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-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***
-
- LA CIVILTÀ
- DEL SECOLO
- DEL RINASCIMENTO
- IN ITALIA
-
-
- SAGGIO
- DI
- JACOPO BURCKHARDT
-
- TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA
- DAL PROFESSORE
- D. VALBUSA
- con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore
-
- VOLUME II
-
-
-
- IN FIRENZE
- G. C. SANSONI, EDITORE
- 1876
-
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-
- In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno.
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-PARTE QUARTA
-
-SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO
-
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-
-CAPITOLO I.
-
-Viaggi degli Italiani.
-
-
- Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi.
-
-
-Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono il progresso,
-raggiunto un alto grado di sviluppo individuale ed educati alla scuola
-dell'antichità, gli Italiani si volgono ora alla scoperta del mondo
-esteriore e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte.
-Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne ora
-i progressi, che più convenientemente dovrebbero riserbarsi ad una
-trattazione speciale.
-
-Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane regioni noi
-non possiamo permetterci qui che alcune considerazioni generali. Le
-Crociate aveano aperto agli Europei paesi da lungo tempo sconosciuti,
-e risvegliato dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera.
-Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto si sia
-collegato con lo spirito d'investigazione scientifica o si sia posto
-del tutto al servigio di quest'ultima; ma non v'ha dubbio che ciò
-accadde in Italia assai per tempo e in modo più largo e compiuto, che
-non in qualsiasi altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani
-aveano preso una parte molto diversa da quella degli altri popoli
-d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali in oriente;
-e da tempo immemorabile il Mediterraneo aveva svolto negli abitatori
-delle sue rive tendenze affatto speciali, per cui avventurieri nel
-senso nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole,
-diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente famigliarizzati
-con tutti i porti orientali del Mediterraneo, accadde invece che
-i più intraprendenti si sentissero portati ad abbracciare la vita
-nomade e vagabonda dei viaggiatori arabi, che vi s'incontravano
-dappertutto, avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più
-o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi involti
-nelle correnti del mondo mongolico e furono portati sempre più innanzi
-sino ai piedi del gran trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico
-noi troviamo assai per tempo singoli Italiani associati a questa
-o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora sin dal
-XIII secolo trovarono le Canarie,[1] e genovesi pur furono quelli,
-che nello stesso anno 1291, quando appunto andava perduta Tolemaide,
-ultimo avanzo dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che
-si conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:[2] sotto
-questo riguardo adunque Colombo non fu il solo, ma il più grande in una
-schiera numerosa di Italiani, che navigarono in mari remoti al servizio
-delle potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già colui, che
-casualmente approda pel primo ad un paese, ma chi, dopo averlo cercato,
-lo trova, e se costui soltanto raccoglie la gloria di tutti gli sforzi
-de' suoi predecessori e acquista il diritto di portar pel primo la
-parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando anche si
-volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo in qualsiasi spiaggia,
-rimarranno pur sempre il popolo scopritore per eccellenza durante tutto
-il periodo ultimo del medio-evo.
-
-Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla storia speciale
-delle scoperte. Ma non per questo verrà mai meno l'ammirazione dovuta
-alla grandiosa figura del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un
-nuovo continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè dire: il
-_mondo è poco_, la terra non è così grande, come si crede. Mentre la
-Spagna dava all'Italia un Alessandro VI, l'Italia dava alla Spagna
-un Colombo: poche settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio
-1503), questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera agli
-ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai leggere senza un
-senso di profonda commozione. E in un codicillo, datato da Valladolid
-nel 4 maggio 1506, lascia egli «alla sua diletta patria, la repubblica
-di Genova», quel libro di preghiere, che gli fu regalato da papa
-Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto nel carcere, nelle
-lotte e in ogni specie di avversità». Si direbbe quasi che con ciò
-il grand'uomo avesse avuto in mira di diffondere un ultima aureola di
-perdono e di pace sull'abborrito nome dei Borgia.
-
-
-La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto ai viaggi degli
-Italiani, ci si impone altresì, per l'indole del nostro lavoro,
-rispetto allo sviluppo che ebbe presso di loro l'esposizione dei
-dati e delle dottrine geografiche, ossia riguardo alla parte, che
-essi presero al progressivo allargarsi della cosmografia. Ma anche
-un semplice confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli
-mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. Dove,
-fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, avrebbesi potuto trovare in
-un uomo solo tante cognizioni geografiche, statistiche e storiche,
-quante si riscontrano in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto
-larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro cosmografico,
-ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli egli descrive con sempre
-uguale maestria paesi, città, costumi, industrie prodotti, condizioni
-politiche e costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla
-fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che ha attinto dai
-libri si nota generalmente una certa fiacchezza e quasi perplessità.
-Anche il breve schizzo,[3] che egli ci dà di una vallata del
-Tirolo, dove Federigo III gli conferì una prebenda, non lascia senza
-osservazione nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela nel
-suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva e comparativa,
-quale soltanto poteva avere un connazionale di Colombo, nutrito di
-buoni studi. Mille altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò
-che egli vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso a
-darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo e il tempo la
-domandavano.
-
-Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta[4] il voler
-distinguere con precisione ciò che si deve riguardare come un portato
-degli studi dell'antichità da ciò, che è da ascrivere al genio speciale
-degli Italiani. Essi considerano e trattano le cose di questo mondo
-da un punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere esattamente
-gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia un popolo semi-antico
-e perchè le loro condizioni politiche ve li predispongono; ma non
-sarebbero così rapidamente giunti ad un tal grado di maturità, se gli
-antichi geografi non avessero già loro additato la via. Incalcolabile
-da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie italiane
-già esistenti sullo spirito e sulle tendenze dei viaggiatori e degli
-scopritori. Anche il semplice dilettante di una scienza, quale,
-ad esempio, sarebbe Enea Silvio, se per un momento lo si volesse
-collocar tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino
-prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il nuovo terreno
-indispensabile di una opinione pubblica prevalente, di un preconcetto
-favorevole ad una impresa. Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo
-dello scibile sanno valutare tutta l'importanza del servigio, che con
-ciò vien reso agli arditi loro concepimenti.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Le scienze naturali in Italia.
-
- Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza
- della Chiesa. Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori
- del giardinaggio. — Zoologia: i serragli. — Il seguito di
- Ippolito de' Medici; gli schiavi.
-
-
-Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo delle scienze
-naturali, noi non possiamo far altro che rinviare il lettore ai
-trattati speciali, fra i quali non ci è nota che l'opera evidentemente
-troppo superficiale e dogmatica del Libri.[5] La contesa sulla priorità
-di singole scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo
-del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è possibile
-che sorga un uomo, il quale, fornito di una cultura assai limitata,
-per irresistibile impulso si getta in braccio all'empirismo e, per
-una felice disposizione naturale, fa progressi maravigliosi. Tali
-furono Gerberto di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù,
-si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere del loro
-tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima dello scopo, che
-avevano in vista. Una volta squarciato il velo dell'errore, tolto il
-fascino delle tradizioni, e dell'autorità delle scuole e superato quel
-religioso terrore che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono
-d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa quando lo
-spirito d'osservazione e d'investigazione della natura è privilegio
-speciale di un popolo intero, e conseguentemente lo scopritore non
-è nè minacciato, nè condannato al silenzio, ma può anzi contare sul
-consenso e sul favore universale. E in tali condizioni pare essersi
-trovata appunto allora l'Italia.[6] Non senza orgoglio i naturalisti
-italiani additano le prove e gl'indizi, pei quali non si può dubitare
-dell'empirismo di Dante nello studio della natura.[7] Intorno a certe
-singole scoperte o priorità nella menzione di speciali fenomeni,
-che essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio;
-ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso dinanzi alla
-grande potenza di osservazione, che traluce da tutte le sue immagini
-e similitudini. Più assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse
-appariscono in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, che
-dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice studio di ornamento,
-ma per porgere un'idea quanto più sia possibile adeguata di ciò che
-vuol dire. Nell'astronomia poi egli dà prove di cognizioni affatto
-speciali, quantunque non si debba disconoscere che molti di quei passi
-del suo gran poema che ora destano stupore, in allora fossero intesi
-universalmente. Dante infatti, senza tener conto della sua erudizione,
-si fonda sopra un'astronomia popolare molto diffusa al suo tempo e
-che gli Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato
-già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere e del tramontare
-delle costellazioni non è oggidì più necessaria per l'uso introdotto
-degli orologi e dei calendari, e con essa andò perduto anche tutto
-quell'interesse, che il popolo era solito di prendere per tanti altri
-fatti astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli insegnamenti
-per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che Dante non sapeva, che cioè la
-terra si gira intorno al sole; ma, fatta eccezione degli uomini della
-scienza, l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo alla
-più completa indifferenza.
-
-Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali deviò poscia
-l'astronomia, non provano nulla contro le tendenze empiriche degli
-Italiani d'allora; esse non furono che attraversate e vinte per un
-momento dalla smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di
-questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo a studiare
-il carattere morale e religioso della nazione.
-
-
-Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era mostrata quasi
-sempre assai tollerante, ed anche contro la schietta investigazione
-della natura essa non procedette mai con rigore, se non quando le
-accuse — vere o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e di
-negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. Ma la questione,
-che importerebbe risolvere, sarebbe propriamente di sapere sino a qual
-punto ed in quali casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte
-i francescani, abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità
-delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia abbiano
-continuato a condannare, sia per connivenza verso i nemici degli
-accusati, sia per tacita avversione contro lo studio della natura in
-generale e più specialmente poi contro ogni esperimento scientifico.
-Quest'ultimo caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe pressochè
-impossibile l'addurne le prove. Ciò che può aver cagionato nel nord
-simili persecuzioni, l'opposizione ostinata del sistema ufficiale della
-scienza fisica accettato dagli scolastici contro i novatori, come tali,
-non potrebbe quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si
-sa che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) non cadde
-vittima che dell'invidia collegiale di un altro medico, che lo accusò
-presso l'Inquisizione di eresia e di magia,[8] ed altrettanto si può
-supporre anche rispetto al suo contemporaneo padovano, Giovannino
-Sanguinacci, perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma
-questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. Per ultimo non
-bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, come inquisitori,
-non ebbero mai tanta potenza, come nei paesi settentrionali; sì i
-tiranni, che le repubbliche più d'una volta nel secolo XIV diedero
-prove tali di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice
-investigazione della natura, ma molte altre cose ben più rilevanti
-andarono impunite. Ma quando, col secolo XV, l'antichità prevalse in
-tutti i rapporti della vita, la breccia aperta nel vecchio sistema
-s'allargò in favore d'ogni specie di indagine profana, con questo
-però che l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò allo
-studio empirico della natura.[9] In mezzo a ciò si risveglia pur sempre
-qua e là di nuovo l'Inquisizione e punisce o manda al rogo qualche
-medico, perchè bestemmiatore e negromante, nè, in tali casi, si può mai
-dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto motivo della
-condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, sul finire del secolo XV
-l'Italia con Paolo Toscanelli, Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era
-senza paragone il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di
-scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si riconoscevano
-suoi discepoli, non esclusi nemmeno il Regiomontano e il Copernico.
-
-
-Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso alle scienze
-naturali si ha anche nello zelo, con cui si cercò assai per tempo
-di mettere insieme delle collezioni per lo studio comparativo delle
-piante e degli animali. Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto
-di essere stata la prima a possedere orti botanici, sebbene parrebbe
-che in sulle prime essi non esistessero che con intenti di pratica
-utilità, e d'altronde sia anche discutibile il vanto di priorità,
-ch'essa si arroga. Senza paragone più importante invece è il fatto,
-che tanto i principi, quanto i ricchi privati, nel mettere insieme
-i loro giardini di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far
-collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di specie diverse.
-Così nel secolo XV il magnifico giardino di villa Careggi dei Medici ci
-vien dipinto pressochè come un orto botanico,[10] ricco di innumerevoli
-specie di alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo
-XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio nella campagna
-romana,[11] non lungi da Tivoli, dove erano siepi di rose d'ogni
-specie, alberi d'ogni sorta, piante fruttifere di tutte le possibili
-varietà e un grande orto con venti specie di uve. Qui evidentemente
-si ha qualche cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali
-universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini di tutti i
-castelli e dei conventi degli altri paesi d'occidente: oltre ad una
-cultura assai progredita delle piante fruttifere pei vantaggi che se ne
-ritraggono, si vede un interesse speciale per le piante in sè medesime,
-per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia dell'arte c'insegna
-come solo più tardi questa passione delle collezioni fece luogo alle
-esigenze del gusto architettonico pittoresco.
-
-
-Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non si può immaginare
-scompagnato da uno spirito superiore d'osservazione. Il facile
-trasporto dai porti meridionali ed orientali del Mediterraneo e le
-condizioni favorevoli del clima italiano rendevano possibile l'acquisto
-delle maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando in
-quando ne facevano i Sultani.[12] L'animale preferito tanto nelle
-repubbliche, che nei principati è di regola il leone, anche se non
-figuri nel loro stemma, come era appunto il caso di Firenze.[13] Le
-tane, dove si tenevano rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in
-prossimità di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; quelli
-di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. Infatti questi animali
-si adoperavano talvolta per l'esecuzione delle sentenze capitali
-in affari politici,[14] e tenevano inoltre vivo nel popolo un certo
-rispettoso spavento. Di più, il loro contegno si aveva in conto di un
-misterioso pronostico: la loro fecondità si riguardava come un segno
-d'imminente prosperità generale, ed anche Giovanni Villani non crede
-di derogare alla propria dignità notando di avere assistito di persona
-al parto di una leonessa.[15] I lioncelli usavasi di regalarli alle
-città e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio al
-valore.[16] I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei leopardi,
-pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito domatore.[17] Borso da
-Ferrara faceva combattere i suoi leoni con tori, orsi e cinghiali.[18]
-
-Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti di necessario
-lusso, in parecchie corti principesche dei veri serragli. «Alla
-magnificenza di un gran, signore, scrive Matarazzo, s'appartiene di
-possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì
-buffoni, cantanti e bestie feroci».[19] Il serraglio di Napoli al tempo
-di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di
-Bagdad, a quanto sembra.[20] Filippo Maria Visconti possedeva non solo
-dei cavalli, che vennero pagati 500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno,
-e pregiatissimi cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire da
-diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi uccelli da caccia,
-che avea fatto raccogliere in tutto il settentrione, non gli costava
-meno di 3000 ducati d'oro ogni mese.[21] Emanuele il grande, re di
-Portogallo, sapeva bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando
-gli mandò un elefante ed un rinoceronte.[22] E per tal modo si veniva
-ponendo le basi della scienza zoologica e della botanica.
-
-Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi dall'allevamento
-delle razze cavalline, delle quali quella mantovana di Francesco
-Gonzaga passava per la prima d'Europa.[23] L'uso di attribuire un
-pregio speciale a certe razze è certamente tanto antico, quanto l'arte
-del cavalcare, e la produzione artificiale di razze ibride deve essere
-stata comune specialmente sin dal tempo delle Crociate; ma, quanto
-all'Italia, la conquista dei premi nelle corse, che si davano in
-qualunque città di qualche importanza, era il movente più efficace
-per cercarvi la produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma
-celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano gl'infallibili
-corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, anche i più nobili cavalli
-da battaglia, e in generale cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti
-a gran signori, si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga
-teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e d'Irlanda,
-nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, per avere quest'ultime,
-egli coltivava costantemente l'amicizia dei Gransultani. Tutte le
-varietà furono quivi tentate per produrre quanto più si potesse di
-eccellente e di perfetto.
-
-
-Ma a questo tempo non mancò neanche quello che si direbbe un serraglio
-d'uomini: il celebre cardinale Ippolito de' Medici,[24] figlio bastardo
-di Giuliano duca di Nemours, manteneva nella strana sua corte una
-schiera di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti ed
-erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la razza, alla quale
-appartenevano. Qui infatti si vedevano incomparabili volteggiatori
-di puro sangue moresco tolti alle regioni settentrionali d'Africa,
-arcieri tartari, lottatori negri, palombari indiani e turchi, che tutti
-insieme, specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale.
-Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), questa turba
-svariata ne portò a spalle la salma da Itri a Roma, e al lutto generale
-della città per la perdita di un signore così liberale confuse le sue
-nenie funebri, espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime
-gesticolazioni.[25]
-
-Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani nello studio
-delle scienze naturali e della varietà e ricchezza dei prodotti della
-natura in generale, non sono che cenni imperfettissimi del molto di
-più, che potrebbe dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore,
-sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto di lasciare in
-questa parte del suo libro; ma egli non esita a confessare che di molte
-delle opere speciali, che potrebbero abbondantemente riempirla, non ha
-potuto vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Scoperta del Bello nel paesaggio.
-
- Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni
- alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola
- fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni.
-
-
-Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche un'altra maniera
-di accostarsi alla natura, ed in un senso affatto particolare. Gli
-Italiani sono i primissimi fra i moderni, che intravidero e gustarono
-il lato estetico del paesaggio.[26]
-
-Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo e complicato
-svolgimento della cultura, e la sua origine è assai difficile da
-rintracciare, in quanto che un sentimento segreto di questa specie
-può esistere da lungo tempo, prima che si manifesti nella poesia e
-nella pittura e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. Presso
-gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si restrinsero alla
-rappresentazione di tutto il ciclo della vita umana, prima di passare e
-descrivere quella della natura, e quest'ultima rappresentazione rimase
-pur sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, da Omero
-in poi, in un numero grandissimo di espressioni e di versi apparisca
-evidente l'impressione sempre più forte, che la natura veniva facendo
-sull'uomo. Più tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro
-signorie sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con sè una
-naturale predisposizione a sentire altamente il lato spirituale della
-scena campestre, e quand'anche il Cristianesimo le abbia costrette
-per un certo tratto di tempo a non vedere nelle fonti e nei monti,
-nei laghi e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti
-falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo stadio di transizione
-fu presto assai da esse superato. Egli è un fatto che ancora nel colmo
-del medio-evo, intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento
-schietto e profondo del mondo esteriore, che si manifesta chiaramente
-nei canti dei menestrelli delle diverse nazioni.[27] Da essi traspare
-un vero entusiasmo pei fenomeni più semplici, quali l'apparir della
-primavera e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi.
-Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i loro personaggi, i
-crociati, che pur corsero tanta parte di mondo, in quei canti quasi non
-figurano più come tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio
-ci descrive con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature dei
-guerrieri, non è che imperfettissima nella descrizione dei luoghi, e
-il grande Volframo di Eschenbach ci dà appena un'immagine sufficiente
-della scena, nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti
-infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante d'ogni
-paese abitasse o avesse visitato e conoscesse perfettamente migliaja e
-migliaja di castelli situati nelle posizioni le più pittoresche. Anche
-nelle poesie degli _scolari vaganti_ (v. pag. 235) manca il senso della
-prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre invece le cose
-vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza di colorito, che non se
-ne trova riscontro in nessun menestrello della Cavalleria. Infatti dove
-trovare una descrizione della foresta d'amore simile a questa, che noi
-crediamo di un poeta italiano del secolo XII?
-
- Immortalis fieret
- Ibi manens homo:
- Arbor ibi quaelibet
- Suo gaudet pomo:
- Viae myrrha, cinnamo
- Fragrant et amomo —
- Conjectari poterat
- Dominus ex domo[28] ecc.
-
-Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da lungo tempo
-monda e purificata da ogni influsso di potenze soprannaturali. San
-Francesco d'Assisi nel suo Inno al sole loda il Signore non per altro,
-che per la creazione delle luci del cielo e dei quattro elementi.
-
-Ma le prove più convincenti della profonda impressione esercitata
-dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano con Dante. Egli ci ritrae
-al vivo in poche linee non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar
-della marina sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar le
-selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti coll'unico
-intento di goder grandiose prospettive[29], uno dei primi o il primo
-forse, dopo i poeti antichi, che abbia sentito la bellezza di tali
-spettacoli. Il Boccaccio lascia indovinare, più che non descriva
-egli stesso, quanta sia l'impressione che fanno su lui le scene della
-natura; tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere
-qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, se non altro,
-avrà esistito nella sua fantasia.[30] Con coscienza poi ancor più
-compiuta il Petrarca, uno dei primi uomini perfettamente moderni,
-mostra l'importanza delle grandi scene della natura per un anima
-sensitiva. Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le
-letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco della
-natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi _Tableaux de la nature_ i
-quadri descrittivi più perfetti che esistano, Alessandro Humboldt, non
-s'è mostrato del tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che,
-anche dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche cosa da
-aggiungere.
-
-Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si vuole che a
-lui si debba la primissima carta d'Italia,[31] — e nemmeno ripetè
-semplicemente quanto avevano detto gli antichi,[32] ma il vero aspetto
-della natura trovò nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli
-spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale occupazione:
-associando l'una cosa coll'altra, s'intende assai facilmente quel
-desiderio di solitudine erudita, che lo incatena a Valchiusa ed
-altrove, e le sue fughe periodiche dal suo secolo e dal mondo.[33]
-Gli si farebbe un gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa
-potenza descrittiva della natura si volesse inferire in lui una certa
-mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso golfo della
-Spezia e di Porto Venere, per esempio, ch'egli innesta sulla fine del
-sesto canto dell'«Africa», e che non fu mai fatta da nessuno nè degli
-antichi, nè dei moderni,[34] non è, a dir vero, niente più che una
-semplice enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che risulta
-dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare l'importanza
-pittoresca di un sito dalla sua utilità.[35] In occasione della sua
-dimora nei boschi di Reggio, l'improvviso spettacolo di un grandioso
-paesaggio agisce talmente su lui, che egli continua una poesia da
-lunghissimo tempo interrotta.[36] Dove però il suo entusiasmo raggiunge
-il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte Ventoux, non lungi da
-Avignone.[37] Un vago desiderio di godere un ampio orizzonte s'esalta
-in lui sino al punto di una vera passione alla lettura accidentale
-di quel passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo di
-Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. Egli pensa fra sè:
-come non sarà da scusare in un giovane di condizione privata ciò che
-non si biasima nemmeno in un vecchio re? Infatti il salire alle cime
-di un monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza inaudita a
-quanti lo circondavano, nè certo era il caso di pensare a trovar amici
-o conoscenti che lo accompagnassero. Il Petrarca non prese adunque
-con sè che il minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in
-avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre con costoro
-avea cominciato già la salita, un vecchio pastore lo scongiurava
-di tornar sui suoi passi: aver egli pure, un cinquant'anni innanzi,
-fatto un simile tentativo, ma non averne riportato altro, fuor che
-le membra rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno
-essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non si lasciano atterrire
-per questo, e tra indicibili stenti s'avanzano ognor più, sinchè si
-trovano colle nuvole sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli
-è vero bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno
-ad una descrizione della prospettiva che si apre loro dinanzi; ma
-ciò non accade già perchè il poeta sia rimasto freddo e insensibile
-a quella vista, bensì invece, perchè l'impressione fu troppo forte in
-lui. In quell'altezza solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti
-i fantasmi e le follie della sua vita passata: egli si rammenta come
-per l'appunto dieci anni prima era partito ancor giovane da Bologna,
-e volge uno sguardo d'ansioso desiderio all'Italia; per ultimo apre un
-libriccino, che s'era preso a compagno di quel viaggio, le confessioni
-di S. Agostino, e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel passo
-del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini se ne vanno attorno
-e ammirano l'altezza dei monti e l'ampiezza dei mari e il romorio dei
-torrenti e il corso dei pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di
-sè medesimi». Suo fratello, al quale egli legge queste parole, non sa
-comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente il libro e se ne
-stia meditando in silenzio.
-
-
-Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio degli Uberti
-nella sua cosmografia,[38] scritta in versi rimati (v. vol. I, pag.
-240), descrive la vasta prospettiva che si gode dal monte Alvernia, con
-quella freddezza che è propria d'un geografo e di un antiquario, ma al
-tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue il testimonio
-oculare. Egli deve però aver ascese cime ancora più elevate, perchè
-conosce fenomeni, che non si possono osservare se non a più di 10,000
-piedi sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento
-degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo guarisce il suo
-mitico duce, Solino, con una spugna intrisa in una particolare essenza.
-Del resto, non v'ha dubbio che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo,
-delle quali pure egli parla,[39] non sono che prette finzioni.
-
-
-Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri della scuola
-fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, strappano interamente alla
-natura il suo velo e ne rubano la vera immagine. Ma il loro paesaggio
-non si ferma lì, nè è soltanto una naturale conseguenza del loro
-sforzo di presentare in generale un riflesso della realtà; esso ha
-già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè tuttavia in modo
-ancora convenzionale. L'influenza di questo paesaggio su tutta l'arte
-occidentale è innegabile, e non poterono quindi non risentirla anche
-gli artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo
-genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò a distoglierli dalla
-via, che s'erano tracciata essi stessi.
-
-
-Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, la voce di Enea
-Silvio è una delle più autorevoli del tempo. Quand'anche non si volesse
-tenere alcun conto di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti
-a confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine di quel
-tempo e della sua cultura spirituale si trovi così viva ed intera, e
-che assai pochi altresì s'accostarono, al pari di lui, al tipo normale
-dell'uomo del Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente,
-anche dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai con piena
-giustizia sino a che si porranno a base del giudizio le lagnanze della
-Chiesa tedesca defraudata, colpa le di lui oscillazioni, del tanto
-invocato Concilio.[40]
-
-Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per essere stato il
-primo non solamente a sentire la magnificenza del paesaggio italiano,
-ma anche a descriverla sin nelle più minute particolarità con vero
-entusiasmo (v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana
-meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe in modo
-speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare i suoi ozi nella
-migliore stagione dell'anno in escursioni campestri più o meno lunghe.
-Ora almeno la podagra, di cui era affetto da lunghissimo tempo, non
-gli era più un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva
-trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano
-quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta della natura
-e dell'antichità e appassionato pei modesti, ma eleganti edifizi,
-apparirà quasi un santo. Ed egli stesso nello splendido e vivace latino
-de' suoi Commentari ci ha lasciato la più veridica testimonianza di
-quanto in tali piaceri si sentisse felice.[41]
-
-Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto quello di qualsiasi
-uomo moderno. Egli si sente rapito in una specie di estasi dinanzi
-alla grandiosa magnificenza della scena, che si gode dal più alto
-dei monti Albani, il monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia
-del territorio a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello sino
-all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese che contiene le
-rovine delle antichissime città, coi profili dei monti dell'Italia
-di mezzo, con le grandiose foreste tutto all'intorno verdeggianti
-nelle pianure e coi laghi delle montagne, che l'illusione fa credere
-vicini. Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che
-sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti di ulivi, con
-la prospettiva delle lontane foreste e della valle del Tevere, dove
-brulicano d'ogni parte i castelli e le piccole borgate poste lungo
-le sponde del fiume. Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a
-Siena colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina è
-la sua patria, e ad esso quindi si volgono con predilezione speciale
-le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo altresì nel rilevare le
-più minute particolarità pittoresche, come, per esempio, quando
-descrive quella lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena,
-e che è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate da
-vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, dove tra gli scogli
-verdeggiano perpetuamente le quercie, rallegrate del continuo dal canto
-dei tordi». Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi,
-seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, egli sente
-che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un poeta, egli è certamente
-questo «segreto asilo di Diana». Spesse volte si sa aver egli tenuto il
-concistoro e fatta la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto
-quegli antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli ulivi,
-sedendo su un verde prato o presso il zampillo di qualche fontana.
-Alla vista di una gola montuosa, che si va restringendo e sulla quale
-arditamente si stende in arco un ponte, si risveglia immediatamente in
-lui il suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, che non
-lo interessi vivamente colla perfezione e specialità caratteristica,
-che le è propria: i campi azzurri di lino mollemente ondeggianti, il
-giallo della ginestra che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi
-di qualsiasi specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli sembrano
-miracoli di natura.
-
-Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, dove salì
-nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa infocata rendevano
-assolutamente inabitabile la pianura. A metà dell'altezza del monte,
-nell'antico convento longobardo di S. Salvatore, fermò egli colla
-Curia la sua residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul
-dirupato pendio, si domina tutta la Toscana meridionale e si veggono
-in lontananza le torri di Siena. Egli non salì sino alle più alte
-cime del monte, ma vi salirono i suoi seguaci, ai quali si unì anche
-l'oratore veneziano, e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra
-addossati l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche
-popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran lontananza, oltre il
-mare, le due isole di Corsica e di Sardegna.[42] In quella deliziosa
-frescura, all'ombra delle annose querce e de' castagni, sul verde
-smalto dell'erba, dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun
-insetto o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì più
-felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni determinati, egli
-cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,[43] _novos in convallibus
-fontes et novas inveniens umbras, quae dubiam facerent electionem._ —
-In tali circostanze gli accadde anche una volta di vedere la caccia
-che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu visto fuggire sul
-monte difendendosi del suo meglio colle unghie e colle corna. Sulla
-sera il Papa soleva sedere nel piazzale del convento dal lato che
-prospetta la valle del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli
-ragionamenti. I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare,
-riferivano che alle falde del monte il caldo era insopportabile, e che
-la campagna arsa e deserta rendeva immagine di un vero inferno, al cui
-paragone il monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi
-una dimora di paradiso.
-
-In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione od influenza
-antica. E, ammesso anche che gli antichi abbiano anch'essi sentito
-a quel modo, certo è che le poche espressioni di qualche scrittore,
-che Pio può benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser
-quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo entusiasmo.[44]
-
-Il secondo periodo di splendore, che sul finire del secolo XV e sul
-principiare del XVI ebbe la poesia italiana accanto alla latina, che
-era pur sempre in fiore, ci somministra prove in gran numero della
-forte impressione prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a
-convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel tempo. Ma vere
-descrizioni di grandiosi prospetti campestri non s'incontrano quasi
-mai, appunto perchè e la lirica e l'epopea e la novella avevan ben
-altro a fare in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano
-i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente possono, e
-senza tirarli, col mezzo di lontananze e di prospettive, a contribuire
-all'effetto,[45] che deve uscir tutto intero dai personaggi e
-dall'azione. Questo sentimento sempre crescente della natura trova
-un'espressione molto più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi
-e di lettere.[46] Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra
-il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso s'è
-imposto: nelle novelle non mai una parola più del necessario per
-designare i luoghi, dove si compiono gli avvenimenti;[47] nelle dediche
-invece, che precedono ciascuna novella, ampie e particolareggiate
-descrizioni dei medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i
-dialoghi e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover
-nominare l'Aretino,[48] come colui che forse fu il primo a descrivere
-minutamente qualche splendido effetto di luce e di ombre nelle ore del
-tramonto.
-
-Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare intreccio
-di vita sentimentale con graziose pitture di scene naturali, quasi
-altrettanti quadretti di genere. Tito Strozza descrive (intorno al
-1480) in una elegia latina[49] la dimora della sua innamorata: una
-vecchia casetta, rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi
-dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una cappella
-assai malconcia dalla violenza delle piene del Po, che vi scorre in
-vicinanza: poco lungi di là la casa del cappellano, che coltiva i suoi
-sette magri jugeri di terreno con una coppia di buoi presi a prestito.
-Queste non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno tra
-gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto sentimento moderno,
-al quale, sulla fine di questa parte del nostro lavoro, troveremo far
-degno riscontro una altrettanto semplice e schietta descrizione della
-vita campestre.
-
-Ora si suol dire comunemente che anche i grandi maestri tedeschi dei
-primi anni del secolo XVI seppero talvolta rappresentare egregiamente
-tali scene naturali, come fece, per esempio, Alberto Durer nella
-celebre sua incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore,
-cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi quadri
-in via complementare e accessoria, ed altro che un poeta, avvezzo
-di solito a spaziare nelle idealità o a vivere artificialmente nella
-mitologia, discenda nella realtà per un intimo impulso suo proprio e
-senta il bisogno di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo,
-tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, sta tutto
-in favore dei poeti italiani.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Scoperte sull'uomo.
-
- Espedienti psicologici; i temperamenti.
-
-
-A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del
-Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e
-la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima
-essenza e le manifestazioni esteriori.[50]
-
-Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo
-sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di
-questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili.
-Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza,
-che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi
-fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica
-letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare
-l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli
-uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento
-intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento
-non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione.
-
-I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi.
-Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci
-accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni,
-e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato
-quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di
-scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo
-lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno,
-che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al
-tempo spetta di vedere e di giudicare.
-
-Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò
-dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso
-avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto
-di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione.
-L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei
-quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente
-ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si
-mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile
-nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti
-pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa
-strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai
-non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la
-poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar
-tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale,
-quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non
-sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un
-osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente
-VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio
-giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento
-collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo
-che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il
-ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che
-oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce
-un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali
-espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di
-preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per
-manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e
-bizzarre di un altro tempo.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.
-
- Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante
- e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca
- pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la
- Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della
- rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. —
- Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. —
- Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci
- e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto
- e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come
- antitesi.
-
-
-Nel campo della libera rappresentazione dello spirito ci si fanno
-incontro per primi i grandi poeti del secolo XV.
-
-Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei due secoli
-precedenti noi ci facciamo a raccogliere le gemme le più preziose,
-avremo un complesso di splendide divinazioni e singole pitture
-d'affetti, che a prima vista potranno far parere assai disputabile
-il primato, cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle
-produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo col suo
-poema «Tristano ed Isolda» ci offre il quadro di una passione, che ha
-dei tratti che non moriranno mai. Ma queste gemme nuotano in un mare
-di convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo lontane
-dal dare una completa rappresentazione obbiettiva dell'uomo interiore e
-delle sue potenze morali.
-
-Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva nella poesia
-cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi trovatori. Furono questi
-che crearono la _canzone_ propriamente detta, la quale nelle loro
-mani procede artificiosa e stentata, al pari di qualsiasi canto dei
-menestrelli settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il
-solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione sociale
-alla quale appartiene il poeta.
-
-Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un avvenire proprio
-e speciale della poesia italiana, e che non si possono al tutto
-riguardare come prive di una certa importanza, specialmente se la
-questione sia soltanto di pura forma.
-
-Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), che nelle canzoni
-rappresenta la solita maniera dei trovatori, derivano i primi _versi
-sciolti_ che si conoscano,[53] e in questa apparente assenza di
-forme trovasi espressa d'un tratto una vera e reale passione. È una
-volontaria rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza
-che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî più
-tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi ancora colla pittura a
-tempra, dalle quali sono banditi i colori e l'effetto risulta soltanto
-dal movimento delle ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur
-tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano il primo passo
-verso un indirizzo del tutto nuovo.[54]
-
-Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del secolo XIII,
-una delle molte forme ritmiche rigorosamente ripartite in strofe,
-che l'occidente allora inventò, va diventando per l'Italia la forma
-normale prevalente: il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il
-numero dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,[55] sino
-a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. Questa è la
-forma, nella quale da principio si fonde ogni elevato pensiero lirico
-e contemplativo e, più tardi, ogni concetto possibile, per guisa che
-i madrigali, le sestine e perfin le canzoni, accanto ad essa, non
-tengono più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si sono
-in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora sul serio, di
-questo inevitabile modello, di questo letto di Procuste, che obbliga
-a torturare nelle morse de' suoi quattordici versi i pensieri e gli
-affetti. Ma non mancarono e non mancano tuttavia anche quelli, che
-amano invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per depositarvi
-vuote reminiscenze e oziose tiritere senza serietà e senza senso.
-Questo spiega perchè abbondino tanto i futili e cattivi sonetti e vi
-sia tanta penuria di buoni.
-
-Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto sia stato un
-grande beneficio ed una vera fortuna per la poesia italiana. La
-chiarezza e la bellezza della sua forma, la necessità di elevare il
-concetto nella sua seconda metà, più intimamente legata insieme, la
-facilità stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, e lo
-resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. Nè certo
-essi lo avrebbero conservato ed usato in ogni secolo ed anche nel
-nostro, se avessero pensato diversamente. Chi oserà dire che ad essi
-mancasse la potenza di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando
-un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del sonetto fecero
-una delle principali forme della lirica italiana, accadde che anche
-moltissimi altri, forniti di belle, se non somme, attitudini, e che
-in altri generi più distesi della lirica avrebbero fatto naufragio,
-impararono necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere le
-loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale dei pensieri e
-degli affetti, quale non si ritrova nella poesia di verun altro popolo
-moderno.
-
-Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale italiano in
-una moltitudine di immagini molto spiccate e concise e nella stessa
-loro brevità straordinariamente efficaci. Se anche altri popoli
-avessero posseduto una forma convenzionale di questa specie, forse noi
-sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita intima; fors'anche
-avremmo in quadri nettamente delineati una serie di situazioni interne
-ed esterne e pitture vive e parlanti di passioni e di affetti, che
-indarno cerchiamo in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che non ha
-quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli Italiani si nota un
-progresso incontestato ed evidente pressochè dalla nascita del sonetto
-in poi; infatti ancora nella seconda metà del secolo XIII i _trovatori
-della transizione_, come furono detti recentemente,[56] costituiscono
-il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti e i poeti
-che risentono l'influenza antica: il sentimento semplice e vigoroso,
-l'energica dipintura delle situazioni, la precisione della frase e la
-serrata brevità della chiusa nei loro sonetti e in altre composizioni
-fanno già presentire imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti
-ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, (1260-1270)
-respirano una passione, che si rassomiglia molto alla sua; altri
-ricordano quanto v'ha di più dolce nella sua lirica.
-
-
-Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al sonetto, noi no 'l
-sappiamo, perchè le ultime parti del suo libro «Del volgare eloquio»,
-nelle quali appunto voleva trattare delle ballate e dei sonetti, o non
-furono mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual tesoro di
-pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani versato e nel sonetto e
-nella canzone! E qual cornice non ha egli saputo lavorarvi all'intorno!
-La prosa della «Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause
-che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno maravigliosa
-dei versi stessi e forma con questi un tutto armonico, nel quale
-regna il sentimento il più delicato e profondo. Aperto e sincero,
-egli mette in piena evidenza tutte le gradazioni, per le quali il suo
-spirito passò successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il
-tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. Leggendo
-attentamente questi sonetti e queste canzoni e in mezzo ad esse quei
-maravigliosi frammenti del giornale della sua vita, si direbbe quasi
-che per tutto il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio
-speciale di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel primo, abbia
-osato affrontare il testimonio della propria coscienza. Di strofe
-artefatte si ha copia grandissima anche prima di lui; ma egli solo è
-il primo vero artista nel pieno senso della parola, perchè è il primo
-a fondere scientemente un grande concetto in una forma perfetta. Qui
-si ha veramente una lirica soggettiva improntata della più schietta
-verità e grandezza obbiettiva, e ciò con sì armonico accordo, che tutti
-i popoli e tutti i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire
-e di scrivere.[57] E se talvolta dal tema è condotto ad uscir fuori
-di sè medesimo, e non può manifestare la potenza del suo sentimento
-se non da un fatto estrinseco a lui, come nei grandiosi sonetti _Tanto
-gentile_ ecc. e _Vede perfettamente_ ecc., egli sente tosto il bisogno
-di giustificarsene.[58] In sostanza a questo genere appartiene anche il
-più bello di questi componimenti, il sonetto _Deh peregrini che pensosi
-andate_ ecc.
-
-Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, basterebbe questa
-storia intima della sua vita giovanile per far di Dante l'ultimo uomo
-del medio-evo e il primo del tempo moderno. È la vita dello spirito,
-che tutto ad un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si
-manifesta quale si sente.
-
-Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il voler dire quante
-di simili manifestazioni s'incontrino nella Divina Commedia, e noi
-dovremmo seguire canto per canto l'intero poema, se volessimo metterne
-in evidenza i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non siamo in
-questa necessità, dappoichè la Commedia già da lungo tempo è divenuta
-il libro prediletto di tutti i popoli occidentali. Il suo organismo
-e il concetto fondamentale appartengono ancora al medio-evo e non si
-legano colle nostre idee se non per un nesso di continuità storica;
-ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva d'ogni moderna poesia
-tanto per la sua ricchezza, come per l'alta sua potenza plastica nella
-rappresentazione dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e
-trasformazioni.[59]
-
-Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere che questa poesia
-abbia i suoi momenti di oscillazione e accenni anche per qualche
-mezzo secolo ad un apparente regresso: — ciò non ostante però il suo
-principio vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli
-XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito veramente originale e
-profondo vi si accosta, egli rappresenta da sè solo una potenza di gran
-lunga superiore a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta
-l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così facile a
-stabilire.
-
-Come nella storia italiana si vede ordinariamente la cultura (di cui
-la poesia è un elemento) precedere l'arte figurativa e contribuire
-essenzialmente a darle il primo impulso, così vediamo ora anche qui
-ripetersi il fatto identico. Ci volle più d'un secolo prima che il
-movimento intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura
-e nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse analoga a
-quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi nella vita artistica
-degli altri popoli[60] e quale importanza possa avere in sè una tale
-questione, non è questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il
-fatto ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana.
-
-
-Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi al Petrarca,
-potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi di un poeta tanto
-universalmente conosciuto. Ma non bisogna accostarsi a lui con
-gl'intendimenti di un giudice inquisitore e andar rintracciando
-minutamente le contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori
-secondari oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè in tal
-caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la lettura de' suoi
-sonetti, e si perderà di vista il poeta per la smania d'imparar a
-conoscere l'uomo, come suol dirsi, nella sua «totalità».[61] E questo
-pur troppo è quanto a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare
-il cielo che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso
-quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la parte più
-preziosa della travagliata sua vita, da poche e sparse «reliquie» di
-questo genere s'è cercato di cucire insieme anche pel Petrarca una
-biografia, che potrebbe dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua
-però se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari degli
-uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, come hanno
-cominciato in Germania ed in Inghilterra, il banco degli accusati, sul
-quale egli è stato posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su
-cui saranno chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli uomini
-grandi.
-
-Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, in cui il
-Petrarca imita sè stesso e continua a poetare alla sua maniera, noi
-ammiriamo in lui una copia straordinaria di concetti e di immagini,
-che s'aggirano tutte nel campo della spiritualità, descrizioni di
-momenti di ebbrezza o di abbandono, che debbono riguardarsi come al
-tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di lui ci accade
-di incontrarli, e che costituiscono appunto il suo merito principale
-dinanzi alla sua nazione e al mondo intero. Non sempre l'espressione
-è ugualmente schietta; e non è raro il caso che alle più delicate
-idealità si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha dello
-strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco di parole, qualche
-argomentazione che dà nel sofistico: ad ogni modo però la parte sana
-prevale di gran lunga su tutti questi difetti.
-
-
-Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati raggiunge
-talvolta una forza non comune di espressione nella pittura, che fa
-de' suoi sentimenti.[62] Il ritorno ad un luogo reso sacro da memorie
-amorose (son. 22), la melanconia primaverile (son. 33), la tristezza
-del poeta che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da
-lui trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» egli ha
-descritto la forza purificante e rigeneratrice di amore, come nessuno
-avrebbe creduto doversi aspettare dall'autore del Decamerone.[63] E
-finalmente la sua «Fiammetta» è una grande e circostanziata analisi
-psicologica fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque
-non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile e d'immagini
-ed evidentemente padroneggiata qua e là dalla smania di sfoggiare
-in frasi lussureggianti, nonchè pregiudicata anche dall'innesto,
-inopportuno affatto, di allusioni mitologiche e di citazioni erudite.
-Se non andiamo errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo
-aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno ebbe
-l'impulso da questa.
-
-Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il libro quarto
-dell'Eneide, non sieno rimasti senza una grande influenza su questi
-e sugli Italiani venuti più tardi,[64] è cosa che già s'intende da
-sè; ma ciò non impedisce minimamente che la sorgente del sentimento
-sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto questo aspetto
-li paragona coi loro contemporanei non italiani, troverà generalmente
-in essi la primissima e completa manifestazione dei sentimenti
-dell'Europa moderna. Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri
-uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari squisitezza
-e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare colla parola una più
-ricca e profonda cognizione dei sentimenti interni.
-
-
-Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno fatto se non cose del
-tutto mediocri nel campo della tragedia? Niun genere infatti sarebbe
-stato più acconcio a dar risalto in mille guise diverse ai caratteri,
-ai pensieri ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere
-e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, non ebbe
-anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo a caso in tal modo
-la domanda. Sta di fatto che con tutti i rimanenti teatri del nord
-gl'Italiani dei secoli XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere
-il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono farvi
-concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo religioso s'era spento
-in essi già da gran tempo, e perchè del punto astratto d'onore non si
-curavano che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti
-da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi a idolatrare e
-glorificare il principato, che per lo più era tirannico ed illegittimo
-presso di loro.[65] La questione si restringe adunque unicamente al
-confronto col teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel
-breve periodo del suo massimo splendore.
-
-Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto il resto d'Europa
-non fu in grado di produrre che un solo Shakspeare, e che genii simili
-non sono in generale se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si
-potrebbe anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche il
-teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno slancio potente,
-quando invece scoppiò la Contro-riforma e soffocò, d'accordo col
-dominio spagnuolo (diretto su Napoli e su Milano, e indiretto sul resto
-d'Italia), i più fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò
-miseramente isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo per un
-momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè spagnuolo o in vicinanza
-del Santo Uffizio a Roma, od anche nel suo stesso paese soltanto un
-pajo di decennj più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci
-si dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar libero il volo
-al suo genio. Il dramma perfetto, tardo figlio di ogni cultura, ha
-bisogno, per svolgersi, di tempi e condizioni affatto speciali.
-
-Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito di
-ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte appositamente per
-difficultare o ritardare in allora un più perfetto sviluppo del dramma
-in Italia, e che non cessarono se non quando era già troppo tardi per
-poter rivaleggiare colle altre nazioni.
-
-Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze fu il fatto,
-che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai per tempo assorbita
-di preferenza dalla parte decorativa della rappresentazione, per
-opera specialmente dei Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto
-l'Occidente le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende
-sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il principio del
-dramma e del teatro; ma l'Italia, come sarà dimostrato altrove, aveva
-messo nei Misteri un tale sfoggio di pompa artistica decorativa, che
-necessariamente l'elemento drammatico doveva restarne in buona parte
-sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni non si
-svolse neppure più tardi un genere poetico speciale, quali gli _autos
-sagramentales_ di Calderon e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi
-un vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano.
-
-
-Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito parte, secondo
-le sue forze, alla magnificenza della decorazione, alla quale per
-l'appunto si era già troppo avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non
-senza stupore si legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione
-della scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali
-si andava contenti ad una semplice e grossolana indicazione dei
-luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe bastato a far preponderar la
-bilancia, se la rappresentazione stessa, parte colla magnificenza dei
-costumi, parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, non
-avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della composizione.
-
-Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma e a Ferrara,
-si sieno rappresentate delle commedie di Plauto e di Terenzio, ed
-anche talora delle tragedie antiche (v. vol. I, pag. 320 e 342), ora
-in lingua latina ed ora in italiano; che le accademie sorte a quel
-tempo (v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni
-un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento anche
-nei loro drammi si sieno dati, più di quanto conveniva, alla imitazione
-di quei modelli, fu certamente un fatto, quanto vero, altrettanto
-pregiudicievole al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne;
-ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza
-maggiore di quella, che realmente hanno. Se non fosse sopraggiunta
-la Contro-riforma e con essa il dominio straniero, quello stesso
-svantaggio avrebbe potuto convertirsi perfino in un passo di più
-fatto sulla via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una
-certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua volgare
-nella tragedia e nella commedia era stata omai, a gran dispetto
-degli umanisti, vinta definitivamente.[66] Da questo lato adunque
-niun ostacolo avrebbe impedito alla più colta nazione d'Europa di
-sollevare il dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale
-rappresentazione della vita umana. Furono gli Inquisitori e gli
-Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani e che resero impossibile
-la riproduzione dei più veraci e sublimi contrasti, specialmente se
-allusivi alla vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi
-dobbiamo prendere in più vicina considerazione anche gli allegri
-Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo del dramma.
-
-Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso di Ferrara
-con Lucrezia Borgia, il duca Ercole mostrò in persona a' suoi illustri
-ospiti centodieci costumi, che doveano servire per la rappresentazione
-delle commedie di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno di
-essi dovea servire due volte.[67] Ma che cosa era mai questo lusso di
-vestiti di seta e di cambellotto in paragone col corredo dei balli
-e delle pantomime, che si rappresentavano quali «Intermezzi» delle
-commedie plautine? Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso
-ad una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e che ognuno,
-durante il dramma, ardentemente li aspettasse, non si durerà fatica
-a comprenderlo, quando si pensi alla varietà ed al lusso, con cui
-venivano rappresentati. Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri
-romani, che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le loro armi
-secondo le più severe leggi dell'arte, danze di Mori portanti fiaccole
-accese, o di selvaggi che agitavano i cornucopia, dai quali usciva
-un'onda di fuoco, e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima,
-che rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci di un
-dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano in veste da Pulcinella
-e si battevano l'un l'altro con vesciche di majale e simili. Alla
-corte di Ferrara non si dava mai una commedia senza il «suo» ballo
-(_la moresca_).[68] In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491)
-la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione del
-primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), se cioè qual pantomima
-con musica od invece qual vero dramma, non si sa con certezza.[69] In
-ogni caso però è fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi
-superavano la composizione stessa: vi si vide infatti un ballo di
-giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi artificiali, che
-cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando la lira col plettro,
-accompagnava una canzone in lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo
-nell'intermezzo, una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava
-in campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito e con
-una pantomima rappresentante il giudizio di Paride sull'Ida. Allora
-appena subentrava la seconda metà della commedia, nella quale erano
-frequenti le allusioni alla futura nascita di Ercole di casa d'Este.
-Quando questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata nel
-cortile del palazzo ducale (1487), continuava a splendere, durante
-la rappresentazione, «un paradiso con stelle ed altre ruote», vale
-a dire probabilmente una illuminazione con fuochi d'artificio, che
-senza dubbio avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione
-del pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe stato
-se simili scene, innestate a forza nella composizione, fossero state
-rappresentate a parte, come forse usavano di fare altre corti. Delle
-sfarzose rappresentazioni promosse dal cardinale Pietro Riardo, dai
-Bentivogli di Bologna e da altri avremo occasione di discorrere,
-parlando delle feste in genere.
-
-Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto in uso
-universalmente, nocque in modo speciale allo sviluppo della tragedia
-originale italiana. «In passato, scriveva Francesco Sansovino[70]
-intorno all'anno 1570, si rappresentavano, oltre alle commedie, anche
-alcune tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. Attratti
-dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano da paesi vicini
-e lontani. Ma oggidì le feste che vengono allestite dai privati, hanno
-luogo appena fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè
-l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie ed altri
-allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al dire che la pompa ha
-aiutato ad uccidere la tragedia.
-
-I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, tra i quali ebbe
-maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, (1515), appartengono
-alla storia della letteratura. Ed altrettanto può dirsi della commedia
-più colta, di quella imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale
-lo stesso Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare.
-Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la trattarono il
-Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe in realtà potuto avere un
-avvenire, se il suo stesso contenuto non l'avesse condannata sin dalle
-prime a perire. Infatti questo era il più delle volte o estremamente
-immorale o rivolto a mordere singole classi di persone, le quali
-dal 1540 in avanti non parevano più disposte a lasciarsi offendere
-così pubblicamente. Se la pittura dei caratteri nella Sofonisba era
-stata sopraffatta dalla pomposa declamazione, qui invece era trattata
-con soverchia franchezza al pari della di lei sorella germana,
-la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, se non
-andiamo errati, furono le prime ad essere scritte in prosa e imitate
-completamente dal vero; per questo non devono essere dimenticate nella
-storia della letteratura europea.
-
-L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta introdotto, continuò a
-mantenersi, e non mancarono anche più tardi numerose rappresentazioni
-di opere drammatiche antiche e moderne; ma esse non servirono omai ad
-altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso maggiore o
-minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, e il genio della nazione
-se ne venne di mano in mano scostando, come da un genere troppo vero
-e volgare. Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali e le
-«opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto quei tentativi.
-
-Nazionale non fu e non rimase che una specie, la _Commedia dell'Arte,_
-che non si scriveva, ma s'improvvisava sopra una tessera che si teneva
-dinanzi. Essa non giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri,
-perchè aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti sapevano
-a memoria il carattere. Ma il genio della nazione inclinava talmente
-a questo genere, che anche in mezzo alla rappresentazione di commedie
-scritte gli attori si abbandonavano spesso ad una capricciosa
-improvvisazione,[71] in guisa che qua e la si venne introducendo
-un genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero
-essere state le commedie rappresentate in Venezia dal Burchiello e
-poscia dalla compagnia di Armonio, Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed
-altri;[72] del Burchiello si sa già che, a caricare il lato comico
-della rappresentazione, mescolava nel dialetto veneziano vocaboli
-greci e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, fu quella
-adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1502-1542),
-le cui maschere stabili erano contadini padovani (Menato, Vezzo,
-Villora ed altri): egli soleva studiarne il dialetto, quando passava
-l'estate nella villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.[73] A
-poco a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli avanzi
-delle quali il popolo italiano si compiace ancora oggidì: Pantalone,
-il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, Arlecchino e così via.
-Certamente per la massima parte esse sono assai vecchie, anzi non è
-impossibile che talune derivino dalle maschere delle antiche farse
-romane, ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie in una sola
-rappresentazione. Attualmente ciò non accade più così di leggeri, ma
-ogni grande città ha conservato almeno le sue maschere locali: Napoli
-il suo Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre
-Meneghino.[74]
-
-Misero compenso invero per una grande nazione, che forse prima
-d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini a riprodurre nel
-dramma i momenti più importanti della sua vita. Ma ciò doveva esserle
-impedito per secoli da potenze nemiche, del predominio delle quali
-ella non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico degli
-Italiani, riconosciuto universalmente, non potè mai essere distrutto
-completamente, e colla musica, quando non potè con altro, l'Italia
-mantenne il suo primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi
-musicali crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma che le fu
-negato, può compiacersene a suo talento.
-
-
-Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura attendersi
-dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero maggiore, che si suol fare
-all'epopea romanzesca italiana, sta in questo, che l'invenzione e la
-pittura dei caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi.
-
-Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, e fra gli
-altri quello che da tre secoli e mezzo i poemi romanzeschi italiani
-continuano ad essere letti e ristampati, quando quasi tutta la poesia
-epica degli altri popoli non è divenuta oggimai che una semplice
-curiosità letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente
-dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e ammirano
-qualche cosa di diverso che non in quelle del settentrione? Ma in tal
-caso resterà sempre che i settentrionali debbano, almeno in parte,
-appropriarsi il modo di sentire degli Italiani per poter apprezzare
-il vero merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania
-vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di non sapervisi
-al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti che chi si facesse ad
-esaminare e giudicare il Pulci, il Bojardo, l'Ariosto e il Berni
-dal solo lato del nudo concetto, non giungerebbe ad intenderli mai
-perfettamente. Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che
-scrissero e cantarono per un popolo eminentemente artistico.
-
-I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti dopo il graduato e
-successivo spegnersi della poesia cavalleresca, parte sotto la forma di
-compilazioni e raccolte rimate, parte come romanzi profani. In Italia
-durante il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi due fatti;
-ma le rimembranze risorte dell'antichità vi crebbero giganti d'accanto
-e gettarono nell'ombra tutte le creazioni fantastiche del medio-evo.
-Vero è che il Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra gli
-eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche un Tristano, un
-Arturo, un Galeotto ed altri, ma non lo fa che brevemente e quasi alla
-sfuggita, come se si vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori
-posteriori di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per celia.
-Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e dalle sue mani essi
-passarono poscia di nuovo in quelle dei poeti del secolo XV. Questi
-poterono ora concepire e trattare quella stessa materia da un punto
-di vista del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono
-nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da capo a fondo. Non si
-poteva infatti più pretendere da essi, che trattassero una materia così
-invecchiata con quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri
-tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro la fortuna di aver
-saputo riaccendere nei loro connazionali l'antico entusiasmo per un
-mondo fantastico già quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere
-che ipocriti, se vi si fossero accostati con quella venerazione, colla
-quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.[75]
-
-
-In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo nuovamente aperto
-alla poesia dell'arte. Il loro scopo principale pare essere stato
-quello di ottenere il più bell'effetto possibile in ogni canto per
-mezzo della recitazione; e nel fatto è anche vero, che questi poemi
-guadagnano moltissimo, quando vengano recitati a frammenti e con una
-leggera tinta d'ironia comica nella voce e nel gesto. Una pittura più
-profonda e completa dei caratteri non avrebbe contribuito gran fatto
-ad aumentare quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura
-desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè non ode sempre
-che un brano. Riguardo ai personaggi prescritti, l'animo del poeta si
-trova in una condizione, che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua
-cultura umanistica protesta contro il carattere medievale dei medesimi,
-dall'altro però le loro lotte, quale riscontro ai tornei e all'arte
-della guerra allora in uso, richieggono una grande conoscenza della
-materia e un certo slancio poetico in chi scrive, ed una splendida
-attitudine in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali
-qualità che il poema stesso del Pulci[76] non giunge ad essere una
-vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione comica e franca de'
-suoi paladini ci tocchi assai spesso dappresso. Vero è che, accanto a
-ciò, egli pone un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e
-pur buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un battaglio di
-campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, contrapponendo ad esso
-l'assurdo, e pur notevolissimo, mostro Margutte. Ma il Pulci non dà
-nessuna importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente
-e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue lo strano suo corso
-anche dopochè entrambi ne sono da lungo tempo scomparsi. Anche il
-Bojardo[77] conosce perfettamente i suoi personaggi e a suo talento
-li adopera sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi
-e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente
-condanna a sostener parti goffe e balorde. Ma il punto artistico,
-ch'egli tratta colla maggior serietà, al pari del Pulci, è pur sempre
-la descrizione vivacissima e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele
-di tutti gli avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto per
-canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi alla società che
-si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, ed altrettanto faceva
-il Bojardo nella corte di Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile
-l'immaginare a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca lode vi
-avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. Naturalmente anche i
-poemi stessi nati in tal modo non costituiscono nessun tutto organico,
-e potrebbero senza inconvenienti essere del doppio più lunghi o più
-brevi che non sono: il loro organismo non è quello di un gran quadro
-storico, ma semplicemente di un fregio o di un magnifico festone,
-attorno al quale stanno disposte mille svariate figure. A quel modo
-che nelle figure e negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e
-neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde prospettive
-e varietà di piani, altrettanto se ne fa senza in questi poemi.
-
-La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle quali
-specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove sorprese, si burla
-di tutte le nostre definizioni scolastiche sull'essenza della poesia
-epica sin qui accettate. Per quel tempo essa era la più piacevole
-diversione dagli studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile
-per chi in generale agognava di arrivar ad una forma di poesia
-narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare una veste poetica alla
-storia dell'antichità non conduceva ad altro, fuorchè a quel fallace
-pensiero, sul quale si mise il Petrarca col suo poema «l'Africa» in
-esametri latini, e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi
-il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi sciolti,
-poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto alla lingua ed alla
-versificazione, ma in cui non si saprebbe dire se sia più maltrattata
-la storia o la poesia, per l'unione forzata alla quale entrambe
-furono costrette. E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo
-imitarono? I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca sono tutto
-quel di meglio che in questo genere potè ottenersi senza grave offesa
-al buon gusto; l'«Amorosa Visione» del Boccaccio, invece, non è altro
-che un'arida enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti
-in tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque sia
-l'argomento che trattano, con una barocca imitazione del primo canto
-di Dante, e si provvedono anch'essi di un duce allegorico, che deve
-tenere il posto di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il
-«Dittamondo») si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo panegirico
-a Federigo da Urbino volle avere a compagno Plutarco.[78] Ora da tutte
-queste false peregrinazioni distolse per l'appunto quell'epica poesia,
-che aveva a suoi rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e
-l'ammirazione con cui fu accolta, — e che forse, rispetto all'epica,
-non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano splendidamente
-quanto essa rispondesse ad un bisogno del tempo. Sia che queste
-creazioni incarnino o non incarnino in sè il concetto ideale della vera
-poesia epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo
-da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse rappresentano, in ogni
-caso, un'idealità esistente al loro tempo. Inoltre colle loro grandiose
-descrizioni di battaglie, che per noi sono la parte che più ci annoia,
-esse soddisfano, come s'è detto, ad una passione allor prevalente per
-la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente noi possiamo
-formarci una giusta idea,[79] nè più nè meno come dell'alta stima,
-in cui allora era tenuta la schietta vivacità della descrizione o del
-racconto in generale.
-
-
-Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio più fallace,
-quanto se, per giudicare l'Ariosto, si andasse in cerca di caratteri
-nel suo «Furioso».[80] Certo che anche essi non mancano qua e colà
-ed anzi vengono trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia
-mai essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, ci
-perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile esigenza si collega con
-un desiderio assai più largo, al quale l'Ariosto non soddisfa nel senso
-del nostro tempo: da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe
-bramato in generale qualche cosa di più che le avventure di Orlando.
-Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato in un grande lavoro i
-più grandi conflitti del cuore umano, che avesse riprodotto le idee
-più sublimi del suo tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola
-si avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, che
-s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. Invece, egli procede
-al modo degli artisti d'allora e raggiunge l'immortalità astraendo
-dall'originalità nel senso moderno, lavorando ulteriormente sopra
-una tela di figure universalmente note e servendosi perfino degli
-elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual grado di
-perfezione si possa raggiungere anche procedendo in tal guisa, non
-è cosa che possa tanto facilmente intendersi da gente sfornita del
-senso dell'arte, e molto meno lo intenderà chi in ogni altra cosa
-si troverà più istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è
-«l'avvenimento», fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente
-per tutto il grande poema. Per riuscire in tale intento egli ha bisogno
-non solo di essere dispensato dal dare un'impronta più spiccata
-ai caratteri, ma anche dal mantenere un più stretto legame fra le
-leggende che narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate
-e dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere tali da
-poter con uguale facilità apparire e sparire, non perchè lo richiegga
-l'indole loro speciale, bensì perchè lo vuole il poema stesso. Ma
-anche in un modo di comporre tanto slegato e irrazionale in apparenza
-egli trova e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non
-descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi sino a quel
-punto, nel quale possano fondersi armonicamente col procedere degli
-avvenimenti; e meno ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,[81]
-mantenendo invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della
-vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo e reale.
-Il lato appassionato e sentimentale non emerge in lui mai dalle
-parole,[82] nemmeno nel celebre canto vigesimo terzo e nei seguenti,
-dove è descritta la pazzia di Orlando. Che gli episodi amorosi non
-abbiano mai in questa epopea un carattere lirico, è un merito di
-più del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili dal lato
-morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno talvolta in sè tanta
-verità e realtà, in onta anche a tutte le fantasticherie magiche e
-cavalleresche, che li circondano, che si crederebbe quasi scorgervi
-per entro casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. Conscio
-del proprio valore, egli ha poi innestate senza esitare nel poema
-molte allusioni relative al suo tempo e proclamatavi la gloria di casa
-d'Este col mezzo di evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle
-sue ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con moto sempre
-eguale e maestoso.
-
-
-Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, Limerno Pitocco
-la parodia della Cavalleria entra in possesso di quei diritti, ai
-quali da tanto tempo agognava,[83] ma al tempo stesso coll'elemento
-comico e il suo realismo mostrasi necessariamente il bisogno di dare
-un'impronta più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe e alle
-sassate dell'infima plebe di una piccola città delle Romagne (Sutri)
-cresce il piccolo Orlando, predestinato evidentemente a divenire un
-coraggioso eroe, nemico di ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto
-millantatore. Il mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto
-dal Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui se ne va
-veramente in frantumi: l'origine e la personalità dei paladini vengono
-messe in aperta derisione, per esempio nel secondo canto, in occasione
-di un torneo d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle
-più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta una comica
-compassione per l'inesplicabile slealtà, che è tradizionale nella casa
-di Gano da Magonza, per la faticosa conquista della spada Durindana e
-simili, anzi la tradizione non gli serve in generale che come un campo
-opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci (talune
-assai belle, come quella sulla fine del capo sesto), e oscenità.
-Accanto a tutto questo non manca qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e
-sotto questo punto di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso,
-che l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione
-e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza per le eresie
-luterane che conteneva. La parodia, per esempio, è evidente quando
-(cap. VI, str. 28) la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino
-Guidone, dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, da
-Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo l'Ariosto — gli Estensi.
-Può darsi che il mecenate stesso del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia
-rimasto del tutto estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este.
-
-
-Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata di Torquato
-Tasso la pittura dei caratteri è una delle particolarità meglio curate
-dal poeta, dimostra da sè quanto diverse fossero le idee che egli
-aveva intorno al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo
-prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente un monumento della
-Contro-riforma e del nuovo indirizzo, sul quale in questo frattempo era
-stata avviata la società.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Le Biografie.
-
- Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. —
- Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. —
- L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo
- Cardano. — Luigi Cornaro.
-
-
-Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani hanno avuto, primi
-fra tutti gli Europei, una decisa propensione e attitudine a descrivere
-esattamente l'uomo storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime
-ed esteriori.
-
-Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece dei tentativi
-notevoli di questo genere, e la leggenda, come compito permanente
-della biografia, dovette, almeno fino ad un certo grado, tener viva
-la tendenza e l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali
-dei conventi e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti
-abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico,
-come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, di Gottardo di Hildesheim
-ecc., e di parecchi degl'imperatori tedeschi esistono descrizioni
-composte su modelli antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno
-tratti pregevolissimi: anzi queste e somiglianti _Vitae_ profane
-costituiscono a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende
-dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano se si volessero
-contrapporre le biografie scritte da Eginardo o da Radevico[84] a
-quella che di S. Luigi ci dà il Joinville, e che sola, per vero, merita
-di essere contrassegnata come la prima pittura caratteristica di un
-uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri come
-quello di S. Luigi sono in generale assai rari, e a ciò s'aggiunge
-anche la non comune fortuna, che un narratore veramente schietto e
-sincero sa in tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far
-emergere in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. Da
-che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare il carattere
-di Federico II o di Filippo il Bello! Molte altre narrazioni, che
-poi sino all'uscire del medioevo si dànno per biografie, non sono
-propriamente che storia contemporanea e senza importanza alcuna per la
-caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive.
-
-Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici degli uomini
-più importanti è una tendenza prevalente, e quest'è appunto ciò che
-li contraddistingue dagli altri popoli occidentali, nei quali nulla
-di simile si riscontra, o solo casualmente e in circostanze affatto
-straordinarie. Questo senso assai sviluppato per l'individualità
-non può averlo in generale se non chi esce da una razza, che ne sia
-naturalmente dotata e che abbia portato lo sviluppo dell'individuo
-all'ultima perfezione.
-
-In stretta relazione colla passione universalmente prevalente per la
-gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge una scienza biografica
-compilatrice e comparata, che non ha più bisogno di attenersi
-all'ordine dinastico o alla serie dei grandi dignitari ecclesiastici,
-come fanno Anastasio, Agnello e i loro successori od anche i biografi
-dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a descriver
-l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. Quali modelli per questo
-scopo, oltre Svetonio, servono anche Cornelio Nepote e Plutarco (_viri
-illustres_), là dove quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di
-storia letteraria sembrano aver servito principalmente le biografie dei
-grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto il nome di Appendici
-allo Svetonio,[85] nonchè la vita di Virgilio del Donato, assai letta
-in allora.
-
-
-In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni biografiche e le
-vite di uomini e di donne celebri, fu già altrove indicato (v. vol. I,
-pag. 199 e segg.). Esse tutte, quando non parlano di contemporanei,
-seguono naturalmente le narrazioni precedenti; il primo importante
-lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di Dante», scritta
-dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una certa precipitazione e dia
-spesso nell'enfasi, essa ci porge tuttavia una viva idea di ciò che
-v'era di straordinario nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine
-del secolo XIV, seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo
-Villani. Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, medici,
-filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni di essi ancor
-vivi. Firenze in queste Vite è trattata come una famiglia di uomini
-d'ingegno, dove si notano particolarmente quei rampolli, nei quali lo
-spirito della casa si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei
-caratteri è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo e con
-una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, e abbraccia
-molto abilmente sotto un solo punto di vista le qualità interne ed
-esterne di ciascun individuo. D'allora in poi[86] i Toscani non hanno
-più cessato di considerare la pittura degli uomini come un affare di
-loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le caratteristiche più
-importanti degli Italiani dei secoli XV e XVI in generale. Giovanni
-Cavalcanti (nelle appendici alla sua «Storia fiorentina» anteriormente
-all'anno 1450) raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di
-sapienza politica e di valor militare, desumendoli tutti dal popolo
-fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» dà pregevoli ritratti
-di illustri suoi contemporanei; anche recentemente è stato ristampato
-uno scritto suo giovanile,[87] che contiene, si può dire, i lavori
-preparatorii per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto
-originali. A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie molto
-piccanti su taluni uomini della Curia[88] del tempo posteriore a Pio.
-Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato più volte, e nel complesso
-come fonte storica esso va collocato sempre fra i più importanti, che
-possediamo, ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può
-certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un Niccolò Valori,
-un Guicciardini, un Varchi, un Francesco Vettori ed altri, dai quali la
-storiografia di tutta Europa ebbe forse, non meno che dagli antichi,
-norma e indirizzo. Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di
-parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono assai per
-tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E sta altresì di fatto
-che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e l'opera sua importantissima, noi
-mancheremmo forse ancora d'una storia dell'arte del settentrione e in
-generale dell'Europa moderna.
-
-
-Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il primo posto
-sembra doversi concedere a Bartolommeo Fazio, oriundo della Spezia (v.
-vol. I, pag. 203 nota). Il Platina, nativo del cremonese, nella sua
-«Vita di Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, la
-caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto speciale
-è dovuta a Piercandido Decembrio per la vita che ci ha lasciato
-dell'ultimo dei Visconti,[89] dove imita a larghi tratti Svetonio.
-Sismondi deplora che si sia impiegato tanto tempo e tanta fatica
-intorno a un tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad
-un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito perfettamente
-nel ritrarci con maravigliosa esattezza un carattere così doppio,
-come fu quello di Filippo Maria, e nel darci al tempo stesso un
-quadro delle circostanze, che prepararono accompagnarono e seguirono
-una tirannide di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo
-XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica nel suo genere,
-e così accentuata da non lasciare inavvertita ogni benchè minima
-particolarità. — Più tardi Milano ha nello storico Corio un pittore
-di caratteri degno di speciale menzione; e a questo tien dietro il
-comasco Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale dapprima le
-estese sue biografie, poi i compendiosi suoi elogi, che divennero un
-modello pei biografi posteriori d'ogni paese. Sono frequentissimi i
-passi, nei quali si può accusare il Giovio di superficialità ed anche,
-se si vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, come è
-certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno di quegli elevati
-intenti morali, di cui egli stesso si confessava sfornito. Ma, in onta
-a tutto questo, non può negarsi che lo spirito del secolo traspare da
-tutte le sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo
-Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli ce li descrive,
-quand'anche non ci faccia penetrare nei misteri più reconditi del loro
-spirito.
-
-Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per quanto ci è dato
-di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. vol. I, pag. 50), quantunque
-il suo scopo non sia propriamente quello di scrivere biografie. In
-modo abbastanza strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi,
-intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che lo si potrebbe
-dire un tragico a sua insaputa. La vera tragedia, che allora non
-trovò sulla scena posto veruno, penetrò ardita nei palazzi o si mostrò
-sulle pubbliche vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il
-Magnanimo» di Antonio Panormita, scritti vivente il re, sono notevoli
-come una delle primissime congeneri raccolte di aneddoti, schizzi e
-sentenze.
-
-Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì l'Italia nella
-pittura morale dei caratteri,[90] quantunque i grandi moti politici e
-religiosi avessero spezzato omai tanti vincoli e ridestato alla vita
-dello spirito tante migliaia d'uomini. Ma le migliori informazioni sui
-personaggi più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre date
-dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. Tutti sanno a questo
-riguardo qual grado di autorità e d'importanza è stato al tempo nostro,
-e con ragione, attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani»
-dei secoli XVI e XVII.
-
-
-Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e là un'impronta
-affatto propria di profondità e d'ampiezza, e, accanto alla vita
-esteriore la più svariata, ci dipinge con molta verità la vita intima,
-mentre presso altre nazioni, compresa anche la tedesca del tempo della
-Riforma, si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia
-indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. Si direbbe
-che la «Vita nuova» di Dante, con quella tinta di schietta ingenuità,
-che l'anima da capo a fondo, abbia additato alla nazione la via da
-tenere.
-
-Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» molto in uso nei
-secoli XIV e XV, delle quali deve esistere un numero considerevole
-fra i manoscritti delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie
-semplici e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri,
-come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti.
-
-Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo è da cercarsi nemmeno
-nei Commentari di Pio II: anzi, se si giudica dalle apparenze, ciò che
-qui si apprende intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente
-al modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire tanto alto.
-Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, si porterà anche un
-giudizio diverso su questo libro veramente notevole. Vi sono degli
-uomini portati naturalmente ad essere uno specchio vivo e fedele di
-quanto li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino al
-tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che ci presentino un
-quadro serio e profondo di tutte le circostanze della loro vita. Uno
-di questi è appunto Enea Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo
-agli affari, senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali,
-alle quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato gli era
-una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, la costante
-ortodossia delle sue opinioni. Per tal modo, dopo aver preso parte a
-tutte le questioni morali che agitarono il suo secolo, e dopo averne
-suscitato più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine
-di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor giovanile e
-di entusiasmo, da predicar la crociata contro i Turchi, e da morir di
-dolore quando la vide andar fallita.
-
-
-Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, è l'autobiografia
-di Benvenuto Cellini. Anch'essa non contiene alcuna di quelle
-osservazioni, che rivelano l'interno dell'anima, e tuttavia noi vi
-troviamo dipinto tutto l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con
-tal verità e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti
-che Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di semplici
-abbozzi e perirono, e che come artista non ci appare perfetto se
-non nella minuta decorazione, dovendosi nel resto (a giudicare dalle
-opere che di lui ci rimangono) collocarlo al di sotto di tanti altri
-suoi contemporanei, che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, abbia
-potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino così irresistibile
-sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno che il lettore assai di
-frequente sia in grado di accorgersi, che egli ne' suoi racconti o
-non è veritiero affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie;
-l'impressione che lascia una natura così energica e piena, prevale
-su tutto. E per convincersene basta il confronto con qualunque degli
-autobiografi del settentrione, nei quali, se anche qua e là si deve
-pur ammirare un indirizzo morale molto più elevato, si nota però una
-inferiorità incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è un uomo
-che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se non da sè stesso.[91]
-
-
-Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, che non sempre
-sembra aver detto l'esatta verità: egli è Girolamo Cardano, milanese
-(nato nel 1500). Il suo libretto _De propria vita_[92] sopravviverà
-anche quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha levato
-di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, nè meno come la
-_Vita_ di Benvenuto sopravvive alle sue opere, quantunque il valore
-dei due libri sia essenzialmente diverso. Cardano è un medico, che
-si tocca il polso da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità
-fisica, intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo alle
-quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta e obbiettiva,
-che gli è possibile. Il modello che egli, per sua confessione, prende
-ad imitare, lo scritto di Marco Aurelio intorno a sè stesso, potè
-essere da lui superato, perchè egli non si trovò anticipatamente
-preoccupato da nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza
-alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto è vero che comincia
-la sua narrazione col dirci, che venne al mondo, perchè a sua madre
-non riuscì di disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto
-degno d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero alla
-sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini e facoltà
-intellettuali, non però le morali: tuttavia si ha da lui un'aperta
-confessione (cap. X), che la predizione fatta da un astrologo, che
-non sarebbe sopravissuto oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre
-il quarantesimo quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella sua
-gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare un compendio del
-suo libro, del resto universalmente conosciuto e facile a rinvenirsi
-in qualsiasi biblioteca. Bensì non vogliamo tralasciar di notare che
-chiunque prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che non
-lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. Il Cardano
-confessa di essere stato giocatore sleale, uomo vendicativo, ostinato
-nelle colpe e deliberatamente offensivo nei discorsi; ma lo confessa
-senza impudenza o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di
-rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame di sè
-medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, fuorchè a quello schietto
-e sincero amore della verità, da cui era guidato in tutte le sue
-ricerche scientifiche. E parrà ancora più strano, che un uomo come lui,
-giunto a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,[93] e con sì
-poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si dichiari tuttavia
-abbastanza felice, compiacendosi di un nipote che gli sopravviverà,
-dell'immenso sapere di cui si trova in possesso, della fama
-procacciatagli dalle sue opere, delle ricchezze, degli onori, delle
-potenti amicizie, che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli,
-e, ciò che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta egli
-enumera i denti che gli rimangono, e ci fa sapere che sono quindici.
-
-Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato omai in Italia
-gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni sforzo, perchè uomini simili
-o non potessero sorgere più o in qualche modo perissero. E infatti
-corse del bel tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo scrisse
-l'Alfieri.
-
-
-Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna di autobiografie
-senza cedere la parola ad un uomo, quanto rispettabile, altrettanto
-felice. Egli è appunto il notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la
-cui abitazione in Padova, classica dal punto di vista architettonico,
-poteva dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre trattato
-_Della vita sobria_[94] egli descrive innanzi tutto la dieta rigorosa,
-mediante la quale potè, da infermiccio che era stato in gioventù,
-procurarsi una tarda e sana vecchiaia, per modo che, quando si pose
-a scrivere, toccava già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si
-occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano la vita
-umana oltre i sessantacinque anni, chiamandola una vita morta, e prova
-ad essi, che la sua è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano,
-egli esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, e come
-monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, e come ascendo non una
-scala sola, ma tutto un colle a piè gagliardamente: poi come io sono
-allegro, piacevole e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo
-e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si dipartono mai dal
-mio cuore.... Io mi ritrovo avere bene spesso comodità di ragionare
-con molti onorati gentiluomini, e grandi d'intelletto e di costumi
-e di lettere, ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro
-conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando in questo e
-in ciascun altro modo, ch'io posso, giovare altrui, quanto le mie forze
-me lo concedono. E tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità
-e alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente belle
-e nella più bella parte di questa dotta città di Padova, e di quelle
-che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle
-quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè
-io le ho fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute di
-giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. Io vo l'aprile
-e il maggio, e così il settembre l'ottobre, per alquanti giorni, a
-godere un mio colle, che è nel più bel sito di questi monti Euganei,
-e che ha fontane e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e
-quivi mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla
-mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia
-villa di piano,[95] che è piena di belle strade, le quali concorrono
-tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata
-assai secondo la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta
-la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande spazio
-di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e ora (Dio grazia)
-molto ben abitato, mentre prima era paludoso e di mal aere e stanza
-piuttosto da bisce, che da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si
-fece buono e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono a
-moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione che si vede
-oggidì, talchè io posso dire con verità, che ho dato in questo luogo
-a Dio altare e tempio e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno
-infinito piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere e
-godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni anno a rivedere alcune
-di queste città circonvicine, e piglio piacere ragionando con li miei
-amici, che in esse si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi
-sono, uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici
-e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, e sempre
-imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i palazzi, i giardini,
-le anticaglie e con queste le piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra
-tutto godo nel viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi,
-per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, vicini a
-fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e giardini d'intorno. Nè
-questi miei sollazzi e piaceri mi son men dolci e cari, perchè io non
-veda ben lume e non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i
-miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente il gusto; che
-più gusto ora quel semplice cibo, ch'io mangio ovunque io mi trovi,
-che non faceva già quelli tanto delicati al tempo della mia vita
-disordinata».
-
-Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento delle paludi
-da lui promossi per la Repubblica, e a' suoi progetti messi innanzi
-ripetutamente pel mantenimento delle lagune, conclude: «Questi sono
-i veri e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e i
-diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, è sanata dalle
-perturbazioni dell'animo e dalle infermità del corpo, e non prova
-alcuno di quei contrari, i quali miseramente tormentano infiniti
-giovani e altrettanti languidi vecchi e del tutto impotenti. E se
-alle cose grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per dir
-meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, dirò anco tal
-essere il frutto di questa vita sobria in me, che in questa mia età
-di anni ottantatrè ho potuto comporre una piacevolissima commedia,
-tutta piena di onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema
-ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, siccome
-la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. Ora se fu lodato
-quel buon vecchio, greco di nazione e poeta, per avere nell'età di
-settantatrè anni scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io
-men fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più di lui
-composto una commedia?... E perchè niuna consolazione manchi alla copia
-degli anni miei, veggo quasi una spezie d'immortalità nella successione
-de' miei posteri: poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno o
-due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è di diciotto anni,
-il minore di due, tutti figliuoli di un padre e d'una madre, tutti
-sanissimi, tutti bellissimi e, per quanto ora si può vedere, molto atti
-e dediti alle lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori
-sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che i putti dell'età
-di tre anni infino a quella di cinque sono naturali buffoni: gli altri
-di maggiore età tengo ad un certo modo miei compagni, e perchè hanno
-dalla natura perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare
-con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto seco, perchè ho miglior
-voce e più chiara e più sonora ch'io avessi giammai.... Questi sono
-i sollazzi della mia etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è
-vita viva e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè
-la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo seguono i loro
-appetiti».
-
-Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai più tardi, nel suo
-novantacinquesimo anno, egli si chiama fortunato, fra molte altre cose,
-anche perchè il suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova
-nell'anno 1565, in età di oltre cento anni.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Caratteristica dei popoli e delle città.
-
- Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo
- XVI.
-
-
-Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi
-anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni.
-Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto
-l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno
-e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno
-svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper
-cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese
-e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello
-di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo
-riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria:
-sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume
-I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese
-a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche
-scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo
-l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero
-apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi
-prevalga l'ammirazione o lo scherno.
-
-Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo
-argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti
-(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo
-se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel
-paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare
-in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le
-elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo
-a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo
-figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli
-occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le
-sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e
-per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi
-ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele
-Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto
-di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più
-allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un
-assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi.
-Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un
-viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là
-maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e
-profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro
-popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i
-costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa
-tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non
-potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi
-portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini
-si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare
-di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore,
-invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario;
-e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che
-li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto
-d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno
-studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani)
-_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra
-qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi
-d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido
-_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un
-tributo, al quale sapevano di aver diritto.
-
-Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze
-caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente
-citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione
-del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un
-piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche
-qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia
-intorno alla metà del secolo.[105]
-
-Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa
-avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per
-mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo
-qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in
-genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Descrizione dell'uomo esteriore.
-
- La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale
- della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di
- quest'ultimo.
-
-
-Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano alla descrizione
-del lato morale degli individui e dei popoli; anche l'uomo esteriore è
-oggetto d'osservazione in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che
-non al nord.[106]
-
-Della condizione in cui si trovarono i grandi medici di fronte ai
-progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo di parlare, e lo
-studio della figura umana sotto il punto di vista artistico è compito
-tutto affatto speciale della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà
-adunque soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello che
-suol dirsi l'_occhio artistico_, perchè fu per esso che in Italia
-divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente accettato,
-sulla bellezza e bruttezza corporale.
-
-Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori italiani d'allora,
-si resta stupiti della precisione e della verità, che si scorgono nella
-delineazione dei tratti esterni, nonchè della pienezza e perfezione
-di parecchie descrizioni personali in generale.[107] Ancora oggidì
-i romani in particolare vanno famosi per una attitudine speciale a
-fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. Questa
-prontezza nell'afferrare il lato caratteristico delle persone è
-una condizione essenziale per acquistare la conoscenza del bello
-e la capacità di descriverlo. Vero è che nei poeti la descrizione
-particolareggiata e minuta può essere un difetto, perchè un singolo
-tratto ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare nel
-lettore un'immagine assai più viva ed efficace, che non facciano molte
-e spesso oziose parole. Dante non ha mai dato un'idea più splendida
-della sua Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che
-parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che la circonda.
-Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, come tale, ha intenti e
-leggi speciali, quanto dell'attitudine in generale a ritrarre in parole
-le forme sì nei particolari, che nelle generalità.
-
-In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, dove la
-novella vieta ogni lunga descrizione, quanto ne' suoi romanzi, dove
-egli può descrivere a tutto suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il
-ritratto[108] di una bionda e di una bruna, presso a poco quali le
-avrebbe dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero che
-anche adesso la cultura precede l'arte di lungo tratto. — Nella bruna
-(o più probabilmente men bionda) appaiono già alcuni tratti, che
-potremmo dire classici: nelle parole _la spaziosa testa e distesa_
-si ha il presentimento di forme grandiose, che vanno al di là della
-semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano più, come
-nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma una sola linea ondeggiante;
-il naso sembra ch'egli lo immagini pendente nell'aquilino;[109] anche
-il largo petto, le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata
-negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti insomma
-accennano evidentemente ad un sentimento della bellezza, che è quello
-dell'epoca che s'avvicina, e che, senza saperlo, tiene al tempo stesso
-assai di quello della classica antichità. In altre descrizioni il
-Boccaccio parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante all'uso
-del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, di un collo rotondo,
-ma non curvato in arco, nonchè, con gusto molto moderno, di un «piccolo
-piede» e di due occhi «ladri nel loro movimento»[110] in una Ninfa
-dalle chiome d'ebano, e così via.
-
-
-Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte sull'ideale della
-bellezza, quale esso la concepiva, noi non siamo in grado di dirlo;
-ma neanche le opere dei pittori e degli scultori non le renderebbero
-così del tutto inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè
-anzi, di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi negli
-scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.[111] Ma nel
-secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola col suo notevolissimo
-scritto «Della bellezza delle donne».[112] In esso bisogna innanzi
-tutto sceverare quello che egli ripete sulla fede degli scrittori
-antichi o sulla autorità degli artisti (per es. la determinazione
-delle proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee astratte
-e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni sue proprie,
-confermate con esempj di donne e fanciulle di Prato; e siccome la
-sua operetta ha la forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle
-donne di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non vi ha
-ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente fedele
-alla verità. Il principio dal quale egli move, è quel medesimo, al
-quale già un tempo s'attennero Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale
-di molte singole parti belle per costituire un tutto perfettamente
-bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che possono
-essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza al biondo, come il
-più bello,[113] intendendo però sotto questo nome un giallo delicato
-pendente nel bruno. Seguitando poscia, egli vuole che i capelli sieno
-crespi, copiosi e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua
-larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non morta e
-dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide come seta, folte
-in sul mezzo e dolcemente digradanti verso il naso e gli orecchi,
-il bianco dell'occhio tendente leggermente all'azzurro, l'iride non
-assolutamente nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi
-neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è certo che l'azzurro
-celeste fu vanto delle stesse Dee, e che il bruno cupo è più cercato,
-«perchè crea una vista dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio
-poi vuol essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, «se
-bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, che a fatica
-si veggano, i peli delle quali voglion essere raretti, non molto
-lunghi, nè troppo neri». Quella fossa che circonda l'occhio, non
-deve essere «nè troppo affonda, nè troppo larga, nè di color diverso
-dalle guance».[114] L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene
-attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle parti rilevate,
-che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente di rosso, come le
-granella delle melegrane». Delle tempie non c'è da dire se non che
-sien bianche e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il
-cervello»;[115] nelle guance la bianchezza «dalle estremità, pura neve,
-deve andare, insieme col gonfiamento della carne, crescendo sempre
-in incarnato». Il naso, che determina essenzialmente il pregio del
-profilo, deve rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente,
-salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca;
-dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal poco, ma non così che
-diventi aquilino, «che in una donna comunemente non piace»: la parte
-inferiore abbia un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno
-acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse di freddo, e
-la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente rossa». La bocca
-l'autore la desidera piuttosto piccola, ma nè appuntita, nè piatta,
-le labbra non troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro:
-nell'aprirle accidentalmente (vale a dire senza parlare e senza ridere)
-non si veggano mai più di sei denti superiori. Bellezze speciali
-sono una piccola fossetta nel labbro superiore, un bel rigonfiamento
-dell'inferiore, un vezzoso sorridere nell'angolo sinistro della bocca
-ecc. I denti non debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma
-con bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive «paiano
-piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto rosso». Sia il
-mento rotondo, «non già arricciato, nè aguzzo, e figuri colorito d'un
-color vermiglietto, un poco acceso nel suo rialto: suo vanto speciale
-è un poco di fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e
-piuttosto lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo d'Adamo
-appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi vorrebbe far certe
-rughe circolari in forma di monili e nell'alzarsi vuol distendersi
-tutta». Le spalle le desidera larghe, ed anche quanto al petto egli ne
-riconosce nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, deve
-essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, e dolcemente
-rilevandosi dalle estreme parti, deve venir in modo crescendo, che
-l'occhio a fatica se ne accorga con un color candidissimo macchiato di
-rose». La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle parti
-inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di carne ed oltre
-a ciò con polpe sode e bianche quanto la neve». Il piede lo vuole
-«piccolo, snello, ma non magro, e un po' rilevato nel salir del collo,
-bianco come lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche
-con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, carnose e
-muscolose, ma con una certa dolcezza, come quelle di Pallade, quando
-si mostrò al pastore sul monte Ida; in una parola, succose, fresche e
-sode». La mano finalmente si desidera bianca, massimamente nella parte
-superiore, ma grande «e un po' pienotta, e morbida a toccare come
-fina seta, rosea nell'interno con linee chiare, rare, ben distinte,
-non intrigate, nè attraversate: quello scavo, che è tra l'indice e il
-pollice, sia bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita
-lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la cima, ma sì
-poco che appena si veggia, con unghie «chiare, non lunghe, non tonde,
-nè in tutto quadre, nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la
-costola d'un picciol coltello».
-
-
-Accanto a questa estetica speciale la generale non vi ha che una parte
-assai secondaria. Le ragioni più riposte e segrete, dietro le quali
-l'occhio giudica _senza appello_, sono un enigma anche pel Firenzuola,
-come egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria,
-Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non sono in parte, come s'è
-detto, che deduzioni filologiche, in parte inutili sforzi per esprimere
-l'inesprimibile. Il sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro
-qualche antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima.
-
-Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono vantare
-singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente l'idea della
-Bellezza.[116] Ma ogni altra opera resta facilmente ecclissata da
-questa del Firenzuola. Il Brantome, posteriore di un secolo e più,
-non pare che un dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto
-perchè guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della Bellezza.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Descrizione della vita reale ordinaria.
-
- Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca
- in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta
- rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista
- Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano.
- — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale.
-
-
-Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo finalmente
-aggiungere anche l'interesse, che si prese alla descrizione della vita
-ordinaria quotidiana.
-
-Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento di poesia
-che alla satira ed alla farsa. Al tempo del Rinascimento in Italia si
-prende invece a studiarla e a descriverla per ciò che essa è in sè
-stessa, perchè è interessante da sè, perchè è una parte della vita
-umana in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono
-come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, che s'aggira
-per le case, sulle vie, nei villaggi per beffarsi indistintamente
-della piccola borghesia, dei contadini e del clero delle campagne,
-noi incontriamo qui nella letteratura i primordi di quei quadri _di
-genere_, che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella
-pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella farsa
-volgare e procedono uniti, ma non per questo sono identici con essa,
-chè anzi differenze essenziali li distinguono pur sempre nettamente fra
-loro.
-
-Quante cose umane non deve aver Dante attentamente osservato e
-sperimentato prima di poter descrivere in modo così profondamente
-vero il suo mondo spirituale![117] Le celebri similitudini desunte
-dall'operoso affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi
-dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese[118] e simili,
-non sono le sole prove che possono addursi in tale riguardo: l'arte
-stessa, colla quale egli esprime lo stato interno di un'anima
-nell'atteggiamento esteriore e nel gesto, dimostra un profondo e
-pertinace studio della vita.
-
-I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, e
-ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema del genere che
-trattano, di indugiarsi nelle particolarità (cfr. a pag. 38 e 94). Ad
-essi è permesso di esordire con grande larghezza e di essere prolissi,
-finchè vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di genere
-puramente descrittivo. Questi non s'incontrano per la prima volta che
-presso gli uomini, che fecero rivivere l'antichità.
-
-Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi è l'uomo, che
-avea una speciale attitudine a tutto: Enea Silvio. Egli descrive non
-soltanto la bellezza del paesaggio, non le cose più interessanti dal
-lato cosmografico ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, pag.
-10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario e straordinario
-della vita.[119] Fra i moltissimi passi delle sue Memorie, in cui si
-rappresentano scene naturali, alle quali in allora appena qualcuno
-avrebbe consacrato un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui
-che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.[120] Ma impossibile
-sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali antichi epistolografi o
-narratori gli sia venuto l'impulso a rivestire di sì splendidi colori
-le sue descrizioni; nè ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo
-spirituale i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che
-non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno avvolti in
-una misteriosa penombra.
-
-Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie descrittive
-latine, delle quali s'è già parlato altrove (v. vol. I, pag. 350):
-descrizione di cacce, di viaggi, di ceremonie e simili. E non manca
-anche qualche lavoro italiano di questa specie, come, per esempio,
-le descrizioni della celebre giostra medicea del Poliziano e di Luca
-Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, il Bojardo e
-l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro soggetto a passar oltre
-e a toccar questi punti appena di volo, ma, anche in onta a ciò, non
-si può non ammirare la facile precisione, con cui dipingono la vita
-ordinaria, e se ne trae una prova di più della loro grande maestria
-in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta di ripetere i brevi
-discorsi di una brigata di belle donne,[121] che in un bosco furono
-sorprese dalla pioggia.
-
-Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, più spesso che
-altrove, negli scrittori di cose guerresche e simili (cfr. vol. I,
-pag. 135). Ancora di un tempo anteriore ci rimane in una poesia molto
-circostanziata[122] un quadro fedele di una battaglia di mercenari del
-secolo XIV, dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida
-e i comandi, che echeggiano durante la zuffa.
-
-Ma la cosa più notevole in questo genere sono le schiette descrizioni
-della vita campagnuola, che si trovano specialmente in Lorenzo il
-Magnifico e nei poeti che lo circondano.
-
-
-Dal Petrarca in avanti[123] ci fu una specie di bucolica falsa,
-convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, ad imitazione di
-quelle di Virgilio, non importa se in versi latini od italiani. E come
-sue specie secondarie sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v.
-vol. I, pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, e più
-tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e del Guarini, tutti
-lavori dettati in bellissima prosa o in versi perfetti, nei quali però
-la vita pastorale non figura che come un costume indossato per sola
-apparenza esterna, esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un
-genere ben diverso di società.[124]
-
-Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge nella poesia un
-modo affatto nuovo di dipingere la vita campestre: la descrizione
-schietta, naturale, l'antitesi insomma, il contrapposto della bucolica
-convenzionale di prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè
-qui soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che il
-proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale e franchigie
-speciali, per quanto anche talvolta la sua sorte fosse piuttosto dura.
-La differenza tra la città e i villaggi è ben lontana dall'esservi
-così accentuata, come nel nord; anzi un gran numero di piccole città
-vi è esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando alle
-loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini al pari di tutti
-gli altri. I Maestri comacini fecero il giro di quasi tutta l'Italia;
-al fanciullo Giotto fu pure possibile di abbandonar le sue pecore
-e di essere aggregato in Firenze ad una corporazione; in generale
-l'affluenza degli uomini del contado alle città era continua, e certe
-popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente per questo.[125]
-Ora egli è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un
-continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura
-il _villano_,[126] e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 e segg.)
-si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche
-un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i _vilains_,
-di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche
-i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di
-qualsiasi specie[127] s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze
-d'onore e di rispetto per una classe di persone, che rende alla società
-sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine.
-Gioviano Pontano[128] narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti
-magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche e nei
-novellieri non mancano mai eroine campestri,[129] che sacrificano la
-propria vita per difesa del proprio onore e pel bene della propria
-famiglia.[130]
-
-Con tali precedenti era ben naturale che in taluni sorgesse il
-desiderio di rivestir dei colori della poesia anche questo genere di
-vita. Fra costoro innanzi tutto nomineremo qui Battista Mantovano
-colle sue Egloghe, una volta assai lette ed anche oggidì degne di
-osservazione. Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente
-del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa perplessità
-tra il realismo e il convenzionalismo della rappresentazione, ma in
-sostanza il primo prevale. Vi si sentono le idee di un buon curato di
-campagna, non senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In
-qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato assai colle
-popolazioni del contado.
-
-
-Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta Lorenzo il
-Magnifico in questo nuovo mondo e ci fa vivere veramente la vita del
-villaggio. La sua «Nencia da Barberino»,[131] può dirsi la nuova e
-schietta riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze,
-fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo del poeta
-è tale, che si resta in dubbio se si risenta simpatia o disprezzo
-pel garzone che parla (è il contadinello Vallera, che dichiara il suo
-amore alla Nencia). È evidente il contrasto deliberato colla bucolica
-convenzionale accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite Ninfe:
-Lorenzo si getta volontariamente nel nudo realismo della spregiata vita
-delle campagne, e, ciò non ostante, l'insieme lascia un'impressione
-veramente poetica.
-
-Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca da Dicomano di
-Luigi Pulci.[132] Ma essa difetta di una certa serietà obbiettiva,
-per essere stata cantata non tanto per forza di naturale impulso e
-allo scopo di rappresentare un lato della vita del popolo, quanto pel
-desiderio di ottenere l'applauso della più colta società fiorentina.
-Da ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le frammistevi
-oscenità. Ciò non ostante, il carattere del contadino innamorato vi è
-con molta abilità sostenuto.
-
-
-Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col suo _Rusticus_
-in esametri latini.[133] Tenendosi lontano da ogni imitazione della
-Georgica di Virgilio, egli descrive specialmente l'anno campestre in
-Toscana, cominciando dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore
-sfodera un nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca
-e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, ed
-anche nell'«estate» s'incontrano passi di un gusto squisito; ma ciò
-che può riguardarsi come un vero gioiello della nuova poesia latina, è
-la festa della vendemmia in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha
-cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che stava attorno
-a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche quadro veritiero della vita
-agitata e operosa delle classi inferiori. La sua _Zingaresca_[134] è
-uno dei primi saggi della tendenza dei poeti moderni a trasportarsi
-nella vita e nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a
-cui essi appartengono. Con un intento comico qualche cosa di simile
-era stato, per vero, tentato ancor prima,[135] e in Firenze i canti
-delle Mascherate ne offrivano sempre nuova occasione al tornare di
-ogni carnovale. Ma ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei
-sentimenti di un'altra classe, con che tanto questa canzone, quanto
-«la Nencia» tracciano nella storia della letteratura una nuova via, che
-merita attenta considerazione.
-
-E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo il fatto, che la
-cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. Non ci vollero infatti,
-dalla Nencia in poi, meno di ottant'anni prima che s'avessero i quadri
-di genere e i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola.
-
-
-Avremo occasione in seguito di mostrare come in Italia le differenze
-sociali fondate sulla diversità della nascita avessero omai perduto
-ogni valore. Ciò che vi contribuì grandemente fu senza dubbio il
-fatto, che qui, prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza
-più seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità in
-generale. Basterebbe questa sola conquista per imporci un obbligo di
-eterna riconoscenza verso gli uomini del Rinascimento. Un concetto
-logico e astratto dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il
-Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva.
-
-I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo trovansi espressi
-da Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell'uomo,[136]
-che può dirsi uno dei lasciti più preziosi di quell'epoca tanto
-colta. Dio s'è riserbato di crear l'uomo dopo tutte le altre creature,
-affinchè questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne la
-bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò a nessuna sede
-fissa, non gl'impose veruna attività determinata, nessuna necessità
-ineluttabile; lo dotò anzi di ogni facoltà necessaria a muoversi e
-a voler liberamente. «Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse
-il Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti guardi
-attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti creai non celeste
-e non terrestre, non mortale, nè immortale soltanto, affinchè tu sia
-libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a
-divenir bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I bruti portano
-con sè dal grembo materno quanto ad essi fa d'uopo per conservarsi;
-gli spiriti superiori sono sin dal principio, o per lo meno subito
-dopo,[137] ciò che saranno eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che
-dipende dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni specie
-di vita».
-
-
-
-
-PARTE QUINTA
-
-LA VITA SOCIALE E LE FESTE
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Il pareggiamento delle classi.
-
- Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. —
- Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia
- secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi
- progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. —
- Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e
- le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile
- a' cortigiani.
-
-
-Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche cosa di compiuto
-e perfetto, non si manifesta soltanto nella vita politica, religiosa,
-artistica e scientifica di un popolo, ma dà altresì un'impronta
-sua propria all'intera vita sociale. Ciò riscontrasi in modo
-caratteristico nel medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e
-dell'aristocrazia sono presso a poco identiche dappertutto, e dove pure
-si ha un genere di borghesia affatto speciale.
-
-Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento sono l'antitesi
-la più spiccata di tali consuetudini sotto tutti i punti di vista più
-essenziali. Questa antitesi comincia già alla base, che è affatto
-diversa, mentre nei circoli più elevati della vita sociale non
-esistono più distinzioni di casta, ma si ha invece una classe veramente
-colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza del
-sangue non ha valore se non in quanto le ricchezze, che sogliono
-accompagnarla, assicurano gli ozi necessari alla propria educazione.
-Ciò però non deve intendersi in modo assoluto, mentre è pur sempre
-vero, che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, ora
-meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania di conservarsi
-all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle altre nazioni men
-progredite d'Europa. Mala tendenza generale dell'epoca è però sempre
-per la fusione delle classi nel senso moderno.
-
-
-Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve essere stata la
-convivenza di nobili e borghesi nella stessa città, per lo meno sino
-dal secolo XII,[138] poichè per essa vennero accomunate le sorti di
-tutti e furono tronche le ali, ancora in sul nascere, all'insolente
-albagia dei signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano
-un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia non si indusse
-mai, come nei paesi settentrionali, a fissare appannaggi speciali
-pei figli cadetti dell'aristocrazia: infatti, se anche i vescovati, i
-canonicati e le abbazie vi furono spesso conferiti dietro i principii
-di un indegno favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente
-sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola vi furono
-molto più numerosi, più poveri e privi affatto di quelle prerogative
-principesche, che avevano altrove, videro in compenso cresciuta la loro
-autorità morale dalla loro dimora nelle città dove avevano la sede, e
-dove, insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale della
-popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono d'ogni parte i
-principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe in quasi tutte le città
-occasione e motivo d'isolarsi nella vita privata (v. vol. I, pag. 181),
-che, scevra di pericoli dal lato politico e confortata d'ogni comodità
-ed agiatezza materiale, non era in sostanza gran fatto diversa da
-quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E quando, da Dante
-in poi, la nuova poesia e la nuova letteratura divennero patrimonio di
-tutti,[139] e, più tardi ancora, prevalse una cultura tutta d'indole
-antica, e l'uomo, come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva
-procacciarsi individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri
-diventar principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma nemmeno
-alla legittimità della nascita nell'eredità del potere (v. vol. I, p.
-27-28), — allora si potè ben credere che una nuova êra di uguaglianza
-fosse spuntata, ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre.
-
-
-Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi
-all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti per affermare
-e per negare la legittimità degli ordini aristocratici. Dante, per
-esempio, deriva ancora dall'unica definizione aristotelica, che «la
-nobiltà si basi sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo
-principio, che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su quella
-degli antenati».[140] Ma altrove egli non si dà per soddisfatto di una
-tale definizione, e si rimprovera da sè stesso[141] di aver perfino
-in Paradiso, parlando col suo proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà
-della sua origine, che è manto che _tosto raccorcia_, e al quale il
-tempo ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna rimettere.
-E nel «Convito»[142] egli stacca del tutto dall'idea della _nobiltà_
-ogni condizione di nascita privilegiata, e ne fa una cosa sola con
-l'attitudine a qualsiasi eccellenza morale e intellettuale, accentuando
-in modo speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà
-sorella germana della filosofia.
-
-Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo venne
-acquistando sulle opinioni degli Italiani, tanto più forte si venne
-in tutti radicando la persuasione, che l'origine non possa mai esser
-quella che decida del valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai
-un principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo «Della
-nobiltà»[143] si dichiara pienamente d'accordo co' suoi interlocutori
-— Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, fratello del vecchio Cosimo —
-non esservi oggimai altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito
-personale. Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto sparge
-un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, che, secondo il
-comune pregiudizio, entrano a far parte della vita dei nobili. «Niuno
-(v'è detto) trovasi tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i
-cui antenati esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio.
-La passione per le cacce non sente meglio di nobiltà, di quello
-che i nidi della selvaggina, che s'insegue, si risentano di balsamo
-o d'altri soavi profumi. L'agricoltura, quale fu esercitata dagli
-antichi, sarebbe ben più nobile occupazione, che non quelle stolte
-scorrerie per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle belve,
-che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero di quando in quando
-servirci di utile passatempo». E se ne adduce la prova mostrando il
-lato selvaggio e brutale della vita dei cavalieri inglesi e francesi
-nelle loro campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della
-rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a sostenere
-in certo modo le parti della nobiltà, ma non già — cosa abbastanza
-caratteristica — riferendosi ad un sentimento suggerito dalla natura,
-bensì richiamandosi all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro
-della sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come qualche
-cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza del merito
-e sulla ricchezza ereditata. Ma il Niccoli soggiunge, che Aristotele,
-dando questa definizione, non esprime una persuasione sua propria, ma
-una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò è tanto vero,
-che nell'«Etica», dov'egli parla secondo il suo intimo convincimento,
-non vuol che sia nobile se non colui, che si sforza di conseguire il
-vero bene. Indarno il Medici gli oppone, che l'espressione greca per
-designare la nobiltà (_Euganeia_) suona appunto «nascita illustre»; il
-Niccoli trova che la voce latina nobilis, vale a dire notabile, è assai
-più giusta, perchè fa dipendere la nobiltà dalle sole azioni.[144] Dopo
-questi e simili ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto
-delle condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà
-nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera e disdegna di
-occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi averi, quanto della
-mercatura, che riguarda come ignominiosa: così, se ne sta inerte e
-rinchiusa ne' suoi palagi,[145] o va attorno oziosamente cavalcando per
-la città. Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio,
-ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa l'attendere
-all'economia rurale è considerato come cosa onorevole e agevola
-di per sè l'accesso ai ranghi della nobiltà:[146] tutto sommato,
-«un'aristocrazia rispettabile, ma paesana». Anche in Lombardia i nobili
-vivono dei redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli
-altri pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria
-occupazione.[147] In Venezia la nobiltà governa, ma al tempo stesso si
-consacra al commercio; ed ugualmente a Genova tutti indistintamente,
-nobili e non nobili, sono mercanti e navigatori, e non vi si ammettono
-altre differenze, fuorchè quelle che provengono dalla nascita: taluni
-però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto dei loro castelli.
-In Firenze una parte dell'aristocrazia attende al traffico; un'altra
-(ma certo la men numerosa) si pavoneggia, boriosa dei propri titoli,
-per le vie della città o perde il suo tempo nelle cacce e in simili
-divertimenti.[148]
-
-Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è questo, che quasi in
-tutta Italia anche coloro che possono andar superbi della lor nascita,
-non hanno ambizioni da far valere di fronte alla cultura ed alla
-ricchezza, nè dai loro privilegi politici o di corte risentono alcun
-impulso a considerarsi come una classe superiore alle altre. Venezia
-sembra costituire a questo riguardo una eccezione, ma essa non è che
-apparente, perchè in sostanza la vita dei nobili non si differenzia
-quivi da quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio di
-pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le cose nel regno di
-Napoli, che per l'orgoglioso isolamento e la boriosa vanità della sua
-aristocrazia, più che per qualsiasi altro motivo, restò completamente
-escluso dal gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A
-dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal medio-evo
-longobardo e normanno sopravviene, ancor prima della metà del secolo
-XV, la dominazione aragonese, e così vi si compie fino da quel momento
-ciò che nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più tardi,
-una vera trasformazione sociale, un disprezzo del lavoro e una smania
-di titoli, che costituiscono appunto il lato caratteristico della
-popolazione spagnuola. Le conseguenze di un tal fatto non tardano poi
-a manifestarsi perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e
-basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad una di esse,
-la piccola città della Cava. Essa era stata sempre proverbialmente
-ricca sino a che non diede ricovero che a muratori e a tessitori: «ora
-che, invece di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono che
-sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad essere dottori,
-medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è subentrata la più desolante
-miseria».[149] In Firenze si constata un fatto identico per la prima
-volta sotto Cosimo primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che
-la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio e le
-industrie, non si preoccupa d'altro che di ottenere cavalierati nel
-suo nuovo ordine di s. Stefano.[150] È precisamente il rovescio di
-quanto vi era accaduto un secolo prima,[151] quando i padri, morendo,
-pregavano lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non avessero
-esercitato una qualche utile professione (vedi vol. I, pag. 108).
-
-
-Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso in modo molto
-ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e della letteratura, nel
-quale non si ammettono differenze gerarchiche, ed è appunto la sete
-delle dignità cavalleresche divenuta stoltamente oggetto di moda
-proprio nel tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio
-valore.
-
-«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti[152] verso la fine del
-secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta far cavalieri li meccanici,
-gli artieri, insino a' fornai; ancora più giù, gli scardassieri, gli
-usurai e rubaldi barattieri.... Come risiede bene che uno judice, per
-poter andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la scienza
-non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, senza guadagno.... Oh
-sventurati ordini della cavalleria, quanto siete andati al fondo! In
-quattro modi son fatti cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo,
-a molte cose che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario.
-Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori di queste
-cose materiali comprendano, come la cavalleria è morta. E non si
-ved'elli, che pure ancora lo dirò, essere fatti cavalieri i morti?
-Che brutta, che fetida cavalleria è questa! Così si potrebbe fare
-cavaliere un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche un
-bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti adduce a conferma di
-quanto scrive, sono invero parlanti abbastanza; una volta egli è messer
-Bernabò Visconti, che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, che
-bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono alcuni cavalieri
-tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito degli ornamenti che
-portano sull'elmo e simili. Più tardi il Poggio mette in derisione i
-molti cavalieri del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di
-guerra.[153] Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del ceto,
-per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., si creava da sè
-in Firenze una posizione molto difficile, tanto di fronte al governo,
-quanto a' suoi numerosi motteggiatori.[154]
-
-Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge che queste tarde
-ambizioni cavalleresche, indipendenti affatto da qualsiasi nobiltà di
-sangue, senza dubbio erano in parte il frutto di una ridicola vanità
-smaniosa di titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice.
-I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi parte, dovea,
-giusta le formalità prescritte, essere cavaliere. Ma il combattimento
-in campo chiuso e più particolarmente la corsa delle lance,
-strettamente regolata e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione
-favorevole per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, qualunque
-fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela sfuggire in
-un'epoca, in cui tanto conto si teneva del valor personale.
-
-Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca fin dal suo
-tempo si fosse espresso in termini di viva riprovazione contro i
-tornei, come contro una pericolosa stoltezza: egli non convertì
-nessuno col suo patetico grido: «in niun libro si legge che Scipione
-o Cesare siano stati abili giostratori!»[155] La cosa anzi in Firenze
-acquistò una grande popolarità; ogni borghese cominciò a riguardar la
-sua giostra — che senza dubbio non era più tanto pericolosa — come una
-specie di onesto passatempo, e Franco Sacchetti[156] ci ha conservato
-il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori della
-domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, dove si potea giostrare
-a prezzo mitissimo, sopra una rôzza presa a nolo da un tintore, alla
-quale alcuni burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia
-imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio il cavaliere,
-armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile scioglimento della
-novella è una violenta sgridata della moglie indispettita di simili
-scappate del marito.[157]
-
-Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione per la giostra,
-come se volessero mostrare per l'appunto, essi non nobili e privati,
-che la società di cui si circondano, non è in nulla inferiore ad una
-corte.[158] Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio
-ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; Piero il giovane
-poi per tali esercizi trascurò perfino il governo, e non voleva essere
-dipinto se non rivestito della sua splendida armatura. Anche alla corte
-di Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando il cardinale
-Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim (v. vol. I, pag. 149
-e 158) come gli piacesse quello spettacolo, il barbaro rispose assai
-saggiamente, che simili combattimenti nella sua patria si facevano fare
-agli schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva alcun
-danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava d'accordo con gli
-antichi romani nel riprovare i costumi del medio-evo.
-
-Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, che pur non
-sono di lieve momento per spiegarsi l'ardore insistente con cui si
-cerca la dignità cavalleresca, noi troviamo omai a questo tempo qua e
-colà dei veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri hanno
-di diritto il titolo di cavaliere.
-
-
-Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le vanità dei nobili
-e dei cavalieri, sta di fatto che la nobiltà italiana si collocò
-sempre nel bel mezzo della vita comune, e non mai alle estremità della
-medesima. Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente sur
-un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la cultura sono sempre
-i suoi naturali alleati. Certamente che in un cortigiano propriamente
-detto si esige un qualche grado di nobiltà,[159] ma questa esigenza
-è espressamente dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel
-pubblico (_per l'oppenion universale_), nè in ogni caso implica mai
-la supposizione, che anche un individuo non nobile non possa avere
-un merito intrinseco equivalente. E nemmeno rimane inteso con ciò
-che le persone non nobili debbano restar escluse da ogni contatto col
-principe: si vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano,
-non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un ornamento
-della vita, e quindi neanche questa. Se poi in tutti i rapporti della
-vita gli vien fatto un obbligo speciale di mantenere un contegno
-riserbato e dignitoso, non è già perchè egli abbia un sangue più nobile
-nelle vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale.
-Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento principale sta
-nella cultura e nella ricchezza; ma in quest'ultima solo in quanto
-renda possibile di consacrar la vita alla prima e di promuoverne in
-grande gli interessi e lo sviluppo.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Raffinamento esteriore della vita.
-
- Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne.
- — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. —
- Comodità ed eleganza.
-
-
-Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono un privilegio
-determinato, tanto maggiore ogni individuo, come tale, sente lo
-stimolo a mettere in evidenza i suoi pregi personali, e tanto più
-la vita sociale deve tendere per proprio impulso a restringersi in
-una cerchia speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità
-e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti necessari,
-deliberatamente pensati e voluti.
-
-Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo circondano e gli ozj
-della vita quotidiana mostrano in Italia un'eleganza ed un raffinamento
-maggiore, che in qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi
-spetta alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo notare,
-come esse superassero in comodità e nell'armonica disposizione delle
-parti i castelli e le corti o palazzi di città dei grandi del nord.
-Il vestire mutò per guisa, che egli è impossibile l'istituire un
-completo paragone colle mode degli altri paesi, molto più che, dal
-finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste ultime. Ciò
-che i pittori italiani ci rappresentano come costume di quel tempo, è
-in generale quanto di più bello e di più accomodato ci fosse allora in
-Europa, ma non si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire
-prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno stati sempre
-esatti. Quello però che è fuori di dubbio si è, che in nessun luogo
-si tenne del vestire quel conto, che si teneva in Italia. La nazione
-era alquanto vanitosa; ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non
-esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse bello e ben
-fatto un ornamento non dispregevole aggiunto alla persona. In Firenze
-ci fu perfino un periodo di tempo, in cui il vestire era una cosa
-affatto individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria (v. vol. I,
-pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del secolo XVI questa usanza
-fu coraggiosamente mantenuta da uomini considerevolissimi,[160] mentre
-intanto la grande maggioranza si accontentava di variare più o meno
-la moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe adunque
-riguardare come un sintomo di decadenza per l'Italia l'ammonizione che
-si legge in Giovanni della Casa,[161] di evitare le singolarità e di
-non dipartirsi dalla moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli
-abbigliamenti degli uomini, rispetta come legge suprema l'uniformità,
-rinuncia con ciò ad una caratteristica più importante che non si creda.
-Ma ciò procura un grande risparmio di tempo, e questo, colle idee di
-operosa attività che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi come
-compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio.
-
-In Venezia e a Firenze[162] eranvi, all'epoca del Rinascimento,
-prescrizioni speciali, che regolavano il modo di vestire degli uomini
-e ponevano limiti determinati al lusso delle donne. Dove simili leggi
-non esistevano, per esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa
-ogni traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.[163]
-Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle mode e (se noi
-interpretiamo rettamente) la stolta venerazione per tutto ciò che
-veniva di Francia, mentre nel fatto molte delle sue mode non erano che
-le antiche d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo
-aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare sino a
-qual punto questo frequente mutare delle forme del vestire e l'adozione
-delle mode francesi e spagnuole[164] abbiano contribuito a tener viva
-nella nazione la passione abituale del lusso esterno, non è cosa di cui
-dobbiamo occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto merita d'esser
-notato come una prova di più del rapida sviluppo della vita italiana
-intorno al 1500.
-
-
-Degna di speciale attenzione è la cura che pongono le donne, di
-modificare quanto più possono la loro apparenza esterna con tutti gli
-aiuti, che può offrire una ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese
-d'Europa, dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato di
-dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle carni e alla
-ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.[165] Tutto tende ad
-uniformarsi ad un tipo convenzionale universalmente accettato, anche
-a costo di veder violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi
-naturali del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del tutto
-dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV fu estremamente
-svariato nei colori e carico negli ornamenti,[166] e più tardi ebbe una
-ricchezza un po' più elegante, e ci limiteremo alla toeletta nel senso
-più stretto.
-
-Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono proibite, poi
-tornano a portarsi false acconciature da testa, talune anche di seta
-bianca e gialla,[167] sino a che giunge un qualche grande oratore
-sacro, che commove gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica
-piazza s'innalza un gran rogo (_talamo_) sul quale, insieme a liuti,
-arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri erotici ed
-altre inezie, vanno a finire anche queste false acconciature:[168] la
-fiamma purificatrice riduce tutte queste cose in un mucchio di cenere.
-Il colore ideale, che tanto nei propri, come nei capelli posticci
-si cercava di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il
-raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel colore ai
-capelli,[169] furonvi delle dame, che ebbero il coraggio di stare
-giornate intere sotto la sferza del sole;[170] del resto, ciò non
-impediva che si usassero tinture speciali e manteche per accrescerne
-altresì il volume. A ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque
-ritenute confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti
-per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre e i denti,
-di cui il nostro tempo non ha nemmeno una idea. E non giovarono nè
-i sarcasmi dei poeti,[171] nè le invettive dei predicatori, nè la
-paura stessa di guastarsi precocemente le carni a distogliere le
-donne da quegli usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino
-una falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le frequenti e
-grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei quali centinaia d'uomini
-apparivano dipinti e mascherati,[172] abbiano contribuito a trasformare
-quell'abuso in abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era
-universale, ed anche le fanciulle del contado facevano del loro meglio
-per uniformarvisi,[173] sin dove potevano. Si aveva un bel predicare,
-che simili artificii erano i contrassegni delle cortigiane; anche le
-più rispettabili matrone, che del resto in tutto il corso dell'anno non
-toccavano alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, quando
-accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.[174] — Ma, sia che si
-riguardasse questo eccesso come un tratto di barbarie, di cui s'aveva
-un riscontro nell'uso di imbellettarsi dei selvaggi, sia che lo si
-ritenesse anche soltanto come uno sforzo di mantenere nei lineamenti
-e nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come farebbe
-credere la somma accuratezza e la moltiplicità di questa toeletta, —
-certo è che agli uomini spiacque allora, come in ogni altro tempo, e ne
-sono prova i richiami continui, che in questo riguardo furono fatti al
-bel sesso.
-
-Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si estese perfino
-a tutte le cose, colle quali in qualsiasi modo si doveva venire a
-contatto. Nelle grandi festività, si solevano strofinare con unguenti
-fin le mule, sulle quali si dovea cavalcare;[175] Pietro Aretino
-ringrazia Cosimo I per un invio fattogli di scudi _profumati_.[176]
-
-
-Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione di superare
-in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli settentrionali. Nè parrebbe
-neanche doversi dire, che questa loro opinione andasse troppo lungi dal
-vero, se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile al
-perfezionamento della personalità moderna, che certamente in Italia si
-svolse più presto e più completamente che altrove; inoltre molti indizi
-farebbero credere anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni
-del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai possibile
-addurne, e se da ultimo la questione si restringesse al determinare
-a chi propriamente spetti la priorità, nella redazione dei primi
-codici di pulitezza e creanza, la poesia cavalleresca del medio-evo
-potrebbe a buon diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non
-ostante, di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni dei
-più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono la pulitezza
-della persona, specialmente ne' banchetti,[177] all'ultimo grado della
-perfezione, e che, per un antico pregiudizio, i tedeschi in Italia
-riguardavansi sempre come il tipo d'ogni sudiceria.[178] Il Giovio non
-esita ad attribuire molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza
-all'educazione primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,[179]
-e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. In mezzo a
-ciò si ha tanto maggior ragione di sorprendersi che, per lo meno nel
-secolo XV, si lasciassero condurre le osterie e gli alberghi per lo più
-da tedeschi,[180] i quali praticarono questa industria principalmente
-in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano a Roma. Ma
-le testimonianze che si hanno a questo riguardo potrebbero anche
-semplicemente riferirsi alle osterie e agli alberghi delle campagne,
-mentre si sa con certezza che nelle maggiori città le migliori locande
-erano tenute tutte da Italiani.[181] La mancanza poi di buoni alberghi
-nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto di sicurezza in generale.
-
-Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale della buona
-creanza, che Giovanni della Casa, nato fiorentino, ci lasciò sotto il
-titolo di «Galateo». In questo si prescrive non soltanto la pulitezza
-nel senso più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte
-quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», con
-quello stesso tuono magistrale, con cui il moralista predica le più
-sublimi leggi morali. In altre letterature qualche cosa di simile non
-si insegna in via sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè
-colla descrizione di ciò che è sucido e ributtante.[182]
-
-Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida per
-vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire in generale.
-Ancora oggidì può esser letto con molto profitto da persone di ogni
-condizione, e la gentilezza della vecchia Europa difficilmente si
-scosterà mai dalle sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è
-cosa che viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di ogni
-cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in alcuni uomini
-ed acquisito per forza di volontà in altri; ma, come dovere sociale
-e come indizio di cultura e di buona educazione, i primi a conoscerlo
-senza alcun dubbio furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli
-s'era già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, che
-il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti e vicini, delle _burle_
-e delle _beffe_ (v. vol. I, pag. 209 e segg.) nella buona società
-è passato del tutto,[183] l'idea nazionale prevale su quella delle
-cittadinanze locali e prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza
-e cortesia universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto
-avremo occasione di discorrere più innanzi.
-
-
-Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in Italia, nel
-secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal grado di raffinamento e
-di perfezione, da non vedersi in nessun altro paese l'eguale. Una
-moltitudine di quelle cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro
-insieme la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e si
-potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva ancora un'idea. Nelle
-vie ben selciate delle città italiane[184] l'uso delle carrozze era
-generale, mentre fuori d'Italia dovunque o s'andava ancora a piedi, o a
-cavallo, o si usava della carrozza per sola necessità, non per piacere.
-Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi articoli
-di toeletta vengono menzionati di frequente dai novellieri.[185]
-La copia e la finezza delle biancherie sono spesso l'oggetto delle
-loro descrizioni. Essi ci parlano anche di cose, che si direbbero
-piuttosto appartenere al campo dell'arte, notando con ammirazione
-come essa da tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il
-grandioso armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi e
-magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, arricchendo
-la mensa di confetture lavorate in mille guise, e aggiungendo infine
-eleganza e buon gusto al rozzo lavoro del falegname. Tutto l'occidente
-si prova negli ultimi tempi del medio-evo, e secondo le sue forze
-glielo permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a dare
-inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie convenzionali
-della decorazione gotica, mentre l'arte italiana del Rinascimento si
-move liberamente in ogni senso, risponde degnamente alle più svariate
-esigenze e si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed
-estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative italiane
-d'ogni specie sopra le nordiche nel corso del secolo XVI, quantunque
-sia anche vero che essa è dovuta altresì a cause di molto maggiore e
-più generale importanza.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-La lingua come base del vivere sociale.
-
- Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente
- della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro
- trionfi. — La conversazione.
-
-
-La società più elevata, che qui oggimai appare come un prodotto della
-riflessione, anzi come la più alta creazione della vita del popolo,
-presuppone, come condizione indispensabile, il linguaggio.
-
-Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i popoli occidentali
-l'aristocrazia aveva cercato di mantenere una lingua «cortigiana» tanto
-per la conversazione, che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in
-Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono tanto fra
-loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua così detta «curiale», che
-era comune alle corti e ai loro poeti. Ora il fatto più importante
-si è questo, che di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la
-lingua di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione
-alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima del 1300, un tale
-scopo è confessato apertamente. Anzi, per vero dire, qui la lingua è
-trattata espressamente come qualche cosa di completamente indipendente
-dalla poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione
-semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, sentenze e
-risposte. Questa espressione è a questo tempo in pregio non meno che lo
-fosse in altri tempi presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga
-vita non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» _(un bel
-parlare)!_
-
-Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, quanto più vi si
-lavorava attorno da diverse parti. Dante ci porta addirittura nel
-bel mezzo di questa lotta: il suo libro «Del volgare eloquio»[186]
-ha un'importanza grandissima non solo per la questione in sè stessa,
-ma anche perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna
-in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo delle sue idee e le
-conclusioni, alle quali egli giunge, sono cose che appartengono alla
-storia della filologia, nella quale quel libro occuperà sempre un posto
-rilevantissimo. Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè,
-ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, la lingua deve
-essere stata una delle più importanti questioni della vita quotidiana;
-che tutti i dialetti erano stati studiati con partigiana predilezione
-o avversione; e che la nascita della lingua ideale comune non si avverò
-se non in mezzo a grandi lotte e contrasti.
-
-Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale Poema.
-Il dialetto toscano diventò la base essenziale della nuova lingua
-comune.[187] Se ciò a taluno paresse eccessivo, valga a nostra
-giustificazione il fatto che questa, in una questione tanto dibattuta,
-è ad ogni modo l'opinione la più universalmente ricevuta.
-
-
-Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario e poetico, lo
-screzio insorto intorno a questa lingua, quello che suol dirsi il
-purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto giovato; può darsi altresì
-che qualche scrittore, del resto dotato di grandi attitudini, sia
-stato con ciò defraudato di un pregio essenziale, la spontaneità della
-espressione; e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in
-altissimo grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla loro volta
-nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, trascurando per la
-forma il concetto; stando di fatto che anche una meschina melodia,
-uscita da un tale strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e
-comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza grandissima,
-perchè contribuì a dare un andamento grave e dignitoso allo stile
-in generale, e perchè costrinse l'uomo colto a serbare, tanto nella
-vita ordinaria quanto nelle circostanze straordinarie, un contegno
-serio e una costante elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche
-talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un tempo sotto la
-veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare basse scurrilità e
-velenosi sarcasmi, non è men vero però, che, quasi a compenso, ogni
-idea più nobile ed elevata vi trova altresì una condegna espressione.
-La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di vista nazionale,
-diventando essa come la patria ideale di tutti gli uomini colti dei
-diversi Stati, in cui così per tempo andò diviso il paese.[188] Di
-più, essa non è il patrimonio esclusivo di questa o di quella classe
-in particolare, ma tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero,
-possono trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè vogliano.
-Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo straniero resta sorpreso
-e maravigliato di udire sulla bocca del basso popolo e dei contadini
-un italiano puro e puramente pronunziato in provincie italiane, dove
-al tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca indarno
-di trovare un riscontro ad un fatto simile presso le plebi di Francia
-e di Germania, dove invece anche gli uomini istrutti sacrificano pur
-tanto alla pronunzia locale. Vero è che in Italia il numero di coloro
-che sanno leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da tante
-altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio pontificio, non si
-sarebbe tentati di credere; ma qual peso avrebbe questa circostanza
-senza quella generale e incontestata venerazione, che si ha per la pura
-lingua e la pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato?
-Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente accettate,
-non escluse Venezia, Milano e Napoli, ancora al tempo in cui fioriva
-la letteratura, soggiogate in certo modo dallo splendore che da esse
-partiva. Ed anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, s'è
-di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente il
-più bel tesoro della nazione, la pura lingua.[189] Alla letteratura
-dei dialetti furono, sin dal principio del secolo XVI, senza sforzo e
-deliberatamente abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma
-talvolta anche serii,[190] prestandosi lo stile di essi a qualsiasi
-esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, come frutto
-di una determinazione calcolata e riflessa, non ebbe luogo se non molto
-più tardi.
-
-
-L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, come elemento
-d'unione della società più elevata, trovasi chiaramente espressa nel
-«Cortigiano».[191] Fin d'allora, cioè fin dal principio del secolo
-XVI, eranvi taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler
-mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli altri toscani
-del suo tempo, non per altro, se non perchè erano antiche. Nella lingua
-parlata il Castiglione le proibisce assolutamente, e non le accetta
-nemmeno nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non vede che
-una forma speciale del parlare. Coerentemente poi a questa premessa,
-egli stabilisce che il miglior modo di parlare sarà quello, che più
-d'ogni altro s'accosti alla lingua convenientemente scritta. Donde
-emerge assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno da dire
-qualche cosa di veramente importante, debbono essi stessi formarsi la
-propria lingua, e che questa è mobile e mutabile, appunto perchè è
-qualche cosa di vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle
-espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche da regioni
-non toscane, e accettando perfino le francesi e le spagnuole, quando
-l'uso le abbia consacrate per certe cose speciali:[192] sorgere così,
-coll'aiuto dell'ingegno e dello studio, una lingua, la quale non sarà
-invero l'antico toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come
-un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. S'intende da sè
-che è dovere imprescindibile d'un cortigiano di esprimere sotto questa
-veste perfetta i suoi affetti e la sua poesia.
-
-
-Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio della società
-viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i puristi non riuscirono
-in sostanza ad aver vinta la causa. V'erano troppi e troppo valenti
-scrittori ed uomini di società anche toscani, che o non si curavano
-o ridevano di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si
-verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto qualunque e
-pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che essi stessi erano «della
-loro lingua ignorantissimi».[193] Già l'esistenza di uno scrittore
-quale era il Machiavelli troncava d'un tratto tutte quelle questioni,
-in quanto egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida,
-schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva tutti i pregi,
-fuorchè quello di imitare il puro Trecento. D'altro lato v'erano troppi
-lombardi, romani, napoletani ed altri, ai quali non poteva rincrescere,
-se nello scrivere e nel conversare non si esageravano troppo le
-pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, è
-vero, le forme e i modi del loro dialetto, e il Bandello, per tutti,
-assai spesso (non sappiamo quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara
-protesta: «io non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma
-barbaramente; io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere ornamento
-alla lingua volgare; io non sono che un lombardo e in Lombardia a'
-confini della Liguria nato» ecc.[194] Ma, di fronte al partito dei
-rigidi puristi, tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando
-a bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, e quasi
-a compenso, d'impadronirsi della lingua comune. Non a tutti infatti
-era dato di poter fare come il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse
-per tutta la sua vita il più puro toscano, (sempre però come lingua
-appresa e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a poco
-fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale era questo che
-ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva trattar la lingua con somma
-cura. Posto ciò, si poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro
-fanatismo, i loro congressi filologici[195] e simili: veramente dannosi
-essi non divennero che più tardi, quando il soffio dell'originalità
-era già fatto notevolmente più languido nella letteratura, e stava
-per soggiacere ad influenze affatto d'altra natura, ma ancor più
-perniciose. Da ultimo fu libero alla stessa Accademia della Crusca
-di trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi sforzi furono
-talmente impotenti, che non riuscì nemmeno ad impedire che assumesse
-quell'indirizzo e quel colorito francese, che forma il carattere
-distintivo della letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota).
-
-
-Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata e portata omai al
-sommo della pieghevolezza e duttilità, che divenne nella conversazione
-lo strumento e la base di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi
-settentrionali i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi
-nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti,
-cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era tutta dedita al
-giuoco e agli esercizii corporali o, se pur si voglia, s'esercitava
-a scrivere rozzi versi e celebrava feste continue, in Italia, dove
-pure tali cose esistevano, erasi formato altresì un ambiente più
-elevato e sereno, dove uomini di qualsiasi condizione e nascita,
-purchè non privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti
-convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando l'utile al
-dolce. Siccome in tali convegni o non si usava di far trattamenti,
-o questi si riducevano ad assai poca cosa,[196] non era difficile
-neanche il tenerne lontani gli uomini più materiali e gli scrocconi.
-Se ci è permesso di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di
-dialoghi, anche i più elevati problemi della vita avrebbero formato
-l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini più distinti: nè la
-manifestazione di sublimi pensieri vi sarebbe stata, come di regola
-presso i settentrionali, un privilegio puramente individuale, bensì
-comune a parecchi. Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita
-sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, che non
-hanno altro scopo, che sè medesime.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-La forma più elevata della vita sociale.
-
- Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro
- uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società
- fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo.
-
-
-Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, era assai
-saggiamente regolata e si basava sopra quelle convenienze tacite
-ed espresse, che sono domandate o dalle circostanze o dal decoro,
-ma che non hanno nulla che fare colla rigida etichetta. In certi
-circoli più compatti, dove le riunioni assumevano il carattere di
-stabili corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità
-per l'accettazione, come, per esempio, in quelle allegre società di
-artisti fiorentini, alle quali il Vasari attribuisce il merito[197]
-di aver promosso la rappresentazione delle più importanti commedie
-d'allora. Le società più leggere invece e che si mettevano insieme per
-circostanze affatto momentanee, accettavano volentieri le prescrizioni,
-che eventualmente venivano imposte dalla dama più ragguardevole. Tutti
-conoscono l'Introduzione del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a
-considerare il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla
-più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale in questo
-caso speciale; ciò non ostante non è men vero, ch'essa si fonda sopra
-una consuetudine già accettata nella vita sociale. Il Firenzuola, che
-quasi due secoli dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile,
-s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in bocca alla
-regina della sua società pone un discorso sul modo di ripartire il
-tempo durante il soggiorno alla campagna, vale a dire, prima di tutto
-un'ora di speculazioni filosofiche andando a passeggiare sopra una
-collina, poi la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,[198]
-indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova canzone,
-il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; più tardi una
-passeggiata ad una fonte, dove ognuno s'asside e narra una novella,
-e finalmente la cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla
-onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non disconvengano».
-Il Bandello nelle introduzioni e nelle dediche di ciascuna delle
-sue novelle non riferisce, è vero, simili discorsi di circostanza,
-poichè le diverse società, dinanzi alle quali quelle novelle vengono
-narrate, esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro
-modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli dovevano essere
-queste supposte riunioni sociali. Alcuni lettori penseranno, che in
-società capaci di udire racconti tanto immorali, come son quelli che
-si leggono, non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. Ma
-da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide dovevano essere
-le basi di società, che, ad onta di tali racconti, non uscivano dalle
-convenute formalità, non andavano a soqquadro, e potevano perfino
-occuparsi di serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol
-dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione si faceva
-sentire più forte che mai e andava sopra ogni cosa. Per convincersene
-non occorre di prendere a norma la società un po' troppo idealizzata,
-che il Castiglione introduce a parlare sui più elevati sentimenti e
-scopi della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro Bembo
-nel castello di Asolo. La società del Bandello, invece, anche in
-onta a tutte le frivolezze alle quali si abbandona, può riguardarsi
-come il tipo più veritiero di quell'elegante decoro, di quella facile
-amabilità, di quella schietta franchezza, di quello spirito insomma
-e di quella cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri
-distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se ne ha
-specialmente in questo, che le dame, che ne formavano il centro,
-godevano l'universale estimazione, nè per tal fatto furono minimamente
-pregiudicate nella loro fama. Fra le protettrici del Bandello, per
-esempio, Isabella Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se ebbe
-una celebrità non scevra di macchie, non fu già pel proprio contegno,
-ma per quello delle scostumate damigelle che la circondavano:[199]
-Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio,
-Bianca Rangona, Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono
-del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il loro contegno, da
-ogni accusa e censura. La più celebre donna d'Italia poi, Vittoria
-Colonna, godeva fama addirittura di santa. Ora, egli è indubitato
-che le particolarità che ci vengono date intorno al vivere sciolto,
-che si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati,
-non sono di tal natura da farne emergere una superiorità assoluta
-della vita sociale d'Italia su quella del resto d'Europa. Ma si legga
-il Bandello,[200] e si vegga poscia se un genere simile di società
-sarebbe, ad esempio, stato possibile in Francia, prima che vi fosse
-stato trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili al
-pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo le più alte creazioni
-dell'ingegno umano non ebbero bisogno, per nascere, dell'aiuto o
-del favore di quelle riunioni, ma si avrebbe gran torto se le si
-riguardasse come di poco momento nella vita dell'arte e della poesia,
-non fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente
-a creare in Italia ciò che allora non esisteva in verun altro paese,
-un vivo interessamento per tutto quanto si produceva nell'un campo e
-nell'altro, e un gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo
-poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè stesso un
-necessario portato di quella particolare cultura e di quel modo di
-vivere, che allora era esclusivamente italiano, e che d'allora in poi
-divenne europeo.
-
-
-In Firenze la vita di società è fortemente influenzata da parte della
-letteratura e della politica. Innanzi tutto Lorenzo il Magnifico è
-tal uomo, che domina completamente quanti lo circondano, non tanto in
-virtù della sua posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene
-egli, del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione anche
-a quelli, che più gli stavano dappresso.[201] Si vede, ad esempio,
-con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, l'educatore de' suoi
-figli, e come i modi franchi ed aperti del letterato e del poeta a gran
-fatica si concilino in lui con quella riserbatezza, che gli è imposta
-necessariamente dal rango principesco, cui ormai è salita la sua casa,
-e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di sua moglie; ma dal
-canto suo, e quasi in ricambio, il Poliziano è l'espressione e quasi
-il simbolo vivente delle glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace,
-giusta l'uso della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura
-del gusto e della passione, che egli ha per tali convegni sociali.
-Nella sua splendida improvvisazione «La caccia col falcone» egli fa
-un ritratto comico de' suoi compagni, e nel «Simposio» lo scherzo va
-ancora più innanzi e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che
-vi si travede anche il lato serio della riunione.[202] E che questa
-assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano con piena evidenza
-le sue corrispondenze, e le notizie rimasteci sulle frequenti sue
-dispute filosofiche ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze
-sono, in parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno al
-tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per esempio, la
-così detta Accademia platonica, che dopo la morte di Lorenzo soleva
-raccogliersi negli orti de' Rucellai.[203]
-
-Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva naturalmente dalle
-tendenze personali del regnante. Di esse, per vero, al principiare
-del secolo XVI ce n'era oggimai poche, e queste poche erano anch'esse
-pressochè senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla corte
-veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva una società tanto
-speciale, quale non si vide ripetersi più in nessun epoca storica.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-L'uomo perfetto di società.
-
- Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi
- corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. —
- Dilettanti in società.
-
-
-Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora per sè medesimo,
-il Cortigiano, quale ci vien descritto dal Castiglione. Egli è
-propriamente l'uomo ideale, quale lo domanda la cultura di quel tempo,
-e la corte sembra più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben
-ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato in nessuna corte,
-perchè egli stesso ha il talento e la apparenza di un vero principe,
-e perchè l'eccellenza sua, calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone
-già in lui una assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua
-azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del principe,
-ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un esempio spiegherà meglio
-la cosa: nella guerra il Cortigiano deve astenersi da tutte quelle
-imprese, anche utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non
-sieno grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver sempre fisso
-in mente che ciò che lo conduce alla guerra, non è il dovere in sè
-stesso, ma soltanto _l'honore_.[204] La posizione morale di fronte al
-principe, quale è presentata nel quarto libro, è quella di un uomo
-libero e indipendente. La teoria degli amori del Cortigiano (nel
-terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, le
-quali però per la miglior parte si riferiscono a tutti gli uomini in
-generale, e la grande e quasi lirica glorificazione dell'amore ideale
-(sulla fine del quarto libro) non ha più nulla che fare coll'assunto
-speciale di tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del Bembo,
-la straordinaria elevatezza della cultura si fa manifesta dal modo
-delicatissimo, con cui i sentimenti vengono analizzati. Bensì non si
-deve sempre prestar cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla
-loro parola; ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati
-tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi vedremo, che
-spesse volte queste convenzionali apparenze nascondevano lampi di vera
-passione.
-
-
-Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si esigono in grado
-perfetto in un Cortigiano, sono i così detti esercizi cavallereschi;
-ma, oltre a questi, richiedevansi anche parecchie altre cose, che
-veramente non avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte,
-regolarmente organizzate e basate tutte sull'emulazione personale,
-quali in allora non esistevano se non in Italia: altre cose ancora
-si fondano evidentemente sopra un'idea puramente generale ed astratta
-della perfezione individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i
-giuochi ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la lotta:
-principalmente poi deve essere un abile danzatore e (come già s'intende
-da sè) un perfetto cavallerizzo. Oltre a ciò si esige da lui tal
-conoscenza di più lingue, o almeno almeno dell'italiano e del latino,
-che s'intenda di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto
-di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità pratica, che
-però egli terrà segreta quanto più gli sarà possibile. Non si pretende
-tuttavia che queste qualità sieno in lui tutte in grado perfetto,
-eccezione fatta dell'esercizio delle armi; dal neutralizzarsi reciproco
-di tante doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel quale
-nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar nocumento alle altre.
-
-
-Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, sia come
-scrittori teorici, sia come maestri pratici, erano in grado d'insegnare
-a tutto l'occidente tanto in fatto di esercizi ginnastici d'ogni
-specie, quanto in fatto di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel
-giostrare e nel danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con
-opere scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; la
-ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi guerreschi e dai
-semplici giuochi, fu forse per la prima volta insegnata alla scuola
-di Vittorino da Feltre (v. vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte
-integrante di ogni completa educazione.[205] L'importanza di un tal
-fatto sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come una vera
-arte: quali esercizi fossero in uso, e se per avventura si conoscessero
-quelli che sono più frequenti oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che,
-oltre la forza e la destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia,
-lo si può arguire non solo dall'indole della nazione già nota sotto
-tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che se ne hanno.
-Basta in proposito ricordare il grande Federigo da Urbino (v. vol.
-I, pag. 60), che assisteva in persona ai giuochi de' giovani a lui
-affidati.
-
-I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna sostanziale
-differenza da quelli che erano in uso presso gli altri popoli
-occidentali. Naturalmente nelle città marittime vi si aggiungevano
-le gare dei remiganti, e le regate veneziane erano assai per tempo
-famose.[206] Il giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il
-giuoco della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento pare
-vi sia stato coltivato con molta maggior passione e con più pompa,
-che in qualunque altro paese d'Europa. Non se ne hanno però positive
-testimonianze.
-
-
-A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza la musica.[207] La
-composizione intorno al 1500 era ancora principalmente nelle mani della
-scuola olandese, che veniva molto ammirata pel complicato artificio
-e per la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, eravi
-pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava assai di più
-al nostro gusto musicale d'oggidì. Un mezzo secolo più tardi sorse il
-Palestrina, le cui armonie esercitano un fascino prepotente anche sul
-mondo attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, ma non
-ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o ad altri si debba il
-passo decisivo, che ha fatto il linguaggio musicale del mondo moderno,
-per cui a noi profani è impossibile il farci un'idea esatta dello stato
-delle cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente da parte
-la storia della composizione musicale, cercheremo invece di dir qualche
-cosa sul posto, che si faceva alla musica nella vita sociale d'allora.
-
-Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel Rinascimento e per
-l'Italia di quel tempo è il multiforme specializzarsi dell'orchestra,
-il cercar nuovi strumenti, vale a dire nuove combinazioni armoniche,
-e — in stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe speciale
-di cultori dell'arte per professione (_virtuosi_), che è come a dire,
-l'insinuarsi dell'elemento individuale in determinati rami della musica
-e in determinati strumenti.
-
-Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, l'organo ebbe
-assai per tempo una grande diffusione e un notevole perfezionamento,
-ma, accanto ad esso, si diffuse anche assai presto il corrispondente
-strumento a corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano
-ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni del secolo XIV,
-perchè ornati con figure dipinte da sommi maestri. Fra tutti gli
-altri poi il violino prese il primo posto e diede anche delle grandi
-celebrità. Presso Leone X, che già anche da cardinale aveva la casa
-piena di cantanti e di sonatori e che godeva fama egli stesso di grande
-conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni Maria e Jacopo
-Sansecondo: al primo Leone diè il titolo di conte e il possesso di
-una piccola città;[208] il secondo credesi rappresentato nell'Apollo
-del Parnaso di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle
-celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno al 1580) nomina
-a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi quelli di ciascuna specie
-di strumenti, quali l'organo, il liuto, la lira, la viola da gamba,
-l'arpa, la cetra, i corni e le tibie, esprimendo il voto che i loro
-ritratti sieno dipinti sugli stessi strumenti.[209] Una così svariata
-attitudine a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo
-non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli strumenti
-fossero già noti e diffusi dovunque.
-
-Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge specialmente
-da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera di farne, a titolo di
-curiosità, delle collezioni. In Venezia, dove la passione per la
-musica era grande,[210] ve n'erano parecchie; e quando per caso vi
-s'incontrava un certo numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante
-un concerto. (In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi
-strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, ma non è detto se
-vi fosse chi sapesse suonarli e qual suono dessero). Non è neanche da
-dimenticare, che taluni di questi strumenti presentavano esteriormente
-una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano assai
-leggiadramente fra loro. E appunto per questo accade d'incontrarli
-anche nelle collezioni d'altre rarità e cose d'arte.
-
-
-Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o singoli
-amatori od anche intere orchestre di dilettanti, organizzati a guisa
-di corporazioni o di «accademie».[211] Molti pittori, scultori ed
-architetti s'intendevano anche, e talvolta in sommo grado, di musica.
-— Alle persone appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati
-gli strumenti a fiato per gli stessi motivi,[212] pei quali una volta
-se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade Atena. La società più
-ragguardevole amava il canto solo o con accompagnamento di violino;
-ma piaceva anche il quartetto a viole[213] e, per la ricchezza de'
-suoi mezzi, altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci,
-«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una voce sola».
-In altre parole, siccome il canto, in onta a qualsiasi convenzionale
-modestia (v. pag. 157), rimane pur sempre un mezzo opportuno per
-mettere in evidenza un uomo perfetto di società, così è meglio che
-ognuno sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone prodursi
-nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più vivi e soavi, e
-appunto per questo alle persone alquanto attempate si sconsiglia sì il
-canto che il suono, quand'anche posseggano ancora una certa valentia
-nell'una cosa e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole
-impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla vista. — Di un
-apprezzamento della composizione, come lavoro d'arte a sè, non è fatta
-parola. Per converso accade talvolta che il contenuto delle parole
-esprima qualche terribile situazione reale, qualche caso effettivamente
-occorso al cantore.[214]
-
-Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi medie, come
-delle più elevate, in Italia ebbe una diffusione maggiore, e al tempo
-stesso si tenne più strettamente ligio alle prescrizioni dell'arte, che
-non altrove. Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia
-mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si udivano;
-centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente a gruppi gli
-artisti, e perfino nei quadri di cui son decorate le chiese, i concerti
-degli angeli mostrano ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori
-queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. Un'altra prova
-della passione con cui si coltiva quest'arte, si ha nel fatto che a
-Padova, per esempio, un Antonio Rota, suonatore di liuto, (morto nel
-1549) divenne addirittura ricco solo col dare lezioni private e col
-pubblicare un «Avviamento» allo studio del liuto.[215]
-
-In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato ad assorbire
-tutto il genio musicale e quasi ad arrogarsene il monopolio esclusivo,
-questi sforzi possono segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno
-diritto a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione affatto
-diversa quella di sapere quale interesse desterebbero in noi quelle
-armonie, se, per una strana ipotesi, ci fosse dato di udirle.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Condizione della donna.
-
- Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile
- delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. —
- La donna-uomo (_virago_). — La donna nella società. — Cultura
- delle cortigiane.
-
-
-Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli più elevati
-dell'epoca del Rinascimento, è della massima importanza il sapere, che
-la donna in essi ebbe una posizione uguale in tutto a quella dell'uomo.
-Non bisogna a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle
-sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle quali taluni
-scrittori di dialoghi di quel tempo cercano di provare la pretesa
-inferiorità del bel sesso, e neanche da qualche satira del genere della
-terza dell'Ariosto,[216] nella quale la donna è rappresentata come un
-pericoloso fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere,
-sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima ipotesi però
-presenta in un certo senso un lato vero: appunto _perchè_ in Italia la
-donna, giunta al pieno sviluppo della sua individualità, era uguale in
-tutto all'uomo, non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa
-identificazione di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma la
-fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni del nord.
-
-Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi più elevate
-era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. Egli è un fatto che
-gl'Italiani del Rinascimento non esitarono a far impartire ai loro
-figli d'ambo i sessi l'identica istruzione letteraria e perfin
-filologica (v. vol. I, pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal
-momento che questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento
-più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè non dovessero
-fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo altrove qual grado di valentìa
-raggiunsero le figlie di alcune case principesche nel parlare e nello
-scrivere latino (v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno
-saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni tener dietro
-a ciò che ne costituiva la parte più essenziale, le discussioni erudite
-su varii punti dell'antichità. A ciò s'aggiunga la parte veramente
-attiva, che doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella
-quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti e canzoni, e
-si provassero perfino nell'improvvisazione: e una prova se ne ha nel
-numero considerevole di donne, che in questo genere acquistarono una
-grande celebrità,[217] dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra
-Fedele (della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, si
-rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che confermi al tutto la
-nostra superiore asserzione dell'indirizzo veramente virile dato anche
-agli studi delle donne, sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e
-canzoni, tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta tale
-di serietà e robustezza e si scostano siffattamente da quelle tinte
-indeterminate e da quei teneri slanci di entusiasmo, che caratterizzano
-d'ordinario la poesia femminile, che si sarebbe tentati di crederle
-composizioni d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci
-facessero certi del contrario.
-
-
-Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle classi più
-elevate anche tutta la loro individualità in modo pressochè uguale
-che negli uomini, mentre fuori d'Italia sino al tempo della Riforma
-nessuna donna in generale, e ben poche anche tra le principesse
-emergono personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita
-d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono sulla scena che
-in circostanze affatto eccezionali, e quasi loro malgrado. In Italia,
-ancora nel corso del secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente
-quelle dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria e
-distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma anche alla gloria
-dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). A queste tien dietro a poco a
-poco una schiera di donne celebri di diversa specie (v. ibid. pag.
-203), in talune delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare
-altra singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo di
-naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza e di
-pietà religiosa.[218] Di una «emancipazione» in senso affatto speciale
-non si parla nemmeno, perchè la cosa già s'intende da sè. La donna
-di condizione elevata deve, al pari dell'uomo, curare il proprio
-perfezionamento sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di pensare
-e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. Da lei non si pretende
-una completa attività letteraria; tutt'al più, se sarà poetessa, le si
-domanderà qualcuna di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo
-dell'anima, non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano
-sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste donne non
-pensavano punto al pubblico: bastava ad esse di tenere avvinti al loro
-carro gli uomini più considerevoli[219] e d'imbrigliarne i voleri.
-
-
-Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, ripetuto, per
-le grandi donne italiane di quel tempo, si è di avere mente ed animo
-veramente virili. Basta guardare al contegno energico e risoluto della
-maggior parte delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come
-di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto proprio e
-determinato. Il titolo di «virago», che nel nostro secolo suonerebbe
-come un complimento assai equivoco, costituiva allora una vera lode.
-Esso fu portato con grande splendore da Caterina Sforza, moglie e poi
-vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario di Forlì ella
-difese strenuamente dapprima contro. il partito dei di lui uccisori,
-poscia contro Cesare Borgia; infine soggiacque, ma procacciandosi
-l'ammirazione di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima
-donna d'Italia».[220] E una vena di somigliante eroismo riscontrasi
-altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse mancarono le
-occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga (v. vol. I, p. 58) in
-modo speciale emerge per un carattere di questa tempra.
-
-
-È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo lasciar raccontare
-nei loro circoli novelle anche del colore di quelle del Bandello,
-senza che per questo la loro fama ne restasse pregiudicata. Il genio
-predominante di queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale
-a dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe
-suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili nel nostro
-tempo, ma la coscienza della propria forza, della propria bellezza e
-di condizioni sociali piene di pericoli e di minacce. Perciò, accanto
-al formalismo più compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro
-secolo avrebbe l'aspetto di inverecondia,[221] mentre noi non siamo
-più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia tutti questi
-svantaggi, la potente personalità delle donne dominanti allora in
-Italia.
-
-C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e in nessun dialogo
-di quel tempo s'incontra un'espressione o una frase, che possa
-costituire una testimonianza decisiva in proposito, per quanto anche
-vi si discuta diffusamente sulla condizione e sulle attitudini delle
-donne, nonchè sull'amore in generale.
-
-Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste riunioni, furono
-le giovani fanciulle,[222] che oggidì ne formano invece il più
-bell'ornamento, ma che allora n'erano tenute severamente lontane, anche
-se non venivano allevate nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia
-se la loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della
-conversazione, o se questa fosse la causa di quella.
-
-
-Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta un indirizzo
-notevolmente più elevato, come se si volessero rinnovare i rapporti che
-un tempo ebbero gli Ateniesi colle loro _etere_. La celebre cortigiana
-di Roma, Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed
-aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e s'intendeva anche
-di musica.[223] La bella Isabella de Luna, d'origine spagnuola, aveva
-fama per lo meno di donna piacevole, e del resto era un misto bizzarro
-di bontà di cuore e di malignità procace e impudente.[224] A Milano il
-Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,[225] che suonava
-e cantava maravigliosamente e recitava anche versi. E così dicasi di
-tante altre. Da ciò si desume che le persone ragguardevoli e colte,
-che visitavano queste donne e si stringevano in amicizia per un tempo
-più o meno lungo con esse, le pretendevano talqualmente istrutte,
-e in generale colle più celebri usavano grandi riguardi; e se ne
-ha una prova nel fatto, che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle
-medesime, si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,[226] perchè
-la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè una traccia
-incancellabile. Tutto sommato però, del lato spirituale di questi
-rapporti non si tiene alcun conto nella società ufficiale, e i vestigi
-che ne rimasero nella poesia e nella letteratura, sono prevalentemente
-di genere scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi che
-fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno 1490 — prima
-quindi che si conoscesse quivi la sifilide — si contavano in Roma,[227]
-quasi nessuna sia emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle
-che già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il modo di
-vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo alla più sfrenata
-sete dei piaceri e dei turpi guadagni, sono capaci talvolta anche di
-forti passioni, e l'ipocrisia e la perversità veramente infernale
-di talune già invecchiate in quel lezzo, sono descritte al vivo,
-e meglio che da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano
-l'Introduzione a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece ne' suoi
-«Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, che la depravazione di
-questa classe infelice di persone, quale era in realtà.
-
-Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato (v. vol. I,
-pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte dagli artisti, e sono
-quindi note personalmente tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre
-invece di una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico
-il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di una Agnese Sorel una
-leggenda amorosa più finta, che vera. La cosa mutò per l'appunto sotto
-i re dell'epoca del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Il governo della famiglia.
-
- Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la
- vita campestre.
-
-
-Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia
-nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa
-vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in
-forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo
-in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di
-vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale
-non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla
-famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino
-a che non sorpassò certi limiti.
-
-Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi
-prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla
-legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata
-dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi.
-La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del
-focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti
-in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per
-una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose
-si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a
-fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato,
-come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò
-di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag.
-108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale
-fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni
-riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio
-della medesima.
-
-
-Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo
-della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a'
-suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si
-scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che,
-condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità
-e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole
-provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce
-la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria
-qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione
-e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda
-l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in
-modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol
-essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori
-pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni
-che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò
-in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che
-richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno».
-La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di
-casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua
-famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e
-riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona
-capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la
-sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e
-circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile
-severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229]
-finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da
-farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli.
-
-
-Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico
-di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita
-campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita
-era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi
-settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai
-nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini
-monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima
-di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna
-stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la
-maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro
-sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più
-meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di
-qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi
-più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la
-prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli.
-
-Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in
-questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore
-a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al
-piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga
-ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne
-(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non
-s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni
-di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà
-con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti
-in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non
-venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti
-casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma
-di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende
-quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri
-modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno,
-sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria.
-
-In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di
-Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere
-più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città.
-Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi
-di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi
-qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano.
-Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi
-pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni
-dell'ingegno umano.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Le Feste.
-
- Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi
- delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria
- nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità.
- — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il _Corpusdomini_ in
- Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti
- solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali.
- — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a
- Firenze.
-
-
-Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo
-studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle
-rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia
-spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella
-stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la
-base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i
-monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e
-rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze
-essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto
-grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio
-di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste,
-merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci
-apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo
-costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci
-occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le
-idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le
-feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio
-dalla vita reale a quella dell'arte.
-
-Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come
-in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la
-leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una
-marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso.
-
-Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso
-assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro
-largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse
-poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano,
-ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca
-l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo.
-
-Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di
-strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la
-processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con
-carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre
-più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si
-toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione,
-ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi,
-che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che
-anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio
-straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto
-sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che
-ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti.
-
-Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben
-meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti
-dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava
-loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè
-si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una
-volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale
-per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche
-continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane,
-per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe
-confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a
-Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla
-progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere.
-
-Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo
-moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha
-prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto
-più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche
-rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio
-di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione
-dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche
-appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando
-sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il
-fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di
-festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova
-chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le
-proprie.
-
-
-Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi più essenziali
-delle feste italiane di fronte a quelle degli altri paesi, ci si farà
-innanzi prima di tutto l'istinto naturale dell'individuo, giunto già
-ad un grado di completo sviluppo, a rappresentare l'individualità,
-vale a dire l'attitudine ad inventare una maschera e a sostenerla
-convenientemente. Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente a
-dar risalto alla decorazione dei luoghi non solo, ma altresì delle
-persone, suggerendo abbigliamenti, belletti (v. pag. 131 e segg.)
-ed altri ornamenti. In secondo luogo poi viene l'intelligibilità
-manifesta a chiunque dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era
-uguale in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed ascetiche
-erano già anticipatamente note a chicchessia; ma per tutte le altre
-rappresentazioni l'Italia aveva un deciso vantaggio sugli altri paesi.
-Per le parti recitative di singoli santi e d'altri personaggi profani
-essa possedeva una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso di
-tutti indistintamente.[236] Inoltre la maggior parte degli spettatori
-(nelle città) aveva una certa famigliarità colle figure mitologiche e
-indovinava, assai più facilmente che altrove, i personaggi storici ed
-allegorici, perchè desunti da un ciclo di tradizioni universalmente
-conosciute.
-
-
-Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto il medio-evo era
-stato il tempo classico delle allegorie: la sua teologia e la sua
-filosofia trattavano le loro categorie come qualche cosa di reale e
-sussistente da sè,[237] per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno
-di un ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora a
-costituirne la piena personalità. In ciò tutti i paesi d'occidente
-trovavansi presso a poco, in condizioni uguali: dal mondo ideale di
-ciascuno d'essi era assai facile derivare dei tipi e delle figure,
-con questo solo che l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di
-regola assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente
-anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento e dopo. A produrlo
-basta che un qualsiasi predicato della figura allegorica, cui si
-riferisce, venga rappresentato erroneamente sotto la forma di un
-attributo. Dante stesso non va esente da simili falsi traslati,[238]
-ed è noto che in generale egli si compiace della oscurità delle
-sue allegorie.[239] Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» di
-descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro e parlante le
-figure d'Amore, della Castità, della Morte, della Fama ecc. Ma molti
-altri invece vestono le loro allegorie con una farragine di attributi
-del tutto sbagliati. Nelle «Satire» del Vinciguerra,[240] per esempio,
-l'Invidia vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la Voracità
-in atto di mordersi le labbra e con capelli irti e scomposti, ecc.,
-probabilmente per mostrare (rispetto a quest'ultima) che essa è
-indifferente a qualunque cosa, che non abbia relazione col mangiare e
-col bere. Quanto a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci,
-non fa d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi
-fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere espressa da
-qualche figura mitologica, vale a dire da qualche forma artistica,
-della quale stava mallevadrice l'antichità stessa, come, per esempio,
-quando invece della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, o
-invece della caccia la dea Diana e così via.[241]
-
-Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche delle allegorie
-meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, che s'incontrano
-nelle feste italiane, il pubblico era oltremodo esigente e voleva
-vederne il lato caratteristico riprodotto con fedeltà ed esattezza,
-appunto perchè per la sua cultura generale esso era perfettamente
-in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla corte di
-Borgogna, si andava contenti di figure molto indeterminate, ed anche di
-semplici simboli, perchè quivi era pur sempre un privilegio speciale
-delle classi più elevate quello di essere, o almen di apparire,
-iniziate in tali cose. Nel celebre giuramento _sul fagiano_ celebrato
-nel 1453[242] la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina della
-festa, è l'unica allegoria che abbia qualche attrattiva: i colossali
-pasticci, per entro ai quali movevansi degli automati ed anche delle
-persone vive, o sono stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso
-è grossolano e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda sopra
-uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi Costantinopoli
-col suo futuro liberatore, il duca di Borgogna. Il resto, ad eccezione
-di una pantomima (Giasone in Colchide), ha un significato troppo
-enigmatico, non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, che ci
-descrive questa festa, vi prese parte in costume di donna, che doveva
-rappresentare la «Chiesa» seduta sopra una torre portata da un elefante
-guidato da un gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie
-degl'infedeli.[244]
-
-
-Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere d'arte e nelle
-feste italiane sorpassano nel complesso e per gusto e per unità
-di concetto quelle d'altri paesi, non è tuttavia in questo, che
-propriamente consiste il loro lato saliente e caratteristico. Ciò
-che dà loro una superiorità incontrastata[245] è invece il fatto,
-che in Italia, oltre la personificazione di concetti generali ed
-astratti, si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti
-storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati a veder
-ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera d'arte un più
-gran numero di celebri personaggi. La Divina Commedia, i Trionfi del
-Petrarca, l'Amorosa Visione del Boccaccio, e nel secolo successivo
-la diffusione sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità
-risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento storico.
-Ed ora queste stesse figure apparvero anche nelle pompe festive o
-completamente individualizzate in maschere determinate, o per lo
-meno riunite in gruppi, come seguito caratteristico di qualche figura
-allegorica principale. Così qui si venivano formando le norme della
-composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni dei
-paesi settentrionali bamboleggiavano ancora o in un simbolismo affatto
-inesplicabile o in giuochi puerili affatto privi di senso.
-
-
-Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.[246] Nel
-complesso essi non diversificano da quelli del resto d'Europa. Anche
-qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, nei conventi sorgono grandi
-palchi, che nella parte superiore contengono un paradiso, che si può
-chiudere e aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso,
-hanno talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno e
-l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, tutte le
-località terrene del dramma disposte le une accanto alle altre; e
-qui pure non di rado il dramma biblico o leggendario s'apre con un
-dialogo preliminare di apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e
-si chiude, secondo le circostanze, anche con un ballo. S'intende da
-sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici di personaggi
-secondari; ma questo elemento in Italia non spicca così apertamente,
-come nei paesi settentrionali.[247] Quanto ai voli artificiali su
-macchine apposite, spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in
-Italia sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini ancora
-nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse risa, quando non
-riuscivano a dovere.[248] Poco dopo il Brunellesco inventò per le feste
-dell'Annunziata sulla piazza di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato
-di una sfera celeste circondata da due schiere sospese d'angeli,
-dalla quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta a guisa di
-mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove idee e congegni meccanici
-per rendere sempre più splendide tali feste.[249] Le confraternite
-religiose o i singoli quartieri, che ne assumevano la direzione ed
-anche in parte l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi
-città, d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte
-sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione di grandi
-feste principesche, accanto al dramma profano od alla pantomima, si
-rappresentavano anche i Misteri. La corte di Pietro Riario (v. vol.
-I, pag. 145), quella di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in
-tali circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione seguisse
-col maggiore sfarzo e splendore.[250] Se si cerca di farsi presente il
-talento comico e i ricchi abbigliamenti degli attori, nonchè la scena
-abbellita dalle fantastiche decorazioni dello stile architettonico
-d'allora, da un grande sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno
-sfondo di magnifici edifizi su qualche grande piazza e di lucidi
-colonnati in qualche grande atrio o monastero, si potrà in qualche modo
-avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. Ma, come il dramma
-profano da tale apparato ricevette notevole nocumento, così anche il
-pieno sviluppo poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo
-prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che ci son
-conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico assai meschino
-con appena qualche bel tratto lirico, ma non mai quel grandioso slancio
-simbolico, che contraddistingue gli _autos sagramentales_ di Calderon.
-
-Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato senza paragone
-più povero, l'effetto di questi drammi spirituali è sull'animo degli
-uditori di gran lunga più vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia,
-quando uno di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione di
-parlare più innanzi, Roberto da Lecce,[251] vi chiuse la serie delle
-sue prediche quaresimali durante la peste del 1448 con un gran Mistero
-della Passione, rappresentato il venerdì santo. I personaggi che
-presero una parte attiva all'azione drammatica, son pochi, e ciò non
-ostante tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche un fatto
-che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni si ricorreva anche
-a mezzi, che si risentivano spesso di un naturalismo un po' troppo
-crudo. Così talvolta l'attore, che doveva rappresentare il Cristo,
-doveva non solo apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente
-e versarne dal costato.[252] Ciò richiama involontariamente alla
-memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i gruppi in argilla di
-Guido Mazzoni.
-
-Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, prescindendo
-da certe grandi festività religiose, da sposalizi principeschi ecc.
-sono di diversa specie. Quando, per esempio, Bernardino da Siena fu
-dichiarato santo dal Papa (1450), vi fu una specie di drammatica
-rappresentazione della sua canonizzazione, probabilmente sulla
-piazza maggiore della sua città nativa,[253] dove si ebbe anche una
-specie di corte bandita per tutto il popolo. Altre volte accade che
-un dotto monaco festeggia la sua promozione a dottore di teologia,
-facendo rappresentare drammaticamente la vita del patrono della
-città.[254] Il re Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la
-duchessa vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una specie
-di pantomima semi-religiosa,[255] nella quale innanzi tutto una
-scena pastorale doveva rappresentare «la legge di natura», poi una
-schiera di patriarchi simboleggiava «la legge di grazia»; chiudevan
-poi lo spettacolo le leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene»
-drammatizzate. E non appena egli giunse di là a Chieri, che lo si volle
-onorare anche quivi con una nuova pantomima, la quale rappresentava
-«una puerpera circondata da illustri visite».
-
-
-Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere celebrata
-colla massima pompa per consenso di tutti, era certamente quella del
-Corpusdomini, alla quale in Ispagna si consacrava perfino una specie
-particolare di poesia, gli _autos sagramentales_ da noi già citati.
-Quanto all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa festa,
-quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.[256] In essa la
-processione, che moveva da una colossale e splendida tenda dinanzi
-alla chiesa di S. Francesco attraverso la strada maggiore sino alla
-piazza del duomo, era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati
-s'erano assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un tratto
-di quella via, curando che non solo fosse coperta dal principio alla
-fine di tende e ornata di damaschi e ghirlande alle finestre ed alle
-muraglie,[257] ma innalzando dappertutto palchi e tribune, nelle
-quali, durante la processione, rappresentavansi brevi scene storiche
-ed allegoriche. Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza se
-il tutto venisse rappresentato da persone vive, o qualche cosa anche
-da automati preparati appositamente;[258] in ogni modo però la pompa
-fu grande. Vi si vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera
-di angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale figurava
-anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo Michele coi demonj;
-fontane di solo vino ed orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con
-tutta la scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del duomo
-la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso e la benedizione, si
-apriva, e allora si vedeva la Madre di Dio salire cantando al Paradiso,
-dove Cristo la incoronava e la conduceva dinanzi al Padre eterno.
-
-Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica via spicca
-in modo particolare, per la grandiosità della pompa e per l'oscurità
-dell'allegoria, quella fatta eseguire dal cardinale vice-cancelliere,
-Roderigo Borgia — il futuro Alessandro VI.[259] — Oltre a ciò essa
-ha anche un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei
-mortaletti,[260] che è una specialità tutta propria delle feste dei
-Borgia.
-
-Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che ebbe luogo a Roma
-lo stesso anno nell'occasione, che vi giunse dalla Grecia il cranio
-di S. Andrea. Anche in questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua
-magnificenza, ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto
-profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, che non
-mancava mai, vi figuravano altre maschere, ed alcuni «uomini robusti»,
-vale a dire degli Ercoli, che, a quanto pare, vi facevano ogni specie
-di esercizi ginnastici.
-
-
-Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente profane erano
-destinate in modo particolare a dare nelle maggiori corti principesche
-spettacoli grandiosi e di gusto perfetto, rappresentando qualche
-leggenda mitologica od allegorica, di facile e piana interpretazione.
-Vero è che l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava
-in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso
-gruppi interi di maschere,[261] in pasticci enormi, sebbene in
-proporzioni non così esagerate, come presso il duca di Borgogna (v.
-pag. 186), e simili; ma, ciò non ostante, l'insieme conservava pur
-sempre un certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma
-colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, s'è già parlato
-altrove (v. pag. 50). Universalmente note furon poscia le feste,
-che il cardinale Pietro Riario diede a Roma nel 1473, in occasione
-del passaggio di Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole
-di Ferrara.[262] Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora veri
-Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece hanno un carattere
-al tutto mitologico: vi si videro infatti Perseo ed Andromeda, Orfeo
-seguito da molti animali, Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna
-dalle pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva quindi
-un balletto delle più celebri coppie amorose del tempo primitivo ed
-una schiera di ninfe, che venivano sorprese da un gruppo di rapaci
-Centauri, messi alla lor volta in fuga da Ercole. E per quanto paia
-per sè stessa un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con cui
-s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se in tutte le feste
-dovevano apparire figure vive in aspetto di statue collocate in nicchie
-o sopra colonne ed archi trionfali e che poi dovessero mostrarsi
-vive o cantando, o declamando, si aveva cura che si presentassero con
-colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e solo in via
-d'eccezione nelle sale del cardinal Riario accadde, che figurasse in
-mezzo agli altri un fanciullo vivo, ma tutto dorato, che versava acqua
-da una fontana.[263]
-
-Altre splendide pantomime di questo genere furono date a Bologna, in
-occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d'Este;[264]
-invece dell'orchestra vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre
-la più bella delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto
-la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava con un leone,
-vale a dire con un uomo cammuffato in tal guisa, in mezzo ad un ballo
-di selvaggi: la decorazione poi rappresentava una foresta vera e
-reale. A Venezia nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse
-estensi,[265] movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando
-gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) nel cortile
-del palazzo ducale. A Milano Leonardo da Vinci[266] dirigeva le feste
-del duca ed anche quelle di altri grandi; una delle sue macchine, la
-quale poteva benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. pag.
-188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema planetario in
-tutti i suoi movimenti; ogni volta che un pianeta si avvicinava alla
-sposa del giovane duca, Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva
-fuori dalla sua sfera[267] e cantava alcuni versi scritti dal poeta
-di corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto,
-fra molte altre cose, il modello della statua equestre di Francesco
-Sforza sotto un arco trionfale sulla piazza del Castello. Oltre a ciò
-dal Vasari sappiamo, con che ingegnosi automati Leonardo aiutò più
-tardi a decorar l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come
-signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero talvolta dei
-tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando il duca Borso (v. vol.
-I, pag. 66) venne nel 1453 a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella
-città,[268] egli fu accolto alle porte con una grandiosa macchina,
-sulla quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della città, sotto
-un baldacchino sostenuto da angeli, e più in basso un disco girante con
-otto angeli che cantavano, due dei quali diedero al santo le chiavi
-della città e lo scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al
-duca. Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, e
-portante un trono vuoto, dietro il quale stava una giustizia in piedi
-con un genio che la seguiva, agli angoli quattro vecchi legislatori
-circondati da sei angeli con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri
-armati, ugualmente con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la dea
-non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. Un secondo
-carro tirato, a quanto sembra, da un unicorno, portava una Carità
-con fiaccole accese; ma in mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse
-il solito carro fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che
-vi stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano il
-duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova fermata: un s. Pietro con
-due angeli stava sospeso in una glorietta rotonda sulla facciata, e di
-là spiccò un volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro
-e rivolò al suo posto.[269] Il clero poi dal canto suo ebbe cura di
-far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto religiosa: su due
-alte colonne stavano l'Idolatria e la Fede: dopo che quest'ultima,
-rappresentata da una bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla
-sua colonna, l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio che
-portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato da sette belle
-donne, nelle quali erano simboleggiate le sette virtù, che Borso doveva
-seguire. Da ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso
-Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto trono dorato, dove
-una parte delle maschere menzionate lo complimentò una seconda volta.
-Posero termine allo spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da
-un edifizio vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli di
-ulivo, simbolo della pace.
-
-
-Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la processione stessa
-costituisce da sè la cosa principale.
-
-Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi del medio-evo
-le processioni sacre offrirono motivo ed occasione all'adozione delle
-maschere, fossero poi o fanciulli travestiti da angeli e destinati a
-seguire pubblicamente il Sacramento e le reliquie dei santi, che si
-portavano attorno, o personaggi stessi della Passione, che procedevano
-processionalmente, per esempio, il Cristo colla croce, i crocifissori,
-i centurioni, le pie donne. Ma colle grandi feste della Chiesa si
-collega assai per tempo l'idea di una processione della città, che,
-giusta le ingenue usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine
-di elementi profani. Particolarmente caratteristico è il carro navale
-(_carrus navalis_), tolto a prestito dall'antico paganesimo,[270] che,
-come notammo nell'esempio addotto, poteva introdursi in feste d'indole
-molto diversa, ma il cui nome servì principalmente a designare le feste
-«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè splendidamente
-arredata, piacere agli spettatori, senza che si ricordasse come che sia
-l'antico suo significato, e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra
-s'incontrò col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia,
-mossero effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti degli
-ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da cavalli coperti.
-
-Ma la processione religiosa poteva non solo venir decorata da aggiunte
-di qualsiasi specie, ma anche addirittura sostituita da un corteo di
-maschere spirituali. A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei
-gruppi d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi
-il Mistero, attraversando le vie principali di qualche città; ma
-pare anche che assai per tempo sia surta una specie di processioni
-spirituali indipendentemente affatto da ciò. Dante descrive il
-«trionfo» di Beatrice coi ventiquattro seniori della Bibbia,[271]
-i quattro mistici animali, le tre virtù teologali e le quattro
-cardinali, s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che
-si è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo l'esistenza
-effettiva di tali processioni. Questo si manifesta specialmente dal
-carro sul quale s'avanza Beatrice, e che nel bosco miracoloso della
-visione non sarebbe necessario, anzi vi sta in modo assai strano. O
-avrebbe Dante per avventura riguardato il carro soltanto come simbolo
-essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, il suo poema quello,
-che pel primo diede l'impulso a tali processioni, la cui forma fu
-tolta a prestito dai trionfi degli imperatori romani? Comunque sia,
-certo è in ogni caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono
-con una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola
-nel suo «Trionfo della croce»[272] rappresenta Cristo sopra un carro
-trionfale, e sopra di lui la sfera splendente della Trinità, alla sua
-sinistra la croce, alla destra i due Testamenti; al di sotto, ma a
-grande distanza, la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, i
-profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati i martiri
-e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto il popolo dei
-credenti, e ad una considerevole distanza una moltitudine innumerevole
-di nemici, imperatori, potenti, filosofi ed eretici vinti, coi loro
-idoli distrutti, coi loro libri arsi. (Una grandiosa composizione
-di Tiziano intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista
-questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla Madre
-di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la decima contengono
-un circostanziato trionfo della medesima, ricco di allegorie, ma
-principalmente interessante per quella impronta di realtà e verità,
-che, del resto, sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo
-XV.
-
-
-Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali erano i profani,
-modellati tutti su quelli degli imperatori romani, quali si scorgevano
-negli antichi bassorilievi o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi
-scrittori. Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, (col
-quale questo fatto sta in strettissima relazione), è stato già indicato
-altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236).
-
-Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente degli ingressi
-solenni di vittoriosi conquistatori, che si cercava di ravvicinare
-quanto più si poteva a questo tipo ideale, anche talvolta contro
-la volontà espressa dei conquistatori stessi. Francesco Sforza,
-nell'occasione del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di
-rifiutare il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo tali
-cose essere superstizioni dei re».[273] Alfonso il Magnanimo, entrando
-nel 1443 solennemente a Napoli,[274] ricusò, se non il carro, almeno
-la corona d'alloro, che tutti sanno non aver disdegnato lo stesso
-Napoleone nella sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto
-il resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una breccia
-aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al duomo) fu uno strano
-miscuglio di elementi antichi allegorici ed anche essenzialmente
-grotteschi. Il carro, sul quale egli sedeva in trono e che veniva
-tirato da quattro cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato:
-venti patrizi portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, sotto
-il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, che s'erano assunta i
-Fiorentini residenti a Napoli, consisteva innanzi tutto in un drappello
-di giovani ed eleganti cavalieri, che s'avanzavano armati di lance,
-sur un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti
-sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,[275] conformemente a quella
-inesorabile allegoria, alla quale si sottomisero talvolta a quel tempo
-anche gli artisti, non era coperta di capelli che nella parte anteriore
-del capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, e
-il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori del carro e
-che doveva appunto simboleggiare il facile trasformarsi e svanire
-della fortuna, teneva i piedi immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi
-seguiva, equipaggiata sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera
-di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da principi e
-grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, al sommo di una sfera
-mondiale mobile, un Giulio Cesare,[276] coronato d'alloro, che spiegava
-al re in versi italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si
-rimetteva in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti tutti di
-porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra di ciò che sapeva fare
-Firenze, madre di tutte le feste. Ma subito dopo seguiva un drappello
-di Catalani a piedi dentro piccoli cavalli finti, che portavano
-legati alle loro persone, e che rappresentavano una finta battaglia
-con un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la serietà
-sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia trionfale un'imponente
-torre, la cui porta veniva guardata da un angelo con una spada in mano;
-in alto stavano ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da sola,
-le lodi del re.
-
-Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo nel 1507,[277]
-oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, eravi anche un gruppo
-vivo rappresentante Giove, Marte ed una Italia circondata da una grande
-rete: poi seguiva un carro tutto pieno di trofei e così via.
-
-Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, la poesia se
-ne indennizzò essa stessa e compensò anche largamente i principi. Il
-Petrarca e il Boccaccio avevano chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti
-d'ogni specie di gloria a costituire il seguito di una figura
-allegorica: ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo antico
-a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe Gabrielli da
-Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso di Ferrara.[278] Essa
-gli diede a seguaci sette regine (le arti liberali), colle quali egli
-sale un carro, e poscia schiere intere d'eroi, i quali, per essere
-più facilmente riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte;
-seguono quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono addirittura
-sul carro con lui. Intorno a questo tempo i trofei mitologici ed
-allegorici sui carri sono in generale frequentissimi, ed anche la
-più importante opera d'arte che ci sia stata conservata del tempo di
-Borso, il ciclo degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un
-saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.[279] Raffaello,
-quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», trovava omai
-questo genere di decorazione corrotto e scaduto. Il modo con cui egli
-seppe rialzarlo e infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di
-gloria fra i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano
-all'ammirazione dei posteri.
-
-I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano che eccezioni.
-Ma ogni processione festiva, sia che fosse fatta per celebrar qualche
-avvenimento o non avesse anche nessuno scopo determinato, assumeva
-più o meno il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. Fa
-maraviglia anzi che non siano state messe in questa categoria anche le
-pompe funebri.[280]
-
-Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi trionfi
-di antichi duci romani: tali furono in Firenze quello di Paolo Emilio
-(sotto Lorenzo il Magnifico) e quello di Camillo (per la visita di
-Leone X), diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.[281] In
-Roma la prima festa completa di questo genere fu il trionfo dopo la
-vittoria su Cleopatra, celebrato[282] sotto Paolo II, e nel quale,
-oltre a molte maschere facete e mitologiche (le quali del resto non
-mancavano mai anche nei trionfi antichi), figuravano re incatenati, un
-senato vestito all'antica, edili, questori, pretori e simili, quattro
-carri in tutto di maschere che procedevano cantando, e senza dubbio
-anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano più
-largamente l'antico dominio mondiale di Roma, e, di fronte al pericolo
-che realmente minacciava da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di
-rappresentare anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati da
-cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare Borgia, alludendo
-specialmente a sè stesso, volle che si celebrasse il trionfo di Giulio
-Cesare, con non meno di undici magnifici carri[283], certamente non
-senza grave scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al
-Giubileo (vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente intesi
-furono due trionfi di significato affatto generico rappresentati
-nel 1513 in Firenze da due società che gareggiavano tra loro, in
-occasione della elezione di Leone X;[284] l'uno raffigurava le
-tre età dell'uomo, l'altro le età del mondo personificate assai
-sensatamente in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie,
-che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo definitivo
-ritorno. La decorazione assai fantastica dei carri, quale non poteva
-mancare quando se ne occupavano gli stessi grandi artisti fiorentini,
-fece una tale impressione, che rimase vivo il desiderio di veder
-ripetuti periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo le città
-soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, s'erano accontentate
-di presentare semplicemente i loro doni simbolici (stoffe preziose
-e candele di cera); ora[285] la corporazione dei mercatanti fece
-costruire dieci carri (ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti
-altri), non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, ed
-Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede certamente ad essi la
-forma più splendida, di cui erano suscettibili. Questi carri portanti
-i tributi e i trofei vedevansi omai in ogni occasione solenne, anche
-se non si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono nel 1477
-l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale entravano anch'essi,
-tirando attorno per la città un carro, nel quale «un individuo vestito
-da dea della pace s'avanzava, sedendo sopra una corazza ed altre
-armi».[286]
-
-
-Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente
-splendide e fantastiche le regate. Una corsa del Bucintoro, mandato
-fuori nel 1491 a ricevere le principesse di Ferrara (v. pag. 194),
-ci vien descritta come uno spettacolo degno di leggenda:[287] esso
-era preceduto da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande
-e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in diversi costumi:
-sulle macchine sospese movevansi all'intorno dei genii simboleggianti
-i diversi attributi degli dei: più lungi e più in basso stavano altri
-personaggi aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti,
-olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al Bucintoro
-s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, che per un miglio tutto
-all'intorno non si vedeva più l'acqua. Tra le altre festività, oltre
-la pantomima già sopra nominata, degna di particolare menzione, per
-la novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel secolo
-XIV[288] la nobiltà era divisa in corporazioni speciali per disporre
-le feste, il cui elemento principale consisteva sempre in qualche
-straordinaria macchina portata da una nave. Così, per esempio, nel
-1541, in occasione di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal
-Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta fu tenuto
-un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era celebre per balli,
-mascherate e rappresentazioni d'ogni specie. Talvolta la piazza di S.
-Marco fu trovata abbastanza grande, per tenervi non solo de' tornei
-(v. pag. 123 e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma.
-In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace conchiusa,[289] le
-pie confraternite (_scuole_) s'incaricarono ciascuna di decorare una
-parte della processione. In essa si vide, tra aurei candelabri con
-lumi accesi di cera rossa e fra innumerevoli schiere di cantori e di
-fanciulli alati, portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale
-stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille conducendo un
-cammello carico di tesori, ed un secondo carro tutto ripieno di simboli
-politici, tra cui l'Italia tra Venezia e la Liguria, e sur un gradino
-più elevato tre genii femminili portanti gli stemmi dei principi
-alleati. Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le
-costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri procedevano
-da ultimo i principi stessi rappresentati al vero, insieme ai loro
-famigliari e agli stemmi, se è giusta l'interpretazione, che noi diamo
-alla leggenda che ne parla.
-
-
-Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste grandi marce
-trionfali, non avea forse nel secolo XV in nessun luogo un aspetto
-tanto svariato, quanto a Roma.[290] Qui le corse erano di tutte le
-specie immaginabili: ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e
-viceversa di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti
-al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, dove abitava. Oltre a
-ciò i giuochi in piazza Navona, che forse non erano mai morti del tutto
-sino dalla più remota antichità, avevano un carattere splendidamente
-guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri e
-in una mostra della borghesia sotto le armi. Il tempo in cui era
-permesso di mascherarsi durava a lungo e talvolta abbracciava un
-periodo di parecchi mesi.[291] Sisto IV non si fe' scrupolo alcuno di
-passare nei punti più popolati della città, al Campofiore e presso ai
-Banchi, attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non accettò
-la visita di un drappello di queste, che voleva essere ammesso nel
-Vaticano. Sotto Innocenzo VIII crebbe d'assai una usanza certo molto
-riprovevole, introdottasi già fra i cardinali qualche tempo prima,
-di mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in splendidi
-costumi, con buffoni e cantori, che dicevano versi scandalosi, ed erano
-accompagnati da cavalieri. — Oltre il carnevale, i Romani sembrano aver
-avuto in molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese.
-Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di Mantova,[292] il popolo
-improvvisò in suo onore una cavalcata di questo genere, che si moveva
-in giro splendidamente dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non
-volle una volta accettare una simile dimostrazione notturna del popolo,
-che s'era proposto di venire con torcie accese e rami di ulivo[293]
-sotto le finestre del suo palazzo.
-
-Ma il carnevale fiorentino superava il romano per una specie
-particolare di processioni, che ha lasciato una traccia anche nella
-letteratura.[294] Fra una folla di maschere a piedi e a cavallo
-avanzavasi un carro enorme di forme fantastiche, in cima al quale
-stavano una figura ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito,
-per esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali in una
-sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) coi pianeti relativi,
-le tre Parche, la Prudenza in trono sopra la Speranza e la Paura, che
-giacciono legate a' suoi piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo,
-i venti, le stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro
-della Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era una
-splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, Paride ed Elena ecc.
-O finalmente un coro di persone costituenti una classe speciale, per
-esempio i mendicanti, i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in
-vita furono donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi,
-i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una volta perfino _il
-popolo_, i quali tutti poi nel canto doveano reciprocamente accusarsi
-e vilipendersi a vicenda. I canti, che furono raccolti e conservati,
-davano la spiegazione della mascherata in versi ora appassionati, ora
-scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo il Magnifico
-vengono attribuiti alcuni dei più immorali, probabilmente perchè il
-vero autore non osava manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo
-era il bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, il
-cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, quasi come un
-doloroso presentimento del breve splendore, che doveva avere l'epoca
-del Rinascimento:
-
- Quanto è bella giovinezza,
- Che si fugge tuttavia!
- Chi vuol esser lieto, sia:
- Di doman non c'è certezza.
-
-
-
-
-PARTE SESTA
-
-LA MORALE E LA RELIGIONE
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-La Moralità.
-
- Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. —
- Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia.
- — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede
- coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore
- spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
- malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. —
- Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo
- sviluppo della vita individuale.
-
-
-Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, Dio, la virtù
-e l'immortalità, può bensì fino ad un certo punto essere investigato,
-ma non sarà mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo
-rappresentato. In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano
-esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle e più ancora
-nel generalizzarle.
-
-Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi giudizio
-intorno alla moralità. Fra i diversi popoli potrannosi mostrare molti
-contrasti e gradazioni diverse; ma per tirar la somma assoluta delle
-loro colpe, l'intelletto umano non ha forze bastanti. Il distinguere
-nella vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere nazionale
-da ciò che è il prodotto della sua libera attività e della sua
-riflessione, rimarrà sempre un enigma anche per questo, che i difetti
-hanno un lato rovescio, nel quale appajono invece qualità nazionali,
-anzi virtù. Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli
-scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure generali
-e talvolta anche violente. I popoli occidentali potranno bensì
-maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona ventura, non mai giudicarsi a
-vicenda. Una grande nazione, che con la sua cultura, con le sue gesta
-e con le sue vicende è strettamente collegata colla vita di tutto il
-mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè di evitare accuse, nè di
-trovare difese, e continua la sua vita con o senza il beneplacito dei
-teorici.
-
-Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere un giudizio,
-non è che una serie di osservazioni a guisa di postille, quali
-nacquero da sè da uno studio proseguito per molti anni sul Rinascimento
-italiano. Il loro valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto
-per la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più elevate,
-rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, tanto nel bene che
-nel male, molto più ampie informazioni in Italia, che non in qualsiasi
-altro paese europeo. Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il
-biasimo si fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche
-con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati sulla via d'un generale
-apprezzamento della moralità.
-
-Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si formano i
-caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi innati e quelli
-acquisiti si fondono insieme e diventano una seconda, una terza natura,
-— dove anche le attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero
-originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente tarda e
-sotto forme del tutto nuove? E, per dare un esempio, chi potrebbe
-dire se gl'Italiani vissuti prima del secolo XIII abbiano posseduto,
-o no, quella pienezza di vita e di forza, quella attitudine a fondere
-plasticamente nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi
-concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se non sappiamo
-nemmeno questo, come possiamo noi giudicare quel complesso di rapporti
-infinitamente varii e delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la
-moralità incessantemente si compenetrano ed identificano tra loro? Un
-tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce è quella della
-coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze generali sui popoli?
-Quello fra essi, che più sembra infermo, può essere invece il più
-prossimo alla guarigione, e un altro apparentemente sano può covare in
-sè un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà se non
-nel dì del pericolo.
-
-
-Al principio del secolo XVI, quando la cultura del Rinascimento
-era giunta alla sua maggior perfezione e al tempo stesso la rovina
-politica della nazione era divenuta omai irreparabile, non mancarono
-gravi pensatori, che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto
-e la grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei queruli
-predicatori, che sogliono alzar la voce contro la depravazione dei
-costumi in ogni tempo e presso ogni popolo; ma è lo stesso Machiavelli,
-che in una delle più meditate fra le sue opere[295] apertamente
-il confessa: «pur troppo, noi Italiani siamo in modo particolare
-irreligiosi e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo
-giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; coi pregiudizi
-di casta abbiamo spezzato anche i vincoli d'una morale e d'una
-religione pregiudicate, e delle leggi esterne non ci curiamo, perchè
-i nostri tiranni sono illegittimi e i loro giudici e subalterni gente
-guasta e corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la Chiesa e
-i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli esempi».
-
-Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: «perchè l'antichità
-esercitò a questo riguardo una fatale e perniciosa influenza?» — Ma,
-in tal caso, la proposizione va accolta colle necessarie riserve.
-Infatti, se essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti
-(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata e
-sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale rispetto agli altri, dei
-quali si direbbe tutt'al più aver essi, dopo che si famigliarizzarono
-coll'antichità, sostituito all'ideale della vita cristiana (la santità)
-il culto della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da
-ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, che si
-ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, appunto perchè, in onta
-ad essi, gli uomini grandi non cessarono di esser tali. Probabilmente
-la cosa avvenne senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse
-addurne in prova delle testimonianze, queste non si potrebbero
-trovare pur sempre che presso gli umanisti, come, ad esempio, presso
-Paolo Giovio, che scusa coll'esempio di Giulio Cesare lo spergiuro
-di Giangaleazzo Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la
-fondazione di uno Stato.[296] Ma nei grandi storici e politici
-fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, perchè ciò
-che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha colore di antichità, non è
-che una conseguenza dell'ordinamento politico sotto il quale vivevano,
-e che naturalmente doveva creare in essi un modo di sentire e di
-pensare analogo a quello dell'antichità.
-
-In onta a tutto questo però non si può disconoscere, che l'Italia
-intorno al principio del secolo XVI versasse in una grave crisi morale,
-dalla quale i migliori stessi disperavano quasi di trovare un'uscita.
-
-
-Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che più di tutto
-controoperava all'immoralità prevalente. Quegli uomini superiori
-credettero scorgerla sotto la forma del sentimento d'onore. Questo è
-quel misterioso complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora
-all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza sua colpa, ha perduto
-ogni altra cosa, fede, amore e speranza. Un tal sentimento si collega
-assai facilmente con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile
-di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto di più
-nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di nuove forze e di
-nuova energia. In un senso molto più ampio, che non suol credersi
-comunemente, esso è divenuto pei moderni Europei, giunti già ad un
-grado assai notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle
-loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, serbano fede
-alla morale ed alla religione, quasi senza saperlo, in tutte le più
-importanti loro deliberazioni lo seguono.[297]
-
-Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità avesse anch'essa
-una tal quale idea di questo sentimento, e come poi il medio-evo
-ne abbia addirittura fatto un privilegio speciale di una classe
-determinata. E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione con
-coloro, che riguardano la coscienza come l'unico movente essenziale
-delle azioni umane. Certo che nulla di meglio potrebbe desiderarsi,
-qualora ciò sempre accadesse; ma, poichè le migliori risoluzioni
-partono «da una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio è
-chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte riesce malagevole il
-distinguere negli Italiani del Rinascimento questo sentimento d'onore
-dalla sete assoluta di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò
-non toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono due cose
-del tutto diverse.
-
-Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto che non
-scarseggino. Ma basterà una per tutte, appunto perchè autorevolissima,
-e la desumeremo dagli aforismi del Guicciardini, per la prima volta
-non ha guari pubblicati.[298] «A chi stima l'onore assai, succede
-ogni cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho
-provato in me medesimo; però lo posso dire e scrivere; sono morte o
-vane le azioni degli uomini, che non hanno questo stimolo». È giusto
-però notare, che da altre notizie intorno alla vita dell'autore
-evidentemente apparisce, che qui egli parla del solo sentimento
-d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente detto. E in modo
-ancora più esplicito su questo argomento si esprime il Rabelais, che
-noi, benchè spesso violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia
-astenerci dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in qualunque
-altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato di ciò che sarebbe il
-Rinascimento senza il prestigio della forma e della bellezza.[299]
-La sua descrizione di uno stato ideale nel chiostro dei Telemiti ha
-un'importanza affatto decisiva nella storia della civiltà, tanto che
-può dirsi che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo
-XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò che, fra molte cose,
-egli scrive de' suoi cavalieri e delle sue dame dell'ordine del Libero
-Volere:[300]
-
-«En leur reigle n'estoit que cette clause; _Fay ce que vouldras_.
-Parce que gens liberes, bien nayz,[301] bien instruictz, conversans en
-compaignies honnestes, ont par nature ung instinct et aguillon, qui
-tousjours les poulse à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il
-nommoyent _honneur_».
-
-È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che animava anche
-gli uomini della seconda metà del secolo XVIII, e che spianò la via
-alla Rivoluzione francese. Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta
-individualmente a questo suo nobile istinto, e per quanto anche —
-principalmente sotto l'impressione delle sventure nazionali — si
-voglia portare sull'intera nazione un giudizio non troppo favorevole,
-non si potrà però mai negar ad un tale sentimento la giustizia che
-esso si merita. Se lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un
-fatto provvidenziale, superiore in tutto al volere dei singoli, non
-meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, quale
-a questo tempo si manifesta in Italia. Quante volte e contro quali
-violenti attacchi dell'egoismo essa abbia trionfato, noi non sappiamo,
-nè sapremo giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta,
-nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul valore morale della
-nazione.
-
-
-La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare l'Italiano del
-Rinascimento per conservarsi morale, è la fantasia, che presta innanzi
-tutto alle sue virtù ed a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto
-il cui dominio l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole.
-
-Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più destro giuocatore
-del tempo moderno, mentre gli fa balenare dinanzi agli occhi le
-immagini della futura ricchezza e dei futuri piaceri con tale vivacità,
-che egli, per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun
-dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati innanzi, se
-fin da principio il Corano non avesse stabilito il divieto del giuoco
-come la più necessaria salvaguardia della morale islamitica, e non
-avesse invece attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei
-tesori nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale,
-minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza di singoli
-individui od anche d'intere famiglie. Firenze ha già sulla fine del
-secolo XIV il suo Casanova, un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando
-continuamente in qualità di mercatante, di agente politico, di
-speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, guadagnò e
-perdette enormi somme, e non trovava competitori che fra i principi,
-quali, ad esempio, i duchi di Brabante, di Baviera e di Savoia.[302]
-Anche quel gran, vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia
-romana, abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, che
-naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi negl'intervalli, che loro
-restavano tra un grande intrigo ed un altro. Franceschetto Cybo, per
-esempio, perdette in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario
-14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario lo avesse
-truffato.[303] In seguito l'Italia divenne notoriamente la patria del
-lotto.
-
-Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della vendetta il
-suo carattere particolare. Non è impossibile che in tutto l'occidente
-da tempo antichissimo il sentimento del proprio diritto sia stato
-uno ed identico, e che la sua violazione, ogni volta che rimase
-impunita, sia stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se
-anche non perdonano più facilmente, hanno però una maggior facilità a
-dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano tien viva la ricordanza
-dell'offesa con una tenacità spaventevole.[304] Il fatto poi che nella
-morale del popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso
-viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo e sprone
-a questa già universale tendenza. Governi e tribunali ne riconoscono
-l'esistenza e la legittimità, e non cercano che di frenarne i maggiori
-eccessi. Ma fra i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e
-le stragi reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una
-testimonianza basterà per molte.[305]
-
-Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano il gregge, ed
-uno di loro disse: facciamo la prova del come s'impiccano le persone.
-Detto, fatto. Uno montò sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata
-al primo la corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella
-sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase appeso. Più
-tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. La domenica
-venne il padre di quest'ultimo per recargli del pane, ed uno dei due
-gli confessò l'accaduto e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato
-in furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne estrasse il
-fegato e in una cena lo diè a mangiare al padre di lui; poi gli disse
-qual fegato avesse mangiato. Da quel momento cominciarono le stragi
-reciproche tra le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei
-persone furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o di età.
-
-Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione sin nei
-parenti collaterali e negli amici, non si limitarono soltanto alle
-classi inferiori; esse si estesero ben presto in larga misura anche
-alle sfere le più elevate. Le cronache e le novelle ne recano esempi
-frequentissimi, e per lo più per offese recate al pudor femminile.
-Il terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna,
-dove la vendetta si confondeva con tutte le specie possibili di
-intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono qua e colà con
-colori terribili lo stato di brutale ferocia, in cui erano cadute
-queste audaci e vigorose popolazioni. Tale, per esempio, è la storia
-di quell'illustre ravennate, che era giunto a prendere e a far
-rinchiudere in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe potuto
-farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò e convitò
-splendidamente, dietro di che, tramutatasi in questi la vergogna in
-furore, si diedero a congiurar contro di lui peggio di prima.[306]
-Non mancavano, è vero, pii e santi monaci, che predicavano la pace
-e la conciliazione; ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare
-talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, non mai
-però d'impedire che se ne meditassero delle nuove. Nelle novelle
-non è raro il caso di veder anche questa momentanea influenza della
-religione, che suscita improvvisi slanci di generosità, ma che poi
-cede di nuovo ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè
-qualche cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre dire di
-esservi riuscito, quando si propose di condurre ad effetto una qualche
-pacificazione. Papa Paolo II voleva che cessassero gli odii fra Antonio
-Caffarello e la casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello
-stesso e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un l'altro
-alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa di 2000 ducati,
-se avesse comecchessia offeso il suo avversario; e due giorni dopo
-Antonio fu pugnalato per mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni,
-che da lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno e
-fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le case e bandire il
-padre ed il figlio da Roma.[307] I giuramenti e le ceremonie solenni,
-colle quali i riconciliati aveano cura di garantirsi ciascuno da una
-nuova sorpresa, sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s.
-Silvestro dell'anno 1492 nel duomo di Siena[308] i partiti dei «Nove»
-e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi il bacio di pace, fu
-letto durante quell'atto un giuramento «così strano e terribile, che
-non s'è mai udito l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da
-Dio tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle estreme
-agonie della morte. È evidente che simili fatti accennano piuttosto
-ad una condizione d'animo disperata da parte dei mediatori, anzichè
-ad una vera garanzia della pace, e che appunto le riconciliazioni le
-più sincere erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo di tali
-giuramenti.
-
-Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo colto ed
-alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di una analoga usanza
-popolare, si manifesta naturalmente sotto mille aspetti, e dalla
-pubblica opinione, che qui parla per bocca di novellieri, è senza
-riserva alcuna approvato.[309] Tutti convengono in questo, che rispetto
-a quelle ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia
-veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, per le quali
-non c'è, nè ci può essere il braccio vindice di nessuna legge, ognuno
-può farsi ragione da sè. Bensì la vendetta deve compiersi con una certa
-destrezza e la soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una
-umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi un atto
-qualunque di brutale violenza come una vera e conveniente vendetta. Non
-il braccio soltanto, ma tutto l'uomo deve trionfare.
-
-L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda simulazione per
-raggiungere certi scopi determinati, ma non mai di un atto qualsiasi
-d'ipocrisia in questioni di principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi
-a sè stesso. Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica,
-si ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. Uomini
-del resto tutt'altro che esaltati la lodano quando, disgiunta dalla
-passione, e non avendo in mira che di approfittare dell'opportunità, si
-esercita soltanto «perchè gli altri imparino a non ti offendere».[310]
-Però tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei quali la
-passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che questo genere di vendetta
-si differenzia dalla vendetta di sangue propriamente detta: infatti,
-mentre quest'ultima si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia
-o, se si vuole, del _jus talionis_, la prima necessariamente va molto
-più in là, non solamente esigendo una soddisfazione di stretto diritto,
-ma cercando anche di provocare l'ammirazione e, secondo le circostanze,
-di spargere perfino il ridicolo sull'offensore.
-
-In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, che si
-frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» si esige di regola un
-concorso di circostanze, che il tempo soltanto può maturare. E questo
-appunto è il tema favorito di molte novelle.
-
-Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali l'accusatore e
-il giudice sono una sola ed identica persona, non occorre di dirlo. Che
-se pur si volesse comecchessia giustificare questa passione ardente,
-che divorava gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col
-contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per esempio, la
-riconoscenza; dovendosi presumere, che quella stessa fantasia, che
-rinfresca e ingrandisce la memoria dei torti sofferti, sia anche in
-grado di tener viva la memoria del beneficio ricevuto.[311] Ma le prove
-di fatto a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino
-indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, quale, ad
-esempio, la grande riconoscenza con cui le classi inferiori accolgono
-ogni dimostrazione di benevolenza verso di loro, e la grata memoria che
-conservano le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali convegni.
-
-Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali degl'Italiani
-si riproduce continuamente. E se anche nei singoli casi, in cui l'uomo
-del nord segue piuttosto l'impulso suo naturale, l'Italiano invece
-sembra seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò non
-dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, che in
-quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. Anche fuori d'Italia,
-dovunque un fatto identico si verifica, identici sono pure gli effetti:
-l'allontanarsi, per esempio, assai per tempo dalla propria casa e
-il sottrarsi all'autorità paterna è una tendenza comune tanto alla
-gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. Più
-tardi nelle indoli più generose a questa tendenza subentra uno slancio
-spontaneo di pietà figliale e di affetto reciproco.
-
-In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio esatto sulle
-qualità morali di una nazione, che non sia la propria. Queste qualità
-possono manifestarsi in un modo così singolare, che uno straniero
-sia assolutamente incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in
-questo riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, ciascuna,
-prerogative lor proprie e che non si riscontrano nelle altre.
-
-
-Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente e quasi tirannico
-nelle cose della morale, egli è appunto nei rapporti illeciti de'
-due sessi, nell'amore considerato come passione sensuale. Che la
-prostituzione esistesse anche nel medio-evo prima della comparsa della
-sifilide, è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro
-assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento c'è questo
-di proprio, che il matrimonio e i suoi diritti, forse più che altrove,
-e in ogni caso più deliberatamente che altrove, vengono calpestati.
-Le fanciulle, specialmente quelle delle classi più elevate, guardate
-gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione dominante non è
-che per le donne coniugate.
-
-Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza che i
-matrimoni non scemassero punto e che la vita di famiglia non ne
-soffrisse veruno di que' danni, che in altri paesi in casi simili non
-avrebbero mancato di manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a
-proprio talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche
-quando c'era qualche ragione di temere, che non fosse del tutto
-propria. E non si nota neanche verun sintomo di decadenza fisica o
-morale, come tale, — poichè di quell'apparente deterioramento morale,
-di cui si veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non è
-difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e religiosa,
-anche quando non si voglia concedere, che il Rinascimento avesse
-oggimai percorso l'intero stadio della sua vita ed esaurito tutte
-le fonti della propria attività. Gli Italiani continuarono, ad onta
-di tutti i loro disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane
-di corpo e di mente di tutta Europa,[312] e notoriamente conservano
-anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè hanno considerevolmente
-migliorato i loro costumi.
-
-Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la morale dell'amore
-all'epoca del Rinascimento, non potremo a prima vista non restar
-profondamente colpiti dal notevole antagonismo, che si manifesta
-nelle testimonianze che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci
-lascierebbero credere, che l'amore non consistesse che nel piacere,
-e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, fossero non solo
-leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, quanto più audaci e
-arrischiati. Se invece si leggono i migliori lirici di quel tempo e
-gli scrittori di dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la
-profondità e la purità, con cui intendono questa passione, anzi si può
-dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime espressione, quando
-li veggiamo riprodurre le idee degli antichi di una originaria unità
-delle anime nell'Essere supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere
-che l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo.
-Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che nell'uomo colto
-del tempo moderno non solo esistono contemporaneamente e tacitamente
-diversi gradi di sentimento, ma si manifestano anche apertamente e,
-secondo le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno soltanto,
-al pari dell'antico, è anche in questo riguardo un microcosmo, ciò che
-non era nè poteva essere quello del medio-evo.
-
-Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle novelle.
-Nella maggior parte di esse le donne che vi figurano, sono coniugate;
-trattasi adunque di veri adulterii.
-
-
-Qui acquista una grande importanza ciò che altrove (v. pag. 165 e
-segg.) s'è detto sulla posizione della donna, uguale in tutto a quella
-dell'uomo. La donna, più altamente educata e pienamente conscia della
-sua individualità, dispone di se con una padronanza affatto diversa
-che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita così completa
-della sua riputazione, qualora essa possa guarentirsi dalle conseguenze
-visibili della medesima. Il diritto del marito alla di lei fedeltà
-non ha quella solida base, che esso acquista nel nord mediante la
-poesia e la passione del periodo dell'innamoramento e degli sponsali;
-dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane sposa passa nel
-mondo dalla vigile custodia paterna o dal chiostro, e allora soltanto
-la sua individualità riceve uno sviluppo rapido e quasi inatteso.
-In conseguenza di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto
-condizionato, ed anche chi lo riguarda come un _jus quaesitum_, si
-riferisce più particolarmente alle modalità esterne del contratto,
-anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna giovane e bella, divenuta
-moglie di un vecchio, respinge, ad esempio, i doni e le ambasciate di
-un giovane amante col fermo proposito di conservare la sua _honestà_.
-Ma essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per le sue molte
-virtù, «conoscendo che può amare cortese donna virtuoso spirito, senza
-pregiudicio della sua honestà».[313] — Tuttavia, quanto non è breve la
-via da una tale distinzione ad una completa caduta!
-
-Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di mezzo l'infedeltà
-reciproca del marito. La donna, conscia della propria dignità, sente
-in quella offesa non solo un dolore, ma un insulto ed una umiliazione,
-e non volendo lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo
-una vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena sia
-proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande offesa, per
-esempio, può talvolta appianare la via ad una pacifica convivenza per
-l'avvenire, quando rimanga completamente segreta. I novellieri, che ciò
-non ostante la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo,
-la inventano, non mancano di esprimere la loro piena ammirazione,
-ogni volta che la vendetta è veramente pari all'offesa, o, in altre
-parole, è pensata e condotta come una vera _opera d'arte_. S'intende
-da sè, che il marito non riconosce in sostanza mai un tale diritto
-di rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni di paura
-o di prudenza glielo consigliano. Che se queste manchino affatto,
-ed egli per l'infedeltà della moglie si vegga esposto al pericolo
-di venir beffato dai terzi, la cosa muta aspetto all'istante e può
-anche divenir tragica, non essendo raro il caso che all'adulterio
-tenga dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. In
-tali casi non è degno di poca considerazione il fatto che, oltre il
-marito, anche il fratello,[314] il padre della donna vi si credano
-autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra che il movente principale
-non è già la gelosia, nè tampoco il sentimento morale che si trovi
-offeso, ma bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro
-scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,[315] si vede quella, per
-aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare il marito, come se
-le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell'altra,
-dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via
-dell'amante lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i fratelli, i
-mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio,
-che rende loro la malvagia vita delle figliuole, sorelle e mogli) con
-veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire; non resta per
-questo, che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non si lascino
-dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche nuovo fallo». Un'altra
-volta, in tuono meno severo, esclama: «piacesse al cielo che non si
-sentisse ogn'ora: il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non
-gli fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè di
-nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la sorella, perchè
-non s'è maritata come egli avrebbe voluto. Questa è pur certamente
-una gran crudeltà, che noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo,
-fare, e non vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia
-cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non piaccia, subito
-si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... Invero grave sciocchezza
-quella degli uomini mi pare, che vogliono, che l'onor loro e di tutta
-la casata consista nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si
-sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale sicurezza,
-che il novelliere poteva mettere una taglia sulla vita di un amante,
-minacciato ancora, mentre questi se ne andava attorno vivo. Il medico
-Antonio Bologna[316] s'era sposato segretamente colla duchessa vedova
-di Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano potuta,
-insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean fatta uccidere in
-un castello. Antonio, che non sapeva ancora quest'ultima circostanza,
-e che veniva lusingato con speranze di riaverla, trovavasi a Milano,
-dove era insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società di
-Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue sventure. Un amico
-della detta casa, Delio, «narrò a Scipione Atellano tutta l'istoria, e
-aggiunse che voleva metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo
-che il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con cui ciò accadde
-quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, è narrato dal Bandello in
-una novella assai commovente (I, 26).
-
-Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e là di compiacersi
-in modo particolare di ogni tratto spiritoso, astuto e comico, che
-accompagni l'adulterio, e assai volentieri si trattengono a narrar gli
-artificj, coi quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche
-casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno gli amanti, le
-casse provvedute anticipatamente di guanciali e confetture per potervi
-celare il drudo e farlo trasportare altrove e così via. Il burlato
-marito vien dipinto, secondo le circostanze, o come un personaggio
-per sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè c'è altra
-alternativa, sia che la donna figuri come malvagia e crudele o l'amante
-come vittima innocente. Ma i racconti di quest'ultima specie non sono
-vere novelle, bensì esempi terribili attinti alla vita reale.[317]
-
-Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI assunse un carattere
-al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente violenta nei mezzi forse
-aumentò, ma non si deve confonderla colla rappresaglia già esistente
-anteriormente e fondata nello spirito stesso del Rinascimento italiano.
-Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà spagnuola, diminuirono
-anche quegli eccessivi furori sino a che sul finire del secolo XVII
-si giunse a tal punto di apatica indifferenza, che il _Cicisbeo_ fu
-riguardato come un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed
-oltre a ciò si tollerarono uno od anche parecchi _Patiti_.
-
-Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità e ciò
-che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, ad esempio, era il
-matrimonio in Francia forse più sacro che non Italia? I _fabliaux_
-e le farse permettono di dubitarne, e si è tentati di ritenere
-che l'immoralità non vi fosse meno frequente, ma che soltanto le
-conseguenze tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era
-meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in Italia. Piuttosto
-s'avrebbe qualche testimonianza alquanto più favorevole riguardo ai
-popoli germanici, nella maggiore libertà concessa nei rapporti sociali
-alle donne ed alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli
-Italiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). Tuttavia
-anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. Certamente l'infedeltà
-era molto frequente anche in Germania e condusse spesso anche quivi
-a deplorevoli eccessi. Basta osservare come i principi del nord, al
-menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle loro mogli.
-
-
-Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani d'allora non
-havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano appetito dell'uomo
-volgare, ma anche la passione degli spiriti più elevati e generosi;
-non solamente perchè in quella società mancavano affatto le fanciulle,
-ma anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente si
-sentiva attratto dalle qualità della donna, che nel matrimonio avea
-raggiunto il pieno sviluppo della propria personalità. Questi uomini
-sono appunto quelli, che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più
-alte ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi di
-dare un'immagine spirituale alla passione che li divorava, dipingendola
-come un _amore divino_ troppo spesso franteso, e quindi calunniato, dai
-posteri, ma creduto e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano
-della crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò soltanto
-della durezza della loro bella o dell'eccessiva sua riservatezza,
-ma anche della illegittimità della loro passione. Essi cercano di
-sollevarsi al di sopra di questa sciagura spiritualizzando l'amore ed
-appoggiandosi alla dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro
-Bembo il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in proposito
-ci son fatte manifeste da quanto egli stesso scrive nel terzo libro
-de' suoi «Asolani» e dallo splendido discorso, che gli è posto in
-bocca dal Castiglione sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè
-l'uno, nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le massime
-di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era pur sempre qualche cosa,
-se contemporaneamente si poteva essere celebre e buono, e all'uno e
-all'altro di questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei
-credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto potremmo
-aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si dia la pena di leggere
-nel Cortigiano l'intiero discorso citato, vedrà immediatamente come
-sarebbe impossibile darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od
-estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, le quali
-dovettero la loro celebrità appunto a questo genere di amori; tali
-furono Giulia Gonzaga, Veronica da Correggio, e più particolarmente
-ancora Vittoria Colonna. Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti
-e i beffatori più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne,
-che seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in loro
-lode? O si dirà per avventura, che il movente principale di tutto ciò
-era la vanità, e che Vittoria si sentisse oltremodo lusingata dalle
-espressioni le più esagerate di un amore senza speranze? Ma, se anche
-la cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola lode per
-Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, sia ciò non ostante
-riuscita a lasciare di sè una traccia così profonda anche nella più
-tarda posterità. — Ci volle del bel tempo prima che negli altri paesi
-s'incontrassero personalità tanto spiccate.
-
-La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, fu poi
-in generale la causa che ogni passione trascorse presso di loro agli
-eccessi più riprovevoli e, secondo le circostanze, ricorse anche al
-delitto per riuscire nei propri intenti. Havvi una violenza figlia
-della debolezza, che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece
-trattasi di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge
-proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una forma e quasi
-una personificazione sua propria e speciale.
-
-
-I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello Stato, basato
-sull'illegittimità e surto dalla violenza, ognuno, anche l'infimo della
-plebe, si crede autorizzato di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale
-nel diritto e nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se
-ne conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente
-si volgono al colpevole:[318] il supplizio virilmente sopportato
-eccita talmente l'ammirazione, che quelli che lo narrano, facilmente
-dimenticano di accennare la causa, per cui venne inflitto.[319]
-Se poi accade talvolta che al profondo disprezzo della giustizia e
-alle molte vendette commesse in privato s'aggiunga anche l'impunità,
-come per avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe
-addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul punto di sfasciarsi
-completamente. Tali momenti ebbe Napoli nel trapassare dalla signoria
-aragonese alla francese ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano
-nelle frequenti espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è
-in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel loro segreto
-non hanno mai accettato nessun vincolo di leggi politiche e civili e
-che, giunta l'occasione, s'abbandonano brutalmente ai loro selvaggi
-istinti di rapina e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera
-d'azione delle più ristrette.
-
-Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse una grave scossa
-per le crisi interne scoppiate dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza,
-nelle città di provincia venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben
-dura prova ne fece Parma,[320] dove il governatore milanese, atterrito
-da minacce di morte, s'indusse a permettere che fossero tratti dal
-carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo ciò, i furti, gl'incendii, gli
-assassinj commessi in pubblico divennero delitti quotidiani, mentre
-di notte circolavano per la città intere bande di malfattori armati e
-mascherati; — per non dire delle burle, delle satire e delle lettere
-minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto a spargere il ridicolo
-sull'autorità, che naturalmente se ne commosse più che d'ogni altra
-cosa. Il fatto poi che in molte chiese furono rubati i vasi sacri
-con entro le ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti,
-l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa accadrebbe in
-qualunque paese del mondo anche oggidì, se per un momento restasse
-sospesa l'azione del potere civile e politico, e nel medesimo tempo
-la sua presenza rendesse impossibile la formazione d'un governo
-provvisorio; ma ciò che allora in simili occasioni accadeva in Italia
-assume un carattere affatto particolare, per la parte notevole che vi
-avevano le vendette.
-
-In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del Rinascimento
-è questa, che anche in tempi ordinari, i grandi delitti vi furono
-più frequenti, che altrove. Vero è, che in ciò potrebbe esservi un
-errore prodotto dalla circostanza, che qui proporzionatamente noi
-conosciamo un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi
-altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione
-del delitto reale, facilmente trascorre a inventare anche ciò, che
-non è effettivamente accaduto. Può darsi quindi che la somma delle
-violenze commesse raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti
-chi potrebbe dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava
-intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, fossero, fra tanti
-vagabondi masnadieri e cavalieri di ventura, migliori, o se la vita
-e la sicurezza individuale vi fossero meglio guarentite e protette?
-Ma tutto ciò in ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto
-premeditato, pagato, eseguito di terza mano e divenuto una speculazione
-o un mestiere, in Italia avea guadagnato a quel tempo proporzioni
-larghissime e veramente spaventevoli.
