; l'operaio un conforto,
-talora un eccitamento, talora un'istruzione; l'ozioso un complice per
-ammazzare meglio il tempo; l'illuso l'incarnazione di sè stesso; il
-sentimentale, emozioni e sogni; l'asceta un lembo di cielo; l'anarchico
-una dinamite!
-
-E il romanzo contenta tutti; angelo o demone, consola, seduce, inganna,
-istruisce, burla, ride, sogghigna.
-
-Ecco perchè il romanzo domina, signoreggia e dispone dei pochi ozî
-della vita moderna. A chi ruba anni, a chi mesi, a chi giorni, a chi
-ore tutti pagano il loro tributo al novello Cesare.
-
-Qualcuno per darsi l'aria di uomo serio dice: “Io non leggo romanzi„.
-Non gli credete; quel signore o mentisce o è un analfabeta.
-
-Di grazia, che cosa si legge in villeggiatura? un romanzo; nelle notti
-d'insonnia? un romanzo; dopo un alterco con la vostra signora? un
-romanzo. Il romanzo entra nell'intimità della nostra vita familiare; è
-il compagno delle nostre piccole gioie, dei nostri piccoli dolori.
-
-Ma il romanzo non è contento ed ha ragione. Dispone del nostro tempo,
-sissignore; ma di quale tempo? Di quello che si passa in casa. Difatti
-il romanzo si legge a tavolino, magari passeggiando per la stanza,
-magari sdraiato sull'erba o sulla poltrona, magari a letto, in attesa
-di Sua Eccellenza il Sonno, magari... voi m'intendete; ma in mezzo
-alla strada, in trattoria, in tram, è prudente leggiucchiarne sia pure
-una pagina? Leggere un romanzo in un _restaurant_, dopo aver fatta una
-colezione di caldo o di freddo? Sarebbe una pazzia. Leggere un romanzo
-in un salone, mentre il barbiere prepara il ferro del supplizio?
-Fareste ridere.
-
-Eppure quei minuti di ozio, di riposo, di aspettativa gli fanno gola;
-li vorrebbe per sè. Ma è impossibile. Impossibile? Sapete che fa quel
-furbo? Si presenta al giornale e gli chiede un posticino a piano terra.
-Vi si adatta come in una bara, fa il morto, ma ottiene l'intento. Egli
-può così rubarvi i pochi ritagli di tempo, può accompagnarvi dovunque:
-al teatro, al circolo, in ferrovia!
-
- *
- * *
-
-Ma strano. Il romanzo non gode le simpatie di tutti. Pochi l'onorano,
-molti lo respingono, moltissimi lo odiano a morte. Chi lo fugge, chi
-lo teme, chi lo guarda bieco, chi ne dice corna. Il romanzo! Dio mio,
-è l'istigatore di tutte le lordure, il responsabile di tutte le sconce
-e delittuose anormalità! Lui il galeotto, il tentatore, il seduttore,
-il mezzano, il manutengolo. Chi ha portato questa grande corruzione
-sociale? il romanzo; chi turba la pace delle famiglie? il romanzo.
-Novello Satana, parla all'orecchio dei figli di Eva in un linguaggio
-malignamente bello: li alletta, li seduce, li precipita nella colpa.
-La statistica degli adulterî, delle fughe, dei ratti, dei divorzi, dei
-liberi amori, dei suicidî, dei delitti passionali è terrorizzante?
-Ringraziatene il romanzo. I nostri giovani sono fiacchi, svogliati,
-sensuali? Colpa del romanzo. Le nostre fanciulle sono nevrasteniche,
-spudorate, morbosamente sensibili? Il romanzo, il maledetto romanzo. È
-lui che distrae, che snerva, che stilla nella mente certe ideacce, che
-solletica certi istinti!
-
-Di qui un odio spietato contro il povero romanzo. Gli oratori sacri
-arrotondano la voce e danno scomuniche a chi legge, a chi scrive, a chi
-stampa, a chi compra, a chi vende romanzi. I Procuratori Generali, non
-sanno inaugurare l'Anno Giuridico, senza scagliarsi contro il povero
-romanzo. I babbi e le mamme sono tutt'occhio per non far cadere nelle
-mani dei figliuoli questi libri, causa di tutti i mali.
-
-Ricordo. Un direttore di una importante azienda di generi alimentari,
-nell'ammettere un operaio, gli rivolgeva una sola domanda: “Leggi
-romanzi?„ Se il mal capitato rispondeva no, era il benvenuto, se
-rispondeva si, fuori! Chi legge romanzi è traviato!
-
-Ma si finisca una buona volta di condannarlo alla pena capitale. Ci
-sono romanzi cattivi; ma non ci sono novelle cattive, poemi cattivi,
-storie cattive? Quale delle forme letterarie ha potuto sempre tenersi
-immune da questa lebbra di cui accusiamo il romanzo?
-
-Si dirà: nel romanzo questa lebbra è maggiore. D'accordo. Ma che colpa
-ha il romanzo se molti, che non sanno nè di arte nè di buon costume,
-per battere moneta, per acquistare un po' di popolarità, mettono fuori
-sudiciume?
-
-Alzate la voce contro i romanzi cattivi, bruciateli, distruggeteli, ma
-non calunniate questo genere letterario, che ha tante benemerenze. Che?
-vi siete dimenticati che i “Promessi Sposi„ l'“Ivanhoe„, la “Capanna
-dello Zio Tom„ sono romanzi?
-
- *
- * *
-
-Ma bisogna confessarlo: certi romanzi sono dannosi davvero. Su questo
-gruppo a destra, per esempio, dovreste scrivere a grossi caratteri:
-_veleno_.
-
-Sono romanzi così detti veristi che ci vengono per lo più dalla Francia
-e che purtroppo trovano imitatori fra noi.
-
-Voi li avete comprati, li leggete, perchè la vostra professione di
-letterato vi obbliga a scorrere questi libri di moda, ma spesso, dopo
-una ventina di pagine, dovete interrompere la lettura. La mente è
-sconvolta: si respira luridume. Sentite quasi il bisogno di spalancare
-le finestre, di lavarvi le mani e di ripetere come il vecchio Re
-Lear: “Dammi, o speziale, un oncia di zibetto per purificare la mia
-immaginazione!„
-
-Eppure questi libri, che senza pietà e senza veli, con un cinismo
-ributtante dipingono la parte più selvaggia dei nostri istinti, si
-trovano nelle mani di tutti. Sono questi i romanzi che oggi si leggono,
-che appassionano, che seducono: storie volgari, sanguinose, sudice, che
-dovrebbero far ribrezzo e nausea. Tutto è violento, tutto è anormale.
-Non trovate una donna onesta. Nevrasteniche, febbricitanti, queste
-eroine non vivono che di adulterî e di delitti.
-
-Ma dunque la quiete domestica, le sante gioie della famiglia, le azioni
-nobili e generose sono utopie?
-
-Il Darwin spesso la sera si faceva leggere dei romanzi dalla figliuola,
-ma ad ogni scena, un po' troppo tragica, esclamava: “Vorrei che una
-legge proibisse nei romanzi le soluzioni tragiche. Siamo così afflitti,
-assistiamo a tante sciagure! Almeno le vicende immaginarie dovrebbero
-consolarci e infonderci nuovo coraggio!„
-
-Povero Darwin! che avrebbe egli detto di certi romanzi moderni? Oggi i
-libri dello Scott, del Grossi, del D'Azeglio non si leggono più: sono
-racconti troppo patetici, idillî troppo dolci! Lucia, Bice, Ginevra
-sono delle fanciulle poco interessanti, perchè hanno molto... pudore!
-
-Il babbo faceva la voce grossa e vi guardava bieco, vedendo sul
-vostro tavolo da studio _Nostra donna di Parigi_ o _Beatrice Cenci_,
-che, se abusano di situazioni mostruose, non tentano conciliare una
-simpatica ammirazione per uomini carichi di scelleratezze. I nostri
-antichi maestri chiamavano pericolose _Le ultime lettere di Iacopo
-Ortis_, perchè rappresentano troppo al vivo la disperazione di un amore
-ostacolato e infelice; ma quelle lettere hanno pure dei nobili scatti
-di amor di patria.
-
-Nel romanzo moderno invece tutto è amore, amore, amore! Ma un amore
-morboso, traviato, snaturato, che si alimenta di vizio e di sudiciume.
-
-Il Manzoni soppresse nei suoi _Promessi Sposi_ ogni scena d'amore,
-perchè secondo lui, “ve ne ha seicento volte più di quello che sia
-necessario alla nostra riverita specie„ e aggiungeva: “vi hanno altri
-sentimenti, dei quali il mondo ha bisogno e che uno scrittore secondo
-le sue forze può diffondere un po' più negli animi, come sarebbe la
-commiserazione, l'affetto al prossimo, la dolcezza, l'indulgenza, il
-sacrificio di se stesso„.
-
-Il Manzoni aveva torto e pochi anni fa glielo disse pubblicamente un
-suo discepolo ammiratore, il Fogazzaro. Siamo d'accordo. Il Manzoni si
-fe' vincere dagli scrupoli religiosi e giunse agli estremi. L'amore
-è necessario nella vita e nell'arte; ma perchè ritrarlo nelle sue
-anormalità, nei suoi pervertimenti? Perchè parlare di certi luoghi, di
-certe donne, che la pubblica moralità confina negli angoli più remoti?
-
-Non sono romanzi questi, ma rapporti che si scrivono da commissarî
-di polizia, tesi criminali, in cui si studiano le coppie degenerate,
-composte di un individuo forte — l'incubo — e di un debole — il sùccubo
-— il quale, come un automa, è trascinato al vizio e al delitto.
-
-Non si parla che di delinquenti. E tutto lo studio, tutto lo sforzo si
-mette nel dipingere a vivi colori, con richiami violenti, ciò che vi è
-di disordinato e di vizioso nella nostra natura.
-
-Oggi tra i romanzieri c'è come una forsennata emulazione a chi osa
-scandali più procaci e inauditi, a chi narra fattacci più osceni,
-con una tale sozzura di linguaggio da farne arrossire un consesso di
-vetturini. Si aggirano tra sciocchi e mariuoli, tra perfidi e balordi,
-tra mezzani e cortigiani; non una persona di garbo o assennata: tutti
-pervertiti o maniaci!
-
-“Se dovessi scrivere un romanzo — esclama sconfortato il Martini — mi
-sentirei imbrogliato. Dove, andrò a pescare tante turpi passioni, tanti
-istinti brutali, tanta sconcezza di parole? Come impasterò io tanto
-fango e tanto sangue?„
-
-È arte questa? Non lo so, nè voglio saperlo. Dico solo: se v'è arte,
-è arte malsana. I moderni hanno voluto correggere l'antica formola
-manzoniana ed hanno detto che l'arte sdegna di servire a chicchessia:
-essa è sovrana assoluta. Sia pure, ma abbia la dignità di una sovrana,
-non discenda dal trono per rendersi complice e mezzana di turpitudini!
-
-Malauguratamente vi è un contagio per lo spirito come per il corpo. A
-furia di dire che la società è corrotta, ipocrita, siamo diventati un
-po' tutti pessimisti e miscredenti.
-
-Oh! si alzi una voce in nome del buon costume. Noi vogliamo l'arte
-consolatrice, l'arte che ci rende buoni, l'arte che educa e nobilita,
-l'arte dei padri nostri!
-
-L'Italia è il grande giardino dell'Europa, sia ancora il giardino
-dell'arte sana, ossigenata, vivificatrice. È bello il nostro cielo, è
-ridente la nostra primavera, sia bella e ridente l'arte nostra!
-
- *
- * *
-
-Lo dico con rincrescimento: il romanzo decade. Dopo un periodo glorioso
-di vittorie, pare che sia giunto anche per lui il fatale Waterloo.
-
-Ogni anno se ne pubblicano migliaia e migliaia. Dalla Francia,
-dalla Germania, dall'Inghilterra, dalla Norvegia e sorella, dalle
-Americhe, ne arrivano a balle; le vetrine dei librai ne sono piene
-zeppe; giornali e riviste si affrettano a darne recensioni più o meno
-compiacenti, ma questi romanzi vivono poco, molto poco. Appaiono nel
-cielo letterario come luminose meteore, come stelle filanti, e poi
-addio per sempre. Sono fiorellini. Hanno una primavera più o meno
-ridente, ma segue sempre l'estate che li dissecca e l'inverno che li fa
-marcire.
-
-E perchè? Prima di tutto, nella maggior parte dei romanzi moderni
-manca l'arte. Ci sarà qualche pagina bellissima, qualche carattere
-ben delineato, qualche descrizione ben colorita, ma il resto è tesi.
-Il romanziere s'impressiona della tesi, considera il romanzo come
-un'arma e trascura l'arte. Che ci sia la tesi, ma che ci sia anche
-l'arte! Noi non domandiamo se chi scrive è un socialista, un liberale,
-un cattolico, un rivoluzionario; vogliamo che sia innanzi tutto un
-artista. Gli artisti sono pochi, i romanzieri molti: ecco perchè il
-romanzo decade. Colpa sua! Si è lasciato un po' vincere dal cuore,
-ha voluto far buon viso a tutti, accogliere tutti, e questi signori
-_tutti_ gli preparano la tomba.
-
-E i pochi artisti, quelli che dovrebbero sollevare il romanzo e
-infondergli una nuova vitalità, seguono la moda. Pagani adoratori
-della forma, non ricreano lo spirito, lo tormentano. Analisi, analisi,
-analisi, sempre analisi! Bandito il contenuto storico, il romanzo è
-diventato un documento, un freddo documento. C'è l'arte, ma quest'arte
-nulla dice al cuore, nulla all'intelligenza: è un'arte che non solleva,
-è un'arte che ci tira maledettamente alla terra. I personaggi di
-questi romanzi sono fuori della natura e fuori della storia; noi non li
-abbiamo mai visti, non li vedremo mai nella vita.
-
-Il romanzo dunque se ne va; se ne va, perchè il positivismo lo
-scaccia, dopo averlo maturato; se ne va, perchè oggi prevale il
-pensiero filosofico sul pensiero realistico, l'attitudine speculativa
-sull'inventiva; se ne va, perchè noi moderni non vogliamo più opere di
-immaginazione e di sentimenti. Il problema sociale, i nuovi portati
-della scienza ci hanno reso troppo seri e troppo pratici. Oggi è
-lotta su tutta la linea: lotta di idee, di principî, di sistemi, che
-paralizzano la vita artistica e letteraria.
-
-Finanche il grosso pubblico, che ieri leggeva con tanta avidità
-romanzi, oggi non vuol perdere il suo tempo con effimere commozioni.
-Preoccupato per la ricerca di una più nobile e giusta forma di
-convivenza civile, lotta per i suoi ideali politici ed economici. Non
-vuole diletto, svago, ricreazione; vuole miglioramento.
-
-Invano il romanzo lo tenta con le sue analisi psicologiche, con la
-tesi, con il documento; invano gli susurra all'orecchio: “Io sono con
-te, io propugno i tuoi interessi!„ Il pubblico vuol far da sè: ha la
-camera del lavoro e lo sciopero!
-
-Potreste dirmi: “Ma che cosa legge questo pubblico nelle poche ore di
-riposo? che cosa legge il dopo pranzo, che cosa legge nelle lunghe ore
-d'inverno?„
-
-Per i ritagli di tempo ha il giornale; il giornale che lo seconda, che
-lo difende, che lo informa minutamente di tutto ciò che succede intorno
-a lui. Il giornale è pratico; non fantastica, non sogna, non inventa,
-non si culla in vane aspirazioni: è la sentinella che veglia, il
-giudice che condanna, l'avvocato che perora, il tribuno che fulmina, il
-poliziotto che spia.
-
-Il pubblico non sa che farne di romanzi; vuol sapere invece che cosa
-ha combinato il nostro Governo con l'Argentina, che fa la Germania nel
-Marocco e l'Austria in Albania. E poi, la “S. Giorgio„ si salverà?
-A novembre avremo la riforma elettorale? In Inghilterra è terminato
-lo sciopero? I tranvieri hanno vinto a Napoli? Questo vuol sapere il
-pubblico.
-
-Dunque il romanzo muore?
-
-No. Consolatevi, o anime sitibonde di storie pietose e commoventi;
-il romanzo non muore. Dopo questo periodo angoscioso di ansia e di
-aspettative, verrà un'ora di pace e di riposo per tutti. Ed allora
-risorgerà il romanzo, il vero, il grande romanzo, che i nostri
-figliuoli metteranno a fianco all'_Iliade_, alla _Divina Commedia_, ai
-_Promessi Sposi_!
-
-
-
-
-I Pedanti.
-
-
-Con questi signori c'è poco da scherzare. Sono inesorabili e non la
-perdonano a nessuno.
-
-Il Malherbe era agonizzante e sentendo pronunziare dalla domestica un
-solecismo, s'alzò furioso dal letto e la riprese acerbamente.
-
-“Come mai — gli disse con dolcezza il confessore che lo assisteva — in
-un momento solenne come questo, avete cuore d'occuparvi di cose così
-frivole?„
-
-— Ah! Padre, — rispose il Malherbe — io difenderò anche nel mondo di là
-la purezza della nostra lingua —
-
-Ecco l'ufficio dei pedanti: difendere ad ogni costo la lingua.
-Non discutono, non vogliono affatto entrare nelle vostre quistioni
-storiche, letterarie e scientifiche. Siate cristiani o buddisti, atei o
-asceti, poeti o storici, romanzieri o filosofi; essi vi fanno una sola
-domanda: “Come parli?„
-
-Il pensiero lo lasciano a voi. La loro inchiesta minuta, scrupolosa,
-incessante è sulle parole, sui costrutti, sui reggimenti, sulle
-particelle.
-
-E non ci sono difese che valgano. Tutti debbono parlar bene, tutti,
-anche gli animali. Sì, se sono animali domestici, se vivono in casa,
-a nostre spese, debbono rispettare la lingua. Non lo dico per celia.
-Mauro Ricci racconta un aneddoto curioso. Sentite.
-
-Un pedante se ne sta alla finestra a godersi il fresco mattutino. Un
-suo galletto viene fuori con uno acuto _chicchirichì_. “_Chicchirichì!_
-— esclama lui, — vediamo un po'.„ Inforca gli occhiali ed apre il
-grande dizionario della Crusca. _Chi, chi, chi_... finalmente trova
-_Chicchirichì — voce fatta per esprimere il canto prolungato del
-gallo_.
-
-Il nostro uomo non sta nei panni, corre alla finestra e grida:
-“Sì, sì, hai ragione! Bravo, bravo il mio galletto, ripeti il tuo
-_chicchirichì_!„
-
-Ma proprio in quel momento una pettegola di gallina si mette a
-schiamazzare: _coccodè, coccodè!_ “_Coccodè_, no, non mi pare!„ Inforca
-di nuovo gli occhiali e ritorna alla Crusca-vangelo. _Co, co, co_.....
-Il suo volto si rannuvola, la mano gli trema. Che è successo? Questo
-benedetto _coccodè_ non è registrato.
-
-“Lo avevo detto io!„ e come un pazzo va alla finestra e grida: “Taci,
-taci, ignorantaccia!„
-
-La gallina invece seguita a fare il suo comodo.
-
-“Ah! sei dura? Adesso ti servo io!„ e a tutto fiato grida: “Teresa!
-Teresa!„
-
-Corre spaventata la domestica.
-
-— Padrone!
-
-“Teresa, tira il collo a quella gallina.„
-
-— La faremo a lesso?
-
-“Nossignore, tirale il collo e gettala ai cani. Non ne mangio di quella
-roba, io.„
-
-— Ma, signor padrone.....
-
-“Meno ciarle, ai cani, ai cani!„
-
-La domestica, forse abituata a simili stranezze, esce dalla stanza; ma
-il padrone la richiama.
-
-“Teresa, stamattina doppia razione al gallo. Quel gallo merita tutti i
-riguardi.„
-
-Fortunatamente di questi ultra-pedanti ne abbiamo avuti pochi; pochi
-sono arrivati a mandare alla forca una povera gallina e a nominare
-Commendatore un gallo, ma tutti sono inesorabili.
-
-Il giudice spesso si commuove ed assolve, il critico, anche il più
-severo, alle volte si impietosisce ed ha una parola di semi-lode per un
-povero diavolo; il pedante, no, non transige. Ha giurato eterna fedeltà
-alla sua sposa: alla lingua. Egli non giudica, controlla; non esamina,
-verifica. Siete un bravo scrittore, i vostri libri vanno a ruba? Ma se
-disgraziatamente vi sfuggono due o tre francesismi, addio! Il pedante
-vi chiama barbaro e vi scomunica. E non c'è acqua lustrale che vi
-purifichi. Voi non siete degno di essere chiamato scrittore, voi non
-avete studiato a dovere la lingua!
-
- *
- * *
-
-Ma è davvero curioso il pedante! Egli divide le parole in categorie:
-parole rozze e gentili, aspre e dolci, nobili e plebee, in uso,
-fuori uso, in disuso: tollerate, decadute, morte; e di ogni parola
-vi fa la storia, vi racconta le scappate, le avventure, i torti, i
-soprusi. Aggiungi poi le simpatie e antipatie. Questa parola è italiana
-italianissima ma è antipatica. “Non adoperate mai la parola _truppa_ —
-sentenziava il Puoti — essa mi ricorda _trippa_!
-
-Il Salvini ad un modesto letterato, che aveva sottoposto al giudizio
-di lui certe novelle, diceva: “Non c'è male, ma noto una scarsezza di
-_si_; spargetene a larga mano. Il _si_ è un aroma„, e si lambiva il
-labbro superiore come se avesse gustato davvero una ciambella.
-
-Il Napione non predicava che guerra ai francesismi; ed era divenuto
-così furibondo contro la nostra Consorella da preferire in Piacenza
-l'antico ponte di legno al bellissimo ponte di pietra, solo perchè
-quest'ultimo fu fatto costruire dal Bonaparte francese.
