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Carnesecchi, Piazza d'Arno. - - - - -PARTE QUARTA - -SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO - - - - -CAPITOLO I. - -Viaggi degli Italiani. - - - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi. - - -Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono il progresso, -raggiunto un alto grado di sviluppo individuale ed educati alla scuola -dell'antichità, gli Italiani si volgono ora alla scoperta del mondo -esteriore e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte. -Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne ora -i progressi, che più convenientemente dovrebbero riserbarsi ad una -trattazione speciale. - -Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane regioni noi -non possiamo permetterci qui che alcune considerazioni generali. Le -Crociate aveano aperto agli Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, -e risvegliato dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera. -Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto si sia -collegato con lo spirito d'investigazione scientifica o si sia posto -del tutto al servigio di quest'ultima; ma non v'ha dubbio che ciò -accadde in Italia assai per tempo e in modo più largo e compiuto, che -non in qualsiasi altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani -aveano preso una parte molto diversa da quella degli altri popoli -d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali in oriente; -e da tempo immemorabile il Mediterraneo aveva svolto negli abitatori -delle sue rive tendenze affatto speciali, per cui avventurieri nel -senso nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole, -diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente famigliarizzati -con tutti i porti orientali del Mediterraneo, accadde invece che -i più intraprendenti si sentissero portati ad abbracciare la vita -nomade e vagabonda dei viaggiatori arabi, che vi s'incontravano -dappertutto, avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più -o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi involti -nelle correnti del mondo mongolico e furono portati sempre più innanzi -sino ai piedi del gran trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico -noi troviamo assai per tempo singoli Italiani associati a questa -o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora sin dal -XIII secolo trovarono le Canarie,[1] e genovesi pur furono quelli, -che nello stesso anno 1291, quando appunto andava perduta Tolemaide, -ultimo avanzo dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che -si conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:[2] sotto -questo riguardo adunque Colombo non fu il solo, ma il più grande in una -schiera numerosa di Italiani, che navigarono in mari remoti al servizio -delle potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già colui, che -casualmente approda pel primo ad un paese, ma chi, dopo averlo cercato, -lo trova, e se costui soltanto raccoglie la gloria di tutti gli sforzi -de' suoi predecessori e acquista il diritto di portar pel primo la -parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando anche si -volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo in qualsiasi spiaggia, -rimarranno pur sempre il popolo scopritore per eccellenza durante tutto -il periodo ultimo del medio-evo. - -Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla storia speciale -delle scoperte. Ma non per questo verrà mai meno l'ammirazione dovuta -alla grandiosa figura del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un -nuovo continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè dire: il -_mondo è poco_, la terra non è così grande, come si crede. Mentre la -Spagna dava all'Italia un Alessandro VI, l'Italia dava alla Spagna -un Colombo: poche settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio -1503), questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera agli -ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai leggere senza un -senso di profonda commozione. E in un codicillo, datato da Valladolid -nel 4 maggio 1506, lascia egli «alla sua diletta patria, la repubblica -di Genova», quel libro di preghiere, che gli fu regalato da papa -Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto nel carcere, nelle -lotte e in ogni specie di avversità». Si direbbe quasi che con ciò -il grand'uomo avesse avuto in mira di diffondere un ultima aureola di -perdono e di pace sull'abborrito nome dei Borgia. - - -La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto ai viaggi degli -Italiani, ci si impone altresì, per l'indole del nostro lavoro, -rispetto allo sviluppo che ebbe presso di loro l'esposizione dei -dati e delle dottrine geografiche, ossia riguardo alla parte, che -essi presero al progressivo allargarsi della cosmografia. Ma anche -un semplice confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli -mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. Dove, -fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, avrebbesi potuto trovare in -un uomo solo tante cognizioni geografiche, statistiche e storiche, -quante si riscontrano in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto -larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro cosmografico, -ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli egli descrive con sempre -uguale maestria paesi, città, costumi, industrie prodotti, condizioni -politiche e costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla -fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che ha attinto dai -libri si nota generalmente una certa fiacchezza e quasi perplessità. -Anche il breve schizzo,[3] che egli ci dà di una vallata del -Tirolo, dove Federigo III gli conferì una prebenda, non lascia senza -osservazione nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela nel -suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva e comparativa, -quale soltanto poteva avere un connazionale di Colombo, nutrito di -buoni studi. Mille altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò -che egli vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso a -darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo e il tempo la -domandavano. - -Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta[4] il voler -distinguere con precisione ciò che si deve riguardare come un portato -degli studi dell'antichità da ciò, che è da ascrivere al genio speciale -degli Italiani. Essi considerano e trattano le cose di questo mondo -da un punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere esattamente -gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia un popolo semi-antico -e perchè le loro condizioni politiche ve li predispongono; ma non -sarebbero così rapidamente giunti ad un tal grado di maturità, se gli -antichi geografi non avessero già loro additato la via. Incalcolabile -da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie italiane -già esistenti sullo spirito e sulle tendenze dei viaggiatori e degli -scopritori. Anche il semplice dilettante di una scienza, quale, -ad esempio, sarebbe Enea Silvio, se per un momento lo si volesse -collocar tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino -prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il nuovo terreno -indispensabile di una opinione pubblica prevalente, di un preconcetto -favorevole ad una impresa. Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo -dello scibile sanno valutare tutta l'importanza del servigio, che con -ciò vien reso agli arditi loro concepimenti. - - - - -CAPITOLO II. - -Le scienze naturali in Italia. - - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori - del giardinaggio. — Zoologia: i serragli. — Il seguito di - Ippolito de' Medici; gli schiavi. - - -Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo delle scienze -naturali, noi non possiamo far altro che rinviare il lettore ai -trattati speciali, fra i quali non ci è nota che l'opera evidentemente -troppo superficiale e dogmatica del Libri.[5] La contesa sulla priorità -di singole scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo -del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è possibile -che sorga un uomo, il quale, fornito di una cultura assai limitata, -per irresistibile impulso si getta in braccio all'empirismo e, per -una felice disposizione naturale, fa progressi maravigliosi. Tali -furono Gerberto di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù, -si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere del loro -tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima dello scopo, che -avevano in vista. Una volta squarciato il velo dell'errore, tolto il -fascino delle tradizioni, e dell'autorità delle scuole e superato quel -religioso terrore che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono -d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa quando lo -spirito d'osservazione e d'investigazione della natura è privilegio -speciale di un popolo intero, e conseguentemente lo scopritore non -è nè minacciato, nè condannato al silenzio, ma può anzi contare sul -consenso e sul favore universale. E in tali condizioni pare essersi -trovata appunto allora l'Italia.[6] Non senza orgoglio i naturalisti -italiani additano le prove e gl'indizi, pei quali non si può dubitare -dell'empirismo di Dante nello studio della natura.[7] Intorno a certe -singole scoperte o priorità nella menzione di speciali fenomeni, -che essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio; -ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso dinanzi alla -grande potenza di osservazione, che traluce da tutte le sue immagini -e similitudini. Più assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse -appariscono in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, che -dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice studio di ornamento, -ma per porgere un'idea quanto più sia possibile adeguata di ciò che -vuol dire. Nell'astronomia poi egli dà prove di cognizioni affatto -speciali, quantunque non si debba disconoscere che molti di quei passi -del suo gran poema che ora destano stupore, in allora fossero intesi -universalmente. Dante infatti, senza tener conto della sua erudizione, -si fonda sopra un'astronomia popolare molto diffusa al suo tempo e -che gli Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato -già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere e del tramontare -delle costellazioni non è oggidì più necessaria per l'uso introdotto -degli orologi e dei calendari, e con essa andò perduto anche tutto -quell'interesse, che il popolo era solito di prendere per tanti altri -fatti astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli insegnamenti -per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che Dante non sapeva, che cioè la -terra si gira intorno al sole; ma, fatta eccezione degli uomini della -scienza, l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo alla -più completa indifferenza. - -Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali deviò poscia -l'astronomia, non provano nulla contro le tendenze empiriche degli -Italiani d'allora; esse non furono che attraversate e vinte per un -momento dalla smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di -questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo a studiare -il carattere morale e religioso della nazione. - - -Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era mostrata quasi -sempre assai tollerante, ed anche contro la schietta investigazione -della natura essa non procedette mai con rigore, se non quando le -accuse — vere o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e di -negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. Ma la questione, -che importerebbe risolvere, sarebbe propriamente di sapere sino a qual -punto ed in quali casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte -i francescani, abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità -delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia abbiano -continuato a condannare, sia per connivenza verso i nemici degli -accusati, sia per tacita avversione contro lo studio della natura in -generale e più specialmente poi contro ogni esperimento scientifico. -Quest'ultimo caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe pressochè -impossibile l'addurne le prove. Ciò che può aver cagionato nel nord -simili persecuzioni, l'opposizione ostinata del sistema ufficiale della -scienza fisica accettato dagli scolastici contro i novatori, come tali, -non potrebbe quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si -sa che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) non cadde -vittima che dell'invidia collegiale di un altro medico, che lo accusò -presso l'Inquisizione di eresia e di magia,[8] ed altrettanto si può -supporre anche rispetto al suo contemporaneo padovano, Giovannino -Sanguinacci, perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma -questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. Per ultimo non -bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, come inquisitori, -non ebbero mai tanta potenza, come nei paesi settentrionali; sì i -tiranni, che le repubbliche più d'una volta nel secolo XIV diedero -prove tali di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice -investigazione della natura, ma molte altre cose ben più rilevanti -andarono impunite. Ma quando, col secolo XV, l'antichità prevalse in -tutti i rapporti della vita, la breccia aperta nel vecchio sistema -s'allargò in favore d'ogni specie di indagine profana, con questo -però che l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò allo -studio empirico della natura.[9] In mezzo a ciò si risveglia pur sempre -qua e là di nuovo l'Inquisizione e punisce o manda al rogo qualche -medico, perchè bestemmiatore e negromante, nè, in tali casi, si può mai -dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto motivo della -condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, sul finire del secolo XV -l'Italia con Paolo Toscanelli, Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era -senza paragone il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di -scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si riconoscevano -suoi discepoli, non esclusi nemmeno il Regiomontano e il Copernico. - - -Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso alle scienze -naturali si ha anche nello zelo, con cui si cercò assai per tempo -di mettere insieme delle collezioni per lo studio comparativo delle -piante e degli animali. Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto -di essere stata la prima a possedere orti botanici, sebbene parrebbe -che in sulle prime essi non esistessero che con intenti di pratica -utilità, e d'altronde sia anche discutibile il vanto di priorità, -ch'essa si arroga. Senza paragone più importante invece è il fatto, -che tanto i principi, quanto i ricchi privati, nel mettere insieme -i loro giardini di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far -collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di specie diverse. -Così nel secolo XV il magnifico giardino di villa Careggi dei Medici ci -vien dipinto pressochè come un orto botanico,[10] ricco di innumerevoli -specie di alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo -XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio nella campagna -romana,[11] non lungi da Tivoli, dove erano siepi di rose d'ogni -specie, alberi d'ogni sorta, piante fruttifere di tutte le possibili -varietà e un grande orto con venti specie di uve. Qui evidentemente -si ha qualche cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali -universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini di tutti i -castelli e dei conventi degli altri paesi d'occidente: oltre ad una -cultura assai progredita delle piante fruttifere pei vantaggi che se ne -ritraggono, si vede un interesse speciale per le piante in sè medesime, -per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia dell'arte c'insegna -come solo più tardi questa passione delle collezioni fece luogo alle -esigenze del gusto architettonico pittoresco. - - -Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non si può immaginare -scompagnato da uno spirito superiore d'osservazione. Il facile -trasporto dai porti meridionali ed orientali del Mediterraneo e le -condizioni favorevoli del clima italiano rendevano possibile l'acquisto -delle maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando in -quando ne facevano i Sultani.[12] L'animale preferito tanto nelle -repubbliche, che nei principati è di regola il leone, anche se non -figuri nel loro stemma, come era appunto il caso di Firenze.[13] Le -tane, dove si tenevano rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in -prossimità di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; quelli -di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. Infatti questi animali -si adoperavano talvolta per l'esecuzione delle sentenze capitali -in affari politici,[14] e tenevano inoltre vivo nel popolo un certo -rispettoso spavento. Di più, il loro contegno si aveva in conto di un -misterioso pronostico: la loro fecondità si riguardava come un segno -d'imminente prosperità generale, ed anche Giovanni Villani non crede -di derogare alla propria dignità notando di avere assistito di persona -al parto di una leonessa.[15] I lioncelli usavasi di regalarli alle -città e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio al -valore.[16] I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei leopardi, -pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito domatore.[17] Borso da -Ferrara faceva combattere i suoi leoni con tori, orsi e cinghiali.[18] - -Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti di necessario -lusso, in parecchie corti principesche dei veri serragli. «Alla -magnificenza di un gran, signore, scrive Matarazzo, s'appartiene di -possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì -buffoni, cantanti e bestie feroci».[19] Il serraglio di Napoli al tempo -di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di -Bagdad, a quanto sembra.[20] Filippo Maria Visconti possedeva non solo -dei cavalli, che vennero pagati 500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, -e pregiatissimi cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire da -diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi uccelli da caccia, -che avea fatto raccogliere in tutto il settentrione, non gli costava -meno di 3000 ducati d'oro ogni mese.[21] Emanuele il grande, re di -Portogallo, sapeva bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando -gli mandò un elefante ed un rinoceronte.[22] E per tal modo si veniva -ponendo le basi della scienza zoologica e della botanica. - -Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi dall'allevamento -delle razze cavalline, delle quali quella mantovana di Francesco -Gonzaga passava per la prima d'Europa.[23] L'uso di attribuire un -pregio speciale a certe razze è certamente tanto antico, quanto l'arte -del cavalcare, e la produzione artificiale di razze ibride deve essere -stata comune specialmente sin dal tempo delle Crociate; ma, quanto -all'Italia, la conquista dei premi nelle corse, che si davano in -qualunque città di qualche importanza, era il movente più efficace -per cercarvi la produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma -celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano gl'infallibili -corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, anche i più nobili cavalli -da battaglia, e in generale cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti -a gran signori, si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga -teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e d'Irlanda, -nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, per avere quest'ultime, -egli coltivava costantemente l'amicizia dei Gransultani. Tutte le -varietà furono quivi tentate per produrre quanto più si potesse di -eccellente e di perfetto. - - -Ma a questo tempo non mancò neanche quello che si direbbe un serraglio -d'uomini: il celebre cardinale Ippolito de' Medici,[24] figlio bastardo -di Giuliano duca di Nemours, manteneva nella strana sua corte una -schiera di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti ed -erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la razza, alla quale -appartenevano. Qui infatti si vedevano incomparabili volteggiatori -di puro sangue moresco tolti alle regioni settentrionali d'Africa, -arcieri tartari, lottatori negri, palombari indiani e turchi, che tutti -insieme, specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale. -Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), questa turba -svariata ne portò a spalle la salma da Itri a Roma, e al lutto generale -della città per la perdita di un signore così liberale confuse le sue -nenie funebri, espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime -gesticolazioni.[25] - -Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani nello studio -delle scienze naturali e della varietà e ricchezza dei prodotti della -natura in generale, non sono che cenni imperfettissimi del molto di -più, che potrebbe dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore, -sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto di lasciare in -questa parte del suo libro; ma egli non esita a confessare che di molte -delle opere speciali, che potrebbero abbondantemente riempirla, non ha -potuto vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio. - - - - -CAPITOLO III. - -Scoperta del Bello nel paesaggio. - - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola - fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni. - - -Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche un'altra maniera -di accostarsi alla natura, ed in un senso affatto particolare. Gli -Italiani sono i primissimi fra i moderni, che intravidero e gustarono -il lato estetico del paesaggio.[26] - -Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo e complicato -svolgimento della cultura, e la sua origine è assai difficile da -rintracciare, in quanto che un sentimento segreto di questa specie -può esistere da lungo tempo, prima che si manifesti nella poesia e -nella pittura e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. Presso -gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si restrinsero alla -rappresentazione di tutto il ciclo della vita umana, prima di passare e -descrivere quella della natura, e quest'ultima rappresentazione rimase -pur sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, da Omero -in poi, in un numero grandissimo di espressioni e di versi apparisca -evidente l'impressione sempre più forte, che la natura veniva facendo -sull'uomo. Più tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro -signorie sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con sè una -naturale predisposizione a sentire altamente il lato spirituale della -scena campestre, e quand'anche il Cristianesimo le abbia costrette -per un certo tratto di tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, -nei laghi e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti -falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo stadio di transizione -fu presto assai da esse superato. Egli è un fatto che ancora nel colmo -del medio-evo, intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento -schietto e profondo del mondo esteriore, che si manifesta chiaramente -nei canti dei menestrelli delle diverse nazioni.[27] Da essi traspare -un vero entusiasmo pei fenomeni più semplici, quali l'apparir della -primavera e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi. -Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i loro personaggi, i -crociati, che pur corsero tanta parte di mondo, in quei canti quasi non -figurano più come tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio -ci descrive con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature dei -guerrieri, non è che imperfettissima nella descrizione dei luoghi, e -il grande Volframo di Eschenbach ci dà appena un'immagine sufficiente -della scena, nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti -infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante d'ogni -paese abitasse o avesse visitato e conoscesse perfettamente migliaja e -migliaja di castelli situati nelle posizioni le più pittoresche. Anche -nelle poesie degli _scolari vaganti_ (v. pag. 235) manca il senso della -prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre invece le cose -vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza di colorito, che non se -ne trova riscontro in nessun menestrello della Cavalleria. Infatti dove -trovare una descrizione della foresta d'amore simile a questa, che noi -crediamo di un poeta italiano del secolo XII? - - Immortalis fieret - Ibi manens homo: - Arbor ibi quaelibet - Suo gaudet pomo: - Viae myrrha, cinnamo - Fragrant et amomo — - Conjectari poterat - Dominus ex domo[28] ecc. - -Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da lungo tempo -monda e purificata da ogni influsso di potenze soprannaturali. San -Francesco d'Assisi nel suo Inno al sole loda il Signore non per altro, -che per la creazione delle luci del cielo e dei quattro elementi. - -Ma le prove più convincenti della profonda impressione esercitata -dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano con Dante. Egli ci ritrae -al vivo in poche linee non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar -della marina sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar le -selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti coll'unico -intento di goder grandiose prospettive[29], uno dei primi o il primo -forse, dopo i poeti antichi, che abbia sentito la bellezza di tali -spettacoli. Il Boccaccio lascia indovinare, più che non descriva -egli stesso, quanta sia l'impressione che fanno su lui le scene della -natura; tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere -qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, se non altro, -avrà esistito nella sua fantasia.[30] Con coscienza poi ancor più -compiuta il Petrarca, uno dei primi uomini perfettamente moderni, -mostra l'importanza delle grandi scene della natura per un anima -sensitiva. Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le -letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco della -natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi _Tableaux de la nature_ i -quadri descrittivi più perfetti che esistano, Alessandro Humboldt, non -s'è mostrato del tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, -anche dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche cosa da -aggiungere. - -Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si vuole che a -lui si debba la primissima carta d'Italia,[31] — e nemmeno ripetè -semplicemente quanto avevano detto gli antichi,[32] ma il vero aspetto -della natura trovò nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli -spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale occupazione: -associando l'una cosa coll'altra, s'intende assai facilmente quel -desiderio di solitudine erudita, che lo incatena a Valchiusa ed -altrove, e le sue fughe periodiche dal suo secolo e dal mondo.[33] -Gli si farebbe un gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa -potenza descrittiva della natura si volesse inferire in lui una certa -mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso golfo della -Spezia e di Porto Venere, per esempio, ch'egli innesta sulla fine del -sesto canto dell'«Africa», e che non fu mai fatta da nessuno nè degli -antichi, nè dei moderni,[34] non è, a dir vero, niente più che una -semplice enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che risulta -dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare l'importanza -pittoresca di un sito dalla sua utilità.[35] In occasione della sua -dimora nei boschi di Reggio, l'improvviso spettacolo di un grandioso -paesaggio agisce talmente su lui, che egli continua una poesia da -lunghissimo tempo interrotta.[36] Dove però il suo entusiasmo raggiunge -il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte Ventoux, non lungi da -Avignone.[37] Un vago desiderio di godere un ampio orizzonte s'esalta -in lui sino al punto di una vera passione alla lettura accidentale -di quel passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo di -Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. Egli pensa fra sè: -come non sarà da scusare in un giovane di condizione privata ciò che -non si biasima nemmeno in un vecchio re? Infatti il salire alle cime -di un monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza inaudita a -quanti lo circondavano, nè certo era il caso di pensare a trovar amici -o conoscenti che lo accompagnassero. Il Petrarca non prese adunque -con sè che il minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in -avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre con costoro -avea cominciato già la salita, un vecchio pastore lo scongiurava -di tornar sui suoi passi: aver egli pure, un cinquant'anni innanzi, -fatto un simile tentativo, ma non averne riportato altro, fuor che -le membra rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno -essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non si lasciano atterrire -per questo, e tra indicibili stenti s'avanzano ognor più, sinchè si -trovano colle nuvole sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli -è vero bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno -ad una descrizione della prospettiva che si apre loro dinanzi; ma -ciò non accade già perchè il poeta sia rimasto freddo e insensibile -a quella vista, bensì invece, perchè l'impressione fu troppo forte in -lui. In quell'altezza solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti -i fantasmi e le follie della sua vita passata: egli si rammenta come -per l'appunto dieci anni prima era partito ancor giovane da Bologna, -e volge uno sguardo d'ansioso desiderio all'Italia; per ultimo apre un -libriccino, che s'era preso a compagno di quel viaggio, le confessioni -di S. Agostino, e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel passo -del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini se ne vanno attorno -e ammirano l'altezza dei monti e l'ampiezza dei mari e il romorio dei -torrenti e il corso dei pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di -sè medesimi». Suo fratello, al quale egli legge queste parole, non sa -comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente il libro e se ne -stia meditando in silenzio. - - -Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio degli Uberti -nella sua cosmografia,[38] scritta in versi rimati (v. vol. I, pag. -240), descrive la vasta prospettiva che si gode dal monte Alvernia, con -quella freddezza che è propria d'un geografo e di un antiquario, ma al -tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue il testimonio -oculare. Egli deve però aver ascese cime ancora più elevate, perchè -conosce fenomeni, che non si possono osservare se non a più di 10,000 -piedi sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento -degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo guarisce il suo -mitico duce, Solino, con una spugna intrisa in una particolare essenza. -Del resto, non v'ha dubbio che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, -delle quali pure egli parla,[39] non sono che prette finzioni. - - -Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri della scuola -fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, strappano interamente alla -natura il suo velo e ne rubano la vera immagine. Ma il loro paesaggio -non si ferma lì, nè è soltanto una naturale conseguenza del loro -sforzo di presentare in generale un riflesso della realtà; esso ha -già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè tuttavia in modo -ancora convenzionale. L'influenza di questo paesaggio su tutta l'arte -occidentale è innegabile, e non poterono quindi non risentirla anche -gli artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo -genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò a distoglierli dalla -via, che s'erano tracciata essi stessi. - - -Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, la voce di Enea -Silvio è una delle più autorevoli del tempo. Quand'anche non si volesse -tenere alcun conto di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti -a confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine di quel -tempo e della sua cultura spirituale si trovi così viva ed intera, e -che assai pochi altresì s'accostarono, al pari di lui, al tipo normale -dell'uomo del Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, -anche dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai con piena -giustizia sino a che si porranno a base del giudizio le lagnanze della -Chiesa tedesca defraudata, colpa le di lui oscillazioni, del tanto -invocato Concilio.[40] - -Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per essere stato il -primo non solamente a sentire la magnificenza del paesaggio italiano, -ma anche a descriverla sin nelle più minute particolarità con vero -entusiasmo (v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana -meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe in modo -speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare i suoi ozi nella -migliore stagione dell'anno in escursioni campestri più o meno lunghe. -Ora almeno la podagra, di cui era affetto da lunghissimo tempo, non -gli era più un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva -trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano -quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta della natura -e dell'antichità e appassionato pei modesti, ma eleganti edifizi, -apparirà quasi un santo. Ed egli stesso nello splendido e vivace latino -de' suoi Commentari ci ha lasciato la più veridica testimonianza di -quanto in tali piaceri si sentisse felice.[41] - -Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto quello di qualsiasi -uomo moderno. Egli si sente rapito in una specie di estasi dinanzi -alla grandiosa magnificenza della scena, che si gode dal più alto -dei monti Albani, il monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia -del territorio a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello sino -all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese che contiene le -rovine delle antichissime città, coi profili dei monti dell'Italia -di mezzo, con le grandiose foreste tutto all'intorno verdeggianti -nelle pianure e coi laghi delle montagne, che l'illusione fa credere -vicini. Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che -sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti di ulivi, con -la prospettiva delle lontane foreste e della valle del Tevere, dove -brulicano d'ogni parte i castelli e le piccole borgate poste lungo -le sponde del fiume. Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a -Siena colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina è -la sua patria, e ad esso quindi si volgono con predilezione speciale -le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo altresì nel rilevare le -più minute particolarità pittoresche, come, per esempio, quando -descrive quella lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, -e che è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate da -vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, dove tra gli scogli -verdeggiano perpetuamente le quercie, rallegrate del continuo dal canto -dei tordi». Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi, -seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, egli sente -che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un poeta, egli è certamente -questo «segreto asilo di Diana». Spesse volte si sa aver egli tenuto il -concistoro e fatta la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto -quegli antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli ulivi, -sedendo su un verde prato o presso il zampillo di qualche fontana. -Alla vista di una gola montuosa, che si va restringendo e sulla quale -arditamente si stende in arco un ponte, si risveglia immediatamente in -lui il suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, che non -lo interessi vivamente colla perfezione e specialità caratteristica, -che le è propria: i campi azzurri di lino mollemente ondeggianti, il -giallo della ginestra che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi -di qualsiasi specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli sembrano -miracoli di natura. - -Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, dove salì -nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa infocata rendevano -assolutamente inabitabile la pianura. A metà dell'altezza del monte, -nell'antico convento longobardo di S. Salvatore, fermò egli colla -Curia la sua residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul -dirupato pendio, si domina tutta la Toscana meridionale e si veggono -in lontananza le torri di Siena. Egli non salì sino alle più alte -cime del monte, ma vi salirono i suoi seguaci, ai quali si unì anche -l'oratore veneziano, e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra -addossati l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche -popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran lontananza, oltre il -mare, le due isole di Corsica e di Sardegna.[42] In quella deliziosa -frescura, all'ombra delle annose querce e de' castagni, sul verde -smalto dell'erba, dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun -insetto o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì più -felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni determinati, egli -cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,[43] _novos in convallibus -fontes et novas inveniens umbras, quae dubiam facerent electionem._ — -In tali circostanze gli accadde anche una volta di vedere la caccia -che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu visto fuggire sul -monte difendendosi del suo meglio colle unghie e colle corna. Sulla -sera il Papa soleva sedere nel piazzale del convento dal lato che -prospetta la valle del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli -ragionamenti. I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare, -riferivano che alle falde del monte il caldo era insopportabile, e che -la campagna arsa e deserta rendeva immagine di un vero inferno, al cui -paragone il monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi -una dimora di paradiso. - -In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione od influenza -antica. E, ammesso anche che gli antichi abbiano anch'essi sentito -a quel modo, certo è che le poche espressioni di qualche scrittore, -che Pio può benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser -quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo entusiasmo.[44] - -Il secondo periodo di splendore, che sul finire del secolo XV e sul -principiare del XVI ebbe la poesia italiana accanto alla latina, che -era pur sempre in fiore, ci somministra prove in gran numero della -forte impressione prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a -convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel tempo. Ma vere -descrizioni di grandiosi prospetti campestri non s'incontrano quasi -mai, appunto perchè e la lirica e l'epopea e la novella avevan ben -altro a fare in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano -i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente possono, e -senza tirarli, col mezzo di lontananze e di prospettive, a contribuire -all'effetto,[45] che deve uscir tutto intero dai personaggi e -dall'azione. Questo sentimento sempre crescente della natura trova -un'espressione molto più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi -e di lettere.[46] Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra -il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso s'è -imposto: nelle novelle non mai una parola più del necessario per -designare i luoghi, dove si compiono gli avvenimenti;[47] nelle dediche -invece, che precedono ciascuna novella, ampie e particolareggiate -descrizioni dei medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i -dialoghi e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover -nominare l'Aretino,[48] come colui che forse fu il primo a descrivere -minutamente qualche splendido effetto di luce e di ombre nelle ore del -tramonto. - -Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare intreccio -di vita sentimentale con graziose pitture di scene naturali, quasi -altrettanti quadretti di genere. Tito Strozza descrive (intorno al -1480) in una elegia latina[49] la dimora della sua innamorata: una -vecchia casetta, rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi -dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una cappella -assai malconcia dalla violenza delle piene del Po, che vi scorre in -vicinanza: poco lungi di là la casa del cappellano, che coltiva i suoi -sette magri jugeri di terreno con una coppia di buoi presi a prestito. -Queste non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno tra -gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto sentimento moderno, -al quale, sulla fine di questa parte del nostro lavoro, troveremo far -degno riscontro una altrettanto semplice e schietta descrizione della -vita campestre. - -Ora si suol dire comunemente che anche i grandi maestri tedeschi dei -primi anni del secolo XVI seppero talvolta rappresentare egregiamente -tali scene naturali, come fece, per esempio, Alberto Durer nella -celebre sua incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore, -cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi quadri -in via complementare e accessoria, ed altro che un poeta, avvezzo -di solito a spaziare nelle idealità o a vivere artificialmente nella -mitologia, discenda nella realtà per un intimo impulso suo proprio e -senta il bisogno di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo, -tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, sta tutto -in favore dei poeti italiani. - - - - -CAPITOLO IV. - -Scoperte sull'uomo. - - Espedienti psicologici; i temperamenti. - - -A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del -Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e -la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima -essenza e le manifestazioni esteriori.[50] - -Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo -sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di -questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. -Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza, -che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi -fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica -letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare -l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli -uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento -intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento -non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione. - -I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi. -Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci -accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni, -e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato -quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di -scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo -lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno, -che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al -tempo spetta di vedere e di giudicare. - -Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò -dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso -avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto -di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione. -L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei -quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente -ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si -mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile -nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti -pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa -strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai -non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la -poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar -tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale, -quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non -sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un -osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente -VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio -giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento -collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo -che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il -ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che -oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce -un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali -espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di -preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per -manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e -bizzarre di un altro tempo. - - - - -CAPITOLO V. - -Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia. - - Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la - Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della - rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — - Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — - Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci - e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto - e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come - antitesi. - - -Nel campo della libera rappresentazione dello spirito ci si fanno -incontro per primi i grandi poeti del secolo XV. - -Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei due secoli -precedenti noi ci facciamo a raccogliere le gemme le più preziose, -avremo un complesso di splendide divinazioni e singole pitture -d'affetti, che a prima vista potranno far parere assai disputabile -il primato, cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle -produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo col suo -poema «Tristano ed Isolda» ci offre il quadro di una passione, che ha -dei tratti che non moriranno mai. Ma queste gemme nuotano in un mare -di convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo lontane -dal dare una completa rappresentazione obbiettiva dell'uomo interiore e -delle sue potenze morali. - -Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva nella poesia -cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi trovatori. Furono questi -che crearono la _canzone_ propriamente detta, la quale nelle loro -mani procede artificiosa e stentata, al pari di qualsiasi canto dei -menestrelli settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il -solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione sociale -alla quale appartiene il poeta. - -Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un avvenire proprio -e speciale della poesia italiana, e che non si possono al tutto -riguardare come prive di una certa importanza, specialmente se la -questione sia soltanto di pura forma. - -Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), che nelle canzoni -rappresenta la solita maniera dei trovatori, derivano i primi _versi -sciolti_ che si conoscano,[53] e in questa apparente assenza di -forme trovasi espressa d'un tratto una vera e reale passione. È una -volontaria rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza -che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî più -tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi ancora colla pittura a -tempra, dalle quali sono banditi i colori e l'effetto risulta soltanto -dal movimento delle ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur -tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano il primo passo -verso un indirizzo del tutto nuovo.[54] - -Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del secolo XIII, -una delle molte forme ritmiche rigorosamente ripartite in strofe, -che l'occidente allora inventò, va diventando per l'Italia la forma -normale prevalente: il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il -numero dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,[55] sino -a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. Questa è la -forma, nella quale da principio si fonde ogni elevato pensiero lirico -e contemplativo e, più tardi, ogni concetto possibile, per guisa che -i madrigali, le sestine e perfin le canzoni, accanto ad essa, non -tengono più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si sono -in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora sul serio, di -questo inevitabile modello, di questo letto di Procuste, che obbliga -a torturare nelle morse de' suoi quattordici versi i pensieri e gli -affetti. Ma non mancarono e non mancano tuttavia anche quelli, che -amano invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per depositarvi -vuote reminiscenze e oziose tiritere senza serietà e senza senso. -Questo spiega perchè abbondino tanto i futili e cattivi sonetti e vi -sia tanta penuria di buoni. - -Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto sia stato un -grande beneficio ed una vera fortuna per la poesia italiana. La -chiarezza e la bellezza della sua forma, la necessità di elevare il -concetto nella sua seconda metà, più intimamente legata insieme, la -facilità stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, e lo -resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. Nè certo -essi lo avrebbero conservato ed usato in ogni secolo ed anche nel -nostro, se avessero pensato diversamente. Chi oserà dire che ad essi -mancasse la potenza di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando -un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del sonetto fecero -una delle principali forme della lirica italiana, accadde che anche -moltissimi altri, forniti di belle, se non somme, attitudini, e che -in altri generi più distesi della lirica avrebbero fatto naufragio, -impararono necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere le -loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale dei pensieri e -degli affetti, quale non si ritrova nella poesia di verun altro popolo -moderno. - -Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale italiano in -una moltitudine di immagini molto spiccate e concise e nella stessa -loro brevità straordinariamente efficaci. Se anche altri popoli -avessero posseduto una forma convenzionale di questa specie, forse noi -sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita intima; fors'anche -avremmo in quadri nettamente delineati una serie di situazioni interne -ed esterne e pitture vive e parlanti di passioni e di affetti, che -indarno cerchiamo in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che non ha -quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli Italiani si nota un -progresso incontestato ed evidente pressochè dalla nascita del sonetto -in poi; infatti ancora nella seconda metà del secolo XIII i _trovatori -della transizione_, come furono detti recentemente,[56] costituiscono -il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti e i poeti -che risentono l'influenza antica: il sentimento semplice e vigoroso, -l'energica dipintura delle situazioni, la precisione della frase e la -serrata brevità della chiusa nei loro sonetti e in altre composizioni -fanno già presentire imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti -ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, (1260-1270) -respirano una passione, che si rassomiglia molto alla sua; altri -ricordano quanto v'ha di più dolce nella sua lirica. - - -Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al sonetto, noi no 'l -sappiamo, perchè le ultime parti del suo libro «Del volgare eloquio», -nelle quali appunto voleva trattare delle ballate e dei sonetti, o non -furono mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual tesoro di -pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani versato e nel sonetto e -nella canzone! E qual cornice non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! -La prosa della «Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause -che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno maravigliosa -dei versi stessi e forma con questi un tutto armonico, nel quale -regna il sentimento il più delicato e profondo. Aperto e sincero, -egli mette in piena evidenza tutte le gradazioni, per le quali il suo -spirito passò successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il -tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. Leggendo -attentamente questi sonetti e queste canzoni e in mezzo ad esse quei -maravigliosi frammenti del giornale della sua vita, si direbbe quasi -che per tutto il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio -speciale di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel primo, abbia -osato affrontare il testimonio della propria coscienza. Di strofe -artefatte si ha copia grandissima anche prima di lui; ma egli solo è -il primo vero artista nel pieno senso della parola, perchè è il primo -a fondere scientemente un grande concetto in una forma perfetta. Qui -si ha veramente una lirica soggettiva improntata della più schietta -verità e grandezza obbiettiva, e ciò con sì armonico accordo, che tutti -i popoli e tutti i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire -e di scrivere.[57] E se talvolta dal tema è condotto ad uscir fuori -di sè medesimo, e non può manifestare la potenza del suo sentimento -se non da un fatto estrinseco a lui, come nei grandiosi sonetti _Tanto -gentile_ ecc. e _Vede perfettamente_ ecc., egli sente tosto il bisogno -di giustificarsene.[58] In sostanza a questo genere appartiene anche il -più bello di questi componimenti, il sonetto _Deh peregrini che pensosi -andate_ ecc. - -Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, basterebbe questa -storia intima della sua vita giovanile per far di Dante l'ultimo uomo -del medio-evo e il primo del tempo moderno. È la vita dello spirito, -che tutto ad un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si -manifesta quale si sente. - -Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il voler dire quante -di simili manifestazioni s'incontrino nella Divina Commedia, e noi -dovremmo seguire canto per canto l'intero poema, se volessimo metterne -in evidenza i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non siamo in -questa necessità, dappoichè la Commedia già da lungo tempo è divenuta -il libro prediletto di tutti i popoli occidentali. Il suo organismo -e il concetto fondamentale appartengono ancora al medio-evo e non si -legano colle nostre idee se non per un nesso di continuità storica; -ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva d'ogni moderna poesia -tanto per la sua ricchezza, come per l'alta sua potenza plastica nella -rappresentazione dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e -trasformazioni.[59] - -Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere che questa poesia -abbia i suoi momenti di oscillazione e accenni anche per qualche -mezzo secolo ad un apparente regresso: — ciò non ostante però il suo -principio vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli -XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito veramente originale e -profondo vi si accosta, egli rappresenta da sè solo una potenza di gran -lunga superiore a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta -l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così facile a -stabilire. - -Come nella storia italiana si vede ordinariamente la cultura (di cui -la poesia è un elemento) precedere l'arte figurativa e contribuire -essenzialmente a darle il primo impulso, così vediamo ora anche qui -ripetersi il fatto identico. Ci volle più d'un secolo prima che il -movimento intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura -e nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse analoga a -quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi nella vita artistica -degli altri popoli[60] e quale importanza possa avere in sè una tale -questione, non è questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il -fatto ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana. - - -Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi al Petrarca, -potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi di un poeta tanto -universalmente conosciuto. Ma non bisogna accostarsi a lui con -gl'intendimenti di un giudice inquisitore e andar rintracciando -minutamente le contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori -secondari oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè in tal -caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la lettura de' suoi -sonetti, e si perderà di vista il poeta per la smania d'imparar a -conoscere l'uomo, come suol dirsi, nella sua «totalità».[61] E questo -pur troppo è quanto a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare -il cielo che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso -quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la parte più -preziosa della travagliata sua vita, da poche e sparse «reliquie» di -questo genere s'è cercato di cucire insieme anche pel Petrarca una -biografia, che potrebbe dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua -però se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari degli -uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, come hanno -cominciato in Germania ed in Inghilterra, il banco degli accusati, sul -quale egli è stato posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su -cui saranno chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli uomini -grandi. - -Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, in cui il -Petrarca imita sè stesso e continua a poetare alla sua maniera, noi -ammiriamo in lui una copia straordinaria di concetti e di immagini, -che s'aggirano tutte nel campo della spiritualità, descrizioni di -momenti di ebbrezza o di abbandono, che debbono riguardarsi come al -tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di lui ci accade -di incontrarli, e che costituiscono appunto il suo merito principale -dinanzi alla sua nazione e al mondo intero. Non sempre l'espressione -è ugualmente schietta; e non è raro il caso che alle più delicate -idealità si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha dello -strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco di parole, qualche -argomentazione che dà nel sofistico: ad ogni modo però la parte sana -prevale di gran lunga su tutti questi difetti. - - -Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati raggiunge -talvolta una forza non comune di espressione nella pittura, che fa -de' suoi sentimenti.[62] Il ritorno ad un luogo reso sacro da memorie -amorose (son. 22), la melanconia primaverile (son. 33), la tristezza -del poeta che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da -lui trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» egli ha -descritto la forza purificante e rigeneratrice di amore, come nessuno -avrebbe creduto doversi aspettare dall'autore del Decamerone.[63] E -finalmente la sua «Fiammetta» è una grande e circostanziata analisi -psicologica fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque -non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile e d'immagini -ed evidentemente padroneggiata qua e là dalla smania di sfoggiare -in frasi lussureggianti, nonchè pregiudicata anche dall'innesto, -inopportuno affatto, di allusioni mitologiche e di citazioni erudite. -Se non andiamo errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo -aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno ebbe -l'impulso da questa. - -Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il libro quarto -dell'Eneide, non sieno rimasti senza una grande influenza su questi -e sugli Italiani venuti più tardi,[64] è cosa che già s'intende da -sè; ma ciò non impedisce minimamente che la sorgente del sentimento -sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto questo aspetto -li paragona coi loro contemporanei non italiani, troverà generalmente -in essi la primissima e completa manifestazione dei sentimenti -dell'Europa moderna. Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri -uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari squisitezza -e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare colla parola una più -ricca e profonda cognizione dei sentimenti interni. - - -Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno fatto se non cose del -tutto mediocri nel campo della tragedia? Niun genere infatti sarebbe -stato più acconcio a dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, -ai pensieri ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere -e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, non ebbe -anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo a caso in tal modo -la domanda. Sta di fatto che con tutti i rimanenti teatri del nord -gl'Italiani dei secoli XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere -il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono farvi -concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo religioso s'era spento -in essi già da gran tempo, e perchè del punto astratto d'onore non si -curavano che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti -da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi a idolatrare e -glorificare il principato, che per lo più era tirannico ed illegittimo -presso di loro.[65] La questione si restringe adunque unicamente al -confronto col teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel -breve periodo del suo massimo splendore. - -Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto il resto d'Europa -non fu in grado di produrre che un solo Shakspeare, e che genii simili -non sono in generale se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si -potrebbe anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche il -teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno slancio potente, -quando invece scoppiò la Contro-riforma e soffocò, d'accordo col -dominio spagnuolo (diretto su Napoli e su Milano, e indiretto sul resto -d'Italia), i più fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò -miseramente isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo per un -momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè spagnuolo o in vicinanza -del Santo Uffizio a Roma, od anche nel suo stesso paese soltanto un -pajo di decennj più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci -si dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar libero il volo -al suo genio. Il dramma perfetto, tardo figlio di ogni cultura, ha -bisogno, per svolgersi, di tempi e condizioni affatto speciali. - -Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito di -ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte appositamente per -difficultare o ritardare in allora un più perfetto sviluppo del dramma -in Italia, e che non cessarono se non quando era già troppo tardi per -poter rivaleggiare colle altre nazioni. - -Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze fu il fatto, -che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai per tempo assorbita -di preferenza dalla parte decorativa della rappresentazione, per -opera specialmente dei Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto -l'Occidente le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende -sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il principio del -dramma e del teatro; ma l'Italia, come sarà dimostrato altrove, aveva -messo nei Misteri un tale sfoggio di pompa artistica decorativa, che -necessariamente l'elemento drammatico doveva restarne in buona parte -sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni non si -svolse neppure più tardi un genere poetico speciale, quali gli _autos -sagramentales_ di Calderon e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi -un vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano. - - -Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito parte, secondo -le sue forze, alla magnificenza della decorazione, alla quale per -l'appunto si era già troppo avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non -senza stupore si legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione -della scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali -si andava contenti ad una semplice e grossolana indicazione dei -luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe bastato a far preponderar la -bilancia, se la rappresentazione stessa, parte colla magnificenza dei -costumi, parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, non -avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della composizione. - -Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma e a Ferrara, -si sieno rappresentate delle commedie di Plauto e di Terenzio, ed -anche talora delle tragedie antiche (v. vol. I, pag. 320 e 342), ora -in lingua latina ed ora in italiano; che le accademie sorte a quel -tempo (v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni -un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento anche -nei loro drammi si sieno dati, più di quanto conveniva, alla imitazione -di quei modelli, fu certamente un fatto, quanto vero, altrettanto -pregiudicievole al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne; -ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza -maggiore di quella, che realmente hanno. Se non fosse sopraggiunta -la Contro-riforma e con essa il dominio straniero, quello stesso -svantaggio avrebbe potuto convertirsi perfino in un passo di più -fatto sulla via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una -certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua volgare -nella tragedia e nella commedia era stata omai, a gran dispetto -degli umanisti, vinta definitivamente.[66] Da questo lato adunque -niun ostacolo avrebbe impedito alla più colta nazione d'Europa di -sollevare il dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale -rappresentazione della vita umana. Furono gli Inquisitori e gli -Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani e che resero impossibile -la riproduzione dei più veraci e sublimi contrasti, specialmente se -allusivi alla vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi -dobbiamo prendere in più vicina considerazione anche gli allegri -Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo del dramma. - -Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso di Ferrara -con Lucrezia Borgia, il duca Ercole mostrò in persona a' suoi illustri -ospiti centodieci costumi, che doveano servire per la rappresentazione -delle commedie di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno di -essi dovea servire due volte.[67] Ma che cosa era mai questo lusso di -vestiti di seta e di cambellotto in paragone col corredo dei balli -e delle pantomime, che si rappresentavano quali «Intermezzi» delle -commedie plautine? Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso -ad una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e che ognuno, -durante il dramma, ardentemente li aspettasse, non si durerà fatica -a comprenderlo, quando si pensi alla varietà ed al lusso, con cui -venivano rappresentati. Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri -romani, che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le loro armi -secondo le più severe leggi dell'arte, danze di Mori portanti fiaccole -accese, o di selvaggi che agitavano i cornucopia, dai quali usciva -un'onda di fuoco, e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, -che rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci di un -dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano in veste da Pulcinella -e si battevano l'un l'altro con vesciche di majale e simili. Alla -corte di Ferrara non si dava mai una commedia senza il «suo» ballo -(_la moresca_).[68] In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491) -la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione del -primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), se cioè qual pantomima -con musica od invece qual vero dramma, non si sa con certezza.[69] In -ogni caso però è fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi -superavano la composizione stessa: vi si vide infatti un ballo di -giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi artificiali, che -cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando la lira col plettro, -accompagnava una canzone in lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo -nell'intermezzo, una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava -in campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito e con -una pantomima rappresentante il giudizio di Paride sull'Ida. Allora -appena subentrava la seconda metà della commedia, nella quale erano -frequenti le allusioni alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. -Quando questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata nel -cortile del palazzo ducale (1487), continuava a splendere, durante -la rappresentazione, «un paradiso con stelle ed altre ruote», vale -a dire probabilmente una illuminazione con fuochi d'artificio, che -senza dubbio avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione -del pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe stato -se simili scene, innestate a forza nella composizione, fossero state -rappresentate a parte, come forse usavano di fare altre corti. Delle -sfarzose rappresentazioni promosse dal cardinale Pietro Riardo, dai -Bentivogli di Bologna e da altri avremo occasione di discorrere, -parlando delle feste in genere. - -Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto in uso -universalmente, nocque in modo speciale allo sviluppo della tragedia -originale italiana. «In passato, scriveva Francesco Sansovino[70] -intorno all'anno 1570, si rappresentavano, oltre alle commedie, anche -alcune tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. Attratti -dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano da paesi vicini -e lontani. Ma oggidì le feste che vengono allestite dai privati, hanno -luogo appena fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè -l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie ed altri -allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al dire che la pompa ha -aiutato ad uccidere la tragedia. - -I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, tra i quali ebbe -maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, (1515), appartengono -alla storia della letteratura. Ed altrettanto può dirsi della commedia -più colta, di quella imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale -lo stesso Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare. -Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la trattarono il -Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe in realtà potuto avere un -avvenire, se il suo stesso contenuto non l'avesse condannata sin dalle -prime a perire. Infatti questo era il più delle volte o estremamente -immorale o rivolto a mordere singole classi di persone, le quali -dal 1540 in avanti non parevano più disposte a lasciarsi offendere -così pubblicamente. Se la pittura dei caratteri nella Sofonisba era -stata sopraffatta dalla pomposa declamazione, qui invece era trattata -con soverchia franchezza al pari della di lei sorella germana, -la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, se non -andiamo errati, furono le prime ad essere scritte in prosa e imitate -completamente dal vero; per questo non devono essere dimenticate nella -storia della letteratura europea. - -L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta introdotto, continuò a -mantenersi, e non mancarono anche più tardi numerose rappresentazioni -di opere drammatiche antiche e moderne; ma esse non servirono omai ad -altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso maggiore o -minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, e il genio della nazione -se ne venne di mano in mano scostando, come da un genere troppo vero -e volgare. Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali e le -«opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto quei tentativi. - -Nazionale non fu e non rimase che una specie, la _Commedia dell'Arte,_ -che non si scriveva, ma s'improvvisava sopra una tessera che si teneva -dinanzi. Essa non giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, -perchè aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti sapevano -a memoria il carattere. Ma il genio della nazione inclinava talmente -a questo genere, che anche in mezzo alla rappresentazione di commedie -scritte gli attori si abbandonavano spesso ad una capricciosa -improvvisazione,[71] in guisa che qua e la si venne introducendo -un genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero -essere state le commedie rappresentate in Venezia dal Burchiello e -poscia dalla compagnia di Armonio, Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed -altri;[72] del Burchiello si sa già che, a caricare il lato comico -della rappresentazione, mescolava nel dialetto veneziano vocaboli -greci e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, fu quella -adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1502-1542), -le cui maschere stabili erano contadini padovani (Menato, Vezzo, -Villora ed altri): egli soleva studiarne il dialetto, quando passava -l'estate nella villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.[73] A -poco a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli avanzi -delle quali il popolo italiano si compiace ancora oggidì: Pantalone, -il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, Arlecchino e così via. -Certamente per la massima parte esse sono assai vecchie, anzi non è -impossibile che talune derivino dalle maschere delle antiche farse -romane, ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie in una sola -rappresentazione. Attualmente ciò non accade più così di leggeri, ma -ogni grande città ha conservato almeno le sue maschere locali: Napoli -il suo Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre -Meneghino.[74] - -Misero compenso invero per una grande nazione, che forse prima -d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini a riprodurre nel -dramma i momenti più importanti della sua vita. Ma ciò doveva esserle -impedito per secoli da potenze nemiche, del predominio delle quali -ella non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico degli -Italiani, riconosciuto universalmente, non potè mai essere distrutto -completamente, e colla musica, quando non potè con altro, l'Italia -mantenne il suo primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi -musicali crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma che le fu -negato, può compiacersene a suo talento. - - -Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura attendersi -dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero maggiore, che si suol fare -all'epopea romanzesca italiana, sta in questo, che l'invenzione e la -pittura dei caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi. - -Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, e fra gli -altri quello che da tre secoli e mezzo i poemi romanzeschi italiani -continuano ad essere letti e ristampati, quando quasi tutta la poesia -epica degli altri popoli non è divenuta oggimai che una semplice -curiosità letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente -dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e ammirano -qualche cosa di diverso che non in quelle del settentrione? Ma in tal -caso resterà sempre che i settentrionali debbano, almeno in parte, -appropriarsi il modo di sentire degli Italiani per poter apprezzare -il vero merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania -vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di non sapervisi -al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti che chi si facesse ad -esaminare e giudicare il Pulci, il Bojardo, l'Ariosto e il Berni -dal solo lato del nudo concetto, non giungerebbe ad intenderli mai -perfettamente. Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che -scrissero e cantarono per un popolo eminentemente artistico. - -I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti dopo il graduato e -successivo spegnersi della poesia cavalleresca, parte sotto la forma di -compilazioni e raccolte rimate, parte come romanzi profani. In Italia -durante il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi due fatti; -ma le rimembranze risorte dell'antichità vi crebbero giganti d'accanto -e gettarono nell'ombra tutte le creazioni fantastiche del medio-evo. -Vero è che il Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra gli -eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche un Tristano, un -Arturo, un Galeotto ed altri, ma non lo fa che brevemente e quasi alla -sfuggita, come se si vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori -posteriori di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per celia. -Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e dalle sue mani essi -passarono poscia di nuovo in quelle dei poeti del secolo XV. Questi -poterono ora concepire e trattare quella stessa materia da un punto -di vista del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono -nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da capo a fondo. Non si -poteva infatti più pretendere da essi, che trattassero una materia così -invecchiata con quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri -tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro la fortuna di aver -saputo riaccendere nei loro connazionali l'antico entusiasmo per un -mondo fantastico già quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere -che ipocriti, se vi si fossero accostati con quella venerazione, colla -quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.[75] - - -In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo nuovamente aperto -alla poesia dell'arte. Il loro scopo principale pare essere stato -quello di ottenere il più bell'effetto possibile in ogni canto per -mezzo della recitazione; e nel fatto è anche vero, che questi poemi -guadagnano moltissimo, quando vengano recitati a frammenti e con una -leggera tinta d'ironia comica nella voce e nel gesto. Una pittura più -profonda e completa dei caratteri non avrebbe contribuito gran fatto -ad aumentare quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura -desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè non ode sempre -che un brano. Riguardo ai personaggi prescritti, l'animo del poeta si -trova in una condizione, che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua -cultura umanistica protesta contro il carattere medievale dei medesimi, -dall'altro però le loro lotte, quale riscontro ai tornei e all'arte -della guerra allora in uso, richieggono una grande conoscenza della -materia e un certo slancio poetico in chi scrive, ed una splendida -attitudine in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali -qualità che il poema stesso del Pulci[76] non giunge ad essere una -vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione comica e franca de' -suoi paladini ci tocchi assai spesso dappresso. Vero è che, accanto a -ciò, egli pone un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e -pur buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un battaglio di -campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, contrapponendo ad esso -l'assurdo, e pur notevolissimo, mostro Margutte. Ma il Pulci non dà -nessuna importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente -e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue lo strano suo corso -anche dopochè entrambi ne sono da lungo tempo scomparsi. Anche il -Bojardo[77] conosce perfettamente i suoi personaggi e a suo talento -li adopera sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi -e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente -condanna a sostener parti goffe e balorde. Ma il punto artistico, -ch'egli tratta colla maggior serietà, al pari del Pulci, è pur sempre -la descrizione vivacissima e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele -di tutti gli avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto per -canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi alla società che -si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, ed altrettanto faceva -il Bojardo nella corte di Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile -l'immaginare a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca lode vi -avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. Naturalmente anche i -poemi stessi nati in tal modo non costituiscono nessun tutto organico, -e potrebbero senza inconvenienti essere del doppio più lunghi o più -brevi che non sono: il loro organismo non è quello di un gran quadro -storico, ma semplicemente di un fregio o di un magnifico festone, -attorno al quale stanno disposte mille svariate figure. A quel modo -che nelle figure e negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e -neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde prospettive -e varietà di piani, altrettanto se ne fa senza in questi poemi. - -La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle quali -specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove sorprese, si burla -di tutte le nostre definizioni scolastiche sull'essenza della poesia -epica sin qui accettate. Per quel tempo essa era la più piacevole -diversione dagli studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile -per chi in generale agognava di arrivar ad una forma di poesia -narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare una veste poetica alla -storia dell'antichità non conduceva ad altro, fuorchè a quel fallace -pensiero, sul quale si mise il Petrarca col suo poema «l'Africa» in -esametri latini, e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi -il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi sciolti, -poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto alla lingua ed alla -versificazione, ma in cui non si saprebbe dire se sia più maltrattata -la storia o la poesia, per l'unione forzata alla quale entrambe -furono costrette. E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo -imitarono? I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca sono tutto -quel di meglio che in questo genere potè ottenersi senza grave offesa -al buon gusto; l'«Amorosa Visione» del Boccaccio, invece, non è altro -che un'arida enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti -in tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque sia -l'argomento che trattano, con una barocca imitazione del primo canto -di Dante, e si provvedono anch'essi di un duce allegorico, che deve -tenere il posto di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il -«Dittamondo») si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo panegirico -a Federigo da Urbino volle avere a compagno Plutarco.[78] Ora da tutte -queste false peregrinazioni distolse per l'appunto quell'epica poesia, -che aveva a suoi rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e -l'ammirazione con cui fu accolta, — e che forse, rispetto all'epica, -non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano splendidamente -quanto essa rispondesse ad un bisogno del tempo. Sia che queste -creazioni incarnino o non incarnino in sè il concetto ideale della vera -poesia epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo -da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse rappresentano, in ogni -caso, un'idealità esistente al loro tempo. Inoltre colle loro grandiose -descrizioni di battaglie, che per noi sono la parte che più ci annoia, -esse soddisfano, come s'è detto, ad una passione allor prevalente per -la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente noi possiamo -formarci una giusta idea,[79] nè più nè meno come dell'alta stima, -in cui allora era tenuta la schietta vivacità della descrizione o del -racconto in generale. - - -Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio più fallace, -quanto se, per giudicare l'Ariosto, si andasse in cerca di caratteri -nel suo «Furioso».[80] Certo che anche essi non mancano qua e colà -ed anzi vengono trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia -mai essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, ci -perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile esigenza si collega con -un desiderio assai più largo, al quale l'Ariosto non soddisfa nel senso -del nostro tempo: da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe -bramato in generale qualche cosa di più che le avventure di Orlando. -Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato in un grande lavoro i -più grandi conflitti del cuore umano, che avesse riprodotto le idee -più sublimi del suo tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola -si avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, che -s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. Invece, egli procede -al modo degli artisti d'allora e raggiunge l'immortalità astraendo -dall'originalità nel senso moderno, lavorando ulteriormente sopra -una tela di figure universalmente note e servendosi perfino degli -elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual grado di -perfezione si possa raggiungere anche procedendo in tal guisa, non -è cosa che possa tanto facilmente intendersi da gente sfornita del -senso dell'arte, e molto meno lo intenderà chi in ogni altra cosa -si troverà più istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è -«l'avvenimento», fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente -per tutto il grande poema. Per riuscire in tale intento egli ha bisogno -non solo di essere dispensato dal dare un'impronta più spiccata -ai caratteri, ma anche dal mantenere un più stretto legame fra le -leggende che narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate -e dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere tali da -poter con uguale facilità apparire e sparire, non perchè lo richiegga -l'indole loro speciale, bensì perchè lo vuole il poema stesso. Ma -anche in un modo di comporre tanto slegato e irrazionale in apparenza -egli trova e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non -descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi sino a quel -punto, nel quale possano fondersi armonicamente col procedere degli -avvenimenti; e meno ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,[81] -mantenendo invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della -vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo e reale. -Il lato appassionato e sentimentale non emerge in lui mai dalle -parole,[82] nemmeno nel celebre canto vigesimo terzo e nei seguenti, -dove è descritta la pazzia di Orlando. Che gli episodi amorosi non -abbiano mai in questa epopea un carattere lirico, è un merito di -più del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili dal lato -morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno talvolta in sè tanta -verità e realtà, in onta anche a tutte le fantasticherie magiche e -cavalleresche, che li circondano, che si crederebbe quasi scorgervi -per entro casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. Conscio -del proprio valore, egli ha poi innestate senza esitare nel poema -molte allusioni relative al suo tempo e proclamatavi la gloria di casa -d'Este col mezzo di evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle -sue ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con moto sempre -eguale e maestoso. - - -Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, Limerno Pitocco -la parodia della Cavalleria entra in possesso di quei diritti, ai -quali da tanto tempo agognava,[83] ma al tempo stesso coll'elemento -comico e il suo realismo mostrasi necessariamente il bisogno di dare -un'impronta più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe e alle -sassate dell'infima plebe di una piccola città delle Romagne (Sutri) -cresce il piccolo Orlando, predestinato evidentemente a divenire un -coraggioso eroe, nemico di ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto -millantatore. Il mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto -dal Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui se ne va -veramente in frantumi: l'origine e la personalità dei paladini vengono -messe in aperta derisione, per esempio nel secondo canto, in occasione -di un torneo d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle -più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta una comica -compassione per l'inesplicabile slealtà, che è tradizionale nella casa -di Gano da Magonza, per la faticosa conquista della spada Durindana e -simili, anzi la tradizione non gli serve in generale che come un campo -opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci (talune -assai belle, come quella sulla fine del capo sesto), e oscenità. -Accanto a tutto questo non manca qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e -sotto questo punto di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, -che l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione -e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza per le eresie -luterane che conteneva. La parodia, per esempio, è evidente quando -(cap. VI, str. 28) la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino -Guidone, dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, da -Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo l'Ariosto — gli Estensi. -Può darsi che il mecenate stesso del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia -rimasto del tutto estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este. - - -Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata di Torquato -Tasso la pittura dei caratteri è una delle particolarità meglio curate -dal poeta, dimostra da sè quanto diverse fossero le idee che egli -aveva intorno al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo -prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente un monumento della -Contro-riforma e del nuovo indirizzo, sul quale in questo frattempo era -stata avviata la società. - - - - -CAPITOLO VI. - -Le Biografie. - - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — - Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — - L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo - Cardano. — Luigi Cornaro. - - -Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani hanno avuto, primi -fra tutti gli Europei, una decisa propensione e attitudine a descrivere -esattamente l'uomo storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime -ed esteriori. - -Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece dei tentativi -notevoli di questo genere, e la leggenda, come compito permanente -della biografia, dovette, almeno fino ad un certo grado, tener viva -la tendenza e l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali -dei conventi e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti -abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico, -come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, di Gottardo di Hildesheim -ecc., e di parecchi degl'imperatori tedeschi esistono descrizioni -composte su modelli antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno -tratti pregevolissimi: anzi queste e somiglianti _Vitae_ profane -costituiscono a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende -dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano se si volessero -contrapporre le biografie scritte da Eginardo o da Radevico[84] a -quella che di S. Luigi ci dà il Joinville, e che sola, per vero, merita -di essere contrassegnata come la prima pittura caratteristica di un -uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri come -quello di S. Luigi sono in generale assai rari, e a ciò s'aggiunge -anche la non comune fortuna, che un narratore veramente schietto e -sincero sa in tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far -emergere in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. Da -che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare il carattere -di Federico II o di Filippo il Bello! Molte altre narrazioni, che -poi sino all'uscire del medioevo si dànno per biografie, non sono -propriamente che storia contemporanea e senza importanza alcuna per la -caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive. - -Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici degli uomini -più importanti è una tendenza prevalente, e quest'è appunto ciò che -li contraddistingue dagli altri popoli occidentali, nei quali nulla -di simile si riscontra, o solo casualmente e in circostanze affatto -straordinarie. Questo senso assai sviluppato per l'individualità -non può averlo in generale se non chi esce da una razza, che ne sia -naturalmente dotata e che abbia portato lo sviluppo dell'individuo -all'ultima perfezione. - -In stretta relazione colla passione universalmente prevalente per la -gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge una scienza biografica -compilatrice e comparata, che non ha più bisogno di attenersi -all'ordine dinastico o alla serie dei grandi dignitari ecclesiastici, -come fanno Anastasio, Agnello e i loro successori od anche i biografi -dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a descriver -l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. Quali modelli per questo -scopo, oltre Svetonio, servono anche Cornelio Nepote e Plutarco (_viri -illustres_), là dove quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di -storia letteraria sembrano aver servito principalmente le biografie dei -grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto il nome di Appendici -allo Svetonio,[85] nonchè la vita di Virgilio del Donato, assai letta -in allora. - - -In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni biografiche e le -vite di uomini e di donne celebri, fu già altrove indicato (v. vol. I, -pag. 199 e segg.). Esse tutte, quando non parlano di contemporanei, -seguono naturalmente le narrazioni precedenti; il primo importante -lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di Dante», scritta -dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una certa precipitazione e dia -spesso nell'enfasi, essa ci porge tuttavia una viva idea di ciò che -v'era di straordinario nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine -del secolo XIV, seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo -Villani. Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, medici, -filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni di essi ancor -vivi. Firenze in queste Vite è trattata come una famiglia di uomini -d'ingegno, dove si notano particolarmente quei rampolli, nei quali lo -spirito della casa si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei -caratteri è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo e con -una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, e abbraccia -molto abilmente sotto un solo punto di vista le qualità interne ed -esterne di ciascun individuo. D'allora in poi[86] i Toscani non hanno -più cessato di considerare la pittura degli uomini come un affare di -loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le caratteristiche più -importanti degli Italiani dei secoli XV e XVI in generale. Giovanni -Cavalcanti (nelle appendici alla sua «Storia fiorentina» anteriormente -all'anno 1450) raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di -sapienza politica e di valor militare, desumendoli tutti dal popolo -fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» dà pregevoli ritratti -di illustri suoi contemporanei; anche recentemente è stato ristampato -uno scritto suo giovanile,[87] che contiene, si può dire, i lavori -preparatorii per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto -originali. A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie molto -piccanti su taluni uomini della Curia[88] del tempo posteriore a Pio. -Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato più volte, e nel complesso -come fonte storica esso va collocato sempre fra i più importanti, che -possediamo, ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può -certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un Niccolò Valori, -un Guicciardini, un Varchi, un Francesco Vettori ed altri, dai quali la -storiografia di tutta Europa ebbe forse, non meno che dagli antichi, -norma e indirizzo. Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di -parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono assai per -tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E sta altresì di fatto -che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e l'opera sua importantissima, noi -mancheremmo forse ancora d'una storia dell'arte del settentrione e in -generale dell'Europa moderna. - - -Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il primo posto -sembra doversi concedere a Bartolommeo Fazio, oriundo della Spezia (v. -vol. I, pag. 203 nota). Il Platina, nativo del cremonese, nella sua -«Vita di Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, la -caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto speciale -è dovuta a Piercandido Decembrio per la vita che ci ha lasciato -dell'ultimo dei Visconti,[89] dove imita a larghi tratti Svetonio. -Sismondi deplora che si sia impiegato tanto tempo e tanta fatica -intorno a un tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad -un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito perfettamente -nel ritrarci con maravigliosa esattezza un carattere così doppio, -come fu quello di Filippo Maria, e nel darci al tempo stesso un -quadro delle circostanze, che prepararono accompagnarono e seguirono -una tirannide di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo -XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica nel suo genere, -e così accentuata da non lasciare inavvertita ogni benchè minima -particolarità. — Più tardi Milano ha nello storico Corio un pittore -di caratteri degno di speciale menzione; e a questo tien dietro il -comasco Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale dapprima le -estese sue biografie, poi i compendiosi suoi elogi, che divennero un -modello pei biografi posteriori d'ogni paese. Sono frequentissimi i -passi, nei quali si può accusare il Giovio di superficialità ed anche, -se si vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, come è -certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno di quegli elevati -intenti morali, di cui egli stesso si confessava sfornito. Ma, in onta -a tutto questo, non può negarsi che lo spirito del secolo traspare da -tutte le sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo -Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli ce li descrive, -quand'anche non ci faccia penetrare nei misteri più reconditi del loro -spirito. - -Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per quanto ci è dato -di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. vol. I, pag. 50), quantunque -il suo scopo non sia propriamente quello di scrivere biografie. In -modo abbastanza strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi, -intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che lo si potrebbe -dire un tragico a sua insaputa. La vera tragedia, che allora non -trovò sulla scena posto veruno, penetrò ardita nei palazzi o si mostrò -sulle pubbliche vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il -Magnanimo» di Antonio Panormita, scritti vivente il re, sono notevoli -come una delle primissime congeneri raccolte di aneddoti, schizzi e -sentenze. - -Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì l'Italia nella -pittura morale dei caratteri,[90] quantunque i grandi moti politici e -religiosi avessero spezzato omai tanti vincoli e ridestato alla vita -dello spirito tante migliaia d'uomini. Ma le migliori informazioni sui -personaggi più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre date -dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. Tutti sanno a questo -riguardo qual grado di autorità e d'importanza è stato al tempo nostro, -e con ragione, attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani» -dei secoli XVI e XVII. - - -Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e là un'impronta -affatto propria di profondità e d'ampiezza, e, accanto alla vita -esteriore la più svariata, ci dipinge con molta verità la vita intima, -mentre presso altre nazioni, compresa anche la tedesca del tempo della -Riforma, si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia -indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. Si direbbe -che la «Vita nuova» di Dante, con quella tinta di schietta ingenuità, -che l'anima da capo a fondo, abbia additato alla nazione la via da -tenere. - -Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» molto in uso nei -secoli XIV e XV, delle quali deve esistere un numero considerevole -fra i manoscritti delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie -semplici e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri, -come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti. - -Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo è da cercarsi nemmeno -nei Commentari di Pio II: anzi, se si giudica dalle apparenze, ciò che -qui si apprende intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente -al modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire tanto alto. -Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, si porterà anche un -giudizio diverso su questo libro veramente notevole. Vi sono degli -uomini portati naturalmente ad essere uno specchio vivo e fedele di -quanto li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino al -tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che ci presentino un -quadro serio e profondo di tutte le circostanze della loro vita. Uno -di questi è appunto Enea Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo -agli affari, senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, -alle quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato gli era -una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, la costante -ortodossia delle sue opinioni. Per tal modo, dopo aver preso parte a -tutte le questioni morali che agitarono il suo secolo, e dopo averne -suscitato più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine -di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor giovanile e -di entusiasmo, da predicar la crociata contro i Turchi, e da morir di -dolore quando la vide andar fallita. - - -Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, è l'autobiografia -di Benvenuto Cellini. Anch'essa non contiene alcuna di quelle -osservazioni, che rivelano l'interno dell'anima, e tuttavia noi vi -troviamo dipinto tutto l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con -tal verità e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti -che Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di semplici -abbozzi e perirono, e che come artista non ci appare perfetto se -non nella minuta decorazione, dovendosi nel resto (a giudicare dalle -opere che di lui ci rimangono) collocarlo al di sotto di tanti altri -suoi contemporanei, che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, abbia -potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino così irresistibile -sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno che il lettore assai di -frequente sia in grado di accorgersi, che egli ne' suoi racconti o -non è veritiero affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; -l'impressione che lascia una natura così energica e piena, prevale -su tutto. E per convincersene basta il confronto con qualunque degli -autobiografi del settentrione, nei quali, se anche qua e là si deve -pur ammirare un indirizzo morale molto più elevato, si nota però una -inferiorità incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è un uomo -che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se non da sè stesso.[91] - - -Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, che non sempre -sembra aver detto l'esatta verità: egli è Girolamo Cardano, milanese -(nato nel 1500). Il suo libretto _De propria vita_[92] sopravviverà -anche quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha levato -di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, nè meno come la -_Vita_ di Benvenuto sopravvive alle sue opere, quantunque il valore -dei due libri sia essenzialmente diverso. Cardano è un medico, che -si tocca il polso da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità -fisica, intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo alle -quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta e obbiettiva, -che gli è possibile. Il modello che egli, per sua confessione, prende -ad imitare, lo scritto di Marco Aurelio intorno a sè stesso, potè -essere da lui superato, perchè egli non si trovò anticipatamente -preoccupato da nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza -alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto è vero che comincia -la sua narrazione col dirci, che venne al mondo, perchè a sua madre -non riuscì di disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto -degno d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero alla -sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini e facoltà -intellettuali, non però le morali: tuttavia si ha da lui un'aperta -confessione (cap. X), che la predizione fatta da un astrologo, che -non sarebbe sopravissuto oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre -il quarantesimo quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella sua -gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare un compendio del -suo libro, del resto universalmente conosciuto e facile a rinvenirsi -in qualsiasi biblioteca. Bensì non vogliamo tralasciar di notare che -chiunque prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che non -lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. Il Cardano -confessa di essere stato giocatore sleale, uomo vendicativo, ostinato -nelle colpe e deliberatamente offensivo nei discorsi; ma lo confessa -senza impudenza o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di -rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame di sè -medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, fuorchè a quello schietto -e sincero amore della verità, da cui era guidato in tutte le sue -ricerche scientifiche. E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, -giunto a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,[93] e con sì -poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si dichiari tuttavia -abbastanza felice, compiacendosi di un nipote che gli sopravviverà, -dell'immenso sapere di cui si trova in possesso, della fama -procacciatagli dalle sue opere, delle ricchezze, degli onori, delle -potenti amicizie, che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, -e, ciò che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta egli -enumera i denti che gli rimangono, e ci fa sapere che sono quindici. - -Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato omai in Italia -gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni sforzo, perchè uomini simili -o non potessero sorgere più o in qualche modo perissero. E infatti -corse del bel tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo scrisse -l'Alfieri. - - -Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna di autobiografie -senza cedere la parola ad un uomo, quanto rispettabile, altrettanto -felice. Egli è appunto il notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la -cui abitazione in Padova, classica dal punto di vista architettonico, -poteva dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre trattato -_Della vita sobria_[94] egli descrive innanzi tutto la dieta rigorosa, -mediante la quale potè, da infermiccio che era stato in gioventù, -procurarsi una tarda e sana vecchiaia, per modo che, quando si pose -a scrivere, toccava già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si -occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano la vita -umana oltre i sessantacinque anni, chiamandola una vita morta, e prova -ad essi, che la sua è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, -egli esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, e come -monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, e come ascendo non una -scala sola, ma tutto un colle a piè gagliardamente: poi come io sono -allegro, piacevole e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo -e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si dipartono mai dal -mio cuore.... Io mi ritrovo avere bene spesso comodità di ragionare -con molti onorati gentiluomini, e grandi d'intelletto e di costumi -e di lettere, ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro -conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando in questo e -in ciascun altro modo, ch'io posso, giovare altrui, quanto le mie forze -me lo concedono. E tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità -e alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente belle -e nella più bella parte di questa dotta città di Padova, e di quelle -che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle -quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè -io le ho fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute di -giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. Io vo l'aprile -e il maggio, e così il settembre l'ottobre, per alquanti giorni, a -godere un mio colle, che è nel più bel sito di questi monti Euganei, -e che ha fontane e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e -quivi mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla -mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia -villa di piano,[95] che è piena di belle strade, le quali concorrono -tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata -assai secondo la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta -la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande spazio -di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e ora (Dio grazia) -molto ben abitato, mentre prima era paludoso e di mal aere e stanza -piuttosto da bisce, che da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si -fece buono e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono a -moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione che si vede -oggidì, talchè io posso dire con verità, che ho dato in questo luogo -a Dio altare e tempio e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno -infinito piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere e -godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni anno a rivedere alcune -di queste città circonvicine, e piglio piacere ragionando con li miei -amici, che in esse si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi -sono, uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici -e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, e sempre -imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i palazzi, i giardini, -le anticaglie e con queste le piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra -tutto godo nel viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi, -per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, vicini a -fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e giardini d'intorno. Nè -questi miei sollazzi e piaceri mi son men dolci e cari, perchè io non -veda ben lume e non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i -miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente il gusto; che -più gusto ora quel semplice cibo, ch'io mangio ovunque io mi trovi, -che non faceva già quelli tanto delicati al tempo della mia vita -disordinata». - -Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento delle paludi -da lui promossi per la Repubblica, e a' suoi progetti messi innanzi -ripetutamente pel mantenimento delle lagune, conclude: «Questi sono -i veri e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e i -diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, è sanata dalle -perturbazioni dell'animo e dalle infermità del corpo, e non prova -alcuno di quei contrari, i quali miseramente tormentano infiniti -giovani e altrettanti languidi vecchi e del tutto impotenti. E se -alle cose grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per dir -meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, dirò anco tal -essere il frutto di questa vita sobria in me, che in questa mia età -di anni ottantatrè ho potuto comporre una piacevolissima commedia, -tutta piena di onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema -ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, siccome -la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. Ora se fu lodato -quel buon vecchio, greco di nazione e poeta, per avere nell'età di -settantatrè anni scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io -men fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più di lui -composto una commedia?... E perchè niuna consolazione manchi alla copia -degli anni miei, veggo quasi una spezie d'immortalità nella successione -de' miei posteri: poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno o -due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è di diciotto anni, -il minore di due, tutti figliuoli di un padre e d'una madre, tutti -sanissimi, tutti bellissimi e, per quanto ora si può vedere, molto atti -e dediti alle lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori -sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che i putti dell'età -di tre anni infino a quella di cinque sono naturali buffoni: gli altri -di maggiore età tengo ad un certo modo miei compagni, e perchè hanno -dalla natura perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare -con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto seco, perchè ho miglior -voce e più chiara e più sonora ch'io avessi giammai.... Questi sono -i sollazzi della mia etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è -vita viva e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè -la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo seguono i loro -appetiti». - -Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai più tardi, nel suo -novantacinquesimo anno, egli si chiama fortunato, fra molte altre cose, -anche perchè il suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova -nell'anno 1565, in età di oltre cento anni. - - - - -CAPITOLO VII. - -Caratteristica dei popoli e delle città. - - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo - XVI. - - -Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi -anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni. -Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto -l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno -e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno -svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper -cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese -e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello -di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo -riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria: -sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume -I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese -a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche -scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo -l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero -apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi -prevalga l'ammirazione o lo scherno. - -Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo -argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti -(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo -se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel -paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare -in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le -elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo -a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo -figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli -occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le -sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e -per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi -ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele -Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto -di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più -allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un -assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. -Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un -viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là -maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e -profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro -popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i -costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa -tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non -potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi -portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini -si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare -di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore, -invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario; -e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che -li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto -d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno -studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani) -_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra -qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi -d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido -_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un -tributo, al quale sapevano di aver diritto. - -Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze -caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente -citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione -del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un -piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche -qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia -intorno alla metà del secolo.[105] - -Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa -avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per -mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo -qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in -genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Descrizione dell'uomo esteriore. - - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale - della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo. - - -Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano alla descrizione -del lato morale degli individui e dei popoli; anche l'uomo esteriore è -oggetto d'osservazione in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che -non al nord.[106] - -Della condizione in cui si trovarono i grandi medici di fronte ai -progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo di parlare, e lo -studio della figura umana sotto il punto di vista artistico è compito -tutto affatto speciale della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà -adunque soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello che -suol dirsi l'_occhio artistico_, perchè fu per esso che in Italia -divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente accettato, -sulla bellezza e bruttezza corporale. - -Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori italiani d'allora, -si resta stupiti della precisione e della verità, che si scorgono nella -delineazione dei tratti esterni, nonchè della pienezza e perfezione -di parecchie descrizioni personali in generale.[107] Ancora oggidì -i romani in particolare vanno famosi per una attitudine speciale a -fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. Questa -prontezza nell'afferrare il lato caratteristico delle persone è -una condizione essenziale per acquistare la conoscenza del bello -e la capacità di descriverlo. Vero è che nei poeti la descrizione -particolareggiata e minuta può essere un difetto, perchè un singolo -tratto ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare nel -lettore un'immagine assai più viva ed efficace, che non facciano molte -e spesso oziose parole. Dante non ha mai dato un'idea più splendida -della sua Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che -parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che la circonda. -Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, come tale, ha intenti e -leggi speciali, quanto dell'attitudine in generale a ritrarre in parole -le forme sì nei particolari, che nelle generalità. - -In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, dove la -novella vieta ogni lunga descrizione, quanto ne' suoi romanzi, dove -egli può descrivere a tutto suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il -ritratto[108] di una bionda e di una bruna, presso a poco quali le -avrebbe dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero che -anche adesso la cultura precede l'arte di lungo tratto. — Nella bruna -(o più probabilmente men bionda) appaiono già alcuni tratti, che -potremmo dire classici: nelle parole _la spaziosa testa e distesa_ -si ha il presentimento di forme grandiose, che vanno al di là della -semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano più, come -nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma una sola linea ondeggiante; -il naso sembra ch'egli lo immagini pendente nell'aquilino;[109] anche -il largo petto, le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata -negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti insomma -accennano evidentemente ad un sentimento della bellezza, che è quello -dell'epoca che s'avvicina, e che, senza saperlo, tiene al tempo stesso -assai di quello della classica antichità. In altre descrizioni il -Boccaccio parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante all'uso -del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, di un collo rotondo, -ma non curvato in arco, nonchè, con gusto molto moderno, di un «piccolo -piede» e di due occhi «ladri nel loro movimento»[110] in una Ninfa -dalle chiome d'ebano, e così via. - - -Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte sull'ideale della -bellezza, quale esso la concepiva, noi non siamo in grado di dirlo; -ma neanche le opere dei pittori e degli scultori non le renderebbero -così del tutto inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè -anzi, di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi negli -scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.[111] Ma nel -secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola col suo notevolissimo -scritto «Della bellezza delle donne».[112] In esso bisogna innanzi -tutto sceverare quello che egli ripete sulla fede degli scrittori -antichi o sulla autorità degli artisti (per es. la determinazione -delle proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee astratte -e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni sue proprie, -confermate con esempj di donne e fanciulle di Prato; e siccome la -sua operetta ha la forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle -donne di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non vi ha -ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente fedele -alla verità. Il principio dal quale egli move, è quel medesimo, al -quale già un tempo s'attennero Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale -di molte singole parti belle per costituire un tutto perfettamente -bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che possono -essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza al biondo, come il -più bello,[113] intendendo però sotto questo nome un giallo delicato -pendente nel bruno. Seguitando poscia, egli vuole che i capelli sieno -crespi, copiosi e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua -larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non morta e -dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide come seta, folte -in sul mezzo e dolcemente digradanti verso il naso e gli orecchi, -il bianco dell'occhio tendente leggermente all'azzurro, l'iride non -assolutamente nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi -neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è certo che l'azzurro -celeste fu vanto delle stesse Dee, e che il bruno cupo è più cercato, -«perchè crea una vista dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio -poi vuol essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, «se -bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, che a fatica -si veggano, i peli delle quali voglion essere raretti, non molto -lunghi, nè troppo neri». Quella fossa che circonda l'occhio, non -deve essere «nè troppo affonda, nè troppo larga, nè di color diverso -dalle guance».[114] L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene -attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle parti rilevate, -che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente di rosso, come le -granella delle melegrane». Delle tempie non c'è da dire se non che -sien bianche e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il -cervello»;[115] nelle guance la bianchezza «dalle estremità, pura neve, -deve andare, insieme col gonfiamento della carne, crescendo sempre -in incarnato». Il naso, che determina essenzialmente il pregio del -profilo, deve rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente, -salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca; -dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal poco, ma non così che -diventi aquilino, «che in una donna comunemente non piace»: la parte -inferiore abbia un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno -acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse di freddo, e -la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente rossa». La bocca -l'autore la desidera piuttosto piccola, ma nè appuntita, nè piatta, -le labbra non troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: -nell'aprirle accidentalmente (vale a dire senza parlare e senza ridere) -non si veggano mai più di sei denti superiori. Bellezze speciali -sono una piccola fossetta nel labbro superiore, un bel rigonfiamento -dell'inferiore, un vezzoso sorridere nell'angolo sinistro della bocca -ecc. I denti non debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma -con bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive «paiano -piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto rosso». Sia il -mento rotondo, «non già arricciato, nè aguzzo, e figuri colorito d'un -color vermiglietto, un poco acceso nel suo rialto: suo vanto speciale -è un poco di fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e -piuttosto lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo d'Adamo -appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi vorrebbe far certe -rughe circolari in forma di monili e nell'alzarsi vuol distendersi -tutta». Le spalle le desidera larghe, ed anche quanto al petto egli ne -riconosce nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, deve -essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, e dolcemente -rilevandosi dalle estreme parti, deve venir in modo crescendo, che -l'occhio a fatica se ne accorga con un color candidissimo macchiato di -rose». La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle parti -inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di carne ed oltre -a ciò con polpe sode e bianche quanto la neve». Il piede lo vuole -«piccolo, snello, ma non magro, e un po' rilevato nel salir del collo, -bianco come lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche -con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, carnose e -muscolose, ma con una certa dolcezza, come quelle di Pallade, quando -si mostrò al pastore sul monte Ida; in una parola, succose, fresche e -sode». La mano finalmente si desidera bianca, massimamente nella parte -superiore, ma grande «e un po' pienotta, e morbida a toccare come -fina seta, rosea nell'interno con linee chiare, rare, ben distinte, -non intrigate, nè attraversate: quello scavo, che è tra l'indice e il -pollice, sia bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita -lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la cima, ma sì -poco che appena si veggia, con unghie «chiare, non lunghe, non tonde, -nè in tutto quadre, nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la -costola d'un picciol coltello». - - -Accanto a questa estetica speciale la generale non vi ha che una parte -assai secondaria. Le ragioni più riposte e segrete, dietro le quali -l'occhio giudica _senza appello_, sono un enigma anche pel Firenzuola, -come egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria, -Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non sono in parte, come s'è -detto, che deduzioni filologiche, in parte inutili sforzi per esprimere -l'inesprimibile. Il sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro -qualche antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima. - -Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono vantare -singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente l'idea della -Bellezza.[116] Ma ogni altra opera resta facilmente ecclissata da -questa del Firenzuola. Il Brantome, posteriore di un secolo e più, -non pare che un dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto -perchè guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della Bellezza. - - - - -CAPITOLO IX. - -Descrizione della vita reale ordinaria. - - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca - in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta - rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista - Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. - — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale. - - -Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo finalmente -aggiungere anche l'interesse, che si prese alla descrizione della vita -ordinaria quotidiana. - -Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento di poesia -che alla satira ed alla farsa. Al tempo del Rinascimento in Italia si -prende invece a studiarla e a descriverla per ciò che essa è in sè -stessa, perchè è interessante da sè, perchè è una parte della vita -umana in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono -come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, che s'aggira -per le case, sulle vie, nei villaggi per beffarsi indistintamente -della piccola borghesia, dei contadini e del clero delle campagne, -noi incontriamo qui nella letteratura i primordi di quei quadri _di -genere_, che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella -pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella farsa -volgare e procedono uniti, ma non per questo sono identici con essa, -chè anzi differenze essenziali li distinguono pur sempre nettamente fra -loro. - -Quante cose umane non deve aver Dante attentamente osservato e -sperimentato prima di poter descrivere in modo così profondamente -vero il suo mondo spirituale![117] Le celebri similitudini desunte -dall'operoso affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi -dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese[118] e simili, -non sono le sole prove che possono addursi in tale riguardo: l'arte -stessa, colla quale egli esprime lo stato interno di un'anima -nell'atteggiamento esteriore e nel gesto, dimostra un profondo e -pertinace studio della vita. - -I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, e -ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema del genere che -trattano, di indugiarsi nelle particolarità (cfr. a pag. 38 e 94). Ad -essi è permesso di esordire con grande larghezza e di essere prolissi, -finchè vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di genere -puramente descrittivo. Questi non s'incontrano per la prima volta che -presso gli uomini, che fecero rivivere l'antichità. - -Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi è l'uomo, che -avea una speciale attitudine a tutto: Enea Silvio. Egli descrive non -soltanto la bellezza del paesaggio, non le cose più interessanti dal -lato cosmografico ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, pag. -10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario e straordinario -della vita.[119] Fra i moltissimi passi delle sue Memorie, in cui si -rappresentano scene naturali, alle quali in allora appena qualcuno -avrebbe consacrato un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui -che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.[120] Ma impossibile -sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali antichi epistolografi o -narratori gli sia venuto l'impulso a rivestire di sì splendidi colori -le sue descrizioni; nè ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo -spirituale i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che -non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno avvolti in -una misteriosa penombra. - -Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie descrittive -latine, delle quali s'è già parlato altrove (v. vol. I, pag. 350): -descrizione di cacce, di viaggi, di ceremonie e simili. E non manca -anche qualche lavoro italiano di questa specie, come, per esempio, -le descrizioni della celebre giostra medicea del Poliziano e di Luca -Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, il Bojardo e -l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro soggetto a passar oltre -e a toccar questi punti appena di volo, ma, anche in onta a ciò, non -si può non ammirare la facile precisione, con cui dipingono la vita -ordinaria, e se ne trae una prova di più della loro grande maestria -in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta di ripetere i brevi -discorsi di una brigata di belle donne,[121] che in un bosco furono -sorprese dalla pioggia. - -Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, più spesso che -altrove, negli scrittori di cose guerresche e simili (cfr. vol. I, -pag. 135). Ancora di un tempo anteriore ci rimane in una poesia molto -circostanziata[122] un quadro fedele di una battaglia di mercenari del -secolo XIV, dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida -e i comandi, che echeggiano durante la zuffa. - -Ma la cosa più notevole in questo genere sono le schiette descrizioni -della vita campagnuola, che si trovano specialmente in Lorenzo il -Magnifico e nei poeti che lo circondano. - - -Dal Petrarca in avanti[123] ci fu una specie di bucolica falsa, -convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, ad imitazione di -quelle di Virgilio, non importa se in versi latini od italiani. E come -sue specie secondarie sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. -vol. I, pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, e più -tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e del Guarini, tutti -lavori dettati in bellissima prosa o in versi perfetti, nei quali però -la vita pastorale non figura che come un costume indossato per sola -apparenza esterna, esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un -genere ben diverso di società.[124] - -Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge nella poesia un -modo affatto nuovo di dipingere la vita campestre: la descrizione -schietta, naturale, l'antitesi insomma, il contrapposto della bucolica -convenzionale di prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè -qui soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che il -proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale e franchigie -speciali, per quanto anche talvolta la sua sorte fosse piuttosto dura. -La differenza tra la città e i villaggi è ben lontana dall'esservi -così accentuata, come nel nord; anzi un gran numero di piccole città -vi è esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando alle -loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini al pari di tutti -gli altri. I Maestri comacini fecero il giro di quasi tutta l'Italia; -al fanciullo Giotto fu pure possibile di abbandonar le sue pecore -e di essere aggregato in Firenze ad una corporazione; in generale -l'affluenza degli uomini del contado alle città era continua, e certe -popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente per questo.[125] -Ora egli è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un -continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura -il _villano_,[126] e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 e segg.) -si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche -un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i _vilains_, -di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche -i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di -qualsiasi specie[127] s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze -d'onore e di rispetto per una classe di persone, che rende alla società -sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine. -Gioviano Pontano[128] narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti -magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche e nei -novellieri non mancano mai eroine campestri,[129] che sacrificano la -propria vita per difesa del proprio onore e pel bene della propria -famiglia.[130] - -Con tali precedenti era ben naturale che in taluni sorgesse il -desiderio di rivestir dei colori della poesia anche questo genere di -vita. Fra costoro innanzi tutto nomineremo qui Battista Mantovano -colle sue Egloghe, una volta assai lette ed anche oggidì degne di -osservazione. Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente -del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa perplessità -tra il realismo e il convenzionalismo della rappresentazione, ma in -sostanza il primo prevale. Vi si sentono le idee di un buon curato di -campagna, non senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In -qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato assai colle -popolazioni del contado. - - -Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta Lorenzo il -Magnifico in questo nuovo mondo e ci fa vivere veramente la vita del -villaggio. La sua «Nencia da Barberino»,[131] può dirsi la nuova e -schietta riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze, -fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo del poeta -è tale, che si resta in dubbio se si risenta simpatia o disprezzo -pel garzone che parla (è il contadinello Vallera, che dichiara il suo -amore alla Nencia). È evidente il contrasto deliberato colla bucolica -convenzionale accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite Ninfe: -Lorenzo si getta volontariamente nel nudo realismo della spregiata vita -delle campagne, e, ciò non ostante, l'insieme lascia un'impressione -veramente poetica. - -Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca da Dicomano di -Luigi Pulci.[132] Ma essa difetta di una certa serietà obbiettiva, -per essere stata cantata non tanto per forza di naturale impulso e -allo scopo di rappresentare un lato della vita del popolo, quanto pel -desiderio di ottenere l'applauso della più colta società fiorentina. -Da ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le frammistevi -oscenità. Ciò non ostante, il carattere del contadino innamorato vi è -con molta abilità sostenuto. - - -Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col suo _Rusticus_ -in esametri latini.[133] Tenendosi lontano da ogni imitazione della -Georgica di Virgilio, egli descrive specialmente l'anno campestre in -Toscana, cominciando dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore -sfodera un nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca -e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, ed -anche nell'«estate» s'incontrano passi di un gusto squisito; ma ciò -che può riguardarsi come un vero gioiello della nuova poesia latina, è -la festa della vendemmia in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha -cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che stava attorno -a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche quadro veritiero della vita -agitata e operosa delle classi inferiori. La sua _Zingaresca_[134] è -uno dei primi saggi della tendenza dei poeti moderni a trasportarsi -nella vita e nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a -cui essi appartengono. Con un intento comico qualche cosa di simile -era stato, per vero, tentato ancor prima,[135] e in Firenze i canti -delle Mascherate ne offrivano sempre nuova occasione al tornare di -ogni carnovale. Ma ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei -sentimenti di un'altra classe, con che tanto questa canzone, quanto -«la Nencia» tracciano nella storia della letteratura una nuova via, che -merita attenta considerazione. - -E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo il fatto, che la -cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. Non ci vollero infatti, -dalla Nencia in poi, meno di ottant'anni prima che s'avessero i quadri -di genere e i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola. - - -Avremo occasione in seguito di mostrare come in Italia le differenze -sociali fondate sulla diversità della nascita avessero omai perduto -ogni valore. Ciò che vi contribuì grandemente fu senza dubbio il -fatto, che qui, prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza -più seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità in -generale. Basterebbe questa sola conquista per imporci un obbligo di -eterna riconoscenza verso gli uomini del Rinascimento. Un concetto -logico e astratto dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il -Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva. - -I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo trovansi espressi -da Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell'uomo,[136] -che può dirsi uno dei lasciti più preziosi di quell'epoca tanto -colta. Dio s'è riserbato di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, -affinchè questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne la -bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò a nessuna sede -fissa, non gl'impose veruna attività determinata, nessuna necessità -ineluttabile; lo dotò anzi di ogni facoltà necessaria a muoversi e -a voler liberamente. «Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse -il Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti guardi -attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti creai non celeste -e non terrestre, non mortale, nè immortale soltanto, affinchè tu sia -libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a -divenir bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I bruti portano -con sè dal grembo materno quanto ad essi fa d'uopo per conservarsi; -gli spiriti superiori sono sin dal principio, o per lo meno subito -dopo,[137] ciò che saranno eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che -dipende dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni specie -di vita». - - - - -PARTE QUINTA - -LA VITA SOCIALE E LE FESTE - - - - -CAPITOLO I. - -Il pareggiamento delle classi. - - Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — - Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia - secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi - progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — - Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e - le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile - a' cortigiani. - - -Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche cosa di compiuto -e perfetto, non si manifesta soltanto nella vita politica, religiosa, -artistica e scientifica di un popolo, ma dà altresì un'impronta -sua propria all'intera vita sociale. Ciò riscontrasi in modo -caratteristico nel medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e -dell'aristocrazia sono presso a poco identiche dappertutto, e dove pure -si ha un genere di borghesia affatto speciale. - -Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento sono l'antitesi -la più spiccata di tali consuetudini sotto tutti i punti di vista più -essenziali. Questa antitesi comincia già alla base, che è affatto -diversa, mentre nei circoli più elevati della vita sociale non -esistono più distinzioni di casta, ma si ha invece una classe veramente -colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza del -sangue non ha valore se non in quanto le ricchezze, che sogliono -accompagnarla, assicurano gli ozi necessari alla propria educazione. -Ciò però non deve intendersi in modo assoluto, mentre è pur sempre -vero, che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, ora -meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania di conservarsi -all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle altre nazioni men -progredite d'Europa. Mala tendenza generale dell'epoca è però sempre -per la fusione delle classi nel senso moderno. - - -Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve essere stata la -convivenza di nobili e borghesi nella stessa città, per lo meno sino -dal secolo XII,[138] poichè per essa vennero accomunate le sorti di -tutti e furono tronche le ali, ancora in sul nascere, all'insolente -albagia dei signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano -un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia non si indusse -mai, come nei paesi settentrionali, a fissare appannaggi speciali -pei figli cadetti dell'aristocrazia: infatti, se anche i vescovati, i -canonicati e le abbazie vi furono spesso conferiti dietro i principii -di un indegno favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente -sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola vi furono -molto più numerosi, più poveri e privi affatto di quelle prerogative -principesche, che avevano altrove, videro in compenso cresciuta la loro -autorità morale dalla loro dimora nelle città dove avevano la sede, e -dove, insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale della -popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono d'ogni parte i -principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe in quasi tutte le città -occasione e motivo d'isolarsi nella vita privata (v. vol. I, pag. 181), -che, scevra di pericoli dal lato politico e confortata d'ogni comodità -ed agiatezza materiale, non era in sostanza gran fatto diversa da -quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E quando, da Dante -in poi, la nuova poesia e la nuova letteratura divennero patrimonio di -tutti,[139] e, più tardi ancora, prevalse una cultura tutta d'indole -antica, e l'uomo, come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva -procacciarsi individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri -diventar principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma nemmeno -alla legittimità della nascita nell'eredità del potere (v. vol. I, p. -27-28), — allora si potè ben credere che una nuova êra di uguaglianza -fosse spuntata, ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre. - - -Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi -all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti per affermare -e per negare la legittimità degli ordini aristocratici. Dante, per -esempio, deriva ancora dall'unica definizione aristotelica, che «la -nobiltà si basi sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo -principio, che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su quella -degli antenati».[140] Ma altrove egli non si dà per soddisfatto di una -tale definizione, e si rimprovera da sè stesso[141] di aver perfino -in Paradiso, parlando col suo proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà -della sua origine, che è manto che _tosto raccorcia_, e al quale il -tempo ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna rimettere. -E nel «Convito»[142] egli stacca del tutto dall'idea della _nobiltà_ -ogni condizione di nascita privilegiata, e ne fa una cosa sola con -l'attitudine a qualsiasi eccellenza morale e intellettuale, accentuando -in modo speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà -sorella germana della filosofia. - -Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo venne -acquistando sulle opinioni degli Italiani, tanto più forte si venne -in tutti radicando la persuasione, che l'origine non possa mai esser -quella che decida del valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai -un principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo «Della -nobiltà»[143] si dichiara pienamente d'accordo co' suoi interlocutori -— Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, fratello del vecchio Cosimo — -non esservi oggimai altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito -personale. Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto sparge -un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, che, secondo il -comune pregiudizio, entrano a far parte della vita dei nobili. «Niuno -(v'è detto) trovasi tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i -cui antenati esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio. -La passione per le cacce non sente meglio di nobiltà, di quello -che i nidi della selvaggina, che s'insegue, si risentano di balsamo -o d'altri soavi profumi. L'agricoltura, quale fu esercitata dagli -antichi, sarebbe ben più nobile occupazione, che non quelle stolte -scorrerie per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle belve, -che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero di quando in quando -servirci di utile passatempo». E se ne adduce la prova mostrando il -lato selvaggio e brutale della vita dei cavalieri inglesi e francesi -nelle loro campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della -rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a sostenere -in certo modo le parti della nobiltà, ma non già — cosa abbastanza -caratteristica — riferendosi ad un sentimento suggerito dalla natura, -bensì richiamandosi all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro -della sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come qualche -cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza del merito -e sulla ricchezza ereditata. Ma il Niccoli soggiunge, che Aristotele, -dando questa definizione, non esprime una persuasione sua propria, ma -una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò è tanto vero, -che nell'«Etica», dov'egli parla secondo il suo intimo convincimento, -non vuol che sia nobile se non colui, che si sforza di conseguire il -vero bene. Indarno il Medici gli oppone, che l'espressione greca per -designare la nobiltà (_Euganeia_) suona appunto «nascita illustre»; il -Niccoli trova che la voce latina nobilis, vale a dire notabile, è assai -più giusta, perchè fa dipendere la nobiltà dalle sole azioni.[144] Dopo -questi e simili ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto -delle condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà -nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera e disdegna di -occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi averi, quanto della -mercatura, che riguarda come ignominiosa: così, se ne sta inerte e -rinchiusa ne' suoi palagi,[145] o va attorno oziosamente cavalcando per -la città. Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio, -ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa l'attendere -all'economia rurale è considerato come cosa onorevole e agevola -di per sè l'accesso ai ranghi della nobiltà:[146] tutto sommato, -«un'aristocrazia rispettabile, ma paesana». Anche in Lombardia i nobili -vivono dei redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli -altri pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria -occupazione.[147] In Venezia la nobiltà governa, ma al tempo stesso si -consacra al commercio; ed ugualmente a Genova tutti indistintamente, -nobili e non nobili, sono mercanti e navigatori, e non vi si ammettono -altre differenze, fuorchè quelle che provengono dalla nascita: taluni -però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto dei loro castelli. -In Firenze una parte dell'aristocrazia attende al traffico; un'altra -(ma certo la men numerosa) si pavoneggia, boriosa dei propri titoli, -per le vie della città o perde il suo tempo nelle cacce e in simili -divertimenti.[148] - -Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è questo, che quasi in -tutta Italia anche coloro che possono andar superbi della lor nascita, -non hanno ambizioni da far valere di fronte alla cultura ed alla -ricchezza, nè dai loro privilegi politici o di corte risentono alcun -impulso a considerarsi come una classe superiore alle altre. Venezia -sembra costituire a questo riguardo una eccezione, ma essa non è che -apparente, perchè in sostanza la vita dei nobili non si differenzia -quivi da quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio di -pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le cose nel regno di -Napoli, che per l'orgoglioso isolamento e la boriosa vanità della sua -aristocrazia, più che per qualsiasi altro motivo, restò completamente -escluso dal gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A -dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal medio-evo -longobardo e normanno sopravviene, ancor prima della metà del secolo -XV, la dominazione aragonese, e così vi si compie fino da quel momento -ciò che nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più tardi, -una vera trasformazione sociale, un disprezzo del lavoro e una smania -di titoli, che costituiscono appunto il lato caratteristico della -popolazione spagnuola. Le conseguenze di un tal fatto non tardano poi -a manifestarsi perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e -basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad una di esse, -la piccola città della Cava. Essa era stata sempre proverbialmente -ricca sino a che non diede ricovero che a muratori e a tessitori: «ora -che, invece di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono che -sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad essere dottori, -medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è subentrata la più desolante -miseria».[149] In Firenze si constata un fatto identico per la prima -volta sotto Cosimo primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che -la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio e le -industrie, non si preoccupa d'altro che di ottenere cavalierati nel -suo nuovo ordine di s. Stefano.[150] È precisamente il rovescio di -quanto vi era accaduto un secolo prima,[151] quando i padri, morendo, -pregavano lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non avessero -esercitato una qualche utile professione (vedi vol. I, pag. 108). - - -Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso in modo molto -ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e della letteratura, nel -quale non si ammettono differenze gerarchiche, ed è appunto la sete -delle dignità cavalleresche divenuta stoltamente oggetto di moda -proprio nel tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio -valore. - -«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti[152] verso la fine del -secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta far cavalieri li meccanici, -gli artieri, insino a' fornai; ancora più giù, gli scardassieri, gli -usurai e rubaldi barattieri.... Come risiede bene che uno judice, per -poter andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la scienza -non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, senza guadagno.... Oh -sventurati ordini della cavalleria, quanto siete andati al fondo! In -quattro modi son fatti cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, -a molte cose che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario. -Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori di queste -cose materiali comprendano, come la cavalleria è morta. E non si -ved'elli, che pure ancora lo dirò, essere fatti cavalieri i morti? -Che brutta, che fetida cavalleria è questa! Così si potrebbe fare -cavaliere un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche un -bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti adduce a conferma di -quanto scrive, sono invero parlanti abbastanza; una volta egli è messer -Bernabò Visconti, che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, che -bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono alcuni cavalieri -tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito degli ornamenti che -portano sull'elmo e simili. Più tardi il Poggio mette in derisione i -molti cavalieri del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di -guerra.[153] Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del ceto, -per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., si creava da sè -in Firenze una posizione molto difficile, tanto di fronte al governo, -quanto a' suoi numerosi motteggiatori.[154] - -Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge che queste tarde -ambizioni cavalleresche, indipendenti affatto da qualsiasi nobiltà di -sangue, senza dubbio erano in parte il frutto di una ridicola vanità -smaniosa di titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice. -I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi parte, dovea, -giusta le formalità prescritte, essere cavaliere. Ma il combattimento -in campo chiuso e più particolarmente la corsa delle lance, -strettamente regolata e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione -favorevole per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, qualunque -fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela sfuggire in -un'epoca, in cui tanto conto si teneva del valor personale. - -Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca fin dal suo -tempo si fosse espresso in termini di viva riprovazione contro i -tornei, come contro una pericolosa stoltezza: egli non convertì -nessuno col suo patetico grido: «in niun libro si legge che Scipione -o Cesare siano stati abili giostratori!»[155] La cosa anzi in Firenze -acquistò una grande popolarità; ogni borghese cominciò a riguardar la -sua giostra — che senza dubbio non era più tanto pericolosa — come una -specie di onesto passatempo, e Franco Sacchetti[156] ci ha conservato -il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori della -domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, dove si potea giostrare -a prezzo mitissimo, sopra una rôzza presa a nolo da un tintore, alla -quale alcuni burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia -imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio il cavaliere, -armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile scioglimento della -novella è una violenta sgridata della moglie indispettita di simili -scappate del marito.[157] - -Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione per la giostra, -come se volessero mostrare per l'appunto, essi non nobili e privati, -che la società di cui si circondano, non è in nulla inferiore ad una -corte.[158] Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio -ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; Piero il giovane -poi per tali esercizi trascurò perfino il governo, e non voleva essere -dipinto se non rivestito della sua splendida armatura. Anche alla corte -di Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando il cardinale -Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim (v. vol. I, pag. 149 -e 158) come gli piacesse quello spettacolo, il barbaro rispose assai -saggiamente, che simili combattimenti nella sua patria si facevano fare -agli schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva alcun -danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava d'accordo con gli -antichi romani nel riprovare i costumi del medio-evo. - -Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, che pur non -sono di lieve momento per spiegarsi l'ardore insistente con cui si -cerca la dignità cavalleresca, noi troviamo omai a questo tempo qua e -colà dei veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri hanno -di diritto il titolo di cavaliere. - - -Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le vanità dei nobili -e dei cavalieri, sta di fatto che la nobiltà italiana si collocò -sempre nel bel mezzo della vita comune, e non mai alle estremità della -medesima. Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente sur -un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la cultura sono sempre -i suoi naturali alleati. Certamente che in un cortigiano propriamente -detto si esige un qualche grado di nobiltà,[159] ma questa esigenza -è espressamente dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel -pubblico (_per l'oppenion universale_), nè in ogni caso implica mai -la supposizione, che anche un individuo non nobile non possa avere -un merito intrinseco equivalente. E nemmeno rimane inteso con ciò -che le persone non nobili debbano restar escluse da ogni contatto col -principe: si vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano, -non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un ornamento -della vita, e quindi neanche questa. Se poi in tutti i rapporti della -vita gli vien fatto un obbligo speciale di mantenere un contegno -riserbato e dignitoso, non è già perchè egli abbia un sangue più nobile -nelle vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale. -Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento principale sta -nella cultura e nella ricchezza; ma in quest'ultima solo in quanto -renda possibile di consacrar la vita alla prima e di promuoverne in -grande gli interessi e lo sviluppo. - - - - -CAPITOLO II. - -Raffinamento esteriore della vita. - - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. - — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — - Comodità ed eleganza. - - -Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono un privilegio -determinato, tanto maggiore ogni individuo, come tale, sente lo -stimolo a mettere in evidenza i suoi pregi personali, e tanto più -la vita sociale deve tendere per proprio impulso a restringersi in -una cerchia speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità -e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti necessari, -deliberatamente pensati e voluti. - -Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo circondano e gli ozj -della vita quotidiana mostrano in Italia un'eleganza ed un raffinamento -maggiore, che in qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi -spetta alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo notare, -come esse superassero in comodità e nell'armonica disposizione delle -parti i castelli e le corti o palazzi di città dei grandi del nord. -Il vestire mutò per guisa, che egli è impossibile l'istituire un -completo paragone colle mode degli altri paesi, molto più che, dal -finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste ultime. Ciò -che i pittori italiani ci rappresentano come costume di quel tempo, è -in generale quanto di più bello e di più accomodato ci fosse allora in -Europa, ma non si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire -prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno stati sempre -esatti. Quello però che è fuori di dubbio si è, che in nessun luogo -si tenne del vestire quel conto, che si teneva in Italia. La nazione -era alquanto vanitosa; ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non -esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse bello e ben -fatto un ornamento non dispregevole aggiunto alla persona. In Firenze -ci fu perfino un periodo di tempo, in cui il vestire era una cosa -affatto individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria (v. vol. I, -pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del secolo XVI questa usanza -fu coraggiosamente mantenuta da uomini considerevolissimi,[160] mentre -intanto la grande maggioranza si accontentava di variare più o meno -la moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe adunque -riguardare come un sintomo di decadenza per l'Italia l'ammonizione che -si legge in Giovanni della Casa,[161] di evitare le singolarità e di -non dipartirsi dalla moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli -abbigliamenti degli uomini, rispetta come legge suprema l'uniformità, -rinuncia con ciò ad una caratteristica più importante che non si creda. -Ma ciò procura un grande risparmio di tempo, e questo, colle idee di -operosa attività che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi come -compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio. - -In Venezia e a Firenze[162] eranvi, all'epoca del Rinascimento, -prescrizioni speciali, che regolavano il modo di vestire degli uomini -e ponevano limiti determinati al lusso delle donne. Dove simili leggi -non esistevano, per esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa -ogni traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.[163] -Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle mode e (se noi -interpretiamo rettamente) la stolta venerazione per tutto ciò che -veniva di Francia, mentre nel fatto molte delle sue mode non erano che -le antiche d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo -aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare sino a -qual punto questo frequente mutare delle forme del vestire e l'adozione -delle mode francesi e spagnuole[164] abbiano contribuito a tener viva -nella nazione la passione abituale del lusso esterno, non è cosa di cui -dobbiamo occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto merita d'esser -notato come una prova di più del rapida sviluppo della vita italiana -intorno al 1500. - - -Degna di speciale attenzione è la cura che pongono le donne, di -modificare quanto più possono la loro apparenza esterna con tutti gli -aiuti, che può offrire una ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese -d'Europa, dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato di -dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle carni e alla -ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.[165] Tutto tende ad -uniformarsi ad un tipo convenzionale universalmente accettato, anche -a costo di veder violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi -naturali del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del tutto -dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV fu estremamente -svariato nei colori e carico negli ornamenti,[166] e più tardi ebbe una -ricchezza un po' più elegante, e ci limiteremo alla toeletta nel senso -più stretto. - -Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono proibite, poi -tornano a portarsi false acconciature da testa, talune anche di seta -bianca e gialla,[167] sino a che giunge un qualche grande oratore -sacro, che commove gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica -piazza s'innalza un gran rogo (_talamo_) sul quale, insieme a liuti, -arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri erotici ed -altre inezie, vanno a finire anche queste false acconciature:[168] la -fiamma purificatrice riduce tutte queste cose in un mucchio di cenere. -Il colore ideale, che tanto nei propri, come nei capelli posticci -si cercava di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il -raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel colore ai -capelli,[169] furonvi delle dame, che ebbero il coraggio di stare -giornate intere sotto la sferza del sole;[170] del resto, ciò non -impediva che si usassero tinture speciali e manteche per accrescerne -altresì il volume. A ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque -ritenute confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti -per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre e i denti, -di cui il nostro tempo non ha nemmeno una idea. E non giovarono nè -i sarcasmi dei poeti,[171] nè le invettive dei predicatori, nè la -paura stessa di guastarsi precocemente le carni a distogliere le -donne da quegli usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino -una falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le frequenti e -grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei quali centinaia d'uomini -apparivano dipinti e mascherati,[172] abbiano contribuito a trasformare -quell'abuso in abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era -universale, ed anche le fanciulle del contado facevano del loro meglio -per uniformarvisi,[173] sin dove potevano. Si aveva un bel predicare, -che simili artificii erano i contrassegni delle cortigiane; anche le -più rispettabili matrone, che del resto in tutto il corso dell'anno non -toccavano alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, quando -accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.[174] — Ma, sia che si -riguardasse questo eccesso come un tratto di barbarie, di cui s'aveva -un riscontro nell'uso di imbellettarsi dei selvaggi, sia che lo si -ritenesse anche soltanto come uno sforzo di mantenere nei lineamenti -e nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come farebbe -credere la somma accuratezza e la moltiplicità di questa toeletta, — -certo è che agli uomini spiacque allora, come in ogni altro tempo, e ne -sono prova i richiami continui, che in questo riguardo furono fatti al -bel sesso. - -Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si estese perfino -a tutte le cose, colle quali in qualsiasi modo si doveva venire a -contatto. Nelle grandi festività, si solevano strofinare con unguenti -fin le mule, sulle quali si dovea cavalcare;[175] Pietro Aretino -ringrazia Cosimo I per un invio fattogli di scudi _profumati_.[176] - - -Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione di superare -in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli settentrionali. Nè parrebbe -neanche doversi dire, che questa loro opinione andasse troppo lungi dal -vero, se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile al -perfezionamento della personalità moderna, che certamente in Italia si -svolse più presto e più completamente che altrove; inoltre molti indizi -farebbero credere anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni -del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai possibile -addurne, e se da ultimo la questione si restringesse al determinare -a chi propriamente spetti la priorità, nella redazione dei primi -codici di pulitezza e creanza, la poesia cavalleresca del medio-evo -potrebbe a buon diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non -ostante, di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni dei -più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono la pulitezza -della persona, specialmente ne' banchetti,[177] all'ultimo grado della -perfezione, e che, per un antico pregiudizio, i tedeschi in Italia -riguardavansi sempre come il tipo d'ogni sudiceria.[178] Il Giovio non -esita ad attribuire molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza -all'educazione primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,[179] -e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. In mezzo a -ciò si ha tanto maggior ragione di sorprendersi che, per lo meno nel -secolo XV, si lasciassero condurre le osterie e gli alberghi per lo più -da tedeschi,[180] i quali praticarono questa industria principalmente -in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano a Roma. Ma -le testimonianze che si hanno a questo riguardo potrebbero anche -semplicemente riferirsi alle osterie e agli alberghi delle campagne, -mentre si sa con certezza che nelle maggiori città le migliori locande -erano tenute tutte da Italiani.[181] La mancanza poi di buoni alberghi -nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto di sicurezza in generale. - -Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale della buona -creanza, che Giovanni della Casa, nato fiorentino, ci lasciò sotto il -titolo di «Galateo». In questo si prescrive non soltanto la pulitezza -nel senso più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte -quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», con -quello stesso tuono magistrale, con cui il moralista predica le più -sublimi leggi morali. In altre letterature qualche cosa di simile non -si insegna in via sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè -colla descrizione di ciò che è sucido e ributtante.[182] - -Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida per -vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire in generale. -Ancora oggidì può esser letto con molto profitto da persone di ogni -condizione, e la gentilezza della vecchia Europa difficilmente si -scosterà mai dalle sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è -cosa che viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di ogni -cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in alcuni uomini -ed acquisito per forza di volontà in altri; ma, come dovere sociale -e come indizio di cultura e di buona educazione, i primi a conoscerlo -senza alcun dubbio furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli -s'era già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, che -il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti e vicini, delle _burle_ -e delle _beffe_ (v. vol. I, pag. 209 e segg.) nella buona società -è passato del tutto,[183] l'idea nazionale prevale su quella delle -cittadinanze locali e prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza -e cortesia universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto -avremo occasione di discorrere più innanzi. - - -Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in Italia, nel -secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal grado di raffinamento e -di perfezione, da non vedersi in nessun altro paese l'eguale. Una -moltitudine di quelle cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro -insieme la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e si -potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva ancora un'idea. Nelle -vie ben selciate delle città italiane[184] l'uso delle carrozze era -generale, mentre fuori d'Italia dovunque o s'andava ancora a piedi, o a -cavallo, o si usava della carrozza per sola necessità, non per piacere. -Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi articoli -di toeletta vengono menzionati di frequente dai novellieri.[185] -La copia e la finezza delle biancherie sono spesso l'oggetto delle -loro descrizioni. Essi ci parlano anche di cose, che si direbbero -piuttosto appartenere al campo dell'arte, notando con ammirazione -come essa da tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il -grandioso armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi e -magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, arricchendo -la mensa di confetture lavorate in mille guise, e aggiungendo infine -eleganza e buon gusto al rozzo lavoro del falegname. Tutto l'occidente -si prova negli ultimi tempi del medio-evo, e secondo le sue forze -glielo permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a dare -inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie convenzionali -della decorazione gotica, mentre l'arte italiana del Rinascimento si -move liberamente in ogni senso, risponde degnamente alle più svariate -esigenze e si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed -estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative italiane -d'ogni specie sopra le nordiche nel corso del secolo XVI, quantunque -sia anche vero che essa è dovuta altresì a cause di molto maggiore e -più generale importanza. - - - - -CAPITOLO III. - -La lingua come base del vivere sociale. - - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente - della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro - trionfi. — La conversazione. - - -La società più elevata, che qui oggimai appare come un prodotto della -riflessione, anzi come la più alta creazione della vita del popolo, -presuppone, come condizione indispensabile, il linguaggio. - -Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i popoli occidentali -l'aristocrazia aveva cercato di mantenere una lingua «cortigiana» tanto -per la conversazione, che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in -Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono tanto fra -loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua così detta «curiale», che -era comune alle corti e ai loro poeti. Ora il fatto più importante -si è questo, che di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la -lingua di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione -alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima del 1300, un tale -scopo è confessato apertamente. Anzi, per vero dire, qui la lingua è -trattata espressamente come qualche cosa di completamente indipendente -dalla poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione -semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, sentenze e -risposte. Questa espressione è a questo tempo in pregio non meno che lo -fosse in altri tempi presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga -vita non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» _(un bel -parlare)!_ - -Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, quanto più vi si -lavorava attorno da diverse parti. Dante ci porta addirittura nel -bel mezzo di questa lotta: il suo libro «Del volgare eloquio»[186] -ha un'importanza grandissima non solo per la questione in sè stessa, -ma anche perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna -in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo delle sue idee e le -conclusioni, alle quali egli giunge, sono cose che appartengono alla -storia della filologia, nella quale quel libro occuperà sempre un posto -rilevantissimo. Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè, -ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, la lingua deve -essere stata una delle più importanti questioni della vita quotidiana; -che tutti i dialetti erano stati studiati con partigiana predilezione -o avversione; e che la nascita della lingua ideale comune non si avverò -se non in mezzo a grandi lotte e contrasti. - -Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale Poema. -Il dialetto toscano diventò la base essenziale della nuova lingua -comune.[187] Se ciò a taluno paresse eccessivo, valga a nostra -giustificazione il fatto che questa, in una questione tanto dibattuta, -è ad ogni modo l'opinione la più universalmente ricevuta. - - -Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario e poetico, lo -screzio insorto intorno a questa lingua, quello che suol dirsi il -purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto giovato; può darsi altresì -che qualche scrittore, del resto dotato di grandi attitudini, sia -stato con ciò defraudato di un pregio essenziale, la spontaneità della -espressione; e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in -altissimo grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla loro volta -nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, trascurando per la -forma il concetto; stando di fatto che anche una meschina melodia, -uscita da un tale strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e -comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza grandissima, -perchè contribuì a dare un andamento grave e dignitoso allo stile -in generale, e perchè costrinse l'uomo colto a serbare, tanto nella -vita ordinaria quanto nelle circostanze straordinarie, un contegno -serio e una costante elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche -talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un tempo sotto la -veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare basse scurrilità e -velenosi sarcasmi, non è men vero però, che, quasi a compenso, ogni -idea più nobile ed elevata vi trova altresì una condegna espressione. -La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di vista nazionale, -diventando essa come la patria ideale di tutti gli uomini colti dei -diversi Stati, in cui così per tempo andò diviso il paese.[188] Di -più, essa non è il patrimonio esclusivo di questa o di quella classe -in particolare, ma tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, -possono trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè vogliano. -Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo straniero resta sorpreso -e maravigliato di udire sulla bocca del basso popolo e dei contadini -un italiano puro e puramente pronunziato in provincie italiane, dove -al tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca indarno -di trovare un riscontro ad un fatto simile presso le plebi di Francia -e di Germania, dove invece anche gli uomini istrutti sacrificano pur -tanto alla pronunzia locale. Vero è che in Italia il numero di coloro -che sanno leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da tante -altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio pontificio, non si -sarebbe tentati di credere; ma qual peso avrebbe questa circostanza -senza quella generale e incontestata venerazione, che si ha per la pura -lingua e la pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato? -Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente accettate, -non escluse Venezia, Milano e Napoli, ancora al tempo in cui fioriva -la letteratura, soggiogate in certo modo dallo splendore che da esse -partiva. Ed anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, s'è -di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente il -più bel tesoro della nazione, la pura lingua.[189] Alla letteratura -dei dialetti furono, sin dal principio del secolo XVI, senza sforzo e -deliberatamente abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma -talvolta anche serii,[190] prestandosi lo stile di essi a qualsiasi -esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, come frutto -di una determinazione calcolata e riflessa, non ebbe luogo se non molto -più tardi. - - -L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, come elemento -d'unione della società più elevata, trovasi chiaramente espressa nel -«Cortigiano».[191] Fin d'allora, cioè fin dal principio del secolo -XVI, eranvi taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler -mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli altri toscani -del suo tempo, non per altro, se non perchè erano antiche. Nella lingua -parlata il Castiglione le proibisce assolutamente, e non le accetta -nemmeno nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non vede che -una forma speciale del parlare. Coerentemente poi a questa premessa, -egli stabilisce che il miglior modo di parlare sarà quello, che più -d'ogni altro s'accosti alla lingua convenientemente scritta. Donde -emerge assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno da dire -qualche cosa di veramente importante, debbono essi stessi formarsi la -propria lingua, e che questa è mobile e mutabile, appunto perchè è -qualche cosa di vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle -espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche da regioni -non toscane, e accettando perfino le francesi e le spagnuole, quando -l'uso le abbia consacrate per certe cose speciali:[192] sorgere così, -coll'aiuto dell'ingegno e dello studio, una lingua, la quale non sarà -invero l'antico toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come -un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. S'intende da sè -che è dovere imprescindibile d'un cortigiano di esprimere sotto questa -veste perfetta i suoi affetti e la sua poesia. - - -Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio della società -viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i puristi non riuscirono -in sostanza ad aver vinta la causa. V'erano troppi e troppo valenti -scrittori ed uomini di società anche toscani, che o non si curavano -o ridevano di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si -verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto qualunque e -pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che essi stessi erano «della -loro lingua ignorantissimi».[193] Già l'esistenza di uno scrittore -quale era il Machiavelli troncava d'un tratto tutte quelle questioni, -in quanto egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida, -schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva tutti i pregi, -fuorchè quello di imitare il puro Trecento. D'altro lato v'erano troppi -lombardi, romani, napoletani ed altri, ai quali non poteva rincrescere, -se nello scrivere e nel conversare non si esageravano troppo le -pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, è -vero, le forme e i modi del loro dialetto, e il Bandello, per tutti, -assai spesso (non sappiamo quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara -protesta: «io non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma -barbaramente; io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere ornamento -alla lingua volgare; io non sono che un lombardo e in Lombardia a' -confini della Liguria nato» ecc.[194] Ma, di fronte al partito dei -rigidi puristi, tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando -a bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, e quasi -a compenso, d'impadronirsi della lingua comune. Non a tutti infatti -era dato di poter fare come il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse -per tutta la sua vita il più puro toscano, (sempre però come lingua -appresa e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a poco -fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale era questo che -ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva trattar la lingua con somma -cura. Posto ciò, si poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro -fanatismo, i loro congressi filologici[195] e simili: veramente dannosi -essi non divennero che più tardi, quando il soffio dell'originalità -era già fatto notevolmente più languido nella letteratura, e stava -per soggiacere ad influenze affatto d'altra natura, ma ancor più -perniciose. Da ultimo fu libero alla stessa Accademia della Crusca -di trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi sforzi furono -talmente impotenti, che non riuscì nemmeno ad impedire che assumesse -quell'indirizzo e quel colorito francese, che forma il carattere -distintivo della letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota). - - -Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata e portata omai al -sommo della pieghevolezza e duttilità, che divenne nella conversazione -lo strumento e la base di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi -settentrionali i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi -nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti, -cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era tutta dedita al -giuoco e agli esercizii corporali o, se pur si voglia, s'esercitava -a scrivere rozzi versi e celebrava feste continue, in Italia, dove -pure tali cose esistevano, erasi formato altresì un ambiente più -elevato e sereno, dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, -purchè non privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti -convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando l'utile al -dolce. Siccome in tali convegni o non si usava di far trattamenti, -o questi si riducevano ad assai poca cosa,[196] non era difficile -neanche il tenerne lontani gli uomini più materiali e gli scrocconi. -Se ci è permesso di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di -dialoghi, anche i più elevati problemi della vita avrebbero formato -l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini più distinti: nè la -manifestazione di sublimi pensieri vi sarebbe stata, come di regola -presso i settentrionali, un privilegio puramente individuale, bensì -comune a parecchi. Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita -sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, che non -hanno altro scopo, che sè medesime. - - - - -CAPITOLO IV. - -La forma più elevata della vita sociale. - - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società - fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo. - - -Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, era assai -saggiamente regolata e si basava sopra quelle convenienze tacite -ed espresse, che sono domandate o dalle circostanze o dal decoro, -ma che non hanno nulla che fare colla rigida etichetta. In certi -circoli più compatti, dove le riunioni assumevano il carattere di -stabili corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità -per l'accettazione, come, per esempio, in quelle allegre società di -artisti fiorentini, alle quali il Vasari attribuisce il merito[197] -di aver promosso la rappresentazione delle più importanti commedie -d'allora. Le società più leggere invece e che si mettevano insieme per -circostanze affatto momentanee, accettavano volentieri le prescrizioni, -che eventualmente venivano imposte dalla dama più ragguardevole. Tutti -conoscono l'Introduzione del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a -considerare il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla -più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale in questo -caso speciale; ciò non ostante non è men vero, ch'essa si fonda sopra -una consuetudine già accettata nella vita sociale. Il Firenzuola, che -quasi due secoli dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile, -s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in bocca alla -regina della sua società pone un discorso sul modo di ripartire il -tempo durante il soggiorno alla campagna, vale a dire, prima di tutto -un'ora di speculazioni filosofiche andando a passeggiare sopra una -collina, poi la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,[198] -indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova canzone, -il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; più tardi una -passeggiata ad una fonte, dove ognuno s'asside e narra una novella, -e finalmente la cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla -onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non disconvengano». -Il Bandello nelle introduzioni e nelle dediche di ciascuna delle -sue novelle non riferisce, è vero, simili discorsi di circostanza, -poichè le diverse società, dinanzi alle quali quelle novelle vengono -narrate, esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro -modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli dovevano essere -queste supposte riunioni sociali. Alcuni lettori penseranno, che in -società capaci di udire racconti tanto immorali, come son quelli che -si leggono, non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. Ma -da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide dovevano essere -le basi di società, che, ad onta di tali racconti, non uscivano dalle -convenute formalità, non andavano a soqquadro, e potevano perfino -occuparsi di serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol -dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione si faceva -sentire più forte che mai e andava sopra ogni cosa. Per convincersene -non occorre di prendere a norma la società un po' troppo idealizzata, -che il Castiglione introduce a parlare sui più elevati sentimenti e -scopi della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro Bembo -nel castello di Asolo. La società del Bandello, invece, anche in -onta a tutte le frivolezze alle quali si abbandona, può riguardarsi -come il tipo più veritiero di quell'elegante decoro, di quella facile -amabilità, di quella schietta franchezza, di quello spirito insomma -e di quella cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri -distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se ne ha -specialmente in questo, che le dame, che ne formavano il centro, -godevano l'universale estimazione, nè per tal fatto furono minimamente -pregiudicate nella loro fama. Fra le protettrici del Bandello, per -esempio, Isabella Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se ebbe -una celebrità non scevra di macchie, non fu già pel proprio contegno, -ma per quello delle scostumate damigelle che la circondavano:[199] -Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, -Bianca Rangona, Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono -del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il loro contegno, da -ogni accusa e censura. La più celebre donna d'Italia poi, Vittoria -Colonna, godeva fama addirittura di santa. Ora, egli è indubitato -che le particolarità che ci vengono date intorno al vivere sciolto, -che si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati, -non sono di tal natura da farne emergere una superiorità assoluta -della vita sociale d'Italia su quella del resto d'Europa. Ma si legga -il Bandello,[200] e si vegga poscia se un genere simile di società -sarebbe, ad esempio, stato possibile in Francia, prima che vi fosse -stato trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili al -pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo le più alte creazioni -dell'ingegno umano non ebbero bisogno, per nascere, dell'aiuto o -del favore di quelle riunioni, ma si avrebbe gran torto se le si -riguardasse come di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, -non fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente -a creare in Italia ciò che allora non esisteva in verun altro paese, -un vivo interessamento per tutto quanto si produceva nell'un campo e -nell'altro, e un gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo -poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè stesso un -necessario portato di quella particolare cultura e di quel modo di -vivere, che allora era esclusivamente italiano, e che d'allora in poi -divenne europeo. - - -In Firenze la vita di società è fortemente influenzata da parte della -letteratura e della politica. Innanzi tutto Lorenzo il Magnifico è -tal uomo, che domina completamente quanti lo circondano, non tanto in -virtù della sua posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene -egli, del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione anche -a quelli, che più gli stavano dappresso.[201] Si vede, ad esempio, -con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, l'educatore de' suoi -figli, e come i modi franchi ed aperti del letterato e del poeta a gran -fatica si concilino in lui con quella riserbatezza, che gli è imposta -necessariamente dal rango principesco, cui ormai è salita la sua casa, -e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di sua moglie; ma dal -canto suo, e quasi in ricambio, il Poliziano è l'espressione e quasi -il simbolo vivente delle glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, -giusta l'uso della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura -del gusto e della passione, che egli ha per tali convegni sociali. -Nella sua splendida improvvisazione «La caccia col falcone» egli fa -un ritratto comico de' suoi compagni, e nel «Simposio» lo scherzo va -ancora più innanzi e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che -vi si travede anche il lato serio della riunione.[202] E che questa -assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano con piena evidenza -le sue corrispondenze, e le notizie rimasteci sulle frequenti sue -dispute filosofiche ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze -sono, in parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno al -tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per esempio, la -così detta Accademia platonica, che dopo la morte di Lorenzo soleva -raccogliersi negli orti de' Rucellai.[203] - -Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva naturalmente dalle -tendenze personali del regnante. Di esse, per vero, al principiare -del secolo XVI ce n'era oggimai poche, e queste poche erano anch'esse -pressochè senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla corte -veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva una società tanto -speciale, quale non si vide ripetersi più in nessun epoca storica. - - - - -CAPITOLO V. - -L'uomo perfetto di società. - - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi - corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — - Dilettanti in società. - - -Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora per sè medesimo, -il Cortigiano, quale ci vien descritto dal Castiglione. Egli è -propriamente l'uomo ideale, quale lo domanda la cultura di quel tempo, -e la corte sembra più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben -ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato in nessuna corte, -perchè egli stesso ha il talento e la apparenza di un vero principe, -e perchè l'eccellenza sua, calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone -già in lui una assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua -azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del principe, -ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un esempio spiegherà meglio -la cosa: nella guerra il Cortigiano deve astenersi da tutte quelle -imprese, anche utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non -sieno grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver sempre fisso -in mente che ciò che lo conduce alla guerra, non è il dovere in sè -stesso, ma soltanto _l'honore_.[204] La posizione morale di fronte al -principe, quale è presentata nel quarto libro, è quella di un uomo -libero e indipendente. La teoria degli amori del Cortigiano (nel -terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, le -quali però per la miglior parte si riferiscono a tutti gli uomini in -generale, e la grande e quasi lirica glorificazione dell'amore ideale -(sulla fine del quarto libro) non ha più nulla che fare coll'assunto -speciale di tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del Bembo, -la straordinaria elevatezza della cultura si fa manifesta dal modo -delicatissimo, con cui i sentimenti vengono analizzati. Bensì non si -deve sempre prestar cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla -loro parola; ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati -tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi vedremo, che -spesse volte queste convenzionali apparenze nascondevano lampi di vera -passione. - - -Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si esigono in grado -perfetto in un Cortigiano, sono i così detti esercizi cavallereschi; -ma, oltre a questi, richiedevansi anche parecchie altre cose, che -veramente non avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, -regolarmente organizzate e basate tutte sull'emulazione personale, -quali in allora non esistevano se non in Italia: altre cose ancora -si fondano evidentemente sopra un'idea puramente generale ed astratta -della perfezione individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i -giuochi ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la lotta: -principalmente poi deve essere un abile danzatore e (come già s'intende -da sè) un perfetto cavallerizzo. Oltre a ciò si esige da lui tal -conoscenza di più lingue, o almeno almeno dell'italiano e del latino, -che s'intenda di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto -di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità pratica, che -però egli terrà segreta quanto più gli sarà possibile. Non si pretende -tuttavia che queste qualità sieno in lui tutte in grado perfetto, -eccezione fatta dell'esercizio delle armi; dal neutralizzarsi reciproco -di tante doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel quale -nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar nocumento alle altre. - - -Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, sia come -scrittori teorici, sia come maestri pratici, erano in grado d'insegnare -a tutto l'occidente tanto in fatto di esercizi ginnastici d'ogni -specie, quanto in fatto di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel -giostrare e nel danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con -opere scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; la -ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi guerreschi e dai -semplici giuochi, fu forse per la prima volta insegnata alla scuola -di Vittorino da Feltre (v. vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte -integrante di ogni completa educazione.[205] L'importanza di un tal -fatto sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come una vera -arte: quali esercizi fossero in uso, e se per avventura si conoscessero -quelli che sono più frequenti oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, -oltre la forza e la destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, -lo si può arguire non solo dall'indole della nazione già nota sotto -tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che se ne hanno. -Basta in proposito ricordare il grande Federigo da Urbino (v. vol. -I, pag. 60), che assisteva in persona ai giuochi de' giovani a lui -affidati. - -I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna sostanziale -differenza da quelli che erano in uso presso gli altri popoli -occidentali. Naturalmente nelle città marittime vi si aggiungevano -le gare dei remiganti, e le regate veneziane erano assai per tempo -famose.[206] Il giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il -giuoco della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento pare -vi sia stato coltivato con molta maggior passione e con più pompa, -che in qualunque altro paese d'Europa. Non se ne hanno però positive -testimonianze. - - -A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza la musica.[207] La -composizione intorno al 1500 era ancora principalmente nelle mani della -scuola olandese, che veniva molto ammirata pel complicato artificio -e per la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, eravi -pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava assai di più -al nostro gusto musicale d'oggidì. Un mezzo secolo più tardi sorse il -Palestrina, le cui armonie esercitano un fascino prepotente anche sul -mondo attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, ma non -ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o ad altri si debba il -passo decisivo, che ha fatto il linguaggio musicale del mondo moderno, -per cui a noi profani è impossibile il farci un'idea esatta dello stato -delle cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente da parte -la storia della composizione musicale, cercheremo invece di dir qualche -cosa sul posto, che si faceva alla musica nella vita sociale d'allora. - -Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel Rinascimento e per -l'Italia di quel tempo è il multiforme specializzarsi dell'orchestra, -il cercar nuovi strumenti, vale a dire nuove combinazioni armoniche, -e — in stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe speciale -di cultori dell'arte per professione (_virtuosi_), che è come a dire, -l'insinuarsi dell'elemento individuale in determinati rami della musica -e in determinati strumenti. - -Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, l'organo ebbe -assai per tempo una grande diffusione e un notevole perfezionamento, -ma, accanto ad esso, si diffuse anche assai presto il corrispondente -strumento a corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano -ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni del secolo XIV, -perchè ornati con figure dipinte da sommi maestri. Fra tutti gli -altri poi il violino prese il primo posto e diede anche delle grandi -celebrità. Presso Leone X, che già anche da cardinale aveva la casa -piena di cantanti e di sonatori e che godeva fama egli stesso di grande -conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni Maria e Jacopo -Sansecondo: al primo Leone diè il titolo di conte e il possesso di -una piccola città;[208] il secondo credesi rappresentato nell'Apollo -del Parnaso di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle -celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno al 1580) nomina -a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi quelli di ciascuna specie -di strumenti, quali l'organo, il liuto, la lira, la viola da gamba, -l'arpa, la cetra, i corni e le tibie, esprimendo il voto che i loro -ritratti sieno dipinti sugli stessi strumenti.[209] Una così svariata -attitudine a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo -non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli strumenti -fossero già noti e diffusi dovunque. - -Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge specialmente -da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera di farne, a titolo di -curiosità, delle collezioni. In Venezia, dove la passione per la -musica era grande,[210] ve n'erano parecchie; e quando per caso vi -s'incontrava un certo numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante -un concerto. (In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi -strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, ma non è detto se -vi fosse chi sapesse suonarli e qual suono dessero). Non è neanche da -dimenticare, che taluni di questi strumenti presentavano esteriormente -una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano assai -leggiadramente fra loro. E appunto per questo accade d'incontrarli -anche nelle collezioni d'altre rarità e cose d'arte. - - -Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o singoli -amatori od anche intere orchestre di dilettanti, organizzati a guisa -di corporazioni o di «accademie».[211] Molti pittori, scultori ed -architetti s'intendevano anche, e talvolta in sommo grado, di musica. -— Alle persone appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati -gli strumenti a fiato per gli stessi motivi,[212] pei quali una volta -se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade Atena. La società più -ragguardevole amava il canto solo o con accompagnamento di violino; -ma piaceva anche il quartetto a viole[213] e, per la ricchezza de' -suoi mezzi, altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci, -«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una voce sola». -In altre parole, siccome il canto, in onta a qualsiasi convenzionale -modestia (v. pag. 157), rimane pur sempre un mezzo opportuno per -mettere in evidenza un uomo perfetto di società, così è meglio che -ognuno sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone prodursi -nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più vivi e soavi, e -appunto per questo alle persone alquanto attempate si sconsiglia sì il -canto che il suono, quand'anche posseggano ancora una certa valentia -nell'una cosa e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole -impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla vista. — Di un -apprezzamento della composizione, come lavoro d'arte a sè, non è fatta -parola. Per converso accade talvolta che il contenuto delle parole -esprima qualche terribile situazione reale, qualche caso effettivamente -occorso al cantore.[214] - -Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi medie, come -delle più elevate, in Italia ebbe una diffusione maggiore, e al tempo -stesso si tenne più strettamente ligio alle prescrizioni dell'arte, che -non altrove. Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia -mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si udivano; -centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente a gruppi gli -artisti, e perfino nei quadri di cui son decorate le chiese, i concerti -degli angeli mostrano ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori -queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. Un'altra prova -della passione con cui si coltiva quest'arte, si ha nel fatto che a -Padova, per esempio, un Antonio Rota, suonatore di liuto, (morto nel -1549) divenne addirittura ricco solo col dare lezioni private e col -pubblicare un «Avviamento» allo studio del liuto.[215] - -In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato ad assorbire -tutto il genio musicale e quasi ad arrogarsene il monopolio esclusivo, -questi sforzi possono segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno -diritto a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione affatto -diversa quella di sapere quale interesse desterebbero in noi quelle -armonie, se, per una strana ipotesi, ci fosse dato di udirle. - - - - -CAPITOLO VI. - -Condizione della donna. - - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile - delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — - La donna-uomo (_virago_). — La donna nella società. — Cultura - delle cortigiane. - - -Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli più elevati -dell'epoca del Rinascimento, è della massima importanza il sapere, che -la donna in essi ebbe una posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. -Non bisogna a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle -sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle quali taluni -scrittori di dialoghi di quel tempo cercano di provare la pretesa -inferiorità del bel sesso, e neanche da qualche satira del genere della -terza dell'Ariosto,[216] nella quale la donna è rappresentata come un -pericoloso fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere, -sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima ipotesi però -presenta in un certo senso un lato vero: appunto _perchè_ in Italia la -donna, giunta al pieno sviluppo della sua individualità, era uguale in -tutto all'uomo, non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa -identificazione di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma la -fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni del nord. - -Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi più elevate -era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. Egli è un fatto che -gl'Italiani del Rinascimento non esitarono a far impartire ai loro -figli d'ambo i sessi l'identica istruzione letteraria e perfin -filologica (v. vol. I, pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal -momento che questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento -più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè non dovessero -fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo altrove qual grado di valentìa -raggiunsero le figlie di alcune case principesche nel parlare e nello -scrivere latino (v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno -saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni tener dietro -a ciò che ne costituiva la parte più essenziale, le discussioni erudite -su varii punti dell'antichità. A ciò s'aggiunga la parte veramente -attiva, che doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella -quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti e canzoni, e -si provassero perfino nell'improvvisazione: e una prova se ne ha nel -numero considerevole di donne, che in questo genere acquistarono una -grande celebrità,[217] dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra -Fedele (della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, si -rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che confermi al tutto la -nostra superiore asserzione dell'indirizzo veramente virile dato anche -agli studi delle donne, sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e -canzoni, tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta tale -di serietà e robustezza e si scostano siffattamente da quelle tinte -indeterminate e da quei teneri slanci di entusiasmo, che caratterizzano -d'ordinario la poesia femminile, che si sarebbe tentati di crederle -composizioni d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci -facessero certi del contrario. - - -Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle classi più -elevate anche tutta la loro individualità in modo pressochè uguale -che negli uomini, mentre fuori d'Italia sino al tempo della Riforma -nessuna donna in generale, e ben poche anche tra le principesse -emergono personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita -d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono sulla scena che -in circostanze affatto eccezionali, e quasi loro malgrado. In Italia, -ancora nel corso del secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente -quelle dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria e -distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma anche alla gloria -dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). A queste tien dietro a poco a -poco una schiera di donne celebri di diversa specie (v. ibid. pag. -203), in talune delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare -altra singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo di -naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza e di -pietà religiosa.[218] Di una «emancipazione» in senso affatto speciale -non si parla nemmeno, perchè la cosa già s'intende da sè. La donna -di condizione elevata deve, al pari dell'uomo, curare il proprio -perfezionamento sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di pensare -e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. Da lei non si pretende -una completa attività letteraria; tutt'al più, se sarà poetessa, le si -domanderà qualcuna di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo -dell'anima, non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano -sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste donne non -pensavano punto al pubblico: bastava ad esse di tenere avvinti al loro -carro gli uomini più considerevoli[219] e d'imbrigliarne i voleri. - - -Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, ripetuto, per -le grandi donne italiane di quel tempo, si è di avere mente ed animo -veramente virili. Basta guardare al contegno energico e risoluto della -maggior parte delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come -di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto proprio e -determinato. Il titolo di «virago», che nel nostro secolo suonerebbe -come un complimento assai equivoco, costituiva allora una vera lode. -Esso fu portato con grande splendore da Caterina Sforza, moglie e poi -vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario di Forlì ella -difese strenuamente dapprima contro. il partito dei di lui uccisori, -poscia contro Cesare Borgia; infine soggiacque, ma procacciandosi -l'ammirazione di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima -donna d'Italia».[220] E una vena di somigliante eroismo riscontrasi -altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse mancarono le -occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga (v. vol. I, p. 58) in -modo speciale emerge per un carattere di questa tempra. - - -È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo lasciar raccontare -nei loro circoli novelle anche del colore di quelle del Bandello, -senza che per questo la loro fama ne restasse pregiudicata. Il genio -predominante di queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale -a dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe -suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili nel nostro -tempo, ma la coscienza della propria forza, della propria bellezza e -di condizioni sociali piene di pericoli e di minacce. Perciò, accanto -al formalismo più compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro -secolo avrebbe l'aspetto di inverecondia,[221] mentre noi non siamo -più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia tutti questi -svantaggi, la potente personalità delle donne dominanti allora in -Italia. - -C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e in nessun dialogo -di quel tempo s'incontra un'espressione o una frase, che possa -costituire una testimonianza decisiva in proposito, per quanto anche -vi si discuta diffusamente sulla condizione e sulle attitudini delle -donne, nonchè sull'amore in generale. - -Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste riunioni, furono -le giovani fanciulle,[222] che oggidì ne formano invece il più -bell'ornamento, ma che allora n'erano tenute severamente lontane, anche -se non venivano allevate nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia -se la loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della -conversazione, o se questa fosse la causa di quella. - - -Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta un indirizzo -notevolmente più elevato, come se si volessero rinnovare i rapporti che -un tempo ebbero gli Ateniesi colle loro _etere_. La celebre cortigiana -di Roma, Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed -aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e s'intendeva anche -di musica.[223] La bella Isabella de Luna, d'origine spagnuola, aveva -fama per lo meno di donna piacevole, e del resto era un misto bizzarro -di bontà di cuore e di malignità procace e impudente.[224] A Milano il -Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,[225] che suonava -e cantava maravigliosamente e recitava anche versi. E così dicasi di -tante altre. Da ciò si desume che le persone ragguardevoli e colte, -che visitavano queste donne e si stringevano in amicizia per un tempo -più o meno lungo con esse, le pretendevano talqualmente istrutte, -e in generale colle più celebri usavano grandi riguardi; e se ne -ha una prova nel fatto, che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle -medesime, si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,[226] perchè -la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè una traccia -incancellabile. Tutto sommato però, del lato spirituale di questi -rapporti non si tiene alcun conto nella società ufficiale, e i vestigi -che ne rimasero nella poesia e nella letteratura, sono prevalentemente -di genere scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi che -fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno 1490 — prima -quindi che si conoscesse quivi la sifilide — si contavano in Roma,[227] -quasi nessuna sia emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle -che già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il modo di -vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo alla più sfrenata -sete dei piaceri e dei turpi guadagni, sono capaci talvolta anche di -forti passioni, e l'ipocrisia e la perversità veramente infernale -di talune già invecchiate in quel lezzo, sono descritte al vivo, -e meglio che da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano -l'Introduzione a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece ne' suoi -«Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, che la depravazione di -questa classe infelice di persone, quale era in realtà. - -Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato (v. vol. I, -pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte dagli artisti, e sono -quindi note personalmente tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre -invece di una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico -il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di una Agnese Sorel una -leggenda amorosa più finta, che vera. La cosa mutò per l'appunto sotto -i re dell'epoca del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II. - - - - -CAPITOLO VII. - -Il governo della famiglia. - - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la - vita campestre. - - -Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia -nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa -vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in -forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo -in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di -vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale -non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla -famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino -a che non sorpassò certi limiti. - -Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi -prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla -legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata -dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. -La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del -focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti -in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per -una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose -si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a -fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato, -come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò -di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag. -108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale -fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni -riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio -della medesima. - - -Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo -della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a' -suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si -scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, -condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità -e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole -provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce -la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria -qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione -e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda -l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in -modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol -essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori -pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni -che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò -in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che -richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno». -La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di -casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua -famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e -riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona -capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la -sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e -circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile -severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229] -finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da -farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli. - - -Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico -di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita -campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita -era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi -settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai -nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini -monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima -di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna -stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la -maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro -sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più -meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di -qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi -più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la -prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli. - -Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in -questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore -a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al -piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga -ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne -(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non -s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni -di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà -con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti -in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non -venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti -casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma -di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende -quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri -modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno, -sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria. - -In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di -Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere -più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città. -Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi -di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi -qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano. -Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi -pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni -dell'ingegno umano. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Le Feste. - - Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi - delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria - nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. - — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il _Corpusdomini_ in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti - solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. - — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a - Firenze. - - -Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo -studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle -rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia -spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella -stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la -base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i -monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e -rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze -essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto -grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio -di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste, -merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci -apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo -costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci -occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le -idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le -feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio -dalla vita reale a quella dell'arte. - -Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come -in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la -leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una -marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso. - -Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso -assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro -largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse -poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, -ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca -l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo. - -Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di -strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la -processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con -carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre -più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si -toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione, -ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi, -che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che -anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio -straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto -sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che -ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti. - -Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben -meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti -dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava -loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè -si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una -volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale -per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche -continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane, -per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe -confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a -Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla -progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere. - -Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo -moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha -prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto -più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche -rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio -di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione -dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche -appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando -sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il -fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di -festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova -chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le -proprie. - - -Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi più essenziali -delle feste italiane di fronte a quelle degli altri paesi, ci si farà -innanzi prima di tutto l'istinto naturale dell'individuo, giunto già -ad un grado di completo sviluppo, a rappresentare l'individualità, -vale a dire l'attitudine ad inventare una maschera e a sostenerla -convenientemente. Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente a -dar risalto alla decorazione dei luoghi non solo, ma altresì delle -persone, suggerendo abbigliamenti, belletti (v. pag. 131 e segg.) -ed altri ornamenti. In secondo luogo poi viene l'intelligibilità -manifesta a chiunque dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era -uguale in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed ascetiche -erano già anticipatamente note a chicchessia; ma per tutte le altre -rappresentazioni l'Italia aveva un deciso vantaggio sugli altri paesi. -Per le parti recitative di singoli santi e d'altri personaggi profani -essa possedeva una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso di -tutti indistintamente.[236] Inoltre la maggior parte degli spettatori -(nelle città) aveva una certa famigliarità colle figure mitologiche e -indovinava, assai più facilmente che altrove, i personaggi storici ed -allegorici, perchè desunti da un ciclo di tradizioni universalmente -conosciute. - - -Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto il medio-evo era -stato il tempo classico delle allegorie: la sua teologia e la sua -filosofia trattavano le loro categorie come qualche cosa di reale e -sussistente da sè,[237] per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno -di un ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora a -costituirne la piena personalità. In ciò tutti i paesi d'occidente -trovavansi presso a poco, in condizioni uguali: dal mondo ideale di -ciascuno d'essi era assai facile derivare dei tipi e delle figure, -con questo solo che l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di -regola assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente -anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento e dopo. A produrlo -basta che un qualsiasi predicato della figura allegorica, cui si -riferisce, venga rappresentato erroneamente sotto la forma di un -attributo. Dante stesso non va esente da simili falsi traslati,[238] -ed è noto che in generale egli si compiace della oscurità delle -sue allegorie.[239] Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» di -descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro e parlante le -figure d'Amore, della Castità, della Morte, della Fama ecc. Ma molti -altri invece vestono le loro allegorie con una farragine di attributi -del tutto sbagliati. Nelle «Satire» del Vinciguerra,[240] per esempio, -l'Invidia vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la Voracità -in atto di mordersi le labbra e con capelli irti e scomposti, ecc., -probabilmente per mostrare (rispetto a quest'ultima) che essa è -indifferente a qualunque cosa, che non abbia relazione col mangiare e -col bere. Quanto a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, -non fa d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi -fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere espressa da -qualche figura mitologica, vale a dire da qualche forma artistica, -della quale stava mallevadrice l'antichità stessa, come, per esempio, -quando invece della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, o -invece della caccia la dea Diana e così via.[241] - -Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche delle allegorie -meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, che s'incontrano -nelle feste italiane, il pubblico era oltremodo esigente e voleva -vederne il lato caratteristico riprodotto con fedeltà ed esattezza, -appunto perchè per la sua cultura generale esso era perfettamente -in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla corte di -Borgogna, si andava contenti di figure molto indeterminate, ed anche di -semplici simboli, perchè quivi era pur sempre un privilegio speciale -delle classi più elevate quello di essere, o almen di apparire, -iniziate in tali cose. Nel celebre giuramento _sul fagiano_ celebrato -nel 1453[242] la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina della -festa, è l'unica allegoria che abbia qualche attrattiva: i colossali -pasticci, per entro ai quali movevansi degli automati ed anche delle -persone vive, o sono stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso -è grossolano e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda sopra -uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi Costantinopoli -col suo futuro liberatore, il duca di Borgogna. Il resto, ad eccezione -di una pantomima (Giasone in Colchide), ha un significato troppo -enigmatico, non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, che ci -descrive questa festa, vi prese parte in costume di donna, che doveva -rappresentare la «Chiesa» seduta sopra una torre portata da un elefante -guidato da un gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie -degl'infedeli.[244] - - -Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere d'arte e nelle -feste italiane sorpassano nel complesso e per gusto e per unità -di concetto quelle d'altri paesi, non è tuttavia in questo, che -propriamente consiste il loro lato saliente e caratteristico. Ciò -che dà loro una superiorità incontrastata[245] è invece il fatto, -che in Italia, oltre la personificazione di concetti generali ed -astratti, si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti -storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati a veder -ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera d'arte un più -gran numero di celebri personaggi. La Divina Commedia, i Trionfi del -Petrarca, l'Amorosa Visione del Boccaccio, e nel secolo successivo -la diffusione sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità -risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento storico. -Ed ora queste stesse figure apparvero anche nelle pompe festive o -completamente individualizzate in maschere determinate, o per lo -meno riunite in gruppi, come seguito caratteristico di qualche figura -allegorica principale. Così qui si venivano formando le norme della -composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni dei -paesi settentrionali bamboleggiavano ancora o in un simbolismo affatto -inesplicabile o in giuochi puerili affatto privi di senso. - - -Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.[246] Nel -complesso essi non diversificano da quelli del resto d'Europa. Anche -qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, nei conventi sorgono grandi -palchi, che nella parte superiore contengono un paradiso, che si può -chiudere e aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, -hanno talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno e -l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, tutte le -località terrene del dramma disposte le une accanto alle altre; e -qui pure non di rado il dramma biblico o leggendario s'apre con un -dialogo preliminare di apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e -si chiude, secondo le circostanze, anche con un ballo. S'intende da -sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici di personaggi -secondari; ma questo elemento in Italia non spicca così apertamente, -come nei paesi settentrionali.[247] Quanto ai voli artificiali su -macchine apposite, spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in -Italia sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini ancora -nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse risa, quando non -riuscivano a dovere.[248] Poco dopo il Brunellesco inventò per le feste -dell'Annunziata sulla piazza di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato -di una sfera celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, -dalla quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta a guisa di -mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove idee e congegni meccanici -per rendere sempre più splendide tali feste.[249] Le confraternite -religiose o i singoli quartieri, che ne assumevano la direzione ed -anche in parte l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi -città, d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte -sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione di grandi -feste principesche, accanto al dramma profano od alla pantomima, si -rappresentavano anche i Misteri. La corte di Pietro Riario (v. vol. -I, pag. 145), quella di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in -tali circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione seguisse -col maggiore sfarzo e splendore.[250] Se si cerca di farsi presente il -talento comico e i ricchi abbigliamenti degli attori, nonchè la scena -abbellita dalle fantastiche decorazioni dello stile architettonico -d'allora, da un grande sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno -sfondo di magnifici edifizi su qualche grande piazza e di lucidi -colonnati in qualche grande atrio o monastero, si potrà in qualche modo -avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. Ma, come il dramma -profano da tale apparato ricevette notevole nocumento, così anche il -pieno sviluppo poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo -prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che ci son -conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico assai meschino -con appena qualche bel tratto lirico, ma non mai quel grandioso slancio -simbolico, che contraddistingue gli _autos sagramentales_ di Calderon. - -Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato senza paragone -più povero, l'effetto di questi drammi spirituali è sull'animo degli -uditori di gran lunga più vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, -quando uno di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione di -parlare più innanzi, Roberto da Lecce,[251] vi chiuse la serie delle -sue prediche quaresimali durante la peste del 1448 con un gran Mistero -della Passione, rappresentato il venerdì santo. I personaggi che -presero una parte attiva all'azione drammatica, son pochi, e ciò non -ostante tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche un fatto -che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni si ricorreva anche -a mezzi, che si risentivano spesso di un naturalismo un po' troppo -crudo. Così talvolta l'attore, che doveva rappresentare il Cristo, -doveva non solo apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente -e versarne dal costato.[252] Ciò richiama involontariamente alla -memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i gruppi in argilla di -Guido Mazzoni. - -Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, prescindendo -da certe grandi festività religiose, da sposalizi principeschi ecc. -sono di diversa specie. Quando, per esempio, Bernardino da Siena fu -dichiarato santo dal Papa (1450), vi fu una specie di drammatica -rappresentazione della sua canonizzazione, probabilmente sulla -piazza maggiore della sua città nativa,[253] dove si ebbe anche una -specie di corte bandita per tutto il popolo. Altre volte accade che -un dotto monaco festeggia la sua promozione a dottore di teologia, -facendo rappresentare drammaticamente la vita del patrono della -città.[254] Il re Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la -duchessa vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una specie -di pantomima semi-religiosa,[255] nella quale innanzi tutto una -scena pastorale doveva rappresentare «la legge di natura», poi una -schiera di patriarchi simboleggiava «la legge di grazia»; chiudevan -poi lo spettacolo le leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» -drammatizzate. E non appena egli giunse di là a Chieri, che lo si volle -onorare anche quivi con una nuova pantomima, la quale rappresentava -«una puerpera circondata da illustri visite». - - -Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere celebrata -colla massima pompa per consenso di tutti, era certamente quella del -Corpusdomini, alla quale in Ispagna si consacrava perfino una specie -particolare di poesia, gli _autos sagramentales_ da noi già citati. -Quanto all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa festa, -quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.[256] In essa la -processione, che moveva da una colossale e splendida tenda dinanzi -alla chiesa di S. Francesco attraverso la strada maggiore sino alla -piazza del duomo, era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati -s'erano assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un tratto -di quella via, curando che non solo fosse coperta dal principio alla -fine di tende e ornata di damaschi e ghirlande alle finestre ed alle -muraglie,[257] ma innalzando dappertutto palchi e tribune, nelle -quali, durante la processione, rappresentavansi brevi scene storiche -ed allegoriche. Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza se -il tutto venisse rappresentato da persone vive, o qualche cosa anche -da automati preparati appositamente;[258] in ogni modo però la pompa -fu grande. Vi si vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera -di angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale figurava -anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo Michele coi demonj; -fontane di solo vino ed orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con -tutta la scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del duomo -la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso e la benedizione, si -apriva, e allora si vedeva la Madre di Dio salire cantando al Paradiso, -dove Cristo la incoronava e la conduceva dinanzi al Padre eterno. - -Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica via spicca -in modo particolare, per la grandiosità della pompa e per l'oscurità -dell'allegoria, quella fatta eseguire dal cardinale vice-cancelliere, -Roderigo Borgia — il futuro Alessandro VI.[259] — Oltre a ciò essa -ha anche un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei -mortaletti,[260] che è una specialità tutta propria delle feste dei -Borgia. - -Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che ebbe luogo a Roma -lo stesso anno nell'occasione, che vi giunse dalla Grecia il cranio -di S. Andrea. Anche in questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua -magnificenza, ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto -profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, che non -mancava mai, vi figuravano altre maschere, ed alcuni «uomini robusti», -vale a dire degli Ercoli, che, a quanto pare, vi facevano ogni specie -di esercizi ginnastici. - - -Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente profane erano -destinate in modo particolare a dare nelle maggiori corti principesche -spettacoli grandiosi e di gusto perfetto, rappresentando qualche -leggenda mitologica od allegorica, di facile e piana interpretazione. -Vero è che l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava -in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso -gruppi interi di maschere,[261] in pasticci enormi, sebbene in -proporzioni non così esagerate, come presso il duca di Borgogna (v. -pag. 186), e simili; ma, ciò non ostante, l'insieme conservava pur -sempre un certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma -colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, s'è già parlato -altrove (v. pag. 50). Universalmente note furon poscia le feste, -che il cardinale Pietro Riario diede a Roma nel 1473, in occasione -del passaggio di Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole -di Ferrara.[262] Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora veri -Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece hanno un carattere -al tutto mitologico: vi si videro infatti Perseo ed Andromeda, Orfeo -seguito da molti animali, Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna -dalle pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva quindi -un balletto delle più celebri coppie amorose del tempo primitivo ed -una schiera di ninfe, che venivano sorprese da un gruppo di rapaci -Centauri, messi alla lor volta in fuga da Ercole. E per quanto paia -per sè stessa un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con cui -s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se in tutte le feste -dovevano apparire figure vive in aspetto di statue collocate in nicchie -o sopra colonne ed archi trionfali e che poi dovessero mostrarsi -vive o cantando, o declamando, si aveva cura che si presentassero con -colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e solo in via -d'eccezione nelle sale del cardinal Riario accadde, che figurasse in -mezzo agli altri un fanciullo vivo, ma tutto dorato, che versava acqua -da una fontana.[263] - -Altre splendide pantomime di questo genere furono date a Bologna, in -occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d'Este;[264] -invece dell'orchestra vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre -la più bella delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto -la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava con un leone, -vale a dire con un uomo cammuffato in tal guisa, in mezzo ad un ballo -di selvaggi: la decorazione poi rappresentava una foresta vera e -reale. A Venezia nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse -estensi,[265] movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando -gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) nel cortile -del palazzo ducale. A Milano Leonardo da Vinci[266] dirigeva le feste -del duca ed anche quelle di altri grandi; una delle sue macchine, la -quale poteva benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. pag. -188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema planetario in -tutti i suoi movimenti; ogni volta che un pianeta si avvicinava alla -sposa del giovane duca, Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva -fuori dalla sua sfera[267] e cantava alcuni versi scritti dal poeta -di corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto, -fra molte altre cose, il modello della statua equestre di Francesco -Sforza sotto un arco trionfale sulla piazza del Castello. Oltre a ciò -dal Vasari sappiamo, con che ingegnosi automati Leonardo aiutò più -tardi a decorar l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come -signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero talvolta dei -tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando il duca Borso (v. vol. -I, pag. 66) venne nel 1453 a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella -città,[268] egli fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, -sulla quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della città, sotto -un baldacchino sostenuto da angeli, e più in basso un disco girante con -otto angeli che cantavano, due dei quali diedero al santo le chiavi -della città e lo scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al -duca. Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, e -portante un trono vuoto, dietro il quale stava una giustizia in piedi -con un genio che la seguiva, agli angoli quattro vecchi legislatori -circondati da sei angeli con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri -armati, ugualmente con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la dea -non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. Un secondo -carro tirato, a quanto sembra, da un unicorno, portava una Carità -con fiaccole accese; ma in mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse -il solito carro fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che -vi stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano il -duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova fermata: un s. Pietro con -due angeli stava sospeso in una glorietta rotonda sulla facciata, e di -là spiccò un volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro -e rivolò al suo posto.[269] Il clero poi dal canto suo ebbe cura di -far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto religiosa: su due -alte colonne stavano l'Idolatria e la Fede: dopo che quest'ultima, -rappresentata da una bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla -sua colonna, l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio che -portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato da sette belle -donne, nelle quali erano simboleggiate le sette virtù, che Borso doveva -seguire. Da ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso -Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto trono dorato, dove -una parte delle maschere menzionate lo complimentò una seconda volta. -Posero termine allo spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da -un edifizio vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli di -ulivo, simbolo della pace. - - -Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la processione stessa -costituisce da sè la cosa principale. - -Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi del medio-evo -le processioni sacre offrirono motivo ed occasione all'adozione delle -maschere, fossero poi o fanciulli travestiti da angeli e destinati a -seguire pubblicamente il Sacramento e le reliquie dei santi, che si -portavano attorno, o personaggi stessi della Passione, che procedevano -processionalmente, per esempio, il Cristo colla croce, i crocifissori, -i centurioni, le pie donne. Ma colle grandi feste della Chiesa si -collega assai per tempo l'idea di una processione della città, che, -giusta le ingenue usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine -di elementi profani. Particolarmente caratteristico è il carro navale -(_carrus navalis_), tolto a prestito dall'antico paganesimo,[270] che, -come notammo nell'esempio addotto, poteva introdursi in feste d'indole -molto diversa, ma il cui nome servì principalmente a designare le feste -«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè splendidamente -arredata, piacere agli spettatori, senza che si ricordasse come che sia -l'antico suo significato, e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra -s'incontrò col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, -mossero effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti degli -ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da cavalli coperti. - -Ma la processione religiosa poteva non solo venir decorata da aggiunte -di qualsiasi specie, ma anche addirittura sostituita da un corteo di -maschere spirituali. A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei -gruppi d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi -il Mistero, attraversando le vie principali di qualche città; ma -pare anche che assai per tempo sia surta una specie di processioni -spirituali indipendentemente affatto da ciò. Dante descrive il -«trionfo» di Beatrice coi ventiquattro seniori della Bibbia,[271] -i quattro mistici animali, le tre virtù teologali e le quattro -cardinali, s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che -si è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo l'esistenza -effettiva di tali processioni. Questo si manifesta specialmente dal -carro sul quale s'avanza Beatrice, e che nel bosco miracoloso della -visione non sarebbe necessario, anzi vi sta in modo assai strano. O -avrebbe Dante per avventura riguardato il carro soltanto come simbolo -essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, il suo poema quello, -che pel primo diede l'impulso a tali processioni, la cui forma fu -tolta a prestito dai trionfi degli imperatori romani? Comunque sia, -certo è in ogni caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono -con una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola -nel suo «Trionfo della croce»[272] rappresenta Cristo sopra un carro -trionfale, e sopra di lui la sfera splendente della Trinità, alla sua -sinistra la croce, alla destra i due Testamenti; al di sotto, ma a -grande distanza, la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, i -profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati i martiri -e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto il popolo dei -credenti, e ad una considerevole distanza una moltitudine innumerevole -di nemici, imperatori, potenti, filosofi ed eretici vinti, coi loro -idoli distrutti, coi loro libri arsi. (Una grandiosa composizione -di Tiziano intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista -questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla Madre -di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la decima contengono -un circostanziato trionfo della medesima, ricco di allegorie, ma -principalmente interessante per quella impronta di realtà e verità, -che, del resto, sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo -XV. - - -Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali erano i profani, -modellati tutti su quelli degli imperatori romani, quali si scorgevano -negli antichi bassorilievi o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi -scrittori. Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, (col -quale questo fatto sta in strettissima relazione), è stato già indicato -altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236). - -Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente degli ingressi -solenni di vittoriosi conquistatori, che si cercava di ravvicinare -quanto più si poteva a questo tipo ideale, anche talvolta contro -la volontà espressa dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, -nell'occasione del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di -rifiutare il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo tali -cose essere superstizioni dei re».[273] Alfonso il Magnanimo, entrando -nel 1443 solennemente a Napoli,[274] ricusò, se non il carro, almeno -la corona d'alloro, che tutti sanno non aver disdegnato lo stesso -Napoleone nella sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto -il resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una breccia -aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al duomo) fu uno strano -miscuglio di elementi antichi allegorici ed anche essenzialmente -grotteschi. Il carro, sul quale egli sedeva in trono e che veniva -tirato da quattro cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: -venti patrizi portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, sotto -il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, che s'erano assunta i -Fiorentini residenti a Napoli, consisteva innanzi tutto in un drappello -di giovani ed eleganti cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, -sur un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti -sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,[275] conformemente a quella -inesorabile allegoria, alla quale si sottomisero talvolta a quel tempo -anche gli artisti, non era coperta di capelli che nella parte anteriore -del capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, e -il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori del carro e -che doveva appunto simboleggiare il facile trasformarsi e svanire -della fortuna, teneva i piedi immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi -seguiva, equipaggiata sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera -di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da principi e -grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, al sommo di una sfera -mondiale mobile, un Giulio Cesare,[276] coronato d'alloro, che spiegava -al re in versi italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si -rimetteva in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti tutti di -porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra di ciò che sapeva fare -Firenze, madre di tutte le feste. Ma subito dopo seguiva un drappello -di Catalani a piedi dentro piccoli cavalli finti, che portavano -legati alle loro persone, e che rappresentavano una finta battaglia -con un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la serietà -sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia trionfale un'imponente -torre, la cui porta veniva guardata da un angelo con una spada in mano; -in alto stavano ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da sola, -le lodi del re. - -Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo nel 1507,[277] -oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, eravi anche un gruppo -vivo rappresentante Giove, Marte ed una Italia circondata da una grande -rete: poi seguiva un carro tutto pieno di trofei e così via. - -Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, la poesia se -ne indennizzò essa stessa e compensò anche largamente i principi. Il -Petrarca e il Boccaccio avevano chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti -d'ogni specie di gloria a costituire il seguito di una figura -allegorica: ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo antico -a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe Gabrielli da -Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso di Ferrara.[278] Essa -gli diede a seguaci sette regine (le arti liberali), colle quali egli -sale un carro, e poscia schiere intere d'eroi, i quali, per essere -più facilmente riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; -seguono quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono addirittura -sul carro con lui. Intorno a questo tempo i trofei mitologici ed -allegorici sui carri sono in generale frequentissimi, ed anche la -più importante opera d'arte che ci sia stata conservata del tempo di -Borso, il ciclo degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un -saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.[279] Raffaello, -quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», trovava omai -questo genere di decorazione corrotto e scaduto. Il modo con cui egli -seppe rialzarlo e infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di -gloria fra i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano -all'ammirazione dei posteri. - -I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano che eccezioni. -Ma ogni processione festiva, sia che fosse fatta per celebrar qualche -avvenimento o non avesse anche nessuno scopo determinato, assumeva -più o meno il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. Fa -maraviglia anzi che non siano state messe in questa categoria anche le -pompe funebri.[280] - -Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi trionfi -di antichi duci romani: tali furono in Firenze quello di Paolo Emilio -(sotto Lorenzo il Magnifico) e quello di Camillo (per la visita di -Leone X), diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.[281] In -Roma la prima festa completa di questo genere fu il trionfo dopo la -vittoria su Cleopatra, celebrato[282] sotto Paolo II, e nel quale, -oltre a molte maschere facete e mitologiche (le quali del resto non -mancavano mai anche nei trionfi antichi), figuravano re incatenati, un -senato vestito all'antica, edili, questori, pretori e simili, quattro -carri in tutto di maschere che procedevano cantando, e senza dubbio -anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano più -largamente l'antico dominio mondiale di Roma, e, di fronte al pericolo -che realmente minacciava da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di -rappresentare anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati da -cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare Borgia, alludendo -specialmente a sè stesso, volle che si celebrasse il trionfo di Giulio -Cesare, con non meno di undici magnifici carri[283], certamente non -senza grave scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al -Giubileo (vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente intesi -furono due trionfi di significato affatto generico rappresentati -nel 1513 in Firenze da due società che gareggiavano tra loro, in -occasione della elezione di Leone X;[284] l'uno raffigurava le -tre età dell'uomo, l'altro le età del mondo personificate assai -sensatamente in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie, -che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo definitivo -ritorno. La decorazione assai fantastica dei carri, quale non poteva -mancare quando se ne occupavano gli stessi grandi artisti fiorentini, -fece una tale impressione, che rimase vivo il desiderio di veder -ripetuti periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo le città -soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, s'erano accontentate -di presentare semplicemente i loro doni simbolici (stoffe preziose -e candele di cera); ora[285] la corporazione dei mercatanti fece -costruire dieci carri (ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti -altri), non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, ed -Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede certamente ad essi la -forma più splendida, di cui erano suscettibili. Questi carri portanti -i tributi e i trofei vedevansi omai in ogni occasione solenne, anche -se non si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono nel 1477 -l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale entravano anch'essi, -tirando attorno per la città un carro, nel quale «un individuo vestito -da dea della pace s'avanzava, sedendo sopra una corazza ed altre -armi».[286] - - -Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente -splendide e fantastiche le regate. Una corsa del Bucintoro, mandato -fuori nel 1491 a ricevere le principesse di Ferrara (v. pag. 194), -ci vien descritta come uno spettacolo degno di leggenda:[287] esso -era preceduto da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande -e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in diversi costumi: -sulle macchine sospese movevansi all'intorno dei genii simboleggianti -i diversi attributi degli dei: più lungi e più in basso stavano altri -personaggi aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti, -olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al Bucintoro -s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, che per un miglio tutto -all'intorno non si vedeva più l'acqua. Tra le altre festività, oltre -la pantomima già sopra nominata, degna di particolare menzione, per -la novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel secolo -XIV[288] la nobiltà era divisa in corporazioni speciali per disporre -le feste, il cui elemento principale consisteva sempre in qualche -straordinaria macchina portata da una nave. Così, per esempio, nel -1541, in occasione di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal -Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta fu tenuto -un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era celebre per balli, -mascherate e rappresentazioni d'ogni specie. Talvolta la piazza di S. -Marco fu trovata abbastanza grande, per tenervi non solo de' tornei -(v. pag. 123 e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma. -In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace conchiusa,[289] le -pie confraternite (_scuole_) s'incaricarono ciascuna di decorare una -parte della processione. In essa si vide, tra aurei candelabri con -lumi accesi di cera rossa e fra innumerevoli schiere di cantori e di -fanciulli alati, portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale -stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille conducendo un -cammello carico di tesori, ed un secondo carro tutto ripieno di simboli -politici, tra cui l'Italia tra Venezia e la Liguria, e sur un gradino -più elevato tre genii femminili portanti gli stemmi dei principi -alleati. Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le -costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri procedevano -da ultimo i principi stessi rappresentati al vero, insieme ai loro -famigliari e agli stemmi, se è giusta l'interpretazione, che noi diamo -alla leggenda che ne parla. - - -Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste grandi marce -trionfali, non avea forse nel secolo XV in nessun luogo un aspetto -tanto svariato, quanto a Roma.[290] Qui le corse erano di tutte le -specie immaginabili: ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e -viceversa di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti -al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, dove abitava. Oltre a -ciò i giuochi in piazza Navona, che forse non erano mai morti del tutto -sino dalla più remota antichità, avevano un carattere splendidamente -guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri e -in una mostra della borghesia sotto le armi. Il tempo in cui era -permesso di mascherarsi durava a lungo e talvolta abbracciava un -periodo di parecchi mesi.[291] Sisto IV non si fe' scrupolo alcuno di -passare nei punti più popolati della città, al Campofiore e presso ai -Banchi, attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non accettò -la visita di un drappello di queste, che voleva essere ammesso nel -Vaticano. Sotto Innocenzo VIII crebbe d'assai una usanza certo molto -riprovevole, introdottasi già fra i cardinali qualche tempo prima, -di mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in splendidi -costumi, con buffoni e cantori, che dicevano versi scandalosi, ed erano -accompagnati da cavalieri. — Oltre il carnevale, i Romani sembrano aver -avuto in molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese. -Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di Mantova,[292] il popolo -improvvisò in suo onore una cavalcata di questo genere, che si moveva -in giro splendidamente dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non -volle una volta accettare una simile dimostrazione notturna del popolo, -che s'era proposto di venire con torcie accese e rami di ulivo[293] -sotto le finestre del suo palazzo. - -Ma il carnevale fiorentino superava il romano per una specie -particolare di processioni, che ha lasciato una traccia anche nella -letteratura.