-
-
-Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, l'Italia forse
-non ce ne parrà, almeno nelle regioni più fortunate, quale, ad esempio,
-la Toscana, tanto infestata, quanto erano a quel tempo la maggior parte
-dei paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri,
-che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove trovare, per esempio,
-un uomo pari a quell'ecclesiastico fatto selvaggio dalle passioni
-e a poco a poco divenuto capo di una schiera di banditi, di cui ci
-tengono parola le cronache ferraresi di questo tempo?[321] Il dì 12
-agosto 1493, narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete
-don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato la sua prima
-Messa due volte; ma la prima commise il giorno stesso un omicidio,
-da cui poscia Roma l'assolse: in seguito uccise quattro persone, e
-sposò due donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe parte
-a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, togliendole a
-forza dalle loro case, esercitò la rapina come un mestiere e su larga
-scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese con una banda d'armati
-rivestiti d'uniforme lor propria, procacciandosi ricovero e nutrimento
-con lo sterminio e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo,
-s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo di delitti,
-che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza di verun uomo. Ma la
-poca sorveglianza in che erano tenuti da un lato e i molti privilegi
-di che erano favoriti dall'altro, furono causa che i malfattori
-abbondassero tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro ci
-vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva
-anche talvolta, e nemmen questa certamente era cosa onorevole pei
-conventi, che uomini di riputazione affatto perduta si rifugiassero
-sotto l'egida del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste
-vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto di uno
-di questi tali, ch'egli ebbe occasione di conoscere in un convento di
-Napoli.[322] Anche di papa Giovanni XXII parrebbero esistere precedenti
-poco onorevoli, ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo con
-sicurezza.[323]
-
-Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande armate
-d'assassini non comincia che nel secolo XVII, quando i partiti politici
-dei guelfi e dei ghibellini, degli spagnuoli e dei francesi avean
-cessato di agitare il paese: in allora il masnadiere si sostituì
-dovunque al parteggiatore politico.
-
-In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò mai, gli
-abitanti del contado vivevano in istato di permanente barbarie e non
-risparmiavano nessun forastiero, che capitasse loro tra mano. Ciò
-accadde più particolarmente nelle parti più remote del regno di Napoli,
-dove la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei grandi
-latifondi romani, e dove pare che in tutta buona fede si riguardassero
-come qualche cosa di identico l'uomo straniero e il nemico (_hospes_ ed
-_hostis_). Queste genti erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva
-sovente che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore
-per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, facendo
-il cacio, un paio di gocce di latte gli erano spruzzate in bocca. Ma
-se anche in tali occasioni il confessore stesso, esperto dei costumi
-del paese, giungeva a strappargli altresì la confessione, che spesso
-co' suoi compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori,
-ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun rimorso di
-coscienza.[324] Sino a qual punto, in tempi di politici commovimenti, i
-contadini fossero capaci di spingere in altri paesi la ferocia, è stato
-già altrove accennato (v. pag. 107).
-
-Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi d'allora è la
-frequenza del delitto commesso di seconda mano, per mercede convenuta.
-In ciò, per consenso di tutti, Napoli andava innanzi a qualunque
-altra città d'Italia. «Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon
-mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.[325] Ma anche
-altri paesi hanno una ricchezza spaventevole in tal genere di misfatti:
-soltanto non è così facile il classificarli secondo i motivi che li
-provocarono, entrandovi promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia
-personale, la sete della vendetta e la paura. Torna invece a grande
-onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto d'Italia, che presso
-di loro simili fatti fossero di gran lunga meno frequenti,[326] forse
-perchè pei giusti reclami v'era ancora una autorità universalmente
-riconosciuta e rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più
-sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi supreme del
-fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero le sinistre
-conseguenze di una vendetta di sangue e dove si comprendesse come anche
-il delitto erroneamente detto utile non apporta mai veri e durevoli
-vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta della libertà
-fiorentina l'omicidio, specialmente quello per mandato, sembra essersi
-rapidamente moltiplicato, ma il governo di Cosimo I non tardò molto ad
-acquistar forze tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni
-disordine.[327]
-
-Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale più o meno
-frequenti, secondo che si trovarono più o meno numerosi coloro che li
-compravano. Sarebbe un tentativo inutile il volerne dare un quadro
-statistico, ma la somma resta sempre considerevole, quand'anche si
-voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce pubblica
-proclamava come opera della violenza, una piccola parte soltanto sia
-da riguardar come tale. Il peggio si è che i principi e i governi
-erano i primi a dare il cattivo esempio, calcolando addirittura
-l'assassinio come uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e
-per mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare ad un Cesare
-Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, e più tardi gli stessi agenti
-di Carlo V si permettevano ogni genere di violenza, purchè paresse
-utile ai loro scopi.
-
-La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando a tali
-fatti per guisa che, verificandosi la morte di un potente, non la si
-credeva quasi mai naturale. Ma egli è certo però, che talvolta si
-è esagerato di molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche
-ammettendo che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, pag.
-157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare l'effetto dentro
-un determinato spazio di tempo, e che come tale possa riguardarsi
-altresì il venenum atterminatum, che si dice avere il principe di
-Salerno presentato al cardinale d'Aragona con queste parole: «in
-pochi giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci voleva
-calpestar tutti»,[328] — non si potrebbe tuttavia aggiustar troppa
-fede a quanto vien riferito intorno ad una lettera avvelenata, che
-Caterina Riario avrebbe mandata al papa Alessandro VI,[329] e che
-l'avrebbe ucciso s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso
-parere sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito dai
-medici di non leggere il Tito Livio mandatogli a regalare da Cosimo de'
-Medici, rispose loro: «finitela con questi discorsi insensati».[330]
-Altrettanto dicasi del veleno, col quale il segretario del Piccinino
-voleva solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa Pio
-II.[331] — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni minerali o
-vegetali, non si potrebbe dire con qualche apparenza di sicurezza: il
-liquido, col quale il pittore Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541),
-era evidentemente un fortissimo acido,[332] che a niuno s'avrebbe
-potuto far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle armi,
-specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, pur troppo
-l'occasione si presentava da sè frequentissima ai grandi di Milano, di
-Napoli e d'altri siti, poichè fra le schiere d'armati, di cui doveano
-circondarsi per loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata
-dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio non
-si sarebbe probabilmente commesso, se non si avesse saputo che, per
-effettuarlo, bastava un semplice cenno a questo od a quello dei propri
-satelliti.
-
-Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, eranvi anche
-le arti magiche,[333] benchè in modo affatto secondario. Quando
-per avventura si fa menzione di _maleficj_, di _malìe_ e simili,
-d'ordinario non si ha in vista che di accumulare sopra un individuo,
-già di per sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle
-corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV il maleficio
-veramente funesto e mortale ha una parte molto maggiore, che non nelle
-classi più elevate d'Italia.
-
-
-Finalmente ella è pure una specialità tutta propria di questo paese,
-dove l'individualità tocca ad un grado di sì completo sviluppo, la
-comparsa d'uomini, nei quali la scelleratezza è portata al colmo, e
-che commettono il delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento
-di scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta dei
-delitti umani.
-
-A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi tutto
-appartenere alcuni Condottieri,[334] un Braccio da Montone, un
-Tiberio Brandolino, ed anche un Werner von Urslingen, che sulla sua
-corazza argentea portava il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e
-misericordia.» In generale questa classe di persone rappresenta nel
-complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere il freno
-di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più a rilento nel giudicarli,
-quando si sappia che il massimo dei loro delitti — nell'opinione
-dei cronisti — sta nel mantenersi ribelli alla scomunica papale,
-e che tutta la loro personalità appare in una luce tanto sinistra
-specialmente per questo fatto, sebbene però sia anche vero che in
-Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati a tal punto
-di esagerazione, che, ad esempio, egli montava in furore all'udire
-i monaci cantare i salmi e li faceva precipitare dall'alto di una
-torre,[335] «mentre co' suoi soldati si mostrò sempre mite, quanto
-leale e prode capitano». Ma di regola ciò che spinse al delitto
-i Condottieri sembra essere stata l'avidità del guadagno, nè per
-altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro posizione altamente
-immorale; ed anche gli atti di crudeltà, ai quali sembravano
-trascorrere per puro capriccio, non erano quasi mai senza uno
-scopo, fosse pure anche soltanto quello di incutere spavento nelle
-moltitudini. Le efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v.
-vol. I, pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete di
-vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi senza scopo, una
-gioja infernale nel male si riscontrerà in Cesare Borgia, spagnuolo, le
-cui immanità superano di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le
-faceva servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza
-nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, tiranno di Rimini (v.
-vol. I, pag. 44 e 301), cui non la Curia romana soltanto,[336] ma
-il giudizio terribile della storia accusa di assassinj, di violenze,
-di adulterj, di spergiuri e di tradimenti, ripetuti anche più volte.
-Quanto al fatto più orribile, la tentata violazione del proprio figlio
-Roberto, che questi respinse colla spada sguainata alla mano,[337]
-parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una depravazione che
-vince ogni limite, quanto di una superstizione astrologica o magica. La
-stessa cosa s'è supposta per spiegare la violenza usata al vescovo di
-Fano da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.[338]
-
-
-Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci di raccogliere
-insieme i tratti principali del carattere degli Italiani d'allora,
-quale ci vien fatto conoscere da uno studio della vita delle classi
-più elevate, se ne potrebbero per avventura dedurre le conclusioni
-seguenti. Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione
-stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente sviluppato.
-Questo si ribella dapprima tacitamente all'ordinamento politico
-sussistente, per lo più tirannico ed illegittimo, e quanto pensa e
-fa, gli viene, a ragione o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista
-dell'egoismo che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la
-difesa del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in braccio
-ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la sua pace interna.
-L'amore va in traccia di un altra individualità ugualmente sviluppata,
-la donna altrui. Di fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi
-d'ogni maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia ed
-opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, secondo che nel suo
-interno riescono a conciliarsi il sentimento dell'onore e la cura del
-proprio interesse, un astuto calcolo e la passione, la generosità e il
-desiderio della vendetta.
-
-Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel più ristretto, è la
-radice e la fonte principale d'ogni scelleratezza, non v'ha dubbio che
-il popolo italiano, giunto allora a tal grado di sviluppo individuale,
-vi andò più dappresso che qualunque altro popolo.
-
-Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa sua, ma bensì per
-decreto della storia; nè ci arrivò solo, poichè, per mezzo della
-cultura italiana, ci arrivarono con lui tutti i popoli d'occidente,
-i quali da quel tempo in poi non vivono, nè si movono in verun
-altro ambiente. Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè
-male, ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del male
-essenzialmente diversa da quella del medio-evo.
-
-L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto
-violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue
-passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le
-altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda
-corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed
-un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non
-seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-La Religione nella vita quotidiana.
-
- Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte
- alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I
- frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini
- religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de'
- suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. —
- L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle
- reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. —
- Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in
- Ferrara.
-
-
-In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione
-della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o
-minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo
-riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato
-al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana
-di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai
-facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi
-ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi
-giudizio assoluto e definitivo.
-
-La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua
-origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo
-esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto
-distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale
-postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni
-popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente
-contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna.
-Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che
-con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai
-stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della
-violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua
-onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere
-in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi
-in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito
-e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa
-all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non
-poterono più restarle fedeli.
-
-Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto
-progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi
-della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla
-tedesca e prima di questa?
-
-C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare
-chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo,
-fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta
-della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della
-giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone
-opere.
-
-Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi
-dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza
-spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte
-immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni
-cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi
-anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un
-grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le
-occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata
-essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come
-la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le
-singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi,
-dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto
-anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello
-spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima
-loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in
-questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo
-che questa, ma non mai tutte.
-
-I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa
-al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore,
-si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di
-sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla
-vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti,
-per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere,
-come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande
-influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori.
-
-
-Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale si manifesta
-specialmente da Dante in poi nella letteratura e nella storia,
-esistono estesi lavori speciali. Della posizione del Papato di fronte
-all'opinione pubblica abbiam dovuto già dare qualche cenno altrove
-(v. vol. I, pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze
-autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei «Discorsi»
-del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). Fuori della cerchia
-della Curia romana, godono qualche rispetto in via morale[341] i
-migliori tra i vescovi e alcuni parrochi: per contrario i semplici
-cappellani, i canonici e i frati sono riguardati, quasi senza
-eccezione, come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso le
-più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero ceto al quale
-appartengono.
-
-Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono condannati a
-portar essi soli la pena delle colpe di tutto il clero, perchè di essi
-soltanto si poteva beffarsi impunemente.[342] Ciò è erroneo sotto ogni
-punto di vista.
-
-Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle commedie
-appunto perchè ambedue queste specie letterarie domandano dei tipi
-fissi e ben conosciuti, nei quali riesca facile alla fantasia di
-compiere ciò che la novella o la commedia soltanto accennano. Del
-resto la novella non risparmia neanche il clero secolare.[343]
-Oltre a ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura
-provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente
-anche intorno al Papato e alla Curia romana, ciò che naturalmente
-non potrebbe attendersi in quei generi, che sono una libera creazione
-della fantasia. Per ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di
-vendicarsi talvolta terribilmente.
-
-Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, che contro gli
-ordini religiosi l'avversione era grandissima, e che essi figuravano
-come una prova vivente del disprezzo in cui si tenevano la vita
-claustrale, la gerarchia ecclesiastica, il sistema delle credenze,
-la religione insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano
-generalizzando più o meno i giudizi. In ciò si può ben ammettere
-che l'Italia avea conservato una assai chiara e precisa ricordanza
-dell'origine primitiva di ambedue i grandi ordini mendicanti, e
-che anche allora non aveva dimenticato essere stati essi i primi
-rappresentanti della reazione,[344] che sorse contro quella che
-suol dirsi l'eresia del secolo XIII, vale a dire contro il primo
-vivace risveglio del moderno spirito italiano. E l'ufficio della
-polizia spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine dei
-Domenicani, non ha certamente poco contribuito ad attirare su questi un
-sentimento di segreto odio e di disprezzo.
-
-
-Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco Sacchetti, si
-crederebbe impossibile il portare più in là il sistema della maldicenza
-e della denigrazione a carico de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma
-verso il tempo della Riforma questo linguaggio assume un'intonazione
-ancor più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi
-«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale se non come un
-pretesto, per dar libero sfogo alle sue tendenze volgari, noi citeremo
-per tutti un solo testimonio, il Masuccio Salernitano, colle prime
-dieci delle sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che
-è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro la maggior
-possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri personaggi del
-tempo, perfino allo stesso re Ferrante e al principe Alfonso di
-Napoli. I racconti sono in parte già vecchi, e taluni si conoscono
-ancora sin dai tempi del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che
-hanno l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento e
-il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi miracoli e
-un genere di vita pieno di vizi e di scandali, riempiono d'orrore
-e di raccapriccio ogni lettore alquanto serio e sensato. Dei frati
-minori, che vanno attorno sotto pretesto di elemosinare, vi è detto:
-«e vanno discorrendo i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni,
-poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte a loro
-vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, e chi va con
-tunicelle di san Vincenzo, e quali con l'ordine[345] di san Bernardino,
-e tali col capestro dell'asino del Capestrano». Altri si procacciano
-manutengoli, che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri
-d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei loro
-vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci confessar si
-sentono per lo toccare del santo predicatore essere liberati, e sopra
-ciò si grida: misericordia!, campane si suonano e lunghi processi
-e autentiche scritture si fanno». Egli accade che un frate, mentre
-predica, è audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta giù
-in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene ossesso, e allora il
-predicatore lo fa condurre a sè e lo guarisce: il tutto pura commedia,
-dalla quale però il frate raccolse tanto danaro, che potè comperare
-da un cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si
-godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio non
-fa veruna speciale differenza tra francescani e domenicani, perchè gli
-uni stanno degnamente a paro degli altri. «E seducono gl'insensati
-secolari a pigliar le parzialità loro, talchè e per li seggi[346] e
-per le piazze ne questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e
-qual domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei frati; e se
-taluna entra in qualche rapporto con laici, vien tosto imprigionata
-e perseguitata, mentre tutte le altre contraggono nozze formali coi
-frati, nelle quali perfino si celebrano messe, si stabiliscono patti e
-si spreca lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive l'autore,
-non una, ma più volte sono intervenuto e ho visto e toccato con mano.
-Tali monache poi o partoriscono di belli monachini... o d'infinite arti
-usano, per non far venire il parto a compimento... E se alcuno dirà
-questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle monache, e quivi
-vedrà di loro commessi omicidii testimonianza aperta, e vi troverà un
-cimiterio di tenerissime ossa della già fatta uccisione, non minore
-di quella, che per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e
-somiglianti fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci si assolvono
-facilmente l'un l'altro nella confessione, e s'impongono la penitenza
-di un _pater noster_ per cose, per le quali negherebbero affatto
-l'assoluzione ad un laico, anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o
-un eretico. «Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, con
-la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» In un altro
-luogo, giacchè la potenza dei frati essenzialmente si basa sulle paure
-dell'altro mondo, Masuccio esprime un desiderio assai strano: «non mi
-pare per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che
-se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che
-non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior
-parte di loro hanno già contratta la origine».
-
-Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e dedicare gli scritti
-a lui stesso, il fatto dipendeva in gran parte dallo sdegno che si era
-svegliato in lui per un falso miracolo, che si avea tentato di dargli a
-credere.[347] Per mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione,
-sepolta dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, erasi
-fatto il tentativo di indurlo a forza ad una persecuzione contro gli
-ebrei, non dissimile da quella di Spagna; e quando egli intravide
-l'inganno, si era cercato di persistere in esso. Egli aveva anche
-fatto smascherare un falso digiunatore, come già prima di lui avea
-fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non aveva almeno veruna
-complicità nella diffusione di quelle cieche superstizioni.[348]
-
-Citammo un autore, che scrive con molta serietà, ma egli è ben lontano
-dall'essere il solo, che parli in tal modo. Invettive e dileggi
-contro i frati mendicanti s'incontrano in copia dovunque, e ne è
-piena tutta la letteratura.[349] Non è nemmeno permesso di dubitare,
-che il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente
-di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e la Contro-riforma non
-fossero sopravvenute. I loro predicatori popolari e i loro santi non si
-sarebbero neanche essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che
-d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava già gli
-ordini mendicanti, quale era Leone X. Se lo spirito del tempo non li
-riguardava omai più che come ridicoli o come abbominevoli, anche per la
-Chiesa essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. E chi
-sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato stesso, se la Riforma
-non lo avesse salvato.
-
-Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un convento di
-domenicani si permetteva di esercitare nelle città dove risiedeva,
-era bensì, sul finire del secolo XV, ancora abbastanza grande per
-dar molte noie e provocar molti sdegni nelle persone più colte;
-ma ad ogni modo non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più
-l'antico spavento.[350] Il punire anche i soli pensieri, come già in
-altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più possibile, e il
-tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente dette riusciva
-facile anche a chi del resto si permetteva di sparlare liberamente
-del clero, come tale. Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come
-fu nel caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del secolo
-XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità dei roghi. Nel
-più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, a quanto sembra, di una
-ritrattazione anche superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi
-a vedersi rapire di mano il condannato, nel momento stesso in cui
-s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) il prete Nicolò
-da Verona era stato già, come negromante, scongiuratore di demonii e
-sacrilego profanatore dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra
-un palco di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva esser
-condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per via una schiera di
-armati lo liberò, e tuttociò accadeva per ordine del gioannita Achille
-Malvezzi, noto fautore degli eretici e audace violatore di monache.
-Il legato (il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani che
-uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi non fu torto un
-capello.[351]
-
-
-Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più ragguardevoli,
-vale a dire i benedettini con tutte le loro affigliazioni, in onta
-alle loro grandi ricchezze e alla vita agiata che conducevano, non si
-avevano in tanta disistima, come gli ordini mendicanti: sopra dieci
-novelle, che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, ed
-una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato la maggiore
-antichità dell'origine; ma di maggior vantaggio certamente tornò loro
-la circostanza dell'essersi sempre mantenuti alieni da qualsiasi
-ingerenza poliziesca nella vita privata. Fra costoro non mancarono
-degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella gerarchia non
-erano nemmen essi migliori degli altri, se crediamo a quanto ne scrive
-perfino uno di loro, il Firenzuola.[352] «Questi paffuti monaci nelle
-loro larghe cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi
-e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, in belle
-pantufole di cordovano si stanno a grattar la pancia entro alle belle
-celle fornite d'arcipresso. Ai quali, se è di mestiere alcuna volta
-uscire di casa, in su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno
-molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar troppo la mente a
-studiar molti libri, acciocchè la scienza, che da quelli apprendessero,
-non li facesse elevar in superbia come Lucifero e li cavasse della loro
-monastica semplicità».
-
-Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà che qui noi ci
-limitiamo a riferire soltanto ciò, che è indispensabile a dar le prove
-del nostro assunto.[353] Che poi, con tali opinioni sul clero e sui
-monaci, in moltissimi venisse fortemente scossa anche la fede a quanto
-v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente per sè.
-
-E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non ne addurremo,
-concludendo, che un solo, da poco stampato e ancora assai scarsamente
-conosciuto. Esso è del grande storico Guicciardini, stato già molti
-anni al servizio dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi
-lasciò scritto:[354] «Io non so a chi dispiaccia più che a me la
-ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perchè ognuno di
-questi vizii in sè è odioso, sì perchè ciascuno e tutti insieme si
-convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; e
-ancora perchè sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme
-se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto
-con più Pontefici, m'ha necessitato a amare per il particolare mio la
-grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino
-Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla
-religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente,
-ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti,
-cioè a restare o senza vizii o senza autorità».
-
-Il medesimo Guicciardini ritiene anche,[355] che riguardo alle cose
-soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, che i filosofi e
-i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, e che i miracoli
-s'incontrano in tutte le religioni, ma non fanno prova per veruna in
-particolare, e si possono alla fine riguardare come fenomeni naturali
-ancora ignorati. La fede che trasporta i monti, e che in allora si
-manifestò così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota come un
-fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba osservazione.
-
-
-Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato aveano per sè
-questo vantaggio, che tutti erano abituati a vederli dovunque, e
-che la loro esistenza si toccava con tutti gli ordini della vita
-sociale. È il vantaggio che hanno sempre avuto nel mondo tutte le
-forti e vecchie istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel
-paludamento sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi avere una
-prospettiva di protezione e di futuro guadagno sul tesoro della Chiesa;
-e nel centro d'Italia c'era la Curia romana, che in un momento poteva
-far ricchi i suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè
-spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni sono per lo più
-monaci essi stessi o prelati, che godono laute prebende: il Poggio,
-autore delle famose facetiae, era ecclesiastico; Francesco Berni
-godeva un canonicato; Teofilo Folengo[356] era monaco benedettino;
-Matteo Bandello, che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era
-domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per un sentimento di
-eccessiva sicurezza? o per bisogno di salvare sè stessi dal discredito,
-in cui era caduto tutto l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che
-si compendia nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe dirlo;
-ma forse c'entrava un po' di tutto questo. Quanto al Folengo, si sa che
-non fu senza una certa influenza su lui il nascente luteranismo.[357]
-
-Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato toccando
-del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre una cosa sottintesa nella
-parte del popolo, che ancora credeva; ma non manca neanche in quelli,
-che si direbbero spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta
-colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza di un antico
-simbolo, a cui ciascuno era abituato. Il vivo desiderio con cui al
-letto di morte s'invoca l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di
-paura delle pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo,
-di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). Un esempio
-più parlante di questo difficilmente si troverà. La dottrina inculcata
-dalla Chiesa del carattere indelebile del sacerdote, di fronte al quale
-era indifferente la sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva
-nel fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti
-spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori ostinati,
-che non se ne curarono, e uno di questi, per esempio, fu quel Galeotto
-della Mirandola,[358] che nel 1499 morì sotto il peso della scomunica,
-che portava già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche la
-città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non vi si celebrava
-più la Messa, nè vi si permetteva veruna ecclesiastica sepoltura.
-
-
-Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di esser notato
-il potere esercitato sul popolo da quei predicatori entusiastici,
-che di tratto in tratto l'esortavano a penitenza. Tutto il resto
-d'occidente si lasciava di quando in quando commovere dalle prediche
-di qualche santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto delle
-commozioni periodiche delle città e delle campagne d'Italia? Oltre a
-ciò l'unico che, per esempio, durante il secolo XV produsse in Germania
-un simile entusiasmo,[359] era stato un abruzzese di nascita, vale
-a dire Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa specie
-di apostolato, erano predominati nel nord da un certo misticismo
-speculativo: nel sud invece erano espansivi e pratici, e partecipavano
-all'alto rispetto, che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte
-oratoria. Il nord produce l'_Imitazione di Cristo_, che esercita una
-azione lenta e dapprima ristretta ai soli conventi; il sud dà uomini,
-che fanno sugli altri uomini un'impressione momentanea, ma gigantesca.
-
-Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio della voce
-della coscienza. Sono prediche morali, senza astrazioni, piene di
-pratiche applicazioni, aiutate da una vita di rigoroso ascetismo, cui
-la fantasia già esaltata aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche
-contro il volere espresso del predicatore.[360] L'argomento principale
-non era tanto la minaccia della pena, quanto la _maledizione_, che
-perseguita continuamente il colpevole e che è inseparabile dalla colpa.
-L'offesa fatta a Cristo e ai santi ha le sue funeste conseguenze anche
-nella vita presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre alla
-concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge passioni, avidi
-di vendette e di delitti, e questo era lo scopo principale di tali
-prediche.
-
-Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, Alberto da Sarzana,
-Giovanni Capistrano, Jacopo della Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189)
-ed altri, e per ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe
-di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante contro i frati
-mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi umanisti criticavano e
-schernivano,[361] ma bastava che quelli alzassero la voce, e nessuno
-badava più ai loro dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo
-propenso alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato già sin
-dal secolo XIV a farne la caricatura,[362] ogni volta che l'occasione
-si presentava; quando però comparve il Savonarola, seppe suscitare un
-tale entusiasmo, che ben presto tutta la cultura e l'arte furono sul
-punto di essere compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese.
-Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali alcuni frati ipocriti
-coll'ajuto dei loro affigliati cercavano di agire sull'animo dei
-loro uditori e di esaltarne la fantasia (v. pag. 255), non valsero a
-spegnere quel subitaneo entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche
-grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto nei miracoli
-immaginarj e nella esposizione di false reliquie,[363] ma al tempo
-stesso si ebbe la più alta venerazione pei veri e grandi apostoli della
-penitenza. Questi sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo
-XV.
-
-L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e precisamente dei così
-detti Osservanti — li manda qua e là, secondo ne vien fatta ricerca.
-Ciò si verifica principalmente quando insorgono gravi discordie
-pubbliche o private in qualche città, od anche quando la sicurezza e
-la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. Ma se in
-tali missioni la fama di un predicatore si fa grande, tutte le città,
-anche senza un motivo particolare, lo vogliono: egli se ne va, dove
-i superiori lo mandano. Un ramo speciale di questa attività son le
-prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;[364] ma
-noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che hanno per iscopo
-d'inculcare la penitenza.
-
-L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, sembra
-essere stato quello che tiene la Chiesa nell'enumerazione dei
-sette peccati capitali; ma se il momento è stringente, l'oratore
-entra direttamente nell'argomento principale. Egli comincia la sua
-predicazione probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che
-avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore diventa
-troppo angusta per la moltitudine, che accorre da tutte parti, e
-l'andare e il venire si fa estremamente pericoloso per l'oratore
-stesso.[365] Ordinariamente la predica si chiude con una immensa
-processione, nella quale i primi magistrati della città, che lo
-prendono nel loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che
-gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e per disputarsi
-un brano della sua tonaca.[366]
-
-Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, dopochè s'è
-predicato contro l'usura, le compere anticipate e le mode scandalose,
-sono l'aprirsi delle carceri, dalle quali per vero non escono se non
-gli sventurati che furono imprigionati per debiti, e la distruzione
-per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso od anche
-di semplice passatempo, come, per esempio, dadi, carte da giuoco,
-inezie d'ogni specie, maschere, strumenti e libri musicali, formole
-magiche,[367] finte acconciature ecc. Tutto ciò veniva senz'altro
-elegantemente disposto sopra un palco detto _talamo_, con sopra una
-figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. pag. 131).
-
-Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; chi da lungo tempo
-si tenne lontano dai sacramenti, ora si confessa: i beni ingiustamente
-usurpati vengono restituiti; delle calunnie e delle maldicenze si fa
-onorevole ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino
-da Siena,[368] s'addentrano assai destramente nella ordinaria vita
-quotidiana dei loro uditori e mettono al nudo le magagne dei loro usi
-e costumi. Pochi dei nostri moderni teologi si sentirebbero disposti
-a tenere una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite
-pubbliche (_il monte_) e la dotazione delle figlie», quale egli
-tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori meno prudenti
-commettevano facilmente, in simili casi, l'errore di scagliarsi con
-tanta foga contro singole classi di persone e contro talune industrie
-e professioni, che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente
-a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.[369] Anche una
-predica di Bernardino, che egli tenne a Roma nel 1424, ebbe, oltre
-alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una
-conseguenza ben più terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del
-rogo della strega Finicella, «perchè, dice il cronista[370] con mezzi
-diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», e tutta
-Roma accorse a quello spettacolo.
-
-Lo scopo principale della predica era però sempre quello di
-riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il demone della vendetta.
-Questa pacificazione si compiva d'ordinario verso la fine del corso
-delle prediche, quando la corrente della contrizione generale a poco
-a poco aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti non
-echeggiava che il grido: misericordia.[371] Allora si veniva alle
-solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, anche se le stragi
-reciproche stavano tra le due parti contendenti. Per uno scopo sì
-santo si richiamavano in città anche i banditi. Sembra che tali «paci»
-fossero nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo
-entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava benedetta per
-molte generazioni. Ma ci furono anche delle crisi fiere e terribili,
-come quella delle famiglie Croce e della Valle in Roma (1482), nelle
-quali anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.[372]
-
-Poco prima della settimana santa egli avea predicato sulla piazza della
-Minerva ad una moltitudine innumerevole: ma la notte che precedette il
-giovedì santo, seguì una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo
-della Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò che
-quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette alle ceremonie consuete
-di quel giorno; il venerdì santo Roberto tornò a predicare tenendo
-nelle mani un crocifisso; ma tanto egli, quanto i suoi uditori non
-poterono far altro che piangere.
-
-Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono spesso,
-sotto l'impressione di queste prediche, la risoluzione di entrare nel
-chiostro. Fra questi c'erano assassini e malfattori d'ogni specie,
-ma anche soldati privi d'ogni mezzo di sussistenza.[373] A tale
-risoluzione poi coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al
-quale, secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno nella
-condizione esterna della vita.
-
-L'ultima predica non è che una benedizione generale, che si riassume
-nelle parole: _La pace sia con voi_! Grandi turbe accompagnano il
-predicatore nella vicina città e ascoltano quivi ancora una volta
-l'intero corso delle sue prediche.
-
-Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini esercitavano, il
-clero e i governi non potevano desiderare che di farseli amici. Un
-mezzo di raggiungere tale intento era quello di far sì che soltanto
-i monaci[374] od almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli
-ordini minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine o la
-relativa corporazione se ne rendessero in certo modo responsabili. Ma
-un limite preciso non poteva neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa
-e quindi anche il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità,
-come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, lezioni ecc.,
-e perchè anche nelle prediche propriamente dette talvolta lasciavasi
-la parola agli umanisti ed ai laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.).
-Oltre a ciò eravi una classe ibrida di persone,[375] che non erano
-nè frati, nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a
-dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta senza
-incarico di chicchessia facevano la loro comparsa ed infiammavano le
-popolazioni. Un caso di questo genere s'avverò a Milano dopo la seconda
-conquista francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi
-sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del partito del
-Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo del duomo, attaccò sul
-vivo la gerarchia, fece accendere un nuovo candelabro ed erigere un
-nuovo altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se non dopo
-avere sostenuto fiere battaglie.[376] In quei decennj tanto solenni pei
-destini d'Italia, si risveglia dovunque lo spirito profetico, e non si
-limita mai, dove appare, ad una determinata classe di persone. Si sa,
-per esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti s'erano mostrati
-qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, pag. 166). Quando fa loro
-difetto l'arte oratoria, essi mandano messi con simboli, come fece,
-ad esempio, quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò
-nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un suo discepolo,
-con una testa di morto sopra un bastone, alla quale stava appesa una
-scritta di sentenze minacciose desunte dalla Bibbia.[377]
-
-Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, le autorità,
-il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. Vero è, che nei
-tempi posteriori non s'incontra più una predica tendente direttamente
-all'eccidio della tirannide, come fu quella[378] che nel secolo XIV
-tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano invece rabbuffi
-arditi perfino contro il Papa nella sua propria cappella (v. vol. I,
-pag. 316) e ingenui consigli politici a principi, che non credevano
-averne bisogno.[379] Sulla piazza del castello di Milano un predicatore
-cieco dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare
-dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; «signore, non additare
-la via ai francesi, perchè avrai a pentirtene».[380] Ci furono dei
-monaci profeti, che, a quanto pare, non parlavano direttamente di
-politica, ma davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli
-uditori ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, dodici
-francescani conventuali, percorsero, subito dopo l'elezione di Leone
-X (1513), le diverse regioni d'Italia, che si erano dapprima ripartite
-fra loro. Quegli fra essi che predicò a Firenze,[381] fra Francesco da
-Montepulciano, suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero,
-mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè mitigate,
-giungevano anche a coloro, che per la gran folla non potevano venirgli
-dappresso. Dopo una di quelle prediche egli morì improvvisamente «di
-mal di petto»: tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per
-modo che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. Ma
-lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino le donne e
-i contadini, nè si potè più frenarlo se non a stento. «Per mettere
-in qualche modo di buon umore le moltitudini, Giuliano de' Medici
-(fratello di Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni nel
-1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e tornei, cui accorsero
-da Roma, oltre ad alcuni grandi signori, anche sei cardinali, ma
-travestiti».
-
-
-Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era già stato arso fin
-dal 1498: fra Girolamo Savonarola da Ferrara,[382] del quale qui ci
-accontenteremo di dar pochi cenni.
-
-Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò Firenze
-(1494-1498), fu la sua parola, della quale le prediche rimasteci,
-scritte per lo più mentre egli le pronunciava, non ci danno
-evidentemente che un'idea molto imperfetta. Non già che i mezzi
-esteriori coi quali si presentava al pubblico, fossero gran fatto
-imponenti; chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e
-simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi desiderava
-un oratore valente nello stile e negli artifizi retorici, andava a
-udire il di lui rivale, frà Mariano da Ghinazzano; — ma nel discorso
-del Savonarola v'era quell'alta efficacia morale, che veramente
-non riapparve più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come
-una ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma senza
-immodestia, il ministero del predicatore, mettendo quest'ultimo, nella
-grande gerarchia degli spiriti, immediatamente dopo l'ultimo degli
-angeli.
-
-Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, compì inoltre
-un altro e maggiore miracolo, quello d'indurre i propri confratelli
-domenicani del convento di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana,
-ad intraprendere una grande e spontanea riforma di lor medesimi. Chi
-sappia che cosa fossero allora i conventi e quanto difficile fosse il
-recare in atto anche il minimo cangiamento in essi, stupirà doppiamente
-di una simile rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma
-si venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine acquistava
-sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, si rendevano
-addirittura domenicani. Molti figli di case assai ragguardevoli
-entravano come novizi in san Marco.
-
-Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze di un determinato
-paese era il primo passo verso una chiesa nazionale, alla quale senza
-dubbio si avrebbe dovuto venire, se questo stato di cose avesse durato
-un po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una riforma
-di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire della sua missione
-energiche esortazioni ai grandi e ai potenti per la convocazione di
-un Concilio. Ma il suo ordine e il suo partito erano divenuti omai
-per la Toscana l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento
-indispensabile della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano
-nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre progredendo, si
-venne formando per virtù di sacrificio e per forza di fantasia una
-idealità, che di Firenze voleva fare un regno di Dio sulla terra.
-
-Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato al
-Savonarola una riputazione di santo, costituiscono il punto, rispetto
-al quale la fantasia tanto vivace negli Italiani prevalse anche
-sugli animi più guardinghi e circospetti. In sulle prime i Minori
-Osservanti, pavoneggiandosi nella gloria che avea procacciato al loro
-ordine Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla loro
-concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono ad uno dei loro
-il pergamo del duomo, dove le querule profezie del Savonarola furono
-superate da altre ancora più esagerate, sino a che Pietro de' Medici,
-che allora era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento
-ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII venne in Italia e i
-Medici furono cacciati, come il Savonarola avea chiaramente predetto,
-si tornò a non credere che a lui.
-
-Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri presentimenti e
-alle proprie visioni non procedeva con quella severa critica, che era
-solito usare di fronte a quelle degli altri. Nella orazione funebre
-per Pico della Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso
-il morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, che veniva
-dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il Savonarola stesso
-aveva invocato da Dio una tal quale punizione su lui, non però la sua
-morte: ora, con elemosine e con preghiere, s'era ottenuto almeno che
-l'anima sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante
-visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, e nella quale la
-Vergine gli era apparsa e gli avea promesso che non sarebbe morto,
-il Savonarola confessa di averla per lungo tempo ritenuta una mera
-illusione diabolica, ma essergli poi stato rivelato che la Vergine
-aveva inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se tali
-cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello che sono in fatto,
-cioè per sogni di una mente levata in soverchia prosunzione, bisogna
-ricordarsi altresì che questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi
-suoi giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, quella di
-riconoscere egli stesso la vanità delle proprie visioni e profezie;
-ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi alla morte con animo calmo
-e devotamente rassegnato. I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle
-sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni.
-
-Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano se non perchè
-altrimenti altri si sarebbe dannosamente impadronito della cosa
-pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia se lo si volesse giudicare
-dalla sua costituzione semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v.
-vol. I, p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante altre
-costituzioni fiorentine.[383]
-
-In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, che si
-potesse immaginare. Il suo vero ideale era una teocrazia, nella quale
-tutto in devota umiltà si prostra dinanzi all'Invisibile e in cui
-previamente vengono eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto
-il suo pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della
-Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 era il suo
-motto favorito,[384] e che nel 1527 da' suoi partigiani fu rinnovata:
-_Jesus Christus rex populi fiorentini S. P. Q. decreto creatus_. Colla
-vita terrena e colle cose di questo mondo egli non aveva maggiori
-rapporti di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La sua
-opinione costante infatti era che l'uomo non deve occuparsi d'altro,
-fuorchè di ciò che ha una immediata attinenza colla salute dell'anima.
-
-In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel suo modo di
-considerare l'antica letteratura. «L'unica cosa buona, dice egli, che
-Platone ed Aristotele hanno fatto, è quella di aver messo innanzi molte
-argomentazioni, che si possono utilmente adoperare anche contro gli
-eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati all'eterna
-dannazione. Una vecchierella in fatto di fede ne sa più di Platone. Per
-la fede sarebbe cosa ottima, che si annientassero molti libri, che del
-resto sembrano utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante
-_ragioni naturali_ e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente
-di quello che non sia cresciuta dappoi». La lettura dei classici
-nelle scuole egli la vuol limitata ad Omero, Virgilio e Cicerone; il
-resto si completi con gli scritti di Girolamo e di Agostino, e per
-converso si bandiscano non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo
-e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento di paura
-di veder guasta la moralità; ma in uno scritto a parte egli ammette
-addirittura il danno, che deriva dalla scienza in generale. Le scienze,
-egli dice, non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi,
-affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni umane, ma più
-specialmente perchè si abbiano sempre degli atleti pronti a combattere
-i sofismi dell'eresia: tutti gli altri non dovrebbero conoscere che
-la grammatica, la sana morale e la religione (_sacrae literae_). Così
-naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, e siccome
-al tempo stesso «i più dotti e i più santi» dovrebbero reggere gli
-Stati, così anche questi reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non
-è prezzo dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso sul
-serio di venire a quest'ultima conclusione.
-
-Più puerilmente di così non si può ragionare. La semplice
-considerazione che l'antichità recentemente scoperta e la gigantesca
-espansione che acquistarono allora le scienze, potevano, secondo le
-circostanze, divenire una splendida conferma della Religione, sono due
-circostanze che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. Egli
-vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro modo non può essere
-eliminato. In generale egli era tutt'altro che un liberale; contro gli
-astrologi, per esempio, egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale
-poi egli stesso morì.[385]
-
-Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima racchiusa
-in una mente così ristretta! Qual fiamma di entusiasmo non deve aver
-divampato in lui per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a
-ripudiar quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente
-innamorati!
-
-Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme quantità d'oggetti
-d'arte e di lusso, che furono spontaneamente sacrificati sui suoi
-famosi roghi, di fronte ai quali si direbbero un nulla tutti i _talami_
-di san Bernardino da Siena e d'altri.
-
-Egli è vero però che il procedere del frate in tali circostanze fu
-molte volte tirannico e poliziesco. In generale gli arbitrii, ai quali
-egli trascorse contro la libertà individuale tanto pregiata in Italia,
-non sono lievi, mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo
-spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più facilmente
-recare ad effetto la sua progettata riforma dei costumi in Firenze.
-Era un tentativo assai somigliante a quello, che fece più tardi a
-Ginevra Calvino: questi colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato
-d'assedio al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non senza
-ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola invece fallì,
-e con ciò non fece che esasperare ancor più i suoi avversarii. Tra
-le misure prese dispiacque in modo particolare quella, per la quale
-un drappello di fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a
-forza nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: qua
-e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, e allora, per
-pur sostenere la finzione di un proselitismo sempre crescente nella
-borghesia, furono deputati degli adulti ad accompagnare i fanciulli in
-qualità di loro protettori.
-
-Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno 1497 e del
-seguente poterono aver luogo due grandi _bruciamenti_ sulla piazza
-della Signoria. In mezzo ad essa sorgeva una grande piramide a
-gradinate simile ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri
-degli imperatori romani. Al basso in prossimità della base vedevansi
-maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: più in su figuravano
-libri di autori latini ed italiani, fra gli altri il Morgante del
-Pulci, il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in
-parte anche preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi
-vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie,
-specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora liuti, arpe,
-scacchieri, e carte da giuoco: finalmente i due gradini superiori
-non contenevano che soli ritratti, specialmente di donne celebri
-per bellezza, appartenenti in parte alla classica antichità, come
-per esempio, Lucrezia, Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca
-contemporanea, come la bella Bencina, la Lena Martella e le celebri
-Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante veneziano quivi
-presente offerse alla Signoria 20,000 fiorini d'oro per tutti gli
-oggetti accumulati sulla piramide, e n'ebbe in risposta, che si
-farebbe fare anche il suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme
-con gli altri. Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette,
-affacciandosi alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del suono
-delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine venne in massa sul
-piazzale di S. Marco, dove si ballò una danza concentrica: nella prima
-fila stavano i frati del convento, che si alternavano con fanciulli
-vestiti da angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella
-terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati di frondi
-d'ulivo.
-
-Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, alle quali per
-vero non mancavano nè le occasioni, nè in quelli il talento necessario,
-non bastarono più tardi a screditare la memoria del Savonarola. Quanto
-più dolorosamente si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa
-apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. Vero è che non
-tutte le sue profezie s'avverarono esattamente nelle particolarità da
-lui indicate; ma le grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato,
-pur troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile.
-
-Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi de' suoi
-predecessori, nè quelli che fece egli medesimo per rivendicare al
-monacato l'ufficio salutare della predicazione,[386] non valsero
-a salvare quest'ultimo dall'universale disprezzo, in cui, come
-istituzione, era caduto. La cosa era omai evidente: in Italia non era
-più possibile verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che
-sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità.
-
-
-Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli ordini religiosi,
-constatare con precisione in quali condizioni si trovasse l'antica
-fede presso tutte le altre classi sociali, esse ci apparirebbero assai
-differenti, secondochè si considerano in una luce diversa e sotto un
-determinato punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti
-e dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, pag.
-141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla fede ed al culto,
-quali apparivano nella vita ordinaria quotidiana, dove sono di sommo
-rilievo le abitudini del popolo e il rispetto per esse delle classi più
-elevate.
-
-Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto della
-celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori tanto
-delle città, quanto delle campagne in ugual misura e coi medesimi
-pregiudizi, che nei paesi settentrionali, ed anche le persone colte
-se ne mostrano qua e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati
-del cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche
-gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed espiazioni per
-propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente radicati nella coscienza
-di tutti. L'egloga ottava di Battista Mantovano citata già in altra
-occasione,[387] contiene, fra le altre cose, la preghiera di un
-contadino alla Vergine, dove essa è invocata come patrona speciale dei
-singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non si formava
-il popolo della virtù miracolosa di certe determinate Madonne! Quale
-idea doveva mai averne quella donna fiorentina,[388] che fece appendere
-_ex voto_ una piccola botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè
-il di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo un
-botticello di vino, senza che il marito, tornando da una lunga assenza,
-se ne accorgesse! Per tal maniera esisteva anche allora, nè più,
-nè meno che ora, un patronato speciale di singoli santi per singole
-classi. Più volte si è tentato di richiamare un certo numero di usanze
-rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie pagane, colle
-quali hanno stretta attinenza, ed è universalmente ammesso, oltre a
-ciò, che non poche consuetudini locali e popolari, che si vennero
-innestando nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie
-reminiscenze dei diversi riti pagani esistenti anticamente qua e colà
-in Europa. In Italia poi queste reminiscenze sono manifeste in modo
-speciale tra le popolazioni del contado, dove, per esempio, prevale
-ancora l'uso di preparar cibi pei morti, quattro giorni prima della
-festa della cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso (18
-febbraio) delle antiche feste _feralie_,[389] e dove può affermarsi
-essere allora state in uso tante altre antiche usanze, che solo assai
-più tardi furono sradicate del tutto. Forse non sarebbe del tutto
-irragionevole il dire, che le più solide credenze religiose del popolo
-in Italia erano appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli
-usi pagani.
-
-Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile il dimostrare
-quanto una tale specie di fede predominasse anche nelle classi più
-elevate. Essa, come s'è dimostrato toccando dei rapporti col clero,
-aveva in suo favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni;
-e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che s'aveva alle
-pompe festive della Chiesa, nonchè qua e là taluna di quelle grandi
-epidemie religiose, alle quali anche i beffardi e gli scettici furono
-impotenti a resistere.
-
-
-Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa il voler
-tirare con troppa fretta delle conclusioni assolute. Si dovrebbe
-credere, per esempio, che il contegno degli uomini colti verso le
-reliquie dei santi dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno
-alcuni lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto
-certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare,
-non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. Il governo
-di Venezia, innanzi tutto, sembra aver nel secolo XV pienamente
-partecipato a quella devozione per gli avanzi di corpi santi, che
-allora regnava in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche taluni
-stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono di uniformarsi
-a quel pregiudizio.[390] Non diversamente sembrano essere andate le
-cose nella dotta Padova, se noi vogliamo stare alle testimonianze
-del suo topografo Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un
-sentimento di orgoglio, al quale si frammischia altresì un sacro
-terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di grandi pericoli
-notturni, si udissero per tutta la città i santi sospirare, e come
-in tali occasioni al cadavere di una santa monaca di santa Chiara
-crescessero, continuamente rinnovandosi, le unghie e i capelli, come
-essa altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, sollevasse
-le braccia e simili.[391] Descrivendo la cappella di sant'Antonio nella
-sua basilica, l'autore esce in esclamazioni tronche e fantastiche. — A
-Milano non era minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie,
-e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, ricostruendo
-l'altar maggiore, scopersero sei corpi di santi e sopravvennero turbini
-e pioggie nel paese, tutti attribuirono la causa di tali disastri
-a quel sacrilegio,[392] e non mancarono di battere per bene sulla
-pubblica via quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri
-paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, in prossimità
-dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, senza però trarne veruna
-conclusione definitiva. È noto universalmente con quanta solennità Pio
-II abbia accolto in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente
-fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come l'abbia fatto deporre con
-gran pompa in san Pietro (1462); ma dalla sua stessa Relazione emerge
-non essersi egli indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore,
-quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. Allora
-soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di convertir Roma in un asilo
-universale delle reliquie dei Santi cacciati dalle loro Chiese.[393]
-Sotto Sisto IV la popolazione della città era infervorata in tali cose
-più del Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente
-(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI alcune delle reliquie
-custodite in san Giovanni Laterano.[394] — A Bologna si alzò a questo
-tempo una voce ardita domandando che si vendesse al re di Spagna
-il cranio di san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato,
-si facesse qualche opera di pubblica utilità.[395] — Ma quelli che
-mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i Fiorentini.
-Basti il dire, che tra la decisione presa di onorare il santo loro
-concittadino Zanobi con un nuovo sarcofago e l'incarico dell'esecuzione
-datone al Ghiberti corsero non meno di diciannove anni (1409-1428),
-ed anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, vale a
-dire, perchè l'artista avea già compiuto in piccolo un lavoro assai
-somigliante.[396] Forse erano stanchi di reliquie, dopochè erano stati
-ingannati da una astuta abbadessa napoletana (1352), che avea loro
-venduto, imitato in legno e gesso, un falso braccio della patrona del
-duomo, santa Reparata.[397] Ma forse anche il senso estetico, di cui
-questo popolo andava sopra gli altri fornito, lo distolse prima d'ogni
-altro dal culto di cadaveri fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili
-già polverizzati; l'amore della gloria, intesa nel senso moderno,
-gli rendeva più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di un
-Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici Apostoli uniti
-insieme. Per ultimo può anche darsi che in tutta Italia, prescindendo
-da Venezia e da Roma, l'ultima delle quali specialmente avea qualche
-cosa di eccezionale, il culto delle reliquie fosse già da gran tempo
-scemato, più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi a quello
-della Vergine,[398] e in tal caso si avrebbe una prova di più, benchè
-indiretta, della priorità di questo popolo nel culto della forma
-estetica.[399]
-
-Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche cattedrali sono
-quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e dove una intera letteratura
-poetica latina ed indigena era volta a glorificare la Madre di Dio,
-fosse appena possibile una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte
-a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le Madonne
-miracolose, che esercitano un intervento continuo e diretto nella vita
-quotidiana. Ogni città alquanto considerevole ne possiede parecchie,
-a cominciare da quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime
-o almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, taluni dei
-quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga da veder le loro pitture
-operare miracoli. Il lavoro artistico non è qui così insignificante,
-come la pensa Battista Mantovano;[400] secondo le circostanze esso
-acquista improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno di
-miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, sembra essere
-stato con ciò appagato, e appunto per ciò le reliquie furono pressochè
-messe del tutto in disparte. Sino a qual punto poi lo scherno dei
-novellieri contro le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,[401]
-noi non siamo in grado di dirlo.
-
-L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di Maria si
-manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo al culto delle
-reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, che nella letteratura Dante
-col suo «Paradiso»[402] sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso
-gl'Italiani, mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano a
-pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. Forse si vorranno mettere
-innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,[403] ed altri poeti latini; ma
-il loro scopo evidentemente letterario toglie alla citazione, se non
-tutta, una gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle
-poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, nelle quali si
-manifesta direttamente un sentimento religioso, sono tali, che per la
-maggior parte potrebbero anche essere scritte da protestanti, come, per
-esempio, gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti
-di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa e d'altri.
-Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, vi parla per lo più
-il sentimento della corruzione del genere umano, la coscienza della
-Redenzione colla morte di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore,
-dove l'intercessione della Madre di Dio non è menzionata se non in via
-eccezionale.[404] È lo stesso fenomeno, che si ripete nella letteratura
-classica dei Francesi del tempo di Luigi XIV. Chi ricondusse nella
-poesia italiana il culto di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche
-vero che nel frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della
-sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il culto dei Santi
-per ultimo presso le persone colte assunse non di rado un colorito
-essenzialmente pagano (v. vol. I, pag. 77 e segg. e 355).
-
-
-Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi altri lati
-del cattolicismo italiano d'allora e mettere in evidenza fino ad un
-certo punto il rapporto presumibile, in cui si trovavano le classi
-colte con la fede del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato
-definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che difficilmente
-se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre infatti si continua a
-costruir chiese e a corredarle di magnifiche opere, si odono amari
-lamenti, sin dai primi anni del secolo XVI, sull'abbandono in cui
-è caduto il culto e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese
-stesse: _Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim divinus
-abit!_[405] È noto come Lutero rimanesse scandolezzato a Roma del
-contegno tutt'altro che devoto dei preti nel celebrare la Messa. Ma,
-accanto a ciò, le festività ecclesiastiche facevansi con tal pompa e
-con tal gusto, che nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno
-un'idea. Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto
-di una straordinaria forza di fantasia, volentieri trascurasse ciò che
-era pura consuetudine giornaliera, per lasciarsi trasportare affatto da
-tutto ciò, che avesse comecchessia un carattere di straordinarietà.
-
-Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche quelle grandi
-correnti di entusiasmo religioso, che si potrebbero dire epidemiche,
-e delle quali dobbiamo qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti
-l'effetto di qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano
-invece in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti.
-
-
-Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in tempo da un turbine
-di questa specie, e la conseguenza ordinaria era questa, che le
-moltitudini, per scongiurarlo, si gettavano entusiasticamente in
-qualche grande impresa o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le
-Crociate e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte
-e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente numerose di
-Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi subito dopo la caduta di
-Ezzelino e della sua casa, e precisamente nel territorio di quella
-stessa Perugia,[406] che noi più tardi abbiamo riconosciuto come il
-teatro principale delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). Poi
-vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,[407] e da ultimo il grande
-pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di cui parla il Corio all'anno
-1339.[408] Non è impresumibile che i Giubilei in origine sieno stati,
-almeno in parte, istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui
-questi grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal fanatismo
-religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, frattanto divenuti
-famosi, come, per esempio, quello di Loreto, attrassero a sè una parte
-di quell'entusiasmo.[409]
-
-Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche in tempi molto
-posteriori l'ardore delle penitenze medievali, e il popolo spaventato,
-specialmente quando qualche prodigio aggrava ancor più la situazione,
-vuol propiziarsi il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere.
-Così accadde a Bologna[410] in occasione della pestilenza del 1457;
-così a Siena[411] nei tumulti interni che l'agitarono nel 1496, per non
-citare, tra mille, che due soli fatti. Ma veramente commovente è ciò
-che accadde a Milano nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste,
-insieme alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima
-disperazione.[412] Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso Nieto,
-quegli che questa volta predicò: nelle processioni a piedi scalzi,
-ch'egli ordinò, vecchi e giovani confusamente seguivano il Sacramento,
-ch'egli fece portare in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio
-sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle spalle di
-quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad imitazione dell'Arca
-dell'Alleanza,[413] quando una volta fu portata dal popolo d'Israele
-intorno alle mura di Gerico. Così il travagliato popolo di Milano
-ricordava all'antico suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini,
-e quando la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco
-edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che imploravano
-misericordia, si sarebbe quasi stati tentati di credere, che il cielo
-dovesse sconvolgere le leggi della natura e della storia con qualche
-grande e salutare miracolo.
-
-
-Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava sempre le
-redini di quei moti e dava loro un ordinamento regolare: quello del
-duca Ercole I di Ferrara.[414] Allorquando il Savonarola era potente in
-Firenze e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò
-ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara sorse l'idea di
-promuovere un gran digiuno volontario generale (al principio dell'anno
-1496): un lazzarista annunciò dal pergamo imminente una spaventevole
-guerra ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire a quei
-flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due coniugi suoi devoti.
-Dietro di che anche la corte non potè sottrarsi all'adempimento di
-quella pratica, ma allora essa volle almeno averne la direzione. Il
-3 aprile (giorno di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi
-e le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, i
-giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, il ricetto accordato alle
-meretrici e ai lor manutengoli, i traffichi in giorni festivi, e così
-via: e al tempo stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei
-quali s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul petto
-il loro _O_ giallo. I contravventori erano minacciati non solo delle
-pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma anche d'altre e maggiori, che
-al duca piacesse di stabilire». Dopo ciò il duca insieme a tutta la
-corte si recò per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono
-obbligati ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. Ma il 3
-maggio il direttore della polizia — il già menzionato Gregorio Zampante
-(v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò un manifesto, nel quale era detto che
-chiunque avesse dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere
-denunziato come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, insieme
-ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini vituperati avevano
-estorto da persone innocenti due e fin tre ducati ciascuno, sotto
-la minaccia di accusarle, e s'erano poi tra loro traditi, per cui
-finirono coll'andare in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era
-pagato appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile che
-nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno 1500,
-dopo la caduta di Lodovico il Moro, quando quelle stesse velleità
-religiose risorsero, Ercole ordinò di proprio impulso[415] alcune
-nuove processioni, nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli
-bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso v'intervenne
-a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi sulle gambe. Poi seguì un
-editto affatto simile a quello del 1496. Le numerose costruzioni di
-chiese e di conventi di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece
-venire a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,[416] poco
-prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso con Lucrezia
-Borgia (1502). Un corriere di gabinetto[417] andò a prendere la santa
-a Viterbo con quindici altre monache, e il duca in persona al loro
-arrivo le condusse in un convento appositamente apparecchiato. Lo
-si calunnierebbe, ammettendo che egli in tutti questi passi fosse
-guidato da un intendimento essenzialmente politico? Al concetto che
-s'eran formato gli Estensi dell'arte di regnare, quale altrove è stato
-indicato (v. vol. I, pag. 61 e segg.), non contrastava punto, anzi si
-associava assai logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche
-dell'elemento religioso.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-La Religione e lo spirito del Rinascimento.
-
- Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza
- verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le
- religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. —
- Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo
- mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica
- religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani.
-
-
-Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità degli
-uomini del Rinascimento dobbiamo prendere un'altra via. Dal loro modo
-di vivere in generale deve risultare la vera loro posizione tanto di
-fronte alla religione del paese, quanto di fronte al concetto allora
-prevalente della Divinità.
-
-Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti della cultura
-italiana d'allora, sono nati religiosi non meno degli altri popoli
-d'occidente; ma l'indomito loro individualismo li rende nella
-religione, come in tante altre cose, _soggettivi_, come la grande
-attrattiva che esercita su essi la scoperta del mondo esteriore e del
-mondo morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa invece
-la religione rimane ancora a lungo un dato obbiettivo, e nella vita
-l'egoismo e la sensualità si alternano immediatamente colla devozione
-e la penitenza: quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza
-spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente minore.
-
-Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato contatto coi
-Bizantini e coi Musulmani avea tenuto viva un'abituale _tolleranza_ o
-indifferenza religiosa, dinanzi alla quale l'idea etnografica di una
-Cristianità occidentale privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando
-l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne
-l'ideale della vita umana, la speculazione conforme allo spirito degli
-antichi e lo _scetticismo_ dominarono spesso per intero la mente degli
-Italiani.
-
-Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni Europei a
-speculare arditamente intorno alla libertà e alla necessità, e ciò
-accadde fra circostanze politiche illegali e violente, che troppo
-spesso somigliavano a una splendida e durevole vittoria del male contro
-il principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un tal quale
-_fatalismo_ cominciò ad insinuarsi nel loro cuore e a regolare il loro
-giudizio. Quando poi la fede soffriva una scossa in una di quelle anime
-appassionate, che non possono vivere nel dubbio e nell'incertezza,
-allora si cercò un compenso nelle _superstizioni_ ereditate dagli
-antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa e la
-magìa.
-
-Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti del
-Rinascimento mostrano sotto il punto di vista religioso una qualità,
-che è frequente nelle nature giovanili, distinguono cioè con grande
-sagacia il bene dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato:
-ogni turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre
-colle forze loro, e appunto per questo non conoscono verun rimorso;
-e conseguentemente si fa meno sensibile in essi il bisogno di una
-Redenzione, mentre al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo
-sforzo mentale del momento, svanisce completamente il pensiero di un
-mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, anzichè dogmatica.
-
-Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste cose, suggerite
-e in gran parte anche confuse dalla _fantasia_, che prevale su tutto,
-avremo un'immagine dello spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà
-alla verità assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono udirsi
-sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo poi l'osservazione
-più addentro, arriveremo anche a persuaderci, che sotto il velo, che
-copre un tale stato di cose, rimane ancor vivo un forte istinto di
-schietta e pura religiosità.
-
-Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente limitarsi
-alle prove di fatto le più necessarie.
-
-Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente piuttosto
-un affare individuale e dipendente dalla maniera d'intenderla di
-ciascuno, era cosa inevitabile di fronte alle dottrine della Chiesa
-degenerate e tirannicamente mantenute, ed era al tempo stesso una
-prova, che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. Egli è
-vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: perchè, mentre
-in Germania le nuove sêtte mistiche ed ascetiche crearono una nuova
-disciplina più adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno
-andò per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni
-degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della vita, molti si
-perdettero nell'indifferenza religiosa, che più cresceva col crescere
-della cognizione degli uomini e delle cose. Tanto più adunque sono da
-ammirare coloro, che arrivarono a formarsi una religione da sè, e vi
-si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se non poterono più
-restar fedeli all'antica Chiesa, quale essa era e quale s'imponeva a'
-suoi seguaci, e da un altro lato sarebbe stato un pretendere troppo da
-singoli individui, che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale,
-che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa generalmente
-mirasse questa religione individuale delle persone più colte cercheremo
-di dimostrarlo nella conclusione del nostro lavoro.
-
-
-Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento sembra trovarsi
-in aperto contrasto col medioevo, ha origine innanzi tutto dall'enorme
-sovrabbondare delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero
-formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato in sè stesso,
-esso non è più ostile alla religione di quello che siano i così detti
-interessi della civiltà, che ora ne tengono il posto, salvo che tali
-interessi, quali da noi sono intesi, non ci dànno che una pallida
-immagine dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità
-d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. Per tal
-maniera quel nuovo indirizzo era serio e, oltre a ciò, nobilitato dalla
-poesia e dall'arte. Ella è una sublime necessità dello spirito moderno,
-alla quale esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto
-irresistibilmente allo studio degli uomini e delle cose e di credere
-che appunto in questo consista la sua missione.[418] In quanto tempo
-e per quali vie questo studio sarà per ricondurlo a Dio, e in qual
-maniera esso giungerà a mettersi in armonia con gli altri sentimenti
-religiosi di ogni individuo, sono questioni, alle quali non si può
-rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. Il medio-evo, che
-nel complesso s'era tenuto lontano dall'empirismo e dal libero esame,
-non può in questo grande problema portare veruna luce, che ci appiani
-la via al suo scioglimento.
-
-
-Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora si collegò
-poscia la tolleranza e l'indifferenza di fronte all'Islamismo. Che
-gl'Italiani sin dai tempi delle Crociate conoscessero ed ammirassero
-l'eminente grado di cultura, cui erano giunti, specialmente prima
-dell'invasione mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai fuor
-d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze importanti,
-quali il modo di governare mezzo maomettano dei loro principi, la
-tacita avversione, anzi il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e
-degenerata, la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e
-dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.[419]
-Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile a dimostrare come gli
-Italiani accettassero di buon grado certe idee maomettane di generosità
-e di dignitosa alterezza, che d'ordinario si presupponevano nella
-persona di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani
-ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un nome, egli è di solito
-quello di Saladino.[420] Perfino i Turchi Osmani, di cui veramente non
-s'ignoravano le tendenze brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani,
-come è stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se non un
-mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno abituando all'idea di un
-possibile accordo con essi.
-
-La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza
-è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte altre, Lessing
-pose in bocca al suo Natan, dopochè già molti secoli prima un po'
-timidamente era stata narrata nelle «Cento novelle antiche» (nov.
-72 e 73), e un po' più liberamente poi dal Boccaccio.[421] In quale
-angolo del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima
-volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente però
-nelle sue origini essa era molto più esplicita, che non nelle due
-versioni italiane. La segreta riserva, che vi sta in fondo, vale a
-dire il deismo, apparirà più innanzi nel suo più ampio significato.
-La stessa idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare nel
-noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», vale a dire Mosè,
-Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore Federico II, che se ne vuole
-autore, avesse avuto realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe
-anche espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano
-frequentemente anche nell'Islamismo d'allora.
-
-
-Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, all'epoca più
-splendida del Rinascimento, verso la fine del secolo XV, nel «Morgante
-maggiore» di Luigi Pulci. Il mondo fantastico nel quale si movono i
-suoi personaggi, si divide, come in tutte le epoche romanzesche, in
-due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme alle idee del
-medio-evo, la vittoria e la riconciliazione tra i combattenti era di
-preferenza seguita dal battesimo della parte maomettana soccombente,
-e gl'improvvisatori, che avean trattato lo stesso argomento prima
-del Pulci, devono aver insistito di frequente su questo punto. Il
-vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori,
-specialmente i peggiori fra loro, e questo accade già colle invocazioni
-di Dio, di Cristo, e della Vergine, con cui comincia ciascuno de' suoi
-canti. Ma ancor più espressamente poi egli fa la caricatura delle
-loro conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e
-all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli occhi di
-tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre da confessare
-la propria fede nella bontà relativa di tutte le religioni,[422]
-confessione, alla quale, in onta a tutte le sue proteste di
-ortodossia,[423] sta in fondo una tendenza essenzialmente deistica.
-Oltre a ciò, egli fa ancora un altro gran passo al di là del medio-evo
-in un'altra direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean
-detto: credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani:
-ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,[424] il quale
-di fronte a tutte e a ciascuna religione lietamente si professa
-seguace di un sensuale egoismo e di tutti i vizi, non riservando
-che un punto solo: di non tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel
-ritrarre questo tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria,
-ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla via del
-bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli si guastò assai presto
-fra le mani, e noi vediamo che ancora nel canto seguente egli gli fa
-fare una comica fine.[425] Margutte è stato da alcuni tirato in campo
-come una prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso è
-una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. Questo doveva
-pure esprimere in qualche modo e con una certa grottesca grandezza
-il selvaggio egoismo divenuto indifferente affatto al dogmatismo che
-allora regnava, quell'egoismo, al quale non è rimasto che un resto di
-sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, ai demonii, ai
-pagani ed ai maomettani pongonsi in bocca idee e sentimenti, che nessun
-cavaliere cristiano oserebbe manifestare.
-
-
-In modo affatto diverso influì alla sua volta anche l'antichità, e
-propriamente non già per mezzo della sua religione, perchè questa
-ormai era anche troppo omogenea al cattolicismo d'allora, ma per mezzo
-della sua filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava
-come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta piena delle
-vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle tradizioni religiose:
-un numero rilevante di sistemi e frammenti di sistemi presentaronsi
-alla mente degli Italiani, non più come semplici novità od eresie, ma
-quasi come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, quanto di
-conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste diverse opinioni e in
-questi filosofemi c'era una specie di fede nella Divinità; ma nel loro
-complesso essi formavano tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria
-cristiana della divina Provvidenza regolatrice del mondo. Allora sorse
-una questione veramente essenziale, nella soluzione della quale s'era
-affaticata senza soddisfacente risultato la teologia del medio-evo, e
-che ora appunto pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi:
-in quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero
-arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi volessimo anche
-superficialmente tener dietro alla storia di questa questione dal
-secolo XIV in avanti, saremmo condotti a scrivere un libro apposito.
-Qui bastino all'uopo pochi fuggevoli cenni.
-
-
-Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica filosofia in
-sulle prime avrebbe inclinato appunto verso quel lato della vita
-italiana, che formava il più aperto contrasto col Cristianesimo, vale
-a dire, verso l'epicureismo. A quel tempo non si possedevano più gli
-scritti di Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano delle
-sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista troppo esclusivo e
-ristretto; ciò non ostante però bastava quella forma dell'epicureismo,
-che si poteva studiare in Lucrezio e più particolarmente poi in
-Cicerone, per accorgersi tosto di essere in un mondo del tutto privo di
-divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua dottrina, non
-potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, se per avventura il nome
-dell'enigmatico savio della Grecia non sia divenuto una comoda parola
-d'ordine per le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana
-si è servita di questo appellativo per designar anche tutti coloro, sui
-quali in verun altro modo non poteva stendere la sua mano. Tali erano
-quei beffardi dispregiatori e detrattori della Chiesa, che apparvero
-assai per tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per
-dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso quell'accusa,
-bastava la vita spensierata ed allegra, che conducevano. In questo
-senso convenzionale infatti anche Giovanni Villani usa evidentemente
-questa parola,[426] quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del
-1117 non vede che una punizione divina per le eresie di molte sêtte e
-«intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio di lussuria e di
-gola». Di Manfredi egli dice; «tutta sua vita fu epicuria, non curando
-quasi Iddio, ne' Santi, se non a diletto del corpo».
-
-Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono e decimo canto
-dell'Inferno. Lo spaventevole campo seminato di tombe roventi coi
-coperchi sospesi, dalle quali uscivano voci di profondo dolore,
-albergava le due grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle
-armi della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni erano
-eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate dottrine,
-che cercarono di diffondere: gli altri epicurei, e la colpa loro
-consisteva nell'avere opinato che l'anima muoja col corpo.[427] Ma la
-Chiesa sapeva bene che questa opinione, qualora avesse preso piede,
-avrebbe nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine
-de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia a quanto
-essa dichiara sul destino dei singoli individui dopo la loro morte.
-Naturalmente non era da aspettarsi che ella confessasse di aver essa
-stessa, coi mezzi di cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i
-migliori alla disperazione ed all'incredulità.
-
-L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli riguardava
-come la sua dottrina, era certamente sincera; il poeta del mondo
-soprannaturale doveva necessariamente odiare chi negava l'immortalità;
-ed un mondo nè creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a
-scopo supremo della vita, erano due concetti troppo lontani dal suo
-modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, se si spinge più
-addentro l'osservazione, si vedrà che certi filosofemi degli antichi
-non mancarono di produrre anche su lui una certa impressione, la
-quale non si troverebbe in troppo buon accordo colla dottrina biblica
-della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe darsi per
-avventura che fosse stata o speculazione sua speciale, od influenza
-delle opinioni allora prevalenti o paura altresì della violenza, che
-allora regnava universalmente, quella che lo indusse a rinunciare
-ad una Provvidenza regolatrice delle cose singole?[428] Dio infatti,
-secondo lui, abbandona il governo del mondo ad un essere immaginario,
-la fortuna, la quale non si cura d'altro, che di mutare e rimutare
-continuamente le cose della terra, e in una indifferente beatitudine
-non ode il grido di dolore, che a lei solleva l'umanità. In onta a
-tutto questo però egli mantiene inesorabilmente la dottrina della
-responsabilità morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio.
-
-
-La credenza popolare nel libero arbitrio domina in occidente da tempo
-antichissimo, come è vero altresì che in tutti i tempi ognuno è stato
-tenuto responsabile del fatto proprio, come cosa che implicitamente
-si è sempre intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto alla
-dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella necessità di
-mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano volere e le grandi
-leggi della natura. Qui si ha un più ed un meno, secondo i quali in
-generale si regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto
-indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di falsa luce
-l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva con tutte le sue forze
-verso una elevata contemplazione dell'essere umano. «Le costellazioni,
-fa egli dire al suo Marco Lombardo,[429] danno bensì i primi impulsi al
-vostro operare, ma _Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero voler,
-che se fatica Nelle prime battaglie col ciel dura. Poi vince tutto, se
-ben si notrica_».
-
-Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone alla
-libertà, in qualche altra potenza, fuorchè nelle stelle; — ma in ogni
-caso la quistione era posta, e non poteva più essere dissimulata.
-Se essa poi fosse quistione sollevata dalle scuole o addirittura da
-singoli pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna
-interrogarne la storia della filosofia. Siccome però essa si manifestò
-nella coscienza di un numero sempre più esteso d'individui, così è
-giusto che noi ce ne occupiamo ancora per pochi istanti.
-
-Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale dagli scritti
-filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, passava per eccletico,
-ma sostanzialmente influì come scettico, perchè si accontentò sempre
-di riferire le teorie di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun
-corollario soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i pochi
-scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. Ad ogni modo
-anche questi studi non furono senza un frutto, e questo fu appunto la
-capacità di riflettere sui più importanti problemi, almeno al di fuori
-della dottrina della Chiesa, se non in contraddizione con essa.
-
-
-Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso e la diffusione degli
-scritti dell'antichità in modo affatto straordinario, e finalmente
-vennero nelle mani del pubblico tutti i filosofi greci ancora esistenti
-almeno nelle traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita di
-esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali di questa
-letteratura si professano strettamente religiosi, anzi perfin proclivi
-all'ascetismo (cfr. vol. I, pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese
-non è il caso di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla
-traduzione dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza,
-sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a voltare in latino
-Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei Nicolò Niccoli, Giannozzo
-Manetti, Donato Acciajuoli, papa Nicolò V congiungono una profonda
-cognizione della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura umanistica
-universale.[430] Anche in Vittorino da Feltre riscontrammo già (v. vol.
-I, pag. 282) un indirizzo ben poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio,
-che cantò il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino e
-per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe inesplicabile senza
-ammettere in lui un sentimento di profonda pietà. Frutto e conseguenza
-di tali tendenze fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si
-propose formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col
-Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo al prevalere
-universale delle idee umanistiche.
-
-
-Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, e acquistarono
-ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi degli studi nel secolo
-XV. Gli umanisti, che abbiamo già imparato a conoscere agli avamposti
-dell'individualismo già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni
-di regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, di cui pur
-talvolta essi menano vanto, può parer tale da non doverne tenere alcun
-conto. Essi vennero in voce di atei, mentre in sostanza non erano che
-indifferenti o tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro
-la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia dedotto
-speculativamente nessuno lo mostrò mai,[431] nè poteva mostrarlo. Se
-pure ebbero a base un principio direttivo, questo sarà stato piuttosto
-una specie di superficiale razionalismo, un fugace riflesso delle molte
-e contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono la loro
-vita, nonchè del profondo discredito in cui era caduta la Chiesa colle
-sue dottrine. Di quest'ultima specie era sicuramente quel ragionamento,
-che condusse Galeotto Marzio sino ai gradini del rogo,[432] e che
-l'avrebbe condotto anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo
-Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione.
-Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si conduce onestamente e
-vive secondo la legge naturale insita in ciascun di noi, sarà salvo,
-qualunque sia la schiatta o la religione a cui appartenga.
-
-Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso di uno dei
-minori di questa grande schiera, di Codro Urceo,[433] che fu dapprima
-maestro privato dell'ultimo degli Ordelaffi, principi di Forlì, e
-poscia per lunghi anni professore pubblico a Bologna. Riguardo alla
-gerarchia ed al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse
-obbligate allora in uso: il suo linguaggio è estremamente mordace
-in generale, e per di più egli si permette di frammischiare la
-propria persona in tutte le cronache e i pettegolezzi cittadini, che
-narra. E tuttavia egli parla anche in modo edificante dell'Uomo-Dio
-e sa all'uopo raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio
-ecclesiastico. Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe della
-religione pagana, continua bizzarramente così: «anche i nostri teologi
-s'accapigliano fra di loro in questioni _de lana caprina_, quali
-l'immacolata Concezione, l'Anticristo, i Sacramenti, la predestinazione
-ed altre cose, che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè
-propalarle pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla sua
-stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già finiti, mentre egli
-era assente: quando ne fu informato, per via, montò in tanto furore,
-che, fermatosi dinanzi ad una immagine della Vergine, uscì in queste
-parole: «Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo di tutto
-senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi mai invocare il tuo
-ajuto, non importa che tu ascolti la mia preghiera e m'accolga fra'
-tuoi, perchè io voglio restarmene col demonio per tutta l'eternità!»
-Ma, tornato in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile
-escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi presso un
-taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era talmente superstizioso,
-che si trovava sempre in angustie per qualche augurio o per qualche
-prodigio; soltanto per l'immortalità non gli avanzava più alcuna
-fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli soleva
-rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, della sua anima
-_ovvero_ del suo spirito dopo la morte, e che tutti i ragionamenti sul
-mondo avvenire non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando
-fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento l'anima sua
-ovvero il suo spirito[434] a Dio onnipotente, ammonì i discepoli,
-che gli piangevano intorno, a temer Dio e principalmente a credere
-all'immortalità e ad una giustizia retributiva dopo la morte, e
-ricevette i sacramenti con grande compunzione. — Non si ha alcuna
-garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone più celebri,
-anche manifestando opinioni in sè stesse ancor più ardite, sieno
-poi stati nella loro vita gran fatto più coerenti. È probabile che
-la maggior parte internamente abbiano oscillato tra l'incredulità
-e qualche avanzo di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed
-esteriormente si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza.
-
-
-Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta attinenza coi
-primordj della critica storica, così era naturale che qua e là
-sorgesse anche qualche timida indagine sulla credibilità del racconto
-biblico. Si suol ripetere tradizionalmente una sentenza di Pio II,
-che sarebbe stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le
-accuse:[435] «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato da
-miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno per la sua moralità».
-Sulle tradizioni leggendarie, in quanto esse contenevano arbitrarie
-versioni dei miracoli biblici, molti si permettevano senz'altro di
-alzare le risa,[436] e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un
-terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano alle
-idee ebraiche, per prima cosa naturalmente negavano la divinità di
-Cristo, e questo per avventura fu il caso di Giorgio da Novara, che
-intorno al 1500 fu arso in Bologna.[437] Ma nella stessa Bologna
-intorno a questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette
-lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione di
-pentimento,[438] il medico Gabriele da Salò, che godeva la protezione
-dell'intera cittadinanza, quantunque avesse osato difendere una serie
-di proposizioni eretiche, come per esempio, che Cristo non fu mai Dio,
-ma figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, che
-colla sua astuzia seppe trarre in inganno il mondo; che può benissimo
-aver subito la crocifissione, ma per delitti commessi; che la sua
-religione non tarderebbe a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa
-il credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli non
-operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso dei corpi
-celesti, e simili. Quest'ultima proposizione merita in modo speciale
-di esser notata: la fede è perita, ma si fa una riserva in favore della
-magìa.[439]
-
-
-Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si sollevano in
-generale al di là di una fredda e rassegnata contemplazione di
-ciò che accade sotto l'impero della violenza e del disordine, che
-prevalgono dovunque. Da questo modo di sentire emersero i molti libri
-sul «Fato», qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la
-necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno che constatare
-il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità delle cose
-terrene, specialmente delle politiche: la Provvidenza vi è menzionata
-evidentemente soltanto, perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi
-pel nudo fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e di
-effetti, od anche di non far altro che sollevare vane querele. Non
-senza un certo spirito Gioviano Pontano costruisce la storia naturale
-di quell'ente immaginario, che si chiama la Fortuna, desumendola da un
-gran numero di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.[440]
-Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta in sogno,
-Enea Silvio tratta lo stesso argomento.[441] Invece il Poggio, in un
-scritto senile,[442] si sforza di mostrare il mondo come una valle
-di miserie e di classificare la felicità dei singoli ordini sociali
-quanto più bassamente è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane
-anche in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri si
-cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e nel tirar della somma,
-queste generalmente prevalgono sopra quelle. Con linguaggio veramente
-dignitoso e quasi elegiaco Tristano Caracciolo[443] ci dipinge il
-destino d'Italia e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno
-sguardo intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo
-sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano scrisse non
-molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, pag. 370). In questo
-riguardo qualche tema si presentava talvolta rivestito di attrattive
-affatto speciali, come, per esempio, la vita di Leone X. Ciò che
-di essa può dirsi dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco
-Vettori in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: il
-lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio e l'ignoto suo
-biografo:[444] i punti più oscuri e lo svolgersi successivo del suo
-destino appariscono con inesorabile fedeltà nel citato Pierio.
-
-Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si vede qua e
-là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente le lodi della
-Fortuna. Così — pochi anni appena prima della sua cacciata —
-Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, osò far incidere sulla
-torre recentemente costruita presso il suo palazzo, che il suo
-merito e la sua fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti
-i beni immaginabili.[445] Gli antichi, parlando a questo modo,
-non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia vendicatrice
-degl'Immortali. In Italia i primi a menar vanto pubblicamente della
-loro fortuna furono probabilmente i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e
-segg.).
-
-Del resto la maggior influenza della risorta Antichità sulla religione
-non proveniva da un sistema filosofico qualunque o da una dottrina od
-opinione qualsiasi degli antichi, ma da una tendenza generale allora
-prevalente. Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni
-antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli uni e le altre
-in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente di questo, non si badava
-gran fatto alle differenze di religione. L'ammirazione per la grandezza
-storica assorbiva ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, pag.
-216).
-
-
-Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche pazzìa speciale,
-per la quale attiravano sopra di sè gli occhi di tutti. Quanta
-ragione avesse Paolo II di lamentarsi delle tendenze pagane de' suoi
-Abbreviatori e dei curiali in generale, non può esser messo del tutto
-in chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu anche la
-sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, pag. 304, vol. II,
-pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni sofferte, ce lo dipinge come
-estremamente facile all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale
-un ritratto, che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo,
-d'incredulità, di materialismo ecc.[446] fu sollevata contro i
-detenuti soltanto dopochè il processo per alto tradimento non avea
-dato verun risultato: inoltre, se siamo bene informati, Paolo non era
-l'uomo che fosse in grado di dare un giudizio nel campo scientifico,
-e si sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani
-di non portare l'istruzione dei loro figli al di là del leggere e
-dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, da cui non andò esente
-neanche il Savonarola (v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo
-si avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la pensavano
-come lui aveano la colpa principale, se la cultura rendeva gli animi
-avversi alla religione. Del resto non v'ha alcun dubbio che egli fosse
-seriamente preoccupato delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare
-d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli umanisti alla
-corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta (v. pag. 302, nota)?
-Infatti l'unica loro preoccupazione era diretta a sapere fino a qual
-punto sarebbe loro stato concesso di spingersi per parte di quelli,
-cui volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è quasi
-più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che essi v'imprimono
-(v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno in questo riguardo andò più
-innanzi di Gioviano Pontano: presso di lui un santo non solo si chiama
-_divus_, ma deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi
-genii dell'antichità,[447] e le sue idee sull'immortalità richiamano
-l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non mancano di
-trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 Siena[448] fu assalita
-dal partito che era stato espulso, il buon canonico Tizio (ce lo narra
-egli stesso) s'alzò il 22 luglio dal letto avendo in mente un passo del
-terzo libro di Macrobio,[449] celebrò la sua messa, e recitò poscia
-la formola rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo che
-invece di dire _Tellus mater, teque Jupiter obtestor_, mutò e disse:
-_Tellus teque Christe Deus obstetor_. Egli ripetè due giorni quella
-preghiera, e nel terzo i nemici se ne andarono. Da un lato tali cose
-si crederebbero puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del
-tempo, ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Innesto di antica e moderna superstizione.
-
- L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi
- avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. —
- Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri
- di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana.
- — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e
- rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe delle meretrici.
- — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di
- Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa del getto
- dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella
- magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. —
- Specie affini della stessa; l'alchimia.
-
-
-Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente
-pernicioso e precisamente di indole dogmatica: essa comunicò al
-Rinascimento le proprie superstizioni. Qualcuna di esse si era
-già mantenuta viva attraverso tutto il medio-evo; e così tanto più
-facilmente ora risorsero tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una
-parte grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio allo
-spirito essenzialmente investigatore degli Italiani.
-
-La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, negli uni
-notevolmente scossa per il cumulo di mali e di violenze, che si
-vedevano; gli altri, come ad esempio Dante, abbandonavano la vita
-terrena in balìa al caso e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò,
-mantennero viva in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva
-se non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una superiore
-destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. Ma non appena cominciò
-a vacillare anche questa persuasione, il fatalismo guadagnò il
-sopravvento — o, viceversa, dove prevalse il fatalismo, mancò la fede
-nell'immortalità.
-
-Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto la scienza
-astrologica degli antichi, e più tardi anche quella degli Arabi. Da
-ogni singola posizione dei pianeti fra loro e in relazione ai segni del
-zodiaco essa indovinava gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per
-tal modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti casi il
-modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre pel creduto influsso
-delle stelle, può non essere stato più immorale di quanto sarebbe
-stato se di tale influsso non si fosse tenuto conto veruno; ma assai di
-frequente le decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio
-della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente istruttivo il
-vedere, come nessun lume e nessuna cultura sieno stati in grado di
-vincere questo delirio, perchè esso aveva la sua radice nella fantasia
-estremamente facile a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere
-e di determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità vi
-aggiungeva il suggello della sua autorità.
-
-Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente una notevole
-prevalenza nella vita degli Italiani. Federico II conduce sempre con
-sè il suo astrologo Teodoro, ed Ezzelino da Romano[450] addirittura
-un'intera corte, e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra
-i quali il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad (dalla
-lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire il giorno e l'ora di
-qualsiasi impresa importante, e le enormi carneficine, di cui egli si
-aggravò la coscienza, in non piccola parte possono benissimo non essere
-state, che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora in
-poi nessuno si perita più di far interrogare le stelle; non solo i
-principi, ma anche i governi repubblicani[451] mantengono regolarmente
-degli astrologi, e nelle Università[452] dal XIV sino al XVI secolo
-vengono nominati appositi professori di questa pretesa scienza, accanto
-agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono che sieno
-consultati i pianeti,[453] e se Pio II forma tra essi una onorevole
-eccezione,[454] non curando neanche l'interpretazione dei sogni, dei
-prodigi e degl'incantesimi, Leone X invece sembra essersi gloriato che
-sotto il suo pontificato l'astrologia fiorisse,[455] e Paolo III non
-tenne mai nessun concistoro[456] senza che gli astrologi non gliene
-avessero indicato il momento.
-
-Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre
-che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni
-determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là
-del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma
-nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii,
-ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi
-fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco
-la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi
-di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di
-un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava
-ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di
-libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte
-ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si
-confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto,
-ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli
-intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio,
-specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran
-conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per
-oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo
-non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma,
-anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere
-un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un
-numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa,
-dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche
-quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati
-avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava,
-specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo
-astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai
-scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una
-grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti
-in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente
-potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi
-era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per
-congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste
-all'ombra di quella scienza.
-
-
-Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre
-un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa
-impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura
-e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di
-scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad
-abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono
-qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente,
-agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto:
-_Vir sapiens dominabitur astris_;[460] — ma tosto dopo noi li vediam
-ricadere nell'antico delirio.
-
-Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie,
-e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente
-avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli
-astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente
-per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli
-ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche
-grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio
-assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il
-quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su
-questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del
-secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de'
-Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo
-le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto
-una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni
-rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una
-pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più
-discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino:
-giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano,
-i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto
-diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra;
-ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il
-Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche
-cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu
-sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra
-diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio
-di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più
-tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno
-1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si
-ode più neanche il nome dei due partiti.[464]
-
-Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono
-le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al
-celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di
-vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire
-in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465]
-gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua
-tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove
-sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del
-1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per
-la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente
-venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar
-la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via
-di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole:
-evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si
-connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono
-ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese
-al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro
-augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era
-inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri
-vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era
-tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto
-gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite
-alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere
-delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo
-contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo
-Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè
-i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente
-della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro
-del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della
-costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470]
-
-Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo
-sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per
-sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione,
-che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian
-Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto
-giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia
-(1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei
-Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò
-abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è
-probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti,
-abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472]
-
-Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata
-terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo
-annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche
-l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri
-paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola
-alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni
-assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si
-tenessero già pronte per ogni anno qualunque.
-
-Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche
-in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se
-poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente
-legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle
-religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le
-costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili
-sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia
-il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa
-via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani.
-La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la
-religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole
-l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la
-cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione
-dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già
-calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e
-questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475]
-Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze
-un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale.
-
-
-Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta,
-che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo
-tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali
-illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di
-Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso
-da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino
-Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta
-di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in
-questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma
-quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano
-criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte
-dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per
-contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di
-derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto
-menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla
-sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre
-ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche
-voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio,
-perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè
-più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla
-necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo
-Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero
-ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non
-s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione
-sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella
-terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345,
-sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno
-all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia
-retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per
-l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere,
-perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il
-difendere, che non il combattere l'astrologia.
-
-
-Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo il Magnifico,
-regnava su questo punto un vero dissidio. Marsilio Ficino difendeva
-l'astrologia e fece l'oroscopo dei figli della casa regnante, e si
-vuole che a Giovanni (che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin
-dalla nascita il Pontificato.[483] Per converso Pico della Mirandola
-scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente epoca nella
-storia dell'astrologia.[484] Nella fede che si presta all'influsso
-dei pianeti egli trova la radice di ogni empietà ed immoralità; se
-l'astrologo vuol credere a qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare
-i pianeti come divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni
-felicità od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero
-nell'astrologia una legittima espressione, mentre la geomanzia, la
-chiromanzia ed ogni altra specie d'incantesimi si rivolgono innanzi
-tutto ad essa per la designazione del momento fatale. Riguardo alla
-moralità egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi al
-male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal caso svanirà
-necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine o dannazione. Pico
-s'è dato perfin la pena di riveder le bucce agli astrologi in via
-empirica, e delle loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli
-ne trovò false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, che
-egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana positiva
-sulla Provvidenza reggitrice del mondo e sul libero arbitrio, che su
-tutti gli uomini colti della nazione sembra aver fatto una maggiore
-impressione, che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle
-quali questa classe di persone restava oggimai indifferente.
-
-Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione delle
-loro dottrine,[485] e nel fatto coloro che sino a quel momento le
-aveano fatte stampare, ne restarono più meno svergognati. Gioviano
-Pontano, per esempio, aveva accettato nel suo libro «Del Fato»
-(v. pag. 312) tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta
-sistematicamente in una sua grande opera,[486] alla maniera di Firmico;
-ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega del tutto l'astrologia, ma gli
-astrologi, esalta il libero arbitrio e limita l'influsso dei pianeti
-alle cose corporali. Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente,
-ma senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della vita. La
-pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con tutte le sue forze
-quel delirio, esprime ora un modo di pensare affatto diverso: Raffaello
-nella cupola della cappella Chigi[487] rappresenta tutto all'intorno le
-divinità dei pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la
-guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno dell'eterno
-Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, allor dominanti in
-Italia, non vollero mai sentir parlare dell'astrologia, e chiunque
-voleva mettersi in grazia dei loro generali non aveva a far altro che
-dichiararsi nemico aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come
-mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.[488] Ciò non ostante
-ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: «quanto sono più felici gli
-astrologi che gli altri uomini! Quelli, dicendo tra cento bugie una
-verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso: questi,
-dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più
-creduto loro il vero».[489] E nemmeno è da credere che il disprezzo per
-l'astrologia conducesse necessariamente a credere nella Provvidenza,
-poichè molte volte accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in
-un vago ed indeterminato fatalismo.
-
-L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto usufruttare
-completamente l'impulso venutole dalla cultura del Rinascimento, perchè
-vi ostarono le conquiste straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò
-essa avrebbe probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie.
-Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica sieno state
-una necessità, di cui la colpa si deve unicamente apporre al popolo
-italiano, troverà anche giusta la pena dei danni intellettuali che ne
-derivarono. Peccato, che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una
-perdita immensa!
-
-
-Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare la fede nei
-pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato un grande corredo
-dalle diverse antichità gentilesche, nè certamente l'Italia sarà
-rimasta neanche in ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà
-qui alla cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge
-a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una specie di
-paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole letteraria.
-
-Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani si riferiscono
-a presentimenti e conseguenze che si traggono dai pronostici,[490] e
-vi si aggiunge anche un po' di magìa, per lo più innocua. Quelli che
-innanzi tutti ce le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti,
-che le vengono enumerando per metterle in derisione. Quello stesso
-Gioviano Pontano, che scrisse quella grande opera astrologica, di cui
-già s'è parlato (v. pag. 330), nel suo «Caronte» nomina con senso di
-compassione tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo
-sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di pipita; la
-profonda angustia di que' signori, se un falcone cacciatore tarda
-a tornare o se un cavallo si torce un piede; il motto magico dei
-contadini pugliesi, che essi pronunciano nella notte di tre sabbati
-consecutivi, quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così
-via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici,
-come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, i leopardi e simil
-fiere, che si mantenevano a spese pubbliche (v. pag. 19 e segg.),
-col loro contegno davano tanto più da pensare al popolo, in quanto
-involontariamente si era abituati a vedere in essi il simbolo dello
-Stato. Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò
-dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò un premio
-di quattro ducati, perchè era un favorevole augurio.[491] V'erano
-inoltre luoghi e tempi determinati per determinate ceremonie di
-buono o cattivo augurio od anche soltanto per prendere una decisione
-qualunque. I fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato
-fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi tutti
-gli avvenimenti più importanti, favorevoli o sfavorevoli. Della loro
-superstiziosa ripugnanza di andare al campo passando per una strada
-determinata s'è già parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece
-una delle loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto di
-fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione facevano
-uscire le truppe per quella.[492] Aggiungansi le meteore e i segni
-celesti, che ora riguadagnarono il posto che aveano avuto per tutto
-il medio-evo, per cui da strani agglomeramenti di nubi la fantasia
-non tardò anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di
-sentirne il fragore nell'aria.[493] E finalmente la superstizione
-divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua origine da cose
-sacre, come quando, ad esempio, certe immagini della Vergine movevano
-gli occhi[494] o piangevano, o allorchè certe pubbliche calamità
-susseguivano immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui
-il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). Allorchè
-Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente e continue,
-fu detto che queste non avrebbero cessato sino a che il corpo di un
-usuraio, che da poco era stato seppellito in san Francesco, non fosse
-stato di là trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome
-il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, la gioventù
-popolana andò a prenderlo di viva forza, lo fece a brani per le vie
-in mezzo ad un tumulto che destava abbominio e ribrezzo, e lo gettò
-da ultimo nelle acque del Po.[495] Nè tali pregiudizi furono sempre un
-privilegio esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne perfino
-un Angelo Poliziano, quando viene a parlare di Jacopo de' Pazzi, uno
-dei principali promotori della congiura denominata dal nome della sua
-famiglia, ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra che
-quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili imprecazioni
-consegnò l'anima propria a Satana. Ora anche quivi sopravvenne una
-pioggia tale, che il reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed
-anche quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì il
-cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le nubi e tornò a splendere
-il sole: «tanto fu favorevole la fortuna all'opinione popolare»
-aggiunge il grande filologo.[496] Subito dopo il cadavere fu seppellito
-in terra non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche di là
-e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu gettato nell'Arno.
-
-
-Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari e potrebbero
-essere avvenuti nel secolo X, ugualmente che nel XVI. Ma qui pure
-si scorge l'influenza della classica antichità. Degli umanisti si
-sa in modo certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed
-agli augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). Ma se
-occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. Quel
-medesimo pensatore radicale, che nega ogni titolo di nobiltà e le
-disuguaglianze sociali (v. pag. 116), non solamente crede a tutte
-le apparizioni di spiriti e di demonii, che ebbero tanta voga nel
-medio-evo (fol. 167, 179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica,
-come, per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione
-dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.[497] «Allora si videro
-nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila cani, che presero la
-via della Germania; a questi seguì una schiera di buoi, poi un esercito
-di armati a piedi e a cavallo, parte senza testa, e parte con teste
-appena visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva
-un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche ad una battaglia di
-piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, forse senza accorgersene,
-egli racconta un fatto che si direbbe tolto di pianta dall'antica
-mitologia. Sulle coste della Dalmazia apparve un tritone fornito di
-barba e di piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle
-parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; esso
-rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che cinque ardite
-lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.[498] Un modello in legno di
-quel mostro, che si fa vedere a Ferrara, basta per rendere credibile
-al Poggio tutta la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e
-non si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso tornò di
-moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i passi augurali, che
-s'incontravano nelle sue opere (_sortes virgilianae_).[499] Oltre a
-ciò la credenza nei demonii, propria di tempi molto remoti, non rimase
-certamente senza un influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di
-Jamblico e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, che potevano
-servire a quest'uopo, furono stampati già sin dal finire del secolo XV
-in una traduzione latina. Perfino l'Accademia platonica di Firenze non
-andò del tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti i
-sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli è appunto di questa
-fede nei demonii, e della magìa che strettamente vi si connette, che
-qui dobbiamo dire una parola.
-
-
-La credenza popolare in quello che si chiama il mondo degli
-spiriti,[500] in Italia è presso a poco la stessa, che negli altri
-paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono fantasmi, vale a
-dire apparizioni di morti, e se il modo di considerarle si discosta
-talqualmente da quello dei paesi settentrionali, ciò non si riduce
-in sostanza ad altro, fuorchè a questo che in Italia i fantasmi
-si chiamano coll'antica denominazione di _ombre_. Anche oggidì, se
-qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un paio di Messe
-pel suo riposo. Che le anime dei reprobi appariscano sotto forma
-spaventevole, è cosa che s'intende da sè, ma quest'idea si associa
-ordinariamente ad un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono
-sempre maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» dice un
-cappellano presso il Bandello.[501] Probabilmente egli separa nel
-suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè questa espia le sue colpe
-nel Purgatorio, e, se appare, d'ordinario non fa che supplicare e
-lamentarsi. Altre volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo
-particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, di uno
-stato di cose già passato. Così i vicini spiegano l'apparizione del
-demonio nel vecchio palazzo visconteo presso S. Giovanni in Conca a
-Milano: infatti quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare
-e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e non era quindi
-meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.[502] Ad un amministratore
-infedele della Casa dei poveri in Perugia una sera, mentre egli stava
-enumerando del danaro, apparve una turba di morti con fiaccole nelle
-mani e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande delle
-altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, protettore delle
-case di Ricovero.[503] — Queste visioni erano così universalmente
-ammesse, che anche i poeti potevano trovarvi un tema ordinario alle
-loro poesie. Il Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire
-sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso Lodovico
-Pico.[504] Del resto è un fatto che la poesia preferisce tali allusioni
-precisamente allorquando il poeta, ripudiando il comune pregiudizio,
-crede meno di ogni altro alla verità di quanto viene narrando.
-
-
-In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari intorno ai
-demonii, quali regnavano presso tutti i popoli nel medio-evo. Si aveva
-la piena persuasione che Dio permetta talvolta agli spiriti maligni di
-qualsiasi specie una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e
-della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al quale i demonii
-s'accostavano per tentarlo, era sempre libero di far uso della sua
-volontà per resistervi. In Italia specialmente il lato diabolico degli
-avvenimenti naturali assume nella bocca del popolo assai facilmente
-una certa grandezza poetica. La notte della grande inondazione della
-valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti dei dintorni di
-Vallombrosa udì dalla sua cella un tumulto infernale, si fece il segno
-della croce, s'affacciò alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri
-passare a cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro uno di
-essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare la città di Firenze per
-le sue colpe, se Dio lo permette».[505] E con questa si può paragonare
-la quasi contemporanea apparizione, che si pretende accaduta a
-Venezia (1340), dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola
-veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, vale a
-dire, quella galera piena di demonii, che colla velocità di un uccello
-correva sulla tempestosa laguna per devastare la peccatrice città, sino
-a che i tre Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un
-povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii e la loro
-nave negli abissi del mare.
-
-Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, mediante lo
-scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed usare del loro aiuto pe'
-suoi scopi mondani d'interesse, d'ambizione e di sensualità. In questo
-riguardo furono forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente
-quando si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, gli
-scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal fumo dei
-roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini sospetti, salì per
-la prima volta un vapore inebbriante, che animò un numero maggiore di
-uomini perduti ad abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci
-impostori.
-
-
-La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi pregiudizi
-si mantennero forse senza interruzione sino dal tempo dei Romani,
-sono le malìe della _strega_.[506] Questa può protestarsi pressochè
-come completamente innocente sino a che si restringe alla sola
-divinazione,[507] ma il passaggio dal semplice pronostico alla
-cooperazione attiva per l'esecuzione di un fatto spesso può essere
-impercettibile, e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione
-stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla strega vuolsi
-principalmente attribuire l'eccitamento all'amore o all'odio tra
-uomo e donna, o qualche maleficio tendente a nuocere e danneggiare,
-specialmente a far morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene
-talvolta la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e nella
-stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo da ciò, come
-decidere quanto, dei danni recati dalla strega, sia da attribuire alle
-sue ceremonie, alle sue formole magiche e incomprensibili, ed anche
-alla volontaria invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti
-ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato con piena
-coscienza del loro effetto?
-
-Come poi in modo molto più innocente anche alcuni frati mendicanti
-pretendessero di rivaleggiare con essa o di farle concorrenza, lo
-apprendiamo, in via di esempio, dalla strega di Gaeta, di cui ci parla
-il Pontano in uno de' suoi dialoghi.[508] Il suo Suppazio, viaggiando,
-arriva alla di lei abitazione appunto nel momento in cui ella dà
-udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina
-nera, con nove uova deposte in venerdì, con un'anitra e con filo
-bianco, attesochè è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento
-esse vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del crepuscolo.
-Probabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della
-fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l'amante s'è
-reso infedele e s'è chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la
-morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei star meglio,
-perchè le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi
-rubano il mestiere, spiegando sogni, vendendo per danaro la protezione
-dei Santi, promettendo un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle
-donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che di notte,
-quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo
-aver preso gli opportuni concerti nella chiesa». Suppazio l'avverte di
-non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma essa
-non ha paura di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica.
-
-Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor peggiore
-di streghe: quelle che con malefici tolgono agli uomini la salute
-e la vita. In questi casi, quando una maligna occhiata non basta,
-si ricorre innanzi tutto all'aiuto di spiriti superiori. La loro
-punizione, come vedemmo già parlando della Finicella (v. pag. 268),
-è il rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche accordo:
-nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, pagando quattrocento
-lire, possono riscattarsi.[509] Ciò vuol dire che in allora la cosa
-non si trattava ancora con quella logica inesorabile, che si adottò
-più tardi. Nel territorio della Chiesa, in un'altura dell'Appennino
-e precisamente nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare che
-esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. La cosa era
-universalmente nota. Quegli che ce ne dà contezza è Enea Silvio,
-in una sua lettera giovanile.[510] Egli scrive a suo fratello: «il
-latore di questa lettera è venuto da me per chiedermi se io conoscessi
-un Monte Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti
-magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo
-sassone.[511] Io risposi, che conosceva un Porto Venere non lungi da
-Carrara, sulla costa dirupata della Liguria, dove passai tre notti
-nel mio viaggio a Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un
-monte consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni
-magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che nell'antico ducato
-(Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, v'è un sito, dove sotto
-una scoscesa rupe trovasi una caverna, nella quale scorre dell'acqua.
-Quivi, come ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe
-(_striges_), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha il coraggio,
-può vedervi gli spiriti (_spiritus_), e parlar con loro e apprendere
-le arti magiche.[512] Ma io non l'ho veduto, nè mi sono interessato
-di vederlo, perchè ciò che non può apprendersi se non per via di
-peccato, meglio è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la
-persona che lo informò e richiede suo fratello, che voglia condurre
-il latore della lettera da quella, se è ancora in vita. Come si vede,
-Enea per compiacere quell'illustre personaggio va tanto innanzi da
-compromettersi quasi egli stesso, eppure personalmente niuno era più
-lontano di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319),
-e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche oggidì non
-tutte le persone colte sarebbero in grado di sostenere. Quand'egli,
-al tempo del Concilio di Basilea, giunse a Milano ammalato di febbre
-da ben settantacinque giorni, non fu possibile indurlo ad accettare
-consulti medici fatti col mezzo della magìa, quantunque gli sia stato
-condotto al letto un uomo, che poco prima si pretendeva avesse curato e
-guarito in modo maraviglioso dalla febbre ben duemila soldati nel campo
-del Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso
-viaggio delle montagne per recarsi alla sua destinazione, e guarì
-cavalcando.[513]
-
-Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni di Norcia anche
-dal negromante, che cercò di aver nelle sue mani il grande artista
-Benvenuto Cellini. Trattavasi di far la consacrazione di un nuovo
-libro magico,[514] e il luogo più opportuno erano appunto quelle
-montagne. Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro nelle
-vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle difficoltà, che non
-si sarebbero incontrate a Norcia; oltre a ciò, i contadini di Norcia
-erano gente sicura, avevano una certa pratica di tali cose, e, in caso
-di bisogno, potevano prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non ebbe
-luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità avrebbe imparato a
-conoscere anche i manutengoli dell'impostore. In allora quella regione
-era affatto proverbiale. L'Aretino in qualche punto delle sue opere
-parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella della sibilla
-di Norcia e la zia della fata Morgana. E intorno al medesimo tempo il
-Trissino ebbe il coraggio di celebrare nel suo lungo poema[515] quelle
-località con tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede
-delle vere profezie.
-
-In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di Innocenzo VIII
-(1482), le persecuzioni piovvero sulle streghe in modo veramente
-spaventevole.[516] Siccome poi i principali strumenti di quelle
-persecuzioni furono i domenicani tedeschi, così bisogna concludere
-che la Germania si risentisse più particolarmente di quella piaga,
-e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. Infatti
-anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si riferiscono in modo speciale
-alla Lombardia e più particolarmente alle diocesi di Brescia, di
-Bergamo e di Cremona.[517] Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger,
-il _Malleus Maleficarum_, si apprende che a Como, ancor nel primo
-anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse non meno di
-quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi drappelli di donne
-italiane si rifugiarono nel territorio dell'arciduca Sigismondo, dove
-credevano di trovar sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria
-stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli delle Alpi,
-segnatamente nella valle Camonica,[518] dove le popolazioni parvero
-avervi una predisposizione affatto particolare. Queste stregonerie
-d'origine essenzialmente tedesca costituiscono quelle diverse varietà,
-alle quali corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute
-in Milano, in Bologna ed altrove.[519] Se in Italia non ebbero una
-maggior diffusione, ciò dipendette forse dal fatto che qui si aveva già
-una stregoneria propria, che si basava essenzialmente sopra elementi
-al tutto diversi. La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha
-bisogno di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona memoria. Dei
-sogni isterici delle streghe del nord, di viaggi aerei, di incubi e
-succubi qui non si parla nemmeno: il compito della strega è quello di
-procurare altrui qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa
-assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo a luogo, essa
-non vieta che lo si creda, in quanto anche ciò contribuisce a darle
-un credito sempre maggiore; ma la cosa le può tornare estremamente
-pericolosa, se il sentimento prevalente che ispira, è la paura, se la
-si suppone maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente
-de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di raccolti
-campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità possono guadagnarsi
-una grande popolarità, condannandola al rogo.
-
-
-Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono
-gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento
-all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il
-disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze
-il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti
-magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si
-aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare
-i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro,
-esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per
-esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche
-con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino
-non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena
-contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano
-raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di
-persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da
-scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse
-stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno
-mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità
-impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio
-rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie
-del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui
-formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando:
-
- «Prima che'l fuoco spenghi,
- «Fa ch'a mia porta venghi:
- «Tal ti punga il mio amore,
- «Quale io fo questo cuore».
-
-Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni
-misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio
-rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze.
-
-Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza
-bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini,
-cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522]
-segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di
-queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera
-società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata.
-
-
-Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega,
-il mago od _incantatore_, ancor più esperto di tutte le arti le più
-pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che
-mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo
-per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo
-non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore
-favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti
-sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore
-può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel
-1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni
-Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna
-colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè
-non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta
-se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto
-loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano
-ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i
-platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello
-Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere,
-ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli
-è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni
-spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna,
-insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della
-natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora,
-siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione
-diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno
-a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di
-riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od
-esempio.[527]
-
-
-Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte Soratte, a s.
-Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e sul niun valore della
-vita dell'uomo, e poi sul far della notte s'è messo in via alla
-volta di Roma. Allora, splendendo la luna, egli s'abbatte in tre
-viandanti, che s'associano a lui, ed uno di questi, chiamandolo a
-nome, gli chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: dal
-santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, credi tu che
-sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? La saggezza non è che
-privilegio degli esseri superiori (_Divi_), e del numero di questi
-siamo noi tre, quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo
-Saracil e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente in
-prossimità della luna, dove in generale dimora la grande schiera degli
-esseri intermediarii, che dominano sulla terra e sul mare». Palingenio
-domanda, non senza interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma?
-E n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, è trattenuto
-per forza d'incanto prigione di un giovane di Narni, del seguito del
-cardinale Orsini: ed anche in ciò voi, uomini, dovreste vedere una
-prova implicita della vostra immortalità, potendo avere tanta autorità
-sopra di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto
-servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto mi liberò. Ora
-noi vogliamo tentare di rendere in Roma un simile servigio al nostro
-compagno, e con questa occasione cercheremo di condurre con noi questa
-notte all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste parole
-del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: «udite, il nostro
-Remisses vien già da Roma; questo venticello lo annunzia». Infatti
-tosto dopo appare un quarto, che essi lietamente salutano, e lo
-interrogano sulle cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa
-condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente collegato con
-gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina di Lutero non più con
-buone ragioni, ma colle armi di Spagna: guadagno netto pei demonii, che
-nella grande carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una
-turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali Roma vien
-dipinta come pienamente caduta in potere dello spirito maligno, per
-causa della sua immoralità, i demonii spariscono e lasciano solo il
-poeta a proseguir la sua via.[528]
-
-Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero questi
-rapporti coi demonii, che in allora potevansi ancora pubblicamente
-confessare, ad onta del _Malleus Maleficarum_ ecc., non ha che a
-consultare il libro, del resto assai letto, «Della occulta filosofia»
-di Agrippa di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo
-scritto prima di recarsi in Italia,[529] ma nella dedicatoria
-al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti
-fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle insieme con quelle.
-Trattandosi di uomini di genere tanto ambiguo, quale era Agrippa,
-e di furfanti e pazzi, quali possono dirsi gli altri per la maggior
-parte, non ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il
-quale essi si mascherano con una farraggine di formole, suffumigi,
-unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.[530] Ma in primo luogo
-questo sistema è ricchissimo di citazioni delle superstizioni antiche;
-poi l'influenza ch'esso esercita nella vita degli Italiani e nelle
-loro passioni, è talvolta grandissima e caratteristica. A prima vista
-si direbbe che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono esservisi
-accostati, ma le passioni sfrenate conducono a consultar gli stregoni
-anche uomini di gran conto e di mente svegliatissima in qualsiasi
-condizione, e la persuasione, che nell'incantesimo ci sia un fondo di
-vero, toglie anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di quella
-fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice delle cose
-umane. Con un po' di danno e un po' di pericolo pareva che si potessero
-saltare a piè pari impunemente tutti gli ostacoli posti dal senso
-comune e dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, che
-si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o illeciti.
-
-
-Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un po' vecchio e già sul
-punto di sparire affatto. Dalle tenebre più fitte del medio-evo, anzi
-dall'Antichità stessa qualche città italiana conservò una ricordanza,
-che i suoi destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di
-certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato di sacerdoti
-addetti ai riti inaugurali, detti _telesti_, il cui ufficio sarebbe
-stato quello di assistere alla solenne fondazione di alcune città,
-garantendone la futura prosperità con appositi monumenti, ed anche col
-seppellire nelle fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti
-determinati (_telesmata_). Se qualche cosa ancora sopravviveva per
-tradizione orale e popolare del tempo romano, erano appunto ricordi
-di questo genere: salvo che l'augure antico naturalmente nel corso
-dei secoli fu tramutato in un mago, perchè non si comprendeva più il
-lato religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni
-prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio[531] sopravvive evidentemente
-la ricordanza antichissima di un teleste, il cui nome coll'andare
-del tempo fu sostituito da quello del sommo poeta. Altrettanto dicasi
-della ceremonia, colla quale si rinchiudeva una misteriosa immagine
-della città in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa
-pel fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò,
-amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio divenne anche
-l'autore principale del cavallo di bronzo, delle teste che sono sopra
-la porta Nolana, delle mosche pure di bronzo che figurano su qualche
-altra porta, della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte,
-che fissano magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi di
-Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne il destino
-in generale. Anche la Roma medievale aveva confuse ricordanze di
-questo genere. In sant'Ambrogio a Milano trovavasi un antico Ercole
-in marmo; si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto,
-avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, usando
-gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in quella chiesa.[532] I Fiorentini
-erano persuasi[533] che il loro tempio di Marte (più tardi trasformato
-in Battistero) avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli,
-conformemente a quanto segnava la costellazione, sotto la quale fu
-costruito al tempo di Augusto: è vero che essi tolsero di là la statua
-equestre di Marte in marmo, quando si fecero cristiani; ma, siccome la
-distruzione di essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, —
-e ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si collocò
-sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila distrusse Firenze,
-l'immagine cadde nell'acqua e non fu ripescata se non quando Carlomagno
-riedificò di nuovo la città: allora fu collocata sopra un piedistallo
-all'ingresso del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 il
-Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi della gran
-lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che si lega intimamente a
-quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione del 1333 però esso scompare
-per sempre.[534]
-
-Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido Bonatto, già
-menzionato, nel gettar le fondamenta delle mura di Forlì non si
-accontentò di esigere quella scena simbolica della concordia de'
-Guelfi e dei Ghibellini, di cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo
-di una statua equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti
-astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,[535] credette
-anche di aver guarentito quella città da ogni distruzione, anzi da
-ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. Allorquando il cardinale
-Albornoz (v. vol. I, pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in
-suo potere la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata e mostrata
-quella statua, probabilmente per ordine del cardinale stesso, affinchè
-il popolo comprendesse, con quali mezzi il crudele Montefeltro s'era
-sostenuto contro la Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410),
-quando una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare
-dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse era stato salvato
-e nuovamente sepolto. Ma questa deve essere stata l'ultima volta che se
-ne parlò: poichè ancor nel secolo susseguente la città effettivamente
-fu presa. — Nelle fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto
-il secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma si hanno
-anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa infatti che lo stesso
-papa Paolo II fece seppellire una enorme quantità di medaglie d'oro
-e d'argento nei fondamenti degli edifici, ch'egli eresse,[536] e il
-Platina non è malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto
-ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo non avevano
-una piena coscienza del significato religioso, che nel medio-evo
-s'attribuiva a tali consacrazioni.[537]
-
-Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era per lo più che una
-tradizione popolare, non agguagliò di gran lunga l'importanza, che ebbe
-la magia segreta usata per iscopi puramente privati e personali.
-
-Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare in modo speciale
-da una commedia dell'Ariosto intitolata «il Negromante».[538] Il suo
-eroe è uno dei molti ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si
-spacci per greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente
-maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare co' suoi
-scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, di far muovere la
-terra, di rendersi invisibile, di tramutar gli uomini in animali e
-così via, ma queste millanterie non sono che una mostra esteriore:
-il suo vero scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli
-infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia dopo di sè,
-somigliano alla bava di una lumaca e spesso anche al guasto, che lascia
-dopo di sè la procella. Per giungere a' suoi intenti egli porta le
-cose ad un punto, che si crede che il canestro, dove sta nascosto un
-amante, sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere
-e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon sintomo che poeti e
-novellieri possano versare su tali uomini a piene mani il ridicolo,
-essendo certi di trovar assenso ed approvazione da parte di tutti. Il
-Bandello non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo come
-vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli talvolta
-nelle loro conseguenze,[539] ma mostra altresì, non senza un senso di
-indignazione, tutti i danni e le sciagure, cui si espongono coloro che
-vi prestano fede.[540] «Taluno con la clavicola di Salomone e con mille
-altri libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel seno
-della terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei
-principi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti
-mirabili. E quanto più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare
-incantagioni persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo che quel
-nostro amico, per ottenere la sua innamorata, che mai non ottenne, fece
-della sua camera un cimitero, avendovi più teste ed ossa di morti, che
-non è a Parigi agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con
-mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti ad un cadavere,
-con lo strappargli un'unghia ecc., e se finalmente lo scongiuro riesce,
-gl'infelici, che lo fanno, ne restan vittime e muoiono talvolta di
-spavento.
-
-
-Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande scongiuro magico,
-che ebbe luogo (1532) a Roma nel Colosseo,[541] quantunque egli e i
-suoi compagni ne sieno usciti colmi di spavento: il prete siciliano,
-che probabilmente vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, lo
-lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non aver mai trovato
-un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento in sè stesso ogni
-lettore può formarsi quel concetto che crede; e forse più di tutto
-agirono i vapori narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia
-già anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per cui
-anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, come il più giovine
-e il più impressionabile, vide o credette vedere più di tutti. Ma
-che principalmente si avesse in mira di guadagnar Benvenuto, si può
-facilmente presumerlo, in quanto che, diversamente, per un'impresa
-così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè la semplice
-curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto non si ricorda se
-non quando è invitato dal negromante a chiedere agli spiriti qualche
-cosa, e questi medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi
-amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che può ritrarsi
-dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo non è da dimenticare,
-che anche la vanità poteva trovarsi lusingata, qualora si avesse
-potuto dire: i demoni mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio
-potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa (cap. 68).
-Ma quand'anche Benvenuto si fosse a poco a poco indotto ad innestar
-qualche menzogna in tutto questo racconto, esso avrebbe però sempre un
-valore incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo
-allora prevalenti.
-
-Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, capricciosi
-e bizzarri», non si occupano gran fatto di cose magiche; bensì uno
-di essi, in occasione di studi anatomici, si fece un giubboncello
-della pelle di un cadavere, ma dietro le ammonizioni di un frate, a
-cui confessò la cosa, la depose nuovamente in una tomba.[542] Non
-è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri abbia
-contribuito a scemare sempre più la fede nella virtù magica di alcune
-parti dei medesimi, mentre al tempo stesso l'assidua contemplazione
-e riproduzione delle forme mostrava all'artista la possibilità di una
-potenza magica d'altro genere.
-
-In generale la magia appare al principio del secolo XIV, in onta
-agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e ciò vuol dire in un
-tempo, in cui fuori d'Italia toccava il colmo delle sue fortune, per
-modo che i viaggi dei maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano
-cominciare soltanto, quando già in patria non trovavano più chi
-prestasse fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava necessaria
-la sorveglianza del lago che è sul monte di Pilato presso Scariotto
-per impedire ai negromanti la consacrazione dei loro libri.[543] Nel
-secolo XV poi accaddero altri fatti, come per esempio, l'offerta
-di provocare forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di
-assedianti; ma anche allora il comandante della città assediata —
-Niccolò Vitelli in Città di Castello — ebbe il buon senso di cacciare
-da sè gli autori della pioggia, come empi impostori.[544] Nel secolo
-XVI tali fatti sotto forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche
-nella vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture degli
-scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il tempo, in cui la
-Germania ha il massimo de' suoi negromanti, il dottore Giovanni Faust,
-mentre il maggiore degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo
-XIII.
-
-Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare della fede negli
-scongiuri non si mutò necessariamente tutto ad un tratto nella credenza
-contraria in una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose
-umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, nè più nè
-meno come avea fatto l'astrologia, quando scomparve.
-
-
-Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia e la
-chiromanzia[545] e simili specie secondarie di magìa, le quali
-non acquistarono un po' di voga se non quando scaddero la magìa
-propriamente detta e l'astrologia, e non crediamo nemmeno di occuparci
-della fisiognomia, che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva
-affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. Infatti
-essa non appare già come strettamente affine all'arte figurativa ed
-alla psicologia pratica, ma più particolarmente come una specie nuova
-di sogno fatalistico, come una rivale dichiarata dell'astrologia,
-quale sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, per
-esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che si pavoneggiava
-del pomposo titolo di metaposcopo,[546] la cui scienza però, giusta
-l'espressione del Giovio, rassomigliava piuttosto ad una delle maggiori
-arti liberali, non s'accontentava di spacciare le sue profezie
-per i pusillanimi, che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma
-scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, alle quali
-erano imminenti diversi gravissimi pericoli». Il Giovio, quantunque
-invecchiato nell'incredulità romana — _in hac luce romana_! —,
-confessa che le profezie contenute in quel Prospetto non fecero che
-verificarsi anche troppo esattamente.[547] Sta però di fatto altresì,
-che in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od altre
-simili profezie, si vendicavano terribilmente dei profeti: Giovanni
-Bentivoglio fece per ben cinque volte sfracellare alla parete Luca
-Gaurico appeso ad una fune, che era attaccata ad un'alta scala a
-chiocciola, perchè gli aveva predetto la perdita della signoria:[548]
-Ermete Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè
-l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, profetizzato che
-sarebbe morto fuggiasco in una battaglia. L'assassino schernì, a quanto
-sembra, il morente, ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che
-avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una fine ugualmente
-infelice ebbe il nuovo fondatore della chiromanzia, Antioco Tiberto
-da Cesena,[549] per volere di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale
-aveva presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un tiranno,
-la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto era un uomo
-di grande ingegno, che notoriamente dava i suoi responsi, non tanto
-servendosi della chiromanzia, quanto della profonda conoscenza che
-aveva del cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato
-perfin da quei dotti, che non tenevano nessun conto delle sue
-divinazioni.[550]
-
-L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene nominata se non
-assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non ha nell'epoca più splendida
-del Rinascimento che un'importanza affatto secondaria.[551] Anche di
-questa malattia l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo
-XIV, quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava
-che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.[552] Ma da
-quel tempo in poi s'era fatta sempre più rara in Italia quella specie
-particolare di fede, di entusiasmo e di isolamento, che si richiede
-per l'esercizio dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e
-forestieri, cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga misura
-la credulità dei grandi signori.[553] Sotto Leone X i pochi fra
-gl'italiani che ancora attendevano a questo studio,[554] passavano per
-uomini strani ed eccentrici (_ingenia curiosa_), ed Aurelio Augurelli,
-che dedicò a quel Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro,
-vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, ma vuota. Il
-mistico fanatismo, che in seguito condusse gli alchimisti a cercare,
-oltre l'oro, anche la famosa pietra filosofale, nella quale doveva
-trovarsi ogni fortuna, non è che un tardo germoglio settentrionale,
-spuntato dalle teorie di Paracelso e di altri.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Crollo della fede in generale.
-
- La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e
- scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo
- dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle
- dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano.
-
-
-In istretta relazione con queste superstizioni e in generale colle
-massime dell'antichità allora universalmente adottate era la fede
-nell'immortalità dell'anima. Ma questa questione, presa nel suo
-complesso, ha anche attinenze più larghe e profonde con lo sviluppo
-dello spirito moderno in generale.
-
-Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità era il
-desiderio di non dover essere obbligati in nulla ad una Chiesa
-universalmente abborrita, come era allora la romana. Vedemmo già come
-essa chiamasse col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo
-modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che taluno nel
-momento supremo della morte cercasse il conforto de' Sacramenti; ma
-questo era nulla in paragone dei moltissimi, che per tutta la loro
-vita, e specialmente poi negli anni della loro maggiore attività,
-non si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso.
-Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti ad una
-compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere evidente da sè,
-viene storicamente testificata d'ogni parte. Sono coloro dei quali
-l'Ariosto scriveva: non credono a nulla al di sopra del tetto della
-loro casa.[555] In Italia, e più specialmente a Firenze, si poteva
-senza pericolo alcuno vivere in una palese incredulità, purchè non
-si provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. Infatti
-era di uso, che il confessore chiamato ad assistere un delinquente,
-che dovesse subire l'estremo supplizio, prima d'ogni altra cosa lo
-interrogasse se credeva: «essendo corsa una falsa voce, ch'egli non
-avesse fede alcuna».[556]
-
-
-Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo Boscoli,
-di cui già facemmo menzione (v. vol. I, pag. 79), e che nel 1513
-ebbe parte in una cospirazione contro la famiglia dei Medici appena
-ristabilita, è divenuto in questa occasione l'espressione la più
-perfetta della confusione, che allora regnava nelle idee religiose.
-Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, egli aveva
-poi concepito un certo entusiasmo per la libertà intesa al modo antico
-e per altre idee del vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel
-carcere, i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente per
-lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente e salvi
-l'anima sua. Il pio testimonio e narratore del fatto è uno della
-famiglia artistica dei Della Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè,
-sospira il Boscoli, aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa
-morire da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè voi vogliate,
-ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete già che le imprese degli
-antichi romani non ci furono tramandate nella loro schietta genuinità,
-ma _con arte accresciute»_. Allora quegli fa violenza a sè stesso
-per credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. Se
-soltanto gli fosse concesso ancora di passare un mese in compagnia
-di buoni monaci, egli sarebbe certo di riformare il cuore e la mente
-a pensieri e sentimenti cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con
-tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano assai
-poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre preghiere che il _Pater_
-e l'_Ave_, e supplica istantemente Luca a voler dire agli amici, che
-studino la Sacra Scrittura, perchè nell'ora suprema non si trova se
-non ciò che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge
-e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: in modo
-veramente strano quell'infelice vede chiara la divinità di Cristo,
-mentre invece non sa capacitarsi della sua umanità: e se ne cruccia, e
-vorrebbe poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come se
-Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: allora l'amico lo
-esorta all'umiltà e lo avverte che i dubbi non sono che ispirazioni
-perverse dello spirito maligno. — Più tardi egli si risovviene di
-un suo voto giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio
-alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di compierlo in
-sua vece. Frattanto giunge il confessore, un frate del convento del
-Savonarola, come egli l'aveva chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli
-schiarimenti, che altrove abbiamo accennato, intorno all'opinione di
-s. Tommaso d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere
-la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: «padre, non perdete
-su questo punto il vostro tempo; a ciò mi bastano già i filosofi:
-aiutatemi a subire la morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la
-comunione, il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate in modo assai
-commovente; più particolarmente però merita d'esser notato un tratto
-al tutto caratteristico, ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa
-sul ceppo, pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento,
-«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della propria condanna,
-avea fatto ogni sforzo per unirsi con Dio, ma sempre indarno, ed ora
-voleva fare uno sforzo supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue
-mani». Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, intesa
-soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in quell'estremo momento.
-
-
-Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di questo genere,
-avremmo un'immagine ben più completa della vita morale di quel tempo,
-di quello che non ci sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da
-tante poesie. Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse l'innato
-istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti i rapporti d'ogni
-individuo colle verità religiose, e finalmente quali potenti nemici
-osteggiassero queste ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti
-non fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova Chiesa, è
-cosa per sè evidentissima; ma la storia del pensiero degli occidentali
-sarebbe pur sempre incompiuta, se non si tenesse conto di quest'epoca
-di sommo fermento fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre
-nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma torniamo alla
-questione dell'immortalità.
-
-Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide ed estese
-conquiste nella classe degli uomini più colti, ciò dipendette
-essenzialmente dalla circostanza che il compito affatto terreno
-di scoprire e riprodurre il mondo mediante la parola e le immagini
-assorbì in alto grado tutte le forze mentali e morali degli Italiani.
-L'esser mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità (v. pag.
-298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la indagine scientifica
-apersero universalmente la via ad uno scetticismo, che, se non appare
-evidentissimo nella letteratura e se non s'accinse alla critica della
-storia biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia non può
-dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto inosservato in quel
-gran bisogno di dare a tutto forma e colore, che è lo stimolo positivo
-dell'arte; senza contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico
-usurpato dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica di
-chiunque avesse osato sciogliere la questione teoricamente. Questo
-spirito di dubbio nondimeno doveva volgersi inevitabilmente al problema
-dello stato dell'anima umana dopo la morte per motivi già per sè troppo
-evidenti, perchè abbiano bisogno di essere additati.
-
-
-Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta questa questione
-in doppio modo. In primo luogo si cercò appropriarsi la psicologia
-degli antichi e si torturò minuziosamente Aristotele per averne una
-risposta definitiva. In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel
-tempo[557] Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato
-Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua barca, intorno a
-ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: il cauto filosofo,
-quantunque corporalmente fosse morto e tuttavia vivesse spiritualmente,
-non avea nemmeno allora voluto compromettersi con una chiara e netta
-risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano gl'interpreti
-essere più fortunati di lui? — Ma appunto perciò si questionava
-con maggiore accanimento sulle opinioni emesse da lui e da altri
-antichi sulla vera natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua
-preesistenza, sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua assoluta
-eternità, anzi anche intorno alle diverse sue trasmigrazioni, e tali
-questioni furono portate perfin sul pergamo.[558] La disputa assunse
-ancora nel secolo XV proporzioni assai larghe e s'accalorava ogni dì
-più: gli uni dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come
-immortale;[559] altri deploravano la durezza di cuore degli uomini,
-che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi sopra una sedia, per
-credere alla di lei esistenza:[560] Filelfo nella sua orazione funebre
-per Francesco Sforza adduce una serie di sentenze diverse di filosofi
-antichi ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude questa
-miscela di testimonianze, che nella stampa occupano due pagine e mezza
-molto compatte in folio,[561] con due righe: «oltre a ciò abbiamo
-il Testamento vecchio ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi
-certezza ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici colla
-dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come per esempio il
-Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle dottrine del Cristianesimo.
-Ma gli avversari riempivano il mondo erudito delle loro opinioni.
-Al principio del secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa,
-era talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense (1513)
-dovette pubblicare una costituzione[562] a difesa della immortalità e
-individualità dell'anima, quest'ultima contro coloro che insegnavano
-non esser l'anima in tutti gli uomini che una sola. Pochi anni dopo
-però apparve il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità di
-una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta si svolse in
-confutazioni ed apologie, e non tacque se non di fronte alla reazione
-cattolica. La preesistenza dell'anima in Dio, più o meno conforme alle
-dottrine ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea assai
-diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.[563] Evidentemente non si
-pensò più da vicino, quali conseguenze vi andassero connesse intorno al
-modo di esistere dopo la morte.
-
-
-Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente da quel
-notevole frammento del libro sesto della Repubblica di Cicerone,
-che è noto sotto il nome di «Sogno di Scipione». Senza il commento
-di Macrobio probabilmente anch'esso sarebbe andato perduto, come
-tutta la seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso in
-innumerevoli manoscritti[564] e, quando nacque l'arte tipografica, in
-moltissime ristampe, e fu in più guise commentato. È la designazione
-della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte nel
-concento delle sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel
-quale a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, si
-venne mano mano sostituendo al cielo promesso ai cristiani in quella
-stessa misura, nella quale l'ideale della grandezza storica e della
-fama gettò nell'ombra le idealità della vita cristiana, e, ciò non
-ostante, il sentimento non ne restava tanto offeso, come colla dottrina
-della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca cominciò a
-fondare le sue speranze principalmente su questo Sogno di Scipione,
-su altre espressioni che si riscontrano in Cicerone e sul Fedone di
-Platone, senza nemmeno menzionare la Bibbia.[565] «Perchè, esclama
-egli in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico
-partecipare ad una speranza, che trovo accettabile presso i pagani?».
-Un po' più tardi Coluccio Salutati scrisse le sue «Fatiche d'Ercole»
-(che sussistono ancora manoscritte), dove nella conclusione si prova,
-che agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero lotte
-straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra le stelle.[566]
-E se anche Dante confinò rigorosamente i grandi del paganesimo (ai
-quali certamente egli accordava il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al
-limitare dell'Inferno,[567] ora invece la poesia si mostrò più corriva
-e diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. Cosimo il
-Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci scritta in occasione della
-sua morte, era stato accolto in cielo da Cicerone, che al pari di lui
-fu detto «padre della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da
-molti altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, nel quale
-non cantano che le anime scevre d'ogni colpa e d'ogni rimprovero.[568]
-
-
-Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, e d'assai meno
-lusinghiero, del mondo futuro, vale a dire il regno delle ombre di
-Omero e di quei poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana
-a quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò l'animo di
-taluni. Gioviano Pontano in qualche punto delle sue opere pone in bocca
-al Sannazzaro il racconto di una visione[569] avuta di buon mattino nel
-sonno. In essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col quale
-egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità dell'anima: egli
-lo interroga, se sia vera l'eternità e l'atrocità delle pene infernali?
-L'ombra, dopo qualche istante di silenzio, risponde al tutto nel senso
-della risposta di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, che
-noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande desiderio di
-ritornare in essa». Poi saluta e scompare.
-
-Non si può assolutamente disconoscere che simili idee implicavano
-affatto la distruzione dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. I
-concetti della prima caduta dell'uomo e della Redenzione devono essere
-scomparsi quasi del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto
-prodotto dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è parlato
-altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, ammesso anche che
-v'abbiano partecipato, al pari di tutti gli altri, altresì gli uomini
-individualmente più colti ed istrutti, tale partecipazione non era
-tanto l'effetto di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più
-un bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta degli
-spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un grido di disperazione
-lanciato verso il cielo, perchè mandasse un aiuto straordinario. Il
-risvegliarsi della coscienza non portava di necessità il sentimento
-della corruzione umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche
-una grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento
-assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di una energia
-straordinaria, ci narrano che il loro principio era quello di non voler
-pentirsi giammai di nulla,[570] può ben essere che ciò si riferisca
-innanzi tutto a cose per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori
-commessi nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo al
-campo morale è facilissimo, quando la sorgente di quel principio è
-universale e risiede nel sentimento individuale della propria forza.
-Il Cristianesimo passivo e contemplativo, colle sue speranze in una
-vita migliore al di là della tomba, non aveva più alcun predominio su
-questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente l'ultima parola su
-esso, affermandolo dannoso allo Stato e inutile alla difesa delle sue
-libertà.[571]
-
-
-Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini più serii il
-sentimento religioso, che, in onta a tutto questo, ancora esisteva?
-Il Teismo o Deismo, comunque lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome
-parrebbe convenir meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato
-ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare un ulteriore compenso
-per soddisfare ai bisogni del sentimento. Il Teismo invece si riconosce
-in una più elevata e positiva devozione verso l'Ente divino, che il
-medio-evo non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non esclude per
-nulla il Cristianesimo, e può benissimo in ogni tempo conciliarsi colle
-sue dottrine sul peccato, sulla redenzione e sull'immortalità, ma può
-anche sussistere senza di esse.
-
-Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi infantile, anzi con
-un colorito mezzo pagano: in Dio essa vede l'Essere onnipotente, che è
-meta e compimento di tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,[572]
-come, dopo le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte
-dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra Donna,
-orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, perchè fosse loro concesso
-un giusto uso dei beni di fortuna, una lunga convivenza in pace e
-in concordia, e molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza,
-amicizie ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona
-massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella espressione un
-forte colorito d'antichità, si ha talvolta molta difficoltà a sceverare
-in essa lo stile, che è pagano, dal senso, che è pure sempre quello di
-un Teismo cristiano.[573]
-
-Questo sentimento si manifesta qua e là con molta verità nella
-sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che giacque lungamente
-ammalato di febbre, ci restano alcune preghiere a Dio, nelle quali
-egli incidentalmente accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia
-ci appare imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.[574]
-Egli non considera punto i suoi dolori come una conseguenza delle sue
-colpe o come una prova e preparazione alla vita avvenire; è un affare
-immediato tra lui e Dio solo, che fra l'uomo e la disperazione ha posto
-il potente amor della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla
-natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta di nominarti....
-dammi la morte, o Signore, io te ne supplico, dammi tosto la morte!»
-
-Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto e sentito si
-cercherebbe indarno in questa e in simili espressioni; quelli che le
-emisero, credevano ancora in parte di essere cristiani e rispettavano,
-oltre a ciò, per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma al
-tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto a manifestarsi in
-tutta la sua pienezza, questo modo di pensare acquistò una coscienza
-esplicita; un buon numero di protestanti italiani si dichiararono
-Anti-trinitarj, e i Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero
-perfino il notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo senso.
-In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo meno evidentemente,
-che, oltre ai razionalisti della scuola umanistica, anche altri spiriti
-seguivano arditamente questa corrente.
-
-Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia Platonica di
-Firenze, e in essa nessuno lo professò così apertamente come Lorenzo
-il Magnifico. Le opere dottrinali e perfino le lettere famigliari di
-quel circolo di dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e
-del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua gioventù sino alla
-fine della sua vita si dichiarò in fatto di credenze cristiano,[575] e
-che Pico fu anzi ligio alle idee del Savonarola e piegò a sentimenti
-di un ascetismo claustrale.[576] Ma negli inni di Lorenzo,[577] che
-siamo tentati di designare come il maggior prodotto dello spirito
-di quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel senso,
-che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico e morale. Mentre gli
-uomini del medio-evo considerano questo stesso mondo soltanto come una
-valle di lagrime, che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla
-venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento oscillano
-perplessi tra momenti di violenta energia e di cupa rassegnazione o di
-delirj superstiziosi, qui un'eletta schiera di spiriti superiori[578]
-coltiva l'idea, che il mondo visibile sia stato creato da Dio per solo
-amore, e che esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e
-ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. L'uomo,
-riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua cerchia ristretta, ma
-amandolo può anche abbracciar l'infinito, e questa è la beatitudine, di
-cui è lecito goder sulla terra.
-
-Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo si fondono colle
-dottrine platoniche e con idee e sentimenti al tutto moderni. Così
-si veniva maturando il miglior frutto di quella cognizione del mondo
-esteriore e dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento
-italiano alla testa di tutta la civiltà moderna.
-
-
- FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO.
-
-
-
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-INDICE E SOMMARIO
-
-DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO
-
-
- PARTE QUARTA.
- Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.
-
- I. — VIAGGI DEGLI ITALIANI.
- Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi Pag. 7
- II. — LE SCIENZE NATURALI IN ITALIA.
- Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza
- della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica;
- i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il
- seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi » 13
- III. — SCOPERTA DEL BELLO NEL PAESAGGIO.
- Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni
- alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La
- scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni » 25
- IV. — SCOPERTE SULL'UOMO.
- Espedienti psicologici; i temperamenti » 41
- V. — RAPPRESENTAZIONE DELL'ELEMENTO SPIRITUALE NELLA POESIA.
- Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante
- e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca
- pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e
- la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa
- della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e
- balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea
- romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei
- caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro
- componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e
- la parodia. — Il Tasso come antitesi » 45
- VI. — LE BIOGRAFIE.
- Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi
- toscani. — Biografi d'altre regioni
- d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto
- Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro » 73
- VII. — CARATTERISTICA DEI POPOLI E DELLE CITTÀ.
- Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del
- secolo XVI » 89
- VIII. — DESCRIZIONE DELL'UOMO ESTERIORE.
- La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della
- Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di
- quest'ultimo » 93
- IX. — DESCRIZIONE DELLA VITA REALE ORDINARIA.
- Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal
- Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei
- contadini. — Schietta rappresentazione poetica della
- vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il
- Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità
- e l'idea dell'uomo in generale » 101
-
- PARTE QUINTA.
- La vita sociale e le feste.
-
- I. — Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle
- città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno
- dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione
- di fronte allo svolgersi progressivo della
- cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le
- dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I
- tornei e le loro caricature. — La nobiltà come
- requisito indispensabile a' cortigiani » 113
- II. — RAFFINAMENTO ESTERIORE DELLA VITA.
- Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle
- donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona
- creanza. — Comodità ed eleganza » 127
- III. — LA LINGUA COME BASE DEL VIVERE SOCIALE.
- Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre
- crescente della medesima. — I puristi più
- rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La
- conversazione » 139
- IV. — LA FORMA PIÙ ELEVATA DELLA VITA SOCIALE.
- Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro
- uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La
- società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta
- da lui medesimo » 149
- V. — L'UOMO PERFETTO DI SOCIETÀ.
- Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli
- esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i
- virtuosi. — Dilettanti in società » 155
- VI. — CONDIZIONE DELLA DONNA.
- Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere
- virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della
- sua personalità. — La donna-uomo (_virago_). — La
- donna nella società. — Cultura delle cortigiane » 163
- VII. — IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA.
- Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville
- e la vita campestre » 173
- VIII. — LE FESTE.
- Loro forme rudimentali, il Mistero e la
- Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle
- d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte
- italiana. — Rappresentanti storici
- dell'universalità. — Le rappresentazioni dei
- Misteri. — Il Corpusdomini in
- Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e
- ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi
- spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale
- a Roma e a Firenze » 179
-
- PARTE SESTA.
- La Morale e la Religione.
-
- I. — LA MORALITÀ.
- Canoni critici. — Coscienza della
- demoralizzazione. — Sentimento moderno
- dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza
- al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede
- coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore
- spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
- malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli
- avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La
- moralità in rapporto con lo sviluppo della
- vita individuale » 213
- II. — LA RELIGIONE NELLA VITA QUOTIDIANA.
- Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di
- fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le
- fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione
- domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale
- ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli
- di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento
- pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle
- reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel
- culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento
- poliziesco in Ferrara » 249
- III. — LA RELIGIONE E LO SPIRITO DEL RINASCIMENTO.
- Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza
- verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte
- le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi
- epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti
- devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in
- generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo
- degli umanisti. — Riti esterni pagani » 295
- IV. — INNESTO DI ANTICA E MODERNA SUPERSTIZIONE.
- L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi
- avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi
- effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli
- umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei
- demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle
- streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla
- stregoneria del nord. — Malìe delle
- meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I
- demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe:
- i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il
- negromante presso i poeti. — Storiella magica di
- Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie
- affini della stessa; l'alchimia » 317
- V. — CROLLO DELLA FEDE IN GENERALE.
- La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e
- scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il
- cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di
- Omero. — Abbandono delle dottrine del
- Cristianesimo. — Il deismo italiano » 365
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un
-prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a
-pag. 91 e segg.
-
-[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero
-troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III
-imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol.
-II, p. 87).
-
-[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu
-sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a
-capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro
-non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme.
-
-[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo
-ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando
-omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle
-rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo
-un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro
-Alberti.
-
-[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols.
-Paris, 1838.
-
-[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe
-constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere
-osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze
-matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.
-
-[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.
-
-[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant.
-italic._ t. VI, _pars_ III.
-
-[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg.
-Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini
-non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze
-naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più
-elevati, che in parte anche raggiunse.
-
-[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata
-anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle
-appendici al _Laurentius_ di Fabroni.
-
-[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia
-illustr. poetar. recent._
-
-[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de
-S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco
-di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi,
-cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.
-
-[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. —
-In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno
-XXXIII, 22.
-
-[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della
-città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del
-1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di
-spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel
-1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme
-in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli,
-cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono
-e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer.
-ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da
-questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda
-giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de'
-Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del
-serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la
-cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio
-della morte di Lorenzo.
-
-[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. —
-Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come
-un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143.
-
-[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497.
-— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p.
-382, all'anno 1434.
-
-[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti
-adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia,
-specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr.
-Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di
-caccie con leopardi.
-
-[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della
-selvaggina pag. 193.
-
-[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile
-si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor
-meno accentuatamente.
-
-[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del
-cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni
-e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie:
-_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg.
-
-[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.
-
-[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano
-d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze,
-veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico
-ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz.
-_Miscell_. IV, 516.
-
-[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi
-nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche
-nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni
-tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg.
-
-[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici.
-
-[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche
-notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un
-cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De
-obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre
-parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche
-cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo
-del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma
-non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_
-designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_.
-— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa
-(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto,
-presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori
-in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri
-signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli
-schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come
-_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno
-prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_,
-I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento
-fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. —
-Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17:
-negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona
-in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale
-compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456:
-uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_,
-cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova.
-— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II,
-col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia,
-dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello,
-_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi
-lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il
-sale.
-
-[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di
-questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt.
-
-[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo
-Grimm riportate da Humboldt, l. c.
-
-[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66.
-
-[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato
-a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio.
-_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di
-mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra
-in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e
-dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza
-di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di
-superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_,
-II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._
-III.
-
-[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva
-nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II,
-molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri,
-alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste
-cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se
-colligere_.
-
-[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249.
-
-[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_,
-specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle
-opere di S. Agostino.
-
-[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta
-cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes
-et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque
-me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita
-oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605.
-
-[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558.
-
-[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di
-Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_.
-Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54.
-
-[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_.
-
-[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624.
-
-[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9.
-
-[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia
-della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva
-un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo
-IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono
-questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta
-all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.
-
-[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310:
-_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti,
-nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso,
-coerente.
-
-[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M.
-Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il
-soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di
-Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di
-S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida
-descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte
-Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto,
-p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e
-Grottaferrata.
-
-[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_.
-
-[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et
-varia videndi cupidius_.
-
-[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri
-cfr. vol. I, pag. 190 e segg.
-
-[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo
-sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo.
-
-[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90)
-contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre
-la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi,
-quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome
-dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti,
-il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la
-bellezza del paesaggio.
-
-[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento,
-quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la
-decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche
-oggidì.
-
-[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.
-
-[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg.
-
-[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de
-France_ di Michelet (_Introd._).
-
-[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella
-_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533.
-
-[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso
-equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei
-pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De
-occulta philosophia_, c. 52.
-
-[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg.
-
-[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la
-prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba
-a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di
-verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più
-nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174.
-
-[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante
-nella _Vita nuova_, p. 10 e 12.
-
-[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.
-
-[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio
-cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti,
-_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto
-nella bocca del popolo.
-
-[58] _Vita nuova_, p. 52.
-
-[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si
-ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti
-che vi si riferiscono nel _Convito._
-
-[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei
-paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a
-qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.
-
-[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti
-relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone,
-e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di
-questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai!
-
-[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_.
-
-[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso
-teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII.
-
-[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio
-del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di
-gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_;
-ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una
-storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui
-matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per
-di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle
-_Cento novelle antiche_).
-
-[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare
-abbastanza alle singole corti ed ai principi.
-
-[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi
-VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_.
-
-[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor.
-Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si
-presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi
-_la montre_.
-
-[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su
-quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393,
-397.
-
-[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di
-Tito Strozza.
-
-[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci
-pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce
-troppo chiaro.
-
-[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f.
-168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con
-invenzioni o personaggi troppo ridicoli_.
-
-[72] Sansovino, l. c.
-
-[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI,
-III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei
-dialetti in generale.
-
-[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si
-può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto
-rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V.
-Murat. XXIV, col. 393.
-
-[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante
-Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX,
-stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di
-Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22).
-
-[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei
-v. più avanti.
-
-[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.
-
-[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_.
-
-[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe
-perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi
-come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.
-
-[80] La prima edizione è dell'anno 1516.
-
-[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove
-narrazioni.
-
-[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e
-segg.
-
-[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr.
-vol. I, p. 216.
-
-[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76.
-— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e
-altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone.
-
-[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire.
-— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si
-cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno
-scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm.
-Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p.
-446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico
-I (p. 640).
-
-[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti,
-di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle
-molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed
-altrove.
-
-[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di
-Stuttgard_.
-
-[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII.
-
-[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso
-Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.
-
-[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.
-
-[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di
-preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai
-posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva
-e parlante dell'individualità.
-
-[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano,
-quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences
-mathémat._ III, p. 167 e segg.
-
-[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore,
-che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.
-
-[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente
-detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele
-Barbaro. — Più volte stampati.
-
-[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?
-
-[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora
-nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X)
-il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber
-de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6.
-
-[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore
-importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV,
-cap. 18.
-
-[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia,
-vedi vol. I, pag. 84 e segg.
-
-[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di
-sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello,
-Parte I, Nov. 34.
-
-[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III,
-p. 56 e segg.).
-
-[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre
-volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto
-di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c.
-III, p. 187):
-
- Misero il Varchi e più infelici noi,
- Se a vostre virtudi accidentali
- Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!
-
-[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke,
-Storia dei Papi, I, p. 385.
-
-[103] _Descrizione di tutta l'Italia_.
-
-[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc.
-Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).
-
-[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma
-scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia
-poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti
-gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e
-provinciali.
-
-[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello
-scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute.
-Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei
-Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III,
-13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni
-germaniche.
-
-[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.
-
-[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII.
-
-[109] La lezione qui evidentemente è guasta.
-
-[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.
-
-[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non
-dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto
-racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue
-ninfe.
-
-[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del
-Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della
-bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52
-nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che
-sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il
-Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176.
-
-[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in
-grazia del colorito.
-
-[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli
-occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole
-Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86).
-La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si
-spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma
-che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a
-petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava
-nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia
-
- Fit primo intuitu caecus et inde lapis.
-
-Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto
-marmorizzato dal di lei sguardo:
-
- Lumine Borgiados saxificatus Amor.
-
-Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che
-si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa
-li possedeva entrambi.
-
-Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non
-parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII.
-p. 306).
-
-I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel
-tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto
-nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha
-capo romano_).
-
-[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può
-restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si
-permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori
-nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani
-o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In
-generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e
-finezza.
-
-[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die
-deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg.
-
-[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali,
-veggasi a pag. 28, nota.
-
-[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61.
-
-[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae
-Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un
-certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe
-cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu
-facile exprimentem_.
-
-[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391.
-
-[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario
-all'Egloga del Castiglione_.
-
-[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi,
-_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto
-inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati
-stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di
-Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo
-in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri
-di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente
-spaventevole.
-
-[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe
-scritto due egloghe, probabilmente in latino.
-
-[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone»
-miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo
-travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa
-d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale
-fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia
-e saggia ninfa» e simili.
-
-[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano
-(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a
-qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno
-ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi
-città.
-
-[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_,
-cap. V, Str. 54-58.
-
-[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI
-di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v.
-_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola
-dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a
-meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini,
-_Del governo della famiglia_, p. 86.
-
-[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II.
-
-[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta
-poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da
-Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr.
-vol. I, pag. 203 nota.
-
-[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle
-speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più
-particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera
-con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e
-con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione
-non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di
-consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in
-modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol.
-259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun
-luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di
-qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado
-di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso
-Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138.
-
-[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie
-molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il
-nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca
-se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di
-prendervi parte.
-
-[132] _Ibid._ II, p. 149.
-
-[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._
-e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed
-Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da
-me consultati.
-
-[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75.
-
-[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti,
-alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei
-costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.
-
-[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche
-in edizioni separate.
-
-[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.
-
-[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle
-campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
-12.
-
-[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una
-moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi
-fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal
-Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.
-
-[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3.
-
-[141] _Paradiso_, XVI, in principio.
-
-[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi.
-
-[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_.
-
-[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia
-assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen.
-Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia
-e di Eurialo_).
-
-[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
-7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia
-si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).
-
-[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva
-considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto
-dell'aristocrazia.
-
-[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta
-Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche
-contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_
-III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una
-eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero
-parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.
-
-[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce
-soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente
-oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale
-va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece
-in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De
-incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica
-amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente
-non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava
-nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.
-
-[149] Masuccio, _Nov._ 19.
-
-[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. —
-Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la
-dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene
-appunto a questo tempo.
-
-[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo
-senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare
-il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite,
-ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai
-grandi possessori fondiarj.
-
-[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150.
-
-[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27.
-
-[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_.
-
-[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle
-_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli
-in un torneo vide cadere un cavaliere.
-
-[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7),
-parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non
-combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».
-
-[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre.
-Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese
-ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini
-nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia
-più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè
-citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526.
-
-[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci.
-Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor.
-fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de'
-Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_.
-— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i
-cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta,
-ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive
-per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare.
-Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario
-ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino,
-_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v.
-Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908,
-909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a
-proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani.
-— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette
-l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi
-settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_.
-passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc.
-
-[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18.
-
-[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus,
-Balth. Castellio_ ecc.
-
-[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78.
-
-[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano,
-e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della
-fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle
-— è quello della _Flora_ del Tiziano.
-
-[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae
-perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu
-ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest,
-coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus,
-ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et
-tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum
-fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in
-quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines
-modum illis et quasi formulam quandam praescribant_.
-
-[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso
-Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata
-anche la moda tedesca.
-
-[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche
-Trachten, und Modenwelt._
-
-[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in
-Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle
-mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto
-le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso
-sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per
-avventura una allusione alla stampa mediante un modello?
-
-[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli
-morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta
-menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma
-solo per rendere più chiara la sua pronuncia.
-
-[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di
-Savonarola, (v. più innanzi.)
-
-[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di
-sole_. Cfr. sopra, pag. 96.
-
-[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119:
-nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea
-di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora
-in gran parte sulla superstizione e sulla magia.
-
-[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato
-schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira
-III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e
-in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil.
-Beroald. sen. Carmina_.
-
-[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà
-una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente
-pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende
-seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale.
-
-[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le
-promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla
-città. Cfr. sopra pag. 107.
-
-[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118.
-
-[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello,
-_Parte_ II, _Nov._ 47.
-
-[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che
-l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel
-tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.
-
-[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e
-p. 625 nella _Vita del Niccoli_.
-
-[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6.
-
-[179] Paul. Jov. _Elogia_.
-
-[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880);
-egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia
-faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem
-facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_.
-
-[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava
-un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200
-cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze
-aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si
-conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto
-sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor.
-fiorent._ III, p. 86.
-
-[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_
-di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino
-_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I
-Caratteri_.
-
-[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti
-esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze
-essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del
-Lasca.
-
-[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_
-I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli,
-e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con
-damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127.
-
-[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25.
-
-[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto,
-secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua
-morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si
-esprime nel principio del «Convito».
-
-[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura
-e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno
-rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In
-esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si
-sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle
-corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli
-giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni
-letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei
-dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì
-come lingua ufficiale.
-
-[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18.
-
-[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in
-Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.
-
-[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse
-adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di
-ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso
-(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano
-molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in
-derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel
-Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31.
-
-[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè
-abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima
-in mille punti.
-
-[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici
-vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo
-di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo
-per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto
-di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di
-Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522)
-si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga
-dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua,
-e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche
-vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in
-Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro
-secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.
-
-[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla
-_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le
-Novelle.
-
-[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo,
-il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la
-questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo.
-
-[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire
-del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio
-Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici.
-
-[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo
-_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in
-Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e
-la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta
-società). Cfr. pag. 114.
-
-[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica
-genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. —
-I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere
-minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società
-in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. —
-Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel
-convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I,
-cap. 30.
-
-[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici
-del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_.
-
-[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309.
-
-[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II,
-10, 34, 55, III, 17, ecc.
-
-[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il
-Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_,
-III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21.
-
-[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno
-dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una
-parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più
-in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno
-spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli
-è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce
-in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè
-carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro
-sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_.
-
-[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul
-principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L.
-I.
-
-[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.
-
-[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione
-di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500
-(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente:
-dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia
-in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque
-praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare,
-equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut
-declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis
-hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis
-Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra
-i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di
-legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e
-35: delle arti dei ginnasti.
-
-[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere
-nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva
-esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del
-dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava
-anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in
-pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno
-ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2,
-p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S.
-Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia
-non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il
-cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino
-dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini
-cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208.
-
-[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che
-accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi
-il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo
-XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav.
-antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica
-alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano
-fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi
-il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia
-alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente
-di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta
-una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De
-vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce
-una singolare eccezione in proposito.
-
-Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo
-si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione
-comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano
-anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i
-suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il
-compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali)
-erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo)
-mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo
-_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e
-segg.
-
-[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non
-sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un
-Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III,
-27.
-
-[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. —
-Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di
-Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità
-del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di
-celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione,
-trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il
-cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima
-incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia.
-
-[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori
-raccoglievano anche libri musicali.
-
-[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari
-(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico
-già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri,
-fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze,
-_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X
-abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual
-passione aveva anche Pietro primogenito.
-
-[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41.
-
-[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile
-e raro per dilettanti fuori d'Italia.
-
-[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio
-Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro
-tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione
-dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit.
-_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola
-non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto
-propriamente detto.
-
-[215] Scardeonius, l. c.
-
-[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come
-la quinta o la sesta.
-
-[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo
-studio delle arti figurative.
-
-[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di
-Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._
-XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande
-_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento
-anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio
-aveva scritto il Decamerone.
-
-[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi
-moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam
-ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut
-te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia
-et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi
-nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532.
-
-[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e
-segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch.
-Stor. Append._ II, p. 250.
-
-[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano
-a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo
-sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe
-inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si
-dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano,
-non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso
-molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel
-Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa
-del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina.
-
-[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero
-apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune
-fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II,
-_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27.
-
-[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III,
-_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di
-una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e
-innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille
-altri autori».
-
-[224] Bandello, II, 51, IV, 16.
-
-[225] Bandello, IV, 8.
-
-[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi,
-_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7.
-
-[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel
-calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del
-resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è
-enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.
-
-[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182
-e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al
-quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol.
-II, p. 37.
-
-[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un
-punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica,
-che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno
-l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando
-e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della
-famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse:
-nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe
-(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._)
-
-In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di
-sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap.
-VII, Str. 42) stabilisce questo principio;
-
- Sol gli asini si ponno bastonare,
- Se una tal bestia fussi, patirei.
-
-[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar
-ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case
-di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle
-rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_.
-
-[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato
-come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma.
-
-[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.
-
-[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca
-di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno
-ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr.
-anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV.
-(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.).
-
-[234] Giov. Villani, VIII, 70.
-
-[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). —
-Corio, fol. 417, 421.
-
-[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in
-terzine.
-
-[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli
-Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray
-prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie
-di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate
-da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor.
-Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433.
-
-[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle
-metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla
-porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore
-(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure,
-non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_.
-XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare
-la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre
-potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.
-
-[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19.
-
-[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del
-secolo XV.
-
-[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_
-del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della
-caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua
-casa. Cfr. vol. I, pag. 350.
-
-[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap.
-49.[243]
-
-[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto,
-che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere
-una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso
-Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed
-una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel
-quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il
-resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa
-abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di
-Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una
-collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno
-dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di
-voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno
-dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli
-veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16
-Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_.
-
-[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad
-a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461
-(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le
-statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per
-lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste
-durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza
-dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III.
-Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_
-di Nic. Lauckmann.
-
-[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero
-trarne partito.
-
-[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_,
-Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le
-rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833.
-— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione
-di Pathelin.
-
-[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli
-di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva
-con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi
-vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p.
-53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel
-1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.
-
-[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82.
-
-[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg.
-_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_.
-
-[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione
-di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva
-macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della
-Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il
-card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino
-il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v.
-Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.
-
-[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella
-crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.
-
-[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p.
-383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere
-di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con
-ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere
-di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma
-rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come
-il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg.
-
-[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767.
-
-[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36.
-
-[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed.
-Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.
-
-[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa
-pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_.
-presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.
-
-[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea
-vedere_.
-
-[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.
-
-[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che
-lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per
-alludere al nome del papa, Silvio.
-
-[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII,
-col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi
-spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono,
-insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. —
-E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si
-loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di
-caccia.
-
-[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro
-usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento
-di Pio II nel 1459.
-
-[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._
-II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I,
-pag. 63 e 69.
-
-[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile
-fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza
-dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto
-rappresentare «l'età dell'oro».
-
-[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_.
-
-[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17.
-
-[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg.
-
-[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle
-feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di
-pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in
-Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491.
-Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233.
-
-[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La
-descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.
-
-[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.
-
-[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5
-marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche
-cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche
-Mythologie_.
-
-[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. —
-Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di
-Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.
-
-[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119.
-
-[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119.
-
-[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus
-Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo
-timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni.
-Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.
-
-[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver
-assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano
-Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima
-ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la
-Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch.
-Stor._ III, p. 305.
-
-[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina
-196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di
-Alfonso a Napoli.
-
-[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260.
-
-[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e
-segg.
-
-[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di
-figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate
-eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli
-equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito
-del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo
-palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col.
-909, ad a. 1490.
-
-[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia
-nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi
-le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti
-a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si
-veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal
-des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360.
-
-[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.
-
-[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118
-e segg.
-
-[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251.
-
-[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza
-importantissima nel suo genere.
-
-[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_.
-
-[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una
-ruota s'ebbe per sinistro augurio.
-
-[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47.
-
-[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si
-chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei
-_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.
-
-[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V,
-foli 28.
-
-[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. —
-Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. —
-Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat.
-XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ —
-Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV,
-col. 384.
-
-[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima.
-Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.
-
-[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211.
-
-[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano
-ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del
-palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.
-
-[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_,
-Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII,
-p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una
-parte principale nella formazione di queste feste.
-
-[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere
-più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la
-Francia e la Spagna.
-
-[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._
-
-[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo
-attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France
-nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).
-
-[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere
-inedite_, vol. I).
-
-[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo),
-la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente
-conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1
-e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il
-_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di
-quel poema.
-
-[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57.
-
-[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè
-Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di
-accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica
-del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso
-dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della
-vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in
-quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana.
-
-[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et
-ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.
-
-[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I,
-pag. 147 e segg.
-
-[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de
-Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda
-osservazione psicologica.
-
-[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_
-XVI, I, p. 415).
-
-[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7.
-
-[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464.
-
-[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837.
-
-[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono,
-oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI,
-_str._ 83, pag. 104 e segg.
-
-[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74.
-
-[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come
-estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum,
-amans justitiae_.
-
-[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una
-forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza
-della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima.
-
-[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante
-il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180.
-
-[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto
-in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch.
-Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi
-alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era
-un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo.
-
-[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che
-il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela
-l'adulterio.
-
-[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.
-
-[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4.
-
-[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso
-il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il
-fatto potrebbe costar la testa all'assassino.
-
-[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_,
-L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede
-il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca
-di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili,
-appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli
-dimentica affatto di dircelo.
-
-[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim.
-
-[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa
-risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del
-1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.
-
-[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è
-fortunatissimo anche nel campo d'amore.
-
-[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la
-guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo
-fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee
-d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova,
-Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in
-ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.
-
-[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna,
-ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di
-persone.
-
-[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis
-vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le
-cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi)
-_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte
-da B. Cellini I, 70.
-
-[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni
-degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori
-fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere.
-
-[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso
-Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg.
-
-[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956.
-
-[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione
-si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte
-dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed.
-Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore,
-che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa
-attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.
-
-[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9.
-
-[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii
-II_, presso Murat. III, II, col. 988.
-
-[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti
-abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura,
-non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente
-ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene
-più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che
-vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e
-la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non
-era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. —
-Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti.
-_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in
-occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con
-sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si
-sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere
-avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si
-tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani
-VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480.
-
-[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il
-_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre
-all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai
-pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran
-romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde
-a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di
-Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere.
-
-[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli
-non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e
-di una continua superstizione astrologica.
-
-[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_.
-1425.
-
-[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338.
-
-[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia
-reso gravida anche la propria figlia e simili.
-
-[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata
-senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).
-
-[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le
-persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali
-prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli
-uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la
-dominazione straniera del secolo XVI.
-
-[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi
-già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e
-precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale
-riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed
-Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita
-del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_.
-
-[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi
-mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto
-trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via
-eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli
-menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte»
-fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di
-quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale
-vegg. in P. Giovio, p. 387.
-
-[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in
-dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu
-l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc.
-
-[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II,
-col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia,
-quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere
-ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua
-aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore
-assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua
-avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo
-derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo
-genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di
-idee allora si vivesse e si agisse.
-
-[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.
-
-[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_.
-
-[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà
-napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo,
-dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14.
-
-[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il
-Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32.
-
-[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere
-apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_.
-
-[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_.
-
-[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di
-Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche
-coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben
-essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore
-domenicano.
-
-[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.
-
-[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo
-è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della
-vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e
-segg., citato già a pag. 92.
-
-[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato
-ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori
-restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina,
-Vitae Pontiff. p. 311.
-
-[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I.
-
-[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125.
-
-[356] Per vero molto incostante.
-
-[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco,
-cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg.
-specialmente la 57.
-
-[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362.
-
-[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san
-Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad
-un tale spediente.
-
-[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno
-della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di
-benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro,
-dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in
-simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con
-queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava
-oltre il vero_.
-
-[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli
-trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano
-le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di
-quando era venuto.
-
-[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel
-loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.
-
-[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10.
-
-[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr.
-Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._
-presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI,
-col. 898.
-
-[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865.
-
-[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819.
-
-[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice:
-canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni,
-quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di
-Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve
-incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile
-emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_
-accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al
-giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si
-raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per
-abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.
-
-[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e
-segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24.
-
-[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo
-contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che
-essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.
-
-[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra
-esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto
-distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari,
-III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi
-arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.
-
-[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto.
-
-[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto
-espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si
-può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno
-strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò
-una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c.
-pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu
-forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag.
-597, 626, 631, 637, 647.
-
-[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor.
-bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De
-viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo
-una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.
-
-[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei
-Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa
-intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno
-(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto
-sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa
-sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina:
-_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem
-pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam
-ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria
-pereat_.
-
-[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna
-distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo
-riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno
-come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per
-causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin
-dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di
-magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi,
-quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua
-per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17.
-Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti
-questuanti di Apulejo.
-
-[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431.
-
-[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
-
-[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la
-tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva
-voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione
-e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).
-
-[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei
-monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a
-Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).
-
-[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti
-poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei
-francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523,
-1526, 1529.
-
-[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112.
-
-[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali
-di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. —
-Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º
-Firenze, Le Monnier).
-
-[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto
-restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere
-comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi
-mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei
-fiorentini.
-
-[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano
-donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla
-Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.
-
-[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro)
-_altrimenti che col fuoco_.
-
-[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso
-Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.
-
-[387] Col titolo: _De rusticorum religione_.
-
-[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil
-genere.
-
-[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama:
-
- Ista superstitio, ducens a Manibus ortum
- Tartareis, sancta de religione facessat
- Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.
-
-Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca
-contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita
-di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese
-spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati
-adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si
-parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen.
-Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto
-più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una
-pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov.
-_Histor_. XXI, 8.
-
-[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i
-nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di
-_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo
-senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate.
-
-[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.
-
-[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla
-schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che
-vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.
-
-[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex,
-ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc.
-
-[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un
-bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte.
-— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il
-Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum
-habita est_.
-
-[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno
-dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.
-
-[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._
-
-[397] Matteo Villani, III, 15 e 16.
-
-[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente
-in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente
-conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a
-razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi
-del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era
-sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie
-lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da
-Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la
-santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198.
-
-[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto
-nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse
-l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa
-specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata
-Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario
-può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san
-Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia
-settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente
-permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_.
-III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta
-la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di
-sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518).
-
-[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni,
-_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra,
-che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni
-rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti
-nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno:
-
- Nunc autem, postquam penitus natura Satanum
- Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,
- Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos
- Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;
- Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum
- Marmora, et aeternae decora immortalia famae....
-
-[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De
-sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del
-preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai
-disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere
-favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.
-
-[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S.
-Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc.
-
-[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_,
-p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione
-speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656.
-
-[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti
-di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).
-
-[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente
-il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio
-lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.
-
-[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa
-pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos
-postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl.
-Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei
-Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni
-eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed
-eccitarle a penitenza.
-
-[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.
-
-[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.
-
-[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle
-dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a
-Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV,
-col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso
-Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la
-sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo
-compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il
-cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi
-nella mente degli uomini futuri_.
-
-[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800.
-
-[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
-
-[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della
-Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De
-rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno
-di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco.
-
-[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi
-che la cosa era disposta _con gran misterio_.
-
-[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326,
-386, 401.
-
-[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star
-bene con Iddio_, dice l'annalista.
-
-[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di
-Perugia.
-
-[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma
-evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai
-preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.
-
-[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo»
-pag. 110.
-
-[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si
-poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.
-
-[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio,
-_Nov._ 46, 48, 49.
-
-[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la
-religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una
-lacuna.
-
-[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e
-segg. Cfr. str. 141 e segg.
-
-[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg.
-
-[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine.
-
-[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio,
-nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg.
-121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta
-per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di
-pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag.
-246).
-
-[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo
-anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia
-spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni
-prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed.
-Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam
-in aerem evanescere, in auras affluere_.
-
-[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro
-di Lucrezio.
-
-[428] _Inferno_, VII, 67-96.
-
-[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei
-pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV,
-156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.
-
-[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col.
-532.
-
-[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre
-quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX.
-
-[432] Paul. Jovii _Elogia liter._
-
-[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi
-le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc.
-
-[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la
-filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia.
-
-[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si
-miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._
-
-[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di
-nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da
-osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa
-beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto
-vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta
-quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel
-deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli
-portò i zoccoli_.
-
-[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L.
-III c. 13.
-
-[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915.
-
-[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato
-con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II,
-IV, c. 154, nota.
-
-[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.
-
-[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611.
-
-[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_.
-
-[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno
-degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è
-scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag.
-201 e nota.
-
-[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.
-
-[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909:
-_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae
-rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim
-praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia
-stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come
-quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti.
-In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per
-mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista,
-doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa.
-
-[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._
-
-[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli
-angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più
-serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o
-il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_.
-
-[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18.
-
-[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti
-quivi ritualmente prescritti.
-
-[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p.
-598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag.
-51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio,
-presso Murat. XX, col. 1017.
-
-[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato
-Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude
-ad un astrologo della città.
-
-[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare
-che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei
-professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella
-Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed.
-Bossi, V, pag. 283.
-
-[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale
-e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov.
-Villani, VI, 81.
-
-[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era
-_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto
-IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.
-
-[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco
-Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione
-pubblicò molti segreti del Papa.
-
-[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247.
-
-[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien
-menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di
-Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si
-dice tedesco di nazione.
-
-[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro
-secondo.
-
-[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro
-Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria
-miseria.
-
-[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro,
-quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora
-nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva
-provare, se la predizione era vera.
-
-[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il
-figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita
-al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV,
-II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il
-medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia
-annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed
-in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_.
-
-[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in
-Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso
-Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco
-Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo
-meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413.
-
-[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto
-vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._
-presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di
-spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_,
-Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I.
-
-[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov.
-Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol.
-I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del
-più tardo medio-evo.
-
-[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli,
-_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che
-promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro
-sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva
-suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli
-talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del
-Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi
-da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove
-aveva insegnato, tornava a Forlì.
-
-[466] Matteo Villani, XI, 3.
-
-[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come
-onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.
-
-[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_.
-
-[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II,
-col. 1617.
-
-[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi,
-_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche
-in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la
-mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con
-segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305.
-
-[471] Azario, presso il Corio, fol. 258.
-
-[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un
-astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al
-sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna,
-«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue
-cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento
-della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal
-des Ursins ad a. 1396.
-
-[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel
-1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine
-cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde.
-
-[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12.
-
-[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause,
-e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato
-qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli
-dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso
-del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5.
-
-[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV;
-secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium
-naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che
-noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_.
-
-[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_):
-_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro
-entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis
-Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163).
-
-[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi
-citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra
-aver pensato ugualmente.
-
-[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro
-dottrine.
-
-[480] Giov. Villani, III, I, X, 39.
-
-[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.
-
-[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931),
-quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a
-questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista,
-cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor
-conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI,
-67.
-
-[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è
-visibile una credenza almeno nei pronostici.
-
-[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII.
-
-[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il
-suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a
-scribendo deterruisse videatur_.
-
-[486] _De rebus coelestibus_.
-
-[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria
-di Dante nel principio del «Convito».
-
-[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera
-a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226,
-dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al
-Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude,
-che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.
-
-[489] _Ricordi_, l. c. N. 57.
-
-[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio
-all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).
-
-[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le
-profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta
-in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177.
-
-[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208.
-
-[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514.
-
-[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515;
-cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello
-scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S.
-Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la
-testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto.
-
-[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_
-presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio
-concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371.
-
-[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al
-Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso
-all'astrologia.
-
-[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c.
-53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente
-accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole
-ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione
-delle sorti che vi vanno connesse.
-
-[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20.
-
-[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir
-dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr.
-Rabelais, _Pantagruel_, III, 10.
-
-[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo
-_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le
-lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47.
-Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che
-egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri
-nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX,
-col. 1016.
-
-[501] Parte II, _Nov._ I.
-
-[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante,
-il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo
-dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii;
-e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di
-contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.
-
-[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467.
-L'amministratore morì di spavento.
-
-[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._
-
-[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de'
-Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.
-
-[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non
-rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in
-un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171
-(vol. I, p. 282).
-
-[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che
-intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi
-di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I
-particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58.
-
-[508] Jov. Pontan. _Antonius_.
-
-[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando
-di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La
-legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero
-encantatione d'immundi spiriti a nuocere._
-
-[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag.
-532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_.
-
-[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum
-potens._
-
-[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI
-non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena
-scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate,
-tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L.
-III, cap. 9.
-
-[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10.
-
-[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65.
-
-[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se
-il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero
-se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo
-dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_
-VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto
-Pompeo.
-
-[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis
-desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso
-di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare
-affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di
-un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come
-la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi
-delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto
-processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto
-dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase
-delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che
-in allora nuovamente si riprodussero.
-
-[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.
-
-[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per
-esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12.
-
-[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._
-III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897,
-parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine
-dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses
-cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei
-veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor.
-arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che
-getta gli altri frequentatori sulla pubblica via.
-
-[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle
-streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono
-distesamente tutte le loro ribalderie.
-
-[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane
-apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano
-certe _malìe_.
-
-[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152.
-
-[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa,
-_De occulta philosophia_, cap. 39.
-
-[524] _Septimo Decretal_. l. c.
-
-[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.
-
-[526] Ibid. IX, 201 e segg.
-
-[527] Ibid. X, 770 e segg.
-
-[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti
-sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche
-teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri
-(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa
-sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI).
-
-[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera
-_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni
-d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della
-prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue
-teorie al Sacco di Roma del 1527.
-
-[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse
-mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440),
-il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in
-Italia neanche un lontano riscontro.
-
-[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella
-«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto
-dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti
-pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono
-aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio
-Turon. VIII, 33.
-
-[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14.
-
-[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III,
-1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante,
-_Inferno_, XIII, 146.
-
-[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119,
-una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra
-con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam
-se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem
-virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche
-questa del destino.
-
-[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli
-_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte
-amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p.
-43.
-
-[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam
-Petrum, Anacletum et Linum imitatus_.
-
-[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione
-ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron.
-Petershusanum_, I, 13 e 16.
-
-[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena.
-
-[539] Bandello, III, _Nov._ 52.
-
-[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni
-giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare
-di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. —
-Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide,
-Phantas._ XVIII.
-
-[541] Benv. Cellini, I. c. 64.
-
-[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini,
-il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e
-simili sciocchezze».
-
-[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella
-Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A
-questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato,
-col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e
-regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso
-volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran
-turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è,
-come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo
-scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di
-Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della
-vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese
-Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso
-del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di
-Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel
-lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi.
-
-[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex
-florent. codicibus_, Tom. II).
-
-[545] Di questa specie particolare di superstizione molto
-diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco
-nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60.
-
-[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_.
-
-[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti.
-
-[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non
-conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato
-alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare
-il suo oroscopo.
-
-[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_.
-
-[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie
-della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_,
-cap. 57, 52.
-
-[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122.
-
-[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque
-fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più
-vivacità e _ab irato._
-
-[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag.
-286 e seg.
-
-[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub
-voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. —
-Macaroneide, Chant._ XII.
-
-[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta
-riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione
-di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.
-
-[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg.
-— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p.
-122, _Vita di Piero di Cosimo_.
-
-[557] Jov. Pontan. _Charon_.
-
-[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II.
-
-[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino,
-_Venezia_, L. XIII, p. 243.
-
-[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260.
-
-[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8.
-
-[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8.
-
-[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo:
-_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro
-dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle
-anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone
-X_, ed. Bossi, II, p. 288.
-
-[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan.
-_Pharsal_, IX, sul principio.
-
-[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).
-
-[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le
-opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli
-uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra,
-debitamente sieno date le stelle_.
-
-[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109.
-
-[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio
-dello scultore Nicolò dell'Arca:
-
- Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant
- Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.
-
-(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912).
-
-[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi.
-
-[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei
-quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io
-sarei stato l'uomo più infelice del mondo.
-
-[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2.
-
-[572] _Del governo della famiglia_, p. 114.
-
-[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa
-parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota):
-
- «Dii. quibus tam Coryciùs venusta
- Signa, tam dives posuit sacellum,
- Ulla si vestros animos piorum
- Gratia tangit,
- Vos jocos risusque senis faceti
- Sospites servate diu; senectam
- Vos date et semper viridem et Falerno
- Usque madentem.
- At simul longo satiatus aevo
- Liquerit terras, dapibus Deorum
- Laetus intersit, potiore mutans
- Nectare Bachum».
-
-[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg.
-
-[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a
-suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._
-178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_.
-
-[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad
-Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_.
-
-[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la
-cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII,
-p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso
-Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il
-Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le
-altre poesie qui nominate.
-
-[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo
-_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere
-specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso
-deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più
-spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo:
-i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306
-nota) ne formano come il complemento.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***
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- La civiltà del secolo del Rinascimento vol. II, di Jacob Burckhardt
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-<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA CIVILTÀ
-<span class="smaller">DEL SECOLO</span>
-DEL RINASCIMENTO
-<span class="smaller">IN ITALIA<br /><br />
-VOLUME II.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">LA CIVILTÀ</span><br />
-<span class="xx-small">DEL SECOLO</span><br />
-DEL RINASCIMENTO<br />
-<span class="xx-small">IN ITALIA</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-SAGGIO<br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="x-large">JACOPO BURCKHARDT</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="small">TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA<br />
-DAL PROFESSORE</span><br />
-<span class="large">D. VALBUSA</span><br />
-con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore
-</p>
-
-<p class="pad1">
-VOLUME II
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="small">IN FIRENZE</span><br />
-<span class="large">G. C. SANSONI, EDITORE</span><br />
-1876
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p>
-
-<h2 id="parte4">PARTE QUARTA
-<span class="smaller">SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">Viaggi degli Italiani.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono
-il progresso, raggiunto un alto grado di sviluppo
-individuale ed educati alla scuola dell'antichità, gli Italiani
-si volgono ora alla scoperta del mondo esteriore
-e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte.
-Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne
-ora i progressi, che più convenientemente dovrebbero
-riserbarsi ad una trattazione speciale.
-</p>
-
-<p>
-Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane
-regioni noi non possiamo permetterci qui che alcune
-considerazioni generali. Le Crociate aveano aperto agli
-Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, e risvegliato
-dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera.
-Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto
-si sia collegato con lo spirito d'investigazione scientifica
-o si sia posto del tutto al servigio di quest'ultima; ma
-non v'ha dubbio che ciò accadde in Italia assai per tempo
-e in modo più largo e compiuto, che non in qualsiasi
-altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani aveano
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-preso una parte molto diversa da quella degli altri
-popoli d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali
-in oriente; e da tempo immemorabile il Mediterraneo
-aveva svolto negli abitatori delle sue rive tendenze
-affatto speciali, per cui avventurieri nel senso
-nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole,
-diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente
-famigliarizzati con tutti i porti orientali del Mediterraneo,
-accadde invece che i più intraprendenti si sentissero
-portati ad abbracciare la vita nomade e vagabonda dei
-viaggiatori arabi, che vi s'incontravano dappertutto,
-avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più
-o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi
-involti nelle correnti del mondo mongolico e
-furono portati sempre più innanzi sino ai piedi del gran
-trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico noi troviamo
-assai per tempo singoli Italiani associati a questa
-o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora
-sin dal XIII secolo trovarono le Canarie,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e genovesi
-pur furono quelli, che nello stesso anno 1291,
-quando appunto andava perduta Tolemaide, ultimo avanzo
-dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che si
-conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-sotto questo riguardo adunque Colombo non fu il
-solo, ma il più grande in una schiera numerosa di Italiani,
-che navigarono in mari remoti al servizio delle
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già
-colui, che casualmente approda pel primo ad un paese,
-ma chi, dopo averlo cercato, lo trova, e se costui soltanto
-raccoglie la gloria di tutti gli sforzi de' suoi predecessori
-e acquista il diritto di portar pel primo la
-parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando
-anche si volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo
-in qualsiasi spiaggia, rimarranno pur sempre il popolo
-scopritore per eccellenza durante tutto il periodo ultimo
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla
-storia speciale delle scoperte. Ma non per questo verrà
-mai meno l'ammirazione dovuta alla grandiosa figura
-del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un nuovo
-continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè
-dire: il <i>mondo è poco</i>, la terra non è così grande, come
-si crede. Mentre la Spagna dava all'Italia un Alessandro
-VI, l'Italia dava alla Spagna un Colombo: poche
-settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio 1503),
-questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera
-agli ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai
-leggere senza un senso di profonda commozione. E in
-un codicillo, datato da Valladolid nel 4 maggio 1506, lascia
-egli «alla sua diletta patria, la repubblica di Genova»,
-quel libro di preghiere, che gli fu regalato da
-papa Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto
-nel carcere, nelle lotte e in ogni specie di avversità».
-Si direbbe quasi che con ciò il grand'uomo avesse avuto
-in mira di diffondere un ultima aureola di perdono e di
-pace sull'abborrito nome dei Borgia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto
-ai viaggi degli Italiani, ci si impone altresì, per l'indole
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-del nostro lavoro, rispetto allo sviluppo che ebbe presso
-di loro l'esposizione dei dati e delle dottrine geografiche,
-ossia riguardo alla parte, che essi presero al progressivo
-allargarsi della cosmografia. Ma anche un semplice
-confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli
-mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili.
-Dove, fuori d'Italia, alla metà del secolo XV,
-avrebbesi potuto trovare in un uomo solo tante cognizioni
-geografiche, statistiche e storiche, quante si riscontrano
-in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto
-larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro
-cosmografico, ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli
-egli descrive con sempre uguale maestria paesi,
-città, costumi, industrie prodotti, condizioni politiche e
-costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla
-fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che
-ha attinto dai libri si nota generalmente una certa fiacchezza
-e quasi perplessità. Anche il breve schizzo,<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che
-egli ci dà di una vallata del Tirolo, dove Federigo III
-gli conferì una prebenda, non lascia senza osservazione
-nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela
-nel suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva
-e comparativa, quale soltanto poteva avere un
-connazionale di Colombo, nutrito di buoni studi. Mille
-altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò che egli
-vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso
-a darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo
-e il tempo la domandavano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-il voler distinguere con precisione ciò che si deve riguardare
-come un portato degli studi dell'antichità da ciò,
-che è da ascrivere al genio speciale degli Italiani. Essi
-considerano e trattano le cose di questo mondo da un
-punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere
-esattamente gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia
-un popolo semi-antico e perchè le loro condizioni politiche
-ve li predispongono; ma non sarebbero così rapidamente
-giunti ad un tal grado di maturità, se gli antichi geografi
-non avessero già loro additato la via. Incalcolabile
-da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie
-italiane già esistenti sullo spirito e sulle tendenze
-dei viaggiatori e degli scopritori. Anche il semplice
-dilettante di una scienza, quale, ad esempio, sarebbe
-Enea Silvio, se per un momento lo si volesse collocar
-tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino
-prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il
-nuovo terreno indispensabile di una opinione pubblica
-prevalente, di un preconcetto favorevole ad una impresa.
-Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo dello scibile sanno
-valutare tutta l'importanza del servigio, che con ciò vien
-reso agli arditi loro concepimenti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Le scienze naturali in Italia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa.
-Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia:
-i serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo
-delle scienze naturali, noi non possiamo far altro che
-rinviare il lettore ai trattati speciali, fra i quali non ci
-è nota che l'opera evidentemente troppo superficiale e
-dogmatica del Libri.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> La contesa sulla priorità di singole
-scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo
-del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è
-possibile che sorga un uomo, il quale, fornito di una
-cultura assai limitata, per irresistibile impulso si getta
-in braccio all'empirismo e, per una felice disposizione
-naturale, fa progressi maravigliosi. Tali furono Gerberto
-di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù,
-si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere
-del loro tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima
-dello scopo, che avevano in vista. Una volta squarciato
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-il velo dell'errore, tolto il fascino delle tradizioni, e dell'autorità
-delle scuole e superato quel religioso terrore
-che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono
-d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa
-quando lo spirito d'osservazione e d'investigazione della
-natura è privilegio speciale di un popolo intero, e conseguentemente
-lo scopritore non è nè minacciato, nè
-condannato al silenzio, ma può anzi contare sul consenso
-e sul favore universale. E in tali condizioni pare
-essersi trovata appunto allora l'Italia.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> Non senza orgoglio
-i naturalisti italiani additano le prove e gl'indizi,
-pei quali non si può dubitare dell'empirismo di Dante
-nello studio della natura.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Intorno a certe singole scoperte
-o priorità nella menzione di speciali fenomeni, che
-essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio;
-ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso
-dinanzi alla grande potenza di osservazione, che
-traluce da tutte le sue immagini e similitudini. Più
-assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse appariscono
-in lui desunte dalla vita reale tanto della natura,
-che dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice
-studio di ornamento, ma per porgere un'idea quanto più
-sia possibile adeguata di ciò che vuol dire. Nell'astronomia
-poi egli dà prove di cognizioni affatto speciali,
-quantunque non si debba disconoscere che molti di quei
-passi del suo gran poema che ora destano stupore, in
-allora fossero intesi universalmente. Dante infatti, senza
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-tener conto della sua erudizione, si fonda sopra un'astronomia
-popolare molto diffusa al suo tempo e che gli
-Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato
-già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere
-e del tramontare delle costellazioni non è oggidì più
-necessaria per l'uso introdotto degli orologi e dei calendari,
-e con essa andò perduto anche tutto quell'interesse,
-che il popolo era solito di prendere per tanti altri fatti
-astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli
-insegnamenti per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che
-Dante non sapeva, che cioè la terra si gira intorno al
-sole; ma, fatta eccezione degli uomini della scienza,
-l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo
-alla più completa indifferenza.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali
-deviò poscia l'astronomia, non provano nulla contro le
-tendenze empiriche degli Italiani d'allora; esse non furono
-che attraversate e vinte per un momento dalla
-smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di
-questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo
-a studiare il carattere morale e religioso della
-nazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era
-mostrata quasi sempre assai tollerante, ed anche contro
-la schietta investigazione della natura essa non procedette
-mai con rigore, se non quando le accuse — vere
-o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e
-di negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso.
-Ma la questione, che importerebbe risolvere, sarebbe
-propriamente di sapere sino a qual punto ed in quali
-casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte i francescani,
-abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia
-abbiano continuato a condannare, sia per connivenza
-verso i nemici degli accusati, sia per tacita avversione
-contro lo studio della natura in generale e più specialmente
-poi contro ogni esperimento scientifico. Quest'ultimo
-caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe
-pressochè impossibile l'addurne le prove. Ciò che può
-aver cagionato nel nord simili persecuzioni, l'opposizione
-ostinata del sistema ufficiale della scienza fisica accettato
-dagli scolastici contro i novatori, come tali, non potrebbe
-quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si sa
-che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV)
-non cadde vittima che dell'invidia collegiale di un altro
-medico, che lo accusò presso l'Inquisizione di eresia e di
-magia,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> ed altrettanto si può supporre anche rispetto al
-suo contemporaneo padovano, Giovannino Sanguinacci,
-perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma
-questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio.
-Per ultimo non bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani,
-come inquisitori, non ebbero mai tanta potenza,
-come nei paesi settentrionali; sì i tiranni, che le repubbliche
-più d'una volta nel secolo XIV diedero prove tali
-di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice
-investigazione della natura, ma molte altre cose
-ben più rilevanti andarono impunite. Ma quando, col secolo
-XV, l'antichità prevalse in tutti i rapporti della vita,
-la breccia aperta nel vecchio sistema s'allargò in favore
-d'ogni specie di indagine profana, con questo però che
-l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-allo studio empirico della natura.<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> In mezzo a ciò si risveglia
-pur sempre qua e là di nuovo l'Inquisizione e
-punisce o manda al rogo qualche medico, perchè bestemmiatore
-e negromante, nè, in tali casi, si può mai
-dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto
-motivo della condanna. Ma, anche in onta a tutto questo,
-sul finire del secolo XV l'Italia con Paolo Toscanelli,
-Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era senza paragone
-il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di
-scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si
-riconoscevano suoi discepoli, non esclusi nemmeno il
-Regiomontano e il Copernico.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso
-alle scienze naturali si ha anche nello zelo, con cui
-si cercò assai per tempo di mettere insieme delle collezioni
-per lo studio comparativo delle piante e degli animali.
-Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto di essere
-stata la prima a possedere orti botanici, sebbene
-parrebbe che in sulle prime essi non esistessero che con
-intenti di pratica utilità, e d'altronde sia anche discutibile
-il vanto di priorità, ch'essa si arroga. Senza paragone
-più importante invece è il fatto, che tanto i principi,
-quanto i ricchi privati, nel mettere insieme i loro giardini
-di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far
-collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di
-specie diverse. Così nel secolo XV il magnifico giardino
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-di villa Careggi dei Medici ci vien dipinto pressochè
-come un orto botanico,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> ricco di innumerevoli specie di
-alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo
-XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio
-nella campagna romana,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> non lungi da Tivoli, dove erano
-siepi di rose d'ogni specie, alberi d'ogni sorta, piante
-fruttifere di tutte le possibili varietà e un grande orto
-con venti specie di uve. Qui evidentemente si ha qualche
-cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali
-universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini
-di tutti i castelli e dei conventi degli altri paesi
-d'occidente: oltre ad una cultura assai progredita delle
-piante fruttifere pei vantaggi che se ne ritraggono, si
-vede un interesse speciale per le piante in sè medesime,
-per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia
-dell'arte c'insegna come solo più tardi questa passione
-delle collezioni fece luogo alle esigenze del gusto architettonico
-pittoresco.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non
-si può immaginare scompagnato da uno spirito superiore
-d'osservazione. Il facile trasporto dai porti meridionali
-ed orientali del Mediterraneo e le condizioni favorevoli
-del clima italiano rendevano possibile l'acquisto delle
-maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando
-in quando ne facevano i Sultani.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> L'animale preferito
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-tanto nelle repubbliche, che nei principati è di regola
-il leone, anche se non figuri nel loro stemma, come era
-appunto il caso di Firenze.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Le tane, dove si tenevano
-rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in prossimità
-di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze;
-quelli di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio.
-Infatti questi animali si adoperavano talvolta per l'esecuzione
-delle sentenze capitali in affari politici,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e tenevano
-inoltre vivo nel popolo un certo rispettoso spavento.
-Di più, il loro contegno si aveva in conto di un misterioso
-pronostico: la loro fecondità si riguardava come
-un segno d'imminente prosperità generale, ed anche
-Giovanni Villani non crede di derogare alla propria dignità
-notando di avere assistito di persona al parto di
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-una leonessa.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> I lioncelli usavasi di regalarli alle città
-e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio
-al valore.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei
-leopardi, pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito
-domatore.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Borso da Ferrara faceva combattere i suoi
-leoni con tori, orsi e cinghiali.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>
-</p>
-
-<p>
-Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti
-di necessario lusso, in parecchie corti principesche dei
-veri serragli. «Alla magnificenza di un gran, signore,
-scrive Matarazzo, s'appartiene di possedere cavalli, cani,
-muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì buffoni,
-cantanti e bestie feroci».<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Il serraglio di Napoli al tempo
-di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni
-del monarca di Bagdad, a quanto sembra.<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Filippo Maria
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-Visconti possedeva non solo dei cavalli, che vennero pagati
-500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, e pregiatissimi
-cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire
-da diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi
-uccelli da caccia, che avea fatto raccogliere in tutto il
-settentrione, non gli costava meno di 3000 ducati d'oro
-ogni mese.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Emanuele il grande, re di Portogallo, sapeva
-bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando
-gli mandò un elefante ed un rinoceronte.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> E per tal
-modo si veniva ponendo le basi della scienza zoologica
-e della botanica.
-</p>
-
-<p>
-Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi
-dall'allevamento delle razze cavalline, delle quali quella
-mantovana di Francesco Gonzaga passava per la prima
-d'Europa.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> L'uso di attribuire un pregio speciale a certe
-razze è certamente tanto antico, quanto l'arte del cavalcare,
-e la produzione artificiale di razze ibride deve
-essere stata comune specialmente sin dal tempo delle
-Crociate; ma, quanto all'Italia, la conquista dei premi
-nelle corse, che si davano in qualunque città di qualche
-importanza, era il movente più efficace per cercarvi la
-produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma
-celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-gl'infallibili corridori di questa specie, ma, oltre a ciò,
-anche i più nobili cavalli da battaglia, e in generale
-cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti a gran signori,
-si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga
-teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e
-d'Irlanda, nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e,
-per avere quest'ultime, egli coltivava costantemente
-l'amicizia dei Gransultani. Tutte le varietà furono quivi
-tentate per produrre quanto più si potesse di eccellente
-e di perfetto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma a questo tempo non mancò neanche quello che
-si direbbe un serraglio d'uomini: il celebre cardinale
-Ippolito de' Medici,<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> figlio bastardo di Giuliano duca di
-Nemours, manteneva nella strana sua corte una schiera
-di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti
-ed erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la
-razza, alla quale appartenevano. Qui infatti si vedevano
-incomparabili volteggiatori di puro sangue moresco tolti
-alle regioni settentrionali d'Africa, arcieri tartari, lottatori
-negri, palombari indiani e turchi, che tutti insieme,
-specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale.
-Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535),
-questa turba svariata ne portò a spalle la salma da Itri
-a Roma, e al lutto generale della città per la perdita
-di un signore così liberale confuse le sue nenie funebri,
-espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime
-gesticolazioni.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani
-nello studio delle scienze naturali e della varietà
-e ricchezza dei prodotti della natura in generale, non
-sono che cenni imperfettissimi del molto di più, che potrebbe
-dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore,
-sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto
-di lasciare in questa parte del suo libro; ma egli non
-esita a confessare che di molte delle opere speciali, che
-potrebbero abbondantemente riempirla, non ha potuto
-vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il
-Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea
-Silvio e le sue descrizioni.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche
-un'altra maniera di accostarsi alla natura, ed in un
-senso affatto particolare. Gli Italiani sono i primissimi
-fra i moderni, che intravidero e gustarono il lato estetico
-del paesaggio.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo
-e complicato svolgimento della cultura, e la sua origine
-è assai difficile da rintracciare, in quanto che un sentimento
-segreto di questa specie può esistere da lungo
-tempo, prima che si manifesti nella poesia e nella pittura
-e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo.
-Presso gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si
-restrinsero alla rappresentazione di tutto il ciclo della
-vita umana, prima di passare e descrivere quella della
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-natura, e quest'ultima rappresentazione rimase pur
-sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che,
-da Omero in poi, in un numero grandissimo di espressioni
-e di versi apparisca evidente l'impressione sempre
-più forte, che la natura veniva facendo sull'uomo. Più
-tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro signorie
-sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con
-sè una naturale predisposizione a sentire altamente il
-lato spirituale della scena campestre, e quand'anche il
-Cristianesimo le abbia costrette per un certo tratto di
-tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, nei laghi
-e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti
-falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo
-stadio di transizione fu presto assai da esse superato.
-Egli è un fatto che ancora nel colmo del medio-evo,
-intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento
-schietto e profondo del mondo esteriore, che si
-manifesta chiaramente nei canti dei menestrelli delle diverse
-nazioni.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Da essi traspare un vero entusiasmo pei
-fenomeni più semplici, quali l'apparir della primavera
-e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi.
-Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i
-loro personaggi, i crociati, che pur corsero tanta parte
-di mondo, in quei canti quasi non figurano più come
-tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio ci descrive
-con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature
-dei guerrieri, non è che imperfettissima nella
-descrizione dei luoghi, e il grande Volframo di Eschenbach
-ci dà appena un'immagine sufficiente della scena,
-nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante
-d'ogni paese abitasse o avesse visitato e conoscesse
-perfettamente migliaja e migliaja di castelli situati nelle
-posizioni le più pittoresche. Anche nelle poesie degli
-<i>scolari vaganti</i> (v. pag. 235) manca il senso della
-prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre
-invece le cose vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza
-di colorito, che non se ne trova riscontro in nessun
-menestrello della Cavalleria. Infatti dove trovare
-una descrizione della foresta d'amore simile a questa,
-che noi crediamo di un poeta italiano del secolo XII?
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Immortalis fieret</p>
-<p class="i01">Ibi manens homo:</p>
-<p class="i01">Arbor ibi quaelibet</p>
-<p class="i01">Suo gaudet pomo:</p>
-<p class="i01">Viae myrrha, cinnamo</p>
-<p class="i01">Fragrant et amomo —</p>
-<p class="i01">Conjectari poterat</p>
-<p class="i01">Dominus ex domo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da
-lungo tempo monda e purificata da ogni influsso di potenze
-soprannaturali. San Francesco d'Assisi nel suo Inno
-al sole loda il Signore non per altro, che per la creazione
-delle luci del cielo e dei quattro elementi.
-</p>
-
-<p>
-Ma le prove più convincenti della profonda impressione
-esercitata dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano
-con Dante. Egli ci ritrae al vivo in poche linee
-non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar della marina
-sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar
-le selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-coll'unico intento di goder grandiose prospettive<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, uno
-dei primi o il primo forse, dopo i poeti antichi, che abbia
-sentito la bellezza di tali spettacoli. Il Boccaccio lascia
-indovinare, più che non descriva egli stesso, quanta sia
-l'impressione che fanno su lui le scene della natura;
-tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere
-qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che,
-se non altro, avrà esistito nella sua fantasia.<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> Con coscienza
-poi ancor più compiuta il Petrarca, uno dei
-primi uomini perfettamente moderni, mostra l'importanza
-delle grandi scene della natura per un anima sensitiva.
-Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le
-letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco
-della natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi
-<i>Tableaux de la nature</i> i quadri descrittivi più perfetti
-che esistano, Alessandro Humboldt, non s'è mostrato del
-tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, anche
-dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche
-cosa da aggiungere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si
-vuole che a lui si debba la primissima carta d'Italia,<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> — e
-nemmeno ripetè semplicemente quanto avevano
-detto gli antichi,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> ma il vero aspetto della natura trovò
-nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli
-spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale
-occupazione: associando l'una cosa coll'altra, s'intende
-assai facilmente quel desiderio di solitudine erudita, che
-lo incatena a Valchiusa ed altrove, e le sue fughe periodiche
-dal suo secolo e dal mondo.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> Gli si farebbe un
-gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa potenza
-descrittiva della natura si volesse inferire in lui una
-certa mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso
-golfo della Spezia e di Porto Venere, per esempio,
-ch'egli innesta sulla fine del sesto canto dell'«Africa»,
-e che non fu mai fatta da nessuno nè degli antichi, nè
-dei moderni,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non è, a dir vero, niente più che una semplice
-enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che
-risulta dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare
-l'importanza pittoresca di un sito dalla sua utilità.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-In occasione della sua dimora nei boschi di Reggio,
-l'improvviso spettacolo di un grandioso paesaggio agisce
-talmente su lui, che egli continua una poesia da lunghissimo
-tempo interrotta.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> Dove però il suo entusiasmo
-raggiunge il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte
-Ventoux, non lungi da Avignone.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Un vago desiderio di
-godere un ampio orizzonte s'esalta in lui sino al punto
-di una vera passione alla lettura accidentale di quel
-passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo
-di Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma.
-Egli pensa fra sè: come non sarà da scusare in un giovane
-di condizione privata ciò che non si biasima nemmeno
-in un vecchio re? Infatti il salire alle cime di un
-monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza
-inaudita a quanti lo circondavano, nè certo era il caso
-di pensare a trovar amici o conoscenti che lo accompagnassero.
-Il Petrarca non prese adunque con sè che il
-minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in
-avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre
-con costoro avea cominciato già la salita, un vecchio
-pastore lo scongiurava di tornar sui suoi passi: aver
-egli pure, un cinquant'anni innanzi, fatto un simile tentativo,
-ma non averne riportato altro, fuor che le membra
-rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno
-essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non
-si lasciano atterrire per questo, e tra indicibili stenti
-s'avanzano ognor più, sinchè si trovano colle nuvole
-sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli è vero
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno
-ad una descrizione della prospettiva che si apre
-loro dinanzi; ma ciò non accade già perchè il poeta sia
-rimasto freddo e insensibile a quella vista, bensì invece,
-perchè l'impressione fu troppo forte in lui. In quell'altezza
-solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti i fantasmi
-e le follie della sua vita passata: egli si rammenta
-come per l'appunto dieci anni prima era partito ancor
-giovane da Bologna, e volge uno sguardo d'ansioso desiderio
-all'Italia; per ultimo apre un libriccino, che s'era
-preso a compagno di quel viaggio, le confessioni di S. Agostino,
-e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel
-passo del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini
-se ne vanno attorno e ammirano l'altezza dei monti e
-l'ampiezza dei mari e il romorio dei torrenti e il corso dei
-pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di sè medesimi».
-Suo fratello, al quale egli legge queste parole,
-non sa comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente
-il libro e se ne stia meditando in silenzio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio
-degli Uberti nella sua cosmografia,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> scritta in versi
-rimati (v. vol. I, pag. 240), descrive la vasta prospettiva
-che si gode dal monte Alvernia, con quella freddezza
-che è propria d'un geografo e di un antiquario,
-ma al tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue
-il testimonio oculare. Egli deve però aver ascese
-cime ancora più elevate, perchè conosce fenomeni, che
-non si possono osservare se non a più di 10,000 piedi
-sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento
-degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-guarisce il suo mitico duce, Solino, con una spugna intrisa
-in una particolare essenza. Del resto, non v'ha dubbio
-che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, delle
-quali pure egli parla,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> non sono che prette finzioni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri
-della scuola fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk,
-strappano interamente alla natura il suo velo e ne rubano
-la vera immagine. Ma il loro paesaggio non si ferma lì,
-nè è soltanto una naturale conseguenza del loro sforzo
-di presentare in generale un riflesso della realtà; esso
-ha già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè
-tuttavia in modo ancora convenzionale. L'influenza
-di questo paesaggio su tutta l'arte occidentale è innegabile,
-e non poterono quindi non risentirla anche gli
-artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo
-genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò
-a distoglierli dalla via, che s'erano tracciata essi stessi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche in questo riguardo, come nella cosmografia,
-la voce di Enea Silvio è una delle più autorevoli del
-tempo. Quand'anche non si volesse tenere alcun conto
-di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti a
-confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine
-di quel tempo e della sua cultura spirituale si
-trovi così viva ed intera, e che assai pochi altresì s'accostarono,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-al pari di lui, al tipo normale dell'uomo del
-Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, anche
-dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai
-con piena giustizia sino a che si porranno a base del
-giudizio le lagnanze della Chiesa tedesca defraudata, colpa
-le di lui oscillazioni, del tanto invocato Concilio.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-</p>
-
-<p>
-Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per
-essere stato il primo non solamente a sentire la magnificenza
-del paesaggio italiano, ma anche a descriverla
-sin nelle più minute particolarità con vero entusiasmo
-(v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana
-meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe
-in modo speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare
-i suoi ozi nella migliore stagione dell'anno in escursioni
-campestri più o meno lunghe. Ora almeno la podagra,
-di cui era affetto da lunghissimo tempo, non gli era più
-un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva
-trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano
-quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta
-della natura e dell'antichità e appassionato pei
-modesti, ma eleganti edifizi, apparirà quasi un santo. Ed
-egli stesso nello splendido e vivace latino de' suoi Commentari
-ci ha lasciato la più veridica testimonianza di
-quanto in tali piaceri si sentisse felice.<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto
-quello di qualsiasi uomo moderno. Egli si sente rapito in
-una specie di estasi dinanzi alla grandiosa magnificenza
-della scena, che si gode dal più alto dei monti Albani, il
-monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia del territorio
-a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello
-sino all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese
-che contiene le rovine delle antichissime città, coi profili
-dei monti dell'Italia di mezzo, con le grandiose foreste
-tutto all'intorno verdeggianti nelle pianure e coi
-laghi delle montagne, che l'illusione fa credere vicini.
-Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che
-sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti
-di ulivi, con la prospettiva delle lontane foreste e della
-valle del Tevere, dove brulicano d'ogni parte i castelli
-e le piccole borgate poste lungo le sponde del fiume.
-Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a Siena
-colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina
-è la sua patria, e ad esso quindi si volgono con
-predilezione speciale le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo
-altresì nel rilevare le più minute particolarità
-pittoresche, come, per esempio, quando descrive quella
-lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, e che
-è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate
-da vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia,
-dove tra gli scogli verdeggiano perpetuamente le
-quercie, rallegrate del continuo dal canto dei tordi».
-Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi,
-seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi,
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-egli sente che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un
-poeta, egli è certamente questo «segreto asilo di Diana».
-Spesse volte si sa aver egli tenuto il concistoro e fatta
-la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto quegli
-antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli
-ulivi, sedendo su un verde prato o presso il zampillo di
-qualche fontana. Alla vista di una gola montuosa, che
-si va restringendo e sulla quale arditamente si stende
-in arco un ponte, si risveglia immediatamente in lui il
-suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta,
-che non lo interessi vivamente colla perfezione e specialità
-caratteristica, che le è propria: i campi azzurri
-di lino mollemente ondeggianti, il giallo della ginestra
-che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi di qualsiasi
-specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli
-sembrano miracoli di natura.
-</p>
-
-<p>
-Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata,
-dove salì nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa
-infocata rendevano assolutamente inabitabile la pianura.
-A metà dell'altezza del monte, nell'antico convento longobardo
-di S. Salvatore, fermò egli colla Curia la sua
-residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul dirupato
-pendio, si domina tutta la Toscana meridionale
-e si veggono in lontananza le torri di Siena. Egli non
-salì sino alle più alte cime del monte, ma vi salirono i
-suoi seguaci, ai quali si unì anche l'oratore veneziano,
-e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra addossati
-l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche
-popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran
-lontananza, oltre il mare, le due isole di Corsica e di
-Sardegna.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> In quella deliziosa frescura, all'ombra delle
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-annose querce e de' castagni, sul verde smalto dell'erba,
-dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun insetto
-o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì
-più felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni
-determinati, egli cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-<i>novos in convallibus fontes et novas inveniens
-umbras, quae dubiam facerent electionem.</i> — In tali
-circostanze gli accadde anche una volta di vedere la
-caccia che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu
-visto fuggire sul monte difendendosi del suo meglio colle
-unghie e colle corna. Sulla sera il Papa soleva sedere
-nel piazzale del convento dal lato che prospetta la valle
-del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli ragionamenti.
-I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare,
-riferivano che alle falde del monte il caldo era
-insopportabile, e che la campagna arsa e deserta rendeva
-immagine di un vero inferno, al cui paragone il
-monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi
-una dimora di paradiso.
-</p>
-
-<p>
-In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione
-od influenza antica. E, ammesso anche che gli antichi
-abbiano anch'essi sentito a quel modo, certo è che
-le poche espressioni di qualche scrittore, che Pio può
-benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser
-quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo
-entusiasmo.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il secondo periodo di splendore, che sul finire del
-secolo XV e sul principiare del XVI ebbe la poesia italiana
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-accanto alla latina, che era pur sempre in fiore,
-ci somministra prove in gran numero della forte impressione
-prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a
-convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel
-tempo. Ma vere descrizioni di grandiosi prospetti campestri
-non s'incontrano quasi mai, appunto perchè e la
-lirica e l'epopea e la novella avevan ben altro a fare
-in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano
-i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente
-possono, e senza tirarli, col mezzo di lontananze
-e di prospettive, a contribuire all'effetto,<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che deve uscir
-tutto intero dai personaggi e dall'azione. Questo sentimento
-sempre crescente della natura trova un'espressione molto
-più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi e di lettere.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>
-Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra
-il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso
-s'è imposto: nelle novelle non mai una parola più del
-necessario per designare i luoghi, dove si compiono gli
-avvenimenti;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> nelle dediche invece, che precedono ciascuna
-novella, ampie e particolareggiate descrizioni dei
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i dialoghi
-e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover
-nominare l'Aretino,<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> come colui che forse fu il primo a
-descrivere minutamente qualche splendido effetto di luce
-e di ombre nelle ore del tramonto.
-</p>
-
-<p>
-Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare
-intreccio di vita sentimentale con graziose pitture
-di scene naturali, quasi altrettanti quadretti di genere.
-Tito Strozza descrive (intorno al 1480) in una elegia
-latina<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> la dimora della sua innamorata: una vecchia casetta,
-rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi
-dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una
-cappella assai malconcia dalla violenza delle piene del
-Po, che vi scorre in vicinanza: poco lungi di là la casa
-del cappellano, che coltiva i suoi sette magri jugeri di
-terreno con una coppia di buoi presi a prestito. Queste
-non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno
-tra gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto
-sentimento moderno, al quale, sulla fine di questa parte
-del nostro lavoro, troveremo far degno riscontro una altrettanto
-semplice e schietta descrizione della vita campestre.
-</p>
-
-<p>
-Ora si suol dire comunemente che anche i grandi
-maestri tedeschi dei primi anni del secolo XVI seppero
-talvolta rappresentare egregiamente tali scene naturali,
-come fece, per esempio, Alberto Durer nella celebre sua
-incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore,
-cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi
-quadri in via complementare e accessoria, ed altro che
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-un poeta, avvezzo di solito a spaziare nelle idealità o
-a vivere artificialmente nella mitologia, discenda nella
-realtà per un intimo impulso suo proprio e senta il bisogno
-di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo,
-tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre,
-sta tutto in favore dei poeti italiani.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Scoperte sull'uomo.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Espedienti psicologici; i temperamenti.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-A queste vittorie riportate nel campo della natura
-la civiltà del Rinascimento aggiunge un servigio ancor
-più segnalato, la scoperta e la rappresentazione dell'uomo
-in tutto ciò, che ne costituisce l'intima essenza e le manifestazioni
-esteriori.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo,
-un forte e completo sviluppo dell'individualità; poi guida
-l'individuo al riconoscimento di questo stesso elemento
-sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. Lo sviluppo
-della personalità è essenzialmente legato alla coscienza,
-che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue
-questi grandi fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza
-esercitata dall'antica letteratura, appunto perchè il modo
-di riconoscere e di rappresentare l'individualità e di sceverarla
-da ciò che vi ha di comune in tutti gli uomini,
-riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza
-di riconoscimento non sia un privilegio esclusivo dell'epoca
-e della nazione.
-</p>
-
-<p>
-I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove,
-saranno pochi. Se mai in altre parti di questo lavoro,
-qui principalmente noi ci accorgiamo di essere entrati
-nel pericoloso sentiero delle divinazioni, e sappiamo benissimo
-che non a tutti parrà sufficientemente provato
-quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi
-crediamo di scorgere nella storia della vita morale dei
-secoli XIV e XV. Questo lento e successivo apparire
-dello spirito di un popolo è tal fenomeno, che ad ogni
-osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi.
-Al tempo spetta di vedere e di giudicare.
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito
-umano non cominciò dall'andare in traccia di una psicologia
-teoretica, — in tal caso avrebbe bastato quella di
-Aristotele, — ma dal prendere a punto di partenza l'osservazione
-dei fatti e la loro classificazione. L'indispensabile
-corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei quattro
-temperamenti in connessione col dogma allora universalmente
-ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi
-implacabili elementi si mantengono, da tempo immemorabile,
-come qualche cosa di inesplicabile nella mente
-dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti pregiudicato
-il grande progresso universale. Certamente
-parrà cosa strana il vederli tirati in campo in un'epoca,
-nella quale oggimai non soltanto l'osservazione paziente
-ed esatta, ma l'arte stessa e la poesia, portate all'ultima
-perfezione, furono in grado di rappresentar tutto l'uomo
-tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale,
-quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità.
-E non sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-esempio, vediamo un osservatore, del resto assai perspicace,
-attribuire bensì a Clemente VII un temperamento
-melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio giudizio
-a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento
-collerico-sanguigno.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E lo stesso ci accade
-quando leggiamo che a Gastone di Foix, al vincitore di
-Ravenna, di cui abbiamo il ritratto dipinto da Giorgione
-e la statua scolpita dal Bambaja, e che oltre a ciò ci
-vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce un temperamento
-<i>saturnio</i>.<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Non vi ha dubbio che chi usò tali
-espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche
-cosa di preciso e di determinato; ma le categorie,
-alle quali si attenne per manifestare la propria opinione,
-sono pur sempre quelle già viete e bizzarre di un altro
-tempo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Rappresentazione dell'elemento spirituale
-nella poesia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante e la sua «Vita
-nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e
-dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della
-tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi
-e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea
-romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il
-Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto
-e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso
-come antitesi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Nel campo della libera rappresentazione dello spirito
-ci si fanno incontro per primi i grandi poeti del secolo
-XV.
-</p>
-
-<p>
-Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei
-due secoli precedenti noi ci facciamo a raccogliere le
-gemme le più preziose, avremo un complesso di splendide
-divinazioni e singole pitture d'affetti, che a prima
-vista potranno far parere assai disputabile il primato,
-cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle
-produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo
-col suo poema «Tristano ed Isolda» ci offre il
-quadro di una passione, che ha dei tratti che non moriranno
-mai. Ma queste gemme nuotano in un mare di
-convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-lontane dal dare una completa rappresentazione obbiettiva
-dell'uomo interiore e delle sue potenze morali.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva
-nella poesia cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi
-trovatori. Furono questi che crearono la <i>canzone</i> propriamente
-detta, la quale nelle loro mani procede artificiosa
-e stentata, al pari di qualsiasi canto dei menestrelli
-settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il
-solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione
-sociale alla quale appartiene il poeta.
-</p>
-
-<p>
-Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un
-avvenire proprio e speciale della poesia italiana, e che
-non si possono al tutto riguardare come prive di una
-certa importanza, specialmente se la questione sia soltanto
-di pura forma.
-</p>
-
-<p>
-Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante),
-che nelle canzoni rappresenta la solita maniera dei trovatori,
-derivano i primi <i>versi sciolti</i> che si conoscano,<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>
-e in questa apparente assenza di forme trovasi espressa
-d'un tratto una vera e reale passione. È una volontaria
-rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza
-che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî
-più tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi
-ancora colla pittura a tempra, dalle quali sono banditi
-i colori e l'effetto risulta soltanto dal movimento delle
-ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur
-tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano
-il primo passo verso un indirizzo del tutto nuovo.<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del
-secolo XIII, una delle molte forme ritmiche rigorosamente
-ripartite in strofe, che l'occidente allora inventò,
-va diventando per l'Italia la forma normale prevalente:
-il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il numero
-dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>
-sino a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo.
-Questa è la forma, nella quale da principio si fonde
-ogni elevato pensiero lirico e contemplativo e, più tardi,
-ogni concetto possibile, per guisa che i madrigali, le sestine
-e perfin le canzoni, accanto ad essa, non tengono
-più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si
-sono in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora
-sul serio, di questo inevitabile modello, di questo letto
-di Procuste, che obbliga a torturare nelle morse de' suoi
-quattordici versi i pensieri e gli affetti. Ma non mancarono
-e non mancano tuttavia anche quelli, che amano
-invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per
-depositarvi vuote reminiscenze e oziose tiritere senza
-serietà e senza senso. Questo spiega perchè abbondino
-tanto i futili e cattivi sonetti e vi sia tanta penuria di
-buoni.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto
-sia stato un grande beneficio ed una vera fortuna per
-la poesia italiana. La chiarezza e la bellezza della sua
-forma, la necessità di elevare il concetto nella sua seconda
-metà, più intimamente legata insieme, la facilità
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo,
-e lo resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri.
-Nè certo essi lo avrebbero conservato ed usato in
-ogni secolo ed anche nel nostro, se avessero pensato diversamente.
-Chi oserà dire che ad essi mancasse la potenza
-di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando
-un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del
-sonetto fecero una delle principali forme della lirica italiana,
-accadde che anche moltissimi altri, forniti di belle,
-se non somme, attitudini, e che in altri generi più distesi
-della lirica avrebbero fatto naufragio, impararono
-necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere
-le loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale
-dei pensieri e degli affetti, quale non si ritrova nella
-poesia di verun altro popolo moderno.