-
-Paolo Brozzolo padovano traduce una, due, tre, undici volte Omero e in
-ultimo si scanna, perchè non è contento del suo lavoro!
-
-Del Padre Cesari non ne parliamo. Il poveretto compone, traduce,
-insegna, discute, prega, sogna nella lingua del trecento. Con
-una pazienza da cappuccino raccoglie tutte le frasi, i proverbi,
-gl'idiotismi che si leggono nel _Decamerone_, nello _Specchio della
-penitenza_, nelle _Vite dei Ss. Padri_, nei _Fioretti di s. Francesco_
-e dice: “Se volete scrivere bene, ecco il materiale!„ Il poveretto
-non sa prendere la penna in mano, senza ricorrere al trecento: là _le
-perle_ e _l'oro di lega._ Traduce le _Lettere familiari_ di Cicerone e
-le imbelletta di frasi auree. Cicerone, ad esempio, scrive ad Attico
-che vorrebbe volentieri maritare la sua Tullia; e il Cesari spiega:
-“cavami, se nulla se ne può fare, questo cocomero di casa„. Traduce
-le _Commedie_ di Terenzio e le lardella di motti triviali e plebei.
-L'autore latino scrive: “Dii deaeque perdant„; lui spiega: “Ti venga il
-cacasangue„; un personaggio in fine di vita esclama: “Pereo„, il nostro
-pedante gli fa dire “Puoi andar per il prete„. Prete! Quale prete? se
-al tempo di Terenzio non c'erano ancora preti! “Silenzio! — ci grida il
-Cesari — io muoio„ è un modo di dire molto comune, “puoi andare per il
-prete,„ è una bella frase.
-
-Era un brav'uomo il Padre Cesari. Di animo mite non avrebbe dato
-fastidio all'aria, nè serbava rancori con quelli che lo deridevano.
-Soleva dire, come il Divino Maestro, perdonate loro, perchè non
-sanno quello che si fanno. Ma quando si trattava di lingua, addio
-calma, addio pazienza: diveniva una belva ed era capace di gettare
-alle fiamme opere pregevolissime, in cui la forma non fosse stata
-secondo il suo gusto. Curioso nei precetti di retorica. Domandategli
-che cosa è l'eleganza. Vi risponde subito: “Per eleganza io intendo
-un'ispezialità, un _certo_ spirito che ricevono le parole da _certi_
-congiungimenti, onde pigliano un _certo_ lustro„. Vi siete persuasi?
-l'eleganza è composta di tre certi, che messi insieme producono....
-l'incerto!
-
-E il Puoti? La parola era per lui qualche cosa di luccicante come
-l'oro. Perdonava le sgrammaticature, gli errori di ortografia, ma
-era inesorabile con la lingua e con lo stile. La sua ricetta era
-questa: studiare gli scrittori del trecento, prima quelli di stile
-piano, poi quelli di stile forte, poi quelli di stile fiorito, in
-ultimo, come piatto dolce, Dante e Boccaccio.„ Il Marchese — dice il
-De Sanctis — faceva un minuto esame delle parole, parte benedicendo,
-parte scomunicando. Questa è parola poetica, questa è plebea, questa è
-volgare, questa è troppo usata. L'è un arcaismo! L'è un francesismo!
-Accompagnava queste sentenze con lazzi, esclamazioni e pugni sulla
-tavola. Spesso stava una mezz'ora ad acchiappare una parola o una frase
-che non voleva venire e tutti gli scolari a suggerirgli e lui a dar col
-pugno sulla tavola e a gridare: No!
-
-Il povero Villari aveva scritto in un suo lavoro: “alcuni studiano la
-teologia o la medicina o la giurisprudenza„; il Puoti corregge: “sono
-di quelli che studiano la divinità, di quelli che danno opere alle
-mediche scienze, molti alla ragione civile e ai canoni„.
-
-Ma oggi chi studia più le _Grazie_ del Cesari e l'_Avviamento al ben
-comporre_ del Puoti? Ieri erano consultati come oracoli e condannavano
-spietatamente, oggi destano un senso d'ilarità.
-
-Poveri pedanti! Credevano che la lingua italiana fosse una lingua morta
-e perciò vestiti di toga volevano conservarne il sepolcro.
-
-Ma la nostra lingua è sempre giovane, come la natura, e sorride in
-una eterna primavera di amore e di gloria, mentre quei poveri pedanti
-stanno là, nella vostra libreria, come sovrani spotestati, cui non
-resti che una vecchia corona di bronzo e una spada arrugginita!
-
- *
- * *
-
-Ma non li mettiamo alla berlina.
-
-Sono originali, è vero, sono curiosi, bizzarri; ma un po' di bene
-l'hanno fatto.
-
-Noi italiani siamo stati molto disgraziati nella lingua. I Francesi,
-i Tedeschi, gli Spagnuoli — che oggi con tanto entusiasmo inneggiano
-alla nostra indipendenza! — tra gli altri servizî vennero pure ad
-imbastardirci la lingua. Ci toglievano la libertà, spogliavano i nostri
-musei, le nostre chiese, ci gravavano di balzelli e in ricompensa ci
-regalavano... parole.
-
-Da una parte i dialetti, da l'altra le invasioni: la nostra povera
-lingua divenne “un'insalata di molte erbe.„
-
-Che Torre di Babele! E questa torre era così alta che si mise in
-campo una graziosa novella. Si disse: dovete sapere che Domineddio,
-quando vide che tutto il mondo si era popolato, prese con sè delle
-boccettine, in cui aveva racchiuso le semenze di tutte le lingue e le
-andò spargendo per le nazioni. Dove buttò semenza d'inglese, ivi si
-parlò inglese, dove spagnuolo, spagnuolo. Giunto in Italia, o che gli
-girasse il capo, o che gli tremassero le mani, o che volesse farci un
-brutto scherzo, il certo si è che gettò un poco di ciascuna semenza.
-Ecco perchè da noi si parla un po' francese, un po' tedesco, un po'
-spagnuolo. Che volete? Si tratta di semenze. Se piantate cavoli, non
-potranno venir su patate!
-
-Ma pochi prestarono fede a questa fiaba. Che semenze e semenze! Noi
-abbiamo una lingua come tutti gli altri popoli. Vi siete dimenticati di
-Dante, dei Petrarca, del Boccaccio?
-
-E vennero su leggi eccezionali. Rigore su tutta la linea. Si
-scomunicarono gli scrittori un po' di maniche larghe, si chiamarono
-barbari quelli che avevano dato ospitalità a qualche vocabolo estero.
-Batti oggi, batti domani: ecco l'idolatria, ecco i pedanti.
-
-Naturalmente si passò da un estremo all'altro; e, come sapete, gli
-estremi sono sempre dannosi.
-
-Questo rigore eccessivo, queste scomuniche purificarono la lingua,
-sì; ma la resero artificiosa e manierata. Il pedante, lasciandosi
-abbagliare da quel falso splendore che la parola ha in sè, dimenticò il
-pensiero.
-
-Catone sentenzia: “Studia la materia, la parola viene da sè„. I pedanti
-invertirono i termini: “Studia la parola, la materia viene da sè.„
-
-Spesso questa benedetta materia non veniva. Peggio per essa; se ne
-faceva a meno.
-
-Ecco perchè da noi abbondarono le traduzioni. Quando non si sa pensare
-con la mente propria, si pensa con la mente degli altri, si traduce,
-si rivestono con abiti paesani i classici latini e greci. Virgilio,
-Ovidio, Orazio, Cicerone, Pindaro, Anacreonte, divennero fiorentini.
-Anche Tacito, il burbero e severo storico, dovè lasciare la toga romana
-e accettare dal Davanzati un abito alla moda. Il Davanzati non è un
-pedante professo, ma diviene tale per quella famosa scommessa. Si
-diceva e si dice tuttora che la lingua latina è concisa, l'italiana
-ciarliera. Il Davanzati ci vuol dar la prova del contrario. Si mette a
-tavolino e traduce Tacito con minor numero di parole.
-
-Il Giordani n'è entusiasta e dice che la traduzione del Davanzati è
-“una miniera preziosa, copiosissima di lingua nobile„. Sia pure, ma è
-più Tacito? Neppure per ombra. E così potremmo dire di molte traduzioni
-che si leggono, si studiano e di cui si fa il panegirico.
-
-Altri invece non si limitarono a tradurre, vollero comporre.
-
-Fino a pochi anni fa il Bartoli stava sugli altari ed anche oggi c'è in
-Italia chi sostiene che le opere di lui sono esempio di bello scrivere.
-Fatemi un favore: leggete una pagina dell'Asia. Che arteficio! Vuol
-sembrare semplice, ma è ampolloso. Ciò che in Boccaccio e negli altri
-trecentisti è arte, qui è maniera.
-
-Il Bartoli scrive per far pompa di tutto quel bagaglio di belle frasi,
-pescate nei classici. Il suo scopo non è di “dare gloria a Dio e lustro
-alla Congregazione„, ma di far vedere come maneggia la lingua, come
-arrotondisce i periodi, come snocciola gl'idiotismi.
-
-Il Giordani (sempre lui!) gli canta un solenne _Te Deum_; noi... un _De
-profundis_. “Il Bartoli — esclama — è singolare in questa grande arte
-di scrivere, non pur tra gl'italiani, ma in tutto il mondo, terribile,
-unico!„
-
-Forse questo panegirico, in forma di epigrafe, fece gola al P.
-Bresciani, il quale volle ad ogni costo imitare l'illustre confratello.
-Se ne andò per molti anni in Toscana per una cura termo-linguistica,
-ingoiò frasi, frasi, frasi e quando si sentì ben nutrito, giù novelle,
-romanzi, viaggi. Il Giordani si scandalizzò. “Insolente! vuoi imitare
-il Bartoli? Credi tu che somiglianza di berretto faccia somiglianza di
-cervello?„
-
-Calma, calma, abate Giordani, entrambi hanno berretto ed entrambi...
-poco ingegno! L'ingegno non si misura dalle frasi, dalle descrizioni,
-ma dal pensiero. A tutti piace la lingua, a tutti piace la pulizia e
-l'eleganza di linguaggio; ma la troppa ricercatezza riduce l'arte dello
-scrivere a un giuoco di parole.
-
-“Noi — dice il Guerrazzi — restiamo sempre in dubbio se la parola che
-si adopera sia o non sia di buona lega, e il pensiero aspetta fremendo
-che noi abbiamo esaminato prima se la veste, con la quale anela
-prorompere, sia veramente italiana. E intanto, mentre apparecchiamo la
-veste, il pensiero per eccellenza s'è dileguato e troppo spesso avviene
-di vestire cadaveri!„
-
-Ma al pedante interessa poco che “il pensiero etereo per eccellenza„ si
-dilegui. Buon viaggio! Finchè la lingua è viva, pulita, elegante, non
-ci sono cadaveri!
-
-Errore. Sono cadaveri! Tanto è vero che i libri del Bartoli, del
-Bresciani ecc. non si leggono: riposano e riposeranno per sempre!
-
- *
- * *
-
-Oggi ne abbiamo pedanti? No.
-
-Fino a pochi anni fa avevamo i puristi; oggi anche i puristi sono
-andati via o non hanno il coraggio di aprir bocca. La letteratura in
-genere e la linguistica in ispecie è in ribasso. Chi volete che studi
-la lingua? Bisogna pensare al suffragio universale, al feminismo e a
-tante altre cose belle e brutte. Che lingua d'Egitto! Ognuno parli e
-scriva come meglio gli aggrada. Francesismi! È più tempo di parlare
-di francesismi? Con i Francesi siamo fratelli germani, con i Tedeschi
-alleati, con gl'Inglesi, eh! con gl'Inglesi amicissimi! In somma
-noi siamo una sola famiglia e in famiglia tutto è comune, o meglio è
-comune... la lingua!
-
-
-
-
-I libri che non si leggono.
-
-
-Voi siete una persona colta, avete comprato molti, moltissimi libri e
-continuate a comprarne; ma ditemi la verità — così a quattr'occhi, veh!
-nessuno ci sente ed io vi prometto di mantenere il segreto — tutti quei
-libri li avete letti?
-
-Fate un breve esame di coscienza e poi rispondete, o meglio non
-rispondete, perchè direste una bugia!
-
-Noi vogliamo far entrare l'amor proprio in ogni cosa e spesso mentiamo
-per non compromettere la nostra dignità. Ma, a voler essere sinceri,
-non tutti i libri che si comprano, si leggono.
-
-Dite un po': quei grossi volumi di storia li avete letti? e quei poemi
-cavallereschi? e quei poemi didascalici? e quella falange immensa di
-romanzi e di novelle?
-
-Ma non ci perdiamo in ciarle. Sedetevi a tavolino e fate una minuta
-e scrupolosa inchiesta su voi stesso, notando sopra un bel foglio di
-carta i libri che avete letti e quelli che avete solamente comprati,
-come utensili di lusso. Coraggio! siete solo. Incominciate da quei
-volumi di destra. Sono le _Opere_ del Giambullari. Dunque segnate sulla
-carta:
-
-Del Giambullari.... Che? del Giambullari non avete letto neppure una
-pagina? Ebbene, scrivete: Del Giambullari zero.
-
-Del Thiers.... Che avete letto del Thiers? Un libro solo? Un libro
-solo. Del Guicciardini due capitoli, del Monti l'_Aristodemo_,
-del Pellico le _Mie Prigioni_ e la _Francesca da Rimini_; metà
-dell'_Odissea_, tre o quattro poesie del Prati, due commedie del
-Molière; del Gioberti il _Gesuita Moderno_, di Tacito zero, del
-Petrarca una dozzina di sonetti, dell'Hugo _I Miserabili_ e l'_Uomo
-che ride_. Mezz'_Asino_ del Guerrazzi, tre elegie di Ovidio, due canti
-dell'_Eneide_...
-
-Continuate, continuate e quando avete finito, tirate le somme.
-
-Vergogna! Sette decimi dei vostri libri non sono stati letti, tre
-decimi sono ancora intonsi. Ma voi naturalmente non lo dite neppure
-agli amici più intimi e fate bene, o meglio fate come fanno gli altri.
-Noi tutti, proprio tutti, vogliamo comparire enciclopedici e far
-credere che ogni cosa passa sotto i nostri occhi. Tutte le debolezze,
-tutti i difetti, tutti i vizî si mettono alle volte in piazza, con più
-o meno ostentazione o sincerità, ma la propria ignoranza, mai. Ognuno
-di noi vuol sembrare più di quello che è, e in fatto di studio vuol
-far credere che tutti i libri sono stati letti, studiati, commentati,
-discussi.
-
-Alle volte — e quante volte — con una faccia tosta diciamo di aver
-letto quel tal libro, mentre non l'abbiamo mai visto. E di simili
-peccati ognuno ne ha sull'anima. Io, ad esempio, che mi do l'aria di
-uno studioso, non ho letto la _Storia delle Crociate_, la _Messeide_,
-le _Confessioni e Battaglie_, _Malombra_....
-
-Peccati veniali! Lo so. Oh, che volete che metta in piazza i peccati
-mortali? Se sapeste, quanti vuoti!... Ma non ne arrossisco. Di fronte a
-certi peccatori sono un mezzo santo!
-
-Sentite:un maestro elementare — non di quelli, vecchio tipo, che si
-trovano nelle scuole, perchè un giorno furono a fianco a Garibaldi e
-fecero, bene o male, un paio di campagne, ma un maestro, tipo moderno,
-che ha frequentato il corso normale, che ha nella sala da studio tanto
-di diploma con tanto di cornice indorata, — una sera, non so a che
-proposito, disse che l'_Orlando Furioso_ è in terza rima. Veramente
-il poveretto disse: _mi pare_. Avrei voluto rispondergli: “A me pare
-un'altra cosa: pare che lei starebbe meglio in una bottega di calzolaio
-che nella scuola!„
-
-Potreste dirmi: ma scusate, per essere un buon maestro non è necessario
-sapere se il _Furioso_ sia in terza o in ottava!
-
-È vero, ma è vero puranche che quel precettore ha studiato e studia con
-passione i classici nostri.
-
-E di questi ce ne sono!... Quanti, che si atteggiano a letterati, a
-critici, non hanno letto neppure i quattro Poeti!
-
-Ma basta, basta. Mi accorgo che faccio della maldicenza, e sta male:
-ce n'è già tanta nel mondo! Io voglio dire semplicemente che noi
-acquistiamo molti libri e poi non ci diamo la briga di leggerli.
-Sapete perchè? La maggior parte dei libri si comprano o per semplice
-curiosità, o per istintiva imitazione, o per errore ingenerato dal
-titolo, o per un momentaneo entusiasmo.
-
-Un giorno, ad esempio, vi salta il grillo di vedere un po' da vicino
-la questione sociale. Tutti parlano e scrivono di questa benedetta
-quistione. Bisogna saggiarne un pochino, tanto per non fare la figura
-d'ignorante con gli amici, che spesso ne discutono calorosamente.
-
-Comprate così una dozzina di libri più o meno grossi e incominciate
-a leggere. Ma che! dopo una settimana la smania passa: quei volumi vi
-annoiano. Sono così strane, utopistiche, cervellotiche quelle dottrine
-che voi mandate a quel paese tutte le democrazie di questo mondo.
-
-Un altro giorno un amico vi parla delle tante e belle scoperte nel
-campo astronomico: monti e valli nella luna, canali in Marte, nuovi
-pianeti, nuovi satelliti. Sta a vedere che in cielo si prolifica come
-sulla terra!
-
-Intanto voi siete preso all'amo e comprate subito due o tre trattati
-di astronomia. Era una vergogna! Ignorare tutto ciò che avviene nel
-cielo! non ricordarsi neppure la distanza che ci separa dal sole!
-E così, per mettervi in regola con la coscienza, incominciate a
-sfogliare questi volumi illustrati e con tavole a colori fuori testo.
-“Ah! ecco la cometa del 1885! Già, me la ricordo! Com'è curiosa la
-cometa del 1835! Questi sono i crateri lunari, queste le protuberanze.
-Bella la nebulosa di Orione! Chi è costui? Giovanni Schiaparelli. È
-Direttore dell'Osservatorio di Genova; no, di Brera, già di Brera.
-Che cannocchiale! Ah! questo è il cannocchiale gigante che si sta
-costruendo a Parigi. Niente di meno farà vedere la luna a un metro solo
-di distanza...!„
-
-Ma dopo un paio di giorni anche il cielo vi annoia. È tempo di pensare
-alla luna? Disgraziatamente nella luna ci siamo un po' tutti. E così
-senza tante cerimonie mettete a dormire anche questi libri.
-
-Viene in voga il _Quo vadis_. Che bel romanzo! che capolavoro! _Quo
-vadis_ a destra, _Quo vadis_ a sinistra: non si parla che di _Quo
-vadis_. E bisogna convenire, romanzi simili ne abbiamo pochi! Mentre
-dura quest'entusiasmo, i Fratelli Treves vengono a dirci che hanno
-pubblicato molti romanzi del Sienkiewicz. Ah, dunque il Sienkiewicz
-è un romanziere provetto? Già, ha scritto una dozzina di romanzi!
-Immagino che romanzi! La tentazione è potente. Subito una cartolina
-vaglia ai signori Treves. I volumi arrivano. Voi vi chiudete nello
-studio dispostissimo a gustare queste ciambelle polacche. Ma, vedi un
-po': quanto più si va avanti nella lettura, più vi convincete che i
-fratelli non rassomigliano al fratello. Tentennando la testa, mettete
-questi libri nuovi nuovi nello scaffale. Venti lire buttate al vento!
-
-Un altro giorno... ma basta; a dire in pubblico quanti libri avete
-comprati e quanti ne avete letti vi dareste la scure sui piedi: fareste
-sapere ad amici e a nemici che la tanto vantata cultura si riduce
-a zero. E poi, la vostra signora non vorrebbe sentir altro! “Come,
-comprare i libri e non leggerli!„ E qui una predica con i fiocchi
-sull'economia domestica per conchiudere che lei è economica e che voi
-gettate il danaro!
-
- *
- * *
-
-Molti libri, elogiati, premiati, messi sugli altari, dichiarati
-monumenti nazionali o universali, non si leggono.
-
-La Bibbia! Giù il cappello, signori miei. Abbiate o no una fede, la
-Bibbia incute rispetto e riverenza. Tutti ne fanno il panegirico,
-tutti la chiamano il _libro divino, il libro dei libri, il vero libro
-dell'umanità_. Che miniera inesauribile di bellezze! Il Milton ne
-trasse il _Paradiso Perduto_, il Klopstock la _Messeide_, l'Alfieri
-il _Saul_, il Varano i _Canti_, il Metastasio _Abele_ e _Giuditta_,
-il Byron le _Melodie_, il Rossetti i _Salmi_ e il _Veggente_: insomma
-tutti i poeti — primarî e secondarî — ne hanno modellato un quadretto.
-
-D'accordo. Ma chi legge la Bibbia? Se ne pubblicano migliaia e migliaia
-ogni anno, in italiano, in latino, in greco, in ebraico; chi preferisce
-il commento del Martini o del Curci, chi, per atteggiarsi a libero
-pensatore, vuole le note di Lutero o del Diodati. La Bibbia è in tutte
-le librerie, ma per la maggior parte degli uomini è un mobile, un
-mobile di lusso: basta possederlo. Si compra, si fa rilegare in pelle e
-oro e si espone alla comune ammirazione, come un bel quadro antico.
-
-La storia di Adamo, di Caino, di Noè, di Mosè, di Isacco, di Giuditta,
-di Sansone ecc., l'abbiamo appresa nelle prime classi elementari o ci
-fu raccontata dal nonno. Ma chi legge i Salmi di Davide, la Sapienza di
-Salomone, le Lezioni di Giobbe, il Vangelo di S. Giovanni? Se qualche
-cognizione abbiamo della Bibbia è sempre di seconda mano o per vie
-indirette: la fonte, la vera fonte è ignorata.