[294] Fra una folla di maschere a piedi e a cavallo -avanzavasi un carro enorme di forme fantastiche, in cima al quale -stavano una figura ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, -per esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali in una -sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) coi pianeti relativi, -le tre Parche, la Prudenza in trono sopra la Speranza e la Paura, che -giacciono legate a' suoi piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, -i venti, le stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro -della Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era una -splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, Paride ed Elena ecc. -O finalmente un coro di persone costituenti una classe speciale, per -esempio i mendicanti, i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in -vita furono donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi, -i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una volta perfino _il -popolo_, i quali tutti poi nel canto doveano reciprocamente accusarsi -e vilipendersi a vicenda. I canti, che furono raccolti e conservati, -davano la spiegazione della mascherata in versi ora appassionati, ora -scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo il Magnifico -vengono attribuiti alcuni dei più immorali, probabilmente perchè il -vero autore non osava manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo -era il bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, il -cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, quasi come un -doloroso presentimento del breve splendore, che doveva avere l'epoca -del Rinascimento: - - Quanto è bella giovinezza, - Che si fugge tuttavia! - Chi vuol esser lieto, sia: - Di doman non c'è certezza. - - - - -PARTE SESTA - -LA MORALE E LA RELIGIONE - - - - -CAPITOLO I. - -La Moralità. - - Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — - Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. - — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — - Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo - sviluppo della vita individuale. - - -Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, Dio, la virtù -e l'immortalità, può bensì fino ad un certo punto essere investigato, -ma non sarà mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo -rappresentato. In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano -esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle e più ancora -nel generalizzarle. - -Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi giudizio -intorno alla moralità. Fra i diversi popoli potrannosi mostrare molti -contrasti e gradazioni diverse; ma per tirar la somma assoluta delle -loro colpe, l'intelletto umano non ha forze bastanti. Il distinguere -nella vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere nazionale -da ciò che è il prodotto della sua libera attività e della sua -riflessione, rimarrà sempre un enigma anche per questo, che i difetti -hanno un lato rovescio, nel quale appajono invece qualità nazionali, -anzi virtù. Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli -scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure generali -e talvolta anche violente. I popoli occidentali potranno bensì -maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona ventura, non mai giudicarsi a -vicenda. Una grande nazione, che con la sua cultura, con le sue gesta -e con le sue vicende è strettamente collegata colla vita di tutto il -mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè di evitare accuse, nè di -trovare difese, e continua la sua vita con o senza il beneplacito dei -teorici. - -Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere un giudizio, -non è che una serie di osservazioni a guisa di postille, quali -nacquero da sè da uno studio proseguito per molti anni sul Rinascimento -italiano. Il loro valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto -per la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più elevate, -rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, tanto nel bene che -nel male, molto più ampie informazioni in Italia, che non in qualsiasi -altro paese europeo. Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il -biasimo si fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche -con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati sulla via d'un generale -apprezzamento della moralità. - -Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si formano i -caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi innati e quelli -acquisiti si fondono insieme e diventano una seconda, una terza natura, -— dove anche le attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero -originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente tarda e -sotto forme del tutto nuove? E, per dare un esempio, chi potrebbe -dire se gl'Italiani vissuti prima del secolo XIII abbiano posseduto, -o no, quella pienezza di vita e di forza, quella attitudine a fondere -plasticamente nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi -concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se non sappiamo -nemmeno questo, come possiamo noi giudicare quel complesso di rapporti -infinitamente varii e delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la -moralità incessantemente si compenetrano ed identificano tra loro? Un -tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce è quella della -coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze generali sui popoli? -Quello fra essi, che più sembra infermo, può essere invece il più -prossimo alla guarigione, e un altro apparentemente sano può covare in -sè un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà se non -nel dì del pericolo. - - -Al principio del secolo XVI, quando la cultura del Rinascimento -era giunta alla sua maggior perfezione e al tempo stesso la rovina -politica della nazione era divenuta omai irreparabile, non mancarono -gravi pensatori, che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto -e la grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei queruli -predicatori, che sogliono alzar la voce contro la depravazione dei -costumi in ogni tempo e presso ogni popolo; ma è lo stesso Machiavelli, -che in una delle più meditate fra le sue opere[295] apertamente -il confessa: «pur troppo, noi Italiani siamo in modo particolare -irreligiosi e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo -giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; coi pregiudizi -di casta abbiamo spezzato anche i vincoli d'una morale e d'una -religione pregiudicate, e delle leggi esterne non ci curiamo, perchè -i nostri tiranni sono illegittimi e i loro giudici e subalterni gente -guasta e corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la Chiesa e -i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli esempi». - -Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: «perchè l'antichità -esercitò a questo riguardo una fatale e perniciosa influenza?» — Ma, -in tal caso, la proposizione va accolta colle necessarie riserve. -Infatti, se essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti -(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata e -sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale rispetto agli altri, dei -quali si direbbe tutt'al più aver essi, dopo che si famigliarizzarono -coll'antichità, sostituito all'ideale della vita cristiana (la santità) -il culto della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da -ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, che si -ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, appunto perchè, in onta -ad essi, gli uomini grandi non cessarono di esser tali. Probabilmente -la cosa avvenne senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse -addurne in prova delle testimonianze, queste non si potrebbero -trovare pur sempre che presso gli umanisti, come, ad esempio, presso -Paolo Giovio, che scusa coll'esempio di Giulio Cesare lo spergiuro -di Giangaleazzo Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la -fondazione di uno Stato.[296] Ma nei grandi storici e politici -fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, perchè ciò -che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha colore di antichità, non è -che una conseguenza dell'ordinamento politico sotto il quale vivevano, -e che naturalmente doveva creare in essi un modo di sentire e di -pensare analogo a quello dell'antichità. - -In onta a tutto questo però non si può disconoscere, che l'Italia -intorno al principio del secolo XVI versasse in una grave crisi morale, -dalla quale i migliori stessi disperavano quasi di trovare un'uscita. - - -Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che più di tutto -controoperava all'immoralità prevalente. Quegli uomini superiori -credettero scorgerla sotto la forma del sentimento d'onore. Questo è -quel misterioso complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora -all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza sua colpa, ha perduto -ogni altra cosa, fede, amore e speranza. Un tal sentimento si collega -assai facilmente con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile -di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto di più -nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di nuove forze e di -nuova energia. In un senso molto più ampio, che non suol credersi -comunemente, esso è divenuto pei moderni Europei, giunti già ad un -grado assai notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle -loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, serbano fede -alla morale ed alla religione, quasi senza saperlo, in tutte le più -importanti loro deliberazioni lo seguono.[297] - -Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità avesse anch'essa -una tal quale idea di questo sentimento, e come poi il medio-evo -ne abbia addirittura fatto un privilegio speciale di una classe -determinata. E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione con -coloro, che riguardano la coscienza come l'unico movente essenziale -delle azioni umane. Certo che nulla di meglio potrebbe desiderarsi, -qualora ciò sempre accadesse; ma, poichè le migliori risoluzioni -partono «da una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio è -chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte riesce malagevole il -distinguere negli Italiani del Rinascimento questo sentimento d'onore -dalla sete assoluta di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò -non toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono due cose -del tutto diverse. - -Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto che non -scarseggino. Ma basterà una per tutte, appunto perchè autorevolissima, -e la desumeremo dagli aforismi del Guicciardini, per la prima volta -non ha guari pubblicati.[298] «A chi stima l'onore assai, succede -ogni cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho -provato in me medesimo; però lo posso dire e scrivere; sono morte o -vane le azioni degli uomini, che non hanno questo stimolo». È giusto -però notare, che da altre notizie intorno alla vita dell'autore -evidentemente apparisce, che qui egli parla del solo sentimento -d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente detto. E in modo -ancora più esplicito su questo argomento si esprime il Rabelais, che -noi, benchè spesso violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia -astenerci dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in qualunque -altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato di ciò che sarebbe il -Rinascimento senza il prestigio della forma e della bellezza.[299] -La sua descrizione di uno stato ideale nel chiostro dei Telemiti ha -un'importanza affatto decisiva nella storia della civiltà, tanto che -può dirsi che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo -XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò che, fra molte cose, -egli scrive de' suoi cavalieri e delle sue dame dell'ordine del Libero -Volere:[300] - -«En leur reigle n'estoit que cette clause; _Fay ce que vouldras_. -Parce que gens liberes, bien nayz,[301] bien instruictz, conversans en -compaignies honnestes, ont par nature ung instinct et aguillon, qui -tousjours les poulse à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il -nommoyent _honneur_». - -È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che animava anche -gli uomini della seconda metà del secolo XVIII, e che spianò la via -alla Rivoluzione francese. Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta -individualmente a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — -principalmente sotto l'impressione delle sventure nazionali — si -voglia portare sull'intera nazione un giudizio non troppo favorevole, -non si potrà però mai negar ad un tale sentimento la giustizia che -esso si merita. Se lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un -fatto provvidenziale, superiore in tutto al volere dei singoli, non -meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, quale -a questo tempo si manifesta in Italia. Quante volte e contro quali -violenti attacchi dell'egoismo essa abbia trionfato, noi non sappiamo, -nè sapremo giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta, -nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul valore morale della -nazione. - - -La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare l'Italiano del -Rinascimento per conservarsi morale, è la fantasia, che presta innanzi -tutto alle sue virtù ed a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto -il cui dominio l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole. - -Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più destro giuocatore -del tempo moderno, mentre gli fa balenare dinanzi agli occhi le -immagini della futura ricchezza e dei futuri piaceri con tale vivacità, -che egli, per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun -dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati innanzi, se -fin da principio il Corano non avesse stabilito il divieto del giuoco -come la più necessaria salvaguardia della morale islamitica, e non -avesse invece attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei -tesori nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale, -minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza di singoli -individui od anche d'intere famiglie. Firenze ha già sulla fine del -secolo XIV il suo Casanova, un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando -continuamente in qualità di mercatante, di agente politico, di -speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, guadagnò e -perdette enormi somme, e non trovava competitori che fra i principi, -quali, ad esempio, i duchi di Brabante, di Baviera e di Savoia.[302] -Anche quel gran, vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia -romana, abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, che -naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi negl'intervalli, che loro -restavano tra un grande intrigo ed un altro. Franceschetto Cybo, per -esempio, perdette in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario -14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario lo avesse -truffato.[303] In seguito l'Italia divenne notoriamente la patria del -lotto. - -Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della vendetta il -suo carattere particolare. Non è impossibile che in tutto l'occidente -da tempo antichissimo il sentimento del proprio diritto sia stato -uno ed identico, e che la sua violazione, ogni volta che rimase -impunita, sia stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se -anche non perdonano più facilmente, hanno però una maggior facilità a -dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano tien viva la ricordanza -dell'offesa con una tenacità spaventevole.[304] Il fatto poi che nella -morale del popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso -viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo e sprone -a questa già universale tendenza. Governi e tribunali ne riconoscono -l'esistenza e la legittimità, e non cercano che di frenarne i maggiori -eccessi. Ma fra i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e -le stragi reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una -testimonianza basterà per molte.[305] - -Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano il gregge, ed -uno di loro disse: facciamo la prova del come s'impiccano le persone. -Detto, fatto. Uno montò sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata -al primo la corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella -sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase appeso. Più -tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. La domenica -venne il padre di quest'ultimo per recargli del pane, ed uno dei due -gli confessò l'accaduto e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato -in furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne estrasse il -fegato e in una cena lo diè a mangiare al padre di lui; poi gli disse -qual fegato avesse mangiato. Da quel momento cominciarono le stragi -reciproche tra le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei -persone furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o di età. - -Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione sin nei -parenti collaterali e negli amici, non si limitarono soltanto alle -classi inferiori; esse si estesero ben presto in larga misura anche -alle sfere le più elevate. Le cronache e le novelle ne recano esempi -frequentissimi, e per lo più per offese recate al pudor femminile. -Il terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna, -dove la vendetta si confondeva con tutte le specie possibili di -intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono qua e colà con -colori terribili lo stato di brutale ferocia, in cui erano cadute -queste audaci e vigorose popolazioni. Tale, per esempio, è la storia -di quell'illustre ravennate, che era giunto a prendere e a far -rinchiudere in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe potuto -farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò e convitò -splendidamente, dietro di che, tramutatasi in questi la vergogna in -furore, si diedero a congiurar contro di lui peggio di prima.[306] -Non mancavano, è vero, pii e santi monaci, che predicavano la pace -e la conciliazione; ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare -talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, non mai -però d'impedire che se ne meditassero delle nuove. Nelle novelle -non è raro il caso di veder anche questa momentanea influenza della -religione, che suscita improvvisi slanci di generosità, ma che poi -cede di nuovo ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè -qualche cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre dire di -esservi riuscito, quando si propose di condurre ad effetto una qualche -pacificazione. Papa Paolo II voleva che cessassero gli odii fra Antonio -Caffarello e la casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello -stesso e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un l'altro -alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa di 2000 ducati, -se avesse comecchessia offeso il suo avversario; e due giorni dopo -Antonio fu pugnalato per mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, -che da lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno e -fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le case e bandire il -padre ed il figlio da Roma.[307] I giuramenti e le ceremonie solenni, -colle quali i riconciliati aveano cura di garantirsi ciascuno da una -nuova sorpresa, sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. -Silvestro dell'anno 1492 nel duomo di Siena[308] i partiti dei «Nove» -e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi il bacio di pace, fu -letto durante quell'atto un giuramento «così strano e terribile, che -non s'è mai udito l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da -Dio tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle estreme -agonie della morte. È evidente che simili fatti accennano piuttosto -ad una condizione d'animo disperata da parte dei mediatori, anzichè -ad una vera garanzia della pace, e che appunto le riconciliazioni le -più sincere erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo di tali -giuramenti. - -Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo colto ed -alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di una analoga usanza -popolare, si manifesta naturalmente sotto mille aspetti, e dalla -pubblica opinione, che qui parla per bocca di novellieri, è senza -riserva alcuna approvato.[309] Tutti convengono in questo, che rispetto -a quelle ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia -veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, per le quali -non c'è, nè ci può essere il braccio vindice di nessuna legge, ognuno -può farsi ragione da sè. Bensì la vendetta deve compiersi con una certa -destrezza e la soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una -umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi un atto -qualunque di brutale violenza come una vera e conveniente vendetta. Non -il braccio soltanto, ma tutto l'uomo deve trionfare. - -L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda simulazione per -raggiungere certi scopi determinati, ma non mai di un atto qualsiasi -d'ipocrisia in questioni di principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi -a sè stesso. Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, -si ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. Uomini -del resto tutt'altro che esaltati la lodano quando, disgiunta dalla -passione, e non avendo in mira che di approfittare dell'opportunità, si -esercita soltanto «perchè gli altri imparino a non ti offendere».[310] -Però tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei quali la -passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che questo genere di vendetta -si differenzia dalla vendetta di sangue propriamente detta: infatti, -mentre quest'ultima si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia -o, se si vuole, del _jus talionis_, la prima necessariamente va molto -più in là, non solamente esigendo una soddisfazione di stretto diritto, -ma cercando anche di provocare l'ammirazione e, secondo le circostanze, -di spargere perfino il ridicolo sull'offensore. - -In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, che si -frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» si esige di regola un -concorso di circostanze, che il tempo soltanto può maturare. E questo -appunto è il tema favorito di molte novelle. - -Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali l'accusatore e -il giudice sono una sola ed identica persona, non occorre di dirlo. Che -se pur si volesse comecchessia giustificare questa passione ardente, -che divorava gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col -contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per esempio, la -riconoscenza; dovendosi presumere, che quella stessa fantasia, che -rinfresca e ingrandisce la memoria dei torti sofferti, sia anche in -grado di tener viva la memoria del beneficio ricevuto.[311] Ma le prove -di fatto a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino -indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, quale, ad -esempio, la grande riconoscenza con cui le classi inferiori accolgono -ogni dimostrazione di benevolenza verso di loro, e la grata memoria che -conservano le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali convegni. - -Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali degl'Italiani -si riproduce continuamente. E se anche nei singoli casi, in cui l'uomo -del nord segue piuttosto l'impulso suo naturale, l'Italiano invece -sembra seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò non -dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, che in -quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. Anche fuori d'Italia, -dovunque un fatto identico si verifica, identici sono pure gli effetti: -l'allontanarsi, per esempio, assai per tempo dalla propria casa e -il sottrarsi all'autorità paterna è una tendenza comune tanto alla -gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. Più -tardi nelle indoli più generose a questa tendenza subentra uno slancio -spontaneo di pietà figliale e di affetto reciproco. - -In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio esatto sulle -qualità morali di una nazione, che non sia la propria. Queste qualità -possono manifestarsi in un modo così singolare, che uno straniero -sia assolutamente incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in -questo riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, ciascuna, -prerogative lor proprie e che non si riscontrano nelle altre. - - -Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente e quasi tirannico -nelle cose della morale, egli è appunto nei rapporti illeciti de' -due sessi, nell'amore considerato come passione sensuale. Che la -prostituzione esistesse anche nel medio-evo prima della comparsa della -sifilide, è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro -assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento c'è questo -di proprio, che il matrimonio e i suoi diritti, forse più che altrove, -e in ogni caso più deliberatamente che altrove, vengono calpestati. -Le fanciulle, specialmente quelle delle classi più elevate, guardate -gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione dominante non è -che per le donne coniugate. - -Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza che i -matrimoni non scemassero punto e che la vita di famiglia non ne -soffrisse veruno di que' danni, che in altri paesi in casi simili non -avrebbero mancato di manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a -proprio talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche -quando c'era qualche ragione di temere, che non fosse del tutto -propria. E non si nota neanche verun sintomo di decadenza fisica o -morale, come tale, — poichè di quell'apparente deterioramento morale, -di cui si veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non è -difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e religiosa, -anche quando non si voglia concedere, che il Rinascimento avesse -oggimai percorso l'intero stadio della sua vita ed esaurito tutte -le fonti della propria attività. Gli Italiani continuarono, ad onta -di tutti i loro disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane -di corpo e di mente di tutta Europa,[312] e notoriamente conservano -anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè hanno considerevolmente -migliorato i loro costumi. - -Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la morale dell'amore -all'epoca del Rinascimento, non potremo a prima vista non restar -profondamente colpiti dal notevole antagonismo, che si manifesta -nelle testimonianze che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci -lascierebbero credere, che l'amore non consistesse che nel piacere, -e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, fossero non solo -leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, quanto più audaci e -arrischiati. Se invece si leggono i migliori lirici di quel tempo e -gli scrittori di dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la -profondità e la purità, con cui intendono questa passione, anzi si può -dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime espressione, quando -li veggiamo riprodurre le idee degli antichi di una originaria unità -delle anime nell'Essere supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere -che l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo. -Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che nell'uomo colto -del tempo moderno non solo esistono contemporaneamente e tacitamente -diversi gradi di sentimento, ma si manifestano anche apertamente e, -secondo le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno soltanto, -al pari dell'antico, è anche in questo riguardo un microcosmo, ciò che -non era nè poteva essere quello del medio-evo. - -Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle novelle. -Nella maggior parte di esse le donne che vi figurano, sono coniugate; -trattasi adunque di veri adulterii. - - -Qui acquista una grande importanza ciò che altrove (v. pag. 165 e -segg.) s'è detto sulla posizione della donna, uguale in tutto a quella -dell'uomo. La donna, più altamente educata e pienamente conscia della -sua individualità, dispone di se con una padronanza affatto diversa -che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita così completa -della sua riputazione, qualora essa possa guarentirsi dalle conseguenze -visibili della medesima. Il diritto del marito alla di lei fedeltà -non ha quella solida base, che esso acquista nel nord mediante la -poesia e la passione del periodo dell'innamoramento e degli sponsali; -dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane sposa passa nel -mondo dalla vigile custodia paterna o dal chiostro, e allora soltanto -la sua individualità riceve uno sviluppo rapido e quasi inatteso. -In conseguenza di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto -condizionato, ed anche chi lo riguarda come un _jus quaesitum_, si -riferisce più particolarmente alle modalità esterne del contratto, -anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna giovane e bella, divenuta -moglie di un vecchio, respinge, ad esempio, i doni e le ambasciate di -un giovane amante col fermo proposito di conservare la sua _honestà_. -Ma essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per le sue molte -virtù, «conoscendo che può amare cortese donna virtuoso spirito, senza -pregiudicio della sua honestà».[313] — Tuttavia, quanto non è breve la -via da una tale distinzione ad una completa caduta! - -Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di mezzo l'infedeltà -reciproca del marito. La donna, conscia della propria dignità, sente -in quella offesa non solo un dolore, ma un insulto ed una umiliazione, -e non volendo lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo -una vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena sia -proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande offesa, per -esempio, può talvolta appianare la via ad una pacifica convivenza per -l'avvenire, quando rimanga completamente segreta. I novellieri, che ciò -non ostante la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo, -la inventano, non mancano di esprimere la loro piena ammirazione, -ogni volta che la vendetta è veramente pari all'offesa, o, in altre -parole, è pensata e condotta come una vera _opera d'arte_. S'intende -da sè, che il marito non riconosce in sostanza mai un tale diritto -di rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni di paura -o di prudenza glielo consigliano. Che se queste manchino affatto, -ed egli per l'infedeltà della moglie si vegga esposto al pericolo -di venir beffato dai terzi, la cosa muta aspetto all'istante e può -anche divenir tragica, non essendo raro il caso che all'adulterio -tenga dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. In -tali casi non è degno di poca considerazione il fatto che, oltre il -marito, anche il fratello,[314] il padre della donna vi si credano -autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra che il movente principale -non è già la gelosia, nè tampoco il sentimento morale che si trovi -offeso, ma bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro -scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,[315] si vede quella, per -aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare il marito, come se -le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell'altra, -dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via -dell'amante lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i fratelli, i -mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio, -che rende loro la malvagia vita delle figliuole, sorelle e mogli) con -veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire; non resta per -questo, che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non si lascino -dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche nuovo fallo». Un'altra -volta, in tuono meno severo, esclama: «piacesse al cielo che non si -sentisse ogn'ora: il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non -gli fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè di -nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la sorella, perchè -non s'è maritata come egli avrebbe voluto. Questa è pur certamente -una gran crudeltà, che noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, -fare, e non vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia -cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non piaccia, subito -si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... Invero grave sciocchezza -quella degli uomini mi pare, che vogliono, che l'onor loro e di tutta -la casata consista nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si -sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale sicurezza, -che il novelliere poteva mettere una taglia sulla vita di un amante, -minacciato ancora, mentre questi se ne andava attorno vivo. Il medico -Antonio Bologna[316] s'era sposato segretamente colla duchessa vedova -di Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano potuta, -insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean fatta uccidere in -un castello. Antonio, che non sapeva ancora quest'ultima circostanza, -e che veniva lusingato con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, -dove era insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società di -Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue sventure. Un amico -della detta casa, Delio, «narrò a Scipione Atellano tutta l'istoria, e -aggiunse che voleva metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo -che il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con cui ciò accadde -quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, è narrato dal Bandello in -una novella assai commovente (I, 26). - -Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e là di compiacersi -in modo particolare di ogni tratto spiritoso, astuto e comico, che -accompagni l'adulterio, e assai volentieri si trattengono a narrar gli -artificj, coi quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche -casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno gli amanti, le -casse provvedute anticipatamente di guanciali e confetture per potervi -celare il drudo e farlo trasportare altrove e così via. Il burlato -marito vien dipinto, secondo le circostanze, o come un personaggio -per sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè c'è altra -alternativa, sia che la donna figuri come malvagia e crudele o l'amante -come vittima innocente. Ma i racconti di quest'ultima specie non sono -vere novelle, bensì esempi terribili attinti alla vita reale.[317] - -Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI assunse un carattere -al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente violenta nei mezzi forse -aumentò, ma non si deve confonderla colla rappresaglia già esistente -anteriormente e fondata nello spirito stesso del Rinascimento italiano. -Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà spagnuola, diminuirono -anche quegli eccessivi furori sino a che sul finire del secolo XVII -si giunse a tal punto di apatica indifferenza, che il _Cicisbeo_ fu -riguardato come un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed -oltre a ciò si tollerarono uno od anche parecchi _Patiti_. - -Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità e ciò -che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, ad esempio, era il -matrimonio in Francia forse più sacro che non Italia? I _fabliaux_ -e le farse permettono di dubitarne, e si è tentati di ritenere -che l'immoralità non vi fosse meno frequente, ma che soltanto le -conseguenze tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era -meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in Italia. Piuttosto -s'avrebbe qualche testimonianza alquanto più favorevole riguardo ai -popoli germanici, nella maggiore libertà concessa nei rapporti sociali -alle donne ed alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli -Italiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). Tuttavia -anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. Certamente l'infedeltà -era molto frequente anche in Germania e condusse spesso anche quivi -a deplorevoli eccessi. Basta osservare come i principi del nord, al -menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle loro mogli. - - -Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani d'allora non -havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano appetito dell'uomo -volgare, ma anche la passione degli spiriti più elevati e generosi; -non solamente perchè in quella società mancavano affatto le fanciulle, -ma anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente si -sentiva attratto dalle qualità della donna, che nel matrimonio avea -raggiunto il pieno sviluppo della propria personalità. Questi uomini -sono appunto quelli, che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più -alte ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi di -dare un'immagine spirituale alla passione che li divorava, dipingendola -come un _amore divino_ troppo spesso franteso, e quindi calunniato, dai -posteri, ma creduto e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano -della crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò soltanto -della durezza della loro bella o dell'eccessiva sua riservatezza, -ma anche della illegittimità della loro passione. Essi cercano di -sollevarsi al di sopra di questa sciagura spiritualizzando l'amore ed -appoggiandosi alla dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro -Bembo il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in proposito -ci son fatte manifeste da quanto egli stesso scrive nel terzo libro -de' suoi «Asolani» e dallo splendido discorso, che gli è posto in -bocca dal Castiglione sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè -l'uno, nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le massime -di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era pur sempre qualche cosa, -se contemporaneamente si poteva essere celebre e buono, e all'uno e -all'altro di questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei -credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto potremmo -aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si dia la pena di leggere -nel Cortigiano l'intiero discorso citato, vedrà immediatamente come -sarebbe impossibile darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od -estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, le quali -dovettero la loro celebrità appunto a questo genere di amori; tali -furono Giulia Gonzaga, Veronica da Correggio, e più particolarmente -ancora Vittoria Colonna. Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti -e i beffatori più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, -che seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in loro -lode? O si dirà per avventura, che il movente principale di tutto ciò -era la vanità, e che Vittoria si sentisse oltremodo lusingata dalle -espressioni le più esagerate di un amore senza speranze? Ma, se anche -la cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola lode per -Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, sia ciò non ostante -riuscita a lasciare di sè una traccia così profonda anche nella più -tarda posterità. — Ci volle del bel tempo prima che negli altri paesi -s'incontrassero personalità tanto spiccate. - -La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, fu poi -in generale la causa che ogni passione trascorse presso di loro agli -eccessi più riprovevoli e, secondo le circostanze, ricorse anche al -delitto per riuscire nei propri intenti. Havvi una violenza figlia -della debolezza, che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece -trattasi di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge -proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una forma e quasi -una personificazione sua propria e speciale. - - -I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello Stato, basato -sull'illegittimità e surto dalla violenza, ognuno, anche l'infimo della -plebe, si crede autorizzato di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale -nel diritto e nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se -ne conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente -si volgono al colpevole:[318] il supplizio virilmente sopportato -eccita talmente l'ammirazione, che quelli che lo narrano, facilmente -dimenticano di accennare la causa, per cui venne inflitto.[319] -Se poi accade talvolta che al profondo disprezzo della giustizia e -alle molte vendette commesse in privato s'aggiunga anche l'impunità, -come per avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe -addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul punto di sfasciarsi -completamente. Tali momenti ebbe Napoli nel trapassare dalla signoria -aragonese alla francese ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano -nelle frequenti espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è -in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel loro segreto -non hanno mai accettato nessun vincolo di leggi politiche e civili e -che, giunta l'occasione, s'abbandonano brutalmente ai loro selvaggi -istinti di rapina e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera -d'azione delle più ristrette. - -Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse una grave scossa -per le crisi interne scoppiate dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza, -nelle città di provincia venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben -dura prova ne fece Parma,[320] dove il governatore milanese, atterrito -da minacce di morte, s'indusse a permettere che fossero tratti dal -carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo ciò, i furti, gl'incendii, gli -assassinj commessi in pubblico divennero delitti quotidiani, mentre -di notte circolavano per la città intere bande di malfattori armati e -mascherati; — per non dire delle burle, delle satire e delle lettere -minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto a spargere il ridicolo -sull'autorità, che naturalmente se ne commosse più che d'ogni altra -cosa. Il fatto poi che in molte chiese furono rubati i vasi sacri -con entro le ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti, -l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa accadrebbe in -qualunque paese del mondo anche oggidì, se per un momento restasse -sospesa l'azione del potere civile e politico, e nel medesimo tempo -la sua presenza rendesse impossibile la formazione d'un governo -provvisorio; ma ciò che allora in simili occasioni accadeva in Italia -assume un carattere affatto particolare, per la parte notevole che vi -avevano le vendette. - -In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del Rinascimento -è questa, che anche in tempi ordinari, i grandi delitti vi furono -più frequenti, che altrove. Vero è, che in ciò potrebbe esservi un -errore prodotto dalla circostanza, che qui proporzionatamente noi -conosciamo un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi -altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione -del delitto reale, facilmente trascorre a inventare anche ciò, che -non è effettivamente accaduto. Può darsi quindi che la somma delle -violenze commesse raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti -chi potrebbe dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava -intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, fossero, fra tanti -vagabondi masnadieri e cavalieri di ventura, migliori, o se la vita -e la sicurezza individuale vi fossero meglio guarentite e protette? -Ma tutto ciò in ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto -premeditato, pagato, eseguito di terza mano e divenuto una speculazione -o un mestiere, in Italia avea guadagnato a quel tempo proporzioni -larghissime e veramente spaventevoli. - - -Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, l'Italia forse -non ce ne parrà, almeno nelle regioni più fortunate, quale, ad esempio, -la Toscana, tanto infestata, quanto erano a quel tempo la maggior parte -dei paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri, -che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove trovare, per esempio, -un uomo pari a quell'ecclesiastico fatto selvaggio dalle passioni -e a poco a poco divenuto capo di una schiera di banditi, di cui ci -tengono parola le cronache ferraresi di questo tempo?[321] Il dì 12 -agosto 1493, narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete -don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato la sua prima -Messa due volte; ma la prima commise il giorno stesso un omicidio, -da cui poscia Roma l'assolse: in seguito uccise quattro persone, e -sposò due donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe parte -a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, togliendole a -forza dalle loro case, esercitò la rapina come un mestiere e su larga -scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese con una banda d'armati -rivestiti d'uniforme lor propria, procacciandosi ricovero e nutrimento -con lo sterminio e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo, -s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo di delitti, -che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza di verun uomo. Ma la -poca sorveglianza in che erano tenuti da un lato e i molti privilegi -di che erano favoriti dall'altro, furono causa che i malfattori -abbondassero tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro ci -vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva -anche talvolta, e nemmen questa certamente era cosa onorevole pei -conventi, che uomini di riputazione affatto perduta si rifugiassero -sotto l'egida del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste -vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto di uno -di questi tali, ch'egli ebbe occasione di conoscere in un convento di -Napoli.[322] Anche di papa Giovanni XXII parrebbero esistere precedenti -poco onorevoli, ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo con -sicurezza.[323] - -Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande armate -d'assassini non comincia che nel secolo XVII, quando i partiti politici -dei guelfi e dei ghibellini, degli spagnuoli e dei francesi avean -cessato di agitare il paese: in allora il masnadiere si sostituì -dovunque al parteggiatore politico. - -In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò mai, gli -abitanti del contado vivevano in istato di permanente barbarie e non -risparmiavano nessun forastiero, che capitasse loro tra mano. Ciò -accadde più particolarmente nelle parti più remote del regno di Napoli, -dove la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei grandi -latifondi romani, e dove pare che in tutta buona fede si riguardassero -come qualche cosa di identico l'uomo straniero e il nemico (_hospes_ ed -_hostis_). Queste genti erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva -sovente che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore -per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, facendo -il cacio, un paio di gocce di latte gli erano spruzzate in bocca. Ma -se anche in tali occasioni il confessore stesso, esperto dei costumi -del paese, giungeva a strappargli altresì la confessione, che spesso -co' suoi compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori, -ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun rimorso di -coscienza.[324] Sino a qual punto, in tempi di politici commovimenti, i -contadini fossero capaci di spingere in altri paesi la ferocia, è stato -già altrove accennato (v. pag. 107). - -Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi d'allora è la -frequenza del delitto commesso di seconda mano, per mercede convenuta. -In ciò, per consenso di tutti, Napoli andava innanzi a qualunque -altra città d'Italia. «Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon -mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.[325] Ma anche -altri paesi hanno una ricchezza spaventevole in tal genere di misfatti: -soltanto non è così facile il classificarli secondo i motivi che li -provocarono, entrandovi promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia -personale, la sete della vendetta e la paura. Torna invece a grande -onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto d'Italia, che presso -di loro simili fatti fossero di gran lunga meno frequenti,[326] forse -perchè pei giusti reclami v'era ancora una autorità universalmente -riconosciuta e rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più -sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi supreme del -fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero le sinistre -conseguenze di una vendetta di sangue e dove si comprendesse come anche -il delitto erroneamente detto utile non apporta mai veri e durevoli -vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta della libertà -fiorentina l'omicidio, specialmente quello per mandato, sembra essersi -rapidamente moltiplicato, ma il governo di Cosimo I non tardò molto ad -acquistar forze tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni -disordine.[327] - -Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale più o meno -frequenti, secondo che si trovarono più o meno numerosi coloro che li -compravano. Sarebbe un tentativo inutile il volerne dare un quadro -statistico, ma la somma resta sempre considerevole, quand'anche si -voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce pubblica -proclamava come opera della violenza, una piccola parte soltanto sia -da riguardar come tale. Il peggio si è che i principi e i governi -erano i primi a dare il cattivo esempio, calcolando addirittura -l'assassinio come uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e -per mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare ad un Cesare -Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, e più tardi gli stessi agenti -di Carlo V si permettevano ogni genere di violenza, purchè paresse -utile ai loro scopi. - -La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando a tali -fatti per guisa che, verificandosi la morte di un potente, non la si -credeva quasi mai naturale. Ma egli è certo però, che talvolta si -è esagerato di molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche -ammettendo che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, pag. -157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare l'effetto dentro -un determinato spazio di tempo, e che come tale possa riguardarsi -altresì il venenum atterminatum, che si dice avere il principe di -Salerno presentato al cardinale d'Aragona con queste parole: «in -pochi giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci voleva -calpestar tutti»,[328] — non si potrebbe tuttavia aggiustar troppa -fede a quanto vien riferito intorno ad una lettera avvelenata, che -Caterina Riario avrebbe mandata al papa Alessandro VI,[329] e che -l'avrebbe ucciso s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso -parere sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito dai -medici di non leggere il Tito Livio mandatogli a regalare da Cosimo de' -Medici, rispose loro: «finitela con questi discorsi insensati».[330] -Altrettanto dicasi del veleno, col quale il segretario del Piccinino -voleva solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa Pio -II.[331] — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni minerali o -vegetali, non si potrebbe dire con qualche apparenza di sicurezza: il -liquido, col quale il pittore Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), -era evidentemente un fortissimo acido,[332] che a niuno s'avrebbe -potuto far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle armi, -specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, pur troppo -l'occasione si presentava da sè frequentissima ai grandi di Milano, di -Napoli e d'altri siti, poichè fra le schiere d'armati, di cui doveano -circondarsi per loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata -dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio non -si sarebbe probabilmente commesso, se non si avesse saputo che, per -effettuarlo, bastava un semplice cenno a questo od a quello dei propri -satelliti. - -Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, eranvi anche -le arti magiche,[333] benchè in modo affatto secondario. Quando -per avventura si fa menzione di _maleficj_, di _malìe_ e simili, -d'ordinario non si ha in vista che di accumulare sopra un individuo, -già di per sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle -corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV il maleficio -veramente funesto e mortale ha una parte molto maggiore, che non nelle -classi più elevate d'Italia. - - -Finalmente ella è pure una specialità tutta propria di questo paese, -dove l'individualità tocca ad un grado di sì completo sviluppo, la -comparsa d'uomini, nei quali la scelleratezza è portata al colmo, e -che commettono il delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento -di scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta dei -delitti umani. - -A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi tutto -appartenere alcuni Condottieri,[334] un Braccio da Montone, un -Tiberio Brandolino, ed anche un Werner von Urslingen, che sulla sua -corazza argentea portava il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e -misericordia.» In generale questa classe di persone rappresenta nel -complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere il freno -di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più a rilento nel giudicarli, -quando si sappia che il massimo dei loro delitti — nell'opinione -dei cronisti — sta nel mantenersi ribelli alla scomunica papale, -e che tutta la loro personalità appare in una luce tanto sinistra -specialmente per questo fatto, sebbene però sia anche vero che in -Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati a tal punto -di esagerazione, che, ad esempio, egli montava in furore all'udire -i monaci cantare i salmi e li faceva precipitare dall'alto di una -torre,[335] «mentre co' suoi soldati si mostrò sempre mite, quanto -leale e prode capitano». Ma di regola ciò che spinse al delitto -i Condottieri sembra essere stata l'avidità del guadagno, nè per -altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro posizione altamente -immorale; ed anche gli atti di crudeltà, ai quali sembravano -trascorrere per puro capriccio, non erano quasi mai senza uno -scopo, fosse pure anche soltanto quello di incutere spavento nelle -moltitudini. Le efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. -vol. I, pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete di -vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi senza scopo, una -gioja infernale nel male si riscontrerà in Cesare Borgia, spagnuolo, le -cui immanità superano di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le -faceva servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza -nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, tiranno di Rimini (v. -vol. I, pag. 44 e 301), cui non la Curia romana soltanto,[336] ma -il giudizio terribile della storia accusa di assassinj, di violenze, -di adulterj, di spergiuri e di tradimenti, ripetuti anche più volte. -Quanto al fatto più orribile, la tentata violazione del proprio figlio -Roberto, che questi respinse colla spada sguainata alla mano,[337] -parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una depravazione che -vince ogni limite, quanto di una superstizione astrologica o magica. La -stessa cosa s'è supposta per spiegare la violenza usata al vescovo di -Fano da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.[338] - - -Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci di raccogliere -insieme i tratti principali del carattere degli Italiani d'allora, -quale ci vien fatto conoscere da uno studio della vita delle classi -più elevate, se ne potrebbero per avventura dedurre le conclusioni -seguenti. Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione -stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente sviluppato. -Questo si ribella dapprima tacitamente all'ordinamento politico -sussistente, per lo più tirannico ed illegittimo, e quanto pensa e -fa, gli viene, a ragione o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista -dell'egoismo che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la -difesa del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in braccio -ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la sua pace interna. -L'amore va in traccia di un altra individualità ugualmente sviluppata, -la donna altrui. Di fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi -d'ogni maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia ed -opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, secondo che nel suo -interno riescono a conciliarsi il sentimento dell'onore e la cura del -proprio interesse, un astuto calcolo e la passione, la generosità e il -desiderio della vendetta. - -Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel più ristretto, è la -radice e la fonte principale d'ogni scelleratezza, non v'ha dubbio che -il popolo italiano, giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, -vi andò più dappresso che qualunque altro popolo. - -Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa sua, ma bensì per -decreto della storia; nè ci arrivò solo, poichè, per mezzo della -cultura italiana, ci arrivarono con lui tutti i popoli d'occidente, -i quali da quel tempo in poi non vivono, nè si movono in verun -altro ambiente. Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè -male, ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del male -essenzialmente diversa da quella del medio-evo. - -L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto -violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue -passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le -altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda -corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed -un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non -seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo. - - - - -CAPITOLO II. - -La Religione nella vita quotidiana. - - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte - alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I - frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini - religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' - suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — - L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — - Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in - Ferrara. - - -In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione -della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o -minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo -riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato -al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana -di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai -facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi -ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi -giudizio assoluto e definitivo. - -La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua -origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo -esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto -distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale -postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni -popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente -contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna. -Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che -con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai -stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della -violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua -onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere -in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi -in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito -e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa -all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non -poterono più restarle fedeli. - -Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto -progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi -della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla -tedesca e prima di questa? - -C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare -chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo, -fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta -della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della -giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone -opere. - -Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi -dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza -spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte -immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni -cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi -anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un -grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le -occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata -essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come -la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le -singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi, -dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto -anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello -spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima -loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in -questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo -che questa, ma non mai tutte. - -I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa -al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore, -si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di -sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla -vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti, -per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere, -come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande -influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori. - - -Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale si manifesta -specialmente da Dante in poi nella letteratura e nella storia, -esistono estesi lavori speciali. Della posizione del Papato di fronte -all'opinione pubblica abbiam dovuto già dare qualche cenno altrove -(v. vol. I, pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze -autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei «Discorsi» -del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). Fuori della cerchia -della Curia romana, godono qualche rispetto in via morale[341] i -migliori tra i vescovi e alcuni parrochi: per contrario i semplici -cappellani, i canonici e i frati sono riguardati, quasi senza -eccezione, come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso le -più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero ceto al quale -appartengono. - -Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono condannati a -portar essi soli la pena delle colpe di tutto il clero, perchè di essi -soltanto si poteva beffarsi impunemente.[342] Ciò è erroneo sotto ogni -punto di vista. - -Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle commedie -appunto perchè ambedue queste specie letterarie domandano dei tipi -fissi e ben conosciuti, nei quali riesca facile alla fantasia di -compiere ciò che la novella o la commedia soltanto accennano. Del -resto la novella non risparmia neanche il clero secolare.[343] -Oltre a ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura -provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente -anche intorno al Papato e alla Curia romana, ciò che naturalmente -non potrebbe attendersi in quei generi, che sono una libera creazione -della fantasia. Per ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di -vendicarsi talvolta terribilmente. - -Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, che contro gli -ordini religiosi l'avversione era grandissima, e che essi figuravano -come una prova vivente del disprezzo in cui si tenevano la vita -claustrale, la gerarchia ecclesiastica, il sistema delle credenze, -la religione insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano -generalizzando più o meno i giudizi. In ciò si può ben ammettere -che l'Italia avea conservato una assai chiara e precisa ricordanza -dell'origine primitiva di ambedue i grandi ordini mendicanti, e -che anche allora non aveva dimenticato essere stati essi i primi -rappresentanti della reazione,[344] che sorse contro quella che -suol dirsi l'eresia del secolo XIII, vale a dire contro il primo -vivace risveglio del moderno spirito italiano. E l'ufficio della -polizia spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine dei -Domenicani, non ha certamente poco contribuito ad attirare su questi un -sentimento di segreto odio e di disprezzo. - - -Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco Sacchetti, si -crederebbe impossibile il portare più in là il sistema della maldicenza -e della denigrazione a carico de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma -verso il tempo della Riforma questo linguaggio assume un'intonazione -ancor più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi -«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale se non come un -pretesto, per dar libero sfogo alle sue tendenze volgari, noi citeremo -per tutti un solo testimonio, il Masuccio Salernitano, colle prime -dieci delle sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che -è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro la maggior -possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri personaggi del -tempo, perfino allo stesso re Ferrante e al principe Alfonso di -Napoli. I racconti sono in parte già vecchi, e taluni si conoscono -ancora sin dai tempi del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che -hanno l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento e -il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi miracoli e -un genere di vita pieno di vizi e di scandali, riempiono d'orrore -e di raccapriccio ogni lettore alquanto serio e sensato. Dei frati -minori, che vanno attorno sotto pretesto di elemosinare, vi è detto: -«e vanno discorrendo i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni, -poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte a loro -vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, e chi va con -tunicelle di san Vincenzo, e quali con l'ordine[345] di san Bernardino, -e tali col capestro dell'asino del Capestrano». Altri si procacciano -manutengoli, che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri -d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei loro -vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci confessar si -sentono per lo toccare del santo predicatore essere liberati, e sopra -ciò si grida: misericordia!, campane si suonano e lunghi processi -e autentiche scritture si fanno». Egli accade che un frate, mentre -predica, è audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta giù -in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene ossesso, e allora il -predicatore lo fa condurre a sè e lo guarisce: il tutto pura commedia, -dalla quale però il frate raccolse tanto danaro, che potè comperare -da un cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si -godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio non -fa veruna speciale differenza tra francescani e domenicani, perchè gli -uni stanno degnamente a paro degli altri. «E seducono gl'insensati -secolari a pigliar le parzialità loro, talchè e per li seggi[346] e -per le piazze ne questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e -qual domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei frati; e se -taluna entra in qualche rapporto con laici, vien tosto imprigionata -e perseguitata, mentre tutte le altre contraggono nozze formali coi -frati, nelle quali perfino si celebrano messe, si stabiliscono patti e -si spreca lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive l'autore, -non una, ma più volte sono intervenuto e ho visto e toccato con mano. -Tali monache poi o partoriscono di belli monachini... o d'infinite arti -usano, per non far venire il parto a compimento... E se alcuno dirà -questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle monache, e quivi -vedrà di loro commessi omicidii testimonianza aperta, e vi troverà un -cimiterio di tenerissime ossa della già fatta uccisione, non minore -di quella, che per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e -somiglianti fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci si assolvono -facilmente l'un l'altro nella confessione, e s'impongono la penitenza -di un _pater noster_ per cose, per le quali negherebbero affatto -l'assoluzione ad un laico, anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o -un eretico. «Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, con -la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» In un altro -luogo, giacchè la potenza dei frati essenzialmente si basa sulle paure -dell'altro mondo, Masuccio esprime un desiderio assai strano: «non mi -pare per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che -se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che -non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior -parte di loro hanno già contratta la origine». - -Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e dedicare gli scritti -a lui stesso, il fatto dipendeva in gran parte dallo sdegno che si era -svegliato in lui per un falso miracolo, che si avea tentato di dargli a -credere.[347] Per mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, -sepolta dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, erasi -fatto il tentativo di indurlo a forza ad una persecuzione contro gli -ebrei, non dissimile da quella di Spagna; e quando egli intravide -l'inganno, si era cercato di persistere in esso. Egli aveva anche -fatto smascherare un falso digiunatore, come già prima di lui avea -fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non aveva almeno veruna -complicità nella diffusione di quelle cieche superstizioni.[348] - -Citammo un autore, che scrive con molta serietà, ma egli è ben lontano -dall'essere il solo, che parli in tal modo. Invettive e dileggi -contro i frati mendicanti s'incontrano in copia dovunque, e ne è -piena tutta la letteratura.[349] Non è nemmeno permesso di dubitare, -che il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente -di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e la Contro-riforma non -fossero sopravvenute. I loro predicatori popolari e i loro santi non si -sarebbero neanche essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che -d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava già gli -ordini mendicanti, quale era Leone X. Se lo spirito del tempo non li -riguardava omai più che come ridicoli o come abbominevoli, anche per la -Chiesa essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. E chi -sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato stesso, se la Riforma -non lo avesse salvato. - -Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un convento di -domenicani si permetteva di esercitare nelle città dove risiedeva, -era bensì, sul finire del secolo XV, ancora abbastanza grande per -dar molte noie e provocar molti sdegni nelle persone più colte; -ma ad ogni modo non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più -l'antico spavento.[350] Il punire anche i soli pensieri, come già in -altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più possibile, e il -tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente dette riusciva -facile anche a chi del resto si permetteva di sparlare liberamente -del clero, come tale. Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come -fu nel caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del secolo -XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità dei roghi. Nel -più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, a quanto sembra, di una -ritrattazione anche superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi -a vedersi rapire di mano il condannato, nel momento stesso in cui -s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) il prete Nicolò -da Verona era stato già, come negromante, scongiuratore di demonii e -sacrilego profanatore dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra -un palco di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva esser -condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per via una schiera di -armati lo liberò, e tuttociò accadeva per ordine del gioannita Achille -Malvezzi, noto fautore degli eretici e audace violatore di monache. -Il legato (il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani che -uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi non fu torto un -capello.[351] - - -Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più ragguardevoli, -vale a dire i benedettini con tutte le loro affigliazioni, in onta -alle loro grandi ricchezze e alla vita agiata che conducevano, non si -avevano in tanta disistima, come gli ordini mendicanti: sopra dieci -novelle, che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, ed -una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato la maggiore -antichità dell'origine; ma di maggior vantaggio certamente tornò loro -la circostanza dell'essersi sempre mantenuti alieni da qualsiasi -ingerenza poliziesca nella vita privata. Fra costoro non mancarono -degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella gerarchia non -erano nemmen essi migliori degli altri, se crediamo a quanto ne scrive -perfino uno di loro, il Firenzuola.[352] «Questi paffuti monaci nelle -loro larghe cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi -e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, in belle -pantufole di cordovano si stanno a grattar la pancia entro alle belle -celle fornite d'arcipresso. Ai quali, se è di mestiere alcuna volta -uscire di casa, in su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno -molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar troppo la mente a -studiar molti libri, acciocchè la scienza, che da quelli apprendessero, -non li facesse elevar in superbia come Lucifero e li cavasse della loro -monastica semplicità». - -Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà che qui noi ci -limitiamo a riferire soltanto ciò, che è indispensabile a dar le prove -del nostro assunto.[353] Che poi, con tali opinioni sul clero e sui -monaci, in moltissimi venisse fortemente scossa anche la fede a quanto -v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente per sè. - -E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non ne addurremo, -concludendo, che un solo, da poco stampato e ancora assai scarsamente -conosciuto. Esso è del grande storico Guicciardini, stato già molti -anni al servizio dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi -lasciò scritto:[354] «Io non so a chi dispiaccia più che a me la -ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perchè ognuno di -questi vizii in sè è odioso, sì perchè ciascuno e tutti insieme si -convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; e -ancora perchè sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme -se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto -con più Pontefici, m'ha necessitato a amare per il particolare mio la -grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino -Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla -religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, -ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, -cioè a restare o senza vizii o senza autorità». - -Il medesimo Guicciardini ritiene anche,[355] che riguardo alle cose -soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, che i filosofi e -i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, e che i miracoli -s'incontrano in tutte le religioni, ma non fanno prova per veruna in -particolare, e si possono alla fine riguardare come fenomeni naturali -ancora ignorati. La fede che trasporta i monti, e che in allora si -manifestò così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota come un -fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba osservazione. - - -Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato aveano per sè -questo vantaggio, che tutti erano abituati a vederli dovunque, e -che la loro esistenza si toccava con tutti gli ordini della vita -sociale. È il vantaggio che hanno sempre avuto nel mondo tutte le -forti e vecchie istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel -paludamento sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi avere una -prospettiva di protezione e di futuro guadagno sul tesoro della Chiesa; -e nel centro d'Italia c'era la Curia romana, che in un momento poteva -far ricchi i suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè -spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni sono per lo più -monaci essi stessi o prelati, che godono laute prebende: il Poggio, -autore delle famose facetiae, era ecclesiastico; Francesco Berni -godeva un canonicato; Teofilo Folengo[356] era monaco benedettino; -Matteo Bandello, che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era -domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per un sentimento di -eccessiva sicurezza? o per bisogno di salvare sè stessi dal discredito, -in cui era caduto tutto l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che -si compendia nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe dirlo; -ma forse c'entrava un po' di tutto questo. Quanto al Folengo, si sa che -non fu senza una certa influenza su lui il nascente luteranismo.[357] - -Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato toccando -del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre una cosa sottintesa nella -parte del popolo, che ancora credeva; ma non manca neanche in quelli, -che si direbbero spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta -colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza di un antico -simbolo, a cui ciascuno era abituato. Il vivo desiderio con cui al -letto di morte s'invoca l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di -paura delle pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo, -di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). Un esempio -più parlante di questo difficilmente si troverà. La dottrina inculcata -dalla Chiesa del carattere indelebile del sacerdote, di fronte al quale -era indifferente la sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva -nel fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti -spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori ostinati, -che non se ne curarono, e uno di questi, per esempio, fu quel Galeotto -della Mirandola,[358] che nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, -che portava già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche la -città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non vi si celebrava -più la Messa, nè vi si permetteva veruna ecclesiastica sepoltura. - - -Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di esser notato -il potere esercitato sul popolo da quei predicatori entusiastici, -che di tratto in tratto l'esortavano a penitenza. Tutto il resto -d'occidente si lasciava di quando in quando commovere dalle prediche -di qualche santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto delle -commozioni periodiche delle città e delle campagne d'Italia? Oltre a -ciò l'unico che, per esempio, durante il secolo XV produsse in Germania -un simile entusiasmo,[359] era stato un abruzzese di nascita, vale -a dire Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa specie -di apostolato, erano predominati nel nord da un certo misticismo -speculativo: nel sud invece erano espansivi e pratici, e partecipavano -all'alto rispetto, che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte -oratoria. Il nord produce l'_Imitazione di Cristo_, che esercita una -azione lenta e dapprima ristretta ai soli conventi; il sud dà uomini, -che fanno sugli altri uomini un'impressione momentanea, ma gigantesca. - -Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio della voce -della coscienza. Sono prediche morali, senza astrazioni, piene di -pratiche applicazioni, aiutate da una vita di rigoroso ascetismo, cui -la fantasia già esaltata aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche -contro il volere espresso del predicatore.[360] L'argomento principale -non era tanto la minaccia della pena, quanto la _maledizione_, che -perseguita continuamente il colpevole e che è inseparabile dalla colpa. -L'offesa fatta a Cristo e ai santi ha le sue funeste conseguenze anche -nella vita presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre alla -concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge passioni, avidi -di vendette e di delitti, e questo era lo scopo principale di tali -prediche. - -Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, Alberto da Sarzana, -Giovanni Capistrano, Jacopo della Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) -ed altri, e per ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe -di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante contro i frati -mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi umanisti criticavano e -schernivano,[361] ma bastava che quelli alzassero la voce, e nessuno -badava più ai loro dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo -propenso alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato già sin -dal secolo XIV a farne la caricatura,[362] ogni volta che l'occasione -si presentava; quando però comparve il Savonarola, seppe suscitare un -tale entusiasmo, che ben presto tutta la cultura e l'arte furono sul -punto di essere compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese. -Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali alcuni frati ipocriti -coll'ajuto dei loro affigliati cercavano di agire sull'animo dei -loro uditori e di esaltarne la fantasia (v. pag. 255), non valsero a -spegnere quel subitaneo entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche -grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto nei miracoli -immaginarj e nella esposizione di false reliquie,[363] ma al tempo -stesso si ebbe la più alta venerazione pei veri e grandi apostoli della -penitenza. Questi sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo -XV. - -L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e precisamente dei così -detti Osservanti — li manda qua e là, secondo ne vien fatta ricerca. -Ciò si verifica principalmente quando insorgono gravi discordie -pubbliche o private in qualche città, od anche quando la sicurezza e -la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. Ma se in -tali missioni la fama di un predicatore si fa grande, tutte le città, -anche senza un motivo particolare, lo vogliono: egli se ne va, dove -i superiori lo mandano. Un ramo speciale di questa attività son le -prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;[364] ma -noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che hanno per iscopo -d'inculcare la penitenza. - -L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, sembra -essere stato quello che tiene la Chiesa nell'enumerazione dei -sette peccati capitali; ma se il momento è stringente, l'oratore -entra direttamente nell'argomento principale. Egli comincia la sua -predicazione probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che -avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore diventa -troppo angusta per la moltitudine, che accorre da tutte parti, e -l'andare e il venire si fa estremamente pericoloso per l'oratore -stesso.[365] Ordinariamente la predica si chiude con una immensa -processione, nella quale i primi magistrati della città, che lo -prendono nel loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che -gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e per disputarsi -un brano della sua tonaca.[366] - -Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, dopochè s'è -predicato contro l'usura, le compere anticipate e le mode scandalose, -sono l'aprirsi delle carceri, dalle quali per vero non escono se non -gli sventurati che furono imprigionati per debiti, e la distruzione -per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso od anche -di semplice passatempo, come, per esempio, dadi, carte da giuoco, -inezie d'ogni specie, maschere, strumenti e libri musicali, formole -magiche,[367] finte acconciature ecc. Tutto ciò veniva senz'altro -elegantemente disposto sopra un palco detto _talamo_, con sopra una -figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. pag. 131). - -Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; chi da lungo tempo -si tenne lontano dai sacramenti, ora si confessa: i beni ingiustamente -usurpati vengono restituiti; delle calunnie e delle maldicenze si fa -onorevole ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino -da Siena,[368] s'addentrano assai destramente nella ordinaria vita -quotidiana dei loro uditori e mettono al nudo le magagne dei loro usi -e costumi. Pochi dei nostri moderni teologi si sentirebbero disposti -a tenere una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite -pubbliche (_il monte_) e la dotazione delle figlie», quale egli -tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori meno prudenti -commettevano facilmente, in simili casi, l'errore di scagliarsi con -tanta foga contro singole classi di persone e contro talune industrie -e professioni, che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente -a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.[369] Anche una -predica di Bernardino, che egli tenne a Roma nel 1424, ebbe, oltre -alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una -conseguenza ben più terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del -rogo della strega Finicella, «perchè, dice il cronista[370] con mezzi -diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», e tutta -Roma accorse a quello spettacolo. - -Lo scopo principale della predica era però sempre quello di -riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il demone della vendetta. -Questa pacificazione si compiva d'ordinario verso la fine del corso -delle prediche, quando la corrente della contrizione generale a poco -a poco aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti non -echeggiava che il grido: misericordia.[371] Allora si veniva alle -solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, anche se le stragi -reciproche stavano tra le due parti contendenti. Per uno scopo sì -santo si richiamavano in città anche i banditi. Sembra che tali «paci» -fossero nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo -entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava benedetta per -molte generazioni. Ma ci furono anche delle crisi fiere e terribili, -come quella delle famiglie Croce e della Valle in Roma (1482), nelle -quali anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.[372] - -Poco prima della settimana santa egli avea predicato sulla piazza della -Minerva ad una moltitudine innumerevole: ma la notte che precedette il -giovedì santo, seguì una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo -della Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò che -quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette alle ceremonie consuete -di quel giorno; il venerdì santo Roberto tornò a predicare tenendo -nelle mani un crocifisso; ma tanto egli, quanto i suoi uditori non -poterono far altro che piangere. - -Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono spesso, -sotto l'impressione di queste prediche, la risoluzione di entrare nel -chiostro. Fra questi c'erano assassini e malfattori d'ogni specie, -ma anche soldati privi d'ogni mezzo di sussistenza.[373] A tale -risoluzione poi coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al -quale, secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno nella -condizione esterna della vita. - -L'ultima predica non è che una benedizione generale, che si riassume -nelle parole: _La pace sia con voi_! Grandi turbe accompagnano il -predicatore nella vicina città e ascoltano quivi ancora una volta -l'intero corso delle sue prediche. - -Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini esercitavano, il -clero e i governi non potevano desiderare che di farseli amici. Un -mezzo di raggiungere tale intento era quello di far sì che soltanto -i monaci[374] od almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli -ordini minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine o la -relativa corporazione se ne rendessero in certo modo responsabili. Ma -un limite preciso non poteva neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa -e quindi anche il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità, -come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, lezioni ecc., -e perchè anche nelle prediche propriamente dette talvolta lasciavasi -la parola agli umanisti ed ai laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). -Oltre a ciò eravi una classe ibrida di persone,[375] che non erano -nè frati, nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a -dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta senza -incarico di chicchessia facevano la loro comparsa ed infiammavano le -popolazioni. Un caso di questo genere s'avverò a Milano dopo la seconda -conquista francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi -sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del partito del -Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo del duomo, attaccò sul -vivo la gerarchia, fece accendere un nuovo candelabro ed erigere un -nuovo altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se non dopo -avere sostenuto fiere battaglie.[376] In quei decennj tanto solenni pei -destini d'Italia, si risveglia dovunque lo spirito profetico, e non si -limita mai, dove appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, -per esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti s'erano mostrati -qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, pag. 166). Quando fa loro -difetto l'arte oratoria, essi mandano messi con simboli, come fece, -ad esempio, quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò -nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un suo discepolo, -con una testa di morto sopra un bastone, alla quale stava appesa una -scritta di sentenze minacciose desunte dalla Bibbia.[377] - -Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, le autorità, -il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. Vero è, che nei -tempi posteriori non s'incontra più una predica tendente direttamente -all'eccidio della tirannide, come fu quella[378] che nel secolo XIV -tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano invece rabbuffi -arditi perfino contro il Papa nella sua propria cappella (v. vol. I, -pag. 316) e ingenui consigli politici a principi, che non credevano -averne bisogno.[379] Sulla piazza del castello di Milano un predicatore -cieco dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare -dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; «signore, non additare -la via ai francesi, perchè avrai a pentirtene».[380] Ci furono dei -monaci profeti, che, a quanto pare, non parlavano direttamente di -politica, ma davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli -uditori ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, dodici -francescani conventuali, percorsero, subito dopo l'elezione di Leone -X (1513), le diverse regioni d'Italia, che si erano dapprima ripartite -fra loro. Quegli fra essi che predicò a Firenze,[381] fra Francesco da -Montepulciano, suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero, -mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè mitigate, -giungevano anche a coloro, che per la gran folla non potevano venirgli -dappresso. Dopo una di quelle prediche egli morì improvvisamente «di -mal di petto»: tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per -modo che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. Ma -lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino le donne e -i contadini, nè si potè più frenarlo se non a stento. «Per mettere -in qualche modo di buon umore le moltitudini, Giuliano de' Medici -(fratello di Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni nel -1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e tornei, cui accorsero -da Roma, oltre ad alcuni grandi signori, anche sei cardinali, ma -travestiti». - - -Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era già stato arso fin -dal 1498: fra Girolamo Savonarola da Ferrara,[382] del quale qui ci -accontenteremo di dar pochi cenni. - -Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò Firenze -(1494-1498), fu la sua parola, della quale le prediche rimasteci, -scritte per lo più mentre egli le pronunciava, non ci danno -evidentemente che un'idea molto imperfetta. Non già che i mezzi -esteriori coi quali si presentava al pubblico, fossero gran fatto -imponenti; chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e -simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi desiderava -un oratore valente nello stile e negli artifizi retorici, andava a -udire il di lui rivale, frà Mariano da Ghinazzano; — ma nel discorso -del Savonarola v'era quell'alta efficacia morale, che veramente -non riapparve più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come -una ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma senza -immodestia, il ministero del predicatore, mettendo quest'ultimo, nella -grande gerarchia degli spiriti, immediatamente dopo l'ultimo degli -angeli. - -Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, compì inoltre -un altro e maggiore miracolo, quello d'indurre i propri confratelli -domenicani del convento di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, -ad intraprendere una grande e spontanea riforma di lor medesimi. Chi -sappia che cosa fossero allora i conventi e quanto difficile fosse il -recare in atto anche il minimo cangiamento in essi, stupirà doppiamente -di una simile rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma -si venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine acquistava -sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, si rendevano -addirittura domenicani. Molti figli di case assai ragguardevoli -entravano come novizi in san Marco. - -Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze di un determinato -paese era il primo passo verso una chiesa nazionale, alla quale senza -dubbio si avrebbe dovuto venire, se questo stato di cose avesse durato -un po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una riforma -di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire della sua missione -energiche esortazioni ai grandi e ai potenti per la convocazione di -un Concilio. Ma il suo ordine e il suo partito erano divenuti omai -per la Toscana l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento -indispensabile della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano -nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre progredendo, si -venne formando per virtù di sacrificio e per forza di fantasia una -idealità, che di Firenze voleva fare un regno di Dio sulla terra. - -Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato al -Savonarola una riputazione di santo, costituiscono il punto, rispetto -al quale la fantasia tanto vivace negli Italiani prevalse anche -sugli animi più guardinghi e circospetti. In sulle prime i Minori -Osservanti, pavoneggiandosi nella gloria che avea procacciato al loro -ordine Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla loro -concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono ad uno dei loro -il pergamo del duomo, dove le querule profezie del Savonarola furono -superate da altre ancora più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, -che allora era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento -ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII venne in Italia e i -Medici furono cacciati, come il Savonarola avea chiaramente predetto, -si tornò a non credere che a lui. - -Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri presentimenti e -alle proprie visioni non procedeva con quella severa critica, che era -solito usare di fronte a quelle degli altri. Nella orazione funebre -per Pico della Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso -il morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, che veniva -dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il Savonarola stesso -aveva invocato da Dio una tal quale punizione su lui, non però la sua -morte: ora, con elemosine e con preghiere, s'era ottenuto almeno che -l'anima sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante -visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, e nella quale la -Vergine gli era apparsa e gli avea promesso che non sarebbe morto, -il Savonarola confessa di averla per lungo tempo ritenuta una mera -illusione diabolica, ma essergli poi stato rivelato che la Vergine -aveva inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se tali -cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello che sono in fatto, -cioè per sogni di una mente levata in soverchia prosunzione, bisogna -ricordarsi altresì che questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi -suoi giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, quella di -riconoscere egli stesso la vanità delle proprie visioni e profezie; -ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi alla morte con animo calmo -e devotamente rassegnato. I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle -sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni. - -Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano se non perchè -altrimenti altri si sarebbe dannosamente impadronito della cosa -pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia se lo si volesse giudicare -dalla sua costituzione semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. -vol. I, p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante altre -costituzioni fiorentine.[383] - -In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, che si -potesse immaginare. Il suo vero ideale era una teocrazia, nella quale -tutto in devota umiltà si prostra dinanzi all'Invisibile e in cui -previamente vengono eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto -il suo pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della -Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 era il suo -motto favorito,[384] e che nel 1527 da' suoi partigiani fu rinnovata: -_Jesus Christus rex populi fiorentini S. P. Q. decreto creatus_. Colla -vita terrena e colle cose di questo mondo egli non aveva maggiori -rapporti di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La sua -opinione costante infatti era che l'uomo non deve occuparsi d'altro, -fuorchè di ciò che ha una immediata attinenza colla salute dell'anima. - -In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel suo modo di -considerare l'antica letteratura. «L'unica cosa buona, dice egli, che -Platone ed Aristotele hanno fatto, è quella di aver messo innanzi molte -argomentazioni, che si possono utilmente adoperare anche contro gli -eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati all'eterna -dannazione. Una vecchierella in fatto di fede ne sa più di Platone. Per -la fede sarebbe cosa ottima, che si annientassero molti libri, che del -resto sembrano utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante -_ragioni naturali_ e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente -di quello che non sia cresciuta dappoi». La lettura dei classici -nelle scuole egli la vuol limitata ad Omero, Virgilio e Cicerone; il -resto si completi con gli scritti di Girolamo e di Agostino, e per -converso si bandiscano non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo -e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento di paura -di veder guasta la moralità; ma in uno scritto a parte egli ammette -addirittura il danno, che deriva dalla scienza in generale. Le scienze, -egli dice, non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi, -affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni umane, ma più -specialmente perchè si abbiano sempre degli atleti pronti a combattere -i sofismi dell'eresia: tutti gli altri non dovrebbero conoscere che -la grammatica, la sana morale e la religione (_sacrae literae_). Così -naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, e siccome -al tempo stesso «i più dotti e i più santi» dovrebbero reggere gli -Stati, così anche questi reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non -è prezzo dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso sul -serio di venire a quest'ultima conclusione. - -Più puerilmente di così non si può ragionare. La semplice -considerazione che l'antichità recentemente scoperta e la gigantesca -espansione che acquistarono allora le scienze, potevano, secondo le -circostanze, divenire una splendida conferma della Religione, sono due -circostanze che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. Egli -vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro modo non può essere -eliminato. In generale egli era tutt'altro che un liberale; contro gli -astrologi, per esempio, egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale -poi egli stesso morì.[385] - -Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima racchiusa -in una mente così ristretta! Qual fiamma di entusiasmo non deve aver -divampato in lui per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a -ripudiar quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente -innamorati! - -Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme quantità d'oggetti -d'arte e di lusso, che furono spontaneamente sacrificati sui suoi -famosi roghi, di fronte ai quali si direbbero un nulla tutti i _talami_ -di san Bernardino da Siena e d'altri. - -Egli è vero però che il procedere del frate in tali circostanze fu -molte volte tirannico e poliziesco. In generale gli arbitrii, ai quali -egli trascorse contro la libertà individuale tanto pregiata in Italia, -non sono lievi, mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo -spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più facilmente -recare ad effetto la sua progettata riforma dei costumi in Firenze. -Era un tentativo assai somigliante a quello, che fece più tardi a -Ginevra Calvino: questi colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato -d'assedio al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non senza -ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola invece fallì, -e con ciò non fece che esasperare ancor più i suoi avversarii. Tra -le misure prese dispiacque in modo particolare quella, per la quale -un drappello di fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a -forza nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: qua -e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, e allora, per -pur sostenere la finzione di un proselitismo sempre crescente nella -borghesia, furono deputati degli adulti ad accompagnare i fanciulli in -qualità di loro protettori. - -Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno 1497 e del -seguente poterono aver luogo due grandi _bruciamenti_ sulla piazza -della Signoria. In mezzo ad essa sorgeva una grande piramide a -gradinate simile ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri -degli imperatori romani. Al basso in prossimità della base vedevansi -maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: più in su figuravano -libri di autori latini ed italiani, fra gli altri il Morgante del -Pulci, il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in -parte anche preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi -vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie, -specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora liuti, arpe, -scacchieri, e carte da giuoco: finalmente i due gradini superiori -non contenevano che soli ritratti, specialmente di donne celebri -per bellezza, appartenenti in parte alla classica antichità, come -per esempio, Lucrezia, Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca -contemporanea, come la bella Bencina, la Lena Martella e le celebri -Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante veneziano quivi -presente offerse alla Signoria 20,000 fiorini d'oro per tutti gli -oggetti accumulati sulla piramide, e n'ebbe in risposta, che si -farebbe fare anche il suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme -con gli altri. Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, -affacciandosi alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del suono -delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine venne in massa sul -piazzale di S. Marco, dove si ballò una danza concentrica: nella prima -fila stavano i frati del convento, che si alternavano con fanciulli -vestiti da angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella -terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati di frondi -d'ulivo. - -Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, alle quali per -vero non mancavano nè le occasioni, nè in quelli il talento necessario, -non bastarono più tardi a screditare la memoria del Savonarola. Quanto -più dolorosamente si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa -apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. Vero è che non -tutte le sue profezie s'avverarono esattamente nelle particolarità da -lui indicate; ma le grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, -pur troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile. - -Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi de' suoi -predecessori, nè quelli che fece egli medesimo per rivendicare al -monacato l'ufficio salutare della predicazione,[386] non valsero -a salvare quest'ultimo dall'universale disprezzo, in cui, come -istituzione, era caduto. La cosa era omai evidente: in Italia non era -più possibile verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che -sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità. - - -Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli ordini religiosi, -constatare con precisione in quali condizioni si trovasse l'antica -fede presso tutte le altre classi sociali, esse ci apparirebbero assai -differenti, secondochè si considerano in una luce diversa e sotto un -determinato punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti -e dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, pag. -141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla fede ed al culto, -quali apparivano nella vita ordinaria quotidiana, dove sono di sommo -rilievo le abitudini del popolo e il rispetto per esse delle classi più -elevate. - -Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto della -celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori tanto -delle città, quanto delle campagne in ugual misura e coi medesimi -pregiudizi, che nei paesi settentrionali, ed anche le persone colte -se ne mostrano qua e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati -del cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche -gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed espiazioni per -propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente radicati nella coscienza -di tutti. L'egloga ottava di Battista Mantovano citata già in altra -occasione,[387] contiene, fra le altre cose, la preghiera di un -contadino alla Vergine, dove essa è invocata come patrona speciale dei -singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non si formava -il popolo della virtù miracolosa di certe determinate Madonne! Quale -idea doveva mai averne quella donna fiorentina,[388] che fece appendere -_ex voto_ una piccola botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè -il di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo un -botticello di vino, senza che il marito, tornando da una lunga assenza, -se ne accorgesse! Per tal maniera esisteva anche allora, nè più, -nè meno che ora, un patronato speciale di singoli santi per singole -classi. Più volte si è tentato di richiamare un certo numero di usanze -rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie pagane, colle -quali hanno stretta attinenza, ed è universalmente ammesso, oltre a -ciò, che non poche consuetudini locali e popolari, che si vennero -innestando nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie -reminiscenze dei diversi riti pagani esistenti anticamente qua e colà -in Europa. In Italia poi queste reminiscenze sono manifeste in modo -speciale tra le popolazioni del contado, dove, per esempio, prevale -ancora l'uso di preparar cibi pei morti, quattro giorni prima della -festa della cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso (18 -febbraio) delle antiche feste _feralie_,[389] e dove può affermarsi -essere allora state in uso tante altre antiche usanze, che solo assai -più tardi furono sradicate del tutto. Forse non sarebbe del tutto -irragionevole il dire, che le più solide credenze religiose del popolo -in Italia erano appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli -usi pagani. - -Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile il dimostrare -quanto una tale specie di fede predominasse anche nelle classi più -elevate. Essa, come s'è dimostrato toccando dei rapporti col clero, -aveva in suo favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni; -e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che s'aveva alle -pompe festive della Chiesa, nonchè qua e là taluna di quelle grandi -epidemie religiose, alle quali anche i beffardi e gli scettici furono -impotenti a resistere. - - -Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa il voler -tirare con troppa fretta delle conclusioni assolute. Si dovrebbe -credere, per esempio, che il contegno degli uomini colti verso le -reliquie dei santi dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno -alcuni lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto -certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare, -non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. Il governo -di Venezia, innanzi tutto, sembra aver nel secolo XV pienamente -partecipato a quella devozione per gli avanzi di corpi santi, che -allora regnava in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche taluni -stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono di uniformarsi -a quel pregiudizio.[390] Non diversamente sembrano essere andate le -cose nella dotta Padova, se noi vogliamo stare alle testimonianze -del suo topografo Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un -sentimento di orgoglio, al quale si frammischia altresì un sacro -terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di grandi pericoli -notturni, si udissero per tutta la città i santi sospirare, e come -in tali occasioni al cadavere di una santa monaca di santa Chiara -crescessero, continuamente rinnovandosi, le unghie e i capelli, come -essa altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, sollevasse -le braccia e simili.[391] Descrivendo la cappella di sant'Antonio nella -sua basilica, l'autore esce in esclamazioni tronche e fantastiche. — A -Milano non era minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie, -e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, ricostruendo -l'altar maggiore, scopersero sei corpi di santi e sopravvennero turbini -e pioggie nel paese, tutti attribuirono la causa di tali disastri -a quel sacrilegio,[392] e non mancarono di battere per bene sulla -pubblica via quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri -paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, in prossimità -dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, senza però trarne veruna -conclusione definitiva. È noto universalmente con quanta solennità Pio -II abbia accolto in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente -fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come l'abbia fatto deporre con -gran pompa in san Pietro (1462); ma dalla sua stessa Relazione emerge -non essersi egli indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore, -quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. Allora -soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di convertir Roma in un asilo -universale delle reliquie dei Santi cacciati dalle loro Chiese.[393] -Sotto Sisto IV la popolazione della città era infervorata in tali cose -più del Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente -(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI alcune delle reliquie -custodite in san Giovanni Laterano.[394] — A Bologna si alzò a questo -tempo una voce ardita domandando che si vendesse al re di Spagna -il cranio di san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato, -si facesse qualche opera di pubblica utilità.[395] — Ma quelli che -mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i Fiorentini. -Basti il dire, che tra la decisione presa di onorare il santo loro -concittadino Zanobi con un nuovo sarcofago e l'incarico dell'esecuzione -datone al Ghiberti corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), -ed anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, vale a -dire, perchè l'artista avea già compiuto in piccolo un lavoro assai -somigliante.[396] Forse erano stanchi di reliquie, dopochè erano stati -ingannati da una astuta abbadessa napoletana (1352), che avea loro -venduto, imitato in legno e gesso, un falso braccio della patrona del -duomo, santa Reparata.[397] Ma forse anche il senso estetico, di cui -questo popolo andava sopra gli altri fornito, lo distolse prima d'ogni -altro dal culto di cadaveri fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili -già polverizzati; l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, -gli rendeva più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di un -Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici Apostoli uniti -insieme. Per ultimo può anche darsi che in tutta Italia, prescindendo -da Venezia e da Roma, l'ultima delle quali specialmente avea qualche -cosa di eccezionale, il culto delle reliquie fosse già da gran tempo -scemato, più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi a quello -della Vergine,[398] e in tal caso si avrebbe una prova di più, benchè -indiretta, della priorità di questo popolo nel culto della forma -estetica.[399] - -Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche cattedrali sono -quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e dove una intera letteratura -poetica latina ed indigena era volta a glorificare la Madre di Dio, -fosse appena possibile una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte -a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le Madonne -miracolose, che esercitano un intervento continuo e diretto nella vita -quotidiana. Ogni città alquanto considerevole ne possiede parecchie, -a cominciare da quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime -o almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, taluni dei -quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga da veder le loro pitture -operare miracoli. Il lavoro artistico non è qui così insignificante, -come la pensa Battista Mantovano;[400] secondo le circostanze esso -acquista improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno di -miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, sembra essere -stato con ciò appagato, e appunto per ciò le reliquie furono pressochè -messe del tutto in disparte. Sino a qual punto poi lo scherno dei -novellieri contro le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,[401] -noi non siamo in grado di dirlo. - -L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di Maria si -manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo al culto delle -reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, che nella letteratura Dante -col suo «Paradiso»[402] sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso -gl'Italiani, mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano a -pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. Forse si vorranno mettere -innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,[403] ed altri poeti latini; ma -il loro scopo evidentemente letterario toglie alla citazione, se non -tutta, una gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle -poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, nelle quali si -manifesta direttamente un sentimento religioso, sono tali, che per la -maggior parte potrebbero anche essere scritte da protestanti, come, per -esempio, gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti -di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa e d'altri. -Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, vi parla per lo più -il sentimento della corruzione del genere umano, la coscienza della -Redenzione colla morte di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, -dove l'intercessione della Madre di Dio non è menzionata se non in via -eccezionale.[404] È lo stesso fenomeno, che si ripete nella letteratura -classica dei Francesi del tempo di Luigi XIV. Chi ricondusse nella -poesia italiana il culto di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche -vero che nel frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della -sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il culto dei Santi -per ultimo presso le persone colte assunse non di rado un colorito -essenzialmente pagano (v. vol. I, pag. 77 e segg. e 355). - - -Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi altri lati -del cattolicismo italiano d'allora e mettere in evidenza fino ad un -certo punto il rapporto presumibile, in cui si trovavano le classi -colte con la fede del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato -definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che difficilmente -se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre infatti si continua a -costruir chiese e a corredarle di magnifiche opere, si odono amari -lamenti, sin dai primi anni del secolo XVI, sull'abbandono in cui -è caduto il culto e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese -stesse: _Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim divinus -abit!_[405] È noto come Lutero rimanesse scandolezzato a Roma del -contegno tutt'altro che devoto dei preti nel celebrare la Messa. Ma, -accanto a ciò, le festività ecclesiastiche facevansi con tal pompa e -con tal gusto, che nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno -un'idea. Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto -di una straordinaria forza di fantasia, volentieri trascurasse ciò che -era pura consuetudine giornaliera, per lasciarsi trasportare affatto da -tutto ciò, che avesse comecchessia un carattere di straordinarietà. - -Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche quelle grandi -correnti di entusiasmo religioso, che si potrebbero dire epidemiche, -e delle quali dobbiamo qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti -l'effetto di qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano -invece in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti. - - -Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in tempo da un turbine -di questa specie, e la conseguenza ordinaria era questa, che le -moltitudini, per scongiurarlo, si gettavano entusiasticamente in -qualche grande impresa o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le -Crociate e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte -e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente numerose di -Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi subito dopo la caduta di -Ezzelino e della sua casa, e precisamente nel territorio di quella -stessa Perugia,[406] che noi più tardi abbiamo riconosciuto come il -teatro principale delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). Poi -vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,[407] e da ultimo il grande -pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di cui parla il Corio all'anno -1339.[408] Non è impresumibile che i Giubilei in origine sieno stati, -almeno in parte, istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui -questi grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal fanatismo -religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, frattanto divenuti -famosi, come, per esempio, quello di Loreto, attrassero a sè una parte -di quell'entusiasmo.[409] - -Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche in tempi molto -posteriori l'ardore delle penitenze medievali, e il popolo spaventato, -specialmente quando qualche prodigio aggrava ancor più la situazione, -vuol propiziarsi il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere. -Così accadde a Bologna[410] in occasione della pestilenza del 1457; -così a Siena[411] nei tumulti interni che l'agitarono nel 1496, per non -citare, tra mille, che due soli fatti. Ma veramente commovente è ciò -che accadde a Milano nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, -insieme alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima -disperazione.[412] Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso Nieto, -quegli che questa volta predicò: nelle processioni a piedi scalzi, -ch'egli ordinò, vecchi e giovani confusamente seguivano il Sacramento, -ch'egli fece portare in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio -sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle spalle di -quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad imitazione dell'Arca -dell'Alleanza,[413] quando una volta fu portata dal popolo d'Israele -intorno alle mura di Gerico. Così il travagliato popolo di Milano -ricordava all'antico suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, -e quando la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco -edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che imploravano -misericordia, si sarebbe quasi stati tentati di credere, che il cielo -dovesse sconvolgere le leggi della natura e della storia con qualche -grande e salutare miracolo. - - -Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava sempre le -redini di quei moti e dava loro un ordinamento regolare: quello del -duca Ercole I di Ferrara.[414] Allorquando il Savonarola era potente in -Firenze e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò -ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara sorse l'idea di -promuovere un gran digiuno volontario generale (al principio dell'anno -1496): un lazzarista annunciò dal pergamo imminente una spaventevole -guerra ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire a quei -flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due coniugi suoi devoti. -Dietro di che anche la corte non potè sottrarsi all'adempimento di -quella pratica, ma allora essa volle almeno averne la direzione. Il -3 aprile (giorno di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi -e le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, i -giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, il ricetto accordato alle -meretrici e ai lor manutengoli, i traffichi in giorni festivi, e così -via: e al tempo stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei -quali s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul petto -il loro _O_ giallo. I contravventori erano minacciati non solo delle -pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma anche d'altre e maggiori, che -al duca piacesse di stabilire». Dopo ciò il duca insieme a tutta la -corte si recò per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono -obbligati ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. Ma il 3 -maggio il direttore della polizia — il già menzionato Gregorio Zampante -(v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò un manifesto, nel quale era detto che -chiunque avesse dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere -denunziato come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, insieme -ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini vituperati avevano -estorto da persone innocenti due e fin tre ducati ciascuno, sotto -la minaccia di accusarle, e s'erano poi tra loro traditi, per cui -finirono coll'andare in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era -pagato appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile che -nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno 1500, -dopo la caduta di Lodovico il Moro, quando quelle stesse velleità -religiose risorsero, Ercole ordinò di proprio impulso[415] alcune -nuove processioni, nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli -bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso v'intervenne -a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi sulle gambe. Poi seguì un -editto affatto simile a quello del 1496. Le numerose costruzioni di -chiese e di conventi di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece -venire a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,[416] poco -prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso con Lucrezia -Borgia (1502). Un corriere di gabinetto[417] andò a prendere la santa -a Viterbo con quindici altre monache, e il duca in persona al loro -arrivo le condusse in un convento appositamente apparecchiato. Lo -si calunnierebbe, ammettendo che egli in tutti questi passi fosse -guidato da un intendimento essenzialmente politico? Al concetto che -s'eran formato gli Estensi dell'arte di regnare, quale altrove è stato -indicato (v. vol. I, pag. 61 e segg.), non contrastava punto, anzi si -associava assai logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche -dell'elemento religioso. - - - - -CAPITOLO III. - -La Religione e lo spirito del Rinascimento. - - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le - religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — - Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo - mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica - religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani. - - -Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità degli -uomini del Rinascimento dobbiamo prendere un'altra via. Dal loro modo -di vivere in generale deve risultare la vera loro posizione tanto di -fronte alla religione del paese, quanto di fronte al concetto allora -prevalente della Divinità. - -Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti della cultura -italiana d'allora, sono nati religiosi non meno degli altri popoli -d'occidente; ma l'indomito loro individualismo li rende nella -religione, come in tante altre cose, _soggettivi_, come la grande -attrattiva che esercita su essi la scoperta del mondo esteriore e del -mondo morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa invece -la religione rimane ancora a lungo un dato obbiettivo, e nella vita -l'egoismo e la sensualità si alternano immediatamente colla devozione -e la penitenza: quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza -spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente minore. - -Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato contatto coi -Bizantini e coi Musulmani avea tenuto viva un'abituale _tolleranza_ o -indifferenza religiosa, dinanzi alla quale l'idea etnografica di una -Cristianità occidentale privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando -l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne -l'ideale della vita umana, la speculazione conforme allo spirito degli -antichi e lo _scetticismo_ dominarono spesso per intero la mente degli -Italiani. - -Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni Europei a -speculare arditamente intorno alla libertà e alla necessità, e ciò -accadde fra circostanze politiche illegali e violente, che troppo -spesso somigliavano a una splendida e durevole vittoria del male contro -il principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un tal quale -_fatalismo_ cominciò ad insinuarsi nel loro cuore e a regolare il loro -giudizio. Quando poi la fede soffriva una scossa in una di quelle anime -appassionate, che non possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, -allora si cercò un compenso nelle _superstizioni_ ereditate dagli -antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa e la -magìa. - -Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti del -Rinascimento mostrano sotto il punto di vista religioso una qualità, -che è frequente nelle nature giovanili, distinguono cioè con grande -sagacia il bene dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: -ogni turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre -colle forze loro, e appunto per questo non conoscono verun rimorso; -e conseguentemente si fa meno sensibile in essi il bisogno di una -Redenzione, mentre al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo -sforzo mentale del momento, svanisce completamente il pensiero di un -mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, anzichè dogmatica. - -Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste cose, suggerite -e in gran parte anche confuse dalla _fantasia_, che prevale su tutto, -avremo un'immagine dello spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà -alla verità assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono udirsi -sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo poi l'osservazione -più addentro, arriveremo anche a persuaderci, che sotto il velo, che -copre un tale stato di cose, rimane ancor vivo un forte istinto di -schietta e pura religiosità. - -Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente limitarsi -alle prove di fatto le più necessarie. - -Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente piuttosto -un affare individuale e dipendente dalla maniera d'intenderla di -ciascuno, era cosa inevitabile di fronte alle dottrine della Chiesa -degenerate e tirannicamente mantenute, ed era al tempo stesso una -prova, che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. Egli è -vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: perchè, mentre -in Germania le nuove sêtte mistiche ed ascetiche crearono una nuova -disciplina più adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno -andò per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni -degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della vita, molti si -perdettero nell'indifferenza religiosa, che più cresceva col crescere -della cognizione degli uomini e delle cose. Tanto più adunque sono da -ammirare coloro, che arrivarono a formarsi una religione da sè, e vi -si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se non poterono più -restar fedeli all'antica Chiesa, quale essa era e quale s'imponeva a' -suoi seguaci, e da un altro lato sarebbe stato un pretendere troppo da -singoli individui, che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale, -che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa generalmente -mirasse questa religione individuale delle persone più colte cercheremo -di dimostrarlo nella conclusione del nostro lavoro. - - -Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento sembra trovarsi -in aperto contrasto col medioevo, ha origine innanzi tutto dall'enorme -sovrabbondare delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero -formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato in sè stesso, -esso non è più ostile alla religione di quello che siano i così detti -interessi della civiltà, che ora ne tengono il posto, salvo che tali -interessi, quali da noi sono intesi, non ci dànno che una pallida -immagine dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità -d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. Per tal -maniera quel nuovo indirizzo era serio e, oltre a ciò, nobilitato dalla -poesia e dall'arte. Ella è una sublime necessità dello spirito moderno, -alla quale esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto -irresistibilmente allo studio degli uomini e delle cose e di credere -che appunto in questo consista la sua missione.[418] In quanto tempo -e per quali vie questo studio sarà per ricondurlo a Dio, e in qual -maniera esso giungerà a mettersi in armonia con gli altri sentimenti -religiosi di ogni individuo, sono questioni, alle quali non si può -rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. Il medio-evo, che -nel complesso s'era tenuto lontano dall'empirismo e dal libero esame, -non può in questo grande problema portare veruna luce, che ci appiani -la via al suo scioglimento. - - -Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora si collegò -poscia la tolleranza e l'indifferenza di fronte all'Islamismo. Che -gl'Italiani sin dai tempi delle Crociate conoscessero ed ammirassero -l'eminente grado di cultura, cui erano giunti, specialmente prima -dell'invasione mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai fuor -d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze importanti, -quali il modo di governare mezzo maomettano dei loro principi, la -tacita avversione, anzi il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e -degenerata, la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e -dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.[419] -Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile a dimostrare come gli -Italiani accettassero di buon grado certe idee maomettane di generosità -e di dignitosa alterezza, che d'ordinario si presupponevano nella -persona di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani -ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un nome, egli è di solito -quello di Saladino.[420] Perfino i Turchi Osmani, di cui veramente non -s'ignoravano le tendenze brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, -come è stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se non un -mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno abituando all'idea di un -possibile accordo con essi. - -La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza -è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte altre, Lessing -pose in bocca al suo Natan, dopochè già molti secoli prima un po' -timidamente era stata narrata nelle «Cento novelle antiche» (nov. -72 e 73), e un po' più liberamente poi dal Boccaccio.[421] In quale -angolo del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima -volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente però -nelle sue origini essa era molto più esplicita, che non nelle due -versioni italiane. La segreta riserva, che vi sta in fondo, vale a -dire il deismo, apparirà più innanzi nel suo più ampio significato. -La stessa idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare nel -noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», vale a dire Mosè, -Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore Federico II, che se ne vuole -autore, avesse avuto realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe -anche espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano -frequentemente anche nell'Islamismo d'allora. - - -Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, all'epoca più -splendida del Rinascimento, verso la fine del secolo XV, nel «Morgante -maggiore» di Luigi Pulci. Il mondo fantastico nel quale si movono i -suoi personaggi, si divide, come in tutte le epoche romanzesche, in -due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme alle idee del -medio-evo, la vittoria e la riconciliazione tra i combattenti era di -preferenza seguita dal battesimo della parte maomettana soccombente, -e gl'improvvisatori, che avean trattato lo stesso argomento prima -del Pulci, devono aver insistito di frequente su questo punto. Il -vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori, -specialmente i peggiori fra loro, e questo accade già colle invocazioni -di Dio, di Cristo, e della Vergine, con cui comincia ciascuno de' suoi -canti. Ma ancor più espressamente poi egli fa la caricatura delle -loro conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e -all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli occhi di -tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre da confessare -la propria fede nella bontà relativa di tutte le religioni,[422] -confessione, alla quale, in onta a tutte le sue proteste di -ortodossia,[423] sta in fondo una tendenza essenzialmente deistica. -Oltre a ciò, egli fa ancora un altro gran passo al di là del medio-evo -in un'altra direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean -detto: credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani: -ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,[424] il quale -di fronte a tutte e a ciascuna religione lietamente si professa -seguace di un sensuale egoismo e di tutti i vizi, non riservando -che un punto solo: di non tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel -ritrarre questo tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria, -ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla via del -bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli si guastò assai presto -fra le mani, e noi vediamo che ancora nel canto seguente egli gli fa -fare una comica fine.[425] Margutte è stato da alcuni tirato in campo -come una prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso è -una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. Questo doveva -pure esprimere in qualche modo e con una certa grottesca grandezza -il selvaggio egoismo divenuto indifferente affatto al dogmatismo che -allora regnava, quell'egoismo, al quale non è rimasto che un resto di -sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, ai demonii, ai -pagani ed ai maomettani pongonsi in bocca idee e sentimenti, che nessun -cavaliere cristiano oserebbe manifestare. - - -In modo affatto diverso influì alla sua volta anche l'antichità, e -propriamente non già per mezzo della sua religione, perchè questa -ormai era anche troppo omogenea al cattolicismo d'allora, ma per mezzo -della sua filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava -come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta piena delle -vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle tradizioni religiose: -un numero rilevante di sistemi e frammenti di sistemi presentaronsi -alla mente degli Italiani, non più come semplici novità od eresie, ma -quasi come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, quanto di -conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste diverse opinioni e in -questi filosofemi c'era una specie di fede nella Divinità; ma nel loro -complesso essi formavano tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria -cristiana della divina Provvidenza regolatrice del mondo. Allora sorse -una questione veramente essenziale, nella soluzione della quale s'era -affaticata senza soddisfacente risultato la teologia del medio-evo, e -che ora appunto pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: -in quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero -arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi volessimo anche -superficialmente tener dietro alla storia di questa questione dal -secolo XIV in avanti, saremmo condotti a scrivere un libro apposito. -Qui bastino all'uopo pochi fuggevoli cenni. - - -Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica filosofia in -sulle prime avrebbe inclinato appunto verso quel lato della vita -italiana, che formava il più aperto contrasto col Cristianesimo, vale -a dire, verso l'epicureismo. A quel tempo non si possedevano più gli -scritti di Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano delle -sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista troppo esclusivo e -ristretto; ciò non ostante però bastava quella forma dell'epicureismo, -che si poteva studiare in Lucrezio e più particolarmente poi in -Cicerone, per accorgersi tosto di essere in un mondo del tutto privo di -divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua dottrina, non -potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, se per avventura il nome -dell'enigmatico savio della Grecia non sia divenuto una comoda parola -d'ordine per le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana -si è servita di questo appellativo per designar anche tutti coloro, sui -quali in verun altro modo non poteva stendere la sua mano. Tali erano -quei beffardi dispregiatori e detrattori della Chiesa, che apparvero -assai per tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per -dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso quell'accusa, -bastava la vita spensierata ed allegra, che conducevano. In questo -senso convenzionale infatti anche Giovanni Villani usa evidentemente -questa parola,[426] quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del -1117 non vede che una punizione divina per le eresie di molte sêtte e -«intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio di lussuria e di -gola». Di Manfredi egli dice; «tutta sua vita fu epicuria, non curando -quasi Iddio, ne' Santi, se non a diletto del corpo». - -Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono e decimo canto -dell'Inferno. Lo spaventevole campo seminato di tombe roventi coi -coperchi sospesi, dalle quali uscivano voci di profondo dolore, -albergava le due grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle -armi della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni erano -eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate dottrine, -che cercarono di diffondere: gli altri epicurei, e la colpa loro -consisteva nell'avere opinato che l'anima muoja col corpo.[427] Ma la -Chiesa sapeva bene che questa opinione, qualora avesse preso piede, -avrebbe nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine -de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia a quanto -essa dichiara sul destino dei singoli individui dopo la loro morte. -Naturalmente non era da aspettarsi che ella confessasse di aver essa -stessa, coi mezzi di cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i -migliori alla disperazione ed all'incredulità. - -L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli riguardava -come la sua dottrina, era certamente sincera; il poeta del mondo -soprannaturale doveva necessariamente odiare chi negava l'immortalità; -ed un mondo nè creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a -scopo supremo della vita, erano due concetti troppo lontani dal suo -modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, se si spinge più -addentro l'osservazione, si vedrà che certi filosofemi degli antichi -non mancarono di produrre anche su lui una certa impressione, la -quale non si troverebbe in troppo buon accordo colla dottrina biblica -della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe darsi per -avventura che fosse stata o speculazione sua speciale, od influenza -delle opinioni allora prevalenti o paura altresì della violenza, che -allora regnava universalmente, quella che lo indusse a rinunciare -ad una Provvidenza regolatrice delle cose singole?[428] Dio infatti, -secondo lui, abbandona il governo del mondo ad un essere immaginario, -la fortuna, la quale non si cura d'altro, che di mutare e rimutare -continuamente le cose della terra, e in una indifferente beatitudine -non ode il grido di dolore, che a lei solleva l'umanità. In onta a -tutto questo però egli mantiene inesorabilmente la dottrina della -responsabilità morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio. - - -La credenza popolare nel libero arbitrio domina in occidente da tempo -antichissimo, come è vero altresì che in tutti i tempi ognuno è stato -tenuto responsabile del fatto proprio, come cosa che implicitamente -si è sempre intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto alla -dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella necessità di -mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano volere e le grandi -leggi della natura. Qui si ha un più ed un meno, secondo i quali in -generale si regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto -indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di falsa luce -l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva con tutte le sue forze -verso una elevata contemplazione dell'essere umano. «Le costellazioni, -fa egli dire al suo Marco Lombardo,[429] danno bensì i primi impulsi al -vostro operare, ma _Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero voler, -che se fatica Nelle prime battaglie col ciel dura. Poi vince tutto, se -ben si notrica_». - -Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone alla -libertà, in qualche altra potenza, fuorchè nelle stelle; — ma in ogni -caso la quistione era posta, e non poteva più essere dissimulata. -Se essa poi fosse quistione sollevata dalle scuole o addirittura da -singoli pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna -interrogarne la storia della filosofia. Siccome però essa si manifestò -nella coscienza di un numero sempre più esteso d'individui, così è -giusto che noi ce ne occupiamo ancora per pochi istanti. - -Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale dagli scritti -filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, passava per eccletico, -ma sostanzialmente influì come scettico, perchè si accontentò sempre -di riferire le teorie di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun -corollario soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i pochi -scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. Ad ogni modo -anche questi studi non furono senza un frutto, e questo fu appunto la -capacità di riflettere sui più importanti problemi, almeno al di fuori -della dottrina della Chiesa, se non in contraddizione con essa. - - -Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso e la diffusione degli -scritti dell'antichità in modo affatto straordinario, e finalmente -vennero nelle mani del pubblico tutti i filosofi greci ancora esistenti -almeno nelle traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita di -esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali di questa -letteratura si professano strettamente religiosi, anzi perfin proclivi -all'ascetismo (cfr. vol. I, pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese -non è il caso di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla -traduzione dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza, -sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a voltare in latino -Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei Nicolò Niccoli, Giannozzo -Manetti, Donato Acciajuoli, papa Nicolò V congiungono una profonda -cognizione della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura umanistica -universale.[430] Anche in Vittorino da Feltre riscontrammo già (v. vol. -I, pag. 282) un indirizzo ben poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, -che cantò il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino e -per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe inesplicabile senza -ammettere in lui un sentimento di profonda pietà. Frutto e conseguenza -di tali tendenze fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si -propose formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col -Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo al prevalere -universale delle idee umanistiche. - - -Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, e acquistarono -ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi degli studi nel secolo -XV. Gli umanisti, che abbiamo già imparato a conoscere agli avamposti -dell'individualismo già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni -di regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, di cui pur -talvolta essi menano vanto, può parer tale da non doverne tenere alcun -conto. Essi vennero in voce di atei, mentre in sostanza non erano che -indifferenti o tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro -la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia dedotto -speculativamente nessuno lo mostrò mai,[431] nè poteva mostrarlo. Se -pure ebbero a base un principio direttivo, questo sarà stato piuttosto -una specie di superficiale razionalismo, un fugace riflesso delle molte -e contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono la loro -vita, nonchè del profondo discredito in cui era caduta la Chiesa colle -sue dottrine. Di quest'ultima specie era sicuramente quel ragionamento, -che condusse Galeotto Marzio sino ai gradini del rogo,[432] e che -l'avrebbe condotto anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo -Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione. -Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si conduce onestamente e -vive secondo la legge naturale insita in ciascun di noi, sarà salvo, -qualunque sia la schiatta o la religione a cui appartenga. - -Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso di uno dei -minori di questa grande schiera, di Codro Urceo,[433] che fu dapprima -maestro privato dell'ultimo degli Ordelaffi, principi di Forlì, e -poscia per lunghi anni professore pubblico a Bologna. Riguardo alla -gerarchia ed al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse -obbligate allora in uso: il suo linguaggio è estremamente mordace -in generale, e per di più egli si permette di frammischiare la -propria persona in tutte le cronache e i pettegolezzi cittadini, che -narra. E tuttavia egli parla anche in modo edificante dell'Uomo-Dio -e sa all'uopo raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio -ecclesiastico. Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe della -religione pagana, continua bizzarramente così: «anche i nostri teologi -s'accapigliano fra di loro in questioni _de lana caprina_, quali -l'immacolata Concezione, l'Anticristo, i Sacramenti, la predestinazione -ed altre cose, che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè -propalarle pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla sua -stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già finiti, mentre egli -era assente: quando ne fu informato, per via, montò in tanto furore, -che, fermatosi dinanzi ad una immagine della Vergine, uscì in queste -parole: «Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo di tutto -senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi mai invocare il tuo -ajuto, non importa che tu ascolti la mia preghiera e m'accolga fra' -tuoi, perchè io voglio restarmene col demonio per tutta l'eternità!» -Ma, tornato in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile -escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi presso un -taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era talmente superstizioso, -che si trovava sempre in angustie per qualche augurio o per qualche -prodigio; soltanto per l'immortalità non gli avanzava più alcuna -fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli soleva -rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, della sua anima -_ovvero_ del suo spirito dopo la morte, e che tutti i ragionamenti sul -mondo avvenire non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando -fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento l'anima sua -ovvero il suo spirito[434] a Dio onnipotente, ammonì i discepoli, -che gli piangevano intorno, a temer Dio e principalmente a credere -all'immortalità e ad una giustizia retributiva dopo la morte, e -ricevette i sacramenti con grande compunzione. — Non si ha alcuna -garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone più celebri, -anche manifestando opinioni in sè stesse ancor più ardite, sieno -poi stati nella loro vita gran fatto più coerenti. È probabile che -la maggior parte internamente abbiano oscillato tra l'incredulità -e qualche avanzo di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed -esteriormente si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza. - - -Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta attinenza coi -primordj della critica storica, così era naturale che qua e là -sorgesse anche qualche timida indagine sulla credibilità del racconto -biblico. Si suol ripetere tradizionalmente una sentenza di Pio II, -che sarebbe stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le -accuse:[435] «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato da -miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno per la sua moralità». -Sulle tradizioni leggendarie, in quanto esse contenevano arbitrarie -versioni dei miracoli biblici, molti si permettevano senz'altro di -alzare le risa,[436] e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un -terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano alle -idee ebraiche, per prima cosa naturalmente negavano la divinità di -Cristo, e questo per avventura fu il caso di Giorgio da Novara, che -intorno al 1500 fu arso in Bologna.[437] Ma nella stessa Bologna -intorno a questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette -lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione di -pentimento,[438] il medico Gabriele da Salò, che godeva la protezione -dell'intera cittadinanza, quantunque avesse osato difendere una serie -di proposizioni eretiche, come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, -ma figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, che -colla sua astuzia seppe trarre in inganno il mondo; che può benissimo -aver subito la crocifissione, ma per delitti commessi; che la sua -religione non tarderebbe a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa -il credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli non -operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso dei corpi -celesti, e simili. Quest'ultima proposizione merita in modo speciale -di esser notata: la fede è perita, ma si fa una riserva in favore della -magìa.[439] - - -Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si sollevano in -generale al di là di una fredda e rassegnata contemplazione di -ciò che accade sotto l'impero della violenza e del disordine, che -prevalgono dovunque. Da questo modo di sentire emersero i molti libri -sul «Fato», qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la -necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno che constatare -il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità delle cose -terrene, specialmente delle politiche: la Provvidenza vi è menzionata -evidentemente soltanto, perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi -pel nudo fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e di -effetti, od anche di non far altro che sollevare vane querele. Non -senza un certo spirito Gioviano Pontano costruisce la storia naturale -di quell'ente immaginario, che si chiama la Fortuna, desumendola da un -gran numero di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.[440] -Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta in sogno, -Enea Silvio tratta lo stesso argomento.[441] Invece il Poggio, in un -scritto senile,[442] si sforza di mostrare il mondo come una valle -di miserie e di classificare la felicità dei singoli ordini sociali -quanto più bassamente è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane -anche in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri si -cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e nel tirar della somma, -queste generalmente prevalgono sopra quelle. Con linguaggio veramente -dignitoso e quasi elegiaco Tristano Caracciolo[443] ci dipinge il -destino d'Italia e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno -sguardo intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo -sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano scrisse non -molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, pag. 370). In questo -riguardo qualche tema si presentava talvolta rivestito di attrattive -affatto speciali, come, per esempio, la vita di Leone X. Ciò che -di essa può dirsi dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco -Vettori in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: il -lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio e l'ignoto suo -biografo:[444] i punti più oscuri e lo svolgersi successivo del suo -destino appariscono con inesorabile fedeltà nel citato Pierio. - -Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si vede qua e -là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente le lodi della -Fortuna. Così — pochi anni appena prima della sua cacciata — -Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, osò far incidere sulla -torre recentemente costruita presso il suo palazzo, che il suo -merito e la sua fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti -i beni immaginabili.[445] Gli antichi, parlando a questo modo, -non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia vendicatrice -degl'Immortali. In Italia i primi a menar vanto pubblicamente della -loro fortuna furono probabilmente i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e -segg.). - -Del resto la maggior influenza della risorta Antichità sulla religione -non proveniva da un sistema filosofico qualunque o da una dottrina od -opinione qualsiasi degli antichi, ma da una tendenza generale allora -prevalente. Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni -antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli uni e le altre -in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente di questo, non si badava -gran fatto alle differenze di religione. L'ammirazione per la grandezza -storica assorbiva ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, pag. -216). - - -Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche pazzìa speciale, -per la quale attiravano sopra di sè gli occhi di tutti. Quanta -ragione avesse Paolo II di lamentarsi delle tendenze pagane de' suoi -Abbreviatori e dei curiali in generale, non può esser messo del tutto -in chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu anche la -sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, pag. 304, vol. II, -pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni sofferte, ce lo dipinge come -estremamente facile all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale -un ritratto, che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo, -d'incredulità, di materialismo ecc.[446] fu sollevata contro i -detenuti soltanto dopochè il processo per alto tradimento non avea -dato verun risultato: inoltre, se siamo bene informati, Paolo non era -l'uomo che fosse in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, -e si sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani -di non portare l'istruzione dei loro figli al di là del leggere e -dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, da cui non andò esente -neanche il Savonarola (v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo -si avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la pensavano -come lui aveano la colpa principale, se la cultura rendeva gli animi -avversi alla religione. Del resto non v'ha alcun dubbio che egli fosse -seriamente preoccupato delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare -d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli umanisti alla -corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta (v. pag. 302, nota)? -Infatti l'unica loro preoccupazione era diretta a sapere fino a qual -punto sarebbe loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, -cui volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è quasi -più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che essi v'imprimono -(v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno in questo riguardo andò più -innanzi di Gioviano Pontano: presso di lui un santo non solo si chiama -_divus_, ma deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi -genii dell'antichità,[447] e le sue idee sull'immortalità richiamano -l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non mancano di -trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 Siena[448] fu assalita -dal partito che era stato espulso, il buon canonico Tizio (ce lo narra -egli stesso) s'alzò il 22 luglio dal letto avendo in mente un passo del -terzo libro di Macrobio,[449] celebrò la sua messa, e recitò poscia -la formola rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo che -invece di dire _Tellus mater, teque Jupiter obtestor_, mutò e disse: -_Tellus teque Christe Deus obstetor_. Egli ripetè due giorni quella -preghiera, e nel terzo i nemici se ne andarono. Da un lato tali cose -si crederebbero puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del -tempo, ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose. - - - - -CAPITOLO IV. - -Innesto di antica e moderna superstizione. - - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — - Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri - di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. - — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e - rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe delle meretrici. - — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di - Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa del getto - dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella - magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — - Specie affini della stessa; l'alchimia. - - -Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente -pernicioso e precisamente di indole dogmatica: essa comunicò al -Rinascimento le proprie superstizioni. Qualcuna di esse si era -già mantenuta viva attraverso tutto il medio-evo; e così tanto più -facilmente ora risorsero tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una -parte grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio allo -spirito essenzialmente investigatore degli Italiani. - -La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, negli uni -notevolmente scossa per il cumulo di mali e di violenze, che si -vedevano; gli altri, come ad esempio Dante, abbandonavano la vita -terrena in balìa al caso e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, -mantennero viva in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva -se non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una superiore -destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. Ma non appena cominciò -a vacillare anche questa persuasione, il fatalismo guadagnò il -sopravvento — o, viceversa, dove prevalse il fatalismo, mancò la fede -nell'immortalità. - -Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto la scienza -astrologica degli antichi, e più tardi anche quella degli Arabi. Da -ogni singola posizione dei pianeti fra loro e in relazione ai segni del -zodiaco essa indovinava gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per -tal modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti casi il -modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre pel creduto influsso -delle stelle, può non essere stato più immorale di quanto sarebbe -stato se di tale influsso non si fosse tenuto conto veruno; ma assai di -frequente le decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio -della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente istruttivo il -vedere, come nessun lume e nessuna cultura sieno stati in grado di -vincere questo delirio, perchè esso aveva la sua radice nella fantasia -estremamente facile a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere -e di determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità vi -aggiungeva il suggello della sua autorità. - -Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente una notevole -prevalenza nella vita degli Italiani. Federico II conduce sempre con -sè il suo astrologo Teodoro, ed Ezzelino da Romano[450] addirittura -un'intera corte, e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra -i quali il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad (dalla -lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire il giorno e l'ora di -qualsiasi impresa importante, e le enormi carneficine, di cui egli si -aggravò la coscienza, in non piccola parte possono benissimo non essere -state, che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora in -poi nessuno si perita più di far interrogare le stelle; non solo i -principi, ma anche i governi repubblicani[451] mantengono regolarmente -degli astrologi, e nelle Università[452] dal XIV sino al XVI secolo -vengono nominati appositi professori di questa pretesa scienza, accanto -agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono che sieno -consultati i pianeti,[453] e se Pio II forma tra essi una onorevole -eccezione,[454] non curando neanche l'interpretazione dei sogni, dei -prodigi e degl'incantesimi, Leone X invece sembra essersi gloriato che -sotto il suo pontificato l'astrologia fiorisse,[455] e Paolo III non -tenne mai nessun concistoro[456] senza che gli astrologi non gliene -avessero indicato il momento. - -Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre -che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni -determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là -del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma -nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii, -ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi -fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco -la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi -di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di -un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava -ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di -libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte -ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si -confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto, -ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli -intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, -specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran -conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per -oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo -non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma, -anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere -un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un -numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa, -dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche -quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati -avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, -specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo -astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai -scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una -grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti -in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente -potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi -era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per -congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste -all'ombra di quella scienza. - - -Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre -un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa -impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura -e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di -scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad -abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono -qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente, -agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto: -_Vir sapiens dominabitur astris_;[460] — ma tosto dopo noi li vediam -ricadere nell'antico delirio. - -Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie, -e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente -avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli -astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente -per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli -ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche -grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio -assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il -quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su -questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del -secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' -Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo -le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto -una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni -rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una -pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più -discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino: -giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano, -i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto -diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; -ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il -Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche -cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu -sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra -diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio -di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più -tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno -1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si -ode più neanche il nome dei due partiti.[464] - -Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono -le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al -celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di -vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire -in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465] -gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua -tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove -sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del -1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per -la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente -venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar -la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via -di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole: -evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si -connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono -ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese -al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro -augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era -inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri -vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era -tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto -gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite -alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere -delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo -contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo -Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè -i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente -della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro -del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della -costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470] - -Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo -sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per -sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione, -che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian -Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto -giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia -(1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei -Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò -abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è -probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti, -abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472] - -Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata -terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo -annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche -l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri -paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola -alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni -assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si -tenessero già pronte per ogni anno qualunque. - -Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche -in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se -poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente -legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle -religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le -costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili -sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia -il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa -via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. -La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la -religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole -l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la -cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione -dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già -calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e -questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475] -Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze -un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale. - - -Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta, -che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo -tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali -illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di -Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso -da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino -Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta -di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in -questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma -quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano -criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte -dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per -contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di -derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto -menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla -sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre -ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche -voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio, -perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè -più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla -necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo -Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero -ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non -s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione -sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella -terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345, -sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno -all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia -retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per -l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere, -perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il -difendere, che non il combattere l'astrologia. - - -Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo il Magnifico, -regnava su questo punto un vero dissidio. Marsilio Ficino difendeva -l'astrologia e fece l'oroscopo dei figli della casa regnante, e si -vuole che a Giovanni (che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin -dalla nascita il Pontificato.[483] Per converso Pico della Mirandola -scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente epoca nella -storia dell'astrologia.[484] Nella fede che si presta all'influsso -dei pianeti egli trova la radice di ogni empietà ed immoralità; se -l'astrologo vuol credere a qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare -i pianeti come divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni -felicità od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero -nell'astrologia una legittima espressione, mentre la geomanzia, la -chiromanzia ed ogni altra specie d'incantesimi si rivolgono innanzi -tutto ad essa per la designazione del momento fatale. Riguardo alla -moralità egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi al -male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal caso svanirà -necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine o dannazione. Pico -s'è dato perfin la pena di riveder le bucce agli astrologi in via -empirica, e delle loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli -ne trovò false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, che -egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana positiva -sulla Provvidenza reggitrice del mondo e sul libero arbitrio, che su -tutti gli uomini colti della nazione sembra aver fatto una maggiore -impressione, che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle -quali questa classe di persone restava oggimai indifferente. - -Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione delle -loro dottrine,[485] e nel fatto coloro che sino a quel momento le -aveano fatte stampare, ne restarono più meno svergognati. Gioviano -Pontano, per esempio, aveva accettato nel suo libro «Del Fato» -(v. pag. 312) tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta -sistematicamente in una sua grande opera,[486] alla maniera di Firmico; -ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega del tutto l'astrologia, ma gli -astrologi, esalta il libero arbitrio e limita l'influsso dei pianeti -alle cose corporali. Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, -ma senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della vita. La -pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con tutte le sue forze -quel delirio, esprime ora un modo di pensare affatto diverso: Raffaello -nella cupola della cappella Chigi[487] rappresenta tutto all'intorno le -divinità dei pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la -guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno dell'eterno -Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, allor dominanti in -Italia, non vollero mai sentir parlare dell'astrologia, e chiunque -voleva mettersi in grazia dei loro generali non aveva a far altro che -dichiararsi nemico aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come -mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.[488] Ciò non ostante -ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: «quanto sono più felici gli -astrologi che gli altri uomini! Quelli, dicendo tra cento bugie una -verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso: questi, -dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più -creduto loro il vero».[489] E nemmeno è da credere che il disprezzo per -l'astrologia conducesse necessariamente a credere nella Provvidenza, -poichè molte volte accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in -un vago ed indeterminato fatalismo. - -L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto usufruttare -completamente l'impulso venutole dalla cultura del Rinascimento, perchè -vi ostarono le conquiste straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò -essa avrebbe probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie. -Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica sieno state -una necessità, di cui la colpa si deve unicamente apporre al popolo -italiano, troverà anche giusta la pena dei danni intellettuali che ne -derivarono. Peccato, che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una -perdita immensa! - - -Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare la fede nei -pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato un grande corredo -dalle diverse antichità gentilesche, nè certamente l'Italia sarà -rimasta neanche in ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà -qui alla cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge -a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una specie di -paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole letteraria. - -Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani si riferiscono -a presentimenti e conseguenze che si traggono dai pronostici,[490] e -vi si aggiunge anche un po' di magìa, per lo più innocua. Quelli che -innanzi tutti ce le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti, -che le vengono enumerando per metterle in derisione. Quello stesso -Gioviano Pontano, che scrisse quella grande opera astrologica, di cui -già s'è parlato (v. pag. 330), nel suo «Caronte» nomina con senso di -compassione tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo -sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di pipita; la -profonda angustia di que' signori, se un falcone cacciatore tarda -a tornare o se un cavallo si torce un piede; il motto magico dei -contadini pugliesi, che essi pronunciano nella notte di tre sabbati -consecutivi, quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così -via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici, -come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, i leopardi e simil -fiere, che si mantenevano a spese pubbliche (v. pag. 19 e segg.), -col loro contegno davano tanto più da pensare al popolo, in quanto -involontariamente si era abituati a vedere in essi il simbolo dello -Stato. Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò -dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò un premio -di quattro ducati, perchè era un favorevole augurio.[491] V'erano -inoltre luoghi e tempi determinati per determinate ceremonie di -buono o cattivo augurio od anche soltanto per prendere una decisione -qualunque. I fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato -fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi tutti -gli avvenimenti più importanti, favorevoli o sfavorevoli. Della loro -superstiziosa ripugnanza di andare al campo passando per una strada -determinata s'è già parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece -una delle loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto di -fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione facevano -uscire le truppe per quella.[492] Aggiungansi le meteore e i segni -celesti, che ora riguadagnarono il posto che aveano avuto per tutto -il medio-evo, per cui da strani agglomeramenti di nubi la fantasia -non tardò anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di -sentirne il fragore nell'aria.[493] E finalmente la superstizione -divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua origine da cose -sacre, come quando, ad esempio, certe immagini della Vergine movevano -gli occhi[494] o piangevano, o allorchè certe pubbliche calamità -susseguivano immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui -il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). Allorchè -Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente e continue, -fu detto che queste non avrebbero cessato sino a che il corpo di un -usuraio, che da poco era stato seppellito in san Francesco, non fosse -stato di là trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome -il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, la gioventù -popolana andò a prenderlo di viva forza, lo fece a brani per le vie -in mezzo ad un tumulto che destava abbominio e ribrezzo, e lo gettò -da ultimo nelle acque del Po.[495] Nè tali pregiudizi furono sempre un -privilegio esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne perfino -un Angelo Poliziano, quando viene a parlare di Jacopo de' Pazzi, uno -dei principali promotori della congiura denominata dal nome della sua -famiglia, ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra che -quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili imprecazioni -consegnò l'anima propria a Satana. Ora anche quivi sopravvenne una -pioggia tale, che il reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed -anche quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì il -cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le nubi e tornò a splendere -il sole: «tanto fu favorevole la fortuna all'opinione popolare» -aggiunge il grande filologo.[496] Subito dopo il cadavere fu seppellito -in terra non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche di là -e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu gettato nell'Arno. - - -Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari e potrebbero -essere avvenuti nel secolo X, ugualmente che nel XVI. Ma qui pure -si scorge l'influenza della classica antichità. Degli umanisti si -sa in modo certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed -agli augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). Ma se -occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. Quel -medesimo pensatore radicale, che nega ogni titolo di nobiltà e le -disuguaglianze sociali (v. pag. 116), non solamente crede a tutte -le apparizioni di spiriti e di demonii, che ebbero tanta voga nel -medio-evo (fol. 167, 179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, -come, per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione -dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.[497] «Allora si videro -nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila cani, che presero la -via della Germania; a questi seguì una schiera di buoi, poi un esercito -di armati a piedi e a cavallo, parte senza testa, e parte con teste -appena visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva -un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche ad una battaglia di -piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, forse senza accorgersene, -egli racconta un fatto che si direbbe tolto di pianta dall'antica -mitologia. Sulle coste della Dalmazia apparve un tritone fornito di -barba e di piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle -parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; esso -rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che cinque ardite -lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.[498] Un modello in legno di -quel mostro, che si fa vedere a Ferrara, basta per rendere credibile -al Poggio tutta la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e -non si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso tornò di -moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i passi augurali, che -s'incontravano nelle sue opere (_sortes virgilianae_).[499] Oltre a -ciò la credenza nei demonii, propria di tempi molto remoti, non rimase -certamente senza un influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di -Jamblico e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, che potevano -servire a quest'uopo, furono stampati già sin dal finire del secolo XV -in una traduzione latina. Perfino l'Accademia platonica di Firenze non -andò del tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti i -sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli è appunto di questa -fede nei demonii, e della magìa che strettamente vi si connette, che -qui dobbiamo dire una parola. - - -La credenza popolare in quello che si chiama il mondo degli -spiriti,[500] in Italia è presso a poco la stessa, che negli altri -paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono fantasmi, vale a -dire apparizioni di morti, e se il modo di considerarle si discosta -talqualmente da quello dei paesi settentrionali, ciò non si riduce -in sostanza ad altro, fuorchè a questo che in Italia i fantasmi -si chiamano coll'antica denominazione di _ombre_. Anche oggidì, se -qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un paio di Messe -pel suo riposo. Che le anime dei reprobi appariscano sotto forma -spaventevole, è cosa che s'intende da sè, ma quest'idea si associa -ordinariamente ad un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono -sempre maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» dice un -cappellano presso il Bandello.[501] Probabilmente egli separa nel -suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè questa espia le sue colpe -nel Purgatorio, e, se appare, d'ordinario non fa che supplicare e -lamentarsi. Altre volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo -particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, di uno -stato di cose già passato. Così i vicini spiegano l'apparizione del -demonio nel vecchio palazzo visconteo presso S. Giovanni in Conca a -Milano: infatti quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare -e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e non era quindi -meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.[502] Ad un amministratore -infedele della Casa dei poveri in Perugia una sera, mentre egli stava -enumerando del danaro, apparve una turba di morti con fiaccole nelle -mani e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande delle -altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, protettore delle -case di Ricovero.[503] — Queste visioni erano così universalmente -ammesse, che anche i poeti potevano trovarvi un tema ordinario alle -loro poesie. Il Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire -sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso Lodovico -Pico.[504] Del resto è un fatto che la poesia preferisce tali allusioni -precisamente allorquando il poeta, ripudiando il comune pregiudizio, -crede meno di ogni altro alla verità di quanto viene narrando. - - -In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari intorno ai -demonii, quali regnavano presso tutti i popoli nel medio-evo. Si aveva -la piena persuasione che Dio permetta talvolta agli spiriti maligni di -qualsiasi specie una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e -della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al quale i demonii -s'accostavano per tentarlo, era sempre libero di far uso della sua -volontà per resistervi. In Italia specialmente il lato diabolico degli -avvenimenti naturali assume nella bocca del popolo assai facilmente -una certa grandezza poetica. La notte della grande inondazione della -valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti dei dintorni di -Vallombrosa udì dalla sua cella un tumulto infernale, si fece il segno -della croce, s'affacciò alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri -passare a cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro uno di -essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare la città di Firenze per -le sue colpe, se Dio lo permette».[505] E con questa si può paragonare -la quasi contemporanea apparizione, che si pretende accaduta a -Venezia (1340), dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola -veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, vale a -dire, quella galera piena di demonii, che colla velocità di un uccello -correva sulla tempestosa laguna per devastare la peccatrice città, sino -a che i tre Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un -povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii e la loro -nave negli abissi del mare. - -Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, mediante lo -scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed usare del loro aiuto pe' -suoi scopi mondani d'interesse, d'ambizione e di sensualità. In questo -riguardo furono forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente -quando si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, gli -scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal fumo dei -roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini sospetti, salì per -la prima volta un vapore inebbriante, che animò un numero maggiore di -uomini perduti ad abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci -impostori. - - -La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi pregiudizi -si mantennero forse senza interruzione sino dal tempo dei Romani, -sono le malìe della _strega_.[506] Questa può protestarsi pressochè -come completamente innocente sino a che si restringe alla sola -divinazione,[507] ma il passaggio dal semplice pronostico alla -cooperazione attiva per l'esecuzione di un fatto spesso può essere -impercettibile, e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione -stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla strega vuolsi -principalmente attribuire l'eccitamento all'amore o all'odio tra -uomo e donna, o qualche maleficio tendente a nuocere e danneggiare, -specialmente a far morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene -talvolta la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e nella -stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo da ciò, come -decidere quanto, dei danni recati dalla strega, sia da attribuire alle -sue ceremonie, alle sue formole magiche e incomprensibili, ed anche -alla volontaria invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti -ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato con piena -coscienza del loro effetto? - -Come poi in modo molto più innocente anche alcuni frati mendicanti -pretendessero di rivaleggiare con essa o di farle concorrenza, lo -apprendiamo, in via di esempio, dalla strega di Gaeta, di cui ci parla -il Pontano in uno de' suoi dialoghi.[508] Il suo Suppazio, viaggiando, -arriva alla di lei abitazione appunto nel momento in cui ella dà -udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina -nera, con nove uova deposte in venerdì, con un'anitra e con filo -bianco, attesochè è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento -esse vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del crepuscolo. -Probabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della -fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l'amante s'è -reso infedele e s'è chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la -morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei star meglio, -perchè le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi -rubano il mestiere, spiegando sogni, vendendo per danaro la protezione -dei Santi, promettendo un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle -donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che di notte, -quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo -aver preso gli opportuni concerti nella chiesa». Suppazio l'avverte di -non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma essa -non ha paura di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica. - -Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor peggiore -di streghe: quelle che con malefici tolgono agli uomini la salute -e la vita. In questi casi, quando una maligna occhiata non basta, -si ricorre innanzi tutto all'aiuto di spiriti superiori. La loro -punizione, come vedemmo già parlando della Finicella (v. pag. 268), -è il rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche accordo: -nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, pagando quattrocento -lire, possono riscattarsi.[509] Ciò vuol dire che in allora la cosa -non si trattava ancora con quella logica inesorabile, che si adottò -più tardi. Nel territorio della Chiesa, in un'altura dell'Appennino -e precisamente nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare che -esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. La cosa era -universalmente nota. Quegli che ce ne dà contezza è Enea Silvio, -in una sua lettera giovanile.[510] Egli scrive a suo fratello: «il -latore di questa lettera è venuto da me per chiedermi se io conoscessi -un Monte Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti -magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo -sassone.[511] Io risposi, che conosceva un Porto Venere non lungi da -Carrara, sulla costa dirupata della Liguria, dove passai tre notti -nel mio viaggio a Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un -monte consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni -magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che nell'antico ducato -(Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, v'è un sito, dove sotto -una scoscesa rupe trovasi una caverna, nella quale scorre dell'acqua. -Quivi, come ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe -(_striges_), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha il coraggio, -può vedervi gli spiriti (_spiritus_), e parlar con loro e apprendere -le arti magiche.[512] Ma io non l'ho veduto, nè mi sono interessato -di vederlo, perchè ciò che non può apprendersi se non per via di -peccato, meglio è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la -persona che lo informò e richiede suo fratello, che voglia condurre -il latore della lettera da quella, se è ancora in vita. Come si vede, -Enea per compiacere quell'illustre personaggio va tanto innanzi da -compromettersi quasi egli stesso, eppure personalmente niuno era più -lontano di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319), -e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche oggidì non -tutte le persone colte sarebbero in grado di sostenere. Quand'egli, -al tempo del Concilio di Basilea, giunse a Milano ammalato di febbre -da ben settantacinque giorni, non fu possibile indurlo ad accettare -consulti medici fatti col mezzo della magìa, quantunque gli sia stato -condotto al letto un uomo, che poco prima si pretendeva avesse curato e -guarito in modo maraviglioso dalla febbre ben duemila soldati nel campo -del Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso -viaggio delle montagne per recarsi alla sua destinazione, e guarì -cavalcando.[513] - -Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni di Norcia anche -dal negromante, che cercò di aver nelle sue mani il grande artista -Benvenuto Cellini. Trattavasi di far la consacrazione di un nuovo -libro magico,[514] e il luogo più opportuno erano appunto quelle -montagne. Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro nelle -vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle difficoltà, che non -si sarebbero incontrate a Norcia; oltre a ciò, i contadini di Norcia -erano gente sicura, avevano una certa pratica di tali cose, e, in caso -di bisogno, potevano prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non ebbe -luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità avrebbe imparato a -conoscere anche i manutengoli dell'impostore. In allora quella regione -era affatto proverbiale. L'Aretino in qualche punto delle sue opere -parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella della sibilla -di Norcia e la zia della fata Morgana. E intorno al medesimo tempo il -Trissino ebbe il coraggio di celebrare nel suo lungo poema[515] quelle -località con tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede -delle vere profezie. - -In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di Innocenzo VIII -(1482), le persecuzioni piovvero sulle streghe in modo veramente -spaventevole.[516] Siccome poi i principali strumenti di quelle -persecuzioni furono i domenicani tedeschi, così bisogna concludere -che la Germania si risentisse più particolarmente di quella piaga, -e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. Infatti -anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si riferiscono in modo speciale -alla Lombardia e più particolarmente alle diocesi di Brescia, di -Bergamo e di Cremona.[517] Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, -il _Malleus Maleficarum_, si apprende che a Como, ancor nel primo -anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse non meno di -quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi drappelli di donne -italiane si rifugiarono nel territorio dell'arciduca Sigismondo, dove -credevano di trovar sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria -stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli delle Alpi, -segnatamente nella valle Camonica,[518] dove le popolazioni parvero -avervi una predisposizione affatto particolare. Queste stregonerie -d'origine essenzialmente tedesca costituiscono quelle diverse varietà, -alle quali corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute -in Milano, in Bologna ed altrove.[519] Se in Italia non ebbero una -maggior diffusione, ciò dipendette forse dal fatto che qui si aveva già -una stregoneria propria, che si basava essenzialmente sopra elementi -al tutto diversi. La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha -bisogno di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona memoria. Dei -sogni isterici delle streghe del nord, di viaggi aerei, di incubi e -succubi qui non si parla nemmeno: il compito della strega è quello di -procurare altrui qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa -assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo a luogo, essa -non vieta che lo si creda, in quanto anche ciò contribuisce a darle -un credito sempre maggiore; ma la cosa le può tornare estremamente -pericolosa, se il sentimento prevalente che ispira, è la paura, se la -si suppone maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente -de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di raccolti -campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità possono guadagnarsi -una grande popolarità, condannandola al rogo. - - -Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono -gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento -all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il -disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze -il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti -magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si -aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare -i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, -esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per -esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche -con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino -non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena -contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano -raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di -persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da -scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse -stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno -mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità -impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio -rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie -del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui -formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando: - - «Prima che'l fuoco spenghi, - «Fa ch'a mia porta venghi: - «Tal ti punga il mio amore, - «Quale io fo questo cuore». - -Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni -misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio -rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze. - -Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza -bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini, -cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522] -segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di -queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera -società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata. - - -Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega, -il mago od _incantatore_, ancor più esperto di tutte le arti le più -pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che -mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo -per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo -non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore -favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti -sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore -può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel -1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni -Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna -colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè -non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta -se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto -loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano -ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i -platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello -Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere, -ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli -è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni -spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna, -insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della -natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora, -siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione -diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno -a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di -riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od -esempio.[527] - - -Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte Soratte, a s. -Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e sul niun valore della -vita dell'uomo, e poi sul far della notte s'è messo in via alla -volta di Roma. Allora, splendendo la luna, egli s'abbatte in tre -viandanti, che s'associano a lui, ed uno di questi, chiamandolo a -nome, gli chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: dal -santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, credi tu che -sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? La saggezza non è che -privilegio degli esseri superiori (_Divi_), e del numero di questi -siamo noi tre, quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo -Saracil e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente in -prossimità della luna, dove in generale dimora la grande schiera degli -esseri intermediarii, che dominano sulla terra e sul mare». Palingenio -domanda, non senza interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? -E n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, è trattenuto -per forza d'incanto prigione di un giovane di Narni, del seguito del -cardinale Orsini: ed anche in ciò voi, uomini, dovreste vedere una -prova implicita della vostra immortalità, potendo avere tanta autorità -sopra di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto -servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto mi liberò. Ora -noi vogliamo tentare di rendere in Roma un simile servigio al nostro -compagno, e con questa occasione cercheremo di condurre con noi questa -notte all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste parole -del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: «udite, il nostro -Remisses vien già da Roma; questo venticello lo annunzia». Infatti -tosto dopo appare un quarto, che essi lietamente salutano, e lo -interrogano sulle cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa -condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente collegato con -gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina di Lutero non più con -buone ragioni, ma colle armi di Spagna: guadagno netto pei demonii, che -nella grande carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una -turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali Roma vien -dipinta come pienamente caduta in potere dello spirito maligno, per -causa della sua immoralità, i demonii spariscono e lasciano solo il -poeta a proseguir la sua via.[528] - -Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero questi -rapporti coi demonii, che in allora potevansi ancora pubblicamente -confessare, ad onta del _Malleus Maleficarum_ ecc., non ha che a -consultare il libro, del resto assai letto, «Della occulta filosofia» -di Agrippa di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo -scritto prima di recarsi in Italia,[529] ma nella dedicatoria -al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti -fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle insieme con quelle. -Trattandosi di uomini di genere tanto ambiguo, quale era Agrippa, -e di furfanti e pazzi, quali possono dirsi gli altri per la maggior -parte, non ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il -quale essi si mascherano con una farraggine di formole, suffumigi, -unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.[530] Ma in primo luogo -questo sistema è ricchissimo di citazioni delle superstizioni antiche; -poi l'influenza ch'esso esercita nella vita degli Italiani e nelle -loro passioni, è talvolta grandissima e caratteristica. A prima vista -si direbbe che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono esservisi -accostati, ma le passioni sfrenate conducono a consultar gli stregoni -anche uomini di gran conto e di mente svegliatissima in qualsiasi -condizione, e la persuasione, che nell'incantesimo ci sia un fondo di -vero, toglie anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di quella -fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice delle cose -umane. Con un po' di danno e un po' di pericolo pareva che si potessero -saltare a piè pari impunemente tutti gli ostacoli posti dal senso -comune e dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, che -si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o illeciti. - - -Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un po' vecchio e già sul -punto di sparire affatto. Dalle tenebre più fitte del medio-evo, anzi -dall'Antichità stessa qualche città italiana conservò una ricordanza, -che i suoi destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di -certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato di sacerdoti -addetti ai riti inaugurali, detti _telesti_, il cui ufficio sarebbe -stato quello di assistere alla solenne fondazione di alcune città, -garantendone la futura prosperità con appositi monumenti, ed anche col -seppellire nelle fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti -determinati (_telesmata_). Se qualche cosa ancora sopravviveva per -tradizione orale e popolare del tempo romano, erano appunto ricordi -di questo genere: salvo che l'augure antico naturalmente nel corso -dei secoli fu tramutato in un mago, perchè non si comprendeva più il -lato religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni -prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio[531] sopravvive evidentemente -la ricordanza antichissima di un teleste, il cui nome coll'andare -del tempo fu sostituito da quello del sommo poeta. Altrettanto dicasi -della ceremonia, colla quale si rinchiudeva una misteriosa immagine -della città in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa -pel fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò, -amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio divenne anche -l'autore principale del cavallo di bronzo, delle teste che sono sopra -la porta Nolana, delle mosche pure di bronzo che figurano su qualche -altra porta, della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, -che fissano magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi di -Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne il destino -in generale. Anche la Roma medievale aveva confuse ricordanze di -questo genere. In sant'Ambrogio a Milano trovavasi un antico Ercole -in marmo; si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto, -avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, usando -gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in quella chiesa.[532] I Fiorentini -erano persuasi[533] che il loro tempio di Marte (più tardi trasformato -in Battistero) avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, -conformemente a quanto segnava la costellazione, sotto la quale fu -costruito al tempo di Augusto: è vero che essi tolsero di là la statua -equestre di Marte in marmo, quando si fecero cristiani; ma, siccome la -distruzione di essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — -e ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si collocò -sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila distrusse Firenze, -l'immagine cadde nell'acqua e non fu ripescata se non quando Carlomagno -riedificò di nuovo la città: allora fu collocata sopra un piedistallo -all'ingresso del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 il -Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi della gran -lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che si lega intimamente a -quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione del 1333 però esso scompare -per sempre.[534] - -Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido Bonatto, già -menzionato, nel gettar le fondamenta delle mura di Forlì non si -accontentò di esigere quella scena simbolica della concordia de' -Guelfi e dei Ghibellini, di cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo -di una statua equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti -astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,[535] credette -anche di aver guarentito quella città da ogni distruzione, anzi da -ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. Allorquando il cardinale -Albornoz (v. vol. I, pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in -suo potere la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata e mostrata -quella statua, probabilmente per ordine del cardinale stesso, affinchè -il popolo comprendesse, con quali mezzi il crudele Montefeltro s'era -sostenuto contro la Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), -quando una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare -dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse era stato salvato -e nuovamente sepolto. Ma questa deve essere stata l'ultima volta che se -ne parlò: poichè ancor nel secolo susseguente la città effettivamente -fu presa. — Nelle fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto -il secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma si hanno -anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa infatti che lo stesso -papa Paolo II fece seppellire una enorme quantità di medaglie d'oro -e d'argento nei fondamenti degli edifici, ch'egli eresse,[536] e il -Platina non è malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto -ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo non avevano -una piena coscienza del significato religioso, che nel medio-evo -s'attribuiva a tali consacrazioni.[537] - -Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era per lo più che una -tradizione popolare, non agguagliò di gran lunga l'importanza, che ebbe -la magia segreta usata per iscopi puramente privati e personali. - -Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare in modo speciale -da una commedia dell'Ariosto intitolata «il Negromante».[538] Il suo -eroe è uno dei molti ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si -spacci per greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente -maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare co' suoi -scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, di far muovere la -terra, di rendersi invisibile, di tramutar gli uomini in animali e -così via, ma queste millanterie non sono che una mostra esteriore: -il suo vero scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli -infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia dopo di sè, -somigliano alla bava di una lumaca e spesso anche al guasto, che lascia -dopo di sè la procella. Per giungere a' suoi intenti egli porta le -cose ad un punto, che si crede che il canestro, dove sta nascosto un -amante, sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere -e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon sintomo che poeti e -novellieri possano versare su tali uomini a piene mani il ridicolo, -essendo certi di trovar assenso ed approvazione da parte di tutti. Il -Bandello non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo come -vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli talvolta -nelle loro conseguenze,[539] ma mostra altresì, non senza un senso di -indignazione, tutti i danni e le sciagure, cui si espongono coloro che -vi prestano fede.[540] «Taluno con la clavicola di Salomone e con mille -altri libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel seno -della terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei -principi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti -mirabili. E quanto più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare -incantagioni persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo che quel -nostro amico, per ottenere la sua innamorata, che mai non ottenne, fece -della sua camera un cimitero, avendovi più teste ed ossa di morti, che -non è a Parigi agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con -mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti ad un cadavere, -con lo strappargli un'unghia ecc., e se finalmente lo scongiuro riesce, -gl'infelici, che lo fanno, ne restan vittime e muoiono talvolta di -spavento. - - -Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande scongiuro magico, -che ebbe luogo (1532) a Roma nel Colosseo,[541] quantunque egli e i -suoi compagni ne sieno usciti colmi di spavento: il prete siciliano, -che probabilmente vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, lo -lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non aver mai trovato -un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento in sè stesso ogni -lettore può formarsi quel concetto che crede; e forse più di tutto -agirono i vapori narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia -già anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per cui -anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, come il più giovine -e il più impressionabile, vide o credette vedere più di tutti. Ma -che principalmente si avesse in mira di guadagnar Benvenuto, si può -facilmente presumerlo, in quanto che, diversamente, per un'impresa -così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè la semplice -curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto non si ricorda se -non quando è invitato dal negromante a chiedere agli spiriti qualche -cosa, e questi medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi -amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che può ritrarsi -dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo non è da dimenticare, -che anche la vanità poteva trovarsi lusingata, qualora si avesse -potuto dire: i demoni mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio -potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa (cap. 68). -Ma quand'anche Benvenuto si fosse a poco a poco indotto ad innestar -qualche menzogna in tutto questo racconto, esso avrebbe però sempre un -valore incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo -allora prevalenti. - -Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, capricciosi -e bizzarri», non si occupano gran fatto di cose magiche; bensì uno -di essi, in occasione di studi anatomici, si fece un giubboncello -della pelle di un cadavere, ma dietro le ammonizioni di un frate, a -cui confessò la cosa, la depose nuovamente in una tomba.[542] Non -è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri abbia -contribuito a scemare sempre più la fede nella virtù magica di alcune -parti dei medesimi, mentre al tempo stesso l'assidua contemplazione -e riproduzione delle forme mostrava all'artista la possibilità di una -potenza magica d'altro genere. - -In generale la magia appare al principio del secolo XIV, in onta -agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e ciò vuol dire in un -tempo, in cui fuori d'Italia toccava il colmo delle sue fortune, per -modo che i viaggi dei maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano -cominciare soltanto, quando già in patria non trovavano più chi -prestasse fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava necessaria -la sorveglianza del lago che è sul monte di Pilato presso Scariotto -per impedire ai negromanti la consacrazione dei loro libri.[543] Nel -secolo XV poi accaddero altri fatti, come per esempio, l'offerta -di provocare forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di -assedianti; ma anche allora il comandante della città assediata — -Niccolò Vitelli in Città di Castello — ebbe il buon senso di cacciare -da sè gli autori della pioggia, come empi impostori.[544] Nel secolo -XVI tali fatti sotto forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche -nella vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture degli -scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il tempo, in cui la -Germania ha il massimo de' suoi negromanti, il dottore Giovanni Faust, -mentre il maggiore degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo -XIII. - -Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare della fede negli -scongiuri non si mutò necessariamente tutto ad un tratto nella credenza -contraria in una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose -umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, nè più nè -meno come avea fatto l'astrologia, quando scomparve. - - -Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia e la -chiromanzia[545] e simili specie secondarie di magìa, le quali -non acquistarono un po' di voga se non quando scaddero la magìa -propriamente detta e l'astrologia, e non crediamo nemmeno di occuparci -della fisiognomia, che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva -affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. Infatti -essa non appare già come strettamente affine all'arte figurativa ed -alla psicologia pratica, ma più particolarmente come una specie nuova -di sogno fatalistico, come una rivale dichiarata dell'astrologia, -quale sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, per -esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che si pavoneggiava -del pomposo titolo di metaposcopo,[546] la cui scienza però, giusta -l'espressione del Giovio, rassomigliava piuttosto ad una delle maggiori -arti liberali, non s'accontentava di spacciare le sue profezie -per i pusillanimi, che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma -scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, alle quali -erano imminenti diversi gravissimi pericoli». Il Giovio, quantunque -invecchiato nell'incredulità romana — _in hac luce romana_! —, -confessa che le profezie contenute in quel Prospetto non fecero che -verificarsi anche troppo esattamente.[547] Sta però di fatto altresì, -che in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od altre -simili profezie, si vendicavano terribilmente dei profeti: Giovanni -Bentivoglio fece per ben cinque volte sfracellare alla parete Luca -Gaurico appeso ad una fune, che era attaccata ad un'alta scala a -chiocciola, perchè gli aveva predetto la perdita della signoria:[548] -Ermete Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè -l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, profetizzato che -sarebbe morto fuggiasco in una battaglia. L'assassino schernì, a quanto -sembra, il morente, ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che -avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una fine ugualmente -infelice ebbe il nuovo fondatore della chiromanzia, Antioco Tiberto -da Cesena,[549] per volere di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale -aveva presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un tiranno, -la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto era un uomo -di grande ingegno, che notoriamente dava i suoi responsi, non tanto -servendosi della chiromanzia, quanto della profonda conoscenza che -aveva del cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato -perfin da quei dotti, che non tenevano nessun conto delle sue -divinazioni.[550] - -L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene nominata se non -assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non ha nell'epoca più splendida -del Rinascimento che un'importanza affatto secondaria.[551] Anche di -questa malattia l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo -XIV, quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava -che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.[552] Ma da -quel tempo in poi s'era fatta sempre più rara in Italia quella specie -particolare di fede, di entusiasmo e di isolamento, che si richiede -per l'esercizio dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e -forestieri, cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga misura -la credulità dei grandi signori.[553] Sotto Leone X i pochi fra -gl'italiani che ancora attendevano a questo studio,[554] passavano per -uomini strani ed eccentrici (_ingenia curiosa_), ed Aurelio Augurelli, -che dedicò a quel Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro, -vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, ma vuota. Il -mistico fanatismo, che in seguito condusse gli alchimisti a cercare, -oltre l'oro, anche la famosa pietra filosofale, nella quale doveva -trovarsi ogni fortuna, non è che un tardo germoglio settentrionale, -spuntato dalle teorie di Paracelso e di altri. - - - - -CAPITOLO V. - -Crollo della fede in generale. - - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo - dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle - dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano. - - -In istretta relazione con queste superstizioni e in generale colle -massime dell'antichità allora universalmente adottate era la fede -nell'immortalità dell'anima. Ma questa questione, presa nel suo -complesso, ha anche attinenze più larghe e profonde con lo sviluppo -dello spirito moderno in generale. - -Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità era il -desiderio di non dover essere obbligati in nulla ad una Chiesa -universalmente abborrita, come era allora la romana. Vedemmo già come -essa chiamasse col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo -modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che taluno nel -momento supremo della morte cercasse il conforto de' Sacramenti; ma -questo era nulla in paragone dei moltissimi, che per tutta la loro -vita, e specialmente poi negli anni della loro maggiore attività, -non si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso. -Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti ad una -compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere evidente da sè, -viene storicamente testificata d'ogni parte. Sono coloro dei quali -l'Ariosto scriveva: non credono a nulla al di sopra del tetto della -loro casa.[555] In Italia, e più specialmente a Firenze, si poteva -senza pericolo alcuno vivere in una palese incredulità, purchè non -si provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. Infatti -era di uso, che il confessore chiamato ad assistere un delinquente, -che dovesse subire l'estremo supplizio, prima d'ogni altra cosa lo -interrogasse se credeva: «essendo corsa una falsa voce, ch'egli non -avesse fede alcuna».[556] - - -Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo Boscoli, -di cui già facemmo menzione (v. vol. I, pag. 79), e che nel 1513 -ebbe parte in una cospirazione contro la famiglia dei Medici appena -ristabilita, è divenuto in questa occasione l'espressione la più -perfetta della confusione, che allora regnava nelle idee religiose. -Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, egli aveva -poi concepito un certo entusiasmo per la libertà intesa al modo antico -e per altre idee del vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel -carcere, i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente per -lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente e salvi -l'anima sua. Il pio testimonio e narratore del fatto è uno della -famiglia artistica dei Della Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, -sospira il Boscoli, aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa -morire da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè voi vogliate, -ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete già che le imprese degli -antichi romani non ci furono tramandate nella loro schietta genuinità, -ma _con arte accresciute»_. Allora quegli fa violenza a sè stesso -per credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. Se -soltanto gli fosse concesso ancora di passare un mese in compagnia -di buoni monaci, egli sarebbe certo di riformare il cuore e la mente -a pensieri e sentimenti cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con -tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano assai -poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre preghiere che il _Pater_ -e l'_Ave_, e supplica istantemente Luca a voler dire agli amici, che -studino la Sacra Scrittura, perchè nell'ora suprema non si trova se -non ciò che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge -e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: in modo -veramente strano quell'infelice vede chiara la divinità di Cristo, -mentre invece non sa capacitarsi della sua umanità: e se ne cruccia, e -vorrebbe poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come se -Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: allora l'amico lo -esorta all'umiltà e lo avverte che i dubbi non sono che ispirazioni -perverse dello spirito maligno. — Più tardi egli si risovviene di -un suo voto giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio -alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di compierlo in -sua vece. Frattanto giunge il confessore, un frate del convento del -Savonarola, come egli l'aveva chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli -schiarimenti, che altrove abbiamo accennato, intorno all'opinione di -s. Tommaso d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere -la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: «padre, non perdete -su questo punto il vostro tempo; a ciò mi bastano già i filosofi: -aiutatemi a subire la morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la -comunione, il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate in modo assai -commovente; più particolarmente però merita d'esser notato un tratto -al tutto caratteristico, ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa -sul ceppo, pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento, -«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della propria condanna, -avea fatto ogni sforzo per unirsi con Dio, ma sempre indarno, ed ora -voleva fare uno sforzo supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue -mani». Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, intesa -soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in quell'estremo momento. - - -Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di questo genere, -avremmo un'immagine ben più completa della vita morale di quel tempo, -di quello che non ci sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da -tante poesie. Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse l'innato -istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti i rapporti d'ogni -individuo colle verità religiose, e finalmente quali potenti nemici -osteggiassero queste ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti -non fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova Chiesa, è -cosa per sè evidentissima; ma la storia del pensiero degli occidentali -sarebbe pur sempre incompiuta, se non si tenesse conto di quest'epoca -di sommo fermento fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre -nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma torniamo alla -questione dell'immortalità. - -Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide ed estese -conquiste nella classe degli uomini più colti, ciò dipendette -essenzialmente dalla circostanza che il compito affatto terreno -di scoprire e riprodurre il mondo mediante la parola e le immagini -assorbì in alto grado tutte le forze mentali e morali degli Italiani. -L'esser mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità (v. pag. -298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la indagine scientifica -apersero universalmente la via ad uno scetticismo, che, se non appare -evidentissimo nella letteratura e se non s'accinse alla critica della -storia biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia non può -dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto inosservato in quel -gran bisogno di dare a tutto forma e colore, che è lo stimolo positivo -dell'arte; senza contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico -usurpato dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica di -chiunque avesse osato sciogliere la questione teoricamente. Questo -spirito di dubbio nondimeno doveva volgersi inevitabilmente al problema -dello stato dell'anima umana dopo la morte per motivi già per sè troppo -evidenti, perchè abbiano bisogno di essere additati. - - -Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta questa questione -in doppio modo. In primo luogo si cercò appropriarsi la psicologia -degli antichi e si torturò minuziosamente Aristotele per averne una -risposta definitiva. In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel -tempo[557] Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato -Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua barca, intorno a -ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: il cauto filosofo, -quantunque corporalmente fosse morto e tuttavia vivesse spiritualmente, -non avea nemmeno allora voluto compromettersi con una chiara e netta -risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano gl'interpreti -essere più fortunati di lui? — Ma appunto perciò si questionava -con maggiore accanimento sulle opinioni emesse da lui e da altri -antichi sulla vera natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua -preesistenza, sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua assoluta -eternità, anzi anche intorno alle diverse sue trasmigrazioni, e tali -questioni furono portate perfin sul pergamo.[558] La disputa assunse -ancora nel secolo XV proporzioni assai larghe e s'accalorava ogni dì -più: gli uni dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come -immortale;[559] altri deploravano la durezza di cuore degli uomini, -che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi sopra una sedia, per -credere alla di lei esistenza:[560] Filelfo nella sua orazione funebre -per Francesco Sforza adduce una serie di sentenze diverse di filosofi -antichi ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude questa -miscela di testimonianze, che nella stampa occupano due pagine e mezza -molto compatte in folio,[561] con due righe: «oltre a ciò abbiamo -il Testamento vecchio ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi -certezza ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici colla -dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come per esempio il -Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle dottrine del Cristianesimo. -Ma gli avversari riempivano il mondo erudito delle loro opinioni. -Al principio del secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, -era talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense (1513) -dovette pubblicare una costituzione[562] a difesa della immortalità e -individualità dell'anima, quest'ultima contro coloro che insegnavano -non esser l'anima in tutti gli uomini che una sola. Pochi anni dopo -però apparve il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità di -una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta si svolse in -confutazioni ed apologie, e non tacque se non di fronte alla reazione -cattolica. La preesistenza dell'anima in Dio, più o meno conforme alle -dottrine ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea assai -diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.[563] Evidentemente non si -pensò più da vicino, quali conseguenze vi andassero connesse intorno al -modo di esistere dopo la morte. - - -Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente da quel -notevole frammento del libro sesto della Repubblica di Cicerone, -che è noto sotto il nome di «Sogno di Scipione». Senza il commento -di Macrobio probabilmente anch'esso sarebbe andato perduto, come -tutta la seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso in -innumerevoli manoscritti[564] e, quando nacque l'arte tipografica, in -moltissime ristampe, e fu in più guise commentato. È la designazione -della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte nel -concento delle sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel -quale a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, si -venne mano mano sostituendo al cielo promesso ai cristiani in quella -stessa misura, nella quale l'ideale della grandezza storica e della -fama gettò nell'ombra le idealità della vita cristiana, e, ciò non -ostante, il sentimento non ne restava tanto offeso, come colla dottrina -della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca cominciò a -fondare le sue speranze principalmente su questo Sogno di Scipione, -su altre espressioni che si riscontrano in Cicerone e sul Fedone di -Platone, senza nemmeno menzionare la Bibbia.[565] «Perchè, esclama -egli in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico -partecipare ad una speranza, che trovo accettabile presso i pagani?». -Un po' più tardi Coluccio Salutati scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» -(che sussistono ancora manoscritte), dove nella conclusione si prova, -che agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero lotte -straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra le stelle.[566] -E se anche Dante confinò rigorosamente i grandi del paganesimo (ai -quali certamente egli accordava il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al -limitare dell'Inferno,[567] ora invece la poesia si mostrò più corriva -e diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. Cosimo il -Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci scritta in occasione della -sua morte, era stato accolto in cielo da Cicerone, che al pari di lui -fu detto «padre della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da -molti altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, nel quale -non cantano che le anime scevre d'ogni colpa e d'ogni rimprovero.[568] - - -Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, e d'assai meno -lusinghiero, del mondo futuro, vale a dire il regno delle ombre di -Omero e di quei poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana -a quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò l'animo di -taluni. Gioviano Pontano in qualche punto delle sue opere pone in bocca -al Sannazzaro il racconto di una visione[569] avuta di buon mattino nel -sonno. In essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col quale -egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità dell'anima: egli -lo interroga, se sia vera l'eternità e l'atrocità delle pene infernali? -L'ombra, dopo qualche istante di silenzio, risponde al tutto nel senso -della risposta di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, che -noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande desiderio di -ritornare in essa». Poi saluta e scompare. - -Non si può assolutamente disconoscere che simili idee implicavano -affatto la distruzione dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. I -concetti della prima caduta dell'uomo e della Redenzione devono essere -scomparsi quasi del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto -prodotto dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è parlato -altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, ammesso anche che -v'abbiano partecipato, al pari di tutti gli altri, altresì gli uomini -individualmente più colti ed istrutti, tale partecipazione non era -tanto l'effetto di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più -un bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta degli -spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un grido di disperazione -lanciato verso il cielo, perchè mandasse un aiuto straordinario. Il -risvegliarsi della coscienza non portava di necessità il sentimento -della corruzione umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche -una grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento -assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di una energia -straordinaria, ci narrano che il loro principio era quello di non voler -pentirsi giammai di nulla,[570] può ben essere che ciò si riferisca -innanzi tutto a cose per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori -commessi nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo al -campo morale è facilissimo, quando la sorgente di quel principio è -universale e risiede nel sentimento individuale della propria forza. -Il Cristianesimo passivo e contemplativo, colle sue speranze in una -vita migliore al di là della tomba, non aveva più alcun predominio su -questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente l'ultima parola su -esso, affermandolo dannoso allo Stato e inutile alla difesa delle sue -libertà.[571] - - -Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini più serii il -sentimento religioso, che, in onta a tutto questo, ancora esisteva? -Il Teismo o Deismo, comunque lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome -parrebbe convenir meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato -ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare un ulteriore compenso -per soddisfare ai bisogni del sentimento. Il Teismo invece si riconosce -in una più elevata e positiva devozione verso l'Ente divino, che il -medio-evo non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non esclude per -nulla il Cristianesimo, e può benissimo in ogni tempo conciliarsi colle -sue dottrine sul peccato, sulla redenzione e sull'immortalità, ma può -anche sussistere senza di esse. - -Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi infantile, anzi con -un colorito mezzo pagano: in Dio essa vede l'Essere onnipotente, che è -meta e compimento di tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,[572] -come, dopo le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte -dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra Donna, -orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, perchè fosse loro concesso -un giusto uso dei beni di fortuna, una lunga convivenza in pace e -in concordia, e molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, -amicizie ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona -massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella espressione un -forte colorito d'antichità, si ha talvolta molta difficoltà a sceverare -in essa lo stile, che è pagano, dal senso, che è pure sempre quello di -un Teismo cristiano.[573] - -Questo sentimento si manifesta qua e là con molta verità nella -sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che giacque lungamente -ammalato di febbre, ci restano alcune preghiere a Dio, nelle quali -egli incidentalmente accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia -ci appare imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.[574] -Egli non considera punto i suoi dolori come una conseguenza delle sue -colpe o come una prova e preparazione alla vita avvenire; è un affare -immediato tra lui e Dio solo, che fra l'uomo e la disperazione ha posto -il potente amor della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla -natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta di nominarti.... -dammi la morte, o Signore, io te ne supplico, dammi tosto la morte!» - -Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto e sentito si -cercherebbe indarno in questa e in simili espressioni; quelli che le -emisero, credevano ancora in parte di essere cristiani e rispettavano, -oltre a ciò, per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma al -tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto a manifestarsi in -tutta la sua pienezza, questo modo di pensare acquistò una coscienza -esplicita; un buon numero di protestanti italiani si dichiararono -Anti-trinitarj, e i Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero -perfino il notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo senso. -In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo meno evidentemente, -che, oltre ai razionalisti della scuola umanistica, anche altri spiriti -seguivano arditamente questa corrente. - -Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia Platonica di -Firenze, e in essa nessuno lo professò così apertamente come Lorenzo -il Magnifico. Le opere dottrinali e perfino le lettere famigliari di -quel circolo di dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e -del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua gioventù sino alla -fine della sua vita si dichiarò in fatto di credenze cristiano,[575] e -che Pico fu anzi ligio alle idee del Savonarola e piegò a sentimenti -di un ascetismo claustrale.