-</p>
-
-<p>
-Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale
-italiano in una moltitudine di immagini molto
-spiccate e concise e nella stessa loro brevità straordinariamente
-efficaci. Se anche altri popoli avessero posseduto
-una forma convenzionale di questa specie, forse
-noi sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita
-intima; fors'anche avremmo in quadri nettamente delineati
-una serie di situazioni interne ed esterne e pitture
-vive e parlanti di passioni e di affetti, che indarno cerchiamo
-in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che
-non ha quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli
-Italiani si nota un progresso incontestato ed evidente
-pressochè dalla nascita del sonetto in poi; infatti ancora
-nella seconda metà del secolo XIII i <i>trovatori della transizione</i>,
-come furono detti recentemente,<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> costituiscono
-il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-e i poeti che risentono l'influenza antica: il sentimento
-semplice e vigoroso, l'energica dipintura delle situazioni,
-la precisione della frase e la serrata brevità della chiusa
-nei loro sonetti e in altre composizioni fanno già presentire
-imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti
-ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini,
-(1260-1270) respirano una passione, che si rassomiglia
-molto alla sua; altri ricordano quanto v'ha di più dolce
-nella sua lirica.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al
-sonetto, noi no 'l sappiamo, perchè le ultime parti del suo
-libro «Del volgare eloquio», nelle quali appunto voleva
-trattare delle ballate e dei sonetti, o non furono
-mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual
-tesoro di pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani
-versato e nel sonetto e nella canzone! E qual cornice
-non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! La prosa della
-«Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause
-che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno
-maravigliosa dei versi stessi e forma con questi un tutto
-armonico, nel quale regna il sentimento il più delicato
-e profondo. Aperto e sincero, egli mette in piena evidenza
-tutte le gradazioni, per le quali il suo spirito passò
-successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il
-tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte.
-Leggendo attentamente questi sonetti e queste
-canzoni e in mezzo ad esse quei maravigliosi frammenti
-del giornale della sua vita, si direbbe quasi che per tutto
-il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio speciale
-di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel
-primo, abbia osato affrontare il testimonio della propria
-coscienza. Di strofe artefatte si ha copia grandissima
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-anche prima di lui; ma egli solo è il primo vero artista
-nel pieno senso della parola, perchè è il primo a
-fondere scientemente un grande concetto in una forma
-perfetta. Qui si ha veramente una lirica soggettiva improntata
-della più schietta verità e grandezza obbiettiva,
-e ciò con sì armonico accordo, che tutti i popoli e tutti
-i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire e
-di scrivere.<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> E se talvolta dal tema è condotto ad uscir
-fuori di sè medesimo, e non può manifestare la potenza
-del suo sentimento se non da un fatto estrinseco a lui,
-come nei grandiosi sonetti <i>Tanto gentile</i> ecc. e <i>Vede
-perfettamente</i> ecc., egli sente tosto il bisogno di giustificarsene.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>
-In sostanza a questo genere appartiene anche
-il più bello di questi componimenti, il sonetto <i>Deh peregrini
-che pensosi andate</i> ecc.
-</p>
-
-<p>
-Anche se non avesse scritto la Divina Commedia,
-basterebbe questa storia intima della sua vita giovanile
-per far di Dante l'ultimo uomo del medio-evo e il primo
-del tempo moderno. È la vita dello spirito, che tutto ad
-un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si manifesta
-quale si sente.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il
-voler dire quante di simili manifestazioni s'incontrino
-nella Divina Commedia, e noi dovremmo seguire canto
-per canto l'intero poema, se volessimo metterne in evidenza
-i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non
-siamo in questa necessità, dappoichè la Commedia già
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-da lungo tempo è divenuta il libro prediletto di tutti i
-popoli occidentali. Il suo organismo e il concetto fondamentale
-appartengono ancora al medio-evo e non si legano
-colle nostre idee se non per un nesso di continuità
-storica; ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva
-d'ogni moderna poesia tanto per la sua ricchezza, come
-per l'alta sua potenza plastica nella rappresentazione
-dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e trasformazioni.<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>
-</p>
-
-<p>
-Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere
-che questa poesia abbia i suoi momenti di oscillazione
-e accenni anche per qualche mezzo secolo ad un apparente
-regresso: — ciò non ostante però il suo principio
-vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli
-XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito
-veramente originale e profondo vi si accosta, egli rappresenta
-da sè solo una potenza di gran lunga superiore
-a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta
-l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così
-facile a stabilire.
-</p>
-
-<p>
-Come nella storia italiana si vede ordinariamente la
-cultura (di cui la poesia è un elemento) precedere l'arte
-figurativa e contribuire essenzialmente a darle il primo
-impulso, così vediamo ora anche qui ripetersi il fatto
-identico. Ci volle più d'un secolo prima che il movimento
-intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura e
-nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse
-analoga a quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-nella vita artistica degli altri popoli<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e quale importanza
-possa avere in sè una tale questione, non è
-questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il fatto
-ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi
-al Petrarca, potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi
-di un poeta tanto universalmente conosciuto. Ma non
-bisogna accostarsi a lui con gl'intendimenti di un giudice
-inquisitore e andar rintracciando minutamente le
-contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori secondari
-oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè
-in tal caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la
-lettura de' suoi sonetti, e si perderà di vista il poeta
-per la smania d'imparar a conoscere l'uomo, come suol
-dirsi, nella sua «totalità».<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> E questo pur troppo è quanto
-a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare il cielo
-che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso
-quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la
-parte più preziosa della travagliata sua vita, da poche
-e sparse «reliquie» di questo genere s'è cercato di cucire
-insieme anche pel Petrarca una biografia, che potrebbe
-dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua però
-se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari
-degli uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-come hanno cominciato in Germania ed in
-Inghilterra, il banco degli accusati, sul quale egli è stato
-posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su cui saranno
-chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli
-uomini grandi.
-</p>
-
-<p>
-Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato,
-in cui il Petrarca imita sè stesso e continua a poetare
-alla sua maniera, noi ammiriamo in lui una copia straordinaria
-di concetti e di immagini, che s'aggirano tutte nel
-campo della spiritualità, descrizioni di momenti di ebbrezza
-o di abbandono, che debbono riguardarsi come
-al tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di
-lui ci accade di incontrarli, e che costituiscono appunto
-il suo merito principale dinanzi alla sua nazione e al
-mondo intero. Non sempre l'espressione è ugualmente
-schietta; e non è raro il caso che alle più delicate idealità
-si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha
-dello strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco
-di parole, qualche argomentazione che dà nel sofistico:
-ad ogni modo però la parte sana prevale di gran lunga
-su tutti questi difetti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati
-raggiunge talvolta una forza non comune di espressione
-nella pittura, che fa de' suoi sentimenti.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Il ritorno ad
-un luogo reso sacro da memorie amorose (son. 22), la
-melanconia primaverile (son. 33), la tristezza del poeta
-che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da lui
-trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto»
-egli ha descritto la forza purificante e rigeneratrice di
-amore, come nessuno avrebbe creduto doversi aspettare
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-dall'autore del Decamerone.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> E finalmente la sua «Fiammetta»
-è una grande e circostanziata analisi psicologica
-fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque
-non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile
-e d'immagini ed evidentemente padroneggiata qua e là
-dalla smania di sfoggiare in frasi lussureggianti, nonchè
-pregiudicata anche dall'innesto, inopportuno affatto, di
-allusioni mitologiche e di citazioni erudite. Se non andiamo
-errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo
-aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno
-ebbe l'impulso da questa.
-</p>
-
-<p>
-Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il
-libro quarto dell'Eneide, non sieno rimasti senza una
-grande influenza su questi e sugli Italiani venuti più
-tardi,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> è cosa che già s'intende da sè; ma ciò non impedisce
-minimamente che la sorgente del sentimento
-sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto
-questo aspetto li paragona coi loro contemporanei non
-italiani, troverà generalmente in essi la primissima e
-completa manifestazione dei sentimenti dell'Europa moderna.
-Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri
-uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari
-squisitezza e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-colla parola una più ricca e profonda cognizione
-dei sentimenti interni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno
-fatto se non cose del tutto mediocri nel campo della tragedia?
-Niun genere infatti sarebbe stato più acconcio a
-dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, ai pensieri
-ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere
-e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole,
-non ebbe anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo
-a caso in tal modo la domanda. Sta di fatto che
-con tutti i rimanenti teatri del nord gl'Italiani dei secoli
-XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere
-il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono
-farvi concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo
-religioso s'era spento in essi già da gran tempo,
-e perchè del punto astratto d'onore non si curavano
-che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti
-da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi
-a idolatrare e glorificare il principato, che per lo
-più era tirannico ed illegittimo presso di loro.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> La questione
-si restringe adunque unicamente al confronto col
-teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel
-breve periodo del suo massimo splendore.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto
-il resto d'Europa non fu in grado di produrre che un
-solo Shakspeare, e che genii simili non sono in generale
-se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si potrebbe
-anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche
-il teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-slancio potente, quando invece scoppiò la Contro-riforma
-e soffocò, d'accordo col dominio spagnuolo (diretto su
-Napoli e su Milano, e indiretto sul resto d'Italia), i più
-fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò miseramente
-isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo
-per un momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè
-spagnuolo o in vicinanza del Santo Uffizio a Roma, od
-anche nel suo stesso paese soltanto un pajo di decennj
-più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci si
-dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar
-libero il volo al suo genio. Il dramma perfetto, tardo
-figlio di ogni cultura, ha bisogno, per svolgersi, di tempi
-e condizioni affatto speciali.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito
-di ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte
-appositamente per difficultare o ritardare in allora un
-più perfetto sviluppo del dramma in Italia, e che non
-cessarono se non quando era già troppo tardi per poter
-rivaleggiare colle altre nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze
-fu il fatto, che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai
-per tempo assorbita di preferenza dalla parte decorativa
-della rappresentazione, per opera specialmente dei
-Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto l'Occidente
-le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende
-sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il
-principio del dramma e del teatro; ma l'Italia, come
-sarà dimostrato altrove, aveva messo nei Misteri un tale
-sfoggio di pompa artistica decorativa, che necessariamente
-l'elemento drammatico doveva restarne in buona
-parte sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni
-non si svolse neppure più tardi un genere
-poetico speciale, quali gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi un
-vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito
-parte, secondo le sue forze, alla magnificenza della
-decorazione, alla quale per l'appunto si era già troppo
-avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non senza stupore si
-legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione della
-scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali
-si andava contenti ad una semplice e grossolana
-indicazione dei luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe
-bastato a far preponderar la bilancia, se la rappresentazione
-stessa, parte colla magnificenza dei costumi,
-parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi,
-non avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della
-composizione.
-</p>
-
-<p>
-Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma
-e a Ferrara, si sieno rappresentate delle commedie di
-Plauto e di Terenzio, ed anche talora delle tragedie antiche
-(v. vol. I, pag. 320 e 342), ora in lingua latina ed
-ora in italiano; che le accademie sorte a quel tempo
-(v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni
-un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento
-anche nei loro drammi si sieno dati, più di
-quanto conveniva, alla imitazione di quei modelli, fu certamente
-un fatto, quanto vero, altrettanto pregiudicievole
-al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne;
-ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza
-maggiore di quella, che realmente hanno. Se
-non fosse sopraggiunta la Contro-riforma e con essa
-il dominio straniero, quello stesso svantaggio avrebbe
-potuto convertirsi perfino in un passo di più fatto sulla
-via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua
-volgare nella tragedia e nella commedia era stata
-omai, a gran dispetto degli umanisti, vinta definitivamente.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>
-Da questo lato adunque niun ostacolo avrebbe
-impedito alla più colta nazione d'Europa di sollevare il
-dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale
-rappresentazione della vita umana. Furono gli
-Inquisitori e gli Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani
-e che resero impossibile la riproduzione dei più
-veraci e sublimi contrasti, specialmente se allusivi alla
-vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi dobbiamo
-prendere in più vicina considerazione anche gli
-allegri Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo
-del dramma.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso
-di Ferrara con Lucrezia Borgia, il duca Ercole
-mostrò in persona a' suoi illustri ospiti centodieci costumi,
-che doveano servire per la rappresentazione delle commedie
-di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno
-di essi dovea servire due volte.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Ma che cosa era mai
-questo lusso di vestiti di seta e di cambellotto in paragone
-col corredo dei balli e delle pantomime, che si rappresentavano
-quali «Intermezzi» delle commedie plautine?
-Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso ad
-una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e
-che ognuno, durante il dramma, ardentemente li aspettasse,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-non si durerà fatica a comprenderlo, quando si
-pensi alla varietà ed al lusso, con cui venivano rappresentati.
-Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri romani,
-che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le
-loro armi secondo le più severe leggi dell'arte, danze
-di Mori portanti fiaccole accese, o di selvaggi che agitavano
-i cornucopia, dai quali usciva un'onda di fuoco,
-e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, che
-rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci
-di un dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano
-in veste da Pulcinella e si battevano l'un l'altro con
-vesciche di majale e simili. Alla corte di Ferrara non
-si dava mai una commedia senza il «suo» ballo (<i>la
-moresca</i>).<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491)
-la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione
-del primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza),
-se cioè qual pantomima con musica od invece qual vero
-dramma, non si sa con certezza.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> In ogni caso però è
-fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi superavano
-la composizione stessa: vi si vide infatti un
-ballo di giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi
-artificiali, che cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando
-la lira col plettro, accompagnava una canzone in
-lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo nell'intermezzo,
-una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava in
-campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito
-e con una pantomima rappresentante il giudizio di Paride
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-sull'Ida. Allora appena subentrava la seconda metà
-della commedia, nella quale erano frequenti le allusioni
-alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. Quando
-questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata
-nel cortile del palazzo ducale (1487), continuava
-a splendere, durante la rappresentazione, «un paradiso
-con stelle ed altre ruote», vale a dire probabilmente
-una illuminazione con fuochi d'artificio, che senza dubbio
-avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione del
-pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe
-stato se simili scene, innestate a forza nella composizione,
-fossero state rappresentate a parte, come forse usavano
-di fare altre corti. Delle sfarzose rappresentazioni promosse
-dal cardinale Pietro Riardo, dai Bentivogli di Bologna
-e da altri avremo occasione di discorrere, parlando
-delle feste in genere.
-</p>
-
-<p>
-Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto
-in uso universalmente, nocque in modo speciale allo
-sviluppo della tragedia originale italiana. «In passato,
-scriveva Francesco Sansovino<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> intorno all'anno 1570,
-si rappresentavano, oltre alle commedie, anche alcune
-tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa.
-Attratti dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano
-da paesi vicini e lontani. Ma oggidì le feste
-che vengono allestite dai privati, hanno luogo appena
-fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè
-l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie
-ed altri allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al
-dire che la pompa ha aiutato ad uccidere la tragedia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni,
-tra i quali ebbe maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba,
-(1515), appartengono alla storia della letteratura.
-Ed altrettanto può dirsi della commedia più colta, di quella
-imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale lo stesso
-Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare.
-Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la
-trattarono il Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe
-in realtà potuto avere un avvenire, se il suo stesso contenuto
-non l'avesse condannata sin dalle prime a perire.
-Infatti questo era il più delle volte o estremamente immorale
-o rivolto a mordere singole classi di persone,
-le quali dal 1540 in avanti non parevano più disposte
-a lasciarsi offendere così pubblicamente. Se la pittura
-dei caratteri nella Sofonisba era stata sopraffatta dalla
-pomposa declamazione, qui invece era trattata con soverchia
-franchezza al pari della di lei sorella germana,
-la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane,
-se non andiamo errati, furono le prime ad essere
-scritte in prosa e imitate completamente dal vero; per
-questo non devono essere dimenticate nella storia della
-letteratura europea.
-</p>
-
-<p>
-L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta
-introdotto, continuò a mantenersi, e non mancarono anche
-più tardi numerose rappresentazioni di opere drammatiche
-antiche e moderne; ma esse non servirono omai
-ad altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso
-maggiore o minore, secondo i mezzi di chi le promoveva,
-e il genio della nazione se ne venne di mano in mano
-scostando, come da un genere troppo vero e volgare.
-Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali
-e le «opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto
-quei tentativi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nazionale non fu e non rimase che una specie, la
-<i>Commedia dell'Arte,</i> che non si scriveva, ma s'improvvisava
-sopra una tessera che si teneva dinanzi. Essa non
-giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, perchè
-aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti
-sapevano a memoria il carattere. Ma il genio della nazione
-inclinava talmente a questo genere, che anche in mezzo
-alla rappresentazione di commedie scritte gli attori si
-abbandonavano spesso ad una capricciosa improvvisazione,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>
-in guisa che qua e la si venne introducendo un
-genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero
-essere state le commedie rappresentate in Venezia
-dal Burchiello e poscia dalla compagnia di Armonio,
-Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed altri;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> del Burchiello
-si sa già che, a caricare il lato comico della rappresentazione,
-mescolava nel dialetto veneziano vocaboli greci
-e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno,
-fu quella adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il
-Ruzzante (1502-1542), le cui maschere stabili erano
-contadini padovani (Menato, Vezzo, Villora ed altri): egli
-soleva studiarne il dialetto, quando passava l'estate nella
-villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> A poco
-a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli
-avanzi delle quali il popolo italiano si compiace ancora
-oggidì: Pantalone, il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella,
-Arlecchino e così via. Certamente per la massima
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-parte esse sono assai vecchie, anzi non è impossibile che
-talune derivino dalle maschere delle antiche farse romane,
-ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie
-in una sola rappresentazione. Attualmente ciò non
-accade più così di leggeri, ma ogni grande città ha conservato
-almeno le sue maschere locali: Napoli il suo
-Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre
-Meneghino.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-</p>
-
-<p>
-Misero compenso invero per una grande nazione, che
-forse prima d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini
-a riprodurre nel dramma i momenti più importanti
-della sua vita. Ma ciò doveva esserle impedito per secoli
-da potenze nemiche, del predominio delle quali ella
-non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico
-degli Italiani, riconosciuto universalmente, non
-potè mai essere distrutto completamente, e colla musica,
-quando non potè con altro, l'Italia mantenne il suo
-primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi musicali
-crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma
-che le fu negato, può compiacersene a suo talento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura
-attendersi dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero
-maggiore, che si suol fare all'epopea romanzesca
-italiana, sta in questo, che l'invenzione e la pittura dei
-caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi.
-</p>
-
-<p>
-Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati,
-e fra gli altri quello che da tre secoli e mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-i poemi romanzeschi italiani continuano ad essere letti e
-ristampati, quando quasi tutta la poesia epica degli altri
-popoli non è divenuta oggimai che una semplice curiosità
-letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente
-dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e
-ammirano qualche cosa di diverso che non in quelle del
-settentrione? Ma in tal caso resterà sempre che i settentrionali
-debbano, almeno in parte, appropriarsi il modo
-di sentire degli Italiani per poter apprezzare il vero
-merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania
-vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di
-non sapervisi al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti
-che chi si facesse ad esaminare e giudicare il Pulci, il
-Bojardo, l'Ariosto e il Berni dal solo lato del nudo concetto,
-non giungerebbe ad intenderli mai perfettamente.
-Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che scrissero
-e cantarono per un popolo eminentemente artistico.
-</p>
-
-<p>
-I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti
-dopo il graduato e successivo spegnersi della poesia cavalleresca,
-parte sotto la forma di compilazioni e raccolte
-rimate, parte come romanzi profani. In Italia durante
-il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi
-due fatti; ma le rimembranze risorte dell'antichità vi
-crebbero giganti d'accanto e gettarono nell'ombra tutte
-le creazioni fantastiche del medio-evo. Vero è che il
-Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra
-gli eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche
-un Tristano, un Arturo, un Galeotto ed altri, ma non
-lo fa che brevemente e quasi alla sfuggita, come se si
-vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori posteriori
-di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per
-celia. Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e
-dalle sue mani essi passarono poscia di nuovo in quelle
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-dei poeti del secolo XV. Questi poterono ora concepire
-e trattare quella stessa materia da un punto di vista
-del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono
-nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da
-capo a fondo. Non si poteva infatti più pretendere da
-essi, che trattassero una materia così invecchiata con
-quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri
-tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro
-la fortuna di aver saputo riaccendere nei loro connazionali
-l'antico entusiasmo per un mondo fantastico già
-quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere che ipocriti,
-se vi si fossero accostati con quella venerazione,
-colla quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo
-nuovamente aperto alla poesia dell'arte. Il loro scopo
-principale pare essere stato quello di ottenere il più
-bell'effetto possibile in ogni canto per mezzo della recitazione;
-e nel fatto è anche vero, che questi poemi guadagnano
-moltissimo, quando vengano recitati a frammenti
-e con una leggera tinta d'ironia comica nella voce e
-nel gesto. Una pittura più profonda e completa dei
-caratteri non avrebbe contribuito gran fatto ad aumentare
-quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura
-desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè
-non ode sempre che un brano. Riguardo ai personaggi
-prescritti, l'animo del poeta si trova in una condizione,
-che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua cultura
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-umanistica protesta contro il carattere medievale dei
-medesimi, dall'altro però le loro lotte, quale riscontro
-ai tornei e all'arte della guerra allora in uso, richieggono
-una grande conoscenza della materia e un certo
-slancio poetico in chi scrive, ed una splendida attitudine
-in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali
-qualità che il poema stesso del Pulci<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> non giunge ad
-essere una vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione
-comica e franca de' suoi paladini ci tocchi assai
-spesso dappresso. Vero è che, accanto a ciò, egli pone
-un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e pur
-buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un
-battaglio di campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente,
-contrapponendo ad esso l'assurdo, e pur notevolissimo,
-mostro Margutte. Ma il Pulci non dà nessuna
-importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente
-e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue
-lo strano suo corso anche dopochè entrambi ne sono da
-lungo tempo scomparsi. Anche il Bojardo<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> conosce perfettamente
-i suoi personaggi e a suo talento li adopera
-sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi
-e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente
-condanna a sostener parti goffe e balorde.
-Ma il punto artistico, ch'egli tratta colla maggior serietà,
-al pari del Pulci, è pur sempre la descrizione vivacissima
-e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele di tutti gli
-avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto
-per canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi
-alla società che si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-ed altrettanto faceva il Bojardo nella corte di
-Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile l'immaginare
-a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca
-lode vi avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti.
-Naturalmente anche i poemi stessi nati in tal modo non
-costituiscono nessun tutto organico, e potrebbero senza
-inconvenienti essere del doppio più lunghi o più brevi
-che non sono: il loro organismo non è quello di un
-gran quadro storico, ma semplicemente di un fregio o
-di un magnifico festone, attorno al quale stanno disposte
-mille svariate figure. A quel modo che nelle figure e
-negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e
-neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde
-prospettive e varietà di piani, altrettanto se ne
-fa senza in questi poemi.
-</p>
-
-<p>
-La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle
-quali specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove
-sorprese, si burla di tutte le nostre definizioni scolastiche
-sull'essenza della poesia epica sin qui accettate. Per
-quel tempo essa era la più piacevole diversione dagli
-studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile per
-chi in generale agognava di arrivar ad una forma di
-poesia narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare
-una veste poetica alla storia dell'antichità non conduceva
-ad altro, fuorchè a quel fallace pensiero, sul quale si mise
-il Petrarca col suo poema «l'Africa» in esametri latini,
-e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi
-il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi
-sciolti, poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto
-alla lingua ed alla versificazione, ma in cui non si saprebbe
-dire se sia più maltrattata la storia o la poesia,
-per l'unione forzata alla quale entrambe furono costrette.
-E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo imitarono?
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca
-sono tutto quel di meglio che in questo genere potè ottenersi
-senza grave offesa al buon gusto; l'«Amorosa
-Visione» del Boccaccio, invece, non è altro che un'arida
-enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti in
-tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque
-sia l'argomento che trattano, con una barocca imitazione
-del primo canto di Dante, e si provvedono anch'essi
-di un duce allegorico, che deve tenere il posto
-di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il «Dittamondo»)
-si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo
-panegirico a Federigo da Urbino volle avere a compagno
-Plutarco.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> Ora da tutte queste false peregrinazioni distolse
-per l'appunto quell'epica poesia, che aveva a suoi
-rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e l'ammirazione
-con cui fu accolta, — e che forse, rispetto
-all'epica, non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano
-splendidamente quanto essa rispondesse ad un
-bisogno del tempo. Sia che queste creazioni incarnino o
-non incarnino in sè il concetto ideale della vera poesia
-epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo
-da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse
-rappresentano, in ogni caso, un'idealità esistente al loro
-tempo. Inoltre colle loro grandiose descrizioni di battaglie,
-che per noi sono la parte che più ci annoia, esse soddisfano,
-come s'è detto, ad una passione allor prevalente
-per la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente
-noi possiamo formarci una giusta idea,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nè più nè meno
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-come dell'alta stima, in cui allora era tenuta la schietta
-vivacità della descrizione o del racconto in generale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio
-più fallace, quanto se, per giudicare l'Ariosto, si
-andasse in cerca di caratteri nel suo «Furioso».<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Certo
-che anche essi non mancano qua e colà ed anzi vengono
-trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia mai
-essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto,
-ci perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile
-esigenza si collega con un desiderio assai più largo, al
-quale l'Ariosto non soddisfa nel senso del nostro tempo:
-da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe bramato
-in generale qualche cosa di più che le avventure
-di Orlando. Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato
-in un grande lavoro i più grandi conflitti del cuore
-umano, che avesse riprodotto le idee più sublimi del suo
-tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola si
-avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali,
-che s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto.
-Invece, egli procede al modo degli artisti d'allora e
-raggiunge l'immortalità astraendo dall'originalità nel
-senso moderno, lavorando ulteriormente sopra una tela
-di figure universalmente note e servendosi perfino degli
-elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual
-grado di perfezione si possa raggiungere anche procedendo
-in tal guisa, non è cosa che possa tanto facilmente
-intendersi da gente sfornita del senso dell'arte, e molto
-meno lo intenderà chi in ogni altra cosa si troverà più
-istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è «l'avvenimento»,
-fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-per tutto il grande poema. Per riuscire in tale
-intento egli ha bisogno non solo di essere dispensato dal
-dare un'impronta più spiccata ai caratteri, ma anche dal
-mantenere un più stretto legame fra le leggende che
-narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate e
-dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere
-tali da poter con uguale facilità apparire e sparire, non
-perchè lo richiegga l'indole loro speciale, bensì perchè
-lo vuole il poema stesso. Ma anche in un modo di comporre
-tanto slegato e irrazionale in apparenza egli trova
-e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non
-descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi
-sino a quel punto, nel quale possano fondersi armonicamente
-col procedere degli avvenimenti; e meno
-ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> mantenendo
-invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della
-vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo
-e reale. Il lato appassionato e sentimentale non emerge in
-lui mai dalle parole,<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> nemmeno nel celebre canto vigesimo
-terzo e nei seguenti, dove è descritta la pazzia di
-Orlando. Che gli episodi amorosi non abbiano mai in
-questa epopea un carattere lirico, è un merito di più
-del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili
-dal lato morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno
-talvolta in sè tanta verità e realtà, in onta anche a
-tutte le fantasticherie magiche e cavalleresche, che li
-circondano, che si crederebbe quasi scorgervi per entro
-casi ed avventure personali occorse al poeta stesso.
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-Conscio del proprio valore, egli ha poi innestate senza
-esitare nel poema molte allusioni relative al suo tempo
-e proclamatavi la gloria di casa d'Este col mezzo di
-evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle sue
-ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con
-moto sempre eguale e maestoso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama,
-Limerno Pitocco la parodia della Cavalleria entra in possesso
-di quei diritti, ai quali da tanto tempo agognava,<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>
-ma al tempo stesso coll'elemento comico e il suo realismo
-mostrasi necessariamente il bisogno di dare un'impronta
-più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe
-e alle sassate dell'infima plebe di una piccola città delle
-Romagne (Sutri) cresce il piccolo Orlando, predestinato
-evidentemente a divenire un coraggioso eroe, nemico di
-ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto millantatore. Il
-mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto dal
-Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui
-se ne va veramente in frantumi: l'origine e la personalità
-dei paladini vengono messe in aperta derisione,
-per esempio nel secondo canto, in occasione di un torneo
-d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle
-più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta
-una comica compassione per l'inesplicabile slealtà, che è
-tradizionale nella casa di Gano da Magonza, per la faticosa
-conquista della spada Durindana e simili, anzi la
-tradizione non gli serve in generale che come un campo
-opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci
-(talune assai belle, come quella sulla fine del capo
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-sesto), e oscenità. Accanto a tutto questo non manca
-qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e sotto questo punto
-di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, che
-l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione
-e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza
-per le eresie luterane che conteneva. La
-parodia, per esempio, è evidente quando (cap. VI, str. 28)
-la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino Guidone,
-dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi,
-da Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo
-l'Ariosto — gli Estensi. Può darsi che il mecenate stesso
-del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia rimasto del tutto
-estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata
-di Torquato Tasso la pittura dei caratteri è una
-delle particolarità meglio curate dal poeta, dimostra da
-sè quanto diverse fossero le idee che egli aveva intorno
-al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo
-prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente
-un monumento della Contro-riforma e del nuovo indirizzo,
-sul quale in questo frattempo era stata avviata la società.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Le Biografie.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi
-d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto
-Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani
-hanno avuto, primi fra tutti gli Europei, una decisa
-propensione e attitudine a descrivere esattamente l'uomo
-storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime ed esteriori.
-</p>
-
-<p>
-Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece
-dei tentativi notevoli di questo genere, e la leggenda,
-come compito permanente della biografia, dovette, almeno
-fino ad un certo grado, tener viva la tendenza e
-l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali dei conventi
-e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti
-abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico,
-come per esempio, di Meinwerk di Paderborn,
-di Gottardo di Hildesheim ecc., e di parecchi degl'imperatori
-tedeschi esistono descrizioni composte su modelli
-antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno tratti pregevolissimi:
-anzi queste e somiglianti <i>Vitae</i> profane costituiscono
-a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano
-se si volessero contrapporre le biografie scritte da Eginardo
-o da Radevico<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> a quella che di S. Luigi ci dà
-il Joinville, e che sola, per vero, merita di essere contrassegnata
-come la prima pittura caratteristica di un
-uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri
-come quello di S. Luigi sono in generale assai
-rari, e a ciò s'aggiunge anche la non comune fortuna,
-che un narratore veramente schietto e sincero sa in
-tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far emergere
-in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono.
-Da che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare
-il carattere di Federico II o di Filippo il Bello!
-Molte altre narrazioni, che poi sino all'uscire del medioevo
-si dànno per biografie, non sono propriamente che
-storia contemporanea e senza importanza alcuna per la
-caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive.
-</p>
-
-<p>
-Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici
-degli uomini più importanti è una tendenza prevalente,
-e quest'è appunto ciò che li contraddistingue dagli
-altri popoli occidentali, nei quali nulla di simile si riscontra,
-o solo casualmente e in circostanze affatto straordinarie.
-Questo senso assai sviluppato per l'individualità
-non può averlo in generale se non chi esce da una razza,
-che ne sia naturalmente dotata e che abbia portato lo
-sviluppo dell'individuo all'ultima perfezione.
-</p>
-
-<p>
-In stretta relazione colla passione universalmente prevalente
-per la gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge
-una scienza biografica compilatrice e comparata, che non
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-ha più bisogno di attenersi all'ordine dinastico o alla
-serie dei grandi dignitari ecclesiastici, come fanno Anastasio,
-Agnello e i loro successori od anche i biografi
-dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a
-descriver l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno.
-Quali modelli per questo scopo, oltre Svetonio, servono
-anche Cornelio Nepote e Plutarco (<i>viri illustres</i>), là dove
-quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di storia letteraria
-sembrano aver servito principalmente le biografie
-dei grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto
-il nome di Appendici allo Svetonio,<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> nonchè la vita di
-Virgilio del Donato, assai letta in allora.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni
-biografiche e le vite di uomini e di donne celebri, fu
-già altrove indicato (v. vol. I, pag. 199 e segg.). Esse
-tutte, quando non parlano di contemporanei, seguono naturalmente
-le narrazioni precedenti; il primo importante
-lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di
-Dante», scritta dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una
-certa precipitazione e dia spesso nell'enfasi, essa ci porge
-tuttavia una viva idea di ciò che v'era di straordinario
-nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine del secolo XIV,
-seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo Villani.
-Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi,
-medici, filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-di essi ancor vivi. Firenze in queste Vite è trattata come
-una famiglia di uomini d'ingegno, dove si notano particolarmente
-quei rampolli, nei quali lo spirito della casa
-si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei caratteri
-è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo
-e con una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue,
-e abbraccia molto abilmente sotto un solo
-punto di vista le qualità interne ed esterne di ciascun
-individuo. D'allora in poi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> i Toscani non hanno più cessato
-di considerare la pittura degli uomini come un affare
-di loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le
-caratteristiche più importanti degli Italiani dei secoli XV
-e XVI in generale. Giovanni Cavalcanti (nelle appendici
-alla sua «Storia fiorentina» anteriormente all'anno 1450)
-raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di sapienza
-politica e di valor militare, desumendoli tutti dal
-popolo fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari»
-dà pregevoli ritratti di illustri suoi contemporanei; anche
-recentemente è stato ristampato uno scritto suo giovanile,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>
-che contiene, si può dire, i lavori preparatorii
-per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto originali.
-A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie
-molto piccanti su taluni uomini della Curia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> del tempo
-posteriore a Pio. Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato
-più volte, e nel complesso come fonte storica esso
-va collocato sempre fra i più importanti, che possediamo,
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può
-certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un
-Niccolò Valori, un Guicciardini, un Varchi, un Francesco
-Vettori ed altri, dai quali la storiografia di tutta Europa
-ebbe forse, non meno che dagli antichi, norma e indirizzo.
-Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di
-parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono
-assai per tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E
-sta altresì di fatto che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e
-l'opera sua importantissima, noi mancheremmo forse ancora
-d'una storia dell'arte del settentrione e in generale
-dell'Europa moderna.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il
-primo posto sembra doversi concedere a Bartolommeo
-Fazio, oriundo della Spezia (v. vol. I, pag. 203 nota). Il
-Platina, nativo del cremonese, nella sua «Vita di
-Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro,
-la caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto
-speciale è dovuta a Piercandido Decembrio per la
-vita che ci ha lasciato dell'ultimo dei Visconti,<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> dove
-imita a larghi tratti Svetonio. Sismondi deplora che si
-sia impiegato tanto tempo e tanta fatica intorno a un
-tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad
-un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito
-perfettamente nel ritrarci con maravigliosa esattezza un
-carattere così doppio, come fu quello di Filippo Maria,
-e nel darci al tempo stesso un quadro delle circostanze,
-che prepararono accompagnarono e seguirono una tirannide
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo
-XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica
-nel suo genere, e così accentuata da non lasciare inavvertita
-ogni benchè minima particolarità. — Più tardi
-Milano ha nello storico Corio un pittore di caratteri degno
-di speciale menzione; e a questo tien dietro il comasco
-Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale
-dapprima le estese sue biografie, poi i compendiosi suoi
-elogi, che divennero un modello pei biografi posteriori
-d'ogni paese. Sono frequentissimi i passi, nei quali si
-può accusare il Giovio di superficialità ed anche, se si
-vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede,
-come è certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno
-di quegli elevati intenti morali, di cui egli stesso
-si confessava sfornito. Ma, in onta a tutto questo, non
-può negarsi che lo spirito del secolo traspare da tutte le
-sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo
-Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli
-ce li descrive, quand'anche non ci faccia penetrare nei
-misteri più reconditi del loro spirito.
-</p>
-
-<p>
-Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per
-quanto ci è dato di giudicare, Tristano Caracciolo, (v.
-vol. I, pag. 50), quantunque il suo scopo non sia propriamente
-quello di scrivere biografie. In modo abbastanza
-strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi,
-intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che
-lo si potrebbe dire un tragico a sua insaputa. La vera
-tragedia, che allora non trovò sulla scena posto veruno,
-penetrò ardita nei palazzi o si mostrò sulle pubbliche
-vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il Magnanimo»
-di Antonio Panormita, scritti vivente il re,
-sono notevoli come una delle primissime congeneri raccolte
-di aneddoti, schizzi e sentenze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì
-l'Italia nella pittura morale dei caratteri,<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> quantunque
-i grandi moti politici e religiosi avessero spezzato omai
-tanti vincoli e ridestato alla vita dello spirito tante migliaia
-d'uomini. Ma le migliori informazioni sui personaggi
-più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre
-date dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici.
-Tutti sanno a questo riguardo qual grado di autorità e
-d'importanza è stato al tempo nostro, e con ragione,
-attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani»
-dei secoli XVI e XVII.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e
-là un'impronta affatto propria di profondità e d'ampiezza,
-e, accanto alla vita esteriore la più svariata, ci dipinge
-con molta verità la vita intima, mentre presso altre nazioni,
-compresa anche la tedesca del tempo della Riforma,
-si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia
-indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione.
-Si direbbe che la «Vita nuova» di Dante, con
-quella tinta di schietta ingenuità, che l'anima da capo
-a fondo, abbia additato alla nazione la via da tenere.
-</p>
-
-<p>
-Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari»
-molto in uso nei secoli XIV e XV, delle quali
-deve esistere un numero considerevole fra i manoscritti
-delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie semplici
-e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri,
-come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti.
-</p>
-
-<p>
-Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo
-è da cercarsi nemmeno nei Commentari di Pio II: anzi,
-se si giudica dalle apparenze, ciò che qui si apprende
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente al
-modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire
-tanto alto. Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame,
-si porterà anche un giudizio diverso su questo libro veramente
-notevole. Vi sono degli uomini portati naturalmente
-ad essere uno specchio vivo e fedele di quanto
-li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino
-al tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che
-ci presentino un quadro serio e profondo di tutte le circostanze
-della loro vita. Uno di questi è appunto Enea
-Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo agli affari,
-senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, alle
-quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato
-gli era una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria,
-la costante ortodossia delle sue opinioni. Per
-tal modo, dopo aver preso parte a tutte le questioni morali
-che agitarono il suo secolo, e dopo averne suscitato
-più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine
-di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor
-giovanile e di entusiasmo, da predicar la crociata contro
-i Turchi, e da morir di dolore quando la vide andar
-fallita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista,
-è l'autobiografia di Benvenuto Cellini. Anch'essa non
-contiene alcuna di quelle osservazioni, che rivelano l'interno
-dell'anima, e tuttavia noi vi troviamo dipinto tutto
-l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con tal verità
-e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti che
-Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di
-semplici abbozzi e perirono, e che come artista non ci
-appare perfetto se non nella minuta decorazione, dovendosi
-nel resto (a giudicare dalle opere che di lui ci rimangono)
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-collocarlo al di sotto di tanti altri suoi contemporanei,
-che Benvenuto, diciamo, solo come uomo,
-abbia potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino
-così irresistibile sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno
-che il lettore assai di frequente sia in grado di
-accorgersi, che egli ne' suoi racconti o non è veritiero
-affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; l'impressione
-che lascia una natura così energica e piena,
-prevale su tutto. E per convincersene basta il confronto
-con qualunque degli autobiografi del settentrione, nei
-quali, se anche qua e là si deve pur ammirare un indirizzo
-morale molto più elevato, si nota però una inferiorità
-incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è
-un uomo che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se
-non da sè stesso.<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione,
-che non sempre sembra aver detto l'esatta verità:
-egli è Girolamo Cardano, milanese (nato nel 1500).
-Il suo libretto <i>De propria vita</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> sopravviverà anche
-quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha
-levato di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più,
-nè meno come la <i>Vita</i> di Benvenuto sopravvive alle sue
-opere, quantunque il valore dei due libri sia essenzialmente
-diverso. Cardano è un medico, che si tocca il polso
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità fisica,
-intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo
-alle quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta
-e obbiettiva, che gli è possibile. Il modello che egli, per
-sua confessione, prende ad imitare, lo scritto di Marco
-Aurelio intorno a sè stesso, potè essere da lui superato,
-perchè egli non si trovò anticipatamente preoccupato da
-nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza
-alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto
-è vero che comincia la sua narrazione col dirci, che
-venne al mondo, perchè a sua madre non riuscì di
-disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto degno
-d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero
-alla sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini
-e facoltà intellettuali, non però le morali: tuttavia
-si ha da lui un'aperta confessione (cap. X), che la predizione
-fatta da un astrologo, che non sarebbe sopravissuto
-oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre il quarantesimo
-quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella
-sua gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare
-un compendio del suo libro, del resto universalmente
-conosciuto e facile a rinvenirsi in qualsiasi biblioteca.
-Bensì non vogliamo tralasciar di notare che chiunque
-prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che
-non lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina.
-Il Cardano confessa di essere stato giocatore sleale,
-uomo vendicativo, ostinato nelle colpe e deliberatamente
-offensivo nei discorsi; ma lo confessa senza impudenza
-o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di
-rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame
-di sè medesimo, egli non s'attiene ad altra norma,
-fuorchè a quello schietto e sincero amore della verità,
-da cui era guidato in tutte le sue ricerche scientifiche.
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, giunto
-a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> e con
-sì poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si
-dichiari tuttavia abbastanza felice, compiacendosi di un
-nipote che gli sopravviverà, dell'immenso sapere di cui
-si trova in possesso, della fama procacciatagli dalle sue
-opere, delle ricchezze, degli onori, delle potenti amicizie,
-che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, e, ciò
-che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta
-egli enumera i denti che gli rimangono, e ci fa
-sapere che sono quindici.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato
-omai in Italia gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni
-sforzo, perchè uomini simili o non potessero sorgere più
-o in qualche modo perissero. E infatti corse del bel
-tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo
-scrisse l'Alfieri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna
-di autobiografie senza cedere la parola ad un uomo,
-quanto rispettabile, altrettanto felice. Egli è appunto il
-notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la cui abitazione
-in Padova, classica dal punto di vista architettonico, poteva
-dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre
-trattato <i>Della vita sobria</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> egli descrive innanzi tutto
-la dieta rigorosa, mediante la quale potè, da infermiccio
-che era stato in gioventù, procurarsi una tarda e sana
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-vecchiaia, per modo che, quando si pose a scrivere, toccava
-già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si
-occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano
-la vita umana oltre i sessantacinque anni,
-chiamandola una vita morta, e prova ad essi, che la sua
-è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, egli
-esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere,
-e come monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno,
-e come ascendo non una scala sola, ma tutto un colle
-a piè gagliardamente: poi come io sono allegro, piacevole
-e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo
-e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si
-dipartono mai dal mio cuore.... Io mi ritrovo avere
-bene spesso comodità di ragionare con molti onorati gentiluomini,
-e grandi d'intelletto e di costumi e di lettere,
-ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro
-conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando
-in questo e in ciascun altro modo, ch'io posso,
-giovare altrui, quanto le mie forze me lo concedono. E
-tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità e
-alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente
-belle e nella più bella parte di questa dotta città
-di Padova, e di quelle che più non sono state fatte alla
-nostra etade, con una parte delle quali mi difendo dal
-gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè io le ho
-fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute
-di giardini con acque correnti, che loro corrono a canto.
-Io vo l'aprile e il maggio, e così il settembre l'ottobre,
-per alquanti giorni, a godere un mio colle, che è nel
-più bel sito di questi monti Euganei, e che ha fontane
-e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e quivi
-mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente
-alla mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-giorni la mia villa di piano,<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> che è piena di
-belle strade, le quali concorrono tutte in una bella piazza,
-in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata assai secondo
-la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta
-la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande
-spazio di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e
-ora (Dio grazia) molto ben abitato, mentre prima era
-paludoso e di mal aere e stanza piuttosto da bisce, che
-da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si fece buono
-e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono
-a moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione
-che si vede oggidì, talchè io posso dire con verità,
-che ho dato in questo luogo a Dio altare e tempio
-e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno infinito
-piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere
-e godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni
-anno a rivedere alcune di queste città circonvicine, e
-piglio piacere ragionando con li miei amici, che in esse
-si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi sono,
-uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici
-e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro,
-e sempre imparo cose, che mi è grato il saperle.
-Vedo i palazzi, i giardini, le anticaglie e con queste le
-piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra tutto godo nel
-viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi,
-per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle,
-vicini a fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e
-giardini d'intorno. Nè questi miei sollazzi e piaceri mi
-son men dolci e cari, perchè io non veda ben lume e
-non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i
-miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-il gusto; che più gusto ora quel semplice cibo, ch'io
-mangio ovunque io mi trovi, che non faceva già quelli
-tanto delicati al tempo della mia vita disordinata».
-</p>
-
-<p>
-Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento
-delle paludi da lui promossi per la Repubblica,
-e a' suoi progetti messi innanzi ripetutamente pel mantenimento
-delle lagune, conclude: «Questi sono i veri
-e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e
-i diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia,
-è sanata dalle perturbazioni dell'animo e dalle infermità
-del corpo, e non prova alcuno di quei contrari, i quali
-miseramente tormentano infiniti giovani e altrettanti
-languidi vecchi e del tutto impotenti. E se alle cose
-grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per
-dir meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo,
-dirò anco tal essere il frutto di questa vita sobria in
-me, che in questa mia età di anni ottantatrè ho potuto
-comporre una piacevolissima commedia, tutta piena di
-onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema
-ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile,
-siccome la tragedia suol essere effetto della vecchiezza.
-Ora se fu lodato quel buon vecchio, greco di
-nazione e poeta, per avere nell'età di settantatrè anni
-scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io men
-fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più
-di lui composto una commedia?... E perchè niuna consolazione
-manchi alla copia degli anni miei, veggo quasi
-una spezie d'immortalità nella successione de' miei posteri:
-poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno
-o due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è
-di diciotto anni, il minore di due, tutti figliuoli di un
-padre e d'una madre, tutti sanissimi, tutti bellissimi e,
-per quanto ora si può vedere, molto atti e dediti alle
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori
-sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che
-i putti dell'età di tre anni infino a quella di cinque sono
-naturali buffoni: gli altri di maggiore età tengo ad un
-certo modo miei compagni, e perchè hanno dalla natura
-perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare
-con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto
-seco, perchè ho miglior voce e più chiara e più sonora
-ch'io avessi giammai.... Questi sono i sollazzi della mia
-etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è vita viva
-e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè
-la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo
-seguono i loro appetiti».
-</p>
-
-<p>
-Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai
-più tardi, nel suo novantacinquesimo anno, egli si
-chiama fortunato, fra molte altre cose, anche perchè il
-suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova
-nell'anno 1565, in età di oltre cento anni.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">Caratteristica dei popoli e delle città.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi
-vediamo svolgersi anche una certa attitudine a giudicare
-e descrivere intere popolazioni. Durante il medio-evo
-le città, le famiglie e i popoli di tutto l'Occidente
-s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno
-e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di
-vero più meno svisato. Ma da tempo antichissimo gli
-Italiani si segnalarono nel saper cogliere ed additare le
-differenze morali tra città e città e tra paese e paese;
-il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che
-quello di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai
-per tempo in questo riguardo una letteratura speciale,
-e si alleò all'idea della gloria: sorse la topografia,
-quasi a far riscontro alla biografia (v. volume I,
-pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole
-prese a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-sorsero anche scrittori, i quali parte descrissero con tutta
-serietà, l'una dopo l'altra, tutte le più importanti città
-e popolazioni, parte le misero apertamente in derisione,
-ne parlarono in modo, che non si sa se vi prevalga
-l'ammirazione o lo scherno.
-</p>
-
-<p>
-Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita,
-su questo argomento, di essere consultato il «Dittamondo»
-di Fazio degli Uberti (intorno al 1360). Vero
-è però che in esso non vengono messe in rilievo se non
-talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel
-paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di
-S. Apollinare in Ravenna, le fontane di Treviso, la
-grande cantina di Vicenza, le elevate gabelle di Mantova,
-il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo a ciò si
-incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo
-figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova
-per gli occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue
-donne, Bologna per le sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo
-pel suo dialetto grossolano e per l'ingegno de' suoi
-abitatori, e così via.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Nel secolo XV poi ognuno esalta
-la propria città anche a spese delle altre. Michele Savonarola,
-per esempio, non pone la sua Padova se non
-al di sotto di Venezia e di Roma, come più grandiose,
-e di Firenze, come più allegra;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> nè fa mestieri di dire,
-che queste parzialità rendono un assai cattivo servigio
-alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. Sulla fine
-del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-un viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che
-di fare qua e là maligne osservazioni. Ma col secolo XVI
-comincia una serie di vere e profonde caratteristiche,
-quali in allora non possedeva verun altro popolo.<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> Il Machiavelli
-descrive in alcune preziose relazioni i costumi
-e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in
-guisa tale, che anche un settentrionale, che conosca la
-propria storia, non potrà non essere grato al gran politico
-fiorentino per la luce, che vi portò colla profonda
-e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini si trattengono
-assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare
-di sè medesimi<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> e a specchiarsi con compiacenza
-nello splendore, invero grandissimo, delle loro glorie nel
-campo artistico e letterario; e forse si potrebbe scorgere
-il sommo della vanità in ciò stesso, che li vediamo attribuire
-il primato artistico della Toscana sul resto d'Italia
-non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto
-ad uno studio ostinato e costante, <i>per essere eglino</i>
-(gl'ingegni toscani) <i>molto osservanti alle fatiche e agli
-studi di tutte le facoltà sopra qualsivoglia gente d'Italia.</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>
-Essi accettarono poi gli omaggi d'illustri italiani
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-d'altri paesi, come per esempio lo splendido <i>Capitolo</i>
-sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un
-tributo, al quale sapevano di aver diritto.
-</p>
-
-<p>
-Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica
-sulle differenze caratteristiche delle popolazioni d'Italia,
-non possiamo sgraziatamente citare che il nome.<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>
-Leandro Alberti<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> non è nella descrizione del genio delle
-singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un
-piccolo Commentario anonimo<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> contiene, fra molte sciocchezze,
-anche qualche cenno pregevole sulle condizioni
-infelici e scadute d'Italia intorno alla metà del secolo.<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>
-</p>
-
-<p>
-Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni
-possa avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza,
-specialmente per mezzo degli umanisti italiani,
-non è del nostro assunto di dimostrarlo qui. Sta di fatto
-però, che anche in ciò, come nella cosmografia in genere,
-l'Italia tiene sempre il vanto della priorità.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p>
-
-<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Descrizione dell'uomo esteriore.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni
-generali di quest'ultimo.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano
-alla descrizione del lato morale degli individui e
-dei popoli; anche l'uomo esteriore è oggetto d'osservazione
-in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che
-non al nord.<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>
-</p>
-
-<p>
-Della condizione in cui si trovarono i grandi medici
-di fronte ai progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo
-di parlare, e lo studio della figura umana sotto
-il punto di vista artistico è compito tutto affatto speciale
-della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà adunque
-soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello
-che suol dirsi l'<i>occhio artistico</i>, perchè fu per esso che
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-in Italia divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente
-accettato, sulla bellezza e bruttezza corporale.
-</p>
-
-<p>
-Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori
-italiani d'allora, si resta stupiti della precisione e della
-verità, che si scorgono nella delineazione dei tratti esterni,
-nonchè della pienezza e perfezione di parecchie descrizioni
-personali in generale.<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> Ancora oggidì i romani in
-particolare vanno famosi per una attitudine speciale a
-fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono.
-Questa prontezza nell'afferrare il lato caratteristico
-delle persone è una condizione essenziale per acquistare
-la conoscenza del bello e la capacità di descriverlo.
-Vero è che nei poeti la descrizione particolareggiata e
-minuta può essere un difetto, perchè un singolo tratto
-ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare
-nel lettore un'immagine assai più viva ed efficace,
-che non facciano molte e spesso oziose parole.
-Dante non ha mai dato un'idea più splendida della sua
-Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che
-parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che
-la circonda. Ma qui non si tratta tanto della poesia, che,
-come tale, ha intenti e leggi speciali, quanto dell'attitudine
-in generale a ritrarre in parole le forme sì nei
-particolari, che nelle generalità.
-</p>
-
-<p>
-In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone,
-dove la novella vieta ogni lunga descrizione,
-quanto ne' suoi romanzi, dove egli può descrivere a tutto
-suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il ritratto<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> di una
-bionda e di una bruna, presso a poco quali le avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero
-che anche adesso la cultura precede l'arte di lungo
-tratto. — Nella bruna (o più probabilmente men bionda)
-appaiono già alcuni tratti, che potremmo dire classici:
-nelle parole <i>la spaziosa testa e distesa</i> si ha il presentimento
-di forme grandiose, che vanno al di là della
-semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano
-più, come nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma
-una sola linea ondeggiante; il naso sembra ch'egli lo
-immagini pendente nell'aquilino;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> anche il largo petto,
-le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata
-negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti
-insomma accennano evidentemente ad un sentimento
-della bellezza, che è quello dell'epoca che s'avvicina, e
-che, senza saperlo, tiene al tempo stesso assai di quello
-della classica antichità. In altre descrizioni il Boccaccio
-parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante
-all'uso del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo,
-di un collo rotondo, ma non curvato in arco, nonchè,
-con gusto molto moderno, di un «piccolo piede» e di
-due occhi «ladri nel loro movimento»<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> in una Ninfa
-dalle chiome d'ebano, e così via.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte
-sull'ideale della bellezza, quale esso la concepiva, noi
-non siamo in grado di dirlo; ma neanche le opere dei
-pittori e degli scultori non le renderebbero così del tutto
-inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè anzi,
-di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-negli scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>
-Ma nel secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola
-col suo notevolissimo scritto «Della bellezza delle
-donne».<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> In esso bisogna innanzi tutto sceverare quello
-che egli ripete sulla fede degli scrittori antichi o sulla
-autorità degli artisti (per es. la determinazione delle
-proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee
-astratte e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni
-sue proprie, confermate con esempj di donne
-e fanciulle di Prato; e siccome la sua operetta ha la
-forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle donne
-di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non
-vi ha ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente
-fedele alla verità. Il principio dal quale egli
-move, è quel medesimo, al quale già un tempo s'attennero
-Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale di molte singole
-parti belle per costituire un tutto perfettamente
-bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che
-possono essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza
-al biondo, come il più bello,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> intendendo però sotto
-questo nome un giallo delicato pendente nel bruno. Seguitando
-poscia, egli vuole che i capelli sieno crespi, copiosi
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua
-larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non
-morta e dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide
-come seta, folte in sul mezzo e dolcemente digradanti
-verso il naso e gli orecchi, il bianco dell'occhio tendente
-leggermente all'azzurro, l'iride non assolutamente
-nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi
-neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è
-certo che l'azzurro celeste fu vanto delle stesse Dee, e
-che il bruno cupo è più cercato, «perchè crea una vista
-dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio poi vuol
-essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime,
-«se bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate,
-che a fatica si veggano, i peli delle quali voglion
-essere raretti, non molto lunghi, nè troppo neri». Quella
-fossa che circonda l'occhio, non deve essere «nè troppo
-affonda, nè troppo larga, nè di color diverso dalle guance».<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>
-L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle
-parti rilevate, che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente
-di rosso, come le granella delle melegrane».
-Delle tempie non c'è da dire se non che sien bianche
-e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il
-cervello»;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> nelle guance la bianchezza «dalle estremità,
-pura neve, deve andare, insieme col gonfiamento
-della carne, crescendo sempre in incarnato». Il naso,
-che determina essenzialmente il pregio del profilo, deve
-rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente,
-salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca;
-dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal
-poco, ma non così che diventi aquilino, «che in una
-donna comunemente non piace»: la parte inferiore abbia
-un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno
-acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse
-di freddo, e la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente
-rossa». La bocca l'autore la desidera piuttosto
-piccola, ma nè appuntita, nè piatta, le labbra non
-troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: nell'aprirle
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-accidentalmente (vale a dire senza parlare e
-senza ridere) non si veggano mai più di sei denti superiori.
-Bellezze speciali sono una piccola fossetta nel labbro
-superiore, un bel rigonfiamento dell'inferiore, un vezzoso
-sorridere nell'angolo sinistro della bocca ecc. I denti non
-debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma con
-bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive
-«paiano piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto
-rosso». Sia il mento rotondo, «non già arricciato, nè
-aguzzo, e figuri colorito d'un color vermiglietto, un poco
-acceso nel suo rialto: suo vanto speciale è un poco di
-fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e piuttosto
-lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo
-d'Adamo appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi
-vorrebbe far certe rughe circolari in forma di monili e
-nell'alzarsi vuol distendersi tutta». Le spalle le desidera
-larghe, ed anche quanto al petto egli ne riconosce
-nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò,
-deve essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca,
-e dolcemente rilevandosi dalle estreme parti, deve
-venir in modo crescendo, che l'occhio a fatica se ne accorga
-con un color candidissimo macchiato di rose».
-La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle
-parti inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di
-carne ed oltre a ciò con polpe sode e bianche quanto la
-neve». Il piede lo vuole «piccolo, snello, ma non magro,
-e un po' rilevato nel salir del collo, bianco come
-lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche
-con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati,
-carnose e muscolose, ma con una certa dolcezza,
-come quelle di Pallade, quando si mostrò al pastore sul
-monte Ida; in una parola, succose, fresche e sode».
-La mano finalmente si desidera bianca, massimamente
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-nella parte superiore, ma grande «e un po' pienotta, e
-morbida a toccare come fina seta, rosea nell'interno con
-linee chiare, rare, ben distinte, non intrigate, nè attraversate:
-quello scavo, che è tra l'indice e il pollice, sia
-bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita
-lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la
-cima, ma sì poco che appena si veggia, con unghie
-«chiare, non lunghe, non tonde, nè in tutto quadre,
-nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la costola
-d'un picciol coltello».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Accanto a questa estetica speciale la generale non
-vi ha che una parte assai secondaria. Le ragioni più riposte
-e segrete, dietro le quali l'occhio giudica <i>senza
-appello</i>, sono un enigma anche pel Firenzuola, come
-egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria,
-Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non
-sono in parte, come s'è detto, che deduzioni filologiche,
-in parte inutili sforzi per esprimere l'inesprimibile. Il
-sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro qualche
-antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono
-vantare singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente
-l'idea della Bellezza.<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma ogni altra opera resta
-facilmente ecclissata da questa del Firenzuola. Il Brantome,
-posteriore di un secolo e più, non pare che un
-dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto perchè
-guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della
-Bellezza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-
-<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">Descrizione della vita reale ordinaria.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione
-effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica
-della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico,
-il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo
-finalmente aggiungere anche l'interesse, che si
-prese alla descrizione della vita ordinaria quotidiana.
-</p>
-
-<p>
-Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento
-di poesia che alla satira ed alla farsa. Al tempo
-del Rinascimento in Italia si prende invece a studiarla
-e a descriverla per ciò che essa è in sè stessa, perchè
-è interessante da sè, perchè è una parte della vita umana
-in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono
-come magicamente travolti. Invece della farsa volgare,
-che s'aggira per le case, sulle vie, nei villaggi per
-beffarsi indistintamente della piccola borghesia, dei contadini
-e del clero delle campagne, noi incontriamo qui
-nella letteratura i primordi di quei quadri <i>di genere</i>,
-che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella
-pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella
-farsa volgare e procedono uniti, ma non per questo sono
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-identici con essa, chè anzi differenze essenziali li distinguono
-pur sempre nettamente fra loro.
-</p>
-
-<p>
-Quante cose umane non deve aver Dante attentamente
-osservato e sperimentato prima di poter descrivere
-in modo così profondamente vero il suo mondo
-spirituale!<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> Le celebri similitudini desunte dall'operoso
-affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi
-dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e simili,
-non sono le sole prove che possono addursi in tale
-riguardo: l'arte stessa, colla quale egli esprime lo stato
-interno di un'anima nell'atteggiamento esteriore e nel
-gesto, dimostra un profondo e pertinace studio della vita.
-</p>
-
-<p>
-I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano,
-e ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema
-del genere che trattano, di indugiarsi nelle particolarità
-(cfr. a pag. 38 e 94). Ad essi è permesso di
-esordire con grande larghezza e di essere prolissi, finchè
-vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di
-genere puramente descrittivo. Questi non s'incontrano
-per la prima volta che presso gli uomini, che fecero rivivere
-l'antichità.
-</p>
-
-<p>
-Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi
-è l'uomo, che avea una speciale attitudine a tutto:
-Enea Silvio. Egli descrive non soltanto la bellezza del
-paesaggio, non le cose più interessanti dal lato cosmografico
-ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II,
-pag. 10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario
-e straordinario della vita.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> Fra i moltissimi passi
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-delle sue Memorie, in cui si rappresentano scene naturali,
-alle quali in allora appena qualcuno avrebbe consacrato
-un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui
-che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Ma impossibile
-sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali
-antichi epistolografi o narratori gli sia venuto l'impulso
-a rivestire di sì splendidi colori le sue descrizioni; nè
-ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo spirituale
-i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che
-non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno
-avvolti in una misteriosa penombra.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie
-descrittive latine, delle quali s'è già parlato altrove
-(v. vol. I, pag. 350): descrizione di cacce, di viaggi, di
-ceremonie e simili. E non manca anche qualche lavoro
-italiano di questa specie, come, per esempio, le descrizioni
-della celebre giostra medicea del Poliziano e di
-Luca Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci,
-il Bojardo e l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro
-soggetto a passar oltre e a toccar questi punti appena
-di volo, ma, anche in onta a ciò, non si può non ammirare
-la facile precisione, con cui dipingono la vita ordinaria,
-e se ne trae una prova di più della loro grande
-maestria in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta
-di ripetere i brevi discorsi di una brigata di belle donne,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>
-che in un bosco furono sorprese dalla pioggia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p>
-Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi,
-più spesso che altrove, negli scrittori di cose guerresche
-e simili (cfr. vol. I, pag. 135). Ancora di un tempo anteriore
-ci rimane in una poesia molto circostanziata<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> un
-quadro fedele di una battaglia di mercenari del secolo XIV,
-dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida
-e i comandi, che echeggiano durante la zuffa.
-</p>
-
-<p>
-Ma la cosa più notevole in questo genere sono le
-schiette descrizioni della vita campagnuola, che si trovano
-specialmente in Lorenzo il Magnifico e nei poeti che lo
-circondano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dal Petrarca in avanti<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> ci fu una specie di bucolica
-falsa, convenzionale, un vero furore di scriver egloghe,
-ad imitazione di quelle di Virgilio, non importa se in
-versi latini od italiani. E come sue specie secondarie
-sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. vol. I,
-pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro,
-e più tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e
-del Guarini, tutti lavori dettati in bellissima prosa o in
-versi perfetti, nei quali però la vita pastorale non figura
-che come un costume indossato per sola apparenza esterna,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un genere
-ben diverso di società.<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge
-nella poesia un modo affatto nuovo di dipingere la vita
-campestre: la descrizione schietta, naturale, l'antitesi insomma,
-il contrapposto della bucolica convenzionale di
-prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè qui
-soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che
-il proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale
-e franchigie speciali, per quanto anche talvolta la sua
-sorte fosse piuttosto dura. La differenza tra la città e
-i villaggi è ben lontana dall'esservi così accentuata, come
-nel nord; anzi un gran numero di piccole città vi è
-esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando
-alle loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini
-al pari di tutti gli altri. I Maestri comacini fecero il
-giro di quasi tutta l'Italia; al fanciullo Giotto fu pure
-possibile di abbandonar le sue pecore e di essere aggregato
-in Firenze ad una corporazione; in generale l'affluenza
-degli uomini del contado alle città era continua,
-e certe popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente
-per questo.<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> Ora egli è bensì vero che la boria
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai
-poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il
-<i>villano</i>,<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> e che la commedia improvvisata (v. pag. 61
-e segg.) si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia
-dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo
-odio di razza contro i <i>vilains</i>, di cui sono pieni
-gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i
-cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani
-di qualsiasi specie<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> s'incontrano frequenti e spontanee
-testimonianze d'onore e di rispetto per una classe
-di persone, che rende alla società sì segnalati servigi e
-ha tanto diritto alla di lei gratitudine. Gioviano Pontano<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>
-narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti
-magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche
-e nei novellieri non mancano mai eroine campestri,<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>
-che sacrificano la propria vita per difesa del proprio
-onore e pel bene della propria famiglia.<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con tali precedenti era ben naturale che in taluni
-sorgesse il desiderio di rivestir dei colori della poesia
-anche questo genere di vita. Fra costoro innanzi tutto
-nomineremo qui Battista Mantovano colle sue Egloghe,
-una volta assai lette ed anche oggidì degne di osservazione.
-Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente
-del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa
-perplessità tra il realismo e il convenzionalismo della
-rappresentazione, ma in sostanza il primo prevale. Vi si
-sentono le idee di un buon curato di campagna, non
-senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In
-qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato
-assai colle popolazioni del contado.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta
-Lorenzo il Magnifico in questo nuovo mondo e
-ci fa vivere veramente la vita del villaggio. La sua
-«Nencia da Barberino»,<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> può dirsi la nuova e schietta
-riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze,
-fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-del poeta è tale, che si resta in dubbio se si
-risenta simpatia o disprezzo pel garzone che parla (è il
-contadinello Vallera, che dichiara il suo amore alla Nencia).
-È evidente il contrasto deliberato colla bucolica convenzionale
-accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite
-Ninfe: Lorenzo si getta volontariamente nel nudo
-realismo della spregiata vita delle campagne, e, ciò
-non ostante, l'insieme lascia un'impressione veramente
-poetica.
-</p>
-
-<p>
-Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca
-da Dicomano di Luigi Pulci.<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> Ma essa difetta di una certa
-serietà obbiettiva, per essere stata cantata non tanto per
-forza di naturale impulso e allo scopo di rappresentare
-un lato della vita del popolo, quanto pel desiderio di ottenere
-l'applauso della più colta società fiorentina. Da
-ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le
-frammistevi oscenità. Ciò non ostante, il carattere del
-contadino innamorato vi è con molta abilità sostenuto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col
-suo <i>Rusticus</i> in esametri latini.<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> Tenendosi lontano da
-ogni imitazione della Georgica di Virgilio, egli descrive
-specialmente l'anno campestre in Toscana, cominciando
-dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore sfodera un
-nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca
-e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera,
-ed anche nell'«estate» s'incontrano passi di un
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-gusto squisito; ma ciò che può riguardarsi come un vero
-gioiello della nuova poesia latina, è la festa della vendemmia
-in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha
-cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che
-stava attorno a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche
-quadro veritiero della vita agitata e operosa delle classi
-inferiori. La sua <i>Zingaresca</i><a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> è uno dei primi saggi della
-tendenza dei poeti moderni a trasportarsi nella vita e
-nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a
-cui essi appartengono. Con un intento comico qualche
-cosa di simile era stato, per vero, tentato ancor prima,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>
-e in Firenze i canti delle Mascherate ne offrivano sempre
-nuova occasione al tornare di ogni carnovale. Ma
-ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei sentimenti
-di un'altra classe, con che tanto questa canzone,
-quanto «la Nencia» tracciano nella storia della letteratura
-una nuova via, che merita attenta considerazione.
-</p>
-
-<p>
-E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo
-il fatto, che la cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte.
-Non ci vollero infatti, dalla Nencia in poi, meno
-di ottant'anni prima che s'avessero i quadri di genere e
-i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Avremo occasione in seguito di mostrare come in
-Italia le differenze sociali fondate sulla diversità della
-nascita avessero omai perduto ogni valore. Ciò che vi
-contribuì grandemente fu senza dubbio il fatto, che qui,
-prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza più
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità
-in generale. Basterebbe questa sola conquista per
-imporci un obbligo di eterna riconoscenza verso gli
-uomini del Rinascimento. Un concetto logico e astratto
-dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il
-Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva.
-</p>
-
-<p>
-I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo
-trovansi espressi da Pico della Mirandola nel suo discorso
-sulla dignità dell'uomo,<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> che può dirsi uno dei lasciti
-più preziosi di quell'epoca tanto colta. Dio s'è riserbato
-di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, affinchè
-questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne
-la bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò
-a nessuna sede fissa, non gl'impose veruna attività
-determinata, nessuna necessità ineluttabile; lo dotò anzi
-di ogni facoltà necessaria a muoversi e a voler liberamente.
-«Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse il
-Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti
-guardi attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti
-creai non celeste e non terrestre, non mortale, nè immortale
-soltanto, affinchè tu sia libero educatore e signore
-di te medesimo; tu puoi degenerare sino a divenir
-bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I
-bruti portano con sè dal grembo materno quanto ad essi
-fa d'uopo per conservarsi; gli spiriti superiori sono sin
-dal principio, o per lo meno subito dopo,<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ciò che saranno
-eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che dipende
-dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni
-specie di vita».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
-
-<h2 id="parte5">PARTE QUINTA
-<span class="smaller">LA VITA SOCIALE E LE FESTE</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">Il pareggiamento delle classi.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica
-della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua
-posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori
-influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo
-in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito
-indispensabile a' cortigiani.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche
-cosa di compiuto e perfetto, non si manifesta soltanto
-nella vita politica, religiosa, artistica e scientifica di un
-popolo, ma dà altresì un'impronta sua propria all'intera
-vita sociale. Ciò riscontrasi in modo caratteristico nel
-medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e dell'aristocrazia
-sono presso a poco identiche dappertutto,
-e dove pure si ha un genere di borghesia affatto speciale.
-</p>
-
-<p>
-Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento
-sono l'antitesi la più spiccata di tali consuetudini sotto
-tutti i punti di vista più essenziali. Questa antitesi comincia
-già alla base, che è affatto diversa, mentre nei
-circoli più elevati della vita sociale non esistono più distinzioni
-di casta, ma si ha invece una classe veramente
-colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza
-del sangue non ha valore se non in quanto le
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-ricchezze, che sogliono accompagnarla, assicurano gli ozi
-necessari alla propria educazione. Ciò però non deve intendersi
-in modo assoluto, mentre è pur sempre vero,
-che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più,
-ora meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania
-di conservarsi all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle
-altre nazioni men progredite d'Europa. Mala tendenza
-generale dell'epoca è però sempre per la fusione delle
-classi nel senso moderno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve
-essere stata la convivenza di nobili e borghesi nella stessa
-città, per lo meno sino dal secolo XII,<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> poichè per essa
-vennero accomunate le sorti di tutti e furono tronche
-le ali, ancora in sul nascere, all'insolente albagia dei
-signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano
-un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia
-non si indusse mai, come nei paesi settentrionali, a fissare
-appannaggi speciali pei figli cadetti dell'aristocrazia:
-infatti, se anche i vescovati, i canonicati e le abbazie
-vi furono spesso conferiti dietro i principii di un indegno
-favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente
-sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola
-vi furono molto più numerosi, più poveri e privi affatto
-di quelle prerogative principesche, che avevano altrove,
-videro in compenso cresciuta la loro autorità morale dalla
-loro dimora nelle città dove avevano la sede, e dove,
-insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale
-della popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono
-d'ogni parte i principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-in quasi tutte le città occasione e motivo d'isolarsi nella
-vita privata (v. vol. I, pag. 181), che, scevra di pericoli
-dal lato politico e confortata d'ogni comodità ed agiatezza
-materiale, non era in sostanza gran fatto diversa
-da quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E
-quando, da Dante in poi, la nuova poesia e la nuova
-letteratura divennero patrimonio di tutti,<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> e, più tardi ancora,
-prevalse una cultura tutta d'indole antica, e l'uomo,
-come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva procacciarsi
-individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri diventar
-principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma
-nemmeno alla legittimità della nascita nell'eredità del
-potere (v. vol. I, p. 27-28), — allora si potè ben credere
-che una nuova êra di uguaglianza fosse spuntata,
-ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi
-all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti
-per affermare e per negare la legittimità degli
-ordini aristocratici. Dante, per esempio, deriva ancora
-dall'unica definizione aristotelica, che «la nobiltà si basi
-sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo principio,
-che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su
-quella degli antenati».<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Ma altrove egli non si dà per soddisfatto
-di una tale definizione, e si rimprovera da sè
-stesso<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> di aver perfino in Paradiso, parlando col suo
-proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà della sua origine,
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-che è manto che <i>tosto raccorcia</i>, e al quale il tempo
-ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna
-rimettere. E nel «Convito»<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> egli stacca del tutto dall'idea
-della <i>nobiltà</i> ogni condizione di nascita privilegiata,
-e ne fa una cosa sola con l'attitudine a qualsiasi
-eccellenza morale e intellettuale, accentuando in modo
-speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà
-sorella germana della filosofia.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo
-venne acquistando sulle opinioni degli Italiani,
-tanto più forte si venne in tutti radicando la persuasione,
-che l'origine non possa mai esser quella che decida del
-valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai un
-principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo
-«Della nobiltà»<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> si dichiara pienamente d'accordo
-co' suoi interlocutori — Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici,
-fratello del vecchio Cosimo — non esservi oggimai
-altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito personale.
-Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto
-sparge un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative,
-che, secondo il comune pregiudizio, entrano a far
-parte della vita dei nobili. «Niuno (v'è detto) trovasi
-tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i cui antenati
-esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio.
-La passione per le cacce non sente meglio di
-nobiltà, di quello che i nidi della selvaggina, che s'insegue,
-si risentano di balsamo o d'altri soavi profumi.
-L'agricoltura, quale fu esercitata dagli antichi, sarebbe
-ben più nobile occupazione, che non quelle stolte scorrerie
-per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-belve, che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero
-di quando in quando servirci di utile passatempo». E
-se ne adduce la prova mostrando il lato selvaggio e brutale
-della vita dei cavalieri inglesi e francesi nelle loro
-campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della
-rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a
-sostenere in certo modo le parti della nobiltà, ma non
-già — cosa abbastanza caratteristica — riferendosi ad
-un sentimento suggerito dalla natura, bensì richiamandosi
-all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro della
-sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come
-qualche cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza
-del merito e sulla ricchezza ereditata. Ma
-il Niccoli soggiunge, che Aristotele, dando questa definizione,
-non esprime una persuasione sua propria, ma
-una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò
-è tanto vero, che nell'«Etica», dov'egli parla secondo
-il suo intimo convincimento, non vuol che sia nobile se
-non colui, che si sforza di conseguire il vero bene. Indarno
-il Medici gli oppone, che l'espressione greca per
-designare la nobiltà (<i>Euganeia</i>) suona appunto «nascita
-illustre»; il Niccoli trova che la voce latina nobilis,
-vale a dire notabile, è assai più giusta, perchè fa dipendere
-la nobiltà dalle sole azioni.<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> Dopo questi e simili
-ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto delle
-condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà
-nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera
-e disdegna di occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-averi, quanto della mercatura, che riguarda come ignominiosa:
-così, se ne sta inerte e rinchiusa ne' suoi palagi,<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>
-o va attorno oziosamente cavalcando per la città.
-Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio,
-ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa
-l'attendere all'economia rurale è considerato come cosa
-onorevole e agevola di per sè l'accesso ai ranghi della
-nobiltà:<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> tutto sommato, «un'aristocrazia rispettabile,
-ma paesana». Anche in Lombardia i nobili vivono dei
-redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli altri
-pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria
-occupazione.<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> In Venezia la nobiltà governa, ma
-al tempo stesso si consacra al commercio; ed ugualmente
-a Genova tutti indistintamente, nobili e non nobili, sono
-mercanti e navigatori, e non vi si ammettono altre differenze,
-fuorchè quelle che provengono dalla nascita:
-taluni però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto
-dei loro castelli. In Firenze una parte dell'aristocrazia attende
-al traffico; un'altra (ma certo la men numerosa) si
-pavoneggia, boriosa dei propri titoli, per le vie della città
-o perde il suo tempo nelle cacce e in simili divertimenti.<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è
-questo, che quasi in tutta Italia anche coloro che possono
-andar superbi della lor nascita, non hanno ambizioni
-da far valere di fronte alla cultura ed alla ricchezza,
-nè dai loro privilegi politici o di corte risentono
-alcun impulso a considerarsi come una classe superiore
-alle altre. Venezia sembra costituire a questo riguardo
-una eccezione, ma essa non è che apparente, perchè in
-sostanza la vita dei nobili non si differenzia quivi da
-quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio
-di pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le
-cose nel regno di Napoli, che per l'orgoglioso isolamento
-e la boriosa vanità della sua aristocrazia, più che per
-qualsiasi altro motivo, restò completamente escluso dal
-gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A
-dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal
-medio-evo longobardo e normanno sopravviene, ancor
-prima della metà del secolo XV, la dominazione aragonese,
-e così vi si compie fino da quel momento ciò che
-nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più
-tardi, una vera trasformazione sociale, un disprezzo del
-lavoro e una smania di titoli, che costituiscono appunto
-il lato caratteristico della popolazione spagnuola. Le conseguenze
-di un tal fatto non tardano poi a manifestarsi
-perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e
-basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-una di esse, la piccola città della Cava. Essa era stata
-sempre proverbialmente ricca sino a che non diede ricovero
-che a muratori e a tessitori: «ora che, invece
-di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono
-che sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad
-essere dottori, medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è
-subentrata la più desolante miseria».<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> In Firenze si
-constata un fatto identico per la prima volta sotto Cosimo
-primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che
-la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio
-e le industrie, non si preoccupa d'altro che di
-ottenere cavalierati nel suo nuovo ordine di s. Stefano.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>
-È precisamente il rovescio di quanto vi era accaduto
-un secolo prima,<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> quando i padri, morendo, pregavano
-lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non
-avessero esercitato una qualche utile professione (vedi
-vol. I, pag. 108).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso
-in modo molto ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e
-della letteratura, nel quale non si ammettono differenze
-gerarchiche, ed è appunto la sete delle dignità cavalleresche
-divenuta stoltamente oggetto di moda proprio nel
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio
-valore.
-</p>
-
-<p>
-«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> verso
-la fine del secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta
-far cavalieri li meccanici, gli artieri, insino a' fornai;
-ancora più giù, gli scardassieri, gli usurai e rubaldi barattieri....
-Come risiede bene che uno judice, per poter
-andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la
-scienza non istea bene al cavaliere, ma scienza reale,
-senza guadagno.... Oh sventurati ordini della cavalleria,
-quanto siete andati al fondo! In quattro modi son fatti
-cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, a molte cose
-che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario.
-Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori
-di queste cose materiali comprendano, come la cavalleria
-è morta. E non si ved'elli, che pure ancora lo
-dirò, essere fatti cavalieri i morti? Che brutta, che fetida
-cavalleria è questa! Così si potrebbe fare cavaliere
-un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche
-un bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti
-adduce a conferma di quanto scrive, sono invero parlanti
-abbastanza; una volta egli è messer Bernabò Visconti,
-che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi,
-che bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono
-alcuni cavalieri tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito
-degli ornamenti che portano sull'elmo e simili.
-Più tardi il Poggio mette in derisione i molti cavalieri
-del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di
-guerra.<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-ceto, per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc.,
-si creava da sè in Firenze una posizione molto difficile,
-tanto di fronte al governo, quanto a' suoi numerosi motteggiatori.<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>
-</p>
-
-<p>
-Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge
-che queste tarde ambizioni cavalleresche, indipendenti
-affatto da qualsiasi nobiltà di sangue, senza dubbio erano
-in parte il frutto di una ridicola vanità smaniosa di
-titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice.
-I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi
-parte, dovea, giusta le formalità prescritte, essere
-cavaliere. Ma il combattimento in campo chiuso e più
-particolarmente la corsa delle lance, strettamente regolata
-e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione favorevole
-per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno,
-qualunque fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela
-sfuggire in un'epoca, in cui tanto conto si teneva
-del valor personale.
-</p>
-
-<p>
-Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca
-fin dal suo tempo si fosse espresso in termini di
-viva riprovazione contro i tornei, come contro una pericolosa
-stoltezza: egli non convertì nessuno col suo patetico
-grido: «in niun libro si legge che Scipione o
-Cesare siano stati abili giostratori!»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> La cosa anzi in
-Firenze acquistò una grande popolarità; ogni borghese
-cominciò a riguardar la sua giostra — che senza dubbio
-non era più tanto pericolosa — come una specie di
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-onesto passatempo, e Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a> ci ha conservato
-il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori
-della domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola,
-dove si potea giostrare a prezzo mitissimo, sopra
-una rôzza presa a nolo da un tintore, alla quale alcuni
-burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia
-imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio
-il cavaliere, armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile
-scioglimento della novella è una violenta sgridata
-della moglie indispettita di simili scappate del marito.<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>
-</p>
-
-<p>
-Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione
-per la giostra, come se volessero mostrare per l'appunto,
-essi non nobili e privati, che la società di cui
-si circondano, non è in nulla inferiore ad una corte.<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio
-ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime;
-Piero il giovane poi per tali esercizi trascurò perfino
-il governo, e non voleva essere dipinto se non rivestito
-della sua splendida armatura. Anche alla corte di
-Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando
-il cardinale Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim
-(v. vol. I, pag. 149 e 158) come gli piacesse quello
-spettacolo, il barbaro rispose assai saggiamente, che simili
-combattimenti nella sua patria si facevano fare agli
-schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva
-alcun danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava
-d'accordo con gli antichi romani nel riprovare i costumi
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze,
-che pur non sono di lieve momento per spiegarsi
-l'ardore insistente con cui si cerca la dignità cavalleresca,
-noi troviamo omai a questo tempo qua e colà dei
-veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri
-hanno di diritto il titolo di cavaliere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le
-vanità dei nobili e dei cavalieri, sta di fatto che la
-nobiltà italiana si collocò sempre nel bel mezzo della
-vita comune, e non mai alle estremità della medesima.
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente
-sur un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la
-cultura sono sempre i suoi naturali alleati. Certamente
-che in un cortigiano propriamente detto si esige un
-qualche grado di nobiltà,<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma questa esigenza è espressamente
-dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel
-pubblico (<i>per l'oppenion universale</i>), nè in ogni caso
-implica mai la supposizione, che anche un individuo non
-nobile non possa avere un merito intrinseco equivalente. E
-nemmeno rimane inteso con ciò che le persone non nobili
-debbano restar escluse da ogni contatto col principe: si
-vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano,
-non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un
-ornamento della vita, e quindi neanche questa. Se poi
-in tutti i rapporti della vita gli vien fatto un obbligo
-speciale di mantenere un contegno riserbato e dignitoso,
-non è già perchè egli abbia un sangue più nobile nelle
-vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale.
-Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento
-principale sta nella cultura e nella ricchezza; ma
-in quest'ultima solo in quanto renda possibile di consacrar
-la vita alla prima e di promuoverne in grande gli
-interessi e lo sviluppo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Raffinamento esteriore della vita.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il
-galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono
-un privilegio determinato, tanto maggiore ogni individuo,
-come tale, sente lo stimolo a mettere in evidenza
-i suoi pregi personali, e tanto più la vita sociale deve
-tendere per proprio impulso a restringersi in una cerchia
-speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità
-e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti
-necessari, deliberatamente pensati e voluti.
-</p>
-
-<p>
-Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo
-circondano e gli ozj della vita quotidiana mostrano in
-Italia un'eleganza ed un raffinamento maggiore, che in
-qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi spetta
-alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo
-notare, come esse superassero in comodità e nell'armonica
-disposizione delle parti i castelli e le corti o palazzi
-di città dei grandi del nord. Il vestire mutò per
-guisa, che egli è impossibile l'istituire un completo paragone
-colle mode degli altri paesi, molto più che, dal
-finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste
-ultime. Ciò che i pittori italiani ci rappresentano come
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-costume di quel tempo, è in generale quanto di più bello
-e di più accomodato ci fosse allora in Europa, ma non
-si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire
-prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno
-stati sempre esatti. Quello però che è fuori di dubbio
-si è, che in nessun luogo si tenne del vestire quel conto,
-che si teneva in Italia. La nazione era alquanto vanitosa;
-ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non
-esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse
-bello e ben fatto un ornamento non dispregevole
-aggiunto alla persona. In Firenze ci fu perfino un periodo
-di tempo, in cui il vestire era una cosa affatto
-individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria
-(v. vol. I, pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del
-secolo XVI questa usanza fu coraggiosamente mantenuta
-da uomini considerevolissimi,<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> mentre intanto la grande
-maggioranza si accontentava di variare più o meno la
-moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe
-adunque riguardare come un sintomo di decadenza
-per l'Italia l'ammonizione che si legge in Giovanni della
-Casa,<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> di evitare le singolarità e di non dipartirsi dalla
-moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli abbigliamenti
-degli uomini, rispetta come legge suprema
-l'uniformità, rinuncia con ciò ad una caratteristica più
-importante che non si creda. Ma ciò procura un grande
-risparmio di tempo, e questo, colle idee di operosa attività
-che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi
-come compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-In Venezia e a Firenze<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> eranvi, all'epoca del Rinascimento,
-prescrizioni speciali, che regolavano il modo
-di vestire degli uomini e ponevano limiti determinati al
-lusso delle donne. Dove simili leggi non esistevano, per
-esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa ogni
-traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>
-Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle
-mode e (se noi interpretiamo rettamente) la stolta venerazione
-per tutto ciò che veniva di Francia, mentre
-nel fatto molte delle sue mode non erano che le antiche
-d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo
-aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare
-sino a qual punto questo frequente mutare delle forme
-del vestire e l'adozione delle mode francesi e spagnuole<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>
-abbiano contribuito a tener viva nella nazione la passione
-abituale del lusso esterno, non è cosa di cui dobbiamo
-occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-merita d'esser notato come una prova di più del rapida
-sviluppo della vita italiana intorno al 1500.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Degna di speciale attenzione è la cura che pongono
-le donne, di modificare quanto più possono la loro apparenza
-esterna con tutti gli aiuti, che può offrire una
-ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese d'Europa,
-dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato
-di dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle
-carni e alla ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>
-Tutto tende ad uniformarsi ad un tipo convenzionale
-universalmente accettato, anche a costo di veder
-violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi naturali
-del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del
-tutto dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV
-fu estremamente svariato nei colori e carico negli ornamenti,<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>
-e più tardi ebbe una ricchezza un po' più elegante,
-e ci limiteremo alla toeletta nel senso più stretto.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono
-proibite, poi tornano a portarsi false acconciature
-da testa, talune anche di seta bianca e gialla,<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> sino a
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-che giunge un qualche grande oratore sacro, che commove
-gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica piazza
-s'innalza un gran rogo (<i>talamo</i>) sul quale, insieme a
-liuti, arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri
-erotici ed altre inezie, vanno a finire anche queste
-false acconciature:<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> la fiamma purificatrice riduce
-tutte queste cose in un mucchio di cenere. Il colore ideale,
-che tanto nei propri, come nei capelli posticci si cercava
-di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il
-raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel
-colore ai capelli,<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> furonvi delle dame, che ebbero il coraggio
-di stare giornate intere sotto la sferza del sole;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>
-del resto, ciò non impediva che si usassero tinture speciali
-e manteche per accrescerne altresì il volume. A
-ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque ritenute
-confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti
-per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre
-e i denti, di cui il nostro tempo non ha nemmeno una
-idea. E non giovarono nè i sarcasmi dei poeti,<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> nè le
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-invettive dei predicatori, nè la paura stessa di guastarsi
-precocemente le carni a distogliere le donne da quegli
-usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino una
-falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le
-frequenti e grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei
-quali centinaia d'uomini apparivano dipinti e mascherati,<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>
-abbiano contribuito a trasformare quell'abuso in
-abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era universale,
-ed anche le fanciulle del contado facevano del
-loro meglio per uniformarvisi,<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> sin dove potevano. Si
-aveva un bel predicare, che simili artificii erano i contrassegni
-delle cortigiane; anche le più rispettabili matrone,
-che del resto in tutto il corso dell'anno non toccavano
-alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa,
-quando accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> — Ma,
-sia che si riguardasse questo eccesso come un tratto
-di barbarie, di cui s'aveva un riscontro nell'uso di imbellettarsi
-dei selvaggi, sia che lo si ritenesse anche soltanto
-come uno sforzo di mantenere nei lineamenti e
-nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come
-farebbe credere la somma accuratezza e la moltiplicità
-di questa toeletta, — certo è che agli uomini spiacque
-allora, come in ogni altro tempo, e ne sono prova i richiami
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-continui, che in questo riguardo furono fatti al
-bel sesso.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si
-estese perfino a tutte le cose, colle quali in qualsiasi
-modo si doveva venire a contatto. Nelle grandi festività,
-si solevano strofinare con unguenti fin le mule, sulle quali
-si dovea cavalcare;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> Pietro Aretino ringrazia Cosimo I
-per un invio fattogli di scudi <i>profumati</i>.<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione
-di superare in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli
-settentrionali. Nè parrebbe neanche doversi dire,
-che questa loro opinione andasse troppo lungi dal vero,
-se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile
-al perfezionamento della personalità moderna, che
-certamente in Italia si svolse più presto e più completamente
-che altrove; inoltre molti indizi farebbero credere
-anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni
-del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai
-possibile addurne, e se da ultimo la questione si restringesse
-al determinare a chi propriamente spetti la priorità,
-nella redazione dei primi codici di pulitezza e creanza,
-la poesia cavalleresca del medio-evo potrebbe a buon
-diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non ostante,
-di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni
-dei più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-la pulitezza della persona, specialmente ne' banchetti,<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>
-all'ultimo grado della perfezione, e che, per un antico
-pregiudizio, i tedeschi in Italia riguardavansi sempre come
-il tipo d'ogni sudiceria.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> Il Giovio non esita ad attribuire
-molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza all'educazione
-primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>
-e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati.
-In mezzo a ciò si ha tanto maggior ragione di
-sorprendersi che, per lo meno nel secolo XV, si lasciassero
-condurre le osterie e gli alberghi per lo più da
-tedeschi,<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> i quali praticarono questa industria principalmente
-in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano
-a Roma. Ma le testimonianze che si hanno a
-questo riguardo potrebbero anche semplicemente riferirsi
-alle osterie e agli alberghi delle campagne, mentre si sa
-con certezza che nelle maggiori città le migliori locande
-erano tenute tutte da Italiani.<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> La mancanza poi di buoni
-alberghi nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto
-di sicurezza in generale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<p>
-Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale
-della buona creanza, che Giovanni della Casa, nato
-fiorentino, ci lasciò sotto il titolo di «Galateo». In
-questo si prescrive non soltanto la pulitezza nel senso
-più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte
-quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti»,
-con quello stesso tuono magistrale, con cui
-il moralista predica le più sublimi leggi morali. In altre
-letterature qualche cosa di simile non si insegna in via
-sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè colla
-descrizione di ciò che è sucido e ributtante.<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida
-per vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire
-in generale. Ancora oggidì può esser letto con molto
-profitto da persone di ogni condizione, e la gentilezza
-della vecchia Europa difficilmente si scosterà mai dalle
-sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è cosa che
-viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di
-ogni cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in
-alcuni uomini ed acquisito per forza di volontà in altri;
-ma, come dovere sociale e come indizio di cultura e di
-buona educazione, i primi a conoscerlo senza alcun dubbio
-furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli s'era
-già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente,
-che il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti
-e vicini, delle <i>burle</i> e delle <i>beffe</i> (v. vol. I, pag. 209
-e segg.) nella buona società è passato del tutto,<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> l'idea
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-nazionale prevale su quella delle cittadinanze locali e
-prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza e cortesia
-universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto
-avremo occasione di discorrere più innanzi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in
-Italia, nel secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal
-grado di raffinamento e di perfezione, da non vedersi in
-nessun altro paese l'eguale. Una moltitudine di quelle
-cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro insieme
-la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e
-si potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva
-ancora un'idea. Nelle vie ben selciate delle città italiane<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>
-l'uso delle carrozze era generale, mentre fuori d'Italia
-dovunque o s'andava ancora a piedi, o a cavallo, o si
-usava della carrozza per sola necessità, non per piacere.
-Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi
-articoli di toeletta vengono menzionati di frequente dai
-novellieri.<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> La copia e la finezza delle biancherie sono
-spesso l'oggetto delle loro descrizioni. Essi ci parlano
-anche di cose, che si direbbero piuttosto appartenere al
-campo dell'arte, notando con ammirazione come essa da
-tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il grandioso
-armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi
-e magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi,
-arricchendo la mensa di confetture lavorate in mille guise,
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-e aggiungendo infine eleganza e buon gusto al rozzo lavoro
-del falegname. Tutto l'occidente si prova negli ultimi
-tempi del medio-evo, e secondo le sue forze glielo
-permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a
-dare inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie
-convenzionali della decorazione gotica, mentre l'arte
-italiana del Rinascimento si move liberamente in ogni
-senso, risponde degnamente alle più svariate esigenze e
-si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed
-estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative
-italiane d'ogni specie sopra le nordiche nel corso
-del secolo XVI, quantunque sia anche vero che essa è
-dovuta altresì a cause di molto maggiore e più generale
-importanza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-5">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">La lingua come base del vivere sociale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I
-puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La
-conversazione.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-La società più elevata, che qui oggimai appare come
-un prodotto della riflessione, anzi come la più alta creazione
-della vita del popolo, presuppone, come condizione
-indispensabile, il linguaggio.
-</p>
-
-<p>
-Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i
-popoli occidentali l'aristocrazia aveva cercato di mantenere
-una lingua «cortigiana» tanto per la conversazione,
-che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in
-Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono
-tanto fra loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua
-così detta «curiale», che era comune alle corti e ai
-loro poeti. Ora il fatto più importante si è questo, che
-di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la lingua
-di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione
-alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima
-del 1300, un tale scopo è confessato apertamente. Anzi,
-per vero dire, qui la lingua è trattata espressamente
-come qualche cosa di completamente indipendente dalla
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione
-semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi,
-sentenze e risposte. Questa espressione è a questo
-tempo in pregio non meno che lo fosse in altri tempi
-presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga vita
-non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase»
-<i>(un bel parlare)!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile,
-quanto più vi si lavorava attorno da diverse parti. Dante
-ci porta addirittura nel bel mezzo di questa lotta: il suo
-libro «Del volgare eloquio»<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> ha un'importanza grandissima
-non solo per la questione in sè stessa, ma anche
-perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna
-in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo
-delle sue idee e le conclusioni, alle quali egli giunge,
-sono cose che appartengono alla storia della filologia, nella
-quale quel libro occuperà sempre un posto rilevantissimo.
-Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè,
-ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla,
-la lingua deve essere stata una delle più importanti questioni
-della vita quotidiana; che tutti i dialetti erano stati
-studiati con partigiana predilezione o avversione; e che
-la nascita della lingua ideale comune non si avverò se non
-in mezzo a grandi lotte e contrasti.
-</p>
-
-<p>
-Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale
-Poema. Il dialetto toscano diventò la base essenziale
-della nuova lingua comune.<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Se ciò a taluno paresse
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-eccessivo, valga a nostra giustificazione il fatto che
-questa, in una questione tanto dibattuta, è ad ogni modo
-l'opinione la più universalmente ricevuta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario
-e poetico, lo screzio insorto intorno a questa lingua, quello
-che suol dirsi il purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto
-giovato; può darsi altresì che qualche scrittore, del resto
-dotato di grandi attitudini, sia stato con ciò defraudato
-di un pregio essenziale, la spontaneità della espressione;
-e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in altissimo
-grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla
-loro volta nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima,
-trascurando per la forma il concetto; stando di
-fatto che anche una meschina melodia, uscita da un tale
-strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e
-comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza
-grandissima, perchè contribuì a dare un andamento grave
-e dignitoso allo stile in generale, e perchè costrinse l'uomo
-colto a serbare, tanto nella vita ordinaria quanto nelle
-circostanze straordinarie, un contegno serio e una costante
-elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche
-talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un
-tempo sotto la veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare
-basse scurrilità e velenosi sarcasmi, non è men
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-vero però, che, quasi a compenso, ogni idea più nobile
-ed elevata vi trova altresì una condegna espressione.
-La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di
-vista nazionale, diventando essa come la patria ideale
-di tutti gli uomini colti dei diversi Stati, in cui così per
-tempo andò diviso il paese.<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a> Di più, essa non è il patrimonio
-esclusivo di questa o di quella classe in particolare, ma
-tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, possono
-trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè
-vogliano. Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo
-straniero resta sorpreso e maravigliato di udire sulla
-bocca del basso popolo e dei contadini un italiano puro
-e puramente pronunziato in provincie italiane, dove al
-tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca
-indarno di trovare un riscontro ad un fatto simile presso
-le plebi di Francia e di Germania, dove invece anche
-gli uomini istrutti sacrificano pur tanto alla pronunzia
-locale. Vero è che in Italia il numero di coloro che sanno
-leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da
-tante altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio
-pontificio, non si sarebbe tentati di credere; ma qual peso
-avrebbe questa circostanza senza quella generale e incontestata
-venerazione, che si ha per la pura lingua e la
-pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato?
-Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente
-accettate, non escluse Venezia, Milano e Napoli,
-ancora al tempo in cui fioriva la letteratura, soggiogate
-in certo modo dallo splendore che da esse partiva. Ed
-anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo,
-s'è di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente
-il più bel tesoro della nazione, la pura
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-lingua.<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> Alla letteratura dei dialetti furono, sin dal principio
-del secolo XVI, senza sforzo e deliberatamente
-abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma
-talvolta anche serii,<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> prestandosi lo stile di essi a qualsiasi
-esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione,
-come frutto di una determinazione calcolata e riflessa,
-non ebbe luogo se non molto più tardi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'opinione delle persone colte sul valore della lingua,
-come elemento d'unione della società più elevata,
-trovasi chiaramente espressa nel «Cortigiano».<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Fin
-d'allora, cioè fin dal principio del secolo XVI, eranvi
-taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler
-mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli
-altri toscani del suo tempo, non per altro, se non
-perchè erano antiche. Nella lingua parlata il Castiglione
-le proibisce assolutamente, e non le accetta nemmeno
-nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non
-vede che una forma speciale del parlare. Coerentemente
-poi a questa premessa, egli stabilisce che il miglior modo
-di parlare sarà quello, che più d'ogni altro s'accosti
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-alla lingua convenientemente scritta. Donde emerge
-assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno
-da dire qualche cosa di veramente importante, debbono
-essi stessi formarsi la propria lingua, e che questa è
-mobile e mutabile, appunto perchè è qualche cosa di
-vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle
-espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche
-da regioni non toscane, e accettando perfino le francesi e
-le spagnuole, quando l'uso le abbia consacrate per certe
-cose speciali:<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> sorgere così, coll'aiuto dell'ingegno e
-dello studio, una lingua, la quale non sarà invero l'antico
-toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come
-un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta.
-S'intende da sè che è dovere imprescindibile d'un cortigiano
-di esprimere sotto questa veste perfetta i suoi
-affetti e la sua poesia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio
-della società viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i
-puristi non riuscirono in sostanza ad aver vinta la causa.
-V'erano troppi e troppo valenti scrittori ed uomini di
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-società anche toscani, che o non si curavano o ridevano
-di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si
-verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto
-qualunque e pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che
-essi stessi erano «della loro lingua ignorantissimi».<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>
-Già l'esistenza di uno scrittore quale era il Machiavelli
-troncava d'un tratto tutte quelle questioni, in quanto
-egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida,
-schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva
-tutti i pregi, fuorchè quello di imitare il puro Trecento.
-D'altro lato v'erano troppi lombardi, romani, napoletani
-ed altri, ai quali non poteva rincrescere, se nello scrivere
-e nel conversare non si esageravano troppo le
-pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano,
-è vero, le forme e i modi del loro dialetto,
-e il Bandello, per tutti, assai spesso (non sappiamo
-quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara protesta: «io
-non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma barbaramente;
-io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere
-ornamento alla lingua volgare; io non sono che
-un lombardo e in Lombardia a' confini della Liguria
-nato» ecc.<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a> Ma, di fronte al partito dei rigidi puristi,
-tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando a
-bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere,
-e quasi a compenso, d'impadronirsi della lingua
-comune. Non a tutti infatti era dato di poter fare come
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse per tutta la sua
-vita il più puro toscano, (sempre però come lingua appresa
-e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a
-poco fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale
-era questo che ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva
-trattar la lingua con somma cura. Posto ciò, si
-poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro fanatismo,
-i loro congressi filologici<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> e simili: veramente dannosi
-essi non divennero che più tardi, quando il soffio
-dell'originalità era già fatto notevolmente più languido
-nella letteratura, e stava per soggiacere ad influenze
-affatto d'altra natura, ma ancor più perniciose. Da ultimo
-fu libero alla stessa Accademia della Crusca di
-trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi
-sforzi furono talmente impotenti, che non riuscì nemmeno
-ad impedire che assumesse quell'indirizzo e quel
-colorito francese, che forma il carattere distintivo della
-letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata
-e portata omai al sommo della pieghevolezza e duttilità,
-che divenne nella conversazione lo strumento e la base
-di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi settentrionali
-i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi
-nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti,
-cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era
-tutta dedita al giuoco e agli esercizii corporali o, se pur
-si voglia, s'esercitava a scrivere rozzi versi e celebrava
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-feste continue, in Italia, dove pure tali cose esistevano,
-erasi formato altresì un ambiente più elevato e sereno,
-dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, purchè non
-privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti
-convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando
-l'utile al dolce. Siccome in tali convegni o non si usava
-di far trattamenti, o questi si riducevano ad assai poca
-cosa,<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> non era difficile neanche il tenerne lontani gli
-uomini più materiali e gli scrocconi. Se ci è permesso
-di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di dialoghi,
-anche i più elevati problemi della vita avrebbero
-formato l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini
-più distinti: nè la manifestazione di sublimi pensieri vi
-sarebbe stata, come di regola presso i settentrionali, un
-privilegio puramente individuale, bensì comune a parecchi.
-Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita
-sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni,
-che non hanno altro scopo, che sè medesime.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-5">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">La forma più elevata della vita sociale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi
-dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo
-descritta da lui medesimo.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI,
-era assai saggiamente regolata e si basava sopra quelle
-convenienze tacite ed espresse, che sono domandate o
-dalle circostanze o dal decoro, ma che non hanno nulla
-che fare colla rigida etichetta. In certi circoli più compatti,
-dove le riunioni assumevano il carattere di stabili
-corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità
-per l'accettazione, come, per esempio, in quelle
-allegre società di artisti fiorentini, alle quali il Vasari
-attribuisce il merito<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> di aver promosso la rappresentazione
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-delle più importanti commedie d'allora. Le società
-più leggere invece e che si mettevano insieme per circostanze
-affatto momentanee, accettavano volentieri le
-prescrizioni, che eventualmente venivano imposte dalla
-dama più ragguardevole. Tutti conoscono l'Introduzione
-del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a considerare
-il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla
-più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale
-in questo caso speciale; ciò non ostante non è men vero,
-ch'essa si fonda sopra una consuetudine già accettata
-nella vita sociale. Il Firenzuola, che quasi due secoli
-dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile,
-s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in
-bocca alla regina della sua società pone un discorso sul
-modo di ripartire il tempo durante il soggiorno alla campagna,
-vale a dire, prima di tutto un'ora di speculazioni
-filosofiche andando a passeggiare sopra una collina, poi
-la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>
-indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova
-canzone, il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente;
-più tardi una passeggiata ad una fonte, dove
-ognuno s'asside e narra una novella, e finalmente la
-cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla
-onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non
-disconvengano». Il Bandello nelle introduzioni e nelle
-dediche di ciascuna delle sue novelle non riferisce, è
-vero, simili discorsi di circostanza, poichè le diverse società,
-dinanzi alle quali quelle novelle vengono narrate,
-esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro
-modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-dovevano essere queste supposte riunioni sociali. Alcuni
-lettori penseranno, che in società capaci di udire racconti
-tanto immorali, come son quelli che si leggono,
-non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare.
-Ma da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide
-dovevano essere le basi di società, che, ad onta di
-tali racconti, non uscivano dalle convenute formalità, non
-andavano a soqquadro, e potevano perfino occuparsi di
-serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol
-dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione
-si faceva sentire più forte che mai e andava sopra ogni
-cosa. Per convincersene non occorre di prendere a norma
-la società un po' troppo idealizzata, che il Castiglione
-introduce a parlare sui più elevati sentimenti e scopi
-della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro
-Bembo nel castello di Asolo. La società del Bandello,
-invece, anche in onta a tutte le frivolezze alle quali si
-abbandona, può riguardarsi come il tipo più veritiero di
-quell'elegante decoro, di quella facile amabilità, di quella
-schietta franchezza, di quello spirito insomma e di quella
-cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri
-distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se
-ne ha specialmente in questo, che le dame, che ne formavano
-il centro, godevano l'universale estimazione, nè
-per tal fatto furono minimamente pregiudicate nella loro
-fama. Fra le protettrici del Bandello, per esempio, Isabella
-Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se
-ebbe una celebrità non scevra di macchie, non fu già
-pel proprio contegno, ma per quello delle scostumate
-damigelle che la circondavano:<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> Giulia Gonzaga Colonna,
-Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, Bianca Rangona,
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono
-del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il
-loro contegno, da ogni accusa e censura. La più celebre
-donna d'Italia poi, Vittoria Colonna, godeva fama addirittura
-di santa. Ora, egli è indubitato che le particolarità
-che ci vengono date intorno al vivere sciolto, che
-si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati,
-non sono di tal natura da farne emergere una
-superiorità assoluta della vita sociale d'Italia su quella
-del resto d'Europa. Ma si legga il Bandello,<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> e si vegga
-poscia se un genere simile di società sarebbe, ad esempio,
-stato possibile in Francia, prima che vi fosse stato
-trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili
-al pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo
-le più alte creazioni dell'ingegno umano non ebbero bisogno,
-per nascere, dell'aiuto o del favore di quelle riunioni,
-ma si avrebbe gran torto se le si riguardasse come
-di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, non
-fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente
-a creare in Italia ciò che allora non esisteva
-in verun altro paese, un vivo interessamento per tutto
-quanto si produceva nell'un campo e nell'altro, e un
-gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo
-poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè
-stesso un necessario portato di quella particolare cultura
-e di quel modo di vivere, che allora era esclusivamente
-italiano, e che d'allora in poi divenne europeo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In Firenze la vita di società è fortemente influenzata
-da parte della letteratura e della politica. Innanzi tutto
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-Lorenzo il Magnifico è tal uomo, che domina completamente
-quanti lo circondano, non tanto in virtù della sua
-posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene egli,
-del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione
-anche a quelli, che più gli stavano dappresso.<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> Si vede,
-ad esempio, con quanto rispetto egli tratti il Poliziano,
-l'educatore de' suoi figli, e come i modi franchi ed aperti
-del letterato e del poeta a gran fatica si concilino in
-lui con quella riserbatezza, che gli è imposta necessariamente
-dal rango principesco, cui ormai è salita la sua
-casa, e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di
-sua moglie; ma dal canto suo, e quasi in ricambio, il
-Poliziano è l'espressione e quasi il simbolo vivente delle
-glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, giusta l'uso
-della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura del
-gusto e della passione, che egli ha per tali convegni
-sociali. Nella sua splendida improvvisazione «La caccia
-col falcone» egli fa un ritratto comico de' suoi compagni,
-e nel «Simposio» lo scherzo va ancora più innanzi
-e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che
-vi si travede anche il lato serio della riunione.<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> E che
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-questa assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano
-con piena evidenza le sue corrispondenze, e le
-notizie rimasteci sulle frequenti sue dispute filosofiche
-ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze sono, in
-parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno
-al tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per
-esempio, la così detta Accademia platonica, che dopo la
-morte di Lorenzo soleva raccogliersi negli orti de' Rucellai.<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva
-naturalmente dalle tendenze personali del regnante. Di
-esse, per vero, al principiare del secolo XVI ce n'era
-oggimai poche, e queste poche erano anch'esse pressochè
-senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla
-corte veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva
-una società tanto speciale, quale non si vide ripetersi
-più in nessun epoca storica.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">L'uomo perfetto di società.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La
-musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora
-per sè medesimo, il Cortigiano, quale ci vien descritto
-dal Castiglione. Egli è propriamente l'uomo ideale, quale
-lo domanda la cultura di quel tempo, e la corte sembra
-più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben
-ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato
-in nessuna corte, perchè egli stesso ha il talento e la
-apparenza di un vero principe, e perchè l'eccellenza sua,
-calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone già in lui una
-assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua
-azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del
-principe, ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un
-esempio spiegherà meglio la cosa: nella guerra il Cortigiano
-deve astenersi da tutte quelle imprese, anche
-utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non sieno
-grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver
-sempre fisso in mente che ciò che lo conduce alla guerra,
-non è il dovere in sè stesso, ma soltanto <i>l'honore</i>.<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> La
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-posizione morale di fronte al principe, quale è presentata
-nel quarto libro, è quella di un uomo libero e indipendente.
-La teoria degli amori del Cortigiano (nel
-terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili,
-le quali però per la miglior parte si riferiscono a
-tutti gli uomini in generale, e la grande e quasi lirica
-glorificazione dell'amore ideale (sulla fine del quarto
-libro) non ha più nulla che fare coll'assunto speciale di
-tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del
-Bembo, la straordinaria elevatezza della cultura si fa
-manifesta dal modo delicatissimo, con cui i sentimenti
-vengono analizzati. Bensì non si deve sempre prestar
-cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla loro parola;
-ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati
-tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi
-vedremo, che spesse volte queste convenzionali apparenze
-nascondevano lampi di vera passione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si
-esigono in grado perfetto in un Cortigiano, sono i così
-detti esercizi cavallereschi; ma, oltre a questi, richiedevansi
-anche parecchie altre cose, che veramente non
-avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, regolarmente
-organizzate e basate tutte sull'emulazione
-personale, quali in allora non esistevano se non in Italia:
-altre cose ancora si fondano evidentemente sopra
-un'idea puramente generale ed astratta della perfezione
-individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i giuochi
-ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la
-lotta: principalmente poi deve essere un abile danzatore
-e (come già s'intende da sè) un perfetto cavallerizzo.
-Oltre a ciò si esige da lui tal conoscenza di più lingue,
-o almeno almeno dell'italiano e del latino, che s'intenda
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto
-di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità
-pratica, che però egli terrà segreta quanto più gli sarà
-possibile. Non si pretende tuttavia che queste qualità
-sieno in lui tutte in grado perfetto, eccezione fatta dell'esercizio
-delle armi; dal neutralizzarsi reciproco di tante
-doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel
-quale nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar
-nocumento alle altre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani,
-sia come scrittori teorici, sia come maestri pratici,
-erano in grado d'insegnare a tutto l'occidente tanto in
-fatto di esercizi ginnastici d'ogni specie, quanto in fatto
-di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel giostrare e nel
-danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con opere
-scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici;
-la ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi
-guerreschi e dai semplici giuochi, fu forse per la prima
-volta insegnata alla scuola di Vittorino da Feltre (v.
-vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte integrante di
-ogni completa educazione.<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a> L'importanza di un tal fatto
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come
-una vera arte: quali esercizi fossero in uso, e se per
-avventura si conoscessero quelli che sono più frequenti
-oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, oltre la forza e la
-destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, lo si
-può arguire non solo dall'indole della nazione già nota
-sotto tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che
-se ne hanno. Basta in proposito ricordare il grande Federigo
-da Urbino (v. vol. I, pag. 60), che assisteva in
-persona ai giuochi de' giovani a lui affidati.
-</p>
-
-<p>
-I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna
-sostanziale differenza da quelli che erano in uso
-presso gli altri popoli occidentali. Naturalmente nelle
-città marittime vi si aggiungevano le gare dei remiganti,
-e le regate veneziane erano assai per tempo famose.<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il
-giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il giuoco
-della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento
-pare vi sia stato coltivato con molta maggior passione
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-e con più pompa, che in qualunque altro paese d'Europa.
-Non se ne hanno però positive testimonianze.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza
-la musica.<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> La composizione intorno al 1500 era
-ancora principalmente nelle mani della scuola olandese,
-che veniva molto ammirata pel complicato artificio e per
-la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa,
-eravi pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava
-assai di più al nostro gusto musicale d'oggidì. Un
-mezzo secolo più tardi sorse il Palestrina, le cui armonie
-esercitano un fascino prepotente anche sul mondo
-attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore,
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-ma non ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o
-ad altri si debba il passo decisivo, che ha fatto il linguaggio
-musicale del mondo moderno, per cui a noi profani
-è impossibile il farci un'idea esatta dello stato delle
-cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente
-da parte la storia della composizione musicale,
-cercheremo invece di dir qualche cosa sul posto, che si
-faceva alla musica nella vita sociale d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel
-Rinascimento e per l'Italia di quel tempo è il multiforme
-specializzarsi dell'orchestra, il cercar nuovi strumenti,
-vale a dire nuove combinazioni armoniche, e — in
-stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe
-speciale di cultori dell'arte per professione (<i>virtuosi</i>), che
-è come a dire, l'insinuarsi dell'elemento individuale in
-determinati rami della musica e in determinati strumenti.
-</p>
-
-<p>
-Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia,
-l'organo ebbe assai per tempo una grande diffusione
-e un notevole perfezionamento, ma, accanto ad esso, si
-diffuse anche assai presto il corrispondente strumento a
-corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano
-ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni
-del secolo XIV, perchè ornati con figure dipinte da sommi
-maestri. Fra tutti gli altri poi il violino prese il primo
-posto e diede anche delle grandi celebrità. Presso Leone X,
-che già anche da cardinale aveva la casa piena di cantanti
-e di sonatori e che godeva fama egli stesso di
-grande conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni
-Maria e Jacopo Sansecondo: al primo Leone diè
-il titolo di conte e il possesso di una piccola città;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> il
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-secondo credesi rappresentato nell'Apollo del Parnaso
-di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle
-celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno
-al 1580) nomina a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi
-quelli di ciascuna specie di strumenti, quali l'organo, il
-liuto, la lira, la viola da gamba, l'arpa, la cetra, i corni
-e le tibie, esprimendo il voto che i loro ritratti sieno dipinti
-sugli stessi strumenti.<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> Una così svariata attitudine
-a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo
-non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli
-strumenti fossero già noti e diffusi dovunque.
-</p>
-
-<p>
-Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge
-specialmente da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera
-di farne, a titolo di curiosità, delle collezioni. In Venezia,
-dove la passione per la musica era grande,<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> ve n'erano
-parecchie; e quando per caso vi s'incontrava un certo
-numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante un concerto.
-(In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi
-strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche,
-ma non è detto se vi fosse chi sapesse suonarli e
-qual suono dessero). Non è neanche da dimenticare, che
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-taluni di questi strumenti presentavano esteriormente
-una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano
-assai leggiadramente fra loro. E appunto per
-questo accade d'incontrarli anche nelle collezioni d'altre
-rarità e cose d'arte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o
-singoli amatori od anche intere orchestre di dilettanti,
-organizzati a guisa di corporazioni o di «accademie».<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>
-Molti pittori, scultori ed architetti s'intendevano anche,
-e talvolta in sommo grado, di musica. — Alle persone
-appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati gli
-strumenti a fiato per gli stessi motivi,<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> pei quali una
-volta se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade
-Atena. La società più ragguardevole amava il canto solo
-o con accompagnamento di violino; ma piaceva anche
-il quartetto a viole<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> e, per la ricchezza de' suoi mezzi,
-altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci,
-«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una
-voce sola». In altre parole, siccome il canto, in onta a
-qualsiasi convenzionale modestia (v. pag. 157), rimane
-pur sempre un mezzo opportuno per mettere in evidenza
-un uomo perfetto di società, così è meglio che ognuno
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone
-prodursi nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più
-vivi e soavi, e appunto per questo alle persone alquanto
-attempate si sconsiglia sì il canto che il suono, quand'anche
-posseggano ancora una certa valentia nell'una cosa
-e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole
-impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla
-vista. — Di un apprezzamento della composizione, come
-lavoro d'arte a sè, non è fatta parola. Per converso accade
-talvolta che il contenuto delle parole esprima qualche
-terribile situazione reale, qualche caso effettivamente
-occorso al cantore.<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>
-</p>
-
-<p>
-Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi
-medie, come delle più elevate, in Italia ebbe una
-diffusione maggiore, e al tempo stesso si tenne più strettamente
-ligio alle prescrizioni dell'arte, che non altrove.
-Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia
-mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si
-udivano; centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente
-a gruppi gli artisti, e perfino nei quadri di
-cui son decorate le chiese, i concerti degli angeli mostrano
-ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori
-queste riunioni vere e reali dei cultori della musica.
-Un'altra prova della passione con cui si coltiva quest'arte,
-si ha nel fatto che a Padova, per esempio, un Antonio
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-Rota, suonatore di liuto, (morto nel 1549) divenne addirittura
-ricco solo col dare lezioni private e col pubblicare
-un «Avviamento» allo studio del liuto.<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>
-</p>
-
-<p>
-In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato
-ad assorbire tutto il genio musicale e quasi ad
-arrogarsene il monopolio esclusivo, questi sforzi possono
-segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno diritto
-a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione
-affatto diversa quella di sapere quale interesse desterebbero
-in noi quelle armonie, se, per una strana ipotesi,
-ci fosse dato di udirle.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-5">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Condizione della donna.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue
-poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo
-(<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli
-più elevati dell'epoca del Rinascimento, è della massima
-importanza il sapere, che la donna in essi ebbe una
-posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. Non bisogna
-a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle
-sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle
-quali taluni scrittori di dialoghi di quel tempo cercano
-di provare la pretesa inferiorità del bel sesso, e neanche
-da qualche satira del genere della terza dell'Ariosto,<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>
-nella quale la donna è rappresentata come un pericoloso
-fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere,
-sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima
-ipotesi però presenta in un certo senso un lato vero:
-appunto <i>perchè</i> in Italia la donna, giunta al pieno sviluppo
-della sua individualità, era uguale in tutto all'uomo,
-non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa identificazione
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma
-la fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni
-del nord.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi
-più elevate era essenzialmente uguale a quella dell'uomo.
-Egli è un fatto che gl'Italiani del Rinascimento non esitarono
-a far impartire ai loro figli d'ambo i sessi l'identica
-istruzione letteraria e perfin filologica (v. vol. I,
-pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal momento che
-questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento
-più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè
-non dovessero fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo
-altrove qual grado di valentìa raggiunsero le figlie di
-alcune case principesche nel parlare e nello scrivere latino
-(v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno
-saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni
-tener dietro a ciò che ne costituiva la parte più
-essenziale, le discussioni erudite su varii punti dell'antichità.
-A ciò s'aggiunga la parte veramente attiva, che
-doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella
-quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti
-e canzoni, e si provassero perfino nell'improvvisazione:
-e una prova se ne ha nel numero considerevole di donne,
-che in questo genere acquistarono una grande celebrità,<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>
-dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra Fedele
-(della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna,
-si rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che
-confermi al tutto la nostra superiore asserzione dell'indirizzo
-veramente virile dato anche agli studi delle donne,
-sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e canzoni,
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta
-tale di serietà e robustezza e si scostano siffattamente
-da quelle tinte indeterminate e da quei teneri slanci di
-entusiasmo, che caratterizzano d'ordinario la poesia femminile,
-che si sarebbe tentati di crederle composizioni
-d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci
-facessero certi del contrario.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle
-classi più elevate anche tutta la loro individualità in
-modo pressochè uguale che negli uomini, mentre fuori
-d'Italia sino al tempo della Riforma nessuna donna in
-generale, e ben poche anche tra le principesse emergono
-personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita
-d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono
-sulla scena che in circostanze affatto eccezionali,
-e quasi loro malgrado. In Italia, ancora nel corso del
-secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente quelle
-dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria
-e distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma
-anche alla gloria dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179).
-A queste tien dietro a poco a poco una schiera di donne
-celebri di diversa specie (v. ibid. pag. 203), in talune
-delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare altra
-singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo
-di naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza
-e di pietà religiosa.<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Di una «emancipazione»
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-in senso affatto speciale non si parla nemmeno, perchè
-la cosa già s'intende da sè. La donna di condizione elevata
-deve, al pari dell'uomo, curare il proprio perfezionamento
-sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di
-pensare e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni.
-Da lei non si pretende una completa attività letteraria;
-tutt'al più, se sarà poetessa, le si domanderà qualcuna
-di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo dell'anima,
-non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano
-sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste
-donne non pensavano punto al pubblico: bastava
-ad esse di tenere avvinti al loro carro gli uomini più
-considerevoli<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a> e d'imbrigliarne i voleri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova,
-ripetuto, per le grandi donne italiane di quel tempo, si
-è di avere mente ed animo veramente virili. Basta guardare
-al contegno energico e risoluto della maggior parte
-delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come
-di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto
-proprio e determinato. Il titolo di «virago», che
-nel nostro secolo suonerebbe come un complimento assai
-equivoco, costituiva allora una vera lode. Esso fu portato
-con grande splendore da Caterina Sforza, moglie
-e poi vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario
-di Forlì ella difese strenuamente dapprima contro.
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-il partito dei di lui uccisori, poscia contro Cesare Borgia;
-infine soggiacque, ma procacciandosi l'ammirazione
-di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima donna
-d'Italia».<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> E una vena di somigliante eroismo riscontrasi
-altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse
-mancarono le occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga
-(v. vol. I, p. 58) in modo speciale emerge per un
-carattere di questa tempra.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo
-lasciar raccontare nei loro circoli novelle anche del colore
-di quelle del Bandello, senza che per questo la loro
-fama ne restasse pregiudicata. Il genio predominante di
-queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale a
-dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe
-suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili
-nel nostro tempo, ma la coscienza della propria forza,
-della propria bellezza e di condizioni sociali piene di pericoli
-e di minacce. Perciò, accanto al formalismo più
-compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro secolo
-avrebbe l'aspetto di inverecondia,<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> mentre noi non siamo
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia
-tutti questi svantaggi, la potente personalità delle donne
-dominanti allora in Italia.
-</p>
-
-<p>
-C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e
-in nessun dialogo di quel tempo s'incontra un'espressione
-o una frase, che possa costituire una testimonianza
-decisiva in proposito, per quanto anche vi si discuta diffusamente
-sulla condizione e sulle attitudini delle donne,
-nonchè sull'amore in generale.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste
-riunioni, furono le giovani fanciulle,<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> che oggidì ne formano
-invece il più bell'ornamento, ma che allora n'erano
-tenute severamente lontane, anche se non venivano allevate
-nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia se la
-loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della
-conversazione, o se questa fosse la causa di quella.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta
-un indirizzo notevolmente più elevato, come se si
-volessero rinnovare i rapporti che un tempo ebbero gli
-Ateniesi colle loro <i>etere</i>. La celebre cortigiana di Roma,
-Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed
-aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e
-s'intendeva anche di musica.<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> La bella Isabella de Luna,
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-d'origine spagnuola, aveva fama per lo meno di donna
-piacevole, e del resto era un misto bizzarro di bontà di
-cuore e di malignità procace e impudente.<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> A Milano
-il Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>
-che suonava e cantava maravigliosamente e recitava
-anche versi. E così dicasi di tante altre. Da ciò si desume
-che le persone ragguardevoli e colte, che visitavano
-queste donne e si stringevano in amicizia per
-un tempo più o meno lungo con esse, le pretendevano
-talqualmente istrutte, e in generale colle più celebri usavano
-grandi riguardi; e se ne ha una prova nel fatto,
-che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle medesime,
-si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a> perchè
-la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè
-una traccia incancellabile. Tutto sommato però, del lato
-spirituale di questi rapporti non si tiene alcun conto nella
-società ufficiale, e i vestigi che ne rimasero nella poesia
-e nella letteratura, sono prevalentemente di genere
-scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi
-che fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno
-1490 — prima quindi che si conoscesse quivi la
-sifilide — si contavano in Roma,<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a> quasi nessuna sia
-emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle che
-già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il
-modo di vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-alla più sfrenata sete dei piaceri e dei turpi guadagni,
-sono capaci talvolta anche di forti passioni, e l'ipocrisia
-e la perversità veramente infernale di talune già invecchiate
-in quel lezzo, sono descritte al vivo, e meglio che
-da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano l'Introduzione
-a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece
-ne' suoi «Ragionamenti» descrive piuttosto la propria,
-che la depravazione di questa classe infelice di
-persone, quale era in realtà.
-</p>
-
-<p>
-Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato
-(v. vol. I, pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte
-dagli artisti, e sono quindi note personalmente
-tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre invece di
-una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico
-il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di
-una Agnese Sorel una leggenda amorosa più finta, che
-vera. La cosa mutò per l'appunto sotto i re dell'epoca
-del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p>
-
-<h3 id="cap7-5">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">Il governo della famiglia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le
-ville e la vita campestre.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella
-della famiglia nell'epoca del Rinascimento. Generalmente
-s'inclina a riguardar questa vita famigliare degl'Italiani
-d'allora come del tutto disordinata in forza della grande
-immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo in
-seguito occasione di considerare questa questione sotto
-il punto di vista morale. Per ora ci basta di constatare,
-che l'infedeltà coniugale non esercitò quivi a gran pezza
-quelle perniciose influenze sulla famiglia, che si rilevarono
-nei paesi settentrionali; bene inteso, sino a che non
-sorpassò certi limiti.
-</p>
-
-<p>
-Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato
-sugli usi prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si
-basava unicamente sulla legge del naturale sviluppo delle
-nazioni e sull'influenza esercitata dal diverso modo di
-vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. La
-Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran
-fatto del focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu
-d'errar per le corti in cerca d'avventure e di risse; il
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-loro omaggio costantemente fu per una donna, che non
-era la madre dei loro figli; nel castello le cose si lasciavano
-andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi
-a fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente
-ordinato, come frutto di lunga e seria meditazione.
-Per riuscire a ciò tornò di grande aiuto un sistema
-di ben intesa economia (v. vol. I, pag. 108) ed
-un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale
-fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di
-tutte le quistioni riguardanti la convivenza, l'educazione,
-l'organizzazione e il servizio della medesima.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il più pregevole documento in questo riguardo è il
-dialogo sul <i>Governo della famiglia</i> di Agnolo Pandolfini.<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>
-È un padre che parla a' suoi figli già adulti e li
-inizia nella sua amministrazione. Vi si scorge per entro
-uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, condotto
-innanzi con parsimonia e con moderazione, promette
-prosperità e ben essere per molte generazioni. Un
-podere piuttosto considerevole provvede co' suoi prodotti
-ai bisogni della famiglia e costituisce la base fondamentale
-di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria qualunque,
-una tessitura, per esempio, di seta o di lana.
-L'abitazione e il vitto sono solidamente assicurati: tutto
-ciò che riguarda l'ordinamento e l'arredamento interno,
-deve esser fatto in grande e in modo durevole e senza
-risparmio; la vita quotidiana per converso vuol essere
-semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai
-più modesti assegni che si fanno ai figli più giovani pei
-loro piaceri, deve stare con ciò in una proporzione ragionevole,
-per modo che nè «passi più oltre che richiegga
-l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga
-il bisogno». La cosa più importante però si è l'educazione,
-che il padrone di casa ha da procurare non solamente
-a' suoi figli, ma a tutta la sua famiglia. La prima
-educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e riservata
-fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile
-padrona capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che
-stanno sotto la sua dipendenza: poi debbonsi educare i
-figli con occhio amorevole e circospetto, con esortazioni
-e persuasioni, piuttostochè con inutile severità, usando
-in generale «più l'autorità, che la violenza»;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a> finalmente,
-quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare
-in modo da farne altrettante persone veramente affezionate
-e fedeli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente
-caratteristico di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-si parla della vita campestre, donde se ne deduce che
-l'amore ad un tal genere di vita era passato omai nelle
-abitudini delle classi colte. Nei paesi settentrionali d'Europa
-a quel tempo le campagne erano abitate dai nobili
-rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini
-monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai
-piedi sulla cima di qualche monte: la borghesia, anche
-ricca, non usciva in veruna stagione dell'anno dalle mura
-delle città. In Italia, invece, la maggior sicurezza personale
-da un lato, l'amenità dei siti dall'altro sedussero
-assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo
-più meno lungo nei dintorni di qualche città,<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> anche
-a rischio di qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero
-le ville delle classi più agiate, prezioso ricordo degli
-antichi usi romani, quando la prosperità e la cultura
-progredite permisero di adottarli.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità,
-e noi in questo riguardo non possiamo far di meglio,
-che rimandare il lettore a quanto egli stesso ne
-dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al piacere,
-s'ha anche un vantaggio economico quando il podere
-contenga ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino,
-olio, strame e legne (pag. 84), e allora lo si paga volentieri
-anche di più, perchè non s'ha poi bisogno di
-comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni di Firenze
-assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci
-dà con queste parole: «In quello di Firenze ne sono
-molti (siti) posti in aere cristallino, in paese lieto, bella
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-veduta, rare nebbie, non venti nocivi, buone acque, sane,
-pure, e buone tutte le cose, e molti casamenti, i quali
-sono come palagi di signori (e molti hanno forma di fortezze
-e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende
-quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero
-dirsi veri modelli, e che per la maggior parte
-nel 1529 furono, sebbene indarno, sacrificate dai fiorentini
-alla difesa della patria.
-</p>
-
-<p>
-In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui
-laghi di Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale
-assunse un carattere più libero e sciolto che non
-nelle sale dei grandi palagi di città. Le descrizioni degli
-inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi di quella
-vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor
-oggi qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i
-quali s'incontrano. Ma quelle dimore campestri offersero
-altresì ozio e quiete a profondi pensatori, e in esse furono
-maturate talvolta le più nobili creazioni dell'ingegno
-umano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p>
-
-<h3 id="cap8-5">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Le Feste.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste
-italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti
-storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei
-Misteri. — Il <i>Corpusdomini</i> in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime
-e ricevimenti solenni di principi. — Processioni;
-trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a
-Roma e a Firenze.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di
-unire allo studio della vita sociale anche quello delle
-pompe festive e delle rappresentazioni. La magnificenza
-veramente artistica che l'Italia spiega<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> in queste ultime,
-non fu raggiunta che mediante quella stessa convivenza
-di tutte le classi, che costituisce anche la base fondamentale
-della società italiana. Nel nord dell'Europa i
-monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le
-loro feste e rappresentazioni speciali, come in Italia; ma
-colà ebbero differenze essenziali di forma e di sostanza,
-qui furono invece portate ad un alto grado di sviluppo
-da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio di
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a
-queste feste, merita una pagina speciale nella storia dell'arte,
-quantunque essa ci apparisca ancora come una
-creazione puramente fantastica, che noi siamo costretti
-ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi
-ci occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo,
-nel quale le idealità religiose, morali e poetiche
-assumono una forma visibile. Le feste italiane nella loro
-forma più elevata segnano un vero passaggio dalla vita
-reale a quella dell'arte.
-</p>
-
-<p>
-Le due forme principali delle rappresentazioni festive
-sono, come in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire
-la storia sacra o la leggenda religiosa drammatizzate, e
-la Processione, vale a dire una marcia solenne per qualsiasi
-motivo pur religioso.
-</p>
-
-<p>
-Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano
-nel complesso assai più splendide e numerose che altrove,
-e ad accrescerne il lustro largamente vi concorrevano
-le arti figurative e la poesia. Da esse poi si svolse
-più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano,
-ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e
-dal ballo, cerca l'effetto nella bellezza e ricchezza dello
-spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane
-provvedute di strade ampie, piane e ben selciate,<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> il
-Trionfo, vale a dire la processione di persone vestite in
-costume a piedi o su carri, con carattere dapprima prevalentemente
-sacro, poscia a poco a poco sempre più profano.
-La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale
-si toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa
-della rappresentazione, ed in seguito vi si aggiungono
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-anche i solenni ricevimenti di principi, che fanno il loro
-solenne ingresso in qualche città. Vero è, che anche gli
-altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio
-straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani
-soltanto sapevano portare in tali feste un certo gusto
-artistico, per modo che ne usciva un concetto armonico
-in tutte le sue parti.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi
-che un avanzo ben meschino e quasi un'ombra di esse.
-Le processioni sacre e i ricevimenti dei principi si spogliarono
-presso che affatto dell'elemento, che dava loro
-una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume,
-perchè si temono le derisioni del pubblico e perchè
-le classi colte, che una volta vi prendevano una
-parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale per un
-motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche
-continuano sempre più a cadere in disuso. Quel
-poco che ancora rimane, per esempio i singoli travestimenti
-adottati nelle processioni di certe confraternite
-religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a Palermo,
-è una prova manifesta e parlante, che tali usi,
-dinanzi alla progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente
-a cadere.
-</p>
-
-<p>
-Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi
-dell'evo moderno, nel secolo XV,<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> se pure anche
-in ciò Firenze non ha prevenuto tutto il resto d'Italia.
-Quivi infatti è relativamente molto più antica la organizzazione
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-per quartieri in occasione di pubbliche rappresentazioni,
-la cui magnificenza presuppone un grande
-sfoggio di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre
-rappresentazione dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco
-e in parte su barche appostate nell'Arno, il primo giorno
-di maggio dell'anno 1304, quando sotto gli spettatori si
-ruppe il ponte alla Carraia.<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a> Anche il fatto che più tardi
-i fiorentini vengono chiamati, in qualità di festaiuoli, ad
-organizzar feste in tutte il resto d'Italia,<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> prova chiaramente
-il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar
-le proprie.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi
-più essenziali delle feste italiane di fronte a quelle degli
-altri paesi, ci si farà innanzi prima di tutto l'istinto naturale
-dell'individuo, giunto già ad un grado di completo
-sviluppo, a rappresentare l'individualità, vale a dire l'attitudine
-ad inventare una maschera e a sostenerla convenientemente.
-Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente
-a dar risalto alla decorazione dei luoghi non
-solo, ma altresì delle persone, suggerendo abbigliamenti,
-belletti (v. pag. 131 e segg.) ed altri ornamenti. In secondo
-luogo poi viene l'intelligibilità manifesta a chiunque
-dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era uguale
-in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed
-ascetiche erano già anticipatamente note a chicchessia;
-ma per tutte le altre rappresentazioni l'Italia aveva un
-deciso vantaggio sugli altri paesi. Per le parti recitative
-di singoli santi e d'altri personaggi profani essa possedeva
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso
-di tutti indistintamente.<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> Inoltre la maggior parte degli
-spettatori (nelle città) aveva una certa famigliarità colle
-figure mitologiche e indovinava, assai più facilmente che
-altrove, i personaggi storici ed allegorici, perchè desunti
-da un ciclo di tradizioni universalmente conosciute.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto
-il medio-evo era stato il tempo classico delle allegorie:
-la sua teologia e la sua filosofia trattavano le loro categorie
-come qualche cosa di reale e sussistente da sè,<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>
-per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno di un
-ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora
-a costituirne la piena personalità. In ciò tutti i
-paesi d'occidente trovavansi presso a poco, in condizioni
-uguali: dal mondo ideale di ciascuno d'essi era assai facile
-derivare dei tipi e delle figure, con questo solo che
-l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di regola
-assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente
-anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento
-e dopo. A produrlo basta che un qualsiasi predicato
-della figura allegorica, cui si riferisce, venga rappresentato
-erroneamente sotto la forma di un attributo. Dante
-stesso non va esente da simili falsi traslati,<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> ed è noto
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-che in generale egli si compiace della oscurità delle sue
-allegorie.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi»
-di descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro
-e parlante le figure d'Amore, della Castità, della Morte,
-della Fama ecc. Ma molti altri invece vestono le loro
-allegorie con una farragine di attributi del tutto sbagliati.
-Nelle «Satire» del Vinciguerra,<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> per esempio, l'Invidia
-vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la
-Voracità in atto di mordersi le labbra e con capelli irti
-e scomposti, ecc., probabilmente per mostrare (rispetto a
-quest'ultima) che essa è indifferente a qualunque cosa,
-che non abbia relazione col mangiare e col bere. Quanto
-a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, non fa
-d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi
-fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere
-espressa da qualche figura mitologica, vale a dire
-da qualche forma artistica, della quale stava mallevadrice
-l'antichità stessa, come, per esempio, quando invece
-della guerra si poteva rappresentare il dio Marte,
-o invece della caccia la dea Diana e così via.<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-delle allegorie meglio riuscite, e rispetto alle figure relative,
-che s'incontrano nelle feste italiane, il pubblico
-era oltremodo esigente e voleva vederne il lato caratteristico
-riprodotto con fedeltà ed esattezza, appunto perchè
-per la sua cultura generale esso era perfettamente
-in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla
-corte di Borgogna, si andava contenti di figure molto
-indeterminate, ed anche di semplici simboli, perchè quivi
-era pur sempre un privilegio speciale delle classi più
-elevate quello di essere, o almen di apparire, iniziate in
-tali cose. Nel celebre giuramento <i>sul fagiano</i> celebrato
-nel 1453<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina
-della festa, è l'unica allegoria che abbia qualche
-attrattiva: i colossali pasticci, per entro ai quali movevansi
-degli automati ed anche delle persone vive, o sono
-stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso è grossolano
-e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda
-sopra uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-Costantinopoli col suo futuro liberatore, il duca
-di Borgogna. Il resto, ad eccezione di una pantomima
-(Giasone in Colchide), ha un significato troppo enigmatico,
-non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche,
-che ci descrive questa festa, vi prese parte in costume
-di donna, che doveva rappresentare la «Chiesa» seduta
-sopra una torre portata da un elefante guidato da un
-gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie
-degl'infedeli.<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere
-d'arte e nelle feste italiane sorpassano nel complesso e
-per gusto e per unità di concetto quelle d'altri paesi,
-non è tuttavia in questo, che propriamente consiste il
-loro lato saliente e caratteristico. Ciò che dà loro una
-superiorità incontrastata<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> è invece il fatto, che in Italia,
-oltre la personificazione di concetti generali ed astratti,
-si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti
-storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati
-a veder ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera
-d'arte un più gran numero di celebri personaggi. La
-Divina Commedia, i Trionfi del Petrarca, l'Amorosa Visione
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-del Boccaccio, e nel secolo successivo la diffusione
-sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità
-risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento
-storico. Ed ora queste stesse figure apparvero anche
-nelle pompe festive o completamente individualizzate
-in maschere determinate, o per lo meno riunite in gruppi,
-come seguito caratteristico di qualche figura allegorica
-principale. Così qui si venivano formando le norme della
-composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni
-dei paesi settentrionali bamboleggiavano
-ancora o in un simbolismo affatto inesplicabile o in giuochi
-puerili affatto privi di senso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>
-Nel complesso essi non diversificano da quelli del resto
-d'Europa. Anche qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese,
-nei conventi sorgono grandi palchi, che nella parte superiore
-contengono un paradiso, che si può chiudere e
-aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, hanno
-talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno
-e l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire,
-tutte le località terrene del dramma disposte le une accanto
-alle altre; e qui pure non di rado il dramma biblico
-o leggendario s'apre con un dialogo preliminare di
-apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e si chiude, secondo
-le circostanze, anche con un ballo. S'intende da
-sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-di personaggi secondari; ma questo elemento in Italia
-non spicca così apertamente, come nei paesi settentrionali.<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>
-Quanto ai voli artificiali su macchine apposite,
-spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in Italia
-sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini
-ancora nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse
-risa, quando non riuscivano a dovere.<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Poco dopo il Brunellesco
-inventò per le feste dell'Annunziata sulla piazza
-di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato di una sfera
-celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, dalla
-quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta
-a guisa di mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove
-idee e congegni meccanici per rendere sempre più splendide
-tali feste.<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a> Le confraternite religiose o i singoli quartieri,
-che ne assumevano la direzione ed anche in parte
-l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi città,
-d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte
-sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione
-di grandi feste principesche, accanto al dramma profano
-od alla pantomima, si rappresentavano anche i Misteri.
-La corte di Pietro Riario (v. vol. I, pag. 145), quella
-di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in tali
-circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-seguisse col maggiore sfarzo e splendore.<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a> Se si cerca
-di farsi presente il talento comico e i ricchi abbigliamenti
-degli attori, nonchè la scena abbellita dalle fantastiche
-decorazioni dello stile architettonico d'allora, da un grande
-sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno sfondo di magnifici
-edifizi su qualche grande piazza e di lucidi colonnati
-in qualche grande atrio o monastero, si potrà in
-qualche modo avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli.
-Ma, come il dramma profano da tale apparato ricevette
-notevole nocumento, così anche il pieno sviluppo
-poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo
-prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che
-ci son conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico
-assai meschino con appena qualche bel tratto lirico,
-ma non mai quel grandioso slancio simbolico, che
-contraddistingue gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato
-senza paragone più povero, l'effetto di questi drammi
-spirituali è sull'animo degli uditori di gran lunga più
-vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, quando uno
-di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione
-di parlare più innanzi, Roberto da Lecce,<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> vi chiuse la
-serie delle sue prediche quaresimali durante la peste
-del 1448 con un gran Mistero della Passione, rappresentato
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-il venerdì santo. I personaggi che presero una parte attiva
-all'azione drammatica, son pochi, e ciò non ostante
-tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche
-un fatto che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni
-si ricorreva anche a mezzi, che si risentivano spesso di
-un naturalismo un po' troppo crudo. Così talvolta l'attore,
-che doveva rappresentare il Cristo, doveva non solo
-apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente e
-versarne dal costato.<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a> Ciò richiama involontariamente
-alla memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i
-gruppi in argilla di Guido Mazzoni.
-</p>
-
-<p>
-Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri,
-prescindendo da certe grandi festività religiose, da
-sposalizi principeschi ecc. sono di diversa specie. Quando,
-per esempio, Bernardino da Siena fu dichiarato santo dal
-Papa (1450), vi fu una specie di drammatica rappresentazione
-della sua canonizzazione, probabilmente sulla
-piazza maggiore della sua città nativa,<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> dove si ebbe
-anche una specie di corte bandita per tutto il popolo.
-Altre volte accade che un dotto monaco festeggia la sua
-promozione a dottore di teologia, facendo rappresentare
-drammaticamente la vita del patrono della città.<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il re
-Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la duchessa
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una
-specie di pantomima semi-religiosa,<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> nella quale innanzi
-tutto una scena pastorale doveva rappresentare «la legge
-di natura», poi una schiera di patriarchi simboleggiava
-«la legge di grazia»; chiudevan poi lo spettacolo le
-leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» drammatizzate.
-E non appena egli giunse di là a Chieri, che
-lo si volle onorare anche quivi con una nuova pantomima,
-la quale rappresentava «una puerpera circondata
-da illustri visite».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere
-celebrata colla massima pompa per consenso di tutti,
-era certamente quella del Corpusdomini, alla quale in
-Ispagna si consacrava perfino una specie particolare di
-poesia, gli <i>autos sagramentales</i> da noi già citati. Quanto
-all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa
-festa, quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>
-In essa la processione, che moveva da una colossale e
-splendida tenda dinanzi alla chiesa di S. Francesco attraverso
-la strada maggiore sino alla piazza del duomo,
-era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati s'erano
-assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un
-tratto di quella via, curando che non solo fosse coperta
-dal principio alla fine di tende e ornata di damaschi e
-ghirlande alle finestre ed alle muraglie,<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> ma innalzando
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-dappertutto palchi e tribune, nelle quali, durante la processione,
-rappresentavansi brevi scene storiche ed allegoriche.
-Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza
-se il tutto venisse rappresentato da persone vive,
-o qualche cosa anche da automati preparati appositamente;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>
-in ogni modo però la pompa fu grande. Vi si
-vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera di
-angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale
-figurava anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo
-Michele coi demonj; fontane di solo vino ed
-orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con tutta la
-scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del
-duomo la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso
-e la benedizione, si apriva, e allora si vedeva la Madre
-di Dio salire cantando al Paradiso, dove Cristo la incoronava
-e la conduceva dinanzi al Padre eterno.
-</p>
-
-<p>
-Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica
-via spicca in modo particolare, per la grandiosità
-della pompa e per l'oscurità dell'allegoria, quella fatta
-eseguire dal cardinale vice-cancelliere, Roderigo Borgia — il
-futuro Alessandro VI.<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a> — Oltre a ciò essa ha anche
-un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei
-mortaletti,<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a> che è una specialità tutta propria delle feste
-dei Borgia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-</p>
-
-<p>
-Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che
-ebbe luogo a Roma lo stesso anno nell'occasione, che vi
-giunse dalla Grecia il cranio di S. Andrea. Anche in
-questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua magnificenza,
-ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto
-profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli,
-che non mancava mai, vi figuravano altre maschere,
-ed alcuni «uomini robusti», vale a dire degli Ercoli,
-che, a quanto pare, vi facevano ogni specie di esercizi
-ginnastici.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente
-profane erano destinate in modo particolare a dare nelle
-maggiori corti principesche spettacoli grandiosi e di gusto
-perfetto, rappresentando qualche leggenda mitologica od
-allegorica, di facile e piana interpretazione. Vero è che
-l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava
-in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso
-gruppi interi di maschere,<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> in pasticci
-enormi, sebbene in proporzioni non così esagerate, come
-presso il duca di Borgogna (v. pag. 186), e simili; ma,
-ciò non ostante, l'insieme conservava pur sempre un
-certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma
-colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara,
-s'è già parlato altrove (v. pag. 50). Universalmente
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-note furon poscia le feste, che il cardinale Pietro Riario
-diede a Roma nel 1473, in occasione del passaggio di
-Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole di
-Ferrara.<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora
-veri Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece
-hanno un carattere al tutto mitologico: vi si videro infatti
-Perseo ed Andromeda, Orfeo seguito da molti animali,
-Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna dalle
-pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva
-quindi un balletto delle più celebri coppie amorose del
-tempo primitivo ed una schiera di ninfe, che venivano
-sorprese da un gruppo di rapaci Centauri, messi alla lor
-volta in fuga da Ercole. E per quanto paia per sè stessa
-un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con
-cui s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se
-in tutte le feste dovevano apparire figure vive in aspetto
-di statue collocate in nicchie o sopra colonne ed archi
-trionfali e che poi dovessero mostrarsi vive o cantando,
-o declamando, si aveva cura che si presentassero con
-colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e
-solo in via d'eccezione nelle sale del cardinal Riario
-accadde, che figurasse in mezzo agli altri un fanciullo
-vivo, ma tutto dorato, che versava acqua da una fontana.<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>
-</p>
-
-<p>
-Altre splendide pantomime di questo genere furono
-date a Bologna, in occasione delle nozze di Annibale
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-Bentivoglio con Lucrezia d'Este;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> invece dell'orchestra
-vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre la più bella
-delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto
-la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava
-con un leone, vale a dire con un uomo cammuffato in
-tal guisa, in mezzo ad un ballo di selvaggi: la decorazione
-poi rappresentava una foresta vera e reale. A Venezia
-nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse
-estensi,<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando
-gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro)
-nel cortile del palazzo ducale. A Milano Leonardo
-da Vinci<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a> dirigeva le feste del duca ed anche quelle di
-altri grandi; una delle sue macchine, la quale poteva
-benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v.
-pag. 188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema
-planetario in tutti i suoi movimenti; ogni volta
-che un pianeta si avvicinava alla sposa del giovane duca,
-Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva fuori dalla
-sua sfera<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> e cantava alcuni versi scritti dal poeta di
-corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto,
-fra molte altre cose, il modello della statua equestre
-di Francesco Sforza sotto un arco trionfale sulla
-piazza del Castello. Oltre a ciò dal Vasari sappiamo, con
-che ingegnosi automati Leonardo aiutò più tardi a decorar
-l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero
-talvolta dei tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando
-il duca Borso (v. vol. I, pag. 66) venne nel 1453
-a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella città,<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> egli
-fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, sulla
-quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della
-città, sotto un baldacchino sostenuto da angeli, e più in
-basso un disco girante con otto angeli che cantavano,
-due dei quali diedero al santo le chiavi della città e lo
-scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al duca.
-Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti,
-e portante un trono vuoto, dietro il quale stava
-una giustizia in piedi con un genio che la seguiva, agli
-angoli quattro vecchi legislatori circondati da sei angeli
-con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri armati, ugualmente
-con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la
-dea non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola.
-Un secondo carro tirato, a quanto sembra, da un
-unicorno, portava una Carità con fiaccole accese; ma in
-mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse il solito carro
-fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che vi
-stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano
-il duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova
-fermata: un s. Pietro con due angeli stava sospeso in
-una glorietta rotonda sulla facciata, e di là spiccò un
-volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro
-e rivolò al suo posto.<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a> Il clero poi dal canto suo ebbe
-cura di far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto
-religiosa: su due alte colonne stavano l'Idolatria e la
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-Fede: dopo che quest'ultima, rappresentata da una
-bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla sua colonna,
-l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio
-che portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato
-da sette belle donne, nelle quali erano simboleggiate
-le sette virtù, che Borso doveva seguire. Da
-ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso
-Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto
-trono dorato, dove una parte delle maschere menzionate
-lo complimentò una seconda volta. Posero termine allo
-spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da un edifizio
-vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli
-di ulivo, simbolo della pace.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la
-processione stessa costituisce da sè la cosa principale.
-</p>
-
-<p>
-Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi
-del medio-evo le processioni sacre offrirono motivo ed
-occasione all'adozione delle maschere, fossero poi o fanciulli
-travestiti da angeli e destinati a seguire pubblicamente
-il Sacramento e le reliquie dei santi, che si portavano
-attorno, o personaggi stessi della Passione, che
-procedevano processionalmente, per esempio, il Cristo
-colla croce, i crocifissori, i centurioni, le pie donne. Ma
-colle grandi feste della Chiesa si collega assai per tempo
-l'idea di una processione della città, che, giusta le ingenue
-usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine
-di elementi profani. Particolarmente caratteristico
-è il carro navale (<i>carrus navalis</i>), tolto a prestito dall'antico
-paganesimo,<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> che, come notammo nell'esempio
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-addotto, poteva introdursi in feste d'indole molto diversa,
-ma il cui nome servì principalmente a designare le feste
-«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè
-splendidamente arredata, piacere agli spettatori, senza
-che si ricordasse come che sia l'antico suo significato,
-e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra s'incontrò
-col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, mossero
-effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti
-degli ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da
-cavalli coperti.
-</p>
-
-<p>
-Ma la processione religiosa poteva non solo venir
-decorata da aggiunte di qualsiasi specie, ma anche addirittura
-sostituita da un corteo di maschere spirituali.
-A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei gruppi
-d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi
-il Mistero, attraversando le vie principali di qualche
-città; ma pare anche che assai per tempo sia surta
-una specie di processioni spirituali indipendentemente affatto
-da ciò. Dante descrive il «trionfo» di Beatrice
-coi ventiquattro seniori della Bibbia,<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a> i quattro mistici
-animali, le tre virtù teologali e le quattro cardinali,
-s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che si
-è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo
-l'esistenza effettiva di tali processioni. Questo si manifesta
-specialmente dal carro sul quale s'avanza Beatrice,
-e che nel bosco miracoloso della visione non sarebbe necessario,
-anzi vi sta in modo assai strano. O avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-Dante per avventura riguardato il carro soltanto come
-simbolo essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece,
-il suo poema quello, che pel primo diede l'impulso a
-tali processioni, la cui forma fu tolta a prestito dai trionfi
-degli imperatori romani? Comunque sia, certo è in ogni
-caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono con
-una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola
-nel suo «Trionfo della croce»<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> rappresenta
-Cristo sopra un carro trionfale, e sopra di lui la sfera
-splendente della Trinità, alla sua sinistra la croce, alla
-destra i due Testamenti; al di sotto, ma a grande distanza,
-la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi,
-i profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati
-i martiri e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto
-il popolo dei credenti, e ad una considerevole distanza
-una moltitudine innumerevole di nemici, imperatori, potenti,
-filosofi ed eretici vinti, coi loro idoli distrutti, coi
-loro libri arsi. (Una grandiosa composizione di Tiziano
-intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista
-questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla
-Madre di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la
-decima contengono un circostanziato trionfo della medesima,
-ricco di allegorie, ma principalmente interessante
-per quella impronta di realtà e verità, che, del resto,
-sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo XV.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali
-erano i profani, modellati tutti su quelli degli imperatori
-romani, quali si scorgevano negli antichi bassorilievi
-o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi scrittori.
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora,
-(col quale questo fatto sta in strettissima relazione), è
-stato già indicato altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236).
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente
-degli ingressi solenni di vittoriosi conquistatori, che si
-cercava di ravvicinare quanto più si poteva a questo
-tipo ideale, anche talvolta contro la volontà espressa
-dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, nell'occasione
-del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di rifiutare
-il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo
-tali cose essere superstizioni dei re».<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> Alfonso il Magnanimo,
-entrando nel 1443 solennemente a Napoli,<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>
-ricusò, se non il carro, almeno la corona d'alloro, che
-tutti sanno non aver disdegnato lo stesso Napoleone nella
-sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto il
-resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una
-breccia aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al
-duomo) fu uno strano miscuglio di elementi antichi allegorici
-ed anche essenzialmente grotteschi. Il carro, sul
-quale egli sedeva in trono e che veniva tirato da quattro
-cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: venti patrizi
-portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro,
-sotto il quale egli si avanzava. La parte del trionfo,
-che s'erano assunta i Fiorentini residenti a Napoli, consisteva
-innanzi tutto in un drappello di giovani ed eleganti
-cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, sur
-un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>
-conformemente a quella inesorabile allegoria, alla quale
-si sottomisero talvolta a quel tempo anche gli artisti,
-non era coperta di capelli che nella parte anteriore del
-capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore,
-e il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori
-del carro e che doveva appunto simboleggiare il facile
-trasformarsi e svanire della fortuna, teneva i piedi
-immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi seguiva, equipaggiata
-sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera
-di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da
-principi e grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto,
-al sommo di una sfera mondiale mobile, un Giulio Cesare,<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>
-coronato d'alloro, che spiegava al re in versi
-italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si rimetteva
-in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti
-tutti di porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra
-di ciò che sapeva fare Firenze, madre di tutte le feste.
-Ma subito dopo seguiva un drappello di Catalani a piedi
-dentro piccoli cavalli finti, che portavano legati alle loro
-persone, e che rappresentavano una finta battaglia con
-un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la
-serietà sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia
-trionfale un'imponente torre, la cui porta veniva guardata
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-da un angelo con una spada in mano; in alto stavano
-ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da
-sola, le lodi del re.
-</p>
-
-<p>
-Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo
-nel 1507,<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> oltre l'inevitabile carro portante le Virtù,
-eravi anche un gruppo vivo rappresentante Giove, Marte
-ed una Italia circondata da una grande rete: poi seguiva
-un carro tutto pieno di trofei e così via.
-</p>
-
-<p>
-Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare,
-la poesia se ne indennizzò essa stessa e compensò anche
-largamente i principi. Il Petrarca e il Boccaccio avevano
-chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti d'ogni
-specie di gloria a costituire il seguito di una figura allegorica:
-ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo
-antico a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe
-Gabrielli da Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso
-di Ferrara.<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> Essa gli diede a seguaci sette regine (le
-arti liberali), colle quali egli sale un carro, e poscia
-schiere intere d'eroi, i quali, per essere più facilmente
-riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; seguono
-quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono
-addirittura sul carro con lui. Intorno a questo tempo i
-trofei mitologici ed allegorici sui carri sono in generale
-frequentissimi, ed anche la più importante opera d'arte
-che ci sia stata conservata del tempo di Borso, il ciclo
-degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un
-saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a> Raffaello,
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura»,
-trovava omai questo genere di decorazione corrotto
-e scaduto. Il modo con cui egli seppe rialzarlo e
-infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di gloria fra
-i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano
-all'ammirazione dei posteri.
-</p>
-
-<p>
-I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano
-che eccezioni. Ma ogni processione festiva, sia che fosse
-fatta per celebrar qualche avvenimento o non avesse
-anche nessuno scopo determinato, assumeva più o meno
-il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo.
-Fa maraviglia anzi che non siano state messe in questa
-categoria anche le pompe funebri.<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi
-trionfi di antichi duci romani: tali furono
-in Firenze quello di Paolo Emilio (sotto Lorenzo il Magnifico)
-e quello di Camillo (per la visita di Leone X),
-diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> In Roma
-la prima festa completa di questo genere fu il trionfo
-dopo la vittoria su Cleopatra, celebrato<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a> sotto Paolo II,
-e nel quale, oltre a molte maschere facete e mitologiche
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-(le quali del resto non mancavano mai anche nei trionfi
-antichi), figuravano re incatenati, un senato vestito all'antica,
-edili, questori, pretori e simili, quattro carri in
-tutto di maschere che procedevano cantando, e senza
-dubbio anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano
-più largamente l'antico dominio mondiale
-di Roma, e, di fronte al pericolo che realmente minacciava
-da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di rappresentare
-anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati
-da cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare
-Borgia, alludendo specialmente a sè stesso, volle che si
-celebrasse il trionfo di Giulio Cesare, con non meno di
-undici magnifici carri<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>, certamente non senza grave
-scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al Giubileo
-(vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente
-intesi furono due trionfi di significato affatto
-generico rappresentati nel 1513 in Firenze da due società
-che gareggiavano tra loro, in occasione della elezione
-di Leone X;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> l'uno raffigurava le tre età dell'uomo,
-l'altro le età del mondo personificate assai sensatamente
-in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie,
-che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo
-definitivo ritorno. La decorazione assai fantastica dei
-carri, quale non poteva mancare quando se ne occupavano
-gli stessi grandi artisti fiorentini, fece una tale
-impressione, che rimase vivo il desiderio di veder ripetuti
-periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo
-le città soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio,
-s'erano accontentate di presentare semplicemente i loro
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-doni simbolici (stoffe preziose e candele di cera); ora<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>
-la corporazione dei mercatanti fece costruire dieci carri
-(ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti altri),
-non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi,
-ed Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede
-certamente ad essi la forma più splendida, di cui erano
-suscettibili. Questi carri portanti i tributi e i trofei vedevansi
-omai in ogni occasione solenne, anche se non
-si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono
-nel 1477 l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale
-entravano anch'essi, tirando attorno per la città un carro,
-nel quale «un individuo vestito da dea della pace s'avanzava,
-sedendo sopra una corazza ed altre armi».<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente
-splendide e fantastiche le regate. Una
-corsa del Bucintoro, mandato fuori nel 1491 a ricevere
-le principesse di Ferrara (v. pag. 194), ci vien descritta
-come uno spettacolo degno di leggenda:<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a> esso era preceduto
-da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande
-e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in
-diversi costumi: sulle macchine sospese movevansi all'intorno
-dei genii simboleggianti i diversi attributi degli
-dei: più lungi e più in basso stavano altri personaggi
-aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti,
-olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al
-Bucintoro s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere,
-che per un miglio tutto all'intorno non si vedeva più
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-l'acqua. Tra le altre festività, oltre la pantomima già
-sopra nominata, degna di particolare menzione, per la
-novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel
-secolo XIV<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> la nobiltà era divisa in corporazioni speciali
-per disporre le feste, il cui elemento principale consisteva
-sempre in qualche straordinaria macchina portata
-da una nave. Così, per esempio, nel 1541, in occasione
-di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal
-Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta
-fu tenuto un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era
-celebre per balli, mascherate e rappresentazioni d'ogni
-specie. Talvolta la piazza di S. Marco fu trovata abbastanza
-grande, per tenervi non solo de' tornei (v. pag. 123
-e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma.
-In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace
-conchiusa,<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a> le pie confraternite (<i>scuole</i>) s'incaricarono
-ciascuna di decorare una parte della processione. In essa
-si vide, tra aurei candelabri con lumi accesi di cera rossa
-e fra innumerevoli schiere di cantori e di fanciulli alati,
-portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale
-stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille
-conducendo un cammello carico di tesori, ed un secondo
-carro tutto ripieno di simboli politici, tra cui l'Italia tra
-Venezia e la Liguria, e sur un gradino più elevato tre
-genii femminili portanti gli stemmi dei principi alleati.
-Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le
-costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-procedevano da ultimo i principi stessi rappresentati al
-vero, insieme ai loro famigliari e agli stemmi, se è giusta
-l'interpretazione, che noi diamo alla leggenda che ne
-parla.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste
-grandi marce trionfali, non avea forse nel secolo XV
-in nessun luogo un aspetto tanto svariato, quanto a
-Roma.<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a> Qui le corse erano di tutte le specie immaginabili:
-ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e viceversa
-di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti
-al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia,
-dove abitava. Oltre a ciò i giuochi in piazza Navona,
-che forse non erano mai morti del tutto sino dalla più
-remota antichità, avevano un carattere splendidamente
-guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri
-e in una mostra della borghesia sotto le armi. Il
-tempo in cui era permesso di mascherarsi durava a lungo
-e talvolta abbracciava un periodo di parecchi mesi.<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Sisto
-IV non si fe' scrupolo alcuno di passare nei punti
-più popolati della città, al Campofiore e presso ai Banchi,
-attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non
-accettò la visita di un drappello di queste, che voleva
-essere ammesso nel Vaticano. Sotto Innocenzo VIII
-crebbe d'assai una usanza certo molto riprovevole, introdottasi
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-già fra i cardinali qualche tempo prima, di
-mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in
-splendidi costumi, con buffoni e cantori, che dicevano
-versi scandalosi, ed erano accompagnati da cavalieri. — Oltre
-il carnevale, i Romani sembrano aver avuto in
-molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese.
-Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di
-Mantova,<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> il popolo improvvisò in suo onore una cavalcata
-di questo genere, che si moveva in giro splendidamente
-dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non volle
-una volta accettare una simile dimostrazione notturna
-del popolo, che s'era proposto di venire con torcie accese
-e rami di ulivo<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> sotto le finestre del suo palazzo.
-</p>
-
-<p>
-Ma il carnevale fiorentino superava il romano per
-una specie particolare di processioni, che ha lasciato una
-traccia anche nella letteratura.<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Fra una folla di maschere
-a piedi e a cavallo avanzavasi un carro enorme
-di forme fantastiche, in cima al quale stavano una figura
-ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, per
-esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali
-in una sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42)
-coi pianeti relativi, le tre Parche, la Prudenza in trono
-sopra la Speranza e la Paura, che giacciono legate a' suoi
-piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, i venti, le
-stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro della
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era
-una splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna,
-Paride ed Elena ecc. O finalmente un coro di persone
-costituenti una classe speciale, per esempio i mendicanti,
-i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in vita furono
-donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi,
-i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una
-volta perfino <i>il popolo</i>, i quali tutti poi nel canto doveano
-reciprocamente accusarsi e vilipendersi a vicenda.
-I canti, che furono raccolti e conservati, davano la spiegazione
-della mascherata in versi ora appassionati, ora
-scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo
-il Magnifico vengono attribuiti alcuni dei più immorali,
-probabilmente perchè il vero autore non osava
-manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo era il
-bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna,
-il cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV,
-quasi come un doloroso presentimento del breve splendore,
-che doveva avere l'epoca del Rinascimento:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quanto è bella giovinezza,</p>
-<p class="i02"> Che si fugge tuttavia!</p>
-<p class="i02"> Chi vuol esser lieto, sia:</p>
-<p class="i02"> Di doman non c'è certezza.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p>
-
-<h2 id="parte6">PARTE SESTA
-<span class="smaller">LA MORALE E LA RELIGIONE</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-6">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">La Moralità.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno
-dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed
-alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale
-della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
-malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori
-in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo
-della vita individuale.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi,
-Dio, la virtù e l'immortalità, può bensì fino ad un certo
-punto essere investigato, ma non sarà mai suscettibile
-di venir con rigoroso metodo comparativo rappresentato.
-In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano
-esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle
-e più ancora nel generalizzarle.
-</p>
-
-<p>
-Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi
-giudizio intorno alla moralità. Fra i diversi popoli
-potrannosi mostrare molti contrasti e gradazioni diverse;
-ma per tirar la somma assoluta delle loro colpe, l'intelletto
-umano non ha forze bastanti. Il distinguere nella
-vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere
-nazionale da ciò che è il prodotto della sua libera attività
-e della sua riflessione, rimarrà sempre un enigma
-anche per questo, che i difetti hanno un lato rovescio,
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-nel quale appajono invece qualità nazionali, anzi virtù.
-Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli
-scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure
-generali e talvolta anche violente. I popoli occidentali
-potranno bensì maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona
-ventura, non mai giudicarsi a vicenda. Una grande nazione,
-che con la sua cultura, con le sue gesta e con
-le sue vicende è strettamente collegata colla vita di
-tutto il mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè
-di evitare accuse, nè di trovare difese, e continua la
-sua vita con o senza il beneplacito dei teorici.
-</p>
-
-<p>
-Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere
-un giudizio, non è che una serie di osservazioni a
-guisa di postille, quali nacquero da sè da uno studio proseguito
-per molti anni sul Rinascimento italiano. Il loro
-valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto per
-la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più
-elevate, rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto,
-tanto nel bene che nel male, molto più ampie informazioni
-in Italia, che non in qualsiasi altro paese europeo.
-Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il biasimo si
-fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche
-con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati
-sulla via d'un generale apprezzamento della moralità.
-</p>
-
-<p>
-Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si
-formano i caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi
-innati e quelli acquisiti si fondono insieme e diventano
-una seconda, una terza natura, — dove anche le
-attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero
-originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente
-tarda e sotto forme del tutto nuove? E, per dare un
-esempio, chi potrebbe dire se gl'Italiani vissuti prima
-del secolo XIII abbiano posseduto, o no, quella pienezza
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-di vita e di forza, quella attitudine a fondere plasticamente
-nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi
-concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se
-non sappiamo nemmeno questo, come possiamo noi giudicare
-quel complesso di rapporti infinitamente varii e
-delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la moralità incessantemente
-si compenetrano ed identificano tra loro?
-Un tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce
-è quella della coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze
-generali sui popoli? Quello fra essi, che più sembra
-infermo, può essere invece il più prossimo alla guarigione,
-e un altro apparentemente sano può covare in sè
-un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà
-se non nel dì del pericolo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Al principio del secolo XVI, quando la cultura del
-Rinascimento era giunta alla sua maggior perfezione e
-al tempo stesso la rovina politica della nazione era divenuta
-omai irreparabile, non mancarono gravi pensatori,
-che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto e la
-grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei
-queruli predicatori, che sogliono alzar la voce contro la
-depravazione dei costumi in ogni tempo e presso ogni
-popolo; ma è lo stesso Machiavelli, che in una delle più
-meditate fra le sue opere<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a> apertamente il confessa: «pur
-troppo, noi Italiani siamo in modo particolare irreligiosi
-e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo
-giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale;
-coi pregiudizi di casta abbiamo spezzato anche i vincoli
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-d'una morale e d'una religione pregiudicate, e delle leggi
-esterne non ci curiamo, perchè i nostri tiranni sono illegittimi
-e i loro giudici e subalterni gente guasta e
-corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la
-Chiesa e i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli
-esempi».
-</p>
-
-<p>
-Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora:
-«perchè l'antichità esercitò a questo riguardo una fatale
-e perniciosa influenza?» — Ma, in tal caso, la proposizione
-va accolta colle necessarie riserve. Infatti, se
-essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti
-(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata
-e sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale
-rispetto agli altri, dei quali si direbbe tutt'al più aver
-essi, dopo che si famigliarizzarono coll'antichità, sostituito
-all'ideale della vita cristiana (la santità) il culto
-della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da
-ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale,
-che si ebbe una certa indulgenza anche pei difetti,
-appunto perchè, in onta ad essi, gli uomini grandi
-non cessarono di esser tali. Probabilmente la cosa avvenne
-senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse
-addurne in prova delle testimonianze, queste non
-si potrebbero trovare pur sempre che presso gli umanisti,
-come, ad esempio, presso Paolo Giovio, che scusa coll'esempio
-di Giulio Cesare lo spergiuro di Giangaleazzo
-Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la fondazione
-di uno Stato.<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a> Ma nei grandi storici e politici
-fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai,
-perchè ciò che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha
-colore di antichità, non è che una conseguenza dell'ordinamento
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-politico sotto il quale vivevano, e che naturalmente
-doveva creare in essi un modo di sentire e
-di pensare analogo a quello dell'antichità.
-</p>
-
-<p>
-In onta a tutto questo però non si può disconoscere,
-che l'Italia intorno al principio del secolo XVI versasse
-in una grave crisi morale, dalla quale i migliori stessi
-disperavano quasi di trovare un'uscita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che
-più di tutto controoperava all'immoralità prevalente.
-Quegli uomini superiori credettero scorgerla sotto la
-forma del sentimento d'onore. Questo è quel misterioso
-complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora
-all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza
-sua colpa, ha perduto ogni altra cosa, fede, amore e
-speranza. Un tal sentimento si collega assai facilmente
-con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile
-di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto
-di più nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di
-nuove forze e di nuova energia. In un senso molto più
-ampio, che non suol credersi comunemente, esso è divenuto
-pei moderni Europei, giunti già ad un grado assai
-notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle
-loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò,
-serbano fede alla morale ed alla religione, quasi senza
-saperlo, in tutte le più importanti loro deliberazioni lo
-seguono.<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>
-</p>
-
-<p>
-Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità
-avesse anch'essa una tal quale idea di questo sentimento,
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-e come poi il medio-evo ne abbia addirittura
-fatto un privilegio speciale di una classe determinata.
-E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione
-con coloro, che riguardano la coscienza come l'unico
-movente essenziale delle azioni umane. Certo che nulla
-di meglio potrebbe desiderarsi, qualora ciò sempre accadesse;
-ma, poichè le migliori risoluzioni partono «da
-una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio
-è chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte
-riesce malagevole il distinguere negli Italiani del Rinascimento
-questo sentimento d'onore dalla sete assoluta
-di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò non
-toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono
-due cose del tutto diverse.
-</p>
-
-<p>
-Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto
-che non scarseggino. Ma basterà una per tutte,
-appunto perchè autorevolissima, e la desumeremo dagli
-aforismi del Guicciardini, per la prima volta non ha guari
-pubblicati.<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a> «A chi stima l'onore assai, succede ogni
-cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari.
-Io l'ho provato in me medesimo; però lo posso dire e
-scrivere; sono morte o vane le azioni degli uomini, che
-non hanno questo stimolo». È giusto però notare, che
-da altre notizie intorno alla vita dell'autore evidentemente
-apparisce, che qui egli parla del solo sentimento
-d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente
-detto. E in modo ancora più esplicito su questo argomento
-si esprime il Rabelais, che noi, benchè spesso
-violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia astenerci
-dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-qualunque altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato
-di ciò che sarebbe il Rinascimento senza il prestigio della
-forma e della bellezza.<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> La sua descrizione di uno stato
-ideale nel chiostro dei Telemiti ha un'importanza affatto
-decisiva nella storia della civiltà, tanto che può dirsi
-che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo
-XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò
-che, fra molte cose, egli scrive de' suoi cavalieri e delle
-sue dame dell'ordine del Libero Volere:<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>
-</p>
-
-<p>
-«En leur reigle n'estoit que cette clause; <i>Fay ce
-que vouldras</i>. Parce que gens liberes, bien nayz,<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a> bien
-instruictz, conversans en compaignies honnestes, ont par
-nature ung instinct et aguillon, qui tousjours les poulse
-à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il nommoyent
-<i>honneur</i>».
-</p>
-
-<p>
-È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che
-animava anche gli uomini della seconda metà del secolo
-XVIII, e che spianò la via alla Rivoluzione francese.
-Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta individualmente
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — principalmente
-sotto l'impressione delle sventure nazionali — si
-voglia portare sull'intera nazione un giudizio
-non troppo favorevole, non si potrà però mai negar ad
-un tale sentimento la giustizia che esso si merita. Se
-lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un fatto provvidenziale,
-superiore in tutto al volere dei singoli, non
-meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente,
-quale a questo tempo si manifesta in Italia.
-Quante volte e contro quali violenti attacchi dell'egoismo
-essa abbia trionfato, noi non sappiamo, nè sapremo
-giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta,
-nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul
-valore morale della nazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare
-l'Italiano del Rinascimento per conservarsi morale,
-è la fantasia, che presta innanzi tutto alle sue virtù ed
-a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto il cui dominio
-l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole.
-</p>
-
-<p>
-Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più
-destro giuocatore del tempo moderno, mentre gli fa balenare
-dinanzi agli occhi le immagini della futura ricchezza
-e dei futuri piaceri con tale vivacità, che egli,
-per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun
-dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati
-innanzi, se fin da principio il Corano non avesse stabilito
-il divieto del giuoco come la più necessaria salvaguardia
-della morale islamitica, e non avesse invece
-attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei tesori
-nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale,
-minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-di singoli individui od anche d'intere famiglie.
-Firenze ha già sulla fine del secolo XIV il suo Casanova,
-un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando continuamente
-in qualità di mercatante, di agente politico,
-di speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione,
-guadagnò e perdette enormi somme, e non trovava
-competitori che fra i principi, quali, ad esempio, i duchi
-di Brabante, di Baviera e di Savoia.<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> Anche quel gran,
-vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia romana,
-abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione,
-che naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi
-negl'intervalli, che loro restavano tra un grande intrigo
-ed un altro. Franceschetto Cybo, per esempio, perdette
-in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario
-14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario
-lo avesse truffato.<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In seguito l'Italia divenne notoriamente
-la patria del lotto.
-</p>
-
-<p>
-Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della
-vendetta il suo carattere particolare. Non è impossibile
-che in tutto l'occidente da tempo antichissimo il sentimento
-del proprio diritto sia stato uno ed identico, e che
-la sua violazione, ogni volta che rimase impunita, sia
-stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se
-anche non perdonano più facilmente, hanno però una
-maggior facilità a dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano
-tien viva la ricordanza dell'offesa con una tenacità
-spaventevole.<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Il fatto poi che nella morale del
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso
-viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo
-e sprone a questa già universale tendenza. Governi e
-tribunali ne riconoscono l'esistenza e la legittimità, e
-non cercano che di frenarne i maggiori eccessi. Ma fra
-i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e le stragi
-reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una
-testimonianza basterà per molte.<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano
-il gregge, ed uno di loro disse: facciamo la prova
-del come s'impiccano le persone. Detto, fatto. Uno montò
-sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata al primo la
-corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella
-sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase
-appeso. Più tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono.
-La domenica venne il padre di quest'ultimo
-per recargli del pane, ed uno dei due gli confessò l'accaduto
-e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato in
-furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne
-estrasse il fegato e in una cena lo diè a mangiare al
-padre di lui; poi gli disse qual fegato avesse mangiato.
-Da quel momento cominciarono le stragi reciproche tra
-le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei persone
-furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o
-di età.
-</p>
-
-<p>
-Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione
-sin nei parenti collaterali e negli amici, non
-si limitarono soltanto alle classi inferiori; esse si estesero
-ben presto in larga misura anche alle sfere le più elevate.
-Le cronache e le novelle ne recano esempi frequentissimi,
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-e per lo più per offese recate al pudor femminile. Il
-terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna,
-dove la vendetta si confondeva con tutte le specie
-possibili di intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono
-qua e colà con colori terribili lo stato di brutale
-ferocia, in cui erano cadute queste audaci e vigorose popolazioni.
-Tale, per esempio, è la storia di quell'illustre
-ravennate, che era giunto a prendere e a far rinchiudere
-in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe
-potuto farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò
-e convitò splendidamente, dietro di che, tramutatasi in
-questi la vergogna in furore, si diedero a congiurar contro
-di lui peggio di prima.<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> Non mancavano, è vero, pii
-e santi monaci, che predicavano la pace e la conciliazione;
-ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare
-talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata,
-non mai però d'impedire che se ne meditassero delle
-nuove. Nelle novelle non è raro il caso di veder anche
-questa momentanea influenza della religione, che suscita
-improvvisi slanci di generosità, ma che poi cede di nuovo
-ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè qualche
-cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre
-dire di esservi riuscito, quando si propose di condurre
-ad effetto una qualche pacificazione. Papa Paolo II
-voleva che cessassero gli odii fra Antonio Caffarello e la
-casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello stesso
-e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un
-l'altro alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa
-di 2000 ducati, se avesse comecchessia offeso il suo avversario;
-e due giorni dopo Antonio fu pugnalato per
-mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, che da
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno
-e fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le
-case e bandire il padre ed il figlio da Roma.<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a> I giuramenti
-e le ceremonie solenni, colle quali i riconciliati
-aveano cura di garantirsi ciascuno da una nuova sorpresa,
-sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. Silvestro
-dell'anno 1492 nel duomo di Siena<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> i partiti dei
-«Nove» e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi
-il bacio di pace, fu letto durante quell'atto un giuramento
-«così strano e terribile, che non s'è mai udito
-l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da Dio
-tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle
-estreme agonie della morte. È evidente che simili fatti
-accennano piuttosto ad una condizione d'animo disperata
-da parte dei mediatori, anzichè ad una vera garanzia
-della pace, e che appunto le riconciliazioni le più sincere
-erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo
-di tali giuramenti.
-</p>
-
-<p>
-Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo
-colto ed alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di
-una analoga usanza popolare, si manifesta naturalmente
-sotto mille aspetti, e dalla pubblica opinione, che qui
-parla per bocca di novellieri, è senza riserva alcuna approvato.<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>
-Tutti convengono in questo, che rispetto a quelle
-ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia
-veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle,
-per le quali non c'è, nè ci può essere il braccio vindice
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-di nessuna legge, ognuno può farsi ragione da sè. Bensì
-la vendetta deve compiersi con una certa destrezza e la
-soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una
-umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi
-un atto qualunque di brutale violenza come una vera
-e conveniente vendetta. Non il braccio soltanto, ma tutto
-l'uomo deve trionfare.
-</p>
-
-<p>
-L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda
-simulazione per raggiungere certi scopi determinati, ma
-non mai di un atto qualsiasi d'ipocrisia in questioni di
-principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi a sè stesso.
-Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, si
-ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno.
-Uomini del resto tutt'altro che esaltati la lodano
-quando, disgiunta dalla passione, e non avendo in mira
-che di approfittare dell'opportunità, si esercita soltanto
-«perchè gli altri imparino a non ti offendere».<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Però
-tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei
-quali la passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che
-questo genere di vendetta si differenzia dalla vendetta
-di sangue propriamente detta: infatti, mentre quest'ultima
-si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia o,
-se si vuole, del <i>jus talionis</i>, la prima necessariamente
-va molto più in là, non solamente esigendo una soddisfazione
-di stretto diritto, ma cercando anche di provocare
-l'ammirazione e, secondo le circostanze, di spargere
-perfino il ridicolo sull'offensore.
-</p>
-
-<p>
-In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo,
-che si frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta»
-si esige di regola un concorso di circostanze, che il tempo
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-soltanto può maturare. E questo appunto è il tema favorito
-di molte novelle.
-</p>
-
-<p>
-Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali
-l'accusatore e il giudice sono una sola ed identica persona,
-non occorre di dirlo. Che se pur si volesse comecchessia
-giustificare questa passione ardente, che divorava
-gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col
-contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per
-esempio, la riconoscenza; dovendosi presumere, che quella
-stessa fantasia, che rinfresca e ingrandisce la memoria
-dei torti sofferti, sia anche in grado di tener viva la
-memoria del beneficio ricevuto.<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> Ma le prove di fatto
-a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino
-indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione,
-quale, ad esempio, la grande riconoscenza con cui
-le classi inferiori accolgono ogni dimostrazione di benevolenza
-verso di loro, e la grata memoria che conservano
-le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali
-convegni.
-</p>
-
-<p>
-Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali
-degl'Italiani si riproduce continuamente. E se anche
-nei singoli casi, in cui l'uomo del nord segue piuttosto
-l'impulso suo naturale, l'Italiano invece sembra
-seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò
-non dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo,
-che in quest'ultimo è infinitamente più sviluppato.
-Anche fuori d'Italia, dovunque un fatto identico
-si verifica, identici sono pure gli effetti: l'allontanarsi,
-per esempio, assai per tempo dalla propria casa e il sottrarsi
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-all'autorità paterna è una tendenza comune tanto
-alla gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale.
-Più tardi nelle indoli più generose a questa
-tendenza subentra uno slancio spontaneo di pietà figliale
-e di affetto reciproco.
-</p>
-
-<p>
-In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio
-esatto sulle qualità morali di una nazione, che non sia
-la propria. Queste qualità possono manifestarsi in un
-modo così singolare, che uno straniero sia assolutamente
-incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in questo
-riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno,
-ciascuna, prerogative lor proprie e che non si riscontrano
-nelle altre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente
-e quasi tirannico nelle cose della morale, egli è appunto
-nei rapporti illeciti de' due sessi, nell'amore considerato
-come passione sensuale. Che la prostituzione esistesse
-anche nel medio-evo prima della comparsa della sifilide,
-è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro
-assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento
-c'è questo di proprio, che il matrimonio e
-i suoi diritti, forse più che altrove, e in ogni caso più
-deliberatamente che altrove, vengono calpestati. Le fanciulle,
-specialmente quelle delle classi più elevate, guardate
-gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione
-dominante non è che per le donne coniugate.
-</p>
-
-<p>
-Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza
-che i matrimoni non scemassero punto e che la
-vita di famiglia non ne soffrisse veruno di que' danni, che
-in altri paesi in casi simili non avrebbero mancato di
-manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a proprio
-talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-quando c'era qualche ragione di temere, che non
-fosse del tutto propria. E non si nota neanche verun
-sintomo di decadenza fisica o morale, come tale, — poichè
-di quell'apparente deterioramento morale, di cui si
-veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non
-è difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e
-religiosa, anche quando non si voglia concedere, che il
-Rinascimento avesse oggimai percorso l'intero stadio
-della sua vita ed esaurito tutte le fonti della propria attività.
-Gli Italiani continuarono, ad onta di tutti i loro
-disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane di
-corpo e di mente di tutta Europa,<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e notoriamente conservano
-anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè
-hanno considerevolmente migliorato i loro costumi.
-</p>
-
-<p>
-Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la
-morale dell'amore all'epoca del Rinascimento, non potremo
-a prima vista non restar profondamente colpiti dal
-notevole antagonismo, che si manifesta nelle testimonianze
-che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci lascierebbero
-credere, che l'amore non consistesse che nel
-piacere, e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici,
-fossero non solo leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione,
-quanto più audaci e arrischiati. Se invece si
-leggono i migliori lirici di quel tempo e gli scrittori di
-dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la
-profondità e la purità, con cui intendono questa passione,
-anzi si può dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime
-espressione, quando li veggiamo riprodurre le idee
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-degli antichi di una originaria unità delle anime nell'Essere
-supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere che
-l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo.
-Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che
-nell'uomo colto del tempo moderno non solo esistono
-contemporaneamente e tacitamente diversi gradi di sentimento,
-ma si manifestano anche apertamente e, secondo
-le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno
-soltanto, al pari dell'antico, è anche in questo riguardo
-un microcosmo, ciò che non era nè poteva essere quello
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle
-novelle. Nella maggior parte di esse le donne che vi
-figurano, sono coniugate; trattasi adunque di veri adulterii.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Qui acquista una grande importanza ciò che altrove
-(v. pag. 165 e segg.) s'è detto sulla posizione della donna,
-uguale in tutto a quella dell'uomo. La donna, più altamente
-educata e pienamente conscia della sua individualità,
-dispone di se con una padronanza affatto diversa
-che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita
-così completa della sua riputazione, qualora essa
-possa guarentirsi dalle conseguenze visibili della medesima.
-Il diritto del marito alla di lei fedeltà non ha quella
-solida base, che esso acquista nel nord mediante la poesia
-e la passione del periodo dell'innamoramento e degli
-sponsali; dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane
-sposa passa nel mondo dalla vigile custodia paterna
-o dal chiostro, e allora soltanto la sua individualità riceve
-uno sviluppo rapido e quasi inatteso. In conseguenza
-di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto condizionato,
-ed anche chi lo riguarda come un <i>jus quaesitum</i>,
-si riferisce più particolarmente alle modalità esterne
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-del contratto, anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna
-giovane e bella, divenuta moglie di un vecchio, respinge,
-ad esempio, i doni e le ambasciate di un giovane amante
-col fermo proposito di conservare la sua <i>honestà</i>. Ma
-essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per
-le sue molte virtù, «conoscendo che può amare cortese
-donna virtuoso spirito, senza pregiudicio della sua honestà».<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> — Tuttavia,
-quanto non è breve la via da una
-tale distinzione ad una completa caduta!
-</p>
-
-<p>
-Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di
-mezzo l'infedeltà reciproca del marito. La donna, conscia
-della propria dignità, sente in quella offesa non solo un
-dolore, ma un insulto ed una umiliazione, e non volendo
-lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo una
-vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena
-sia proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande
-offesa, per esempio, può talvolta appianare la via ad
-una pacifica convivenza per l'avvenire, quando rimanga
-completamente segreta. I novellieri, che ciò non ostante
-la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo,
-la inventano, non mancano di esprimere la loro piena
-ammirazione, ogni volta che la vendetta è veramente
-pari all'offesa, o, in altre parole, è pensata e condotta
-come una vera <i>opera d'arte</i>. S'intende da sè, che il marito
-non riconosce in sostanza mai un tale diritto di
-rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni
-di paura o di prudenza glielo consigliano. Che se queste
-manchino affatto, ed egli per l'infedeltà della moglie si
-vegga esposto al pericolo di venir beffato dai terzi, la
-cosa muta aspetto all'istante e può anche divenir tragica,
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-non essendo raro il caso che all'adulterio tenga
-dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta.
-In tali casi non è degno di poca considerazione il fatto
-che, oltre il marito, anche il fratello,<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a> il padre della
-donna vi si credano autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra
-che il movente principale non è già la gelosia, nè
-tampoco il sentimento morale che si trovi offeso, ma
-bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro
-scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> si vede
-quella, per aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare
-il marito, come se le fosse lecito, essendo vedova,
-far quanto le aggrada. Quell'altra, dubitando che il marito
-non discopra gli amori che ella fa, per via dell'amante
-lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i
-fratelli, i mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi
-il manifesto vituperio, che rende loro la malvagia vita
-delle figliuole, sorelle e mogli) con veleno, con ferro e
-con altri mezzi facciano morire; non resta per questo,
-che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non
-si lascino dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche
-nuovo fallo». Un'altra volta, in tuono meno severo,
-esclama: «piacesse al cielo che non si sentisse ogn'ora:
-il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non gli
-fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-di nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la
-sorella, perchè non s'è maritata come egli avrebbe voluto.
-Questa è pur certamente una gran crudeltà, che
-noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, fare, e non
-vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia
-cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non
-piaccia, subito si viene ai lacci, al ferro e ai veleni....
-Invero grave sciocchezza quella degli uomini mi pare,
-che vogliono, che l'onor loro e di tutta la casata consista
-nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si
-sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale
-sicurezza, che il novelliere poteva mettere una taglia
-sulla vita di un amante, minacciato ancora, mentre questi
-se ne andava attorno vivo. Il medico Antonio Bologna<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>
-s'era sposato segretamente colla duchessa vedova di
-Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano
-potuta, insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean
-fatta uccidere in un castello. Antonio, che non sapeva
-ancora quest'ultima circostanza, e che veniva lusingato
-con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, dove era
-insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società
-di Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue
-sventure. Un amico della detta casa, Delio, «narrò a
-Scipione Atellano tutta l'istoria, e aggiunse che voleva
-metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo che
-il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con
-cui ciò accadde quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano,
-è narrato dal Bandello in una novella assai commovente
-(I, 26).
-</p>
-
-<p>
-Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e
-là di compiacersi in modo particolare di ogni tratto spiritoso,
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-astuto e comico, che accompagni l'adulterio, e
-assai volentieri si trattengono a narrar gli artificj, coi
-quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche
-casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno
-gli amanti, le casse provvedute anticipatamente di guanciali
-e confetture per potervi celare il drudo e farlo trasportare
-altrove e così via. Il burlato marito vien dipinto,
-secondo le circostanze, o come un personaggio per
-sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè
-c'è altra alternativa, sia che la donna figuri come malvagia
-e crudele o l'amante come vittima innocente. Ma
-i racconti di quest'ultima specie non sono vere novelle,
-bensì esempi terribili attinti alla vita reale.<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>
-</p>
-
-<p>
-Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI
-assunse un carattere al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente
-violenta nei mezzi forse aumentò, ma non si
-deve confonderla colla rappresaglia già esistente anteriormente
-e fondata nello spirito stesso del Rinascimento
-italiano. Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà
-spagnuola, diminuirono anche quegli eccessivi furori sino
-a che sul finire del secolo XVII si giunse a tal punto
-di apatica indifferenza, che il <i>Cicisbeo</i> fu riguardato come
-un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed oltre
-a ciò si tollerarono uno od anche parecchi <i>Patiti</i>.
-</p>
-
-<p>
-Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità
-e ciò che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV,
-ad esempio, era il matrimonio in Francia forse più sacro
-che non Italia? I <i>fabliaux</i> e le farse permettono di dubitarne,
-e si è tentati di ritenere che l'immoralità non vi
-fosse meno frequente, ma che soltanto le conseguenze
-tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in
-Italia. Piuttosto s'avrebbe qualche testimonianza alquanto
-più favorevole riguardo ai popoli germanici, nella maggiore
-libertà concessa nei rapporti sociali alle donne ed
-alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli Italiani
-in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota).
-Tuttavia anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo.
-Certamente l'infedeltà era molto frequente anche
-in Germania e condusse spesso anche quivi a deplorevoli
-eccessi. Basta osservare come i principi del nord,
-al menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle
-loro mogli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani
-d'allora non havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano
-appetito dell'uomo volgare, ma anche la passione
-degli spiriti più elevati e generosi; non solamente perchè
-in quella società mancavano affatto le fanciulle, ma
-anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente
-si sentiva attratto dalle qualità della donna,
-che nel matrimonio avea raggiunto il pieno sviluppo della
-propria personalità. Questi uomini sono appunto quelli,
-che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più alte
-ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi
-di dare un'immagine spirituale alla passione che
-li divorava, dipingendola come un <i>amore divino</i> troppo
-spesso franteso, e quindi calunniato, dai posteri, ma creduto
-e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano della
-crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò
-soltanto della durezza della loro bella o dell'eccessiva
-sua riservatezza, ma anche della illegittimità della loro
-passione. Essi cercano di sollevarsi al di sopra di questa
-sciagura spiritualizzando l'amore ed appoggiandosi alla
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro Bembo
-il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in
-proposito ci son fatte manifeste da quanto egli stesso
-scrive nel terzo libro de' suoi «Asolani» e dallo splendido
-discorso, che gli è posto in bocca dal Castiglione
-sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè l'uno,
-nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le
-massime di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era
-pur sempre qualche cosa, se contemporaneamente si poteva
-essere celebre e buono, e all'uno e all'altro di
-questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei
-credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto
-potremmo aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si
-dia la pena di leggere nel Cortigiano l'intiero discorso
-citato, vedrà immediatamente come sarebbe impossibile
-darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od
-estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia,
-le quali dovettero la loro celebrità appunto a questo genere
-di amori; tali furono Giulia Gonzaga, Veronica da
-Correggio, e più particolarmente ancora Vittoria Colonna.
-Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti e i beffatori
-più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, che
-seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in
-loro lode? O si dirà per avventura, che il movente
-principale di tutto ciò era la vanità, e che Vittoria si
-sentisse oltremodo lusingata dalle espressioni le più esagerate
-di un amore senza speranze? Ma, se anche la
-cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola
-lode per Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi,
-sia ciò non ostante riuscita a lasciare di sè una
-traccia così profonda anche nella più tarda posterità. — Ci
-volle del bel tempo prima che negli altri paesi s'incontrassero
-personalità tanto spiccate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli,
-fu poi in generale la causa che ogni passione trascorse
-presso di loro agli eccessi più riprovevoli e, secondo
-le circostanze, ricorse anche al delitto per riuscire
-nei propri intenti. Havvi una violenza figlia della debolezza,
-che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece trattasi
-di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge
-proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una
-forma e quasi una personificazione sua propria e speciale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello
-Stato, basato sull'illegittimità e surto dalla violenza,
-ognuno, anche l'infimo della plebe, si crede autorizzato
-di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale nel diritto e
-nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se ne
-conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente
-si volgono al colpevole:<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a> il supplizio virilmente
-sopportato eccita talmente l'ammirazione, che quelli che
-lo narrano, facilmente dimenticano di accennare la causa,
-per cui venne inflitto.<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a> Se poi accade talvolta che al profondo
-disprezzo della giustizia e alle molte vendette commesse
-in privato s'aggiunga anche l'impunità, come per
-avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe
-addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-punto di sfasciarsi completamente. Tali momenti ebbe Napoli
-nel trapassare dalla signoria aragonese alla francese
-ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano nelle frequenti
-espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è
-in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel
-loro segreto non hanno mai accettato nessun vincolo di
-leggi politiche e civili e che, giunta l'occasione, s'abbandonano
-brutalmente ai loro selvaggi istinti di rapina
-e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera
-d'azione delle più ristrette.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse
-una grave scossa per le crisi interne scoppiate dopo la
-morte di Galeazzo Maria Sforza, nelle città di provincia
-venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben dura
-prova ne fece Parma,<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> dove il governatore milanese, atterrito
-da minacce di morte, s'indusse a permettere che
-fossero tratti dal carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo
-ciò, i furti, gl'incendii, gli assassinj commessi in pubblico
-divennero delitti quotidiani, mentre di notte circolavano
-per la città intere bande di malfattori armati e mascherati; — per
-non dire delle burle, delle satire e delle
-lettere minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto
-a spargere il ridicolo sull'autorità, che naturalmente se
-ne commosse più che d'ogni altra cosa. Il fatto poi che
-in molte chiese furono rubati i vasi sacri con entro le
-ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti,
-l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa
-accadrebbe in qualunque paese del mondo anche oggidì,
-se per un momento restasse sospesa l'azione del potere
-civile e politico, e nel medesimo tempo la sua presenza
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-rendesse impossibile la formazione d'un governo provvisorio;
-ma ciò che allora in simili occasioni accadeva
-in Italia assume un carattere affatto particolare, per la
-parte notevole che vi avevano le vendette.
-</p>
-
-<p>
-In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del
-Rinascimento è questa, che anche in tempi ordinari, i
-grandi delitti vi furono più frequenti, che altrove. Vero
-è, che in ciò potrebbe esservi un errore prodotto dalla
-circostanza, che qui proporzionatamente noi conosciamo
-un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi
-altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione
-del delitto reale, facilmente trascorre a inventare
-anche ciò, che non è effettivamente accaduto.
-Può darsi quindi che la somma delle violenze commesse
-raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti chi potrebbe
-dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava
-intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente,
-fossero, fra tanti vagabondi masnadieri e cavalieri di
-ventura, migliori, o se la vita e la sicurezza individuale
-vi fossero meglio guarentite e protette? Ma tutto ciò in
-ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto premeditato,
-pagato, eseguito di terza mano e divenuto
-una speculazione o un mestiere, in Italia avea guadagnato
-a quel tempo proporzioni larghissime e veramente
-spaventevoli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio,
-l'Italia forse non ce ne parrà, almeno nelle regioni
-più fortunate, quale, ad esempio, la Toscana, tanto infestata,
-quanto erano a quel tempo la maggior parte dei
-paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri,
-che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove
-trovare, per esempio, un uomo pari a quell'ecclesiastico
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-fatto selvaggio dalle passioni e a poco a poco divenuto
-capo di una schiera di banditi, di cui ci tengono parola le
-cronache ferraresi di questo tempo?<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a> Il dì 12 agosto 1493,
-narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete
-don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato
-la sua prima Messa due volte; ma la prima commise
-il giorno stesso un omicidio, da cui poscia Roma l'assolse:
-in seguito uccise quattro persone, e sposò due
-donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe
-parte a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne,
-togliendole a forza dalle loro case, esercitò la rapina come
-un mestiere e su larga scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese
-con una banda d'armati rivestiti d'uniforme lor propria,
-procacciandosi ricovero e nutrimento con lo sterminio
-e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo,
-s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo
-di delitti, che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza
-di verun uomo. Ma la poca sorveglianza in che erano
-tenuti da un lato e i molti privilegi di che erano favoriti
-dall'altro, furono causa che i malfattori abbondassero
-tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro
-ci vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva
-anche talvolta, e nemmen questa
-certamente era cosa onorevole pei conventi, che uomini
-di riputazione affatto perduta si rifugiassero sotto l'egida
-del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste
-vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto
-di uno di questi tali, ch'egli ebbe occasione di
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-conoscere in un convento di Napoli.<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a> Anche di papa Giovanni
-XXII parrebbero esistere precedenti poco onorevoli,
-ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo
-con sicurezza.<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>
-</p>
-
-<p>
-Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande
-armate d'assassini non comincia che nel secolo XVII,
-quando i partiti politici dei guelfi e dei ghibellini, degli
-spagnuoli e dei francesi avean cessato di agitare il paese:
-in allora il masnadiere si sostituì dovunque al parteggiatore
-politico.
-</p>
-
-<p>
-In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò
-mai, gli abitanti del contado vivevano in istato di permanente
-barbarie e non risparmiavano nessun forastiero,
-che capitasse loro tra mano. Ciò accadde più particolarmente
-nelle parti più remote del regno di Napoli, dove
-la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei
-grandi latifondi romani, e dove pare che in tutta buona
-fede si riguardassero come qualche cosa di identico l'uomo
-straniero e il nemico (<i>hospes</i> ed <i>hostis</i>). Queste genti
-erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva sovente
-che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore
-per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale,
-facendo il cacio, un paio di gocce di latte gli erano
-spruzzate in bocca. Ma se anche in tali occasioni il confessore
-stesso, esperto dei costumi del paese, giungeva
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-a strappargli altresì la confessione, che spesso co' suoi
-compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori,
-ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun
-rimorso di coscienza.<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Sino a qual punto, in tempi di politici
-commovimenti, i contadini fossero capaci di spingere
-in altri paesi la ferocia, è stato già altrove accennato
-(v. pag. 107).
-</p>
-
-<p>
-Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi
-d'allora è la frequenza del delitto commesso di seconda
-mano, per mercede convenuta. In ciò, per consenso di
-tutti, Napoli andava innanzi a qualunque altra città d'Italia.
-«Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon
-mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>
-Ma anche altri paesi hanno una ricchezza spaventevole
-in tal genere di misfatti: soltanto non è così facile il
-classificarli secondo i motivi che li provocarono, entrandovi
-promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia personale,
-la sete della vendetta e la paura. Torna invece a
-grande onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto
-d'Italia, che presso di loro simili fatti fossero di gran
-lunga meno frequenti,<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a> forse perchè pei giusti reclami
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-v'era ancora una autorità universalmente riconosciuta e
-rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più
-sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi
-supreme del fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero
-le sinistre conseguenze di una vendetta di sangue
-e dove si comprendesse come anche il delitto erroneamente
-detto utile non apporta mai veri e durevoli
-vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta
-della libertà fiorentina l'omicidio, specialmente quello per
-mandato, sembra essersi rapidamente moltiplicato, ma il
-governo di Cosimo I non tardò molto ad acquistar forze
-tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni
-disordine.<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale
-più o meno frequenti, secondo che si trovarono più
-o meno numerosi coloro che li compravano. Sarebbe un
-tentativo inutile il volerne dare un quadro statistico, ma
-la somma resta sempre considerevole, quand'anche si
-voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce
-pubblica proclamava come opera della violenza, una piccola
-parte soltanto sia da riguardar come tale. Il peggio
-si è che i principi e i governi erano i primi a dare il
-cattivo esempio, calcolando addirittura l'assassinio come
-uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e per
-mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare
-ad un Cesare Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi,
-e più tardi gli stessi agenti di Carlo V si permettevano
-ogni genere di violenza, purchè paresse utile ai loro scopi.
-</p>
-
-<p>
-La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando
-a tali fatti per guisa che, verificandosi la morte
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-di un potente, non la si credeva quasi mai naturale.
-Ma egli è certo però, che talvolta si è esagerato di
-molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche ammettendo
-che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I,
-pag. 157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare
-l'effetto dentro un determinato spazio di tempo, e che
-come tale possa riguardarsi altresì il venenum atterminatum,
-che si dice avere il principe di Salerno presentato
-al cardinale d'Aragona con queste parole: «in pochi
-giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci
-voleva calpestar tutti»,<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a> — non si potrebbe tuttavia
-aggiustar troppa fede a quanto vien riferito intorno ad
-una lettera avvelenata, che Caterina Riario avrebbe
-mandata al papa Alessandro VI,<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a> e che l'avrebbe ucciso
-s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso parere
-sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito
-dai medici di non leggere il Tito Livio mandatogli
-a regalare da Cosimo de' Medici, rispose loro: «finitela
-con questi discorsi insensati».<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> Altrettanto dicasi
-del veleno, col quale il segretario del Piccinino voleva
-solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa
-Pio II.<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni
-minerali o vegetali, non si potrebbe dire con qualche
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-apparenza di sicurezza: il liquido, col quale il pittore
-Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), era evidentemente
-un fortissimo acido,<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a> che a niuno s'avrebbe potuto
-far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle
-armi, specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta,
-pur troppo l'occasione si presentava da sè frequentissima
-ai grandi di Milano, di Napoli e d'altri siti, poichè
-fra le schiere d'armati, di cui doveano circondarsi per
-loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata
-dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio
-non si sarebbe probabilmente commesso, se non
-si avesse saputo che, per effettuarlo, bastava un semplice
-cenno a questo od a quello dei propri satelliti.
-</p>
-
-<p>
-Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione,
-eranvi anche le arti magiche,<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> benchè in modo
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-affatto secondario. Quando per avventura si fa menzione
-di <i>maleficj</i>, di <i>malìe</i> e simili, d'ordinario non si ha in
-vista che di accumulare sopra un individuo, già di per
-sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle
-corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV
-il maleficio veramente funesto e mortale ha una parte
-molto maggiore, che non nelle classi più elevate d'Italia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Finalmente ella è pure una specialità tutta propria
-di questo paese, dove l'individualità tocca ad un grado
-di sì completo sviluppo, la comparsa d'uomini, nei quali
-la scelleratezza è portata al colmo, e che commettono il
-delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento di
-scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta
-dei delitti umani.
-</p>
-
-<p>
-A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi
-tutto appartenere alcuni Condottieri,<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a> un Braccio
-da Montone, un Tiberio Brandolino, ed anche un Werner
-von Urslingen, che sulla sua corazza argentea portava
-il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e misericordia.»
-In generale questa classe di persone rappresenta
-nel complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere
-il freno di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più
-a rilento nel giudicarli, quando si sappia che il massimo
-dei loro delitti — nell'opinione dei cronisti — sta nel
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-mantenersi ribelli alla scomunica papale, e che tutta la
-loro personalità appare in una luce tanto sinistra specialmente
-per questo fatto, sebbene però sia anche vero
-che in Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati
-a tal punto di esagerazione, che, ad esempio, egli montava
-in furore all'udire i monaci cantare i salmi e li
-faceva precipitare dall'alto di una torre,<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> «mentre co' suoi
-soldati si mostrò sempre mite, quanto leale e prode capitano».
-Ma di regola ciò che spinse al delitto i Condottieri
-sembra essere stata l'avidità del guadagno,
-nè per altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro
-posizione altamente immorale; ed anche gli atti di crudeltà,
-ai quali sembravano trascorrere per puro capriccio,
-non erano quasi mai senza uno scopo, fosse pure anche
-soltanto quello di incutere spavento nelle moltitudini. Le
-efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. vol. I,
-pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete
-di vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi
-senza scopo, una gioja infernale nel male si riscontrerà
-in Cesare Borgia, spagnuolo, le cui immanità superano
-di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le faceva
-servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza
-nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta,
-tiranno di Rimini (v. vol. I, pag. 44 e 301), cui non la
-Curia romana soltanto,<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> ma il giudizio terribile della storia
-accusa di assassinj, di violenze, di adulterj, di spergiuri
-e di tradimenti, ripetuti anche più volte. Quanto al fatto
-più orribile, la tentata violazione del proprio figlio Roberto,
-che questi respinse colla spada sguainata alla
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-mano,<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una
-depravazione che vince ogni limite, quanto di una superstizione
-astrologica o magica. La stessa cosa s'è supposta
-per spiegare la violenza usata al vescovo di Fano
-da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci
-di raccogliere insieme i tratti principali del carattere
-degli Italiani d'allora, quale ci vien fatto conoscere da
-uno studio della vita delle classi più elevate, se ne potrebbero
-per avventura dedurre le conclusioni seguenti.
-Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione
-stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente
-sviluppato. Questo si ribella dapprima tacitamente
-all'ordinamento politico sussistente, per lo più tirannico
-ed illegittimo, e quanto pensa e fa, gli viene, a ragione
-o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista dell'egoismo
-che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la difesa
-del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in
-braccio ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la
-sua pace interna. L'amore va in traccia di un altra individualità
-ugualmente sviluppata, la donna altrui. Di
-fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi d'ogni
-maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia
-ed opera conformemente ad esso in ogni singolo caso,
-secondo che nel suo interno riescono a conciliarsi il sentimento
-dell'onore e la cura del proprio interesse, un
-astuto calcolo e la passione, la generosità e il desiderio
-della vendetta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel
-più ristretto, è la radice e la fonte principale d'ogni
-scelleratezza, non v'ha dubbio che il popolo italiano,
-giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, vi andò
-più dappresso che qualunque altro popolo.
-</p>
-
-<p>
-Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa
-sua, ma bensì per decreto della storia; nè ci arrivò solo,
-poichè, per mezzo della cultura italiana, ci arrivarono
-con lui tutti i popoli d'occidente, i quali da quel tempo
-in poi non vivono, nè si movono in verun altro ambiente.
-Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè male,
-ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del
-male essenzialmente diversa da quella del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel
-primo l'urto violento di quella nuova êra mondiale.
-Colle sue doti e le sue passioni, egli divenne il più notevole
-rappresentante di tutte le altezze e di tutti gli
-abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda corruzione
-si svolse la più nobile armonia della personalità, ed un'arte
-gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui
-non seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè
-il medio-evo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-6">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">La Religione nella vita quotidiana.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio
-contro la gerarchia e le fraterìe. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione
-domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale
-ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo
-Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La
-fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi
-epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-In strettissima attinenza colla moralità di un popolo
-sta la questione della sua credenza religiosa, vale a dire
-della sua fede maggiore o minore in un governo provvidenziale
-del mondo, sia che questa fede lo riguardi
-come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato
-al dolore e ad una imminente rovina.<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a> Ora l'incredulità
-italiana di quel tempo è notissima, e chi ne
-cercasse le prove, potrebbe assai facilmente raccoglierne
-testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi ci limiteremo
-a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi giudizio
-assoluto e definitivo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-</p>
-
-<p>
-La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva
-avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo
-e nel suo simbolo esterno, la Chiesa. Quando
-questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere
-e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale
-postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi.
-Non ogni popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino
-a tollerare una permanente contraddizione tra un principio
-e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto
-la Chiesa che cade in questa contraddizione e che
-con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che
-sia mai stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con
-tutti i mezzi della violenza una dottrina corrotta e svisata
-a tutto vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia
-della propria inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla
-più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi in
-tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro
-lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e
-spingendo ella stessa all'incredulità molti spiriti elevati,
-che nella loro coscienza non poterono più restarle fedeli.
-</p>
-
-<p>
-Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè
-dunque l'Italia tanto progredita nella cultura non reagì
-con maggior vigore contro gli abusi della gerarchia, perchè
-non effettuò essa una Riforma simile alla tedesca
-e prima di questa?
-</p>
-
-<p>
-C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover
-appagare chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era
-proposta altro scopo, fuorchè di negare la gerarchia,
-mentre l'origine e la libertà assoluta della Riforma tedesca
-sono dovute alle dottrine positive della giustificazione
-per mezzo della fede e della inefficacia delle buone opere.
-</p>
-
-<p>
-Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a
-diffondersi dalla Germania in Italia se non assai tardi,
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-e quando già la potenza spagnuola vi si era talmente
-afforzata da potervi opprimere, parte immediatamente,
-parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni cosa.<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>
-Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi anteriori,
-dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola,
-eravi un grande elemento di vera fede, cui, per maturare,
-non mancarono che le occasioni, come più tardi
-mancarono alla setta degli Ugonotti, animata essa pure
-da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali
-come la Riforma del secolo XVI escono in generale, per
-ciò che riguarda le singole particolarità e il loro modo
-di manifestarsi e di svolgersi, dalla cerchia di qualsiasi
-calcolo storico-filosofico, per quanto anche si possa con
-tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello spirito,
-il loro balenare improvviso, il loro espandersi e
-l'intima loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi
-un enigma, almeno in questo senso, che, delle forze che
-in essi agiscono, noi non conosciamo che questa, ma non
-mai tutte.
-</p>
-
-<p>
-I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia
-verso la Chiesa al tempo in cui il Rinascimento era al
-colmo del suo splendore, si manifestano in un misto di
-malcontento profondo e beffardo e di sommissione rassegnata
-alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla
-vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto
-pei Sacramenti, per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-questo possiamo aggiungere, come specialità al tutto caratteristica
-dell'Italia, la grande influenza personale esercitata
-da alcuni sacri oratori.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale
-si manifesta specialmente da Dante in poi nella letteratura
-e nella storia, esistono estesi lavori speciali. Della
-posizione del Papato di fronte all'opinione pubblica abbiam
-dovuto già dare qualche cenno altrove (v. vol. I,
-pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze
-autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei
-«Discorsi» del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato).
-Fuori della cerchia della Curia romana, godono
-qualche rispetto in via morale<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> i migliori tra i vescovi
-e alcuni parrochi: per contrario i semplici cappellani, i
-canonici e i frati sono riguardati, quasi senza eccezione,
-come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso
-le più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero
-ceto al quale appartengono.
-</p>
-
-<p>
-Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono
-condannati a portar essi soli la pena delle colpe
-di tutto il clero, perchè di essi soltanto si poteva beffarsi
-impunemente.<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> Ciò è erroneo sotto ogni punto di vista.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<p>
-Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle
-commedie appunto perchè ambedue queste specie letterarie
-domandano dei tipi fissi e ben conosciuti, nei quali
-riesca facile alla fantasia di compiere ciò che la novella
-o la commedia soltanto accennano. Del resto la novella
-non risparmia neanche il clero secolare.<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a> Oltre a
-ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura
-provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente
-anche intorno al Papato e alla Curia romana,
-ciò che naturalmente non potrebbe attendersi in quei
-generi, che sono una libera creazione della fantasia. Per
-ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di vendicarsi
-talvolta terribilmente.
-</p>
-
-<p>
-Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo,
-che contro gli ordini religiosi l'avversione era grandissima,
-e che essi figuravano come una prova vivente del
-disprezzo in cui si tenevano la vita claustrale, la gerarchia
-ecclesiastica, il sistema delle credenze, la religione
-insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano generalizzando
-più o meno i giudizi. In ciò si può ben
-ammettere che l'Italia avea conservato una assai chiara
-e precisa ricordanza dell'origine primitiva di ambedue
-i grandi ordini mendicanti, e che anche allora non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-dimenticato essere stati essi i primi rappresentanti della
-reazione,<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> che sorse contro quella che suol dirsi l'eresia
-del secolo XIII, vale a dire contro il primo vivace risveglio
-del moderno spirito italiano. E l'ufficio della polizia
-spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine
-dei Domenicani, non ha certamente poco contribuito
-ad attirare su questi un sentimento di segreto odio e
-di disprezzo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco
-Sacchetti, si crederebbe impossibile il portare più in là
-il sistema della maldicenza e della denigrazione a carico
-de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma verso il tempo della
-Riforma questo linguaggio assume un'intonazione ancor
-più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi
-«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale
-se non come un pretesto, per dar libero sfogo alle sue
-tendenze volgari, noi citeremo per tutti un solo testimonio,
-il Masuccio Salernitano, colle prime dieci delle
-sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che
-è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro
-la maggior possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri
-personaggi del tempo, perfino allo stesso re Ferrante
-e al principe Alfonso di Napoli. I racconti sono in parte
-già vecchi, e taluni si conoscono ancora sin dai tempi
-del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che hanno
-l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento
-e il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi
-miracoli e un genere di vita pieno di vizi e di scandali,
-riempiono d'orrore e di raccapriccio ogni lettore alquanto
-serio e sensato. Dei frati minori, che vanno attorno sotto
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-pretesto di elemosinare, vi è detto: «e vanno discorrendo
-i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni,
-poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte
-a loro vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli,
-e chi va con tunicelle di san Vincenzo, e quali
-con l'ordine<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> di san Bernardino, e tali col capestro dell'asino
-del Capestrano». Altri si procacciano manutengoli,
-che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri
-d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei
-loro vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci
-confessar si sentono per lo toccare del santo predicatore
-essere liberati, e sopra ciò si grida: misericordia!, campane
-si suonano e lunghi processi e autentiche scritture
-si fanno». Egli accade che un frate, mentre predica, è
-audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta
-giù in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene
-ossesso, e allora il predicatore lo fa condurre a sè e lo
-guarisce: il tutto pura commedia, dalla quale però il
-frate raccolse tanto danaro, che potè comperare da un
-cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si
-godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio
-non fa veruna speciale differenza tra francescani e
-domenicani, perchè gli uni stanno degnamente a paro degli
-altri. «E seducono gl'insensati secolari a pigliar le parzialità
-loro, talchè e per li seggi<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> e per le piazze ne
-questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e qual
-domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei
-frati; e se taluna entra in qualche rapporto con laici,
-vien tosto imprigionata e perseguitata, mentre tutte le
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-altre contraggono nozze formali coi frati, nelle quali perfino
-si celebrano messe, si stabiliscono patti e si spreca
-lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive
-l'autore, non una, ma più volte sono intervenuto e ho
-visto e toccato con mano. Tali monache poi o partoriscono
-di belli monachini... o d'infinite arti usano, per
-non far venire il parto a compimento... E se alcuno
-dirà questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle
-monache, e quivi vedrà di loro commessi omicidii testimonianza
-aperta, e vi troverà un cimiterio di tenerissime
-ossa della già fatta uccisione, non minore di quella, che
-per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e somiglianti
-fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci
-si assolvono facilmente l'un l'altro nella confessione, e
-s'impongono la penitenza di un <i>pater noster</i> per cose,
-per le quali negherebbero affatto l'assoluzione ad un laico,
-anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o un eretico.
-«Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori,
-con la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!»
-In un altro luogo, giacchè la potenza dei frati
-essenzialmente si basa sulle paure dell'altro mondo, Masuccio
-esprime un desiderio assai strano: «non mi pare
-per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da
-dire, che se non che Iddio possa presto distruggere il
-Purgatorio, a tale che non potendo di elemosina vivere,
-andassero alla zappa, onde la maggior parte di loro hanno
-già contratta la origine».
-</p>
-
-<p>
-Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e
-dedicare gli scritti a lui stesso, il fatto dipendeva in gran
-parte dallo sdegno che si era svegliato in lui per un
-falso miracolo, che si avea tentato di dargli a credere.<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Per
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, sepolta
-dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata,
-erasi fatto il tentativo di indurlo a forza ad una
-persecuzione contro gli ebrei, non dissimile da quella di
-Spagna; e quando egli intravide l'inganno, si era cercato
-di persistere in esso. Egli aveva anche fatto smascherare
-un falso digiunatore, come già prima di lui avea
-fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non
-aveva almeno veruna complicità nella diffusione di quelle
-cieche superstizioni.<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>
-</p>
-
-<p>
-Citammo un autore, che scrive con molta serietà,
-ma egli è ben lontano dall'essere il solo, che parli in
-tal modo. Invettive e dileggi contro i frati mendicanti
-s'incontrano in copia dovunque, e ne è piena tutta la
-letteratura.<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Non è nemmeno permesso di dubitare, che
-il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente
-di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e
-la Contro-riforma non fossero sopravvenute. I loro predicatori
-popolari e i loro santi non si sarebbero neanche
-essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che
-d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava
-già gli ordini mendicanti, quale era Leone X.
-Se lo spirito del tempo non li riguardava omai più che
-come ridicoli o come abbominevoli, anche per la Chiesa
-essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto.
-E chi sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato
-stesso, se la Riforma non lo avesse salvato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un
-convento di domenicani si permetteva di esercitare nelle
-città dove risiedeva, era bensì, sul finire del secolo XV,
-ancora abbastanza grande per dar molte noie e provocar
-molti sdegni nelle persone più colte; ma ad ogni modo
-non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più l'antico
-spavento.<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> Il punire anche i soli pensieri, come già
-in altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più
-possibile, e il tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente
-dette riusciva facile anche a chi del resto si
-permetteva di sparlare liberamente del clero, come tale.
-Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come fu nel
-caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del
-secolo XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità
-dei roghi. Nel più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano,
-a quanto sembra, di una ritrattazione anche
-superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi a vedersi
-rapire di mano il condannato, nel momento stesso
-in cui s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452)
-il prete Nicolò da Verona era stato già, come negromante,
-scongiuratore di demonii e sacrilego profanatore
-dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra un palco
-di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva
-esser condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per
-via una schiera di armati lo liberò, e tuttociò accadeva
-per ordine del gioannita Achille Malvezzi, noto fautore
-degli eretici e audace violatore di monache. Il legato
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-(il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani
-che uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi
-non fu torto un capello.<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più
-ragguardevoli, vale a dire i benedettini con tutte le loro
-affigliazioni, in onta alle loro grandi ricchezze e alla vita
-agiata che conducevano, non si avevano in tanta disistima,
-come gli ordini mendicanti: sopra dieci novelle,
-che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi,
-ed una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato
-la maggiore antichità dell'origine; ma di maggior
-vantaggio certamente tornò loro la circostanza dell'essersi
-sempre mantenuti alieni da qualsiasi ingerenza poliziesca
-nella vita privata. Fra costoro non mancarono
-degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella
-gerarchia non erano nemmen essi migliori degli altri,
-se crediamo a quanto ne scrive perfino uno di loro, il
-Firenzuola.<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> «Questi paffuti monaci nelle loro larghe
-cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi
-e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti,
-in belle pantufole di cordovano si stanno a grattar
-la pancia entro alle belle celle fornite d'arcipresso. Ai
-quali, se è di mestiere alcuna volta uscire di casa, in
-su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno
-molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar
-troppo la mente a studiar molti libri, acciocchè la scienza,
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-che da quelli apprendessero, non li facesse elevar in superbia
-come Lucifero e li cavasse della loro monastica
-semplicità».