-
-E sia detto fra noi, anche i preti l'ignorano. Essi nelle prediche,
-nelle conversazioni, ne citano versi e versicoli, ma credete che
-l'abbiano letto da capo a piedi? Ah! se la Chiesa non avesse imposto
-la recita quotidiana dell'Ufficio Divino, molti Reverendi non
-conoscerebbero neppure di nome Davide, Ezechiele e Geremia!
-
- *
- * *
-
-Non mi chiamate pessimista: io credo che si possa dire lo stesso della
-Divina Commedia.
-
-Il Voltaire scriveva: “Dante entra nelle biblioteche, ma non è letto.
-Mi rubano sempre un tomo dell'Ariosto, non mi hanno mai rubato un
-Dante!„
-
-Signori miei, non fate il muso duro. Questa volta il Voltaire ha
-ragione. Egli non dice che Dante è un poeta da strapazzo, dice solo che
-in Francia si compra e non si legge. E volete offendervi per questo? E
-che? forse in Italia non si fa lo stesso?
-
-Noi italiani siamo idolatri del sommo Poeta. Dinanzi alla sua tomba a
-Ravenna arde notte e giorno una lampada, a cui _Trieste nostra_ manda
-ampolla e olio.
-
-Due anni fa, si pensò di mettere una targa pel Carducci proprio presso
-la tomba di Dante. Ci fu un po' di subuglio. Nossignore; il Carducci è
-un poeta emerito, ma non deve stare a fianco al nostro Vate! La targa
-si pose, perchè così volle il Consiglio Comunale di Ravenna, ma a
-parecchi sembrò una profanazione. Dante deve restar solo. Non è mica un
-pianeta che ha bisogno di satelliti!
-
-Tre anni fa, Catullo Mendes, alla fine di un banchetto, si permise
-sentenziare che Dante era francese. Il telegrafo ci portò subito la
-sacrilega asserzione. Dante francese! Chi l'ha detto? Chi è questo
-pazzo? Si parlava già di duelli, e se il Mendes avesse continuato a
-insolentire, cento nuovi Guglielmo Pepe erano pronti a sbudellarlo.
-Ladro screanzato! volerci rubare Dante! E non sa questo signor Catullo
-che l'Alighieri è per noi come la corona di bronzo di Napoleone? Iddio
-ce l'ha dato e guai a chi lo tocca!
-
-Ma quanti degli italiani leggono la Divina Commedia?
-
-Alcuni versi del Sacro Poema sono diventati proverbiali e si tramandano
-di generazione in generazione. Chi, incominciando un elogio funebre non
-esclama: _farò come colui che piange e dice_, mentre poi non sa fare nè
-l'uno, nè l'altro? Chi, trovandosi a corto di argomenti in suo favore,
-non bolla col nome di invidiosi i suoi avversarî, dichiarando chiusa la
-polemica col provvidenziale: _non ti curar di lor, ma guarda e passa_?
-
-Insomma è sempre un verso di Dante, e nei casi solenni, una terzina,
-che chiude o apre il fuoco in tutte le discussioni scientifiche,
-politiche o religiose.
-
-E nel campo letterario? Dio mio, i letterati ne abusano maledettamente!
-Per tutti i bisogni grandi e piccoli, Dante, sempre Dante! Non sanno
-muovere un passo, non sanno aprir bocca senza ricorrere al gran
-papà. E come certi oratori sacri, per mantenere in piedi una tesi
-cervellotica, cercano rafforzarla con qualche sentenza di S. Tommaso o
-di S. Agostino, così molti conferenzieri ricorrono a Dante, al padrino
-universale, per essere protetti e difesi.
-
-Eppure, mentre la Divina Commedia è così saccheggiata, è poco letta.
-Noi abbiamo Cattedre di Dante, Società della Dante Alighieri, ma se
-togli pochi, proprio pochi, veramente studiosi, che sono chiamati per
-celia Dantofili, gli altri se ne disinteressano completamente.
-
-La grande sala del Collegio Romano è adibita per le conferenze
-dantesche, che si tengono per lo più durante la quaresima. E' un
-sacro ritiro. I tempi mutano; i nostri padri, compunti e contriti, se
-ne andavano in chiesa, nella quaresima, a sentire l'oratore sacro,
-il quale cominciava col _pulvis es_ e finiva col _resurrexit_.
-Oggi no, si va al Collegio Romano, dove un professore vi legge, vi
-commenta, vi tagliuzza, vi sviscera un canto del Poema. Il pubblico
-sempre numeroso. Spesso interviene il Re, la Regina Madre e Figlia,
-i Ministri, i Presidenti dei due Rami, il Corpo Diplomatico; e quando
-il conferenziere ha finito, gli applausi arrivano alle stelle: Bene,
-bene! bravo, bravo! Il Re si congratula, le Regine si congratulano, si
-congratulano tutti.
-
-Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„ vi siano dieci persone,
-che abbiano studiata la Divina Commedia?
-
-Questo libro è per noi come l'Arca Santa per gli Ebrei: si adora,
-ma non si tocca. Si è avuto nelle mani solo nelle classi liceali e,
-secondo la maggiore o minore pedanteria del professore di italiano, si
-sono perdute molte lezioni nel fare insulse indagini sul veltro, nello
-stabilire che cosa rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano
-sotto quel benedetto o maledetto _pape Satan, pape Satan aleppe_!
-Oggi si fa un parallelo con il Caronte di Virgilio, domani si mettono
-in bilancia i demoni di Milton. Infine si apre il libro del dare e
-dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio, là è stato saccheggiato
-dall'Ariosto e dal Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di
-anatomia comparata e basta.
-
-Conosco un professore, mente vuota addirittura, il quale pretendeva
-dagli alunni la pianta topografica di tutte le bolgie infernali,
-e l'anno scolastico passava in questi noiosi esercizi. Forse il
-disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata la sua eterna dimora,
-ne voleva una guida per non smarrirsi!
-
-I tre anni del liceo passano e si dà il benservito alla Divina
-Commedia, per entrare nella grande e vera commedia della R. Università.
-
-Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto, la colpa è dei
-commentatori e dei maestri. A furia di voler vedere in ogni verso
-un'allegoria, ci annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo
-dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo questi signori! No, lì per
-picca a contraddirsi.
-
-Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano, non fa mai giorno.„ È
-proprio il caso nostro. La _Divina Commedia_ non appare così luminosa
-per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno.
-
-Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima, sorgere una grande
-Biblioteca Dantesca. Oltre le edizioni estere e nazionali, raccoglierà
-i commenti estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc.,
-che saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè tutti i critici
-hanno voluto dire la loro parola sulla _Divina Commedia_.
-
-Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale. Benissimo. Idea degna
-del nostro secolo. Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si
-scrivesse a grossi caratteri: — _Dante e la Torre di Babele!_ —
-
- *
- * *
-
-Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio di Machiavelli! È
-della scuola di Machiavelli! È seguace di Machiavelli!„
-
-Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli è un furbo
-matricolato, un cinico terribile, un ministro di tirannia, un uomo
-senza coscienza, senza morale, senza fede. E sapete perchè questo
-poveretto è così calunniato? Ve lo dico subito: non si legge.
-
-Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che ci vien detto da altri.
-Machiavelli ha scritto: _il fine giustifica i mezzi, ciò che giova
-lice_, ecc. Verissimo. Ma mettete queste massime in relazione col
-tempo in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico in cui
-Firenze si dibatteva tra il servilismo e l'abiezione, e poi ditemi se
-una voce, che richiami al rigido diritto, merita encomio o disprezzo.
-
-Il Villari nel suo pregiato lavoro _Machiavelli e il suo tempo_
-conchiude trionfalmente: “Oggi che l'Italia ha incominciato a redimersi
-e si è costituita secondo la profezia di lui, è venuto il momento,
-in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale giustizia? La calunniosa
-leggenda dura, perchè le opere del Segretario Fiorentino non si
-leggono, e molto meno si studiano.
-
-Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi non legge il
-Machiavelli è un uomo mediocre e di animo piccino.„ È inutile! _Il
-Principe e Compagni_ resteranno sempre negli scaffali con tutti
-gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati. Si
-leggiucchiano le poesie e le commedie, perchè un po' scollacciate,
-ma le opere storiche _requiescant in pace_! Solo quei signori della
-Minerva di tanto in tanto ne mandano un pezzetto ai candidati di
-licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena in sei o sette ore
-— gli confezionano un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi. E
-come a farlo apposta si scelgono pezzetti difficili ed aridi, forse per
-innamorare sempre di più i giovani.
-
-La Minerva sa rendere simili servizî!
-
- *
- * *
-
-Specialmente noi meridionali parliamo sempre della _Scienza Nuova_
-di Giambattista Vico. Ne andiamo orgogliosi, come se questo libro
-fosse stato lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte le
-conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le polemiche, il Vico vien
-tirato sempre in ballo.
-
-Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa nessun editore credeva opportuno
-riprenderne la ristampa, e per averne un esemplare bisognava ricorrere
-ai venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi, grazie a
-Benedetto Croce, ne abbiamo una bella edizione. Anzi il Croce, con
-lo zelo di un apostolo, va predicando che noi italiani abbiamo il
-sacrosanto dovere di leggere e studiare la _Scienza Nuova_. Ma come
-succede a tutti quelli che ricordano doveri, il Croce predica al
-deserto.
-
-Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i Francesi studiassero
-quel libro, ma poi si convinse che pretendeva l'impossibile. “Giovan
-Battista Vico — egli disse — non può essere inteso dal secolo
-decimottavo, perchè parla al decimonono.„ Non l'avesse mai detto!
-Sapete che cosa è successo? Quelli del secolo decimonono dissero che
-il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo diciamo che parla al
-ventunesimo, e siate sicuro che i nostri figliuoli diranno che parla
-al ventiduesimo. Insomma quel libro parla sempre al secolo futuro, e
-intanto... non parla mai.
-
-Ma volete sapere perchè la _Scienza Nuova_ non si legge? Sentite: il
-Settembrini, che ne parla con la riverenza di un discepolo, servendosi,
-come al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come una immensa
-statua colossale che riguardata da vicino ti pare mostruosa nelle sue
-membra quasi formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga, tutto
-scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la scabrezza sparisce, e vedi
-la figura proporzionata e maestosamente bella.„
-
-Ecco la ragione, per cui non si legge il Vico: vogliamo guardarlo da
-lontano, per vederne meglio i pregi!
-
- *
- * *
-
-E il Darwin? È oramai mezzo secolo che si ciancia di Darvinismo.
-Questo sistema evoluzionista, che apre un abisso nel campo biologico,
-e per conseguenza inevitabile, anche morale, ha dato origine a una
-turba immensa di seguaci e di avversarî, turba di profani che non sono
-entrati mai nel santuario della scienza e che scorgono in Darwin o un
-simpatico libero pensatore o un terribile ateo.
-
-Di Darwinismo si parla nei caffè, nei circoli, su pei giornali, e
-mentre sono pochi i veri cultori di scienze naturali, tutti vogliono
-esprimere la loro opinione su tale argomento. Alcuni, per darsi la
-posa di uomini evoluti, sostengono quelle teorie con qualche debole
-argomento, letto in una rivista scientifica; altri, nemici di ogni
-nuovo portato della scienza, si fanno il segno della croce come se si
-parlasse del diavolo in persona.
-
-Ma domandate a tutti questi fanatici ammiratori o avversarî se hanno
-letto una pagina sola dell'_Origine della Specie_.
-
-Nemmeno per ombra!
-
-Vorrei parlare di altri libri, ma veggo che questo linguaggio dà sui
-nervi a parecchi. Forse m'inganno, ma ho ragione di credere che molti
-libri importantissimi non si leggono e si ha poi la pretenzione di
-discuterne!
-
-Per carità, si finisca una buona volta di fare i pappagalli! Quando non
-si è letta un'opera, o confessatelo sinceramente o acqua in bocca. Chi
-viene a domandarvi se avete studiato il _Principe_ o _L'Origine della
-Specie_?
-
- *
- * *
-
-Fin qui le persone che si chiamano colte, che vengono dette a ragione,
-e spesso a torto, menti direttive. Che se parliamo poi del pubblico,
-del pubblico grosso, c'è da mettere le mani nei capelli.
-
-Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia si legge poco, e
-ne dava la colpa alla lingua. Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico
-si è dato mai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva i suoi
-procuratori legali — i pedanti —, oggi se ne disinteressa addirittura:
-ognuno parli e scriva come vuole!
-
-E allora perchè il pubblico non legge?
-
-Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne sente il bisogno.
-Dovrebbe leggere per distrarsi, per divertirsi, ma se si distrae e si
-diverte così bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile,
-col grammofono; col cinematografo, con l'areoplano! E poi, se il
-pubblico non legge, è un po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai
-nostri letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa divorava i
-romanzi francesi, e il Dumas, il Sue, l'Hugo, il Verne, ecc. erano
-popolarissimi tra noi. Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico
-grosso se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando la vita era
-meno febbrile, il pubblico prendeva parte alla letteratura classica,
-leggiucchiava poemi, tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò da
-questa roba un po' pesante; e quando lo Scott in Inghilterra, il Dumas
-in Francia e il Manzoni in Italia presero a battesimo il romanzo, il
-pubblico dette il benservito alla letteratura classica e giurò eterna
-fedeltà al romanzo. Sempre e soli romanzi!
-
-Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate stare questi libri. Non
-vi accorgete che tutto è fantastico e strano? non vi accorgete che il
-romanziere vi burla e vi tratta da bimbi?
-
-Il pubblico sempre credulo, sempre scolare, sempre amante di novità,
-mise da banda quei libri, che lo avevano divertito un mondo, ed
-aprì i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non lo dilettavano
-un fico. Poca invenzione, poca azione drammatica e molta analisi. Il
-pubblico restò male. E che specie di romanzi son questi? Noi vogliamo
-distrarci, vogliamo sognare e questi libri mettono in campo quistioni
-scientifiche, tesi psicologiche, antropologiche!
-
-Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e C.i? No. E dunque? dunque
-faremo a meno di leggere. C'è tanto da fare nella vita!
-
-Ma non crediate che il pubblico davvero non legga; legge, sissignore,
-ma legge male.
-
-So di un editore fiorentino, il quale mette in piazza migliaia e
-migliaia di libercoli, che vanno a ruba. Sono delle porcheriole non
-tanto per il soggetto, quanto per la forma. E quest'editore confessa,
-a onore e gloria di noi italiani, che a pubblicare buoni libri c'è da
-rimettere le spese, mentre con queste porcheriole si fanno quattrini.
-A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano che questa roba;
-roba sudicia, roba da trivio, che fa vergogna alla natura umana. Sono
-libercoli dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie sconce, che
-svegliano e solleticano i più bassi istinti.
-
-Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumetti di una biblioteca così
-detta, _scientifica_. Che scienza! Si parla delle anormalità più
-nauseanti.
-
-E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare di più l'appetito,
-presentano i libercoli, chiusi come in una busta. Dicono che la legge
-vuole così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste bazzecole.
-Si chiudono in busta per rendere la merce più appetitosa. Il frutto
-proibito attira: non per niente siamo figli di Adamo e di Eva!
-
-A credervi, nessuno legge queste porcheriole, ognuno se ne mostra
-disgustato, ognuno aggrinza il naso e si atteggia a Catone, ma di
-grazia dove vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così
-frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si leggono e si
-rileggono.
-
-Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare che il pubblico nostro
-legge male? Ricordatevi di _Quelle signore_. Veramente un tal successo
-si deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che volle sequestrare il
-libercolo e trascinare l'autore dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai
-fatto! I giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì!
-
-E quel che è peggio il signor Notari ha avuto degli imitatori. Molti,
-vedendo che quel genere era ricercato, ci regalarono subito: _Le Figlie
-di quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze, Quelle Matrone_ e
-simili dolciumi.
-
-Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il moralista, ma a che
-pro? Tempo perduto! Sua Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti,
-volle alzar la voce in nome della pubblica morale. Scrisse una bella
-lettera ai prefetti del Regno, e disse solennemente: “Io non voglio più
-vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„ Il buon uomo per
-raggiungere più presto lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma
-fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo imparare a proprie
-spese e metteremo senno solo quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola.
-Pazienza. Io intanto penso: il Notari ha comprato una bellissima villa
-e fa la vita da signore a spese di _Quelle Signore_; mentre parecchi
-letterati nostri, valenti, vivono... da poveri cristiani.
-
-Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia!
-
-
-
-
-Gli adulatori.
-
-
-Non ci avete mai pensato, ma la vostra libreria è piena zeppa di
-cortigiani.
-
-Vedete un po': Stazio s'inchina dinanzi al trono del lurido Domiziano,
-Virgilio apre le porte dell'Eliso ad Augusto, l'Ariosto tira incenso al
-suo Cardinale, l'Achillini affastella sonetti per quel sozzo Luigi XIII
-ed arriva a dirgli goffamente
-
- ai bronzi tuoi serve di palla il mondo,
-
-il Metastasio piega le ginocchia dinanzi alla sua padrona, il Cesarotti
-e il Monti inneggiano al Bonaparte!
-
-E li conservate voi questi libri? li leggete? li studiate?
-
-L'arte! Ma che arte d'Egitto! Noi non vogliamo colori e immagini:
-ci basta la natura. Noi abbiamo bisogno di chi sostenga e difenda la
-verità, di chi sappia educare il nostro carattere. Lo scrittore è un
-giudice ed ha il dovere di dire ai cattivi: “Io accuso, io protesto!„
-Se si lascia intimorire o allettare è un colpevole; e un nuovo
-Nazzareno dovrebbe cacciare a colpi di fune questo profanatore dal
-tempio dell'arte!
-
-Si sa, pochi hanno la forza di affrontare pericoli per la propria e
-l'altrui indipendenza, pochi hanno il coraggio di presentarsi, come
-Mosè, dinanzi agli eterni Faraoni e perorare la causa del popolo.
-L'eroismo non si può pretendere da tutti, ma nessuno deve essere vile:
-la viltà è abiezione. Se non sapete volare, camminate: strisciare è
-dei rettili, e ai rettili non è dato coltivare l'arte, la quale deve
-serbarsi immune dalla bassa adulazione.
-
-Plinio, per liberarsi dai malvagi capricci di Nerone, trattava
-quistioni grammaticali. “Mi piace vivere — diceva — e voglio sfuggire
-il serpe.„ Il Machiavelli, dovendo scrivere per incarico dei Medici
-le _Istorie di Firenze_, diceva al Guicciardini: “Consiglierommi meco
-medesimo e mi ingegnerò a far sì che pur dicendo la verità a niente
-possa ella rincrescere„.
-
-Filosseno, per aver dato il suo franco parere sopra alcune sciocche
-poesie del tiranno Dionisio, fu messo in carcere. Liberato poi per le
-preghiere degli amici, fu di nuovo chiamato da Dionisio a giudicare
-altri versi. Filosseno ascolta, e mentre la ciurma degli adulatori
-applaude, egli senza pronunziar parola si avvia alla porta. Domandato
-dal tiranno dove andasse, “ritorno al carcere„ rispose.
-
-Noi non sappiamo quali opere scrisse Filosseno, non sappiamo quale fu
-la sua vita, ma quest'atto nobilissimo lo solleva al di sopra di tanti
-poeti, che pur di avere titoli, decorazioni e ricchezze, vissero come
-schiavi. Gallonati, stipendiati, vendevano l'arte al miglior offerente.
-
-Grandi artisti furono il Corneille e il Racine, ma quando noi li
-vediamo nella reggia di quel mostro imbellettato di Luigi XV, vorremmo
-gridare: “Vergogna! vergogna!„ Sono dolci i drammi del Metastasio,
-ma chi può perdonargli i salamelecchi a Teresa d'Austria? Ah! questo
-beato Metastasio è davvero il tipo dell'adulatore gaudente! Dal giorno
-in cui con gli _Orti Esperidi_ dette il pomo di Paride all'Imperatrice
-Elisabetta comincia la sua vita di cortigiano. Vive 50 anni a Vienna,
-scrivendo drammi per nozze ed onomastici e non si ricorda mai di
-avere una patria. Per lui la patria è dove si sta bene, dove ci
-sono quattrini e belle donne. Carlo VI lo nomina barone dell'impero,
-Maria Teresa gli manda la decorazione di S. Stefano, ma lui come un
-vezzoso paggio gentilmente rifiuta. Non crediate che lo faccia per
-un sentimento di dignità: no, il latte e il miele gli è arrivato alla
-gola. “Non mi affogate; — par che dica — lasciatemi vivere nella mia
-corte!„
-
-E così vivevano un po' tutti i nostri letterati.
-
- *
- * *
-
-Ma noi siamo ingiusti! Prima di bollare col nome di adulatori quei
-poeti dovremmo ricordarci che nei secoli andati la carriera delle
-lettere non offriva vantaggi se non all'ombra di una corte.
-
-Oggi la condizione del letterato è molto diversa. Bene o male c'è
-sempre da sbarcare il lunario. I romanzi si vendono, le novelle si
-vendono, i lavori critici, storici, si vendono. Insomma chi si dà alle
-lettere, ed ha davvero un po' d'ingegno, non muore di fame. In ultimo
-caso c'è l'insegnamento: una cattedra di liceo o di Università si
-afferra e lo stipendio viene da sè. Non vivono da signori i letterati,
-ma vivono!
-
-Nel cinquecento, invece, o giù di lì, le cose andavano un po' male.
-La scuola non rendeva, pochi imparavano a leggere o a scrivere, e quei
-pochi la pretendevano _gratis et amore_; la luce non si paga o meglio
-non si pagava.
-
-Vivere con le pubblicazioni? La stampa era ancora piccina e camminava
-con le grucce. E poi a chi vendere i libri? Il popolo non leggeva o
-leggeva senza spendere un soldo. Dunque? dunque i poveri letterati
-dovevano ricorrere ai principi e recitare ad essi il _pater noster_
-col relativo _dacci oggi il nostro pane quotidiano_. Il principe era il
-mecenate, il protettore, che dispensava grazie e quattrini. E bisognava
-aiutarsi con la lode: con la lode toccare il cuore del magnanimo
-signore, con la lode ben disporlo ai futuri benefici. Non lo dico io,
-lo dice il Tasso (padre), il quale non fu, o meglio non voleva essere,
-un cortigiano, ma dinanzi al dilemma — o incensare o morir di fame —
-prese anche lui un turibolo ed esercitò... l'arte.