[576] Ma negli inni di Lorenzo,[577] che -siamo tentati di designare come il maggior prodotto dello spirito -di quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel senso, -che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico e morale. Mentre gli -uomini del medio-evo considerano questo stesso mondo soltanto come una -valle di lagrime, che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla -venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento oscillano -perplessi tra momenti di violenta energia e di cupa rassegnazione o di -delirj superstiziosi, qui un'eletta schiera di spiriti superiori[578] -coltiva l'idea, che il mondo visibile sia stato creato da Dio per solo -amore, e che esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e -ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. L'uomo, -riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua cerchia ristretta, ma -amandolo può anche abbracciar l'infinito, e questa è la beatitudine, di -cui è lecito goder sulla terra. - -Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo si fondono colle -dottrine platoniche e con idee e sentimenti al tutto moderni. Così -si veniva maturando il miglior frutto di quella cognizione del mondo -esteriore e dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento -italiano alla testa di tutta la civiltà moderna. - - - FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO. - - - - -INDICE E SOMMARIO - -DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO - - - PARTE QUARTA. - Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo. - - I. — VIAGGI DEGLI ITALIANI. - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi Pag. 7 - II. — LE SCIENZE NATURALI IN ITALIA. - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; - i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il - seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi » 13 - III. — SCOPERTA DEL BELLO NEL PAESAGGIO. - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La - scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni » 25 - IV. — SCOPERTE SULL'UOMO. - Espedienti psicologici; i temperamenti » 41 - V. — RAPPRESENTAZIONE DELL'ELEMENTO SPIRITUALE NELLA POESIA. - Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e - la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa - della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e - balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea - romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei - caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro - componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e - la parodia. — Il Tasso come antitesi » 45 - VI. — LE BIOGRAFIE. - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi - toscani. — Biografi d'altre regioni - d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto - Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro » 73 - VII. — CARATTERISTICA DEI POPOLI E DELLE CITTÀ. - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del - secolo XVI » 89 - VIII. — DESCRIZIONE DELL'UOMO ESTERIORE. - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della - Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo » 93 - IX. — DESCRIZIONE DELLA VITA REALE ORDINARIA. - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal - Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei - contadini. — Schietta rappresentazione poetica della - vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il - Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità - e l'idea dell'uomo in generale » 101 - - PARTE QUINTA. - La vita sociale e le feste. - - I. — Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle - città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno - dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione - di fronte allo svolgersi progressivo della - cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le - dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I - tornei e le loro caricature. — La nobiltà come - requisito indispensabile a' cortigiani » 113 - II. — RAFFINAMENTO ESTERIORE DELLA VITA. - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle - donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona - creanza. — Comodità ed eleganza » 127 - III. — LA LINGUA COME BASE DEL VIVERE SOCIALE. - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre - crescente della medesima. — I puristi più - rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La - conversazione » 139 - IV. — LA FORMA PIÙ ELEVATA DELLA VITA SOCIALE. - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La - società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta - da lui medesimo » 149 - V. — L'UOMO PERFETTO DI SOCIETÀ. - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli - esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i - virtuosi. — Dilettanti in società » 155 - VI. — CONDIZIONE DELLA DONNA. - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere - virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della - sua personalità. — La donna-uomo (_virago_). — La - donna nella società. — Cultura delle cortigiane » 163 - VII. — IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA. - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville - e la vita campestre » 173 - VIII. — LE FESTE. - Loro forme rudimentali, il Mistero e la - Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle - d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte - italiana. — Rappresentanti storici - dell'universalità. — Le rappresentazioni dei - Misteri. — Il Corpusdomini in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e - ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi - spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale - a Roma e a Firenze » 179 - - PARTE SESTA. - La Morale e la Religione. - - I. — LA MORALITÀ. - Canoni critici. — Coscienza della - demoralizzazione. — Sentimento moderno - dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza - al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli - avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La - moralità in rapporto con lo sviluppo della - vita individuale » 213 - II. — LA RELIGIONE NELLA VITA QUOTIDIANA. - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di - fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le - fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione - domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale - ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli - di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento - pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel - culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento - poliziesco in Ferrara » 249 - III. — LA RELIGIONE E LO SPIRITO DEL RINASCIMENTO. - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte - le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi - epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti - devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in - generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo - degli umanisti. — Riti esterni pagani » 295 - IV. — INNESTO DI ANTICA E MODERNA SUPERSTIZIONE. - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi - effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli - umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei - demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle - streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla - stregoneria del nord. — Malìe delle - meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I - demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: - i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il - negromante presso i poeti. — Storiella magica di - Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie - affini della stessa; l'alchimia » 317 - V. — CROLLO DELLA FEDE IN GENERALE. - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il - cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di - Omero. — Abbandono delle dottrine del - Cristianesimo. — Il deismo italiano » 365 - - - - -NOTE: - - -[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un -prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a -pag. 91 e segg. - -[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero -troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III -imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol. -II, p. 87). - -[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu -sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a -capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro -non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme. - -[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo -ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando -omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle -rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo -un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro -Alberti. - -[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols. -Paris, 1838. - -[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe -constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere -osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze -matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto. - -[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg. - -[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant. -italic._ t. VI, _pars_ III. - -[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg. -Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini -non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze -naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più -elevati, che in parte anche raggiunse. - -[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata -anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle -appendici al _Laurentius_ di Fabroni. - -[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia -illustr. poetar. recent._ - -[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de -S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco -di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi, -cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri. - -[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — -In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno -XXXIII, 22. - -[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della -città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del -1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di -spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel -1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme -in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli, -cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono -e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer. -ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da -questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda -giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de' -Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del -serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la -cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio -della morte di Lorenzo. - -[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — -Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come -un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143. - -[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497. -— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p. -382, all'anno 1434. - -[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti -adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, -specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. -Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di -caccie con leopardi. - -[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della -selvaggina pag. 193. - -[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile -si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor -meno accentuatamente. - -[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del -cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni -e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie: -_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg. - -[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012. - -[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano -d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze, -veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico -ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz. -_Miscell_. IV, 516. - -[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi -nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche -nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni -tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg. - -[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici. - -[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche -notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un -cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De -obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre -parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche -cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo -del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma -non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_ -designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_. -— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa -(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, -presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori -in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri -signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli -schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come -_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno -prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_, -I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento -fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. — -Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17: -negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona -in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale -compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456: -uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_, -cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. -— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II, -col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia, -dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, -_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi -lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il -sale. - -[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di -questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt. - -[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo -Grimm riportate da Humboldt, l. c. - -[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66. - -[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato -a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio. -_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di -mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra -in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e -dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza -di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di -superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_, -II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._ -III. - -[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva -nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II, -molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, -alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste -cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se -colligere_. - -[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249. - -[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_, -specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle -opere di S. Agostino. - -[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta -cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes -et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque -me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita -oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605. - -[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558. - -[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di -Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_. -Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54. - -[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_. - -[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624. - -[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9. - -[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia -della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva -un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo -IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono -questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta -all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti. - -[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310: -_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti, -nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, -coerente. - -[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M. -Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il -soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di -Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di -S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida -descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte -Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto, -p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e -Grottaferrata. - -[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_. - -[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et -varia videndi cupidius_. - -[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri -cfr. vol. I, pag. 190 e segg. - -[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo -sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo. - -[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90) -contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre -la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi, -quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome -dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti, -il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la -bellezza del paesaggio. - -[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, -quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la -decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche -oggidì. - -[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544. - -[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg. - -[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de -France_ di Michelet (_Introd._). - -[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella -_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533. - -[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso -equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei -pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De -occulta philosophia_, c. 52. - -[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg. - -[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la -prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba -a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di -verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più -nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174. - -[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante -nella _Vita nuova_, p. 10 e 12. - -[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg. - -[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio -cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti, -_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto -nella bocca del popolo. - -[58] _Vita nuova_, p. 52. - -[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si -ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti -che vi si riferiscono nel _Convito._ - -[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei -paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a -qualunque descrizione fatta col mezzo della parola. - -[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti -relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone, -e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di -questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai! - -[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_. - -[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso -teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII. - -[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio -del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di -gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_; -ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una -storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui -matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per -di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle -_Cento novelle antiche_). - -[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare -abbastanza alle singole corti ed ai principi. - -[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi -VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_. - -[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor. -Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si -presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi -_la montre_. - -[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su -quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393, -397. - -[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di -Tito Strozza. - -[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci -pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce -troppo chiaro. - -[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f. -168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con -invenzioni o personaggi troppo ridicoli_. - -[72] Sansovino, l. c. - -[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI, -III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei -dialetti in generale. - -[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si -può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto -rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V. -Murat. XXIV, col. 393. - -[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante -Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX, -stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di -Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22). - -[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei -v. più avanti. - -[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496. - -[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_. - -[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe -perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi -come apocrifo e di posteriore sovrapposizione. - -[80] La prima edizione è dell'anno 1516. - -[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove -narrazioni. - -[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e -segg. - -[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. -vol. I, p. 216. - -[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76. -— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e -altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone. - -[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire. -— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si -cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno -scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm. -Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p. -446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico -I (p. 640). - -[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, -di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle -molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed -altrove. - -[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di -Stuttgard_. - -[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII. - -[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso -Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51. - -[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota. - -[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di -preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai -posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva -e parlante dell'individualità. - -[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, -quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences -mathémat._ III, p. 167 e segg. - -[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, -che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50. - -[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente -detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele -Barbaro. — Più volte stampati. - -[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62? - -[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora -nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X) -il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber -de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6. - -[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore -importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV, -cap. 18. - -[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia, -vedi vol. I, pag. 84 e segg. - -[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di -sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, -Parte I, Nov. 34. - -[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III, -p. 56 e segg.). - -[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre -volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto -di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c. -III, p. 187): - - Misero il Varchi e più infelici noi, - Se a vostre virtudi accidentali - Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi! - -[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke, -Storia dei Papi, I, p. 385. - -[103] _Descrizione di tutta l'Italia_. - -[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc. -Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547). - -[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma -scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia -poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti -gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e -provinciali. - -[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello -scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. -Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei -Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III, -13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni -germaniche. - -[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75. - -[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII. - -[109] La lezione qui evidentemente è guasta. - -[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni. - -[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non -dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto -racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue -ninfe. - -[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del -Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della -bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52 -nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che -sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il -Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176. - -[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in -grazia del colorito. - -[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli -occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole -Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86). -La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si -spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma -che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a -petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava -nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia - - Fit primo intuitu caecus et inde lapis. - -Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto -marmorizzato dal di lei sguardo: - - Lumine Borgiados saxificatus Amor. - -Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che -si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa -li possedeva entrambi. - -Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non -parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII. -p. 306). - -I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel -tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto -nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha -capo romano_). - -[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può -restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si -permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori -nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani -o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In -generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e -finezza. - -[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die -deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg. - -[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, -veggasi a pag. 28, nota. - -[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61. - -[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae -Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un -certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe -cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu -facile exprimentem_. - -[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391. - -[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario -all'Egloga del Castiglione_. - -[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, -_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto -inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati -stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di -Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo -in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri -di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente -spaventevole. - -[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe -scritto due egloghe, probabilmente in latino. - -[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» -miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo -travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa -d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale -fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia -e saggia ninfa» e simili. - -[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano -(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a -qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno -ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi -città. - -[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_, -cap. V, Str. 54-58. - -[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI -di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. -_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola -dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a -meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini, -_Del governo della famiglia_, p. 86. - -[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II. - -[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta -poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da -Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr. -vol. I, pag. 203 nota. - -[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle -speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più -particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera -con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e -con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione -non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di -consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in -modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol. -259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun -luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di -qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado -di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso -Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138. - -[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie -molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il -nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca -se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di -prendervi parte. - -[132] _Ibid._ II, p. 149. - -[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._ -e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed -Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da -me consultati. - -[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75. - -[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti, -alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei -costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213. - -[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche -in edizioni separate. - -[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli. - -[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle -campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -12. - -[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una -moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi -fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal -Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268. - -[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3. - -[141] _Paradiso_, XVI, in principio. - -[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi. - -[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_. - -[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia -assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen. -Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia -e di Eurialo_). - -[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia -si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi). - -[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva -considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto -dell'aristocrazia. - -[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta -Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche -contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_ -III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una -eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero -parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota. - -[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce -soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente -oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale -va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece -in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De -incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica -amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente -non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava -nelle diverse classi sociali fuori d'Italia. - -[149] Masuccio, _Nov._ 19. - -[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. — -Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la -dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene -appunto a questo tempo. - -[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo -senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare -il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite, -ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai -grandi possessori fondiarj. - -[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150. - -[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27. - -[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_. - -[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle -_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli -in un torneo vide cadere un cavaliere. - -[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7), -parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non -combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi». - -[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre. -Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese -ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini -nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia -più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè -citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526. - -[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci. -Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor. -fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de' -Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_. -— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i -cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta, -ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive -per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare. -Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario -ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino, -_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v. -Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908, -909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a -proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani. -— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette -l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi -settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_. -passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc. - -[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18. - -[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus, -Balth. Castellio_ ecc. - -[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78. - -[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano, -e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della -fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle -— è quello della _Flora_ del Tiziano. - -[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae -perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu -ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest, -coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus, -ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et -tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum -fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in -quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines -modum illis et quasi formulam quandam praescribant_. - -[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso -Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata -anche la moda tedesca. - -[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche -Trachten, und Modenwelt._ - -[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in -Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle -mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto -le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso -sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per -avventura una allusione alla stampa mediante un modello? - -[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli -morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta -menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma -solo per rendere più chiara la sua pronuncia. - -[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di -Savonarola, (v. più innanzi.) - -[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di -sole_. Cfr. sopra, pag. 96. - -[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119: -nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea -di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora -in gran parte sulla superstizione e sulla magia. - -[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato -schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira -III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e -in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil. -Beroald. sen. Carmina_. - -[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà -una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente -pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende -seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale. - -[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le -promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla -città. Cfr. sopra pag. 107. - -[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118. - -[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello, -_Parte_ II, _Nov._ 47. - -[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che -l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel -tempo, serbano ancora qualche traccia di odore. - -[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e -p. 625 nella _Vita del Niccoli_. - -[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6. - -[179] Paul. Jov. _Elogia_. - -[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880); -egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia -faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem -facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_. - -[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava -un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200 -cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze -aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si -conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto -sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor. -fiorent._ III, p. 86. - -[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_ -di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino -_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I -Caratteri_. - -[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti -esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze -essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del -Lasca. - -[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_ -I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, -e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con -damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127. - -[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25. - -[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, -secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua -morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si -esprime nel principio del «Convito». - -[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura -e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno -rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In -esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si -sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle -corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli -giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni -letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei -dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì -come lingua ufficiale. - -[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18. - -[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in -Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco. - -[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse -adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di -ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso -(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano -molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in -derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel -Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31. - -[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè -abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima -in mille punti. - -[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici -vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo -di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo -per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto -di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di -Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522) -si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga -dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua, -e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche -vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in -Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro -secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto. - -[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla -_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le -Novelle. - -[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo, -il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la -questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo. - -[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire -del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio -Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici. - -[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo -_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in -Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e -la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta -società). Cfr. pag. 114. - -[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica -genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. — -I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere -minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società -in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. — -Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel -convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I, -cap. 30. - -[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici -del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_. - -[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309. - -[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II, -10, 34, 55, III, 17, ecc. - -[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il -Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_, -III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21. - -[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno -dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una -parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più -in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno -spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli -è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce -in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè -carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro -sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_. - -[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul -principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L. -I. - -[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143. - -[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione -di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 -(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: -dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia -in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque -praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare, -equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut -declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis -hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis -Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra -i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di -legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e -35: delle arti dei ginnasti. - -[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere -nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva -esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del -dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava -anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in -pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno -ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2, -p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S. -Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia -non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il -cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino -dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini -cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208. - -[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che -accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi -il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo -XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav. -antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica -alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano -fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi -il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia -alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente -di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta -una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De -vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce -una singolare eccezione in proposito. - -Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo -si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione -comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano -anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i -suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il -compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali) -erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo) -mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo -_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e -segg. - -[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non -sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un -Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III, -27. - -[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. — -Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di -Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità -del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di -celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione, -trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il -cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima -incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia. - -[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori -raccoglievano anche libri musicali. - -[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari -(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico -già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri, -fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze, -_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X -abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual -passione aveva anche Pietro primogenito. - -[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41. - -[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile -e raro per dilettanti fuori d'Italia. - -[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio -Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro -tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione -dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit. -_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola -non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto -propriamente detto. - -[215] Scardeonius, l. c. - -[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come -la quinta o la sesta. - -[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo -studio delle arti figurative. - -[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di -Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._ -XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande -_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento -anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio -aveva scritto il Decamerone. - -[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi -moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam -ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut -te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia -et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi -nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532. - -[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e -segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch. -Stor. Append._ II, p. 250. - -[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano -a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo -sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe -inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si -dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano, -non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso -molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel -Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa -del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina. - -[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero -apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune -fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, -_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27. - -[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III, -_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di -una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e -innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille -altri autori». - -[224] Bandello, II, 51, IV, 16. - -[225] Bandello, IV, 8. - -[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, -_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7. - -[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel -calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del -resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è -enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura. - -[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182 -e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al -quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol. -II, p. 37. - -[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un -punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica, -che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno -l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando -e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della -famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse: -nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe -(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._) - -In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di -sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap. -VII, Str. 42) stabilisce questo principio; - - Sol gli asini si ponno bastonare, - Se una tal bestia fussi, patirei. - -[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar -ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case -di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle -rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_. - -[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato -come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma. - -[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa. - -[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca -di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno -ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr. -anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV. -(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.). - -[234] Giov. Villani, VIII, 70. - -[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). — -Corio, fol. 417, 421. - -[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in -terzine. - -[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli -Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray -prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie -di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate -da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor. -Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433. - -[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle -metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla -porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore -(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure, -non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_. -XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare -la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre -potrebbe anche essere indizio di fuga ecc. - -[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19. - -[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del -secolo XV. - -[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_ -del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della -caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua -casa. Cfr. vol. I, pag. 350. - -[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap. -49.[243] - -[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto, -che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere -una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso -Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed -una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel -quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il -resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa -abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di -Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una -collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno -dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di -voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno -dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli -veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16 -Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_. - -[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad -a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461 -(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le -statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per -lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste -durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza -dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III. -Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_ -di Nic. Lauckmann. - -[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero -trarne partito. - -[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_, -Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le -rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833. -— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione -di Pathelin. - -[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli -di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva -con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi -vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p. -53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel -1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità. - -[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82. - -[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg. -_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_. - -[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione -di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva -macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della -Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il -card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino -il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v. -Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194. - -[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella -crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta. - -[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p. -383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere -di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con -ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere -di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma -rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come -il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg. - -[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767. - -[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36. - -[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed. -Bossi, I, p. 220 e III, p. 263. - -[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa -pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_. -presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492. - -[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea -vedere_. - -[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili. - -[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che -lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per -alludere al nome del papa, Silvio. - -[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, -col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi -spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono, -insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. — -E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si -loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di -caccia. - -[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro -usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento -di Pio II nel 1459. - -[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ -II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I, -pag. 63 e 69. - -[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile -fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza -dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto -rappresentare «l'età dell'oro». - -[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_. - -[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17. - -[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg. - -[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle -feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di -pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in -Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491. -Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233. - -[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La -descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta. - -[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande. - -[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5 -marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche -cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche -Mythologie_. - -[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — -Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di -Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole. - -[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119. - -[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119. - -[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus -Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo -timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni. -Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1. - -[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver -assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano -Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima -ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la -Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch. -Stor._ III, p. 305. - -[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina -196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di -Alfonso a Napoli. - -[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260. - -[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e -segg. - -[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di -figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate -eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli -equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito -del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo -palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col. -909, ad a. 1490. - -[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia -nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi -le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti -a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si -veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal -des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360. - -[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci. - -[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118 -e segg. - -[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251. - -[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza -importantissima nel suo genere. - -[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_. - -[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una -ruota s'ebbe per sinistro augurio. - -[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47. - -[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si -chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei -_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie. - -[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V, -foli 28. - -[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. — -Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. — -Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat. -XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ — -Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV, -col. 384. - -[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima. -Cfr. Tommasi, l. c. p. 322. - -[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211. - -[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano -ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del -palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi. - -[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_, -Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII, -p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una -parte principale nella formazione di queste feste. - -[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere -più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la -Francia e la Spagna. - -[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._ - -[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo -attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France -nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868). - -[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere -inedite_, vol. I). - -[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo), -la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente -conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1 -e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il -_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di -quel poema. - -[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57. - -[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè -Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di -accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica -del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso -dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della -vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in -quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana. - -[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et -ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79. - -[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I, -pag. 147 e segg. - -[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de -Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda -osservazione psicologica. - -[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_ -XVI, I, p. 415). - -[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7. - -[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464. - -[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837. - -[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono, -oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI, -_str._ 83, pag. 104 e segg. - -[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74. - -[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come -estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum, -amans justitiae_. - -[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una -forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza -della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima. - -[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante -il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180. - -[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto -in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch. -Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi -alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era -un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo. - -[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che -il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela -l'adulterio. - -[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota. - -[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4. - -[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso -il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il -fatto potrebbe costar la testa all'assassino. - -[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_, -L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede -il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca -di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili, -appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli -dimentica affatto di dircelo. - -[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim. - -[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa -risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del -1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia. - -[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è -fortunatissimo anche nel campo d'amore. - -[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la -guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo -fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee -d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova, -Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in -ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota. - -[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, -ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di -persone. - -[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis -vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le -cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi) -_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte -da B. Cellini I, 70. - -[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni -degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori -fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere. - -[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso -Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg. - -[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956. - -[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione -si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte -dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed. -Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore, -che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa -attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire. - -[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9. - -[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii -II_, presso Murat. III, II, col. 988. - -[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti -abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura, -non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente -ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene -più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che -vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e -la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non -era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. — -Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti. -_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in -occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con -sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si -sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere -avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si -tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani -VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480. - -[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il -_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre -all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai -pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran -romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde -a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di -Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere. - -[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli -non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e -di una continua superstizione astrologica. - -[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_. -1425. - -[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338. - -[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia -reso gravida anche la propria figlia e simili. - -[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata -senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese). - -[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le -persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali -prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli -uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la -dominazione straniera del secolo XVI. - -[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi -già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e -precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale -riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed -Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita -del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_. - -[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi -mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto -trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via -eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli -menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte» -fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di -quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale -vegg. in P. Giovio, p. 387. - -[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in -dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu -l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc. - -[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II, -col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia, -quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere -ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua -aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore -assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua -avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo -derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo -genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di -idee allora si vivesse e si agisse. - -[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo. - -[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_. - -[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà -napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo, -dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14. - -[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il -Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32. - -[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere -apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_. - -[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_. - -[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di -Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche -coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben -essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore -domenicano. - -[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896. - -[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo -è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della -vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e -segg., citato già a pag. 92. - -[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato -ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori -restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina, -Vitae Pontiff. p. 311. - -[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I. - -[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125. - -[356] Per vero molto incostante. - -[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco, -cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg. -specialmente la 57. - -[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362. - -[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san -Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad -un tale spediente. - -[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno -della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di -benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro, -dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in -simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con -queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava -oltre il vero_. - -[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli -trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano -le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di -quando era venuto. - -[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel -loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri. - -[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10. - -[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr. -Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._ -presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI, -col. 898. - -[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865. - -[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819. - -[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice: -canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni, -quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di -Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve -incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile -emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_ -accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al -giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si -raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per -abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10. - -[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e -segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24. - -[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo -contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che -essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case. - -[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra -esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto -distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari, -III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi -arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti. - -[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto. - -[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto -espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si -può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno -strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò -una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c. -pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu -forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag. -597, 626, 631, 637, 647. - -[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor. -bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De -viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo -una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine. - -[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei -Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa -intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno -(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto -sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa -sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina: -_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem -pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam -ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria -pereat_. - -[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna -distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo -riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno -come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per -causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin -dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di -magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi, -quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua -per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17. -Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti -questuanti di Apulejo. - -[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431. - -[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la -tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva -voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione -e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357). - -[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei -monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a -Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218). - -[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti -poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei -francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523, -1526, 1529. - -[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112. - -[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali -di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — -Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º -Firenze, Le Monnier). - -[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto -restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere -comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi -mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei -fiorentini. - -[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano -donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla -Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815. - -[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro) -_altrimenti che col fuoco_. - -[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso -Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota. - -[387] Col titolo: _De rusticorum religione_. - -[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil -genere. - -[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama: - - Ista superstitio, ducens a Manibus ortum - Tartareis, sancta de religione facessat - Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis. - -Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca -contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita -di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese -spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati -adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si -parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen. -Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto -più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una -pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov. -_Histor_. XXI, 8. - -[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i -nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di -_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo -senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate. - -[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151. - -[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla -schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che -vogliono trovare un nesso tra questi due fatti. - -[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex, -ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc. - -[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un -bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. -— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il -Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum -habita est_. - -[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno -dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485. - -[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._ - -[397] Matteo Villani, III, 15 e 16. - -[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente -in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente -conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a -razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi -del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era -sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie -lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da -Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la -santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198. - -[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto -nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse -l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa -specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata -Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario -può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san -Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia -settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente -permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_. -III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta -la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di -sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518). - -[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni, -_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra, -che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni -rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti -nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno: - - Nunc autem, postquam penitus natura Satanum - Cognita, et antiqua sine majestate relicta est, - Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos - Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa; - Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum - Marmora, et aeternae decora immortalia famae.... - -[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De -sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del -preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai -disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere -favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse. - -[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S. -Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc. - -[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_, -p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione -speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656. - -[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti -di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.). - -[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente -il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio -lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115. - -[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa -pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos -postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl. -Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei -Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni -eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed -eccitarle a penitenza. - -[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23. - -[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg. - -[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle -dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a -Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV, -col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso -Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la -sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo -compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il -cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi -nella mente degli uomini futuri_. - -[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800. - -[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della -Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De -rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno -di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco. - -[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi -che la cosa era disposta _con gran misterio_. - -[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326, -386, 401. - -[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star -bene con Iddio_, dice l'annalista. - -[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di -Perugia. - -[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma -evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai -preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque. - -[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo» -pag. 110. - -[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si -poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza. - -[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio, -_Nov._ 46, 48, 49. - -[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la -religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una -lacuna. - -[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e -segg. Cfr. str. 141 e segg. - -[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg. - -[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine. - -[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, -nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg. -121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta -per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di -pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag. -246). - -[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo -anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia -spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni -prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed. -Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam -in aerem evanescere, in auras affluere_. - -[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro -di Lucrezio. - -[428] _Inferno_, VII, 67-96. - -[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei -pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, -156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina. - -[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col. -532. - -[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre -quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX. - -[432] Paul. Jovii _Elogia liter._ - -[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi -le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc. - -[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la -filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia. - -[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si -miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._ - -[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di -nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da -osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa -beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto -vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta -quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel -deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli -portò i zoccoli_. - -[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. -III c. 13. - -[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915. - -[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato -con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II, -IV, c. 154, nota. - -[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286. - -[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611. - -[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_. - -[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno -degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è -scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag. -201 e nota. - -[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153. - -[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909: -_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae -rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim -praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia -stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come -quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti. -In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per -mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista, -doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa. - -[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._ - -[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli -angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più -serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o -il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_. - -[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18. - -[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti -quivi ritualmente prescritti. - -[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p. -598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag. -51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio, -presso Murat. XX, col. 1017. - -[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato -Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude -ad un astrologo della città. - -[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare -che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei -professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella -Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed. -Bossi, V, pag. 283. - -[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale -e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov. -Villani, VI, 81. - -[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era -_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto -IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186. - -[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco -Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione -pubblicò molti segreti del Papa. - -[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247. - -[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien -menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di -Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si -dice tedesco di nazione. - -[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro -secondo. - -[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro -Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria -miseria. - -[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro, -quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora -nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva -provare, se la predizione era vera. - -[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il -figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita -al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV, -II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il -medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia -annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed -in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_. - -[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in -Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso -Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco -Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo -meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413. - -[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto -vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._ -presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di -spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_, -Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I. - -[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov. -Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol. -I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del -più tardo medio-evo. - -[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli, -_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che -promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro -sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva -suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli -talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del -Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi -da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove -aveva insegnato, tornava a Forlì. - -[466] Matteo Villani, XI, 3. - -[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come -onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota. - -[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_. - -[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II, -col. 1617. - -[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi, -_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche -in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la -mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con -segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305. - -[471] Azario, presso il Corio, fol. 258. - -[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un -astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al -sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna, -«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue -cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento -della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal -des Ursins ad a. 1396. - -[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel -1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine -cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde. - -[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12. - -[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause, -e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato -qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli -dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso -del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5. - -[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV; -secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium -naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che -noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_. - -[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_): -_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro -entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis -Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163). - -[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi -citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra -aver pensato ugualmente. - -[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro -dottrine. - -[480] Giov. Villani, III, I, X, 39. - -[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4. - -[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931), -quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a -questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista, -cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor -conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, -67. - -[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è -visibile una credenza almeno nei pronostici. - -[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII. - -[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il -suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a -scribendo deterruisse videatur_. - -[486] _De rebus coelestibus_. - -[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria -di Dante nel principio del «Convito». - -[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera -a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226, -dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al -Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude, -che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi. - -[489] _Ricordi_, l. c. N. 57. - -[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio -all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.). - -[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le -profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta -in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177. - -[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208. - -[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514. - -[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515; -cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello -scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S. -Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la -testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto. - -[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_ -presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio -concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371. - -[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al -Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso -all'astrologia. - -[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c. -53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente -accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole -ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione -delle sorti che vi vanno connesse. - -[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20. - -[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir -dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr. -Rabelais, _Pantagruel_, III, 10. - -[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo -_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le -lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47. -Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che -egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri -nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX, -col. 1016. - -[501] Parte II, _Nov._ I. - -[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante, -il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo -dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii; -e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di -contraffare la voce e il grido di tutti gli animali. - -[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467. -L'amministratore morì di spavento. - -[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._ - -[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' -Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso. - -[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non -rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in -un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171 -(vol. I, p. 282). - -[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che -intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi -di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I -particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58. - -[508] Jov. Pontan. _Antonius_. - -[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando -di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La -legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero -encantatione d'immundi spiriti a nuocere._ - -[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag. -532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_. - -[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum -potens._ - -[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI -non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena -scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate, -tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L. -III, cap. 9. - -[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10. - -[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65. - -[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se -il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero -se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo -dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_ -VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto -Pompeo. - -[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis -desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso -di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare -affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di -un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come -la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi -delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto -processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto -dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase -delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che -in allora nuovamente si riprodussero. - -[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c. - -[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per -esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12. - -[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._ -III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897, -parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine -dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses -cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei -veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor. -arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che -getta gli altri frequentatori sulla pubblica via. - -[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle -streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono -distesamente tutte le loro ribalderie. - -[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane -apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano -certe _malìe_. - -[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152. - -[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa, -_De occulta philosophia_, cap. 39. - -[524] _Septimo Decretal_. l. c. - -[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg. - -[526] Ibid. IX, 201 e segg. - -[527] Ibid. X, 770 e segg. - -[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti -sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche -teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri -(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa -sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI). - -[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera -_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni -d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della -prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue -teorie al Sacco di Roma del 1527. - -[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse -mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440), -il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in -Italia neanche un lontano riscontro. - -[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella -«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto -dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti -pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono -aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio -Turon. VIII, 33. - -[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14. - -[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III, -1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante, -_Inferno_, XIII, 146. - -[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119, -una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra -con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam -se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem -virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche -questa del destino. - -[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli -_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte -amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p. -43. - -[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam -Petrum, Anacletum et Linum imitatus_. - -[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione -ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron. -Petershusanum_, I, 13 e 16. - -[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena. - -[539] Bandello, III, _Nov._ 52. - -[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni -giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare -di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. — -Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide, -Phantas._ XVIII. - -[541] Benv. Cellini, I. c. 64. - -[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini, -il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e -simili sciocchezze». - -[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella -Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A -questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato, -col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e -regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso -volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran -turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è, -come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo -scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di -Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della -vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese -Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso -del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di -Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel -lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi. - -[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex -florent. codicibus_, Tom. II). - -[545] Di questa specie particolare di superstizione molto -diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco -nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60. - -[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_. - -[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti. - -[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non -conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato -alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare -il suo oroscopo. - -[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_. - -[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie -della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_, -cap. 57, 52. - -[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122. - -[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque -fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più -vivacità e _ab irato._ - -[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag. -286 e seg. - -[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub -voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. — -Macaroneide, Chant._ XII. - -[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta -riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione -di dare ed avere aveva deciso a danno di lui. - -[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg. -— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p. -122, _Vita di Piero di Cosimo_. - -[557] Jov. Pontan. _Charon_. - -[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II. - -[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino, -_Venezia_, L. XIII, p. 243. - -[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260. - -[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8. - -[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8. - -[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo: -_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro -dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle -anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone -X_, ed. Bossi, II, p. 288. - -[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan. -_Pharsal_, IX, sul principio. - -[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632). - -[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le -opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli -uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra, -debitamente sieno date le stelle_. - -[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109. - -[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio -dello scultore Nicolò dell'Arca: - - Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant - Miranturque tuàs, o Nicolae, manus. - -(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912). - -[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi. - -[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei -quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io -sarei stato l'uomo più infelice del mondo. - -[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2. - -[572] _Del governo della famiglia_, p. 114. - -[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa -parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota): - - «Dii. quibus tam Coryciùs venusta - Signa, tam dives posuit sacellum, - Ulla si vestros animos piorum - Gratia tangit, - Vos jocos risusque senis faceti - Sospites servate diu; senectam - Vos date et semper viridem et Falerno - Usque madentem. - At simul longo satiatus aevo - Liquerit terras, dapibus Deorum - Laetus intersit, potiore mutans - Nectare Bachum». - -[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg. - -[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a -suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._ -178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_. - -[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad -Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_. - -[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la -cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII, -p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso -Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il -Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le -altre poesie qui nominate. - -[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo -_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere -specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso -deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più -spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo: -i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306 -nota) ne formano come il complemento. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 *** diff --git a/old/64206-h/64206-h.htm b/old/64206-h/64206-h.htm deleted file mode 100644 index c654a50..0000000 --- a/old/64206-h/64206-h.htm +++ /dev/null @@ -1,15285 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=UTF-8" /> - <title> - La civiltà del secolo del Rinascimento vol. II, di Jacob Burckhardt - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.blockquote {margin: 0em 10% 2em 10%; font-size: 95%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 0em; page-break-before: avoid;} -h3 {font-size: 130%;} - -span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.xx-small {font-size: 50%;} -.x-small {font-size: 70%;} -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 95%;} -.indice td {vertical-align: top; padding-right: 0.5em;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -.x-ebookmaker .covernote {visibility: visible; display: block;} - -.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} -.stanza {margin: 1em auto;} -.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} -.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} -.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} - - </style> - </head> -<body> -<div>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA CIVILTÀ -<span class="smaller">DEL SECOLO</span> -DEL RINASCIMENTO -<span class="smaller">IN ITALIA<br /><br /> -VOLUME II.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">LA CIVILTÀ</span><br /> -<span class="xx-small">DEL SECOLO</span><br /> -DEL RINASCIMENTO<br /> -<span class="xx-small">IN ITALIA</span> -</p> - -<p class="pad2"> -SAGGIO<br /> -<span class="x-small">DI</span><br /> -<span class="x-large">JACOPO BURCKHARDT</span> -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="small">TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA<br /> -DAL PROFESSORE</span><br /> -<span class="large">D. VALBUSA</span><br /> -con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore -</p> - -<p class="pad1"> -VOLUME II -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="small">IN FIRENZE</span><br /> -<span class="large">G. C. SANSONI, EDITORE</span><br /> -1876 -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p> - -<h2 id="parte4">PARTE QUARTA -<span class="smaller">SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p> - -<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I. -<span class="smaller">Viaggi degli Italiani.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi. -</p> -</div> - -<p> -Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono -il progresso, raggiunto un alto grado di sviluppo -individuale ed educati alla scuola dell'antichità, gli Italiani -si volgono ora alla scoperta del mondo esteriore -e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte. -Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne -ora i progressi, che più convenientemente dovrebbero -riserbarsi ad una trattazione speciale. -</p> - -<p> -Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane -regioni noi non possiamo permetterci qui che alcune -considerazioni generali. Le Crociate aveano aperto agli -Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, e risvegliato -dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera. -Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto -si sia collegato con lo spirito d'investigazione scientifica -o si sia posto del tutto al servigio di quest'ultima; ma -non v'ha dubbio che ciò accadde in Italia assai per tempo -e in modo più largo e compiuto, che non in qualsiasi -altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani aveano -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -preso una parte molto diversa da quella degli altri -popoli d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali -in oriente; e da tempo immemorabile il Mediterraneo -aveva svolto negli abitatori delle sue rive tendenze -affatto speciali, per cui avventurieri nel senso -nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole, -diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente -famigliarizzati con tutti i porti orientali del Mediterraneo, -accadde invece che i più intraprendenti si sentissero -portati ad abbracciare la vita nomade e vagabonda dei -viaggiatori arabi, che vi s'incontravano dappertutto, -avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più -o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi -involti nelle correnti del mondo mongolico e -furono portati sempre più innanzi sino ai piedi del gran -trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico noi troviamo -assai per tempo singoli Italiani associati a questa -o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora -sin dal XIII secolo trovarono le Canarie,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e genovesi -pur furono quelli, che nello stesso anno 1291, -quando appunto andava perduta Tolemaide, ultimo avanzo -dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che si -conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> -sotto questo riguardo adunque Colombo non fu il -solo, ma il più grande in una schiera numerosa di Italiani, -che navigarono in mari remoti al servizio delle -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già -colui, che casualmente approda pel primo ad un paese, -ma chi, dopo averlo cercato, lo trova, e se costui soltanto -raccoglie la gloria di tutti gli sforzi de' suoi predecessori -e acquista il diritto di portar pel primo la -parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando -anche si volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo -in qualsiasi spiaggia, rimarranno pur sempre il popolo -scopritore per eccellenza durante tutto il periodo ultimo -del medio-evo. -</p> - -<p> -Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla -storia speciale delle scoperte. Ma non per questo verrà -mai meno l'ammirazione dovuta alla grandiosa figura -del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un nuovo -continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè -dire: il <i>mondo è poco</i>, la terra non è così grande, come -si crede. Mentre la Spagna dava all'Italia un Alessandro -VI, l'Italia dava alla Spagna un Colombo: poche -settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio 1503), -questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera -agli ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai -leggere senza un senso di profonda commozione. E in -un codicillo, datato da Valladolid nel 4 maggio 1506, lascia -egli «alla sua diletta patria, la repubblica di Genova», -quel libro di preghiere, che gli fu regalato da -papa Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto -nel carcere, nelle lotte e in ogni specie di avversità». -Si direbbe quasi che con ciò il grand'uomo avesse avuto -in mira di diffondere un ultima aureola di perdono e di -pace sull'abborrito nome dei Borgia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto -ai viaggi degli Italiani, ci si impone altresì, per l'indole -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -del nostro lavoro, rispetto allo sviluppo che ebbe presso -di loro l'esposizione dei dati e delle dottrine geografiche, -ossia riguardo alla parte, che essi presero al progressivo -allargarsi della cosmografia. Ma anche un semplice -confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli -mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. -Dove, fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, -avrebbesi potuto trovare in un uomo solo tante cognizioni -geografiche, statistiche e storiche, quante si riscontrano -in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto -larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro -cosmografico, ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli -egli descrive con sempre uguale maestria paesi, -città, costumi, industrie prodotti, condizioni politiche e -costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla -fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che -ha attinto dai libri si nota generalmente una certa fiacchezza -e quasi perplessità. Anche il breve schizzo,<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che -egli ci dà di una vallata del Tirolo, dove Federigo III -gli conferì una prebenda, non lascia senza osservazione -nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela -nel suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva -e comparativa, quale soltanto poteva avere un -connazionale di Colombo, nutrito di buoni studi. Mille -altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò che egli -vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso -a darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo -e il tempo la domandavano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -il voler distinguere con precisione ciò che si deve riguardare -come un portato degli studi dell'antichità da ciò, -che è da ascrivere al genio speciale degli Italiani. Essi -considerano e trattano le cose di questo mondo da un -punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere -esattamente gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia -un popolo semi-antico e perchè le loro condizioni politiche -ve li predispongono; ma non sarebbero così rapidamente -giunti ad un tal grado di maturità, se gli antichi geografi -non avessero già loro additato la via. Incalcolabile -da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie -italiane già esistenti sullo spirito e sulle tendenze -dei viaggiatori e degli scopritori. Anche il semplice -dilettante di una scienza, quale, ad esempio, sarebbe -Enea Silvio, se per un momento lo si volesse collocar -tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino -prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il -nuovo terreno indispensabile di una opinione pubblica -prevalente, di un preconcetto favorevole ad una impresa. -Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo dello scibile sanno -valutare tutta l'importanza del servigio, che con ciò vien -reso agli arditi loro concepimenti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p> - -<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Le scienze naturali in Italia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. -Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia: -i serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi. -</p> -</div> - -<p> -Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo -delle scienze naturali, noi non possiamo far altro che -rinviare il lettore ai trattati speciali, fra i quali non ci -è nota che l'opera evidentemente troppo superficiale e -dogmatica del Libri.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> La contesa sulla priorità di singole -scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo -del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è -possibile che sorga un uomo, il quale, fornito di una -cultura assai limitata, per irresistibile impulso si getta -in braccio all'empirismo e, per una felice disposizione -naturale, fa progressi maravigliosi. Tali furono Gerberto -di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù, -si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere -del loro tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima -dello scopo, che avevano in vista. Una volta squarciato -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -il velo dell'errore, tolto il fascino delle tradizioni, e dell'autorità -delle scuole e superato quel religioso terrore -che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono -d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa -quando lo spirito d'osservazione e d'investigazione della -natura è privilegio speciale di un popolo intero, e conseguentemente -lo scopritore non è nè minacciato, nè -condannato al silenzio, ma può anzi contare sul consenso -e sul favore universale. E in tali condizioni pare -essersi trovata appunto allora l'Italia.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> Non senza orgoglio -i naturalisti italiani additano le prove e gl'indizi, -pei quali non si può dubitare dell'empirismo di Dante -nello studio della natura.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Intorno a certe singole scoperte -o priorità nella menzione di speciali fenomeni, che -essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio; -ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso -dinanzi alla grande potenza di osservazione, che -traluce da tutte le sue immagini e similitudini. Più -assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse appariscono -in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, -che dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice -studio di ornamento, ma per porgere un'idea quanto più -sia possibile adeguata di ciò che vuol dire. Nell'astronomia -poi egli dà prove di cognizioni affatto speciali, -quantunque non si debba disconoscere che molti di quei -passi del suo gran poema che ora destano stupore, in -allora fossero intesi universalmente. Dante infatti, senza -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -tener conto della sua erudizione, si fonda sopra un'astronomia -popolare molto diffusa al suo tempo e che gli -Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato -già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere -e del tramontare delle costellazioni non è oggidì più -necessaria per l'uso introdotto degli orologi e dei calendari, -e con essa andò perduto anche tutto quell'interesse, -che il popolo era solito di prendere per tanti altri fatti -astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli -insegnamenti per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che -Dante non sapeva, che cioè la terra si gira intorno al -sole; ma, fatta eccezione degli uomini della scienza, -l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo -alla più completa indifferenza. -</p> - -<p> -Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali -deviò poscia l'astronomia, non provano nulla contro le -tendenze empiriche degli Italiani d'allora; esse non furono -che attraversate e vinte per un momento dalla -smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di -questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo -a studiare il carattere morale e religioso della -nazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era -mostrata quasi sempre assai tollerante, ed anche contro -la schietta investigazione della natura essa non procedette -mai con rigore, se non quando le accuse — vere -o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e -di negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. -Ma la questione, che importerebbe risolvere, sarebbe -propriamente di sapere sino a qual punto ed in quali -casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte i francescani, -abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia -abbiano continuato a condannare, sia per connivenza -verso i nemici degli accusati, sia per tacita avversione -contro lo studio della natura in generale e più specialmente -poi contro ogni esperimento scientifico. Quest'ultimo -caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe -pressochè impossibile l'addurne le prove. Ciò che può -aver cagionato nel nord simili persecuzioni, l'opposizione -ostinata del sistema ufficiale della scienza fisica accettato -dagli scolastici contro i novatori, come tali, non potrebbe -quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si sa -che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) -non cadde vittima che dell'invidia collegiale di un altro -medico, che lo accusò presso l'Inquisizione di eresia e di -magia,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> ed altrettanto si può supporre anche rispetto al -suo contemporaneo padovano, Giovannino Sanguinacci, -perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma -questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. -Per ultimo non bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, -come inquisitori, non ebbero mai tanta potenza, -come nei paesi settentrionali; sì i tiranni, che le repubbliche -più d'una volta nel secolo XIV diedero prove tali -di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice -investigazione della natura, ma molte altre cose -ben più rilevanti andarono impunite. Ma quando, col secolo -XV, l'antichità prevalse in tutti i rapporti della vita, -la breccia aperta nel vecchio sistema s'allargò in favore -d'ogni specie di indagine profana, con questo però che -l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -allo studio empirico della natura.<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> In mezzo a ciò si risveglia -pur sempre qua e là di nuovo l'Inquisizione e -punisce o manda al rogo qualche medico, perchè bestemmiatore -e negromante, nè, in tali casi, si può mai -dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto -motivo della condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, -sul finire del secolo XV l'Italia con Paolo Toscanelli, -Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era senza paragone -il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di -scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si -riconoscevano suoi discepoli, non esclusi nemmeno il -Regiomontano e il Copernico. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso -alle scienze naturali si ha anche nello zelo, con cui -si cercò assai per tempo di mettere insieme delle collezioni -per lo studio comparativo delle piante e degli animali. -Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto di essere -stata la prima a possedere orti botanici, sebbene -parrebbe che in sulle prime essi non esistessero che con -intenti di pratica utilità, e d'altronde sia anche discutibile -il vanto di priorità, ch'essa si arroga. Senza paragone -più importante invece è il fatto, che tanto i principi, -quanto i ricchi privati, nel mettere insieme i loro giardini -di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far -collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di -specie diverse. Così nel secolo XV il magnifico giardino -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -di villa Careggi dei Medici ci vien dipinto pressochè -come un orto botanico,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> ricco di innumerevoli specie di -alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo -XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio -nella campagna romana,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> non lungi da Tivoli, dove erano -siepi di rose d'ogni specie, alberi d'ogni sorta, piante -fruttifere di tutte le possibili varietà e un grande orto -con venti specie di uve. Qui evidentemente si ha qualche -cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali -universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini -di tutti i castelli e dei conventi degli altri paesi -d'occidente: oltre ad una cultura assai progredita delle -piante fruttifere pei vantaggi che se ne ritraggono, si -vede un interesse speciale per le piante in sè medesime, -per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia -dell'arte c'insegna come solo più tardi questa passione -delle collezioni fece luogo alle esigenze del gusto architettonico -pittoresco. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non -si può immaginare scompagnato da uno spirito superiore -d'osservazione. Il facile trasporto dai porti meridionali -ed orientali del Mediterraneo e le condizioni favorevoli -del clima italiano rendevano possibile l'acquisto delle -maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando -in quando ne facevano i Sultani.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> L'animale preferito -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -tanto nelle repubbliche, che nei principati è di regola -il leone, anche se non figuri nel loro stemma, come era -appunto il caso di Firenze.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Le tane, dove si tenevano -rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in prossimità -di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; -quelli di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. -Infatti questi animali si adoperavano talvolta per l'esecuzione -delle sentenze capitali in affari politici,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e tenevano -inoltre vivo nel popolo un certo rispettoso spavento. -Di più, il loro contegno si aveva in conto di un misterioso -pronostico: la loro fecondità si riguardava come -un segno d'imminente prosperità generale, ed anche -Giovanni Villani non crede di derogare alla propria dignità -notando di avere assistito di persona al parto di -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -una leonessa.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> I lioncelli usavasi di regalarli alle città -e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio -al valore.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei -leopardi, pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito -domatore.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Borso da Ferrara faceva combattere i suoi -leoni con tori, orsi e cinghiali.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> -</p> - -<p> -Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti -di necessario lusso, in parecchie corti principesche dei -veri serragli. «Alla magnificenza di un gran, signore, -scrive Matarazzo, s'appartiene di possedere cavalli, cani, -muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì buffoni, -cantanti e bestie feroci».<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Il serraglio di Napoli al tempo -di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni -del monarca di Bagdad, a quanto sembra.<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Filippo Maria -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -Visconti possedeva non solo dei cavalli, che vennero pagati -500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, e pregiatissimi -cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire -da diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi -uccelli da caccia, che avea fatto raccogliere in tutto il -settentrione, non gli costava meno di 3000 ducati d'oro -ogni mese.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Emanuele il grande, re di Portogallo, sapeva -bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando -gli mandò un elefante ed un rinoceronte.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> E per tal -modo si veniva ponendo le basi della scienza zoologica -e della botanica. -</p> - -<p> -Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi -dall'allevamento delle razze cavalline, delle quali quella -mantovana di Francesco Gonzaga passava per la prima -d'Europa.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> L'uso di attribuire un pregio speciale a certe -razze è certamente tanto antico, quanto l'arte del cavalcare, -e la produzione artificiale di razze ibride deve -essere stata comune specialmente sin dal tempo delle -Crociate; ma, quanto all'Italia, la conquista dei premi -nelle corse, che si davano in qualunque città di qualche -importanza, era il movente più efficace per cercarvi la -produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma -celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -gl'infallibili corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, -anche i più nobili cavalli da battaglia, e in generale -cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti a gran signori, -si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga -teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e -d'Irlanda, nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, -per avere quest'ultime, egli coltivava costantemente -l'amicizia dei Gransultani. Tutte le varietà furono quivi -tentate per produrre quanto più si potesse di eccellente -e di perfetto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma a questo tempo non mancò neanche quello che -si direbbe un serraglio d'uomini: il celebre cardinale -Ippolito de' Medici,<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> figlio bastardo di Giuliano duca di -Nemours, manteneva nella strana sua corte una schiera -di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti -ed erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la -razza, alla quale appartenevano. Qui infatti si vedevano -incomparabili volteggiatori di puro sangue moresco tolti -alle regioni settentrionali d'Africa, arcieri tartari, lottatori -negri, palombari indiani e turchi, che tutti insieme, -specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale. -Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), -questa turba svariata ne portò a spalle la salma da Itri -a Roma, e al lutto generale della città per la perdita -di un signore così liberale confuse le sue nenie funebri, -espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime -gesticolazioni.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani -nello studio delle scienze naturali e della varietà -e ricchezza dei prodotti della natura in generale, non -sono che cenni imperfettissimi del molto di più, che potrebbe -dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore, -sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto -di lasciare in questa parte del suo libro; ma egli non -esita a confessare che di molte delle opere speciali, che -potrebbero abbondantemente riempirla, non ha potuto -vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p> - -<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III. -<span class="smaller">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il -Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea -Silvio e le sue descrizioni. -</p> -</div> - -<p> -Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche -un'altra maniera di accostarsi alla natura, ed in un -senso affatto particolare. Gli Italiani sono i primissimi -fra i moderni, che intravidero e gustarono il lato estetico -del paesaggio.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> -</p> - -<p> -Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo -e complicato svolgimento della cultura, e la sua origine -è assai difficile da rintracciare, in quanto che un sentimento -segreto di questa specie può esistere da lungo -tempo, prima che si manifesti nella poesia e nella pittura -e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. -Presso gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si -restrinsero alla rappresentazione di tutto il ciclo della -vita umana, prima di passare e descrivere quella della -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -natura, e quest'ultima rappresentazione rimase pur -sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, -da Omero in poi, in un numero grandissimo di espressioni -e di versi apparisca evidente l'impressione sempre -più forte, che la natura veniva facendo sull'uomo. Più -tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro signorie -sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con -sè una naturale predisposizione a sentire altamente il -lato spirituale della scena campestre, e quand'anche il -Cristianesimo le abbia costrette per un certo tratto di -tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, nei laghi -e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti -falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo -stadio di transizione fu presto assai da esse superato. -Egli è un fatto che ancora nel colmo del medio-evo, -intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento -schietto e profondo del mondo esteriore, che si -manifesta chiaramente nei canti dei menestrelli delle diverse -nazioni.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Da essi traspare un vero entusiasmo pei -fenomeni più semplici, quali l'apparir della primavera -e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi. -Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i -loro personaggi, i crociati, che pur corsero tanta parte -di mondo, in quei canti quasi non figurano più come -tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio ci descrive -con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature -dei guerrieri, non è che imperfettissima nella -descrizione dei luoghi, e il grande Volframo di Eschenbach -ci dà appena un'immagine sufficiente della scena, -nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante -d'ogni paese abitasse o avesse visitato e conoscesse -perfettamente migliaja e migliaja di castelli situati nelle -posizioni le più pittoresche. Anche nelle poesie degli -<i>scolari vaganti</i> (v. pag. 235) manca il senso della -prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre -invece le cose vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza -di colorito, che non se ne trova riscontro in nessun -menestrello della Cavalleria. Infatti dove trovare -una descrizione della foresta d'amore simile a questa, -che noi crediamo di un poeta italiano del secolo XII? -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Immortalis fieret</p> -<p class="i01">Ibi manens homo:</p> -<p class="i01">Arbor ibi quaelibet</p> -<p class="i01">Suo gaudet pomo:</p> -<p class="i01">Viae myrrha, cinnamo</p> -<p class="i01">Fragrant et amomo —</p> -<p class="i01">Conjectari poterat</p> -<p class="i01">Dominus ex domo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ecc.</p> -</div></div> - -<p> -Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da -lungo tempo monda e purificata da ogni influsso di potenze -soprannaturali. San Francesco d'Assisi nel suo Inno -al sole loda il Signore non per altro, che per la creazione -delle luci del cielo e dei quattro elementi. -</p> - -<p> -Ma le prove più convincenti della profonda impressione -esercitata dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano -con Dante. Egli ci ritrae al vivo in poche linee -non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar della marina -sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar -le selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -coll'unico intento di goder grandiose prospettive<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, uno -dei primi o il primo forse, dopo i poeti antichi, che abbia -sentito la bellezza di tali spettacoli. Il Boccaccio lascia -indovinare, più che non descriva egli stesso, quanta sia -l'impressione che fanno su lui le scene della natura; -tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere -qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, -se non altro, avrà esistito nella sua fantasia.<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> Con coscienza -poi ancor più compiuta il Petrarca, uno dei -primi uomini perfettamente moderni, mostra l'importanza -delle grandi scene della natura per un anima sensitiva. -Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le -letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco -della natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi -<i>Tableaux de la nature</i> i quadri descrittivi più perfetti -che esistano, Alessandro Humboldt, non s'è mostrato del -tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, anche -dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche -cosa da aggiungere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si -vuole che a lui si debba la primissima carta d'Italia,<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> — e -nemmeno ripetè semplicemente quanto avevano -detto gli antichi,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> ma il vero aspetto della natura trovò -nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli -spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale -occupazione: associando l'una cosa coll'altra, s'intende -assai facilmente quel desiderio di solitudine erudita, che -lo incatena a Valchiusa ed altrove, e le sue fughe periodiche -dal suo secolo e dal mondo.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> Gli si farebbe un -gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa potenza -descrittiva della natura si volesse inferire in lui una -certa mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso -golfo della Spezia e di Porto Venere, per esempio, -ch'egli innesta sulla fine del sesto canto dell'«Africa», -e che non fu mai fatta da nessuno nè degli antichi, nè -dei moderni,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non è, a dir vero, niente più che una semplice -enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che -risulta dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare -l'importanza pittoresca di un sito dalla sua utilità.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -In occasione della sua dimora nei boschi di Reggio, -l'improvviso spettacolo di un grandioso paesaggio agisce -talmente su lui, che egli continua una poesia da lunghissimo -tempo interrotta.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> Dove però il suo entusiasmo -raggiunge il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte -Ventoux, non lungi da Avignone.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Un vago desiderio di -godere un ampio orizzonte s'esalta in lui sino al punto -di una vera passione alla lettura accidentale di quel -passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo -di Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. -Egli pensa fra sè: come non sarà da scusare in un giovane -di condizione privata ciò che non si biasima nemmeno -in un vecchio re? Infatti il salire alle cime di un -monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza -inaudita a quanti lo circondavano, nè certo era il caso -di pensare a trovar amici o conoscenti che lo accompagnassero. -Il Petrarca non prese adunque con sè che il -minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in -avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre -con costoro avea cominciato già la salita, un vecchio -pastore lo scongiurava di tornar sui suoi passi: aver -egli pure, un cinquant'anni innanzi, fatto un simile tentativo, -ma non averne riportato altro, fuor che le membra -rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno -essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non -si lasciano atterrire per questo, e tra indicibili stenti -s'avanzano ognor più, sinchè si trovano colle nuvole -sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli è vero -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno -ad una descrizione della prospettiva che si apre -loro dinanzi; ma ciò non accade già perchè il poeta sia -rimasto freddo e insensibile a quella vista, bensì invece, -perchè l'impressione fu troppo forte in lui. In quell'altezza -solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti i fantasmi -e le follie della sua vita passata: egli si rammenta -come per l'appunto dieci anni prima era partito ancor -giovane da Bologna, e volge uno sguardo d'ansioso desiderio -all'Italia; per ultimo apre un libriccino, che s'era -preso a compagno di quel viaggio, le confessioni di S. Agostino, -e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel -passo del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini -se ne vanno attorno e ammirano l'altezza dei monti e -l'ampiezza dei mari e il romorio dei torrenti e il corso dei -pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di sè medesimi». -Suo fratello, al quale egli legge queste parole, -non sa comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente -il libro e se ne stia meditando in silenzio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio -degli Uberti nella sua cosmografia,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> scritta in versi -rimati (v. vol. I, pag. 240), descrive la vasta prospettiva -che si gode dal monte Alvernia, con quella freddezza -che è propria d'un geografo e di un antiquario, -ma al tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue -il testimonio oculare. Egli deve però aver ascese -cime ancora più elevate, perchè conosce fenomeni, che -non si possono osservare se non a più di 10,000 piedi -sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento -degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -guarisce il suo mitico duce, Solino, con una spugna intrisa -in una particolare essenza. Del resto, non v'ha dubbio -che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, delle -quali pure egli parla,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> non sono che prette finzioni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri -della scuola fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, -strappano interamente alla natura il suo velo e ne rubano -la vera immagine. Ma il loro paesaggio non si ferma lì, -nè è soltanto una naturale conseguenza del loro sforzo -di presentare in generale un riflesso della realtà; esso -ha già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè -tuttavia in modo ancora convenzionale. L'influenza -di questo paesaggio su tutta l'arte occidentale è innegabile, -e non poterono quindi non risentirla anche gli -artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo -genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò -a distoglierli dalla via, che s'erano tracciata essi stessi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, -la voce di Enea Silvio è una delle più autorevoli del -tempo. Quand'anche non si volesse tenere alcun conto -di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti a -confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine -di quel tempo e della sua cultura spirituale si -trovi così viva ed intera, e che assai pochi altresì s'accostarono, -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -al pari di lui, al tipo normale dell'uomo del -Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, anche -dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai -con piena giustizia sino a che si porranno a base del -giudizio le lagnanze della Chiesa tedesca defraudata, colpa -le di lui oscillazioni, del tanto invocato Concilio.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per -essere stato il primo non solamente a sentire la magnificenza -del paesaggio italiano, ma anche a descriverla -sin nelle più minute particolarità con vero entusiasmo -(v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana -meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe -in modo speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare -i suoi ozi nella migliore stagione dell'anno in escursioni -campestri più o meno lunghe. Ora almeno la podagra, -di cui era affetto da lunghissimo tempo, non gli era più -un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva -trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano -quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta -della natura e dell'antichità e appassionato pei -modesti, ma eleganti edifizi, apparirà quasi un santo. Ed -egli stesso nello splendido e vivace latino de' suoi Commentari -ci ha lasciato la più veridica testimonianza di -quanto in tali piaceri si sentisse felice.<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -</p> - -<p> -Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto -quello di qualsiasi uomo moderno. Egli si sente rapito in -una specie di estasi dinanzi alla grandiosa magnificenza -della scena, che si gode dal più alto dei monti Albani, il -monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia del territorio -a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello -sino all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese -che contiene le rovine delle antichissime città, coi profili -dei monti dell'Italia di mezzo, con le grandiose foreste -tutto all'intorno verdeggianti nelle pianure e coi -laghi delle montagne, che l'illusione fa credere vicini. -Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che -sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti -di ulivi, con la prospettiva delle lontane foreste e della -valle del Tevere, dove brulicano d'ogni parte i castelli -e le piccole borgate poste lungo le sponde del fiume. -Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a Siena -colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina -è la sua patria, e ad esso quindi si volgono con -predilezione speciale le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo -altresì nel rilevare le più minute particolarità -pittoresche, come, per esempio, quando descrive quella -lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, e che -è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate -da vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, -dove tra gli scogli verdeggiano perpetuamente le -quercie, rallegrate del continuo dal canto dei tordi». -Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi, -seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -egli sente che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un -poeta, egli è certamente questo «segreto asilo di Diana». -Spesse volte si sa aver egli tenuto il concistoro e fatta -la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto quegli -antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli -ulivi, sedendo su un verde prato o presso il zampillo di -qualche fontana. Alla vista di una gola montuosa, che -si va restringendo e sulla quale arditamente si stende -in arco un ponte, si risveglia immediatamente in lui il -suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, -che non lo interessi vivamente colla perfezione e specialità -caratteristica, che le è propria: i campi azzurri -di lino mollemente ondeggianti, il giallo della ginestra -che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi di qualsiasi -specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli -sembrano miracoli di natura. -</p> - -<p> -Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, -dove salì nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa -infocata rendevano assolutamente inabitabile la pianura. -A metà dell'altezza del monte, nell'antico convento longobardo -di S. Salvatore, fermò egli colla Curia la sua -residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul dirupato -pendio, si domina tutta la Toscana meridionale -e si veggono in lontananza le torri di Siena. Egli non -salì sino alle più alte cime del monte, ma vi salirono i -suoi seguaci, ai quali si unì anche l'oratore veneziano, -e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra addossati -l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche -popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran -lontananza, oltre il mare, le due isole di Corsica e di -Sardegna.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> In quella deliziosa frescura, all'ombra delle -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -annose querce e de' castagni, sul verde smalto dell'erba, -dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun insetto -o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì -più felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni -determinati, egli cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -<i>novos in convallibus fontes et novas inveniens -umbras, quae dubiam facerent electionem.</i> — In tali -circostanze gli accadde anche una volta di vedere la -caccia che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu -visto fuggire sul monte difendendosi del suo meglio colle -unghie e colle corna. Sulla sera il Papa soleva sedere -nel piazzale del convento dal lato che prospetta la valle -del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli ragionamenti. -I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare, -riferivano che alle falde del monte il caldo era -insopportabile, e che la campagna arsa e deserta rendeva -immagine di un vero inferno, al cui paragone il -monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi -una dimora di paradiso. -</p> - -<p> -In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione -od influenza antica. E, ammesso anche che gli antichi -abbiano anch'essi sentito a quel modo, certo è che -le poche espressioni di qualche scrittore, che Pio può -benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser -quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo -entusiasmo.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> -</p> - -<p> -Il secondo periodo di splendore, che sul finire del -secolo XV e sul principiare del XVI ebbe la poesia italiana -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -accanto alla latina, che era pur sempre in fiore, -ci somministra prove in gran numero della forte impressione -prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a -convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel -tempo. Ma vere descrizioni di grandiosi prospetti campestri -non s'incontrano quasi mai, appunto perchè e la -lirica e l'epopea e la novella avevan ben altro a fare -in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano -i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente -possono, e senza tirarli, col mezzo di lontananze -e di prospettive, a contribuire all'effetto,<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che deve uscir -tutto intero dai personaggi e dall'azione. Questo sentimento -sempre crescente della natura trova un'espressione molto -più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi e di lettere.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> -Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra -il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso -s'è imposto: nelle novelle non mai una parola più del -necessario per designare i luoghi, dove si compiono gli -avvenimenti;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> nelle dediche invece, che precedono ciascuna -novella, ampie e particolareggiate descrizioni dei -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i dialoghi -e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover -nominare l'Aretino,<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> come colui che forse fu il primo a -descrivere minutamente qualche splendido effetto di luce -e di ombre nelle ore del tramonto. -</p> - -<p> -Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare -intreccio di vita sentimentale con graziose pitture -di scene naturali, quasi altrettanti quadretti di genere. -Tito Strozza descrive (intorno al 1480) in una elegia -latina<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> la dimora della sua innamorata: una vecchia casetta, -rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi -dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una -cappella assai malconcia dalla violenza delle piene del -Po, che vi scorre in vicinanza: poco lungi di là la casa -del cappellano, che coltiva i suoi sette magri jugeri di -terreno con una coppia di buoi presi a prestito. Queste -non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno -tra gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto -sentimento moderno, al quale, sulla fine di questa parte -del nostro lavoro, troveremo far degno riscontro una altrettanto -semplice e schietta descrizione della vita campestre. -</p> - -<p> -Ora si suol dire comunemente che anche i grandi -maestri tedeschi dei primi anni del secolo XVI seppero -talvolta rappresentare egregiamente tali scene naturali, -come fece, per esempio, Alberto Durer nella celebre sua -incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore, -cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi -quadri in via complementare e accessoria, ed altro che -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -un poeta, avvezzo di solito a spaziare nelle idealità o -a vivere artificialmente nella mitologia, discenda nella -realtà per un intimo impulso suo proprio e senta il bisogno -di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo, -tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, -sta tutto in favore dei poeti italiani. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p> - -<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Scoperte sull'uomo.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Espedienti psicologici; i temperamenti. -</p> -</div> - -<p> -A queste vittorie riportate nel campo della natura -la civiltà del Rinascimento aggiunge un servigio ancor -più segnalato, la scoperta e la rappresentazione dell'uomo -in tutto ciò, che ne costituisce l'intima essenza e le manifestazioni -esteriori.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> -</p> - -<p> -Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, -un forte e completo sviluppo dell'individualità; poi guida -l'individuo al riconoscimento di questo stesso elemento -sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. Lo sviluppo -della personalità è essenzialmente legato alla coscienza, -che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue -questi grandi fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza -esercitata dall'antica letteratura, appunto perchè il modo -di riconoscere e di rappresentare l'individualità e di sceverarla -da ciò che vi ha di comune in tutti gli uomini, -riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza -di riconoscimento non sia un privilegio esclusivo dell'epoca -e della nazione. -</p> - -<p> -I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, -saranno pochi. Se mai in altre parti di questo lavoro, -qui principalmente noi ci accorgiamo di essere entrati -nel pericoloso sentiero delle divinazioni, e sappiamo benissimo -che non a tutti parrà sufficientemente provato -quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi -crediamo di scorgere nella storia della vita morale dei -secoli XIV e XV. Questo lento e successivo apparire -dello spirito di un popolo è tal fenomeno, che ad ogni -osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. -Al tempo spetta di vedere e di giudicare. -</p> - -<p> -Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito -umano non cominciò dall'andare in traccia di una psicologia -teoretica, — in tal caso avrebbe bastato quella di -Aristotele, — ma dal prendere a punto di partenza l'osservazione -dei fatti e la loro classificazione. L'indispensabile -corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei quattro -temperamenti in connessione col dogma allora universalmente -ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi -implacabili elementi si mantengono, da tempo immemorabile, -come qualche cosa di inesplicabile nella mente -dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti pregiudicato -il grande progresso universale. Certamente -parrà cosa strana il vederli tirati in campo in un'epoca, -nella quale oggimai non soltanto l'osservazione paziente -ed esatta, ma l'arte stessa e la poesia, portate all'ultima -perfezione, furono in grado di rappresentar tutto l'uomo -tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale, -quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. -E non sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -esempio, vediamo un osservatore, del resto assai perspicace, -attribuire bensì a Clemente VII un temperamento -melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio giudizio -a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento -collerico-sanguigno.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E lo stesso ci accade -quando leggiamo che a Gastone di Foix, al vincitore di -Ravenna, di cui abbiamo il ritratto dipinto da Giorgione -e la statua scolpita dal Bambaja, e che oltre a ciò ci -vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce un temperamento -<i>saturnio</i>.<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Non vi ha dubbio che chi usò tali -espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche -cosa di preciso e di determinato; ma le categorie, -alle quali si attenne per manifestare la propria opinione, -sono pur sempre quelle già viete e bizzarre di un altro -tempo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p> - -<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Rappresentazione dell'elemento spirituale -nella poesia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante e la sua «Vita -nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e -dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della -tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi -e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea -romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il -Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto -e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso -come antitesi. -</p> -</div> - -<p> -Nel campo della libera rappresentazione dello spirito -ci si fanno incontro per primi i grandi poeti del secolo -XV. -</p> - -<p> -Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei -due secoli precedenti noi ci facciamo a raccogliere le -gemme le più preziose, avremo un complesso di splendide -divinazioni e singole pitture d'affetti, che a prima -vista potranno far parere assai disputabile il primato, -cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle -produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo -col suo poema «Tristano ed Isolda» ci offre il -quadro di una passione, che ha dei tratti che non moriranno -mai. Ma queste gemme nuotano in un mare di -convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -lontane dal dare una completa rappresentazione obbiettiva -dell'uomo interiore e delle sue potenze morali. -</p> - -<p> -Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva -nella poesia cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi -trovatori. Furono questi che crearono la <i>canzone</i> propriamente -detta, la quale nelle loro mani procede artificiosa -e stentata, al pari di qualsiasi canto dei menestrelli -settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il -solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione -sociale alla quale appartiene il poeta. -</p> - -<p> -Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un -avvenire proprio e speciale della poesia italiana, e che -non si possono al tutto riguardare come prive di una -certa importanza, specialmente se la questione sia soltanto -di pura forma. -</p> - -<p> -Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), -che nelle canzoni rappresenta la solita maniera dei trovatori, -derivano i primi <i>versi sciolti</i> che si conoscano,<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> -e in questa apparente assenza di forme trovasi espressa -d'un tratto una vera e reale passione. È una volontaria -rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza -che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî -più tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi -ancora colla pittura a tempra, dalle quali sono banditi -i colori e l'effetto risulta soltanto dal movimento delle -ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur -tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano -il primo passo verso un indirizzo del tutto nuovo.<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del -secolo XIII, una delle molte forme ritmiche rigorosamente -ripartite in strofe, che l'occidente allora inventò, -va diventando per l'Italia la forma normale prevalente: -il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il numero -dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> -sino a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. -Questa è la forma, nella quale da principio si fonde -ogni elevato pensiero lirico e contemplativo e, più tardi, -ogni concetto possibile, per guisa che i madrigali, le sestine -e perfin le canzoni, accanto ad essa, non tengono -più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si -sono in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora -sul serio, di questo inevitabile modello, di questo letto -di Procuste, che obbliga a torturare nelle morse de' suoi -quattordici versi i pensieri e gli affetti. Ma non mancarono -e non mancano tuttavia anche quelli, che amano -invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per -depositarvi vuote reminiscenze e oziose tiritere senza -serietà e senza senso. Questo spiega perchè abbondino -tanto i futili e cattivi sonetti e vi sia tanta penuria di -buoni. -</p> - -<p> -Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto -sia stato un grande beneficio ed una vera fortuna per -la poesia italiana. La chiarezza e la bellezza della sua -forma, la necessità di elevare il concetto nella sua seconda -metà, più intimamente legata insieme, la facilità -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, -e lo resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. -Nè certo essi lo avrebbero conservato ed usato in -ogni secolo ed anche nel nostro, se avessero pensato diversamente. -Chi oserà dire che ad essi mancasse la potenza -di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando -un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del -sonetto fecero una delle principali forme della lirica italiana, -accadde che anche moltissimi altri, forniti di belle, -se non somme, attitudini, e che in altri generi più distesi -della lirica avrebbero fatto naufragio, impararono -necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere -le loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale -dei pensieri e degli affetti, quale non si ritrova nella -poesia di verun altro popolo moderno. -</p> - -<p> -Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale -italiano in una moltitudine di immagini molto -spiccate e concise e nella stessa loro brevità straordinariamente -efficaci. Se anche altri popoli avessero posseduto -una forma convenzionale di questa specie, forse -noi sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita -intima; fors'anche avremmo in quadri nettamente delineati -una serie di situazioni interne ed esterne e pitture -vive e parlanti di passioni e di affetti, che indarno cerchiamo -in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che -non ha quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli -Italiani si nota un progresso incontestato ed evidente -pressochè dalla nascita del sonetto in poi; infatti ancora -nella seconda metà del secolo XIII i <i>trovatori della transizione</i>, -come furono detti recentemente,<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> costituiscono -il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -e i poeti che risentono l'influenza antica: il sentimento -semplice e vigoroso, l'energica dipintura delle situazioni, -la precisione della frase e la serrata brevità della chiusa -nei loro sonetti e in altre composizioni fanno già presentire -imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti -ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, -(1260-1270) respirano una passione, che si rassomiglia -molto alla sua; altri ricordano quanto v'ha di più dolce -nella sua lirica. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al -sonetto, noi no 'l sappiamo, perchè le ultime parti del suo -libro «Del volgare eloquio», nelle quali appunto voleva -trattare delle ballate e dei sonetti, o non furono -mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual -tesoro di pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani -versato e nel sonetto e nella canzone! E qual cornice -non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! La prosa della -«Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause -che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno -maravigliosa dei versi stessi e forma con questi un tutto -armonico, nel quale regna il sentimento il più delicato -e profondo. Aperto e sincero, egli mette in piena evidenza -tutte le gradazioni, per le quali il suo spirito passò -successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il -tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. -Leggendo attentamente questi sonetti e queste -canzoni e in mezzo ad esse quei maravigliosi frammenti -del giornale della sua vita, si direbbe quasi che per tutto -il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio speciale -di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel -primo, abbia osato affrontare il testimonio della propria -coscienza. Di strofe artefatte si ha copia grandissima -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -anche prima di lui; ma egli solo è il primo vero artista -nel pieno senso della parola, perchè è il primo a -fondere scientemente un grande concetto in una forma -perfetta. Qui si ha veramente una lirica soggettiva improntata -della più schietta verità e grandezza obbiettiva, -e ciò con sì armonico accordo, che tutti i popoli e tutti -i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire e -di scrivere.<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> E se talvolta dal tema è condotto ad uscir -fuori di sè medesimo, e non può manifestare la potenza -del suo sentimento se non da un fatto estrinseco a lui, -come nei grandiosi sonetti <i>Tanto gentile</i> ecc. e <i>Vede -perfettamente</i> ecc., egli sente tosto il bisogno di giustificarsene.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> -In sostanza a questo genere appartiene anche -il più bello di questi componimenti, il sonetto <i>Deh peregrini -che pensosi andate</i> ecc. -</p> - -<p> -Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, -basterebbe questa storia intima della sua vita giovanile -per far di Dante l'ultimo uomo del medio-evo e il primo -del tempo moderno. È la vita dello spirito, che tutto ad -un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si manifesta -quale si sente. -</p> - -<p> -Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il -voler dire quante di simili manifestazioni s'incontrino -nella Divina Commedia, e noi dovremmo seguire canto -per canto l'intero poema, se volessimo metterne in evidenza -i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non -siamo in questa necessità, dappoichè la Commedia già -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -da lungo tempo è divenuta il libro prediletto di tutti i -popoli occidentali. Il suo organismo e il concetto fondamentale -appartengono ancora al medio-evo e non si legano -colle nostre idee se non per un nesso di continuità -storica; ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva -d'ogni moderna poesia tanto per la sua ricchezza, come -per l'alta sua potenza plastica nella rappresentazione -dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e trasformazioni.<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> -</p> - -<p> -Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere -che questa poesia abbia i suoi momenti di oscillazione -e accenni anche per qualche mezzo secolo ad un apparente -regresso: — ciò non ostante però il suo principio -vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli -XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito -veramente originale e profondo vi si accosta, egli rappresenta -da sè solo una potenza di gran lunga superiore -a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta -l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così -facile a stabilire. -</p> - -<p> -Come nella storia italiana si vede ordinariamente la -cultura (di cui la poesia è un elemento) precedere l'arte -figurativa e contribuire essenzialmente a darle il primo -impulso, così vediamo ora anche qui ripetersi il fatto -identico. Ci volle più d'un secolo prima che il movimento -intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura e -nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse -analoga a quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -nella vita artistica degli altri popoli<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e quale importanza -possa avere in sè una tale questione, non è -questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il fatto -ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi -al Petrarca, potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi -di un poeta tanto universalmente conosciuto. Ma non -bisogna accostarsi a lui con gl'intendimenti di un giudice -inquisitore e andar rintracciando minutamente le -contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori secondari -oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè -in tal caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la -lettura de' suoi sonetti, e si perderà di vista il poeta -per la smania d'imparar a conoscere l'uomo, come suol -dirsi, nella sua «totalità».<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> E questo pur troppo è quanto -a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare il cielo -che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso -quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la -parte più preziosa della travagliata sua vita, da poche -e sparse «reliquie» di questo genere s'è cercato di cucire -insieme anche pel Petrarca una biografia, che potrebbe -dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua però -se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari -degli uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -come hanno cominciato in Germania ed in -Inghilterra, il banco degli accusati, sul quale egli è stato -posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su cui saranno -chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli -uomini grandi. -</p> - -<p> -Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, -in cui il Petrarca imita sè stesso e continua a poetare -alla sua maniera, noi ammiriamo in lui una copia straordinaria -di concetti e di immagini, che s'aggirano tutte nel -campo della spiritualità, descrizioni di momenti di ebbrezza -o di abbandono, che debbono riguardarsi come -al tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di -lui ci accade di incontrarli, e che costituiscono appunto -il suo merito principale dinanzi alla sua nazione e al -mondo intero. Non sempre l'espressione è ugualmente -schietta; e non è raro il caso che alle più delicate idealità -si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha -dello strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco -di parole, qualche argomentazione che dà nel sofistico: -ad ogni modo però la parte sana prevale di gran lunga -su tutti questi difetti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati -raggiunge talvolta una forza non comune di espressione -nella pittura, che fa de' suoi sentimenti.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Il ritorno ad -un luogo reso sacro da memorie amorose (son. 22), la -melanconia primaverile (son. 33), la tristezza del poeta -che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da lui -trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» -egli ha descritto la forza purificante e rigeneratrice di -amore, come nessuno avrebbe creduto doversi aspettare -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -dall'autore del Decamerone.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> E finalmente la sua «Fiammetta» -è una grande e circostanziata analisi psicologica -fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque -non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile -e d'immagini ed evidentemente padroneggiata qua e là -dalla smania di sfoggiare in frasi lussureggianti, nonchè -pregiudicata anche dall'innesto, inopportuno affatto, di -allusioni mitologiche e di citazioni erudite. Se non andiamo -errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo -aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno -ebbe l'impulso da questa. -</p> - -<p> -Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il -libro quarto dell'Eneide, non sieno rimasti senza una -grande influenza su questi e sugli Italiani venuti più -tardi,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> è cosa che già s'intende da sè; ma ciò non impedisce -minimamente che la sorgente del sentimento -sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto -questo aspetto li paragona coi loro contemporanei non -italiani, troverà generalmente in essi la primissima e -completa manifestazione dei sentimenti dell'Europa moderna. -Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri -uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari -squisitezza e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -colla parola una più ricca e profonda cognizione -dei sentimenti interni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno -fatto se non cose del tutto mediocri nel campo della tragedia? -Niun genere infatti sarebbe stato più acconcio a -dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, ai pensieri -ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere -e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, -non ebbe anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo -a caso in tal modo la domanda. Sta di fatto che -con tutti i rimanenti teatri del nord gl'Italiani dei secoli -XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere -il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono -farvi concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo -religioso s'era spento in essi già da gran tempo, -e perchè del punto astratto d'onore non si curavano -che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti -da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi -a idolatrare e glorificare il principato, che per lo -più era tirannico ed illegittimo presso di loro.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> La questione -si restringe adunque unicamente al confronto col -teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel -breve periodo del suo massimo splendore. -</p> - -<p> -Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto -il resto d'Europa non fu in grado di produrre che un -solo Shakspeare, e che genii simili non sono in generale -se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si potrebbe -anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche -il teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -slancio potente, quando invece scoppiò la Contro-riforma -e soffocò, d'accordo col dominio spagnuolo (diretto su -Napoli e su Milano, e indiretto sul resto d'Italia), i più -fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò miseramente -isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo -per un momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè -spagnuolo o in vicinanza del Santo Uffizio a Roma, od -anche nel suo stesso paese soltanto un pajo di decennj -più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci si -dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar -libero il volo al suo genio. Il dramma perfetto, tardo -figlio di ogni cultura, ha bisogno, per svolgersi, di tempi -e condizioni affatto speciali. -</p> - -<p> -Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito -di ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte -appositamente per difficultare o ritardare in allora un -più perfetto sviluppo del dramma in Italia, e che non -cessarono se non quando era già troppo tardi per poter -rivaleggiare colle altre nazioni. -</p> - -<p> -Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze -fu il fatto, che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai -per tempo assorbita di preferenza dalla parte decorativa -della rappresentazione, per opera specialmente dei -Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto l'Occidente -le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende -sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il -principio del dramma e del teatro; ma l'Italia, come -sarà dimostrato altrove, aveva messo nei Misteri un tale -sfoggio di pompa artistica decorativa, che necessariamente -l'elemento drammatico doveva restarne in buona -parte sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni -non si svolse neppure più tardi un genere -poetico speciale, quali gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi un -vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito -parte, secondo le sue forze, alla magnificenza della -decorazione, alla quale per l'appunto si era già troppo -avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non senza stupore si -legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione della -scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali -si andava contenti ad una semplice e grossolana -indicazione dei luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe -bastato a far preponderar la bilancia, se la rappresentazione -stessa, parte colla magnificenza dei costumi, -parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, -non avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della -composizione. -</p> - -<p> -Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma -e a Ferrara, si sieno rappresentate delle commedie di -Plauto e di Terenzio, ed anche talora delle tragedie antiche -(v. vol. I, pag. 320 e 342), ora in lingua latina ed -ora in italiano; che le accademie sorte a quel tempo -(v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni -un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento -anche nei loro drammi si sieno dati, più di -quanto conveniva, alla imitazione di quei modelli, fu certamente -un fatto, quanto vero, altrettanto pregiudicievole -al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne; -ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza -maggiore di quella, che realmente hanno. Se -non fosse sopraggiunta la Contro-riforma e con essa -il dominio straniero, quello stesso svantaggio avrebbe -potuto convertirsi perfino in un passo di più fatto sulla -via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua -volgare nella tragedia e nella commedia era stata -omai, a gran dispetto degli umanisti, vinta definitivamente.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> -Da questo lato adunque niun ostacolo avrebbe -impedito alla più colta nazione d'Europa di sollevare il -dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale -rappresentazione della vita umana. Furono gli -Inquisitori e gli Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani -e che resero impossibile la riproduzione dei più -veraci e sublimi contrasti, specialmente se allusivi alla -vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi dobbiamo -prendere in più vicina considerazione anche gli -allegri Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo -del dramma. -</p> - -<p> -Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso -di Ferrara con Lucrezia Borgia, il duca Ercole -mostrò in persona a' suoi illustri ospiti centodieci costumi, -che doveano servire per la rappresentazione delle commedie -di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno -di essi dovea servire due volte.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Ma che cosa era mai -questo lusso di vestiti di seta e di cambellotto in paragone -col corredo dei balli e delle pantomime, che si rappresentavano -quali «Intermezzi» delle commedie plautine? -Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso ad -una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e -che ognuno, durante il dramma, ardentemente li aspettasse, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -non si durerà fatica a comprenderlo, quando si -pensi alla varietà ed al lusso, con cui venivano rappresentati. -Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri romani, -che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le -loro armi secondo le più severe leggi dell'arte, danze -di Mori portanti fiaccole accese, o di selvaggi che agitavano -i cornucopia, dai quali usciva un'onda di fuoco, -e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, che -rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci -di un dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano -in veste da Pulcinella e si battevano l'un l'altro con -vesciche di majale e simili. Alla corte di Ferrara non -si dava mai una commedia senza il «suo» ballo (<i>la -moresca</i>).<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491) -la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione -del primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), -se cioè qual pantomima con musica od invece qual vero -dramma, non si sa con certezza.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> In ogni caso però è -fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi superavano -la composizione stessa: vi si vide infatti un -ballo di giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi -artificiali, che cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando -la lira col plettro, accompagnava una canzone in -lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo nell'intermezzo, -una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava in -campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito -e con una pantomima rappresentante il giudizio di Paride -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -sull'Ida. Allora appena subentrava la seconda metà -della commedia, nella quale erano frequenti le allusioni -alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. Quando -questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata -nel cortile del palazzo ducale (1487), continuava -a splendere, durante la rappresentazione, «un paradiso -con stelle ed altre ruote», vale a dire probabilmente -una illuminazione con fuochi d'artificio, che senza dubbio -avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione del -pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe -stato se simili scene, innestate a forza nella composizione, -fossero state rappresentate a parte, come forse usavano -di fare altre corti. Delle sfarzose rappresentazioni promosse -dal cardinale Pietro Riardo, dai Bentivogli di Bologna -e da altri avremo occasione di discorrere, parlando -delle feste in genere. -</p> - -<p> -Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto -in uso universalmente, nocque in modo speciale allo -sviluppo della tragedia originale italiana. «In passato, -scriveva Francesco Sansovino<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> intorno all'anno 1570, -si rappresentavano, oltre alle commedie, anche alcune -tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. -Attratti dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano -da paesi vicini e lontani. Ma oggidì le feste -che vengono allestite dai privati, hanno luogo appena -fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè -l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie -ed altri allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al -dire che la pompa ha aiutato ad uccidere la tragedia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, -tra i quali ebbe maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, -(1515), appartengono alla storia della letteratura. -Ed altrettanto può dirsi della commedia più colta, di quella -imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale lo stesso -Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare. -Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la -trattarono il Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe -in realtà potuto avere un avvenire, se il suo stesso contenuto -non l'avesse condannata sin dalle prime a perire. -Infatti questo era il più delle volte o estremamente immorale -o rivolto a mordere singole classi di persone, -le quali dal 1540 in avanti non parevano più disposte -a lasciarsi offendere così pubblicamente. Se la pittura -dei caratteri nella Sofonisba era stata sopraffatta dalla -pomposa declamazione, qui invece era trattata con soverchia -franchezza al pari della di lei sorella germana, -la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, -se non andiamo errati, furono le prime ad essere -scritte in prosa e imitate completamente dal vero; per -questo non devono essere dimenticate nella storia della -letteratura europea. -</p> - -<p> -L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta -introdotto, continuò a mantenersi, e non mancarono anche -più tardi numerose rappresentazioni di opere drammatiche -antiche e moderne; ma esse non servirono omai -ad altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso -maggiore o minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, -e il genio della nazione se ne venne di mano in mano -scostando, come da un genere troppo vero e volgare. -Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali -e le «opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto -quei tentativi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -Nazionale non fu e non rimase che una specie, la -<i>Commedia dell'Arte,</i> che non si scriveva, ma s'improvvisava -sopra una tessera che si teneva dinanzi. Essa non -giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, perchè -aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti -sapevano a memoria il carattere. Ma il genio della nazione -inclinava talmente a questo genere, che anche in mezzo -alla rappresentazione di commedie scritte gli attori si -abbandonavano spesso ad una capricciosa improvvisazione,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> -in guisa che qua e la si venne introducendo un -genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero -essere state le commedie rappresentate in Venezia -dal Burchiello e poscia dalla compagnia di Armonio, -Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed altri;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> del Burchiello -si sa già che, a caricare il lato comico della rappresentazione, -mescolava nel dialetto veneziano vocaboli greci -e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, -fu quella adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il -Ruzzante (1502-1542), le cui maschere stabili erano -contadini padovani (Menato, Vezzo, Villora ed altri): egli -soleva studiarne il dialetto, quando passava l'estate nella -villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> A poco -a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli -avanzi delle quali il popolo italiano si compiace ancora -oggidì: Pantalone, il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, -Arlecchino e così via. Certamente per la massima -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -parte esse sono assai vecchie, anzi non è impossibile che -talune derivino dalle maschere delle antiche farse romane, -ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie -in una sola rappresentazione. Attualmente ciò non -accade più così di leggeri, ma ogni grande città ha conservato -almeno le sue maschere locali: Napoli il suo -Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre -Meneghino.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -</p> - -<p> -Misero compenso invero per una grande nazione, che -forse prima d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini -a riprodurre nel dramma i momenti più importanti -della sua vita. Ma ciò doveva esserle impedito per secoli -da potenze nemiche, del predominio delle quali ella -non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico -degli Italiani, riconosciuto universalmente, non -potè mai essere distrutto completamente, e colla musica, -quando non potè con altro, l'Italia mantenne il suo -primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi musicali -crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma -che le fu negato, può compiacersene a suo talento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura -attendersi dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero -maggiore, che si suol fare all'epopea romanzesca -italiana, sta in questo, che l'invenzione e la pittura dei -caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi. -</p> - -<p> -Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, -e fra gli altri quello che da tre secoli e mezzo -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -i poemi romanzeschi italiani continuano ad essere letti e -ristampati, quando quasi tutta la poesia epica degli altri -popoli non è divenuta oggimai che una semplice curiosità -letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente -dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e -ammirano qualche cosa di diverso che non in quelle del -settentrione? Ma in tal caso resterà sempre che i settentrionali -debbano, almeno in parte, appropriarsi il modo -di sentire degli Italiani per poter apprezzare il vero -merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania -vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di -non sapervisi al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti -che chi si facesse ad esaminare e giudicare il Pulci, il -Bojardo, l'Ariosto e il Berni dal solo lato del nudo concetto, -non giungerebbe ad intenderli mai perfettamente. -Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che scrissero -e cantarono per un popolo eminentemente artistico. -</p> - -<p> -I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti -dopo il graduato e successivo spegnersi della poesia cavalleresca, -parte sotto la forma di compilazioni e raccolte -rimate, parte come romanzi profani. In Italia durante -il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi -due fatti; ma le rimembranze risorte dell'antichità vi -crebbero giganti d'accanto e gettarono nell'ombra tutte -le creazioni fantastiche del medio-evo. Vero è che il -Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra -gli eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche -un Tristano, un Arturo, un Galeotto ed altri, ma non -lo fa che brevemente e quasi alla sfuggita, come se si -vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori posteriori -di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per -celia. Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e -dalle sue mani essi passarono poscia di nuovo in quelle -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -dei poeti del secolo XV. Questi poterono ora concepire -e trattare quella stessa materia da un punto di vista -del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono -nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da -capo a fondo. Non si poteva infatti più pretendere da -essi, che trattassero una materia così invecchiata con -quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri -tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro -la fortuna di aver saputo riaccendere nei loro connazionali -l'antico entusiasmo per un mondo fantastico già -quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere che ipocriti, -se vi si fossero accostati con quella venerazione, -colla quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo -nuovamente aperto alla poesia dell'arte. Il loro scopo -principale pare essere stato quello di ottenere il più -bell'effetto possibile in ogni canto per mezzo della recitazione; -e nel fatto è anche vero, che questi poemi guadagnano -moltissimo, quando vengano recitati a frammenti -e con una leggera tinta d'ironia comica nella voce e -nel gesto. Una pittura più profonda e completa dei -caratteri non avrebbe contribuito gran fatto ad aumentare -quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura -desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè -non ode sempre che un brano. Riguardo ai personaggi -prescritti, l'animo del poeta si trova in una condizione, -che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua cultura -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -umanistica protesta contro il carattere medievale dei -medesimi, dall'altro però le loro lotte, quale riscontro -ai tornei e all'arte della guerra allora in uso, richieggono -una grande conoscenza della materia e un certo -slancio poetico in chi scrive, ed una splendida attitudine -in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali -qualità che il poema stesso del Pulci<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> non giunge ad -essere una vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione -comica e franca de' suoi paladini ci tocchi assai -spesso dappresso. Vero è che, accanto a ciò, egli pone -un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e pur -buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un -battaglio di campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, -contrapponendo ad esso l'assurdo, e pur notevolissimo, -mostro Margutte. Ma il Pulci non dà nessuna -importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente -e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue -lo strano suo corso anche dopochè entrambi ne sono da -lungo tempo scomparsi. Anche il Bojardo<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> conosce perfettamente -i suoi personaggi e a suo talento li adopera -sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi -e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente -condanna a sostener parti goffe e balorde. -Ma il punto artistico, ch'egli tratta colla maggior serietà, -al pari del Pulci, è pur sempre la descrizione vivacissima -e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele di tutti gli -avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto -per canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi -alla società che si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -ed altrettanto faceva il Bojardo nella corte di -Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile l'immaginare -a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca -lode vi avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. -Naturalmente anche i poemi stessi nati in tal modo non -costituiscono nessun tutto organico, e potrebbero senza -inconvenienti essere del doppio più lunghi o più brevi -che non sono: il loro organismo non è quello di un -gran quadro storico, ma semplicemente di un fregio o -di un magnifico festone, attorno al quale stanno disposte -mille svariate figure. A quel modo che nelle figure e -negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e -neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde -prospettive e varietà di piani, altrettanto se ne -fa senza in questi poemi. -</p> - -<p> -La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle -quali specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove -sorprese, si burla di tutte le nostre definizioni scolastiche -sull'essenza della poesia epica sin qui accettate. Per -quel tempo essa era la più piacevole diversione dagli -studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile per -chi in generale agognava di arrivar ad una forma di -poesia narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare -una veste poetica alla storia dell'antichità non conduceva -ad altro, fuorchè a quel fallace pensiero, sul quale si mise -il Petrarca col suo poema «l'Africa» in esametri latini, -e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi -il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi -sciolti, poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto -alla lingua ed alla versificazione, ma in cui non si saprebbe -dire se sia più maltrattata la storia o la poesia, -per l'unione forzata alla quale entrambe furono costrette. -E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo imitarono? -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca -sono tutto quel di meglio che in questo genere potè ottenersi -senza grave offesa al buon gusto; l'«Amorosa -Visione» del Boccaccio, invece, non è altro che un'arida -enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti in -tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque -sia l'argomento che trattano, con una barocca imitazione -del primo canto di Dante, e si provvedono anch'essi -di un duce allegorico, che deve tenere il posto -di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il «Dittamondo») -si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo -panegirico a Federigo da Urbino volle avere a compagno -Plutarco.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> Ora da tutte queste false peregrinazioni distolse -per l'appunto quell'epica poesia, che aveva a suoi -rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e l'ammirazione -con cui fu accolta, — e che forse, rispetto -all'epica, non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano -splendidamente quanto essa rispondesse ad un -bisogno del tempo. Sia che queste creazioni incarnino o -non incarnino in sè il concetto ideale della vera poesia -epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo -da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse -rappresentano, in ogni caso, un'idealità esistente al loro -tempo. Inoltre colle loro grandiose descrizioni di battaglie, -che per noi sono la parte che più ci annoia, esse soddisfano, -come s'è detto, ad una passione allor prevalente -per la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente -noi possiamo formarci una giusta idea,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nè più nè meno -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -come dell'alta stima, in cui allora era tenuta la schietta -vivacità della descrizione o del racconto in generale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio -più fallace, quanto se, per giudicare l'Ariosto, si -andasse in cerca di caratteri nel suo «Furioso».<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Certo -che anche essi non mancano qua e colà ed anzi vengono -trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia mai -essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, -ci perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile -esigenza si collega con un desiderio assai più largo, al -quale l'Ariosto non soddisfa nel senso del nostro tempo: -da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe bramato -in generale qualche cosa di più che le avventure -di Orlando. Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato -in un grande lavoro i più grandi conflitti del cuore -umano, che avesse riprodotto le idee più sublimi del suo -tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola si -avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, -che s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. -Invece, egli procede al modo degli artisti d'allora e -raggiunge l'immortalità astraendo dall'originalità nel -senso moderno, lavorando ulteriormente sopra una tela -di figure universalmente note e servendosi perfino degli -elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual -grado di perfezione si possa raggiungere anche procedendo -in tal guisa, non è cosa che possa tanto facilmente -intendersi da gente sfornita del senso dell'arte, e molto -meno lo intenderà chi in ogni altra cosa si troverà più -istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è «l'avvenimento», -fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -per tutto il grande poema. Per riuscire in tale -intento egli ha bisogno non solo di essere dispensato dal -dare un'impronta più spiccata ai caratteri, ma anche dal -mantenere un più stretto legame fra le leggende che -narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate e -dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere -tali da poter con uguale facilità apparire e sparire, non -perchè lo richiegga l'indole loro speciale, bensì perchè -lo vuole il poema stesso. Ma anche in un modo di comporre -tanto slegato e irrazionale in apparenza egli trova -e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non -descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi -sino a quel punto, nel quale possano fondersi armonicamente -col procedere degli avvenimenti; e meno -ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> mantenendo -invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della -vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo -e reale. Il lato appassionato e sentimentale non emerge in -lui mai dalle parole,<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> nemmeno nel celebre canto vigesimo -terzo e nei seguenti, dove è descritta la pazzia di -Orlando. Che gli episodi amorosi non abbiano mai in -questa epopea un carattere lirico, è un merito di più -del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili -dal lato morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno -talvolta in sè tanta verità e realtà, in onta anche a -tutte le fantasticherie magiche e cavalleresche, che li -circondano, che si crederebbe quasi scorgervi per entro -casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -Conscio del proprio valore, egli ha poi innestate senza -esitare nel poema molte allusioni relative al suo tempo -e proclamatavi la gloria di casa d'Este col mezzo di -evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle sue -ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con -moto sempre eguale e maestoso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, -Limerno Pitocco la parodia della Cavalleria entra in possesso -di quei diritti, ai quali da tanto tempo agognava,<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> -ma al tempo stesso coll'elemento comico e il suo realismo -mostrasi necessariamente il bisogno di dare un'impronta -più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe -e alle sassate dell'infima plebe di una piccola città delle -Romagne (Sutri) cresce il piccolo Orlando, predestinato -evidentemente a divenire un coraggioso eroe, nemico di -ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto millantatore. Il -mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto dal -Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui -se ne va veramente in frantumi: l'origine e la personalità -dei paladini vengono messe in aperta derisione, -per esempio nel secondo canto, in occasione di un torneo -d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle -più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta -una comica compassione per l'inesplicabile slealtà, che è -tradizionale nella casa di Gano da Magonza, per la faticosa -conquista della spada Durindana e simili, anzi la -tradizione non gli serve in generale che come un campo -opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci -(talune assai belle, come quella sulla fine del capo -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -sesto), e oscenità. Accanto a tutto questo non manca -qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e sotto questo punto -di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, che -l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione -e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza -per le eresie luterane che conteneva. La -parodia, per esempio, è evidente quando (cap. VI, str. 28) -la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino Guidone, -dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, -da Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo -l'Ariosto — gli Estensi. Può darsi che il mecenate stesso -del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia rimasto del tutto -estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata -di Torquato Tasso la pittura dei caratteri è una -delle particolarità meglio curate dal poeta, dimostra da -sè quanto diverse fossero le idee che egli aveva intorno -al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo -prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente -un monumento della Contro-riforma e del nuovo indirizzo, -sul quale in questo frattempo era stata avviata la società. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p> - -<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Le Biografie.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi -d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto -Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro. -</p> -</div> - -<p> -Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani -hanno avuto, primi fra tutti gli Europei, una decisa -propensione e attitudine a descrivere esattamente l'uomo -storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime ed esteriori. -</p> - -<p> -Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece -dei tentativi notevoli di questo genere, e la leggenda, -come compito permanente della biografia, dovette, almeno -fino ad un certo grado, tener viva la tendenza e -l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali dei conventi -e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti -abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico, -come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, -di Gottardo di Hildesheim ecc., e di parecchi degl'imperatori -tedeschi esistono descrizioni composte su modelli -antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno tratti pregevolissimi: -anzi queste e somiglianti <i>Vitae</i> profane costituiscono -a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano -se si volessero contrapporre le biografie scritte da Eginardo -o da Radevico<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> a quella che di S. Luigi ci dà -il Joinville, e che sola, per vero, merita di essere contrassegnata -come la prima pittura caratteristica di un -uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri -come quello di S. Luigi sono in generale assai -rari, e a ciò s'aggiunge anche la non comune fortuna, -che un narratore veramente schietto e sincero sa in -tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far emergere -in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. -Da che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare -il carattere di Federico II o di Filippo il Bello! -Molte altre narrazioni, che poi sino all'uscire del medioevo -si dànno per biografie, non sono propriamente che -storia contemporanea e senza importanza alcuna per la -caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive. -</p> - -<p> -Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici -degli uomini più importanti è una tendenza prevalente, -e quest'è appunto ciò che li contraddistingue dagli -altri popoli occidentali, nei quali nulla di simile si riscontra, -o solo casualmente e in circostanze affatto straordinarie. -Questo senso assai sviluppato per l'individualità -non può averlo in generale se non chi esce da una razza, -che ne sia naturalmente dotata e che abbia portato lo -sviluppo dell'individuo all'ultima perfezione. -</p> - -<p> -In stretta relazione colla passione universalmente prevalente -per la gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge -una scienza biografica compilatrice e comparata, che non -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -ha più bisogno di attenersi all'ordine dinastico o alla -serie dei grandi dignitari ecclesiastici, come fanno Anastasio, -Agnello e i loro successori od anche i biografi -dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a -descriver l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. -Quali modelli per questo scopo, oltre Svetonio, servono -anche Cornelio Nepote e Plutarco (<i>viri illustres</i>), là dove -quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di storia letteraria -sembrano aver servito principalmente le biografie -dei grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto -il nome di Appendici allo Svetonio,<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> nonchè la vita di -Virgilio del Donato, assai letta in allora. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni -biografiche e le vite di uomini e di donne celebri, fu -già altrove indicato (v. vol. I, pag. 199 e segg.). Esse -tutte, quando non parlano di contemporanei, seguono naturalmente -le narrazioni precedenti; il primo importante -lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di -Dante», scritta dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una -certa precipitazione e dia spesso nell'enfasi, essa ci porge -tuttavia una viva idea di ciò che v'era di straordinario -nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine del secolo XIV, -seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo Villani. -Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, -medici, filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -di essi ancor vivi. Firenze in queste Vite è trattata come -una famiglia di uomini d'ingegno, dove si notano particolarmente -quei rampolli, nei quali lo spirito della casa -si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei caratteri -è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo -e con una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, -e abbraccia molto abilmente sotto un solo -punto di vista le qualità interne ed esterne di ciascun -individuo. D'allora in poi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> i Toscani non hanno più cessato -di considerare la pittura degli uomini come un affare -di loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le -caratteristiche più importanti degli Italiani dei secoli XV -e XVI in generale. Giovanni Cavalcanti (nelle appendici -alla sua «Storia fiorentina» anteriormente all'anno 1450) -raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di sapienza -politica e di valor militare, desumendoli tutti dal -popolo fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» -dà pregevoli ritratti di illustri suoi contemporanei; anche -recentemente è stato ristampato uno scritto suo giovanile,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> -che contiene, si può dire, i lavori preparatorii -per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto originali. -A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie -molto piccanti su taluni uomini della Curia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> del tempo -posteriore a Pio. Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato -più volte, e nel complesso come fonte storica esso -va collocato sempre fra i più importanti, che possediamo, -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può -certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un -Niccolò Valori, un Guicciardini, un Varchi, un Francesco -Vettori ed altri, dai quali la storiografia di tutta Europa -ebbe forse, non meno che dagli antichi, norma e indirizzo. -Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di -parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono -assai per tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E -sta altresì di fatto che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e -l'opera sua importantissima, noi mancheremmo forse ancora -d'una storia dell'arte del settentrione e in generale -dell'Europa moderna. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il -primo posto sembra doversi concedere a Bartolommeo -Fazio, oriundo della Spezia (v. vol. I, pag. 203 nota). Il -Platina, nativo del cremonese, nella sua «Vita di -Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, -la caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto -speciale è dovuta a Piercandido Decembrio per la -vita che ci ha lasciato dell'ultimo dei Visconti,<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> dove -imita a larghi tratti Svetonio. Sismondi deplora che si -sia impiegato tanto tempo e tanta fatica intorno a un -tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad -un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito -perfettamente nel ritrarci con maravigliosa esattezza un -carattere così doppio, come fu quello di Filippo Maria, -e nel darci al tempo stesso un quadro delle circostanze, -che prepararono accompagnarono e seguirono una tirannide -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo -XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica -nel suo genere, e così accentuata da non lasciare inavvertita -ogni benchè minima particolarità. — Più tardi -Milano ha nello storico Corio un pittore di caratteri degno -di speciale menzione; e a questo tien dietro il comasco -Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale -dapprima le estese sue biografie, poi i compendiosi suoi -elogi, che divennero un modello pei biografi posteriori -d'ogni paese. Sono frequentissimi i passi, nei quali si -può accusare il Giovio di superficialità ed anche, se si -vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, -come è certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno -di quegli elevati intenti morali, di cui egli stesso -si confessava sfornito. Ma, in onta a tutto questo, non -può negarsi che lo spirito del secolo traspare da tutte le -sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo -Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli -ce li descrive, quand'anche non ci faccia penetrare nei -misteri più reconditi del loro spirito. -</p> - -<p> -Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per -quanto ci è dato di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. -vol. I, pag. 50), quantunque il suo scopo non sia propriamente -quello di scrivere biografie. In modo abbastanza -strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi, -intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che -lo si potrebbe dire un tragico a sua insaputa. La vera -tragedia, che allora non trovò sulla scena posto veruno, -penetrò ardita nei palazzi o si mostrò sulle pubbliche -vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il Magnanimo» -di Antonio Panormita, scritti vivente il re, -sono notevoli come una delle primissime congeneri raccolte -di aneddoti, schizzi e sentenze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì -l'Italia nella pittura morale dei caratteri,<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> quantunque -i grandi moti politici e religiosi avessero spezzato omai -tanti vincoli e ridestato alla vita dello spirito tante migliaia -d'uomini. Ma le migliori informazioni sui personaggi -più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre -date dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. -Tutti sanno a questo riguardo qual grado di autorità e -d'importanza è stato al tempo nostro, e con ragione, -attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani» -dei secoli XVI e XVII. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e -là un'impronta affatto propria di profondità e d'ampiezza, -e, accanto alla vita esteriore la più svariata, ci dipinge -con molta verità la vita intima, mentre presso altre nazioni, -compresa anche la tedesca del tempo della Riforma, -si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia -indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. -Si direbbe che la «Vita nuova» di Dante, con -quella tinta di schietta ingenuità, che l'anima da capo -a fondo, abbia additato alla nazione la via da tenere. -</p> - -<p> -Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» -molto in uso nei secoli XIV e XV, delle quali -deve esistere un numero considerevole fra i manoscritti -delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie semplici -e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri, -come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti. -</p> - -<p> -Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo -è da cercarsi nemmeno nei Commentari di Pio II: anzi, -se si giudica dalle apparenze, ciò che qui si apprende -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente al -modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire -tanto alto. Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, -si porterà anche un giudizio diverso su questo libro veramente -notevole. Vi sono degli uomini portati naturalmente -ad essere uno specchio vivo e fedele di quanto -li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino -al tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che -ci presentino un quadro serio e profondo di tutte le circostanze -della loro vita. Uno di questi è appunto Enea -Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo agli affari, -senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, alle -quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato -gli era una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, -la costante ortodossia delle sue opinioni. Per -tal modo, dopo aver preso parte a tutte le questioni morali -che agitarono il suo secolo, e dopo averne suscitato -più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine -di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor -giovanile e di entusiasmo, da predicar la crociata contro -i Turchi, e da morir di dolore quando la vide andar -fallita. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, -è l'autobiografia di Benvenuto Cellini. Anch'essa non -contiene alcuna di quelle osservazioni, che rivelano l'interno -dell'anima, e tuttavia noi vi troviamo dipinto tutto -l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con tal verità -e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti che -Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di -semplici abbozzi e perirono, e che come artista non ci -appare perfetto se non nella minuta decorazione, dovendosi -nel resto (a giudicare dalle opere che di lui ci rimangono) -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -collocarlo al di sotto di tanti altri suoi contemporanei, -che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, -abbia potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino -così irresistibile sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno -che il lettore assai di frequente sia in grado di -accorgersi, che egli ne' suoi racconti o non è veritiero -affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; l'impressione -che lascia una natura così energica e piena, -prevale su tutto. E per convincersene basta il confronto -con qualunque degli autobiografi del settentrione, nei -quali, se anche qua e là si deve pur ammirare un indirizzo -morale molto più elevato, si nota però una inferiorità -incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è -un uomo che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se -non da sè stesso.<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, -che non sempre sembra aver detto l'esatta verità: -egli è Girolamo Cardano, milanese (nato nel 1500). -Il suo libretto <i>De propria vita</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> sopravviverà anche -quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha -levato di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, -nè meno come la <i>Vita</i> di Benvenuto sopravvive alle sue -opere, quantunque il valore dei due libri sia essenzialmente -diverso. Cardano è un medico, che si tocca il polso -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità fisica, -intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo -alle quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta -e obbiettiva, che gli è possibile. Il modello che egli, per -sua confessione, prende ad imitare, lo scritto di Marco -Aurelio intorno a sè stesso, potè essere da lui superato, -perchè egli non si trovò anticipatamente preoccupato da -nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza -alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto -è vero che comincia la sua narrazione col dirci, che -venne al mondo, perchè a sua madre non riuscì di -disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto degno -d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero -alla sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini -e facoltà intellettuali, non però le morali: tuttavia -si ha da lui un'aperta confessione (cap. X), che la predizione -fatta da un astrologo, che non sarebbe sopravissuto -oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre il quarantesimo -quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella -sua gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare -un compendio del suo libro, del resto universalmente -conosciuto e facile a rinvenirsi in qualsiasi biblioteca. -Bensì non vogliamo tralasciar di notare che chiunque -prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che -non lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. -Il Cardano confessa di essere stato giocatore sleale, -uomo vendicativo, ostinato nelle colpe e deliberatamente -offensivo nei discorsi; ma lo confessa senza impudenza -o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di -rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame -di sè medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, -fuorchè a quello schietto e sincero amore della verità, -da cui era guidato in tutte le sue ricerche scientifiche. -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, giunto -a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> e con -sì poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si -dichiari tuttavia abbastanza felice, compiacendosi di un -nipote che gli sopravviverà, dell'immenso sapere di cui -si trova in possesso, della fama procacciatagli dalle sue -opere, delle ricchezze, degli onori, delle potenti amicizie, -che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, e, ciò -che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta -egli enumera i denti che gli rimangono, e ci fa -sapere che sono quindici. -</p> - -<p> -Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato -omai in Italia gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni -sforzo, perchè uomini simili o non potessero sorgere più -o in qualche modo perissero. E infatti corse del bel -tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo -scrisse l'Alfieri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna -di autobiografie senza cedere la parola ad un uomo, -quanto rispettabile, altrettanto felice. Egli è appunto il -notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la cui abitazione -in Padova, classica dal punto di vista architettonico, poteva -dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre -trattato <i>Della vita sobria</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> egli descrive innanzi tutto -la dieta rigorosa, mediante la quale potè, da infermiccio -che era stato in gioventù, procurarsi una tarda e sana -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -vecchiaia, per modo che, quando si pose a scrivere, toccava -già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si -occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano -la vita umana oltre i sessantacinque anni, -chiamandola una vita morta, e prova ad essi, che la sua -è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, egli -esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, -e come monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, -e come ascendo non una scala sola, ma tutto un colle -a piè gagliardamente: poi come io sono allegro, piacevole -e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo -e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si -dipartono mai dal mio cuore.... Io mi ritrovo avere -bene spesso comodità di ragionare con molti onorati gentiluomini, -e grandi d'intelletto e di costumi e di lettere, -ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro -conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando -in questo e in ciascun altro modo, ch'io posso, -giovare altrui, quanto le mie forze me lo concedono. E -tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità e -alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente -belle e nella più bella parte di questa dotta città -di Padova, e di quelle che più non sono state fatte alla -nostra etade, con una parte delle quali mi difendo dal -gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè io le ho -fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute -di giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. -Io vo l'aprile e il maggio, e così il settembre l'ottobre, -per alquanti giorni, a godere un mio colle, che è nel -più bel sito di questi monti Euganei, e che ha fontane -e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e quivi -mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente -alla mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -giorni la mia villa di piano,<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> che è piena di -belle strade, le quali concorrono tutte in una bella piazza, -in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata assai secondo -la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta -la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande -spazio di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e -ora (Dio grazia) molto ben abitato, mentre prima era -paludoso e di mal aere e stanza piuttosto da bisce, che -da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si fece buono -e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono -a moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione -che si vede oggidì, talchè io posso dire con verità, -che ho dato in questo luogo a Dio altare e tempio -e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno infinito -piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere -e godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni -anno a rivedere alcune di queste città circonvicine, e -piglio piacere ragionando con li miei amici, che in esse -si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi sono, -uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici -e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, -e sempre imparo cose, che mi è grato il saperle. -Vedo i palazzi, i giardini, le anticaglie e con queste le -piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra tutto godo nel -viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi, -per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, -vicini a fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e -giardini d'intorno. Nè questi miei sollazzi e piaceri mi -son men dolci e cari, perchè io non veda ben lume e -non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i -miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -il gusto; che più gusto ora quel semplice cibo, ch'io -mangio ovunque io mi trovi, che non faceva già quelli -tanto delicati al tempo della mia vita disordinata». -</p> - -<p> -Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento -delle paludi da lui promossi per la Repubblica, -e a' suoi progetti messi innanzi ripetutamente pel mantenimento -delle lagune, conclude: «Questi sono i veri -e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e -i diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, -è sanata dalle perturbazioni dell'animo e dalle infermità -del corpo, e non prova alcuno di quei contrari, i quali -miseramente tormentano infiniti giovani e altrettanti -languidi vecchi e del tutto impotenti. E se alle cose -grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per -dir meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, -dirò anco tal essere il frutto di questa vita sobria in -me, che in questa mia età di anni ottantatrè ho potuto -comporre una piacevolissima commedia, tutta piena di -onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema -ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, -siccome la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. -Ora se fu lodato quel buon vecchio, greco di -nazione e poeta, per avere nell'età di settantatrè anni -scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io men -fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più -di lui composto una commedia?... E perchè niuna consolazione -manchi alla copia degli anni miei, veggo quasi -una spezie d'immortalità nella successione de' miei posteri: -poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno -o due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è -di diciotto anni, il minore di due, tutti figliuoli di un -padre e d'una madre, tutti sanissimi, tutti bellissimi e, -per quanto ora si può vedere, molto atti e dediti alle -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori -sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che -i putti dell'età di tre anni infino a quella di cinque sono -naturali buffoni: gli altri di maggiore età tengo ad un -certo modo miei compagni, e perchè hanno dalla natura -perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare -con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto -seco, perchè ho miglior voce e più chiara e più sonora -ch'io avessi giammai.... Questi sono i sollazzi della mia -etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è vita viva -e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè -la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo -seguono i loro appetiti». -</p> - -<p> -Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai -più tardi, nel suo novantacinquesimo anno, egli si -chiama fortunato, fra molte altre cose, anche perchè il -suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova -nell'anno 1565, in età di oltre cento anni. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">Caratteristica dei popoli e delle città.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI. -</p> -</div> - -<p> -Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi -vediamo svolgersi anche una certa attitudine a giudicare -e descrivere intere popolazioni. Durante il medio-evo -le città, le famiglie e i popoli di tutto l'Occidente -s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno -e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di -vero più meno svisato. Ma da tempo antichissimo gli -Italiani si segnalarono nel saper cogliere ed additare le -differenze morali tra città e città e tra paese e paese; -il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che -quello di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai -per tempo in questo riguardo una letteratura speciale, -e si alleò all'idea della gloria: sorse la topografia, -quasi a far riscontro alla biografia (v. volume I, -pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole -prese a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -sorsero anche scrittori, i quali parte descrissero con tutta -serietà, l'una dopo l'altra, tutte le più importanti città -e popolazioni, parte le misero apertamente in derisione, -ne parlarono in modo, che non si sa se vi prevalga -l'ammirazione o lo scherno. -</p> - -<p> -Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, -su questo argomento, di essere consultato il «Dittamondo» -di Fazio degli Uberti (intorno al 1360). Vero -è però che in esso non vengono messe in rilievo se non -talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel -paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di -S. Apollinare in Ravenna, le fontane di Treviso, la -grande cantina di Vicenza, le elevate gabelle di Mantova, -il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo a ciò si -incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo -figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova -per gli occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue -donne, Bologna per le sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo -pel suo dialetto grossolano e per l'ingegno de' suoi -abitatori, e così via.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Nel secolo XV poi ognuno esalta -la propria città anche a spese delle altre. Michele Savonarola, -per esempio, non pone la sua Padova se non -al di sotto di Venezia e di Roma, come più grandiose, -e di Firenze, come più allegra;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> nè fa mestieri di dire, -che queste parzialità rendono un assai cattivo servigio -alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. Sulla fine -del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -un viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che -di fare qua e là maligne osservazioni. Ma col secolo XVI -comincia una serie di vere e profonde caratteristiche, -quali in allora non possedeva verun altro popolo.<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> Il Machiavelli -descrive in alcune preziose relazioni i costumi -e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in -guisa tale, che anche un settentrionale, che conosca la -propria storia, non potrà non essere grato al gran politico -fiorentino per la luce, che vi portò colla profonda -e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini si trattengono -assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare -di sè medesimi<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> e a specchiarsi con compiacenza -nello splendore, invero grandissimo, delle loro glorie nel -campo artistico e letterario; e forse si potrebbe scorgere -il sommo della vanità in ciò stesso, che li vediamo attribuire -il primato artistico della Toscana sul resto d'Italia -non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto -ad uno studio ostinato e costante, <i>per essere eglino</i> -(gl'ingegni toscani) <i>molto osservanti alle fatiche e agli -studi di tutte le facoltà sopra qualsivoglia gente d'Italia.</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> -Essi accettarono poi gli omaggi d'illustri italiani -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -d'altri paesi, come per esempio lo splendido <i>Capitolo</i> -sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un -tributo, al quale sapevano di aver diritto. -</p> - -<p> -Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica -sulle differenze caratteristiche delle popolazioni d'Italia, -non possiamo sgraziatamente citare che il nome.<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> -Leandro Alberti<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> non è nella descrizione del genio delle -singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un -piccolo Commentario anonimo<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> contiene, fra molte sciocchezze, -anche qualche cenno pregevole sulle condizioni -infelici e scadute d'Italia intorno alla metà del secolo.<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a> -</p> - -<p> -Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni -possa avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, -specialmente per mezzo degli umanisti italiani, -non è del nostro assunto di dimostrarlo qui. Sta di fatto -però, che anche in ciò, come nella cosmografia in genere, -l'Italia tiene sempre il vanto della priorità. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p> - -<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Descrizione dell'uomo esteriore.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni -generali di quest'ultimo. -</p> -</div> - -<p> -Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano -alla descrizione del lato morale degli individui e -dei popoli; anche l'uomo esteriore è oggetto d'osservazione -in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che -non al nord.<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> -</p> - -<p> -Della condizione in cui si trovarono i grandi medici -di fronte ai progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo -di parlare, e lo studio della figura umana sotto -il punto di vista artistico è compito tutto affatto speciale -della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà adunque -soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello -che suol dirsi l'<i>occhio artistico</i>, perchè fu per esso che -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -in Italia divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente -accettato, sulla bellezza e bruttezza corporale. -</p> - -<p> -Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori -italiani d'allora, si resta stupiti della precisione e della -verità, che si scorgono nella delineazione dei tratti esterni, -nonchè della pienezza e perfezione di parecchie descrizioni -personali in generale.<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> Ancora oggidì i romani in -particolare vanno famosi per una attitudine speciale a -fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. -Questa prontezza nell'afferrare il lato caratteristico -delle persone è una condizione essenziale per acquistare -la conoscenza del bello e la capacità di descriverlo. -Vero è che nei poeti la descrizione particolareggiata e -minuta può essere un difetto, perchè un singolo tratto -ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare -nel lettore un'immagine assai più viva ed efficace, -che non facciano molte e spesso oziose parole. -Dante non ha mai dato un'idea più splendida della sua -Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che -parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che -la circonda. Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, -come tale, ha intenti e leggi speciali, quanto dell'attitudine -in generale a ritrarre in parole le forme sì nei -particolari, che nelle generalità. -</p> - -<p> -In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, -dove la novella vieta ogni lunga descrizione, -quanto ne' suoi romanzi, dove egli può descrivere a tutto -suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il ritratto<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> di una -bionda e di una bruna, presso a poco quali le avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero -che anche adesso la cultura precede l'arte di lungo -tratto. — Nella bruna (o più probabilmente men bionda) -appaiono già alcuni tratti, che potremmo dire classici: -nelle parole <i>la spaziosa testa e distesa</i> si ha il presentimento -di forme grandiose, che vanno al di là della -semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano -più, come nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma -una sola linea ondeggiante; il naso sembra ch'egli lo -immagini pendente nell'aquilino;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> anche il largo petto, -le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata -negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti -insomma accennano evidentemente ad un sentimento -della bellezza, che è quello dell'epoca che s'avvicina, e -che, senza saperlo, tiene al tempo stesso assai di quello -della classica antichità. In altre descrizioni il Boccaccio -parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante -all'uso del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, -di un collo rotondo, ma non curvato in arco, nonchè, -con gusto molto moderno, di un «piccolo piede» e di -due occhi «ladri nel loro movimento»<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> in una Ninfa -dalle chiome d'ebano, e così via. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte -sull'ideale della bellezza, quale esso la concepiva, noi -non siamo in grado di dirlo; ma neanche le opere dei -pittori e degli scultori non le renderebbero così del tutto -inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè anzi, -di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -negli scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> -Ma nel secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola -col suo notevolissimo scritto «Della bellezza delle -donne».<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> In esso bisogna innanzi tutto sceverare quello -che egli ripete sulla fede degli scrittori antichi o sulla -autorità degli artisti (per es. la determinazione delle -proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee -astratte e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni -sue proprie, confermate con esempj di donne -e fanciulle di Prato; e siccome la sua operetta ha la -forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle donne -di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non -vi ha ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente -fedele alla verità. Il principio dal quale egli -move, è quel medesimo, al quale già un tempo s'attennero -Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale di molte singole -parti belle per costituire un tutto perfettamente -bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che -possono essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza -al biondo, come il più bello,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> intendendo però sotto -questo nome un giallo delicato pendente nel bruno. Seguitando -poscia, egli vuole che i capelli sieno crespi, copiosi -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua -larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non -morta e dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide -come seta, folte in sul mezzo e dolcemente digradanti -verso il naso e gli orecchi, il bianco dell'occhio tendente -leggermente all'azzurro, l'iride non assolutamente -nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi -neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è -certo che l'azzurro celeste fu vanto delle stesse Dee, e -che il bruno cupo è più cercato, «perchè crea una vista -dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio poi vuol -essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, -«se bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, -che a fatica si veggano, i peli delle quali voglion -essere raretti, non molto lunghi, nè troppo neri». Quella -fossa che circonda l'occhio, non deve essere «nè troppo -affonda, nè troppo larga, nè di color diverso dalle guance».<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> -L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle -parti rilevate, che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente -di rosso, come le granella delle melegrane». -Delle tempie non c'è da dire se non che sien bianche -e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il -cervello»;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> nelle guance la bianchezza «dalle estremità, -pura neve, deve andare, insieme col gonfiamento -della carne, crescendo sempre in incarnato». Il naso, -che determina essenzialmente il pregio del profilo, deve -rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente, -salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca; -dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal -poco, ma non così che diventi aquilino, «che in una -donna comunemente non piace»: la parte inferiore abbia -un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno -acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse -di freddo, e la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente -rossa». La bocca l'autore la desidera piuttosto -piccola, ma nè appuntita, nè piatta, le labbra non -troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: nell'aprirle -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -accidentalmente (vale a dire senza parlare e -senza ridere) non si veggano mai più di sei denti superiori. -Bellezze speciali sono una piccola fossetta nel labbro -superiore, un bel rigonfiamento dell'inferiore, un vezzoso -sorridere nell'angolo sinistro della bocca ecc. I denti non -debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma con -bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive -«paiano piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto -rosso». Sia il mento rotondo, «non già arricciato, nè -aguzzo, e figuri colorito d'un color vermiglietto, un poco -acceso nel suo rialto: suo vanto speciale è un poco di -fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e piuttosto -lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo -d'Adamo appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi -vorrebbe far certe rughe circolari in forma di monili e -nell'alzarsi vuol distendersi tutta». Le spalle le desidera -larghe, ed anche quanto al petto egli ne riconosce -nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, -deve essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, -e dolcemente rilevandosi dalle estreme parti, deve -venir in modo crescendo, che l'occhio a fatica se ne accorga -con un color candidissimo macchiato di rose». -La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle -parti inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di -carne ed oltre a ciò con polpe sode e bianche quanto la -neve». Il piede lo vuole «piccolo, snello, ma non magro, -e un po' rilevato nel salir del collo, bianco come -lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche -con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, -carnose e muscolose, ma con una certa dolcezza, -come quelle di Pallade, quando si mostrò al pastore sul -monte Ida; in una parola, succose, fresche e sode». -La mano finalmente si desidera bianca, massimamente -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -nella parte superiore, ma grande «e un po' pienotta, e -morbida a toccare come fina seta, rosea nell'interno con -linee chiare, rare, ben distinte, non intrigate, nè attraversate: -quello scavo, che è tra l'indice e il pollice, sia -bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita -lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la -cima, ma sì poco che appena si veggia, con unghie -«chiare, non lunghe, non tonde, nè in tutto quadre, -nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la costola -d'un picciol coltello». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Accanto a questa estetica speciale la generale non -vi ha che una parte assai secondaria. Le ragioni più riposte -e segrete, dietro le quali l'occhio giudica <i>senza -appello</i>, sono un enigma anche pel Firenzuola, come -egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria, -Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non -sono in parte, come s'è detto, che deduzioni filologiche, -in parte inutili sforzi per esprimere l'inesprimibile. Il -sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro qualche -antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima. -</p> - -<p> -Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono -vantare singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente -l'idea della Bellezza.<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma ogni altra opera resta -facilmente ecclissata da questa del Firenzuola. Il Brantome, -posteriore di un secolo e più, non pare che un -dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto perchè -guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della -Bellezza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> - -<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">Descrizione della vita reale ordinaria.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione -effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica -della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, -il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale. -</p> -</div> - -<p> -Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo -finalmente aggiungere anche l'interesse, che si -prese alla descrizione della vita ordinaria quotidiana. -</p> - -<p> -Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento -di poesia che alla satira ed alla farsa. Al tempo -del Rinascimento in Italia si prende invece a studiarla -e a descriverla per ciò che essa è in sè stessa, perchè -è interessante da sè, perchè è una parte della vita umana -in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono -come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, -che s'aggira per le case, sulle vie, nei villaggi per -beffarsi indistintamente della piccola borghesia, dei contadini -e del clero delle campagne, noi incontriamo qui -nella letteratura i primordi di quei quadri <i>di genere</i>, -che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella -pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella -farsa volgare e procedono uniti, ma non per questo sono -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -identici con essa, chè anzi differenze essenziali li distinguono -pur sempre nettamente fra loro. -</p> - -<p> -Quante cose umane non deve aver Dante attentamente -osservato e sperimentato prima di poter descrivere -in modo così profondamente vero il suo mondo -spirituale!<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> Le celebri similitudini desunte dall'operoso -affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi -dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e simili, -non sono le sole prove che possono addursi in tale -riguardo: l'arte stessa, colla quale egli esprime lo stato -interno di un'anima nell'atteggiamento esteriore e nel -gesto, dimostra un profondo e pertinace studio della vita. -</p> - -<p> -I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, -e ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema -del genere che trattano, di indugiarsi nelle particolarità -(cfr. a pag. 38 e 94). Ad essi è permesso di -esordire con grande larghezza e di essere prolissi, finchè -vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di -genere puramente descrittivo. Questi non s'incontrano -per la prima volta che presso gli uomini, che fecero rivivere -l'antichità. -</p> - -<p> -Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi -è l'uomo, che avea una speciale attitudine a tutto: -Enea Silvio. Egli descrive non soltanto la bellezza del -paesaggio, non le cose più interessanti dal lato cosmografico -ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, -pag. 10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario -e straordinario della vita.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> Fra i moltissimi passi -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -delle sue Memorie, in cui si rappresentano scene naturali, -alle quali in allora appena qualcuno avrebbe consacrato -un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui -che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Ma impossibile -sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali -antichi epistolografi o narratori gli sia venuto l'impulso -a rivestire di sì splendidi colori le sue descrizioni; nè -ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo spirituale -i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che -non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno -avvolti in una misteriosa penombra. -</p> - -<p> -Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie -descrittive latine, delle quali s'è già parlato altrove -(v. vol. I, pag. 350): descrizione di cacce, di viaggi, di -ceremonie e simili. E non manca anche qualche lavoro -italiano di questa specie, come, per esempio, le descrizioni -della celebre giostra medicea del Poliziano e di -Luca Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, -il Bojardo e l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro -soggetto a passar oltre e a toccar questi punti appena -di volo, ma, anche in onta a ciò, non si può non ammirare -la facile precisione, con cui dipingono la vita ordinaria, -e se ne trae una prova di più della loro grande -maestria in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta -di ripetere i brevi discorsi di una brigata di belle donne,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> -che in un bosco furono sorprese dalla pioggia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, -più spesso che altrove, negli scrittori di cose guerresche -e simili (cfr. vol. I, pag. 135). Ancora di un tempo anteriore -ci rimane in una poesia molto circostanziata<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> un -quadro fedele di una battaglia di mercenari del secolo XIV, -dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida -e i comandi, che echeggiano durante la zuffa. -</p> - -<p> -Ma la cosa più notevole in questo genere sono le -schiette descrizioni della vita campagnuola, che si trovano -specialmente in Lorenzo il Magnifico e nei poeti che lo -circondano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dal Petrarca in avanti<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> ci fu una specie di bucolica -falsa, convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, -ad imitazione di quelle di Virgilio, non importa se in -versi latini od italiani. E come sue specie secondarie -sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. vol. I, -pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, -e più tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e -del Guarini, tutti lavori dettati in bellissima prosa o in -versi perfetti, nei quali però la vita pastorale non figura -che come un costume indossato per sola apparenza esterna, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un genere -ben diverso di società.<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> -</p> - -<p> -Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge -nella poesia un modo affatto nuovo di dipingere la vita -campestre: la descrizione schietta, naturale, l'antitesi insomma, -il contrapposto della bucolica convenzionale di -prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè qui -soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che -il proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale -e franchigie speciali, per quanto anche talvolta la sua -sorte fosse piuttosto dura. La differenza tra la città e -i villaggi è ben lontana dall'esservi così accentuata, come -nel nord; anzi un gran numero di piccole città vi è -esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando -alle loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini -al pari di tutti gli altri. I Maestri comacini fecero il -giro di quasi tutta l'Italia; al fanciullo Giotto fu pure -possibile di abbandonar le sue pecore e di essere aggregato -in Firenze ad una corporazione; in generale l'affluenza -degli uomini del contado alle città era continua, -e certe popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente -per questo.<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> Ora egli è bensì vero che la boria -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai -poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il -<i>villano</i>,<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 -e segg.) si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia -dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo -odio di razza contro i <i>vilains</i>, di cui sono pieni -gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i -cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani -di qualsiasi specie<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> s'incontrano frequenti e spontanee -testimonianze d'onore e di rispetto per una classe -di persone, che rende alla società sì segnalati servigi e -ha tanto diritto alla di lei gratitudine. Gioviano Pontano<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> -narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti -magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche -e nei novellieri non mancano mai eroine campestri,<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> -che sacrificano la propria vita per difesa del proprio -onore e pel bene della propria famiglia.<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -Con tali precedenti era ben naturale che in taluni -sorgesse il desiderio di rivestir dei colori della poesia -anche questo genere di vita. Fra costoro innanzi tutto -nomineremo qui Battista Mantovano colle sue Egloghe, -una volta assai lette ed anche oggidì degne di osservazione. -Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente -del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa -perplessità tra il realismo e il convenzionalismo della -rappresentazione, ma in sostanza il primo prevale. Vi si -sentono le idee di un buon curato di campagna, non -senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In -qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato -assai colle popolazioni del contado. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta -Lorenzo il Magnifico in questo nuovo mondo e -ci fa vivere veramente la vita del villaggio. La sua -«Nencia da Barberino»,<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> può dirsi la nuova e schietta -riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze, -fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -del poeta è tale, che si resta in dubbio se si -risenta simpatia o disprezzo pel garzone che parla (è il -contadinello Vallera, che dichiara il suo amore alla Nencia). -È evidente il contrasto deliberato colla bucolica convenzionale -accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite -Ninfe: Lorenzo si getta volontariamente nel nudo -realismo della spregiata vita delle campagne, e, ciò -non ostante, l'insieme lascia un'impressione veramente -poetica. -</p> - -<p> -Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca -da Dicomano di Luigi Pulci.<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> Ma essa difetta di una certa -serietà obbiettiva, per essere stata cantata non tanto per -forza di naturale impulso e allo scopo di rappresentare -un lato della vita del popolo, quanto pel desiderio di ottenere -l'applauso della più colta società fiorentina. Da -ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le -frammistevi oscenità. Ciò non ostante, il carattere del -contadino innamorato vi è con molta abilità sostenuto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col -suo <i>Rusticus</i> in esametri latini.<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> Tenendosi lontano da -ogni imitazione della Georgica di Virgilio, egli descrive -specialmente l'anno campestre in Toscana, cominciando -dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore sfodera un -nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca -e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, -ed anche nell'«estate» s'incontrano passi di un -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -gusto squisito; ma ciò che può riguardarsi come un vero -gioiello della nuova poesia latina, è la festa della vendemmia -in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha -cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che -stava attorno a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche -quadro veritiero della vita agitata e operosa delle classi -inferiori. La sua <i>Zingaresca</i><a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> è uno dei primi saggi della -tendenza dei poeti moderni a trasportarsi nella vita e -nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a -cui essi appartengono. Con un intento comico qualche -cosa di simile era stato, per vero, tentato ancor prima,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> -e in Firenze i canti delle Mascherate ne offrivano sempre -nuova occasione al tornare di ogni carnovale. Ma -ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei sentimenti -di un'altra classe, con che tanto questa canzone, -quanto «la Nencia» tracciano nella storia della letteratura -una nuova via, che merita attenta considerazione. -</p> - -<p> -E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo -il fatto, che la cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. -Non ci vollero infatti, dalla Nencia in poi, meno -di ottant'anni prima che s'avessero i quadri di genere e -i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Avremo occasione in seguito di mostrare come in -Italia le differenze sociali fondate sulla diversità della -nascita avessero omai perduto ogni valore. Ciò che vi -contribuì grandemente fu senza dubbio il fatto, che qui, -prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza più -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità -in generale. Basterebbe questa sola conquista per -imporci un obbligo di eterna riconoscenza verso gli -uomini del Rinascimento. Un concetto logico e astratto -dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il -Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva. -</p> - -<p> -I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo -trovansi espressi da Pico della Mirandola nel suo discorso -sulla dignità dell'uomo,<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> che può dirsi uno dei lasciti -più preziosi di quell'epoca tanto colta. Dio s'è riserbato -di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, affinchè -questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne -la bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò -a nessuna sede fissa, non gl'impose veruna attività -determinata, nessuna necessità ineluttabile; lo dotò anzi -di ogni facoltà necessaria a muoversi e a voler liberamente. -«Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse il -Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti -guardi attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti -creai non celeste e non terrestre, non mortale, nè immortale -soltanto, affinchè tu sia libero educatore e signore -di te medesimo; tu puoi degenerare sino a divenir -bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I -bruti portano con sè dal grembo materno quanto ad essi -fa d'uopo per conservarsi; gli spiriti superiori sono sin -dal principio, o per lo meno subito dopo,<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ciò che saranno -eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che dipende -dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni -specie di vita». -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> - -<h2 id="parte5">PARTE QUINTA -<span class="smaller">LA VITA SOCIALE E LE FESTE</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> - -<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I. -<span class="smaller">Il pareggiamento delle classi.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica -della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua -posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori -influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo -in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito -indispensabile a' cortigiani. -</p> -</div> - -<p> -Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche -cosa di compiuto e perfetto, non si manifesta soltanto -nella vita politica, religiosa, artistica e scientifica di un -popolo, ma dà altresì un'impronta sua propria all'intera -vita sociale. Ciò riscontrasi in modo caratteristico nel -medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e dell'aristocrazia -sono presso a poco identiche dappertutto, -e dove pure si ha un genere di borghesia affatto speciale. -</p> - -<p> -Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento -sono l'antitesi la più spiccata di tali consuetudini sotto -tutti i punti di vista più essenziali. Questa antitesi comincia -già alla base, che è affatto diversa, mentre nei -circoli più elevati della vita sociale non esistono più distinzioni -di casta, ma si ha invece una classe veramente -colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza -del sangue non ha valore se non in quanto le -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -ricchezze, che sogliono accompagnarla, assicurano gli ozi -necessari alla propria educazione. Ciò però non deve intendersi -in modo assoluto, mentre è pur sempre vero, -che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, -ora meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania -di conservarsi all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle -altre nazioni men progredite d'Europa. Mala tendenza -generale dell'epoca è però sempre per la fusione delle -classi nel senso moderno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve -essere stata la convivenza di nobili e borghesi nella stessa -città, per lo meno sino dal secolo XII,<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> poichè per essa -vennero accomunate le sorti di tutti e furono tronche -le ali, ancora in sul nascere, all'insolente albagia dei -signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano -un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia -non si indusse mai, come nei paesi settentrionali, a fissare -appannaggi speciali pei figli cadetti dell'aristocrazia: -infatti, se anche i vescovati, i canonicati e le abbazie -vi furono spesso conferiti dietro i principii di un indegno -favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente -sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola -vi furono molto più numerosi, più poveri e privi affatto -di quelle prerogative principesche, che avevano altrove, -videro in compenso cresciuta la loro autorità morale dalla -loro dimora nelle città dove avevano la sede, e dove, -insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale -della popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono -d'ogni parte i principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -in quasi tutte le città occasione e motivo d'isolarsi nella -vita privata (v. vol. I, pag. 181), che, scevra di pericoli -dal lato politico e confortata d'ogni comodità ed agiatezza -materiale, non era in sostanza gran fatto diversa -da quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E -quando, da Dante in poi, la nuova poesia e la nuova -letteratura divennero patrimonio di tutti,<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> e, più tardi ancora, -prevalse una cultura tutta d'indole antica, e l'uomo, -come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva procacciarsi -individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri diventar -principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma -nemmeno alla legittimità della nascita nell'eredità del -potere (v. vol. I, p. 27-28), — allora si potè ben credere -che una nuova êra di uguaglianza fosse spuntata, -ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi -all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti -per affermare e per negare la legittimità degli -ordini aristocratici. Dante, per esempio, deriva ancora -dall'unica definizione aristotelica, che «la nobiltà si basi -sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo principio, -che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su -quella degli antenati».<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Ma altrove egli non si dà per soddisfatto -di una tale definizione, e si rimprovera da sè -stesso<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> di aver perfino in Paradiso, parlando col suo -proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà della sua origine, -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -che è manto che <i>tosto raccorcia</i>, e al quale il tempo -ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna -rimettere. E nel «Convito»<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> egli stacca del tutto dall'idea -della <i>nobiltà</i> ogni condizione di nascita privilegiata, -e ne fa una cosa sola con l'attitudine a qualsiasi -eccellenza morale e intellettuale, accentuando in modo -speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà -sorella germana della filosofia. -</p> - -<p> -Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo -venne acquistando sulle opinioni degli Italiani, -tanto più forte si venne in tutti radicando la persuasione, -che l'origine non possa mai esser quella che decida del -valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai un -principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo -«Della nobiltà»<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> si dichiara pienamente d'accordo -co' suoi interlocutori — Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, -fratello del vecchio Cosimo — non esservi oggimai -altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito personale. -Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto -sparge un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, -che, secondo il comune pregiudizio, entrano a far -parte della vita dei nobili. «Niuno (v'è detto) trovasi -tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i cui antenati -esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio. -La passione per le cacce non sente meglio di -nobiltà, di quello che i nidi della selvaggina, che s'insegue, -si risentano di balsamo o d'altri soavi profumi. -L'agricoltura, quale fu esercitata dagli antichi, sarebbe -ben più nobile occupazione, che non quelle stolte scorrerie -per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -belve, che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero -di quando in quando servirci di utile passatempo». E -se ne adduce la prova mostrando il lato selvaggio e brutale -della vita dei cavalieri inglesi e francesi nelle loro -campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della -rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a -sostenere in certo modo le parti della nobiltà, ma non -già — cosa abbastanza caratteristica — riferendosi ad -un sentimento suggerito dalla natura, bensì richiamandosi -all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro della -sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come -qualche cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza -del merito e sulla ricchezza ereditata. Ma -il Niccoli soggiunge, che Aristotele, dando questa definizione, -non esprime una persuasione sua propria, ma -una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò -è tanto vero, che nell'«Etica», dov'egli parla secondo -il suo intimo convincimento, non vuol che sia nobile se -non colui, che si sforza di conseguire il vero bene. Indarno -il Medici gli oppone, che l'espressione greca per -designare la nobiltà (<i>Euganeia</i>) suona appunto «nascita -illustre»; il Niccoli trova che la voce latina nobilis, -vale a dire notabile, è assai più giusta, perchè fa dipendere -la nobiltà dalle sole azioni.<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> Dopo questi e simili -ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto delle -condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà -nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera -e disdegna di occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -averi, quanto della mercatura, che riguarda come ignominiosa: -così, se ne sta inerte e rinchiusa ne' suoi palagi,<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> -o va attorno oziosamente cavalcando per la città. -Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio, -ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa -l'attendere all'economia rurale è considerato come cosa -onorevole e agevola di per sè l'accesso ai ranghi della -nobiltà:<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> tutto sommato, «un'aristocrazia rispettabile, -ma paesana». Anche in Lombardia i nobili vivono dei -redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli altri -pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria -occupazione.<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> In Venezia la nobiltà governa, ma -al tempo stesso si consacra al commercio; ed ugualmente -a Genova tutti indistintamente, nobili e non nobili, sono -mercanti e navigatori, e non vi si ammettono altre differenze, -fuorchè quelle che provengono dalla nascita: -taluni però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto -dei loro castelli. In Firenze una parte dell'aristocrazia attende -al traffico; un'altra (ma certo la men numerosa) si -pavoneggia, boriosa dei propri titoli, per le vie della città -o perde il suo tempo nelle cacce e in simili divertimenti.<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è -questo, che quasi in tutta Italia anche coloro che possono -andar superbi della lor nascita, non hanno ambizioni -da far valere di fronte alla cultura ed alla ricchezza, -nè dai loro privilegi politici o di corte risentono -alcun impulso a considerarsi come una classe superiore -alle altre. Venezia sembra costituire a questo riguardo -una eccezione, ma essa non è che apparente, perchè in -sostanza la vita dei nobili non si differenzia quivi da -quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio -di pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le -cose nel regno di Napoli, che per l'orgoglioso isolamento -e la boriosa vanità della sua aristocrazia, più che per -qualsiasi altro motivo, restò completamente escluso dal -gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A -dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal -medio-evo longobardo e normanno sopravviene, ancor -prima della metà del secolo XV, la dominazione aragonese, -e così vi si compie fino da quel momento ciò che -nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più -tardi, una vera trasformazione sociale, un disprezzo del -lavoro e una smania di titoli, che costituiscono appunto -il lato caratteristico della popolazione spagnuola. Le conseguenze -di un tal fatto non tardano poi a manifestarsi -perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e -basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -una di esse, la piccola città della Cava. Essa era stata -sempre proverbialmente ricca sino a che non diede ricovero -che a muratori e a tessitori: «ora che, invece -di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono -che sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad -essere dottori, medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è -subentrata la più desolante miseria».<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> In Firenze si -constata un fatto identico per la prima volta sotto Cosimo -primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che -la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio -e le industrie, non si preoccupa d'altro che di -ottenere cavalierati nel suo nuovo ordine di s. Stefano.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> -È precisamente il rovescio di quanto vi era accaduto -un secolo prima,<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> quando i padri, morendo, pregavano -lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non -avessero esercitato una qualche utile professione (vedi -vol. I, pag. 108). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso -in modo molto ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e -della letteratura, nel quale non si ammettono differenze -gerarchiche, ed è appunto la sete delle dignità cavalleresche -divenuta stoltamente oggetto di moda proprio nel -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio -valore. -</p> - -<p> -«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> verso -la fine del secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta -far cavalieri li meccanici, gli artieri, insino a' fornai; -ancora più giù, gli scardassieri, gli usurai e rubaldi barattieri.... -Come risiede bene che uno judice, per poter -andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la -scienza non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, -senza guadagno.... Oh sventurati ordini della cavalleria, -quanto siete andati al fondo! In quattro modi son fatti -cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, a molte cose -che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario. -Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori -di queste cose materiali comprendano, come la cavalleria -è morta. E non si ved'elli, che pure ancora lo -dirò, essere fatti cavalieri i morti? Che brutta, che fetida -cavalleria è questa! Così si potrebbe fare cavaliere -un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche -un bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti -adduce a conferma di quanto scrive, sono invero parlanti -abbastanza; una volta egli è messer Bernabò Visconti, -che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, -che bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono -alcuni cavalieri tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito -degli ornamenti che portano sull'elmo e simili. -Più tardi il Poggio mette in derisione i molti cavalieri -del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di -guerra.<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -ceto, per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., -si creava da sè in Firenze una posizione molto difficile, -tanto di fronte al governo, quanto a' suoi numerosi motteggiatori.<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> -</p> - -<p> -Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge -che queste tarde ambizioni cavalleresche, indipendenti -affatto da qualsiasi nobiltà di sangue, senza dubbio erano -in parte il frutto di una ridicola vanità smaniosa di -titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice. -I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi -parte, dovea, giusta le formalità prescritte, essere -cavaliere. Ma il combattimento in campo chiuso e più -particolarmente la corsa delle lance, strettamente regolata -e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione favorevole -per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, -qualunque fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela -sfuggire in un'epoca, in cui tanto conto si teneva -del valor personale. -</p> - -<p> -Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca -fin dal suo tempo si fosse espresso in termini di -viva riprovazione contro i tornei, come contro una pericolosa -stoltezza: egli non convertì nessuno col suo patetico -grido: «in niun libro si legge che Scipione o -Cesare siano stati abili giostratori!»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> La cosa anzi in -Firenze acquistò una grande popolarità; ogni borghese -cominciò a riguardar la sua giostra — che senza dubbio -non era più tanto pericolosa — come una specie di -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -onesto passatempo, e Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a> ci ha conservato -il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori -della domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, -dove si potea giostrare a prezzo mitissimo, sopra -una rôzza presa a nolo da un tintore, alla quale alcuni -burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia -imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio -il cavaliere, armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile -scioglimento della novella è una violenta sgridata -della moglie indispettita di simili scappate del marito.<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> -</p> - -<p> -Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione -per la giostra, come se volessero mostrare per l'appunto, -essi non nobili e privati, che la società di cui -si circondano, non è in nulla inferiore ad una corte.<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio -ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; -Piero il giovane poi per tali esercizi trascurò perfino -il governo, e non voleva essere dipinto se non rivestito -della sua splendida armatura. Anche alla corte di -Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando -il cardinale Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim -(v. vol. I, pag. 149 e 158) come gli piacesse quello -spettacolo, il barbaro rispose assai saggiamente, che simili -combattimenti nella sua patria si facevano fare agli -schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva -alcun danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava -d'accordo con gli antichi romani nel riprovare i costumi -del medio-evo. -</p> - -<p> -Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, -che pur non sono di lieve momento per spiegarsi -l'ardore insistente con cui si cerca la dignità cavalleresca, -noi troviamo omai a questo tempo qua e colà dei -veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri -hanno di diritto il titolo di cavaliere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le -vanità dei nobili e dei cavalieri, sta di fatto che la -nobiltà italiana si collocò sempre nel bel mezzo della -vita comune, e non mai alle estremità della medesima. -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente -sur un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la -cultura sono sempre i suoi naturali alleati. Certamente -che in un cortigiano propriamente detto si esige un -qualche grado di nobiltà,<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma questa esigenza è espressamente -dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel -pubblico (<i>per l'oppenion universale</i>), nè in ogni caso -implica mai la supposizione, che anche un individuo non -nobile non possa avere un merito intrinseco equivalente. E -nemmeno rimane inteso con ciò che le persone non nobili -debbano restar escluse da ogni contatto col principe: si -vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano, -non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un -ornamento della vita, e quindi neanche questa. Se poi -in tutti i rapporti della vita gli vien fatto un obbligo -speciale di mantenere un contegno riserbato e dignitoso, -non è già perchè egli abbia un sangue più nobile nelle -vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale. -Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento -principale sta nella cultura e nella ricchezza; ma -in quest'ultima solo in quanto renda possibile di consacrar -la vita alla prima e di promuoverne in grande gli -interessi e lo sviluppo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p> - -<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Raffinamento esteriore della vita.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il -galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza. -</p> -</div> - -<p> -Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono -un privilegio determinato, tanto maggiore ogni individuo, -come tale, sente lo stimolo a mettere in evidenza -i suoi pregi personali, e tanto più la vita sociale deve -tendere per proprio impulso a restringersi in una cerchia -speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità -e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti -necessari, deliberatamente pensati e voluti. -</p> - -<p> -Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo -circondano e gli ozj della vita quotidiana mostrano in -Italia un'eleganza ed un raffinamento maggiore, che in -qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi spetta -alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo -notare, come esse superassero in comodità e nell'armonica -disposizione delle parti i castelli e le corti o palazzi -di città dei grandi del nord. Il vestire mutò per -guisa, che egli è impossibile l'istituire un completo paragone -colle mode degli altri paesi, molto più che, dal -finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste -ultime. Ciò che i pittori italiani ci rappresentano come -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -costume di quel tempo, è in generale quanto di più bello -e di più accomodato ci fosse allora in Europa, ma non -si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire -prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno -stati sempre esatti. Quello però che è fuori di dubbio -si è, che in nessun luogo si tenne del vestire quel conto, -che si teneva in Italia. La nazione era alquanto vanitosa; -ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non -esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse -bello e ben fatto un ornamento non dispregevole -aggiunto alla persona. In Firenze ci fu perfino un periodo -di tempo, in cui il vestire era una cosa affatto -individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria -(v. vol. I, pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del -secolo XVI questa usanza fu coraggiosamente mantenuta -da uomini considerevolissimi,<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> mentre intanto la grande -maggioranza si accontentava di variare più o meno la -moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe -adunque riguardare come un sintomo di decadenza -per l'Italia l'ammonizione che si legge in Giovanni della -Casa,<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> di evitare le singolarità e di non dipartirsi dalla -moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli abbigliamenti -degli uomini, rispetta come legge suprema -l'uniformità, rinuncia con ciò ad una caratteristica più -importante che non si creda. Ma ciò procura un grande -risparmio di tempo, e questo, colle idee di operosa attività -che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi -come compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -In Venezia e a Firenze<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> eranvi, all'epoca del Rinascimento, -prescrizioni speciali, che regolavano il modo -di vestire degli uomini e ponevano limiti determinati al -lusso delle donne. Dove simili leggi non esistevano, per -esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa ogni -traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a> -Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle -mode e (se noi interpretiamo rettamente) la stolta venerazione -per tutto ciò che veniva di Francia, mentre -nel fatto molte delle sue mode non erano che le antiche -d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo -aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare -sino a qual punto questo frequente mutare delle forme -del vestire e l'adozione delle mode francesi e spagnuole<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> -abbiano contribuito a tener viva nella nazione la passione -abituale del lusso esterno, non è cosa di cui dobbiamo -occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -merita d'esser notato come una prova di più del rapida -sviluppo della vita italiana intorno al 1500. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Degna di speciale attenzione è la cura che pongono -le donne, di modificare quanto più possono la loro apparenza -esterna con tutti gli aiuti, che può offrire una -ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese d'Europa, -dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato -di dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle -carni e alla ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> -Tutto tende ad uniformarsi ad un tipo convenzionale -universalmente accettato, anche a costo di veder -violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi naturali -del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del -tutto dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV -fu estremamente svariato nei colori e carico negli ornamenti,<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a> -e più tardi ebbe una ricchezza un po' più elegante, -e ci limiteremo alla toeletta nel senso più stretto. -</p> - -<p> -Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono -proibite, poi tornano a portarsi false acconciature -da testa, talune anche di seta bianca e gialla,<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> sino a -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -che giunge un qualche grande oratore sacro, che commove -gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica piazza -s'innalza un gran rogo (<i>talamo</i>) sul quale, insieme a -liuti, arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri -erotici ed altre inezie, vanno a finire anche queste -false acconciature:<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> la fiamma purificatrice riduce -tutte queste cose in un mucchio di cenere. Il colore ideale, -che tanto nei propri, come nei capelli posticci si cercava -di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il -raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel -colore ai capelli,<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> furonvi delle dame, che ebbero il coraggio -di stare giornate intere sotto la sferza del sole;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a> -del resto, ciò non impediva che si usassero tinture speciali -e manteche per accrescerne altresì il volume. A -ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque ritenute -confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti -per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre -e i denti, di cui il nostro tempo non ha nemmeno una -idea. E non giovarono nè i sarcasmi dei poeti,<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> nè le -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -invettive dei predicatori, nè la paura stessa di guastarsi -precocemente le carni a distogliere le donne da quegli -usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino una -falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le -frequenti e grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei -quali centinaia d'uomini apparivano dipinti e mascherati,<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> -abbiano contribuito a trasformare quell'abuso in -abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era universale, -ed anche le fanciulle del contado facevano del -loro meglio per uniformarvisi,<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> sin dove potevano. Si -aveva un bel predicare, che simili artificii erano i contrassegni -delle cortigiane; anche le più rispettabili matrone, -che del resto in tutto il corso dell'anno non toccavano -alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, -quando accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> — Ma, -sia che si riguardasse questo eccesso come un tratto -di barbarie, di cui s'aveva un riscontro nell'uso di imbellettarsi -dei selvaggi, sia che lo si ritenesse anche soltanto -come uno sforzo di mantenere nei lineamenti e -nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come -farebbe credere la somma accuratezza e la moltiplicità -di questa toeletta, — certo è che agli uomini spiacque -allora, come in ogni altro tempo, e ne sono prova i richiami -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -continui, che in questo riguardo furono fatti al -bel sesso. -</p> - -<p> -Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si -estese perfino a tutte le cose, colle quali in qualsiasi -modo si doveva venire a contatto. Nelle grandi festività, -si solevano strofinare con unguenti fin le mule, sulle quali -si dovea cavalcare;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> Pietro Aretino ringrazia Cosimo I -per un invio fattogli di scudi <i>profumati</i>.<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione -di superare in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli -settentrionali. Nè parrebbe neanche doversi dire, -che questa loro opinione andasse troppo lungi dal vero, -se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile -al perfezionamento della personalità moderna, che -certamente in Italia si svolse più presto e più completamente -che altrove; inoltre molti indizi farebbero credere -anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni -del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai -possibile addurne, e se da ultimo la questione si restringesse -al determinare a chi propriamente spetti la priorità, -nella redazione dei primi codici di pulitezza e creanza, -la poesia cavalleresca del medio-evo potrebbe a buon -diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non ostante, -di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni -dei più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -la pulitezza della persona, specialmente ne' banchetti,<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a> -all'ultimo grado della perfezione, e che, per un antico -pregiudizio, i tedeschi in Italia riguardavansi sempre come -il tipo d'ogni sudiceria.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> Il Giovio non esita ad attribuire -molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza all'educazione -primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a> -e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. -In mezzo a ciò si ha tanto maggior ragione di -sorprendersi che, per lo meno nel secolo XV, si lasciassero -condurre le osterie e gli alberghi per lo più da -tedeschi,<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> i quali praticarono questa industria principalmente -in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano -a Roma. Ma le testimonianze che si hanno a -questo riguardo potrebbero anche semplicemente riferirsi -alle osterie e agli alberghi delle campagne, mentre si sa -con certezza che nelle maggiori città le migliori locande -erano tenute tutte da Italiani.<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> La mancanza poi di buoni -alberghi nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto -di sicurezza in generale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale -della buona creanza, che Giovanni della Casa, nato -fiorentino, ci lasciò sotto il titolo di «Galateo». In -questo si prescrive non soltanto la pulitezza nel senso -più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte -quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», -con quello stesso tuono magistrale, con cui -il moralista predica le più sublimi leggi morali. In altre -letterature qualche cosa di simile non si insegna in via -sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè colla -descrizione di ciò che è sucido e ributtante.<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a> -</p> - -<p> -Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida -per vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire -in generale. Ancora oggidì può esser letto con molto -profitto da persone di ogni condizione, e la gentilezza -della vecchia Europa difficilmente si scosterà mai dalle -sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è cosa che -viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di -ogni cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in -alcuni uomini ed acquisito per forza di volontà in altri; -ma, come dovere sociale e come indizio di cultura e di -buona educazione, i primi a conoscerlo senza alcun dubbio -furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli s'era -già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, -che il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti -e vicini, delle <i>burle</i> e delle <i>beffe</i> (v. vol. I, pag. 209 -e segg.) nella buona società è passato del tutto,<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> l'idea -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -nazionale prevale su quella delle cittadinanze locali e -prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza e cortesia -universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto -avremo occasione di discorrere più innanzi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in -Italia, nel secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal -grado di raffinamento e di perfezione, da non vedersi in -nessun altro paese l'eguale. Una moltitudine di quelle -cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro insieme -la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e -si potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva -ancora un'idea. Nelle vie ben selciate delle città italiane<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a> -l'uso delle carrozze era generale, mentre fuori d'Italia -dovunque o s'andava ancora a piedi, o a cavallo, o si -usava della carrozza per sola necessità, non per piacere. -Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi -articoli di toeletta vengono menzionati di frequente dai -novellieri.<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> La copia e la finezza delle biancherie sono -spesso l'oggetto delle loro descrizioni. Essi ci parlano -anche di cose, che si direbbero piuttosto appartenere al -campo dell'arte, notando con ammirazione come essa da -tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il grandioso -armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi -e magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, -arricchendo la mensa di confetture lavorate in mille guise, -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -e aggiungendo infine eleganza e buon gusto al rozzo lavoro -del falegname. Tutto l'occidente si prova negli ultimi -tempi del medio-evo, e secondo le sue forze glielo -permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a -dare inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie -convenzionali della decorazione gotica, mentre l'arte -italiana del Rinascimento si move liberamente in ogni -senso, risponde degnamente alle più svariate esigenze e -si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed -estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative -italiane d'ogni specie sopra le nordiche nel corso -del secolo XVI, quantunque sia anche vero che essa è -dovuta altresì a cause di molto maggiore e più generale -importanza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p> - -<h3 id="cap3-5">CAPITOLO III. -<span class="smaller">La lingua come base del vivere sociale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I -puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La -conversazione. -</p> -</div> - -<p> -La società più elevata, che qui oggimai appare come -un prodotto della riflessione, anzi come la più alta creazione -della vita del popolo, presuppone, come condizione -indispensabile, il linguaggio. -</p> - -<p> -Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i -popoli occidentali l'aristocrazia aveva cercato di mantenere -una lingua «cortigiana» tanto per la conversazione, -che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in -Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono -tanto fra loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua -così detta «curiale», che era comune alle corti e ai -loro poeti. Ora il fatto più importante si è questo, che -di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la lingua -di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione -alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima -del 1300, un tale scopo è confessato apertamente. Anzi, -per vero dire, qui la lingua è trattata espressamente -come qualche cosa di completamente indipendente dalla -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione -semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, -sentenze e risposte. Questa espressione è a questo -tempo in pregio non meno che lo fosse in altri tempi -presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga vita -non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» -<i>(un bel parlare)!</i> -</p> - -<p> -Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, -quanto più vi si lavorava attorno da diverse parti. Dante -ci porta addirittura nel bel mezzo di questa lotta: il suo -libro «Del volgare eloquio»<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> ha un'importanza grandissima -non solo per la questione in sè stessa, ma anche -perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna -in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo -delle sue idee e le conclusioni, alle quali egli giunge, -sono cose che appartengono alla storia della filologia, nella -quale quel libro occuperà sempre un posto rilevantissimo. -Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè, -ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, -la lingua deve essere stata una delle più importanti questioni -della vita quotidiana; che tutti i dialetti erano stati -studiati con partigiana predilezione o avversione; e che -la nascita della lingua ideale comune non si avverò se non -in mezzo a grandi lotte e contrasti. -</p> - -<p> -Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale -Poema. Il dialetto toscano diventò la base essenziale -della nuova lingua comune.<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Se ciò a taluno paresse -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -eccessivo, valga a nostra giustificazione il fatto che -questa, in una questione tanto dibattuta, è ad ogni modo -l'opinione la più universalmente ricevuta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario -e poetico, lo screzio insorto intorno a questa lingua, quello -che suol dirsi il purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto -giovato; può darsi altresì che qualche scrittore, del resto -dotato di grandi attitudini, sia stato con ciò defraudato -di un pregio essenziale, la spontaneità della espressione; -e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in altissimo -grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla -loro volta nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, -trascurando per la forma il concetto; stando di -fatto che anche una meschina melodia, uscita da un tale -strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e -comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza -grandissima, perchè contribuì a dare un andamento grave -e dignitoso allo stile in generale, e perchè costrinse l'uomo -colto a serbare, tanto nella vita ordinaria quanto nelle -circostanze straordinarie, un contegno serio e una costante -elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche -talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un -tempo sotto la veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare -basse scurrilità e velenosi sarcasmi, non è men -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -vero però, che, quasi a compenso, ogni idea più nobile -ed elevata vi trova altresì una condegna espressione. -La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di -vista nazionale, diventando essa come la patria ideale -di tutti gli uomini colti dei diversi Stati, in cui così per -tempo andò diviso il paese.<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a> Di più, essa non è il patrimonio -esclusivo di questa o di quella classe in particolare, ma -tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, possono -trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè -vogliano. Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo -straniero resta sorpreso e maravigliato di udire sulla -bocca del basso popolo e dei contadini un italiano puro -e puramente pronunziato in provincie italiane, dove al -tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca -indarno di trovare un riscontro ad un fatto simile presso -le plebi di Francia e di Germania, dove invece anche -gli uomini istrutti sacrificano pur tanto alla pronunzia -locale. Vero è che in Italia il numero di coloro che sanno -leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da -tante altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio -pontificio, non si sarebbe tentati di credere; ma qual peso -avrebbe questa circostanza senza quella generale e incontestata -venerazione, che si ha per la pura lingua e la -pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato? -Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente -accettate, non escluse Venezia, Milano e Napoli, -ancora al tempo in cui fioriva la letteratura, soggiogate -in certo modo dallo splendore che da esse partiva. Ed -anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, -s'è di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente -il più bel tesoro della nazione, la pura -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -lingua.<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> Alla letteratura dei dialetti furono, sin dal principio -del secolo XVI, senza sforzo e deliberatamente -abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma -talvolta anche serii,<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> prestandosi lo stile di essi a qualsiasi -esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, -come frutto di una determinazione calcolata e riflessa, -non ebbe luogo se non molto più tardi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, -come elemento d'unione della società più elevata, -trovasi chiaramente espressa nel «Cortigiano».<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Fin -d'allora, cioè fin dal principio del secolo XVI, eranvi -taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler -mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli -altri toscani del suo tempo, non per altro, se non -perchè erano antiche. Nella lingua parlata il Castiglione -le proibisce assolutamente, e non le accetta nemmeno -nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non -vede che una forma speciale del parlare. Coerentemente -poi a questa premessa, egli stabilisce che il miglior modo -di parlare sarà quello, che più d'ogni altro s'accosti -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -alla lingua convenientemente scritta. Donde emerge -assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno -da dire qualche cosa di veramente importante, debbono -essi stessi formarsi la propria lingua, e che questa è -mobile e mutabile, appunto perchè è qualche cosa di -vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle -espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche -da regioni non toscane, e accettando perfino le francesi e -le spagnuole, quando l'uso le abbia consacrate per certe -cose speciali:<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> sorgere così, coll'aiuto dell'ingegno e -dello studio, una lingua, la quale non sarà invero l'antico -toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come -un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. -S'intende da sè che è dovere imprescindibile d'un cortigiano -di esprimere sotto questa veste perfetta i suoi -affetti e la sua poesia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio -della società viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i -puristi non riuscirono in sostanza ad aver vinta la causa. -V'erano troppi e troppo valenti scrittori ed uomini di -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -società anche toscani, che o non si curavano o ridevano -di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si -verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto -qualunque e pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che -essi stessi erano «della loro lingua ignorantissimi».<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a> -Già l'esistenza di uno scrittore quale era il Machiavelli -troncava d'un tratto tutte quelle questioni, in quanto -egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida, -schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva -tutti i pregi, fuorchè quello di imitare il puro Trecento. -D'altro lato v'erano troppi lombardi, romani, napoletani -ed altri, ai quali non poteva rincrescere, se nello scrivere -e nel conversare non si esageravano troppo le -pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, -è vero, le forme e i modi del loro dialetto, -e il Bandello, per tutti, assai spesso (non sappiamo -quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara protesta: «io -non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma barbaramente; -io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere -ornamento alla lingua volgare; io non sono che -un lombardo e in Lombardia a' confini della Liguria -nato» ecc.<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a> Ma, di fronte al partito dei rigidi puristi, -tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando a -bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, -e quasi a compenso, d'impadronirsi della lingua -comune. Non a tutti infatti era dato di poter fare come -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse per tutta la sua -vita il più puro toscano, (sempre però come lingua appresa -e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a -poco fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale -era questo che ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva -trattar la lingua con somma cura. Posto ciò, si -poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro fanatismo, -i loro congressi filologici<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> e simili: veramente dannosi -essi non divennero che più tardi, quando il soffio -dell'originalità era già fatto notevolmente più languido -nella letteratura, e stava per soggiacere ad influenze -affatto d'altra natura, ma ancor più perniciose. Da ultimo -fu libero alla stessa Accademia della Crusca di -trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi -sforzi furono talmente impotenti, che non riuscì nemmeno -ad impedire che assumesse quell'indirizzo e quel -colorito francese, che forma il carattere distintivo della -letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata -e portata omai al sommo della pieghevolezza e duttilità, -che divenne nella conversazione lo strumento e la base -di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi settentrionali -i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi -nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti, -cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era -tutta dedita al giuoco e agli esercizii corporali o, se pur -si voglia, s'esercitava a scrivere rozzi versi e celebrava -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -feste continue, in Italia, dove pure tali cose esistevano, -erasi formato altresì un ambiente più elevato e sereno, -dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, purchè non -privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti -convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando -l'utile al dolce. Siccome in tali convegni o non si usava -di far trattamenti, o questi si riducevano ad assai poca -cosa,<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> non era difficile neanche il tenerne lontani gli -uomini più materiali e gli scrocconi. Se ci è permesso -di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di dialoghi, -anche i più elevati problemi della vita avrebbero -formato l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini -più distinti: nè la manifestazione di sublimi pensieri vi -sarebbe stata, come di regola presso i settentrionali, un -privilegio puramente individuale, bensì comune a parecchi. -Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita -sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, -che non hanno altro scopo, che sè medesime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p> - -<h3 id="cap4-5">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">La forma più elevata della vita sociale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi -dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo -descritta da lui medesimo. -</p> -</div> - -<p> -Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, -era assai saggiamente regolata e si basava sopra quelle -convenienze tacite ed espresse, che sono domandate o -dalle circostanze o dal decoro, ma che non hanno nulla -che fare colla rigida etichetta. In certi circoli più compatti, -dove le riunioni assumevano il carattere di stabili -corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità -per l'accettazione, come, per esempio, in quelle -allegre società di artisti fiorentini, alle quali il Vasari -attribuisce il merito<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> di aver promosso la rappresentazione -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -delle più importanti commedie d'allora. Le società -più leggere invece e che si mettevano insieme per circostanze -affatto momentanee, accettavano volentieri le -prescrizioni, che eventualmente venivano imposte dalla -dama più ragguardevole. Tutti conoscono l'Introduzione -del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a considerare -il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla -più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale -in questo caso speciale; ciò non ostante non è men vero, -ch'essa si fonda sopra una consuetudine già accettata -nella vita sociale. Il Firenzuola, che quasi due secoli -dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile, -s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in -bocca alla regina della sua società pone un discorso sul -modo di ripartire il tempo durante il soggiorno alla campagna, -vale a dire, prima di tutto un'ora di speculazioni -filosofiche andando a passeggiare sopra una collina, poi -la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a> -indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova -canzone, il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; -più tardi una passeggiata ad una fonte, dove -ognuno s'asside e narra una novella, e finalmente la -cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla -onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non -disconvengano». Il Bandello nelle introduzioni e nelle -dediche di ciascuna delle sue novelle non riferisce, è -vero, simili discorsi di circostanza, poichè le diverse società, -dinanzi alle quali quelle novelle vengono narrate, -esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro -modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -dovevano essere queste supposte riunioni sociali. Alcuni -lettori penseranno, che in società capaci di udire racconti -tanto immorali, come son quelli che si leggono, -non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. -Ma da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide -dovevano essere le basi di società, che, ad onta di -tali racconti, non uscivano dalle convenute formalità, non -andavano a soqquadro, e potevano perfino occuparsi di -serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol -dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione -si faceva sentire più forte che mai e andava sopra ogni -cosa. Per convincersene non occorre di prendere a norma -la società un po' troppo idealizzata, che il Castiglione -introduce a parlare sui più elevati sentimenti e scopi -della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro -Bembo nel castello di Asolo. La società del Bandello, -invece, anche in onta a tutte le frivolezze alle quali si -abbandona, può riguardarsi come il tipo più veritiero di -quell'elegante decoro, di quella facile amabilità, di quella -schietta franchezza, di quello spirito insomma e di quella -cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri -distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se -ne ha specialmente in questo, che le dame, che ne formavano -il centro, godevano l'universale estimazione, nè -per tal fatto furono minimamente pregiudicate nella loro -fama. Fra le protettrici del Bandello, per esempio, Isabella -Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se -ebbe una celebrità non scevra di macchie, non fu già -pel proprio contegno, ma per quello delle scostumate -damigelle che la circondavano:<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> Giulia Gonzaga Colonna, -Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, Bianca Rangona, -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono -del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il -loro contegno, da ogni accusa e censura. La più celebre -donna d'Italia poi, Vittoria Colonna, godeva fama addirittura -di santa. Ora, egli è indubitato che le particolarità -che ci vengono date intorno al vivere sciolto, che -si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati, -non sono di tal natura da farne emergere una -superiorità assoluta della vita sociale d'Italia su quella -del resto d'Europa. Ma si legga il Bandello,<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> e si vegga -poscia se un genere simile di società sarebbe, ad esempio, -stato possibile in Francia, prima che vi fosse stato -trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili -al pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo -le più alte creazioni dell'ingegno umano non ebbero bisogno, -per nascere, dell'aiuto o del favore di quelle riunioni, -ma si avrebbe gran torto se le si riguardasse come -di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, non -fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente -a creare in Italia ciò che allora non esisteva -in verun altro paese, un vivo interessamento per tutto -quanto si produceva nell'un campo e nell'altro, e un -gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo -poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè -stesso un necessario portato di quella particolare cultura -e di quel modo di vivere, che allora era esclusivamente -italiano, e che d'allora in poi divenne europeo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In Firenze la vita di società è fortemente influenzata -da parte della letteratura e della politica. Innanzi tutto -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -Lorenzo il Magnifico è tal uomo, che domina completamente -quanti lo circondano, non tanto in virtù della sua -posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene egli, -del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione -anche a quelli, che più gli stavano dappresso.<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> Si vede, -ad esempio, con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, -l'educatore de' suoi figli, e come i modi franchi ed aperti -del letterato e del poeta a gran fatica si concilino in -lui con quella riserbatezza, che gli è imposta necessariamente -dal rango principesco, cui ormai è salita la sua -casa, e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di -sua moglie; ma dal canto suo, e quasi in ricambio, il -Poliziano è l'espressione e quasi il simbolo vivente delle -glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, giusta l'uso -della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura del -gusto e della passione, che egli ha per tali convegni -sociali. Nella sua splendida improvvisazione «La caccia -col falcone» egli fa un ritratto comico de' suoi compagni, -e nel «Simposio» lo scherzo va ancora più innanzi -e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che -vi si travede anche il lato serio della riunione.<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> E che -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -questa assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano -con piena evidenza le sue corrispondenze, e le -notizie rimasteci sulle frequenti sue dispute filosofiche -ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze sono, in -parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno -al tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per -esempio, la così detta Accademia platonica, che dopo la -morte di Lorenzo soleva raccogliersi negli orti de' Rucellai.<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> -</p> - -<p> -Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva -naturalmente dalle tendenze personali del regnante. Di -esse, per vero, al principiare del secolo XVI ce n'era -oggimai poche, e queste poche erano anch'esse pressochè -senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla -corte veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva -una società tanto speciale, quale non si vide ripetersi -più in nessun epoca storica. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> - -<h3 id="cap5-5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">L'uomo perfetto di società.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La -musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società. -</p> -</div> - -<p> -Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora -per sè medesimo, il Cortigiano, quale ci vien descritto -dal Castiglione. Egli è propriamente l'uomo ideale, quale -lo domanda la cultura di quel tempo, e la corte sembra -più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben -ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato -in nessuna corte, perchè egli stesso ha il talento e la -apparenza di un vero principe, e perchè l'eccellenza sua, -calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone già in lui una -assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua -azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del -principe, ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un -esempio spiegherà meglio la cosa: nella guerra il Cortigiano -deve astenersi da tutte quelle imprese, anche -utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non sieno -grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver -sempre fisso in mente che ciò che lo conduce alla guerra, -non è il dovere in sè stesso, ma soltanto <i>l'honore</i>.<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> La -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -posizione morale di fronte al principe, quale è presentata -nel quarto libro, è quella di un uomo libero e indipendente. -La teoria degli amori del Cortigiano (nel -terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, -le quali però per la miglior parte si riferiscono a -tutti gli uomini in generale, e la grande e quasi lirica -glorificazione dell'amore ideale (sulla fine del quarto -libro) non ha più nulla che fare coll'assunto speciale di -tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del -Bembo, la straordinaria elevatezza della cultura si fa -manifesta dal modo delicatissimo, con cui i sentimenti -vengono analizzati. Bensì non si deve sempre prestar -cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla loro parola; -ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati -tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi -vedremo, che spesse volte queste convenzionali apparenze -nascondevano lampi di vera passione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si -esigono in grado perfetto in un Cortigiano, sono i così -detti esercizi cavallereschi; ma, oltre a questi, richiedevansi -anche parecchie altre cose, che veramente non -avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, regolarmente -organizzate e basate tutte sull'emulazione -personale, quali in allora non esistevano se non in Italia: -altre cose ancora si fondano evidentemente sopra -un'idea puramente generale ed astratta della perfezione -individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i giuochi -ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la -lotta: principalmente poi deve essere un abile danzatore -e (come già s'intende da sè) un perfetto cavallerizzo. -Oltre a ciò si esige da lui tal conoscenza di più lingue, -o almeno almeno dell'italiano e del latino, che s'intenda -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto -di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità -pratica, che però egli terrà segreta quanto più gli sarà -possibile. Non si pretende tuttavia che queste qualità -sieno in lui tutte in grado perfetto, eccezione fatta dell'esercizio -delle armi; dal neutralizzarsi reciproco di tante -doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel -quale nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar -nocumento alle altre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, -sia come scrittori teorici, sia come maestri pratici, -erano in grado d'insegnare a tutto l'occidente tanto in -fatto di esercizi ginnastici d'ogni specie, quanto in fatto -di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel giostrare e nel -danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con opere -scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; -la ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi -guerreschi e dai semplici giuochi, fu forse per la prima -volta insegnata alla scuola di Vittorino da Feltre (v. -vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte integrante di -ogni completa educazione.<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a> L'importanza di un tal fatto -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come -una vera arte: quali esercizi fossero in uso, e se per -avventura si conoscessero quelli che sono più frequenti -oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, oltre la forza e la -destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, lo si -può arguire non solo dall'indole della nazione già nota -sotto tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che -se ne hanno. Basta in proposito ricordare il grande Federigo -da Urbino (v. vol. I, pag. 60), che assisteva in -persona ai giuochi de' giovani a lui affidati. -</p> - -<p> -I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna -sostanziale differenza da quelli che erano in uso -presso gli altri popoli occidentali. Naturalmente nelle -città marittime vi si aggiungevano le gare dei remiganti, -e le regate veneziane erano assai per tempo famose.<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il -giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il giuoco -della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento -pare vi sia stato coltivato con molta maggior passione -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -e con più pompa, che in qualunque altro paese d'Europa. -Non se ne hanno però positive testimonianze. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza -la musica.<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> La composizione intorno al 1500 era -ancora principalmente nelle mani della scuola olandese, -che veniva molto ammirata pel complicato artificio e per -la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, -eravi pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava -assai di più al nostro gusto musicale d'oggidì. Un -mezzo secolo più tardi sorse il Palestrina, le cui armonie -esercitano un fascino prepotente anche sul mondo -attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -ma non ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o -ad altri si debba il passo decisivo, che ha fatto il linguaggio -musicale del mondo moderno, per cui a noi profani -è impossibile il farci un'idea esatta dello stato delle -cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente -da parte la storia della composizione musicale, -cercheremo invece di dir qualche cosa sul posto, che si -faceva alla musica nella vita sociale d'allora. -</p> - -<p> -Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel -Rinascimento e per l'Italia di quel tempo è il multiforme -specializzarsi dell'orchestra, il cercar nuovi strumenti, -vale a dire nuove combinazioni armoniche, e — in -stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe -speciale di cultori dell'arte per professione (<i>virtuosi</i>), che -è come a dire, l'insinuarsi dell'elemento individuale in -determinati rami della musica e in determinati strumenti. -</p> - -<p> -Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, -l'organo ebbe assai per tempo una grande diffusione -e un notevole perfezionamento, ma, accanto ad esso, si -diffuse anche assai presto il corrispondente strumento a -corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano -ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni -del secolo XIV, perchè ornati con figure dipinte da sommi -maestri. Fra tutti gli altri poi il violino prese il primo -posto e diede anche delle grandi celebrità. Presso Leone X, -che già anche da cardinale aveva la casa piena di cantanti -e di sonatori e che godeva fama egli stesso di -grande conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni -Maria e Jacopo Sansecondo: al primo Leone diè -il titolo di conte e il possesso di una piccola città;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> il -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -secondo credesi rappresentato nell'Apollo del Parnaso -di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle -celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno -al 1580) nomina a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi -quelli di ciascuna specie di strumenti, quali l'organo, il -liuto, la lira, la viola da gamba, l'arpa, la cetra, i corni -e le tibie, esprimendo il voto che i loro ritratti sieno dipinti -sugli stessi strumenti.<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> Una così svariata attitudine -a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo -non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli -strumenti fossero già noti e diffusi dovunque. -</p> - -<p> -Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge -specialmente da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera -di farne, a titolo di curiosità, delle collezioni. In Venezia, -dove la passione per la musica era grande,<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> ve n'erano -parecchie; e quando per caso vi s'incontrava un certo -numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante un concerto. -(In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi -strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, -ma non è detto se vi fosse chi sapesse suonarli e -qual suono dessero). Non è neanche da dimenticare, che -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -taluni di questi strumenti presentavano esteriormente -una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano -assai leggiadramente fra loro. E appunto per -questo accade d'incontrarli anche nelle collezioni d'altre -rarità e cose d'arte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o -singoli amatori od anche intere orchestre di dilettanti, -organizzati a guisa di corporazioni o di «accademie».<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a> -Molti pittori, scultori ed architetti s'intendevano anche, -e talvolta in sommo grado, di musica. — Alle persone -appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati gli -strumenti a fiato per gli stessi motivi,<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> pei quali una -volta se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade -Atena. La società più ragguardevole amava il canto solo -o con accompagnamento di violino; ma piaceva anche -il quartetto a viole<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> e, per la ricchezza de' suoi mezzi, -altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci, -«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una -voce sola». In altre parole, siccome il canto, in onta a -qualsiasi convenzionale modestia (v. pag. 157), rimane -pur sempre un mezzo opportuno per mettere in evidenza -un uomo perfetto di società, così è meglio che ognuno -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone -prodursi nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più -vivi e soavi, e appunto per questo alle persone alquanto -attempate si sconsiglia sì il canto che il suono, quand'anche -posseggano ancora una certa valentia nell'una cosa -e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole -impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla -vista. — Di un apprezzamento della composizione, come -lavoro d'arte a sè, non è fatta parola. Per converso accade -talvolta che il contenuto delle parole esprima qualche -terribile situazione reale, qualche caso effettivamente -occorso al cantore.<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> -</p> - -<p> -Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi -medie, come delle più elevate, in Italia ebbe una -diffusione maggiore, e al tempo stesso si tenne più strettamente -ligio alle prescrizioni dell'arte, che non altrove. -Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia -mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si -udivano; centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente -a gruppi gli artisti, e perfino nei quadri di -cui son decorate le chiese, i concerti degli angeli mostrano -ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori -queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. -Un'altra prova della passione con cui si coltiva quest'arte, -si ha nel fatto che a Padova, per esempio, un Antonio -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -Rota, suonatore di liuto, (morto nel 1549) divenne addirittura -ricco solo col dare lezioni private e col pubblicare -un «Avviamento» allo studio del liuto.<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a> -</p> - -<p> -In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato -ad assorbire tutto il genio musicale e quasi ad -arrogarsene il monopolio esclusivo, questi sforzi possono -segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno diritto -a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione -affatto diversa quella di sapere quale interesse desterebbero -in noi quelle armonie, se, per una strana ipotesi, -ci fosse dato di udirle. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p> - -<h3 id="cap6-5">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Condizione della donna.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue -poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo -(<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane. -</p> -</div> - -<p> -Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli -più elevati dell'epoca del Rinascimento, è della massima -importanza il sapere, che la donna in essi ebbe una -posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. Non bisogna -a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle -sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle -quali taluni scrittori di dialoghi di quel tempo cercano -di provare la pretesa inferiorità del bel sesso, e neanche -da qualche satira del genere della terza dell'Ariosto,<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a> -nella quale la donna è rappresentata come un pericoloso -fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere, -sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima -ipotesi però presenta in un certo senso un lato vero: -appunto <i>perchè</i> in Italia la donna, giunta al pieno sviluppo -della sua individualità, era uguale in tutto all'uomo, -non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa identificazione -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma -la fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni -del nord. -</p> - -<p> -Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi -più elevate era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. -Egli è un fatto che gl'Italiani del Rinascimento non esitarono -a far impartire ai loro figli d'ambo i sessi l'identica -istruzione letteraria e perfin filologica (v. vol. I, -pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal momento che -questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento -più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè -non dovessero fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo -altrove qual grado di valentìa raggiunsero le figlie di -alcune case principesche nel parlare e nello scrivere latino -(v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno -saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni -tener dietro a ciò che ne costituiva la parte più -essenziale, le discussioni erudite su varii punti dell'antichità. -A ciò s'aggiunga la parte veramente attiva, che -doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella -quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti -e canzoni, e si provassero perfino nell'improvvisazione: -e una prova se ne ha nel numero considerevole di donne, -che in questo genere acquistarono una grande celebrità,<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a> -dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra Fedele -(della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, -si rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che -confermi al tutto la nostra superiore asserzione dell'indirizzo -veramente virile dato anche agli studi delle donne, -sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e canzoni, -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta -tale di serietà e robustezza e si scostano siffattamente -da quelle tinte indeterminate e da quei teneri slanci di -entusiasmo, che caratterizzano d'ordinario la poesia femminile, -che si sarebbe tentati di crederle composizioni -d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci -facessero certi del contrario. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle -classi più elevate anche tutta la loro individualità in -modo pressochè uguale che negli uomini, mentre fuori -d'Italia sino al tempo della Riforma nessuna donna in -generale, e ben poche anche tra le principesse emergono -personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita -d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono -sulla scena che in circostanze affatto eccezionali, -e quasi loro malgrado. In Italia, ancora nel corso del -secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente quelle -dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria -e distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma -anche alla gloria dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). -A queste tien dietro a poco a poco una schiera di donne -celebri di diversa specie (v. ibid. pag. 203), in talune -delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare altra -singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo -di naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza -e di pietà religiosa.<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Di una «emancipazione» -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -in senso affatto speciale non si parla nemmeno, perchè -la cosa già s'intende da sè. La donna di condizione elevata -deve, al pari dell'uomo, curare il proprio perfezionamento -sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di -pensare e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. -Da lei non si pretende una completa attività letteraria; -tutt'al più, se sarà poetessa, le si domanderà qualcuna -di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo dell'anima, -non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano -sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste -donne non pensavano punto al pubblico: bastava -ad esse di tenere avvinti al loro carro gli uomini più -considerevoli<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a> e d'imbrigliarne i voleri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, -ripetuto, per le grandi donne italiane di quel tempo, si -è di avere mente ed animo veramente virili. Basta guardare -al contegno energico e risoluto della maggior parte -delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come -di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto -proprio e determinato. Il titolo di «virago», che -nel nostro secolo suonerebbe come un complimento assai -equivoco, costituiva allora una vera lode. Esso fu portato -con grande splendore da Caterina Sforza, moglie -e poi vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario -di Forlì ella difese strenuamente dapprima contro. -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -il partito dei di lui uccisori, poscia contro Cesare Borgia; -infine soggiacque, ma procacciandosi l'ammirazione -di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima donna -d'Italia».<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> E una vena di somigliante eroismo riscontrasi -altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse -mancarono le occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga -(v. vol. I, p. 58) in modo speciale emerge per un -carattere di questa tempra. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo -lasciar raccontare nei loro circoli novelle anche del colore -di quelle del Bandello, senza che per questo la loro -fama ne restasse pregiudicata. Il genio predominante di -queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale a -dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe -suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili -nel nostro tempo, ma la coscienza della propria forza, -della propria bellezza e di condizioni sociali piene di pericoli -e di minacce. Perciò, accanto al formalismo più -compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro secolo -avrebbe l'aspetto di inverecondia,<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> mentre noi non siamo -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia -tutti questi svantaggi, la potente personalità delle donne -dominanti allora in Italia. -</p> - -<p> -C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e -in nessun dialogo di quel tempo s'incontra un'espressione -o una frase, che possa costituire una testimonianza -decisiva in proposito, per quanto anche vi si discuta diffusamente -sulla condizione e sulle attitudini delle donne, -nonchè sull'amore in generale. -</p> - -<p> -Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste -riunioni, furono le giovani fanciulle,<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> che oggidì ne formano -invece il più bell'ornamento, ma che allora n'erano -tenute severamente lontane, anche se non venivano allevate -nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia se la -loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della -conversazione, o se questa fosse la causa di quella. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta -un indirizzo notevolmente più elevato, come se si -volessero rinnovare i rapporti che un tempo ebbero gli -Ateniesi colle loro <i>etere</i>. La celebre cortigiana di Roma, -Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed -aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e -s'intendeva anche di musica.<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> La bella Isabella de Luna, -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -d'origine spagnuola, aveva fama per lo meno di donna -piacevole, e del resto era un misto bizzarro di bontà di -cuore e di malignità procace e impudente.<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> A Milano -il Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> -che suonava e cantava maravigliosamente e recitava -anche versi. E così dicasi di tante altre. Da ciò si desume -che le persone ragguardevoli e colte, che visitavano -queste donne e si stringevano in amicizia per -un tempo più o meno lungo con esse, le pretendevano -talqualmente istrutte, e in generale colle più celebri usavano -grandi riguardi; e se ne ha una prova nel fatto, -che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle medesime, -si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a> perchè -la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè -una traccia incancellabile. Tutto sommato però, del lato -spirituale di questi rapporti non si tiene alcun conto nella -società ufficiale, e i vestigi che ne rimasero nella poesia -e nella letteratura, sono prevalentemente di genere -scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi -che fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno -1490 — prima quindi che si conoscesse quivi la -sifilide — si contavano in Roma,<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a> quasi nessuna sia -emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle che -già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il -modo di vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -alla più sfrenata sete dei piaceri e dei turpi guadagni, -sono capaci talvolta anche di forti passioni, e l'ipocrisia -e la perversità veramente infernale di talune già invecchiate -in quel lezzo, sono descritte al vivo, e meglio che -da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano l'Introduzione -a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece -ne' suoi «Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, -che la depravazione di questa classe infelice di -persone, quale era in realtà. -</p> - -<p> -Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato -(v. vol. I, pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte -dagli artisti, e sono quindi note personalmente -tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre invece di -una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico -il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di -una Agnese Sorel una leggenda amorosa più finta, che -vera. La cosa mutò per l'appunto sotto i re dell'epoca -del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> - -<h3 id="cap7-5">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">Il governo della famiglia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le -ville e la vita campestre. -</p> -</div> - -<p> -Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella -della famiglia nell'epoca del Rinascimento. Generalmente -s'inclina a riguardar questa vita famigliare degl'Italiani -d'allora come del tutto disordinata in forza della grande -immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo in -seguito occasione di considerare questa questione sotto -il punto di vista morale. Per ora ci basta di constatare, -che l'infedeltà coniugale non esercitò quivi a gran pezza -quelle perniciose influenze sulla famiglia, che si rilevarono -nei paesi settentrionali; bene inteso, sino a che non -sorpassò certi limiti. -</p> - -<p> -Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato -sugli usi prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si -basava unicamente sulla legge del naturale sviluppo delle -nazioni e sull'influenza esercitata dal diverso modo di -vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. La -Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran -fatto del focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu -d'errar per le corti in cerca d'avventure e di risse; il -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -loro omaggio costantemente fu per una donna, che non -era la madre dei loro figli; nel castello le cose si lasciavano -andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi -a fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente -ordinato, come frutto di lunga e seria meditazione. -Per riuscire a ciò tornò di grande aiuto un sistema -di ben intesa economia (v. vol. I, pag. 108) ed -un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale -fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di -tutte le quistioni riguardanti la convivenza, l'educazione, -l'organizzazione e il servizio della medesima. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il più pregevole documento in questo riguardo è il -dialogo sul <i>Governo della famiglia</i> di Agnolo Pandolfini.<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a> -È un padre che parla a' suoi figli già adulti e li -inizia nella sua amministrazione. Vi si scorge per entro -uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, condotto -innanzi con parsimonia e con moderazione, promette -prosperità e ben essere per molte generazioni. Un -podere piuttosto considerevole provvede co' suoi prodotti -ai bisogni della famiglia e costituisce la base fondamentale -di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria qualunque, -una tessitura, per esempio, di seta o di lana. -L'abitazione e il vitto sono solidamente assicurati: tutto -ciò che riguarda l'ordinamento e l'arredamento interno, -deve esser fatto in grande e in modo durevole e senza -risparmio; la vita quotidiana per converso vuol essere -semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai -più modesti assegni che si fanno ai figli più giovani pei -loro piaceri, deve stare con ciò in una proporzione ragionevole, -per modo che nè «passi più oltre che richiegga -l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga -il bisogno». La cosa più importante però si è l'educazione, -che il padrone di casa ha da procurare non solamente -a' suoi figli, ma a tutta la sua famiglia. La prima -educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e riservata -fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile -padrona capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che -stanno sotto la sua dipendenza: poi debbonsi educare i -figli con occhio amorevole e circospetto, con esortazioni -e persuasioni, piuttostochè con inutile severità, usando -in generale «più l'autorità, che la violenza»;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a> finalmente, -quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare -in modo da farne altrettante persone veramente affezionate -e fedeli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente -caratteristico di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -si parla della vita campestre, donde se ne deduce che -l'amore ad un tal genere di vita era passato omai nelle -abitudini delle classi colte. Nei paesi settentrionali d'Europa -a quel tempo le campagne erano abitate dai nobili -rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini -monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai -piedi sulla cima di qualche monte: la borghesia, anche -ricca, non usciva in veruna stagione dell'anno dalle mura -delle città. In Italia, invece, la maggior sicurezza personale -da un lato, l'amenità dei siti dall'altro sedussero -assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo -più meno lungo nei dintorni di qualche città,<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> anche -a rischio di qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero -le ville delle classi più agiate, prezioso ricordo degli -antichi usi romani, quando la prosperità e la cultura -progredite permisero di adottarli. -</p> - -<p> -Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, -e noi in questo riguardo non possiamo far di meglio, -che rimandare il lettore a quanto egli stesso ne -dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al piacere, -s'ha anche un vantaggio economico quando il podere -contenga ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, -olio, strame e legne (pag. 84), e allora lo si paga volentieri -anche di più, perchè non s'ha poi bisogno di -comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni di Firenze -assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci -dà con queste parole: «In quello di Firenze ne sono -molti (siti) posti in aere cristallino, in paese lieto, bella -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -veduta, rare nebbie, non venti nocivi, buone acque, sane, -pure, e buone tutte le cose, e molti casamenti, i quali -sono come palagi di signori (e molti hanno forma di fortezze -e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende -quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero -dirsi veri modelli, e che per la maggior parte -nel 1529 furono, sebbene indarno, sacrificate dai fiorentini -alla difesa della patria. -</p> - -<p> -In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui -laghi di Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale -assunse un carattere più libero e sciolto che non -nelle sale dei grandi palagi di città. Le descrizioni degli -inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi di quella -vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor -oggi qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i -quali s'incontrano. Ma quelle dimore campestri offersero -altresì ozio e quiete a profondi pensatori, e in esse furono -maturate talvolta le più nobili creazioni dell'ingegno -umano. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p> - -<h3 id="cap8-5">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Le Feste.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste -italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti -storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei -Misteri. — Il <i>Corpusdomini</i> in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime -e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; -trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a -Roma e a Firenze. -</p> -</div> - -<p> -Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di -unire allo studio della vita sociale anche quello delle -pompe festive e delle rappresentazioni. La magnificenza -veramente artistica che l'Italia spiega<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> in queste ultime, -non fu raggiunta che mediante quella stessa convivenza -di tutte le classi, che costituisce anche la base fondamentale -della società italiana. Nel nord dell'Europa i -monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le -loro feste e rappresentazioni speciali, come in Italia; ma -colà ebbero differenze essenziali di forma e di sostanza, -qui furono invece portate ad un alto grado di sviluppo -da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio di -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a -queste feste, merita una pagina speciale nella storia dell'arte, -quantunque essa ci apparisca ancora come una -creazione puramente fantastica, che noi siamo costretti -ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi -ci occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, -nel quale le idealità religiose, morali e poetiche -assumono una forma visibile. Le feste italiane nella loro -forma più elevata segnano un vero passaggio dalla vita -reale a quella dell'arte. -</p> - -<p> -Le due forme principali delle rappresentazioni festive -sono, come in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire -la storia sacra o la leggenda religiosa drammatizzate, e -la Processione, vale a dire una marcia solenne per qualsiasi -motivo pur religioso. -</p> - -<p> -Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano -nel complesso assai più splendide e numerose che altrove, -e ad accrescerne il lustro largamente vi concorrevano -le arti figurative e la poesia. Da esse poi si svolse -più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, -ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e -dal ballo, cerca l'effetto nella bellezza e ricchezza dello -spettacolo. -</p> - -<p> -Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane -provvedute di strade ampie, piane e ben selciate,<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> il -Trionfo, vale a dire la processione di persone vestite in -costume a piedi o su carri, con carattere dapprima prevalentemente -sacro, poscia a poco a poco sempre più profano. -La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale -si toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa -della rappresentazione, ed in seguito vi si aggiungono -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -anche i solenni ricevimenti di principi, che fanno il loro -solenne ingresso in qualche città. Vero è, che anche gli -altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio -straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani -soltanto sapevano portare in tali feste un certo gusto -artistico, per modo che ne usciva un concetto armonico -in tutte le sue parti. -</p> - -<p> -Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi -che un avanzo ben meschino e quasi un'ombra di esse. -Le processioni sacre e i ricevimenti dei principi si spogliarono -presso che affatto dell'elemento, che dava loro -una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, -perchè si temono le derisioni del pubblico e perchè -le classi colte, che una volta vi prendevano una -parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale per un -motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche -continuano sempre più a cadere in disuso. Quel -poco che ancora rimane, per esempio i singoli travestimenti -adottati nelle processioni di certe confraternite -religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a Palermo, -è una prova manifesta e parlante, che tali usi, -dinanzi alla progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente -a cadere. -</p> - -<p> -Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi -dell'evo moderno, nel secolo XV,<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> se pure anche -in ciò Firenze non ha prevenuto tutto il resto d'Italia. -Quivi infatti è relativamente molto più antica la organizzazione -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -per quartieri in occasione di pubbliche rappresentazioni, -la cui magnificenza presuppone un grande -sfoggio di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre -rappresentazione dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco -e in parte su barche appostate nell'Arno, il primo giorno -di maggio dell'anno 1304, quando sotto gli spettatori si -ruppe il ponte alla Carraia.<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a> Anche il fatto che più tardi -i fiorentini vengono chiamati, in qualità di festaiuoli, ad -organizzar feste in tutte il resto d'Italia,<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> prova chiaramente -il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar -le proprie. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi -più essenziali delle feste italiane di fronte a quelle degli -altri paesi, ci si farà innanzi prima di tutto l'istinto naturale -dell'individuo, giunto già ad un grado di completo -sviluppo, a rappresentare l'individualità, vale a dire l'attitudine -ad inventare una maschera e a sostenerla convenientemente. -Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente -a dar risalto alla decorazione dei luoghi non -solo, ma altresì delle persone, suggerendo abbigliamenti, -belletti (v. pag. 131 e segg.) ed altri ornamenti. In secondo -luogo poi viene l'intelligibilità manifesta a chiunque -dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era uguale -in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed -ascetiche erano già anticipatamente note a chicchessia; -ma per tutte le altre rappresentazioni l'Italia aveva un -deciso vantaggio sugli altri paesi. Per le parti recitative -di singoli santi e d'altri personaggi profani essa possedeva -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso -di tutti indistintamente.<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> Inoltre la maggior parte degli -spettatori (nelle città) aveva una certa famigliarità colle -figure mitologiche e indovinava, assai più facilmente che -altrove, i personaggi storici ed allegorici, perchè desunti -da un ciclo di tradizioni universalmente conosciute. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto -il medio-evo era stato il tempo classico delle allegorie: -la sua teologia e la sua filosofia trattavano le loro categorie -come qualche cosa di reale e sussistente da sè,<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a> -per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno di un -ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora -a costituirne la piena personalità. In ciò tutti i -paesi d'occidente trovavansi presso a poco, in condizioni -uguali: dal mondo ideale di ciascuno d'essi era assai facile -derivare dei tipi e delle figure, con questo solo che -l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di regola -assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente -anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento -e dopo. A produrlo basta che un qualsiasi predicato -della figura allegorica, cui si riferisce, venga rappresentato -erroneamente sotto la forma di un attributo. Dante -stesso non va esente da simili falsi traslati,<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> ed è noto -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -che in generale egli si compiace della oscurità delle sue -allegorie.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» -di descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro -e parlante le figure d'Amore, della Castità, della Morte, -della Fama ecc. Ma molti altri invece vestono le loro -allegorie con una farragine di attributi del tutto sbagliati. -Nelle «Satire» del Vinciguerra,<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> per esempio, l'Invidia -vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la -Voracità in atto di mordersi le labbra e con capelli irti -e scomposti, ecc., probabilmente per mostrare (rispetto a -quest'ultima) che essa è indifferente a qualunque cosa, -che non abbia relazione col mangiare e col bere. Quanto -a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, non fa -d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi -fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere -espressa da qualche figura mitologica, vale a dire -da qualche forma artistica, della quale stava mallevadrice -l'antichità stessa, come, per esempio, quando invece -della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, -o invece della caccia la dea Diana e così via.<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a> -</p> - -<p> -Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -delle allegorie meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, -che s'incontrano nelle feste italiane, il pubblico -era oltremodo esigente e voleva vederne il lato caratteristico -riprodotto con fedeltà ed esattezza, appunto perchè -per la sua cultura generale esso era perfettamente -in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla -corte di Borgogna, si andava contenti di figure molto -indeterminate, ed anche di semplici simboli, perchè quivi -era pur sempre un privilegio speciale delle classi più -elevate quello di essere, o almen di apparire, iniziate in -tali cose. Nel celebre giuramento <i>sul fagiano</i> celebrato -nel 1453<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina -della festa, è l'unica allegoria che abbia qualche -attrattiva: i colossali pasticci, per entro ai quali movevansi -degli automati ed anche delle persone vive, o sono -stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso è grossolano -e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda -sopra uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -Costantinopoli col suo futuro liberatore, il duca -di Borgogna. Il resto, ad eccezione di una pantomima -(Giasone in Colchide), ha un significato troppo enigmatico, -non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, -che ci descrive questa festa, vi prese parte in costume -di donna, che doveva rappresentare la «Chiesa» seduta -sopra una torre portata da un elefante guidato da un -gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie -degl'infedeli.<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere -d'arte e nelle feste italiane sorpassano nel complesso e -per gusto e per unità di concetto quelle d'altri paesi, -non è tuttavia in questo, che propriamente consiste il -loro lato saliente e caratteristico. Ciò che dà loro una -superiorità incontrastata<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> è invece il fatto, che in Italia, -oltre la personificazione di concetti generali ed astratti, -si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti -storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati -a veder ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera -d'arte un più gran numero di celebri personaggi. La -Divina Commedia, i Trionfi del Petrarca, l'Amorosa Visione -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -del Boccaccio, e nel secolo successivo la diffusione -sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità -risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento -storico. Ed ora queste stesse figure apparvero anche -nelle pompe festive o completamente individualizzate -in maschere determinate, o per lo meno riunite in gruppi, -come seguito caratteristico di qualche figura allegorica -principale. Così qui si venivano formando le norme della -composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni -dei paesi settentrionali bamboleggiavano -ancora o in un simbolismo affatto inesplicabile o in giuochi -puerili affatto privi di senso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a> -Nel complesso essi non diversificano da quelli del resto -d'Europa. Anche qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, -nei conventi sorgono grandi palchi, che nella parte superiore -contengono un paradiso, che si può chiudere e -aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, hanno -talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno -e l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, -tutte le località terrene del dramma disposte le une accanto -alle altre; e qui pure non di rado il dramma biblico -o leggendario s'apre con un dialogo preliminare di -apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e si chiude, secondo -le circostanze, anche con un ballo. S'intende da -sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -di personaggi secondari; ma questo elemento in Italia -non spicca così apertamente, come nei paesi settentrionali.<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a> -Quanto ai voli artificiali su macchine apposite, -spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in Italia -sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini -ancora nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse -risa, quando non riuscivano a dovere.<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Poco dopo il Brunellesco -inventò per le feste dell'Annunziata sulla piazza -di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato di una sfera -celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, dalla -quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta -a guisa di mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove -idee e congegni meccanici per rendere sempre più splendide -tali feste.<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a> Le confraternite religiose o i singoli quartieri, -che ne assumevano la direzione ed anche in parte -l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi città, -d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte -sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione -di grandi feste principesche, accanto al dramma profano -od alla pantomima, si rappresentavano anche i Misteri. -La corte di Pietro Riario (v. vol. I, pag. 145), quella -di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in tali -circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -seguisse col maggiore sfarzo e splendore.<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a> Se si cerca -di farsi presente il talento comico e i ricchi abbigliamenti -degli attori, nonchè la scena abbellita dalle fantastiche -decorazioni dello stile architettonico d'allora, da un grande -sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno sfondo di magnifici -edifizi su qualche grande piazza e di lucidi colonnati -in qualche grande atrio o monastero, si potrà in -qualche modo avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. -Ma, come il dramma profano da tale apparato ricevette -notevole nocumento, così anche il pieno sviluppo -poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo -prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che -ci son conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico -assai meschino con appena qualche bel tratto lirico, -ma non mai quel grandioso slancio simbolico, che -contraddistingue gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon. -</p> - -<p> -Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato -senza paragone più povero, l'effetto di questi drammi -spirituali è sull'animo degli uditori di gran lunga più -vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, quando uno -di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione -di parlare più innanzi, Roberto da Lecce,<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> vi chiuse la -serie delle sue prediche quaresimali durante la peste -del 1448 con un gran Mistero della Passione, rappresentato -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -il venerdì santo. I personaggi che presero una parte attiva -all'azione drammatica, son pochi, e ciò non ostante -tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche -un fatto che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni -si ricorreva anche a mezzi, che si risentivano spesso di -un naturalismo un po' troppo crudo. Così talvolta l'attore, -che doveva rappresentare il Cristo, doveva non solo -apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente e -versarne dal costato.<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a> Ciò richiama involontariamente -alla memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i -gruppi in argilla di Guido Mazzoni. -</p> - -<p> -Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, -prescindendo da certe grandi festività religiose, da -sposalizi principeschi ecc. sono di diversa specie. Quando, -per esempio, Bernardino da Siena fu dichiarato santo dal -Papa (1450), vi fu una specie di drammatica rappresentazione -della sua canonizzazione, probabilmente sulla -piazza maggiore della sua città nativa,<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> dove si ebbe -anche una specie di corte bandita per tutto il popolo. -Altre volte accade che un dotto monaco festeggia la sua -promozione a dottore di teologia, facendo rappresentare -drammaticamente la vita del patrono della città.<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il re -Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la duchessa -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una -specie di pantomima semi-religiosa,<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> nella quale innanzi -tutto una scena pastorale doveva rappresentare «la legge -di natura», poi una schiera di patriarchi simboleggiava -«la legge di grazia»; chiudevan poi lo spettacolo le -leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» drammatizzate. -E non appena egli giunse di là a Chieri, che -lo si volle onorare anche quivi con una nuova pantomima, -la quale rappresentava «una puerpera circondata -da illustri visite». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere -celebrata colla massima pompa per consenso di tutti, -era certamente quella del Corpusdomini, alla quale in -Ispagna si consacrava perfino una specie particolare di -poesia, gli <i>autos sagramentales</i> da noi già citati. Quanto -all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa -festa, quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a> -In essa la processione, che moveva da una colossale e -splendida tenda dinanzi alla chiesa di S. Francesco attraverso -la strada maggiore sino alla piazza del duomo, -era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati s'erano -assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un -tratto di quella via, curando che non solo fosse coperta -dal principio alla fine di tende e ornata di damaschi e -ghirlande alle finestre ed alle muraglie,<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> ma innalzando -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -dappertutto palchi e tribune, nelle quali, durante la processione, -rappresentavansi brevi scene storiche ed allegoriche. -Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza -se il tutto venisse rappresentato da persone vive, -o qualche cosa anche da automati preparati appositamente;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a> -in ogni modo però la pompa fu grande. Vi si -vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera di -angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale -figurava anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo -Michele coi demonj; fontane di solo vino ed -orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con tutta la -scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del -duomo la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso -e la benedizione, si apriva, e allora si vedeva la Madre -di Dio salire cantando al Paradiso, dove Cristo la incoronava -e la conduceva dinanzi al Padre eterno. -</p> - -<p> -Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica -via spicca in modo particolare, per la grandiosità -della pompa e per l'oscurità dell'allegoria, quella fatta -eseguire dal cardinale vice-cancelliere, Roderigo Borgia — il -futuro Alessandro VI.<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a> — Oltre a ciò essa ha anche -un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei -mortaletti,<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a> che è una specialità tutta propria delle feste -dei Borgia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che -ebbe luogo a Roma lo stesso anno nell'occasione, che vi -giunse dalla Grecia il cranio di S. Andrea. Anche in -questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua magnificenza, -ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto -profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, -che non mancava mai, vi figuravano altre maschere, -ed alcuni «uomini robusti», vale a dire degli Ercoli, -che, a quanto pare, vi facevano ogni specie di esercizi -ginnastici. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente -profane erano destinate in modo particolare a dare nelle -maggiori corti principesche spettacoli grandiosi e di gusto -perfetto, rappresentando qualche leggenda mitologica od -allegorica, di facile e piana interpretazione. Vero è che -l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava -in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso -gruppi interi di maschere,<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> in pasticci -enormi, sebbene in proporzioni non così esagerate, come -presso il duca di Borgogna (v. pag. 186), e simili; ma, -ciò non ostante, l'insieme conservava pur sempre un -certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma -colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, -s'è già parlato altrove (v. pag. 50). Universalmente -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -note furon poscia le feste, che il cardinale Pietro Riario -diede a Roma nel 1473, in occasione del passaggio di -Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole di -Ferrara.<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora -veri Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece -hanno un carattere al tutto mitologico: vi si videro infatti -Perseo ed Andromeda, Orfeo seguito da molti animali, -Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna dalle -pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva -quindi un balletto delle più celebri coppie amorose del -tempo primitivo ed una schiera di ninfe, che venivano -sorprese da un gruppo di rapaci Centauri, messi alla lor -volta in fuga da Ercole. E per quanto paia per sè stessa -un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con -cui s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se -in tutte le feste dovevano apparire figure vive in aspetto -di statue collocate in nicchie o sopra colonne ed archi -trionfali e che poi dovessero mostrarsi vive o cantando, -o declamando, si aveva cura che si presentassero con -colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e -solo in via d'eccezione nelle sale del cardinal Riario -accadde, che figurasse in mezzo agli altri un fanciullo -vivo, ma tutto dorato, che versava acqua da una fontana.<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a> -</p> - -<p> -Altre splendide pantomime di questo genere furono -date a Bologna, in occasione delle nozze di Annibale -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -Bentivoglio con Lucrezia d'Este;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> invece dell'orchestra -vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre la più bella -delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto -la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava -con un leone, vale a dire con un uomo cammuffato in -tal guisa, in mezzo ad un ballo di selvaggi: la decorazione -poi rappresentava una foresta vera e reale. A Venezia -nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse -estensi,<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando -gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) -nel cortile del palazzo ducale. A Milano Leonardo -da Vinci<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a> dirigeva le feste del duca ed anche quelle di -altri grandi; una delle sue macchine, la quale poteva -benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. -pag. 188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema -planetario in tutti i suoi movimenti; ogni volta -che un pianeta si avvicinava alla sposa del giovane duca, -Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva fuori dalla -sua sfera<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> e cantava alcuni versi scritti dal poeta di -corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto, -fra molte altre cose, il modello della statua equestre -di Francesco Sforza sotto un arco trionfale sulla -piazza del Castello. Oltre a ciò dal Vasari sappiamo, con -che ingegnosi automati Leonardo aiutò più tardi a decorar -l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero -talvolta dei tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando -il duca Borso (v. vol. I, pag. 66) venne nel 1453 -a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella città,<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> egli -fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, sulla -quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della -città, sotto un baldacchino sostenuto da angeli, e più in -basso un disco girante con otto angeli che cantavano, -due dei quali diedero al santo le chiavi della città e lo -scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al duca. -Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, -e portante un trono vuoto, dietro il quale stava -una giustizia in piedi con un genio che la seguiva, agli -angoli quattro vecchi legislatori circondati da sei angeli -con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri armati, ugualmente -con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la -dea non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. -Un secondo carro tirato, a quanto sembra, da un -unicorno, portava una Carità con fiaccole accese; ma in -mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse il solito carro -fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che vi -stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano -il duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova -fermata: un s. Pietro con due angeli stava sospeso in -una glorietta rotonda sulla facciata, e di là spiccò un -volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro -e rivolò al suo posto.<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a> Il clero poi dal canto suo ebbe -cura di far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto -religiosa: su due alte colonne stavano l'Idolatria e la -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -Fede: dopo che quest'ultima, rappresentata da una -bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla sua colonna, -l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio -che portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato -da sette belle donne, nelle quali erano simboleggiate -le sette virtù, che Borso doveva seguire. Da -ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso -Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto -trono dorato, dove una parte delle maschere menzionate -lo complimentò una seconda volta. Posero termine allo -spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da un edifizio -vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli -di ulivo, simbolo della pace. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la -processione stessa costituisce da sè la cosa principale. -</p> - -<p> -Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi -del medio-evo le processioni sacre offrirono motivo ed -occasione all'adozione delle maschere, fossero poi o fanciulli -travestiti da angeli e destinati a seguire pubblicamente -il Sacramento e le reliquie dei santi, che si portavano -attorno, o personaggi stessi della Passione, che -procedevano processionalmente, per esempio, il Cristo -colla croce, i crocifissori, i centurioni, le pie donne. Ma -colle grandi feste della Chiesa si collega assai per tempo -l'idea di una processione della città, che, giusta le ingenue -usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine -di elementi profani. Particolarmente caratteristico -è il carro navale (<i>carrus navalis</i>), tolto a prestito dall'antico -paganesimo,<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> che, come notammo nell'esempio -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -addotto, poteva introdursi in feste d'indole molto diversa, -ma il cui nome servì principalmente a designare le feste -«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè -splendidamente arredata, piacere agli spettatori, senza -che si ricordasse come che sia l'antico suo significato, -e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra s'incontrò -col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, mossero -effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti -degli ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da -cavalli coperti. -</p> - -<p> -Ma la processione religiosa poteva non solo venir -decorata da aggiunte di qualsiasi specie, ma anche addirittura -sostituita da un corteo di maschere spirituali. -A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei gruppi -d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi -il Mistero, attraversando le vie principali di qualche -città; ma pare anche che assai per tempo sia surta -una specie di processioni spirituali indipendentemente affatto -da ciò. Dante descrive il «trionfo» di Beatrice -coi ventiquattro seniori della Bibbia,<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a> i quattro mistici -animali, le tre virtù teologali e le quattro cardinali, -s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che si -è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo -l'esistenza effettiva di tali processioni. Questo si manifesta -specialmente dal carro sul quale s'avanza Beatrice, -e che nel bosco miracoloso della visione non sarebbe necessario, -anzi vi sta in modo assai strano. O avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -Dante per avventura riguardato il carro soltanto come -simbolo essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, -il suo poema quello, che pel primo diede l'impulso a -tali processioni, la cui forma fu tolta a prestito dai trionfi -degli imperatori romani? Comunque sia, certo è in ogni -caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono con -una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola -nel suo «Trionfo della croce»<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> rappresenta -Cristo sopra un carro trionfale, e sopra di lui la sfera -splendente della Trinità, alla sua sinistra la croce, alla -destra i due Testamenti; al di sotto, ma a grande distanza, -la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, -i profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati -i martiri e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto -il popolo dei credenti, e ad una considerevole distanza -una moltitudine innumerevole di nemici, imperatori, potenti, -filosofi ed eretici vinti, coi loro idoli distrutti, coi -loro libri arsi. (Una grandiosa composizione di Tiziano -intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista -questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla -Madre di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la -decima contengono un circostanziato trionfo della medesima, -ricco di allegorie, ma principalmente interessante -per quella impronta di realtà e verità, che, del resto, -sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo XV. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali -erano i profani, modellati tutti su quelli degli imperatori -romani, quali si scorgevano negli antichi bassorilievi -o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi scrittori. -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, -(col quale questo fatto sta in strettissima relazione), è -stato già indicato altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236). -</p> - -<p> -Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente -degli ingressi solenni di vittoriosi conquistatori, che si -cercava di ravvicinare quanto più si poteva a questo -tipo ideale, anche talvolta contro la volontà espressa -dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, nell'occasione -del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di rifiutare -il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo -tali cose essere superstizioni dei re».<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> Alfonso il Magnanimo, -entrando nel 1443 solennemente a Napoli,<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a> -ricusò, se non il carro, almeno la corona d'alloro, che -tutti sanno non aver disdegnato lo stesso Napoleone nella -sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto il -resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una -breccia aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al -duomo) fu uno strano miscuglio di elementi antichi allegorici -ed anche essenzialmente grotteschi. Il carro, sul -quale egli sedeva in trono e che veniva tirato da quattro -cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: venti patrizi -portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, -sotto il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, -che s'erano assunta i Fiorentini residenti a Napoli, consisteva -innanzi tutto in un drappello di giovani ed eleganti -cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, sur -un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a> -conformemente a quella inesorabile allegoria, alla quale -si sottomisero talvolta a quel tempo anche gli artisti, -non era coperta di capelli che nella parte anteriore del -capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, -e il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori -del carro e che doveva appunto simboleggiare il facile -trasformarsi e svanire della fortuna, teneva i piedi -immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi seguiva, equipaggiata -sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera -di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da -principi e grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, -al sommo di una sfera mondiale mobile, un Giulio Cesare,<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a> -coronato d'alloro, che spiegava al re in versi -italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si rimetteva -in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti -tutti di porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra -di ciò che sapeva fare Firenze, madre di tutte le feste. -Ma subito dopo seguiva un drappello di Catalani a piedi -dentro piccoli cavalli finti, che portavano legati alle loro -persone, e che rappresentavano una finta battaglia con -un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la -serietà sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia -trionfale un'imponente torre, la cui porta veniva guardata -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -da un angelo con una spada in mano; in alto stavano -ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da -sola, le lodi del re. -</p> - -<p> -Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo -nel 1507,<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, -eravi anche un gruppo vivo rappresentante Giove, Marte -ed una Italia circondata da una grande rete: poi seguiva -un carro tutto pieno di trofei e così via. -</p> - -<p> -Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, -la poesia se ne indennizzò essa stessa e compensò anche -largamente i principi. Il Petrarca e il Boccaccio avevano -chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti d'ogni -specie di gloria a costituire il seguito di una figura allegorica: -ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo -antico a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe -Gabrielli da Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso -di Ferrara.<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> Essa gli diede a seguaci sette regine (le -arti liberali), colle quali egli sale un carro, e poscia -schiere intere d'eroi, i quali, per essere più facilmente -riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; seguono -quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono -addirittura sul carro con lui. Intorno a questo tempo i -trofei mitologici ed allegorici sui carri sono in generale -frequentissimi, ed anche la più importante opera d'arte -che ci sia stata conservata del tempo di Borso, il ciclo -degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un -saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a> Raffaello, -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», -trovava omai questo genere di decorazione corrotto -e scaduto. Il modo con cui egli seppe rialzarlo e -infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di gloria fra -i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano -all'ammirazione dei posteri. -</p> - -<p> -I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano -che eccezioni. Ma ogni processione festiva, sia che fosse -fatta per celebrar qualche avvenimento o non avesse -anche nessuno scopo determinato, assumeva più o meno -il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. -Fa maraviglia anzi che non siano state messe in questa -categoria anche le pompe funebri.<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a> -</p> - -<p> -Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi -trionfi di antichi duci romani: tali furono -in Firenze quello di Paolo Emilio (sotto Lorenzo il Magnifico) -e quello di Camillo (per la visita di Leone X), -diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> In Roma -la prima festa completa di questo genere fu il trionfo -dopo la vittoria su Cleopatra, celebrato<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a> sotto Paolo II, -e nel quale, oltre a molte maschere facete e mitologiche -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -(le quali del resto non mancavano mai anche nei trionfi -antichi), figuravano re incatenati, un senato vestito all'antica, -edili, questori, pretori e simili, quattro carri in -tutto di maschere che procedevano cantando, e senza -dubbio anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano -più largamente l'antico dominio mondiale -di Roma, e, di fronte al pericolo che realmente minacciava -da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di rappresentare -anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati -da cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare -Borgia, alludendo specialmente a sè stesso, volle che si -celebrasse il trionfo di Giulio Cesare, con non meno di -undici magnifici carri<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>, certamente non senza grave -scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al Giubileo -(vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente -intesi furono due trionfi di significato affatto -generico rappresentati nel 1513 in Firenze da due società -che gareggiavano tra loro, in occasione della elezione -di Leone X;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> l'uno raffigurava le tre età dell'uomo, -l'altro le età del mondo personificate assai sensatamente -in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie, -che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo -definitivo ritorno. La decorazione assai fantastica dei -carri, quale non poteva mancare quando se ne occupavano -gli stessi grandi artisti fiorentini, fece una tale -impressione, che rimase vivo il desiderio di veder ripetuti -periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo -le città soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, -s'erano accontentate di presentare semplicemente i loro -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -doni simbolici (stoffe preziose e candele di cera); ora<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a> -la corporazione dei mercatanti fece costruire dieci carri -(ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti altri), -non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, -ed Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede -certamente ad essi la forma più splendida, di cui erano -suscettibili. Questi carri portanti i tributi e i trofei vedevansi -omai in ogni occasione solenne, anche se non -si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono -nel 1477 l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale -entravano anch'essi, tirando attorno per la città un carro, -nel quale «un individuo vestito da dea della pace s'avanzava, -sedendo sopra una corazza ed altre armi».<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente -splendide e fantastiche le regate. Una -corsa del Bucintoro, mandato fuori nel 1491 a ricevere -le principesse di Ferrara (v. pag. 194), ci vien descritta -come uno spettacolo degno di leggenda:<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a> esso era preceduto -da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande -e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in -diversi costumi: sulle macchine sospese movevansi all'intorno -dei genii simboleggianti i diversi attributi degli -dei: più lungi e più in basso stavano altri personaggi -aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti, -olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al -Bucintoro s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, -che per un miglio tutto all'intorno non si vedeva più -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -l'acqua. Tra le altre festività, oltre la pantomima già -sopra nominata, degna di particolare menzione, per la -novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel -secolo XIV<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> la nobiltà era divisa in corporazioni speciali -per disporre le feste, il cui elemento principale consisteva -sempre in qualche straordinaria macchina portata -da una nave. Così, per esempio, nel 1541, in occasione -di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal -Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta -fu tenuto un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era -celebre per balli, mascherate e rappresentazioni d'ogni -specie. Talvolta la piazza di S. Marco fu trovata abbastanza -grande, per tenervi non solo de' tornei (v. pag. 123 -e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma. -In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace -conchiusa,<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a> le pie confraternite (<i>scuole</i>) s'incaricarono -ciascuna di decorare una parte della processione. In essa -si vide, tra aurei candelabri con lumi accesi di cera rossa -e fra innumerevoli schiere di cantori e di fanciulli alati, -portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale -stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille -conducendo un cammello carico di tesori, ed un secondo -carro tutto ripieno di simboli politici, tra cui l'Italia tra -Venezia e la Liguria, e sur un gradino più elevato tre -genii femminili portanti gli stemmi dei principi alleati. -Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le -costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -procedevano da ultimo i principi stessi rappresentati al -vero, insieme ai loro famigliari e agli stemmi, se è giusta -l'interpretazione, che noi diamo alla leggenda che ne -parla. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste -grandi marce trionfali, non avea forse nel secolo XV -in nessun luogo un aspetto tanto svariato, quanto a -Roma.<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a> Qui le corse erano di tutte le specie immaginabili: -ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e viceversa -di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti -al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, -dove abitava. Oltre a ciò i giuochi in piazza Navona, -che forse non erano mai morti del tutto sino dalla più -remota antichità, avevano un carattere splendidamente -guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri -e in una mostra della borghesia sotto le armi. Il -tempo in cui era permesso di mascherarsi durava a lungo -e talvolta abbracciava un periodo di parecchi mesi.<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Sisto -IV non si fe' scrupolo alcuno di passare nei punti -più popolati della città, al Campofiore e presso ai Banchi, -attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non -accettò la visita di un drappello di queste, che voleva -essere ammesso nel Vaticano. Sotto Innocenzo VIII -crebbe d'assai una usanza certo molto riprovevole, introdottasi -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -già fra i cardinali qualche tempo prima, di -mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in -splendidi costumi, con buffoni e cantori, che dicevano -versi scandalosi, ed erano accompagnati da cavalieri. — Oltre -il carnevale, i Romani sembrano aver avuto in -molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese. -Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di -Mantova,<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> il popolo improvvisò in suo onore una cavalcata -di questo genere, che si moveva in giro splendidamente -dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non volle -una volta accettare una simile dimostrazione notturna -del popolo, che s'era proposto di venire con torcie accese -e rami di ulivo<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> sotto le finestre del suo palazzo. -</p> - -<p> -Ma il carnevale fiorentino superava il romano per -una specie particolare di processioni, che ha lasciato una -traccia anche nella letteratura.<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Fra una folla di maschere -a piedi e a cavallo avanzavasi un carro enorme -di forme fantastiche, in cima al quale stavano una figura -ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, per -esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali -in una sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) -coi pianeti relativi, le tre Parche, la Prudenza in trono -sopra la Speranza e la Paura, che giacciono legate a' suoi -piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, i venti, le -stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro della -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era -una splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, -Paride ed Elena ecc. O finalmente un coro di persone -costituenti una classe speciale, per esempio i mendicanti, -i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in vita furono -donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi, -i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una -volta perfino <i>il popolo</i>, i quali tutti poi nel canto doveano -reciprocamente accusarsi e vilipendersi a vicenda. -I canti, che furono raccolti e conservati, davano la spiegazione -della mascherata in versi ora appassionati, ora -scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo -il Magnifico vengono attribuiti alcuni dei più immorali, -probabilmente perchè il vero autore non osava -manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo era il -bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, -il cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, -quasi come un doloroso presentimento del breve splendore, -che doveva avere l'epoca del Rinascimento: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quanto è bella giovinezza,</p> -<p class="i02"> Che si fugge tuttavia!</p> -<p class="i02"> Chi vuol esser lieto, sia:</p> -<p class="i02"> Di doman non c'è certezza.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p> - -<h2 id="parte6">PARTE SESTA -<span class="smaller">LA MORALE E LA RELIGIONE</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p> - -<h3 id="cap1-6">CAPITOLO I. -<span class="smaller">La Moralità.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno -dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed -alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale -della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il -malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori -in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo -della vita individuale. -</p> -</div> - -<p> -Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, -Dio, la virtù e l'immortalità, può bensì fino ad un certo -punto essere investigato, ma non sarà mai suscettibile -di venir con rigoroso metodo comparativo rappresentato. -In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano -esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle -e più ancora nel generalizzarle. -</p> - -<p> -Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi -giudizio intorno alla moralità. Fra i diversi popoli -potrannosi mostrare molti contrasti e gradazioni diverse; -ma per tirar la somma assoluta delle loro colpe, l'intelletto -umano non ha forze bastanti. Il distinguere nella -vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere -nazionale da ciò che è il prodotto della sua libera attività -e della sua riflessione, rimarrà sempre un enigma -anche per questo, che i difetti hanno un lato rovescio, -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -nel quale appajono invece qualità nazionali, anzi virtù. -Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli -scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure -generali e talvolta anche violente. I popoli occidentali -potranno bensì maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona -ventura, non mai giudicarsi a vicenda. Una grande nazione, -che con la sua cultura, con le sue gesta e con -le sue vicende è strettamente collegata colla vita di -tutto il mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè -di evitare accuse, nè di trovare difese, e continua la -sua vita con o senza il beneplacito dei teorici. -</p> - -<p> -Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere -un giudizio, non è che una serie di osservazioni a -guisa di postille, quali nacquero da sè da uno studio proseguito -per molti anni sul Rinascimento italiano. Il loro -valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto per -la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più -elevate, rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, -tanto nel bene che nel male, molto più ampie informazioni -in Italia, che non in qualsiasi altro paese europeo. -Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il biasimo si -fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche -con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati -sulla via d'un generale apprezzamento della moralità. -</p> - -<p> -Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si -formano i caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi -innati e quelli acquisiti si fondono insieme e diventano -una seconda, una terza natura, — dove anche le -attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero -originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente -tarda e sotto forme del tutto nuove? E, per dare un -esempio, chi potrebbe dire se gl'Italiani vissuti prima -del secolo XIII abbiano posseduto, o no, quella pienezza -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -di vita e di forza, quella attitudine a fondere plasticamente -nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi -concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se -non sappiamo nemmeno questo, come possiamo noi giudicare -quel complesso di rapporti infinitamente varii e -delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la moralità incessantemente -si compenetrano ed identificano tra loro? -Un tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce -è quella della coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze -generali sui popoli? Quello fra essi, che più sembra -infermo, può essere invece il più prossimo alla guarigione, -e un altro apparentemente sano può covare in sè -un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà -se non nel dì del pericolo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Al principio del secolo XVI, quando la cultura del -Rinascimento era giunta alla sua maggior perfezione e -al tempo stesso la rovina politica della nazione era divenuta -omai irreparabile, non mancarono gravi pensatori, -che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto e la -grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei -queruli predicatori, che sogliono alzar la voce contro la -depravazione dei costumi in ogni tempo e presso ogni -popolo; ma è lo stesso Machiavelli, che in una delle più -meditate fra le sue opere<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a> apertamente il confessa: «pur -troppo, noi Italiani siamo in modo particolare irreligiosi -e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo -giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; -coi pregiudizi di casta abbiamo spezzato anche i vincoli -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -d'una morale e d'una religione pregiudicate, e delle leggi -esterne non ci curiamo, perchè i nostri tiranni sono illegittimi -e i loro giudici e subalterni gente guasta e -corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la -Chiesa e i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli -esempi». -</p> - -<p> -Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: -«perchè l'antichità esercitò a questo riguardo una fatale -e perniciosa influenza?» — Ma, in tal caso, la proposizione -va accolta colle necessarie riserve. Infatti, se -essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti -(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata -e sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale -rispetto agli altri, dei quali si direbbe tutt'al più aver -essi, dopo che si famigliarizzarono coll'antichità, sostituito -all'ideale della vita cristiana (la santità) il culto -della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da -ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, -che si ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, -appunto perchè, in onta ad essi, gli uomini grandi -non cessarono di esser tali. Probabilmente la cosa avvenne -senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse -addurne in prova delle testimonianze, queste non -si potrebbero trovare pur sempre che presso gli umanisti, -come, ad esempio, presso Paolo Giovio, che scusa coll'esempio -di Giulio Cesare lo spergiuro di Giangaleazzo -Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la fondazione -di uno Stato.<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a> Ma nei grandi storici e politici -fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, -perchè ciò che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha -colore di antichità, non è che una conseguenza dell'ordinamento -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -politico sotto il quale vivevano, e che naturalmente -doveva creare in essi un modo di sentire e -di pensare analogo a quello dell'antichità. -</p> - -<p> -In onta a tutto questo però non si può disconoscere, -che l'Italia intorno al principio del secolo XVI versasse -in una grave crisi morale, dalla quale i migliori stessi -disperavano quasi di trovare un'uscita. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che -più di tutto controoperava all'immoralità prevalente. -Quegli uomini superiori credettero scorgerla sotto la -forma del sentimento d'onore. Questo è quel misterioso -complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora -all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza -sua colpa, ha perduto ogni altra cosa, fede, amore e -speranza. Un tal sentimento si collega assai facilmente -con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile -di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto -di più nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di -nuove forze e di nuova energia. In un senso molto più -ampio, che non suol credersi comunemente, esso è divenuto -pei moderni Europei, giunti già ad un grado assai -notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle -loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, -serbano fede alla morale ed alla religione, quasi senza -saperlo, in tutte le più importanti loro deliberazioni lo -seguono.<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a> -</p> - -<p> -Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità -avesse anch'essa una tal quale idea di questo sentimento, -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -e come poi il medio-evo ne abbia addirittura -fatto un privilegio speciale di una classe determinata. -E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione -con coloro, che riguardano la coscienza come l'unico -movente essenziale delle azioni umane. Certo che nulla -di meglio potrebbe desiderarsi, qualora ciò sempre accadesse; -ma, poichè le migliori risoluzioni partono «da -una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio -è chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte -riesce malagevole il distinguere negli Italiani del Rinascimento -questo sentimento d'onore dalla sete assoluta -di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò non -toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono -due cose del tutto diverse. -</p> - -<p> -Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto -che non scarseggino. Ma basterà una per tutte, -appunto perchè autorevolissima, e la desumeremo dagli -aforismi del Guicciardini, per la prima volta non ha guari -pubblicati.<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a> «A chi stima l'onore assai, succede ogni -cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. -Io l'ho provato in me medesimo; però lo posso dire e -scrivere; sono morte o vane le azioni degli uomini, che -non hanno questo stimolo». È giusto però notare, che -da altre notizie intorno alla vita dell'autore evidentemente -apparisce, che qui egli parla del solo sentimento -d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente -detto. E in modo ancora più esplicito su questo argomento -si esprime il Rabelais, che noi, benchè spesso -violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia astenerci -dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -qualunque altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato -di ciò che sarebbe il Rinascimento senza il prestigio della -forma e della bellezza.<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> La sua descrizione di uno stato -ideale nel chiostro dei Telemiti ha un'importanza affatto -decisiva nella storia della civiltà, tanto che può dirsi -che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo -XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò -che, fra molte cose, egli scrive de' suoi cavalieri e delle -sue dame dell'ordine del Libero Volere:<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a> -</p> - -<p> -«En leur reigle n'estoit que cette clause; <i>Fay ce -que vouldras</i>. Parce que gens liberes, bien nayz,<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a> bien -instruictz, conversans en compaignies honnestes, ont par -nature ung instinct et aguillon, qui tousjours les poulse -à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il nommoyent -<i>honneur</i>». -</p> - -<p> -È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che -animava anche gli uomini della seconda metà del secolo -XVIII, e che spianò la via alla Rivoluzione francese. -Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta individualmente -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — principalmente -sotto l'impressione delle sventure nazionali — si -voglia portare sull'intera nazione un giudizio -non troppo favorevole, non si potrà però mai negar ad -un tale sentimento la giustizia che esso si merita. Se -lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un fatto provvidenziale, -superiore in tutto al volere dei singoli, non -meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, -quale a questo tempo si manifesta in Italia. -Quante volte e contro quali violenti attacchi dell'egoismo -essa abbia trionfato, noi non sappiamo, nè sapremo -giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta, -nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul -valore morale della nazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare -l'Italiano del Rinascimento per conservarsi morale, -è la fantasia, che presta innanzi tutto alle sue virtù ed -a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto il cui dominio -l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole. -</p> - -<p> -Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più -destro giuocatore del tempo moderno, mentre gli fa balenare -dinanzi agli occhi le immagini della futura ricchezza -e dei futuri piaceri con tale vivacità, che egli, -per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun -dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati -innanzi, se fin da principio il Corano non avesse stabilito -il divieto del giuoco come la più necessaria salvaguardia -della morale islamitica, e non avesse invece -attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei tesori -nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale, -minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -di singoli individui od anche d'intere famiglie. -Firenze ha già sulla fine del secolo XIV il suo Casanova, -un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando continuamente -in qualità di mercatante, di agente politico, -di speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, -guadagnò e perdette enormi somme, e non trovava -competitori che fra i principi, quali, ad esempio, i duchi -di Brabante, di Baviera e di Savoia.<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> Anche quel gran, -vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia romana, -abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, -che naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi -negl'intervalli, che loro restavano tra un grande intrigo -ed un altro. Franceschetto Cybo, per esempio, perdette -in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario -14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario -lo avesse truffato.<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In seguito l'Italia divenne notoriamente -la patria del lotto. -</p> - -<p> -Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della -vendetta il suo carattere particolare. Non è impossibile -che in tutto l'occidente da tempo antichissimo il sentimento -del proprio diritto sia stato uno ed identico, e che -la sua violazione, ogni volta che rimase impunita, sia -stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se -anche non perdonano più facilmente, hanno però una -maggior facilità a dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano -tien viva la ricordanza dell'offesa con una tenacità -spaventevole.<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Il fatto poi che nella morale del -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso -viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo -e sprone a questa già universale tendenza. Governi e -tribunali ne riconoscono l'esistenza e la legittimità, e -non cercano che di frenarne i maggiori eccessi. Ma fra -i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e le stragi -reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una -testimonianza basterà per molte.<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a> -</p> - -<p> -Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano -il gregge, ed uno di loro disse: facciamo la prova -del come s'impiccano le persone. Detto, fatto. Uno montò -sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata al primo la -corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella -sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase -appeso. Più tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. -La domenica venne il padre di quest'ultimo -per recargli del pane, ed uno dei due gli confessò l'accaduto -e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato in -furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne -estrasse il fegato e in una cena lo diè a mangiare al -padre di lui; poi gli disse qual fegato avesse mangiato. -Da quel momento cominciarono le stragi reciproche tra -le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei persone -furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o -di età. -</p> - -<p> -Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione -sin nei parenti collaterali e negli amici, non -si limitarono soltanto alle classi inferiori; esse si estesero -ben presto in larga misura anche alle sfere le più elevate. -Le cronache e le novelle ne recano esempi frequentissimi, -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -e per lo più per offese recate al pudor femminile. Il -terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna, -dove la vendetta si confondeva con tutte le specie -possibili di intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono -qua e colà con colori terribili lo stato di brutale -ferocia, in cui erano cadute queste audaci e vigorose popolazioni. -Tale, per esempio, è la storia di quell'illustre -ravennate, che era giunto a prendere e a far rinchiudere -in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe -potuto farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò -e convitò splendidamente, dietro di che, tramutatasi in -questi la vergogna in furore, si diedero a congiurar contro -di lui peggio di prima.<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> Non mancavano, è vero, pii -e santi monaci, che predicavano la pace e la conciliazione; -ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare -talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, -non mai però d'impedire che se ne meditassero delle -nuove. Nelle novelle non è raro il caso di veder anche -questa momentanea influenza della religione, che suscita -improvvisi slanci di generosità, ma che poi cede di nuovo -ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè qualche -cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre -dire di esservi riuscito, quando si propose di condurre -ad effetto una qualche pacificazione. Papa Paolo II -voleva che cessassero gli odii fra Antonio Caffarello e la -casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello stesso -e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un -l'altro alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa -di 2000 ducati, se avesse comecchessia offeso il suo avversario; -e due giorni dopo Antonio fu pugnalato per -mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, che da -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno -e fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le -case e bandire il padre ed il figlio da Roma.<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a> I giuramenti -e le ceremonie solenni, colle quali i riconciliati -aveano cura di garantirsi ciascuno da una nuova sorpresa, -sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. Silvestro -dell'anno 1492 nel duomo di Siena<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> i partiti dei -«Nove» e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi -il bacio di pace, fu letto durante quell'atto un giuramento -«così strano e terribile, che non s'è mai udito -l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da Dio -tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle -estreme agonie della morte. È evidente che simili fatti -accennano piuttosto ad una condizione d'animo disperata -da parte dei mediatori, anzichè ad una vera garanzia -della pace, e che appunto le riconciliazioni le più sincere -erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo -di tali giuramenti. -</p> - -<p> -Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo -colto ed alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di -una analoga usanza popolare, si manifesta naturalmente -sotto mille aspetti, e dalla pubblica opinione, che qui -parla per bocca di novellieri, è senza riserva alcuna approvato.<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a> -Tutti convengono in questo, che rispetto a quelle -ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia -veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, -per le quali non c'è, nè ci può essere il braccio vindice -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -di nessuna legge, ognuno può farsi ragione da sè. Bensì -la vendetta deve compiersi con una certa destrezza e la -soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una -umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi -un atto qualunque di brutale violenza come una vera -e conveniente vendetta. Non il braccio soltanto, ma tutto -l'uomo deve trionfare. -</p> - -<p> -L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda -simulazione per raggiungere certi scopi determinati, ma -non mai di un atto qualsiasi d'ipocrisia in questioni di -principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi a sè stesso. -Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, si -ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. -Uomini del resto tutt'altro che esaltati la lodano -quando, disgiunta dalla passione, e non avendo in mira -che di approfittare dell'opportunità, si esercita soltanto -«perchè gli altri imparino a non ti offendere».<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Però -tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei -quali la passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che -questo genere di vendetta si differenzia dalla vendetta -di sangue propriamente detta: infatti, mentre quest'ultima -si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia o, -se si vuole, del <i>jus talionis</i>, la prima necessariamente -va molto più in là, non solamente esigendo una soddisfazione -di stretto diritto, ma cercando anche di provocare -l'ammirazione e, secondo le circostanze, di spargere -perfino il ridicolo sull'offensore. -</p> - -<p> -In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, -che si frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» -si esige di regola un concorso di circostanze, che il tempo -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -soltanto può maturare. E questo appunto è il tema favorito -di molte novelle. -</p> - -<p> -Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali -l'accusatore e il giudice sono una sola ed identica persona, -non occorre di dirlo. Che se pur si volesse comecchessia -giustificare questa passione ardente, che divorava -gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col -contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per -esempio, la riconoscenza; dovendosi presumere, che quella -stessa fantasia, che rinfresca e ingrandisce la memoria -dei torti sofferti, sia anche in grado di tener viva la -memoria del beneficio ricevuto.<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> Ma le prove di fatto -a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino -indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, -quale, ad esempio, la grande riconoscenza con cui -le classi inferiori accolgono ogni dimostrazione di benevolenza -verso di loro, e la grata memoria che conservano -le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali -convegni. -</p> - -<p> -Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali -degl'Italiani si riproduce continuamente. E se anche -nei singoli casi, in cui l'uomo del nord segue piuttosto -l'impulso suo naturale, l'Italiano invece sembra -seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò -non dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, -che in quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. -Anche fuori d'Italia, dovunque un fatto identico -si verifica, identici sono pure gli effetti: l'allontanarsi, -per esempio, assai per tempo dalla propria casa e il sottrarsi -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -all'autorità paterna è una tendenza comune tanto -alla gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. -Più tardi nelle indoli più generose a questa -tendenza subentra uno slancio spontaneo di pietà figliale -e di affetto reciproco. -</p> - -<p> -In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio -esatto sulle qualità morali di una nazione, che non sia -la propria. Queste qualità possono manifestarsi in un -modo così singolare, che uno straniero sia assolutamente -incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in questo -riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, -ciascuna, prerogative lor proprie e che non si riscontrano -nelle altre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente -e quasi tirannico nelle cose della morale, egli è appunto -nei rapporti illeciti de' due sessi, nell'amore considerato -come passione sensuale. Che la prostituzione esistesse -anche nel medio-evo prima della comparsa della sifilide, -è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro -assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento -c'è questo di proprio, che il matrimonio e -i suoi diritti, forse più che altrove, e in ogni caso più -deliberatamente che altrove, vengono calpestati. Le fanciulle, -specialmente quelle delle classi più elevate, guardate -gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione -dominante non è che per le donne coniugate. -</p> - -<p> -Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza -che i matrimoni non scemassero punto e che la -vita di famiglia non ne soffrisse veruno di que' danni, che -in altri paesi in casi simili non avrebbero mancato di -manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a proprio -talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -quando c'era qualche ragione di temere, che non -fosse del tutto propria. E non si nota neanche verun -sintomo di decadenza fisica o morale, come tale, — poichè -di quell'apparente deterioramento morale, di cui si -veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non -è difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e -religiosa, anche quando non si voglia concedere, che il -Rinascimento avesse oggimai percorso l'intero stadio -della sua vita ed esaurito tutte le fonti della propria attività. -Gli Italiani continuarono, ad onta di tutti i loro -disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane di -corpo e di mente di tutta Europa,<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e notoriamente conservano -anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè -hanno considerevolmente migliorato i loro costumi. -</p> - -<p> -Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la -morale dell'amore all'epoca del Rinascimento, non potremo -a prima vista non restar profondamente colpiti dal -notevole antagonismo, che si manifesta nelle testimonianze -che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci lascierebbero -credere, che l'amore non consistesse che nel -piacere, e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, -fossero non solo leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, -quanto più audaci e arrischiati. Se invece si -leggono i migliori lirici di quel tempo e gli scrittori di -dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la -profondità e la purità, con cui intendono questa passione, -anzi si può dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime -espressione, quando li veggiamo riprodurre le idee -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -degli antichi di una originaria unità delle anime nell'Essere -supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere che -l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo. -Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che -nell'uomo colto del tempo moderno non solo esistono -contemporaneamente e tacitamente diversi gradi di sentimento, -ma si manifestano anche apertamente e, secondo -le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno -soltanto, al pari dell'antico, è anche in questo riguardo -un microcosmo, ciò che non era nè poteva essere quello -del medio-evo. -</p> - -<p> -Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle -novelle. Nella maggior parte di esse le donne che vi -figurano, sono coniugate; trattasi adunque di veri adulterii. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Qui acquista una grande importanza ciò che altrove -(v. pag. 165 e segg.) s'è detto sulla posizione della donna, -uguale in tutto a quella dell'uomo. La donna, più altamente -educata e pienamente conscia della sua individualità, -dispone di se con una padronanza affatto diversa -che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita -così completa della sua riputazione, qualora essa -possa guarentirsi dalle conseguenze visibili della medesima. -Il diritto del marito alla di lei fedeltà non ha quella -solida base, che esso acquista nel nord mediante la poesia -e la passione del periodo dell'innamoramento e degli -sponsali; dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane -sposa passa nel mondo dalla vigile custodia paterna -o dal chiostro, e allora soltanto la sua individualità riceve -uno sviluppo rapido e quasi inatteso. In conseguenza -di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto condizionato, -ed anche chi lo riguarda come un <i>jus quaesitum</i>, -si riferisce più particolarmente alle modalità esterne -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -del contratto, anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna -giovane e bella, divenuta moglie di un vecchio, respinge, -ad esempio, i doni e le ambasciate di un giovane amante -col fermo proposito di conservare la sua <i>honestà</i>. Ma -essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per -le sue molte virtù, «conoscendo che può amare cortese -donna virtuoso spirito, senza pregiudicio della sua honestà».<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> — Tuttavia, -quanto non è breve la via da una -tale distinzione ad una completa caduta! -</p> - -<p> -Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di -mezzo l'infedeltà reciproca del marito. La donna, conscia -della propria dignità, sente in quella offesa non solo un -dolore, ma un insulto ed una umiliazione, e non volendo -lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo una -vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena -sia proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande -offesa, per esempio, può talvolta appianare la via ad -una pacifica convivenza per l'avvenire, quando rimanga -completamente segreta. I novellieri, che ciò non ostante -la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo, -la inventano, non mancano di esprimere la loro piena -ammirazione, ogni volta che la vendetta è veramente -pari all'offesa, o, in altre parole, è pensata e condotta -come una vera <i>opera d'arte</i>. S'intende da sè, che il marito -non riconosce in sostanza mai un tale diritto di -rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni -di paura o di prudenza glielo consigliano. Che se queste -manchino affatto, ed egli per l'infedeltà della moglie si -vegga esposto al pericolo di venir beffato dai terzi, la -cosa muta aspetto all'istante e può anche divenir tragica, -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -non essendo raro il caso che all'adulterio tenga -dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. -In tali casi non è degno di poca considerazione il fatto -che, oltre il marito, anche il fratello,<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a> il padre della -donna vi si credano autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra -che il movente principale non è già la gelosia, nè -tampoco il sentimento morale che si trovi offeso, ma -bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro -scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> si vede -quella, per aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare -il marito, come se le fosse lecito, essendo vedova, -far quanto le aggrada. Quell'altra, dubitando che il marito -non discopra gli amori che ella fa, per via dell'amante -lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i -fratelli, i mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi -il manifesto vituperio, che rende loro la malvagia vita -delle figliuole, sorelle e mogli) con veleno, con ferro e -con altri mezzi facciano morire; non resta per questo, -che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non -si lascino dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche -nuovo fallo». Un'altra volta, in tuono meno severo, -esclama: «piacesse al cielo che non si sentisse ogn'ora: -il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non gli -fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -di nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la -sorella, perchè non s'è maritata come egli avrebbe voluto. -Questa è pur certamente una gran crudeltà, che -noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, fare, e non -vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia -cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non -piaccia, subito si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... -Invero grave sciocchezza quella degli uomini mi pare, -che vogliono, che l'onor loro e di tutta la casata consista -nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si -sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale -sicurezza, che il novelliere poteva mettere una taglia -sulla vita di un amante, minacciato ancora, mentre questi -se ne andava attorno vivo. Il medico Antonio Bologna<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a> -s'era sposato segretamente colla duchessa vedova di -Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano -potuta, insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean -fatta uccidere in un castello. Antonio, che non sapeva -ancora quest'ultima circostanza, e che veniva lusingato -con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, dove era -insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società -di Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue -sventure. Un amico della detta casa, Delio, «narrò a -Scipione Atellano tutta l'istoria, e aggiunse che voleva -metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo che -il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con -cui ciò accadde quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, -è narrato dal Bandello in una novella assai commovente -(I, 26). -</p> - -<p> -Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e -là di compiacersi in modo particolare di ogni tratto spiritoso, -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -astuto e comico, che accompagni l'adulterio, e -assai volentieri si trattengono a narrar gli artificj, coi -quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche -casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno -gli amanti, le casse provvedute anticipatamente di guanciali -e confetture per potervi celare il drudo e farlo trasportare -altrove e così via. Il burlato marito vien dipinto, -secondo le circostanze, o come un personaggio per -sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè -c'è altra alternativa, sia che la donna figuri come malvagia -e crudele o l'amante come vittima innocente. Ma -i racconti di quest'ultima specie non sono vere novelle, -bensì esempi terribili attinti alla vita reale.<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a> -</p> - -<p> -Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI -assunse un carattere al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente -violenta nei mezzi forse aumentò, ma non si -deve confonderla colla rappresaglia già esistente anteriormente -e fondata nello spirito stesso del Rinascimento -italiano. Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà -spagnuola, diminuirono anche quegli eccessivi furori sino -a che sul finire del secolo XVII si giunse a tal punto -di apatica indifferenza, che il <i>Cicisbeo</i> fu riguardato come -un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed oltre -a ciò si tollerarono uno od anche parecchi <i>Patiti</i>. -</p> - -<p> -Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità -e ciò che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, -ad esempio, era il matrimonio in Francia forse più sacro -che non Italia? I <i>fabliaux</i> e le farse permettono di dubitarne, -e si è tentati di ritenere che l'immoralità non vi -fosse meno frequente, ma che soltanto le conseguenze -tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in -Italia. Piuttosto s'avrebbe qualche testimonianza alquanto -più favorevole riguardo ai popoli germanici, nella maggiore -libertà concessa nei rapporti sociali alle donne ed -alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli Italiani -in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). -Tuttavia anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. -Certamente l'infedeltà era molto frequente anche -in Germania e condusse spesso anche quivi a deplorevoli -eccessi. Basta osservare come i principi del nord, -al menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle -loro mogli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani -d'allora non havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano -appetito dell'uomo volgare, ma anche la passione -degli spiriti più elevati e generosi; non solamente perchè -in quella società mancavano affatto le fanciulle, ma -anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente -si sentiva attratto dalle qualità della donna, -che nel matrimonio avea raggiunto il pieno sviluppo della -propria personalità. Questi uomini sono appunto quelli, -che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più alte -ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi -di dare un'immagine spirituale alla passione che -li divorava, dipingendola come un <i>amore divino</i> troppo -spesso franteso, e quindi calunniato, dai posteri, ma creduto -e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano della -crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò -soltanto della durezza della loro bella o dell'eccessiva -sua riservatezza, ma anche della illegittimità della loro -passione. Essi cercano di sollevarsi al di sopra di questa -sciagura spiritualizzando l'amore ed appoggiandosi alla -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro Bembo -il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in -proposito ci son fatte manifeste da quanto egli stesso -scrive nel terzo libro de' suoi «Asolani» e dallo splendido -discorso, che gli è posto in bocca dal Castiglione -sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè l'uno, -nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le -massime di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era -pur sempre qualche cosa, se contemporaneamente si poteva -essere celebre e buono, e all'uno e all'altro di -questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei -credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto -potremmo aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si -dia la pena di leggere nel Cortigiano l'intiero discorso -citato, vedrà immediatamente come sarebbe impossibile -darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od -estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, -le quali dovettero la loro celebrità appunto a questo genere -di amori; tali furono Giulia Gonzaga, Veronica da -Correggio, e più particolarmente ancora Vittoria Colonna. -Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti e i beffatori -più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, che -seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in -loro lode? O si dirà per avventura, che il movente -principale di tutto ciò era la vanità, e che Vittoria si -sentisse oltremodo lusingata dalle espressioni le più esagerate -di un amore senza speranze? Ma, se anche la -cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola -lode per Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, -sia ciò non ostante riuscita a lasciare di sè una -traccia così profonda anche nella più tarda posterità. — Ci -volle del bel tempo prima che negli altri paesi s'incontrassero -personalità tanto spiccate. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<p> -La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, -fu poi in generale la causa che ogni passione trascorse -presso di loro agli eccessi più riprovevoli e, secondo -le circostanze, ricorse anche al delitto per riuscire -nei propri intenti. Havvi una violenza figlia della debolezza, -che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece trattasi -di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge -proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una -forma e quasi una personificazione sua propria e speciale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello -Stato, basato sull'illegittimità e surto dalla violenza, -ognuno, anche l'infimo della plebe, si crede autorizzato -di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale nel diritto e -nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se ne -conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente -si volgono al colpevole:<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a> il supplizio virilmente -sopportato eccita talmente l'ammirazione, che quelli che -lo narrano, facilmente dimenticano di accennare la causa, -per cui venne inflitto.<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a> Se poi accade talvolta che al profondo -disprezzo della giustizia e alle molte vendette commesse -in privato s'aggiunga anche l'impunità, come per -avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe -addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -punto di sfasciarsi completamente. Tali momenti ebbe Napoli -nel trapassare dalla signoria aragonese alla francese -ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano nelle frequenti -espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è -in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel -loro segreto non hanno mai accettato nessun vincolo di -leggi politiche e civili e che, giunta l'occasione, s'abbandonano -brutalmente ai loro selvaggi istinti di rapina -e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera -d'azione delle più ristrette. -</p> - -<p> -Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse -una grave scossa per le crisi interne scoppiate dopo la -morte di Galeazzo Maria Sforza, nelle città di provincia -venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben dura -prova ne fece Parma,<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> dove il governatore milanese, atterrito -da minacce di morte, s'indusse a permettere che -fossero tratti dal carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo -ciò, i furti, gl'incendii, gli assassinj commessi in pubblico -divennero delitti quotidiani, mentre di notte circolavano -per la città intere bande di malfattori armati e mascherati; — per -non dire delle burle, delle satire e delle -lettere minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto -a spargere il ridicolo sull'autorità, che naturalmente se -ne commosse più che d'ogni altra cosa. Il fatto poi che -in molte chiese furono rubati i vasi sacri con entro le -ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti, -l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa -accadrebbe in qualunque paese del mondo anche oggidì, -se per un momento restasse sospesa l'azione del potere -civile e politico, e nel medesimo tempo la sua presenza -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -rendesse impossibile la formazione d'un governo provvisorio; -ma ciò che allora in simili occasioni accadeva -in Italia assume un carattere affatto particolare, per la -parte notevole che vi avevano le vendette. -</p> - -<p> -In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del -Rinascimento è questa, che anche in tempi ordinari, i -grandi delitti vi furono più frequenti, che altrove. Vero -è, che in ciò potrebbe esservi un errore prodotto dalla -circostanza, che qui proporzionatamente noi conosciamo -un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi -altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione -del delitto reale, facilmente trascorre a inventare -anche ciò, che non è effettivamente accaduto. -Può darsi quindi che la somma delle violenze commesse -raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti chi potrebbe -dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava -intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, -fossero, fra tanti vagabondi masnadieri e cavalieri di -ventura, migliori, o se la vita e la sicurezza individuale -vi fossero meglio guarentite e protette? Ma tutto ciò in -ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto premeditato, -pagato, eseguito di terza mano e divenuto -una speculazione o un mestiere, in Italia avea guadagnato -a quel tempo proporzioni larghissime e veramente -spaventevoli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, -l'Italia forse non ce ne parrà, almeno nelle regioni -più fortunate, quale, ad esempio, la Toscana, tanto infestata, -quanto erano a quel tempo la maggior parte dei -paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri, -che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove -trovare, per esempio, un uomo pari a quell'ecclesiastico -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -fatto selvaggio dalle passioni e a poco a poco divenuto -capo di una schiera di banditi, di cui ci tengono parola le -cronache ferraresi di questo tempo?<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a> Il dì 12 agosto 1493, -narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete -don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato -la sua prima Messa due volte; ma la prima commise -il giorno stesso un omicidio, da cui poscia Roma l'assolse: -in seguito uccise quattro persone, e sposò due -donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe -parte a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, -togliendole a forza dalle loro case, esercitò la rapina come -un mestiere e su larga scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese -con una banda d'armati rivestiti d'uniforme lor propria, -procacciandosi ricovero e nutrimento con lo sterminio -e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo, -s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo -di delitti, che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza -di verun uomo. Ma la poca sorveglianza in che erano -tenuti da un lato e i molti privilegi di che erano favoriti -dall'altro, furono causa che i malfattori abbondassero -tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro -ci vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva -anche talvolta, e nemmen questa -certamente era cosa onorevole pei conventi, che uomini -di riputazione affatto perduta si rifugiassero sotto l'egida -del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste -vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto -di uno di questi tali, ch'egli ebbe occasione di -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -conoscere in un convento di Napoli.<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a> Anche di papa Giovanni -XXII parrebbero esistere precedenti poco onorevoli, -ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo -con sicurezza.<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a> -</p> - -<p> -Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande -armate d'assassini non comincia che nel secolo XVII, -quando i partiti politici dei guelfi e dei ghibellini, degli -spagnuoli e dei francesi avean cessato di agitare il paese: -in allora il masnadiere si sostituì dovunque al parteggiatore -politico. -</p> - -<p> -In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò -mai, gli abitanti del contado vivevano in istato di permanente -barbarie e non risparmiavano nessun forastiero, -che capitasse loro tra mano. Ciò accadde più particolarmente -nelle parti più remote del regno di Napoli, dove -la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei -grandi latifondi romani, e dove pare che in tutta buona -fede si riguardassero come qualche cosa di identico l'uomo -straniero e il nemico (<i>hospes</i> ed <i>hostis</i>). Queste genti -erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva sovente -che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore -per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, -facendo il cacio, un paio di gocce di latte gli erano -spruzzate in bocca. Ma se anche in tali occasioni il confessore -stesso, esperto dei costumi del paese, giungeva -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -a strappargli altresì la confessione, che spesso co' suoi -compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori, -ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun -rimorso di coscienza.<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Sino a qual punto, in tempi di politici -commovimenti, i contadini fossero capaci di spingere -in altri paesi la ferocia, è stato già altrove accennato -(v. pag. 107). -</p> - -<p> -Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi -d'allora è la frequenza del delitto commesso di seconda -mano, per mercede convenuta. In ciò, per consenso di -tutti, Napoli andava innanzi a qualunque altra città d'Italia. -«Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon -mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a> -Ma anche altri paesi hanno una ricchezza spaventevole -in tal genere di misfatti: soltanto non è così facile il -classificarli secondo i motivi che li provocarono, entrandovi -promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia personale, -la sete della vendetta e la paura. Torna invece a -grande onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto -d'Italia, che presso di loro simili fatti fossero di gran -lunga meno frequenti,<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a> forse perchè pei giusti reclami -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -v'era ancora una autorità universalmente riconosciuta e -rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più -sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi -supreme del fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero -le sinistre conseguenze di una vendetta di sangue -e dove si comprendesse come anche il delitto erroneamente -detto utile non apporta mai veri e durevoli -vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta -della libertà fiorentina l'omicidio, specialmente quello per -mandato, sembra essersi rapidamente moltiplicato, ma il -governo di Cosimo I non tardò molto ad acquistar forze -tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni -disordine.<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a> -</p> - -<p> -Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale -più o meno frequenti, secondo che si trovarono più -o meno numerosi coloro che li compravano. Sarebbe un -tentativo inutile il volerne dare un quadro statistico, ma -la somma resta sempre considerevole, quand'anche si -voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce -pubblica proclamava come opera della violenza, una piccola -parte soltanto sia da riguardar come tale. Il peggio -si è che i principi e i governi erano i primi a dare il -cattivo esempio, calcolando addirittura l'assassinio come -uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e per -mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare -ad un Cesare Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, -e più tardi gli stessi agenti di Carlo V si permettevano -ogni genere di violenza, purchè paresse utile ai loro scopi. -</p> - -<p> -La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando -a tali fatti per guisa che, verificandosi la morte -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -di un potente, non la si credeva quasi mai naturale. -Ma egli è certo però, che talvolta si è esagerato di -molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche ammettendo -che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, -pag. 157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare -l'effetto dentro un determinato spazio di tempo, e che -come tale possa riguardarsi altresì il venenum atterminatum, -che si dice avere il principe di Salerno presentato -al cardinale d'Aragona con queste parole: «in pochi -giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci -voleva calpestar tutti»,<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a> — non si potrebbe tuttavia -aggiustar troppa fede a quanto vien riferito intorno ad -una lettera avvelenata, che Caterina Riario avrebbe -mandata al papa Alessandro VI,<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a> e che l'avrebbe ucciso -s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso parere -sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito -dai medici di non leggere il Tito Livio mandatogli -a regalare da Cosimo de' Medici, rispose loro: «finitela -con questi discorsi insensati».<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> Altrettanto dicasi -del veleno, col quale il segretario del Piccinino voleva -solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa -Pio II.<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni -minerali o vegetali, non si potrebbe dire con qualche -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -apparenza di sicurezza: il liquido, col quale il pittore -Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), era evidentemente -un fortissimo acido,<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a> che a niuno s'avrebbe potuto -far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle -armi, specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, -pur troppo l'occasione si presentava da sè frequentissima -ai grandi di Milano, di Napoli e d'altri siti, poichè -fra le schiere d'armati, di cui doveano circondarsi per -loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata -dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio -non si sarebbe probabilmente commesso, se non -si avesse saputo che, per effettuarlo, bastava un semplice -cenno a questo od a quello dei propri satelliti. -</p> - -<p> -Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, -eranvi anche le arti magiche,<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> benchè in modo -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -affatto secondario. Quando per avventura si fa menzione -di <i>maleficj</i>, di <i>malìe</i> e simili, d'ordinario non si ha in -vista che di accumulare sopra un individuo, già di per -sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle -corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV -il maleficio veramente funesto e mortale ha una parte -molto maggiore, che non nelle classi più elevate d'Italia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Finalmente ella è pure una specialità tutta propria -di questo paese, dove l'individualità tocca ad un grado -di sì completo sviluppo, la comparsa d'uomini, nei quali -la scelleratezza è portata al colmo, e che commettono il -delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento di -scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta -dei delitti umani. -</p> - -<p> -A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi -tutto appartenere alcuni Condottieri,<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a> un Braccio -da Montone, un Tiberio Brandolino, ed anche un Werner -von Urslingen, che sulla sua corazza argentea portava -il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e misericordia.» -In generale questa classe di persone rappresenta -nel complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere -il freno di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più -a rilento nel giudicarli, quando si sappia che il massimo -dei loro delitti — nell'opinione dei cronisti — sta nel -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -mantenersi ribelli alla scomunica papale, e che tutta la -loro personalità appare in una luce tanto sinistra specialmente -per questo fatto, sebbene però sia anche vero -che in Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati -a tal punto di esagerazione, che, ad esempio, egli montava -in furore all'udire i monaci cantare i salmi e li -faceva precipitare dall'alto di una torre,<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> «mentre co' suoi -soldati si mostrò sempre mite, quanto leale e prode capitano». -Ma di regola ciò che spinse al delitto i Condottieri -sembra essere stata l'avidità del guadagno, -nè per altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro -posizione altamente immorale; ed anche gli atti di crudeltà, -ai quali sembravano trascorrere per puro capriccio, -non erano quasi mai senza uno scopo, fosse pure anche -soltanto quello di incutere spavento nelle moltitudini. Le -efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. vol. I, -pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete -di vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi -senza scopo, una gioja infernale nel male si riscontrerà -in Cesare Borgia, spagnuolo, le cui immanità superano -di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le faceva -servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza -nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, -tiranno di Rimini (v. vol. I, pag. 44 e 301), cui non la -Curia romana soltanto,<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> ma il giudizio terribile della storia -accusa di assassinj, di violenze, di adulterj, di spergiuri -e di tradimenti, ripetuti anche più volte. Quanto al fatto -più orribile, la tentata violazione del proprio figlio Roberto, -che questi respinse colla spada sguainata alla -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -mano,<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una -depravazione che vince ogni limite, quanto di una superstizione -astrologica o magica. La stessa cosa s'è supposta -per spiegare la violenza usata al vescovo di Fano -da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci -di raccogliere insieme i tratti principali del carattere -degli Italiani d'allora, quale ci vien fatto conoscere da -uno studio della vita delle classi più elevate, se ne potrebbero -per avventura dedurre le conclusioni seguenti. -Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione -stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente -sviluppato. Questo si ribella dapprima tacitamente -all'ordinamento politico sussistente, per lo più tirannico -ed illegittimo, e quanto pensa e fa, gli viene, a ragione -o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista dell'egoismo -che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la difesa -del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in -braccio ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la -sua pace interna. L'amore va in traccia di un altra individualità -ugualmente sviluppata, la donna altrui. Di -fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi d'ogni -maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia -ed opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, -secondo che nel suo interno riescono a conciliarsi il sentimento -dell'onore e la cura del proprio interesse, un -astuto calcolo e la passione, la generosità e il desiderio -della vendetta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -</p> - -<p> -Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel -più ristretto, è la radice e la fonte principale d'ogni -scelleratezza, non v'ha dubbio che il popolo italiano, -giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, vi andò -più dappresso che qualunque altro popolo. -</p> - -<p> -Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa -sua, ma bensì per decreto della storia; nè ci arrivò solo, -poichè, per mezzo della cultura italiana, ci arrivarono -con lui tutti i popoli d'occidente, i quali da quel tempo -in poi non vivono, nè si movono in verun altro ambiente. -Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè male, -ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del -male essenzialmente diversa da quella del medio-evo. -</p> - -<p> -L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel -primo l'urto violento di quella nuova êra mondiale. -Colle sue doti e le sue passioni, egli divenne il più notevole -rappresentante di tutte le altezze e di tutti gli -abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda corruzione -si svolse la più nobile armonia della personalità, ed un'arte -gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui -non seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè -il medio-evo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p> - -<h3 id="cap2-6">CAPITOLO II. -<span class="smaller">La Religione nella vita quotidiana.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio -contro la gerarchia e le fraterìe. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione -domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale -ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo -Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La -fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi -epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara. -</p> -</div> - -<p> -In strettissima attinenza colla moralità di un popolo -sta la questione della sua credenza religiosa, vale a dire -della sua fede maggiore o minore in un governo provvidenziale -del mondo, sia che questa fede lo riguardi -come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato -al dolore e ad una imminente rovina.<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a> Ora l'incredulità -italiana di quel tempo è notissima, e chi ne -cercasse le prove, potrebbe assai facilmente raccoglierne -testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi ci limiteremo -a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi giudizio -assoluto e definitivo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -</p> - -<p> -La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva -avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo -e nel suo simbolo esterno, la Chiesa. Quando -questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere -e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale -postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. -Non ogni popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino -a tollerare una permanente contraddizione tra un principio -e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto -la Chiesa che cade in questa contraddizione e che -con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che -sia mai stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con -tutti i mezzi della violenza una dottrina corrotta e svisata -a tutto vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia -della propria inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla -più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi in -tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro -lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e -spingendo ella stessa all'incredulità molti spiriti elevati, -che nella loro coscienza non poterono più restarle fedeli. -</p> - -<p> -Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè -dunque l'Italia tanto progredita nella cultura non reagì -con maggior vigore contro gli abusi della gerarchia, perchè -non effettuò essa una Riforma simile alla tedesca -e prima di questa? -</p> - -<p> -C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover -appagare chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era -proposta altro scopo, fuorchè di negare la gerarchia, -mentre l'origine e la libertà assoluta della Riforma tedesca -sono dovute alle dottrine positive della giustificazione -per mezzo della fede e della inefficacia delle buone opere. -</p> - -<p> -Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a -diffondersi dalla Germania in Italia se non assai tardi, -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -e quando già la potenza spagnuola vi si era talmente -afforzata da potervi opprimere, parte immediatamente, -parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni cosa.<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a> -Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi anteriori, -dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, -eravi un grande elemento di vera fede, cui, per maturare, -non mancarono che le occasioni, come più tardi -mancarono alla setta degli Ugonotti, animata essa pure -da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali -come la Riforma del secolo XVI escono in generale, per -ciò che riguarda le singole particolarità e il loro modo -di manifestarsi e di svolgersi, dalla cerchia di qualsiasi -calcolo storico-filosofico, per quanto anche si possa con -tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello spirito, -il loro balenare improvviso, il loro espandersi e -l'intima loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi -un enigma, almeno in questo senso, che, delle forze che -in essi agiscono, noi non conosciamo che questa, ma non -mai tutte. -</p> - -<p> -I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia -verso la Chiesa al tempo in cui il Rinascimento era al -colmo del suo splendore, si manifestano in un misto di -malcontento profondo e beffardo e di sommissione rassegnata -alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla -vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto -pei Sacramenti, per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -questo possiamo aggiungere, come specialità al tutto caratteristica -dell'Italia, la grande influenza personale esercitata -da alcuni sacri oratori. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale -si manifesta specialmente da Dante in poi nella letteratura -e nella storia, esistono estesi lavori speciali. Della -posizione del Papato di fronte all'opinione pubblica abbiam -dovuto già dare qualche cenno altrove (v. vol. I, -pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze -autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei -«Discorsi» del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). -Fuori della cerchia della Curia romana, godono -qualche rispetto in via morale<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> i migliori tra i vescovi -e alcuni parrochi: per contrario i semplici cappellani, i -canonici e i frati sono riguardati, quasi senza eccezione, -come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso -le più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero -ceto al quale appartengono. -</p> - -<p> -Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono -condannati a portar essi soli la pena delle colpe -di tutto il clero, perchè di essi soltanto si poteva beffarsi -impunemente.<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> Ciò è erroneo sotto ogni punto di vista. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<p> -Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle -commedie appunto perchè ambedue queste specie letterarie -domandano dei tipi fissi e ben conosciuti, nei quali -riesca facile alla fantasia di compiere ciò che la novella -o la commedia soltanto accennano. Del resto la novella -non risparmia neanche il clero secolare.<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a> Oltre a -ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura -provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente -anche intorno al Papato e alla Curia romana, -ciò che naturalmente non potrebbe attendersi in quei -generi, che sono una libera creazione della fantasia. Per -ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di vendicarsi -talvolta terribilmente. -</p> - -<p> -Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, -che contro gli ordini religiosi l'avversione era grandissima, -e che essi figuravano come una prova vivente del -disprezzo in cui si tenevano la vita claustrale, la gerarchia -ecclesiastica, il sistema delle credenze, la religione -insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano generalizzando -più o meno i giudizi. In ciò si può ben -ammettere che l'Italia avea conservato una assai chiara -e precisa ricordanza dell'origine primitiva di ambedue -i grandi ordini mendicanti, e che anche allora non aveva -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -dimenticato essere stati essi i primi rappresentanti della -reazione,<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> che sorse contro quella che suol dirsi l'eresia -del secolo XIII, vale a dire contro il primo vivace risveglio -del moderno spirito italiano. E l'ufficio della polizia -spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine -dei Domenicani, non ha certamente poco contribuito -ad attirare su questi un sentimento di segreto odio e -di disprezzo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco -Sacchetti, si crederebbe impossibile il portare più in là -il sistema della maldicenza e della denigrazione a carico -de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma verso il tempo della -Riforma questo linguaggio assume un'intonazione ancor -più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi -«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale -se non come un pretesto, per dar libero sfogo alle sue -tendenze volgari, noi citeremo per tutti un solo testimonio, -il Masuccio Salernitano, colle prime dieci delle -sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che -è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro -la maggior possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri -personaggi del tempo, perfino allo stesso re Ferrante -e al principe Alfonso di Napoli. I racconti sono in parte -già vecchi, e taluni si conoscono ancora sin dai tempi -del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che hanno -l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento -e il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi -miracoli e un genere di vita pieno di vizi e di scandali, -riempiono d'orrore e di raccapriccio ogni lettore alquanto -serio e sensato. Dei frati minori, che vanno attorno sotto -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -pretesto di elemosinare, vi è detto: «e vanno discorrendo -i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni, -poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte -a loro vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, -e chi va con tunicelle di san Vincenzo, e quali -con l'ordine<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> di san Bernardino, e tali col capestro dell'asino -del Capestrano». Altri si procacciano manutengoli, -che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri -d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei -loro vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci -confessar si sentono per lo toccare del santo predicatore -essere liberati, e sopra ciò si grida: misericordia!, campane -si suonano e lunghi processi e autentiche scritture -si fanno». Egli accade che un frate, mentre predica, è -audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta -giù in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene -ossesso, e allora il predicatore lo fa condurre a sè e lo -guarisce: il tutto pura commedia, dalla quale però il -frate raccolse tanto danaro, che potè comperare da un -cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si -godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio -non fa veruna speciale differenza tra francescani e -domenicani, perchè gli uni stanno degnamente a paro degli -altri. «E seducono gl'insensati secolari a pigliar le parzialità -loro, talchè e per li seggi<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> e per le piazze ne -questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e qual -domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei -frati; e se taluna entra in qualche rapporto con laici, -vien tosto imprigionata e perseguitata, mentre tutte le -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -altre contraggono nozze formali coi frati, nelle quali perfino -si celebrano messe, si stabiliscono patti e si spreca -lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive -l'autore, non una, ma più volte sono intervenuto e ho -visto e toccato con mano. Tali monache poi o partoriscono -di belli monachini... o d'infinite arti usano, per -non far venire il parto a compimento... E se alcuno -dirà questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle -monache, e quivi vedrà di loro commessi omicidii testimonianza -aperta, e vi troverà un cimiterio di tenerissime -ossa della già fatta uccisione, non minore di quella, che -per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e somiglianti -fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci -si assolvono facilmente l'un l'altro nella confessione, e -s'impongono la penitenza di un <i>pater noster</i> per cose, -per le quali negherebbero affatto l'assoluzione ad un laico, -anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o un eretico. -«Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, -con la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» -In un altro luogo, giacchè la potenza dei frati -essenzialmente si basa sulle paure dell'altro mondo, Masuccio -esprime un desiderio assai strano: «non mi pare -per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da -dire, che se non che Iddio possa presto distruggere il -Purgatorio, a tale che non potendo di elemosina vivere, -andassero alla zappa, onde la maggior parte di loro hanno -già contratta la origine». -</p> - -<p> -Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e -dedicare gli scritti a lui stesso, il fatto dipendeva in gran -parte dallo sdegno che si era svegliato in lui per un -falso miracolo, che si avea tentato di dargli a credere.<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Per -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, sepolta -dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, -erasi fatto il tentativo di indurlo a forza ad una -persecuzione contro gli ebrei, non dissimile da quella di -Spagna; e quando egli intravide l'inganno, si era cercato -di persistere in esso. Egli aveva anche fatto smascherare -un falso digiunatore, come già prima di lui avea -fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non -aveva almeno veruna complicità nella diffusione di quelle -cieche superstizioni.<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a> -</p> - -<p> -Citammo un autore, che scrive con molta serietà, -ma egli è ben lontano dall'essere il solo, che parli in -tal modo. Invettive e dileggi contro i frati mendicanti -s'incontrano in copia dovunque, e ne è piena tutta la -letteratura.<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Non è nemmeno permesso di dubitare, che -il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente -di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e -la Contro-riforma non fossero sopravvenute. I loro predicatori -popolari e i loro santi non si sarebbero neanche -essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che -d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava -già gli ordini mendicanti, quale era Leone X. -Se lo spirito del tempo non li riguardava omai più che -come ridicoli o come abbominevoli, anche per la Chiesa -essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. -E chi sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato -stesso, se la Riforma non lo avesse salvato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -</p> - -<p> -Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un -convento di domenicani si permetteva di esercitare nelle -città dove risiedeva, era bensì, sul finire del secolo XV, -ancora abbastanza grande per dar molte noie e provocar -molti sdegni nelle persone più colte; ma ad ogni modo -non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più l'antico -spavento.<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> Il punire anche i soli pensieri, come già -in altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più -possibile, e il tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente -dette riusciva facile anche a chi del resto si -permetteva di sparlare liberamente del clero, come tale. -Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come fu nel -caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del -secolo XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità -dei roghi. Nel più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, -a quanto sembra, di una ritrattazione anche -superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi a vedersi -rapire di mano il condannato, nel momento stesso -in cui s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) -il prete Nicolò da Verona era stato già, come negromante, -scongiuratore di demonii e sacrilego profanatore -dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra un palco -di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva -esser condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per -via una schiera di armati lo liberò, e tuttociò accadeva -per ordine del gioannita Achille Malvezzi, noto fautore -degli eretici e audace violatore di monache. Il legato -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -(il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani -che uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi -non fu torto un capello.<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più -ragguardevoli, vale a dire i benedettini con tutte le loro -affigliazioni, in onta alle loro grandi ricchezze e alla vita -agiata che conducevano, non si avevano in tanta disistima, -come gli ordini mendicanti: sopra dieci novelle, -che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, -ed una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato -la maggiore antichità dell'origine; ma di maggior -vantaggio certamente tornò loro la circostanza dell'essersi -sempre mantenuti alieni da qualsiasi ingerenza poliziesca -nella vita privata. Fra costoro non mancarono -degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella -gerarchia non erano nemmen essi migliori degli altri, -se crediamo a quanto ne scrive perfino uno di loro, il -Firenzuola.<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> «Questi paffuti monaci nelle loro larghe -cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi -e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, -in belle pantufole di cordovano si stanno a grattar -la pancia entro alle belle celle fornite d'arcipresso. Ai -quali, se è di mestiere alcuna volta uscire di casa, in -su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno -molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar -troppo la mente a studiar molti libri, acciocchè la scienza, -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -che da quelli apprendessero, non li facesse elevar in superbia -come Lucifero e li cavasse della loro monastica -semplicità». -</p> - -<p> -Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà -che qui noi ci limitiamo a riferire soltanto ciò, -che è indispensabile a dar le prove del nostro assunto.<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a> -Che poi, con tali opinioni sul clero e sui monaci, in moltissimi -venisse fortemente scossa anche la fede a quanto -v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente -per sè. -</p> - -<p> -E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non -ne addurremo, concludendo, che un solo, da poco stampato -e ancora assai scarsamente conosciuto. Esso è del -grande storico Guicciardini, stato già molti anni al servizio -dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi -lasciò scritto:<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> «Io non so a chi dispiaccia più che a -me la ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì -perchè ognuno di questi vizii in sè è odioso, sì perchè -ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa -professione di vita dependente da Dio; e ancora perchè -sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme se -non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado -che ho avuto con più Pontefici, m'ha necessitato a amare -per il particolare mio la grandezza loro; e se non fussi -questo rispetto, avrei amato Martino Lutero quanto me -medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla -religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -communemente, ma per vedere ridurre questa caterva -di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o senza vizii -o senza autorità». -</p> - -<p> -Il medesimo Guicciardini ritiene anche,<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a> che riguardo -alle cose soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, -che i filosofi e i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, -e che i miracoli s'incontrano in tutte le religioni, ma non -fanno prova per veruna in particolare, e si possono alla -fine riguardare come fenomeni naturali ancora ignorati. -La fede che trasporta i monti, e che in allora si manifestò -così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota -come un fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba -osservazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato -aveano per sè questo vantaggio, che tutti erano abituati -a vederli dovunque, e che la loro esistenza si toccava -con tutti gli ordini della vita sociale. È il vantaggio che -hanno sempre avuto nel mondo tutte le forti e vecchie -istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel paludamento -sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi -avere una prospettiva di protezione e di futuro guadagno -sul tesoro della Chiesa; e nel centro d'Italia c'era la -Curia romana, che in un momento poteva far ricchi i -suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè -spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni -sono per lo più monaci essi stessi o prelati, che godono -laute prebende: il Poggio, autore delle famose facetiae, -era ecclesiastico; Francesco Berni godeva un canonicato; -Teofilo Folengo<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a> era monaco benedettino; Matteo Bandello, -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era -domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per -un sentimento di eccessiva sicurezza? o per bisogno di -salvare sè stessi dal discredito, in cui era caduto tutto -l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che si compendia -nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe -dirlo; ma forse c'entrava un po' di tutto questo. -Quanto al Folengo, si sa che non fu senza una certa influenza -su lui il nascente luteranismo.<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a> -</p> - -<p> -Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato -toccando del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre -una cosa sottintesa nella parte del popolo, che ancora -credeva; ma non manca neanche in quelli, che si direbbero -spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta -colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza -di un antico simbolo, a cui ciascuno era abituato. -Il vivo desiderio con cui al letto di morte s'invoca -l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di paura delle -pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo, -di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). -Un esempio più parlante di questo difficilmente si troverà. -La dottrina inculcata dalla Chiesa del carattere indelebile -del sacerdote, di fronte al quale era indifferente la -sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva nel -fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti -spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori -ostinati, che non se ne curarono, e uno di questi, -per esempio, fu quel Galeotto della Mirandola,<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a> che -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, che portava -già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche -la città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non -vi si celebrava più la Messa, nè vi si permetteva veruna -ecclesiastica sepoltura. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di -esser notato il potere esercitato sul popolo da quei predicatori -entusiastici, che di tratto in tratto l'esortavano -a penitenza. Tutto il resto d'occidente si lasciava di -quando in quando commovere dalle prediche di qualche -santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto -delle commozioni periodiche delle città e delle campagne -d'Italia? Oltre a ciò l'unico che, per esempio, durante -il secolo XV produsse in Germania un simile entusiasmo,<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a> -era stato un abruzzese di nascita, vale a dire -Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa -specie di apostolato, erano predominati nel nord da -un certo misticismo speculativo: nel sud invece erano -espansivi e pratici, e partecipavano all'alto rispetto, -che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte -oratoria. Il nord produce l'<i>Imitazione di Cristo</i>, che -esercita una azione lenta e dapprima ristretta ai soli -conventi; il sud dà uomini, che fanno sugli altri uomini -un'impressione momentanea, ma gigantesca. -</p> - -<p> -Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio -della voce della coscienza. Sono prediche morali, senza -astrazioni, piene di pratiche applicazioni, aiutate da una -vita di rigoroso ascetismo, cui la fantasia già esaltata -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche contro il -volere espresso del predicatore.<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a> L'argomento principale -non era tanto la minaccia della pena, quanto la <i>maledizione</i>, -che perseguita continuamente il colpevole e che -è inseparabile dalla colpa. L'offesa fatta a Cristo e ai -santi ha le sue funeste conseguenze anche nella vita -presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre -alla concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge -passioni, avidi di vendette e di delitti, e questo -era lo scopo principale di tali prediche. -</p> - -<p> -Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, -Alberto da Sarzana, Giovanni Capistrano, Jacopo della -Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) ed altri, e per -ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe -di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante -contro i frati mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi -umanisti criticavano e schernivano,<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a> ma bastava che -quelli alzassero la voce, e nessuno badava più ai loro -dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo propenso -alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato -già sin dal secolo XIV a farne la caricatura,<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> ogni volta -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -che l'occasione si presentava; quando però comparve il -Savonarola, seppe suscitare un tale entusiasmo, che ben -presto tutta la cultura e l'arte furono sul punto di essere -compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese. -Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali -alcuni frati ipocriti coll'ajuto dei loro affigliati cercavano -di agire sull'animo dei loro uditori e di esaltarne la fantasia -(v. pag. 255), non valsero a spegnere quel subitaneo -entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche -grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto -nei miracoli immaginarj e nella esposizione di false reliquie,<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a> -ma al tempo stesso si ebbe la più alta venerazione -pei veri e grandi apostoli della penitenza. Questi -sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo XV. -</p> - -<p> -L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e -precisamente dei così detti Osservanti — li manda qua -e là, secondo ne vien fatta ricerca. Ciò si verifica principalmente -quando insorgono gravi discordie pubbliche o -private in qualche città, od anche quando la sicurezza -e la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. -Ma se in tali missioni la fama di un predicatore -si fa grande, tutte le città, anche senza un motivo particolare, -lo vogliono: egli se ne va, dove i superiori lo -mandano. Un ramo speciale di questa attività son le -prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a> -ma noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che -hanno per iscopo d'inculcare la penitenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -</p> - -<p> -L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, -sembra essere stato quello che tiene la Chiesa -nell'enumerazione dei sette peccati capitali; ma se il momento -è stringente, l'oratore entra direttamente nell'argomento -principale. Egli comincia la sua predicazione -probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che -avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore -diventa troppo angusta per la moltitudine, che accorre -da tutte parti, e l'andare e il venire si fa estremamente -pericoloso per l'oratore stesso.<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> Ordinariamente -la predica si chiude con una immensa processione, nella -quale i primi magistrati della città, che lo prendono nel -loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che -gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e -per disputarsi un brano della sua tonaca.<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a> -</p> - -<p> -Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, -dopochè s'è predicato contro l'usura, le compere -anticipate e le mode scandalose, sono l'aprirsi delle carceri, -dalle quali per vero non escono se non gli sventurati -che furono imprigionati per debiti, e la distruzione -per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso -od anche di semplice passatempo, come, per esempio, -dadi, carte da giuoco, inezie d'ogni specie, maschere, -strumenti e libri musicali, formole magiche,<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a> finte acconciature -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -ecc. Tutto ciò veniva senz'altro elegantemente -disposto sopra un palco detto <i>talamo</i>, con sopra una -figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. -pag. 131). -</p> - -<p> -Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; -chi da lungo tempo si tenne lontano dai sacramenti, ora -si confessa: i beni ingiustamente usurpati vengono restituiti; -delle calunnie e delle maldicenze si fa onorevole -ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino -da Siena,<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> s'addentrano assai destramente nella -ordinaria vita quotidiana dei loro uditori e mettono -al nudo le magagne dei loro usi e costumi. Pochi dei -nostri moderni teologi si sentirebbero disposti a tenere -una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite -pubbliche (<i>il monte</i>) e la dotazione delle figlie», quale -egli tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori -meno prudenti commettevano facilmente, in simili -casi, l'errore di scagliarsi con tanta foga contro singole -classi di persone e contro talune industrie e professioni, -che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente -a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> Anche -una predica di Bernardino, che egli tenne a Roma -nel 1424, ebbe, oltre alla distruzione di molti oggetti -di lusso e strumenti di magia, una conseguenza ben più -terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del rogo della -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -strega Finicella, «perchè, dice il cronista<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> con mezzi -diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», -e tutta Roma accorse a quello spettacolo. -</p> - -<p> -Lo scopo principale della predica era però sempre -quello di riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il -demone della vendetta. Questa pacificazione si compiva -d'ordinario verso la fine del corso delle prediche, quando -la corrente della contrizione generale a poco a poco -aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti -non echeggiava che il grido: misericordia.<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> Allora si -veniva alle solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, -anche se le stragi reciproche stavano tra le due parti -contendenti. Per uno scopo sì santo si richiamavano in -città anche i banditi. Sembra che tali «paci» fossero -nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo -entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava -benedetta per molte generazioni. Ma ci furono -anche delle crisi fiere e terribili, come quella delle famiglie -Croce e della Valle in Roma (1482), nelle quali -anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -</p> - -<p> -Poco prima della settimana santa egli avea predicato -sulla piazza della Minerva ad una moltitudine innumerevole: -ma la notte che precedette il giovedì santo, seguì -una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo della -Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò -che quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette -alle ceremonie consuete di quel giorno; il venerdì santo -Roberto tornò a predicare tenendo nelle mani un crocifisso; -ma tanto egli, quanto i suoi uditori non poterono -far altro che piangere. -</p> - -<p> -Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono -spesso, sotto l'impressione di queste prediche, la -risoluzione di entrare nel chiostro. Fra questi c'erano -assassini e malfattori d'ogni specie, ma anche soldati -privi d'ogni mezzo di sussistenza.<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> A tale risoluzione poi -coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al quale, -secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno -nella condizione esterna della vita. -</p> - -<p> -L'ultima predica non è che una benedizione generale, -che si riassume nelle parole: <i>La pace sia con voi</i>! Grandi -turbe accompagnano il predicatore nella vicina città e -ascoltano quivi ancora una volta l'intero corso delle sue -prediche. -</p> - -<p> -Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini -esercitavano, il clero e i governi non potevano desiderare -che di farseli amici. Un mezzo di raggiungere tale -intento era quello di far sì che soltanto i monaci<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a> od -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli ordini -minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine -o la relativa corporazione se ne rendessero in certo -modo responsabili. Ma un limite preciso non poteva -neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa e quindi anche -il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità, -come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, -lezioni ecc., e perchè anche nelle prediche propriamente -dette talvolta lasciavasi la parola agli umanisti ed ai -laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). Oltre a ciò eravi -una classe ibrida di persone,<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a> che non erano nè frati, -nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a -dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta -senza incarico di chicchessia facevano la loro comparsa -ed infiammavano le popolazioni. Un caso di questo genere -s'avverò a Milano dopo la seconda conquista -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi -sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del -partito del Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo -del duomo, attaccò sul vivo la gerarchia, fece -accendere un nuovo candelabro ed erigere un nuovo -altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se -non dopo avere sostenuto fiere battaglie.<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a> In quei decennj -tanto solenni pei destini d'Italia, si risveglia dovunque -lo spirito profetico, e non si limita mai, dove -appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, per -esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti -s'erano mostrati qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, -pag. 166). Quando fa loro difetto l'arte oratoria, essi -mandano messi con simboli, come fece, ad esempio, -quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò -nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un -suo discepolo, con una testa di morto sopra un bastone, -alla quale stava appesa una scritta di sentenze minacciose -desunte dalla Bibbia.<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a> -</p> - -<p> -Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, -le autorità, il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. -Vero è, che nei tempi posteriori non s'incontra -più una predica tendente direttamente all'eccidio -della tirannide, come fu quella<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> che nel secolo XIV -tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano -invece rabbuffi arditi perfino contro il Papa nella sua -propria cappella (v. vol. I, pag. 316) e ingenui consigli -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -politici a principi, che non credevano averne bisogno.<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a> -Sulla piazza del castello di Milano un predicatore cieco -dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare -dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; -«signore, non additare la via ai francesi, perchè avrai -a pentirtene».<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a> Ci furono dei monaci profeti, che, a -quanto pare, non parlavano direttamente di politica, ma -davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli uditori -ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, -dodici francescani conventuali, percorsero, subito dopo -l'elezione di Leone X (1513), le diverse regioni d'Italia, -che si erano dapprima ripartite fra loro. Quegli fra essi -che predicò a Firenze,<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a> fra Francesco da Montepulciano, -suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero, -mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè -mitigate, giungevano anche a coloro, che per la gran -folla non potevano venirgli dappresso. Dopo una di quelle -prediche egli morì improvvisamente «di mal di petto»: -tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per modo -che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. -Ma lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino -le donne e i contadini, nè si potè più frenarlo se -non a stento. «Per mettere in qualche modo di buon -umore le moltitudini, Giuliano de' Medici (fratello di -Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -nel 1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e -tornei, cui accorsero da Roma, oltre ad alcuni grandi -signori, anche sei cardinali, ma travestiti». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era -già stato arso fin dal 1498: fra Girolamo Savonarola da -Ferrara,<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> del quale qui ci accontenteremo di dar pochi -cenni. -</p> - -<p> -Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò -Firenze (1494-1498), fu la sua parola, della quale -le prediche rimasteci, scritte per lo più mentre egli le -pronunciava, non ci danno evidentemente che un'idea -molto imperfetta. Non già che i mezzi esteriori coi quali -si presentava al pubblico, fossero gran fatto imponenti; -chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e -simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi -desiderava un oratore valente nello stile e negli artifizi -retorici, andava a udire il di lui rivale, frà Mariano da -Ghinazzano; — ma nel discorso del Savonarola v'era -quell'alta efficacia morale, che veramente non riapparve -più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come una -ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma -senza immodestia, il ministero del predicatore, mettendo -quest'ultimo, nella grande gerarchia degli spiriti, immediatamente -dopo l'ultimo degli angeli. -</p> - -<p> -Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, -compì inoltre un altro e maggiore miracolo, quello -d'indurre i propri confratelli domenicani del convento -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, ad intraprendere -una grande e spontanea riforma di lor medesimi. -Chi sappia che cosa fossero allora i conventi e -quanto difficile fosse il recare in atto anche il minimo -cangiamento in essi, stupirà doppiamente di una simile -rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma si -venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine -acquistava sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, -si rendevano addirittura domenicani. Molti -figli di case assai ragguardevoli entravano come novizi -in san Marco. -</p> - -<p> -Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze -di un determinato paese era il primo passo verso una -chiesa nazionale, alla quale senza dubbio si avrebbe dovuto -venire, se questo stato di cose avesse durato un -po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una -riforma di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire -della sua missione energiche esortazioni ai grandi e ai -potenti per la convocazione di un Concilio. Ma il suo ordine -e il suo partito erano divenuti omai per la Toscana -l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento indispensabile -della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano -nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre -progredendo, si venne formando per virtù di sacrificio e -per forza di fantasia una idealità, che di Firenze voleva -fare un regno di Dio sulla terra. -</p> - -<p> -Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato -al Savonarola una riputazione di santo, costituiscono -il punto, rispetto al quale la fantasia tanto vivace negli -Italiani prevalse anche sugli animi più guardinghi e circospetti. -In sulle prime i Minori Osservanti, pavoneggiandosi -nella gloria che avea procacciato al loro ordine -Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -loro concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono -ad uno dei loro il pergamo del duomo, dove le querule -profezie del Savonarola furono superate da altre ancora -più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, che allora -era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento -ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII -venne in Italia e i Medici furono cacciati, come il Savonarola -avea chiaramente predetto, si tornò a non credere -che a lui. -</p> - -<p> -Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri -presentimenti e alle proprie visioni non procedeva con -quella severa critica, che era solito usare di fronte a -quelle degli altri. Nella orazione funebre per Pico della -Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso il -morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, -che veniva dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il -Savonarola stesso aveva invocato da Dio una tal quale -punizione su lui, non però la sua morte: ora, con elemosine -e con preghiere, s'era ottenuto almeno che l'anima -sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante -visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, -e nella quale la Vergine gli era apparsa e gli avea promesso -che non sarebbe morto, il Savonarola confessa di -averla per lungo tempo ritenuta una mera illusione diabolica, -ma essergli poi stato rivelato che la Vergine aveva -inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se -tali cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello -che sono in fatto, cioè per sogni di una mente levata -in soverchia prosunzione, bisogna ricordarsi altresì che -questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi suoi -giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, -quella di riconoscere egli stesso la vanità delle proprie -visioni e profezie; ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -alla morte con animo calmo e devotamente rassegnato. -I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle -sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni. -</p> - -<p> -Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano -se non perchè altrimenti altri si sarebbe dannosamente -impadronito della cosa pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia -se lo si volesse giudicare dalla sua costituzione -semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. vol. I, -p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante -altre costituzioni fiorentine.<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a> -</p> - -<p> -In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, -che si potesse immaginare. Il suo vero ideale -era una teocrazia, nella quale tutto in devota umiltà si -prostra dinanzi all'Invisibile e in cui previamente vengono -eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto il suo -pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della -Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 -era il suo motto favorito,<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> e che nel 1527 da' suoi partigiani -fu rinnovata: <i>Jesus Christus rex populi fiorentini -S. P. Q. decreto creatus</i>. Colla vita terrena e colle -cose di questo mondo egli non aveva maggiori rapporti -di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La -sua opinione costante infatti era che l'uomo non deve -occuparsi d'altro, fuorchè di ciò che ha una immediata -attinenza colla salute dell'anima. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<p> -In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel -suo modo di considerare l'antica letteratura. «L'unica -cosa buona, dice egli, che Platone ed Aristotele hanno -fatto, è quella di aver messo innanzi molte argomentazioni, -che si possono utilmente adoperare anche contro -gli eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati -all'eterna dannazione. Una vecchierella in fatto di fede -ne sa più di Platone. Per la fede sarebbe cosa ottima, -che si annientassero molti libri, che del resto sembrano -utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante -<i>ragioni naturali</i> e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente -di quello che non sia cresciuta dappoi». La -lettura dei classici nelle scuole egli la vuol limitata ad -Omero, Virgilio e Cicerone; il resto si completi con gli -scritti di Girolamo e di Agostino, e per converso si bandiscano -non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo -e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento -di paura di veder guasta la moralità; ma in uno -scritto a parte egli ammette addirittura il danno, che -deriva dalla scienza in generale. Le scienze, egli dice, -non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi, -affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni -umane, ma più specialmente perchè si abbiano sempre -degli atleti pronti a combattere i sofismi dell'eresia: -tutti gli altri non dovrebbero conoscere che la grammatica, -la sana morale e la religione (<i>sacrae literae</i>). Così -naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, -e siccome al tempo stesso «i più dotti e i più -santi» dovrebbero reggere gli Stati, così anche questi -reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non è prezzo -dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso -sul serio di venire a quest'ultima conclusione. -</p> - -<p> -Più puerilmente di così non si può ragionare. La -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -semplice considerazione che l'antichità recentemente scoperta -e la gigantesca espansione che acquistarono allora -le scienze, potevano, secondo le circostanze, divenire una -splendida conferma della Religione, sono due circostanze -che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. -Egli vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro -modo non può essere eliminato. In generale egli era -tutt'altro che un liberale; contro gli astrologi, per esempio, -egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale poi egli -stesso morì.<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a> -</p> - -<p> -Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima -racchiusa in una mente così ristretta! Qual -fiamma di entusiasmo non deve aver divampato in lui -per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a ripudiar -quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente -innamorati! -</p> - -<p> -Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme -quantità d'oggetti d'arte e di lusso, che furono spontaneamente -sacrificati sui suoi famosi roghi, di fronte ai -quali si direbbero un nulla tutti i <i>talami</i> di san Bernardino -da Siena e d'altri. -</p> - -<p> -Egli è vero però che il procedere del frate in tali -circostanze fu molte volte tirannico e poliziesco. In generale -gli arbitrii, ai quali egli trascorse contro la libertà -individuale tanto pregiata in Italia, non sono lievi, -mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo -spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più -facilmente recare ad effetto la sua progettata riforma dei -costumi in Firenze. Era un tentativo assai somigliante -a quello, che fece più tardi a Ginevra Calvino: questi -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato d'assedio -al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non -senza ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola -invece fallì, e con ciò non fece che esasperare ancor -più i suoi avversarii. Tra le misure prese dispiacque -in modo particolare quella, per la quale un drappello di -fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a forza -nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: -qua e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, -e allora, per pur sostenere la finzione di un proselitismo -sempre crescente nella borghesia, furono deputati degli -adulti ad accompagnare i fanciulli in qualità di loro protettori. -</p> - -<p> -Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno -1497 e del seguente poterono aver luogo due -grandi <i>bruciamenti</i> sulla piazza della Signoria. In mezzo -ad essa sorgeva una grande piramide a gradinate simile -ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri degli -imperatori romani. Al basso in prossimità della base -vedevansi maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: -più in su figuravano libri di autori latini ed italiani, -fra gli altri il Morgante del Pulci, il Decamerone del -Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in parte anche -preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi -vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie, -specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora -liuti, arpe, scacchieri, e carte da giuoco: finalmente -i due gradini superiori non contenevano che soli ritratti, -specialmente di donne celebri per bellezza, appartenenti -in parte alla classica antichità, come per esempio, Lucrezia, -Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca contemporanea, -come la bella Bencina, la Lena Martella e le -celebri Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -veneziano quivi presente offerse alla Signoria 20,000 -fiorini d'oro per tutti gli oggetti accumulati sulla piramide, -e n'ebbe in risposta, che si farebbe fare anche il -suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme con gli altri. -Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, affacciandosi -alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del -suono delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine -venne in massa sul piazzale di S. Marco, dove si ballò -una danza concentrica: nella prima fila stavano i frati -del convento, che si alternavano con fanciulli vestiti da -angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella -terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati -di frondi d'ulivo. -</p> - -<p> -Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, -alle quali per vero non mancavano nè le occasioni, nè -in quelli il talento necessario, non bastarono più tardi a -screditare la memoria del Savonarola. Quanto più dolorosamente -si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa -apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. -Vero è che non tutte le sue profezie s'avverarono -esattamente nelle particolarità da lui indicate; ma le -grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, pur -troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile. -</p> - -<p> -Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi -de' suoi predecessori, nè quelli che fece egli medesimo -per rivendicare al monacato l'ufficio salutare della predicazione,<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a> -non valsero a salvare quest'ultimo dall'universale -disprezzo, in cui, come istituzione, era caduto. -La cosa era omai evidente: in Italia non era più possibile -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che -sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli -ordini religiosi, constatare con precisione in quali condizioni -si trovasse l'antica fede presso tutte le altre classi -sociali, esse ci apparirebbero assai differenti, secondochè -si considerano in una luce diversa e sotto un determinato -punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti e -dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, -pag. 141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla -fede ed al culto, quali apparivano nella vita ordinaria -quotidiana, dove sono di sommo rilievo le abitudini del -popolo e il rispetto per esse delle classi più elevate. -</p> - -<p> -Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto -della celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori -tanto delle città, quanto delle campagne in ugual -misura e coi medesimi pregiudizi, che nei paesi settentrionali, -ed anche le persone colte se ne mostrano qua -e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati del -cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche -gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed -espiazioni per propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente -radicati nella coscienza di tutti. L'egloga ottava di Battista -Mantovano citata già in altra occasione,<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a> contiene, -fra le altre cose, la preghiera di un contadino alla Vergine, -dove essa è invocata come patrona speciale dei -singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non -si formava il popolo della virtù miracolosa di certe determinate -Madonne! Quale idea doveva mai averne quella -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -donna fiorentina,<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a> che fece appendere <i>ex voto</i> una piccola -botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè il -di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo -un botticello di vino, senza che il marito, tornando -da una lunga assenza, se ne accorgesse! Per tal maniera -esisteva anche allora, nè più, nè meno che ora, un patronato -speciale di singoli santi per singole classi. Più -volte si è tentato di richiamare un certo numero di -usanze rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie -pagane, colle quali hanno stretta attinenza, ed è -universalmente ammesso, oltre a ciò, che non poche consuetudini -locali e popolari, che si vennero innestando -nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie reminiscenze -dei diversi riti pagani esistenti anticamente -qua e colà in Europa. In Italia poi queste reminiscenze -sono manifeste in modo speciale tra le popolazioni del -contado, dove, per esempio, prevale ancora l'uso di preparar -cibi pei morti, quattro giorni prima della festa della -cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso -(18 febbraio) delle antiche feste <i>feralie</i>,<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> e dove può affermarsi -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -essere allora state in uso tante altre antiche -usanze, che solo assai più tardi furono sradicate del tutto. -Forse non sarebbe del tutto irragionevole il dire, che le -più solide credenze religiose del popolo in Italia erano -appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli usi -pagani. -</p> - -<p> -Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile -il dimostrare quanto una tale specie di fede predominasse -anche nelle classi più elevate. Essa, come s'è -dimostrato toccando dei rapporti col clero, aveva in suo -favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni; -e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che -s'aveva alle pompe festive della Chiesa, nonchè qua e -là taluna di quelle grandi epidemie religiose, alle quali -anche i beffardi e gli scettici furono impotenti a resistere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa -il voler tirare con troppa fretta delle conclusioni -assolute. Si dovrebbe credere, per esempio, che il -contegno degli uomini colti verso le reliquie dei santi -dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno alcuni -lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto -certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare, -non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. -Il governo di Venezia, innanzi tutto, sembra -aver nel secolo XV pienamente partecipato a quella -devozione per gli avanzi di corpi santi, che allora regnava -in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche -taluni stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono -di uniformarsi a quel pregiudizio.<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a> Non diversamente -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -sembrano essere andate le cose nella dotta Padova, -se noi vogliamo stare alle testimonianze del suo topografo -Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un sentimento -di orgoglio, al quale si frammischia altresì un -sacro terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di -grandi pericoli notturni, si udissero per tutta la città i -santi sospirare, e come in tali occasioni al cadavere di -una santa monaca di santa Chiara crescessero, continuamente -rinnovandosi, le unghie e i capelli, come essa -altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, -sollevasse le braccia e simili.<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a> Descrivendo la cappella -di sant'Antonio nella sua basilica, l'autore esce in esclamazioni -tronche e fantastiche. — A Milano non era -minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie, -e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, -ricostruendo l'altar maggiore, scopersero sei corpi di -santi e sopravvennero turbini e pioggie nel paese, tutti -attribuirono la causa di tali disastri a quel sacrilegio,<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a> -e non mancarono di battere per bene sulla pubblica via -quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri -paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, -in prossimità dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, -senza però trarne veruna conclusione definitiva. È noto -universalmente con quanta solennità Pio II abbia accolto -in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente -fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -l'abbia fatto deporre con gran pompa in san Pietro (1462); -ma dalla sua stessa Relazione emerge non essersi egli -indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore, -quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. -Allora soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di -convertir Roma in un asilo universale delle reliquie dei -Santi cacciati dalle loro Chiese.<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a> Sotto Sisto IV la popolazione -della città era infervorata in tali cose più del -Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente -(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI -alcune delle reliquie custodite in san Giovanni Laterano.<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a> — A -Bologna si alzò a questo tempo una voce ardita domandando -che si vendesse al re di Spagna il cranio di -san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato, -si facesse qualche opera di pubblica utilità.<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a> — Ma quelli -che mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i -Fiorentini. Basti il dire, che tra la decisione presa di -onorare il santo loro concittadino Zanobi con un nuovo -sarcofago e l'incarico dell'esecuzione datone al Ghiberti -corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), ed -anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, -vale a dire, perchè l'artista avea già compiuto in -piccolo un lavoro assai somigliante.<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a> Forse erano stanchi -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -di reliquie, dopochè erano stati ingannati da una astuta -abbadessa napoletana (1352), che avea loro venduto, imitato -in legno e gesso, un falso braccio della patrona -del duomo, santa Reparata.<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> Ma forse anche il senso -estetico, di cui questo popolo andava sopra gli altri fornito, -lo distolse prima d'ogni altro dal culto di cadaveri -fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili già polverizzati; -l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, gli rendeva -più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di -un Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici -Apostoli uniti insieme. Per ultimo può anche darsi che in -tutta Italia, prescindendo da Venezia e da Roma, l'ultima -delle quali specialmente avea qualche cosa di eccezionale, -il culto delle reliquie fosse già da gran tempo scemato, -più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi -a quello della Vergine,<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a> e in tal caso si avrebbe -una prova di più, benchè indiretta, della priorità di questo -popolo nel culto della forma estetica.<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche -cattedrali sono quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e -dove una intera letteratura poetica latina ed indigena -era volta a glorificare la Madre di Dio, fosse appena possibile -una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte -a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le -Madonne miracolose, che esercitano un intervento continuo -e diretto nella vita quotidiana. Ogni città alquanto -considerevole ne possiede parecchie, a cominciare da -quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime o -almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, -taluni dei quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga -da veder le loro pitture operare miracoli. Il lavoro artistico -non è qui così insignificante, come la pensa Battista -Mantovano;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> secondo le circostanze esso acquista -improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno -di miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -sembra essere stato con ciò appagato, e appunto per ciò -le reliquie furono pressochè messe del tutto in disparte. -Sino a qual punto poi lo scherno dei novellieri contro -le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a> noi non -siamo in grado di dirlo. -</p> - -<p> -L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di -Maria si manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo -al culto delle reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, -che nella letteratura Dante col suo «Paradiso»<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a> -sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso gl'Italiani, -mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano -a pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. -Forse si vorranno mettere innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a> -ed altri poeti latini; ma il loro scopo evidentemente -letterario toglie alla citazione, se non tutta, una -gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle -poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, -nelle quali si manifesta direttamente un sentimento religioso, -sono tali, che per la maggior parte potrebbero -anche essere scritte da protestanti, come, per esempio, -gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti -di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa -e d'altri. Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -vi parla per lo più il sentimento della corruzione del -genere umano, la coscienza della Redenzione colla morte -di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, dove l'intercessione -della Madre di Dio non è menzionata se non -in via eccezionale.<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a> È lo stesso fenomeno, che si ripete -nella letteratura classica dei Francesi del tempo di -Luigi XIV. Chi ricondusse nella poesia italiana il culto -di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche vero che nel -frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della -sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il -culto dei Santi per ultimo presso le persone colte assunse -non di rado un colorito essenzialmente pagano (v. vol. I, -pag. 77 e segg. e 355). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi -altri lati del cattolicismo italiano d'allora e mettere -in evidenza fino ad un certo punto il rapporto presumibile, -in cui si trovavano le classi colte con la fede -del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato -definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che -difficilmente se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre -infatti si continua a costruir chiese e a corredarle di magnifiche -opere, si odono amari lamenti, sin dai primi anni -del secolo XVI, sull'abbandono in cui è caduto il culto -e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese stesse: -<i>Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim -divinus abit!</i><a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> È noto come Lutero rimanesse scandolezzato -a Roma del contegno tutt'altro che devoto dei preti -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -nel celebrare la Messa. Ma, accanto a ciò, le festività ecclesiastiche -facevansi con tal pompa e con tal gusto, che -nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno un'idea. -Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto -di una straordinaria forza di fantasia, volentieri -trascurasse ciò che era pura consuetudine giornaliera, -per lasciarsi trasportare affatto da tutto ciò, che avesse -comecchessia un carattere di straordinarietà. -</p> - -<p> -Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche -quelle grandi correnti di entusiasmo religioso, che -si potrebbero dire epidemiche, e delle quali dobbiamo -qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti l'effetto di -qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano invece -in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in -tempo da un turbine di questa specie, e la conseguenza -ordinaria era questa, che le moltitudini, per scongiurarlo, -si gettavano entusiasticamente in qualche grande impresa -o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le Crociate -e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte -e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente -numerose di Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi -subito dopo la caduta di Ezzelino e della sua casa, e -precisamente nel territorio di quella stessa Perugia,<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> che -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -noi più tardi abbiamo riconosciuto come il teatro principale -delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). -Poi vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> e da ultimo -il grande pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di -cui parla il Corio all'anno 1339.<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a> Non è impresumibile -che i Giubilei in origine sieno stati, almeno in parte, -istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui questi -grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal -fanatismo religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, -frattanto divenuti famosi, come, per esempio, quello di -Loreto, attrassero a sè una parte di quell'entusiasmo.<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a> -</p> - -<p> -Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche -in tempi molto posteriori l'ardore delle penitenze medievali, -e il popolo spaventato, specialmente quando qualche -prodigio aggrava ancor più la situazione, vuol propiziarsi -il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere. -Così accadde a Bologna<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> in occasione della pestilenza -del 1457; così a Siena<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a> nei tumulti interni che l'agitarono -nel 1496, per non citare, tra mille, che due soli fatti. -Ma veramente commovente è ciò che accadde a Milano -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, insieme -alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima -disperazione.<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a> Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso -Nieto, quegli che questa volta predicò: nelle processioni -a piedi scalzi, ch'egli ordinò, vecchi e giovani -confusamente seguivano il Sacramento, ch'egli fece portare -in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio -sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle -spalle di quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad -imitazione dell'Arca dell'Alleanza,<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> quando una volta fu -portata dal popolo d'Israele intorno alle mura di Gerico. -Così il travagliato popolo di Milano ricordava all'antico -suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, e quando -la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco -edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che -imploravano misericordia, si sarebbe quasi stati tentati -di credere, che il cielo dovesse sconvolgere le leggi della -natura e della storia con qualche grande e salutare miracolo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava -sempre le redini di quei moti e dava loro un -ordinamento regolare: quello del duca Ercole I di Ferrara.<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a> -Allorquando il Savonarola era potente in Firenze -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò -ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara -sorse l'idea di promuovere un gran digiuno volontario -generale (al principio dell'anno 1496): un lazzarista annunciò -dal pergamo imminente una spaventevole guerra -ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire -a quei flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due -coniugi suoi devoti. Dietro di che anche la corte non potè -sottrarsi all'adempimento di quella pratica, ma allora -essa volle almeno averne la direzione. Il 3 aprile (giorno -di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi e -le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, -i giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, -il ricetto accordato alle meretrici e ai lor manutengoli, -i traffichi in giorni festivi, e così via: e al tempo -stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei quali -s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul -petto il loro <i>O</i> giallo. I contravventori erano minacciati -non solo delle pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma -anche d'altre e maggiori, che al duca piacesse di stabilire». -Dopo ciò il duca insieme a tutta la corte si recò -per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono obbligati -ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. -Ma il 3 maggio il direttore della polizia — il già menzionato -Gregorio Zampante (v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò -un manifesto, nel quale era detto che chiunque avesse -dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere denunziato -come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, -insieme ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini -vituperati avevano estorto da persone innocenti due e -fin tre ducati ciascuno, sotto la minaccia di accusarle, e -s'erano poi tra loro traditi, per cui finirono coll'andare -in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era pagato -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile -che nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno -1500, dopo la caduta di Lodovico -il Moro, quando quelle stesse velleità religiose risorsero, -Ercole ordinò di proprio impulso<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a> alcune nuove processioni, -nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli -bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso -v'intervenne a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi -sulle gambe. Poi seguì un editto affatto simile a quello -del 1496. Le numerose costruzioni di chiese e di conventi -di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece venire -a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a> -poco prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso -con Lucrezia Borgia (1502). Un corriere di gabinetto<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a> -andò a prendere la santa a Viterbo con quindici altre -monache, e il duca in persona al loro arrivo le condusse -in un convento appositamente apparecchiato. Lo si calunnierebbe, -ammettendo che egli in tutti questi passi -fosse guidato da un intendimento essenzialmente politico? -Al concetto che s'eran formato gli Estensi dell'arte di -regnare, quale altrove è stato indicato (v. vol. I, pag. 61 -e segg.), non contrastava punto, anzi si associava assai -logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche -dell'elemento religioso. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></p> - -<h3 id="cap3-6">CAPITOLO III. -<span class="smaller">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso -l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza -dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti -devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii -della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti -esterni pagani. -</p> -</div> - -<p> -Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità -degli uomini del Rinascimento dobbiamo prendere -un'altra via. Dal loro modo di vivere in generale deve -risultare la vera loro posizione tanto di fronte alla religione -del paese, quanto di fronte al concetto allora prevalente -della Divinità. -</p> - -<p> -Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti -della cultura italiana d'allora, sono nati religiosi non -meno degli altri popoli d'occidente; ma l'indomito loro -individualismo li rende nella religione, come in tante -altre cose, <i>soggettivi</i>, come la grande attrattiva che esercita -su essi la scoperta del mondo esteriore e del mondo -morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa -invece la religione rimane ancora a lungo un dato -obbiettivo, e nella vita l'egoismo e la sensualità si alternano -immediatamente colla devozione e la penitenza: -quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente -minore. -</p> - -<p> -Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato -contatto coi Bizantini e coi Musulmani avea tenuto -viva un'abituale <i>tolleranza</i> o indifferenza religiosa, dinanzi -alla quale l'idea etnografica di una Cristianità occidentale -privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando -l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne -l'ideale della vita umana, la speculazione conforme -allo spirito degli antichi e lo <i>scetticismo</i> dominarono -spesso per intero la mente degli Italiani. -</p> - -<p> -Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni -Europei a speculare arditamente intorno alla libertà -e alla necessità, e ciò accadde fra circostanze politiche -illegali e violente, che troppo spesso somigliavano -a una splendida e durevole vittoria del male contro il -principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un -tal quale <i>fatalismo</i> cominciò ad insinuarsi nel loro cuore -e a regolare il loro giudizio. Quando poi la fede soffriva -una scossa in una di quelle anime appassionate, che non -possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, allora si -cercò un compenso nelle <i>superstizioni</i> ereditate dagli -antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa -e la magìa. -</p> - -<p> -Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti -del Rinascimento mostrano sotto il punto di -vista religioso una qualità, che è frequente nelle nature -giovanili, distinguono cioè con grande sagacia il bene -dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: ogni -turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre -colle forze loro, e appunto per questo non conoscono -verun rimorso; e conseguentemente si fa meno -sensibile in essi il bisogno di una Redenzione, mentre -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo sforzo -mentale del momento, svanisce completamente il pensiero -di un mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, -anzichè dogmatica. -</p> - -<p> -Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste -cose, suggerite e in gran parte anche confuse dalla -<i>fantasia</i>, che prevale su tutto, avremo un'immagine dello -spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà alla verità -assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono -udirsi sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo -poi l'osservazione più addentro, arriveremo anche -a persuaderci, che sotto il velo, che copre un tale stato di -cose, rimane ancor vivo un forte istinto di schietta e -pura religiosità. -</p> - -<p> -Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente -limitarsi alle prove di fatto le più necessarie. -</p> - -<p> -Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente -piuttosto un affare individuale e dipendente dalla -maniera d'intenderla di ciascuno, era cosa inevitabile di -fronte alle dottrine della Chiesa degenerate e tirannicamente -mantenute, ed era al tempo stesso una prova, -che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. -Egli è vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: -perchè, mentre in Germania le nuove sêtte mistiche -ed ascetiche crearono una nuova disciplina più -adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno andò -per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni -degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della -vita, molti si perdettero nell'indifferenza religiosa, che -più cresceva col crescere della cognizione degli uomini -e delle cose. Tanto più adunque sono da ammirare coloro, -che arrivarono a formarsi una religione da sè, e -vi si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -non poterono più restar fedeli all'antica Chiesa, quale -essa era e quale s'imponeva a' suoi seguaci, e da un altro -lato sarebbe stato un pretendere troppo da singoli individui, -che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale, -che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa -generalmente mirasse questa religione individuale delle -persone più colte cercheremo di dimostrarlo nella conclusione -del nostro lavoro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento -sembra trovarsi in aperto contrasto col medioevo, -ha origine innanzi tutto dall'enorme sovrabbondare -delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero -formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato -in sè stesso, esso non è più ostile alla religione di quello -che siano i così detti interessi della civiltà, che ora ne -tengono il posto, salvo che tali interessi, quali da noi -sono intesi, non ci dànno che una pallida immagine -dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità -d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. -Per tal maniera quel nuovo indirizzo era serio e, -oltre a ciò, nobilitato dalla poesia e dall'arte. Ella è -una sublime necessità dello spirito moderno, alla quale -esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto irresistibilmente -allo studio degli uomini e delle cose e -di credere che appunto in questo consista la sua missione.<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a> -In quanto tempo e per quali vie questo studio -sarà per ricondurlo a Dio, e in qual maniera esso giungerà -a mettersi in armonia con gli altri sentimenti religiosi -di ogni individuo, sono questioni, alle quali non -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -si può rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. -Il medio-evo, che nel complesso s'era tenuto lontano -dall'empirismo e dal libero esame, non può in questo -grande problema portare veruna luce, che ci appiani -la via al suo scioglimento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora -si collegò poscia la tolleranza e l'indifferenza di -fronte all'Islamismo. Che gl'Italiani sin dai tempi delle -Crociate conoscessero ed ammirassero l'eminente grado -di cultura, cui erano giunti, specialmente prima dell'invasione -mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai -fuor d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze -importanti, quali il modo di governare mezzo -maomettano dei loro principi, la tacita avversione, anzi -il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e degenerata, -la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e -dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a> -Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile -a dimostrare come gli Italiani accettassero di buon grado -certe idee maomettane di generosità e di dignitosa alterezza, -che d'ordinario si presupponevano nella persona -di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani -ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un -nome, egli è di solito quello di Saladino.<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> Perfino i Turchi -Osmani, di cui veramente non s'ignoravano le tendenze -brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, come è -stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -non un mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno -abituando all'idea di un possibile accordo con essi. -</p> - -<p> -La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza -è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte -altre, Lessing pose in bocca al suo Natan, dopochè già -molti secoli prima un po' timidamente era stata narrata -nelle «Cento novelle antiche» (nov. 72 e 73), e un -po' più liberamente poi dal Boccaccio.<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> In quale angolo -del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima -volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente -però nelle sue origini essa era molto più -esplicita, che non nelle due versioni italiane. La segreta -riserva, che vi sta in fondo, vale a dire il deismo, apparirà -più innanzi nel suo più ampio significato. La stessa -idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare -nel noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», -vale a dire Mosè, Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore -Federico II, che se ne vuole autore, avesse avuto -realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe anche -espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano -frequentemente anche nell'Islamismo d'allora. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, -all'epoca più splendida del Rinascimento, verso la fine -del secolo XV, nel «Morgante maggiore» di Luigi Pulci. -Il mondo fantastico nel quale si movono i suoi personaggi, -si divide, come in tutte le epoche romanzesche, -in due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme -alle idee del medio-evo, la vittoria e la riconciliazione -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -tra i combattenti era di preferenza seguita dal battesimo -della parte maomettana soccombente, e gl'improvvisatori, -che avean trattato lo stesso argomento prima del Pulci, -devono aver insistito di frequente su questo punto. Il -vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori, -specialmente i peggiori fra loro, e questo accade -già colle invocazioni di Dio, di Cristo, e della Vergine, -con cui comincia ciascuno de' suoi canti. Ma ancor -più espressamente poi egli fa la caricatura delle loro -conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e -all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli -occhi di tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre -da confessare la propria fede nella bontà relativa -di tutte le religioni,<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> confessione, alla quale, in onta a -tutte le sue proteste di ortodossia,<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> sta in fondo una tendenza -essenzialmente deistica. Oltre a ciò, egli fa ancora -un altro gran passo al di là del medio-evo in un'altra -direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean detto: -credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani: -ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a> -il quale di fronte a tutte e a ciascuna religione -lietamente si professa seguace di un sensuale egoismo e -di tutti i vizi, non riservando che un punto solo: di non -tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel ritrarre questo -tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria, -ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla -via del bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli -si guastò assai presto fra le mani, e noi vediamo che -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -ancora nel canto seguente egli gli fa fare una comica fine.<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> -Margutte è stato da alcuni tirato in campo come una -prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso -è una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. -Questo doveva pure esprimere in qualche modo e con -una certa grottesca grandezza il selvaggio egoismo divenuto -indifferente affatto al dogmatismo che allora regnava, -quell'egoismo, al quale non è rimasto che un -resto di sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, -ai demonii, ai pagani ed ai maomettani pongonsi -in bocca idee e sentimenti, che nessun cavaliere cristiano -oserebbe manifestare. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In modo affatto diverso influì alla sua volta anche -l'antichità, e propriamente non già per mezzo della sua -religione, perchè questa ormai era anche troppo omogenea -al cattolicismo d'allora, ma per mezzo della sua -filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava -come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta -piena delle vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle -tradizioni religiose: un numero rilevante di sistemi e -frammenti di sistemi presentaronsi alla mente degli Italiani, -non più come semplici novità od eresie, ma quasi -come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, -quanto di conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste -diverse opinioni e in questi filosofemi c'era una specie -di fede nella Divinità; ma nel loro complesso essi formavano -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria cristiana -della divina Provvidenza regolatrice del mondo. -Allora sorse una questione veramente essenziale, nella -soluzione della quale s'era affaticata senza soddisfacente -risultato la teologia del medio-evo, e che ora appunto -pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: in -quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero -arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi -volessimo anche superficialmente tener dietro alla storia -di questa questione dal secolo XIV in avanti, saremmo -condotti a scrivere un libro apposito. Qui bastino all'uopo -pochi fuggevoli cenni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica -filosofia in sulle prime avrebbe inclinato appunto verso -quel lato della vita italiana, che formava il più aperto -contrasto col Cristianesimo, vale a dire, verso l'epicureismo. -A quel tempo non si possedevano più gli scritti di -Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano -delle sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista -troppo esclusivo e ristretto; ciò non ostante però bastava -quella forma dell'epicureismo, che si poteva studiare in -Lucrezio e più particolarmente poi in Cicerone, per accorgersi -tosto di essere in un mondo del tutto privo di -divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua -dottrina, non potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, -se per avventura il nome dell'enigmatico savio della -Grecia non sia divenuto una comoda parola d'ordine per -le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana -si è servita di questo appellativo per designar anche -tutti coloro, sui quali in verun altro modo non poteva -stendere la sua mano. Tali erano quei beffardi dispregiatori -e detrattori della Chiesa, che apparvero assai per -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per -dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso -quell'accusa, bastava la vita spensierata ed allegra, che -conducevano. In questo senso convenzionale infatti anche -Giovanni Villani usa evidentemente questa parola,<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a> -quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del 1117 -non vede che una punizione divina per le eresie di molte -sêtte e «intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio -di lussuria e di gola». Di Manfredi egli dice; «tutta -sua vita fu epicuria, non curando quasi Iddio, ne' Santi, -se non a diletto del corpo». -</p> - -<p> -Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono -e decimo canto dell'Inferno. Lo spaventevole campo -seminato di tombe roventi coi coperchi sospesi, dalle -quali uscivano voci di profondo dolore, albergava le due -grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle armi -della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni -erano eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate -dottrine, che cercarono di diffondere: gli altri -epicurei, e la colpa loro consisteva nell'avere opinato -che l'anima muoja col corpo.<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a> Ma la Chiesa sapeva bene -che questa opinione, qualora avesse preso piede, avrebbe -nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine -de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia -a quanto essa dichiara sul destino dei singoli individui -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -dopo la loro morte. Naturalmente non era da aspettarsi -che ella confessasse di aver essa stessa, coi mezzi di -cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i migliori alla -disperazione ed all'incredulità. -</p> - -<p> -L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli -riguardava come la sua dottrina, era certamente sincera; -il poeta del mondo soprannaturale doveva necessariamente -odiare chi negava l'immortalità; ed un mondo nè -creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a scopo -supremo della vita, erano due concetti troppo lontani -dal suo modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, -se si spinge più addentro l'osservazione, si vedrà che -certi filosofemi degli antichi non mancarono di produrre -anche su lui una certa impressione, la quale non si troverebbe -in troppo buon accordo colla dottrina biblica -della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe -darsi per avventura che fosse stata o speculazione -sua speciale, od influenza delle opinioni allora prevalenti -o paura altresì della violenza, che allora regnava universalmente, -quella che lo indusse a rinunciare ad una Provvidenza -regolatrice delle cose singole?