-</p>
-
-<p>
-Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà
-che qui noi ci limitiamo a riferire soltanto ciò,
-che è indispensabile a dar le prove del nostro assunto.<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>
-Che poi, con tali opinioni sul clero e sui monaci, in moltissimi
-venisse fortemente scossa anche la fede a quanto
-v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente
-per sè.
-</p>
-
-<p>
-E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non
-ne addurremo, concludendo, che un solo, da poco stampato
-e ancora assai scarsamente conosciuto. Esso è del
-grande storico Guicciardini, stato già molti anni al servizio
-dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi
-lasciò scritto:<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> «Io non so a chi dispiaccia più che a
-me la ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì
-perchè ognuno di questi vizii in sè è odioso, sì perchè
-ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa
-professione di vita dependente da Dio; e ancora perchè
-sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme se
-non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado
-che ho avuto con più Pontefici, m'ha necessitato a amare
-per il particolare mio la grandezza loro; e se non fussi
-questo rispetto, avrei amato Martino Lutero quanto me
-medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla
-religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-communemente, ma per vedere ridurre questa caterva
-di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o senza vizii
-o senza autorità».
-</p>
-
-<p>
-Il medesimo Guicciardini ritiene anche,<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a> che riguardo
-alle cose soprannaturali noi siamo compiutamente al buio,
-che i filosofi e i teologi su ciò non dissero che delle pazzie,
-e che i miracoli s'incontrano in tutte le religioni, ma non
-fanno prova per veruna in particolare, e si possono alla
-fine riguardare come fenomeni naturali ancora ignorati.
-La fede che trasporta i monti, e che in allora si manifestò
-così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota
-come un fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba
-osservazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato
-aveano per sè questo vantaggio, che tutti erano abituati
-a vederli dovunque, e che la loro esistenza si toccava
-con tutti gli ordini della vita sociale. È il vantaggio che
-hanno sempre avuto nel mondo tutte le forti e vecchie
-istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel paludamento
-sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi
-avere una prospettiva di protezione e di futuro guadagno
-sul tesoro della Chiesa; e nel centro d'Italia c'era la
-Curia romana, che in un momento poteva far ricchi i
-suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè
-spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni
-sono per lo più monaci essi stessi o prelati, che godono
-laute prebende: il Poggio, autore delle famose facetiae,
-era ecclesiastico; Francesco Berni godeva un canonicato;
-Teofilo Folengo<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a> era monaco benedettino; Matteo Bandello,
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era
-domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per
-un sentimento di eccessiva sicurezza? o per bisogno di
-salvare sè stessi dal discredito, in cui era caduto tutto
-l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che si compendia
-nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe
-dirlo; ma forse c'entrava un po' di tutto questo.
-Quanto al Folengo, si sa che non fu senza una certa influenza
-su lui il nascente luteranismo.<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato
-toccando del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre
-una cosa sottintesa nella parte del popolo, che ancora
-credeva; ma non manca neanche in quelli, che si direbbero
-spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta
-colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza
-di un antico simbolo, a cui ciascuno era abituato.
-Il vivo desiderio con cui al letto di morte s'invoca
-l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di paura delle
-pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo,
-di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.).
-Un esempio più parlante di questo difficilmente si troverà.
-La dottrina inculcata dalla Chiesa del carattere indelebile
-del sacerdote, di fronte al quale era indifferente la
-sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva nel
-fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti
-spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori
-ostinati, che non se ne curarono, e uno di questi,
-per esempio, fu quel Galeotto della Mirandola,<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a> che
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, che portava
-già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche
-la città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non
-vi si celebrava più la Messa, nè vi si permetteva veruna
-ecclesiastica sepoltura.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di
-esser notato il potere esercitato sul popolo da quei predicatori
-entusiastici, che di tratto in tratto l'esortavano
-a penitenza. Tutto il resto d'occidente si lasciava di
-quando in quando commovere dalle prediche di qualche
-santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto
-delle commozioni periodiche delle città e delle campagne
-d'Italia? Oltre a ciò l'unico che, per esempio, durante
-il secolo XV produsse in Germania un simile entusiasmo,<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>
-era stato un abruzzese di nascita, vale a dire
-Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa
-specie di apostolato, erano predominati nel nord da
-un certo misticismo speculativo: nel sud invece erano
-espansivi e pratici, e partecipavano all'alto rispetto,
-che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte
-oratoria. Il nord produce l'<i>Imitazione di Cristo</i>, che
-esercita una azione lenta e dapprima ristretta ai soli
-conventi; il sud dà uomini, che fanno sugli altri uomini
-un'impressione momentanea, ma gigantesca.
-</p>
-
-<p>
-Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio
-della voce della coscienza. Sono prediche morali, senza
-astrazioni, piene di pratiche applicazioni, aiutate da una
-vita di rigoroso ascetismo, cui la fantasia già esaltata
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche contro il
-volere espresso del predicatore.<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a> L'argomento principale
-non era tanto la minaccia della pena, quanto la <i>maledizione</i>,
-che perseguita continuamente il colpevole e che
-è inseparabile dalla colpa. L'offesa fatta a Cristo e ai
-santi ha le sue funeste conseguenze anche nella vita
-presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre
-alla concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge
-passioni, avidi di vendette e di delitti, e questo
-era lo scopo principale di tali prediche.
-</p>
-
-<p>
-Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena,
-Alberto da Sarzana, Giovanni Capistrano, Jacopo della
-Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) ed altri, e per
-ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe
-di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante
-contro i frati mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi
-umanisti criticavano e schernivano,<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a> ma bastava che
-quelli alzassero la voce, e nessuno badava più ai loro
-dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo propenso
-alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato
-già sin dal secolo XIV a farne la caricatura,<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> ogni volta
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-che l'occasione si presentava; quando però comparve il
-Savonarola, seppe suscitare un tale entusiasmo, che ben
-presto tutta la cultura e l'arte furono sul punto di essere
-compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese.
-Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali
-alcuni frati ipocriti coll'ajuto dei loro affigliati cercavano
-di agire sull'animo dei loro uditori e di esaltarne la fantasia
-(v. pag. 255), non valsero a spegnere quel subitaneo
-entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche
-grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto
-nei miracoli immaginarj e nella esposizione di false reliquie,<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>
-ma al tempo stesso si ebbe la più alta venerazione
-pei veri e grandi apostoli della penitenza. Questi
-sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo XV.
-</p>
-
-<p>
-L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e
-precisamente dei così detti Osservanti — li manda qua
-e là, secondo ne vien fatta ricerca. Ciò si verifica principalmente
-quando insorgono gravi discordie pubbliche o
-private in qualche città, od anche quando la sicurezza
-e la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse.
-Ma se in tali missioni la fama di un predicatore
-si fa grande, tutte le città, anche senza un motivo particolare,
-lo vogliono: egli se ne va, dove i superiori lo
-mandano. Un ramo speciale di questa attività son le
-prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>
-ma noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che
-hanno per iscopo d'inculcare la penitenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente,
-sembra essere stato quello che tiene la Chiesa
-nell'enumerazione dei sette peccati capitali; ma se il momento
-è stringente, l'oratore entra direttamente nell'argomento
-principale. Egli comincia la sua predicazione
-probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che
-avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore
-diventa troppo angusta per la moltitudine, che accorre
-da tutte parti, e l'andare e il venire si fa estremamente
-pericoloso per l'oratore stesso.<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> Ordinariamente
-la predica si chiude con una immensa processione, nella
-quale i primi magistrati della città, che lo prendono nel
-loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che
-gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e
-per disputarsi un brano della sua tonaca.<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>
-</p>
-
-<p>
-Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere,
-dopochè s'è predicato contro l'usura, le compere
-anticipate e le mode scandalose, sono l'aprirsi delle carceri,
-dalle quali per vero non escono se non gli sventurati
-che furono imprigionati per debiti, e la distruzione
-per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso
-od anche di semplice passatempo, come, per esempio,
-dadi, carte da giuoco, inezie d'ogni specie, maschere,
-strumenti e libri musicali, formole magiche,<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a> finte acconciature
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-ecc. Tutto ciò veniva senz'altro elegantemente
-disposto sopra un palco detto <i>talamo</i>, con sopra una
-figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr.
-pag. 131).
-</p>
-
-<p>
-Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti;
-chi da lungo tempo si tenne lontano dai sacramenti, ora
-si confessa: i beni ingiustamente usurpati vengono restituiti;
-delle calunnie e delle maldicenze si fa onorevole
-ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino
-da Siena,<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> s'addentrano assai destramente nella
-ordinaria vita quotidiana dei loro uditori e mettono
-al nudo le magagne dei loro usi e costumi. Pochi dei
-nostri moderni teologi si sentirebbero disposti a tenere
-una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite
-pubbliche (<i>il monte</i>) e la dotazione delle figlie», quale
-egli tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori
-meno prudenti commettevano facilmente, in simili
-casi, l'errore di scagliarsi con tanta foga contro singole
-classi di persone e contro talune industrie e professioni,
-che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente
-a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> Anche
-una predica di Bernardino, che egli tenne a Roma
-nel 1424, ebbe, oltre alla distruzione di molti oggetti
-di lusso e strumenti di magia, una conseguenza ben più
-terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del rogo della
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-strega Finicella, «perchè, dice il cronista<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> con mezzi
-diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone»,
-e tutta Roma accorse a quello spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-Lo scopo principale della predica era però sempre
-quello di riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il
-demone della vendetta. Questa pacificazione si compiva
-d'ordinario verso la fine del corso delle prediche, quando
-la corrente della contrizione generale a poco a poco
-aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti
-non echeggiava che il grido: misericordia.<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> Allora si
-veniva alle solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali,
-anche se le stragi reciproche stavano tra le due parti
-contendenti. Per uno scopo sì santo si richiamavano in
-città anche i banditi. Sembra che tali «paci» fossero
-nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo
-entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava
-benedetta per molte generazioni. Ma ci furono
-anche delle crisi fiere e terribili, come quella delle famiglie
-Croce e della Valle in Roma (1482), nelle quali
-anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poco prima della settimana santa egli avea predicato
-sulla piazza della Minerva ad una moltitudine innumerevole:
-ma la notte che precedette il giovedì santo, seguì
-una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo della
-Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò
-che quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette
-alle ceremonie consuete di quel giorno; il venerdì santo
-Roberto tornò a predicare tenendo nelle mani un crocifisso;
-ma tanto egli, quanto i suoi uditori non poterono
-far altro che piangere.
-</p>
-
-<p>
-Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono
-spesso, sotto l'impressione di queste prediche, la
-risoluzione di entrare nel chiostro. Fra questi c'erano
-assassini e malfattori d'ogni specie, ma anche soldati
-privi d'ogni mezzo di sussistenza.<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> A tale risoluzione poi
-coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al quale,
-secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno
-nella condizione esterna della vita.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima predica non è che una benedizione generale,
-che si riassume nelle parole: <i>La pace sia con voi</i>! Grandi
-turbe accompagnano il predicatore nella vicina città e
-ascoltano quivi ancora una volta l'intero corso delle sue
-prediche.
-</p>
-
-<p>
-Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini
-esercitavano, il clero e i governi non potevano desiderare
-che di farseli amici. Un mezzo di raggiungere tale
-intento era quello di far sì che soltanto i monaci<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a> od
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli ordini
-minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine
-o la relativa corporazione se ne rendessero in certo
-modo responsabili. Ma un limite preciso non poteva
-neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa e quindi anche
-il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità,
-come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni,
-lezioni ecc., e perchè anche nelle prediche propriamente
-dette talvolta lasciavasi la parola agli umanisti ed ai
-laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). Oltre a ciò eravi
-una classe ibrida di persone,<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a> che non erano nè frati,
-nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a
-dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta
-senza incarico di chicchessia facevano la loro comparsa
-ed infiammavano le popolazioni. Un caso di questo genere
-s'avverò a Milano dopo la seconda conquista
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi
-sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del
-partito del Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo
-del duomo, attaccò sul vivo la gerarchia, fece
-accendere un nuovo candelabro ed erigere un nuovo
-altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se
-non dopo avere sostenuto fiere battaglie.<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a> In quei decennj
-tanto solenni pei destini d'Italia, si risveglia dovunque
-lo spirito profetico, e non si limita mai, dove
-appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, per
-esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti
-s'erano mostrati qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I,
-pag. 166). Quando fa loro difetto l'arte oratoria, essi
-mandano messi con simboli, come fece, ad esempio,
-quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò
-nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un
-suo discepolo, con una testa di morto sopra un bastone,
-alla quale stava appesa una scritta di sentenze minacciose
-desunte dalla Bibbia.<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi,
-le autorità, il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano.
-Vero è, che nei tempi posteriori non s'incontra
-più una predica tendente direttamente all'eccidio
-della tirannide, come fu quella<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> che nel secolo XIV
-tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano
-invece rabbuffi arditi perfino contro il Papa nella sua
-propria cappella (v. vol. I, pag. 316) e ingenui consigli
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-politici a principi, che non credevano averne bisogno.<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>
-Sulla piazza del castello di Milano un predicatore cieco
-dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare
-dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole;
-«signore, non additare la via ai francesi, perchè avrai
-a pentirtene».<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a> Ci furono dei monaci profeti, che, a
-quanto pare, non parlavano direttamente di politica, ma
-davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli uditori
-ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro,
-dodici francescani conventuali, percorsero, subito dopo
-l'elezione di Leone X (1513), le diverse regioni d'Italia,
-che si erano dapprima ripartite fra loro. Quegli fra essi
-che predicò a Firenze,<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a> fra Francesco da Montepulciano,
-suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero,
-mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè
-mitigate, giungevano anche a coloro, che per la gran
-folla non potevano venirgli dappresso. Dopo una di quelle
-prediche egli morì improvvisamente «di mal di petto»:
-tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per modo
-che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte.
-Ma lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino
-le donne e i contadini, nè si potè più frenarlo se
-non a stento. «Per mettere in qualche modo di buon
-umore le moltitudini, Giuliano de' Medici (fratello di
-Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-nel 1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e
-tornei, cui accorsero da Roma, oltre ad alcuni grandi
-signori, anche sei cardinali, ma travestiti».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era
-già stato arso fin dal 1498: fra Girolamo Savonarola da
-Ferrara,<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> del quale qui ci accontenteremo di dar pochi
-cenni.
-</p>
-
-<p>
-Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò
-Firenze (1494-1498), fu la sua parola, della quale
-le prediche rimasteci, scritte per lo più mentre egli le
-pronunciava, non ci danno evidentemente che un'idea
-molto imperfetta. Non già che i mezzi esteriori coi quali
-si presentava al pubblico, fossero gran fatto imponenti;
-chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e
-simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi
-desiderava un oratore valente nello stile e negli artifizi
-retorici, andava a udire il di lui rivale, frà Mariano da
-Ghinazzano; — ma nel discorso del Savonarola v'era
-quell'alta efficacia morale, che veramente non riapparve
-più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come una
-ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma
-senza immodestia, il ministero del predicatore, mettendo
-quest'ultimo, nella grande gerarchia degli spiriti, immediatamente
-dopo l'ultimo degli angeli.
-</p>
-
-<p>
-Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore,
-compì inoltre un altro e maggiore miracolo, quello
-d'indurre i propri confratelli domenicani del convento
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, ad intraprendere
-una grande e spontanea riforma di lor medesimi.
-Chi sappia che cosa fossero allora i conventi e
-quanto difficile fosse il recare in atto anche il minimo
-cangiamento in essi, stupirà doppiamente di una simile
-rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma si
-venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine
-acquistava sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola,
-si rendevano addirittura domenicani. Molti
-figli di case assai ragguardevoli entravano come novizi
-in san Marco.
-</p>
-
-<p>
-Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze
-di un determinato paese era il primo passo verso una
-chiesa nazionale, alla quale senza dubbio si avrebbe dovuto
-venire, se questo stato di cose avesse durato un
-po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una
-riforma di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire
-della sua missione energiche esortazioni ai grandi e ai
-potenti per la convocazione di un Concilio. Ma il suo ordine
-e il suo partito erano divenuti omai per la Toscana
-l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento indispensabile
-della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano
-nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre
-progredendo, si venne formando per virtù di sacrificio e
-per forza di fantasia una idealità, che di Firenze voleva
-fare un regno di Dio sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato
-al Savonarola una riputazione di santo, costituiscono
-il punto, rispetto al quale la fantasia tanto vivace negli
-Italiani prevalse anche sugli animi più guardinghi e circospetti.
-In sulle prime i Minori Osservanti, pavoneggiandosi
-nella gloria che avea procacciato al loro ordine
-Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-loro concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono
-ad uno dei loro il pergamo del duomo, dove le querule
-profezie del Savonarola furono superate da altre ancora
-più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, che allora
-era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento
-ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII
-venne in Italia e i Medici furono cacciati, come il Savonarola
-avea chiaramente predetto, si tornò a non credere
-che a lui.
-</p>
-
-<p>
-Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri
-presentimenti e alle proprie visioni non procedeva con
-quella severa critica, che era solito usare di fronte a
-quelle degli altri. Nella orazione funebre per Pico della
-Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso il
-morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce,
-che veniva dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il
-Savonarola stesso aveva invocato da Dio una tal quale
-punizione su lui, non però la sua morte: ora, con elemosine
-e con preghiere, s'era ottenuto almeno che l'anima
-sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante
-visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte,
-e nella quale la Vergine gli era apparsa e gli avea promesso
-che non sarebbe morto, il Savonarola confessa di
-averla per lungo tempo ritenuta una mera illusione diabolica,
-ma essergli poi stato rivelato che la Vergine aveva
-inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se
-tali cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello
-che sono in fatto, cioè per sogni di una mente levata
-in soverchia prosunzione, bisogna ricordarsi altresì che
-questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi suoi
-giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare,
-quella di riconoscere egli stesso la vanità delle proprie
-visioni e profezie; ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-alla morte con animo calmo e devotamente rassegnato.
-I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle
-sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni.
-</p>
-
-<p>
-Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano
-se non perchè altrimenti altri si sarebbe dannosamente
-impadronito della cosa pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia
-se lo si volesse giudicare dalla sua costituzione
-semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. vol. I,
-p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante
-altre costituzioni fiorentine.<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>
-</p>
-
-<p>
-In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto,
-che si potesse immaginare. Il suo vero ideale
-era una teocrazia, nella quale tutto in devota umiltà si
-prostra dinanzi all'Invisibile e in cui previamente vengono
-eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto il suo
-pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della
-Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495
-era il suo motto favorito,<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> e che nel 1527 da' suoi partigiani
-fu rinnovata: <i>Jesus Christus rex populi fiorentini
-S. P. Q. decreto creatus</i>. Colla vita terrena e colle
-cose di questo mondo egli non aveva maggiori rapporti
-di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La
-sua opinione costante infatti era che l'uomo non deve
-occuparsi d'altro, fuorchè di ciò che ha una immediata
-attinenza colla salute dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<p>
-In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel
-suo modo di considerare l'antica letteratura. «L'unica
-cosa buona, dice egli, che Platone ed Aristotele hanno
-fatto, è quella di aver messo innanzi molte argomentazioni,
-che si possono utilmente adoperare anche contro
-gli eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati
-all'eterna dannazione. Una vecchierella in fatto di fede
-ne sa più di Platone. Per la fede sarebbe cosa ottima,
-che si annientassero molti libri, che del resto sembrano
-utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante
-<i>ragioni naturali</i> e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente
-di quello che non sia cresciuta dappoi». La
-lettura dei classici nelle scuole egli la vuol limitata ad
-Omero, Virgilio e Cicerone; il resto si completi con gli
-scritti di Girolamo e di Agostino, e per converso si bandiscano
-non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo
-e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento
-di paura di veder guasta la moralità; ma in uno
-scritto a parte egli ammette addirittura il danno, che
-deriva dalla scienza in generale. Le scienze, egli dice,
-non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi,
-affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni
-umane, ma più specialmente perchè si abbiano sempre
-degli atleti pronti a combattere i sofismi dell'eresia:
-tutti gli altri non dovrebbero conoscere che la grammatica,
-la sana morale e la religione (<i>sacrae literae</i>). Così
-naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci,
-e siccome al tempo stesso «i più dotti e i più
-santi» dovrebbero reggere gli Stati, così anche questi
-reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non è prezzo
-dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso
-sul serio di venire a quest'ultima conclusione.
-</p>
-
-<p>
-Più puerilmente di così non si può ragionare. La
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-semplice considerazione che l'antichità recentemente scoperta
-e la gigantesca espansione che acquistarono allora
-le scienze, potevano, secondo le circostanze, divenire una
-splendida conferma della Religione, sono due circostanze
-che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo.
-Egli vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro
-modo non può essere eliminato. In generale egli era
-tutt'altro che un liberale; contro gli astrologi, per esempio,
-egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale poi egli
-stesso morì.<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>
-</p>
-
-<p>
-Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima
-racchiusa in una mente così ristretta! Qual
-fiamma di entusiasmo non deve aver divampato in lui
-per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a ripudiar
-quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente
-innamorati!
-</p>
-
-<p>
-Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme
-quantità d'oggetti d'arte e di lusso, che furono spontaneamente
-sacrificati sui suoi famosi roghi, di fronte ai
-quali si direbbero un nulla tutti i <i>talami</i> di san Bernardino
-da Siena e d'altri.
-</p>
-
-<p>
-Egli è vero però che il procedere del frate in tali
-circostanze fu molte volte tirannico e poliziesco. In generale
-gli arbitrii, ai quali egli trascorse contro la libertà
-individuale tanto pregiata in Italia, non sono lievi,
-mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo
-spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più
-facilmente recare ad effetto la sua progettata riforma dei
-costumi in Firenze. Era un tentativo assai somigliante
-a quello, che fece più tardi a Ginevra Calvino: questi
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato d'assedio
-al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non
-senza ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola
-invece fallì, e con ciò non fece che esasperare ancor
-più i suoi avversarii. Tra le misure prese dispiacque
-in modo particolare quella, per la quale un drappello di
-fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a forza
-nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo:
-qua e colà essi vennero respinti con minacce e percosse,
-e allora, per pur sostenere la finzione di un proselitismo
-sempre crescente nella borghesia, furono deputati degli
-adulti ad accompagnare i fanciulli in qualità di loro protettori.
-</p>
-
-<p>
-Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno
-1497 e del seguente poterono aver luogo due
-grandi <i>bruciamenti</i> sulla piazza della Signoria. In mezzo
-ad essa sorgeva una grande piramide a gradinate simile
-ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri degli
-imperatori romani. Al basso in prossimità della base
-vedevansi maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme:
-più in su figuravano libri di autori latini ed italiani,
-fra gli altri il Morgante del Pulci, il Decamerone del
-Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in parte anche
-preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi
-vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie,
-specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora
-liuti, arpe, scacchieri, e carte da giuoco: finalmente
-i due gradini superiori non contenevano che soli ritratti,
-specialmente di donne celebri per bellezza, appartenenti
-in parte alla classica antichità, come per esempio, Lucrezia,
-Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca contemporanea,
-come la bella Bencina, la Lena Martella e le
-celebri Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-veneziano quivi presente offerse alla Signoria 20,000
-fiorini d'oro per tutti gli oggetti accumulati sulla piramide,
-e n'ebbe in risposta, che si farebbe fare anche il
-suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme con gli altri.
-Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, affacciandosi
-alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del
-suono delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine
-venne in massa sul piazzale di S. Marco, dove si ballò
-una danza concentrica: nella prima fila stavano i frati
-del convento, che si alternavano con fanciulli vestiti da
-angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella
-terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati
-di frondi d'ulivo.
-</p>
-
-<p>
-Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii,
-alle quali per vero non mancavano nè le occasioni, nè
-in quelli il talento necessario, non bastarono più tardi a
-screditare la memoria del Savonarola. Quanto più dolorosamente
-si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa
-apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta.
-Vero è che non tutte le sue profezie s'avverarono
-esattamente nelle particolarità da lui indicate; ma le
-grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, pur
-troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi
-de' suoi predecessori, nè quelli che fece egli medesimo
-per rivendicare al monacato l'ufficio salutare della predicazione,<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>
-non valsero a salvare quest'ultimo dall'universale
-disprezzo, in cui, come istituzione, era caduto.
-La cosa era omai evidente: in Italia non era più possibile
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che
-sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli
-ordini religiosi, constatare con precisione in quali condizioni
-si trovasse l'antica fede presso tutte le altre classi
-sociali, esse ci apparirebbero assai differenti, secondochè
-si considerano in una luce diversa e sotto un determinato
-punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti e
-dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I,
-pag. 141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla
-fede ed al culto, quali apparivano nella vita ordinaria
-quotidiana, dove sono di sommo rilievo le abitudini del
-popolo e il rispetto per esse delle classi più elevate.
-</p>
-
-<p>
-Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto
-della celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori
-tanto delle città, quanto delle campagne in ugual
-misura e coi medesimi pregiudizi, che nei paesi settentrionali,
-ed anche le persone colte se ne mostrano qua
-e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati del
-cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche
-gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed
-espiazioni per propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente
-radicati nella coscienza di tutti. L'egloga ottava di Battista
-Mantovano citata già in altra occasione,<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a> contiene,
-fra le altre cose, la preghiera di un contadino alla Vergine,
-dove essa è invocata come patrona speciale dei
-singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non
-si formava il popolo della virtù miracolosa di certe determinate
-Madonne! Quale idea doveva mai averne quella
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-donna fiorentina,<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a> che fece appendere <i>ex voto</i> una piccola
-botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè il
-di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo
-un botticello di vino, senza che il marito, tornando
-da una lunga assenza, se ne accorgesse! Per tal maniera
-esisteva anche allora, nè più, nè meno che ora, un patronato
-speciale di singoli santi per singole classi. Più
-volte si è tentato di richiamare un certo numero di
-usanze rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie
-pagane, colle quali hanno stretta attinenza, ed è
-universalmente ammesso, oltre a ciò, che non poche consuetudini
-locali e popolari, che si vennero innestando
-nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie reminiscenze
-dei diversi riti pagani esistenti anticamente
-qua e colà in Europa. In Italia poi queste reminiscenze
-sono manifeste in modo speciale tra le popolazioni del
-contado, dove, per esempio, prevale ancora l'uso di preparar
-cibi pei morti, quattro giorni prima della festa della
-cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso
-(18 febbraio) delle antiche feste <i>feralie</i>,<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> e dove può affermarsi
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-essere allora state in uso tante altre antiche
-usanze, che solo assai più tardi furono sradicate del tutto.
-Forse non sarebbe del tutto irragionevole il dire, che le
-più solide credenze religiose del popolo in Italia erano
-appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli usi
-pagani.
-</p>
-
-<p>
-Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile
-il dimostrare quanto una tale specie di fede predominasse
-anche nelle classi più elevate. Essa, come s'è
-dimostrato toccando dei rapporti col clero, aveva in suo
-favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni;
-e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che
-s'aveva alle pompe festive della Chiesa, nonchè qua e
-là taluna di quelle grandi epidemie religiose, alle quali
-anche i beffardi e gli scettici furono impotenti a resistere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa
-il voler tirare con troppa fretta delle conclusioni
-assolute. Si dovrebbe credere, per esempio, che il
-contegno degli uomini colti verso le reliquie dei santi
-dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno alcuni
-lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto
-certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare,
-non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile.
-Il governo di Venezia, innanzi tutto, sembra
-aver nel secolo XV pienamente partecipato a quella
-devozione per gli avanzi di corpi santi, che allora regnava
-in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche
-taluni stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono
-di uniformarsi a quel pregiudizio.<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a> Non diversamente
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-sembrano essere andate le cose nella dotta Padova,
-se noi vogliamo stare alle testimonianze del suo topografo
-Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un sentimento
-di orgoglio, al quale si frammischia altresì un
-sacro terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di
-grandi pericoli notturni, si udissero per tutta la città i
-santi sospirare, e come in tali occasioni al cadavere di
-una santa monaca di santa Chiara crescessero, continuamente
-rinnovandosi, le unghie e i capelli, come essa
-altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori,
-sollevasse le braccia e simili.<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a> Descrivendo la cappella
-di sant'Antonio nella sua basilica, l'autore esce in esclamazioni
-tronche e fantastiche. — A Milano non era
-minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie,
-e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano,
-ricostruendo l'altar maggiore, scopersero sei corpi di
-santi e sopravvennero turbini e pioggie nel paese, tutti
-attribuirono la causa di tali disastri a quel sacrilegio,<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>
-e non mancarono di battere per bene sulla pubblica via
-quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri
-paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa,
-in prossimità dei Papi, si osano sollevare dei dubbi,
-senza però trarne veruna conclusione definitiva. È noto
-universalmente con quanta solennità Pio II abbia accolto
-in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente
-fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-l'abbia fatto deporre con gran pompa in san Pietro (1462);
-ma dalla sua stessa Relazione emerge non essersi egli
-indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore,
-quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia.
-Allora soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di
-convertir Roma in un asilo universale delle reliquie dei
-Santi cacciati dalle loro Chiese.<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a> Sotto Sisto IV la popolazione
-della città era infervorata in tali cose più del
-Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente
-(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI
-alcune delle reliquie custodite in san Giovanni Laterano.<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a> — A
-Bologna si alzò a questo tempo una voce ardita domandando
-che si vendesse al re di Spagna il cranio di
-san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato,
-si facesse qualche opera di pubblica utilità.<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a> — Ma quelli
-che mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i
-Fiorentini. Basti il dire, che tra la decisione presa di
-onorare il santo loro concittadino Zanobi con un nuovo
-sarcofago e l'incarico dell'esecuzione datone al Ghiberti
-corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), ed
-anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente,
-vale a dire, perchè l'artista avea già compiuto in
-piccolo un lavoro assai somigliante.<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a> Forse erano stanchi
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-di reliquie, dopochè erano stati ingannati da una astuta
-abbadessa napoletana (1352), che avea loro venduto, imitato
-in legno e gesso, un falso braccio della patrona
-del duomo, santa Reparata.<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> Ma forse anche il senso
-estetico, di cui questo popolo andava sopra gli altri fornito,
-lo distolse prima d'ogni altro dal culto di cadaveri
-fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili già polverizzati;
-l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, gli rendeva
-più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di
-un Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici
-Apostoli uniti insieme. Per ultimo può anche darsi che in
-tutta Italia, prescindendo da Venezia e da Roma, l'ultima
-delle quali specialmente avea qualche cosa di eccezionale,
-il culto delle reliquie fosse già da gran tempo scemato,
-più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi
-a quello della Vergine,<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a> e in tal caso si avrebbe
-una prova di più, benchè indiretta, della priorità di questo
-popolo nel culto della forma estetica.<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche
-cattedrali sono quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e
-dove una intera letteratura poetica latina ed indigena
-era volta a glorificare la Madre di Dio, fosse appena possibile
-una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte
-a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le
-Madonne miracolose, che esercitano un intervento continuo
-e diretto nella vita quotidiana. Ogni città alquanto
-considerevole ne possiede parecchie, a cominciare da
-quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime o
-almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei,
-taluni dei quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga
-da veder le loro pitture operare miracoli. Il lavoro artistico
-non è qui così insignificante, come la pensa Battista
-Mantovano;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> secondo le circostanze esso acquista
-improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno
-di miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne,
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-sembra essere stato con ciò appagato, e appunto per ciò
-le reliquie furono pressochè messe del tutto in disparte.
-Sino a qual punto poi lo scherno dei novellieri contro
-le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a> noi non
-siamo in grado di dirlo.
-</p>
-
-<p>
-L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di
-Maria si manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo
-al culto delle reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere,
-che nella letteratura Dante col suo «Paradiso»<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>
-sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso gl'Italiani,
-mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano
-a pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi.
-Forse si vorranno mettere innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>
-ed altri poeti latini; ma il loro scopo evidentemente
-letterario toglie alla citazione, se non tutta, una
-gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle
-poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI,
-nelle quali si manifesta direttamente un sentimento religioso,
-sono tali, che per la maggior parte potrebbero
-anche essere scritte da protestanti, come, per esempio,
-gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti
-di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa
-e d'altri. Prescindendo dall'espressione lirica del teismo,
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-vi parla per lo più il sentimento della corruzione del
-genere umano, la coscienza della Redenzione colla morte
-di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, dove l'intercessione
-della Madre di Dio non è menzionata se non
-in via eccezionale.<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a> È lo stesso fenomeno, che si ripete
-nella letteratura classica dei Francesi del tempo di
-Luigi XIV. Chi ricondusse nella poesia italiana il culto
-di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche vero che nel
-frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della
-sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il
-culto dei Santi per ultimo presso le persone colte assunse
-non di rado un colorito essenzialmente pagano (v. vol. I,
-pag. 77 e segg. e 355).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi
-altri lati del cattolicismo italiano d'allora e mettere
-in evidenza fino ad un certo punto il rapporto presumibile,
-in cui si trovavano le classi colte con la fede
-del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato
-definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che
-difficilmente se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre
-infatti si continua a costruir chiese e a corredarle di magnifiche
-opere, si odono amari lamenti, sin dai primi anni
-del secolo XVI, sull'abbandono in cui è caduto il culto
-e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese stesse:
-<i>Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim
-divinus abit!</i><a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> È noto come Lutero rimanesse scandolezzato
-a Roma del contegno tutt'altro che devoto dei preti
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-nel celebrare la Messa. Ma, accanto a ciò, le festività ecclesiastiche
-facevansi con tal pompa e con tal gusto, che
-nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno un'idea.
-Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto
-di una straordinaria forza di fantasia, volentieri
-trascurasse ciò che era pura consuetudine giornaliera,
-per lasciarsi trasportare affatto da tutto ciò, che avesse
-comecchessia un carattere di straordinarietà.
-</p>
-
-<p>
-Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche
-quelle grandi correnti di entusiasmo religioso, che
-si potrebbero dire epidemiche, e delle quali dobbiamo
-qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti l'effetto di
-qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano invece
-in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in
-tempo da un turbine di questa specie, e la conseguenza
-ordinaria era questa, che le moltitudini, per scongiurarlo,
-si gettavano entusiasticamente in qualche grande impresa
-o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le Crociate
-e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte
-e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente
-numerose di Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi
-subito dopo la caduta di Ezzelino e della sua casa, e
-precisamente nel territorio di quella stessa Perugia,<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> che
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-noi più tardi abbiamo riconosciuto come il teatro principale
-delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota).
-Poi vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> e da ultimo
-il grande pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di
-cui parla il Corio all'anno 1339.<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a> Non è impresumibile
-che i Giubilei in origine sieno stati, almeno in parte,
-istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui questi
-grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal
-fanatismo religioso; anche i grandi santuarii d'Italia,
-frattanto divenuti famosi, come, per esempio, quello di
-Loreto, attrassero a sè una parte di quell'entusiasmo.<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche
-in tempi molto posteriori l'ardore delle penitenze medievali,
-e il popolo spaventato, specialmente quando qualche
-prodigio aggrava ancor più la situazione, vuol propiziarsi
-il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere.
-Così accadde a Bologna<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> in occasione della pestilenza
-del 1457; così a Siena<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a> nei tumulti interni che l'agitarono
-nel 1496, per non citare, tra mille, che due soli fatti.
-Ma veramente commovente è ciò che accadde a Milano
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, insieme
-alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima
-disperazione.<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a> Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso
-Nieto, quegli che questa volta predicò: nelle processioni
-a piedi scalzi, ch'egli ordinò, vecchi e giovani
-confusamente seguivano il Sacramento, ch'egli fece portare
-in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio
-sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle
-spalle di quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad
-imitazione dell'Arca dell'Alleanza,<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> quando una volta fu
-portata dal popolo d'Israele intorno alle mura di Gerico.
-Così il travagliato popolo di Milano ricordava all'antico
-suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, e quando
-la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco
-edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che
-imploravano misericordia, si sarebbe quasi stati tentati
-di credere, che il cielo dovesse sconvolgere le leggi della
-natura e della storia con qualche grande e salutare miracolo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava
-sempre le redini di quei moti e dava loro un
-ordinamento regolare: quello del duca Ercole I di Ferrara.<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>
-Allorquando il Savonarola era potente in Firenze
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò
-ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara
-sorse l'idea di promuovere un gran digiuno volontario
-generale (al principio dell'anno 1496): un lazzarista annunciò
-dal pergamo imminente una spaventevole guerra
-ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire
-a quei flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due
-coniugi suoi devoti. Dietro di che anche la corte non potè
-sottrarsi all'adempimento di quella pratica, ma allora
-essa volle almeno averne la direzione. Il 3 aprile (giorno
-di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi e
-le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia,
-i giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato,
-il ricetto accordato alle meretrici e ai lor manutengoli,
-i traffichi in giorni festivi, e così via: e al tempo
-stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei quali
-s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul
-petto il loro <i>O</i> giallo. I contravventori erano minacciati
-non solo delle pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma
-anche d'altre e maggiori, che al duca piacesse di stabilire».
-Dopo ciò il duca insieme a tutta la corte si recò
-per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono obbligati
-ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara.
-Ma il 3 maggio il direttore della polizia — il già menzionato
-Gregorio Zampante (v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò
-un manifesto, nel quale era detto che chiunque avesse
-dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere denunziato
-come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo,
-insieme ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini
-vituperati avevano estorto da persone innocenti due e
-fin tre ducati ciascuno, sotto la minaccia di accusarle, e
-s'erano poi tra loro traditi, per cui finirono coll'andare
-in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era pagato
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile
-che nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno
-1500, dopo la caduta di Lodovico
-il Moro, quando quelle stesse velleità religiose risorsero,
-Ercole ordinò di proprio impulso<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a> alcune nuove processioni,
-nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli
-bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso
-v'intervenne a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi
-sulle gambe. Poi seguì un editto affatto simile a quello
-del 1496. Le numerose costruzioni di chiese e di conventi
-di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece venire
-a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>
-poco prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso
-con Lucrezia Borgia (1502). Un corriere di gabinetto<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>
-andò a prendere la santa a Viterbo con quindici altre
-monache, e il duca in persona al loro arrivo le condusse
-in un convento appositamente apparecchiato. Lo si calunnierebbe,
-ammettendo che egli in tutti questi passi
-fosse guidato da un intendimento essenzialmente politico?
-Al concetto che s'eran formato gli Estensi dell'arte di
-regnare, quale altrove è stato indicato (v. vol. I, pag. 61
-e segg.), non contrastava punto, anzi si associava assai
-logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche
-dell'elemento religioso.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-6">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso
-l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza
-dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti
-devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii
-della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti
-esterni pagani.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità
-degli uomini del Rinascimento dobbiamo prendere
-un'altra via. Dal loro modo di vivere in generale deve
-risultare la vera loro posizione tanto di fronte alla religione
-del paese, quanto di fronte al concetto allora prevalente
-della Divinità.
-</p>
-
-<p>
-Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti
-della cultura italiana d'allora, sono nati religiosi non
-meno degli altri popoli d'occidente; ma l'indomito loro
-individualismo li rende nella religione, come in tante
-altre cose, <i>soggettivi</i>, come la grande attrattiva che esercita
-su essi la scoperta del mondo esteriore e del mondo
-morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa
-invece la religione rimane ancora a lungo un dato
-obbiettivo, e nella vita l'egoismo e la sensualità si alternano
-immediatamente colla devozione e la penitenza:
-quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente
-minore.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato
-contatto coi Bizantini e coi Musulmani avea tenuto
-viva un'abituale <i>tolleranza</i> o indifferenza religiosa, dinanzi
-alla quale l'idea etnografica di una Cristianità occidentale
-privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando
-l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne
-l'ideale della vita umana, la speculazione conforme
-allo spirito degli antichi e lo <i>scetticismo</i> dominarono
-spesso per intero la mente degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni
-Europei a speculare arditamente intorno alla libertà
-e alla necessità, e ciò accadde fra circostanze politiche
-illegali e violente, che troppo spesso somigliavano
-a una splendida e durevole vittoria del male contro il
-principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un
-tal quale <i>fatalismo</i> cominciò ad insinuarsi nel loro cuore
-e a regolare il loro giudizio. Quando poi la fede soffriva
-una scossa in una di quelle anime appassionate, che non
-possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, allora si
-cercò un compenso nelle <i>superstizioni</i> ereditate dagli
-antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa
-e la magìa.
-</p>
-
-<p>
-Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti
-del Rinascimento mostrano sotto il punto di
-vista religioso una qualità, che è frequente nelle nature
-giovanili, distinguono cioè con grande sagacia il bene
-dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: ogni
-turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre
-colle forze loro, e appunto per questo non conoscono
-verun rimorso; e conseguentemente si fa meno
-sensibile in essi il bisogno di una Redenzione, mentre
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo sforzo
-mentale del momento, svanisce completamente il pensiero
-di un mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica,
-anzichè dogmatica.
-</p>
-
-<p>
-Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste
-cose, suggerite e in gran parte anche confuse dalla
-<i>fantasia</i>, che prevale su tutto, avremo un'immagine dello
-spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà alla verità
-assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono
-udirsi sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo
-poi l'osservazione più addentro, arriveremo anche
-a persuaderci, che sotto il velo, che copre un tale stato di
-cose, rimane ancor vivo un forte istinto di schietta e
-pura religiosità.
-</p>
-
-<p>
-Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente
-limitarsi alle prove di fatto le più necessarie.
-</p>
-
-<p>
-Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente
-piuttosto un affare individuale e dipendente dalla
-maniera d'intenderla di ciascuno, era cosa inevitabile di
-fronte alle dottrine della Chiesa degenerate e tirannicamente
-mantenute, ed era al tempo stesso una prova,
-che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto.
-Egli è vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi:
-perchè, mentre in Germania le nuove sêtte mistiche
-ed ascetiche crearono una nuova disciplina più
-adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno andò
-per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni
-degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della
-vita, molti si perdettero nell'indifferenza religiosa, che
-più cresceva col crescere della cognizione degli uomini
-e delle cose. Tanto più adunque sono da ammirare coloro,
-che arrivarono a formarsi una religione da sè, e
-vi si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-non poterono più restar fedeli all'antica Chiesa, quale
-essa era e quale s'imponeva a' suoi seguaci, e da un altro
-lato sarebbe stato un pretendere troppo da singoli individui,
-che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale,
-che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa
-generalmente mirasse questa religione individuale delle
-persone più colte cercheremo di dimostrarlo nella conclusione
-del nostro lavoro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento
-sembra trovarsi in aperto contrasto col medioevo,
-ha origine innanzi tutto dall'enorme sovrabbondare
-delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero
-formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato
-in sè stesso, esso non è più ostile alla religione di quello
-che siano i così detti interessi della civiltà, che ora ne
-tengono il posto, salvo che tali interessi, quali da noi
-sono intesi, non ci dànno che una pallida immagine
-dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità
-d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale.
-Per tal maniera quel nuovo indirizzo era serio e,
-oltre a ciò, nobilitato dalla poesia e dall'arte. Ella è
-una sublime necessità dello spirito moderno, alla quale
-esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto irresistibilmente
-allo studio degli uomini e delle cose e
-di credere che appunto in questo consista la sua missione.<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>
-In quanto tempo e per quali vie questo studio
-sarà per ricondurlo a Dio, e in qual maniera esso giungerà
-a mettersi in armonia con gli altri sentimenti religiosi
-di ogni individuo, sono questioni, alle quali non
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-si può rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento.
-Il medio-evo, che nel complesso s'era tenuto lontano
-dall'empirismo e dal libero esame, non può in questo
-grande problema portare veruna luce, che ci appiani
-la via al suo scioglimento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora
-si collegò poscia la tolleranza e l'indifferenza di
-fronte all'Islamismo. Che gl'Italiani sin dai tempi delle
-Crociate conoscessero ed ammirassero l'eminente grado
-di cultura, cui erano giunti, specialmente prima dell'invasione
-mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai
-fuor d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze
-importanti, quali il modo di governare mezzo
-maomettano dei loro principi, la tacita avversione, anzi
-il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e degenerata,
-la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e
-dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>
-Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile
-a dimostrare come gli Italiani accettassero di buon grado
-certe idee maomettane di generosità e di dignitosa alterezza,
-che d'ordinario si presupponevano nella persona
-di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani
-ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un
-nome, egli è di solito quello di Saladino.<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> Perfino i Turchi
-Osmani, di cui veramente non s'ignoravano le tendenze
-brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, come è
-stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-non un mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno
-abituando all'idea di un possibile accordo con essi.
-</p>
-
-<p>
-La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza
-è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte
-altre, Lessing pose in bocca al suo Natan, dopochè già
-molti secoli prima un po' timidamente era stata narrata
-nelle «Cento novelle antiche» (nov. 72 e 73), e un
-po' più liberamente poi dal Boccaccio.<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> In quale angolo
-del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima
-volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente
-però nelle sue origini essa era molto più
-esplicita, che non nelle due versioni italiane. La segreta
-riserva, che vi sta in fondo, vale a dire il deismo, apparirà
-più innanzi nel suo più ampio significato. La stessa
-idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare
-nel noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo»,
-vale a dire Mosè, Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore
-Federico II, che se ne vuole autore, avesse avuto
-realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe anche
-espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano
-frequentemente anche nell'Islamismo d'allora.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi,
-all'epoca più splendida del Rinascimento, verso la fine
-del secolo XV, nel «Morgante maggiore» di Luigi Pulci.
-Il mondo fantastico nel quale si movono i suoi personaggi,
-si divide, come in tutte le epoche romanzesche,
-in due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme
-alle idee del medio-evo, la vittoria e la riconciliazione
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-tra i combattenti era di preferenza seguita dal battesimo
-della parte maomettana soccombente, e gl'improvvisatori,
-che avean trattato lo stesso argomento prima del Pulci,
-devono aver insistito di frequente su questo punto. Il
-vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori,
-specialmente i peggiori fra loro, e questo accade
-già colle invocazioni di Dio, di Cristo, e della Vergine,
-con cui comincia ciascuno de' suoi canti. Ma ancor
-più espressamente poi egli fa la caricatura delle loro
-conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e
-all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli
-occhi di tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre
-da confessare la propria fede nella bontà relativa
-di tutte le religioni,<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> confessione, alla quale, in onta a
-tutte le sue proteste di ortodossia,<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> sta in fondo una tendenza
-essenzialmente deistica. Oltre a ciò, egli fa ancora
-un altro gran passo al di là del medio-evo in un'altra
-direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean detto:
-credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani:
-ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>
-il quale di fronte a tutte e a ciascuna religione
-lietamente si professa seguace di un sensuale egoismo e
-di tutti i vizi, non riservando che un punto solo: di non
-tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel ritrarre questo
-tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria,
-ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla
-via del bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli
-si guastò assai presto fra le mani, e noi vediamo che
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-ancora nel canto seguente egli gli fa fare una comica fine.<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>
-Margutte è stato da alcuni tirato in campo come una
-prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso
-è una parte integrante del mondo poetico del secolo XV.
-Questo doveva pure esprimere in qualche modo e con
-una certa grottesca grandezza il selvaggio egoismo divenuto
-indifferente affatto al dogmatismo che allora regnava,
-quell'egoismo, al quale non è rimasto che un
-resto di sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti,
-ai demonii, ai pagani ed ai maomettani pongonsi
-in bocca idee e sentimenti, che nessun cavaliere cristiano
-oserebbe manifestare.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In modo affatto diverso influì alla sua volta anche
-l'antichità, e propriamente non già per mezzo della sua
-religione, perchè questa ormai era anche troppo omogenea
-al cattolicismo d'allora, ma per mezzo della sua
-filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava
-come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta
-piena delle vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle
-tradizioni religiose: un numero rilevante di sistemi e
-frammenti di sistemi presentaronsi alla mente degli Italiani,
-non più come semplici novità od eresie, ma quasi
-come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere,
-quanto di conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste
-diverse opinioni e in questi filosofemi c'era una specie
-di fede nella Divinità; ma nel loro complesso essi formavano
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria cristiana
-della divina Provvidenza regolatrice del mondo.
-Allora sorse una questione veramente essenziale, nella
-soluzione della quale s'era affaticata senza soddisfacente
-risultato la teologia del medio-evo, e che ora appunto
-pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: in
-quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero
-arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi
-volessimo anche superficialmente tener dietro alla storia
-di questa questione dal secolo XIV in avanti, saremmo
-condotti a scrivere un libro apposito. Qui bastino all'uopo
-pochi fuggevoli cenni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica
-filosofia in sulle prime avrebbe inclinato appunto verso
-quel lato della vita italiana, che formava il più aperto
-contrasto col Cristianesimo, vale a dire, verso l'epicureismo.
-A quel tempo non si possedevano più gli scritti di
-Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano
-delle sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista
-troppo esclusivo e ristretto; ciò non ostante però bastava
-quella forma dell'epicureismo, che si poteva studiare in
-Lucrezio e più particolarmente poi in Cicerone, per accorgersi
-tosto di essere in un mondo del tutto privo di
-divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua
-dottrina, non potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire,
-se per avventura il nome dell'enigmatico savio della
-Grecia non sia divenuto una comoda parola d'ordine per
-le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana
-si è servita di questo appellativo per designar anche
-tutti coloro, sui quali in verun altro modo non poteva
-stendere la sua mano. Tali erano quei beffardi dispregiatori
-e detrattori della Chiesa, che apparvero assai per
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per
-dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso
-quell'accusa, bastava la vita spensierata ed allegra, che
-conducevano. In questo senso convenzionale infatti anche
-Giovanni Villani usa evidentemente questa parola,<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>
-quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del 1117
-non vede che una punizione divina per le eresie di molte
-sêtte e «intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio
-di lussuria e di gola». Di Manfredi egli dice; «tutta
-sua vita fu epicuria, non curando quasi Iddio, ne' Santi,
-se non a diletto del corpo».
-</p>
-
-<p>
-Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono
-e decimo canto dell'Inferno. Lo spaventevole campo
-seminato di tombe roventi coi coperchi sospesi, dalle
-quali uscivano voci di profondo dolore, albergava le due
-grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle armi
-della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni
-erano eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate
-dottrine, che cercarono di diffondere: gli altri
-epicurei, e la colpa loro consisteva nell'avere opinato
-che l'anima muoja col corpo.<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a> Ma la Chiesa sapeva bene
-che questa opinione, qualora avesse preso piede, avrebbe
-nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine
-de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia
-a quanto essa dichiara sul destino dei singoli individui
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-dopo la loro morte. Naturalmente non era da aspettarsi
-che ella confessasse di aver essa stessa, coi mezzi di
-cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i migliori alla
-disperazione ed all'incredulità.
-</p>
-
-<p>
-L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli
-riguardava come la sua dottrina, era certamente sincera;
-il poeta del mondo soprannaturale doveva necessariamente
-odiare chi negava l'immortalità; ed un mondo nè
-creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a scopo
-supremo della vita, erano due concetti troppo lontani
-dal suo modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia,
-se si spinge più addentro l'osservazione, si vedrà che
-certi filosofemi degli antichi non mancarono di produrre
-anche su lui una certa impressione, la quale non si troverebbe
-in troppo buon accordo colla dottrina biblica
-della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe
-darsi per avventura che fosse stata o speculazione
-sua speciale, od influenza delle opinioni allora prevalenti
-o paura altresì della violenza, che allora regnava universalmente,
-quella che lo indusse a rinunciare ad una Provvidenza
-regolatrice delle cose singole?<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a> Dio infatti, secondo
-lui, abbandona il governo del mondo ad un essere
-immaginario, la fortuna, la quale non si cura d'altro, che
-di mutare e rimutare continuamente le cose della terra, e
-in una indifferente beatitudine non ode il grido di dolore,
-che a lei solleva l'umanità. In onta a tutto questo però
-egli mantiene inesorabilmente la dottrina della responsabilità
-morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La credenza popolare nel libero arbitrio domina in
-occidente da tempo antichissimo, come è vero altresì
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-che in tutti i tempi ognuno è stato tenuto responsabile
-del fatto proprio, come cosa che implicitamente si è sempre
-intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto
-alla dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella
-necessità di mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano
-volere e le grandi leggi della natura. Qui si
-ha un più ed un meno, secondo i quali in generale si
-regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto
-indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di
-falsa luce l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva
-con tutte le sue forze verso una elevata contemplazione
-dell'essere umano. «Le costellazioni, fa egli dire al suo
-Marco Lombardo,<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> danno bensì i primi impulsi al vostro
-operare, ma <i>Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero
-voler, che se fatica Nelle prime battaglie col ciel
-dura. Poi vince tutto, se ben si notrica</i>».
-</p>
-
-<p>
-Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone
-alla libertà, in qualche altra potenza, fuorchè
-nelle stelle; — ma in ogni caso la quistione era posta,
-e non poteva più essere dissimulata. Se essa poi fosse
-quistione sollevata dalle scuole o addirittura da singoli
-pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna
-interrogarne la storia della filosofia. Siccome però
-essa si manifestò nella coscienza di un numero sempre
-più esteso d'individui, così è giusto che noi ce ne occupiamo
-ancora per pochi istanti.
-</p>
-
-<p>
-Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale
-dagli scritti filosofici di Cicerone, il quale, come è noto,
-passava per eccletico, ma sostanzialmente influì come
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-scettico, perchè si accontentò sempre di riferire le teorie
-di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun corollario
-soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i
-pochi scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino.
-Ad ogni modo anche questi studi non furono senza
-un frutto, e questo fu appunto la capacità di riflettere
-sui più importanti problemi, almeno al di fuori della dottrina
-della Chiesa, se non in contraddizione con essa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso
-e la diffusione degli scritti dell'antichità in modo affatto
-straordinario, e finalmente vennero nelle mani del pubblico
-tutti i filosofi greci ancora esistenti almeno nelle
-traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita
-di esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali
-di questa letteratura si professano strettamente
-religiosi, anzi perfin proclivi all'ascetismo (cfr. vol. I,
-pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese non è il caso
-di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla traduzione
-dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza,
-sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a
-voltare in latino Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei
-Nicolò Niccoli, Giannozzo Manetti, Donato Acciajuoli,
-papa Nicolò V congiungono una profonda cognizione
-della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura
-umanistica universale.<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a> Anche in Vittorino da Feltre
-riscontrammo già (v. vol. I, pag. 282) un indirizzo ben
-poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, che cantò
-il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino
-e per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-inesplicabile senza ammettere in lui un sentimento di
-profonda pietà. Frutto e conseguenza di tali tendenze
-fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si propose
-formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col
-Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo
-al prevalere universale delle idee umanistiche.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Queste nella sostanza erano per l'appunto profane,
-e acquistarono ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi
-degli studi nel secolo XV. Gli umanisti, che abbiamo
-già imparato a conoscere agli avamposti dell'individualismo
-già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni di
-regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità,
-di cui pur talvolta essi menano vanto, può parer tale
-da non doverne tenere alcun conto. Essi vennero in voce
-di atei, mentre in sostanza non erano che indifferenti o
-tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro
-la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia
-dedotto speculativamente nessuno lo mostrò mai,<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a> nè
-poteva mostrarlo. Se pure ebbero a base un principio
-direttivo, questo sarà stato piuttosto una specie di superficiale
-razionalismo, un fugace riflesso delle molte e
-contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono
-la loro vita, nonchè del profondo discredito in cui era
-caduta la Chiesa colle sue dottrine. Di quest'ultima specie
-era sicuramente quel ragionamento, che condusse Galeotto
-Marzio sino ai gradini del rogo,<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a> e che l'avrebbe condotto
-anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo
-Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione.
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si
-conduce onestamente e vive secondo la legge naturale
-insita in ciascun di noi, sarà salvo, qualunque sia la
-schiatta o la religione a cui appartenga.
-</p>
-
-<p>
-Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso
-di uno dei minori di questa grande schiera, di Codro
-Urceo,<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a> che fu dapprima maestro privato dell'ultimo degli
-Ordelaffi, principi di Forlì, e poscia per lunghi anni professore
-pubblico a Bologna. Riguardo alla gerarchia ed
-al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse obbligate
-allora in uso: il suo linguaggio è estremamente
-mordace in generale, e per di più egli si permette di
-frammischiare la propria persona in tutte le cronache
-e i pettegolezzi cittadini, che narra. E tuttavia egli parla
-anche in modo edificante dell'Uomo-Dio e sa all'uopo
-raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio ecclesiastico.
-Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe
-della religione pagana, continua bizzarramente così: «anche
-i nostri teologi s'accapigliano fra di loro in questioni
-<i>de lana caprina</i>, quali l'immacolata Concezione, l'Anticristo,
-i Sacramenti, la predestinazione ed altre cose,
-che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè propalarle
-pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla
-sua stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già
-finiti, mentre egli era assente: quando ne fu informato,
-per via, montò in tanto furore, che, fermatosi dinanzi
-ad una immagine della Vergine, uscì in queste parole:
-«Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo
-di tutto senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi
-mai invocare il tuo ajuto, non importa che tu ascolti
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-la mia preghiera e m'accolga fra' tuoi, perchè io voglio
-restarmene col demonio per tutta l'eternità!» Ma, tornato
-in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile
-escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi
-presso un taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era
-talmente superstizioso, che si trovava sempre in angustie
-per qualche augurio o per qualche prodigio; soltanto
-per l'immortalità non gli avanzava più alcuna
-fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli
-soleva rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo,
-della sua anima <i>ovvero</i> del suo spirito dopo la
-morte, e che tutti i ragionamenti sul mondo avvenire
-non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando
-fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento
-l'anima sua ovvero il suo spirito<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> a Dio onnipotente,
-ammonì i discepoli, che gli piangevano intorno, a temer
-Dio e principalmente a credere all'immortalità e ad una
-giustizia retributiva dopo la morte, e ricevette i sacramenti
-con grande compunzione. — Non si ha alcuna
-garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone
-più celebri, anche manifestando opinioni in sè stesse ancor
-più ardite, sieno poi stati nella loro vita gran fatto
-più coerenti. È probabile che la maggior parte internamente
-abbiano oscillato tra l'incredulità e qualche avanzo
-di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed esteriormente
-si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta
-attinenza coi primordj della critica storica, così era naturale
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-che qua e là sorgesse anche qualche timida indagine
-sulla credibilità del racconto biblico. Si suol ripetere
-tradizionalmente una sentenza di Pio II, che sarebbe
-stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le
-accuse:<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato
-da miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno
-per la sua moralità». Sulle tradizioni leggendarie, in
-quanto esse contenevano arbitrarie versioni dei miracoli
-biblici, molti si permettevano senz'altro di alzare le
-risa,<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a> e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un
-terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano
-alle idee ebraiche, per prima cosa naturalmente
-negavano la divinità di Cristo, e questo per avventura
-fu il caso di Giorgio da Novara, che intorno al 1500 fu
-arso in Bologna.<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a> Ma nella stessa Bologna intorno a
-questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette
-lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione
-di pentimento,<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a> il medico Gabriele da Salò, che
-godeva la protezione dell'intera cittadinanza, quantunque
-avesse osato difendere una serie di proposizioni eretiche,
-come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, ma
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale,
-che colla sua astuzia seppe trarre in inganno il
-mondo; che può benissimo aver subito la crocifissione,
-ma per delitti commessi; che la sua religione non tarderebbe
-a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa il
-credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli
-non operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso
-dei corpi celesti, e simili. Quest'ultima proposizione
-merita in modo speciale di esser notata: la fede
-è perita, ma si fa una riserva in favore della magìa.<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si
-sollevano in generale al di là di una fredda e rassegnata
-contemplazione di ciò che accade sotto l'impero della
-violenza e del disordine, che prevalgono dovunque. Da
-questo modo di sentire emersero i molti libri sul «Fato»,
-qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la
-necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno
-che constatare il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità
-delle cose terrene, specialmente delle politiche:
-la Provvidenza vi è menzionata evidentemente soltanto,
-perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi pel nudo
-fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e
-di effetti, od anche di non far altro che sollevare vane
-querele. Non senza un certo spirito Gioviano Pontano
-costruisce la storia naturale di quell'ente immaginario,
-che si chiama la Fortuna, desumendola da un gran numero
-di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta
-in sogno, Enea Silvio tratta lo stesso argomento.<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a> Invece
-il Poggio, in un scritto senile,<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a> si sforza di mostrare
-il mondo come una valle di miserie e di classificare la
-felicità dei singoli ordini sociali quanto più bassamente
-è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane anche
-in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri
-si cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e
-nel tirar della somma, queste generalmente prevalgono
-sopra quelle. Con linguaggio veramente dignitoso e quasi
-elegiaco Tristano Caracciolo<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a> ci dipinge il destino d'Italia
-e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno sguardo
-intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo
-sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano
-scrisse non molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I,
-pag. 370). In questo riguardo qualche tema si presentava
-talvolta rivestito di attrattive affatto speciali, come,
-per esempio, la vita di Leone X. Ciò che di essa può dirsi
-dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco Vettori
-in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia:
-il lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio
-e l'ignoto suo biografo:<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> i punti più oscuri e lo svolgersi
-successivo del suo destino appariscono con inesorabile fedeltà
-nel citato Pierio.
-</p>
-
-<p>
-Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si
-vede qua e là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-le lodi della Fortuna. Così — pochi anni appena
-prima della sua cacciata — Giovanni Bentivoglio, signore
-di Bologna, osò far incidere sulla torre recentemente costruita
-presso il suo palazzo, che il suo merito e la sua
-fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti i
-beni immaginabili.<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a> Gli antichi, parlando a questo modo,
-non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia
-vendicatrice degl'Immortali. In Italia i primi a menar
-vanto pubblicamente della loro fortuna furono probabilmente
-i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e segg.).
-</p>
-
-<p>
-Del resto la maggior influenza della risorta Antichità
-sulla religione non proveniva da un sistema filosofico
-qualunque o da una dottrina od opinione qualsiasi degli
-antichi, ma da una tendenza generale allora prevalente.
-Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni
-antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli
-uni e le altre in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente
-di questo, non si badava gran fatto alle differenze
-di religione. L'ammirazione per la grandezza storica assorbiva
-ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II,
-pag. 216).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche
-pazzìa speciale, per la quale attiravano sopra di sè gli
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-occhi di tutti. Quanta ragione avesse Paolo II di lamentarsi
-delle tendenze pagane de' suoi Abbreviatori e dei
-curiali in generale, non può esser messo del tutto in
-chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu
-anche la sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I,
-pag. 304, vol. II, pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni
-sofferte, ce lo dipinge come estremamente facile
-all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale un ritratto,
-che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo,
-d'incredulità, di materialismo ecc.<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a> fu sollevata
-contro i detenuti soltanto dopochè il processo per
-alto tradimento non avea dato verun risultato: inoltre,
-se siamo bene informati, Paolo non era l'uomo che fosse
-in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, e si
-sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani
-di non portare l'istruzione dei loro figli al di là
-del leggere e dello scrivere. È la stessa povertà di vedute,
-da cui non andò esente neanche il Savonarola
-(v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo si
-avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la
-pensavano come lui aveano la colpa principale, se la cultura
-rendeva gli animi avversi alla religione. Del resto
-non v'ha alcun dubbio che egli fosse seriamente preoccupato
-delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare
-d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli
-umanisti alla corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta
-(v. pag. 302, nota)? Infatti l'unica loro preoccupazione
-era diretta a sapere fino a qual punto sarebbe
-loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, cui
-volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è
-quasi più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-essi v'imprimono (v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno
-in questo riguardo andò più innanzi di Gioviano Pontano:
-presso di lui un santo non solo si chiama <i>divus</i>, ma
-deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi genii
-dell'antichità,<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> e le sue idee sull'immortalità richiamano
-l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non
-mancano di trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526
-Siena<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a> fu assalita dal partito che era stato espulso, il
-buon canonico Tizio (ce lo narra egli stesso) s'alzò il
-22 luglio dal letto avendo in mente un passo del terzo libro
-di Macrobio,<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> celebrò la sua messa, e recitò poscia la formola
-rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo
-che invece di dire <i>Tellus mater, teque Jupiter obtestor</i>,
-mutò e disse: <i>Tellus teque Christe Deus obstetor</i>. Egli
-ripetè due giorni quella preghiera, e nel terzo i nemici
-se ne andarono. Da un lato tali cose si crederebbero
-puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del tempo,
-ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-6">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Innesto di antica e moderna superstizione.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione
-di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione
-degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei
-demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso
-Norcia. — Fusione e rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe
-delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii
-sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa
-del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella
-magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie
-affini della stessa; l'alchimia.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente
-pernicioso e precisamente di indole dogmatica:
-essa comunicò al Rinascimento le proprie superstizioni.
-Qualcuna di esse si era già mantenuta viva attraverso
-tutto il medio-evo; e così tanto più facilmente ora risorsero
-tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una parte
-grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio
-allo spirito essenzialmente investigatore degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto,
-negli uni notevolmente scossa per il cumulo di mali e
-di violenze, che si vedevano; gli altri, come ad esempio
-Dante, abbandonavano la vita terrena in balìa al caso
-e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, mantennero viva
-in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva se
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una
-superiore destinazione dell'uomo in un mondo avvenire.
-Ma non appena cominciò a vacillare anche questa persuasione,
-il fatalismo guadagnò il sopravvento — o, viceversa,
-dove prevalse il fatalismo, mancò la fede nell'immortalità.
-</p>
-
-<p>
-Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto
-la scienza astrologica degli antichi, e più tardi anche
-quella degli Arabi. Da ogni singola posizione dei pianeti
-fra loro e in relazione ai segni del zodiaco essa indovinava
-gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per tal
-modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti
-casi il modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre
-pel creduto influsso delle stelle, può non essere stato più
-immorale di quanto sarebbe stato se di tale influsso non
-si fosse tenuto conto veruno; ma assai di frequente le
-decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio
-della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente
-istruttivo il vedere, come nessun lume e nessuna cultura
-sieno stati in grado di vincere questo delirio, perchè esso
-aveva la sua radice nella fantasia estremamente facile
-a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere e di
-determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità
-vi aggiungeva il suggello della sua autorità.
-</p>
-
-<p>
-Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente
-una notevole prevalenza nella vita degli Italiani. Federico
-II conduce sempre con sè il suo astrologo Teodoro,
-ed Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> addirittura un'intera corte,
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra i quali
-il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad
-(dalla lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire
-il giorno e l'ora di qualsiasi impresa importante, e le
-enormi carneficine, di cui egli si aggravò la coscienza,
-in non piccola parte possono benissimo non essere state,
-che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora
-in poi nessuno si perita più di far interrogare le
-stelle; non solo i principi, ma anche i governi repubblicani<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>
-mantengono regolarmente degli astrologi, e nelle
-Università<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> dal XIV sino al XVI secolo vengono nominati
-appositi professori di questa pretesa scienza, accanto
-agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono
-che sieno consultati i pianeti,<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> e se Pio II forma
-tra essi una onorevole eccezione,<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> non curando neanche
-l'interpretazione dei sogni, dei prodigi e degl'incantesimi,
-Leone X invece sembra essersi gloriato che sotto il suo
-pontificato l'astrologia fiorisse,<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> e Paolo III non tenne
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-mai nessun concistoro<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> senza che gli astrologi non gliene
-avessero indicato il momento.
-</p>
-
-<p>
-Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo
-supporre che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero
-nelle loro azioni determinare dai pianeti, e che
-vi fosse realmente un punto, al di là del quale la religione
-e la coscienza non permettevano di andare. Ma
-nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a
-questi delirii, ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti.
-Uno di questi fu maestro Pagolo da Firenze,<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>
-nel quale si vede presso a poco la stessa tendenza a
-moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi di Roma
-si scorge in Firmico Materno.<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a> La sua vita era quella
-di un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente,
-disprezzava ogni bene mondano e non cercava
-d'arricchirsi d'altro, fuorchè di libri: dotto medico, egli
-limitava l'esercizio pratico della sua arte ai bisogni di
-alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si
-confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel
-ristretto, ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento
-degli Angeli intorno a frà Ambrogio Camaldolese
-(v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, specialmente ne' suoi
-ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran conto
-della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto
-per oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario.
-Del resto, Pagolo non dava responsi astrologici se non
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-agli amici più intimi. — Ma, anche senza una tale rigidezza
-di costumi, l'astrologo poteva essere un uomo stimato
-e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva
-un numero senza paragone maggiore, che in qualunque
-altro paese d'Europa, dove non s'incontrano che nelle
-corti più ragguardevoli, e anche quivi a tempi determinati.
-Per contrario, chiunque anche tra i privati avesse
-una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava,
-specialmente quando l'uso divenne generale,
-di avere anche il suo astrologo, il quale per altro era
-anche non di rado retribuito assai scarsamente.<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> Oltre
-a ciò, avendo questa scienza acquistato una grande diffusione
-ancor prima dell'invenzione della stampa, erano
-sorti in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto
-più facilmente potevano ai maestri di essa. La specie
-detestata degli astrologi era quella soltanto, che non prendeva
-in aiuto le stelle se non per congiungervi le arti
-della magìa, e che cercava di coprir queste all'ombra
-di quella scienza.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia
-è pur sempre un malaugurato elemento della vita
-italiana d'allora. Qual dolorosa impressione non fanno
-quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura e così tenaci
-nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere
-e di scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà
-individuale ad abdicare a se stessa! Vero è che
-talvolta, se le stelle presagiscono qualche cosa di veramente
-sinistro, essi sorgono risolutamente, agiscono indipendentemente
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-da tali presagi e si consolano col motto:
-<i>Vir sapiens dominabitur astris</i>;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> — ma tosto dopo noi
-li vediam ricadere nell'antico delirio.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri
-famiglie, e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando
-inutilmente avvenimenti, che non si verificano.<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>
-Poi vengono interrogati gli astri per ogni importante
-deliberazione dei potenti, specialmente per l'ora di cominciarla.
-I viaggi dei principi, i ricevimenti degli ambasciatori
-stranieri,<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a> il getto delle fondamenta di qualche
-grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un
-esempio assai parlante se ne ha nella vita del già citato
-Guido Bonatto, il quale e per la sua grande attività e
-per una grande opera scritta su questo argomento<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> può
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-dirsi il restauratore dell'astrologia del secolo XIII. Per
-porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' Ghibellini
-in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a
-nuovo le mura della città e a cominciare solennemente
-quel lavoro sotto una certa costellazione, che egli indicò,
-assicurando, che se alcuni rappresentanti di entrambi i
-partiti gettassero contemporaneamente una pietra nelle
-fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più
-discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un
-ghibellino: giunse il solenne momento, ambedue tenevano
-la loro pietra in mano, i lavoratori stavano in attesa
-con gli strumenti alla mano, e Bonatto diede il segnale. — Il
-ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra;
-ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè
-il Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva
-sottintendere qualche cosa di misteriosamente nocivo ai
-guelfi. Allora l'astrologo gli fu sopra con queste parole:
-«Dio sperda te e il tuo partito e la vostra diffidente
-malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio
-di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti
-Dio disperse più tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive
-il cronista intorno all'anno 1480) guelfi e ghibellini sono
-affatto riconciliati fra loro, e non si ode più neanche il
-nome dei due partiti.<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle
-stelle, sono le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-Bonatto procurò al celebre capo dei ghibellini Guido da
-Montefeltro un gran numero di vittorie, indicandogli la
-vera ora segnata dalle stelle per uscire in campo: quando
-il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> gli mancò
-affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua
-tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti,
-dove sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini
-nella guerra pisana del 1362 si fecero precisare dal
-loro astrologo l'ora della partenza per la spedizione;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>
-e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente venne
-l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar
-la città. Le altre volte infatti erano sempre
-usciti per la via di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto
-sempre un esito sfavorevole: evidentemente a questa
-via, quando si dovea marciar contro Pisa, si connetteva
-un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono
-ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le
-tende distese al sole non erano state tolte, si dovette
-(e fu un nuovo sinistro augurio) portar le bandiere abbassate.
-In generale l'astrologia era inseparabile dall'arte
-della guerra pel fatto che tutti i Condottieri vi
-credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità,
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-era tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo,
-come in fatto gli accadde.<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> Bartolommeo Alviano era
-persuaso che le sue ferite alla testa gli fossero toccate,
-al par che il suo comando, per volere delle stelle:<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>
-Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo contratto
-con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed
-astrologo Alessandro Benedetto<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> il momento astronomico
-favorevole. Allorchè i fiorentini nel primo di giugno
-del 1498 investirono solennemente della sua dignità il
-nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro del comando,
-che gli fu presentato, era fornito di una copia della costellazioni
-e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>
-</p>
-
-<p>
-Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche
-di gran rilievo sieno stati previamente consultati i pianeti,
-o se gli astrologi per sola curiosità a cose compiute
-abbiano calcolato la costellazione, che dovrebbe
-aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian
-Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente
-astuto giunse a far prigioniero suo zio Bernabò
-e tutta la sua famiglia (1385), Giove, Saturno e Marte
-stavano nella costellazione dei Gemelli, dice un contemporaneo,<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>
-ma non si saprebbe dire se ciò abbia contribuito
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado
-è probabile che un certo senso politico, più che l'andamento
-dei pianeti, abbia guidato l'astrologo nelle sue
-predizioni.<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>
-</p>
-
-<p>
-Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo
-s'era lasciata terrorizzare dalle predizioni astrologiche,
-che da Parigi e da Toledo annunciavano pestilenze, guerre,
-tremuoti, inondazioni ecc., anche l'Italia in questo riguardo
-non si rimase in addietro degli altri paesi. Allo
-sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola
-alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente
-delle predizioni assai tristi,<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> ma bisognerebbe sapere se
-tali predizioni non si tenessero già pronte per ogni anno
-qualunque.
-</p>
-
-<p>
-Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica
-coerenza anche in regioni, dove meno si sarebbe creduto
-di dover poi incontrarlo. Se poi tutta la vita esterna ed
-interna dell'individuo è misteriosamente legata al fatto
-della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle religioni
-si lega similmente colle loro primitive origini, e
-siccome le costellazioni di questi grandi fatti sociali sono
-variabili, variabili sono pure questi fatti in sè stessi.
-L'idea che ogni religione abbia il suo giorno di prevalenza
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-sulle altre nel mondo s'insinua per questa via astrologica
-anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. La
-congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> produsse
-la religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella
-col Sole l'egiziana, quella con Venere la maomettana,
-quella con Mercurio la cristiana, e quella con la Luna
-produrrà quando che sia la religione dell'Anticristo. In
-modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già calcolato
-la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione,
-e questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in
-Firenze.<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> Dottrine simili finivano col portare nelle ultime
-loro conseguenze un'incertezza assoluta nel campo
-del soprannaturale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da
-tenersi la lotta, che il lucido spirito degli Italiani sostenne
-contro tutto questo tessuto di sogni e di delirii. Accanto
-alle grandi monumentali illustrazioni dell'astrologia, quali
-sono gli affreschi del salone di Padova<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> e quelli della
-residenza d'estate (Schifanoja) di Borso da Ferrara, accanto
-alle lodi impudenti, che si permette perfino Beroaldo
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-il vecchio,<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a> suona tanto più viva e solenne la protesta
-di quelli, che non si lasciarono traviare da simili
-follie. Anche in questo riguardo l'Antichità aveva in certo
-modo additato la via, ma quei saggi non parlano per
-imitare gli antichi, bensì per quel sano criterio naturale
-che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte dall'esperienza.
-Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi
-per contatti personali avuti con essi, non ha per
-loro che parole di derisione e di scherno,<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> dalle quali
-apertamente traluce quanto menzognero e fallace sia il
-loro sistema. Anche la novella sin dalla sua nascita, cioè
-sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre ostile
-agli astrologi.<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a> I cronisti fiorentini poi levano energiche
-voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel
-delirio, perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni
-Villani ripetè più d'una volta:<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> «nessuna costellazione
-può sottoporre alla necessità il libero volere dell'uomo,
-nè il consiglio di Dio»; Matteo Villani biasima l'astrologia
-come un vizio, che i Fiorentini avrebbero ereditato
-dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non
-s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera
-questione sociale pei partiti, che a questo riguardo si
-formarono. Nella terribile inondazione dell'anno 1333,
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-e di nuovo in quella del 1345, sorsero dispute accanitissime
-tra gli astrologi e i teologi intorno all'influsso
-delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia retributiva.<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>
-Queste lotte non cessarono poi più del tutto
-per l'intero periodo del Rinascimento,<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> e si può crederle
-sincere, perchè presso i potenti sarebbe stato più facile
-e più utile il difendere, che non il combattere l'astrologia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo
-il Magnifico, regnava su questo punto un vero dissidio.
-Marsilio Ficino difendeva l'astrologia e fece l'oroscopo
-dei figli della casa regnante, e si vuole che a Giovanni
-(che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin dalla
-nascita il Pontificato.<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a> Per converso Pico della Mirandola
-scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente
-epoca nella storia dell'astrologia.<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a> Nella fede che si presta
-all'influsso dei pianeti egli trova la radice di ogni
-empietà ed immoralità; se l'astrologo vuol credere a
-qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare i pianeti come
-divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni felicità
-od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero
-nell'astrologia una legittima espressione, mentre
-la geomanzia, la chiromanzia ed ogni altra specie
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-d'incantesimi si rivolgono innanzi tutto ad essa per la
-designazione del momento fatale. Riguardo alla moralità
-egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi
-al male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal
-caso svanirà necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine
-o dannazione. Pico s'è dato perfin la pena di
-riveder le bucce agli astrologi in via empirica, e delle
-loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli ne trovò
-false più di venti. Ma la cosa più importante è questa,
-che egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana
-positiva sulla Provvidenza reggitrice del mondo
-e sul libero arbitrio, che su tutti gli uomini colti della
-nazione sembra aver fatto una maggiore impressione,
-che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle
-quali questa classe di persone restava oggimai indifferente.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione
-delle loro dottrine,<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> e nel fatto coloro che sino
-a quel momento le aveano fatte stampare, ne restarono
-più meno svergognati. Gioviano Pontano, per esempio,
-aveva accettato nel suo libro «Del Fato» (v. pag. 312)
-tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta sistematicamente
-in una sua grande opera,<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> alla maniera
-di Firmico; ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega
-del tutto l'astrologia, ma gli astrologi, esalta il libero
-arbitrio e limita l'influsso dei pianeti alle cose corporali.
-Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, ma
-senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-vita. La pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con
-tutte le sue forze quel delirio, esprime ora un modo di
-pensare affatto diverso: Raffaello nella cupola della cappella
-Chigi<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a> rappresenta tutto all'intorno le divinità dei
-pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la
-guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno
-dell'eterno Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli,
-allor dominanti in Italia, non vollero mai sentir parlare
-dell'astrologia, e chiunque voleva mettersi in grazia dei
-loro generali non aveva a far altro che dichiararsi nemico
-aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come
-mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Ciò
-non ostante ancora nel 1529 il Guicciardini scrive:
-«quanto sono più felici gli astrologi che gli altri uomini!
-Quelli, dicendo tra cento bugie una verità, acquistano
-fede in modo che è creduto loro il falso: questi, dicendo
-tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non
-è più creduto loro il vero».<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a> E nemmeno è da credere
-che il disprezzo per l'astrologia conducesse necessariamente
-a credere nella Provvidenza, poichè molte volte
-accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in un
-vago ed indeterminato fatalismo.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto
-usufruttare completamente l'impulso venutole dalla
-cultura del Rinascimento, perchè vi ostarono le conquiste
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò essa avrebbe
-probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie.
-Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica
-sieno state una necessità, di cui la colpa si deve unicamente
-apporre al popolo italiano, troverà anche giusta
-la pena dei danni intellettuali che ne derivarono. Peccato,
-che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una
-perdita immensa!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare
-la fede nei pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato
-un grande corredo dalle diverse antichità gentilesche,
-nè certamente l'Italia sarà rimasta neanche in
-ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà qui alla
-cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge
-a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una
-specie di paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole
-letteraria.
-</p>
-
-<p>
-Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani
-si riferiscono a presentimenti e conseguenze che si traggono
-dai pronostici,<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> e vi si aggiunge anche un po' di
-magìa, per lo più innocua. Quelli che innanzi tutti ce
-le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti,
-che le vengono enumerando per metterle in derisione.
-Quello stesso Gioviano Pontano, che scrisse quella grande
-opera astrologica, di cui già s'è parlato (v. pag. 330),
-nel suo «Caronte» nomina con senso di compassione
-tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo
-sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di
-pipita; la profonda angustia di que' signori, se un falcone
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-cacciatore tarda a tornare o se un cavallo si torce
-un piede; il motto magico dei contadini pugliesi, che
-essi pronunciano nella notte di tre sabbati consecutivi,
-quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così
-via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici,
-come nell'antichità, e in modo particolare i leoni,
-i leopardi e simil fiere, che si mantenevano a spese pubbliche
-(v. pag. 19 e segg.), col loro contegno davano tanto
-più da pensare al popolo, in quanto involontariamente
-si era abituati a vedere in essi il simbolo dello Stato.
-Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò
-dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò
-un premio di quattro ducati, perchè era un favorevole
-augurio.<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> V'erano inoltre luoghi e tempi determinati per
-determinate ceremonie di buono o cattivo augurio od anche
-soltanto per prendere una decisione qualunque. I
-fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato
-fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi
-tutti gli avvenimenti più importanti, favorevoli o
-sfavorevoli. Della loro superstiziosa ripugnanza di andare
-al campo passando per una strada determinata s'è già
-parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece una delle
-loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto
-di fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione
-facevano uscire le truppe per quella.<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> Aggiungansi
-le meteore e i segni celesti, che ora riguadagnarono il
-posto che aveano avuto per tutto il medio-evo, per cui
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-da strani agglomeramenti di nubi la fantasia non tardò
-anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di
-sentirne il fragore nell'aria.<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> E finalmente la superstizione
-divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua
-origine da cose sacre, come quando, ad esempio, certe
-immagini della Vergine movevano gli occhi<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a> o piangevano,
-o allorchè certe pubbliche calamità susseguivano
-immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui
-il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284).
-Allorchè Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente
-e continue, fu detto che queste non avrebbero cessato
-sino a che il corpo di un usuraio, che da poco era
-stato seppellito in san Francesco, non fosse stato di là
-trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome
-il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere,
-la gioventù popolana andò a prenderlo di viva forza, lo
-fece a brani per le vie in mezzo ad un tumulto che destava
-abbominio e ribrezzo, e lo gettò da ultimo nelle
-acque del Po.<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a> Nè tali pregiudizi furono sempre un privilegio
-esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne
-perfino un Angelo Poliziano, quando viene a parlare
-di Jacopo de' Pazzi, uno dei principali promotori
-della congiura denominata dal nome della sua famiglia,
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra
-che quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili
-imprecazioni consegnò l'anima propria a Satana.
-Ora anche quivi sopravvenne una pioggia tale, che il
-reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed anche
-quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì
-il cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le
-nubi e tornò a splendere il sole: «tanto fu favorevole
-la fortuna all'opinione popolare» aggiunge il grande
-filologo.<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> Subito dopo il cadavere fu seppellito in terra
-non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche
-di là e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu
-gettato nell'Arno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari
-e potrebbero essere avvenuti nel secolo X, ugualmente
-che nel XVI. Ma qui pure si scorge l'influenza
-della classica antichità. Degli umanisti si sa in modo
-certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed agli
-augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320).
-Ma se occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela.
-Quel medesimo pensatore radicale, che nega ogni
-titolo di nobiltà e le disuguaglianze sociali (v. pag. 116),
-non solamente crede a tutte le apparizioni di spiriti e
-di demonii, che ebbero tanta voga nel medio-evo (fol. 167,
-179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, come,
-per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione
-dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> «Allora si
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-videro nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila
-cani, che presero la via della Germania; a questi seguì
-una schiera di buoi, poi un esercito di armati a piedi e
-a cavallo, parte senza testa, e parte con teste appena
-visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva
-un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche
-ad una battaglia di piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi,
-forse senza accorgersene, egli racconta un fatto che si
-direbbe tolto di pianta dall'antica mitologia. Sulle coste
-della Dalmazia apparve un tritone fornito di barba e di
-piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle
-parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme;
-esso rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che
-cinque ardite lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>
-Un modello in legno di quel mostro, che si fa vedere
-a Ferrara, basta per rendere credibile al Poggio tutta
-la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e non
-si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso
-tornò di moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i
-passi augurali, che s'incontravano nelle sue opere (<i>sortes
-virgilianae</i>).<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a> Oltre a ciò la credenza nei demonii, propria
-di tempi molto remoti, non rimase certamente senza un
-influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di Jamblico
-e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani,
-che potevano servire a quest'uopo, furono stampati già
-sin dal finire del secolo XV in una traduzione latina.
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-Perfino l'Accademia platonica di Firenze non andò del
-tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti
-i sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli
-è appunto di questa fede nei demonii, e della magìa che
-strettamente vi si connette, che qui dobbiamo dire una
-parola.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La credenza popolare in quello che si chiama il mondo
-degli spiriti,<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a> in Italia è presso a poco la stessa, che negli
-altri paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono
-fantasmi, vale a dire apparizioni di morti, e se il modo
-di considerarle si discosta talqualmente da quello dei
-paesi settentrionali, ciò non si riduce in sostanza ad altro,
-fuorchè a questo che in Italia i fantasmi si chiamano
-coll'antica denominazione di <i>ombre</i>. Anche oggidì, se
-qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un
-paio di Messe pel suo riposo. Che le anime dei reprobi
-appariscano sotto forma spaventevole, è cosa che s'intende
-da sè, ma quest'idea si associa ordinariamente ad
-un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono sempre
-maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature»
-dice un cappellano presso il Bandello.<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> Probabilmente
-egli separa nel suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè
-questa espia le sue colpe nel Purgatorio, e, se appare,
-d'ordinario non fa che supplicare e lamentarsi. Altre
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo
-particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento,
-di uno stato di cose già passato. Così i vicini
-spiegano l'apparizione del demonio nel vecchio palazzo
-visconteo presso S. Giovanni in Conca a Milano: infatti
-quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare
-e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e
-non era quindi meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>
-Ad un amministratore infedele della Casa dei poveri in
-Perugia una sera, mentre egli stava enumerando del danaro,
-apparve una turba di morti con fiaccole nelle mani
-e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande
-delle altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò,
-protettore delle case di Ricovero.<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a> — Queste visioni
-erano così universalmente ammesse, che anche i poeti
-potevano trovarvi un tema ordinario alle loro poesie. Il
-Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire
-sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso
-Lodovico Pico.<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a> Del resto è un fatto che la poesia
-preferisce tali allusioni precisamente allorquando il poeta,
-ripudiando il comune pregiudizio, crede meno di ogni
-altro alla verità di quanto viene narrando.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari
-intorno ai demonii, quali regnavano presso tutti i popoli
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-nel medio-evo. Si aveva la piena persuasione che Dio
-permetta talvolta agli spiriti maligni di qualsiasi specie
-una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e
-della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al
-quale i demonii s'accostavano per tentarlo, era sempre
-libero di far uso della sua volontà per resistervi. In Italia
-specialmente il lato diabolico degli avvenimenti naturali
-assume nella bocca del popolo assai facilmente una certa
-grandezza poetica. La notte della grande inondazione
-della valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti
-dei dintorni di Vallombrosa udì dalla sua cella un
-tumulto infernale, si fece il segno della croce, s'affacciò
-alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri passare a
-cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro
-uno di essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare
-la città di Firenze per le sue colpe, se Dio lo permette».<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>
-E con questa si può paragonare la quasi contemporanea
-apparizione, che si pretende accaduta a Venezia (1340),
-dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola
-veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso,
-vale a dire, quella galera piena di demonii,
-che colla velocità di un uccello correva sulla tempestosa
-laguna per devastare la peccatrice città, sino a che i tre
-Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un
-povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii
-e la loro nave negli abissi del mare.
-</p>
-
-<p>
-Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo,
-mediante lo scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed
-usare del loro aiuto pe' suoi scopi mondani d'interesse,
-d'ambizione e di sensualità. In questo riguardo furono
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente quando
-si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe,
-gli scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal
-fumo dei roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini
-sospetti, salì per la prima volta un vapore inebbriante,
-che animò un numero maggiore di uomini perduti ad
-abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci impostori.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi
-pregiudizi si mantennero forse senza interruzione sino
-dal tempo dei Romani, sono le malìe della <i>strega</i>.<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a> Questa
-può protestarsi pressochè come completamente innocente
-sino a che si restringe alla sola divinazione,<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> ma il passaggio
-dal semplice pronostico alla cooperazione attiva
-per l'esecuzione di un fatto spesso può essere impercettibile,
-e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione
-stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla
-strega vuolsi principalmente attribuire l'eccitamento all'amore
-o all'odio tra uomo e donna, o qualche maleficio
-tendente a nuocere e danneggiare, specialmente a far
-morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene talvolta
-la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e
-nella stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo
-da ciò, come decidere quanto, dei danni recati dalla
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-strega, sia da attribuire alle sue ceremonie, alle sue formole
-magiche e incomprensibili, ed anche alla volontaria
-invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti
-ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato
-con piena coscienza del loro effetto?
-</p>
-
-<p>
-Come poi in modo molto più innocente anche alcuni
-frati mendicanti pretendessero di rivaleggiare con essa
-o di farle concorrenza, lo apprendiamo, in via di esempio,
-dalla strega di Gaeta, di cui ci parla il Pontano in
-uno de' suoi dialoghi.<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a> Il suo Suppazio, viaggiando, arriva
-alla di lei abitazione appunto nel momento in cui
-ella dà udienza ad una giovane e ad una fantesca, che
-vennero con una gallina nera, con nove uova deposte
-in venerdì, con un'anitra e con filo bianco, attesochè è
-il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento esse
-vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del
-crepuscolo. Probabilmente non trattasi che di un pronostico:
-la padrona della fantesca è stata ingravidata da
-un frate; alla fanciulla l'amante s'è reso infedele e s'è
-chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la
-morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei
-star meglio, perchè le nostre donne di Gaeta sono molto
-credule; ma i frati mi rubano il mestiere, spiegando
-sogni, vendendo per danaro la protezione dei Santi, promettendo
-un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle
-donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che
-di notte, quando i mariti escono per la pesca, le visitano
-di soppiatto, dopo aver preso gli opportuni concerti nella
-chiesa». Suppazio l'avverte di non tirarsi addosso le ire
-del convento con simili discorsi, ma essa non ha paura
-di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor
-peggiore di streghe: quelle che con malefici tolgono agli
-uomini la salute e la vita. In questi casi, quando una
-maligna occhiata non basta, si ricorre innanzi tutto all'aiuto
-di spiriti superiori. La loro punizione, come vedemmo
-già parlando della Finicella (v. pag. 268), è il
-rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche
-accordo: nello Statuto di Perugia infatti troviamo che,
-pagando quattrocento lire, possono riscattarsi.<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Ciò vuol
-dire che in allora la cosa non si trattava ancora con
-quella logica inesorabile, che si adottò più tardi. Nel territorio
-della Chiesa, in un'altura dell'Appennino e precisamente
-nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare
-che esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo.
-La cosa era universalmente nota. Quegli che ce ne dà
-contezza è Enea Silvio, in una sua lettera giovanile.<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>
-Egli scrive a suo fratello: «il latore di questa lettera
-è venuto da me per chiedermi se io conoscessi un Monte
-Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti
-magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un
-grande astronomo sassone.<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a> Io risposi, che conosceva un
-Porto Venere non lungi da Carrara, sulla costa dirupata
-della Liguria, dove passai tre notti nel mio viaggio a
-Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un monte
-consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che
-nell'antico ducato (Spoleto), non lungi dalla città di Norcia,
-v'è un sito, dove sotto una scoscesa rupe trovasi
-una caverna, nella quale scorre dell'acqua. Quivi, come
-ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe
-(<i>striges</i>), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha
-il coraggio, può vedervi gli spiriti (<i>spiritus</i>), e parlar
-con loro e apprendere le arti magiche.<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Ma io non l'ho
-veduto, nè mi sono interessato di vederlo, perchè ciò che
-non può apprendersi se non per via di peccato, meglio
-è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la persona
-che lo informò e richiede suo fratello, che voglia
-condurre il latore della lettera da quella, se è ancora in
-vita. Come si vede, Enea per compiacere quell'illustre
-personaggio va tanto innanzi da compromettersi quasi
-egli stesso, eppure personalmente niuno era più lontano
-di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319),
-e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche
-oggidì non tutte le persone colte sarebbero in grado di
-sostenere. Quand'egli, al tempo del Concilio di Basilea,
-giunse a Milano ammalato di febbre da ben settantacinque
-giorni, non fu possibile indurlo ad accettare consulti
-medici fatti col mezzo della magìa, quantunque
-gli sia stato condotto al letto un uomo, che poco prima
-si pretendeva avesse curato e guarito in modo maraviglioso
-dalla febbre ben duemila soldati nel campo del
-Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-viaggio delle montagne per recarsi alla sua
-destinazione, e guarì cavalcando.<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>
-</p>
-
-<p>
-Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni
-di Norcia anche dal negromante, che cercò di aver
-nelle sue mani il grande artista Benvenuto Cellini. Trattavasi
-di far la consacrazione di un nuovo libro magico,<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>
-e il luogo più opportuno erano appunto quelle montagne.
-Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro
-nelle vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle
-difficoltà, che non si sarebbero incontrate a Norcia; oltre
-a ciò, i contadini di Norcia erano gente sicura, avevano
-una certa pratica di tali cose, e, in caso di bisogno, potevano
-prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non
-ebbe luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità
-avrebbe imparato a conoscere anche i manutengoli
-dell'impostore. In allora quella regione era affatto proverbiale.
-L'Aretino in qualche punto delle sue opere
-parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella
-della sibilla di Norcia e la zia della fata Morgana. E
-intorno al medesimo tempo il Trissino ebbe il coraggio
-di celebrare nel suo lungo poema<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> quelle località con
-tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede
-delle vere profezie.
-</p>
-
-<p>
-In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di
-Innocenzo VIII (1482), le persecuzioni piovvero sulle
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-streghe in modo veramente spaventevole.<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a> Siccome poi
-i principali strumenti di quelle persecuzioni furono i domenicani
-tedeschi, così bisogna concludere che la Germania
-si risentisse più particolarmente di quella piaga,
-e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania.
-Infatti anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si
-riferiscono in modo speciale alla Lombardia e più particolarmente
-alle diocesi di Brescia, di Bergamo e di
-Cremona.<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, il
-<i>Malleus Maleficarum</i>, si apprende che a Como, ancor nel
-primo anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse
-non meno di quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi
-drappelli di donne italiane si rifugiarono nel territorio
-dell'arciduca Sigismondo, dove credevano di trovar
-sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria
-stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli
-delle Alpi, segnatamente nella valle Camonica,<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dove le
-popolazioni parvero avervi una predisposizione affatto
-particolare. Queste stregonerie d'origine essenzialmente
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-tedesca costituiscono quelle diverse varietà, alle quali
-corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute
-in Milano, in Bologna ed altrove.<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a> Se in Italia non ebbero
-una maggior diffusione, ciò dipendette forse dal
-fatto che qui si aveva già una stregoneria propria, che
-si basava essenzialmente sopra elementi al tutto diversi.
-La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha bisogno
-di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona
-memoria. Dei sogni isterici delle streghe del nord, di
-viaggi aerei, di incubi e succubi qui non si parla nemmeno:
-il compito della strega è quello di procurare altrui
-qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa
-assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo
-a luogo, essa non vieta che lo si creda, in quanto anche
-ciò contribuisce a darle un credito sempre maggiore; ma
-la cosa le può tornare estremamente pericolosa, se il sentimento
-prevalente che ispira, è la paura, se la si suppone
-maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente
-de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di
-raccolti campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità
-possono guadagnarsi una grande popolarità, condannandola
-al rogo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma il campo di gran lunga più importante per la
-strega sono e rimangono gl'intrighi amorosi, sotto il qual
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-nome si comprende l'eccitamento all'amore ed all'odio,
-l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il disperdere il
-frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze il
-premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data
-con arti magiche o con bevande avvelenate.<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a> Siccome in
-tali donne non si aveva che una fiducia assai condizionata,
-così cominciarono a pullulare i dilettanti, che, avendo
-appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, esercitavano
-poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per
-esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria
-persona anche con apposite malìe, alla maniera della Canidia
-di Orazio. L'Aretino non solo ne sa qualche cosa,<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>
-ma è anche in grado di darne piena contezza. Egli enumera
-tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano raccolti
-nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di
-persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli,
-suole da scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè
-contente di ciò, vanno esse stesse a disseppellire nei cimiteri
-le carni imputridite, e le danno mascheratamente
-a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità impossibili
-a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio
-rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli,
-frammenti d'unghie del loro amante. Dei loro scongiuri
-il più innocente è quello, con cui formano un cuore di
-cenere calda, e vi pungono dentro cantando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Prima che'l fuoco spenghi,</p>
-<p class="i01">«Fa ch'a mia porta venghi:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></p>
-<p class="i01">«Tal ti punga il mio amore,</p>
-<p class="i01">«Quale io fo questo cuore».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Del resto usano anche formole magiche allo splendor della
-luna, segni misteriosi sul terreno, figure in cera od in
-bronzo, che senza dubbio rappresentano l'amante, e di
-cui si servono secondo le circostanze.
-</p>
-
-<p>
-Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna,
-la quale senza bellezza e gioventù esercitasse tuttavia
-un certo fascino sugli uomini, cadeva senz'altro in sospetto
-di stregoneria. La madre del Sanga,<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> segretario
-di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una
-di queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con
-lui un'intera società d'amici, che mangiarono un'insalata
-avvelenata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale
-della strega, il mago od <i>incantatore</i>, ancor più esperto
-di tutte le arti le più pericolose. Talvolta egli è altrettanto,
-od anche più astrologo, che mago: più spesso però
-sembra essersi egli spacciato per astrologo per non essere
-perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo
-non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere
-le ore favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328).
-Ma siccome molti spiriti sono buoni od indifferenti,<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a> così
-anche il loro scongiuratore può godere di una abbastanza
-buona reputazione, e Sisto IV nel 1474 dovette con un
-Breve apposito<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> chiamare al dovere alcuni Carmelitani
-bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La
-cosa in sè non sembrava niente affatto impossibile a molti;
-una prova indiretta se ne ha in questo, che anche le persone
-le più timorate dal canto loro credevano a visioni
-di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano ardentemente invocato.
-Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i platonici
-fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e
-Marcello Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia
-apertamente intendere, ch'egli ha che fare con degli spiriti
-dell'altro mondo.<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Egli è anche persuaso dell'esistenza
-di un'intera gerarchia di maligni spiriti, che, dimorando
-negli spazi aerei tra la terra e la luna, insidiano
-alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della
-natura,<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a> anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente.
-Ora, siccome lo scopo del nostro libro non ci permette
-una esposizione diffusa e sistematica delle opinioni, che
-allora prevalevano intorno a queste credenze spiritistiche,
-così ci accontenteremo qui di riferire un sunto della relazione
-del Palingenio, a guisa di saggio od esempio.<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte
-Soratte, a s. Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e
-sul niun valore della vita dell'uomo, e poi sul far della
-notte s'è messo in via alla volta di Roma. Allora, splendendo
-la luna, egli s'abbatte in tre viandanti, che s'associano
-a lui, ed uno di questi, chiamandolo a nome, gli
-chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde:
-dal santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro,
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-credi tu che sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio?
-La saggezza non è che privilegio degli esseri superiori
-(<i>Divi</i>), e del numero di questi siamo noi tre,
-quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo Saracil
-e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente
-in prossimità della luna, dove in generale dimora
-la grande schiera degli esseri intermediarii, che dominano
-sulla terra e sul mare». Palingenio domanda, non senza
-interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? E
-n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone,
-è trattenuto per forza d'incanto prigione di un giovane
-di Narni, del seguito del cardinale Orsini: ed anche in
-ciò voi, uomini, dovreste vedere una prova implicita della
-vostra immortalità, potendo avere tanta autorità sopra
-di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto
-servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto
-mi liberò. Ora noi vogliamo tentare di rendere in
-Roma un simile servigio al nostro compagno, e con questa
-occasione cercheremo di condurre con noi questa notte
-all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste
-parole del demonio si leva un venticello, e Satiele dice:
-«udite, il nostro Remisses vien già da Roma; questo
-venticello lo annunzia». Infatti tosto dopo appare un
-quarto, che essi lietamente salutano, e lo interrogano sulle
-cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa
-condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente
-collegato con gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina
-di Lutero non più con buone ragioni, ma colle armi
-di Spagna: guadagno netto pei demonii, che nella grande
-carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una
-turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali
-Roma vien dipinta come pienamente caduta in potere
-dello spirito maligno, per causa della sua immoralità, i
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-demonii spariscono e lasciano solo il poeta a proseguir
-la sua via.<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>
-</p>
-
-<p>
-Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero
-questi rapporti coi demonii, che in allora potevansi
-ancora pubblicamente confessare, ad onta del <i>Malleus
-Maleficarum</i> ecc., non ha che a consultare il libro, del
-resto assai letto, «Della occulta filosofia» di Agrippa
-di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo
-scritto prima di recarsi in Italia,<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> ma nella dedicatoria
-al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti
-fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle
-insieme con quelle. Trattandosi di uomini di genere
-tanto ambiguo, quale era Agrippa, e di furfanti e pazzi,
-quali possono dirsi gli altri per la maggior parte, non
-ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il
-quale essi si mascherano con una farraggine di formole,
-suffumigi, unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a> Ma
-in primo luogo questo sistema è ricchissimo di citazioni
-delle superstizioni antiche; poi l'influenza ch'esso esercita
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-nella vita degli Italiani e nelle loro passioni, è talvolta
-grandissima e caratteristica. A prima vista si direbbe
-che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono
-esservisi accostati, ma le passioni sfrenate conducono a
-consultar gli stregoni anche uomini di gran conto e di
-mente svegliatissima in qualsiasi condizione, e la persuasione,
-che nell'incantesimo ci sia un fondo di vero, toglie
-anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di
-quella fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice
-delle cose umane. Con un po' di danno e un po' di
-pericolo pareva che si potessero saltare a piè pari impunemente
-tutti gli ostacoli posti dal senso comune e
-dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie,
-che si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o
-illeciti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un
-po' vecchio e già sul punto di sparire affatto. Dalle tenebre
-più fitte del medio-evo, anzi dall'Antichità stessa
-qualche città italiana conservò una ricordanza, che i suoi
-destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di
-certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato
-di sacerdoti addetti ai riti inaugurali, detti <i>telesti</i>, il cui
-ufficio sarebbe stato quello di assistere alla solenne fondazione
-di alcune città, garantendone la futura prosperità
-con appositi monumenti, ed anche col seppellire nelle
-fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti determinati
-(<i>telesmata</i>). Se qualche cosa ancora sopravviveva
-per tradizione orale e popolare del tempo romano,
-erano appunto ricordi di questo genere: salvo che l'augure
-antico naturalmente nel corso dei secoli fu tramutato
-in un mago, perchè non si comprendeva più il lato
-religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> sopravvive
-evidentemente la ricordanza antichissima di un teleste,
-il cui nome coll'andare del tempo fu sostituito da quello
-del sommo poeta. Altrettanto dicasi della ceremonia, colla
-quale si rinchiudeva una misteriosa immagine della città
-in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa pel
-fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò,
-amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio
-divenne anche l'autore principale del cavallo di
-bronzo, delle teste che sono sopra la porta Nolana, delle
-mosche pure di bronzo che figurano su qualche altra porta,
-della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, che fissano
-magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi
-di Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne
-il destino in generale. Anche la Roma medievale
-aveva confuse ricordanze di questo genere. In sant'Ambrogio
-a Milano trovavasi un antico Ercole in marmo;
-si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto,
-avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania,
-usando gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in
-quella chiesa.<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> I Fiorentini erano persuasi<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a> che il loro
-tempio di Marte (più tardi trasformato in Battistero)
-avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, conformemente
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-a quanto segnava la costellazione, sotto la
-quale fu costruito al tempo di Augusto: è vero che essi
-tolsero di là la statua equestre di Marte in marmo,
-quando si fecero cristiani; ma, siccome la distruzione di
-essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — e
-ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si
-collocò sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila
-distrusse Firenze, l'immagine cadde nell'acqua e non
-fu ripescata se non quando Carlomagno riedificò di nuovo
-la città: allora fu collocata sopra un piedistallo all'ingresso
-del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214
-il Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi
-della gran lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che
-si lega intimamente a quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione
-del 1333 però esso scompare per sempre.<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido
-Bonatto, già menzionato, nel gettar le fondamenta delle
-mura di Forlì non si accontentò di esigere quella scena
-simbolica della concordia de' Guelfi e dei Ghibellini, di
-cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo di una statua
-equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti
-astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>
-credette anche di aver guarentito quella città da ogni
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-distruzione, anzi da ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire.
-Allorquando il cardinale Albornoz (v. vol. I,
-pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in suo potere
-la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata
-e mostrata quella statua, probabilmente per ordine del
-cardinale stesso, affinchè il popolo comprendesse, con quali
-mezzi il crudele Montefeltro s'era sostenuto contro la
-Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), quando
-una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare
-dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse
-era stato salvato e nuovamente sepolto. Ma questa deve
-essere stata l'ultima volta che se ne parlò: poichè ancor
-nel secolo susseguente la città effettivamente fu presa. — Nelle
-fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto il
-secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma
-si hanno anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa
-infatti che lo stesso papa Paolo II fece seppellire una
-enorme quantità di medaglie d'oro e d'argento nei fondamenti
-degli edifici, ch'egli eresse,<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> e il Platina non è
-malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto
-ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo
-non avevano una piena coscienza del significato religioso,
-che nel medio-evo s'attribuiva a tali consacrazioni.<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era
-per lo più che una tradizione popolare, non agguagliò
-di gran lunga l'importanza, che ebbe la magia segreta
-usata per iscopi puramente privati e personali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare
-in modo speciale da una commedia dell'Ariosto intitolata
-«il Negromante».<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> Il suo eroe è uno dei molti
-ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si spacci per
-greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente
-maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare
-co' suoi scongiuri il giorno e di rischiarare la notte,
-di far muovere la terra, di rendersi invisibile, di tramutar
-gli uomini in animali e così via, ma queste millanterie
-non sono che una mostra esteriore: il suo vero
-scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli
-infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia
-dopo di sè, somigliano alla bava di una lumaca e spesso
-anche al guasto, che lascia dopo di sè la procella. Per
-giungere a' suoi intenti egli porta le cose ad un punto,
-che si crede che il canestro, dove sta nascosto un amante,
-sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere
-e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon
-sintomo che poeti e novellieri possano versare su tali
-uomini a piene mani il ridicolo, essendo certi di trovar
-assenso ed approvazione da parte di tutti. Il Bandello
-non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo
-come vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli
-talvolta nelle loro conseguenze,<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> ma mostra altresì,
-non senza un senso di indignazione, tutti i danni e le
-sciagure, cui si espongono coloro che vi prestano fede.<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-«Taluno con la clavicola di Salomone e con mille altri
-libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel
-seno della terra, indurre la sua donna al suo volere,
-saper i segreti dei principi, andar da Milano a Roma
-in un atomo e far molti altri effetti mirabili. E quanto
-più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare incantagioni
-persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo
-che quel nostro amico, per ottenere la sua innamorata,
-che mai non ottenne, fece della sua camera un cimitero,
-avendovi più teste ed ossa di morti, che non è a Parigi
-agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con
-mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti
-ad un cadavere, con lo strappargli un'unghia ecc., e se
-finalmente lo scongiuro riesce, gl'infelici, che lo fanno,
-ne restan vittime e muoiono talvolta di spavento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande
-scongiuro magico, che ebbe luogo (1532) a Roma nel
-Colosseo,<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> quantunque egli e i suoi compagni ne sieno
-usciti colmi di spavento: il prete siciliano, che probabilmente
-vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire,
-lo lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non
-aver mai trovato un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento
-in sè stesso ogni lettore può formarsi quel
-concetto che crede; e forse più di tutto agirono i vapori
-narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia già
-anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per
-cui anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè,
-come il più giovine e il più impressionabile, vide o credette
-vedere più di tutti. Ma che principalmente si avesse
-in mira di guadagnar Benvenuto, si può facilmente presumerlo,
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-in quanto che, diversamente, per un'impresa
-così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè
-la semplice curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto
-non si ricorda se non quando è invitato dal negromante
-a chiedere agli spiriti qualche cosa, e questi
-medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi
-amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che
-può ritrarsi dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo
-non è da dimenticare, che anche la vanità poteva
-trovarsi lusingata, qualora si avesse potuto dire: i demoni
-mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio
-potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa
-(cap. 68). Ma quand'anche Benvenuto si fosse a
-poco a poco indotto ad innestar qualche menzogna in tutto
-questo racconto, esso avrebbe però sempre un valore
-incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo
-allora prevalenti.
-</p>
-
-<p>
-Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani,
-capricciosi e bizzarri», non si occupano gran fatto di
-cose magiche; bensì uno di essi, in occasione di studi
-anatomici, si fece un giubboncello della pelle di un cadavere,
-ma dietro le ammonizioni di un frate, a cui confessò
-la cosa, la depose nuovamente in una tomba.<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Non
-è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri
-abbia contribuito a scemare sempre più la fede nella
-virtù magica di alcune parti dei medesimi, mentre al
-tempo stesso l'assidua contemplazione e riproduzione delle
-forme mostrava all'artista la possibilità di una potenza
-magica d'altro genere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-</p>
-
-<p>
-In generale la magia appare al principio del secolo XIV,
-in onta agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e
-ciò vuol dire in un tempo, in cui fuori d'Italia toccava
-il colmo delle sue fortune, per modo che i viaggi dei
-maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano cominciare
-soltanto, quando già in patria non trovavano più chi prestasse
-fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava
-necessaria la sorveglianza del lago che è sul monte di
-Pilato presso Scariotto per impedire ai negromanti la
-consacrazione dei loro libri.<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Nel secolo XV poi accaddero
-altri fatti, come per esempio, l'offerta di provocare
-forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di assedianti;
-ma anche allora il comandante della città assediata — Niccolò
-Vitelli in Città di Castello — ebbe il
-buon senso di cacciare da sè gli autori della pioggia,
-come empi impostori.<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> Nel secolo XVI tali fatti sotto
-forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche nella
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture
-degli scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il
-tempo, in cui la Germania ha il massimo de' suoi negromanti,
-il dottore Giovanni Faust, mentre il maggiore
-degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo XIII.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare
-della fede negli scongiuri non si mutò necessariamente
-tutto ad un tratto nella credenza contraria in
-una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose
-umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo,
-nè più nè meno come avea fatto l'astrologia, quando
-scomparve.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia
-e la chiromanzia<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> e simili specie secondarie di
-magìa, le quali non acquistarono un po' di voga se non
-quando scaddero la magìa propriamente detta e l'astrologia,
-e non crediamo nemmeno di occuparci della fisiognomia,
-che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva
-affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre.
-Infatti essa non appare già come strettamente
-affine all'arte figurativa ed alla psicologia pratica, ma
-più particolarmente come una specie nuova di sogno fatalistico,
-come una rivale dichiarata dell'astrologia, quale
-sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle,
-per esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che
-si pavoneggiava del pomposo titolo di metaposcopo,<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a> la
-cui scienza però, giusta l'espressione del Giovio, rassomigliava
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-piuttosto ad una delle maggiori arti liberali,
-non s'accontentava di spacciare le sue profezie per i pusillanimi,
-che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma
-scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone,
-alle quali erano imminenti diversi gravissimi pericoli».
-Il Giovio, quantunque invecchiato nell'incredulità romana — <i>in
-hac luce romana</i>! —, confessa che le profezie
-contenute in quel Prospetto non fecero che verificarsi
-anche troppo esattamente.<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Sta però di fatto altresì, che
-in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od
-altre simili profezie, si vendicavano terribilmente dei
-profeti: Giovanni Bentivoglio fece per ben cinque volte
-sfracellare alla parete Luca Gaurico appeso ad una fune,
-che era attaccata ad un'alta scala a chiocciola, perchè
-gli aveva predetto la perdita della signoria:<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> Ermete
-Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè
-l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore,
-profetizzato che sarebbe morto fuggiasco in una
-battaglia. L'assassino schernì, a quanto sembra, il morente,
-ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che
-avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una
-fine ugualmente infelice ebbe il nuovo fondatore
-della chiromanzia, Antioco Tiberto da Cesena,<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> per volere
-di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale aveva
-presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un
-tiranno, la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-era un uomo di grande ingegno, che notoriamente
-dava i suoi responsi, non tanto servendosi della chiromanzia,
-quanto della profonda conoscenza che aveva del
-cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato
-perfin da quei dotti, che non tenevano nessun
-conto delle sue divinazioni.<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>
-</p>
-
-<p>
-L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene
-nominata se non assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non
-ha nell'epoca più splendida del Rinascimento che un'importanza
-affatto secondaria.<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a> Anche di questa malattia
-l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo XIV,
-quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava
-che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>
-Ma da quel tempo in poi s'era fatta sempre più
-rara in Italia quella specie particolare di fede, di entusiasmo
-e di isolamento, che si richiede per l'esercizio
-dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e forestieri,
-cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga
-misura la credulità dei grandi signori.<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a> Sotto Leone X
-i pochi fra gl'italiani che ancora attendevano a questo
-studio,<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a> passavano per uomini strani ed eccentrici (<i>ingenia
-curiosa</i>), ed Aurelio Augurelli, che dedicò a quel
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro,
-vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa,
-ma vuota. Il mistico fanatismo, che in seguito condusse
-gli alchimisti a cercare, oltre l'oro, anche la famosa
-pietra filosofale, nella quale doveva trovarsi ogni fortuna,
-non è che un tardo germoglio settentrionale, spuntato
-dalle teorie di Paracelso e di altri.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-6">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Crollo della fede in generale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa
-sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire
-di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il
-deismo italiano.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-In istretta relazione con queste superstizioni e in generale
-colle massime dell'antichità allora universalmente
-adottate era la fede nell'immortalità dell'anima. Ma
-questa questione, presa nel suo complesso, ha anche attinenze
-più larghe e profonde con lo sviluppo dello spirito
-moderno in generale.
-</p>
-
-<p>
-Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità
-era il desiderio di non dover essere obbligati in
-nulla ad una Chiesa universalmente abborrita, come era
-allora la romana. Vedemmo già come essa chiamasse
-col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo
-modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che
-taluno nel momento supremo della morte cercasse il
-conforto de' Sacramenti; ma questo era nulla in paragone
-dei moltissimi, che per tutta la loro vita, e specialmente
-poi negli anni della loro maggiore attività, non
-si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso.
-Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-ad una compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere
-evidente da sè, viene storicamente testificata d'ogni parte.
-Sono coloro dei quali l'Ariosto scriveva: non credono a
-nulla al di sopra del tetto della loro casa.<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a> In Italia, e
-più specialmente a Firenze, si poteva senza pericolo alcuno
-vivere in una palese incredulità, purchè non si
-provocasse con offese dirette la collera della Chiesa.
-Infatti era di uso, che il confessore chiamato ad assistere
-un delinquente, che dovesse subire l'estremo supplizio,
-prima d'ogni altra cosa lo interrogasse se credeva:
-«essendo corsa una falsa voce, ch'egli non avesse fede
-alcuna».<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo
-Boscoli, di cui già facemmo menzione (v. vol. I,
-pag. 79), e che nel 1513 ebbe parte in una cospirazione
-contro la famiglia dei Medici appena ristabilita, è divenuto
-in questa occasione l'espressione la più perfetta
-della confusione, che allora regnava nelle idee religiose.
-Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola,
-egli aveva poi concepito un certo entusiasmo per
-la libertà intesa al modo antico e per altre idee del
-vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel carcere,
-i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente
-per lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente
-e salvi l'anima sua. Il pio testimonio e narratore
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-del fatto è uno della famiglia artistica dei Della
-Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, sospira il Boscoli,
-aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa morire
-da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè
-voi vogliate, ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete
-già che le imprese degli antichi romani non ci furono
-tramandate nella loro schietta genuinità, ma <i>con arte
-accresciute»</i>. Allora quegli fa violenza a sè stesso per
-credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea.
-Se soltanto gli fosse concesso ancora di passare
-un mese in compagnia di buoni monaci, egli sarebbe
-certo di riformare il cuore e la mente a pensieri e sentimenti
-cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con
-tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano
-assai poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre
-preghiere che il <i>Pater</i> e l'<i>Ave</i>, e supplica istantemente
-Luca a voler dire agli amici, che studino la Sacra Scrittura,
-perchè nell'ora suprema non si trova se non ciò
-che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge
-e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni:
-in modo veramente strano quell'infelice vede
-chiara la divinità di Cristo, mentre invece non sa capacitarsi
-della sua umanità: e se ne cruccia, e vorrebbe
-poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come
-se Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»:
-allora l'amico lo esorta all'umiltà e lo avverte che i
-dubbi non sono che ispirazioni perverse dello spirito maligno. — Più
-tardi egli si risovviene di un suo voto
-giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio
-alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di
-compierlo in sua vece. Frattanto giunge il confessore,
-un frate del convento del Savonarola, come egli l'aveva
-chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli schiarimenti, che altrove
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-abbiamo accennato, intorno all'opinione di s. Tommaso
-d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere
-la morte con animo forte. Il Boscoli risponde:
-«padre, non perdete su questo punto il vostro tempo;
-a ciò mi bastano già i filosofi: aiutatemi a subire la
-morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la comunione,
-il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate
-in modo assai commovente; più particolarmente però
-merita d'esser notato un tratto al tutto caratteristico,
-ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa sul ceppo,
-pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento,
-«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della
-propria condanna, avea fatto ogni sforzo per unirsi con
-Dio, ma sempre indarno, ed ora voleva fare uno sforzo
-supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue mani».
-Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che,
-intesa soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in
-quell'estremo momento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di
-questo genere, avremmo un'immagine ben più completa
-della vita morale di quel tempo, di quello che non ci
-sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da tante poesie.
-Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse
-l'innato istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti
-i rapporti d'ogni individuo colle verità religiose,
-e finalmente quali potenti nemici osteggiassero queste
-ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti non
-fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova
-Chiesa, è cosa per sè evidentissima; ma la storia del
-pensiero degli occidentali sarebbe pur sempre incompiuta,
-se non si tenesse conto di quest'epoca di sommo fermento
-fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma
-torniamo alla questione dell'immortalità.
-</p>
-
-<p>
-Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide
-ed estese conquiste nella classe degli uomini più colti,
-ciò dipendette essenzialmente dalla circostanza che il
-compito affatto terreno di scoprire e riprodurre il mondo
-mediante la parola e le immagini assorbì in alto grado
-tutte le forze mentali e morali degli Italiani. L'esser
-mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità
-(v. pag. 298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la
-indagine scientifica apersero universalmente la via ad
-uno scetticismo, che, se non appare evidentissimo nella
-letteratura e se non s'accinse alla critica della storia
-biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia
-non può dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto
-inosservato in quel gran bisogno di dare a tutto
-forma e colore, che è lo stimolo positivo dell'arte; senza
-contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico usurpato
-dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica
-di chiunque avesse osato sciogliere la questione
-teoricamente. Questo spirito di dubbio nondimeno doveva
-volgersi inevitabilmente al problema dello stato dell'anima
-umana dopo la morte per motivi già per sè troppo evidenti,
-perchè abbiano bisogno di essere additati.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta
-questa questione in doppio modo. In primo luogo si cercò
-appropriarsi la psicologia degli antichi e si torturò minuziosamente
-Aristotele per averne una risposta definitiva.
-In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel tempo<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>
-Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua
-barca, intorno a ciò che egli pensasse intorno all'immortalità:
-il cauto filosofo, quantunque corporalmente fosse
-morto e tuttavia vivesse spiritualmente, non avea nemmeno
-allora voluto compromettersi con una chiara e
-netta risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano
-gl'interpreti essere più fortunati di lui? — Ma appunto
-perciò si questionava con maggiore accanimento
-sulle opinioni emesse da lui e da altri antichi sulla vera
-natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua preesistenza,
-sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua
-assoluta eternità, anzi anche intorno alle diverse sue
-trasmigrazioni, e tali questioni furono portate perfin sul
-pergamo.<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> La disputa assunse ancora nel secolo XV proporzioni
-assai larghe e s'accalorava ogni dì più: gli uni
-dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come
-immortale;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> altri deploravano la durezza di cuore degli
-uomini, che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi
-sopra una sedia, per credere alla di lei esistenza:<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Filelfo
-nella sua orazione funebre per Francesco Sforza
-adduce una serie di sentenze diverse di filosofi antichi
-ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude
-questa miscela di testimonianze, che nella stampa occupano
-due pagine e mezza molto compatte in folio,<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a> con
-due righe: «oltre a ciò abbiamo il Testamento vecchio
-ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi certezza
-ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-colla dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come
-per esempio il Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle
-dottrine del Cristianesimo. Ma gli avversari riempivano
-il mondo erudito delle loro opinioni. Al principio del
-secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, era
-talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense
-(1513) dovette pubblicare una costituzione<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a> a difesa della
-immortalità e individualità dell'anima, quest'ultima contro
-coloro che insegnavano non esser l'anima in tutti
-gli uomini che una sola. Pochi anni dopo però apparve
-il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità
-di una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta
-si svolse in confutazioni ed apologie, e non tacque se
-non di fronte alla reazione cattolica. La preesistenza
-dell'anima in Dio, più o meno conforme alle dottrine
-ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea
-assai diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Evidentemente
-non si pensò più da vicino, quali conseguenze
-vi andassero connesse intorno al modo di esistere dopo
-la morte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente
-da quel notevole frammento del libro sesto della Repubblica
-di Cicerone, che è noto sotto il nome di «Sogno
-di Scipione». Senza il commento di Macrobio probabilmente
-anch'esso sarebbe andato perduto, come tutta la
-seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-in innumerevoli manoscritti<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a> e, quando nacque l'arte
-tipografica, in moltissime ristampe, e fu in più guise
-commentato. È la designazione della vita gloriosa, che
-aspetta i grandi uomini dopo la morte nel concento delle
-sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel quale
-a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche,
-si venne mano mano sostituendo al cielo promesso
-ai cristiani in quella stessa misura, nella quale l'ideale
-della grandezza storica e della fama gettò nell'ombra
-le idealità della vita cristiana, e, ciò non ostante, il sentimento
-non ne restava tanto offeso, come colla dottrina
-della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca
-cominciò a fondare le sue speranze principalmente su
-questo Sogno di Scipione, su altre espressioni che si riscontrano
-in Cicerone e sul Fedone di Platone, senza
-nemmeno menzionare la Bibbia.<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> «Perchè, esclama egli
-in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico
-partecipare ad una speranza, che trovo accettabile
-presso i pagani?». Un po' più tardi Coluccio Salutati
-scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» (che sussistono ancora
-manoscritte), dove nella conclusione si prova, che
-agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero
-lotte straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra
-le stelle.<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a> E se anche Dante confinò rigorosamente i
-grandi del paganesimo (ai quali certamente egli accordava
-il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al limitare
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-dell'Inferno,<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a> ora invece la poesia si mostrò più corriva e
-diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire.
-Cosimo il Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci
-scritta in occasione della sua morte, era stato accolto
-in cielo da Cicerone, che al pari di lui fu detto «padre
-della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da molti
-altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro,
-nel quale non cantano che le anime scevre d'ogni colpa
-e d'ogni rimprovero.<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto,
-e d'assai meno lusinghiero, del mondo futuro,
-vale a dire il regno delle ombre di Omero e di quei
-poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana a
-quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò
-l'animo di taluni. Gioviano Pontano in qualche punto
-delle sue opere pone in bocca al Sannazzaro il racconto
-di una visione<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> avuta di buon mattino nel sonno. In
-essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col
-quale egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità
-dell'anima: egli lo interroga, se sia vera l'eternità e
-l'atrocità delle pene infernali? L'ombra, dopo qualche
-istante di silenzio, risponde al tutto nel senso della risposta
-di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo,
-che noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande
-desiderio di ritornare in essa». Poi saluta e scompare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non si può assolutamente disconoscere che simili idee
-implicavano affatto la distruzione dei dogmi fondamentali
-del Cristianesimo. I concetti della prima caduta dell'uomo
-e della Redenzione devono essere scomparsi quasi
-del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto prodotto
-dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è
-parlato altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè,
-ammesso anche che v'abbiano partecipato, al pari di
-tutti gli altri, altresì gli uomini individualmente più colti
-ed istrutti, tale partecipazione non era tanto l'effetto
-di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più un
-bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta
-degli spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un
-grido di disperazione lanciato verso il cielo, perchè mandasse
-un aiuto straordinario. Il risvegliarsi della coscienza
-non portava di necessità il sentimento della corruzione
-umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche una
-grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento
-assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di
-una energia straordinaria, ci narrano che il loro principio
-era quello di non voler pentirsi giammai di nulla,<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>
-può ben essere che ciò si riferisca innanzi tutto a cose
-per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori commessi
-nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo
-al campo morale è facilissimo, quando la sorgente di
-quel principio è universale e risiede nel sentimento individuale
-della propria forza. Il Cristianesimo passivo e
-contemplativo, colle sue speranze in una vita migliore
-al di là della tomba, non aveva più alcun predominio
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-su questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente
-l'ultima parola su esso, affermandolo dannoso allo Stato
-e inutile alla difesa delle sue libertà.<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini
-più serii il sentimento religioso, che, in onta a tutto
-questo, ancora esisteva? Il Teismo o Deismo, comunque
-lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome parrebbe convenir
-meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato
-ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare
-un ulteriore compenso per soddisfare ai bisogni del sentimento.
-Il Teismo invece si riconosce in una più elevata
-e positiva devozione verso l'Ente divino, che il medio-evo
-non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non
-esclude per nulla il Cristianesimo, e può benissimo in
-ogni tempo conciliarsi colle sue dottrine sul peccato, sulla
-redenzione e sull'immortalità, ma può anche sussistere
-senza di esse.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi
-infantile, anzi con un colorito mezzo pagano: in Dio essa
-vede l'Essere onnipotente, che è meta e compimento di
-tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a> come, dopo
-le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte
-dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra
-Donna, orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre,
-perchè fosse loro concesso un giusto uso dei beni di fortuna,
-una lunga convivenza in pace e in concordia, e
-molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, amicizie
-ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona
-massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-espressione un forte colorito d'antichità, si ha talvolta
-molta difficoltà a sceverare in essa lo stile, che è pagano,
-dal senso, che è pure sempre quello di un Teismo
-cristiano.<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questo sentimento si manifesta qua e là con molta
-verità nella sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che
-giacque lungamente ammalato di febbre, ci restano alcune
-preghiere a Dio, nelle quali egli incidentalmente
-accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia ci appare
-imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a> Egli
-non considera punto i suoi dolori come una conseguenza
-delle sue colpe o come una prova e preparazione alla
-vita avvenire; è un affare immediato tra lui e Dio solo,
-che fra l'uomo e la disperazione ha posto il potente amor
-della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla
-natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta
-di nominarti.... dammi la morte, o Signore, io te ne
-supplico, dammi tosto la morte!»
-</p>
-
-<p>
-Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto
-e sentito si cercherebbe indarno in questa e in simili
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-espressioni; quelli che le emisero, credevano ancora
-in parte di essere cristiani e rispettavano, oltre a ciò,
-per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma
-al tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto
-a manifestarsi in tutta la sua pienezza, questo modo di
-pensare acquistò una coscienza esplicita; un buon numero
-di protestanti italiani si dichiararono Anti-trinitarj, e i
-Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero perfino il
-notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo
-senso. In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo
-meno evidentemente, che, oltre ai razionalisti della scuola
-umanistica, anche altri spiriti seguivano arditamente questa
-corrente.
-</p>
-
-<p>
-Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia
-Platonica di Firenze, e in essa nessuno lo professò così
-apertamente come Lorenzo il Magnifico. Le opere dottrinali
-e perfino le lettere famigliari di quel circolo di
-dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e
-del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua
-gioventù sino alla fine della sua vita si dichiarò in fatto
-di credenze cristiano,<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> e che Pico fu anzi ligio alle idee
-del Savonarola e piegò a sentimenti di un ascetismo
-claustrale.<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a> Ma negli inni di Lorenzo,<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a> che siamo tentati
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-di designare come il maggior prodotto dello spirito di
-quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel
-senso, che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico
-e morale. Mentre gli uomini del medio-evo considerano
-questo stesso mondo soltanto come una valle di lagrime,
-che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla
-venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento
-oscillano perplessi tra momenti di violenta energia e di
-cupa rassegnazione o di delirj superstiziosi, qui un'eletta
-schiera di spiriti superiori<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a> coltiva l'idea, che il mondo
-visibile sia stato creato da Dio per solo amore, e che
-esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e
-ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore.
-L'uomo, riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua
-cerchia ristretta, ma amandolo può anche abbracciar l'infinito,
-e questa è la beatitudine, di cui è lecito goder
-sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo
-si fondono colle dottrine platoniche e con idee e sentimenti
-al tutto moderni. Così si veniva maturando il miglior
-frutto di quella cognizione del mondo esteriore e
-dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento
-italiano alla testa di tutta la civiltà moderna.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE E SOMMARIO</a>
-<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO</span></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE QUARTA.<br />
- Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Viaggi degli Italiani.</span><br /> Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">Pag. 7</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le scienze naturali in Italia.</span><br /> Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">13</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span><br /> Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">25</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperte sull'uomo.</span><br /> Espedienti psicologici; i temperamenti</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">41</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.</span><br /> Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante e la sua «Vita nuova. — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come antitesi</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">45</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Biografie.</span><br /> Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">73</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Caratteristica dei popoli e delle città.</span><br /> Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">89</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione dell'uomo esteriore.</span><br /> La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di quest'ultimo</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">93</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IX.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione della vita reale ordinaria.</span><br /> Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE QUINTA.<br /> La vita sociale e le feste.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td>Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile a' cortigiani</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">113</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Raffinamento esteriore della vita.</span><br /> Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">127</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La lingua come base del vivere sociale.</span><br /> Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La conversazione</td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">139</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La forma più elevata della vita sociale.</span><br /> Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">149</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">L'uomo perfetto di società.</span><br /> Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società</td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">155</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Condizione della donna.</span><br /> Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo (<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane</td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">163</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Il governo della famiglia.</span><br /> Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la vita campestre</td> <td class="pag"><a href="#cap7-5">173</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Feste.</span><br /> Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il Corpusdomini in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#cap8-5">179</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE SESTA.<br /> La Morale e la Religione.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Moralità.</span><br /> Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo della vita individuale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">213</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione nella vita quotidiana.</span><br /> Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">249</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span><br /> Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani</td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">295</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Innesto di antica e moderna superstizione.</span><br /> L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla stregoneria del nord. — Malìe delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie affini della stessa; l'alchimia</td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">317</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Crollo della fede in generale.</span><br /> La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano</td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">365</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luigi Bossi, <i>Vita di Cristoforo Colombo</i>, dove si ha anche
-un prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a
-pag. 91 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno,
-invero troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'<i>Europae status sub
-Federico III imper</i>. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, <i>Scriptor</i>, ed.
-del 1624, vol. II, p. 87).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II comment.</i> L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli
-non fu sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge
-o toglie a capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea.
-Ciò peraltro non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro
-insieme.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo
-tempo ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici,
-quando omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti
-sulle rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la
-metà del secolo un'opera assai notevole nella <i>Descrizione di
-tutta Italia</i> di Leandro Alberti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Histoire des sciences mathématiques en Italie</i>, IV vols.
-Paris, 1838.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe
-constatare la sempre maggiore attività manifestatasi
-nel raccogliere osservazioni, indipendentemente dai progressi delle
-scienze matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiquit.</i> nel Grevio, <i>Thesaur.
-ant. italic.</i> t. VI, <i>pars</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e
-segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante
-attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze
-alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi
-ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med.</i>, ristampata
-anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe.
-Anche nelle appendici al <i>Laurentius</i> di Fabroni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Mondanarii villa</i>, ristampato nei <i>Poemata aliquot insignia
-illustr. poetar. recent.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto
-de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel
-parco di Woodstock (<i>Guil. Malmesbur</i>, p. 638) conteneva leoni,
-leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In
-Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno
-XXXIII, 22.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. l'estratto di <i>Aegid. Viterb</i>. presso Papencordt, <i>Storia
-della città di Roma nel medio-evo</i>, p. 367, <i>not</i>., dove si cita un
-fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani
-servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento
-fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria
-Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza
-della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma
-i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr.
-<i>Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd.</i> t. II,
-col. 741. Diversamente da questi nella <i>Vita Pii II</i>, Murat. III, II,
-col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico
-da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. <i>Vita Leonis
-X</i>, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente
-un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri
-leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando
-i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si
-aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, <i>Stor. fiorent</i> III,
-p. 143.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cron. di Perugia, Arch. stor.</i> XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai
-Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. <i>Ibid</i>. XVI, I,
-p. 382, all'anno 1434.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gay, <i>Carteggio</i>, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti adoperavano
-perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia,
-specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr.
-Kobell, <i>Wildanger</i>, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori
-di caccie con leopardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae</i>, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della selvaggina
-pag. 193.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cron di Perugia</i>, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di
-simile si ha nel Petrarca, <i>De remed. utriusque fortunae</i>, I, 61,
-ma ancor meno accentuatamente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jovian. Pontanus <i>De magnificentia</i>. — Nel giardino zoologico
-del cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre
-a dei pavoni e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle
-lunghe orecchie: <i>Pii II Comment</i>. XI, p. 562 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Maggiori particolari in Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Tristano
-d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a
-Firenze, veggasi Rabelais, <i>Pantagruel</i>, IV, chap. 11. — Lorenzo
-il Magnifico ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una
-giraffa; Baluz. <i>Miscell</i>. IV, 516.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibid</i>. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi
-nelle razze cavalline v. Bandello <i>parte</i> II, <i>Nov.</i> 3 e 8. — Anche
-nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni
-tecniche. Cfr. Pulci, il <i>Morgante</i>, c. XV, str. 105 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Ippolito de' Medici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche
-notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un cenno
-principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. <i>De obedientia</i>,
-L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre parti si comperavano
-dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche cristiani, e
-si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo del loro
-riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma non
-era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — <i>Moro</i>
-designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi <i>Moro nero</i>. — Fabroni
-<i>Cosmos adnot.</i> 110: atto di vendita di una schiava
-circassa (1427); <i>adnot</i>. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto,
-presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve
-cento Mori in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a
-cardinali ed altri signori (1488). — Masuccio, <i>Novelle</i>, 14: trafficabilità
-degli schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo
-stesso lavorano come <i>facchini</i> (a vantaggio dei loro padroni?); — 48:
-alcuni Catalani fanno prigioni alcuni Mori di Tunisi e li
-vendono a Pisa. — Gay, <i>Carteggio</i>, I, 360; manomissione e dotazione
-di uno schiavo negro in un testamento fiorentino (1490). — Paul.
-Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Franc. Sfortia</i>. — Porzio <i>Congiura</i>, III,
-194. — e Comines, <i>Charles VIII</i>, chap. 17: negri destinati a far
-da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona in Napoli. — Paul.
-Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Galeatio</i>: un negro, quale compagno dei principi
-nelle uscite. — <i>Aeneae Sylvii opera</i>, pag. 456: uno schiavo negro
-come virtuoso di musica. — Paul. Jov. <i>De piscibus</i>, cap. 3: un
-negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. — Alex.
-Benedictus, <i>de Charolo</i> VIII, presso Eccard, <i>scriptor</i> II,
-col. 1608: un negro (<i>Aethiops</i>), quale ufficiale superiore in Venezia,
-dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello,
-<i>parte</i> III, <i>Nov.</i> 21: se uno schiavo merita punizione, i
-genovesi lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a
-trasportarvi il sale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che
-di questo argomento si trova nel secondo volume del <i>Cosmos</i> di
-Humboldt.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo
-Grimm riportate da Humboldt, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Carmina Burana</i>, p. 162, <i>de Phillide et Flora</i>, str. 66.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato
-a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di
-Reggio. <i>Purgat.</i> IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli
-cerca di mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale,
-mostra in lui un profondo sentimento del bello, che risulta
-dalla natura e dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti
-si sognasse la esistenza di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì
-guardasse con una specie di superstizioso terrore, si rileva apertamente
-dal <i>Chron. Novaliciense</i>, II, 5 presso Pertz, <i>Script.</i> VII
-e <i>Monum. hist. patriae, Script.</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Oltre alla descrizione di Baja nella <i>Fiammetta</i>, della selva
-nell'<i>Ameto</i> ecc., vi è un passo nella <i>Genealogia Deor.</i> XIV, II,
-molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri,
-alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che
-queste cose <i>animum mulcent</i>, e che il loro effetto è quello di
-<i>mentem in se colligere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Histoire des sciences mathémat.</i> II, p. 249.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quantunque volentieri vi si riporti; per es. <i>de vita solitaria</i>,
-specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato
-dalle opere di S. Agostino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist. famil.</i> VII, p. 675. <i>Interea utinam scire posses, quanta
-cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter
-fontes et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia
-respiro, quamque me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo
-extendens, et praeterita oblivisci nitor et praesentia non videre.</i>
-Cfr. VI, 3, p. 605.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jacuit sine carmine sacro</i>. — Cfr. <i>Itinerarium syriacum</i>,
-p. 558.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli distingue nell'<i>Itinerar. syr.</i>, p. 557 nella Riviera di
-Levante <i>colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos</i>.
-Sulla spiaggia di Gaeta cfr. <i>De remediis utriusque fortunae</i>,
-I, 54.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De orig. et vita</i>, p. 3: <i>subito loci specie percussus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist. famil.</i> IV, 1, p. 624.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Dittamondo</i>, III, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Dittamondo</i>, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, <i>Storia
-della città di Roma</i> ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV
-aveva un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel
-(<i>Carlo IV</i>) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate
-non dicono questo). Può darsi che una qualche velleità artistica
-sia venuta all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bisognerebbe anche udire il Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 310:
-<i>Homo fuit</i> (Pio II) <i>verus, integer, apertus; nil habuit ficti, nil
-simulati</i>, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso,
-coerente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I passi più importanti sono i seguenti: <i>Pii II P. M. Commentarii</i>,
-L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il
-soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di
-Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento
-di S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida
-descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di
-Monte Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia
-e Porto, p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati
-e Grottaferrata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così certamente deve leggersi invece che: <i>di Sicilia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: <i>sylvarum
-amator et varia videndi cupidius</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri
-cfr. vol. I, pag. 190 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo,
-il suo sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma
-senza sfondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agnolo Pandolfini (<i>Trattato del governo della famiglia</i>, p. 90)
-contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che
-offre la campagna «<i>ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani
-vezzosi, quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono
-fra le chiome dell'erbe</i>»; ma forse sotto questo nome si cela il
-grande Alberti, il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri
-punti di vista la bellezza del paesaggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento,
-quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in
-ciò la decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare
-anche oggidì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lettere pittoriche</i>, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae Erotica</i>, L. VI, p,.182 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'<i>Histoire
-de France</i> di Michelet (<i>Introd.</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tommaso Gar, <i>Relaz. della corte di Roma</i> I, p. 278, 279:
-nella <i>Relazione</i> di Soriano dell'anno 1533.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 295 e segg. — Secondo il senso
-equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso
-dei pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa,
-<i>De occulta philosophia</i>, c. 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Riportati dal Trucchi, <i>Poesie italiane inedite</i>, I, p. 165
-e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la
-prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba
-a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà
-questo modo di verseggiare per quello che esso è veramente,
-cioè il migliore, il più nobile ed il <i>meno facile</i> di tutti. Roscoe,
-<i>Leone X</i>, VIII, 174.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da
-Dante nella <i>Vita nuova</i>, p. 10 e 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni
-asinaio cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco
-Sacchetti, <i>Nov.</i> 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa
-assai presto nella bocca del popolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vita nuova</i>, p. 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti
-si ha nel <i>Purgat.</i> c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a
-ciò, i punti che vi si riferiscono nel <i>Convito.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario
-pei paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori
-a qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi
-aneddoti relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in
-Avignone, e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti
-e degli amici di questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano
-esistito giammai!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ristampati nel volume XVI delle sue <i>Opere volgari</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere,
-<i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829, p. VIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al
-principio del secolo XV, pensa bensì <i>che gli antichi Greci di umanità
-e di gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i
-nostri italiani</i>; ma egli dice questo al principio di una novella,
-che contiene una storia sentimentale dell'infermo principe Antioco
-e della di lui matrigna Stratonica, vale a dire un documento in
-sè molto ambiguo e per di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata
-anche come Appendice alle <i>Cento novelle antiche</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare
-abbastanza alle singole corti ed ai principi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jovius, <i>Dialog. de viris lit. illustr.</i>, presso Tiraboschi
-VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, <i>De poetis nostri temporis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, <i>Arch. Stor.
-Append.</i> II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si
-presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi
-<i>la montre</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi
-su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381,
-393, 397.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae</i>, pag. 232; nel libro IV degli <i>Aeolosticha</i>, di
-Tito Strozza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Francesco Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 169. Invece di <i>parenti</i>
-ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non
-riesce troppo chiaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (<i>Venezia</i>, f. 168),
-quando si lamenta che <i>i recitanti</i> guastano le commedie <i>con invenzioni o
-personaggi troppo ridicoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiq.</i> presso Grevio <i>Thes</i>. VI, III,
-col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei
-dialetti in generale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV
-si può dedurlo dal <i>Diario ferrarese</i>, che confonde i <i>Menecmi</i>
-di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col <i>Menechino</i> in discorso.
-V. Murat. XXIV, col. 393.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante
-Margutte una solenne antichissima tradizione (<i>Morgante</i>, c. XXIX,
-stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di
-Limerno Pitocco (<i>Orlandino</i>, I, str. 12-22).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488.
-Sui tornei v. più avanti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla <i>Vita di Raffaello</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe
-perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca
-deve riguardarsi come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La prima edizione è dell'anno 1516.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove narrazioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che accade invece nel Pulci. <i>Morgante</i>, canto XIX,
-Str. 10 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo <i>Orlandino</i> fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr.
-vol. I, p. 216.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Radevicus, <i>De gestis Friderici imp.</i>, specialmente nel II, 76. — L'eccellente
-<i>Vita Heinrici IV</i> è assai povera di dati personali,
-e altrettanto la <i>Vita Chuonradi imp.</i> di Vippone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei
-dire. — In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un
-modello, che si cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre
-la vita di Carlomagno scritta da Eginardo, se ne trovano esempi
-del secolo XII in <i>Guilielm. Malmesbur</i>. colle sue descrizioni di
-Guglielmo il Conquistatore (p. 446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo
-II (p. 494, 504) e di Enrico I (p. 640).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti,
-di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè
-alle molte biografie fiorentine nel <i>Muratori</i>, nell'<i>Arch. Storico</i>
-ed altrove.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De viris illustribus</i>, negli <i>Scritti della Società letteraria
-di Stuttgard</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo <i>Diarum</i> presso Murat. XXIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis</i>,
-presso Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di preferenza
-istituire un confronto con quella (veramente d'assai posteriore)
-di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura
-viva e parlante dell'individualità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano,
-quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, <i>Hist. des sciences
-mathémat.</i> III, p. 167 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore,
-che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi della vita sobria</i> contenenti il <i>Trattato</i> propriamente
-detto, un <i>Compendio</i>, una <i>Esortazione</i> ed una <i>Lettera</i> a
-Daniele Barbaro. — Più volte stampati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde
-ancora nei secolo XII. Cfr. <i>Landulfus senior, Ricobaldus</i> e (presso
-Murat. X) il notevole Anonimo, <i>De laudibus Papiae</i> del sec. XIV. — Poi
-il <i>Liber de situ urbis Mediol.</i>, presso Murat. I, 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea
-maggiore importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il <i>Dittamondo</i>,
-IV, cap. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a
-Venezia, vedi vol. I, pag. 84 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni
-di sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello,
-Parte I, Nov. 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Varchi nel IX libro delle <i>Storie fiorentine</i> (vol. III,
-p. 56 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XII, p. 158, <i>Vita di Michelangelo</i>, sul principio. Altre
-volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel
-sonetto di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso
-Trucchi, I, c. III, p. 187):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Misero il Varchi e più infelici noi,</p>
-<p class="i01">Se a vostre virtudi accidentali</p>
-<p class="i01">Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Landi, <i>Quaestiones Forcianae</i>, Neapoli 1536, cit. da Ranke,
-Storia dei Papi, I, p. 385.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Descrizione di tutta l'Italia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia</i>
-ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in
-forma scherzevole, per es. nella <i>Macaroneide, Phantas.</i> II. — Per
-la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande
-fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie
-locali e provinciali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello
-scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute.
-Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un
-re dei Visigoti (<i>Epist</i>. I, 2), quella di un nemico personale (<i>Epist</i>.
-III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni
-germaniche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829. <i>Introd</i>. p. VII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La lezione qui evidentemente è guasta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano»
-non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno
-tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle
-mani delle sue ninfe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Della Bellezza delle donne</i>, nel primo volume delle <i>Opere</i>
-del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio
-della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel
-vol. II p. 48-52 nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le sue <i>Novelle</i>. — Fra
-i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi,
-nomineremo soltanto il Castiglione, <i>Cortegiano</i>, L. IV, fol. 176.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in
-grazia del colorito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola
-sugli occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici
-di Ercole Strozza, poeta della corte ferrarese (<i>Strozii poetae</i>,
-p. 85, 86). La potenza del di lei sguardo viene descritta in un
-modo, che non si spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico
-di quel tempo, ma che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma,
-ora agghiaccia fino a petrificare. Chi guarda a lungo il
-sole, resta accecato: chi s'affisava nella Medusa restava di pietra;
-ma chi guarda il viso di Lucrezia
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Fit primo intuitu caecus et inde lapis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto
-marmorizzato dal di lei sguardo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Lumine Borgiados saxificatus Amor.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello
-che si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè
-essa li possedeva entrambi.
-</p>
-
-<p>
-Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno,
-non parve invece che <i>mansueto e altero</i>! (Roscoe, Leone X,
-ed. Bossi, VII. p. 306).
-</p>
-
-<p>
-I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a
-quel tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è
-detto nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica
-(<i>ed ha capo romano</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può
-restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si
-permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori
-nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un <i>vaso di gherofani
-o di presa</i> o anche di un <i>quarto di capretto nello schidione</i>.
-In generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla
-con garbo e finezza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — <i>Die
-deutsche Trachten und Modenwelt</i> — I, p. 85 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali,
-veggasi a pag. 28, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, XXI, 7. <i>Purgat</i>. XIII, 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (<i>Vitae
-Pontiff</i>. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte
-un certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: <i>hominem
-certe cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium
-qui audiebant risu facile exprimentem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pii II, <i>Comment</i>. VIII, p. 391.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa così detta <i>Caccia</i> è ristampata nel <i>Commentario all'Egloga
-del Castiglione</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi,
-<i>Poesie ital. inedite</i>, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto inintelligibili,
-vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati
-stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di
-Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche
-modo in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli
-quadri di una evidenza parlante, relativi ad una condizione
-di cose veramente spaventevole.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se si crede al Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), Dante
-avrebbe scritto due egloghe, probabilmente in latino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone»
-miticamente travestito, e in modo comico dimentica
-talvolta questo travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa
-cattolica e fa d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito.
-Nel «Ninfale fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si
-consulta «con una vecchia e saggia ninfa» e simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nullum est hominum genus aptius urbi</i>, dice Battista Mantovano
-(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina,
-atti a qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di
-campagna hanno ancora oggidì un privilegio speciale per certi
-lavori nelle grandi città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'<i>Orlandino</i>,
-cap. V, Str. 54-58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI
-di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. <i>Il
-Cortigiano</i>, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola dell'avidità
-e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara <i>a meglio
-sopportare praticando coi contadini</i>, veggasi in Pandolfini,
-<i>Del governo della famiglia</i>, p. 86.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontanus, <i>De fortitudine</i>, L. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta
-poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta
-conoscere da Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV,
-col. 43. — Cfr. vol. I, pag. 203 nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle
-speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie
-più particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà
-libera con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su
-entrambe e con quale rapporto verso le attuali, sono questioni,
-la cui soluzione non potrà trovarsi che in opere speciali, che a
-noi non fu dato di consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta
-inferociscono in modo spaventoso (<i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 451
-e segg.). — Corio, fol. 259. — <i>Annales foroliv.</i> presso Murat. XXII,
-col. 227; ma in nessun luogo si viene ad una grande e generale
-<i>guerra dei contadini.</i> Di qualche importanza e non priva d'interesse
-è l'insurrezione del contado di Piacenza del 1462. Cfr. Corio,
-fol. 409. — <i>Annales Placent.</i> presso Murat. XX, col. 907. — Sismondi
-X, 138.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, I, p. 27 e segg. — Le poesie
-molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il
-nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca
-se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la
-degnazione di prendervi parte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibid.</i> II, p. 149.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra altre collezioni, anche nelle <i>Deliciae poetar. ital.</i> e nelle
-opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed Alamanni,
-che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da
-me consultati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, II, p. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti,
-alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle
-dei costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Joh. Pici Oratio de hominis dignitate</i>, nelle sue opere ed
-anche in edizioni separate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle campagne
-pareva una singolare eccezione. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una
-moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi
-fiorentini. Senza il <i>bruciamento delle vanità</i> promosso dal Savonarola,
-ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dante, <i>De Monarchia</i>, L. II, c. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Paradiso</i>, XVI, in principio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Convito</i>; quasi l'intero <i>Trattato</i>, IV, e parecchi altri luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii Opera, Dial. De nobilitate</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia
-assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in
-Aen. Sylv. <i>Opera</i>, p. 84 (<i>Hist. Bohem.</i> c. 2), e 640 (<i>Storia di Lucrezia
-e di Eurialo</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 7.
-Jov. Pontan. <i>Antonius</i> (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia
-si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi
-aveva considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al
-di sotto dell'aristocrazia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta
-Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche
-contro i matrimoni male assortiti. <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4, 26. <i>Parte</i> III,
-60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una
-eccezione. <i>Parte</i> III, <i>Nov.</i> 37. — Come i nobili lombardi prendessero
-parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce
-soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente
-oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale
-va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece
-in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De
-incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica
-amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente
-non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava
-nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Masuccio, <i>Nov.</i> 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Iacopo Pitti a Cosimo I, <i>Arch. Stor</i>. IV, II, p. 99. — Anche
-nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la dominazione
-spagnuola. Il Bandello (<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 40) appartiene
-appunto a questo tempo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo
-senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare
-il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro
-rendite, ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non
-rispetto ai grandi possessori fondiarj.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sacchetti, <i>Nov.</i> 153. Cfr. <i>Nov.</i> 82 e 150.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggius, <i>De nobilitate</i>, fol. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari III, 49 e not. <i>Vita di Dello</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epist senil</i>. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle
-<i>Epist. famil.</i> dipinge il raccapriccio da lui provato quando a
-Napoli in un torneo vide cadere un cavaliere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nov.</i> 64. — Perciò anche nell'<i>Orlandino</i> (II, str. 7), parlando
-di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non
-combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle
-giostre. Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur,
-il borghese ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un
-torneo di asini nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al
-1450). La parodia più splendida a questo riguardo, il canto secondo
-dell'Orlandino testè citato, non fu pubblicata per la prima volta
-che nell'anno 1526.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci.
-Inoltre Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>. L. I. — Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i>
-L. VIII. — Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Pietro de' Medici
-e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. <i>Vita di Granacci</i>. — Nel
-Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo,
-i cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta,
-ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo
-scrive per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare.
-Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate
-nel <i>Diario ferrar</i>. presso Muratori XXIV, col. 208. — in
-Venezia, v. Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 153 e segg. — in Bologna
-nel 1470 e seguenti, v. Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> Muratori XXIII,
-col. 898, 903, 906, 908, 909, dove è da notare una bizzarra mescolanza
-di sentimentalismo a proposito della rappresentazione, che vi si
-faceva dei trionfi romani. — Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59)
-in un torneo perdette l'occhio destro <i>ab ictu lanceae</i>. — Sui tornei
-d'allora nei paesi settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la
-Marche, <i>Mémoir</i>. passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18,
-19, 21 ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, fol. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. tit. <i>Petrus Gravina, Alex. Achillinus,
-Balth. Castellio</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Casa, <i>Il Galateo</i>, p. 78.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano,
-e Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 150 e segg. L'abbigliamento
-della fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti
-sulle spalle — è quello della <i>Flora</i> del Tiziano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae
-perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum
-sit in vestitu ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia
-reprehendi potest, coherceri non potest, quamquam mutari vestes
-sic quotidie videamus, ut quas quarto ante mense in deliciis
-habebamus, nunc repudiemus et tanquam veteramenta abiiciamus.
-Quodque tolerari vix potest, nullum fere vestimenti genus
-probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in quibus laevia
-pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines modum
-illis et quasi formulam quandam praescribant</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su ciò veggasi per esempio, il <i>Diario ferrarese</i> presso
-Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata
-anche la moda tedesca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: <i>Die deutsche Trachten,
-und Modenwelt.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in
-Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto
-sulle mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse
-soltanto le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per
-converso sono vietate quelle semplicemente <i>dipinte</i>. Non sarebbe
-questa per avventura una allusione alla stampa mediante un modello?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi <i>capelli
-morti</i>. — In Anshelm. <i>Cronaca di Berna</i>, IV, p. 30 (1508) è fatta
-menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma
-solo per rendere più chiara la sua pronuncia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1874. — Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di
-Savonarola, (v. più innanzi.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 152: <i>capelli biondissimi per forza
-di sole</i>. Cfr. sopra, pag. 96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come anche accadde in Germania. — <i>Poesie satiriche</i>, pagina
-119: nella satira di Bernardo Giambullari <i>per prender moglie</i>
-si ha un'idea di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente
-s'appoggia ancora in gran parte sulla superstizione e sulla
-magia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato
-schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira
-III, V. 202 e segg. — Aretino, <i>Il Marescalco, atto II, scena 5</i>,
-e in molti passi dei <i>Ragionamenti</i>. Poi Giambullari, l. c. — <i>Phil.
-Beroald. sen. Carmina</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cennino Cennini nel suo <i>Trattato della pittura</i>, cap. 161, dà
-una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente
-pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente
-egli riprende seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque
-odorose in generale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la <i>Nencia da Barberino</i>, str. 20 e 40. L'innamorato le
-promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla
-città. Cfr. sopra pag. 107.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agnolo Pandolfini, <i>Trattato del governo della famiglia</i>,
-p. 118.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello,
-<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Capitolo I a Cosimo: <i>quei cento scudi nuovi e profumati,
-che l'altro dì mi mandaste a donare</i>. Alcuni oggetti che datano
-da quel tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 458 nella <i>Vita di Donato Acciajuoli</i>,
-e p. 625 nella <i>Vita del Niccoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi, Introduz., Nov.</i> 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aen. Sylvius (<i>Vitae Paparum</i>, presso Murat. III, II, col. 880);
-egli dice parlando di Baccano: <i>pauca sunt mapalia, eaque hospitia
-faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam
-hospitalem facit; ubi non repereris hos, neque diversorium
-quaeras</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 21. — Padova intorno al 1450 vantava
-un grandioso albergo all'insegna del <i>Bue</i>, che aveva stalle per
-200 cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze
-aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie
-che si conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a
-quanto sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi,
-<i>Stor. fiorent.</i> III, p. 86.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi ad es. i passi relativi nella <i>Nave della follia</i> di
-Sebastiano Brant, nei <i>Colloqui</i> di Erasmo, nel poema latino <i>Grobianus</i>
-ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, <i>I Caratteri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che la <i>burla</i> si fosse fatta più moderata può vedersi da
-molti esempi addotti nel <i>Cortigiano</i>, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze
-essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le
-novelle del Lasca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. <i>Parte</i> I,
-<i>Nov.</i> 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, e innumerevoli
-a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con
-damaschi di seta. Cfr. ivi <i>Nov.</i> 4. — Ariosto, <i>Sat.</i> III, v. 127.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 3, III, 42, IV, 25.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De vulgari eloquio</i>, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, secondo
-il Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), poco prima della sua
-morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo
-egli si esprime nel principio del «Convito».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il prevalere successivo della medesima nella letteratura e
-nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno rappresentarsi
-facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative.
-In esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV
-e XV si sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti
-nelle corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli
-giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni
-letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare
-dei dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che
-poi servì come lingua ufficiale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così la pensa anche Dante: <i>De vulgari eloquio</i>, I, c. 17, 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano
-in Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose
-potesse adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano
-si permette di ammonire espressamente il principe ereditario di
-Napoli a non farne uso (Jov. Pont. <i>De principe</i>). Come è noto, gli
-ultimi Borboni non erano molto scrupolosi in questo riguardo. — Un
-cardinale milanese messo in derisione, perchè a Roma voleva
-usare il proprio dialetto, veggasi nel Bandello, <i>Parte</i> II,
-<i>Nov.</i> 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, f. 27 e segg. — Benchè
-abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge
-chiarissima in mille punti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici
-vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto
-il pseudonimo di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci
-francesi, ma solo per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla
-un gergo ridicolo misto di spagnuolo e di italiano. È abbastanza
-singolare che una via di Milano, che al tempo della venuta dei
-francesi (1500-1512, 1515-1522) si chiamò <i>Rue belle</i>, ancor oggidì
-si chiami <i>Rugabella</i>. Della lunga dominazione spagnuola non è
-rimasta quasi traccia veruna nella lingua, e negli edifizi e nelle
-vie tutt'al più qua e là il nome di qualche vicerè. Fu nel secolo
-XVIII che colle idee francesi diluviarono in Italia anche le
-voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro secolo fecero
-e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firenzuola, <i>Opere</i>, I nella prefazione al Discorso sulla <i>Bellezza
-delle donne</i>, e II nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le Novelle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2</i>. — Un altro lombardo,
-il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino»
-scioglie la questione col farvi sopra le più grosse risate del
-mondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul
-finire del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera
-di Claudio Tolomei, presso il Firenzuola, <i>Opere</i>, vol. II, nelle
-Appendici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo
-<i>Trattato della vita sobria</i>) che da non lungo tempo prevalgano
-in Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo
-e la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la
-lieta società). Cfr. pag. 114.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XII, p. 9 e 11, <i>Vita del Rustici</i>. — Ed anche la
-maledica genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. <i>Vita di Aristotile</i>. — I
-capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi
-(nelle <i>opere minori</i>, p. 407) sono una comica caricatura degli
-statuti delle società in generale, nello stile alquanto libero degli
-uomini di mondo. — Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre
-la nota descrizione di quel convegno notturno d'artisti in Roma,
-di cui parla Benvenuto Cellini, I, cap. 30.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le
-undici del mattino. Cfr. Bandello, <i>Parte II, Nov. 10</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. stor.</i>, III, p. 309.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I passi più importanti: <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 1, 3, 21, 30, 44, II, 10,
-34, 55, III, 17, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, <i>Poesie</i>, I, 204 (<i>Il Simposio</i>),
-291 (<i>la Caccia col falcone</i>). — Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>, III,
-p. 140, e <i>appendici</i> 17 sino a 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il titolo <i>Simposio</i>, è inesatto: dovrebbe dirsi: il <i>Ritorno
-dalla Vendemmia</i>. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo
-una parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato
-per lo più in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici
-più o meno spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei
-più comici e belli è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano
-Arlotto, il quale esce in cerca della sete che ha perduto, ed a
-questo scopo porta con sè carne secca, una aringa, una ghiera
-di cacio, un salsicciotto, quattro sardelle, <i>e tutte si cocevan nel
-sudore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo
-sul principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, <i>Arte della
-guerra</i>, L. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Cortigiano</i>, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Celio Calcagnini (<i>Opera</i>, p. 514) descrive l'educazione di un
-giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 (nell'orazion
-funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: dapprima
-<i>artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia in iis
-exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque
-praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere,
-natare, equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam
-ictus inferre aut declinare, caesim punctimve hostem
-ferire, hastam vibrare, sub armis hyemem juxta et aestatem
-traducere, lanceis occursare, veri ac communis Martis simulacra
-imitari</i>. — Il Cardano (<i>De propria vita</i>, c. 7) fra i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di legno. — Cfr.
-il <i>Gargantua</i>, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e 35:
-delle arti dei ginnasti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 172 e segg. Esse debbono essere
-nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva
-esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale
-del dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava
-anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate
-in pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti
-di legno ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (<i>Epist. seniles</i>,
-IV, 2, p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla
-piazza di S. Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400
-aveva una scuderia non meno splendida di quella di qualsiasi
-principe d'Italia. Ma il cavalcare nelle vicinanze di quella piazza
-era di regola proibito sino dal 1291. — Più tardi naturalmente i
-veneziani passarono per meschini cavalcatori. Cfr. Ariosto, <i>Sat</i>. V,
-v. 208.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono
-alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi
-il Trucchi, <i>Poesie ital. ined.</i> II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV
-V. Filippo Villani, <i>Vite</i>, p. 46, e Scardeonio, <i>De urb. Patav.
-antiq.</i> presso Grevio, <i>Thesaur</i>. VI, III, col. 297. — Sulla musica
-alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano
-fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi
-il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori
-d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi
-personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V
-s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento:
-cfr. <i>Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat.</i> L. III. — Enrico VIII
-d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito.
-</p>
-
-<p>
-Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi
-dove meno lo si cercherebbe, nella <i>Macaroneide</i>, <i>Phantas XX.</i> È
-la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare
-che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica
-aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella
-di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano
-le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo
-stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto
-moderno anche nel suo <i>Orlandino</i> (pubblicato sotto il nome di
-Limerno Pitocco), III, 23 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leonis vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171.
-Non sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra?
-Un Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'<i>Orlandino</i> (p. 160,
-326), III, 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lomazzo, <i>Trattato dell'arte della pittura</i>, ecc. p. 347. — Parlando
-della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso
-di Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le
-celebrità del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior
-enumerazione di celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e
-seconda generazione, trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al
-IV libro. — Un virtuoso, il cieco Francesco da Firenze (morto
-nel 1390), fu già ancor molto prima incoronato con corona d'alloro
-dal re di Cipro in Venezia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori
-raccoglievano anche libri musicali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>L'Accademia de' filarmonici</i> di Verona è ricordata dal Vasari
-(XI, 133) nella <i>Vita di Sanmicheli</i>. — Intorno a Lorenzo il
-Magnifico già sin dal 1480 s'era raccolta una <i>scuola d'armonia</i>
-di 15 membri, fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr.
-Delécluze, <i>Florence et ses vicissitudes</i>, vol. II, p. 256. Sembra che
-Leone X abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per
-la musica. Ugual passione aveva anche Pietro primogenito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Cortigiano</i>, fol. 56. Cfr. fol. 41.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quattro viole da arco</i>, senza dubbio un concerto assai difficile
-e raro per dilettanti fuori d'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>nov.</i> 26, dove parla del canto di Antonio
-Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro
-tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione
-dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico,
-Tacit. <i>Annal.</i> XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o
-dalla viola non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne
-hanno, del canto propriamente detto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note216">
-<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche
-come la quinta o la sesta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note217">
-<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo
-studio delle arti figurative.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note218">
-<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia
-di Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, <i>Spicileg.
-rom.</i> XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un
-grande <i>laudator temporis acti</i>, e non deve dimenticarsi, che quasi
-cento anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico,
-il Boccaccio aveva scritto il Decamerone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note219">
-<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ant. Galateo, <i>Epist.</i> 3, alla giovane Bona Sforza, andata
-poi moglie a Sigismondo di Polonia: <i>Incipe aliquid de viro sapere,
-quoniam ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus
-viris placeas, ut te prudentes et graves viri admirentur
-et vulgi et muliercularum studia et judicia despicias</i> ecc. — Un'altra
-lettera assai notevole veggasi nel Mai, <i>Spicileg. rom.</i> VIII,
-p. 532.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note220">
-<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così è detta nel <i>Chron. venetum</i> presso Murat. XXIV,
-col. 127 e segg. Cfr. Infessura presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1981,
-e <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 250.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note221">
-<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne
-abbiano a contenersi, è detto nel <i>Cortigiano</i> L. III, fol. 107. Ma
-che lo sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi,
-dovrebbe inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò
-che si dice della <i>donna di palazzo</i>, che fa appunto riscontro
-al Cortigiano, non ha importanza decisiva, perchè essa serve la
-principessa in senso molto più stretto, che non faccia il cortigiano
-col principe. — Nel Bandello, I, <i>Nov.</i> 44, Bianca d'Este narra la
-terribile storia amorosa del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di
-Parisina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note222">
-<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero apprezzare
-la libertà di conversazione loro accordata con alcune
-fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II,
-<i>Nov.</i> 42, e IV, <i>Nov.</i> 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note223">
-<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul Jov. <i>De rom. piscibus</i>, cap. 5. — Bandello, <i>Parte</i> III,
-<i>Nov.</i> 42. — L'Aretino, nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>, p. 327,
-dice di una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il
-Boccaccio, e innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed
-Ovidio e di mille altri autori».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note224">
-<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, II, 51, IV, 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note225">
-<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, IV, 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note226">
-<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi,
-<i>Hecatommithi</i>, VI, <i>Nov.</i> 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note227">
-<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptores</i>, II, col. 1977. Nel calcolo
-non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del
-resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma,
-è enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note228">
-<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Trattato del governo della famiglia.</i> Cfr. vol. I, pag. 182 e
-190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al
-quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il
-vol. II, p. 37.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note229">
-<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una <i>storia della bastonatura</i>, trattata seriamente e da un
-punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica,
-che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per
-lo meno l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni.
-Quando e per quali influenze passò la bastonatura fra
-gli usi quotidiani della famiglia tedesca? Certamente assai tempo
-dopo che Walther cantasse: nessuno può rafforzare la disciplina
-del fanciullo colle verghe (<i>Nieman kan mit gerten kindes zuht
-beherten.</i>)
-</p>
-
-<p>
-In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo
-di sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (<i>Orlandino</i>,
-cap. VII, Str. 42) stabilisce questo principio;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Sol gli asini si ponno bastonare,</p>
-<p class="i01">Se una tal bestia fussi, patirei.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note230">
-<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar
-ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro
-case di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle
-rivaleggiavano tra loro, <i>onde erano tenuti matti</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note231">
-<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu
-additato come uno degli impedimenti al completo sviluppo del
-dramma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note232">
-<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note233">
-<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a
-duca di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro
-pompa, hanno ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento
-drammatico. Cfr. anche la meschinità delle processioni in
-Pavia durante il secolo XIV. (Anonymus, <i>De laudibus Papiae</i>,
-presso Murat. XI, col. 34 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note234">
-<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, VIII, 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note235">
-<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1896). — Corio,
-fol. 417, 421.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note236">
-<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in
-terzine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note237">
-<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli
-Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray
-prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una
-specie di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù
-rappresentate da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. <i>Gesta
-Episcopor. Cameracens</i>. Pertz, <i>Scriptor</i>, VII, p. 433.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note238">
-<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle
-metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà
-alla porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del
-cuore (<i>Purgat</i>. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha
-fenditure, non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro
-passo (<i>Purgat</i>. XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita
-presente a scontare la loro colpa nell'altra col correre continuo,
-mentre in correre potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note239">
-<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, IX, 61. <i>Purgat</i>. VIII, 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note240">
-<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie satiriche</i>, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del
-secolo XV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note241">
-<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella <i>Venatio</i>
-del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri
-della caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina
-della sua casa. Cfr. vol. I, pag. 350.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note242">
-<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires,
-chap. 49.<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note243">
-<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il giuramento sul <i>fagiano</i> fu prestato nel celebre banchetto, che
-Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere una crociata
-contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso Costantinopoli. In quel
-banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed una magnificenza affatto
-fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel quale egli comparve, fu stimato
-da solo un milione di talleri. Tutto il resto era in proporzione; per cui
-non a torto fu detto che quella festa abbia costato una somma superiore
-all'intera rendita annua del re di Francia. Sulla fine del banchetto fu
-recato un fagiano adorno di una collana riccamente tempestata di pietre
-preziose, sul quale ciascuno dei convitati <i>giurò in nome di Dio, della
-Vergine e del fagiano di voler combattere gl'infedeli</i>; giuramento che,
-s'intende da sè, ognuno dimenticò, non appena terminata la festa. — Per
-più minuti ragguagli veggasi Weiss, <i>Gesch. der Tracht und des Geräthes
-vom 14 bis zum 16 Jahrhundert, I, Abthl</i>, pag. 103, 104. <i>Nota del Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note244">
-<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins
-ad a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad
-a. 1461 (ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi
-sospesi, le statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato
-e le allegorie per lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e
-pompose furono le feste durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452
-in occasione della partenza dell'infanta Eleonora, che andava
-sposa all'imperatore Federico III. Ved. Freher-Struve, <i>Rer. german.
-script</i>. II, fol. 51, la <i>Relazione</i> di Nic. Lauckmann.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note245">
-<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero
-trarne partito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note246">
-<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. Bart. Gamba, <i>Notizie intorno alle opere di Feo Belcari</i>,
-Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: <i>Le
-rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie</i>, Firenze,
-1833. — Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob
-alla sua edizione di Pathelin.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note247">
-<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli
-di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva
-con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi
-vicendevolmente pei capelli. Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>, III, p. 53. — Uno
-degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto
-nel 1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note248">
-<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 82.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note249">
-<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, 232 e segg. <i>Vita di Brunellesco</i>, V, 36 e segg.
-<i>Vita del Cecca</i>. Cfr. V, 52, <i>Vita di don Bartolommeo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note250">
-<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione
-di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso,
-aveva macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione
-della Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda
-sacra presso il card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero
-di Costantino il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale
-del 1484, v. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note251">
-<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI</i>, I, p. 598.
-Nella crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note252">
-<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per quest'ultima circostanza veggasi <i>Pii II Comment.</i> L. VII,
-p. 383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un
-carattere di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso
-descrive con ributtante esattezza le particolarità della putrefazione
-del cadavere di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui.
-Ma anche in un dramma rappresentato nel secolo XII in un chiostro
-si vedeva sulla scena come il re Erode venisse divorato dai
-vermi. <i>Carmina Burana</i>, p. 80 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note253">
-<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diarii sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 767.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note254">
-<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note255">
-<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Estratti dal <i>Vergier d'honneur</i>, presso Roscoe, <i>Leone X</i>,
-ed. Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note256">
-<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile
-festa pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, <i>Annal.
-Bonon</i>. presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note257">
-<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In simili occasioni i poeti cantavano: <i>nulla di muro si
-potea vedere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note258">
-<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note259">
-<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio
-che lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse
-per alludere al nome del papa, Silvio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note260">
-<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII,
-col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero
-grandi spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono,
-insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia
-dell'arte. — E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v.
-pag. 60), che si loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi
-da tavola e i trofei di caccia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note261">
-<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa
-d'oro usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il
-ricevimento di Pio II nel 1459.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note262">
-<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II,
-col. 1896. — <i>Strozii poetae</i>, p. 193 negli <i>Eolostica</i>, v. v. I,
-pag. 63 e 69.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note263">
-<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XI, p. 37. <i>Vita di Puntormo</i>; egli narra che un simile
-fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza
-dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto
-rappresentare «l'età dell'oro».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note264">
-<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Phil. Beroaldi <i>Orationes: nuptiae Bentivoleae</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note265">
-<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>M. Ant. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note266">
-<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Amoretti, <i>Memorie ecc. su Leonardo da Vinci</i>, p. 38 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note267">
-<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle feste,
-lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di pianeti
-nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in
-Ferrara. <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491.
-Ugualmente a Mantova. <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 233.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note268">
-<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Annal. estens.</i> presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La
-descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note269">
-<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note270">
-<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua
-il 5 marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo
-Grimm, <i>Deutsche Mythologie</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note271">
-<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — Il
-carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale
-di Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note272">
-<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ranke, <i>Geschichte der roman. und german. Völker</i>, p. 119.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note273">
-<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,<i> Arch. Stor.</i> III, pag. 119.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note274">
-<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. <i>Triumphus
-Alphons</i>, come appendice ai <i>Dicta et facta</i> del Panormita. — Un
-certo timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi
-Comneni. Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note275">
-<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver
-assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano
-Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima
-ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la
-Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, <i>Arch.
-Stor.</i> III, p. 305.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note276">
-<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina
-196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia
-quello di Alfonso a Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note277">
-<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 260.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note278">
-<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I suoi tre capitoli in terzine, v. <i>Anecd. litt</i>. IV, p. 561 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note279">
-<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi
-di figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate
-eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa
-degli equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio,
-primogenito del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi
-dell'armi al suo palazzo tutto armato <i>cum triumpho more romano</i>.
-Bursellis, l. c. col. 909, ad a. 1490.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note280">
-<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia
-nel 1437 (Graziani, <i>Arch. Stor</i>. XVI, 1, p. 413), si ricordano
-quasi le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri
-vestiti a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente.
-Si veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin
-presso Juvénal des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c.
-p. 360.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note281">
-<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note282">
-<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mich. Gannesius, <i>Vita Pauli II</i> presso Murat. III, II, col. 118
-e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note283">
-<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tommasi, <i>Vita di Cesare Borgia</i>, p. 251.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note284">
-<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, 34 e segg. <i>Vita di Puntormo</i>, testimonianza importantissima
-nel suo genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note285">
-<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, VIII, p. 264, <i>Vita di Andrea del Sarto</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note286">
-<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata
-una ruota s'ebbe per sinistro augurio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note287">
-<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note288">
-<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 151 e segg. — Le compagnie si
-chiamano dei <i>Pavoni</i>, degli <i>Accesi</i>, degli <i>Eterni</i>, dei <i>Reali</i>, dei
-<i>Sempiterni</i>; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note289">
-<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente nel 1495. Cfr. <i>M. Anton. Sabellici Epist.</i>
-L. V, foli 28.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note290">
-<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1893, 2000. — Mich.
-Cannesius, <i>Vita Pauli II</i>, presso Murat. III, II, col. 1012. — Platina,
-<i>Vitae Pontiff.</i>, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat.
-XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. <i>Elogia, sub Juliano Caesarino.</i> — Altrove
-eranvi corse di donne. <i>Diario ferrarese,</i> presso
-Murat. XXIV, col. 384.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note291">
-<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima.
-Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note292">
-<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Dommene</i>. L. IV, p. 211.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note293">
-<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano ringraziarlo
-d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte
-del palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note294">
-<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi</i>,
-Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, <i>Opere minori</i>, p. 505. — Vasari
-VII, p. 115, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>, al quale ultimo s'attribuisce
-una parte principale nella formazione di queste feste.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note295">
-<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi</i>, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere
-più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso
-la Francia e la Spagna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note296">
-<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul Jov., <i>Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note297">
-<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo
-attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, <i>la France
-nouvelle</i> L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note298">
-<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franc. Guicciardini, <i>Ricordi politici e civili</i>, N. 118. (<i>Opere
-inedite</i>, vol. I).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note299">
-<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo),
-la cui <i>Macaroneide</i>, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais
-certamente conobbe e cita anche frequentemente (<i>Pantagruele</i>,
-L. II, ch. 1 e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a
-scrivere il <i>Gargantua</i> e il <i>Pantagruele</i> sia venuto all'autore dalla
-lettura di quel poema.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note300">
-<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gargantua</i>, L. I, chap. 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note301">
-<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vale a dire <i>bennato</i> nel senso il più elevato, perocchè Rabelais,
-figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di accordare
-alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica
-del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso
-dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della
-vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in
-quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia
-romana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note302">
-<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi il suo <i>Diario</i> (in estratto) presso Delécluze, <i>Florence
-et ces vicissitudes</i>, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note303">
-<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, ap. Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1992. — Cfr. vol. I,
-pag. 147 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note304">
-<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo concetto dello spiritoso Stendhal (<i>La Chartreuse de
-Parme</i>, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda
-osservazione psicologica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note305">
-<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia</i>, all'anno 1337 (<i>Arch. Storico</i>
-XVI, I, p. 415).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note306">
-<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, I, <i>Nov.</i> 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note307">
-<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1892, ad ann. 1464.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note308">
-<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 837.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note309">
-<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono,
-oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, <i>Morgante, canto</i> XXI,
-<i>str.</i> 83, pag. 104 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note310">
-<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Guicciardini, <i>Ricordi</i>, l. c. N. 74.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note311">
-<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Cardano (<i>De propria vita</i>, cap. 13) si dipinge come
-estremamente vendicativo, ma anche come <i>verax, memor beneficiorum,
-amans justitiae</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note312">
-<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole
-una forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata
-conseguenza della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi
-molto tempo prima.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note313">
-<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, III, Nov. 2. In modo assai somigliante
-il <i>Cortigiano</i>, L. IV, fol. 180.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note314">
-<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello,
-accaduto in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani
-(<i>Arch. Stor.</i> XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a
-cavar gli occhi alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture.
-Ma la famiglia era un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice
-funajuolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note315">
-<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 9 e 26. — Accade anche talvolta
-che il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e
-rivela l'adulterio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note316">
-<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note317">
-<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio può vedersi nel Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note318">
-<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi</i>, dicono presso
-il Giraldi (III, <i>Nov.</i> 10) le donne quando vien loro narrato, che il
-fatto potrebbe costar la testa all'assassino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note319">
-<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (<i>De fortitudine</i>,
-L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che
-precede il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese,
-che cerca di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e
-simili, appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma
-egli dimentica affatto di dircelo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note320">
-<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diarum parmense</i>, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349
-passim.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note321">
-<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa risovvenire
-la banda armata di quel prete, che pochi anni prima
-del 1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note322">
-<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Masuccio, <i>Nov.</i> 39. S'intende da se che l'uomo in discorso
-è fortunatissimo anche nel campo d'amore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note323">
-<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la
-guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può
-averlo fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le
-idee d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di
-Genova, Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro
-e per di più in ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note324">
-<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggio, <i>Facetiae</i>, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, ha
-forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere
-di persone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note325">
-<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis
-vita minoris vendatur</i>. Vero è che egli crede che sotto gli
-Angiò le cose non fossero giunte a tal punto: <i>sicam ab iis</i> (gli
-Aragonesi) <i>accepimus</i>. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci
-son descritte da B. Cellini I, 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note326">
-<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le
-menzioni degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia
-degli scrittori fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo
-genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note327">
-<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli,
-presso Albêri, <i>Relaz. Scr</i>. II, vol. I, p. 353 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note328">
-<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptor</i>, II, col. 1956.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note329">
-<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron venetum</i>, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione
-si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani
-nell'arte dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad
-ann. 1382 (ed. Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta
-dell'avvelenatore, che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi
-fissava in essa attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note330">
-<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petr. Crinitus, <i>De honesta disciplina,</i> L. XVIII, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note331">
-<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment.</i> L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus:
-<i>Vita Pii II</i>, presso Murat. III, II, col. 988.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note332">
-<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari IX, 82. <i>Vita di Rosso</i>. — Se nei matrimoni male
-assortiti abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la
-sola paura, non può decidersi. Cfr. Bandello, II, <i>Nov.</i> 5 e 54; e
-più gravemente ancora II, <i>Nov.</i> 40. Nella stessa città di Lombardia,
-che non viene più precisamente indicata, vivono due avvelenatori,
-un marito, che vuol persuadersi della sincerità della disperazione
-di sua moglie, e la costringe a bere un liquido che si dava
-per avvelenato, ma che non era se non acqua tinta; e dietro a
-ciò segue la loro riconciliazione. — Nella sola famiglia del Cardano
-erano accaduti quattro avvelenamenti. <i>De vita propria</i>,
-cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in occasione dell'incoronazione
-del Papa ognuno dei cardinali condusse con sè il suo
-coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si sapeva
-per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere
-avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale
-e si tollerava <i>sine injuria invitantis</i>! Blas Ortiz <i>Itinerar.
-Hadriani VI</i>, ap Baluz. <i>Miscell</i>. ed. Mansi, I, 480.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note333">
-<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi
-il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445.
-Mentre all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama
-assai pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò
-un gran romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno
-fuggì o cadde a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta
-dei maleficj di Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo,
-meglio è tacere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note334">
-<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano,
-se egli non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi
-ambiziosi e di una continua superstizione astrologica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note335">
-<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Giornali napoletani</i>, presso Murat. XXI, col. 1092, <i>ad
-ann</i>. 1425.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note336">
-<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VII, p. 338.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note337">
-<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De immanitate</i>, dove si dice che Sigismondo
-abbia reso gravida anche la propria figlia e simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note338">
-<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Storia fiorent.</i> sulla fine. (Se l'opera è stampata
-senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note339">
-<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi
-e le persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle
-quali prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie
-degli uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi
-che sotto la dominazione straniera del secolo XVI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note340">
-<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi
-già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma,
-e precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza
-e di una parziale riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico
-sotto Ferdinando ed Isabella. La fonte principale su questo
-argomento, è il Gomez, <i>Vita del card. Ximenes</i>, presso Rob.
-Velus, <i>Rer. hispan. scriptores</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note341">
-<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano
-quasi mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente
-potuto trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi.
-Ciò accade in via eccezionale, nel Bandello, II, <i>Nov.</i> 45; ma altrove
-(II, 40) egli menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano
-Pontano nel «Caronte» fa apparire l'ombra di un vescovo molto
-pingue «a passo d'anitra». Di quanto poca levatura fossero i
-vescovi italiani d'allora in generale vegg. in P. Giovio, p. 387.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note342">
-<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti
-in dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni
-frate fu l'irco delle iniquità d'Israele</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note343">
-<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Bandello prelude, per esempio, alla <i>Nov.</i> 1 della <i>Parte</i> II,
-col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia,
-quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano
-provvedere ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare
-una iniqua aggressione fatta ad un parroco di campagna
-da un giovane signore assistito da due soldati o banditi, che, per
-punirlo della sua avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata
-dalla podagra e lo derubano di un montone che possedeva.
-Basta una sola storia di questo genere a mostrare, meglio che
-molte dissertazioni, in qual corrente di idee allora si vivesse e si
-agisse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note344">
-<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note345">
-<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto <i>I H S</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note346">
-<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Seggi</i> erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà napoletana. — La
-rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo,
-dal Bandello, per es. III, <i>Nov.</i> 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note347">
-<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. <i>De Sermone,</i> L. II, e
-il Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 32.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note348">
-<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa
-essere apertamente denunciati. Cfr. anche <i>Jov. Pontan. Antonius</i>
-e <i>Charon</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note349">
-<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In via di esempio, l'ottavo canto della <i>Macaroneide</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note350">
-<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, <i>Vita di Sandro
-Botticelli</i>, e mostra, che talvolta si scherzava anche coll'Inquisizione.
-Del resto il Vicario quivi menzionato può ben essere stato
-quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore domenicano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note351">
-<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note352">
-<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il
-passo è tolto dal vol. II, p. 209, <i>Nov.</i> X. Una piccante descrizione
-della vita agiata dei Certosini veggasi nel <i>Commentario d'Italia</i>,
-fol. 32 e segg., citato già a pag. 92.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note353">
-<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato
-ecclesiastico: <i>Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori
-restituendas videri</i>, era una delle sue sentenze favorite. Platina,
-Vitae Pontiff. p. 311.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note354">
-<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, N. 28. delle <i>Opere inedite</i>, vol. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note355">
-<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, N. 1, 123, 125.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note356">
-<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per vero molto incostante.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note357">
-<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. il suo <i>Orlandino</i> cantato sotto il nome di Limerno Pitocco,
-cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3
-e segg. specialmente la 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note358">
-<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV col. 362.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note359">
-<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche
-san Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani,
-ricorrere ad un tale spediente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note360">
-<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno
-della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di benedirli
-in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro,
-dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione,
-come in simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna
-al fatto con queste parole: <i>egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli
-si andava oltre il vero</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note361">
-<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio il Poggio, <i>De avaritia</i>, nelle <i>Opere</i>, fol. 2.
-Egli trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano
-le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più
-sciocco di quando era venuto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note362">
-<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 73: predicatori che non riescono nel
-loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note363">
-<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, <i>Nov.</i> 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note364">
-<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr.
-Malipiero, <i>Ann. venet. Arch. Stor.</i> VII, I, p. 18. — <i>Chron. venet.</i>
-presso Murat. XXIV, col. 114. — <i>Storia bresciana</i>, presso Murat.
-XXI, col. 898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note365">
-<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Storia bresciana</i>, presso Murat. XXI col. 865.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note366">
-<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 819.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note367">
-<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, (<i>Scriptor</i>. II, col. 1874). Egli dice:
-canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni,
-quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (<i>Cron.
-di Perugia, Arch. Stor.</i> XVI, I, p, 314) in simile occasione dice:
-brieve incante, che senza dubbio deve leggersi <i>brevi e incanti</i>,
-e una simile emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura,
-le cui <i>sorti</i> accennano anche senza ciò a qualche cosa di
-superstizioso, forse al giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione
-della stampa si raccolsero anche, per esempio, tutti gli
-esemplari di Marziale per abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note368">
-<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e
-segg. — e quella di Enea Silvio, <i>De viris illustr</i>. p. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note369">
-<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo contro
-i <i>giudici</i> (se invece non si deve leggere <i>giudei</i>), su di che essi
-ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note370">
-<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra
-esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto
-distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari,
-III, 148, <i>Vita di Parri Spinelli</i>: spesse volte lo zelo sembra
-essersi arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note371">
-<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pareva che l'aria si fendesse</i>, è detto in qualche punto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note372">
-<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto
-espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non
-si può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta,
-dopo uno strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445),
-che scoppiò una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani,
-l. c. pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che
-quella città fu forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori:
-cfr. pag. 597, 626, 631, 637, 647.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note373">
-<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati.
-<i>Stor. bresciana</i>, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio
-(<i>De viris illustr.</i> p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto,
-dopo una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note374">
-<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei
-Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa
-intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno
-(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a
-niun patto sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si
-esprime nell'estesa sua <i>Relazione</i>, (Comment. L. XI p. 511) con
-una ironia molto fina: <i>Pauperiem pati et famen et sitim et corporis
-cruciatum et mortem pro Christi nomine nonnulli possunt:
-jacturam nominis vel minimam ferre recusant, tamquam sua
-propria deficiente fama Dei quoque gloria pereat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note375">
-<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna distinguerli
-dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo
-riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano
-attorno come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio,
-od anche, per causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo
-apostolo. Essi fin dal secolo XIII posero a contribuzione il contado
-con una specie di magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati
-ad inginocchiarsi, quando si nominava sant'Antonio. Essi
-simulavano di fare la questua per gli ospitali. Masuccio, <i>Nov.</i> 18,
-Bandello, III, <i>Nov.</i> 17. Il Firenzuola nel suo <i>Asino d'oro</i> dà loro
-le parti dei sacerdoti questuanti di Apulejo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note376">
-<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 357. Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 431.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note377">
-<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note378">
-<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro
-la tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria
-aveva voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la
-costituzione e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note379">
-<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero
-dei monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di
-simile a Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note380">
-<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 251. Di fanatici predicatori surti
-poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata
-dei francesi, dal Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 443, 449, 485, <i>ad ann</i>. 1523,
-1526, 1529.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note381">
-<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jac. Pitti, <i>Storia fiorent.</i> L. II, p. 112.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note382">
-<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Perrens: <i>Jèrôme Savonarole</i>, 2 vol., tra le molte opere speciali
-di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — Più
-tardi P. Villari, <i>La storia di Girol. Savonarola</i>,
-(2 vol. in 8.º Firenze, Le Monnier).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note383">
-<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto
-restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere
-comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra
-avervi mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque
-dei fiorentini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note384">
-<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano
-donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla
-Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note385">
-<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Degli <i>impii astrologi</i> egli dice: <i>non è da disputar</i> (con
-loro) <i>altrimenti che col fuoco</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note386">
-<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello,
-presso Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note387">
-<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Col titolo: <i>De rusticorum religione</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note388">
-<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil
-genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note389">
-<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. II, esclama:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ista superstitio, ducens a Manibus ortum</p>
-<p class="i01">Tartareis, sancta de religione facessat</p>
-<p class="i01">Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella
-Marca contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa
-esplicita di <i>eresia ed idolatria</i>; tuttavia anche Recanati, che si
-arrese spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi
-erano stati adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto
-Pio II si parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate
-di nascita. <i>Aen. Sylv. Opera</i>:, p. 289. <i>Histor. rer. ubique</i> gestar.
-c. 12. — Il fatto più singolare accadde nel Foro romano sotto
-Leone X: per causa di una pestilenza fu sacrificato con solenni
-riti pagani un toro. Paul. Jov. <i>Histor</i>. XXI, 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note390">
-<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Sabellico, <i>De situ venetae urbis</i>. Bensì egli ricorda
-i nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo
-di <i>sanctus</i> o <i>divus</i>, ma adduce una quantità di reliquie con un
-certo senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle
-baciate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note391">
-<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De laudibus Patavii</i>, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note392">
-<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 408. — Egli non appartiene alla
-schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro,
-che vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note393">
-<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 352, e segg. <i>Verebatur Pontifex,
-ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur</i> etc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note394">
-<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe
-un bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. — Le
-catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche
-il Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: <i>velut ager Aceldama
-Sanctorum habita est</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note395">
-<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 905. Fu
-uno dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note396">
-<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, e segg. c. N. <i>Vita di Ghiberti.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note397">
-<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, III, 15 e 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note398">
-<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente in
-Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente
-conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a
-razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti
-tempi del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini,
-era sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle
-reliquie lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di
-sant'Antonio da Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco
-splende, oltre la santità, anche un raggio di celebrità storica.
-V. vol. I, pag. 198.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note399">
-<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto
-nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse
-l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa
-specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata
-Concezione (<i>Extravag. Comment</i> L. III, tit. XII). Per contrario
-può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente
-di san Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare
-nella Francia settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi
-fu ufficialmente permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII
-(Baluz. <i>Miscell</i>. III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto
-IV fondò per tutta la Chiesa la festa della Presentazione di
-Maria al Tempio, e quelle di sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem.
-<i>Ann. Hirsaug.</i> II, 518).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note400">
-<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni,
-<i>De sacris diebus</i>, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra,
-che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni
-rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti
-nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nunc autem, postquam penitus natura Satanum</p>
-<p class="i01">Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,</p>
-<p class="i01">Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos</p>
-<p class="i01">Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;</p>
-<p class="i01">Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum</p>
-<p class="i01">Marmora, et aeternae decora immortalia famae....</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note401">
-<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così Battista Mantovano si lagna di certi <i>nebulones</i> (<i>De
-sacr. dieb</i>. L. V), che non volevano credere all'autenticità del preziosissimo
-Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai
-disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente
-essere favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note402">
-<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di
-S. Bernardo: <i>Vergine Madre, figlia del tuo figlio</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note403">
-<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle <i>Opere</i>,
-p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione
-speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. <i>De morte Pii</i>, p. 656.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note404">
-<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi
-sonetti di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note405">
-<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. V, e specialmente il
-discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio lateranense,
-presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note406">
-<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monachi Paduani chron</i>. L. III, sul principio. Di questa
-pubblica penitenza vi si dice: <i>invasit primitus Perusinos, Romanos
-postmodum, deinde fere Italiae populos universos</i>. — Per
-converso Gugl. Ventura (<i>De gestis Astensium</i>, col. 701) chiama
-la processione dei Flagellanti <i>admirabilis Lombardorum commotio</i>,
-aggiungendo che alcuni eremiti aveano lasciato le loro
-solitudini per venire nelle città ed eccitarle a penitenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note407">
-<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note408">
-<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note409">
-<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle
-dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia
-e a Vienna sono annoverate nel <i>Diario ferrarese</i>, presso Muratori
-XXIV, col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in
-Terrasanta presso Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> L. V. Anche qui
-talvolta il movente è la sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo
-Frescobaldi, e di un suo compagno, che intorno al 1400
-volevano peregrinare in Terrasanta, il cronista Giovanni Cavalcanti
-(II, p. 478) dice: <i>stimarono di eternarsi nella mente degli
-uomini futuri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note410">
-<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 800.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note411">
-<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note412">
-<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Burigozzo, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 486. — Per la miseria della
-Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella
-(<i>De rebus nuper in Italia gestis</i>); nel complesso Milano
-non sofferse meno di quello che abbia sofferto Roma nel famoso
-Sacco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note413">
-<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La si chiamava anche <i>l'arca del testimonio</i>, e si era persuasi
-che la cosa era disposta <i>con gran misterio</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note414">
-<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323,
-326, 386, 401.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note415">
-<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a
-star bene con Iddio</i>, dice l'annalista.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note416">
-<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando
-di Perugia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note417">
-<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il cronista lo dice un <i>Messo dei Cancellieri del Duca</i>. Ma
-evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai
-preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note418">
-<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo»
-pag. 110.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note419">
-<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi
-si poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note420">
-<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio,
-<i>Nov.</i> 46, 48, 49.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note421">
-<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Decamerone</i>, I, <i>Nov.</i> 3. Egli pel primo nomina anche la
-religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una
-lacuna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note422">
-<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In bocca però del demonio Astarotte, <i>Canto</i> XXV, str. 231
-e segg. Cfr. str. 141 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note423">
-<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Canto</i> XXVIII, str. 38 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note424">
-<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Canto</i> XVIII, str. 112, sino alla fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note425">
-<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio,
-nella figura del principe Chiaristante, <i>Canto</i> XXI, str. 101 e segg.
-121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta
-per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di
-pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II,
-pag. 246).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note426">
-<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo
-anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia
-spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa
-90 anni prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237
-(ed. Londin. 1840, 405): <i>Epicureorum, qui opinantur animam
-corpore solutam in aerem evanescere, in auras affluere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note427">
-<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo
-libro di Lucrezio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note428">
-<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, VII, 67-96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note429">
-<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Purgatorio</i>, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei
-pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV,
-156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note430">
-<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX,
-col. 532.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note431">
-<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le
-altre quella di Ritter, <i>Stor. della filosofia</i>, vol. IX.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note432">
-<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jovii <i>Elogia liter.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note433">
-<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Codri Urcei opera</i>, colla sua <i>Vita</i> di Bartol. Bianchini, poi
-le sue <i>Lezioni filologiche</i>, p. 65, 151, 278, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note434">
-<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Animum meum seu animam</i>, differenza, colla quale allora
-la filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la
-teologia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note435">
-<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 311, <i>christianam fidem, si miraculis
-non esset approbata, honestate sua recipi debuisse.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note436">
-<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano
-sempre di nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non
-andavano esenti da osservazioni. Il Firenzuola (<i>Opere</i>, vol. II, p. 208,
-Nov. 10) si fa beffe dei francescani di Novara, che con danaro
-maliziosamente estorto vogliono costruire una cappella nella loro
-chiesa, <i>dove fosse dipinta quella bella storia, quando san Francesco
-predicava agli uccelli nel deserto, e quando ei fece la santa
-zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli portò i zoccoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note437">
-<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>,
-L. III c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note438">
-<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon</i>, presso Murat. XXIII, col. 915.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note439">
-<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato
-con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, <i>Storia della Chiesa</i>, II,
-IV, c. 154, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note440">
-<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De fortuna</i>. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note441">
-<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Aen. Sylvii, Opera</i>, p. 611.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note442">
-<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggius, <i>De miseriis humanae conditionis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note443">
-<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Caracciolo, <i>De varietate fortunae</i>, presso Murat. XXII, uno
-degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne
-è scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive
-v. pag. 201 e nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note444">
-<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leonis, Vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note445">
-<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. presso Murat. XXIII, col. 909: <i>monimentum
-hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae
-rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim
-praestiterunt</i>. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione
-sia stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti,
-o, come quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei
-fondamenti. In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea:
-la fortuna, per mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto
-al cronista, doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù
-di magìa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note446">
-<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quod ninium gentilitatis amatores essemus.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note447">
-<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli
-angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi
-più serii. — <i>Annal. Estens</i>. presso Murat. XX, col. 468; dove
-l'amorino o il putto ingenuamente è detto: <i>instar Cupidinis angelus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note448">
-<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>. III, 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note449">
-<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Macrob. <i>Saturn</i>. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti
-quivi ritualmente prescritti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note450">
-<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monachus Paduanus</i>, L. II, ap. Urstisius, <i>Scriptores</i>, I,
-p. 598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I,
-pag. 51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il
-Decembrio, presso Murat. XX, col. 1017.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note451">
-<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato
-Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente
-si allude ad un astrologo della città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note452">
-<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Hist. des scienc. mathémat.</i> II, 52, 193. In Bologna
-pare che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto
-dei professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile
-cattedra nella Sapienza romana sotto Leone X è nominata da
-Roscoe, <i>Leone X.</i> ed. Bossi, V, pag. 283.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note453">
-<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale
-e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche.
-Giov. Villani, VI, 81.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note454">
-<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De dictis etc. Alphonsi. Opera</i>, p. 493. Egli trovava che
-era <i>pulchrius, quam utile</i>. Platina <i>Vitae Pontiff</i>. p. 310. — Per
-Sisto IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note455">
-<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piero Valeriano, <i>De infelic. literat.</i>, parlando di Francesco
-Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione
-pubblicò molti segreti del Papa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note456">
-<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ranke, <i>R. Päpste</i>, I, p. 247.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note457">
-<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien
-menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo
-di Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale,
-lo si dice tedesco di nazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note458">
-<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firmicus Maternus, <i>Matheseos Libri</i> VIII, sulla fine del libro
-secondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note459">
-<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Presso il Bandello, III, <i>Nov.</i> 60 l'astrologo dì Alessandro
-Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la
-propria miseria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note460">
-<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro,
- quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora
-nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva
-provare, se la predizione era vera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note461">
-<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il
-figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita
-al capo, che gli era minacciata. <i>Vita di P. Capponi, Arch.
-Stor</i>. IV, II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi
-a pag. 82. — Il medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva
-di dover quandochessia annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò
-splendidi posti in Padova ed in Venezia. <i>Paul. Jov. Elogia
-literat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note462">
-<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in
-Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto,
-presso Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco
-Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo
-per lo meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio,
-fol. 221, 413.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note463">
-<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai
-potuto vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli <i>Annal.
-Foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista
-Alberti cerca di spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti.
-<i>Opere volgari</i>, Tom. IV, p. 314, ovvero <i>De re aedificat.</i>
-L. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note464">
-<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov.
-Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi
-vol. I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla
-poesia del più tardo medio-evo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note465">
-<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Annal. Foroliv.</i> l. c. — Filippo Villani, <i>Vite</i>. — Machiavelli,
-<i>Storie fiorent.</i> L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni
-che promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio
-e il libro sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento,
-faceva suonare la campana maggiore per la partenza. Però
-si conviene che egli talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre
-non previde la sorte del Montefeltro e la sua propria. Egli fu
-ucciso dai malandrini non lungi da Cesena, quando, reduce da
-Parigi e dalle università italiane, dove aveva insegnato, tornava
-a Forlì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note466">
-<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, XI, 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note467">
-<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De fortitudine</i>, L. I. — I primi Sforza come
-onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note468">
-<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. v. <i>Livianus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note469">
-<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che narra la cosa egli stesso. <i>Benedictus</i>, presso Eccard, II,
-col. 1617.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note470">
-<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo
-Nardi, <i>Vita di Ant. Giacomini</i>, p. 65. — Ciò si incontra non di
-rado anche in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia
-in Ferrara la mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa
-di velluto nero con segni astrologici ricamati in oro.
-<i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 305.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note471">
-<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Azario, presso il Corio, fol. 258.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note472">
-<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un
-astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò
-al sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna,
-«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto
-sangue cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore
-andamento della guerra civile francese. <i>Magn. chron. belgicum</i>,
-p. 358. Juvénal des Ursins ad a. 1396.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note473">
-<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose,
-nel 1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno
-<i>sine cruore, sed sola fama</i>, come nel fatto accadde.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note474">
-<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, L. III, cap. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note475">
-<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause,
-e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato
-qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli
-dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso
-del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, <i>Advers. astrol.</i> II, 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note476">
-<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV;
-secondo lo Scardeonio essi erano destinati <i>ad indicandum nascentium
-naturas per gradus et numeros</i>, principio più popolare
-di quello che noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia <i>à la portée
-de tout le monde</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note477">
-<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dell'Astrologia egli scrive (<i>Orationes</i>, fol. 35, <i>in nuptias</i>):
-<i>haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur</i>. — Un
-altro entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, <i>De
-dignitate urbis Bononiae</i>, (Murat. XXI, col. 1163).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note478">
-<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epp. seniles</i>. III, I, (p. 765), e in altri luoghi citati.
-La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra
-aver pensato ugualmente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note479">
-<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti nella <i>Novella</i> 151 mette in ridicolo le loro
-dottrine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note480">
-<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, I, X, 39.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note481">
-<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note482">
-<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche l'autore degli <i>Annales Placentini</i>, (Murat. XX,
-col. 931), quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del
-voi. I, si associa a questa polemica. Ma il passo è notevole sotto
-un altro punto di vista, cioè perchè contiene le opinioni di quel
-tempo sulle nove comete allor conosciute e chiamate ciascuna con
-un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, 67.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note483">
-<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>, L. III, dove anche in Leone stesso
-è visibile una credenza almeno nei pronostici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note484">
-<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jo. Pici Mirand. <i>Adversus astrologos Libri</i> XII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note485">
-<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo Paul. Jov. <i>Elogia literat. sub tit. Jo. Picus</i>, il suo
-effetto sarebbe stato <i>ut subtilium disciplinarum professores a
-scribendo deterruisse videatur</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note486">
-<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De rebus coelestibus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note487">
-<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la
-teoria di Dante nel principio del «Convito».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note488">
-<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una
-lettera a Ferdinando il Cattolico (Mai, <i>Spicil. roman</i>. vol. VIII,
-p. 226, dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in
-un'altra al Conte di Potenza (<i>ibid</i>. p. 539) dallo studio dei pianeti
-conclude, che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note489">
-<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, l. c. N. 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note490">
-<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio
-all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note491">
-<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Storie fiorent.</i> L. IV (p. 174). I presentimenti e le
-profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una
-volta in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV,
-43, 177.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note492">
-<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 208.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note493">
-<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III. p. 324, all'anno 1514.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note494">
-<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano
-l'anno 1515; cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta
-che nello scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi
-(in S. Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un
-cavallo; si portò la testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via
-il resto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note495">
-<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense</i>
-presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di
-quell'odio concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo.
-Cfr. col. 371.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note496">
-<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Conjurationis Pactianae Commentarius</i>, nelle Appendici al
-Roscoe, <i>Vita di Lorenzo.</i> — Del resto il Poliziano era almeno
-avverso all'astrologia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note497">
-<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 174. — Aen. Sylvius: <i>De Europa</i>,
-c. 53, 54 (<i>Opera</i>, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione
-di nuvole ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche
-faccia menzione delle sorti che vi vanno connesse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note498">
-<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 160; cfr. <i>Pausaniae</i>, IX, 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note499">
-<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di
-fuggir dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (<i>Aen</i>. III, vs. 44). — Cfr.
-Rabelais, <i>Pantagruel</i>, III, 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note500">
-<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo <i>splendor</i> o lo
-<i>spiritus</i> di Cardano e il <i>daemon familiaris</i> di suo padre, noi le
-lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 4, 38,
-47. Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri
-che egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli
-spettri nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il
-Murat. XX, col. 1016.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note501">
-<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Parte II, <i>Nov.</i> I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note502">
-<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 20. Veramente non era che un amante,
-il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo
-dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii;
-e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace
-di contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note503">
-<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 640. ad a. 1467. L'amministratore
-morì di spavento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note504">
-<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note505">
-<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' Vallombrosani,
-al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note506">
-<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano,
-non rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un
-uomo in un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur,
-II, § 171 (vol. I, p. 282).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note507">
-<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa,
-che intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni
-grandi di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava
-Rodogina. I particolari in Rabelais <i>Pantagruele</i>, IV, 58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note508">
-<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>Antonius</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note509">
-<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando di
-una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La
-legge colpisce quelle che <i>facciono le fature ovvero venefitie ovvero
-encantatione d'immundi spiriti a nuocere.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note510">
-<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. I, op. 46, <i>Opera</i>, p. 531 e segg. Invece di <i>umbra</i> a
-pag. 532 deve leggersi <i>Umbria</i>, e invece di <i>lacum</i> leggasi <i>locum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note511">
-<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Più tardi lo dice <i>Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives,
-tum potens.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note512">
-<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI
-non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena
-scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate,
-tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il <i>Dittamondo</i>,
-L. III, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note513">
-<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment.</i> L. I, p. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note514">
-<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benv. Cellini, L. I, cap. 65.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note515">
-<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>L'Italia liberata dai Goti, Canto</i> XXIV. Si può chiedere,
-se il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni
-ovvero se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca.
-Il medesimo dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello,
-Lucano (<i>Canto</i> VI), dove la maga tessala scongiura un
-morto per compiacere a Sesto Pompeo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note516">
-<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal.</i> Lib. V, tit. XII. Essa comincia: <i>Summis
-desiderantibus affectibus</i>, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso
-di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento,
-scompare affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente
-obbiettivo, di un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol
-persuadersi, come la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica
-sorgente di tutti questi delirii, tenga dietro, nelle Memorie di
-Jacopo du Clerc, al così detto processo contro i Valdesi tenuto in
-Arras nell'anno 1459. Soltanto dopo uno studio secolare di essi
-anche la fantasia popolare si persuase delle arti, colle quali in
-simili cose si era usati di procedere e che in allora nuovamente
-si riprodussero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note517">
-<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note518">
-<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per
-esempio, nell'<i>Orlandino</i>, cap. I, str. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note519">
-<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio il Bandello, III, <i>Nov.</i> 29, 52. Prato, <i>Arch.
-Stor.</i> III, p. 408. — Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> ap. Murat. XXIII,
-col. 897, parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un
-priore dell'ordine dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti:
-<i>cives Bononienses cum Daemonibus coire faciebat in specie
-puellarum</i>. Egli faceva dei veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro
-a ciò in Procop. <i>Histor. arcana</i>, c. 12, dove un lupanare
-vero è frequentato da un demonio, che getta gli altri frequentatori
-sulla pubblica via.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note520">
-<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle
-streghe, veggasi la <i>Macaroneide</i>, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono
-distesamente tutte le loro ribalderie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note521">
-<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>. Egli crede che le cortigiane
-apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano
-certe <i>malìe</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note522">
-<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Stor. fiorent.</i> II, p. 152.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note523">
-<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn.
-Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, cap. 39.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note524">
-<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal</i>. l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note525">
-<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Zodiacus, <i>Vitae</i>, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note526">
-<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. IX, 201 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note527">
-<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. X, 770 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note528">
-<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti
-sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche
-teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli
-scongiuri (<i>Morgante. Canto</i> XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che
-non si possa sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr.
-<i>Canto</i> XXI).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note529">
-<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua
-opera <i>De prodigiis</i> non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni
-d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però
-della prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione
-delle sue teorie al Sacco di Roma del 1527.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note530">
-<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo
-e forse mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno
-al 1440), il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli,
-non trova in Italia neanche un lontano riscontro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note531">
-<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. l'importante scritto di Roth <i>Virgilio Mago</i> nella «Germania»
-di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto dell'antico
-teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti pellegrinaggi
-alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono aver colpito
-la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio
-Turon. VIII, 33.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note532">
-<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uberti, <i>Dittamondo</i>, L. III, c. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note533">
-<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1,
-III, 1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr.
-Dante, <i>Inferno</i>, XIII, 146.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note534">
-<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giusta un frammento riportato dal Baluz. <i>Miscell.</i> IX, 119,
-una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra
-con quelli di Ravenna, <i>et militem marmoreum, qui juxta Ravennam
-se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum
-civitatem virtuosissime transtulerunt</i>. Probabilmente una
-figura simbolica anche questa del destino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note535">
-<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata
-negli <i>Annal. foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con
-molte amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani,
-<i>Vite</i>, p. 43.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note536">
-<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platina, <i>Vitae Pontiff</i>, p. 320: <i>veteres potius hac in re quam
-Petrum, Anacletum et Linum imitatus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note537">
-<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E che si sente, per esempio nel Suggero <i>De consecratione
-ecclesiae</i> (Duchesne, <i>Scriptores</i>, IV, p. 355) e nel <i>Chron. Petershusanum</i>,
-I, 13 e 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note538">
-<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. anche la <i>Calandra</i> del Bibbiena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note539">
-<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note540">
-<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. III, <i>Nov.</i> 29. Il negromante si fa promettere con solenni
-giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata
-sull'altare di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto
-deserta. — Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella
-<i>Macaroneide, Phantas.</i> XVIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note541">
-<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benv. Cellini, I. c. 64.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note542">
-<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, 143, <i>Vita di Andrea da Fiesole</i>. Era Silvio Cosini,
-il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti
-e simili sciocchezze».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note543">
-<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uberti, <i>il Dittamondo</i>, III, cap. I. Egli visita anche nella
-Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge:
-«A questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di
-Pilato, col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia
-continua e regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù
-con misterioso volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si
-alza un gran turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare
-i libri è, come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale
-diversa affatto dallo scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV
-l'ascendere al Monte di Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era
-cosa proibita «sotto pena della vita e della confiscazione dei beni»,
-come ce ne assicura il lucernese Diebold Schilling (pag. 67). Si
-credeva che nel lago, che è sul dosso del monte, vi fosse uno spettro,
-che doveva essere «lo spirito di Pilato». Quando lassù giungeva
-qualcuno e gettava qualche cosa nel lago, immediatamente
-sollevavansi turbini spaventosi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note544">
-<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De obsidione Tiphernatium</i> 1474. (<i>Rerum Italic. scriptores
-ex florent. codicibus</i>, Tom. II).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note545">
-<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di questa specie particolare di superstizione molto diffusa
-(intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco nell'<i>Orlandino</i>,
-cap. V, str. 60.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note546">
-<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elegia liter.</i> sub voce <i>Cocles</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note547">
-<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di
-ritratti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note548">
-<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non
-conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato
-alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di
-registrare il suo oroscopo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note549">
-<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. l. c. sub voce <i>Tibertus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note550">
-<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie
-della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>,
-cap. 57, 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note551">
-<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Hist. des sciences mathémat.</i> II, p. 122.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note552">
-<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Novi nihil narro, mos est publicus</i> (<i>Remed. utriusque
-fortunae</i>, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più
-vivacità e <i>ab irato.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note553">
-<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il passo principale presso Trithem. <i>Annal. Hirsaug.</i> II,
-pag. 286 e seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note554">
-<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Neque enim desunt</i>, dice Paul. Jov. <i>Elogia liter. sub voce
-Pompon. Gauricus</i>. Cfr. ibid. sub voce <i>Aurel. Augurellus. — Macaroneide,
-Chant.</i> XII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note555">
-<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ariosto, <i>Sonetto</i> 34.... <i>non creder sopra il tetto</i>. Il poeta
-riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione
-di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note556">
-<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor.</i> I, p. 273 e
-segg. — L'espressione solita era: <i>non aver fede</i>. Cfr. il Vasari, VII,
-p. 122, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note557">
-<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>Charon</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note558">
-<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae</i>, L. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note559">
-<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino,
-<i>Venezia</i>, L. XIII, p. 243.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note560">
-<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespas. Fiorentino, pag. 260.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note561">
-<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Orationes Philelphi</i>, fol. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note562">
-<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal.</i> L. V, tit. III, cap. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note563">
-<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ariosto, <i>Orl. furioso,</i> canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo:
-<i>Orlandino</i>, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo,
-membro dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza
-delle anime per glorificare la missione della casa d'Aragona.
-Roscoe. <i>Leone X</i>, ed. Bossi, II, p. 288.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note564">
-<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Orelli, <i>ad Cicer. de Republ</i>. L. VI. — Cfr. anche Lucan.
-<i>Pharsal</i>, IX, sul principio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note565">
-<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epp. famil</i>. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note566">
-<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fil. Villani, <i>Vite</i>, p. 15. Questo notevole passo, dove le opere
-meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: <i>che agli
-uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della
-terra, debitamente sieno date le stelle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note567">
-<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>. IV, 24 e segg. — Cfr. <i>Purgatorio</i>, VII, 28, XXII, 109.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note568">
-<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio
-dello scultore Nicolò dell'Arca:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant</p>
-<p class="i02"> Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-(Presso il Bursellis. <i>Annal. Bonon</i>. Murat. XXII, col. 912).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note569">
-<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel suo <i>Actius</i>, scritto più tardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note570">
-<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 13; <i>non poenitere ullius
-rei quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset</i>: senza
-di ciò io sarei stato l'uomo più infelice del mondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note571">
-<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi</i>, L. II, cap. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note572">
-<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Del governo della famiglia</i>, p. 114.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note573">
-<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio,
-che fa parte de' suoi <i>Coryciana</i> (v. vol. I, pag. 360, nota):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Dii. quibus tam Coryciùs venusta</p>
-<p class="i01">Signa, tam dives posuit sacellum,</p>
-<p class="i01">Ulla si vestros animos piorum</p>
-<p class="i08"> Gratia tangit,</p>
-<p class="i01">Vos jocos risusque senis faceti</p>
-<p class="i01">Sospites servate diu; senectam</p>
-<p class="i01">Vos date et semper viridem et Falerno</p>
-<p class="i08"> Usque madentem.</p>
-<p class="i01">At simul longo satiatus aevo</p>
-<p class="i01">Liquerit terras, dapibus Deorum</p>
-<p class="i01">Laetus intersit, potiore mutans</p>
-<p class="i08"> Nectare Bachum».</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note574">
-<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firenzuola. <i>Opere</i>, vol. IV, p. 147 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note575">
-<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nic. Valori; <i>Vita di Lorenzo</i>, passim. — La bella istruzione
-a suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, <i>Laurent. Adnot.</i>
-178 e nelle Appendici di Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note576">
-<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico.</i> — La sua <i>Deprecatio
-ad Deum</i>, nella <i>Deliciae poetar. italor</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note577">
-<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono i canti intitolati: l'<i>Orazione</i> (<i>Magno Dio, per la cui
-costante legge</i> ecc. presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, VIII, p. 120),
-l'<i>Inno</i> (<i>Oda il sacro inno tutta la natura</i> ecc. presso Fabroni,
-Laurent. Adnot. 9). L'<i>Altercazione</i> (<i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>,
-I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le altre
-poesie qui nominate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note578">
-<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo
-<i>Morgante</i> tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere
-specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso
-deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la
-più spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici
-di Lorenzo: i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati
-(v. pag. 301 e 306 nota) ne formano come il complemento.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***</div>
-</body>
-</html>
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@@ -1,11370 +0,0 @@
-The Project Gutenberg eBook of La civiltà del secolo del Rinascimento in
-Italia, Volume II, by Jacob Burckhardt
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II
-
-Author: Jacob Burckhardt
-
-Translator: Diego Valbusa
-
-Release Date: January 03, 2021 [eBook #64206]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni, Carlo Traverso and the Online Distributed
- Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was
- produced from images generously made available by The Internet
- Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL
-RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II ***
-
- LA CIVILTÀ
- DEL SECOLO
- DEL RINASCIMENTO
- IN ITALIA
-
-
- SAGGIO
- DI
- JACOPO BURCKHARDT
-
- TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA
- DAL PROFESSORE
- D. VALBUSA
- con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore
-
- VOLUME II
-
-
-
- IN FIRENZE
- G. C. SANSONI, EDITORE
- 1876
-
-
-
-
- In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno.
-
-
-
-
-PARTE QUARTA
-
-SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Viaggi degli Italiani.