-
-Di buona o di mala voglia, un padrone bisognava tenerlo. Cantare come
-la cicala? Nossignore. Viene l'inverno e bisogna fare i conti con
-la formica. I poeti, edotti da questa favola, entravano per tempo in
-Corte, a formare la grande famiglia artistica. Il Cardinale Ippolito
-aveva a suo servizio circa 300 letterati; e avendogli un giorno
-Clemente VII fatto osservare che erano troppi, lui rispose: “Non li
-tengo a Corte, perchè io abbia bisogno di loro, ma perchè essi l'hanno
-di me„. Sua Eminenza aveva ragione. Per lui era un lusso, per i poeti
-una necessità.
-
-Ma quel lusso ai principi costava un occhio! I letterati in genere e
-i poeti in ispecie sono incontentabili! Amano la bella vita; vogliono
-mangiar bene, vestir bene, divertirsi meglio; e tutto a spese del
-padrone, tutto, anche gli abiti, anche le scarpe! Il Poliziano scriveva
-al Magnifico: “Gli stolti ridono dei cenci ond'ho coperto il corpo e
-dei sandali bucati che ho in piedi. Mandatemi una delle vostre vesti
-migliori e un paio di scarpe.„ Il Guicciardini ha bisogno della dote
-per le sue figliuole e il Machiavelli lo consiglia a rivolgersi a Leone
-X, perchè “tutto consiste nel domandare audacemente e mostrare male
-contentezza non ottenendo„.
-
-E guai se il principe faceva il sordo o si mostrava un po' spilorcio.
-Il Giovio aveva due penne: una di oro e un'altra di ferro e “ben sapete
-— egli diceva — che con questo santo privilegio ne ho vestiti alcuni di
-brutto cannevaccio!„ L'Aretino mal ricompensato rifiuta. “Vi rimando —
-scrive a Leone X — i dieci ducati pregandovi che vi degnate rendermi le
-lodi da me datevi. A quelli che vogliono la fama conviene essere larghi
-a senno.„
-
-Così i Principi, i Cardinali, i Papi per non essere messi alla berlina
-sborsarono danaro, e i poeti alla vista dell'oro cambiavano metro.
-
-L'Alemanni, cantando in lode di Carlo V, si sentì rimproverare da
-costui perchè in altro tempo ne aveva detto corna. “Maestà, — gli
-rispose con la più grande disinvoltura — l'ufficio della poesia è
-mentire.„
-
-L'Alemanni si espresse male, egli voleva dire: Maestà, la poesia è una
-merce; si vende.
-
-E si vendeva davvero. Andrea dell'Anguillara vendeva le sue ottave a
-mezzo scudo caduna. Curioso davvero questo poeta! Prima d'incominciare
-la traduzione dell'Eneide, manda ai Principi d'Italia una specie di
-lettera circolare per far sapere che il suo Enea troverà nell'Eliso
-tutti i magnanimi, e nell'inferno gli spilorci, e conchiude: “Spero
-che non mi bisogni mandar Lei e gli altri tutti a casa del diavolo e
-che Enea non abbia troppo da fare nell'inferno a parlar con tante anime
-dannate, quante io sono per mandarvene, se non fanno il debito loro„.
-
- *
- * *
-
-Si potrebbe dire: ma dunque i nostri letterati vivevano bene!
-Accarezzati, acclamati, festeggiati passavano gli anni in continua
-agiatezza.
-
-Eh! come inganna l'apparenza. Scorrete la vita di quei poveretti.
-Quante umiliazioni, quanti rimproveri, quanti disinganni! Bisognava
-stare sempre agli ordini, secondare il principe nei suoi pettegolezzi,
-seguirlo nelle insulse guerricciuole. Quei Mecenati oggi decretano
-pensioni e titoli, domani per un equivoco o capriccio vi mettono fuori;
-e il povero poeta doveva trovarsi un nuovo padrone e recitare un nuovo
-atto di fede. Chi dei poeti nostri visse felice o almeno tranquillo?
-L'Ariosto fa il governatore, il segretario, il messo d'ambasciata, il
-cavallaro, e un giorno, solo perchè non vuole recarsi in Ungheria,
-gli è negata la pensione; il Tasso, invidiato, calunniato, burlato,
-vi perde la ragione e vien rinchiuso in un manicomio; il Guarini è
-cacciato dalla Corte dei Savoia; il Marino è messo in carcere; il
-Tassoni passa da una Corte all'altra e dolorosamente esclama: “I
-principi hanno le mani lunghe, ma non larghe„ e si fa dipingere con un
-fico in mano per indicare ciò che ha riportato dalle Corti.
-
-Fortunatamente quei tempi passarono e la nostra letteratura a poco a
-poco ruppe le vergognose catene ed acquistò la propria indipendenza. Al
-principio dell'ottocento non si lasciò nè allettare, nè intimorire.
-
-Peccato che mentre la coscienza italiana si formava per l'opera di
-tanti valorosi scrittori, il Monti volle restare all'ombra del manto
-imperiale. Il Parini si negava finanche di tessere il panegirico a
-Maria Teresa. “Io non trovo veruna idea soddisfacente su cui tessere
-l'elogio dell'Imperatrice. Ella non fu che generosa: donare l'altrui
-non è virtù„. Il Foscolo, pur di non inneggiare agli oppressori se
-ne andava ramingo, scriveva su riviste inglesi, trattando argomenti
-pedestri di critica e di storia letteraria. “Mi sono esposto — diceva
-alla sorella — colla vergogna sul viso e col cuore afflittissimo a dare
-lezione in pubblico non in università, che sarebbe un onore, bensì in
-una specie di teatro: senza questo duro espediente non avrei di che
-vivere.„
-
-Il Monti invece, che pure aveva gran cuore e forte ingegno, s'inchinava
-ora al Papa, ora a Napoleone, ora all'Austria. Realista con i re,
-imperiale con gl'imperatori, repubblicano con le repubbliche, fu il
-poeta dei vincitori.
-
-I suoi contemporanei lo chiamano il Dante redivivo, ma la nuova Italia
-non l'ha riconosciuto come suo poeta nazionale!
-
- *
- * *
-
-E basta col passato.
-
-Oggi nell'anno di grazia 1911 non abbiamo più adulatori. Gli scrittori
-moderni non hanno nulla da temere o da sperare dai Coronati.
-
-È finito il tempo dei Dionisî. Se l'Imperatore di Germania, che si
-atteggia a letterato, scrivesse domani dei brutti versi, cento critici
-tedeschi gli direbbero in faccia che la poesia non è per lui.
-
-Che mecenati e protettori! Oggi il Gran Mecenate è il pubblico.
-Allettate il pubblico, carezzatelo, seguitelo nei suoi gusti,
-solleticatelo nelle sue passioncelle, distraetelo, divertitelo,
-storditelo, egli saprà fare il suo dovere: vi darà quattrini ed onori.
-
-Essere attaccati alla gonna di una regina ed esaltarne i begli occhi,
-le graziose manine, brrr! è una abiezione.
-
-Dall'altra parte non crediate che i re abbiano vaghezza di tenere al
-loro servizio poeti, che cantino la ninna nanna in tutte le ore del
-giorno. Hanno da sentire altre ninna nanne, i poveretti! Neppure lo
-Zar, che si ostina a conservare una imbalsamata autocrazia e manda
-al fresco eremitaggio siberiano chi alza un po' la voce, vuole poeti
-imperiali. Ed ha ragione. In quella Corte non ci mancherebbero che una
-dozzina di poeti per accrescere la confusione ed il disordine.
-
-Ma zitto, noi non dobbiamo mettere il naso nei fatti degli altri.
-Confusione e disordine ce n'è dovunque!
-
- *
- * *
-
-Mi frulla un'idea nel cervello e fa ressa per uscire. Ma esci alla
-malora e non rompermi più la testa!
-
-Ecco: quanti poeti nostri non vorrebbero anche oggi far parte della
-Real Casa, e vivere all'ombra del Quirinale con un lauto assegno?
-Rende tanto poco la poesia! Certamente il D'Annunzio, il Pascoli, lo
-Stecchetti, il Baccelli rinunzierebbero a un tale ufficio: vivono bene
-a casa loro, ma tanti altri poeti, che si ostinano a cantare al deserto
-tutto il giorno e gran parte della notte, l'accetterebbero come una
-manna.
-
-Che cosa canterebbero questi vati? Eh, c'è tanto da cantare!
-
-Il Principino mette un dente? un sonetto; il Principino sa montare a
-cavallo? una canzone. La Regina cade e si fa male o meglio non si fa
-male al braccio? un inno di ringraziamento a Giove. La Regina Madre va
-ai monti? la Regina Figlia va al piano? le Reginette vanno in giardino?
-Per tutti gli atti reali, grandi e piccoli, una canzone, un sonetto, un
-madrigale, uno strambotto!
-
-È una insinuazione la mia?
-
-Vorrei che al nostro Re saltasse davvero il grillo di avere una
-coppia di poeti regi. Naturalmente bandirebbe un concorso. Quanti
-concorrerebbero? I nostri poeti oggi a tale domanda rispondono
-sdegnosi: “Nessuno!„ Non li credete: imitano la volpe. Se venisse quel
-giorno!...
-
-Ma questo giorno non verrà. Il nostro Re è pratico, praticissimo, e
-se non dà il ben servito ai maggiordomi e compagnia, non dipende da
-lui: così vuole il cerimoniale. Dei poeti però è poco tenero. Vedete:
-ogni giorno nomina cavalieri e commendatori. Un decimo degli italiani
-hanno una croce. Un avvocato, un medico, un negoziante, che acquista,
-con l'arte o con l'astuzia, un po' di nome, o un numero discreto di
-biglietti di banca, toh! una croce o un cordone. Ai poeti? Un corno.
-
-Eh! la poesia è finita. Se volete entrare nelle grazie dei potenti,
-mandate alla malora la poesia e datevi... al giornalismo. Oggi i veri
-potenti non sono i re, i principi, i duchi, gli arciduchi, i marchesi,
-i baroni. I Governi costituzionali hanno gentilmente spotestati i re,
-mettendoli in seconda fila: in prima fila sono i ministri, i quali
-per restare sempre innanzi e non indietro, si afferrano alla stampa...
-amica.
-
-Vangelo. Il ministro Giovanni Nicotera con la più grande disinvoltura
-diceva ad un amico: “Ogni Ministero ha bisogno di un milione all'anno
-per puntelli.„ Sua Eccellenza per puntelli intendeva la _libera_
-stampa.
-
-Come cambia il mondo! Nei secoli scorsi quelli che avevano il mestolo
-in mano carezzavano e sussidiavano gli storici per essere tramandati
-ai posteri con un mezzo panegirico. Oggi non si pensa ai posteri. Che
-immortalità d'Egitto! Ciò che impressiona è il presente, non il futuro.
-
-
-
-
-I libri educativi.
-
-
-Noi consumiamo la maggior parte del nostro tempo a leggere libri
-inutili. Saranno libri belli o brutti, attraenti o noiosi, con arte o
-senz'arte, ma inutili alla vita.
-
-Si legge un romanzo, un volume di poesie, un dramma; che scene, che
-descrizioni, che lingua forbita! La fantasia ne gongola, il cuore si
-dilata o si restringe. Benissimo. Ma quale vantaggio? Diletto dieci,
-profitto zero.
-
-Diciamolo francamente. Di tanti libri che abbiamo letti, quale è valso
-a renderci migliori, a correggerci magari di un piccolo difetto?
-
-Eravamo un po' superbi e siamo restati tali, eravamo indolenti e lo
-saremo fino alla consumazione dei secoli. E perchè? Dal libro vogliamo
-essere allettati, dilettati, carezzati, magari storditi, non educati.
-Cioè vorremmo essere educati, ma senza sforzi, a nostra insaputa. Non
-si è detto sempre che leggere è mangiare? Mettete in bocca un bel pezzo
-di carne; masticatelo un pochino e inghiottitelo. Appena andato giù,
-deve lo stomaco utilizzarlo e renderlo chilo e sangue. È un processo
-che si svolge da sè, senza che voi ve ne curiate nè punto nè poco.
-Siamo d'accordo. Ma ogni libro è per la mente ciò che il pezzetto
-di carne è per lo stomaco? No. Allo stomaco diamo carne, alla mente
-intingoli, pasticci, dolciumi più o meno nocivi. Sono degl'intingoli
-che stuzzicano l'appetito, carezzano il nostro palato, soddisfano la
-nostra ghiottoneria, ma non dilettano lo stomaco.
-
-Libri-carne, libri-pane ne leggiamo pochi, libri pasticci un mondo. Ma
-vale la pena di consumare tempo e danaro per un passeggiero diletto,
-per un'efimera commozione? Noi italiani, a preferenza degli altri
-popoli, amiamo assai gl'intingoli in letteratura. E perchè? Per seguire
-la moda, per far sapere a cielo e terra che a noi piace l'arte! E
-sempre questa benedetta arte! Ma possiamo vivere di sola arte noi?
-Eccetto pochi privilegiati che si allontanano, quasi direi, dal mondo
-reale e passano gli anni in continua contemplazione, tutti gli altri
-debbono vivere. E abbiamo mai pensato che cosa importa, specialmente
-oggi, vivere? _Vita, motus_: moto continuo, incessante, e in questo
-moto perpetuo, quante lotte, quante sorprese, quante cadute!
-
-Convinciamoci: nè l'arte, nè la scienza potrà insegnarci a vivere.
-Abbiamo per tanto tempo studiato, investigato, scrutato, di tutto
-conosciamo la ragione intima; la natura in parte ha ceduto le armi,
-ma che? noi siamo scontenti, noi siamo sfiduciati. Sfiduciati del
-progresso? No, di noi stessi. Chiediamo alla vita più di quello che
-dovremmo. Nessuno si mette nei giusti limiti. Si vuol giungere in alto
-senza noviziato, senza sacrifici.
-
-Di qui malumori, scoraggiamenti, disillusioni: di qui lotte sorde,
-disoneste!
-
-Ecco la necessità di libri eminentemente educativi, di libri che
-ci facciano conoscere i nostri doveri, che ci dicano come la vita è
-nell'operosità!
-
-Mettiamo da banda romanzi e poesie che ci fanno sognare: chi sogna
-dorme e chi dorme — voi lo sapete — non piglia pesci; mettiamo da
-banda tanti libri che ci commuovono, ma che non ci educano. Il cuore,
-il cuore, sempre il cuore! A furia d'intenerirlo, l'abbiamo tanto
-rammollito! Il cuore, ricordiamolo, è un organo che deve lavorare
-giorno e notte ed ha bisogno di forze vitali!
-
- *
- * *
-
-Di libri educativi ne abbiamo un mondo.
-
-La pretenzione di educare l'hanno tutti gli scrittori. Eccetto pochi,
-i quali scrivono per scrivere, senza curarsi di ciò che mettono fuori,
-tutti gli altri credono o fingono di credere che i loro libri siano
-educativi. Il poeta vuol educare col sentimento, il romanziere con la
-favola, lo storico col passato, il filosofo con l'avvenire.
-
-Mettiamo da parte i poeti e i romanzieri. A tirar le somme, questi
-signori hanno fatto più male che bene alla povera umanità. Parliamo di
-quegli scrittori, che _ex professo_ vollero trattare di educazione.
-Date una sguardo ai vostri scaffali: libri educativi non ne mancano,
-anzi occupano un posto importantissimo. Ma educano davvero?
-
-Non vi disturbate, anche questa volta mi ostino a rispondere:
-no. Ho le mie buone ragioni. Ditemi: una raccolta di precetti, di
-ammaestramenti un elenco dettagliato dei nostri doveri si può chiamare
-libro educativo? A noi non piace la predica, non piace sentirci dire a
-bruciapelo: _hoc faciendum, hoc fugiendum_. Il moralista riesce sempre
-un po' antipatico. Catone, per aver voluto alzar troppo la voce, è
-restato nella storia come il tipo delle persone noiose. Lo ricordino i
-compilatori di libri educativi e si convincano che l'educazione vera,
-sana, feconda non si apprende con le formole come la matematica!
-
-Si disse un gran bene della _Morale Cattolica_ del Manzoni e dei
-_Doveri degli uomini_ del Pellico. In Italia quei due libri, diversi
-per peso e misura, furono letti e riletti, ma non cavarono un ragno dal
-buco.
-
-Solo il Tommaseo, vera stoffa di educatore, avrebbe potuto darci un
-bel libro, ma volle anche lui predicare e i suoi _Pensieri_ sono un po'
-pesanti. Bellissimi gli argomenti, debole e scialbo lo svolgimento.
-
-Il primo che fece vedere al mondo come va trattata questa materia fu
-lo Smiles, quando scrisse _Chi si aiuta Dio l'aiuta_. Il titolo dice
-tutto. Lo Smiles non è un letterato; raccoglie un certo numero di
-fatti, li racconta così alla buona, e ne trae insegnamento pratico
-per tutti. Non alza la voce, non ha la pretensione d'insegnare nulla;
-narra, semplicemente narra.
-
-Eppure quel libro, scritto in una forma semplice e piana, ci fa
-pensare: ci dice che nel mondo c'è un posto onorevole per tutti, che
-ognuno ha il dovere di essere benemerito della società; ci dice che se
-la maggior parte degli uomini non giungono alla meta è perchè non sono
-perseveranti, non occupano bene il loro tempo, non conoscono se stessi.
-
-I nostri educatori sono soliti darci come modelli di operosità e di
-perseveranza solo quegli uomini eminenti, che si distinsero nelle arti,
-nelle lettere, nelle scienze. Lo Smiles, no; trova esempi salutari in
-ogni classe sociale. Classe? Ma chi ha diviso gli uomini in classe?
-Chiunque tu sii: letterato, medico, statista, sacerdote, operaio,
-contadino, sei uomo: hai una mente, hai due braccia, devi compiere la
-tua missione.
-
-Sei povero? Eh, la povertà non ti condanna all'impotenza. Avanti,
-da coraggioso! E qui innumerevoli esempî di Inglesi, di Francesi, di
-Italiani, che, poveri in canna, occuparono i primi posti nell'arte,
-nelle scienze, nella politica.
-
-Vi avvilite dinanzi agli ostacoli? Fate male; Colombo, Alfieri, Newton,
-Beel, Gialdini, Gibbon e cento altri non si avvilirono e vinsero.
-Iddio non creò i dotti e gl'ignoranti, i ricchi e i poveri, gli onesti
-e i disonesti: creò Adamo, solo Adamo. L'ignoranza, la miseria, la
-disonestà la vogliamo noi, perchè siamo vili, perchè ci facciamo
-vincere dall'ozio e dalle avversità!
-
-E lo Smiles tutto ciò non lo dice in forma di predica, come
-disgraziatamente faccio io, ma con esempi storici. Ognuno leggendo
-quelle pagine dovrà dire a sè stesso: “È vero!„ Molti lo dissero
-e si corressero. L'autore negli ultimi anni mostrava ai suoi amici
-intimi centinaia di lettere, pervenutegli da tutte le parti del mondo.
-Non erano lettere di complimento, non dicevano: “Il vostro libro è
-bellissimo, è un capolavoro„; no, dicevano semplicemente: “debbo al
-vostro libro la mia posizione sociale, debbo al vostro libro la mia
-onestà!„
-
-Quando Cecil Rhodes inaugurò una biblioteca in una città dell'Africa
-meridionale, esclamò commosso: “Mi chiamano un creatore d'imperi.
-Non lo so, nè capisco bene che cosa si voglia dire. Ma un'altra cosa
-so e ne sono sicuro ed è che in questo libro — e sollevò in alto il
-_Self-help_ — abbiamo un creatore di uomini, un creatore di caratteri!„
-
-Lord Cecil aveva ragione. Quel libro, tradotto in tutte le lingue del
-mondo civile, destò un grande entusiasmo.
-
-Anche da noi fu letto ed encomiato, ma i frutti furono scarsi, perchè
-la maggior parte degli esempî, riportati dallo Smiles, sono inglesi.
-Per convincere e impressionare di più occorrono esempî paesani.
-Quest'idea viene al Barbera; ne parla al Lessona: questi si mette
-all'opera e dopo un paio di mesi ecco _Volere e Potere_. Il Lessona
-non è lo Smiles; il suo libro risente molto della fretta; manca quella
-minuta, scrupolosa osservazione, manca quel nesso logico tra un fatto
-e l'altro; ma nell'assieme è un bel libro, che ci onora presso le altre
-nazioni.
-
-L'esempio del Lessona fu seguito da altri, e in pochi anni fiorì tutta
-una letteratura sanamente educativa.
-
-Ma la moda, maledetta moda, ci ha reso anche questo brutto servizio.
-Leggiamo noi oggi volumi dello Smiles, del Lessona, dell'Alfani, del
-Gotti? No. Eppure sono questi i libri che dovremmo sempre avere sul
-tavolo da studio. Noi italiani siamo un po' anemici ed abbiamo bisogno
-di una buona cura ricostituente. Il nostro cielo, il nostro clima ci
-avvezzano al dolce far niente, all'ozio beato. Siamo di sangue caldo,
-noi; in un momento vorremmo ingoiare il mondo, ma al primo ostacolo
-deponiamo le armi, imprecando contro la natura.
-
- *
- * *
-
-Quando si parla di educazione, il pensiero va subito ai giovani. Ed è
-giusto. Oramai noi ci troviamo a due terzi del cammino e da un momento
-all'altro potremmo avere l'ordine di fermarci. La nostra parabola è
-quasi descritta; i conti sono per chiudersi e chi ha dato ha dato. Se
-si potesse rifare la strada, vorremmo metterlo a dovere il signor io!.