<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a> Dio infatti, secondo -lui, abbandona il governo del mondo ad un essere -immaginario, la fortuna, la quale non si cura d'altro, che -di mutare e rimutare continuamente le cose della terra, e -in una indifferente beatitudine non ode il grido di dolore, -che a lei solleva l'umanità. In onta a tutto questo però -egli mantiene inesorabilmente la dottrina della responsabilità -morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La credenza popolare nel libero arbitrio domina in -occidente da tempo antichissimo, come è vero altresì -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -che in tutti i tempi ognuno è stato tenuto responsabile -del fatto proprio, come cosa che implicitamente si è sempre -intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto -alla dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella -necessità di mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano -volere e le grandi leggi della natura. Qui si -ha un più ed un meno, secondo i quali in generale si -regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto -indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di -falsa luce l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva -con tutte le sue forze verso una elevata contemplazione -dell'essere umano. «Le costellazioni, fa egli dire al suo -Marco Lombardo,<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> danno bensì i primi impulsi al vostro -operare, ma <i>Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero -voler, che se fatica Nelle prime battaglie col ciel -dura. Poi vince tutto, se ben si notrica</i>». -</p> - -<p> -Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone -alla libertà, in qualche altra potenza, fuorchè -nelle stelle; — ma in ogni caso la quistione era posta, -e non poteva più essere dissimulata. Se essa poi fosse -quistione sollevata dalle scuole o addirittura da singoli -pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna -interrogarne la storia della filosofia. Siccome però -essa si manifestò nella coscienza di un numero sempre -più esteso d'individui, così è giusto che noi ce ne occupiamo -ancora per pochi istanti. -</p> - -<p> -Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale -dagli scritti filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, -passava per eccletico, ma sostanzialmente influì come -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -scettico, perchè si accontentò sempre di riferire le teorie -di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun corollario -soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i -pochi scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. -Ad ogni modo anche questi studi non furono senza -un frutto, e questo fu appunto la capacità di riflettere -sui più importanti problemi, almeno al di fuori della dottrina -della Chiesa, se non in contraddizione con essa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso -e la diffusione degli scritti dell'antichità in modo affatto -straordinario, e finalmente vennero nelle mani del pubblico -tutti i filosofi greci ancora esistenti almeno nelle -traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita -di esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali -di questa letteratura si professano strettamente -religiosi, anzi perfin proclivi all'ascetismo (cfr. vol. I, -pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese non è il caso -di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla traduzione -dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza, -sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a -voltare in latino Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei -Nicolò Niccoli, Giannozzo Manetti, Donato Acciajuoli, -papa Nicolò V congiungono una profonda cognizione -della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura -umanistica universale.<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a> Anche in Vittorino da Feltre -riscontrammo già (v. vol. I, pag. 282) un indirizzo ben -poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, che cantò -il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino -e per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -inesplicabile senza ammettere in lui un sentimento di -profonda pietà. Frutto e conseguenza di tali tendenze -fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si propose -formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col -Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo -al prevalere universale delle idee umanistiche. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, -e acquistarono ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi -degli studi nel secolo XV. Gli umanisti, che abbiamo -già imparato a conoscere agli avamposti dell'individualismo -già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni di -regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, -di cui pur talvolta essi menano vanto, può parer tale -da non doverne tenere alcun conto. Essi vennero in voce -di atei, mentre in sostanza non erano che indifferenti o -tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro -la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia -dedotto speculativamente nessuno lo mostrò mai,<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a> nè -poteva mostrarlo. Se pure ebbero a base un principio -direttivo, questo sarà stato piuttosto una specie di superficiale -razionalismo, un fugace riflesso delle molte e -contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono -la loro vita, nonchè del profondo discredito in cui era -caduta la Chiesa colle sue dottrine. Di quest'ultima specie -era sicuramente quel ragionamento, che condusse Galeotto -Marzio sino ai gradini del rogo,<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a> e che l'avrebbe condotto -anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo -Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione. -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si -conduce onestamente e vive secondo la legge naturale -insita in ciascun di noi, sarà salvo, qualunque sia la -schiatta o la religione a cui appartenga. -</p> - -<p> -Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso -di uno dei minori di questa grande schiera, di Codro -Urceo,<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a> che fu dapprima maestro privato dell'ultimo degli -Ordelaffi, principi di Forlì, e poscia per lunghi anni professore -pubblico a Bologna. Riguardo alla gerarchia ed -al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse obbligate -allora in uso: il suo linguaggio è estremamente -mordace in generale, e per di più egli si permette di -frammischiare la propria persona in tutte le cronache -e i pettegolezzi cittadini, che narra. E tuttavia egli parla -anche in modo edificante dell'Uomo-Dio e sa all'uopo -raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio ecclesiastico. -Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe -della religione pagana, continua bizzarramente così: «anche -i nostri teologi s'accapigliano fra di loro in questioni -<i>de lana caprina</i>, quali l'immacolata Concezione, l'Anticristo, -i Sacramenti, la predestinazione ed altre cose, -che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè propalarle -pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla -sua stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già -finiti, mentre egli era assente: quando ne fu informato, -per via, montò in tanto furore, che, fermatosi dinanzi -ad una immagine della Vergine, uscì in queste parole: -«Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo -di tutto senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi -mai invocare il tuo ajuto, non importa che tu ascolti -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -la mia preghiera e m'accolga fra' tuoi, perchè io voglio -restarmene col demonio per tutta l'eternità!» Ma, tornato -in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile -escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi -presso un taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era -talmente superstizioso, che si trovava sempre in angustie -per qualche augurio o per qualche prodigio; soltanto -per l'immortalità non gli avanzava più alcuna -fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli -soleva rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, -della sua anima <i>ovvero</i> del suo spirito dopo la -morte, e che tutti i ragionamenti sul mondo avvenire -non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando -fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento -l'anima sua ovvero il suo spirito<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> a Dio onnipotente, -ammonì i discepoli, che gli piangevano intorno, a temer -Dio e principalmente a credere all'immortalità e ad una -giustizia retributiva dopo la morte, e ricevette i sacramenti -con grande compunzione. — Non si ha alcuna -garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone -più celebri, anche manifestando opinioni in sè stesse ancor -più ardite, sieno poi stati nella loro vita gran fatto -più coerenti. È probabile che la maggior parte internamente -abbiano oscillato tra l'incredulità e qualche avanzo -di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed esteriormente -si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta -attinenza coi primordj della critica storica, così era naturale -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -che qua e là sorgesse anche qualche timida indagine -sulla credibilità del racconto biblico. Si suol ripetere -tradizionalmente una sentenza di Pio II, che sarebbe -stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le -accuse:<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato -da miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno -per la sua moralità». Sulle tradizioni leggendarie, in -quanto esse contenevano arbitrarie versioni dei miracoli -biblici, molti si permettevano senz'altro di alzare le -risa,<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a> e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un -terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano -alle idee ebraiche, per prima cosa naturalmente -negavano la divinità di Cristo, e questo per avventura -fu il caso di Giorgio da Novara, che intorno al 1500 fu -arso in Bologna.<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a> Ma nella stessa Bologna intorno a -questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette -lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione -di pentimento,<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a> il medico Gabriele da Salò, che -godeva la protezione dell'intera cittadinanza, quantunque -avesse osato difendere una serie di proposizioni eretiche, -come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, ma -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, -che colla sua astuzia seppe trarre in inganno il -mondo; che può benissimo aver subito la crocifissione, -ma per delitti commessi; che la sua religione non tarderebbe -a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa il -credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli -non operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso -dei corpi celesti, e simili. Quest'ultima proposizione -merita in modo speciale di esser notata: la fede -è perita, ma si fa una riserva in favore della magìa.<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si -sollevano in generale al di là di una fredda e rassegnata -contemplazione di ciò che accade sotto l'impero della -violenza e del disordine, che prevalgono dovunque. Da -questo modo di sentire emersero i molti libri sul «Fato», -qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la -necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno -che constatare il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità -delle cose terrene, specialmente delle politiche: -la Provvidenza vi è menzionata evidentemente soltanto, -perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi pel nudo -fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e -di effetti, od anche di non far altro che sollevare vane -querele. Non senza un certo spirito Gioviano Pontano -costruisce la storia naturale di quell'ente immaginario, -che si chiama la Fortuna, desumendola da un gran numero -di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta -in sogno, Enea Silvio tratta lo stesso argomento.<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a> Invece -il Poggio, in un scritto senile,<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a> si sforza di mostrare -il mondo come una valle di miserie e di classificare la -felicità dei singoli ordini sociali quanto più bassamente -è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane anche -in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri -si cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e -nel tirar della somma, queste generalmente prevalgono -sopra quelle. Con linguaggio veramente dignitoso e quasi -elegiaco Tristano Caracciolo<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a> ci dipinge il destino d'Italia -e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno sguardo -intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo -sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano -scrisse non molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, -pag. 370). In questo riguardo qualche tema si presentava -talvolta rivestito di attrattive affatto speciali, come, -per esempio, la vita di Leone X. Ciò che di essa può dirsi -dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco Vettori -in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: -il lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio -e l'ignoto suo biografo:<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> i punti più oscuri e lo svolgersi -successivo del suo destino appariscono con inesorabile fedeltà -nel citato Pierio. -</p> - -<p> -Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si -vede qua e là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -le lodi della Fortuna. Così — pochi anni appena -prima della sua cacciata — Giovanni Bentivoglio, signore -di Bologna, osò far incidere sulla torre recentemente costruita -presso il suo palazzo, che il suo merito e la sua -fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti i -beni immaginabili.<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a> Gli antichi, parlando a questo modo, -non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia -vendicatrice degl'Immortali. In Italia i primi a menar -vanto pubblicamente della loro fortuna furono probabilmente -i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e segg.). -</p> - -<p> -Del resto la maggior influenza della risorta Antichità -sulla religione non proveniva da un sistema filosofico -qualunque o da una dottrina od opinione qualsiasi degli -antichi, ma da una tendenza generale allora prevalente. -Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni -antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli -uni e le altre in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente -di questo, non si badava gran fatto alle differenze -di religione. L'ammirazione per la grandezza storica assorbiva -ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, -pag. 216). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche -pazzìa speciale, per la quale attiravano sopra di sè gli -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -occhi di tutti. Quanta ragione avesse Paolo II di lamentarsi -delle tendenze pagane de' suoi Abbreviatori e dei -curiali in generale, non può esser messo del tutto in -chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu -anche la sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, -pag. 304, vol. II, pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni -sofferte, ce lo dipinge come estremamente facile -all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale un ritratto, -che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo, -d'incredulità, di materialismo ecc.<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a> fu sollevata -contro i detenuti soltanto dopochè il processo per -alto tradimento non avea dato verun risultato: inoltre, -se siamo bene informati, Paolo non era l'uomo che fosse -in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, e si -sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani -di non portare l'istruzione dei loro figli al di là -del leggere e dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, -da cui non andò esente neanche il Savonarola -(v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo si -avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la -pensavano come lui aveano la colpa principale, se la cultura -rendeva gli animi avversi alla religione. Del resto -non v'ha alcun dubbio che egli fosse seriamente preoccupato -delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare -d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli -umanisti alla corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta -(v. pag. 302, nota)? Infatti l'unica loro preoccupazione -era diretta a sapere fino a qual punto sarebbe -loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, cui -volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è -quasi più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -essi v'imprimono (v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno -in questo riguardo andò più innanzi di Gioviano Pontano: -presso di lui un santo non solo si chiama <i>divus</i>, ma -deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi genii -dell'antichità,<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> e le sue idee sull'immortalità richiamano -l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non -mancano di trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 -Siena<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a> fu assalita dal partito che era stato espulso, il -buon canonico Tizio (ce lo narra egli stesso) s'alzò il -22 luglio dal letto avendo in mente un passo del terzo libro -di Macrobio,<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> celebrò la sua messa, e recitò poscia la formola -rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo -che invece di dire <i>Tellus mater, teque Jupiter obtestor</i>, -mutò e disse: <i>Tellus teque Christe Deus obstetor</i>. Egli -ripetè due giorni quella preghiera, e nel terzo i nemici -se ne andarono. Da un lato tali cose si crederebbero -puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del tempo, -ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></p> - -<h3 id="cap4-6">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Innesto di antica e moderna superstizione.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione -di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione -degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei -demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso -Norcia. — Fusione e rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe -delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii -sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa -del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella -magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie -affini della stessa; l'alchimia. -</p> -</div> - -<p> -Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente -pernicioso e precisamente di indole dogmatica: -essa comunicò al Rinascimento le proprie superstizioni. -Qualcuna di esse si era già mantenuta viva attraverso -tutto il medio-evo; e così tanto più facilmente ora risorsero -tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una parte -grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio -allo spirito essenzialmente investigatore degli Italiani. -</p> - -<p> -La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, -negli uni notevolmente scossa per il cumulo di mali e -di violenze, che si vedevano; gli altri, come ad esempio -Dante, abbandonavano la vita terrena in balìa al caso -e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, mantennero viva -in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva se -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una -superiore destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. -Ma non appena cominciò a vacillare anche questa persuasione, -il fatalismo guadagnò il sopravvento — o, viceversa, -dove prevalse il fatalismo, mancò la fede nell'immortalità. -</p> - -<p> -Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto -la scienza astrologica degli antichi, e più tardi anche -quella degli Arabi. Da ogni singola posizione dei pianeti -fra loro e in relazione ai segni del zodiaco essa indovinava -gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per tal -modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti -casi il modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre -pel creduto influsso delle stelle, può non essere stato più -immorale di quanto sarebbe stato se di tale influsso non -si fosse tenuto conto veruno; ma assai di frequente le -decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio -della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente -istruttivo il vedere, come nessun lume e nessuna cultura -sieno stati in grado di vincere questo delirio, perchè esso -aveva la sua radice nella fantasia estremamente facile -a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere e di -determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità -vi aggiungeva il suggello della sua autorità. -</p> - -<p> -Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente -una notevole prevalenza nella vita degli Italiani. Federico -II conduce sempre con sè il suo astrologo Teodoro, -ed Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> addirittura un'intera corte, -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra i quali -il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad -(dalla lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire -il giorno e l'ora di qualsiasi impresa importante, e le -enormi carneficine, di cui egli si aggravò la coscienza, -in non piccola parte possono benissimo non essere state, -che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora -in poi nessuno si perita più di far interrogare le -stelle; non solo i principi, ma anche i governi repubblicani<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a> -mantengono regolarmente degli astrologi, e nelle -Università<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> dal XIV sino al XVI secolo vengono nominati -appositi professori di questa pretesa scienza, accanto -agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono -che sieno consultati i pianeti,<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> e se Pio II forma -tra essi una onorevole eccezione,<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> non curando neanche -l'interpretazione dei sogni, dei prodigi e degl'incantesimi, -Leone X invece sembra essersi gloriato che sotto il suo -pontificato l'astrologia fiorisse,<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> e Paolo III non tenne -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -mai nessun concistoro<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> senza che gli astrologi non gliene -avessero indicato il momento. -</p> - -<p> -Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo -supporre che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero -nelle loro azioni determinare dai pianeti, e che -vi fosse realmente un punto, al di là del quale la religione -e la coscienza non permettevano di andare. Ma -nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a -questi delirii, ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. -Uno di questi fu maestro Pagolo da Firenze,<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a> -nel quale si vede presso a poco la stessa tendenza a -moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi di Roma -si scorge in Firmico Materno.<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a> La sua vita era quella -di un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, -disprezzava ogni bene mondano e non cercava -d'arricchirsi d'altro, fuorchè di libri: dotto medico, egli -limitava l'esercizio pratico della sua arte ai bisogni di -alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si -confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel -ristretto, ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento -degli Angeli intorno a frà Ambrogio Camaldolese -(v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, specialmente ne' suoi -ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran conto -della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto -per oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. -Del resto, Pagolo non dava responsi astrologici se non -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -agli amici più intimi. — Ma, anche senza una tale rigidezza -di costumi, l'astrologo poteva essere un uomo stimato -e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva -un numero senza paragone maggiore, che in qualunque -altro paese d'Europa, dove non s'incontrano che nelle -corti più ragguardevoli, e anche quivi a tempi determinati. -Per contrario, chiunque anche tra i privati avesse -una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, -specialmente quando l'uso divenne generale, -di avere anche il suo astrologo, il quale per altro era -anche non di rado retribuito assai scarsamente.<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> Oltre -a ciò, avendo questa scienza acquistato una grande diffusione -ancor prima dell'invenzione della stampa, erano -sorti in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto -più facilmente potevano ai maestri di essa. La specie -detestata degli astrologi era quella soltanto, che non prendeva -in aiuto le stelle se non per congiungervi le arti -della magìa, e che cercava di coprir queste all'ombra -di quella scienza. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia -è pur sempre un malaugurato elemento della vita -italiana d'allora. Qual dolorosa impressione non fanno -quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura e così tenaci -nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere -e di scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà -individuale ad abdicare a se stessa! Vero è che -talvolta, se le stelle presagiscono qualche cosa di veramente -sinistro, essi sorgono risolutamente, agiscono indipendentemente -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -da tali presagi e si consolano col motto: -<i>Vir sapiens dominabitur astris</i>;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> — ma tosto dopo noi -li vediam ricadere nell'antico delirio. -</p> - -<p> -Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri -famiglie, e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando -inutilmente avvenimenti, che non si verificano.<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a> -Poi vengono interrogati gli astri per ogni importante -deliberazione dei potenti, specialmente per l'ora di cominciarla. -I viaggi dei principi, i ricevimenti degli ambasciatori -stranieri,<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a> il getto delle fondamenta di qualche -grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un -esempio assai parlante se ne ha nella vita del già citato -Guido Bonatto, il quale e per la sua grande attività e -per una grande opera scritta su questo argomento<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> può -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -dirsi il restauratore dell'astrologia del secolo XIII. Per -porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' Ghibellini -in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a -nuovo le mura della città e a cominciare solennemente -quel lavoro sotto una certa costellazione, che egli indicò, -assicurando, che se alcuni rappresentanti di entrambi i -partiti gettassero contemporaneamente una pietra nelle -fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più -discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un -ghibellino: giunse il solenne momento, ambedue tenevano -la loro pietra in mano, i lavoratori stavano in attesa -con gli strumenti alla mano, e Bonatto diede il segnale. — Il -ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; -ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè -il Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva -sottintendere qualche cosa di misteriosamente nocivo ai -guelfi. Allora l'astrologo gli fu sopra con queste parole: -«Dio sperda te e il tuo partito e la vostra diffidente -malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio -di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti -Dio disperse più tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive -il cronista intorno all'anno 1480) guelfi e ghibellini sono -affatto riconciliati fra loro, e non si ode più neanche il -nome dei due partiti.<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a> -</p> - -<p> -Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle -stelle, sono le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -Bonatto procurò al celebre capo dei ghibellini Guido da -Montefeltro un gran numero di vittorie, indicandogli la -vera ora segnata dalle stelle per uscire in campo: quando -il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> gli mancò -affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua -tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, -dove sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini -nella guerra pisana del 1362 si fecero precisare dal -loro astrologo l'ora della partenza per la spedizione;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a> -e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente venne -l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar -la città. Le altre volte infatti erano sempre -usciti per la via di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto -sempre un esito sfavorevole: evidentemente a questa -via, quando si dovea marciar contro Pisa, si connetteva -un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono -ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le -tende distese al sole non erano state tolte, si dovette -(e fu un nuovo sinistro augurio) portar le bandiere abbassate. -In generale l'astrologia era inseparabile dall'arte -della guerra pel fatto che tutti i Condottieri vi -credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -era tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, -come in fatto gli accadde.<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> Bartolommeo Alviano era -persuaso che le sue ferite alla testa gli fossero toccate, -al par che il suo comando, per volere delle stelle:<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a> -Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo contratto -con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed -astrologo Alessandro Benedetto<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> il momento astronomico -favorevole. Allorchè i fiorentini nel primo di giugno -del 1498 investirono solennemente della sua dignità il -nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro del comando, -che gli fu presentato, era fornito di una copia della costellazioni -e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a> -</p> - -<p> -Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche -di gran rilievo sieno stati previamente consultati i pianeti, -o se gli astrologi per sola curiosità a cose compiute -abbiano calcolato la costellazione, che dovrebbe -aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian -Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente -astuto giunse a far prigioniero suo zio Bernabò -e tutta la sua famiglia (1385), Giove, Saturno e Marte -stavano nella costellazione dei Gemelli, dice un contemporaneo,<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a> -ma non si saprebbe dire se ciò abbia contribuito -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado -è probabile che un certo senso politico, più che l'andamento -dei pianeti, abbia guidato l'astrologo nelle sue -predizioni.<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a> -</p> - -<p> -Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo -s'era lasciata terrorizzare dalle predizioni astrologiche, -che da Parigi e da Toledo annunciavano pestilenze, guerre, -tremuoti, inondazioni ecc., anche l'Italia in questo riguardo -non si rimase in addietro degli altri paesi. Allo -sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola -alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente -delle predizioni assai tristi,<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> ma bisognerebbe sapere se -tali predizioni non si tenessero già pronte per ogni anno -qualunque. -</p> - -<p> -Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica -coerenza anche in regioni, dove meno si sarebbe creduto -di dover poi incontrarlo. Se poi tutta la vita esterna ed -interna dell'individuo è misteriosamente legata al fatto -della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle religioni -si lega similmente colle loro primitive origini, e -siccome le costellazioni di questi grandi fatti sociali sono -variabili, variabili sono pure questi fatti in sè stessi. -L'idea che ogni religione abbia il suo giorno di prevalenza -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -sulle altre nel mondo s'insinua per questa via astrologica -anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. La -congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> produsse -la religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella -col Sole l'egiziana, quella con Venere la maomettana, -quella con Mercurio la cristiana, e quella con la Luna -produrrà quando che sia la religione dell'Anticristo. In -modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già calcolato -la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, -e questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in -Firenze.<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> Dottrine simili finivano col portare nelle ultime -loro conseguenze un'incertezza assoluta nel campo -del soprannaturale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da -tenersi la lotta, che il lucido spirito degli Italiani sostenne -contro tutto questo tessuto di sogni e di delirii. Accanto -alle grandi monumentali illustrazioni dell'astrologia, quali -sono gli affreschi del salone di Padova<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> e quelli della -residenza d'estate (Schifanoja) di Borso da Ferrara, accanto -alle lodi impudenti, che si permette perfino Beroaldo -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -il vecchio,<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a> suona tanto più viva e solenne la protesta -di quelli, che non si lasciarono traviare da simili -follie. Anche in questo riguardo l'Antichità aveva in certo -modo additato la via, ma quei saggi non parlano per -imitare gli antichi, bensì per quel sano criterio naturale -che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte dall'esperienza. -Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi -per contatti personali avuti con essi, non ha per -loro che parole di derisione e di scherno,<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> dalle quali -apertamente traluce quanto menzognero e fallace sia il -loro sistema. Anche la novella sin dalla sua nascita, cioè -sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre ostile -agli astrologi.<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a> I cronisti fiorentini poi levano energiche -voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel -delirio, perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni -Villani ripetè più d'una volta:<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> «nessuna costellazione -può sottoporre alla necessità il libero volere dell'uomo, -nè il consiglio di Dio»; Matteo Villani biasima l'astrologia -come un vizio, che i Fiorentini avrebbero ereditato -dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non -s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera -questione sociale pei partiti, che a questo riguardo si -formarono. Nella terribile inondazione dell'anno 1333, -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -e di nuovo in quella del 1345, sorsero dispute accanitissime -tra gli astrologi e i teologi intorno all'influsso -delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia retributiva.<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a> -Queste lotte non cessarono poi più del tutto -per l'intero periodo del Rinascimento,<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> e si può crederle -sincere, perchè presso i potenti sarebbe stato più facile -e più utile il difendere, che non il combattere l'astrologia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo -il Magnifico, regnava su questo punto un vero dissidio. -Marsilio Ficino difendeva l'astrologia e fece l'oroscopo -dei figli della casa regnante, e si vuole che a Giovanni -(che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin dalla -nascita il Pontificato.<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a> Per converso Pico della Mirandola -scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente -epoca nella storia dell'astrologia.<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a> Nella fede che si presta -all'influsso dei pianeti egli trova la radice di ogni -empietà ed immoralità; se l'astrologo vuol credere a -qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare i pianeti come -divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni felicità -od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero -nell'astrologia una legittima espressione, mentre -la geomanzia, la chiromanzia ed ogni altra specie -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -d'incantesimi si rivolgono innanzi tutto ad essa per la -designazione del momento fatale. Riguardo alla moralità -egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi -al male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal -caso svanirà necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine -o dannazione. Pico s'è dato perfin la pena di -riveder le bucce agli astrologi in via empirica, e delle -loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli ne trovò -false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, -che egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana -positiva sulla Provvidenza reggitrice del mondo -e sul libero arbitrio, che su tutti gli uomini colti della -nazione sembra aver fatto una maggiore impressione, -che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle -quali questa classe di persone restava oggimai indifferente. -</p> - -<p> -Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione -delle loro dottrine,<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> e nel fatto coloro che sino -a quel momento le aveano fatte stampare, ne restarono -più meno svergognati. Gioviano Pontano, per esempio, -aveva accettato nel suo libro «Del Fato» (v. pag. 312) -tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta sistematicamente -in una sua grande opera,<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> alla maniera -di Firmico; ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega -del tutto l'astrologia, ma gli astrologi, esalta il libero -arbitrio e limita l'influsso dei pianeti alle cose corporali. -Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, ma -senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -vita. La pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con -tutte le sue forze quel delirio, esprime ora un modo di -pensare affatto diverso: Raffaello nella cupola della cappella -Chigi<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a> rappresenta tutto all'intorno le divinità dei -pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la -guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno -dell'eterno Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, -allor dominanti in Italia, non vollero mai sentir parlare -dell'astrologia, e chiunque voleva mettersi in grazia dei -loro generali non aveva a far altro che dichiararsi nemico -aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come -mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Ciò -non ostante ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: -«quanto sono più felici gli astrologi che gli altri uomini! -Quelli, dicendo tra cento bugie una verità, acquistano -fede in modo che è creduto loro il falso: questi, dicendo -tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non -è più creduto loro il vero».<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a> E nemmeno è da credere -che il disprezzo per l'astrologia conducesse necessariamente -a credere nella Provvidenza, poichè molte volte -accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in un -vago ed indeterminato fatalismo. -</p> - -<p> -L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto -usufruttare completamente l'impulso venutole dalla -cultura del Rinascimento, perchè vi ostarono le conquiste -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò essa avrebbe -probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie. -Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica -sieno state una necessità, di cui la colpa si deve unicamente -apporre al popolo italiano, troverà anche giusta -la pena dei danni intellettuali che ne derivarono. Peccato, -che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una -perdita immensa! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare -la fede nei pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato -un grande corredo dalle diverse antichità gentilesche, -nè certamente l'Italia sarà rimasta neanche in -ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà qui alla -cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge -a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una -specie di paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole -letteraria. -</p> - -<p> -Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani -si riferiscono a presentimenti e conseguenze che si traggono -dai pronostici,<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> e vi si aggiunge anche un po' di -magìa, per lo più innocua. Quelli che innanzi tutti ce -le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti, -che le vengono enumerando per metterle in derisione. -Quello stesso Gioviano Pontano, che scrisse quella grande -opera astrologica, di cui già s'è parlato (v. pag. 330), -nel suo «Caronte» nomina con senso di compassione -tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo -sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di -pipita; la profonda angustia di que' signori, se un falcone -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -cacciatore tarda a tornare o se un cavallo si torce -un piede; il motto magico dei contadini pugliesi, che -essi pronunciano nella notte di tre sabbati consecutivi, -quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così -via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici, -come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, -i leopardi e simil fiere, che si mantenevano a spese pubbliche -(v. pag. 19 e segg.), col loro contegno davano tanto -più da pensare al popolo, in quanto involontariamente -si era abituati a vedere in essi il simbolo dello Stato. -Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò -dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò -un premio di quattro ducati, perchè era un favorevole -augurio.<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> V'erano inoltre luoghi e tempi determinati per -determinate ceremonie di buono o cattivo augurio od anche -soltanto per prendere una decisione qualunque. I -fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato -fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi -tutti gli avvenimenti più importanti, favorevoli o -sfavorevoli. Della loro superstiziosa ripugnanza di andare -al campo passando per una strada determinata s'è già -parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece una delle -loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto -di fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione -facevano uscire le truppe per quella.<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> Aggiungansi -le meteore e i segni celesti, che ora riguadagnarono il -posto che aveano avuto per tutto il medio-evo, per cui -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -da strani agglomeramenti di nubi la fantasia non tardò -anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di -sentirne il fragore nell'aria.<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> E finalmente la superstizione -divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua -origine da cose sacre, come quando, ad esempio, certe -immagini della Vergine movevano gli occhi<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a> o piangevano, -o allorchè certe pubbliche calamità susseguivano -immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui -il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). -Allorchè Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente -e continue, fu detto che queste non avrebbero cessato -sino a che il corpo di un usuraio, che da poco era -stato seppellito in san Francesco, non fosse stato di là -trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome -il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, -la gioventù popolana andò a prenderlo di viva forza, lo -fece a brani per le vie in mezzo ad un tumulto che destava -abbominio e ribrezzo, e lo gettò da ultimo nelle -acque del Po.<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a> Nè tali pregiudizi furono sempre un privilegio -esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne -perfino un Angelo Poliziano, quando viene a parlare -di Jacopo de' Pazzi, uno dei principali promotori -della congiura denominata dal nome della sua famiglia, -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra -che quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili -imprecazioni consegnò l'anima propria a Satana. -Ora anche quivi sopravvenne una pioggia tale, che il -reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed anche -quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì -il cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le -nubi e tornò a splendere il sole: «tanto fu favorevole -la fortuna all'opinione popolare» aggiunge il grande -filologo.<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> Subito dopo il cadavere fu seppellito in terra -non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche -di là e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu -gettato nell'Arno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari -e potrebbero essere avvenuti nel secolo X, ugualmente -che nel XVI. Ma qui pure si scorge l'influenza -della classica antichità. Degli umanisti si sa in modo -certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed agli -augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). -Ma se occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. -Quel medesimo pensatore radicale, che nega ogni -titolo di nobiltà e le disuguaglianze sociali (v. pag. 116), -non solamente crede a tutte le apparizioni di spiriti e -di demonii, che ebbero tanta voga nel medio-evo (fol. 167, -179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, come, -per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione -dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> «Allora si -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -videro nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila -cani, che presero la via della Germania; a questi seguì -una schiera di buoi, poi un esercito di armati a piedi e -a cavallo, parte senza testa, e parte con teste appena -visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva -un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche -ad una battaglia di piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, -forse senza accorgersene, egli racconta un fatto che si -direbbe tolto di pianta dall'antica mitologia. Sulle coste -della Dalmazia apparve un tritone fornito di barba e di -piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle -parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; -esso rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che -cinque ardite lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a> -Un modello in legno di quel mostro, che si fa vedere -a Ferrara, basta per rendere credibile al Poggio tutta -la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e non -si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso -tornò di moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i -passi augurali, che s'incontravano nelle sue opere (<i>sortes -virgilianae</i>).<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a> Oltre a ciò la credenza nei demonii, propria -di tempi molto remoti, non rimase certamente senza un -influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di Jamblico -e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, -che potevano servire a quest'uopo, furono stampati già -sin dal finire del secolo XV in una traduzione latina. -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -Perfino l'Accademia platonica di Firenze non andò del -tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti -i sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli -è appunto di questa fede nei demonii, e della magìa che -strettamente vi si connette, che qui dobbiamo dire una -parola. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La credenza popolare in quello che si chiama il mondo -degli spiriti,<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a> in Italia è presso a poco la stessa, che negli -altri paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono -fantasmi, vale a dire apparizioni di morti, e se il modo -di considerarle si discosta talqualmente da quello dei -paesi settentrionali, ciò non si riduce in sostanza ad altro, -fuorchè a questo che in Italia i fantasmi si chiamano -coll'antica denominazione di <i>ombre</i>. Anche oggidì, se -qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un -paio di Messe pel suo riposo. Che le anime dei reprobi -appariscano sotto forma spaventevole, è cosa che s'intende -da sè, ma quest'idea si associa ordinariamente ad -un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono sempre -maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» -dice un cappellano presso il Bandello.<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> Probabilmente -egli separa nel suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè -questa espia le sue colpe nel Purgatorio, e, se appare, -d'ordinario non fa che supplicare e lamentarsi. Altre -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo -particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, -di uno stato di cose già passato. Così i vicini -spiegano l'apparizione del demonio nel vecchio palazzo -visconteo presso S. Giovanni in Conca a Milano: infatti -quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare -e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e -non era quindi meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a> -Ad un amministratore infedele della Casa dei poveri in -Perugia una sera, mentre egli stava enumerando del danaro, -apparve una turba di morti con fiaccole nelle mani -e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande -delle altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, -protettore delle case di Ricovero.<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a> — Queste visioni -erano così universalmente ammesse, che anche i poeti -potevano trovarvi un tema ordinario alle loro poesie. Il -Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire -sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso -Lodovico Pico.<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a> Del resto è un fatto che la poesia -preferisce tali allusioni precisamente allorquando il poeta, -ripudiando il comune pregiudizio, crede meno di ogni -altro alla verità di quanto viene narrando. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari -intorno ai demonii, quali regnavano presso tutti i popoli -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -nel medio-evo. Si aveva la piena persuasione che Dio -permetta talvolta agli spiriti maligni di qualsiasi specie -una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e -della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al -quale i demonii s'accostavano per tentarlo, era sempre -libero di far uso della sua volontà per resistervi. In Italia -specialmente il lato diabolico degli avvenimenti naturali -assume nella bocca del popolo assai facilmente una certa -grandezza poetica. La notte della grande inondazione -della valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti -dei dintorni di Vallombrosa udì dalla sua cella un -tumulto infernale, si fece il segno della croce, s'affacciò -alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri passare a -cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro -uno di essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare -la città di Firenze per le sue colpe, se Dio lo permette».<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a> -E con questa si può paragonare la quasi contemporanea -apparizione, che si pretende accaduta a Venezia (1340), -dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola -veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, -vale a dire, quella galera piena di demonii, -che colla velocità di un uccello correva sulla tempestosa -laguna per devastare la peccatrice città, sino a che i tre -Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un -povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii -e la loro nave negli abissi del mare. -</p> - -<p> -Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, -mediante lo scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed -usare del loro aiuto pe' suoi scopi mondani d'interesse, -d'ambizione e di sensualità. In questo riguardo furono -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente quando -si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, -gli scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal -fumo dei roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini -sospetti, salì per la prima volta un vapore inebbriante, -che animò un numero maggiore di uomini perduti ad -abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci impostori. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi -pregiudizi si mantennero forse senza interruzione sino -dal tempo dei Romani, sono le malìe della <i>strega</i>.<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a> Questa -può protestarsi pressochè come completamente innocente -sino a che si restringe alla sola divinazione,<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> ma il passaggio -dal semplice pronostico alla cooperazione attiva -per l'esecuzione di un fatto spesso può essere impercettibile, -e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione -stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla -strega vuolsi principalmente attribuire l'eccitamento all'amore -o all'odio tra uomo e donna, o qualche maleficio -tendente a nuocere e danneggiare, specialmente a far -morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene talvolta -la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e -nella stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo -da ciò, come decidere quanto, dei danni recati dalla -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -strega, sia da attribuire alle sue ceremonie, alle sue formole -magiche e incomprensibili, ed anche alla volontaria -invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti -ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato -con piena coscienza del loro effetto? -</p> - -<p> -Come poi in modo molto più innocente anche alcuni -frati mendicanti pretendessero di rivaleggiare con essa -o di farle concorrenza, lo apprendiamo, in via di esempio, -dalla strega di Gaeta, di cui ci parla il Pontano in -uno de' suoi dialoghi.<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a> Il suo Suppazio, viaggiando, arriva -alla di lei abitazione appunto nel momento in cui -ella dà udienza ad una giovane e ad una fantesca, che -vennero con una gallina nera, con nove uova deposte -in venerdì, con un'anitra e con filo bianco, attesochè è -il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento esse -vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del -crepuscolo. Probabilmente non trattasi che di un pronostico: -la padrona della fantesca è stata ingravidata da -un frate; alla fanciulla l'amante s'è reso infedele e s'è -chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la -morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei -star meglio, perchè le nostre donne di Gaeta sono molto -credule; ma i frati mi rubano il mestiere, spiegando -sogni, vendendo per danaro la protezione dei Santi, promettendo -un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle -donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che -di notte, quando i mariti escono per la pesca, le visitano -di soppiatto, dopo aver preso gli opportuni concerti nella -chiesa». Suppazio l'avverte di non tirarsi addosso le ire -del convento con simili discorsi, ma essa non ha paura -di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -</p> - -<p> -Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor -peggiore di streghe: quelle che con malefici tolgono agli -uomini la salute e la vita. In questi casi, quando una -maligna occhiata non basta, si ricorre innanzi tutto all'aiuto -di spiriti superiori. La loro punizione, come vedemmo -già parlando della Finicella (v. pag. 268), è il -rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche -accordo: nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, -pagando quattrocento lire, possono riscattarsi.<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Ciò vuol -dire che in allora la cosa non si trattava ancora con -quella logica inesorabile, che si adottò più tardi. Nel territorio -della Chiesa, in un'altura dell'Appennino e precisamente -nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare -che esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. -La cosa era universalmente nota. Quegli che ce ne dà -contezza è Enea Silvio, in una sua lettera giovanile.<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a> -Egli scrive a suo fratello: «il latore di questa lettera -è venuto da me per chiedermi se io conoscessi un Monte -Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti -magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un -grande astronomo sassone.<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a> Io risposi, che conosceva un -Porto Venere non lungi da Carrara, sulla costa dirupata -della Liguria, dove passai tre notti nel mio viaggio a -Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un monte -consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che -nell'antico ducato (Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, -v'è un sito, dove sotto una scoscesa rupe trovasi -una caverna, nella quale scorre dell'acqua. Quivi, come -ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe -(<i>striges</i>), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha -il coraggio, può vedervi gli spiriti (<i>spiritus</i>), e parlar -con loro e apprendere le arti magiche.<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Ma io non l'ho -veduto, nè mi sono interessato di vederlo, perchè ciò che -non può apprendersi se non per via di peccato, meglio -è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la persona -che lo informò e richiede suo fratello, che voglia -condurre il latore della lettera da quella, se è ancora in -vita. Come si vede, Enea per compiacere quell'illustre -personaggio va tanto innanzi da compromettersi quasi -egli stesso, eppure personalmente niuno era più lontano -di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319), -e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche -oggidì non tutte le persone colte sarebbero in grado di -sostenere. Quand'egli, al tempo del Concilio di Basilea, -giunse a Milano ammalato di febbre da ben settantacinque -giorni, non fu possibile indurlo ad accettare consulti -medici fatti col mezzo della magìa, quantunque -gli sia stato condotto al letto un uomo, che poco prima -si pretendeva avesse curato e guarito in modo maraviglioso -dalla febbre ben duemila soldati nel campo del -Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -viaggio delle montagne per recarsi alla sua -destinazione, e guarì cavalcando.<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a> -</p> - -<p> -Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni -di Norcia anche dal negromante, che cercò di aver -nelle sue mani il grande artista Benvenuto Cellini. Trattavasi -di far la consacrazione di un nuovo libro magico,<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a> -e il luogo più opportuno erano appunto quelle montagne. -Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro -nelle vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle -difficoltà, che non si sarebbero incontrate a Norcia; oltre -a ciò, i contadini di Norcia erano gente sicura, avevano -una certa pratica di tali cose, e, in caso di bisogno, potevano -prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non -ebbe luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità -avrebbe imparato a conoscere anche i manutengoli -dell'impostore. In allora quella regione era affatto proverbiale. -L'Aretino in qualche punto delle sue opere -parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella -della sibilla di Norcia e la zia della fata Morgana. E -intorno al medesimo tempo il Trissino ebbe il coraggio -di celebrare nel suo lungo poema<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> quelle località con -tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede -delle vere profezie. -</p> - -<p> -In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di -Innocenzo VIII (1482), le persecuzioni piovvero sulle -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -streghe in modo veramente spaventevole.<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a> Siccome poi -i principali strumenti di quelle persecuzioni furono i domenicani -tedeschi, così bisogna concludere che la Germania -si risentisse più particolarmente di quella piaga, -e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. -Infatti anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si -riferiscono in modo speciale alla Lombardia e più particolarmente -alle diocesi di Brescia, di Bergamo e di -Cremona.<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, il -<i>Malleus Maleficarum</i>, si apprende che a Como, ancor nel -primo anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse -non meno di quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi -drappelli di donne italiane si rifugiarono nel territorio -dell'arciduca Sigismondo, dove credevano di trovar -sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria -stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli -delle Alpi, segnatamente nella valle Camonica,<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dove le -popolazioni parvero avervi una predisposizione affatto -particolare. Queste stregonerie d'origine essenzialmente -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -tedesca costituiscono quelle diverse varietà, alle quali -corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute -in Milano, in Bologna ed altrove.<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a> Se in Italia non ebbero -una maggior diffusione, ciò dipendette forse dal -fatto che qui si aveva già una stregoneria propria, che -si basava essenzialmente sopra elementi al tutto diversi. -La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha bisogno -di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona -memoria. Dei sogni isterici delle streghe del nord, di -viaggi aerei, di incubi e succubi qui non si parla nemmeno: -il compito della strega è quello di procurare altrui -qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa -assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo -a luogo, essa non vieta che lo si creda, in quanto anche -ciò contribuisce a darle un credito sempre maggiore; ma -la cosa le può tornare estremamente pericolosa, se il sentimento -prevalente che ispira, è la paura, se la si suppone -maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente -de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di -raccolti campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità -possono guadagnarsi una grande popolarità, condannandola -al rogo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma il campo di gran lunga più importante per la -strega sono e rimangono gl'intrighi amorosi, sotto il qual -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -nome si comprende l'eccitamento all'amore ed all'odio, -l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il disperdere il -frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze il -premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data -con arti magiche o con bevande avvelenate.<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a> Siccome in -tali donne non si aveva che una fiducia assai condizionata, -così cominciarono a pullulare i dilettanti, che, avendo -appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, esercitavano -poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per -esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria -persona anche con apposite malìe, alla maniera della Canidia -di Orazio. L'Aretino non solo ne sa qualche cosa,<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a> -ma è anche in grado di darne piena contezza. Egli enumera -tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano raccolti -nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di -persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, -suole da scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè -contente di ciò, vanno esse stesse a disseppellire nei cimiteri -le carni imputridite, e le danno mascheratamente -a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità impossibili -a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio -rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, -frammenti d'unghie del loro amante. Dei loro scongiuri -il più innocente è quello, con cui formano un cuore di -cenere calda, e vi pungono dentro cantando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Prima che'l fuoco spenghi,</p> -<p class="i01">«Fa ch'a mia porta venghi:</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></p> -<p class="i01">«Tal ti punga il mio amore,</p> -<p class="i01">«Quale io fo questo cuore».</p> -</div></div> - -<p> -Del resto usano anche formole magiche allo splendor della -luna, segni misteriosi sul terreno, figure in cera od in -bronzo, che senza dubbio rappresentano l'amante, e di -cui si servono secondo le circostanze. -</p> - -<p> -Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, -la quale senza bellezza e gioventù esercitasse tuttavia -un certo fascino sugli uomini, cadeva senz'altro in sospetto -di stregoneria. La madre del Sanga,<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> segretario -di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una -di queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con -lui un'intera società d'amici, che mangiarono un'insalata -avvelenata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale -della strega, il mago od <i>incantatore</i>, ancor più esperto -di tutte le arti le più pericolose. Talvolta egli è altrettanto, -od anche più astrologo, che mago: più spesso però -sembra essersi egli spacciato per astrologo per non essere -perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo -non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere -le ore favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). -Ma siccome molti spiriti sono buoni od indifferenti,<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a> così -anche il loro scongiuratore può godere di una abbastanza -buona reputazione, e Sisto IV nel 1474 dovette con un -Breve apposito<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> chiamare al dovere alcuni Carmelitani -bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La -cosa in sè non sembrava niente affatto impossibile a molti; -una prova indiretta se ne ha in questo, che anche le persone -le più timorate dal canto loro credevano a visioni -di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano ardentemente invocato. -Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i platonici -fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e -Marcello Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia -apertamente intendere, ch'egli ha che fare con degli spiriti -dell'altro mondo.<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Egli è anche persuaso dell'esistenza -di un'intera gerarchia di maligni spiriti, che, dimorando -negli spazi aerei tra la terra e la luna, insidiano -alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della -natura,<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a> anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. -Ora, siccome lo scopo del nostro libro non ci permette -una esposizione diffusa e sistematica delle opinioni, che -allora prevalevano intorno a queste credenze spiritistiche, -così ci accontenteremo qui di riferire un sunto della relazione -del Palingenio, a guisa di saggio od esempio.<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte -Soratte, a s. Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e -sul niun valore della vita dell'uomo, e poi sul far della -notte s'è messo in via alla volta di Roma. Allora, splendendo -la luna, egli s'abbatte in tre viandanti, che s'associano -a lui, ed uno di questi, chiamandolo a nome, gli -chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: -dal santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -credi tu che sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? -La saggezza non è che privilegio degli esseri superiori -(<i>Divi</i>), e del numero di questi siamo noi tre, -quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo Saracil -e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente -in prossimità della luna, dove in generale dimora -la grande schiera degli esseri intermediarii, che dominano -sulla terra e sul mare». Palingenio domanda, non senza -interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? E -n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, -è trattenuto per forza d'incanto prigione di un giovane -di Narni, del seguito del cardinale Orsini: ed anche in -ciò voi, uomini, dovreste vedere una prova implicita della -vostra immortalità, potendo avere tanta autorità sopra -di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto -servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto -mi liberò. Ora noi vogliamo tentare di rendere in -Roma un simile servigio al nostro compagno, e con questa -occasione cercheremo di condurre con noi questa notte -all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste -parole del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: -«udite, il nostro Remisses vien già da Roma; questo -venticello lo annunzia». Infatti tosto dopo appare un -quarto, che essi lietamente salutano, e lo interrogano sulle -cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa -condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente -collegato con gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina -di Lutero non più con buone ragioni, ma colle armi -di Spagna: guadagno netto pei demonii, che nella grande -carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una -turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali -Roma vien dipinta come pienamente caduta in potere -dello spirito maligno, per causa della sua immoralità, i -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -demonii spariscono e lasciano solo il poeta a proseguir -la sua via.<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a> -</p> - -<p> -Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero -questi rapporti coi demonii, che in allora potevansi -ancora pubblicamente confessare, ad onta del <i>Malleus -Maleficarum</i> ecc., non ha che a consultare il libro, del -resto assai letto, «Della occulta filosofia» di Agrippa -di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo -scritto prima di recarsi in Italia,<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> ma nella dedicatoria -al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti -fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle -insieme con quelle. Trattandosi di uomini di genere -tanto ambiguo, quale era Agrippa, e di furfanti e pazzi, -quali possono dirsi gli altri per la maggior parte, non -ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il -quale essi si mascherano con una farraggine di formole, -suffumigi, unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a> Ma -in primo luogo questo sistema è ricchissimo di citazioni -delle superstizioni antiche; poi l'influenza ch'esso esercita -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -nella vita degli Italiani e nelle loro passioni, è talvolta -grandissima e caratteristica. A prima vista si direbbe -che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono -esservisi accostati, ma le passioni sfrenate conducono a -consultar gli stregoni anche uomini di gran conto e di -mente svegliatissima in qualsiasi condizione, e la persuasione, -che nell'incantesimo ci sia un fondo di vero, toglie -anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di -quella fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice -delle cose umane. Con un po' di danno e un po' di -pericolo pareva che si potessero saltare a piè pari impunemente -tutti gli ostacoli posti dal senso comune e -dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, -che si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o -illeciti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un -po' vecchio e già sul punto di sparire affatto. Dalle tenebre -più fitte del medio-evo, anzi dall'Antichità stessa -qualche città italiana conservò una ricordanza, che i suoi -destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di -certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato -di sacerdoti addetti ai riti inaugurali, detti <i>telesti</i>, il cui -ufficio sarebbe stato quello di assistere alla solenne fondazione -di alcune città, garantendone la futura prosperità -con appositi monumenti, ed anche col seppellire nelle -fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti determinati -(<i>telesmata</i>). Se qualche cosa ancora sopravviveva -per tradizione orale e popolare del tempo romano, -erano appunto ricordi di questo genere: salvo che l'augure -antico naturalmente nel corso dei secoli fu tramutato -in un mago, perchè non si comprendeva più il lato -religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> sopravvive -evidentemente la ricordanza antichissima di un teleste, -il cui nome coll'andare del tempo fu sostituito da quello -del sommo poeta. Altrettanto dicasi della ceremonia, colla -quale si rinchiudeva una misteriosa immagine della città -in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa pel -fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò, -amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio -divenne anche l'autore principale del cavallo di -bronzo, delle teste che sono sopra la porta Nolana, delle -mosche pure di bronzo che figurano su qualche altra porta, -della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, che fissano -magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi -di Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne -il destino in generale. Anche la Roma medievale -aveva confuse ricordanze di questo genere. In sant'Ambrogio -a Milano trovavasi un antico Ercole in marmo; -si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto, -avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, -usando gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in -quella chiesa.<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> I Fiorentini erano persuasi<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a> che il loro -tempio di Marte (più tardi trasformato in Battistero) -avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, conformemente -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -a quanto segnava la costellazione, sotto la -quale fu costruito al tempo di Augusto: è vero che essi -tolsero di là la statua equestre di Marte in marmo, -quando si fecero cristiani; ma, siccome la distruzione di -essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — e -ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si -collocò sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila -distrusse Firenze, l'immagine cadde nell'acqua e non -fu ripescata se non quando Carlomagno riedificò di nuovo -la città: allora fu collocata sopra un piedistallo all'ingresso -del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 -il Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi -della gran lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che -si lega intimamente a quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione -del 1333 però esso scompare per sempre.<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a> -</p> - -<p> -Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido -Bonatto, già menzionato, nel gettar le fondamenta delle -mura di Forlì non si accontentò di esigere quella scena -simbolica della concordia de' Guelfi e dei Ghibellini, di -cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo di una statua -equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti -astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a> -credette anche di aver guarentito quella città da ogni -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -distruzione, anzi da ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. -Allorquando il cardinale Albornoz (v. vol. I, -pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in suo potere -la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata -e mostrata quella statua, probabilmente per ordine del -cardinale stesso, affinchè il popolo comprendesse, con quali -mezzi il crudele Montefeltro s'era sostenuto contro la -Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), quando -una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare -dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse -era stato salvato e nuovamente sepolto. Ma questa deve -essere stata l'ultima volta che se ne parlò: poichè ancor -nel secolo susseguente la città effettivamente fu presa. — Nelle -fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto il -secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma -si hanno anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa -infatti che lo stesso papa Paolo II fece seppellire una -enorme quantità di medaglie d'oro e d'argento nei fondamenti -degli edifici, ch'egli eresse,<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> e il Platina non è -malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto -ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo -non avevano una piena coscienza del significato religioso, -che nel medio-evo s'attribuiva a tali consacrazioni.<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a> -</p> - -<p> -Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era -per lo più che una tradizione popolare, non agguagliò -di gran lunga l'importanza, che ebbe la magia segreta -usata per iscopi puramente privati e personali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -</p> - -<p> -Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare -in modo speciale da una commedia dell'Ariosto intitolata -«il Negromante».<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> Il suo eroe è uno dei molti -ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si spacci per -greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente -maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare -co' suoi scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, -di far muovere la terra, di rendersi invisibile, di tramutar -gli uomini in animali e così via, ma queste millanterie -non sono che una mostra esteriore: il suo vero -scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli -infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia -dopo di sè, somigliano alla bava di una lumaca e spesso -anche al guasto, che lascia dopo di sè la procella. Per -giungere a' suoi intenti egli porta le cose ad un punto, -che si crede che il canestro, dove sta nascosto un amante, -sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere -e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon -sintomo che poeti e novellieri possano versare su tali -uomini a piene mani il ridicolo, essendo certi di trovar -assenso ed approvazione da parte di tutti. Il Bandello -non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo -come vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli -talvolta nelle loro conseguenze,<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> ma mostra altresì, -non senza un senso di indignazione, tutti i danni e le -sciagure, cui si espongono coloro che vi prestano fede.<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a> -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -«Taluno con la clavicola di Salomone e con mille altri -libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel -seno della terra, indurre la sua donna al suo volere, -saper i segreti dei principi, andar da Milano a Roma -in un atomo e far molti altri effetti mirabili. E quanto -più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare incantagioni -persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo -che quel nostro amico, per ottenere la sua innamorata, -che mai non ottenne, fece della sua camera un cimitero, -avendovi più teste ed ossa di morti, che non è a Parigi -agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con -mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti -ad un cadavere, con lo strappargli un'unghia ecc., e se -finalmente lo scongiuro riesce, gl'infelici, che lo fanno, -ne restan vittime e muoiono talvolta di spavento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande -scongiuro magico, che ebbe luogo (1532) a Roma nel -Colosseo,<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> quantunque egli e i suoi compagni ne sieno -usciti colmi di spavento: il prete siciliano, che probabilmente -vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, -lo lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non -aver mai trovato un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento -in sè stesso ogni lettore può formarsi quel -concetto che crede; e forse più di tutto agirono i vapori -narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia già -anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per -cui anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, -come il più giovine e il più impressionabile, vide o credette -vedere più di tutti. Ma che principalmente si avesse -in mira di guadagnar Benvenuto, si può facilmente presumerlo, -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -in quanto che, diversamente, per un'impresa -così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè -la semplice curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto -non si ricorda se non quando è invitato dal negromante -a chiedere agli spiriti qualche cosa, e questi -medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi -amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che -può ritrarsi dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo -non è da dimenticare, che anche la vanità poteva -trovarsi lusingata, qualora si avesse potuto dire: i demoni -mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio -potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa -(cap. 68). Ma quand'anche Benvenuto si fosse a -poco a poco indotto ad innestar qualche menzogna in tutto -questo racconto, esso avrebbe però sempre un valore -incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo -allora prevalenti. -</p> - -<p> -Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, -capricciosi e bizzarri», non si occupano gran fatto di -cose magiche; bensì uno di essi, in occasione di studi -anatomici, si fece un giubboncello della pelle di un cadavere, -ma dietro le ammonizioni di un frate, a cui confessò -la cosa, la depose nuovamente in una tomba.<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Non -è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri -abbia contribuito a scemare sempre più la fede nella -virtù magica di alcune parti dei medesimi, mentre al -tempo stesso l'assidua contemplazione e riproduzione delle -forme mostrava all'artista la possibilità di una potenza -magica d'altro genere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -</p> - -<p> -In generale la magia appare al principio del secolo XIV, -in onta agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e -ciò vuol dire in un tempo, in cui fuori d'Italia toccava -il colmo delle sue fortune, per modo che i viaggi dei -maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano cominciare -soltanto, quando già in patria non trovavano più chi prestasse -fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava -necessaria la sorveglianza del lago che è sul monte di -Pilato presso Scariotto per impedire ai negromanti la -consacrazione dei loro libri.<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Nel secolo XV poi accaddero -altri fatti, come per esempio, l'offerta di provocare -forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di assedianti; -ma anche allora il comandante della città assediata — Niccolò -Vitelli in Città di Castello — ebbe il -buon senso di cacciare da sè gli autori della pioggia, -come empi impostori.<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> Nel secolo XVI tali fatti sotto -forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche nella -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture -degli scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il -tempo, in cui la Germania ha il massimo de' suoi negromanti, -il dottore Giovanni Faust, mentre il maggiore -degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo XIII. -</p> - -<p> -Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare -della fede negli scongiuri non si mutò necessariamente -tutto ad un tratto nella credenza contraria in -una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose -umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, -nè più nè meno come avea fatto l'astrologia, quando -scomparve. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia -e la chiromanzia<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> e simili specie secondarie di -magìa, le quali non acquistarono un po' di voga se non -quando scaddero la magìa propriamente detta e l'astrologia, -e non crediamo nemmeno di occuparci della fisiognomia, -che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva -affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. -Infatti essa non appare già come strettamente -affine all'arte figurativa ed alla psicologia pratica, ma -più particolarmente come una specie nuova di sogno fatalistico, -come una rivale dichiarata dell'astrologia, quale -sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, -per esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che -si pavoneggiava del pomposo titolo di metaposcopo,<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a> la -cui scienza però, giusta l'espressione del Giovio, rassomigliava -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -piuttosto ad una delle maggiori arti liberali, -non s'accontentava di spacciare le sue profezie per i pusillanimi, -che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma -scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, -alle quali erano imminenti diversi gravissimi pericoli». -Il Giovio, quantunque invecchiato nell'incredulità romana — <i>in -hac luce romana</i>! —, confessa che le profezie -contenute in quel Prospetto non fecero che verificarsi -anche troppo esattamente.<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Sta però di fatto altresì, che -in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od -altre simili profezie, si vendicavano terribilmente dei -profeti: Giovanni Bentivoglio fece per ben cinque volte -sfracellare alla parete Luca Gaurico appeso ad una fune, -che era attaccata ad un'alta scala a chiocciola, perchè -gli aveva predetto la perdita della signoria:<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> Ermete -Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè -l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, -profetizzato che sarebbe morto fuggiasco in una -battaglia. L'assassino schernì, a quanto sembra, il morente, -ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che -avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una -fine ugualmente infelice ebbe il nuovo fondatore -della chiromanzia, Antioco Tiberto da Cesena,<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> per volere -di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale aveva -presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un -tiranno, la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -era un uomo di grande ingegno, che notoriamente -dava i suoi responsi, non tanto servendosi della chiromanzia, -quanto della profonda conoscenza che aveva del -cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato -perfin da quei dotti, che non tenevano nessun -conto delle sue divinazioni.<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a> -</p> - -<p> -L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene -nominata se non assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non -ha nell'epoca più splendida del Rinascimento che un'importanza -affatto secondaria.<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a> Anche di questa malattia -l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo XIV, -quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava -che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a> -Ma da quel tempo in poi s'era fatta sempre più -rara in Italia quella specie particolare di fede, di entusiasmo -e di isolamento, che si richiede per l'esercizio -dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e forestieri, -cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga -misura la credulità dei grandi signori.<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a> Sotto Leone X -i pochi fra gl'italiani che ancora attendevano a questo -studio,<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a> passavano per uomini strani ed eccentrici (<i>ingenia -curiosa</i>), ed Aurelio Augurelli, che dedicò a quel -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro, -vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, -ma vuota. Il mistico fanatismo, che in seguito condusse -gli alchimisti a cercare, oltre l'oro, anche la famosa -pietra filosofale, nella quale doveva trovarsi ogni fortuna, -non è che un tardo germoglio settentrionale, spuntato -dalle teorie di Paracelso e di altri. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p> - -<h3 id="cap5-6">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Crollo della fede in generale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa -sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire -di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il -deismo italiano. -</p> -</div> - -<p> -In istretta relazione con queste superstizioni e in generale -colle massime dell'antichità allora universalmente -adottate era la fede nell'immortalità dell'anima. Ma -questa questione, presa nel suo complesso, ha anche attinenze -più larghe e profonde con lo sviluppo dello spirito -moderno in generale. -</p> - -<p> -Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità -era il desiderio di non dover essere obbligati in -nulla ad una Chiesa universalmente abborrita, come era -allora la romana. Vedemmo già come essa chiamasse -col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo -modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che -taluno nel momento supremo della morte cercasse il -conforto de' Sacramenti; ma questo era nulla in paragone -dei moltissimi, che per tutta la loro vita, e specialmente -poi negli anni della loro maggiore attività, non -si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso. -Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -ad una compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere -evidente da sè, viene storicamente testificata d'ogni parte. -Sono coloro dei quali l'Ariosto scriveva: non credono a -nulla al di sopra del tetto della loro casa.<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a> In Italia, e -più specialmente a Firenze, si poteva senza pericolo alcuno -vivere in una palese incredulità, purchè non si -provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. -Infatti era di uso, che il confessore chiamato ad assistere -un delinquente, che dovesse subire l'estremo supplizio, -prima d'ogni altra cosa lo interrogasse se credeva: -«essendo corsa una falsa voce, ch'egli non avesse fede -alcuna».<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo -Boscoli, di cui già facemmo menzione (v. vol. I, -pag. 79), e che nel 1513 ebbe parte in una cospirazione -contro la famiglia dei Medici appena ristabilita, è divenuto -in questa occasione l'espressione la più perfetta -della confusione, che allora regnava nelle idee religiose. -Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, -egli aveva poi concepito un certo entusiasmo per -la libertà intesa al modo antico e per altre idee del -vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel carcere, -i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente -per lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente -e salvi l'anima sua. Il pio testimonio e narratore -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -del fatto è uno della famiglia artistica dei Della -Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, sospira il Boscoli, -aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa morire -da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè -voi vogliate, ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete -già che le imprese degli antichi romani non ci furono -tramandate nella loro schietta genuinità, ma <i>con arte -accresciute»</i>. Allora quegli fa violenza a sè stesso per -credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. -Se soltanto gli fosse concesso ancora di passare -un mese in compagnia di buoni monaci, egli sarebbe -certo di riformare il cuore e la mente a pensieri e sentimenti -cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con -tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano -assai poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre -preghiere che il <i>Pater</i> e l'<i>Ave</i>, e supplica istantemente -Luca a voler dire agli amici, che studino la Sacra Scrittura, -perchè nell'ora suprema non si trova se non ciò -che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge -e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: -in modo veramente strano quell'infelice vede -chiara la divinità di Cristo, mentre invece non sa capacitarsi -della sua umanità: e se ne cruccia, e vorrebbe -poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come -se Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: -allora l'amico lo esorta all'umiltà e lo avverte che i -dubbi non sono che ispirazioni perverse dello spirito maligno. — Più -tardi egli si risovviene di un suo voto -giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio -alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di -compierlo in sua vece. Frattanto giunge il confessore, -un frate del convento del Savonarola, come egli l'aveva -chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli schiarimenti, che altrove -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -abbiamo accennato, intorno all'opinione di s. Tommaso -d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere -la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: -«padre, non perdete su questo punto il vostro tempo; -a ciò mi bastano già i filosofi: aiutatemi a subire la -morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la comunione, -il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate -in modo assai commovente; più particolarmente però -merita d'esser notato un tratto al tutto caratteristico, -ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa sul ceppo, -pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento, -«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della -propria condanna, avea fatto ogni sforzo per unirsi con -Dio, ma sempre indarno, ed ora voleva fare uno sforzo -supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue mani». -Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, -intesa soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in -quell'estremo momento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di -questo genere, avremmo un'immagine ben più completa -della vita morale di quel tempo, di quello che non ci -sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da tante poesie. -Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse -l'innato istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti -i rapporti d'ogni individuo colle verità religiose, -e finalmente quali potenti nemici osteggiassero queste -ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti non -fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova -Chiesa, è cosa per sè evidentissima; ma la storia del -pensiero degli occidentali sarebbe pur sempre incompiuta, -se non si tenesse conto di quest'epoca di sommo fermento -fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma -torniamo alla questione dell'immortalità. -</p> - -<p> -Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide -ed estese conquiste nella classe degli uomini più colti, -ciò dipendette essenzialmente dalla circostanza che il -compito affatto terreno di scoprire e riprodurre il mondo -mediante la parola e le immagini assorbì in alto grado -tutte le forze mentali e morali degli Italiani. L'esser -mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità -(v. pag. 298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la -indagine scientifica apersero universalmente la via ad -uno scetticismo, che, se non appare evidentissimo nella -letteratura e se non s'accinse alla critica della storia -biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia -non può dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto -inosservato in quel gran bisogno di dare a tutto -forma e colore, che è lo stimolo positivo dell'arte; senza -contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico usurpato -dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica -di chiunque avesse osato sciogliere la questione -teoricamente. Questo spirito di dubbio nondimeno doveva -volgersi inevitabilmente al problema dello stato dell'anima -umana dopo la morte per motivi già per sè troppo evidenti, -perchè abbiano bisogno di essere additati. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta -questa questione in doppio modo. In primo luogo si cercò -appropriarsi la psicologia degli antichi e si torturò minuziosamente -Aristotele per averne una risposta definitiva. -In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel tempo<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a> -Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua -barca, intorno a ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: -il cauto filosofo, quantunque corporalmente fosse -morto e tuttavia vivesse spiritualmente, non avea nemmeno -allora voluto compromettersi con una chiara e -netta risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano -gl'interpreti essere più fortunati di lui? — Ma appunto -perciò si questionava con maggiore accanimento -sulle opinioni emesse da lui e da altri antichi sulla vera -natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua preesistenza, -sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua -assoluta eternità, anzi anche intorno alle diverse sue -trasmigrazioni, e tali questioni furono portate perfin sul -pergamo.<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> La disputa assunse ancora nel secolo XV proporzioni -assai larghe e s'accalorava ogni dì più: gli uni -dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come -immortale;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> altri deploravano la durezza di cuore degli -uomini, che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi -sopra una sedia, per credere alla di lei esistenza:<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Filelfo -nella sua orazione funebre per Francesco Sforza -adduce una serie di sentenze diverse di filosofi antichi -ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude -questa miscela di testimonianze, che nella stampa occupano -due pagine e mezza molto compatte in folio,<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a> con -due righe: «oltre a ciò abbiamo il Testamento vecchio -ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi certezza -ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -colla dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come -per esempio il Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle -dottrine del Cristianesimo. Ma gli avversari riempivano -il mondo erudito delle loro opinioni. Al principio del -secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, era -talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense -(1513) dovette pubblicare una costituzione<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a> a difesa della -immortalità e individualità dell'anima, quest'ultima contro -coloro che insegnavano non esser l'anima in tutti -gli uomini che una sola. Pochi anni dopo però apparve -il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità -di una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta -si svolse in confutazioni ed apologie, e non tacque se -non di fronte alla reazione cattolica. La preesistenza -dell'anima in Dio, più o meno conforme alle dottrine -ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea -assai diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Evidentemente -non si pensò più da vicino, quali conseguenze -vi andassero connesse intorno al modo di esistere dopo -la morte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente -da quel notevole frammento del libro sesto della Repubblica -di Cicerone, che è noto sotto il nome di «Sogno -di Scipione». Senza il commento di Macrobio probabilmente -anch'esso sarebbe andato perduto, come tutta la -seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -in innumerevoli manoscritti<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a> e, quando nacque l'arte -tipografica, in moltissime ristampe, e fu in più guise -commentato. È la designazione della vita gloriosa, che -aspetta i grandi uomini dopo la morte nel concento delle -sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel quale -a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, -si venne mano mano sostituendo al cielo promesso -ai cristiani in quella stessa misura, nella quale l'ideale -della grandezza storica e della fama gettò nell'ombra -le idealità della vita cristiana, e, ciò non ostante, il sentimento -non ne restava tanto offeso, come colla dottrina -della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca -cominciò a fondare le sue speranze principalmente su -questo Sogno di Scipione, su altre espressioni che si riscontrano -in Cicerone e sul Fedone di Platone, senza -nemmeno menzionare la Bibbia.<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> «Perchè, esclama egli -in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico -partecipare ad una speranza, che trovo accettabile -presso i pagani?». Un po' più tardi Coluccio Salutati -scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» (che sussistono ancora -manoscritte), dove nella conclusione si prova, che -agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero -lotte straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra -le stelle.<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a> E se anche Dante confinò rigorosamente i -grandi del paganesimo (ai quali certamente egli accordava -il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al limitare -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -dell'Inferno,<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a> ora invece la poesia si mostrò più corriva e -diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. -Cosimo il Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci -scritta in occasione della sua morte, era stato accolto -in cielo da Cicerone, che al pari di lui fu detto «padre -della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da molti -altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, -nel quale non cantano che le anime scevre d'ogni colpa -e d'ogni rimprovero.<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, -e d'assai meno lusinghiero, del mondo futuro, -vale a dire il regno delle ombre di Omero e di quei -poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana a -quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò -l'animo di taluni. Gioviano Pontano in qualche punto -delle sue opere pone in bocca al Sannazzaro il racconto -di una visione<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> avuta di buon mattino nel sonno. In -essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col -quale egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità -dell'anima: egli lo interroga, se sia vera l'eternità e -l'atrocità delle pene infernali? L'ombra, dopo qualche -istante di silenzio, risponde al tutto nel senso della risposta -di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, -che noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande -desiderio di ritornare in essa». Poi saluta e scompare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -</p> - -<p> -Non si può assolutamente disconoscere che simili idee -implicavano affatto la distruzione dei dogmi fondamentali -del Cristianesimo. I concetti della prima caduta dell'uomo -e della Redenzione devono essere scomparsi quasi -del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto prodotto -dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è -parlato altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, -ammesso anche che v'abbiano partecipato, al pari di -tutti gli altri, altresì gli uomini individualmente più colti -ed istrutti, tale partecipazione non era tanto l'effetto -di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più un -bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta -degli spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un -grido di disperazione lanciato verso il cielo, perchè mandasse -un aiuto straordinario. Il risvegliarsi della coscienza -non portava di necessità il sentimento della corruzione -umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche una -grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento -assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di -una energia straordinaria, ci narrano che il loro principio -era quello di non voler pentirsi giammai di nulla,<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a> -può ben essere che ciò si riferisca innanzi tutto a cose -per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori commessi -nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo -al campo morale è facilissimo, quando la sorgente di -quel principio è universale e risiede nel sentimento individuale -della propria forza. Il Cristianesimo passivo e -contemplativo, colle sue speranze in una vita migliore -al di là della tomba, non aveva più alcun predominio -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -su questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente -l'ultima parola su esso, affermandolo dannoso allo Stato -e inutile alla difesa delle sue libertà.<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini -più serii il sentimento religioso, che, in onta a tutto -questo, ancora esisteva? Il Teismo o Deismo, comunque -lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome parrebbe convenir -meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato -ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare -un ulteriore compenso per soddisfare ai bisogni del sentimento. -Il Teismo invece si riconosce in una più elevata -e positiva devozione verso l'Ente divino, che il medio-evo -non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non -esclude per nulla il Cristianesimo, e può benissimo in -ogni tempo conciliarsi colle sue dottrine sul peccato, sulla -redenzione e sull'immortalità, ma può anche sussistere -senza di esse. -</p> - -<p> -Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi -infantile, anzi con un colorito mezzo pagano: in Dio essa -vede l'Essere onnipotente, che è meta e compimento di -tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a> come, dopo -le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte -dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra -Donna, orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, -perchè fosse loro concesso un giusto uso dei beni di fortuna, -una lunga convivenza in pace e in concordia, e -molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, amicizie -ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona -massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -espressione un forte colorito d'antichità, si ha talvolta -molta difficoltà a sceverare in essa lo stile, che è pagano, -dal senso, che è pure sempre quello di un Teismo -cristiano.<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a> -</p> - -<p> -Questo sentimento si manifesta qua e là con molta -verità nella sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che -giacque lungamente ammalato di febbre, ci restano alcune -preghiere a Dio, nelle quali egli incidentalmente -accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia ci appare -imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a> Egli -non considera punto i suoi dolori come una conseguenza -delle sue colpe o come una prova e preparazione alla -vita avvenire; è un affare immediato tra lui e Dio solo, -che fra l'uomo e la disperazione ha posto il potente amor -della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla -natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta -di nominarti.... dammi la morte, o Signore, io te ne -supplico, dammi tosto la morte!» -</p> - -<p> -Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto -e sentito si cercherebbe indarno in questa e in simili -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -espressioni; quelli che le emisero, credevano ancora -in parte di essere cristiani e rispettavano, oltre a ciò, -per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma -al tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto -a manifestarsi in tutta la sua pienezza, questo modo di -pensare acquistò una coscienza esplicita; un buon numero -di protestanti italiani si dichiararono Anti-trinitarj, e i -Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero perfino il -notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo -senso. In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo -meno evidentemente, che, oltre ai razionalisti della scuola -umanistica, anche altri spiriti seguivano arditamente questa -corrente. -</p> - -<p> -Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia -Platonica di Firenze, e in essa nessuno lo professò così -apertamente come Lorenzo il Magnifico. Le opere dottrinali -e perfino le lettere famigliari di quel circolo di -dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e -del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua -gioventù sino alla fine della sua vita si dichiarò in fatto -di credenze cristiano,<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> e che Pico fu anzi ligio alle idee -del Savonarola e piegò a sentimenti di un ascetismo -claustrale.<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a> Ma negli inni di Lorenzo,<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a> che siamo tentati -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -di designare come il maggior prodotto dello spirito di -quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel -senso, che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico -e morale. Mentre gli uomini del medio-evo considerano -questo stesso mondo soltanto come una valle di lagrime, -che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla -venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento -oscillano perplessi tra momenti di violenta energia e di -cupa rassegnazione o di delirj superstiziosi, qui un'eletta -schiera di spiriti superiori<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a> coltiva l'idea, che il mondo -visibile sia stato creato da Dio per solo amore, e che -esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e -ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. -L'uomo, riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua -cerchia ristretta, ma amandolo può anche abbracciar l'infinito, -e questa è la beatitudine, di cui è lecito goder -sulla terra. -</p> - -<p> -Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo -si fondono colle dottrine platoniche e con idee e sentimenti -al tutto moderni. Così si veniva maturando il miglior -frutto di quella cognizione del mondo esteriore e -dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento -italiano alla testa di tutta la civiltà moderna. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE E SOMMARIO</a> -<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO</span></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE QUARTA.<br /> - Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Viaggi degli Italiani.</span><br /> Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">Pag. 7</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le scienze naturali in Italia.</span><br /> Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">13</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span><br /> Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">25</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperte sull'uomo.</span><br /> Espedienti psicologici; i temperamenti</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">41</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.</span><br /> Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante e la sua «Vita nuova. — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come antitesi</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">45</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Biografie.</span><br /> Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">73</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Caratteristica dei popoli e delle città.</span><br /> Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">89</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione dell'uomo esteriore.</span><br /> La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di quest'ultimo</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">93</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IX.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione della vita reale ordinaria.</span><br /> Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE QUINTA.<br /> La vita sociale e le feste.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td>Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile a' cortigiani</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">113</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Raffinamento esteriore della vita.</span><br /> Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">127</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La lingua come base del vivere sociale.</span><br /> Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La conversazione</td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La forma più elevata della vita sociale.</span><br /> Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">149</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">L'uomo perfetto di società.</span><br /> Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società</td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">155</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Condizione della donna.</span><br /> Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo (<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane</td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">163</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Il governo della famiglia.</span><br /> Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la vita campestre</td> <td class="pag"><a href="#cap7-5">173</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Feste.</span><br /> Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il Corpusdomini in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#cap8-5">179</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE SESTA.<br /> La Morale e la Religione.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Moralità.</span><br /> Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo della vita individuale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">213</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione nella vita quotidiana.</span><br /> Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">249</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span><br /> Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani</td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">295</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Innesto di antica e moderna superstizione.</span><br /> L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla stregoneria del nord. — Malìe delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie affini della stessa; l'alchimia</td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">317</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Crollo della fede in generale.</span><br /> La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano</td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">365</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Luigi Bossi, <i>Vita di Cristoforo Colombo</i>, dove si ha anche -un prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a -pag. 91 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, -invero troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'<i>Europae status sub -Federico III imper</i>. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, <i>Scriptor</i>, ed. -del 1624, vol. II, p. 87).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span><i>Pii II comment.</i> L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli -non fu sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge -o toglie a capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. -Ciò peraltro non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro -insieme.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo -tempo ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, -quando omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti -sulle rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la -metà del secolo un'opera assai notevole nella <i>Descrizione di -tutta Italia</i> di Leandro Alberti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Libri, <i>Histoire des sciences mathématiques en Italie</i>, IV vols. -Paris, 1838.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe -constatare la sempre maggiore attività manifestatasi -nel raccogliere osservazioni, indipendentemente dai progressi delle -scienze matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiquit.</i> nel Grevio, <i>Thesaur. -ant. italic.</i> t. VI, <i>pars</i> III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e -segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante -attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze -alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi -ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span><i>Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med.</i>, ristampata -anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. -Anche nelle appendici al <i>Laurentius</i> di Fabroni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><i>Mondanarii villa</i>, ristampato nei <i>Poemata aliquot insignia -illustr. poetar. recent.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto -de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel -parco di Woodstock (<i>Guil. Malmesbur</i>, p. 638) conteneva leoni, -leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In -Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno -XXXIII, 22.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>V. l'estratto di <i>Aegid. Viterb</i>. presso Papencordt, <i>Storia -della città di Roma nel medio-evo</i>, p. 367, <i>not</i>., dove si cita un -fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani -servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento -fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria -Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza -della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma -i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. -<i>Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd.</i> t. II, -col. 741. Diversamente da questi nella <i>Vita Pii II</i>, Murat. III, II, -col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico -da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. <i>Vita Leonis -X</i>, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente -un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri -leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando -i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si -aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, <i>Stor. fiorent</i> III, -p. 143.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>Cron. di Perugia, Arch. stor.</i> XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai -Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. <i>Ibid</i>. XVI, I, -p. 382, all'anno 1434.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Gay, <i>Carteggio</i>, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti adoperavano -perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, -specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. -Kobell, <i>Wildanger</i>, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori -di caccie con leopardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span><i>Strozii poetae</i>, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della selvaggina -pag. 193.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><i>Cron di Perugia</i>, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di -simile si ha nel Petrarca, <i>De remed. utriusque fortunae</i>, I, 61, -ma ancor meno accentuatamente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Jovian. Pontanus <i>De magnificentia</i>. — Nel giardino zoologico -del cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre -a dei pavoni e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle -lunghe orecchie: <i>Pii II Comment</i>. XI, p. 562 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Maggiori particolari in Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Tristano -d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a -Firenze, veggasi Rabelais, <i>Pantagruel</i>, IV, chap. 11. — Lorenzo -il Magnifico ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una -giraffa; Baluz. <i>Miscell</i>. IV, 516.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span><i>Ibid</i>. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi -nelle razze cavalline v. Bandello <i>parte</i> II, <i>Nov.</i> 3 e 8. — Anche -nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni -tecniche. Cfr. Pulci, il <i>Morgante</i>, c. XV, str. 105 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Ippolito de' Medici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche -notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un cenno -principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. <i>De obedientia</i>, -L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre parti si comperavano -dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche cristiani, e -si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo del loro -riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma non -era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — <i>Moro</i> -designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi <i>Moro nero</i>. — Fabroni -<i>Cosmos adnot.</i> 110: atto di vendita di una schiava -circassa (1427); <i>adnot</i>. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, -presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve -cento Mori in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a -cardinali ed altri signori (1488). — Masuccio, <i>Novelle</i>, 14: trafficabilità -degli schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo -stesso lavorano come <i>facchini</i> (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: -alcuni Catalani fanno prigioni alcuni Mori di Tunisi e li -vendono a Pisa. — Gay, <i>Carteggio</i>, I, 360; manomissione e dotazione -di uno schiavo negro in un testamento fiorentino (1490). — Paul. -Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Franc. Sfortia</i>. — Porzio <i>Congiura</i>, III, -194. — e Comines, <i>Charles VIII</i>, chap. 17: negri destinati a far -da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona in Napoli. — Paul. -Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Galeatio</i>: un negro, quale compagno dei principi -nelle uscite. — <i>Aeneae Sylvii opera</i>, pag. 456: uno schiavo negro -come virtuoso di musica. — Paul. Jov. <i>De piscibus</i>, cap. 3: un -negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. — Alex. -Benedictus, <i>de Charolo</i> VIII, presso Eccard, <i>scriptor</i> II, -col. 1608: un negro (<i>Aethiops</i>), quale ufficiale superiore in Venezia, -dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, -<i>parte</i> III, <i>Nov.</i> 21: se uno schiavo merita punizione, i -genovesi lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a -trasportarvi il sale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che -di questo argomento si trova nel secondo volume del <i>Cosmos</i> di -Humboldt.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo -Grimm riportate da Humboldt, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><i>Carmina Burana</i>, p. 162, <i>de Phillide et Flora</i>, str. 66.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato -a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di -Reggio. <i>Purgat.</i> IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli -cerca di mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, -mostra in lui un profondo sentimento del bello, che risulta -dalla natura e dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti -si sognasse la esistenza di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì -guardasse con una specie di superstizioso terrore, si rileva apertamente -dal <i>Chron. Novaliciense</i>, II, 5 presso Pertz, <i>Script.</i> VII -e <i>Monum. hist. patriae, Script.</i> III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Oltre alla descrizione di Baja nella <i>Fiammetta</i>, della selva -nell'<i>Ameto</i> ecc., vi è un passo nella <i>Genealogia Deor.</i> XIV, II, -molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, -alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che -queste cose <i>animum mulcent</i>, e che il loro effetto è quello di -<i>mentem in se colligere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Libri, <i>Histoire des sciences mathémat.</i> II, p. 249.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Quantunque volentieri vi si riporti; per es. <i>de vita solitaria</i>, -specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato -dalle opere di S. Agostino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span><i>Epist. famil.</i> VII, p. 675. <i>Interea utinam scire posses, quanta -cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter -fontes et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia -respiro, quamque me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo -extendens, et praeterita oblivisci nitor et praesentia non videre.</i> -Cfr. VI, 3, p. 605.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><i>Jacuit sine carmine sacro</i>. — Cfr. <i>Itinerarium syriacum</i>, -p. 558.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Egli distingue nell'<i>Itinerar. syr.</i>, p. 557 nella Riviera di -Levante <i>colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos</i>. -Sulla spiaggia di Gaeta cfr. <i>De remediis utriusque fortunae</i>, -I, 54.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span><i>De orig. et vita</i>, p. 3: <i>subito loci specie percussus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span><i>Epist. famil.</i> IV, 1, p. 624.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span><i>Il Dittamondo</i>, III, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><i>Dittamondo</i>, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, <i>Storia -della città di Roma</i> ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV -aveva un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel -(<i>Carlo IV</i>) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate -non dicono questo). Può darsi che una qualche velleità artistica -sia venuta all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Bisognerebbe anche udire il Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 310: -<i>Homo fuit</i> (Pio II) <i>verus, integer, apertus; nil habuit ficti, nil -simulati</i>, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, -coerente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>I passi più importanti sono i seguenti: <i>Pii II P. M. Commentarii</i>, -L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il -soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di -Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento -di S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida -descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di -Monte Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia -e Porto, p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati -e Grottaferrata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Così certamente deve leggersi invece che: <i>di Sicilia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: <i>sylvarum -amator et varia videndi cupidius</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri -cfr. vol. I, pag. 190 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, -il suo sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma -senza sfondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Agnolo Pandolfini (<i>Trattato del governo della famiglia</i>, p. 90) -contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che -offre la campagna «<i>ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani -vezzosi, quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono -fra le chiome dell'erbe</i>»; ma forse sotto questo nome si cela il -grande Alberti, il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri -punti di vista la bellezza del paesaggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, -quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in -ciò la decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare -anche oggidì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span><i>Lettere pittoriche</i>, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><i>Strozii poetae Erotica</i>, L. VI, p,.182 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'<i>Histoire -de France</i> di Michelet (<i>Introd.</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Tommaso Gar, <i>Relaz. della corte di Roma</i> I, p. 278, 279: -nella <i>Relazione</i> di Soriano dell'anno 1533.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 295 e segg. — Secondo il senso -equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso -dei pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, -<i>De occulta philosophia</i>, c. 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Riportati dal Trucchi, <i>Poesie italiane inedite</i>, I, p. 165 -e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la -prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba -a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà -questo modo di verseggiare per quello che esso è veramente, -cioè il migliore, il più nobile ed il <i>meno facile</i> di tutti. Roscoe, -<i>Leone X</i>, VIII, 174.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da -Dante nella <i>Vita nuova</i>, p. 10 e 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni -asinaio cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco -Sacchetti, <i>Nov.</i> 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa -assai presto nella bocca del popolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span><i>Vita nuova</i>, p. 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti -si ha nel <i>Purgat.</i> c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a -ciò, i punti che vi si riferiscono nel <i>Convito.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario -pei paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori -a qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi -aneddoti relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in -Avignone, e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti -e degli amici di questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano -esistito giammai!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Ristampati nel volume XVI delle sue <i>Opere volgari</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, -<i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829, p. VIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al -principio del secolo XV, pensa bensì <i>che gli antichi Greci di umanità -e di gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i -nostri italiani</i>; ma egli dice questo al principio di una novella, -che contiene una storia sentimentale dell'infermo principe Antioco -e della di lui matrigna Stratonica, vale a dire un documento in -sè molto ambiguo e per di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata -anche come Appendice alle <i>Cento novelle antiche</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare -abbastanza alle singole corti ed ai principi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Paul. Jovius, <i>Dialog. de viris lit. illustr.</i>, presso Tiraboschi -VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, <i>De poetis nostri temporis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, <i>Arch. Stor. -Append.</i> II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si -presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi -<i>la montre</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi -su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, -393, 397.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span><i>Strozii poetae</i>, pag. 232; nel libro IV degli <i>Aeolosticha</i>, di -Tito Strozza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Francesco Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 169. Invece di <i>parenti</i> -ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non -riesce troppo chiaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (<i>Venezia</i>, f. 168), -quando si lamenta che <i>i recitanti</i> guastano le commedie <i>con invenzioni o -personaggi troppo ridicoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Sansovino, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiq.</i> presso Grevio <i>Thes</i>. VI, III, -col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei -dialetti in generale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV -si può dedurlo dal <i>Diario ferrarese</i>, che confonde i <i>Menecmi</i> -di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col <i>Menechino</i> in discorso. -V. Murat. XXIV, col. 393.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante -Margutte una solenne antichissima tradizione (<i>Morgante</i>, c. XXIX, -stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di -Limerno Pitocco (<i>Orlandino</i>, I, str. 12-22).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. -Sui tornei v. più avanti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla <i>Vita di Raffaello</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe -perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca -deve riguardarsi come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>La prima edizione è dell'anno 1516.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove narrazioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Ciò che accade invece nel Pulci. <i>Morgante</i>, canto XIX, -Str. 10 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Il suo <i>Orlandino</i> fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. -vol. I, p. 216.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Radevicus, <i>De gestis Friderici imp.</i>, specialmente nel II, 76. — L'eccellente -<i>Vita Heinrici IV</i> è assai povera di dati personali, -e altrettanto la <i>Vita Chuonradi imp.</i> di Vippone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei -dire. — In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un -modello, che si cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre -la vita di Carlomagno scritta da Eginardo, se ne trovano esempi -del secolo XII in <i>Guilielm. Malmesbur</i>. colle sue descrizioni di -Guglielmo il Conquistatore (p. 446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo -II (p. 494, 504) e di Enrico I (p. 640).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, -di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè -alle molte biografie fiorentine nel <i>Muratori</i>, nell'<i>Arch. Storico</i> -ed altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span><i>De viris illustribus</i>, negli <i>Scritti della Società letteraria -di Stuttgard</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Il suo <i>Diarum</i> presso Murat. XXIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span><i>Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis</i>, -presso Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di preferenza -istituire un confronto con quella (veramente d'assai posteriore) -di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura -viva e parlante dell'individualità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, -quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, <i>Hist. des sciences -mathémat.</i> III, p. 167 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, -che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><i>Discorsi della vita sobria</i> contenenti il <i>Trattato</i> propriamente -detto, un <i>Compendio</i>, una <i>Esortazione</i> ed una <i>Lettera</i> a -Daniele Barbaro. — Più volte stampati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde -ancora nei secolo XII. Cfr. <i>Landulfus senior, Ricobaldus</i> e (presso -Murat. X) il notevole Anonimo, <i>De laudibus Papiae</i> del sec. XIV. — Poi -il <i>Liber de situ urbis Mediol.</i>, presso Murat. I, 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea -maggiore importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il <i>Dittamondo</i>, -IV, cap. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a -Venezia, vedi vol. I, pag. 84 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni -di sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, -Parte I, Nov. 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Così il Varchi nel IX libro delle <i>Storie fiorentine</i> (vol. III, -p. 56 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Vasari XII, p. 158, <i>Vita di Michelangelo</i>, sul principio. Altre -volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel -sonetto di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso -Trucchi, I, c. III, p. 187): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Misero il Varchi e più infelici noi,</p> -<p class="i01">Se a vostre virtudi accidentali</p> -<p class="i01">Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Landi, <i>Quaestiones Forcianae</i>, Neapoli 1536, cit. da Ranke, -Storia dei Papi, I, p. 385.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span><i>Descrizione di tutta l'Italia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span><i>Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia</i> -ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in -forma scherzevole, per es. nella <i>Macaroneide, Phantas.</i> II. — Per -la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande -fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie -locali e provinciali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello -scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. -Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un -re dei Visigoti (<i>Epist</i>. I, 2), quella di un nemico personale (<i>Epist</i>. -III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni -germaniche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span><i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829. <i>Introd</i>. p. VII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>La lezione qui evidentemente è guasta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» -non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno -tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle -mani delle sue ninfe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span><i>Della Bellezza delle donne</i>, nel primo volume delle <i>Opere</i> -del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio -della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel -vol. II p. 48-52 nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le sue <i>Novelle</i>. — Fra -i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi, -nomineremo soltanto il Castiglione, <i>Cortegiano</i>, L. IV, fol. 176.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in -grazia del colorito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola -sugli occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici -di Ercole Strozza, poeta della corte ferrarese (<i>Strozii poetae</i>, -p. 85, 86). La potenza del di lei sguardo viene descritta in un -modo, che non si spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico -di quel tempo, ma che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, -ora agghiaccia fino a petrificare. Chi guarda a lungo il -sole, resta accecato: chi s'affisava nella Medusa restava di pietra; -ma chi guarda il viso di Lucrezia -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fit primo intuitu caecus et inde lapis.</p> -</div></div> - -<p> -Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto -marmorizzato dal di lei sguardo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Lumine Borgiados saxificatus Amor.</p> -</div></div> - -<p> -Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello -che si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè -essa li possedeva entrambi. -</p> - -<p> -Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, -non parve invece che <i>mansueto e altero</i>! (Roscoe, Leone X, -ed. Bossi, VII. p. 306). -</p> - -<p> -I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a -quel tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è -detto nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica -(<i>ed ha capo romano</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può -restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si -permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori -nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un <i>vaso di gherofani -o di presa</i> o anche di un <i>quarto di capretto nello schidione</i>. -In generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla -con garbo e finezza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — <i>Die -deutsche Trachten und Modenwelt</i> — I, p. 85 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, -veggasi a pag. 28, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span><i>Inferno</i>, XXI, 7. <i>Purgat</i>. XIII, 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (<i>Vitae -Pontiff</i>. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte -un certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: <i>hominem -certe cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium -qui audiebant risu facile exprimentem</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Pii II, <i>Comment</i>. VIII, p. 391.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Questa così detta <i>Caccia</i> è ristampata nel <i>Commentario all'Egloga -del Castiglione</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, -<i>Poesie ital. inedite</i>, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto inintelligibili, -vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati -stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di -Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche -modo in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli -quadri di una evidenza parlante, relativi ad una condizione -di cose veramente spaventevole.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Se si crede al Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), Dante -avrebbe scritto due egloghe, probabilmente in latino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» -miticamente travestito, e in modo comico dimentica -talvolta questo travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa -cattolica e fa d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. -Nel «Ninfale fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si -consulta «con una vecchia e saggia ninfa» e simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span><i>Nullum est hominum genus aptius urbi</i>, dice Battista Mantovano -(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, -atti a qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di -campagna hanno ancora oggidì un privilegio speciale per certi -lavori nelle grandi città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'<i>Orlandino</i>, -cap. V, Str. 54-58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI -di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. <i>Il -Cortigiano</i>, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola dell'avidità -e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara <i>a meglio -sopportare praticando coi contadini</i>, veggasi in Pandolfini, -<i>Del governo della famiglia</i>, p. 86.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Jov. Pontanus, <i>De fortitudine</i>, L. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta -poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta -conoscere da Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, -col. 43. — Cfr. vol. I, pag. 203 nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle -speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie -più particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà -libera con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su -entrambe e con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, -la cui soluzione non potrà trovarsi che in opere speciali, che a -noi non fu dato di consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta -inferociscono in modo spaventoso (<i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 451 -e segg.). — Corio, fol. 259. — <i>Annales foroliv.</i> presso Murat. XXII, -col. 227; ma in nessun luogo si viene ad una grande e generale -<i>guerra dei contadini.</i> Di qualche importanza e non priva d'interesse -è l'insurrezione del contado di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, -fol. 409. — <i>Annales Placent.</i> presso Murat. XX, col. 907. — Sismondi -X, 138.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, I, p. 27 e segg. — Le poesie -molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il -nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca -se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la -degnazione di prendervi parte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span><i>Ibid.</i> II, p. 149.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Fra altre collezioni, anche nelle <i>Deliciae poetar. ital.</i> e nelle -opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed Alamanni, -che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da -me consultati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, II, p. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti, -alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle -dei costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span><i>Joh. Pici Oratio de hominis dignitate</i>, nelle sue opere ed -anche in edizioni separate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle campagne -pareva una singolare eccezione. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una -moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi -fiorentini. Senza il <i>bruciamento delle vanità</i> promosso dal Savonarola, -ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Dante, <i>De Monarchia</i>, L. II, c. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span><i>Paradiso</i>, XVI, in principio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span><i>Convito</i>; quasi l'intero <i>Trattato</i>, IV, e parecchi altri luoghi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span><i>Poggii Opera, Dial. De nobilitate</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia -assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in -Aen. Sylv. <i>Opera</i>, p. 84 (<i>Hist. Bohem.</i> c. 2), e 640 (<i>Storia di Lucrezia -e di Eurialo</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span>Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 7. -Jov. Pontan. <i>Antonius</i> (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia -si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi -aveva considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al -di sotto dell'aristocrazia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta -Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche -contro i matrimoni male assortiti. <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4, 26. <i>Parte</i> III, -60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una -eccezione. <i>Parte</i> III, <i>Nov.</i> 37. — Come i nobili lombardi prendessero -parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce -soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente -oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale -va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece -in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De -incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica -amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente -non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava -nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span>Masuccio, <i>Nov.</i> 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>Iacopo Pitti a Cosimo I, <i>Arch. Stor</i>. IV, II, p. 99. — Anche -nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la dominazione -spagnuola. Il Bandello (<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 40) appartiene -appunto a questo tempo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo -senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare -il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro -rendite, ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non -rispetto ai grandi possessori fondiarj.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>Sacchetti, <i>Nov.</i> 153. Cfr. <i>Nov.</i> 82 e 150.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Poggius, <i>De nobilitate</i>, fol. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>Vasari III, 49 e not. <i>Vita di Dello</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>Petrarca, <i>Epist senil</i>. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle -<i>Epist. famil.</i> dipinge il raccapriccio da lui provato quando a -Napoli in un torneo vide cadere un cavaliere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><i>Nov.</i> 64. — Perciò anche nell'<i>Orlandino</i> (II, str. 7), parlando -di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non -combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle -giostre. Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, -il borghese ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un -torneo di asini nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al -1450). La parodia più splendida a questo riguardo, il canto secondo -dell'Orlandino testè citato, non fu pubblicata per la prima volta -che nell'anno 1526.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span>Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci. -Inoltre Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>. L. I. — Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> -L. VIII. — Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Pietro de' Medici -e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. <i>Vita di Granacci</i>. — Nel -Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, -i cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta, -ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo -scrive per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare. -Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate -nel <i>Diario ferrar</i>. presso Muratori XXIV, col. 208. — in -Venezia, v. Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 153 e segg. — in Bologna -nel 1470 e seguenti, v. Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> Muratori XXIII, -col. 898, 903, 906, 908, 909, dove è da notare una bizzarra mescolanza -di sentimentalismo a proposito della rappresentazione, che vi si -faceva dei trionfi romani. — Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) -in un torneo perdette l'occhio destro <i>ab ictu lanceae</i>. — Sui tornei -d'allora nei paesi settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la -Marche, <i>Mémoir</i>. passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, -19, 21 ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, fol. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. tit. <i>Petrus Gravina, Alex. Achillinus, -Balth. Castellio</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Casa, <i>Il Galateo</i>, p. 78.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano, -e Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 150 e segg. L'abbigliamento -della fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti -sulle spalle — è quello della <i>Flora</i> del Tiziano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span><i>Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae -perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum -sit in vestitu ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia -reprehendi potest, coherceri non potest, quamquam mutari vestes -sic quotidie videamus, ut quas quarto ante mense in deliciis -habebamus, nunc repudiemus et tanquam veteramenta abiiciamus. -Quodque tolerari vix potest, nullum fere vestimenti genus -probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in quibus laevia -pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines modum -illis et quasi formulam quandam praescribant</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Su ciò veggasi per esempio, il <i>Diario ferrarese</i> presso -Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata -anche la moda tedesca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: <i>Die deutsche Trachten, -und Modenwelt.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in -Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto -sulle mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse -soltanto le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per -converso sono vietate quelle semplicemente <i>dipinte</i>. Non sarebbe -questa per avventura una allusione alla stampa mediante un modello?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi <i>capelli -morti</i>. — In Anshelm. <i>Cronaca di Berna</i>, IV, p. 30 (1508) è fatta -menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma -solo per rendere più chiara la sua pronuncia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1874. — Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di -Savonarola, (v. più innanzi.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 152: <i>capelli biondissimi per forza -di sole</i>. Cfr. sopra, pag. 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Come anche accadde in Germania. — <i>Poesie satiriche</i>, pagina -119: nella satira di Bernardo Giambullari <i>per prender moglie</i> -si ha un'idea di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente -s'appoggia ancora in gran parte sulla superstizione e sulla -magia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato -schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira -III, V. 202 e segg. — Aretino, <i>Il Marescalco, atto II, scena 5</i>, -e in molti passi dei <i>Ragionamenti</i>. Poi Giambullari, l. c. — <i>Phil. -Beroald. sen. Carmina</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span>Cennino Cennini nel suo <i>Trattato della pittura</i>, cap. 161, dà -una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente -pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente -egli riprende seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque -odorose in generale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>Cfr. la <i>Nencia da Barberino</i>, str. 20 e 40. L'innamorato le -promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla -città. Cfr. sopra pag. 107.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>Agnolo Pandolfini, <i>Trattato del governo della famiglia</i>, -p. 118.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello, -<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>Capitolo I a Cosimo: <i>quei cento scudi nuovi e profumati, -che l'altro dì mi mandaste a donare</i>. Alcuni oggetti che datano -da quel tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 458 nella <i>Vita di Donato Acciajuoli</i>, -e p. 625 nella <i>Vita del Niccoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi, Introduz., Nov.</i> 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Aen. Sylvius (<i>Vitae Paparum</i>, presso Murat. III, II, col. 880); -egli dice parlando di Baccano: <i>pauca sunt mapalia, eaque hospitia -faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam -hospitalem facit; ubi non repereris hos, neque diversorium -quaeras</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 21. — Padova intorno al 1450 vantava -un grandioso albergo all'insegna del <i>Bue</i>, che aveva stalle per -200 cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze -aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie -che si conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a -quanto sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, -<i>Stor. fiorent.</i> III, p. 86.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>Veggasi ad es. i passi relativi nella <i>Nave della follia</i> di -Sebastiano Brant, nei <i>Colloqui</i> di Erasmo, nel poema latino <i>Grobianus</i> -ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, <i>I Caratteri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Che la <i>burla</i> si fosse fatta più moderata può vedersi da -molti esempi addotti nel <i>Cortigiano</i>, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze -essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le -novelle del Lasca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. <i>Parte</i> I, -<i>Nov.</i> 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, e innumerevoli -a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con -damaschi di seta. Cfr. ivi <i>Nov.</i> 4. — Ariosto, <i>Sat.</i> III, v. 127.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 3, III, 42, IV, 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span><i>De vulgari eloquio</i>, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, secondo -il Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), poco prima della sua -morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo -egli si esprime nel principio del «Convito».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span>Il prevalere successivo della medesima nella letteratura e -nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno rappresentarsi -facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. -In esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV -e XV si sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti -nelle corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli -giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni -letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare -dei dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che -poi servì come lingua ufficiale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>Così la pensa anche Dante: <i>De vulgari eloquio</i>, I, c. 17, 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano -in Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose -potesse adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano -si permette di ammonire espressamente il principe ereditario di -Napoli a non farne uso (Jov. Pont. <i>De principe</i>). Come è noto, gli -ultimi Borboni non erano molto scrupolosi in questo riguardo. — Un -cardinale milanese messo in derisione, perchè a Roma voleva -usare il proprio dialetto, veggasi nel Bandello, <i>Parte</i> II, -<i>Nov.</i> 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, f. 27 e segg. — Benchè -abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge -chiarissima in mille punti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span>Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici -vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto -il pseudonimo di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci -francesi, ma solo per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla -un gergo ridicolo misto di spagnuolo e di italiano. È abbastanza -singolare che una via di Milano, che al tempo della venuta dei -francesi (1500-1512, 1515-1522) si chiamò <i>Rue belle</i>, ancor oggidì -si chiami <i>Rugabella</i>. Della lunga dominazione spagnuola non è -rimasta quasi traccia veruna nella lingua, e negli edifizi e nelle -vie tutt'al più qua e là il nome di qualche vicerè. Fu nel secolo -XVIII che colle idee francesi diluviarono in Italia anche le -voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro secolo fecero -e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span>Firenzuola, <i>Opere</i>, I nella prefazione al Discorso sulla <i>Bellezza -delle donne</i>, e II nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le Novelle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span>Bandello, <i>Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2</i>. — Un altro lombardo, -il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» -scioglie la questione col farvi sopra le più grosse risate del -mondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul -finire del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera -di Claudio Tolomei, presso il Firenzuola, <i>Opere</i>, vol. II, nelle -Appendici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span>Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo -<i>Trattato della vita sobria</i>) che da non lungo tempo prevalgano -in Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo -e la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la -lieta società). Cfr. pag. 114.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>Vasari XII, p. 9 e 11, <i>Vita del Rustici</i>. — Ed anche la -maledica genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. <i>Vita di Aristotile</i>. — I -capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi -(nelle <i>opere minori</i>, p. 407) sono una comica caricatura degli -statuti delle società in generale, nello stile alquanto libero degli -uomini di mondo. — Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre -la nota descrizione di quel convegno notturno d'artisti in Roma, -di cui parla Benvenuto Cellini, I, cap. 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le -undici del mattino. Cfr. Bandello, <i>Parte II, Nov. 10</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span>Prato, <i>Arch. stor.</i>, III, p. 309.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span>I passi più importanti: <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 1, 3, 21, 30, 44, II, 10, -34, 55, III, 17, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span>Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, <i>Poesie</i>, I, 204 (<i>Il Simposio</i>), -291 (<i>la Caccia col falcone</i>). — Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>, III, -p. 140, e <i>appendici</i> 17 sino a 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Il titolo <i>Simposio</i>, è inesatto: dovrebbe dirsi: il <i>Ritorno -dalla Vendemmia</i>. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo -una parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato -per lo più in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici -più o meno spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei -più comici e belli è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano -Arlotto, il quale esce in cerca della sete che ha perduto, ed a -questo scopo porta con sè carne secca, una aringa, una ghiera -di cacio, un salsicciotto, quattro sardelle, <i>e tutte si cocevan nel -sudore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span>Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo -sul principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, <i>Arte della -guerra</i>, L. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span><i>Il Cortigiano</i>, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Celio Calcagnini (<i>Opera</i>, p. 514) descrive l'educazione di un -giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 (nell'orazion -funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: dapprima -<i>artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia in iis -exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque -praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, -natare, equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam -ictus inferre aut declinare, caesim punctimve hostem -ferire, hastam vibrare, sub armis hyemem juxta et aestatem -traducere, lanceis occursare, veri ac communis Martis simulacra -imitari</i>. — Il Cardano (<i>De propria vita</i>, c. 7) fra i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di legno. — Cfr. -il <i>Gargantua</i>, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e 35: -delle arti dei ginnasti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 172 e segg. Esse debbono essere -nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva -esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale -del dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava -anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate -in pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti -di legno ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (<i>Epist. seniles</i>, -IV, 2, p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla -piazza di S. Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 -aveva una scuderia non meno splendida di quella di qualsiasi -principe d'Italia. Ma il cavalcare nelle vicinanze di quella piazza -era di regola proibito sino dal 1291. — Più tardi naturalmente i -veneziani passarono per meschini cavalcatori. Cfr. Ariosto, <i>Sat</i>. V, -v. 208.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono -alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi -il Trucchi, <i>Poesie ital. ined.</i> II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV -V. Filippo Villani, <i>Vite</i>, p. 46, e Scardeonio, <i>De urb. Patav. -antiq.</i> presso Grevio, <i>Thesaur</i>. VI, III, col. 297. — Sulla musica -alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano -fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi -il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori -d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi -personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V -s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento: -cfr. <i>Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat.</i> L. III. — Enrico VIII -d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito. -</p> - -<p> -Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi -dove meno lo si cercherebbe, nella <i>Macaroneide</i>, <i>Phantas XX.</i> È -la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare -che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica -aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella -di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano -le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo -stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto -moderno anche nel suo <i>Orlandino</i> (pubblicato sotto il nome di -Limerno Pitocco), III, 23 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span><i>Leonis vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. -Non sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? -Un Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'<i>Orlandino</i> (p. 160, -326), III, 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span>Lomazzo, <i>Trattato dell'arte della pittura</i>, ecc. p. 347. — Parlando -della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso -di Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le -celebrità del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior -enumerazione di celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e -seconda generazione, trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al -IV libro. — Un virtuoso, il cieco Francesco da Firenze (morto -nel 1390), fu già ancor molto prima incoronato con corona d'alloro -dal re di Cipro in Venezia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori -raccoglievano anche libri musicali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span><i>L'Accademia de' filarmonici</i> di Verona è ricordata dal Vasari -(XI, 133) nella <i>Vita di Sanmicheli</i>. — Intorno a Lorenzo il -Magnifico già sin dal 1480 s'era raccolta una <i>scuola d'armonia</i> -di 15 membri, fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. -Delécluze, <i>Florence et ses vicissitudes</i>, vol. II, p. 256. Sembra che -Leone X abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per -la musica. Ugual passione aveva anche Pietro primogenito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span><i>Il Cortigiano</i>, fol. 56. Cfr. fol. 41.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span><i>Quattro viole da arco</i>, senza dubbio un concerto assai difficile -e raro per dilettanti fuori d'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>nov.</i> 26, dove parla del canto di Antonio -Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro -tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione -dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, -Tacit. <i>Annal.</i> XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o -dalla viola non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne -hanno, del canto propriamente detto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Scardeonius, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note216"> -<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>. </span>Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche -come la quinta o la sesta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note217"> -<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>. </span>Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo -studio delle arti figurative.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note218"> -<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>. </span>Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia -di Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, <i>Spicileg. -rom.</i> XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un -grande <i>laudator temporis acti</i>, e non deve dimenticarsi, che quasi -cento anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, -il Boccaccio aveva scritto il Decamerone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note219"> -<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>. </span>Ant. Galateo, <i>Epist.</i> 3, alla giovane Bona Sforza, andata -poi moglie a Sigismondo di Polonia: <i>Incipe aliquid de viro sapere, -quoniam ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus -viris placeas, ut te prudentes et graves viri admirentur -et vulgi et muliercularum studia et judicia despicias</i> ecc. — Un'altra -lettera assai notevole veggasi nel Mai, <i>Spicileg. rom.</i> VIII, -p. 532.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note220"> -<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>. </span>Così è detta nel <i>Chron. venetum</i> presso Murat. XXIV, -col. 127 e segg. Cfr. Infessura presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1981, -e <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 250.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note221"> -<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>. </span>E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne -abbiano a contenersi, è detto nel <i>Cortigiano</i> L. III, fol. 107. Ma -che lo sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, -dovrebbe inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò -che si dice della <i>donna di palazzo</i>, che fa appunto riscontro -al Cortigiano, non ha importanza decisiva, perchè essa serve la -principessa in senso molto più stretto, che non faccia il cortigiano -col principe. — Nel Bandello, I, <i>Nov.</i> 44, Bianca d'Este narra la -terribile storia amorosa del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di -Parisina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note222"> -<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>. </span>Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero apprezzare -la libertà di conversazione loro accordata con alcune -fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, -<i>Nov.</i> 42, e IV, <i>Nov.</i> 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note223"> -<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>. </span>Paul Jov. <i>De rom. piscibus</i>, cap. 5. — Bandello, <i>Parte</i> III, -<i>Nov.</i> 42. — L'Aretino, nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>, p. 327, -dice di una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il -Boccaccio, e innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed -Ovidio e di mille altri autori».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note224"> -<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>. </span>Bandello, II, 51, IV, 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note225"> -<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>. </span>Bandello, IV, 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note226"> -<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>. </span>Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, -<i>Hecatommithi</i>, VI, <i>Nov.</i> 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note227"> -<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptores</i>, II, col. 1977. Nel calcolo -non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del -resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, -è enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note228"> -<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>. </span><i>Trattato del governo della famiglia.</i> Cfr. vol. I, pag. 182 e -190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al -quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il -vol. II, p. 37.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note229"> -<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>. </span>Una <i>storia della bastonatura</i>, trattata seriamente e da un -punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica, -che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per -lo meno l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. -Quando e per quali influenze passò la bastonatura fra -gli usi quotidiani della famiglia tedesca? Certamente assai tempo -dopo che Walther cantasse: nessuno può rafforzare la disciplina -del fanciullo colle verghe (<i>Nieman kan mit gerten kindes zuht -beherten.</i>) -</p> - -<p> -In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo -di sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (<i>Orlandino</i>, -cap. VII, Str. 42) stabilisce questo principio; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sol gli asini si ponno bastonare,</p> -<p class="i01">Se una tal bestia fussi, patirei.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note230"> -<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>. </span>Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar -ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro -case di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle -rivaleggiavano tra loro, <i>onde erano tenuti matti</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note231"> -<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>. </span>Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu -additato come uno degli impedimenti al completo sviluppo del -dramma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note232"> -<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>. </span>Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note233"> -<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>. </span>Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a -duca di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro -pompa, hanno ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento -drammatico. Cfr. anche la meschinità delle processioni in -Pavia durante il secolo XIV. (Anonymus, <i>De laudibus Papiae</i>, -presso Murat. XI, col. 34 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note234"> -<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>. </span>Giov. Villani, VIII, 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note235"> -<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>. </span>Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1896). — Corio, -fol. 417, 421.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note236"> -<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>. </span>Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in -terzine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note237"> -<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>. </span>Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli -Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray -prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una -specie di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù -rappresentate da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. <i>Gesta -Episcopor. Cameracens</i>. Pertz, <i>Scriptor</i>, VII, p. 433.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note238"> -<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>. </span>Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle -metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà -alla porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del -cuore (<i>Purgat</i>. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha -fenditure, non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro -passo (<i>Purgat</i>. XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita -presente a scontare la loro colpa nell'altra col correre continuo, -mentre in correre potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note239"> -<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>. </span><i>Inferno</i>, IX, 61. <i>Purgat</i>. VIII, 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note240"> -<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>. </span><i>Poesie satiriche</i>, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del -secolo XV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note241"> -<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>. </span>Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella <i>Venatio</i> -del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri -della caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina -della sua casa. Cfr. vol. I, pag. 350.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note242"> -<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>. </span>Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, -chap. 49.<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note243"> -<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>. </span>Il giuramento sul <i>fagiano</i> fu prestato nel celebre banchetto, che -Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere una crociata -contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso Costantinopoli. In quel -banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed una magnificenza affatto -fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel quale egli comparve, fu stimato -da solo un milione di talleri. Tutto il resto era in proporzione; per cui -non a torto fu detto che quella festa abbia costato una somma superiore -all'intera rendita annua del re di Francia. Sulla fine del banchetto fu -recato un fagiano adorno di una collana riccamente tempestata di pietre -preziose, sul quale ciascuno dei convitati <i>giurò in nome di Dio, della -Vergine e del fagiano di voler combattere gl'infedeli</i>; giuramento che, -s'intende da sè, ognuno dimenticò, non appena terminata la festa. — Per -più minuti ragguagli veggasi Weiss, <i>Gesch. der Tracht und des Geräthes -vom 14 bis zum 16 Jahrhundert, I, Abthl</i>, pag. 103, 104. <i>Nota del Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note244"> -<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>. </span>Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins -ad a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad -a. 1461 (ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi -sospesi, le statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato -e le allegorie per lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e -pompose furono le feste durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 -in occasione della partenza dell'infanta Eleonora, che andava -sposa all'imperatore Federico III. Ved. Freher-Struve, <i>Rer. german. -script</i>. II, fol. 51, la <i>Relazione</i> di Nic. Lauckmann.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note245"> -<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>. </span>Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero -trarne partito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note246"> -<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>. </span>Cfr. Bart. Gamba, <i>Notizie intorno alle opere di Feo Belcari</i>, -Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: <i>Le -rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie</i>, Firenze, -1833. — Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob -alla sua edizione di Pathelin.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note247"> -<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>. </span>Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli -di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva -con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi -vicendevolmente pei capelli. Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>, III, p. 53. — Uno -degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto -nel 1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note248"> -<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 82.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note249"> -<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>. </span>Vasari, III, 232 e segg. <i>Vita di Brunellesco</i>, V, 36 e segg. -<i>Vita del Cecca</i>. Cfr. V, 52, <i>Vita di don Bartolommeo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note250"> -<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>. </span><i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione -di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, -aveva macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione -della Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda -sacra presso il card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero -di Costantino il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale -del 1484, v. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note251"> -<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>. </span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI</i>, I, p. 598. -Nella crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note252"> -<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>. </span>Per quest'ultima circostanza veggasi <i>Pii II Comment.</i> L. VII, -p. 383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un -carattere di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso -descrive con ributtante esattezza le particolarità della putrefazione -del cadavere di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. -Ma anche in un dramma rappresentato nel secolo XII in un chiostro -si vedeva sulla scena come il re Erode venisse divorato dai -vermi. <i>Carmina Burana</i>, p. 80 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note253"> -<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>. </span>Allegretto, <i>Diarii sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 767.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note254"> -<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>. </span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note255"> -<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>. </span>Estratti dal <i>Vergier d'honneur</i>, presso Roscoe, <i>Leone X</i>, -ed. Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note256"> -<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile -festa pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, <i>Annal. -Bonon</i>. presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note257"> -<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>. </span>In simili occasioni i poeti cantavano: <i>nulla di muro si -potea vedere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note258"> -<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>. </span>Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note259"> -<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>. </span>Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio -che lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse -per alludere al nome del papa, Silvio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note260"> -<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>. </span>Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, -col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero -grandi spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono, -insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia -dell'arte. — E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. -pag. 60), che si loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi -da tavola e i trofei di caccia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note261"> -<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>. </span>A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa -d'oro usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il -ricevimento di Pio II nel 1459.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note262"> -<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>. </span>Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, -col. 1896. — <i>Strozii poetae</i>, p. 193 negli <i>Eolostica</i>, v. v. I, -pag. 63 e 69.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note263"> -<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>. </span>Vasari XI, p. 37. <i>Vita di Puntormo</i>; egli narra che un simile -fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza -dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto -rappresentare «l'età dell'oro».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note264"> -<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>. </span>Phil. Beroaldi <i>Orationes: nuptiae Bentivoleae</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note265"> -<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>. </span><i>M. Ant. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note266"> -<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>. </span>Amoretti, <i>Memorie ecc. su Leonardo da Vinci</i>, p. 38 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note267"> -<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>. </span>Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle feste, -lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di pianeti -nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in -Ferrara. <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491. -Ugualmente a Mantova. <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 233.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note268"> -<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>. </span><i>Annal. estens.</i> presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La -descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note269"> -<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>. </span>Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note270"> -<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>. </span>Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua -il 5 marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo -Grimm, <i>Deutsche Mythologie</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note271"> -<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>. </span>Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — Il -carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale -di Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note272"> -<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>. </span>Ranke, <i>Geschichte der roman. und german. Völker</i>, p. 119.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note273"> -<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>. </span>Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,<i> Arch. Stor.</i> III, pag. 119.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note274"> -<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>. </span>V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. <i>Triumphus -Alphons</i>, come appendice ai <i>Dicta et facta</i> del Panormita. — Un -certo timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi -Comneni. Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note275"> -<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>. </span>È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver -assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano -Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima -ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la -Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, <i>Arch. -Stor.</i> III, p. 305.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note276"> -<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>. </span>L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina -196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia -quello di Alfonso a Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note277"> -<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 260.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note278"> -<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>. </span>I suoi tre capitoli in terzine, v. <i>Anecd. litt</i>. IV, p. 561 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note279"> -<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>. </span>Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi -di figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate -eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa -degli equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, -primogenito del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi -dell'armi al suo palazzo tutto armato <i>cum triumpho more romano</i>. -Bursellis, l. c. col. 909, ad a. 1490.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note280"> -<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>. </span>Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia -nel 1437 (Graziani, <i>Arch. Stor</i>. XVI, 1, p. 413), si ricordano -quasi le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri -vestiti a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. -Si veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin -presso Juvénal des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. -p. 360.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note281"> -<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>. </span>Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note282"> -<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>. </span>Mich. Gannesius, <i>Vita Pauli II</i> presso Murat. III, II, col. 118 -e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note283"> -<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>. </span>Tommasi, <i>Vita di Cesare Borgia</i>, p. 251.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note284"> -<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>. </span>Vasari, 34 e segg. <i>Vita di Puntormo</i>, testimonianza importantissima -nel suo genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note285"> -<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>. </span>Vasari, VIII, p. 264, <i>Vita di Andrea del Sarto</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note286"> -<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata -una ruota s'ebbe per sinistro augurio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note287"> -<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>. </span><i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note288"> -<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 151 e segg. — Le compagnie si -chiamano dei <i>Pavoni</i>, degli <i>Accesi</i>, degli <i>Eterni</i>, dei <i>Reali</i>, dei -<i>Sempiterni</i>; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note289"> -<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>. </span>Probabilmente nel 1495. Cfr. <i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> -L. V, foli 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note290"> -<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1893, 2000. — Mich. -Cannesius, <i>Vita Pauli II</i>, presso Murat. III, II, col. 1012. — Platina, -<i>Vitae Pontiff.</i>, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat. -XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. <i>Elogia, sub Juliano Caesarino.</i> — Altrove -eranvi corse di donne. <i>Diario ferrarese,</i> presso -Murat. XXIV, col. 384.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note291"> -<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>. </span>Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima. -Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note292"> -<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>. </span><i>Pii II Dommene</i>. L. IV, p. 211.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note293"> -<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>. </span>Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano ringraziarlo -d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte -del palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note294"> -<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>. </span><i>Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi</i>, -Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, <i>Opere minori</i>, p. 505. — Vasari -VII, p. 115, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>, al quale ultimo s'attribuisce -una parte principale nella formazione di queste feste.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note295"> -<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>. </span><i>Discorsi</i>, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere -più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso -la Francia e la Spagna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note296"> -<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>. </span>Paul Jov., <i>Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note297"> -<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>. </span>Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo -attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, <i>la France -nouvelle</i> L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note298"> -<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>. </span>Franc. Guicciardini, <i>Ricordi politici e civili</i>, N. 118. (<i>Opere -inedite</i>, vol. I).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note299"> -<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>. </span>Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo), -la cui <i>Macaroneide</i>, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais -certamente conobbe e cita anche frequentemente (<i>Pantagruele</i>, -L. II, ch. 1 e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a -scrivere il <i>Gargantua</i> e il <i>Pantagruele</i> sia venuto all'autore dalla -lettura di quel poema.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note300"> -<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>. </span><i>Gargantua</i>, L. I, chap. 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note301"> -<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>. </span>Vale a dire <i>bennato</i> nel senso il più elevato, perocchè Rabelais, -figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di accordare -alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica -del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso -dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della -vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in -quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia -romana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note302"> -<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>. </span>Vedi il suo <i>Diario</i> (in estratto) presso Delécluze, <i>Florence -et ces vicissitudes</i>, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note303"> -<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>. </span>Infessura, ap. Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1992. — Cfr. vol. I, -pag. 147 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note304"> -<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>. </span>Questo concetto dello spiritoso Stendhal (<i>La Chartreuse de -Parme</i>, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda -osservazione psicologica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note305"> -<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>. </span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia</i>, all'anno 1337 (<i>Arch. Storico</i> -XVI, I, p. 415).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note306"> -<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, I, <i>Nov.</i> 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note307"> -<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>. </span>Infessura presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1892, ad ann. 1464.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note308"> -<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>. </span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 837.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note309"> -<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>. </span>Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono, -oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, <i>Morgante, canto</i> XXI, -<i>str.</i> 83, pag. 104 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note310"> -<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>. </span>Guicciardini, <i>Ricordi</i>, l. c. N. 74.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note311"> -<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>. </span>Così il Cardano (<i>De propria vita</i>, cap. 13) si dipinge come -estremamente vendicativo, ma anche come <i>verax, memor beneficiorum, -amans justitiae</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note312"> -<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>. </span>È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole -una forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata -conseguenza della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi -molto tempo prima.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note313"> -<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, III, Nov. 2. In modo assai somigliante -il <i>Cortigiano</i>, L. IV, fol. 180.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note314"> -<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>. </span>Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, -accaduto in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani -(<i>Arch. Stor.</i> XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a -cavar gli occhi alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. -Ma la famiglia era un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice -funajuolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note315"> -<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 9 e 26. — Accade anche talvolta -che il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e -rivela l'adulterio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note316"> -<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>. </span>Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note317"> -<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>. </span>Un esempio può vedersi nel Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note318"> -<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>. </span><i>Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi</i>, dicono presso -il Giraldi (III, <i>Nov.</i> 10) le donne quando vien loro narrato, che il -fatto potrebbe costar la testa all'assassino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note319"> -<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>. </span>Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (<i>De fortitudine</i>, -L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che -precede il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, -che cerca di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e -simili, appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma -egli dimentica affatto di dircelo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note320"> -<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>. </span><i>Diarum parmense</i>, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 -passim.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note321"> -<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa risovvenire -la banda armata di quel prete, che pochi anni prima -del 1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note322"> -<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>. </span>Masuccio, <i>Nov.</i> 39. S'intende da se che l'uomo in discorso -è fortunatissimo anche nel campo d'amore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note323"> -<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>. </span>Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la -guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può -averlo fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le -idee d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di -Genova, Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro -e per di più in ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note324"> -<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>. </span>Poggio, <i>Facetiae</i>, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, ha -forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere -di persone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note325"> -<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>. </span><i>Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis -vita minoris vendatur</i>. Vero è che egli crede che sotto gli -Angiò le cose non fossero giunte a tal punto: <i>sicam ab iis</i> (gli -Aragonesi) <i>accepimus</i>. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci -son descritte da B. Cellini I, 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note326"> -<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>. </span>Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le -menzioni degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia -degli scrittori fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo -genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note327"> -<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>. </span>Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, -presso Albêri, <i>Relaz. Scr</i>. II, vol. I, p. 353 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note328"> -<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptor</i>, II, col. 1956.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note329"> -<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>. </span><i>Chron venetum</i>, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione -si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani -nell'arte dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad -ann. 1382 (ed. Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta -dell'avvelenatore, che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi -fissava in essa attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note330"> -<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>. </span>Petr. Crinitus, <i>De honesta disciplina,</i> L. XVIII, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note331"> -<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>. </span><i>Pii II Comment.</i> L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: -<i>Vita Pii II</i>, presso Murat. III, II, col. 988.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note332"> -<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>. </span>Vasari IX, 82. <i>Vita di Rosso</i>. — Se nei matrimoni male -assortiti abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la -sola paura, non può decidersi. Cfr. Bandello, II, <i>Nov.</i> 5 e 54; e -più gravemente ancora II, <i>Nov.</i> 40. Nella stessa città di Lombardia, -che non viene più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, -un marito, che vuol persuadersi della sincerità della disperazione -di sua moglie, e la costringe a bere un liquido che si dava -per avvelenato, ma che non era se non acqua tinta; e dietro a -ciò segue la loro riconciliazione. — Nella sola famiglia del Cardano -erano accaduti quattro avvelenamenti. <i>De vita propria</i>, -cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in occasione dell'incoronazione -del Papa ognuno dei cardinali condusse con sè il suo -coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si sapeva -per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere -avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale -e si tollerava <i>sine injuria invitantis</i>! Blas Ortiz <i>Itinerar. -Hadriani VI</i>, ap Baluz. <i>Miscell</i>. ed. Mansi, I, 480.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note333"> -<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>. </span>Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi -il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. -Mentre all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama -assai pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò -un gran romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno -fuggì o cadde a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta -dei maleficj di Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, -meglio è tacere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note334"> -<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>. </span>Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, -se egli non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi -ambiziosi e di una continua superstizione astrologica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note335"> -<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>. </span><i>Giornali napoletani</i>, presso Murat. XXI, col. 1092, <i>ad -ann</i>. 1425.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note336"> -<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VII, p. 338.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note337"> -<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De immanitate</i>, dove si dice che Sigismondo -abbia reso gravida anche la propria figlia e simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note338"> -<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>. </span>Varchi, <i>Storia fiorent.</i> sulla fine. (Se l'opera è stampata -senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note339"> -<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>. </span>Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi -e le persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle -quali prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie -degli uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi -che sotto la dominazione straniera del secolo XVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note340"> -<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>. </span>Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi -già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, -e precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza -e di una parziale riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico -sotto Ferdinando ed Isabella. La fonte principale su questo -argomento, è il Gomez, <i>Vita del card. Ximenes</i>, presso Rob. -Velus, <i>Rer. hispan. scriptores</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note341"> -<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>. </span>Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano -quasi mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente -potuto trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. -Ciò accade in via eccezionale, nel Bandello, II, <i>Nov.</i> 45; ma altrove -(II, 40) egli menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano -Pontano nel «Caronte» fa apparire l'ombra di un vescovo molto -pingue «a passo d'anitra». Di quanto poca levatura fossero i -vescovi italiani d'allora in generale vegg. in P. Giovio, p. 387.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note342"> -<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>. </span><i>Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti -in dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni -frate fu l'irco delle iniquità d'Israele</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note343"> -<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>. </span>Il Bandello prelude, per esempio, alla <i>Nov.</i> 1 della <i>Parte</i> II, -col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia, -quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano -provvedere ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare -una iniqua aggressione fatta ad un parroco di campagna -da un giovane signore assistito da due soldati o banditi, che, per -punirlo della sua avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata -dalla podagra e lo derubano di un montone che possedeva. -Basta una sola storia di questo genere a mostrare, meglio che -molte dissertazioni, in qual corrente di idee allora si vivesse e si -agisse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note344"> -<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>. </span>Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note345"> -<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>. </span>Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto <i>I H S</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note346"> -<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>. </span><i>Seggi</i> erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà napoletana. — La -rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo, -dal Bandello, per es. III, <i>Nov.</i> 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note347"> -<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>. </span>Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. <i>De Sermone,</i> L. II, e -il Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note348"> -<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>. </span>Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa -essere apertamente denunciati. Cfr. anche <i>Jov. Pontan. Antonius</i> -e <i>Charon</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note349"> -<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>. </span>In via di esempio, l'ottavo canto della <i>Macaroneide</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note350"> -<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>. </span>La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, <i>Vita di Sandro -Botticelli</i>, e mostra, che talvolta si scherzava anche coll'Inquisizione. -Del resto il Vicario quivi menzionato può ben essere stato -quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore domenicano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note351"> -<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>. </span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note352"> -<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>. </span>V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il -passo è tolto dal vol. II, p. 209, <i>Nov.</i> X. Una piccante descrizione -della vita agiata dei Certosini veggasi nel <i>Commentario d'Italia</i>, -fol. 32 e segg., citato già a pag. 92.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note353"> -<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>. </span>Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato -ecclesiastico: <i>Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori -restituendas videri</i>, era una delle sue sentenze favorite. Platina, -Vitae Pontiff. p. 311.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note354"> -<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>. </span><i>Ricordi</i>, N. 28. delle <i>Opere inedite</i>, vol. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note355"> -<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>. </span><i>Ricordi</i>, N. 1, 123, 125.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note356"> -<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>. </span>Per vero molto incostante.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note357"> -<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>. </span>Cfr. il suo <i>Orlandino</i> cantato sotto il nome di Limerno Pitocco, -cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 -e segg. specialmente la 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note358"> -<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV col. 362.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note359"> -<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>. </span>Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche -san Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, -ricorrere ad un tale spediente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note360"> -<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>. </span>Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno -della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di benedirli -in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro, -dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, -come in simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna -al fatto con queste parole: <i>egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli -si andava oltre il vero</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note361"> -<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>. </span>Per esempio il Poggio, <i>De avaritia</i>, nelle <i>Opere</i>, fol. 2. -Egli trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano -le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più -sciocco di quando era venuto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note362"> -<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 73: predicatori che non riescono nel -loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note363"> -<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>. </span>Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, <i>Nov.</i> 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note364"> -<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>. </span>Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr. -Malipiero, <i>Ann. venet. Arch. Stor.</i> VII, I, p. 18. — <i>Chron. venet.</i> -presso Murat. XXIV, col. 114. — <i>Storia bresciana</i>, presso Murat. -XXI, col. 898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note365"> -<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>. </span><i>Storia bresciana</i>, presso Murat. XXI col. 865.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note366"> -<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>. </span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 819.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note367"> -<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>. </span>Infessura, presso Eccard, (<i>Scriptor</i>. II, col. 1874). Egli dice: -canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni, -quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (<i>Cron. -di Perugia, Arch. Stor.</i> XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: -brieve incante, che senza dubbio deve leggersi <i>brevi e incanti</i>, -e una simile emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, -le cui <i>sorti</i> accennano anche senza ciò a qualche cosa di -superstizioso, forse al giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione -della stampa si raccolsero anche, per esempio, tutti gli -esemplari di Marziale per abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note368"> -<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>. </span>V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e -segg. — e quella di Enea Silvio, <i>De viris illustr</i>. p. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note369"> -<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>. </span>Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo contro -i <i>giudici</i> (se invece non si deve leggere <i>giudei</i>), su di che essi -ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note370"> -<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>. </span>Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra -esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto -distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari, -III, 148, <i>Vita di Parri Spinelli</i>: spesse volte lo zelo sembra -essersi arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note371"> -<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>. </span><i>Pareva che l'aria si fendesse</i>, è detto in qualche punto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note372"> -<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>. </span>Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto -espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non -si può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, -dopo uno strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), -che scoppiò una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, -l. c. pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che -quella città fu forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: -cfr. pag. 597, 626, 631, 637, 647.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note373"> -<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>. </span>Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. -<i>Stor. bresciana</i>, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio -(<i>De viris illustr.</i> p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, -dopo una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note374"> -<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>. </span>Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei -Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa -intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno -(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a -niun patto sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si -esprime nell'estesa sua <i>Relazione</i>, (Comment. L. XI p. 511) con -una ironia molto fina: <i>Pauperiem pati et famen et sitim et corporis -cruciatum et mortem pro Christi nomine nonnulli possunt: -jacturam nominis vel minimam ferre recusant, tamquam sua -propria deficiente fama Dei quoque gloria pereat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note375"> -<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>. </span>La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna distinguerli -dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo -riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano -attorno come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, -od anche, per causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo -apostolo. Essi fin dal secolo XIII posero a contribuzione il contado -con una specie di magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati -ad inginocchiarsi, quando si nominava sant'Antonio. Essi -simulavano di fare la questua per gli ospitali. Masuccio, <i>Nov.</i> 18, -Bandello, III, <i>Nov.</i> 17. Il Firenzuola nel suo <i>Asino d'oro</i> dà loro -le parti dei sacerdoti questuanti di Apulejo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note376"> -<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 357. Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 431.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note377"> -<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note378"> -<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>. </span>Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro -la tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria -aveva voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la -costituzione e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note379"> -<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>. </span>Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero -dei monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di -simile a Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note380"> -<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 251. Di fanatici predicatori surti -poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata -dei francesi, dal Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 443, 449, 485, <i>ad ann</i>. 1523, -1526, 1529.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note381"> -<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>. </span>Jac. Pitti, <i>Storia fiorent.</i> L. II, p. 112.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note382"> -<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>. </span>Perrens: <i>Jèrôme Savonarole</i>, 2 vol., tra le molte opere speciali -di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — Più -tardi P. Villari, <i>La storia di Girol. Savonarola</i>, -(2 vol. in 8.º Firenze, Le Monnier).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note383"> -<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>. </span>Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto -restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere -comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra -avervi mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque -dei fiorentini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note384"> -<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>. </span>Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano -donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla -Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note385"> -<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>. </span>Degli <i>impii astrologi</i> egli dice: <i>non è da disputar</i> (con -loro) <i>altrimenti che col fuoco</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note386"> -<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>. </span>V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, -presso Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note387"> -<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>. </span>Col titolo: <i>De rusticorum religione</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note388"> -<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>. </span>Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil -genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note389"> -<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. II, esclama: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ista superstitio, ducens a Manibus ortum</p> -<p class="i01">Tartareis, sancta de religione facessat</p> -<p class="i01">Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.</p> -</div></div> - -<p> -Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella -Marca contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa -esplicita di <i>eresia ed idolatria</i>; tuttavia anche Recanati, che si -arrese spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi -erano stati adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto -Pio II si parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate -di nascita. <i>Aen. Sylv. Opera</i>:, p. 289. <i>Histor. rer. ubique</i> gestar. -c. 12. — Il fatto più singolare accadde nel Foro romano sotto -Leone X: per causa di una pestilenza fu sacrificato con solenni -riti pagani un toro. Paul. Jov. <i>Histor</i>. XXI, 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note390"> -<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>. </span>Così il Sabellico, <i>De situ venetae urbis</i>. Bensì egli ricorda -i nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo -di <i>sanctus</i> o <i>divus</i>, ma adduce una quantità di reliquie con un -certo senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle -baciate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note391"> -<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>. </span><i>De laudibus Patavii</i>, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note392"> -<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 408. — Egli non appartiene alla -schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, -che vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note393"> -<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 352, e segg. <i>Verebatur Pontifex, -ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur</i> etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note394"> -<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>. </span>Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe -un bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. — Le -catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche -il Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: <i>velut ager Aceldama -Sanctorum habita est</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note395"> -<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 905. Fu -uno dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note396"> -<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>. </span>Vasari, III, e segg. c. N. <i>Vita di Ghiberti.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note397"> -<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>. </span>Matteo Villani, III, 15 e 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note398"> -<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>. </span>Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente in -Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente -conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a -razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti -tempi del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, -era sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle -reliquie lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di -sant'Antonio da Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco -splende, oltre la santità, anche un raggio di celebrità storica. -V. vol. I, pag. 198.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note399"> -<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>. </span>Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto -nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse -l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa -specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata -Concezione (<i>Extravag. Comment</i> L. III, tit. XII). Per contrario -può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente -di san Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare -nella Francia settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi -fu ufficialmente permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII -(Baluz. <i>Miscell</i>. III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto -IV fondò per tutta la Chiesa la festa della Presentazione di -Maria al Tempio, e quelle di sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. -<i>Ann. Hirsaug.</i> II, 518).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note400"> -<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>. </span>Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni, -<i>De sacris diebus</i>, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra, -che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni -rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti -nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc autem, postquam penitus natura Satanum</p> -<p class="i01">Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,</p> -<p class="i01">Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos</p> -<p class="i01">Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;</p> -<p class="i01">Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum</p> -<p class="i01">Marmora, et aeternae decora immortalia famae....</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note401"> -<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>. </span>Così Battista Mantovano si lagna di certi <i>nebulones</i> (<i>De -sacr. dieb</i>. L. V), che non volevano credere all'autenticità del preziosissimo -Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai -disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente -essere favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note402"> -<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>. </span>Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di -S. Bernardo: <i>Vergine Madre, figlia del tuo figlio</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note403"> -<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>. </span>Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle <i>Opere</i>, -p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione -speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. <i>De morte Pii</i>, p. 656.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note404"> -<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>. </span>Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi -sonetti di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note405"> -<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. V, e specialmente il -discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio lateranense, -presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note406"> -<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>. </span><i>Monachi Paduani chron</i>. L. III, sul principio. Di questa -pubblica penitenza vi si dice: <i>invasit primitus Perusinos, Romanos -postmodum, deinde fere Italiae populos universos</i>. — Per -converso Gugl. Ventura (<i>De gestis Astensium</i>, col. 701) chiama -la processione dei Flagellanti <i>admirabilis Lombardorum commotio</i>, -aggiungendo che alcuni eremiti aveano lasciato le loro -solitudini per venire nelle città ed eccitarle a penitenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note407"> -<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>. </span>Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note408"> -<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>. </span>Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note409"> -<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>. </span>Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle -dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia -e a Vienna sono annoverate nel <i>Diario ferrarese</i>, presso Muratori -XXIV, col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in -Terrasanta presso Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> L. V. Anche qui -talvolta il movente è la sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo -Frescobaldi, e di un suo compagno, che intorno al 1400 -volevano peregrinare in Terrasanta, il cronista Giovanni Cavalcanti -(II, p. 478) dice: <i>stimarono di eternarsi nella mente degli -uomini futuri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note410"> -<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 800.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note411"> -<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note412"> -<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>. </span>Burigozzo, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 486. — Per la miseria della -Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella -(<i>De rebus nuper in Italia gestis</i>); nel complesso Milano -non sofferse meno di quello che abbia sofferto Roma nel famoso -Sacco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note413"> -<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>. </span>La si chiamava anche <i>l'arca del testimonio</i>, e si era persuasi -che la cosa era disposta <i>con gran misterio</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note414"> -<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, -326, 386, 401.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note415"> -<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>. </span><i>Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a -star bene con Iddio</i>, dice l'annalista.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note416"> -<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>. </span>Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando -di Perugia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note417"> -<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>. </span>Il cronista lo dice un <i>Messo dei Cancellieri del Duca</i>. Ma -evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai -preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note418"> -<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>. </span>Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo» -pag. 110.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note419"> -<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>. </span>Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi -si poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note420"> -<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>. </span>Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio, -<i>Nov.</i> 46, 48, 49.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note421"> -<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>. </span><i>Decamerone</i>, I, <i>Nov.</i> 3. Egli pel primo nomina anche la -religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una -lacuna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note422"> -<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>. </span>In bocca però del demonio Astarotte, <i>Canto</i> XXV, str. 231 -e segg. Cfr. str. 141 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note423"> -<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>. </span><i>Canto</i> XXVIII, str. 38 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note424"> -<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>. </span><i>Canto</i> XVIII, str. 112, sino alla fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note425"> -<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>. </span>Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, -nella figura del principe Chiaristante, <i>Canto</i> XXI, str. 101 e segg. -121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta -per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di -pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, -pag. 246).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note426"> -<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>. </span>Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo -anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia -spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa -90 anni prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 -(ed. Londin. 1840, 405): <i>Epicureorum, qui opinantur animam -corpore solutam in aerem evanescere, in auras affluere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note427"> -<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>. </span>Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo -libro di Lucrezio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note428"> -<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>. </span><i>Inferno</i>, VII, 67-96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note429"> -<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>. </span><i>Purgatorio</i>, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei -pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, -156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note430"> -<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, -col. 532.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note431"> -<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>. </span>Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le -altre quella di Ritter, <i>Stor. della filosofia</i>, vol. IX.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note432"> -<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>. </span>Paul. Jovii <i>Elogia liter.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note433"> -<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>. </span><i>Codri Urcei opera</i>, colla sua <i>Vita</i> di Bartol. Bianchini, poi -le sue <i>Lezioni filologiche</i>, p. 65, 151, 278, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note434"> -<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>. </span><i>Animum meum seu animam</i>, differenza, colla quale allora -la filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la -teologia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note435"> -<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>. </span>Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 311, <i>christianam fidem, si miraculis -non esset approbata, honestate sua recipi debuisse.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note436"> -<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>. </span>Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano -sempre di nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non -andavano esenti da osservazioni. Il Firenzuola (<i>Opere</i>, vol. II, p. 208, -Nov. 10) si fa beffe dei francescani di Novara, che con danaro -maliziosamente estorto vogliono costruire una cappella nella loro -chiesa, <i>dove fosse dipinta quella bella storia, quando san Francesco -predicava agli uccelli nel deserto, e quando ei fece la santa -zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli portò i zoccoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note437"> -<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>. </span>Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, -L. III c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note438"> -<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon</i>, presso Murat. XXIII, col. 915.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note439"> -<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>. </span>Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato -con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, <i>Storia della Chiesa</i>, II, -IV, c. 154, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note440"> -<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De fortuna</i>. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note441"> -<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>. </span><i>Aen. Sylvii, Opera</i>, p. 611.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note442"> -<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>. </span>Poggius, <i>De miseriis humanae conditionis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note443"> -<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>. </span>Caracciolo, <i>De varietate fortunae</i>, presso Murat. XXII, uno -degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne -è scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive -v. pag. 201 e nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note444"> -<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>. </span><i>Leonis, Vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note445"> -<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>. </span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. presso Murat. XXIII, col. 909: <i>monimentum -hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae -rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim -praestiterunt</i>. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione -sia stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, -o, come quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei -fondamenti. In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: -la fortuna, per mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto -al cronista, doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù -di magìa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note446"> -<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>. </span><i>Quod ninium gentilitatis amatores essemus.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note447"> -<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>. </span>Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli -angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi -più serii. — <i>Annal. Estens</i>. presso Murat. XX, col. 468; dove -l'amorino o il putto ingenuamente è detto: <i>instar Cupidinis angelus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note448"> -<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>. </span>Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>. III, 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note449"> -<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>. </span>Macrob. <i>Saturn</i>. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti -quivi ritualmente prescritti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note450"> -<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>. </span><i>Monachus Paduanus</i>, L. II, ap. Urstisius, <i>Scriptores</i>, I, -p. 598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, -pag. 51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il -Decembrio, presso Murat. XX, col. 1017.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note451"> -<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>. </span>Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato -Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente -si allude ad un astrologo della città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note452"> -<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>. </span>Libri, <i>Hist. des scienc. mathémat.</i> II, 52, 193. In Bologna -pare che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto -dei professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile -cattedra nella Sapienza romana sotto Leone X è nominata da -Roscoe, <i>Leone X.</i> ed. Bossi, V, pag. 283.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note453"> -<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>. </span>Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale -e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. -Giov. Villani, VI, 81.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note454"> -<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>. </span><i>De dictis etc. Alphonsi. Opera</i>, p. 493. Egli trovava che -era <i>pulchrius, quam utile</i>. Platina <i>Vitae Pontiff</i>. p. 310. — Per -Sisto IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note455"> -<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>. </span>Piero Valeriano, <i>De infelic. literat.</i>, parlando di Francesco -Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione -pubblicò molti segreti del Papa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note456"> -<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>. </span>Ranke, <i>R. Päpste</i>, I, p. 247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note457"> -<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien -menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo -di Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, -lo si dice tedesco di nazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note458"> -<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>. </span>Firmicus Maternus, <i>Matheseos Libri</i> VIII, sulla fine del libro -secondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note459"> -<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>. </span>Presso il Bandello, III, <i>Nov.</i> 60 l'astrologo dì Alessandro -Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la -propria miseria.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note460"> -<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>. </span>Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro, - quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora -nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva -provare, se la predizione era vera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note461"> -<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>. </span>Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il -figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita -al capo, che gli era minacciata. <i>Vita di P. Capponi, Arch. -Stor</i>. IV, II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi -a pag. 82. — Il medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva -di dover quandochessia annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò -splendidi posti in Padova ed in Venezia. <i>Paul. Jov. Elogia -literat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note462"> -<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>. </span>Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in -Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, -presso Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco -Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo -per lo meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, -fol. 221, 413.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note463"> -<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>. </span>Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai -potuto vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli <i>Annal. -Foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista -Alberti cerca di spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. -<i>Opere volgari</i>, Tom. IV, p. 314, ovvero <i>De re aedificat.</i> -L. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note464"> -<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>. </span>Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov. -Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi -vol. I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla -poesia del più tardo medio-evo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note465"> -<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>. </span><i>Annal. Foroliv.</i> l. c. — Filippo Villani, <i>Vite</i>. — Machiavelli, -<i>Storie fiorent.</i> L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni -che promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio -e il libro sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, -faceva suonare la campana maggiore per la partenza. Però -si conviene che egli talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre -non previde la sorte del Montefeltro e la sua propria. Egli fu -ucciso dai malandrini non lungi da Cesena, quando, reduce da -Parigi e dalle università italiane, dove aveva insegnato, tornava -a Forlì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note466"> -<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>. </span>Matteo Villani, XI, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note467"> -<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De fortitudine</i>, L. I. — I primi Sforza come -onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note468"> -<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. v. <i>Livianus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note469"> -<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>. </span>Che narra la cosa egli stesso. <i>Benedictus</i>, presso Eccard, II, -col. 1617.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note470"> -<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>. </span>Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo -Nardi, <i>Vita di Ant. Giacomini</i>, p. 65. — Ciò si incontra non di -rado anche in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia -in Ferrara la mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa -di velluto nero con segni astrologici ricamati in oro. -<i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 305.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note471"> -<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>. </span>Azario, presso il Corio, fol. 258.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note472"> -<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>. </span>Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un -astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò -al sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna, -«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto -sangue cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore -andamento della guerra civile francese. <i>Magn. chron. belgicum</i>, -p. 358. Juvénal des Ursins ad a. 1396.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note473"> -<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>. </span>Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, -nel 1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno -<i>sine cruore, sed sola fama</i>, come nel fatto accadde.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note474"> -<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, L. III, cap. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note475"> -<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>. </span>Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause, -e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato -qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli -dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso -del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, <i>Advers. astrol.</i> II, 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note476"> -<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>. </span>Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV; -secondo lo Scardeonio essi erano destinati <i>ad indicandum nascentium -naturas per gradus et numeros</i>, principio più popolare -di quello che noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia <i>à la portée -de tout le monde</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note477"> -<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>. </span>Dell'Astrologia egli scrive (<i>Orationes</i>, fol. 35, <i>in nuptias</i>): -<i>haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur</i>. — Un -altro entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, <i>De -dignitate urbis Bononiae</i>, (Murat. XXI, col. 1163).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note478"> -<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>. </span>Petrarca, <i>Epp. seniles</i>. III, I, (p. 765), e in altri luoghi citati. -La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra -aver pensato ugualmente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note479"> -<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>. </span>Franco Sacchetti nella <i>Novella</i> 151 mette in ridicolo le loro -dottrine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note480"> -<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>. </span>Giov. Villani, III, I, X, 39.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note481"> -<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>. </span>Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note482"> -<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>. </span>Anche l'autore degli <i>Annales Placentini</i>, (Murat. XX, -col. 931), quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del -voi. I, si associa a questa polemica. Ma il passo è notevole sotto -un altro punto di vista, cioè perchè contiene le opinioni di quel -tempo sulle nove comete allor conosciute e chiamate ciascuna con -un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, 67.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note483"> -<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>. </span>Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>, L. III, dove anche in Leone stesso -è visibile una credenza almeno nei pronostici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note484"> -<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>. </span>Jo. Pici Mirand. <i>Adversus astrologos Libri</i> XII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note485"> -<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>. </span>Secondo Paul. Jov. <i>Elogia literat. sub tit. Jo. Picus</i>, il suo -effetto sarebbe stato <i>ut subtilium disciplinarum professores a -scribendo deterruisse videatur</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note486"> -<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>. </span><i>De rebus coelestibus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note487"> -<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>. </span>In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la -teoria di Dante nel principio del «Convito».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note488"> -<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>. </span>Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una -lettera a Ferdinando il Cattolico (Mai, <i>Spicil. roman</i>. vol. VIII, -p. 226, dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in -un'altra al Conte di Potenza (<i>ibid</i>. p. 539) dallo studio dei pianeti -conclude, che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note489"> -<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>. </span><i>Ricordi</i>, l. c. N. 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note490"> -<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>. </span>Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio -all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note491"> -<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>. </span>Varchi, <i>Storie fiorent.</i> L. IV (p. 174). I presentimenti e le -profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una -volta in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, -43, 177.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note492"> -<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>. </span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 208.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note493"> -<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III. p. 324, all'anno 1514.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note494"> -<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>. </span>Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano -l'anno 1515; cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta -che nello scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi -(in S. Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un -cavallo; si portò la testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via -il resto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note495"> -<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>. </span><i>Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense</i> -presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di -quell'odio concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. -Cfr. col. 371.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note496"> -<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>. </span><i>Conjurationis Pactianae Commentarius</i>, nelle Appendici al -Roscoe, <i>Vita di Lorenzo.</i> — Del resto il Poliziano era almeno -avverso all'astrologia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note497"> -<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>. </span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 174. — Aen. Sylvius: <i>De Europa</i>, -c. 53, 54 (<i>Opera</i>, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione -di nuvole ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche -faccia menzione delle sorti che vi vanno connesse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note498"> -<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>. </span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 160; cfr. <i>Pausaniae</i>, IX, 20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note499"> -<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>. </span>Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di -fuggir dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (<i>Aen</i>. III, vs. 44). — Cfr. -Rabelais, <i>Pantagruel</i>, III, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note500"> -<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>. </span>Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo <i>splendor</i> o lo -<i>spiritus</i> di Cardano e il <i>daemon familiaris</i> di suo padre, noi le -lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 4, 38, -47. Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri -che egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli -spettri nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il -Murat. XX, col. 1016.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note501"> -<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>. </span>Parte II, <i>Nov.</i> I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note502"> -<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>. </span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 20. Veramente non era che un amante, -il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo -dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii; -e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace -di contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note503"> -<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>. </span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 640. ad a. 1467. L'amministratore -morì di spavento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note504"> -<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>. </span><i>Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note505"> -<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>. </span>Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' Vallombrosani, -al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note506"> -<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>. </span>Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, -non rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un -uomo in un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, -II, § 171 (vol. I, p. 282).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note507"> -<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>. </span>Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, -che intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni -grandi di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava -Rodogina. I particolari in Rabelais <i>Pantagruele</i>, IV, 58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note508"> -<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>. </span>Jov. Pontan. <i>Antonius</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note509"> -<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>. </span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando di -una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La -legge colpisce quelle che <i>facciono le fature ovvero venefitie ovvero -encantatione d'immundi spiriti a nuocere.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note510"> -<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>. </span>Lib. I, op. 46, <i>Opera</i>, p. 531 e segg. Invece di <i>umbra</i> a -pag. 532 deve leggersi <i>Umbria</i>, e invece di <i>lacum</i> leggasi <i>locum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note511"> -<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>. </span>Più tardi lo dice <i>Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, -tum potens.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note512"> -<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>. </span>Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI -non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena -scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate, -tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il <i>Dittamondo</i>, -L. III, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note513"> -<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>. </span><i>Pii II Comment.</i> L. I, p. 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note514"> -<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>. </span>Benv. Cellini, L. I, cap. 65.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note515"> -<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>. </span><i>L'Italia liberata dai Goti, Canto</i> XXIV. Si può chiedere, -se il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni -ovvero se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. -Il medesimo dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, -Lucano (<i>Canto</i> VI), dove la maga tessala scongiura un -morto per compiacere a Sesto Pompeo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note516"> -<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>. </span><i>Septimo Decretal.</i> Lib. V, tit. XII. Essa comincia: <i>Summis -desiderantibus affectibus</i>, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso -di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, -scompare affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente -obbiettivo, di un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol -persuadersi, come la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica -sorgente di tutti questi delirii, tenga dietro, nelle Memorie di -Jacopo du Clerc, al così detto processo contro i Valdesi tenuto in -Arras nell'anno 1459. Soltanto dopo uno studio secolare di essi -anche la fantasia popolare si persuase delle arti, colle quali in -simili cose si era usati di procedere e che in allora nuovamente -si riprodussero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note517"> -<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>. </span>Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note518"> -<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>. </span>Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per -esempio, nell'<i>Orlandino</i>, cap. I, str. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note519"> -<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>. </span>Per esempio il Bandello, III, <i>Nov.</i> 29, 52. Prato, <i>Arch. -Stor.</i> III, p. 408. — Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> ap. Murat. XXIII, -col. 897, parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un -priore dell'ordine dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: -<i>cives Bononienses cum Daemonibus coire faciebat in specie -puellarum</i>. Egli faceva dei veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro -a ciò in Procop. <i>Histor. arcana</i>, c. 12, dove un lupanare -vero è frequentato da un demonio, che getta gli altri frequentatori -sulla pubblica via.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note520"> -<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>. </span>Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle -streghe, veggasi la <i>Macaroneide</i>, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono -distesamente tutte le loro ribalderie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note521"> -<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>. </span>Nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>. Egli crede che le cortigiane -apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano -certe <i>malìe</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note522"> -<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>. </span>Varchi, <i>Stor. fiorent.</i> II, p. 152.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note523"> -<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>. </span>Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. -Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, cap. 39.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note524"> -<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>. </span><i>Septimo Decretal</i>. l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note525"> -<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>. </span>Zodiacus, <i>Vitae</i>, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note526"> -<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>. </span>Ibid. IX, 201 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note527"> -<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>. </span>Ibid. X, 770 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note528"> -<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>. </span>Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti -sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche -teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli -scongiuri (<i>Morgante. Canto</i> XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che -non si possa sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. -<i>Canto</i> XXI).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note529"> -<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>. </span>Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua -opera <i>De prodigiis</i> non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni -d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però -della prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione -delle sue teorie al Sacco di Roma del 1527.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note530"> -<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>. </span>Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo -e forse mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno -al 1440), il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, -non trova in Italia neanche un lontano riscontro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note531"> -<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>. </span>Cfr. l'importante scritto di Roth <i>Virgilio Mago</i> nella «Germania» -di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto dell'antico -teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti pellegrinaggi -alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono aver colpito -la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio -Turon. VIII, 33.