-
-
- Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi.
-
-
-Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono il progresso,
-raggiunto un alto grado di sviluppo individuale ed educati alla scuola
-dell'antichità, gli Italiani si volgono ora alla scoperta del mondo
-esteriore e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte.
-Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne ora
-i progressi, che più convenientemente dovrebbero riserbarsi ad una
-trattazione speciale.
-
-Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane regioni noi
-non possiamo permetterci qui che alcune considerazioni generali. Le
-Crociate aveano aperto agli Europei paesi da lungo tempo sconosciuti,
-e risvegliato dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera.
-Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto si sia
-collegato con lo spirito d'investigazione scientifica o si sia posto
-del tutto al servigio di quest'ultima; ma non v'ha dubbio che ciò
-accadde in Italia assai per tempo e in modo più largo e compiuto, che
-non in qualsiasi altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani
-aveano preso una parte molto diversa da quella degli altri popoli
-d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali in oriente;
-e da tempo immemorabile il Mediterraneo aveva svolto negli abitatori
-delle sue rive tendenze affatto speciali, per cui avventurieri nel
-senso nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole,
-diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente famigliarizzati
-con tutti i porti orientali del Mediterraneo, accadde invece che
-i più intraprendenti si sentissero portati ad abbracciare la vita
-nomade e vagabonda dei viaggiatori arabi, che vi s'incontravano
-dappertutto, avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più
-o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi involti
-nelle correnti del mondo mongolico e furono portati sempre più innanzi
-sino ai piedi del gran trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico
-noi troviamo assai per tempo singoli Italiani associati a questa
-o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora sin dal
-XIII secolo trovarono le Canarie,[1] e genovesi pur furono quelli,
-che nello stesso anno 1291, quando appunto andava perduta Tolemaide,
-ultimo avanzo dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che
-si conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:[2] sotto
-questo riguardo adunque Colombo non fu il solo, ma il più grande in una
-schiera numerosa di Italiani, che navigarono in mari remoti al servizio
-delle potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già colui, che
-casualmente approda pel primo ad un paese, ma chi, dopo averlo cercato,
-lo trova, e se costui soltanto raccoglie la gloria di tutti gli sforzi
-de' suoi predecessori e acquista il diritto di portar pel primo la
-parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando anche si
-volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo in qualsiasi spiaggia,
-rimarranno pur sempre il popolo scopritore per eccellenza durante tutto
-il periodo ultimo del medio-evo.
-
-Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla storia speciale
-delle scoperte. Ma non per questo verrà mai meno l'ammirazione dovuta
-alla grandiosa figura del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un
-nuovo continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè dire: il
-_mondo è poco_, la terra non è così grande, come si crede. Mentre la
-Spagna dava all'Italia un Alessandro VI, l'Italia dava alla Spagna
-un Colombo: poche settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio
-1503), questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera agli
-ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai leggere senza un
-senso di profonda commozione. E in un codicillo, datato da Valladolid
-nel 4 maggio 1506, lascia egli «alla sua diletta patria, la repubblica
-di Genova», quel libro di preghiere, che gli fu regalato da papa
-Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto nel carcere, nelle
-lotte e in ogni specie di avversità». Si direbbe quasi che con ciò
-il grand'uomo avesse avuto in mira di diffondere un ultima aureola di
-perdono e di pace sull'abborrito nome dei Borgia.
-
-
-La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto ai viaggi degli
-Italiani, ci si impone altresì, per l'indole del nostro lavoro,
-rispetto allo sviluppo che ebbe presso di loro l'esposizione dei
-dati e delle dottrine geografiche, ossia riguardo alla parte, che
-essi presero al progressivo allargarsi della cosmografia. Ma anche
-un semplice confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli
-mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. Dove,
-fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, avrebbesi potuto trovare in
-un uomo solo tante cognizioni geografiche, statistiche e storiche,
-quante si riscontrano in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto
-larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro cosmografico,
-ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli egli descrive con sempre
-uguale maestria paesi, città, costumi, industrie prodotti, condizioni
-politiche e costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla
-fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che ha attinto dai
-libri si nota generalmente una certa fiacchezza e quasi perplessità.
-Anche il breve schizzo,[3] che egli ci dà di una vallata del
-Tirolo, dove Federigo III gli conferì una prebenda, non lascia senza
-osservazione nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela nel
-suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva e comparativa,
-quale soltanto poteva avere un connazionale di Colombo, nutrito di
-buoni studi. Mille altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò
-che egli vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso a
-darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo e il tempo la
-domandavano.
-
-Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta[4] il voler
-distinguere con precisione ciò che si deve riguardare come un portato
-degli studi dell'antichità da ciò, che è da ascrivere al genio speciale
-degli Italiani. Essi considerano e trattano le cose di questo mondo
-da un punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere esattamente
-gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia un popolo semi-antico
-e perchè le loro condizioni politiche ve li predispongono; ma non
-sarebbero così rapidamente giunti ad un tal grado di maturità, se gli
-antichi geografi non avessero già loro additato la via. Incalcolabile
-da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie italiane
-già esistenti sullo spirito e sulle tendenze dei viaggiatori e degli
-scopritori. Anche il semplice dilettante di una scienza, quale,
-ad esempio, sarebbe Enea Silvio, se per un momento lo si volesse
-collocar tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino
-prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il nuovo terreno
-indispensabile di una opinione pubblica prevalente, di un preconcetto
-favorevole ad una impresa. Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo
-dello scibile sanno valutare tutta l'importanza del servigio, che con
-ciò vien reso agli arditi loro concepimenti.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Le scienze naturali in Italia.
-
- Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza
- della Chiesa. Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori
- del giardinaggio. — Zoologia: i serragli. — Il seguito di
- Ippolito de' Medici; gli schiavi.
-
-
-Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo delle scienze
-naturali, noi non possiamo far altro che rinviare il lettore ai
-trattati speciali, fra i quali non ci è nota che l'opera evidentemente
-troppo superficiale e dogmatica del Libri.[5] La contesa sulla priorità
-di singole scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo
-del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è possibile
-che sorga un uomo, il quale, fornito di una cultura assai limitata,
-per irresistibile impulso si getta in braccio all'empirismo e, per
-una felice disposizione naturale, fa progressi maravigliosi. Tali
-furono Gerberto di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù,
-si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere del loro
-tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima dello scopo, che
-avevano in vista. Una volta squarciato il velo dell'errore, tolto il
-fascino delle tradizioni, e dell'autorità delle scuole e superato quel
-religioso terrore che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono
-d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa quando lo
-spirito d'osservazione e d'investigazione della natura è privilegio
-speciale di un popolo intero, e conseguentemente lo scopritore non
-è nè minacciato, nè condannato al silenzio, ma può anzi contare sul
-consenso e sul favore universale. E in tali condizioni pare essersi
-trovata appunto allora l'Italia.[6] Non senza orgoglio i naturalisti
-italiani additano le prove e gl'indizi, pei quali non si può dubitare
-dell'empirismo di Dante nello studio della natura.[7] Intorno a certe
-singole scoperte o priorità nella menzione di speciali fenomeni,
-che essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio;
-ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso dinanzi alla
-grande potenza di osservazione, che traluce da tutte le sue immagini
-e similitudini. Più assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse
-appariscono in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, che
-dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice studio di ornamento,
-ma per porgere un'idea quanto più sia possibile adeguata di ciò che
-vuol dire. Nell'astronomia poi egli dà prove di cognizioni affatto
-speciali, quantunque non si debba disconoscere che molti di quei passi
-del suo gran poema che ora destano stupore, in allora fossero intesi
-universalmente. Dante infatti, senza tener conto della sua erudizione,
-si fonda sopra un'astronomia popolare molto diffusa al suo tempo e
-che gli Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato
-già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere e del tramontare
-delle costellazioni non è oggidì più necessaria per l'uso introdotto
-degli orologi e dei calendari, e con essa andò perduto anche tutto
-quell'interesse, che il popolo era solito di prendere per tanti altri
-fatti astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli insegnamenti
-per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che Dante non sapeva, che cioè la
-terra si gira intorno al sole; ma, fatta eccezione degli uomini della
-scienza, l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo alla
-più completa indifferenza.
-
-Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali deviò poscia
-l'astronomia, non provano nulla contro le tendenze empiriche degli
-Italiani d'allora; esse non furono che attraversate e vinte per un
-momento dalla smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di
-questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo a studiare
-il carattere morale e religioso della nazione.
-
-
-Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era mostrata quasi
-sempre assai tollerante, ed anche contro la schietta investigazione
-della natura essa non procedette mai con rigore, se non quando le
-accuse — vere o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e di
-negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. Ma la questione,
-che importerebbe risolvere, sarebbe propriamente di sapere sino a qual
-punto ed in quali casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte
-i francescani, abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità
-delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia abbiano
-continuato a condannare, sia per connivenza verso i nemici degli
-accusati, sia per tacita avversione contro lo studio della natura in
-generale e più specialmente poi contro ogni esperimento scientifico.
-Quest'ultimo caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe pressochè
-impossibile l'addurne le prove. Ciò che può aver cagionato nel nord
-simili persecuzioni, l'opposizione ostinata del sistema ufficiale della
-scienza fisica accettato dagli scolastici contro i novatori, come tali,
-non potrebbe quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si
-sa che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) non cadde
-vittima che dell'invidia collegiale di un altro medico, che lo accusò
-presso l'Inquisizione di eresia e di magia,[8] ed altrettanto si può
-supporre anche rispetto al suo contemporaneo padovano, Giovannino
-Sanguinacci, perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma
-questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. Per ultimo non
-bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, come inquisitori,
-non ebbero mai tanta potenza, come nei paesi settentrionali; sì i
-tiranni, che le repubbliche più d'una volta nel secolo XIV diedero
-prove tali di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice
-investigazione della natura, ma molte altre cose ben più rilevanti
-andarono impunite. Ma quando, col secolo XV, l'antichità prevalse in
-tutti i rapporti della vita, la breccia aperta nel vecchio sistema
-s'allargò in favore d'ogni specie di indagine profana, con questo
-però che l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò allo
-studio empirico della natura.[9] In mezzo a ciò si risveglia pur sempre
-qua e là di nuovo l'Inquisizione e punisce o manda al rogo qualche
-medico, perchè bestemmiatore e negromante, nè, in tali casi, si può mai
-dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto motivo della
-condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, sul finire del secolo XV
-l'Italia con Paolo Toscanelli, Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era
-senza paragone il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di
-scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si riconoscevano
-suoi discepoli, non esclusi nemmeno il Regiomontano e il Copernico.
-
-
-Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso alle scienze
-naturali si ha anche nello zelo, con cui si cercò assai per tempo
-di mettere insieme delle collezioni per lo studio comparativo delle
-piante e degli animali. Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto
-di essere stata la prima a possedere orti botanici, sebbene parrebbe
-che in sulle prime essi non esistessero che con intenti di pratica
-utilità, e d'altronde sia anche discutibile il vanto di priorità,
-ch'essa si arroga. Senza paragone più importante invece è il fatto,
-che tanto i principi, quanto i ricchi privati, nel mettere insieme
-i loro giardini di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far
-collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di specie diverse.
-Così nel secolo XV il magnifico giardino di villa Careggi dei Medici ci
-vien dipinto pressochè come un orto botanico,[10] ricco di innumerevoli
-specie di alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo
-XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio nella campagna
-romana,[11] non lungi da Tivoli, dove erano siepi di rose d'ogni
-specie, alberi d'ogni sorta, piante fruttifere di tutte le possibili
-varietà e un grande orto con venti specie di uve. Qui evidentemente
-si ha qualche cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali
-universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini di tutti i
-castelli e dei conventi degli altri paesi d'occidente: oltre ad una
-cultura assai progredita delle piante fruttifere pei vantaggi che se ne
-ritraggono, si vede un interesse speciale per le piante in sè medesime,
-per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia dell'arte c'insegna
-come solo più tardi questa passione delle collezioni fece luogo alle
-esigenze del gusto architettonico pittoresco.
-
-
-Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non si può immaginare
-scompagnato da uno spirito superiore d'osservazione. Il facile
-trasporto dai porti meridionali ed orientali del Mediterraneo e le
-condizioni favorevoli del clima italiano rendevano possibile l'acquisto
-delle maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando in
-quando ne facevano i Sultani.[12] L'animale preferito tanto nelle
-repubbliche, che nei principati è di regola il leone, anche se non
-figuri nel loro stemma, come era appunto il caso di Firenze.[13] Le
-tane, dove si tenevano rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in
-prossimità di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; quelli
-di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. Infatti questi animali
-si adoperavano talvolta per l'esecuzione delle sentenze capitali
-in affari politici,[14] e tenevano inoltre vivo nel popolo un certo
-rispettoso spavento. Di più, il loro contegno si aveva in conto di un
-misterioso pronostico: la loro fecondità si riguardava come un segno
-d'imminente prosperità generale, ed anche Giovanni Villani non crede
-di derogare alla propria dignità notando di avere assistito di persona
-al parto di una leonessa.[15] I lioncelli usavasi di regalarli alle
-città e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio al
-valore.[16] I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei leopardi,
-pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito domatore.[17] Borso da
-Ferrara faceva combattere i suoi leoni con tori, orsi e cinghiali.[18]
-
-Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti di necessario
-lusso, in parecchie corti principesche dei veri serragli. «Alla
-magnificenza di un gran, signore, scrive Matarazzo, s'appartiene di
-possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì
-buffoni, cantanti e bestie feroci».[19] Il serraglio di Napoli al tempo
-di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di
-Bagdad, a quanto sembra.[20] Filippo Maria Visconti possedeva non solo
-dei cavalli, che vennero pagati 500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno,
-e pregiatissimi cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire da
-diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi uccelli da caccia,
-che avea fatto raccogliere in tutto il settentrione, non gli costava
-meno di 3000 ducati d'oro ogni mese.[21] Emanuele il grande, re di
-Portogallo, sapeva bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando
-gli mandò un elefante ed un rinoceronte.[22] E per tal modo si veniva
-ponendo le basi della scienza zoologica e della botanica.
-
-Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi dall'allevamento
-delle razze cavalline, delle quali quella mantovana di Francesco
-Gonzaga passava per la prima d'Europa.[23] L'uso di attribuire un
-pregio speciale a certe razze è certamente tanto antico, quanto l'arte
-del cavalcare, e la produzione artificiale di razze ibride deve essere
-stata comune specialmente sin dal tempo delle Crociate; ma, quanto
-all'Italia, la conquista dei premi nelle corse, che si davano in
-qualunque città di qualche importanza, era il movente più efficace
-per cercarvi la produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma
-celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano gl'infallibili
-corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, anche i più nobili cavalli
-da battaglia, e in generale cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti
-a gran signori, si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga
-teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e d'Irlanda,
-nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, per avere quest'ultime,
-egli coltivava costantemente l'amicizia dei Gransultani. Tutte le
-varietà furono quivi tentate per produrre quanto più si potesse di
-eccellente e di perfetto.
-
-
-Ma a questo tempo non mancò neanche quello che si direbbe un serraglio
-d'uomini: il celebre cardinale Ippolito de' Medici,[24] figlio bastardo
-di Giuliano duca di Nemours, manteneva nella strana sua corte una
-schiera di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti ed
-erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la razza, alla quale
-appartenevano. Qui infatti si vedevano incomparabili volteggiatori
-di puro sangue moresco tolti alle regioni settentrionali d'Africa,
-arcieri tartari, lottatori negri, palombari indiani e turchi, che tutti
-insieme, specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale.
-Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), questa turba
-svariata ne portò a spalle la salma da Itri a Roma, e al lutto generale
-della città per la perdita di un signore così liberale confuse le sue
-nenie funebri, espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime
-gesticolazioni.[25]
-
-Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani nello studio
-delle scienze naturali e della varietà e ricchezza dei prodotti della
-natura in generale, non sono che cenni imperfettissimi del molto di
-più, che potrebbe dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore,
-sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto di lasciare in
-questa parte del suo libro; ma egli non esita a confessare che di molte
-delle opere speciali, che potrebbero abbondantemente riempirla, non ha
-potuto vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Scoperta del Bello nel paesaggio.
-
- Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni
- alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola
- fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni.
-
-
-Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche un'altra maniera
-di accostarsi alla natura, ed in un senso affatto particolare. Gli
-Italiani sono i primissimi fra i moderni, che intravidero e gustarono
-il lato estetico del paesaggio.[26]
-
-Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo e complicato
-svolgimento della cultura, e la sua origine è assai difficile da
-rintracciare, in quanto che un sentimento segreto di questa specie
-può esistere da lungo tempo, prima che si manifesti nella poesia e
-nella pittura e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. Presso
-gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si restrinsero alla
-rappresentazione di tutto il ciclo della vita umana, prima di passare e
-descrivere quella della natura, e quest'ultima rappresentazione rimase
-pur sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, da Omero
-in poi, in un numero grandissimo di espressioni e di versi apparisca
-evidente l'impressione sempre più forte, che la natura veniva facendo
-sull'uomo. Più tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro
-signorie sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con sè una
-naturale predisposizione a sentire altamente il lato spirituale della
-scena campestre, e quand'anche il Cristianesimo le abbia costrette
-per un certo tratto di tempo a non vedere nelle fonti e nei monti,
-nei laghi e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti
-falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo stadio di transizione
-fu presto assai da esse superato. Egli è un fatto che ancora nel colmo
-del medio-evo, intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento
-schietto e profondo del mondo esteriore, che si manifesta chiaramente
-nei canti dei menestrelli delle diverse nazioni.[27] Da essi traspare
-un vero entusiasmo pei fenomeni più semplici, quali l'apparir della
-primavera e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi.
-Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i loro personaggi, i
-crociati, che pur corsero tanta parte di mondo, in quei canti quasi non
-figurano più come tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio
-ci descrive con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature dei
-guerrieri, non è che imperfettissima nella descrizione dei luoghi, e
-il grande Volframo di Eschenbach ci dà appena un'immagine sufficiente
-della scena, nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti
-infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante d'ogni
-paese abitasse o avesse visitato e conoscesse perfettamente migliaja e
-migliaja di castelli situati nelle posizioni le più pittoresche. Anche
-nelle poesie degli _scolari vaganti_ (v. pag. 235) manca il senso della
-prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre invece le cose
-vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza di colorito, che non se
-ne trova riscontro in nessun menestrello della Cavalleria. Infatti dove
-trovare una descrizione della foresta d'amore simile a questa, che noi
-crediamo di un poeta italiano del secolo XII?
-
- Immortalis fieret
- Ibi manens homo:
- Arbor ibi quaelibet
- Suo gaudet pomo:
- Viae myrrha, cinnamo
- Fragrant et amomo —
- Conjectari poterat
- Dominus ex domo[28] ecc.
-
-Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da lungo tempo
-monda e purificata da ogni influsso di potenze soprannaturali. San
-Francesco d'Assisi nel suo Inno al sole loda il Signore non per altro,
-che per la creazione delle luci del cielo e dei quattro elementi.
-
-Ma le prove più convincenti della profonda impressione esercitata
-dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano con Dante. Egli ci ritrae
-al vivo in poche linee non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar
-della marina sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar le
-selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti coll'unico
-intento di goder grandiose prospettive[29], uno dei primi o il primo
-forse, dopo i poeti antichi, che abbia sentito la bellezza di tali
-spettacoli. Il Boccaccio lascia indovinare, più che non descriva
-egli stesso, quanta sia l'impressione che fanno su lui le scene della
-natura; tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere
-qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, se non altro,
-avrà esistito nella sua fantasia.[30] Con coscienza poi ancor più
-compiuta il Petrarca, uno dei primi uomini perfettamente moderni,
-mostra l'importanza delle grandi scene della natura per un anima
-sensitiva. Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le
-letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco della
-natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi _Tableaux de la nature_ i
-quadri descrittivi più perfetti che esistano, Alessandro Humboldt, non
-s'è mostrato del tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che,
-anche dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche cosa da
-aggiungere.
-
-Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si vuole che a
-lui si debba la primissima carta d'Italia,[31] — e nemmeno ripetè
-semplicemente quanto avevano detto gli antichi,[32] ma il vero aspetto
-della natura trovò nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli
-spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale occupazione:
-associando l'una cosa coll'altra, s'intende assai facilmente quel
-desiderio di solitudine erudita, che lo incatena a Valchiusa ed
-altrove, e le sue fughe periodiche dal suo secolo e dal mondo.[33]
-Gli si farebbe un gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa
-potenza descrittiva della natura si volesse inferire in lui una certa
-mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso golfo della
-Spezia e di Porto Venere, per esempio, ch'egli innesta sulla fine del
-sesto canto dell'«Africa», e che non fu mai fatta da nessuno nè degli
-antichi, nè dei moderni,[34] non è, a dir vero, niente più che una
-semplice enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che risulta
-dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare l'importanza
-pittoresca di un sito dalla sua utilità.[35] In occasione della sua
-dimora nei boschi di Reggio, l'improvviso spettacolo di un grandioso
-paesaggio agisce talmente su lui, che egli continua una poesia da
-lunghissimo tempo interrotta.[36] Dove però il suo entusiasmo raggiunge
-il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte Ventoux, non lungi da
-Avignone.[37] Un vago desiderio di godere un ampio orizzonte s'esalta
-in lui sino al punto di una vera passione alla lettura accidentale
-di quel passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo di
-Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. Egli pensa fra sè:
-come non sarà da scusare in un giovane di condizione privata ciò che
-non si biasima nemmeno in un vecchio re? Infatti il salire alle cime
-di un monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza inaudita a
-quanti lo circondavano, nè certo era il caso di pensare a trovar amici
-o conoscenti che lo accompagnassero. Il Petrarca non prese adunque
-con sè che il minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in
-avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre con costoro
-avea cominciato già la salita, un vecchio pastore lo scongiurava
-di tornar sui suoi passi: aver egli pure, un cinquant'anni innanzi,
-fatto un simile tentativo, ma non averne riportato altro, fuor che
-le membra rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno
-essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non si lasciano atterrire
-per questo, e tra indicibili stenti s'avanzano ognor più, sinchè si
-trovano colle nuvole sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli
-è vero bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno
-ad una descrizione della prospettiva che si apre loro dinanzi; ma
-ciò non accade già perchè il poeta sia rimasto freddo e insensibile
-a quella vista, bensì invece, perchè l'impressione fu troppo forte in
-lui. In quell'altezza solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti
-i fantasmi e le follie della sua vita passata: egli si rammenta come
-per l'appunto dieci anni prima era partito ancor giovane da Bologna,
-e volge uno sguardo d'ansioso desiderio all'Italia; per ultimo apre un
-libriccino, che s'era preso a compagno di quel viaggio, le confessioni
-di S. Agostino, e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel passo
-del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini se ne vanno attorno
-e ammirano l'altezza dei monti e l'ampiezza dei mari e il romorio dei
-torrenti e il corso dei pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di
-sè medesimi». Suo fratello, al quale egli legge queste parole, non sa
-comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente il libro e se ne
-stia meditando in silenzio.
-
-
-Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio degli Uberti
-nella sua cosmografia,[38] scritta in versi rimati (v. vol. I, pag.
-240), descrive la vasta prospettiva che si gode dal monte Alvernia, con
-quella freddezza che è propria d'un geografo e di un antiquario, ma al
-tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue il testimonio
-oculare. Egli deve però aver ascese cime ancora più elevate, perchè
-conosce fenomeni, che non si possono osservare se non a più di 10,000
-piedi sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento
-degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo guarisce il suo
-mitico duce, Solino, con una spugna intrisa in una particolare essenza.
-Del resto, non v'ha dubbio che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo,
-delle quali pure egli parla,[39] non sono che prette finzioni.
-
-
-Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri della scuola
-fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, strappano interamente alla
-natura il suo velo e ne rubano la vera immagine. Ma il loro paesaggio
-non si ferma lì, nè è soltanto una naturale conseguenza del loro
-sforzo di presentare in generale un riflesso della realtà; esso ha
-già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè tuttavia in modo
-ancora convenzionale. L'influenza di questo paesaggio su tutta l'arte
-occidentale è innegabile, e non poterono quindi non risentirla anche
-gli artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo
-genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò a distoglierli dalla
-via, che s'erano tracciata essi stessi.
-
-
-Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, la voce di Enea
-Silvio è una delle più autorevoli del tempo. Quand'anche non si volesse
-tenere alcun conto di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti
-a confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine di quel
-tempo e della sua cultura spirituale si trovi così viva ed intera, e
-che assai pochi altresì s'accostarono, al pari di lui, al tipo normale
-dell'uomo del Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente,
-anche dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai con piena
-giustizia sino a che si porranno a base del giudizio le lagnanze della
-Chiesa tedesca defraudata, colpa le di lui oscillazioni, del tanto
-invocato Concilio.[40]
-
-Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per essere stato il
-primo non solamente a sentire la magnificenza del paesaggio italiano,
-ma anche a descriverla sin nelle più minute particolarità con vero
-entusiasmo (v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana
-meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe in modo
-speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare i suoi ozi nella
-migliore stagione dell'anno in escursioni campestri più o meno lunghe.
-Ora almeno la podagra, di cui era affetto da lunghissimo tempo, non
-gli era più un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva
-trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano
-quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta della natura
-e dell'antichità e appassionato pei modesti, ma eleganti edifizi,
-apparirà quasi un santo. Ed egli stesso nello splendido e vivace latino
-de' suoi Commentari ci ha lasciato la più veridica testimonianza di
-quanto in tali piaceri si sentisse felice.[41]
-
-Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto quello di qualsiasi
-uomo moderno. Egli si sente rapito in una specie di estasi dinanzi
-alla grandiosa magnificenza della scena, che si gode dal più alto
-dei monti Albani, il monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia
-del territorio a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello sino
-all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese che contiene le
-rovine delle antichissime città, coi profili dei monti dell'Italia
-di mezzo, con le grandiose foreste tutto all'intorno verdeggianti
-nelle pianure e coi laghi delle montagne, che l'illusione fa credere
-vicini. Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che
-sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti di ulivi, con
-la prospettiva delle lontane foreste e della valle del Tevere, dove
-brulicano d'ogni parte i castelli e le piccole borgate poste lungo
-le sponde del fiume. Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a
-Siena colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina è
-la sua patria, e ad esso quindi si volgono con predilezione speciale
-le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo altresì nel rilevare le
-più minute particolarità pittoresche, come, per esempio, quando
-descrive quella lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena,
-e che è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate da
-vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, dove tra gli scogli
-verdeggiano perpetuamente le quercie, rallegrate del continuo dal canto
-dei tordi». Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi,
-seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, egli sente
-che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un poeta, egli è certamente
-questo «segreto asilo di Diana». Spesse volte si sa aver egli tenuto il
-concistoro e fatta la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto
-quegli antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli ulivi,
-sedendo su un verde prato o presso il zampillo di qualche fontana.
-Alla vista di una gola montuosa, che si va restringendo e sulla quale
-arditamente si stende in arco un ponte, si risveglia immediatamente in
-lui il suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, che non
-lo interessi vivamente colla perfezione e specialità caratteristica,
-che le è propria: i campi azzurri di lino mollemente ondeggianti, il
-giallo della ginestra che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi
-di qualsiasi specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli sembrano
-miracoli di natura.
-
-Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, dove salì
-nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa infocata rendevano
-assolutamente inabitabile la pianura. A metà dell'altezza del monte,
-nell'antico convento longobardo di S. Salvatore, fermò egli colla
-Curia la sua residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul
-dirupato pendio, si domina tutta la Toscana meridionale e si veggono
-in lontananza le torri di Siena. Egli non salì sino alle più alte
-cime del monte, ma vi salirono i suoi seguaci, ai quali si unì anche
-l'oratore veneziano, e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra
-addossati l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche
-popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran lontananza, oltre il
-mare, le due isole di Corsica e di Sardegna.[42] In quella deliziosa
-frescura, all'ombra delle annose querce e de' castagni, sul verde
-smalto dell'erba, dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun
-insetto o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì più
-felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni determinati, egli
-cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,[43] _novos in convallibus
-fontes et novas inveniens umbras, quae dubiam facerent electionem._ —
-In tali circostanze gli accadde anche una volta di vedere la caccia
-che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu visto fuggire sul
-monte difendendosi del suo meglio colle unghie e colle corna. Sulla
-sera il Papa soleva sedere nel piazzale del convento dal lato che
-prospetta la valle del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli
-ragionamenti. I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare,
-riferivano che alle falde del monte il caldo era insopportabile, e che
-la campagna arsa e deserta rendeva immagine di un vero inferno, al cui
-paragone il monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi
-una dimora di paradiso.
-
-In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione od influenza
-antica. E, ammesso anche che gli antichi abbiano anch'essi sentito
-a quel modo, certo è che le poche espressioni di qualche scrittore,
-che Pio può benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser
-quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo entusiasmo.[44]
-
-Il secondo periodo di splendore, che sul finire del secolo XV e sul
-principiare del XVI ebbe la poesia italiana accanto alla latina, che
-era pur sempre in fiore, ci somministra prove in gran numero della
-forte impressione prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a
-convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel tempo. Ma vere
-descrizioni di grandiosi prospetti campestri non s'incontrano quasi
-mai, appunto perchè e la lirica e l'epopea e la novella avevan ben
-altro a fare in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano
-i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente possono, e
-senza tirarli, col mezzo di lontananze e di prospettive, a contribuire
-all'effetto,[45] che deve uscir tutto intero dai personaggi e
-dall'azione. Questo sentimento sempre crescente della natura trova
-un'espressione molto più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi
-e di lettere.[46] Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra
-il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso s'è
-imposto: nelle novelle non mai una parola più del necessario per
-designare i luoghi, dove si compiono gli avvenimenti;[47] nelle dediche
-invece, che precedono ciascuna novella, ampie e particolareggiate
-descrizioni dei medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i
-dialoghi e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover
-nominare l'Aretino,[48] come colui che forse fu il primo a descrivere
-minutamente qualche splendido effetto di luce e di ombre nelle ore del
-tramonto.
-
-Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare intreccio
-di vita sentimentale con graziose pitture di scene naturali, quasi
-altrettanti quadretti di genere. Tito Strozza descrive (intorno al
-1480) in una elegia latina[49] la dimora della sua innamorata: una
-vecchia casetta, rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi
-dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una cappella
-assai malconcia dalla violenza delle piene del Po, che vi scorre in
-vicinanza: poco lungi di là la casa del cappellano, che coltiva i suoi
-sette magri jugeri di terreno con una coppia di buoi presi a prestito.
-Queste non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno tra
-gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto sentimento moderno,
-al quale, sulla fine di questa parte del nostro lavoro, troveremo far
-degno riscontro una altrettanto semplice e schietta descrizione della
-vita campestre.
-
-Ora si suol dire comunemente che anche i grandi maestri tedeschi dei
-primi anni del secolo XVI seppero talvolta rappresentare egregiamente
-tali scene naturali, come fece, per esempio, Alberto Durer nella
-celebre sua incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore,
-cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi quadri
-in via complementare e accessoria, ed altro che un poeta, avvezzo
-di solito a spaziare nelle idealità o a vivere artificialmente nella
-mitologia, discenda nella realtà per un intimo impulso suo proprio e
-senta il bisogno di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo,
-tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, sta tutto
-in favore dei poeti italiani.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Scoperte sull'uomo.
-
- Espedienti psicologici; i temperamenti.
-
-
-A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del
-Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e
-la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima
-essenza e le manifestazioni esteriori.[50]
-
-Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo
-sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di
-questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili.
-Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza,
-che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi
-fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica
-letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare
-l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli
-uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento
-intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento
-non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione.
-
-I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi.
-Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci
-accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni,
-e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato
-quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di
-scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo
-lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno,
-che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al
-tempo spetta di vedere e di giudicare.
-
-Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò
-dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso
-avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto
-di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione.
-L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei
-quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente
-ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si
-mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile
-nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti
-pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa
-strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai
-non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la
-poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar
-tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale,
-quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non
-sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un
-osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente
-VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio
-giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento
-collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo
-che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il
-ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che
-oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce
-un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali
-espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di
-preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per
-manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e
-bizzarre di un altro tempo.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.
-
- Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante
- e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca
- pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la
- Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della
- rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. —
- Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. —
- Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci
- e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto
- e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come
- antitesi.
-
-
-Nel campo della libera rappresentazione dello spirito ci si fanno
-incontro per primi i grandi poeti del secolo XV.
-
-Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei due secoli
-precedenti noi ci facciamo a raccogliere le gemme le più preziose,
-avremo un complesso di splendide divinazioni e singole pitture
-d'affetti, che a prima vista potranno far parere assai disputabile
-il primato, cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle
-produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo col suo
-poema «Tristano ed Isolda» ci offre il quadro di una passione, che ha
-dei tratti che non moriranno mai. Ma queste gemme nuotano in un mare
-di convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo lontane
-dal dare una completa rappresentazione obbiettiva dell'uomo interiore e
-delle sue potenze morali.
-
-Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva nella poesia
-cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi trovatori. Furono questi
-che crearono la _canzone_ propriamente detta, la quale nelle loro
-mani procede artificiosa e stentata, al pari di qualsiasi canto dei
-menestrelli settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il
-solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione sociale
-alla quale appartiene il poeta.
-
-Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un avvenire proprio
-e speciale della poesia italiana, e che non si possono al tutto
-riguardare come prive di una certa importanza, specialmente se la
-questione sia soltanto di pura forma.
-
-Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), che nelle canzoni
-rappresenta la solita maniera dei trovatori, derivano i primi _versi
-sciolti_ che si conoscano,[53] e in questa apparente assenza di
-forme trovasi espressa d'un tratto una vera e reale passione. È una
-volontaria rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza
-che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî più
-tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi ancora colla pittura a
-tempra, dalle quali sono banditi i colori e l'effetto risulta soltanto
-dal movimento delle ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur
-tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano il primo passo
-verso un indirizzo del tutto nuovo.[54]
-
-Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del secolo XIII,
-una delle molte forme ritmiche rigorosamente ripartite in strofe,
-che l'occidente allora inventò, va diventando per l'Italia la forma
-normale prevalente: il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il
-numero dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,[55] sino
-a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. Questa è la
-forma, nella quale da principio si fonde ogni elevato pensiero lirico
-e contemplativo e, più tardi, ogni concetto possibile, per guisa che
-i madrigali, le sestine e perfin le canzoni, accanto ad essa, non
-tengono più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si sono
-in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora sul serio, di
-questo inevitabile modello, di questo letto di Procuste, che obbliga
-a torturare nelle morse de' suoi quattordici versi i pensieri e gli
-affetti. Ma non mancarono e non mancano tuttavia anche quelli, che
-amano invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per depositarvi
-vuote reminiscenze e oziose tiritere senza serietà e senza senso.
-Questo spiega perchè abbondino tanto i futili e cattivi sonetti e vi
-sia tanta penuria di buoni.
-
-Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto sia stato un
-grande beneficio ed una vera fortuna per la poesia italiana. La
-chiarezza e la bellezza della sua forma, la necessità di elevare il
-concetto nella sua seconda metà, più intimamente legata insieme, la
-facilità stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, e lo
-resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. Nè certo
-essi lo avrebbero conservato ed usato in ogni secolo ed anche nel
-nostro, se avessero pensato diversamente. Chi oserà dire che ad essi
-mancasse la potenza di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando
-un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del sonetto fecero
-una delle principali forme della lirica italiana, accadde che anche
-moltissimi altri, forniti di belle, se non somme, attitudini, e che
-in altri generi più distesi della lirica avrebbero fatto naufragio,
-impararono necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere le
-loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale dei pensieri e
-degli affetti, quale non si ritrova nella poesia di verun altro popolo
-moderno.
-
-Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale italiano in
-una moltitudine di immagini molto spiccate e concise e nella stessa
-loro brevità straordinariamente efficaci. Se anche altri popoli
-avessero posseduto una forma convenzionale di questa specie, forse noi
-sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita intima; fors'anche
-avremmo in quadri nettamente delineati una serie di situazioni interne
-ed esterne e pitture vive e parlanti di passioni e di affetti, che
-indarno cerchiamo in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che non ha
-quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli Italiani si nota un
-progresso incontestato ed evidente pressochè dalla nascita del sonetto
-in poi; infatti ancora nella seconda metà del secolo XIII i _trovatori
-della transizione_, come furono detti recentemente,[56] costituiscono
-il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti e i poeti
-che risentono l'influenza antica: il sentimento semplice e vigoroso,
-l'energica dipintura delle situazioni, la precisione della frase e la
-serrata brevità della chiusa nei loro sonetti e in altre composizioni
-fanno già presentire imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti
-ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, (1260-1270)
-respirano una passione, che si rassomiglia molto alla sua; altri
-ricordano quanto v'ha di più dolce nella sua lirica.
-
-
-Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al sonetto, noi no 'l
-sappiamo, perchè le ultime parti del suo libro «Del volgare eloquio»,
-nelle quali appunto voleva trattare delle ballate e dei sonetti, o non
-furono mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual tesoro di
-pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani versato e nel sonetto e
-nella canzone! E qual cornice non ha egli saputo lavorarvi all'intorno!
-La prosa della «Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause
-che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno maravigliosa
-dei versi stessi e forma con questi un tutto armonico, nel quale
-regna il sentimento il più delicato e profondo. Aperto e sincero,
-egli mette in piena evidenza tutte le gradazioni, per le quali il suo
-spirito passò successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il
-tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. Leggendo
-attentamente questi sonetti e queste canzoni e in mezzo ad esse quei
-maravigliosi frammenti del giornale della sua vita, si direbbe quasi
-che per tutto il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio
-speciale di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel primo, abbia
-osato affrontare il testimonio della propria coscienza. Di strofe
-artefatte si ha copia grandissima anche prima di lui; ma egli solo è
-il primo vero artista nel pieno senso della parola, perchè è il primo
-a fondere scientemente un grande concetto in una forma perfetta. Qui
-si ha veramente una lirica soggettiva improntata della più schietta
-verità e grandezza obbiettiva, e ciò con sì armonico accordo, che tutti
-i popoli e tutti i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire
-e di scrivere.[57] E se talvolta dal tema è condotto ad uscir fuori
-di sè medesimo, e non può manifestare la potenza del suo sentimento
-se non da un fatto estrinseco a lui, come nei grandiosi sonetti _Tanto
-gentile_ ecc. e _Vede perfettamente_ ecc., egli sente tosto il bisogno
-di giustificarsene.[58] In sostanza a questo genere appartiene anche il
-più bello di questi componimenti, il sonetto _Deh peregrini che pensosi
-andate_ ecc.
-
-Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, basterebbe questa
-storia intima della sua vita giovanile per far di Dante l'ultimo uomo
-del medio-evo e il primo del tempo moderno. È la vita dello spirito,
-che tutto ad un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si
-manifesta quale si sente.
-
-Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il voler dire quante
-di simili manifestazioni s'incontrino nella Divina Commedia, e noi
-dovremmo seguire canto per canto l'intero poema, se volessimo metterne
-in evidenza i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non siamo in
-questa necessità, dappoichè la Commedia già da lungo tempo è divenuta
-il libro prediletto di tutti i popoli occidentali. Il suo organismo
-e il concetto fondamentale appartengono ancora al medio-evo e non si
-legano colle nostre idee se non per un nesso di continuità storica;
-ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva d'ogni moderna poesia
-tanto per la sua ricchezza, come per l'alta sua potenza plastica nella
-rappresentazione dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e
-trasformazioni.[59]
-
-Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere che questa poesia
-abbia i suoi momenti di oscillazione e accenni anche per qualche
-mezzo secolo ad un apparente regresso: — ciò non ostante però il suo
-principio vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli
-XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito veramente originale e
-profondo vi si accosta, egli rappresenta da sè solo una potenza di gran
-lunga superiore a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta
-l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così facile a
-stabilire.
-
-Come nella storia italiana si vede ordinariamente la cultura (di cui
-la poesia è un elemento) precedere l'arte figurativa e contribuire
-essenzialmente a darle il primo impulso, così vediamo ora anche qui
-ripetersi il fatto identico. Ci volle più d'un secolo prima che il
-movimento intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura
-e nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse analoga a
-quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi nella vita artistica
-degli altri popoli[60] e quale importanza possa avere in sè una tale
-questione, non è questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il
-fatto ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana.
-
-
-Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi al Petrarca,
-potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi di un poeta tanto
-universalmente conosciuto. Ma non bisogna accostarsi a lui con
-gl'intendimenti di un giudice inquisitore e andar rintracciando
-minutamente le contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori
-secondari oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè in tal
-caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la lettura de' suoi
-sonetti, e si perderà di vista il poeta per la smania d'imparar a
-conoscere l'uomo, come suol dirsi, nella sua «totalità».[61] E questo
-pur troppo è quanto a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare
-il cielo che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso
-quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la parte più
-preziosa della travagliata sua vita, da poche e sparse «reliquie» di
-questo genere s'è cercato di cucire insieme anche pel Petrarca una
-biografia, che potrebbe dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua
-però se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari degli
-uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, come hanno
-cominciato in Germania ed in Inghilterra, il banco degli accusati, sul
-quale egli è stato posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su
-cui saranno chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli uomini
-grandi.
-
-Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, in cui il
-Petrarca imita sè stesso e continua a poetare alla sua maniera, noi
-ammiriamo in lui una copia straordinaria di concetti e di immagini,
-che s'aggirano tutte nel campo della spiritualità, descrizioni di
-momenti di ebbrezza o di abbandono, che debbono riguardarsi come al
-tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di lui ci accade
-di incontrarli, e che costituiscono appunto il suo merito principale
-dinanzi alla sua nazione e al mondo intero. Non sempre l'espressione
-è ugualmente schietta; e non è raro il caso che alle più delicate
-idealità si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha dello
-strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco di parole, qualche
-argomentazione che dà nel sofistico: ad ogni modo però la parte sana
-prevale di gran lunga su tutti questi difetti.
-
-
-Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati raggiunge
-talvolta una forza non comune di espressione nella pittura, che fa
-de' suoi sentimenti.[62] Il ritorno ad un luogo reso sacro da memorie
-amorose (son. 22), la melanconia primaverile (son. 33), la tristezza
-del poeta che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da
-lui trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» egli ha
-descritto la forza purificante e rigeneratrice di amore, come nessuno
-avrebbe creduto doversi aspettare dall'autore del Decamerone.[63] E
-finalmente la sua «Fiammetta» è una grande e circostanziata analisi
-psicologica fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque
-non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile e d'immagini
-ed evidentemente padroneggiata qua e là dalla smania di sfoggiare
-in frasi lussureggianti, nonchè pregiudicata anche dall'innesto,
-inopportuno affatto, di allusioni mitologiche e di citazioni erudite.
-Se non andiamo errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo
-aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno ebbe
-l'impulso da questa.
-
-Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il libro quarto
-dell'Eneide, non sieno rimasti senza una grande influenza su questi
-e sugli Italiani venuti più tardi,[64] è cosa che già s'intende da
-sè; ma ciò non impedisce minimamente che la sorgente del sentimento
-sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto questo aspetto
-li paragona coi loro contemporanei non italiani, troverà generalmente
-in essi la primissima e completa manifestazione dei sentimenti
-dell'Europa moderna. Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri
-uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari squisitezza
-e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare colla parola una più
-ricca e profonda cognizione dei sentimenti interni.
-
-
-Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno fatto se non cose del
-tutto mediocri nel campo della tragedia? Niun genere infatti sarebbe
-stato più acconcio a dar risalto in mille guise diverse ai caratteri,
-ai pensieri ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere
-e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, non ebbe
-anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo a caso in tal modo
-la domanda. Sta di fatto che con tutti i rimanenti teatri del nord
-gl'Italiani dei secoli XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere
-il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono farvi
-concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo religioso s'era spento
-in essi già da gran tempo, e perchè del punto astratto d'onore non si
-curavano che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti
-da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi a idolatrare e
-glorificare il principato, che per lo più era tirannico ed illegittimo
-presso di loro.[65] La questione si restringe adunque unicamente al
-confronto col teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel
-breve periodo del suo massimo splendore.
-
-Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto il resto d'Europa
-non fu in grado di produrre che un solo Shakspeare, e che genii simili
-non sono in generale se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si
-potrebbe anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche il
-teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno slancio potente,
-quando invece scoppiò la Contro-riforma e soffocò, d'accordo col
-dominio spagnuolo (diretto su Napoli e su Milano, e indiretto sul resto
-d'Italia), i più fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò
-miseramente isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo per un
-momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè spagnuolo o in vicinanza
-del Santo Uffizio a Roma, od anche nel suo stesso paese soltanto un
-pajo di decennj più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci
-si dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar libero il volo
-al suo genio. Il dramma perfetto, tardo figlio di ogni cultura, ha
-bisogno, per svolgersi, di tempi e condizioni affatto speciali.
-
-Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito di
-ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte appositamente per
-difficultare o ritardare in allora un più perfetto sviluppo del dramma
-in Italia, e che non cessarono se non quando era già troppo tardi per
-poter rivaleggiare colle altre nazioni.
-
-Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze fu il fatto,
-che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai per tempo assorbita
-di preferenza dalla parte decorativa della rappresentazione, per
-opera specialmente dei Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto
-l'Occidente le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende
-sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il principio del
-dramma e del teatro; ma l'Italia, come sarà dimostrato altrove, aveva
-messo nei Misteri un tale sfoggio di pompa artistica decorativa, che
-necessariamente l'elemento drammatico doveva restarne in buona parte
-sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni non si
-svolse neppure più tardi un genere poetico speciale, quali gli _autos
-sagramentales_ di Calderon e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi
-un vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano.
-
-
-Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito parte, secondo
-le sue forze, alla magnificenza della decorazione, alla quale per
-l'appunto si era già troppo avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non
-senza stupore si legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione
-della scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali
-si andava contenti ad una semplice e grossolana indicazione dei
-luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe bastato a far preponderar la
-bilancia, se la rappresentazione stessa, parte colla magnificenza dei
-costumi, parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, non
-avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della composizione.
-
-Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma e a Ferrara,
-si sieno rappresentate delle commedie di Plauto e di Terenzio, ed
-anche talora delle tragedie antiche (v. vol. I, pag. 320 e 342), ora
-in lingua latina ed ora in italiano; che le accademie sorte a quel
-tempo (v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni
-un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento anche
-nei loro drammi si sieno dati, più di quanto conveniva, alla imitazione
-di quei modelli, fu certamente un fatto, quanto vero, altrettanto
-pregiudicievole al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne;
-ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza
-maggiore di quella, che realmente hanno. Se non fosse sopraggiunta
-la Contro-riforma e con essa il dominio straniero, quello stesso
-svantaggio avrebbe potuto convertirsi perfino in un passo di più
-fatto sulla via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una
-certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua volgare
-nella tragedia e nella commedia era stata omai, a gran dispetto
-degli umanisti, vinta definitivamente.[66] Da questo lato adunque
-niun ostacolo avrebbe impedito alla più colta nazione d'Europa di
-sollevare il dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale
-rappresentazione della vita umana. Furono gli Inquisitori e gli
-Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani e che resero impossibile
-la riproduzione dei più veraci e sublimi contrasti, specialmente se
-allusivi alla vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi
-dobbiamo prendere in più vicina considerazione anche gli allegri
-Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo del dramma.
-
-Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso di Ferrara
-con Lucrezia Borgia, il duca Ercole mostrò in persona a' suoi illustri
-ospiti centodieci costumi, che doveano servire per la rappresentazione
-delle commedie di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno di
-essi dovea servire due volte.[67] Ma che cosa era mai questo lusso di
-vestiti di seta e di cambellotto in paragone col corredo dei balli
-e delle pantomime, che si rappresentavano quali «Intermezzi» delle
-commedie plautine? Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso
-ad una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e che ognuno,
-durante il dramma, ardentemente li aspettasse, non si durerà fatica
-a comprenderlo, quando si pensi alla varietà ed al lusso, con cui
-venivano rappresentati. Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri
-romani, che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le loro armi
-secondo le più severe leggi dell'arte, danze di Mori portanti fiaccole
-accese, o di selvaggi che agitavano i cornucopia, dai quali usciva
-un'onda di fuoco, e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima,
-che rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci di un
-dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano in veste da Pulcinella
-e si battevano l'un l'altro con vesciche di majale e simili. Alla
-corte di Ferrara non si dava mai una commedia senza il «suo» ballo
-(_la moresca_).[68] In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491)
-la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione del
-primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), se cioè qual pantomima
-con musica od invece qual vero dramma, non si sa con certezza.[69] In
-ogni caso però è fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi
-superavano la composizione stessa: vi si vide infatti un ballo di
-giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi artificiali, che
-cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando la lira col plettro,
-accompagnava una canzone in lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo
-nell'intermezzo, una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava
-in campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito e con
-una pantomima rappresentante il giudizio di Paride sull'Ida. Allora
-appena subentrava la seconda metà della commedia, nella quale erano
-frequenti le allusioni alla futura nascita di Ercole di casa d'Este.
-Quando questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata nel
-cortile del palazzo ducale (1487), continuava a splendere, durante
-la rappresentazione, «un paradiso con stelle ed altre ruote», vale
-a dire probabilmente una illuminazione con fuochi d'artificio, che
-senza dubbio avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione
-del pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe stato
-se simili scene, innestate a forza nella composizione, fossero state
-rappresentate a parte, come forse usavano di fare altre corti. Delle
-sfarzose rappresentazioni promosse dal cardinale Pietro Riardo, dai
-Bentivogli di Bologna e da altri avremo occasione di discorrere,
-parlando delle feste in genere.
-
-Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto in uso
-universalmente, nocque in modo speciale allo sviluppo della tragedia
-originale italiana. «In passato, scriveva Francesco Sansovino[70]
-intorno all'anno 1570, si rappresentavano, oltre alle commedie, anche
-alcune tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. Attratti
-dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano da paesi vicini
-e lontani. Ma oggidì le feste che vengono allestite dai privati, hanno
-luogo appena fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè
-l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie ed altri
-allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al dire che la pompa ha
-aiutato ad uccidere la tragedia.
-
-I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, tra i quali ebbe
-maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, (1515), appartengono
-alla storia della letteratura. Ed altrettanto può dirsi della commedia
-più colta, di quella imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale
-lo stesso Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare.
-Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la trattarono il
-Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe in realtà potuto avere un
-avvenire, se il suo stesso contenuto non l'avesse condannata sin dalle
-prime a perire. Infatti questo era il più delle volte o estremamente
-immorale o rivolto a mordere singole classi di persone, le quali
-dal 1540 in avanti non parevano più disposte a lasciarsi offendere
-così pubblicamente. Se la pittura dei caratteri nella Sofonisba era
-stata sopraffatta dalla pomposa declamazione, qui invece era trattata
-con soverchia franchezza al pari della di lei sorella germana,
-la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, se non
-andiamo errati, furono le prime ad essere scritte in prosa e imitate
-completamente dal vero; per questo non devono essere dimenticate nella
-storia della letteratura europea.
-
-L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta introdotto, continuò a
-mantenersi, e non mancarono anche più tardi numerose rappresentazioni
-di opere drammatiche antiche e moderne; ma esse non servirono omai ad
-altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso maggiore o
-minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, e il genio della nazione
-se ne venne di mano in mano scostando, come da un genere troppo vero
-e volgare. Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali e le
-«opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto quei tentativi.
-
-Nazionale non fu e non rimase che una specie, la _Commedia dell'Arte,_
-che non si scriveva, ma s'improvvisava sopra una tessera che si teneva
-dinanzi. Essa non giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri,
-perchè aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti sapevano
-a memoria il carattere. Ma il genio della nazione inclinava talmente
-a questo genere, che anche in mezzo alla rappresentazione di commedie
-scritte gli attori si abbandonavano spesso ad una capricciosa
-improvvisazione,[71] in guisa che qua e la si venne introducendo
-un genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero
-essere state le commedie rappresentate in Venezia dal Burchiello e
-poscia dalla compagnia di Armonio, Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed
-altri;[72] del Burchiello si sa già che, a caricare il lato comico
-della rappresentazione, mescolava nel dialetto veneziano vocaboli
-greci e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, fu quella
-adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1502-1542),
-le cui maschere stabili erano contadini padovani (Menato, Vezzo,
-Villora ed altri): egli soleva studiarne il dialetto, quando passava
-l'estate nella villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.[73] A
-poco a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli avanzi
-delle quali il popolo italiano si compiace ancora oggidì: Pantalone,
-il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, Arlecchino e così via.
-Certamente per la massima parte esse sono assai vecchie, anzi non è
-impossibile che talune derivino dalle maschere delle antiche farse
-romane, ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie in una sola
-rappresentazione. Attualmente ciò non accade più così di leggeri, ma
-ogni grande città ha conservato almeno le sue maschere locali: Napoli
-il suo Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre
-Meneghino.[74]
-
-Misero compenso invero per una grande nazione, che forse prima
-d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini a riprodurre nel
-dramma i momenti più importanti della sua vita. Ma ciò doveva esserle
-impedito per secoli da potenze nemiche, del predominio delle quali
-ella non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico degli
-Italiani, riconosciuto universalmente, non potè mai essere distrutto
-completamente, e colla musica, quando non potè con altro, l'Italia
-mantenne il suo primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi
-musicali crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma che le fu
-negato, può compiacersene a suo talento.
-
-
-Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura attendersi
-dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero maggiore, che si suol fare
-all'epopea romanzesca italiana, sta in questo, che l'invenzione e la
-pittura dei caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi.
-
-Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, e fra gli
-altri quello che da tre secoli e mezzo i poemi romanzeschi italiani
-continuano ad essere letti e ristampati, quando quasi tutta la poesia
-epica degli altri popoli non è divenuta oggimai che una semplice
-curiosità letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente
-dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e ammirano
-qualche cosa di diverso che non in quelle del settentrione? Ma in tal
-caso resterà sempre che i settentrionali debbano, almeno in parte,
-appropriarsi il modo di sentire degli Italiani per poter apprezzare
-il vero merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania
-vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di non sapervisi
-al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti che chi si facesse ad
-esaminare e giudicare il Pulci, il Bojardo, l'Ariosto e il Berni
-dal solo lato del nudo concetto, non giungerebbe ad intenderli mai
-perfettamente. Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che
-scrissero e cantarono per un popolo eminentemente artistico.
-
-I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti dopo il graduato e
-successivo spegnersi della poesia cavalleresca, parte sotto la forma di
-compilazioni e raccolte rimate, parte come romanzi profani. In Italia
-durante il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi due fatti;
-ma le rimembranze risorte dell'antichità vi crebbero giganti d'accanto
-e gettarono nell'ombra tutte le creazioni fantastiche del medio-evo.
-Vero è che il Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra gli
-eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche un Tristano, un
-Arturo, un Galeotto ed altri, ma non lo fa che brevemente e quasi alla
-sfuggita, come se si vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori
-posteriori di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per celia.
-Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e dalle sue mani essi
-passarono poscia di nuovo in quelle dei poeti del secolo XV. Questi
-poterono ora concepire e trattare quella stessa materia da un punto
-di vista del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono
-nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da capo a fondo. Non si
-poteva infatti più pretendere da essi, che trattassero una materia così
-invecchiata con quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri
-tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro la fortuna di aver
-saputo riaccendere nei loro connazionali l'antico entusiasmo per un
-mondo fantastico già quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere
-che ipocriti, se vi si fossero accostati con quella venerazione, colla
-quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.[75]
-
-
-In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo nuovamente aperto
-alla poesia dell'arte. Il loro scopo principale pare essere stato
-quello di ottenere il più bell'effetto possibile in ogni canto per
-mezzo della recitazione; e nel fatto è anche vero, che questi poemi
-guadagnano moltissimo, quando vengano recitati a frammenti e con una
-leggera tinta d'ironia comica nella voce e nel gesto. Una pittura più
-profonda e completa dei caratteri non avrebbe contribuito gran fatto
-ad aumentare quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura
-desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè non ode sempre
-che un brano. Riguardo ai personaggi prescritti, l'animo del poeta si
-trova in una condizione, che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua
-cultura umanistica protesta contro il carattere medievale dei medesimi,
-dall'altro però le loro lotte, quale riscontro ai tornei e all'arte
-della guerra allora in uso, richieggono una grande conoscenza della
-materia e un certo slancio poetico in chi scrive, ed una splendida
-attitudine in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali
-qualità che il poema stesso del Pulci[76] non giunge ad essere una
-vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione comica e franca de'
-suoi paladini ci tocchi assai spesso dappresso. Vero è che, accanto a
-ciò, egli pone un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e
-pur buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un battaglio di
-campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, contrapponendo ad esso
-l'assurdo, e pur notevolissimo, mostro Margutte. Ma il Pulci non dà
-nessuna importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente
-e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue lo strano suo corso
-anche dopochè entrambi ne sono da lungo tempo scomparsi. Anche il
-Bojardo[77] conosce perfettamente i suoi personaggi e a suo talento
-li adopera sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi
-e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente
-condanna a sostener parti goffe e balorde. Ma il punto artistico,
-ch'egli tratta colla maggior serietà, al pari del Pulci, è pur sempre
-la descrizione vivacissima e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele
-di tutti gli avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto per
-canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi alla società che
-si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, ed altrettanto faceva
-il Bojardo nella corte di Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile
-l'immaginare a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca lode vi
-avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. Naturalmente anche i
-poemi stessi nati in tal modo non costituiscono nessun tutto organico,
-e potrebbero senza inconvenienti essere del doppio più lunghi o più
-brevi che non sono: il loro organismo non è quello di un gran quadro
-storico, ma semplicemente di un fregio o di un magnifico festone,
-attorno al quale stanno disposte mille svariate figure. A quel modo
-che nelle figure e negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e
-neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde prospettive
-e varietà di piani, altrettanto se ne fa senza in questi poemi.
-
-La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle quali
-specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove sorprese, si burla
-di tutte le nostre definizioni scolastiche sull'essenza della poesia
-epica sin qui accettate. Per quel tempo essa era la più piacevole
-diversione dagli studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile
-per chi in generale agognava di arrivar ad una forma di poesia
-narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare una veste poetica alla
-storia dell'antichità non conduceva ad altro, fuorchè a quel fallace
-pensiero, sul quale si mise il Petrarca col suo poema «l'Africa» in
-esametri latini, e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi
-il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi sciolti,
-poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto alla lingua ed alla
-versificazione, ma in cui non si saprebbe dire se sia più maltrattata
-la storia o la poesia, per l'unione forzata alla quale entrambe
-furono costrette. E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo
-imitarono? I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca sono tutto
-quel di meglio che in questo genere potè ottenersi senza grave offesa
-al buon gusto; l'«Amorosa Visione» del Boccaccio, invece, non è altro
-che un'arida enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti
-in tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque sia
-l'argomento che trattano, con una barocca imitazione del primo canto
-di Dante, e si provvedono anch'essi di un duce allegorico, che deve
-tenere il posto di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il
-«Dittamondo») si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo panegirico
-a Federigo da Urbino volle avere a compagno Plutarco.[78] Ora da tutte
-queste false peregrinazioni distolse per l'appunto quell'epica poesia,
-che aveva a suoi rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e
-l'ammirazione con cui fu accolta, — e che forse, rispetto all'epica,
-non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano splendidamente
-quanto essa rispondesse ad un bisogno del tempo. Sia che queste
-creazioni incarnino o non incarnino in sè il concetto ideale della vera
-poesia epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo
-da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse rappresentano, in ogni
-caso, un'idealità esistente al loro tempo. Inoltre colle loro grandiose
-descrizioni di battaglie, che per noi sono la parte che più ci annoia,
-esse soddisfano, come s'è detto, ad una passione allor prevalente per
-la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente noi possiamo
-formarci una giusta idea,[79] nè più nè meno come dell'alta stima,
-in cui allora era tenuta la schietta vivacità della descrizione o del
-racconto in generale.
-
-
-Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio più fallace,
-quanto se, per giudicare l'Ariosto, si andasse in cerca di caratteri
-nel suo «Furioso».[80] Certo che anche essi non mancano qua e colà
-ed anzi vengono trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia
-mai essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, ci
-perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile esigenza si collega con
-un desiderio assai più largo, al quale l'Ariosto non soddisfa nel senso
-del nostro tempo: da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe
-bramato in generale qualche cosa di più che le avventure di Orlando.
-Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato in un grande lavoro i
-più grandi conflitti del cuore umano, che avesse riprodotto le idee
-più sublimi del suo tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola
-si avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, che
-s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. Invece, egli procede
-al modo degli artisti d'allora e raggiunge l'immortalità astraendo
-dall'originalità nel senso moderno, lavorando ulteriormente sopra
-una tela di figure universalmente note e servendosi perfino degli
-elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual grado di
-perfezione si possa raggiungere anche procedendo in tal guisa, non
-è cosa che possa tanto facilmente intendersi da gente sfornita del
-senso dell'arte, e molto meno lo intenderà chi in ogni altra cosa
-si troverà più istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è
-«l'avvenimento», fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente
-per tutto il grande poema. Per riuscire in tale intento egli ha bisogno
-non solo di essere dispensato dal dare un'impronta più spiccata
-ai caratteri, ma anche dal mantenere un più stretto legame fra le
-leggende che narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate
-e dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere tali da
-poter con uguale facilità apparire e sparire, non perchè lo richiegga
-l'indole loro speciale, bensì perchè lo vuole il poema stesso. Ma
-anche in un modo di comporre tanto slegato e irrazionale in apparenza
-egli trova e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non
-descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi sino a quel
-punto, nel quale possano fondersi armonicamente col procedere degli
-avvenimenti; e meno ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,[81]
-mantenendo invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della
-vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo e reale.
-Il lato appassionato e sentimentale non emerge in lui mai dalle
-parole,[82] nemmeno nel celebre canto vigesimo terzo e nei seguenti,
-dove è descritta la pazzia di Orlando. Che gli episodi amorosi non
-abbiano mai in questa epopea un carattere lirico, è un merito di
-più del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili dal lato
-morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno talvolta in sè tanta
-verità e realtà, in onta anche a tutte le fantasticherie magiche e
-cavalleresche, che li circondano, che si crederebbe quasi scorgervi
-per entro casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. Conscio
-del proprio valore, egli ha poi innestate senza esitare nel poema
-molte allusioni relative al suo tempo e proclamatavi la gloria di casa
-d'Este col mezzo di evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle
-sue ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con moto sempre
-eguale e maestoso.
-
-
-Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, Limerno Pitocco
-la parodia della Cavalleria entra in possesso di quei diritti, ai
-quali da tanto tempo agognava,[83] ma al tempo stesso coll'elemento
-comico e il suo realismo mostrasi necessariamente il bisogno di dare
-un'impronta più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe e alle
-sassate dell'infima plebe di una piccola città delle Romagne (Sutri)
-cresce il piccolo Orlando, predestinato evidentemente a divenire un
-coraggioso eroe, nemico di ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto
-millantatore. Il mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto
-dal Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui se ne va
-veramente in frantumi: l'origine e la personalità dei paladini vengono
-messe in aperta derisione, per esempio nel secondo canto, in occasione
-di un torneo d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle
-più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta una comica
-compassione per l'inesplicabile slealtà, che è tradizionale nella casa
-di Gano da Magonza, per la faticosa conquista della spada Durindana e
-simili, anzi la tradizione non gli serve in generale che come un campo
-opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci (talune
-assai belle, come quella sulla fine del capo sesto), e oscenità.
-Accanto a tutto questo non manca qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e
-sotto questo punto di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso,
-che l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione
-e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza per le eresie
-luterane che conteneva. La parodia, per esempio, è evidente quando
-(cap. VI, str. 28) la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino
-Guidone, dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, da
-Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo l'Ariosto — gli Estensi.
-Può darsi che il mecenate stesso del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia
-rimasto del tutto estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este.
-
-
-Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata di Torquato
-Tasso la pittura dei caratteri è una delle particolarità meglio curate
-dal poeta, dimostra da sè quanto diverse fossero le idee che egli
-aveva intorno al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo
-prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente un monumento della
-Contro-riforma e del nuovo indirizzo, sul quale in questo frattempo era
-stata avviata la società.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Le Biografie.
-
- Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. —
- Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. —
- L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo
- Cardano. — Luigi Cornaro.
-
-
-Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani hanno avuto, primi
-fra tutti gli Europei, una decisa propensione e attitudine a descrivere
-esattamente l'uomo storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime
-ed esteriori.
-
-Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece dei tentativi
-notevoli di questo genere, e la leggenda, come compito permanente
-della biografia, dovette, almeno fino ad un certo grado, tener viva
-la tendenza e l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali
-dei conventi e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti
-abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico,
-come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, di Gottardo di Hildesheim
-ecc., e di parecchi degl'imperatori tedeschi esistono descrizioni
-composte su modelli antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno
-tratti pregevolissimi: anzi queste e somiglianti _Vitae_ profane
-costituiscono a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende
-dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano se si volessero
-contrapporre le biografie scritte da Eginardo o da Radevico[84] a
-quella che di S. Luigi ci dà il Joinville, e che sola, per vero, merita
-di essere contrassegnata come la prima pittura caratteristica di un
-uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri come
-quello di S. Luigi sono in generale assai rari, e a ciò s'aggiunge
-anche la non comune fortuna, che un narratore veramente schietto e
-sincero sa in tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far
-emergere in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. Da
-che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare il carattere
-di Federico II o di Filippo il Bello! Molte altre narrazioni, che
-poi sino all'uscire del medioevo si dànno per biografie, non sono
-propriamente che storia contemporanea e senza importanza alcuna per la
-caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive.
-
-Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici degli uomini
-più importanti è una tendenza prevalente, e quest'è appunto ciò che
-li contraddistingue dagli altri popoli occidentali, nei quali nulla
-di simile si riscontra, o solo casualmente e in circostanze affatto
-straordinarie. Questo senso assai sviluppato per l'individualità
-non può averlo in generale se non chi esce da una razza, che ne sia
-naturalmente dotata e che abbia portato lo sviluppo dell'individuo
-all'ultima perfezione.
-
-In stretta relazione colla passione universalmente prevalente per la
-gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge una scienza biografica
-compilatrice e comparata, che non ha più bisogno di attenersi
-all'ordine dinastico o alla serie dei grandi dignitari ecclesiastici,
-come fanno Anastasio, Agnello e i loro successori od anche i biografi
-dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a descriver
-l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. Quali modelli per questo
-scopo, oltre Svetonio, servono anche Cornelio Nepote e Plutarco (_viri
-illustres_), là dove quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di
-storia letteraria sembrano aver servito principalmente le biografie dei
-grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto il nome di Appendici
-allo Svetonio,[85] nonchè la vita di Virgilio del Donato, assai letta
-in allora.
-
-
-In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni biografiche e le
-vite di uomini e di donne celebri, fu già altrove indicato (v. vol. I,
-pag. 199 e segg.). Esse tutte, quando non parlano di contemporanei,
-seguono naturalmente le narrazioni precedenti; il primo importante
-lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di Dante», scritta
-dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una certa precipitazione e dia
-spesso nell'enfasi, essa ci porge tuttavia una viva idea di ciò che
-v'era di straordinario nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine
-del secolo XIV, seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo
-Villani. Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, medici,
-filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni di essi ancor
-vivi. Firenze in queste Vite è trattata come una famiglia di uomini
-d'ingegno, dove si notano particolarmente quei rampolli, nei quali lo
-spirito della casa si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei
-caratteri è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo e con
-una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, e abbraccia
-molto abilmente sotto un solo punto di vista le qualità interne ed
-esterne di ciascun individuo. D'allora in poi[86] i Toscani non hanno
-più cessato di considerare la pittura degli uomini come un affare di
-loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le caratteristiche più
-importanti degli Italiani dei secoli XV e XVI in generale. Giovanni
-Cavalcanti (nelle appendici alla sua «Storia fiorentina» anteriormente
-all'anno 1450) raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di
-sapienza politica e di valor militare, desumendoli tutti dal popolo
-fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» dà pregevoli ritratti
-di illustri suoi contemporanei; anche recentemente è stato ristampato
-uno scritto suo giovanile,[87] che contiene, si può dire, i lavori
-preparatorii per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto
-originali. A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie molto
-piccanti su taluni uomini della Curia[88] del tempo posteriore a Pio.
-Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato più volte, e nel complesso
-come fonte storica esso va collocato sempre fra i più importanti, che
-possediamo, ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può
-certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un Niccolò Valori,
-un Guicciardini, un Varchi, un Francesco Vettori ed altri, dai quali la
-storiografia di tutta Europa ebbe forse, non meno che dagli antichi,
-norma e indirizzo. Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di
-parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono assai per
-tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E sta altresì di fatto
-che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e l'opera sua importantissima, noi
-mancheremmo forse ancora d'una storia dell'arte del settentrione e in
-generale dell'Europa moderna.
-
-
-Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il primo posto
-sembra doversi concedere a Bartolommeo Fazio, oriundo della Spezia (v.
-vol. I, pag. 203 nota). Il Platina, nativo del cremonese, nella sua
-«Vita di Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, la
-caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto speciale
-è dovuta a Piercandido Decembrio per la vita che ci ha lasciato
-dell'ultimo dei Visconti,[89] dove imita a larghi tratti Svetonio.
-Sismondi deplora che si sia impiegato tanto tempo e tanta fatica
-intorno a un tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad
-un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito perfettamente
-nel ritrarci con maravigliosa esattezza un carattere così doppio,
-come fu quello di Filippo Maria, e nel darci al tempo stesso un
-quadro delle circostanze, che prepararono accompagnarono e seguirono
-una tirannide di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo
-XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica nel suo genere,
-e così accentuata da non lasciare inavvertita ogni benchè minima
-particolarità. — Più tardi Milano ha nello storico Corio un pittore
-di caratteri degno di speciale menzione; e a questo tien dietro il
-comasco Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale dapprima le
-estese sue biografie, poi i compendiosi suoi elogi, che divennero un
-modello pei biografi posteriori d'ogni paese. Sono frequentissimi i
-passi, nei quali si può accusare il Giovio di superficialità ed anche,
-se si vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, come è
-certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno di quegli elevati
-intenti morali, di cui egli stesso si confessava sfornito. Ma, in onta
-a tutto questo, non può negarsi che lo spirito del secolo traspare da
-tutte le sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo
-Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli ce li descrive,
-quand'anche non ci faccia penetrare nei misteri più reconditi del loro
-spirito.
-
-Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per quanto ci è dato
-di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. vol. I, pag. 50), quantunque
-il suo scopo non sia propriamente quello di scrivere biografie. In
-modo abbastanza strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi,
-intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che lo si potrebbe
-dire un tragico a sua insaputa. La vera tragedia, che allora non
-trovò sulla scena posto veruno, penetrò ardita nei palazzi o si mostrò
-sulle pubbliche vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il
-Magnanimo» di Antonio Panormita, scritti vivente il re, sono notevoli
-come una delle primissime congeneri raccolte di aneddoti, schizzi e
-sentenze.
-
-Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì l'Italia nella
-pittura morale dei caratteri,[90] quantunque i grandi moti politici e
-religiosi avessero spezzato omai tanti vincoli e ridestato alla vita
-dello spirito tante migliaia d'uomini. Ma le migliori informazioni sui
-personaggi più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre date
-dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. Tutti sanno a questo
-riguardo qual grado di autorità e d'importanza è stato al tempo nostro,
-e con ragione, attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani»
-dei secoli XVI e XVII.
-
-
-Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e là un'impronta
-affatto propria di profondità e d'ampiezza, e, accanto alla vita
-esteriore la più svariata, ci dipinge con molta verità la vita intima,
-mentre presso altre nazioni, compresa anche la tedesca del tempo della
-Riforma, si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia
-indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. Si direbbe
-che la «Vita nuova» di Dante, con quella tinta di schietta ingenuità,
-che l'anima da capo a fondo, abbia additato alla nazione la via da
-tenere.
-
-Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» molto in uso nei
-secoli XIV e XV, delle quali deve esistere un numero considerevole
-fra i manoscritti delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie
-semplici e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri,
-come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti.
-
-Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo è da cercarsi nemmeno
-nei Commentari di Pio II: anzi, se si giudica dalle apparenze, ciò che
-qui si apprende intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente
-al modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire tanto alto.
-Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, si porterà anche un
-giudizio diverso su questo libro veramente notevole. Vi sono degli
-uomini portati naturalmente ad essere uno specchio vivo e fedele di
-quanto li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino al
-tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che ci presentino un
-quadro serio e profondo di tutte le circostanze della loro vita. Uno
-di questi è appunto Enea Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo
-agli affari, senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali,
-alle quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato gli era
-una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, la costante
-ortodossia delle sue opinioni. Per tal modo, dopo aver preso parte a
-tutte le questioni morali che agitarono il suo secolo, e dopo averne
-suscitato più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine
-di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor giovanile e
-di entusiasmo, da predicar la crociata contro i Turchi, e da morir di
-dolore quando la vide andar fallita.
-
-
-Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, è l'autobiografia
-di Benvenuto Cellini. Anch'essa non contiene alcuna di quelle
-osservazioni, che rivelano l'interno dell'anima, e tuttavia noi vi
-troviamo dipinto tutto l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con
-tal verità e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti
-che Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di semplici
-abbozzi e perirono, e che come artista non ci appare perfetto se
-non nella minuta decorazione, dovendosi nel resto (a giudicare dalle
-opere che di lui ci rimangono) collocarlo al di sotto di tanti altri
-suoi contemporanei, che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, abbia
-potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino così irresistibile
-sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno che il lettore assai di
-frequente sia in grado di accorgersi, che egli ne' suoi racconti o
-non è veritiero affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie;
-l'impressione che lascia una natura così energica e piena, prevale
-su tutto. E per convincersene basta il confronto con qualunque degli
-autobiografi del settentrione, nei quali, se anche qua e là si deve
-pur ammirare un indirizzo morale molto più elevato, si nota però una
-inferiorità incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è un uomo
-che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se non da sè stesso.[91]
-
-
-Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, che non sempre
-sembra aver detto l'esatta verità: egli è Girolamo Cardano, milanese
-(nato nel 1500). Il suo libretto _De propria vita_[92] sopravviverà
-anche quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha levato
-di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, nè meno come la
-_Vita_ di Benvenuto sopravvive alle sue opere, quantunque il valore
-dei due libri sia essenzialmente diverso. Cardano è un medico, che
-si tocca il polso da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità
-fisica, intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo alle
-quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta e obbiettiva,
-che gli è possibile. Il modello che egli, per sua confessione, prende
-ad imitare, lo scritto di Marco Aurelio intorno a sè stesso, potè
-essere da lui superato, perchè egli non si trovò anticipatamente
-preoccupato da nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza
-alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto è vero che comincia
-la sua narrazione col dirci, che venne al mondo, perchè a sua madre
-non riuscì di disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto
-degno d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero alla
-sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini e facoltà
-intellettuali, non però le morali: tuttavia si ha da lui un'aperta
-confessione (cap. X), che la predizione fatta da un astrologo, che
-non sarebbe sopravissuto oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre
-il quarantesimo quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella sua
-gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare un compendio del
-suo libro, del resto universalmente conosciuto e facile a rinvenirsi
-in qualsiasi biblioteca. Bensì non vogliamo tralasciar di notare che
-chiunque prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che non
-lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. Il Cardano
-confessa di essere stato giocatore sleale, uomo vendicativo, ostinato
-nelle colpe e deliberatamente offensivo nei discorsi; ma lo confessa
-senza impudenza o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di
-rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame di sè
-medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, fuorchè a quello schietto
-e sincero amore della verità, da cui era guidato in tutte le sue
-ricerche scientifiche. E parrà ancora più strano, che un uomo come lui,
-giunto a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,[93] e con sì
-poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si dichiari tuttavia
-abbastanza felice, compiacendosi di un nipote che gli sopravviverà,
-dell'immenso sapere di cui si trova in possesso, della fama
-procacciatagli dalle sue opere, delle ricchezze, degli onori, delle
-potenti amicizie, che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli,
-e, ciò che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta egli
-enumera i denti che gli rimangono, e ci fa sapere che sono quindici.
-
-Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato omai in Italia
-gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni sforzo, perchè uomini simili
-o non potessero sorgere più o in qualche modo perissero. E infatti
-corse del bel tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo scrisse
-l'Alfieri.
-
-
-Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna di autobiografie
-senza cedere la parola ad un uomo, quanto rispettabile, altrettanto
-felice. Egli è appunto il notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la
-cui abitazione in Padova, classica dal punto di vista architettonico,
-poteva dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre trattato
-_Della vita sobria_[94] egli descrive innanzi tutto la dieta rigorosa,
-mediante la quale potè, da infermiccio che era stato in gioventù,
-procurarsi una tarda e sana vecchiaia, per modo che, quando si pose
-a scrivere, toccava già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si
-occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano la vita
-umana oltre i sessantacinque anni, chiamandola una vita morta, e prova
-ad essi, che la sua è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano,
-egli esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, e come
-monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, e come ascendo non una
-scala sola, ma tutto un colle a piè gagliardamente: poi come io sono
-allegro, piacevole e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo
-e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si dipartono mai dal
-mio cuore.... Io mi ritrovo avere bene spesso comodità di ragionare
-con molti onorati gentiluomini, e grandi d'intelletto e di costumi
-e di lettere, ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro
-conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando in questo e
-in ciascun altro modo, ch'io posso, giovare altrui, quanto le mie forze
-me lo concedono. E tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità
-e alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente belle
-e nella più bella parte di questa dotta città di Padova, e di quelle
-che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle
-quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè
-io le ho fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute di
-giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. Io vo l'aprile
-e il maggio, e così il settembre l'ottobre, per alquanti giorni, a
-godere un mio colle, che è nel più bel sito di questi monti Euganei,
-e che ha fontane e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e
-quivi mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla
-mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia
-villa di piano,[95] che è piena di belle strade, le quali concorrono
-tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata
-assai secondo la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta
-la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande spazio
-di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e ora (Dio grazia)
-molto ben abitato, mentre prima era paludoso e di mal aere e stanza
-piuttosto da bisce, che da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si
-fece buono e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono a
-moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione che si vede
-oggidì, talchè io posso dire con verità, che ho dato in questo luogo
-a Dio altare e tempio e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno
-infinito piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere e
-godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni anno a rivedere alcune
-di queste città circonvicine, e piglio piacere ragionando con li miei
-amici, che in esse si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi
-sono, uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici
-e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, e sempre
-imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i palazzi, i giardini,
-le anticaglie e con queste le piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra
-tutto godo nel viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi,
-per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, vicini a
-fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e giardini d'intorno. Nè
-questi miei sollazzi e piaceri mi son men dolci e cari, perchè io non
-veda ben lume e non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i
-miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente il gusto; che
-più gusto ora quel semplice cibo, ch'io mangio ovunque io mi trovi,
-che non faceva già quelli tanto delicati al tempo della mia vita
-disordinata».
-
-Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento delle paludi
-da lui promossi per la Repubblica, e a' suoi progetti messi innanzi
-ripetutamente pel mantenimento delle lagune, conclude: «Questi sono
-i veri e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e i
-diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, è sanata dalle
-perturbazioni dell'animo e dalle infermità del corpo, e non prova
-alcuno di quei contrari, i quali miseramente tormentano infiniti
-giovani e altrettanti languidi vecchi e del tutto impotenti. E se
-alle cose grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per dir
-meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, dirò anco tal
-essere il frutto di questa vita sobria in me, che in questa mia età
-di anni ottantatrè ho potuto comporre una piacevolissima commedia,
-tutta piena di onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema
-ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, siccome
-la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. Ora se fu lodato
-quel buon vecchio, greco di nazione e poeta, per avere nell'età di
-settantatrè anni scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io
-men fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più di lui
-composto una commedia?... E perchè niuna consolazione manchi alla copia
-degli anni miei, veggo quasi una spezie d'immortalità nella successione
-de' miei posteri: poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno o
-due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è di diciotto anni,
-il minore di due, tutti figliuoli di un padre e d'una madre, tutti
-sanissimi, tutti bellissimi e, per quanto ora si può vedere, molto atti
-e dediti alle lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori
-sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che i putti dell'età
-di tre anni infino a quella di cinque sono naturali buffoni: gli altri
-di maggiore età tengo ad un certo modo miei compagni, e perchè hanno
-dalla natura perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare
-con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto seco, perchè ho miglior
-voce e più chiara e più sonora ch'io avessi giammai.... Questi sono
-i sollazzi della mia etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è
-vita viva e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè
-la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo seguono i loro
-appetiti».
-
-Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai più tardi, nel suo
-novantacinquesimo anno, egli si chiama fortunato, fra molte altre cose,
-anche perchè il suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova
-nell'anno 1565, in età di oltre cento anni.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Caratteristica dei popoli e delle città.
-
- Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo
- XVI.
-
-
-Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi
-anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni.
-Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto
-l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno
-e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno
-svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper
-cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese
-e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello
-di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo
-riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria:
-sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume
-I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese
-a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche
-scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo
-l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero
-apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi
-prevalga l'ammirazione o lo scherno.
-
-Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo
-argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti
-(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo
-se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel
-paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare
-in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le
-elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo
-a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo
-figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli
-occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le
-sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e
-per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi
-ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele
-Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto
-di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più
-allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un
-assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi.
-Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un
-viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là
-maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e
-profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro
-popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i
-costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa
-tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non
-potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi
-portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini
-si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare
-di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore,
-invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario;
-e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che
-li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto
-d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno
-studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani)
-_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra
-qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi
-d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido
-_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un
-tributo, al quale sapevano di aver diritto.
-
-Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze
-caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente
-citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione
-del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un
-piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche
-qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia
-intorno alla metà del secolo.[105]
-
-Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa
-avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per
-mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo
-qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in
-genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Descrizione dell'uomo esteriore.
-
- La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale
- della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di
- quest'ultimo.
-
-
-Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano alla descrizione
-del lato morale degli individui e dei popoli; anche l'uomo esteriore è
-oggetto d'osservazione in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che
-non al nord.[106]
-
-Della condizione in cui si trovarono i grandi medici di fronte ai
-progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo di parlare, e lo
-studio della figura umana sotto il punto di vista artistico è compito
-tutto affatto speciale della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà
-adunque soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello che
-suol dirsi l'_occhio artistico_, perchè fu per esso che in Italia
-divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente accettato,
-sulla bellezza e bruttezza corporale.
-
-Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori italiani d'allora,
-si resta stupiti della precisione e della verità, che si scorgono nella
-delineazione dei tratti esterni, nonchè della pienezza e perfezione
-di parecchie descrizioni personali in generale.[107] Ancora oggidì
-i romani in particolare vanno famosi per una attitudine speciale a
-fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. Questa
-prontezza nell'afferrare il lato caratteristico delle persone è
-una condizione essenziale per acquistare la conoscenza del bello
-e la capacità di descriverlo. Vero è che nei poeti la descrizione
-particolareggiata e minuta può essere un difetto, perchè un singolo
-tratto ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare nel
-lettore un'immagine assai più viva ed efficace, che non facciano molte
-e spesso oziose parole. Dante non ha mai dato un'idea più splendida
-della sua Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che
-parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che la circonda.
-Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, come tale, ha intenti e
-leggi speciali, quanto dell'attitudine in generale a ritrarre in parole
-le forme sì nei particolari, che nelle generalità.
-
-In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, dove la
-novella vieta ogni lunga descrizione, quanto ne' suoi romanzi, dove
-egli può descrivere a tutto suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il
-ritratto[108] di una bionda e di una bruna, presso a poco quali le
-avrebbe dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero che
-anche adesso la cultura precede l'arte di lungo tratto. — Nella bruna
-(o più probabilmente men bionda) appaiono già alcuni tratti, che
-potremmo dire classici: nelle parole _la spaziosa testa e distesa_
-si ha il presentimento di forme grandiose, che vanno al di là della
-semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano più, come
-nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma una sola linea ondeggiante;
-il naso sembra ch'egli lo immagini pendente nell'aquilino;[109] anche
-il largo petto, le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata
-negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti insomma
-accennano evidentemente ad un sentimento della bellezza, che è quello
-dell'epoca che s'avvicina, e che, senza saperlo, tiene al tempo stesso
-assai di quello della classica antichità. In altre descrizioni il
-Boccaccio parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante all'uso
-del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, di un collo rotondo,
-ma non curvato in arco, nonchè, con gusto molto moderno, di un «piccolo
-piede» e di due occhi «ladri nel loro movimento»[110] in una Ninfa
-dalle chiome d'ebano, e così via.
-
-
-Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte sull'ideale della
-bellezza, quale esso la concepiva, noi non siamo in grado di dirlo;
-ma neanche le opere dei pittori e degli scultori non le renderebbero
-così del tutto inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè
-anzi, di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi negli
-scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.[111] Ma nel
-secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola col suo notevolissimo
-scritto «Della bellezza delle donne».[112] In esso bisogna innanzi
-tutto sceverare quello che egli ripete sulla fede degli scrittori
-antichi o sulla autorità degli artisti (per es. la determinazione
-delle proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee astratte
-e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni sue proprie,
-confermate con esempj di donne e fanciulle di Prato; e siccome la
-sua operetta ha la forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle
-donne di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non vi ha
-ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente fedele
-alla verità. Il principio dal quale egli move, è quel medesimo, al
-quale già un tempo s'attennero Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale
-di molte singole parti belle per costituire un tutto perfettamente
-bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che possono
-essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza al biondo, come il
-più bello,[113] intendendo però sotto questo nome un giallo delicato
-pendente nel bruno. Seguitando poscia, egli vuole che i capelli sieno
-crespi, copiosi e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua
-larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non morta e
-dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide come seta, folte
-in sul mezzo e dolcemente digradanti verso il naso e gli orecchi,
-il bianco dell'occhio tendente leggermente all'azzurro, l'iride non
-assolutamente nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi
-neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è certo che l'azzurro
-celeste fu vanto delle stesse Dee, e che il bruno cupo è più cercato,
-«perchè crea una vista dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio
-poi vuol essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, «se
-bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, che a fatica
-si veggano, i peli delle quali voglion essere raretti, non molto
-lunghi, nè troppo neri». Quella fossa che circonda l'occhio, non
-deve essere «nè troppo affonda, nè troppo larga, nè di color diverso
-dalle guance».[114] L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene
-attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle parti rilevate,
-che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente di rosso, come le
-granella delle melegrane». Delle tempie non c'è da dire se non che
-sien bianche e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il
-cervello»;[115] nelle guance la bianchezza «dalle estremità, pura neve,
-deve andare, insieme col gonfiamento della carne, crescendo sempre
-in incarnato». Il naso, che determina essenzialmente il pregio del
-profilo, deve rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente,
-salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca;
-dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal poco, ma non così che
-diventi aquilino, «che in una donna comunemente non piace»: la parte
-inferiore abbia un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno
-acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse di freddo, e
-la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente rossa». La bocca
-l'autore la desidera piuttosto piccola, ma nè appuntita, nè piatta,
-le labbra non troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro:
-nell'aprirle accidentalmente (vale a dire senza parlare e senza ridere)
-non si veggano mai più di sei denti superiori. Bellezze speciali
-sono una piccola fossetta nel labbro superiore, un bel rigonfiamento
-dell'inferiore, un vezzoso sorridere nell'angolo sinistro della bocca
-ecc. I denti non debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma
-con bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive «paiano
-piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto rosso». Sia il
-mento rotondo, «non già arricciato, nè aguzzo, e figuri colorito d'un
-color vermiglietto, un poco acceso nel suo rialto: suo vanto speciale
-è un poco di fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e
-piuttosto lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo d'Adamo
-appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi vorrebbe far certe
-rughe circolari in forma di monili e nell'alzarsi vuol distendersi
-tutta». Le spalle le desidera larghe, ed anche quanto al petto egli ne
-riconosce nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, deve
-essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, e dolcemente
-rilevandosi dalle estreme parti, deve venir in modo crescendo, che
-l'occhio a fatica se ne accorga con un color candidissimo macchiato di
-rose». La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle parti
-inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di carne ed oltre
-a ciò con polpe sode e bianche quanto la neve». Il piede lo vuole
-«piccolo, snello, ma non magro, e un po' rilevato nel salir del collo,
-bianco come lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche
-con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, carnose e
-muscolose, ma con una certa dolcezza, come quelle di Pallade, quando
-si mostrò al pastore sul monte Ida; in una parola, succose, fresche e
-sode». La mano finalmente si desidera bianca, massimamente nella parte
-superiore, ma grande «e un po' pienotta, e morbida a toccare come
-fina seta, rosea nell'interno con linee chiare, rare, ben distinte,
-non intrigate, nè attraversate: quello scavo, che è tra l'indice e il
-pollice, sia bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita
-lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la cima, ma sì
-poco che appena si veggia, con unghie «chiare, non lunghe, non tonde,
-nè in tutto quadre, nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la
-costola d'un picciol coltello».
-
-
-Accanto a questa estetica speciale la generale non vi ha che una parte
-assai secondaria. Le ragioni più riposte e segrete, dietro le quali
-l'occhio giudica _senza appello_, sono un enigma anche pel Firenzuola,
-come egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria,
-Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non sono in parte, come s'è
-detto, che deduzioni filologiche, in parte inutili sforzi per esprimere
-l'inesprimibile. Il sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro
-qualche antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima.
-
-Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono vantare
-singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente l'idea della
-Bellezza.[116] Ma ogni altra opera resta facilmente ecclissata da
-questa del Firenzuola. Il Brantome, posteriore di un secolo e più,
-non pare che un dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto
-perchè guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della Bellezza.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Descrizione della vita reale ordinaria.
-
- Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca
- in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta
- rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista
- Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano.
- — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale.
-
-
-Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo finalmente
-aggiungere anche l'interesse, che si prese alla descrizione della vita
-ordinaria quotidiana.
-
-Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento di poesia
-che alla satira ed alla farsa. Al tempo del Rinascimento in Italia si
-prende invece a studiarla e a descriverla per ciò che essa è in sè
-stessa, perchè è interessante da sè, perchè è una parte della vita
-umana in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono
-come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, che s'aggira
-per le case, sulle vie, nei villaggi per beffarsi indistintamente
-della piccola borghesia, dei contadini e del clero delle campagne,
-noi incontriamo qui nella letteratura i primordi di quei quadri _di
-genere_, che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella
-pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella farsa
-volgare e procedono uniti, ma non per questo sono identici con essa,
-chè anzi differenze essenziali li distinguono pur sempre nettamente fra
-loro.
-
-Quante cose umane non deve aver Dante attentamente osservato e
-sperimentato prima di poter descrivere in modo così profondamente
-vero il suo mondo spirituale![117] Le celebri similitudini desunte
-dall'operoso affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi
-dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese[118] e simili,
-non sono le sole prove che possono addursi in tale riguardo: l'arte
-stessa, colla quale egli esprime lo stato interno di un'anima
-nell'atteggiamento esteriore e nel gesto, dimostra un profondo e
-pertinace studio della vita.
-
-I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, e
-ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema del genere che
-trattano, di indugiarsi nelle particolarità (cfr. a pag. 38 e 94). Ad
-essi è permesso di esordire con grande larghezza e di essere prolissi,
-finchè vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di genere
-puramente descrittivo. Questi non s'incontrano per la prima volta che
-presso gli uomini, che fecero rivivere l'antichità.
-
-Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi è l'uomo, che
-avea una speciale attitudine a tutto: Enea Silvio. Egli descrive non
-soltanto la bellezza del paesaggio, non le cose più interessanti dal
-lato cosmografico ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, pag.
-10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario e straordinario
-della vita.[119] Fra i moltissimi passi delle sue Memorie, in cui si
-rappresentano scene naturali, alle quali in allora appena qualcuno
-avrebbe consacrato un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui
-che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.[120] Ma impossibile
-sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali antichi epistolografi o
-narratori gli sia venuto l'impulso a rivestire di sì splendidi colori
-le sue descrizioni; nè ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo
-spirituale i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che
-non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno avvolti in
-una misteriosa penombra.
-
-Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie descrittive
-latine, delle quali s'è già parlato altrove (v. vol. I, pag. 350):
-descrizione di cacce, di viaggi, di ceremonie e simili. E non manca
-anche qualche lavoro italiano di questa specie, come, per esempio,
-le descrizioni della celebre giostra medicea del Poliziano e di Luca
-Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, il Bojardo e
-l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro soggetto a passar oltre
-e a toccar questi punti appena di volo, ma, anche in onta a ciò, non
-si può non ammirare la facile precisione, con cui dipingono la vita
-ordinaria, e se ne trae una prova di più della loro grande maestria
-in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta di ripetere i brevi
-discorsi di una brigata di belle donne,[121] che in un bosco furono
-sorprese dalla pioggia.
-
-Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, più spesso che
-altrove, negli scrittori di cose guerresche e simili (cfr. vol. I,
-pag. 135). Ancora di un tempo anteriore ci rimane in una poesia molto
-circostanziata[122] un quadro fedele di una battaglia di mercenari del
-secolo XIV, dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida
-e i comandi, che echeggiano durante la zuffa.
-
-Ma la cosa più notevole in questo genere sono le schiette descrizioni
-della vita campagnuola, che si trovano specialmente in Lorenzo il
-Magnifico e nei poeti che lo circondano.
-
-
-Dal Petrarca in avanti[123] ci fu una specie di bucolica falsa,
-convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, ad imitazione di
-quelle di Virgilio, non importa se in versi latini od italiani. E come
-sue specie secondarie sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v.
-vol. I, pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, e più
-tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e del Guarini, tutti
-lavori dettati in bellissima prosa o in versi perfetti, nei quali però
-la vita pastorale non figura che come un costume indossato per sola
-apparenza esterna, esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un
-genere ben diverso di società.[124]
-
-Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge nella poesia un
-modo affatto nuovo di dipingere la vita campestre: la descrizione
-schietta, naturale, l'antitesi insomma, il contrapposto della bucolica
-convenzionale di prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè
-qui soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che il
-proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale e franchigie
-speciali, per quanto anche talvolta la sua sorte fosse piuttosto dura.
-La differenza tra la città e i villaggi è ben lontana dall'esservi
-così accentuata, come nel nord; anzi un gran numero di piccole città
-vi è esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando alle
-loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini al pari di tutti
-gli altri. I Maestri comacini fecero il giro di quasi tutta l'Italia;
-al fanciullo Giotto fu pure possibile di abbandonar le sue pecore
-e di essere aggregato in Firenze ad una corporazione; in generale
-l'affluenza degli uomini del contado alle città era continua, e certe
-popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente per questo.[125]
-Ora egli è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un
-continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura
-il _villano_,[126] e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 e segg.)
-si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche
-un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i _vilains_,
-di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche
-i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di
-qualsiasi specie[127] s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze
-d'onore e di rispetto per una classe di persone, che rende alla società
-sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine.
-Gioviano Pontano[128] narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti
-magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche e nei
-novellieri non mancano mai eroine campestri,[129] che sacrificano la
-propria vita per difesa del proprio onore e pel bene della propria
-famiglia.[130]
-
-Con tali precedenti era ben naturale che in taluni sorgesse il
-desiderio di rivestir dei colori della poesia anche questo genere di
-vita. Fra costoro innanzi tutto nomineremo qui Battista Mantovano
-colle sue Egloghe, una volta assai lette ed anche oggidì degne di
-osservazione. Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente
-del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa perplessità
-tra il realismo e il convenzionalismo della rappresentazione, ma in
-sostanza il primo prevale. Vi si sentono le idee di un buon curato di
-campagna, non senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In
-qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato assai colle
-popolazioni del contado.
-
-
-Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta Lorenzo il
-Magnifico in questo nuovo mondo e ci fa vivere veramente la vita del
-villaggio. La sua «Nencia da Barberino»,[131] può dirsi la nuova e
-schietta riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze,
-fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo del poeta
-è tale, che si resta in dubbio se si risenta simpatia o disprezzo
-pel garzone che parla (è il contadinello Vallera, che dichiara il suo
-amore alla Nencia). È evidente il contrasto deliberato colla bucolica
-convenzionale accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite Ninfe:
-Lorenzo si getta volontariamente nel nudo realismo della spregiata vita
-delle campagne, e, ciò non ostante, l'insieme lascia un'impressione
-veramente poetica.
-
-Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca da Dicomano di
-Luigi Pulci.[132] Ma essa difetta di una certa serietà obbiettiva,
-per essere stata cantata non tanto per forza di naturale impulso e
-allo scopo di rappresentare un lato della vita del popolo, quanto pel
-desiderio di ottenere l'applauso della più colta società fiorentina.
-Da ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le frammistevi
-oscenità. Ciò non ostante, il carattere del contadino innamorato vi è
-con molta abilità sostenuto.
-
-
-Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col suo _Rusticus_
-in esametri latini.[133] Tenendosi lontano da ogni imitazione della
-Georgica di Virgilio, egli descrive specialmente l'anno campestre in
-Toscana, cominciando dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore
-sfodera un nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca
-e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, ed
-anche nell'«estate» s'incontrano passi di un gusto squisito; ma ciò
-che può riguardarsi come un vero gioiello della nuova poesia latina, è
-la festa della vendemmia in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha
-cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che stava attorno
-a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche quadro veritiero della vita
-agitata e operosa delle classi inferiori. La sua _Zingaresca_[134] è
-uno dei primi saggi della tendenza dei poeti moderni a trasportarsi
-nella vita e nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a
-cui essi appartengono. Con un intento comico qualche cosa di simile
-era stato, per vero, tentato ancor prima,[135] e in Firenze i canti
-delle Mascherate ne offrivano sempre nuova occasione al tornare di
-ogni carnovale. Ma ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei
-sentimenti di un'altra classe, con che tanto questa canzone, quanto
-«la Nencia» tracciano nella storia della letteratura una nuova via, che
-merita attenta considerazione.
-
-E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo il fatto, che la
-cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. Non ci vollero infatti,
-dalla Nencia in poi, meno di ottant'anni prima che s'avessero i quadri
-di genere e i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola.
-
-
-Avremo occasione in seguito di mostrare come in Italia le differenze
-sociali fondate sulla diversità della nascita avessero omai perduto
-ogni valore. Ciò che vi contribuì grandemente fu senza dubbio il
-fatto, che qui, prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza
-più seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità in
-generale. Basterebbe questa sola conquista per imporci un obbligo di
-eterna riconoscenza verso gli uomini del Rinascimento. Un concetto
-logico e astratto dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il
-Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva.
-
-I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo trovansi espressi
-da Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell'uomo,[136]
-che può dirsi uno dei lasciti più preziosi di quell'epoca tanto
-colta. Dio s'è riserbato di crear l'uomo dopo tutte le altre creature,
-affinchè questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne la
-bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò a nessuna sede
-fissa, non gl'impose veruna attività determinata, nessuna necessità
-ineluttabile; lo dotò anzi di ogni facoltà necessaria a muoversi e
-a voler liberamente. «Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse
-il Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti guardi
-attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti creai non celeste
-e non terrestre, non mortale, nè immortale soltanto, affinchè tu sia
-libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a
-divenir bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I bruti portano
-con sè dal grembo materno quanto ad essi fa d'uopo per conservarsi;
-gli spiriti superiori sono sin dal principio, o per lo meno subito
-dopo,[137] ciò che saranno eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che
-dipende dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni specie
-di vita».
-
-
-
-
-PARTE QUINTA
-
-LA VITA SOCIALE E LE FESTE
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Il pareggiamento delle classi.
-
- Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. —
- Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia
- secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi
- progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. —
- Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e
- le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile
- a' cortigiani.
-
-
-Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche cosa di compiuto
-e perfetto, non si manifesta soltanto nella vita politica, religiosa,
-artistica e scientifica di un popolo, ma dà altresì un'impronta
-sua propria all'intera vita sociale. Ciò riscontrasi in modo
-caratteristico nel medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e
-dell'aristocrazia sono presso a poco identiche dappertutto, e dove pure
-si ha un genere di borghesia affatto speciale.
-
-Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento sono l'antitesi
-la più spiccata di tali consuetudini sotto tutti i punti di vista più
-essenziali. Questa antitesi comincia già alla base, che è affatto
-diversa, mentre nei circoli più elevati della vita sociale non
-esistono più distinzioni di casta, ma si ha invece una classe veramente
-colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza del
-sangue non ha valore se non in quanto le ricchezze, che sogliono
-accompagnarla, assicurano gli ozi necessari alla propria educazione.
-Ciò però non deve intendersi in modo assoluto, mentre è pur sempre
-vero, che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, ora
-meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania di conservarsi
-all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle altre nazioni men
-progredite d'Europa. Mala tendenza generale dell'epoca è però sempre
-per la fusione delle classi nel senso moderno.
-
-
-Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve essere stata la
-convivenza di nobili e borghesi nella stessa città, per lo meno sino
-dal secolo XII,[138] poichè per essa vennero accomunate le sorti di
-tutti e furono tronche le ali, ancora in sul nascere, all'insolente
-albagia dei signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano
-un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia non si indusse
-mai, come nei paesi settentrionali, a fissare appannaggi speciali
-pei figli cadetti dell'aristocrazia: infatti, se anche i vescovati, i
-canonicati e le abbazie vi furono spesso conferiti dietro i principii
-di un indegno favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente
-sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola vi furono
-molto più numerosi, più poveri e privi affatto di quelle prerogative
-principesche, che avevano altrove, videro in compenso cresciuta la loro
-autorità morale dalla loro dimora nelle città dove avevano la sede, e
-dove, insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale della
-popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono d'ogni parte i
-principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe in quasi tutte le città
-occasione e motivo d'isolarsi nella vita privata (v. vol. I, pag. 181),
-che, scevra di pericoli dal lato politico e confortata d'ogni comodità
-ed agiatezza materiale, non era in sostanza gran fatto diversa da
-quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E quando, da Dante
-in poi, la nuova poesia e la nuova letteratura divennero patrimonio di
-tutti,[139] e, più tardi ancora, prevalse una cultura tutta d'indole
-antica, e l'uomo, come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva
-procacciarsi individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri
-diventar principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma nemmeno
-alla legittimità della nascita nell'eredità del potere (v. vol. I, p.
-27-28), — allora si potè ben credere che una nuova êra di uguaglianza
-fosse spuntata, ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre.
-
-
-Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi
-all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti per affermare
-e per negare la legittimità degli ordini aristocratici. Dante, per
-esempio, deriva ancora dall'unica definizione aristotelica, che «la
-nobiltà si basi sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo
-principio, che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su quella
-degli antenati».[140] Ma altrove egli non si dà per soddisfatto di una
-tale definizione, e si rimprovera da sè stesso[141] di aver perfino
-in Paradiso, parlando col suo proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà
-della sua origine, che è manto che _tosto raccorcia_, e al quale il
-tempo ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna rimettere.
-E nel «Convito»[142] egli stacca del tutto dall'idea della _nobiltà_
-ogni condizione di nascita privilegiata, e ne fa una cosa sola con
-l'attitudine a qualsiasi eccellenza morale e intellettuale, accentuando
-in modo speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà
-sorella germana della filosofia.
-
-Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo venne
-acquistando sulle opinioni degli Italiani, tanto più forte si venne
-in tutti radicando la persuasione, che l'origine non possa mai esser
-quella che decida del valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai
-un principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo «Della
-nobiltà»[143] si dichiara pienamente d'accordo co' suoi interlocutori
-— Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, fratello del vecchio Cosimo —
-non esservi oggimai altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito
-personale. Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto sparge
-un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, che, secondo il
-comune pregiudizio, entrano a far parte della vita dei nobili. «Niuno
-(v'è detto) trovasi tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i
-cui antenati esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio.
-La passione per le cacce non sente meglio di nobiltà, di quello
-che i nidi della selvaggina, che s'insegue, si risentano di balsamo
-o d'altri soavi profumi. L'agricoltura, quale fu esercitata dagli
-antichi, sarebbe ben più nobile occupazione, che non quelle stolte
-scorrerie per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle belve,
-che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero di quando in quando
-servirci di utile passatempo». E se ne adduce la prova mostrando il
-lato selvaggio e brutale della vita dei cavalieri inglesi e francesi
-nelle loro campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della
-rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a sostenere
-in certo modo le parti della nobiltà, ma non già — cosa abbastanza
-caratteristica — riferendosi ad un sentimento suggerito dalla natura,
-bensì richiamandosi all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro
-della sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come qualche
-cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza del merito
-e sulla ricchezza ereditata. Ma il Niccoli soggiunge, che Aristotele,
-dando questa definizione, non esprime una persuasione sua propria, ma
-una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò è tanto vero,
-che nell'«Etica», dov'egli parla secondo il suo intimo convincimento,
-non vuol che sia nobile se non colui, che si sforza di conseguire il
-vero bene. Indarno il Medici gli oppone, che l'espressione greca per
-designare la nobiltà (_Euganeia_) suona appunto «nascita illustre»; il
-Niccoli trova che la voce latina nobilis, vale a dire notabile, è assai
-più giusta, perchè fa dipendere la nobiltà dalle sole azioni.[144] Dopo
-questi e simili ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto
-delle condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà
-nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera e disdegna di
-occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi averi, quanto della
-mercatura, che riguarda come ignominiosa: così, se ne sta inerte e
-rinchiusa ne' suoi palagi,[145] o va attorno oziosamente cavalcando per
-la città. Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio,
-ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa l'attendere
-all'economia rurale è considerato come cosa onorevole e agevola
-di per sè l'accesso ai ranghi della nobiltà:[146] tutto sommato,
-«un'aristocrazia rispettabile, ma paesana». Anche in Lombardia i nobili
-vivono dei redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli
-altri pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria
-occupazione.[147] In Venezia la nobiltà governa, ma al tempo stesso si
-consacra al commercio; ed ugualmente a Genova tutti indistintamente,
-nobili e non nobili, sono mercanti e navigatori, e non vi si ammettono
-altre differenze, fuorchè quelle che provengono dalla nascita: taluni
-però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto dei loro castelli.
-In Firenze una parte dell'aristocrazia attende al traffico; un'altra
-(ma certo la men numerosa) si pavoneggia, boriosa dei propri titoli,
-per le vie della città o perde il suo tempo nelle cacce e in simili
-divertimenti.[148]
-
-Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è questo, che quasi in
-tutta Italia anche coloro che possono andar superbi della lor nascita,
-non hanno ambizioni da far valere di fronte alla cultura ed alla
-ricchezza, nè dai loro privilegi politici o di corte risentono alcun
-impulso a considerarsi come una classe superiore alle altre. Venezia
-sembra costituire a questo riguardo una eccezione, ma essa non è che
-apparente, perchè in sostanza la vita dei nobili non si differenzia
-quivi da quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio di
-pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le cose nel regno di
-Napoli, che per l'orgoglioso isolamento e la boriosa vanità della sua
-aristocrazia, più che per qualsiasi altro motivo, restò completamente
-escluso dal gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A
-dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal medio-evo
-longobardo e normanno sopravviene, ancor prima della metà del secolo
-XV, la dominazione aragonese, e così vi si compie fino da quel momento
-ciò che nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più tardi,
-una vera trasformazione sociale, un disprezzo del lavoro e una smania
-di titoli, che costituiscono appunto il lato caratteristico della
-popolazione spagnuola. Le conseguenze di un tal fatto non tardano poi
-a manifestarsi perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e
-basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad una di esse,
-la piccola città della Cava. Essa era stata sempre proverbialmente
-ricca sino a che non diede ricovero che a muratori e a tessitori: «ora
-che, invece di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono che
-sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad essere dottori,
-medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è subentrata la più desolante
-miseria».[149] In Firenze si constata un fatto identico per la prima
-volta sotto Cosimo primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che
-la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio e le
-industrie, non si preoccupa d'altro che di ottenere cavalierati nel
-suo nuovo ordine di s. Stefano.[150] È precisamente il rovescio di
-quanto vi era accaduto un secolo prima,[151] quando i padri, morendo,
-pregavano lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non avessero
-esercitato una qualche utile professione (vedi vol. I, pag. 108).
-
-
-Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso in modo molto
-ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e della letteratura, nel
-quale non si ammettono differenze gerarchiche, ed è appunto la sete
-delle dignità cavalleresche divenuta stoltamente oggetto di moda
-proprio nel tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio
-valore.
-
-«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti[152] verso la fine del
-secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta far cavalieri li meccanici,
-gli artieri, insino a' fornai; ancora più giù, gli scardassieri, gli
-usurai e rubaldi barattieri.... Come risiede bene che uno judice, per
-poter andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la scienza
-non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, senza guadagno.... Oh
-sventurati ordini della cavalleria, quanto siete andati al fondo! In
-quattro modi son fatti cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo,
-a molte cose che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario.
-Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori di queste
-cose materiali comprendano, come la cavalleria è morta. E non si
-ved'elli, che pure ancora lo dirò, essere fatti cavalieri i morti?
-Che brutta, che fetida cavalleria è questa! Così si potrebbe fare
-cavaliere un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche un
-bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti adduce a conferma di
-quanto scrive, sono invero parlanti abbastanza; una volta egli è messer
-Bernabò Visconti, che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, che
-bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono alcuni cavalieri
-tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito degli ornamenti che
-portano sull'elmo e simili. Più tardi il Poggio mette in derisione i
-molti cavalieri del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di
-guerra.[153] Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del ceto,
-per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., si creava da sè
-in Firenze una posizione molto difficile, tanto di fronte al governo,
-quanto a' suoi numerosi motteggiatori.[154]
-
-Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge che queste tarde
-ambizioni cavalleresche, indipendenti affatto da qualsiasi nobiltà di
-sangue, senza dubbio erano in parte il frutto di una ridicola vanità
-smaniosa di titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice.
-I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi parte, dovea,
-giusta le formalità prescritte, essere cavaliere. Ma il combattimento
-in campo chiuso e più particolarmente la corsa delle lance,
-strettamente regolata e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione
-favorevole per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, qualunque
-fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela sfuggire in
-un'epoca, in cui tanto conto si teneva del valor personale.
-
-Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca fin dal suo
-tempo si fosse espresso in termini di viva riprovazione contro i
-tornei, come contro una pericolosa stoltezza: egli non convertì
-nessuno col suo patetico grido: «in niun libro si legge che Scipione
-o Cesare siano stati abili giostratori!»[155] La cosa anzi in Firenze
-acquistò una grande popolarità; ogni borghese cominciò a riguardar la
-sua giostra — che senza dubbio non era più tanto pericolosa — come una
-specie di onesto passatempo, e Franco Sacchetti[156] ci ha conservato
-il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori della
-domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, dove si potea giostrare
-a prezzo mitissimo, sopra una rôzza presa a nolo da un tintore, alla
-quale alcuni burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia
-imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio il cavaliere,
-armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile scioglimento della
-novella è una violenta sgridata della moglie indispettita di simili
-scappate del marito.[157]
-
-Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione per la giostra,
-come se volessero mostrare per l'appunto, essi non nobili e privati,
-che la società di cui si circondano, non è in nulla inferiore ad una
-corte.[158] Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio
-ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; Piero il giovane
-poi per tali esercizi trascurò perfino il governo, e non voleva essere
-dipinto se non rivestito della sua splendida armatura. Anche alla corte
-di Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando il cardinale
-Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim (v. vol. I, pag. 149
-e 158) come gli piacesse quello spettacolo, il barbaro rispose assai
-saggiamente, che simili combattimenti nella sua patria si facevano fare
-agli schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva alcun
-danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava d'accordo con gli
-antichi romani nel riprovare i costumi del medio-evo.
-
-Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, che pur non
-sono di lieve momento per spiegarsi l'ardore insistente con cui si
-cerca la dignità cavalleresca, noi troviamo omai a questo tempo qua e
-colà dei veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri hanno
-di diritto il titolo di cavaliere.
-
-
-Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le vanità dei nobili
-e dei cavalieri, sta di fatto che la nobiltà italiana si collocò
-sempre nel bel mezzo della vita comune, e non mai alle estremità della
-medesima. Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente sur
-un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la cultura sono sempre
-i suoi naturali alleati. Certamente che in un cortigiano propriamente
-detto si esige un qualche grado di nobiltà,[159] ma questa esigenza
-è espressamente dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel
-pubblico (_per l'oppenion universale_), nè in ogni caso implica mai
-la supposizione, che anche un individuo non nobile non possa avere
-un merito intrinseco equivalente. E nemmeno rimane inteso con ciò
-che le persone non nobili debbano restar escluse da ogni contatto col
-principe: si vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano,
-non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un ornamento
-della vita, e quindi neanche questa. Se poi in tutti i rapporti della
-vita gli vien fatto un obbligo speciale di mantenere un contegno
-riserbato e dignitoso, non è già perchè egli abbia un sangue più nobile
-nelle vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale.
-Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento principale sta
-nella cultura e nella ricchezza; ma in quest'ultima solo in quanto
-renda possibile di consacrar la vita alla prima e di promuoverne in
-grande gli interessi e lo sviluppo.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Raffinamento esteriore della vita.
-
- Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne.
- — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. —
- Comodità ed eleganza.
-
-
-Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono un privilegio
-determinato, tanto maggiore ogni individuo, come tale, sente lo
-stimolo a mettere in evidenza i suoi pregi personali, e tanto più
-la vita sociale deve tendere per proprio impulso a restringersi in
-una cerchia speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità
-e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti necessari,
-deliberatamente pensati e voluti.
-
-Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo circondano e gli ozj
-della vita quotidiana mostrano in Italia un'eleganza ed un raffinamento
-maggiore, che in qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi
-spetta alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo notare,
-come esse superassero in comodità e nell'armonica disposizione delle
-parti i castelli e le corti o palazzi di città dei grandi del nord.
-Il vestire mutò per guisa, che egli è impossibile l'istituire un
-completo paragone colle mode degli altri paesi, molto più che, dal
-finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste ultime. Ciò
-che i pittori italiani ci rappresentano come costume di quel tempo, è
-in generale quanto di più bello e di più accomodato ci fosse allora in
-Europa, ma non si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire
-prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno stati sempre
-esatti. Quello però che è fuori di dubbio si è, che in nessun luogo
-si tenne del vestire quel conto, che si teneva in Italia. La nazione
-era alquanto vanitosa; ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non
-esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse bello e ben
-fatto un ornamento non dispregevole aggiunto alla persona. In Firenze
-ci fu perfino un periodo di tempo, in cui il vestire era una cosa
-affatto individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria (v. vol. I,
-pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del secolo XVI questa usanza
-fu coraggiosamente mantenuta da uomini considerevolissimi,[160] mentre
-intanto la grande maggioranza si accontentava di variare più o meno
-la moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe adunque
-riguardare come un sintomo di decadenza per l'Italia l'ammonizione che
-si legge in Giovanni della Casa,[161] di evitare le singolarità e di
-non dipartirsi dalla moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli
-abbigliamenti degli uomini, rispetta come legge suprema l'uniformità,
-rinuncia con ciò ad una caratteristica più importante che non si creda.
-Ma ciò procura un grande risparmio di tempo, e questo, colle idee di
-operosa attività che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi come
-compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio.
-
-In Venezia e a Firenze[162] eranvi, all'epoca del Rinascimento,
-prescrizioni speciali, che regolavano il modo di vestire degli uomini
-e ponevano limiti determinati al lusso delle donne. Dove simili leggi
-non esistevano, per esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa
-ogni traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.[163]
-Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle mode e (se noi
-interpretiamo rettamente) la stolta venerazione per tutto ciò che
-veniva di Francia, mentre nel fatto molte delle sue mode non erano che
-le antiche d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo
-aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare sino a
-qual punto questo frequente mutare delle forme del vestire e l'adozione
-delle mode francesi e spagnuole[164] abbiano contribuito a tener viva
-nella nazione la passione abituale del lusso esterno, non è cosa di cui
-dobbiamo occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto merita d'esser
-notato come una prova di più del rapida sviluppo della vita italiana
-intorno al 1500.
-
-
-Degna di speciale attenzione è la cura che pongono le donne, di
-modificare quanto più possono la loro apparenza esterna con tutti gli
-aiuti, che può offrire una ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese
-d'Europa, dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato di
-dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle carni e alla
-ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.[165] Tutto tende ad
-uniformarsi ad un tipo convenzionale universalmente accettato, anche
-a costo di veder violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi
-naturali del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del tutto
-dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV fu estremamente
-svariato nei colori e carico negli ornamenti,[166] e più tardi ebbe una
-ricchezza un po' più elegante, e ci limiteremo alla toeletta nel senso
-più stretto.
-
-Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono proibite, poi
-tornano a portarsi false acconciature da testa, talune anche di seta
-bianca e gialla,[167] sino a che giunge un qualche grande oratore
-sacro, che commove gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica
-piazza s'innalza un gran rogo (_talamo_) sul quale, insieme a liuti,
-arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri erotici ed
-altre inezie, vanno a finire anche queste false acconciature:[168] la
-fiamma purificatrice riduce tutte queste cose in un mucchio di cenere.
-Il colore ideale, che tanto nei propri, come nei capelli posticci
-si cercava di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il
-raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel colore ai
-capelli,[169] furonvi delle dame, che ebbero il coraggio di stare
-giornate intere sotto la sferza del sole;[170] del resto, ciò non
-impediva che si usassero tinture speciali e manteche per accrescerne
-altresì il volume. A ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque
-ritenute confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti
-per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre e i denti,
-di cui il nostro tempo non ha nemmeno una idea. E non giovarono nè
-i sarcasmi dei poeti,[171] nè le invettive dei predicatori, nè la
-paura stessa di guastarsi precocemente le carni a distogliere le
-donne da quegli usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino
-una falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le frequenti e
-grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei quali centinaia d'uomini
-apparivano dipinti e mascherati,[172] abbiano contribuito a trasformare
-quell'abuso in abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era
-universale, ed anche le fanciulle del contado facevano del loro meglio
-per uniformarvisi,[173] sin dove potevano. Si aveva un bel predicare,
-che simili artificii erano i contrassegni delle cortigiane; anche le
-più rispettabili matrone, che del resto in tutto il corso dell'anno non
-toccavano alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, quando
-accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.[174] — Ma, sia che si
-riguardasse questo eccesso come un tratto di barbarie, di cui s'aveva
-un riscontro nell'uso di imbellettarsi dei selvaggi, sia che lo si
-ritenesse anche soltanto come uno sforzo di mantenere nei lineamenti
-e nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come farebbe
-credere la somma accuratezza e la moltiplicità di questa toeletta, —
-certo è che agli uomini spiacque allora, come in ogni altro tempo, e ne
-sono prova i richiami continui, che in questo riguardo furono fatti al
-bel sesso.
-
-Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si estese perfino
-a tutte le cose, colle quali in qualsiasi modo si doveva venire a
-contatto. Nelle grandi festività, si solevano strofinare con unguenti
-fin le mule, sulle quali si dovea cavalcare;[175] Pietro Aretino
-ringrazia Cosimo I per un invio fattogli di scudi _profumati_.[176]
-
-
-Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione di superare
-in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli settentrionali. Nè parrebbe
-neanche doversi dire, che questa loro opinione andasse troppo lungi dal
-vero, se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile al
-perfezionamento della personalità moderna, che certamente in Italia si
-svolse più presto e più completamente che altrove; inoltre molti indizi
-farebbero credere anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni
-del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai possibile
-addurne, e se da ultimo la questione si restringesse al determinare
-a chi propriamente spetti la priorità, nella redazione dei primi
-codici di pulitezza e creanza, la poesia cavalleresca del medio-evo
-potrebbe a buon diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non
-ostante, di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni dei
-più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono la pulitezza
-della persona, specialmente ne' banchetti,[177] all'ultimo grado della
-perfezione, e che, per un antico pregiudizio, i tedeschi in Italia
-riguardavansi sempre come il tipo d'ogni sudiceria.[178] Il Giovio non
-esita ad attribuire molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza
-all'educazione primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,[179]
-e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. In mezzo a
-ciò si ha tanto maggior ragione di sorprendersi che, per lo meno nel
-secolo XV, si lasciassero condurre le osterie e gli alberghi per lo più
-da tedeschi,[180] i quali praticarono questa industria principalmente
-in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano a Roma. Ma
-le testimonianze che si hanno a questo riguardo potrebbero anche
-semplicemente riferirsi alle osterie e agli alberghi delle campagne,
-mentre si sa con certezza che nelle maggiori città le migliori locande
-erano tenute tutte da Italiani.[181] La mancanza poi di buoni alberghi
-nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto di sicurezza in generale.
-
-Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale della buona
-creanza, che Giovanni della Casa, nato fiorentino, ci lasciò sotto il
-titolo di «Galateo». In questo si prescrive non soltanto la pulitezza
-nel senso più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte
-quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», con
-quello stesso tuono magistrale, con cui il moralista predica le più
-sublimi leggi morali. In altre letterature qualche cosa di simile non
-si insegna in via sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè
-colla descrizione di ciò che è sucido e ributtante.[182]
-
-Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida per
-vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire in generale.
-Ancora oggidì può esser letto con molto profitto da persone di ogni
-condizione, e la gentilezza della vecchia Europa difficilmente si
-scosterà mai dalle sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è
-cosa che viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di ogni
-cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in alcuni uomini
-ed acquisito per forza di volontà in altri; ma, come dovere sociale
-e come indizio di cultura e di buona educazione, i primi a conoscerlo
-senza alcun dubbio furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli
-s'era già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, che
-il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti e vicini, delle _burle_
-e delle _beffe_ (v. vol. I, pag. 209 e segg.) nella buona società
-è passato del tutto,[183] l'idea nazionale prevale su quella delle
-cittadinanze locali e prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza
-e cortesia universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto
-avremo occasione di discorrere più innanzi.
-
-
-Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in Italia, nel
-secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal grado di raffinamento e
-di perfezione, da non vedersi in nessun altro paese l'eguale. Una
-moltitudine di quelle cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro
-insieme la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e si
-potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva ancora un'idea. Nelle
-vie ben selciate delle città italiane[184] l'uso delle carrozze era
-generale, mentre fuori d'Italia dovunque o s'andava ancora a piedi, o a
-cavallo, o si usava della carrozza per sola necessità, non per piacere.
-Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi articoli
-di toeletta vengono menzionati di frequente dai novellieri.[185]
-La copia e la finezza delle biancherie sono spesso l'oggetto delle
-loro descrizioni. Essi ci parlano anche di cose, che si direbbero
-piuttosto appartenere al campo dell'arte, notando con ammirazione
-come essa da tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il
-grandioso armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi e
-magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, arricchendo
-la mensa di confetture lavorate in mille guise, e aggiungendo infine
-eleganza e buon gusto al rozzo lavoro del falegname. Tutto l'occidente
-si prova negli ultimi tempi del medio-evo, e secondo le sue forze
-glielo permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a dare
-inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie convenzionali
-della decorazione gotica, mentre l'arte italiana del Rinascimento si
-move liberamente in ogni senso, risponde degnamente alle più svariate
-esigenze e si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed
-estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative italiane
-d'ogni specie sopra le nordiche nel corso del secolo XVI, quantunque
-sia anche vero che essa è dovuta altresì a cause di molto maggiore e
-più generale importanza.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-La lingua come base del vivere sociale.
-
- Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente
- della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro
- trionfi. — La conversazione.
-
-
-La società più elevata, che qui oggimai appare come un prodotto della
-riflessione, anzi come la più alta creazione della vita del popolo,
-presuppone, come condizione indispensabile, il linguaggio.
-
-Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i popoli occidentali
-l'aristocrazia aveva cercato di mantenere una lingua «cortigiana» tanto
-per la conversazione, che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in
-Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono tanto fra
-loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua così detta «curiale», che
-era comune alle corti e ai loro poeti. Ora il fatto più importante
-si è questo, che di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la
-lingua di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione
-alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima del 1300, un tale
-scopo è confessato apertamente. Anzi, per vero dire, qui la lingua è
-trattata espressamente come qualche cosa di completamente indipendente
-dalla poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione
-semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, sentenze e
-risposte. Questa espressione è a questo tempo in pregio non meno che lo
-fosse in altri tempi presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga
-vita non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» _(un bel
-parlare)!_
-
-Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, quanto più vi si
-lavorava attorno da diverse parti. Dante ci porta addirittura nel
-bel mezzo di questa lotta: il suo libro «Del volgare eloquio»[186]
-ha un'importanza grandissima non solo per la questione in sè stessa,
-ma anche perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna
-in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo delle sue idee e le
-conclusioni, alle quali egli giunge, sono cose che appartengono alla
-storia della filologia, nella quale quel libro occuperà sempre un posto
-rilevantissimo. Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè,
-ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, la lingua deve
-essere stata una delle più importanti questioni della vita quotidiana;
-che tutti i dialetti erano stati studiati con partigiana predilezione
-o avversione; e che la nascita della lingua ideale comune non si avverò
-se non in mezzo a grandi lotte e contrasti.
-
-Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale Poema.
-Il dialetto toscano diventò la base essenziale della nuova lingua
-comune.[187] Se ciò a taluno paresse eccessivo, valga a nostra
-giustificazione il fatto che questa, in una questione tanto dibattuta,
-è ad ogni modo l'opinione la più universalmente ricevuta.
-
-
-Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario e poetico, lo
-screzio insorto intorno a questa lingua, quello che suol dirsi il
-purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto giovato; può darsi altresì
-che qualche scrittore, del resto dotato di grandi attitudini, sia
-stato con ciò defraudato di un pregio essenziale, la spontaneità della
-espressione; e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in
-altissimo grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla loro volta
-nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, trascurando per la
-forma il concetto; stando di fatto che anche una meschina melodia,
-uscita da un tale strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e
-comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza grandissima,
-perchè contribuì a dare un andamento grave e dignitoso allo stile
-in generale, e perchè costrinse l'uomo colto a serbare, tanto nella
-vita ordinaria quanto nelle circostanze straordinarie, un contegno
-serio e una costante elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche
-talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un tempo sotto la
-veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare basse scurrilità e
-velenosi sarcasmi, non è men vero però, che, quasi a compenso, ogni
-idea più nobile ed elevata vi trova altresì una condegna espressione.
-La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di vista nazionale,
-diventando essa come la patria ideale di tutti gli uomini colti dei
-diversi Stati, in cui così per tempo andò diviso il paese.[188] Di
-più, essa non è il patrimonio esclusivo di questa o di quella classe
-in particolare, ma tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero,
-possono trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè vogliano.
-Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo straniero resta sorpreso
-e maravigliato di udire sulla bocca del basso popolo e dei contadini
-un italiano puro e puramente pronunziato in provincie italiane, dove
-al tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca indarno
-di trovare un riscontro ad un fatto simile presso le plebi di Francia
-e di Germania, dove invece anche gli uomini istrutti sacrificano pur
-tanto alla pronunzia locale. Vero è che in Italia il numero di coloro
-che sanno leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da tante
-altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio pontificio, non si
-sarebbe tentati di credere; ma qual peso avrebbe questa circostanza
-senza quella generale e incontestata venerazione, che si ha per la pura
-lingua e la pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato?
-Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente accettate,
-non escluse Venezia, Milano e Napoli, ancora al tempo in cui fioriva
-la letteratura, soggiogate in certo modo dallo splendore che da esse
-partiva. Ed anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, s'è
-di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente il
-più bel tesoro della nazione, la pura lingua.[189] Alla letteratura
-dei dialetti furono, sin dal principio del secolo XVI, senza sforzo e
-deliberatamente abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma
-talvolta anche serii,[190] prestandosi lo stile di essi a qualsiasi
-esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, come frutto
-di una determinazione calcolata e riflessa, non ebbe luogo se non molto
-più tardi.
-
-
-L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, come elemento
-d'unione della società più elevata, trovasi chiaramente espressa nel
-«Cortigiano».[191] Fin d'allora, cioè fin dal principio del secolo
-XVI, eranvi taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler
-mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli altri toscani
-del suo tempo, non per altro, se non perchè erano antiche. Nella lingua
-parlata il Castiglione le proibisce assolutamente, e non le accetta
-nemmeno nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non vede che
-una forma speciale del parlare. Coerentemente poi a questa premessa,
-egli stabilisce che il miglior modo di parlare sarà quello, che più
-d'ogni altro s'accosti alla lingua convenientemente scritta. Donde
-emerge assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno da dire
-qualche cosa di veramente importante, debbono essi stessi formarsi la
-propria lingua, e che questa è mobile e mutabile, appunto perchè è
-qualche cosa di vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle
-espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche da regioni
-non toscane, e accettando perfino le francesi e le spagnuole, quando
-l'uso le abbia consacrate per certe cose speciali:[192] sorgere così,
-coll'aiuto dell'ingegno e dello studio, una lingua, la quale non sarà
-invero l'antico toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come
-un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. S'intende da sè
-che è dovere imprescindibile d'un cortigiano di esprimere sotto questa
-veste perfetta i suoi affetti e la sua poesia.
-
-
-Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio della società
-viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i puristi non riuscirono
-in sostanza ad aver vinta la causa. V'erano troppi e troppo valenti
-scrittori ed uomini di società anche toscani, che o non si curavano
-o ridevano di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si
-verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto qualunque e
-pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che essi stessi erano «della
-loro lingua ignorantissimi».[193] Già l'esistenza di uno scrittore
-quale era il Machiavelli troncava d'un tratto tutte quelle questioni,
-in quanto egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida,
-schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva tutti i pregi,
-fuorchè quello di imitare il puro Trecento. D'altro lato v'erano troppi
-lombardi, romani, napoletani ed altri, ai quali non poteva rincrescere,
-se nello scrivere e nel conversare non si esageravano troppo le
-pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, è
-vero, le forme e i modi del loro dialetto, e il Bandello, per tutti,
-assai spesso (non sappiamo quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara
-protesta: «io non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma
-barbaramente; io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere ornamento
-alla lingua volgare; io non sono che un lombardo e in Lombardia a'
-confini della Liguria nato» ecc.[194] Ma, di fronte al partito dei
-rigidi puristi, tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando
-a bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, e quasi
-a compenso, d'impadronirsi della lingua comune. Non a tutti infatti
-era dato di poter fare come il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse
-per tutta la sua vita il più puro toscano, (sempre però come lingua
-appresa e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a poco
-fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale era questo che
-ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva trattar la lingua con somma
-cura. Posto ciò, si poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro
-fanatismo, i loro congressi filologici[195] e simili: veramente dannosi
-essi non divennero che più tardi, quando il soffio dell'originalità
-era già fatto notevolmente più languido nella letteratura, e stava
-per soggiacere ad influenze affatto d'altra natura, ma ancor più
-perniciose. Da ultimo fu libero alla stessa Accademia della Crusca
-di trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi sforzi furono
-talmente impotenti, che non riuscì nemmeno ad impedire che assumesse
-quell'indirizzo e quel colorito francese, che forma il carattere
-distintivo della letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota).
-
-
-Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata e portata omai al
-sommo della pieghevolezza e duttilità, che divenne nella conversazione
-lo strumento e la base di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi
-settentrionali i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi
-nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti,
-cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era tutta dedita al
-giuoco e agli esercizii corporali o, se pur si voglia, s'esercitava
-a scrivere rozzi versi e celebrava feste continue, in Italia, dove
-pure tali cose esistevano, erasi formato altresì un ambiente più
-elevato e sereno, dove uomini di qualsiasi condizione e nascita,
-purchè non privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti
-convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando l'utile al
-dolce. Siccome in tali convegni o non si usava di far trattamenti,
-o questi si riducevano ad assai poca cosa,[196] non era difficile
-neanche il tenerne lontani gli uomini più materiali e gli scrocconi.
-Se ci è permesso di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di
-dialoghi, anche i più elevati problemi della vita avrebbero formato
-l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini più distinti: nè la
-manifestazione di sublimi pensieri vi sarebbe stata, come di regola
-presso i settentrionali, un privilegio puramente individuale, bensì
-comune a parecchi. Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita
-sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, che non
-hanno altro scopo, che sè medesime.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-La forma più elevata della vita sociale.
-
- Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro
- uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società
- fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo.
-
-
-Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, era assai
-saggiamente regolata e si basava sopra quelle convenienze tacite
-ed espresse, che sono domandate o dalle circostanze o dal decoro,
-ma che non hanno nulla che fare colla rigida etichetta. In certi
-circoli più compatti, dove le riunioni assumevano il carattere di
-stabili corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità
-per l'accettazione, come, per esempio, in quelle allegre società di
-artisti fiorentini, alle quali il Vasari attribuisce il merito[197]
-di aver promosso la rappresentazione delle più importanti commedie
-d'allora. Le società più leggere invece e che si mettevano insieme per
-circostanze affatto momentanee, accettavano volentieri le prescrizioni,
-che eventualmente venivano imposte dalla dama più ragguardevole. Tutti
-conoscono l'Introduzione del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a
-considerare il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla
-più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale in questo
-caso speciale; ciò non ostante non è men vero, ch'essa si fonda sopra
-una consuetudine già accettata nella vita sociale. Il Firenzuola, che
-quasi due secoli dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile,
-s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in bocca alla
-regina della sua società pone un discorso sul modo di ripartire il
-tempo durante il soggiorno alla campagna, vale a dire, prima di tutto
-un'ora di speculazioni filosofiche andando a passeggiare sopra una
-collina, poi la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,[198]
-indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova canzone,
-il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; più tardi una
-passeggiata ad una fonte, dove ognuno s'asside e narra una novella,
-e finalmente la cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla
-onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non disconvengano».
-Il Bandello nelle introduzioni e nelle dediche di ciascuna delle
-sue novelle non riferisce, è vero, simili discorsi di circostanza,
-poichè le diverse società, dinanzi alle quali quelle novelle vengono
-narrate, esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro
-modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli dovevano essere
-queste supposte riunioni sociali. Alcuni lettori penseranno, che in
-società capaci di udire racconti tanto immorali, come son quelli che
-si leggono, non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. Ma
-da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide dovevano essere
-le basi di società, che, ad onta di tali racconti, non uscivano dalle
-convenute formalità, non andavano a soqquadro, e potevano perfino
-occuparsi di serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol
-dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione si faceva
-sentire più forte che mai e andava sopra ogni cosa. Per convincersene
-non occorre di prendere a norma la società un po' troppo idealizzata,
-che il Castiglione introduce a parlare sui più elevati sentimenti e
-scopi della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro Bembo
-nel castello di Asolo. La società del Bandello, invece, anche in
-onta a tutte le frivolezze alle quali si abbandona, può riguardarsi
-come il tipo più veritiero di quell'elegante decoro, di quella facile
-amabilità, di quella schietta franchezza, di quello spirito insomma
-e di quella cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri
-distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se ne ha
-specialmente in questo, che le dame, che ne formavano il centro,
-godevano l'universale estimazione, nè per tal fatto furono minimamente
-pregiudicate nella loro fama. Fra le protettrici del Bandello, per
-esempio, Isabella Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se ebbe
-una celebrità non scevra di macchie, non fu già pel proprio contegno,
-ma per quello delle scostumate damigelle che la circondavano:[199]
-Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio,
-Bianca Rangona, Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono
-del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il loro contegno, da
-ogni accusa e censura. La più celebre donna d'Italia poi, Vittoria
-Colonna, godeva fama addirittura di santa. Ora, egli è indubitato
-che le particolarità che ci vengono date intorno al vivere sciolto,
-che si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati,
-non sono di tal natura da farne emergere una superiorità assoluta
-della vita sociale d'Italia su quella del resto d'Europa. Ma si legga
-il Bandello,[200] e si vegga poscia se un genere simile di società
-sarebbe, ad esempio, stato possibile in Francia, prima che vi fosse
-stato trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili al
-pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo le più alte creazioni
-dell'ingegno umano non ebbero bisogno, per nascere, dell'aiuto o
-del favore di quelle riunioni, ma si avrebbe gran torto se le si
-riguardasse come di poco momento nella vita dell'arte e della poesia,
-non fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente
-a creare in Italia ciò che allora non esisteva in verun altro paese,
-un vivo interessamento per tutto quanto si produceva nell'un campo e
-nell'altro, e un gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo
-poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè stesso un
-necessario portato di quella particolare cultura e di quel modo di
-vivere, che allora era esclusivamente italiano, e che d'allora in poi
-divenne europeo.
-
-
-In Firenze la vita di società è fortemente influenzata da parte della
-letteratura e della politica. Innanzi tutto Lorenzo il Magnifico è
-tal uomo, che domina completamente quanti lo circondano, non tanto in
-virtù della sua posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene
-egli, del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione anche
-a quelli, che più gli stavano dappresso.[201] Si vede, ad esempio,
-con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, l'educatore de' suoi
-figli, e come i modi franchi ed aperti del letterato e del poeta a gran
-fatica si concilino in lui con quella riserbatezza, che gli è imposta
-necessariamente dal rango principesco, cui ormai è salita la sua casa,
-e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di sua moglie; ma dal
-canto suo, e quasi in ricambio, il Poliziano è l'espressione e quasi
-il simbolo vivente delle glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace,
-giusta l'uso della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura
-del gusto e della passione, che egli ha per tali convegni sociali.
-Nella sua splendida improvvisazione «La caccia col falcone» egli fa
-un ritratto comico de' suoi compagni, e nel «Simposio» lo scherzo va
-ancora più innanzi e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che
-vi si travede anche il lato serio della riunione.[202] E che questa
-assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano con piena evidenza
-le sue corrispondenze, e le notizie rimasteci sulle frequenti sue
-dispute filosofiche ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze
-sono, in parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno al
-tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per esempio, la
-così detta Accademia platonica, che dopo la morte di Lorenzo soleva
-raccogliersi negli orti de' Rucellai.[203]
-
-Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva naturalmente dalle
-tendenze personali del regnante. Di esse, per vero, al principiare
-del secolo XVI ce n'era oggimai poche, e queste poche erano anch'esse
-pressochè senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla corte
-veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva una società tanto
-speciale, quale non si vide ripetersi più in nessun epoca storica.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-L'uomo perfetto di società.
-
- Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi
- corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. —
- Dilettanti in società.
-
-
-Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora per sè medesimo,
-il Cortigiano, quale ci vien descritto dal Castiglione. Egli è
-propriamente l'uomo ideale, quale lo domanda la cultura di quel tempo,
-e la corte sembra più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben
-ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato in nessuna corte,
-perchè egli stesso ha il talento e la apparenza di un vero principe,
-e perchè l'eccellenza sua, calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone
-già in lui una assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua
-azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del principe,
-ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un esempio spiegherà meglio
-la cosa: nella guerra il Cortigiano deve astenersi da tutte quelle
-imprese, anche utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non
-sieno grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver sempre fisso
-in mente che ciò che lo conduce alla guerra, non è il dovere in sè
-stesso, ma soltanto _l'honore_.[204] La posizione morale di fronte al
-principe, quale è presentata nel quarto libro, è quella di un uomo
-libero e indipendente. La teoria degli amori del Cortigiano (nel
-terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, le
-quali però per la miglior parte si riferiscono a tutti gli uomini in
-generale, e la grande e quasi lirica glorificazione dell'amore ideale
-(sulla fine del quarto libro) non ha più nulla che fare coll'assunto
-speciale di tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del Bembo,
-la straordinaria elevatezza della cultura si fa manifesta dal modo
-delicatissimo, con cui i sentimenti vengono analizzati. Bensì non si
-deve sempre prestar cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla
-loro parola; ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati
-tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi vedremo, che
-spesse volte queste convenzionali apparenze nascondevano lampi di vera
-passione.
-
-
-Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si esigono in grado
-perfetto in un Cortigiano, sono i così detti esercizi cavallereschi;
-ma, oltre a questi, richiedevansi anche parecchie altre cose, che
-veramente non avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte,
-regolarmente organizzate e basate tutte sull'emulazione personale,
-quali in allora non esistevano se non in Italia: altre cose ancora
-si fondano evidentemente sopra un'idea puramente generale ed astratta
-della perfezione individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i
-giuochi ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la lotta:
-principalmente poi deve essere un abile danzatore e (come già s'intende
-da sè) un perfetto cavallerizzo. Oltre a ciò si esige da lui tal
-conoscenza di più lingue, o almeno almeno dell'italiano e del latino,
-che s'intenda di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto
-di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità pratica, che
-però egli terrà segreta quanto più gli sarà possibile. Non si pretende
-tuttavia che queste qualità sieno in lui tutte in grado perfetto,
-eccezione fatta dell'esercizio delle armi; dal neutralizzarsi reciproco
-di tante doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel quale
-nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar nocumento alle altre.
-
-
-Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, sia come
-scrittori teorici, sia come maestri pratici, erano in grado d'insegnare
-a tutto l'occidente tanto in fatto di esercizi ginnastici d'ogni
-specie, quanto in fatto di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel
-giostrare e nel danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con
-opere scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; la
-ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi guerreschi e dai
-semplici giuochi, fu forse per la prima volta insegnata alla scuola
-di Vittorino da Feltre (v. vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte
-integrante di ogni completa educazione.[205] L'importanza di un tal
-fatto sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come una vera
-arte: quali esercizi fossero in uso, e se per avventura si conoscessero
-quelli che sono più frequenti oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che,
-oltre la forza e la destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia,
-lo si può arguire non solo dall'indole della nazione già nota sotto
-tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che se ne hanno.
-Basta in proposito ricordare il grande Federigo da Urbino (v. vol.
-I, pag. 60), che assisteva in persona ai giuochi de' giovani a lui
-affidati.
-
-I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna sostanziale
-differenza da quelli che erano in uso presso gli altri popoli
-occidentali. Naturalmente nelle città marittime vi si aggiungevano
-le gare dei remiganti, e le regate veneziane erano assai per tempo
-famose.[206] Il giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il
-giuoco della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento pare
-vi sia stato coltivato con molta maggior passione e con più pompa,
-che in qualunque altro paese d'Europa. Non se ne hanno però positive
-testimonianze.
-
-
-A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza la musica.[207] La
-composizione intorno al 1500 era ancora principalmente nelle mani della
-scuola olandese, che veniva molto ammirata pel complicato artificio
-e per la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, eravi
-pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava assai di più
-al nostro gusto musicale d'oggidì. Un mezzo secolo più tardi sorse il
-Palestrina, le cui armonie esercitano un fascino prepotente anche sul
-mondo attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, ma non
-ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o ad altri si debba il
-passo decisivo, che ha fatto il linguaggio musicale del mondo moderno,
-per cui a noi profani è impossibile il farci un'idea esatta dello stato
-delle cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente da parte
-la storia della composizione musicale, cercheremo invece di dir qualche
-cosa sul posto, che si faceva alla musica nella vita sociale d'allora.
-
-Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel Rinascimento e per
-l'Italia di quel tempo è il multiforme specializzarsi dell'orchestra,
-il cercar nuovi strumenti, vale a dire nuove combinazioni armoniche,
-e — in stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe speciale
-di cultori dell'arte per professione (_virtuosi_), che è come a dire,
-l'insinuarsi dell'elemento individuale in determinati rami della musica
-e in determinati strumenti.
-
-Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, l'organo ebbe
-assai per tempo una grande diffusione e un notevole perfezionamento,
-ma, accanto ad esso, si diffuse anche assai presto il corrispondente
-strumento a corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano
-ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni del secolo XIV,
-perchè ornati con figure dipinte da sommi maestri. Fra tutti gli
-altri poi il violino prese il primo posto e diede anche delle grandi
-celebrità. Presso Leone X, che già anche da cardinale aveva la casa
-piena di cantanti e di sonatori e che godeva fama egli stesso di grande
-conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni Maria e Jacopo
-Sansecondo: al primo Leone diè il titolo di conte e il possesso di
-una piccola città;[208] il secondo credesi rappresentato nell'Apollo
-del Parnaso di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle
-celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno al 1580) nomina
-a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi quelli di ciascuna specie
-di strumenti, quali l'organo, il liuto, la lira, la viola da gamba,
-l'arpa, la cetra, i corni e le tibie, esprimendo il voto che i loro
-ritratti sieno dipinti sugli stessi strumenti.[209] Una così svariata
-attitudine a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo
-non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli strumenti
-fossero già noti e diffusi dovunque.
-
-Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge specialmente
-da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera di farne, a titolo di
-curiosità, delle collezioni. In Venezia, dove la passione per la
-musica era grande,[210] ve n'erano parecchie; e quando per caso vi
-s'incontrava un certo numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante
-un concerto. (In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi
-strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, ma non è detto se
-vi fosse chi sapesse suonarli e qual suono dessero). Non è neanche da
-dimenticare, che taluni di questi strumenti presentavano esteriormente
-una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano assai
-leggiadramente fra loro. E appunto per questo accade d'incontrarli
-anche nelle collezioni d'altre rarità e cose d'arte.
-
-
-Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o singoli
-amatori od anche intere orchestre di dilettanti, organizzati a guisa
-di corporazioni o di «accademie».[211] Molti pittori, scultori ed
-architetti s'intendevano anche, e talvolta in sommo grado, di musica.
-— Alle persone appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati
-gli strumenti a fiato per gli stessi motivi,[212] pei quali una volta
-se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade Atena. La società più
-ragguardevole amava il canto solo o con accompagnamento di violino;
-ma piaceva anche il quartetto a viole[213] e, per la ricchezza de'
-suoi mezzi, altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci,
-«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una voce sola».
-In altre parole, siccome il canto, in onta a qualsiasi convenzionale
-modestia (v. pag. 157), rimane pur sempre un mezzo opportuno per
-mettere in evidenza un uomo perfetto di società, così è meglio che
-ognuno sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone prodursi
-nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più vivi e soavi, e
-appunto per questo alle persone alquanto attempate si sconsiglia sì il
-canto che il suono, quand'anche posseggano ancora una certa valentia
-nell'una cosa e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole
-impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla vista. — Di un
-apprezzamento della composizione, come lavoro d'arte a sè, non è fatta
-parola. Per converso accade talvolta che il contenuto delle parole
-esprima qualche terribile situazione reale, qualche caso effettivamente
-occorso al cantore.[214]
-
-Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi medie, come
-delle più elevate, in Italia ebbe una diffusione maggiore, e al tempo
-stesso si tenne più strettamente ligio alle prescrizioni dell'arte, che
-non altrove. Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia
-mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si udivano;
-centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente a gruppi gli
-artisti, e perfino nei quadri di cui son decorate le chiese, i concerti
-degli angeli mostrano ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori
-queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. Un'altra prova
-della passione con cui si coltiva quest'arte, si ha nel fatto che a
-Padova, per esempio, un Antonio Rota, suonatore di liuto, (morto nel
-1549) divenne addirittura ricco solo col dare lezioni private e col
-pubblicare un «Avviamento» allo studio del liuto.[215]
-
-In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato ad assorbire
-tutto il genio musicale e quasi ad arrogarsene il monopolio esclusivo,
-questi sforzi possono segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno
-diritto a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione affatto
-diversa quella di sapere quale interesse desterebbero in noi quelle
-armonie, se, per una strana ipotesi, ci fosse dato di udirle.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Condizione della donna.
-
- Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile
- delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. —
- La donna-uomo (_virago_). — La donna nella società. — Cultura
- delle cortigiane.
-
-
-Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli più elevati
-dell'epoca del Rinascimento, è della massima importanza il sapere, che
-la donna in essi ebbe una posizione uguale in tutto a quella dell'uomo.
-Non bisogna a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle
-sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle quali taluni
-scrittori di dialoghi di quel tempo cercano di provare la pretesa
-inferiorità del bel sesso, e neanche da qualche satira del genere della
-terza dell'Ariosto,[216] nella quale la donna è rappresentata come un
-pericoloso fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere,
-sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima ipotesi però
-presenta in un certo senso un lato vero: appunto _perchè_ in Italia la
-donna, giunta al pieno sviluppo della sua individualità, era uguale in
-tutto all'uomo, non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa
-identificazione di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma la
-fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni del nord.
-
-Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi più elevate
-era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. Egli è un fatto che
-gl'Italiani del Rinascimento non esitarono a far impartire ai loro
-figli d'ambo i sessi l'identica istruzione letteraria e perfin
-filologica (v. vol. I, pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal
-momento che questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento
-più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè non dovessero
-fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo altrove qual grado di valentìa
-raggiunsero le figlie di alcune case principesche nel parlare e nello
-scrivere latino (v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno
-saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni tener dietro
-a ciò che ne costituiva la parte più essenziale, le discussioni erudite
-su varii punti dell'antichità. A ciò s'aggiunga la parte veramente
-attiva, che doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella
-quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti e canzoni, e
-si provassero perfino nell'improvvisazione: e una prova se ne ha nel
-numero considerevole di donne, che in questo genere acquistarono una
-grande celebrità,[217] dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra
-Fedele (della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, si
-rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che confermi al tutto la
-nostra superiore asserzione dell'indirizzo veramente virile dato anche
-agli studi delle donne, sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e
-canzoni, tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta tale
-di serietà e robustezza e si scostano siffattamente da quelle tinte
-indeterminate e da quei teneri slanci di entusiasmo, che caratterizzano
-d'ordinario la poesia femminile, che si sarebbe tentati di crederle
-composizioni d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci
-facessero certi del contrario.
-
-
-Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle classi più
-elevate anche tutta la loro individualità in modo pressochè uguale
-che negli uomini, mentre fuori d'Italia sino al tempo della Riforma
-nessuna donna in generale, e ben poche anche tra le principesse
-emergono personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita
-d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono sulla scena che
-in circostanze affatto eccezionali, e quasi loro malgrado. In Italia,
-ancora nel corso del secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente
-quelle dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria e
-distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma anche alla gloria
-dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). A queste tien dietro a poco a
-poco una schiera di donne celebri di diversa specie (v. ibid. pag.
-203), in talune delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare
-altra singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo di
-naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza e di
-pietà religiosa.[218] Di una «emancipazione» in senso affatto speciale
-non si parla nemmeno, perchè la cosa già s'intende da sè. La donna
-di condizione elevata deve, al pari dell'uomo, curare il proprio
-perfezionamento sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di pensare
-e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. Da lei non si pretende
-una completa attività letteraria; tutt'al più, se sarà poetessa, le si
-domanderà qualcuna di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo
-dell'anima, non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano
-sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste donne non
-pensavano punto al pubblico: bastava ad esse di tenere avvinti al loro
-carro gli uomini più considerevoli[219] e d'imbrigliarne i voleri.
-
-
-Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, ripetuto, per
-le grandi donne italiane di quel tempo, si è di avere mente ed animo
-veramente virili. Basta guardare al contegno energico e risoluto della
-maggior parte delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come
-di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto proprio e
-determinato. Il titolo di «virago», che nel nostro secolo suonerebbe
-come un complimento assai equivoco, costituiva allora una vera lode.
-Esso fu portato con grande splendore da Caterina Sforza, moglie e poi
-vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario di Forlì ella
-difese strenuamente dapprima contro. il partito dei di lui uccisori,
-poscia contro Cesare Borgia; infine soggiacque, ma procacciandosi
-l'ammirazione di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima
-donna d'Italia».[220] E una vena di somigliante eroismo riscontrasi
-altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse mancarono le
-occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga (v. vol. I, p. 58) in
-modo speciale emerge per un carattere di questa tempra.
-
-
-È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo lasciar raccontare
-nei loro circoli novelle anche del colore di quelle del Bandello,
-senza che per questo la loro fama ne restasse pregiudicata. Il genio
-predominante di queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale
-a dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe
-suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili nel nostro
-tempo, ma la coscienza della propria forza, della propria bellezza e
-di condizioni sociali piene di pericoli e di minacce. Perciò, accanto
-al formalismo più compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro
-secolo avrebbe l'aspetto di inverecondia,[221] mentre noi non siamo
-più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia tutti questi
-svantaggi, la potente personalità delle donne dominanti allora in
-Italia.
-
-C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e in nessun dialogo
-di quel tempo s'incontra un'espressione o una frase, che possa
-costituire una testimonianza decisiva in proposito, per quanto anche
-vi si discuta diffusamente sulla condizione e sulle attitudini delle
-donne, nonchè sull'amore in generale.
-
-Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste riunioni, furono
-le giovani fanciulle,[222] che oggidì ne formano invece il più
-bell'ornamento, ma che allora n'erano tenute severamente lontane, anche
-se non venivano allevate nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia
-se la loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della
-conversazione, o se questa fosse la causa di quella.
-
-
-Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta un indirizzo
-notevolmente più elevato, come se si volessero rinnovare i rapporti che
-un tempo ebbero gli Ateniesi colle loro _etere_. La celebre cortigiana
-di Roma, Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed
-aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e s'intendeva anche
-di musica.[223] La bella Isabella de Luna, d'origine spagnuola, aveva
-fama per lo meno di donna piacevole, e del resto era un misto bizzarro
-di bontà di cuore e di malignità procace e impudente.[224] A Milano il
-Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,[225] che suonava
-e cantava maravigliosamente e recitava anche versi. E così dicasi di
-tante altre. Da ciò si desume che le persone ragguardevoli e colte,
-che visitavano queste donne e si stringevano in amicizia per un tempo
-più o meno lungo con esse, le pretendevano talqualmente istrutte,
-e in generale colle più celebri usavano grandi riguardi; e se ne
-ha una prova nel fatto, che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle
-medesime, si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,[226] perchè
-la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè una traccia
-incancellabile. Tutto sommato però, del lato spirituale di questi
-rapporti non si tiene alcun conto nella società ufficiale, e i vestigi
-che ne rimasero nella poesia e nella letteratura, sono prevalentemente
-di genere scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi che
-fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno 1490 — prima
-quindi che si conoscesse quivi la sifilide — si contavano in Roma,[227]
-quasi nessuna sia emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle
-che già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il modo di
-vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo alla più sfrenata
-sete dei piaceri e dei turpi guadagni, sono capaci talvolta anche di
-forti passioni, e l'ipocrisia e la perversità veramente infernale
-di talune già invecchiate in quel lezzo, sono descritte al vivo,
-e meglio che da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano
-l'Introduzione a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece ne' suoi
-«Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, che la depravazione di
-questa classe infelice di persone, quale era in realtà.
-
-Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato (v. vol. I,
-pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte dagli artisti, e sono
-quindi note personalmente tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre
-invece di una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico
-il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di una Agnese Sorel una
-leggenda amorosa più finta, che vera. La cosa mutò per l'appunto sotto
-i re dell'epoca del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Il governo della famiglia.
-
- Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la
- vita campestre.
-
-
-Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia
-nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa
-vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in
-forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo
-in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di
-vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale
-non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla
-famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino
-a che non sorpassò certi limiti.
-
-Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi
-prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla
-legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata
-dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi.
-La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del
-focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti
-in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per
-una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose
-si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a
-fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato,
-come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò
-di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag.
-108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale
-fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni
-riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio
-della medesima.
-
-
-Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo
-della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a'
-suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si
-scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che,
-condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità
-e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole
-provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce
-la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria
-qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione
-e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda
-l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in
-modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol
-essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori
-pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni
-che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò
-in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che
-richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno».
-La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di
-casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua
-famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e
-riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona
-capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la
-sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e
-circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile
-severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229]
-finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da
-farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli.
-
-
-Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico
-di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita
-campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita
-era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi
-settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai
-nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini
-monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima
-di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna
-stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la
-maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro
-sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più
-meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di
-qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi
-più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la
-prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli.
-
-Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in
-questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore
-a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al
-piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga
-ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne
-(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non
-s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni
-di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà
-con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti
-in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non
-venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti
-casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma
-di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende
-quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri
-modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno,
-sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria.
-
-In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di
-Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere
-più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città.
-Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi
-di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi
-qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano.
-Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi
-pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni
-dell'ingegno umano.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Le Feste.
-
- Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi
- delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria
- nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità.
- — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il _Corpusdomini_ in
- Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti
- solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali.
- — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a
- Firenze.
-
-
-Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo
-studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle
-rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia
-spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella
-stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la
-base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i
-monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e
-rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze
-essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto
-grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio
-di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste,
-merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci
-apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo
-costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci
-occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le
-idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le
-feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio
-dalla vita reale a quella dell'arte.
-
-Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come
-in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la
-leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una
-marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso.
-
-Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso
-assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro
-largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse
-poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano,
-ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca
-l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo.
-
-Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di
-strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la
-processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con
-carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre
-più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si
-toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione,
-ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi,
-che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che
-anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio
-straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto
-sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che
-ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti.
-
-Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben
-meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti
-dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava
-loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè
-si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una
-volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale
-per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche
-continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane,
-per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe
-confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a
-Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla
-progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere.
-
-Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo
-moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha
-prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto
-più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche
-rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio
-di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione
-dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche
-appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando
-sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il
-fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di
-festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova
-chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le
-proprie.
-
-
-Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi più essenziali
-delle feste italiane di fronte a quelle degli altri paesi, ci si farà
-innanzi prima di tutto l'istinto naturale dell'individuo, giunto già
-ad un grado di completo sviluppo, a rappresentare l'individualità,
-vale a dire l'attitudine ad inventare una maschera e a sostenerla
-convenientemente. Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente a
-dar risalto alla decorazione dei luoghi non solo, ma altresì delle
-persone, suggerendo abbigliamenti, belletti (v. pag. 131 e segg.)
-ed altri ornamenti. In secondo luogo poi viene l'intelligibilità
-manifesta a chiunque dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era
-uguale in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed ascetiche
-erano già anticipatamente note a chicchessia; ma per tutte le altre
-rappresentazioni l'Italia aveva un deciso vantaggio sugli altri paesi.
-Per le parti recitative di singoli santi e d'altri personaggi profani
-essa possedeva una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso di
-tutti indistintamente.[236] Inoltre la maggior parte degli spettatori
-(nelle città) aveva una certa famigliarità colle figure mitologiche e
-indovinava, assai più facilmente che altrove, i personaggi storici ed
-allegorici, perchè desunti da un ciclo di tradizioni universalmente
-conosciute.
-
-
-Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto il medio-evo era
-stato il tempo classico delle allegorie: la sua teologia e la sua
-filosofia trattavano le loro categorie come qualche cosa di reale e
-sussistente da sè,[237] per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno
-di un ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora a
-costituirne la piena personalità. In ciò tutti i paesi d'occidente
-trovavansi presso a poco, in condizioni uguali: dal mondo ideale di
-ciascuno d'essi era assai facile derivare dei tipi e delle figure,
-con questo solo che l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di
-regola assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente
-anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento e dopo. A produrlo
-basta che un qualsiasi predicato della figura allegorica, cui si
-riferisce, venga rappresentato erroneamente sotto la forma di un
-attributo. Dante stesso non va esente da simili falsi traslati,[238]
-ed è noto che in generale egli si compiace della oscurità delle
-sue allegorie.[239] Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» di
-descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro e parlante le
-figure d'Amore, della Castità, della Morte, della Fama ecc. Ma molti
-altri invece vestono le loro allegorie con una farragine di attributi
-del tutto sbagliati. Nelle «Satire» del Vinciguerra,[240] per esempio,
-l'Invidia vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la Voracità
-in atto di mordersi le labbra e con capelli irti e scomposti, ecc.,
-probabilmente per mostrare (rispetto a quest'ultima) che essa è
-indifferente a qualunque cosa, che non abbia relazione col mangiare e
-col bere. Quanto a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci,
-non fa d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi
-fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere espressa da
-qualche figura mitologica, vale a dire da qualche forma artistica,
-della quale stava mallevadrice l'antichità stessa, come, per esempio,
-quando invece della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, o
-invece della caccia la dea Diana e così via.[241]
-
-Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche delle allegorie
-meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, che s'incontrano
-nelle feste italiane, il pubblico era oltremodo esigente e voleva
-vederne il lato caratteristico riprodotto con fedeltà ed esattezza,
-appunto perchè per la sua cultura generale esso era perfettamente
-in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla corte di
-Borgogna, si andava contenti di figure molto indeterminate, ed anche di
-semplici simboli, perchè quivi era pur sempre un privilegio speciale
-delle classi più elevate quello di essere, o almen di apparire,
-iniziate in tali cose. Nel celebre giuramento _sul fagiano_ celebrato
-nel 1453[242] la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina della
-festa, è l'unica allegoria che abbia qualche attrattiva: i colossali
-pasticci, per entro ai quali movevansi degli automati ed anche delle
-persone vive, o sono stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso
-è grossolano e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda sopra
-uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi Costantinopoli
-col suo futuro liberatore, il duca di Borgogna. Il resto, ad eccezione
-di una pantomima (Giasone in Colchide), ha un significato troppo
-enigmatico, non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, che ci
-descrive questa festa, vi prese parte in costume di donna, che doveva
-rappresentare la «Chiesa» seduta sopra una torre portata da un elefante
-guidato da un gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie
-degl'infedeli.[244]
-
-
-Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere d'arte e nelle
-feste italiane sorpassano nel complesso e per gusto e per unità
-di concetto quelle d'altri paesi, non è tuttavia in questo, che
-propriamente consiste il loro lato saliente e caratteristico. Ciò
-che dà loro una superiorità incontrastata[245] è invece il fatto,
-che in Italia, oltre la personificazione di concetti generali ed
-astratti, si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti
-storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati a veder
-ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera d'arte un più
-gran numero di celebri personaggi. La Divina Commedia, i Trionfi del
-Petrarca, l'Amorosa Visione del Boccaccio, e nel secolo successivo
-la diffusione sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità
-risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento storico.
-Ed ora queste stesse figure apparvero anche nelle pompe festive o
-completamente individualizzate in maschere determinate, o per lo
-meno riunite in gruppi, come seguito caratteristico di qualche figura
-allegorica principale. Così qui si venivano formando le norme della
-composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni dei
-paesi settentrionali bamboleggiavano ancora o in un simbolismo affatto
-inesplicabile o in giuochi puerili affatto privi di senso.
-
-
-Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.[246] Nel
-complesso essi non diversificano da quelli del resto d'Europa. Anche
-qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, nei conventi sorgono grandi
-palchi, che nella parte superiore contengono un paradiso, che si può
-chiudere e aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso,
-hanno talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno e
-l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, tutte le
-località terrene del dramma disposte le une accanto alle altre; e
-qui pure non di rado il dramma biblico o leggendario s'apre con un
-dialogo preliminare di apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e
-si chiude, secondo le circostanze, anche con un ballo. S'intende da
-sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici di personaggi
-secondari; ma questo elemento in Italia non spicca così apertamente,
-come nei paesi settentrionali.[247] Quanto ai voli artificiali su
-macchine apposite, spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in
-Italia sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini ancora
-nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse risa, quando non
-riuscivano a dovere.[248] Poco dopo il Brunellesco inventò per le feste
-dell'Annunziata sulla piazza di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato
-di una sfera celeste circondata da due schiere sospese d'angeli,
-dalla quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta a guisa di
-mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove idee e congegni meccanici
-per rendere sempre più splendide tali feste.[249] Le confraternite
-religiose o i singoli quartieri, che ne assumevano la direzione ed
-anche in parte l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi
-città, d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte
-sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione di grandi
-feste principesche, accanto al dramma profano od alla pantomima, si
-rappresentavano anche i Misteri. La corte di Pietro Riario (v. vol.
-I, pag. 145), quella di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in
-tali circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione seguisse
-col maggiore sfarzo e splendore.[250] Se si cerca di farsi presente il
-talento comico e i ricchi abbigliamenti degli attori, nonchè la scena
-abbellita dalle fantastiche decorazioni dello stile architettonico
-d'allora, da un grande sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno
-sfondo di magnifici edifizi su qualche grande piazza e di lucidi
-colonnati in qualche grande atrio o monastero, si potrà in qualche modo
-avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. Ma, come il dramma
-profano da tale apparato ricevette notevole nocumento, così anche il
-pieno sviluppo poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo
-prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che ci son
-conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico assai meschino
-con appena qualche bel tratto lirico, ma non mai quel grandioso slancio
-simbolico, che contraddistingue gli _autos sagramentales_ di Calderon.
-
-Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato senza paragone
-più povero, l'effetto di questi drammi spirituali è sull'animo degli
-uditori di gran lunga più vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia,
-quando uno di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione di
-parlare più innanzi, Roberto da Lecce,[251] vi chiuse la serie delle
-sue prediche quaresimali durante la peste del 1448 con un gran Mistero
-della Passione, rappresentato il venerdì santo. I personaggi che
-presero una parte attiva all'azione drammatica, son pochi, e ciò non
-ostante tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche un fatto
-che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni si ricorreva anche
-a mezzi, che si risentivano spesso di un naturalismo un po' troppo
-crudo. Così talvolta l'attore, che doveva rappresentare il Cristo,
-doveva non solo apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente
-e versarne dal costato.[252] Ciò richiama involontariamente alla
-memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i gruppi in argilla di
-Guido Mazzoni.
-
-Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, prescindendo
-da certe grandi festività religiose, da sposalizi principeschi ecc.
-sono di diversa specie. Quando, per esempio, Bernardino da Siena fu
-dichiarato santo dal Papa (1450), vi fu una specie di drammatica
-rappresentazione della sua canonizzazione, probabilmente sulla
-piazza maggiore della sua città nativa,[253] dove si ebbe anche una
-specie di corte bandita per tutto il popolo. Altre volte accade che
-un dotto monaco festeggia la sua promozione a dottore di teologia,
-facendo rappresentare drammaticamente la vita del patrono della
-città.[254] Il re Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la
-duchessa vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una specie
-di pantomima semi-religiosa,[255] nella quale innanzi tutto una
-scena pastorale doveva rappresentare «la legge di natura», poi una
-schiera di patriarchi simboleggiava «la legge di grazia»; chiudevan
-poi lo spettacolo le leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene»
-drammatizzate. E non appena egli giunse di là a Chieri, che lo si volle
-onorare anche quivi con una nuova pantomima, la quale rappresentava
-«una puerpera circondata da illustri visite».
-
-
-Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere celebrata
-colla massima pompa per consenso di tutti, era certamente quella del
-Corpusdomini, alla quale in Ispagna si consacrava perfino una specie
-particolare di poesia, gli _autos sagramentales_ da noi già citati.
-Quanto all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa festa,
-quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.[256] In essa la
-processione, che moveva da una colossale e splendida tenda dinanzi
-alla chiesa di S. Francesco attraverso la strada maggiore sino alla
-piazza del duomo, era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati
-s'erano assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un tratto
-di quella via, curando che non solo fosse coperta dal principio alla
-fine di tende e ornata di damaschi e ghirlande alle finestre ed alle
-muraglie,[257] ma innalzando dappertutto palchi e tribune, nelle
-quali, durante la processione, rappresentavansi brevi scene storiche
-ed allegoriche. Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza se
-il tutto venisse rappresentato da persone vive, o qualche cosa anche
-da automati preparati appositamente;[258] in ogni modo però la pompa
-fu grande. Vi si vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera
-di angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale figurava
-anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo Michele coi demonj;
-fontane di solo vino ed orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con
-tutta la scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del duomo
-la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso e la benedizione, si
-apriva, e allora si vedeva la Madre di Dio salire cantando al Paradiso,
-dove Cristo la incoronava e la conduceva dinanzi al Padre eterno.
-
-Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica via spicca
-in modo particolare, per la grandiosità della pompa e per l'oscurità
-dell'allegoria, quella fatta eseguire dal cardinale vice-cancelliere,
-Roderigo Borgia — il futuro Alessandro VI.[259] — Oltre a ciò essa
-ha anche un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei
-mortaletti,[260] che è una specialità tutta propria delle feste dei
-Borgia.
-
-Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che ebbe luogo a Roma
-lo stesso anno nell'occasione, che vi giunse dalla Grecia il cranio
-di S. Andrea. Anche in questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua
-magnificenza, ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto
-profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, che non
-mancava mai, vi figuravano altre maschere, ed alcuni «uomini robusti»,
-vale a dire degli Ercoli, che, a quanto pare, vi facevano ogni specie
-di esercizi ginnastici.
-
-
-Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente profane erano
-destinate in modo particolare a dare nelle maggiori corti principesche
-spettacoli grandiosi e di gusto perfetto, rappresentando qualche
-leggenda mitologica od allegorica, di facile e piana interpretazione.
-Vero è che l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava
-in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso
-gruppi interi di maschere,[261] in pasticci enormi, sebbene in
-proporzioni non così esagerate, come presso il duca di Borgogna (v.
-pag. 186), e simili; ma, ciò non ostante, l'insieme conservava pur
-sempre un certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma
-colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, s'è già parlato
-altrove (v. pag. 50). Universalmente note furon poscia le feste,
-che il cardinale Pietro Riario diede a Roma nel 1473, in occasione
-del passaggio di Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole
-di Ferrara.[262] Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora veri
-Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece hanno un carattere
-al tutto mitologico: vi si videro infatti Perseo ed Andromeda, Orfeo
-seguito da molti animali, Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna
-dalle pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva quindi
-un balletto delle più celebri coppie amorose del tempo primitivo ed
-una schiera di ninfe, che venivano sorprese da un gruppo di rapaci
-Centauri, messi alla lor volta in fuga da Ercole. E per quanto paia
-per sè stessa un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con cui
-s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se in tutte le feste
-dovevano apparire figure vive in aspetto di statue collocate in nicchie
-o sopra colonne ed archi trionfali e che poi dovessero mostrarsi
-vive o cantando, o declamando, si aveva cura che si presentassero con
-colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e solo in via
-d'eccezione nelle sale del cardinal Riario accadde, che figurasse in
-mezzo agli altri un fanciullo vivo, ma tutto dorato, che versava acqua
-da una fontana.[263]
-
-Altre splendide pantomime di questo genere furono date a Bologna, in
-occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d'Este;[264]
-invece dell'orchestra vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre
-la più bella delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto
-la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava con un leone,
-vale a dire con un uomo cammuffato in tal guisa, in mezzo ad un ballo
-di selvaggi: la decorazione poi rappresentava una foresta vera e
-reale. A Venezia nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse
-estensi,[265] movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando
-gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) nel cortile
-del palazzo ducale. A Milano Leonardo da Vinci[266] dirigeva le feste
-del duca ed anche quelle di altri grandi; una delle sue macchine, la
-quale poteva benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. pag.
-188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema planetario in
-tutti i suoi movimenti; ogni volta che un pianeta si avvicinava alla
-sposa del giovane duca, Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva
-fuori dalla sua sfera[267] e cantava alcuni versi scritti dal poeta
-di corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto,
-fra molte altre cose, il modello della statua equestre di Francesco
-Sforza sotto un arco trionfale sulla piazza del Castello. Oltre a ciò
-dal Vasari sappiamo, con che ingegnosi automati Leonardo aiutò più
-tardi a decorar l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come
-signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero talvolta dei
-tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando il duca Borso (v. vol.
-I, pag. 66) venne nel 1453 a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella
-città,[268] egli fu accolto alle porte con una grandiosa macchina,
-sulla quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della città, sotto
-un baldacchino sostenuto da angeli, e più in basso un disco girante con
-otto angeli che cantavano, due dei quali diedero al santo le chiavi
-della città e lo scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al
-duca. Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, e
-portante un trono vuoto, dietro il quale stava una giustizia in piedi
-con un genio che la seguiva, agli angoli quattro vecchi legislatori
-circondati da sei angeli con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri
-armati, ugualmente con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la dea
-non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. Un secondo
-carro tirato, a quanto sembra, da un unicorno, portava una Carità
-con fiaccole accese; ma in mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse
-il solito carro fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che
-vi stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano il
-duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova fermata: un s. Pietro con
-due angeli stava sospeso in una glorietta rotonda sulla facciata, e di
-là spiccò un volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro
-e rivolò al suo posto.[269] Il clero poi dal canto suo ebbe cura di
-far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto religiosa: su due
-alte colonne stavano l'Idolatria e la Fede: dopo che quest'ultima,
-rappresentata da una bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla
-sua colonna, l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio che
-portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato da sette belle
-donne, nelle quali erano simboleggiate le sette virtù, che Borso doveva
-seguire. Da ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso
-Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto trono dorato, dove
-una parte delle maschere menzionate lo complimentò una seconda volta.
-Posero termine allo spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da
-un edifizio vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli di
-ulivo, simbolo della pace.
-
-
-Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la processione stessa
-costituisce da sè la cosa principale.
-
-Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi del medio-evo
-le processioni sacre offrirono motivo ed occasione all'adozione delle
-maschere, fossero poi o fanciulli travestiti da angeli e destinati a
-seguire pubblicamente il Sacramento e le reliquie dei santi, che si
-portavano attorno, o personaggi stessi della Passione, che procedevano
-processionalmente, per esempio, il Cristo colla croce, i crocifissori,
-i centurioni, le pie donne. Ma colle grandi feste della Chiesa si
-collega assai per tempo l'idea di una processione della città, che,
-giusta le ingenue usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine
-di elementi profani. Particolarmente caratteristico è il carro navale
-(_carrus navalis_), tolto a prestito dall'antico paganesimo,[270] che,
-come notammo nell'esempio addotto, poteva introdursi in feste d'indole
-molto diversa, ma il cui nome servì principalmente a designare le feste
-«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè splendidamente
-arredata, piacere agli spettatori, senza che si ricordasse come che sia
-l'antico suo significato, e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra
-s'incontrò col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia,
-mossero effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti degli
-ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da cavalli coperti.
-
-Ma la processione religiosa poteva non solo venir decorata da aggiunte
-di qualsiasi specie, ma anche addirittura sostituita da un corteo di
-maschere spirituali. A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei
-gruppi d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi
-il Mistero, attraversando le vie principali di qualche città; ma
-pare anche che assai per tempo sia surta una specie di processioni
-spirituali indipendentemente affatto da ciò. Dante descrive il
-«trionfo» di Beatrice coi ventiquattro seniori della Bibbia,[271]
-i quattro mistici animali, le tre virtù teologali e le quattro
-cardinali, s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che
-si è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo l'esistenza
-effettiva di tali processioni. Questo si manifesta specialmente dal
-carro sul quale s'avanza Beatrice, e che nel bosco miracoloso della
-visione non sarebbe necessario, anzi vi sta in modo assai strano. O
-avrebbe Dante per avventura riguardato il carro soltanto come simbolo
-essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, il suo poema quello,
-che pel primo diede l'impulso a tali processioni, la cui forma fu
-tolta a prestito dai trionfi degli imperatori romani? Comunque sia,
-certo è in ogni caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono
-con una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola
-nel suo «Trionfo della croce»[272] rappresenta Cristo sopra un carro
-trionfale, e sopra di lui la sfera splendente della Trinità, alla sua
-sinistra la croce, alla destra i due Testamenti; al di sotto, ma a
-grande distanza, la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, i
-profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati i martiri
-e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto il popolo dei
-credenti, e ad una considerevole distanza una moltitudine innumerevole
-di nemici, imperatori, potenti, filosofi ed eretici vinti, coi loro
-idoli distrutti, coi loro libri arsi. (Una grandiosa composizione
-di Tiziano intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista
-questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla Madre
-di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la decima contengono
-un circostanziato trionfo della medesima, ricco di allegorie, ma
-principalmente interessante per quella impronta di realtà e verità,
-che, del resto, sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo
-XV.
-
-
-Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali erano i profani,
-modellati tutti su quelli degli imperatori romani, quali si scorgevano
-negli antichi bassorilievi o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi
-scrittori. Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, (col
-quale questo fatto sta in strettissima relazione), è stato già indicato
-altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236).
-
-Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente degli ingressi
-solenni di vittoriosi conquistatori, che si cercava di ravvicinare
-quanto più si poteva a questo tipo ideale, anche talvolta contro
-la volontà espressa dei conquistatori stessi. Francesco Sforza,
-nell'occasione del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di
-rifiutare il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo tali
-cose essere superstizioni dei re».[273] Alfonso il Magnanimo, entrando
-nel 1443 solennemente a Napoli,[274] ricusò, se non il carro, almeno
-la corona d'alloro, che tutti sanno non aver disdegnato lo stesso
-Napoleone nella sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto
-il resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una breccia
-aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al duomo) fu uno strano
-miscuglio di elementi antichi allegorici ed anche essenzialmente
-grotteschi. Il carro, sul quale egli sedeva in trono e che veniva
-tirato da quattro cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato:
-venti patrizi portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, sotto
-il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, che s'erano assunta i
-Fiorentini residenti a Napoli, consisteva innanzi tutto in un drappello
-di giovani ed eleganti cavalieri, che s'avanzavano armati di lance,
-sur un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti
-sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,[275] conformemente a quella
-inesorabile allegoria, alla quale si sottomisero talvolta a quel tempo
-anche gli artisti, non era coperta di capelli che nella parte anteriore
-del capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, e
-il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori del carro e
-che doveva appunto simboleggiare il facile trasformarsi e svanire
-della fortuna, teneva i piedi immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi
-seguiva, equipaggiata sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera
-di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da principi e
-grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, al sommo di una sfera
-mondiale mobile, un Giulio Cesare,[276] coronato d'alloro, che spiegava
-al re in versi italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si
-rimetteva in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti tutti di
-porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra di ciò che sapeva fare
-Firenze, madre di tutte le feste. Ma subito dopo seguiva un drappello
-di Catalani a piedi dentro piccoli cavalli finti, che portavano
-legati alle loro persone, e che rappresentavano una finta battaglia
-con un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la serietà
-sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia trionfale un'imponente
-torre, la cui porta veniva guardata da un angelo con una spada in mano;
-in alto stavano ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da sola,
-le lodi del re.
-
-Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo nel 1507,[277]
-oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, eravi anche un gruppo
-vivo rappresentante Giove, Marte ed una Italia circondata da una grande
-rete: poi seguiva un carro tutto pieno di trofei e così via.
-
-Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, la poesia se
-ne indennizzò essa stessa e compensò anche largamente i principi. Il
-Petrarca e il Boccaccio avevano chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti
-d'ogni specie di gloria a costituire il seguito di una figura
-allegorica: ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo antico
-a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe Gabrielli da
-Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso di Ferrara.[278] Essa
-gli diede a seguaci sette regine (le arti liberali), colle quali egli
-sale un carro, e poscia schiere intere d'eroi, i quali, per essere
-più facilmente riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte;
-seguono quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono addirittura
-sul carro con lui. Intorno a questo tempo i trofei mitologici ed
-allegorici sui carri sono in generale frequentissimi, ed anche la
-più importante opera d'arte che ci sia stata conservata del tempo di
-Borso, il ciclo degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un
-saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.[279] Raffaello,
-quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», trovava omai
-questo genere di decorazione corrotto e scaduto. Il modo con cui egli
-seppe rialzarlo e infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di
-gloria fra i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano
-all'ammirazione dei posteri.
-
-I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano che eccezioni.
-Ma ogni processione festiva, sia che fosse fatta per celebrar qualche
-avvenimento o non avesse anche nessuno scopo determinato, assumeva
-più o meno il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. Fa
-maraviglia anzi che non siano state messe in questa categoria anche le
-pompe funebri.[280]
-
-Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi trionfi
-di antichi duci romani: tali furono in Firenze quello di Paolo Emilio
-(sotto Lorenzo il Magnifico) e quello di Camillo (per la visita di
-Leone X), diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.[281] In
-Roma la prima festa completa di questo genere fu il trionfo dopo la
-vittoria su Cleopatra, celebrato[282] sotto Paolo II, e nel quale,
-oltre a molte maschere facete e mitologiche (le quali del resto non
-mancavano mai anche nei trionfi antichi), figuravano re incatenati, un
-senato vestito all'antica, edili, questori, pretori e simili, quattro
-carri in tutto di maschere che procedevano cantando, e senza dubbio
-anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano più
-largamente l'antico dominio mondiale di Roma, e, di fronte al pericolo
-che realmente minacciava da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di
-rappresentare anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati da
-cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare Borgia, alludendo
-specialmente a sè stesso, volle che si celebrasse il trionfo di Giulio
-Cesare, con non meno di undici magnifici carri[283], certamente non
-senza grave scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al
-Giubileo (vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente intesi
-furono due trionfi di significato affatto generico rappresentati
-nel 1513 in Firenze da due società che gareggiavano tra loro, in
-occasione della elezione di Leone X;[284] l'uno raffigurava le
-tre età dell'uomo, l'altro le età del mondo personificate assai
-sensatamente in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie,
-che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo definitivo
-ritorno. La decorazione assai fantastica dei carri, quale non poteva
-mancare quando se ne occupavano gli stessi grandi artisti fiorentini,
-fece una tale impressione, che rimase vivo il desiderio di veder
-ripetuti periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo le città
-soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, s'erano accontentate
-di presentare semplicemente i loro doni simbolici (stoffe preziose
-e candele di cera); ora[285] la corporazione dei mercatanti fece
-costruire dieci carri (ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti
-altri), non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, ed
-Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede certamente ad essi la
-forma più splendida, di cui erano suscettibili. Questi carri portanti
-i tributi e i trofei vedevansi omai in ogni occasione solenne, anche
-se non si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono nel 1477
-l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale entravano anch'essi,
-tirando attorno per la città un carro, nel quale «un individuo vestito
-da dea della pace s'avanzava, sedendo sopra una corazza ed altre
-armi».[286]
-
-
-Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente
-splendide e fantastiche le regate. Una corsa del Bucintoro, mandato
-fuori nel 1491 a ricevere le principesse di Ferrara (v. pag. 194),
-ci vien descritta come uno spettacolo degno di leggenda:[287] esso
-era preceduto da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande
-e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in diversi costumi:
-sulle macchine sospese movevansi all'intorno dei genii simboleggianti
-i diversi attributi degli dei: più lungi e più in basso stavano altri
-personaggi aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti,
-olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al Bucintoro
-s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, che per un miglio tutto
-all'intorno non si vedeva più l'acqua. Tra le altre festività, oltre
-la pantomima già sopra nominata, degna di particolare menzione, per
-la novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel secolo
-XIV[288] la nobiltà era divisa in corporazioni speciali per disporre
-le feste, il cui elemento principale consisteva sempre in qualche
-straordinaria macchina portata da una nave. Così, per esempio, nel
-1541, in occasione di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal
-Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta fu tenuto
-un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era celebre per balli,
-mascherate e rappresentazioni d'ogni specie. Talvolta la piazza di S.
-Marco fu trovata abbastanza grande, per tenervi non solo de' tornei
-(v. pag. 123 e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma.
-In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace conchiusa,[289] le
-pie confraternite (_scuole_) s'incaricarono ciascuna di decorare una
-parte della processione. In essa si vide, tra aurei candelabri con
-lumi accesi di cera rossa e fra innumerevoli schiere di cantori e di
-fanciulli alati, portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale
-stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille conducendo un
-cammello carico di tesori, ed un secondo carro tutto ripieno di simboli
-politici, tra cui l'Italia tra Venezia e la Liguria, e sur un gradino
-più elevato tre genii femminili portanti gli stemmi dei principi
-alleati. Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le
-costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri procedevano
-da ultimo i principi stessi rappresentati al vero, insieme ai loro
-famigliari e agli stemmi, se è giusta l'interpretazione, che noi diamo
-alla leggenda che ne parla.
-
-
-Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste grandi marce
-trionfali, non avea forse nel secolo XV in nessun luogo un aspetto
-tanto svariato, quanto a Roma.[290] Qui le corse erano di tutte le
-specie immaginabili: ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e
-viceversa di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti
-al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, dove abitava. Oltre a
-ciò i giuochi in piazza Navona, che forse non erano mai morti del tutto
-sino dalla più remota antichità, avevano un carattere splendidamente
-guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri e
-in una mostra della borghesia sotto le armi. Il tempo in cui era
-permesso di mascherarsi durava a lungo e talvolta abbracciava un
-periodo di parecchi mesi.[291] Sisto IV non si fe' scrupolo alcuno di
-passare nei punti più popolati della città, al Campofiore e presso ai
-Banchi, attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non accettò
-la visita di un drappello di queste, che voleva essere ammesso nel
-Vaticano. Sotto Innocenzo VIII crebbe d'assai una usanza certo molto
-riprovevole, introdottasi già fra i cardinali qualche tempo prima,
-di mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in splendidi
-costumi, con buffoni e cantori, che dicevano versi scandalosi, ed erano
-accompagnati da cavalieri. — Oltre il carnevale, i Romani sembrano aver
-avuto in molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese.
-Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di Mantova,[292] il popolo
-improvvisò in suo onore una cavalcata di questo genere, che si moveva
-in giro splendidamente dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non
-volle una volta accettare una simile dimostrazione notturna del popolo,
-che s'era proposto di venire con torcie accese e rami di ulivo[293]
-sotto le finestre del suo palazzo.
-
-Ma il carnevale fiorentino superava il romano per una specie
-particolare di processioni, che ha lasciato una traccia anche nella
-letteratura.[294] Fra una folla di maschere a piedi e a cavallo
-avanzavasi un carro enorme di forme fantastiche, in cima al quale
-stavano una figura ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito,
-per esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali in una
-sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) coi pianeti relativi,
-le tre Parche, la Prudenza in trono sopra la Speranza e la Paura, che
-giacciono legate a' suoi piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo,
-i venti, le stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro
-della Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era una
-splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, Paride ed Elena ecc.
-O finalmente un coro di persone costituenti una classe speciale, per
-esempio i mendicanti, i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in
-vita furono donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi,
-i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una volta perfino _il
-popolo_, i quali tutti poi nel canto doveano reciprocamente accusarsi
-e vilipendersi a vicenda. I canti, che furono raccolti e conservati,
-davano la spiegazione della mascherata in versi ora appassionati, ora
-scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo il Magnifico
-vengono attribuiti alcuni dei più immorali, probabilmente perchè il
-vero autore non osava manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo
-era il bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, il
-cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, quasi come un
-doloroso presentimento del breve splendore, che doveva avere l'epoca
-del Rinascimento:
-
- Quanto è bella giovinezza,
- Che si fugge tuttavia!
- Chi vuol esser lieto, sia:
- Di doman non c'è certezza.
-
-
-
-
-PARTE SESTA
-
-LA MORALE E LA RELIGIONE
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-La Moralità.
-
- Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. —
- Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia.
- — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede
- coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore
- spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
- malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. —
- Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo
- sviluppo della vita individuale.
-
-
-Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, Dio, la virtù
-e l'immortalità, può bensì fino ad un certo punto essere investigato,
-ma non sarà mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo
-rappresentato. In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano
-esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle e più ancora
-nel generalizzarle.
-
-Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi giudizio
-intorno alla moralità. Fra i diversi popoli potrannosi mostrare molti
-contrasti e gradazioni diverse; ma per tirar la somma assoluta delle
-loro colpe, l'intelletto umano non ha forze bastanti. Il distinguere
-nella vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere nazionale
-da ciò che è il prodotto della sua libera attività e della sua
-riflessione, rimarrà sempre un enigma anche per questo, che i difetti
-hanno un lato rovescio, nel quale appajono invece qualità nazionali,
-anzi virtù. Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli
-scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure generali
-e talvolta anche violente. I popoli occidentali potranno bensì
-maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona ventura, non mai giudicarsi a
-vicenda. Una grande nazione, che con la sua cultura, con le sue gesta
-e con le sue vicende è strettamente collegata colla vita di tutto il
-mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè di evitare accuse, nè di
-trovare difese, e continua la sua vita con o senza il beneplacito dei
-teorici.
-
-Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere un giudizio,
-non è che una serie di osservazioni a guisa di postille, quali
-nacquero da sè da uno studio proseguito per molti anni sul Rinascimento
-italiano. Il loro valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto
-per la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più elevate,
-rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, tanto nel bene che
-nel male, molto più ampie informazioni in Italia, che non in qualsiasi
-altro paese europeo. Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il
-biasimo si fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche
-con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati sulla via d'un generale
-apprezzamento della moralità.
-
-Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si formano i
-caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi innati e quelli
-acquisiti si fondono insieme e diventano una seconda, una terza natura,
-— dove anche le attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero
-originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente tarda e
-sotto forme del tutto nuove? E, per dare un esempio, chi potrebbe
-dire se gl'Italiani vissuti prima del secolo XIII abbiano posseduto,
-o no, quella pienezza di vita e di forza, quella attitudine a fondere
-plasticamente nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi
-concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se non sappiamo
-nemmeno questo, come possiamo noi giudicare quel complesso di rapporti
-infinitamente varii e delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la
-moralità incessantemente si compenetrano ed identificano tra loro? Un
-tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce è quella della
-coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze generali sui popoli?
-Quello fra essi, che più sembra infermo, può essere invece il più
-prossimo alla guarigione, e un altro apparentemente sano può covare in
-sè un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà se non
-nel dì del pericolo.
-
-
-Al principio del secolo XVI, quando la cultura del Rinascimento
-era giunta alla sua maggior perfezione e al tempo stesso la rovina
-politica della nazione era divenuta omai irreparabile, non mancarono
-gravi pensatori, che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto
-e la grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei queruli
-predicatori, che sogliono alzar la voce contro la depravazione dei
-costumi in ogni tempo e presso ogni popolo; ma è lo stesso Machiavelli,
-che in una delle più meditate fra le sue opere[295] apertamente
-il confessa: «pur troppo, noi Italiani siamo in modo particolare
-irreligiosi e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo
-giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; coi pregiudizi
-di casta abbiamo spezzato anche i vincoli d'una morale e d'una
-religione pregiudicate, e delle leggi esterne non ci curiamo, perchè
-i nostri tiranni sono illegittimi e i loro giudici e subalterni gente
-guasta e corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la Chiesa e
-i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli esempi».
-
-Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: «perchè l'antichità
-esercitò a questo riguardo una fatale e perniciosa influenza?» — Ma,
-in tal caso, la proposizione va accolta colle necessarie riserve.
-Infatti, se essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti
-(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata e
-sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale rispetto agli altri, dei
-quali si direbbe tutt'al più aver essi, dopo che si famigliarizzarono
-coll'antichità, sostituito all'ideale della vita cristiana (la santità)
-il culto della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da
-ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, che si
-ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, appunto perchè, in onta
-ad essi, gli uomini grandi non cessarono di esser tali. Probabilmente
-la cosa avvenne senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse
-addurne in prova delle testimonianze, queste non si potrebbero
-trovare pur sempre che presso gli umanisti, come, ad esempio, presso
-Paolo Giovio, che scusa coll'esempio di Giulio Cesare lo spergiuro
-di Giangaleazzo Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la
-fondazione di uno Stato.[296] Ma nei grandi storici e politici
-fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, perchè ciò
-che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha colore di antichità, non è
-che una conseguenza dell'ordinamento politico sotto il quale vivevano,
-e che naturalmente doveva creare in essi un modo di sentire e di
-pensare analogo a quello dell'antichità.
-
-In onta a tutto questo però non si può disconoscere, che l'Italia
-intorno al principio del secolo XVI versasse in una grave crisi morale,
-dalla quale i migliori stessi disperavano quasi di trovare un'uscita.
-
-
-Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che più di tutto
-controoperava all'immoralità prevalente. Quegli uomini superiori
-credettero scorgerla sotto la forma del sentimento d'onore. Questo è
-quel misterioso complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora
-all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza sua colpa, ha perduto
-ogni altra cosa, fede, amore e speranza. Un tal sentimento si collega
-assai facilmente con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile
-di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto di più
-nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di nuove forze e di
-nuova energia. In un senso molto più ampio, che non suol credersi
-comunemente, esso è divenuto pei moderni Europei, giunti già ad un
-grado assai notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle
-loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, serbano fede
-alla morale ed alla religione, quasi senza saperlo, in tutte le più
-importanti loro deliberazioni lo seguono.[297]
-
-Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità avesse anch'essa
-una tal quale idea di questo sentimento, e come poi il medio-evo
-ne abbia addirittura fatto un privilegio speciale di una classe
-determinata. E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione con
-coloro, che riguardano la coscienza come l'unico movente essenziale
-delle azioni umane. Certo che nulla di meglio potrebbe desiderarsi,
-qualora ciò sempre accadesse; ma, poichè le migliori risoluzioni
-partono «da una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio è
-chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte riesce malagevole il
-distinguere negli Italiani del Rinascimento questo sentimento d'onore
-dalla sete assoluta di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò
-non toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono due cose
-del tutto diverse.
-
-Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto che non
-scarseggino. Ma basterà una per tutte, appunto perchè autorevolissima,
-e la desumeremo dagli aforismi del Guicciardini, per la prima volta
-non ha guari pubblicati.[298] «A chi stima l'onore assai, succede
-ogni cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho
-provato in me medesimo; però lo posso dire e scrivere; sono morte o
-vane le azioni degli uomini, che non hanno questo stimolo». È giusto
-però notare, che da altre notizie intorno alla vita dell'autore
-evidentemente apparisce, che qui egli parla del solo sentimento
-d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente detto. E in modo
-ancora più esplicito su questo argomento si esprime il Rabelais, che
-noi, benchè spesso violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia
-astenerci dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in qualunque
-altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato di ciò che sarebbe il
-Rinascimento senza il prestigio della forma e della bellezza.[299]
-La sua descrizione di uno stato ideale nel chiostro dei Telemiti ha
-un'importanza affatto decisiva nella storia della civiltà, tanto che
-può dirsi che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo
-XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò che, fra molte cose,
-egli scrive de' suoi cavalieri e delle sue dame dell'ordine del Libero
-Volere:[300]
-
-«En leur reigle n'estoit que cette clause; _Fay ce que vouldras_.
-Parce que gens liberes, bien nayz,[301] bien instruictz, conversans en
-compaignies honnestes, ont par nature ung instinct et aguillon, qui
-tousjours les poulse à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il
-nommoyent _honneur_».
-
-È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che animava anche
-gli uomini della seconda metà del secolo XVIII, e che spianò la via
-alla Rivoluzione francese. Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta
-individualmente a questo suo nobile istinto, e per quanto anche —
-principalmente sotto l'impressione delle sventure nazionali — si
-voglia portare sull'intera nazione un giudizio non troppo favorevole,
-non si potrà però mai negar ad un tale sentimento la giustizia che
-esso si merita. Se lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un
-fatto provvidenziale, superiore in tutto al volere dei singoli, non
-meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, quale
-a questo tempo si manifesta in Italia. Quante volte e contro quali
-violenti attacchi dell'egoismo essa abbia trionfato, noi non sappiamo,
-nè sapremo giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta,
-nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul valore morale della
-nazione.
-
-
-La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare l'Italiano del
-Rinascimento per conservarsi morale, è la fantasia, che presta innanzi
-tutto alle sue virtù ed a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto
-il cui dominio l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole.
-
-Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più destro giuocatore
-del tempo moderno, mentre gli fa balenare dinanzi agli occhi le
-immagini della futura ricchezza e dei futuri piaceri con tale vivacità,
-che egli, per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun
-dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati innanzi, se
-fin da principio il Corano non avesse stabilito il divieto del giuoco
-come la più necessaria salvaguardia della morale islamitica, e non
-avesse invece attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei
-tesori nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale,
-minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza di singoli
-individui od anche d'intere famiglie. Firenze ha già sulla fine del
-secolo XIV il suo Casanova, un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando
-continuamente in qualità di mercatante, di agente politico, di
-speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, guadagnò e
-perdette enormi somme, e non trovava competitori che fra i principi,
-quali, ad esempio, i duchi di Brabante, di Baviera e di Savoia.[302]
-Anche quel gran, vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia
-romana, abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, che
-naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi negl'intervalli, che loro
-restavano tra un grande intrigo ed un altro. Franceschetto Cybo, per
-esempio, perdette in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario
-14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario lo avesse
-truffato.[303] In seguito l'Italia divenne notoriamente la patria del
-lotto.
-
-Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della vendetta il
-suo carattere particolare. Non è impossibile che in tutto l'occidente
-da tempo antichissimo il sentimento del proprio diritto sia stato
-uno ed identico, e che la sua violazione, ogni volta che rimase
-impunita, sia stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se
-anche non perdonano più facilmente, hanno però una maggior facilità a
-dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano tien viva la ricordanza
-dell'offesa con una tenacità spaventevole.[304] Il fatto poi che nella
-morale del popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso
-viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo e sprone
-a questa già universale tendenza. Governi e tribunali ne riconoscono
-l'esistenza e la legittimità, e non cercano che di frenarne i maggiori
-eccessi. Ma fra i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e
-le stragi reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una
-testimonianza basterà per molte.[305]
-
-Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano il gregge, ed
-uno di loro disse: facciamo la prova del come s'impiccano le persone.
-Detto, fatto. Uno montò sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata
-al primo la corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella
-sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase appeso. Più
-tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. La domenica
-venne il padre di quest'ultimo per recargli del pane, ed uno dei due
-gli confessò l'accaduto e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato
-in furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne estrasse il
-fegato e in una cena lo diè a mangiare al padre di lui; poi gli disse
-qual fegato avesse mangiato. Da quel momento cominciarono le stragi
-reciproche tra le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei
-persone furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o di età.
-
-Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione sin nei
-parenti collaterali e negli amici, non si limitarono soltanto alle
-classi inferiori; esse si estesero ben presto in larga misura anche
-alle sfere le più elevate. Le cronache e le novelle ne recano esempi
-frequentissimi, e per lo più per offese recate al pudor femminile.
-Il terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna,
-dove la vendetta si confondeva con tutte le specie possibili di
-intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono qua e colà con
-colori terribili lo stato di brutale ferocia, in cui erano cadute
-queste audaci e vigorose popolazioni. Tale, per esempio, è la storia
-di quell'illustre ravennate, che era giunto a prendere e a far
-rinchiudere in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe potuto
-farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò e convitò
-splendidamente, dietro di che, tramutatasi in questi la vergogna in
-furore, si diedero a congiurar contro di lui peggio di prima.[306]
-Non mancavano, è vero, pii e santi monaci, che predicavano la pace
-e la conciliazione; ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare
-talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, non mai
-però d'impedire che se ne meditassero delle nuove. Nelle novelle
-non è raro il caso di veder anche questa momentanea influenza della
-religione, che suscita improvvisi slanci di generosità, ma che poi
-cede di nuovo ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè
-qualche cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre dire di
-esservi riuscito, quando si propose di condurre ad effetto una qualche
-pacificazione. Papa Paolo II voleva che cessassero gli odii fra Antonio
-Caffarello e la casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello
-stesso e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un l'altro
-alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa di 2000 ducati,
-se avesse comecchessia offeso il suo avversario; e due giorni dopo
-Antonio fu pugnalato per mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni,
-che da lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno e
-fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le case e bandire il
-padre ed il figlio da Roma.[307] I giuramenti e le ceremonie solenni,
-colle quali i riconciliati aveano cura di garantirsi ciascuno da una
-nuova sorpresa, sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s.
-Silvestro dell'anno 1492 nel duomo di Siena[308] i partiti dei «Nove»
-e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi il bacio di pace, fu
-letto durante quell'atto un giuramento «così strano e terribile, che
-non s'è mai udito l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da
-Dio tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle estreme
-agonie della morte. È evidente che simili fatti accennano piuttosto
-ad una condizione d'animo disperata da parte dei mediatori, anzichè
-ad una vera garanzia della pace, e che appunto le riconciliazioni le
-più sincere erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo di tali
-giuramenti.
-
-Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo colto ed
-alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di una analoga usanza
-popolare, si manifesta naturalmente sotto mille aspetti, e dalla
-pubblica opinione, che qui parla per bocca di novellieri, è senza
-riserva alcuna approvato.[309] Tutti convengono in questo, che rispetto
-a quelle ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia
-veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, per le quali
-non c'è, nè ci può essere il braccio vindice di nessuna legge, ognuno
-può farsi ragione da sè. Bensì la vendetta deve compiersi con una certa
-destrezza e la soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una
-umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi un atto
-qualunque di brutale violenza come una vera e conveniente vendetta. Non
-il braccio soltanto, ma tutto l'uomo deve trionfare.
-
-L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda simulazione per
-raggiungere certi scopi determinati, ma non mai di un atto qualsiasi
-d'ipocrisia in questioni di principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi
-a sè stesso. Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica,
-si ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. Uomini
-del resto tutt'altro che esaltati la lodano quando, disgiunta dalla
-passione, e non avendo in mira che di approfittare dell'opportunità, si
-esercita soltanto «perchè gli altri imparino a non ti offendere».[310]
-Però tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei quali la
-passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che questo genere di vendetta
-si differenzia dalla vendetta di sangue propriamente detta: infatti,
-mentre quest'ultima si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia
-o, se si vuole, del _jus talionis_, la prima necessariamente va molto
-più in là, non solamente esigendo una soddisfazione di stretto diritto,
-ma cercando anche di provocare l'ammirazione e, secondo le circostanze,
-di spargere perfino il ridicolo sull'offensore.
-
-In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, che si
-frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» si esige di regola un
-concorso di circostanze, che il tempo soltanto può maturare. E questo
-appunto è il tema favorito di molte novelle.
-
-Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali l'accusatore e
-il giudice sono una sola ed identica persona, non occorre di dirlo. Che
-se pur si volesse comecchessia giustificare questa passione ardente,
-che divorava gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col
-contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per esempio, la
-riconoscenza; dovendosi presumere, che quella stessa fantasia, che
-rinfresca e ingrandisce la memoria dei torti sofferti, sia anche in
-grado di tener viva la memoria del beneficio ricevuto.[311] Ma le prove
-di fatto a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino
-indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, quale, ad
-esempio, la grande riconoscenza con cui le classi inferiori accolgono
-ogni dimostrazione di benevolenza verso di loro, e la grata memoria che
-conservano le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali convegni.
-
-Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali degl'Italiani
-si riproduce continuamente. E se anche nei singoli casi, in cui l'uomo
-del nord segue piuttosto l'impulso suo naturale, l'Italiano invece
-sembra seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò non
-dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, che in
-quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. Anche fuori d'Italia,
-dovunque un fatto identico si verifica, identici sono pure gli effetti:
-l'allontanarsi, per esempio, assai per tempo dalla propria casa e
-il sottrarsi all'autorità paterna è una tendenza comune tanto alla
-gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. Più
-tardi nelle indoli più generose a questa tendenza subentra uno slancio
-spontaneo di pietà figliale e di affetto reciproco.
-
-In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio esatto sulle
-qualità morali di una nazione, che non sia la propria. Queste qualità
-possono manifestarsi in un modo così singolare, che uno straniero
-sia assolutamente incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in
-questo riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, ciascuna,
-prerogative lor proprie e che non si riscontrano nelle altre.
-
-
-Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente e quasi tirannico
-nelle cose della morale, egli è appunto nei rapporti illeciti de'
-due sessi, nell'amore considerato come passione sensuale. Che la
-prostituzione esistesse anche nel medio-evo prima della comparsa della
-sifilide, è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro
-assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento c'è questo
-di proprio, che il matrimonio e i suoi diritti, forse più che altrove,
-e in ogni caso più deliberatamente che altrove, vengono calpestati.
-Le fanciulle, specialmente quelle delle classi più elevate, guardate
-gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione dominante non è
-che per le donne coniugate.
-
-Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza che i
-matrimoni non scemassero punto e che la vita di famiglia non ne
-soffrisse veruno di que' danni, che in altri paesi in casi simili non
-avrebbero mancato di manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a
-proprio talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche
-quando c'era qualche ragione di temere, che non fosse del tutto
-propria. E non si nota neanche verun sintomo di decadenza fisica o
-morale, come tale, — poichè di quell'apparente deterioramento morale,
-di cui si veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non è
-difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e religiosa,
-anche quando non si voglia concedere, che il Rinascimento avesse
-oggimai percorso l'intero stadio della sua vita ed esaurito tutte
-le fonti della propria attività. Gli Italiani continuarono, ad onta
-di tutti i loro disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane
-di corpo e di mente di tutta Europa,[312] e notoriamente conservano
-anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè hanno considerevolmente
-migliorato i loro costumi.
-
-Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la morale dell'amore
-all'epoca del Rinascimento, non potremo a prima vista non restar
-profondamente colpiti dal notevole antagonismo, che si manifesta
-nelle testimonianze che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci
-lascierebbero credere, che l'amore non consistesse che nel piacere,
-e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, fossero non solo
-leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, quanto più audaci e
-arrischiati. Se invece si leggono i migliori lirici di quel tempo e
-gli scrittori di dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la
-profondità e la purità, con cui intendono questa passione, anzi si può
-dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime espressione, quando
-li veggiamo riprodurre le idee degli antichi di una originaria unità
-delle anime nell'Essere supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere
-che l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo.
-Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che nell'uomo colto
-del tempo moderno non solo esistono contemporaneamente e tacitamente
-diversi gradi di sentimento, ma si manifestano anche apertamente e,
-secondo le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno soltanto,
-al pari dell'antico, è anche in questo riguardo un microcosmo, ciò che
-non era nè poteva essere quello del medio-evo.
-
-Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle novelle.
-Nella maggior parte di esse le donne che vi figurano, sono coniugate;
-trattasi adunque di veri adulterii.
-
-
-Qui acquista una grande importanza ciò che altrove (v. pag. 165 e
-segg.) s'è detto sulla posizione della donna, uguale in tutto a quella
-dell'uomo. La donna, più altamente educata e pienamente conscia della
-sua individualità, dispone di se con una padronanza affatto diversa
-che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita così completa
-della sua riputazione, qualora essa possa guarentirsi dalle conseguenze
-visibili della medesima. Il diritto del marito alla di lei fedeltà
-non ha quella solida base, che esso acquista nel nord mediante la
-poesia e la passione del periodo dell'innamoramento e degli sponsali;
-dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane sposa passa nel
-mondo dalla vigile custodia paterna o dal chiostro, e allora soltanto
-la sua individualità riceve uno sviluppo rapido e quasi inatteso.
-In conseguenza di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto
-condizionato, ed anche chi lo riguarda come un _jus quaesitum_, si
-riferisce più particolarmente alle modalità esterne del contratto,
-anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna giovane e bella, divenuta
-moglie di un vecchio, respinge, ad esempio, i doni e le ambasciate di
-un giovane amante col fermo proposito di conservare la sua _honestà_.
-Ma essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per le sue molte
-virtù, «conoscendo che può amare cortese donna virtuoso spirito, senza
-pregiudicio della sua honestà».[313] — Tuttavia, quanto non è breve la
-via da una tale distinzione ad una completa caduta!
-
-Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di mezzo l'infedeltà
-reciproca del marito. La donna, conscia della propria dignità, sente
-in quella offesa non solo un dolore, ma un insulto ed una umiliazione,
-e non volendo lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo
-una vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena sia
-proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande offesa, per
-esempio, può talvolta appianare la via ad una pacifica convivenza per
-l'avvenire, quando rimanga completamente segreta. I novellieri, che ciò
-non ostante la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo,
-la inventano, non mancano di esprimere la loro piena ammirazione,
-ogni volta che la vendetta è veramente pari all'offesa, o, in altre
-parole, è pensata e condotta come una vera _opera d'arte_. S'intende
-da sè, che il marito non riconosce in sostanza mai un tale diritto
-di rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni di paura
-o di prudenza glielo consigliano. Che se queste manchino affatto,
-ed egli per l'infedeltà della moglie si vegga esposto al pericolo
-di venir beffato dai terzi, la cosa muta aspetto all'istante e può
-anche divenir tragica, non essendo raro il caso che all'adulterio
-tenga dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. In
-tali casi non è degno di poca considerazione il fatto che, oltre il
-marito, anche il fratello,[314] il padre della donna vi si credano
-autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra che il movente principale
-non è già la gelosia, nè tampoco il sentimento morale che si trovi
-offeso, ma bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro
-scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,[315] si vede quella, per
-aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare il marito, come se
-le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell'altra,
-dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via
-dell'amante lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i fratelli, i
-mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio,
-che rende loro la malvagia vita delle figliuole, sorelle e mogli) con
-veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire; non resta per
-questo, che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non si lascino
-dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche nuovo fallo». Un'altra
-volta, in tuono meno severo, esclama: «piacesse al cielo che non si
-sentisse ogn'ora: il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non
-gli fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè di
-nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la sorella, perchè
-non s'è maritata come egli avrebbe voluto. Questa è pur certamente
-una gran crudeltà, che noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo,
-fare, e non vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia
-cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non piaccia, subito
-si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... Invero grave sciocchezza
-quella degli uomini mi pare, che vogliono, che l'onor loro e di tutta
-la casata consista nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si
-sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale sicurezza,
-che il novelliere poteva mettere una taglia sulla vita di un amante,
-minacciato ancora, mentre questi se ne andava attorno vivo. Il medico
-Antonio Bologna[316] s'era sposato segretamente colla duchessa vedova
-di Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano potuta,
-insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean fatta uccidere in
-un castello. Antonio, che non sapeva ancora quest'ultima circostanza,
-e che veniva lusingato con speranze di riaverla, trovavasi a Milano,
-dove era insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società di
-Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue sventure. Un amico
-della detta casa, Delio, «narrò a Scipione Atellano tutta l'istoria, e
-aggiunse che voleva metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo
-che il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con cui ciò accadde
-quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, è narrato dal Bandello in
-una novella assai commovente (I, 26).
-
-Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e là di compiacersi
-in modo particolare di ogni tratto spiritoso, astuto e comico, che
-accompagni l'adulterio, e assai volentieri si trattengono a narrar gli
-artificj, coi quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche
-casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno gli amanti, le
-casse provvedute anticipatamente di guanciali e confetture per potervi
-celare il drudo e farlo trasportare altrove e così via. Il burlato
-marito vien dipinto, secondo le circostanze, o come un personaggio
-per sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè c'è altra
-alternativa, sia che la donna figuri come malvagia e crudele o l'amante
-come vittima innocente. Ma i racconti di quest'ultima specie non sono
-vere novelle, bensì esempi terribili attinti alla vita reale.[317]
-
-Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI assunse un carattere
-al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente violenta nei mezzi forse
-aumentò, ma non si deve confonderla colla rappresaglia già esistente
-anteriormente e fondata nello spirito stesso del Rinascimento italiano.
-Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà spagnuola, diminuirono
-anche quegli eccessivi furori sino a che sul finire del secolo XVII
-si giunse a tal punto di apatica indifferenza, che il _Cicisbeo_ fu
-riguardato come un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed
-oltre a ciò si tollerarono uno od anche parecchi _Patiti_.
-
-Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità e ciò
-che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, ad esempio, era il
-matrimonio in Francia forse più sacro che non Italia? I _fabliaux_
-e le farse permettono di dubitarne, e si è tentati di ritenere
-che l'immoralità non vi fosse meno frequente, ma che soltanto le
-conseguenze tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era
-meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in Italia. Piuttosto
-s'avrebbe qualche testimonianza alquanto più favorevole riguardo ai
-popoli germanici, nella maggiore libertà concessa nei rapporti sociali
-alle donne ed alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli
-Italiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). Tuttavia
-anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. Certamente l'infedeltà
-era molto frequente anche in Germania e condusse spesso anche quivi
-a deplorevoli eccessi. Basta osservare come i principi del nord, al
-menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle loro mogli.
-
-
-Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani d'allora non
-havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano appetito dell'uomo
-volgare, ma anche la passione degli spiriti più elevati e generosi;
-non solamente perchè in quella società mancavano affatto le fanciulle,
-ma anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente si
-sentiva attratto dalle qualità della donna, che nel matrimonio avea
-raggiunto il pieno sviluppo della propria personalità. Questi uomini
-sono appunto quelli, che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più
-alte ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi di
-dare un'immagine spirituale alla passione che li divorava, dipingendola
-come un _amore divino_ troppo spesso franteso, e quindi calunniato, dai
-posteri, ma creduto e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano
-della crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò soltanto
-della durezza della loro bella o dell'eccessiva sua riservatezza,
-ma anche della illegittimità della loro passione. Essi cercano di
-sollevarsi al di sopra di questa sciagura spiritualizzando l'amore ed
-appoggiandosi alla dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro
-Bembo il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in proposito
-ci son fatte manifeste da quanto egli stesso scrive nel terzo libro
-de' suoi «Asolani» e dallo splendido discorso, che gli è posto in
-bocca dal Castiglione sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè
-l'uno, nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le massime
-di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era pur sempre qualche cosa,
-se contemporaneamente si poteva essere celebre e buono, e all'uno e
-all'altro di questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei
-credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto potremmo
-aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si dia la pena di leggere
-nel Cortigiano l'intiero discorso citato, vedrà immediatamente come
-sarebbe impossibile darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od
-estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, le quali
-dovettero la loro celebrità appunto a questo genere di amori; tali
-furono Giulia Gonzaga, Veronica da Correggio, e più particolarmente
-ancora Vittoria Colonna. Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti
-e i beffatori più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne,
-che seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in loro
-lode? O si dirà per avventura, che il movente principale di tutto ciò
-era la vanità, e che Vittoria si sentisse oltremodo lusingata dalle
-espressioni le più esagerate di un amore senza speranze? Ma, se anche
-la cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola lode per
-Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, sia ciò non ostante
-riuscita a lasciare di sè una traccia così profonda anche nella più
-tarda posterità. — Ci volle del bel tempo prima che negli altri paesi
-s'incontrassero personalità tanto spiccate.
-
-La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, fu poi
-in generale la causa che ogni passione trascorse presso di loro agli
-eccessi più riprovevoli e, secondo le circostanze, ricorse anche al
-delitto per riuscire nei propri intenti. Havvi una violenza figlia
-della debolezza, che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece
-trattasi di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge
-proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una forma e quasi
-una personificazione sua propria e speciale.
-
-
-I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello Stato, basato
-sull'illegittimità e surto dalla violenza, ognuno, anche l'infimo della
-plebe, si crede autorizzato di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale
-nel diritto e nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se
-ne conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente
-si volgono al colpevole:[318] il supplizio virilmente sopportato
-eccita talmente l'ammirazione, che quelli che lo narrano, facilmente
-dimenticano di accennare la causa, per cui venne inflitto.[319]
-Se poi accade talvolta che al profondo disprezzo della giustizia e
-alle molte vendette commesse in privato s'aggiunga anche l'impunità,
-come per avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe
-addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul punto di sfasciarsi
-completamente. Tali momenti ebbe Napoli nel trapassare dalla signoria
-aragonese alla francese ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano
-nelle frequenti espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è
-in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel loro segreto
-non hanno mai accettato nessun vincolo di leggi politiche e civili e
-che, giunta l'occasione, s'abbandonano brutalmente ai loro selvaggi
-istinti di rapina e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera
-d'azione delle più ristrette.
-
-Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse una grave scossa
-per le crisi interne scoppiate dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza,
-nelle città di provincia venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben
-dura prova ne fece Parma,[320] dove il governatore milanese, atterrito
-da minacce di morte, s'indusse a permettere che fossero tratti dal
-carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo ciò, i furti, gl'incendii, gli
-assassinj commessi in pubblico divennero delitti quotidiani, mentre
-di notte circolavano per la città intere bande di malfattori armati e
-mascherati; — per non dire delle burle, delle satire e delle lettere
-minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto a spargere il ridicolo
-sull'autorità, che naturalmente se ne commosse più che d'ogni altra
-cosa. Il fatto poi che in molte chiese furono rubati i vasi sacri
-con entro le ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti,
-l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa accadrebbe in
-qualunque paese del mondo anche oggidì, se per un momento restasse
-sospesa l'azione del potere civile e politico, e nel medesimo tempo
-la sua presenza rendesse impossibile la formazione d'un governo
-provvisorio; ma ciò che allora in simili occasioni accadeva in Italia
-assume un carattere affatto particolare, per la parte notevole che vi
-avevano le vendette.
-
-In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del Rinascimento
-è questa, che anche in tempi ordinari, i grandi delitti vi furono
-più frequenti, che altrove. Vero è, che in ciò potrebbe esservi un
-errore prodotto dalla circostanza, che qui proporzionatamente noi
-conosciamo un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi
-altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione
-del delitto reale, facilmente trascorre a inventare anche ciò, che
-non è effettivamente accaduto. Può darsi quindi che la somma delle
-violenze commesse raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti
-chi potrebbe dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava
-intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, fossero, fra tanti
-vagabondi masnadieri e cavalieri di ventura, migliori, o se la vita
-e la sicurezza individuale vi fossero meglio guarentite e protette?
-Ma tutto ciò in ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto
-premeditato, pagato, eseguito di terza mano e divenuto una speculazione
-o un mestiere, in Italia avea guadagnato a quel tempo proporzioni
-larghissime e veramente spaventevoli.