-
-Ma i giovani? Abbiamo mai seriamente pensato che mentre noi ci troviamo
-negli ultimi giorni del nostro autunno o addirittura nell'inverno,
-altri si trovano al principio della primavera? Abbiamo mai pensato
-che questi bimbi, rosei e paffutelli, che oggi ci scherzano d'intorno,
-domani saranno uomini?
-
-Non voglio fare della rettorica io, nè del sentimentalismo. Dico
-semplicemente che i nostri figliuoli dovranno imparare come noi, a
-proprie spese, un po' di esperienza della vita, impararla molto tardi
-e a caro prezzo. E perchè? perchè noi pensiamo ad istruirli, non ad
-educarli. Appena un bimbo sa mantenersi in piedi e balbettare — mammà!
-papà! — subito a scuola. Lo vuole la legge, lo vogliamo noi. Dopo
-quattro anni il bimbo è già maturo e bisogna che entri nel ginnasio.
-Noi da una parte, i maestri dall'altra, non si predica che istruzione.
-
-È approvato agli esami di licenza. Benissimo. Avanti al liceo, avanti
-all'Università! Viene il gran giorno. Il vostro figliuolo è avvocato,
-è medico-chirurgo, è professore, è ingegnere. Ma che! quel povero
-giovane, imbottito di scienza, entra nella vita impreparato. Vi sa
-tradurre un pezzetto di Platone o di Omero, sa risolvere un'equazione
-di terzo o quarto grado, vi discute sui diversi strati della terra,
-ma non sa vivere. Colpa nostra che abbiamo pensato solo ad istruirlo.
-Esami! esami! esami! È questa la nostra unica preoccupazione. Il
-resto faccia da sè. Per le ragazze rigore immenso: non debbono uscir
-di casa, non debbono trattare certe amiche, non leggere certi libri;
-per i giovani libertà assoluta. Teatri, divertimenti, viaggi, tutto
-è lecito purchè si arrivi a carpire un titolo accademico! Domandate a
-vostro figlio se ha letto _Chi si aiuta Dio l'aiuta_, se ha mai visto
-i _Pensieri_ del Gabelli. Neppure per ombra. Egli si delizia con i
-romanzi dello Zola, del D'Annunzio, ecc.
-
-E così prepariamo una generazione di fiacchi, di illusi, di pessimisti.
-
-A trenta anni i nostri giovani sono stanchi di vivere. Hanno ragione:
-chi ha detto loro che la vita è azione, la vita è lotta? Una ragazza
-li tradisce? stricnina; si falla ad un concorso? revolver. La vita si
-butta via come un cencio. È storia quotidiana questa: ogni giorno una
-dozzina di giovani se ne vanno a l'altro mondo, o meglio al cimitero.
-Essi non credono alla vita futura. Diavolo, se non credono alla vita
-presente.
-
- *
- * *
-
-Molte sono le cause di una sì desolante epidemia, ma io credo che il
-colpo di grazia è dato dalla nostra letteratura.
-
-In questi cinquant'anni di vita italiana che cosa ha fatto la
-letteratura in riguardo ai costumi?
-
-I nostri scrittori, precedenti all'Indipendenza, non si preoccuparono
-che della patria. E sta bene. Bisogna essere liberi, mandar via
-lo straniero. Poeti, romanzieri, storici, filosofi, educatori, si
-consacrarono interamente alla patria.
-
-Chi con audacia, chi con calma, chi con sottintesi, tutti si dettero
-a preparare il gran giorno. “Lasciatemi fare — diceva il Guerrazzi a
-chi lo rimproverava del troppo fiele messo nella _Beatrice Cenci_ —
-quel fiele purifica!„ E noi lasciamo fare a lui e agli altri. Ma fatta
-la patria, mandato via lo straniero, restati noi donni e padroni del
-nostro, in virtù del grande istrumento, notaio Napoleone III, bisognava
-cambiar rotta. Lo disse il D'Azeglio: l'Italia è fatta, occorre far
-gl'Italiani.
-
-Non è nostro compito giudicare l'opera degli scrittori viventi, ma,
-a parlar chiaro, questi signori hanno disfatto noi e si preparano a
-disfare i nostri figliuoli. E si va avanti così; nessuno protesta,
-nessuno dà l'allarme.
-
-Se la mia voce non fosse così fioca direi agli scrittori
-italiani: “Per carità, lasciate il pessimismo, lasciate le analisi
-psichico-antropologiche, lasciate certi fattacci, certe situazioni
-raccapriccianti, dateci libri di sana educazione, libri che siano vero
-nutrimento per i nostri giovani, per questa nuova generazione, già così
-inferma e indolente!
-
-
-
-
-I microbi nei libri.
-
-
-Ma in quali libri?
-
-Se si parla di quelle antiche, antichissime edizioni di storia e di
-filosofia, che mandano un tanfo di vecchiume, possiamo rispondere col
-Davanzati: _sapevamcelo_; ma no, la scienza moderna, rappresentata da
-arcigni professori tedeschi e francesi, ci viene a dire che i microbi
-pongono stanza anche nei libri nuovi.
-
-Nè deve far maraviglia. Sono i libri nuovi che più si leggono, che
-passano per tante mani, che riposano sui tavoli di persone sane o
-malate; sui libri nuovi si respira, si starnuta, si tossisce, si
-sbadiglia!
-
-Quindi, signor De Amicis, signor Fogazzaro, signor Pascoli, signor
-D'Annunzio, i vostri libri così eleganti, così leggiadri, non sono
-che un veicolo d'infezione. Se abbiamo l'influenza, la bronchite, la
-polmonite, la pleurite, la tisi o altro ben di Dio, bisogna ringraziare
-voi altri. Col pretesto di arricchirci la mente, di sollevarci lo
-spirito, ci mandate all'altro mondo, in barba alla legge e alla
-civiltà!
-
-Bel servizio! E dire che noi non ce n'eravamo accorti e che delle
-nostre continue infermità si dava la colpa all'aria, all'acqua, ecc.
-
-Ma è vero ciò che asseriscono così dommaticamente i nostri medici? o i
-poveretti a furia d'indagare hanno perduto la testa?
-
-Chi lo sa! Chi può entrare in una clinica, in un gabinetto di
-batteriologia e dire: “Lei, signor direttore, signor assistente, signor
-aiutante, si inganna a partito: la cosa va così e così!„.
-
-Siamo dei profani noi, e bisogna tacere.
-
-Ma io non so tacere; io voglio parlare, a costo di sentirmi dire
-davanti, di dietro e anche di traverso, che sono un ignorante.
-Ignorante e doppio: ma questa faccenda dei microbi non mi va!
-
-Che smania si ha oggi di voler trovare microbi da per tutto: microbi
-nei libri, microbi nei fazzoletti, microbi sulle mani, sul volto, sulle
-labbra: microbi in cielo, in terra e in ogni luogo. Noi respiriamo
-microbi, mangiamo microbi, depositiamo microbi!
-
-Io non ho la pretensione di negare ciò che la scienza afferma. Me
-ne guarderei bene. Dico semplicemente: questi benedetti microbi ci
-sono stati sempre? Forse oggi che ci diamo a perseguitarli con tanta
-rabbia viviamo di più? No. E dunque? Sentite a me: lasciamoli in
-pace. I poveretti si sono resi invisibili per non essere disturbati.
-I nostri padri, che avevano ben altro per il capo, li lasciavano
-vivere e i microbi corrispondevano con egual cortesia. Noi, no;
-guerra ad oltranza, e forsennati ci siamo messi a gridare: cacciateli,
-cacciateli!
-
-Non so chi sia stato il nuovo Pier l'Eremita, che abbia per il primo
-alzata la voce per bandire una crociata contro di essi. Ma piano con
-la guerra! Il recente conflitto Russo-giapponese, ci ammaestra che
-non sempre vince il più forte, specie quando il nemico si sa rendere
-invisibile. Mettiamoci piuttosto a loro discrezione. Infatti come
-lottare con i microbi? Dovremmo vivere soli, allontanarci dal consorzio
-umano, guardarci financo di stringere la mano ad un amico.
-
-Stringere la mano? Per l'amor di Dio! Finora la stretta di mano era
-considerata come uno scambio di gentilezza, invece è uno scambio
-di microbi. Nella palma della mano — senza parlare di quelle un
-po' grassocce — se ne contano ben 89450. Quale esercito di piccoli
-assassini voi regalate agli amici e alle amiche!
-
-“Volete stringere la mano? — dice il signor Congel — ebbene
-insaponatela per cinque minuti, servendovi di uno spazzolino;
-immergetela in una soluzione alcalina calda, sciacquatela con acqua
-sterilizzata, lavatela di nuovo con alcool e con etere solforico,
-immergetela per una seconda volta in una soluzione di sublimato e poi
-stringete pure la mano.„
-
-Se non volete credere al signor Congel, che è del resto un valente
-chimico-farmacista, si presenta il dottor inglese Leedham Green,
-il quale vi prescrive un più lungo e fastidioso lava lava a base di
-sublimato, di ioduro, di cianuro, di mercurio, ecc.
-
-Ciò bisognerebbe raccomandarlo specialmente ai signori Deputati al
-Parlamento, quando in tempo di elezioni fanno il giro doloroso per il
-Collegio e debbono stringere la mano a tutti. Poveri Rappresentanti dei
-popoli civili! Spandono grazie e ricevono microbi!
-
-Ma via! Ci lascino stringere la mano a nostro bell'agio. Del resto se
-i microbi dell'amico vengono sulla mia mano, credo che anche i miei
-abbiano piacere di passare su quella dell'amico. Si tratta infine di
-uno scambio, e quando non possiamo far altri doni scambiamoci microbi!
-
-E che dire poi della condanna brutale data ai fazzoletti? La scienza —
-diciamo _la scienza_ per non compromettere nessuno — ha scoverto che
-nei fazzoletti ci sono delle vere colonie di microbi. Quindi, senza
-tante cerimonie, bando ai fazzoletti di tela, di lino, di seta. “I
-fazzoletti — dice il dottor Iorisenne — debbono essere di carta e una
-volta usati non bisogna metterli in tasca, ma gettarli via.„
-
-Addio, addio dunque, vaghi fazzoletti di battista, ornati di trine,
-ricamati agii angoli con i colori più leggiadri! Addio, veli diafani,
-candidi come le mani che vi donavano! La scienza vi scaccia, la scienza
-vi ha solennemente dichiarati covi di microbi!
-
-Ma, mettendo da parte la retorica, domando umilmente io: un povero
-diavolo, che ha un po' di catarro, deve uscire di casa con le tasche
-piene di fazzoletti e andarli poi seminando per la strada? Sono di
-carta, sissignore; ma bisogna sempre aggiungere un'altra partita al
-bilancio, giacchè non si daranno mica gratis quei fogliettini.
-
-E così quel benedetto naso diventerà un organo dispendioso e dopo la
-bocca è lui che ci tira alla miseria. Fortuna che di naso ne abbiamo
-uno solo. Se Domineddio avesse avuto vaghezza di situarci sotto gli
-occhi un paio di quegli arnesi, staremmo freschi! Ci vorrebbe in
-permanenza una dozzina di fazzoletti per quelle quattro fontane.
-
-Vi siete accorto che oggi massima parte degli Americani, buona parte
-dei Francesi, o per dirla in breve, un quinto dell'aristocrazia
-mondiale va senza baffi?
-
-Parlo degli uomini, non delle donne; qualcuna di esse ha i baffi e
-se li conserva: è un privilegio concesso a poche e i privilegi non si
-buttano via. Gli uomini invece se li fanno radere senza misericordia.
-Specie gli Americani hanno un gusto ad apparire... cantori della
-Cappella Sistina. Così rasati, verniciati, sembrano dei plenilunî, dei
-grandi salsiccioni.
-
-È moda? Niente affatto. È misura igienica. Il professore Dalgren ha
-scoverto che nei baffi si rannida un numero sterminato di batterî. E
-che batterî! I più pericolosi. Si tratta di commessi, rappresentanti
-le Case — _Cancro & figli, Tubercolosi & C._ — Ed è naturale. I baffi
-sono più esposti alla polvere, al contatto, e poi i microbi hanno
-voglia di fermarsi là. I baffi rappresentano una specie di villa, dove
-i furfantelli si godono il fresco e gustano tutto ciò che noi gettiamo
-in bocca. Quando si mangia o beve, qualche cosa resta sempre nei baffi,
-magari un po' di odore, e quell'odore basta. O credete che i microbi
-abbiano una fame da lupi come noialtri?
-
-Io però credo un'altra cosa: credo che questi irrequieti dai baffi
-passassero ai capelli. No? vedrete! Un bel giorno la scienza ci farà
-radere anche i capelli, per farci apparire... più zucche di quel che
-siamo!
-
-Se i microbi si limitassero a prendere domicilio sulle mani, sui peli
-della barba, sui fazzoletti, pazienza, ce la potremmo intendere; ma
-nossignore quei birichini come a farlo apposta, si vanno, a nascondere
-—, indovinate un po'! — sulle carte monetarie, e lì vivono, prolificano
-e trincano a nostro marcio dispetto.
-
-Il prof. Morisson ci dice che i biglietti da cinque, da dieci, da
-venticinque ecc. sono pieni zeppi di batterî. L'improvvisa apparizione
-del vaiuolo, del morbillo, della difterite è dovuta a quei bigliettini.
-Noi ci facciamo ammazzare per possederli, ed essi, ingrati, ammazzano
-noi!
-
-Nel portafogli dunque abbiamo nemici, nemici terribili, che di nascosto
-minano la nostra salute.
-
-Potreste dire: “Ma io sto attento, io non ricevo biglietti logori e
-sudici.„ Peggio! Il prof. Warron Ululditch, assistente al laboratorio
-di batteriologia e igiene dell'Università di Yale, ci assicura che
-un biglietto nuovo è infestato da numero maggiore di microbi. “Un
-biglietto sudicio — egli dice — ne conta 3800, l'altro 405000.„
-
-Bisogna dirlo: i microbi pur avendo per la carta monetaria la stessa
-tenerezza che abbiamo noi, amano la pulizia.
-
-Dunque? dunque il portafogli ogni mattina dovrebbe disinfettarsi
-come un qualsiasi...... recipiente. Ciò, ben inteso, va detto per i
-ricchi, per noi no. Il nostro portafogli è sempre vuoto e c'è poco da
-disinfettare. Bisognerebbe prima riempirlo: operazione difficilissima,
-che riesce solo a pochi!
-
-Mi viene un'idea: vorrei recarmi a Roma, ove da due giorni furoreggia
-il Secondo Congresso Femminile Italiano e dire a quelle rispettabili
-dame e damine: “Signore colendissime, che pazzia è mai questa?
-Voi pensate alla politica e non sapete del brutto tiro che vi sta
-preparando un americano, il dott. Malffots? Costui, dopo dieci anni
-di studio e di esperimenti, ha detto che l'amore è un morbo contagioso
-come il colera, ha scoverto anche la nuova _virgola_ e sta preparando
-un siero anti-amoroso. E che sarà di voi, che sarà delle vostre
-figliuole? A che varrebbero congressi e ordini del giorno, se quel
-malaugurato dottore mettesse domani in vendita il siero anti-amoroso?
-Sentite un mio consiglio: chiudete il congresso e correte tutte in
-America. Cercate di questo maledetto dottore, gettatevi ai suoi piedi,
-pregatelo, supplicatelo, scongiuratelo. E se l'amico non si lascia nè
-intenerire, nè commuovere, ricorrete alla violenza. Mandate al diavolo
-lui e i ferri del mestiere.
-
-Non so se in America ci sia la condanna condizionata, ma in ogni caso
-è meglio un annetto di carcere che l'eterna rovina di tutte le donne
-presenti e future!
-
-Questo vorrei dire alle congressiste, ma le mie parole potrebbero
-essere accolte da una risata generale. Le donne sono sicure del fatto
-loro e non temono le americanate!
-
-Ma io straripo. In questo capitolo dovevo parlare dei microbi nei
-libri e invece me ne sono andato oziando con le carte monetarie e con
-l'amore. Ho torto, e entro subito in argomento.
-
- *
- * *
-
-I nostri vecchi esculapî non sapevano che nei libri vi sono milioni
-e milioni di microbi. Bisogna compatirli. I poveretti non avevano
-microscopî; si accontentavano solo di buoni occhiali, quando la vista
-incominciava a venir meno, e così i signorini microbi facevano il loro
-proprio comodo. Con i medici moderni invece c'è poco da scherzare.
-Non contenti di esaminare, scrutare, tagliuzzare i visibili — che
-sfortunatamente siamo noi! — hanno preso di mira gl'invisibili ed
-hanno giurato di farli sloggiare da ogni parte. I poveri perseguitati
-si nascondono nei libri, si raggruppano fraternamente sulle parole
-scritte, fanno corona ad una bella incisione, ma la scienza implacabile
-li ha scoverti ed ha gettato l'allarme fra gli studiosi, gridando:
-“Sciocchi, i libri vi danno la morte!„
-
-Ma vediamo un po' che cosa vorrebbe da noi questa scienza.
-
-Il dottor Balville, francese, dice che il mezzo più pratico e più
-efficace per evitare l'infezione è... la distruzione. Quindi quando
-vi sorge il dubbio che un libro sia stato in casa di un ammalato,
-bruciatelo. _Salus ante omnia._ Potreste dire: ma io ho assoluto
-bisogno di quel libro, ma io non posso comprarne un altro esemplare!
-Mi dispiace, ma la scienza non vuol saper ragioni. Si tratta della
-pelle. È meglio un asino vivo che un dottore morto. Dunque, non
-potendo addivenire un dottore, senza sottoporci alla morte immatura,
-contentiamoci di restare... quel che siamo.
-
-Il Foucoult, meno brutale, ma più cinico, prescrive un bagno in un
-certo liquido da lui inventato (bel metodo questo per far la reclame
-ai propri prodotti!). In verità, dopo tal lavacro, i poveri libri e
-specie le legature in tela e in oro, vengono barbaramente deturpate. “È
-vero, — dice il sullodato professore — ma non c'è via d'uscita: o voi
-deturpate i libri o i libri deturpano voi!„.
-
-Meno male che la via d'uscita la trova un tedesco, il dott. Volfagg.
-Egli dice: “La cosa è semplicissima. Il bagno deturpa il libro? Ebbene,
-nella fabbricazione della carta e nella composizione dell'inchiostro,
-mettiamo una buona dose di aldeide formica, di cloruro di calce, ecc.
-Il libro, così vaccinato, darà un odore di catrame, di acido fenico,
-ma non ci sarà più pericolo d'infezione, anzi il libro diventerà un
-antisettico. _Ubi olim mors, ibi vita_.„
-
-Ma nè io, nè voi possiamo accettare questa via d'uscita. E chi
-leggerebbe più un libro? chi avrebbe la forza di sopportare quegli
-aromi? Specie certi libri!... Sono inodori e rivoltano lo stomaco,
-immaginate poi se si presentassero in compagnia del catrame!
-
-Signor Volfagg, grazie del complimento, ma tenga per lei questa via
-d'uscita; noi non vogliamo che la stanza da studio si trasformi in un
-gabinetto chimico-farmaceutico!
-
-Molto più logico è il signor Sheugh, americano. Egli dice: “I miei
-colleghi s'ingannano a partito. Nè un bagno, nè prolungati soffumigi
-possono togliere questa infezione. Oh! non sapete che alcuni batterî
-resistono a tutti i bagni di questo mondo? Dunque? dunque bisogna prima
-esaminare la natura di essi e poi stabilire il da farsi„.
-
-Insomma, secondo lui, ogni libro è un malato, ogni libro deve avere la
-sua brava visita medica e il suo rimedio speciale.
-
-Poveri letterati! Non è solamente la vostra signora, che ad ogni
-piccola indisposizione vuole il medico; non bastano i benedetti
-figliuoli, che spesso spesso, e a turno, hanno la febbre, il morbillo,
-la bronchite; oggi ci sono i libri, e i libri pretendono il medico!
-
-È inutile tentennare la testa. Se amate la vita, dovete compiere
-quest'altro sacrificio e seguire le seguenti norme. Quando comprate un
-libro nuovo di zecca, non vi lasciate allettare dalla sua freschezza
-e leggiadria; bisogna sapere se la Casa Editrice ha un personale che
-gode buona salute, se il libraio è di sana costituzione e non abbia
-qualche male contagioso. Se poi il libro non è nuovo e vi vien dato da
-un amico, o ritorna da un lungo pellegrinaggio, la faccenda è un po'
-seria. Prima di tutto bisogna informarsi chi ha letto il libro, in casa
-di chi è stato, per quali mani è passato.
-
-In pratica ogni libro dovrebbe avere l'elenco dei suoi lettori e il
-loro stato di salute. Per esempio, un amico vi dà a leggere un volume
-di novelle, un romanzo o che so io. Alla prima pagina dovrebbe avere
-questo specchietto:
-
- 4 Novembre ritirato direttamente dalla Casa Editrice.
-
- Dal 7 al 25 Gennaio, letto dalla contessa C., convalescente
- d'influenza.
-
- Dal 5 al 19 Marzo, in casa del signor B., probabilmente affetto di
- emottisi.
-
- Dal 13 al 21 Maggio, letto dal teologo R., sofferente di nefrite e
- di indisposizione al fegato.
-
-Voi, senza perdere tempo, portate il libro al medico di famiglia,
-il quale, dopo aver consultato questi appunti, vi darà la sua brava
-ricetta.
-
-Vi sembra strano ciò che io dico, eppure con questa malnata microfobia
-si arriverà forse più oltre, escogitando mezzi più ridicoli. Forse
-i posteri, andando di questo passo, saranno più fanatici e pazzi di
-noi. Ma il giorno in cui il mondo metterà senno (e quando si dice il
-mondo s'intende gli uomini: il mondo ha avuto sempre senno!) avremo una
-brutta condanna. Noi oggi mostriamo di aver buona vista, ma poco buon
-senso; e se fosse ancora in vita Salvator Rosa, ci avrebbe coniati due
-versi, un po' simili a quelli che scriveva per Michelangelo:
-
- Michelangelo mio, nol dico a gioco:
- Quello che hai fatto tu è un bel giudizio,
- Ma di giudizio però ne hai poco!