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note532"> -<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>. </span>Uberti, <i>Dittamondo</i>, L. III, c. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note533"> -<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>. </span>Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, -III, 1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. -Dante, <i>Inferno</i>, XIII, 146.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note534"> -<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>. </span>Giusta un frammento riportato dal Baluz. <i>Miscell.</i> IX, 119, -una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra -con quelli di Ravenna, <i>et militem marmoreum, qui juxta Ravennam -se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum -civitatem virtuosissime transtulerunt</i>. Probabilmente una -figura simbolica anche questa del destino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note535"> -<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>. </span>La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata -negli <i>Annal. foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con -molte amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, -<i>Vite</i>, p. 43.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note536"> -<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>. </span>Platina, <i>Vitae Pontiff</i>, p. 320: <i>veteres potius hac in re quam -Petrum, Anacletum et Linum imitatus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note537"> -<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>. </span>E che si sente, per esempio nel Suggero <i>De consecratione -ecclesiae</i> (Duchesne, <i>Scriptores</i>, IV, p. 355) e nel <i>Chron. Petershusanum</i>, -I, 13 e 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note538"> -<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>. </span>Cfr. anche la <i>Calandra</i> del Bibbiena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note539"> -<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>. </span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note540"> -<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>. </span>Ibid. III, <i>Nov.</i> 29. Il negromante si fa promettere con solenni -giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata -sull'altare di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto -deserta. — Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella -<i>Macaroneide, Phantas.</i> XVIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note541"> -<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>. </span>Benv. Cellini, I. c. 64.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note542"> -<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>. </span>Vasari, III, 143, <i>Vita di Andrea da Fiesole</i>. Era Silvio Cosini, -il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti -e simili sciocchezze».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note543"> -<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>. </span>Uberti, <i>il Dittamondo</i>, III, cap. I. Egli visita anche nella -Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: -«A questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di -Pilato, col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia -continua e regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù -con misterioso volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si -alza un gran turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare -i libri è, come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale -diversa affatto dallo scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV -l'ascendere al Monte di Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era -cosa proibita «sotto pena della vita e della confiscazione dei beni», -come ce ne assicura il lucernese Diebold Schilling (pag. 67). Si -credeva che nel lago, che è sul dosso del monte, vi fosse uno spettro, -che doveva essere «lo spirito di Pilato». Quando lassù giungeva -qualcuno e gettava qualche cosa nel lago, immediatamente -sollevavansi turbini spaventosi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note544"> -<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>. </span><i>De obsidione Tiphernatium</i> 1474. (<i>Rerum Italic. scriptores -ex florent. codicibus</i>, Tom. II).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note545"> -<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>. </span>Di questa specie particolare di superstizione molto diffusa -(intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco nell'<i>Orlandino</i>, -cap. V, str. 60.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note546"> -<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elegia liter.</i> sub voce <i>Cocles</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note547"> -<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>. </span>In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di -ritratti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note548"> -<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>. </span>E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non -conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato -alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di -registrare il suo oroscopo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note549"> -<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>. </span>Paul. Jov. l. c. sub voce <i>Tibertus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note550"> -<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>. </span>Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie -della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, -cap. 57, 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note551"> -<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>. </span>Libri, <i>Hist. des sciences mathémat.</i> II, p. 122.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note552"> -<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>. </span><i>Novi nihil narro, mos est publicus</i> (<i>Remed. utriusque -fortunae</i>, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più -vivacità e <i>ab irato.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note553"> -<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>. </span>Il passo principale presso Trithem. <i>Annal. Hirsaug.</i> II, -pag. 286 e seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note554"> -<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>. </span><i>Neque enim desunt</i>, dice Paul. Jov. <i>Elogia liter. sub voce -Pompon. Gauricus</i>. Cfr. ibid. sub voce <i>Aurel. Augurellus. — Macaroneide, -Chant.</i> XII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note555"> -<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>. </span>Ariosto, <i>Sonetto</i> 34.... <i>non creder sopra il tetto</i>. Il poeta -riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione -di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note556"> -<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>. </span><i>Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor.</i> I, p. 273 e -segg. — L'espressione solita era: <i>non aver fede</i>. Cfr. il Vasari, VII, -p. 122, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note557"> -<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>. </span>Jov. Pontan. <i>Charon</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note558"> -<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>. </span><i>Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae</i>, L. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note559"> -<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>. </span>Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino, -<i>Venezia</i>, L. XIII, p. 243.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note560"> -<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>. </span>Vespas. Fiorentino, pag. 260.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note561"> -<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>. </span><i>Orationes Philelphi</i>, fol. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note562"> -<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>. </span><i>Septimo Decretal.</i> L. V, tit. III, cap. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note563"> -<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>. </span>Ariosto, <i>Orl. furioso,</i> canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo: -<i>Orlandino</i>, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, -membro dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza -delle anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. -Roscoe. <i>Leone X</i>, ed. Bossi, II, p. 288.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note564"> -<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>. </span>Orelli, <i>ad Cicer. de Republ</i>. L. VI. — Cfr. anche Lucan. -<i>Pharsal</i>, IX, sul principio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note565"> -<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>. </span>Petrarca, <i>Epp. famil</i>. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note566"> -<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>. </span>Fil. Villani, <i>Vite</i>, p. 15. Questo notevole passo, dove le opere -meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: <i>che agli -uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della -terra, debitamente sieno date le stelle</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note567"> -<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>. </span><i>Inferno</i>. IV, 24 e segg. — Cfr. <i>Purgatorio</i>, VII, 28, XXII, 109.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note568"> -<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>. </span>Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio -dello scultore Nicolò dell'Arca: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant</p> -<p class="i02"> Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.</p> -</div></div> - -<p> -(Presso il Bursellis. <i>Annal. Bonon</i>. Murat. XXII, col. 912).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note569"> -<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>. </span>Nel suo <i>Actius</i>, scritto più tardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note570"> -<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>. </span>Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 13; <i>non poenitere ullius -rei quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset</i>: senza -di ciò io sarei stato l'uomo più infelice del mondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note571"> -<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>. </span><i>Discorsi</i>, L. II, cap. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note572"> -<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>. </span><i>Del governo della famiglia</i>, p. 114.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note573"> -<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>. </span>Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, -che fa parte de' suoi <i>Coryciana</i> (v. vol. I, pag. 360, nota): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Dii. quibus tam Coryciùs venusta</p> -<p class="i01">Signa, tam dives posuit sacellum,</p> -<p class="i01">Ulla si vestros animos piorum</p> -<p class="i08"> Gratia tangit,</p> -<p class="i01">Vos jocos risusque senis faceti</p> -<p class="i01">Sospites servate diu; senectam</p> -<p class="i01">Vos date et semper viridem et Falerno</p> -<p class="i08"> Usque madentem.</p> -<p class="i01">At simul longo satiatus aevo</p> -<p class="i01">Liquerit terras, dapibus Deorum</p> -<p class="i01">Laetus intersit, potiore mutans</p> -<p class="i08"> Nectare Bachum».</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note574"> -<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>. </span>Firenzuola. <i>Opere</i>, vol. IV, p. 147 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note575"> -<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>. </span>Nic. Valori; <i>Vita di Lorenzo</i>, passim. — La bella istruzione -a suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, <i>Laurent. Adnot.</i> -178 e nelle Appendici di Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note576"> -<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>. </span><i>Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico.</i> — La sua <i>Deprecatio -ad Deum</i>, nella <i>Deliciae poetar. italor</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note577"> -<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>. </span>Sono i canti intitolati: l'<i>Orazione</i> (<i>Magno Dio, per la cui -costante legge</i> ecc. presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, VIII, p. 120), -l'<i>Inno</i> (<i>Oda il sacro inno tutta la natura</i> ecc. presso Fabroni, -Laurent. Adnot. 9). L'<i>Altercazione</i> (<i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, -I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le altre -poesie qui nominate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note578"> -<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>. </span>Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo -<i>Morgante</i> tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere -specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso -deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la -più spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici -di Lorenzo: i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati -(v. pag. 301 e 306 nota) ne formano come il complemento.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 ***</div> -</body> -</html> diff --git a/old/64206-h/images/cover.jpg b/old/64206-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index ce2b7e7..0000000 --- a/old/64206-h/images/cover.jpg +++ /dev/null diff --git a/old/old/64206-0.txt b/old/old/64206-0.txt deleted file mode 100644 index 2c2b646..0000000 --- a/old/old/64206-0.txt +++ /dev/null @@ -1,11370 +0,0 @@ -The Project Gutenberg eBook of La civiltà del secolo del Rinascimento in -Italia, Volume II, by Jacob Burckhardt - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II - -Author: Jacob Burckhardt - -Translator: Diego Valbusa - -Release Date: January 03, 2021 [eBook #64206] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni, Carlo Traverso and the Online Distributed - Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was - produced from images generously made available by The Internet - Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL -RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II *** - - LA CIVILTÀ - DEL SECOLO - DEL RINASCIMENTO - IN ITALIA - - - SAGGIO - DI - JACOPO BURCKHARDT - - TRADOTTO SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA - DAL PROFESSORE - D. VALBUSA - con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore - - VOLUME II - - - - IN FIRENZE - G. C. SANSONI, EDITORE - 1876 - - - - - In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno. - - - - -PARTE QUARTA - -SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO - - - - -CAPITOLO I. - -Viaggi degli Italiani. - - - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi. - - -Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono il progresso, -raggiunto un alto grado di sviluppo individuale ed educati alla scuola -dell'antichità, gli Italiani si volgono ora alla scoperta del mondo -esteriore e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte. -Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne ora -i progressi, che più convenientemente dovrebbero riserbarsi ad una -trattazione speciale. - -Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane regioni noi -non possiamo permetterci qui che alcune considerazioni generali. Le -Crociate aveano aperto agli Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, -e risvegliato dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera. -Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto si sia -collegato con lo spirito d'investigazione scientifica o si sia posto -del tutto al servigio di quest'ultima; ma non v'ha dubbio che ciò -accadde in Italia assai per tempo e in modo più largo e compiuto, che -non in qualsiasi altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani -aveano preso una parte molto diversa da quella degli altri popoli -d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali in oriente; -e da tempo immemorabile il Mediterraneo aveva svolto negli abitatori -delle sue rive tendenze affatto speciali, per cui avventurieri nel -senso nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole, -diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente famigliarizzati -con tutti i porti orientali del Mediterraneo, accadde invece che -i più intraprendenti si sentissero portati ad abbracciare la vita -nomade e vagabonda dei viaggiatori arabi, che vi s'incontravano -dappertutto, avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più -o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi involti -nelle correnti del mondo mongolico e furono portati sempre più innanzi -sino ai piedi del gran trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico -noi troviamo assai per tempo singoli Italiani associati a questa -o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora sin dal -XIII secolo trovarono le Canarie,[1] e genovesi pur furono quelli, -che nello stesso anno 1291, quando appunto andava perduta Tolemaide, -ultimo avanzo dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che -si conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:[2] sotto -questo riguardo adunque Colombo non fu il solo, ma il più grande in una -schiera numerosa di Italiani, che navigarono in mari remoti al servizio -delle potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già colui, che -casualmente approda pel primo ad un paese, ma chi, dopo averlo cercato, -lo trova, e se costui soltanto raccoglie la gloria di tutti gli sforzi -de' suoi predecessori e acquista il diritto di portar pel primo la -parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando anche si -volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo in qualsiasi spiaggia, -rimarranno pur sempre il popolo scopritore per eccellenza durante tutto -il periodo ultimo del medio-evo. - -Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla storia speciale -delle scoperte. Ma non per questo verrà mai meno l'ammirazione dovuta -alla grandiosa figura del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un -nuovo continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè dire: il -_mondo è poco_, la terra non è così grande, come si crede. Mentre la -Spagna dava all'Italia un Alessandro VI, l'Italia dava alla Spagna -un Colombo: poche settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio -1503), questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera agli -ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai leggere senza un -senso di profonda commozione. E in un codicillo, datato da Valladolid -nel 4 maggio 1506, lascia egli «alla sua diletta patria, la repubblica -di Genova», quel libro di preghiere, che gli fu regalato da papa -Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto nel carcere, nelle -lotte e in ogni specie di avversità». Si direbbe quasi che con ciò -il grand'uomo avesse avuto in mira di diffondere un ultima aureola di -perdono e di pace sull'abborrito nome dei Borgia. - - -La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto ai viaggi degli -Italiani, ci si impone altresì, per l'indole del nostro lavoro, -rispetto allo sviluppo che ebbe presso di loro l'esposizione dei -dati e delle dottrine geografiche, ossia riguardo alla parte, che -essi presero al progressivo allargarsi della cosmografia. Ma anche -un semplice confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli -mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. Dove, -fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, avrebbesi potuto trovare in -un uomo solo tante cognizioni geografiche, statistiche e storiche, -quante si riscontrano in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto -larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro cosmografico, -ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli egli descrive con sempre -uguale maestria paesi, città, costumi, industrie prodotti, condizioni -politiche e costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla -fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che ha attinto dai -libri si nota generalmente una certa fiacchezza e quasi perplessità. -Anche il breve schizzo,[3] che egli ci dà di una vallata del -Tirolo, dove Federigo III gli conferì una prebenda, non lascia senza -osservazione nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela nel -suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva e comparativa, -quale soltanto poteva avere un connazionale di Colombo, nutrito di -buoni studi. Mille altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò -che egli vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso a -darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo e il tempo la -domandavano. - -Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta[4] il voler -distinguere con precisione ciò che si deve riguardare come un portato -degli studi dell'antichità da ciò, che è da ascrivere al genio speciale -degli Italiani. Essi considerano e trattano le cose di questo mondo -da un punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere esattamente -gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia un popolo semi-antico -e perchè le loro condizioni politiche ve li predispongono; ma non -sarebbero così rapidamente giunti ad un tal grado di maturità, se gli -antichi geografi non avessero già loro additato la via. Incalcolabile -da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie italiane -già esistenti sullo spirito e sulle tendenze dei viaggiatori e degli -scopritori. Anche il semplice dilettante di una scienza, quale, -ad esempio, sarebbe Enea Silvio, se per un momento lo si volesse -collocar tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino -prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il nuovo terreno -indispensabile di una opinione pubblica prevalente, di un preconcetto -favorevole ad una impresa. Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo -dello scibile sanno valutare tutta l'importanza del servigio, che con -ciò vien reso agli arditi loro concepimenti. - - - - -CAPITOLO II. - -Le scienze naturali in Italia. - - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori - del giardinaggio. — Zoologia: i serragli. — Il seguito di - Ippolito de' Medici; gli schiavi. - - -Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo delle scienze -naturali, noi non possiamo far altro che rinviare il lettore ai -trattati speciali, fra i quali non ci è nota che l'opera evidentemente -troppo superficiale e dogmatica del Libri.[5] La contesa sulla priorità -di singole scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo -del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è possibile -che sorga un uomo, il quale, fornito di una cultura assai limitata, -per irresistibile impulso si getta in braccio all'empirismo e, per -una felice disposizione naturale, fa progressi maravigliosi. Tali -furono Gerberto di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù, -si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere del loro -tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima dello scopo, che -avevano in vista. Una volta squarciato il velo dell'errore, tolto il -fascino delle tradizioni, e dell'autorità delle scuole e superato quel -religioso terrore che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono -d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa quando lo -spirito d'osservazione e d'investigazione della natura è privilegio -speciale di un popolo intero, e conseguentemente lo scopritore non -è nè minacciato, nè condannato al silenzio, ma può anzi contare sul -consenso e sul favore universale. E in tali condizioni pare essersi -trovata appunto allora l'Italia.[6] Non senza orgoglio i naturalisti -italiani additano le prove e gl'indizi, pei quali non si può dubitare -dell'empirismo di Dante nello studio della natura.[7] Intorno a certe -singole scoperte o priorità nella menzione di speciali fenomeni, -che essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio; -ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso dinanzi alla -grande potenza di osservazione, che traluce da tutte le sue immagini -e similitudini. Più assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse -appariscono in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, che -dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice studio di ornamento, -ma per porgere un'idea quanto più sia possibile adeguata di ciò che -vuol dire. Nell'astronomia poi egli dà prove di cognizioni affatto -speciali, quantunque non si debba disconoscere che molti di quei passi -del suo gran poema che ora destano stupore, in allora fossero intesi -universalmente. Dante infatti, senza tener conto della sua erudizione, -si fonda sopra un'astronomia popolare molto diffusa al suo tempo e -che gli Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato -già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere e del tramontare -delle costellazioni non è oggidì più necessaria per l'uso introdotto -degli orologi e dei calendari, e con essa andò perduto anche tutto -quell'interesse, che il popolo era solito di prendere per tanti altri -fatti astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli insegnamenti -per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che Dante non sapeva, che cioè la -terra si gira intorno al sole; ma, fatta eccezione degli uomini della -scienza, l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo alla -più completa indifferenza. - -Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali deviò poscia -l'astronomia, non provano nulla contro le tendenze empiriche degli -Italiani d'allora; esse non furono che attraversate e vinte per un -momento dalla smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di -questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo a studiare -il carattere morale e religioso della nazione. - - -Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era mostrata quasi -sempre assai tollerante, ed anche contro la schietta investigazione -della natura essa non procedette mai con rigore, se non quando le -accuse — vere o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e di -negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. Ma la questione, -che importerebbe risolvere, sarebbe propriamente di sapere sino a qual -punto ed in quali casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte -i francescani, abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità -delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia abbiano -continuato a condannare, sia per connivenza verso i nemici degli -accusati, sia per tacita avversione contro lo studio della natura in -generale e più specialmente poi contro ogni esperimento scientifico. -Quest'ultimo caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe pressochè -impossibile l'addurne le prove. Ciò che può aver cagionato nel nord -simili persecuzioni, l'opposizione ostinata del sistema ufficiale della -scienza fisica accettato dagli scolastici contro i novatori, come tali, -non potrebbe quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si -sa che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) non cadde -vittima che dell'invidia collegiale di un altro medico, che lo accusò -presso l'Inquisizione di eresia e di magia,[8] ed altrettanto si può -supporre anche rispetto al suo contemporaneo padovano, Giovannino -Sanguinacci, perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma -questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. Per ultimo non -bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, come inquisitori, -non ebbero mai tanta potenza, come nei paesi settentrionali; sì i -tiranni, che le repubbliche più d'una volta nel secolo XIV diedero -prove tali di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice -investigazione della natura, ma molte altre cose ben più rilevanti -andarono impunite. Ma quando, col secolo XV, l'antichità prevalse in -tutti i rapporti della vita, la breccia aperta nel vecchio sistema -s'allargò in favore d'ogni specie di indagine profana, con questo -però che l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò allo -studio empirico della natura.[9] In mezzo a ciò si risveglia pur sempre -qua e là di nuovo l'Inquisizione e punisce o manda al rogo qualche -medico, perchè bestemmiatore e negromante, nè, in tali casi, si può mai -dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto motivo della -condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, sul finire del secolo XV -l'Italia con Paolo Toscanelli, Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era -senza paragone il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di -scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si riconoscevano -suoi discepoli, non esclusi nemmeno il Regiomontano e il Copernico. - - -Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso alle scienze -naturali si ha anche nello zelo, con cui si cercò assai per tempo -di mettere insieme delle collezioni per lo studio comparativo delle -piante e degli animali. Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto -di essere stata la prima a possedere orti botanici, sebbene parrebbe -che in sulle prime essi non esistessero che con intenti di pratica -utilità, e d'altronde sia anche discutibile il vanto di priorità, -ch'essa si arroga. Senza paragone più importante invece è il fatto, -che tanto i principi, quanto i ricchi privati, nel mettere insieme -i loro giardini di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far -collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di specie diverse. -Così nel secolo XV il magnifico giardino di villa Careggi dei Medici ci -vien dipinto pressochè come un orto botanico,[10] ricco di innumerevoli -specie di alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo -XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio nella campagna -romana,[11] non lungi da Tivoli, dove erano siepi di rose d'ogni -specie, alberi d'ogni sorta, piante fruttifere di tutte le possibili -varietà e un grande orto con venti specie di uve. Qui evidentemente -si ha qualche cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali -universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini di tutti i -castelli e dei conventi degli altri paesi d'occidente: oltre ad una -cultura assai progredita delle piante fruttifere pei vantaggi che se ne -ritraggono, si vede un interesse speciale per le piante in sè medesime, -per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia dell'arte c'insegna -come solo più tardi questa passione delle collezioni fece luogo alle -esigenze del gusto architettonico pittoresco. - - -Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non si può immaginare -scompagnato da uno spirito superiore d'osservazione. Il facile -trasporto dai porti meridionali ed orientali del Mediterraneo e le -condizioni favorevoli del clima italiano rendevano possibile l'acquisto -delle maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando in -quando ne facevano i Sultani.[12] L'animale preferito tanto nelle -repubbliche, che nei principati è di regola il leone, anche se non -figuri nel loro stemma, come era appunto il caso di Firenze.[13] Le -tane, dove si tenevano rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in -prossimità di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; quelli -di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. Infatti questi animali -si adoperavano talvolta per l'esecuzione delle sentenze capitali -in affari politici,[14] e tenevano inoltre vivo nel popolo un certo -rispettoso spavento. Di più, il loro contegno si aveva in conto di un -misterioso pronostico: la loro fecondità si riguardava come un segno -d'imminente prosperità generale, ed anche Giovanni Villani non crede -di derogare alla propria dignità notando di avere assistito di persona -al parto di una leonessa.[15] I lioncelli usavasi di regalarli alle -città e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio al -valore.[16] I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei leopardi, -pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito domatore.[17] Borso da -Ferrara faceva combattere i suoi leoni con tori, orsi e cinghiali.[18] - -Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti di necessario -lusso, in parecchie corti principesche dei veri serragli. «Alla -magnificenza di un gran, signore, scrive Matarazzo, s'appartiene di -possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì -buffoni, cantanti e bestie feroci».[19] Il serraglio di Napoli al tempo -di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di -Bagdad, a quanto sembra.[20] Filippo Maria Visconti possedeva non solo -dei cavalli, che vennero pagati 500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, -e pregiatissimi cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire da -diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi uccelli da caccia, -che avea fatto raccogliere in tutto il settentrione, non gli costava -meno di 3000 ducati d'oro ogni mese.[21] Emanuele il grande, re di -Portogallo, sapeva bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando -gli mandò un elefante ed un rinoceronte.[22] E per tal modo si veniva -ponendo le basi della scienza zoologica e della botanica. - -Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi dall'allevamento -delle razze cavalline, delle quali quella mantovana di Francesco -Gonzaga passava per la prima d'Europa.[23] L'uso di attribuire un -pregio speciale a certe razze è certamente tanto antico, quanto l'arte -del cavalcare, e la produzione artificiale di razze ibride deve essere -stata comune specialmente sin dal tempo delle Crociate; ma, quanto -all'Italia, la conquista dei premi nelle corse, che si davano in -qualunque città di qualche importanza, era il movente più efficace -per cercarvi la produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma -celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano gl'infallibili -corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, anche i più nobili cavalli -da battaglia, e in generale cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti -a gran signori, si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga -teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e d'Irlanda, -nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, per avere quest'ultime, -egli coltivava costantemente l'amicizia dei Gransultani. Tutte le -varietà furono quivi tentate per produrre quanto più si potesse di -eccellente e di perfetto. - - -Ma a questo tempo non mancò neanche quello che si direbbe un serraglio -d'uomini: il celebre cardinale Ippolito de' Medici,[24] figlio bastardo -di Giuliano duca di Nemours, manteneva nella strana sua corte una -schiera di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti ed -erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la razza, alla quale -appartenevano. Qui infatti si vedevano incomparabili volteggiatori -di puro sangue moresco tolti alle regioni settentrionali d'Africa, -arcieri tartari, lottatori negri, palombari indiani e turchi, che tutti -insieme, specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale. -Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), questa turba -svariata ne portò a spalle la salma da Itri a Roma, e al lutto generale -della città per la perdita di un signore così liberale confuse le sue -nenie funebri, espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime -gesticolazioni.[25] - -Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani nello studio -delle scienze naturali e della varietà e ricchezza dei prodotti della -natura in generale, non sono che cenni imperfettissimi del molto di -più, che potrebbe dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore, -sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto di lasciare in -questa parte del suo libro; ma egli non esita a confessare che di molte -delle opere speciali, che potrebbero abbondantemente riempirla, non ha -potuto vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio. - - - - -CAPITOLO III. - -Scoperta del Bello nel paesaggio. - - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola - fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni. - - -Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche un'altra maniera -di accostarsi alla natura, ed in un senso affatto particolare. Gli -Italiani sono i primissimi fra i moderni, che intravidero e gustarono -il lato estetico del paesaggio.[26] - -Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo e complicato -svolgimento della cultura, e la sua origine è assai difficile da -rintracciare, in quanto che un sentimento segreto di questa specie -può esistere da lungo tempo, prima che si manifesti nella poesia e -nella pittura e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. Presso -gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si restrinsero alla -rappresentazione di tutto il ciclo della vita umana, prima di passare e -descrivere quella della natura, e quest'ultima rappresentazione rimase -pur sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, da Omero -in poi, in un numero grandissimo di espressioni e di versi apparisca -evidente l'impressione sempre più forte, che la natura veniva facendo -sull'uomo. Più tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro -signorie sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con sè una -naturale predisposizione a sentire altamente il lato spirituale della -scena campestre, e quand'anche il Cristianesimo le abbia costrette -per un certo tratto di tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, -nei laghi e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti -falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo stadio di transizione -fu presto assai da esse superato. Egli è un fatto che ancora nel colmo -del medio-evo, intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento -schietto e profondo del mondo esteriore, che si manifesta chiaramente -nei canti dei menestrelli delle diverse nazioni.[27] Da essi traspare -un vero entusiasmo pei fenomeni più semplici, quali l'apparir della -primavera e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi. -Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i loro personaggi, i -crociati, che pur corsero tanta parte di mondo, in quei canti quasi non -figurano più come tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio -ci descrive con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature dei -guerrieri, non è che imperfettissima nella descrizione dei luoghi, e -il grande Volframo di Eschenbach ci dà appena un'immagine sufficiente -della scena, nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti -infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante d'ogni -paese abitasse o avesse visitato e conoscesse perfettamente migliaja e -migliaja di castelli situati nelle posizioni le più pittoresche. Anche -nelle poesie degli _scolari vaganti_ (v. pag. 235) manca il senso della -prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre invece le cose -vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza di colorito, che non se -ne trova riscontro in nessun menestrello della Cavalleria. Infatti dove -trovare una descrizione della foresta d'amore simile a questa, che noi -crediamo di un poeta italiano del secolo XII? - - Immortalis fieret - Ibi manens homo: - Arbor ibi quaelibet - Suo gaudet pomo: - Viae myrrha, cinnamo - Fragrant et amomo — - Conjectari poterat - Dominus ex domo[28] ecc. - -Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da lungo tempo -monda e purificata da ogni influsso di potenze soprannaturali. San -Francesco d'Assisi nel suo Inno al sole loda il Signore non per altro, -che per la creazione delle luci del cielo e dei quattro elementi. - -Ma le prove più convincenti della profonda impressione esercitata -dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano con Dante. Egli ci ritrae -al vivo in poche linee non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar -della marina sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar le -selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti coll'unico -intento di goder grandiose prospettive[29], uno dei primi o il primo -forse, dopo i poeti antichi, che abbia sentito la bellezza di tali -spettacoli. Il Boccaccio lascia indovinare, più che non descriva -egli stesso, quanta sia l'impressione che fanno su lui le scene della -natura; tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere -qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, se non altro, -avrà esistito nella sua fantasia.[30] Con coscienza poi ancor più -compiuta il Petrarca, uno dei primi uomini perfettamente moderni, -mostra l'importanza delle grandi scene della natura per un anima -sensitiva. Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le -letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco della -natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi _Tableaux de la nature_ i -quadri descrittivi più perfetti che esistano, Alessandro Humboldt, non -s'è mostrato del tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, -anche dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche cosa da -aggiungere. - -Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si vuole che a -lui si debba la primissima carta d'Italia,[31] — e nemmeno ripetè -semplicemente quanto avevano detto gli antichi,[32] ma il vero aspetto -della natura trovò nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli -spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale occupazione: -associando l'una cosa coll'altra, s'intende assai facilmente quel -desiderio di solitudine erudita, che lo incatena a Valchiusa ed -altrove, e le sue fughe periodiche dal suo secolo e dal mondo.[33] -Gli si farebbe un gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa -potenza descrittiva della natura si volesse inferire in lui una certa -mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso golfo della -Spezia e di Porto Venere, per esempio, ch'egli innesta sulla fine del -sesto canto dell'«Africa», e che non fu mai fatta da nessuno nè degli -antichi, nè dei moderni,[34] non è, a dir vero, niente più che una -semplice enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che risulta -dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare l'importanza -pittoresca di un sito dalla sua utilità.[35] In occasione della sua -dimora nei boschi di Reggio, l'improvviso spettacolo di un grandioso -paesaggio agisce talmente su lui, che egli continua una poesia da -lunghissimo tempo interrotta.[36] Dove però il suo entusiasmo raggiunge -il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte Ventoux, non lungi da -Avignone.[37] Un vago desiderio di godere un ampio orizzonte s'esalta -in lui sino al punto di una vera passione alla lettura accidentale -di quel passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo di -Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. Egli pensa fra sè: -come non sarà da scusare in un giovane di condizione privata ciò che -non si biasima nemmeno in un vecchio re? Infatti il salire alle cime -di un monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza inaudita a -quanti lo circondavano, nè certo era il caso di pensare a trovar amici -o conoscenti che lo accompagnassero. Il Petrarca non prese adunque -con sè che il minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in -avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre con costoro -avea cominciato già la salita, un vecchio pastore lo scongiurava -di tornar sui suoi passi: aver egli pure, un cinquant'anni innanzi, -fatto un simile tentativo, ma non averne riportato altro, fuor che -le membra rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno -essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non si lasciano atterrire -per questo, e tra indicibili stenti s'avanzano ognor più, sinchè si -trovano colle nuvole sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli -è vero bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno -ad una descrizione della prospettiva che si apre loro dinanzi; ma -ciò non accade già perchè il poeta sia rimasto freddo e insensibile -a quella vista, bensì invece, perchè l'impressione fu troppo forte in -lui. In quell'altezza solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti -i fantasmi e le follie della sua vita passata: egli si rammenta come -per l'appunto dieci anni prima era partito ancor giovane da Bologna, -e volge uno sguardo d'ansioso desiderio all'Italia; per ultimo apre un -libriccino, che s'era preso a compagno di quel viaggio, le confessioni -di S. Agostino, e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel passo -del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini se ne vanno attorno -e ammirano l'altezza dei monti e l'ampiezza dei mari e il romorio dei -torrenti e il corso dei pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di -sè medesimi». Suo fratello, al quale egli legge queste parole, non sa -comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente il libro e se ne -stia meditando in silenzio. - - -Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio degli Uberti -nella sua cosmografia,[38] scritta in versi rimati (v. vol. I, pag. -240), descrive la vasta prospettiva che si gode dal monte Alvernia, con -quella freddezza che è propria d'un geografo e di un antiquario, ma al -tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue il testimonio -oculare. Egli deve però aver ascese cime ancora più elevate, perchè -conosce fenomeni, che non si possono osservare se non a più di 10,000 -piedi sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento -degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo guarisce il suo -mitico duce, Solino, con una spugna intrisa in una particolare essenza. -Del resto, non v'ha dubbio che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, -delle quali pure egli parla,[39] non sono che prette finzioni. - - -Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri della scuola -fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, strappano interamente alla -natura il suo velo e ne rubano la vera immagine. Ma il loro paesaggio -non si ferma lì, nè è soltanto una naturale conseguenza del loro -sforzo di presentare in generale un riflesso della realtà; esso ha -già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè tuttavia in modo -ancora convenzionale. L'influenza di questo paesaggio su tutta l'arte -occidentale è innegabile, e non poterono quindi non risentirla anche -gli artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo -genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò a distoglierli dalla -via, che s'erano tracciata essi stessi. - - -Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, la voce di Enea -Silvio è una delle più autorevoli del tempo. Quand'anche non si volesse -tenere alcun conto di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti -a confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine di quel -tempo e della sua cultura spirituale si trovi così viva ed intera, e -che assai pochi altresì s'accostarono, al pari di lui, al tipo normale -dell'uomo del Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, -anche dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai con piena -giustizia sino a che si porranno a base del giudizio le lagnanze della -Chiesa tedesca defraudata, colpa le di lui oscillazioni, del tanto -invocato Concilio.[40] - -Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per essere stato il -primo non solamente a sentire la magnificenza del paesaggio italiano, -ma anche a descriverla sin nelle più minute particolarità con vero -entusiasmo (v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana -meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe in modo -speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare i suoi ozi nella -migliore stagione dell'anno in escursioni campestri più o meno lunghe. -Ora almeno la podagra, di cui era affetto da lunghissimo tempo, non -gli era più un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva -trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano -quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta della natura -e dell'antichità e appassionato pei modesti, ma eleganti edifizi, -apparirà quasi un santo. Ed egli stesso nello splendido e vivace latino -de' suoi Commentari ci ha lasciato la più veridica testimonianza di -quanto in tali piaceri si sentisse felice.[41] - -Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto quello di qualsiasi -uomo moderno. Egli si sente rapito in una specie di estasi dinanzi -alla grandiosa magnificenza della scena, che si gode dal più alto -dei monti Albani, il monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia -del territorio a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello sino -all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese che contiene le -rovine delle antichissime città, coi profili dei monti dell'Italia -di mezzo, con le grandiose foreste tutto all'intorno verdeggianti -nelle pianure e coi laghi delle montagne, che l'illusione fa credere -vicini. Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che -sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti di ulivi, con -la prospettiva delle lontane foreste e della valle del Tevere, dove -brulicano d'ogni parte i castelli e le piccole borgate poste lungo -le sponde del fiume. Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a -Siena colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina è -la sua patria, e ad esso quindi si volgono con predilezione speciale -le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo altresì nel rilevare le -più minute particolarità pittoresche, come, per esempio, quando -descrive quella lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, -e che è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate da -vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, dove tra gli scogli -verdeggiano perpetuamente le quercie, rallegrate del continuo dal canto -dei tordi». Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi, -seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, egli sente -che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un poeta, egli è certamente -questo «segreto asilo di Diana». Spesse volte si sa aver egli tenuto il -concistoro e fatta la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto -quegli antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli ulivi, -sedendo su un verde prato o presso il zampillo di qualche fontana. -Alla vista di una gola montuosa, che si va restringendo e sulla quale -arditamente si stende in arco un ponte, si risveglia immediatamente in -lui il suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, che non -lo interessi vivamente colla perfezione e specialità caratteristica, -che le è propria: i campi azzurri di lino mollemente ondeggianti, il -giallo della ginestra che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi -di qualsiasi specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli sembrano -miracoli di natura. - -Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, dove salì -nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa infocata rendevano -assolutamente inabitabile la pianura. A metà dell'altezza del monte, -nell'antico convento longobardo di S. Salvatore, fermò egli colla -Curia la sua residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul -dirupato pendio, si domina tutta la Toscana meridionale e si veggono -in lontananza le torri di Siena. Egli non salì sino alle più alte -cime del monte, ma vi salirono i suoi seguaci, ai quali si unì anche -l'oratore veneziano, e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra -addossati l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche -popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran lontananza, oltre il -mare, le due isole di Corsica e di Sardegna.[42] In quella deliziosa -frescura, all'ombra delle annose querce e de' castagni, sul verde -smalto dell'erba, dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun -insetto o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì più -felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni determinati, egli -cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,[43] _novos in convallibus -fontes et novas inveniens umbras, quae dubiam facerent electionem._ — -In tali circostanze gli accadde anche una volta di vedere la caccia -che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu visto fuggire sul -monte difendendosi del suo meglio colle unghie e colle corna. Sulla -sera il Papa soleva sedere nel piazzale del convento dal lato che -prospetta la valle del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli -ragionamenti. I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare, -riferivano che alle falde del monte il caldo era insopportabile, e che -la campagna arsa e deserta rendeva immagine di un vero inferno, al cui -paragone il monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi -una dimora di paradiso. - -In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione od influenza -antica. E, ammesso anche che gli antichi abbiano anch'essi sentito -a quel modo, certo è che le poche espressioni di qualche scrittore, -che Pio può benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser -quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo entusiasmo.[44] - -Il secondo periodo di splendore, che sul finire del secolo XV e sul -principiare del XVI ebbe la poesia italiana accanto alla latina, che -era pur sempre in fiore, ci somministra prove in gran numero della -forte impressione prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a -convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel tempo. Ma vere -descrizioni di grandiosi prospetti campestri non s'incontrano quasi -mai, appunto perchè e la lirica e l'epopea e la novella avevan ben -altro a fare in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano -i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente possono, e -senza tirarli, col mezzo di lontananze e di prospettive, a contribuire -all'effetto,[45] che deve uscir tutto intero dai personaggi e -dall'azione. Questo sentimento sempre crescente della natura trova -un'espressione molto più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi -e di lettere.[46] Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra -il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso s'è -imposto: nelle novelle non mai una parola più del necessario per -designare i luoghi, dove si compiono gli avvenimenti;[47] nelle dediche -invece, che precedono ciascuna novella, ampie e particolareggiate -descrizioni dei medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i -dialoghi e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover -nominare l'Aretino,[48] come colui che forse fu il primo a descrivere -minutamente qualche splendido effetto di luce e di ombre nelle ore del -tramonto. - -Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare intreccio -di vita sentimentale con graziose pitture di scene naturali, quasi -altrettanti quadretti di genere. Tito Strozza descrive (intorno al -1480) in una elegia latina[49] la dimora della sua innamorata: una -vecchia casetta, rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi -dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una cappella -assai malconcia dalla violenza delle piene del Po, che vi scorre in -vicinanza: poco lungi di là la casa del cappellano, che coltiva i suoi -sette magri jugeri di terreno con una coppia di buoi presi a prestito. -Queste non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno tra -gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto sentimento moderno, -al quale, sulla fine di questa parte del nostro lavoro, troveremo far -degno riscontro una altrettanto semplice e schietta descrizione della -vita campestre. - -Ora si suol dire comunemente che anche i grandi maestri tedeschi dei -primi anni del secolo XVI seppero talvolta rappresentare egregiamente -tali scene naturali, come fece, per esempio, Alberto Durer nella -celebre sua incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore, -cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi quadri -in via complementare e accessoria, ed altro che un poeta, avvezzo -di solito a spaziare nelle idealità o a vivere artificialmente nella -mitologia, discenda nella realtà per un intimo impulso suo proprio e -senta il bisogno di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo, -tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, sta tutto -in favore dei poeti italiani. - - - - -CAPITOLO IV. - -Scoperte sull'uomo. - - Espedienti psicologici; i temperamenti. - - -A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del -Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e -la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima -essenza e le manifestazioni esteriori.[50] - -Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo -sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di -questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. -Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza, -che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi -fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica -letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare -l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli -uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento -intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento -non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione. - -I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi. -Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci -accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni, -e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato -quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di -scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo -lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno, -che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al -tempo spetta di vedere e di giudicare. - -Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò -dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso -avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto -di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione. -L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei -quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente -ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si -mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile -nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti -pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa -strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai -non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la -poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar -tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale, -quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non -sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un -osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente -VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio -giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento -collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo -che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il -ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che -oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce -un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali -espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di -preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per -manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e -bizzarre di un altro tempo. - - - - -CAPITOLO V. - -Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia. - - Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la - Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della - rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — - Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — - Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci - e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto - e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come - antitesi. - - -Nel campo della libera rappresentazione dello spirito ci si fanno -incontro per primi i grandi poeti del secolo XV. - -Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei due secoli -precedenti noi ci facciamo a raccogliere le gemme le più preziose, -avremo un complesso di splendide divinazioni e singole pitture -d'affetti, che a prima vista potranno far parere assai disputabile -il primato, cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle -produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo col suo -poema «Tristano ed Isolda» ci offre il quadro di una passione, che ha -dei tratti che non moriranno mai. Ma queste gemme nuotano in un mare -di convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo lontane -dal dare una completa rappresentazione obbiettiva dell'uomo interiore e -delle sue potenze morali. - -Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva nella poesia -cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi trovatori. Furono questi -che crearono la _canzone_ propriamente detta, la quale nelle loro -mani procede artificiosa e stentata, al pari di qualsiasi canto dei -menestrelli settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il -solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione sociale -alla quale appartiene il poeta. - -Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un avvenire proprio -e speciale della poesia italiana, e che non si possono al tutto -riguardare come prive di una certa importanza, specialmente se la -questione sia soltanto di pura forma. - -Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), che nelle canzoni -rappresenta la solita maniera dei trovatori, derivano i primi _versi -sciolti_ che si conoscano,[53] e in questa apparente assenza di -forme trovasi espressa d'un tratto una vera e reale passione. È una -volontaria rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza -che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî più -tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi ancora colla pittura a -tempra, dalle quali sono banditi i colori e l'effetto risulta soltanto -dal movimento delle ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur -tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano il primo passo -verso un indirizzo del tutto nuovo.[54] - -Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del secolo XIII, -una delle molte forme ritmiche rigorosamente ripartite in strofe, -che l'occidente allora inventò, va diventando per l'Italia la forma -normale prevalente: il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il -numero dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,[55] sino -a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. Questa è la -forma, nella quale da principio si fonde ogni elevato pensiero lirico -e contemplativo e, più tardi, ogni concetto possibile, per guisa che -i madrigali, le sestine e perfin le canzoni, accanto ad essa, non -tengono più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si sono -in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora sul serio, di -questo inevitabile modello, di questo letto di Procuste, che obbliga -a torturare nelle morse de' suoi quattordici versi i pensieri e gli -affetti. Ma non mancarono e non mancano tuttavia anche quelli, che -amano invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per depositarvi -vuote reminiscenze e oziose tiritere senza serietà e senza senso. -Questo spiega perchè abbondino tanto i futili e cattivi sonetti e vi -sia tanta penuria di buoni. - -Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto sia stato un -grande beneficio ed una vera fortuna per la poesia italiana. La -chiarezza e la bellezza della sua forma, la necessità di elevare il -concetto nella sua seconda metà, più intimamente legata insieme, la -facilità stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, e lo -resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. Nè certo -essi lo avrebbero conservato ed usato in ogni secolo ed anche nel -nostro, se avessero pensato diversamente. Chi oserà dire che ad essi -mancasse la potenza di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando -un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del sonetto fecero -una delle principali forme della lirica italiana, accadde che anche -moltissimi altri, forniti di belle, se non somme, attitudini, e che -in altri generi più distesi della lirica avrebbero fatto naufragio, -impararono necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere le -loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale dei pensieri e -degli affetti, quale non si ritrova nella poesia di verun altro popolo -moderno. - -Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale italiano in -una moltitudine di immagini molto spiccate e concise e nella stessa -loro brevità straordinariamente efficaci. Se anche altri popoli -avessero posseduto una forma convenzionale di questa specie, forse noi -sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita intima; fors'anche -avremmo in quadri nettamente delineati una serie di situazioni interne -ed esterne e pitture vive e parlanti di passioni e di affetti, che -indarno cerchiamo in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che non ha -quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli Italiani si nota un -progresso incontestato ed evidente pressochè dalla nascita del sonetto -in poi; infatti ancora nella seconda metà del secolo XIII i _trovatori -della transizione_, come furono detti recentemente,[56] costituiscono -il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti e i poeti -che risentono l'influenza antica: il sentimento semplice e vigoroso, -l'energica dipintura delle situazioni, la precisione della frase e la -serrata brevità della chiusa nei loro sonetti e in altre composizioni -fanno già presentire imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti -ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, (1260-1270) -respirano una passione, che si rassomiglia molto alla sua; altri -ricordano quanto v'ha di più dolce nella sua lirica. - - -Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al sonetto, noi no 'l -sappiamo, perchè le ultime parti del suo libro «Del volgare eloquio», -nelle quali appunto voleva trattare delle ballate e dei sonetti, o non -furono mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual tesoro di -pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani versato e nel sonetto e -nella canzone! E qual cornice non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! -La prosa della «Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause -che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno maravigliosa -dei versi stessi e forma con questi un tutto armonico, nel quale -regna il sentimento il più delicato e profondo. Aperto e sincero, -egli mette in piena evidenza tutte le gradazioni, per le quali il suo -spirito passò successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il -tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. Leggendo -attentamente questi sonetti e queste canzoni e in mezzo ad esse quei -maravigliosi frammenti del giornale della sua vita, si direbbe quasi -che per tutto il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio -speciale di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel primo, abbia -osato affrontare il testimonio della propria coscienza. Di strofe -artefatte si ha copia grandissima anche prima di lui; ma egli solo è -il primo vero artista nel pieno senso della parola, perchè è il primo -a fondere scientemente un grande concetto in una forma perfetta. Qui -si ha veramente una lirica soggettiva improntata della più schietta -verità e grandezza obbiettiva, e ciò con sì armonico accordo, che tutti -i popoli e tutti i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire -e di scrivere.[57] E se talvolta dal tema è condotto ad uscir fuori -di sè medesimo, e non può manifestare la potenza del suo sentimento -se non da un fatto estrinseco a lui, come nei grandiosi sonetti _Tanto -gentile_ ecc. e _Vede perfettamente_ ecc., egli sente tosto il bisogno -di giustificarsene.[58] In sostanza a questo genere appartiene anche il -più bello di questi componimenti, il sonetto _Deh peregrini che pensosi -andate_ ecc. - -Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, basterebbe questa -storia intima della sua vita giovanile per far di Dante l'ultimo uomo -del medio-evo e il primo del tempo moderno. È la vita dello spirito, -che tutto ad un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si -manifesta quale si sente. - -Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il voler dire quante -di simili manifestazioni s'incontrino nella Divina Commedia, e noi -dovremmo seguire canto per canto l'intero poema, se volessimo metterne -in evidenza i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non siamo in -questa necessità, dappoichè la Commedia già da lungo tempo è divenuta -il libro prediletto di tutti i popoli occidentali. Il suo organismo -e il concetto fondamentale appartengono ancora al medio-evo e non si -legano colle nostre idee se non per un nesso di continuità storica; -ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva d'ogni moderna poesia -tanto per la sua ricchezza, come per l'alta sua potenza plastica nella -rappresentazione dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e -trasformazioni.[59] - -Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere che questa poesia -abbia i suoi momenti di oscillazione e accenni anche per qualche -mezzo secolo ad un apparente regresso: — ciò non ostante però il suo -principio vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli -XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito veramente originale e -profondo vi si accosta, egli rappresenta da sè solo una potenza di gran -lunga superiore a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta -l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così facile a -stabilire. - -Come nella storia italiana si vede ordinariamente la cultura (di cui -la poesia è un elemento) precedere l'arte figurativa e contribuire -essenzialmente a darle il primo impulso, così vediamo ora anche qui -ripetersi il fatto identico. Ci volle più d'un secolo prima che il -movimento intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura -e nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse analoga a -quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi nella vita artistica -degli altri popoli[60] e quale importanza possa avere in sè una tale -questione, non è questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il -fatto ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana. - - -Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi al Petrarca, -potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi di un poeta tanto -universalmente conosciuto. Ma non bisogna accostarsi a lui con -gl'intendimenti di un giudice inquisitore e andar rintracciando -minutamente le contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori -secondari oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè in tal -caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la lettura de' suoi -sonetti, e si perderà di vista il poeta per la smania d'imparar a -conoscere l'uomo, come suol dirsi, nella sua «totalità».[61] E questo -pur troppo è quanto a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare -il cielo che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso -quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la parte più -preziosa della travagliata sua vita, da poche e sparse «reliquie» di -questo genere s'è cercato di cucire insieme anche pel Petrarca una -biografia, che potrebbe dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua -però se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari degli -uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, come hanno -cominciato in Germania ed in Inghilterra, il banco degli accusati, sul -quale egli è stato posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su -cui saranno chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli uomini -grandi. - -Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, in cui il -Petrarca imita sè stesso e continua a poetare alla sua maniera, noi -ammiriamo in lui una copia straordinaria di concetti e di immagini, -che s'aggirano tutte nel campo della spiritualità, descrizioni di -momenti di ebbrezza o di abbandono, che debbono riguardarsi come al -tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di lui ci accade -di incontrarli, e che costituiscono appunto il suo merito principale -dinanzi alla sua nazione e al mondo intero. Non sempre l'espressione -è ugualmente schietta; e non è raro il caso che alle più delicate -idealità si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha dello -strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco di parole, qualche -argomentazione che dà nel sofistico: ad ogni modo però la parte sana -prevale di gran lunga su tutti questi difetti. - - -Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati raggiunge -talvolta una forza non comune di espressione nella pittura, che fa -de' suoi sentimenti.[62] Il ritorno ad un luogo reso sacro da memorie -amorose (son. 22), la melanconia primaverile (son. 33), la tristezza -del poeta che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da -lui trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» egli ha -descritto la forza purificante e rigeneratrice di amore, come nessuno -avrebbe creduto doversi aspettare dall'autore del Decamerone.[63] E -finalmente la sua «Fiammetta» è una grande e circostanziata analisi -psicologica fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque -non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile e d'immagini -ed evidentemente padroneggiata qua e là dalla smania di sfoggiare -in frasi lussureggianti, nonchè pregiudicata anche dall'innesto, -inopportuno affatto, di allusioni mitologiche e di citazioni erudite. -Se non andiamo errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo -aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno ebbe -l'impulso da questa. - -Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il libro quarto -dell'Eneide, non sieno rimasti senza una grande influenza su questi -e sugli Italiani venuti più tardi,[64] è cosa che già s'intende da -sè; ma ciò non impedisce minimamente che la sorgente del sentimento -sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto questo aspetto -li paragona coi loro contemporanei non italiani, troverà generalmente -in essi la primissima e completa manifestazione dei sentimenti -dell'Europa moderna. Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri -uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari squisitezza -e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare colla parola una più -ricca e profonda cognizione dei sentimenti interni. - - -Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno fatto se non cose del -tutto mediocri nel campo della tragedia? Niun genere infatti sarebbe -stato più acconcio a dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, -ai pensieri ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere -e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, non ebbe -anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo a caso in tal modo -la domanda. Sta di fatto che con tutti i rimanenti teatri del nord -gl'Italiani dei secoli XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere -il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono farvi -concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo religioso s'era spento -in essi già da gran tempo, e perchè del punto astratto d'onore non si -curavano che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti -da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi a idolatrare e -glorificare il principato, che per lo più era tirannico ed illegittimo -presso di loro.[65] La questione si restringe adunque unicamente al -confronto col teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel -breve periodo del suo massimo splendore. - -Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto il resto d'Europa -non fu in grado di produrre che un solo Shakspeare, e che genii simili -non sono in generale se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si -potrebbe anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche il -teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno slancio potente, -quando invece scoppiò la Contro-riforma e soffocò, d'accordo col -dominio spagnuolo (diretto su Napoli e su Milano, e indiretto sul resto -d'Italia), i più fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò -miseramente isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo per un -momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè spagnuolo o in vicinanza -del Santo Uffizio a Roma, od anche nel suo stesso paese soltanto un -pajo di decennj più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci -si dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar libero il volo -al suo genio. Il dramma perfetto, tardo figlio di ogni cultura, ha -bisogno, per svolgersi, di tempi e condizioni affatto speciali. - -Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito di -ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte appositamente per -difficultare o ritardare in allora un più perfetto sviluppo del dramma -in Italia, e che non cessarono se non quando era già troppo tardi per -poter rivaleggiare colle altre nazioni. - -Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze fu il fatto, -che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai per tempo assorbita -di preferenza dalla parte decorativa della rappresentazione, per -opera specialmente dei Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto -l'Occidente le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende -sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il principio del -dramma e del teatro; ma l'Italia, come sarà dimostrato altrove, aveva -messo nei Misteri un tale sfoggio di pompa artistica decorativa, che -necessariamente l'elemento drammatico doveva restarne in buona parte -sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni non si -svolse neppure più tardi un genere poetico speciale, quali gli _autos -sagramentales_ di Calderon e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi -un vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano. - - -Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito parte, secondo -le sue forze, alla magnificenza della decorazione, alla quale per -l'appunto si era già troppo avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non -senza stupore si legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione -della scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali -si andava contenti ad una semplice e grossolana indicazione dei -luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe bastato a far preponderar la -bilancia, se la rappresentazione stessa, parte colla magnificenza dei -costumi, parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, non -avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della composizione. - -Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma e a Ferrara, -si sieno rappresentate delle commedie di Plauto e di Terenzio, ed -anche talora delle tragedie antiche (v. vol. I, pag. 320 e 342), ora -in lingua latina ed ora in italiano; che le accademie sorte a quel -tempo (v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni -un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento anche -nei loro drammi si sieno dati, più di quanto conveniva, alla imitazione -di quei modelli, fu certamente un fatto, quanto vero, altrettanto -pregiudicievole al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne; -ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza -maggiore di quella, che realmente hanno. Se non fosse sopraggiunta -la Contro-riforma e con essa il dominio straniero, quello stesso -svantaggio avrebbe potuto convertirsi perfino in un passo di più -fatto sulla via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una -certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua volgare -nella tragedia e nella commedia era stata omai, a gran dispetto -degli umanisti, vinta definitivamente.[66] Da questo lato adunque -niun ostacolo avrebbe impedito alla più colta nazione d'Europa di -sollevare il dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale -rappresentazione della vita umana. Furono gli Inquisitori e gli -Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani e che resero impossibile -la riproduzione dei più veraci e sublimi contrasti, specialmente se -allusivi alla vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi -dobbiamo prendere in più vicina considerazione anche gli allegri -Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo del dramma. - -Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso di Ferrara -con Lucrezia Borgia, il duca Ercole mostrò in persona a' suoi illustri -ospiti centodieci costumi, che doveano servire per la rappresentazione -delle commedie di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno di -essi dovea servire due volte.[67] Ma che cosa era mai questo lusso di -vestiti di seta e di cambellotto in paragone col corredo dei balli -e delle pantomime, che si rappresentavano quali «Intermezzi» delle -commedie plautine? Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso -ad una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e che ognuno, -durante il dramma, ardentemente li aspettasse, non si durerà fatica -a comprenderlo, quando si pensi alla varietà ed al lusso, con cui -venivano rappresentati. Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri -romani, che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le loro armi -secondo le più severe leggi dell'arte, danze di Mori portanti fiaccole -accese, o di selvaggi che agitavano i cornucopia, dai quali usciva -un'onda di fuoco, e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, -che rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci di un -dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano in veste da Pulcinella -e si battevano l'un l'altro con vesciche di majale e simili. Alla -corte di Ferrara non si dava mai una commedia senza il «suo» ballo -(_la moresca_).[68] In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491) -la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione del -primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), se cioè qual pantomima -con musica od invece qual vero dramma, non si sa con certezza.[69] In -ogni caso però è fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi -superavano la composizione stessa: vi si vide infatti un ballo di -giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi artificiali, che -cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando la lira col plettro, -accompagnava una canzone in lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo -nell'intermezzo, una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava -in campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito e con -una pantomima rappresentante il giudizio di Paride sull'Ida. Allora -appena subentrava la seconda metà della commedia, nella quale erano -frequenti le allusioni alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. -Quando questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata nel -cortile del palazzo ducale (1487), continuava a splendere, durante -la rappresentazione, «un paradiso con stelle ed altre ruote», vale -a dire probabilmente una illuminazione con fuochi d'artificio, che -senza dubbio avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione -del pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe stato -se simili scene, innestate a forza nella composizione, fossero state -rappresentate a parte, come forse usavano di fare altre corti. Delle -sfarzose rappresentazioni promosse dal cardinale Pietro Riardo, dai -Bentivogli di Bologna e da altri avremo occasione di discorrere, -parlando delle feste in genere. - -Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto in uso -universalmente, nocque in modo speciale allo sviluppo della tragedia -originale italiana. «In passato, scriveva Francesco Sansovino[70] -intorno all'anno 1570, si rappresentavano, oltre alle commedie, anche -alcune tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. Attratti -dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano da paesi vicini -e lontani. Ma oggidì le feste che vengono allestite dai privati, hanno -luogo appena fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè -l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie ed altri -allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al dire che la pompa ha -aiutato ad uccidere la tragedia. - -I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, tra i quali ebbe -maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, (1515), appartengono -alla storia della letteratura. Ed altrettanto può dirsi della commedia -più colta, di quella imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale -lo stesso Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare. -Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la trattarono il -Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe in realtà potuto avere un -avvenire, se il suo stesso contenuto non l'avesse condannata sin dalle -prime a perire. Infatti questo era il più delle volte o estremamente -immorale o rivolto a mordere singole classi di persone, le quali -dal 1540 in avanti non parevano più disposte a lasciarsi offendere -così pubblicamente. Se la pittura dei caratteri nella Sofonisba era -stata sopraffatta dalla pomposa declamazione, qui invece era trattata -con soverchia franchezza al pari della di lei sorella germana, -la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, se non -andiamo errati, furono le prime ad essere scritte in prosa e imitate -completamente dal vero; per questo non devono essere dimenticate nella -storia della letteratura europea. - -L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta introdotto, continuò a -mantenersi, e non mancarono anche più tardi numerose rappresentazioni -di opere drammatiche antiche e moderne; ma esse non servirono omai ad -altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso maggiore o -minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, e il genio della nazione -se ne venne di mano in mano scostando, come da un genere troppo vero -e volgare. Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali e le -«opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto quei tentativi. - -Nazionale non fu e non rimase che una specie, la _Commedia dell'Arte,_ -che non si scriveva, ma s'improvvisava sopra una tessera che si teneva -dinanzi. Essa non giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, -perchè aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti sapevano -a memoria il carattere. Ma il genio della nazione inclinava talmente -a questo genere, che anche in mezzo alla rappresentazione di commedie -scritte gli attori si abbandonavano spesso ad una capricciosa -improvvisazione,[71] in guisa che qua e la si venne introducendo -un genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero -essere state le commedie rappresentate in Venezia dal Burchiello e -poscia dalla compagnia di Armonio, Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed -altri;[72] del Burchiello si sa già che, a caricare il lato comico -della rappresentazione, mescolava nel dialetto veneziano vocaboli -greci e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, fu quella -adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1502-1542), -le cui maschere stabili erano contadini padovani (Menato, Vezzo, -Villora ed altri): egli soleva studiarne il dialetto, quando passava -l'estate nella villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.[73] A -poco a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli avanzi -delle quali il popolo italiano si compiace ancora oggidì: Pantalone, -il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, Arlecchino e così via. -Certamente per la massima parte esse sono assai vecchie, anzi non è -impossibile che talune derivino dalle maschere delle antiche farse -romane, ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie in una sola -rappresentazione. Attualmente ciò non accade più così di leggeri, ma -ogni grande città ha conservato almeno le sue maschere locali: Napoli -il suo Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre -Meneghino.[74] - -Misero compenso invero per una grande nazione, che forse prima -d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini a riprodurre nel -dramma i momenti più importanti della sua vita. Ma ciò doveva esserle -impedito per secoli da potenze nemiche, del predominio delle quali -ella non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico degli -Italiani, riconosciuto universalmente, non potè mai essere distrutto -completamente, e colla musica, quando non potè con altro, l'Italia -mantenne il suo primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi -musicali crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma che le fu -negato, può compiacersene a suo talento. - - -Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura attendersi -dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero maggiore, che si suol fare -all'epopea romanzesca italiana, sta in questo, che l'invenzione e la -pittura dei caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi. - -Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, e fra gli -altri quello che da tre secoli e mezzo i poemi romanzeschi italiani -continuano ad essere letti e ristampati, quando quasi tutta la poesia -epica degli altri popoli non è divenuta oggimai che una semplice -curiosità letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente -dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e ammirano -qualche cosa di diverso che non in quelle del settentrione? Ma in tal -caso resterà sempre che i settentrionali debbano, almeno in parte, -appropriarsi il modo di sentire degli Italiani per poter apprezzare -il vero merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania -vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di non sapervisi -al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti che chi si facesse ad -esaminare e giudicare il Pulci, il Bojardo, l'Ariosto e il Berni -dal solo lato del nudo concetto, non giungerebbe ad intenderli mai -perfettamente. Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che -scrissero e cantarono per un popolo eminentemente artistico. - -I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti dopo il graduato e -successivo spegnersi della poesia cavalleresca, parte sotto la forma di -compilazioni e raccolte rimate, parte come romanzi profani. In Italia -durante il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi due fatti; -ma le rimembranze risorte dell'antichità vi crebbero giganti d'accanto -e gettarono nell'ombra tutte le creazioni fantastiche del medio-evo. -Vero è che il Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra gli -eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche un Tristano, un -Arturo, un Galeotto ed altri, ma non lo fa che brevemente e quasi alla -sfuggita, come se si vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori -posteriori di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per celia. -Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e dalle sue mani essi -passarono poscia di nuovo in quelle dei poeti del secolo XV. Questi -poterono ora concepire e trattare quella stessa materia da un punto -di vista del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono -nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da capo a fondo. Non si -poteva infatti più pretendere da essi, che trattassero una materia così -invecchiata con quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri -tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro la fortuna di aver -saputo riaccendere nei loro connazionali l'antico entusiasmo per un -mondo fantastico già quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere -che ipocriti, se vi si fossero accostati con quella venerazione, colla -quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.[75] - - -In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo nuovamente aperto -alla poesia dell'arte. Il loro scopo principale pare essere stato -quello di ottenere il più bell'effetto possibile in ogni canto per -mezzo della recitazione; e nel fatto è anche vero, che questi poemi -guadagnano moltissimo, quando vengano recitati a frammenti e con una -leggera tinta d'ironia comica nella voce e nel gesto. Una pittura più -profonda e completa dei caratteri non avrebbe contribuito gran fatto -ad aumentare quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura -desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè non ode sempre -che un brano. Riguardo ai personaggi prescritti, l'animo del poeta si -trova in una condizione, che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua -cultura umanistica protesta contro il carattere medievale dei medesimi, -dall'altro però le loro lotte, quale riscontro ai tornei e all'arte -della guerra allora in uso, richieggono una grande conoscenza della -materia e un certo slancio poetico in chi scrive, ed una splendida -attitudine in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali -qualità che il poema stesso del Pulci[76] non giunge ad essere una -vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione comica e franca de' -suoi paladini ci tocchi assai spesso dappresso. Vero è che, accanto a -ciò, egli pone un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e -pur buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un battaglio di -campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, contrapponendo ad esso -l'assurdo, e pur notevolissimo, mostro Margutte. Ma il Pulci non dà -nessuna importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente -e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue lo strano suo corso -anche dopochè entrambi ne sono da lungo tempo scomparsi. Anche il -Bojardo[77] conosce perfettamente i suoi personaggi e a suo talento -li adopera sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi -e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente -condanna a sostener parti goffe e balorde. Ma il punto artistico, -ch'egli tratta colla maggior serietà, al pari del Pulci, è pur sempre -la descrizione vivacissima e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele -di tutti gli avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto per -canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi alla società che -si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, ed altrettanto faceva -il Bojardo nella corte di Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile -l'immaginare a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca lode vi -avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. Naturalmente anche i -poemi stessi nati in tal modo non costituiscono nessun tutto organico, -e potrebbero senza inconvenienti essere del doppio più lunghi o più -brevi che non sono: il loro organismo non è quello di un gran quadro -storico, ma semplicemente di un fregio o di un magnifico festone, -attorno al quale stanno disposte mille svariate figure. A quel modo -che nelle figure e negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e -neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde prospettive -e varietà di piani, altrettanto se ne fa senza in questi poemi. - -La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle quali -specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove sorprese, si burla -di tutte le nostre definizioni scolastiche sull'essenza della poesia -epica sin qui accettate. Per quel tempo essa era la più piacevole -diversione dagli studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile -per chi in generale agognava di arrivar ad una forma di poesia -narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare una veste poetica alla -storia dell'antichità non conduceva ad altro, fuorchè a quel fallace -pensiero, sul quale si mise il Petrarca col suo poema «l'Africa» in -esametri latini, e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi -il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi sciolti, -poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto alla lingua ed alla -versificazione, ma in cui non si saprebbe dire se sia più maltrattata -la storia o la poesia, per l'unione forzata alla quale entrambe -furono costrette. E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo -imitarono? I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca sono tutto -quel di meglio che in questo genere potè ottenersi senza grave offesa -al buon gusto; l'«Amorosa Visione» del Boccaccio, invece, non è altro -che un'arida enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti -in tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque sia -l'argomento che trattano, con una barocca imitazione del primo canto -di Dante, e si provvedono anch'essi di un duce allegorico, che deve -tenere il posto di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il -«Dittamondo») si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo panegirico -a Federigo da Urbino volle avere a compagno Plutarco.[78] Ora da tutte -queste false peregrinazioni distolse per l'appunto quell'epica poesia, -che aveva a suoi rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e -l'ammirazione con cui fu accolta, — e che forse, rispetto all'epica, -non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano splendidamente -quanto essa rispondesse ad un bisogno del tempo. Sia che queste -creazioni incarnino o non incarnino in sè il concetto ideale della vera -poesia epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo -da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse rappresentano, in ogni -caso, un'idealità esistente al loro tempo. Inoltre colle loro grandiose -descrizioni di battaglie, che per noi sono la parte che più ci annoia, -esse soddisfano, come s'è detto, ad una passione allor prevalente per -la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente noi possiamo -formarci una giusta idea,[79] nè più nè meno come dell'alta stima, -in cui allora era tenuta la schietta vivacità della descrizione o del -racconto in generale. - - -Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio più fallace, -quanto se, per giudicare l'Ariosto, si andasse in cerca di caratteri -nel suo «Furioso».[80] Certo che anche essi non mancano qua e colà -ed anzi vengono trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia -mai essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, ci -perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile esigenza si collega con -un desiderio assai più largo, al quale l'Ariosto non soddisfa nel senso -del nostro tempo: da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe -bramato in generale qualche cosa di più che le avventure di Orlando. -Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato in un grande lavoro i -più grandi conflitti del cuore umano, che avesse riprodotto le idee -più sublimi del suo tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola -si avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, che -s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. Invece, egli procede -al modo degli artisti d'allora e raggiunge l'immortalità astraendo -dall'originalità nel senso moderno, lavorando ulteriormente sopra -una tela di figure universalmente note e servendosi perfino degli -elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual grado di -perfezione si possa raggiungere anche procedendo in tal guisa, non -è cosa che possa tanto facilmente intendersi da gente sfornita del -senso dell'arte, e molto meno lo intenderà chi in ogni altra cosa -si troverà più istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è -«l'avvenimento», fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente -per tutto il grande poema. Per riuscire in tale intento egli ha bisogno -non solo di essere dispensato dal dare un'impronta più spiccata -ai caratteri, ma anche dal mantenere un più stretto legame fra le -leggende che narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate -e dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere tali da -poter con uguale facilità apparire e sparire, non perchè lo richiegga -l'indole loro speciale, bensì perchè lo vuole il poema stesso. Ma -anche in un modo di comporre tanto slegato e irrazionale in apparenza -egli trova e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non -descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi sino a quel -punto, nel quale possano fondersi armonicamente col procedere degli -avvenimenti; e meno ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,[81] -mantenendo invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della -vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo e reale. -Il lato appassionato e sentimentale non emerge in lui mai dalle -parole,[82] nemmeno nel celebre canto vigesimo terzo e nei seguenti, -dove è descritta la pazzia di Orlando. Che gli episodi amorosi non -abbiano mai in questa epopea un carattere lirico, è un merito di -più del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili dal lato -morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno talvolta in sè tanta -verità e realtà, in onta anche a tutte le fantasticherie magiche e -cavalleresche, che li circondano, che si crederebbe quasi scorgervi -per entro casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. Conscio -del proprio valore, egli ha poi innestate senza esitare nel poema -molte allusioni relative al suo tempo e proclamatavi la gloria di casa -d'Este col mezzo di evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle -sue ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con moto sempre -eguale e maestoso. - - -Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, Limerno Pitocco -la parodia della Cavalleria entra in possesso di quei diritti, ai -quali da tanto tempo agognava,[83] ma al tempo stesso coll'elemento -comico e il suo realismo mostrasi necessariamente il bisogno di dare -un'impronta più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe e alle -sassate dell'infima plebe di una piccola città delle Romagne (Sutri) -cresce il piccolo Orlando, predestinato evidentemente a divenire un -coraggioso eroe, nemico di ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto -millantatore. Il mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto -dal Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui se ne va -veramente in frantumi: l'origine e la personalità dei paladini vengono -messe in aperta derisione, per esempio nel secondo canto, in occasione -di un torneo d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle -più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta una comica -compassione per l'inesplicabile slealtà, che è tradizionale nella casa -di Gano da Magonza, per la faticosa conquista della spada Durindana e -simili, anzi la tradizione non gli serve in generale che come un campo -opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci (talune -assai belle, come quella sulla fine del capo sesto), e oscenità. -Accanto a tutto questo non manca qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e -sotto questo punto di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, -che l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione -e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza per le eresie -luterane che conteneva. La parodia, per esempio, è evidente quando -(cap. VI, str. 28) la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino -Guidone, dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, da -Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo l'Ariosto — gli Estensi. -Può darsi che il mecenate stesso del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia -rimasto del tutto estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este. - - -Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata di Torquato -Tasso la pittura dei caratteri è una delle particolarità meglio curate -dal poeta, dimostra da sè quanto diverse fossero le idee che egli -aveva intorno al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo -prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente un monumento della -Contro-riforma e del nuovo indirizzo, sul quale in questo frattempo era -stata avviata la società. - - - - -CAPITOLO VI. - -Le Biografie. - - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — - Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — - L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo - Cardano. — Luigi Cornaro. - - -Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani hanno avuto, primi -fra tutti gli Europei, una decisa propensione e attitudine a descrivere -esattamente l'uomo storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime -ed esteriori. - -Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece dei tentativi -notevoli di questo genere, e la leggenda, come compito permanente -della biografia, dovette, almeno fino ad un certo grado, tener viva -la tendenza e l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali -dei conventi e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti -abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico, -come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, di Gottardo di Hildesheim -ecc., e di parecchi degl'imperatori tedeschi esistono descrizioni -composte su modelli antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno -tratti pregevolissimi: anzi queste e somiglianti _Vitae_ profane -costituiscono a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende -dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano se si volessero -contrapporre le biografie scritte da Eginardo o da Radevico[84] a -quella che di S. Luigi ci dà il Joinville, e che sola, per vero, merita -di essere contrassegnata come la prima pittura caratteristica di un -uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri come -quello di S. Luigi sono in generale assai rari, e a ciò s'aggiunge -anche la non comune fortuna, che un narratore veramente schietto e -sincero sa in tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far -emergere in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. Da -che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare il carattere -di Federico II o di Filippo il Bello! Molte altre narrazioni, che -poi sino all'uscire del medioevo si dànno per biografie, non sono -propriamente che storia contemporanea e senza importanza alcuna per la -caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive. - -Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici degli uomini -più importanti è una tendenza prevalente, e quest'è appunto ciò che -li contraddistingue dagli altri popoli occidentali, nei quali nulla -di simile si riscontra, o solo casualmente e in circostanze affatto -straordinarie. Questo senso assai sviluppato per l'individualità -non può averlo in generale se non chi esce da una razza, che ne sia -naturalmente dotata e che abbia portato lo sviluppo dell'individuo -all'ultima perfezione. - -In stretta relazione colla passione universalmente prevalente per la -gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge una scienza biografica -compilatrice e comparata, che non ha più bisogno di attenersi -all'ordine dinastico o alla serie dei grandi dignitari ecclesiastici, -come fanno Anastasio, Agnello e i loro successori od anche i biografi -dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a descriver -l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. Quali modelli per questo -scopo, oltre Svetonio, servono anche Cornelio Nepote e Plutarco (_viri -illustres_), là dove quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di -storia letteraria sembrano aver servito principalmente le biografie dei -grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto il nome di Appendici -allo Svetonio,[85] nonchè la vita di Virgilio del Donato, assai letta -in allora. - - -In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni biografiche e le -vite di uomini e di donne celebri, fu già altrove indicato (v. vol. I, -pag. 199 e segg.). Esse tutte, quando non parlano di contemporanei, -seguono naturalmente le narrazioni precedenti; il primo importante -lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di Dante», scritta -dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una certa precipitazione e dia -spesso nell'enfasi, essa ci porge tuttavia una viva idea di ciò che -v'era di straordinario nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine -del secolo XIV, seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo -Villani. Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, medici, -filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni di essi ancor -vivi. Firenze in queste Vite è trattata come una famiglia di uomini -d'ingegno, dove si notano particolarmente quei rampolli, nei quali lo -spirito della casa si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei -caratteri è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo e con -una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, e abbraccia -molto abilmente sotto un solo punto di vista le qualità interne ed -esterne di ciascun individuo. D'allora in poi[86] i Toscani non hanno -più cessato di considerare la pittura degli uomini come un affare di -loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le caratteristiche più -importanti degli Italiani dei secoli XV e XVI in generale. Giovanni -Cavalcanti (nelle appendici alla sua «Storia fiorentina» anteriormente -all'anno 1450) raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di -sapienza politica e di valor militare, desumendoli tutti dal popolo -fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» dà pregevoli ritratti -di illustri suoi contemporanei; anche recentemente è stato ristampato -uno scritto suo giovanile,[87] che contiene, si può dire, i lavori -preparatorii per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto -originali. A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie molto -piccanti su taluni uomini della Curia[88] del tempo posteriore a Pio. -Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato più volte, e nel complesso -come fonte storica esso va collocato sempre fra i più importanti, che -possediamo, ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può -certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un Niccolò Valori, -un Guicciardini, un Varchi, un Francesco Vettori ed altri, dai quali la -storiografia di tutta Europa ebbe forse, non meno che dagli antichi, -norma e indirizzo. Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di -parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono assai per -tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E sta altresì di fatto -che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e l'opera sua importantissima, noi -mancheremmo forse ancora d'una storia dell'arte del settentrione e in -generale dell'Europa moderna. - - -Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il primo posto -sembra doversi concedere a Bartolommeo Fazio, oriundo della Spezia (v. -vol. I, pag. 203 nota). Il Platina, nativo del cremonese, nella sua -«Vita di Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, la -caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto speciale -è dovuta a Piercandido Decembrio per la vita che ci ha lasciato -dell'ultimo dei Visconti,[89] dove imita a larghi tratti Svetonio. -Sismondi deplora che si sia impiegato tanto tempo e tanta fatica -intorno a un tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad -un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito perfettamente -nel ritrarci con maravigliosa esattezza un carattere così doppio, -come fu quello di Filippo Maria, e nel darci al tempo stesso un -quadro delle circostanze, che prepararono accompagnarono e seguirono -una tirannide di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo -XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica nel suo genere, -e così accentuata da non lasciare inavvertita ogni benchè minima -particolarità. — Più tardi Milano ha nello storico Corio un pittore -di caratteri degno di speciale menzione; e a questo tien dietro il -comasco Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale dapprima le -estese sue biografie, poi i compendiosi suoi elogi, che divennero un -modello pei biografi posteriori d'ogni paese. Sono frequentissimi i -passi, nei quali si può accusare il Giovio di superficialità ed anche, -se si vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, come è -certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno di quegli elevati -intenti morali, di cui egli stesso si confessava sfornito. Ma, in onta -a tutto questo, non può negarsi che lo spirito del secolo traspare da -tutte le sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo -Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli ce li descrive, -quand'anche non ci faccia penetrare nei misteri più reconditi del loro -spirito. - -Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per quanto ci è dato -di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. vol. I, pag. 50), quantunque -il suo scopo non sia propriamente quello di scrivere biografie. In -modo abbastanza strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi, -intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che lo si potrebbe -dire un tragico a sua insaputa. La vera tragedia, che allora non -trovò sulla scena posto veruno, penetrò ardita nei palazzi o si mostrò -sulle pubbliche vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il -Magnanimo» di Antonio Panormita, scritti vivente il re, sono notevoli -come una delle primissime congeneri raccolte di aneddoti, schizzi e -sentenze. - -Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì l'Italia nella -pittura morale dei caratteri,[90] quantunque i grandi moti politici e -religiosi avessero spezzato omai tanti vincoli e ridestato alla vita -dello spirito tante migliaia d'uomini. Ma le migliori informazioni sui -personaggi più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre date -dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. Tutti sanno a questo -riguardo qual grado di autorità e d'importanza è stato al tempo nostro, -e con ragione, attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani» -dei secoli XVI e XVII. - - -Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e là un'impronta -affatto propria di profondità e d'ampiezza, e, accanto alla vita -esteriore la più svariata, ci dipinge con molta verità la vita intima, -mentre presso altre nazioni, compresa anche la tedesca del tempo della -Riforma, si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia -indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. Si direbbe -che la «Vita nuova» di Dante, con quella tinta di schietta ingenuità, -che l'anima da capo a fondo, abbia additato alla nazione la via da -tenere. - -Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» molto in uso nei -secoli XIV e XV, delle quali deve esistere un numero considerevole -fra i manoscritti delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie -semplici e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri, -come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti. - -Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo è da cercarsi nemmeno -nei Commentari di Pio II: anzi, se si giudica dalle apparenze, ciò che -qui si apprende intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente -al modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire tanto alto. -Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, si porterà anche un -giudizio diverso su questo libro veramente notevole. Vi sono degli -uomini portati naturalmente ad essere uno specchio vivo e fedele di -quanto li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino al -tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che ci presentino un -quadro serio e profondo di tutte le circostanze della loro vita. Uno -di questi è appunto Enea Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo -agli affari, senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, -alle quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato gli era -una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, la costante -ortodossia delle sue opinioni. Per tal modo, dopo aver preso parte a -tutte le questioni morali che agitarono il suo secolo, e dopo averne -suscitato più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine -di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor giovanile e -di entusiasmo, da predicar la crociata contro i Turchi, e da morir di -dolore quando la vide andar fallita. - - -Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, è l'autobiografia -di Benvenuto Cellini. Anch'essa non contiene alcuna di quelle -osservazioni, che rivelano l'interno dell'anima, e tuttavia noi vi -troviamo dipinto tutto l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con -tal verità e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti -che Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di semplici -abbozzi e perirono, e che come artista non ci appare perfetto se -non nella minuta decorazione, dovendosi nel resto (a giudicare dalle -opere che di lui ci rimangono) collocarlo al di sotto di tanti altri -suoi contemporanei, che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, abbia -potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino così irresistibile -sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno che il lettore assai di -frequente sia in grado di accorgersi, che egli ne' suoi racconti o -non è veritiero affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; -l'impressione che lascia una natura così energica e piena, prevale -su tutto. E per convincersene basta il confronto con qualunque degli -autobiografi del settentrione, nei quali, se anche qua e là si deve -pur ammirare un indirizzo morale molto più elevato, si nota però una -inferiorità incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è un uomo -che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se non da sè stesso.[91] - - -Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, che non sempre -sembra aver detto l'esatta verità: egli è Girolamo Cardano, milanese -(nato nel 1500). Il suo libretto _De propria vita_[92] sopravviverà -anche quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha levato -di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, nè meno come la -_Vita_ di Benvenuto sopravvive alle sue opere, quantunque il valore -dei due libri sia essenzialmente diverso. Cardano è un medico, che -si tocca il polso da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità -fisica, intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo alle -quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta e obbiettiva, -che gli è possibile. Il modello che egli, per sua confessione, prende -ad imitare, lo scritto di Marco Aurelio intorno a sè stesso, potè -essere da lui superato, perchè egli non si trovò anticipatamente -preoccupato da nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza -alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto è vero che comincia -la sua narrazione col dirci, che venne al mondo, perchè a sua madre -non riuscì di disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto -degno d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero alla -sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini e facoltà -intellettuali, non però le morali: tuttavia si ha da lui un'aperta -confessione (cap. X), che la predizione fatta da un astrologo, che -non sarebbe sopravissuto oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre -il quarantesimo quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella sua -gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare un compendio del -suo libro, del resto universalmente conosciuto e facile a rinvenirsi -in qualsiasi biblioteca. Bensì non vogliamo tralasciar di notare che -chiunque prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che non -lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. Il Cardano -confessa di essere stato giocatore sleale, uomo vendicativo, ostinato -nelle colpe e deliberatamente offensivo nei discorsi; ma lo confessa -senza impudenza o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di -rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame di sè -medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, fuorchè a quello schietto -e sincero amore della verità, da cui era guidato in tutte le sue -ricerche scientifiche. E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, -giunto a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,[93] e con sì -poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si dichiari tuttavia -abbastanza felice, compiacendosi di un nipote che gli sopravviverà, -dell'immenso sapere di cui si trova in possesso, della fama -procacciatagli dalle sue opere, delle ricchezze, degli onori, delle -potenti amicizie, che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, -e, ciò che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta egli -enumera i denti che gli rimangono, e ci fa sapere che sono quindici. - -Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato omai in Italia -gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni sforzo, perchè uomini simili -o non potessero sorgere più o in qualche modo perissero. E infatti -corse del bel tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo scrisse -l'Alfieri. - - -Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna di autobiografie -senza cedere la parola ad un uomo, quanto rispettabile, altrettanto -felice. Egli è appunto il notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la -cui abitazione in Padova, classica dal punto di vista architettonico, -poteva dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre trattato -_Della vita sobria_[94] egli descrive innanzi tutto la dieta rigorosa, -mediante la quale potè, da infermiccio che era stato in gioventù, -procurarsi una tarda e sana vecchiaia, per modo che, quando si pose -a scrivere, toccava già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si -occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano la vita -umana oltre i sessantacinque anni, chiamandola una vita morta, e prova -ad essi, che la sua è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, -egli esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, e come -monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, e come ascendo non una -scala sola, ma tutto un colle a piè gagliardamente: poi come io sono -allegro, piacevole e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo -e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si dipartono mai dal -mio cuore.... Io mi ritrovo avere bene spesso comodità di ragionare -con molti onorati gentiluomini, e grandi d'intelletto e di costumi -e di lettere, ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro -conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando in questo e -in ciascun altro modo, ch'io posso, giovare altrui, quanto le mie forze -me lo concedono. E tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità -e alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente belle -e nella più bella parte di questa dotta città di Padova, e di quelle -che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle -quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè -io le ho fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute di -giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. Io vo l'aprile -e il maggio, e così il settembre l'ottobre, per alquanti giorni, a -godere un mio colle, che è nel più bel sito di questi monti Euganei, -e che ha fontane e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e -quivi mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla -mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia -villa di piano,[95] che è piena di belle strade, le quali concorrono -tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata -assai secondo la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta -la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande spazio -di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e ora (Dio grazia) -molto ben abitato, mentre prima era paludoso e di mal aere e stanza -piuttosto da bisce, che da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si -fece buono e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono a -moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione che si vede -oggidì, talchè io posso dire con verità, che ho dato in questo luogo -a Dio altare e tempio e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno -infinito piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere e -godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni anno a rivedere alcune -di queste città circonvicine, e piglio piacere ragionando con li miei -amici, che in esse si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi -sono, uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici -e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, e sempre -imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i palazzi, i giardini, -le anticaglie e con queste le piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra -tutto godo nel viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi, -per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, vicini a -fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e giardini d'intorno. Nè -questi miei sollazzi e piaceri mi son men dolci e cari, perchè io non -veda ben lume e non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i -miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente il gusto; che -più gusto ora quel semplice cibo, ch'io mangio ovunque io mi trovi, -che non faceva già quelli tanto delicati al tempo della mia vita -disordinata». - -Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento delle paludi -da lui promossi per la Repubblica, e a' suoi progetti messi innanzi -ripetutamente pel mantenimento delle lagune, conclude: «Questi sono -i veri e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e i -diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, è sanata dalle -perturbazioni dell'animo e dalle infermità del corpo, e non prova -alcuno di quei contrari, i quali miseramente tormentano infiniti -giovani e altrettanti languidi vecchi e del tutto impotenti. E se -alle cose grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per dir -meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, dirò anco tal -essere il frutto di questa vita sobria in me, che in questa mia età -di anni ottantatrè ho potuto comporre una piacevolissima commedia, -tutta piena di onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema -ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, siccome -la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. Ora se fu lodato -quel buon vecchio, greco di nazione e poeta, per avere nell'età di -settantatrè anni scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io -men fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più di lui -composto una commedia?... E perchè niuna consolazione manchi alla copia -degli anni miei, veggo quasi una spezie d'immortalità nella successione -de' miei posteri: poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno o -due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è di diciotto anni, -il minore di due, tutti figliuoli di un padre e d'una madre, tutti -sanissimi, tutti bellissimi e, per quanto ora si può vedere, molto atti -e dediti alle lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori -sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che i putti dell'età -di tre anni infino a quella di cinque sono naturali buffoni: gli altri -di maggiore età tengo ad un certo modo miei compagni, e perchè hanno -dalla natura perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare -con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto seco, perchè ho miglior -voce e più chiara e più sonora ch'io avessi giammai.... Questi sono -i sollazzi della mia etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è -vita viva e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè -la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo seguono i loro -appetiti». - -Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai più tardi, nel suo -novantacinquesimo anno, egli si chiama fortunato, fra molte altre cose, -anche perchè il suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova -nell'anno 1565, in età di oltre cento anni. - - - - -CAPITOLO VII. - -Caratteristica dei popoli e delle città. - - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo - XVI. - - -Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi -anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni. -Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto -l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno -e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno -svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper -cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese -e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello -di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo -riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria: -sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume -I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese -a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche -scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo -l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero -apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi -prevalga l'ammirazione o lo scherno. - -Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo -argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti -(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo -se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel -paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare -in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le -elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo -a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo -figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli -occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le -sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e -per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi -ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele -Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto -di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più -allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un -assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. -Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un -viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là -maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e -profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro -popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i -costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa -tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non -potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi -portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini -si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare -di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore, -invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario; -e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che -li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto -d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno -studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani) -_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra -qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi -d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido -_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un -tributo, al quale sapevano di aver diritto. - -Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze -caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente -citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione -del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un -piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche -qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia -intorno alla metà del secolo.[105] - -Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa -avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per -mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo -qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in -genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Descrizione dell'uomo esteriore. - - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale - della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo. - - -Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano alla descrizione -del lato morale degli individui e dei popoli; anche l'uomo esteriore è -oggetto d'osservazione in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che -non al nord.[106] - -Della condizione in cui si trovarono i grandi medici di fronte ai -progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo di parlare, e lo -studio della figura umana sotto il punto di vista artistico è compito -tutto affatto speciale della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà -adunque soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello che -suol dirsi l'_occhio artistico_, perchè fu per esso che in Italia -divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente accettato, -sulla bellezza e bruttezza corporale. - -Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori italiani d'allora, -si resta stupiti della precisione e della verità, che si scorgono nella -delineazione dei tratti esterni, nonchè della pienezza e perfezione -di parecchie descrizioni personali in generale.[107] Ancora oggidì -i romani in particolare vanno famosi per una attitudine speciale a -fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. Questa -prontezza nell'afferrare il lato caratteristico delle persone è -una condizione essenziale per acquistare la conoscenza del bello -e la capacità di descriverlo. Vero è che nei poeti la descrizione -particolareggiata e minuta può essere un difetto, perchè un singolo -tratto ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare nel -lettore un'immagine assai più viva ed efficace, che non facciano molte -e spesso oziose parole. Dante non ha mai dato un'idea più splendida -della sua Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che -parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che la circonda. -Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, come tale, ha intenti e -leggi speciali, quanto dell'attitudine in generale a ritrarre in parole -le forme sì nei particolari, che nelle generalità. - -In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, dove la -novella vieta ogni lunga descrizione, quanto ne' suoi romanzi, dove -egli può descrivere a tutto suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il -ritratto[108] di una bionda e di una bruna, presso a poco quali le -avrebbe dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero che -anche adesso la cultura precede l'arte di lungo tratto. — Nella bruna -(o più probabilmente men bionda) appaiono già alcuni tratti, che -potremmo dire classici: nelle parole _la spaziosa testa e distesa_ -si ha il presentimento di forme grandiose, che vanno al di là della -semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano più, come -nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma una sola linea ondeggiante; -il naso sembra ch'egli lo immagini pendente nell'aquilino;[109] anche -il largo petto, le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata -negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti insomma -accennano evidentemente ad un sentimento della bellezza, che è quello -dell'epoca che s'avvicina, e che, senza saperlo, tiene al tempo stesso -assai di quello della classica antichità. In altre descrizioni il -Boccaccio parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante all'uso -del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, di un collo rotondo, -ma non curvato in arco, nonchè, con gusto molto moderno, di un «piccolo -piede» e di due occhi «ladri nel loro movimento»[110] in una Ninfa -dalle chiome d'ebano, e così via. - - -Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte sull'ideale della -bellezza, quale esso la concepiva, noi non siamo in grado di dirlo; -ma neanche le opere dei pittori e degli scultori non le renderebbero -così del tutto inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè -anzi, di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi negli -scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.[111] Ma nel -secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola col suo notevolissimo -scritto «Della bellezza delle donne».[112] In esso bisogna innanzi -tutto sceverare quello che egli ripete sulla fede degli scrittori -antichi o sulla autorità degli artisti (per es. la determinazione -delle proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee astratte -e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni sue proprie, -confermate con esempj di donne e fanciulle di Prato; e siccome la -sua operetta ha la forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle -donne di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non vi ha -ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente fedele -alla verità. Il principio dal quale egli move, è quel medesimo, al -quale già un tempo s'attennero Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale -di molte singole parti belle per costituire un tutto perfettamente -bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che possono -essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza al biondo, come il -più bello,[113] intendendo però sotto questo nome un giallo delicato -pendente nel bruno. Seguitando poscia, egli vuole che i capelli sieno -crespi, copiosi e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua -larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non morta e -dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide come seta, folte -in sul mezzo e dolcemente digradanti verso il naso e gli orecchi, -il bianco dell'occhio tendente leggermente all'azzurro, l'iride non -assolutamente nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi -neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è certo che l'azzurro -celeste fu vanto delle stesse Dee, e che il bruno cupo è più cercato, -«perchè crea una vista dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio -poi vuol essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, «se -bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, che a fatica -si veggano, i peli delle quali voglion essere raretti, non molto -lunghi, nè troppo neri». Quella fossa che circonda l'occhio, non -deve essere «nè troppo affonda, nè troppo larga, nè di color diverso -dalle guance».[114] L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene -attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle parti rilevate, -che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente di rosso, come le -granella delle melegrane». Delle tempie non c'è da dire se non che -sien bianche e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il -cervello»;[115] nelle guance la bianchezza «dalle estremità, pura neve, -deve andare, insieme col gonfiamento della carne, crescendo sempre -in incarnato». Il naso, che determina essenzialmente il pregio del -profilo, deve rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente, -salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca; -dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal poco, ma non così che -diventi aquilino, «che in una donna comunemente non piace»: la parte -inferiore abbia un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno -acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse di freddo, e -la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente rossa». La bocca -l'autore la desidera piuttosto piccola, ma nè appuntita, nè piatta, -le labbra non troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: -nell'aprirle accidentalmente (vale a dire senza parlare e senza ridere) -non si veggano mai più di sei denti superiori. Bellezze speciali -sono una piccola fossetta nel labbro superiore, un bel rigonfiamento -dell'inferiore, un vezzoso sorridere nell'angolo sinistro della bocca -ecc. I denti non debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma -con bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive «paiano -piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto rosso». Sia il -mento rotondo, «non già arricciato, nè aguzzo, e figuri colorito d'un -color vermiglietto, un poco acceso nel suo rialto: suo vanto speciale -è un poco di fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e -piuttosto lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo d'Adamo -appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi vorrebbe far certe -rughe circolari in forma di monili e nell'alzarsi vuol distendersi -tutta». Le spalle le desidera larghe, ed anche quanto al petto egli ne -riconosce nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, deve -essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, e dolcemente -rilevandosi dalle estreme parti, deve venir in modo crescendo, che -l'occhio a fatica se ne accorga con un color candidissimo macchiato di -rose». La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle parti -inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di carne ed oltre -a ciò con polpe sode e bianche quanto la neve». Il piede lo vuole -«piccolo, snello, ma non magro, e un po' rilevato nel salir del collo, -bianco come lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche -con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, carnose e -muscolose, ma con una certa dolcezza, come quelle di Pallade, quando -si mostrò al pastore sul monte Ida; in una parola, succose, fresche e -sode». La mano finalmente si desidera bianca, massimamente nella parte -superiore, ma grande «e un po' pienotta, e morbida a toccare come -fina seta, rosea nell'interno con linee chiare, rare, ben distinte, -non intrigate, nè attraversate: quello scavo, che è tra l'indice e il -pollice, sia bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita -lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la cima, ma sì -poco che appena si veggia, con unghie «chiare, non lunghe, non tonde, -nè in tutto quadre, nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la -costola d'un picciol coltello». - - -Accanto a questa estetica speciale la generale non vi ha che una parte -assai secondaria. Le ragioni più riposte e segrete, dietro le quali -l'occhio giudica _senza appello_, sono un enigma anche pel Firenzuola, -come egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria, -Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non sono in parte, come s'è -detto, che deduzioni filologiche, in parte inutili sforzi per esprimere -l'inesprimibile. Il sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro -qualche antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima. - -Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono vantare -singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente l'idea della -Bellezza.[116] Ma ogni altra opera resta facilmente ecclissata da -questa del Firenzuola. Il Brantome, posteriore di un secolo e più, -non pare che un dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto -perchè guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della Bellezza. - - - - -CAPITOLO IX. - -Descrizione della vita reale ordinaria. - - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca - in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta - rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista - Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. - — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale. - - -Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo finalmente -aggiungere anche l'interesse, che si prese alla descrizione della vita -ordinaria quotidiana. - -Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento di poesia -che alla satira ed alla farsa. Al tempo del Rinascimento in Italia si -prende invece a studiarla e a descriverla per ciò che essa è in sè -stessa, perchè è interessante da sè, perchè è una parte della vita -umana in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono -come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, che s'aggira -per le case, sulle vie, nei villaggi per beffarsi indistintamente -della piccola borghesia, dei contadini e del clero delle campagne, -noi incontriamo qui nella letteratura i primordi di quei quadri _di -genere_, che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella -pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella farsa -volgare e procedono uniti, ma non per questo sono identici con essa, -chè anzi differenze essenziali li distinguono pur sempre nettamente fra -loro. - -Quante cose umane non deve aver Dante attentamente osservato e -sperimentato prima di poter descrivere in modo così profondamente -vero il suo mondo spirituale![117] Le celebri similitudini desunte -dall'operoso affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi -dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese[118] e simili, -non sono le sole prove che possono addursi in tale riguardo: l'arte -stessa, colla quale egli esprime lo stato interno di un'anima -nell'atteggiamento esteriore e nel gesto, dimostra un profondo e -pertinace studio della vita. - -I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, e -ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema del genere che -trattano, di indugiarsi nelle particolarità (cfr. a pag. 38 e 94). Ad -essi è permesso di esordire con grande larghezza e di essere prolissi, -finchè vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di genere -puramente descrittivo. Questi non s'incontrano per la prima volta che -presso gli uomini, che fecero rivivere l'antichità. - -Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi è l'uomo, che -avea una speciale attitudine a tutto: Enea Silvio. Egli descrive non -soltanto la bellezza del paesaggio, non le cose più interessanti dal -lato cosmografico ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, pag. -10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario e straordinario -della vita.[119] Fra i moltissimi passi delle sue Memorie, in cui si -rappresentano scene naturali, alle quali in allora appena qualcuno -avrebbe consacrato un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui -che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.[120] Ma impossibile -sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali antichi epistolografi o -narratori gli sia venuto l'impulso a rivestire di sì splendidi colori -le sue descrizioni; nè ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo -spirituale i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che -non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno avvolti in -una misteriosa penombra. - -Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie descrittive -latine, delle quali s'è già parlato altrove (v. vol. I, pag. 350): -descrizione di cacce, di viaggi, di ceremonie e simili. E non manca -anche qualche lavoro italiano di questa specie, come, per esempio, -le descrizioni della celebre giostra medicea del Poliziano e di Luca -Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, il Bojardo e -l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro soggetto a passar oltre -e a toccar questi punti appena di volo, ma, anche in onta a ciò, non -si può non ammirare la facile precisione, con cui dipingono la vita -ordinaria, e se ne trae una prova di più della loro grande maestria -in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta di ripetere i brevi -discorsi di una brigata di belle donne,[121] che in un bosco furono -sorprese dalla pioggia. - -Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, più spesso che -altrove, negli scrittori di cose guerresche e simili (cfr. vol. I, -pag. 135). Ancora di un tempo anteriore ci rimane in una poesia molto -circostanziata[122] un quadro fedele di una battaglia di mercenari del -secolo XIV, dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida -e i comandi, che echeggiano durante la zuffa. - -Ma la cosa più notevole in questo genere sono le schiette descrizioni -della vita campagnuola, che si trovano specialmente in Lorenzo il -Magnifico e nei poeti che lo circondano. - - -Dal Petrarca in avanti[123] ci fu una specie di bucolica falsa, -convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, ad imitazione di -quelle di Virgilio, non importa se in versi latini od italiani. E come -sue specie secondarie sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. -vol. I, pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, e più -tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e del Guarini, tutti -lavori dettati in bellissima prosa o in versi perfetti, nei quali però -la vita pastorale non figura che come un costume indossato per sola -apparenza esterna, esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un -genere ben diverso di società.[124] - -Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge nella poesia un -modo affatto nuovo di dipingere la vita campestre: la descrizione -schietta, naturale, l'antitesi insomma, il contrapposto della bucolica -convenzionale di prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè -qui soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che il -proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale e franchigie -speciali, per quanto anche talvolta la sua sorte fosse piuttosto dura. -La differenza tra la città e i villaggi è ben lontana dall'esservi -così accentuata, come nel nord; anzi un gran numero di piccole città -vi è esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando alle -loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini al pari di tutti -gli altri. I Maestri comacini fecero il giro di quasi tutta l'Italia; -al fanciullo Giotto fu pure possibile di abbandonar le sue pecore -e di essere aggregato in Firenze ad una corporazione; in generale -l'affluenza degli uomini del contado alle città era continua, e certe -popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente per questo.[125] -Ora egli è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un -continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura -il _villano_,[126] e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 e segg.) -si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche -un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i _vilains_, -di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche -i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di -qualsiasi specie[127] s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze -d'onore e di rispetto per una classe di persone, che rende alla società -sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine. -Gioviano Pontano[128] narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti -magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche e nei -novellieri non mancano mai eroine campestri,[129] che sacrificano la -propria vita per difesa del proprio onore e pel bene della propria -famiglia.[130] - -Con tali precedenti era ben naturale che in taluni sorgesse il -desiderio di rivestir dei colori della poesia anche questo genere di -vita. Fra costoro innanzi tutto nomineremo qui Battista Mantovano -colle sue Egloghe, una volta assai lette ed anche oggidì degne di -osservazione. Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente -del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa perplessità -tra il realismo e il convenzionalismo della rappresentazione, ma in -sostanza il primo prevale. Vi si sentono le idee di un buon curato di -campagna, non senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In -qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato assai colle -popolazioni del contado. - - -Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta Lorenzo il -Magnifico in questo nuovo mondo e ci fa vivere veramente la vita del -villaggio. La sua «Nencia da Barberino»,[131] può dirsi la nuova e -schietta riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze, -fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo del poeta -è tale, che si resta in dubbio se si risenta simpatia o disprezzo -pel garzone che parla (è il contadinello Vallera, che dichiara il suo -amore alla Nencia). È evidente il contrasto deliberato colla bucolica -convenzionale accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite Ninfe: -Lorenzo si getta volontariamente nel nudo realismo della spregiata vita -delle campagne, e, ciò non ostante, l'insieme lascia un'impressione -veramente poetica. - -Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca da Dicomano di -Luigi Pulci.[132] Ma essa difetta di una certa serietà obbiettiva, -per essere stata cantata non tanto per forza di naturale impulso e -allo scopo di rappresentare un lato della vita del popolo, quanto pel -desiderio di ottenere l'applauso della più colta società fiorentina. -Da ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le frammistevi -oscenità. Ciò non ostante, il carattere del contadino innamorato vi è -con molta abilità sostenuto. - - -Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col suo _Rusticus_ -in esametri latini.[133] Tenendosi lontano da ogni imitazione della -Georgica di Virgilio, egli descrive specialmente l'anno campestre in -Toscana, cominciando dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore -sfodera un nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca -e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, ed -anche nell'«estate» s'incontrano passi di un gusto squisito; ma ciò -che può riguardarsi come un vero gioiello della nuova poesia latina, è -la festa della vendemmia in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha -cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che stava attorno -a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche quadro veritiero della vita -agitata e operosa delle classi inferiori. La sua _Zingaresca_[134] è -uno dei primi saggi della tendenza dei poeti moderni a trasportarsi -nella vita e nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a -cui essi appartengono. Con un intento comico qualche cosa di simile -era stato, per vero, tentato ancor prima,[135] e in Firenze i canti -delle Mascherate ne offrivano sempre nuova occasione al tornare di -ogni carnovale. Ma ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei -sentimenti di un'altra classe, con che tanto questa canzone, quanto -«la Nencia» tracciano nella storia della letteratura una nuova via, che -merita attenta considerazione. - -E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo il fatto, che la -cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. Non ci vollero infatti, -dalla Nencia in poi, meno di ottant'anni prima che s'avessero i quadri -di genere e i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola. - - -Avremo occasione in seguito di mostrare come in Italia le differenze -sociali fondate sulla diversità della nascita avessero omai perduto -ogni valore. Ciò che vi contribuì grandemente fu senza dubbio il -fatto, che qui, prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza -più seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità in -generale. Basterebbe questa sola conquista per imporci un obbligo di -eterna riconoscenza verso gli uomini del Rinascimento. Un concetto -logico e astratto dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il -Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva. - -I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo trovansi espressi -da Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell'uomo,[136] -che può dirsi uno dei lasciti più preziosi di quell'epoca tanto -colta. Dio s'è riserbato di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, -affinchè questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne la -bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò a nessuna sede -fissa, non gl'impose veruna attività determinata, nessuna necessità -ineluttabile; lo dotò anzi di ogni facoltà necessaria a muoversi e -a voler liberamente. «Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse -il Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti guardi -attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti creai non celeste -e non terrestre, non mortale, nè immortale soltanto, affinchè tu sia -libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a -divenir bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I bruti portano -con sè dal grembo materno quanto ad essi fa d'uopo per conservarsi; -gli spiriti superiori sono sin dal principio, o per lo meno subito -dopo,[137] ciò che saranno eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che -dipende dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni specie -di vita». - - - - -PARTE QUINTA - -LA VITA SOCIALE E LE FESTE - - - - -CAPITOLO I. - -Il pareggiamento delle classi. - - Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — - Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia - secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi - progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — - Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e - le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile - a' cortigiani. - - -Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche cosa di compiuto -e perfetto, non si manifesta soltanto nella vita politica, religiosa, -artistica e scientifica di un popolo, ma dà altresì un'impronta -sua propria all'intera vita sociale. Ciò riscontrasi in modo -caratteristico nel medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e -dell'aristocrazia sono presso a poco identiche dappertutto, e dove pure -si ha un genere di borghesia affatto speciale. - -Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento sono l'antitesi -la più spiccata di tali consuetudini sotto tutti i punti di vista più -essenziali. Questa antitesi comincia già alla base, che è affatto -diversa, mentre nei circoli più elevati della vita sociale non -esistono più distinzioni di casta, ma si ha invece una classe veramente -colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza del -sangue non ha valore se non in quanto le ricchezze, che sogliono -accompagnarla, assicurano gli ozi necessari alla propria educazione. -Ciò però non deve intendersi in modo assoluto, mentre è pur sempre -vero, che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, ora -meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania di conservarsi -all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle altre nazioni men -progredite d'Europa. Mala tendenza generale dell'epoca è però sempre -per la fusione delle classi nel senso moderno. - - -Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve essere stata la -convivenza di nobili e borghesi nella stessa città, per lo meno sino -dal secolo XII,[138] poichè per essa vennero accomunate le sorti di -tutti e furono tronche le ali, ancora in sul nascere, all'insolente -albagia dei signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano -un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia non si indusse -mai, come nei paesi settentrionali, a fissare appannaggi speciali -pei figli cadetti dell'aristocrazia: infatti, se anche i vescovati, i -canonicati e le abbazie vi furono spesso conferiti dietro i principii -di un indegno favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente -sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola vi furono -molto più numerosi, più poveri e privi affatto di quelle prerogative -principesche, che avevano altrove, videro in compenso cresciuta la loro -autorità morale dalla loro dimora nelle città dove avevano la sede, e -dove, insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale della -popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono d'ogni parte i -principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe in quasi tutte le città -occasione e motivo d'isolarsi nella vita privata (v. vol. I, pag. 181), -che, scevra di pericoli dal lato politico e confortata d'ogni comodità -ed agiatezza materiale, non era in sostanza gran fatto diversa da -quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E quando, da Dante -in poi, la nuova poesia e la nuova letteratura divennero patrimonio di -tutti,[139] e, più tardi ancora, prevalse una cultura tutta d'indole -antica, e l'uomo, come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva -procacciarsi individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri -diventar principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma nemmeno -alla legittimità della nascita nell'eredità del potere (v. vol. I, p. -27-28), — allora si potè ben credere che una nuova êra di uguaglianza -fosse spuntata, ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre. - - -Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi -all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti per affermare -e per negare la legittimità degli ordini aristocratici. Dante, per -esempio, deriva ancora dall'unica definizione aristotelica, che «la -nobiltà si basi sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo -principio, che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su quella -degli antenati».[140] Ma altrove egli non si dà per soddisfatto di una -tale definizione, e si rimprovera da sè stesso[141] di aver perfino -in Paradiso, parlando col suo proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà -della sua origine, che è manto che _tosto raccorcia_, e al quale il -tempo ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna rimettere. -E nel «Convito»[142] egli stacca del tutto dall'idea della _nobiltà_ -ogni condizione di nascita privilegiata, e ne fa una cosa sola con -l'attitudine a qualsiasi eccellenza morale e intellettuale, accentuando -in modo speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà -sorella germana della filosofia. - -Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo venne -acquistando sulle opinioni degli Italiani, tanto più forte si venne -in tutti radicando la persuasione, che l'origine non possa mai esser -quella che decida del valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai -un principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo «Della -nobiltà»[143] si dichiara pienamente d'accordo co' suoi interlocutori -— Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, fratello del vecchio Cosimo — -non esservi oggimai altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito -personale. Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto sparge -un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, che, secondo il -comune pregiudizio, entrano a far parte della vita dei nobili. «Niuno -(v'è detto) trovasi tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i -cui antenati esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio. -La passione per le cacce non sente meglio di nobiltà, di quello -che i nidi della selvaggina, che s'insegue, si risentano di balsamo -o d'altri soavi profumi. L'agricoltura, quale fu esercitata dagli -antichi, sarebbe ben più nobile occupazione, che non quelle stolte -scorrerie per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle belve, -che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero di quando in quando -servirci di utile passatempo». E se ne adduce la prova mostrando il -lato selvaggio e brutale della vita dei cavalieri inglesi e francesi -nelle loro campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della -rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a sostenere -in certo modo le parti della nobiltà, ma non già — cosa abbastanza -caratteristica — riferendosi ad un sentimento suggerito dalla natura, -bensì richiamandosi all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro -della sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come qualche -cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza del merito -e sulla ricchezza ereditata. Ma il Niccoli soggiunge, che Aristotele, -dando questa definizione, non esprime una persuasione sua propria, ma -una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò è tanto vero, -che nell'«Etica», dov'egli parla secondo il suo intimo convincimento, -non vuol che sia nobile se non colui, che si sforza di conseguire il -vero bene. Indarno il Medici gli oppone, che l'espressione greca per -designare la nobiltà (_Euganeia_) suona appunto «nascita illustre»; il -Niccoli trova che la voce latina nobilis, vale a dire notabile, è assai -più giusta, perchè fa dipendere la nobiltà dalle sole azioni.[144] Dopo -questi e simili ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto -delle condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà -nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera e disdegna di -occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi averi, quanto della -mercatura, che riguarda come ignominiosa: così, se ne sta inerte e -rinchiusa ne' suoi palagi,[145] o va attorno oziosamente cavalcando per -la città. Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio, -ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa l'attendere -all'economia rurale è considerato come cosa onorevole e agevola -di per sè l'accesso ai ranghi della nobiltà:[146] tutto sommato, -«un'aristocrazia rispettabile, ma paesana». Anche in Lombardia i nobili -vivono dei redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli -altri pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria -occupazione.[147] In Venezia la nobiltà governa, ma al tempo stesso si -consacra al commercio; ed ugualmente a Genova tutti indistintamente, -nobili e non nobili, sono mercanti e navigatori, e non vi si ammettono -altre differenze, fuorchè quelle che provengono dalla nascita: taluni -però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto dei loro castelli. -In Firenze una parte dell'aristocrazia attende al traffico; un'altra -(ma certo la men numerosa) si pavoneggia, boriosa dei propri titoli, -per le vie della città o perde il suo tempo nelle cacce e in simili -divertimenti.[148] - -Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è questo, che quasi in -tutta Italia anche coloro che possono andar superbi della lor nascita, -non hanno ambizioni da far valere di fronte alla cultura ed alla -ricchezza, nè dai loro privilegi politici o di corte risentono alcun -impulso a considerarsi come una classe superiore alle altre. Venezia -sembra costituire a questo riguardo una eccezione, ma essa non è che -apparente, perchè in sostanza la vita dei nobili non si differenzia -quivi da quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio di -pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le cose nel regno di -Napoli, che per l'orgoglioso isolamento e la boriosa vanità della sua -aristocrazia, più che per qualsiasi altro motivo, restò completamente -escluso dal gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A -dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal medio-evo -longobardo e normanno sopravviene, ancor prima della metà del secolo -XV, la dominazione aragonese, e così vi si compie fino da quel momento -ciò che nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più tardi, -una vera trasformazione sociale, un disprezzo del lavoro e una smania -di titoli, che costituiscono appunto il lato caratteristico della -popolazione spagnuola. Le conseguenze di un tal fatto non tardano poi -a manifestarsi perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e -basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad una di esse, -la piccola città della Cava. Essa era stata sempre proverbialmente -ricca sino a che non diede ricovero che a muratori e a tessitori: «ora -che, invece di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono che -sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad essere dottori, -medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è subentrata la più desolante -miseria».[149] In Firenze si constata un fatto identico per la prima -volta sotto Cosimo primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che -la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio e le -industrie, non si preoccupa d'altro che di ottenere cavalierati nel -suo nuovo ordine di s. Stefano.[150] È precisamente il rovescio di -quanto vi era accaduto un secolo prima,[151] quando i padri, morendo, -pregavano lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non avessero -esercitato una qualche utile professione (vedi vol. I, pag. 108). - - -Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso in modo molto -ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e della letteratura, nel -quale non si ammettono differenze gerarchiche, ed è appunto la sete -delle dignità cavalleresche divenuta stoltamente oggetto di moda -proprio nel tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio -valore. - -«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti[152] verso la fine del -secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta far cavalieri li meccanici, -gli artieri, insino a' fornai; ancora più giù, gli scardassieri, gli -usurai e rubaldi barattieri.... Come risiede bene che uno judice, per -poter andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la scienza -non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, senza guadagno.... Oh -sventurati ordini della cavalleria, quanto siete andati al fondo! In -quattro modi son fatti cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, -a molte cose che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario. -Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori di queste -cose materiali comprendano, come la cavalleria è morta. E non si -ved'elli, che pure ancora lo dirò, essere fatti cavalieri i morti? -Che brutta, che fetida cavalleria è questa! Così si potrebbe fare -cavaliere un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche un -bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti adduce a conferma di -quanto scrive, sono invero parlanti abbastanza; una volta egli è messer -Bernabò Visconti, che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, che -bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono alcuni cavalieri -tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito degli ornamenti che -portano sull'elmo e simili. Più tardi il Poggio mette in derisione i -molti cavalieri del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di -guerra.[153] Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del ceto, -per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., si creava da sè -in Firenze una posizione molto difficile, tanto di fronte al governo, -quanto a' suoi numerosi motteggiatori.[154] - -Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge che queste tarde -ambizioni cavalleresche, indipendenti affatto da qualsiasi nobiltà di -sangue, senza dubbio erano in parte il frutto di una ridicola vanità -smaniosa di titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice. -I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi parte, dovea, -giusta le formalità prescritte, essere cavaliere. Ma il combattimento -in campo chiuso e più particolarmente la corsa delle lance, -strettamente regolata e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione -favorevole per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, qualunque -fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela sfuggire in -un'epoca, in cui tanto conto si teneva del valor personale. - -Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca fin dal suo -tempo si fosse espresso in termini di viva riprovazione contro i -tornei, come contro una pericolosa stoltezza: egli non convertì -nessuno col suo patetico grido: «in niun libro si legge che Scipione -o Cesare siano stati abili giostratori!»[155] La cosa anzi in Firenze -acquistò una grande popolarità; ogni borghese cominciò a riguardar la -sua giostra — che senza dubbio non era più tanto pericolosa — come una -specie di onesto passatempo, e Franco Sacchetti[156] ci ha conservato -il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori della -domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, dove si potea giostrare -a prezzo mitissimo, sopra una rôzza presa a nolo da un tintore, alla -quale alcuni burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia -imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio il cavaliere, -armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile scioglimento della -novella è una violenta sgridata della moglie indispettita di simili -scappate del marito.[157] - -Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione per la giostra, -come se volessero mostrare per l'appunto, essi non nobili e privati, -che la società di cui si circondano, non è in nulla inferiore ad una -corte.[158] Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio -ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; Piero il giovane -poi per tali esercizi trascurò perfino il governo, e non voleva essere -dipinto se non rivestito della sua splendida armatura. Anche alla corte -di Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando il cardinale -Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim (v. vol. I, pag. 149 -e 158) come gli piacesse quello spettacolo, il barbaro rispose assai -saggiamente, che simili combattimenti nella sua patria si facevano fare -agli schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva alcun -danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava d'accordo con gli -antichi romani nel riprovare i costumi del medio-evo. - -Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, che pur non -sono di lieve momento per spiegarsi l'ardore insistente con cui si -cerca la dignità cavalleresca, noi troviamo omai a questo tempo qua e -colà dei veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri hanno -di diritto il titolo di cavaliere. - - -Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le vanità dei nobili -e dei cavalieri, sta di fatto che la nobiltà italiana si collocò -sempre nel bel mezzo della vita comune, e non mai alle estremità della -medesima. Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente sur -un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la cultura sono sempre -i suoi naturali alleati. Certamente che in un cortigiano propriamente -detto si esige un qualche grado di nobiltà,[159] ma questa esigenza -è espressamente dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel -pubblico (_per l'oppenion universale_), nè in ogni caso implica mai -la supposizione, che anche un individuo non nobile non possa avere -un merito intrinseco equivalente. E nemmeno rimane inteso con ciò -che le persone non nobili debbano restar escluse da ogni contatto col -principe: si vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano, -non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un ornamento -della vita, e quindi neanche questa. Se poi in tutti i rapporti della -vita gli vien fatto un obbligo speciale di mantenere un contegno -riserbato e dignitoso, non è già perchè egli abbia un sangue più nobile -nelle vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale. -Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento principale sta -nella cultura e nella ricchezza; ma in quest'ultima solo in quanto -renda possibile di consacrar la vita alla prima e di promuoverne in -grande gli interessi e lo sviluppo. - - - - -CAPITOLO II. - -Raffinamento esteriore della vita. - - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. - — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — - Comodità ed eleganza. - - -Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono un privilegio -determinato, tanto maggiore ogni individuo, come tale, sente lo -stimolo a mettere in evidenza i suoi pregi personali, e tanto più -la vita sociale deve tendere per proprio impulso a restringersi in -una cerchia speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità -e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti necessari, -deliberatamente pensati e voluti. - -Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo circondano e gli ozj -della vita quotidiana mostrano in Italia un'eleganza ed un raffinamento -maggiore, che in qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi -spetta alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo notare, -come esse superassero in comodità e nell'armonica disposizione delle -parti i castelli e le corti o palazzi di città dei grandi del nord. -Il vestire mutò per guisa, che egli è impossibile l'istituire un -completo paragone colle mode degli altri paesi, molto più che, dal -finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste ultime. Ciò -che i pittori italiani ci rappresentano come costume di quel tempo, è -in generale quanto di più bello e di più accomodato ci fosse allora in -Europa, ma non si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire -prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno stati sempre -esatti. Quello però che è fuori di dubbio si è, che in nessun luogo -si tenne del vestire quel conto, che si teneva in Italia. La nazione -era alquanto vanitosa; ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non -esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse bello e ben -fatto un ornamento non dispregevole aggiunto alla persona. In Firenze -ci fu perfino un periodo di tempo, in cui il vestire era una cosa -affatto individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria (v. vol. I, -pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del secolo XVI questa usanza -fu coraggiosamente mantenuta da uomini considerevolissimi,[160] mentre -intanto la grande maggioranza si accontentava di variare più o meno -la moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe adunque -riguardare come un sintomo di decadenza per l'Italia l'ammonizione che -si legge in Giovanni della Casa,[161] di evitare le singolarità e di -non dipartirsi dalla moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli -abbigliamenti degli uomini, rispetta come legge suprema l'uniformità, -rinuncia con ciò ad una caratteristica più importante che non si creda. -Ma ciò procura un grande risparmio di tempo, e questo, colle idee di -operosa attività che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi come -compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio. - -In Venezia e a Firenze[162] eranvi, all'epoca del Rinascimento, -prescrizioni speciali, che regolavano il modo di vestire degli uomini -e ponevano limiti determinati al lusso delle donne. Dove simili leggi -non esistevano, per esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa -ogni traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.[163] -Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle mode e (se noi -interpretiamo rettamente) la stolta venerazione per tutto ciò che -veniva di Francia, mentre nel fatto molte delle sue mode non erano che -le antiche d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo -aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare sino a -qual punto questo frequente mutare delle forme del vestire e l'adozione -delle mode francesi e spagnuole[164] abbiano contribuito a tener viva -nella nazione la passione abituale del lusso esterno, non è cosa di cui -dobbiamo occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto merita d'esser -notato come una prova di più del rapida sviluppo della vita italiana -intorno al 1500. - - -Degna di speciale attenzione è la cura che pongono le donne, di -modificare quanto più possono la loro apparenza esterna con tutti gli -aiuti, che può offrire una ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese -d'Europa, dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato di -dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle carni e alla -ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.[165] Tutto tende ad -uniformarsi ad un tipo convenzionale universalmente accettato, anche -a costo di veder violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi -naturali del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del tutto -dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV fu estremamente -svariato nei colori e carico negli ornamenti,[166] e più tardi ebbe una -ricchezza un po' più elegante, e ci limiteremo alla toeletta nel senso -più stretto. - -Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono proibite, poi -tornano a portarsi false acconciature da testa, talune anche di seta -bianca e gialla,[167] sino a che giunge un qualche grande oratore -sacro, che commove gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica -piazza s'innalza un gran rogo (_talamo_) sul quale, insieme a liuti, -arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri erotici ed -altre inezie, vanno a finire anche queste false acconciature:[168] la -fiamma purificatrice riduce tutte queste cose in un mucchio di cenere. -Il colore ideale, che tanto nei propri, come nei capelli posticci -si cercava di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il -raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel colore ai -capelli,[169] furonvi delle dame, che ebbero il coraggio di stare -giornate intere sotto la sferza del sole;[170] del resto, ciò non -impediva che si usassero tinture speciali e manteche per accrescerne -altresì il volume. A ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque -ritenute confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti -per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre e i denti, -di cui il nostro tempo non ha nemmeno una idea. E non giovarono nè -i sarcasmi dei poeti,[171] nè le invettive dei predicatori, nè la -paura stessa di guastarsi precocemente le carni a distogliere le -donne da quegli usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino -una falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le frequenti e -grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei quali centinaia d'uomini -apparivano dipinti e mascherati,[172] abbiano contribuito a trasformare -quell'abuso in abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era -universale, ed anche le fanciulle del contado facevano del loro meglio -per uniformarvisi,[173] sin dove potevano. Si aveva un bel predicare, -che simili artificii erano i contrassegni delle cortigiane; anche le -più rispettabili matrone, che del resto in tutto il corso dell'anno non -toccavano alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, quando -accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.[174] — Ma, sia che si -riguardasse questo eccesso come un tratto di barbarie, di cui s'aveva -un riscontro nell'uso di imbellettarsi dei selvaggi, sia che lo si -ritenesse anche soltanto come uno sforzo di mantenere nei lineamenti -e nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come farebbe -credere la somma accuratezza e la moltiplicità di questa toeletta, — -certo è che agli uomini spiacque allora, come in ogni altro tempo, e ne -sono prova i richiami continui, che in questo riguardo furono fatti al -bel sesso. - -Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si estese perfino -a tutte le cose, colle quali in qualsiasi modo si doveva venire a -contatto. Nelle grandi festività, si solevano strofinare con unguenti -fin le mule, sulle quali si dovea cavalcare;[175] Pietro Aretino -ringrazia Cosimo I per un invio fattogli di scudi _profumati_.[176] - - -Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione di superare -in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli settentrionali. Nè parrebbe -neanche doversi dire, che questa loro opinione andasse troppo lungi dal -vero, se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile al -perfezionamento della personalità moderna, che certamente in Italia si -svolse più presto e più completamente che altrove; inoltre molti indizi -farebbero credere anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni -del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai possibile -addurne, e se da ultimo la questione si restringesse al determinare -a chi propriamente spetti la priorità, nella redazione dei primi -codici di pulitezza e creanza, la poesia cavalleresca del medio-evo -potrebbe a buon diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non -ostante, di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni dei -più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono la pulitezza -della persona, specialmente ne' banchetti,[177] all'ultimo grado della -perfezione, e che, per un antico pregiudizio, i tedeschi in Italia -riguardavansi sempre come il tipo d'ogni sudiceria.[178] Il Giovio non -esita ad attribuire molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza -all'educazione primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,[179] -e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. In mezzo a -ciò si ha tanto maggior ragione di sorprendersi che, per lo meno nel -secolo XV, si lasciassero condurre le osterie e gli alberghi per lo più -da tedeschi,[180] i quali praticarono questa industria principalmente -in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano a Roma. Ma -le testimonianze che si hanno a questo riguardo potrebbero anche -semplicemente riferirsi alle osterie e agli alberghi delle campagne, -mentre si sa con certezza che nelle maggiori città le migliori locande -erano tenute tutte da Italiani.[181] La mancanza poi di buoni alberghi -nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto di sicurezza in generale. - -Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale della buona -creanza, che Giovanni della Casa, nato fiorentino, ci lasciò sotto il -titolo di «Galateo». In questo si prescrive non soltanto la pulitezza -nel senso più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte -quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», con -quello stesso tuono magistrale, con cui il moralista predica le più -sublimi leggi morali. In altre letterature qualche cosa di simile non -si insegna in via sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè -colla descrizione di ciò che è sucido e ributtante.[182] - -Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida per -vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire in generale. -Ancora oggidì può esser letto con molto profitto da persone di ogni -condizione, e la gentilezza della vecchia Europa difficilmente si -scosterà mai dalle sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è -cosa che viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di ogni -cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in alcuni uomini -ed acquisito per forza di volontà in altri; ma, come dovere sociale -e come indizio di cultura e di buona educazione, i primi a conoscerlo -senza alcun dubbio furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli -s'era già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, che -il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti e vicini, delle _burle_ -e delle _beffe_ (v. vol. I, pag. 209 e segg.) nella buona società -è passato del tutto,[183] l'idea nazionale prevale su quella delle -cittadinanze locali e prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza -e cortesia universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto -avremo occasione di discorrere più innanzi. - - -Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in Italia, nel -secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal grado di raffinamento e -di perfezione, da non vedersi in nessun altro paese l'eguale. Una -moltitudine di quelle cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro -insieme la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e si -potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva ancora un'idea. Nelle -vie ben selciate delle città italiane[184] l'uso delle carrozze era -generale, mentre fuori d'Italia dovunque o s'andava ancora a piedi, o a -cavallo, o si usava della carrozza per sola necessità, non per piacere. -Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi articoli -di toeletta vengono menzionati di frequente dai novellieri.[185] -La copia e la finezza delle biancherie sono spesso l'oggetto delle -loro descrizioni. Essi ci parlano anche di cose, che si direbbero -piuttosto appartenere al campo dell'arte, notando con ammirazione -come essa da tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il -grandioso armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi e -magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, arricchendo -la mensa di confetture lavorate in mille guise, e aggiungendo infine -eleganza e buon gusto al rozzo lavoro del falegname. Tutto l'occidente -si prova negli ultimi tempi del medio-evo, e secondo le sue forze -glielo permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a dare -inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie convenzionali -della decorazione gotica, mentre l'arte italiana del Rinascimento si -move liberamente in ogni senso, risponde degnamente alle più svariate -esigenze e si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed -estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative italiane -d'ogni specie sopra le nordiche nel corso del secolo XVI, quantunque -sia anche vero che essa è dovuta altresì a cause di molto maggiore e -più generale importanza. - - - - -CAPITOLO III. - -La lingua come base del vivere sociale. - - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente - della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro - trionfi. — La conversazione. - - -La società più elevata, che qui oggimai appare come un prodotto della -riflessione, anzi come la più alta creazione della vita del popolo, -presuppone, come condizione indispensabile, il linguaggio. - -Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i popoli occidentali -l'aristocrazia aveva cercato di mantenere una lingua «cortigiana» tanto -per la conversazione, che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in -Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono tanto fra -loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua così detta «curiale», che -era comune alle corti e ai loro poeti. Ora il fatto più importante -si è questo, che di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la -lingua di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione -alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima del 1300, un tale -scopo è confessato apertamente. Anzi, per vero dire, qui la lingua è -trattata espressamente come qualche cosa di completamente indipendente -dalla poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione -semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, sentenze e -risposte. Questa espressione è a questo tempo in pregio non meno che lo -fosse in altri tempi presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga -vita non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» _(un bel -parlare)!_ - -Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, quanto più vi si -lavorava attorno da diverse parti. Dante ci porta addirittura nel -bel mezzo di questa lotta: il suo libro «Del volgare eloquio»[186] -ha un'importanza grandissima non solo per la questione in sè stessa, -ma anche perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna -in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo delle sue idee e le -conclusioni, alle quali egli giunge, sono cose che appartengono alla -storia della filologia, nella quale quel libro occuperà sempre un posto -rilevantissimo. Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè, -ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, la lingua deve -essere stata una delle più importanti questioni della vita quotidiana; -che tutti i dialetti erano stati studiati con partigiana predilezione -o avversione; e che la nascita della lingua ideale comune non si avverò -se non in mezzo a grandi lotte e contrasti. - -Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale Poema. -Il dialetto toscano diventò la base essenziale della nuova lingua -comune.[187] Se ciò a taluno paresse eccessivo, valga a nostra -giustificazione il fatto che questa, in una questione tanto dibattuta, -è ad ogni modo l'opinione la più universalmente ricevuta. - - -Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario e poetico, lo -screzio insorto intorno a questa lingua, quello che suol dirsi il -purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto giovato; può darsi altresì -che qualche scrittore, del resto dotato di grandi attitudini, sia -stato con ciò defraudato di un pregio essenziale, la spontaneità della -espressione; e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in -altissimo grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla loro volta -nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, trascurando per la -forma il concetto; stando di fatto che anche una meschina melodia, -uscita da un tale strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e -comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza grandissima, -perchè contribuì a dare un andamento grave e dignitoso allo stile -in generale, e perchè costrinse l'uomo colto a serbare, tanto nella -vita ordinaria quanto nelle circostanze straordinarie, un contegno -serio e una costante elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche -talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un tempo sotto la -veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare basse scurrilità e -velenosi sarcasmi, non è men vero però, che, quasi a compenso, ogni -idea più nobile ed elevata vi trova altresì una condegna espressione. -La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di vista nazionale, -diventando essa come la patria ideale di tutti gli uomini colti dei -diversi Stati, in cui così per tempo andò diviso il paese.[188] Di -più, essa non è il patrimonio esclusivo di questa o di quella classe -in particolare, ma tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, -possono trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè vogliano. -Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo straniero resta sorpreso -e maravigliato di udire sulla bocca del basso popolo e dei contadini -un italiano puro e puramente pronunziato in provincie italiane, dove -al tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca indarno -di trovare un riscontro ad un fatto simile presso le plebi di Francia -e di Germania, dove invece anche gli uomini istrutti sacrificano pur -tanto alla pronunzia locale. Vero è che in Italia il numero di coloro -che sanno leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da tante -altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio pontificio, non si -sarebbe tentati di credere; ma qual peso avrebbe questa circostanza -senza quella generale e incontestata venerazione, che si ha per la pura -lingua e la pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato? -Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente accettate, -non escluse Venezia, Milano e Napoli, ancora al tempo in cui fioriva -la letteratura, soggiogate in certo modo dallo splendore che da esse -partiva. Ed anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, s'è -di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente il -più bel tesoro della nazione, la pura lingua.[189] Alla letteratura -dei dialetti furono, sin dal principio del secolo XVI, senza sforzo e -deliberatamente abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma -talvolta anche serii,[190] prestandosi lo stile di essi a qualsiasi -esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, come frutto -di una determinazione calcolata e riflessa, non ebbe luogo se non molto -più tardi. - - -L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, come elemento -d'unione della società più elevata, trovasi chiaramente espressa nel -«Cortigiano».[191] Fin d'allora, cioè fin dal principio del secolo -XVI, eranvi taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler -mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli altri toscani -del suo tempo, non per altro, se non perchè erano antiche. Nella lingua -parlata il Castiglione le proibisce assolutamente, e non le accetta -nemmeno nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non vede che -una forma speciale del parlare. Coerentemente poi a questa premessa, -egli stabilisce che il miglior modo di parlare sarà quello, che più -d'ogni altro s'accosti alla lingua convenientemente scritta. Donde -emerge assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno da dire -qualche cosa di veramente importante, debbono essi stessi formarsi la -propria lingua, e che questa è mobile e mutabile, appunto perchè è -qualche cosa di vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle -espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche da regioni -non toscane, e accettando perfino le francesi e le spagnuole, quando -l'uso le abbia consacrate per certe cose speciali:[192] sorgere così, -coll'aiuto dell'ingegno e dello studio, una lingua, la quale non sarà -invero l'antico toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come -un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. S'intende da sè -che è dovere imprescindibile d'un cortigiano di esprimere sotto questa -veste perfetta i suoi affetti e la sua poesia. - - -Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio della società -viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i puristi non riuscirono -in sostanza ad aver vinta la causa. V'erano troppi e troppo valenti -scrittori ed uomini di società anche toscani, che o non si curavano -o ridevano di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si -verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto qualunque e -pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che essi stessi erano «della -loro lingua ignorantissimi».[193] Già l'esistenza di uno scrittore -quale era il Machiavelli troncava d'un tratto tutte quelle questioni, -in quanto egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida, -schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva tutti i pregi, -fuorchè quello di imitare il puro Trecento. D'altro lato v'erano troppi -lombardi, romani, napoletani ed altri, ai quali non poteva rincrescere, -se nello scrivere e nel conversare non si esageravano troppo le -pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, è -vero, le forme e i modi del loro dialetto, e il Bandello, per tutti, -assai spesso (non sappiamo quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara -protesta: «io non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma -barbaramente; io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere ornamento -alla lingua volgare; io non sono che un lombardo e in Lombardia a' -confini della Liguria nato» ecc.[194] Ma, di fronte al partito dei -rigidi puristi, tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando -a bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, e quasi -a compenso, d'impadronirsi della lingua comune. Non a tutti infatti -era dato di poter fare come il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse -per tutta la sua vita il più puro toscano, (sempre però come lingua -appresa e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a poco -fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale era questo che -ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva trattar la lingua con somma -cura. Posto ciò, si poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro -fanatismo, i loro congressi filologici[195] e simili: veramente dannosi -essi non divennero che più tardi, quando il soffio dell'originalità -era già fatto notevolmente più languido nella letteratura, e stava -per soggiacere ad influenze affatto d'altra natura, ma ancor più -perniciose. Da ultimo fu libero alla stessa Accademia della Crusca -di trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi sforzi furono -talmente impotenti, che non riuscì nemmeno ad impedire che assumesse -quell'indirizzo e quel colorito francese, che forma il carattere -distintivo della letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota). - - -Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata e portata omai al -sommo della pieghevolezza e duttilità, che divenne nella conversazione -lo strumento e la base di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi -settentrionali i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi -nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti, -cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era tutta dedita al -giuoco e agli esercizii corporali o, se pur si voglia, s'esercitava -a scrivere rozzi versi e celebrava feste continue, in Italia, dove -pure tali cose esistevano, erasi formato altresì un ambiente più -elevato e sereno, dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, -purchè non privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti -convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando l'utile al -dolce. Siccome in tali convegni o non si usava di far trattamenti, -o questi si riducevano ad assai poca cosa,[196] non era difficile -neanche il tenerne lontani gli uomini più materiali e gli scrocconi. -Se ci è permesso di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di -dialoghi, anche i più elevati problemi della vita avrebbero formato -l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini più distinti: nè la -manifestazione di sublimi pensieri vi sarebbe stata, come di regola -presso i settentrionali, un privilegio puramente individuale, bensì -comune a parecchi. Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita -sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, che non -hanno altro scopo, che sè medesime. - - - - -CAPITOLO IV. - -La forma più elevata della vita sociale. - - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società - fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo. - - -Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, era assai -saggiamente regolata e si basava sopra quelle convenienze tacite -ed espresse, che sono domandate o dalle circostanze o dal decoro, -ma che non hanno nulla che fare colla rigida etichetta. In certi -circoli più compatti, dove le riunioni assumevano il carattere di -stabili corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità -per l'accettazione, come, per esempio, in quelle allegre società di -artisti fiorentini, alle quali il Vasari attribuisce il merito[197] -di aver promosso la rappresentazione delle più importanti commedie -d'allora. Le società più leggere invece e che si mettevano insieme per -circostanze affatto momentanee, accettavano volentieri le prescrizioni, -che eventualmente venivano imposte dalla dama più ragguardevole. Tutti -conoscono l'Introduzione del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a -considerare il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla -più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale in questo -caso speciale; ciò non ostante non è men vero, ch'essa si fonda sopra -una consuetudine già accettata nella vita sociale. Il Firenzuola, che -quasi due secoli dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile, -s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in bocca alla -regina della sua società pone un discorso sul modo di ripartire il -tempo durante il soggiorno alla campagna, vale a dire, prima di tutto -un'ora di speculazioni filosofiche andando a passeggiare sopra una -collina, poi la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,[198] -indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova canzone, -il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; più tardi una -passeggiata ad una fonte, dove ognuno s'asside e narra una novella, -e finalmente la cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla -onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non disconvengano». -Il Bandello nelle introduzioni e nelle dediche di ciascuna delle -sue novelle non riferisce, è vero, simili discorsi di circostanza, -poichè le diverse società, dinanzi alle quali quelle novelle vengono -narrate, esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro -modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli dovevano essere -queste supposte riunioni sociali. Alcuni lettori penseranno, che in -società capaci di udire racconti tanto immorali, come son quelli che -si leggono, non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. Ma -da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide dovevano essere -le basi di società, che, ad onta di tali racconti, non uscivano dalle -convenute formalità, non andavano a soqquadro, e potevano perfino -occuparsi di serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol -dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione si faceva -sentire più forte che mai e andava sopra ogni cosa. Per convincersene -non occorre di prendere a norma la società un po' troppo idealizzata, -che il Castiglione introduce a parlare sui più elevati sentimenti e -scopi della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro Bembo -nel castello di Asolo. La società del Bandello, invece, anche in -onta a tutte le frivolezze alle quali si abbandona, può riguardarsi -come il tipo più veritiero di quell'elegante decoro, di quella facile -amabilità, di quella schietta franchezza, di quello spirito insomma -e di quella cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri -distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se ne ha -specialmente in questo, che le dame, che ne formavano il centro, -godevano l'universale estimazione, nè per tal fatto furono minimamente -pregiudicate nella loro fama. Fra le protettrici del Bandello, per -esempio, Isabella Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se ebbe -una celebrità non scevra di macchie, non fu già pel proprio contegno, -ma per quello delle scostumate damigelle che la circondavano:[199] -Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, -Bianca Rangona, Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono -del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il loro contegno, da -ogni accusa e censura. La più celebre donna d'Italia poi, Vittoria -Colonna, godeva fama addirittura di santa. Ora, egli è indubitato -che le particolarità che ci vengono date intorno al vivere sciolto, -che si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati, -non sono di tal natura da farne emergere una superiorità assoluta -della vita sociale d'Italia su quella del resto d'Europa. Ma si legga -il Bandello,[200] e si vegga poscia se un genere simile di società -sarebbe, ad esempio, stato possibile in Francia, prima che vi fosse -stato trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili al -pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo le più alte creazioni -dell'ingegno umano non ebbero bisogno, per nascere, dell'aiuto o -del favore di quelle riunioni, ma si avrebbe gran torto se le si -riguardasse come di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, -non fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente -a creare in Italia ciò che allora non esisteva in verun altro paese, -un vivo interessamento per tutto quanto si produceva nell'un campo e -nell'altro, e un gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo -poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè stesso un -necessario portato di quella particolare cultura e di quel modo di -vivere, che allora era esclusivamente italiano, e che d'allora in poi -divenne europeo. - - -In Firenze la vita di società è fortemente influenzata da parte della -letteratura e della politica. Innanzi tutto Lorenzo il Magnifico è -tal uomo, che domina completamente quanti lo circondano, non tanto in -virtù della sua posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene -egli, del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione anche -a quelli, che più gli stavano dappresso.[201] Si vede, ad esempio, -con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, l'educatore de' suoi -figli, e come i modi franchi ed aperti del letterato e del poeta a gran -fatica si concilino in lui con quella riserbatezza, che gli è imposta -necessariamente dal rango principesco, cui ormai è salita la sua casa, -e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di sua moglie; ma dal -canto suo, e quasi in ricambio, il Poliziano è l'espressione e quasi -il simbolo vivente delle glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, -giusta l'uso della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura -del gusto e della passione, che egli ha per tali convegni sociali. -Nella sua splendida improvvisazione «La caccia col falcone» egli fa -un ritratto comico de' suoi compagni, e nel «Simposio» lo scherzo va -ancora più innanzi e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che -vi si travede anche il lato serio della riunione.[202] E che questa -assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano con piena evidenza -le sue corrispondenze, e le notizie rimasteci sulle frequenti sue -dispute filosofiche ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze -sono, in parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno al -tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per esempio, la -così detta Accademia platonica, che dopo la morte di Lorenzo soleva -raccogliersi negli orti de' Rucellai.[203] - -Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva naturalmente dalle -tendenze personali del regnante. Di esse, per vero, al principiare -del secolo XVI ce n'era oggimai poche, e queste poche erano anch'esse -pressochè senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla corte -veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva una società tanto -speciale, quale non si vide ripetersi più in nessun epoca storica. - - - - -CAPITOLO V. - -L'uomo perfetto di società. - - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi - corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — - Dilettanti in società. - - -Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora per sè medesimo, -il Cortigiano, quale ci vien descritto dal Castiglione. Egli è -propriamente l'uomo ideale, quale lo domanda la cultura di quel tempo, -e la corte sembra più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben -ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato in nessuna corte, -perchè egli stesso ha il talento e la apparenza di un vero principe, -e perchè l'eccellenza sua, calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone -già in lui una assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua -azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del principe, -ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un esempio spiegherà meglio -la cosa: nella guerra il Cortigiano deve astenersi da tutte quelle -imprese, anche utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non -sieno grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver sempre fisso -in mente che ciò che lo conduce alla guerra, non è il dovere in sè -stesso, ma soltanto _l'honore_.[204] La posizione morale di fronte al -principe, quale è presentata nel quarto libro, è quella di un uomo -libero e indipendente. La teoria degli amori del Cortigiano (nel -terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, le -quali però per la miglior parte si riferiscono a tutti gli uomini in -generale, e la grande e quasi lirica glorificazione dell'amore ideale -(sulla fine del quarto libro) non ha più nulla che fare coll'assunto -speciale di tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del Bembo, -la straordinaria elevatezza della cultura si fa manifesta dal modo -delicatissimo, con cui i sentimenti vengono analizzati. Bensì non si -deve sempre prestar cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla -loro parola; ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati -tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi vedremo, che -spesse volte queste convenzionali apparenze nascondevano lampi di vera -passione. - - -Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si esigono in grado -perfetto in un Cortigiano, sono i così detti esercizi cavallereschi; -ma, oltre a questi, richiedevansi anche parecchie altre cose, che -veramente non avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, -regolarmente organizzate e basate tutte sull'emulazione personale, -quali in allora non esistevano se non in Italia: altre cose ancora -si fondano evidentemente sopra un'idea puramente generale ed astratta -della perfezione individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i -giuochi ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la lotta: -principalmente poi deve essere un abile danzatore e (come già s'intende -da sè) un perfetto cavallerizzo. Oltre a ciò si esige da lui tal -conoscenza di più lingue, o almeno almeno dell'italiano e del latino, -che s'intenda di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto -di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità pratica, che -però egli terrà segreta quanto più gli sarà possibile. Non si pretende -tuttavia che queste qualità sieno in lui tutte in grado perfetto, -eccezione fatta dell'esercizio delle armi; dal neutralizzarsi reciproco -di tante doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel quale -nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar nocumento alle altre. - - -Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, sia come -scrittori teorici, sia come maestri pratici, erano in grado d'insegnare -a tutto l'occidente tanto in fatto di esercizi ginnastici d'ogni -specie, quanto in fatto di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel -giostrare e nel danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con -opere scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; la -ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi guerreschi e dai -semplici giuochi, fu forse per la prima volta insegnata alla scuola -di Vittorino da Feltre (v. vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte -integrante di ogni completa educazione.[205] L'importanza di un tal -fatto sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come una vera -arte: quali esercizi fossero in uso, e se per avventura si conoscessero -quelli che sono più frequenti oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, -oltre la forza e la destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, -lo si può arguire non solo dall'indole della nazione già nota sotto -tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che se ne hanno. -Basta in proposito ricordare il grande Federigo da Urbino (v. vol. -I, pag. 60), che assisteva in persona ai giuochi de' giovani a lui -affidati. - -I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna sostanziale -differenza da quelli che erano in uso presso gli altri popoli -occidentali. Naturalmente nelle città marittime vi si aggiungevano -le gare dei remiganti, e le regate veneziane erano assai per tempo -famose.[206] Il giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il -giuoco della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento pare -vi sia stato coltivato con molta maggior passione e con più pompa, -che in qualunque altro paese d'Europa. Non se ne hanno però positive -testimonianze. - - -A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza la musica.[207] La -composizione intorno al 1500 era ancora principalmente nelle mani della -scuola olandese, che veniva molto ammirata pel complicato artificio -e per la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, eravi -pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava assai di più -al nostro gusto musicale d'oggidì. Un mezzo secolo più tardi sorse il -Palestrina, le cui armonie esercitano un fascino prepotente anche sul -mondo attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, ma non -ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o ad altri si debba il -passo decisivo, che ha fatto il linguaggio musicale del mondo moderno, -per cui a noi profani è impossibile il farci un'idea esatta dello stato -delle cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente da parte -la storia della composizione musicale, cercheremo invece di dir qualche -cosa sul posto, che si faceva alla musica nella vita sociale d'allora. - -Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel Rinascimento e per -l'Italia di quel tempo è il multiforme specializzarsi dell'orchestra, -il cercar nuovi strumenti, vale a dire nuove combinazioni armoniche, -e — in stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe speciale -di cultori dell'arte per professione (_virtuosi_), che è come a dire, -l'insinuarsi dell'elemento individuale in determinati rami della musica -e in determinati strumenti. - -Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, l'organo ebbe -assai per tempo una grande diffusione e un notevole perfezionamento, -ma, accanto ad esso, si diffuse anche assai presto il corrispondente -strumento a corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano -ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni del secolo XIV, -perchè ornati con figure dipinte da sommi maestri. Fra tutti gli -altri poi il violino prese il primo posto e diede anche delle grandi -celebrità. Presso Leone X, che già anche da cardinale aveva la casa -piena di cantanti e di sonatori e che godeva fama egli stesso di grande -conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni Maria e Jacopo -Sansecondo: al primo Leone diè il titolo di conte e il possesso di -una piccola città;[208] il secondo credesi rappresentato nell'Apollo -del Parnaso di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle -celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno al 1580) nomina -a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi quelli di ciascuna specie -di strumenti, quali l'organo, il liuto, la lira, la viola da gamba, -l'arpa, la cetra, i corni e le tibie, esprimendo il voto che i loro -ritratti sieno dipinti sugli stessi strumenti.[209] Una così svariata -attitudine a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo -non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli strumenti -fossero già noti e diffusi dovunque. - -Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge specialmente -da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera di farne, a titolo di -curiosità, delle collezioni. In Venezia, dove la passione per la -musica era grande,[210] ve n'erano parecchie; e quando per caso vi -s'incontrava un certo numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante -un concerto. (In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi -strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, ma non è detto se -vi fosse chi sapesse suonarli e qual suono dessero). Non è neanche da -dimenticare, che taluni di questi strumenti presentavano esteriormente -una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano assai -leggiadramente fra loro. E appunto per questo accade d'incontrarli -anche nelle collezioni d'altre rarità e cose d'arte. - - -Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o singoli -amatori od anche intere orchestre di dilettanti, organizzati a guisa -di corporazioni o di «accademie».[211] Molti pittori, scultori ed -architetti s'intendevano anche, e talvolta in sommo grado, di musica. -— Alle persone appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati -gli strumenti a fiato per gli stessi motivi,[212] pei quali una volta -se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade Atena. La società più -ragguardevole amava il canto solo o con accompagnamento di violino; -ma piaceva anche il quartetto a viole[213] e, per la ricchezza de' -suoi mezzi, altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci, -«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una voce sola». -In altre parole, siccome il canto, in onta a qualsiasi convenzionale -modestia (v. pag. 157), rimane pur sempre un mezzo opportuno per -mettere in evidenza un uomo perfetto di società, così è meglio che -ognuno sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone prodursi -nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più vivi e soavi, e -appunto per questo alle persone alquanto attempate si sconsiglia sì il -canto che il suono, quand'anche posseggano ancora una certa valentia -nell'una cosa e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole -impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla vista. — Di un -apprezzamento della composizione, come lavoro d'arte a sè, non è fatta -parola. Per converso accade talvolta che il contenuto delle parole -esprima qualche terribile situazione reale, qualche caso effettivamente -occorso al cantore.[214] - -Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi medie, come -delle più elevate, in Italia ebbe una diffusione maggiore, e al tempo -stesso si tenne più strettamente ligio alle prescrizioni dell'arte, che -non altrove. Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia -mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si udivano; -centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente a gruppi gli -artisti, e perfino nei quadri di cui son decorate le chiese, i concerti -degli angeli mostrano ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori -queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. Un'altra prova -della passione con cui si coltiva quest'arte, si ha nel fatto che a -Padova, per esempio, un Antonio Rota, suonatore di liuto, (morto nel -1549) divenne addirittura ricco solo col dare lezioni private e col -pubblicare un «Avviamento» allo studio del liuto.[215] - -In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato ad assorbire -tutto il genio musicale e quasi ad arrogarsene il monopolio esclusivo, -questi sforzi possono segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno -diritto a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione affatto -diversa quella di sapere quale interesse desterebbero in noi quelle -armonie, se, per una strana ipotesi, ci fosse dato di udirle. - - - - -CAPITOLO VI. - -Condizione della donna. - - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile - delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — - La donna-uomo (_virago_). — La donna nella società. — Cultura - delle cortigiane. - - -Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli più elevati -dell'epoca del Rinascimento, è della massima importanza il sapere, che -la donna in essi ebbe una posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. -Non bisogna a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle -sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle quali taluni -scrittori di dialoghi di quel tempo cercano di provare la pretesa -inferiorità del bel sesso, e neanche da qualche satira del genere della -terza dell'Ariosto,[216] nella quale la donna è rappresentata come un -pericoloso fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere, -sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima ipotesi però -presenta in un certo senso un lato vero: appunto _perchè_ in Italia la -donna, giunta al pieno sviluppo della sua individualità, era uguale in -tutto all'uomo, non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa -identificazione di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma la -fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni del nord. - -Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi più elevate -era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. Egli è un fatto che -gl'Italiani del Rinascimento non esitarono a far impartire ai loro -figli d'ambo i sessi l'identica istruzione letteraria e perfin -filologica (v. vol. I, pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal -momento che questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento -più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè non dovessero -fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo altrove qual grado di valentìa -raggiunsero le figlie di alcune case principesche nel parlare e nello -scrivere latino (v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno -saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni tener dietro -a ciò che ne costituiva la parte più essenziale, le discussioni erudite -su varii punti dell'antichità. A ciò s'aggiunga la parte veramente -attiva, che doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella -quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti e canzoni, e -si provassero perfino nell'improvvisazione: e una prova se ne ha nel -numero considerevole di donne, che in questo genere acquistarono una -grande celebrità,[217] dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra -Fedele (della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, si -rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che confermi al tutto la -nostra superiore asserzione dell'indirizzo veramente virile dato anche -agli studi delle donne, sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e -canzoni, tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta tale -di serietà e robustezza e si scostano siffattamente da quelle tinte -indeterminate e da quei teneri slanci di entusiasmo, che caratterizzano -d'ordinario la poesia femminile, che si sarebbe tentati di crederle -composizioni d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci -facessero certi del contrario. - - -Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle classi più -elevate anche tutta la loro individualità in modo pressochè uguale -che negli uomini, mentre fuori d'Italia sino al tempo della Riforma -nessuna donna in generale, e ben poche anche tra le principesse -emergono personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita -d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono sulla scena che -in circostanze affatto eccezionali, e quasi loro malgrado. In Italia, -ancora nel corso del secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente -quelle dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria e -distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma anche alla gloria -dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). A queste tien dietro a poco a -poco una schiera di donne celebri di diversa specie (v. ibid. pag. -203), in talune delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare -altra singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo di -naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza e di -pietà religiosa.[218] Di una «emancipazione» in senso affatto speciale -non si parla nemmeno, perchè la cosa già s'intende da sè. La donna -di condizione elevata deve, al pari dell'uomo, curare il proprio -perfezionamento sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di pensare -e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. Da lei non si pretende -una completa attività letteraria; tutt'al più, se sarà poetessa, le si -domanderà qualcuna di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo -dell'anima, non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano -sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste donne non -pensavano punto al pubblico: bastava ad esse di tenere avvinti al loro -carro gli uomini più considerevoli[219] e d'imbrigliarne i voleri. - - -Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, ripetuto, per -le grandi donne italiane di quel tempo, si è di avere mente ed animo -veramente virili. Basta guardare al contegno energico e risoluto della -maggior parte delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come -di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto proprio e -determinato. Il titolo di «virago», che nel nostro secolo suonerebbe -come un complimento assai equivoco, costituiva allora una vera lode. -Esso fu portato con grande splendore da Caterina Sforza, moglie e poi -vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario di Forlì ella -difese strenuamente dapprima contro. il partito dei di lui uccisori, -poscia contro Cesare Borgia; infine soggiacque, ma procacciandosi -l'ammirazione di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima -donna d'Italia».[220] E una vena di somigliante eroismo riscontrasi -altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse mancarono le -occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga (v. vol. I, p. 58) in -modo speciale emerge per un carattere di questa tempra. - - -È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo lasciar raccontare -nei loro circoli novelle anche del colore di quelle del Bandello, -senza che per questo la loro fama ne restasse pregiudicata. Il genio -predominante di queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale -a dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe -suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili nel nostro -tempo, ma la coscienza della propria forza, della propria bellezza e -di condizioni sociali piene di pericoli e di minacce. Perciò, accanto -al formalismo più compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro -secolo avrebbe l'aspetto di inverecondia,[221] mentre noi non siamo -più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia tutti questi -svantaggi, la potente personalità delle donne dominanti allora in -Italia. - -C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e in nessun dialogo -di quel tempo s'incontra un'espressione o una frase, che possa -costituire una testimonianza decisiva in proposito, per quanto anche -vi si discuta diffusamente sulla condizione e sulle attitudini delle -donne, nonchè sull'amore in generale. - -Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste riunioni, furono -le giovani fanciulle,[222] che oggidì ne formano invece il più -bell'ornamento, ma che allora n'erano tenute severamente lontane, anche -se non venivano allevate nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia -se la loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della -conversazione, o se questa fosse la causa di quella. - - -Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta un indirizzo -notevolmente più elevato, come se si volessero rinnovare i rapporti che -un tempo ebbero gli Ateniesi colle loro _etere_. La celebre cortigiana -di Roma, Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed -aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e s'intendeva anche -di musica.[223] La bella Isabella de Luna, d'origine spagnuola, aveva -fama per lo meno di donna piacevole, e del resto era un misto bizzarro -di bontà di cuore e di malignità procace e impudente.[224] A Milano il -Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,[225] che suonava -e cantava maravigliosamente e recitava anche versi. E così dicasi di -tante altre. Da ciò si desume che le persone ragguardevoli e colte, -che visitavano queste donne e si stringevano in amicizia per un tempo -più o meno lungo con esse, le pretendevano talqualmente istrutte, -e in generale colle più celebri usavano grandi riguardi; e se ne -ha una prova nel fatto, che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle -medesime, si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,[226] perchè -la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè una traccia -incancellabile. Tutto sommato però, del lato spirituale di questi -rapporti non si tiene alcun conto nella società ufficiale, e i vestigi -che ne rimasero nella poesia e nella letteratura, sono prevalentemente -di genere scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi che -fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno 1490 — prima -quindi che si conoscesse quivi la sifilide — si contavano in Roma,[227] -quasi nessuna sia emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle -che già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il modo di -vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo alla più sfrenata -sete dei piaceri e dei turpi guadagni, sono capaci talvolta anche di -forti passioni, e l'ipocrisia e la perversità veramente infernale -di talune già invecchiate in quel lezzo, sono descritte al vivo, -e meglio che da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano -l'Introduzione a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece ne' suoi -«Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, che la depravazione di -questa classe infelice di persone, quale era in realtà. - -Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato (v. vol. I, -pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte dagli artisti, e sono -quindi note personalmente tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre -invece di una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico -il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di una Agnese Sorel una -leggenda amorosa più finta, che vera. La cosa mutò per l'appunto sotto -i re dell'epoca del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II. - - - - -CAPITOLO VII. - -Il governo della famiglia. - - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la - vita campestre. - - -Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia -nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa -vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in -forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo -in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di -vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale -non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla -famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino -a che non sorpassò certi limiti. - -Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi -prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla -legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata -dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. -La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del -focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti -in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per -una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose -si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a -fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato, -come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò -di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag. -108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale -fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni -riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio -della medesima. - - -Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo -della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a' -suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si -scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, -condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità -e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole -provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce -la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria -qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione -e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda -l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in -modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol -essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori -pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni -che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò -in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che -richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno». -La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di -casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua -famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e -riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona -capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la -sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e -circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile -severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229] -finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da -farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli. - - -Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico -di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita -campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita -era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi -settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai -nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini -monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima -di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna -stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la -maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro -sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più -meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di -qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi -più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la -prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli. - -Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in -questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore -a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al -piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga -ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne -(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non -s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni -di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà -con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti -in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non -venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti -casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma -di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende -quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri -modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno, -sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria. - -In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di -Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere -più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città. -Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi -di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi -qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano. -Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi -pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni -dell'ingegno umano. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Le Feste. - - Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi - delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria - nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. - — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il _Corpusdomini_ in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti - solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. - — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a - Firenze. - - -Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo -studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle -rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia -spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella -stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la -base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i -monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e -rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze -essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto -grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio -di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste, -merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci -apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo -costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci -occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le -idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le -feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio -dalla vita reale a quella dell'arte. - -Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come -in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la -leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una -marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso. - -Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso -assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro -largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse -poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, -ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca -l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo. - -Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di -strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la -processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con -carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre -più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si -toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione, -ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi, -che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che -anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio -straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto -sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che -ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti. - -Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben -meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti -dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava -loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè -si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una -volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale -per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche -continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane, -per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe -confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a -Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla -progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere. - -Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo -moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha -prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto -più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche -rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio -di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione -dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche -appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando -sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il -fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di -festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova -chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le -proprie. - - -Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi più essenziali -delle feste italiane di fronte a quelle degli altri paesi, ci si farà -innanzi prima di tutto l'istinto naturale dell'individuo, giunto già -ad un grado di completo sviluppo, a rappresentare l'individualità, -vale a dire l'attitudine ad inventare una maschera e a sostenerla -convenientemente. Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente a -dar risalto alla decorazione dei luoghi non solo, ma altresì delle -persone, suggerendo abbigliamenti, belletti (v. pag. 131 e segg.) -ed altri ornamenti. In secondo luogo poi viene l'intelligibilità -manifesta a chiunque dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era -uguale in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed ascetiche -erano già anticipatamente note a chicchessia; ma per tutte le altre -rappresentazioni l'Italia aveva un deciso vantaggio sugli altri paesi. -Per le parti recitative di singoli santi e d'altri personaggi profani -essa possedeva una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso di -tutti indistintamente.[236] Inoltre la maggior parte degli spettatori -(nelle città) aveva una certa famigliarità colle figure mitologiche e -indovinava, assai più facilmente che altrove, i personaggi storici ed -allegorici, perchè desunti da un ciclo di tradizioni universalmente -conosciute. - - -Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto il medio-evo era -stato il tempo classico delle allegorie: la sua teologia e la sua -filosofia trattavano le loro categorie come qualche cosa di reale e -sussistente da sè,[237] per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno -di un ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora a -costituirne la piena personalità. In ciò tutti i paesi d'occidente -trovavansi presso a poco, in condizioni uguali: dal mondo ideale di -ciascuno d'essi era assai facile derivare dei tipi e delle figure, -con questo solo che l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di -regola assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente -anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento e dopo. A produrlo -basta che un qualsiasi predicato della figura allegorica, cui si -riferisce, venga rappresentato erroneamente sotto la forma di un -attributo. Dante stesso non va esente da simili falsi traslati,[238] -ed è noto che in generale egli si compiace della oscurità delle -sue allegorie.[239] Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» di -descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro e parlante le -figure d'Amore, della Castità, della Morte, della Fama ecc. Ma molti -altri invece vestono le loro allegorie con una farragine di attributi -del tutto sbagliati. Nelle «Satire» del Vinciguerra,[240] per esempio, -l'Invidia vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la Voracità -in atto di mordersi le labbra e con capelli irti e scomposti, ecc., -probabilmente per mostrare (rispetto a quest'ultima) che essa è -indifferente a qualunque cosa, che non abbia relazione col mangiare e -col bere. Quanto a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, -non fa d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi -fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere espressa da -qualche figura mitologica, vale a dire da qualche forma artistica, -della quale stava mallevadrice l'antichità stessa, come, per esempio, -quando invece della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, o -invece della caccia la dea Diana e così via.[241] - -Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche delle allegorie -meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, che s'incontrano -nelle feste italiane, il pubblico era oltremodo esigente e voleva -vederne il lato caratteristico riprodotto con fedeltà ed esattezza, -appunto perchè per la sua cultura generale esso era perfettamente -in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla corte di -Borgogna, si andava contenti di figure molto indeterminate, ed anche di -semplici simboli, perchè quivi era pur sempre un privilegio speciale -delle classi più elevate quello di essere, o almen di apparire, -iniziate in tali cose. Nel celebre giuramento _sul fagiano_ celebrato -nel 1453[242] la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina della -festa, è l'unica allegoria che abbia qualche attrattiva: i colossali -pasticci, per entro ai quali movevansi degli automati ed anche delle -persone vive, o sono stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso -è grossolano e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda sopra -uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi Costantinopoli -col suo futuro liberatore, il duca di Borgogna. Il resto, ad eccezione -di una pantomima (Giasone in Colchide), ha un significato troppo -enigmatico, non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, che ci -descrive questa festa, vi prese parte in costume di donna, che doveva -rappresentare la «Chiesa» seduta sopra una torre portata da un elefante -guidato da un gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie -degl'infedeli.[244] - - -Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere d'arte e nelle -feste italiane sorpassano nel complesso e per gusto e per unità -di concetto quelle d'altri paesi, non è tuttavia in questo, che -propriamente consiste il loro lato saliente e caratteristico. Ciò -che dà loro una superiorità incontrastata[245] è invece il fatto, -che in Italia, oltre la personificazione di concetti generali ed -astratti, si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti -storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati a veder -ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera d'arte un più -gran numero di celebri personaggi. La Divina Commedia, i Trionfi del -Petrarca, l'Amorosa Visione del Boccaccio, e nel secolo successivo -la diffusione sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità -risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento storico. -Ed ora queste stesse figure apparvero anche nelle pompe festive o -completamente individualizzate in maschere determinate, o per lo -meno riunite in gruppi, come seguito caratteristico di qualche figura -allegorica principale. Così qui si venivano formando le norme della -composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni dei -paesi settentrionali bamboleggiavano ancora o in un simbolismo affatto -inesplicabile o in giuochi puerili affatto privi di senso. - - -Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.[246] Nel -complesso essi non diversificano da quelli del resto d'Europa. Anche -qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, nei conventi sorgono grandi -palchi, che nella parte superiore contengono un paradiso, che si può -chiudere e aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, -hanno talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno e -l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, tutte le -località terrene del dramma disposte le une accanto alle altre; e -qui pure non di rado il dramma biblico o leggendario s'apre con un -dialogo preliminare di apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e -si chiude, secondo le circostanze, anche con un ballo. S'intende da -sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici di personaggi -secondari; ma questo elemento in Italia non spicca così apertamente, -come nei paesi settentrionali.[247] Quanto ai voli artificiali su -macchine apposite, spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in -Italia sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini ancora -nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse risa, quando non -riuscivano a dovere.[248] Poco dopo il Brunellesco inventò per le feste -dell'Annunziata sulla piazza di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato -di una sfera celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, -dalla quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta a guisa di -mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove idee e congegni meccanici -per rendere sempre più splendide tali feste.[249] Le confraternite -religiose o i singoli quartieri, che ne assumevano la direzione ed -anche in parte l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi -città, d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte -sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione di grandi -feste principesche, accanto al dramma profano od alla pantomima, si -rappresentavano anche i Misteri. La corte di Pietro Riario (v. vol. -I, pag. 145), quella di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in -tali circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione seguisse -col maggiore sfarzo e splendore.[250] Se si cerca di farsi presente il -talento comico e i ricchi abbigliamenti degli attori, nonchè la scena -abbellita dalle fantastiche decorazioni dello stile architettonico -d'allora, da un grande sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno -sfondo di magnifici edifizi su qualche grande piazza e di lucidi -colonnati in qualche grande atrio o monastero, si potrà in qualche modo -avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. Ma, come il dramma -profano da tale apparato ricevette notevole nocumento, così anche il -pieno sviluppo poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo -prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che ci son -conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico assai meschino -con appena qualche bel tratto lirico, ma non mai quel grandioso slancio -simbolico, che contraddistingue gli _autos sagramentales_ di Calderon. - -Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato senza paragone -più povero, l'effetto di questi drammi spirituali è sull'animo degli -uditori di gran lunga più vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, -quando uno di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione di -parlare più innanzi, Roberto da Lecce,[251] vi chiuse la serie delle -sue prediche quaresimali durante la peste del 1448 con un gran Mistero -della Passione, rappresentato il venerdì santo. I personaggi che -presero una parte attiva all'azione drammatica, son pochi, e ciò non -ostante tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche un fatto -che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni si ricorreva anche -a mezzi, che si risentivano spesso di un naturalismo un po' troppo -crudo. Così talvolta l'attore, che doveva rappresentare il Cristo, -doveva non solo apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente -e versarne dal costato.[252] Ciò richiama involontariamente alla -memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i gruppi in argilla di -Guido Mazzoni. - -Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, prescindendo -da certe grandi festività religiose, da sposalizi principeschi ecc. -sono di diversa specie. Quando, per esempio, Bernardino da Siena fu -dichiarato santo dal Papa (1450), vi fu una specie di drammatica -rappresentazione della sua canonizzazione, probabilmente sulla -piazza maggiore della sua città nativa,[253] dove si ebbe anche una -specie di corte bandita per tutto il popolo. Altre volte accade che -un dotto monaco festeggia la sua promozione a dottore di teologia, -facendo rappresentare drammaticamente la vita del patrono della -città.[254] Il re Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la -duchessa vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una specie -di pantomima semi-religiosa,[255] nella quale innanzi tutto una -scena pastorale doveva rappresentare «la legge di natura», poi una -schiera di patriarchi simboleggiava «la legge di grazia»; chiudevan -poi lo spettacolo le leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» -drammatizzate. E non appena egli giunse di là a Chieri, che lo si volle -onorare anche quivi con una nuova pantomima, la quale rappresentava -«una puerpera circondata da illustri visite». - - -Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere celebrata -colla massima pompa per consenso di tutti, era certamente quella del -Corpusdomini, alla quale in Ispagna si consacrava perfino una specie -particolare di poesia, gli _autos sagramentales_ da noi già citati. -Quanto all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa festa, -quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.[256] In essa la -processione, che moveva da una colossale e splendida tenda dinanzi -alla chiesa di S. Francesco attraverso la strada maggiore sino alla -piazza del duomo, era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati -s'erano assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un tratto -di quella via, curando che non solo fosse coperta dal principio alla -fine di tende e ornata di damaschi e ghirlande alle finestre ed alle -muraglie,[257] ma innalzando dappertutto palchi e tribune, nelle -quali, durante la processione, rappresentavansi brevi scene storiche -ed allegoriche. Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza se -il tutto venisse rappresentato da persone vive, o qualche cosa anche -da automati preparati appositamente;[258] in ogni modo però la pompa -fu grande. Vi si vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera -di angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale figurava -anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo Michele coi demonj; -fontane di solo vino ed orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con -tutta la scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del duomo -la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso e la benedizione, si -apriva, e allora si vedeva la Madre di Dio salire cantando al Paradiso, -dove Cristo la incoronava e la conduceva dinanzi al Padre eterno. - -Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica via spicca -in modo particolare, per la grandiosità della pompa e per l'oscurità -dell'allegoria, quella fatta eseguire dal cardinale vice-cancelliere, -Roderigo Borgia — il futuro Alessandro VI.[259] — Oltre a ciò essa -ha anche un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei -mortaletti,[260] che è una specialità tutta propria delle feste dei -Borgia. - -Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che ebbe luogo a Roma -lo stesso anno nell'occasione, che vi giunse dalla Grecia il cranio -di S. Andrea. Anche in questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua -magnificenza, ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto -profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, che non -mancava mai, vi figuravano altre maschere, ed alcuni «uomini robusti», -vale a dire degli Ercoli, che, a quanto pare, vi facevano ogni specie -di esercizi ginnastici. - - -Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente profane erano -destinate in modo particolare a dare nelle maggiori corti principesche -spettacoli grandiosi e di gusto perfetto, rappresentando qualche -leggenda mitologica od allegorica, di facile e piana interpretazione. -Vero è che l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava -in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso -gruppi interi di maschere,[261] in pasticci enormi, sebbene in -proporzioni non così esagerate, come presso il duca di Borgogna (v. -pag. 186), e simili; ma, ciò non ostante, l'insieme conservava pur -sempre un certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma -colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, s'è già parlato -altrove (v. pag. 50). Universalmente note furon poscia le feste, -che il cardinale Pietro Riario diede a Roma nel 1473, in occasione -del passaggio di Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole -di Ferrara.[262] Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora veri -Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece hanno un carattere -al tutto mitologico: vi si videro infatti Perseo ed Andromeda, Orfeo -seguito da molti animali, Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna -dalle pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva quindi -un balletto delle più celebri coppie amorose del tempo primitivo ed -una schiera di ninfe, che venivano sorprese da un gruppo di rapaci -Centauri, messi alla lor volta in fuga da Ercole. E per quanto paia -per sè stessa un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con cui -s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se in tutte le feste -dovevano apparire figure vive in aspetto di statue collocate in nicchie -o sopra colonne ed archi trionfali e che poi dovessero mostrarsi -vive o cantando, o declamando, si aveva cura che si presentassero con -colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e solo in via -d'eccezione nelle sale del cardinal Riario accadde, che figurasse in -mezzo agli altri un fanciullo vivo, ma tutto dorato, che versava acqua -da una fontana.[263] - -Altre splendide pantomime di questo genere furono date a Bologna, in -occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d'Este;[264] -invece dell'orchestra vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre -la più bella delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto -la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava con un leone, -vale a dire con un uomo cammuffato in tal guisa, in mezzo ad un ballo -di selvaggi: la decorazione poi rappresentava una foresta vera e -reale. A Venezia nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse -estensi,[265] movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando -gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) nel cortile -del palazzo ducale. A Milano Leonardo da Vinci[266] dirigeva le feste -del duca ed anche quelle di altri grandi; una delle sue macchine, la -quale poteva benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. pag. -188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema planetario in -tutti i suoi movimenti; ogni volta che un pianeta si avvicinava alla -sposa del giovane duca, Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva -fuori dalla sua sfera[267] e cantava alcuni versi scritti dal poeta -di corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto, -fra molte altre cose, il modello della statua equestre di Francesco -Sforza sotto un arco trionfale sulla piazza del Castello. Oltre a ciò -dal Vasari sappiamo, con che ingegnosi automati Leonardo aiutò più -tardi a decorar l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come -signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero talvolta dei -tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando il duca Borso (v. vol. -I, pag. 66) venne nel 1453 a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella -città,[268] egli fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, -sulla quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della città, sotto -un baldacchino sostenuto da angeli, e più in basso un disco girante con -otto angeli che cantavano, due dei quali diedero al santo le chiavi -della città e lo scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al -duca. Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, e -portante un trono vuoto, dietro il quale stava una giustizia in piedi -con un genio che la seguiva, agli angoli quattro vecchi legislatori -circondati da sei angeli con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri -armati, ugualmente con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la dea -non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. Un secondo -carro tirato, a quanto sembra, da un unicorno, portava una Carità -con fiaccole accese; ma in mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse -il solito carro fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che -vi stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano il -duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova fermata: un s. Pietro con -due angeli stava sospeso in una glorietta rotonda sulla facciata, e di -là spiccò un volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro -e rivolò al suo posto.[269] Il clero poi dal canto suo ebbe cura di -far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto religiosa: su due -alte colonne stavano l'Idolatria e la Fede: dopo che quest'ultima, -rappresentata da una bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla -sua colonna, l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio che -portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato da sette belle -donne, nelle quali erano simboleggiate le sette virtù, che Borso doveva -seguire. Da ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso -Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto trono dorato, dove -una parte delle maschere menzionate lo complimentò una seconda volta. -Posero termine allo spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da -un edifizio vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli di -ulivo, simbolo della pace. - - -Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la processione stessa -costituisce da sè la cosa principale. - -Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi del medio-evo -le processioni sacre offrirono motivo ed occasione all'adozione delle -maschere, fossero poi o fanciulli travestiti da angeli e destinati a -seguire pubblicamente il Sacramento e le reliquie dei santi, che si -portavano attorno, o personaggi stessi della Passione, che procedevano -processionalmente, per esempio, il Cristo colla croce, i crocifissori, -i centurioni, le pie donne. Ma colle grandi feste della Chiesa si -collega assai per tempo l'idea di una processione della città, che, -giusta le ingenue usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine -di elementi profani. Particolarmente caratteristico è il carro navale -(_carrus navalis_), tolto a prestito dall'antico paganesimo,[270] che, -come notammo nell'esempio addotto, poteva introdursi in feste d'indole -molto diversa, ma il cui nome servì principalmente a designare le feste -«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè splendidamente -arredata, piacere agli spettatori, senza che si ricordasse come che sia -l'antico suo significato, e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra -s'incontrò col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, -mossero effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti degli -ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da cavalli coperti. - -Ma la processione religiosa poteva non solo venir decorata da aggiunte -di qualsiasi specie, ma anche addirittura sostituita da un corteo di -maschere spirituali. A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei -gruppi d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi -il Mistero, attraversando le vie principali di qualche città; ma -pare anche che assai per tempo sia surta una specie di processioni -spirituali indipendentemente affatto da ciò. Dante descrive il -«trionfo» di Beatrice coi ventiquattro seniori della Bibbia,[271] -i quattro mistici animali, le tre virtù teologali e le quattro -cardinali, s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che -si è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo l'esistenza -effettiva di tali processioni. Questo si manifesta specialmente dal -carro sul quale s'avanza Beatrice, e che nel bosco miracoloso della -visione non sarebbe necessario, anzi vi sta in modo assai strano. O -avrebbe Dante per avventura riguardato il carro soltanto come simbolo -essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, il suo poema quello, -che pel primo diede l'impulso a tali processioni, la cui forma fu -tolta a prestito dai trionfi degli imperatori romani? Comunque sia, -certo è in ogni caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono -con una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola -nel suo «Trionfo della croce»[272] rappresenta Cristo sopra un carro -trionfale, e sopra di lui la sfera splendente della Trinità, alla sua -sinistra la croce, alla destra i due Testamenti; al di sotto, ma a -grande distanza, la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, i -profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati i martiri -e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto il popolo dei -credenti, e ad una considerevole distanza una moltitudine innumerevole -di nemici, imperatori, potenti, filosofi ed eretici vinti, coi loro -idoli distrutti, coi loro libri arsi. (Una grandiosa composizione -di Tiziano intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista -questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla Madre -di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la decima contengono -un circostanziato trionfo della medesima, ricco di allegorie, ma -principalmente interessante per quella impronta di realtà e verità, -che, del resto, sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo -XV. - - -Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali erano i profani, -modellati tutti su quelli degli imperatori romani, quali si scorgevano -negli antichi bassorilievi o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi -scrittori. Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, (col -quale questo fatto sta in strettissima relazione), è stato già indicato -altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236). - -Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente degli ingressi -solenni di vittoriosi conquistatori, che si cercava di ravvicinare -quanto più si poteva a questo tipo ideale, anche talvolta contro -la volontà espressa dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, -nell'occasione del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di -rifiutare il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo tali -cose essere superstizioni dei re».[273] Alfonso il Magnanimo, entrando -nel 1443 solennemente a Napoli,[274] ricusò, se non il carro, almeno -la corona d'alloro, che tutti sanno non aver disdegnato lo stesso -Napoleone nella sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto -il resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una breccia -aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al duomo) fu uno strano -miscuglio di elementi antichi allegorici ed anche essenzialmente -grotteschi. Il carro, sul quale egli sedeva in trono e che veniva -tirato da quattro cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: -venti patrizi portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, sotto -il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, che s'erano assunta i -Fiorentini residenti a Napoli, consisteva innanzi tutto in un drappello -di giovani ed eleganti cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, -sur un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti -sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,[275] conformemente a quella -inesorabile allegoria, alla quale si sottomisero talvolta a quel tempo -anche gli artisti, non era coperta di capelli che nella parte anteriore -del capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, e -il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori del carro e -che doveva appunto simboleggiare il facile trasformarsi e svanire -della fortuna, teneva i piedi immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi -seguiva, equipaggiata sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera -di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da principi e -grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, al sommo di una sfera -mondiale mobile, un Giulio Cesare,[276] coronato d'alloro, che spiegava -al re in versi italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si -rimetteva in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti tutti di -porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra di ciò che sapeva fare -Firenze, madre di tutte le feste. Ma subito dopo seguiva un drappello -di Catalani a piedi dentro piccoli cavalli finti, che portavano -legati alle loro persone, e che rappresentavano una finta battaglia -con un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la serietà -sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia trionfale un'imponente -torre, la cui porta veniva guardata da un angelo con una spada in mano; -in alto stavano ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da sola, -le lodi del re. - -Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo nel 1507,[277] -oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, eravi anche un gruppo -vivo rappresentante Giove, Marte ed una Italia circondata da una grande -rete: poi seguiva un carro tutto pieno di trofei e così via. - -Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, la poesia se -ne indennizzò essa stessa e compensò anche largamente i principi. Il -Petrarca e il Boccaccio avevano chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti -d'ogni specie di gloria a costituire il seguito di una figura -allegorica: ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo antico -a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe Gabrielli da -Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso di Ferrara.[278] Essa -gli diede a seguaci sette regine (le arti liberali), colle quali egli -sale un carro, e poscia schiere intere d'eroi, i quali, per essere -più facilmente riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; -seguono quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono addirittura -sul carro con lui. Intorno a questo tempo i trofei mitologici ed -allegorici sui carri sono in generale frequentissimi, ed anche la -più importante opera d'arte che ci sia stata conservata del tempo di -Borso, il ciclo degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un -saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.[279] Raffaello, -quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», trovava omai -questo genere di decorazione corrotto e scaduto. Il modo con cui egli -seppe rialzarlo e infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di -gloria fra i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano -all'ammirazione dei posteri. - -I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano che eccezioni. -Ma ogni processione festiva, sia che fosse fatta per celebrar qualche -avvenimento o non avesse anche nessuno scopo determinato, assumeva -più o meno il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. Fa -maraviglia anzi che non siano state messe in questa categoria anche le -pompe funebri.[280] - -Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi trionfi -di antichi duci romani: tali furono in Firenze quello di Paolo Emilio -(sotto Lorenzo il Magnifico) e quello di Camillo (per la visita di -Leone X), diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.[281] In -Roma la prima festa completa di questo genere fu il trionfo dopo la -vittoria su Cleopatra, celebrato[282] sotto Paolo II, e nel quale, -oltre a molte maschere facete e mitologiche (le quali del resto non -mancavano mai anche nei trionfi antichi), figuravano re incatenati, un -senato vestito all'antica, edili, questori, pretori e simili, quattro -carri in tutto di maschere che procedevano cantando, e senza dubbio -anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano più -largamente l'antico dominio mondiale di Roma, e, di fronte al pericolo -che realmente minacciava da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di -rappresentare anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati da -cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare Borgia, alludendo -specialmente a sè stesso, volle che si celebrasse il trionfo di Giulio -Cesare, con non meno di undici magnifici carri[283], certamente non -senza grave scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al -Giubileo (vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente intesi -furono due trionfi di significato affatto generico rappresentati -nel 1513 in Firenze da due società che gareggiavano tra loro, in -occasione della elezione di Leone X;[284] l'uno raffigurava le -tre età dell'uomo, l'altro le età del mondo personificate assai -sensatamente in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie, -che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo definitivo -ritorno. La decorazione assai fantastica dei carri, quale non poteva -mancare quando se ne occupavano gli stessi grandi artisti fiorentini, -fece una tale impressione, che rimase vivo il desiderio di veder -ripetuti periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo le città -soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, s'erano accontentate -di presentare semplicemente i loro doni simbolici (stoffe preziose -e candele di cera); ora[285] la corporazione dei mercatanti fece -costruire dieci carri (ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti -altri), non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, ed -Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede certamente ad essi la -forma più splendida, di cui erano suscettibili. Questi carri portanti -i tributi e i trofei vedevansi omai in ogni occasione solenne, anche -se non si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono nel 1477 -l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale entravano anch'essi, -tirando attorno per la città un carro, nel quale «un individuo vestito -da dea della pace s'avanzava, sedendo sopra una corazza ed altre -armi».[286] - - -Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente -splendide e fantastiche le regate. Una corsa del Bucintoro, mandato -fuori nel 1491 a ricevere le principesse di Ferrara (v. pag. 194), -ci vien descritta come uno spettacolo degno di leggenda:[287] esso -era preceduto da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande -e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in diversi costumi: -sulle macchine sospese movevansi all'intorno dei genii simboleggianti -i diversi attributi degli dei: più lungi e più in basso stavano altri -personaggi aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti, -olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al Bucintoro -s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, che per un miglio tutto -all'intorno non si vedeva più l'acqua. Tra le altre festività, oltre -la pantomima già sopra nominata, degna di particolare menzione, per -la novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel secolo -XIV[288] la nobiltà era divisa in corporazioni speciali per disporre -le feste, il cui elemento principale consisteva sempre in qualche -straordinaria macchina portata da una nave. Così, per esempio, nel -1541, in occasione di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal -Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta fu tenuto -un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era celebre per balli, -mascherate e rappresentazioni d'ogni specie. Talvolta la piazza di S. -Marco fu trovata abbastanza grande, per tenervi non solo de' tornei -(v. pag. 123 e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma. -In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace conchiusa,[289] le -pie confraternite (_scuole_) s'incaricarono ciascuna di decorare una -parte della processione. In essa si vide, tra aurei candelabri con -lumi accesi di cera rossa e fra innumerevoli schiere di cantori e di -fanciulli alati, portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale -stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille conducendo un -cammello carico di tesori, ed un secondo carro tutto ripieno di simboli -politici, tra cui l'Italia tra Venezia e la Liguria, e sur un gradino -più elevato tre genii femminili portanti gli stemmi dei principi -alleati. Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le -costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri procedevano -da ultimo i principi stessi rappresentati al vero, insieme ai loro -famigliari e agli stemmi, se è giusta l'interpretazione, che noi diamo -alla leggenda che ne parla. - - -Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste grandi marce -trionfali, non avea forse nel secolo XV in nessun luogo un aspetto -tanto svariato, quanto a Roma.[290] Qui le corse erano di tutte le -specie immaginabili: ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e -viceversa di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti -al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, dove abitava. Oltre a -ciò i giuochi in piazza Navona, che forse non erano mai morti del tutto -sino dalla più remota antichità, avevano un carattere splendidamente -guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri e -in una mostra della borghesia sotto le armi. Il tempo in cui era -permesso di mascherarsi durava a lungo e talvolta abbracciava un -periodo di parecchi mesi.[291] Sisto IV non si fe' scrupolo alcuno di -passare nei punti più popolati della città, al Campofiore e presso ai -Banchi, attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non accettò -la visita di un drappello di queste, che voleva essere ammesso nel -Vaticano. Sotto Innocenzo VIII crebbe d'assai una usanza certo molto -riprovevole, introdottasi già fra i cardinali qualche tempo prima, -di mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in splendidi -costumi, con buffoni e cantori, che dicevano versi scandalosi, ed erano -accompagnati da cavalieri. — Oltre il carnevale, i Romani sembrano aver -avuto in molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese. -Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di Mantova,[292] il popolo -improvvisò in suo onore una cavalcata di questo genere, che si moveva -in giro splendidamente dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non -volle una volta accettare una simile dimostrazione notturna del popolo, -che s'era proposto di venire con torcie accese e rami di ulivo[293] -sotto le finestre del suo palazzo. - -Ma il carnevale fiorentino superava il romano per una specie -particolare di processioni, che ha lasciato una traccia anche nella -letteratura.[294] Fra una folla di maschere a piedi e a cavallo -avanzavasi un carro enorme di forme fantastiche, in cima al quale -stavano una figura ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, -per esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali in una -sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) coi pianeti relativi, -le tre Parche, la Prudenza in trono sopra la Speranza e la Paura, che -giacciono legate a' suoi piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, -i venti, le stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro -della Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era una -splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, Paride ed Elena ecc. -O finalmente un coro di persone costituenti una classe speciale, per -esempio i mendicanti, i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in -vita furono donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi, -i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una volta perfino _il -popolo_, i quali tutti poi nel canto doveano reciprocamente accusarsi -e vilipendersi a vicenda. I canti, che furono raccolti e conservati, -davano la spiegazione della mascherata in versi ora appassionati, ora -scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo il Magnifico -vengono attribuiti alcuni dei più immorali, probabilmente perchè il -vero autore non osava manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo -era il bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, il -cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, quasi come un -doloroso presentimento del breve splendore, che doveva avere l'epoca -del Rinascimento: - - Quanto è bella giovinezza, - Che si fugge tuttavia! - Chi vuol esser lieto, sia: - Di doman non c'è certezza. - - - - -PARTE SESTA - -LA MORALE E LA RELIGIONE - - - - -CAPITOLO I. - -La Moralità. - - Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — - Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. - — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — - Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo - sviluppo della vita individuale. - - -Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, Dio, la virtù -e l'immortalità, può bensì fino ad un certo punto essere investigato, -ma non sarà mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo -rappresentato. In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano -esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle e più ancora -nel generalizzarle. - -Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi giudizio -intorno alla moralità. Fra i diversi popoli potrannosi mostrare molti -contrasti e gradazioni diverse; ma per tirar la somma assoluta delle -loro colpe, l'intelletto umano non ha forze bastanti. Il distinguere -nella vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere nazionale -da ciò che è il prodotto della sua libera attività e della sua -riflessione, rimarrà sempre un enigma anche per questo, che i difetti -hanno un lato rovescio, nel quale appajono invece qualità nazionali, -anzi virtù. Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli -scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure generali -e talvolta anche violente. I popoli occidentali potranno bensì -maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona ventura, non mai giudicarsi a -vicenda. Una grande nazione, che con la sua cultura, con le sue gesta -e con le sue vicende è strettamente collegata colla vita di tutto il -mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè di evitare accuse, nè di -trovare difese, e continua la sua vita con o senza il beneplacito dei -teorici. - -Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere un giudizio, -non è che una serie di osservazioni a guisa di postille, quali -nacquero da sè da uno studio proseguito per molti anni sul Rinascimento -italiano. Il loro valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto -per la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più elevate, -rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, tanto nel bene che -nel male, molto più ampie informazioni in Italia, che non in qualsiasi -altro paese europeo. Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il -biasimo si fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche -con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati sulla via d'un generale -apprezzamento della moralità. - -Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si formano i -caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi innati e quelli -acquisiti si fondono insieme e diventano una seconda, una terza natura, -— dove anche le attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero -originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente tarda e -sotto forme del tutto nuove? E, per dare un esempio, chi potrebbe -dire se gl'Italiani vissuti prima del secolo XIII abbiano posseduto, -o no, quella pienezza di vita e di forza, quella attitudine a fondere -plasticamente nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi -concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se non sappiamo -nemmeno questo, come possiamo noi giudicare quel complesso di rapporti -infinitamente varii e delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la -moralità incessantemente si compenetrano ed identificano tra loro? Un -tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce è quella della -coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze generali sui popoli? -Quello fra essi, che più sembra infermo, può essere invece il più -prossimo alla guarigione, e un altro apparentemente sano può covare in -sè un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà se non -nel dì del pericolo. - - -Al principio del secolo XVI, quando la cultura del Rinascimento -era giunta alla sua maggior perfezione e al tempo stesso la rovina -politica della nazione era divenuta omai irreparabile, non mancarono -gravi pensatori, che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto -e la grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei queruli -predicatori, che sogliono alzar la voce contro la depravazione dei -costumi in ogni tempo e presso ogni popolo; ma è lo stesso Machiavelli, -che in una delle più meditate fra le sue opere[295] apertamente -il confessa: «pur troppo, noi Italiani siamo in modo particolare -irreligiosi e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo -giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; coi pregiudizi -di casta abbiamo spezzato anche i vincoli d'una morale e d'una -religione pregiudicate, e delle leggi esterne non ci curiamo, perchè -i nostri tiranni sono illegittimi e i loro giudici e subalterni gente -guasta e corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la Chiesa e -i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli esempi». - -Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: «perchè l'antichità -esercitò a questo riguardo una fatale e perniciosa influenza?» — Ma, -in tal caso, la proposizione va accolta colle necessarie riserve. -Infatti, se essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti -(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata e -sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale rispetto agli altri, dei -quali si direbbe tutt'al più aver essi, dopo che si famigliarizzarono -coll'antichità, sostituito all'ideale della vita cristiana (la santità) -il culto della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da -ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, che si -ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, appunto perchè, in onta -ad essi, gli uomini grandi non cessarono di esser tali. Probabilmente -la cosa avvenne senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse -addurne in prova delle testimonianze, queste non si potrebbero -trovare pur sempre che presso gli umanisti, come, ad esempio, presso -Paolo Giovio, che scusa coll'esempio di Giulio Cesare lo spergiuro -di Giangaleazzo Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la -fondazione di uno Stato.[296] Ma nei grandi storici e politici -fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, perchè ciò -che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha colore di antichità, non è -che una conseguenza dell'ordinamento politico sotto il quale vivevano, -e che naturalmente doveva creare in essi un modo di sentire e di -pensare analogo a quello dell'antichità. - -In onta a tutto questo però non si può disconoscere, che l'Italia -intorno al principio del secolo XVI versasse in una grave crisi morale, -dalla quale i migliori stessi disperavano quasi di trovare un'uscita. - - -Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che più di tutto -controoperava all'immoralità prevalente. Quegli uomini superiori -credettero scorgerla sotto la forma del sentimento d'onore. Questo è -quel misterioso complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora -all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza sua colpa, ha perduto -ogni altra cosa, fede, amore e speranza. Un tal sentimento si collega -assai facilmente con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile -di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto di più -nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di nuove forze e di -nuova energia. In un senso molto più ampio, che non suol credersi -comunemente, esso è divenuto pei moderni Europei, giunti già ad un -grado assai notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle -loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, serbano fede -alla morale ed alla religione, quasi senza saperlo, in tutte le più -importanti loro deliberazioni lo seguono.[297] - -Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità avesse anch'essa -una tal quale idea di questo sentimento, e come poi il medio-evo -ne abbia addirittura fatto un privilegio speciale di una classe -determinata. E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione con -coloro, che riguardano la coscienza come l'unico movente essenziale -delle azioni umane. Certo che nulla di meglio potrebbe desiderarsi, -qualora ciò sempre accadesse; ma, poichè le migliori risoluzioni -partono «da una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio è -chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte riesce malagevole il -distinguere negli Italiani del Rinascimento questo sentimento d'onore -dalla sete assoluta di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò -non toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono due cose -del tutto diverse. - -Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto che non -scarseggino. Ma basterà una per tutte, appunto perchè autorevolissima, -e la desumeremo dagli aforismi del Guicciardini, per la prima volta -non ha guari pubblicati.[298] «A chi stima l'onore assai, succede -ogni cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho -provato in me medesimo; però lo posso dire e scrivere; sono morte o -vane le azioni degli uomini, che non hanno questo stimolo». È giusto -però notare, che da altre notizie intorno alla vita dell'autore -evidentemente apparisce, che qui egli parla del solo sentimento -d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente detto. E in modo -ancora più esplicito su questo argomento si esprime il Rabelais, che -noi, benchè spesso violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia -astenerci dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in qualunque -altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato di ciò che sarebbe il -Rinascimento senza il prestigio della forma e della bellezza.[299] -La sua descrizione di uno stato ideale nel chiostro dei Telemiti ha -un'importanza affatto decisiva nella storia della civiltà, tanto che -può dirsi che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo -XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò che, fra molte cose, -egli scrive de' suoi cavalieri e delle sue dame dell'ordine del Libero -Volere:[300] - -«En leur reigle n'estoit que cette clause; _Fay ce que vouldras_. -Parce que gens liberes, bien nayz,[301] bien instruictz, conversans en -compaignies honnestes, ont par nature ung instinct et aguillon, qui -tousjours les poulse à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il -nommoyent _honneur_». - -È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che animava anche -gli uomini della seconda metà del secolo XVIII, e che spianò la via -alla Rivoluzione francese. Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta -individualmente a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — -principalmente sotto l'impressione delle sventure nazionali — si -voglia portare sull'intera nazione un giudizio non troppo favorevole, -non si potrà però mai negar ad un tale sentimento la giustizia che -esso si merita. Se lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un -fatto provvidenziale, superiore in tutto al volere dei singoli, non -meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, quale -a questo tempo si manifesta in Italia. Quante volte e contro quali -violenti attacchi dell'egoismo essa abbia trionfato, noi non sappiamo, -nè sapremo giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta, -nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul valore morale della -nazione. - - -La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare l'Italiano del -Rinascimento per conservarsi morale, è la fantasia, che presta innanzi -tutto alle sue virtù ed a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto -il cui dominio l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole. - -Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più destro giuocatore -del tempo moderno, mentre gli fa balenare dinanzi agli occhi le -immagini della futura ricchezza e dei futuri piaceri con tale vivacità, -che egli, per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun -dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati innanzi, se -fin da principio il Corano non avesse stabilito il divieto del giuoco -come la più necessaria salvaguardia della morale islamitica, e non -avesse invece attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei -tesori nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale, -minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza di singoli -individui od anche d'intere famiglie. Firenze ha già sulla fine del -secolo XIV il suo Casanova, un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando -continuamente in qualità di mercatante, di agente politico, di -speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, guadagnò e -perdette enormi somme, e non trovava competitori che fra i principi, -quali, ad esempio, i duchi di Brabante, di Baviera e di Savoia.[302] -Anche quel gran, vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia -romana, abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, che -naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi negl'intervalli, che loro -restavano tra un grande intrigo ed un altro. Franceschetto Cybo, per -esempio, perdette in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario -14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario lo avesse -truffato.[303] In seguito l'Italia divenne notoriamente la patria del -lotto. - -Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della vendetta il -suo carattere particolare. Non è impossibile che in tutto l'occidente -da tempo antichissimo il sentimento del proprio diritto sia stato -uno ed identico, e che la sua violazione, ogni volta che rimase -impunita, sia stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se -anche non perdonano più facilmente, hanno però una maggior facilità a -dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano tien viva la ricordanza -dell'offesa con una tenacità spaventevole.[304] Il fatto poi che nella -morale del popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso -viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo e sprone -a questa già universale tendenza. Governi e tribunali ne riconoscono -l'esistenza e la legittimità, e non cercano che di frenarne i maggiori -eccessi. Ma fra i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e -le stragi reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una -testimonianza basterà per molte.[305] - -Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano il gregge, ed -uno di loro disse: facciamo la prova del come s'impiccano le persone. -Detto, fatto. Uno montò sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata -al primo la corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella -sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase appeso. Più -tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. La domenica -venne il padre di quest'ultimo per recargli del pane, ed uno dei due -gli confessò l'accaduto e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato -in furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne estrasse il -fegato e in una cena lo diè a mangiare al padre di lui; poi gli disse -qual fegato avesse mangiato. Da quel momento cominciarono le stragi -reciproche tra le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei -persone furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o di età. - -Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione sin nei -parenti collaterali e negli amici, non si limitarono soltanto alle -classi inferiori; esse si estesero ben presto in larga misura anche -alle sfere le più elevate. Le cronache e le novelle ne recano esempi -frequentissimi, e per lo più per offese recate al pudor femminile. -Il terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna, -dove la vendetta si confondeva con tutte le specie possibili di -intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono qua e colà con -colori terribili lo stato di brutale ferocia, in cui erano cadute -queste audaci e vigorose popolazioni. Tale, per esempio, è la storia -di quell'illustre ravennate, che era giunto a prendere e a far -rinchiudere in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe potuto -farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò e convitò -splendidamente, dietro di che, tramutatasi in questi la vergogna in -furore, si diedero a congiurar contro di lui peggio di prima.[306] -Non mancavano, è vero, pii e santi monaci, che predicavano la pace -e la conciliazione; ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare -talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, non mai -però d'impedire che se ne meditassero delle nuove. Nelle novelle -non è raro il caso di veder anche questa momentanea influenza della -religione, che suscita improvvisi slanci di generosità, ma che poi -cede di nuovo ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè -qualche cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre dire di -esservi riuscito, quando si propose di condurre ad effetto una qualche -pacificazione. Papa Paolo II voleva che cessassero gli odii fra Antonio -Caffarello e la casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello -stesso e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un l'altro -alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa di 2000 ducati, -se avesse comecchessia offeso il suo avversario; e due giorni dopo -Antonio fu pugnalato per mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, -che da lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno e -fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le case e bandire il -padre ed il figlio da Roma.[307] I giuramenti e le ceremonie solenni, -colle quali i riconciliati aveano cura di garantirsi ciascuno da una -nuova sorpresa, sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. -Silvestro dell'anno 1492 nel duomo di Siena[308] i partiti dei «Nove» -e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi il bacio di pace, fu -letto durante quell'atto un giuramento «così strano e terribile, che -non s'è mai udito l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da -Dio tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle estreme -agonie della morte. È evidente che simili fatti accennano piuttosto -ad una condizione d'animo disperata da parte dei mediatori, anzichè -ad una vera garanzia della pace, e che appunto le riconciliazioni le -più sincere erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo di tali -giuramenti. - -Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo colto ed -alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di una analoga usanza -popolare, si manifesta naturalmente sotto mille aspetti, e dalla -pubblica opinione, che qui parla per bocca di novellieri, è senza -riserva alcuna approvato.[309] Tutti convengono in questo, che rispetto -a quelle ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia -veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, per le quali -non c'è, nè ci può essere il braccio vindice di nessuna legge, ognuno -può farsi ragione da sè. Bensì la vendetta deve compiersi con una certa -destrezza e la soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una -umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi un atto -qualunque di brutale violenza come una vera e conveniente vendetta. Non -il braccio soltanto, ma tutto l'uomo deve trionfare. - -L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda simulazione per -raggiungere certi scopi determinati, ma non mai di un atto qualsiasi -d'ipocrisia in questioni di principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi -a sè stesso. Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, -si ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. Uomini -del resto tutt'altro che esaltati la lodano quando, disgiunta dalla -passione, e non avendo in mira che di approfittare dell'opportunità, si -esercita soltanto «perchè gli altri imparino a non ti offendere».[310] -Però tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei quali la -passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che questo genere di vendetta -si differenzia dalla vendetta di sangue propriamente detta: infatti, -mentre quest'ultima si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia -o, se si vuole, del _jus talionis_, la prima necessariamente va molto -più in là, non solamente esigendo una soddisfazione di stretto diritto, -ma cercando anche di provocare l'ammirazione e, secondo le circostanze, -di spargere perfino il ridicolo sull'offensore. - -In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, che si -frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» si esige di regola un -concorso di circostanze, che il tempo soltanto può maturare. E questo -appunto è il tema favorito di molte novelle. - -Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali l'accusatore e -il giudice sono una sola ed identica persona, non occorre di dirlo. Che -se pur si volesse comecchessia giustificare questa passione ardente, -che divorava gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col -contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per esempio, la -riconoscenza; dovendosi presumere, che quella stessa fantasia, che -rinfresca e ingrandisce la memoria dei torti sofferti, sia anche in -grado di tener viva la memoria del beneficio ricevuto.[311] Ma le prove -di fatto a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino -indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, quale, ad -esempio, la grande riconoscenza con cui le classi inferiori accolgono -ogni dimostrazione di benevolenza verso di loro, e la grata memoria che -conservano le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali convegni. - -Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali degl'Italiani -si riproduce continuamente. E se anche nei singoli casi, in cui l'uomo -del nord segue piuttosto l'impulso suo naturale, l'Italiano invece -sembra seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò non -dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, che in -quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. Anche fuori d'Italia, -dovunque un fatto identico si verifica, identici sono pure gli effetti: -l'allontanarsi, per esempio, assai per tempo dalla propria casa e -il sottrarsi all'autorità paterna è una tendenza comune tanto alla -gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. Più -tardi nelle indoli più generose a questa tendenza subentra uno slancio -spontaneo di pietà figliale e di affetto reciproco. - -In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio esatto sulle -qualità morali di una nazione, che non sia la propria. Queste qualità -possono manifestarsi in un modo così singolare, che uno straniero -sia assolutamente incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in -questo riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, ciascuna, -prerogative lor proprie e che non si riscontrano nelle altre. - - -Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente e quasi tirannico -nelle cose della morale, egli è appunto nei rapporti illeciti de' -due sessi, nell'amore considerato come passione sensuale. Che la -prostituzione esistesse anche nel medio-evo prima della comparsa della -sifilide, è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro -assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento c'è questo -di proprio, che il matrimonio e i suoi diritti, forse più che altrove, -e in ogni caso più deliberatamente che altrove, vengono calpestati. -Le fanciulle, specialmente quelle delle classi più elevate, guardate -gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione dominante non è -che per le donne coniugate. - -Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza che i -matrimoni non scemassero punto e che la vita di famiglia non ne -soffrisse veruno di que' danni, che in altri paesi in casi simili non -avrebbero mancato di manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a -proprio talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche -quando c'era qualche ragione di temere, che non fosse del tutto -propria. E non si nota neanche verun sintomo di decadenza fisica o -morale, come tale, — poichè di quell'apparente deterioramento morale, -di cui si veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non è -difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e religiosa, -anche quando non si voglia concedere, che il Rinascimento avesse -oggimai percorso l'intero stadio della sua vita ed esaurito tutte -le fonti della propria attività. Gli Italiani continuarono, ad onta -di tutti i loro disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane -di corpo e di mente di tutta Europa,[312] e notoriamente conservano -anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè hanno considerevolmente -migliorato i loro costumi. - -Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la morale dell'amore -all'epoca del Rinascimento, non potremo a prima vista non restar -profondamente colpiti dal notevole antagonismo, che si manifesta -nelle testimonianze che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci -lascierebbero credere, che l'amore non consistesse che nel piacere, -e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, fossero non solo -leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, quanto più audaci e -arrischiati. Se invece si leggono i migliori lirici di quel tempo e -gli scrittori di dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la -profondità e la purità, con cui intendono questa passione, anzi si può -dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime espressione, quando -li veggiamo riprodurre le idee degli antichi di una originaria unità -delle anime nell'Essere supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere -che l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo. -Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che nell'uomo colto -del tempo moderno non solo esistono contemporaneamente e tacitamente -diversi gradi di sentimento, ma si manifestano anche apertamente e, -secondo le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno soltanto, -al pari dell'antico, è anche in questo riguardo un microcosmo, ciò che -non era nè poteva essere quello del medio-evo. - -Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle novelle. -Nella maggior parte di esse le donne che vi figurano, sono coniugate; -trattasi adunque di veri adulterii. - - -Qui acquista una grande importanza ciò che altrove (v. pag. 165 e -segg.) s'è detto sulla posizione della donna, uguale in tutto a quella -dell'uomo. La donna, più altamente educata e pienamente conscia della -sua individualità, dispone di se con una padronanza affatto diversa -che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita così completa -della sua riputazione, qualora essa possa guarentirsi dalle conseguenze -visibili della medesima. Il diritto del marito alla di lei fedeltà -non ha quella solida base, che esso acquista nel nord mediante la -poesia e la passione del periodo dell'innamoramento e degli sponsali; -dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane sposa passa nel -mondo dalla vigile custodia paterna o dal chiostro, e allora soltanto -la sua individualità riceve uno sviluppo rapido e quasi inatteso. -In conseguenza di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto -condizionato, ed anche chi lo riguarda come un _jus quaesitum_, si -riferisce più particolarmente alle modalità esterne del contratto, -anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna giovane e bella, divenuta -moglie di un vecchio, respinge, ad esempio, i doni e le ambasciate di -un giovane amante col fermo proposito di conservare la sua _honestà_. -Ma essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per le sue molte -virtù, «conoscendo che può amare cortese donna virtuoso spirito, senza -pregiudicio della sua honestà».[313] — Tuttavia, quanto non è breve la -via da una tale distinzione ad una completa caduta! - -Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di mezzo l'infedeltà -reciproca del marito. La donna, conscia della propria dignità, sente -in quella offesa non solo un dolore, ma un insulto ed una umiliazione, -e non volendo lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo -una vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena sia -proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande offesa, per -esempio, può talvolta appianare la via ad una pacifica convivenza per -l'avvenire, quando rimanga completamente segreta. I novellieri, che ciò -non ostante la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo, -la inventano, non mancano di esprimere la loro piena ammirazione, -ogni volta che la vendetta è veramente pari all'offesa, o, in altre -parole, è pensata e condotta come una vera _opera d'arte_. S'intende -da sè, che il marito non riconosce in sostanza mai un tale diritto -di rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni di paura -o di prudenza glielo consigliano. Che se queste manchino affatto, -ed egli per l'infedeltà della moglie si vegga esposto al pericolo -di venir beffato dai terzi, la cosa muta aspetto all'istante e può -anche divenir tragica, non essendo raro il caso che all'adulterio -tenga dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. In -tali casi non è degno di poca considerazione il fatto che, oltre il -marito, anche il fratello,[314] il padre della donna vi si credano -autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra che il movente principale -non è già la gelosia, nè tampoco il sentimento morale che si trovi -offeso, ma bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro -scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,[315] si vede quella, per -aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare il marito, come se -le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell'altra, -dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via -dell'amante lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i fratelli, i -mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio, -che rende loro la malvagia vita delle figliuole, sorelle e mogli) con -veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire; non resta per -questo, che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non si lascino -dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche nuovo fallo». Un'altra -volta, in tuono meno severo, esclama: «piacesse al cielo che non si -sentisse ogn'ora: il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non -gli fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè di -nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la sorella, perchè -non s'è maritata come egli avrebbe voluto. Questa è pur certamente -una gran crudeltà, che noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, -fare, e non vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia -cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non piaccia, subito -si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... Invero grave sciocchezza -quella degli uomini mi pare, che vogliono, che l'onor loro e di tutta -la casata consista nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si -sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale sicurezza, -che il novelliere poteva mettere una taglia sulla vita di un amante, -minacciato ancora, mentre questi se ne andava attorno vivo. Il medico -Antonio Bologna[316] s'era sposato segretamente colla duchessa vedova -di Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano potuta, -insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean fatta uccidere in -un castello. Antonio, che non sapeva ancora quest'ultima circostanza, -e che veniva lusingato con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, -dove era insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società di -Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue sventure. Un amico -della detta casa, Delio, «narrò a Scipione Atellano tutta l'istoria, e -aggiunse che voleva metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo -che il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con cui ciò accadde -quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, è narrato dal Bandello in -una novella assai commovente (I, 26). - -Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e là di compiacersi -in modo particolare di ogni tratto spiritoso, astuto e comico, che -accompagni l'adulterio, e assai volentieri si trattengono a narrar gli -artificj, coi quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche -casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno gli amanti, le -casse provvedute anticipatamente di guanciali e confetture per potervi -celare il drudo e farlo trasportare altrove e così via. Il burlato -marito vien dipinto, secondo le circostanze, o come un personaggio -per sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè c'è altra -alternativa, sia che la donna figuri come malvagia e crudele o l'amante -come vittima innocente. Ma i racconti di quest'ultima specie non sono -vere novelle, bensì esempi terribili attinti alla vita reale.[317] - -Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI assunse un carattere -al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente violenta nei mezzi forse -aumentò, ma non si deve confonderla colla rappresaglia già esistente -anteriormente e fondata nello spirito stesso del Rinascimento italiano. -Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà spagnuola, diminuirono -anche quegli eccessivi furori sino a che sul finire del secolo XVII -si giunse a tal punto di apatica indifferenza, che il _Cicisbeo_ fu -riguardato come un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed -oltre a ciò si tollerarono uno od anche parecchi _Patiti_. - -Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità e ciò -che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, ad esempio, era il -matrimonio in Francia forse più sacro che non Italia? I _fabliaux_ -e le farse permettono di dubitarne, e si è tentati di ritenere -che l'immoralità non vi fosse meno frequente, ma che soltanto le -conseguenze tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era -meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in Italia. Piuttosto -s'avrebbe qualche testimonianza alquanto più favorevole riguardo ai -popoli germanici, nella maggiore libertà concessa nei rapporti sociali -alle donne ed alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli -Italiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). Tuttavia -anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. Certamente l'infedeltà -era molto frequente anche in Germania e condusse spesso anche quivi -a deplorevoli eccessi. Basta osservare come i principi del nord, al -menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle loro mogli. - - -Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani d'allora non -havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano appetito dell'uomo -volgare, ma anche la passione degli spiriti più elevati e generosi; -non solamente perchè in quella società mancavano affatto le fanciulle, -ma anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente si -sentiva attratto dalle qualità della donna, che nel matrimonio avea -raggiunto il pieno sviluppo della propria personalità. Questi uomini -sono appunto quelli, che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più -alte ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi di -dare un'immagine spirituale alla passione che li divorava, dipingendola -come un _amore divino_ troppo spesso franteso, e quindi calunniato, dai -posteri, ma creduto e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano -della crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò soltanto -della durezza della loro bella o dell'eccessiva sua riservatezza, -ma anche della illegittimità della loro passione. Essi cercano di -sollevarsi al di sopra di questa sciagura spiritualizzando l'amore ed -appoggiandosi alla dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro -Bembo il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in proposito -ci son fatte manifeste da quanto egli stesso scrive nel terzo libro -de' suoi «Asolani» e dallo splendido discorso, che gli è posto in -bocca dal Castiglione sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè -l'uno, nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le massime -di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era pur sempre qualche cosa, -se contemporaneamente si poteva essere celebre e buono, e all'uno e -all'altro di questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei -credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto potremmo -aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si dia la pena di leggere -nel Cortigiano l'intiero discorso citato, vedrà immediatamente come -sarebbe impossibile darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od -estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, le quali -dovettero la loro celebrità appunto a questo genere di amori; tali -furono Giulia Gonzaga, Veronica da Correggio, e più particolarmente -ancora Vittoria Colonna. Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti -e i beffatori più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, -che seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in loro -lode? O si dirà per avventura, che il movente principale di tutto ciò -era la vanità, e che Vittoria si sentisse oltremodo lusingata dalle -espressioni le più esagerate di un amore senza speranze? Ma, se anche -la cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola lode per -Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, sia ciò non ostante -riuscita a lasciare di sè una traccia così profonda anche nella più -tarda posterità. — Ci volle del bel tempo prima che negli altri paesi -s'incontrassero personalità tanto spiccate. - -La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, fu poi -in generale la causa che ogni passione trascorse presso di loro agli -eccessi più riprovevoli e, secondo le circostanze, ricorse anche al -delitto per riuscire nei propri intenti. Havvi una violenza figlia -della debolezza, che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece -trattasi di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge -proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una forma e quasi -una personificazione sua propria e speciale. - - -I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello Stato, basato -sull'illegittimità e surto dalla violenza, ognuno, anche l'infimo della -plebe, si crede autorizzato di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale -nel diritto e nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se -ne conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente -si volgono al colpevole:[318] il supplizio virilmente sopportato -eccita talmente l'ammirazione, che quelli che lo narrano, facilmente -dimenticano di accennare la causa, per cui venne inflitto.[319] -Se poi accade talvolta che al profondo disprezzo della giustizia e -alle molte vendette commesse in privato s'aggiunga anche l'impunità, -come per avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe -addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul punto di sfasciarsi -completamente. Tali momenti ebbe Napoli nel trapassare dalla signoria -aragonese alla francese ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano -nelle frequenti espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è -in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel loro segreto -non hanno mai accettato nessun vincolo di leggi politiche e civili e -che, giunta l'occasione, s'abbandonano brutalmente ai loro selvaggi -istinti di rapina e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera -d'azione delle più ristrette. - -Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse una grave scossa -per le crisi interne scoppiate dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza, -nelle città di provincia venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben -dura prova ne fece Parma,[320] dove il governatore milanese, atterrito -da minacce di morte, s'indusse a permettere che fossero tratti dal -carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo ciò, i furti, gl'incendii, gli -assassinj commessi in pubblico divennero delitti quotidiani, mentre -di notte circolavano per la città intere bande di malfattori armati e -mascherati; — per non dire delle burle, delle satire e delle lettere -minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto a spargere il ridicolo -sull'autorità, che naturalmente se ne commosse più che d'ogni altra -cosa. Il fatto poi che in molte chiese furono rubati i vasi sacri -con entro le ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti, -l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa accadrebbe in -qualunque paese del mondo anche oggidì, se per un momento restasse -sospesa l'azione del potere civile e politico, e nel medesimo tempo -la sua presenza rendesse impossibile la formazione d'un governo -provvisorio; ma ciò che allora in simili occasioni accadeva in Italia -assume un carattere affatto particolare, per la parte notevole che vi -avevano le vendette. - -In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del Rinascimento -è questa, che anche in tempi ordinari, i grandi delitti vi furono -più frequenti, che altrove. Vero è, che in ciò potrebbe esservi un -errore prodotto dalla circostanza, che qui proporzionatamente noi -conosciamo un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi -altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione -del delitto reale, facilmente trascorre a inventare anche ciò, che -non è effettivamente accaduto. Può darsi quindi che la somma delle -violenze commesse raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti -chi potrebbe dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava -intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, fossero, fra tanti -vagabondi masnadieri e cavalieri di ventura, migliori, o se la vita -e la sicurezza individuale vi fossero meglio guarentite e protette? -Ma tutto ciò in ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto -premeditato, pagato, eseguito di terza mano e divenuto una speculazione -o un mestiere, in Italia avea guadagnato a quel tempo proporzioni -larghissime e veramente spaventevoli. - - -Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, l'Italia forse -non ce ne parrà, almeno nelle regioni più fortunate, quale, ad esempio, -la Toscana, tanto infestata, quanto erano a quel tempo la maggior parte -dei paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri, -che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove trovare, per esempio, -un uomo pari a quell'ecclesiastico fatto selvaggio dalle passioni -e a poco a poco divenuto capo di una schiera di banditi, di cui ci -tengono parola le cronache ferraresi di questo tempo?[321] Il dì 12 -agosto 1493, narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete -don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato la sua prima -Messa due volte; ma la prima commise il giorno stesso un omicidio, -da cui poscia Roma l'assolse: in seguito uccise quattro persone, e -sposò due donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe parte -a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, togliendole a -forza dalle loro case, esercitò la rapina come un mestiere e su larga -scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese con una banda d'armati -rivestiti d'uniforme lor propria, procacciandosi ricovero e nutrimento -con lo sterminio e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo, -s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo di delitti, -che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza di verun uomo. Ma la -poca sorveglianza in che erano tenuti da un lato e i molti privilegi -di che erano favoriti dall'altro, furono causa che i malfattori -abbondassero tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro ci -vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva -anche talvolta, e nemmen questa certamente era cosa onorevole pei -conventi, che uomini di riputazione affatto perduta si rifugiassero -sotto l'egida del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste -vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto di uno -di questi tali, ch'egli ebbe occasione di conoscere in un convento di -Napoli.[322] Anche di papa Giovanni XXII parrebbero esistere precedenti -poco onorevoli, ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo con -sicurezza.[323] - -Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande armate -d'assassini non comincia che nel secolo XVII, quando i partiti politici -dei guelfi e dei ghibellini, degli spagnuoli e dei francesi avean -cessato di agitare il paese: in allora il masnadiere si sostituì -dovunque al parteggiatore politico. - -In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò mai, gli -abitanti del contado vivevano in istato di permanente barbarie e non -risparmiavano nessun forastiero, che capitasse loro tra mano. Ciò -accadde più particolarmente nelle parti più remote del regno di Napoli, -dove la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei grandi -latifondi romani, e dove pare che in tutta buona fede si riguardassero -come qualche cosa di identico l'uomo straniero e il nemico (_hospes_ ed -_hostis_). Queste genti erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva -sovente che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore -per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, facendo -il cacio, un paio di gocce di latte gli erano spruzzate in bocca. Ma -se anche in tali occasioni il confessore stesso, esperto dei costumi -del paese, giungeva a strappargli altresì la confessione, che spesso -co' suoi compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori, -ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun rimorso di -coscienza.[324] Sino a qual punto, in tempi di politici commovimenti, i -contadini fossero capaci di spingere in altri paesi la ferocia, è stato -già altrove accennato (v. pag. 107). - -Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi d'allora è la -frequenza del delitto commesso di seconda mano, per mercede convenuta. -In ciò, per consenso di tutti, Napoli andava innanzi a qualunque -altra città d'Italia. «Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon -mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.[325] Ma anche -altri paesi hanno una ricchezza spaventevole in tal genere di misfatti: -soltanto non è così facile il classificarli secondo i motivi che li -provocarono, entrandovi promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia -personale, la sete della vendetta e la paura. Torna invece a grande -onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto d'Italia, che presso -di loro simili fatti fossero di gran lunga meno frequenti,[326] forse -perchè pei giusti reclami v'era ancora una autorità universalmente -riconosciuta e rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più -sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi supreme del -fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero le sinistre -conseguenze di una vendetta di sangue e dove si comprendesse come anche -il delitto erroneamente detto utile non apporta mai veri e durevoli -vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta della libertà -fiorentina l'omicidio, specialmente quello per mandato, sembra essersi -rapidamente moltiplicato, ma il governo di Cosimo I non tardò molto ad -acquistar forze tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni -disordine.[327] - -Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale più o meno -frequenti, secondo che si trovarono più o meno numerosi coloro che li -compravano. Sarebbe un tentativo inutile il volerne dare un quadro -statistico, ma la somma resta sempre considerevole, quand'anche si -voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce pubblica -proclamava come opera della violenza, una piccola parte soltanto sia -da riguardar come tale. Il peggio si è che i principi e i governi -erano i primi a dare il cattivo esempio, calcolando addirittura -l'assassinio come uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e -per mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare ad un Cesare -Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, e più tardi gli stessi agenti -di Carlo V si permettevano ogni genere di violenza, purchè paresse -utile ai loro scopi. - -La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando a tali -fatti per guisa che, verificandosi la morte di un potente, non la si -credeva quasi mai naturale. Ma egli è certo però, che talvolta si -è esagerato di molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche -ammettendo che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, pag. -157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare l'effetto dentro -un determinato spazio di tempo, e che come tale possa riguardarsi -altresì il venenum atterminatum, che si dice avere il principe di -Salerno presentato al cardinale d'Aragona con queste parole: «in -pochi giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci voleva -calpestar tutti»,[328] — non si potrebbe tuttavia aggiustar troppa -fede a quanto vien riferito intorno ad una lettera avvelenata, che -Caterina Riario avrebbe mandata al papa Alessandro VI,[329] e che -l'avrebbe ucciso s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso -parere sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito dai -medici di non leggere il Tito Livio mandatogli a regalare da Cosimo de' -Medici, rispose loro: «finitela con questi discorsi insensati».[330] -Altrettanto dicasi del veleno, col quale il segretario del Piccinino -voleva solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa Pio -II.[331] — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni minerali o -vegetali, non si potrebbe dire con qualche apparenza di sicurezza: il -liquido, col quale il pittore Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), -era evidentemente un fortissimo acido,[332] che a niuno s'avrebbe -potuto far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle armi, -specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, pur troppo -l'occasione si presentava da sè frequentissima ai grandi di Milano, di -Napoli e d'altri siti, poichè fra le schiere d'armati, di cui doveano -circondarsi per loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata -dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio non -si sarebbe probabilmente commesso, se non si avesse saputo che, per -effettuarlo, bastava un semplice cenno a questo od a quello dei propri -satelliti. - -Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, eranvi anche -le arti magiche,[333] benchè in modo affatto secondario. Quando -per avventura si fa menzione di _maleficj_, di _malìe_ e simili, -d'ordinario non si ha in vista che di accumulare sopra un individuo, -già di per sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle -corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV il maleficio -veramente funesto e mortale ha una parte molto maggiore, che non nelle -classi più elevate d'Italia. - - -Finalmente ella è pure una specialità tutta propria di questo paese, -dove l'individualità tocca ad un grado di sì completo sviluppo, la -comparsa d'uomini, nei quali la scelleratezza è portata al colmo, e -che commettono il delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento -di scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta dei -delitti umani. - -A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi tutto -appartenere alcuni Condottieri,[334] un Braccio da Montone, un -Tiberio Brandolino, ed anche un Werner von Urslingen, che sulla sua -corazza argentea portava il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e -misericordia.» In generale questa classe di persone rappresenta nel -complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere il freno -di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più a rilento nel giudicarli, -quando si sappia che il massimo dei loro delitti — nell'opinione -dei cronisti — sta nel mantenersi ribelli alla scomunica papale, -e che tutta la loro personalità appare in una luce tanto sinistra -specialmente per questo fatto, sebbene però sia anche vero che in -Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati a tal punto -di esagerazione, che, ad esempio, egli montava in furore all'udire -i monaci cantare i salmi e li faceva precipitare dall'alto di una -torre,[335] «mentre co' suoi soldati si mostrò sempre mite, quanto -leale e prode capitano». Ma di regola ciò che spinse al delitto -i Condottieri sembra essere stata l'avidità del guadagno, nè per -altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro posizione altamente -immorale; ed anche gli atti di crudeltà, ai quali sembravano -trascorrere per puro capriccio, non erano quasi mai senza uno -scopo, fosse pure anche soltanto quello di incutere spavento nelle -moltitudini. Le efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. -vol. I, pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete di -vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi senza scopo, una -gioja infernale nel male si riscontrerà in Cesare Borgia, spagnuolo, le -cui immanità superano di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le -faceva servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza -nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, tiranno di Rimini (v. -vol. I, pag. 44 e 301), cui non la Curia romana soltanto,[336] ma -il giudizio terribile della storia accusa di assassinj, di violenze, -di adulterj, di spergiuri e di tradimenti, ripetuti anche più volte. -Quanto al fatto più orribile, la tentata violazione del proprio figlio -Roberto, che questi respinse colla spada sguainata alla mano,[337] -parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una depravazione che -vince ogni limite, quanto di una superstizione astrologica o magica. La -stessa cosa s'è supposta per spiegare la violenza usata al vescovo di -Fano da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.[338] - - -Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci di raccogliere -insieme i tratti principali del carattere degli Italiani d'allora, -quale ci vien fatto conoscere da uno studio della vita delle classi -più elevate, se ne potrebbero per avventura dedurre le conclusioni -seguenti. Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione -stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente sviluppato. -Questo si ribella dapprima tacitamente all'ordinamento politico -sussistente, per lo più tirannico ed illegittimo, e quanto pensa e -fa, gli viene, a ragione o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista -dell'egoismo che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la -difesa del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in braccio -ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la sua pace interna. -L'amore va in traccia di un altra individualità ugualmente sviluppata, -la donna altrui. Di fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi -d'ogni maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia ed -opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, secondo che nel suo -interno riescono a conciliarsi il sentimento dell'onore e la cura del -proprio interesse, un astuto calcolo e la passione, la generosità e il -desiderio della vendetta. - -Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel più ristretto, è la -radice e la fonte principale d'ogni scelleratezza, non v'ha dubbio che -il popolo italiano, giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, -vi andò più dappresso che qualunque altro popolo. - -Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa sua, ma bensì per -decreto della storia; nè ci arrivò solo, poichè, per mezzo della -cultura italiana, ci arrivarono con lui tutti i popoli d'occidente, -i quali da quel tempo in poi non vivono, nè si movono in verun -altro ambiente. Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè -male, ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del male -essenzialmente diversa da quella del medio-evo. - -L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto -violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue -passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le -altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda -corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed -un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non -seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo. - - - - -CAPITOLO II. - -La Religione nella vita quotidiana. - - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte - alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I - frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini - religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' - suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — - L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — - Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in - Ferrara. - - -In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione -della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o -minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo -riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato -al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana -di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai -facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi -ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi -giudizio assoluto e definitivo. - -La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua -origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo -esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto -distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale -postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni -popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente -contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna. -Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che -con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai -stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della -violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua -onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere -in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi -in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito -e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa -all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non -poterono più restarle fedeli. - -Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto -progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi -della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla -tedesca e prima di questa? - -C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare -chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo, -fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta -della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della -giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone -opere. - -Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi -dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza -spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte -immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni -cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi -anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un -grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le -occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata -essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come -la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le -singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi, -dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto -anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello -spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima -loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in -questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo -che questa, ma non mai tutte. - -I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa -al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore, -si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di -sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla -vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti, -per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere, -come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande -influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori. - - -Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale si manifesta -specialmente da Dante in poi nella letteratura e nella storia, -esistono estesi lavori speciali. Della posizione del Papato di fronte -all'opinione pubblica abbiam dovuto già dare qualche cenno altrove -(v. vol. I, pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze -autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei «Discorsi» -del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). Fuori della cerchia -della Curia romana, godono qualche rispetto in via morale[341] i -migliori tra i vescovi e alcuni parrochi: per contrario i semplici -cappellani, i canonici e i frati sono riguardati, quasi senza -eccezione, come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso le -più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero ceto al quale -appartengono. - -Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono condannati a -portar essi soli la pena delle colpe di tutto il clero, perchè di essi -soltanto si poteva beffarsi impunemente.[342] Ciò è erroneo sotto ogni -punto di vista. - -Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle commedie -appunto perchè ambedue queste specie letterarie domandano dei tipi -fissi e ben conosciuti, nei quali riesca facile alla fantasia di -compiere ciò che la novella o la commedia soltanto accennano. Del -resto la novella non risparmia neanche il clero secolare.[343] -Oltre a ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura -provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente -anche intorno al Papato e alla Curia romana, ciò che naturalmente -non potrebbe attendersi in quei generi, che sono una libera creazione -della fantasia. Per ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di -vendicarsi talvolta terribilmente. - -Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, che contro gli -ordini religiosi l'avversione era grandissima, e che essi figuravano -come una prova vivente del disprezzo in cui si tenevano la vita -claustrale, la gerarchia ecclesiastica, il sistema delle credenze, -la religione insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano -generalizzando più o meno i giudizi. In ciò si può ben ammettere -che l'Italia avea conservato una assai chiara e precisa ricordanza -dell'origine primitiva di ambedue i grandi ordini mendicanti, e -che anche allora non aveva dimenticato essere stati essi i primi -rappresentanti della reazione,[344] che sorse contro quella che -suol dirsi l'eresia del secolo XIII, vale a dire contro il primo -vivace risveglio del moderno spirito italiano. E l'ufficio della -polizia spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine dei -Domenicani, non ha certamente poco contribuito ad attirare su questi un -sentimento di segreto odio e di disprezzo. - - -Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco Sacchetti, si -crederebbe impossibile il portare più in là il sistema della maldicenza -e della denigrazione a carico de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma -verso il tempo della Riforma questo linguaggio assume un'intonazione -ancor più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi -«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale se non come un -pretesto, per dar libero sfogo alle sue tendenze volgari, noi citeremo -per tutti un solo testimonio, il Masuccio Salernitano, colle prime -dieci delle sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che -è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro la maggior -possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri personaggi del -tempo, perfino allo stesso re Ferrante e al principe Alfonso di -Napoli. I racconti sono in parte già vecchi, e taluni si conoscono -ancora sin dai tempi del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che -hanno l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento e -il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi miracoli e -un genere di vita pieno di vizi e di scandali, riempiono d'orrore -e di raccapriccio ogni lettore alquanto serio e sensato. Dei frati -minori, che vanno attorno sotto pretesto di elemosinare, vi è detto: -«e vanno discorrendo i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni, -poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte a loro -vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, e chi va con -tunicelle di san Vincenzo, e quali con l'ordine[345] di san Bernardino, -e tali col capestro dell'asino del Capestrano». Altri si procacciano -manutengoli, che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri -d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei loro -vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci confessar si -sentono per lo toccare del santo predicatore essere liberati, e sopra -ciò si grida: misericordia!, campane si suonano e lunghi processi -e autentiche scritture si fanno». Egli accade che un frate, mentre -predica, è audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta giù -in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene ossesso, e allora il -predicatore lo fa condurre a sè e lo guarisce: il tutto pura commedia, -dalla quale però il frate raccolse tanto danaro, che potè comperare -da un cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si -godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio non -fa veruna speciale differenza tra francescani e domenicani, perchè gli -uni stanno degnamente a paro degli altri. «E seducono gl'insensati -secolari a pigliar le parzialità loro, talchè e per li seggi[346] e -per le piazze ne questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e -qual domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei frati; e se -taluna entra in qualche rapporto con laici, vien tosto imprigionata -e perseguitata, mentre tutte le altre contraggono nozze formali coi -frati, nelle quali perfino si celebrano messe, si stabiliscono patti e -si spreca lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive l'autore, -non una, ma più volte sono intervenuto e ho visto e toccato con mano. -Tali monache poi o partoriscono di belli monachini... o d'infinite arti -usano, per non far venire il parto a compimento... E se alcuno dirà -questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle monache, e quivi -vedrà di loro commessi omicidii testimonianza aperta, e vi troverà un -cimiterio di tenerissime ossa della già fatta uccisione, non minore -di quella, che per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e -somiglianti fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci si assolvono -facilmente l'un l'altro nella confessione, e s'impongono la penitenza -di un _pater noster_ per cose, per le quali negherebbero affatto -l'assoluzione ad un laico, anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o -un eretico. «Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, con -la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» In un altro -luogo, giacchè la potenza dei frati essenzialmente si basa sulle paure -dell'altro mondo, Masuccio esprime un desiderio assai strano: «non mi -pare per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che -se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che -non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior -parte di loro hanno già contratta la origine». - -Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e dedicare gli scritti -a lui stesso, il fatto dipendeva in gran parte dallo sdegno che si era -svegliato in lui per un falso miracolo, che si avea tentato di dargli a -credere.[347] Per mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, -sepolta dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, erasi -fatto il tentativo di indurlo a forza ad una persecuzione contro gli -ebrei, non dissimile da quella di Spagna; e quando egli intravide -l'inganno, si era cercato di persistere in esso. Egli aveva anche -fatto smascherare un falso digiunatore, come già prima di lui avea -fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non aveva almeno veruna -complicità nella diffusione di quelle cieche superstizioni.[348] - -Citammo un autore, che scrive con molta serietà, ma egli è ben lontano -dall'essere il solo, che parli in tal modo. Invettive e dileggi -contro i frati mendicanti s'incontrano in copia dovunque, e ne è -piena tutta la letteratura.[349] Non è nemmeno permesso di dubitare, -che il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente -di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e la Contro-riforma non -fossero sopravvenute. I loro predicatori popolari e i loro santi non si -sarebbero neanche essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che -d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava già gli -ordini mendicanti, quale era Leone X. Se lo spirito del tempo non li -riguardava omai più che come ridicoli o come abbominevoli, anche per la -Chiesa essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. E chi -sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato stesso, se la Riforma -non lo avesse salvato. - -Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un convento di -domenicani si permetteva di esercitare nelle città dove risiedeva, -era bensì, sul finire del secolo XV, ancora abbastanza grande per -dar molte noie e provocar molti sdegni nelle persone più colte; -ma ad ogni modo non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più -l'antico spavento.[350] Il punire anche i soli pensieri, come già in -altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più possibile, e il -tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente dette riusciva -facile anche a chi del resto si permetteva di sparlare liberamente -del clero, come tale. Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come -fu nel caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del secolo -XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità dei roghi. Nel -più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, a quanto sembra, di una -ritrattazione anche superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi -a vedersi rapire di mano il condannato, nel momento stesso in cui -s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) il prete Nicolò -da Verona era stato già, come negromante, scongiuratore di demonii e -sacrilego profanatore dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra -un palco di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva esser -condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per via una schiera di -armati lo liberò, e tuttociò accadeva per ordine del gioannita Achille -Malvezzi, noto fautore degli eretici e audace violatore di monache. -Il legato (il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani che -uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi non fu torto un -capello.[351] - - -Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più ragguardevoli, -vale a dire i benedettini con tutte le loro affigliazioni, in onta -alle loro grandi ricchezze e alla vita agiata che conducevano, non si -avevano in tanta disistima, come gli ordini mendicanti: sopra dieci -novelle, che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, ed -una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato la maggiore -antichità dell'origine; ma di maggior vantaggio certamente tornò loro -la circostanza dell'essersi sempre mantenuti alieni da qualsiasi -ingerenza poliziesca nella vita privata. Fra costoro non mancarono -degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella gerarchia non -erano nemmen essi migliori degli altri, se crediamo a quanto ne scrive -perfino uno di loro, il Firenzuola.[352] «Questi paffuti monaci nelle -loro larghe cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi -e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, in belle -pantufole di cordovano si stanno a grattar la pancia entro alle belle -celle fornite d'arcipresso. Ai quali, se è di mestiere alcuna volta -uscire di casa, in su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno -molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar troppo la mente a -studiar molti libri, acciocchè la scienza, che da quelli apprendessero, -non li facesse elevar in superbia come Lucifero e li cavasse della loro -monastica semplicità». - -Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà che qui noi ci -limitiamo a riferire soltanto ciò, che è indispensabile a dar le prove -del nostro assunto.[353] Che poi, con tali opinioni sul clero e sui -monaci, in moltissimi venisse fortemente scossa anche la fede a quanto -v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente per sè. - -E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non ne addurremo, -concludendo, che un solo, da poco stampato e ancora assai scarsamente -conosciuto. Esso è del grande storico Guicciardini, stato già molti -anni al servizio dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi -lasciò scritto:[354] «Io non so a chi dispiaccia più che a me la -ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perchè ognuno di -questi vizii in sè è odioso, sì perchè ciascuno e tutti insieme si -convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; e -ancora perchè sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme -se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto -con più Pontefici, m'ha necessitato a amare per il particolare mio la -grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino -Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla -religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, -ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, -cioè a restare o senza vizii o senza autorità». - -Il medesimo Guicciardini ritiene anche,[355] che riguardo alle cose -soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, che i filosofi e -i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, e che i miracoli -s'incontrano in tutte le religioni, ma non fanno prova per veruna in -particolare, e si possono alla fine riguardare come fenomeni naturali -ancora ignorati. La fede che trasporta i monti, e che in allora si -manifestò così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota come un -fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba osservazione. - - -Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato aveano per sè -questo vantaggio, che tutti erano abituati a vederli dovunque, e -che la loro esistenza si toccava con tutti gli ordini della vita -sociale. È il vantaggio che hanno sempre avuto nel mondo tutte le -forti e vecchie istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel -paludamento sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi avere una -prospettiva di protezione e di futuro guadagno sul tesoro della Chiesa; -e nel centro d'Italia c'era la Curia romana, che in un momento poteva -far ricchi i suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè -spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni sono per lo più -monaci essi stessi o prelati, che godono laute prebende: il Poggio, -autore delle famose facetiae, era ecclesiastico; Francesco Berni -godeva un canonicato; Teofilo Folengo[356] era monaco benedettino; -Matteo Bandello, che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era -domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per un sentimento di -eccessiva sicurezza? o per bisogno di salvare sè stessi dal discredito, -in cui era caduto tutto l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che -si compendia nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe dirlo; -ma forse c'entrava un po' di tutto questo. Quanto al Folengo, si sa che -non fu senza una certa influenza su lui il nascente luteranismo.[357] - -Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato toccando -del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre una cosa sottintesa nella -parte del popolo, che ancora credeva; ma non manca neanche in quelli, -che si direbbero spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta -colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza di un antico -simbolo, a cui ciascuno era abituato. Il vivo desiderio con cui al -letto di morte s'invoca l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di -paura delle pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo, -di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). Un esempio -più parlante di questo difficilmente si troverà. La dottrina inculcata -dalla Chiesa del carattere indelebile del sacerdote, di fronte al quale -era indifferente la sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva -nel fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti -spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori ostinati, -che non se ne curarono, e uno di questi, per esempio, fu quel Galeotto -della Mirandola,[358] che nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, -che portava già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche la -città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non vi si celebrava -più la Messa, nè vi si permetteva veruna ecclesiastica sepoltura. - - -Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di esser notato -il potere esercitato sul popolo da quei predicatori entusiastici, -che di tratto in tratto l'esortavano a penitenza. Tutto il resto -d'occidente si lasciava di quando in quando commovere dalle prediche -di qualche santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto delle -commozioni periodiche delle città e delle campagne d'Italia? Oltre a -ciò l'unico che, per esempio, durante il secolo XV produsse in Germania -un simile entusiasmo,[359] era stato un abruzzese di nascita, vale -a dire Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa specie -di apostolato, erano predominati nel nord da un certo misticismo -speculativo: nel sud invece erano espansivi e pratici, e partecipavano -all'alto rispetto, che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte -oratoria. Il nord produce l'_Imitazione di Cristo_, che esercita una -azione lenta e dapprima ristretta ai soli conventi; il sud dà uomini, -che fanno sugli altri uomini un'impressione momentanea, ma gigantesca. - -Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio della voce -della coscienza. Sono prediche morali, senza astrazioni, piene di -pratiche applicazioni, aiutate da una vita di rigoroso ascetismo, cui -la fantasia già esaltata aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche -contro il volere espresso del predicatore.[360] L'argomento principale -non era tanto la minaccia della pena, quanto la _maledizione_, che -perseguita continuamente il colpevole e che è inseparabile dalla colpa. -L'offesa fatta a Cristo e ai santi ha le sue funeste conseguenze anche -nella vita presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre alla -concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge passioni, avidi -di vendette e di delitti, e questo era lo scopo principale di tali -prediche. - -Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, Alberto da Sarzana, -Giovanni Capistrano, Jacopo della Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) -ed altri, e per ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe -di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante contro i frati -mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi umanisti criticavano e -schernivano,[361] ma bastava che quelli alzassero la voce, e nessuno -badava più ai loro dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo -propenso alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato già sin -dal secolo XIV a farne la caricatura,[362] ogni volta che l'occasione -si presentava; quando però comparve il Savonarola, seppe suscitare un -tale entusiasmo, che ben presto tutta la cultura e l'arte furono sul -punto di essere compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese. -Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali alcuni frati ipocriti -coll'ajuto dei loro affigliati cercavano di agire sull'animo dei -loro uditori e di esaltarne la fantasia (v. pag. 255), non valsero a -spegnere quel subitaneo entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche -grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto nei miracoli -immaginarj e nella esposizione di false reliquie,[363] ma al tempo -stesso si ebbe la più alta venerazione pei veri e grandi apostoli della -penitenza. Questi sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo -XV. - -L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e precisamente dei così -detti Osservanti — li manda qua e là, secondo ne vien fatta ricerca. -Ciò si verifica principalmente quando insorgono gravi discordie -pubbliche o private in qualche città, od anche quando la sicurezza e -la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. Ma se in -tali missioni la fama di un predicatore si fa grande, tutte le città, -anche senza un motivo particolare, lo vogliono: egli se ne va, dove -i superiori lo mandano. Un ramo speciale di questa attività son le -prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;[364] ma -noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che hanno per iscopo -d'inculcare la penitenza. - -L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, sembra -essere stato quello che tiene la Chiesa nell'enumerazione dei -sette peccati capitali; ma se il momento è stringente, l'oratore -entra direttamente nell'argomento principale. Egli comincia la sua -predicazione probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che -avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore diventa -troppo angusta per la moltitudine, che accorre da tutte parti, e -l'andare e il venire si fa estremamente pericoloso per l'oratore -stesso.[365] Ordinariamente la predica si chiude con una immensa -processione, nella quale i primi magistrati della città, che lo -prendono nel loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che -gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e per disputarsi -un brano della sua tonaca.[366] - -Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, dopochè s'è -predicato contro l'usura, le compere anticipate e le mode scandalose, -sono l'aprirsi delle carceri, dalle quali per vero non escono se non -gli sventurati che furono imprigionati per debiti, e la distruzione -per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso od anche -di semplice passatempo, come, per esempio, dadi, carte da giuoco, -inezie d'ogni specie, maschere, strumenti e libri musicali, formole -magiche,[367] finte acconciature ecc. Tutto ciò veniva senz'altro -elegantemente disposto sopra un palco detto _talamo_, con sopra una -figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. pag. 131). - -Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; chi da lungo tempo -si tenne lontano dai sacramenti, ora si confessa: i beni ingiustamente -usurpati vengono restituiti; delle calunnie e delle maldicenze si fa -onorevole ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino -da Siena,[368] s'addentrano assai destramente nella ordinaria vita -quotidiana dei loro uditori e mettono al nudo le magagne dei loro usi -e costumi. Pochi dei nostri moderni teologi si sentirebbero disposti -a tenere una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite -pubbliche (_il monte_) e la dotazione delle figlie», quale egli -tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori meno prudenti -commettevano facilmente, in simili casi, l'errore di scagliarsi con -tanta foga contro singole classi di persone e contro talune industrie -e professioni, che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente -a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.[369] Anche una -predica di Bernardino, che egli tenne a Roma nel 1424, ebbe, oltre -alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una -conseguenza ben più terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del -rogo della strega Finicella, «perchè, dice il cronista[370] con mezzi -diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», e tutta -Roma accorse a quello spettacolo. - -Lo scopo principale della predica era però sempre quello di -riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il demone della vendetta. -Questa pacificazione si compiva d'ordinario verso la fine del corso -delle prediche, quando la corrente della contrizione generale a poco -a poco aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti non -echeggiava che il grido: misericordia.[371] Allora si veniva alle -solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, anche se le stragi -reciproche stavano tra le due parti contendenti. Per uno scopo sì -santo si richiamavano in città anche i banditi. Sembra che tali «paci» -fossero nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo -entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava benedetta per -molte generazioni. Ma ci furono anche delle crisi fiere e terribili, -come quella delle famiglie Croce e della Valle in Roma (1482), nelle -quali anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.[372] - -Poco prima della settimana santa egli avea predicato sulla piazza della -Minerva ad una moltitudine innumerevole: ma la notte che precedette il -giovedì santo, seguì una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo -della Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò che -quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette alle ceremonie consuete -di quel giorno; il venerdì santo Roberto tornò a predicare tenendo -nelle mani un crocifisso; ma tanto egli, quanto i suoi uditori non -poterono far altro che piangere. - -Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono spesso, -sotto l'impressione di queste prediche, la risoluzione di entrare nel -chiostro. Fra questi c'erano assassini e malfattori d'ogni specie, -ma anche soldati privi d'ogni mezzo di sussistenza.[373] A tale -risoluzione poi coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al -quale, secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno nella -condizione esterna della vita. - -L'ultima predica non è che una benedizione generale, che si riassume -nelle parole: _La pace sia con voi_! Grandi turbe accompagnano il -predicatore nella vicina città e ascoltano quivi ancora una volta -l'intero corso delle sue prediche. - -Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini esercitavano, il -clero e i governi non potevano desiderare che di farseli amici. Un -mezzo di raggiungere tale intento era quello di far sì che soltanto -i monaci[374] od almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli -ordini minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine o la -relativa corporazione se ne rendessero in certo modo responsabili. Ma -un limite preciso non poteva neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa -e quindi anche il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità, -come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, lezioni ecc., -e perchè anche nelle prediche propriamente dette talvolta lasciavasi -la parola agli umanisti ed ai laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). -Oltre a ciò eravi una classe ibrida di persone,[375] che non erano -nè frati, nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a -dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta senza -incarico di chicchessia facevano la loro comparsa ed infiammavano le -popolazioni. Un caso di questo genere s'avverò a Milano dopo la seconda -conquista francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi -sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del partito del -Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo del duomo, attaccò sul -vivo la gerarchia, fece accendere un nuovo candelabro ed erigere un -nuovo altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se non dopo -avere sostenuto fiere battaglie.[376] In quei decennj tanto solenni pei -destini d'Italia, si risveglia dovunque lo spirito profetico, e non si -limita mai, dove appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, -per esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti s'erano mostrati -qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, pag. 166). Quando fa loro -difetto l'arte oratoria, essi mandano messi con simboli, come fece, -ad esempio, quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò -nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un suo discepolo, -con una testa di morto sopra un bastone, alla quale stava appesa una -scritta di sentenze minacciose desunte dalla Bibbia.[377] - -Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, le autorità, -il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. Vero è, che nei -tempi posteriori non s'incontra più una predica tendente direttamente -all'eccidio della tirannide, come fu quella[378] che nel secolo XIV -tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano invece rabbuffi -arditi perfino contro il Papa nella sua propria cappella (v. vol. I, -pag. 316) e ingenui consigli politici a principi, che non credevano -averne bisogno.[379] Sulla piazza del castello di Milano un predicatore -cieco dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare -dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; «signore, non additare -la via ai francesi, perchè avrai a pentirtene».[380] Ci furono dei -monaci profeti, che, a quanto pare, non parlavano direttamente di -politica, ma davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli -uditori ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, dodici -francescani conventuali, percorsero, subito dopo l'elezione di Leone -X (1513), le diverse regioni d'Italia, che si erano dapprima ripartite -fra loro. Quegli fra essi che predicò a Firenze,[381] fra Francesco da -Montepulciano, suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero, -mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè mitigate, -giungevano anche a coloro, che per la gran folla non potevano venirgli -dappresso. Dopo una di quelle prediche egli morì improvvisamente «di -mal di petto»: tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per -modo che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. Ma -lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino le donne e -i contadini, nè si potè più frenarlo se non a stento. «Per mettere -in qualche modo di buon umore le moltitudini, Giuliano de' Medici -(fratello di Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni nel -1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e tornei, cui accorsero -da Roma, oltre ad alcuni grandi signori, anche sei cardinali, ma -travestiti». - - -Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era già stato arso fin -dal 1498: fra Girolamo Savonarola da Ferrara,[382] del quale qui ci -accontenteremo di dar pochi cenni. - -Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò Firenze -(1494-1498), fu la sua parola, della quale le prediche rimasteci, -scritte per lo più mentre egli le pronunciava, non ci danno -evidentemente che un'idea molto imperfetta. Non già che i mezzi -esteriori coi quali si presentava al pubblico, fossero gran fatto -imponenti; chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e -simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi desiderava -un oratore valente nello stile e negli artifizi retorici, andava a -udire il di lui rivale, frà Mariano da Ghinazzano; — ma nel discorso -del Savonarola v'era quell'alta efficacia morale, che veramente -non riapparve più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come -una ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma senza -immodestia, il ministero del predicatore, mettendo quest'ultimo, nella -grande gerarchia degli spiriti, immediatamente dopo l'ultimo degli -angeli. - -Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, compì inoltre -un altro e maggiore miracolo, quello d'indurre i propri confratelli -domenicani del convento di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, -ad intraprendere una grande e spontanea riforma di lor medesimi. Chi -sappia che cosa fossero allora i conventi e quanto difficile fosse il -recare in atto anche il minimo cangiamento in essi, stupirà doppiamente -di una simile rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma -si venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine acquistava -sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, si rendevano -addirittura domenicani. Molti figli di case assai ragguardevoli -entravano come novizi in san Marco. - -Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze di un determinato -paese era il primo passo verso una chiesa nazionale, alla quale senza -dubbio si avrebbe dovuto venire, se questo stato di cose avesse durato -un po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una riforma -di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire della sua missione -energiche esortazioni ai grandi e ai potenti per la convocazione di -un Concilio. Ma il suo ordine e il suo partito erano divenuti omai -per la Toscana l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento -indispensabile della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano -nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre progredendo, si -venne formando per virtù di sacrificio e per forza di fantasia una -idealità, che di Firenze voleva fare un regno di Dio sulla terra. - -Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato al -Savonarola una riputazione di santo, costituiscono il punto, rispetto -al quale la fantasia tanto vivace negli Italiani prevalse anche -sugli animi più guardinghi e circospetti. In sulle prime i Minori -Osservanti, pavoneggiandosi nella gloria che avea procacciato al loro -ordine Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla loro -concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono ad uno dei loro -il pergamo del duomo, dove le querule profezie del Savonarola furono -superate da altre ancora più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, -che allora era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento -ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII venne in Italia e i -Medici furono cacciati, come il Savonarola avea chiaramente predetto, -si tornò a non credere che a lui. - -Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri presentimenti e -alle proprie visioni non procedeva con quella severa critica, che era -solito usare di fronte a quelle degli altri. Nella orazione funebre -per Pico della Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso -il morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, che veniva -dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il Savonarola stesso -aveva invocato da Dio una tal quale punizione su lui, non però la sua -morte: ora, con elemosine e con preghiere, s'era ottenuto almeno che -l'anima sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante -visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, e nella quale la -Vergine gli era apparsa e gli avea promesso che non sarebbe morto, -il Savonarola confessa di averla per lungo tempo ritenuta una mera -illusione diabolica, ma essergli poi stato rivelato che la Vergine -aveva inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se tali -cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello che sono in fatto, -cioè per sogni di una mente levata in soverchia prosunzione, bisogna -ricordarsi altresì che questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi -suoi giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, quella di -riconoscere egli stesso la vanità delle proprie visioni e profezie; -ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi alla morte con animo calmo -e devotamente rassegnato. I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle -sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni. - -Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano se non perchè -altrimenti altri si sarebbe dannosamente impadronito della cosa -pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia se lo si volesse giudicare -dalla sua costituzione semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. -vol. I, p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante altre -costituzioni fiorentine.[383] - -In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, che si -potesse immaginare. Il suo vero ideale era una teocrazia, nella quale -tutto in devota umiltà si prostra dinanzi all'Invisibile e in cui -previamente vengono eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto -il suo pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della -Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 era il suo -motto favorito,[384] e che nel 1527 da' suoi partigiani fu rinnovata: -_Jesus Christus rex populi fiorentini S. P. Q. decreto creatus_. Colla -vita terrena e colle cose di questo mondo egli non aveva maggiori -rapporti di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La sua -opinione costante infatti era che l'uomo non deve occuparsi d'altro, -fuorchè di ciò che ha una immediata attinenza colla salute dell'anima. - -In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel suo modo di -considerare l'antica letteratura. «L'unica cosa buona, dice egli, che -Platone ed Aristotele hanno fatto, è quella di aver messo innanzi molte -argomentazioni, che si possono utilmente adoperare anche contro gli -eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati all'eterna -dannazione. Una vecchierella in fatto di fede ne sa più di Platone. Per -la fede sarebbe cosa ottima, che si annientassero molti libri, che del -resto sembrano utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante -_ragioni naturali_ e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente -di quello che non sia cresciuta dappoi». La lettura dei classici -nelle scuole egli la vuol limitata ad Omero, Virgilio e Cicerone; il -resto si completi con gli scritti di Girolamo e di Agostino, e per -converso si bandiscano non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo -e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento di paura -di veder guasta la moralità; ma in uno scritto a parte egli ammette -addirittura il danno, che deriva dalla scienza in generale. Le scienze, -egli dice, non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi, -affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni umane, ma più -specialmente perchè si abbiano sempre degli atleti pronti a combattere -i sofismi dell'eresia: tutti gli altri non dovrebbero conoscere che -la grammatica, la sana morale e la religione (_sacrae literae_). Così -naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, e siccome -al tempo stesso «i più dotti e i più santi» dovrebbero reggere gli -Stati, così anche questi reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non -è prezzo dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso sul -serio di venire a quest'ultima conclusione. - -Più puerilmente di così non si può ragionare. La semplice -considerazione che l'antichità recentemente scoperta e la gigantesca -espansione che acquistarono allora le scienze, potevano, secondo le -circostanze, divenire una splendida conferma della Religione, sono due -circostanze che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. Egli -vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro modo non può essere -eliminato. In generale egli era tutt'altro che un liberale; contro gli -astrologi, per esempio, egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale -poi egli stesso morì.[385] - -Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima racchiusa -in una mente così ristretta! Qual fiamma di entusiasmo non deve aver -divampato in lui per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a -ripudiar quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente -innamorati! - -Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme quantità d'oggetti -d'arte e di lusso, che furono spontaneamente sacrificati sui suoi -famosi roghi, di fronte ai quali si direbbero un nulla tutti i _talami_ -di san Bernardino da Siena e d'altri. - -Egli è vero però che il procedere del frate in tali circostanze fu -molte volte tirannico e poliziesco. In generale gli arbitrii, ai quali -egli trascorse contro la libertà individuale tanto pregiata in Italia, -non sono lievi, mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo -spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più facilmente -recare ad effetto la sua progettata riforma dei costumi in Firenze. -Era un tentativo assai somigliante a quello, che fece più tardi a -Ginevra Calvino: questi colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato -d'assedio al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non senza -ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola invece fallì, -e con ciò non fece che esasperare ancor più i suoi avversarii. Tra -le misure prese dispiacque in modo particolare quella, per la quale -un drappello di fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a -forza nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: qua -e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, e allora, per -pur sostenere la finzione di un proselitismo sempre crescente nella -borghesia, furono deputati degli adulti ad accompagnare i fanciulli in -qualità di loro protettori. - -Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno 1497 e del -seguente poterono aver luogo due grandi _bruciamenti_ sulla piazza -della Signoria. In mezzo ad essa sorgeva una grande piramide a -gradinate simile ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri -degli imperatori romani. Al basso in prossimità della base vedevansi -maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: più in su figuravano -libri di autori latini ed italiani, fra gli altri il Morgante del -Pulci, il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in -parte anche preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi -vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie, -specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora liuti, arpe, -scacchieri, e carte da giuoco: finalmente i due gradini superiori -non contenevano che soli ritratti, specialmente di donne celebri -per bellezza, appartenenti in parte alla classica antichità, come -per esempio, Lucrezia, Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca -contemporanea, come la bella Bencina, la Lena Martella e le celebri -Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante veneziano quivi -presente offerse alla Signoria 20,000 fiorini d'oro per tutti gli -oggetti accumulati sulla piramide, e n'ebbe in risposta, che si -farebbe fare anche il suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme -con gli altri. Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, -affacciandosi alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del suono -delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine venne in massa sul -piazzale di S. Marco, dove si ballò una danza concentrica: nella prima -fila stavano i frati del convento, che si alternavano con fanciulli -vestiti da angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella -terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati di frondi -d'ulivo. - -Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, alle quali per -vero non mancavano nè le occasioni, nè in quelli il talento necessario, -non bastarono più tardi a screditare la memoria del Savonarola. Quanto -più dolorosamente si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa -apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. Vero è che non -tutte le sue profezie s'avverarono esattamente nelle particolarità da -lui indicate; ma le grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, -pur troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile. - -Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi de' suoi -predecessori, nè quelli che fece egli medesimo per rivendicare al -monacato l'ufficio salutare della predicazione,[386] non valsero -a salvare quest'ultimo dall'universale disprezzo, in cui, come -istituzione, era caduto. La cosa era omai evidente: in Italia non era -più possibile verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che -sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità. - - -Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli ordini religiosi, -constatare con precisione in quali condizioni si trovasse l'antica -fede presso tutte le altre classi sociali, esse ci apparirebbero assai -differenti, secondochè si considerano in una luce diversa e sotto un -determinato punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti -e dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, pag. -141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla fede ed al culto, -quali apparivano nella vita ordinaria quotidiana, dove sono di sommo -rilievo le abitudini del popolo e il rispetto per esse delle classi più -elevate. - -Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto della -celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori tanto -delle città, quanto delle campagne in ugual misura e coi medesimi -pregiudizi, che nei paesi settentrionali, ed anche le persone colte -se ne mostrano qua e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati -del cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche -gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed espiazioni per -propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente radicati nella coscienza -di tutti. L'egloga ottava di Battista Mantovano citata già in altra -occasione,[387] contiene, fra le altre cose, la preghiera di un -contadino alla Vergine, dove essa è invocata come patrona speciale dei -singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non si formava -il popolo della virtù miracolosa di certe determinate Madonne! Quale -idea doveva mai averne quella donna fiorentina,[388] che fece appendere -_ex voto_ una piccola botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè -il di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo un -botticello di vino, senza che il marito, tornando da una lunga assenza, -se ne accorgesse! Per tal maniera esisteva anche allora, nè più, -nè meno che ora, un patronato speciale di singoli santi per singole -classi. Più volte si è tentato di richiamare un certo numero di usanze -rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie pagane, colle -quali hanno stretta attinenza, ed è universalmente ammesso, oltre a -ciò, che non poche consuetudini locali e popolari, che si vennero -innestando nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie -reminiscenze dei diversi riti pagani esistenti anticamente qua e colà -in Europa. In Italia poi queste reminiscenze sono manifeste in modo -speciale tra le popolazioni del contado, dove, per esempio, prevale -ancora l'uso di preparar cibi pei morti, quattro giorni prima della -festa della cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso (18 -febbraio) delle antiche feste _feralie_,[389] e dove può affermarsi -essere allora state in uso tante altre antiche usanze, che solo assai -più tardi furono sradicate del tutto. Forse non sarebbe del tutto -irragionevole il dire, che le più solide credenze religiose del popolo -in Italia erano appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli -usi pagani. - -Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile il dimostrare -quanto una tale specie di fede predominasse anche nelle classi più -elevate. Essa, come s'è dimostrato toccando dei rapporti col clero, -aveva in suo favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni; -e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che s'aveva alle -pompe festive della Chiesa, nonchè qua e là taluna di quelle grandi -epidemie religiose, alle quali anche i beffardi e gli scettici furono -impotenti a resistere. - - -Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa il voler -tirare con troppa fretta delle conclusioni assolute. Si dovrebbe -credere, per esempio, che il contegno degli uomini colti verso le -reliquie dei santi dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno -alcuni lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto -certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare, -non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. Il governo -di Venezia, innanzi tutto, sembra aver nel secolo XV pienamente -partecipato a quella devozione per gli avanzi di corpi santi, che -allora regnava in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche taluni -stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono di uniformarsi -a quel pregiudizio.[390] Non diversamente sembrano essere andate le -cose nella dotta Padova, se noi vogliamo stare alle testimonianze -del suo topografo Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un -sentimento di orgoglio, al quale si frammischia altresì un sacro -terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di grandi pericoli -notturni, si udissero per tutta la città i santi sospirare, e come -in tali occasioni al cadavere di una santa monaca di santa Chiara -crescessero, continuamente rinnovandosi, le unghie e i capelli, come -essa altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, sollevasse -le braccia e simili.[391] Descrivendo la cappella di sant'Antonio nella -sua basilica, l'autore esce in esclamazioni tronche e fantastiche. — A -Milano non era minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie, -e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, ricostruendo -l'altar maggiore, scopersero sei corpi di santi e sopravvennero turbini -e pioggie nel paese, tutti attribuirono la causa di tali disastri -a quel sacrilegio,[392] e non mancarono di battere per bene sulla -pubblica via quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri -paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, in prossimità -dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, senza però trarne veruna -conclusione definitiva. È noto universalmente con quanta solennità Pio -II abbia accolto in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente -fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come l'abbia fatto deporre con -gran pompa in san Pietro (1462); ma dalla sua stessa Relazione emerge -non essersi egli indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore, -quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. Allora -soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di convertir Roma in un asilo -universale delle reliquie dei Santi cacciati dalle loro Chiese.[393] -Sotto Sisto IV la popolazione della città era infervorata in tali cose -più del Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente -(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI alcune delle reliquie -custodite in san Giovanni Laterano.[394] — A Bologna si alzò a questo -tempo una voce ardita domandando che si vendesse al re di Spagna -il cranio di san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato, -si facesse qualche opera di pubblica utilità.[395] — Ma quelli che -mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i Fiorentini. -Basti il dire, che tra la decisione presa di onorare il santo loro -concittadino Zanobi con un nuovo sarcofago e l'incarico dell'esecuzione -datone al Ghiberti corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), -ed anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, vale a -dire, perchè l'artista avea già compiuto in piccolo un lavoro assai -somigliante.[396] Forse erano stanchi di reliquie, dopochè erano stati -ingannati da una astuta abbadessa napoletana (1352), che avea loro -venduto, imitato in legno e gesso, un falso braccio della patrona del -duomo, santa Reparata.[397] Ma forse anche il senso estetico, di cui -questo popolo andava sopra gli altri fornito, lo distolse prima d'ogni -altro dal culto di cadaveri fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili -già polverizzati; l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, -gli rendeva più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di un -Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici Apostoli uniti -insieme. Per ultimo può anche darsi che in tutta Italia, prescindendo -da Venezia e da Roma, l'ultima delle quali specialmente avea qualche -cosa di eccezionale, il culto delle reliquie fosse già da gran tempo -scemato, più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi a quello -della Vergine,[398] e in tal caso si avrebbe una prova di più, benchè -indiretta, della priorità di questo popolo nel culto della forma -estetica.[399] - -Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche cattedrali sono -quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e dove una intera letteratura -poetica latina ed indigena era volta a glorificare la Madre di Dio, -fosse appena possibile una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte -a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le Madonne -miracolose, che esercitano un intervento continuo e diretto nella vita -quotidiana. Ogni città alquanto considerevole ne possiede parecchie, -a cominciare da quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime -o almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, taluni dei -quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga da veder le loro pitture -operare miracoli. Il lavoro artistico non è qui così insignificante, -come la pensa Battista Mantovano;[400] secondo le circostanze esso -acquista improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno di -miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, sembra essere -stato con ciò appagato, e appunto per ciò le reliquie furono pressochè -messe del tutto in disparte. Sino a qual punto poi lo scherno dei -novellieri contro le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,[401] -noi non siamo in grado di dirlo. - -L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di Maria si -manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo al culto delle -reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, che nella letteratura Dante -col suo «Paradiso»[402] sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso -gl'Italiani, mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano a -pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. Forse si vorranno mettere -innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,[403] ed altri poeti latini; ma -il loro scopo evidentemente letterario toglie alla citazione, se non -tutta, una gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle -poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, nelle quali si -manifesta direttamente un sentimento religioso, sono tali, che per la -maggior parte potrebbero anche essere scritte da protestanti, come, per -esempio, gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti -di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa e d'altri. -Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, vi parla per lo più -il sentimento della corruzione del genere umano, la coscienza della -Redenzione colla morte di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, -dove l'intercessione della Madre di Dio non è menzionata se non in via -eccezionale.[404] È lo stesso fenomeno, che si ripete nella letteratura -classica dei Francesi del tempo di Luigi XIV. Chi ricondusse nella -poesia italiana il culto di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche -vero che nel frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della -sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il culto dei Santi -per ultimo presso le persone colte assunse non di rado un colorito -essenzialmente pagano (v. vol. I, pag. 77 e segg. e 355). - - -Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi altri lati -del cattolicismo italiano d'allora e mettere in evidenza fino ad un -certo punto il rapporto presumibile, in cui si trovavano le classi -colte con la fede del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato -definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che difficilmente -se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre infatti si continua a -costruir chiese e a corredarle di magnifiche opere, si odono amari -lamenti, sin dai primi anni del secolo XVI, sull'abbandono in cui -è caduto il culto e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese -stesse: _Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim divinus -abit!_[405] È noto come Lutero rimanesse scandolezzato a Roma del -contegno tutt'altro che devoto dei preti nel celebrare la Messa. Ma, -accanto a ciò, le festività ecclesiastiche facevansi con tal pompa e -con tal gusto, che nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno -un'idea. Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto -di una straordinaria forza di fantasia, volentieri trascurasse ciò che -era pura consuetudine giornaliera, per lasciarsi trasportare affatto da -tutto ciò, che avesse comecchessia un carattere di straordinarietà. - -Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche quelle grandi -correnti di entusiasmo religioso, che si potrebbero dire epidemiche, -e delle quali dobbiamo qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti -l'effetto di qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano -invece in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti. - - -Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in tempo da un turbine -di questa specie, e la conseguenza ordinaria era questa, che le -moltitudini, per scongiurarlo, si gettavano entusiasticamente in -qualche grande impresa o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le -Crociate e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte -e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente numerose di -Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi subito dopo la caduta di -Ezzelino e della sua casa, e precisamente nel territorio di quella -stessa Perugia,[406] che noi più tardi abbiamo riconosciuto come il -teatro principale delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). Poi -vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,[407] e da ultimo il grande -pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di cui parla il Corio all'anno -1339.[408] Non è impresumibile che i Giubilei in origine sieno stati, -almeno in parte, istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui -questi grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal fanatismo -religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, frattanto divenuti -famosi, come, per esempio, quello di Loreto, attrassero a sè una parte -di quell'entusiasmo.[409] - -Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche in tempi molto -posteriori l'ardore delle penitenze medievali, e il popolo spaventato, -specialmente quando qualche prodigio aggrava ancor più la situazione, -vuol propiziarsi il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere. -Così accadde a Bologna[410] in occasione della pestilenza del 1457; -così a Siena[411] nei tumulti interni che l'agitarono nel 1496, per non -citare, tra mille, che due soli fatti. Ma veramente commovente è ciò -che accadde a Milano nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, -insieme alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima -disperazione.[412] Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso Nieto, -quegli che questa volta predicò: nelle processioni a piedi scalzi, -ch'egli ordinò, vecchi e giovani confusamente seguivano il Sacramento, -ch'egli fece portare in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio -sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle spalle di -quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad imitazione dell'Arca -dell'Alleanza,[413] quando una volta fu portata dal popolo d'Israele -intorno alle mura di Gerico. Così il travagliato popolo di Milano -ricordava all'antico suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, -e quando la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco -edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che imploravano -misericordia, si sarebbe quasi stati tentati di credere, che il cielo -dovesse sconvolgere le leggi della natura e della storia con qualche -grande e salutare miracolo. - - -Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava sempre le -redini di quei moti e dava loro un ordinamento regolare: quello del -duca Ercole I di Ferrara.[414] Allorquando il Savonarola era potente in -Firenze e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò -ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara sorse l'idea di -promuovere un gran digiuno volontario generale (al principio dell'anno -1496): un lazzarista annunciò dal pergamo imminente una spaventevole -guerra ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire a quei -flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due coniugi suoi devoti. -Dietro di che anche la corte non potè sottrarsi all'adempimento di -quella pratica, ma allora essa volle almeno averne la direzione. Il -3 aprile (giorno di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi -e le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, i -giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, il ricetto accordato alle -meretrici e ai lor manutengoli, i traffichi in giorni festivi, e così -via: e al tempo stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei -quali s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul petto -il loro _O_ giallo. I contravventori erano minacciati non solo delle -pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma anche d'altre e maggiori, che -al duca piacesse di stabilire». Dopo ciò il duca insieme a tutta la -corte si recò per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono -obbligati ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. Ma il 3 -maggio il direttore della polizia — il già menzionato Gregorio Zampante -(v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò un manifesto, nel quale era detto che -chiunque avesse dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere -denunziato come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, insieme -ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini vituperati avevano -estorto da persone innocenti due e fin tre ducati ciascuno, sotto -la minaccia di accusarle, e s'erano poi tra loro traditi, per cui -finirono coll'andare in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era -pagato appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile che -nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno 1500, -dopo la caduta di Lodovico il Moro, quando quelle stesse velleità -religiose risorsero, Ercole ordinò di proprio impulso[415] alcune -nuove processioni, nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli -bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso v'intervenne -a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi sulle gambe. Poi seguì un -editto affatto simile a quello del 1496. Le numerose costruzioni di -chiese e di conventi di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece -venire a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,[416] poco -prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso con Lucrezia -Borgia (1502). Un corriere di gabinetto[417] andò a prendere la santa -a Viterbo con quindici altre monache, e il duca in persona al loro -arrivo le condusse in un convento appositamente apparecchiato. Lo -si calunnierebbe, ammettendo che egli in tutti questi passi fosse -guidato da un intendimento essenzialmente politico? Al concetto che -s'eran formato gli Estensi dell'arte di regnare, quale altrove è stato -indicato (v. vol. I, pag. 61 e segg.), non contrastava punto, anzi si -associava assai logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche -dell'elemento religioso. - - - - -CAPITOLO III. - -La Religione e lo spirito del Rinascimento. - - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le - religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — - Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo - mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica - religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani. - - -Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità degli -uomini del Rinascimento dobbiamo prendere un'altra via. Dal loro modo -di vivere in generale deve risultare la vera loro posizione tanto di -fronte alla religione del paese, quanto di fronte al concetto allora -prevalente della Divinità. - -Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti della cultura -italiana d'allora, sono nati religiosi non meno degli altri popoli -d'occidente; ma l'indomito loro individualismo li rende nella -religione, come in tante altre cose, _soggettivi_, come la grande -attrattiva che esercita su essi la scoperta del mondo esteriore e del -mondo morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa invece -la religione rimane ancora a lungo un dato obbiettivo, e nella vita -l'egoismo e la sensualità si alternano immediatamente colla devozione -e la penitenza: quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza -spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente minore. - -Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato contatto coi -Bizantini e coi Musulmani avea tenuto viva un'abituale _tolleranza_ o -indifferenza religiosa, dinanzi alla quale l'idea etnografica di una -Cristianità occidentale privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando -l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne -l'ideale della vita umana, la speculazione conforme allo spirito degli -antichi e lo _scetticismo_ dominarono spesso per intero la mente degli -Italiani. - -Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni Europei a -speculare arditamente intorno alla libertà e alla necessità, e ciò -accadde fra circostanze politiche illegali e violente, che troppo -spesso somigliavano a una splendida e durevole vittoria del male contro -il principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un tal quale -_fatalismo_ cominciò ad insinuarsi nel loro cuore e a regolare il loro -giudizio. Quando poi la fede soffriva una scossa in una di quelle anime -appassionate, che non possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, -allora si cercò un compenso nelle _superstizioni_ ereditate dagli -antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa e la -magìa. - -Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti del -Rinascimento mostrano sotto il punto di vista religioso una qualità, -che è frequente nelle nature giovanili, distinguono cioè con grande -sagacia il bene dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: -ogni turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre -colle forze loro, e appunto per questo non conoscono verun rimorso; -e conseguentemente si fa meno sensibile in essi il bisogno di una -Redenzione, mentre al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo -sforzo mentale del momento, svanisce completamente il pensiero di un -mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, anzichè dogmatica. - -Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste cose, suggerite -e in gran parte anche confuse dalla _fantasia_, che prevale su tutto, -avremo un'immagine dello spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà -alla verità assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono udirsi -sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo poi l'osservazione -più addentro, arriveremo anche a persuaderci, che sotto il velo, che -copre un tale stato di cose, rimane ancor vivo un forte istinto di -schietta e pura religiosità. - -Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente limitarsi -alle prove di fatto le più necessarie. - -Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente piuttosto -un affare individuale e dipendente dalla maniera d'intenderla di -ciascuno, era cosa inevitabile di fronte alle dottrine della Chiesa -degenerate e tirannicamente mantenute, ed era al tempo stesso una -prova, che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. Egli è -vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: perchè, mentre -in Germania le nuove sêtte mistiche ed ascetiche crearono una nuova -disciplina più adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno -andò per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni -degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della vita, molti si -perdettero nell'indifferenza religiosa, che più cresceva col crescere -della cognizione degli uomini e delle cose. Tanto più adunque sono da -ammirare coloro, che arrivarono a formarsi una religione da sè, e vi -si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se non poterono più -restar fedeli all'antica Chiesa, quale essa era e quale s'imponeva a' -suoi seguaci, e da un altro lato sarebbe stato un pretendere troppo da -singoli individui, che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale, -che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa generalmente -mirasse questa religione individuale delle persone più colte cercheremo -di dimostrarlo nella conclusione del nostro lavoro. - - -Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento sembra trovarsi -in aperto contrasto col medioevo, ha origine innanzi tutto dall'enorme -sovrabbondare delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero -formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato in sè stesso, -esso non è più ostile alla religione di quello che siano i così detti -interessi della civiltà, che ora ne tengono il posto, salvo che tali -interessi, quali da noi sono intesi, non ci dànno che una pallida -immagine dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità -d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. Per tal -maniera quel nuovo indirizzo era serio e, oltre a ciò, nobilitato dalla -poesia e dall'arte. Ella è una sublime necessità dello spirito moderno, -alla quale esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto -irresistibilmente allo studio degli uomini e delle cose e di credere -che appunto in questo consista la sua missione.[418] In quanto tempo -e per quali vie questo studio sarà per ricondurlo a Dio, e in qual -maniera esso giungerà a mettersi in armonia con gli altri sentimenti -religiosi di ogni individuo, sono questioni, alle quali non si può -rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. Il medio-evo, che -nel complesso s'era tenuto lontano dall'empirismo e dal libero esame, -non può in questo grande problema portare veruna luce, che ci appiani -la via al suo scioglimento. - - -Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora si collegò -poscia la tolleranza e l'indifferenza di fronte all'Islamismo. Che -gl'Italiani sin dai tempi delle Crociate conoscessero ed ammirassero -l'eminente grado di cultura, cui erano giunti, specialmente prima -dell'invasione mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai fuor -d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze importanti, -quali il modo di governare mezzo maomettano dei loro principi, la -tacita avversione, anzi il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e -degenerata, la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e -dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.[419] -Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile a dimostrare come gli -Italiani accettassero di buon grado certe idee maomettane di generosità -e di dignitosa alterezza, che d'ordinario si presupponevano nella -persona di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani -ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un nome, egli è di solito -quello di Saladino.[420] Perfino i Turchi Osmani, di cui veramente non -s'ignoravano le tendenze brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, -come è stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se non un -mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno abituando all'idea di un -possibile accordo con essi. - -La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza -è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte altre, Lessing -pose in bocca al suo Natan, dopochè già molti secoli prima un po' -timidamente era stata narrata nelle «Cento novelle antiche» (nov. -72 e 73), e un po' più liberamente poi dal Boccaccio.[421] In quale -angolo del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima -volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente però -nelle sue origini essa era molto più esplicita, che non nelle due -versioni italiane. La segreta riserva, che vi sta in fondo, vale a -dire il deismo, apparirà più innanzi nel suo più ampio significato. -La stessa idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare nel -noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», vale a dire Mosè, -Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore Federico II, che se ne vuole -autore, avesse avuto realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe -anche espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano -frequentemente anche nell'Islamismo d'allora. - - -Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, all'epoca più -splendida del Rinascimento, verso la fine del secolo XV, nel «Morgante -maggiore» di Luigi Pulci. Il mondo fantastico nel quale si movono i -suoi personaggi, si divide, come in tutte le epoche romanzesche, in -due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme alle idee del -medio-evo, la vittoria e la riconciliazione tra i combattenti era di -preferenza seguita dal battesimo della parte maomettana soccombente, -e gl'improvvisatori, che avean trattato lo stesso argomento prima -del Pulci, devono aver insistito di frequente su questo punto. Il -vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori, -specialmente i peggiori fra loro, e questo accade già colle invocazioni -di Dio, di Cristo, e della Vergine, con cui comincia ciascuno de' suoi -canti. Ma ancor più espressamente poi egli fa la caricatura delle -loro conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e -all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli occhi di -tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre da confessare -la propria fede nella bontà relativa di tutte le religioni,[422] -confessione, alla quale, in onta a tutte le sue proteste di -ortodossia,[423] sta in fondo una tendenza essenzialmente deistica. -Oltre a ciò, egli fa ancora un altro gran passo al di là del medio-evo -in un'altra direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean -detto: credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani: -ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,[424] il quale -di fronte a tutte e a ciascuna religione lietamente si professa -seguace di un sensuale egoismo e di tutti i vizi, non riservando -che un punto solo: di non tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel -ritrarre questo tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria, -ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla via del -bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli si guastò assai presto -fra le mani, e noi vediamo che ancora nel canto seguente egli gli fa -fare una comica fine.[425] Margutte è stato da alcuni tirato in campo -come una prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso è -una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. Questo doveva -pure esprimere in qualche modo e con una certa grottesca grandezza -il selvaggio egoismo divenuto indifferente affatto al dogmatismo che -allora regnava, quell'egoismo, al quale non è rimasto che un resto di -sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, ai demonii, ai -pagani ed ai maomettani pongonsi in bocca idee e sentimenti, che nessun -cavaliere cristiano oserebbe manifestare. - - -In modo affatto diverso influì alla sua volta anche l'antichità, e -propriamente non già per mezzo della sua religione, perchè questa -ormai era anche troppo omogenea al cattolicismo d'allora, ma per mezzo -della sua filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava -come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta piena delle -vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle tradizioni religiose: -un numero rilevante di sistemi e frammenti di sistemi presentaronsi -alla mente degli Italiani, non più come semplici novità od eresie, ma -quasi come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, quanto di -conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste diverse opinioni e in -questi filosofemi c'era una specie di fede nella Divinità; ma nel loro -complesso essi formavano tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria -cristiana della divina Provvidenza regolatrice del mondo. Allora sorse -una questione veramente essenziale, nella soluzione della quale s'era -affaticata senza soddisfacente risultato la teologia del medio-evo, e -che ora appunto pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: -in quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero -arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi volessimo anche -superficialmente tener dietro alla storia di questa questione dal -secolo XIV in avanti, saremmo condotti a scrivere un libro apposito. -Qui bastino all'uopo pochi fuggevoli cenni. - - -Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica filosofia in -sulle prime avrebbe inclinato appunto verso quel lato della vita -italiana, che formava il più aperto contrasto col Cristianesimo, vale -a dire, verso l'epicureismo. A quel tempo non si possedevano più gli -scritti di Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano delle -sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista troppo esclusivo e -ristretto; ciò non ostante però bastava quella forma dell'epicureismo, -che si poteva studiare in Lucrezio e più particolarmente poi in -Cicerone, per accorgersi tosto di essere in un mondo del tutto privo di -divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua dottrina, non -potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, se per avventura il nome -dell'enigmatico savio della Grecia non sia divenuto una comoda parola -d'ordine per le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana -si è servita di questo appellativo per designar anche tutti coloro, sui -quali in verun altro modo non poteva stendere la sua mano. Tali erano -quei beffardi dispregiatori e detrattori della Chiesa, che apparvero -assai per tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per -dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso quell'accusa, -bastava la vita spensierata ed allegra, che conducevano. In questo -senso convenzionale infatti anche Giovanni Villani usa evidentemente -questa parola,[426] quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del -1117 non vede che una punizione divina per le eresie di molte sêtte e -«intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio di lussuria e di -gola». Di Manfredi egli dice; «tutta sua vita fu epicuria, non curando -quasi Iddio, ne' Santi, se non a diletto del corpo». - -Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono e decimo canto -dell'Inferno. Lo spaventevole campo seminato di tombe roventi coi -coperchi sospesi, dalle quali uscivano voci di profondo dolore, -albergava le due grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle -armi della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni erano -eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate dottrine, -che cercarono di diffondere: gli altri epicurei, e la colpa loro -consisteva nell'avere opinato che l'anima muoja col corpo.[427] Ma la -Chiesa sapeva bene che questa opinione, qualora avesse preso piede, -avrebbe nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine -de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia a quanto -essa dichiara sul destino dei singoli individui dopo la loro morte. -Naturalmente non era da aspettarsi che ella confessasse di aver essa -stessa, coi mezzi di cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i -migliori alla disperazione ed all'incredulità. - -L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli riguardava -come la sua dottrina, era certamente sincera; il poeta del mondo -soprannaturale doveva necessariamente odiare chi negava l'immortalità; -ed un mondo nè creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a -scopo supremo della vita, erano due concetti troppo lontani dal suo -modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, se si spinge più -addentro l'osservazione, si vedrà che certi filosofemi degli antichi -non mancarono di produrre anche su lui una certa impressione, la -quale non si troverebbe in troppo buon accordo colla dottrina biblica -della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe darsi per -avventura che fosse stata o speculazione sua speciale, od influenza -delle opinioni allora prevalenti o paura altresì della violenza, che -allora regnava universalmente, quella che lo indusse a rinunciare -ad una Provvidenza regolatrice delle cose singole?[428] Dio infatti, -secondo lui, abbandona il governo del mondo ad un essere immaginario, -la fortuna, la quale non si cura d'altro, che di mutare e rimutare -continuamente le cose della terra, e in una indifferente beatitudine -non ode il grido di dolore, che a lei solleva l'umanità. In onta a -tutto questo però egli mantiene inesorabilmente la dottrina della -responsabilità morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio. - - -La credenza popolare nel libero arbitrio domina in occidente da tempo -antichissimo, come è vero altresì che in tutti i tempi ognuno è stato -tenuto responsabile del fatto proprio, come cosa che implicitamente -si è sempre intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto alla -dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella necessità di -mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano volere e le grandi -leggi della natura. Qui si ha un più ed un meno, secondo i quali in -generale si regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto -indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di falsa luce -l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva con tutte le sue forze -verso una elevata contemplazione dell'essere umano. «Le costellazioni, -fa egli dire al suo Marco Lombardo,[429] danno bensì i primi impulsi al -vostro operare, ma _Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero voler, -che se fatica Nelle prime battaglie col ciel dura. Poi vince tutto, se -ben si notrica_». - -Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone alla -libertà, in qualche altra potenza, fuorchè nelle stelle; — ma in ogni -caso la quistione era posta, e non poteva più essere dissimulata. -Se essa poi fosse quistione sollevata dalle scuole o addirittura da -singoli pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna -interrogarne la storia della filosofia. Siccome però essa si manifestò -nella coscienza di un numero sempre più esteso d'individui, così è -giusto che noi ce ne occupiamo ancora per pochi istanti. - -Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale dagli scritti -filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, passava per eccletico, -ma sostanzialmente influì come scettico, perchè si accontentò sempre -di riferire le teorie di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun -corollario soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i pochi -scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. Ad ogni modo -anche questi studi non furono senza un frutto, e questo fu appunto la -capacità di riflettere sui più importanti problemi, almeno al di fuori -della dottrina della Chiesa, se non in contraddizione con essa. - - -Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso e la diffusione degli -scritti dell'antichità in modo affatto straordinario, e finalmente -vennero nelle mani del pubblico tutti i filosofi greci ancora esistenti -almeno nelle traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita di -esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali di questa -letteratura si professano strettamente religiosi, anzi perfin proclivi -all'ascetismo (cfr. vol. I, pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese -non è il caso di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla -traduzione dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza, -sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a voltare in latino -Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei Nicolò Niccoli, Giannozzo -Manetti, Donato Acciajuoli, papa Nicolò V congiungono una profonda -cognizione della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura umanistica -universale.[430] Anche in Vittorino da Feltre riscontrammo già (v. vol. -I, pag. 282) un indirizzo ben poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, -che cantò il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino e -per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe inesplicabile senza -ammettere in lui un sentimento di profonda pietà. Frutto e conseguenza -di tali tendenze fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si -propose formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col -Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo al prevalere -universale delle idee umanistiche. - - -Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, e acquistarono -ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi degli studi nel secolo -XV. Gli umanisti, che abbiamo già imparato a conoscere agli avamposti -dell'individualismo già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni -di regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, di cui pur -talvolta essi menano vanto, può parer tale da non doverne tenere alcun -conto. Essi vennero in voce di atei, mentre in sostanza non erano che -indifferenti o tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro -la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia dedotto -speculativamente nessuno lo mostrò mai,[431] nè poteva mostrarlo. Se -pure ebbero a base un principio direttivo, questo sarà stato piuttosto -una specie di superficiale razionalismo, un fugace riflesso delle molte -e contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono la loro -vita, nonchè del profondo discredito in cui era caduta la Chiesa colle -sue dottrine. Di quest'ultima specie era sicuramente quel ragionamento, -che condusse Galeotto Marzio sino ai gradini del rogo,[432] e che -l'avrebbe condotto anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo -Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione. -Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si conduce onestamente e -vive secondo la legge naturale insita in ciascun di noi, sarà salvo, -qualunque sia la schiatta o la religione a cui appartenga. - -Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso di uno dei -minori di questa grande schiera, di Codro Urceo,[433] che fu dapprima -maestro privato dell'ultimo degli Ordelaffi, principi di Forlì, e -poscia per lunghi anni professore pubblico a Bologna. Riguardo alla -gerarchia ed al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse -obbligate allora in uso: il suo linguaggio è estremamente mordace -in generale, e per di più egli si permette di frammischiare la -propria persona in tutte le cronache e i pettegolezzi cittadini, che -narra. E tuttavia egli parla anche in modo edificante dell'Uomo-Dio -e sa all'uopo raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio -ecclesiastico. Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe della -religione pagana, continua bizzarramente così: «anche i nostri teologi -s'accapigliano fra di loro in questioni _de lana caprina_, quali -l'immacolata Concezione, l'Anticristo, i Sacramenti, la predestinazione -ed altre cose, che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè -propalarle pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla sua -stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già finiti, mentre egli -era assente: quando ne fu informato, per via, montò in tanto furore, -che, fermatosi dinanzi ad una immagine della Vergine, uscì in queste -parole: «Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo di tutto -senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi mai invocare il tuo -ajuto, non importa che tu ascolti la mia preghiera e m'accolga fra' -tuoi, perchè io voglio restarmene col demonio per tutta l'eternità!» -Ma, tornato in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile -escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi presso un -taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era talmente superstizioso, -che si trovava sempre in angustie per qualche augurio o per qualche -prodigio; soltanto per l'immortalità non gli avanzava più alcuna -fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli soleva -rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, della sua anima -_ovvero_ del suo spirito dopo la morte, e che tutti i ragionamenti sul -mondo avvenire non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando -fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento l'anima sua -ovvero il suo spirito[434] a Dio onnipotente, ammonì i discepoli, -che gli piangevano intorno, a temer Dio e principalmente a credere -all'immortalità e ad una giustizia retributiva dopo la morte, e -ricevette i sacramenti con grande compunzione. — Non si ha alcuna -garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone più celebri, -anche manifestando opinioni in sè stesse ancor più ardite, sieno -poi stati nella loro vita gran fatto più coerenti. È probabile che -la maggior parte internamente abbiano oscillato tra l'incredulità -e qualche avanzo di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed -esteriormente si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza. - - -Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta attinenza coi -primordj della critica storica, così era naturale che qua e là -sorgesse anche qualche timida indagine sulla credibilità del racconto -biblico. Si suol ripetere tradizionalmente una sentenza di Pio II, -che sarebbe stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le -accuse:[435] «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato da -miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno per la sua moralità». -Sulle tradizioni leggendarie, in quanto esse contenevano arbitrarie -versioni dei miracoli biblici, molti si permettevano senz'altro di -alzare le risa,[436] e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un -terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano alle -idee ebraiche, per prima cosa naturalmente negavano la divinità di -Cristo, e questo per avventura fu il caso di Giorgio da Novara, che -intorno al 1500 fu arso in Bologna.[437] Ma nella stessa Bologna -intorno a questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette -lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione di -pentimento,[438] il medico Gabriele da Salò, che godeva la protezione -dell'intera cittadinanza, quantunque avesse osato difendere una serie -di proposizioni eretiche, come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, -ma figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, che -colla sua astuzia seppe trarre in inganno il mondo; che può benissimo -aver subito la crocifissione, ma per delitti commessi; che la sua -religione non tarderebbe a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa -il credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli non -operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso dei corpi -celesti, e simili. Quest'ultima proposizione merita in modo speciale -di esser notata: la fede è perita, ma si fa una riserva in favore della -magìa.[439] - - -Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si sollevano in -generale al di là di una fredda e rassegnata contemplazione di -ciò che accade sotto l'impero della violenza e del disordine, che -prevalgono dovunque. Da questo modo di sentire emersero i molti libri -sul «Fato», qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la -necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno che constatare -il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità delle cose -terrene, specialmente delle politiche: la Provvidenza vi è menzionata -evidentemente soltanto, perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi -pel nudo fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e di -effetti, od anche di non far altro che sollevare vane querele. Non -senza un certo spirito Gioviano Pontano costruisce la storia naturale -di quell'ente immaginario, che si chiama la Fortuna, desumendola da un -gran numero di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.[440] -Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta in sogno, -Enea Silvio tratta lo stesso argomento.[441] Invece il Poggio, in un -scritto senile,[442] si sforza di mostrare il mondo come una valle -di miserie e di classificare la felicità dei singoli ordini sociali -quanto più bassamente è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane -anche in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri si -cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e nel tirar della somma, -queste generalmente prevalgono sopra quelle. Con linguaggio veramente -dignitoso e quasi elegiaco Tristano Caracciolo[443] ci dipinge il -destino d'Italia e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno -sguardo intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo -sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano scrisse non -molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, pag. 370). In questo -riguardo qualche tema si presentava talvolta rivestito di attrattive -affatto speciali, come, per esempio, la vita di Leone X. Ciò che -di essa può dirsi dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco -Vettori in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: il -lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio e l'ignoto suo -biografo:[444] i punti più oscuri e lo svolgersi successivo del suo -destino appariscono con inesorabile fedeltà nel citato Pierio. - -Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si vede qua e -là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente le lodi della -Fortuna. Così — pochi anni appena prima della sua cacciata — -Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, osò far incidere sulla -torre recentemente costruita presso il suo palazzo, che il suo -merito e la sua fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti -i beni immaginabili.[445] Gli antichi, parlando a questo modo, -non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia vendicatrice -degl'Immortali. In Italia i primi a menar vanto pubblicamente della -loro fortuna furono probabilmente i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e -segg.). - -Del resto la maggior influenza della risorta Antichità sulla religione -non proveniva da un sistema filosofico qualunque o da una dottrina od -opinione qualsiasi degli antichi, ma da una tendenza generale allora -prevalente. Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni -antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli uni e le altre -in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente di questo, non si badava -gran fatto alle differenze di religione. L'ammirazione per la grandezza -storica assorbiva ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, pag. -216). - - -Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche pazzìa speciale, -per la quale attiravano sopra di sè gli occhi di tutti. Quanta -ragione avesse Paolo II di lamentarsi delle tendenze pagane de' suoi -Abbreviatori e dei curiali in generale, non può esser messo del tutto -in chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu anche la -sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, pag. 304, vol. II, -pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni sofferte, ce lo dipinge come -estremamente facile all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale -un ritratto, che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo, -d'incredulità, di materialismo ecc.[446] fu sollevata contro i -detenuti soltanto dopochè il processo per alto tradimento non avea -dato verun risultato: inoltre, se siamo bene informati, Paolo non era -l'uomo che fosse in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, -e si sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani -di non portare l'istruzione dei loro figli al di là del leggere e -dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, da cui non andò esente -neanche il Savonarola (v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo -si avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la pensavano -come lui aveano la colpa principale, se la cultura rendeva gli animi -avversi alla religione. Del resto non v'ha alcun dubbio che egli fosse -seriamente preoccupato delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare -d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli umanisti alla -corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta (v. pag. 302, nota)? -Infatti l'unica loro preoccupazione era diretta a sapere fino a qual -punto sarebbe loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, -cui volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è quasi -più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che essi v'imprimono -(v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno in questo riguardo andò più -innanzi di Gioviano Pontano: presso di lui un santo non solo si chiama -_divus_, ma deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi -genii dell'antichità,[447] e le sue idee sull'immortalità richiamano -l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non mancano di -trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 Siena[448] fu assalita -dal partito che era stato espulso, il buon canonico Tizio (ce lo narra -egli stesso) s'alzò il 22 luglio dal letto avendo in mente un passo del -terzo libro di Macrobio,[449] celebrò la sua messa, e recitò poscia -la formola rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo che -invece di dire _Tellus mater, teque Jupiter obtestor_, mutò e disse: -_Tellus teque Christe Deus obstetor_. Egli ripetè due giorni quella -preghiera, e nel terzo i nemici se ne andarono. Da un lato tali cose -si crederebbero puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del -tempo, ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose. - - - - -CAPITOLO IV. - -Innesto di antica e moderna superstizione. - - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — - Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri - di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. - — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e - rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe delle meretrici. - — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di - Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa del getto - dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella - magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — - Specie affini della stessa; l'alchimia. - - -Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente -pernicioso e precisamente di indole dogmatica: essa comunicò al -Rinascimento le proprie superstizioni. Qualcuna di esse si era -già mantenuta viva attraverso tutto il medio-evo; e così tanto più -facilmente ora risorsero tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una -parte grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio allo -spirito essenzialmente investigatore degli Italiani. - -La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, negli uni -notevolmente scossa per il cumulo di mali e di violenze, che si -vedevano; gli altri, come ad esempio Dante, abbandonavano la vita -terrena in balìa al caso e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, -mantennero viva in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva -se non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una superiore -destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. Ma non appena cominciò -a vacillare anche questa persuasione, il fatalismo guadagnò il -sopravvento — o, viceversa, dove prevalse il fatalismo, mancò la fede -nell'immortalità. - -Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto la scienza -astrologica degli antichi, e più tardi anche quella degli Arabi. Da -ogni singola posizione dei pianeti fra loro e in relazione ai segni del -zodiaco essa indovinava gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per -tal modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti casi il -modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre pel creduto influsso -delle stelle, può non essere stato più immorale di quanto sarebbe -stato se di tale influsso non si fosse tenuto conto veruno; ma assai di -frequente le decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio -della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente istruttivo il -vedere, come nessun lume e nessuna cultura sieno stati in grado di -vincere questo delirio, perchè esso aveva la sua radice nella fantasia -estremamente facile a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere -e di determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità vi -aggiungeva il suggello della sua autorità. - -Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente una notevole -prevalenza nella vita degli Italiani. Federico II conduce sempre con -sè il suo astrologo Teodoro, ed Ezzelino da Romano[450] addirittura -un'intera corte, e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra -i quali il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad (dalla -lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire il giorno e l'ora di -qualsiasi impresa importante, e le enormi carneficine, di cui egli si -aggravò la coscienza, in non piccola parte possono benissimo non essere -state, che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora in -poi nessuno si perita più di far interrogare le stelle; non solo i -principi, ma anche i governi repubblicani[451] mantengono regolarmente -degli astrologi, e nelle Università[452] dal XIV sino al XVI secolo -vengono nominati appositi professori di questa pretesa scienza, accanto -agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono che sieno -consultati i pianeti,[453] e se Pio II forma tra essi una onorevole -eccezione,[454] non curando neanche l'interpretazione dei sogni, dei -prodigi e degl'incantesimi, Leone X invece sembra essersi gloriato che -sotto il suo pontificato l'astrologia fiorisse,[455] e Paolo III non -tenne mai nessun concistoro[456] senza che gli astrologi non gliene -avessero indicato il momento. - -Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre -che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni -determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là -del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma -nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii, -ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi -fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco -la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi -di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di -un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava -ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di -libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte -ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si -confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto, -ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli -intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, -specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran -conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per -oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo -non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma, -anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere -un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un -numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa, -dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche -quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati -avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, -specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo -astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai -scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una -grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti -in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente -potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi -era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per -congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste -all'ombra di quella scienza. - - -Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre -un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa -impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura -e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di -scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad -abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono -qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente, -agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto: -_Vir sapiens dominabitur astris_;[460] — ma tosto dopo noi li vediam -ricadere nell'antico delirio. - -Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie, -e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente -avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli -astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente -per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli -ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche -grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio -assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il -quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su -questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del -secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' -Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo -le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto -una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni -rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una -pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più -discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino: -giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano, -i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto -diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; -ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il -Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche -cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu -sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra -diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio -di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più -tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno -1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si -ode più neanche il nome dei due partiti.[464] - -Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono -le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al -celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di -vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire -in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465] -gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua -tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove -sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del -1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per -la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente -venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar -la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via -di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole: -evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si -connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono -ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese -al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro -augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era -inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri -vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era -tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto -gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite -alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere -delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo -contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo -Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè -i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente -della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro -del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della -costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470] - -Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo -sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per -sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione, -che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian -Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto -giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia -(1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei -Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò -abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è -probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti, -abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472] - -Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata -terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo -annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche -l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri -paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola -alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni -assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si -tenessero già pronte per ogni anno qualunque. - -Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche -in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se -poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente -legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle -religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le -costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili -sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia -il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa -via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. -La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la -religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole -l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la -cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione -dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già -calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e -questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475] -Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze -un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale. - - -Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta, -che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo -tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali -illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di -Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso -da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino -Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta -di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in -questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma -quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano -criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte -dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per -contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di -derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto -menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla -sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre -ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche -voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio, -perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè -più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla -necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo -Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero -ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non -s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione -sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella -terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345, -sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno -all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia -retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per -l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere, -perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il -difendere, che non il combattere l'astrologia. - - -Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo il Magnifico, -regnava su questo punto un vero dissidio. Marsilio Ficino difendeva -l'astrologia e fece l'oroscopo dei figli della casa regnante, e si -vuole che a Giovanni (che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin -dalla nascita il Pontificato.[483] Per converso Pico della Mirandola -scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente epoca nella -storia dell'astrologia.[484] Nella fede che si presta all'influsso -dei pianeti egli trova la radice di ogni empietà ed immoralità; se -l'astrologo vuol credere a qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare -i pianeti come divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni -felicità od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero -nell'astrologia una legittima espressione, mentre la geomanzia, la -chiromanzia ed ogni altra specie d'incantesimi si rivolgono innanzi -tutto ad essa per la designazione del momento fatale. Riguardo alla -moralità egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi al -male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal caso svanirà -necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine o dannazione. Pico -s'è dato perfin la pena di riveder le bucce agli astrologi in via -empirica, e delle loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli -ne trovò false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, che -egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana positiva -sulla Provvidenza reggitrice del mondo e sul libero arbitrio, che su -tutti gli uomini colti della nazione sembra aver fatto una maggiore -impressione, che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle -quali questa classe di persone restava oggimai indifferente. - -Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione delle -loro dottrine,[485] e nel fatto coloro che sino a quel momento le -aveano fatte stampare, ne restarono più meno svergognati. Gioviano -Pontano, per esempio, aveva accettato nel suo libro «Del Fato» -(v. pag. 312) tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta -sistematicamente in una sua grande opera,[486] alla maniera di Firmico; -ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega del tutto l'astrologia, ma gli -astrologi, esalta il libero arbitrio e limita l'influsso dei pianeti -alle cose corporali. Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, -ma senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della vita. La -pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con tutte le sue forze -quel delirio, esprime ora un modo di pensare affatto diverso: Raffaello -nella cupola della cappella Chigi[487] rappresenta tutto all'intorno le -divinità dei pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la -guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno dell'eterno -Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, allor dominanti in -Italia, non vollero mai sentir parlare dell'astrologia, e chiunque -voleva mettersi in grazia dei loro generali non aveva a far altro che -dichiararsi nemico aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come -mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.[488] Ciò non ostante -ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: «quanto sono più felici gli -astrologi che gli altri uomini! Quelli, dicendo tra cento bugie una -verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso: questi, -dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più -creduto loro il vero».[489] E nemmeno è da credere che il disprezzo per -l'astrologia conducesse necessariamente a credere nella Provvidenza, -poichè molte volte accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in -un vago ed indeterminato fatalismo. - -L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto usufruttare -completamente l'impulso venutole dalla cultura del Rinascimento, perchè -vi ostarono le conquiste straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò -essa avrebbe probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie. -Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica sieno state -una necessità, di cui la colpa si deve unicamente apporre al popolo -italiano, troverà anche giusta la pena dei danni intellettuali che ne -derivarono. Peccato, che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una -perdita immensa! - - -Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare la fede nei -pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato un grande corredo -dalle diverse antichità gentilesche, nè certamente l'Italia sarà -rimasta neanche in ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà -qui alla cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge -a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una specie di -paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole letteraria. - -Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani si riferiscono -a presentimenti e conseguenze che si traggono dai pronostici,[490] e -vi si aggiunge anche un po' di magìa, per lo più innocua. Quelli che -innanzi tutti ce le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti, -che le vengono enumerando per metterle in derisione. Quello stesso -Gioviano Pontano, che scrisse quella grande opera astrologica, di cui -già s'è parlato (v. pag. 330), nel suo «Caronte» nomina con senso di -compassione tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo -sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di pipita; la -profonda angustia di que' signori, se un falcone cacciatore tarda -a tornare o se un cavallo si torce un piede; il motto magico dei -contadini pugliesi, che essi pronunciano nella notte di tre sabbati -consecutivi, quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così -via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici, -come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, i leopardi e simil -fiere, che si mantenevano a spese pubbliche (v. pag. 19 e segg.), -col loro contegno davano tanto più da pensare al popolo, in quanto -involontariamente si era abituati a vedere in essi il simbolo dello -Stato. Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò -dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò un premio -di quattro ducati, perchè era un favorevole augurio.[491] V'erano -inoltre luoghi e tempi determinati per determinate ceremonie di -buono o cattivo augurio od anche soltanto per prendere una decisione -qualunque. I fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato -fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi tutti -gli avvenimenti più importanti, favorevoli o sfavorevoli. Della loro -superstiziosa ripugnanza di andare al campo passando per una strada -determinata s'è già parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece -una delle loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto di -fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione facevano -uscire le truppe per quella.[492] Aggiungansi le meteore e i segni -celesti, che ora riguadagnarono il posto che aveano avuto per tutto -il medio-evo, per cui da strani agglomeramenti di nubi la fantasia -non tardò anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di -sentirne il fragore nell'aria.[493] E finalmente la superstizione -divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua origine da cose -sacre, come quando, ad esempio, certe immagini della Vergine movevano -gli occhi[494] o piangevano, o allorchè certe pubbliche calamità -susseguivano immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui -il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). Allorchè -Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente e continue, -fu detto che queste non avrebbero cessato sino a che il corpo di un -usuraio, che da poco era stato seppellito in san Francesco, non fosse -stato di là trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome -il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, la gioventù -popolana andò a prenderlo di viva forza, lo fece a brani per le vie -in mezzo ad un tumulto che destava abbominio e ribrezzo, e lo gettò -da ultimo nelle acque del Po.[495] Nè tali pregiudizi furono sempre un -privilegio esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne perfino -un Angelo Poliziano, quando viene a parlare di Jacopo de' Pazzi, uno -dei principali promotori della congiura denominata dal nome della sua -famiglia, ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra che -quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili imprecazioni -consegnò l'anima propria a Satana. Ora anche quivi sopravvenne una -pioggia tale, che il reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed -anche quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì il -cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le nubi e tornò a splendere -il sole: «tanto fu favorevole la fortuna all'opinione popolare» -aggiunge il grande filologo.[496] Subito dopo il cadavere fu seppellito -in terra non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche di là -e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu gettato nell'Arno. - - -Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari e potrebbero -essere avvenuti nel secolo X, ugualmente che nel XVI. Ma qui pure -si scorge l'influenza della classica antichità. Degli umanisti si -sa in modo certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed -agli augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). Ma se -occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. Quel -medesimo pensatore radicale, che nega ogni titolo di nobiltà e le -disuguaglianze sociali (v. pag. 116), non solamente crede a tutte -le apparizioni di spiriti e di demonii, che ebbero tanta voga nel -medio-evo (fol. 167, 179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, -come, per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione -dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.[497] «Allora si videro -nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila cani, che presero la -via della Germania; a questi seguì una schiera di buoi, poi un esercito -di armati a piedi e a cavallo, parte senza testa, e parte con teste -appena visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva -un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche ad una battaglia di -piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, forse senza accorgersene, -egli racconta un fatto che si direbbe tolto di pianta dall'antica -mitologia. Sulle coste della Dalmazia apparve un tritone fornito di -barba e di piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle -parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; esso -rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che cinque ardite -lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.[498] Un modello in legno di -quel mostro, che si fa vedere a Ferrara, basta per rendere credibile -al Poggio tutta la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e -non si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso tornò di -moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i passi augurali, che -s'incontravano nelle sue opere (_sortes virgilianae_).[499] Oltre a -ciò la credenza nei demonii, propria di tempi molto remoti, non rimase -certamente senza un influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di -Jamblico e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, che potevano -servire a quest'uopo, furono stampati già sin dal finire del secolo XV -in una traduzione latina. Perfino l'Accademia platonica di Firenze non -andò del tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti i -sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli è appunto di questa -fede nei demonii, e della magìa che strettamente vi si connette, che -qui dobbiamo dire una parola. - - -La credenza popolare in quello che si chiama il mondo degli -spiriti,[500] in Italia è presso a poco la stessa, che negli altri -paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono fantasmi, vale a -dire apparizioni di morti, e se il modo di considerarle si discosta -talqualmente da quello dei paesi settentrionali, ciò non si riduce -in sostanza ad altro, fuorchè a questo che in Italia i fantasmi -si chiamano coll'antica denominazione di _ombre_. Anche oggidì, se -qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un paio di Messe -pel suo riposo. Che le anime dei reprobi appariscano sotto forma -spaventevole, è cosa che s'intende da sè, ma quest'idea si associa -ordinariamente ad un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono -sempre maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» dice un -cappellano presso il Bandello.[501] Probabilmente egli separa nel -suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè questa espia le sue colpe -nel Purgatorio, e, se appare, d'ordinario non fa che supplicare e -lamentarsi. Altre volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo -particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, di uno -stato di cose già passato. Così i vicini spiegano l'apparizione del -demonio nel vecchio palazzo visconteo presso S. Giovanni in Conca a -Milano: infatti quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare -e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e non era quindi -meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.[502] Ad un amministratore -infedele della Casa dei poveri in Perugia una sera, mentre egli stava -enumerando del danaro, apparve una turba di morti con fiaccole nelle -mani e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande delle -altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, protettore delle -case di Ricovero.[503] — Queste visioni erano così universalmente -ammesse, che anche i poeti potevano trovarvi un tema ordinario alle -loro poesie. Il Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire -sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso Lodovico -Pico.[504] Del resto è un fatto che la poesia preferisce tali allusioni -precisamente allorquando il poeta, ripudiando il comune pregiudizio, -crede meno di ogni altro alla verità di quanto viene narrando. - - -In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari intorno ai -demonii, quali regnavano presso tutti i popoli nel medio-evo. Si aveva -la piena persuasione che Dio permetta talvolta agli spiriti maligni di -qualsiasi specie una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e -della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al quale i demonii -s'accostavano per tentarlo, era sempre libero di far uso della sua -volontà per resistervi. In Italia specialmente il lato diabolico degli -avvenimenti naturali assume nella bocca del popolo assai facilmente -una certa grandezza poetica. La notte della grande inondazione della -valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti dei dintorni di -Vallombrosa udì dalla sua cella un tumulto infernale, si fece il segno -della croce, s'affacciò alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri -passare a cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro uno di -essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare la città di Firenze per -le sue colpe, se Dio lo permette».[505] E con questa si può paragonare -la quasi contemporanea apparizione, che si pretende accaduta a -Venezia (1340), dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola -veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, vale a -dire, quella galera piena di demonii, che colla velocità di un uccello -correva sulla tempestosa laguna per devastare la peccatrice città, sino -a che i tre Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un -povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii e la loro -nave negli abissi del mare. - -Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, mediante lo -scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed usare del loro aiuto pe' -suoi scopi mondani d'interesse, d'ambizione e di sensualità. In questo -riguardo furono forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente -quando si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, gli -scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal fumo dei -roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini sospetti, salì per -la prima volta un vapore inebbriante, che animò un numero maggiore di -uomini perduti ad abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci -impostori. - - -La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi pregiudizi -si mantennero forse senza interruzione sino dal tempo dei Romani, -sono le malìe della _strega_.[506] Questa può protestarsi pressochè -come completamente innocente sino a che si restringe alla sola -divinazione,[507] ma il passaggio dal semplice pronostico alla -cooperazione attiva per l'esecuzione di un fatto spesso può essere -impercettibile, e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione -stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla strega vuolsi -principalmente attribuire l'eccitamento all'amore o all'odio tra -uomo e donna, o qualche maleficio tendente a nuocere e danneggiare, -specialmente a far morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene -talvolta la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e nella -stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo da ciò, come -decidere quanto, dei danni recati dalla strega, sia da attribuire alle -sue ceremonie, alle sue formole magiche e incomprensibili, ed anche -alla volontaria invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti -ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato con piena -coscienza del loro effetto? - -Come poi in modo molto più innocente anche alcuni frati mendicanti -pretendessero di rivaleggiare con essa o di farle concorrenza, lo -apprendiamo, in via di esempio, dalla strega di Gaeta, di cui ci parla -il Pontano in uno de' suoi dialoghi.[508] Il suo Suppazio, viaggiando, -arriva alla di lei abitazione appunto nel momento in cui ella dà -udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina -nera, con nove uova deposte in venerdì, con un'anitra e con filo -bianco, attesochè è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento -esse vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del crepuscolo. -Probabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della -fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l'amante s'è -reso infedele e s'è chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la -morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei star meglio, -perchè le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi -rubano il mestiere, spiegando sogni, vendendo per danaro la protezione -dei Santi, promettendo un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle -donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che di notte, -quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo -aver preso gli opportuni concerti nella chiesa». Suppazio l'avverte di -non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma essa -non ha paura di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica. - -Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor peggiore -di streghe: quelle che con malefici tolgono agli uomini la salute -e la vita. In questi casi, quando una maligna occhiata non basta, -si ricorre innanzi tutto all'aiuto di spiriti superiori. La loro -punizione, come vedemmo già parlando della Finicella (v. pag. 268), -è il rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche accordo: -nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, pagando quattrocento -lire, possono riscattarsi.[509] Ciò vuol dire che in allora la cosa -non si trattava ancora con quella logica inesorabile, che si adottò -più tardi. Nel territorio della Chiesa, in un'altura dell'Appennino -e precisamente nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare che -esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. La cosa era -universalmente nota. Quegli che ce ne dà contezza è Enea Silvio, -in una sua lettera giovanile.[510] Egli scrive a suo fratello: «il -latore di questa lettera è venuto da me per chiedermi se io conoscessi -un Monte Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti -magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo -sassone.[511] Io risposi, che conosceva un Porto Venere non lungi da -Carrara, sulla costa dirupata della Liguria, dove passai tre notti -nel mio viaggio a Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un -monte consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni -magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che nell'antico ducato -(Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, v'è un sito, dove sotto -una scoscesa rupe trovasi una caverna, nella quale scorre dell'acqua. -Quivi, come ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe -(_striges_), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha il coraggio, -può vedervi gli spiriti (_spiritus_), e parlar con loro e apprendere -le arti magiche.[512] Ma io non l'ho veduto, nè mi sono interessato -di vederlo, perchè ciò che non può apprendersi se non per via di -peccato, meglio è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la -persona che lo informò e richiede suo fratello, che voglia condurre -il latore della lettera da quella, se è ancora in vita. Come si vede, -Enea per compiacere quell'illustre personaggio va tanto innanzi da -compromettersi quasi egli stesso, eppure personalmente niuno era più -lontano di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319), -e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche oggidì non -tutte le persone colte sarebbero in grado di sostenere. Quand'egli, -al tempo del Concilio di Basilea, giunse a Milano ammalato di febbre -da ben settantacinque giorni, non fu possibile indurlo ad accettare -consulti medici fatti col mezzo della magìa, quantunque gli sia stato -condotto al letto un uomo, che poco prima si pretendeva avesse curato e -guarito in modo maraviglioso dalla febbre ben duemila soldati nel campo -del Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso -viaggio delle montagne per recarsi alla sua destinazione, e guarì -cavalcando.[513] - -Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni di Norcia anche -dal negromante, che cercò di aver nelle sue mani il grande artista -Benvenuto Cellini. Trattavasi di far la consacrazione di un nuovo -libro magico,[514] e il luogo più opportuno erano appunto quelle -montagne. Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro nelle -vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle difficoltà, che non -si sarebbero incontrate a Norcia; oltre a ciò, i contadini di Norcia -erano gente sicura, avevano una certa pratica di tali cose, e, in caso -di bisogno, potevano prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non ebbe -luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità avrebbe imparato a -conoscere anche i manutengoli dell'impostore. In allora quella regione -era affatto proverbiale. L'Aretino in qualche punto delle sue opere -parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella della sibilla -di Norcia e la zia della fata Morgana. E intorno al medesimo tempo il -Trissino ebbe il coraggio di celebrare nel suo lungo poema[515] quelle -località con tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede -delle vere profezie. - -In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di Innocenzo VIII -(1482), le persecuzioni piovvero sulle streghe in modo veramente -spaventevole.[516] Siccome poi i principali strumenti di quelle -persecuzioni furono i domenicani tedeschi, così bisogna concludere -che la Germania si risentisse più particolarmente di quella piaga, -e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. Infatti -anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si riferiscono in modo speciale -alla Lombardia e più particolarmente alle diocesi di Brescia, di -Bergamo e di Cremona.[517] Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, -il _Malleus Maleficarum_, si apprende che a Como, ancor nel primo -anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse non meno di -quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi drappelli di donne -italiane si rifugiarono nel territorio dell'arciduca Sigismondo, dove -credevano di trovar sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria -stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli delle Alpi, -segnatamente nella valle Camonica,[518] dove le popolazioni parvero -avervi una predisposizione affatto particolare. Queste stregonerie -d'origine essenzialmente tedesca costituiscono quelle diverse varietà, -alle quali corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute -in Milano, in Bologna ed altrove.[519] Se in Italia non ebbero una -maggior diffusione, ciò dipendette forse dal fatto che qui si aveva già -una stregoneria propria, che si basava essenzialmente sopra elementi -al tutto diversi. La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha -bisogno di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona memoria. Dei -sogni isterici delle streghe del nord, di viaggi aerei, di incubi e -succubi qui non si parla nemmeno: il compito della strega è quello di -procurare altrui qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa -assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo a luogo, essa -non vieta che lo si creda, in quanto anche ciò contribuisce a darle -un credito sempre maggiore; ma la cosa le può tornare estremamente -pericolosa, se il sentimento prevalente che ispira, è la paura, se la -si suppone maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente -de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di raccolti -campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità possono guadagnarsi -una grande popolarità, condannandola al rogo. - - -Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono -gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento -all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il -disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze -il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti -magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si -aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare -i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, -esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per -esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche -con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino -non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena -contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano -raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di -persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da -scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse -stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno -mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità -impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio -rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie -del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui -formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando: - - «Prima che'l fuoco spenghi, - «Fa ch'a mia porta venghi: - «Tal ti punga il mio amore, - «Quale io fo questo cuore». - -Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni -misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio -rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze. - -Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza -bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini, -cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522] -segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di -queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera -società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata. - - -Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega, -il mago od _incantatore_, ancor più esperto di tutte le arti le più -pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che -mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo -per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo -non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore -favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti -sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore -può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel -1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni -Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna -colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè -non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta -se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto -loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano -ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i -platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello -Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere, -ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli -è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni -spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna, -insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della -natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora, -siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione -diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno -a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di -riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od -esempio.[527] - - -Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte Soratte, a s. -Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e sul niun valore della -vita dell'uomo, e poi sul far della notte s'è messo in via alla -volta di Roma. Allora, splendendo la luna, egli s'abbatte in tre -viandanti, che s'associano a lui, ed uno di questi, chiamandolo a -nome, gli chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: dal -santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, credi tu che -sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? La saggezza non è che -privilegio degli esseri superiori (_Divi_), e del numero di questi -siamo noi tre, quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo -Saracil e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente in -prossimità della luna, dove in generale dimora la grande schiera degli -esseri intermediarii, che dominano sulla terra e sul mare». Palingenio -domanda, non senza interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? -E n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, è trattenuto -per forza d'incanto prigione di un giovane di Narni, del seguito del -cardinale Orsini: ed anche in ciò voi, uomini, dovreste vedere una -prova implicita della vostra immortalità, potendo avere tanta autorità -sopra di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto -servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto mi liberò. Ora -noi vogliamo tentare di rendere in Roma un simile servigio al nostro -compagno, e con questa occasione cercheremo di condurre con noi questa -notte all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste parole -del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: «udite, il nostro -Remisses vien già da Roma; questo venticello lo annunzia». Infatti -tosto dopo appare un quarto, che essi lietamente salutano, e lo -interrogano sulle cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa -condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente collegato con -gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina di Lutero non più con -buone ragioni, ma colle armi di Spagna: guadagno netto pei demonii, che -nella grande carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una -turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali Roma vien -dipinta come pienamente caduta in potere dello spirito maligno, per -causa della sua immoralità, i demonii spariscono e lasciano solo il -poeta a proseguir la sua via.[528] - -Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero questi -rapporti coi demonii, che in allora potevansi ancora pubblicamente -confessare, ad onta del _Malleus Maleficarum_ ecc., non ha che a -consultare il libro, del resto assai letto, «Della occulta filosofia» -di Agrippa di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo -scritto prima di recarsi in Italia,[529] ma nella dedicatoria -al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti -fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle insieme con quelle. -Trattandosi di uomini di genere tanto ambiguo, quale era Agrippa, -e di furfanti e pazzi, quali possono dirsi gli altri per la maggior -parte, non ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il -quale essi si mascherano con una farraggine di formole, suffumigi, -unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.[530] Ma in primo luogo -questo sistema è ricchissimo di citazioni delle superstizioni antiche; -poi l'influenza ch'esso esercita nella vita degli Italiani e nelle -loro passioni, è talvolta grandissima e caratteristica. A prima vista -si direbbe che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono esservisi -accostati, ma le passioni sfrenate conducono a consultar gli stregoni -anche uomini di gran conto e di mente svegliatissima in qualsiasi -condizione, e la persuasione, che nell'incantesimo ci sia un fondo di -vero, toglie anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di quella -fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice delle cose -umane. Con un po' di danno e un po' di pericolo pareva che si potessero -saltare a piè pari impunemente tutti gli ostacoli posti dal senso -comune e dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, che -si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o illeciti. - - -Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un po' vecchio e già sul -punto di sparire affatto. Dalle tenebre più fitte del medio-evo, anzi -dall'Antichità stessa qualche città italiana conservò una ricordanza, -che i suoi destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di -certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato di sacerdoti -addetti ai riti inaugurali, detti _telesti_, il cui ufficio sarebbe -stato quello di assistere alla solenne fondazione di alcune città, -garantendone la futura prosperità con appositi monumenti, ed anche col -seppellire nelle fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti -determinati (_telesmata_). Se qualche cosa ancora sopravviveva per -tradizione orale e popolare del tempo romano, erano appunto ricordi -di questo genere: salvo che l'augure antico naturalmente nel corso -dei secoli fu tramutato in un mago, perchè non si comprendeva più il -lato religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni -prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio[531] sopravvive evidentemente -la ricordanza antichissima di un teleste, il cui nome coll'andare -del tempo fu sostituito da quello del sommo poeta. Altrettanto dicasi -della ceremonia, colla quale si rinchiudeva una misteriosa immagine -della città in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa -pel fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò, -amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio divenne anche -l'autore principale del cavallo di bronzo, delle teste che sono sopra -la porta Nolana, delle mosche pure di bronzo che figurano su qualche -altra porta, della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, -che fissano magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi di -Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne il destino -in generale. Anche la Roma medievale aveva confuse ricordanze di -questo genere. In sant'Ambrogio a Milano trovavasi un antico Ercole -in marmo; si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto, -avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, usando -gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in quella chiesa.[532] I Fiorentini -erano persuasi[533] che il loro tempio di Marte (più tardi trasformato -in Battistero) avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, -conformemente a quanto segnava la costellazione, sotto la quale fu -costruito al tempo di Augusto: è vero che essi tolsero di là la statua -equestre di Marte in marmo, quando si fecero cristiani; ma, siccome la -distruzione di essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — -e ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si collocò -sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila distrusse Firenze, -l'immagine cadde nell'acqua e non fu ripescata se non quando Carlomagno -riedificò di nuovo la città: allora fu collocata sopra un piedistallo -all'ingresso del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 il -Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi della gran -lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che si lega intimamente a -quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione del 1333 però esso scompare -per sempre.[534] - -Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido Bonatto, già -menzionato, nel gettar le fondamenta delle mura di Forlì non si -accontentò di esigere quella scena simbolica della concordia de' -Guelfi e dei Ghibellini, di cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo -di una statua equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti -astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,[535] credette -anche di aver guarentito quella città da ogni distruzione, anzi da -ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. Allorquando il cardinale -Albornoz (v. vol. I, pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in -suo potere la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata e mostrata -quella statua, probabilmente per ordine del cardinale stesso, affinchè -il popolo comprendesse, con quali mezzi il crudele Montefeltro s'era -sostenuto contro la Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), -quando una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare -dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse era stato salvato -e nuovamente sepolto. Ma questa deve essere stata l'ultima volta che se -ne parlò: poichè ancor nel secolo susseguente la città effettivamente -fu presa. — Nelle fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto -il secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma si hanno -anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa infatti che lo stesso -papa Paolo II fece seppellire una enorme quantità di medaglie d'oro -e d'argento nei fondamenti degli edifici, ch'egli eresse,[536] e il -Platina non è malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto -ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo non avevano -una piena coscienza del significato religioso, che nel medio-evo -s'attribuiva a tali consacrazioni.[537] - -Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era per lo più che una -tradizione popolare, non agguagliò di gran lunga l'importanza, che ebbe -la magia segreta usata per iscopi puramente privati e personali. - -Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare in modo speciale -da una commedia dell'Ariosto intitolata «il Negromante».[538] Il suo -eroe è uno dei molti ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si -spacci per greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente -maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare co' suoi -scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, di far muovere la -terra, di rendersi invisibile, di tramutar gli uomini in animali e -così via, ma queste millanterie non sono che una mostra esteriore: -il suo vero scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli -infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia dopo di sè, -somigliano alla bava di una lumaca e spesso anche al guasto, che lascia -dopo di sè la procella. Per giungere a' suoi intenti egli porta le -cose ad un punto, che si crede che il canestro, dove sta nascosto un -amante, sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere -e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon sintomo che poeti e -novellieri possano versare su tali uomini a piene mani il ridicolo, -essendo certi di trovar assenso ed approvazione da parte di tutti. Il -Bandello non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo come -vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli talvolta -nelle loro conseguenze,[539] ma mostra altresì, non senza un senso di -indignazione, tutti i danni e le sciagure, cui si espongono coloro che -vi prestano fede.[540] «Taluno con la clavicola di Salomone e con mille -altri libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel seno -della terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei -principi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti -mirabili. E quanto più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare -incantagioni persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo che quel -nostro amico, per ottenere la sua innamorata, che mai non ottenne, fece -della sua camera un cimitero, avendovi più teste ed ossa di morti, che -non è a Parigi agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con -mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti ad un cadavere, -con lo strappargli un'unghia ecc., e se finalmente lo scongiuro riesce, -gl'infelici, che lo fanno, ne restan vittime e muoiono talvolta di -spavento. - - -Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande scongiuro magico, -che ebbe luogo (1532) a Roma nel Colosseo,[541] quantunque egli e i -suoi compagni ne sieno usciti colmi di spavento: il prete siciliano, -che probabilmente vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, lo -lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non aver mai trovato -un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento in sè stesso ogni -lettore può formarsi quel concetto che crede; e forse più di tutto -agirono i vapori narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia -già anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per cui -anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, come il più giovine -e il più impressionabile, vide o credette vedere più di tutti. Ma -che principalmente si avesse in mira di guadagnar Benvenuto, si può -facilmente presumerlo, in quanto che, diversamente, per un'impresa -così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè la semplice -curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto non si ricorda se -non quando è invitato dal negromante a chiedere agli spiriti qualche -cosa, e questi medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi -amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che può ritrarsi -dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo non è da dimenticare, -che anche la vanità poteva trovarsi lusingata, qualora si avesse -potuto dire: i demoni mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio -potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa (cap. 68). -Ma quand'anche Benvenuto si fosse a poco a poco indotto ad innestar -qualche menzogna in tutto questo racconto, esso avrebbe però sempre un -valore incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo -allora prevalenti. - -Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, capricciosi -e bizzarri», non si occupano gran fatto di cose magiche; bensì uno -di essi, in occasione di studi anatomici, si fece un giubboncello -della pelle di un cadavere, ma dietro le ammonizioni di un frate, a -cui confessò la cosa, la depose nuovamente in una tomba.[542] Non -è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri abbia -contribuito a scemare sempre più la fede nella virtù magica di alcune -parti dei medesimi, mentre al tempo stesso l'assidua contemplazione -e riproduzione delle forme mostrava all'artista la possibilità di una -potenza magica d'altro genere. - -In generale la magia appare al principio del secolo XIV, in onta -agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e ciò vuol dire in un -tempo, in cui fuori d'Italia toccava il colmo delle sue fortune, per -modo che i viaggi dei maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano -cominciare soltanto, quando già in patria non trovavano più chi -prestasse fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava necessaria -la sorveglianza del lago che è sul monte di Pilato presso Scariotto -per impedire ai negromanti la consacrazione dei loro libri.[543] Nel -secolo XV poi accaddero altri fatti, come per esempio, l'offerta -di provocare forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di -assedianti; ma anche allora il comandante della città assediata — -Niccolò Vitelli in Città di Castello — ebbe il buon senso di cacciare -da sè gli autori della pioggia, come empi impostori.[544] Nel secolo -XVI tali fatti sotto forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche -nella vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture degli -scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il tempo, in cui la -Germania ha il massimo de' suoi negromanti, il dottore Giovanni Faust, -mentre il maggiore degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo -XIII. - -Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare della fede negli -scongiuri non si mutò necessariamente tutto ad un tratto nella credenza -contraria in una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose -umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, nè più nè -meno come avea fatto l'astrologia, quando scomparve. - - -Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia e la -chiromanzia[545] e simili specie secondarie di magìa, le quali -non acquistarono un po' di voga se non quando scaddero la magìa -propriamente detta e l'astrologia, e non crediamo nemmeno di occuparci -della fisiognomia, che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva -affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. Infatti -essa non appare già come strettamente affine all'arte figurativa ed -alla psicologia pratica, ma più particolarmente come una specie nuova -di sogno fatalistico, come una rivale dichiarata dell'astrologia, -quale sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, per -esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che si pavoneggiava -del pomposo titolo di metaposcopo,[546] la cui scienza però, giusta -l'espressione del Giovio, rassomigliava piuttosto ad una delle maggiori -arti liberali, non s'accontentava di spacciare le sue profezie -per i pusillanimi, che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma -scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, alle quali -erano imminenti diversi gravissimi pericoli». Il Giovio, quantunque -invecchiato nell'incredulità romana — _in hac luce romana_! —, -confessa che le profezie contenute in quel Prospetto non fecero che -verificarsi anche troppo esattamente.[547] Sta però di fatto altresì, -che in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od altre -simili profezie, si vendicavano terribilmente dei profeti: Giovanni -Bentivoglio fece per ben cinque volte sfracellare alla parete Luca -Gaurico appeso ad una fune, che era attaccata ad un'alta scala a -chiocciola, perchè gli aveva predetto la perdita della signoria:[548] -Ermete Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè -l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, profetizzato che -sarebbe morto fuggiasco in una battaglia. L'assassino schernì, a quanto -sembra, il morente, ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che -avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una fine ugualmente -infelice ebbe il nuovo fondatore della chiromanzia, Antioco Tiberto -da Cesena,[549] per volere di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale -aveva presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un tiranno, -la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto era un uomo -di grande ingegno, che notoriamente dava i suoi responsi, non tanto -servendosi della chiromanzia, quanto della profonda conoscenza che -aveva del cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato -perfin da quei dotti, che non tenevano nessun conto delle sue -divinazioni.[550] - -L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene nominata se non -assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non ha nell'epoca più splendida -del Rinascimento che un'importanza affatto secondaria.[551] Anche di -questa malattia l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo -XIV, quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava -che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.[552] Ma da -quel tempo in poi s'era fatta sempre più rara in Italia quella specie -particolare di fede, di entusiasmo e di isolamento, che si richiede -per l'esercizio dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e -forestieri, cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga misura -la credulità dei grandi signori.[553] Sotto Leone X i pochi fra -gl'italiani che ancora attendevano a questo studio,[554] passavano per -uomini strani ed eccentrici (_ingenia curiosa_), ed Aurelio Augurelli, -che dedicò a quel Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro, -vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, ma vuota. Il -mistico fanatismo, che in seguito condusse gli alchimisti a cercare, -oltre l'oro, anche la famosa pietra filosofale, nella quale doveva -trovarsi ogni fortuna, non è che un tardo germoglio settentrionale, -spuntato dalle teorie di Paracelso e di altri. - - - - -CAPITOLO V. - -Crollo della fede in generale. - - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo - dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle - dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano. - - -In istretta relazione con queste superstizioni e in generale colle -massime dell'antichità allora universalmente adottate era la fede -nell'immortalità dell'anima. Ma questa questione, presa nel suo -complesso, ha anche attinenze più larghe e profonde con lo sviluppo -dello spirito moderno in generale. - -Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità era il -desiderio di non dover essere obbligati in nulla ad una Chiesa -universalmente abborrita, come era allora la romana. Vedemmo già come -essa chiamasse col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo -modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che taluno nel -momento supremo della morte cercasse il conforto de' Sacramenti; ma -questo era nulla in paragone dei moltissimi, che per tutta la loro -vita, e specialmente poi negli anni della loro maggiore attività, -non si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso. -Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti ad una -compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere evidente da sè, -viene storicamente testificata d'ogni parte. Sono coloro dei quali -l'Ariosto scriveva: non credono a nulla al di sopra del tetto della -loro casa.[555] In Italia, e più specialmente a Firenze, si poteva -senza pericolo alcuno vivere in una palese incredulità, purchè non -si provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. Infatti -era di uso, che il confessore chiamato ad assistere un delinquente, -che dovesse subire l'estremo supplizio, prima d'ogni altra cosa lo -interrogasse se credeva: «essendo corsa una falsa voce, ch'egli non -avesse fede alcuna».[556] - - -Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo Boscoli, -di cui già facemmo menzione (v. vol. I, pag. 79), e che nel 1513 -ebbe parte in una cospirazione contro la famiglia dei Medici appena -ristabilita, è divenuto in questa occasione l'espressione la più -perfetta della confusione, che allora regnava nelle idee religiose. -Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, egli aveva -poi concepito un certo entusiasmo per la libertà intesa al modo antico -e per altre idee del vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel -carcere, i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente per -lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente e salvi -l'anima sua. Il pio testimonio e narratore del fatto è uno della -famiglia artistica dei Della Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, -sospira il Boscoli, aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa -morire da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè voi vogliate, -ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete già che le imprese degli -antichi romani non ci furono tramandate nella loro schietta genuinità, -ma _con arte accresciute»_. Allora quegli fa violenza a sè stesso -per credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. Se -soltanto gli fosse concesso ancora di passare un mese in compagnia -di buoni monaci, egli sarebbe certo di riformare il cuore e la mente -a pensieri e sentimenti cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con -tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano assai -poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre preghiere che il _Pater_ -e l'_Ave_, e supplica istantemente Luca a voler dire agli amici, che -studino la Sacra Scrittura, perchè nell'ora suprema non si trova se -non ciò che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge -e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: in modo -veramente strano quell'infelice vede chiara la divinità di Cristo, -mentre invece non sa capacitarsi della sua umanità: e se ne cruccia, e -vorrebbe poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come se -Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: allora l'amico lo -esorta all'umiltà e lo avverte che i dubbi non sono che ispirazioni -perverse dello spirito maligno. — Più tardi egli si risovviene di -un suo voto giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio -alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di compierlo in -sua vece. Frattanto giunge il confessore, un frate del convento del -Savonarola, come egli l'aveva chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli -schiarimenti, che altrove abbiamo accennato, intorno all'opinione di -s. Tommaso d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere -la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: «padre, non perdete -su questo punto il vostro tempo; a ciò mi bastano già i filosofi: -aiutatemi a subire la morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la -comunione, il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate in modo assai -commovente; più particolarmente però merita d'esser notato un tratto -al tutto caratteristico, ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa -sul ceppo, pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento, -«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della propria condanna, -avea fatto ogni sforzo per unirsi con Dio, ma sempre indarno, ed ora -voleva fare uno sforzo supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue -mani». Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, intesa -soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in quell'estremo momento. - - -Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di questo genere, -avremmo un'immagine ben più completa della vita morale di quel tempo, -di quello che non ci sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da -tante poesie. Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse l'innato -istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti i rapporti d'ogni -individuo colle verità religiose, e finalmente quali potenti nemici -osteggiassero queste ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti -non fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova Chiesa, è -cosa per sè evidentissima; ma la storia del pensiero degli occidentali -sarebbe pur sempre incompiuta, se non si tenesse conto di quest'epoca -di sommo fermento fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre -nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma torniamo alla -questione dell'immortalità. - -Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide ed estese -conquiste nella classe degli uomini più colti, ciò dipendette -essenzialmente dalla circostanza che il compito affatto terreno -di scoprire e riprodurre il mondo mediante la parola e le immagini -assorbì in alto grado tutte le forze mentali e morali degli Italiani. -L'esser mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità (v. pag. -298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la indagine scientifica -apersero universalmente la via ad uno scetticismo, che, se non appare -evidentissimo nella letteratura e se non s'accinse alla critica della -storia biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia non può -dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto inosservato in quel -gran bisogno di dare a tutto forma e colore, che è lo stimolo positivo -dell'arte; senza contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico -usurpato dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica di -chiunque avesse osato sciogliere la questione teoricamente. Questo -spirito di dubbio nondimeno doveva volgersi inevitabilmente al problema -dello stato dell'anima umana dopo la morte per motivi già per sè troppo -evidenti, perchè abbiano bisogno di essere additati. - - -Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta questa questione -in doppio modo. In primo luogo si cercò appropriarsi la psicologia -degli antichi e si torturò minuziosamente Aristotele per averne una -risposta definitiva. In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel -tempo[557] Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato -Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua barca, intorno a -ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: il cauto filosofo, -quantunque corporalmente fosse morto e tuttavia vivesse spiritualmente, -non avea nemmeno allora voluto compromettersi con una chiara e netta -risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano gl'interpreti -essere più fortunati di lui? — Ma appunto perciò si questionava -con maggiore accanimento sulle opinioni emesse da lui e da altri -antichi sulla vera natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua -preesistenza, sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua assoluta -eternità, anzi anche intorno alle diverse sue trasmigrazioni, e tali -questioni furono portate perfin sul pergamo.[558] La disputa assunse -ancora nel secolo XV proporzioni assai larghe e s'accalorava ogni dì -più: gli uni dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come -immortale;[559] altri deploravano la durezza di cuore degli uomini, -che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi sopra una sedia, per -credere alla di lei esistenza:[560] Filelfo nella sua orazione funebre -per Francesco Sforza adduce una serie di sentenze diverse di filosofi -antichi ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude questa -miscela di testimonianze, che nella stampa occupano due pagine e mezza -molto compatte in folio,[561] con due righe: «oltre a ciò abbiamo -il Testamento vecchio ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi -certezza ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici colla -dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come per esempio il -Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle dottrine del Cristianesimo. -Ma gli avversari riempivano il mondo erudito delle loro opinioni. -Al principio del secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, -era talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense (1513) -dovette pubblicare una costituzione[562] a difesa della immortalità e -individualità dell'anima, quest'ultima contro coloro che insegnavano -non esser l'anima in tutti gli uomini che una sola. Pochi anni dopo -però apparve il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità di -una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta si svolse in -confutazioni ed apologie, e non tacque se non di fronte alla reazione -cattolica. La preesistenza dell'anima in Dio, più o meno conforme alle -dottrine ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea assai -diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.[563] Evidentemente non si -pensò più da vicino, quali conseguenze vi andassero connesse intorno al -modo di esistere dopo la morte. - - -Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente da quel -notevole frammento del libro sesto della Repubblica di Cicerone, -che è noto sotto il nome di «Sogno di Scipione». Senza il commento -di Macrobio probabilmente anch'esso sarebbe andato perduto, come -tutta la seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso in -innumerevoli manoscritti[564] e, quando nacque l'arte tipografica, in -moltissime ristampe, e fu in più guise commentato. È la designazione -della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte nel -concento delle sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel -quale a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, si -venne mano mano sostituendo al cielo promesso ai cristiani in quella -stessa misura, nella quale l'ideale della grandezza storica e della -fama gettò nell'ombra le idealità della vita cristiana, e, ciò non -ostante, il sentimento non ne restava tanto offeso, come colla dottrina -della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca cominciò a -fondare le sue speranze principalmente su questo Sogno di Scipione, -su altre espressioni che si riscontrano in Cicerone e sul Fedone di -Platone, senza nemmeno menzionare la Bibbia.[565] «Perchè, esclama -egli in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico -partecipare ad una speranza, che trovo accettabile presso i pagani?». -Un po' più tardi Coluccio Salutati scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» -(che sussistono ancora manoscritte), dove nella conclusione si prova, -che agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero lotte -straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra le stelle.[566] -E se anche Dante confinò rigorosamente i grandi del paganesimo (ai -quali certamente egli accordava il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al -limitare dell'Inferno,[567] ora invece la poesia si mostrò più corriva -e diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. Cosimo il -Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci scritta in occasione della -sua morte, era stato accolto in cielo da Cicerone, che al pari di lui -fu detto «padre della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da -molti altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, nel quale -non cantano che le anime scevre d'ogni colpa e d'ogni rimprovero.[568] - - -Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, e d'assai meno -lusinghiero, del mondo futuro, vale a dire il regno delle ombre di -Omero e di quei poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana -a quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò l'animo di -taluni. Gioviano Pontano in qualche punto delle sue opere pone in bocca -al Sannazzaro il racconto di una visione[569] avuta di buon mattino nel -sonno. In essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col quale -egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità dell'anima: egli -lo interroga, se sia vera l'eternità e l'atrocità delle pene infernali? -L'ombra, dopo qualche istante di silenzio, risponde al tutto nel senso -della risposta di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, che -noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande desiderio di -ritornare in essa». Poi saluta e scompare. - -Non si può assolutamente disconoscere che simili idee implicavano -affatto la distruzione dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. I -concetti della prima caduta dell'uomo e della Redenzione devono essere -scomparsi quasi del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto -prodotto dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è parlato -altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, ammesso anche che -v'abbiano partecipato, al pari di tutti gli altri, altresì gli uomini -individualmente più colti ed istrutti, tale partecipazione non era -tanto l'effetto di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più -un bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta degli -spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un grido di disperazione -lanciato verso il cielo, perchè mandasse un aiuto straordinario. Il -risvegliarsi della coscienza non portava di necessità il sentimento -della corruzione umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche -una grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento -assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di una energia -straordinaria, ci narrano che il loro principio era quello di non voler -pentirsi giammai di nulla,[570] può ben essere che ciò si riferisca -innanzi tutto a cose per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori -commessi nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo al -campo morale è facilissimo, quando la sorgente di quel principio è -universale e risiede nel sentimento individuale della propria forza. -Il Cristianesimo passivo e contemplativo, colle sue speranze in una -vita migliore al di là della tomba, non aveva più alcun predominio su -questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente l'ultima parola su -esso, affermandolo dannoso allo Stato e inutile alla difesa delle sue -libertà.[571] - - -Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini più serii il -sentimento religioso, che, in onta a tutto questo, ancora esisteva? -Il Teismo o Deismo, comunque lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome -parrebbe convenir meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato -ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare un ulteriore compenso -per soddisfare ai bisogni del sentimento. Il Teismo invece si riconosce -in una più elevata e positiva devozione verso l'Ente divino, che il -medio-evo non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non esclude per -nulla il Cristianesimo, e può benissimo in ogni tempo conciliarsi colle -sue dottrine sul peccato, sulla redenzione e sull'immortalità, ma può -anche sussistere senza di esse. - -Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi infantile, anzi con -un colorito mezzo pagano: in Dio essa vede l'Essere onnipotente, che è -meta e compimento di tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,[572] -come, dopo le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte -dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra Donna, -orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, perchè fosse loro concesso -un giusto uso dei beni di fortuna, una lunga convivenza in pace e -in concordia, e molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, -amicizie ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona -massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella espressione un -forte colorito d'antichità, si ha talvolta molta difficoltà a sceverare -in essa lo stile, che è pagano, dal senso, che è pure sempre quello di -un Teismo cristiano.[573] - -Questo sentimento si manifesta qua e là con molta verità nella -sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che giacque lungamente -ammalato di febbre, ci restano alcune preghiere a Dio, nelle quali -egli incidentalmente accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia -ci appare imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.[574] -Egli non considera punto i suoi dolori come una conseguenza delle sue -colpe o come una prova e preparazione alla vita avvenire; è un affare -immediato tra lui e Dio solo, che fra l'uomo e la disperazione ha posto -il potente amor della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla -natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta di nominarti.... -dammi la morte, o Signore, io te ne supplico, dammi tosto la morte!» - -Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto e sentito si -cercherebbe indarno in questa e in simili espressioni; quelli che le -emisero, credevano ancora in parte di essere cristiani e rispettavano, -oltre a ciò, per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma al -tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto a manifestarsi in -tutta la sua pienezza, questo modo di pensare acquistò una coscienza -esplicita; un buon numero di protestanti italiani si dichiararono -Anti-trinitarj, e i Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero -perfino il notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo senso. -In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo meno evidentemente, -che, oltre ai razionalisti della scuola umanistica, anche altri spiriti -seguivano arditamente questa corrente. - -Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia Platonica di -Firenze, e in essa nessuno lo professò così apertamente come Lorenzo -il Magnifico. Le opere dottrinali e perfino le lettere famigliari di -quel circolo di dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e -del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua gioventù sino alla -fine della sua vita si dichiarò in fatto di credenze cristiano,[575] e -che Pico fu anzi ligio alle idee del Savonarola e piegò a sentimenti -di un ascetismo claustrale.