-
-
-Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, l'Italia forse
-non ce ne parrà, almeno nelle regioni più fortunate, quale, ad esempio,
-la Toscana, tanto infestata, quanto erano a quel tempo la maggior parte
-dei paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri,
-che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove trovare, per esempio,
-un uomo pari a quell'ecclesiastico fatto selvaggio dalle passioni
-e a poco a poco divenuto capo di una schiera di banditi, di cui ci
-tengono parola le cronache ferraresi di questo tempo?[321] Il dì 12
-agosto 1493, narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete
-don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato la sua prima
-Messa due volte; ma la prima commise il giorno stesso un omicidio,
-da cui poscia Roma l'assolse: in seguito uccise quattro persone, e
-sposò due donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe parte
-a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, togliendole a
-forza dalle loro case, esercitò la rapina come un mestiere e su larga
-scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese con una banda d'armati
-rivestiti d'uniforme lor propria, procacciandosi ricovero e nutrimento
-con lo sterminio e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo,
-s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo di delitti,
-che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza di verun uomo. Ma la
-poca sorveglianza in che erano tenuti da un lato e i molti privilegi
-di che erano favoriti dall'altro, furono causa che i malfattori
-abbondassero tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro ci
-vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva
-anche talvolta, e nemmen questa certamente era cosa onorevole pei
-conventi, che uomini di riputazione affatto perduta si rifugiassero
-sotto l'egida del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste
-vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto di uno
-di questi tali, ch'egli ebbe occasione di conoscere in un convento di
-Napoli.[322] Anche di papa Giovanni XXII parrebbero esistere precedenti
-poco onorevoli, ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo con
-sicurezza.[323]
-
-Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande armate
-d'assassini non comincia che nel secolo XVII, quando i partiti politici
-dei guelfi e dei ghibellini, degli spagnuoli e dei francesi avean
-cessato di agitare il paese: in allora il masnadiere si sostituì
-dovunque al parteggiatore politico.
-
-In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò mai, gli
-abitanti del contado vivevano in istato di permanente barbarie e non
-risparmiavano nessun forastiero, che capitasse loro tra mano. Ciò
-accadde più particolarmente nelle parti più remote del regno di Napoli,
-dove la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei grandi
-latifondi romani, e dove pare che in tutta buona fede si riguardassero
-come qualche cosa di identico l'uomo straniero e il nemico (_hospes_ ed
-_hostis_). Queste genti erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva
-sovente che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore
-per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, facendo
-il cacio, un paio di gocce di latte gli erano spruzzate in bocca. Ma
-se anche in tali occasioni il confessore stesso, esperto dei costumi
-del paese, giungeva a strappargli altresì la confessione, che spesso
-co' suoi compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori,
-ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun rimorso di
-coscienza.[324] Sino a qual punto, in tempi di politici commovimenti, i
-contadini fossero capaci di spingere in altri paesi la ferocia, è stato
-già altrove accennato (v. pag. 107).
-
-Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi d'allora è la
-frequenza del delitto commesso di seconda mano, per mercede convenuta.
-In ciò, per consenso di tutti, Napoli andava innanzi a qualunque
-altra città d'Italia. «Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon
-mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.[325] Ma anche
-altri paesi hanno una ricchezza spaventevole in tal genere di misfatti:
-soltanto non è così facile il classificarli secondo i motivi che li
-provocarono, entrandovi promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia
-personale, la sete della vendetta e la paura. Torna invece a grande
-onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto d'Italia, che presso
-di loro simili fatti fossero di gran lunga meno frequenti,[326] forse
-perchè pei giusti reclami v'era ancora una autorità universalmente
-riconosciuta e rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più
-sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi supreme del
-fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero le sinistre
-conseguenze di una vendetta di sangue e dove si comprendesse come anche
-il delitto erroneamente detto utile non apporta mai veri e durevoli
-vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta della libertà
-fiorentina l'omicidio, specialmente quello per mandato, sembra essersi
-rapidamente moltiplicato, ma il governo di Cosimo I non tardò molto ad
-acquistar forze tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni
-disordine.[327]
-
-Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale più o meno
-frequenti, secondo che si trovarono più o meno numerosi coloro che li
-compravano. Sarebbe un tentativo inutile il volerne dare un quadro
-statistico, ma la somma resta sempre considerevole, quand'anche si
-voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce pubblica
-proclamava come opera della violenza, una piccola parte soltanto sia
-da riguardar come tale. Il peggio si è che i principi e i governi
-erano i primi a dare il cattivo esempio, calcolando addirittura
-l'assassinio come uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e
-per mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare ad un Cesare
-Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, e più tardi gli stessi agenti
-di Carlo V si permettevano ogni genere di violenza, purchè paresse
-utile ai loro scopi.
-
-La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando a tali
-fatti per guisa che, verificandosi la morte di un potente, non la si
-credeva quasi mai naturale. Ma egli è certo però, che talvolta si
-è esagerato di molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche
-ammettendo che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, pag.
-157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare l'effetto dentro
-un determinato spazio di tempo, e che come tale possa riguardarsi
-altresì il venenum atterminatum, che si dice avere il principe di
-Salerno presentato al cardinale d'Aragona con queste parole: «in
-pochi giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci voleva
-calpestar tutti»,[328] — non si potrebbe tuttavia aggiustar troppa
-fede a quanto vien riferito intorno ad una lettera avvelenata, che
-Caterina Riario avrebbe mandata al papa Alessandro VI,[329] e che
-l'avrebbe ucciso s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso
-parere sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito dai
-medici di non leggere il Tito Livio mandatogli a regalare da Cosimo de'
-Medici, rispose loro: «finitela con questi discorsi insensati».[330]
-Altrettanto dicasi del veleno, col quale il segretario del Piccinino
-voleva solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa Pio
-II.[331] — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni minerali o
-vegetali, non si potrebbe dire con qualche apparenza di sicurezza: il
-liquido, col quale il pittore Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541),
-era evidentemente un fortissimo acido,[332] che a niuno s'avrebbe
-potuto far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle armi,
-specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, pur troppo
-l'occasione si presentava da sè frequentissima ai grandi di Milano, di
-Napoli e d'altri siti, poichè fra le schiere d'armati, di cui doveano
-circondarsi per loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata
-dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio non
-si sarebbe probabilmente commesso, se non si avesse saputo che, per
-effettuarlo, bastava un semplice cenno a questo od a quello dei propri
-satelliti.
-
-Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, eranvi anche
-le arti magiche,[333] benchè in modo affatto secondario. Quando
-per avventura si fa menzione di _maleficj_, di _malìe_ e simili,
-d'ordinario non si ha in vista che di accumulare sopra un individuo,
-già di per sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle
-corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV il maleficio
-veramente funesto e mortale ha una parte molto maggiore, che non nelle
-classi più elevate d'Italia.
-
-
-Finalmente ella è pure una specialità tutta propria di questo paese,
-dove l'individualità tocca ad un grado di sì completo sviluppo, la
-comparsa d'uomini, nei quali la scelleratezza è portata al colmo, e
-che commettono il delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento
-di scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta dei
-delitti umani.
-
-A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi tutto
-appartenere alcuni Condottieri,[334] un Braccio da Montone, un
-Tiberio Brandolino, ed anche un Werner von Urslingen, che sulla sua
-corazza argentea portava il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e
-misericordia.» In generale questa classe di persone rappresenta nel
-complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere il freno
-di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più a rilento nel giudicarli,
-quando si sappia che il massimo dei loro delitti — nell'opinione
-dei cronisti — sta nel mantenersi ribelli alla scomunica papale,
-e che tutta la loro personalità appare in una luce tanto sinistra
-specialmente per questo fatto, sebbene però sia anche vero che in
-Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati a tal punto
-di esagerazione, che, ad esempio, egli montava in furore all'udire
-i monaci cantare i salmi e li faceva precipitare dall'alto di una
-torre,[335] «mentre co' suoi soldati si mostrò sempre mite, quanto
-leale e prode capitano». Ma di regola ciò che spinse al delitto
-i Condottieri sembra essere stata l'avidità del guadagno, nè per
-altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro posizione altamente
-immorale; ed anche gli atti di crudeltà, ai quali sembravano
-trascorrere per puro capriccio, non erano quasi mai senza uno
-scopo, fosse pure anche soltanto quello di incutere spavento nelle
-moltitudini. Le efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v.
-vol. I, pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete di
-vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi senza scopo, una
-gioja infernale nel male si riscontrerà in Cesare Borgia, spagnuolo, le
-cui immanità superano di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le
-faceva servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza
-nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, tiranno di Rimini (v.
-vol. I, pag. 44 e 301), cui non la Curia romana soltanto,[336] ma
-il giudizio terribile della storia accusa di assassinj, di violenze,
-di adulterj, di spergiuri e di tradimenti, ripetuti anche più volte.
-Quanto al fatto più orribile, la tentata violazione del proprio figlio
-Roberto, che questi respinse colla spada sguainata alla mano,[337]
-parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una depravazione che
-vince ogni limite, quanto di una superstizione astrologica o magica. La
-stessa cosa s'è supposta per spiegare la violenza usata al vescovo di
-Fano da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.[338]
-
-
-Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci di raccogliere
-insieme i tratti principali del carattere degli Italiani d'allora,
-quale ci vien fatto conoscere da uno studio della vita delle classi
-più elevate, se ne potrebbero per avventura dedurre le conclusioni
-seguenti. Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione
-stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente sviluppato.
-Questo si ribella dapprima tacitamente all'ordinamento politico
-sussistente, per lo più tirannico ed illegittimo, e quanto pensa e
-fa, gli viene, a ragione o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista
-dell'egoismo che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la
-difesa del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in braccio
-ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la sua pace interna.
-L'amore va in traccia di un altra individualità ugualmente sviluppata,
-la donna altrui. Di fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi
-d'ogni maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia ed
-opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, secondo che nel suo
-interno riescono a conciliarsi il sentimento dell'onore e la cura del
-proprio interesse, un astuto calcolo e la passione, la generosità e il
-desiderio della vendetta.
-
-Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel più ristretto, è la
-radice e la fonte principale d'ogni scelleratezza, non v'ha dubbio che
-il popolo italiano, giunto allora a tal grado di sviluppo individuale,
-vi andò più dappresso che qualunque altro popolo.
-
-Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa sua, ma bensì per
-decreto della storia; nè ci arrivò solo, poichè, per mezzo della
-cultura italiana, ci arrivarono con lui tutti i popoli d'occidente,
-i quali da quel tempo in poi non vivono, nè si movono in verun
-altro ambiente. Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè
-male, ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del male
-essenzialmente diversa da quella del medio-evo.
-
-L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto
-violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue
-passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le
-altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda
-corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed
-un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non
-seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-La Religione nella vita quotidiana.
-
- Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte
- alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I
- frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini
- religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de'
- suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. —
- L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle
- reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. —
- Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in
- Ferrara.
-
-
-In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione
-della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o
-minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo
-riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato
-al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana
-di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai
-facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi
-ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi
-giudizio assoluto e definitivo.
-
-La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua
-origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo
-esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto
-distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale
-postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni
-popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente
-contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna.
-Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che
-con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai
-stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della
-violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua
-onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere
-in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi
-in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito
-e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa
-all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non
-poterono più restarle fedeli.
-
-Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto
-progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi
-della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla
-tedesca e prima di questa?
-
-C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare
-chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo,
-fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta
-della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della
-giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone
-opere.
-
-Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi
-dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza
-spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte
-immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni
-cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi
-anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un
-grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le
-occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata
-essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come
-la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le
-singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi,
-dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto
-anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello
-spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima
-loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in
-questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo
-che questa, ma non mai tutte.
-
-I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa
-al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore,
-si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di
-sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla
-vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti,
-per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere,
-come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande
-influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori.
-
-
-Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale si manifesta
-specialmente da Dante in poi nella letteratura e nella storia,
-esistono estesi lavori speciali. Della posizione del Papato di fronte
-all'opinione pubblica abbiam dovuto già dare qualche cenno altrove
-(v. vol. I, pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze
-autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei «Discorsi»
-del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). Fuori della cerchia
-della Curia romana, godono qualche rispetto in via morale[341] i
-migliori tra i vescovi e alcuni parrochi: per contrario i semplici
-cappellani, i canonici e i frati sono riguardati, quasi senza
-eccezione, come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso le
-più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero ceto al quale
-appartengono.
-
-Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono condannati a
-portar essi soli la pena delle colpe di tutto il clero, perchè di essi
-soltanto si poteva beffarsi impunemente.[342] Ciò è erroneo sotto ogni
-punto di vista.
-
-Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle commedie
-appunto perchè ambedue queste specie letterarie domandano dei tipi
-fissi e ben conosciuti, nei quali riesca facile alla fantasia di
-compiere ciò che la novella o la commedia soltanto accennano. Del
-resto la novella non risparmia neanche il clero secolare.[343]
-Oltre a ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura
-provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente
-anche intorno al Papato e alla Curia romana, ciò che naturalmente
-non potrebbe attendersi in quei generi, che sono una libera creazione
-della fantasia. Per ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di
-vendicarsi talvolta terribilmente.
-
-Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, che contro gli
-ordini religiosi l'avversione era grandissima, e che essi figuravano
-come una prova vivente del disprezzo in cui si tenevano la vita
-claustrale, la gerarchia ecclesiastica, il sistema delle credenze,
-la religione insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano
-generalizzando più o meno i giudizi. In ciò si può ben ammettere
-che l'Italia avea conservato una assai chiara e precisa ricordanza
-dell'origine primitiva di ambedue i grandi ordini mendicanti, e
-che anche allora non aveva dimenticato essere stati essi i primi
-rappresentanti della reazione,[344] che sorse contro quella che
-suol dirsi l'eresia del secolo XIII, vale a dire contro il primo
-vivace risveglio del moderno spirito italiano. E l'ufficio della
-polizia spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine dei
-Domenicani, non ha certamente poco contribuito ad attirare su questi un
-sentimento di segreto odio e di disprezzo.
-
-
-Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco Sacchetti, si
-crederebbe impossibile il portare più in là il sistema della maldicenza
-e della denigrazione a carico de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma
-verso il tempo della Riforma questo linguaggio assume un'intonazione
-ancor più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi
-«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale se non come un
-pretesto, per dar libero sfogo alle sue tendenze volgari, noi citeremo
-per tutti un solo testimonio, il Masuccio Salernitano, colle prime
-dieci delle sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che
-è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro la maggior
-possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri personaggi del
-tempo, perfino allo stesso re Ferrante e al principe Alfonso di
-Napoli. I racconti sono in parte già vecchi, e taluni si conoscono
-ancora sin dai tempi del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che
-hanno l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento e
-il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi miracoli e
-un genere di vita pieno di vizi e di scandali, riempiono d'orrore
-e di raccapriccio ogni lettore alquanto serio e sensato. Dei frati
-minori, che vanno attorno sotto pretesto di elemosinare, vi è detto:
-«e vanno discorrendo i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni,
-poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte a loro
-vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, e chi va con
-tunicelle di san Vincenzo, e quali con l'ordine[345] di san Bernardino,
-e tali col capestro dell'asino del Capestrano». Altri si procacciano
-manutengoli, che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri
-d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei loro
-vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci confessar si
-sentono per lo toccare del santo predicatore essere liberati, e sopra
-ciò si grida: misericordia!, campane si suonano e lunghi processi
-e autentiche scritture si fanno». Egli accade che un frate, mentre
-predica, è audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta giù
-in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene ossesso, e allora il
-predicatore lo fa condurre a sè e lo guarisce: il tutto pura commedia,
-dalla quale però il frate raccolse tanto danaro, che potè comperare
-da un cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si
-godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio non
-fa veruna speciale differenza tra francescani e domenicani, perchè gli
-uni stanno degnamente a paro degli altri. «E seducono gl'insensati
-secolari a pigliar le parzialità loro, talchè e per li seggi[346] e
-per le piazze ne questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e
-qual domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei frati; e se
-taluna entra in qualche rapporto con laici, vien tosto imprigionata
-e perseguitata, mentre tutte le altre contraggono nozze formali coi
-frati, nelle quali perfino si celebrano messe, si stabiliscono patti e
-si spreca lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive l'autore,
-non una, ma più volte sono intervenuto e ho visto e toccato con mano.
-Tali monache poi o partoriscono di belli monachini... o d'infinite arti
-usano, per non far venire il parto a compimento... E se alcuno dirà
-questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle monache, e quivi
-vedrà di loro commessi omicidii testimonianza aperta, e vi troverà un
-cimiterio di tenerissime ossa della già fatta uccisione, non minore
-di quella, che per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e
-somiglianti fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci si assolvono
-facilmente l'un l'altro nella confessione, e s'impongono la penitenza
-di un _pater noster_ per cose, per le quali negherebbero affatto
-l'assoluzione ad un laico, anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o
-un eretico. «Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, con
-la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» In un altro
-luogo, giacchè la potenza dei frati essenzialmente si basa sulle paure
-dell'altro mondo, Masuccio esprime un desiderio assai strano: «non mi
-pare per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che
-se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che
-non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior
-parte di loro hanno già contratta la origine».
-
-Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e dedicare gli scritti
-a lui stesso, il fatto dipendeva in gran parte dallo sdegno che si era
-svegliato in lui per un falso miracolo, che si avea tentato di dargli a
-credere.[347] Per mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione,
-sepolta dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, erasi
-fatto il tentativo di indurlo a forza ad una persecuzione contro gli
-ebrei, non dissimile da quella di Spagna; e quando egli intravide
-l'inganno, si era cercato di persistere in esso. Egli aveva anche
-fatto smascherare un falso digiunatore, come già prima di lui avea
-fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non aveva almeno veruna
-complicità nella diffusione di quelle cieche superstizioni.[348]
-
-Citammo un autore, che scrive con molta serietà, ma egli è ben lontano
-dall'essere il solo, che parli in tal modo. Invettive e dileggi
-contro i frati mendicanti s'incontrano in copia dovunque, e ne è
-piena tutta la letteratura.[349] Non è nemmeno permesso di dubitare,
-che il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente
-di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e la Contro-riforma non
-fossero sopravvenute. I loro predicatori popolari e i loro santi non si
-sarebbero neanche essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che
-d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava già gli
-ordini mendicanti, quale era Leone X. Se lo spirito del tempo non li
-riguardava omai più che come ridicoli o come abbominevoli, anche per la
-Chiesa essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. E chi
-sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato stesso, se la Riforma
-non lo avesse salvato.
-
-Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un convento di
-domenicani si permetteva di esercitare nelle città dove risiedeva,
-era bensì, sul finire del secolo XV, ancora abbastanza grande per
-dar molte noie e provocar molti sdegni nelle persone più colte;
-ma ad ogni modo non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più
-l'antico spavento.[350] Il punire anche i soli pensieri, come già in
-altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più possibile, e il
-tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente dette riusciva
-facile anche a chi del resto si permetteva di sparlare liberamente
-del clero, come tale. Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come
-fu nel caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del secolo
-XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità dei roghi. Nel
-più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, a quanto sembra, di una
-ritrattazione anche superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi
-a vedersi rapire di mano il condannato, nel momento stesso in cui
-s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) il prete Nicolò
-da Verona era stato già, come negromante, scongiuratore di demonii e
-sacrilego profanatore dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra
-un palco di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva esser
-condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per via una schiera di
-armati lo liberò, e tuttociò accadeva per ordine del gioannita Achille
-Malvezzi, noto fautore degli eretici e audace violatore di monache.
-Il legato (il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani che
-uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi non fu torto un
-capello.[351]
-
-
-Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più ragguardevoli,
-vale a dire i benedettini con tutte le loro affigliazioni, in onta
-alle loro grandi ricchezze e alla vita agiata che conducevano, non si
-avevano in tanta disistima, come gli ordini mendicanti: sopra dieci
-novelle, che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, ed
-una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato la maggiore
-antichità dell'origine; ma di maggior vantaggio certamente tornò loro
-la circostanza dell'essersi sempre mantenuti alieni da qualsiasi
-ingerenza poliziesca nella vita privata. Fra costoro non mancarono
-degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella gerarchia non
-erano nemmen essi migliori degli altri, se crediamo a quanto ne scrive
-perfino uno di loro, il Firenzuola.[352] «Questi paffuti monaci nelle
-loro larghe cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi
-e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, in belle
-pantufole di cordovano si stanno a grattar la pancia entro alle belle
-celle fornite d'arcipresso. Ai quali, se è di mestiere alcuna volta
-uscire di casa, in su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno
-molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar troppo la mente a
-studiar molti libri, acciocchè la scienza, che da quelli apprendessero,
-non li facesse elevar in superbia come Lucifero e li cavasse della loro
-monastica semplicità».
-
-Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà che qui noi ci
-limitiamo a riferire soltanto ciò, che è indispensabile a dar le prove
-del nostro assunto.[353] Che poi, con tali opinioni sul clero e sui
-monaci, in moltissimi venisse fortemente scossa anche la fede a quanto
-v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente per sè.
-
-E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non ne addurremo,
-concludendo, che un solo, da poco stampato e ancora assai scarsamente
-conosciuto. Esso è del grande storico Guicciardini, stato già molti
-anni al servizio dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi
-lasciò scritto:[354] «Io non so a chi dispiaccia più che a me la
-ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perchè ognuno di
-questi vizii in sè è odioso, sì perchè ciascuno e tutti insieme si
-convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; e
-ancora perchè sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme
-se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto
-con più Pontefici, m'ha necessitato a amare per il particolare mio la
-grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino
-Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla
-religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente,
-ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti,
-cioè a restare o senza vizii o senza autorità».
-
-Il medesimo Guicciardini ritiene anche,[355] che riguardo alle cose
-soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, che i filosofi e
-i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, e che i miracoli
-s'incontrano in tutte le religioni, ma non fanno prova per veruna in
-particolare, e si possono alla fine riguardare come fenomeni naturali
-ancora ignorati. La fede che trasporta i monti, e che in allora si
-manifestò così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota come un
-fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba osservazione.
-
-
-Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato aveano per sè
-questo vantaggio, che tutti erano abituati a vederli dovunque, e
-che la loro esistenza si toccava con tutti gli ordini della vita
-sociale. È il vantaggio che hanno sempre avuto nel mondo tutte le
-forti e vecchie istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel
-paludamento sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi avere una
-prospettiva di protezione e di futuro guadagno sul tesoro della Chiesa;
-e nel centro d'Italia c'era la Curia romana, che in un momento poteva
-far ricchi i suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè
-spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni sono per lo più
-monaci essi stessi o prelati, che godono laute prebende: il Poggio,
-autore delle famose facetiae, era ecclesiastico; Francesco Berni
-godeva un canonicato; Teofilo Folengo[356] era monaco benedettino;
-Matteo Bandello, che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era
-domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per un sentimento di
-eccessiva sicurezza? o per bisogno di salvare sè stessi dal discredito,
-in cui era caduto tutto l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che
-si compendia nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe dirlo;
-ma forse c'entrava un po' di tutto questo. Quanto al Folengo, si sa che
-non fu senza una certa influenza su lui il nascente luteranismo.[357]
-
-Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato toccando
-del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre una cosa sottintesa nella
-parte del popolo, che ancora credeva; ma non manca neanche in quelli,
-che si direbbero spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta
-colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza di un antico
-simbolo, a cui ciascuno era abituato. Il vivo desiderio con cui al
-letto di morte s'invoca l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di
-paura delle pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo,
-di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). Un esempio
-più parlante di questo difficilmente si troverà. La dottrina inculcata
-dalla Chiesa del carattere indelebile del sacerdote, di fronte al quale
-era indifferente la sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva
-nel fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti
-spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori ostinati,
-che non se ne curarono, e uno di questi, per esempio, fu quel Galeotto
-della Mirandola,[358] che nel 1499 morì sotto il peso della scomunica,
-che portava già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche la
-città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non vi si celebrava
-più la Messa, nè vi si permetteva veruna ecclesiastica sepoltura.
-
-
-Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di esser notato
-il potere esercitato sul popolo da quei predicatori entusiastici,
-che di tratto in tratto l'esortavano a penitenza. Tutto il resto
-d'occidente si lasciava di quando in quando commovere dalle prediche
-di qualche santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto delle
-commozioni periodiche delle città e delle campagne d'Italia? Oltre a
-ciò l'unico che, per esempio, durante il secolo XV produsse in Germania
-un simile entusiasmo,[359] era stato un abruzzese di nascita, vale
-a dire Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa specie
-di apostolato, erano predominati nel nord da un certo misticismo
-speculativo: nel sud invece erano espansivi e pratici, e partecipavano
-all'alto rispetto, che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte
-oratoria. Il nord produce l'_Imitazione di Cristo_, che esercita una
-azione lenta e dapprima ristretta ai soli conventi; il sud dà uomini,
-che fanno sugli altri uomini un'impressione momentanea, ma gigantesca.
-
-Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio della voce
-della coscienza. Sono prediche morali, senza astrazioni, piene di
-pratiche applicazioni, aiutate da una vita di rigoroso ascetismo, cui
-la fantasia già esaltata aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche
-contro il volere espresso del predicatore.[360] L'argomento principale
-non era tanto la minaccia della pena, quanto la _maledizione_, che
-perseguita continuamente il colpevole e che è inseparabile dalla colpa.
-L'offesa fatta a Cristo e ai santi ha le sue funeste conseguenze anche
-nella vita presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre alla
-concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge passioni, avidi
-di vendette e di delitti, e questo era lo scopo principale di tali
-prediche.
-
-Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, Alberto da Sarzana,
-Giovanni Capistrano, Jacopo della Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189)
-ed altri, e per ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe
-di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante contro i frati
-mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi umanisti criticavano e
-schernivano,[361] ma bastava che quelli alzassero la voce, e nessuno
-badava più ai loro dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo
-propenso alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato già sin
-dal secolo XIV a farne la caricatura,[362] ogni volta che l'occasione
-si presentava; quando però comparve il Savonarola, seppe suscitare un
-tale entusiasmo, che ben presto tutta la cultura e l'arte furono sul
-punto di essere compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese.
-Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali alcuni frati ipocriti
-coll'ajuto dei loro affigliati cercavano di agire sull'animo dei
-loro uditori e di esaltarne la fantasia (v. pag. 255), non valsero a
-spegnere quel subitaneo entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche
-grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto nei miracoli
-immaginarj e nella esposizione di false reliquie,[363] ma al tempo
-stesso si ebbe la più alta venerazione pei veri e grandi apostoli della
-penitenza. Questi sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo
-XV.
-
-L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e precisamente dei così
-detti Osservanti — li manda qua e là, secondo ne vien fatta ricerca.
-Ciò si verifica principalmente quando insorgono gravi discordie
-pubbliche o private in qualche città, od anche quando la sicurezza e
-la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. Ma se in
-tali missioni la fama di un predicatore si fa grande, tutte le città,
-anche senza un motivo particolare, lo vogliono: egli se ne va, dove
-i superiori lo mandano. Un ramo speciale di questa attività son le
-prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;[364] ma
-noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che hanno per iscopo
-d'inculcare la penitenza.
-
-L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, sembra
-essere stato quello che tiene la Chiesa nell'enumerazione dei
-sette peccati capitali; ma se il momento è stringente, l'oratore
-entra direttamente nell'argomento principale. Egli comincia la sua
-predicazione probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che
-avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore diventa
-troppo angusta per la moltitudine, che accorre da tutte parti, e
-l'andare e il venire si fa estremamente pericoloso per l'oratore
-stesso.[365] Ordinariamente la predica si chiude con una immensa
-processione, nella quale i primi magistrati della città, che lo
-prendono nel loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che
-gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e per disputarsi
-un brano della sua tonaca.[366]
-
-Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, dopochè s'è
-predicato contro l'usura, le compere anticipate e le mode scandalose,
-sono l'aprirsi delle carceri, dalle quali per vero non escono se non
-gli sventurati che furono imprigionati per debiti, e la distruzione
-per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso od anche
-di semplice passatempo, come, per esempio, dadi, carte da giuoco,
-inezie d'ogni specie, maschere, strumenti e libri musicali, formole
-magiche,[367] finte acconciature ecc. Tutto ciò veniva senz'altro
-elegantemente disposto sopra un palco detto _talamo_, con sopra una
-figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. pag. 131).
-
-Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; chi da lungo tempo
-si tenne lontano dai sacramenti, ora si confessa: i beni ingiustamente
-usurpati vengono restituiti; delle calunnie e delle maldicenze si fa
-onorevole ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino
-da Siena,[368] s'addentrano assai destramente nella ordinaria vita
-quotidiana dei loro uditori e mettono al nudo le magagne dei loro usi
-e costumi. Pochi dei nostri moderni teologi si sentirebbero disposti
-a tenere una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite
-pubbliche (_il monte_) e la dotazione delle figlie», quale egli
-tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori meno prudenti
-commettevano facilmente, in simili casi, l'errore di scagliarsi con
-tanta foga contro singole classi di persone e contro talune industrie
-e professioni, che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente
-a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.[369] Anche una
-predica di Bernardino, che egli tenne a Roma nel 1424, ebbe, oltre
-alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una
-conseguenza ben più terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del
-rogo della strega Finicella, «perchè, dice il cronista[370] con mezzi
-diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», e tutta
-Roma accorse a quello spettacolo.
-
-Lo scopo principale della predica era però sempre quello di
-riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il demone della vendetta.
-Questa pacificazione si compiva d'ordinario verso la fine del corso
-delle prediche, quando la corrente della contrizione generale a poco
-a poco aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti non
-echeggiava che il grido: misericordia.[371] Allora si veniva alle
-solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, anche se le stragi
-reciproche stavano tra le due parti contendenti. Per uno scopo sì
-santo si richiamavano in città anche i banditi. Sembra che tali «paci»
-fossero nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo
-entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava benedetta per
-molte generazioni. Ma ci furono anche delle crisi fiere e terribili,
-come quella delle famiglie Croce e della Valle in Roma (1482), nelle
-quali anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.[372]
-
-Poco prima della settimana santa egli avea predicato sulla piazza della
-Minerva ad una moltitudine innumerevole: ma la notte che precedette il
-giovedì santo, seguì una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo
-della Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò che
-quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette alle ceremonie consuete
-di quel giorno; il venerdì santo Roberto tornò a predicare tenendo
-nelle mani un crocifisso; ma tanto egli, quanto i suoi uditori non
-poterono far altro che piangere.
-
-Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono spesso,
-sotto l'impressione di queste prediche, la risoluzione di entrare nel
-chiostro. Fra questi c'erano assassini e malfattori d'ogni specie,
-ma anche soldati privi d'ogni mezzo di sussistenza.[373] A tale
-risoluzione poi coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al
-quale, secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno nella
-condizione esterna della vita.
-
-L'ultima predica non è che una benedizione generale, che si riassume
-nelle parole: _La pace sia con voi_! Grandi turbe accompagnano il
-predicatore nella vicina città e ascoltano quivi ancora una volta
-l'intero corso delle sue prediche.
-
-Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini esercitavano, il
-clero e i governi non potevano desiderare che di farseli amici. Un
-mezzo di raggiungere tale intento era quello di far sì che soltanto
-i monaci[374] od almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli
-ordini minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine o la
-relativa corporazione se ne rendessero in certo modo responsabili. Ma
-un limite preciso non poteva neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa
-e quindi anche il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità,
-come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, lezioni ecc.,
-e perchè anche nelle prediche propriamente dette talvolta lasciavasi
-la parola agli umanisti ed ai laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.).
-Oltre a ciò eravi una classe ibrida di persone,[375] che non erano
-nè frati, nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a
-dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta senza
-incarico di chicchessia facevano la loro comparsa ed infiammavano le
-popolazioni. Un caso di questo genere s'avverò a Milano dopo la seconda
-conquista francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi
-sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del partito del
-Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo del duomo, attaccò sul
-vivo la gerarchia, fece accendere un nuovo candelabro ed erigere un
-nuovo altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se non dopo
-avere sostenuto fiere battaglie.[376] In quei decennj tanto solenni pei
-destini d'Italia, si risveglia dovunque lo spirito profetico, e non si
-limita mai, dove appare, ad una determinata classe di persone. Si sa,
-per esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti s'erano mostrati
-qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, pag. 166). Quando fa loro
-difetto l'arte oratoria, essi mandano messi con simboli, come fece,
-ad esempio, quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò
-nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un suo discepolo,
-con una testa di morto sopra un bastone, alla quale stava appesa una
-scritta di sentenze minacciose desunte dalla Bibbia.[377]
-
-Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, le autorità,
-il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. Vero è, che nei
-tempi posteriori non s'incontra più una predica tendente direttamente
-all'eccidio della tirannide, come fu quella[378] che nel secolo XIV
-tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano invece rabbuffi
-arditi perfino contro il Papa nella sua propria cappella (v. vol. I,
-pag. 316) e ingenui consigli politici a principi, che non credevano
-averne bisogno.[379] Sulla piazza del castello di Milano un predicatore
-cieco dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare
-dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; «signore, non additare
-la via ai francesi, perchè avrai a pentirtene».[380] Ci furono dei
-monaci profeti, che, a quanto pare, non parlavano direttamente di
-politica, ma davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli
-uditori ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, dodici
-francescani conventuali, percorsero, subito dopo l'elezione di Leone
-X (1513), le diverse regioni d'Italia, che si erano dapprima ripartite
-fra loro. Quegli fra essi che predicò a Firenze,[381] fra Francesco da
-Montepulciano, suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero,
-mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè mitigate,
-giungevano anche a coloro, che per la gran folla non potevano venirgli
-dappresso. Dopo una di quelle prediche egli morì improvvisamente «di
-mal di petto»: tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per
-modo che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. Ma
-lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino le donne e
-i contadini, nè si potè più frenarlo se non a stento. «Per mettere
-in qualche modo di buon umore le moltitudini, Giuliano de' Medici
-(fratello di Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni nel
-1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e tornei, cui accorsero
-da Roma, oltre ad alcuni grandi signori, anche sei cardinali, ma
-travestiti».
-
-
-Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era già stato arso fin
-dal 1498: fra Girolamo Savonarola da Ferrara,[382] del quale qui ci
-accontenteremo di dar pochi cenni.
-
-Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò Firenze
-(1494-1498), fu la sua parola, della quale le prediche rimasteci,
-scritte per lo più mentre egli le pronunciava, non ci danno
-evidentemente che un'idea molto imperfetta. Non già che i mezzi
-esteriori coi quali si presentava al pubblico, fossero gran fatto
-imponenti; chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e
-simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi desiderava
-un oratore valente nello stile e negli artifizi retorici, andava a
-udire il di lui rivale, frà Mariano da Ghinazzano; — ma nel discorso
-del Savonarola v'era quell'alta efficacia morale, che veramente
-non riapparve più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come
-una ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma senza
-immodestia, il ministero del predicatore, mettendo quest'ultimo, nella
-grande gerarchia degli spiriti, immediatamente dopo l'ultimo degli
-angeli.
-
-Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, compì inoltre
-un altro e maggiore miracolo, quello d'indurre i propri confratelli
-domenicani del convento di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana,
-ad intraprendere una grande e spontanea riforma di lor medesimi. Chi
-sappia che cosa fossero allora i conventi e quanto difficile fosse il
-recare in atto anche il minimo cangiamento in essi, stupirà doppiamente
-di una simile rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma
-si venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine acquistava
-sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, si rendevano
-addirittura domenicani. Molti figli di case assai ragguardevoli
-entravano come novizi in san Marco.
-
-Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze di un determinato
-paese era il primo passo verso una chiesa nazionale, alla quale senza
-dubbio si avrebbe dovuto venire, se questo stato di cose avesse durato
-un po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una riforma
-di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire della sua missione
-energiche esortazioni ai grandi e ai potenti per la convocazione di
-un Concilio. Ma il suo ordine e il suo partito erano divenuti omai
-per la Toscana l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento
-indispensabile della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano
-nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre progredendo, si
-venne formando per virtù di sacrificio e per forza di fantasia una
-idealità, che di Firenze voleva fare un regno di Dio sulla terra.
-
-Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato al
-Savonarola una riputazione di santo, costituiscono il punto, rispetto
-al quale la fantasia tanto vivace negli Italiani prevalse anche
-sugli animi più guardinghi e circospetti. In sulle prime i Minori
-Osservanti, pavoneggiandosi nella gloria che avea procacciato al loro
-ordine Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla loro
-concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono ad uno dei loro
-il pergamo del duomo, dove le querule profezie del Savonarola furono
-superate da altre ancora più esagerate, sino a che Pietro de' Medici,
-che allora era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento
-ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII venne in Italia e i
-Medici furono cacciati, come il Savonarola avea chiaramente predetto,
-si tornò a non credere che a lui.
-
-Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri presentimenti e
-alle proprie visioni non procedeva con quella severa critica, che era
-solito usare di fronte a quelle degli altri. Nella orazione funebre
-per Pico della Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso
-il morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, che veniva
-dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il Savonarola stesso
-aveva invocato da Dio una tal quale punizione su lui, non però la sua
-morte: ora, con elemosine e con preghiere, s'era ottenuto almeno che
-l'anima sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante
-visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, e nella quale la
-Vergine gli era apparsa e gli avea promesso che non sarebbe morto,
-il Savonarola confessa di averla per lungo tempo ritenuta una mera
-illusione diabolica, ma essergli poi stato rivelato che la Vergine
-aveva inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se tali
-cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello che sono in fatto,
-cioè per sogni di una mente levata in soverchia prosunzione, bisogna
-ricordarsi altresì che questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi
-suoi giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, quella di
-riconoscere egli stesso la vanità delle proprie visioni e profezie;
-ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi alla morte con animo calmo
-e devotamente rassegnato. I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle
-sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni.
-
-Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano se non perchè
-altrimenti altri si sarebbe dannosamente impadronito della cosa
-pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia se lo si volesse giudicare
-dalla sua costituzione semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v.
-vol. I, p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante altre
-costituzioni fiorentine.[383]
-
-In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, che si
-potesse immaginare. Il suo vero ideale era una teocrazia, nella quale
-tutto in devota umiltà si prostra dinanzi all'Invisibile e in cui
-previamente vengono eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto
-il suo pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della
-Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 era il suo
-motto favorito,[384] e che nel 1527 da' suoi partigiani fu rinnovata:
-_Jesus Christus rex populi fiorentini S. P. Q. decreto creatus_. Colla
-vita terrena e colle cose di questo mondo egli non aveva maggiori
-rapporti di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La sua
-opinione costante infatti era che l'uomo non deve occuparsi d'altro,
-fuorchè di ciò che ha una immediata attinenza colla salute dell'anima.
-
-In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel suo modo di
-considerare l'antica letteratura. «L'unica cosa buona, dice egli, che
-Platone ed Aristotele hanno fatto, è quella di aver messo innanzi molte
-argomentazioni, che si possono utilmente adoperare anche contro gli
-eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati all'eterna
-dannazione. Una vecchierella in fatto di fede ne sa più di Platone. Per
-la fede sarebbe cosa ottima, che si annientassero molti libri, che del
-resto sembrano utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante
-_ragioni naturali_ e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente
-di quello che non sia cresciuta dappoi». La lettura dei classici
-nelle scuole egli la vuol limitata ad Omero, Virgilio e Cicerone; il
-resto si completi con gli scritti di Girolamo e di Agostino, e per
-converso si bandiscano non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo
-e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento di paura
-di veder guasta la moralità; ma in uno scritto a parte egli ammette
-addirittura il danno, che deriva dalla scienza in generale. Le scienze,
-egli dice, non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi,
-affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni umane, ma più
-specialmente perchè si abbiano sempre degli atleti pronti a combattere
-i sofismi dell'eresia: tutti gli altri non dovrebbero conoscere che
-la grammatica, la sana morale e la religione (_sacrae literae_). Così
-naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, e siccome
-al tempo stesso «i più dotti e i più santi» dovrebbero reggere gli
-Stati, così anche questi reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non
-è prezzo dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso sul
-serio di venire a quest'ultima conclusione.
-
-Più puerilmente di così non si può ragionare. La semplice
-considerazione che l'antichità recentemente scoperta e la gigantesca
-espansione che acquistarono allora le scienze, potevano, secondo le
-circostanze, divenire una splendida conferma della Religione, sono due
-circostanze che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. Egli
-vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro modo non può essere
-eliminato. In generale egli era tutt'altro che un liberale; contro gli
-astrologi, per esempio, egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale
-poi egli stesso morì.[385]
-
-Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima racchiusa
-in una mente così ristretta! Qual fiamma di entusiasmo non deve aver
-divampato in lui per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a
-ripudiar quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente
-innamorati!
-
-Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme quantità d'oggetti
-d'arte e di lusso, che furono spontaneamente sacrificati sui suoi
-famosi roghi, di fronte ai quali si direbbero un nulla tutti i _talami_
-di san Bernardino da Siena e d'altri.
-
-Egli è vero però che il procedere del frate in tali circostanze fu
-molte volte tirannico e poliziesco. In generale gli arbitrii, ai quali
-egli trascorse contro la libertà individuale tanto pregiata in Italia,
-non sono lievi, mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo
-spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più facilmente
-recare ad effetto la sua progettata riforma dei costumi in Firenze.
-Era un tentativo assai somigliante a quello, che fece più tardi a
-Ginevra Calvino: questi colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato
-d'assedio al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non senza
-ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola invece fallì,
-e con ciò non fece che esasperare ancor più i suoi avversarii. Tra
-le misure prese dispiacque in modo particolare quella, per la quale
-un drappello di fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a
-forza nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: qua
-e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, e allora, per
-pur sostenere la finzione di un proselitismo sempre crescente nella
-borghesia, furono deputati degli adulti ad accompagnare i fanciulli in
-qualità di loro protettori.
-
-Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno 1497 e del
-seguente poterono aver luogo due grandi _bruciamenti_ sulla piazza
-della Signoria. In mezzo ad essa sorgeva una grande piramide a
-gradinate simile ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri
-degli imperatori romani. Al basso in prossimità della base vedevansi
-maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: più in su figuravano
-libri di autori latini ed italiani, fra gli altri il Morgante del
-Pulci, il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in
-parte anche preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi
-vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie,
-specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora liuti, arpe,
-scacchieri, e carte da giuoco: finalmente i due gradini superiori
-non contenevano che soli ritratti, specialmente di donne celebri
-per bellezza, appartenenti in parte alla classica antichità, come
-per esempio, Lucrezia, Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca
-contemporanea, come la bella Bencina, la Lena Martella e le celebri
-Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante veneziano quivi
-presente offerse alla Signoria 20,000 fiorini d'oro per tutti gli
-oggetti accumulati sulla piramide, e n'ebbe in risposta, che si
-farebbe fare anche il suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme
-con gli altri. Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette,
-affacciandosi alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del suono
-delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine venne in massa sul
-piazzale di S. Marco, dove si ballò una danza concentrica: nella prima
-fila stavano i frati del convento, che si alternavano con fanciulli
-vestiti da angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella
-terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati di frondi
-d'ulivo.
-
-Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, alle quali per
-vero non mancavano nè le occasioni, nè in quelli il talento necessario,
-non bastarono più tardi a screditare la memoria del Savonarola. Quanto
-più dolorosamente si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa
-apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. Vero è che non
-tutte le sue profezie s'avverarono esattamente nelle particolarità da
-lui indicate; ma le grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato,
-pur troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile.
-
-Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi de' suoi
-predecessori, nè quelli che fece egli medesimo per rivendicare al
-monacato l'ufficio salutare della predicazione,[386] non valsero
-a salvare quest'ultimo dall'universale disprezzo, in cui, come
-istituzione, era caduto. La cosa era omai evidente: in Italia non era
-più possibile verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che
-sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità.
-
-
-Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli ordini religiosi,
-constatare con precisione in quali condizioni si trovasse l'antica
-fede presso tutte le altre classi sociali, esse ci apparirebbero assai
-differenti, secondochè si considerano in una luce diversa e sotto un
-determinato punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti
-e dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, pag.
-141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla fede ed al culto,
-quali apparivano nella vita ordinaria quotidiana, dove sono di sommo
-rilievo le abitudini del popolo e il rispetto per esse delle classi più
-elevate.
-
-Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto della
-celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori tanto
-delle città, quanto delle campagne in ugual misura e coi medesimi
-pregiudizi, che nei paesi settentrionali, ed anche le persone colte
-se ne mostrano qua e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati
-del cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche
-gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed espiazioni per
-propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente radicati nella coscienza
-di tutti. L'egloga ottava di Battista Mantovano citata già in altra
-occasione,[387] contiene, fra le altre cose, la preghiera di un
-contadino alla Vergine, dove essa è invocata come patrona speciale dei
-singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non si formava
-il popolo della virtù miracolosa di certe determinate Madonne! Quale
-idea doveva mai averne quella donna fiorentina,[388] che fece appendere
-_ex voto_ una piccola botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè
-il di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo un
-botticello di vino, senza che il marito, tornando da una lunga assenza,
-se ne accorgesse! Per tal maniera esisteva anche allora, nè più,
-nè meno che ora, un patronato speciale di singoli santi per singole
-classi. Più volte si è tentato di richiamare un certo numero di usanze
-rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie pagane, colle
-quali hanno stretta attinenza, ed è universalmente ammesso, oltre a
-ciò, che non poche consuetudini locali e popolari, che si vennero
-innestando nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie
-reminiscenze dei diversi riti pagani esistenti anticamente qua e colà
-in Europa. In Italia poi queste reminiscenze sono manifeste in modo
-speciale tra le popolazioni del contado, dove, per esempio, prevale
-ancora l'uso di preparar cibi pei morti, quattro giorni prima della
-festa della cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso (18
-febbraio) delle antiche feste _feralie_,[389] e dove può affermarsi
-essere allora state in uso tante altre antiche usanze, che solo assai
-più tardi furono sradicate del tutto. Forse non sarebbe del tutto
-irragionevole il dire, che le più solide credenze religiose del popolo
-in Italia erano appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli
-usi pagani.
-
-Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile il dimostrare
-quanto una tale specie di fede predominasse anche nelle classi più
-elevate. Essa, come s'è dimostrato toccando dei rapporti col clero,
-aveva in suo favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni;
-e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che s'aveva alle
-pompe festive della Chiesa, nonchè qua e là taluna di quelle grandi
-epidemie religiose, alle quali anche i beffardi e gli scettici furono
-impotenti a resistere.
-
-
-Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa il voler
-tirare con troppa fretta delle conclusioni assolute. Si dovrebbe
-credere, per esempio, che il contegno degli uomini colti verso le
-reliquie dei santi dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno
-alcuni lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto
-certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare,
-non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. Il governo
-di Venezia, innanzi tutto, sembra aver nel secolo XV pienamente
-partecipato a quella devozione per gli avanzi di corpi santi, che
-allora regnava in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche taluni
-stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono di uniformarsi
-a quel pregiudizio.[390] Non diversamente sembrano essere andate le
-cose nella dotta Padova, se noi vogliamo stare alle testimonianze
-del suo topografo Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un
-sentimento di orgoglio, al quale si frammischia altresì un sacro
-terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di grandi pericoli
-notturni, si udissero per tutta la città i santi sospirare, e come
-in tali occasioni al cadavere di una santa monaca di santa Chiara
-crescessero, continuamente rinnovandosi, le unghie e i capelli, come
-essa altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, sollevasse
-le braccia e simili.[391] Descrivendo la cappella di sant'Antonio nella
-sua basilica, l'autore esce in esclamazioni tronche e fantastiche. — A
-Milano non era minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie,
-e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, ricostruendo
-l'altar maggiore, scopersero sei corpi di santi e sopravvennero turbini
-e pioggie nel paese, tutti attribuirono la causa di tali disastri
-a quel sacrilegio,[392] e non mancarono di battere per bene sulla
-pubblica via quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri
-paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, in prossimità
-dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, senza però trarne veruna
-conclusione definitiva. È noto universalmente con quanta solennità Pio
-II abbia accolto in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente
-fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come l'abbia fatto deporre con
-gran pompa in san Pietro (1462); ma dalla sua stessa Relazione emerge
-non essersi egli indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore,
-quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. Allora
-soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di convertir Roma in un asilo
-universale delle reliquie dei Santi cacciati dalle loro Chiese.[393]
-Sotto Sisto IV la popolazione della città era infervorata in tali cose
-più del Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente
-(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI alcune delle reliquie
-custodite in san Giovanni Laterano.[394] — A Bologna si alzò a questo
-tempo una voce ardita domandando che si vendesse al re di Spagna
-il cranio di san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato,
-si facesse qualche opera di pubblica utilità.[395] — Ma quelli che
-mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i Fiorentini.
-Basti il dire, che tra la decisione presa di onorare il santo loro
-concittadino Zanobi con un nuovo sarcofago e l'incarico dell'esecuzione
-datone al Ghiberti corsero non meno di diciannove anni (1409-1428),
-ed anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, vale a
-dire, perchè l'artista avea già compiuto in piccolo un lavoro assai
-somigliante.[396] Forse erano stanchi di reliquie, dopochè erano stati
-ingannati da una astuta abbadessa napoletana (1352), che avea loro
-venduto, imitato in legno e gesso, un falso braccio della patrona del
-duomo, santa Reparata.[397] Ma forse anche il senso estetico, di cui
-questo popolo andava sopra gli altri fornito, lo distolse prima d'ogni
-altro dal culto di cadaveri fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili
-già polverizzati; l'amore della gloria, intesa nel senso moderno,
-gli rendeva più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di un
-Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici Apostoli uniti
-insieme. Per ultimo può anche darsi che in tutta Italia, prescindendo
-da Venezia e da Roma, l'ultima delle quali specialmente avea qualche
-cosa di eccezionale, il culto delle reliquie fosse già da gran tempo
-scemato, più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi a quello
-della Vergine,[398] e in tal caso si avrebbe una prova di più, benchè
-indiretta, della priorità di questo popolo nel culto della forma
-estetica.[399]
-
-Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche cattedrali sono
-quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e dove una intera letteratura
-poetica latina ed indigena era volta a glorificare la Madre di Dio,
-fosse appena possibile una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte
-a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le Madonne
-miracolose, che esercitano un intervento continuo e diretto nella vita
-quotidiana. Ogni città alquanto considerevole ne possiede parecchie,
-a cominciare da quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime
-o almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, taluni dei
-quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga da veder le loro pitture
-operare miracoli. Il lavoro artistico non è qui così insignificante,
-come la pensa Battista Mantovano;[400] secondo le circostanze esso
-acquista improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno di
-miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, sembra essere
-stato con ciò appagato, e appunto per ciò le reliquie furono pressochè
-messe del tutto in disparte. Sino a qual punto poi lo scherno dei
-novellieri contro le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,[401]
-noi non siamo in grado di dirlo.
-
-L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di Maria si
-manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo al culto delle
-reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, che nella letteratura Dante
-col suo «Paradiso»[402] sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso
-gl'Italiani, mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano a
-pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. Forse si vorranno mettere
-innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,[403] ed altri poeti latini; ma
-il loro scopo evidentemente letterario toglie alla citazione, se non
-tutta, una gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle
-poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, nelle quali si
-manifesta direttamente un sentimento religioso, sono tali, che per la
-maggior parte potrebbero anche essere scritte da protestanti, come, per
-esempio, gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti
-di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa e d'altri.
-Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, vi parla per lo più
-il sentimento della corruzione del genere umano, la coscienza della
-Redenzione colla morte di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore,
-dove l'intercessione della Madre di Dio non è menzionata se non in via
-eccezionale.[404] È lo stesso fenomeno, che si ripete nella letteratura
-classica dei Francesi del tempo di Luigi XIV. Chi ricondusse nella
-poesia italiana il culto di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche
-vero che nel frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della
-sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il culto dei Santi
-per ultimo presso le persone colte assunse non di rado un colorito
-essenzialmente pagano (v. vol. I, pag. 77 e segg. e 355).
-
-
-Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi altri lati
-del cattolicismo italiano d'allora e mettere in evidenza fino ad un
-certo punto il rapporto presumibile, in cui si trovavano le classi
-colte con la fede del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato
-definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che difficilmente
-se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre infatti si continua a
-costruir chiese e a corredarle di magnifiche opere, si odono amari
-lamenti, sin dai primi anni del secolo XVI, sull'abbandono in cui
-è caduto il culto e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese
-stesse: _Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim divinus
-abit!_[405] È noto come Lutero rimanesse scandolezzato a Roma del
-contegno tutt'altro che devoto dei preti nel celebrare la Messa. Ma,
-accanto a ciò, le festività ecclesiastiche facevansi con tal pompa e
-con tal gusto, che nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno
-un'idea. Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto
-di una straordinaria forza di fantasia, volentieri trascurasse ciò che
-era pura consuetudine giornaliera, per lasciarsi trasportare affatto da
-tutto ciò, che avesse comecchessia un carattere di straordinarietà.
-
-Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche quelle grandi
-correnti di entusiasmo religioso, che si potrebbero dire epidemiche,
-e delle quali dobbiamo qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti
-l'effetto di qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano
-invece in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti.
-
-
-Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in tempo da un turbine
-di questa specie, e la conseguenza ordinaria era questa, che le
-moltitudini, per scongiurarlo, si gettavano entusiasticamente in
-qualche grande impresa o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le
-Crociate e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte
-e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente numerose di
-Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi subito dopo la caduta di
-Ezzelino e della sua casa, e precisamente nel territorio di quella
-stessa Perugia,[406] che noi più tardi abbiamo riconosciuto come il
-teatro principale delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). Poi
-vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,[407] e da ultimo il grande
-pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di cui parla il Corio all'anno
-1339.[408] Non è impresumibile che i Giubilei in origine sieno stati,
-almeno in parte, istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui
-questi grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal fanatismo
-religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, frattanto divenuti
-famosi, come, per esempio, quello di Loreto, attrassero a sè una parte
-di quell'entusiasmo.[409]
-
-Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche in tempi molto
-posteriori l'ardore delle penitenze medievali, e il popolo spaventato,
-specialmente quando qualche prodigio aggrava ancor più la situazione,
-vuol propiziarsi il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere.
-Così accadde a Bologna[410] in occasione della pestilenza del 1457;
-così a Siena[411] nei tumulti interni che l'agitarono nel 1496, per non
-citare, tra mille, che due soli fatti. Ma veramente commovente è ciò
-che accadde a Milano nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste,
-insieme alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima
-disperazione.[412] Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso Nieto,
-quegli che questa volta predicò: nelle processioni a piedi scalzi,
-ch'egli ordinò, vecchi e giovani confusamente seguivano il Sacramento,
-ch'egli fece portare in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio
-sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle spalle di
-quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad imitazione dell'Arca
-dell'Alleanza,[413] quando una volta fu portata dal popolo d'Israele
-intorno alle mura di Gerico. Così il travagliato popolo di Milano
-ricordava all'antico suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini,
-e quando la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco
-edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che imploravano
-misericordia, si sarebbe quasi stati tentati di credere, che il cielo
-dovesse sconvolgere le leggi della natura e della storia con qualche
-grande e salutare miracolo.
-
-
-Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava sempre le
-redini di quei moti e dava loro un ordinamento regolare: quello del
-duca Ercole I di Ferrara.[414] Allorquando il Savonarola era potente in
-Firenze e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò
-ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara sorse l'idea di
-promuovere un gran digiuno volontario generale (al principio dell'anno
-1496): un lazzarista annunciò dal pergamo imminente una spaventevole
-guerra ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire a quei
-flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due coniugi suoi devoti.
-Dietro di che anche la corte non potè sottrarsi all'adempimento di
-quella pratica, ma allora essa volle almeno averne la direzione. Il
-3 aprile (giorno di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi
-e le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, i
-giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, il ricetto accordato alle
-meretrici e ai lor manutengoli, i traffichi in giorni festivi, e così
-via: e al tempo stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei
-quali s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul petto
-il loro _O_ giallo. I contravventori erano minacciati non solo delle
-pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma anche d'altre e maggiori, che
-al duca piacesse di stabilire». Dopo ciò il duca insieme a tutta la
-corte si recò per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono
-obbligati ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. Ma il 3
-maggio il direttore della polizia — il già menzionato Gregorio Zampante
-(v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò un manifesto, nel quale era detto che
-chiunque avesse dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere
-denunziato come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, insieme
-ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini vituperati avevano
-estorto da persone innocenti due e fin tre ducati ciascuno, sotto
-la minaccia di accusarle, e s'erano poi tra loro traditi, per cui
-finirono coll'andare in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era
-pagato appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile che
-nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno 1500,
-dopo la caduta di Lodovico il Moro, quando quelle stesse velleità
-religiose risorsero, Ercole ordinò di proprio impulso[415] alcune
-nuove processioni, nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli
-bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso v'intervenne
-a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi sulle gambe. Poi seguì un
-editto affatto simile a quello del 1496. Le numerose costruzioni di
-chiese e di conventi di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece
-venire a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,[416] poco
-prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso con Lucrezia
-Borgia (1502). Un corriere di gabinetto[417] andò a prendere la santa
-a Viterbo con quindici altre monache, e il duca in persona al loro
-arrivo le condusse in un convento appositamente apparecchiato. Lo
-si calunnierebbe, ammettendo che egli in tutti questi passi fosse
-guidato da un intendimento essenzialmente politico? Al concetto che
-s'eran formato gli Estensi dell'arte di regnare, quale altrove è stato
-indicato (v. vol. I, pag. 61 e segg.), non contrastava punto, anzi si
-associava assai logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche
-dell'elemento religioso.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-La Religione e lo spirito del Rinascimento.
-
- Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza
- verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le
- religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. —
- Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo
- mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica
- religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani.
-
-
-Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità degli
-uomini del Rinascimento dobbiamo prendere un'altra via. Dal loro modo
-di vivere in generale deve risultare la vera loro posizione tanto di
-fronte alla religione del paese, quanto di fronte al concetto allora
-prevalente della Divinità.
-
-Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti della cultura
-italiana d'allora, sono nati religiosi non meno degli altri popoli
-d'occidente; ma l'indomito loro individualismo li rende nella
-religione, come in tante altre cose, _soggettivi_, come la grande
-attrattiva che esercita su essi la scoperta del mondo esteriore e del
-mondo morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa invece
-la religione rimane ancora a lungo un dato obbiettivo, e nella vita
-l'egoismo e la sensualità si alternano immediatamente colla devozione
-e la penitenza: quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza
-spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente minore.
-
-Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato contatto coi
-Bizantini e coi Musulmani avea tenuto viva un'abituale _tolleranza_ o
-indifferenza religiosa, dinanzi alla quale l'idea etnografica di una
-Cristianità occidentale privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando
-l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne
-l'ideale della vita umana, la speculazione conforme allo spirito degli
-antichi e lo _scetticismo_ dominarono spesso per intero la mente degli
-Italiani.
-
-Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni Europei a
-speculare arditamente intorno alla libertà e alla necessità, e ciò
-accadde fra circostanze politiche illegali e violente, che troppo
-spesso somigliavano a una splendida e durevole vittoria del male contro
-il principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un tal quale
-_fatalismo_ cominciò ad insinuarsi nel loro cuore e a regolare il loro
-giudizio. Quando poi la fede soffriva una scossa in una di quelle anime
-appassionate, che non possono vivere nel dubbio e nell'incertezza,
-allora si cercò un compenso nelle _superstizioni_ ereditate dagli
-antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa e la
-magìa.
-
-Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti del
-Rinascimento mostrano sotto il punto di vista religioso una qualità,
-che è frequente nelle nature giovanili, distinguono cioè con grande
-sagacia il bene dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato:
-ogni turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre
-colle forze loro, e appunto per questo non conoscono verun rimorso;
-e conseguentemente si fa meno sensibile in essi il bisogno di una
-Redenzione, mentre al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo
-sforzo mentale del momento, svanisce completamente il pensiero di un
-mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, anzichè dogmatica.
-
-Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste cose, suggerite
-e in gran parte anche confuse dalla _fantasia_, che prevale su tutto,
-avremo un'immagine dello spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà
-alla verità assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono udirsi
-sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo poi l'osservazione
-più addentro, arriveremo anche a persuaderci, che sotto il velo, che
-copre un tale stato di cose, rimane ancor vivo un forte istinto di
-schietta e pura religiosità.
-
-Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente limitarsi
-alle prove di fatto le più necessarie.
-
-Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente piuttosto
-un affare individuale e dipendente dalla maniera d'intenderla di
-ciascuno, era cosa inevitabile di fronte alle dottrine della Chiesa
-degenerate e tirannicamente mantenute, ed era al tempo stesso una
-prova, che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. Egli è
-vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: perchè, mentre
-in Germania le nuove sêtte mistiche ed ascetiche crearono una nuova
-disciplina più adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno
-andò per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni
-degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della vita, molti si
-perdettero nell'indifferenza religiosa, che più cresceva col crescere
-della cognizione degli uomini e delle cose. Tanto più adunque sono da
-ammirare coloro, che arrivarono a formarsi una religione da sè, e vi
-si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se non poterono più
-restar fedeli all'antica Chiesa, quale essa era e quale s'imponeva a'
-suoi seguaci, e da un altro lato sarebbe stato un pretendere troppo da
-singoli individui, che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale,
-che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa generalmente
-mirasse questa religione individuale delle persone più colte cercheremo
-di dimostrarlo nella conclusione del nostro lavoro.
-
-
-Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento sembra trovarsi
-in aperto contrasto col medioevo, ha origine innanzi tutto dall'enorme
-sovrabbondare delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero
-formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato in sè stesso,
-esso non è più ostile alla religione di quello che siano i così detti
-interessi della civiltà, che ora ne tengono il posto, salvo che tali
-interessi, quali da noi sono intesi, non ci dànno che una pallida
-immagine dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità
-d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. Per tal
-maniera quel nuovo indirizzo era serio e, oltre a ciò, nobilitato dalla
-poesia e dall'arte. Ella è una sublime necessità dello spirito moderno,
-alla quale esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto
-irresistibilmente allo studio degli uomini e delle cose e di credere
-che appunto in questo consista la sua missione.[418] In quanto tempo
-e per quali vie questo studio sarà per ricondurlo a Dio, e in qual
-maniera esso giungerà a mettersi in armonia con gli altri sentimenti
-religiosi di ogni individuo, sono questioni, alle quali non si può
-rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. Il medio-evo, che
-nel complesso s'era tenuto lontano dall'empirismo e dal libero esame,
-non può in questo grande problema portare veruna luce, che ci appiani
-la via al suo scioglimento.
-
-
-Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora si collegò
-poscia la tolleranza e l'indifferenza di fronte all'Islamismo. Che
-gl'Italiani sin dai tempi delle Crociate conoscessero ed ammirassero
-l'eminente grado di cultura, cui erano giunti, specialmente prima
-dell'invasione mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai fuor
-d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze importanti,
-quali il modo di governare mezzo maomettano dei loro principi, la
-tacita avversione, anzi il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e
-degenerata, la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e
-dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.[419]
-Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile a dimostrare come gli
-Italiani accettassero di buon grado certe idee maomettane di generosità
-e di dignitosa alterezza, che d'ordinario si presupponevano nella
-persona di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani
-ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un nome, egli è di solito
-quello di Saladino.[420] Perfino i Turchi Osmani, di cui veramente non
-s'ignoravano le tendenze brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani,
-come è stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se non un
-mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno abituando all'idea di un
-possibile accordo con essi.
-
-La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza
-è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte altre, Lessing
-pose in bocca al suo Natan, dopochè già molti secoli prima un po'
-timidamente era stata narrata nelle «Cento novelle antiche» (nov.
-72 e 73), e un po' più liberamente poi dal Boccaccio.[421] In quale
-angolo del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima
-volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente però
-nelle sue origini essa era molto più esplicita, che non nelle due
-versioni italiane. La segreta riserva, che vi sta in fondo, vale a
-dire il deismo, apparirà più innanzi nel suo più ampio significato.
-La stessa idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare nel
-noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», vale a dire Mosè,
-Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore Federico II, che se ne vuole
-autore, avesse avuto realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe
-anche espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano
-frequentemente anche nell'Islamismo d'allora.
-
-
-Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, all'epoca più
-splendida del Rinascimento, verso la fine del secolo XV, nel «Morgante
-maggiore» di Luigi Pulci. Il mondo fantastico nel quale si movono i
-suoi personaggi, si divide, come in tutte le epoche romanzesche, in
-due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme alle idee del
-medio-evo, la vittoria e la riconciliazione tra i combattenti era di
-preferenza seguita dal battesimo della parte maomettana soccombente,
-e gl'improvvisatori, che avean trattato lo stesso argomento prima
-del Pulci, devono aver insistito di frequente su questo punto. Il
-vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori,
-specialmente i peggiori fra loro, e questo accade già colle invocazioni
-di Dio, di Cristo, e della Vergine, con cui comincia ciascuno de' suoi
-canti. Ma ancor più espressamente poi egli fa la caricatura delle
-loro conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e
-all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli occhi di
-tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre da confessare
-la propria fede nella bontà relativa di tutte le religioni,[422]
-confessione, alla quale, in onta a tutte le sue proteste di
-ortodossia,[423] sta in fondo una tendenza essenzialmente deistica.
-Oltre a ciò, egli fa ancora un altro gran passo al di là del medio-evo
-in un'altra direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean
-detto: credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani:
-ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,[424] il quale
-di fronte a tutte e a ciascuna religione lietamente si professa
-seguace di un sensuale egoismo e di tutti i vizi, non riservando
-che un punto solo: di non tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel
-ritrarre questo tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria,
-ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla via del
-bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli si guastò assai presto
-fra le mani, e noi vediamo che ancora nel canto seguente egli gli fa
-fare una comica fine.[425] Margutte è stato da alcuni tirato in campo
-come una prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso è
-una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. Questo doveva
-pure esprimere in qualche modo e con una certa grottesca grandezza
-il selvaggio egoismo divenuto indifferente affatto al dogmatismo che
-allora regnava, quell'egoismo, al quale non è rimasto che un resto di
-sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, ai demonii, ai
-pagani ed ai maomettani pongonsi in bocca idee e sentimenti, che nessun
-cavaliere cristiano oserebbe manifestare.
-
-
-In modo affatto diverso influì alla sua volta anche l'antichità, e
-propriamente non già per mezzo della sua religione, perchè questa
-ormai era anche troppo omogenea al cattolicismo d'allora, ma per mezzo
-della sua filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava
-come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta piena delle
-vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle tradizioni religiose:
-un numero rilevante di sistemi e frammenti di sistemi presentaronsi
-alla mente degli Italiani, non più come semplici novità od eresie, ma
-quasi come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, quanto di
-conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste diverse opinioni e in
-questi filosofemi c'era una specie di fede nella Divinità; ma nel loro
-complesso essi formavano tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria
-cristiana della divina Provvidenza regolatrice del mondo. Allora sorse
-una questione veramente essenziale, nella soluzione della quale s'era
-affaticata senza soddisfacente risultato la teologia del medio-evo, e
-che ora appunto pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi:
-in quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero
-arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi volessimo anche
-superficialmente tener dietro alla storia di questa questione dal
-secolo XIV in avanti, saremmo condotti a scrivere un libro apposito.
-Qui bastino all'uopo pochi fuggevoli cenni.
-
-
-Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica filosofia in
-sulle prime avrebbe inclinato appunto verso quel lato della vita
-italiana, che formava il più aperto contrasto col Cristianesimo, vale
-a dire, verso l'epicureismo. A quel tempo non si possedevano più gli
-scritti di Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano delle
-sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista troppo esclusivo e
-ristretto; ciò non ostante però bastava quella forma dell'epicureismo,
-che si poteva studiare in Lucrezio e più particolarmente poi in
-Cicerone, per accorgersi tosto di essere in un mondo del tutto privo di
-divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua dottrina, non
-potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, se per avventura il nome
-dell'enigmatico savio della Grecia non sia divenuto una comoda parola
-d'ordine per le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana
-si è servita di questo appellativo per designar anche tutti coloro, sui
-quali in verun altro modo non poteva stendere la sua mano. Tali erano
-quei beffardi dispregiatori e detrattori della Chiesa, che apparvero
-assai per tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per
-dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso quell'accusa,
-bastava la vita spensierata ed allegra, che conducevano. In questo
-senso convenzionale infatti anche Giovanni Villani usa evidentemente
-questa parola,[426] quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del
-1117 non vede che una punizione divina per le eresie di molte sêtte e
-«intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio di lussuria e di
-gola». Di Manfredi egli dice; «tutta sua vita fu epicuria, non curando
-quasi Iddio, ne' Santi, se non a diletto del corpo».
-
-Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono e decimo canto
-dell'Inferno. Lo spaventevole campo seminato di tombe roventi coi
-coperchi sospesi, dalle quali uscivano voci di profondo dolore,
-albergava le due grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle
-armi della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni erano
-eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate dottrine,
-che cercarono di diffondere: gli altri epicurei, e la colpa loro
-consisteva nell'avere opinato che l'anima muoja col corpo.[427] Ma la
-Chiesa sapeva bene che questa opinione, qualora avesse preso piede,
-avrebbe nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine
-de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia a quanto
-essa dichiara sul destino dei singoli individui dopo la loro morte.
-Naturalmente non era da aspettarsi che ella confessasse di aver essa
-stessa, coi mezzi di cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i
-migliori alla disperazione ed all'incredulità.
-
-L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli riguardava
-come la sua dottrina, era certamente sincera; il poeta del mondo
-soprannaturale doveva necessariamente odiare chi negava l'immortalità;
-ed un mondo nè creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a
-scopo supremo della vita, erano due concetti troppo lontani dal suo
-modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, se si spinge più
-addentro l'osservazione, si vedrà che certi filosofemi degli antichi
-non mancarono di produrre anche su lui una certa impressione, la
-quale non si troverebbe in troppo buon accordo colla dottrina biblica
-della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe darsi per
-avventura che fosse stata o speculazione sua speciale, od influenza
-delle opinioni allora prevalenti o paura altresì della violenza, che
-allora regnava universalmente, quella che lo indusse a rinunciare
-ad una Provvidenza regolatrice delle cose singole?[428] Dio infatti,
-secondo lui, abbandona il governo del mondo ad un essere immaginario,
-la fortuna, la quale non si cura d'altro, che di mutare e rimutare
-continuamente le cose della terra, e in una indifferente beatitudine
-non ode il grido di dolore, che a lei solleva l'umanità. In onta a
-tutto questo però egli mantiene inesorabilmente la dottrina della
-responsabilità morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio.
-
-
-La credenza popolare nel libero arbitrio domina in occidente da tempo
-antichissimo, come è vero altresì che in tutti i tempi ognuno è stato
-tenuto responsabile del fatto proprio, come cosa che implicitamente
-si è sempre intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto alla
-dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella necessità di
-mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano volere e le grandi
-leggi della natura. Qui si ha un più ed un meno, secondo i quali in
-generale si regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto
-indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di falsa luce
-l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva con tutte le sue forze
-verso una elevata contemplazione dell'essere umano. «Le costellazioni,
-fa egli dire al suo Marco Lombardo,[429] danno bensì i primi impulsi al
-vostro operare, ma _Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero voler,
-che se fatica Nelle prime battaglie col ciel dura. Poi vince tutto, se
-ben si notrica_».
-
-Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone alla
-libertà, in qualche altra potenza, fuorchè nelle stelle; — ma in ogni
-caso la quistione era posta, e non poteva più essere dissimulata.
-Se essa poi fosse quistione sollevata dalle scuole o addirittura da
-singoli pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna
-interrogarne la storia della filosofia. Siccome però essa si manifestò
-nella coscienza di un numero sempre più esteso d'individui, così è
-giusto che noi ce ne occupiamo ancora per pochi istanti.
-
-Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale dagli scritti
-filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, passava per eccletico,
-ma sostanzialmente influì come scettico, perchè si accontentò sempre
-di riferire le teorie di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun
-corollario soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i pochi
-scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. Ad ogni modo
-anche questi studi non furono senza un frutto, e questo fu appunto la
-capacità di riflettere sui più importanti problemi, almeno al di fuori
-della dottrina della Chiesa, se non in contraddizione con essa.
-
-
-Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso e la diffusione degli
-scritti dell'antichità in modo affatto straordinario, e finalmente
-vennero nelle mani del pubblico tutti i filosofi greci ancora esistenti
-almeno nelle traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita di
-esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali di questa
-letteratura si professano strettamente religiosi, anzi perfin proclivi
-all'ascetismo (cfr. vol. I, pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese
-non è il caso di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla
-traduzione dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza,
-sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a voltare in latino
-Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei Nicolò Niccoli, Giannozzo
-Manetti, Donato Acciajuoli, papa Nicolò V congiungono una profonda
-cognizione della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura umanistica
-universale.[430] Anche in Vittorino da Feltre riscontrammo già (v. vol.
-I, pag. 282) un indirizzo ben poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio,
-che cantò il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino e
-per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe inesplicabile senza
-ammettere in lui un sentimento di profonda pietà. Frutto e conseguenza
-di tali tendenze fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si
-propose formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col
-Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo al prevalere
-universale delle idee umanistiche.
-
-
-Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, e acquistarono
-ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi degli studi nel secolo
-XV. Gli umanisti, che abbiamo già imparato a conoscere agli avamposti
-dell'individualismo già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni
-di regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, di cui pur
-talvolta essi menano vanto, può parer tale da non doverne tenere alcun
-conto. Essi vennero in voce di atei, mentre in sostanza non erano che
-indifferenti o tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro
-la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia dedotto
-speculativamente nessuno lo mostrò mai,[431] nè poteva mostrarlo. Se
-pure ebbero a base un principio direttivo, questo sarà stato piuttosto
-una specie di superficiale razionalismo, un fugace riflesso delle molte
-e contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono la loro
-vita, nonchè del profondo discredito in cui era caduta la Chiesa colle
-sue dottrine. Di quest'ultima specie era sicuramente quel ragionamento,
-che condusse Galeotto Marzio sino ai gradini del rogo,[432] e che
-l'avrebbe condotto anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo
-Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione.
-Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si conduce onestamente e
-vive secondo la legge naturale insita in ciascun di noi, sarà salvo,
-qualunque sia la schiatta o la religione a cui appartenga.
-
-Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso di uno dei
-minori di questa grande schiera, di Codro Urceo,[433] che fu dapprima
-maestro privato dell'ultimo degli Ordelaffi, principi di Forlì, e
-poscia per lunghi anni professore pubblico a Bologna. Riguardo alla
-gerarchia ed al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse
-obbligate allora in uso: il suo linguaggio è estremamente mordace
-in generale, e per di più egli si permette di frammischiare la
-propria persona in tutte le cronache e i pettegolezzi cittadini, che
-narra. E tuttavia egli parla anche in modo edificante dell'Uomo-Dio
-e sa all'uopo raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio
-ecclesiastico. Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe della
-religione pagana, continua bizzarramente così: «anche i nostri teologi
-s'accapigliano fra di loro in questioni _de lana caprina_, quali
-l'immacolata Concezione, l'Anticristo, i Sacramenti, la predestinazione
-ed altre cose, che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè
-propalarle pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla sua
-stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già finiti, mentre egli
-era assente: quando ne fu informato, per via, montò in tanto furore,
-che, fermatosi dinanzi ad una immagine della Vergine, uscì in queste
-parole: «Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo di tutto
-senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi mai invocare il tuo
-ajuto, non importa che tu ascolti la mia preghiera e m'accolga fra'
-tuoi, perchè io voglio restarmene col demonio per tutta l'eternità!»
-Ma, tornato in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile
-escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi presso un
-taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era talmente superstizioso,
-che si trovava sempre in angustie per qualche augurio o per qualche
-prodigio; soltanto per l'immortalità non gli avanzava più alcuna
-fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli soleva
-rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, della sua anima
-_ovvero_ del suo spirito dopo la morte, e che tutti i ragionamenti sul
-mondo avvenire non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando
-fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento l'anima sua
-ovvero il suo spirito[434] a Dio onnipotente, ammonì i discepoli,
-che gli piangevano intorno, a temer Dio e principalmente a credere
-all'immortalità e ad una giustizia retributiva dopo la morte, e
-ricevette i sacramenti con grande compunzione. — Non si ha alcuna
-garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone più celebri,
-anche manifestando opinioni in sè stesse ancor più ardite, sieno
-poi stati nella loro vita gran fatto più coerenti. È probabile che
-la maggior parte internamente abbiano oscillato tra l'incredulità
-e qualche avanzo di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed
-esteriormente si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza.
-
-
-Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta attinenza coi
-primordj della critica storica, così era naturale che qua e là
-sorgesse anche qualche timida indagine sulla credibilità del racconto
-biblico. Si suol ripetere tradizionalmente una sentenza di Pio II,
-che sarebbe stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le
-accuse:[435] «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato da
-miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno per la sua moralità».
-Sulle tradizioni leggendarie, in quanto esse contenevano arbitrarie
-versioni dei miracoli biblici, molti si permettevano senz'altro di
-alzare le risa,[436] e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un
-terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano alle
-idee ebraiche, per prima cosa naturalmente negavano la divinità di
-Cristo, e questo per avventura fu il caso di Giorgio da Novara, che
-intorno al 1500 fu arso in Bologna.[437] Ma nella stessa Bologna
-intorno a questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette
-lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione di
-pentimento,[438] il medico Gabriele da Salò, che godeva la protezione
-dell'intera cittadinanza, quantunque avesse osato difendere una serie
-di proposizioni eretiche, come per esempio, che Cristo non fu mai Dio,
-ma figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, che
-colla sua astuzia seppe trarre in inganno il mondo; che può benissimo
-aver subito la crocifissione, ma per delitti commessi; che la sua
-religione non tarderebbe a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa
-il credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli non
-operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso dei corpi
-celesti, e simili. Quest'ultima proposizione merita in modo speciale
-di esser notata: la fede è perita, ma si fa una riserva in favore della
-magìa.[439]
-
-
-Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si sollevano in
-generale al di là di una fredda e rassegnata contemplazione di
-ciò che accade sotto l'impero della violenza e del disordine, che
-prevalgono dovunque. Da questo modo di sentire emersero i molti libri
-sul «Fato», qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la
-necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno che constatare
-il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità delle cose
-terrene, specialmente delle politiche: la Provvidenza vi è menzionata
-evidentemente soltanto, perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi
-pel nudo fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e di
-effetti, od anche di non far altro che sollevare vane querele. Non
-senza un certo spirito Gioviano Pontano costruisce la storia naturale
-di quell'ente immaginario, che si chiama la Fortuna, desumendola da un
-gran numero di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.[440]
-Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta in sogno,
-Enea Silvio tratta lo stesso argomento.[441] Invece il Poggio, in un
-scritto senile,[442] si sforza di mostrare il mondo come una valle
-di miserie e di classificare la felicità dei singoli ordini sociali
-quanto più bassamente è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane
-anche in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri si
-cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e nel tirar della somma,
-queste generalmente prevalgono sopra quelle. Con linguaggio veramente
-dignitoso e quasi elegiaco Tristano Caracciolo[443] ci dipinge il
-destino d'Italia e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno
-sguardo intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo
-sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano scrisse non
-molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, pag. 370). In questo
-riguardo qualche tema si presentava talvolta rivestito di attrattive
-affatto speciali, come, per esempio, la vita di Leone X. Ciò che
-di essa può dirsi dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco
-Vettori in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: il
-lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio e l'ignoto suo
-biografo:[444] i punti più oscuri e lo svolgersi successivo del suo
-destino appariscono con inesorabile fedeltà nel citato Pierio.
-
-Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si vede qua e
-là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente le lodi della
-Fortuna. Così — pochi anni appena prima della sua cacciata —
-Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, osò far incidere sulla
-torre recentemente costruita presso il suo palazzo, che il suo
-merito e la sua fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti
-i beni immaginabili.[445] Gli antichi, parlando a questo modo,
-non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia vendicatrice
-degl'Immortali. In Italia i primi a menar vanto pubblicamente della
-loro fortuna furono probabilmente i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e
-segg.).
-
-Del resto la maggior influenza della risorta Antichità sulla religione
-non proveniva da un sistema filosofico qualunque o da una dottrina od
-opinione qualsiasi degli antichi, ma da una tendenza generale allora
-prevalente. Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni
-antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli uni e le altre
-in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente di questo, non si badava
-gran fatto alle differenze di religione. L'ammirazione per la grandezza
-storica assorbiva ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, pag.
-216).
-
-
-Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche pazzìa speciale,
-per la quale attiravano sopra di sè gli occhi di tutti. Quanta
-ragione avesse Paolo II di lamentarsi delle tendenze pagane de' suoi
-Abbreviatori e dei curiali in generale, non può esser messo del tutto
-in chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu anche la
-sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, pag. 304, vol. II,
-pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni sofferte, ce lo dipinge come
-estremamente facile all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale
-un ritratto, che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo,
-d'incredulità, di materialismo ecc.[446] fu sollevata contro i
-detenuti soltanto dopochè il processo per alto tradimento non avea
-dato verun risultato: inoltre, se siamo bene informati, Paolo non era
-l'uomo che fosse in grado di dare un giudizio nel campo scientifico,
-e si sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani
-di non portare l'istruzione dei loro figli al di là del leggere e
-dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, da cui non andò esente
-neanche il Savonarola (v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo
-si avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la pensavano
-come lui aveano la colpa principale, se la cultura rendeva gli animi
-avversi alla religione. Del resto non v'ha alcun dubbio che egli fosse
-seriamente preoccupato delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare
-d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli umanisti alla
-corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta (v. pag. 302, nota)?
-Infatti l'unica loro preoccupazione era diretta a sapere fino a qual
-punto sarebbe loro stato concesso di spingersi per parte di quelli,
-cui volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è quasi
-più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che essi v'imprimono
-(v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno in questo riguardo andò più
-innanzi di Gioviano Pontano: presso di lui un santo non solo si chiama
-_divus_, ma deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi
-genii dell'antichità,[447] e le sue idee sull'immortalità richiamano
-l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non mancano di
-trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 Siena[448] fu assalita
-dal partito che era stato espulso, il buon canonico Tizio (ce lo narra
-egli stesso) s'alzò il 22 luglio dal letto avendo in mente un passo del
-terzo libro di Macrobio,[449] celebrò la sua messa, e recitò poscia
-la formola rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo che
-invece di dire _Tellus mater, teque Jupiter obtestor_, mutò e disse:
-_Tellus teque Christe Deus obstetor_. Egli ripetè due giorni quella
-preghiera, e nel terzo i nemici se ne andarono. Da un lato tali cose
-si crederebbero puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del
-tempo, ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Innesto di antica e moderna superstizione.
-
- L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi
- avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. —
- Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri
- di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana.
- — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e
- rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe delle meretrici.
- — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di
- Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa del getto
- dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella
- magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. —
- Specie affini della stessa; l'alchimia.
-
-
-Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente
-pernicioso e precisamente di indole dogmatica: essa comunicò al
-Rinascimento le proprie superstizioni. Qualcuna di esse si era
-già mantenuta viva attraverso tutto il medio-evo; e così tanto più
-facilmente ora risorsero tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una
-parte grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio allo
-spirito essenzialmente investigatore degli Italiani.
-
-La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, negli uni
-notevolmente scossa per il cumulo di mali e di violenze, che si
-vedevano; gli altri, come ad esempio Dante, abbandonavano la vita
-terrena in balìa al caso e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò,
-mantennero viva in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva
-se non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una superiore
-destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. Ma non appena cominciò
-a vacillare anche questa persuasione, il fatalismo guadagnò il
-sopravvento — o, viceversa, dove prevalse il fatalismo, mancò la fede
-nell'immortalità.
-
-Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto la scienza
-astrologica degli antichi, e più tardi anche quella degli Arabi. Da
-ogni singola posizione dei pianeti fra loro e in relazione ai segni del
-zodiaco essa indovinava gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per
-tal modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti casi il
-modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre pel creduto influsso
-delle stelle, può non essere stato più immorale di quanto sarebbe
-stato se di tale influsso non si fosse tenuto conto veruno; ma assai di
-frequente le decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio
-della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente istruttivo il
-vedere, come nessun lume e nessuna cultura sieno stati in grado di
-vincere questo delirio, perchè esso aveva la sua radice nella fantasia
-estremamente facile a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere
-e di determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità vi
-aggiungeva il suggello della sua autorità.
-
-Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente una notevole
-prevalenza nella vita degli Italiani. Federico II conduce sempre con
-sè il suo astrologo Teodoro, ed Ezzelino da Romano[450] addirittura
-un'intera corte, e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra
-i quali il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad (dalla
-lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire il giorno e l'ora di
-qualsiasi impresa importante, e le enormi carneficine, di cui egli si
-aggravò la coscienza, in non piccola parte possono benissimo non essere
-state, che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora in
-poi nessuno si perita più di far interrogare le stelle; non solo i
-principi, ma anche i governi repubblicani[451] mantengono regolarmente
-degli astrologi, e nelle Università[452] dal XIV sino al XVI secolo
-vengono nominati appositi professori di questa pretesa scienza, accanto
-agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono che sieno
-consultati i pianeti,[453] e se Pio II forma tra essi una onorevole
-eccezione,[454] non curando neanche l'interpretazione dei sogni, dei
-prodigi e degl'incantesimi, Leone X invece sembra essersi gloriato che
-sotto il suo pontificato l'astrologia fiorisse,[455] e Paolo III non
-tenne mai nessun concistoro[456] senza che gli astrologi non gliene
-avessero indicato il momento.
-
-Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre
-che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni
-determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là
-del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma
-nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii,
-ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi
-fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco
-la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi
-di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di
-un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava
-ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di
-libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte
-ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si
-confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto,
-ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli
-intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio,
-specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran
-conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per
-oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo
-non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma,
-anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere
-un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un
-numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa,
-dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche
-quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati
-avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava,
-specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo
-astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai
-scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una
-grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti
-in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente
-potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi
-era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per
-congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste
-all'ombra di quella scienza.
-
-
-Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre
-un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa
-impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura
-e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di
-scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad
-abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono
-qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente,
-agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto:
-_Vir sapiens dominabitur astris_;[460] — ma tosto dopo noi li vediam
-ricadere nell'antico delirio.
-
-Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie,
-e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente
-avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli
-astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente
-per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli
-ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche
-grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio
-assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il
-quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su
-questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del
-secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de'
-Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo
-le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto
-una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni
-rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una
-pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più
-discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino:
-giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano,
-i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto
-diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra;
-ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il
-Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche
-cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu
-sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra
-diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio
-di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più
-tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno
-1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si
-ode più neanche il nome dei due partiti.[464]
-
-Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono
-le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al
-celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di
-vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire
-in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465]
-gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua
-tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove
-sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del
-1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per
-la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente
-venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar
-la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via
-di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole:
-evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si
-connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono
-ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese
-al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro
-augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era
-inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri
-vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era
-tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto
-gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite
-alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere
-delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo
-contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo
-Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè
-i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente
-della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro
-del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della
-costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470]
-
-Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo
-sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per
-sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione,
-che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian
-Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto
-giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia
-(1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei
-Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò
-abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è
-probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti,
-abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472]
-
-Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata
-terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo
-annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche
-l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri
-paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola
-alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni
-assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si
-tenessero già pronte per ogni anno qualunque.
-
-Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche
-in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se
-poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente
-legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle
-religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le
-costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili
-sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia
-il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa
-via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani.
-La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la
-religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole
-l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la
-cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione
-dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già
-calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e
-questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475]
-Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze
-un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale.
-
-
-Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta,
-che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo
-tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali
-illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di
-Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso
-da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino
-Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta
-di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in
-questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma
-quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano
-criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte
-dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per
-contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di
-derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto
-menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla
-sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre
-ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche
-voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio,
-perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè
-più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla
-necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo
-Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero
-ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non
-s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione
-sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella
-terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345,
-sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno
-all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia
-retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per
-l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere,
-perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il
-difendere, che non il combattere l'astrologia.
-
-
-Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo il Magnifico,
-regnava su questo punto un vero dissidio. Marsilio Ficino difendeva
-l'astrologia e fece l'oroscopo dei figli della casa regnante, e si
-vuole che a Giovanni (che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin
-dalla nascita il Pontificato.[483] Per converso Pico della Mirandola
-scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente epoca nella
-storia dell'astrologia.[484] Nella fede che si presta all'influsso
-dei pianeti egli trova la radice di ogni empietà ed immoralità; se
-l'astrologo vuol credere a qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare
-i pianeti come divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni
-felicità od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero
-nell'astrologia una legittima espressione, mentre la geomanzia, la
-chiromanzia ed ogni altra specie d'incantesimi si rivolgono innanzi
-tutto ad essa per la designazione del momento fatale. Riguardo alla
-moralità egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi al
-male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal caso svanirà
-necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine o dannazione. Pico
-s'è dato perfin la pena di riveder le bucce agli astrologi in via
-empirica, e delle loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli
-ne trovò false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, che
-egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana positiva
-sulla Provvidenza reggitrice del mondo e sul libero arbitrio, che su
-tutti gli uomini colti della nazione sembra aver fatto una maggiore
-impressione, che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle
-quali questa classe di persone restava oggimai indifferente.
-
-Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione delle
-loro dottrine,[485] e nel fatto coloro che sino a quel momento le
-aveano fatte stampare, ne restarono più meno svergognati. Gioviano
-Pontano, per esempio, aveva accettato nel suo libro «Del Fato»
-(v. pag. 312) tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta
-sistematicamente in una sua grande opera,[486] alla maniera di Firmico;
-ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega del tutto l'astrologia, ma gli
-astrologi, esalta il libero arbitrio e limita l'influsso dei pianeti
-alle cose corporali. Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente,
-ma senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della vita. La
-pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con tutte le sue forze
-quel delirio, esprime ora un modo di pensare affatto diverso: Raffaello
-nella cupola della cappella Chigi[487] rappresenta tutto all'intorno le
-divinità dei pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la
-guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno dell'eterno
-Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, allor dominanti in
-Italia, non vollero mai sentir parlare dell'astrologia, e chiunque
-voleva mettersi in grazia dei loro generali non aveva a far altro che
-dichiararsi nemico aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come
-mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.[488] Ciò non ostante
-ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: «quanto sono più felici gli
-astrologi che gli altri uomini! Quelli, dicendo tra cento bugie una
-verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso: questi,
-dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più
-creduto loro il vero».[489] E nemmeno è da credere che il disprezzo per
-l'astrologia conducesse necessariamente a credere nella Provvidenza,
-poichè molte volte accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in
-un vago ed indeterminato fatalismo.
-
-L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto usufruttare
-completamente l'impulso venutole dalla cultura del Rinascimento, perchè
-vi ostarono le conquiste straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò
-essa avrebbe probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie.
-Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica sieno state
-una necessità, di cui la colpa si deve unicamente apporre al popolo
-italiano, troverà anche giusta la pena dei danni intellettuali che ne
-derivarono. Peccato, che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una
-perdita immensa!
-
-
-Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare la fede nei
-pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato un grande corredo
-dalle diverse antichità gentilesche, nè certamente l'Italia sarà
-rimasta neanche in ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà
-qui alla cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge
-a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una specie di
-paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole letteraria.
-
-Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani si riferiscono
-a presentimenti e conseguenze che si traggono dai pronostici,[490] e
-vi si aggiunge anche un po' di magìa, per lo più innocua. Quelli che
-innanzi tutti ce le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti,
-che le vengono enumerando per metterle in derisione. Quello stesso
-Gioviano Pontano, che scrisse quella grande opera astrologica, di cui
-già s'è parlato (v. pag. 330), nel suo «Caronte» nomina con senso di
-compassione tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo
-sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di pipita; la
-profonda angustia di que' signori, se un falcone cacciatore tarda
-a tornare o se un cavallo si torce un piede; il motto magico dei
-contadini pugliesi, che essi pronunciano nella notte di tre sabbati
-consecutivi, quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così
-via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici,
-come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, i leopardi e simil
-fiere, che si mantenevano a spese pubbliche (v. pag. 19 e segg.),
-col loro contegno davano tanto più da pensare al popolo, in quanto
-involontariamente si era abituati a vedere in essi il simbolo dello
-Stato. Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò
-dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò un premio
-di quattro ducati, perchè era un favorevole augurio.[491] V'erano
-inoltre luoghi e tempi determinati per determinate ceremonie di
-buono o cattivo augurio od anche soltanto per prendere una decisione
-qualunque. I fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato
-fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi tutti
-gli avvenimenti più importanti, favorevoli o sfavorevoli. Della loro
-superstiziosa ripugnanza di andare al campo passando per una strada
-determinata s'è già parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece
-una delle loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto di
-fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione facevano
-uscire le truppe per quella.[492] Aggiungansi le meteore e i segni
-celesti, che ora riguadagnarono il posto che aveano avuto per tutto
-il medio-evo, per cui da strani agglomeramenti di nubi la fantasia
-non tardò anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di
-sentirne il fragore nell'aria.[493] E finalmente la superstizione
-divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua origine da cose
-sacre, come quando, ad esempio, certe immagini della Vergine movevano
-gli occhi[494] o piangevano, o allorchè certe pubbliche calamità
-susseguivano immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui
-il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). Allorchè
-Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente e continue,
-fu detto che queste non avrebbero cessato sino a che il corpo di un
-usuraio, che da poco era stato seppellito in san Francesco, non fosse
-stato di là trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome
-il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, la gioventù
-popolana andò a prenderlo di viva forza, lo fece a brani per le vie
-in mezzo ad un tumulto che destava abbominio e ribrezzo, e lo gettò
-da ultimo nelle acque del Po.[495] Nè tali pregiudizi furono sempre un
-privilegio esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne perfino
-un Angelo Poliziano, quando viene a parlare di Jacopo de' Pazzi, uno
-dei principali promotori della congiura denominata dal nome della sua
-famiglia, ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra che
-quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili imprecazioni
-consegnò l'anima propria a Satana. Ora anche quivi sopravvenne una
-pioggia tale, che il reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed
-anche quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì il
-cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le nubi e tornò a splendere
-il sole: «tanto fu favorevole la fortuna all'opinione popolare»
-aggiunge il grande filologo.[496] Subito dopo il cadavere fu seppellito
-in terra non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche di là
-e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu gettato nell'Arno.
-
-
-Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari e potrebbero
-essere avvenuti nel secolo X, ugualmente che nel XVI. Ma qui pure
-si scorge l'influenza della classica antichità. Degli umanisti si
-sa in modo certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed
-agli augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). Ma se
-occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. Quel
-medesimo pensatore radicale, che nega ogni titolo di nobiltà e le
-disuguaglianze sociali (v. pag. 116), non solamente crede a tutte
-le apparizioni di spiriti e di demonii, che ebbero tanta voga nel
-medio-evo (fol. 167, 179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica,
-come, per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione
-dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.[497] «Allora si videro
-nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila cani, che presero la
-via della Germania; a questi seguì una schiera di buoi, poi un esercito
-di armati a piedi e a cavallo, parte senza testa, e parte con teste
-appena visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva
-un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche ad una battaglia di
-piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, forse senza accorgersene,
-egli racconta un fatto che si direbbe tolto di pianta dall'antica
-mitologia. Sulle coste della Dalmazia apparve un tritone fornito di
-barba e di piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle
-parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; esso
-rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che cinque ardite
-lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.[498] Un modello in legno di
-quel mostro, che si fa vedere a Ferrara, basta per rendere credibile
-al Poggio tutta la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e
-non si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso tornò di
-moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i passi augurali, che
-s'incontravano nelle sue opere (_sortes virgilianae_).[499] Oltre a
-ciò la credenza nei demonii, propria di tempi molto remoti, non rimase
-certamente senza un influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di
-Jamblico e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, che potevano
-servire a quest'uopo, furono stampati già sin dal finire del secolo XV
-in una traduzione latina. Perfino l'Accademia platonica di Firenze non
-andò del tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti i
-sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli è appunto di questa
-fede nei demonii, e della magìa che strettamente vi si connette, che
-qui dobbiamo dire una parola.
-
-
-La credenza popolare in quello che si chiama il mondo degli
-spiriti,[500] in Italia è presso a poco la stessa, che negli altri
-paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono fantasmi, vale a
-dire apparizioni di morti, e se il modo di considerarle si discosta
-talqualmente da quello dei paesi settentrionali, ciò non si riduce
-in sostanza ad altro, fuorchè a questo che in Italia i fantasmi
-si chiamano coll'antica denominazione di _ombre_. Anche oggidì, se
-qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un paio di Messe
-pel suo riposo. Che le anime dei reprobi appariscano sotto forma
-spaventevole, è cosa che s'intende da sè, ma quest'idea si associa
-ordinariamente ad un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono
-sempre maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» dice un
-cappellano presso il Bandello.[501] Probabilmente egli separa nel
-suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè questa espia le sue colpe
-nel Purgatorio, e, se appare, d'ordinario non fa che supplicare e
-lamentarsi. Altre volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo
-particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, di uno
-stato di cose già passato. Così i vicini spiegano l'apparizione del
-demonio nel vecchio palazzo visconteo presso S. Giovanni in Conca a
-Milano: infatti quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare
-e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e non era quindi
-meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.[502] Ad un amministratore
-infedele della Casa dei poveri in Perugia una sera, mentre egli stava
-enumerando del danaro, apparve una turba di morti con fiaccole nelle
-mani e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande delle
-altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, protettore delle
-case di Ricovero.[503] — Queste visioni erano così universalmente
-ammesse, che anche i poeti potevano trovarvi un tema ordinario alle
-loro poesie. Il Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire
-sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso Lodovico
-Pico.[504] Del resto è un fatto che la poesia preferisce tali allusioni
-precisamente allorquando il poeta, ripudiando il comune pregiudizio,
-crede meno di ogni altro alla verità di quanto viene narrando.
-
-
-In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari intorno ai
-demonii, quali regnavano presso tutti i popoli nel medio-evo. Si aveva
-la piena persuasione che Dio permetta talvolta agli spiriti maligni di
-qualsiasi specie una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e
-della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al quale i demonii
-s'accostavano per tentarlo, era sempre libero di far uso della sua
-volontà per resistervi. In Italia specialmente il lato diabolico degli
-avvenimenti naturali assume nella bocca del popolo assai facilmente
-una certa grandezza poetica. La notte della grande inondazione della
-valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti dei dintorni di
-Vallombrosa udì dalla sua cella un tumulto infernale, si fece il segno
-della croce, s'affacciò alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri
-passare a cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro uno di
-essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare la città di Firenze per
-le sue colpe, se Dio lo permette».[505] E con questa si può paragonare
-la quasi contemporanea apparizione, che si pretende accaduta a
-Venezia (1340), dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola
-veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, vale a
-dire, quella galera piena di demonii, che colla velocità di un uccello
-correva sulla tempestosa laguna per devastare la peccatrice città, sino
-a che i tre Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un
-povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii e la loro
-nave negli abissi del mare.
-
-Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, mediante lo
-scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed usare del loro aiuto pe'
-suoi scopi mondani d'interesse, d'ambizione e di sensualità. In questo
-riguardo furono forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente
-quando si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, gli
-scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal fumo dei
-roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini sospetti, salì per
-la prima volta un vapore inebbriante, che animò un numero maggiore di
-uomini perduti ad abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci
-impostori.
-
-
-La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi pregiudizi
-si mantennero forse senza interruzione sino dal tempo dei Romani,
-sono le malìe della _strega_.[506] Questa può protestarsi pressochè
-come completamente innocente sino a che si restringe alla sola
-divinazione,[507] ma il passaggio dal semplice pronostico alla
-cooperazione attiva per l'esecuzione di un fatto spesso può essere
-impercettibile, e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione
-stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla strega vuolsi
-principalmente attribuire l'eccitamento all'amore o all'odio tra
-uomo e donna, o qualche maleficio tendente a nuocere e danneggiare,
-specialmente a far morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene
-talvolta la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e nella
-stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo da ciò, come
-decidere quanto, dei danni recati dalla strega, sia da attribuire alle
-sue ceremonie, alle sue formole magiche e incomprensibili, ed anche
-alla volontaria invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti
-ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato con piena
-coscienza del loro effetto?
-
-Come poi in modo molto più innocente anche alcuni frati mendicanti
-pretendessero di rivaleggiare con essa o di farle concorrenza, lo
-apprendiamo, in via di esempio, dalla strega di Gaeta, di cui ci parla
-il Pontano in uno de' suoi dialoghi.[508] Il suo Suppazio, viaggiando,
-arriva alla di lei abitazione appunto nel momento in cui ella dà
-udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina
-nera, con nove uova deposte in venerdì, con un'anitra e con filo
-bianco, attesochè è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento
-esse vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del crepuscolo.
-Probabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della
-fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l'amante s'è
-reso infedele e s'è chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la
-morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei star meglio,
-perchè le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi
-rubano il mestiere, spiegando sogni, vendendo per danaro la protezione
-dei Santi, promettendo un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle
-donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che di notte,
-quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo
-aver preso gli opportuni concerti nella chiesa». Suppazio l'avverte di
-non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma essa
-non ha paura di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica.
-
-Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor peggiore
-di streghe: quelle che con malefici tolgono agli uomini la salute
-e la vita. In questi casi, quando una maligna occhiata non basta,
-si ricorre innanzi tutto all'aiuto di spiriti superiori. La loro
-punizione, come vedemmo già parlando della Finicella (v. pag. 268),
-è il rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche accordo:
-nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, pagando quattrocento
-lire, possono riscattarsi.[509] Ciò vuol dire che in allora la cosa
-non si trattava ancora con quella logica inesorabile, che si adottò
-più tardi. Nel territorio della Chiesa, in un'altura dell'Appennino
-e precisamente nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare che
-esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. La cosa era
-universalmente nota. Quegli che ce ne dà contezza è Enea Silvio,
-in una sua lettera giovanile.[510] Egli scrive a suo fratello: «il
-latore di questa lettera è venuto da me per chiedermi se io conoscessi
-un Monte Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti
-magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo
-sassone.[511] Io risposi, che conosceva un Porto Venere non lungi da
-Carrara, sulla costa dirupata della Liguria, dove passai tre notti
-nel mio viaggio a Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un
-monte consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni
-magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che nell'antico ducato
-(Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, v'è un sito, dove sotto
-una scoscesa rupe trovasi una caverna, nella quale scorre dell'acqua.
-Quivi, come ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe
-(_striges_), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha il coraggio,
-può vedervi gli spiriti (_spiritus_), e parlar con loro e apprendere
-le arti magiche.[512] Ma io non l'ho veduto, nè mi sono interessato
-di vederlo, perchè ciò che non può apprendersi se non per via di
-peccato, meglio è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la
-persona che lo informò e richiede suo fratello, che voglia condurre
-il latore della lettera da quella, se è ancora in vita. Come si vede,
-Enea per compiacere quell'illustre personaggio va tanto innanzi da
-compromettersi quasi egli stesso, eppure personalmente niuno era più
-lontano di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319),
-e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche oggidì non
-tutte le persone colte sarebbero in grado di sostenere. Quand'egli,
-al tempo del Concilio di Basilea, giunse a Milano ammalato di febbre
-da ben settantacinque giorni, non fu possibile indurlo ad accettare
-consulti medici fatti col mezzo della magìa, quantunque gli sia stato
-condotto al letto un uomo, che poco prima si pretendeva avesse curato e
-guarito in modo maraviglioso dalla febbre ben duemila soldati nel campo
-del Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso
-viaggio delle montagne per recarsi alla sua destinazione, e guarì
-cavalcando.[513]
-
-Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni di Norcia anche
-dal negromante, che cercò di aver nelle sue mani il grande artista
-Benvenuto Cellini. Trattavasi di far la consacrazione di un nuovo
-libro magico,[514] e il luogo più opportuno erano appunto quelle
-montagne. Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro nelle
-vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle difficoltà, che non
-si sarebbero incontrate a Norcia; oltre a ciò, i contadini di Norcia
-erano gente sicura, avevano una certa pratica di tali cose, e, in caso
-di bisogno, potevano prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non ebbe
-luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità avrebbe imparato a
-conoscere anche i manutengoli dell'impostore. In allora quella regione
-era affatto proverbiale. L'Aretino in qualche punto delle sue opere
-parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella della sibilla
-di Norcia e la zia della fata Morgana. E intorno al medesimo tempo il
-Trissino ebbe il coraggio di celebrare nel suo lungo poema[515] quelle
-località con tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede
-delle vere profezie.
-
-In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di Innocenzo VIII
-(1482), le persecuzioni piovvero sulle streghe in modo veramente
-spaventevole.[516] Siccome poi i principali strumenti di quelle
-persecuzioni furono i domenicani tedeschi, così bisogna concludere
-che la Germania si risentisse più particolarmente di quella piaga,
-e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. Infatti
-anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si riferiscono in modo speciale
-alla Lombardia e più particolarmente alle diocesi di Brescia, di
-Bergamo e di Cremona.[517] Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger,
-il _Malleus Maleficarum_, si apprende che a Como, ancor nel primo
-anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse non meno di
-quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi drappelli di donne
-italiane si rifugiarono nel territorio dell'arciduca Sigismondo, dove
-credevano di trovar sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria
-stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli delle Alpi,
-segnatamente nella valle Camonica,[518] dove le popolazioni parvero
-avervi una predisposizione affatto particolare. Queste stregonerie
-d'origine essenzialmente tedesca costituiscono quelle diverse varietà,
-alle quali corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute
-in Milano, in Bologna ed altrove.[519] Se in Italia non ebbero una
-maggior diffusione, ciò dipendette forse dal fatto che qui si aveva già
-una stregoneria propria, che si basava essenzialmente sopra elementi
-al tutto diversi. La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha
-bisogno di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona memoria. Dei
-sogni isterici delle streghe del nord, di viaggi aerei, di incubi e
-succubi qui non si parla nemmeno: il compito della strega è quello di
-procurare altrui qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa
-assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo a luogo, essa
-non vieta che lo si creda, in quanto anche ciò contribuisce a darle
-un credito sempre maggiore; ma la cosa le può tornare estremamente
-pericolosa, se il sentimento prevalente che ispira, è la paura, se la
-si suppone maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente
-de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di raccolti
-campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità possono guadagnarsi
-una grande popolarità, condannandola al rogo.
-
-
-Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono
-gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento
-all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il
-disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze
-il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti
-magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si
-aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare
-i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro,
-esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per
-esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche
-con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino
-non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena
-contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano
-raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di
-persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da
-scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse
-stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno
-mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità
-impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio
-rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie
-del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui
-formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando:
-
- «Prima che'l fuoco spenghi,
- «Fa ch'a mia porta venghi:
- «Tal ti punga il mio amore,
- «Quale io fo questo cuore».
-
-Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni
-misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio
-rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze.
-
-Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza
-bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini,
-cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522]
-segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di
-queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera
-società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata.
-
-
-Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega,
-il mago od _incantatore_, ancor più esperto di tutte le arti le più
-pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che
-mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo
-per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo
-non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore
-favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti
-sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore
-può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel
-1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni
-Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna
-colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè
-non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta
-se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto
-loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano
-ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i
-platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello
-Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere,
-ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli
-è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni
-spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna,
-insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della
-natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora,
-siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione
-diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno
-a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di
-riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od
-esempio.[527]
-
-
-Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte Soratte, a s.
-Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e sul niun valore della
-vita dell'uomo, e poi sul far della notte s'è messo in via alla
-volta di Roma. Allora, splendendo la luna, egli s'abbatte in tre
-viandanti, che s'associano a lui, ed uno di questi, chiamandolo a
-nome, gli chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: dal
-santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, credi tu che
-sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? La saggezza non è che
-privilegio degli esseri superiori (_Divi_), e del numero di questi
-siamo noi tre, quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo
-Saracil e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente in
-prossimità della luna, dove in generale dimora la grande schiera degli
-esseri intermediarii, che dominano sulla terra e sul mare». Palingenio
-domanda, non senza interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma?
-E n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, è trattenuto
-per forza d'incanto prigione di un giovane di Narni, del seguito del
-cardinale Orsini: ed anche in ciò voi, uomini, dovreste vedere una
-prova implicita della vostra immortalità, potendo avere tanta autorità
-sopra di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto
-servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto mi liberò. Ora
-noi vogliamo tentare di rendere in Roma un simile servigio al nostro
-compagno, e con questa occasione cercheremo di condurre con noi questa
-notte all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste parole
-del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: «udite, il nostro
-Remisses vien già da Roma; questo venticello lo annunzia». Infatti
-tosto dopo appare un quarto, che essi lietamente salutano, e lo
-interrogano sulle cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa
-condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente collegato con
-gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina di Lutero non più con
-buone ragioni, ma colle armi di Spagna: guadagno netto pei demonii, che
-nella grande carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una
-turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali Roma vien
-dipinta come pienamente caduta in potere dello spirito maligno, per
-causa della sua immoralità, i demonii spariscono e lasciano solo il
-poeta a proseguir la sua via.[528]
-
-Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero questi
-rapporti coi demonii, che in allora potevansi ancora pubblicamente
-confessare, ad onta del _Malleus Maleficarum_ ecc., non ha che a
-consultare il libro, del resto assai letto, «Della occulta filosofia»
-di Agrippa di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo
-scritto prima di recarsi in Italia,[529] ma nella dedicatoria
-al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti
-fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle insieme con quelle.
-Trattandosi di uomini di genere tanto ambiguo, quale era Agrippa,
-e di furfanti e pazzi, quali possono dirsi gli altri per la maggior
-parte, non ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il
-quale essi si mascherano con una farraggine di formole, suffumigi,
-unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.[530] Ma in primo luogo
-questo sistema è ricchissimo di citazioni delle superstizioni antiche;
-poi l'influenza ch'esso esercita nella vita degli Italiani e nelle
-loro passioni, è talvolta grandissima e caratteristica. A prima vista
-si direbbe che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono esservisi
-accostati, ma le passioni sfrenate conducono a consultar gli stregoni
-anche uomini di gran conto e di mente svegliatissima in qualsiasi
-condizione, e la persuasione, che nell'incantesimo ci sia un fondo di
-vero, toglie anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di quella
-fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice delle cose
-umane. Con un po' di danno e un po' di pericolo pareva che si potessero
-saltare a piè pari impunemente tutti gli ostacoli posti dal senso
-comune e dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, che
-si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o illeciti.
-
-
-Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un po' vecchio e già sul
-punto di sparire affatto. Dalle tenebre più fitte del medio-evo, anzi
-dall'Antichità stessa qualche città italiana conservò una ricordanza,
-che i suoi destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di
-certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato di sacerdoti
-addetti ai riti inaugurali, detti _telesti_, il cui ufficio sarebbe
-stato quello di assistere alla solenne fondazione di alcune città,
-garantendone la futura prosperità con appositi monumenti, ed anche col
-seppellire nelle fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti
-determinati (_telesmata_). Se qualche cosa ancora sopravviveva per
-tradizione orale e popolare del tempo romano, erano appunto ricordi
-di questo genere: salvo che l'augure antico naturalmente nel corso
-dei secoli fu tramutato in un mago, perchè non si comprendeva più il
-lato religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni
-prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio[531] sopravvive evidentemente
-la ricordanza antichissima di un teleste, il cui nome coll'andare
-del tempo fu sostituito da quello del sommo poeta. Altrettanto dicasi
-della ceremonia, colla quale si rinchiudeva una misteriosa immagine
-della città in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa
-pel fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò,
-amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio divenne anche
-l'autore principale del cavallo di bronzo, delle teste che sono sopra
-la porta Nolana, delle mosche pure di bronzo che figurano su qualche
-altra porta, della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte,
-che fissano magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi di
-Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne il destino
-in generale. Anche la Roma medievale aveva confuse ricordanze di
-questo genere. In sant'Ambrogio a Milano trovavasi un antico Ercole
-in marmo; si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto,
-avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, usando
-gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in quella chiesa.[532] I Fiorentini
-erano persuasi[533] che il loro tempio di Marte (più tardi trasformato
-in Battistero) avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli,
-conformemente a quanto segnava la costellazione, sotto la quale fu
-costruito al tempo di Augusto: è vero che essi tolsero di là la statua
-equestre di Marte in marmo, quando si fecero cristiani; ma, siccome la
-distruzione di essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, —
-e ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si collocò
-sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila distrusse Firenze,
-l'immagine cadde nell'acqua e non fu ripescata se non quando Carlomagno
-riedificò di nuovo la città: allora fu collocata sopra un piedistallo
-all'ingresso del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 il
-Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi della gran
-lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che si lega intimamente a
-quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione del 1333 però esso scompare
-per sempre.[534]
-
-Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido Bonatto, già
-menzionato, nel gettar le fondamenta delle mura di Forlì non si
-accontentò di esigere quella scena simbolica della concordia de'
-Guelfi e dei Ghibellini, di cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo
-di una statua equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti
-astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,[535] credette
-anche di aver guarentito quella città da ogni distruzione, anzi da
-ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. Allorquando il cardinale
-Albornoz (v. vol. I, pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in
-suo potere la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata e mostrata
-quella statua, probabilmente per ordine del cardinale stesso, affinchè
-il popolo comprendesse, con quali mezzi il crudele Montefeltro s'era
-sostenuto contro la Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410),
-quando una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare
-dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse era stato salvato
-e nuovamente sepolto. Ma questa deve essere stata l'ultima volta che se
-ne parlò: poichè ancor nel secolo susseguente la città effettivamente
-fu presa. — Nelle fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto
-il secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma si hanno
-anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa infatti che lo stesso
-papa Paolo II fece seppellire una enorme quantità di medaglie d'oro
-e d'argento nei fondamenti degli edifici, ch'egli eresse,[536] e il
-Platina non è malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto
-ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo non avevano
-una piena coscienza del significato religioso, che nel medio-evo
-s'attribuiva a tali consacrazioni.[537]
-
-Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era per lo più che una
-tradizione popolare, non agguagliò di gran lunga l'importanza, che ebbe
-la magia segreta usata per iscopi puramente privati e personali.
-
-Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare in modo speciale
-da una commedia dell'Ariosto intitolata «il Negromante».[538] Il suo
-eroe è uno dei molti ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si
-spacci per greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente
-maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare co' suoi
-scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, di far muovere la
-terra, di rendersi invisibile, di tramutar gli uomini in animali e
-così via, ma queste millanterie non sono che una mostra esteriore:
-il suo vero scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli
-infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia dopo di sè,
-somigliano alla bava di una lumaca e spesso anche al guasto, che lascia
-dopo di sè la procella. Per giungere a' suoi intenti egli porta le
-cose ad un punto, che si crede che il canestro, dove sta nascosto un
-amante, sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere
-e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon sintomo che poeti e
-novellieri possano versare su tali uomini a piene mani il ridicolo,
-essendo certi di trovar assenso ed approvazione da parte di tutti. Il
-Bandello non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo come
-vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli talvolta
-nelle loro conseguenze,[539] ma mostra altresì, non senza un senso di
-indignazione, tutti i danni e le sciagure, cui si espongono coloro che
-vi prestano fede.[540] «Taluno con la clavicola di Salomone e con mille
-altri libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel seno
-della terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei
-principi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti
-mirabili. E quanto più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare
-incantagioni persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo che quel
-nostro amico, per ottenere la sua innamorata, che mai non ottenne, fece
-della sua camera un cimitero, avendovi più teste ed ossa di morti, che
-non è a Parigi agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con
-mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti ad un cadavere,
-con lo strappargli un'unghia ecc., e se finalmente lo scongiuro riesce,
-gl'infelici, che lo fanno, ne restan vittime e muoiono talvolta di
-spavento.
-
-
-Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande scongiuro magico,
-che ebbe luogo (1532) a Roma nel Colosseo,[541] quantunque egli e i
-suoi compagni ne sieno usciti colmi di spavento: il prete siciliano,
-che probabilmente vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, lo
-lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non aver mai trovato
-un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento in sè stesso ogni
-lettore può formarsi quel concetto che crede; e forse più di tutto
-agirono i vapori narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia
-già anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per cui
-anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, come il più giovine
-e il più impressionabile, vide o credette vedere più di tutti. Ma
-che principalmente si avesse in mira di guadagnar Benvenuto, si può
-facilmente presumerlo, in quanto che, diversamente, per un'impresa
-così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè la semplice
-curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto non si ricorda se
-non quando è invitato dal negromante a chiedere agli spiriti qualche
-cosa, e questi medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi
-amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che può ritrarsi
-dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo non è da dimenticare,
-che anche la vanità poteva trovarsi lusingata, qualora si avesse
-potuto dire: i demoni mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio
-potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa (cap. 68).
-Ma quand'anche Benvenuto si fosse a poco a poco indotto ad innestar
-qualche menzogna in tutto questo racconto, esso avrebbe però sempre un
-valore incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo
-allora prevalenti.
-
-Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, capricciosi
-e bizzarri», non si occupano gran fatto di cose magiche; bensì uno
-di essi, in occasione di studi anatomici, si fece un giubboncello
-della pelle di un cadavere, ma dietro le ammonizioni di un frate, a
-cui confessò la cosa, la depose nuovamente in una tomba.[542] Non
-è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri abbia
-contribuito a scemare sempre più la fede nella virtù magica di alcune
-parti dei medesimi, mentre al tempo stesso l'assidua contemplazione
-e riproduzione delle forme mostrava all'artista la possibilità di una
-potenza magica d'altro genere.
-
-In generale la magia appare al principio del secolo XIV, in onta
-agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e ciò vuol dire in un
-tempo, in cui fuori d'Italia toccava il colmo delle sue fortune, per
-modo che i viaggi dei maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano
-cominciare soltanto, quando già in patria non trovavano più chi
-prestasse fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava necessaria
-la sorveglianza del lago che è sul monte di Pilato presso Scariotto
-per impedire ai negromanti la consacrazione dei loro libri.[543] Nel
-secolo XV poi accaddero altri fatti, come per esempio, l'offerta
-di provocare forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di
-assedianti; ma anche allora il comandante della città assediata —
-Niccolò Vitelli in Città di Castello — ebbe il buon senso di cacciare
-da sè gli autori della pioggia, come empi impostori.[544] Nel secolo
-XVI tali fatti sotto forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche
-nella vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture degli
-scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il tempo, in cui la
-Germania ha il massimo de' suoi negromanti, il dottore Giovanni Faust,
-mentre il maggiore degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo
-XIII.
-
-Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare della fede negli
-scongiuri non si mutò necessariamente tutto ad un tratto nella credenza
-contraria in una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose
-umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, nè più nè
-meno come avea fatto l'astrologia, quando scomparve.
-
-
-Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia e la
-chiromanzia[545] e simili specie secondarie di magìa, le quali
-non acquistarono un po' di voga se non quando scaddero la magìa
-propriamente detta e l'astrologia, e non crediamo nemmeno di occuparci
-della fisiognomia, che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva
-affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. Infatti
-essa non appare già come strettamente affine all'arte figurativa ed
-alla psicologia pratica, ma più particolarmente come una specie nuova
-di sogno fatalistico, come una rivale dichiarata dell'astrologia,
-quale sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, per
-esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che si pavoneggiava
-del pomposo titolo di metaposcopo,[546] la cui scienza però, giusta
-l'espressione del Giovio, rassomigliava piuttosto ad una delle maggiori
-arti liberali, non s'accontentava di spacciare le sue profezie
-per i pusillanimi, che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma
-scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, alle quali
-erano imminenti diversi gravissimi pericoli». Il Giovio, quantunque
-invecchiato nell'incredulità romana — _in hac luce romana_! —,
-confessa che le profezie contenute in quel Prospetto non fecero che
-verificarsi anche troppo esattamente.[547] Sta però di fatto altresì,
-che in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od altre
-simili profezie, si vendicavano terribilmente dei profeti: Giovanni
-Bentivoglio fece per ben cinque volte sfracellare alla parete Luca
-Gaurico appeso ad una fune, che era attaccata ad un'alta scala a
-chiocciola, perchè gli aveva predetto la perdita della signoria:[548]
-Ermete Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè
-l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, profetizzato che
-sarebbe morto fuggiasco in una battaglia. L'assassino schernì, a quanto
-sembra, il morente, ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che
-avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una fine ugualmente
-infelice ebbe il nuovo fondatore della chiromanzia, Antioco Tiberto
-da Cesena,[549] per volere di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale
-aveva presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un tiranno,
-la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto era un uomo
-di grande ingegno, che notoriamente dava i suoi responsi, non tanto
-servendosi della chiromanzia, quanto della profonda conoscenza che
-aveva del cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato
-perfin da quei dotti, che non tenevano nessun conto delle sue
-divinazioni.[550]
-
-L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene nominata se non
-assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non ha nell'epoca più splendida
-del Rinascimento che un'importanza affatto secondaria.[551] Anche di
-questa malattia l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo
-XIV, quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava
-che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.[552] Ma da
-quel tempo in poi s'era fatta sempre più rara in Italia quella specie
-particolare di fede, di entusiasmo e di isolamento, che si richiede
-per l'esercizio dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e
-forestieri, cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga misura
-la credulità dei grandi signori.[553] Sotto Leone X i pochi fra
-gl'italiani che ancora attendevano a questo studio,[554] passavano per
-uomini strani ed eccentrici (_ingenia curiosa_), ed Aurelio Augurelli,
-che dedicò a quel Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro,
-vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, ma vuota. Il
-mistico fanatismo, che in seguito condusse gli alchimisti a cercare,
-oltre l'oro, anche la famosa pietra filosofale, nella quale doveva
-trovarsi ogni fortuna, non è che un tardo germoglio settentrionale,
-spuntato dalle teorie di Paracelso e di altri.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Crollo della fede in generale.
-
- La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e
- scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo
- dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle
- dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano.
-
-
-In istretta relazione con queste superstizioni e in generale colle
-massime dell'antichità allora universalmente adottate era la fede
-nell'immortalità dell'anima. Ma questa questione, presa nel suo
-complesso, ha anche attinenze più larghe e profonde con lo sviluppo
-dello spirito moderno in generale.
-
-Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità era il
-desiderio di non dover essere obbligati in nulla ad una Chiesa
-universalmente abborrita, come era allora la romana. Vedemmo già come
-essa chiamasse col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo
-modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che taluno nel
-momento supremo della morte cercasse il conforto de' Sacramenti; ma
-questo era nulla in paragone dei moltissimi, che per tutta la loro
-vita, e specialmente poi negli anni della loro maggiore attività,
-non si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso.
-Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti ad una
-compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere evidente da sè,
-viene storicamente testificata d'ogni parte. Sono coloro dei quali
-l'Ariosto scriveva: non credono a nulla al di sopra del tetto della
-loro casa.[555] In Italia, e più specialmente a Firenze, si poteva
-senza pericolo alcuno vivere in una palese incredulità, purchè non
-si provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. Infatti
-era di uso, che il confessore chiamato ad assistere un delinquente,
-che dovesse subire l'estremo supplizio, prima d'ogni altra cosa lo
-interrogasse se credeva: «essendo corsa una falsa voce, ch'egli non
-avesse fede alcuna».[556]
-
-
-Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo Boscoli,
-di cui già facemmo menzione (v. vol. I, pag. 79), e che nel 1513
-ebbe parte in una cospirazione contro la famiglia dei Medici appena
-ristabilita, è divenuto in questa occasione l'espressione la più
-perfetta della confusione, che allora regnava nelle idee religiose.
-Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, egli aveva
-poi concepito un certo entusiasmo per la libertà intesa al modo antico
-e per altre idee del vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel
-carcere, i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente per
-lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente e salvi
-l'anima sua. Il pio testimonio e narratore del fatto è uno della
-famiglia artistica dei Della Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè,
-sospira il Boscoli, aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa
-morire da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè voi vogliate,
-ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete già che le imprese degli
-antichi romani non ci furono tramandate nella loro schietta genuinità,
-ma _con arte accresciute»_. Allora quegli fa violenza a sè stesso
-per credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. Se
-soltanto gli fosse concesso ancora di passare un mese in compagnia
-di buoni monaci, egli sarebbe certo di riformare il cuore e la mente
-a pensieri e sentimenti cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con
-tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano assai
-poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre preghiere che il _Pater_
-e l'_Ave_, e supplica istantemente Luca a voler dire agli amici, che
-studino la Sacra Scrittura, perchè nell'ora suprema non si trova se
-non ciò che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge
-e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: in modo
-veramente strano quell'infelice vede chiara la divinità di Cristo,
-mentre invece non sa capacitarsi della sua umanità: e se ne cruccia, e
-vorrebbe poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come se
-Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: allora l'amico lo
-esorta all'umiltà e lo avverte che i dubbi non sono che ispirazioni
-perverse dello spirito maligno. — Più tardi egli si risovviene di
-un suo voto giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio
-alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di compierlo in
-sua vece. Frattanto giunge il confessore, un frate del convento del
-Savonarola, come egli l'aveva chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli
-schiarimenti, che altrove abbiamo accennato, intorno all'opinione di
-s. Tommaso d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere
-la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: «padre, non perdete
-su questo punto il vostro tempo; a ciò mi bastano già i filosofi:
-aiutatemi a subire la morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la
-comunione, il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate in modo assai
-commovente; più particolarmente però merita d'esser notato un tratto
-al tutto caratteristico, ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa
-sul ceppo, pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento,
-«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della propria condanna,
-avea fatto ogni sforzo per unirsi con Dio, ma sempre indarno, ed ora
-voleva fare uno sforzo supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue
-mani». Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, intesa
-soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in quell'estremo momento.
-
-
-Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di questo genere,
-avremmo un'immagine ben più completa della vita morale di quel tempo,
-di quello che non ci sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da
-tante poesie. Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse l'innato
-istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti i rapporti d'ogni
-individuo colle verità religiose, e finalmente quali potenti nemici
-osteggiassero queste ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti
-non fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova Chiesa, è
-cosa per sè evidentissima; ma la storia del pensiero degli occidentali
-sarebbe pur sempre incompiuta, se non si tenesse conto di quest'epoca
-di sommo fermento fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre
-nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma torniamo alla
-questione dell'immortalità.
-
-Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide ed estese
-conquiste nella classe degli uomini più colti, ciò dipendette
-essenzialmente dalla circostanza che il compito affatto terreno
-di scoprire e riprodurre il mondo mediante la parola e le immagini
-assorbì in alto grado tutte le forze mentali e morali degli Italiani.
-L'esser mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità (v. pag.
-298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la indagine scientifica
-apersero universalmente la via ad uno scetticismo, che, se non appare
-evidentissimo nella letteratura e se non s'accinse alla critica della
-storia biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia non può
-dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto inosservato in quel
-gran bisogno di dare a tutto forma e colore, che è lo stimolo positivo
-dell'arte; senza contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico
-usurpato dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica di
-chiunque avesse osato sciogliere la questione teoricamente. Questo
-spirito di dubbio nondimeno doveva volgersi inevitabilmente al problema
-dello stato dell'anima umana dopo la morte per motivi già per sè troppo
-evidenti, perchè abbiano bisogno di essere additati.
-
-
-Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta questa questione
-in doppio modo. In primo luogo si cercò appropriarsi la psicologia
-degli antichi e si torturò minuziosamente Aristotele per averne una
-risposta definitiva. In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel
-tempo[557] Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato
-Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua barca, intorno a
-ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: il cauto filosofo,
-quantunque corporalmente fosse morto e tuttavia vivesse spiritualmente,
-non avea nemmeno allora voluto compromettersi con una chiara e netta
-risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano gl'interpreti
-essere più fortunati di lui? — Ma appunto perciò si questionava
-con maggiore accanimento sulle opinioni emesse da lui e da altri
-antichi sulla vera natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua
-preesistenza, sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua assoluta
-eternità, anzi anche intorno alle diverse sue trasmigrazioni, e tali
-questioni furono portate perfin sul pergamo.[558] La disputa assunse
-ancora nel secolo XV proporzioni assai larghe e s'accalorava ogni dì
-più: gli uni dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come
-immortale;[559] altri deploravano la durezza di cuore degli uomini,
-che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi sopra una sedia, per
-credere alla di lei esistenza:[560] Filelfo nella sua orazione funebre
-per Francesco Sforza adduce una serie di sentenze diverse di filosofi
-antichi ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude questa
-miscela di testimonianze, che nella stampa occupano due pagine e mezza
-molto compatte in folio,[561] con due righe: «oltre a ciò abbiamo
-il Testamento vecchio ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi
-certezza ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici colla
-dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come per esempio il
-Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle dottrine del Cristianesimo.
-Ma gli avversari riempivano il mondo erudito delle loro opinioni.
-Al principio del secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa,
-era talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense (1513)
-dovette pubblicare una costituzione[562] a difesa della immortalità e
-individualità dell'anima, quest'ultima contro coloro che insegnavano
-non esser l'anima in tutti gli uomini che una sola. Pochi anni dopo
-però apparve il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità di
-una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta si svolse in
-confutazioni ed apologie, e non tacque se non di fronte alla reazione
-cattolica. La preesistenza dell'anima in Dio, più o meno conforme alle
-dottrine ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea assai
-diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.[563] Evidentemente non si
-pensò più da vicino, quali conseguenze vi andassero connesse intorno al
-modo di esistere dopo la morte.
-
-
-Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente da quel
-notevole frammento del libro sesto della Repubblica di Cicerone,
-che è noto sotto il nome di «Sogno di Scipione». Senza il commento
-di Macrobio probabilmente anch'esso sarebbe andato perduto, come
-tutta la seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso in
-innumerevoli manoscritti[564] e, quando nacque l'arte tipografica, in
-moltissime ristampe, e fu in più guise commentato. È la designazione
-della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte nel
-concento delle sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel
-quale a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, si
-venne mano mano sostituendo al cielo promesso ai cristiani in quella
-stessa misura, nella quale l'ideale della grandezza storica e della
-fama gettò nell'ombra le idealità della vita cristiana, e, ciò non
-ostante, il sentimento non ne restava tanto offeso, come colla dottrina
-della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca cominciò a
-fondare le sue speranze principalmente su questo Sogno di Scipione,
-su altre espressioni che si riscontrano in Cicerone e sul Fedone di
-Platone, senza nemmeno menzionare la Bibbia.[565] «Perchè, esclama
-egli in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico
-partecipare ad una speranza, che trovo accettabile presso i pagani?».
-Un po' più tardi Coluccio Salutati scrisse le sue «Fatiche d'Ercole»
-(che sussistono ancora manoscritte), dove nella conclusione si prova,
-che agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero lotte
-straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra le stelle.[566]
-E se anche Dante confinò rigorosamente i grandi del paganesimo (ai
-quali certamente egli accordava il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al
-limitare dell'Inferno,[567] ora invece la poesia si mostrò più corriva
-e diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. Cosimo il
-Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci scritta in occasione della
-sua morte, era stato accolto in cielo da Cicerone, che al pari di lui
-fu detto «padre della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da
-molti altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, nel quale
-non cantano che le anime scevre d'ogni colpa e d'ogni rimprovero.[568]
-
-
-Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, e d'assai meno
-lusinghiero, del mondo futuro, vale a dire il regno delle ombre di
-Omero e di quei poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana
-a quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò l'animo di
-taluni. Gioviano Pontano in qualche punto delle sue opere pone in bocca
-al Sannazzaro il racconto di una visione[569] avuta di buon mattino nel
-sonno. In essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col quale
-egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità dell'anima: egli
-lo interroga, se sia vera l'eternità e l'atrocità delle pene infernali?
-L'ombra, dopo qualche istante di silenzio, risponde al tutto nel senso
-della risposta di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, che
-noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande desiderio di
-ritornare in essa». Poi saluta e scompare.
-
-Non si può assolutamente disconoscere che simili idee implicavano
-affatto la distruzione dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. I
-concetti della prima caduta dell'uomo e della Redenzione devono essere
-scomparsi quasi del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto
-prodotto dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è parlato
-altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, ammesso anche che
-v'abbiano partecipato, al pari di tutti gli altri, altresì gli uomini
-individualmente più colti ed istrutti, tale partecipazione non era
-tanto l'effetto di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più
-un bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta degli
-spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un grido di disperazione
-lanciato verso il cielo, perchè mandasse un aiuto straordinario. Il
-risvegliarsi della coscienza non portava di necessità il sentimento
-della corruzione umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche
-una grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento
-assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di una energia
-straordinaria, ci narrano che il loro principio era quello di non voler
-pentirsi giammai di nulla,[570] può ben essere che ciò si riferisca
-innanzi tutto a cose per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori
-commessi nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo al
-campo morale è facilissimo, quando la sorgente di quel principio è
-universale e risiede nel sentimento individuale della propria forza.
-Il Cristianesimo passivo e contemplativo, colle sue speranze in una
-vita migliore al di là della tomba, non aveva più alcun predominio su
-questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente l'ultima parola su
-esso, affermandolo dannoso allo Stato e inutile alla difesa delle sue
-libertà.[571]
-
-
-Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini più serii il
-sentimento religioso, che, in onta a tutto questo, ancora esisteva?
-Il Teismo o Deismo, comunque lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome
-parrebbe convenir meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato
-ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare un ulteriore compenso
-per soddisfare ai bisogni del sentimento. Il Teismo invece si riconosce
-in una più elevata e positiva devozione verso l'Ente divino, che il
-medio-evo non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non esclude per
-nulla il Cristianesimo, e può benissimo in ogni tempo conciliarsi colle
-sue dottrine sul peccato, sulla redenzione e sull'immortalità, ma può
-anche sussistere senza di esse.
-
-Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi infantile, anzi con
-un colorito mezzo pagano: in Dio essa vede l'Essere onnipotente, che è
-meta e compimento di tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,[572]
-come, dopo le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte
-dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra Donna,
-orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, perchè fosse loro concesso
-un giusto uso dei beni di fortuna, una lunga convivenza in pace e
-in concordia, e molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza,
-amicizie ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona
-massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella espressione un
-forte colorito d'antichità, si ha talvolta molta difficoltà a sceverare
-in essa lo stile, che è pagano, dal senso, che è pure sempre quello di
-un Teismo cristiano.[573]
-
-Questo sentimento si manifesta qua e là con molta verità nella
-sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che giacque lungamente
-ammalato di febbre, ci restano alcune preghiere a Dio, nelle quali
-egli incidentalmente accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia
-ci appare imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.[574]
-Egli non considera punto i suoi dolori come una conseguenza delle sue
-colpe o come una prova e preparazione alla vita avvenire; è un affare
-immediato tra lui e Dio solo, che fra l'uomo e la disperazione ha posto
-il potente amor della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla
-natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta di nominarti....
-dammi la morte, o Signore, io te ne supplico, dammi tosto la morte!»
-
-Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto e sentito si
-cercherebbe indarno in questa e in simili espressioni; quelli che le
-emisero, credevano ancora in parte di essere cristiani e rispettavano,
-oltre a ciò, per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma al
-tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto a manifestarsi in
-tutta la sua pienezza, questo modo di pensare acquistò una coscienza
-esplicita; un buon numero di protestanti italiani si dichiararono
-Anti-trinitarj, e i Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero
-perfino il notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo senso.
-In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo meno evidentemente,
-che, oltre ai razionalisti della scuola umanistica, anche altri spiriti
-seguivano arditamente questa corrente.
-
-Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia Platonica di
-Firenze, e in essa nessuno lo professò così apertamente come Lorenzo
-il Magnifico. Le opere dottrinali e perfino le lettere famigliari di
-quel circolo di dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e
-del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua gioventù sino alla
-fine della sua vita si dichiarò in fatto di credenze cristiano,[575] e
-che Pico fu anzi ligio alle idee del Savonarola e piegò a sentimenti
-di un ascetismo claustrale.[576] Ma negli inni di Lorenzo,[577] che
-siamo tentati di designare come il maggior prodotto dello spirito
-di quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel senso,
-che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico e morale. Mentre gli
-uomini del medio-evo considerano questo stesso mondo soltanto come una
-valle di lagrime, che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla
-venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento oscillano
-perplessi tra momenti di violenta energia e di cupa rassegnazione o di
-delirj superstiziosi, qui un'eletta schiera di spiriti superiori[578]
-coltiva l'idea, che il mondo visibile sia stato creato da Dio per solo
-amore, e che esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e
-ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. L'uomo,
-riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua cerchia ristretta, ma
-amandolo può anche abbracciar l'infinito, e questa è la beatitudine, di
-cui è lecito goder sulla terra.
-
-Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo si fondono colle
-dottrine platoniche e con idee e sentimenti al tutto moderni. Così
-si veniva maturando il miglior frutto di quella cognizione del mondo
-esteriore e dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento
-italiano alla testa di tutta la civiltà moderna.
-
-
- FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO.
-
-
-
-
-INDICE E SOMMARIO
-
-DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO
-
-
- PARTE QUARTA.
- Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.
-
- I. — VIAGGI DEGLI ITALIANI.
- Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi Pag. 7
- II. — LE SCIENZE NATURALI IN ITALIA.
- Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza
- della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica;
- i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il
- seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi » 13
- III. — SCOPERTA DEL BELLO NEL PAESAGGIO.
- Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni
- alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La
- scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni » 25
- IV. — SCOPERTE SULL'UOMO.
- Espedienti psicologici; i temperamenti » 41
- V. — RAPPRESENTAZIONE DELL'ELEMENTO SPIRITUALE NELLA POESIA.
- Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante
- e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca
- pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e
- la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa
- della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e
- balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea
- romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei
- caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro
- componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e
- la parodia. — Il Tasso come antitesi » 45
- VI. — LE BIOGRAFIE.
- Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi
- toscani. — Biografi d'altre regioni
- d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto
- Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro » 73
- VII. — CARATTERISTICA DEI POPOLI E DELLE CITTÀ.
- Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del
- secolo XVI » 89
- VIII. — DESCRIZIONE DELL'UOMO ESTERIORE.
- La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della
- Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di
- quest'ultimo » 93
- IX. — DESCRIZIONE DELLA VITA REALE ORDINARIA.
- Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal
- Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei
- contadini. — Schietta rappresentazione poetica della
- vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il
- Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità
- e l'idea dell'uomo in generale » 101
-
- PARTE QUINTA.
- La vita sociale e le feste.
-
- I. — Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle
- città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno
- dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione
- di fronte allo svolgersi progressivo della
- cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le
- dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I
- tornei e le loro caricature. — La nobiltà come
- requisito indispensabile a' cortigiani » 113
- II. — RAFFINAMENTO ESTERIORE DELLA VITA.
- Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle
- donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona
- creanza. — Comodità ed eleganza » 127
- III. — LA LINGUA COME BASE DEL VIVERE SOCIALE.
- Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre
- crescente della medesima. — I puristi più
- rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La
- conversazione » 139
- IV. — LA FORMA PIÙ ELEVATA DELLA VITA SOCIALE.
- Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro
- uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La
- società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta
- da lui medesimo » 149
- V. — L'UOMO PERFETTO DI SOCIETÀ.
- Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli
- esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i
- virtuosi. — Dilettanti in società » 155
- VI. — CONDIZIONE DELLA DONNA.
- Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere
- virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della
- sua personalità. — La donna-uomo (_virago_). — La
- donna nella società. — Cultura delle cortigiane » 163
- VII. — IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA.
- Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville
- e la vita campestre » 173
- VIII. — LE FESTE.
- Loro forme rudimentali, il Mistero e la
- Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle
- d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte
- italiana. — Rappresentanti storici
- dell'universalità. — Le rappresentazioni dei
- Misteri. — Il Corpusdomini in
- Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e
- ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi
- spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale
- a Roma e a Firenze » 179
-
- PARTE SESTA.
- La Morale e la Religione.
-
- I. — LA MORALITÀ.
- Canoni critici. — Coscienza della
- demoralizzazione. — Sentimento moderno
- dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza
- al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede
- coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore
- spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
- malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli
- avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La
- moralità in rapporto con lo sviluppo della
- vita individuale » 213
- II. — LA RELIGIONE NELLA VITA QUOTIDIANA.
- Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di
- fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le
- fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione
- domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale
- ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli
- di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento
- pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle
- reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel
- culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento
- poliziesco in Ferrara » 249
- III. — LA RELIGIONE E LO SPIRITO DEL RINASCIMENTO.
- Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza
- verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte
- le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi
- epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti
- devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in
- generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo
- degli umanisti. — Riti esterni pagani » 295
- IV. — INNESTO DI ANTICA E MODERNA SUPERSTIZIONE.
- L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi
- avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi
- effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli
- umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei
- demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle
- streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla
- stregoneria del nord. — Malìe delle
- meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I
- demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe:
- i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il
- negromante presso i poeti. — Storiella magica di
- Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie
- affini della stessa; l'alchimia » 317
- V. — CROLLO DELLA FEDE IN GENERALE.
- La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e
- scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il
- cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di
- Omero. — Abbandono delle dottrine del
- Cristianesimo. — Il deismo italiano » 365
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un
-prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a
-pag. 91 e segg.
-
-[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero
-troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III
-imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol.
-II, p. 87).
-
-[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu
-sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a
-capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro
-non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme.
-
-[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo
-ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando
-omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle
-rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo
-un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro
-Alberti.
-
-[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols.
-Paris, 1838.
-
-[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe
-constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere
-osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze
-matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.
-
-[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.
-
-[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant.
-italic._ t. VI, _pars_ III.
-
-[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg.
-Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini
-non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze
-naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più
-elevati, che in parte anche raggiunse.
-
-[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata
-anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle
-appendici al _Laurentius_ di Fabroni.
-
-[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia
-illustr. poetar. recent._
-
-[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de
-S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco
-di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi,
-cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.
-
-[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. —
-In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno
-XXXIII, 22.
-
-[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della
-città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del
-1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di
-spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel
-1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme
-in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli,
-cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono
-e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer.
-ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da
-questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda
-giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de'
-Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del
-serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la
-cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio
-della morte di Lorenzo.
-
-[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. —
-Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come
-un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143.
-
-[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497.
-— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p.
-382, all'anno 1434.
-
-[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti
-adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia,
-specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr.
-Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di
-caccie con leopardi.
-
-[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della
-selvaggina pag. 193.
-
-[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile
-si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor
-meno accentuatamente.
-
-[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del
-cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni
-e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie:
-_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg.
-
-[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.
-
-[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano
-d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze,
-veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico
-ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz.
-_Miscell_. IV, 516.
-
-[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi
-nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche
-nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni
-tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg.
-
-[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici.
-
-[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche
-notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un
-cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De
-obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre
-parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche
-cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo
-del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma
-non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_
-designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_.
-— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa
-(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto,
-presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori
-in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri
-signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli
-schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come
-_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno
-prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_,
-I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento
-fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. —
-Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17:
-negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona
-in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale
-compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456:
-uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_,
-cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova.
-— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II,
-col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia,
-dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello,
-_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi
-lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il
-sale.
-
-[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di
-questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt.
-
-[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo
-Grimm riportate da Humboldt, l. c.
-
-[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66.
-
-[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato
-a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio.
-_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di
-mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra
-in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e
-dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza
-di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di
-superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_,
-II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._
-III.
-
-[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva
-nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II,
-molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri,
-alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste
-cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se
-colligere_.
-
-[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249.
-
-[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_,
-specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle
-opere di S. Agostino.
-
-[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta
-cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes
-et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque
-me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita
-oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605.
-
-[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558.
-
-[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di
-Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_.
-Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54.
-
-[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_.
-
-[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624.
-
-[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9.
-
-[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia
-della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva
-un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo
-IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono
-questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta
-all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.
-
-[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310:
-_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti,
-nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso,
-coerente.
-
-[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M.
-Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il
-soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di
-Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di
-S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida
-descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte
-Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto,
-p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e
-Grottaferrata.
-
-[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_.
-
-[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et
-varia videndi cupidius_.
-
-[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri
-cfr. vol. I, pag. 190 e segg.
-
-[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo
-sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo.
-
-[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90)
-contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre
-la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi,
-quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome
-dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti,
-il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la
-bellezza del paesaggio.
-
-[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento,
-quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la
-decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche
-oggidì.
-
-[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.
-
-[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg.
-
-[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de
-France_ di Michelet (_Introd._).
-
-[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella
-_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533.
-
-[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso
-equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei
-pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De
-occulta philosophia_, c. 52.
-
-[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg.
-
-[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la
-prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba
-a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di
-verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più
-nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174.
-
-[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante
-nella _Vita nuova_, p. 10 e 12.
-
-[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.
-
-[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio
-cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti,
-_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto
-nella bocca del popolo.
-
-[58] _Vita nuova_, p. 52.
-
-[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si
-ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti
-che vi si riferiscono nel _Convito._
-
-[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei
-paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a
-qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.
-
-[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti
-relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone,
-e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di
-questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai!
-
-[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_.
-
-[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso
-teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII.
-
-[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio
-del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di
-gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_;
-ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una
-storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui
-matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per
-di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle
-_Cento novelle antiche_).
-
-[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare
-abbastanza alle singole corti ed ai principi.
-
-[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi
-VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_.
-
-[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor.
-Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si
-presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi
-_la montre_.
-
-[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su
-quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393,
-397.
-
-[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di
-Tito Strozza.
-
-[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci
-pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce
-troppo chiaro.
-
-[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f.
-168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con
-invenzioni o personaggi troppo ridicoli_.
-
-[72] Sansovino, l. c.
-
-[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI,
-III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei
-dialetti in generale.
-
-[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si
-può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto
-rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V.
-Murat. XXIV, col. 393.
-
-[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante
-Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX,
-stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di
-Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22).
-
-[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei
-v. più avanti.
-
-[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.
-
-[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_.
-
-[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe
-perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi
-come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.
-
-[80] La prima edizione è dell'anno 1516.
-
-[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove
-narrazioni.
-
-[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e
-segg.
-
-[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr.
-vol. I, p. 216.
-
-[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76.
-— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e
-altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone.
-
-[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire.
-— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si
-cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno
-scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm.
-Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p.
-446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico
-I (p. 640).
-
-[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti,
-di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle
-molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed
-altrove.
-
-[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di
-Stuttgard_.
-
-[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII.
-
-[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso
-Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.
-
-[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.
-
-[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di
-preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai
-posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva
-e parlante dell'individualità.
-
-[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano,
-quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences
-mathémat._ III, p. 167 e segg.
-
-[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore,
-che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.
-
-[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente
-detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele
-Barbaro. — Più volte stampati.
-
-[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?
-
-[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora
-nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X)
-il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber
-de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6.
-
-[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore
-importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV,
-cap. 18.
-
-[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia,
-vedi vol. I, pag. 84 e segg.
-
-[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di
-sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello,
-Parte I, Nov. 34.
-
-[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III,
-p. 56 e segg.).
-
-[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre
-volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto
-di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c.
-III, p. 187):
-
- Misero il Varchi e più infelici noi,
- Se a vostre virtudi accidentali
- Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!
-
-[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke,
-Storia dei Papi, I, p. 385.
-
-[103] _Descrizione di tutta l'Italia_.
-
-[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc.
-Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).
-
-[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma
-scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia
-poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti
-gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e
-provinciali.
-
-[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello
-scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute.
-Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei
-Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III,
-13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni
-germaniche.
-
-[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.
-
-[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII.
-
-[109] La lezione qui evidentemente è guasta.
-
-[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.
-
-[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non
-dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto
-racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue
-ninfe.
-
-[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del
-Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della
-bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52
-nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che
-sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il
-Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176.
-
-[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in
-grazia del colorito.
-
-[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli
-occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole
-Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86).
-La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si
-spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma
-che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a
-petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava
-nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia
-
- Fit primo intuitu caecus et inde lapis.
-
-Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto
-marmorizzato dal di lei sguardo:
-
- Lumine Borgiados saxificatus Amor.
-
-Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che
-si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa
-li possedeva entrambi.
-
-Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non
-parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII.
-p. 306).
-
-I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel
-tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto
-nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha
-capo romano_).
-
-[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può
-restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si
-permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori
-nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani
-o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In
-generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e
-finezza.
-
-[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die
-deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg.
-
-[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali,
-veggasi a pag. 28, nota.
-
-[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61.
-
-[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae
-Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un
-certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe
-cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu
-facile exprimentem_.
-
-[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391.
-
-[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario
-all'Egloga del Castiglione_.
-
-[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi,
-_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto
-inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati
-stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di
-Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo
-in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri
-di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente
-spaventevole.
-
-[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe
-scritto due egloghe, probabilmente in latino.
-
-[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone»
-miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo
-travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa
-d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale
-fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia
-e saggia ninfa» e simili.
-
-[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano
-(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a
-qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno
-ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi
-città.
-
-[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_,
-cap. V, Str. 54-58.
-
-[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI
-di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v.
-_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola
-dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a
-meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini,
-_Del governo della famiglia_, p. 86.
-
-[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II.
-
-[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta
-poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da
-Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr.
-vol. I, pag. 203 nota.
-
-[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle
-speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più
-particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera
-con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e
-con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione
-non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di
-consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in
-modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol.
-259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun
-luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di
-qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado
-di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso
-Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138.
-
-[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie
-molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il
-nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca
-se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di
-prendervi parte.
-
-[132] _Ibid._ II, p. 149.
-
-[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._
-e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed
-Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da
-me consultati.
-
-[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75.
-
-[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti,
-alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei
-costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.
-
-[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche
-in edizioni separate.
-
-[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.
-
-[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle
-campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
-12.
-
-[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una
-moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi
-fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal
-Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.
-
-[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3.
-
-[141] _Paradiso_, XVI, in principio.
-
-[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi.
-
-[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_.
-
-[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia
-assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen.
-Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia
-e di Eurialo_).
-
-[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
-7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia
-si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).
-
-[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva
-considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto
-dell'aristocrazia.
-
-[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta
-Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche
-contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_
-III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una
-eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero
-parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.
-
-[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce
-soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente
-oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale
-va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece
-in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De
-incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica
-amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente
-non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava
-nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.
-
-[149] Masuccio, _Nov._ 19.
-
-[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. —
-Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la
-dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene
-appunto a questo tempo.
-
-[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo
-senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare
-il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite,
-ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai
-grandi possessori fondiarj.
-
-[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150.
-
-[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27.
-
-[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_.
-
-[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle
-_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli
-in un torneo vide cadere un cavaliere.
-
-[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7),
-parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non
-combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».
-
-[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre.
-Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese
-ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini
-nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia
-più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè
-citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526.
-
-[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci.
-Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor.
-fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de'
-Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_.
-— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i
-cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta,
-ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive
-per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare.
-Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario
-ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino,
-_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v.
-Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908,
-909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a
-proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani.
-— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette
-l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi
-settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_.
-passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc.
-
-[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18.
-
-[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus,
-Balth. Castellio_ ecc.
-
-[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78.
-
-[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano,
-e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della
-fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle
-— è quello della _Flora_ del Tiziano.
-
-[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae
-perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu
-ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest,
-coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus,
-ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et
-tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum
-fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in
-quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines
-modum illis et quasi formulam quandam praescribant_.
-
-[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso
-Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata
-anche la moda tedesca.
-
-[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche
-Trachten, und Modenwelt._
-
-[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in
-Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle
-mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto
-le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso
-sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per
-avventura una allusione alla stampa mediante un modello?
-
-[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli
-morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta
-menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma
-solo per rendere più chiara la sua pronuncia.
-
-[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di
-Savonarola, (v. più innanzi.)
-
-[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di
-sole_. Cfr. sopra, pag. 96.
-
-[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119:
-nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea
-di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora
-in gran parte sulla superstizione e sulla magia.
-
-[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato
-schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira
-III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e
-in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil.
-Beroald. sen. Carmina_.
-
-[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà
-una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente
-pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende
-seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale.
-
-[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le
-promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla
-città. Cfr. sopra pag. 107.
-
-[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118.
-
-[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello,
-_Parte_ II, _Nov._ 47.
-
-[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che
-l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel
-tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.
-
-[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e
-p. 625 nella _Vita del Niccoli_.
-
-[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6.
-
-[179] Paul. Jov. _Elogia_.
-
-[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880);
-egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia
-faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem
-facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_.
-
-[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava
-un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200
-cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze
-aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si
-conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto
-sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor.
-fiorent._ III, p. 86.
-
-[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_
-di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino
-_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I
-Caratteri_.
-
-[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti
-esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze
-essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del
-Lasca.
-
-[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_
-I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli,
-e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con
-damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127.
-
-[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25.
-
-[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto,
-secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua
-morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si
-esprime nel principio del «Convito».
-
-[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura
-e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno
-rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In
-esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si
-sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle
-corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli
-giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni
-letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei
-dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì
-come lingua ufficiale.
-
-[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18.
-
-[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in
-Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.
-
-[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse
-adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di
-ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso
-(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano
-molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in
-derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel
-Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31.
-
-[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè
-abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima
-in mille punti.
-
-[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici
-vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo
-di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo
-per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto
-di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di
-Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522)
-si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga
-dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua,
-e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche
-vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in
-Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro
-secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.
-
-[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla
-_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le
-Novelle.
-
-[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo,
-il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la
-questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo.
-
-[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire
-del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio
-Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici.
-
-[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo
-_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in
-Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e
-la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta
-società). Cfr. pag. 114.
-
-[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica
-genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. —
-I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere
-minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società
-in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. —
-Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel
-convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I,
-cap. 30.
-
-[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici
-del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_.
-
-[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309.
-
-[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II,
-10, 34, 55, III, 17, ecc.
-
-[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il
-Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_,
-III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21.
-
-[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno
-dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una
-parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più
-in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno
-spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli
-è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce
-in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè
-carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro
-sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_.
-
-[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul
-principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L.
-I.
-
-[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.
-
-[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione
-di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500
-(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente:
-dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia
-in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque
-praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare,
-equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut
-declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis
-hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis
-Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra
-i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di
-legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e
-35: delle arti dei ginnasti.
-
-[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere
-nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva
-esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del
-dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava
-anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in
-pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno
-ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2,
-p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S.
-Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia
-non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il
-cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino
-dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini
-cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208.
-
-[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che
-accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi
-il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo
-XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav.
-antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica
-alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano
-fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi
-il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia
-alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente
-di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta
-una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De
-vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce
-una singolare eccezione in proposito.
-
-Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo
-si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione
-comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano
-anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i
-suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il
-compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali)
-erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo)
-mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo
-_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e
-segg.
-
-[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non
-sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un
-Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III,
-27.
-
-[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. —
-Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di
-Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità
-del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di
-celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione,
-trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il
-cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima
-incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia.
-
-[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori
-raccoglievano anche libri musicali.
-
-[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari
-(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico
-già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri,
-fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze,
-_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X
-abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual
-passione aveva anche Pietro primogenito.
-
-[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41.
-
-[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile
-e raro per dilettanti fuori d'Italia.
-
-[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio
-Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro
-tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione
-dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit.
-_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola
-non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto
-propriamente detto.
-
-[215] Scardeonius, l. c.
-
-[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come
-la quinta o la sesta.
-
-[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo
-studio delle arti figurative.
-
-[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di
-Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._
-XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande
-_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento
-anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio
-aveva scritto il Decamerone.
-
-[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi
-moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam
-ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut
-te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia
-et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi
-nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532.
-
-[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e
-segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch.
-Stor. Append._ II, p. 250.
-
-[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano
-a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo
-sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe
-inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si
-dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano,
-non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso
-molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel
-Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa
-del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina.
-
-[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero
-apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune
-fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II,
-_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27.
-
-[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III,
-_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di
-una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e
-innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille
-altri autori».
-
-[224] Bandello, II, 51, IV, 16.
-
-[225] Bandello, IV, 8.
-
-[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi,
-_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7.
-
-[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel
-calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del
-resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è
-enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.
-
-[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182
-e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al
-quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol.
-II, p. 37.
-
-[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un
-punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica,
-che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno
-l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando
-e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della
-famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse:
-nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe
-(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._)
-
-In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di
-sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap.
-VII, Str. 42) stabilisce questo principio;
-
- Sol gli asini si ponno bastonare,
- Se una tal bestia fussi, patirei.
-
-[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar
-ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case
-di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle
-rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_.
-
-[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato
-come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma.
-
-[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.
-
-[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca
-di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno
-ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr.
-anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV.
-(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.).
-
-[234] Giov. Villani, VIII, 70.
-
-[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). —
-Corio, fol. 417, 421.
-
-[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in
-terzine.
-
-[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli
-Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray
-prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie
-di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate
-da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor.
-Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433.
-
-[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle
-metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla
-porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore
-(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure,
-non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_.
-XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare
-la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre
-potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.
-
-[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19.
-
-[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del
-secolo XV.
-
-[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_
-del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della
-caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua
-casa. Cfr. vol. I, pag. 350.
-
-[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap.
-49.[243]
-
-[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto,
-che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere
-una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso
-Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed
-una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel
-quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il
-resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa
-abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di
-Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una
-collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno
-dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di
-voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno
-dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli
-veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16
-Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_.
-
-[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad
-a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461
-(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le
-statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per
-lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste
-durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza
-dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III.
-Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_
-di Nic. Lauckmann.
-
-[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero
-trarne partito.
-
-[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_,
-Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le
-rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833.
-— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione
-di Pathelin.
-
-[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli
-di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva
-con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi
-vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p.
-53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel
-1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.
-
-[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82.
-
-[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg.
-_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_.
-
-[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione
-di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva
-macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della
-Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il
-card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino
-il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v.
-Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.
-
-[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella
-crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.
-
-[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p.
-383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere
-di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con
-ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere
-di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma
-rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come
-il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg.
-
-[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767.
-
-[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36.
-
-[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed.
-Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.
-
-[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa
-pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_.
-presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.
-
-[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea
-vedere_.
-
-[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.
-
-[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che
-lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per
-alludere al nome del papa, Silvio.
-
-[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII,
-col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi
-spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono,
-insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. —
-E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si
-loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di
-caccia.
-
-[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro
-usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento
-di Pio II nel 1459.
-
-[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._
-II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I,
-pag. 63 e 69.
-
-[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile
-fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza
-dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto
-rappresentare «l'età dell'oro».
-
-[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_.
-
-[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17.
-
-[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg.
-
-[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle
-feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di
-pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in
-Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491.
-Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233.
-
-[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La
-descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.
-
-[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.
-
-[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5
-marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche
-cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche
-Mythologie_.
-
-[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. —
-Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di
-Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.
-
-[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119.
-
-[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119.
-
-[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus
-Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo
-timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni.
-Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.
-
-[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver
-assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano
-Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima
-ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la
-Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch.
-Stor._ III, p. 305.
-
-[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina
-196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di
-Alfonso a Napoli.
-
-[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260.
-
-[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e
-segg.
-
-[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di
-figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate
-eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli
-equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito
-del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo
-palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col.
-909, ad a. 1490.
-
-[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia
-nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi
-le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti
-a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si
-veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal
-des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360.
-
-[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.
-
-[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118
-e segg.
-
-[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251.
-
-[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza
-importantissima nel suo genere.
-
-[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_.
-
-[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una
-ruota s'ebbe per sinistro augurio.
-
-[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47.
-
-[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si
-chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei
-_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.
-
-[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V,
-foli 28.
-
-[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. —
-Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. —
-Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat.
-XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ —
-Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV,
-col. 384.
-
-[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima.
-Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.
-
-[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211.
-
-[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano
-ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del
-palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.
-
-[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_,
-Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII,
-p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una
-parte principale nella formazione di queste feste.
-
-[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere
-più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la
-Francia e la Spagna.
-
-[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._
-
-[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo
-attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France
-nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).
-
-[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere
-inedite_, vol. I).
-
-[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo),
-la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente
-conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1
-e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il
-_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di
-quel poema.
-
-[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57.
-
-[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè
-Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di
-accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica
-del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso
-dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della
-vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in
-quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana.
-
-[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et
-ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.
-
-[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I,
-pag. 147 e segg.
-
-[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de
-Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda
-osservazione psicologica.
-
-[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_
-XVI, I, p. 415).
-
-[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7.
-
-[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464.
-
-[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837.
-
-[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono,
-oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI,
-_str._ 83, pag. 104 e segg.
-
-[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74.
-
-[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come
-estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum,
-amans justitiae_.
-
-[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una
-forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza
-della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima.
-
-[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante
-il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180.
-
-[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto
-in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch.
-Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi
-alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era
-un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo.
-
-[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che
-il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela
-l'adulterio.
-
-[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.
-
-[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4.
-
-[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso
-il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il
-fatto potrebbe costar la testa all'assassino.
-
-[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_,
-L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede
-il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca
-di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili,
-appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli
-dimentica affatto di dircelo.
-
-[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim.
-
-[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa
-risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del
-1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.
-
-[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è
-fortunatissimo anche nel campo d'amore.
-
-[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la
-guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo
-fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee
-d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova,
-Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in
-ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.
-
-[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna,
-ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di
-persone.
-
-[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis
-vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le
-cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi)
-_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte
-da B. Cellini I, 70.
-
-[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni
-degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori
-fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere.
-
-[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso
-Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg.
-
-[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956.
-
-[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione
-si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte
-dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed.
-Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore,
-che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa
-attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.
-
-[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9.
-
-[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii
-II_, presso Murat. III, II, col. 988.
-
-[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti
-abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura,
-non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente
-ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene
-più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che
-vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e
-la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non
-era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. —
-Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti.
-_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in
-occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con
-sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si
-sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere
-avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si
-tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani
-VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480.
-
-[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il
-_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre
-all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai
-pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran
-romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde
-a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di
-Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere.
-
-[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli
-non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e
-di una continua superstizione astrologica.
-
-[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_.
-1425.
-
-[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338.
-
-[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia
-reso gravida anche la propria figlia e simili.
-
-[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata
-senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).
-
-[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le
-persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali
-prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli
-uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la
-dominazione straniera del secolo XVI.
-
-[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi
-già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e
-precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale
-riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed
-Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita
-del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_.
-
-[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi
-mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto
-trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via
-eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli
-menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte»
-fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di
-quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale
-vegg. in P. Giovio, p. 387.
-
-[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in
-dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu
-l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc.
-
-[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II,
-col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia,
-quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere
-ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua
-aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore
-assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua
-avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo
-derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo
-genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di
-idee allora si vivesse e si agisse.
-
-[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.
-
-[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_.
-
-[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà
-napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo,
-dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14.
-
-[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il
-Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32.
-
-[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere
-apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_.
-
-[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_.
-
-[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di
-Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche
-coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben
-essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore
-domenicano.
-
-[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.
-
-[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo
-è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della
-vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e
-segg., citato già a pag. 92.
-
-[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato
-ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori
-restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina,
-Vitae Pontiff. p. 311.
-
-[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I.
-
-[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125.
-
-[356] Per vero molto incostante.
-
-[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco,
-cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg.
-specialmente la 57.
-
-[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362.
-
-[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san
-Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad
-un tale spediente.
-
-[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno
-della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di
-benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro,
-dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in
-simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con
-queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava
-oltre il vero_.
-
-[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli
-trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano
-le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di
-quando era venuto.
-
-[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel
-loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.
-
-[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10.
-
-[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr.
-Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._
-presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI,
-col. 898.
-
-[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865.
-
-[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819.
-
-[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice:
-canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni,
-quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di
-Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve
-incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile
-emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_
-accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al
-giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si
-raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per
-abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.
-
-[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e
-segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24.
-
-[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo
-contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che
-essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.
-
-[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra
-esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto
-distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari,
-III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi
-arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.
-
-[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto.
-
-[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto
-espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si
-può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno
-strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò
-una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c.
-pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu
-forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag.
-597, 626, 631, 637, 647.
-
-[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor.
-bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De
-viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo
-una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.
-
-[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei
-Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa
-intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno
-(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto
-sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa
-sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina:
-_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem
-pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam
-ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria
-pereat_.
-
-[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna
-distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo
-riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno
-come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per
-causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin
-dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di
-magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi,
-quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua
-per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17.
-Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti
-questuanti di Apulejo.
-
-[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431.
-
-[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
-
-[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la
-tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva
-voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione
-e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).
-
-[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei
-monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a
-Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).
-
-[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti
-poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei
-francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523,
-1526, 1529.
-
-[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112.
-
-[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali
-di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. —
-Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º
-Firenze, Le Monnier).
-
-[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto
-restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere
-comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi
-mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei
-fiorentini.
-
-[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano
-donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla
-Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.
-
-[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro)
-_altrimenti che col fuoco_.
-
-[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso
-Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.
-
-[387] Col titolo: _De rusticorum religione_.
-
-[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil
-genere.
-
-[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama:
-
- Ista superstitio, ducens a Manibus ortum
- Tartareis, sancta de religione facessat
- Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.
-
-Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca
-contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita
-di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese
-spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati
-adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si
-parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen.
-Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto
-più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una
-pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov.
-_Histor_. XXI, 8.
-
-[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i
-nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di
-_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo
-senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate.
-
-[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.
-
-[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla
-schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che
-vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.
-
-[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex,
-ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc.
-
-[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un
-bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte.
-— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il
-Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum
-habita est_.
-
-[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno
-dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.
-
-[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._
-
-[397] Matteo Villani, III, 15 e 16.
-
-[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente
-in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente
-conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a
-razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi
-del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era
-sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie
-lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da
-Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la
-santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198.
-
-[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto
-nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse
-l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa
-specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata
-Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario
-può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san
-Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia
-settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente
-permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_.
-III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta
-la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di
-sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518).
-
-[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni,
-_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra,
-che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni
-rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti
-nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno:
-
- Nunc autem, postquam penitus natura Satanum
- Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,
- Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos
- Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;
- Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum
- Marmora, et aeternae decora immortalia famae....
-
-[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De
-sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del
-preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai
-disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere
-favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.
-
-[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S.
-Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc.
-
-[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_,
-p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione
-speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656.
-
-[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti
-di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).
-
-[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente
-il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio
-lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.
-
-[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa
-pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos
-postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl.
-Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei
-Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni
-eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed
-eccitarle a penitenza.
-
-[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.
-
-[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.
-
-[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle
-dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a
-Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV,
-col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso
-Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la
-sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo
-compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il
-cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi
-nella mente degli uomini futuri_.
-
-[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800.
-
-[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
-
-[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della
-Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De
-rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno
-di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco.
-
-[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi
-che la cosa era disposta _con gran misterio_.
-
-[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326,
-386, 401.
-
-[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star
-bene con Iddio_, dice l'annalista.
-
-[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di
-Perugia.
-
-[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma
-evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai
-preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.
-
-[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo»
-pag. 110.
-
-[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si
-poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.
-
-[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio,
-_Nov._ 46, 48, 49.
-
-[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la
-religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una
-lacuna.
-
-[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e
-segg. Cfr. str. 141 e segg.
-
-[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg.
-
-[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine.
-
-[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio,
-nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg.
-121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta
-per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di
-pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag.
-246).
-
-[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo
-anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia
-spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni
-prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed.
-Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam
-in aerem evanescere, in auras affluere_.
-
-[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro
-di Lucrezio.
-
-[428] _Inferno_, VII, 67-96.
-
-[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei
-pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV,
-156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.
-
-[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col.
-532.
-
-[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre
-quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX.
-
-[432] Paul. Jovii _Elogia liter._
-
-[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi
-le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc.
-
-[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la
-filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia.
-
-[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si
-miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._
-
-[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di
-nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da
-osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa
-beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto
-vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta
-quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel
-deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli
-portò i zoccoli_.
-
-[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L.
-III c. 13.
-
-[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915.
-
-[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato
-con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II,
-IV, c. 154, nota.
-
-[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.
-
-[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611.
-
-[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_.
-
-[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno
-degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è
-scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag.
-201 e nota.
-
-[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.
-
-[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909:
-_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae
-rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim
-praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia
-stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come
-quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti.
-In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per
-mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista,
-doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa.
-
-[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._
-
-[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli
-angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più
-serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o
-il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_.
-
-[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18.
-
-[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti
-quivi ritualmente prescritti.
-
-[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p.
-598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag.
-51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio,
-presso Murat. XX, col. 1017.
-
-[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato
-Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude
-ad un astrologo della città.
-
-[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare
-che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei
-professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella
-Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed.
-Bossi, V, pag. 283.
-
-[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale
-e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov.
-Villani, VI, 81.
-
-[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era
-_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto
-IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.
-
-[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco
-Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione
-pubblicò molti segreti del Papa.
-
-[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247.
-
-[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien
-menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di
-Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si
-dice tedesco di nazione.
-
-[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro
-secondo.
-
-[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro
-Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria
-miseria.
-
-[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro,
-quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora
-nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva
-provare, se la predizione era vera.
-
-[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il
-figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita
-al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV,
-II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il
-medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia
-annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed
-in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_.
-
-[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in
-Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso
-Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco
-Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo
-meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413.
-
-[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto
-vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._
-presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di
-spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_,
-Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I.
-
-[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov.
-Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol.
-I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del
-più tardo medio-evo.
-
-[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli,
-_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che
-promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro
-sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva
-suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli
-talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del
-Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi
-da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove
-aveva insegnato, tornava a Forlì.
-
-[466] Matteo Villani, XI, 3.
-
-[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come
-onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.
-
-[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_.
-
-[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II,
-col. 1617.
-
-[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi,
-_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche
-in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la
-mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con
-segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305.
-
-[471] Azario, presso il Corio, fol. 258.
-
-[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un
-astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al
-sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna,
-«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue
-cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento
-della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal
-des Ursins ad a. 1396.
-
-[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel
-1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine
-cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde.
-
-[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12.
-
-[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause,
-e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato
-qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli
-dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso
-del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5.
-
-[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV;
-secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium
-naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che
-noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_.
-
-[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_):
-_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro
-entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis
-Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163).
-
-[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi
-citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra
-aver pensato ugualmente.
-
-[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro
-dottrine.
-
-[480] Giov. Villani, III, I, X, 39.
-
-[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.
-
-[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931),
-quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a
-questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista,
-cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor
-conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI,
-67.
-
-[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è
-visibile una credenza almeno nei pronostici.
-
-[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII.
-
-[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il
-suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a
-scribendo deterruisse videatur_.
-
-[486] _De rebus coelestibus_.
-
-[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria
-di Dante nel principio del «Convito».
-
-[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera
-a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226,
-dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al
-Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude,
-che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.
-
-[489] _Ricordi_, l. c. N. 57.
-
-[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio
-all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).
-
-[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le
-profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta
-in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177.
-
-[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208.
-
-[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514.
-
-[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515;
-cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello
-scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S.
-Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la
-testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto.
-
-[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_
-presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio
-concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371.
-
-[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al
-Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso
-all'astrologia.
-
-[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c.
-53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente
-accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole
-ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione
-delle sorti che vi vanno connesse.
-
-[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20.
-
-[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir
-dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr.
-Rabelais, _Pantagruel_, III, 10.
-
-[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo
-_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le
-lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47.
-Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che
-egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri
-nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX,
-col. 1016.
-
-[501] Parte II, _Nov._ I.
-
-[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante,
-il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo
-dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii;
-e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di
-contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.
-
-[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467.
-L'amministratore morì di spavento.
-
-[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._
-
-[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de'
-Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.
-
-[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non
-rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in
-un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171
-(vol. I, p. 282).
-
-[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che
-intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi
-di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I
-particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58.
-
-[508] Jov. Pontan. _Antonius_.
-
-[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando
-di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La
-legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero
-encantatione d'immundi spiriti a nuocere._
-
-[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag.
-532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_.
-
-[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum
-potens._
-
-[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI
-non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena
-scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate,
-tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L.
-III, cap. 9.
-
-[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10.
-
-[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65.
-
-[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se
-il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero
-se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo
-dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_
-VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto
-Pompeo.
-
-[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis
-desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso
-di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare
-affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di
-un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come
-la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi
-delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto
-processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto
-dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase
-delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che
-in allora nuovamente si riprodussero.
-
-[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.
-
-[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per
-esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12.
-
-[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._
-III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897,
-parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine
-dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses
-cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei
-veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor.
-arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che
-getta gli altri frequentatori sulla pubblica via.
-
-[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle
-streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono
-distesamente tutte le loro ribalderie.
-
-[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane
-apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano
-certe _malìe_.
-
-[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152.
-
-[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa,
-_De occulta philosophia_, cap. 39.
-
-[524] _Septimo Decretal_. l. c.
-
-[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.
-
-[526] Ibid. IX, 201 e segg.
-
-[527] Ibid. X, 770 e segg.
-
-[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti
-sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche
-teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri
-(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa
-sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI).
-
-[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera
-_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni
-d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della
-prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue
-teorie al Sacco di Roma del 1527.
-
-[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse
-mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440),
-il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in
-Italia neanche un lontano riscontro.
-
-[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella
-«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto
-dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti
-pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono
-aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio
-Turon. VIII, 33.
-
-[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14.
-
-[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III,
-1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante,
-_Inferno_, XIII, 146.
-
-[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119,
-una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra
-con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam
-se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem
-virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche
-questa del destino.
-
-[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli
-_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte
-amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p.
-43.
-
-[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam
-Petrum, Anacletum et Linum imitatus_.
-
-[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione
-ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron.
-Petershusanum_, I, 13 e 16.
-
-[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena.
-
-[539] Bandello, III, _Nov._ 52.
-
-[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni
-giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare
-di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. —
-Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide,
-Phantas._ XVIII.
-
-[541] Benv. Cellini, I. c. 64.
-
-[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini,
-il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e
-simili sciocchezze».
-
-[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella
-Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A
-questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato,
-col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e
-regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso
-volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran
-turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è,
-come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo
-scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di
-Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della
-vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese
-Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso
-del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di
-Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel
-lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi.
-
-[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex
-florent. codicibus_, Tom. II).
-
-[545] Di questa specie particolare di superstizione molto
-diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco
-nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60.
-
-[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_.
-
-[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti.
-
-[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non
-conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato
-alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare
-il suo oroscopo.
-
-[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_.
-
-[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie
-della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_,
-cap. 57, 52.
-
-[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122.
-
-[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque
-fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più
-vivacità e _ab irato._
-
-[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag.
-286 e seg.
-
-[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub
-voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. —
-Macaroneide, Chant._ XII.
-
-[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta
-riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione
-di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.
-
-[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg.
-— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p.
-122, _Vita di Piero di Cosimo_.
-
-[557] Jov. Pontan. _Charon_.
-
-[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II.
-
-[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino,
-_Venezia_, L. XIII, p. 243.
-
-[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260.
-
-[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8.
-
-[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8.
-
-[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo:
-_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro
-dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle
-anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone
-X_, ed. Bossi, II, p. 288.
-
-[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan.
-_Pharsal_, IX, sul principio.
-
-[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).
-
-[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le
-opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli
-uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra,
-debitamente sieno date le stelle_.
-
-[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109.
-
-[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio
-dello scultore Nicolò dell'Arca:
-
- Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant
- Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.
-
-(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912).
-
-[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi.
-
-[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei
-quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io
-sarei stato l'uomo più infelice del mondo.
-
-[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2.
-
-[572] _Del governo della famiglia_, p. 114.
-
-[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa
-parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota):
-
- «Dii. quibus tam Coryciùs venusta
- Signa, tam dives posuit sacellum,
- Ulla si vestros animos piorum
- Gratia tangit,
- Vos jocos risusque senis faceti
- Sospites servate diu; senectam
- Vos date et semper viridem et Falerno
- Usque madentem.
- At simul longo satiatus aevo
- Liquerit terras, dapibus Deorum
- Laetus intersit, potiore mutans
- Nectare Bachum».
-
-[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg.
-
-[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a
-suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._
-178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_.
-
-[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad
-Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_.
-
-[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la
-cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII,
-p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso
-Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il
-Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le
-altre poesie qui nominate.
-
-[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo
-_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere
-specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso
-deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più
-spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo:
-i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306
-nota) ne formano come il complemento.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
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-
-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II, by Jacob Burckhardt</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
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-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Jacob Burckhardt</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Translator: Diego Valbusa</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: January 03, 2021 [eBook #64206]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni, Carlo Traverso and the Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-LA CIVILTÀ
-<span class="smaller">DEL SECOLO</span>
-DEL RINASCIMENTO
-<span class="smaller">IN ITALIA<br /><br />
-VOLUME II.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">LA CIVILTÀ</span><br />
-<span class="xx-small">DEL SECOLO</span><br />
-DEL RINASCIMENTO<br />
-<span class="xx-small">IN ITALIA</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-SAGGIO<br />
-<span class="x-small">DI</span><br />
-<span class="x-large">JACOPO BURCKHARDT</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="small">TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA<br />
-DAL PROFESSORE</span><br />
-<span class="large">D. VALBUSA</span><br />
-con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore
-</p>
-
-<p class="pad1">
-VOLUME II
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="small">IN FIRENZE</span><br />
-<span class="large">G. C. SANSONI, EDITORE</span><br />
-1876
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p>
-
-<h2 id="parte4">PARTE QUARTA
-<span class="smaller">SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">Viaggi degli Italiani.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono
-il progresso, raggiunto un alto grado di sviluppo
-individuale ed educati alla scuola dell'antichità, gli Italiani
-si volgono ora alla scoperta del mondo esteriore
-e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte.
-Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne
-ora i progressi, che più convenientemente dovrebbero
-riserbarsi ad una trattazione speciale.
-</p>
-
-<p>
-Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane
-regioni noi non possiamo permetterci qui che alcune
-considerazioni generali. Le Crociate aveano aperto agli
-Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, e risvegliato
-dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera.
-Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto
-si sia collegato con lo spirito d'investigazione scientifica
-o si sia posto del tutto al servigio di quest'ultima; ma
-non v'ha dubbio che ciò accadde in Italia assai per tempo
-e in modo più largo e compiuto, che non in qualsiasi
-altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani aveano
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-preso una parte molto diversa da quella degli altri
-popoli d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali
-in oriente; e da tempo immemorabile il Mediterraneo
-aveva svolto negli abitatori delle sue rive tendenze
-affatto speciali, per cui avventurieri nel senso
-nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole,
-diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente
-famigliarizzati con tutti i porti orientali del Mediterraneo,
-accadde invece che i più intraprendenti si sentissero
-portati ad abbracciare la vita nomade e vagabonda dei
-viaggiatori arabi, che vi s'incontravano dappertutto,
-avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più
-o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi
-involti nelle correnti del mondo mongolico e
-furono portati sempre più innanzi sino ai piedi del gran
-trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico noi troviamo
-assai per tempo singoli Italiani associati a questa
-o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora
-sin dal XIII secolo trovarono le Canarie,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e genovesi
-pur furono quelli, che nello stesso anno 1291,
-quando appunto andava perduta Tolemaide, ultimo avanzo
-dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che si
-conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>
-sotto questo riguardo adunque Colombo non fu il
-solo, ma il più grande in una schiera numerosa di Italiani,
-che navigarono in mari remoti al servizio delle
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già
-colui, che casualmente approda pel primo ad un paese,
-ma chi, dopo averlo cercato, lo trova, e se costui soltanto
-raccoglie la gloria di tutti gli sforzi de' suoi predecessori
-e acquista il diritto di portar pel primo la
-parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando
-anche si volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo
-in qualsiasi spiaggia, rimarranno pur sempre il popolo
-scopritore per eccellenza durante tutto il periodo ultimo
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla
-storia speciale delle scoperte. Ma non per questo verrà
-mai meno l'ammirazione dovuta alla grandiosa figura
-del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un nuovo
-continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè
-dire: il <i>mondo è poco</i>, la terra non è così grande, come
-si crede. Mentre la Spagna dava all'Italia un Alessandro
-VI, l'Italia dava alla Spagna un Colombo: poche
-settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio 1503),
-questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera
-agli ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai
-leggere senza un senso di profonda commozione. E in
-un codicillo, datato da Valladolid nel 4 maggio 1506, lascia
-egli «alla sua diletta patria, la repubblica di Genova»,
-quel libro di preghiere, che gli fu regalato da
-papa Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto
-nel carcere, nelle lotte e in ogni specie di avversità».
-Si direbbe quasi che con ciò il grand'uomo avesse avuto
-in mira di diffondere un ultima aureola di perdono e di
-pace sull'abborrito nome dei Borgia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto
-ai viaggi degli Italiani, ci si impone altresì, per l'indole
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-del nostro lavoro, rispetto allo sviluppo che ebbe presso
-di loro l'esposizione dei dati e delle dottrine geografiche,
-ossia riguardo alla parte, che essi presero al progressivo
-allargarsi della cosmografia. Ma anche un semplice
-confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli
-mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili.
-Dove, fuori d'Italia, alla metà del secolo XV,
-avrebbesi potuto trovare in un uomo solo tante cognizioni
-geografiche, statistiche e storiche, quante si riscontrano
-in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto
-larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro
-cosmografico, ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli
-egli descrive con sempre uguale maestria paesi,
-città, costumi, industrie prodotti, condizioni politiche e
-costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla
-fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che
-ha attinto dai libri si nota generalmente una certa fiacchezza
-e quasi perplessità. Anche il breve schizzo,<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che
-egli ci dà di una vallata del Tirolo, dove Federigo III
-gli conferì una prebenda, non lascia senza osservazione
-nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela
-nel suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva
-e comparativa, quale soltanto poteva avere un
-connazionale di Colombo, nutrito di buoni studi. Mille
-altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò che egli
-vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso
-a darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo
-e il tempo la domandavano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<p>
-Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>
-il voler distinguere con precisione ciò che si deve riguardare
-come un portato degli studi dell'antichità da ciò,
-che è da ascrivere al genio speciale degli Italiani. Essi
-considerano e trattano le cose di questo mondo da un
-punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere
-esattamente gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia
-un popolo semi-antico e perchè le loro condizioni politiche
-ve li predispongono; ma non sarebbero così rapidamente
-giunti ad un tal grado di maturità, se gli antichi geografi
-non avessero già loro additato la via. Incalcolabile
-da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie
-italiane già esistenti sullo spirito e sulle tendenze
-dei viaggiatori e degli scopritori. Anche il semplice
-dilettante di una scienza, quale, ad esempio, sarebbe
-Enea Silvio, se per un momento lo si volesse collocar
-tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino
-prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il
-nuovo terreno indispensabile di una opinione pubblica
-prevalente, di un preconcetto favorevole ad una impresa.
-Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo dello scibile sanno
-valutare tutta l'importanza del servigio, che con ciò vien
-reso agli arditi loro concepimenti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Le scienze naturali in Italia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa.
-Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia:
-i serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo
-delle scienze naturali, noi non possiamo far altro che
-rinviare il lettore ai trattati speciali, fra i quali non ci
-è nota che l'opera evidentemente troppo superficiale e
-dogmatica del Libri.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> La contesa sulla priorità di singole
-scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo
-del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è
-possibile che sorga un uomo, il quale, fornito di una
-cultura assai limitata, per irresistibile impulso si getta
-in braccio all'empirismo e, per una felice disposizione
-naturale, fa progressi maravigliosi. Tali furono Gerberto
-di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù,
-si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere
-del loro tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima
-dello scopo, che avevano in vista. Una volta squarciato
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-il velo dell'errore, tolto il fascino delle tradizioni, e dell'autorità
-delle scuole e superato quel religioso terrore
-che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono
-d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa
-quando lo spirito d'osservazione e d'investigazione della
-natura è privilegio speciale di un popolo intero, e conseguentemente
-lo scopritore non è nè minacciato, nè
-condannato al silenzio, ma può anzi contare sul consenso
-e sul favore universale. E in tali condizioni pare
-essersi trovata appunto allora l'Italia.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> Non senza orgoglio
-i naturalisti italiani additano le prove e gl'indizi,
-pei quali non si può dubitare dell'empirismo di Dante
-nello studio della natura.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Intorno a certe singole scoperte
-o priorità nella menzione di speciali fenomeni, che
-essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio;
-ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso
-dinanzi alla grande potenza di osservazione, che
-traluce da tutte le sue immagini e similitudini. Più
-assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse appariscono
-in lui desunte dalla vita reale tanto della natura,
-che dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice
-studio di ornamento, ma per porgere un'idea quanto più
-sia possibile adeguata di ciò che vuol dire. Nell'astronomia
-poi egli dà prove di cognizioni affatto speciali,
-quantunque non si debba disconoscere che molti di quei
-passi del suo gran poema che ora destano stupore, in
-allora fossero intesi universalmente. Dante infatti, senza
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-tener conto della sua erudizione, si fonda sopra un'astronomia
-popolare molto diffusa al suo tempo e che gli
-Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato
-già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere
-e del tramontare delle costellazioni non è oggidì più
-necessaria per l'uso introdotto degli orologi e dei calendari,
-e con essa andò perduto anche tutto quell'interesse,
-che il popolo era solito di prendere per tanti altri fatti
-astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli
-insegnamenti per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che
-Dante non sapeva, che cioè la terra si gira intorno al
-sole; ma, fatta eccezione degli uomini della scienza,
-l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo
-alla più completa indifferenza.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali
-deviò poscia l'astronomia, non provano nulla contro le
-tendenze empiriche degli Italiani d'allora; esse non furono
-che attraversate e vinte per un momento dalla
-smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di
-questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo
-a studiare il carattere morale e religioso della
-nazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era
-mostrata quasi sempre assai tollerante, ed anche contro
-la schietta investigazione della natura essa non procedette
-mai con rigore, se non quando le accuse — vere
-o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e
-di negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso.
-Ma la questione, che importerebbe risolvere, sarebbe
-propriamente di sapere sino a qual punto ed in quali
-casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte i francescani,
-abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia
-abbiano continuato a condannare, sia per connivenza
-verso i nemici degli accusati, sia per tacita avversione
-contro lo studio della natura in generale e più specialmente
-poi contro ogni esperimento scientifico. Quest'ultimo
-caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe
-pressochè impossibile l'addurne le prove. Ciò che può
-aver cagionato nel nord simili persecuzioni, l'opposizione
-ostinata del sistema ufficiale della scienza fisica accettato
-dagli scolastici contro i novatori, come tali, non potrebbe
-quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si sa
-che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV)
-non cadde vittima che dell'invidia collegiale di un altro
-medico, che lo accusò presso l'Inquisizione di eresia e di
-magia,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> ed altrettanto si può supporre anche rispetto al
-suo contemporaneo padovano, Giovannino Sanguinacci,
-perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma
-questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio.
-Per ultimo non bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani,
-come inquisitori, non ebbero mai tanta potenza,
-come nei paesi settentrionali; sì i tiranni, che le repubbliche
-più d'una volta nel secolo XIV diedero prove tali
-di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice
-investigazione della natura, ma molte altre cose
-ben più rilevanti andarono impunite. Ma quando, col secolo
-XV, l'antichità prevalse in tutti i rapporti della vita,
-la breccia aperta nel vecchio sistema s'allargò in favore
-d'ogni specie di indagine profana, con questo però che
-l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-allo studio empirico della natura.<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> In mezzo a ciò si risveglia
-pur sempre qua e là di nuovo l'Inquisizione e
-punisce o manda al rogo qualche medico, perchè bestemmiatore
-e negromante, nè, in tali casi, si può mai
-dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto
-motivo della condanna. Ma, anche in onta a tutto questo,
-sul finire del secolo XV l'Italia con Paolo Toscanelli,
-Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era senza paragone
-il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di
-scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si
-riconoscevano suoi discepoli, non esclusi nemmeno il
-Regiomontano e il Copernico.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso
-alle scienze naturali si ha anche nello zelo, con cui
-si cercò assai per tempo di mettere insieme delle collezioni
-per lo studio comparativo delle piante e degli animali.
-Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto di essere
-stata la prima a possedere orti botanici, sebbene
-parrebbe che in sulle prime essi non esistessero che con
-intenti di pratica utilità, e d'altronde sia anche discutibile
-il vanto di priorità, ch'essa si arroga. Senza paragone
-più importante invece è il fatto, che tanto i principi,
-quanto i ricchi privati, nel mettere insieme i loro giardini
-di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far
-collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di
-specie diverse. Così nel secolo XV il magnifico giardino
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-di villa Careggi dei Medici ci vien dipinto pressochè
-come un orto botanico,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> ricco di innumerevoli specie di
-alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo
-XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio
-nella campagna romana,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> non lungi da Tivoli, dove erano
-siepi di rose d'ogni specie, alberi d'ogni sorta, piante
-fruttifere di tutte le possibili varietà e un grande orto
-con venti specie di uve. Qui evidentemente si ha qualche
-cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali
-universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini
-di tutti i castelli e dei conventi degli altri paesi
-d'occidente: oltre ad una cultura assai progredita delle
-piante fruttifere pei vantaggi che se ne ritraggono, si
-vede un interesse speciale per le piante in sè medesime,
-per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia
-dell'arte c'insegna come solo più tardi questa passione
-delle collezioni fece luogo alle esigenze del gusto architettonico
-pittoresco.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non
-si può immaginare scompagnato da uno spirito superiore
-d'osservazione. Il facile trasporto dai porti meridionali
-ed orientali del Mediterraneo e le condizioni favorevoli
-del clima italiano rendevano possibile l'acquisto delle
-maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando
-in quando ne facevano i Sultani.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> L'animale preferito
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-tanto nelle repubbliche, che nei principati è di regola
-il leone, anche se non figuri nel loro stemma, come era
-appunto il caso di Firenze.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Le tane, dove si tenevano
-rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in prossimità
-di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze;
-quelli di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio.
-Infatti questi animali si adoperavano talvolta per l'esecuzione
-delle sentenze capitali in affari politici,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e tenevano
-inoltre vivo nel popolo un certo rispettoso spavento.
-Di più, il loro contegno si aveva in conto di un misterioso
-pronostico: la loro fecondità si riguardava come
-un segno d'imminente prosperità generale, ed anche
-Giovanni Villani non crede di derogare alla propria dignità
-notando di avere assistito di persona al parto di
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-una leonessa.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> I lioncelli usavasi di regalarli alle città
-e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio
-al valore.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei
-leopardi, pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito
-domatore.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Borso da Ferrara faceva combattere i suoi
-leoni con tori, orsi e cinghiali.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>
-</p>
-
-<p>
-Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti
-di necessario lusso, in parecchie corti principesche dei
-veri serragli. «Alla magnificenza di un gran, signore,
-scrive Matarazzo, s'appartiene di possedere cavalli, cani,
-muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì buffoni,
-cantanti e bestie feroci».<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Il serraglio di Napoli al tempo
-di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni
-del monarca di Bagdad, a quanto sembra.<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Filippo Maria
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-Visconti possedeva non solo dei cavalli, che vennero pagati
-500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, e pregiatissimi
-cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire
-da diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi
-uccelli da caccia, che avea fatto raccogliere in tutto il
-settentrione, non gli costava meno di 3000 ducati d'oro
-ogni mese.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Emanuele il grande, re di Portogallo, sapeva
-bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando
-gli mandò un elefante ed un rinoceronte.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> E per tal
-modo si veniva ponendo le basi della scienza zoologica
-e della botanica.
-</p>
-
-<p>
-Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi
-dall'allevamento delle razze cavalline, delle quali quella
-mantovana di Francesco Gonzaga passava per la prima
-d'Europa.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> L'uso di attribuire un pregio speciale a certe
-razze è certamente tanto antico, quanto l'arte del cavalcare,
-e la produzione artificiale di razze ibride deve
-essere stata comune specialmente sin dal tempo delle
-Crociate; ma, quanto all'Italia, la conquista dei premi
-nelle corse, che si davano in qualunque città di qualche
-importanza, era il movente più efficace per cercarvi la
-produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma
-celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-gl'infallibili corridori di questa specie, ma, oltre a ciò,
-anche i più nobili cavalli da battaglia, e in generale
-cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti a gran signori,
-si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga
-teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e
-d'Irlanda, nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e,
-per avere quest'ultime, egli coltivava costantemente
-l'amicizia dei Gransultani. Tutte le varietà furono quivi
-tentate per produrre quanto più si potesse di eccellente
-e di perfetto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma a questo tempo non mancò neanche quello che
-si direbbe un serraglio d'uomini: il celebre cardinale
-Ippolito de' Medici,<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> figlio bastardo di Giuliano duca di
-Nemours, manteneva nella strana sua corte una schiera
-di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti
-ed erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la
-razza, alla quale appartenevano. Qui infatti si vedevano
-incomparabili volteggiatori di puro sangue moresco tolti
-alle regioni settentrionali d'Africa, arcieri tartari, lottatori
-negri, palombari indiani e turchi, che tutti insieme,
-specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale.
-Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535),
-questa turba svariata ne portò a spalle la salma da Itri
-a Roma, e al lutto generale della città per la perdita
-di un signore così liberale confuse le sue nenie funebri,
-espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime
-gesticolazioni.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani
-nello studio delle scienze naturali e della varietà
-e ricchezza dei prodotti della natura in generale, non
-sono che cenni imperfettissimi del molto di più, che potrebbe
-dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore,
-sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto
-di lasciare in questa parte del suo libro; ma egli non
-esita a confessare che di molte delle opere speciali, che
-potrebbero abbondantemente riempirla, non ha potuto
-vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il
-Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea
-Silvio e le sue descrizioni.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche
-un'altra maniera di accostarsi alla natura, ed in un
-senso affatto particolare. Gli Italiani sono i primissimi
-fra i moderni, che intravidero e gustarono il lato estetico
-del paesaggio.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo
-e complicato svolgimento della cultura, e la sua origine
-è assai difficile da rintracciare, in quanto che un sentimento
-segreto di questa specie può esistere da lungo
-tempo, prima che si manifesti nella poesia e nella pittura
-e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo.
-Presso gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si
-restrinsero alla rappresentazione di tutto il ciclo della
-vita umana, prima di passare e descrivere quella della
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-natura, e quest'ultima rappresentazione rimase pur
-sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che,
-da Omero in poi, in un numero grandissimo di espressioni
-e di versi apparisca evidente l'impressione sempre
-più forte, che la natura veniva facendo sull'uomo. Più
-tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro signorie
-sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con
-sè una naturale predisposizione a sentire altamente il
-lato spirituale della scena campestre, e quand'anche il
-Cristianesimo le abbia costrette per un certo tratto di
-tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, nei laghi
-e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti
-falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo
-stadio di transizione fu presto assai da esse superato.
-Egli è un fatto che ancora nel colmo del medio-evo,
-intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento
-schietto e profondo del mondo esteriore, che si
-manifesta chiaramente nei canti dei menestrelli delle diverse
-nazioni.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Da essi traspare un vero entusiasmo pei
-fenomeni più semplici, quali l'apparir della primavera
-e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi.
-Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i
-loro personaggi, i crociati, che pur corsero tanta parte
-di mondo, in quei canti quasi non figurano più come
-tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio ci descrive
-con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature
-dei guerrieri, non è che imperfettissima nella
-descrizione dei luoghi, e il grande Volframo di Eschenbach
-ci dà appena un'immagine sufficiente della scena,
-nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante
-d'ogni paese abitasse o avesse visitato e conoscesse
-perfettamente migliaja e migliaja di castelli situati nelle
-posizioni le più pittoresche. Anche nelle poesie degli
-<i>scolari vaganti</i> (v. pag. 235) manca il senso della
-prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre
-invece le cose vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza
-di colorito, che non se ne trova riscontro in nessun
-menestrello della Cavalleria. Infatti dove trovare
-una descrizione della foresta d'amore simile a questa,
-che noi crediamo di un poeta italiano del secolo XII?
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Immortalis fieret</p>
-<p class="i01">Ibi manens homo:</p>
-<p class="i01">Arbor ibi quaelibet</p>
-<p class="i01">Suo gaudet pomo:</p>
-<p class="i01">Viae myrrha, cinnamo</p>
-<p class="i01">Fragrant et amomo —</p>
-<p class="i01">Conjectari poterat</p>
-<p class="i01">Dominus ex domo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ecc.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da
-lungo tempo monda e purificata da ogni influsso di potenze
-soprannaturali. San Francesco d'Assisi nel suo Inno
-al sole loda il Signore non per altro, che per la creazione
-delle luci del cielo e dei quattro elementi.
-</p>
-
-<p>
-Ma le prove più convincenti della profonda impressione
-esercitata dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano
-con Dante. Egli ci ritrae al vivo in poche linee
-non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar della marina
-sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar
-le selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-coll'unico intento di goder grandiose prospettive<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, uno
-dei primi o il primo forse, dopo i poeti antichi, che abbia
-sentito la bellezza di tali spettacoli. Il Boccaccio lascia
-indovinare, più che non descriva egli stesso, quanta sia
-l'impressione che fanno su lui le scene della natura;
-tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere
-qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che,
-se non altro, avrà esistito nella sua fantasia.<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> Con coscienza
-poi ancor più compiuta il Petrarca, uno dei
-primi uomini perfettamente moderni, mostra l'importanza
-delle grandi scene della natura per un anima sensitiva.
-Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le
-letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco
-della natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi
-<i>Tableaux de la nature</i> i quadri descrittivi più perfetti
-che esistano, Alessandro Humboldt, non s'è mostrato del
-tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, anche
-dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche
-cosa da aggiungere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si
-vuole che a lui si debba la primissima carta d'Italia,<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> — e
-nemmeno ripetè semplicemente quanto avevano
-detto gli antichi,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> ma il vero aspetto della natura trovò
-nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli
-spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale
-occupazione: associando l'una cosa coll'altra, s'intende
-assai facilmente quel desiderio di solitudine erudita, che
-lo incatena a Valchiusa ed altrove, e le sue fughe periodiche
-dal suo secolo e dal mondo.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> Gli si farebbe un
-gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa potenza
-descrittiva della natura si volesse inferire in lui una
-certa mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso
-golfo della Spezia e di Porto Venere, per esempio,
-ch'egli innesta sulla fine del sesto canto dell'«Africa»,
-e che non fu mai fatta da nessuno nè degli antichi, nè
-dei moderni,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non è, a dir vero, niente più che una semplice
-enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che
-risulta dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare
-l'importanza pittoresca di un sito dalla sua utilità.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-In occasione della sua dimora nei boschi di Reggio,
-l'improvviso spettacolo di un grandioso paesaggio agisce
-talmente su lui, che egli continua una poesia da lunghissimo
-tempo interrotta.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> Dove però il suo entusiasmo
-raggiunge il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte
-Ventoux, non lungi da Avignone.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Un vago desiderio di
-godere un ampio orizzonte s'esalta in lui sino al punto
-di una vera passione alla lettura accidentale di quel
-passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo
-di Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma.
-Egli pensa fra sè: come non sarà da scusare in un giovane
-di condizione privata ciò che non si biasima nemmeno
-in un vecchio re? Infatti il salire alle cime di un
-monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza
-inaudita a quanti lo circondavano, nè certo era il caso
-di pensare a trovar amici o conoscenti che lo accompagnassero.
-Il Petrarca non prese adunque con sè che il
-minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in
-avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre
-con costoro avea cominciato già la salita, un vecchio
-pastore lo scongiurava di tornar sui suoi passi: aver
-egli pure, un cinquant'anni innanzi, fatto un simile tentativo,
-ma non averne riportato altro, fuor che le membra
-rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno
-essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non
-si lasciano atterrire per questo, e tra indicibili stenti
-s'avanzano ognor più, sinchè si trovano colle nuvole
-sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli è vero
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno
-ad una descrizione della prospettiva che si apre
-loro dinanzi; ma ciò non accade già perchè il poeta sia
-rimasto freddo e insensibile a quella vista, bensì invece,
-perchè l'impressione fu troppo forte in lui. In quell'altezza
-solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti i fantasmi
-e le follie della sua vita passata: egli si rammenta
-come per l'appunto dieci anni prima era partito ancor
-giovane da Bologna, e volge uno sguardo d'ansioso desiderio
-all'Italia; per ultimo apre un libriccino, che s'era
-preso a compagno di quel viaggio, le confessioni di S. Agostino,
-e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel
-passo del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini
-se ne vanno attorno e ammirano l'altezza dei monti e
-l'ampiezza dei mari e il romorio dei torrenti e il corso dei
-pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di sè medesimi».
-Suo fratello, al quale egli legge queste parole,
-non sa comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente
-il libro e se ne stia meditando in silenzio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio
-degli Uberti nella sua cosmografia,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> scritta in versi
-rimati (v. vol. I, pag. 240), descrive la vasta prospettiva
-che si gode dal monte Alvernia, con quella freddezza
-che è propria d'un geografo e di un antiquario,
-ma al tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue
-il testimonio oculare. Egli deve però aver ascese
-cime ancora più elevate, perchè conosce fenomeni, che
-non si possono osservare se non a più di 10,000 piedi
-sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento
-degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-guarisce il suo mitico duce, Solino, con una spugna intrisa
-in una particolare essenza. Del resto, non v'ha dubbio
-che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, delle
-quali pure egli parla,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> non sono che prette finzioni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri
-della scuola fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk,
-strappano interamente alla natura il suo velo e ne rubano
-la vera immagine. Ma il loro paesaggio non si ferma lì,
-nè è soltanto una naturale conseguenza del loro sforzo
-di presentare in generale un riflesso della realtà; esso
-ha già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè
-tuttavia in modo ancora convenzionale. L'influenza
-di questo paesaggio su tutta l'arte occidentale è innegabile,
-e non poterono quindi non risentirla anche gli
-artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo
-genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò
-a distoglierli dalla via, che s'erano tracciata essi stessi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche in questo riguardo, come nella cosmografia,
-la voce di Enea Silvio è una delle più autorevoli del
-tempo. Quand'anche non si volesse tenere alcun conto
-di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti a
-confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine
-di quel tempo e della sua cultura spirituale si
-trovi così viva ed intera, e che assai pochi altresì s'accostarono,
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-al pari di lui, al tipo normale dell'uomo del
-Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, anche
-dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai
-con piena giustizia sino a che si porranno a base del
-giudizio le lagnanze della Chiesa tedesca defraudata, colpa
-le di lui oscillazioni, del tanto invocato Concilio.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-</p>
-
-<p>
-Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per
-essere stato il primo non solamente a sentire la magnificenza
-del paesaggio italiano, ma anche a descriverla
-sin nelle più minute particolarità con vero entusiasmo
-(v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana
-meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe
-in modo speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare
-i suoi ozi nella migliore stagione dell'anno in escursioni
-campestri più o meno lunghe. Ora almeno la podagra,
-di cui era affetto da lunghissimo tempo, non gli era più
-un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva
-trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano
-quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta
-della natura e dell'antichità e appassionato pei
-modesti, ma eleganti edifizi, apparirà quasi un santo. Ed
-egli stesso nello splendido e vivace latino de' suoi Commentari
-ci ha lasciato la più veridica testimonianza di
-quanto in tali piaceri si sentisse felice.<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto
-quello di qualsiasi uomo moderno. Egli si sente rapito in
-una specie di estasi dinanzi alla grandiosa magnificenza
-della scena, che si gode dal più alto dei monti Albani, il
-monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia del territorio
-a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello
-sino all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese
-che contiene le rovine delle antichissime città, coi profili
-dei monti dell'Italia di mezzo, con le grandiose foreste
-tutto all'intorno verdeggianti nelle pianure e coi
-laghi delle montagne, che l'illusione fa credere vicini.
-Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che
-sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti
-di ulivi, con la prospettiva delle lontane foreste e della
-valle del Tevere, dove brulicano d'ogni parte i castelli
-e le piccole borgate poste lungo le sponde del fiume.
-Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a Siena
-colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina
-è la sua patria, e ad esso quindi si volgono con
-predilezione speciale le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo
-altresì nel rilevare le più minute particolarità
-pittoresche, come, per esempio, quando descrive quella
-lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, e che
-è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate
-da vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia,
-dove tra gli scogli verdeggiano perpetuamente le
-quercie, rallegrate del continuo dal canto dei tordi».
-Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi,
-seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi,
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-egli sente che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un
-poeta, egli è certamente questo «segreto asilo di Diana».
-Spesse volte si sa aver egli tenuto il concistoro e fatta
-la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto quegli
-antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli
-ulivi, sedendo su un verde prato o presso il zampillo di
-qualche fontana. Alla vista di una gola montuosa, che
-si va restringendo e sulla quale arditamente si stende
-in arco un ponte, si risveglia immediatamente in lui il
-suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta,
-che non lo interessi vivamente colla perfezione e specialità
-caratteristica, che le è propria: i campi azzurri
-di lino mollemente ondeggianti, il giallo della ginestra
-che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi di qualsiasi
-specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli
-sembrano miracoli di natura.
-</p>
-
-<p>
-Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata,
-dove salì nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa
-infocata rendevano assolutamente inabitabile la pianura.
-A metà dell'altezza del monte, nell'antico convento longobardo
-di S. Salvatore, fermò egli colla Curia la sua
-residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul dirupato
-pendio, si domina tutta la Toscana meridionale
-e si veggono in lontananza le torri di Siena. Egli non
-salì sino alle più alte cime del monte, ma vi salirono i
-suoi seguaci, ai quali si unì anche l'oratore veneziano,
-e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra addossati
-l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche
-popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran
-lontananza, oltre il mare, le due isole di Corsica e di
-Sardegna.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> In quella deliziosa frescura, all'ombra delle
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-annose querce e de' castagni, sul verde smalto dell'erba,
-dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun insetto
-o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì
-più felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni
-determinati, egli cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>
-<i>novos in convallibus fontes et novas inveniens
-umbras, quae dubiam facerent electionem.</i> — In tali
-circostanze gli accadde anche una volta di vedere la
-caccia che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu
-visto fuggire sul monte difendendosi del suo meglio colle
-unghie e colle corna. Sulla sera il Papa soleva sedere
-nel piazzale del convento dal lato che prospetta la valle
-del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli ragionamenti.
-I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare,
-riferivano che alle falde del monte il caldo era
-insopportabile, e che la campagna arsa e deserta rendeva
-immagine di un vero inferno, al cui paragone il
-monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi
-una dimora di paradiso.
-</p>
-
-<p>
-In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione
-od influenza antica. E, ammesso anche che gli antichi
-abbiano anch'essi sentito a quel modo, certo è che
-le poche espressioni di qualche scrittore, che Pio può
-benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser
-quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo
-entusiasmo.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il secondo periodo di splendore, che sul finire del
-secolo XV e sul principiare del XVI ebbe la poesia italiana
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-accanto alla latina, che era pur sempre in fiore,
-ci somministra prove in gran numero della forte impressione
-prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a
-convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel
-tempo. Ma vere descrizioni di grandiosi prospetti campestri
-non s'incontrano quasi mai, appunto perchè e la
-lirica e l'epopea e la novella avevan ben altro a fare
-in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano
-i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente
-possono, e senza tirarli, col mezzo di lontananze
-e di prospettive, a contribuire all'effetto,<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che deve uscir
-tutto intero dai personaggi e dall'azione. Questo sentimento
-sempre crescente della natura trova un'espressione molto
-più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi e di lettere.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>
-Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra
-il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso
-s'è imposto: nelle novelle non mai una parola più del
-necessario per designare i luoghi, dove si compiono gli
-avvenimenti;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> nelle dediche invece, che precedono ciascuna
-novella, ampie e particolareggiate descrizioni dei
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i dialoghi
-e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover
-nominare l'Aretino,<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> come colui che forse fu il primo a
-descrivere minutamente qualche splendido effetto di luce
-e di ombre nelle ore del tramonto.
-</p>
-
-<p>
-Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare
-intreccio di vita sentimentale con graziose pitture
-di scene naturali, quasi altrettanti quadretti di genere.
-Tito Strozza descrive (intorno al 1480) in una elegia
-latina<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> la dimora della sua innamorata: una vecchia casetta,
-rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi
-dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una
-cappella assai malconcia dalla violenza delle piene del
-Po, che vi scorre in vicinanza: poco lungi di là la casa
-del cappellano, che coltiva i suoi sette magri jugeri di
-terreno con una coppia di buoi presi a prestito. Queste
-non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno
-tra gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto
-sentimento moderno, al quale, sulla fine di questa parte
-del nostro lavoro, troveremo far degno riscontro una altrettanto
-semplice e schietta descrizione della vita campestre.
-</p>
-
-<p>
-Ora si suol dire comunemente che anche i grandi
-maestri tedeschi dei primi anni del secolo XVI seppero
-talvolta rappresentare egregiamente tali scene naturali,
-come fece, per esempio, Alberto Durer nella celebre sua
-incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore,
-cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi
-quadri in via complementare e accessoria, ed altro che
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-un poeta, avvezzo di solito a spaziare nelle idealità o
-a vivere artificialmente nella mitologia, discenda nella
-realtà per un intimo impulso suo proprio e senta il bisogno
-di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo,
-tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre,
-sta tutto in favore dei poeti italiani.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Scoperte sull'uomo.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Espedienti psicologici; i temperamenti.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-A queste vittorie riportate nel campo della natura
-la civiltà del Rinascimento aggiunge un servigio ancor
-più segnalato, la scoperta e la rappresentazione dell'uomo
-in tutto ciò, che ne costituisce l'intima essenza e le manifestazioni
-esteriori.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo,
-un forte e completo sviluppo dell'individualità; poi guida
-l'individuo al riconoscimento di questo stesso elemento
-sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. Lo sviluppo
-della personalità è essenzialmente legato alla coscienza,
-che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue
-questi grandi fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza
-esercitata dall'antica letteratura, appunto perchè il modo
-di riconoscere e di rappresentare l'individualità e di sceverarla
-da ciò che vi ha di comune in tutti gli uomini,
-riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza
-di riconoscimento non sia un privilegio esclusivo dell'epoca
-e della nazione.
-</p>
-
-<p>
-I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove,
-saranno pochi. Se mai in altre parti di questo lavoro,
-qui principalmente noi ci accorgiamo di essere entrati
-nel pericoloso sentiero delle divinazioni, e sappiamo benissimo
-che non a tutti parrà sufficientemente provato
-quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi
-crediamo di scorgere nella storia della vita morale dei
-secoli XIV e XV. Questo lento e successivo apparire
-dello spirito di un popolo è tal fenomeno, che ad ogni
-osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi.
-Al tempo spetta di vedere e di giudicare.
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito
-umano non cominciò dall'andare in traccia di una psicologia
-teoretica, — in tal caso avrebbe bastato quella di
-Aristotele, — ma dal prendere a punto di partenza l'osservazione
-dei fatti e la loro classificazione. L'indispensabile
-corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei quattro
-temperamenti in connessione col dogma allora universalmente
-ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi
-implacabili elementi si mantengono, da tempo immemorabile,
-come qualche cosa di inesplicabile nella mente
-dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti pregiudicato
-il grande progresso universale. Certamente
-parrà cosa strana il vederli tirati in campo in un'epoca,
-nella quale oggimai non soltanto l'osservazione paziente
-ed esatta, ma l'arte stessa e la poesia, portate all'ultima
-perfezione, furono in grado di rappresentar tutto l'uomo
-tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale,
-quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità.
-E non sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-esempio, vediamo un osservatore, del resto assai perspicace,
-attribuire bensì a Clemente VII un temperamento
-melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio giudizio
-a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento
-collerico-sanguigno.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E lo stesso ci accade
-quando leggiamo che a Gastone di Foix, al vincitore di
-Ravenna, di cui abbiamo il ritratto dipinto da Giorgione
-e la statua scolpita dal Bambaja, e che oltre a ciò ci
-vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce un temperamento
-<i>saturnio</i>.<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Non vi ha dubbio che chi usò tali
-espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche
-cosa di preciso e di determinato; ma le categorie,
-alle quali si attenne per manifestare la propria opinione,
-sono pur sempre quelle già viete e bizzarre di un altro
-tempo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Rappresentazione dell'elemento spirituale
-nella poesia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante e la sua «Vita
-nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e
-dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della
-tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi
-e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea
-romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il
-Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto
-e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso
-come antitesi.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Nel campo della libera rappresentazione dello spirito
-ci si fanno incontro per primi i grandi poeti del secolo
-XV.
-</p>
-
-<p>
-Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei
-due secoli precedenti noi ci facciamo a raccogliere le
-gemme le più preziose, avremo un complesso di splendide
-divinazioni e singole pitture d'affetti, che a prima
-vista potranno far parere assai disputabile il primato,
-cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle
-produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo
-col suo poema «Tristano ed Isolda» ci offre il
-quadro di una passione, che ha dei tratti che non moriranno
-mai. Ma queste gemme nuotano in un mare di
-convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-lontane dal dare una completa rappresentazione obbiettiva
-dell'uomo interiore e delle sue potenze morali.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva
-nella poesia cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi
-trovatori. Furono questi che crearono la <i>canzone</i> propriamente
-detta, la quale nelle loro mani procede artificiosa
-e stentata, al pari di qualsiasi canto dei menestrelli
-settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il
-solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione
-sociale alla quale appartiene il poeta.
-</p>
-
-<p>
-Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un
-avvenire proprio e speciale della poesia italiana, e che
-non si possono al tutto riguardare come prive di una
-certa importanza, specialmente se la questione sia soltanto
-di pura forma.
-</p>
-
-<p>
-Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante),
-che nelle canzoni rappresenta la solita maniera dei trovatori,
-derivano i primi <i>versi sciolti</i> che si conoscano,<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>
-e in questa apparente assenza di forme trovasi espressa
-d'un tratto una vera e reale passione. È una volontaria
-rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza
-che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî
-più tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi
-ancora colla pittura a tempra, dalle quali sono banditi
-i colori e l'effetto risulta soltanto dal movimento delle
-ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur
-tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano
-il primo passo verso un indirizzo del tutto nuovo.<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del
-secolo XIII, una delle molte forme ritmiche rigorosamente
-ripartite in strofe, che l'occidente allora inventò,
-va diventando per l'Italia la forma normale prevalente:
-il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il numero
-dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>
-sino a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo.
-Questa è la forma, nella quale da principio si fonde
-ogni elevato pensiero lirico e contemplativo e, più tardi,
-ogni concetto possibile, per guisa che i madrigali, le sestine
-e perfin le canzoni, accanto ad essa, non tengono
-più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si
-sono in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora
-sul serio, di questo inevitabile modello, di questo letto
-di Procuste, che obbliga a torturare nelle morse de' suoi
-quattordici versi i pensieri e gli affetti. Ma non mancarono
-e non mancano tuttavia anche quelli, che amano
-invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per
-depositarvi vuote reminiscenze e oziose tiritere senza
-serietà e senza senso. Questo spiega perchè abbondino
-tanto i futili e cattivi sonetti e vi sia tanta penuria di
-buoni.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto
-sia stato un grande beneficio ed una vera fortuna per
-la poesia italiana. La chiarezza e la bellezza della sua
-forma, la necessità di elevare il concetto nella sua seconda
-metà, più intimamente legata insieme, la facilità
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo,
-e lo resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri.
-Nè certo essi lo avrebbero conservato ed usato in
-ogni secolo ed anche nel nostro, se avessero pensato diversamente.
-Chi oserà dire che ad essi mancasse la potenza
-di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando
-un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del
-sonetto fecero una delle principali forme della lirica italiana,
-accadde che anche moltissimi altri, forniti di belle,
-se non somme, attitudini, e che in altri generi più distesi
-della lirica avrebbero fatto naufragio, impararono
-necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere
-le loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale
-dei pensieri e degli affetti, quale non si ritrova nella
-poesia di verun altro popolo moderno.
-</p>
-
-<p>
-Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale
-italiano in una moltitudine di immagini molto
-spiccate e concise e nella stessa loro brevità straordinariamente
-efficaci. Se anche altri popoli avessero posseduto
-una forma convenzionale di questa specie, forse
-noi sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita
-intima; fors'anche avremmo in quadri nettamente delineati
-una serie di situazioni interne ed esterne e pitture
-vive e parlanti di passioni e di affetti, che indarno cerchiamo
-in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che
-non ha quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli
-Italiani si nota un progresso incontestato ed evidente
-pressochè dalla nascita del sonetto in poi; infatti ancora
-nella seconda metà del secolo XIII i <i>trovatori della transizione</i>,
-come furono detti recentemente,<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> costituiscono
-il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-e i poeti che risentono l'influenza antica: il sentimento
-semplice e vigoroso, l'energica dipintura delle situazioni,
-la precisione della frase e la serrata brevità della chiusa
-nei loro sonetti e in altre composizioni fanno già presentire
-imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti
-ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini,
-(1260-1270) respirano una passione, che si rassomiglia
-molto alla sua; altri ricordano quanto v'ha di più dolce
-nella sua lirica.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al
-sonetto, noi no 'l sappiamo, perchè le ultime parti del suo
-libro «Del volgare eloquio», nelle quali appunto voleva
-trattare delle ballate e dei sonetti, o non furono
-mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual
-tesoro di pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani
-versato e nel sonetto e nella canzone! E qual cornice
-non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! La prosa della
-«Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause
-che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno
-maravigliosa dei versi stessi e forma con questi un tutto
-armonico, nel quale regna il sentimento il più delicato
-e profondo. Aperto e sincero, egli mette in piena evidenza
-tutte le gradazioni, per le quali il suo spirito passò
-successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il
-tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte.