-
-Signori medici, lasciate stare i microbi; pensate che avete dei figli.
-Se essi arrivano a mettersi in testa che i libri fanno morire, abbiamo
-fatto la festa; e se oggi si studia poco, domani le scuole si dovranno
-chiudere!
-
-Lasciateci dunque studiare. Chi è morto per i libri? È l'ozio che
-genera i microbi della morte. Allontaniamoci dai vizî e non avremo più
-microbi. Che se poi questi invisibili guastafeste hanno il mandato di
-molestarci sempre, si muoia, ma si muoia lavorando. Chi ha detto che
-noi viviamo per vivere e tutto bisogna tentare per prolungare la vita?
-Quando con l'ozio e con l'ignoranza abbiamo reso la vita inutile, per
-non dire un peso, a che vivere?
-
-È meglio chiudere una buona volta gli occhi, che tenerli aperti e non
-vedere!
-
-
-
-
-I pessimisti.
-
-
-Non li chiamate così: chiamateli le vittime del dolore!
-
-Un giorno essi amarono la vita, ma o traditi nell'amore o sconvolti dal
-dubbio o combattuti dall'avverso destino, si rinchiusero in sè stessi e
-quasi non vissero più: divennero misantropi, scettici, atei.
-
-Poveri genî, che un momento di sconforto precipitò nella gelida apatia!
-Nessuno si accorse che i loro occhi erano languidi, che a traverso
-la livida fronte aveva sede un terribile mostro: la disperazione!
-Cantarono per calmare un po' la tempesta, che sconvolgeva il loro
-animo, per rievocare un passato di gloria; ma quel canto è lugubre: è
-una tomba che si schiude!
-
-Spesso attratti dall'arte, vinti dalle bellezze della natura, hanno
-accenti di arcana melodia, di incantevole dolcezza; ma dopo questa
-fugace serenità di spirito, la ferita del cuore si riapre, ritornano
-i fantasmi orrendi dello sconforto; ed ecco imprecazioni, bestemmie.
-Nessuna speranza, nessun entusiasmo!
-
-Ma sotto quella apparente indifferenza, sotto quello scherno, c'è
-un cuore che ancora sente l'influsso vivificatore della vita. Da
-ogni pagina dei loro libri esce una voce straziante e supplichevole:
-“Pietoso lettore, guariscimi! Io sono infermo! Dammi la speranza, dammi
-la luce!„
-
-L'Heine sul letto di dolore grida: “Fantastico, senza scopo è il mio
-canto, senza scopo, come la vita, come il creatore e la creazione!„ Il
-Leopardi vuol comporre l'arte di essere infelice, “quella di essere
-felice — esclama — è cosa rancida, insegnata da mille, conosciuta da
-tutti, praticata da pochissimi e da nessun con effetto!„
-
-Ma la terribile bestemmia del primo, il freddo sarcasmo del secondo
-è il grido angoscioso di due anime che vorrebbero essere risanate.
-Guaritele! E la vita, il creatore, la creazione avranno uno scopo, e
-l'arte di essere felice non sarà più rancida!
-
- *
- * *
-
-Ma tutti i pessimisti sono davvero gli uomini, del dolore? No.
-
-Taluni, come il Byron e il Rousseau, sono per così dire, pessimisti
-di circostanza. Di natura irrequieti, turbolenti, impulsivi, si
-lasciano facilmente dominare dalle proprie passioni, e alla più piccola
-avversità, ecco a imprecare, a maledire.
-
-Il Byron, ad esempio, oggi erra solitario come il suo Manfredi ed
-esclama: “Sono solo come il leone!„ domani lieto se ne sta a spandere
-grazie e complimenti nelle sale dei principi e dei conti. Oggi grida:
-“Tutti siamo infelici!„ anche Iddio!; domani è nelle braccia della
-contessa Guiccioli e canta l'amore.
-
-Altri, come il Lamartine, mentiscono. Un arguto critico a tal proposito
-diceva: “Conviene procedere guardinghi, nè è prudente spargere lacrime
-su tutte le miserie e su tutti i dolori che siamo invitati a piangere.
-In più d'un caso si correrebbe il rischio di veder far capolino fra le
-quinte il sorriso canzonatorio del poeta stesso.„
-
-Ed è così. Il Lamartine, questo spavaldo e fortunato poeta, proprio nei
-fugaci bagliori della sua gloria, acclamato da tutti, carezzato dalle
-donne, si atteggia a pessimista e viene a dirci che la vita è una valle
-di lacrime. Non gli credete! La vita potrà essere tale per gli altri,
-non per lui.
-
-Il vero poeta del dolore, il vero pessimista per natura, non per
-circostanza, è il Leopardi. Convinto che la vita non gli avrebbe
-dato alcun conforto, rinunzia al mondo esterno e tormenta il
-proprio pensiero con una incessante e dolorosa meditazione. Isterico
-nell'anima, trova in altri il suo male e assorge, con la potenza del
-suo genio, a cantare l'infelicità di tutti. “A che vale il progresso,
-la ricchezza, l'amore, il coraggio? Tutto inganna, tutto è fallace:
-l'unico bene dell'uomo è la morte!„ La sua lirica non è personale, come
-quella del Byron, dell'Heine, del De Musset, ma universale: chi soffre,
-trova nel Leopardi il suo poeta. Egli canta, non perchè spera di averne
-un sollievo, non perchè desidera far conoscere agli altri il suo stato
-di animo, ma perchè il destino, quasi per renderlo più infelice, l'ha
-voluto poeta. Il canto per lui è un bisogno.
-
-Attratto dall'arte, tenta l'epica e la satira, ma non vi riesce: il suo
-_pensiero dominante_ non gli permette di cantare imprese eroiche o di
-sorridere argutamente. La lirica, solo la lirica è per lui, una lirica
-concisa, frutto di quel continuo martirio che egli dà al suo pensiero.
-Gli altri poeti imprecano clamorosamente, gridano come energumeni,
-bestemmiano da forsennati, perchè il loro stato morboso è momentaneo;
-il Leopardi invece non si scompone; freddo, impassibile, pare che
-faccia l'autopsia al proprio cuore. Ciò che gli altri poeti esprimono
-in dieci versi, egli racchiude, come in una morsa di ferro, in due
-parole: ma quelle due parole sono pasticche di arsenico. Scioglietele
-nell'acqua: avrete cento litri di veleno potente.
-
-Ecco perchè il Leopardi non potrà mai avere degli imitatori. Per bene
-imitarlo, occorrerebbe non solo possedere il suo genio, ma trovarsi
-nelle sue terribili condizioni fisiche e morali.
-
- *
- * *
-
-Tolti questi pessimisti maggiori, che sono come i capiscuola di una sì
-funesta tendenza dello spirito umano, viene fuori tutta una turba di
-poeti, di terzo o di quarto ordine, di cui nella vostra libreria c'è
-larga rappresentanza. Di cento volumetti di poesie, novantanove veggono
-tutto di color nero e tengono appiccicati alla porta d'ingresso qualche
-motto desolante dello Shopenhauer, dell'Hartmann, del Puskin, del
-Guerrazzi, del Tolstoi.
-
-Oggi il pessimismo è di moda. Un tempo i poeti minori erano considerati
-come buontemponi, che stemperavano i loro pensieri in versi, o per
-aggraziarsi i potenti o per allietare la conversazione di belle
-donne. Spesso l'amore li sconcertava un pochino; e i poveri poeti o
-uscivano in istranezze come Orlando o piagnucolavano a guisa di bimbi
-stizzosetti. Ma si guardavano bene a maledir la vita!
-
-Si andò così fino alla coda del settecento, in cui, essendo stata
-proclamata l'uguaglianza universale, anche i poeti minori alzarono la
-cresta e, lasciando i gingilli di una volta, invece di trastullarsi con
-i madrigali, con le ballate, con le canzonette, con gli strambotti,
-vollero assorgere a nobili ideali. Il poeta — esclamarono — non è un
-buontempone, ma un maestro, un apostolo, un profeta.
-
-Disgraziatamente però la poesia è passata da un estremo all'altro.
-Le severe e paradossali investigazioni della filosofia tedesca, la
-miscredenza religiosa, i malumori e i desiderî non soddisfatti, che
-tengono sempre dietro alle rivoluzioni, hanno creato un perturbamento,
-nella società moderna.
-
-Distrutta ogni idealità, n'è venuto fuori un pessimismo pratico che,
-bisogna confessarlo, è un portato della nostra civiltà e dei nostri
-studî. È vero: nell'arte e specie nella letteratura vi è sempre
-un'evoluzione di forma e di pensiero che corrisponde ai nuovi stati
-dello spirito umano. Oggi il concetto della vita è più grave, le
-induzioni più intime, le aspirazioni più alte e per conseguenza le
-disillusioni più dolorose. Possiamo dire col Lammenais: “Gli antichi
-guardavano ciò che guardiamo noi, ma non vedevano ciò che vediamo
-noi„. Essi non sentivano così forte la lotta fra l'ideale e il reale,
-fra i bisogni indefiniti dell'anima e le istintive compiacenze del
-corpo. L'uomo diventa sempre più adulto. Ogni secolo che passa imprime
-sulla fronte dell'umanità nuove aspirazioni. Ma perchè oggi l'arte è
-precipitata in un pessimismo sconfortante?
-
-Signori miei, l'arte non è sincera. Quel pessimismo è falso, è
-retorico, non nasce da convinzione di animo: è un atteggiamento
-artistico e nulla più.
-
-Vedete: i nostri poeti, i nostri romanzieri si godono la vita, ma
-appena si siedono a tavolino, appena prendono la penna in mano, ecco
-pensieri nebulosi, concezioni lugubri, situazioni raccapriccianti. È un
-pessimismo superficiale che si indossa come la veste da camera.
-
-Ci dispiace che il Nordau, il quale ha voluto con tanta brutalità far
-conoscere le _Menzogne Convenzionali della civiltà moderna_ si sia
-dimenticato di dire che anche questo ultra-pessimismo in letteratura
-è una menzogna. Il vero pessimista è un amante che odia, perchè si
-vede disprezzato; ma se domani è bene accolto, l'odio cessa e ritorna
-l'amore. Leggete le poesie dell'Heine e del Leopardi. Sotto quel
-sarcasmo vi è il dolore delle speranze infrante, vi è, quasi direi, la
-vendetta dell'entusiasmo deluso.
-
-Ma il pessimismo dei nostri poeti è puro scherno, è pretta buffoneria:
-domani, se il gusto cambia, si adatteranno alle nuove tendenze.
-
-Si è detto che la nostra poesia è ritornata al classicismo antico.
-Nella forma, non nel pensiero. Il classicismo greco e latino ci dava
-almeno il culto per la patria, l'amore al sacrifizio, l'esempio
-di virtù pubbliche. Oggi si ricorre al metro greco e latino, si
-scrivono odi saffiche, alcaiche ecc.; ma sotto quella veste pindarica,
-virgiliana, sbuca una lirica personale, la quale ci offre lo spettacolo
-di credenze distrutte, di anarchia intellettuale.
-
- *
- * *
-
-Disgraziatamente, o falso o vero, questo pessimismo apporta sempre i
-suoi funesti effetti. Ognuno di noi sente in sè l'influenza malefica
-di questi libri che tentano strappare tutte le speranze, tutte le dolci
-illusioni!
-
-Quante volte, leggendo il _Caino_ del Byron, la _Metafisica_ dello
-Schopenhauer, la _Filosofia dell'inconscio_ dell'Hartmann, il
-_Ratcliff_ dell'Heine, gli _Spettri_ dell'Ibsen non vi siete domandato:
-ma dunque la vita è un male! ma dunque davvero dobbiamo maledire
-il giorno della nostra nascita? Quelle frasi terribili vi scendono
-nell'anima come la lama fredda di un pugnale. A poco a poco vi assale
-un grande scoraggiamento. Addio speranze! addio entusiasmo! Tutto è
-lugubre, tutto è desolante; pare che da un momento all'altro debba
-sparire financo il sole. E voi vi fate alla finestra per respirare, per
-vedere la luce, per confortarvi con la visione della natura. Solo così
-il vostro cuore si calma e nell'animo ritorna la serenità e la pace.
-Ciò succede, perchè voi avete un'età e un po' di esperienza. Ma guai
-se questi libri cadono nelle mani de' giovani, i quali facilmente si
-lasciano impressionare! Attenti! attenti! Quando le prime lotte della
-vita ci appaiono terribili, appunto perchè il nostro carattere non
-si è ancora ritemprato, abbiamo bisogno di chi ci incoraggia, di chi
-ci mostra una mèta da raggiungere, di chi ci dica che la vita sta nel
-dovere e che nell'adempimento del dovere troviamo il premio al nostro
-lavoro. Specie quei giovani che per natura tirano alla malinconia,
-dovrebbero star lontani da certi libri, che disseccano ogni germe
-d'idealità. Via, via il pessimismo che distrugge e non riedifica,
-che imperversa nell'animo, come una bufera devastatrice, che ci passa
-davanti come il cavallo di Attila!
-
-Con questo però non si vuol dare l'ostracismo a tutti quei libri, in
-cui predomina la nota del dolore. E che? i nostri giovani debbono forse
-trastullarsi con le letture frivole, che se non fanno maledire la vita,
-la rappresenta come una combriccola di spensierati e di capi ameni?
-Debbono gingillarsi con la letteratura cavalleresca, che dilettando
-solo la fantasia, fa sognare castelli incantati e ippogrifi?
-
-Oggi il problema della vita è grave: il dolore c'è, il dolore domina
-e signoreggia dovunque; e se i giovani non si abituano a guardare
-in fronte questo terribile Briareo, non avranno domani la forza di
-resistere ai suoi assalti. Cullateli nelle dolci illusioni, dite
-loro che la vita è cosparsa di fiori; e domani? I Lacedemoni facevano
-assistere i fanciulli alla guerra per far sì che un giorno non avessero
-a temere dinanzi al nemico.
-
-Anche noi dobbiamo preparare i nostri figli non alla guerra con i
-propri fratelli, ma a quella più terribile, che un giorno dovranno
-sostenere con se stessi.
-
-Un poeta persiano del secolo X diceva:
-
- — V'è dolor che dà fuoco senza fumo.
-
-Questo dolore dobbiamo cercare nei libri, questo dolore che è solo
-fuoco, fuoco che vivifica, purifica, rinvigorisce!
-
-Attenti: se dopo aver letto un libro, sentiamo un vuoto nell'animo,
-uno scoraggiamento, un'apatia, un disgusto della vita: quel libro ha
-molto... fumo, fumo che annebbia e annerisce; se invece ci sentiamo
-migliori, quel libro ha fuoco.... senza fumo!
-
-
-
-
-Il giornale.
-
-
-Sapete quanti giornali, giornaletti, riviste e periodici si pubblicano
-in Italia? No, non lo sapete; neppure io lo so. Ma tutti — io e voi —
-siamo convinti che di giornali, fra grandi e piccoli, se ne pubblicano
-una infinità.
-
-Monarchici, repubblicani, radicali, socialisti, cattolici, liberi
-pensatori, anarchici: uomini dell'ordine e uomini del disordine hanno
-il loro giornale. Un tempo gli organi erano soltanto nelle chiese
-per accompagnare gli uffizî divini, oggi ogni partito politico ha il
-suo organo: il giornale. E che armonie! Che pezzi a quattro mani! È
-una lotta continua, incessante, frenetica di principî, di idee, di
-tendenze. Ognuno alza la voce, ognuno ha la pretensione di illuminare
-le menti, di risolvere i grandi problemi sociali.
-
-Non li credete: la maggior parte di essi mirano alla soluzione di un
-sol problema: afferrare il potere. Lo diceva il Giusti:
-
- Tutto si riduce a parer mio:
- Levati tu chè mi vo' metter io.
-
-Ma lasciamo la politica, tanto più che non tutti i giornali parlano di
-politica.
-
-Oggi, ogni classe ha il suo giornale. Medici, avvocati, ingegneri,
-maestri secondarî e primarî, militari di alta, bassa e media forza,
-fotografi, commercianti, impiegati a milleduecento, macellai, barbieri,
-facchini, lustrini, spazzini hanno il loro giornaletto. Financo gli
-accattoni! Sì, gli accattoni. A Parigi si pubblica un giornaletto per
-questi signori. Costa un centesimo ed esce ogni settimana. Certamente
-non tocca quistioni politiche, scientifiche o letterarie, — gli
-accattoni hanno ben altro pel capo! — ma parla di feste, di fiere, di
-nozze, di funerali, dove quei poveretti possono _lavorare_ di più. In
-quel giornalucolo si legge, ad esempio:
-
-_Domenica il barone Arsonille festeggia le sue nozze d'argento. La sera
-nella sua bellissima villa offre un pranzo a cinquecento poveri. Le
-iscrizioni vengono fatte dal portiere: Piazza della Maddalena, N. 36._
-
-_Sappiamo da buona fonte che martedì, 3 corrente, sarà a Parigi la
-Regina Madre d'Italia, Margherita di Savoia. Possiamo assicurare i
-lettori che l'Angusta Signora è molto caritatevole. Trovarsi alle 5
-detto giorno dinanzi all'Hôtel Anglais._
-
-_Ieri alle 4 p. m. è morta la baronessa Bérteux. Lascia trentamila lire
-ai poveri della città. Rivolgersi alla Prefettura, sezione III, non più
-tardi del 26 corrente._
-
-La pensata, come vedete, è molto pratica. Temo però che andando di
-questo passo anche i ladri avranno il loro giornaletto. Eh! sì, dal
-momento che i ladri di professione ci sono e ci saranno, perchè non
-dovrebbero averlo? Ma io credo che i signori ladri possano risparmiarsi
-questa spesa. Il giornaletto degli accattoni può benissimo servire
-anche per essi. In tutte le feste c'è posto per gli accattoni e per
-i ladri, se pure alcuni privilegiati non facciano l'uno e l'altro,
-secondo il caso.
-
-Ma lasciamo i ladri. Oramai l'estate si avvicina e bisogna parlare
-di bagni. Farete i bagni quest'anno? E' naturale! Dopo dieci mesi di
-lavoro indefesso si sente la necessità di tuffarsi per una ventina di
-volte nel mare.
-
-Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un
-mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un
-martirio!
-
-Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante
-anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una
-bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale! È impossibile:
-il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non
-sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale
-per i bagnanti: _Le Courrier du baigneur_? Stampato su tela cerata
-impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua
-dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il
-corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno.
-
-A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto
-fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di
-piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che
-tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente:
-per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il
-giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo
-senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano:
-_Le Journal de l'Atlantique_. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e
-la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano,
-sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
-
- *
- * *
-
-Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in
-teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per
-umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male i detenuti. Appena un
-poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i
-baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i
-tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede
-nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A
-New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo: _The star
-of Hope_, cioè la _Stella della Speranza_. E questo giornale si offre
-gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno
-il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse
-quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la
-vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un
-bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia?
-
-Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe
-a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti
-ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato?
-Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i
-Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non
-mantenga: è loro abitudine.
-
-Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici
-letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento.
-È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati e il periodico
-è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano.
-Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono
-nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il
-Messia.
-
-Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso,
-ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano
-fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo;
-eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti
-gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo,
-denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero
-gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole;
-altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico.
-A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita,
-il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori,
-vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire
-annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro
-pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno
-ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le
-forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i
-toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo
-abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo
-libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in ultimo caso c'è il
-tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque
-o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al
-pagamento„.
-
-Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette
-di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto
-più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa,
-come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i
-periodici si riducono a fumo.
-
-Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si
-proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe.
-Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sul _Fanfulla
-della Domenica_, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi
-avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di
-Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire
-la vostra prosa!„
-
-Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero
-a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre
-dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i
-giornaletti, salvo a cantarne il _miserere_ dopo pochi mesi, giacchè la
-maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita,
-domani nella camera ardente.
-
-Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti?
-Il bilancio non lo permette. E voi spesso, senza tanti complimenti,
-scrivete sulla fascetta: _si respinge_. Alcuni, a quest'atto che sembra
-scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più
-vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i
-piedi.
-
-Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande:
-_si respinge_. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una
-lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo
-di talento, questo direttore: scrive col _voi_. Un tempo questo lusso
-se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche
-i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S.
-Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente
-osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel
-giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la
-simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno
-nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del
-D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc.
-
-Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore,
-annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati
-sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si
-chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo
-a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o
-cinque lire.
-
- *
- * *
-
-Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri,
-superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno,
-il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti
-i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
-
-Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a
-chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le
-lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando
-per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene
-da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano,
-è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo.
-Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che
-verista! che screanzato! che caro amico!
-
-Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta
-giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un
-capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
-
-Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata
-accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un
-sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva
-non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale
-e domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in
-barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo
-dirà il giornale.
-
-Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le
-autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino
-universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non
-conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere
-ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di
-presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un
-paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete
-dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è
-occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve
-partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„
-
-E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale,
-benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare
-Costituzione, per mettere su _certe Eccellenze!_
-
-Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre,
-ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui
-entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione,
-ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle
-assicurazioni ha scontentato tutti.
-
- *
- * *
-
-Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale
-non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo
-portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi
-ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e
-— se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina
-i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre
-circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi
-avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte.
-Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta.
-Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per
-non dir peggio!
-
-Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra
-il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione.
-“_Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha
-rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha
-riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è
-morto_. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie.
-Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare
-telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il
-Consiglio dei ministri prepara i solenni funerali a spese dello Stato,
-il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî,
-dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! —
-quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu
-Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste.
-Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si
-metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti
-possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova;
-alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav.
-uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come
-la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato!
-
- *
- * *
-
-Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro
-bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il
-giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri
-a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I
-Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza,
-botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche
-il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo
-miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia.
-
-Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera nelle Puglie, nella
-Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo
-l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari,
-e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si
-misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera
-epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa,
-che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti,
-che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!