-Leggendo attentamente questi sonetti e queste
-canzoni e in mezzo ad esse quei maravigliosi frammenti
-del giornale della sua vita, si direbbe quasi che per tutto
-il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio speciale
-di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel
-primo, abbia osato affrontare il testimonio della propria
-coscienza. Di strofe artefatte si ha copia grandissima
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-anche prima di lui; ma egli solo è il primo vero artista
-nel pieno senso della parola, perchè è il primo a
-fondere scientemente un grande concetto in una forma
-perfetta. Qui si ha veramente una lirica soggettiva improntata
-della più schietta verità e grandezza obbiettiva,
-e ciò con sì armonico accordo, che tutti i popoli e tutti
-i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire e
-di scrivere.<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> E se talvolta dal tema è condotto ad uscir
-fuori di sè medesimo, e non può manifestare la potenza
-del suo sentimento se non da un fatto estrinseco a lui,
-come nei grandiosi sonetti <i>Tanto gentile</i> ecc. e <i>Vede
-perfettamente</i> ecc., egli sente tosto il bisogno di giustificarsene.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>
-In sostanza a questo genere appartiene anche
-il più bello di questi componimenti, il sonetto <i>Deh peregrini
-che pensosi andate</i> ecc.
-</p>
-
-<p>
-Anche se non avesse scritto la Divina Commedia,
-basterebbe questa storia intima della sua vita giovanile
-per far di Dante l'ultimo uomo del medio-evo e il primo
-del tempo moderno. È la vita dello spirito, che tutto ad
-un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si manifesta
-quale si sente.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il
-voler dire quante di simili manifestazioni s'incontrino
-nella Divina Commedia, e noi dovremmo seguire canto
-per canto l'intero poema, se volessimo metterne in evidenza
-i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non
-siamo in questa necessità, dappoichè la Commedia già
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-da lungo tempo è divenuta il libro prediletto di tutti i
-popoli occidentali. Il suo organismo e il concetto fondamentale
-appartengono ancora al medio-evo e non si legano
-colle nostre idee se non per un nesso di continuità
-storica; ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva
-d'ogni moderna poesia tanto per la sua ricchezza, come
-per l'alta sua potenza plastica nella rappresentazione
-dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e trasformazioni.<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>
-</p>
-
-<p>
-Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere
-che questa poesia abbia i suoi momenti di oscillazione
-e accenni anche per qualche mezzo secolo ad un apparente
-regresso: — ciò non ostante però il suo principio
-vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli
-XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito
-veramente originale e profondo vi si accosta, egli rappresenta
-da sè solo una potenza di gran lunga superiore
-a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta
-l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così
-facile a stabilire.
-</p>
-
-<p>
-Come nella storia italiana si vede ordinariamente la
-cultura (di cui la poesia è un elemento) precedere l'arte
-figurativa e contribuire essenzialmente a darle il primo
-impulso, così vediamo ora anche qui ripetersi il fatto
-identico. Ci volle più d'un secolo prima che il movimento
-intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura e
-nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse
-analoga a quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-nella vita artistica degli altri popoli<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e quale importanza
-possa avere in sè una tale questione, non è
-questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il fatto
-ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi
-al Petrarca, potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi
-di un poeta tanto universalmente conosciuto. Ma non
-bisogna accostarsi a lui con gl'intendimenti di un giudice
-inquisitore e andar rintracciando minutamente le
-contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori secondari
-oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè
-in tal caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la
-lettura de' suoi sonetti, e si perderà di vista il poeta
-per la smania d'imparar a conoscere l'uomo, come suol
-dirsi, nella sua «totalità».<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> E questo pur troppo è quanto
-a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare il cielo
-che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso
-quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la
-parte più preziosa della travagliata sua vita, da poche
-e sparse «reliquie» di questo genere s'è cercato di cucire
-insieme anche pel Petrarca una biografia, che potrebbe
-dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua però
-se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari
-degli uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-come hanno cominciato in Germania ed in
-Inghilterra, il banco degli accusati, sul quale egli è stato
-posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su cui saranno
-chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli
-uomini grandi.
-</p>
-
-<p>
-Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato,
-in cui il Petrarca imita sè stesso e continua a poetare
-alla sua maniera, noi ammiriamo in lui una copia straordinaria
-di concetti e di immagini, che s'aggirano tutte nel
-campo della spiritualità, descrizioni di momenti di ebbrezza
-o di abbandono, che debbono riguardarsi come
-al tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di
-lui ci accade di incontrarli, e che costituiscono appunto
-il suo merito principale dinanzi alla sua nazione e al
-mondo intero. Non sempre l'espressione è ugualmente
-schietta; e non è raro il caso che alle più delicate idealità
-si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha
-dello strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco
-di parole, qualche argomentazione che dà nel sofistico:
-ad ogni modo però la parte sana prevale di gran lunga
-su tutti questi difetti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati
-raggiunge talvolta una forza non comune di espressione
-nella pittura, che fa de' suoi sentimenti.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Il ritorno ad
-un luogo reso sacro da memorie amorose (son. 22), la
-melanconia primaverile (son. 33), la tristezza del poeta
-che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da lui
-trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto»
-egli ha descritto la forza purificante e rigeneratrice di
-amore, come nessuno avrebbe creduto doversi aspettare
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-dall'autore del Decamerone.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> E finalmente la sua «Fiammetta»
-è una grande e circostanziata analisi psicologica
-fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque
-non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile
-e d'immagini ed evidentemente padroneggiata qua e là
-dalla smania di sfoggiare in frasi lussureggianti, nonchè
-pregiudicata anche dall'innesto, inopportuno affatto, di
-allusioni mitologiche e di citazioni erudite. Se non andiamo
-errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo
-aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno
-ebbe l'impulso da questa.
-</p>
-
-<p>
-Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il
-libro quarto dell'Eneide, non sieno rimasti senza una
-grande influenza su questi e sugli Italiani venuti più
-tardi,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> è cosa che già s'intende da sè; ma ciò non impedisce
-minimamente che la sorgente del sentimento
-sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto
-questo aspetto li paragona coi loro contemporanei non
-italiani, troverà generalmente in essi la primissima e
-completa manifestazione dei sentimenti dell'Europa moderna.
-Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri
-uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari
-squisitezza e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-colla parola una più ricca e profonda cognizione
-dei sentimenti interni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno
-fatto se non cose del tutto mediocri nel campo della tragedia?
-Niun genere infatti sarebbe stato più acconcio a
-dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, ai pensieri
-ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere
-e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole,
-non ebbe anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo
-a caso in tal modo la domanda. Sta di fatto che
-con tutti i rimanenti teatri del nord gl'Italiani dei secoli
-XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere
-il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono
-farvi concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo
-religioso s'era spento in essi già da gran tempo,
-e perchè del punto astratto d'onore non si curavano
-che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti
-da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi
-a idolatrare e glorificare il principato, che per lo
-più era tirannico ed illegittimo presso di loro.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> La questione
-si restringe adunque unicamente al confronto col
-teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel
-breve periodo del suo massimo splendore.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto
-il resto d'Europa non fu in grado di produrre che un
-solo Shakspeare, e che genii simili non sono in generale
-se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si potrebbe
-anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche
-il teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-slancio potente, quando invece scoppiò la Contro-riforma
-e soffocò, d'accordo col dominio spagnuolo (diretto su
-Napoli e su Milano, e indiretto sul resto d'Italia), i più
-fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò miseramente
-isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo
-per un momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè
-spagnuolo o in vicinanza del Santo Uffizio a Roma, od
-anche nel suo stesso paese soltanto un pajo di decennj
-più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci si
-dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar
-libero il volo al suo genio. Il dramma perfetto, tardo
-figlio di ogni cultura, ha bisogno, per svolgersi, di tempi
-e condizioni affatto speciali.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito
-di ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte
-appositamente per difficultare o ritardare in allora un
-più perfetto sviluppo del dramma in Italia, e che non
-cessarono se non quando era già troppo tardi per poter
-rivaleggiare colle altre nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze
-fu il fatto, che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai
-per tempo assorbita di preferenza dalla parte decorativa
-della rappresentazione, per opera specialmente dei
-Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto l'Occidente
-le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende
-sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il
-principio del dramma e del teatro; ma l'Italia, come
-sarà dimostrato altrove, aveva messo nei Misteri un tale
-sfoggio di pompa artistica decorativa, che necessariamente
-l'elemento drammatico doveva restarne in buona
-parte sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni
-non si svolse neppure più tardi un genere
-poetico speciale, quali gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi un
-vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito
-parte, secondo le sue forze, alla magnificenza della
-decorazione, alla quale per l'appunto si era già troppo
-avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non senza stupore si
-legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione della
-scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali
-si andava contenti ad una semplice e grossolana
-indicazione dei luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe
-bastato a far preponderar la bilancia, se la rappresentazione
-stessa, parte colla magnificenza dei costumi,
-parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi,
-non avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della
-composizione.
-</p>
-
-<p>
-Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma
-e a Ferrara, si sieno rappresentate delle commedie di
-Plauto e di Terenzio, ed anche talora delle tragedie antiche
-(v. vol. I, pag. 320 e 342), ora in lingua latina ed
-ora in italiano; che le accademie sorte a quel tempo
-(v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni
-un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento
-anche nei loro drammi si sieno dati, più di
-quanto conveniva, alla imitazione di quei modelli, fu certamente
-un fatto, quanto vero, altrettanto pregiudicievole
-al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne;
-ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza
-maggiore di quella, che realmente hanno. Se
-non fosse sopraggiunta la Contro-riforma e con essa
-il dominio straniero, quello stesso svantaggio avrebbe
-potuto convertirsi perfino in un passo di più fatto sulla
-via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua
-volgare nella tragedia e nella commedia era stata
-omai, a gran dispetto degli umanisti, vinta definitivamente.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>
-Da questo lato adunque niun ostacolo avrebbe
-impedito alla più colta nazione d'Europa di sollevare il
-dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale
-rappresentazione della vita umana. Furono gli
-Inquisitori e gli Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani
-e che resero impossibile la riproduzione dei più
-veraci e sublimi contrasti, specialmente se allusivi alla
-vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi dobbiamo
-prendere in più vicina considerazione anche gli
-allegri Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo
-del dramma.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso
-di Ferrara con Lucrezia Borgia, il duca Ercole
-mostrò in persona a' suoi illustri ospiti centodieci costumi,
-che doveano servire per la rappresentazione delle commedie
-di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno
-di essi dovea servire due volte.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Ma che cosa era mai
-questo lusso di vestiti di seta e di cambellotto in paragone
-col corredo dei balli e delle pantomime, che si rappresentavano
-quali «Intermezzi» delle commedie plautine?
-Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso ad
-una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e
-che ognuno, durante il dramma, ardentemente li aspettasse,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-non si durerà fatica a comprenderlo, quando si
-pensi alla varietà ed al lusso, con cui venivano rappresentati.
-Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri romani,
-che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le
-loro armi secondo le più severe leggi dell'arte, danze
-di Mori portanti fiaccole accese, o di selvaggi che agitavano
-i cornucopia, dai quali usciva un'onda di fuoco,
-e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, che
-rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci
-di un dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano
-in veste da Pulcinella e si battevano l'un l'altro con
-vesciche di majale e simili. Alla corte di Ferrara non
-si dava mai una commedia senza il «suo» ballo (<i>la
-moresca</i>).<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491)
-la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione
-del primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza),
-se cioè qual pantomima con musica od invece qual vero
-dramma, non si sa con certezza.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> In ogni caso però è
-fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi superavano
-la composizione stessa: vi si vide infatti un
-ballo di giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi
-artificiali, che cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando
-la lira col plettro, accompagnava una canzone in
-lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo nell'intermezzo,
-una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava in
-campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito
-e con una pantomima rappresentante il giudizio di Paride
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-sull'Ida. Allora appena subentrava la seconda metà
-della commedia, nella quale erano frequenti le allusioni
-alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. Quando
-questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata
-nel cortile del palazzo ducale (1487), continuava
-a splendere, durante la rappresentazione, «un paradiso
-con stelle ed altre ruote», vale a dire probabilmente
-una illuminazione con fuochi d'artificio, che senza dubbio
-avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione del
-pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe
-stato se simili scene, innestate a forza nella composizione,
-fossero state rappresentate a parte, come forse usavano
-di fare altre corti. Delle sfarzose rappresentazioni promosse
-dal cardinale Pietro Riardo, dai Bentivogli di Bologna
-e da altri avremo occasione di discorrere, parlando
-delle feste in genere.
-</p>
-
-<p>
-Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto
-in uso universalmente, nocque in modo speciale allo
-sviluppo della tragedia originale italiana. «In passato,
-scriveva Francesco Sansovino<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> intorno all'anno 1570,
-si rappresentavano, oltre alle commedie, anche alcune
-tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa.
-Attratti dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano
-da paesi vicini e lontani. Ma oggidì le feste
-che vengono allestite dai privati, hanno luogo appena
-fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè
-l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie
-ed altri allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al
-dire che la pompa ha aiutato ad uccidere la tragedia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni,
-tra i quali ebbe maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba,
-(1515), appartengono alla storia della letteratura.
-Ed altrettanto può dirsi della commedia più colta, di quella
-imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale lo stesso
-Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare.
-Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la
-trattarono il Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe
-in realtà potuto avere un avvenire, se il suo stesso contenuto
-non l'avesse condannata sin dalle prime a perire.
-Infatti questo era il più delle volte o estremamente immorale
-o rivolto a mordere singole classi di persone,
-le quali dal 1540 in avanti non parevano più disposte
-a lasciarsi offendere così pubblicamente. Se la pittura
-dei caratteri nella Sofonisba era stata sopraffatta dalla
-pomposa declamazione, qui invece era trattata con soverchia
-franchezza al pari della di lei sorella germana,
-la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane,
-se non andiamo errati, furono le prime ad essere
-scritte in prosa e imitate completamente dal vero; per
-questo non devono essere dimenticate nella storia della
-letteratura europea.
-</p>
-
-<p>
-L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta
-introdotto, continuò a mantenersi, e non mancarono anche
-più tardi numerose rappresentazioni di opere drammatiche
-antiche e moderne; ma esse non servirono omai
-ad altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso
-maggiore o minore, secondo i mezzi di chi le promoveva,
-e il genio della nazione se ne venne di mano in mano
-scostando, come da un genere troppo vero e volgare.
-Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali
-e le «opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto
-quei tentativi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nazionale non fu e non rimase che una specie, la
-<i>Commedia dell'Arte,</i> che non si scriveva, ma s'improvvisava
-sopra una tessera che si teneva dinanzi. Essa non
-giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, perchè
-aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti
-sapevano a memoria il carattere. Ma il genio della nazione
-inclinava talmente a questo genere, che anche in mezzo
-alla rappresentazione di commedie scritte gli attori si
-abbandonavano spesso ad una capricciosa improvvisazione,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>
-in guisa che qua e la si venne introducendo un
-genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero
-essere state le commedie rappresentate in Venezia
-dal Burchiello e poscia dalla compagnia di Armonio,
-Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed altri;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> del Burchiello
-si sa già che, a caricare il lato comico della rappresentazione,
-mescolava nel dialetto veneziano vocaboli greci
-e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno,
-fu quella adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il
-Ruzzante (1502-1542), le cui maschere stabili erano
-contadini padovani (Menato, Vezzo, Villora ed altri): egli
-soleva studiarne il dialetto, quando passava l'estate nella
-villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> A poco
-a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli
-avanzi delle quali il popolo italiano si compiace ancora
-oggidì: Pantalone, il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella,
-Arlecchino e così via. Certamente per la massima
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-parte esse sono assai vecchie, anzi non è impossibile che
-talune derivino dalle maschere delle antiche farse romane,
-ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie
-in una sola rappresentazione. Attualmente ciò non
-accade più così di leggeri, ma ogni grande città ha conservato
-almeno le sue maschere locali: Napoli il suo
-Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre
-Meneghino.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-</p>
-
-<p>
-Misero compenso invero per una grande nazione, che
-forse prima d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini
-a riprodurre nel dramma i momenti più importanti
-della sua vita. Ma ciò doveva esserle impedito per secoli
-da potenze nemiche, del predominio delle quali ella
-non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico
-degli Italiani, riconosciuto universalmente, non
-potè mai essere distrutto completamente, e colla musica,
-quando non potè con altro, l'Italia mantenne il suo
-primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi musicali
-crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma
-che le fu negato, può compiacersene a suo talento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura
-attendersi dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero
-maggiore, che si suol fare all'epopea romanzesca
-italiana, sta in questo, che l'invenzione e la pittura dei
-caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi.
-</p>
-
-<p>
-Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati,
-e fra gli altri quello che da tre secoli e mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-i poemi romanzeschi italiani continuano ad essere letti e
-ristampati, quando quasi tutta la poesia epica degli altri
-popoli non è divenuta oggimai che una semplice curiosità
-letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente
-dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e
-ammirano qualche cosa di diverso che non in quelle del
-settentrione? Ma in tal caso resterà sempre che i settentrionali
-debbano, almeno in parte, appropriarsi il modo
-di sentire degli Italiani per poter apprezzare il vero
-merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania
-vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di
-non sapervisi al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti
-che chi si facesse ad esaminare e giudicare il Pulci, il
-Bojardo, l'Ariosto e il Berni dal solo lato del nudo concetto,
-non giungerebbe ad intenderli mai perfettamente.
-Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che scrissero
-e cantarono per un popolo eminentemente artistico.
-</p>
-
-<p>
-I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti
-dopo il graduato e successivo spegnersi della poesia cavalleresca,
-parte sotto la forma di compilazioni e raccolte
-rimate, parte come romanzi profani. In Italia durante
-il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi
-due fatti; ma le rimembranze risorte dell'antichità vi
-crebbero giganti d'accanto e gettarono nell'ombra tutte
-le creazioni fantastiche del medio-evo. Vero è che il
-Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra
-gli eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche
-un Tristano, un Arturo, un Galeotto ed altri, ma non
-lo fa che brevemente e quasi alla sfuggita, come se si
-vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori posteriori
-di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per
-celia. Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e
-dalle sue mani essi passarono poscia di nuovo in quelle
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-dei poeti del secolo XV. Questi poterono ora concepire
-e trattare quella stessa materia da un punto di vista
-del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono
-nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da
-capo a fondo. Non si poteva infatti più pretendere da
-essi, che trattassero una materia così invecchiata con
-quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri
-tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro
-la fortuna di aver saputo riaccendere nei loro connazionali
-l'antico entusiasmo per un mondo fantastico già
-quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere che ipocriti,
-se vi si fossero accostati con quella venerazione,
-colla quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo
-nuovamente aperto alla poesia dell'arte. Il loro scopo
-principale pare essere stato quello di ottenere il più
-bell'effetto possibile in ogni canto per mezzo della recitazione;
-e nel fatto è anche vero, che questi poemi guadagnano
-moltissimo, quando vengano recitati a frammenti
-e con una leggera tinta d'ironia comica nella voce e
-nel gesto. Una pittura più profonda e completa dei
-caratteri non avrebbe contribuito gran fatto ad aumentare
-quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura
-desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè
-non ode sempre che un brano. Riguardo ai personaggi
-prescritti, l'animo del poeta si trova in una condizione,
-che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua cultura
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-umanistica protesta contro il carattere medievale dei
-medesimi, dall'altro però le loro lotte, quale riscontro
-ai tornei e all'arte della guerra allora in uso, richieggono
-una grande conoscenza della materia e un certo
-slancio poetico in chi scrive, ed una splendida attitudine
-in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali
-qualità che il poema stesso del Pulci<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> non giunge ad
-essere una vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione
-comica e franca de' suoi paladini ci tocchi assai
-spesso dappresso. Vero è che, accanto a ciò, egli pone
-un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e pur
-buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un
-battaglio di campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente,
-contrapponendo ad esso l'assurdo, e pur notevolissimo,
-mostro Margutte. Ma il Pulci non dà nessuna
-importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente
-e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue
-lo strano suo corso anche dopochè entrambi ne sono da
-lungo tempo scomparsi. Anche il Bojardo<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> conosce perfettamente
-i suoi personaggi e a suo talento li adopera
-sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi
-e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente
-condanna a sostener parti goffe e balorde.
-Ma il punto artistico, ch'egli tratta colla maggior serietà,
-al pari del Pulci, è pur sempre la descrizione vivacissima
-e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele di tutti gli
-avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto
-per canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi
-alla società che si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-ed altrettanto faceva il Bojardo nella corte di
-Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile l'immaginare
-a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca
-lode vi avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti.
-Naturalmente anche i poemi stessi nati in tal modo non
-costituiscono nessun tutto organico, e potrebbero senza
-inconvenienti essere del doppio più lunghi o più brevi
-che non sono: il loro organismo non è quello di un
-gran quadro storico, ma semplicemente di un fregio o
-di un magnifico festone, attorno al quale stanno disposte
-mille svariate figure. A quel modo che nelle figure e
-negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e
-neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde
-prospettive e varietà di piani, altrettanto se ne
-fa senza in questi poemi.
-</p>
-
-<p>
-La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle
-quali specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove
-sorprese, si burla di tutte le nostre definizioni scolastiche
-sull'essenza della poesia epica sin qui accettate. Per
-quel tempo essa era la più piacevole diversione dagli
-studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile per
-chi in generale agognava di arrivar ad una forma di
-poesia narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare
-una veste poetica alla storia dell'antichità non conduceva
-ad altro, fuorchè a quel fallace pensiero, sul quale si mise
-il Petrarca col suo poema «l'Africa» in esametri latini,
-e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi
-il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi
-sciolti, poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto
-alla lingua ed alla versificazione, ma in cui non si saprebbe
-dire se sia più maltrattata la storia o la poesia,
-per l'unione forzata alla quale entrambe furono costrette.
-E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo imitarono?
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca
-sono tutto quel di meglio che in questo genere potè ottenersi
-senza grave offesa al buon gusto; l'«Amorosa
-Visione» del Boccaccio, invece, non è altro che un'arida
-enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti in
-tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque
-sia l'argomento che trattano, con una barocca imitazione
-del primo canto di Dante, e si provvedono anch'essi
-di un duce allegorico, che deve tenere il posto
-di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il «Dittamondo»)
-si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo
-panegirico a Federigo da Urbino volle avere a compagno
-Plutarco.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> Ora da tutte queste false peregrinazioni distolse
-per l'appunto quell'epica poesia, che aveva a suoi
-rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e l'ammirazione
-con cui fu accolta, — e che forse, rispetto
-all'epica, non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano
-splendidamente quanto essa rispondesse ad un
-bisogno del tempo. Sia che queste creazioni incarnino o
-non incarnino in sè il concetto ideale della vera poesia
-epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo
-da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse
-rappresentano, in ogni caso, un'idealità esistente al loro
-tempo. Inoltre colle loro grandiose descrizioni di battaglie,
-che per noi sono la parte che più ci annoia, esse soddisfano,
-come s'è detto, ad una passione allor prevalente
-per la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente
-noi possiamo formarci una giusta idea,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nè più nè meno
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-come dell'alta stima, in cui allora era tenuta la schietta
-vivacità della descrizione o del racconto in generale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio
-più fallace, quanto se, per giudicare l'Ariosto, si
-andasse in cerca di caratteri nel suo «Furioso».<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Certo
-che anche essi non mancano qua e colà ed anzi vengono
-trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia mai
-essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto,
-ci perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile
-esigenza si collega con un desiderio assai più largo, al
-quale l'Ariosto non soddisfa nel senso del nostro tempo:
-da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe bramato
-in generale qualche cosa di più che le avventure
-di Orlando. Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato
-in un grande lavoro i più grandi conflitti del cuore
-umano, che avesse riprodotto le idee più sublimi del suo
-tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola si
-avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali,
-che s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto.
-Invece, egli procede al modo degli artisti d'allora e
-raggiunge l'immortalità astraendo dall'originalità nel
-senso moderno, lavorando ulteriormente sopra una tela
-di figure universalmente note e servendosi perfino degli
-elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual
-grado di perfezione si possa raggiungere anche procedendo
-in tal guisa, non è cosa che possa tanto facilmente
-intendersi da gente sfornita del senso dell'arte, e molto
-meno lo intenderà chi in ogni altra cosa si troverà più
-istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è «l'avvenimento»,
-fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-per tutto il grande poema. Per riuscire in tale
-intento egli ha bisogno non solo di essere dispensato dal
-dare un'impronta più spiccata ai caratteri, ma anche dal
-mantenere un più stretto legame fra le leggende che
-narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate e
-dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere
-tali da poter con uguale facilità apparire e sparire, non
-perchè lo richiegga l'indole loro speciale, bensì perchè
-lo vuole il poema stesso. Ma anche in un modo di comporre
-tanto slegato e irrazionale in apparenza egli trova
-e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non
-descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi
-sino a quel punto, nel quale possano fondersi armonicamente
-col procedere degli avvenimenti; e meno
-ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> mantenendo
-invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della
-vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo
-e reale. Il lato appassionato e sentimentale non emerge in
-lui mai dalle parole,<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> nemmeno nel celebre canto vigesimo
-terzo e nei seguenti, dove è descritta la pazzia di
-Orlando. Che gli episodi amorosi non abbiano mai in
-questa epopea un carattere lirico, è un merito di più
-del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili
-dal lato morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno
-talvolta in sè tanta verità e realtà, in onta anche a
-tutte le fantasticherie magiche e cavalleresche, che li
-circondano, che si crederebbe quasi scorgervi per entro
-casi ed avventure personali occorse al poeta stesso.
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-Conscio del proprio valore, egli ha poi innestate senza
-esitare nel poema molte allusioni relative al suo tempo
-e proclamatavi la gloria di casa d'Este col mezzo di
-evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle sue
-ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con
-moto sempre eguale e maestoso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama,
-Limerno Pitocco la parodia della Cavalleria entra in possesso
-di quei diritti, ai quali da tanto tempo agognava,<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>
-ma al tempo stesso coll'elemento comico e il suo realismo
-mostrasi necessariamente il bisogno di dare un'impronta
-più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe
-e alle sassate dell'infima plebe di una piccola città delle
-Romagne (Sutri) cresce il piccolo Orlando, predestinato
-evidentemente a divenire un coraggioso eroe, nemico di
-ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto millantatore. Il
-mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto dal
-Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui
-se ne va veramente in frantumi: l'origine e la personalità
-dei paladini vengono messe in aperta derisione,
-per esempio nel secondo canto, in occasione di un torneo
-d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle
-più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta
-una comica compassione per l'inesplicabile slealtà, che è
-tradizionale nella casa di Gano da Magonza, per la faticosa
-conquista della spada Durindana e simili, anzi la
-tradizione non gli serve in generale che come un campo
-opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci
-(talune assai belle, come quella sulla fine del capo
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-sesto), e oscenità. Accanto a tutto questo non manca
-qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e sotto questo punto
-di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, che
-l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione
-e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza
-per le eresie luterane che conteneva. La
-parodia, per esempio, è evidente quando (cap. VI, str. 28)
-la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino Guidone,
-dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi,
-da Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo
-l'Ariosto — gli Estensi. Può darsi che il mecenate stesso
-del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia rimasto del tutto
-estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata
-di Torquato Tasso la pittura dei caratteri è una
-delle particolarità meglio curate dal poeta, dimostra da
-sè quanto diverse fossero le idee che egli aveva intorno
-al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo
-prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente
-un monumento della Contro-riforma e del nuovo indirizzo,
-sul quale in questo frattempo era stata avviata la società.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Le Biografie.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi
-d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto
-Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani
-hanno avuto, primi fra tutti gli Europei, una decisa
-propensione e attitudine a descrivere esattamente l'uomo
-storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime ed esteriori.
-</p>
-
-<p>
-Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece
-dei tentativi notevoli di questo genere, e la leggenda,
-come compito permanente della biografia, dovette, almeno
-fino ad un certo grado, tener viva la tendenza e
-l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali dei conventi
-e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti
-abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico,
-come per esempio, di Meinwerk di Paderborn,
-di Gottardo di Hildesheim ecc., e di parecchi degl'imperatori
-tedeschi esistono descrizioni composte su modelli
-antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno tratti pregevolissimi:
-anzi queste e somiglianti <i>Vitae</i> profane costituiscono
-a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano
-se si volessero contrapporre le biografie scritte da Eginardo
-o da Radevico<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> a quella che di S. Luigi ci dà
-il Joinville, e che sola, per vero, merita di essere contrassegnata
-come la prima pittura caratteristica di un
-uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri
-come quello di S. Luigi sono in generale assai
-rari, e a ciò s'aggiunge anche la non comune fortuna,
-che un narratore veramente schietto e sincero sa in
-tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far emergere
-in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono.
-Da che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare
-il carattere di Federico II o di Filippo il Bello!
-Molte altre narrazioni, che poi sino all'uscire del medioevo
-si dànno per biografie, non sono propriamente che
-storia contemporanea e senza importanza alcuna per la
-caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive.
-</p>
-
-<p>
-Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici
-degli uomini più importanti è una tendenza prevalente,
-e quest'è appunto ciò che li contraddistingue dagli
-altri popoli occidentali, nei quali nulla di simile si riscontra,
-o solo casualmente e in circostanze affatto straordinarie.
-Questo senso assai sviluppato per l'individualità
-non può averlo in generale se non chi esce da una razza,
-che ne sia naturalmente dotata e che abbia portato lo
-sviluppo dell'individuo all'ultima perfezione.
-</p>
-
-<p>
-In stretta relazione colla passione universalmente prevalente
-per la gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge
-una scienza biografica compilatrice e comparata, che non
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-ha più bisogno di attenersi all'ordine dinastico o alla
-serie dei grandi dignitari ecclesiastici, come fanno Anastasio,
-Agnello e i loro successori od anche i biografi
-dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a
-descriver l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno.
-Quali modelli per questo scopo, oltre Svetonio, servono
-anche Cornelio Nepote e Plutarco (<i>viri illustres</i>), là dove
-quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di storia letteraria
-sembrano aver servito principalmente le biografie
-dei grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto
-il nome di Appendici allo Svetonio,<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> nonchè la vita di
-Virgilio del Donato, assai letta in allora.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni
-biografiche e le vite di uomini e di donne celebri, fu
-già altrove indicato (v. vol. I, pag. 199 e segg.). Esse
-tutte, quando non parlano di contemporanei, seguono naturalmente
-le narrazioni precedenti; il primo importante
-lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di
-Dante», scritta dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una
-certa precipitazione e dia spesso nell'enfasi, essa ci porge
-tuttavia una viva idea di ciò che v'era di straordinario
-nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine del secolo XIV,
-seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo Villani.
-Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi,
-medici, filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-di essi ancor vivi. Firenze in queste Vite è trattata come
-una famiglia di uomini d'ingegno, dove si notano particolarmente
-quei rampolli, nei quali lo spirito della casa
-si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei caratteri
-è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo
-e con una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue,
-e abbraccia molto abilmente sotto un solo
-punto di vista le qualità interne ed esterne di ciascun
-individuo. D'allora in poi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> i Toscani non hanno più cessato
-di considerare la pittura degli uomini come un affare
-di loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le
-caratteristiche più importanti degli Italiani dei secoli XV
-e XVI in generale. Giovanni Cavalcanti (nelle appendici
-alla sua «Storia fiorentina» anteriormente all'anno 1450)
-raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di sapienza
-politica e di valor militare, desumendoli tutti dal
-popolo fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari»
-dà pregevoli ritratti di illustri suoi contemporanei; anche
-recentemente è stato ristampato uno scritto suo giovanile,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>
-che contiene, si può dire, i lavori preparatorii
-per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto originali.
-A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie
-molto piccanti su taluni uomini della Curia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> del tempo
-posteriore a Pio. Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato
-più volte, e nel complesso come fonte storica esso
-va collocato sempre fra i più importanti, che possediamo,
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può
-certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un
-Niccolò Valori, un Guicciardini, un Varchi, un Francesco
-Vettori ed altri, dai quali la storiografia di tutta Europa
-ebbe forse, non meno che dagli antichi, norma e indirizzo.
-Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di
-parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono
-assai per tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E
-sta altresì di fatto che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e
-l'opera sua importantissima, noi mancheremmo forse ancora
-d'una storia dell'arte del settentrione e in generale
-dell'Europa moderna.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il
-primo posto sembra doversi concedere a Bartolommeo
-Fazio, oriundo della Spezia (v. vol. I, pag. 203 nota). Il
-Platina, nativo del cremonese, nella sua «Vita di
-Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro,
-la caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto
-speciale è dovuta a Piercandido Decembrio per la
-vita che ci ha lasciato dell'ultimo dei Visconti,<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> dove
-imita a larghi tratti Svetonio. Sismondi deplora che si
-sia impiegato tanto tempo e tanta fatica intorno a un
-tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad
-un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito
-perfettamente nel ritrarci con maravigliosa esattezza un
-carattere così doppio, come fu quello di Filippo Maria,
-e nel darci al tempo stesso un quadro delle circostanze,
-che prepararono accompagnarono e seguirono una tirannide
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo
-XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica
-nel suo genere, e così accentuata da non lasciare inavvertita
-ogni benchè minima particolarità. — Più tardi
-Milano ha nello storico Corio un pittore di caratteri degno
-di speciale menzione; e a questo tien dietro il comasco
-Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale
-dapprima le estese sue biografie, poi i compendiosi suoi
-elogi, che divennero un modello pei biografi posteriori
-d'ogni paese. Sono frequentissimi i passi, nei quali si
-può accusare il Giovio di superficialità ed anche, se si
-vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede,
-come è certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno
-di quegli elevati intenti morali, di cui egli stesso
-si confessava sfornito. Ma, in onta a tutto questo, non
-può negarsi che lo spirito del secolo traspare da tutte le
-sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo
-Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli
-ce li descrive, quand'anche non ci faccia penetrare nei
-misteri più reconditi del loro spirito.
-</p>
-
-<p>
-Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per
-quanto ci è dato di giudicare, Tristano Caracciolo, (v.
-vol. I, pag. 50), quantunque il suo scopo non sia propriamente
-quello di scrivere biografie. In modo abbastanza
-strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi,
-intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che
-lo si potrebbe dire un tragico a sua insaputa. La vera
-tragedia, che allora non trovò sulla scena posto veruno,
-penetrò ardita nei palazzi o si mostrò sulle pubbliche
-vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il Magnanimo»
-di Antonio Panormita, scritti vivente il re,
-sono notevoli come una delle primissime congeneri raccolte
-di aneddoti, schizzi e sentenze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì
-l'Italia nella pittura morale dei caratteri,<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> quantunque
-i grandi moti politici e religiosi avessero spezzato omai
-tanti vincoli e ridestato alla vita dello spirito tante migliaia
-d'uomini. Ma le migliori informazioni sui personaggi
-più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre
-date dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici.
-Tutti sanno a questo riguardo qual grado di autorità e
-d'importanza è stato al tempo nostro, e con ragione,
-attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani»
-dei secoli XVI e XVII.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e
-là un'impronta affatto propria di profondità e d'ampiezza,
-e, accanto alla vita esteriore la più svariata, ci dipinge
-con molta verità la vita intima, mentre presso altre nazioni,
-compresa anche la tedesca del tempo della Riforma,
-si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia
-indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione.
-Si direbbe che la «Vita nuova» di Dante, con
-quella tinta di schietta ingenuità, che l'anima da capo
-a fondo, abbia additato alla nazione la via da tenere.
-</p>
-
-<p>
-Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari»
-molto in uso nei secoli XIV e XV, delle quali
-deve esistere un numero considerevole fra i manoscritti
-delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie semplici
-e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri,
-come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti.
-</p>
-
-<p>
-Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo
-è da cercarsi nemmeno nei Commentari di Pio II: anzi,
-se si giudica dalle apparenze, ciò che qui si apprende
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente al
-modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire
-tanto alto. Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame,
-si porterà anche un giudizio diverso su questo libro veramente
-notevole. Vi sono degli uomini portati naturalmente
-ad essere uno specchio vivo e fedele di quanto
-li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino
-al tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che
-ci presentino un quadro serio e profondo di tutte le circostanze
-della loro vita. Uno di questi è appunto Enea
-Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo agli affari,
-senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, alle
-quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato
-gli era una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria,
-la costante ortodossia delle sue opinioni. Per
-tal modo, dopo aver preso parte a tutte le questioni morali
-che agitarono il suo secolo, e dopo averne suscitato
-più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine
-di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor
-giovanile e di entusiasmo, da predicar la crociata contro
-i Turchi, e da morir di dolore quando la vide andar
-fallita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista,
-è l'autobiografia di Benvenuto Cellini. Anch'essa non
-contiene alcuna di quelle osservazioni, che rivelano l'interno
-dell'anima, e tuttavia noi vi troviamo dipinto tutto
-l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con tal verità
-e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti che
-Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di
-semplici abbozzi e perirono, e che come artista non ci
-appare perfetto se non nella minuta decorazione, dovendosi
-nel resto (a giudicare dalle opere che di lui ci rimangono)
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-collocarlo al di sotto di tanti altri suoi contemporanei,
-che Benvenuto, diciamo, solo come uomo,
-abbia potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino
-così irresistibile sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno
-che il lettore assai di frequente sia in grado di
-accorgersi, che egli ne' suoi racconti o non è veritiero
-affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; l'impressione
-che lascia una natura così energica e piena,
-prevale su tutto. E per convincersene basta il confronto
-con qualunque degli autobiografi del settentrione, nei
-quali, se anche qua e là si deve pur ammirare un indirizzo
-morale molto più elevato, si nota però una inferiorità
-incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è
-un uomo che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se
-non da sè stesso.<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione,
-che non sempre sembra aver detto l'esatta verità:
-egli è Girolamo Cardano, milanese (nato nel 1500).
-Il suo libretto <i>De propria vita</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> sopravviverà anche
-quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha
-levato di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più,
-nè meno come la <i>Vita</i> di Benvenuto sopravvive alle sue
-opere, quantunque il valore dei due libri sia essenzialmente
-diverso. Cardano è un medico, che si tocca il polso
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità fisica,
-intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo
-alle quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta
-e obbiettiva, che gli è possibile. Il modello che egli, per
-sua confessione, prende ad imitare, lo scritto di Marco
-Aurelio intorno a sè stesso, potè essere da lui superato,
-perchè egli non si trovò anticipatamente preoccupato da
-nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza
-alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto
-è vero che comincia la sua narrazione col dirci, che
-venne al mondo, perchè a sua madre non riuscì di
-disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto degno
-d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero
-alla sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini
-e facoltà intellettuali, non però le morali: tuttavia
-si ha da lui un'aperta confessione (cap. X), che la predizione
-fatta da un astrologo, che non sarebbe sopravissuto
-oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre il quarantesimo
-quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella
-sua gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare
-un compendio del suo libro, del resto universalmente
-conosciuto e facile a rinvenirsi in qualsiasi biblioteca.
-Bensì non vogliamo tralasciar di notare che chiunque
-prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che
-non lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina.
-Il Cardano confessa di essere stato giocatore sleale,
-uomo vendicativo, ostinato nelle colpe e deliberatamente
-offensivo nei discorsi; ma lo confessa senza impudenza
-o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di
-rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame
-di sè medesimo, egli non s'attiene ad altra norma,
-fuorchè a quello schietto e sincero amore della verità,
-da cui era guidato in tutte le sue ricerche scientifiche.
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, giunto
-a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> e con
-sì poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si
-dichiari tuttavia abbastanza felice, compiacendosi di un
-nipote che gli sopravviverà, dell'immenso sapere di cui
-si trova in possesso, della fama procacciatagli dalle sue
-opere, delle ricchezze, degli onori, delle potenti amicizie,
-che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, e, ciò
-che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta
-egli enumera i denti che gli rimangono, e ci fa
-sapere che sono quindici.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato
-omai in Italia gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni
-sforzo, perchè uomini simili o non potessero sorgere più
-o in qualche modo perissero. E infatti corse del bel
-tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo
-scrisse l'Alfieri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna
-di autobiografie senza cedere la parola ad un uomo,
-quanto rispettabile, altrettanto felice. Egli è appunto il
-notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la cui abitazione
-in Padova, classica dal punto di vista architettonico, poteva
-dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre
-trattato <i>Della vita sobria</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> egli descrive innanzi tutto
-la dieta rigorosa, mediante la quale potè, da infermiccio
-che era stato in gioventù, procurarsi una tarda e sana
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-vecchiaia, per modo che, quando si pose a scrivere, toccava
-già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si
-occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano
-la vita umana oltre i sessantacinque anni,
-chiamandola una vita morta, e prova ad essi, che la sua
-è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, egli
-esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere,
-e come monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno,
-e come ascendo non una scala sola, ma tutto un colle
-a piè gagliardamente: poi come io sono allegro, piacevole
-e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo
-e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si
-dipartono mai dal mio cuore.... Io mi ritrovo avere
-bene spesso comodità di ragionare con molti onorati gentiluomini,
-e grandi d'intelletto e di costumi e di lettere,
-ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro
-conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando
-in questo e in ciascun altro modo, ch'io posso,
-giovare altrui, quanto le mie forze me lo concedono. E
-tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità e
-alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente
-belle e nella più bella parte di questa dotta città
-di Padova, e di quelle che più non sono state fatte alla
-nostra etade, con una parte delle quali mi difendo dal
-gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè io le ho
-fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute
-di giardini con acque correnti, che loro corrono a canto.
-Io vo l'aprile e il maggio, e così il settembre l'ottobre,
-per alquanti giorni, a godere un mio colle, che è nel
-più bel sito di questi monti Euganei, e che ha fontane
-e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e quivi
-mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente
-alla mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-giorni la mia villa di piano,<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> che è piena di
-belle strade, le quali concorrono tutte in una bella piazza,
-in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata assai secondo
-la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta
-la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande
-spazio di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e
-ora (Dio grazia) molto ben abitato, mentre prima era
-paludoso e di mal aere e stanza piuttosto da bisce, che
-da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si fece buono
-e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono
-a moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione
-che si vede oggidì, talchè io posso dire con verità,
-che ho dato in questo luogo a Dio altare e tempio
-e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno infinito
-piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere
-e godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni
-anno a rivedere alcune di queste città circonvicine, e
-piglio piacere ragionando con li miei amici, che in esse
-si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi sono,
-uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici
-e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro,
-e sempre imparo cose, che mi è grato il saperle.
-Vedo i palazzi, i giardini, le anticaglie e con queste le
-piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra tutto godo nel
-viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi,
-per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle,
-vicini a fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e
-giardini d'intorno. Nè questi miei sollazzi e piaceri mi
-son men dolci e cari, perchè io non veda ben lume e
-non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i
-miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-il gusto; che più gusto ora quel semplice cibo, ch'io
-mangio ovunque io mi trovi, che non faceva già quelli
-tanto delicati al tempo della mia vita disordinata».
-</p>
-
-<p>
-Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento
-delle paludi da lui promossi per la Repubblica,
-e a' suoi progetti messi innanzi ripetutamente pel mantenimento
-delle lagune, conclude: «Questi sono i veri
-e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e
-i diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia,
-è sanata dalle perturbazioni dell'animo e dalle infermità
-del corpo, e non prova alcuno di quei contrari, i quali
-miseramente tormentano infiniti giovani e altrettanti
-languidi vecchi e del tutto impotenti. E se alle cose
-grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per
-dir meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo,
-dirò anco tal essere il frutto di questa vita sobria in
-me, che in questa mia età di anni ottantatrè ho potuto
-comporre una piacevolissima commedia, tutta piena di
-onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema
-ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile,
-siccome la tragedia suol essere effetto della vecchiezza.
-Ora se fu lodato quel buon vecchio, greco di
-nazione e poeta, per avere nell'età di settantatrè anni
-scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io men
-fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più
-di lui composto una commedia?... E perchè niuna consolazione
-manchi alla copia degli anni miei, veggo quasi
-una spezie d'immortalità nella successione de' miei posteri:
-poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno
-o due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è
-di diciotto anni, il minore di due, tutti figliuoli di un
-padre e d'una madre, tutti sanissimi, tutti bellissimi e,
-per quanto ora si può vedere, molto atti e dediti alle
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori
-sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che
-i putti dell'età di tre anni infino a quella di cinque sono
-naturali buffoni: gli altri di maggiore età tengo ad un
-certo modo miei compagni, e perchè hanno dalla natura
-perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare
-con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto
-seco, perchè ho miglior voce e più chiara e più sonora
-ch'io avessi giammai.... Questi sono i sollazzi della mia
-etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è vita viva
-e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè
-la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo
-seguono i loro appetiti».
-</p>
-
-<p>
-Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai
-più tardi, nel suo novantacinquesimo anno, egli si
-chiama fortunato, fra molte altre cose, anche perchè il
-suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova
-nell'anno 1565, in età di oltre cento anni.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">Caratteristica dei popoli e delle città.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="center">
-Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi
-vediamo svolgersi anche una certa attitudine a giudicare
-e descrivere intere popolazioni. Durante il medio-evo
-le città, le famiglie e i popoli di tutto l'Occidente
-s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno
-e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di
-vero più meno svisato. Ma da tempo antichissimo gli
-Italiani si segnalarono nel saper cogliere ed additare le
-differenze morali tra città e città e tra paese e paese;
-il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che
-quello di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai
-per tempo in questo riguardo una letteratura speciale,
-e si alleò all'idea della gloria: sorse la topografia,
-quasi a far riscontro alla biografia (v. volume I,
-pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole
-prese a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-sorsero anche scrittori, i quali parte descrissero con tutta
-serietà, l'una dopo l'altra, tutte le più importanti città
-e popolazioni, parte le misero apertamente in derisione,
-ne parlarono in modo, che non si sa se vi prevalga
-l'ammirazione o lo scherno.
-</p>
-
-<p>
-Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita,
-su questo argomento, di essere consultato il «Dittamondo»
-di Fazio degli Uberti (intorno al 1360). Vero
-è però che in esso non vengono messe in rilievo se non
-talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel
-paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di
-S. Apollinare in Ravenna, le fontane di Treviso, la
-grande cantina di Vicenza, le elevate gabelle di Mantova,
-il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo a ciò si
-incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo
-figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova
-per gli occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue
-donne, Bologna per le sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo
-pel suo dialetto grossolano e per l'ingegno de' suoi
-abitatori, e così via.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Nel secolo XV poi ognuno esalta
-la propria città anche a spese delle altre. Michele Savonarola,
-per esempio, non pone la sua Padova se non
-al di sotto di Venezia e di Roma, come più grandiose,
-e di Firenze, come più allegra;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> nè fa mestieri di dire,
-che queste parzialità rendono un assai cattivo servigio
-alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. Sulla fine
-del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-un viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che
-di fare qua e là maligne osservazioni. Ma col secolo XVI
-comincia una serie di vere e profonde caratteristiche,
-quali in allora non possedeva verun altro popolo.<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> Il Machiavelli
-descrive in alcune preziose relazioni i costumi
-e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in
-guisa tale, che anche un settentrionale, che conosca la
-propria storia, non potrà non essere grato al gran politico
-fiorentino per la luce, che vi portò colla profonda
-e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini si trattengono
-assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare
-di sè medesimi<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> e a specchiarsi con compiacenza
-nello splendore, invero grandissimo, delle loro glorie nel
-campo artistico e letterario; e forse si potrebbe scorgere
-il sommo della vanità in ciò stesso, che li vediamo attribuire
-il primato artistico della Toscana sul resto d'Italia
-non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto
-ad uno studio ostinato e costante, <i>per essere eglino</i>
-(gl'ingegni toscani) <i>molto osservanti alle fatiche e agli
-studi di tutte le facoltà sopra qualsivoglia gente d'Italia.</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>
-Essi accettarono poi gli omaggi d'illustri italiani
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-d'altri paesi, come per esempio lo splendido <i>Capitolo</i>
-sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un
-tributo, al quale sapevano di aver diritto.
-</p>
-
-<p>
-Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica
-sulle differenze caratteristiche delle popolazioni d'Italia,
-non possiamo sgraziatamente citare che il nome.<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>
-Leandro Alberti<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> non è nella descrizione del genio delle
-singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un
-piccolo Commentario anonimo<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> contiene, fra molte sciocchezze,
-anche qualche cenno pregevole sulle condizioni
-infelici e scadute d'Italia intorno alla metà del secolo.<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>
-</p>
-
-<p>
-Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni
-possa avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza,
-specialmente per mezzo degli umanisti italiani,
-non è del nostro assunto di dimostrarlo qui. Sta di fatto
-però, che anche in ciò, come nella cosmografia in genere,
-l'Italia tiene sempre il vanto della priorità.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p>
-
-<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Descrizione dell'uomo esteriore.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni
-generali di quest'ultimo.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano
-alla descrizione del lato morale degli individui e
-dei popoli; anche l'uomo esteriore è oggetto d'osservazione
-in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che
-non al nord.<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>
-</p>
-
-<p>
-Della condizione in cui si trovarono i grandi medici
-di fronte ai progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo
-di parlare, e lo studio della figura umana sotto
-il punto di vista artistico è compito tutto affatto speciale
-della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà adunque
-soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello
-che suol dirsi l'<i>occhio artistico</i>, perchè fu per esso che
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-in Italia divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente
-accettato, sulla bellezza e bruttezza corporale.
-</p>
-
-<p>
-Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori
-italiani d'allora, si resta stupiti della precisione e della
-verità, che si scorgono nella delineazione dei tratti esterni,
-nonchè della pienezza e perfezione di parecchie descrizioni
-personali in generale.<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> Ancora oggidì i romani in
-particolare vanno famosi per una attitudine speciale a
-fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono.
-Questa prontezza nell'afferrare il lato caratteristico
-delle persone è una condizione essenziale per acquistare
-la conoscenza del bello e la capacità di descriverlo.
-Vero è che nei poeti la descrizione particolareggiata e
-minuta può essere un difetto, perchè un singolo tratto
-ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare
-nel lettore un'immagine assai più viva ed efficace,
-che non facciano molte e spesso oziose parole.
-Dante non ha mai dato un'idea più splendida della sua
-Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che
-parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che
-la circonda. Ma qui non si tratta tanto della poesia, che,
-come tale, ha intenti e leggi speciali, quanto dell'attitudine
-in generale a ritrarre in parole le forme sì nei
-particolari, che nelle generalità.
-</p>
-
-<p>
-In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone,
-dove la novella vieta ogni lunga descrizione,
-quanto ne' suoi romanzi, dove egli può descrivere a tutto
-suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il ritratto<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> di una
-bionda e di una bruna, presso a poco quali le avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero
-che anche adesso la cultura precede l'arte di lungo
-tratto. — Nella bruna (o più probabilmente men bionda)
-appaiono già alcuni tratti, che potremmo dire classici:
-nelle parole <i>la spaziosa testa e distesa</i> si ha il presentimento
-di forme grandiose, che vanno al di là della
-semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano
-più, come nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma
-una sola linea ondeggiante; il naso sembra ch'egli lo
-immagini pendente nell'aquilino;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> anche il largo petto,
-le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata
-negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti
-insomma accennano evidentemente ad un sentimento
-della bellezza, che è quello dell'epoca che s'avvicina, e
-che, senza saperlo, tiene al tempo stesso assai di quello
-della classica antichità. In altre descrizioni il Boccaccio
-parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante
-all'uso del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo,
-di un collo rotondo, ma non curvato in arco, nonchè,
-con gusto molto moderno, di un «piccolo piede» e di
-due occhi «ladri nel loro movimento»<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> in una Ninfa
-dalle chiome d'ebano, e così via.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte
-sull'ideale della bellezza, quale esso la concepiva, noi
-non siamo in grado di dirlo; ma neanche le opere dei
-pittori e degli scultori non le renderebbero così del tutto
-inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè anzi,
-di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-negli scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>
-Ma nel secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola
-col suo notevolissimo scritto «Della bellezza delle
-donne».<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> In esso bisogna innanzi tutto sceverare quello
-che egli ripete sulla fede degli scrittori antichi o sulla
-autorità degli artisti (per es. la determinazione delle
-proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee
-astratte e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni
-sue proprie, confermate con esempj di donne
-e fanciulle di Prato; e siccome la sua operetta ha la
-forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle donne
-di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non
-vi ha ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente
-fedele alla verità. Il principio dal quale egli
-move, è quel medesimo, al quale già un tempo s'attennero
-Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale di molte singole
-parti belle per costituire un tutto perfettamente
-bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che
-possono essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza
-al biondo, come il più bello,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> intendendo però sotto
-questo nome un giallo delicato pendente nel bruno. Seguitando
-poscia, egli vuole che i capelli sieno crespi, copiosi
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua
-larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non
-morta e dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide
-come seta, folte in sul mezzo e dolcemente digradanti
-verso il naso e gli orecchi, il bianco dell'occhio tendente
-leggermente all'azzurro, l'iride non assolutamente
-nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi
-neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è
-certo che l'azzurro celeste fu vanto delle stesse Dee, e
-che il bruno cupo è più cercato, «perchè crea una vista
-dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio poi vuol
-essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime,
-«se bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate,
-che a fatica si veggano, i peli delle quali voglion
-essere raretti, non molto lunghi, nè troppo neri». Quella
-fossa che circonda l'occhio, non deve essere «nè troppo
-affonda, nè troppo larga, nè di color diverso dalle guance».<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>
-L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle
-parti rilevate, che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente
-di rosso, come le granella delle melegrane».
-Delle tempie non c'è da dire se non che sien bianche
-e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il
-cervello»;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> nelle guance la bianchezza «dalle estremità,
-pura neve, deve andare, insieme col gonfiamento
-della carne, crescendo sempre in incarnato». Il naso,
-che determina essenzialmente il pregio del profilo, deve
-rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente,
-salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca;
-dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal
-poco, ma non così che diventi aquilino, «che in una
-donna comunemente non piace»: la parte inferiore abbia
-un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno
-acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse
-di freddo, e la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente
-rossa». La bocca l'autore la desidera piuttosto
-piccola, ma nè appuntita, nè piatta, le labbra non
-troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: nell'aprirle
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-accidentalmente (vale a dire senza parlare e
-senza ridere) non si veggano mai più di sei denti superiori.
-Bellezze speciali sono una piccola fossetta nel labbro
-superiore, un bel rigonfiamento dell'inferiore, un vezzoso
-sorridere nell'angolo sinistro della bocca ecc. I denti non
-debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma con
-bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive
-«paiano piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto
-rosso». Sia il mento rotondo, «non già arricciato, nè
-aguzzo, e figuri colorito d'un color vermiglietto, un poco
-acceso nel suo rialto: suo vanto speciale è un poco di
-fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e piuttosto
-lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo
-d'Adamo appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi
-vorrebbe far certe rughe circolari in forma di monili e
-nell'alzarsi vuol distendersi tutta». Le spalle le desidera
-larghe, ed anche quanto al petto egli ne riconosce
-nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò,
-deve essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca,
-e dolcemente rilevandosi dalle estreme parti, deve
-venir in modo crescendo, che l'occhio a fatica se ne accorga
-con un color candidissimo macchiato di rose».
-La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle
-parti inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di
-carne ed oltre a ciò con polpe sode e bianche quanto la
-neve». Il piede lo vuole «piccolo, snello, ma non magro,
-e un po' rilevato nel salir del collo, bianco come
-lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche
-con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati,
-carnose e muscolose, ma con una certa dolcezza,
-come quelle di Pallade, quando si mostrò al pastore sul
-monte Ida; in una parola, succose, fresche e sode».
-La mano finalmente si desidera bianca, massimamente
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-nella parte superiore, ma grande «e un po' pienotta, e
-morbida a toccare come fina seta, rosea nell'interno con
-linee chiare, rare, ben distinte, non intrigate, nè attraversate:
-quello scavo, che è tra l'indice e il pollice, sia
-bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita
-lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la
-cima, ma sì poco che appena si veggia, con unghie
-«chiare, non lunghe, non tonde, nè in tutto quadre,
-nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la costola
-d'un picciol coltello».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Accanto a questa estetica speciale la generale non
-vi ha che una parte assai secondaria. Le ragioni più riposte
-e segrete, dietro le quali l'occhio giudica <i>senza
-appello</i>, sono un enigma anche pel Firenzuola, come
-egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria,
-Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non
-sono in parte, come s'è detto, che deduzioni filologiche,
-in parte inutili sforzi per esprimere l'inesprimibile. Il
-sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro qualche
-antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono
-vantare singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente
-l'idea della Bellezza.<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma ogni altra opera resta
-facilmente ecclissata da questa del Firenzuola. Il Brantome,
-posteriore di un secolo e più, non pare che un
-dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto perchè
-guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della
-Bellezza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-
-<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">Descrizione della vita reale ordinaria.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione
-effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica
-della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico,
-il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo
-finalmente aggiungere anche l'interesse, che si
-prese alla descrizione della vita ordinaria quotidiana.
-</p>
-
-<p>
-Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento
-di poesia che alla satira ed alla farsa. Al tempo
-del Rinascimento in Italia si prende invece a studiarla
-e a descriverla per ciò che essa è in sè stessa, perchè
-è interessante da sè, perchè è una parte della vita umana
-in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono
-come magicamente travolti. Invece della farsa volgare,
-che s'aggira per le case, sulle vie, nei villaggi per
-beffarsi indistintamente della piccola borghesia, dei contadini
-e del clero delle campagne, noi incontriamo qui
-nella letteratura i primordi di quei quadri <i>di genere</i>,
-che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella
-pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella
-farsa volgare e procedono uniti, ma non per questo sono
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-identici con essa, chè anzi differenze essenziali li distinguono
-pur sempre nettamente fra loro.
-</p>
-
-<p>
-Quante cose umane non deve aver Dante attentamente
-osservato e sperimentato prima di poter descrivere
-in modo così profondamente vero il suo mondo
-spirituale!<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> Le celebri similitudini desunte dall'operoso
-affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi
-dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e simili,
-non sono le sole prove che possono addursi in tale
-riguardo: l'arte stessa, colla quale egli esprime lo stato
-interno di un'anima nell'atteggiamento esteriore e nel
-gesto, dimostra un profondo e pertinace studio della vita.
-</p>
-
-<p>
-I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano,
-e ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema
-del genere che trattano, di indugiarsi nelle particolarità
-(cfr. a pag. 38 e 94). Ad essi è permesso di
-esordire con grande larghezza e di essere prolissi, finchè
-vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di
-genere puramente descrittivo. Questi non s'incontrano
-per la prima volta che presso gli uomini, che fecero rivivere
-l'antichità.
-</p>
-
-<p>
-Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi
-è l'uomo, che avea una speciale attitudine a tutto:
-Enea Silvio. Egli descrive non soltanto la bellezza del
-paesaggio, non le cose più interessanti dal lato cosmografico
-ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II,
-pag. 10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario
-e straordinario della vita.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> Fra i moltissimi passi
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-delle sue Memorie, in cui si rappresentano scene naturali,
-alle quali in allora appena qualcuno avrebbe consacrato
-un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui
-che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Ma impossibile
-sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali
-antichi epistolografi o narratori gli sia venuto l'impulso
-a rivestire di sì splendidi colori le sue descrizioni; nè
-ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo spirituale
-i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che
-non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno
-avvolti in una misteriosa penombra.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie
-descrittive latine, delle quali s'è già parlato altrove
-(v. vol. I, pag. 350): descrizione di cacce, di viaggi, di
-ceremonie e simili. E non manca anche qualche lavoro
-italiano di questa specie, come, per esempio, le descrizioni
-della celebre giostra medicea del Poliziano e di
-Luca Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci,
-il Bojardo e l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro
-soggetto a passar oltre e a toccar questi punti appena
-di volo, ma, anche in onta a ciò, non si può non ammirare
-la facile precisione, con cui dipingono la vita ordinaria,
-e se ne trae una prova di più della loro grande
-maestria in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta
-di ripetere i brevi discorsi di una brigata di belle donne,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>
-che in un bosco furono sorprese dalla pioggia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p>
-Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi,
-più spesso che altrove, negli scrittori di cose guerresche
-e simili (cfr. vol. I, pag. 135). Ancora di un tempo anteriore
-ci rimane in una poesia molto circostanziata<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> un
-quadro fedele di una battaglia di mercenari del secolo XIV,
-dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida
-e i comandi, che echeggiano durante la zuffa.
-</p>
-
-<p>
-Ma la cosa più notevole in questo genere sono le
-schiette descrizioni della vita campagnuola, che si trovano
-specialmente in Lorenzo il Magnifico e nei poeti che lo
-circondano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dal Petrarca in avanti<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> ci fu una specie di bucolica
-falsa, convenzionale, un vero furore di scriver egloghe,
-ad imitazione di quelle di Virgilio, non importa se in
-versi latini od italiani. E come sue specie secondarie
-sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. vol. I,
-pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro,
-e più tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e
-del Guarini, tutti lavori dettati in bellissima prosa o in
-versi perfetti, nei quali però la vita pastorale non figura
-che come un costume indossato per sola apparenza esterna,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un genere
-ben diverso di società.<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge
-nella poesia un modo affatto nuovo di dipingere la vita
-campestre: la descrizione schietta, naturale, l'antitesi insomma,
-il contrapposto della bucolica convenzionale di
-prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè qui
-soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che
-il proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale
-e franchigie speciali, per quanto anche talvolta la sua
-sorte fosse piuttosto dura. La differenza tra la città e
-i villaggi è ben lontana dall'esservi così accentuata, come
-nel nord; anzi un gran numero di piccole città vi è
-esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando
-alle loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini
-al pari di tutti gli altri. I Maestri comacini fecero il
-giro di quasi tutta l'Italia; al fanciullo Giotto fu pure
-possibile di abbandonar le sue pecore e di essere aggregato
-in Firenze ad una corporazione; in generale l'affluenza
-degli uomini del contado alle città era continua,
-e certe popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente
-per questo.<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> Ora egli è bensì vero che la boria
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai
-poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il
-<i>villano</i>,<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> e che la commedia improvvisata (v. pag. 61
-e segg.) si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia
-dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo
-odio di razza contro i <i>vilains</i>, di cui sono pieni
-gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i
-cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani
-di qualsiasi specie<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> s'incontrano frequenti e spontanee
-testimonianze d'onore e di rispetto per una classe
-di persone, che rende alla società sì segnalati servigi e
-ha tanto diritto alla di lei gratitudine. Gioviano Pontano<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>
-narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti
-magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche
-e nei novellieri non mancano mai eroine campestri,<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>
-che sacrificano la propria vita per difesa del proprio
-onore e pel bene della propria famiglia.<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con tali precedenti era ben naturale che in taluni
-sorgesse il desiderio di rivestir dei colori della poesia
-anche questo genere di vita. Fra costoro innanzi tutto
-nomineremo qui Battista Mantovano colle sue Egloghe,
-una volta assai lette ed anche oggidì degne di osservazione.
-Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente
-del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa
-perplessità tra il realismo e il convenzionalismo della
-rappresentazione, ma in sostanza il primo prevale. Vi si
-sentono le idee di un buon curato di campagna, non
-senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In
-qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato
-assai colle popolazioni del contado.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta
-Lorenzo il Magnifico in questo nuovo mondo e
-ci fa vivere veramente la vita del villaggio. La sua
-«Nencia da Barberino»,<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> può dirsi la nuova e schietta
-riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze,
-fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-del poeta è tale, che si resta in dubbio se si
-risenta simpatia o disprezzo pel garzone che parla (è il
-contadinello Vallera, che dichiara il suo amore alla Nencia).
-È evidente il contrasto deliberato colla bucolica convenzionale
-accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite
-Ninfe: Lorenzo si getta volontariamente nel nudo
-realismo della spregiata vita delle campagne, e, ciò
-non ostante, l'insieme lascia un'impressione veramente
-poetica.
-</p>
-
-<p>
-Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca
-da Dicomano di Luigi Pulci.<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> Ma essa difetta di una certa
-serietà obbiettiva, per essere stata cantata non tanto per
-forza di naturale impulso e allo scopo di rappresentare
-un lato della vita del popolo, quanto pel desiderio di ottenere
-l'applauso della più colta società fiorentina. Da
-ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le
-frammistevi oscenità. Ciò non ostante, il carattere del
-contadino innamorato vi è con molta abilità sostenuto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col
-suo <i>Rusticus</i> in esametri latini.<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> Tenendosi lontano da
-ogni imitazione della Georgica di Virgilio, egli descrive
-specialmente l'anno campestre in Toscana, cominciando
-dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore sfodera un
-nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca
-e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera,
-ed anche nell'«estate» s'incontrano passi di un
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-gusto squisito; ma ciò che può riguardarsi come un vero
-gioiello della nuova poesia latina, è la festa della vendemmia
-in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha
-cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che
-stava attorno a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche
-quadro veritiero della vita agitata e operosa delle classi
-inferiori. La sua <i>Zingaresca</i><a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> è uno dei primi saggi della
-tendenza dei poeti moderni a trasportarsi nella vita e
-nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a
-cui essi appartengono. Con un intento comico qualche
-cosa di simile era stato, per vero, tentato ancor prima,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>
-e in Firenze i canti delle Mascherate ne offrivano sempre
-nuova occasione al tornare di ogni carnovale. Ma
-ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei sentimenti
-di un'altra classe, con che tanto questa canzone,
-quanto «la Nencia» tracciano nella storia della letteratura
-una nuova via, che merita attenta considerazione.
-</p>
-
-<p>
-E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo
-il fatto, che la cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte.
-Non ci vollero infatti, dalla Nencia in poi, meno
-di ottant'anni prima che s'avessero i quadri di genere e
-i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Avremo occasione in seguito di mostrare come in
-Italia le differenze sociali fondate sulla diversità della
-nascita avessero omai perduto ogni valore. Ciò che vi
-contribuì grandemente fu senza dubbio il fatto, che qui,
-prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza più
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità
-in generale. Basterebbe questa sola conquista per
-imporci un obbligo di eterna riconoscenza verso gli
-uomini del Rinascimento. Un concetto logico e astratto
-dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il
-Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva.
-</p>
-
-<p>
-I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo
-trovansi espressi da Pico della Mirandola nel suo discorso
-sulla dignità dell'uomo,<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> che può dirsi uno dei lasciti
-più preziosi di quell'epoca tanto colta. Dio s'è riserbato
-di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, affinchè
-questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne
-la bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò
-a nessuna sede fissa, non gl'impose veruna attività
-determinata, nessuna necessità ineluttabile; lo dotò anzi
-di ogni facoltà necessaria a muoversi e a voler liberamente.
-«Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse il
-Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti
-guardi attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti
-creai non celeste e non terrestre, non mortale, nè immortale
-soltanto, affinchè tu sia libero educatore e signore
-di te medesimo; tu puoi degenerare sino a divenir
-bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I
-bruti portano con sè dal grembo materno quanto ad essi
-fa d'uopo per conservarsi; gli spiriti superiori sono sin
-dal principio, o per lo meno subito dopo,<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ciò che saranno
-eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che dipende
-dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni
-specie di vita».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
-
-<h2 id="parte5">PARTE QUINTA
-<span class="smaller">LA VITA SOCIALE E LE FESTE</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">Il pareggiamento delle classi.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica
-della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua
-posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori
-influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo
-in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito
-indispensabile a' cortigiani.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche
-cosa di compiuto e perfetto, non si manifesta soltanto
-nella vita politica, religiosa, artistica e scientifica di un
-popolo, ma dà altresì un'impronta sua propria all'intera
-vita sociale. Ciò riscontrasi in modo caratteristico nel
-medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e dell'aristocrazia
-sono presso a poco identiche dappertutto,
-e dove pure si ha un genere di borghesia affatto speciale.
-</p>
-
-<p>
-Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento
-sono l'antitesi la più spiccata di tali consuetudini sotto
-tutti i punti di vista più essenziali. Questa antitesi comincia
-già alla base, che è affatto diversa, mentre nei
-circoli più elevati della vita sociale non esistono più distinzioni
-di casta, ma si ha invece una classe veramente
-colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza
-del sangue non ha valore se non in quanto le
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-ricchezze, che sogliono accompagnarla, assicurano gli ozi
-necessari alla propria educazione. Ciò però non deve intendersi
-in modo assoluto, mentre è pur sempre vero,
-che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più,
-ora meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania
-di conservarsi all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle
-altre nazioni men progredite d'Europa. Mala tendenza
-generale dell'epoca è però sempre per la fusione delle
-classi nel senso moderno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve
-essere stata la convivenza di nobili e borghesi nella stessa
-città, per lo meno sino dal secolo XII,<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> poichè per essa
-vennero accomunate le sorti di tutti e furono tronche
-le ali, ancora in sul nascere, all'insolente albagia dei
-signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano
-un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia
-non si indusse mai, come nei paesi settentrionali, a fissare
-appannaggi speciali pei figli cadetti dell'aristocrazia:
-infatti, se anche i vescovati, i canonicati e le abbazie
-vi furono spesso conferiti dietro i principii di un indegno
-favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente
-sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola
-vi furono molto più numerosi, più poveri e privi affatto
-di quelle prerogative principesche, che avevano altrove,
-videro in compenso cresciuta la loro autorità morale dalla
-loro dimora nelle città dove avevano la sede, e dove,
-insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale
-della popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono
-d'ogni parte i principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-in quasi tutte le città occasione e motivo d'isolarsi nella
-vita privata (v. vol. I, pag. 181), che, scevra di pericoli
-dal lato politico e confortata d'ogni comodità ed agiatezza
-materiale, non era in sostanza gran fatto diversa
-da quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E
-quando, da Dante in poi, la nuova poesia e la nuova
-letteratura divennero patrimonio di tutti,<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> e, più tardi ancora,
-prevalse una cultura tutta d'indole antica, e l'uomo,
-come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva procacciarsi
-individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri diventar
-principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma
-nemmeno alla legittimità della nascita nell'eredità del
-potere (v. vol. I, p. 27-28), — allora si potè ben credere
-che una nuova êra di uguaglianza fosse spuntata,
-ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi
-all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti
-per affermare e per negare la legittimità degli
-ordini aristocratici. Dante, per esempio, deriva ancora
-dall'unica definizione aristotelica, che «la nobiltà si basi
-sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo principio,
-che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su
-quella degli antenati».<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Ma altrove egli non si dà per soddisfatto
-di una tale definizione, e si rimprovera da sè
-stesso<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> di aver perfino in Paradiso, parlando col suo
-proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà della sua origine,
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-che è manto che <i>tosto raccorcia</i>, e al quale il tempo
-ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna
-rimettere. E nel «Convito»<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> egli stacca del tutto dall'idea
-della <i>nobiltà</i> ogni condizione di nascita privilegiata,
-e ne fa una cosa sola con l'attitudine a qualsiasi
-eccellenza morale e intellettuale, accentuando in modo
-speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà
-sorella germana della filosofia.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo
-venne acquistando sulle opinioni degli Italiani,
-tanto più forte si venne in tutti radicando la persuasione,
-che l'origine non possa mai esser quella che decida del
-valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai un
-principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo
-«Della nobiltà»<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> si dichiara pienamente d'accordo
-co' suoi interlocutori — Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici,
-fratello del vecchio Cosimo — non esservi oggimai
-altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito personale.
-Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto
-sparge un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative,
-che, secondo il comune pregiudizio, entrano a far
-parte della vita dei nobili. «Niuno (v'è detto) trovasi
-tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i cui antenati
-esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio.
-La passione per le cacce non sente meglio di
-nobiltà, di quello che i nidi della selvaggina, che s'insegue,
-si risentano di balsamo o d'altri soavi profumi.
-L'agricoltura, quale fu esercitata dagli antichi, sarebbe
-ben più nobile occupazione, che non quelle stolte scorrerie
-per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-belve, che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero
-di quando in quando servirci di utile passatempo». E
-se ne adduce la prova mostrando il lato selvaggio e brutale
-della vita dei cavalieri inglesi e francesi nelle loro
-campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della
-rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a
-sostenere in certo modo le parti della nobiltà, ma non
-già — cosa abbastanza caratteristica — riferendosi ad
-un sentimento suggerito dalla natura, bensì richiamandosi
-all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro della
-sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come
-qualche cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza
-del merito e sulla ricchezza ereditata. Ma
-il Niccoli soggiunge, che Aristotele, dando questa definizione,
-non esprime una persuasione sua propria, ma
-una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò
-è tanto vero, che nell'«Etica», dov'egli parla secondo
-il suo intimo convincimento, non vuol che sia nobile se
-non colui, che si sforza di conseguire il vero bene. Indarno
-il Medici gli oppone, che l'espressione greca per
-designare la nobiltà (<i>Euganeia</i>) suona appunto «nascita
-illustre»; il Niccoli trova che la voce latina nobilis,
-vale a dire notabile, è assai più giusta, perchè fa dipendere
-la nobiltà dalle sole azioni.<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> Dopo questi e simili
-ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto delle
-condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà
-nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera
-e disdegna di occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-averi, quanto della mercatura, che riguarda come ignominiosa:
-così, se ne sta inerte e rinchiusa ne' suoi palagi,<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>
-o va attorno oziosamente cavalcando per la città.
-Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio,
-ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa
-l'attendere all'economia rurale è considerato come cosa
-onorevole e agevola di per sè l'accesso ai ranghi della
-nobiltà:<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> tutto sommato, «un'aristocrazia rispettabile,
-ma paesana». Anche in Lombardia i nobili vivono dei
-redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli altri
-pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria
-occupazione.<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> In Venezia la nobiltà governa, ma
-al tempo stesso si consacra al commercio; ed ugualmente
-a Genova tutti indistintamente, nobili e non nobili, sono
-mercanti e navigatori, e non vi si ammettono altre differenze,
-fuorchè quelle che provengono dalla nascita:
-taluni però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto
-dei loro castelli. In Firenze una parte dell'aristocrazia attende
-al traffico; un'altra (ma certo la men numerosa) si
-pavoneggia, boriosa dei propri titoli, per le vie della città
-o perde il suo tempo nelle cacce e in simili divertimenti.<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è
-questo, che quasi in tutta Italia anche coloro che possono
-andar superbi della lor nascita, non hanno ambizioni
-da far valere di fronte alla cultura ed alla ricchezza,
-nè dai loro privilegi politici o di corte risentono
-alcun impulso a considerarsi come una classe superiore
-alle altre. Venezia sembra costituire a questo riguardo
-una eccezione, ma essa non è che apparente, perchè in
-sostanza la vita dei nobili non si differenzia quivi da
-quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio
-di pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le
-cose nel regno di Napoli, che per l'orgoglioso isolamento
-e la boriosa vanità della sua aristocrazia, più che per
-qualsiasi altro motivo, restò completamente escluso dal
-gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A
-dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal
-medio-evo longobardo e normanno sopravviene, ancor
-prima della metà del secolo XV, la dominazione aragonese,
-e così vi si compie fino da quel momento ciò che
-nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più
-tardi, una vera trasformazione sociale, un disprezzo del
-lavoro e una smania di titoli, che costituiscono appunto
-il lato caratteristico della popolazione spagnuola. Le conseguenze
-di un tal fatto non tardano poi a manifestarsi
-perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e
-basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-una di esse, la piccola città della Cava. Essa era stata
-sempre proverbialmente ricca sino a che non diede ricovero
-che a muratori e a tessitori: «ora che, invece
-di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono
-che sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad
-essere dottori, medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è
-subentrata la più desolante miseria».<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> In Firenze si
-constata un fatto identico per la prima volta sotto Cosimo
-primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che
-la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio
-e le industrie, non si preoccupa d'altro che di
-ottenere cavalierati nel suo nuovo ordine di s. Stefano.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>
-È precisamente il rovescio di quanto vi era accaduto
-un secolo prima,<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> quando i padri, morendo, pregavano
-lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non
-avessero esercitato una qualche utile professione (vedi
-vol. I, pag. 108).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso
-in modo molto ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e
-della letteratura, nel quale non si ammettono differenze
-gerarchiche, ed è appunto la sete delle dignità cavalleresche
-divenuta stoltamente oggetto di moda proprio nel
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio
-valore.
-</p>
-
-<p>
-«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> verso
-la fine del secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta
-far cavalieri li meccanici, gli artieri, insino a' fornai;
-ancora più giù, gli scardassieri, gli usurai e rubaldi barattieri....
-Come risiede bene che uno judice, per poter
-andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la
-scienza non istea bene al cavaliere, ma scienza reale,
-senza guadagno.... Oh sventurati ordini della cavalleria,
-quanto siete andati al fondo! In quattro modi son fatti
-cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, a molte cose
-che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario.
-Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori
-di queste cose materiali comprendano, come la cavalleria
-è morta. E non si ved'elli, che pure ancora lo
-dirò, essere fatti cavalieri i morti? Che brutta, che fetida
-cavalleria è questa! Così si potrebbe fare cavaliere
-un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche
-un bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti
-adduce a conferma di quanto scrive, sono invero parlanti
-abbastanza; una volta egli è messer Bernabò Visconti,
-che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi,
-che bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono
-alcuni cavalieri tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito
-degli ornamenti che portano sull'elmo e simili.
-Più tardi il Poggio mette in derisione i molti cavalieri
-del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di
-guerra.<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-ceto, per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc.,
-si creava da sè in Firenze una posizione molto difficile,
-tanto di fronte al governo, quanto a' suoi numerosi motteggiatori.<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>
-</p>
-
-<p>
-Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge
-che queste tarde ambizioni cavalleresche, indipendenti
-affatto da qualsiasi nobiltà di sangue, senza dubbio erano
-in parte il frutto di una ridicola vanità smaniosa di
-titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice.
-I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi
-parte, dovea, giusta le formalità prescritte, essere
-cavaliere. Ma il combattimento in campo chiuso e più
-particolarmente la corsa delle lance, strettamente regolata
-e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione favorevole
-per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno,
-qualunque fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela
-sfuggire in un'epoca, in cui tanto conto si teneva
-del valor personale.
-</p>
-
-<p>
-Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca
-fin dal suo tempo si fosse espresso in termini di
-viva riprovazione contro i tornei, come contro una pericolosa
-stoltezza: egli non convertì nessuno col suo patetico
-grido: «in niun libro si legge che Scipione o
-Cesare siano stati abili giostratori!»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> La cosa anzi in
-Firenze acquistò una grande popolarità; ogni borghese
-cominciò a riguardar la sua giostra — che senza dubbio
-non era più tanto pericolosa — come una specie di
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-onesto passatempo, e Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a> ci ha conservato
-il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori
-della domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola,
-dove si potea giostrare a prezzo mitissimo, sopra
-una rôzza presa a nolo da un tintore, alla quale alcuni
-burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia
-imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio
-il cavaliere, armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile
-scioglimento della novella è una violenta sgridata
-della moglie indispettita di simili scappate del marito.<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>
-</p>
-
-<p>
-Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione
-per la giostra, come se volessero mostrare per l'appunto,
-essi non nobili e privati, che la società di cui
-si circondano, non è in nulla inferiore ad una corte.<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio
-ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime;
-Piero il giovane poi per tali esercizi trascurò perfino
-il governo, e non voleva essere dipinto se non rivestito
-della sua splendida armatura. Anche alla corte di
-Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando
-il cardinale Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim
-(v. vol. I, pag. 149 e 158) come gli piacesse quello
-spettacolo, il barbaro rispose assai saggiamente, che simili
-combattimenti nella sua patria si facevano fare agli
-schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva
-alcun danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava
-d'accordo con gli antichi romani nel riprovare i costumi
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze,
-che pur non sono di lieve momento per spiegarsi
-l'ardore insistente con cui si cerca la dignità cavalleresca,
-noi troviamo omai a questo tempo qua e colà dei
-veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri
-hanno di diritto il titolo di cavaliere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le
-vanità dei nobili e dei cavalieri, sta di fatto che la
-nobiltà italiana si collocò sempre nel bel mezzo della
-vita comune, e non mai alle estremità della medesima.
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente
-sur un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la
-cultura sono sempre i suoi naturali alleati. Certamente
-che in un cortigiano propriamente detto si esige un
-qualche grado di nobiltà,<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma questa esigenza è espressamente
-dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel
-pubblico (<i>per l'oppenion universale</i>), nè in ogni caso
-implica mai la supposizione, che anche un individuo non
-nobile non possa avere un merito intrinseco equivalente. E
-nemmeno rimane inteso con ciò che le persone non nobili
-debbano restar escluse da ogni contatto col principe: si
-vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano,
-non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un
-ornamento della vita, e quindi neanche questa. Se poi
-in tutti i rapporti della vita gli vien fatto un obbligo
-speciale di mantenere un contegno riserbato e dignitoso,
-non è già perchè egli abbia un sangue più nobile nelle
-vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale.
-Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento
-principale sta nella cultura e nella ricchezza; ma
-in quest'ultima solo in quanto renda possibile di consacrar
-la vita alla prima e di promuoverne in grande gli
-interessi e lo sviluppo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Raffinamento esteriore della vita.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il
-galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono
-un privilegio determinato, tanto maggiore ogni individuo,
-come tale, sente lo stimolo a mettere in evidenza
-i suoi pregi personali, e tanto più la vita sociale deve
-tendere per proprio impulso a restringersi in una cerchia
-speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità
-e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti
-necessari, deliberatamente pensati e voluti.
-</p>
-
-<p>
-Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo
-circondano e gli ozj della vita quotidiana mostrano in
-Italia un'eleganza ed un raffinamento maggiore, che in
-qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi spetta
-alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo
-notare, come esse superassero in comodità e nell'armonica
-disposizione delle parti i castelli e le corti o palazzi
-di città dei grandi del nord. Il vestire mutò per
-guisa, che egli è impossibile l'istituire un completo paragone
-colle mode degli altri paesi, molto più che, dal
-finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste
-ultime. Ciò che i pittori italiani ci rappresentano come
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-costume di quel tempo, è in generale quanto di più bello
-e di più accomodato ci fosse allora in Europa, ma non
-si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire
-prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno
-stati sempre esatti. Quello però che è fuori di dubbio
-si è, che in nessun luogo si tenne del vestire quel conto,
-che si teneva in Italia. La nazione era alquanto vanitosa;
-ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non
-esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse
-bello e ben fatto un ornamento non dispregevole
-aggiunto alla persona. In Firenze ci fu perfino un periodo
-di tempo, in cui il vestire era una cosa affatto
-individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria
-(v. vol. I, pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del
-secolo XVI questa usanza fu coraggiosamente mantenuta
-da uomini considerevolissimi,<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> mentre intanto la grande
-maggioranza si accontentava di variare più o meno la
-moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe
-adunque riguardare come un sintomo di decadenza
-per l'Italia l'ammonizione che si legge in Giovanni della
-Casa,<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> di evitare le singolarità e di non dipartirsi dalla
-moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli abbigliamenti
-degli uomini, rispetta come legge suprema
-l'uniformità, rinuncia con ciò ad una caratteristica più
-importante che non si creda. Ma ciò procura un grande
-risparmio di tempo, e questo, colle idee di operosa attività
-che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi
-come compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-In Venezia e a Firenze<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> eranvi, all'epoca del Rinascimento,
-prescrizioni speciali, che regolavano il modo
-di vestire degli uomini e ponevano limiti determinati al
-lusso delle donne. Dove simili leggi non esistevano, per
-esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa ogni
-traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>
-Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle
-mode e (se noi interpretiamo rettamente) la stolta venerazione
-per tutto ciò che veniva di Francia, mentre
-nel fatto molte delle sue mode non erano che le antiche
-d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo
-aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare
-sino a qual punto questo frequente mutare delle forme
-del vestire e l'adozione delle mode francesi e spagnuole<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>
-abbiano contribuito a tener viva nella nazione la passione
-abituale del lusso esterno, non è cosa di cui dobbiamo
-occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-merita d'esser notato come una prova di più del rapida
-sviluppo della vita italiana intorno al 1500.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Degna di speciale attenzione è la cura che pongono
-le donne, di modificare quanto più possono la loro apparenza
-esterna con tutti gli aiuti, che può offrire una
-ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese d'Europa,
-dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato
-di dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle
-carni e alla ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>
-Tutto tende ad uniformarsi ad un tipo convenzionale
-universalmente accettato, anche a costo di veder
-violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi naturali
-del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del
-tutto dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV
-fu estremamente svariato nei colori e carico negli ornamenti,<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>
-e più tardi ebbe una ricchezza un po' più elegante,
-e ci limiteremo alla toeletta nel senso più stretto.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono
-proibite, poi tornano a portarsi false acconciature
-da testa, talune anche di seta bianca e gialla,<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> sino a
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-che giunge un qualche grande oratore sacro, che commove
-gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica piazza
-s'innalza un gran rogo (<i>talamo</i>) sul quale, insieme a
-liuti, arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri
-erotici ed altre inezie, vanno a finire anche queste
-false acconciature:<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> la fiamma purificatrice riduce
-tutte queste cose in un mucchio di cenere. Il colore ideale,
-che tanto nei propri, come nei capelli posticci si cercava
-di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il
-raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel
-colore ai capelli,<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> furonvi delle dame, che ebbero il coraggio
-di stare giornate intere sotto la sferza del sole;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>
-del resto, ciò non impediva che si usassero tinture speciali
-e manteche per accrescerne altresì il volume. A
-ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque ritenute
-confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti
-per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre
-e i denti, di cui il nostro tempo non ha nemmeno una
-idea. E non giovarono nè i sarcasmi dei poeti,<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> nè le
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-invettive dei predicatori, nè la paura stessa di guastarsi
-precocemente le carni a distogliere le donne da quegli
-usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino una
-falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le
-frequenti e grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei
-quali centinaia d'uomini apparivano dipinti e mascherati,<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>
-abbiano contribuito a trasformare quell'abuso in
-abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era universale,
-ed anche le fanciulle del contado facevano del
-loro meglio per uniformarvisi,<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> sin dove potevano. Si
-aveva un bel predicare, che simili artificii erano i contrassegni
-delle cortigiane; anche le più rispettabili matrone,
-che del resto in tutto il corso dell'anno non toccavano
-alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa,
-quando accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> — Ma,
-sia che si riguardasse questo eccesso come un tratto
-di barbarie, di cui s'aveva un riscontro nell'uso di imbellettarsi
-dei selvaggi, sia che lo si ritenesse anche soltanto
-come uno sforzo di mantenere nei lineamenti e
-nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come
-farebbe credere la somma accuratezza e la moltiplicità
-di questa toeletta, — certo è che agli uomini spiacque
-allora, come in ogni altro tempo, e ne sono prova i richiami
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-continui, che in questo riguardo furono fatti al
-bel sesso.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si
-estese perfino a tutte le cose, colle quali in qualsiasi
-modo si doveva venire a contatto. Nelle grandi festività,
-si solevano strofinare con unguenti fin le mule, sulle quali
-si dovea cavalcare;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> Pietro Aretino ringrazia Cosimo I
-per un invio fattogli di scudi <i>profumati</i>.<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione
-di superare in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli
-settentrionali. Nè parrebbe neanche doversi dire,
-che questa loro opinione andasse troppo lungi dal vero,
-se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile
-al perfezionamento della personalità moderna, che
-certamente in Italia si svolse più presto e più completamente
-che altrove; inoltre molti indizi farebbero credere
-anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni
-del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai
-possibile addurne, e se da ultimo la questione si restringesse
-al determinare a chi propriamente spetti la priorità,
-nella redazione dei primi codici di pulitezza e creanza,
-la poesia cavalleresca del medio-evo potrebbe a buon
-diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non ostante,
-di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni
-dei più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-la pulitezza della persona, specialmente ne' banchetti,<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>
-all'ultimo grado della perfezione, e che, per un antico
-pregiudizio, i tedeschi in Italia riguardavansi sempre come
-il tipo d'ogni sudiceria.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> Il Giovio non esita ad attribuire
-molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza all'educazione
-primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>
-e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati.
-In mezzo a ciò si ha tanto maggior ragione di
-sorprendersi che, per lo meno nel secolo XV, si lasciassero
-condurre le osterie e gli alberghi per lo più da
-tedeschi,<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> i quali praticarono questa industria principalmente
-in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano
-a Roma. Ma le testimonianze che si hanno a
-questo riguardo potrebbero anche semplicemente riferirsi
-alle osterie e agli alberghi delle campagne, mentre si sa
-con certezza che nelle maggiori città le migliori locande
-erano tenute tutte da Italiani.<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> La mancanza poi di buoni
-alberghi nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto
-di sicurezza in generale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<p>
-Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale
-della buona creanza, che Giovanni della Casa, nato
-fiorentino, ci lasciò sotto il titolo di «Galateo». In
-questo si prescrive non soltanto la pulitezza nel senso
-più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte
-quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti»,
-con quello stesso tuono magistrale, con cui
-il moralista predica le più sublimi leggi morali. In altre
-letterature qualche cosa di simile non si insegna in via
-sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè colla
-descrizione di ciò che è sucido e ributtante.<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida
-per vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire
-in generale. Ancora oggidì può esser letto con molto
-profitto da persone di ogni condizione, e la gentilezza
-della vecchia Europa difficilmente si scosterà mai dalle
-sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è cosa che
-viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di
-ogni cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in
-alcuni uomini ed acquisito per forza di volontà in altri;
-ma, come dovere sociale e come indizio di cultura e di
-buona educazione, i primi a conoscerlo senza alcun dubbio
-furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli s'era
-già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente,
-che il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti
-e vicini, delle <i>burle</i> e delle <i>beffe</i> (v. vol. I, pag. 209
-e segg.) nella buona società è passato del tutto,<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> l'idea
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-nazionale prevale su quella delle cittadinanze locali e
-prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza e cortesia
-universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto
-avremo occasione di discorrere più innanzi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in
-Italia, nel secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal
-grado di raffinamento e di perfezione, da non vedersi in
-nessun altro paese l'eguale. Una moltitudine di quelle
-cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro insieme
-la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e
-si potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva
-ancora un'idea. Nelle vie ben selciate delle città italiane<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>
-l'uso delle carrozze era generale, mentre fuori d'Italia
-dovunque o s'andava ancora a piedi, o a cavallo, o si
-usava della carrozza per sola necessità, non per piacere.
-Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi
-articoli di toeletta vengono menzionati di frequente dai
-novellieri.<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> La copia e la finezza delle biancherie sono
-spesso l'oggetto delle loro descrizioni. Essi ci parlano
-anche di cose, che si direbbero piuttosto appartenere al
-campo dell'arte, notando con ammirazione come essa da
-tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il grandioso
-armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi
-e magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi,
-arricchendo la mensa di confetture lavorate in mille guise,
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-e aggiungendo infine eleganza e buon gusto al rozzo lavoro
-del falegname. Tutto l'occidente si prova negli ultimi
-tempi del medio-evo, e secondo le sue forze glielo
-permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a
-dare inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie
-convenzionali della decorazione gotica, mentre l'arte
-italiana del Rinascimento si move liberamente in ogni
-senso, risponde degnamente alle più svariate esigenze e
-si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed
-estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative
-italiane d'ogni specie sopra le nordiche nel corso
-del secolo XVI, quantunque sia anche vero che essa è
-dovuta altresì a cause di molto maggiore e più generale
-importanza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-5">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">La lingua come base del vivere sociale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I
-puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La
-conversazione.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-La società più elevata, che qui oggimai appare come
-un prodotto della riflessione, anzi come la più alta creazione
-della vita del popolo, presuppone, come condizione
-indispensabile, il linguaggio.
-</p>
-
-<p>
-Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i
-popoli occidentali l'aristocrazia aveva cercato di mantenere
-una lingua «cortigiana» tanto per la conversazione,
-che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in
-Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono
-tanto fra loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua
-così detta «curiale», che era comune alle corti e ai
-loro poeti. Ora il fatto più importante si è questo, che
-di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la lingua
-di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione
-alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima
-del 1300, un tale scopo è confessato apertamente. Anzi,
-per vero dire, qui la lingua è trattata espressamente
-come qualche cosa di completamente indipendente dalla
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione
-semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi,
-sentenze e risposte. Questa espressione è a questo
-tempo in pregio non meno che lo fosse in altri tempi
-presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga vita
-non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase»
-<i>(un bel parlare)!</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile,
-quanto più vi si lavorava attorno da diverse parti. Dante
-ci porta addirittura nel bel mezzo di questa lotta: il suo
-libro «Del volgare eloquio»<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> ha un'importanza grandissima
-non solo per la questione in sè stessa, ma anche
-perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna
-in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo
-delle sue idee e le conclusioni, alle quali egli giunge,
-sono cose che appartengono alla storia della filologia, nella
-quale quel libro occuperà sempre un posto rilevantissimo.
-Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè,
-ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla,
-la lingua deve essere stata una delle più importanti questioni
-della vita quotidiana; che tutti i dialetti erano stati
-studiati con partigiana predilezione o avversione; e che
-la nascita della lingua ideale comune non si avverò se non
-in mezzo a grandi lotte e contrasti.
-</p>
-
-<p>
-Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale
-Poema. Il dialetto toscano diventò la base essenziale
-della nuova lingua comune.<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Se ciò a taluno paresse
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-eccessivo, valga a nostra giustificazione il fatto che
-questa, in una questione tanto dibattuta, è ad ogni modo
-l'opinione la più universalmente ricevuta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario
-e poetico, lo screzio insorto intorno a questa lingua, quello
-che suol dirsi il purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto
-giovato; può darsi altresì che qualche scrittore, del resto
-dotato di grandi attitudini, sia stato con ciò defraudato
-di un pregio essenziale, la spontaneità della espressione;
-e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in altissimo
-grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla
-loro volta nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima,
-trascurando per la forma il concetto; stando di
-fatto che anche una meschina melodia, uscita da un tale
-strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e
-comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza
-grandissima, perchè contribuì a dare un andamento grave
-e dignitoso allo stile in generale, e perchè costrinse l'uomo
-colto a serbare, tanto nella vita ordinaria quanto nelle
-circostanze straordinarie, un contegno serio e una costante
-elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche
-talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un
-tempo sotto la veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare
-basse scurrilità e velenosi sarcasmi, non è men
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-vero però, che, quasi a compenso, ogni idea più nobile
-ed elevata vi trova altresì una condegna espressione.
-La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di
-vista nazionale, diventando essa come la patria ideale
-di tutti gli uomini colti dei diversi Stati, in cui così per
-tempo andò diviso il paese.<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a> Di più, essa non è il patrimonio
-esclusivo di questa o di quella classe in particolare, ma
-tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, possono
-trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè
-vogliano. Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo
-straniero resta sorpreso e maravigliato di udire sulla
-bocca del basso popolo e dei contadini un italiano puro
-e puramente pronunziato in provincie italiane, dove al
-tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca
-indarno di trovare un riscontro ad un fatto simile presso
-le plebi di Francia e di Germania, dove invece anche
-gli uomini istrutti sacrificano pur tanto alla pronunzia
-locale. Vero è che in Italia il numero di coloro che sanno
-leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da
-tante altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio
-pontificio, non si sarebbe tentati di credere; ma qual peso
-avrebbe questa circostanza senza quella generale e incontestata
-venerazione, che si ha per la pura lingua e la
-pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato?
-Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente
-accettate, non escluse Venezia, Milano e Napoli,
-ancora al tempo in cui fioriva la letteratura, soggiogate
-in certo modo dallo splendore che da esse partiva. Ed
-anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo,
-s'è di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente
-il più bel tesoro della nazione, la pura
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-lingua.<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> Alla letteratura dei dialetti furono, sin dal principio
-del secolo XVI, senza sforzo e deliberatamente
-abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma
-talvolta anche serii,<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> prestandosi lo stile di essi a qualsiasi
-esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione,
-come frutto di una determinazione calcolata e riflessa,
-non ebbe luogo se non molto più tardi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'opinione delle persone colte sul valore della lingua,
-come elemento d'unione della società più elevata,
-trovasi chiaramente espressa nel «Cortigiano».<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Fin
-d'allora, cioè fin dal principio del secolo XVI, eranvi
-taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler
-mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli
-altri toscani del suo tempo, non per altro, se non
-perchè erano antiche. Nella lingua parlata il Castiglione
-le proibisce assolutamente, e non le accetta nemmeno
-nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non
-vede che una forma speciale del parlare. Coerentemente
-poi a questa premessa, egli stabilisce che il miglior modo
-di parlare sarà quello, che più d'ogni altro s'accosti
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-alla lingua convenientemente scritta. Donde emerge
-assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno
-da dire qualche cosa di veramente importante, debbono
-essi stessi formarsi la propria lingua, e che questa è
-mobile e mutabile, appunto perchè è qualche cosa di
-vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle
-espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche
-da regioni non toscane, e accettando perfino le francesi e
-le spagnuole, quando l'uso le abbia consacrate per certe
-cose speciali:<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> sorgere così, coll'aiuto dell'ingegno e
-dello studio, una lingua, la quale non sarà invero l'antico
-toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come
-un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta.
-S'intende da sè che è dovere imprescindibile d'un cortigiano
-di esprimere sotto questa veste perfetta i suoi
-affetti e la sua poesia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio
-della società viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i
-puristi non riuscirono in sostanza ad aver vinta la causa.
-V'erano troppi e troppo valenti scrittori ed uomini di
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-società anche toscani, che o non si curavano o ridevano
-di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si
-verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto
-qualunque e pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che
-essi stessi erano «della loro lingua ignorantissimi».<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>
-Già l'esistenza di uno scrittore quale era il Machiavelli
-troncava d'un tratto tutte quelle questioni, in quanto
-egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida,
-schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva
-tutti i pregi, fuorchè quello di imitare il puro Trecento.
-D'altro lato v'erano troppi lombardi, romani, napoletani
-ed altri, ai quali non poteva rincrescere, se nello scrivere
-e nel conversare non si esageravano troppo le
-pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano,
-è vero, le forme e i modi del loro dialetto,
-e il Bandello, per tutti, assai spesso (non sappiamo
-quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara protesta: «io
-non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma barbaramente;
-io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere
-ornamento alla lingua volgare; io non sono che
-un lombardo e in Lombardia a' confini della Liguria
-nato» ecc.<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a> Ma, di fronte al partito dei rigidi puristi,
-tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando a
-bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere,
-e quasi a compenso, d'impadronirsi della lingua
-comune. Non a tutti infatti era dato di poter fare come
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse per tutta la sua
-vita il più puro toscano, (sempre però come lingua appresa
-e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a
-poco fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale
-era questo che ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva
-trattar la lingua con somma cura. Posto ciò, si
-poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro fanatismo,
-i loro congressi filologici<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> e simili: veramente dannosi
-essi non divennero che più tardi, quando il soffio
-dell'originalità era già fatto notevolmente più languido
-nella letteratura, e stava per soggiacere ad influenze
-affatto d'altra natura, ma ancor più perniciose. Da ultimo
-fu libero alla stessa Accademia della Crusca di
-trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi
-sforzi furono talmente impotenti, che non riuscì nemmeno
-ad impedire che assumesse quell'indirizzo e quel
-colorito francese, che forma il carattere distintivo della
-letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata
-e portata omai al sommo della pieghevolezza e duttilità,
-che divenne nella conversazione lo strumento e la base
-di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi settentrionali
-i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi
-nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti,
-cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era
-tutta dedita al giuoco e agli esercizii corporali o, se pur
-si voglia, s'esercitava a scrivere rozzi versi e celebrava
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-feste continue, in Italia, dove pure tali cose esistevano,
-erasi formato altresì un ambiente più elevato e sereno,
-dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, purchè non
-privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti
-convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando
-l'utile al dolce. Siccome in tali convegni o non si usava
-di far trattamenti, o questi si riducevano ad assai poca
-cosa,<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> non era difficile neanche il tenerne lontani gli
-uomini più materiali e gli scrocconi. Se ci è permesso
-di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di dialoghi,
-anche i più elevati problemi della vita avrebbero
-formato l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini
-più distinti: nè la manifestazione di sublimi pensieri vi
-sarebbe stata, come di regola presso i settentrionali, un
-privilegio puramente individuale, bensì comune a parecchi.
-Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita
-sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni,
-che non hanno altro scopo, che sè medesime.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-5">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">La forma più elevata della vita sociale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi
-dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo
-descritta da lui medesimo.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI,
-era assai saggiamente regolata e si basava sopra quelle
-convenienze tacite ed espresse, che sono domandate o
-dalle circostanze o dal decoro, ma che non hanno nulla
-che fare colla rigida etichetta. In certi circoli più compatti,
-dove le riunioni assumevano il carattere di stabili
-corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità
-per l'accettazione, come, per esempio, in quelle
-allegre società di artisti fiorentini, alle quali il Vasari
-attribuisce il merito<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> di aver promosso la rappresentazione
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-delle più importanti commedie d'allora. Le società
-più leggere invece e che si mettevano insieme per circostanze
-affatto momentanee, accettavano volentieri le
-prescrizioni, che eventualmente venivano imposte dalla
-dama più ragguardevole. Tutti conoscono l'Introduzione
-del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a considerare
-il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla
-più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale
-in questo caso speciale; ciò non ostante non è men vero,
-ch'essa si fonda sopra una consuetudine già accettata
-nella vita sociale. Il Firenzuola, che quasi due secoli
-dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile,
-s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in
-bocca alla regina della sua società pone un discorso sul
-modo di ripartire il tempo durante il soggiorno alla campagna,
-vale a dire, prima di tutto un'ora di speculazioni
-filosofiche andando a passeggiare sopra una collina, poi
-la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>
-indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova
-canzone, il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente;
-più tardi una passeggiata ad una fonte, dove
-ognuno s'asside e narra una novella, e finalmente la
-cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla
-onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non
-disconvengano». Il Bandello nelle introduzioni e nelle
-dediche di ciascuna delle sue novelle non riferisce, è
-vero, simili discorsi di circostanza, poichè le diverse società,
-dinanzi alle quali quelle novelle vengono narrate,
-esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro
-modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-dovevano essere queste supposte riunioni sociali. Alcuni
-lettori penseranno, che in società capaci di udire racconti
-tanto immorali, come son quelli che si leggono,
-non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare.
-Ma da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide
-dovevano essere le basi di società, che, ad onta di
-tali racconti, non uscivano dalle convenute formalità, non
-andavano a soqquadro, e potevano perfino occuparsi di
-serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol
-dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione
-si faceva sentire più forte che mai e andava sopra ogni
-cosa. Per convincersene non occorre di prendere a norma
-la società un po' troppo idealizzata, che il Castiglione
-introduce a parlare sui più elevati sentimenti e scopi
-della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro
-Bembo nel castello di Asolo. La società del Bandello,
-invece, anche in onta a tutte le frivolezze alle quali si
-abbandona, può riguardarsi come il tipo più veritiero di
-quell'elegante decoro, di quella facile amabilità, di quella
-schietta franchezza, di quello spirito insomma e di quella
-cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri
-distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se
-ne ha specialmente in questo, che le dame, che ne formavano
-il centro, godevano l'universale estimazione, nè
-per tal fatto furono minimamente pregiudicate nella loro
-fama. Fra le protettrici del Bandello, per esempio, Isabella
-Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se
-ebbe una celebrità non scevra di macchie, non fu già
-pel proprio contegno, ma per quello delle scostumate
-damigelle che la circondavano:<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> Giulia Gonzaga Colonna,
-Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, Bianca Rangona,
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono
-del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il
-loro contegno, da ogni accusa e censura. La più celebre
-donna d'Italia poi, Vittoria Colonna, godeva fama addirittura
-di santa. Ora, egli è indubitato che le particolarità
-che ci vengono date intorno al vivere sciolto, che
-si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati,
-non sono di tal natura da farne emergere una
-superiorità assoluta della vita sociale d'Italia su quella
-del resto d'Europa. Ma si legga il Bandello,<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> e si vegga
-poscia se un genere simile di società sarebbe, ad esempio,
-stato possibile in Francia, prima che vi fosse stato
-trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili
-al pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo
-le più alte creazioni dell'ingegno umano non ebbero bisogno,
-per nascere, dell'aiuto o del favore di quelle riunioni,
-ma si avrebbe gran torto se le si riguardasse come
-di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, non
-fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente
-a creare in Italia ciò che allora non esisteva
-in verun altro paese, un vivo interessamento per tutto
-quanto si produceva nell'un campo e nell'altro, e un
-gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo
-poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè
-stesso un necessario portato di quella particolare cultura
-e di quel modo di vivere, che allora era esclusivamente
-italiano, e che d'allora in poi divenne europeo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In Firenze la vita di società è fortemente influenzata
-da parte della letteratura e della politica. Innanzi tutto
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-Lorenzo il Magnifico è tal uomo, che domina completamente
-quanti lo circondano, non tanto in virtù della sua
-posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene egli,
-del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione
-anche a quelli, che più gli stavano dappresso.<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> Si vede,
-ad esempio, con quanto rispetto egli tratti il Poliziano,
-l'educatore de' suoi figli, e come i modi franchi ed aperti
-del letterato e del poeta a gran fatica si concilino in
-lui con quella riserbatezza, che gli è imposta necessariamente
-dal rango principesco, cui ormai è salita la sua
-casa, e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di
-sua moglie; ma dal canto suo, e quasi in ricambio, il
-Poliziano è l'espressione e quasi il simbolo vivente delle
-glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, giusta l'uso
-della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura del
-gusto e della passione, che egli ha per tali convegni
-sociali. Nella sua splendida improvvisazione «La caccia
-col falcone» egli fa un ritratto comico de' suoi compagni,
-e nel «Simposio» lo scherzo va ancora più innanzi
-e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che
-vi si travede anche il lato serio della riunione.<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> E che
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-questa assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano
-con piena evidenza le sue corrispondenze, e le
-notizie rimasteci sulle frequenti sue dispute filosofiche
-ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze sono, in
-parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno
-al tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per
-esempio, la così detta Accademia platonica, che dopo la
-morte di Lorenzo soleva raccogliersi negli orti de' Rucellai.<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva
-naturalmente dalle tendenze personali del regnante. Di
-esse, per vero, al principiare del secolo XVI ce n'era
-oggimai poche, e queste poche erano anch'esse pressochè
-senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla
-corte veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva
-una società tanto speciale, quale non si vide ripetersi
-più in nessun epoca storica.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">L'uomo perfetto di società.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La
-musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora
-per sè medesimo, il Cortigiano, quale ci vien descritto
-dal Castiglione. Egli è propriamente l'uomo ideale, quale
-lo domanda la cultura di quel tempo, e la corte sembra
-più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben
-ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato
-in nessuna corte, perchè egli stesso ha il talento e la
-apparenza di un vero principe, e perchè l'eccellenza sua,
-calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone già in lui una
-assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua
-azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del
-principe, ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un
-esempio spiegherà meglio la cosa: nella guerra il Cortigiano
-deve astenersi da tutte quelle imprese, anche
-utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non sieno
-grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver
-sempre fisso in mente che ciò che lo conduce alla guerra,
-non è il dovere in sè stesso, ma soltanto <i>l'honore</i>.<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> La
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-posizione morale di fronte al principe, quale è presentata
-nel quarto libro, è quella di un uomo libero e indipendente.
-La teoria degli amori del Cortigiano (nel
-terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili,
-le quali però per la miglior parte si riferiscono a
-tutti gli uomini in generale, e la grande e quasi lirica
-glorificazione dell'amore ideale (sulla fine del quarto
-libro) non ha più nulla che fare coll'assunto speciale di
-tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del
-Bembo, la straordinaria elevatezza della cultura si fa
-manifesta dal modo delicatissimo, con cui i sentimenti
-vengono analizzati. Bensì non si deve sempre prestar
-cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla loro parola;
-ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati
-tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi
-vedremo, che spesse volte queste convenzionali apparenze
-nascondevano lampi di vera passione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si
-esigono in grado perfetto in un Cortigiano, sono i così
-detti esercizi cavallereschi; ma, oltre a questi, richiedevansi
-anche parecchie altre cose, che veramente non
-avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, regolarmente
-organizzate e basate tutte sull'emulazione
-personale, quali in allora non esistevano se non in Italia:
-altre cose ancora si fondano evidentemente sopra
-un'idea puramente generale ed astratta della perfezione
-individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i giuochi
-ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la
-lotta: principalmente poi deve essere un abile danzatore
-e (come già s'intende da sè) un perfetto cavallerizzo.
-Oltre a ciò si esige da lui tal conoscenza di più lingue,
-o almeno almeno dell'italiano e del latino, che s'intenda
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto
-di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità
-pratica, che però egli terrà segreta quanto più gli sarà
-possibile. Non si pretende tuttavia che queste qualità
-sieno in lui tutte in grado perfetto, eccezione fatta dell'esercizio
-delle armi; dal neutralizzarsi reciproco di tante
-doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel
-quale nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar
-nocumento alle altre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani,
-sia come scrittori teorici, sia come maestri pratici,
-erano in grado d'insegnare a tutto l'occidente tanto in
-fatto di esercizi ginnastici d'ogni specie, quanto in fatto
-di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel giostrare e nel
-danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con opere
-scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici;
-la ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi
-guerreschi e dai semplici giuochi, fu forse per la prima
-volta insegnata alla scuola di Vittorino da Feltre (v.
-vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte integrante di
-ogni completa educazione.<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a> L'importanza di un tal fatto
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come
-una vera arte: quali esercizi fossero in uso, e se per
-avventura si conoscessero quelli che sono più frequenti
-oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, oltre la forza e la
-destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, lo si
-può arguire non solo dall'indole della nazione già nota
-sotto tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che
-se ne hanno. Basta in proposito ricordare il grande Federigo
-da Urbino (v. vol. I, pag. 60), che assisteva in
-persona ai giuochi de' giovani a lui affidati.
-</p>
-
-<p>
-I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna
-sostanziale differenza da quelli che erano in uso
-presso gli altri popoli occidentali. Naturalmente nelle
-città marittime vi si aggiungevano le gare dei remiganti,
-e le regate veneziane erano assai per tempo famose.<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il
-giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il giuoco
-della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento
-pare vi sia stato coltivato con molta maggior passione
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-e con più pompa, che in qualunque altro paese d'Europa.
-Non se ne hanno però positive testimonianze.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza
-la musica.<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> La composizione intorno al 1500 era
-ancora principalmente nelle mani della scuola olandese,
-che veniva molto ammirata pel complicato artificio e per
-la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa,
-eravi pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava
-assai di più al nostro gusto musicale d'oggidì. Un
-mezzo secolo più tardi sorse il Palestrina, le cui armonie
-esercitano un fascino prepotente anche sul mondo
-attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore,
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-ma non ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o
-ad altri si debba il passo decisivo, che ha fatto il linguaggio
-musicale del mondo moderno, per cui a noi profani
-è impossibile il farci un'idea esatta dello stato delle
-cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente
-da parte la storia della composizione musicale,
-cercheremo invece di dir qualche cosa sul posto, che si
-faceva alla musica nella vita sociale d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel
-Rinascimento e per l'Italia di quel tempo è il multiforme
-specializzarsi dell'orchestra, il cercar nuovi strumenti,
-vale a dire nuove combinazioni armoniche, e — in
-stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe
-speciale di cultori dell'arte per professione (<i>virtuosi</i>), che
-è come a dire, l'insinuarsi dell'elemento individuale in
-determinati rami della musica e in determinati strumenti.
-</p>
-
-<p>
-Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia,
-l'organo ebbe assai per tempo una grande diffusione
-e un notevole perfezionamento, ma, accanto ad esso, si
-diffuse anche assai presto il corrispondente strumento a
-corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano
-ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni
-del secolo XIV, perchè ornati con figure dipinte da sommi
-maestri. Fra tutti gli altri poi il violino prese il primo
-posto e diede anche delle grandi celebrità. Presso Leone X,
-che già anche da cardinale aveva la casa piena di cantanti
-e di sonatori e che godeva fama egli stesso di
-grande conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni
-Maria e Jacopo Sansecondo: al primo Leone diè
-il titolo di conte e il possesso di una piccola città;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> il
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-secondo credesi rappresentato nell'Apollo del Parnaso
-di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle
-celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno
-al 1580) nomina a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi
-quelli di ciascuna specie di strumenti, quali l'organo, il
-liuto, la lira, la viola da gamba, l'arpa, la cetra, i corni
-e le tibie, esprimendo il voto che i loro ritratti sieno dipinti
-sugli stessi strumenti.<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> Una così svariata attitudine
-a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo
-non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli
-strumenti fossero già noti e diffusi dovunque.
-</p>
-
-<p>
-Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge
-specialmente da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera
-di farne, a titolo di curiosità, delle collezioni. In Venezia,
-dove la passione per la musica era grande,<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> ve n'erano
-parecchie; e quando per caso vi s'incontrava un certo
-numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante un concerto.
-(In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi
-strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche,
-ma non è detto se vi fosse chi sapesse suonarli e
-qual suono dessero). Non è neanche da dimenticare, che
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-taluni di questi strumenti presentavano esteriormente
-una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano
-assai leggiadramente fra loro. E appunto per
-questo accade d'incontrarli anche nelle collezioni d'altre
-rarità e cose d'arte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o
-singoli amatori od anche intere orchestre di dilettanti,
-organizzati a guisa di corporazioni o di «accademie».<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>
-Molti pittori, scultori ed architetti s'intendevano anche,
-e talvolta in sommo grado, di musica. — Alle persone
-appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati gli
-strumenti a fiato per gli stessi motivi,<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> pei quali una
-volta se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade
-Atena. La società più ragguardevole amava il canto solo
-o con accompagnamento di violino; ma piaceva anche
-il quartetto a viole<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> e, per la ricchezza de' suoi mezzi,
-altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci,
-«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una
-voce sola». In altre parole, siccome il canto, in onta a
-qualsiasi convenzionale modestia (v. pag. 157), rimane
-pur sempre un mezzo opportuno per mettere in evidenza
-un uomo perfetto di società, così è meglio che ognuno
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone
-prodursi nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più
-vivi e soavi, e appunto per questo alle persone alquanto
-attempate si sconsiglia sì il canto che il suono, quand'anche
-posseggano ancora una certa valentia nell'una cosa
-e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole
-impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla
-vista. — Di un apprezzamento della composizione, come
-lavoro d'arte a sè, non è fatta parola. Per converso accade
-talvolta che il contenuto delle parole esprima qualche
-terribile situazione reale, qualche caso effettivamente
-occorso al cantore.<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>
-</p>
-
-<p>
-Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi
-medie, come delle più elevate, in Italia ebbe una
-diffusione maggiore, e al tempo stesso si tenne più strettamente
-ligio alle prescrizioni dell'arte, che non altrove.
-Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia
-mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si
-udivano; centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente
-a gruppi gli artisti, e perfino nei quadri di
-cui son decorate le chiese, i concerti degli angeli mostrano
-ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori
-queste riunioni vere e reali dei cultori della musica.
-Un'altra prova della passione con cui si coltiva quest'arte,
-si ha nel fatto che a Padova, per esempio, un Antonio
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-Rota, suonatore di liuto, (morto nel 1549) divenne addirittura
-ricco solo col dare lezioni private e col pubblicare
-un «Avviamento» allo studio del liuto.<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>
-</p>
-
-<p>
-In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato
-ad assorbire tutto il genio musicale e quasi ad
-arrogarsene il monopolio esclusivo, questi sforzi possono
-segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno diritto
-a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione
-affatto diversa quella di sapere quale interesse desterebbero
-in noi quelle armonie, se, per una strana ipotesi,
-ci fosse dato di udirle.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-5">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Condizione della donna.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue
-poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo
-(<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli
-più elevati dell'epoca del Rinascimento, è della massima
-importanza il sapere, che la donna in essi ebbe una
-posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. Non bisogna
-a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle
-sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle
-quali taluni scrittori di dialoghi di quel tempo cercano
-di provare la pretesa inferiorità del bel sesso, e neanche
-da qualche satira del genere della terza dell'Ariosto,<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>
-nella quale la donna è rappresentata come un pericoloso
-fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere,
-sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima
-ipotesi però presenta in un certo senso un lato vero:
-appunto <i>perchè</i> in Italia la donna, giunta al pieno sviluppo
-della sua individualità, era uguale in tutto all'uomo,
-non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa identificazione
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma
-la fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni
-del nord.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi
-più elevate era essenzialmente uguale a quella dell'uomo.
-Egli è un fatto che gl'Italiani del Rinascimento non esitarono
-a far impartire ai loro figli d'ambo i sessi l'identica
-istruzione letteraria e perfin filologica (v. vol. I,
-pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal momento che
-questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento
-più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè
-non dovessero fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo
-altrove qual grado di valentìa raggiunsero le figlie di
-alcune case principesche nel parlare e nello scrivere latino
-(v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno
-saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni
-tener dietro a ciò che ne costituiva la parte più
-essenziale, le discussioni erudite su varii punti dell'antichità.
-A ciò s'aggiunga la parte veramente attiva, che
-doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella
-quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti
-e canzoni, e si provassero perfino nell'improvvisazione:
-e una prova se ne ha nel numero considerevole di donne,
-che in questo genere acquistarono una grande celebrità,<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>
-dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra Fedele
-(della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna,
-si rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che
-confermi al tutto la nostra superiore asserzione dell'indirizzo
-veramente virile dato anche agli studi delle donne,
-sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e canzoni,
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta
-tale di serietà e robustezza e si scostano siffattamente
-da quelle tinte indeterminate e da quei teneri slanci di
-entusiasmo, che caratterizzano d'ordinario la poesia femminile,
-che si sarebbe tentati di crederle composizioni
-d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci
-facessero certi del contrario.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle
-classi più elevate anche tutta la loro individualità in
-modo pressochè uguale che negli uomini, mentre fuori
-d'Italia sino al tempo della Riforma nessuna donna in
-generale, e ben poche anche tra le principesse emergono
-personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita
-d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono
-sulla scena che in circostanze affatto eccezionali,
-e quasi loro malgrado. In Italia, ancora nel corso del
-secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente quelle
-dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria
-e distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma
-anche alla gloria dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179).
-A queste tien dietro a poco a poco una schiera di donne
-celebri di diversa specie (v. ibid. pag. 203), in talune
-delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare altra
-singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo
-di naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza
-e di pietà religiosa.<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Di una «emancipazione»
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-in senso affatto speciale non si parla nemmeno, perchè
-la cosa già s'intende da sè. La donna di condizione elevata
-deve, al pari dell'uomo, curare il proprio perfezionamento
-sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di
-pensare e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni.
-Da lei non si pretende una completa attività letteraria;
-tutt'al più, se sarà poetessa, le si domanderà qualcuna
-di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo dell'anima,
-non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano
-sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste
-donne non pensavano punto al pubblico: bastava
-ad esse di tenere avvinti al loro carro gli uomini più
-considerevoli<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a> e d'imbrigliarne i voleri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova,
-ripetuto, per le grandi donne italiane di quel tempo, si
-è di avere mente ed animo veramente virili. Basta guardare
-al contegno energico e risoluto della maggior parte
-delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come
-di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto
-proprio e determinato. Il titolo di «virago», che
-nel nostro secolo suonerebbe come un complimento assai
-equivoco, costituiva allora una vera lode. Esso fu portato
-con grande splendore da Caterina Sforza, moglie
-e poi vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario
-di Forlì ella difese strenuamente dapprima contro.
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-il partito dei di lui uccisori, poscia contro Cesare Borgia;
-infine soggiacque, ma procacciandosi l'ammirazione
-di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima donna
-d'Italia».<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> E una vena di somigliante eroismo riscontrasi
-altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse
-mancarono le occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga
-(v. vol. I, p. 58) in modo speciale emerge per un
-carattere di questa tempra.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo
-lasciar raccontare nei loro circoli novelle anche del colore
-di quelle del Bandello, senza che per questo la loro
-fama ne restasse pregiudicata. Il genio predominante di
-queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale a
-dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe
-suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili
-nel nostro tempo, ma la coscienza della propria forza,
-della propria bellezza e di condizioni sociali piene di pericoli
-e di minacce. Perciò, accanto al formalismo più
-compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro secolo
-avrebbe l'aspetto di inverecondia,<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> mentre noi non siamo
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia
-tutti questi svantaggi, la potente personalità delle donne
-dominanti allora in Italia.
-</p>
-
-<p>
-C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e
-in nessun dialogo di quel tempo s'incontra un'espressione
-o una frase, che possa costituire una testimonianza
-decisiva in proposito, per quanto anche vi si discuta diffusamente
-sulla condizione e sulle attitudini delle donne,
-nonchè sull'amore in generale.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste
-riunioni, furono le giovani fanciulle,<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> che oggidì ne formano
-invece il più bell'ornamento, ma che allora n'erano
-tenute severamente lontane, anche se non venivano allevate
-nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia se la
-loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della
-conversazione, o se questa fosse la causa di quella.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta
-un indirizzo notevolmente più elevato, come se si
-volessero rinnovare i rapporti che un tempo ebbero gli
-Ateniesi colle loro <i>etere</i>. La celebre cortigiana di Roma,
-Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed
-aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e
-s'intendeva anche di musica.<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> La bella Isabella de Luna,
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-d'origine spagnuola, aveva fama per lo meno di donna
-piacevole, e del resto era un misto bizzarro di bontà di
-cuore e di malignità procace e impudente.<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> A Milano
-il Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>
-che suonava e cantava maravigliosamente e recitava
-anche versi. E così dicasi di tante altre. Da ciò si desume
-che le persone ragguardevoli e colte, che visitavano
-queste donne e si stringevano in amicizia per
-un tempo più o meno lungo con esse, le pretendevano
-talqualmente istrutte, e in generale colle più celebri usavano
-grandi riguardi; e se ne ha una prova nel fatto,
-che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle medesime,
-si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a> perchè
-la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè
-una traccia incancellabile. Tutto sommato però, del lato
-spirituale di questi rapporti non si tiene alcun conto nella
-società ufficiale, e i vestigi che ne rimasero nella poesia
-e nella letteratura, sono prevalentemente di genere
-scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi
-che fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno
-1490 — prima quindi che si conoscesse quivi la
-sifilide — si contavano in Roma,<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a> quasi nessuna sia
-emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle che
-già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il
-modo di vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-alla più sfrenata sete dei piaceri e dei turpi guadagni,
-sono capaci talvolta anche di forti passioni, e l'ipocrisia
-e la perversità veramente infernale di talune già invecchiate
-in quel lezzo, sono descritte al vivo, e meglio che
-da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano l'Introduzione
-a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece
-ne' suoi «Ragionamenti» descrive piuttosto la propria,
-che la depravazione di questa classe infelice di
-persone, quale era in realtà.
-</p>
-
-<p>
-Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato
-(v. vol. I, pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte
-dagli artisti, e sono quindi note personalmente
-tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre invece di
-una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico
-il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di
-una Agnese Sorel una leggenda amorosa più finta, che
-vera. La cosa mutò per l'appunto sotto i re dell'epoca
-del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p>
-
-<h3 id="cap7-5">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">Il governo della famiglia.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le
-ville e la vita campestre.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella
-della famiglia nell'epoca del Rinascimento. Generalmente
-s'inclina a riguardar questa vita famigliare degl'Italiani
-d'allora come del tutto disordinata in forza della grande
-immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo in
-seguito occasione di considerare questa questione sotto
-il punto di vista morale. Per ora ci basta di constatare,
-che l'infedeltà coniugale non esercitò quivi a gran pezza
-quelle perniciose influenze sulla famiglia, che si rilevarono
-nei paesi settentrionali; bene inteso, sino a che non
-sorpassò certi limiti.
-</p>
-
-<p>
-Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato
-sugli usi prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si
-basava unicamente sulla legge del naturale sviluppo delle
-nazioni e sull'influenza esercitata dal diverso modo di
-vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. La
-Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran
-fatto del focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu
-d'errar per le corti in cerca d'avventure e di risse; il
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-loro omaggio costantemente fu per una donna, che non
-era la madre dei loro figli; nel castello le cose si lasciavano
-andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi
-a fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente
-ordinato, come frutto di lunga e seria meditazione.
-Per riuscire a ciò tornò di grande aiuto un sistema
-di ben intesa economia (v. vol. I, pag. 108) ed
-un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale
-fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di
-tutte le quistioni riguardanti la convivenza, l'educazione,
-l'organizzazione e il servizio della medesima.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il più pregevole documento in questo riguardo è il
-dialogo sul <i>Governo della famiglia</i> di Agnolo Pandolfini.<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>
-È un padre che parla a' suoi figli già adulti e li
-inizia nella sua amministrazione. Vi si scorge per entro
-uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, condotto
-innanzi con parsimonia e con moderazione, promette
-prosperità e ben essere per molte generazioni. Un
-podere piuttosto considerevole provvede co' suoi prodotti
-ai bisogni della famiglia e costituisce la base fondamentale
-di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria qualunque,
-una tessitura, per esempio, di seta o di lana.
-L'abitazione e il vitto sono solidamente assicurati: tutto
-ciò che riguarda l'ordinamento e l'arredamento interno,
-deve esser fatto in grande e in modo durevole e senza
-risparmio; la vita quotidiana per converso vuol essere
-semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai
-più modesti assegni che si fanno ai figli più giovani pei
-loro piaceri, deve stare con ciò in una proporzione ragionevole,
-per modo che nè «passi più oltre che richiegga
-l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga
-il bisogno». La cosa più importante però si è l'educazione,
-che il padrone di casa ha da procurare non solamente
-a' suoi figli, ma a tutta la sua famiglia. La prima
-educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e riservata
-fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile
-padrona capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che
-stanno sotto la sua dipendenza: poi debbonsi educare i
-figli con occhio amorevole e circospetto, con esortazioni
-e persuasioni, piuttostochè con inutile severità, usando
-in generale «più l'autorità, che la violenza»;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a> finalmente,
-quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare
-in modo da farne altrettante persone veramente affezionate
-e fedeli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente
-caratteristico di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-si parla della vita campestre, donde se ne deduce che
-l'amore ad un tal genere di vita era passato omai nelle
-abitudini delle classi colte. Nei paesi settentrionali d'Europa
-a quel tempo le campagne erano abitate dai nobili
-rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini
-monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai
-piedi sulla cima di qualche monte: la borghesia, anche
-ricca, non usciva in veruna stagione dell'anno dalle mura
-delle città. In Italia, invece, la maggior sicurezza personale
-da un lato, l'amenità dei siti dall'altro sedussero
-assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo
-più meno lungo nei dintorni di qualche città,<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> anche
-a rischio di qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero
-le ville delle classi più agiate, prezioso ricordo degli
-antichi usi romani, quando la prosperità e la cultura
-progredite permisero di adottarli.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità,
-e noi in questo riguardo non possiamo far di meglio,
-che rimandare il lettore a quanto egli stesso ne
-dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al piacere,
-s'ha anche un vantaggio economico quando il podere
-contenga ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino,
-olio, strame e legne (pag. 84), e allora lo si paga volentieri
-anche di più, perchè non s'ha poi bisogno di
-comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni di Firenze
-assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci
-dà con queste parole: «In quello di Firenze ne sono
-molti (siti) posti in aere cristallino, in paese lieto, bella
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-veduta, rare nebbie, non venti nocivi, buone acque, sane,
-pure, e buone tutte le cose, e molti casamenti, i quali
-sono come palagi di signori (e molti hanno forma di fortezze
-e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende
-quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero
-dirsi veri modelli, e che per la maggior parte
-nel 1529 furono, sebbene indarno, sacrificate dai fiorentini
-alla difesa della patria.
-</p>
-
-<p>
-In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui
-laghi di Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale
-assunse un carattere più libero e sciolto che non
-nelle sale dei grandi palagi di città. Le descrizioni degli
-inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi di quella
-vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor
-oggi qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i
-quali s'incontrano. Ma quelle dimore campestri offersero
-altresì ozio e quiete a profondi pensatori, e in esse furono
-maturate talvolta le più nobili creazioni dell'ingegno
-umano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p>
-
-<h3 id="cap8-5">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Le Feste.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste
-italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti
-storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei
-Misteri. — Il <i>Corpusdomini</i> in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime
-e ricevimenti solenni di principi. — Processioni;
-trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a
-Roma e a Firenze.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di
-unire allo studio della vita sociale anche quello delle
-pompe festive e delle rappresentazioni. La magnificenza
-veramente artistica che l'Italia spiega<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> in queste ultime,
-non fu raggiunta che mediante quella stessa convivenza
-di tutte le classi, che costituisce anche la base fondamentale
-della società italiana. Nel nord dell'Europa i
-monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le
-loro feste e rappresentazioni speciali, come in Italia; ma
-colà ebbero differenze essenziali di forma e di sostanza,
-qui furono invece portate ad un alto grado di sviluppo
-da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio di
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a
-queste feste, merita una pagina speciale nella storia dell'arte,
-quantunque essa ci apparisca ancora come una
-creazione puramente fantastica, che noi siamo costretti
-ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi
-ci occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo,
-nel quale le idealità religiose, morali e poetiche
-assumono una forma visibile. Le feste italiane nella loro
-forma più elevata segnano un vero passaggio dalla vita
-reale a quella dell'arte.
-</p>
-
-<p>
-Le due forme principali delle rappresentazioni festive
-sono, come in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire
-la storia sacra o la leggenda religiosa drammatizzate, e
-la Processione, vale a dire una marcia solenne per qualsiasi
-motivo pur religioso.
-</p>
-
-<p>
-Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano
-nel complesso assai più splendide e numerose che altrove,
-e ad accrescerne il lustro largamente vi concorrevano
-le arti figurative e la poesia. Da esse poi si svolse
-più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano,
-ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e
-dal ballo, cerca l'effetto nella bellezza e ricchezza dello
-spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane
-provvedute di strade ampie, piane e ben selciate,<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> il
-Trionfo, vale a dire la processione di persone vestite in
-costume a piedi o su carri, con carattere dapprima prevalentemente
-sacro, poscia a poco a poco sempre più profano.
-La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale
-si toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa
-della rappresentazione, ed in seguito vi si aggiungono
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-anche i solenni ricevimenti di principi, che fanno il loro
-solenne ingresso in qualche città. Vero è, che anche gli
-altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio
-straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani
-soltanto sapevano portare in tali feste un certo gusto
-artistico, per modo che ne usciva un concetto armonico
-in tutte le sue parti.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi
-che un avanzo ben meschino e quasi un'ombra di esse.
-Le processioni sacre e i ricevimenti dei principi si spogliarono
-presso che affatto dell'elemento, che dava loro
-una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume,
-perchè si temono le derisioni del pubblico e perchè
-le classi colte, che una volta vi prendevano una
-parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale per un
-motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche
-continuano sempre più a cadere in disuso. Quel
-poco che ancora rimane, per esempio i singoli travestimenti
-adottati nelle processioni di certe confraternite
-religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a Palermo,
-è una prova manifesta e parlante, che tali usi,
-dinanzi alla progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente
-a cadere.
-</p>
-
-<p>
-Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi
-dell'evo moderno, nel secolo XV,<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> se pure anche
-in ciò Firenze non ha prevenuto tutto il resto d'Italia.
-Quivi infatti è relativamente molto più antica la organizzazione
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-per quartieri in occasione di pubbliche rappresentazioni,
-la cui magnificenza presuppone un grande
-sfoggio di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre
-rappresentazione dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco
-e in parte su barche appostate nell'Arno, il primo giorno
-di maggio dell'anno 1304, quando sotto gli spettatori si
-ruppe il ponte alla Carraia.<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a> Anche il fatto che più tardi
-i fiorentini vengono chiamati, in qualità di festaiuoli, ad
-organizzar feste in tutte il resto d'Italia,<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> prova chiaramente
-il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar
-le proprie.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi
-più essenziali delle feste italiane di fronte a quelle degli
-altri paesi, ci si farà innanzi prima di tutto l'istinto naturale
-dell'individuo, giunto già ad un grado di completo
-sviluppo, a rappresentare l'individualità, vale a dire l'attitudine
-ad inventare una maschera e a sostenerla convenientemente.
-Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente
-a dar risalto alla decorazione dei luoghi non
-solo, ma altresì delle persone, suggerendo abbigliamenti,
-belletti (v. pag. 131 e segg.) ed altri ornamenti. In secondo
-luogo poi viene l'intelligibilità manifesta a chiunque
-dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era uguale
-in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed
-ascetiche erano già anticipatamente note a chicchessia;
-ma per tutte le altre rappresentazioni l'Italia aveva un
-deciso vantaggio sugli altri paesi. Per le parti recitative
-di singoli santi e d'altri personaggi profani essa possedeva
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso
-di tutti indistintamente.<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> Inoltre la maggior parte degli
-spettatori (nelle città) aveva una certa famigliarità colle
-figure mitologiche e indovinava, assai più facilmente che
-altrove, i personaggi storici ed allegorici, perchè desunti
-da un ciclo di tradizioni universalmente conosciute.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto
-il medio-evo era stato il tempo classico delle allegorie:
-la sua teologia e la sua filosofia trattavano le loro categorie
-come qualche cosa di reale e sussistente da sè,<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>
-per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno di un
-ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora
-a costituirne la piena personalità. In ciò tutti i
-paesi d'occidente trovavansi presso a poco, in condizioni
-uguali: dal mondo ideale di ciascuno d'essi era assai facile
-derivare dei tipi e delle figure, con questo solo che
-l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di regola
-assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente
-anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento
-e dopo. A produrlo basta che un qualsiasi predicato
-della figura allegorica, cui si riferisce, venga rappresentato
-erroneamente sotto la forma di un attributo. Dante
-stesso non va esente da simili falsi traslati,<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> ed è noto
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-che in generale egli si compiace della oscurità delle sue
-allegorie.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi»
-di descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro
-e parlante le figure d'Amore, della Castità, della Morte,
-della Fama ecc. Ma molti altri invece vestono le loro
-allegorie con una farragine di attributi del tutto sbagliati.
-Nelle «Satire» del Vinciguerra,<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> per esempio, l'Invidia
-vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la
-Voracità in atto di mordersi le labbra e con capelli irti
-e scomposti, ecc., probabilmente per mostrare (rispetto a
-quest'ultima) che essa è indifferente a qualunque cosa,
-che non abbia relazione col mangiare e col bere. Quanto
-a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, non fa
-d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi
-fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere
-espressa da qualche figura mitologica, vale a dire
-da qualche forma artistica, della quale stava mallevadrice
-l'antichità stessa, come, per esempio, quando invece
-della guerra si poteva rappresentare il dio Marte,
-o invece della caccia la dea Diana e così via.<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-delle allegorie meglio riuscite, e rispetto alle figure relative,
-che s'incontrano nelle feste italiane, il pubblico
-era oltremodo esigente e voleva vederne il lato caratteristico
-riprodotto con fedeltà ed esattezza, appunto perchè
-per la sua cultura generale esso era perfettamente
-in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla
-corte di Borgogna, si andava contenti di figure molto
-indeterminate, ed anche di semplici simboli, perchè quivi
-era pur sempre un privilegio speciale delle classi più
-elevate quello di essere, o almen di apparire, iniziate in
-tali cose. Nel celebre giuramento <i>sul fagiano</i> celebrato
-nel 1453<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina
-della festa, è l'unica allegoria che abbia qualche
-attrattiva: i colossali pasticci, per entro ai quali movevansi
-degli automati ed anche delle persone vive, o sono
-stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso è grossolano
-e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda
-sopra uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-Costantinopoli col suo futuro liberatore, il duca
-di Borgogna. Il resto, ad eccezione di una pantomima
-(Giasone in Colchide), ha un significato troppo enigmatico,
-non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche,
-che ci descrive questa festa, vi prese parte in costume
-di donna, che doveva rappresentare la «Chiesa» seduta
-sopra una torre portata da un elefante guidato da un
-gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie
-degl'infedeli.<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere
-d'arte e nelle feste italiane sorpassano nel complesso e
-per gusto e per unità di concetto quelle d'altri paesi,
-non è tuttavia in questo, che propriamente consiste il
-loro lato saliente e caratteristico. Ciò che dà loro una
-superiorità incontrastata<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> è invece il fatto, che in Italia,
-oltre la personificazione di concetti generali ed astratti,
-si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti
-storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati
-a veder ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera
-d'arte un più gran numero di celebri personaggi. La
-Divina Commedia, i Trionfi del Petrarca, l'Amorosa Visione
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-del Boccaccio, e nel secolo successivo la diffusione
-sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità
-risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento
-storico. Ed ora queste stesse figure apparvero anche
-nelle pompe festive o completamente individualizzate
-in maschere determinate, o per lo meno riunite in gruppi,
-come seguito caratteristico di qualche figura allegorica
-principale. Così qui si venivano formando le norme della
-composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni
-dei paesi settentrionali bamboleggiavano
-ancora o in un simbolismo affatto inesplicabile o in giuochi
-puerili affatto privi di senso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>
-Nel complesso essi non diversificano da quelli del resto
-d'Europa. Anche qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese,
-nei conventi sorgono grandi palchi, che nella parte superiore
-contengono un paradiso, che si può chiudere e
-aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, hanno
-talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno
-e l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire,
-tutte le località terrene del dramma disposte le une accanto
-alle altre; e qui pure non di rado il dramma biblico
-o leggendario s'apre con un dialogo preliminare di
-apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e si chiude, secondo
-le circostanze, anche con un ballo. S'intende da
-sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-di personaggi secondari; ma questo elemento in Italia
-non spicca così apertamente, come nei paesi settentrionali.<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>
-Quanto ai voli artificiali su macchine apposite,
-spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in Italia
-sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini
-ancora nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse
-risa, quando non riuscivano a dovere.<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Poco dopo il Brunellesco
-inventò per le feste dell'Annunziata sulla piazza
-di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato di una sfera
-celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, dalla
-quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta
-a guisa di mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove
-idee e congegni meccanici per rendere sempre più splendide
-tali feste.<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a> Le confraternite religiose o i singoli quartieri,
-che ne assumevano la direzione ed anche in parte
-l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi città,
-d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte
-sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione
-di grandi feste principesche, accanto al dramma profano
-od alla pantomima, si rappresentavano anche i Misteri.
-La corte di Pietro Riario (v. vol. I, pag. 145), quella
-di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in tali
-circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-seguisse col maggiore sfarzo e splendore.<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a> Se si cerca
-di farsi presente il talento comico e i ricchi abbigliamenti
-degli attori, nonchè la scena abbellita dalle fantastiche
-decorazioni dello stile architettonico d'allora, da un grande
-sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno sfondo di magnifici
-edifizi su qualche grande piazza e di lucidi colonnati
-in qualche grande atrio o monastero, si potrà in
-qualche modo avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli.
-Ma, come il dramma profano da tale apparato ricevette
-notevole nocumento, così anche il pieno sviluppo
-poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo
-prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che
-ci son conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico
-assai meschino con appena qualche bel tratto lirico,
-ma non mai quel grandioso slancio simbolico, che
-contraddistingue gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato
-senza paragone più povero, l'effetto di questi drammi
-spirituali è sull'animo degli uditori di gran lunga più
-vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, quando uno
-di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione
-di parlare più innanzi, Roberto da Lecce,<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> vi chiuse la
-serie delle sue prediche quaresimali durante la peste
-del 1448 con un gran Mistero della Passione, rappresentato
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-il venerdì santo. I personaggi che presero una parte attiva
-all'azione drammatica, son pochi, e ciò non ostante
-tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche
-un fatto che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni
-si ricorreva anche a mezzi, che si risentivano spesso di
-un naturalismo un po' troppo crudo. Così talvolta l'attore,
-che doveva rappresentare il Cristo, doveva non solo
-apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente e
-versarne dal costato.<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a> Ciò richiama involontariamente
-alla memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i
-gruppi in argilla di Guido Mazzoni.
-</p>
-
-<p>
-Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri,
-prescindendo da certe grandi festività religiose, da
-sposalizi principeschi ecc. sono di diversa specie. Quando,
-per esempio, Bernardino da Siena fu dichiarato santo dal
-Papa (1450), vi fu una specie di drammatica rappresentazione
-della sua canonizzazione, probabilmente sulla
-piazza maggiore della sua città nativa,<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> dove si ebbe
-anche una specie di corte bandita per tutto il popolo.
-Altre volte accade che un dotto monaco festeggia la sua
-promozione a dottore di teologia, facendo rappresentare
-drammaticamente la vita del patrono della città.<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il re
-Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la duchessa
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una
-specie di pantomima semi-religiosa,<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> nella quale innanzi
-tutto una scena pastorale doveva rappresentare «la legge
-di natura», poi una schiera di patriarchi simboleggiava
-«la legge di grazia»; chiudevan poi lo spettacolo le
-leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» drammatizzate.
-E non appena egli giunse di là a Chieri, che
-lo si volle onorare anche quivi con una nuova pantomima,
-la quale rappresentava «una puerpera circondata
-da illustri visite».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere
-celebrata colla massima pompa per consenso di tutti,
-era certamente quella del Corpusdomini, alla quale in
-Ispagna si consacrava perfino una specie particolare di
-poesia, gli <i>autos sagramentales</i> da noi già citati. Quanto
-all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa
-festa, quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>
-In essa la processione, che moveva da una colossale e
-splendida tenda dinanzi alla chiesa di S. Francesco attraverso
-la strada maggiore sino alla piazza del duomo,
-era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati s'erano
-assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un
-tratto di quella via, curando che non solo fosse coperta
-dal principio alla fine di tende e ornata di damaschi e
-ghirlande alle finestre ed alle muraglie,<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> ma innalzando
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-dappertutto palchi e tribune, nelle quali, durante la processione,
-rappresentavansi brevi scene storiche ed allegoriche.
-Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza
-se il tutto venisse rappresentato da persone vive,
-o qualche cosa anche da automati preparati appositamente;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>
-in ogni modo però la pompa fu grande. Vi si
-vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera di
-angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale
-figurava anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo
-Michele coi demonj; fontane di solo vino ed
-orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con tutta la
-scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del
-duomo la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso
-e la benedizione, si apriva, e allora si vedeva la Madre
-di Dio salire cantando al Paradiso, dove Cristo la incoronava
-e la conduceva dinanzi al Padre eterno.
-</p>
-
-<p>
-Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica
-via spicca in modo particolare, per la grandiosità
-della pompa e per l'oscurità dell'allegoria, quella fatta
-eseguire dal cardinale vice-cancelliere, Roderigo Borgia — il
-futuro Alessandro VI.<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a> — Oltre a ciò essa ha anche
-un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei
-mortaletti,<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a> che è una specialità tutta propria delle feste
-dei Borgia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-</p>
-
-<p>
-Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che
-ebbe luogo a Roma lo stesso anno nell'occasione, che vi
-giunse dalla Grecia il cranio di S. Andrea. Anche in
-questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua magnificenza,
-ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto
-profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli,
-che non mancava mai, vi figuravano altre maschere,
-ed alcuni «uomini robusti», vale a dire degli Ercoli,
-che, a quanto pare, vi facevano ogni specie di esercizi
-ginnastici.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente
-profane erano destinate in modo particolare a dare nelle
-maggiori corti principesche spettacoli grandiosi e di gusto
-perfetto, rappresentando qualche leggenda mitologica od
-allegorica, di facile e piana interpretazione. Vero è che
-l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava
-in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso
-gruppi interi di maschere,<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> in pasticci
-enormi, sebbene in proporzioni non così esagerate, come
-presso il duca di Borgogna (v. pag. 186), e simili; ma,
-ciò non ostante, l'insieme conservava pur sempre un
-certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma
-colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara,
-s'è già parlato altrove (v. pag. 50). Universalmente
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-note furon poscia le feste, che il cardinale Pietro Riario
-diede a Roma nel 1473, in occasione del passaggio di
-Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole di
-Ferrara.<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora
-veri Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece
-hanno un carattere al tutto mitologico: vi si videro infatti
-Perseo ed Andromeda, Orfeo seguito da molti animali,
-Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna dalle
-pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva
-quindi un balletto delle più celebri coppie amorose del
-tempo primitivo ed una schiera di ninfe, che venivano
-sorprese da un gruppo di rapaci Centauri, messi alla lor
-volta in fuga da Ercole. E per quanto paia per sè stessa
-un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con
-cui s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se
-in tutte le feste dovevano apparire figure vive in aspetto
-di statue collocate in nicchie o sopra colonne ed archi
-trionfali e che poi dovessero mostrarsi vive o cantando,
-o declamando, si aveva cura che si presentassero con
-colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e
-solo in via d'eccezione nelle sale del cardinal Riario
-accadde, che figurasse in mezzo agli altri un fanciullo
-vivo, ma tutto dorato, che versava acqua da una fontana.<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>
-</p>
-
-<p>
-Altre splendide pantomime di questo genere furono
-date a Bologna, in occasione delle nozze di Annibale
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-Bentivoglio con Lucrezia d'Este;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> invece dell'orchestra
-vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre la più bella
-delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto
-la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava
-con un leone, vale a dire con un uomo cammuffato in
-tal guisa, in mezzo ad un ballo di selvaggi: la decorazione
-poi rappresentava una foresta vera e reale. A Venezia
-nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse
-estensi,<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando
-gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro)
-nel cortile del palazzo ducale. A Milano Leonardo
-da Vinci<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a> dirigeva le feste del duca ed anche quelle di
-altri grandi; una delle sue macchine, la quale poteva
-benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v.
-pag. 188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema
-planetario in tutti i suoi movimenti; ogni volta
-che un pianeta si avvicinava alla sposa del giovane duca,
-Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva fuori dalla
-sua sfera<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> e cantava alcuni versi scritti dal poeta di
-corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto,
-fra molte altre cose, il modello della statua equestre
-di Francesco Sforza sotto un arco trionfale sulla
-piazza del Castello. Oltre a ciò dal Vasari sappiamo, con
-che ingegnosi automati Leonardo aiutò più tardi a decorar
-l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero
-talvolta dei tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando
-il duca Borso (v. vol. I, pag. 66) venne nel 1453
-a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella città,<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> egli
-fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, sulla
-quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della
-città, sotto un baldacchino sostenuto da angeli, e più in
-basso un disco girante con otto angeli che cantavano,
-due dei quali diedero al santo le chiavi della città e lo
-scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al duca.
-Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti,
-e portante un trono vuoto, dietro il quale stava
-una giustizia in piedi con un genio che la seguiva, agli
-angoli quattro vecchi legislatori circondati da sei angeli
-con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri armati, ugualmente
-con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la
-dea non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola.
-Un secondo carro tirato, a quanto sembra, da un
-unicorno, portava una Carità con fiaccole accese; ma in
-mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse il solito carro
-fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che vi
-stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano
-il duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova
-fermata: un s. Pietro con due angeli stava sospeso in
-una glorietta rotonda sulla facciata, e di là spiccò un
-volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro
-e rivolò al suo posto.<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a> Il clero poi dal canto suo ebbe
-cura di far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto
-religiosa: su due alte colonne stavano l'Idolatria e la
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-Fede: dopo che quest'ultima, rappresentata da una
-bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla sua colonna,
-l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio
-che portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato
-da sette belle donne, nelle quali erano simboleggiate
-le sette virtù, che Borso doveva seguire. Da
-ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso
-Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto
-trono dorato, dove una parte delle maschere menzionate
-lo complimentò una seconda volta. Posero termine allo
-spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da un edifizio
-vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli
-di ulivo, simbolo della pace.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la
-processione stessa costituisce da sè la cosa principale.
-</p>
-
-<p>
-Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi
-del medio-evo le processioni sacre offrirono motivo ed
-occasione all'adozione delle maschere, fossero poi o fanciulli
-travestiti da angeli e destinati a seguire pubblicamente
-il Sacramento e le reliquie dei santi, che si portavano
-attorno, o personaggi stessi della Passione, che
-procedevano processionalmente, per esempio, il Cristo
-colla croce, i crocifissori, i centurioni, le pie donne. Ma
-colle grandi feste della Chiesa si collega assai per tempo
-l'idea di una processione della città, che, giusta le ingenue
-usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine
-di elementi profani. Particolarmente caratteristico
-è il carro navale (<i>carrus navalis</i>), tolto a prestito dall'antico
-paganesimo,<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> che, come notammo nell'esempio
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-addotto, poteva introdursi in feste d'indole molto diversa,
-ma il cui nome servì principalmente a designare le feste
-«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè
-splendidamente arredata, piacere agli spettatori, senza
-che si ricordasse come che sia l'antico suo significato,
-e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra s'incontrò
-col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, mossero
-effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti
-degli ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da
-cavalli coperti.
-</p>
-
-<p>
-Ma la processione religiosa poteva non solo venir
-decorata da aggiunte di qualsiasi specie, ma anche addirittura
-sostituita da un corteo di maschere spirituali.
-A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei gruppi
-d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi
-il Mistero, attraversando le vie principali di qualche
-città; ma pare anche che assai per tempo sia surta
-una specie di processioni spirituali indipendentemente affatto
-da ciò. Dante descrive il «trionfo» di Beatrice
-coi ventiquattro seniori della Bibbia,<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a> i quattro mistici
-animali, le tre virtù teologali e le quattro cardinali,
-s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che si
-è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo
-l'esistenza effettiva di tali processioni. Questo si manifesta
-specialmente dal carro sul quale s'avanza Beatrice,
-e che nel bosco miracoloso della visione non sarebbe necessario,
-anzi vi sta in modo assai strano. O avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-Dante per avventura riguardato il carro soltanto come
-simbolo essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece,
-il suo poema quello, che pel primo diede l'impulso a
-tali processioni, la cui forma fu tolta a prestito dai trionfi
-degli imperatori romani? Comunque sia, certo è in ogni
-caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono con
-una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola
-nel suo «Trionfo della croce»<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> rappresenta
-Cristo sopra un carro trionfale, e sopra di lui la sfera
-splendente della Trinità, alla sua sinistra la croce, alla
-destra i due Testamenti; al di sotto, ma a grande distanza,
-la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi,
-i profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati
-i martiri e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto
-il popolo dei credenti, e ad una considerevole distanza
-una moltitudine innumerevole di nemici, imperatori, potenti,
-filosofi ed eretici vinti, coi loro idoli distrutti, coi
-loro libri arsi. (Una grandiosa composizione di Tiziano
-intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista
-questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla
-Madre di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la
-decima contengono un circostanziato trionfo della medesima,
-ricco di allegorie, ma principalmente interessante
-per quella impronta di realtà e verità, che, del resto,
-sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo XV.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali
-erano i profani, modellati tutti su quelli degli imperatori
-romani, quali si scorgevano negli antichi bassorilievi
-o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi scrittori.
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora,
-(col quale questo fatto sta in strettissima relazione), è
-stato già indicato altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236).
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente
-degli ingressi solenni di vittoriosi conquistatori, che si
-cercava di ravvicinare quanto più si poteva a questo
-tipo ideale, anche talvolta contro la volontà espressa
-dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, nell'occasione
-del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di rifiutare
-il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo
-tali cose essere superstizioni dei re».<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> Alfonso il Magnanimo,
-entrando nel 1443 solennemente a Napoli,<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>
-ricusò, se non il carro, almeno la corona d'alloro, che
-tutti sanno non aver disdegnato lo stesso Napoleone nella
-sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto il
-resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una
-breccia aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al
-duomo) fu uno strano miscuglio di elementi antichi allegorici
-ed anche essenzialmente grotteschi. Il carro, sul
-quale egli sedeva in trono e che veniva tirato da quattro
-cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: venti patrizi
-portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro,
-sotto il quale egli si avanzava. La parte del trionfo,
-che s'erano assunta i Fiorentini residenti a Napoli, consisteva
-innanzi tutto in un drappello di giovani ed eleganti
-cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, sur
-un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>
-conformemente a quella inesorabile allegoria, alla quale
-si sottomisero talvolta a quel tempo anche gli artisti,
-non era coperta di capelli che nella parte anteriore del
-capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore,
-e il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori
-del carro e che doveva appunto simboleggiare il facile
-trasformarsi e svanire della fortuna, teneva i piedi
-immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi seguiva, equipaggiata
-sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera
-di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da
-principi e grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto,
-al sommo di una sfera mondiale mobile, un Giulio Cesare,<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>
-coronato d'alloro, che spiegava al re in versi
-italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si rimetteva
-in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti
-tutti di porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra
-di ciò che sapeva fare Firenze, madre di tutte le feste.
-Ma subito dopo seguiva un drappello di Catalani a piedi
-dentro piccoli cavalli finti, che portavano legati alle loro
-persone, e che rappresentavano una finta battaglia con
-un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la
-serietà sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia
-trionfale un'imponente torre, la cui porta veniva guardata
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-da un angelo con una spada in mano; in alto stavano
-ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da
-sola, le lodi del re.
-</p>
-
-<p>
-Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo
-nel 1507,<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> oltre l'inevitabile carro portante le Virtù,
-eravi anche un gruppo vivo rappresentante Giove, Marte
-ed una Italia circondata da una grande rete: poi seguiva
-un carro tutto pieno di trofei e così via.
-</p>
-
-<p>
-Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare,
-la poesia se ne indennizzò essa stessa e compensò anche
-largamente i principi. Il Petrarca e il Boccaccio avevano
-chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti d'ogni
-specie di gloria a costituire il seguito di una figura allegorica:
-ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo
-antico a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe
-Gabrielli da Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso
-di Ferrara.<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> Essa gli diede a seguaci sette regine (le
-arti liberali), colle quali egli sale un carro, e poscia
-schiere intere d'eroi, i quali, per essere più facilmente
-riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; seguono
-quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono
-addirittura sul carro con lui. Intorno a questo tempo i
-trofei mitologici ed allegorici sui carri sono in generale
-frequentissimi, ed anche la più importante opera d'arte
-che ci sia stata conservata del tempo di Borso, il ciclo
-degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un
-saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a> Raffaello,
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura»,
-trovava omai questo genere di decorazione corrotto
-e scaduto. Il modo con cui egli seppe rialzarlo e
-infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di gloria fra
-i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano
-all'ammirazione dei posteri.
-</p>
-
-<p>
-I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano
-che eccezioni. Ma ogni processione festiva, sia che fosse
-fatta per celebrar qualche avvenimento o non avesse
-anche nessuno scopo determinato, assumeva più o meno
-il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo.
-Fa maraviglia anzi che non siano state messe in questa
-categoria anche le pompe funebri.<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi
-trionfi di antichi duci romani: tali furono
-in Firenze quello di Paolo Emilio (sotto Lorenzo il Magnifico)
-e quello di Camillo (per la visita di Leone X),
-diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> In Roma
-la prima festa completa di questo genere fu il trionfo
-dopo la vittoria su Cleopatra, celebrato<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a> sotto Paolo II,
-e nel quale, oltre a molte maschere facete e mitologiche
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-(le quali del resto non mancavano mai anche nei trionfi
-antichi), figuravano re incatenati, un senato vestito all'antica,
-edili, questori, pretori e simili, quattro carri in
-tutto di maschere che procedevano cantando, e senza
-dubbio anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano
-più largamente l'antico dominio mondiale
-di Roma, e, di fronte al pericolo che realmente minacciava
-da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di rappresentare
-anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati
-da cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare
-Borgia, alludendo specialmente a sè stesso, volle che si
-celebrasse il trionfo di Giulio Cesare, con non meno di
-undici magnifici carri<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>, certamente non senza grave
-scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al Giubileo
-(vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente
-intesi furono due trionfi di significato affatto
-generico rappresentati nel 1513 in Firenze da due società
-che gareggiavano tra loro, in occasione della elezione
-di Leone X;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> l'uno raffigurava le tre età dell'uomo,
-l'altro le età del mondo personificate assai sensatamente
-in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie,
-che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo
-definitivo ritorno. La decorazione assai fantastica dei
-carri, quale non poteva mancare quando se ne occupavano
-gli stessi grandi artisti fiorentini, fece una tale
-impressione, che rimase vivo il desiderio di veder ripetuti
-periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo
-le città soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio,
-s'erano accontentate di presentare semplicemente i loro
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-doni simbolici (stoffe preziose e candele di cera); ora<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>
-la corporazione dei mercatanti fece costruire dieci carri
-(ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti altri),
-non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi,
-ed Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede
-certamente ad essi la forma più splendida, di cui erano
-suscettibili. Questi carri portanti i tributi e i trofei vedevansi
-omai in ogni occasione solenne, anche se non
-si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono
-nel 1477 l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale
-entravano anch'essi, tirando attorno per la città un carro,
-nel quale «un individuo vestito da dea della pace s'avanzava,
-sedendo sopra una corazza ed altre armi».<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente
-splendide e fantastiche le regate. Una
-corsa del Bucintoro, mandato fuori nel 1491 a ricevere
-le principesse di Ferrara (v. pag. 194), ci vien descritta
-come uno spettacolo degno di leggenda:<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a> esso era preceduto
-da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande
-e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in
-diversi costumi: sulle macchine sospese movevansi all'intorno
-dei genii simboleggianti i diversi attributi degli
-dei: più lungi e più in basso stavano altri personaggi
-aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti,
-olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al
-Bucintoro s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere,
-che per un miglio tutto all'intorno non si vedeva più
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-l'acqua. Tra le altre festività, oltre la pantomima già
-sopra nominata, degna di particolare menzione, per la
-novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel
-secolo XIV<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> la nobiltà era divisa in corporazioni speciali
-per disporre le feste, il cui elemento principale consisteva
-sempre in qualche straordinaria macchina portata
-da una nave. Così, per esempio, nel 1541, in occasione
-di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal
-Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta
-fu tenuto un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era
-celebre per balli, mascherate e rappresentazioni d'ogni
-specie. Talvolta la piazza di S. Marco fu trovata abbastanza
-grande, per tenervi non solo de' tornei (v. pag. 123
-e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma.
-In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace
-conchiusa,<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a> le pie confraternite (<i>scuole</i>) s'incaricarono
-ciascuna di decorare una parte della processione. In essa
-si vide, tra aurei candelabri con lumi accesi di cera rossa
-e fra innumerevoli schiere di cantori e di fanciulli alati,
-portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale
-stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille
-conducendo un cammello carico di tesori, ed un secondo
-carro tutto ripieno di simboli politici, tra cui l'Italia tra
-Venezia e la Liguria, e sur un gradino più elevato tre
-genii femminili portanti gli stemmi dei principi alleati.
-Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le
-costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-procedevano da ultimo i principi stessi rappresentati al
-vero, insieme ai loro famigliari e agli stemmi, se è giusta
-l'interpretazione, che noi diamo alla leggenda che ne
-parla.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste
-grandi marce trionfali, non avea forse nel secolo XV
-in nessun luogo un aspetto tanto svariato, quanto a
-Roma.<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a> Qui le corse erano di tutte le specie immaginabili:
-ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e viceversa
-di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti
-al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia,
-dove abitava. Oltre a ciò i giuochi in piazza Navona,
-che forse non erano mai morti del tutto sino dalla più
-remota antichità, avevano un carattere splendidamente
-guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri
-e in una mostra della borghesia sotto le armi. Il
-tempo in cui era permesso di mascherarsi durava a lungo
-e talvolta abbracciava un periodo di parecchi mesi.<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Sisto
-IV non si fe' scrupolo alcuno di passare nei punti
-più popolati della città, al Campofiore e presso ai Banchi,
-attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non
-accettò la visita di un drappello di queste, che voleva
-essere ammesso nel Vaticano. Sotto Innocenzo VIII
-crebbe d'assai una usanza certo molto riprovevole, introdottasi
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-già fra i cardinali qualche tempo prima, di
-mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in
-splendidi costumi, con buffoni e cantori, che dicevano
-versi scandalosi, ed erano accompagnati da cavalieri. — Oltre
-il carnevale, i Romani sembrano aver avuto in
-molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese.
-Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di
-Mantova,<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> il popolo improvvisò in suo onore una cavalcata
-di questo genere, che si moveva in giro splendidamente
-dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non volle
-una volta accettare una simile dimostrazione notturna
-del popolo, che s'era proposto di venire con torcie accese
-e rami di ulivo<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> sotto le finestre del suo palazzo.
-</p>
-
-<p>
-Ma il carnevale fiorentino superava il romano per
-una specie particolare di processioni, che ha lasciato una
-traccia anche nella letteratura.<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Fra una folla di maschere
-a piedi e a cavallo avanzavasi un carro enorme
-di forme fantastiche, in cima al quale stavano una figura
-ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, per
-esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali
-in una sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42)
-coi pianeti relativi, le tre Parche, la Prudenza in trono
-sopra la Speranza e la Paura, che giacciono legate a' suoi
-piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, i venti, le
-stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro della
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era
-una splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna,
-Paride ed Elena ecc. O finalmente un coro di persone
-costituenti una classe speciale, per esempio i mendicanti,
-i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in vita furono
-donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi,
-i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una
-volta perfino <i>il popolo</i>, i quali tutti poi nel canto doveano
-reciprocamente accusarsi e vilipendersi a vicenda.
-I canti, che furono raccolti e conservati, davano la spiegazione
-della mascherata in versi ora appassionati, ora
-scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo
-il Magnifico vengono attribuiti alcuni dei più immorali,
-probabilmente perchè il vero autore non osava
-manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo era il
-bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna,
-il cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV,
-quasi come un doloroso presentimento del breve splendore,
-che doveva avere l'epoca del Rinascimento:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Quanto è bella giovinezza,</p>
-<p class="i02"> Che si fugge tuttavia!</p>
-<p class="i02"> Chi vuol esser lieto, sia:</p>
-<p class="i02"> Di doman non c'è certezza.</p>
-</div></div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p>
-
-<h2 id="parte6">PARTE SESTA
-<span class="smaller">LA MORALE E LA RELIGIONE</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p>
-
-<h3 id="cap1-6">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">La Moralità.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno
-dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed
-alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale
-della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il
-malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori
-in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo
-della vita individuale.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi,
-Dio, la virtù e l'immortalità, può bensì fino ad un certo
-punto essere investigato, ma non sarà mai suscettibile
-di venir con rigoroso metodo comparativo rappresentato.
-In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano
-esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle
-e più ancora nel generalizzarle.
-</p>
-
-<p>
-Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi
-giudizio intorno alla moralità. Fra i diversi popoli
-potrannosi mostrare molti contrasti e gradazioni diverse;
-ma per tirar la somma assoluta delle loro colpe, l'intelletto
-umano non ha forze bastanti. Il distinguere nella
-vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere
-nazionale da ciò che è il prodotto della sua libera attività
-e della sua riflessione, rimarrà sempre un enigma
-anche per questo, che i difetti hanno un lato rovescio,
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-nel quale appajono invece qualità nazionali, anzi virtù.
-Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli
-scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure
-generali e talvolta anche violente. I popoli occidentali
-potranno bensì maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona
-ventura, non mai giudicarsi a vicenda. Una grande nazione,
-che con la sua cultura, con le sue gesta e con
-le sue vicende è strettamente collegata colla vita di
-tutto il mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè
-di evitare accuse, nè di trovare difese, e continua la
-sua vita con o senza il beneplacito dei teorici.
-</p>
-
-<p>
-Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere
-un giudizio, non è che una serie di osservazioni a
-guisa di postille, quali nacquero da sè da uno studio proseguito
-per molti anni sul Rinascimento italiano. Il loro
-valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto per
-la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più
-elevate, rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto,
-tanto nel bene che nel male, molto più ampie informazioni
-in Italia, che non in qualsiasi altro paese europeo.
-Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il biasimo si
-fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche
-con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati
-sulla via d'un generale apprezzamento della moralità.
-</p>
-
-<p>
-Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si
-formano i caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi
-innati e quelli acquisiti si fondono insieme e diventano
-una seconda, una terza natura, — dove anche le
-attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero
-originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente
-tarda e sotto forme del tutto nuove? E, per dare un
-esempio, chi potrebbe dire se gl'Italiani vissuti prima
-del secolo XIII abbiano posseduto, o no, quella pienezza
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-di vita e di forza, quella attitudine a fondere plasticamente
-nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi
-concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se
-non sappiamo nemmeno questo, come possiamo noi giudicare
-quel complesso di rapporti infinitamente varii e
-delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la moralità incessantemente
-si compenetrano ed identificano tra loro?
-Un tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce
-è quella della coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze
-generali sui popoli? Quello fra essi, che più sembra
-infermo, può essere invece il più prossimo alla guarigione,
-e un altro apparentemente sano può covare in sè
-un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà
-se non nel dì del pericolo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Al principio del secolo XVI, quando la cultura del
-Rinascimento era giunta alla sua maggior perfezione e
-al tempo stesso la rovina politica della nazione era divenuta
-omai irreparabile, non mancarono gravi pensatori,
-che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto e la
-grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei
-queruli predicatori, che sogliono alzar la voce contro la
-depravazione dei costumi in ogni tempo e presso ogni
-popolo; ma è lo stesso Machiavelli, che in una delle più
-meditate fra le sue opere<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a> apertamente il confessa: «pur
-troppo, noi Italiani siamo in modo particolare irreligiosi
-e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo
-giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale;
-coi pregiudizi di casta abbiamo spezzato anche i vincoli
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-d'una morale e d'una religione pregiudicate, e delle leggi
-esterne non ci curiamo, perchè i nostri tiranni sono illegittimi
-e i loro giudici e subalterni gente guasta e
-corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la
-Chiesa e i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli
-esempi».
-</p>
-
-<p>
-Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora:
-«perchè l'antichità esercitò a questo riguardo una fatale
-e perniciosa influenza?» — Ma, in tal caso, la proposizione
-va accolta colle necessarie riserve. Infatti, se
-essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti
-(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata
-e sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale
-rispetto agli altri, dei quali si direbbe tutt'al più aver
-essi, dopo che si famigliarizzarono coll'antichità, sostituito
-all'ideale della vita cristiana (la santità) il culto
-della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da
-ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale,
-che si ebbe una certa indulgenza anche pei difetti,
-appunto perchè, in onta ad essi, gli uomini grandi
-non cessarono di esser tali. Probabilmente la cosa avvenne
-senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse
-addurne in prova delle testimonianze, queste non
-si potrebbero trovare pur sempre che presso gli umanisti,
-come, ad esempio, presso Paolo Giovio, che scusa coll'esempio
-di Giulio Cesare lo spergiuro di Giangaleazzo
-Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la fondazione
-di uno Stato.<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a> Ma nei grandi storici e politici
-fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai,
-perchè ciò che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha
-colore di antichità, non è che una conseguenza dell'ordinamento
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-politico sotto il quale vivevano, e che naturalmente
-doveva creare in essi un modo di sentire e
-di pensare analogo a quello dell'antichità.
-</p>
-
-<p>
-In onta a tutto questo però non si può disconoscere,
-che l'Italia intorno al principio del secolo XVI versasse
-in una grave crisi morale, dalla quale i migliori stessi
-disperavano quasi di trovare un'uscita.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che
-più di tutto controoperava all'immoralità prevalente.
-Quegli uomini superiori credettero scorgerla sotto la
-forma del sentimento d'onore. Questo è quel misterioso
-complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora
-all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza
-sua colpa, ha perduto ogni altra cosa, fede, amore e
-speranza. Un tal sentimento si collega assai facilmente
-con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile
-di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto
-di più nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di
-nuove forze e di nuova energia. In un senso molto più
-ampio, che non suol credersi comunemente, esso è divenuto
-pei moderni Europei, giunti già ad un grado assai
-notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle
-loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò,
-serbano fede alla morale ed alla religione, quasi senza
-saperlo, in tutte le più importanti loro deliberazioni lo
-seguono.<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>
-</p>
-
-<p>
-Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità
-avesse anch'essa una tal quale idea di questo sentimento,
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-e come poi il medio-evo ne abbia addirittura
-fatto un privilegio speciale di una classe determinata.
-E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione
-con coloro, che riguardano la coscienza come l'unico
-movente essenziale delle azioni umane. Certo che nulla
-di meglio potrebbe desiderarsi, qualora ciò sempre accadesse;
-ma, poichè le migliori risoluzioni partono «da
-una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio
-è chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte
-riesce malagevole il distinguere negli Italiani del Rinascimento
-questo sentimento d'onore dalla sete assoluta
-di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò non
-toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono
-due cose del tutto diverse.
-</p>
-
-<p>
-Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto
-che non scarseggino. Ma basterà una per tutte,
-appunto perchè autorevolissima, e la desumeremo dagli
-aforismi del Guicciardini, per la prima volta non ha guari
-pubblicati.<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a> «A chi stima l'onore assai, succede ogni
-cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari.
-Io l'ho provato in me medesimo; però lo posso dire e
-scrivere; sono morte o vane le azioni degli uomini, che
-non hanno questo stimolo». È giusto però notare, che
-da altre notizie intorno alla vita dell'autore evidentemente
-apparisce, che qui egli parla del solo sentimento
-d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente
-detto. E in modo ancora più esplicito su questo argomento
-si esprime il Rabelais, che noi, benchè spesso
-violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia astenerci
-dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-qualunque altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato
-di ciò che sarebbe il Rinascimento senza il prestigio della
-forma e della bellezza.<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> La sua descrizione di uno stato
-ideale nel chiostro dei Telemiti ha un'importanza affatto
-decisiva nella storia della civiltà, tanto che può dirsi
-che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo
-XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò
-che, fra molte cose, egli scrive de' suoi cavalieri e delle
-sue dame dell'ordine del Libero Volere:<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>
-</p>
-
-<p>
-«En leur reigle n'estoit que cette clause; <i>Fay ce
-que vouldras</i>. Parce que gens liberes, bien nayz,<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a> bien
-instruictz, conversans en compaignies honnestes, ont par
-nature ung instinct et aguillon, qui tousjours les poulse
-à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il nommoyent
-<i>honneur</i>».
-</p>
-
-<p>
-È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che
-animava anche gli uomini della seconda metà del secolo
-XVIII, e che spianò la via alla Rivoluzione francese.
-Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta individualmente
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — principalmente
-sotto l'impressione delle sventure nazionali — si
-voglia portare sull'intera nazione un giudizio
-non troppo favorevole, non si potrà però mai negar ad
-un tale sentimento la giustizia che esso si merita. Se
-lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un fatto provvidenziale,
-superiore in tutto al volere dei singoli, non
-meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente,
-quale a questo tempo si manifesta in Italia.
-Quante volte e contro quali violenti attacchi dell'egoismo
-essa abbia trionfato, noi non sappiamo, nè sapremo
-giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta,
-nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul
-valore morale della nazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare
-l'Italiano del Rinascimento per conservarsi morale,
-è la fantasia, che presta innanzi tutto alle sue virtù ed
-a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto il cui dominio
-l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole.
-</p>
-
-<p>
-Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più
-destro giuocatore del tempo moderno, mentre gli fa balenare
-dinanzi agli occhi le immagini della futura ricchezza
-e dei futuri piaceri con tale vivacità, che egli,
-per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun
-dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati
-innanzi, se fin da principio il Corano non avesse stabilito
-il divieto del giuoco come la più necessaria salvaguardia
-della morale islamitica, e non avesse invece
-attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei tesori
-nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale,
-minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-di singoli individui od anche d'intere famiglie.
-Firenze ha già sulla fine del secolo XIV il suo Casanova,
-un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando continuamente
-in qualità di mercatante, di agente politico,
-di speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione,
-guadagnò e perdette enormi somme, e non trovava
-competitori che fra i principi, quali, ad esempio, i duchi
-di Brabante, di Baviera e di Savoia.<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> Anche quel gran,
-vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia romana,
-abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione,
-che naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi
-negl'intervalli, che loro restavano tra un grande intrigo
-ed un altro. Franceschetto Cybo, per esempio, perdette
-in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario
-14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario
-lo avesse truffato.<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In seguito l'Italia divenne notoriamente
-la patria del lotto.
-</p>
-
-<p>
-Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della
-vendetta il suo carattere particolare. Non è impossibile
-che in tutto l'occidente da tempo antichissimo il sentimento
-del proprio diritto sia stato uno ed identico, e che
-la sua violazione, ogni volta che rimase impunita, sia
-stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se
-anche non perdonano più facilmente, hanno però una
-maggior facilità a dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano
-tien viva la ricordanza dell'offesa con una tenacità
-spaventevole.<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Il fatto poi che nella morale del
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso
-viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo
-e sprone a questa già universale tendenza. Governi e
-tribunali ne riconoscono l'esistenza e la legittimità, e
-non cercano che di frenarne i maggiori eccessi. Ma fra
-i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e le stragi
-reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una
-testimonianza basterà per molte.<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano
-il gregge, ed uno di loro disse: facciamo la prova
-del come s'impiccano le persone. Detto, fatto. Uno montò
-sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata al primo la
-corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella
-sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase
-appeso. Più tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono.
-La domenica venne il padre di quest'ultimo
-per recargli del pane, ed uno dei due gli confessò l'accaduto
-e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato in
-furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne
-estrasse il fegato e in una cena lo diè a mangiare al
-padre di lui; poi gli disse qual fegato avesse mangiato.
-Da quel momento cominciarono le stragi reciproche tra
-le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei persone
-furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o
-di età.
-</p>
-
-<p>
-Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione
-sin nei parenti collaterali e negli amici, non
-si limitarono soltanto alle classi inferiori; esse si estesero
-ben presto in larga misura anche alle sfere le più elevate.
-Le cronache e le novelle ne recano esempi frequentissimi,
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-e per lo più per offese recate al pudor femminile. Il
-terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna,
-dove la vendetta si confondeva con tutte le specie
-possibili di intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono
-qua e colà con colori terribili lo stato di brutale
-ferocia, in cui erano cadute queste audaci e vigorose popolazioni.
-Tale, per esempio, è la storia di quell'illustre
-ravennate, che era giunto a prendere e a far rinchiudere
-in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe
-potuto farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò
-e convitò splendidamente, dietro di che, tramutatasi in
-questi la vergogna in furore, si diedero a congiurar contro
-di lui peggio di prima.<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> Non mancavano, è vero, pii
-e santi monaci, che predicavano la pace e la conciliazione;
-ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare
-talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata,
-non mai però d'impedire che se ne meditassero delle
-nuove. Nelle novelle non è raro il caso di veder anche
-questa momentanea influenza della religione, che suscita
-improvvisi slanci di generosità, ma che poi cede di nuovo
-ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè qualche
-cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre
-dire di esservi riuscito, quando si propose di condurre
-ad effetto una qualche pacificazione. Papa Paolo II
-voleva che cessassero gli odii fra Antonio Caffarello e la
-casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello stesso
-e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un
-l'altro alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa
-di 2000 ducati, se avesse comecchessia offeso il suo avversario;
-e due giorni dopo Antonio fu pugnalato per
-mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, che da
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno
-e fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le
-case e bandire il padre ed il figlio da Roma.<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a> I giuramenti
-e le ceremonie solenni, colle quali i riconciliati
-aveano cura di garantirsi ciascuno da una nuova sorpresa,
-sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. Silvestro
-dell'anno 1492 nel duomo di Siena<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> i partiti dei
-«Nove» e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi
-il bacio di pace, fu letto durante quell'atto un giuramento
-«così strano e terribile, che non s'è mai udito
-l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da Dio
-tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle
-estreme agonie della morte. È evidente che simili fatti
-accennano piuttosto ad una condizione d'animo disperata
-da parte dei mediatori, anzichè ad una vera garanzia
-della pace, e che appunto le riconciliazioni le più sincere
-erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo
-di tali giuramenti.
-</p>
-
-<p>
-Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo
-colto ed alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di
-una analoga usanza popolare, si manifesta naturalmente
-sotto mille aspetti, e dalla pubblica opinione, che qui
-parla per bocca di novellieri, è senza riserva alcuna approvato.<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>
-Tutti convengono in questo, che rispetto a quelle
-ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia
-veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle,
-per le quali non c'è, nè ci può essere il braccio vindice
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-di nessuna legge, ognuno può farsi ragione da sè. Bensì
-la vendetta deve compiersi con una certa destrezza e la
-soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una
-umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi
-un atto qualunque di brutale violenza come una vera
-e conveniente vendetta. Non il braccio soltanto, ma tutto
-l'uomo deve trionfare.
-</p>
-
-<p>
-L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda
-simulazione per raggiungere certi scopi determinati, ma
-non mai di un atto qualsiasi d'ipocrisia in questioni di
-principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi a sè stesso.
-Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, si
-ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno.
-Uomini del resto tutt'altro che esaltati la lodano
-quando, disgiunta dalla passione, e non avendo in mira
-che di approfittare dell'opportunità, si esercita soltanto
-«perchè gli altri imparino a non ti offendere».<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Però
-tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei
-quali la passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che
-questo genere di vendetta si differenzia dalla vendetta
-di sangue propriamente detta: infatti, mentre quest'ultima
-si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia o,
-se si vuole, del <i>jus talionis</i>, la prima necessariamente
-va molto più in là, non solamente esigendo una soddisfazione
-di stretto diritto, ma cercando anche di provocare
-l'ammirazione e, secondo le circostanze, di spargere
-perfino il ridicolo sull'offensore.
-</p>
-
-<p>
-In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo,
-che si frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta»
-si esige di regola un concorso di circostanze, che il tempo
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-soltanto può maturare. E questo appunto è il tema favorito
-di molte novelle.
-</p>
-
-<p>
-Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali
-l'accusatore e il giudice sono una sola ed identica persona,
-non occorre di dirlo. Che se pur si volesse comecchessia
-giustificare questa passione ardente, che divorava
-gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col
-contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per
-esempio, la riconoscenza; dovendosi presumere, che quella
-stessa fantasia, che rinfresca e ingrandisce la memoria
-dei torti sofferti, sia anche in grado di tener viva la
-memoria del beneficio ricevuto.<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> Ma le prove di fatto
-a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino
-indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione,
-quale, ad esempio, la grande riconoscenza con cui
-le classi inferiori accolgono ogni dimostrazione di benevolenza
-verso di loro, e la grata memoria che conservano
-le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali
-convegni.
-</p>
-
-<p>
-Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali
-degl'Italiani si riproduce continuamente. E se anche
-nei singoli casi, in cui l'uomo del nord segue piuttosto
-l'impulso suo naturale, l'Italiano invece sembra
-seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò
-non dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo,
-che in quest'ultimo è infinitamente più sviluppato.
-Anche fuori d'Italia, dovunque un fatto identico
-si verifica, identici sono pure gli effetti: l'allontanarsi,
-per esempio, assai per tempo dalla propria casa e il sottrarsi
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-all'autorità paterna è una tendenza comune tanto
-alla gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale.
-Più tardi nelle indoli più generose a questa
-tendenza subentra uno slancio spontaneo di pietà figliale
-e di affetto reciproco.
-</p>
-
-<p>
-In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio
-esatto sulle qualità morali di una nazione, che non sia
-la propria. Queste qualità possono manifestarsi in un
-modo così singolare, che uno straniero sia assolutamente
-incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in questo
-riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno,
-ciascuna, prerogative lor proprie e che non si riscontrano
-nelle altre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente
-e quasi tirannico nelle cose della morale, egli è appunto
-nei rapporti illeciti de' due sessi, nell'amore considerato
-come passione sensuale. Che la prostituzione esistesse
-anche nel medio-evo prima della comparsa della sifilide,
-è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro
-assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento
-c'è questo di proprio, che il matrimonio e
-i suoi diritti, forse più che altrove, e in ogni caso più
-deliberatamente che altrove, vengono calpestati. Le fanciulle,
-specialmente quelle delle classi più elevate, guardate
-gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione
-dominante non è che per le donne coniugate.
-</p>
-
-<p>
-Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza
-che i matrimoni non scemassero punto e che la
-vita di famiglia non ne soffrisse veruno di que' danni, che
-in altri paesi in casi simili non avrebbero mancato di
-manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a proprio
-talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-quando c'era qualche ragione di temere, che non
-fosse del tutto propria. E non si nota neanche verun
-sintomo di decadenza fisica o morale, come tale, — poichè
-di quell'apparente deterioramento morale, di cui si
-veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non
-è difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e
-religiosa, anche quando non si voglia concedere, che il
-Rinascimento avesse oggimai percorso l'intero stadio
-della sua vita ed esaurito tutte le fonti della propria attività.
-Gli Italiani continuarono, ad onta di tutti i loro
-disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane di
-corpo e di mente di tutta Europa,<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e notoriamente conservano
-anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè
-hanno considerevolmente migliorato i loro costumi.
-</p>
-
-<p>
-Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la
-morale dell'amore all'epoca del Rinascimento, non potremo
-a prima vista non restar profondamente colpiti dal
-notevole antagonismo, che si manifesta nelle testimonianze
-che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci lascierebbero
-credere, che l'amore non consistesse che nel
-piacere, e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici,
-fossero non solo leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione,
-quanto più audaci e arrischiati. Se invece si
-leggono i migliori lirici di quel tempo e gli scrittori di
-dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la
-profondità e la purità, con cui intendono questa passione,
-anzi si può dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime
-espressione, quando li veggiamo riprodurre le idee
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-degli antichi di una originaria unità delle anime nell'Essere
-supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere che
-l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo.
-Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che
-nell'uomo colto del tempo moderno non solo esistono
-contemporaneamente e tacitamente diversi gradi di sentimento,
-ma si manifestano anche apertamente e, secondo
-le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno
-soltanto, al pari dell'antico, è anche in questo riguardo
-un microcosmo, ciò che non era nè poteva essere quello
-del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle
-novelle. Nella maggior parte di esse le donne che vi
-figurano, sono coniugate; trattasi adunque di veri adulterii.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Qui acquista una grande importanza ciò che altrove
-(v. pag. 165 e segg.) s'è detto sulla posizione della donna,
-uguale in tutto a quella dell'uomo. La donna, più altamente
-educata e pienamente conscia della sua individualità,
-dispone di se con una padronanza affatto diversa
-che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita
-così completa della sua riputazione, qualora essa
-possa guarentirsi dalle conseguenze visibili della medesima.
-Il diritto del marito alla di lei fedeltà non ha quella
-solida base, che esso acquista nel nord mediante la poesia
-e la passione del periodo dell'innamoramento e degli
-sponsali; dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane
-sposa passa nel mondo dalla vigile custodia paterna
-o dal chiostro, e allora soltanto la sua individualità riceve
-uno sviluppo rapido e quasi inatteso. In conseguenza
-di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto condizionato,
-ed anche chi lo riguarda come un <i>jus quaesitum</i>,
-si riferisce più particolarmente alle modalità esterne
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-del contratto, anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna
-giovane e bella, divenuta moglie di un vecchio, respinge,
-ad esempio, i doni e le ambasciate di un giovane amante
-col fermo proposito di conservare la sua <i>honestà</i>. Ma
-essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per
-le sue molte virtù, «conoscendo che può amare cortese
-donna virtuoso spirito, senza pregiudicio della sua honestà».<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> — Tuttavia,
-quanto non è breve la via da una
-tale distinzione ad una completa caduta!
-</p>
-
-<p>
-Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di
-mezzo l'infedeltà reciproca del marito. La donna, conscia
-della propria dignità, sente in quella offesa non solo un
-dolore, ma un insulto ed una umiliazione, e non volendo
-lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo una
-vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena
-sia proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande
-offesa, per esempio, può talvolta appianare la via ad
-una pacifica convivenza per l'avvenire, quando rimanga
-completamente segreta. I novellieri, che ciò non ostante
-la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo,
-la inventano, non mancano di esprimere la loro piena
-ammirazione, ogni volta che la vendetta è veramente
-pari all'offesa, o, in altre parole, è pensata e condotta
-come una vera <i>opera d'arte</i>. S'intende da sè, che il marito
-non riconosce in sostanza mai un tale diritto di
-rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni
-di paura o di prudenza glielo consigliano. Che se queste
-manchino affatto, ed egli per l'infedeltà della moglie si
-vegga esposto al pericolo di venir beffato dai terzi, la
-cosa muta aspetto all'istante e può anche divenir tragica,
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-non essendo raro il caso che all'adulterio tenga
-dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta.
-In tali casi non è degno di poca considerazione il fatto
-che, oltre il marito, anche il fratello,<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a> il padre della
-donna vi si credano autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra
-che il movente principale non è già la gelosia, nè
-tampoco il sentimento morale che si trovi offeso, ma
-bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro
-scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> si vede
-quella, per aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare
-il marito, come se le fosse lecito, essendo vedova,
-far quanto le aggrada. Quell'altra, dubitando che il marito
-non discopra gli amori che ella fa, per via dell'amante
-lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i
-fratelli, i mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi
-il manifesto vituperio, che rende loro la malvagia vita
-delle figliuole, sorelle e mogli) con veleno, con ferro e
-con altri mezzi facciano morire; non resta per questo,
-che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non
-si lascino dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche
-nuovo fallo». Un'altra volta, in tuono meno severo,
-esclama: «piacesse al cielo che non si sentisse ogn'ora:
-il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non gli
-fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-di nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la
-sorella, perchè non s'è maritata come egli avrebbe voluto.
-Questa è pur certamente una gran crudeltà, che
-noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, fare, e non
-vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia
-cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non
-piaccia, subito si viene ai lacci, al ferro e ai veleni....
-Invero grave sciocchezza quella degli uomini mi pare,
-che vogliono, che l'onor loro e di tutta la casata consista
-nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si
-sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale
-sicurezza, che il novelliere poteva mettere una taglia
-sulla vita di un amante, minacciato ancora, mentre questi
-se ne andava attorno vivo. Il medico Antonio Bologna<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>
-s'era sposato segretamente colla duchessa vedova di
-Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano
-potuta, insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean
-fatta uccidere in un castello. Antonio, che non sapeva
-ancora quest'ultima circostanza, e che veniva lusingato
-con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, dove era
-insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società
-di Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue
-sventure. Un amico della detta casa, Delio, «narrò a
-Scipione Atellano tutta l'istoria, e aggiunse che voleva
-metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo che
-il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con
-cui ciò accadde quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano,
-è narrato dal Bandello in una novella assai commovente
-(I, 26).
-</p>
-
-<p>
-Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e
-là di compiacersi in modo particolare di ogni tratto spiritoso,
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-astuto e comico, che accompagni l'adulterio, e
-assai volentieri si trattengono a narrar gli artificj, coi
-quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche
-casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno
-gli amanti, le casse provvedute anticipatamente di guanciali
-e confetture per potervi celare il drudo e farlo trasportare
-altrove e così via. Il burlato marito vien dipinto,
-secondo le circostanze, o come un personaggio per
-sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè
-c'è altra alternativa, sia che la donna figuri come malvagia
-e crudele o l'amante come vittima innocente. Ma
-i racconti di quest'ultima specie non sono vere novelle,
-bensì esempi terribili attinti alla vita reale.<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>
-</p>
-
-<p>
-Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI
-assunse un carattere al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente
-violenta nei mezzi forse aumentò, ma non si
-deve confonderla colla rappresaglia già esistente anteriormente
-e fondata nello spirito stesso del Rinascimento
-italiano. Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà
-spagnuola, diminuirono anche quegli eccessivi furori sino
-a che sul finire del secolo XVII si giunse a tal punto
-di apatica indifferenza, che il <i>Cicisbeo</i> fu riguardato come
-un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed oltre
-a ciò si tollerarono uno od anche parecchi <i>Patiti</i>.
-</p>
-
-<p>
-Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità
-e ciò che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV,
-ad esempio, era il matrimonio in Francia forse più sacro
-che non Italia? I <i>fabliaux</i> e le farse permettono di dubitarne,
-e si è tentati di ritenere che l'immoralità non vi
-fosse meno frequente, ma che soltanto le conseguenze
-tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in
-Italia. Piuttosto s'avrebbe qualche testimonianza alquanto
-più favorevole riguardo ai popoli germanici, nella maggiore
-libertà concessa nei rapporti sociali alle donne ed
-alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli Italiani
-in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota).
-Tuttavia anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo.
-Certamente l'infedeltà era molto frequente anche
-in Germania e condusse spesso anche quivi a deplorevoli
-eccessi. Basta osservare come i principi del nord,
-al menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle
-loro mogli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani
-d'allora non havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano
-appetito dell'uomo volgare, ma anche la passione
-degli spiriti più elevati e generosi; non solamente perchè
-in quella società mancavano affatto le fanciulle, ma
-anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente
-si sentiva attratto dalle qualità della donna,
-che nel matrimonio avea raggiunto il pieno sviluppo della
-propria personalità. Questi uomini sono appunto quelli,
-che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più alte
-ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi
-di dare un'immagine spirituale alla passione che
-li divorava, dipingendola come un <i>amore divino</i> troppo
-spesso franteso, e quindi calunniato, dai posteri, ma creduto
-e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano della
-crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò
-soltanto della durezza della loro bella o dell'eccessiva
-sua riservatezza, ma anche della illegittimità della loro
-passione. Essi cercano di sollevarsi al di sopra di questa
-sciagura spiritualizzando l'amore ed appoggiandosi alla
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro Bembo
-il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in
-proposito ci son fatte manifeste da quanto egli stesso
-scrive nel terzo libro de' suoi «Asolani» e dallo splendido
-discorso, che gli è posto in bocca dal Castiglione
-sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè l'uno,
-nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le
-massime di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era
-pur sempre qualche cosa, se contemporaneamente si poteva
-essere celebre e buono, e all'uno e all'altro di
-questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei
-credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto
-potremmo aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si
-dia la pena di leggere nel Cortigiano l'intiero discorso
-citato, vedrà immediatamente come sarebbe impossibile
-darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od
-estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia,
-le quali dovettero la loro celebrità appunto a questo genere
-di amori; tali furono Giulia Gonzaga, Veronica da
-Correggio, e più particolarmente ancora Vittoria Colonna.
-Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti e i beffatori
-più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, che
-seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in
-loro lode? O si dirà per avventura, che il movente
-principale di tutto ciò era la vanità, e che Vittoria si
-sentisse oltremodo lusingata dalle espressioni le più esagerate
-di un amore senza speranze? Ma, se anche la
-cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola
-lode per Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi,
-sia ciò non ostante riuscita a lasciare di sè una
-traccia così profonda anche nella più tarda posterità. — Ci
-volle del bel tempo prima che negli altri paesi s'incontrassero
-personalità tanto spiccate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli,
-fu poi in generale la causa che ogni passione trascorse
-presso di loro agli eccessi più riprovevoli e, secondo
-le circostanze, ricorse anche al delitto per riuscire
-nei propri intenti. Havvi una violenza figlia della debolezza,
-che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece trattasi
-di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge
-proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una
-forma e quasi una personificazione sua propria e speciale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello
-Stato, basato sull'illegittimità e surto dalla violenza,
-ognuno, anche l'infimo della plebe, si crede autorizzato
-di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale nel diritto e
-nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se ne
-conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente
-si volgono al colpevole:<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a> il supplizio virilmente
-sopportato eccita talmente l'ammirazione, che quelli che
-lo narrano, facilmente dimenticano di accennare la causa,
-per cui venne inflitto.<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a> Se poi accade talvolta che al profondo
-disprezzo della giustizia e alle molte vendette commesse
-in privato s'aggiunga anche l'impunità, come per
-avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe
-addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-punto di sfasciarsi completamente. Tali momenti ebbe Napoli
-nel trapassare dalla signoria aragonese alla francese
-ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano nelle frequenti
-espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è
-in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel
-loro segreto non hanno mai accettato nessun vincolo di
-leggi politiche e civili e che, giunta l'occasione, s'abbandonano
-brutalmente ai loro selvaggi istinti di rapina
-e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera
-d'azione delle più ristrette.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse
-una grave scossa per le crisi interne scoppiate dopo la
-morte di Galeazzo Maria Sforza, nelle città di provincia
-venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben dura
-prova ne fece Parma,<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> dove il governatore milanese, atterrito
-da minacce di morte, s'indusse a permettere che
-fossero tratti dal carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo
-ciò, i furti, gl'incendii, gli assassinj commessi in pubblico
-divennero delitti quotidiani, mentre di notte circolavano
-per la città intere bande di malfattori armati e mascherati; — per
-non dire delle burle, delle satire e delle
-lettere minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto
-a spargere il ridicolo sull'autorità, che naturalmente se
-ne commosse più che d'ogni altra cosa. Il fatto poi che
-in molte chiese furono rubati i vasi sacri con entro le
-ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti,
-l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa
-accadrebbe in qualunque paese del mondo anche oggidì,
-se per un momento restasse sospesa l'azione del potere
-civile e politico, e nel medesimo tempo la sua presenza
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-rendesse impossibile la formazione d'un governo provvisorio;
-ma ciò che allora in simili occasioni accadeva
-in Italia assume un carattere affatto particolare, per la
-parte notevole che vi avevano le vendette.
-</p>
-
-<p>
-In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del
-Rinascimento è questa, che anche in tempi ordinari, i
-grandi delitti vi furono più frequenti, che altrove. Vero
-è, che in ciò potrebbe esservi un errore prodotto dalla
-circostanza, che qui proporzionatamente noi conosciamo
-un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi
-altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione
-del delitto reale, facilmente trascorre a inventare
-anche ciò, che non è effettivamente accaduto.
-Può darsi quindi che la somma delle violenze commesse
-raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti chi potrebbe
-dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava
-intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente,
-fossero, fra tanti vagabondi masnadieri e cavalieri di
-ventura, migliori, o se la vita e la sicurezza individuale
-vi fossero meglio guarentite e protette? Ma tutto ciò in
-ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto premeditato,
-pagato, eseguito di terza mano e divenuto
-una speculazione o un mestiere, in Italia avea guadagnato
-a quel tempo proporzioni larghissime e veramente
-spaventevoli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio,
-l'Italia forse non ce ne parrà, almeno nelle regioni
-più fortunate, quale, ad esempio, la Toscana, tanto infestata,
-quanto erano a quel tempo la maggior parte dei
-paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri,
-che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove
-trovare, per esempio, un uomo pari a quell'ecclesiastico
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-fatto selvaggio dalle passioni e a poco a poco divenuto
-capo di una schiera di banditi, di cui ci tengono parola le
-cronache ferraresi di questo tempo?<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a> Il dì 12 agosto 1493,
-narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete
-don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato
-la sua prima Messa due volte; ma la prima commise
-il giorno stesso un omicidio, da cui poscia Roma l'assolse:
-in seguito uccise quattro persone, e sposò due
-donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe
-parte a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne,
-togliendole a forza dalle loro case, esercitò la rapina come
-un mestiere e su larga scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese
-con una banda d'armati rivestiti d'uniforme lor propria,
-procacciandosi ricovero e nutrimento con lo sterminio
-e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo,
-s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo
-di delitti, che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza
-di verun uomo. Ma la poca sorveglianza in che erano
-tenuti da un lato e i molti privilegi di che erano favoriti
-dall'altro, furono causa che i malfattori abbondassero
-tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro
-ci vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva
-anche talvolta, e nemmen questa
-certamente era cosa onorevole pei conventi, che uomini
-di riputazione affatto perduta si rifugiassero sotto l'egida
-del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste
-vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto
-di uno di questi tali, ch'egli ebbe occasione di
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-conoscere in un convento di Napoli.<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a> Anche di papa Giovanni
-XXII parrebbero esistere precedenti poco onorevoli,
-ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo
-con sicurezza.<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>
-</p>
-
-<p>
-Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande
-armate d'assassini non comincia che nel secolo XVII,
-quando i partiti politici dei guelfi e dei ghibellini, degli
-spagnuoli e dei francesi avean cessato di agitare il paese:
-in allora il masnadiere si sostituì dovunque al parteggiatore
-politico.
-</p>
-
-<p>
-In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò
-mai, gli abitanti del contado vivevano in istato di permanente
-barbarie e non risparmiavano nessun forastiero,
-che capitasse loro tra mano. Ciò accadde più particolarmente
-nelle parti più remote del regno di Napoli, dove
-la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei
-grandi latifondi romani, e dove pare che in tutta buona
-fede si riguardassero come qualche cosa di identico l'uomo
-straniero e il nemico (<i>hospes</i> ed <i>hostis</i>). Queste genti
-erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva sovente
-che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore
-per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale,
-facendo il cacio, un paio di gocce di latte gli erano
-spruzzate in bocca. Ma se anche in tali occasioni il confessore
-stesso, esperto dei costumi del paese, giungeva
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-a strappargli altresì la confessione, che spesso co' suoi
-compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori,
-ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun
-rimorso di coscienza.<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Sino a qual punto, in tempi di politici
-commovimenti, i contadini fossero capaci di spingere
-in altri paesi la ferocia, è stato già altrove accennato
-(v. pag. 107).
-</p>
-
-<p>
-Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi
-d'allora è la frequenza del delitto commesso di seconda
-mano, per mercede convenuta. In ciò, per consenso di
-tutti, Napoli andava innanzi a qualunque altra città d'Italia.
-«Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon
-mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>
-Ma anche altri paesi hanno una ricchezza spaventevole
-in tal genere di misfatti: soltanto non è così facile il
-classificarli secondo i motivi che li provocarono, entrandovi
-promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia personale,
-la sete della vendetta e la paura. Torna invece a
-grande onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto
-d'Italia, che presso di loro simili fatti fossero di gran
-lunga meno frequenti,<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a> forse perchè pei giusti reclami
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-v'era ancora una autorità universalmente riconosciuta e
-rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più
-sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi
-supreme del fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero
-le sinistre conseguenze di una vendetta di sangue
-e dove si comprendesse come anche il delitto erroneamente
-detto utile non apporta mai veri e durevoli
-vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta
-della libertà fiorentina l'omicidio, specialmente quello per
-mandato, sembra essersi rapidamente moltiplicato, ma il
-governo di Cosimo I non tardò molto ad acquistar forze
-tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni
-disordine.<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>
-</p>
-
-<p>
-Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale
-più o meno frequenti, secondo che si trovarono più
-o meno numerosi coloro che li compravano. Sarebbe un
-tentativo inutile il volerne dare un quadro statistico, ma
-la somma resta sempre considerevole, quand'anche si
-voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce
-pubblica proclamava come opera della violenza, una piccola
-parte soltanto sia da riguardar come tale. Il peggio
-si è che i principi e i governi erano i primi a dare il
-cattivo esempio, calcolando addirittura l'assassinio come
-uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e per
-mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare
-ad un Cesare Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi,
-e più tardi gli stessi agenti di Carlo V si permettevano
-ogni genere di violenza, purchè paresse utile ai loro scopi.
-</p>
-
-<p>
-La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando
-a tali fatti per guisa che, verificandosi la morte
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-di un potente, non la si credeva quasi mai naturale.
-Ma egli è certo però, che talvolta si è esagerato di
-molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche ammettendo
-che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I,
-pag. 157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare
-l'effetto dentro un determinato spazio di tempo, e che
-come tale possa riguardarsi altresì il venenum atterminatum,
-che si dice avere il principe di Salerno presentato
-al cardinale d'Aragona con queste parole: «in pochi
-giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci
-voleva calpestar tutti»,<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a> — non si potrebbe tuttavia
-aggiustar troppa fede a quanto vien riferito intorno ad
-una lettera avvelenata, che Caterina Riario avrebbe
-mandata al papa Alessandro VI,<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a> e che l'avrebbe ucciso
-s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso parere
-sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito
-dai medici di non leggere il Tito Livio mandatogli
-a regalare da Cosimo de' Medici, rispose loro: «finitela
-con questi discorsi insensati».<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> Altrettanto dicasi
-del veleno, col quale il segretario del Piccinino voleva
-solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa
-Pio II.<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni
-minerali o vegetali, non si potrebbe dire con qualche
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-apparenza di sicurezza: il liquido, col quale il pittore
-Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), era evidentemente
-un fortissimo acido,<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a> che a niuno s'avrebbe potuto
-far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle
-armi, specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta,
-pur troppo l'occasione si presentava da sè frequentissima
-ai grandi di Milano, di Napoli e d'altri siti, poichè
-fra le schiere d'armati, di cui doveano circondarsi per
-loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata
-dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio
-non si sarebbe probabilmente commesso, se non
-si avesse saputo che, per effettuarlo, bastava un semplice
-cenno a questo od a quello dei propri satelliti.
-</p>
-
-<p>
-Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione,
-eranvi anche le arti magiche,<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> benchè in modo
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-affatto secondario. Quando per avventura si fa menzione
-di <i>maleficj</i>, di <i>malìe</i> e simili, d'ordinario non si ha in
-vista che di accumulare sopra un individuo, già di per
-sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle
-corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV
-il maleficio veramente funesto e mortale ha una parte
-molto maggiore, che non nelle classi più elevate d'Italia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Finalmente ella è pure una specialità tutta propria
-di questo paese, dove l'individualità tocca ad un grado
-di sì completo sviluppo, la comparsa d'uomini, nei quali
-la scelleratezza è portata al colmo, e che commettono il
-delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento di
-scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta
-dei delitti umani.
-</p>
-
-<p>
-A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi
-tutto appartenere alcuni Condottieri,<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a> un Braccio
-da Montone, un Tiberio Brandolino, ed anche un Werner
-von Urslingen, che sulla sua corazza argentea portava
-il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e misericordia.»
-In generale questa classe di persone rappresenta
-nel complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere
-il freno di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più
-a rilento nel giudicarli, quando si sappia che il massimo
-dei loro delitti — nell'opinione dei cronisti — sta nel
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-mantenersi ribelli alla scomunica papale, e che tutta la
-loro personalità appare in una luce tanto sinistra specialmente
-per questo fatto, sebbene però sia anche vero
-che in Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati
-a tal punto di esagerazione, che, ad esempio, egli montava
-in furore all'udire i monaci cantare i salmi e li
-faceva precipitare dall'alto di una torre,<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> «mentre co' suoi
-soldati si mostrò sempre mite, quanto leale e prode capitano».
-Ma di regola ciò che spinse al delitto i Condottieri
-sembra essere stata l'avidità del guadagno,
-nè per altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro
-posizione altamente immorale; ed anche gli atti di crudeltà,
-ai quali sembravano trascorrere per puro capriccio,
-non erano quasi mai senza uno scopo, fosse pure anche
-soltanto quello di incutere spavento nelle moltitudini. Le
-efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. vol. I,
-pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete
-di vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi
-senza scopo, una gioja infernale nel male si riscontrerà
-in Cesare Borgia, spagnuolo, le cui immanità superano
-di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le faceva
-servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza
-nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta,
-tiranno di Rimini (v. vol. I, pag. 44 e 301), cui non la
-Curia romana soltanto,<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> ma il giudizio terribile della storia
-accusa di assassinj, di violenze, di adulterj, di spergiuri
-e di tradimenti, ripetuti anche più volte. Quanto al fatto
-più orribile, la tentata violazione del proprio figlio Roberto,
-che questi respinse colla spada sguainata alla
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-mano,<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una
-depravazione che vince ogni limite, quanto di una superstizione
-astrologica o magica. La stessa cosa s'è supposta
-per spiegare la violenza usata al vescovo di Fano
-da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci
-di raccogliere insieme i tratti principali del carattere
-degli Italiani d'allora, quale ci vien fatto conoscere da
-uno studio della vita delle classi più elevate, se ne potrebbero
-per avventura dedurre le conclusioni seguenti.
-Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione
-stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente
-sviluppato. Questo si ribella dapprima tacitamente
-all'ordinamento politico sussistente, per lo più tirannico
-ed illegittimo, e quanto pensa e fa, gli viene, a ragione
-o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista dell'egoismo
-che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la difesa
-del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in
-braccio ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la
-sua pace interna. L'amore va in traccia di un altra individualità
-ugualmente sviluppata, la donna altrui. Di
-fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi d'ogni
-maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia
-ed opera conformemente ad esso in ogni singolo caso,
-secondo che nel suo interno riescono a conciliarsi il sentimento
-dell'onore e la cura del proprio interesse, un
-astuto calcolo e la passione, la generosità e il desiderio
-della vendetta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel
-più ristretto, è la radice e la fonte principale d'ogni
-scelleratezza, non v'ha dubbio che il popolo italiano,
-giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, vi andò
-più dappresso che qualunque altro popolo.
-</p>
-
-<p>
-Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa
-sua, ma bensì per decreto della storia; nè ci arrivò solo,
-poichè, per mezzo della cultura italiana, ci arrivarono
-con lui tutti i popoli d'occidente, i quali da quel tempo
-in poi non vivono, nè si movono in verun altro ambiente.
-Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè male,
-ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del
-male essenzialmente diversa da quella del medio-evo.
-</p>
-
-<p>
-L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel
-primo l'urto violento di quella nuova êra mondiale.
-Colle sue doti e le sue passioni, egli divenne il più notevole
-rappresentante di tutte le altezze e di tutti gli
-abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda corruzione
-si svolse la più nobile armonia della personalità, ed un'arte
-gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui
-non seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè
-il medio-evo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-6">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">La Religione nella vita quotidiana.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio
-contro la gerarchia e le fraterìe. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione
-domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale
-ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo
-Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La
-fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi
-epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-In strettissima attinenza colla moralità di un popolo
-sta la questione della sua credenza religiosa, vale a dire
-della sua fede maggiore o minore in un governo provvidenziale
-del mondo, sia che questa fede lo riguardi
-come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato
-al dolore e ad una imminente rovina.<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a> Ora l'incredulità
-italiana di quel tempo è notissima, e chi ne
-cercasse le prove, potrebbe assai facilmente raccoglierne
-testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi ci limiteremo
-a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi giudizio
-assoluto e definitivo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-</p>
-
-<p>
-La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva
-avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo
-e nel suo simbolo esterno, la Chiesa. Quando
-questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere
-e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale
-postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi.
-Non ogni popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino
-a tollerare una permanente contraddizione tra un principio
-e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto
-la Chiesa che cade in questa contraddizione e che
-con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che
-sia mai stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con
-tutti i mezzi della violenza una dottrina corrotta e svisata
-a tutto vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia
-della propria inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla
-più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi in
-tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro
-lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e
-spingendo ella stessa all'incredulità molti spiriti elevati,
-che nella loro coscienza non poterono più restarle fedeli.
-</p>
-
-<p>
-Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè
-dunque l'Italia tanto progredita nella cultura non reagì
-con maggior vigore contro gli abusi della gerarchia, perchè
-non effettuò essa una Riforma simile alla tedesca
-e prima di questa?
-</p>
-
-<p>
-C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover
-appagare chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era
-proposta altro scopo, fuorchè di negare la gerarchia,
-mentre l'origine e la libertà assoluta della Riforma tedesca
-sono dovute alle dottrine positive della giustificazione
-per mezzo della fede e della inefficacia delle buone opere.
-</p>
-
-<p>
-Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a
-diffondersi dalla Germania in Italia se non assai tardi,
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-e quando già la potenza spagnuola vi si era talmente
-afforzata da potervi opprimere, parte immediatamente,
-parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni cosa.<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>
-Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi anteriori,
-dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola,
-eravi un grande elemento di vera fede, cui, per maturare,
-non mancarono che le occasioni, come più tardi
-mancarono alla setta degli Ugonotti, animata essa pure
-da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali
-come la Riforma del secolo XVI escono in generale, per
-ciò che riguarda le singole particolarità e il loro modo
-di manifestarsi e di svolgersi, dalla cerchia di qualsiasi
-calcolo storico-filosofico, per quanto anche si possa con
-tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello spirito,
-il loro balenare improvviso, il loro espandersi e
-l'intima loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi
-un enigma, almeno in questo senso, che, delle forze che
-in essi agiscono, noi non conosciamo che questa, ma non
-mai tutte.
-</p>
-
-<p>
-I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia
-verso la Chiesa al tempo in cui il Rinascimento era al
-colmo del suo splendore, si manifestano in un misto di
-malcontento profondo e beffardo e di sommissione rassegnata
-alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla
-vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto
-pei Sacramenti, per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-questo possiamo aggiungere, come specialità al tutto caratteristica
-dell'Italia, la grande influenza personale esercitata
-da alcuni sacri oratori.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale
-si manifesta specialmente da Dante in poi nella letteratura
-e nella storia, esistono estesi lavori speciali. Della
-posizione del Papato di fronte all'opinione pubblica abbiam
-dovuto già dare qualche cenno altrove (v. vol. I,
-pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze
-autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei
-«Discorsi» del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato).
-Fuori della cerchia della Curia romana, godono
-qualche rispetto in via morale<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> i migliori tra i vescovi
-e alcuni parrochi: per contrario i semplici cappellani, i
-canonici e i frati sono riguardati, quasi senza eccezione,
-come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso
-le più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero
-ceto al quale appartengono.
-</p>
-
-<p>
-Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono
-condannati a portar essi soli la pena delle colpe
-di tutto il clero, perchè di essi soltanto si poteva beffarsi
-impunemente.<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> Ciò è erroneo sotto ogni punto di vista.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<p>
-Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle
-commedie appunto perchè ambedue queste specie letterarie
-domandano dei tipi fissi e ben conosciuti, nei quali
-riesca facile alla fantasia di compiere ciò che la novella
-o la commedia soltanto accennano. Del resto la novella
-non risparmia neanche il clero secolare.<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a> Oltre a
-ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura
-provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente
-anche intorno al Papato e alla Curia romana,
-ciò che naturalmente non potrebbe attendersi in quei
-generi, che sono una libera creazione della fantasia. Per
-ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di vendicarsi
-talvolta terribilmente.
-</p>
-
-<p>
-Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo,
-che contro gli ordini religiosi l'avversione era grandissima,
-e che essi figuravano come una prova vivente del
-disprezzo in cui si tenevano la vita claustrale, la gerarchia
-ecclesiastica, il sistema delle credenze, la religione
-insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano generalizzando
-più o meno i giudizi. In ciò si può ben
-ammettere che l'Italia avea conservato una assai chiara
-e precisa ricordanza dell'origine primitiva di ambedue
-i grandi ordini mendicanti, e che anche allora non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-dimenticato essere stati essi i primi rappresentanti della
-reazione,<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> che sorse contro quella che suol dirsi l'eresia
-del secolo XIII, vale a dire contro il primo vivace risveglio
-del moderno spirito italiano. E l'ufficio della polizia
-spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine
-dei Domenicani, non ha certamente poco contribuito
-ad attirare su questi un sentimento di segreto odio e
-di disprezzo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco
-Sacchetti, si crederebbe impossibile il portare più in là
-il sistema della maldicenza e della denigrazione a carico
-de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma verso il tempo della
-Riforma questo linguaggio assume un'intonazione ancor
-più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi
-«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale
-se non come un pretesto, per dar libero sfogo alle sue
-tendenze volgari, noi citeremo per tutti un solo testimonio,
-il Masuccio Salernitano, colle prime dieci delle
-sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che
-è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro
-la maggior possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri
-personaggi del tempo, perfino allo stesso re Ferrante
-e al principe Alfonso di Napoli. I racconti sono in parte
-già vecchi, e taluni si conoscono ancora sin dai tempi
-del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che hanno
-l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento
-e il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi
-miracoli e un genere di vita pieno di vizi e di scandali,
-riempiono d'orrore e di raccapriccio ogni lettore alquanto
-serio e sensato. Dei frati minori, che vanno attorno sotto
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-pretesto di elemosinare, vi è detto: «e vanno discorrendo
-i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni,
-poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte
-a loro vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli,
-e chi va con tunicelle di san Vincenzo, e quali
-con l'ordine<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> di san Bernardino, e tali col capestro dell'asino
-del Capestrano». Altri si procacciano manutengoli,
-che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri
-d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei
-loro vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci
-confessar si sentono per lo toccare del santo predicatore
-essere liberati, e sopra ciò si grida: misericordia!, campane
-si suonano e lunghi processi e autentiche scritture
-si fanno». Egli accade che un frate, mentre predica, è
-audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta
-giù in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene
-ossesso, e allora il predicatore lo fa condurre a sè e lo
-guarisce: il tutto pura commedia, dalla quale però il
-frate raccolse tanto danaro, che potè comperare da un
-cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si
-godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio
-non fa veruna speciale differenza tra francescani e
-domenicani, perchè gli uni stanno degnamente a paro degli
-altri. «E seducono gl'insensati secolari a pigliar le parzialità
-loro, talchè e per li seggi<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> e per le piazze ne
-questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e qual
-domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei
-frati; e se taluna entra in qualche rapporto con laici,
-vien tosto imprigionata e perseguitata, mentre tutte le
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-altre contraggono nozze formali coi frati, nelle quali perfino
-si celebrano messe, si stabiliscono patti e si spreca
-lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive
-l'autore, non una, ma più volte sono intervenuto e ho
-visto e toccato con mano. Tali monache poi o partoriscono
-di belli monachini... o d'infinite arti usano, per
-non far venire il parto a compimento... E se alcuno
-dirà questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle
-monache, e quivi vedrà di loro commessi omicidii testimonianza
-aperta, e vi troverà un cimiterio di tenerissime
-ossa della già fatta uccisione, non minore di quella, che
-per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e somiglianti
-fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci
-si assolvono facilmente l'un l'altro nella confessione, e
-s'impongono la penitenza di un <i>pater noster</i> per cose,
-per le quali negherebbero affatto l'assoluzione ad un laico,
-anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o un eretico.
-«Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori,
-con la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!»
-In un altro luogo, giacchè la potenza dei frati
-essenzialmente si basa sulle paure dell'altro mondo, Masuccio
-esprime un desiderio assai strano: «non mi pare
-per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da
-dire, che se non che Iddio possa presto distruggere il
-Purgatorio, a tale che non potendo di elemosina vivere,
-andassero alla zappa, onde la maggior parte di loro hanno
-già contratta la origine».
-</p>
-
-<p>
-Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e
-dedicare gli scritti a lui stesso, il fatto dipendeva in gran
-parte dallo sdegno che si era svegliato in lui per un
-falso miracolo, che si avea tentato di dargli a credere.<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Per
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, sepolta
-dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata,
-erasi fatto il tentativo di indurlo a forza ad una
-persecuzione contro gli ebrei, non dissimile da quella di
-Spagna; e quando egli intravide l'inganno, si era cercato
-di persistere in esso. Egli aveva anche fatto smascherare
-un falso digiunatore, come già prima di lui avea
-fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non
-aveva almeno veruna complicità nella diffusione di quelle
-cieche superstizioni.<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>
-</p>
-
-<p>
-Citammo un autore, che scrive con molta serietà,
-ma egli è ben lontano dall'essere il solo, che parli in
-tal modo. Invettive e dileggi contro i frati mendicanti
-s'incontrano in copia dovunque, e ne è piena tutta la
-letteratura.<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Non è nemmeno permesso di dubitare, che
-il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente
-di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e
-la Contro-riforma non fossero sopravvenute. I loro predicatori
-popolari e i loro santi non si sarebbero neanche
-essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che
-d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava
-già gli ordini mendicanti, quale era Leone X.
-Se lo spirito del tempo non li riguardava omai più che
-come ridicoli o come abbominevoli, anche per la Chiesa
-essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto.
-E chi sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato
-stesso, se la Riforma non lo avesse salvato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un
-convento di domenicani si permetteva di esercitare nelle
-città dove risiedeva, era bensì, sul finire del secolo XV,
-ancora abbastanza grande per dar molte noie e provocar
-molti sdegni nelle persone più colte; ma ad ogni modo
-non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più l'antico
-spavento.<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> Il punire anche i soli pensieri, come già
-in altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più
-possibile, e il tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente
-dette riusciva facile anche a chi del resto si
-permetteva di sparlare liberamente del clero, come tale.
-Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come fu nel
-caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del
-secolo XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità
-dei roghi. Nel più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano,
-a quanto sembra, di una ritrattazione anche
-superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi a vedersi
-rapire di mano il condannato, nel momento stesso
-in cui s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452)
-il prete Nicolò da Verona era stato già, come negromante,
-scongiuratore di demonii e sacrilego profanatore
-dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra un palco
-di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva
-esser condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per
-via una schiera di armati lo liberò, e tuttociò accadeva
-per ordine del gioannita Achille Malvezzi, noto fautore
-degli eretici e audace violatore di monache. Il legato
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-(il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani
-che uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi
-non fu torto un capello.<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più
-ragguardevoli, vale a dire i benedettini con tutte le loro
-affigliazioni, in onta alle loro grandi ricchezze e alla vita
-agiata che conducevano, non si avevano in tanta disistima,
-come gli ordini mendicanti: sopra dieci novelle,
-che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi,
-ed una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato
-la maggiore antichità dell'origine; ma di maggior
-vantaggio certamente tornò loro la circostanza dell'essersi
-sempre mantenuti alieni da qualsiasi ingerenza poliziesca
-nella vita privata. Fra costoro non mancarono
-degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella
-gerarchia non erano nemmen essi migliori degli altri,
-se crediamo a quanto ne scrive perfino uno di loro, il
-Firenzuola.<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> «Questi paffuti monaci nelle loro larghe
-cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi
-e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti,
-in belle pantufole di cordovano si stanno a grattar
-la pancia entro alle belle celle fornite d'arcipresso. Ai
-quali, se è di mestiere alcuna volta uscire di casa, in
-su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno
-molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar
-troppo la mente a studiar molti libri, acciocchè la scienza,
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-che da quelli apprendessero, non li facesse elevar in superbia
-come Lucifero e li cavasse della loro monastica
-semplicità».
-</p>
-
-<p>
-Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà
-che qui noi ci limitiamo a riferire soltanto ciò,
-che è indispensabile a dar le prove del nostro assunto.<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>
-Che poi, con tali opinioni sul clero e sui monaci, in moltissimi
-venisse fortemente scossa anche la fede a quanto
-v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente
-per sè.
-</p>
-
-<p>
-E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non
-ne addurremo, concludendo, che un solo, da poco stampato
-e ancora assai scarsamente conosciuto. Esso è del
-grande storico Guicciardini, stato già molti anni al servizio
-dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi
-lasciò scritto:<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> «Io non so a chi dispiaccia più che a
-me la ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì
-perchè ognuno di questi vizii in sè è odioso, sì perchè
-ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa
-professione di vita dependente da Dio; e ancora perchè
-sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme se
-non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado
-che ho avuto con più Pontefici, m'ha necessitato a amare
-per il particolare mio la grandezza loro; e se non fussi
-questo rispetto, avrei amato Martino Lutero quanto me
-medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla
-religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-communemente, ma per vedere ridurre questa caterva
-di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o senza vizii
-o senza autorità».
-</p>
-
-<p>
-Il medesimo Guicciardini ritiene anche,<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a> che riguardo
-alle cose soprannaturali noi siamo compiutamente al buio,
-che i filosofi e i teologi su ciò non dissero che delle pazzie,
-e che i miracoli s'incontrano in tutte le religioni, ma non
-fanno prova per veruna in particolare, e si possono alla
-fine riguardare come fenomeni naturali ancora ignorati.
-La fede che trasporta i monti, e che in allora si manifestò
-così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota
-come un fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba
-osservazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato
-aveano per sè questo vantaggio, che tutti erano abituati
-a vederli dovunque, e che la loro esistenza si toccava
-con tutti gli ordini della vita sociale. È il vantaggio che
-hanno sempre avuto nel mondo tutte le forti e vecchie
-istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel paludamento
-sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi
-avere una prospettiva di protezione e di futuro guadagno
-sul tesoro della Chiesa; e nel centro d'Italia c'era la
-Curia romana, che in un momento poteva far ricchi i
-suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè
-spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni
-sono per lo più monaci essi stessi o prelati, che godono
-laute prebende: il Poggio, autore delle famose facetiae,
-era ecclesiastico; Francesco Berni godeva un canonicato;
-Teofilo Folengo<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a> era monaco benedettino; Matteo Bandello,
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era
-domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per
-un sentimento di eccessiva sicurezza? o per bisogno di
-salvare sè stessi dal discredito, in cui era caduto tutto
-l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che si compendia
-nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe
-dirlo; ma forse c'entrava un po' di tutto questo.
-Quanto al Folengo, si sa che non fu senza una certa influenza
-su lui il nascente luteranismo.<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>
-</p>
-
-<p>
-Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato
-toccando del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre
-una cosa sottintesa nella parte del popolo, che ancora
-credeva; ma non manca neanche in quelli, che si direbbero
-spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta
-colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza
-di un antico simbolo, a cui ciascuno era abituato.
-Il vivo desiderio con cui al letto di morte s'invoca
-l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di paura delle
-pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo,
-di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.).
-Un esempio più parlante di questo difficilmente si troverà.
-La dottrina inculcata dalla Chiesa del carattere indelebile
-del sacerdote, di fronte al quale era indifferente la
-sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva nel
-fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti
-spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori
-ostinati, che non se ne curarono, e uno di questi,
-per esempio, fu quel Galeotto della Mirandola,<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a> che
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, che portava
-già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche
-la città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non
-vi si celebrava più la Messa, nè vi si permetteva veruna
-ecclesiastica sepoltura.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di
-esser notato il potere esercitato sul popolo da quei predicatori
-entusiastici, che di tratto in tratto l'esortavano
-a penitenza. Tutto il resto d'occidente si lasciava di
-quando in quando commovere dalle prediche di qualche
-santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto
-delle commozioni periodiche delle città e delle campagne
-d'Italia? Oltre a ciò l'unico che, per esempio, durante
-il secolo XV produsse in Germania un simile entusiasmo,<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>
-era stato un abruzzese di nascita, vale a dire
-Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa
-specie di apostolato, erano predominati nel nord da
-un certo misticismo speculativo: nel sud invece erano
-espansivi e pratici, e partecipavano all'alto rispetto,
-che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte
-oratoria. Il nord produce l'<i>Imitazione di Cristo</i>, che
-esercita una azione lenta e dapprima ristretta ai soli
-conventi; il sud dà uomini, che fanno sugli altri uomini
-un'impressione momentanea, ma gigantesca.
-</p>
-
-<p>
-Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio
-della voce della coscienza. Sono prediche morali, senza
-astrazioni, piene di pratiche applicazioni, aiutate da una
-vita di rigoroso ascetismo, cui la fantasia già esaltata
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche contro il
-volere espresso del predicatore.<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a> L'argomento principale
-non era tanto la minaccia della pena, quanto la <i>maledizione</i>,
-che perseguita continuamente il colpevole e che
-è inseparabile dalla colpa. L'offesa fatta a Cristo e ai
-santi ha le sue funeste conseguenze anche nella vita
-presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre
-alla concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge
-passioni, avidi di vendette e di delitti, e questo
-era lo scopo principale di tali prediche.
-</p>
-
-<p>
-Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena,
-Alberto da Sarzana, Giovanni Capistrano, Jacopo della
-Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) ed altri, e per
-ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe
-di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante
-contro i frati mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi
-umanisti criticavano e schernivano,<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a> ma bastava che
-quelli alzassero la voce, e nessuno badava più ai loro
-dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo propenso
-alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato
-già sin dal secolo XIV a farne la caricatura,<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> ogni volta
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-che l'occasione si presentava; quando però comparve il
-Savonarola, seppe suscitare un tale entusiasmo, che ben
-presto tutta la cultura e l'arte furono sul punto di essere
-compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese.
-Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali
-alcuni frati ipocriti coll'ajuto dei loro affigliati cercavano
-di agire sull'animo dei loro uditori e di esaltarne la fantasia
-(v. pag. 255), non valsero a spegnere quel subitaneo
-entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche
-grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto
-nei miracoli immaginarj e nella esposizione di false reliquie,<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>
-ma al tempo stesso si ebbe la più alta venerazione
-pei veri e grandi apostoli della penitenza. Questi
-sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo XV.
-</p>
-
-<p>
-L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e
-precisamente dei così detti Osservanti — li manda qua
-e là, secondo ne vien fatta ricerca. Ciò si verifica principalmente
-quando insorgono gravi discordie pubbliche o
-private in qualche città, od anche quando la sicurezza
-e la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse.
-Ma se in tali missioni la fama di un predicatore
-si fa grande, tutte le città, anche senza un motivo particolare,
-lo vogliono: egli se ne va, dove i superiori lo
-mandano. Un ramo speciale di questa attività son le
-prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>
-ma noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che
-hanno per iscopo d'inculcare la penitenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente,
-sembra essere stato quello che tiene la Chiesa
-nell'enumerazione dei sette peccati capitali; ma se il momento
-è stringente, l'oratore entra direttamente nell'argomento
-principale. Egli comincia la sua predicazione
-probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che
-avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore
-diventa troppo angusta per la moltitudine, che accorre
-da tutte parti, e l'andare e il venire si fa estremamente
-pericoloso per l'oratore stesso.<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> Ordinariamente
-la predica si chiude con una immensa processione, nella
-quale i primi magistrati della città, che lo prendono nel
-loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che
-gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e
-per disputarsi un brano della sua tonaca.<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>
-</p>
-
-<p>
-Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere,
-dopochè s'è predicato contro l'usura, le compere
-anticipate e le mode scandalose, sono l'aprirsi delle carceri,
-dalle quali per vero non escono se non gli sventurati
-che furono imprigionati per debiti, e la distruzione
-per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso
-od anche di semplice passatempo, come, per esempio,
-dadi, carte da giuoco, inezie d'ogni specie, maschere,
-strumenti e libri musicali, formole magiche,<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a> finte acconciature
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-ecc. Tutto ciò veniva senz'altro elegantemente
-disposto sopra un palco detto <i>talamo</i>, con sopra una
-figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr.
-pag. 131).
-</p>
-
-<p>
-Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti;
-chi da lungo tempo si tenne lontano dai sacramenti, ora
-si confessa: i beni ingiustamente usurpati vengono restituiti;
-delle calunnie e delle maldicenze si fa onorevole
-ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino
-da Siena,<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> s'addentrano assai destramente nella
-ordinaria vita quotidiana dei loro uditori e mettono
-al nudo le magagne dei loro usi e costumi. Pochi dei
-nostri moderni teologi si sentirebbero disposti a tenere
-una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite
-pubbliche (<i>il monte</i>) e la dotazione delle figlie», quale
-egli tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori
-meno prudenti commettevano facilmente, in simili
-casi, l'errore di scagliarsi con tanta foga contro singole
-classi di persone e contro talune industrie e professioni,
-che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente
-a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> Anche
-una predica di Bernardino, che egli tenne a Roma
-nel 1424, ebbe, oltre alla distruzione di molti oggetti
-di lusso e strumenti di magia, una conseguenza ben più
-terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del rogo della
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-strega Finicella, «perchè, dice il cronista<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> con mezzi
-diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone»,
-e tutta Roma accorse a quello spettacolo.
-</p>
-
-<p>
-Lo scopo principale della predica era però sempre
-quello di riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il
-demone della vendetta. Questa pacificazione si compiva
-d'ordinario verso la fine del corso delle prediche, quando
-la corrente della contrizione generale a poco a poco
-aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti
-non echeggiava che il grido: misericordia.<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> Allora si
-veniva alle solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali,
-anche se le stragi reciproche stavano tra le due parti
-contendenti. Per uno scopo sì santo si richiamavano in
-città anche i banditi. Sembra che tali «paci» fossero
-nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo
-entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava
-benedetta per molte generazioni. Ma ci furono
-anche delle crisi fiere e terribili, come quella delle famiglie
-Croce e della Valle in Roma (1482), nelle quali
-anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poco prima della settimana santa egli avea predicato
-sulla piazza della Minerva ad una moltitudine innumerevole:
-ma la notte che precedette il giovedì santo, seguì
-una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo della
-Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò
-che quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette
-alle ceremonie consuete di quel giorno; il venerdì santo
-Roberto tornò a predicare tenendo nelle mani un crocifisso;
-ma tanto egli, quanto i suoi uditori non poterono
-far altro che piangere.
-</p>
-
-<p>
-Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono
-spesso, sotto l'impressione di queste prediche, la
-risoluzione di entrare nel chiostro. Fra questi c'erano
-assassini e malfattori d'ogni specie, ma anche soldati
-privi d'ogni mezzo di sussistenza.<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> A tale risoluzione poi
-coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al quale,
-secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno
-nella condizione esterna della vita.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima predica non è che una benedizione generale,
-che si riassume nelle parole: <i>La pace sia con voi</i>! Grandi
-turbe accompagnano il predicatore nella vicina città e
-ascoltano quivi ancora una volta l'intero corso delle sue
-prediche.
-</p>
-
-<p>
-Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini
-esercitavano, il clero e i governi non potevano desiderare
-che di farseli amici. Un mezzo di raggiungere tale
-intento era quello di far sì che soltanto i monaci<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a> od
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli ordini
-minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine
-o la relativa corporazione se ne rendessero in certo
-modo responsabili. Ma un limite preciso non poteva
-neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa e quindi anche
-il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità,
-come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni,
-lezioni ecc., e perchè anche nelle prediche propriamente
-dette talvolta lasciavasi la parola agli umanisti ed ai
-laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). Oltre a ciò eravi
-una classe ibrida di persone,<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a> che non erano nè frati,
-nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a
-dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta
-senza incarico di chicchessia facevano la loro comparsa
-ed infiammavano le popolazioni. Un caso di questo genere
-s'avverò a Milano dopo la seconda conquista
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi
-sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del
-partito del Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo
-del duomo, attaccò sul vivo la gerarchia, fece
-accendere un nuovo candelabro ed erigere un nuovo
-altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se
-non dopo avere sostenuto fiere battaglie.<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a> In quei decennj
-tanto solenni pei destini d'Italia, si risveglia dovunque
-lo spirito profetico, e non si limita mai, dove
-appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, per
-esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti
-s'erano mostrati qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I,
-pag. 166). Quando fa loro difetto l'arte oratoria, essi
-mandano messi con simboli, come fece, ad esempio,
-quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò
-nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un
-suo discepolo, con una testa di morto sopra un bastone,
-alla quale stava appesa una scritta di sentenze minacciose
-desunte dalla Bibbia.<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi,
-le autorità, il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano.
-Vero è, che nei tempi posteriori non s'incontra
-più una predica tendente direttamente all'eccidio
-della tirannide, come fu quella<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> che nel secolo XIV
-tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano
-invece rabbuffi arditi perfino contro il Papa nella sua
-propria cappella (v. vol. I, pag. 316) e ingenui consigli
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-politici a principi, che non credevano averne bisogno.<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>
-Sulla piazza del castello di Milano un predicatore cieco
-dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare
-dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole;
-«signore, non additare la via ai francesi, perchè avrai
-a pentirtene».<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a> Ci furono dei monaci profeti, che, a
-quanto pare, non parlavano direttamente di politica, ma
-davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli uditori
-ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro,
-dodici francescani conventuali, percorsero, subito dopo
-l'elezione di Leone X (1513), le diverse regioni d'Italia,
-che si erano dapprima ripartite fra loro. Quegli fra essi
-che predicò a Firenze,<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a> fra Francesco da Montepulciano,
-suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero,
-mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè
-mitigate, giungevano anche a coloro, che per la gran
-folla non potevano venirgli dappresso. Dopo una di quelle
-prediche egli morì improvvisamente «di mal di petto»:
-tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per modo
-che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte.
-Ma lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino
-le donne e i contadini, nè si potè più frenarlo se
-non a stento. «Per mettere in qualche modo di buon
-umore le moltitudini, Giuliano de' Medici (fratello di
-Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-nel 1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e
-tornei, cui accorsero da Roma, oltre ad alcuni grandi
-signori, anche sei cardinali, ma travestiti».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era
-già stato arso fin dal 1498: fra Girolamo Savonarola da
-Ferrara,<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> del quale qui ci accontenteremo di dar pochi
-cenni.
-</p>
-
-<p>
-Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò
-Firenze (1494-1498), fu la sua parola, della quale
-le prediche rimasteci, scritte per lo più mentre egli le
-pronunciava, non ci danno evidentemente che un'idea
-molto imperfetta. Non già che i mezzi esteriori coi quali
-si presentava al pubblico, fossero gran fatto imponenti;
-chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e
-simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi
-desiderava un oratore valente nello stile e negli artifizi
-retorici, andava a udire il di lui rivale, frà Mariano da
-Ghinazzano; — ma nel discorso del Savonarola v'era
-quell'alta efficacia morale, che veramente non riapparve
-più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come una
-ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma
-senza immodestia, il ministero del predicatore, mettendo
-quest'ultimo, nella grande gerarchia degli spiriti, immediatamente
-dopo l'ultimo degli angeli.
-</p>
-
-<p>
-Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore,
-compì inoltre un altro e maggiore miracolo, quello
-d'indurre i propri confratelli domenicani del convento
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, ad intraprendere
-una grande e spontanea riforma di lor medesimi.
-Chi sappia che cosa fossero allora i conventi e
-quanto difficile fosse il recare in atto anche il minimo
-cangiamento in essi, stupirà doppiamente di una simile
-rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma si
-venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine
-acquistava sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola,
-si rendevano addirittura domenicani. Molti
-figli di case assai ragguardevoli entravano come novizi
-in san Marco.
-</p>
-
-<p>
-Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze
-di un determinato paese era il primo passo verso una
-chiesa nazionale, alla quale senza dubbio si avrebbe dovuto
-venire, se questo stato di cose avesse durato un
-po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una
-riforma di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire
-della sua missione energiche esortazioni ai grandi e ai
-potenti per la convocazione di un Concilio. Ma il suo ordine
-e il suo partito erano divenuti omai per la Toscana
-l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento indispensabile
-della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano
-nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre
-progredendo, si venne formando per virtù di sacrificio e
-per forza di fantasia una idealità, che di Firenze voleva
-fare un regno di Dio sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato
-al Savonarola una riputazione di santo, costituiscono
-il punto, rispetto al quale la fantasia tanto vivace negli
-Italiani prevalse anche sugli animi più guardinghi e circospetti.
-In sulle prime i Minori Osservanti, pavoneggiandosi
-nella gloria che avea procacciato al loro ordine
-Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-loro concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono
-ad uno dei loro il pergamo del duomo, dove le querule
-profezie del Savonarola furono superate da altre ancora
-più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, che allora
-era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento
-ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII
-venne in Italia e i Medici furono cacciati, come il Savonarola
-avea chiaramente predetto, si tornò a non credere
-che a lui.
-</p>
-
-<p>
-Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri
-presentimenti e alle proprie visioni non procedeva con
-quella severa critica, che era solito usare di fronte a
-quelle degli altri. Nella orazione funebre per Pico della
-Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso il
-morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce,
-che veniva dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il
-Savonarola stesso aveva invocato da Dio una tal quale
-punizione su lui, non però la sua morte: ora, con elemosine
-e con preghiere, s'era ottenuto almeno che l'anima
-sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante
-visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte,
-e nella quale la Vergine gli era apparsa e gli avea promesso
-che non sarebbe morto, il Savonarola confessa di
-averla per lungo tempo ritenuta una mera illusione diabolica,
-ma essergli poi stato rivelato che la Vergine aveva
-inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se
-tali cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello
-che sono in fatto, cioè per sogni di una mente levata
-in soverchia prosunzione, bisogna ricordarsi altresì che
-questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi suoi
-giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare,
-quella di riconoscere egli stesso la vanità delle proprie
-visioni e profezie; ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-alla morte con animo calmo e devotamente rassegnato.
-I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle
-sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni.
-</p>
-
-<p>
-Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano
-se non perchè altrimenti altri si sarebbe dannosamente
-impadronito della cosa pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia
-se lo si volesse giudicare dalla sua costituzione
-semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. vol. I,
-p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante
-altre costituzioni fiorentine.<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>
-</p>
-
-<p>
-In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto,
-che si potesse immaginare. Il suo vero ideale
-era una teocrazia, nella quale tutto in devota umiltà si
-prostra dinanzi all'Invisibile e in cui previamente vengono
-eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto il suo
-pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della
-Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495
-era il suo motto favorito,<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> e che nel 1527 da' suoi partigiani
-fu rinnovata: <i>Jesus Christus rex populi fiorentini
-S. P. Q. decreto creatus</i>. Colla vita terrena e colle
-cose di questo mondo egli non aveva maggiori rapporti
-di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La
-sua opinione costante infatti era che l'uomo non deve
-occuparsi d'altro, fuorchè di ciò che ha una immediata
-attinenza colla salute dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<p>
-In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel
-suo modo di considerare l'antica letteratura. «L'unica
-cosa buona, dice egli, che Platone ed Aristotele hanno
-fatto, è quella di aver messo innanzi molte argomentazioni,
-che si possono utilmente adoperare anche contro
-gli eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati
-all'eterna dannazione. Una vecchierella in fatto di fede
-ne sa più di Platone. Per la fede sarebbe cosa ottima,
-che si annientassero molti libri, che del resto sembrano
-utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante
-<i>ragioni naturali</i> e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente
-di quello che non sia cresciuta dappoi». La
-lettura dei classici nelle scuole egli la vuol limitata ad
-Omero, Virgilio e Cicerone; il resto si completi con gli
-scritti di Girolamo e di Agostino, e per converso si bandiscano
-non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo
-e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento
-di paura di veder guasta la moralità; ma in uno
-scritto a parte egli ammette addirittura il danno, che
-deriva dalla scienza in generale. Le scienze, egli dice,
-non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi,
-affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni
-umane, ma più specialmente perchè si abbiano sempre
-degli atleti pronti a combattere i sofismi dell'eresia:
-tutti gli altri non dovrebbero conoscere che la grammatica,
-la sana morale e la religione (<i>sacrae literae</i>). Così
-naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci,
-e siccome al tempo stesso «i più dotti e i più
-santi» dovrebbero reggere gli Stati, così anche questi
-reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non è prezzo
-dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso
-sul serio di venire a quest'ultima conclusione.
-</p>
-
-<p>
-Più puerilmente di così non si può ragionare. La
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-semplice considerazione che l'antichità recentemente scoperta
-e la gigantesca espansione che acquistarono allora
-le scienze, potevano, secondo le circostanze, divenire una
-splendida conferma della Religione, sono due circostanze
-che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo.
-Egli vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro
-modo non può essere eliminato. In generale egli era
-tutt'altro che un liberale; contro gli astrologi, per esempio,
-egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale poi egli
-stesso morì.<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>
-</p>
-
-<p>
-Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima
-racchiusa in una mente così ristretta! Qual
-fiamma di entusiasmo non deve aver divampato in lui
-per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a ripudiar
-quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente
-innamorati!
-</p>
-
-<p>
-Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme
-quantità d'oggetti d'arte e di lusso, che furono spontaneamente
-sacrificati sui suoi famosi roghi, di fronte ai
-quali si direbbero un nulla tutti i <i>talami</i> di san Bernardino
-da Siena e d'altri.
-</p>
-
-<p>
-Egli è vero però che il procedere del frate in tali
-circostanze fu molte volte tirannico e poliziesco. In generale
-gli arbitrii, ai quali egli trascorse contro la libertà
-individuale tanto pregiata in Italia, non sono lievi,
-mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo
-spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più
-facilmente recare ad effetto la sua progettata riforma dei
-costumi in Firenze. Era un tentativo assai somigliante
-a quello, che fece più tardi a Ginevra Calvino: questi
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato d'assedio
-al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non
-senza ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola
-invece fallì, e con ciò non fece che esasperare ancor
-più i suoi avversarii. Tra le misure prese dispiacque
-in modo particolare quella, per la quale un drappello di
-fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a forza
-nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo:
-qua e colà essi vennero respinti con minacce e percosse,
-e allora, per pur sostenere la finzione di un proselitismo
-sempre crescente nella borghesia, furono deputati degli
-adulti ad accompagnare i fanciulli in qualità di loro protettori.
-</p>
-
-<p>
-Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno
-1497 e del seguente poterono aver luogo due
-grandi <i>bruciamenti</i> sulla piazza della Signoria. In mezzo
-ad essa sorgeva una grande piramide a gradinate simile
-ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri degli
-imperatori romani. Al basso in prossimità della base
-vedevansi maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme:
-più in su figuravano libri di autori latini ed italiani,
-fra gli altri il Morgante del Pulci, il Decamerone del
-Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in parte anche
-preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi
-vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie,
-specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora
-liuti, arpe, scacchieri, e carte da giuoco: finalmente
-i due gradini superiori non contenevano che soli ritratti,
-specialmente di donne celebri per bellezza, appartenenti
-in parte alla classica antichità, come per esempio, Lucrezia,
-Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca contemporanea,
-come la bella Bencina, la Lena Martella e le
-celebri Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-veneziano quivi presente offerse alla Signoria 20,000
-fiorini d'oro per tutti gli oggetti accumulati sulla piramide,
-e n'ebbe in risposta, che si farebbe fare anche il
-suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme con gli altri.
-Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, affacciandosi
-alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del
-suono delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine
-venne in massa sul piazzale di S. Marco, dove si ballò
-una danza concentrica: nella prima fila stavano i frati
-del convento, che si alternavano con fanciulli vestiti da
-angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella
-terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati
-di frondi d'ulivo.
-</p>
-
-<p>
-Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii,
-alle quali per vero non mancavano nè le occasioni, nè
-in quelli il talento necessario, non bastarono più tardi a
-screditare la memoria del Savonarola. Quanto più dolorosamente
-si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa
-apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta.
-Vero è che non tutte le sue profezie s'avverarono
-esattamente nelle particolarità da lui indicate; ma le
-grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, pur
-troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi
-de' suoi predecessori, nè quelli che fece egli medesimo
-per rivendicare al monacato l'ufficio salutare della predicazione,<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>
-non valsero a salvare quest'ultimo dall'universale
-disprezzo, in cui, come istituzione, era caduto.
-La cosa era omai evidente: in Italia non era più possibile
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che
-sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli
-ordini religiosi, constatare con precisione in quali condizioni
-si trovasse l'antica fede presso tutte le altre classi
-sociali, esse ci apparirebbero assai differenti, secondochè
-si considerano in una luce diversa e sotto un determinato
-punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti e
-dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I,
-pag. 141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla
-fede ed al culto, quali apparivano nella vita ordinaria
-quotidiana, dove sono di sommo rilievo le abitudini del
-popolo e il rispetto per esse delle classi più elevate.
-</p>
-
-<p>
-Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto
-della celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori
-tanto delle città, quanto delle campagne in ugual
-misura e coi medesimi pregiudizi, che nei paesi settentrionali,
-ed anche le persone colte se ne mostrano qua
-e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati del
-cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche
-gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed
-espiazioni per propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente
-radicati nella coscienza di tutti. L'egloga ottava di Battista
-Mantovano citata già in altra occasione,<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a> contiene,
-fra le altre cose, la preghiera di un contadino alla Vergine,
-dove essa è invocata come patrona speciale dei
-singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non
-si formava il popolo della virtù miracolosa di certe determinate
-Madonne! Quale idea doveva mai averne quella
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-donna fiorentina,<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a> che fece appendere <i>ex voto</i> una piccola
-botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè il
-di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo
-un botticello di vino, senza che il marito, tornando
-da una lunga assenza, se ne accorgesse! Per tal maniera
-esisteva anche allora, nè più, nè meno che ora, un patronato
-speciale di singoli santi per singole classi. Più
-volte si è tentato di richiamare un certo numero di
-usanze rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie
-pagane, colle quali hanno stretta attinenza, ed è
-universalmente ammesso, oltre a ciò, che non poche consuetudini
-locali e popolari, che si vennero innestando
-nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie reminiscenze
-dei diversi riti pagani esistenti anticamente
-qua e colà in Europa. In Italia poi queste reminiscenze
-sono manifeste in modo speciale tra le popolazioni del
-contado, dove, per esempio, prevale ancora l'uso di preparar
-cibi pei morti, quattro giorni prima della festa della
-cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso
-(18 febbraio) delle antiche feste <i>feralie</i>,<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> e dove può affermarsi
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-essere allora state in uso tante altre antiche
-usanze, che solo assai più tardi furono sradicate del tutto.
-Forse non sarebbe del tutto irragionevole il dire, che le
-più solide credenze religiose del popolo in Italia erano
-appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli usi
-pagani.
-</p>
-
-<p>
-Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile
-il dimostrare quanto una tale specie di fede predominasse
-anche nelle classi più elevate. Essa, come s'è
-dimostrato toccando dei rapporti col clero, aveva in suo
-favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni;
-e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che
-s'aveva alle pompe festive della Chiesa, nonchè qua e
-là taluna di quelle grandi epidemie religiose, alle quali
-anche i beffardi e gli scettici furono impotenti a resistere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa
-il voler tirare con troppa fretta delle conclusioni
-assolute. Si dovrebbe credere, per esempio, che il
-contegno degli uomini colti verso le reliquie dei santi
-dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno alcuni
-lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto
-certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare,
-non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile.
-Il governo di Venezia, innanzi tutto, sembra
-aver nel secolo XV pienamente partecipato a quella
-devozione per gli avanzi di corpi santi, che allora regnava
-in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche
-taluni stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono
-di uniformarsi a quel pregiudizio.<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a> Non diversamente
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-sembrano essere andate le cose nella dotta Padova,
-se noi vogliamo stare alle testimonianze del suo topografo
-Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un sentimento
-di orgoglio, al quale si frammischia altresì un
-sacro terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di
-grandi pericoli notturni, si udissero per tutta la città i
-santi sospirare, e come in tali occasioni al cadavere di
-una santa monaca di santa Chiara crescessero, continuamente
-rinnovandosi, le unghie e i capelli, come essa
-altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori,
-sollevasse le braccia e simili.<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a> Descrivendo la cappella
-di sant'Antonio nella sua basilica, l'autore esce in esclamazioni
-tronche e fantastiche. — A Milano non era
-minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie,
-e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano,
-ricostruendo l'altar maggiore, scopersero sei corpi di
-santi e sopravvennero turbini e pioggie nel paese, tutti
-attribuirono la causa di tali disastri a quel sacrilegio,<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>
-e non mancarono di battere per bene sulla pubblica via
-quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri
-paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa,
-in prossimità dei Papi, si osano sollevare dei dubbi,
-senza però trarne veruna conclusione definitiva. È noto
-universalmente con quanta solennità Pio II abbia accolto
-in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente
-fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-l'abbia fatto deporre con gran pompa in san Pietro (1462);
-ma dalla sua stessa Relazione emerge non essersi egli
-indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore,
-quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia.
-Allora soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di
-convertir Roma in un asilo universale delle reliquie dei
-Santi cacciati dalle loro Chiese.<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a> Sotto Sisto IV la popolazione
-della città era infervorata in tali cose più del
-Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente
-(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI
-alcune delle reliquie custodite in san Giovanni Laterano.<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a> — A
-Bologna si alzò a questo tempo una voce ardita domandando
-che si vendesse al re di Spagna il cranio di
-san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato,
-si facesse qualche opera di pubblica utilità.<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a> — Ma quelli
-che mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i
-Fiorentini. Basti il dire, che tra la decisione presa di
-onorare il santo loro concittadino Zanobi con un nuovo
-sarcofago e l'incarico dell'esecuzione datone al Ghiberti
-corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), ed
-anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente,
-vale a dire, perchè l'artista avea già compiuto in
-piccolo un lavoro assai somigliante.<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a> Forse erano stanchi
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-di reliquie, dopochè erano stati ingannati da una astuta
-abbadessa napoletana (1352), che avea loro venduto, imitato
-in legno e gesso, un falso braccio della patrona
-del duomo, santa Reparata.<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> Ma forse anche il senso
-estetico, di cui questo popolo andava sopra gli altri fornito,
-lo distolse prima d'ogni altro dal culto di cadaveri
-fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili già polverizzati;
-l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, gli rendeva
-più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di
-un Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici
-Apostoli uniti insieme. Per ultimo può anche darsi che in
-tutta Italia, prescindendo da Venezia e da Roma, l'ultima
-delle quali specialmente avea qualche cosa di eccezionale,
-il culto delle reliquie fosse già da gran tempo scemato,
-più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi
-a quello della Vergine,<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a> e in tal caso si avrebbe
-una prova di più, benchè indiretta, della priorità di questo
-popolo nel culto della forma estetica.<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche
-cattedrali sono quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e
-dove una intera letteratura poetica latina ed indigena
-era volta a glorificare la Madre di Dio, fosse appena possibile
-una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte
-a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le
-Madonne miracolose, che esercitano un intervento continuo
-e diretto nella vita quotidiana. Ogni città alquanto
-considerevole ne possiede parecchie, a cominciare da
-quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime o
-almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei,
-taluni dei quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga
-da veder le loro pitture operare miracoli. Il lavoro artistico
-non è qui così insignificante, come la pensa Battista
-Mantovano;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> secondo le circostanze esso acquista
-improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno
-di miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne,
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-sembra essere stato con ciò appagato, e appunto per ciò
-le reliquie furono pressochè messe del tutto in disparte.
-Sino a qual punto poi lo scherno dei novellieri contro
-le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a> noi non
-siamo in grado di dirlo.
-</p>
-
-<p>
-L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di
-Maria si manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo
-al culto delle reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere,
-che nella letteratura Dante col suo «Paradiso»<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>
-sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso gl'Italiani,
-mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano
-a pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi.
-Forse si vorranno mettere innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>
-ed altri poeti latini; ma il loro scopo evidentemente
-letterario toglie alla citazione, se non tutta, una
-gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle
-poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI,
-nelle quali si manifesta direttamente un sentimento religioso,
-sono tali, che per la maggior parte potrebbero
-anche essere scritte da protestanti, come, per esempio,
-gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti
-di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa
-e d'altri. Prescindendo dall'espressione lirica del teismo,
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-vi parla per lo più il sentimento della corruzione del
-genere umano, la coscienza della Redenzione colla morte
-di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, dove l'intercessione
-della Madre di Dio non è menzionata se non
-in via eccezionale.<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a> È lo stesso fenomeno, che si ripete
-nella letteratura classica dei Francesi del tempo di
-Luigi XIV. Chi ricondusse nella poesia italiana il culto
-di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche vero che nel
-frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della
-sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il
-culto dei Santi per ultimo presso le persone colte assunse
-non di rado un colorito essenzialmente pagano (v. vol. I,
-pag. 77 e segg. e 355).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi
-altri lati del cattolicismo italiano d'allora e mettere
-in evidenza fino ad un certo punto il rapporto presumibile,
-in cui si trovavano le classi colte con la fede
-del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato
-definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che
-difficilmente se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre
-infatti si continua a costruir chiese e a corredarle di magnifiche
-opere, si odono amari lamenti, sin dai primi anni
-del secolo XVI, sull'abbandono in cui è caduto il culto
-e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese stesse:
-<i>Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim
-divinus abit!</i><a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> È noto come Lutero rimanesse scandolezzato
-a Roma del contegno tutt'altro che devoto dei preti
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-nel celebrare la Messa. Ma, accanto a ciò, le festività ecclesiastiche
-facevansi con tal pompa e con tal gusto, che
-nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno un'idea.
-Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto
-di una straordinaria forza di fantasia, volentieri
-trascurasse ciò che era pura consuetudine giornaliera,
-per lasciarsi trasportare affatto da tutto ciò, che avesse
-comecchessia un carattere di straordinarietà.
-</p>
-
-<p>
-Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche
-quelle grandi correnti di entusiasmo religioso, che
-si potrebbero dire epidemiche, e delle quali dobbiamo
-qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti l'effetto di
-qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano invece
-in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in
-tempo da un turbine di questa specie, e la conseguenza
-ordinaria era questa, che le moltitudini, per scongiurarlo,
-si gettavano entusiasticamente in qualche grande impresa
-o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le Crociate
-e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte
-e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente
-numerose di Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi
-subito dopo la caduta di Ezzelino e della sua casa, e
-precisamente nel territorio di quella stessa Perugia,<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> che
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-noi più tardi abbiamo riconosciuto come il teatro principale
-delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota).
-Poi vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> e da ultimo
-il grande pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di
-cui parla il Corio all'anno 1339.<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a> Non è impresumibile
-che i Giubilei in origine sieno stati, almeno in parte,
-istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui questi
-grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal
-fanatismo religioso; anche i grandi santuarii d'Italia,
-frattanto divenuti famosi, come, per esempio, quello di
-Loreto, attrassero a sè una parte di quell'entusiasmo.<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche
-in tempi molto posteriori l'ardore delle penitenze medievali,
-e il popolo spaventato, specialmente quando qualche
-prodigio aggrava ancor più la situazione, vuol propiziarsi
-il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere.
-Così accadde a Bologna<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> in occasione della pestilenza
-del 1457; così a Siena<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a> nei tumulti interni che l'agitarono
-nel 1496, per non citare, tra mille, che due soli fatti.
-Ma veramente commovente è ciò che accadde a Milano
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, insieme
-alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima
-disperazione.<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a> Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso
-Nieto, quegli che questa volta predicò: nelle processioni
-a piedi scalzi, ch'egli ordinò, vecchi e giovani
-confusamente seguivano il Sacramento, ch'egli fece portare
-in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio
-sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle
-spalle di quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad
-imitazione dell'Arca dell'Alleanza,<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> quando una volta fu
-portata dal popolo d'Israele intorno alle mura di Gerico.
-Così il travagliato popolo di Milano ricordava all'antico
-suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, e quando
-la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco
-edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che
-imploravano misericordia, si sarebbe quasi stati tentati
-di credere, che il cielo dovesse sconvolgere le leggi della
-natura e della storia con qualche grande e salutare miracolo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava
-sempre le redini di quei moti e dava loro un
-ordinamento regolare: quello del duca Ercole I di Ferrara.<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>
-Allorquando il Savonarola era potente in Firenze
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò
-ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara
-sorse l'idea di promuovere un gran digiuno volontario
-generale (al principio dell'anno 1496): un lazzarista annunciò
-dal pergamo imminente una spaventevole guerra
-ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire
-a quei flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due
-coniugi suoi devoti. Dietro di che anche la corte non potè
-sottrarsi all'adempimento di quella pratica, ma allora
-essa volle almeno averne la direzione. Il 3 aprile (giorno
-di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi e
-le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia,
-i giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato,
-il ricetto accordato alle meretrici e ai lor manutengoli,
-i traffichi in giorni festivi, e così via: e al tempo
-stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei quali
-s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul
-petto il loro <i>O</i> giallo. I contravventori erano minacciati
-non solo delle pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma
-anche d'altre e maggiori, che al duca piacesse di stabilire».
-Dopo ciò il duca insieme a tutta la corte si recò
-per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono obbligati
-ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara.
-Ma il 3 maggio il direttore della polizia — il già menzionato
-Gregorio Zampante (v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò
-un manifesto, nel quale era detto che chiunque avesse
-dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere denunziato
-come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo,
-insieme ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini
-vituperati avevano estorto da persone innocenti due e
-fin tre ducati ciascuno, sotto la minaccia di accusarle, e
-s'erano poi tra loro traditi, per cui finirono coll'andare
-in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era pagato
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile
-che nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno
-1500, dopo la caduta di Lodovico
-il Moro, quando quelle stesse velleità religiose risorsero,
-Ercole ordinò di proprio impulso<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a> alcune nuove processioni,
-nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli
-bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso
-v'intervenne a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi
-sulle gambe. Poi seguì un editto affatto simile a quello
-del 1496. Le numerose costruzioni di chiese e di conventi
-di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece venire
-a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>
-poco prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso
-con Lucrezia Borgia (1502). Un corriere di gabinetto<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>
-andò a prendere la santa a Viterbo con quindici altre
-monache, e il duca in persona al loro arrivo le condusse
-in un convento appositamente apparecchiato. Lo si calunnierebbe,
-ammettendo che egli in tutti questi passi
-fosse guidato da un intendimento essenzialmente politico?
-Al concetto che s'eran formato gli Estensi dell'arte di
-regnare, quale altrove è stato indicato (v. vol. I, pag. 61
-e segg.), non contrastava punto, anzi si associava assai
-logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche
-dell'elemento religioso.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-6">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso
-l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza
-dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti
-devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii
-della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti
-esterni pagani.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità
-degli uomini del Rinascimento dobbiamo prendere
-un'altra via. Dal loro modo di vivere in generale deve
-risultare la vera loro posizione tanto di fronte alla religione
-del paese, quanto di fronte al concetto allora prevalente
-della Divinità.
-</p>
-
-<p>
-Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti
-della cultura italiana d'allora, sono nati religiosi non
-meno degli altri popoli d'occidente; ma l'indomito loro
-individualismo li rende nella religione, come in tante
-altre cose, <i>soggettivi</i>, come la grande attrattiva che esercita
-su essi la scoperta del mondo esteriore e del mondo
-morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa
-invece la religione rimane ancora a lungo un dato
-obbiettivo, e nella vita l'egoismo e la sensualità si alternano
-immediatamente colla devozione e la penitenza:
-quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente
-minore.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato
-contatto coi Bizantini e coi Musulmani avea tenuto
-viva un'abituale <i>tolleranza</i> o indifferenza religiosa, dinanzi
-alla quale l'idea etnografica di una Cristianità occidentale
-privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando
-l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne
-l'ideale della vita umana, la speculazione conforme
-allo spirito degli antichi e lo <i>scetticismo</i> dominarono
-spesso per intero la mente degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni
-Europei a speculare arditamente intorno alla libertà
-e alla necessità, e ciò accadde fra circostanze politiche
-illegali e violente, che troppo spesso somigliavano
-a una splendida e durevole vittoria del male contro il
-principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un
-tal quale <i>fatalismo</i> cominciò ad insinuarsi nel loro cuore
-e a regolare il loro giudizio. Quando poi la fede soffriva
-una scossa in una di quelle anime appassionate, che non
-possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, allora si
-cercò un compenso nelle <i>superstizioni</i> ereditate dagli
-antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa
-e la magìa.
-</p>
-
-<p>
-Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti
-del Rinascimento mostrano sotto il punto di
-vista religioso una qualità, che è frequente nelle nature
-giovanili, distinguono cioè con grande sagacia il bene
-dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: ogni
-turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre
-colle forze loro, e appunto per questo non conoscono
-verun rimorso; e conseguentemente si fa meno
-sensibile in essi il bisogno di una Redenzione, mentre
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo sforzo
-mentale del momento, svanisce completamente il pensiero
-di un mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica,
-anzichè dogmatica.
-</p>
-
-<p>
-Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste
-cose, suggerite e in gran parte anche confuse dalla
-<i>fantasia</i>, che prevale su tutto, avremo un'immagine dello
-spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà alla verità
-assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono
-udirsi sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo
-poi l'osservazione più addentro, arriveremo anche
-a persuaderci, che sotto il velo, che copre un tale stato di
-cose, rimane ancor vivo un forte istinto di schietta e
-pura religiosità.
-</p>
-
-<p>
-Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente
-limitarsi alle prove di fatto le più necessarie.
-</p>
-
-<p>
-Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente
-piuttosto un affare individuale e dipendente dalla
-maniera d'intenderla di ciascuno, era cosa inevitabile di
-fronte alle dottrine della Chiesa degenerate e tirannicamente
-mantenute, ed era al tempo stesso una prova,
-che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto.
-Egli è vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi:
-perchè, mentre in Germania le nuove sêtte mistiche
-ed ascetiche crearono una nuova disciplina più
-adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno andò
-per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni
-degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della
-vita, molti si perdettero nell'indifferenza religiosa, che
-più cresceva col crescere della cognizione degli uomini
-e delle cose. Tanto più adunque sono da ammirare coloro,
-che arrivarono a formarsi una religione da sè, e
-vi si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-non poterono più restar fedeli all'antica Chiesa, quale
-essa era e quale s'imponeva a' suoi seguaci, e da un altro
-lato sarebbe stato un pretendere troppo da singoli individui,
-che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale,
-che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa
-generalmente mirasse questa religione individuale delle
-persone più colte cercheremo di dimostrarlo nella conclusione
-del nostro lavoro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento
-sembra trovarsi in aperto contrasto col medioevo,
-ha origine innanzi tutto dall'enorme sovrabbondare
-delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero
-formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato
-in sè stesso, esso non è più ostile alla religione di quello
-che siano i così detti interessi della civiltà, che ora ne
-tengono il posto, salvo che tali interessi, quali da noi
-sono intesi, non ci dànno che una pallida immagine
-dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità
-d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale.
-Per tal maniera quel nuovo indirizzo era serio e,
-oltre a ciò, nobilitato dalla poesia e dall'arte. Ella è
-una sublime necessità dello spirito moderno, alla quale
-esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto irresistibilmente
-allo studio degli uomini e delle cose e
-di credere che appunto in questo consista la sua missione.<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>
-In quanto tempo e per quali vie questo studio
-sarà per ricondurlo a Dio, e in qual maniera esso giungerà
-a mettersi in armonia con gli altri sentimenti religiosi
-di ogni individuo, sono questioni, alle quali non
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-si può rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento.
-Il medio-evo, che nel complesso s'era tenuto lontano
-dall'empirismo e dal libero esame, non può in questo
-grande problema portare veruna luce, che ci appiani
-la via al suo scioglimento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora
-si collegò poscia la tolleranza e l'indifferenza di
-fronte all'Islamismo. Che gl'Italiani sin dai tempi delle
-Crociate conoscessero ed ammirassero l'eminente grado
-di cultura, cui erano giunti, specialmente prima dell'invasione
-mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai
-fuor d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze
-importanti, quali il modo di governare mezzo
-maomettano dei loro principi, la tacita avversione, anzi
-il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e degenerata,
-la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e
-dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>
-Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile
-a dimostrare come gli Italiani accettassero di buon grado
-certe idee maomettane di generosità e di dignitosa alterezza,
-che d'ordinario si presupponevano nella persona
-di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani
-ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un
-nome, egli è di solito quello di Saladino.<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> Perfino i Turchi
-Osmani, di cui veramente non s'ignoravano le tendenze
-brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, come è
-stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-non un mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno
-abituando all'idea di un possibile accordo con essi.
-</p>
-
-<p>
-La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza
-è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte
-altre, Lessing pose in bocca al suo Natan, dopochè già
-molti secoli prima un po' timidamente era stata narrata
-nelle «Cento novelle antiche» (nov. 72 e 73), e un
-po' più liberamente poi dal Boccaccio.<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> In quale angolo
-del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima
-volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente
-però nelle sue origini essa era molto più
-esplicita, che non nelle due versioni italiane. La segreta
-riserva, che vi sta in fondo, vale a dire il deismo, apparirà
-più innanzi nel suo più ampio significato. La stessa
-idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare
-nel noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo»,
-vale a dire Mosè, Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore
-Federico II, che se ne vuole autore, avesse avuto
-realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe anche
-espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano
-frequentemente anche nell'Islamismo d'allora.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi,
-all'epoca più splendida del Rinascimento, verso la fine
-del secolo XV, nel «Morgante maggiore» di Luigi Pulci.
-Il mondo fantastico nel quale si movono i suoi personaggi,
-si divide, come in tutte le epoche romanzesche,
-in due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme
-alle idee del medio-evo, la vittoria e la riconciliazione
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-tra i combattenti era di preferenza seguita dal battesimo
-della parte maomettana soccombente, e gl'improvvisatori,
-che avean trattato lo stesso argomento prima del Pulci,
-devono aver insistito di frequente su questo punto. Il
-vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori,
-specialmente i peggiori fra loro, e questo accade
-già colle invocazioni di Dio, di Cristo, e della Vergine,
-con cui comincia ciascuno de' suoi canti. Ma ancor
-più espressamente poi egli fa la caricatura delle loro
-conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e
-all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli
-occhi di tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre
-da confessare la propria fede nella bontà relativa
-di tutte le religioni,<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> confessione, alla quale, in onta a
-tutte le sue proteste di ortodossia,<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> sta in fondo una tendenza
-essenzialmente deistica. Oltre a ciò, egli fa ancora
-un altro gran passo al di là del medio-evo in un'altra
-direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean detto:
-credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani:
-ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>
-il quale di fronte a tutte e a ciascuna religione
-lietamente si professa seguace di un sensuale egoismo e
-di tutti i vizi, non riservando che un punto solo: di non
-tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel ritrarre questo
-tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria,
-ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla
-via del bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli
-si guastò assai presto fra le mani, e noi vediamo che
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-ancora nel canto seguente egli gli fa fare una comica fine.<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>
-Margutte è stato da alcuni tirato in campo come una
-prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso
-è una parte integrante del mondo poetico del secolo XV.
-Questo doveva pure esprimere in qualche modo e con
-una certa grottesca grandezza il selvaggio egoismo divenuto
-indifferente affatto al dogmatismo che allora regnava,
-quell'egoismo, al quale non è rimasto che un
-resto di sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti,
-ai demonii, ai pagani ed ai maomettani pongonsi
-in bocca idee e sentimenti, che nessun cavaliere cristiano
-oserebbe manifestare.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In modo affatto diverso influì alla sua volta anche
-l'antichità, e propriamente non già per mezzo della sua
-religione, perchè questa ormai era anche troppo omogenea
-al cattolicismo d'allora, ma per mezzo della sua
-filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava
-come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta
-piena delle vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle
-tradizioni religiose: un numero rilevante di sistemi e
-frammenti di sistemi presentaronsi alla mente degli Italiani,
-non più come semplici novità od eresie, ma quasi
-come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere,
-quanto di conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste
-diverse opinioni e in questi filosofemi c'era una specie
-di fede nella Divinità; ma nel loro complesso essi formavano
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria cristiana
-della divina Provvidenza regolatrice del mondo.
-Allora sorse una questione veramente essenziale, nella
-soluzione della quale s'era affaticata senza soddisfacente
-risultato la teologia del medio-evo, e che ora appunto
-pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: in
-quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero
-arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi
-volessimo anche superficialmente tener dietro alla storia
-di questa questione dal secolo XIV in avanti, saremmo
-condotti a scrivere un libro apposito. Qui bastino all'uopo
-pochi fuggevoli cenni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica
-filosofia in sulle prime avrebbe inclinato appunto verso
-quel lato della vita italiana, che formava il più aperto
-contrasto col Cristianesimo, vale a dire, verso l'epicureismo.
-A quel tempo non si possedevano più gli scritti di
-Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano
-delle sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista
-troppo esclusivo e ristretto; ciò non ostante però bastava
-quella forma dell'epicureismo, che si poteva studiare in
-Lucrezio e più particolarmente poi in Cicerone, per accorgersi
-tosto di essere in un mondo del tutto privo di
-divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua
-dottrina, non potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire,
-se per avventura il nome dell'enigmatico savio della
-Grecia non sia divenuto una comoda parola d'ordine per
-le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana
-si è servita di questo appellativo per designar anche
-tutti coloro, sui quali in verun altro modo non poteva
-stendere la sua mano. Tali erano quei beffardi dispregiatori
-e detrattori della Chiesa, che apparvero assai per
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per
-dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso
-quell'accusa, bastava la vita spensierata ed allegra, che
-conducevano. In questo senso convenzionale infatti anche
-Giovanni Villani usa evidentemente questa parola,<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>
-quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del 1117
-non vede che una punizione divina per le eresie di molte
-sêtte e «intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio
-di lussuria e di gola». Di Manfredi egli dice; «tutta
-sua vita fu epicuria, non curando quasi Iddio, ne' Santi,
-se non a diletto del corpo».
-</p>
-
-<p>
-Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono
-e decimo canto dell'Inferno. Lo spaventevole campo
-seminato di tombe roventi coi coperchi sospesi, dalle
-quali uscivano voci di profondo dolore, albergava le due
-grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle armi
-della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni
-erano eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate
-dottrine, che cercarono di diffondere: gli altri
-epicurei, e la colpa loro consisteva nell'avere opinato
-che l'anima muoja col corpo.<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a> Ma la Chiesa sapeva bene
-che questa opinione, qualora avesse preso piede, avrebbe
-nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine
-de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia
-a quanto essa dichiara sul destino dei singoli individui
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-dopo la loro morte. Naturalmente non era da aspettarsi
-che ella confessasse di aver essa stessa, coi mezzi di
-cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i migliori alla
-disperazione ed all'incredulità.
-</p>
-
-<p>
-L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli
-riguardava come la sua dottrina, era certamente sincera;
-il poeta del mondo soprannaturale doveva necessariamente
-odiare chi negava l'immortalità; ed un mondo nè
-creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a scopo
-supremo della vita, erano due concetti troppo lontani
-dal suo modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia,
-se si spinge più addentro l'osservazione, si vedrà che
-certi filosofemi degli antichi non mancarono di produrre
-anche su lui una certa impressione, la quale non si troverebbe
-in troppo buon accordo colla dottrina biblica
-della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe
-darsi per avventura che fosse stata o speculazione
-sua speciale, od influenza delle opinioni allora prevalenti
-o paura altresì della violenza, che allora regnava universalmente,
-quella che lo indusse a rinunciare ad una Provvidenza
-regolatrice delle cose singole?<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a> Dio infatti, secondo
-lui, abbandona il governo del mondo ad un essere
-immaginario, la fortuna, la quale non si cura d'altro, che
-di mutare e rimutare continuamente le cose della terra, e
-in una indifferente beatitudine non ode il grido di dolore,
-che a lei solleva l'umanità. In onta a tutto questo però
-egli mantiene inesorabilmente la dottrina della responsabilità
-morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La credenza popolare nel libero arbitrio domina in
-occidente da tempo antichissimo, come è vero altresì
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-che in tutti i tempi ognuno è stato tenuto responsabile
-del fatto proprio, come cosa che implicitamente si è sempre
-intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto
-alla dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella
-necessità di mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano
-volere e le grandi leggi della natura. Qui si
-ha un più ed un meno, secondo i quali in generale si
-regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto
-indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di
-falsa luce l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva
-con tutte le sue forze verso una elevata contemplazione
-dell'essere umano. «Le costellazioni, fa egli dire al suo
-Marco Lombardo,<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> danno bensì i primi impulsi al vostro
-operare, ma <i>Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero
-voler, che se fatica Nelle prime battaglie col ciel
-dura. Poi vince tutto, se ben si notrica</i>».
-</p>
-
-<p>
-Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone
-alla libertà, in qualche altra potenza, fuorchè
-nelle stelle; — ma in ogni caso la quistione era posta,
-e non poteva più essere dissimulata. Se essa poi fosse
-quistione sollevata dalle scuole o addirittura da singoli
-pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna
-interrogarne la storia della filosofia. Siccome però
-essa si manifestò nella coscienza di un numero sempre
-più esteso d'individui, così è giusto che noi ce ne occupiamo
-ancora per pochi istanti.
-</p>
-
-<p>
-Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale
-dagli scritti filosofici di Cicerone, il quale, come è noto,
-passava per eccletico, ma sostanzialmente influì come
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-scettico, perchè si accontentò sempre di riferire le teorie
-di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun corollario
-soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i
-pochi scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino.
-Ad ogni modo anche questi studi non furono senza
-un frutto, e questo fu appunto la capacità di riflettere
-sui più importanti problemi, almeno al di fuori della dottrina
-della Chiesa, se non in contraddizione con essa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso
-e la diffusione degli scritti dell'antichità in modo affatto
-straordinario, e finalmente vennero nelle mani del pubblico
-tutti i filosofi greci ancora esistenti almeno nelle
-traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita
-di esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali
-di questa letteratura si professano strettamente
-religiosi, anzi perfin proclivi all'ascetismo (cfr. vol. I,
-pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese non è il caso
-di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla traduzione
-dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza,
-sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a
-voltare in latino Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei
-Nicolò Niccoli, Giannozzo Manetti, Donato Acciajuoli,
-papa Nicolò V congiungono una profonda cognizione
-della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura
-umanistica universale.<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a> Anche in Vittorino da Feltre
-riscontrammo già (v. vol. I, pag. 282) un indirizzo ben
-poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, che cantò
-il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino
-e per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-inesplicabile senza ammettere in lui un sentimento di
-profonda pietà. Frutto e conseguenza di tali tendenze
-fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si propose
-formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col
-Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo
-al prevalere universale delle idee umanistiche.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Queste nella sostanza erano per l'appunto profane,
-e acquistarono ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi
-degli studi nel secolo XV. Gli umanisti, che abbiamo
-già imparato a conoscere agli avamposti dell'individualismo
-già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni di
-regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità,
-di cui pur talvolta essi menano vanto, può parer tale
-da non doverne tenere alcun conto. Essi vennero in voce
-di atei, mentre in sostanza non erano che indifferenti o
-tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro
-la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia
-dedotto speculativamente nessuno lo mostrò mai,<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a> nè
-poteva mostrarlo. Se pure ebbero a base un principio
-direttivo, questo sarà stato piuttosto una specie di superficiale
-razionalismo, un fugace riflesso delle molte e
-contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono
-la loro vita, nonchè del profondo discredito in cui era
-caduta la Chiesa colle sue dottrine. Di quest'ultima specie
-era sicuramente quel ragionamento, che condusse Galeotto
-Marzio sino ai gradini del rogo,<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a> e che l'avrebbe condotto
-anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo
-Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione.
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si
-conduce onestamente e vive secondo la legge naturale
-insita in ciascun di noi, sarà salvo, qualunque sia la
-schiatta o la religione a cui appartenga.
-</p>
-
-<p>
-Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso
-di uno dei minori di questa grande schiera, di Codro
-Urceo,<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a> che fu dapprima maestro privato dell'ultimo degli
-Ordelaffi, principi di Forlì, e poscia per lunghi anni professore
-pubblico a Bologna. Riguardo alla gerarchia ed
-al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse obbligate
-allora in uso: il suo linguaggio è estremamente
-mordace in generale, e per di più egli si permette di
-frammischiare la propria persona in tutte le cronache
-e i pettegolezzi cittadini, che narra. E tuttavia egli parla
-anche in modo edificante dell'Uomo-Dio e sa all'uopo
-raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio ecclesiastico.
-Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe
-della religione pagana, continua bizzarramente così: «anche
-i nostri teologi s'accapigliano fra di loro in questioni
-<i>de lana caprina</i>, quali l'immacolata Concezione, l'Anticristo,
-i Sacramenti, la predestinazione ed altre cose,
-che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè propalarle
-pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla
-sua stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già
-finiti, mentre egli era assente: quando ne fu informato,
-per via, montò in tanto furore, che, fermatosi dinanzi
-ad una immagine della Vergine, uscì in queste parole:
-«Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo
-di tutto senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi
-mai invocare il tuo ajuto, non importa che tu ascolti
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-la mia preghiera e m'accolga fra' tuoi, perchè io voglio
-restarmene col demonio per tutta l'eternità!» Ma, tornato
-in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile
-escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi
-presso un taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era
-talmente superstizioso, che si trovava sempre in angustie
-per qualche augurio o per qualche prodigio; soltanto
-per l'immortalità non gli avanzava più alcuna
-fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli
-soleva rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo,
-della sua anima <i>ovvero</i> del suo spirito dopo la
-morte, e che tutti i ragionamenti sul mondo avvenire
-non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando
-fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento
-l'anima sua ovvero il suo spirito<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> a Dio onnipotente,
-ammonì i discepoli, che gli piangevano intorno, a temer
-Dio e principalmente a credere all'immortalità e ad una
-giustizia retributiva dopo la morte, e ricevette i sacramenti
-con grande compunzione. — Non si ha alcuna
-garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone
-più celebri, anche manifestando opinioni in sè stesse ancor
-più ardite, sieno poi stati nella loro vita gran fatto
-più coerenti. È probabile che la maggior parte internamente
-abbiano oscillato tra l'incredulità e qualche avanzo
-di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed esteriormente
-si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta
-attinenza coi primordj della critica storica, così era naturale
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-che qua e là sorgesse anche qualche timida indagine
-sulla credibilità del racconto biblico. Si suol ripetere
-tradizionalmente una sentenza di Pio II, che sarebbe
-stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le
-accuse:<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato
-da miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno
-per la sua moralità». Sulle tradizioni leggendarie, in
-quanto esse contenevano arbitrarie versioni dei miracoli
-biblici, molti si permettevano senz'altro di alzare le
-risa,<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a> e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un
-terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano
-alle idee ebraiche, per prima cosa naturalmente
-negavano la divinità di Cristo, e questo per avventura
-fu il caso di Giorgio da Novara, che intorno al 1500 fu
-arso in Bologna.<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a> Ma nella stessa Bologna intorno a
-questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette
-lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione
-di pentimento,<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a> il medico Gabriele da Salò, che
-godeva la protezione dell'intera cittadinanza, quantunque
-avesse osato difendere una serie di proposizioni eretiche,
-come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, ma
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale,
-che colla sua astuzia seppe trarre in inganno il
-mondo; che può benissimo aver subito la crocifissione,
-ma per delitti commessi; che la sua religione non tarderebbe
-a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa il
-credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli
-non operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso
-dei corpi celesti, e simili. Quest'ultima proposizione
-merita in modo speciale di esser notata: la fede
-è perita, ma si fa una riserva in favore della magìa.<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si
-sollevano in generale al di là di una fredda e rassegnata
-contemplazione di ciò che accade sotto l'impero della
-violenza e del disordine, che prevalgono dovunque. Da
-questo modo di sentire emersero i molti libri sul «Fato»,
-qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la
-necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno
-che constatare il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità
-delle cose terrene, specialmente delle politiche:
-la Provvidenza vi è menzionata evidentemente soltanto,
-perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi pel nudo
-fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e
-di effetti, od anche di non far altro che sollevare vane
-querele. Non senza un certo spirito Gioviano Pontano
-costruisce la storia naturale di quell'ente immaginario,
-che si chiama la Fortuna, desumendola da un gran numero
-di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta
-in sogno, Enea Silvio tratta lo stesso argomento.<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a> Invece
-il Poggio, in un scritto senile,<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a> si sforza di mostrare
-il mondo come una valle di miserie e di classificare la
-felicità dei singoli ordini sociali quanto più bassamente
-è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane anche
-in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri
-si cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e
-nel tirar della somma, queste generalmente prevalgono
-sopra quelle. Con linguaggio veramente dignitoso e quasi
-elegiaco Tristano Caracciolo<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a> ci dipinge il destino d'Italia
-e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno sguardo
-intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo
-sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano
-scrisse non molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I,
-pag. 370). In questo riguardo qualche tema si presentava
-talvolta rivestito di attrattive affatto speciali, come,
-per esempio, la vita di Leone X. Ciò che di essa può dirsi
-dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco Vettori
-in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia:
-il lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio
-e l'ignoto suo biografo:<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> i punti più oscuri e lo svolgersi
-successivo del suo destino appariscono con inesorabile fedeltà
-nel citato Pierio.
-</p>
-
-<p>
-Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si
-vede qua e là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-le lodi della Fortuna. Così — pochi anni appena
-prima della sua cacciata — Giovanni Bentivoglio, signore
-di Bologna, osò far incidere sulla torre recentemente costruita
-presso il suo palazzo, che il suo merito e la sua
-fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti i
-beni immaginabili.<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a> Gli antichi, parlando a questo modo,
-non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia
-vendicatrice degl'Immortali. In Italia i primi a menar
-vanto pubblicamente della loro fortuna furono probabilmente
-i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e segg.).
-</p>
-
-<p>
-Del resto la maggior influenza della risorta Antichità
-sulla religione non proveniva da un sistema filosofico
-qualunque o da una dottrina od opinione qualsiasi degli
-antichi, ma da una tendenza generale allora prevalente.
-Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni
-antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli
-uni e le altre in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente
-di questo, non si badava gran fatto alle differenze
-di religione. L'ammirazione per la grandezza storica assorbiva
-ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II,
-pag. 216).
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche
-pazzìa speciale, per la quale attiravano sopra di sè gli
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-occhi di tutti. Quanta ragione avesse Paolo II di lamentarsi
-delle tendenze pagane de' suoi Abbreviatori e dei
-curiali in generale, non può esser messo del tutto in
-chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu
-anche la sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I,
-pag. 304, vol. II, pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni
-sofferte, ce lo dipinge come estremamente facile
-all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale un ritratto,
-che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo,
-d'incredulità, di materialismo ecc.<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a> fu sollevata
-contro i detenuti soltanto dopochè il processo per
-alto tradimento non avea dato verun risultato: inoltre,
-se siamo bene informati, Paolo non era l'uomo che fosse
-in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, e si
-sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani
-di non portare l'istruzione dei loro figli al di là
-del leggere e dello scrivere. È la stessa povertà di vedute,
-da cui non andò esente neanche il Savonarola
-(v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo si
-avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la
-pensavano come lui aveano la colpa principale, se la cultura
-rendeva gli animi avversi alla religione. Del resto
-non v'ha alcun dubbio che egli fosse seriamente preoccupato
-delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare
-d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli
-umanisti alla corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta
-(v. pag. 302, nota)? Infatti l'unica loro preoccupazione
-era diretta a sapere fino a qual punto sarebbe
-loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, cui
-volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è
-quasi più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-essi v'imprimono (v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno
-in questo riguardo andò più innanzi di Gioviano Pontano:
-presso di lui un santo non solo si chiama <i>divus</i>, ma
-deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi genii
-dell'antichità,<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> e le sue idee sull'immortalità richiamano
-l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non
-mancano di trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526
-Siena<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a> fu assalita dal partito che era stato espulso, il
-buon canonico Tizio (ce lo narra egli stesso) s'alzò il
-22 luglio dal letto avendo in mente un passo del terzo libro
-di Macrobio,<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> celebrò la sua messa, e recitò poscia la formola
-rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo
-che invece di dire <i>Tellus mater, teque Jupiter obtestor</i>,
-mutò e disse: <i>Tellus teque Christe Deus obstetor</i>. Egli
-ripetè due giorni quella preghiera, e nel terzo i nemici
-se ne andarono. Da un lato tali cose si crederebbero
-puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del tempo,
-ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-6">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Innesto di antica e moderna superstizione.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione
-di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione
-degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei
-demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso
-Norcia. — Fusione e rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe
-delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii
-sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa
-del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella
-magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie
-affini della stessa; l'alchimia.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente
-pernicioso e precisamente di indole dogmatica:
-essa comunicò al Rinascimento le proprie superstizioni.
-Qualcuna di esse si era già mantenuta viva attraverso
-tutto il medio-evo; e così tanto più facilmente ora risorsero
-tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una parte
-grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio
-allo spirito essenzialmente investigatore degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto,
-negli uni notevolmente scossa per il cumulo di mali e
-di violenze, che si vedevano; gli altri, come ad esempio
-Dante, abbandonavano la vita terrena in balìa al caso
-e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, mantennero viva
-in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva se
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una
-superiore destinazione dell'uomo in un mondo avvenire.
-Ma non appena cominciò a vacillare anche questa persuasione,
-il fatalismo guadagnò il sopravvento — o, viceversa,
-dove prevalse il fatalismo, mancò la fede nell'immortalità.
-</p>
-
-<p>
-Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto
-la scienza astrologica degli antichi, e più tardi anche
-quella degli Arabi. Da ogni singola posizione dei pianeti
-fra loro e in relazione ai segni del zodiaco essa indovinava
-gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per tal
-modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti
-casi il modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre
-pel creduto influsso delle stelle, può non essere stato più
-immorale di quanto sarebbe stato se di tale influsso non
-si fosse tenuto conto veruno; ma assai di frequente le
-decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio
-della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente
-istruttivo il vedere, come nessun lume e nessuna cultura
-sieno stati in grado di vincere questo delirio, perchè esso
-aveva la sua radice nella fantasia estremamente facile
-a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere e di
-determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità
-vi aggiungeva il suggello della sua autorità.
-</p>
-
-<p>
-Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente
-una notevole prevalenza nella vita degli Italiani. Federico
-II conduce sempre con sè il suo astrologo Teodoro,
-ed Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> addirittura un'intera corte,
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra i quali
-il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad
-(dalla lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire
-il giorno e l'ora di qualsiasi impresa importante, e le
-enormi carneficine, di cui egli si aggravò la coscienza,
-in non piccola parte possono benissimo non essere state,
-che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora
-in poi nessuno si perita più di far interrogare le
-stelle; non solo i principi, ma anche i governi repubblicani<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>
-mantengono regolarmente degli astrologi, e nelle
-Università<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> dal XIV sino al XVI secolo vengono nominati
-appositi professori di questa pretesa scienza, accanto
-agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono
-che sieno consultati i pianeti,<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> e se Pio II forma
-tra essi una onorevole eccezione,<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> non curando neanche
-l'interpretazione dei sogni, dei prodigi e degl'incantesimi,
-Leone X invece sembra essersi gloriato che sotto il suo
-pontificato l'astrologia fiorisse,<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> e Paolo III non tenne
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-mai nessun concistoro<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> senza che gli astrologi non gliene
-avessero indicato il momento.
-</p>
-
-<p>
-Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo
-supporre che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero
-nelle loro azioni determinare dai pianeti, e che
-vi fosse realmente un punto, al di là del quale la religione
-e la coscienza non permettevano di andare. Ma
-nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a
-questi delirii, ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti.
-Uno di questi fu maestro Pagolo da Firenze,<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>
-nel quale si vede presso a poco la stessa tendenza a
-moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi di Roma
-si scorge in Firmico Materno.<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a> La sua vita era quella
-di un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente,
-disprezzava ogni bene mondano e non cercava
-d'arricchirsi d'altro, fuorchè di libri: dotto medico, egli
-limitava l'esercizio pratico della sua arte ai bisogni di
-alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si
-confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel
-ristretto, ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento
-degli Angeli intorno a frà Ambrogio Camaldolese
-(v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, specialmente ne' suoi
-ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran conto
-della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto
-per oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario.
-Del resto, Pagolo non dava responsi astrologici se non
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-agli amici più intimi. — Ma, anche senza una tale rigidezza
-di costumi, l'astrologo poteva essere un uomo stimato
-e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva
-un numero senza paragone maggiore, che in qualunque
-altro paese d'Europa, dove non s'incontrano che nelle
-corti più ragguardevoli, e anche quivi a tempi determinati.
-Per contrario, chiunque anche tra i privati avesse
-una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava,
-specialmente quando l'uso divenne generale,
-di avere anche il suo astrologo, il quale per altro era
-anche non di rado retribuito assai scarsamente.<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> Oltre
-a ciò, avendo questa scienza acquistato una grande diffusione
-ancor prima dell'invenzione della stampa, erano
-sorti in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto
-più facilmente potevano ai maestri di essa. La specie
-detestata degli astrologi era quella soltanto, che non prendeva
-in aiuto le stelle se non per congiungervi le arti
-della magìa, e che cercava di coprir queste all'ombra
-di quella scienza.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia
-è pur sempre un malaugurato elemento della vita
-italiana d'allora. Qual dolorosa impressione non fanno
-quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura e così tenaci
-nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere
-e di scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà
-individuale ad abdicare a se stessa! Vero è che
-talvolta, se le stelle presagiscono qualche cosa di veramente
-sinistro, essi sorgono risolutamente, agiscono indipendentemente
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-da tali presagi e si consolano col motto:
-<i>Vir sapiens dominabitur astris</i>;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> — ma tosto dopo noi
-li vediam ricadere nell'antico delirio.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri
-famiglie, e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando
-inutilmente avvenimenti, che non si verificano.<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>
-Poi vengono interrogati gli astri per ogni importante
-deliberazione dei potenti, specialmente per l'ora di cominciarla.
-I viaggi dei principi, i ricevimenti degli ambasciatori
-stranieri,<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a> il getto delle fondamenta di qualche
-grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un
-esempio assai parlante se ne ha nella vita del già citato
-Guido Bonatto, il quale e per la sua grande attività e
-per una grande opera scritta su questo argomento<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> può
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-dirsi il restauratore dell'astrologia del secolo XIII. Per
-porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' Ghibellini
-in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a
-nuovo le mura della città e a cominciare solennemente
-quel lavoro sotto una certa costellazione, che egli indicò,
-assicurando, che se alcuni rappresentanti di entrambi i
-partiti gettassero contemporaneamente una pietra nelle
-fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più
-discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un
-ghibellino: giunse il solenne momento, ambedue tenevano
-la loro pietra in mano, i lavoratori stavano in attesa
-con gli strumenti alla mano, e Bonatto diede il segnale. — Il
-ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra;
-ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè
-il Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva
-sottintendere qualche cosa di misteriosamente nocivo ai
-guelfi. Allora l'astrologo gli fu sopra con queste parole:
-«Dio sperda te e il tuo partito e la vostra diffidente
-malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio
-di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti
-Dio disperse più tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive
-il cronista intorno all'anno 1480) guelfi e ghibellini sono
-affatto riconciliati fra loro, e non si ode più neanche il
-nome dei due partiti.<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle
-stelle, sono le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-Bonatto procurò al celebre capo dei ghibellini Guido da
-Montefeltro un gran numero di vittorie, indicandogli la
-vera ora segnata dalle stelle per uscire in campo: quando
-il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> gli mancò
-affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua
-tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti,
-dove sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini
-nella guerra pisana del 1362 si fecero precisare dal
-loro astrologo l'ora della partenza per la spedizione;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>
-e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente venne
-l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar
-la città. Le altre volte infatti erano sempre
-usciti per la via di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto
-sempre un esito sfavorevole: evidentemente a questa
-via, quando si dovea marciar contro Pisa, si connetteva
-un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono
-ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le
-tende distese al sole non erano state tolte, si dovette
-(e fu un nuovo sinistro augurio) portar le bandiere abbassate.
-In generale l'astrologia era inseparabile dall'arte
-della guerra pel fatto che tutti i Condottieri vi
-credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità,
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-era tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo,
-come in fatto gli accadde.<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> Bartolommeo Alviano era
-persuaso che le sue ferite alla testa gli fossero toccate,
-al par che il suo comando, per volere delle stelle:<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>
-Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo contratto
-con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed
-astrologo Alessandro Benedetto<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> il momento astronomico
-favorevole. Allorchè i fiorentini nel primo di giugno
-del 1498 investirono solennemente della sua dignità il
-nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro del comando,
-che gli fu presentato, era fornito di una copia della costellazioni
-e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>
-</p>
-
-<p>
-Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche
-di gran rilievo sieno stati previamente consultati i pianeti,
-o se gli astrologi per sola curiosità a cose compiute
-abbiano calcolato la costellazione, che dovrebbe
-aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian
-Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente
-astuto giunse a far prigioniero suo zio Bernabò
-e tutta la sua famiglia (1385), Giove, Saturno e Marte
-stavano nella costellazione dei Gemelli, dice un contemporaneo,<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>
-ma non si saprebbe dire se ciò abbia contribuito
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado
-è probabile che un certo senso politico, più che l'andamento
-dei pianeti, abbia guidato l'astrologo nelle sue
-predizioni.<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>
-</p>
-
-<p>
-Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo
-s'era lasciata terrorizzare dalle predizioni astrologiche,
-che da Parigi e da Toledo annunciavano pestilenze, guerre,
-tremuoti, inondazioni ecc., anche l'Italia in questo riguardo
-non si rimase in addietro degli altri paesi. Allo
-sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola
-alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente
-delle predizioni assai tristi,<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> ma bisognerebbe sapere se
-tali predizioni non si tenessero già pronte per ogni anno
-qualunque.
-</p>
-
-<p>
-Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica
-coerenza anche in regioni, dove meno si sarebbe creduto
-di dover poi incontrarlo. Se poi tutta la vita esterna ed
-interna dell'individuo è misteriosamente legata al fatto
-della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle religioni
-si lega similmente colle loro primitive origini, e
-siccome le costellazioni di questi grandi fatti sociali sono
-variabili, variabili sono pure questi fatti in sè stessi.
-L'idea che ogni religione abbia il suo giorno di prevalenza
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-sulle altre nel mondo s'insinua per questa via astrologica
-anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. La
-congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> produsse
-la religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella
-col Sole l'egiziana, quella con Venere la maomettana,
-quella con Mercurio la cristiana, e quella con la Luna
-produrrà quando che sia la religione dell'Anticristo. In
-modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già calcolato
-la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione,
-e questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in
-Firenze.<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> Dottrine simili finivano col portare nelle ultime
-loro conseguenze un'incertezza assoluta nel campo
-del soprannaturale.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da
-tenersi la lotta, che il lucido spirito degli Italiani sostenne
-contro tutto questo tessuto di sogni e di delirii. Accanto
-alle grandi monumentali illustrazioni dell'astrologia, quali
-sono gli affreschi del salone di Padova<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> e quelli della
-residenza d'estate (Schifanoja) di Borso da Ferrara, accanto
-alle lodi impudenti, che si permette perfino Beroaldo
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-il vecchio,<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a> suona tanto più viva e solenne la protesta
-di quelli, che non si lasciarono traviare da simili
-follie. Anche in questo riguardo l'Antichità aveva in certo
-modo additato la via, ma quei saggi non parlano per
-imitare gli antichi, bensì per quel sano criterio naturale
-che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte dall'esperienza.
-Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi
-per contatti personali avuti con essi, non ha per
-loro che parole di derisione e di scherno,<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> dalle quali
-apertamente traluce quanto menzognero e fallace sia il
-loro sistema. Anche la novella sin dalla sua nascita, cioè
-sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre ostile
-agli astrologi.<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a> I cronisti fiorentini poi levano energiche
-voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel
-delirio, perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni
-Villani ripetè più d'una volta:<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> «nessuna costellazione
-può sottoporre alla necessità il libero volere dell'uomo,
-nè il consiglio di Dio»; Matteo Villani biasima l'astrologia
-come un vizio, che i Fiorentini avrebbero ereditato
-dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non
-s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera
-questione sociale pei partiti, che a questo riguardo si
-formarono. Nella terribile inondazione dell'anno 1333,
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-e di nuovo in quella del 1345, sorsero dispute accanitissime
-tra gli astrologi e i teologi intorno all'influsso
-delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia retributiva.<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>
-Queste lotte non cessarono poi più del tutto
-per l'intero periodo del Rinascimento,<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> e si può crederle
-sincere, perchè presso i potenti sarebbe stato più facile
-e più utile il difendere, che non il combattere l'astrologia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo
-il Magnifico, regnava su questo punto un vero dissidio.
-Marsilio Ficino difendeva l'astrologia e fece l'oroscopo
-dei figli della casa regnante, e si vuole che a Giovanni
-(che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin dalla
-nascita il Pontificato.<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a> Per converso Pico della Mirandola
-scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente
-epoca nella storia dell'astrologia.<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a> Nella fede che si presta
-all'influsso dei pianeti egli trova la radice di ogni
-empietà ed immoralità; se l'astrologo vuol credere a
-qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare i pianeti come
-divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni felicità
-od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero
-nell'astrologia una legittima espressione, mentre
-la geomanzia, la chiromanzia ed ogni altra specie
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-d'incantesimi si rivolgono innanzi tutto ad essa per la
-designazione del momento fatale. Riguardo alla moralità
-egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi
-al male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal
-caso svanirà necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine
-o dannazione. Pico s'è dato perfin la pena di
-riveder le bucce agli astrologi in via empirica, e delle
-loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli ne trovò
-false più di venti. Ma la cosa più importante è questa,
-che egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana
-positiva sulla Provvidenza reggitrice del mondo
-e sul libero arbitrio, che su tutti gli uomini colti della
-nazione sembra aver fatto una maggiore impressione,
-che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle
-quali questa classe di persone restava oggimai indifferente.
-</p>
-
-<p>
-Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione
-delle loro dottrine,<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> e nel fatto coloro che sino
-a quel momento le aveano fatte stampare, ne restarono
-più meno svergognati. Gioviano Pontano, per esempio,
-aveva accettato nel suo libro «Del Fato» (v. pag. 312)
-tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta sistematicamente
-in una sua grande opera,<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> alla maniera
-di Firmico; ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega
-del tutto l'astrologia, ma gli astrologi, esalta il libero
-arbitrio e limita l'influsso dei pianeti alle cose corporali.
-Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, ma
-senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-vita. La pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con
-tutte le sue forze quel delirio, esprime ora un modo di
-pensare affatto diverso: Raffaello nella cupola della cappella
-Chigi<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a> rappresenta tutto all'intorno le divinità dei
-pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la
-guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno
-dell'eterno Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli,
-allor dominanti in Italia, non vollero mai sentir parlare
-dell'astrologia, e chiunque voleva mettersi in grazia dei
-loro generali non aveva a far altro che dichiararsi nemico
-aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come
-mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Ciò
-non ostante ancora nel 1529 il Guicciardini scrive:
-«quanto sono più felici gli astrologi che gli altri uomini!
-Quelli, dicendo tra cento bugie una verità, acquistano
-fede in modo che è creduto loro il falso: questi, dicendo
-tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non
-è più creduto loro il vero».<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a> E nemmeno è da credere
-che il disprezzo per l'astrologia conducesse necessariamente
-a credere nella Provvidenza, poichè molte volte
-accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in un
-vago ed indeterminato fatalismo.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto
-usufruttare completamente l'impulso venutole dalla
-cultura del Rinascimento, perchè vi ostarono le conquiste
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò essa avrebbe
-probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie.
-Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica
-sieno state una necessità, di cui la colpa si deve unicamente
-apporre al popolo italiano, troverà anche giusta
-la pena dei danni intellettuali che ne derivarono. Peccato,
-che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una
-perdita immensa!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare
-la fede nei pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato
-un grande corredo dalle diverse antichità gentilesche,
-nè certamente l'Italia sarà rimasta neanche in
-ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà qui alla
-cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge
-a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una
-specie di paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole
-letteraria.
-</p>
-
-<p>
-Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani
-si riferiscono a presentimenti e conseguenze che si traggono
-dai pronostici,<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> e vi si aggiunge anche un po' di
-magìa, per lo più innocua. Quelli che innanzi tutti ce
-le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti,
-che le vengono enumerando per metterle in derisione.
-Quello stesso Gioviano Pontano, che scrisse quella grande
-opera astrologica, di cui già s'è parlato (v. pag. 330),
-nel suo «Caronte» nomina con senso di compassione
-tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo
-sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di
-pipita; la profonda angustia di que' signori, se un falcone
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-cacciatore tarda a tornare o se un cavallo si torce
-un piede; il motto magico dei contadini pugliesi, che
-essi pronunciano nella notte di tre sabbati consecutivi,
-quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così
-via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici,
-come nell'antichità, e in modo particolare i leoni,
-i leopardi e simil fiere, che si mantenevano a spese pubbliche
-(v. pag. 19 e segg.), col loro contegno davano tanto
-più da pensare al popolo, in quanto involontariamente
-si era abituati a vedere in essi il simbolo dello Stato.
-Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò
-dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò
-un premio di quattro ducati, perchè era un favorevole
-augurio.<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> V'erano inoltre luoghi e tempi determinati per
-determinate ceremonie di buono o cattivo augurio od anche
-soltanto per prendere una decisione qualunque. I
-fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato
-fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi
-tutti gli avvenimenti più importanti, favorevoli o
-sfavorevoli. Della loro superstiziosa ripugnanza di andare
-al campo passando per una strada determinata s'è già
-parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece una delle
-loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto
-di fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione
-facevano uscire le truppe per quella.<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> Aggiungansi
-le meteore e i segni celesti, che ora riguadagnarono il
-posto che aveano avuto per tutto il medio-evo, per cui
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-da strani agglomeramenti di nubi la fantasia non tardò
-anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di
-sentirne il fragore nell'aria.<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> E finalmente la superstizione
-divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua
-origine da cose sacre, come quando, ad esempio, certe
-immagini della Vergine movevano gli occhi<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a> o piangevano,
-o allorchè certe pubbliche calamità susseguivano
-immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui
-il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284).
-Allorchè Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente
-e continue, fu detto che queste non avrebbero cessato
-sino a che il corpo di un usuraio, che da poco era
-stato seppellito in san Francesco, non fosse stato di là
-trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome
-il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere,
-la gioventù popolana andò a prenderlo di viva forza, lo
-fece a brani per le vie in mezzo ad un tumulto che destava
-abbominio e ribrezzo, e lo gettò da ultimo nelle
-acque del Po.<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a> Nè tali pregiudizi furono sempre un privilegio
-esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne
-perfino un Angelo Poliziano, quando viene a parlare
-di Jacopo de' Pazzi, uno dei principali promotori
-della congiura denominata dal nome della sua famiglia,
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra
-che quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili
-imprecazioni consegnò l'anima propria a Satana.
-Ora anche quivi sopravvenne una pioggia tale, che il
-reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed anche
-quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì
-il cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le
-nubi e tornò a splendere il sole: «tanto fu favorevole
-la fortuna all'opinione popolare» aggiunge il grande
-filologo.<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> Subito dopo il cadavere fu seppellito in terra
-non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche
-di là e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu
-gettato nell'Arno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari
-e potrebbero essere avvenuti nel secolo X, ugualmente
-che nel XVI. Ma qui pure si scorge l'influenza
-della classica antichità. Degli umanisti si sa in modo
-certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed agli
-augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320).
-Ma se occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela.
-Quel medesimo pensatore radicale, che nega ogni
-titolo di nobiltà e le disuguaglianze sociali (v. pag. 116),
-non solamente crede a tutte le apparizioni di spiriti e
-di demonii, che ebbero tanta voga nel medio-evo (fol. 167,
-179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, come,
-per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione
-dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> «Allora si
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-videro nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila
-cani, che presero la via della Germania; a questi seguì
-una schiera di buoi, poi un esercito di armati a piedi e
-a cavallo, parte senza testa, e parte con teste appena
-visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva
-un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche
-ad una battaglia di piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi,
-forse senza accorgersene, egli racconta un fatto che si
-direbbe tolto di pianta dall'antica mitologia. Sulle coste
-della Dalmazia apparve un tritone fornito di barba e di
-piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle
-parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme;
-esso rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che
-cinque ardite lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>
-Un modello in legno di quel mostro, che si fa vedere
-a Ferrara, basta per rendere credibile al Poggio tutta
-la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e non
-si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso
-tornò di moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i
-passi augurali, che s'incontravano nelle sue opere (<i>sortes
-virgilianae</i>).<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a> Oltre a ciò la credenza nei demonii, propria
-di tempi molto remoti, non rimase certamente senza un
-influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di Jamblico
-e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani,
-che potevano servire a quest'uopo, furono stampati già
-sin dal finire del secolo XV in una traduzione latina.
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-Perfino l'Accademia platonica di Firenze non andò del
-tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti
-i sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli
-è appunto di questa fede nei demonii, e della magìa che
-strettamente vi si connette, che qui dobbiamo dire una
-parola.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La credenza popolare in quello che si chiama il mondo
-degli spiriti,<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a> in Italia è presso a poco la stessa, che negli
-altri paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono
-fantasmi, vale a dire apparizioni di morti, e se il modo
-di considerarle si discosta talqualmente da quello dei
-paesi settentrionali, ciò non si riduce in sostanza ad altro,
-fuorchè a questo che in Italia i fantasmi si chiamano
-coll'antica denominazione di <i>ombre</i>. Anche oggidì, se
-qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un
-paio di Messe pel suo riposo. Che le anime dei reprobi
-appariscano sotto forma spaventevole, è cosa che s'intende
-da sè, ma quest'idea si associa ordinariamente ad
-un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono sempre
-maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature»
-dice un cappellano presso il Bandello.<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> Probabilmente
-egli separa nel suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè
-questa espia le sue colpe nel Purgatorio, e, se appare,
-d'ordinario non fa che supplicare e lamentarsi. Altre
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo
-particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento,
-di uno stato di cose già passato. Così i vicini
-spiegano l'apparizione del demonio nel vecchio palazzo
-visconteo presso S. Giovanni in Conca a Milano: infatti
-quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare
-e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e
-non era quindi meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>
-Ad un amministratore infedele della Casa dei poveri in
-Perugia una sera, mentre egli stava enumerando del danaro,
-apparve una turba di morti con fiaccole nelle mani
-e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande
-delle altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò,
-protettore delle case di Ricovero.<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a> — Queste visioni
-erano così universalmente ammesse, che anche i poeti
-potevano trovarvi un tema ordinario alle loro poesie. Il
-Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire
-sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso
-Lodovico Pico.<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a> Del resto è un fatto che la poesia
-preferisce tali allusioni precisamente allorquando il poeta,
-ripudiando il comune pregiudizio, crede meno di ogni
-altro alla verità di quanto viene narrando.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari
-intorno ai demonii, quali regnavano presso tutti i popoli
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-nel medio-evo. Si aveva la piena persuasione che Dio
-permetta talvolta agli spiriti maligni di qualsiasi specie
-una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e
-della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al
-quale i demonii s'accostavano per tentarlo, era sempre
-libero di far uso della sua volontà per resistervi. In Italia
-specialmente il lato diabolico degli avvenimenti naturali
-assume nella bocca del popolo assai facilmente una certa
-grandezza poetica. La notte della grande inondazione
-della valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti
-dei dintorni di Vallombrosa udì dalla sua cella un
-tumulto infernale, si fece il segno della croce, s'affacciò
-alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri passare a
-cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro
-uno di essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare
-la città di Firenze per le sue colpe, se Dio lo permette».<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>
-E con questa si può paragonare la quasi contemporanea
-apparizione, che si pretende accaduta a Venezia (1340),
-dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola
-veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso,
-vale a dire, quella galera piena di demonii,
-che colla velocità di un uccello correva sulla tempestosa
-laguna per devastare la peccatrice città, sino a che i tre
-Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un
-povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii
-e la loro nave negli abissi del mare.
-</p>
-
-<p>
-Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo,
-mediante lo scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed
-usare del loro aiuto pe' suoi scopi mondani d'interesse,
-d'ambizione e di sensualità. In questo riguardo furono
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente quando
-si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe,
-gli scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal
-fumo dei roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini
-sospetti, salì per la prima volta un vapore inebbriante,
-che animò un numero maggiore di uomini perduti ad
-abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci impostori.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi
-pregiudizi si mantennero forse senza interruzione sino
-dal tempo dei Romani, sono le malìe della <i>strega</i>.<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a> Questa
-può protestarsi pressochè come completamente innocente
-sino a che si restringe alla sola divinazione,<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> ma il passaggio
-dal semplice pronostico alla cooperazione attiva
-per l'esecuzione di un fatto spesso può essere impercettibile,
-e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione
-stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla
-strega vuolsi principalmente attribuire l'eccitamento all'amore
-o all'odio tra uomo e donna, o qualche maleficio
-tendente a nuocere e danneggiare, specialmente a far
-morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene talvolta
-la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e
-nella stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo
-da ciò, come decidere quanto, dei danni recati dalla
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-strega, sia da attribuire alle sue ceremonie, alle sue formole
-magiche e incomprensibili, ed anche alla volontaria
-invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti
-ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato
-con piena coscienza del loro effetto?
-</p>
-
-<p>
-Come poi in modo molto più innocente anche alcuni
-frati mendicanti pretendessero di rivaleggiare con essa
-o di farle concorrenza, lo apprendiamo, in via di esempio,
-dalla strega di Gaeta, di cui ci parla il Pontano in
-uno de' suoi dialoghi.<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a> Il suo Suppazio, viaggiando, arriva
-alla di lei abitazione appunto nel momento in cui
-ella dà udienza ad una giovane e ad una fantesca, che
-vennero con una gallina nera, con nove uova deposte
-in venerdì, con un'anitra e con filo bianco, attesochè è
-il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento esse
-vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del
-crepuscolo. Probabilmente non trattasi che di un pronostico:
-la padrona della fantesca è stata ingravidata da
-un frate; alla fanciulla l'amante s'è reso infedele e s'è
-chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la
-morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei
-star meglio, perchè le nostre donne di Gaeta sono molto
-credule; ma i frati mi rubano il mestiere, spiegando
-sogni, vendendo per danaro la protezione dei Santi, promettendo
-un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle
-donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che
-di notte, quando i mariti escono per la pesca, le visitano
-di soppiatto, dopo aver preso gli opportuni concerti nella
-chiesa». Suppazio l'avverte di non tirarsi addosso le ire
-del convento con simili discorsi, ma essa non ha paura
-di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor
-peggiore di streghe: quelle che con malefici tolgono agli
-uomini la salute e la vita. In questi casi, quando una
-maligna occhiata non basta, si ricorre innanzi tutto all'aiuto
-di spiriti superiori. La loro punizione, come vedemmo
-già parlando della Finicella (v. pag. 268), è il
-rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche
-accordo: nello Statuto di Perugia infatti troviamo che,
-pagando quattrocento lire, possono riscattarsi.<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Ciò vuol
-dire che in allora la cosa non si trattava ancora con
-quella logica inesorabile, che si adottò più tardi. Nel territorio
-della Chiesa, in un'altura dell'Appennino e precisamente
-nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare
-che esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo.
-La cosa era universalmente nota. Quegli che ce ne dà
-contezza è Enea Silvio, in una sua lettera giovanile.<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>
-Egli scrive a suo fratello: «il latore di questa lettera
-è venuto da me per chiedermi se io conoscessi un Monte
-Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti
-magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un
-grande astronomo sassone.<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a> Io risposi, che conosceva un
-Porto Venere non lungi da Carrara, sulla costa dirupata
-della Liguria, dove passai tre notti nel mio viaggio a
-Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un monte
-consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che
-nell'antico ducato (Spoleto), non lungi dalla città di Norcia,
-v'è un sito, dove sotto una scoscesa rupe trovasi
-una caverna, nella quale scorre dell'acqua. Quivi, come
-ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe
-(<i>striges</i>), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha
-il coraggio, può vedervi gli spiriti (<i>spiritus</i>), e parlar
-con loro e apprendere le arti magiche.<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Ma io non l'ho
-veduto, nè mi sono interessato di vederlo, perchè ciò che
-non può apprendersi se non per via di peccato, meglio
-è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la persona
-che lo informò e richiede suo fratello, che voglia
-condurre il latore della lettera da quella, se è ancora in
-vita. Come si vede, Enea per compiacere quell'illustre
-personaggio va tanto innanzi da compromettersi quasi
-egli stesso, eppure personalmente niuno era più lontano
-di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319),
-e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche
-oggidì non tutte le persone colte sarebbero in grado di
-sostenere. Quand'egli, al tempo del Concilio di Basilea,
-giunse a Milano ammalato di febbre da ben settantacinque
-giorni, non fu possibile indurlo ad accettare consulti
-medici fatti col mezzo della magìa, quantunque
-gli sia stato condotto al letto un uomo, che poco prima
-si pretendeva avesse curato e guarito in modo maraviglioso
-dalla febbre ben duemila soldati nel campo del
-Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-viaggio delle montagne per recarsi alla sua
-destinazione, e guarì cavalcando.<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>
-</p>
-
-<p>
-Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni
-di Norcia anche dal negromante, che cercò di aver
-nelle sue mani il grande artista Benvenuto Cellini. Trattavasi
-di far la consacrazione di un nuovo libro magico,<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>
-e il luogo più opportuno erano appunto quelle montagne.
-Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro
-nelle vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle
-difficoltà, che non si sarebbero incontrate a Norcia; oltre
-a ciò, i contadini di Norcia erano gente sicura, avevano
-una certa pratica di tali cose, e, in caso di bisogno, potevano
-prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non
-ebbe luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità
-avrebbe imparato a conoscere anche i manutengoli
-dell'impostore. In allora quella regione era affatto proverbiale.
-L'Aretino in qualche punto delle sue opere
-parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella
-della sibilla di Norcia e la zia della fata Morgana. E
-intorno al medesimo tempo il Trissino ebbe il coraggio
-di celebrare nel suo lungo poema<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> quelle località con
-tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede
-delle vere profezie.
-</p>
-
-<p>
-In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di
-Innocenzo VIII (1482), le persecuzioni piovvero sulle
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-streghe in modo veramente spaventevole.<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a> Siccome poi
-i principali strumenti di quelle persecuzioni furono i domenicani
-tedeschi, così bisogna concludere che la Germania
-si risentisse più particolarmente di quella piaga,
-e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania.
-Infatti anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si
-riferiscono in modo speciale alla Lombardia e più particolarmente
-alle diocesi di Brescia, di Bergamo e di
-Cremona.<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, il
-<i>Malleus Maleficarum</i>, si apprende che a Como, ancor nel
-primo anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse
-non meno di quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi
-drappelli di donne italiane si rifugiarono nel territorio
-dell'arciduca Sigismondo, dove credevano di trovar
-sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria
-stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli
-delle Alpi, segnatamente nella valle Camonica,<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dove le
-popolazioni parvero avervi una predisposizione affatto
-particolare. Queste stregonerie d'origine essenzialmente
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-tedesca costituiscono quelle diverse varietà, alle quali
-corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute
-in Milano, in Bologna ed altrove.<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a> Se in Italia non ebbero
-una maggior diffusione, ciò dipendette forse dal
-fatto che qui si aveva già una stregoneria propria, che
-si basava essenzialmente sopra elementi al tutto diversi.
-La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha bisogno
-di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona
-memoria. Dei sogni isterici delle streghe del nord, di
-viaggi aerei, di incubi e succubi qui non si parla nemmeno:
-il compito della strega è quello di procurare altrui
-qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa
-assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo
-a luogo, essa non vieta che lo si creda, in quanto anche
-ciò contribuisce a darle un credito sempre maggiore; ma
-la cosa le può tornare estremamente pericolosa, se il sentimento
-prevalente che ispira, è la paura, se la si suppone
-maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente
-de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di
-raccolti campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità
-possono guadagnarsi una grande popolarità, condannandola
-al rogo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma il campo di gran lunga più importante per la
-strega sono e rimangono gl'intrighi amorosi, sotto il qual
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-nome si comprende l'eccitamento all'amore ed all'odio,
-l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il disperdere il
-frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze il
-premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data
-con arti magiche o con bevande avvelenate.<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a> Siccome in
-tali donne non si aveva che una fiducia assai condizionata,
-così cominciarono a pullulare i dilettanti, che, avendo
-appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, esercitavano
-poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per
-esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria
-persona anche con apposite malìe, alla maniera della Canidia
-di Orazio. L'Aretino non solo ne sa qualche cosa,<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>
-ma è anche in grado di darne piena contezza. Egli enumera
-tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano raccolti
-nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di
-persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli,
-suole da scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè
-contente di ciò, vanno esse stesse a disseppellire nei cimiteri
-le carni imputridite, e le danno mascheratamente
-a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità impossibili
-a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio
-rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli,
-frammenti d'unghie del loro amante. Dei loro scongiuri
-il più innocente è quello, con cui formano un cuore di
-cenere calda, e vi pungono dentro cantando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Prima che'l fuoco spenghi,</p>
-<p class="i01">«Fa ch'a mia porta venghi:</p>
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></p>
-<p class="i01">«Tal ti punga il mio amore,</p>
-<p class="i01">«Quale io fo questo cuore».</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Del resto usano anche formole magiche allo splendor della
-luna, segni misteriosi sul terreno, figure in cera od in
-bronzo, che senza dubbio rappresentano l'amante, e di
-cui si servono secondo le circostanze.
-</p>
-
-<p>
-Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna,
-la quale senza bellezza e gioventù esercitasse tuttavia
-un certo fascino sugli uomini, cadeva senz'altro in sospetto
-di stregoneria. La madre del Sanga,<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> segretario
-di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una
-di queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con
-lui un'intera società d'amici, che mangiarono un'insalata
-avvelenata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale
-della strega, il mago od <i>incantatore</i>, ancor più esperto
-di tutte le arti le più pericolose. Talvolta egli è altrettanto,
-od anche più astrologo, che mago: più spesso però
-sembra essersi egli spacciato per astrologo per non essere
-perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo
-non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere
-le ore favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328).
-Ma siccome molti spiriti sono buoni od indifferenti,<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a> così
-anche il loro scongiuratore può godere di una abbastanza
-buona reputazione, e Sisto IV nel 1474 dovette con un
-Breve apposito<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> chiamare al dovere alcuni Carmelitani
-bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La
-cosa in sè non sembrava niente affatto impossibile a molti;
-una prova indiretta se ne ha in questo, che anche le persone
-le più timorate dal canto loro credevano a visioni
-di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano ardentemente invocato.
-Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i platonici
-fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e
-Marcello Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia
-apertamente intendere, ch'egli ha che fare con degli spiriti
-dell'altro mondo.<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Egli è anche persuaso dell'esistenza
-di un'intera gerarchia di maligni spiriti, che, dimorando
-negli spazi aerei tra la terra e la luna, insidiano
-alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della
-natura,<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a> anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente.
-Ora, siccome lo scopo del nostro libro non ci permette
-una esposizione diffusa e sistematica delle opinioni, che
-allora prevalevano intorno a queste credenze spiritistiche,
-così ci accontenteremo qui di riferire un sunto della relazione
-del Palingenio, a guisa di saggio od esempio.<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte
-Soratte, a s. Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e
-sul niun valore della vita dell'uomo, e poi sul far della
-notte s'è messo in via alla volta di Roma. Allora, splendendo
-la luna, egli s'abbatte in tre viandanti, che s'associano
-a lui, ed uno di questi, chiamandolo a nome, gli
-chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde:
-dal santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro,
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-credi tu che sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio?
-La saggezza non è che privilegio degli esseri superiori
-(<i>Divi</i>), e del numero di questi siamo noi tre,
-quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo Saracil
-e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente
-in prossimità della luna, dove in generale dimora
-la grande schiera degli esseri intermediarii, che dominano
-sulla terra e sul mare». Palingenio domanda, non senza
-interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? E
-n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone,
-è trattenuto per forza d'incanto prigione di un giovane
-di Narni, del seguito del cardinale Orsini: ed anche in
-ciò voi, uomini, dovreste vedere una prova implicita della
-vostra immortalità, potendo avere tanta autorità sopra
-di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto
-servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto
-mi liberò. Ora noi vogliamo tentare di rendere in
-Roma un simile servigio al nostro compagno, e con questa
-occasione cercheremo di condurre con noi questa notte
-all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste
-parole del demonio si leva un venticello, e Satiele dice:
-«udite, il nostro Remisses vien già da Roma; questo
-venticello lo annunzia». Infatti tosto dopo appare un
-quarto, che essi lietamente salutano, e lo interrogano sulle
-cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa
-condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente
-collegato con gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina
-di Lutero non più con buone ragioni, ma colle armi
-di Spagna: guadagno netto pei demonii, che nella grande
-carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una
-turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali
-Roma vien dipinta come pienamente caduta in potere
-dello spirito maligno, per causa della sua immoralità, i
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-demonii spariscono e lasciano solo il poeta a proseguir
-la sua via.<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>
-</p>
-
-<p>
-Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero
-questi rapporti coi demonii, che in allora potevansi
-ancora pubblicamente confessare, ad onta del <i>Malleus
-Maleficarum</i> ecc., non ha che a consultare il libro, del
-resto assai letto, «Della occulta filosofia» di Agrippa
-di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo
-scritto prima di recarsi in Italia,<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> ma nella dedicatoria
-al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti
-fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle
-insieme con quelle. Trattandosi di uomini di genere
-tanto ambiguo, quale era Agrippa, e di furfanti e pazzi,
-quali possono dirsi gli altri per la maggior parte, non
-ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il
-quale essi si mascherano con una farraggine di formole,
-suffumigi, unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a> Ma
-in primo luogo questo sistema è ricchissimo di citazioni
-delle superstizioni antiche; poi l'influenza ch'esso esercita
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-nella vita degli Italiani e nelle loro passioni, è talvolta
-grandissima e caratteristica. A prima vista si direbbe
-che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono
-esservisi accostati, ma le passioni sfrenate conducono a
-consultar gli stregoni anche uomini di gran conto e di
-mente svegliatissima in qualsiasi condizione, e la persuasione,
-che nell'incantesimo ci sia un fondo di vero, toglie
-anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di
-quella fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice
-delle cose umane. Con un po' di danno e un po' di
-pericolo pareva che si potessero saltare a piè pari impunemente
-tutti gli ostacoli posti dal senso comune e
-dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie,
-che si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o
-illeciti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un
-po' vecchio e già sul punto di sparire affatto. Dalle tenebre
-più fitte del medio-evo, anzi dall'Antichità stessa
-qualche città italiana conservò una ricordanza, che i suoi
-destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di
-certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato
-di sacerdoti addetti ai riti inaugurali, detti <i>telesti</i>, il cui
-ufficio sarebbe stato quello di assistere alla solenne fondazione
-di alcune città, garantendone la futura prosperità
-con appositi monumenti, ed anche col seppellire nelle
-fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti determinati
-(<i>telesmata</i>). Se qualche cosa ancora sopravviveva
-per tradizione orale e popolare del tempo romano,
-erano appunto ricordi di questo genere: salvo che l'augure
-antico naturalmente nel corso dei secoli fu tramutato
-in un mago, perchè non si comprendeva più il lato
-religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> sopravvive
-evidentemente la ricordanza antichissima di un teleste,
-il cui nome coll'andare del tempo fu sostituito da quello
-del sommo poeta. Altrettanto dicasi della ceremonia, colla
-quale si rinchiudeva una misteriosa immagine della città
-in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa pel
-fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò,
-amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio
-divenne anche l'autore principale del cavallo di
-bronzo, delle teste che sono sopra la porta Nolana, delle
-mosche pure di bronzo che figurano su qualche altra porta,
-della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, che fissano
-magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi
-di Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne
-il destino in generale. Anche la Roma medievale
-aveva confuse ricordanze di questo genere. In sant'Ambrogio
-a Milano trovavasi un antico Ercole in marmo;
-si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto,
-avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania,
-usando gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in
-quella chiesa.<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> I Fiorentini erano persuasi<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a> che il loro
-tempio di Marte (più tardi trasformato in Battistero)
-avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, conformemente
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-a quanto segnava la costellazione, sotto la
-quale fu costruito al tempo di Augusto: è vero che essi
-tolsero di là la statua equestre di Marte in marmo,
-quando si fecero cristiani; ma, siccome la distruzione di
-essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — e
-ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si
-collocò sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila
-distrusse Firenze, l'immagine cadde nell'acqua e non
-fu ripescata se non quando Carlomagno riedificò di nuovo
-la città: allora fu collocata sopra un piedistallo all'ingresso
-del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214
-il Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi
-della gran lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che
-si lega intimamente a quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione
-del 1333 però esso scompare per sempre.<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido
-Bonatto, già menzionato, nel gettar le fondamenta delle
-mura di Forlì non si accontentò di esigere quella scena
-simbolica della concordia de' Guelfi e dei Ghibellini, di
-cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo di una statua
-equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti
-astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>
-credette anche di aver guarentito quella città da ogni
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-distruzione, anzi da ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire.
-Allorquando il cardinale Albornoz (v. vol. I,
-pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in suo potere
-la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata
-e mostrata quella statua, probabilmente per ordine del
-cardinale stesso, affinchè il popolo comprendesse, con quali
-mezzi il crudele Montefeltro s'era sostenuto contro la
-Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), quando
-una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare
-dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse
-era stato salvato e nuovamente sepolto. Ma questa deve
-essere stata l'ultima volta che se ne parlò: poichè ancor
-nel secolo susseguente la città effettivamente fu presa. — Nelle
-fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto il
-secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma
-si hanno anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa
-infatti che lo stesso papa Paolo II fece seppellire una
-enorme quantità di medaglie d'oro e d'argento nei fondamenti
-degli edifici, ch'egli eresse,<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> e il Platina non è
-malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto
-ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo
-non avevano una piena coscienza del significato religioso,
-che nel medio-evo s'attribuiva a tali consacrazioni.<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era
-per lo più che una tradizione popolare, non agguagliò
-di gran lunga l'importanza, che ebbe la magia segreta
-usata per iscopi puramente privati e personali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare
-in modo speciale da una commedia dell'Ariosto intitolata
-«il Negromante».<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> Il suo eroe è uno dei molti
-ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si spacci per
-greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente
-maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare
-co' suoi scongiuri il giorno e di rischiarare la notte,
-di far muovere la terra, di rendersi invisibile, di tramutar
-gli uomini in animali e così via, ma queste millanterie
-non sono che una mostra esteriore: il suo vero
-scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli
-infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia
-dopo di sè, somigliano alla bava di una lumaca e spesso
-anche al guasto, che lascia dopo di sè la procella. Per
-giungere a' suoi intenti egli porta le cose ad un punto,
-che si crede che il canestro, dove sta nascosto un amante,
-sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere
-e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon
-sintomo che poeti e novellieri possano versare su tali
-uomini a piene mani il ridicolo, essendo certi di trovar
-assenso ed approvazione da parte di tutti. Il Bandello
-non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo
-come vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli
-talvolta nelle loro conseguenze,<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> ma mostra altresì,
-non senza un senso di indignazione, tutti i danni e le
-sciagure, cui si espongono coloro che vi prestano fede.<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-«Taluno con la clavicola di Salomone e con mille altri
-libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel
-seno della terra, indurre la sua donna al suo volere,
-saper i segreti dei principi, andar da Milano a Roma
-in un atomo e far molti altri effetti mirabili. E quanto
-più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare incantagioni
-persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo
-che quel nostro amico, per ottenere la sua innamorata,
-che mai non ottenne, fece della sua camera un cimitero,
-avendovi più teste ed ossa di morti, che non è a Parigi
-agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con
-mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti
-ad un cadavere, con lo strappargli un'unghia ecc., e se
-finalmente lo scongiuro riesce, gl'infelici, che lo fanno,
-ne restan vittime e muoiono talvolta di spavento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande
-scongiuro magico, che ebbe luogo (1532) a Roma nel
-Colosseo,<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> quantunque egli e i suoi compagni ne sieno
-usciti colmi di spavento: il prete siciliano, che probabilmente
-vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire,
-lo lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non
-aver mai trovato un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento
-in sè stesso ogni lettore può formarsi quel
-concetto che crede; e forse più di tutto agirono i vapori
-narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia già
-anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per
-cui anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè,
-come il più giovine e il più impressionabile, vide o credette
-vedere più di tutti. Ma che principalmente si avesse
-in mira di guadagnar Benvenuto, si può facilmente presumerlo,
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-in quanto che, diversamente, per un'impresa
-così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè
-la semplice curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto
-non si ricorda se non quando è invitato dal negromante
-a chiedere agli spiriti qualche cosa, e questi
-medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi
-amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che
-può ritrarsi dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo
-non è da dimenticare, che anche la vanità poteva
-trovarsi lusingata, qualora si avesse potuto dire: i demoni
-mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio
-potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa
-(cap. 68). Ma quand'anche Benvenuto si fosse a
-poco a poco indotto ad innestar qualche menzogna in tutto
-questo racconto, esso avrebbe però sempre un valore
-incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo
-allora prevalenti.
-</p>
-
-<p>
-Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani,
-capricciosi e bizzarri», non si occupano gran fatto di
-cose magiche; bensì uno di essi, in occasione di studi
-anatomici, si fece un giubboncello della pelle di un cadavere,
-ma dietro le ammonizioni di un frate, a cui confessò
-la cosa, la depose nuovamente in una tomba.<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Non
-è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri
-abbia contribuito a scemare sempre più la fede nella
-virtù magica di alcune parti dei medesimi, mentre al
-tempo stesso l'assidua contemplazione e riproduzione delle
-forme mostrava all'artista la possibilità di una potenza
-magica d'altro genere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-</p>
-
-<p>
-In generale la magia appare al principio del secolo XIV,
-in onta agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e
-ciò vuol dire in un tempo, in cui fuori d'Italia toccava
-il colmo delle sue fortune, per modo che i viaggi dei
-maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano cominciare
-soltanto, quando già in patria non trovavano più chi prestasse
-fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava
-necessaria la sorveglianza del lago che è sul monte di
-Pilato presso Scariotto per impedire ai negromanti la
-consacrazione dei loro libri.<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Nel secolo XV poi accaddero
-altri fatti, come per esempio, l'offerta di provocare
-forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di assedianti;
-ma anche allora il comandante della città assediata — Niccolò
-Vitelli in Città di Castello — ebbe il
-buon senso di cacciare da sè gli autori della pioggia,
-come empi impostori.<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> Nel secolo XVI tali fatti sotto
-forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche nella
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture
-degli scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il
-tempo, in cui la Germania ha il massimo de' suoi negromanti,
-il dottore Giovanni Faust, mentre il maggiore
-degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo XIII.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare
-della fede negli scongiuri non si mutò necessariamente
-tutto ad un tratto nella credenza contraria in
-una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose
-umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo,
-nè più nè meno come avea fatto l'astrologia, quando
-scomparve.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia
-e la chiromanzia<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> e simili specie secondarie di
-magìa, le quali non acquistarono un po' di voga se non
-quando scaddero la magìa propriamente detta e l'astrologia,
-e non crediamo nemmeno di occuparci della fisiognomia,
-che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva
-affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre.
-Infatti essa non appare già come strettamente
-affine all'arte figurativa ed alla psicologia pratica, ma
-più particolarmente come una specie nuova di sogno fatalistico,
-come una rivale dichiarata dell'astrologia, quale
-sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle,
-per esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che
-si pavoneggiava del pomposo titolo di metaposcopo,<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a> la
-cui scienza però, giusta l'espressione del Giovio, rassomigliava
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-piuttosto ad una delle maggiori arti liberali,
-non s'accontentava di spacciare le sue profezie per i pusillanimi,
-che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma
-scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone,
-alle quali erano imminenti diversi gravissimi pericoli».
-Il Giovio, quantunque invecchiato nell'incredulità romana — <i>in
-hac luce romana</i>! —, confessa che le profezie
-contenute in quel Prospetto non fecero che verificarsi
-anche troppo esattamente.<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Sta però di fatto altresì, che
-in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od
-altre simili profezie, si vendicavano terribilmente dei
-profeti: Giovanni Bentivoglio fece per ben cinque volte
-sfracellare alla parete Luca Gaurico appeso ad una fune,
-che era attaccata ad un'alta scala a chiocciola, perchè
-gli aveva predetto la perdita della signoria:<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> Ermete
-Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè
-l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore,
-profetizzato che sarebbe morto fuggiasco in una
-battaglia. L'assassino schernì, a quanto sembra, il morente,
-ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che
-avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una
-fine ugualmente infelice ebbe il nuovo fondatore
-della chiromanzia, Antioco Tiberto da Cesena,<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> per volere
-di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale aveva
-presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un
-tiranno, la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-era un uomo di grande ingegno, che notoriamente
-dava i suoi responsi, non tanto servendosi della chiromanzia,
-quanto della profonda conoscenza che aveva del
-cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato
-perfin da quei dotti, che non tenevano nessun
-conto delle sue divinazioni.<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>
-</p>
-
-<p>
-L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene
-nominata se non assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non
-ha nell'epoca più splendida del Rinascimento che un'importanza
-affatto secondaria.<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a> Anche di questa malattia
-l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo XIV,
-quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava
-che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>
-Ma da quel tempo in poi s'era fatta sempre più
-rara in Italia quella specie particolare di fede, di entusiasmo
-e di isolamento, che si richiede per l'esercizio
-dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e forestieri,
-cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga
-misura la credulità dei grandi signori.<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a> Sotto Leone X
-i pochi fra gl'italiani che ancora attendevano a questo
-studio,<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a> passavano per uomini strani ed eccentrici (<i>ingenia
-curiosa</i>), ed Aurelio Augurelli, che dedicò a quel
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro,
-vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa,
-ma vuota. Il mistico fanatismo, che in seguito condusse
-gli alchimisti a cercare, oltre l'oro, anche la famosa
-pietra filosofale, nella quale doveva trovarsi ogni fortuna,
-non è che un tardo germoglio settentrionale, spuntato
-dalle teorie di Paracelso e di altri.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-6">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Crollo della fede in generale.</span></h3>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa
-sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire
-di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il
-deismo italiano.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-In istretta relazione con queste superstizioni e in generale
-colle massime dell'antichità allora universalmente
-adottate era la fede nell'immortalità dell'anima. Ma
-questa questione, presa nel suo complesso, ha anche attinenze
-più larghe e profonde con lo sviluppo dello spirito
-moderno in generale.
-</p>
-
-<p>
-Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità
-era il desiderio di non dover essere obbligati in
-nulla ad una Chiesa universalmente abborrita, come era
-allora la romana. Vedemmo già come essa chiamasse
-col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo
-modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che
-taluno nel momento supremo della morte cercasse il
-conforto de' Sacramenti; ma questo era nulla in paragone
-dei moltissimi, che per tutta la loro vita, e specialmente
-poi negli anni della loro maggiore attività, non
-si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso.
-Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-ad una compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere
-evidente da sè, viene storicamente testificata d'ogni parte.
-Sono coloro dei quali l'Ariosto scriveva: non credono a
-nulla al di sopra del tetto della loro casa.<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a> In Italia, e
-più specialmente a Firenze, si poteva senza pericolo alcuno
-vivere in una palese incredulità, purchè non si
-provocasse con offese dirette la collera della Chiesa.
-Infatti era di uso, che il confessore chiamato ad assistere
-un delinquente, che dovesse subire l'estremo supplizio,
-prima d'ogni altra cosa lo interrogasse se credeva:
-«essendo corsa una falsa voce, ch'egli non avesse fede
-alcuna».<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo
-Boscoli, di cui già facemmo menzione (v. vol. I,
-pag. 79), e che nel 1513 ebbe parte in una cospirazione
-contro la famiglia dei Medici appena ristabilita, è divenuto
-in questa occasione l'espressione la più perfetta
-della confusione, che allora regnava nelle idee religiose.
-Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola,
-egli aveva poi concepito un certo entusiasmo per
-la libertà intesa al modo antico e per altre idee del
-vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel carcere,
-i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente
-per lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente
-e salvi l'anima sua. Il pio testimonio e narratore
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-del fatto è uno della famiglia artistica dei Della
-Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, sospira il Boscoli,
-aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa morire
-da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè
-voi vogliate, ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete
-già che le imprese degli antichi romani non ci furono
-tramandate nella loro schietta genuinità, ma <i>con arte
-accresciute»</i>. Allora quegli fa violenza a sè stesso per
-credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea.
-Se soltanto gli fosse concesso ancora di passare
-un mese in compagnia di buoni monaci, egli sarebbe
-certo di riformare il cuore e la mente a pensieri e sentimenti
-cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con
-tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano
-assai poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre
-preghiere che il <i>Pater</i> e l'<i>Ave</i>, e supplica istantemente
-Luca a voler dire agli amici, che studino la Sacra Scrittura,
-perchè nell'ora suprema non si trova se non ciò
-che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge
-e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni:
-in modo veramente strano quell'infelice vede
-chiara la divinità di Cristo, mentre invece non sa capacitarsi
-della sua umanità: e se ne cruccia, e vorrebbe
-poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come
-se Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»:
-allora l'amico lo esorta all'umiltà e lo avverte che i
-dubbi non sono che ispirazioni perverse dello spirito maligno. — Più
-tardi egli si risovviene di un suo voto
-giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio
-alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di
-compierlo in sua vece. Frattanto giunge il confessore,
-un frate del convento del Savonarola, come egli l'aveva
-chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli schiarimenti, che altrove
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-abbiamo accennato, intorno all'opinione di s. Tommaso
-d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere
-la morte con animo forte. Il Boscoli risponde:
-«padre, non perdete su questo punto il vostro tempo;
-a ciò mi bastano già i filosofi: aiutatemi a subire la
-morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la comunione,
-il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate
-in modo assai commovente; più particolarmente però
-merita d'esser notato un tratto al tutto caratteristico,
-ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa sul ceppo,
-pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento,
-«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della
-propria condanna, avea fatto ogni sforzo per unirsi con
-Dio, ma sempre indarno, ed ora voleva fare uno sforzo
-supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue mani».
-Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che,
-intesa soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in
-quell'estremo momento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di
-questo genere, avremmo un'immagine ben più completa
-della vita morale di quel tempo, di quello che non ci
-sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da tante poesie.
-Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse
-l'innato istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti
-i rapporti d'ogni individuo colle verità religiose,
-e finalmente quali potenti nemici osteggiassero queste
-ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti non
-fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova
-Chiesa, è cosa per sè evidentissima; ma la storia del
-pensiero degli occidentali sarebbe pur sempre incompiuta,
-se non si tenesse conto di quest'epoca di sommo fermento
-fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma
-torniamo alla questione dell'immortalità.
-</p>
-
-<p>
-Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide
-ed estese conquiste nella classe degli uomini più colti,
-ciò dipendette essenzialmente dalla circostanza che il
-compito affatto terreno di scoprire e riprodurre il mondo
-mediante la parola e le immagini assorbì in alto grado
-tutte le forze mentali e morali degli Italiani. L'esser
-mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità
-(v. pag. 298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la
-indagine scientifica apersero universalmente la via ad
-uno scetticismo, che, se non appare evidentissimo nella
-letteratura e se non s'accinse alla critica della storia
-biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia
-non può dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto
-inosservato in quel gran bisogno di dare a tutto
-forma e colore, che è lo stimolo positivo dell'arte; senza
-contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico usurpato
-dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica
-di chiunque avesse osato sciogliere la questione
-teoricamente. Questo spirito di dubbio nondimeno doveva
-volgersi inevitabilmente al problema dello stato dell'anima
-umana dopo la morte per motivi già per sè troppo evidenti,
-perchè abbiano bisogno di essere additati.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta
-questa questione in doppio modo. In primo luogo si cercò
-appropriarsi la psicologia degli antichi e si torturò minuziosamente
-Aristotele per averne una risposta definitiva.
-In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel tempo<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>
-Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua
-barca, intorno a ciò che egli pensasse intorno all'immortalità:
-il cauto filosofo, quantunque corporalmente fosse
-morto e tuttavia vivesse spiritualmente, non avea nemmeno
-allora voluto compromettersi con una chiara e
-netta risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano
-gl'interpreti essere più fortunati di lui? — Ma appunto
-perciò si questionava con maggiore accanimento
-sulle opinioni emesse da lui e da altri antichi sulla vera
-natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua preesistenza,
-sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua
-assoluta eternità, anzi anche intorno alle diverse sue
-trasmigrazioni, e tali questioni furono portate perfin sul
-pergamo.<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> La disputa assunse ancora nel secolo XV proporzioni
-assai larghe e s'accalorava ogni dì più: gli uni
-dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come
-immortale;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> altri deploravano la durezza di cuore degli
-uomini, che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi
-sopra una sedia, per credere alla di lei esistenza:<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Filelfo
-nella sua orazione funebre per Francesco Sforza
-adduce una serie di sentenze diverse di filosofi antichi
-ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude
-questa miscela di testimonianze, che nella stampa occupano
-due pagine e mezza molto compatte in folio,<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a> con
-due righe: «oltre a ciò abbiamo il Testamento vecchio
-ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi certezza
-ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-colla dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come
-per esempio il Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle
-dottrine del Cristianesimo. Ma gli avversari riempivano
-il mondo erudito delle loro opinioni. Al principio del
-secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, era
-talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense
-(1513) dovette pubblicare una costituzione<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a> a difesa della
-immortalità e individualità dell'anima, quest'ultima contro
-coloro che insegnavano non esser l'anima in tutti
-gli uomini che una sola. Pochi anni dopo però apparve
-il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità
-di una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta
-si svolse in confutazioni ed apologie, e non tacque se
-non di fronte alla reazione cattolica. La preesistenza
-dell'anima in Dio, più o meno conforme alle dottrine
-ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea
-assai diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Evidentemente
-non si pensò più da vicino, quali conseguenze
-vi andassero connesse intorno al modo di esistere dopo
-la morte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente
-da quel notevole frammento del libro sesto della Repubblica
-di Cicerone, che è noto sotto il nome di «Sogno
-di Scipione». Senza il commento di Macrobio probabilmente
-anch'esso sarebbe andato perduto, come tutta la
-seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-in innumerevoli manoscritti<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a> e, quando nacque l'arte
-tipografica, in moltissime ristampe, e fu in più guise
-commentato. È la designazione della vita gloriosa, che
-aspetta i grandi uomini dopo la morte nel concento delle
-sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel quale
-a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche,
-si venne mano mano sostituendo al cielo promesso
-ai cristiani in quella stessa misura, nella quale l'ideale
-della grandezza storica e della fama gettò nell'ombra
-le idealità della vita cristiana, e, ciò non ostante, il sentimento
-non ne restava tanto offeso, come colla dottrina
-della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca
-cominciò a fondare le sue speranze principalmente su
-questo Sogno di Scipione, su altre espressioni che si riscontrano
-in Cicerone e sul Fedone di Platone, senza
-nemmeno menzionare la Bibbia.<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> «Perchè, esclama egli
-in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico
-partecipare ad una speranza, che trovo accettabile
-presso i pagani?». Un po' più tardi Coluccio Salutati
-scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» (che sussistono ancora
-manoscritte), dove nella conclusione si prova, che
-agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero
-lotte straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra
-le stelle.<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a> E se anche Dante confinò rigorosamente i
-grandi del paganesimo (ai quali certamente egli accordava
-il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al limitare
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-dell'Inferno,<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a> ora invece la poesia si mostrò più corriva e
-diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire.
-Cosimo il Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci
-scritta in occasione della sua morte, era stato accolto
-in cielo da Cicerone, che al pari di lui fu detto «padre
-della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da molti
-altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro,
-nel quale non cantano che le anime scevre d'ogni colpa
-e d'ogni rimprovero.<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto,
-e d'assai meno lusinghiero, del mondo futuro,
-vale a dire il regno delle ombre di Omero e di quei
-poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana a
-quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò
-l'animo di taluni. Gioviano Pontano in qualche punto
-delle sue opere pone in bocca al Sannazzaro il racconto
-di una visione<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> avuta di buon mattino nel sonno. In
-essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col
-quale egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità
-dell'anima: egli lo interroga, se sia vera l'eternità e
-l'atrocità delle pene infernali? L'ombra, dopo qualche
-istante di silenzio, risponde al tutto nel senso della risposta
-di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo,
-che noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande
-desiderio di ritornare in essa». Poi saluta e scompare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non si può assolutamente disconoscere che simili idee
-implicavano affatto la distruzione dei dogmi fondamentali
-del Cristianesimo. I concetti della prima caduta dell'uomo
-e della Redenzione devono essere scomparsi quasi
-del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto prodotto
-dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è
-parlato altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè,
-ammesso anche che v'abbiano partecipato, al pari di
-tutti gli altri, altresì gli uomini individualmente più colti
-ed istrutti, tale partecipazione non era tanto l'effetto
-di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più un
-bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta
-degli spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un
-grido di disperazione lanciato verso il cielo, perchè mandasse
-un aiuto straordinario. Il risvegliarsi della coscienza
-non portava di necessità il sentimento della corruzione
-umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche una
-grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento
-assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di
-una energia straordinaria, ci narrano che il loro principio
-era quello di non voler pentirsi giammai di nulla,<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>
-può ben essere che ciò si riferisca innanzi tutto a cose
-per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori commessi
-nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo
-al campo morale è facilissimo, quando la sorgente di
-quel principio è universale e risiede nel sentimento individuale
-della propria forza. Il Cristianesimo passivo e
-contemplativo, colle sue speranze in una vita migliore
-al di là della tomba, non aveva più alcun predominio
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-su questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente
-l'ultima parola su esso, affermandolo dannoso allo Stato
-e inutile alla difesa delle sue libertà.<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini
-più serii il sentimento religioso, che, in onta a tutto
-questo, ancora esisteva? Il Teismo o Deismo, comunque
-lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome parrebbe convenir
-meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato
-ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare
-un ulteriore compenso per soddisfare ai bisogni del sentimento.
-Il Teismo invece si riconosce in una più elevata
-e positiva devozione verso l'Ente divino, che il medio-evo
-non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non
-esclude per nulla il Cristianesimo, e può benissimo in
-ogni tempo conciliarsi colle sue dottrine sul peccato, sulla
-redenzione e sull'immortalità, ma può anche sussistere
-senza di esse.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi
-infantile, anzi con un colorito mezzo pagano: in Dio essa
-vede l'Essere onnipotente, che è meta e compimento di
-tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a> come, dopo
-le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte
-dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra
-Donna, orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre,
-perchè fosse loro concesso un giusto uso dei beni di fortuna,
-una lunga convivenza in pace e in concordia, e
-molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, amicizie
-ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona
-massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-espressione un forte colorito d'antichità, si ha talvolta
-molta difficoltà a sceverare in essa lo stile, che è pagano,
-dal senso, che è pure sempre quello di un Teismo
-cristiano.<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>
-</p>
-
-<p>
-Questo sentimento si manifesta qua e là con molta
-verità nella sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che
-giacque lungamente ammalato di febbre, ci restano alcune
-preghiere a Dio, nelle quali egli incidentalmente
-accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia ci appare
-imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a> Egli
-non considera punto i suoi dolori come una conseguenza
-delle sue colpe o come una prova e preparazione alla
-vita avvenire; è un affare immediato tra lui e Dio solo,
-che fra l'uomo e la disperazione ha posto il potente amor
-della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla
-natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta
-di nominarti.... dammi la morte, o Signore, io te ne
-supplico, dammi tosto la morte!»
-</p>
-
-<p>
-Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto
-e sentito si cercherebbe indarno in questa e in simili
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-espressioni; quelli che le emisero, credevano ancora
-in parte di essere cristiani e rispettavano, oltre a ciò,
-per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma
-al tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto
-a manifestarsi in tutta la sua pienezza, questo modo di
-pensare acquistò una coscienza esplicita; un buon numero
-di protestanti italiani si dichiararono Anti-trinitarj, e i
-Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero perfino il
-notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo
-senso. In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo
-meno evidentemente, che, oltre ai razionalisti della scuola
-umanistica, anche altri spiriti seguivano arditamente questa
-corrente.
-</p>
-
-<p>
-Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia
-Platonica di Firenze, e in essa nessuno lo professò così
-apertamente come Lorenzo il Magnifico. Le opere dottrinali
-e perfino le lettere famigliari di quel circolo di
-dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e
-del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua
-gioventù sino alla fine della sua vita si dichiarò in fatto
-di credenze cristiano,<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> e che Pico fu anzi ligio alle idee
-del Savonarola e piegò a sentimenti di un ascetismo
-claustrale.<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a> Ma negli inni di Lorenzo,<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a> che siamo tentati
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-di designare come il maggior prodotto dello spirito di
-quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel
-senso, che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico
-e morale. Mentre gli uomini del medio-evo considerano
-questo stesso mondo soltanto come una valle di lagrime,
-che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla
-venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento
-oscillano perplessi tra momenti di violenta energia e di
-cupa rassegnazione o di delirj superstiziosi, qui un'eletta
-schiera di spiriti superiori<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a> coltiva l'idea, che il mondo
-visibile sia stato creato da Dio per solo amore, e che
-esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e
-ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore.
-L'uomo, riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua
-cerchia ristretta, ma amandolo può anche abbracciar l'infinito,
-e questa è la beatitudine, di cui è lecito goder
-sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo
-si fondono colle dottrine platoniche e con idee e sentimenti
-al tutto moderni. Così si veniva maturando il miglior
-frutto di quella cognizione del mondo esteriore e
-dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento
-italiano alla testa di tutta la civiltà moderna.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE E SOMMARIO</a>
-<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO</span></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE QUARTA.<br />
- Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Viaggi degli Italiani.</span><br /> Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">Pag. 7</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le scienze naturali in Italia.</span><br /> Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">13</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span><br /> Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">25</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperte sull'uomo.</span><br /> Espedienti psicologici; i temperamenti</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">41</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.</span><br /> Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante e la sua «Vita nuova. — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come antitesi</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">45</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Biografie.</span><br /> Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">73</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Caratteristica dei popoli e delle città.</span><br /> Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">89</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione dell'uomo esteriore.</span><br /> La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di quest'ultimo</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">93</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IX.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione della vita reale ordinaria.</span><br /> Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE QUINTA.<br /> La vita sociale e le feste.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td>Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile a' cortigiani</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">113</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Raffinamento esteriore della vita.</span><br /> Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">127</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La lingua come base del vivere sociale.</span><br /> Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La conversazione</td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">139</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La forma più elevata della vita sociale.</span><br /> Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">149</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">L'uomo perfetto di società.</span><br /> Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società</td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">155</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Condizione della donna.</span><br /> Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo (<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane</td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">163</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Il governo della famiglia.</span><br /> Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la vita campestre</td> <td class="pag"><a href="#cap7-5">173</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Feste.</span><br /> Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il Corpusdomini in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#cap8-5">179</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4" class="center">PARTE SESTA.<br /> La Morale e la Religione.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Moralità.</span><br /> Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo della vita individuale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">213</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione nella vita quotidiana.</span><br /> Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">249</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span><br /> Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani</td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">295</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Innesto di antica e moderna superstizione.</span><br /> L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla stregoneria del nord. — Malìe delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie affini della stessa; l'alchimia</td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">317</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Crollo della fede in generale.</span><br /> La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano</td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">365</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luigi Bossi, <i>Vita di Cristoforo Colombo</i>, dove si ha anche
-un prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a
-pag. 91 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno,
-invero troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'<i>Europae status sub
-Federico III imper</i>. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, <i>Scriptor</i>, ed.
-del 1624, vol. II, p. 87).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II comment.</i> L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli
-non fu sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge
-o toglie a capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea.
-Ciò peraltro non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro
-insieme.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo
-tempo ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici,
-quando omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti
-sulle rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la
-metà del secolo un'opera assai notevole nella <i>Descrizione di
-tutta Italia</i> di Leandro Alberti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Histoire des sciences mathématiques en Italie</i>, IV vols.
-Paris, 1838.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe
-constatare la sempre maggiore attività manifestatasi
-nel raccogliere osservazioni, indipendentemente dai progressi delle
-scienze matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiquit.</i> nel Grevio, <i>Thesaur.
-ant. italic.</i> t. VI, <i>pars</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e
-segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante
-attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze
-alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi
-ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med.</i>, ristampata
-anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe.
-Anche nelle appendici al <i>Laurentius</i> di Fabroni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Mondanarii villa</i>, ristampato nei <i>Poemata aliquot insignia
-illustr. poetar. recent.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto
-de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel
-parco di Woodstock (<i>Guil. Malmesbur</i>, p. 638) conteneva leoni,
-leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In
-Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno
-XXXIII, 22.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. l'estratto di <i>Aegid. Viterb</i>. presso Papencordt, <i>Storia
-della città di Roma nel medio-evo</i>, p. 367, <i>not</i>., dove si cita un
-fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani
-servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento
-fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria
-Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza
-della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma
-i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr.
-<i>Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd.</i> t. II,
-col. 741. Diversamente da questi nella <i>Vita Pii II</i>, Murat. III, II,
-col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico
-da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. <i>Vita Leonis
-X</i>, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente
-un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri
-leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando
-i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si
-aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, <i>Stor. fiorent</i> III,
-p. 143.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cron. di Perugia, Arch. stor.</i> XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai
-Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. <i>Ibid</i>. XVI, I,
-p. 382, all'anno 1434.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gay, <i>Carteggio</i>, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti adoperavano
-perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia,
-specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr.
-Kobell, <i>Wildanger</i>, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori
-di caccie con leopardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae</i>, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della selvaggina
-pag. 193.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cron di Perugia</i>, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di
-simile si ha nel Petrarca, <i>De remed. utriusque fortunae</i>, I, 61,
-ma ancor meno accentuatamente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jovian. Pontanus <i>De magnificentia</i>. — Nel giardino zoologico
-del cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre
-a dei pavoni e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle
-lunghe orecchie: <i>Pii II Comment</i>. XI, p. 562 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Maggiori particolari in Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Tristano
-d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a
-Firenze, veggasi Rabelais, <i>Pantagruel</i>, IV, chap. 11. — Lorenzo
-il Magnifico ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una
-giraffa; Baluz. <i>Miscell</i>. IV, 516.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibid</i>. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi
-nelle razze cavalline v. Bandello <i>parte</i> II, <i>Nov.</i> 3 e 8. — Anche
-nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni
-tecniche. Cfr. Pulci, il <i>Morgante</i>, c. XV, str. 105 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Ippolito de' Medici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche
-notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un cenno
-principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. <i>De obedientia</i>,
-L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre parti si comperavano
-dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche cristiani, e
-si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo del loro
-riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma non
-era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — <i>Moro</i>
-designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi <i>Moro nero</i>. — Fabroni
-<i>Cosmos adnot.</i> 110: atto di vendita di una schiava
-circassa (1427); <i>adnot</i>. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto,
-presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve
-cento Mori in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a
-cardinali ed altri signori (1488). — Masuccio, <i>Novelle</i>, 14: trafficabilità
-degli schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo
-stesso lavorano come <i>facchini</i> (a vantaggio dei loro padroni?); — 48:
-alcuni Catalani fanno prigioni alcuni Mori di Tunisi e li
-vendono a Pisa. — Gay, <i>Carteggio</i>, I, 360; manomissione e dotazione
-di uno schiavo negro in un testamento fiorentino (1490). — Paul.
-Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Franc. Sfortia</i>. — Porzio <i>Congiura</i>, III,
-194. — e Comines, <i>Charles VIII</i>, chap. 17: negri destinati a far
-da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona in Napoli. — Paul.
-Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Galeatio</i>: un negro, quale compagno dei principi
-nelle uscite. — <i>Aeneae Sylvii opera</i>, pag. 456: uno schiavo negro
-come virtuoso di musica. — Paul. Jov. <i>De piscibus</i>, cap. 3: un
-negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. — Alex.
-Benedictus, <i>de Charolo</i> VIII, presso Eccard, <i>scriptor</i> II,
-col. 1608: un negro (<i>Aethiops</i>), quale ufficiale superiore in Venezia,
-dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello,
-<i>parte</i> III, <i>Nov.</i> 21: se uno schiavo merita punizione, i
-genovesi lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a
-trasportarvi il sale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che
-di questo argomento si trova nel secondo volume del <i>Cosmos</i> di
-Humboldt.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo
-Grimm riportate da Humboldt, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Carmina Burana</i>, p. 162, <i>de Phillide et Flora</i>, str. 66.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato
-a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di
-Reggio. <i>Purgat.</i> IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli
-cerca di mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale,
-mostra in lui un profondo sentimento del bello, che risulta
-dalla natura e dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti
-si sognasse la esistenza di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì
-guardasse con una specie di superstizioso terrore, si rileva apertamente
-dal <i>Chron. Novaliciense</i>, II, 5 presso Pertz, <i>Script.</i> VII
-e <i>Monum. hist. patriae, Script.</i> III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Oltre alla descrizione di Baja nella <i>Fiammetta</i>, della selva
-nell'<i>Ameto</i> ecc., vi è un passo nella <i>Genealogia Deor.</i> XIV, II,
-molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri,
-alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che
-queste cose <i>animum mulcent</i>, e che il loro effetto è quello di
-<i>mentem in se colligere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Histoire des sciences mathémat.</i> II, p. 249.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quantunque volentieri vi si riporti; per es. <i>de vita solitaria</i>,
-specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato
-dalle opere di S. Agostino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist. famil.</i> VII, p. 675. <i>Interea utinam scire posses, quanta
-cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter
-fontes et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia
-respiro, quamque me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo
-extendens, et praeterita oblivisci nitor et praesentia non videre.</i>
-Cfr. VI, 3, p. 605.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jacuit sine carmine sacro</i>. — Cfr. <i>Itinerarium syriacum</i>,
-p. 558.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli distingue nell'<i>Itinerar. syr.</i>, p. 557 nella Riviera di
-Levante <i>colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos</i>.
-Sulla spiaggia di Gaeta cfr. <i>De remediis utriusque fortunae</i>,
-I, 54.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De orig. et vita</i>, p. 3: <i>subito loci specie percussus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist. famil.</i> IV, 1, p. 624.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Dittamondo</i>, III, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Dittamondo</i>, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, <i>Storia
-della città di Roma</i> ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV
-aveva un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel
-(<i>Carlo IV</i>) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate
-non dicono questo). Può darsi che una qualche velleità artistica
-sia venuta all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bisognerebbe anche udire il Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 310:
-<i>Homo fuit</i> (Pio II) <i>verus, integer, apertus; nil habuit ficti, nil
-simulati</i>, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso,
-coerente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I passi più importanti sono i seguenti: <i>Pii II P. M. Commentarii</i>,
-L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il
-soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di
-Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento
-di S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida
-descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di
-Monte Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia
-e Porto, p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati
-e Grottaferrata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così certamente deve leggersi invece che: <i>di Sicilia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: <i>sylvarum
-amator et varia videndi cupidius</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri
-cfr. vol. I, pag. 190 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo,
-il suo sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma
-senza sfondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agnolo Pandolfini (<i>Trattato del governo della famiglia</i>, p. 90)
-contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che
-offre la campagna «<i>ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani
-vezzosi, quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono
-fra le chiome dell'erbe</i>»; ma forse sotto questo nome si cela il
-grande Alberti, il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri
-punti di vista la bellezza del paesaggio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento,
-quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in
-ciò la decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare
-anche oggidì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lettere pittoriche</i>, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae Erotica</i>, L. VI, p,.182 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'<i>Histoire
-de France</i> di Michelet (<i>Introd.</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tommaso Gar, <i>Relaz. della corte di Roma</i> I, p. 278, 279:
-nella <i>Relazione</i> di Soriano dell'anno 1533.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 295 e segg. — Secondo il senso
-equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso
-dei pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa,
-<i>De occulta philosophia</i>, c. 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Riportati dal Trucchi, <i>Poesie italiane inedite</i>, I, p. 165
-e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la
-prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba
-a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà
-questo modo di verseggiare per quello che esso è veramente,
-cioè il migliore, il più nobile ed il <i>meno facile</i> di tutti. Roscoe,
-<i>Leone X</i>, VIII, 174.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da
-Dante nella <i>Vita nuova</i>, p. 10 e 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni
-asinaio cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco
-Sacchetti, <i>Nov.</i> 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa
-assai presto nella bocca del popolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vita nuova</i>, p. 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti
-si ha nel <i>Purgat.</i> c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a
-ciò, i punti che vi si riferiscono nel <i>Convito.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario
-pei paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori
-a qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi
-aneddoti relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in
-Avignone, e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti
-e degli amici di questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano
-esistito giammai!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ristampati nel volume XVI delle sue <i>Opere volgari</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere,
-<i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829, p. VIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al
-principio del secolo XV, pensa bensì <i>che gli antichi Greci di umanità
-e di gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i
-nostri italiani</i>; ma egli dice questo al principio di una novella,
-che contiene una storia sentimentale dell'infermo principe Antioco
-e della di lui matrigna Stratonica, vale a dire un documento in
-sè molto ambiguo e per di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata
-anche come Appendice alle <i>Cento novelle antiche</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare
-abbastanza alle singole corti ed ai principi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jovius, <i>Dialog. de viris lit. illustr.</i>, presso Tiraboschi
-VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, <i>De poetis nostri temporis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, <i>Arch. Stor.
-Append.</i> II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si
-presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi
-<i>la montre</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi
-su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381,
-393, 397.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Strozii poetae</i>, pag. 232; nel libro IV degli <i>Aeolosticha</i>, di
-Tito Strozza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Francesco Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 169. Invece di <i>parenti</i>
-ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non
-riesce troppo chiaro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (<i>Venezia</i>, f. 168),
-quando si lamenta che <i>i recitanti</i> guastano le commedie <i>con invenzioni o
-personaggi troppo ridicoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiq.</i> presso Grevio <i>Thes</i>. VI, III,
-col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei
-dialetti in generale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV
-si può dedurlo dal <i>Diario ferrarese</i>, che confonde i <i>Menecmi</i>
-di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col <i>Menechino</i> in discorso.
-V. Murat. XXIV, col. 393.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante
-Margutte una solenne antichissima tradizione (<i>Morgante</i>, c. XXIX,
-stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di
-Limerno Pitocco (<i>Orlandino</i>, I, str. 12-22).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488.
-Sui tornei v. più avanti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla <i>Vita di Raffaello</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe
-perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca
-deve riguardarsi come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La prima edizione è dell'anno 1516.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove narrazioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che accade invece nel Pulci. <i>Morgante</i>, canto XIX,
-Str. 10 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo <i>Orlandino</i> fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr.
-vol. I, p. 216.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Radevicus, <i>De gestis Friderici imp.</i>, specialmente nel II, 76. — L'eccellente
-<i>Vita Heinrici IV</i> è assai povera di dati personali,
-e altrettanto la <i>Vita Chuonradi imp.</i> di Vippone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei
-dire. — In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un
-modello, che si cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre
-la vita di Carlomagno scritta da Eginardo, se ne trovano esempi
-del secolo XII in <i>Guilielm. Malmesbur</i>. colle sue descrizioni di
-Guglielmo il Conquistatore (p. 446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo
-II (p. 494, 504) e di Enrico I (p. 640).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti,
-di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè
-alle molte biografie fiorentine nel <i>Muratori</i>, nell'<i>Arch. Storico</i>
-ed altrove.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De viris illustribus</i>, negli <i>Scritti della Società letteraria
-di Stuttgard</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo <i>Diarum</i> presso Murat. XXIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis</i>,
-presso Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di preferenza
-istituire un confronto con quella (veramente d'assai posteriore)
-di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura
-viva e parlante dell'individualità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano,
-quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, <i>Hist. des sciences
-mathémat.</i> III, p. 167 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore,
-che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi della vita sobria</i> contenenti il <i>Trattato</i> propriamente
-detto, un <i>Compendio</i>, una <i>Esortazione</i> ed una <i>Lettera</i> a
-Daniele Barbaro. — Più volte stampati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde
-ancora nei secolo XII. Cfr. <i>Landulfus senior, Ricobaldus</i> e (presso
-Murat. X) il notevole Anonimo, <i>De laudibus Papiae</i> del sec. XIV. — Poi
-il <i>Liber de situ urbis Mediol.</i>, presso Murat. I, 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea
-maggiore importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il <i>Dittamondo</i>,
-IV, cap. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a
-Venezia, vedi vol. I, pag. 84 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni
-di sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello,
-Parte I, Nov. 34.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Varchi nel IX libro delle <i>Storie fiorentine</i> (vol. III,
-p. 56 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XII, p. 158, <i>Vita di Michelangelo</i>, sul principio. Altre
-volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel
-sonetto di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso
-Trucchi, I, c. III, p. 187):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Misero il Varchi e più infelici noi,</p>
-<p class="i01">Se a vostre virtudi accidentali</p>
-<p class="i01">Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Landi, <i>Quaestiones Forcianae</i>, Neapoli 1536, cit. da Ranke,
-Storia dei Papi, I, p. 385.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Descrizione di tutta l'Italia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia</i>
-ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in
-forma scherzevole, per es. nella <i>Macaroneide, Phantas.</i> II. — Per
-la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande
-fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie
-locali e provinciali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello
-scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute.
-Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un
-re dei Visigoti (<i>Epist</i>. I, 2), quella di un nemico personale (<i>Epist</i>.
-III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni
-germaniche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829. <i>Introd</i>. p. VII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La lezione qui evidentemente è guasta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano»
-non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno
-tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle
-mani delle sue ninfe.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Della Bellezza delle donne</i>, nel primo volume delle <i>Opere</i>
-del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio
-della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel
-vol. II p. 48-52 nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le sue <i>Novelle</i>. — Fra
-i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi,
-nomineremo soltanto il Castiglione, <i>Cortegiano</i>, L. IV, fol. 176.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in
-grazia del colorito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola
-sugli occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici
-di Ercole Strozza, poeta della corte ferrarese (<i>Strozii poetae</i>,
-p. 85, 86). La potenza del di lei sguardo viene descritta in un
-modo, che non si spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico
-di quel tempo, ma che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma,
-ora agghiaccia fino a petrificare. Chi guarda a lungo il
-sole, resta accecato: chi s'affisava nella Medusa restava di pietra;
-ma chi guarda il viso di Lucrezia
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Fit primo intuitu caecus et inde lapis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto
-marmorizzato dal di lei sguardo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Lumine Borgiados saxificatus Amor.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello
-che si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè
-essa li possedeva entrambi.
-</p>
-
-<p>
-Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno,
-non parve invece che <i>mansueto e altero</i>! (Roscoe, Leone X,
-ed. Bossi, VII. p. 306).
-</p>
-
-<p>
-I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a
-quel tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è
-detto nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica
-(<i>ed ha capo romano</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può
-restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si
-permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori
-nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un <i>vaso di gherofani
-o di presa</i> o anche di un <i>quarto di capretto nello schidione</i>.
-In generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla
-con garbo e finezza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — <i>Die
-deutsche Trachten und Modenwelt</i> — I, p. 85 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali,
-veggasi a pag. 28, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, XXI, 7. <i>Purgat</i>. XIII, 61.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (<i>Vitae
-Pontiff</i>. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte
-un certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: <i>hominem
-certe cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium
-qui audiebant risu facile exprimentem</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pii II, <i>Comment</i>. VIII, p. 391.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa così detta <i>Caccia</i> è ristampata nel <i>Commentario all'Egloga
-del Castiglione</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi,
-<i>Poesie ital. inedite</i>, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto inintelligibili,
-vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati
-stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di
-Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche
-modo in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli
-quadri di una evidenza parlante, relativi ad una condizione
-di cose veramente spaventevole.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se si crede al Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), Dante
-avrebbe scritto due egloghe, probabilmente in latino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone»
-miticamente travestito, e in modo comico dimentica
-talvolta questo travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa
-cattolica e fa d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito.
-Nel «Ninfale fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si
-consulta «con una vecchia e saggia ninfa» e simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nullum est hominum genus aptius urbi</i>, dice Battista Mantovano
-(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina,
-atti a qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di
-campagna hanno ancora oggidì un privilegio speciale per certi
-lavori nelle grandi città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'<i>Orlandino</i>,
-cap. V, Str. 54-58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI
-di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. <i>Il
-Cortigiano</i>, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola dell'avidità
-e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara <i>a meglio
-sopportare praticando coi contadini</i>, veggasi in Pandolfini,
-<i>Del governo della famiglia</i>, p. 86.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontanus, <i>De fortitudine</i>, L. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta
-poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta
-conoscere da Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV,
-col. 43. — Cfr. vol. I, pag. 203 nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle
-speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie
-più particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà
-libera con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su
-entrambe e con quale rapporto verso le attuali, sono questioni,
-la cui soluzione non potrà trovarsi che in opere speciali, che a
-noi non fu dato di consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta
-inferociscono in modo spaventoso (<i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 451
-e segg.). — Corio, fol. 259. — <i>Annales foroliv.</i> presso Murat. XXII,
-col. 227; ma in nessun luogo si viene ad una grande e generale
-<i>guerra dei contadini.</i> Di qualche importanza e non priva d'interesse
-è l'insurrezione del contado di Piacenza del 1462. Cfr. Corio,
-fol. 409. — <i>Annales Placent.</i> presso Murat. XX, col. 907. — Sismondi
-X, 138.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, I, p. 27 e segg. — Le poesie
-molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il
-nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca
-se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la
-degnazione di prendervi parte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibid.</i> II, p. 149.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fra altre collezioni, anche nelle <i>Deliciae poetar. ital.</i> e nelle
-opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed Alamanni,
-che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da
-me consultati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, II, p. 75.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti,
-alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle
-dei costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Joh. Pici Oratio de hominis dignitate</i>, nelle sue opere ed
-anche in edizioni separate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle campagne
-pareva una singolare eccezione. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una
-moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi
-fiorentini. Senza il <i>bruciamento delle vanità</i> promosso dal Savonarola,
-ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dante, <i>De Monarchia</i>, L. II, c. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Paradiso</i>, XVI, in principio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Convito</i>; quasi l'intero <i>Trattato</i>, IV, e parecchi altri luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii Opera, Dial. De nobilitate</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia
-assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in
-Aen. Sylv. <i>Opera</i>, p. 84 (<i>Hist. Bohem.</i> c. 2), e 640 (<i>Storia di Lucrezia
-e di Eurialo</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 7.
-Jov. Pontan. <i>Antonius</i> (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia
-si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi
-aveva considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al
-di sotto dell'aristocrazia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta
-Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche
-contro i matrimoni male assortiti. <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4, 26. <i>Parte</i> III,
-60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una
-eccezione. <i>Parte</i> III, <i>Nov.</i> 37. — Come i nobili lombardi prendessero
-parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce
-soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente
-oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale
-va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece
-in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De
-incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica
-amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente
-non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava
-nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Masuccio, <i>Nov.</i> 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Iacopo Pitti a Cosimo I, <i>Arch. Stor</i>. IV, II, p. 99. — Anche
-nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la dominazione
-spagnuola. Il Bandello (<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 40) appartiene
-appunto a questo tempo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo
-senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare
-il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro
-rendite, ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non
-rispetto ai grandi possessori fondiarj.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sacchetti, <i>Nov.</i> 153. Cfr. <i>Nov.</i> 82 e 150.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggius, <i>De nobilitate</i>, fol. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari III, 49 e not. <i>Vita di Dello</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epist senil</i>. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle
-<i>Epist. famil.</i> dipinge il raccapriccio da lui provato quando a
-Napoli in un torneo vide cadere un cavaliere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nov.</i> 64. — Perciò anche nell'<i>Orlandino</i> (II, str. 7), parlando
-di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non
-combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle
-giostre. Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur,
-il borghese ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un
-torneo di asini nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al
-1450). La parodia più splendida a questo riguardo, il canto secondo
-dell'Orlandino testè citato, non fu pubblicata per la prima volta
-che nell'anno 1526.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci.
-Inoltre Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>. L. I. — Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i>
-L. VIII. — Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Pietro de' Medici
-e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. <i>Vita di Granacci</i>. — Nel
-Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo,
-i cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta,
-ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo
-scrive per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare.
-Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate
-nel <i>Diario ferrar</i>. presso Muratori XXIV, col. 208. — in
-Venezia, v. Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 153 e segg. — in Bologna
-nel 1470 e seguenti, v. Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> Muratori XXIII,
-col. 898, 903, 906, 908, 909, dove è da notare una bizzarra mescolanza
-di sentimentalismo a proposito della rappresentazione, che vi si
-faceva dei trionfi romani. — Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59)
-in un torneo perdette l'occhio destro <i>ab ictu lanceae</i>. — Sui tornei
-d'allora nei paesi settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la
-Marche, <i>Mémoir</i>. passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18,
-19, 21 ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, fol. 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. tit. <i>Petrus Gravina, Alex. Achillinus,
-Balth. Castellio</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Casa, <i>Il Galateo</i>, p. 78.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano,
-e Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 150 e segg. L'abbigliamento
-della fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti
-sulle spalle — è quello della <i>Flora</i> del Tiziano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae
-perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum
-sit in vestitu ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia
-reprehendi potest, coherceri non potest, quamquam mutari vestes
-sic quotidie videamus, ut quas quarto ante mense in deliciis
-habebamus, nunc repudiemus et tanquam veteramenta abiiciamus.
-Quodque tolerari vix potest, nullum fere vestimenti genus
-probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in quibus laevia
-pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines modum
-illis et quasi formulam quandam praescribant</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su ciò veggasi per esempio, il <i>Diario ferrarese</i> presso
-Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata
-anche la moda tedesca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: <i>Die deutsche Trachten,
-und Modenwelt.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in
-Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto
-sulle mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse
-soltanto le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per
-converso sono vietate quelle semplicemente <i>dipinte</i>. Non sarebbe
-questa per avventura una allusione alla stampa mediante un modello?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi <i>capelli
-morti</i>. — In Anshelm. <i>Cronaca di Berna</i>, IV, p. 30 (1508) è fatta
-menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma
-solo per rendere più chiara la sua pronuncia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1874. — Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di
-Savonarola, (v. più innanzi.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 152: <i>capelli biondissimi per forza
-di sole</i>. Cfr. sopra, pag. 96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come anche accadde in Germania. — <i>Poesie satiriche</i>, pagina
-119: nella satira di Bernardo Giambullari <i>per prender moglie</i>
-si ha un'idea di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente
-s'appoggia ancora in gran parte sulla superstizione e sulla
-magia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato
-schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira
-III, V. 202 e segg. — Aretino, <i>Il Marescalco, atto II, scena 5</i>,
-e in molti passi dei <i>Ragionamenti</i>. Poi Giambullari, l. c. — <i>Phil.
-Beroald. sen. Carmina</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cennino Cennini nel suo <i>Trattato della pittura</i>, cap. 161, dà
-una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente
-pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente
-egli riprende seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque
-odorose in generale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la <i>Nencia da Barberino</i>, str. 20 e 40. L'innamorato le
-promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla
-città. Cfr. sopra pag. 107.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agnolo Pandolfini, <i>Trattato del governo della famiglia</i>,
-p. 118.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello,
-<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Capitolo I a Cosimo: <i>quei cento scudi nuovi e profumati,
-che l'altro dì mi mandaste a donare</i>. Alcuni oggetti che datano
-da quel tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 458 nella <i>Vita di Donato Acciajuoli</i>,
-e p. 625 nella <i>Vita del Niccoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi, Introduz., Nov.</i> 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Aen. Sylvius (<i>Vitae Paparum</i>, presso Murat. III, II, col. 880);
-egli dice parlando di Baccano: <i>pauca sunt mapalia, eaque hospitia
-faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam
-hospitalem facit; ubi non repereris hos, neque diversorium
-quaeras</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 21. — Padova intorno al 1450 vantava
-un grandioso albergo all'insegna del <i>Bue</i>, che aveva stalle per
-200 cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze
-aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie
-che si conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a
-quanto sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi,
-<i>Stor. fiorent.</i> III, p. 86.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi ad es. i passi relativi nella <i>Nave della follia</i> di
-Sebastiano Brant, nei <i>Colloqui</i> di Erasmo, nel poema latino <i>Grobianus</i>
-ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, <i>I Caratteri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che la <i>burla</i> si fosse fatta più moderata può vedersi da
-molti esempi addotti nel <i>Cortigiano</i>, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze
-essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le
-novelle del Lasca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. <i>Parte</i> I,
-<i>Nov.</i> 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, e innumerevoli
-a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con
-damaschi di seta. Cfr. ivi <i>Nov.</i> 4. — Ariosto, <i>Sat.</i> III, v. 127.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 3, III, 42, IV, 25.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De vulgari eloquio</i>, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, secondo
-il Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), poco prima della sua
-morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo
-egli si esprime nel principio del «Convito».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il prevalere successivo della medesima nella letteratura e
-nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno rappresentarsi
-facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative.
-In esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV
-e XV si sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti
-nelle corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli
-giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni
-letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare
-dei dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che
-poi servì come lingua ufficiale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così la pensa anche Dante: <i>De vulgari eloquio</i>, I, c. 17, 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano
-in Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose
-potesse adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano
-si permette di ammonire espressamente il principe ereditario di
-Napoli a non farne uso (Jov. Pont. <i>De principe</i>). Come è noto, gli
-ultimi Borboni non erano molto scrupolosi in questo riguardo. — Un
-cardinale milanese messo in derisione, perchè a Roma voleva
-usare il proprio dialetto, veggasi nel Bandello, <i>Parte</i> II,
-<i>Nov.</i> 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, f. 27 e segg. — Benchè
-abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge
-chiarissima in mille punti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici
-vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto
-il pseudonimo di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci
-francesi, ma solo per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla
-un gergo ridicolo misto di spagnuolo e di italiano. È abbastanza
-singolare che una via di Milano, che al tempo della venuta dei
-francesi (1500-1512, 1515-1522) si chiamò <i>Rue belle</i>, ancor oggidì
-si chiami <i>Rugabella</i>. Della lunga dominazione spagnuola non è
-rimasta quasi traccia veruna nella lingua, e negli edifizi e nelle
-vie tutt'al più qua e là il nome di qualche vicerè. Fu nel secolo
-XVIII che colle idee francesi diluviarono in Italia anche le
-voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro secolo fecero
-e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firenzuola, <i>Opere</i>, I nella prefazione al Discorso sulla <i>Bellezza
-delle donne</i>, e II nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le Novelle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2</i>. — Un altro lombardo,
-il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino»
-scioglie la questione col farvi sopra le più grosse risate del
-mondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul
-finire del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera
-di Claudio Tolomei, presso il Firenzuola, <i>Opere</i>, vol. II, nelle
-Appendici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo
-<i>Trattato della vita sobria</i>) che da non lungo tempo prevalgano
-in Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo
-e la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la
-lieta società). Cfr. pag. 114.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XII, p. 9 e 11, <i>Vita del Rustici</i>. — Ed anche la
-maledica genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. <i>Vita di Aristotile</i>. — I
-capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi
-(nelle <i>opere minori</i>, p. 407) sono una comica caricatura degli
-statuti delle società in generale, nello stile alquanto libero degli
-uomini di mondo. — Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre
-la nota descrizione di quel convegno notturno d'artisti in Roma,
-di cui parla Benvenuto Cellini, I, cap. 30.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le
-undici del mattino. Cfr. Bandello, <i>Parte II, Nov. 10</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. stor.</i>, III, p. 309.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I passi più importanti: <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 1, 3, 21, 30, 44, II, 10,
-34, 55, III, 17, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, <i>Poesie</i>, I, 204 (<i>Il Simposio</i>),
-291 (<i>la Caccia col falcone</i>). — Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>, III,
-p. 140, e <i>appendici</i> 17 sino a 21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il titolo <i>Simposio</i>, è inesatto: dovrebbe dirsi: il <i>Ritorno
-dalla Vendemmia</i>. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo
-una parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato
-per lo più in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici
-più o meno spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei
-più comici e belli è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano
-Arlotto, il quale esce in cerca della sete che ha perduto, ed a
-questo scopo porta con sè carne secca, una aringa, una ghiera
-di cacio, un salsicciotto, quattro sardelle, <i>e tutte si cocevan nel
-sudore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo
-sul principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, <i>Arte della
-guerra</i>, L. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Cortigiano</i>, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Celio Calcagnini (<i>Opera</i>, p. 514) descrive l'educazione di un
-giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 (nell'orazion
-funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: dapprima
-<i>artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia in iis
-exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque
-praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere,
-natare, equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam
-ictus inferre aut declinare, caesim punctimve hostem
-ferire, hastam vibrare, sub armis hyemem juxta et aestatem
-traducere, lanceis occursare, veri ac communis Martis simulacra
-imitari</i>. — Il Cardano (<i>De propria vita</i>, c. 7) fra i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di legno. — Cfr.
-il <i>Gargantua</i>, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e 35:
-delle arti dei ginnasti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 172 e segg. Esse debbono essere
-nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva
-esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale
-del dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava
-anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate
-in pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti
-di legno ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (<i>Epist. seniles</i>,
-IV, 2, p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla
-piazza di S. Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400
-aveva una scuderia non meno splendida di quella di qualsiasi
-principe d'Italia. Ma il cavalcare nelle vicinanze di quella piazza
-era di regola proibito sino dal 1291. — Più tardi naturalmente i
-veneziani passarono per meschini cavalcatori. Cfr. Ariosto, <i>Sat</i>. V,
-v. 208.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono
-alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi
-il Trucchi, <i>Poesie ital. ined.</i> II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV
-V. Filippo Villani, <i>Vite</i>, p. 46, e Scardeonio, <i>De urb. Patav.
-antiq.</i> presso Grevio, <i>Thesaur</i>. VI, III, col. 297. — Sulla musica
-alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano
-fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi
-il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori
-d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi
-personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V
-s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento:
-cfr. <i>Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat.</i> L. III. — Enrico VIII
-d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito.
-</p>
-
-<p>
-Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi
-dove meno lo si cercherebbe, nella <i>Macaroneide</i>, <i>Phantas XX.</i> È
-la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare
-che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica
-aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella
-di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano
-le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo
-stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto
-moderno anche nel suo <i>Orlandino</i> (pubblicato sotto il nome di
-Limerno Pitocco), III, 23 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leonis vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171.
-Non sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra?
-Un Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'<i>Orlandino</i> (p. 160,
-326), III, 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lomazzo, <i>Trattato dell'arte della pittura</i>, ecc. p. 347. — Parlando
-della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso
-di Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le
-celebrità del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior
-enumerazione di celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e
-seconda generazione, trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al
-IV libro. — Un virtuoso, il cieco Francesco da Firenze (morto
-nel 1390), fu già ancor molto prima incoronato con corona d'alloro
-dal re di Cipro in Venezia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori
-raccoglievano anche libri musicali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>L'Accademia de' filarmonici</i> di Verona è ricordata dal Vasari
-(XI, 133) nella <i>Vita di Sanmicheli</i>. — Intorno a Lorenzo il
-Magnifico già sin dal 1480 s'era raccolta una <i>scuola d'armonia</i>
-di 15 membri, fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr.
-Delécluze, <i>Florence et ses vicissitudes</i>, vol. II, p. 256. Sembra che
-Leone X abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per
-la musica. Ugual passione aveva anche Pietro primogenito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Il Cortigiano</i>, fol. 56. Cfr. fol. 41.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quattro viole da arco</i>, senza dubbio un concerto assai difficile
-e raro per dilettanti fuori d'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>nov.</i> 26, dove parla del canto di Antonio
-Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro
-tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione
-dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico,
-Tacit. <i>Annal.</i> XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o
-dalla viola non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne
-hanno, del canto propriamente detto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scardeonius, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note216">
-<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche
-come la quinta o la sesta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note217">
-<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo
-studio delle arti figurative.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note218">
-<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia
-di Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, <i>Spicileg.
-rom.</i> XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un
-grande <i>laudator temporis acti</i>, e non deve dimenticarsi, che quasi
-cento anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico,
-il Boccaccio aveva scritto il Decamerone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note219">
-<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ant. Galateo, <i>Epist.</i> 3, alla giovane Bona Sforza, andata
-poi moglie a Sigismondo di Polonia: <i>Incipe aliquid de viro sapere,
-quoniam ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus
-viris placeas, ut te prudentes et graves viri admirentur
-et vulgi et muliercularum studia et judicia despicias</i> ecc. — Un'altra
-lettera assai notevole veggasi nel Mai, <i>Spicileg. rom.</i> VIII,
-p. 532.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note220">
-<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così è detta nel <i>Chron. venetum</i> presso Murat. XXIV,
-col. 127 e segg. Cfr. Infessura presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1981,
-e <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 250.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note221">
-<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne
-abbiano a contenersi, è detto nel <i>Cortigiano</i> L. III, fol. 107. Ma
-che lo sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi,
-dovrebbe inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò
-che si dice della <i>donna di palazzo</i>, che fa appunto riscontro
-al Cortigiano, non ha importanza decisiva, perchè essa serve la
-principessa in senso molto più stretto, che non faccia il cortigiano
-col principe. — Nel Bandello, I, <i>Nov.</i> 44, Bianca d'Este narra la
-terribile storia amorosa del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di
-Parisina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note222">
-<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero apprezzare
-la libertà di conversazione loro accordata con alcune
-fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II,
-<i>Nov.</i> 42, e IV, <i>Nov.</i> 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note223">
-<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul Jov. <i>De rom. piscibus</i>, cap. 5. — Bandello, <i>Parte</i> III,
-<i>Nov.</i> 42. — L'Aretino, nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>, p. 327,
-dice di una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il
-Boccaccio, e innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed
-Ovidio e di mille altri autori».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note224">
-<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, II, 51, IV, 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note225">
-<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, IV, 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note226">
-<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi,
-<i>Hecatommithi</i>, VI, <i>Nov.</i> 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note227">
-<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptores</i>, II, col. 1977. Nel calcolo
-non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del
-resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma,
-è enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note228">
-<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Trattato del governo della famiglia.</i> Cfr. vol. I, pag. 182 e
-190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al
-quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il
-vol. II, p. 37.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note229">
-<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una <i>storia della bastonatura</i>, trattata seriamente e da un
-punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica,
-che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per
-lo meno l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni.
-Quando e per quali influenze passò la bastonatura fra
-gli usi quotidiani della famiglia tedesca? Certamente assai tempo
-dopo che Walther cantasse: nessuno può rafforzare la disciplina
-del fanciullo colle verghe (<i>Nieman kan mit gerten kindes zuht
-beherten.</i>)
-</p>
-
-<p>
-In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo
-di sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (<i>Orlandino</i>,
-cap. VII, Str. 42) stabilisce questo principio;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Sol gli asini si ponno bastonare,</p>
-<p class="i01">Se una tal bestia fussi, patirei.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note230">
-<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar
-ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro
-case di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle
-rivaleggiavano tra loro, <i>onde erano tenuti matti</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note231">
-<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu
-additato come uno degli impedimenti al completo sviluppo del
-dramma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note232">
-<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note233">
-<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a
-duca di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro
-pompa, hanno ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento
-drammatico. Cfr. anche la meschinità delle processioni in
-Pavia durante il secolo XIV. (Anonymus, <i>De laudibus Papiae</i>,
-presso Murat. XI, col. 34 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note234">
-<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, VIII, 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note235">
-<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1896). — Corio,
-fol. 417, 421.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note236">
-<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in
-terzine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note237">
-<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli
-Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray
-prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una
-specie di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù
-rappresentate da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. <i>Gesta
-Episcopor. Cameracens</i>. Pertz, <i>Scriptor</i>, VII, p. 433.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note238">
-<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle
-metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà
-alla porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del
-cuore (<i>Purgat</i>. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha
-fenditure, non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro
-passo (<i>Purgat</i>. XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita
-presente a scontare la loro colpa nell'altra col correre continuo,
-mentre in correre potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note239">
-<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, IX, 61. <i>Purgat</i>. VIII, 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note240">
-<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poesie satiriche</i>, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del
-secolo XV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note241">
-<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella <i>Venatio</i>
-del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri
-della caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina
-della sua casa. Cfr. vol. I, pag. 350.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note242">
-<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires,
-chap. 49.<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note243">
-<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il giuramento sul <i>fagiano</i> fu prestato nel celebre banchetto, che
-Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere una crociata
-contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso Costantinopoli. In quel
-banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed una magnificenza affatto
-fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel quale egli comparve, fu stimato
-da solo un milione di talleri. Tutto il resto era in proporzione; per cui
-non a torto fu detto che quella festa abbia costato una somma superiore
-all'intera rendita annua del re di Francia. Sulla fine del banchetto fu
-recato un fagiano adorno di una collana riccamente tempestata di pietre
-preziose, sul quale ciascuno dei convitati <i>giurò in nome di Dio, della
-Vergine e del fagiano di voler combattere gl'infedeli</i>; giuramento che,
-s'intende da sè, ognuno dimenticò, non appena terminata la festa. — Per
-più minuti ragguagli veggasi Weiss, <i>Gesch. der Tracht und des Geräthes
-vom 14 bis zum 16 Jahrhundert, I, Abthl</i>, pag. 103, 104. <i>Nota del Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note244">
-<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins
-ad a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad
-a. 1461 (ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi
-sospesi, le statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato
-e le allegorie per lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e
-pompose furono le feste durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452
-in occasione della partenza dell'infanta Eleonora, che andava
-sposa all'imperatore Federico III. Ved. Freher-Struve, <i>Rer. german.
-script</i>. II, fol. 51, la <i>Relazione</i> di Nic. Lauckmann.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note245">
-<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero
-trarne partito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note246">
-<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. Bart. Gamba, <i>Notizie intorno alle opere di Feo Belcari</i>,
-Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: <i>Le
-rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie</i>, Firenze,
-1833. — Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob
-alla sua edizione di Pathelin.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note247">
-<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli
-di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva
-con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi
-vicendevolmente pei capelli. Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>, III, p. 53. — Uno
-degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto
-nel 1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note248">
-<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 82.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note249">
-<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, 232 e segg. <i>Vita di Brunellesco</i>, V, 36 e segg.
-<i>Vita del Cecca</i>. Cfr. V, 52, <i>Vita di don Bartolommeo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note250">
-<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione
-di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso,
-aveva macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione
-della Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda
-sacra presso il card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero
-di Costantino il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale
-del 1484, v. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note251">
-<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI</i>, I, p. 598.
-Nella crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note252">
-<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per quest'ultima circostanza veggasi <i>Pii II Comment.</i> L. VII,
-p. 383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un
-carattere di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso
-descrive con ributtante esattezza le particolarità della putrefazione
-del cadavere di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui.
-Ma anche in un dramma rappresentato nel secolo XII in un chiostro
-si vedeva sulla scena come il re Erode venisse divorato dai
-vermi. <i>Carmina Burana</i>, p. 80 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note253">
-<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diarii sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 767.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note254">
-<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note255">
-<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Estratti dal <i>Vergier d'honneur</i>, presso Roscoe, <i>Leone X</i>,
-ed. Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note256">
-<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile
-festa pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, <i>Annal.
-Bonon</i>. presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note257">
-<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In simili occasioni i poeti cantavano: <i>nulla di muro si
-potea vedere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note258">
-<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note259">
-<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio
-che lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse
-per alludere al nome del papa, Silvio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note260">
-<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII,
-col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero
-grandi spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono,
-insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia
-dell'arte. — E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v.
-pag. 60), che si loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi
-da tavola e i trofei di caccia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note261">
-<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa
-d'oro usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto,
-presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il
-ricevimento di Pio II nel 1459.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note262">
-<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II,
-col. 1896. — <i>Strozii poetae</i>, p. 193 negli <i>Eolostica</i>, v. v. I,
-pag. 63 e 69.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note263">
-<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari XI, p. 37. <i>Vita di Puntormo</i>; egli narra che un simile
-fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza
-dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto
-rappresentare «l'età dell'oro».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note264">
-<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Phil. Beroaldi <i>Orationes: nuptiae Bentivoleae</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note265">
-<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>M. Ant. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note266">
-<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Amoretti, <i>Memorie ecc. su Leonardo da Vinci</i>, p. 38 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note267">
-<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle feste,
-lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di pianeti
-nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in
-Ferrara. <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491.
-Ugualmente a Mantova. <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 233.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note268">
-<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Annal. estens.</i> presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La
-descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note269">
-<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note270">
-<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua
-il 5 marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo
-Grimm, <i>Deutsche Mythologie</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note271">
-<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — Il
-carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale
-di Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note272">
-<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ranke, <i>Geschichte der roman. und german. Völker</i>, p. 119.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note273">
-<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,<i> Arch. Stor.</i> III, pag. 119.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note274">
-<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. <i>Triumphus
-Alphons</i>, come appendice ai <i>Dicta et facta</i> del Panormita. — Un
-certo timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi
-Comneni. Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note275">
-<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver
-assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano
-Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima
-ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la
-Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, <i>Arch.
-Stor.</i> III, p. 305.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note276">
-<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina
-196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia
-quello di Alfonso a Napoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note277">
-<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 260.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note278">
-<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I suoi tre capitoli in terzine, v. <i>Anecd. litt</i>. IV, p. 561 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note279">
-<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi
-di figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate
-eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa
-degli equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio,
-primogenito del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi
-dell'armi al suo palazzo tutto armato <i>cum triumpho more romano</i>.
-Bursellis, l. c. col. 909, ad a. 1490.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note280">
-<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia
-nel 1437 (Graziani, <i>Arch. Stor</i>. XVI, 1, p. 413), si ricordano
-quasi le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri
-vestiti a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente.
-Si veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin
-presso Juvénal des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c.
-p. 360.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note281">
-<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note282">
-<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mich. Gannesius, <i>Vita Pauli II</i> presso Murat. III, II, col. 118
-e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note283">
-<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tommasi, <i>Vita di Cesare Borgia</i>, p. 251.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note284">
-<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, 34 e segg. <i>Vita di Puntormo</i>, testimonianza importantissima
-nel suo genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note285">
-<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, VIII, p. 264, <i>Vita di Andrea del Sarto</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note286">
-<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata
-una ruota s'ebbe per sinistro augurio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note287">
-<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note288">
-<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 151 e segg. — Le compagnie si
-chiamano dei <i>Pavoni</i>, degli <i>Accesi</i>, degli <i>Eterni</i>, dei <i>Reali</i>, dei
-<i>Sempiterni</i>; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note289">
-<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente nel 1495. Cfr. <i>M. Anton. Sabellici Epist.</i>
-L. V, foli 28.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note290">
-<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1893, 2000. — Mich.
-Cannesius, <i>Vita Pauli II</i>, presso Murat. III, II, col. 1012. — Platina,
-<i>Vitae Pontiff.</i>, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat.
-XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. <i>Elogia, sub Juliano Caesarino.</i> — Altrove
-eranvi corse di donne. <i>Diario ferrarese,</i> presso
-Murat. XXIV, col. 384.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note291">
-<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima.
-Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note292">
-<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Dommene</i>. L. IV, p. 211.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note293">
-<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano ringraziarlo
-d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte
-del palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note294">
-<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi</i>,
-Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, <i>Opere minori</i>, p. 505. — Vasari
-VII, p. 115, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>, al quale ultimo s'attribuisce
-una parte principale nella formazione di queste feste.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note295">
-<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi</i>, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere
-più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso
-la Francia e la Spagna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note296">
-<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul Jov., <i>Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note297">
-<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo
-attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, <i>la France
-nouvelle</i> L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note298">
-<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franc. Guicciardini, <i>Ricordi politici e civili</i>, N. 118. (<i>Opere
-inedite</i>, vol. I).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note299">
-<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo),
-la cui <i>Macaroneide</i>, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais
-certamente conobbe e cita anche frequentemente (<i>Pantagruele</i>,
-L. II, ch. 1 e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a
-scrivere il <i>Gargantua</i> e il <i>Pantagruele</i> sia venuto all'autore dalla
-lettura di quel poema.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note300">
-<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gargantua</i>, L. I, chap. 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note301">
-<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vale a dire <i>bennato</i> nel senso il più elevato, perocchè Rabelais,
-figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di accordare
-alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica
-del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso
-dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della
-vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in
-quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia
-romana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note302">
-<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi il suo <i>Diario</i> (in estratto) presso Delécluze, <i>Florence
-et ces vicissitudes</i>, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note303">
-<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, ap. Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1992. — Cfr. vol. I,
-pag. 147 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note304">
-<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo concetto dello spiritoso Stendhal (<i>La Chartreuse de
-Parme</i>, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda
-osservazione psicologica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note305">
-<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia</i>, all'anno 1337 (<i>Arch. Storico</i>
-XVI, I, p. 415).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note306">
-<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, I, <i>Nov.</i> 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note307">
-<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1892, ad ann. 1464.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note308">
-<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 837.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note309">
-<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono,
-oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, <i>Morgante, canto</i> XXI,
-<i>str.</i> 83, pag. 104 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note310">
-<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Guicciardini, <i>Ricordi</i>, l. c. N. 74.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note311">
-<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Cardano (<i>De propria vita</i>, cap. 13) si dipinge come
-estremamente vendicativo, ma anche come <i>verax, memor beneficiorum,
-amans justitiae</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note312">
-<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole
-una forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata
-conseguenza della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi
-molto tempo prima.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note313">
-<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, III, Nov. 2. In modo assai somigliante
-il <i>Cortigiano</i>, L. IV, fol. 180.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note314">
-<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello,
-accaduto in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani
-(<i>Arch. Stor.</i> XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a
-cavar gli occhi alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture.
-Ma la famiglia era un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice
-funajuolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note315">
-<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 9 e 26. — Accade anche talvolta
-che il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e
-rivela l'adulterio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note316">
-<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note317">
-<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un esempio può vedersi nel Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note318">
-<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi</i>, dicono presso
-il Giraldi (III, <i>Nov.</i> 10) le donne quando vien loro narrato, che il
-fatto potrebbe costar la testa all'assassino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note319">
-<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (<i>De fortitudine</i>,
-L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che
-precede il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese,
-che cerca di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e
-simili, appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma
-egli dimentica affatto di dircelo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note320">
-<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diarum parmense</i>, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349
-passim.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note321">
-<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa risovvenire
-la banda armata di quel prete, che pochi anni prima
-del 1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note322">
-<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Masuccio, <i>Nov.</i> 39. S'intende da se che l'uomo in discorso
-è fortunatissimo anche nel campo d'amore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note323">
-<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la
-guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può
-averlo fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le
-idee d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di
-Genova, Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro
-e per di più in ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note324">
-<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggio, <i>Facetiae</i>, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, ha
-forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere
-di persone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note325">
-<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis
-vita minoris vendatur</i>. Vero è che egli crede che sotto gli
-Angiò le cose non fossero giunte a tal punto: <i>sicam ab iis</i> (gli
-Aragonesi) <i>accepimus</i>. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci
-son descritte da B. Cellini I, 70.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note326">
-<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le
-menzioni degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia
-degli scrittori fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo
-genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note327">
-<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli,
-presso Albêri, <i>Relaz. Scr</i>. II, vol. I, p. 353 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note328">
-<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptor</i>, II, col. 1956.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note329">
-<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron venetum</i>, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione
-si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani
-nell'arte dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad
-ann. 1382 (ed. Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta
-dell'avvelenatore, che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi
-fissava in essa attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note330">
-<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petr. Crinitus, <i>De honesta disciplina,</i> L. XVIII, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note331">
-<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment.</i> L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus:
-<i>Vita Pii II</i>, presso Murat. III, II, col. 988.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note332">
-<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari IX, 82. <i>Vita di Rosso</i>. — Se nei matrimoni male
-assortiti abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la
-sola paura, non può decidersi. Cfr. Bandello, II, <i>Nov.</i> 5 e 54; e
-più gravemente ancora II, <i>Nov.</i> 40. Nella stessa città di Lombardia,
-che non viene più precisamente indicata, vivono due avvelenatori,
-un marito, che vuol persuadersi della sincerità della disperazione
-di sua moglie, e la costringe a bere un liquido che si dava
-per avvelenato, ma che non era se non acqua tinta; e dietro a
-ciò segue la loro riconciliazione. — Nella sola famiglia del Cardano
-erano accaduti quattro avvelenamenti. <i>De vita propria</i>,
-cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in occasione dell'incoronazione
-del Papa ognuno dei cardinali condusse con sè il suo
-coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si sapeva
-per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere
-avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale
-e si tollerava <i>sine injuria invitantis</i>! Blas Ortiz <i>Itinerar.
-Hadriani VI</i>, ap Baluz. <i>Miscell</i>. ed. Mansi, I, 480.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note333">
-<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi
-il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445.
-Mentre all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama
-assai pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò
-un gran romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno
-fuggì o cadde a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta
-dei maleficj di Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo,
-meglio è tacere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note334">
-<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano,
-se egli non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi
-ambiziosi e di una continua superstizione astrologica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note335">
-<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Giornali napoletani</i>, presso Murat. XXI, col. 1092, <i>ad
-ann</i>. 1425.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note336">
-<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VII, p. 338.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note337">
-<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De immanitate</i>, dove si dice che Sigismondo
-abbia reso gravida anche la propria figlia e simili.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note338">
-<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Storia fiorent.</i> sulla fine. (Se l'opera è stampata
-senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note339">
-<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi
-e le persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle
-quali prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie
-degli uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi
-che sotto la dominazione straniera del secolo XVI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note340">
-<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi
-già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma,
-e precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza
-e di una parziale riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico
-sotto Ferdinando ed Isabella. La fonte principale su questo
-argomento, è il Gomez, <i>Vita del card. Ximenes</i>, presso Rob.
-Velus, <i>Rer. hispan. scriptores</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note341">
-<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano
-quasi mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente
-potuto trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi.
-Ciò accade in via eccezionale, nel Bandello, II, <i>Nov.</i> 45; ma altrove
-(II, 40) egli menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano
-Pontano nel «Caronte» fa apparire l'ombra di un vescovo molto
-pingue «a passo d'anitra». Di quanto poca levatura fossero i
-vescovi italiani d'allora in generale vegg. in P. Giovio, p. 387.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note342">
-<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti
-in dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni
-frate fu l'irco delle iniquità d'Israele</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note343">
-<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Bandello prelude, per esempio, alla <i>Nov.</i> 1 della <i>Parte</i> II,
-col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia,
-quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano
-provvedere ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare
-una iniqua aggressione fatta ad un parroco di campagna
-da un giovane signore assistito da due soldati o banditi, che, per
-punirlo della sua avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata
-dalla podagra e lo derubano di un montone che possedeva.
-Basta una sola storia di questo genere a mostrare, meglio che
-molte dissertazioni, in qual corrente di idee allora si vivesse e si
-agisse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note344">
-<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note345">
-<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto <i>I H S</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note346">
-<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Seggi</i> erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà napoletana. — La
-rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo,
-dal Bandello, per es. III, <i>Nov.</i> 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note347">
-<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. <i>De Sermone,</i> L. II, e
-il Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 32.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note348">
-<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa
-essere apertamente denunciati. Cfr. anche <i>Jov. Pontan. Antonius</i>
-e <i>Charon</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note349">
-<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In via di esempio, l'ottavo canto della <i>Macaroneide</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note350">
-<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, <i>Vita di Sandro
-Botticelli</i>, e mostra, che talvolta si scherzava anche coll'Inquisizione.
-Del resto il Vicario quivi menzionato può ben essere stato
-quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore domenicano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note351">
-<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note352">
-<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il
-passo è tolto dal vol. II, p. 209, <i>Nov.</i> X. Una piccante descrizione
-della vita agiata dei Certosini veggasi nel <i>Commentario d'Italia</i>,
-fol. 32 e segg., citato già a pag. 92.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note353">
-<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato
-ecclesiastico: <i>Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori
-restituendas videri</i>, era una delle sue sentenze favorite. Platina,
-Vitae Pontiff. p. 311.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note354">
-<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, N. 28. delle <i>Opere inedite</i>, vol. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note355">
-<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, N. 1, 123, 125.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note356">
-<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per vero molto incostante.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note357">
-<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. il suo <i>Orlandino</i> cantato sotto il nome di Limerno Pitocco,
-cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3
-e segg. specialmente la 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note358">
-<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV col. 362.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note359">
-<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche
-san Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani,
-ricorrere ad un tale spediente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note360">
-<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno
-della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di benedirli
-in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro,
-dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione,
-come in simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna
-al fatto con queste parole: <i>egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli
-si andava oltre il vero</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note361">
-<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio il Poggio, <i>De avaritia</i>, nelle <i>Opere</i>, fol. 2.
-Egli trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano
-le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più
-sciocco di quando era venuto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note362">
-<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 73: predicatori che non riescono nel
-loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note363">
-<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, <i>Nov.</i> 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note364">
-<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr.
-Malipiero, <i>Ann. venet. Arch. Stor.</i> VII, I, p. 18. — <i>Chron. venet.</i>
-presso Murat. XXIV, col. 114. — <i>Storia bresciana</i>, presso Murat.
-XXI, col. 898.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note365">
-<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Storia bresciana</i>, presso Murat. XXI col. 865.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note366">
-<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 819.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note367">
-<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, presso Eccard, (<i>Scriptor</i>. II, col. 1874). Egli dice:
-canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni,
-quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (<i>Cron.
-di Perugia, Arch. Stor.</i> XVI, I, p, 314) in simile occasione dice:
-brieve incante, che senza dubbio deve leggersi <i>brevi e incanti</i>,
-e una simile emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura,
-le cui <i>sorti</i> accennano anche senza ciò a qualche cosa di
-superstizioso, forse al giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione
-della stampa si raccolsero anche, per esempio, tutti gli
-esemplari di Marziale per abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note368">
-<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e
-segg. — e quella di Enea Silvio, <i>De viris illustr</i>. p. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note369">
-<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo contro
-i <i>giudici</i> (se invece non si deve leggere <i>giudei</i>), su di che essi
-ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note370">
-<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra
-esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto
-distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari,
-III, 148, <i>Vita di Parri Spinelli</i>: spesse volte lo zelo sembra
-essersi arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note371">
-<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pareva che l'aria si fendesse</i>, è detto in qualche punto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note372">
-<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto
-espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non
-si può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta,
-dopo uno strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445),
-che scoppiò una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani,
-l. c. pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che
-quella città fu forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori:
-cfr. pag. 597, 626, 631, 637, 647.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note373">
-<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati.
-<i>Stor. bresciana</i>, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio
-(<i>De viris illustr.</i> p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto,
-dopo una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note374">
-<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei
-Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa
-intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno
-(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a
-niun patto sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si
-esprime nell'estesa sua <i>Relazione</i>, (Comment. L. XI p. 511) con
-una ironia molto fina: <i>Pauperiem pati et famen et sitim et corporis
-cruciatum et mortem pro Christi nomine nonnulli possunt:
-jacturam nominis vel minimam ferre recusant, tamquam sua
-propria deficiente fama Dei quoque gloria pereat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note375">
-<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna distinguerli
-dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo
-riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano
-attorno come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio,
-od anche, per causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo
-apostolo. Essi fin dal secolo XIII posero a contribuzione il contado
-con una specie di magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati
-ad inginocchiarsi, quando si nominava sant'Antonio. Essi
-simulavano di fare la questua per gli ospitali. Masuccio, <i>Nov.</i> 18,
-Bandello, III, <i>Nov.</i> 17. Il Firenzuola nel suo <i>Asino d'oro</i> dà loro
-le parti dei sacerdoti questuanti di Apulejo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note376">
-<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 357. Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 431.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note377">
-<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note378">
-<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro
-la tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria
-aveva voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la
-costituzione e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note379">
-<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero
-dei monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di
-simile a Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note380">
-<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 251. Di fanatici predicatori surti
-poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata
-dei francesi, dal Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 443, 449, 485, <i>ad ann</i>. 1523,
-1526, 1529.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note381">
-<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jac. Pitti, <i>Storia fiorent.</i> L. II, p. 112.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note382">
-<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Perrens: <i>Jèrôme Savonarole</i>, 2 vol., tra le molte opere speciali
-di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — Più
-tardi P. Villari, <i>La storia di Girol. Savonarola</i>,
-(2 vol. in 8.º Firenze, Le Monnier).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note383">
-<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto
-restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere
-comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra
-avervi mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque
-dei fiorentini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note384">
-<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano
-donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla
-Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note385">
-<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Degli <i>impii astrologi</i> egli dice: <i>non è da disputar</i> (con
-loro) <i>altrimenti che col fuoco</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note386">
-<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello,
-presso Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note387">
-<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Col titolo: <i>De rusticorum religione</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note388">
-<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil
-genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note389">
-<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. II, esclama:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ista superstitio, ducens a Manibus ortum</p>
-<p class="i01">Tartareis, sancta de religione facessat</p>
-<p class="i01">Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella
-Marca contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa
-esplicita di <i>eresia ed idolatria</i>; tuttavia anche Recanati, che si
-arrese spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi
-erano stati adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto
-Pio II si parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate
-di nascita. <i>Aen. Sylv. Opera</i>:, p. 289. <i>Histor. rer. ubique</i> gestar.
-c. 12. — Il fatto più singolare accadde nel Foro romano sotto
-Leone X: per causa di una pestilenza fu sacrificato con solenni
-riti pagani un toro. Paul. Jov. <i>Histor</i>. XXI, 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note390">
-<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Sabellico, <i>De situ venetae urbis</i>. Bensì egli ricorda
-i nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo
-di <i>sanctus</i> o <i>divus</i>, ma adduce una quantità di reliquie con un
-certo senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle
-baciate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note391">
-<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De laudibus Patavii</i>, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note392">
-<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 408. — Egli non appartiene alla
-schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro,
-che vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note393">
-<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 352, e segg. <i>Verebatur Pontifex,
-ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur</i> etc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note394">
-<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe
-un bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. — Le
-catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche
-il Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: <i>velut ager Aceldama
-Sanctorum habita est</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note395">
-<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 905. Fu
-uno dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note396">
-<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, e segg. c. N. <i>Vita di Ghiberti.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note397">
-<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, III, 15 e 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note398">
-<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente in
-Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente
-conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a
-razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti
-tempi del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini,
-era sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle
-reliquie lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di
-sant'Antonio da Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco
-splende, oltre la santità, anche un raggio di celebrità storica.
-V. vol. I, pag. 198.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note399">
-<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto
-nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse
-l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa
-specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata
-Concezione (<i>Extravag. Comment</i> L. III, tit. XII). Per contrario
-può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente
-di san Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare
-nella Francia settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi
-fu ufficialmente permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII
-(Baluz. <i>Miscell</i>. III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto
-IV fondò per tutta la Chiesa la festa della Presentazione di
-Maria al Tempio, e quelle di sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem.
-<i>Ann. Hirsaug.</i> II, 518).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note400">
-<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni,
-<i>De sacris diebus</i>, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra,
-che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni
-rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti
-nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nunc autem, postquam penitus natura Satanum</p>
-<p class="i01">Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,</p>
-<p class="i01">Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos</p>
-<p class="i01">Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;</p>
-<p class="i01">Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum</p>
-<p class="i01">Marmora, et aeternae decora immortalia famae....</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note401">
-<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così Battista Mantovano si lagna di certi <i>nebulones</i> (<i>De
-sacr. dieb</i>. L. V), che non volevano credere all'autenticità del preziosissimo
-Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai
-disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente
-essere favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note402">
-<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di
-S. Bernardo: <i>Vergine Madre, figlia del tuo figlio</i> ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note403">
-<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle <i>Opere</i>,
-p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione
-speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. <i>De morte Pii</i>, p. 656.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note404">
-<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi
-sonetti di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note405">
-<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. V, e specialmente il
-discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio lateranense,
-presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note406">
-<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monachi Paduani chron</i>. L. III, sul principio. Di questa
-pubblica penitenza vi si dice: <i>invasit primitus Perusinos, Romanos
-postmodum, deinde fere Italiae populos universos</i>. — Per
-converso Gugl. Ventura (<i>De gestis Astensium</i>, col. 701) chiama
-la processione dei Flagellanti <i>admirabilis Lombardorum commotio</i>,
-aggiungendo che alcuni eremiti aveano lasciato le loro
-solitudini per venire nelle città ed eccitarle a penitenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note407">
-<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note408">
-<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note409">
-<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle
-dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia
-e a Vienna sono annoverate nel <i>Diario ferrarese</i>, presso Muratori
-XXIV, col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in
-Terrasanta presso Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> L. V. Anche qui
-talvolta il movente è la sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo
-Frescobaldi, e di un suo compagno, che intorno al 1400
-volevano peregrinare in Terrasanta, il cronista Giovanni Cavalcanti
-(II, p. 478) dice: <i>stimarono di eternarsi nella mente degli
-uomini futuri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note410">
-<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 800.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note411">
-<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note412">
-<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Burigozzo, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 486. — Per la miseria della
-Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella
-(<i>De rebus nuper in Italia gestis</i>); nel complesso Milano
-non sofferse meno di quello che abbia sofferto Roma nel famoso
-Sacco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note413">
-<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La si chiamava anche <i>l'arca del testimonio</i>, e si era persuasi
-che la cosa era disposta <i>con gran misterio</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note414">
-<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323,
-326, 386, 401.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note415">
-<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a
-star bene con Iddio</i>, dice l'annalista.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note416">
-<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando
-di Perugia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note417">
-<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il cronista lo dice un <i>Messo dei Cancellieri del Duca</i>. Ma
-evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai
-preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note418">
-<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo»
-pag. 110.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note419">
-<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi
-si poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note420">
-<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio,
-<i>Nov.</i> 46, 48, 49.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note421">
-<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Decamerone</i>, I, <i>Nov.</i> 3. Egli pel primo nomina anche la
-religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una
-lacuna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note422">
-<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In bocca però del demonio Astarotte, <i>Canto</i> XXV, str. 231
-e segg. Cfr. str. 141 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note423">
-<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Canto</i> XXVIII, str. 38 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note424">
-<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Canto</i> XVIII, str. 112, sino alla fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note425">
-<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio,
-nella figura del principe Chiaristante, <i>Canto</i> XXI, str. 101 e segg.
-121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta
-per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di
-pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II,
-pag. 246).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note426">
-<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo
-anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia
-spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa
-90 anni prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237
-(ed. Londin. 1840, 405): <i>Epicureorum, qui opinantur animam
-corpore solutam in aerem evanescere, in auras affluere</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note427">
-<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo
-libro di Lucrezio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note428">
-<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>, VII, 67-96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note429">
-<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Purgatorio</i>, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei
-pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV,
-156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note430">
-<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX,
-col. 532.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note431">
-<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le
-altre quella di Ritter, <i>Stor. della filosofia</i>, vol. IX.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note432">
-<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jovii <i>Elogia liter.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note433">
-<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Codri Urcei opera</i>, colla sua <i>Vita</i> di Bartol. Bianchini, poi
-le sue <i>Lezioni filologiche</i>, p. 65, 151, 278, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note434">
-<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Animum meum seu animam</i>, differenza, colla quale allora
-la filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la
-teologia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note435">
-<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 311, <i>christianam fidem, si miraculis
-non esset approbata, honestate sua recipi debuisse.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note436">
-<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano
-sempre di nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non
-andavano esenti da osservazioni. Il Firenzuola (<i>Opere</i>, vol. II, p. 208,
-Nov. 10) si fa beffe dei francescani di Novara, che con danaro
-maliziosamente estorto vogliono costruire una cappella nella loro
-chiesa, <i>dove fosse dipinta quella bella storia, quando san Francesco
-predicava agli uccelli nel deserto, e quando ei fece la santa
-zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli portò i zoccoli</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note437">
-<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>,
-L. III c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note438">
-<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Annal. Bonon</i>, presso Murat. XXIII, col. 915.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note439">
-<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato
-con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, <i>Storia della Chiesa</i>, II,
-IV, c. 154, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note440">
-<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De fortuna</i>. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note441">
-<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Aen. Sylvii, Opera</i>, p. 611.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note442">
-<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Poggius, <i>De miseriis humanae conditionis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note443">
-<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Caracciolo, <i>De varietate fortunae</i>, presso Murat. XXII, uno
-degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne
-è scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive
-v. pag. 201 e nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note444">
-<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leonis, Vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note445">
-<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. presso Murat. XXIII, col. 909: <i>monimentum
-hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae
-rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim
-praestiterunt</i>. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione
-sia stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti,
-o, come quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei
-fondamenti. In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea:
-la fortuna, per mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto
-al cronista, doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù
-di magìa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note446">
-<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quod ninium gentilitatis amatores essemus.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note447">
-<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli
-angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi
-più serii. — <i>Annal. Estens</i>. presso Murat. XX, col. 468; dove
-l'amorino o il putto ingenuamente è detto: <i>instar Cupidinis angelus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note448">
-<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>. III, 18.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note449">
-<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Macrob. <i>Saturn</i>. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti
-quivi ritualmente prescritti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note450">
-<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monachus Paduanus</i>, L. II, ap. Urstisius, <i>Scriptores</i>, I,
-p. 598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I,
-pag. 51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il
-Decembrio, presso Murat. XX, col. 1017.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note451">
-<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato
-Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente
-si allude ad un astrologo della città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note452">
-<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Hist. des scienc. mathémat.</i> II, 52, 193. In Bologna
-pare che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto
-dei professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile
-cattedra nella Sapienza romana sotto Leone X è nominata da
-Roscoe, <i>Leone X.</i> ed. Bossi, V, pag. 283.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note453">
-<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale
-e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche.
-Giov. Villani, VI, 81.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note454">
-<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De dictis etc. Alphonsi. Opera</i>, p. 493. Egli trovava che
-era <i>pulchrius, quam utile</i>. Platina <i>Vitae Pontiff</i>. p. 310. — Per
-Sisto IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note455">
-<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Piero Valeriano, <i>De infelic. literat.</i>, parlando di Francesco
-Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione
-pubblicò molti segreti del Papa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note456">
-<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ranke, <i>R. Päpste</i>, I, p. 247.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note457">
-<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien
-menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo
-di Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale,
-lo si dice tedesco di nazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note458">
-<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firmicus Maternus, <i>Matheseos Libri</i> VIII, sulla fine del libro
-secondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note459">
-<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Presso il Bandello, III, <i>Nov.</i> 60 l'astrologo dì Alessandro
-Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la
-propria miseria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note460">
-<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro,
- quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora
-nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva
-provare, se la predizione era vera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note461">
-<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il
-figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita
-al capo, che gli era minacciata. <i>Vita di P. Capponi, Arch.
-Stor</i>. IV, II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi
-a pag. 82. — Il medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva
-di dover quandochessia annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò
-splendidi posti in Padova ed in Venezia. <i>Paul. Jov. Elogia
-literat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note462">
-<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in
-Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto,
-presso Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco
-Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo
-per lo meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio,
-fol. 221, 413.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note463">
-<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai
-potuto vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli <i>Annal.
-Foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista
-Alberti cerca di spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti.
-<i>Opere volgari</i>, Tom. IV, p. 314, ovvero <i>De re aedificat.</i>
-L. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note464">
-<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov.
-Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi
-vol. I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla
-poesia del più tardo medio-evo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note465">
-<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Annal. Foroliv.</i> l. c. — Filippo Villani, <i>Vite</i>. — Machiavelli,
-<i>Storie fiorent.</i> L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni
-che promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio
-e il libro sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento,
-faceva suonare la campana maggiore per la partenza. Però
-si conviene che egli talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre
-non previde la sorte del Montefeltro e la sua propria. Egli fu
-ucciso dai malandrini non lungi da Cesena, quando, reduce da
-Parigi e dalle università italiane, dove aveva insegnato, tornava
-a Forlì.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note466">
-<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matteo Villani, XI, 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note467">
-<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>De fortitudine</i>, L. I. — I primi Sforza come
-onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note468">
-<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. v. <i>Livianus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note469">
-<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che narra la cosa egli stesso. <i>Benedictus</i>, presso Eccard, II,
-col. 1617.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note470">
-<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo
-Nardi, <i>Vita di Ant. Giacomini</i>, p. 65. — Ciò si incontra non di
-rado anche in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia
-in Ferrara la mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa
-di velluto nero con segni astrologici ricamati in oro.
-<i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 305.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note471">
-<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Azario, presso il Corio, fol. 258.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note472">
-<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un
-astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò
-al sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna,
-«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto
-sangue cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore
-andamento della guerra civile francese. <i>Magn. chron. belgicum</i>,
-p. 358. Juvénal des Ursins ad a. 1396.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note473">
-<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose,
-nel 1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno
-<i>sine cruore, sed sola fama</i>, come nel fatto accadde.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note474">
-<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, L. III, cap. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note475">
-<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause,
-e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato
-qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli
-dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso
-del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, <i>Advers. astrol.</i> II, 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note476">
-<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV;
-secondo lo Scardeonio essi erano destinati <i>ad indicandum nascentium
-naturas per gradus et numeros</i>, principio più popolare
-di quello che noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia <i>à la portée
-de tout le monde</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note477">
-<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dell'Astrologia egli scrive (<i>Orationes</i>, fol. 35, <i>in nuptias</i>):
-<i>haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur</i>. — Un
-altro entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, <i>De
-dignitate urbis Bononiae</i>, (Murat. XXI, col. 1163).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note478">
-<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epp. seniles</i>. III, I, (p. 765), e in altri luoghi citati.
-La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra
-aver pensato ugualmente.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note479">
-<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti nella <i>Novella</i> 151 mette in ridicolo le loro
-dottrine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note480">
-<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, III, I, X, 39.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note481">
-<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note482">
-<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche l'autore degli <i>Annales Placentini</i>, (Murat. XX,
-col. 931), quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del
-voi. I, si associa a questa polemica. Ma il passo è notevole sotto
-un altro punto di vista, cioè perchè contiene le opinioni di quel
-tempo sulle nove comete allor conosciute e chiamate ciascuna con
-un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, 67.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note483">
-<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>, L. III, dove anche in Leone stesso
-è visibile una credenza almeno nei pronostici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note484">
-<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jo. Pici Mirand. <i>Adversus astrologos Libri</i> XII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note485">
-<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo Paul. Jov. <i>Elogia literat. sub tit. Jo. Picus</i>, il suo
-effetto sarebbe stato <i>ut subtilium disciplinarum professores a
-scribendo deterruisse videatur</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note486">
-<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De rebus coelestibus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note487">
-<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la
-teoria di Dante nel principio del «Convito».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note488">
-<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una
-lettera a Ferdinando il Cattolico (Mai, <i>Spicil. roman</i>. vol. VIII,
-p. 226, dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in
-un'altra al Conte di Potenza (<i>ibid</i>. p. 539) dallo studio dei pianeti
-conclude, che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note489">
-<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ricordi</i>, l. c. N. 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note490">
-<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio
-all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note491">
-<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Storie fiorent.</i> L. IV (p. 174). I presentimenti e le
-profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una
-volta in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV,
-43, 177.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note492">
-<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 208.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note493">
-<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III. p. 324, all'anno 1514.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note494">
-<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano
-l'anno 1515; cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta
-che nello scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi
-(in S. Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un
-cavallo; si portò la testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via
-il resto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note495">
-<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense</i>
-presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di
-quell'odio concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo.
-Cfr. col. 371.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note496">
-<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Conjurationis Pactianae Commentarius</i>, nelle Appendici al
-Roscoe, <i>Vita di Lorenzo.</i> — Del resto il Poliziano era almeno
-avverso all'astrologia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note497">
-<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 174. — Aen. Sylvius: <i>De Europa</i>,
-c. 53, 54 (<i>Opera</i>, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione
-di nuvole ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche
-faccia menzione delle sorti che vi vanno connesse.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note498">
-<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 160; cfr. <i>Pausaniae</i>, IX, 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note499">
-<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di
-fuggir dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (<i>Aen</i>. III, vs. 44). — Cfr.
-Rabelais, <i>Pantagruel</i>, III, 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note500">
-<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo <i>splendor</i> o lo
-<i>spiritus</i> di Cardano e il <i>daemon familiaris</i> di suo padre, noi le
-lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 4, 38,
-47. Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri
-che egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli
-spettri nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il
-Murat. XX, col. 1016.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note501">
-<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Parte II, <i>Nov.</i> I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note502">
-<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 20. Veramente non era che un amante,
-il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo
-dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii;
-e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace
-di contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note503">
-<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 640. ad a. 1467. L'amministratore
-morì di spavento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note504">
-<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note505">
-<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' Vallombrosani,
-al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note506">
-<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano,
-non rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un
-uomo in un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur,
-II, § 171 (vol. I, p. 282).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note507">
-<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa,
-che intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni
-grandi di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava
-Rodogina. I particolari in Rabelais <i>Pantagruele</i>, IV, 58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note508">
-<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>Antonius</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note509">
-<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando di
-una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La
-legge colpisce quelle che <i>facciono le fature ovvero venefitie ovvero
-encantatione d'immundi spiriti a nuocere.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note510">
-<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. I, op. 46, <i>Opera</i>, p. 531 e segg. Invece di <i>umbra</i> a
-pag. 532 deve leggersi <i>Umbria</i>, e invece di <i>lacum</i> leggasi <i>locum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note511">
-<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Più tardi lo dice <i>Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives,
-tum potens.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note512">
-<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI
-non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena
-scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate,
-tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il <i>Dittamondo</i>,
-L. III, cap. 9.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note513">
-<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pii II Comment.</i> L. I, p. 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note514">
-<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benv. Cellini, L. I, cap. 65.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note515">
-<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>L'Italia liberata dai Goti, Canto</i> XXIV. Si può chiedere,
-se il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni
-ovvero se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca.
-Il medesimo dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello,
-Lucano (<i>Canto</i> VI), dove la maga tessala scongiura un
-morto per compiacere a Sesto Pompeo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note516">
-<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal.</i> Lib. V, tit. XII. Essa comincia: <i>Summis
-desiderantibus affectibus</i>, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso
-di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento,
-scompare affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente
-obbiettivo, di un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol
-persuadersi, come la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica
-sorgente di tutti questi delirii, tenga dietro, nelle Memorie di
-Jacopo du Clerc, al così detto processo contro i Valdesi tenuto in
-Arras nell'anno 1459. Soltanto dopo uno studio secolare di essi
-anche la fantasia popolare si persuase delle arti, colle quali in
-simili cose si era usati di procedere e che in allora nuovamente
-si riprodussero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note517">
-<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note518">
-<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per
-esempio, nell'<i>Orlandino</i>, cap. I, str. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note519">
-<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per esempio il Bandello, III, <i>Nov.</i> 29, 52. Prato, <i>Arch.
-Stor.</i> III, p. 408. — Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> ap. Murat. XXIII,
-col. 897, parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un
-priore dell'ordine dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti:
-<i>cives Bononienses cum Daemonibus coire faciebat in specie
-puellarum</i>. Egli faceva dei veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro
-a ciò in Procop. <i>Histor. arcana</i>, c. 12, dove un lupanare
-vero è frequentato da un demonio, che getta gli altri frequentatori
-sulla pubblica via.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note520">
-<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle
-streghe, veggasi la <i>Macaroneide</i>, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono
-distesamente tutte le loro ribalderie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note521">
-<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>. Egli crede che le cortigiane
-apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano
-certe <i>malìe</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note522">
-<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varchi, <i>Stor. fiorent.</i> II, p. 152.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note523">
-<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn.
-Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, cap. 39.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note524">
-<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal</i>. l. c.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note525">
-<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Zodiacus, <i>Vitae</i>, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note526">
-<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. IX, 201 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note527">
-<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. X, 770 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note528">
-<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti
-sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche
-teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli
-scongiuri (<i>Morgante. Canto</i> XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che
-non si possa sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr.
-<i>Canto</i> XXI).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note529">
-<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua
-opera <i>De prodigiis</i> non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni
-d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però
-della prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione
-delle sue teorie al Sacco di Roma del 1527.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note530">
-<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo
-e forse mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno
-al 1440), il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli,
-non trova in Italia neanche un lontano riscontro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note531">
-<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. l'importante scritto di Roth <i>Virgilio Mago</i> nella «Germania»
-di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto dell'antico
-teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti pellegrinaggi
-alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono aver colpito
-la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio
-Turon. VIII, 33.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note532">
-<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uberti, <i>Dittamondo</i>, L. III, c. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note533">
-<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1,
-III, 1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr.
-Dante, <i>Inferno</i>, XIII, 146.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note534">
-<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giusta un frammento riportato dal Baluz. <i>Miscell.</i> IX, 119,
-una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra
-con quelli di Ravenna, <i>et militem marmoreum, qui juxta Ravennam
-se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum
-civitatem virtuosissime transtulerunt</i>. Probabilmente una
-figura simbolica anche questa del destino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note535">
-<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata
-negli <i>Annal. foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con
-molte amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani,
-<i>Vite</i>, p. 43.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note536">
-<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Platina, <i>Vitae Pontiff</i>, p. 320: <i>veteres potius hac in re quam
-Petrum, Anacletum et Linum imitatus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note537">
-<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E che si sente, per esempio nel Suggero <i>De consecratione
-ecclesiae</i> (Duchesne, <i>Scriptores</i>, IV, p. 355) e nel <i>Chron. Petershusanum</i>,
-I, 13 e 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note538">
-<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cfr. anche la <i>Calandra</i> del Bibbiena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note539">
-<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note540">
-<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ibid. III, <i>Nov.</i> 29. Il negromante si fa promettere con solenni
-giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata
-sull'altare di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto
-deserta. — Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella
-<i>Macaroneide, Phantas.</i> XVIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note541">
-<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benv. Cellini, I. c. 64.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note542">
-<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vasari, III, 143, <i>Vita di Andrea da Fiesole</i>. Era Silvio Cosini,
-il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti
-e simili sciocchezze».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note543">
-<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Uberti, <i>il Dittamondo</i>, III, cap. I. Egli visita anche nella
-Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge:
-«A questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di
-Pilato, col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia
-continua e regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù
-con misterioso volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si
-alza un gran turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare
-i libri è, come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale
-diversa affatto dallo scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV
-l'ascendere al Monte di Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era
-cosa proibita «sotto pena della vita e della confiscazione dei beni»,
-come ce ne assicura il lucernese Diebold Schilling (pag. 67). Si
-credeva che nel lago, che è sul dosso del monte, vi fosse uno spettro,
-che doveva essere «lo spirito di Pilato». Quando lassù giungeva
-qualcuno e gettava qualche cosa nel lago, immediatamente
-sollevavansi turbini spaventosi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note544">
-<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De obsidione Tiphernatium</i> 1474. (<i>Rerum Italic. scriptores
-ex florent. codicibus</i>, Tom. II).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note545">
-<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di questa specie particolare di superstizione molto diffusa
-(intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco nell'<i>Orlandino</i>,
-cap. V, str. 60.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note546">
-<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. <i>Elegia liter.</i> sub voce <i>Cocles</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note547">
-<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di
-ritratti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note548">
-<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non
-conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato
-alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di
-registrare il suo oroscopo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note549">
-<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paul. Jov. l. c. sub voce <i>Tibertus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note550">
-<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie
-della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>,
-cap. 57, 52.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note551">
-<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Libri, <i>Hist. des sciences mathémat.</i> II, p. 122.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note552">
-<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Novi nihil narro, mos est publicus</i> (<i>Remed. utriusque
-fortunae</i>, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più
-vivacità e <i>ab irato.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note553">
-<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il passo principale presso Trithem. <i>Annal. Hirsaug.</i> II,
-pag. 286 e seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note554">
-<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Neque enim desunt</i>, dice Paul. Jov. <i>Elogia liter. sub voce
-Pompon. Gauricus</i>. Cfr. ibid. sub voce <i>Aurel. Augurellus. — Macaroneide,
-Chant.</i> XII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note555">
-<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ariosto, <i>Sonetto</i> 34.... <i>non creder sopra il tetto</i>. Il poeta
-riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione
-di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note556">
-<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor.</i> I, p. 273 e
-segg. — L'espressione solita era: <i>non aver fede</i>. Cfr. il Vasari, VII,
-p. 122, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note557">
-<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jov. Pontan. <i>Charon</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note558">
-<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae</i>, L. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note559">
-<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino,
-<i>Venezia</i>, L. XIII, p. 243.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note560">
-<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vespas. Fiorentino, pag. 260.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note561">
-<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Orationes Philelphi</i>, fol. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note562">
-<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Septimo Decretal.</i> L. V, tit. III, cap. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note563">
-<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ariosto, <i>Orl. furioso,</i> canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo:
-<i>Orlandino</i>, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo,
-membro dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza
-delle anime per glorificare la missione della casa d'Aragona.
-Roscoe. <i>Leone X</i>, ed. Bossi, II, p. 288.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note564">
-<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Orelli, <i>ad Cicer. de Republ</i>. L. VI. — Cfr. anche Lucan.
-<i>Pharsal</i>, IX, sul principio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note565">
-<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Petrarca, <i>Epp. famil</i>. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note566">
-<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fil. Villani, <i>Vite</i>, p. 15. Questo notevole passo, dove le opere
-meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: <i>che agli
-uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della
-terra, debitamente sieno date le stelle</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note567">
-<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inferno</i>. IV, 24 e segg. — Cfr. <i>Purgatorio</i>, VII, 28, XXII, 109.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note568">
-<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio
-dello scultore Nicolò dell'Arca:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant</p>
-<p class="i02"> Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-(Presso il Bursellis. <i>Annal. Bonon</i>. Murat. XXII, col. 912).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note569">
-<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel suo <i>Actius</i>, scritto più tardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note570">
-<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 13; <i>non poenitere ullius
-rei quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset</i>: senza
-di ciò io sarei stato l'uomo più infelice del mondo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note571">
-<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Discorsi</i>, L. II, cap. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note572">
-<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Del governo della famiglia</i>, p. 114.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note573">
-<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio,
-che fa parte de' suoi <i>Coryciana</i> (v. vol. I, pag. 360, nota):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Dii. quibus tam Coryciùs venusta</p>
-<p class="i01">Signa, tam dives posuit sacellum,</p>
-<p class="i01">Ulla si vestros animos piorum</p>
-<p class="i08"> Gratia tangit,</p>
-<p class="i01">Vos jocos risusque senis faceti</p>
-<p class="i01">Sospites servate diu; senectam</p>
-<p class="i01">Vos date et semper viridem et Falerno</p>
-<p class="i08"> Usque madentem.</p>
-<p class="i01">At simul longo satiatus aevo</p>
-<p class="i01">Liquerit terras, dapibus Deorum</p>
-<p class="i01">Laetus intersit, potiore mutans</p>
-<p class="i08"> Nectare Bachum».</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note574">
-<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Firenzuola. <i>Opere</i>, vol. IV, p. 147 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note575">
-<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nic. Valori; <i>Vita di Lorenzo</i>, passim. — La bella istruzione
-a suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, <i>Laurent. Adnot.</i>
-178 e nelle Appendici di Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note576">
-<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico.</i> — La sua <i>Deprecatio
-ad Deum</i>, nella <i>Deliciae poetar. italor</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note577">
-<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono i canti intitolati: l'<i>Orazione</i> (<i>Magno Dio, per la cui
-costante legge</i> ecc. presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, VIII, p. 120),
-l'<i>Inno</i> (<i>Oda il sacro inno tutta la natura</i> ecc. presso Fabroni,
-Laurent. Adnot. 9). L'<i>Altercazione</i> (<i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>,
-I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le altre
-poesie qui nominate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note578">
-<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo
-<i>Morgante</i> tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere
-specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso
-deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la
-più spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici
-di Lorenzo: i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati
-(v. pag. 301 e 306 nota) ne formano come il complemento.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II ***</div>
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-<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br />
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-(or any other work associated in any way with the phrase &#8220;Project
-Gutenberg&#8221;), you agree to comply with all the terms of the Full
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-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg&#8482; electronic works
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-</blockquote>
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-</div>
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-or any Project Gutenberg&#8482; work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg&#8482; work, and (c) any
-Defect you cause.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s web site
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This Web site includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-</div>
-
-</body>
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