-
-E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia
-colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce.
-
- *
- * *
-
-Chi pubblica il giornale? Gli uomini? No. Sembra che il giornale sia la
-voce misteriosa dell'universo; è la grande lettera che il mondo intero
-scrive nelle ore della notte.
-
-Voi la mattina state all'ufficio, al tribunale, a scuola, il giornale
-arriva e impaziente vi aspetta. Ha tante cose da dire: vi deve parlare
-della riforma elettorale, del famoso monopolio, dell'inchiesta alla
-Minerva, delle tenerezze che ci usa l'alleata!
-
-E con lui non si può stare mai di malumore. A guisa di un abile cuoco
-si presenta sempre con delle salse spiritose. Ecco uno scandalo alla
-corte di Berlino, due pagine delle Memorie di Luisa di Sassonia, la
-sfilata delle matrone al processo di Viterbo. E poi, l'inevitabile
-conflitto tra socialisti e cattolici, la quotidiana catastrofe di un
-areoplano. Menelik che muore e non muore, il colera che c'è e non c'è,
-il monumento a Vittorio Emanuele che si inaugura e non si completa.
-
-Insomma niente vi è ignoto. Dopo aver letto il giornale, chiudete
-gli occhi per dieci secondi e vi vedete dinanzi, come in una grande
-fotografia, tanti uomini, tanti avvenimenti lieti e dolorosi, tante
-stranezze che la società ha commesso ieri.
-
-Curioso! Il giornale entra in casa e ne ha per tutti. A voi la
-politica, alla vostra signora la cronaca, a vostra figlia — debbo
-dirlo? — la corrispondenza privata o l'avventura romantica, alla
-domestica i numeri del lotto, alla nonna il diario sacro.
-
-Che, non volete politica? siete un commerciante di cereali? Benissimo.
-Il giornale vi segna il prezzo del grano, dell'orzo, dei fagioli,
-dei ceci; e non v'inganna, come quei signori commessi, che giurano e
-spergiurano sulla menzogna e da cui avete un po' imparato il mestiere
-anche voi!
-
-Povera donna, aspettate vostro figlio che ritorna dall'America? Ma con
-quale piroscafo? Con l'Urania? Ebbene, il giornale vi dice che l'Urania
-è partita il 10 da New York, il 15 è arrivata a Cadice, il 17 a Lione,
-il 19 sarà a Genova, il 21 a Napoli. Allegra, allegra, buona donna; il
-31 vostro figlio sarà a casa e, spero, carico di quattrini.
-
-Giocate alla borsa? Buona fortuna. Però leggete sempre il giornale. Il
-giornale vi dice dove la borsa sale, dove scende e dove resta sospesa.
-
-Insomma il giornale è indispensabile a tutti. Voi potete far a meno del
-sigaro, del caffè, della colazione, del teatro, non del giornale. È lui
-il _deus ex machina_ della vita moderna. Senza il giornale, voi siete
-un solitario, un ignorantone, non sapete neppure che cosa succede a
-dieci passi di distanza. Vergogna!
-
- *
- * *
-
-Si chiama giornale politico, ma non s'interessa soltanto della
-politica. Oh! credete davvero che gli uomini politici valgano gran
-cosa, e che il giornale sia addirittura a servizio di costoro? Che
-servizio d'Egitto! Ognuno può essere l'eroe del giornale. Fate qualche
-cosa di straordinario, di sbalorditivo in bene o in male, e il giornale
-vi apre le braccia.
-
-Riuscite con astuzia a frodare dei milioni come madama Hubert? vincete
-il primo premio alla lotteria nazionale? vi elevate a 2000 metri con
-l'aeroplano senza rompervi o anche rompendovi la nuca del collo?
-scovrite o fingete di scovrire il polo Nord? il giornale vi mette
-in prima pagina. E non fa lo schizzinoso, nè si fa vincere dagli
-scrupoli. La prima pagina, i grossi caratteri sono per tutti quelli che
-stordiscono il pubblico. Ladri o assassini, viaggiatori o scienziati,
-grandi furbi o grandi minchioni: tutti al posto di onore.
-
-Che? siete protagonista di un dramma passionale? Bazzica! Domani tutti
-sapranno il vostro nome, cognome e paternità, tutti vedranno la vostra
-riverita effigie.
-
-E il giornale non si contenta di lumeggiare, ricostruire, alterare
-il dramma, ma vuole l'_antefactum_, vuol sapere il vostro passato,
-i vostri parenti, la vostra posizione finanziaria e sociale, e fruga
-nelle corrispondenze, e interroga amici, nemici, domestici.
-
-Guai a chi cade sotto i suoi artigli! Il giornale nella sua fretta è
-perito, giudice, spia, inquisitore. Voi siete libero di fare quello
-che volete; ma cauto, sa! Se domani il giornale ne ha un piccolo
-sentore, state fresco! Quello screanzato porta in processione i fatti
-vostri, che se sono straordinarî, andranno in prima pagina, con grossi
-caratteri cubitali; se comuni, in terza pagina, dove tutte le piccole
-notizie si ammassano senza pietà e senz'ordine, dove sono messi alla
-rinfusa tutti quelli che muoiono, che viaggiano, che impazziscono,
-che si divertono, che rubano, che si uccidono, senza destare molto
-interesse.
-
-Il giornale dunque è come l'orologio, che vi segna ora per ora, minuto
-per minuto tutto ciò che gli uomini hanno fatto ieri; è come uno
-specchio, in cui per un momento appaiono le scene liete e dolorose di
-un giorno.
-
-Ma quale contrasto bizzarro ne vien fuori!
-
-Sono delle vedute cinematografiche che si succedono con una velocità
-vertiginosa e che non vi danno neppure il tempo di raccogliere le
-vostre impressioni: mentre vi affligete per un macabro delitto,
-un'avventura comica di due giovani sposi vi fa smascellare dalle risa;
-qui uno scontro ferroviario vi strazia l'animo, più sotto un pranzo coi
-fiocchi vi stuzzica l'appetito.
-
-Nè mancano le scenette comiche. Il giornale vuole che il pubblico
-faccia buon sangue. Vedete: a Parigi un poliziotto ruba ed è incaricato
-di scovrire il ladro; a New York una signorina pretende dai fratelli
-Wright duecentoventicinque mila lire, perchè l'aeroplano di quei
-signori le ha rotto il naso; a Roma una donna di 112 anni mette per la
-seconda volta i denti.
-
-E questi fatterelli, questi aneddoti non mancano mai. Ogni giorno c'è
-lo spunto di una commedia o di una farsa. Signor Antona Traversi,
-signor Butti, signor Testoni, signor Lopez, invece di stillarvi il
-cervello per mettere su certe _tele_, spesso inverosimili, leggete la
-cronaca del giornale.
-
-E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle
-belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio?
-Un bel giorno scrive a grossi caratteri: _Un parto in Vaticano_.
-Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza,
-ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire...
-Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è
-stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha
-messo fuori un leopardino!
-
-Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è
-pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî
-in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio
-nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero
-dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla
-a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in
-Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due
-cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a
-morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per
-giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale
-potreste scrivere: _Dies irae!_
-
-Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a
-Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi
-mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge
-a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire,
-un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e
-paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva
-l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace!
-
-Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di una persona sola e alle
-volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia
-con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere,
-dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è
-compiaciuto informarvi delle cose sue.
-
-Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in
-Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete
-ringraziare nessuno: avete pagato!
-
- *
- * *
-
-Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di
-semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie
-e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza,
-quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di
-questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo,
-un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi
-sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè?
-Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta:
-tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine
-erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo
-dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende
-greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che
-oggi tutti quelli che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere
-preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si
-manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e
-compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo
-poco, non è vero?
-
-Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice
-penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione.
-Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo
-una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive
-della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere
-romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si
-restava dalla mattina alla sera a divorare il _Conte di Montecristo_ o
-l'_Ivanhoe_. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi
-mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla
-penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in
-caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi
-a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che
-importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche
-il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien
-ligato.
-
-Ma non tutti si accontentano del romanzo.
-
-I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il
-nuovo indirizzo letterario attira. Ma è mai possibile ritornare agli
-studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali
-che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi
-viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie
-dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il
-volume.
-
-Ma che, dopo una decina di pagine, sentite bussare alla porta.
-
-“È permesso?„
-
-— Avanti. —
-
-“Buon giorno, avvocato; sono venuto per la liquidazione di quelle spese
-di giudizio.„
-
-“È permesso?„
-
-— Avanti. —
-
-“Signor dottore, per carità, venite, venite subito a casa, c'è mia
-moglie che non può partorire!„ Voi chiudete il libro e buona notte.
-
-Intanto vorreste stare al corrente di tutto. È vergogna, sa! non poter
-aprire la bocca quando gli amici discutono con tanta sicumera.
-
-Non vi avvilite. Il giornale vi viene in aiuto e per meglio servirvi si
-trasforma in una vera enciclopedia. Politica, letteratura, drammatica,
-filosofia, storia, archeologia, giurisprudenza, medicina, religione,
-finanze, agricoltura. Qui, una scena di una nuova commedia dell'Antona
-Traversi, che si rappresenta stasera al Costanzi, là, un pezzetto
-delle _Memorie_ del Nigra, in cui si parla della fuga dell'imperatrice
-Eugenia; sopra, una lunga intervista col Flammarion a proposito del
-radium; sotto, cinque sonetti del Trilussa.
-
-C'è poi in permanenza la colonna dei Bollettini. Il Bollettino
-Meteorologico per dirvi che se da voi fa caldo, a Catania si brucia,
-a Milano si soffoca, a Parigi si bolle, a Cristiania si gela. Il
-Bollettino Finanziario per darvi la lieta notizia che mentre il
-vostro portafogli è vuoto, la Banca di Londra ha cinquecento milioni,
-quella di Roma trecento, quella di Genova duecento, quella di Napoli
-appena cento! Che miseria! sempre pezzenti noi del Sud! Il Bollettino
-Commerciale, il quale vi informa che in quest'ultima decade è disceso
-il prezzo del grano, dell'orzo, dei ceci, dei fagiuoli; solo le
-carote sono in rialzo; nè fa maraviglia: le carote van sempre in alto;
-appartengono alla famiglia delle zucche! Seguono i concorsi, le aste, i
-fallimenti, e in ultimo lo Stato Civile, cioè chi nasce, chi sposa, chi
-muore: le tre azioni inconscienti che commette l'uomo e la donna!
-
-Insomma ogni giorno non manca l'articolo letterario, una primizia
-poetica, la recensione di un libro nuovo, una conversazione
-scientifica. E come se ciò non bastasse, un'intera colonna per
-riassumere gli articoli più importanti delle principali riviste del
-mondo.
-
-Leggendo per un paio di anni questa quotidiana enciclopedia, senza
-toccare altri libri, avete già l'aria di uomo colto e in pubblico
-farete sempre bella figura. La scienza spicciola, che si acquista senza
-studio e senza lavoro, è qui!
-
-Oggi è inutile comprare libri, è inutile starsene a tavolino dieci ore
-al giorno per fare una provvista di scienza. Le provviste son sempre
-pericolose: aggravano il cervello e rovinano la salute. E poi, che
-bisogno c'è di provviste? Il giornale è lì pronto a servirvi. L'anno
-scorso, ad esempio, tutti si preparavano a ricevere la non gradita
-visita di una signora celeste, un po' capricciosa, e, diciamolo pure,
-un po' pettegola; non per niente la cometa è di genere femminile,
-mentre i pianeti e il sole, più serî, più ordinati, sono dell'altro
-genere, cioè del genere nostro!
-
-Intanto, in quei giorni di trepidazione chi vi mise al corrente di ogni
-cosa? Lo so, voi siete una persona colta, avete fatto i vostri studî,
-ma vi ricordate più una parola di astronomia? No. Ebbene il giornale,
-senza darsi l'aria di un maestro, vi disse che cosa è la cometa,
-che cosa è la chioma, che cosa è la coda, di che si compone l'una e
-l'altra; quanto è lunga, quanto è larga, quanti chilometri percorre
-al secondo, quanto dista dal sole, quanto dista dalla terra; e qui
-fotografia, disegni, interviste con i migliori astronomi del mondo.
-
-In tutti i circoli, in tutti i caffè non si parlava che della cometa.
-Se a quelle conversazioni avesse potuto assistere Galileo, avrebbe
-esclamato pien di maraviglia: “Corbezzoli, gli italiani son tutti
-astronomi con i fiocchi!„
-
-E durante il colera? Il giornale avrebbe dovuto semplicemente
-informarci dei casi e dei decessi quotidiani, magari alzare un po' la
-voce con il Governo e con le autorità, che nei momenti del pericolo
-dormono o fingono dormire, per risvegliarsi poi quando S. M. il
-Re spande Croci e Commende; ma il giornale fece molto di più: alzò
-cattedra d'igiene. Quali cibi bisogna mangiare, quali saggiare appena,
-quali evitare. Niente frutta, niente pesci! Attenti alle sbornie, alle
-indigestioni! Pulizia, pulizia interna ed esterna!
-
-L'Ufficio Generale d'Igiene, vedendo che il colera si ostinava a voler
-passare anche la stagione autunnale fra noi, si decise finalmente
-a pubblicare dieci milioni di opuscoli. Li consegna al Ministero
-dell'Interno, il Ministero dell'Interno li manda ai Prefetti, i
-Prefetti ai Sottoprefetti, i Sottoprefetti ai Sindaci, i Sindaci
-ai brigadieri delle Guardie Municipali... Ditemi la verità, quando
-riceveste l'opuscolo? Non vi ricordate? Io lo ricordo e lo dico: ebbi
-l'opuscolo nel mese di dicembre, quando il colera ritornava in Siberia
-per le sante feste natalizie.
-
-Per fortuna nè io, nè voi avevamo bisogno di questa elemosina che ci
-viene da Roma. Il giornale, vero e pronto ufficio d'igiene, ci aveva
-per tempo armati contro il comune nemico!
-
-Ma per tutto questo materiale non bastano quattro pagine; bisognerebbe
-racchiuderlo in un caratterino minuto, microscopico. No, il giornale
-non fa economia di carta, nè vuole che stentiate a leggere. Non bastano
-quattro pagine? sei; non bastano sei? otto. E tutta questa roba ben
-condita, per un soldo, per cinque soli centesimi!
-
-Ecco perchè si dice che il giornale ha ucciso il libro. Ma non è vero.
-Il giornale non uccide: è il libro che si ritira, è il libro che ha
-riconosciuto il suo torto. E sapete qual'è questo torto?
-
-Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole
-pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca:
-cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere
-che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni,
-che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel
-Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica!
-
- *
- * *
-
-Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi
-caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una
-casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per
-la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio?
-Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli?
-Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio
-pianoforte?
-
-Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo
-chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona,
-secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo
-buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il
-mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa
-vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo.
-
-Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che
-cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo
-rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni,
-sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre
-celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il
-cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce,
-tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti,
-cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori,
-acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire?
-volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî?
-Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere,
-vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza?
-Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di
-Peretola. Eccovi un unguento che farà sparire in men di due ore quel
-vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri
-come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso?
-ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza?
-Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e
-forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere
-miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica!
-La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di
-Domineddio, nè da parte di Giolitti.
-
-O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non
-ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi
-presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol;
-due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott;
-un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda: _assaggiatelo!
-Migliore del cognac!_ Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il
-leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale
-ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite
-da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!
-
-Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi
-da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi
-renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti
-celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori.
-
-_Gratis, gratis, gratis!_ Vogliono solo sapere il vostro nome, per
-mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni.
-
-E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille
-colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le
-sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani,
-di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione!
-— si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per
-i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli
-restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un
-fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno;
-un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da
-cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani —
-sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi
-vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla
-prossima estrazione.
-
-Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la
-quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge:
-_Per la tosse asinina le pillole Bertelli._
-
-Questi grandi colpi di scena sono concessi al Tot, alle pillole Pink,
-all'Ischirogeno, all'Olio Sasso, alle Pastiglie Valda, all'Emulsione
-Scott, non perchè questi prodotti, iscritti nella Farmacopea Ufficiale
-del Regno, giudicati universalmente miracolosi, siano trattati con più
-riguardi, ma perchè le rispettive ditte sborsano parecchie migliaia di
-lire. Il giornale non ha riguardo per chicchessia, nè può perdere il
-suo tempo ad esaminare la bontà della merce: accoglie tutti. Voi dovete
-saper scegliere e non farvi infinocchiare!
-
- *
- * *
-
-Eppure questo giornale, che vi favorisce in tutto non vive che un
-giorno! Oggi è desiderato, aspettato con ansia, letto con avidità,
-discusso calorosamente, domani è già in preda alla domestica o nelle
-mani dei ragazzi!
-
-La sua presenza annoia: voi non volete cadaveri. Pochi sono quelli che
-lo conservano e ne fanno la collezione. Alcuni tagliano quella fetta
-di romanzo, componendo dei bizzarri libretti rettangolari, ma tutto il
-resto, così deturpato, via!
-
-Coi giornali la vostra signora fa modelli di abiti, coi giornali i
-vostri bimbi combinano dei grossi berretti alla napoleone, coi giornali
-si rivestono libri nuovi, si fascia l'interno di vecchi armadi, si
-avvolgono balocchi e dolci.
-
-Povero giornale, dopo un giorno di trionfo è già vecchio decrepito e
-comincia la sua Via crucis! Ridotto in piccoli pezzi va a finire in
-cucina, nella bottega del salumaio, in mezzo alla strada o in un altro
-luogo... voi m'intendete!
-
-In Cina invece le cose vanno un po' meglio. In ogni famiglia si
-conservano gelosamente questi fogli e due volte la settimana girano
-dei carretti per farne la raccolta. Trasportati a Man-War-Cher vengono
-bruciati in un apposito forno crematorio insieme a bastoni d'incenso.
-È una cerimonia religiosa addirittura: dinanzi al forno si rizza un
-altare, su cui una lampada brucia dell'olio santo. Le ceneri poi si
-chiudono in sacchetti e vengono gettate nel mare.
-
-Voi invece, più moderni, distruggete senza tante cerimonie i giornali,
-che pure rappresentano la storia di un giorno.
-
-Ma distruggete, distruggete, datelo nelle mani dei vostri bimbi: il
-giornale non muore! Domani ritornerà con altre notizie più belle, più
-fresche, più interessanti.
-
-I vostri capelli diventeranno bianchi, i vostri bimbi saranno padri,
-ma quel giornale, quel gran Cicerone, quell'astuto poliziotto, quel
-gran furbo, quel caro amico vivrà sempre, sempre, fino a che gli uomini
-faranno parlare di sè!
-
-
-
-
-I libri venturi.
-
-
-Sono disgrazie che accadono a noialtri mortali. Francesco Giarelli, non
-prevedendo la sua prossima fine, sognava di trovarsi ancora sulla terra
-dopo il duemila.
-
-“Le energie elettriche — egli dice — hanno conquistato la terra, il
-mare, l'atmosfera. Tutto è elettrico. Abbiamo l'aeroplano, l'aeronave,
-i quartieri aerei, gli alberghi e i giardini pensili, i teatri a
-domicilio, la lingua universale e cento altre cose belle.„
-
-E i libri? Come si pubblicheranno i libri?
-
-Il geniale storico dell'avvenire non ne parla. Si è forse dimenticato.
-Sta male. È una colpa grave dimenticare i ferri del mestiere. Un
-letterato che dimentica i libri somiglia al contadino che dimentica
-il suo arnese. Ma io credo che il Giarelli non si sia dimenticato.
-Forse avrà creduto che nel duemila non ci saranno più libri. Oggi da
-tutti si vocifera: “Il libro decade, il libro decade!„ Il Giarelli
-avrà detto: “Se oggi decade, domani sarà morto.„ E si è ingannato. Le
-scienze biologiche ci hanno assicurato che nulla muore, proprio nulla.
-Ciò che esiste oggi 20 luglio 1911 dovrà necessariamente esistere
-fino al cataclisma generale; andrà soggetto a trasformazione, ad
-evoluzione, ma morire, no. La morte, è bene che lo sappiano tutti, non
-esiste. E volete che muoia il libro? Nossignore; il libro non muore: si
-trasforma.
-
-Edison, questo titano dell'elettrotecnica, autore di oltre 600
-invenzioni, pare che voglia cambiar rotta. Visto che non c'è più
-nulla da scovrire, si è dato alla profezia ed ha detto che avremo una
-grande rivoluzione nel campo dei libri. “Fuori la carta! La carta è
-tramite d'infezione. Sarà sostituita da foglietti di nichel, spessi un
-duemillesimo di millimetro. Un libro dallo spessore di due centimetri
-conterrà 40 mila pagine e costerà appena sei lire.„
-
-Evviva il buon mercato! La _Storia Universale_ del Cantù sarà racchiusa
-in un sol volume e costerà dalle tre alle quattro lire. _La Divina
-Commedia, i Promessi Sposi,_ pochi centesimi! E non ci sarà bisogno di
-grossi scaffali. Una piccola libreria, alta due metri, potrà contenere
-migliaia di opere. E poi quei libri avranno sempre il loro valore
-intrinseco. Oggi i libri vecchi si vendono a peso ai salumai, ma allora
-si venderanno allo Stato, che ne farà nichelini!
-
-Edison però non ci dice quando verrà questo giorno. Un periodico
-americano invece ci fa sapere che fra non molto i libri si stamperanno
-con inchiostro fosforescente. Visto e considerato che la miseria cresce
-e che l'olio rincara, i nostri figli leggeranno all'oscuro.
-
-Voi ridete? Eh! dovete ridere di compiacenza. Questa invenzione apporta
-immensi beneficî. Si è sempre detto che un buon libro illumina la mente
-e riscalda il cuore. Eh! domani ci illuminerà e ci riscalderà da capo
-a piedi. Non ci saranno più libri oscuri. Tutti risplenderanno di luce
-propria come il sole!
-
-Sì, ma è troppo poco. Noi non viviamo di sola luce. Il Goethe sul punto
-di morte, proprio quando stava per prendere il gran volo, gridava:
-“Luce, luce!„ ma in vita sentì altri bisogni, ebbe altri desiderî.
-
-Le invenzioni debbono essere pratiche, debbono rendere un vero servizio
-all'umanità.
-
-Le scoverte platoniche, cioè quelle che restano nel puro campo
-scientifico, sono passate di moda. Noi oggi dalla scienza non
-vogliamo scienza, ma benessere materiale. Così la pensa un editore
-tedesco, il quale ci ha promesso che fra un paio d'anni metterà in
-vendita un giornale mangiabile. Invece della carta, egli userebbe
-una pasta nutritiva e gradevole che si presta assai all'impressione,
-e l'inchiostro sarebbe surrogato da uno sciroppo deliziosamente
-profumato.
-
-Questa volta c'è poco da ridere. L'editore tedesco merita baci. Il
-suo ritrovato giunge a tempo! Oggi, dopo aver letto il giornale,
-non sappiamo che farne e spesso ne facciamo un uso molto... umile,
-chiamandolo come padrino nelle faccenduole più... modeste; domani
-invece il giornale servirà per la colazione. Piegato in otto, in
-sedici, in trentadue, secondo la maggiore o minore larghezza della
-bocca — ci sono certe bocche! — andrà diritto diritto a rifocillare
-il ventricolo. E siate sicuro che tutti gli articoli — di fondo o di
-sfondo — saranno gustati dal pubblico. Un discorso del futuro Ministro
-di Agricoltura, Industria e Commercio, a proposito di un futuro
-monopolio di Stato, non soddisferà forse la Camera e il Paese, ma lo
-stomaco, sì.
-
-Di questa provvidenziale scoperta si rallegreranno specialmente i
-poveri giornalisti. Se l'arte non rende, se la quarta o quinta o sesta
-o settima o ottava pagina frutta poco, se i Ministeri sopprimono i
-fondi segreti, pazienza! non per questo mancherà il pane quotidiano; e
-mentre Saturno, per capriccio egoistico, mangiava i proprî figliuoli,
-essi per necessità mangeranno i proprî giornali.
-
-Il pane insomma è assicurato, e il pane, come sapete, risolve molti
-problemi, specialmente per i giornalisti, i quali, in massima
-parte, lavorano a stomaco vuoto. Sono pochi quelli che mangiano
-bene e trincano meglio: forse il direttore, il redattore capo,
-l'amministratore capo, il critico d'arte, i collaboratori illustri;
-ma tutto il resto della famiglia langue. Quei poveri _reporters_,
-che vanno, vengono come cani da caccia, debbono spesso appoggiarsi al
-muro per non cadere sfiniti. Ma allegri, allegri, o martiri del quarto
-potere! Se il signore vi farà vivere un'altra ventina d'anni, il mondo
-cambierà anche per voi!
-
-Ma l'editore tedesco non si ferma ai giornali ed ha ragione. Perchè
-fermarsi, quando si sa fare così bene? Le scoperte sono come le
-ciliege: una chiama l'altra. Egli dunque ha pensato anche ai libri.
-
-E così, se la miccia piglia fuoco, i posteri avranno i libri mangiabili!
-
-Non spalancate gli occhi! Oramai ci siamo e bisogna aspettarsi simili
-tiri. Il poeta ci avverte che sulla terra _nihil novi_ e quindi nessuna
-cosa deve far maraviglia. Del resto, la fine del mondo non verrà così
-per capriccio, deve provocarsi con stranezze e stravaganze, e il sole
-allora si precipiterà nel vuoto, esclamando come il biblico Ercole:
-“Muoia Sansone con tutti i Filistei„, quando avrà perduto la pazienza e
-si sarà stancato di illuminare le nostre pazzie.
-
-Ma lasciamo stare il sole! La scienza ha pensato anche a lui e ride
-di una possibile minaccia. “Se il sole venisse a mancare, — scrive
-un astronomo tedesco — noi potremmo vivere comodamente nel centro
-della terra, sviluppando calorico, luce e vita con l'elettrico.„
-Il sole dunque poteva fare il capriccioso e il dispotico due secoli
-fa, ma appena il benedetto ranocchio del Galvani ebbe quella piccola
-convulsione nevrastenica, i tempi mutarono anche per lui; e l'uomo
-moderno non solo non l'adora, come una divinità, ma arriva finanche a
-dirgli che a conti fatti non è poi tanto necessario. Se non gli dà il
-benservito, è per pura cortesia. Del resto, faccia il suo comodo, noi
-faremo il nostro, mangiando giornali e libri!
-
- *
- * *
-
-Ma non vi faccia gran maraviglia. I libri alle volte sono stati
-mangiati.
-
-I Tartari, — ce lo dice il signor Augier de Gisten — quando avevano
-nelle mani qualche libro, lo mangiavano per acquistare la sapienza,
-prendendo troppo alla lettera quelle parole della Bibbia: “Figlio
-dell'uomo, mangia questo libro e va a parlare ai figliuoli di Israele.
-Aprii la bocca e mi fece mangiare il libro, che divenne dolce come
-il miele.„ Ma se ai Tartari riuscivano dolci come il miele, ad altri
-invece riuscirono amari ed indigesti.
-
-La storia ci parla di tanti poveretti, che furono condannati a mangiare
-le proprie opere; e molti letterati sanno di che sapore è il libro
-stampato.
-
-Il Brunet riporta moltissimi esempî, ma basta per tutti il caso di
-Isacco Volmar. Costui dettò alcune satire contro il duca di Sassonia,
-Bernardo il Grande. Fatto poi prigioniero alla presa di Brissac, il
-duca lo chiama a sè, e, mostrandogli un esemplare di quelle satire, gli
-dice:
-
-“Hai detto che sono molto pepate; ebbene, voglio che le mangi dinanzi a
-me, se ami la vita!„
-
-E il povero Volmar dovè, per parecchie ore, masticare e inghiottire
-quel frutto del suo ingegno, che, quantunque ben pepato, non gli riuscì
-saporito, nè molto salutare.
-
-Ma ai posteri invece riusciranno saporiti e salutari.
-
-Immagino la cura degli editori per rendere più appetitosa la merce!
-
-Oggi si pensa alla carta americana, all'inchiostro di Monaco, allora si
-penserà a condire i libri con buoni aromi.
-
-Che bellezza! il _Cuore_ del De Amicis alla vainiglia, l'_Asino_
-del Guerrazzi al limone, gli _Uccelli_ del Michelet alla crema, i
-_Miserabili_ all'anice, i _Pezzenti_ alla cioccolata, ecc., ecc.!
-
-“Ogni cosa nuova — dice il Pascal — porta con se inconvenienti e
-vantaggi.„ E nel caso nostro gl'inconvenienti ci sono. Prima di tutto
-per leggere un libro bisogna comprarlo: è inutile ricorrere agli
-amici. Chi volete che presti un libro, quando leggere sarà sinonimo di
-mangiare?
-
-E in casa? Tutti i libri debbono essere chiusi a doppio catenaccio.
-Guai a lasciare aperti gli scaffali! I vostri bimbi vi faranno il bel
-complimento, ed anche la domestica non avrà scrupolo di mangiarsi a
-poco a poco tutta la scienza del suo riverito padrone.
-
-Immagino le scenette curiose che succederanno tra padre e figlio.
-
-“Mario, hai mangiato il _Diritto Romano?_„
-
-— Nossignore, papà. —
-
-“E la _Procedura Civile_? chi ha mangiato la _Procedura Civile_?„
-
-Del resto non sarà un grave danno: i signori avvocati, anche senza
-Diritti e Procedure, sapranno andare avanti, infinocchiando clienti e
-giudici.
-
-Un vero danno sarà per le biblioteche pubbliche.
-
-Chi non ha spiccioli per far colezione si reca subito ad una R.
-Biblioteca, e col pretesto di studiare, consultare, riscontrare,
-mangia. Comprendo benissimo che i Governi, savî e previdenti,
-aggiungeranno nuovi articoli al Codice Penale; comprendo che nelle
-Biblioteche Nazionali, Provinciali e Comunali ci saranno in permanenza
-soldati e guardie di città con le baionette in punta, per tener
-d'occhio gli studiosi. Opera vana! Ci vuol tanto poco ad ingoiare
-una pagina di libro. Che cosa potrebbero fare quei soldati? Ammazzare
-un povero diavolo perchè mangia? Starebbero freschi! Credete che nel
-duemila non ci siano socialisti? I partiti estremi farebbero cadere
-il Parlamento. Ammazzare chi mangia! Oh! dunque bisogna star digiuni?
-Reazionari! forcaiuoli! assassini!
-
-Allegri dunque, signori studenti del duemila. La vita per voi costerà
-poco, giacchè al cibo dell'anima e del corpo provvederanno le R.
-Biblioteche.
-
-Un vero guaio lo passeranno i poveri maestri elementari.
-
-I nostri marmocchi, quando vanno a scuola, si riempiono le tasche di
-ciliege e di biscotti, e, mentre il maestro si sfiata per far capire il
-meridiano o la divisione a due cifre, essi si sgranano la merenduccia;
-ma domani si adatteranno con i libri.
-
-“Signor maestro, Margiotta si mangia l'aritmetica!„
-
-“Signor maestro, De Nicolais ha mangiato due pagine del mio libro di
-lettura!„
-
-“Signor maestro! signor maestro!..„
-
-Ed il povero pedagogo a gridare, a minacciare, a castigare, a
-persuadere con la voce e con gli scappellotti — secondo i regolamenti
-non si dovrebbero dare, ma si danno lo stesso! — che i libri si
-mangiano a fin d'anno, dopo gli esami.
-
-Avviso alle future madri: sia abbondante la colazione ai vostri
-figliuoli. Se voi risparmiate il pane e il companatico, i birichini
-ricorrono ai libri!
-
-E basta con gl'inconvenienti. A parlarne troppo potremmo sembrare
-retrogradi. Oggi bisogna dare il benvenuto a tutte le cose nuove e
-battere le mani ad ogni scoperta: quindi parliamo dei vantaggi.
-
-I vantaggi sono stragrandi. Sentite.
-
-Tutta l'immensa pleiade di poeti, di romanzieri, di novellieri di bassa
-forza, che non incontrano fortuna e che, malgrado il lavorìo di spalle,
-non arrivano ad uscire dall'oscurità, potranno cessare i loro lamenti.
-Se il pubblico è ignorante (lo battezzano sempre così quei signori!)
-se le conventicole letterarie congiurano a danno di quei poveretti, il
-caso non è disperato: le spese di stampa non sono mai perdute. Quelle
-poesie, quei romanzi, quelle novelle, non comprese, resteranno per
-uso di famiglia, e i fanciulli a colazione, a pranzo e a cena faranno
-pasqua con i libri del genitore.
-
-Ma ho detto uno sproposito. Nel duemila tutti i libri, tutti, saranno
-comprati e gustati. E perchè no? Quelli che non vogliono passare per
-il cervello si faranno passare per lo stomaco. Il benefico effetto si
-avrà sempre. Che? vi siete dimenticato dell'apologo di Menenio Agrippa?
-Lo stomaco è la grande Cassa di Depositi e Prestiti, è il quartiere
-generale, da cui muovono tutte le forze di terra e di mare. Affidate un
-libro a lui: dopo quattro ore quel libro sarà sangue di prima qualità;
-e il buon sangue, voi lo sapete, dà buone idee.
-
-Secondo vantaggio. Però questo secondo vantaggio sarà tutto a beneficio
-dei critici. Dovete sapere che in Italia la professione del critico,
-specie di quello un po' benevolo, è fastidiosa. Ogni giorno gli
-piovono addosso una cinquantina di libri nuovi o rimessi a nuovo. E
-il poveretto, per non essere chiamato scortese o peggio, deve leggere,
-magari scorrere a volo di uccello quelle primizie ed avere una parola
-di lode per tutti.
-
-Domenico Oliva si lamentava con alcuni amici di questa pioggia
-quotidiana. “Ma mi vogliono soffogare? Debbo io dormire, debbo
-mangiare, debbo farmi una passeggiata, debbo attendere ai fatti miei?
-Un bel giorno dirò sul _Giornale d'Italia_ che non leggo più libri!„
-
-Signor Oliva, non lo faccia. Oggi è una noia, ma domani? Domani quella
-pioggia sarà una manna. Cinquanta libri al giorno sono cinquanta
-ciambelle per i suoi nipotini!
-
-Terzo vantaggio. _Le journal de la librerie_ ci fa sapere che ogni anno
-si pubblicano un miliardo e mezzo di volumi letterari; e se aggiungi
-le pubblicazioni scientifiche, le riviste, i giornali, si arriva
-all'infinito. Migliaia e migliaia di stabilimenti tipografici metton
-fuori, a getto continuo, libri, libri, libri!
-
-Giustamente molti si sono preoccupati di questa enorme quantità di
-carta stampata e temono ohe forse un giorno questa pletora di libri, di
-opuscoli, di fogli, inonderà la terra. L'immane produzione libraria ha
-colto alla sprovvista le nostre biblioteche. Esse sono piene, strapiene
-e non possono accogliere neppure un libriccino di poche pagine. Bisogna
-allargarle, aggiungere nuove sale; ma aggiungi e aggiungi il mondo
-diverrà tutto una grande biblioteca.
-
-Fino a pochi anni fa, i libri vecchi o inutili si vendevano ai
-droghieri, ai salumai per carta da avvolgere, e con un soldo vi davano
-una bella salacca, chiusa in due sonetti del Poliziano o in mezza
-egloga di Virgilio; ma adesso che la scienza ha scoverto nei libri
-tutto un esercito di streptococchi, di stafilococchi, di bacilli di
-Kock e di Therth, bisogna guardarsene.
-
-Dunque che fare di tanti libri? Ricorrete al mare? profanazione;
-appiccarvi il fuoco? sacrilegio.
-
-Un lord inglese lasciò detto nel suo testamento che voleva essere
-cremato con i suoi libri. Bel metodo per alleggerire un po' il peso,
-e noi lo consigliamo a tutti quei signori che anelano alla postuma
-voluttà di abbrustolirsi, pregustando così un anticipo d'inferno.
-Ma anche alimentando i forni crematorî il problema non si risolve. I
-posteri però, lo risolveranno. Si pubblicano un miliardo e mezzo di
-volumi all'anno? E che? non ci sono altrettante bocche affamate?
-
-Beati i nostri figliuoli che si troveranno a questi lauti banchetti
-intellettuali!
-
-E poi vengono a dirci che il mondo invecchiando peggiora. Due bugie.
-Non invecchia, nè peggiora: diventa pratico!
-
-
-
-
-L'ultimo saluto.
-
-
-Mi dispiace, ma proprio in coda dovrò darvi una brutta nuova: un giorno
-io che scrivo, voi che leggete, moriremo.
-
-Cosa ordinarissima, lo so; ma ordinaria per gli altri, non per me. Io
-sono abituato a veder morire; con la più grande disinvoltura accompagno
-amici e nemici al camposanto; ma mi sembra quasi impossibile che la
-morte debba colpire proprio me! Che muoiano gli altri, è naturale, che
-debba poi morire io!... Io? Io che sto così bene di salute, che mangio
-con appetito! Oggi parlo, penso, ragiono e sragiono, domani debbo
-chiudere gli occhi e lasciarmi aggiustare come una salacca in una cassa
-funebre più o meno dorata... No, non può essere!
-
-Eppure è. La vita somiglia ad una cambiale. Alcuni, fortunati, l'hanno
-a lunga scadenza, altri no. Io non ho potuto sapere a quale categoria
-appartenga, ma ammesso pure che mi trovi tra i fortunati, da qui a
-quarant'anni avrò fatto i miei bauli.
-
-E quel che è peggio con la morte bisogna lasciare ogni cosa! Gli
-antichi mettevano in bocca al defunto un obolo. Caronte voleva essere
-pagato, e poi il danaro non è mai soverchio. I moderni, che non sono
-superstiziosi e se ne ridono del tartareo barcaiuolo, non mettono in
-bocca al defunto neppure un soldino. I marenghi restano in casa, e la
-famiglia, dopo pochi giorni di lutto stretto, li divide con lo Stato,
-il quale, con la leonina tassa di successione, si è solennemente
-dichiarato primo erede di tutti quelli che lasciano qualche cosetta
-mobile o immobile. Ciò non m'inpensierisce. Io nulla lascio, perchè
-nulla posseggo. Non ritorno nudo in seno alla madre comune per decenza
-e perchè un abituccio costa poco.
-
-Anzi debbo dire la verità: la morte non mi fa paura per la
-semplicissima ragione che quando essa viene, io me ne vado. Mi fa
-invece paura la vecchiaia.
-
-Noi tutti ci auguriamo di vivere cento anni e saremmo capaci di tentare
-ogni cosa pur di giungere a questa cifra tonda, senza sapere quanto è
-doloroso l'ultimo trentennio!
-
-La vecchiaia, brr! I poeti l'hanno paragonata al tramonto, all'inverno:
-similitudini pietose! La vecchiaia non ha paragoni. Dopo i settanta non
-si vive più: le gambe non vogliono saperne, lo stomaco chiude il suo
-gabinetto chimico, il tubo maestro è quasi sempre ingombrato, i polmoni
-sfiatano da ogni parte, insomma locomotiva e vetture non funzionano.
-
-E si potesse almeno mangiare a proprio gusto! Niente maccheroni al
-sugo, niente fritture, niente aromi. Latte e brodo, brodo e latte:
-si ritorna bambini. Vi nuoce il caldo, vi nuoce il freddo, vi nuoce
-l'umido, vi nuoce il levante, vi nuoce il ponente: tutti i punti
-cardinali vi danno fastidio! Dei trecentosessantacinque giorni appena
-una ventina sono per voi, gli altri si passano inchiodati sulla fida
-poltrona o a letto. Il medico? È inutile chiamare il medico. Questo
-signore accoglie con un sorriso canzonatorio tutti i vostri malanni
-e mette sempre in campo l'età. Non potete dormire? è l'età; vi duole
-la testa? è l'età; sentite un ronzìo nell'orecchio e un peso nello
-stomaco? è l'età. A credergli, questa benedetta età ha messo l'anarchia
-in tutte le parti del corpo.
-
-E in casa non siete più il Pontefice Massimo, lo Zar delle Russie, nè
-potete più dire: “Così voglio, così comando.„ Nessuno vuol sentirvi.
-Finanche la vostra signora, che si mantiene un po' meglio in sesto, vi
-sopporta a stento e spesso spesso esclama: “Come sei noioso! Faresti
-passare la pazienza anche a Giobbe!„
-
-Per me, visto e considerato che la vecchiaia è un anticipo di
-Purgatorio, se grazie a Dio e al medico di famiglia, metterò il piede
-nel settantesimo anno, ho stabilito di non dare noia a chicchessia.
-Convinto di non appartenere più nè alla milizia attiva, ne alla
-territoriale, starò al mio posto di semplice pensionato e, pur di
-non far perdere la pazienza agli altri, cercherò di essere io un vero
-Giobbe.
-
- *
- * *
-
-E intanto come passare quei giorni? I nipotini vi vogliono bene, ma si
-seccano di stare sempre col nonno; le nuore, i generi, la persona di
-servizio, il portinaio, tutti, tutti dicono che voi siete pesante. E
-dunque? Sentite: Cicerone, l'unico che ebbe la buona idea di consolare
-i vecchi con un bel libro, che si legge dai giovani, dice: “Non credere
-che la vecchiaia sia addirittura un supplizio. Se possiedi un orto e
-una biblioteca, nulla ti mancherà.„
-
-L'orto? L'orto era possibile a quei tempi: oggi no. Specie in città
-il suolo costa, e invece di piantarvi aranci o fiori vi si edifica una
-palazzina.
-
-Ma Cicerone, da uomo di mondo, aggiunge subito: “Del resto l'orto non
-è poi tanto necessario: basta la biblioteca„, e ricorda tanti vecchi,
-greci e romani, che trascorsero gli ultimi anni in mezzo ai libri e
-furono felici.
-
-Facciamo tesoro di questo consiglio, e gli ultimi anni passiamoli qui,
-nella stanza da studio. Quando tutti ci abbandonano, quando ci vediamo
-soli, in mezzo ad una generazione che non ci comprende, che non ci
-sopporta, chiudiamoci in questo sacro eremitaggio. Qui troveremo gli
-amici della nostra infanzia, i compagni dei nostri studî prediletti.
-
-Venga, venga la vecchiaia, con i suoi acciacchi, con i suoi disinganni,
-con le sue ingratitudini, con i suoi rimpianti: finché avremo un libro,
-avremo un consolatore.
-
-E venga anche la morte. Quando tutto ci dirà che bisogna partire,
-noi ci faremo condurre qui, in questa stanzetta di pochi metri, dove
-abbiamo trascorsa la maggior parte della nostra vita. E quando il
-nostro cuore darà l'ultimo palpito, quando la nostra intelligenza
-avrà l'ultimo bagliore di luce e ci sembrerà sentire tanti suoni
-impercettibili, tante voci misteriose allora, o cari libri, vi daremo
-l'ultimo saluto riverente ed affettuoso.
-
-Forse non ci sarà possibile pronunziare la dolce parola di addio.
-Appena uno sguardo, appena un cenno della mano tremante; ma quello
-sguardo, quel cenno dirà che noi vi ringraziamo dell'opera benefica
-esercitata sul nostro spirito.
-
-Noi moriremo, ma resteranno i nostri figliuoli, questi giovani
-baldi, pieni di fede e di entusiasmo. Accompagnateli per il sentiero
-dell'arte, e dite loro che “gli studî, fatti in silenzio, con la quieta
-fatica di tutti i giorni, con la feconda pazienza di chi sa aspettare,
-con la serenità di chi vede in fine d'ogni intenzione la scienza e la
-verità, rafforzano, sollevano, migliorano l'ingegno e l'anima!„
-
-
- FINE
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK NEL MONDO DEI LIBRI ***
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