[576] Ma negli inni di Lorenzo,[577] che -siamo tentati di designare come il maggior prodotto dello spirito -di quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel senso, -che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico e morale. Mentre gli -uomini del medio-evo considerano questo stesso mondo soltanto come una -valle di lagrime, che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla -venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento oscillano -perplessi tra momenti di violenta energia e di cupa rassegnazione o di -delirj superstiziosi, qui un'eletta schiera di spiriti superiori[578] -coltiva l'idea, che il mondo visibile sia stato creato da Dio per solo -amore, e che esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e -ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. L'uomo, -riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua cerchia ristretta, ma -amandolo può anche abbracciar l'infinito, e questa è la beatitudine, di -cui è lecito goder sulla terra. - -Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo si fondono colle -dottrine platoniche e con idee e sentimenti al tutto moderni. Così -si veniva maturando il miglior frutto di quella cognizione del mondo -esteriore e dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento -italiano alla testa di tutta la civiltà moderna. - - - FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO. - - - - -INDICE E SOMMARIO - -DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO - - - PARTE QUARTA. - Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo. - - I. — VIAGGI DEGLI ITALIANI. - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi Pag. 7 - II. — LE SCIENZE NATURALI IN ITALIA. - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; - i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il - seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi » 13 - III. — SCOPERTA DEL BELLO NEL PAESAGGIO. - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La - scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni » 25 - IV. — SCOPERTE SULL'UOMO. - Espedienti psicologici; i temperamenti » 41 - V. — RAPPRESENTAZIONE DELL'ELEMENTO SPIRITUALE NELLA POESIA. - Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e - la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa - della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e - balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea - romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei - caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro - componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e - la parodia. — Il Tasso come antitesi » 45 - VI. — LE BIOGRAFIE. - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi - toscani. — Biografi d'altre regioni - d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto - Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro » 73 - VII. — CARATTERISTICA DEI POPOLI E DELLE CITTÀ. - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del - secolo XVI » 89 - VIII. — DESCRIZIONE DELL'UOMO ESTERIORE. - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della - Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo » 93 - IX. — DESCRIZIONE DELLA VITA REALE ORDINARIA. - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal - Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei - contadini. — Schietta rappresentazione poetica della - vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il - Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità - e l'idea dell'uomo in generale » 101 - - PARTE QUINTA. - La vita sociale e le feste. - - I. — Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle - città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno - dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione - di fronte allo svolgersi progressivo della - cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le - dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I - tornei e le loro caricature. — La nobiltà come - requisito indispensabile a' cortigiani » 113 - II. — RAFFINAMENTO ESTERIORE DELLA VITA. - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle - donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona - creanza. — Comodità ed eleganza » 127 - III. — LA LINGUA COME BASE DEL VIVERE SOCIALE. - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre - crescente della medesima. — I puristi più - rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La - conversazione » 139 - IV. — LA FORMA PIÙ ELEVATA DELLA VITA SOCIALE. - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La - società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta - da lui medesimo » 149 - V. — L'UOMO PERFETTO DI SOCIETÀ. - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli - esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i - virtuosi. — Dilettanti in società » 155 - VI. — CONDIZIONE DELLA DONNA. - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere - virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della - sua personalità. — La donna-uomo (_virago_). — La - donna nella società. — Cultura delle cortigiane » 163 - VII. — IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA. - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville - e la vita campestre » 173 - VIII. — LE FESTE. - Loro forme rudimentali, il Mistero e la - Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle - d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte - italiana. — Rappresentanti storici - dell'universalità. — Le rappresentazioni dei - Misteri. — Il Corpusdomini in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e - ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi - spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale - a Roma e a Firenze » 179 - - PARTE SESTA. - La Morale e la Religione. - - I. — LA MORALITÀ. - Canoni critici. — Coscienza della - demoralizzazione. — Sentimento moderno - dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza - al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli - avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La - moralità in rapporto con lo sviluppo della - vita individuale » 213 - II. — LA RELIGIONE NELLA VITA QUOTIDIANA. - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di - fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le - fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione - domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale - ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli - di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento - pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel - culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento - poliziesco in Ferrara » 249 - III. — LA RELIGIONE E LO SPIRITO DEL RINASCIMENTO. - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte - le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi - epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti - devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in - generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo - degli umanisti. — Riti esterni pagani » 295 - IV. — INNESTO DI ANTICA E MODERNA SUPERSTIZIONE. - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi - effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli - umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei - demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle - streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla - stregoneria del nord. — Malìe delle - meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I - demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: - i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il - negromante presso i poeti. — Storiella magica di - Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie - affini della stessa; l'alchimia » 317 - V. — CROLLO DELLA FEDE IN GENERALE. - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il - cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di - Omero. — Abbandono delle dottrine del - Cristianesimo. — Il deismo italiano » 365 - - - - -NOTE: - - -[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un -prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a -pag. 91 e segg. - -[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero -troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III -imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol. -II, p. 87). - -[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu -sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a -capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro -non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme. - -[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo -ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando -omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle -rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo -un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro -Alberti. - -[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols. -Paris, 1838. - -[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe -constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere -osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze -matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto. - -[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg. - -[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant. -italic._ t. VI, _pars_ III. - -[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg. -Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini -non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze -naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più -elevati, che in parte anche raggiunse. - -[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata -anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle -appendici al _Laurentius_ di Fabroni. - -[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia -illustr. poetar. recent._ - -[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de -S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco -di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi, -cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri. - -[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — -In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno -XXXIII, 22. - -[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della -città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del -1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di -spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel -1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme -in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli, -cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono -e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer. -ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da -questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda -giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de' -Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del -serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la -cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio -della morte di Lorenzo. - -[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — -Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come -un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143. - -[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497. -— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p. -382, all'anno 1434. - -[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti -adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, -specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. -Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di -caccie con leopardi. - -[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della -selvaggina pag. 193. - -[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile -si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor -meno accentuatamente. - -[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del -cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni -e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie: -_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg. - -[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012. - -[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano -d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze, -veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico -ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz. -_Miscell_. IV, 516. - -[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi -nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche -nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni -tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg. - -[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici. - -[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche -notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un -cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De -obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre -parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche -cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo -del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma -non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_ -designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_. -— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa -(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, -presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori -in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri -signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli -schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come -_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno -prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_, -I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento -fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. — -Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17: -negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona -in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale -compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456: -uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_, -cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. -— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II, -col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia, -dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, -_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi -lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il -sale. - -[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di -questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt. - -[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo -Grimm riportate da Humboldt, l. c. - -[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66. - -[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato -a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio. -_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di -mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra -in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e -dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza -di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di -superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_, -II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._ -III. - -[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva -nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II, -molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, -alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste -cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se -colligere_. - -[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249. - -[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_, -specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle -opere di S. Agostino. - -[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta -cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes -et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque -me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita -oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605. - -[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558. - -[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di -Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_. -Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54. - -[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_. - -[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624. - -[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9. - -[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia -della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva -un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo -IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono -questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta -all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti. - -[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310: -_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti, -nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, -coerente. - -[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M. -Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il -soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di -Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di -S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida -descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte -Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto, -p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e -Grottaferrata. - -[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_. - -[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et -varia videndi cupidius_. - -[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri -cfr. vol. I, pag. 190 e segg. - -[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo -sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo. - -[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90) -contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre -la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi, -quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome -dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti, -il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la -bellezza del paesaggio. - -[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, -quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la -decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche -oggidì. - -[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544. - -[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg. - -[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de -France_ di Michelet (_Introd._). - -[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella -_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533. - -[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso -equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei -pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De -occulta philosophia_, c. 52. - -[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg. - -[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la -prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba -a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di -verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più -nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174. - -[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante -nella _Vita nuova_, p. 10 e 12. - -[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg. - -[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio -cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti, -_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto -nella bocca del popolo. - -[58] _Vita nuova_, p. 52. - -[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si -ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti -che vi si riferiscono nel _Convito._ - -[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei -paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a -qualunque descrizione fatta col mezzo della parola. - -[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti -relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone, -e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di -questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai! - -[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_. - -[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso -teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII. - -[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio -del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di -gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_; -ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una -storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui -matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per -di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle -_Cento novelle antiche_). - -[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare -abbastanza alle singole corti ed ai principi. - -[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi -VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_. - -[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor. -Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si -presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi -_la montre_. - -[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su -quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393, -397. - -[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di -Tito Strozza. - -[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci -pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce -troppo chiaro. - -[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f. -168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con -invenzioni o personaggi troppo ridicoli_. - -[72] Sansovino, l. c. - -[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI, -III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei -dialetti in generale. - -[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si -può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto -rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V. -Murat. XXIV, col. 393. - -[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante -Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX, -stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di -Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22). - -[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei -v. più avanti. - -[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496. - -[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_. - -[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe -perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi -come apocrifo e di posteriore sovrapposizione. - -[80] La prima edizione è dell'anno 1516. - -[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove -narrazioni. - -[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e -segg. - -[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. -vol. I, p. 216. - -[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76. -— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e -altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone. - -[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire. -— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si -cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno -scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm. -Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p. -446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico -I (p. 640). - -[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, -di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle -molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed -altrove. - -[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di -Stuttgard_. - -[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII. - -[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso -Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51. - -[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota. - -[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di -preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai -posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva -e parlante dell'individualità. - -[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, -quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences -mathémat._ III, p. 167 e segg. - -[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, -che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50. - -[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente -detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele -Barbaro. — Più volte stampati. - -[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62? - -[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora -nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X) -il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber -de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6. - -[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore -importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV, -cap. 18. - -[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia, -vedi vol. I, pag. 84 e segg. - -[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di -sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, -Parte I, Nov. 34. - -[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III, -p. 56 e segg.). - -[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre -volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto -di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c. -III, p. 187): - - Misero il Varchi e più infelici noi, - Se a vostre virtudi accidentali - Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi! - -[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke, -Storia dei Papi, I, p. 385. - -[103] _Descrizione di tutta l'Italia_. - -[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc. -Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547). - -[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma -scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia -poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti -gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e -provinciali. - -[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello -scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. -Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei -Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III, -13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni -germaniche. - -[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75. - -[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII. - -[109] La lezione qui evidentemente è guasta. - -[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni. - -[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non -dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto -racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue -ninfe. - -[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del -Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della -bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52 -nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che -sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il -Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176. - -[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in -grazia del colorito. - -[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli -occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole -Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86). -La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si -spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma -che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a -petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava -nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia - - Fit primo intuitu caecus et inde lapis. - -Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto -marmorizzato dal di lei sguardo: - - Lumine Borgiados saxificatus Amor. - -Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che -si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa -li possedeva entrambi. - -Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non -parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII. -p. 306). - -I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel -tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto -nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha -capo romano_). - -[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può -restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si -permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori -nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani -o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In -generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e -finezza. - -[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die -deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg. - -[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, -veggasi a pag. 28, nota. - -[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61. - -[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae -Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un -certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe -cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu -facile exprimentem_. - -[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391. - -[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario -all'Egloga del Castiglione_. - -[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, -_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto -inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati -stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di -Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo -in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri -di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente -spaventevole. - -[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe -scritto due egloghe, probabilmente in latino. - -[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» -miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo -travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa -d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale -fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia -e saggia ninfa» e simili. - -[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano -(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a -qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno -ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi -città. - -[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_, -cap. V, Str. 54-58. - -[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI -di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. -_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola -dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a -meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini, -_Del governo della famiglia_, p. 86. - -[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II. - -[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta -poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da -Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr. -vol. I, pag. 203 nota. - -[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle -speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più -particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera -con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e -con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione -non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di -consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in -modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol. -259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun -luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di -qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado -di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso -Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138. - -[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie -molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il -nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca -se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di -prendervi parte. - -[132] _Ibid._ II, p. 149. - -[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._ -e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed -Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da -me consultati. - -[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75. - -[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti, -alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei -costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213. - -[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche -in edizioni separate. - -[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli. - -[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle -campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -12. - -[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una -moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi -fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal -Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268. - -[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3. - -[141] _Paradiso_, XVI, in principio. - -[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi. - -[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_. - -[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia -assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen. -Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia -e di Eurialo_). - -[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia -si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi). - -[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva -considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto -dell'aristocrazia. - -[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta -Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche -contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_ -III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una -eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero -parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota. - -[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce -soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente -oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale -va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece -in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De -incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica -amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente -non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava -nelle diverse classi sociali fuori d'Italia. - -[149] Masuccio, _Nov._ 19. - -[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. — -Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la -dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene -appunto a questo tempo. - -[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo -senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare -il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite, -ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai -grandi possessori fondiarj. - -[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150. - -[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27. - -[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_. - -[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle -_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli -in un torneo vide cadere un cavaliere. - -[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7), -parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non -combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi». - -[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre. -Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese -ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini -nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia -più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè -citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526. - -[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci. -Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor. -fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de' -Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_. -— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i -cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta, -ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive -per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare. -Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario -ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino, -_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v. -Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908, -909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a -proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani. -— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette -l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi -settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_. -passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc. - -[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18. - -[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus, -Balth. Castellio_ ecc. - -[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78. - -[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano, -e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della -fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle -— è quello della _Flora_ del Tiziano. - -[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae -perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu -ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest, -coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus, -ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et -tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum -fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in -quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines -modum illis et quasi formulam quandam praescribant_. - -[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso -Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata -anche la moda tedesca. - -[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche -Trachten, und Modenwelt._ - -[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in -Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle -mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto -le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso -sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per -avventura una allusione alla stampa mediante un modello? - -[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli -morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta -menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma -solo per rendere più chiara la sua pronuncia. - -[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di -Savonarola, (v. più innanzi.) - -[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di -sole_. Cfr. sopra, pag. 96. - -[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119: -nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea -di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora -in gran parte sulla superstizione e sulla magia. - -[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato -schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira -III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e -in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil. -Beroald. sen. Carmina_. - -[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà -una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente -pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende -seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale. - -[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le -promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla -città. Cfr. sopra pag. 107. - -[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118. - -[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello, -_Parte_ II, _Nov._ 47. - -[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che -l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel -tempo, serbano ancora qualche traccia di odore. - -[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e -p. 625 nella _Vita del Niccoli_. - -[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6. - -[179] Paul. Jov. _Elogia_. - -[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880); -egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia -faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem -facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_. - -[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava -un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200 -cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze -aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si -conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto -sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor. -fiorent._ III, p. 86. - -[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_ -di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino -_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I -Caratteri_. - -[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti -esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze -essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del -Lasca. - -[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_ -I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, -e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con -damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127. - -[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25. - -[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, -secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua -morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si -esprime nel principio del «Convito». - -[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura -e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno -rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In -esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si -sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle -corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli -giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni -letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei -dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì -come lingua ufficiale. - -[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18. - -[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in -Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco. - -[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse -adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di -ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso -(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano -molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in -derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel -Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31. - -[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè -abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima -in mille punti. - -[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici -vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo -di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo -per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto -di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di -Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522) -si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga -dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua, -e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche -vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in -Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro -secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto. - -[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla -_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le -Novelle. - -[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo, -il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la -questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo. - -[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire -del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio -Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici. - -[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo -_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in -Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e -la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta -società). Cfr. pag. 114. - -[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica -genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. — -I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere -minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società -in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. — -Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel -convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I, -cap. 30. - -[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici -del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_. - -[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309. - -[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II, -10, 34, 55, III, 17, ecc. - -[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il -Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_, -III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21. - -[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno -dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una -parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più -in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno -spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli -è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce -in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè -carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro -sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_. - -[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul -principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L. -I. - -[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143. - -[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione -di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 -(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: -dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia -in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque -praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare, -equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut -declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis -hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis -Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra -i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di -legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e -35: delle arti dei ginnasti. - -[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere -nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva -esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del -dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava -anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in -pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno -ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2, -p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S. -Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia -non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il -cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino -dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini -cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208. - -[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che -accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi -il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo -XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav. -antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica -alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano -fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi -il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia -alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente -di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta -una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De -vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce -una singolare eccezione in proposito. - -Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo -si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione -comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano -anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i -suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il -compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali) -erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo) -mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo -_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e -segg. - -[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non -sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un -Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III, -27. - -[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. — -Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di -Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità -del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di -celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione, -trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il -cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima -incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia. - -[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori -raccoglievano anche libri musicali. - -[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari -(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico -già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri, -fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze, -_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X -abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual -passione aveva anche Pietro primogenito. - -[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41. - -[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile -e raro per dilettanti fuori d'Italia. - -[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio -Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro -tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione -dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit. -_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola -non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto -propriamente detto. - -[215] Scardeonius, l. c. - -[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come -la quinta o la sesta. - -[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo -studio delle arti figurative. - -[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di -Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._ -XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande -_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento -anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio -aveva scritto il Decamerone. - -[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi -moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam -ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut -te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia -et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi -nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532. - -[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e -segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch. -Stor. Append._ II, p. 250. - -[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano -a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo -sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe -inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si -dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano, -non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso -molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel -Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa -del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina. - -[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero -apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune -fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, -_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27. - -[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III, -_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di -una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e -innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille -altri autori». - -[224] Bandello, II, 51, IV, 16. - -[225] Bandello, IV, 8. - -[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, -_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7. - -[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel -calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del -resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è -enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura. - -[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182 -e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al -quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol. -II, p. 37. - -[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un -punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica, -che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno -l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando -e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della -famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse: -nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe -(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._) - -In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di -sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap. -VII, Str. 42) stabilisce questo principio; - - Sol gli asini si ponno bastonare, - Se una tal bestia fussi, patirei. - -[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar -ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case -di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle -rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_. - -[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato -come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma. - -[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa. - -[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca -di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno -ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr. -anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV. -(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.). - -[234] Giov. Villani, VIII, 70. - -[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). — -Corio, fol. 417, 421. - -[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in -terzine. - -[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli -Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray -prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie -di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate -da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor. -Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433. - -[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle -metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla -porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore -(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure, -non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_. -XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare -la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre -potrebbe anche essere indizio di fuga ecc. - -[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19. - -[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del -secolo XV. - -[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_ -del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della -caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua -casa. Cfr. vol. I, pag. 350. - -[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap. -49.[243] - -[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto, -che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere -una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso -Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed -una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel -quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il -resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa -abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di -Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una -collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno -dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di -voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno -dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli -veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16 -Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_. - -[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad -a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461 -(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le -statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per -lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste -durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza -dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III. -Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_ -di Nic. Lauckmann. - -[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero -trarne partito. - -[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_, -Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le -rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833. -— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione -di Pathelin. - -[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli -di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva -con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi -vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p. -53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel -1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità. - -[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82. - -[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg. -_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_. - -[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione -di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva -macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della -Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il -card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino -il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v. -Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194. - -[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella -crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta. - -[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p. -383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere -di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con -ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere -di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma -rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come -il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg. - -[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767. - -[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36. - -[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed. -Bossi, I, p. 220 e III, p. 263. - -[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa -pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_. -presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492. - -[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea -vedere_. - -[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili. - -[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che -lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per -alludere al nome del papa, Silvio. - -[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, -col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi -spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono, -insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. — -E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si -loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di -caccia. - -[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro -usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento -di Pio II nel 1459. - -[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ -II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I, -pag. 63 e 69. - -[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile -fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza -dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto -rappresentare «l'età dell'oro». - -[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_. - -[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17. - -[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg. - -[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle -feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di -pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in -Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491. -Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233. - -[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La -descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta. - -[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande. - -[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5 -marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche -cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche -Mythologie_. - -[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — -Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di -Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole. - -[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119. - -[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119. - -[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus -Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo -timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni. -Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1. - -[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver -assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano -Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima -ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la -Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch. -Stor._ III, p. 305. - -[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina -196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di -Alfonso a Napoli. - -[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260. - -[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e -segg. - -[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di -figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate -eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli -equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito -del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo -palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col. -909, ad a. 1490. - -[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia -nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi -le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti -a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si -veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal -des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360. - -[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci. - -[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118 -e segg. - -[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251. - -[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza -importantissima nel suo genere. - -[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_. - -[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una -ruota s'ebbe per sinistro augurio. - -[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47. - -[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si -chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei -_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie. - -[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V, -foli 28. - -[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. — -Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. — -Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat. -XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ — -Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV, -col. 384. - -[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima. -Cfr. Tommasi, l. c. p. 322. - -[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211. - -[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano -ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del -palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi. - -[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_, -Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII, -p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una -parte principale nella formazione di queste feste. - -[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere -più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la -Francia e la Spagna. - -[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._ - -[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo -attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France -nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868). - -[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere -inedite_, vol. I). - -[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo), -la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente -conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1 -e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il -_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di -quel poema. - -[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57. - -[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè -Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di -accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica -del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso -dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della -vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in -quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana. - -[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et -ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79. - -[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I, -pag. 147 e segg. - -[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de -Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda -osservazione psicologica. - -[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_ -XVI, I, p. 415). - -[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7. - -[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464. - -[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837. - -[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono, -oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI, -_str._ 83, pag. 104 e segg. - -[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74. - -[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come -estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum, -amans justitiae_. - -[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una -forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza -della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima. - -[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante -il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180. - -[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto -in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch. -Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi -alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era -un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo. - -[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che -il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela -l'adulterio. - -[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota. - -[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4. - -[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso -il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il -fatto potrebbe costar la testa all'assassino. - -[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_, -L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede -il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca -di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili, -appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli -dimentica affatto di dircelo. - -[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim. - -[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa -risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del -1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia. - -[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è -fortunatissimo anche nel campo d'amore. - -[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la -guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo -fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee -d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova, -Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in -ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota. - -[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, -ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di -persone. - -[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis -vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le -cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi) -_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte -da B. Cellini I, 70. - -[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni -degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori -fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere. - -[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso -Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg. - -[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956. - -[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione -si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte -dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed. -Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore, -che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa -attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire. - -[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9. - -[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii -II_, presso Murat. III, II, col. 988. - -[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti -abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura, -non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente -ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene -più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che -vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e -la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non -era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. — -Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti. -_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in -occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con -sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si -sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere -avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si -tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani -VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480. - -[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il -_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre -all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai -pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran -romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde -a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di -Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere. - -[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli -non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e -di una continua superstizione astrologica. - -[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_. -1425. - -[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338. - -[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia -reso gravida anche la propria figlia e simili. - -[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata -senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese). - -[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le -persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali -prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli -uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la -dominazione straniera del secolo XVI. - -[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi -già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e -precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale -riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed -Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita -del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_. - -[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi -mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto -trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via -eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli -menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte» -fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di -quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale -vegg. in P. Giovio, p. 387. - -[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in -dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu -l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc. - -[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II, -col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia, -quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere -ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua -aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore -assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua -avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo -derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo -genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di -idee allora si vivesse e si agisse. - -[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo. - -[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_. - -[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà -napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo, -dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14. - -[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il -Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32. - -[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere -apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_. - -[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_. - -[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di -Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche -coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben -essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore -domenicano. - -[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896. - -[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo -è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della -vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e -segg., citato già a pag. 92. - -[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato -ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori -restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina, -Vitae Pontiff. p. 311. - -[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I. - -[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125. - -[356] Per vero molto incostante. - -[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco, -cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg. -specialmente la 57. - -[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362. - -[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san -Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad -un tale spediente. - -[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno -della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di -benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro, -dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in -simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con -queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava -oltre il vero_. - -[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli -trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano -le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di -quando era venuto. - -[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel -loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri. - -[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10. - -[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr. -Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._ -presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI, -col. 898. - -[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865. - -[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819. - -[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice: -canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni, -quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di -Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve -incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile -emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_ -accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al -giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si -raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per -abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10. - -[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e -segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24. - -[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo -contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che -essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case. - -[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra -esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto -distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari, -III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi -arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti. - -[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto. - -[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto -espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si -può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno -strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò -una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c. -pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu -forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag. -597, 626, 631, 637, 647. - -[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor. -bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De -viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo -una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine. - -[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei -Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa -intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno -(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto -sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa -sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina: -_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem -pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam -ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria -pereat_. - -[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna -distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo -riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno -come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per -causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin -dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di -magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi, -quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua -per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17. -Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti -questuanti di Apulejo. - -[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431. - -[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la -tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva -voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione -e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357). - -[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei -monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a -Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218). - -[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti -poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei -francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523, -1526, 1529. - -[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112. - -[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali -di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — -Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º -Firenze, Le Monnier). - -[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto -restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere -comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi -mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei -fiorentini. - -[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano -donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla -Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815. - -[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro) -_altrimenti che col fuoco_. - -[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso -Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota. - -[387] Col titolo: _De rusticorum religione_. - -[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil -genere. - -[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama: - - Ista superstitio, ducens a Manibus ortum - Tartareis, sancta de religione facessat - Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis. - -Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca -contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita -di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese -spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati -adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si -parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen. -Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto -più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una -pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov. -_Histor_. XXI, 8. - -[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i -nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di -_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo -senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate. - -[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151. - -[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla -schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che -vogliono trovare un nesso tra questi due fatti. - -[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex, -ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc. - -[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un -bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. -— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il -Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum -habita est_. - -[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno -dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485. - -[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._ - -[397] Matteo Villani, III, 15 e 16. - -[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente -in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente -conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a -razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi -del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era -sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie -lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da -Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la -santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198. - -[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto -nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse -l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa -specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata -Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario -può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san -Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia -settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente -permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_. -III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta -la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di -sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518). - -[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni, -_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra, -che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni -rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti -nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno: - - Nunc autem, postquam penitus natura Satanum - Cognita, et antiqua sine majestate relicta est, - Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos - Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa; - Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum - Marmora, et aeternae decora immortalia famae.... - -[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De -sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del -preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai -disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere -favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse. - -[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S. -Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc. - -[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_, -p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione -speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656. - -[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti -di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.). - -[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente -il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio -lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115. - -[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa -pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos -postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl. -Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei -Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni -eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed -eccitarle a penitenza. - -[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23. - -[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg. - -[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle -dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a -Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV, -col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso -Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la -sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo -compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il -cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi -nella mente degli uomini futuri_. - -[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800. - -[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della -Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De -rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno -di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco. - -[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi -che la cosa era disposta _con gran misterio_. - -[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326, -386, 401. - -[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star -bene con Iddio_, dice l'annalista. - -[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di -Perugia. - -[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma -evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai -preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque. - -[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo» -pag. 110. - -[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si -poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza. - -[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio, -_Nov._ 46, 48, 49. - -[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la -religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una -lacuna. - -[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e -segg. Cfr. str. 141 e segg. - -[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg. - -[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine. - -[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, -nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg. -121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta -per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di -pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag. -246). - -[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo -anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia -spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni -prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed. -Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam -in aerem evanescere, in auras affluere_. - -[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro -di Lucrezio. - -[428] _Inferno_, VII, 67-96. - -[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei -pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, -156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina. - -[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col. -532. - -[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre -quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX. - -[432] Paul. Jovii _Elogia liter._ - -[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi -le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc. - -[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la -filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia. - -[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si -miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._ - -[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di -nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da -osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa -beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto -vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta -quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel -deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli -portò i zoccoli_. - -[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. -III c. 13. - -[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915. - -[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato -con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II, -IV, c. 154, nota. - -[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286. - -[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611. - -[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_. - -[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno -degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è -scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag. -201 e nota. - -[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153. - -[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909: -_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae -rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim -praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia -stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come -quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti. -In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per -mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista, -doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa. - -[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._ - -[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli -angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più -serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o -il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_. - -[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18. - -[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti -quivi ritualmente prescritti. - -[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p. -598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag. -51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio, -presso Murat. XX, col. 1017. - -[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato -Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude -ad un astrologo della città. - -[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare -che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei -professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella -Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed. -Bossi, V, pag. 283. - -[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale -e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov. -Villani, VI, 81. - -[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era -_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto -IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186. - -[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco -Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione -pubblicò molti segreti del Papa. - -[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247. - -[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien -menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di -Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si -dice tedesco di nazione. - -[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro -secondo. - -[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro -Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria -miseria. - -[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro, -quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora -nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva -provare, se la predizione era vera. - -[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il -figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita -al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV, -II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il -medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia -annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed -in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_. - -[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in -Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso -Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco -Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo -meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413. - -[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto -vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._ -presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di -spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_, -Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I. - -[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov. -Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol. -I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del -più tardo medio-evo. - -[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli, -_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che -promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro -sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva -suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli -talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del -Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi -da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove -aveva insegnato, tornava a Forlì. - -[466] Matteo Villani, XI, 3. - -[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come -onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota. - -[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_. - -[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II, -col. 1617. - -[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi, -_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche -in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la -mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con -segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305. - -[471] Azario, presso il Corio, fol. 258. - -[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un -astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al -sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna, -«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue -cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento -della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal -des Ursins ad a. 1396. - -[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel -1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine -cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde. - -[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12. - -[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause, -e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato -qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli -dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso -del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5. - -[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV; -secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium -naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che -noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_. - -[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_): -_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro -entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis -Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163). - -[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi -citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra -aver pensato ugualmente. - -[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro -dottrine. - -[480] Giov. Villani, III, I, X, 39. - -[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4. - -[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931), -quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a -questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista, -cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor -conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, -67. - -[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è -visibile una credenza almeno nei pronostici. - -[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII. - -[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il -suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a -scribendo deterruisse videatur_. - -[486] _De rebus coelestibus_. - -[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria -di Dante nel principio del «Convito». - -[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera -a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226, -dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al -Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude, -che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi. - -[489] _Ricordi_, l. c. N. 57. - -[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio -all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.). - -[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le -profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta -in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177. - -[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208. - -[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514. - -[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515; -cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello -scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S. -Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la -testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto. - -[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_ -presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio -concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371. - -[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al -Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso -all'astrologia. - -[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c. -53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente -accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole -ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione -delle sorti che vi vanno connesse. - -[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20. - -[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir -dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr. -Rabelais, _Pantagruel_, III, 10. - -[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo -_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le -lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47. -Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che -egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri -nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX, -col. 1016. - -[501] Parte II, _Nov._ I. - -[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante, -il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo -dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii; -e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di -contraffare la voce e il grido di tutti gli animali. - -[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467. -L'amministratore morì di spavento. - -[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._ - -[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' -Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso. - -[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non -rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in -un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171 -(vol. I, p. 282). - -[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che -intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi -di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I -particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58. - -[508] Jov. Pontan. _Antonius_. - -[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando -di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La -legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero -encantatione d'immundi spiriti a nuocere._ - -[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag. -532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_. - -[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum -potens._ - -[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI -non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena -scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate, -tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L. -III, cap. 9. - -[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10. - -[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65. - -[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se -il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero -se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo -dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_ -VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto -Pompeo. - -[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis -desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso -di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare -affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di -un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come -la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi -delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto -processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto -dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase -delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che -in allora nuovamente si riprodussero. - -[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c. - -[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per -esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12. - -[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._ -III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897, -parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine -dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses -cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei -veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor. -arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che -getta gli altri frequentatori sulla pubblica via. - -[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle -streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono -distesamente tutte le loro ribalderie. - -[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane -apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano -certe _malìe_. - -[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152. - -[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa, -_De occulta philosophia_, cap. 39. - -[524] _Septimo Decretal_. l. c. - -[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg. - -[526] Ibid. IX, 201 e segg. - -[527] Ibid. X, 770 e segg. - -[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti -sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche -teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri -(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa -sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI). - -[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera -_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni -d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della -prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue -teorie al Sacco di Roma del 1527. - -[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse -mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440), -il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in -Italia neanche un lontano riscontro. - -[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella -«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto -dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti -pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono -aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio -Turon. VIII, 33. - -[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14. - -[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III, -1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante, -_Inferno_, XIII, 146. - -[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119, -una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra -con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam -se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem -virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche -questa del destino. - -[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli -_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte -amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p. -43. - -[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam -Petrum, Anacletum et Linum imitatus_. - -[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione -ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron. -Petershusanum_, I, 13 e 16. - -[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena. - -[539] Bandello, III, _Nov._ 52. - -[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni -giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare -di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. — -Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide, -Phantas._ XVIII. - -[541] Benv. Cellini, I. c. 64. - -[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini, -il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e -simili sciocchezze». - -[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella -Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A -questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato, -col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e -regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso -volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran -turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è, -come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo -scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di -Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della -vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese -Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso -del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di -Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel -lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi. - -[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex -florent. codicibus_, Tom. II). - -[545] Di questa specie particolare di superstizione molto -diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco -nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60. - -[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_. - -[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti. - -[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non -conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato -alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare -il suo oroscopo. - -[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_. - -[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie -della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_, -cap. 57, 52. - -[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122. - -[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque -fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più -vivacità e _ab irato._ - -[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag. -286 e seg. - -[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub -voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. — -Macaroneide, Chant._ XII. - -[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta -riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione -di dare ed avere aveva deciso a danno di lui. - -[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg. -— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p. -122, _Vita di Piero di Cosimo_. - -[557] Jov. Pontan. _Charon_. - -[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II. - -[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino, -_Venezia_, L. XIII, p. 243. - -[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260. - -[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8. - -[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8. - -[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo: -_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro -dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle -anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone -X_, ed. Bossi, II, p. 288. - -[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan. -_Pharsal_, IX, sul principio. - -[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632). - -[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le -opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli -uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra, -debitamente sieno date le stelle_. - -[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109. - -[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio -dello scultore Nicolò dell'Arca: - - Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant - Miranturque tuàs, o Nicolae, manus. - -(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912). - -[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi. - -[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei -quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io -sarei stato l'uomo più infelice del mondo. - -[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2. - -[572] _Del governo della famiglia_, p. 114. - -[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa -parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota): - - «Dii. quibus tam Coryciùs venusta - Signa, tam dives posuit sacellum, - Ulla si vestros animos piorum - Gratia tangit, - Vos jocos risusque senis faceti - Sospites servate diu; senectam - Vos date et semper viridem et Falerno - Usque madentem. - At simul longo satiatus aevo - Liquerit terras, dapibus Deorum - Laetus intersit, potiore mutans - Nectare Bachum». - -[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg. - -[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a -suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._ -178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_. - -[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad -Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_. - -[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la -cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII, -p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso -Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il -Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le -altre poesie qui nominate. - -[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo -_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere -specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso -deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più -spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo: -i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306 -nota) ne formano come il complemento. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL -RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II *** - -***** This file should be named 64206-0.txt or 64206-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - https://www.gutenberg.org/6/4/2/0/64206/ - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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II, di Jacob Burckhardt - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.blockquote {margin: 0em 10% 2em 10%; font-size: 95%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 0em; page-break-before: avoid;} -h3 {font-size: 130%;} - -span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.xx-small {font-size: 50%;} -.x-small {font-size: 70%;} -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 95%;} -.indice td {vertical-align: top; padding-right: 0.5em;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -.x-ebookmaker .covernote {visibility: visible; display: block;} - -.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} -.stanza {margin: 1em auto;} -.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} -.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} -.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} - - </style> - </head> -<body> - -<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II, by Jacob Burckhardt</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. 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VALBUSA</span><br /> -con aggiunte e correzioni inedite fornite dall'Autore -</p> - -<p class="pad1"> -VOLUME II -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="small">IN FIRENZE</span><br /> -<span class="large">G. C. SANSONI, EDITORE</span><br /> -1876 -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -In Firenze — Tip. e Lit. Carnesecchi, Piazza d'Arno. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p> - -<h2 id="parte4">PARTE QUARTA -<span class="smaller">SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span></p> - -<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I. -<span class="smaller">Viaggi degli Italiani.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi. -</p> -</div> - -<p> -Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono -il progresso, raggiunto un alto grado di sviluppo -individuale ed educati alla scuola dell'antichità, gli Italiani -si volgono ora alla scoperta del mondo esteriore -e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte. -Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne -ora i progressi, che più convenientemente dovrebbero -riserbarsi ad una trattazione speciale. -</p> - -<p> -Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane -regioni noi non possiamo permetterci qui che alcune -considerazioni generali. Le Crociate aveano aperto agli -Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, e risvegliato -dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera. -Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto -si sia collegato con lo spirito d'investigazione scientifica -o si sia posto del tutto al servigio di quest'ultima; ma -non v'ha dubbio che ciò accadde in Italia assai per tempo -e in modo più largo e compiuto, che non in qualsiasi -altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani aveano -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -preso una parte molto diversa da quella degli altri -popoli d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali -in oriente; e da tempo immemorabile il Mediterraneo -aveva svolto negli abitatori delle sue rive tendenze -affatto speciali, per cui avventurieri nel senso -nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole, -diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente -famigliarizzati con tutti i porti orientali del Mediterraneo, -accadde invece che i più intraprendenti si sentissero -portati ad abbracciare la vita nomade e vagabonda dei -viaggiatori arabi, che vi s'incontravano dappertutto, -avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più -o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi -involti nelle correnti del mondo mongolico e -furono portati sempre più innanzi sino ai piedi del gran -trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico noi troviamo -assai per tempo singoli Italiani associati a questa -o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora -sin dal XIII secolo trovarono le Canarie,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e genovesi -pur furono quelli, che nello stesso anno 1291, -quando appunto andava perduta Tolemaide, ultimo avanzo -dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che si -conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> -sotto questo riguardo adunque Colombo non fu il -solo, ma il più grande in una schiera numerosa di Italiani, -che navigarono in mari remoti al servizio delle -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già -colui, che casualmente approda pel primo ad un paese, -ma chi, dopo averlo cercato, lo trova, e se costui soltanto -raccoglie la gloria di tutti gli sforzi de' suoi predecessori -e acquista il diritto di portar pel primo la -parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando -anche si volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo -in qualsiasi spiaggia, rimarranno pur sempre il popolo -scopritore per eccellenza durante tutto il periodo ultimo -del medio-evo. -</p> - -<p> -Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla -storia speciale delle scoperte. Ma non per questo verrà -mai meno l'ammirazione dovuta alla grandiosa figura -del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un nuovo -continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè -dire: il <i>mondo è poco</i>, la terra non è così grande, come -si crede. Mentre la Spagna dava all'Italia un Alessandro -VI, l'Italia dava alla Spagna un Colombo: poche -settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio 1503), -questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera -agli ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai -leggere senza un senso di profonda commozione. E in -un codicillo, datato da Valladolid nel 4 maggio 1506, lascia -egli «alla sua diletta patria, la repubblica di Genova», -quel libro di preghiere, che gli fu regalato da -papa Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto -nel carcere, nelle lotte e in ogni specie di avversità». -Si direbbe quasi che con ciò il grand'uomo avesse avuto -in mira di diffondere un ultima aureola di perdono e di -pace sull'abborrito nome dei Borgia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto -ai viaggi degli Italiani, ci si impone altresì, per l'indole -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -del nostro lavoro, rispetto allo sviluppo che ebbe presso -di loro l'esposizione dei dati e delle dottrine geografiche, -ossia riguardo alla parte, che essi presero al progressivo -allargarsi della cosmografia. Ma anche un semplice -confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli -mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. -Dove, fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, -avrebbesi potuto trovare in un uomo solo tante cognizioni -geografiche, statistiche e storiche, quante si riscontrano -in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto -larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro -cosmografico, ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli -egli descrive con sempre uguale maestria paesi, -città, costumi, industrie prodotti, condizioni politiche e -costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla -fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che -ha attinto dai libri si nota generalmente una certa fiacchezza -e quasi perplessità. Anche il breve schizzo,<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> che -egli ci dà di una vallata del Tirolo, dove Federigo III -gli conferì una prebenda, non lascia senza osservazione -nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela -nel suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva -e comparativa, quale soltanto poteva avere un -connazionale di Colombo, nutrito di buoni studi. Mille -altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò che egli -vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso -a darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo -e il tempo la domandavano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> -il voler distinguere con precisione ciò che si deve riguardare -come un portato degli studi dell'antichità da ciò, -che è da ascrivere al genio speciale degli Italiani. Essi -considerano e trattano le cose di questo mondo da un -punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere -esattamente gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia -un popolo semi-antico e perchè le loro condizioni politiche -ve li predispongono; ma non sarebbero così rapidamente -giunti ad un tal grado di maturità, se gli antichi geografi -non avessero già loro additato la via. Incalcolabile -da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie -italiane già esistenti sullo spirito e sulle tendenze -dei viaggiatori e degli scopritori. Anche il semplice -dilettante di una scienza, quale, ad esempio, sarebbe -Enea Silvio, se per un momento lo si volesse collocar -tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino -prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il -nuovo terreno indispensabile di una opinione pubblica -prevalente, di un preconcetto favorevole ad una impresa. -Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo dello scibile sanno -valutare tutta l'importanza del servigio, che con ciò vien -reso agli arditi loro concepimenti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p> - -<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Le scienze naturali in Italia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. -Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia: -i serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi. -</p> -</div> - -<p> -Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo -delle scienze naturali, noi non possiamo far altro che -rinviare il lettore ai trattati speciali, fra i quali non ci -è nota che l'opera evidentemente troppo superficiale e -dogmatica del Libri.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> La contesa sulla priorità di singole -scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo -del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è -possibile che sorga un uomo, il quale, fornito di una -cultura assai limitata, per irresistibile impulso si getta -in braccio all'empirismo e, per una felice disposizione -naturale, fa progressi maravigliosi. Tali furono Gerberto -di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù, -si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere -del loro tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima -dello scopo, che avevano in vista. Una volta squarciato -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -il velo dell'errore, tolto il fascino delle tradizioni, e dell'autorità -delle scuole e superato quel religioso terrore -che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono -d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa -quando lo spirito d'osservazione e d'investigazione della -natura è privilegio speciale di un popolo intero, e conseguentemente -lo scopritore non è nè minacciato, nè -condannato al silenzio, ma può anzi contare sul consenso -e sul favore universale. E in tali condizioni pare -essersi trovata appunto allora l'Italia.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> Non senza orgoglio -i naturalisti italiani additano le prove e gl'indizi, -pei quali non si può dubitare dell'empirismo di Dante -nello studio della natura.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Intorno a certe singole scoperte -o priorità nella menzione di speciali fenomeni, che -essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio; -ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso -dinanzi alla grande potenza di osservazione, che -traluce da tutte le sue immagini e similitudini. Più -assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse appariscono -in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, -che dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice -studio di ornamento, ma per porgere un'idea quanto più -sia possibile adeguata di ciò che vuol dire. Nell'astronomia -poi egli dà prove di cognizioni affatto speciali, -quantunque non si debba disconoscere che molti di quei -passi del suo gran poema che ora destano stupore, in -allora fossero intesi universalmente. Dante infatti, senza -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -tener conto della sua erudizione, si fonda sopra un'astronomia -popolare molto diffusa al suo tempo e che gli -Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato -già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere -e del tramontare delle costellazioni non è oggidì più -necessaria per l'uso introdotto degli orologi e dei calendari, -e con essa andò perduto anche tutto quell'interesse, -che il popolo era solito di prendere per tanti altri fatti -astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli -insegnamenti per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che -Dante non sapeva, che cioè la terra si gira intorno al -sole; ma, fatta eccezione degli uomini della scienza, -l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo -alla più completa indifferenza. -</p> - -<p> -Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali -deviò poscia l'astronomia, non provano nulla contro le -tendenze empiriche degli Italiani d'allora; esse non furono -che attraversate e vinte per un momento dalla -smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di -questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo -a studiare il carattere morale e religioso della -nazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era -mostrata quasi sempre assai tollerante, ed anche contro -la schietta investigazione della natura essa non procedette -mai con rigore, se non quando le accuse — vere -o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e -di negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. -Ma la questione, che importerebbe risolvere, sarebbe -propriamente di sapere sino a qual punto ed in quali -casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte i francescani, -abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia -abbiano continuato a condannare, sia per connivenza -verso i nemici degli accusati, sia per tacita avversione -contro lo studio della natura in generale e più specialmente -poi contro ogni esperimento scientifico. Quest'ultimo -caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe -pressochè impossibile l'addurne le prove. Ciò che può -aver cagionato nel nord simili persecuzioni, l'opposizione -ostinata del sistema ufficiale della scienza fisica accettato -dagli scolastici contro i novatori, come tali, non potrebbe -quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si sa -che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) -non cadde vittima che dell'invidia collegiale di un altro -medico, che lo accusò presso l'Inquisizione di eresia e di -magia,<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> ed altrettanto si può supporre anche rispetto al -suo contemporaneo padovano, Giovannino Sanguinacci, -perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma -questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. -Per ultimo non bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, -come inquisitori, non ebbero mai tanta potenza, -come nei paesi settentrionali; sì i tiranni, che le repubbliche -più d'una volta nel secolo XIV diedero prove tali -di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice -investigazione della natura, ma molte altre cose -ben più rilevanti andarono impunite. Ma quando, col secolo -XV, l'antichità prevalse in tutti i rapporti della vita, -la breccia aperta nel vecchio sistema s'allargò in favore -d'ogni specie di indagine profana, con questo però che -l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -allo studio empirico della natura.<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> In mezzo a ciò si risveglia -pur sempre qua e là di nuovo l'Inquisizione e -punisce o manda al rogo qualche medico, perchè bestemmiatore -e negromante, nè, in tali casi, si può mai -dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto -motivo della condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, -sul finire del secolo XV l'Italia con Paolo Toscanelli, -Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era senza paragone -il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di -scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si -riconoscevano suoi discepoli, non esclusi nemmeno il -Regiomontano e il Copernico. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso -alle scienze naturali si ha anche nello zelo, con cui -si cercò assai per tempo di mettere insieme delle collezioni -per lo studio comparativo delle piante e degli animali. -Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto di essere -stata la prima a possedere orti botanici, sebbene -parrebbe che in sulle prime essi non esistessero che con -intenti di pratica utilità, e d'altronde sia anche discutibile -il vanto di priorità, ch'essa si arroga. Senza paragone -più importante invece è il fatto, che tanto i principi, -quanto i ricchi privati, nel mettere insieme i loro giardini -di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far -collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di -specie diverse. Così nel secolo XV il magnifico giardino -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -di villa Careggi dei Medici ci vien dipinto pressochè -come un orto botanico,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> ricco di innumerevoli specie di -alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo -XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio -nella campagna romana,<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> non lungi da Tivoli, dove erano -siepi di rose d'ogni specie, alberi d'ogni sorta, piante -fruttifere di tutte le possibili varietà e un grande orto -con venti specie di uve. Qui evidentemente si ha qualche -cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali -universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini -di tutti i castelli e dei conventi degli altri paesi -d'occidente: oltre ad una cultura assai progredita delle -piante fruttifere pei vantaggi che se ne ritraggono, si -vede un interesse speciale per le piante in sè medesime, -per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia -dell'arte c'insegna come solo più tardi questa passione -delle collezioni fece luogo alle esigenze del gusto architettonico -pittoresco. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non -si può immaginare scompagnato da uno spirito superiore -d'osservazione. Il facile trasporto dai porti meridionali -ed orientali del Mediterraneo e le condizioni favorevoli -del clima italiano rendevano possibile l'acquisto delle -maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando -in quando ne facevano i Sultani.<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> L'animale preferito -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -tanto nelle repubbliche, che nei principati è di regola -il leone, anche se non figuri nel loro stemma, come era -appunto il caso di Firenze.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> Le tane, dove si tenevano -rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in prossimità -di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; -quelli di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. -Infatti questi animali si adoperavano talvolta per l'esecuzione -delle sentenze capitali in affari politici,<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e tenevano -inoltre vivo nel popolo un certo rispettoso spavento. -Di più, il loro contegno si aveva in conto di un misterioso -pronostico: la loro fecondità si riguardava come -un segno d'imminente prosperità generale, ed anche -Giovanni Villani non crede di derogare alla propria dignità -notando di avere assistito di persona al parto di -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -una leonessa.<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> I lioncelli usavasi di regalarli alle città -e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio -al valore.<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei -leopardi, pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito -domatore.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Borso da Ferrara faceva combattere i suoi -leoni con tori, orsi e cinghiali.<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> -</p> - -<p> -Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti -di necessario lusso, in parecchie corti principesche dei -veri serragli. «Alla magnificenza di un gran, signore, -scrive Matarazzo, s'appartiene di possedere cavalli, cani, -muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì buffoni, -cantanti e bestie feroci».<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> Il serraglio di Napoli al tempo -di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni -del monarca di Bagdad, a quanto sembra.<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Filippo Maria -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -Visconti possedeva non solo dei cavalli, che vennero pagati -500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, e pregiatissimi -cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire -da diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi -uccelli da caccia, che avea fatto raccogliere in tutto il -settentrione, non gli costava meno di 3000 ducati d'oro -ogni mese.<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> Emanuele il grande, re di Portogallo, sapeva -bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando -gli mandò un elefante ed un rinoceronte.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> E per tal -modo si veniva ponendo le basi della scienza zoologica -e della botanica. -</p> - -<p> -Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi -dall'allevamento delle razze cavalline, delle quali quella -mantovana di Francesco Gonzaga passava per la prima -d'Europa.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> L'uso di attribuire un pregio speciale a certe -razze è certamente tanto antico, quanto l'arte del cavalcare, -e la produzione artificiale di razze ibride deve -essere stata comune specialmente sin dal tempo delle -Crociate; ma, quanto all'Italia, la conquista dei premi -nelle corse, che si davano in qualunque città di qualche -importanza, era il movente più efficace per cercarvi la -produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma -celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -gl'infallibili corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, -anche i più nobili cavalli da battaglia, e in generale -cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti a gran signori, -si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga -teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e -d'Irlanda, nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, -per avere quest'ultime, egli coltivava costantemente -l'amicizia dei Gransultani. Tutte le varietà furono quivi -tentate per produrre quanto più si potesse di eccellente -e di perfetto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma a questo tempo non mancò neanche quello che -si direbbe un serraglio d'uomini: il celebre cardinale -Ippolito de' Medici,<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> figlio bastardo di Giuliano duca di -Nemours, manteneva nella strana sua corte una schiera -di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti -ed erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la -razza, alla quale appartenevano. Qui infatti si vedevano -incomparabili volteggiatori di puro sangue moresco tolti -alle regioni settentrionali d'Africa, arcieri tartari, lottatori -negri, palombari indiani e turchi, che tutti insieme, -specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale. -Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), -questa turba svariata ne portò a spalle la salma da Itri -a Roma, e al lutto generale della città per la perdita -di un signore così liberale confuse le sue nenie funebri, -espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime -gesticolazioni.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani -nello studio delle scienze naturali e della varietà -e ricchezza dei prodotti della natura in generale, non -sono che cenni imperfettissimi del molto di più, che potrebbe -dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore, -sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto -di lasciare in questa parte del suo libro; ma egli non -esita a confessare che di molte delle opere speciali, che -potrebbero abbondantemente riempirla, non ha potuto -vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p> - -<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III. -<span class="smaller">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il -Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea -Silvio e le sue descrizioni. -</p> -</div> - -<p> -Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche -un'altra maniera di accostarsi alla natura, ed in un -senso affatto particolare. Gli Italiani sono i primissimi -fra i moderni, che intravidero e gustarono il lato estetico -del paesaggio.<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> -</p> - -<p> -Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo -e complicato svolgimento della cultura, e la sua origine -è assai difficile da rintracciare, in quanto che un sentimento -segreto di questa specie può esistere da lungo -tempo, prima che si manifesti nella poesia e nella pittura -e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. -Presso gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si -restrinsero alla rappresentazione di tutto il ciclo della -vita umana, prima di passare e descrivere quella della -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -natura, e quest'ultima rappresentazione rimase pur -sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, -da Omero in poi, in un numero grandissimo di espressioni -e di versi apparisca evidente l'impressione sempre -più forte, che la natura veniva facendo sull'uomo. Più -tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro signorie -sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con -sè una naturale predisposizione a sentire altamente il -lato spirituale della scena campestre, e quand'anche il -Cristianesimo le abbia costrette per un certo tratto di -tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, nei laghi -e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti -falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo -stadio di transizione fu presto assai da esse superato. -Egli è un fatto che ancora nel colmo del medio-evo, -intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento -schietto e profondo del mondo esteriore, che si -manifesta chiaramente nei canti dei menestrelli delle diverse -nazioni.<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> Da essi traspare un vero entusiasmo pei -fenomeni più semplici, quali l'apparir della primavera -e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi. -Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i -loro personaggi, i crociati, che pur corsero tanta parte -di mondo, in quei canti quasi non figurano più come -tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio ci descrive -con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature -dei guerrieri, non è che imperfettissima nella -descrizione dei luoghi, e il grande Volframo di Eschenbach -ci dà appena un'immagine sufficiente della scena, -nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante -d'ogni paese abitasse o avesse visitato e conoscesse -perfettamente migliaja e migliaja di castelli situati nelle -posizioni le più pittoresche. Anche nelle poesie degli -<i>scolari vaganti</i> (v. pag. 235) manca il senso della -prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre -invece le cose vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza -di colorito, che non se ne trova riscontro in nessun -menestrello della Cavalleria. Infatti dove trovare -una descrizione della foresta d'amore simile a questa, -che noi crediamo di un poeta italiano del secolo XII? -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Immortalis fieret</p> -<p class="i01">Ibi manens homo:</p> -<p class="i01">Arbor ibi quaelibet</p> -<p class="i01">Suo gaudet pomo:</p> -<p class="i01">Viae myrrha, cinnamo</p> -<p class="i01">Fragrant et amomo —</p> -<p class="i01">Conjectari poterat</p> -<p class="i01">Dominus ex domo<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> ecc.</p> -</div></div> - -<p> -Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da -lungo tempo monda e purificata da ogni influsso di potenze -soprannaturali. San Francesco d'Assisi nel suo Inno -al sole loda il Signore non per altro, che per la creazione -delle luci del cielo e dei quattro elementi. -</p> - -<p> -Ma le prove più convincenti della profonda impressione -esercitata dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano -con Dante. Egli ci ritrae al vivo in poche linee -non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar della marina -sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar -le selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -coll'unico intento di goder grandiose prospettive<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, uno -dei primi o il primo forse, dopo i poeti antichi, che abbia -sentito la bellezza di tali spettacoli. Il Boccaccio lascia -indovinare, più che non descriva egli stesso, quanta sia -l'impressione che fanno su lui le scene della natura; -tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere -qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, -se non altro, avrà esistito nella sua fantasia.<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> Con coscienza -poi ancor più compiuta il Petrarca, uno dei -primi uomini perfettamente moderni, mostra l'importanza -delle grandi scene della natura per un anima sensitiva. -Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le -letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco -della natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi -<i>Tableaux de la nature</i> i quadri descrittivi più perfetti -che esistano, Alessandro Humboldt, non s'è mostrato del -tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, anche -dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche -cosa da aggiungere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si -vuole che a lui si debba la primissima carta d'Italia,<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> — e -nemmeno ripetè semplicemente quanto avevano -detto gli antichi,<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> ma il vero aspetto della natura trovò -nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli -spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale -occupazione: associando l'una cosa coll'altra, s'intende -assai facilmente quel desiderio di solitudine erudita, che -lo incatena a Valchiusa ed altrove, e le sue fughe periodiche -dal suo secolo e dal mondo.<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> Gli si farebbe un -gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa potenza -descrittiva della natura si volesse inferire in lui una -certa mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso -golfo della Spezia e di Porto Venere, per esempio, -ch'egli innesta sulla fine del sesto canto dell'«Africa», -e che non fu mai fatta da nessuno nè degli antichi, nè -dei moderni,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non è, a dir vero, niente più che una semplice -enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che -risulta dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare -l'importanza pittoresca di un sito dalla sua utilità.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -In occasione della sua dimora nei boschi di Reggio, -l'improvviso spettacolo di un grandioso paesaggio agisce -talmente su lui, che egli continua una poesia da lunghissimo -tempo interrotta.<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> Dove però il suo entusiasmo -raggiunge il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte -Ventoux, non lungi da Avignone.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> Un vago desiderio di -godere un ampio orizzonte s'esalta in lui sino al punto -di una vera passione alla lettura accidentale di quel -passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo -di Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. -Egli pensa fra sè: come non sarà da scusare in un giovane -di condizione privata ciò che non si biasima nemmeno -in un vecchio re? Infatti il salire alle cime di un -monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza -inaudita a quanti lo circondavano, nè certo era il caso -di pensare a trovar amici o conoscenti che lo accompagnassero. -Il Petrarca non prese adunque con sè che il -minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in -avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre -con costoro avea cominciato già la salita, un vecchio -pastore lo scongiurava di tornar sui suoi passi: aver -egli pure, un cinquant'anni innanzi, fatto un simile tentativo, -ma non averne riportato altro, fuor che le membra -rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno -essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non -si lasciano atterrire per questo, e tra indicibili stenti -s'avanzano ognor più, sinchè si trovano colle nuvole -sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli è vero -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno -ad una descrizione della prospettiva che si apre -loro dinanzi; ma ciò non accade già perchè il poeta sia -rimasto freddo e insensibile a quella vista, bensì invece, -perchè l'impressione fu troppo forte in lui. In quell'altezza -solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti i fantasmi -e le follie della sua vita passata: egli si rammenta -come per l'appunto dieci anni prima era partito ancor -giovane da Bologna, e volge uno sguardo d'ansioso desiderio -all'Italia; per ultimo apre un libriccino, che s'era -preso a compagno di quel viaggio, le confessioni di S. Agostino, -e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel -passo del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini -se ne vanno attorno e ammirano l'altezza dei monti e -l'ampiezza dei mari e il romorio dei torrenti e il corso dei -pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di sè medesimi». -Suo fratello, al quale egli legge queste parole, -non sa comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente -il libro e se ne stia meditando in silenzio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio -degli Uberti nella sua cosmografia,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> scritta in versi -rimati (v. vol. I, pag. 240), descrive la vasta prospettiva -che si gode dal monte Alvernia, con quella freddezza -che è propria d'un geografo e di un antiquario, -ma al tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue -il testimonio oculare. Egli deve però aver ascese -cime ancora più elevate, perchè conosce fenomeni, che -non si possono osservare se non a più di 10,000 piedi -sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento -degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -guarisce il suo mitico duce, Solino, con una spugna intrisa -in una particolare essenza. Del resto, non v'ha dubbio -che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, delle -quali pure egli parla,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> non sono che prette finzioni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri -della scuola fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, -strappano interamente alla natura il suo velo e ne rubano -la vera immagine. Ma il loro paesaggio non si ferma lì, -nè è soltanto una naturale conseguenza del loro sforzo -di presentare in generale un riflesso della realtà; esso -ha già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè -tuttavia in modo ancora convenzionale. L'influenza -di questo paesaggio su tutta l'arte occidentale è innegabile, -e non poterono quindi non risentirla anche gli -artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo -genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò -a distoglierli dalla via, che s'erano tracciata essi stessi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, -la voce di Enea Silvio è una delle più autorevoli del -tempo. Quand'anche non si volesse tenere alcun conto -di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti a -confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine -di quel tempo e della sua cultura spirituale si -trovi così viva ed intera, e che assai pochi altresì s'accostarono, -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -al pari di lui, al tipo normale dell'uomo del -Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, anche -dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai -con piena giustizia sino a che si porranno a base del -giudizio le lagnanze della Chiesa tedesca defraudata, colpa -le di lui oscillazioni, del tanto invocato Concilio.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per -essere stato il primo non solamente a sentire la magnificenza -del paesaggio italiano, ma anche a descriverla -sin nelle più minute particolarità con vero entusiasmo -(v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana -meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe -in modo speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare -i suoi ozi nella migliore stagione dell'anno in escursioni -campestri più o meno lunghe. Ora almeno la podagra, -di cui era affetto da lunghissimo tempo, non gli era più -un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva -trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano -quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta -della natura e dell'antichità e appassionato pei -modesti, ma eleganti edifizi, apparirà quasi un santo. Ed -egli stesso nello splendido e vivace latino de' suoi Commentari -ci ha lasciato la più veridica testimonianza di -quanto in tali piaceri si sentisse felice.<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -</p> - -<p> -Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto -quello di qualsiasi uomo moderno. Egli si sente rapito in -una specie di estasi dinanzi alla grandiosa magnificenza -della scena, che si gode dal più alto dei monti Albani, il -monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia del territorio -a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello -sino all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese -che contiene le rovine delle antichissime città, coi profili -dei monti dell'Italia di mezzo, con le grandiose foreste -tutto all'intorno verdeggianti nelle pianure e coi -laghi delle montagne, che l'illusione fa credere vicini. -Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che -sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti -di ulivi, con la prospettiva delle lontane foreste e della -valle del Tevere, dove brulicano d'ogni parte i castelli -e le piccole borgate poste lungo le sponde del fiume. -Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a Siena -colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina -è la sua patria, e ad esso quindi si volgono con -predilezione speciale le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo -altresì nel rilevare le più minute particolarità -pittoresche, come, per esempio, quando descrive quella -lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, e che -è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate -da vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, -dove tra gli scogli verdeggiano perpetuamente le -quercie, rallegrate del continuo dal canto dei tordi». -Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi, -seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -egli sente che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un -poeta, egli è certamente questo «segreto asilo di Diana». -Spesse volte si sa aver egli tenuto il concistoro e fatta -la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto quegli -antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli -ulivi, sedendo su un verde prato o presso il zampillo di -qualche fontana. Alla vista di una gola montuosa, che -si va restringendo e sulla quale arditamente si stende -in arco un ponte, si risveglia immediatamente in lui il -suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, -che non lo interessi vivamente colla perfezione e specialità -caratteristica, che le è propria: i campi azzurri -di lino mollemente ondeggianti, il giallo della ginestra -che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi di qualsiasi -specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli -sembrano miracoli di natura. -</p> - -<p> -Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, -dove salì nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa -infocata rendevano assolutamente inabitabile la pianura. -A metà dell'altezza del monte, nell'antico convento longobardo -di S. Salvatore, fermò egli colla Curia la sua -residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul dirupato -pendio, si domina tutta la Toscana meridionale -e si veggono in lontananza le torri di Siena. Egli non -salì sino alle più alte cime del monte, ma vi salirono i -suoi seguaci, ai quali si unì anche l'oratore veneziano, -e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra addossati -l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche -popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran -lontananza, oltre il mare, le due isole di Corsica e di -Sardegna.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> In quella deliziosa frescura, all'ombra delle -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -annose querce e de' castagni, sul verde smalto dell'erba, -dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun insetto -o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì -più felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni -determinati, egli cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> -<i>novos in convallibus fontes et novas inveniens -umbras, quae dubiam facerent electionem.</i> — In tali -circostanze gli accadde anche una volta di vedere la -caccia che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu -visto fuggire sul monte difendendosi del suo meglio colle -unghie e colle corna. Sulla sera il Papa soleva sedere -nel piazzale del convento dal lato che prospetta la valle -del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli ragionamenti. -I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare, -riferivano che alle falde del monte il caldo era -insopportabile, e che la campagna arsa e deserta rendeva -immagine di un vero inferno, al cui paragone il -monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi -una dimora di paradiso. -</p> - -<p> -In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione -od influenza antica. E, ammesso anche che gli antichi -abbiano anch'essi sentito a quel modo, certo è che -le poche espressioni di qualche scrittore, che Pio può -benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser -quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo -entusiasmo.<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> -</p> - -<p> -Il secondo periodo di splendore, che sul finire del -secolo XV e sul principiare del XVI ebbe la poesia italiana -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -accanto alla latina, che era pur sempre in fiore, -ci somministra prove in gran numero della forte impressione -prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a -convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel -tempo. Ma vere descrizioni di grandiosi prospetti campestri -non s'incontrano quasi mai, appunto perchè e la -lirica e l'epopea e la novella avevan ben altro a fare -in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano -i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente -possono, e senza tirarli, col mezzo di lontananze -e di prospettive, a contribuire all'effetto,<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> che deve uscir -tutto intero dai personaggi e dall'azione. Questo sentimento -sempre crescente della natura trova un'espressione molto -più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi e di lettere.<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> -Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra -il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso -s'è imposto: nelle novelle non mai una parola più del -necessario per designare i luoghi, dove si compiono gli -avvenimenti;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> nelle dediche invece, che precedono ciascuna -novella, ampie e particolareggiate descrizioni dei -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i dialoghi -e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover -nominare l'Aretino,<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> come colui che forse fu il primo a -descrivere minutamente qualche splendido effetto di luce -e di ombre nelle ore del tramonto. -</p> - -<p> -Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare -intreccio di vita sentimentale con graziose pitture -di scene naturali, quasi altrettanti quadretti di genere. -Tito Strozza descrive (intorno al 1480) in una elegia -latina<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> la dimora della sua innamorata: una vecchia casetta, -rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi -dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una -cappella assai malconcia dalla violenza delle piene del -Po, che vi scorre in vicinanza: poco lungi di là la casa -del cappellano, che coltiva i suoi sette magri jugeri di -terreno con una coppia di buoi presi a prestito. Queste -non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno -tra gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto -sentimento moderno, al quale, sulla fine di questa parte -del nostro lavoro, troveremo far degno riscontro una altrettanto -semplice e schietta descrizione della vita campestre. -</p> - -<p> -Ora si suol dire comunemente che anche i grandi -maestri tedeschi dei primi anni del secolo XVI seppero -talvolta rappresentare egregiamente tali scene naturali, -come fece, per esempio, Alberto Durer nella celebre sua -incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore, -cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi -quadri in via complementare e accessoria, ed altro che -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -un poeta, avvezzo di solito a spaziare nelle idealità o -a vivere artificialmente nella mitologia, discenda nella -realtà per un intimo impulso suo proprio e senta il bisogno -di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo, -tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, -sta tutto in favore dei poeti italiani. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p> - -<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Scoperte sull'uomo.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Espedienti psicologici; i temperamenti. -</p> -</div> - -<p> -A queste vittorie riportate nel campo della natura -la civiltà del Rinascimento aggiunge un servigio ancor -più segnalato, la scoperta e la rappresentazione dell'uomo -in tutto ciò, che ne costituisce l'intima essenza e le manifestazioni -esteriori.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> -</p> - -<p> -Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, -un forte e completo sviluppo dell'individualità; poi guida -l'individuo al riconoscimento di questo stesso elemento -sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. Lo sviluppo -della personalità è essenzialmente legato alla coscienza, -che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue -questi grandi fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza -esercitata dall'antica letteratura, appunto perchè il modo -di riconoscere e di rappresentare l'individualità e di sceverarla -da ciò che vi ha di comune in tutti gli uomini, -riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza -di riconoscimento non sia un privilegio esclusivo dell'epoca -e della nazione. -</p> - -<p> -I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, -saranno pochi. Se mai in altre parti di questo lavoro, -qui principalmente noi ci accorgiamo di essere entrati -nel pericoloso sentiero delle divinazioni, e sappiamo benissimo -che non a tutti parrà sufficientemente provato -quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi -crediamo di scorgere nella storia della vita morale dei -secoli XIV e XV. Questo lento e successivo apparire -dello spirito di un popolo è tal fenomeno, che ad ogni -osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. -Al tempo spetta di vedere e di giudicare. -</p> - -<p> -Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito -umano non cominciò dall'andare in traccia di una psicologia -teoretica, — in tal caso avrebbe bastato quella di -Aristotele, — ma dal prendere a punto di partenza l'osservazione -dei fatti e la loro classificazione. L'indispensabile -corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei quattro -temperamenti in connessione col dogma allora universalmente -ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi -implacabili elementi si mantengono, da tempo immemorabile, -come qualche cosa di inesplicabile nella mente -dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti pregiudicato -il grande progresso universale. Certamente -parrà cosa strana il vederli tirati in campo in un'epoca, -nella quale oggimai non soltanto l'osservazione paziente -ed esatta, ma l'arte stessa e la poesia, portate all'ultima -perfezione, furono in grado di rappresentar tutto l'uomo -tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale, -quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. -E non sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -esempio, vediamo un osservatore, del resto assai perspicace, -attribuire bensì a Clemente VII un temperamento -melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio giudizio -a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento -collerico-sanguigno.<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> E lo stesso ci accade -quando leggiamo che a Gastone di Foix, al vincitore di -Ravenna, di cui abbiamo il ritratto dipinto da Giorgione -e la statua scolpita dal Bambaja, e che oltre a ciò ci -vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce un temperamento -<i>saturnio</i>.<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Non vi ha dubbio che chi usò tali -espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche -cosa di preciso e di determinato; ma le categorie, -alle quali si attenne per manifestare la propria opinione, -sono pur sempre quelle già viete e bizzarre di un altro -tempo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p> - -<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Rappresentazione dell'elemento spirituale -nella poesia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante e la sua «Vita -nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e -dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della -tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi -e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea -romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il -Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto -e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso -come antitesi. -</p> -</div> - -<p> -Nel campo della libera rappresentazione dello spirito -ci si fanno incontro per primi i grandi poeti del secolo -XV. -</p> - -<p> -Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei -due secoli precedenti noi ci facciamo a raccogliere le -gemme le più preziose, avremo un complesso di splendide -divinazioni e singole pitture d'affetti, che a prima -vista potranno far parere assai disputabile il primato, -cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle -produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo -col suo poema «Tristano ed Isolda» ci offre il -quadro di una passione, che ha dei tratti che non moriranno -mai. Ma queste gemme nuotano in un mare di -convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -lontane dal dare una completa rappresentazione obbiettiva -dell'uomo interiore e delle sue potenze morali. -</p> - -<p> -Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva -nella poesia cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi -trovatori. Furono questi che crearono la <i>canzone</i> propriamente -detta, la quale nelle loro mani procede artificiosa -e stentata, al pari di qualsiasi canto dei menestrelli -settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il -solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione -sociale alla quale appartiene il poeta. -</p> - -<p> -Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un -avvenire proprio e speciale della poesia italiana, e che -non si possono al tutto riguardare come prive di una -certa importanza, specialmente se la questione sia soltanto -di pura forma. -</p> - -<p> -Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), -che nelle canzoni rappresenta la solita maniera dei trovatori, -derivano i primi <i>versi sciolti</i> che si conoscano,<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> -e in questa apparente assenza di forme trovasi espressa -d'un tratto una vera e reale passione. È una volontaria -rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza -che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî -più tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi -ancora colla pittura a tempra, dalle quali sono banditi -i colori e l'effetto risulta soltanto dal movimento delle -ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur -tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano -il primo passo verso un indirizzo del tutto nuovo.<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del -secolo XIII, una delle molte forme ritmiche rigorosamente -ripartite in strofe, che l'occidente allora inventò, -va diventando per l'Italia la forma normale prevalente: -il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il numero -dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> -sino a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. -Questa è la forma, nella quale da principio si fonde -ogni elevato pensiero lirico e contemplativo e, più tardi, -ogni concetto possibile, per guisa che i madrigali, le sestine -e perfin le canzoni, accanto ad essa, non tengono -più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si -sono in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora -sul serio, di questo inevitabile modello, di questo letto -di Procuste, che obbliga a torturare nelle morse de' suoi -quattordici versi i pensieri e gli affetti. Ma non mancarono -e non mancano tuttavia anche quelli, che amano -invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per -depositarvi vuote reminiscenze e oziose tiritere senza -serietà e senza senso. Questo spiega perchè abbondino -tanto i futili e cattivi sonetti e vi sia tanta penuria di -buoni. -</p> - -<p> -Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto -sia stato un grande beneficio ed una vera fortuna per -la poesia italiana. La chiarezza e la bellezza della sua -forma, la necessità di elevare il concetto nella sua seconda -metà, più intimamente legata insieme, la facilità -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, -e lo resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. -Nè certo essi lo avrebbero conservato ed usato in -ogni secolo ed anche nel nostro, se avessero pensato diversamente. -Chi oserà dire che ad essi mancasse la potenza -di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando -un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del -sonetto fecero una delle principali forme della lirica italiana, -accadde che anche moltissimi altri, forniti di belle, -se non somme, attitudini, e che in altri generi più distesi -della lirica avrebbero fatto naufragio, impararono -necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere -le loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale -dei pensieri e degli affetti, quale non si ritrova nella -poesia di verun altro popolo moderno. -</p> - -<p> -Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale -italiano in una moltitudine di immagini molto -spiccate e concise e nella stessa loro brevità straordinariamente -efficaci. Se anche altri popoli avessero posseduto -una forma convenzionale di questa specie, forse -noi sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita -intima; fors'anche avremmo in quadri nettamente delineati -una serie di situazioni interne ed esterne e pitture -vive e parlanti di passioni e di affetti, che indarno cerchiamo -in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che -non ha quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli -Italiani si nota un progresso incontestato ed evidente -pressochè dalla nascita del sonetto in poi; infatti ancora -nella seconda metà del secolo XIII i <i>trovatori della transizione</i>, -come furono detti recentemente,<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> costituiscono -il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -e i poeti che risentono l'influenza antica: il sentimento -semplice e vigoroso, l'energica dipintura delle situazioni, -la precisione della frase e la serrata brevità della chiusa -nei loro sonetti e in altre composizioni fanno già presentire -imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti -ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, -(1260-1270) respirano una passione, che si rassomiglia -molto alla sua; altri ricordano quanto v'ha di più dolce -nella sua lirica. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al -sonetto, noi no 'l sappiamo, perchè le ultime parti del suo -libro «Del volgare eloquio», nelle quali appunto voleva -trattare delle ballate e dei sonetti, o non furono -mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual -tesoro di pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani -versato e nel sonetto e nella canzone! E qual cornice -non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! La prosa della -«Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause -che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno -maravigliosa dei versi stessi e forma con questi un tutto -armonico, nel quale regna il sentimento il più delicato -e profondo. Aperto e sincero, egli mette in piena evidenza -tutte le gradazioni, per le quali il suo spirito passò -successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il -tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. -Leggendo attentamente questi sonetti e queste -canzoni e in mezzo ad esse quei maravigliosi frammenti -del giornale della sua vita, si direbbe quasi che per tutto -il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio speciale -di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel -primo, abbia osato affrontare il testimonio della propria -coscienza. Di strofe artefatte si ha copia grandissima -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -anche prima di lui; ma egli solo è il primo vero artista -nel pieno senso della parola, perchè è il primo a -fondere scientemente un grande concetto in una forma -perfetta. Qui si ha veramente una lirica soggettiva improntata -della più schietta verità e grandezza obbiettiva, -e ciò con sì armonico accordo, che tutti i popoli e tutti -i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire e -di scrivere.<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> E se talvolta dal tema è condotto ad uscir -fuori di sè medesimo, e non può manifestare la potenza -del suo sentimento se non da un fatto estrinseco a lui, -come nei grandiosi sonetti <i>Tanto gentile</i> ecc. e <i>Vede -perfettamente</i> ecc., egli sente tosto il bisogno di giustificarsene.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> -In sostanza a questo genere appartiene anche -il più bello di questi componimenti, il sonetto <i>Deh peregrini -che pensosi andate</i> ecc. -</p> - -<p> -Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, -basterebbe questa storia intima della sua vita giovanile -per far di Dante l'ultimo uomo del medio-evo e il primo -del tempo moderno. È la vita dello spirito, che tutto ad -un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si manifesta -quale si sente. -</p> - -<p> -Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il -voler dire quante di simili manifestazioni s'incontrino -nella Divina Commedia, e noi dovremmo seguire canto -per canto l'intero poema, se volessimo metterne in evidenza -i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non -siamo in questa necessità, dappoichè la Commedia già -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -da lungo tempo è divenuta il libro prediletto di tutti i -popoli occidentali. Il suo organismo e il concetto fondamentale -appartengono ancora al medio-evo e non si legano -colle nostre idee se non per un nesso di continuità -storica; ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva -d'ogni moderna poesia tanto per la sua ricchezza, come -per l'alta sua potenza plastica nella rappresentazione -dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e trasformazioni.<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> -</p> - -<p> -Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere -che questa poesia abbia i suoi momenti di oscillazione -e accenni anche per qualche mezzo secolo ad un apparente -regresso: — ciò non ostante però il suo principio -vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli -XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito -veramente originale e profondo vi si accosta, egli rappresenta -da sè solo una potenza di gran lunga superiore -a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta -l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così -facile a stabilire. -</p> - -<p> -Come nella storia italiana si vede ordinariamente la -cultura (di cui la poesia è un elemento) precedere l'arte -figurativa e contribuire essenzialmente a darle il primo -impulso, così vediamo ora anche qui ripetersi il fatto -identico. Ci volle più d'un secolo prima che il movimento -intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura e -nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse -analoga a quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -nella vita artistica degli altri popoli<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e quale importanza -possa avere in sè una tale questione, non è -questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il fatto -ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi -al Petrarca, potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi -di un poeta tanto universalmente conosciuto. Ma non -bisogna accostarsi a lui con gl'intendimenti di un giudice -inquisitore e andar rintracciando minutamente le -contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori secondari -oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè -in tal caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la -lettura de' suoi sonetti, e si perderà di vista il poeta -per la smania d'imparar a conoscere l'uomo, come suol -dirsi, nella sua «totalità».<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> E questo pur troppo è quanto -a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare il cielo -che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso -quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la -parte più preziosa della travagliata sua vita, da poche -e sparse «reliquie» di questo genere s'è cercato di cucire -insieme anche pel Petrarca una biografia, che potrebbe -dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua però -se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari -degli uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -come hanno cominciato in Germania ed in -Inghilterra, il banco degli accusati, sul quale egli è stato -posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su cui saranno -chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli -uomini grandi. -</p> - -<p> -Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, -in cui il Petrarca imita sè stesso e continua a poetare -alla sua maniera, noi ammiriamo in lui una copia straordinaria -di concetti e di immagini, che s'aggirano tutte nel -campo della spiritualità, descrizioni di momenti di ebbrezza -o di abbandono, che debbono riguardarsi come -al tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di -lui ci accade di incontrarli, e che costituiscono appunto -il suo merito principale dinanzi alla sua nazione e al -mondo intero. Non sempre l'espressione è ugualmente -schietta; e non è raro il caso che alle più delicate idealità -si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha -dello strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco -di parole, qualche argomentazione che dà nel sofistico: -ad ogni modo però la parte sana prevale di gran lunga -su tutti questi difetti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati -raggiunge talvolta una forza non comune di espressione -nella pittura, che fa de' suoi sentimenti.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Il ritorno ad -un luogo reso sacro da memorie amorose (son. 22), la -melanconia primaverile (son. 33), la tristezza del poeta -che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da lui -trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» -egli ha descritto la forza purificante e rigeneratrice di -amore, come nessuno avrebbe creduto doversi aspettare -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -dall'autore del Decamerone.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> E finalmente la sua «Fiammetta» -è una grande e circostanziata analisi psicologica -fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque -non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile -e d'immagini ed evidentemente padroneggiata qua e là -dalla smania di sfoggiare in frasi lussureggianti, nonchè -pregiudicata anche dall'innesto, inopportuno affatto, di -allusioni mitologiche e di citazioni erudite. Se non andiamo -errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo -aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno -ebbe l'impulso da questa. -</p> - -<p> -Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il -libro quarto dell'Eneide, non sieno rimasti senza una -grande influenza su questi e sugli Italiani venuti più -tardi,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> è cosa che già s'intende da sè; ma ciò non impedisce -minimamente che la sorgente del sentimento -sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto -questo aspetto li paragona coi loro contemporanei non -italiani, troverà generalmente in essi la primissima e -completa manifestazione dei sentimenti dell'Europa moderna. -Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri -uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari -squisitezza e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -colla parola una più ricca e profonda cognizione -dei sentimenti interni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno -fatto se non cose del tutto mediocri nel campo della tragedia? -Niun genere infatti sarebbe stato più acconcio a -dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, ai pensieri -ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere -e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, -non ebbe anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo -a caso in tal modo la domanda. Sta di fatto che -con tutti i rimanenti teatri del nord gl'Italiani dei secoli -XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere -il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono -farvi concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo -religioso s'era spento in essi già da gran tempo, -e perchè del punto astratto d'onore non si curavano -che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti -da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi -a idolatrare e glorificare il principato, che per lo -più era tirannico ed illegittimo presso di loro.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> La questione -si restringe adunque unicamente al confronto col -teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel -breve periodo del suo massimo splendore. -</p> - -<p> -Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto -il resto d'Europa non fu in grado di produrre che un -solo Shakspeare, e che genii simili non sono in generale -se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si potrebbe -anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche -il teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -slancio potente, quando invece scoppiò la Contro-riforma -e soffocò, d'accordo col dominio spagnuolo (diretto su -Napoli e su Milano, e indiretto sul resto d'Italia), i più -fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò miseramente -isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo -per un momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè -spagnuolo o in vicinanza del Santo Uffizio a Roma, od -anche nel suo stesso paese soltanto un pajo di decennj -più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci si -dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar -libero il volo al suo genio. Il dramma perfetto, tardo -figlio di ogni cultura, ha bisogno, per svolgersi, di tempi -e condizioni affatto speciali. -</p> - -<p> -Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito -di ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte -appositamente per difficultare o ritardare in allora un -più perfetto sviluppo del dramma in Italia, e che non -cessarono se non quando era già troppo tardi per poter -rivaleggiare colle altre nazioni. -</p> - -<p> -Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze -fu il fatto, che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai -per tempo assorbita di preferenza dalla parte decorativa -della rappresentazione, per opera specialmente dei -Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto l'Occidente -le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende -sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il -principio del dramma e del teatro; ma l'Italia, come -sarà dimostrato altrove, aveva messo nei Misteri un tale -sfoggio di pompa artistica decorativa, che necessariamente -l'elemento drammatico doveva restarne in buona -parte sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni -non si svolse neppure più tardi un genere -poetico speciale, quali gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi un -vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito -parte, secondo le sue forze, alla magnificenza della -decorazione, alla quale per l'appunto si era già troppo -avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non senza stupore si -legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione della -scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali -si andava contenti ad una semplice e grossolana -indicazione dei luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe -bastato a far preponderar la bilancia, se la rappresentazione -stessa, parte colla magnificenza dei costumi, -parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, -non avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della -composizione. -</p> - -<p> -Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma -e a Ferrara, si sieno rappresentate delle commedie di -Plauto e di Terenzio, ed anche talora delle tragedie antiche -(v. vol. I, pag. 320 e 342), ora in lingua latina ed -ora in italiano; che le accademie sorte a quel tempo -(v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni -un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento -anche nei loro drammi si sieno dati, più di -quanto conveniva, alla imitazione di quei modelli, fu certamente -un fatto, quanto vero, altrettanto pregiudicievole -al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne; -ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza -maggiore di quella, che realmente hanno. Se -non fosse sopraggiunta la Contro-riforma e con essa -il dominio straniero, quello stesso svantaggio avrebbe -potuto convertirsi perfino in un passo di più fatto sulla -via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua -volgare nella tragedia e nella commedia era stata -omai, a gran dispetto degli umanisti, vinta definitivamente.<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> -Da questo lato adunque niun ostacolo avrebbe -impedito alla più colta nazione d'Europa di sollevare il -dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale -rappresentazione della vita umana. Furono gli -Inquisitori e gli Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani -e che resero impossibile la riproduzione dei più -veraci e sublimi contrasti, specialmente se allusivi alla -vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi dobbiamo -prendere in più vicina considerazione anche gli -allegri Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo -del dramma. -</p> - -<p> -Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso -di Ferrara con Lucrezia Borgia, il duca Ercole -mostrò in persona a' suoi illustri ospiti centodieci costumi, -che doveano servire per la rappresentazione delle commedie -di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno -di essi dovea servire due volte.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> Ma che cosa era mai -questo lusso di vestiti di seta e di cambellotto in paragone -col corredo dei balli e delle pantomime, che si rappresentavano -quali «Intermezzi» delle commedie plautine? -Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso ad -una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e -che ognuno, durante il dramma, ardentemente li aspettasse, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -non si durerà fatica a comprenderlo, quando si -pensi alla varietà ed al lusso, con cui venivano rappresentati. -Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri romani, -che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le -loro armi secondo le più severe leggi dell'arte, danze -di Mori portanti fiaccole accese, o di selvaggi che agitavano -i cornucopia, dai quali usciva un'onda di fuoco, -e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, che -rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci -di un dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano -in veste da Pulcinella e si battevano l'un l'altro con -vesciche di majale e simili. Alla corte di Ferrara non -si dava mai una commedia senza il «suo» ballo (<i>la -moresca</i>).<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491) -la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione -del primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), -se cioè qual pantomima con musica od invece qual vero -dramma, non si sa con certezza.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> In ogni caso però è -fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi superavano -la composizione stessa: vi si vide infatti un -ballo di giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi -artificiali, che cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando -la lira col plettro, accompagnava una canzone in -lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo nell'intermezzo, -una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava in -campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito -e con una pantomima rappresentante il giudizio di Paride -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -sull'Ida. Allora appena subentrava la seconda metà -della commedia, nella quale erano frequenti le allusioni -alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. Quando -questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata -nel cortile del palazzo ducale (1487), continuava -a splendere, durante la rappresentazione, «un paradiso -con stelle ed altre ruote», vale a dire probabilmente -una illuminazione con fuochi d'artificio, che senza dubbio -avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione del -pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe -stato se simili scene, innestate a forza nella composizione, -fossero state rappresentate a parte, come forse usavano -di fare altre corti. Delle sfarzose rappresentazioni promosse -dal cardinale Pietro Riardo, dai Bentivogli di Bologna -e da altri avremo occasione di discorrere, parlando -delle feste in genere. -</p> - -<p> -Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto -in uso universalmente, nocque in modo speciale allo -sviluppo della tragedia originale italiana. «In passato, -scriveva Francesco Sansovino<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> intorno all'anno 1570, -si rappresentavano, oltre alle commedie, anche alcune -tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. -Attratti dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano -da paesi vicini e lontani. Ma oggidì le feste -che vengono allestite dai privati, hanno luogo appena -fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè -l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie -ed altri allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al -dire che la pompa ha aiutato ad uccidere la tragedia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, -tra i quali ebbe maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, -(1515), appartengono alla storia della letteratura. -Ed altrettanto può dirsi della commedia più colta, di quella -imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale lo stesso -Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare. -Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la -trattarono il Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe -in realtà potuto avere un avvenire, se il suo stesso contenuto -non l'avesse condannata sin dalle prime a perire. -Infatti questo era il più delle volte o estremamente immorale -o rivolto a mordere singole classi di persone, -le quali dal 1540 in avanti non parevano più disposte -a lasciarsi offendere così pubblicamente. Se la pittura -dei caratteri nella Sofonisba era stata sopraffatta dalla -pomposa declamazione, qui invece era trattata con soverchia -franchezza al pari della di lei sorella germana, -la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, -se non andiamo errati, furono le prime ad essere -scritte in prosa e imitate completamente dal vero; per -questo non devono essere dimenticate nella storia della -letteratura europea. -</p> - -<p> -L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta -introdotto, continuò a mantenersi, e non mancarono anche -più tardi numerose rappresentazioni di opere drammatiche -antiche e moderne; ma esse non servirono omai -ad altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso -maggiore o minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, -e il genio della nazione se ne venne di mano in mano -scostando, come da un genere troppo vero e volgare. -Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali -e le «opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto -quei tentativi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -Nazionale non fu e non rimase che una specie, la -<i>Commedia dell'Arte,</i> che non si scriveva, ma s'improvvisava -sopra una tessera che si teneva dinanzi. Essa non -giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, perchè -aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti -sapevano a memoria il carattere. Ma il genio della nazione -inclinava talmente a questo genere, che anche in mezzo -alla rappresentazione di commedie scritte gli attori si -abbandonavano spesso ad una capricciosa improvvisazione,<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> -in guisa che qua e la si venne introducendo un -genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero -essere state le commedie rappresentate in Venezia -dal Burchiello e poscia dalla compagnia di Armonio, -Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed altri;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> del Burchiello -si sa già che, a caricare il lato comico della rappresentazione, -mescolava nel dialetto veneziano vocaboli greci -e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, -fu quella adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il -Ruzzante (1502-1542), le cui maschere stabili erano -contadini padovani (Menato, Vezzo, Villora ed altri): egli -soleva studiarne il dialetto, quando passava l'estate nella -villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> A poco -a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli -avanzi delle quali il popolo italiano si compiace ancora -oggidì: Pantalone, il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, -Arlecchino e così via. Certamente per la massima -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -parte esse sono assai vecchie, anzi non è impossibile che -talune derivino dalle maschere delle antiche farse romane, -ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie -in una sola rappresentazione. Attualmente ciò non -accade più così di leggeri, ma ogni grande città ha conservato -almeno le sue maschere locali: Napoli il suo -Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre -Meneghino.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -</p> - -<p> -Misero compenso invero per una grande nazione, che -forse prima d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini -a riprodurre nel dramma i momenti più importanti -della sua vita. Ma ciò doveva esserle impedito per secoli -da potenze nemiche, del predominio delle quali ella -non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico -degli Italiani, riconosciuto universalmente, non -potè mai essere distrutto completamente, e colla musica, -quando non potè con altro, l'Italia mantenne il suo -primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi musicali -crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma -che le fu negato, può compiacersene a suo talento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura -attendersi dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero -maggiore, che si suol fare all'epopea romanzesca -italiana, sta in questo, che l'invenzione e la pittura dei -caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi. -</p> - -<p> -Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, -e fra gli altri quello che da tre secoli e mezzo -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -i poemi romanzeschi italiani continuano ad essere letti e -ristampati, quando quasi tutta la poesia epica degli altri -popoli non è divenuta oggimai che una semplice curiosità -letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente -dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e -ammirano qualche cosa di diverso che non in quelle del -settentrione? Ma in tal caso resterà sempre che i settentrionali -debbano, almeno in parte, appropriarsi il modo -di sentire degli Italiani per poter apprezzare il vero -merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania -vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di -non sapervisi al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti -che chi si facesse ad esaminare e giudicare il Pulci, il -Bojardo, l'Ariosto e il Berni dal solo lato del nudo concetto, -non giungerebbe ad intenderli mai perfettamente. -Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che scrissero -e cantarono per un popolo eminentemente artistico. -</p> - -<p> -I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti -dopo il graduato e successivo spegnersi della poesia cavalleresca, -parte sotto la forma di compilazioni e raccolte -rimate, parte come romanzi profani. In Italia durante -il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi -due fatti; ma le rimembranze risorte dell'antichità vi -crebbero giganti d'accanto e gettarono nell'ombra tutte -le creazioni fantastiche del medio-evo. Vero è che il -Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra -gli eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche -un Tristano, un Arturo, un Galeotto ed altri, ma non -lo fa che brevemente e quasi alla sfuggita, come se si -vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori posteriori -di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per -celia. Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e -dalle sue mani essi passarono poscia di nuovo in quelle -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -dei poeti del secolo XV. Questi poterono ora concepire -e trattare quella stessa materia da un punto di vista -del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono -nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da -capo a fondo. Non si poteva infatti più pretendere da -essi, che trattassero una materia così invecchiata con -quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri -tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro -la fortuna di aver saputo riaccendere nei loro connazionali -l'antico entusiasmo per un mondo fantastico già -quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere che ipocriti, -se vi si fossero accostati con quella venerazione, -colla quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo -nuovamente aperto alla poesia dell'arte. Il loro scopo -principale pare essere stato quello di ottenere il più -bell'effetto possibile in ogni canto per mezzo della recitazione; -e nel fatto è anche vero, che questi poemi guadagnano -moltissimo, quando vengano recitati a frammenti -e con una leggera tinta d'ironia comica nella voce e -nel gesto. Una pittura più profonda e completa dei -caratteri non avrebbe contribuito gran fatto ad aumentare -quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura -desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè -non ode sempre che un brano. Riguardo ai personaggi -prescritti, l'animo del poeta si trova in una condizione, -che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua cultura -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -umanistica protesta contro il carattere medievale dei -medesimi, dall'altro però le loro lotte, quale riscontro -ai tornei e all'arte della guerra allora in uso, richieggono -una grande conoscenza della materia e un certo -slancio poetico in chi scrive, ed una splendida attitudine -in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali -qualità che il poema stesso del Pulci<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> non giunge ad -essere una vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione -comica e franca de' suoi paladini ci tocchi assai -spesso dappresso. Vero è che, accanto a ciò, egli pone -un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e pur -buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un -battaglio di campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, -contrapponendo ad esso l'assurdo, e pur notevolissimo, -mostro Margutte. Ma il Pulci non dà nessuna -importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente -e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue -lo strano suo corso anche dopochè entrambi ne sono da -lungo tempo scomparsi. Anche il Bojardo<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> conosce perfettamente -i suoi personaggi e a suo talento li adopera -sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi -e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente -condanna a sostener parti goffe e balorde. -Ma il punto artistico, ch'egli tratta colla maggior serietà, -al pari del Pulci, è pur sempre la descrizione vivacissima -e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele di tutti gli -avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto -per canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi -alla società che si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -ed altrettanto faceva il Bojardo nella corte di -Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile l'immaginare -a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca -lode vi avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. -Naturalmente anche i poemi stessi nati in tal modo non -costituiscono nessun tutto organico, e potrebbero senza -inconvenienti essere del doppio più lunghi o più brevi -che non sono: il loro organismo non è quello di un -gran quadro storico, ma semplicemente di un fregio o -di un magnifico festone, attorno al quale stanno disposte -mille svariate figure. A quel modo che nelle figure e -negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e -neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde -prospettive e varietà di piani, altrettanto se ne -fa senza in questi poemi. -</p> - -<p> -La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle -quali specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove -sorprese, si burla di tutte le nostre definizioni scolastiche -sull'essenza della poesia epica sin qui accettate. Per -quel tempo essa era la più piacevole diversione dagli -studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile per -chi in generale agognava di arrivar ad una forma di -poesia narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare -una veste poetica alla storia dell'antichità non conduceva -ad altro, fuorchè a quel fallace pensiero, sul quale si mise -il Petrarca col suo poema «l'Africa» in esametri latini, -e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi -il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi -sciolti, poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto -alla lingua ed alla versificazione, ma in cui non si saprebbe -dire se sia più maltrattata la storia o la poesia, -per l'unione forzata alla quale entrambe furono costrette. -E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo imitarono? -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca -sono tutto quel di meglio che in questo genere potè ottenersi -senza grave offesa al buon gusto; l'«Amorosa -Visione» del Boccaccio, invece, non è altro che un'arida -enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti in -tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque -sia l'argomento che trattano, con una barocca imitazione -del primo canto di Dante, e si provvedono anch'essi -di un duce allegorico, che deve tenere il posto -di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il «Dittamondo») -si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo -panegirico a Federigo da Urbino volle avere a compagno -Plutarco.<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> Ora da tutte queste false peregrinazioni distolse -per l'appunto quell'epica poesia, che aveva a suoi -rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e l'ammirazione -con cui fu accolta, — e che forse, rispetto -all'epica, non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano -splendidamente quanto essa rispondesse ad un -bisogno del tempo. Sia che queste creazioni incarnino o -non incarnino in sè il concetto ideale della vera poesia -epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo -da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse -rappresentano, in ogni caso, un'idealità esistente al loro -tempo. Inoltre colle loro grandiose descrizioni di battaglie, -che per noi sono la parte che più ci annoia, esse soddisfano, -come s'è detto, ad una passione allor prevalente -per la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente -noi possiamo formarci una giusta idea,<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> nè più nè meno -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -come dell'alta stima, in cui allora era tenuta la schietta -vivacità della descrizione o del racconto in generale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio -più fallace, quanto se, per giudicare l'Ariosto, si -andasse in cerca di caratteri nel suo «Furioso».<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> Certo -che anche essi non mancano qua e colà ed anzi vengono -trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia mai -essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, -ci perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile -esigenza si collega con un desiderio assai più largo, al -quale l'Ariosto non soddisfa nel senso del nostro tempo: -da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe bramato -in generale qualche cosa di più che le avventure -di Orlando. Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato -in un grande lavoro i più grandi conflitti del cuore -umano, che avesse riprodotto le idee più sublimi del suo -tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola si -avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, -che s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. -Invece, egli procede al modo degli artisti d'allora e -raggiunge l'immortalità astraendo dall'originalità nel -senso moderno, lavorando ulteriormente sopra una tela -di figure universalmente note e servendosi perfino degli -elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual -grado di perfezione si possa raggiungere anche procedendo -in tal guisa, non è cosa che possa tanto facilmente -intendersi da gente sfornita del senso dell'arte, e molto -meno lo intenderà chi in ogni altra cosa si troverà più -istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è «l'avvenimento», -fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -per tutto il grande poema. Per riuscire in tale -intento egli ha bisogno non solo di essere dispensato dal -dare un'impronta più spiccata ai caratteri, ma anche dal -mantenere un più stretto legame fra le leggende che -narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate e -dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere -tali da poter con uguale facilità apparire e sparire, non -perchè lo richiegga l'indole loro speciale, bensì perchè -lo vuole il poema stesso. Ma anche in un modo di comporre -tanto slegato e irrazionale in apparenza egli trova -e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non -descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi -sino a quel punto, nel quale possano fondersi armonicamente -col procedere degli avvenimenti; e meno -ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> mantenendo -invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della -vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo -e reale. Il lato appassionato e sentimentale non emerge in -lui mai dalle parole,<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> nemmeno nel celebre canto vigesimo -terzo e nei seguenti, dove è descritta la pazzia di -Orlando. Che gli episodi amorosi non abbiano mai in -questa epopea un carattere lirico, è un merito di più -del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili -dal lato morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno -talvolta in sè tanta verità e realtà, in onta anche a -tutte le fantasticherie magiche e cavalleresche, che li -circondano, che si crederebbe quasi scorgervi per entro -casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -Conscio del proprio valore, egli ha poi innestate senza -esitare nel poema molte allusioni relative al suo tempo -e proclamatavi la gloria di casa d'Este col mezzo di -evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle sue -ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con -moto sempre eguale e maestoso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, -Limerno Pitocco la parodia della Cavalleria entra in possesso -di quei diritti, ai quali da tanto tempo agognava,<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> -ma al tempo stesso coll'elemento comico e il suo realismo -mostrasi necessariamente il bisogno di dare un'impronta -più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe -e alle sassate dell'infima plebe di una piccola città delle -Romagne (Sutri) cresce il piccolo Orlando, predestinato -evidentemente a divenire un coraggioso eroe, nemico di -ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto millantatore. Il -mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto dal -Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui -se ne va veramente in frantumi: l'origine e la personalità -dei paladini vengono messe in aperta derisione, -per esempio nel secondo canto, in occasione di un torneo -d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle -più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta -una comica compassione per l'inesplicabile slealtà, che è -tradizionale nella casa di Gano da Magonza, per la faticosa -conquista della spada Durindana e simili, anzi la -tradizione non gli serve in generale che come un campo -opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci -(talune assai belle, come quella sulla fine del capo -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -sesto), e oscenità. Accanto a tutto questo non manca -qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e sotto questo punto -di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, che -l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione -e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza -per le eresie luterane che conteneva. La -parodia, per esempio, è evidente quando (cap. VI, str. 28) -la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino Guidone, -dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, -da Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo -l'Ariosto — gli Estensi. Può darsi che il mecenate stesso -del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia rimasto del tutto -estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata -di Torquato Tasso la pittura dei caratteri è una -delle particolarità meglio curate dal poeta, dimostra da -sè quanto diverse fossero le idee che egli aveva intorno -al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo -prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente -un monumento della Contro-riforma e del nuovo indirizzo, -sul quale in questo frattempo era stata avviata la società. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p> - -<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Le Biografie.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi -d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto -Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro. -</p> -</div> - -<p> -Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani -hanno avuto, primi fra tutti gli Europei, una decisa -propensione e attitudine a descrivere esattamente l'uomo -storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime ed esteriori. -</p> - -<p> -Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece -dei tentativi notevoli di questo genere, e la leggenda, -come compito permanente della biografia, dovette, almeno -fino ad un certo grado, tener viva la tendenza e -l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali dei conventi -e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti -abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico, -come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, -di Gottardo di Hildesheim ecc., e di parecchi degl'imperatori -tedeschi esistono descrizioni composte su modelli -antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno tratti pregevolissimi: -anzi queste e somiglianti <i>Vitae</i> profane costituiscono -a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano -se si volessero contrapporre le biografie scritte da Eginardo -o da Radevico<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> a quella che di S. Luigi ci dà -il Joinville, e che sola, per vero, merita di essere contrassegnata -come la prima pittura caratteristica di un -uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri -come quello di S. Luigi sono in generale assai -rari, e a ciò s'aggiunge anche la non comune fortuna, -che un narratore veramente schietto e sincero sa in -tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far emergere -in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. -Da che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare -il carattere di Federico II o di Filippo il Bello! -Molte altre narrazioni, che poi sino all'uscire del medioevo -si dànno per biografie, non sono propriamente che -storia contemporanea e senza importanza alcuna per la -caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive. -</p> - -<p> -Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici -degli uomini più importanti è una tendenza prevalente, -e quest'è appunto ciò che li contraddistingue dagli -altri popoli occidentali, nei quali nulla di simile si riscontra, -o solo casualmente e in circostanze affatto straordinarie. -Questo senso assai sviluppato per l'individualità -non può averlo in generale se non chi esce da una razza, -che ne sia naturalmente dotata e che abbia portato lo -sviluppo dell'individuo all'ultima perfezione. -</p> - -<p> -In stretta relazione colla passione universalmente prevalente -per la gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge -una scienza biografica compilatrice e comparata, che non -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -ha più bisogno di attenersi all'ordine dinastico o alla -serie dei grandi dignitari ecclesiastici, come fanno Anastasio, -Agnello e i loro successori od anche i biografi -dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a -descriver l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. -Quali modelli per questo scopo, oltre Svetonio, servono -anche Cornelio Nepote e Plutarco (<i>viri illustres</i>), là dove -quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di storia letteraria -sembrano aver servito principalmente le biografie -dei grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto -il nome di Appendici allo Svetonio,<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> nonchè la vita di -Virgilio del Donato, assai letta in allora. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni -biografiche e le vite di uomini e di donne celebri, fu -già altrove indicato (v. vol. I, pag. 199 e segg.). Esse -tutte, quando non parlano di contemporanei, seguono naturalmente -le narrazioni precedenti; il primo importante -lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di -Dante», scritta dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una -certa precipitazione e dia spesso nell'enfasi, essa ci porge -tuttavia una viva idea di ciò che v'era di straordinario -nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine del secolo XIV, -seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo Villani. -Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, -medici, filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -di essi ancor vivi. Firenze in queste Vite è trattata come -una famiglia di uomini d'ingegno, dove si notano particolarmente -quei rampolli, nei quali lo spirito della casa -si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei caratteri -è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo -e con una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, -e abbraccia molto abilmente sotto un solo -punto di vista le qualità interne ed esterne di ciascun -individuo. D'allora in poi<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> i Toscani non hanno più cessato -di considerare la pittura degli uomini come un affare -di loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le -caratteristiche più importanti degli Italiani dei secoli XV -e XVI in generale. Giovanni Cavalcanti (nelle appendici -alla sua «Storia fiorentina» anteriormente all'anno 1450) -raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di sapienza -politica e di valor militare, desumendoli tutti dal -popolo fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» -dà pregevoli ritratti di illustri suoi contemporanei; anche -recentemente è stato ristampato uno scritto suo giovanile,<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> -che contiene, si può dire, i lavori preparatorii -per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto originali. -A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie -molto piccanti su taluni uomini della Curia<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> del tempo -posteriore a Pio. Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato -più volte, e nel complesso come fonte storica esso -va collocato sempre fra i più importanti, che possediamo, -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può -certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un -Niccolò Valori, un Guicciardini, un Varchi, un Francesco -Vettori ed altri, dai quali la storiografia di tutta Europa -ebbe forse, non meno che dagli antichi, norma e indirizzo. -Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di -parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono -assai per tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E -sta altresì di fatto che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e -l'opera sua importantissima, noi mancheremmo forse ancora -d'una storia dell'arte del settentrione e in generale -dell'Europa moderna. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il -primo posto sembra doversi concedere a Bartolommeo -Fazio, oriundo della Spezia (v. vol. I, pag. 203 nota). Il -Platina, nativo del cremonese, nella sua «Vita di -Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, -la caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto -speciale è dovuta a Piercandido Decembrio per la -vita che ci ha lasciato dell'ultimo dei Visconti,<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> dove -imita a larghi tratti Svetonio. Sismondi deplora che si -sia impiegato tanto tempo e tanta fatica intorno a un -tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad -un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito -perfettamente nel ritrarci con maravigliosa esattezza un -carattere così doppio, come fu quello di Filippo Maria, -e nel darci al tempo stesso un quadro delle circostanze, -che prepararono accompagnarono e seguirono una tirannide -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo -XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica -nel suo genere, e così accentuata da non lasciare inavvertita -ogni benchè minima particolarità. — Più tardi -Milano ha nello storico Corio un pittore di caratteri degno -di speciale menzione; e a questo tien dietro il comasco -Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale -dapprima le estese sue biografie, poi i compendiosi suoi -elogi, che divennero un modello pei biografi posteriori -d'ogni paese. Sono frequentissimi i passi, nei quali si -può accusare il Giovio di superficialità ed anche, se si -vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, -come è certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno -di quegli elevati intenti morali, di cui egli stesso -si confessava sfornito. Ma, in onta a tutto questo, non -può negarsi che lo spirito del secolo traspare da tutte le -sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo -Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli -ce li descrive, quand'anche non ci faccia penetrare nei -misteri più reconditi del loro spirito. -</p> - -<p> -Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per -quanto ci è dato di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. -vol. I, pag. 50), quantunque il suo scopo non sia propriamente -quello di scrivere biografie. In modo abbastanza -strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi, -intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che -lo si potrebbe dire un tragico a sua insaputa. La vera -tragedia, che allora non trovò sulla scena posto veruno, -penetrò ardita nei palazzi o si mostrò sulle pubbliche -vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il Magnanimo» -di Antonio Panormita, scritti vivente il re, -sono notevoli come una delle primissime congeneri raccolte -di aneddoti, schizzi e sentenze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì -l'Italia nella pittura morale dei caratteri,<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> quantunque -i grandi moti politici e religiosi avessero spezzato omai -tanti vincoli e ridestato alla vita dello spirito tante migliaia -d'uomini. Ma le migliori informazioni sui personaggi -più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre -date dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. -Tutti sanno a questo riguardo qual grado di autorità e -d'importanza è stato al tempo nostro, e con ragione, -attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani» -dei secoli XVI e XVII. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e -là un'impronta affatto propria di profondità e d'ampiezza, -e, accanto alla vita esteriore la più svariata, ci dipinge -con molta verità la vita intima, mentre presso altre nazioni, -compresa anche la tedesca del tempo della Riforma, -si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia -indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. -Si direbbe che la «Vita nuova» di Dante, con -quella tinta di schietta ingenuità, che l'anima da capo -a fondo, abbia additato alla nazione la via da tenere. -</p> - -<p> -Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» -molto in uso nei secoli XIV e XV, delle quali -deve esistere un numero considerevole fra i manoscritti -delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie semplici -e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri, -come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti. -</p> - -<p> -Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo -è da cercarsi nemmeno nei Commentari di Pio II: anzi, -se si giudica dalle apparenze, ciò che qui si apprende -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente al -modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire -tanto alto. Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, -si porterà anche un giudizio diverso su questo libro veramente -notevole. Vi sono degli uomini portati naturalmente -ad essere uno specchio vivo e fedele di quanto -li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino -al tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che -ci presentino un quadro serio e profondo di tutte le circostanze -della loro vita. Uno di questi è appunto Enea -Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo agli affari, -senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, alle -quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato -gli era una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, -la costante ortodossia delle sue opinioni. Per -tal modo, dopo aver preso parte a tutte le questioni morali -che agitarono il suo secolo, e dopo averne suscitato -più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine -di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor -giovanile e di entusiasmo, da predicar la crociata contro -i Turchi, e da morir di dolore quando la vide andar -fallita. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, -è l'autobiografia di Benvenuto Cellini. Anch'essa non -contiene alcuna di quelle osservazioni, che rivelano l'interno -dell'anima, e tuttavia noi vi troviamo dipinto tutto -l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con tal verità -e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti che -Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di -semplici abbozzi e perirono, e che come artista non ci -appare perfetto se non nella minuta decorazione, dovendosi -nel resto (a giudicare dalle opere che di lui ci rimangono) -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -collocarlo al di sotto di tanti altri suoi contemporanei, -che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, -abbia potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino -così irresistibile sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno -che il lettore assai di frequente sia in grado di -accorgersi, che egli ne' suoi racconti o non è veritiero -affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; l'impressione -che lascia una natura così energica e piena, -prevale su tutto. E per convincersene basta il confronto -con qualunque degli autobiografi del settentrione, nei -quali, se anche qua e là si deve pur ammirare un indirizzo -morale molto più elevato, si nota però una inferiorità -incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è -un uomo che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se -non da sè stesso.<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, -che non sempre sembra aver detto l'esatta verità: -egli è Girolamo Cardano, milanese (nato nel 1500). -Il suo libretto <i>De propria vita</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> sopravviverà anche -quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha -levato di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, -nè meno come la <i>Vita</i> di Benvenuto sopravvive alle sue -opere, quantunque il valore dei due libri sia essenzialmente -diverso. Cardano è un medico, che si tocca il polso -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità fisica, -intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo -alle quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta -e obbiettiva, che gli è possibile. Il modello che egli, per -sua confessione, prende ad imitare, lo scritto di Marco -Aurelio intorno a sè stesso, potè essere da lui superato, -perchè egli non si trovò anticipatamente preoccupato da -nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza -alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto -è vero che comincia la sua narrazione col dirci, che -venne al mondo, perchè a sua madre non riuscì di -disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto degno -d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero -alla sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini -e facoltà intellettuali, non però le morali: tuttavia -si ha da lui un'aperta confessione (cap. X), che la predizione -fatta da un astrologo, che non sarebbe sopravissuto -oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre il quarantesimo -quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella -sua gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare -un compendio del suo libro, del resto universalmente -conosciuto e facile a rinvenirsi in qualsiasi biblioteca. -Bensì non vogliamo tralasciar di notare che chiunque -prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che -non lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. -Il Cardano confessa di essere stato giocatore sleale, -uomo vendicativo, ostinato nelle colpe e deliberatamente -offensivo nei discorsi; ma lo confessa senza impudenza -o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di -rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame -di sè medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, -fuorchè a quello schietto e sincero amore della verità, -da cui era guidato in tutte le sue ricerche scientifiche. -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, giunto -a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> e con -sì poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si -dichiari tuttavia abbastanza felice, compiacendosi di un -nipote che gli sopravviverà, dell'immenso sapere di cui -si trova in possesso, della fama procacciatagli dalle sue -opere, delle ricchezze, degli onori, delle potenti amicizie, -che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, e, ciò -che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta -egli enumera i denti che gli rimangono, e ci fa -sapere che sono quindici. -</p> - -<p> -Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato -omai in Italia gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni -sforzo, perchè uomini simili o non potessero sorgere più -o in qualche modo perissero. E infatti corse del bel -tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo -scrisse l'Alfieri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna -di autobiografie senza cedere la parola ad un uomo, -quanto rispettabile, altrettanto felice. Egli è appunto il -notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la cui abitazione -in Padova, classica dal punto di vista architettonico, poteva -dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre -trattato <i>Della vita sobria</i><a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> egli descrive innanzi tutto -la dieta rigorosa, mediante la quale potè, da infermiccio -che era stato in gioventù, procurarsi una tarda e sana -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -vecchiaia, per modo che, quando si pose a scrivere, toccava -già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si -occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano -la vita umana oltre i sessantacinque anni, -chiamandola una vita morta, e prova ad essi, che la sua -è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, egli -esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, -e come monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, -e come ascendo non una scala sola, ma tutto un colle -a piè gagliardamente: poi come io sono allegro, piacevole -e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo -e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si -dipartono mai dal mio cuore.... Io mi ritrovo avere -bene spesso comodità di ragionare con molti onorati gentiluomini, -e grandi d'intelletto e di costumi e di lettere, -ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro -conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando -in questo e in ciascun altro modo, ch'io posso, -giovare altrui, quanto le mie forze me lo concedono. E -tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità e -alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente -belle e nella più bella parte di questa dotta città -di Padova, e di quelle che più non sono state fatte alla -nostra etade, con una parte delle quali mi difendo dal -gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè io le ho -fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute -di giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. -Io vo l'aprile e il maggio, e così il settembre l'ottobre, -per alquanti giorni, a godere un mio colle, che è nel -più bel sito di questi monti Euganei, e che ha fontane -e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e quivi -mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente -alla mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -giorni la mia villa di piano,<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a> che è piena di -belle strade, le quali concorrono tutte in una bella piazza, -in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata assai secondo -la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta -la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande -spazio di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e -ora (Dio grazia) molto ben abitato, mentre prima era -paludoso e di mal aere e stanza piuttosto da bisce, che -da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si fece buono -e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono -a moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione -che si vede oggidì, talchè io posso dire con verità, -che ho dato in questo luogo a Dio altare e tempio -e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno infinito -piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere -e godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni -anno a rivedere alcune di queste città circonvicine, e -piglio piacere ragionando con li miei amici, che in esse -si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi sono, -uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici -e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, -e sempre imparo cose, che mi è grato il saperle. -Vedo i palazzi, i giardini, le anticaglie e con queste le -piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra tutto godo nel -viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi, -per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, -vicini a fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e -giardini d'intorno. Nè questi miei sollazzi e piaceri mi -son men dolci e cari, perchè io non veda ben lume e -non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i -miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -il gusto; che più gusto ora quel semplice cibo, ch'io -mangio ovunque io mi trovi, che non faceva già quelli -tanto delicati al tempo della mia vita disordinata». -</p> - -<p> -Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento -delle paludi da lui promossi per la Repubblica, -e a' suoi progetti messi innanzi ripetutamente pel mantenimento -delle lagune, conclude: «Questi sono i veri -e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e -i diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, -è sanata dalle perturbazioni dell'animo e dalle infermità -del corpo, e non prova alcuno di quei contrari, i quali -miseramente tormentano infiniti giovani e altrettanti -languidi vecchi e del tutto impotenti. E se alle cose -grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per -dir meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, -dirò anco tal essere il frutto di questa vita sobria in -me, che in questa mia età di anni ottantatrè ho potuto -comporre una piacevolissima commedia, tutta piena di -onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema -ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, -siccome la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. -Ora se fu lodato quel buon vecchio, greco di -nazione e poeta, per avere nell'età di settantatrè anni -scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io men -fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più -di lui composto una commedia?... E perchè niuna consolazione -manchi alla copia degli anni miei, veggo quasi -una spezie d'immortalità nella successione de' miei posteri: -poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno -o due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è -di diciotto anni, il minore di due, tutti figliuoli di un -padre e d'una madre, tutti sanissimi, tutti bellissimi e, -per quanto ora si può vedere, molto atti e dediti alle -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori -sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che -i putti dell'età di tre anni infino a quella di cinque sono -naturali buffoni: gli altri di maggiore età tengo ad un -certo modo miei compagni, e perchè hanno dalla natura -perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare -con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto -seco, perchè ho miglior voce e più chiara e più sonora -ch'io avessi giammai.... Questi sono i sollazzi della mia -etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è vita viva -e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè -la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo -seguono i loro appetiti». -</p> - -<p> -Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai -più tardi, nel suo novantacinquesimo anno, egli si -chiama fortunato, fra molte altre cose, anche perchè il -suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova -nell'anno 1565, in età di oltre cento anni. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">Caratteristica dei popoli e delle città.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p class="center"> -Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI. -</p> -</div> - -<p> -Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi -vediamo svolgersi anche una certa attitudine a giudicare -e descrivere intere popolazioni. Durante il medio-evo -le città, le famiglie e i popoli di tutto l'Occidente -s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno -e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di -vero più meno svisato. Ma da tempo antichissimo gli -Italiani si segnalarono nel saper cogliere ed additare le -differenze morali tra città e città e tra paese e paese; -il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che -quello di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai -per tempo in questo riguardo una letteratura speciale, -e si alleò all'idea della gloria: sorse la topografia, -quasi a far riscontro alla biografia (v. volume I, -pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole -prese a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -sorsero anche scrittori, i quali parte descrissero con tutta -serietà, l'una dopo l'altra, tutte le più importanti città -e popolazioni, parte le misero apertamente in derisione, -ne parlarono in modo, che non si sa se vi prevalga -l'ammirazione o lo scherno. -</p> - -<p> -Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, -su questo argomento, di essere consultato il «Dittamondo» -di Fazio degli Uberti (intorno al 1360). Vero -è però che in esso non vengono messe in rilievo se non -talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel -paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di -S. Apollinare in Ravenna, le fontane di Treviso, la -grande cantina di Vicenza, le elevate gabelle di Mantova, -il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo a ciò si -incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo -figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova -per gli occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue -donne, Bologna per le sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo -pel suo dialetto grossolano e per l'ingegno de' suoi -abitatori, e così via.<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> Nel secolo XV poi ognuno esalta -la propria città anche a spese delle altre. Michele Savonarola, -per esempio, non pone la sua Padova se non -al di sotto di Venezia e di Roma, come più grandiose, -e di Firenze, come più allegra;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> nè fa mestieri di dire, -che queste parzialità rendono un assai cattivo servigio -alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. Sulla fine -del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -un viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che -di fare qua e là maligne osservazioni. Ma col secolo XVI -comincia una serie di vere e profonde caratteristiche, -quali in allora non possedeva verun altro popolo.<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a> Il Machiavelli -descrive in alcune preziose relazioni i costumi -e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in -guisa tale, che anche un settentrionale, che conosca la -propria storia, non potrà non essere grato al gran politico -fiorentino per la luce, che vi portò colla profonda -e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini si trattengono -assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare -di sè medesimi<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> e a specchiarsi con compiacenza -nello splendore, invero grandissimo, delle loro glorie nel -campo artistico e letterario; e forse si potrebbe scorgere -il sommo della vanità in ciò stesso, che li vediamo attribuire -il primato artistico della Toscana sul resto d'Italia -non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto -ad uno studio ostinato e costante, <i>per essere eglino</i> -(gl'ingegni toscani) <i>molto osservanti alle fatiche e agli -studi di tutte le facoltà sopra qualsivoglia gente d'Italia.</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> -Essi accettarono poi gli omaggi d'illustri italiani -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -d'altri paesi, come per esempio lo splendido <i>Capitolo</i> -sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un -tributo, al quale sapevano di aver diritto. -</p> - -<p> -Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica -sulle differenze caratteristiche delle popolazioni d'Italia, -non possiamo sgraziatamente citare che il nome.<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a> -Leandro Alberti<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> non è nella descrizione del genio delle -singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un -piccolo Commentario anonimo<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a> contiene, fra molte sciocchezze, -anche qualche cenno pregevole sulle condizioni -infelici e scadute d'Italia intorno alla metà del secolo.<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a> -</p> - -<p> -Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni -possa avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, -specialmente per mezzo degli umanisti italiani, -non è del nostro assunto di dimostrarlo qui. Sta di fatto -però, che anche in ciò, come nella cosmografia in genere, -l'Italia tiene sempre il vanto della priorità. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span></p> - -<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Descrizione dell'uomo esteriore.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni -generali di quest'ultimo. -</p> -</div> - -<p> -Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano -alla descrizione del lato morale degli individui e -dei popoli; anche l'uomo esteriore è oggetto d'osservazione -in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che -non al nord.<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> -</p> - -<p> -Della condizione in cui si trovarono i grandi medici -di fronte ai progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo -di parlare, e lo studio della figura umana sotto -il punto di vista artistico è compito tutto affatto speciale -della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà adunque -soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello -che suol dirsi l'<i>occhio artistico</i>, perchè fu per esso che -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -in Italia divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente -accettato, sulla bellezza e bruttezza corporale. -</p> - -<p> -Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori -italiani d'allora, si resta stupiti della precisione e della -verità, che si scorgono nella delineazione dei tratti esterni, -nonchè della pienezza e perfezione di parecchie descrizioni -personali in generale.<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a> Ancora oggidì i romani in -particolare vanno famosi per una attitudine speciale a -fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. -Questa prontezza nell'afferrare il lato caratteristico -delle persone è una condizione essenziale per acquistare -la conoscenza del bello e la capacità di descriverlo. -Vero è che nei poeti la descrizione particolareggiata e -minuta può essere un difetto, perchè un singolo tratto -ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare -nel lettore un'immagine assai più viva ed efficace, -che non facciano molte e spesso oziose parole. -Dante non ha mai dato un'idea più splendida della sua -Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che -parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che -la circonda. Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, -come tale, ha intenti e leggi speciali, quanto dell'attitudine -in generale a ritrarre in parole le forme sì nei -particolari, che nelle generalità. -</p> - -<p> -In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, -dove la novella vieta ogni lunga descrizione, -quanto ne' suoi romanzi, dove egli può descrivere a tutto -suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il ritratto<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a> di una -bionda e di una bruna, presso a poco quali le avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero -che anche adesso la cultura precede l'arte di lungo -tratto. — Nella bruna (o più probabilmente men bionda) -appaiono già alcuni tratti, che potremmo dire classici: -nelle parole <i>la spaziosa testa e distesa</i> si ha il presentimento -di forme grandiose, che vanno al di là della -semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano -più, come nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma -una sola linea ondeggiante; il naso sembra ch'egli lo -immagini pendente nell'aquilino;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a> anche il largo petto, -le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata -negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti -insomma accennano evidentemente ad un sentimento -della bellezza, che è quello dell'epoca che s'avvicina, e -che, senza saperlo, tiene al tempo stesso assai di quello -della classica antichità. In altre descrizioni il Boccaccio -parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante -all'uso del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, -di un collo rotondo, ma non curvato in arco, nonchè, -con gusto molto moderno, di un «piccolo piede» e di -due occhi «ladri nel loro movimento»<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> in una Ninfa -dalle chiome d'ebano, e così via. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte -sull'ideale della bellezza, quale esso la concepiva, noi -non siamo in grado di dirlo; ma neanche le opere dei -pittori e degli scultori non le renderebbero così del tutto -inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè anzi, -di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -negli scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> -Ma nel secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola -col suo notevolissimo scritto «Della bellezza delle -donne».<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> In esso bisogna innanzi tutto sceverare quello -che egli ripete sulla fede degli scrittori antichi o sulla -autorità degli artisti (per es. la determinazione delle -proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee -astratte e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni -sue proprie, confermate con esempj di donne -e fanciulle di Prato; e siccome la sua operetta ha la -forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle donne -di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non -vi ha ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente -fedele alla verità. Il principio dal quale egli -move, è quel medesimo, al quale già un tempo s'attennero -Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale di molte singole -parti belle per costituire un tutto perfettamente -bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che -possono essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza -al biondo, come il più bello,<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> intendendo però sotto -questo nome un giallo delicato pendente nel bruno. Seguitando -poscia, egli vuole che i capelli sieno crespi, copiosi -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua -larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non -morta e dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide -come seta, folte in sul mezzo e dolcemente digradanti -verso il naso e gli orecchi, il bianco dell'occhio tendente -leggermente all'azzurro, l'iride non assolutamente -nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi -neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è -certo che l'azzurro celeste fu vanto delle stesse Dee, e -che il bruno cupo è più cercato, «perchè crea una vista -dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio poi vuol -essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, -«se bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, -che a fatica si veggano, i peli delle quali voglion -essere raretti, non molto lunghi, nè troppo neri». Quella -fossa che circonda l'occhio, non deve essere «nè troppo -affonda, nè troppo larga, nè di color diverso dalle guance».<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a> -L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle -parti rilevate, che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente -di rosso, come le granella delle melegrane». -Delle tempie non c'è da dire se non che sien bianche -e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il -cervello»;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a> nelle guance la bianchezza «dalle estremità, -pura neve, deve andare, insieme col gonfiamento -della carne, crescendo sempre in incarnato». Il naso, -che determina essenzialmente il pregio del profilo, deve -rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente, -salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca; -dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal -poco, ma non così che diventi aquilino, «che in una -donna comunemente non piace»: la parte inferiore abbia -un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno -acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse -di freddo, e la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente -rossa». La bocca l'autore la desidera piuttosto -piccola, ma nè appuntita, nè piatta, le labbra non -troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: nell'aprirle -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -accidentalmente (vale a dire senza parlare e -senza ridere) non si veggano mai più di sei denti superiori. -Bellezze speciali sono una piccola fossetta nel labbro -superiore, un bel rigonfiamento dell'inferiore, un vezzoso -sorridere nell'angolo sinistro della bocca ecc. I denti non -debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma con -bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive -«paiano piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto -rosso». Sia il mento rotondo, «non già arricciato, nè -aguzzo, e figuri colorito d'un color vermiglietto, un poco -acceso nel suo rialto: suo vanto speciale è un poco di -fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e piuttosto -lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo -d'Adamo appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi -vorrebbe far certe rughe circolari in forma di monili e -nell'alzarsi vuol distendersi tutta». Le spalle le desidera -larghe, ed anche quanto al petto egli ne riconosce -nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, -deve essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, -e dolcemente rilevandosi dalle estreme parti, deve -venir in modo crescendo, che l'occhio a fatica se ne accorga -con un color candidissimo macchiato di rose». -La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle -parti inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di -carne ed oltre a ciò con polpe sode e bianche quanto la -neve». Il piede lo vuole «piccolo, snello, ma non magro, -e un po' rilevato nel salir del collo, bianco come -lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche -con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, -carnose e muscolose, ma con una certa dolcezza, -come quelle di Pallade, quando si mostrò al pastore sul -monte Ida; in una parola, succose, fresche e sode». -La mano finalmente si desidera bianca, massimamente -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -nella parte superiore, ma grande «e un po' pienotta, e -morbida a toccare come fina seta, rosea nell'interno con -linee chiare, rare, ben distinte, non intrigate, nè attraversate: -quello scavo, che è tra l'indice e il pollice, sia -bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita -lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la -cima, ma sì poco che appena si veggia, con unghie -«chiare, non lunghe, non tonde, nè in tutto quadre, -nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la costola -d'un picciol coltello». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Accanto a questa estetica speciale la generale non -vi ha che una parte assai secondaria. Le ragioni più riposte -e segrete, dietro le quali l'occhio giudica <i>senza -appello</i>, sono un enigma anche pel Firenzuola, come -egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria, -Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non -sono in parte, come s'è detto, che deduzioni filologiche, -in parte inutili sforzi per esprimere l'inesprimibile. Il -sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro qualche -antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima. -</p> - -<p> -Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono -vantare singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente -l'idea della Bellezza.<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a> Ma ogni altra opera resta -facilmente ecclissata da questa del Firenzuola. Il Brantome, -posteriore di un secolo e più, non pare che un -dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto perchè -guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della -Bellezza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> - -<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">Descrizione della vita reale ordinaria.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione -effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica -della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, -il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale. -</p> -</div> - -<p> -Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo -finalmente aggiungere anche l'interesse, che si -prese alla descrizione della vita ordinaria quotidiana. -</p> - -<p> -Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento -di poesia che alla satira ed alla farsa. Al tempo -del Rinascimento in Italia si prende invece a studiarla -e a descriverla per ciò che essa è in sè stessa, perchè -è interessante da sè, perchè è una parte della vita umana -in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono -come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, -che s'aggira per le case, sulle vie, nei villaggi per -beffarsi indistintamente della piccola borghesia, dei contadini -e del clero delle campagne, noi incontriamo qui -nella letteratura i primordi di quei quadri <i>di genere</i>, -che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella -pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella -farsa volgare e procedono uniti, ma non per questo sono -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -identici con essa, chè anzi differenze essenziali li distinguono -pur sempre nettamente fra loro. -</p> - -<p> -Quante cose umane non deve aver Dante attentamente -osservato e sperimentato prima di poter descrivere -in modo così profondamente vero il suo mondo -spirituale!<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> Le celebri similitudini desunte dall'operoso -affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi -dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> e simili, -non sono le sole prove che possono addursi in tale -riguardo: l'arte stessa, colla quale egli esprime lo stato -interno di un'anima nell'atteggiamento esteriore e nel -gesto, dimostra un profondo e pertinace studio della vita. -</p> - -<p> -I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, -e ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema -del genere che trattano, di indugiarsi nelle particolarità -(cfr. a pag. 38 e 94). Ad essi è permesso di -esordire con grande larghezza e di essere prolissi, finchè -vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di -genere puramente descrittivo. Questi non s'incontrano -per la prima volta che presso gli uomini, che fecero rivivere -l'antichità. -</p> - -<p> -Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi -è l'uomo, che avea una speciale attitudine a tutto: -Enea Silvio. Egli descrive non soltanto la bellezza del -paesaggio, non le cose più interessanti dal lato cosmografico -ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, -pag. 10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario -e straordinario della vita.<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a> Fra i moltissimi passi -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -delle sue Memorie, in cui si rappresentano scene naturali, -alle quali in allora appena qualcuno avrebbe consacrato -un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui -che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> Ma impossibile -sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali -antichi epistolografi o narratori gli sia venuto l'impulso -a rivestire di sì splendidi colori le sue descrizioni; nè -ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo spirituale -i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che -non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno -avvolti in una misteriosa penombra. -</p> - -<p> -Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie -descrittive latine, delle quali s'è già parlato altrove -(v. vol. I, pag. 350): descrizione di cacce, di viaggi, di -ceremonie e simili. E non manca anche qualche lavoro -italiano di questa specie, come, per esempio, le descrizioni -della celebre giostra medicea del Poliziano e di -Luca Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, -il Bojardo e l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro -soggetto a passar oltre e a toccar questi punti appena -di volo, ma, anche in onta a ciò, non si può non ammirare -la facile precisione, con cui dipingono la vita ordinaria, -e se ne trae una prova di più della loro grande -maestria in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta -di ripetere i brevi discorsi di una brigata di belle donne,<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a> -che in un bosco furono sorprese dalla pioggia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, -più spesso che altrove, negli scrittori di cose guerresche -e simili (cfr. vol. I, pag. 135). Ancora di un tempo anteriore -ci rimane in una poesia molto circostanziata<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> un -quadro fedele di una battaglia di mercenari del secolo XIV, -dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida -e i comandi, che echeggiano durante la zuffa. -</p> - -<p> -Ma la cosa più notevole in questo genere sono le -schiette descrizioni della vita campagnuola, che si trovano -specialmente in Lorenzo il Magnifico e nei poeti che lo -circondano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dal Petrarca in avanti<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a> ci fu una specie di bucolica -falsa, convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, -ad imitazione di quelle di Virgilio, non importa se in -versi latini od italiani. E come sue specie secondarie -sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. vol. I, -pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, -e più tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e -del Guarini, tutti lavori dettati in bellissima prosa o in -versi perfetti, nei quali però la vita pastorale non figura -che come un costume indossato per sola apparenza esterna, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un genere -ben diverso di società.<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> -</p> - -<p> -Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge -nella poesia un modo affatto nuovo di dipingere la vita -campestre: la descrizione schietta, naturale, l'antitesi insomma, -il contrapposto della bucolica convenzionale di -prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè qui -soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che -il proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale -e franchigie speciali, per quanto anche talvolta la sua -sorte fosse piuttosto dura. La differenza tra la città e -i villaggi è ben lontana dall'esservi così accentuata, come -nel nord; anzi un gran numero di piccole città vi è -esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando -alle loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini -al pari di tutti gli altri. I Maestri comacini fecero il -giro di quasi tutta l'Italia; al fanciullo Giotto fu pure -possibile di abbandonar le sue pecore e di essere aggregato -in Firenze ad una corporazione; in generale l'affluenza -degli uomini del contado alle città era continua, -e certe popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente -per questo.<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> Ora egli è bensì vero che la boria -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai -poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il -<i>villano</i>,<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 -e segg.) si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia -dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo -odio di razza contro i <i>vilains</i>, di cui sono pieni -gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i -cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani -di qualsiasi specie<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> s'incontrano frequenti e spontanee -testimonianze d'onore e di rispetto per una classe -di persone, che rende alla società sì segnalati servigi e -ha tanto diritto alla di lei gratitudine. Gioviano Pontano<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> -narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti -magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche -e nei novellieri non mancano mai eroine campestri,<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> -che sacrificano la propria vita per difesa del proprio -onore e pel bene della propria famiglia.<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -Con tali precedenti era ben naturale che in taluni -sorgesse il desiderio di rivestir dei colori della poesia -anche questo genere di vita. Fra costoro innanzi tutto -nomineremo qui Battista Mantovano colle sue Egloghe, -una volta assai lette ed anche oggidì degne di osservazione. -Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente -del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa -perplessità tra il realismo e il convenzionalismo della -rappresentazione, ma in sostanza il primo prevale. Vi si -sentono le idee di un buon curato di campagna, non -senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In -qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato -assai colle popolazioni del contado. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta -Lorenzo il Magnifico in questo nuovo mondo e -ci fa vivere veramente la vita del villaggio. La sua -«Nencia da Barberino»,<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a> può dirsi la nuova e schietta -riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze, -fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -del poeta è tale, che si resta in dubbio se si -risenta simpatia o disprezzo pel garzone che parla (è il -contadinello Vallera, che dichiara il suo amore alla Nencia). -È evidente il contrasto deliberato colla bucolica convenzionale -accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite -Ninfe: Lorenzo si getta volontariamente nel nudo -realismo della spregiata vita delle campagne, e, ciò -non ostante, l'insieme lascia un'impressione veramente -poetica. -</p> - -<p> -Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca -da Dicomano di Luigi Pulci.<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a> Ma essa difetta di una certa -serietà obbiettiva, per essere stata cantata non tanto per -forza di naturale impulso e allo scopo di rappresentare -un lato della vita del popolo, quanto pel desiderio di ottenere -l'applauso della più colta società fiorentina. Da -ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le -frammistevi oscenità. Ciò non ostante, il carattere del -contadino innamorato vi è con molta abilità sostenuto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col -suo <i>Rusticus</i> in esametri latini.<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> Tenendosi lontano da -ogni imitazione della Georgica di Virgilio, egli descrive -specialmente l'anno campestre in Toscana, cominciando -dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore sfodera un -nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca -e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, -ed anche nell'«estate» s'incontrano passi di un -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -gusto squisito; ma ciò che può riguardarsi come un vero -gioiello della nuova poesia latina, è la festa della vendemmia -in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha -cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che -stava attorno a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche -quadro veritiero della vita agitata e operosa delle classi -inferiori. La sua <i>Zingaresca</i><a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a> è uno dei primi saggi della -tendenza dei poeti moderni a trasportarsi nella vita e -nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a -cui essi appartengono. Con un intento comico qualche -cosa di simile era stato, per vero, tentato ancor prima,<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a> -e in Firenze i canti delle Mascherate ne offrivano sempre -nuova occasione al tornare di ogni carnovale. Ma -ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei sentimenti -di un'altra classe, con che tanto questa canzone, -quanto «la Nencia» tracciano nella storia della letteratura -una nuova via, che merita attenta considerazione. -</p> - -<p> -E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo -il fatto, che la cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. -Non ci vollero infatti, dalla Nencia in poi, meno -di ottant'anni prima che s'avessero i quadri di genere e -i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Avremo occasione in seguito di mostrare come in -Italia le differenze sociali fondate sulla diversità della -nascita avessero omai perduto ogni valore. Ciò che vi -contribuì grandemente fu senza dubbio il fatto, che qui, -prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza più -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità -in generale. Basterebbe questa sola conquista per -imporci un obbligo di eterna riconoscenza verso gli -uomini del Rinascimento. Un concetto logico e astratto -dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il -Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva. -</p> - -<p> -I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo -trovansi espressi da Pico della Mirandola nel suo discorso -sulla dignità dell'uomo,<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> che può dirsi uno dei lasciti -più preziosi di quell'epoca tanto colta. Dio s'è riserbato -di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, affinchè -questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne -la bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò -a nessuna sede fissa, non gl'impose veruna attività -determinata, nessuna necessità ineluttabile; lo dotò anzi -di ogni facoltà necessaria a muoversi e a voler liberamente. -«Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse il -Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti -guardi attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti -creai non celeste e non terrestre, non mortale, nè immortale -soltanto, affinchè tu sia libero educatore e signore -di te medesimo; tu puoi degenerare sino a divenir -bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I -bruti portano con sè dal grembo materno quanto ad essi -fa d'uopo per conservarsi; gli spiriti superiori sono sin -dal principio, o per lo meno subito dopo,<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a> ciò che saranno -eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che dipende -dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni -specie di vita». -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> - -<h2 id="parte5">PARTE QUINTA -<span class="smaller">LA VITA SOCIALE E LE FESTE</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> - -<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I. -<span class="smaller">Il pareggiamento delle classi.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica -della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua -posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori -influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo -in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito -indispensabile a' cortigiani. -</p> -</div> - -<p> -Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche -cosa di compiuto e perfetto, non si manifesta soltanto -nella vita politica, religiosa, artistica e scientifica di un -popolo, ma dà altresì un'impronta sua propria all'intera -vita sociale. Ciò riscontrasi in modo caratteristico nel -medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e dell'aristocrazia -sono presso a poco identiche dappertutto, -e dove pure si ha un genere di borghesia affatto speciale. -</p> - -<p> -Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento -sono l'antitesi la più spiccata di tali consuetudini sotto -tutti i punti di vista più essenziali. Questa antitesi comincia -già alla base, che è affatto diversa, mentre nei -circoli più elevati della vita sociale non esistono più distinzioni -di casta, ma si ha invece una classe veramente -colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza -del sangue non ha valore se non in quanto le -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -ricchezze, che sogliono accompagnarla, assicurano gli ozi -necessari alla propria educazione. Ciò però non deve intendersi -in modo assoluto, mentre è pur sempre vero, -che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, -ora meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania -di conservarsi all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle -altre nazioni men progredite d'Europa. Mala tendenza -generale dell'epoca è però sempre per la fusione delle -classi nel senso moderno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve -essere stata la convivenza di nobili e borghesi nella stessa -città, per lo meno sino dal secolo XII,<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> poichè per essa -vennero accomunate le sorti di tutti e furono tronche -le ali, ancora in sul nascere, all'insolente albagia dei -signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano -un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia -non si indusse mai, come nei paesi settentrionali, a fissare -appannaggi speciali pei figli cadetti dell'aristocrazia: -infatti, se anche i vescovati, i canonicati e le abbazie -vi furono spesso conferiti dietro i principii di un indegno -favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente -sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola -vi furono molto più numerosi, più poveri e privi affatto -di quelle prerogative principesche, che avevano altrove, -videro in compenso cresciuta la loro autorità morale dalla -loro dimora nelle città dove avevano la sede, e dove, -insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale -della popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono -d'ogni parte i principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -in quasi tutte le città occasione e motivo d'isolarsi nella -vita privata (v. vol. I, pag. 181), che, scevra di pericoli -dal lato politico e confortata d'ogni comodità ed agiatezza -materiale, non era in sostanza gran fatto diversa -da quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E -quando, da Dante in poi, la nuova poesia e la nuova -letteratura divennero patrimonio di tutti,<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> e, più tardi ancora, -prevalse una cultura tutta d'indole antica, e l'uomo, -come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva procacciarsi -individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri diventar -principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma -nemmeno alla legittimità della nascita nell'eredità del -potere (v. vol. I, p. 27-28), — allora si potè ben credere -che una nuova êra di uguaglianza fosse spuntata, -ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi -all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti -per affermare e per negare la legittimità degli -ordini aristocratici. Dante, per esempio, deriva ancora -dall'unica definizione aristotelica, che «la nobiltà si basi -sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo principio, -che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su -quella degli antenati».<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Ma altrove egli non si dà per soddisfatto -di una tale definizione, e si rimprovera da sè -stesso<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a> di aver perfino in Paradiso, parlando col suo -proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà della sua origine, -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -che è manto che <i>tosto raccorcia</i>, e al quale il tempo -ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna -rimettere. E nel «Convito»<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> egli stacca del tutto dall'idea -della <i>nobiltà</i> ogni condizione di nascita privilegiata, -e ne fa una cosa sola con l'attitudine a qualsiasi -eccellenza morale e intellettuale, accentuando in modo -speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà -sorella germana della filosofia. -</p> - -<p> -Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo -venne acquistando sulle opinioni degli Italiani, -tanto più forte si venne in tutti radicando la persuasione, -che l'origine non possa mai esser quella che decida del -valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai un -principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo -«Della nobiltà»<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> si dichiara pienamente d'accordo -co' suoi interlocutori — Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, -fratello del vecchio Cosimo — non esservi oggimai -altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito personale. -Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto -sparge un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, -che, secondo il comune pregiudizio, entrano a far -parte della vita dei nobili. «Niuno (v'è detto) trovasi -tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i cui antenati -esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio. -La passione per le cacce non sente meglio di -nobiltà, di quello che i nidi della selvaggina, che s'insegue, -si risentano di balsamo o d'altri soavi profumi. -L'agricoltura, quale fu esercitata dagli antichi, sarebbe -ben più nobile occupazione, che non quelle stolte scorrerie -per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -belve, che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero -di quando in quando servirci di utile passatempo». E -se ne adduce la prova mostrando il lato selvaggio e brutale -della vita dei cavalieri inglesi e francesi nelle loro -campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della -rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a -sostenere in certo modo le parti della nobiltà, ma non -già — cosa abbastanza caratteristica — riferendosi ad -un sentimento suggerito dalla natura, bensì richiamandosi -all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro della -sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come -qualche cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza -del merito e sulla ricchezza ereditata. Ma -il Niccoli soggiunge, che Aristotele, dando questa definizione, -non esprime una persuasione sua propria, ma -una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò -è tanto vero, che nell'«Etica», dov'egli parla secondo -il suo intimo convincimento, non vuol che sia nobile se -non colui, che si sforza di conseguire il vero bene. Indarno -il Medici gli oppone, che l'espressione greca per -designare la nobiltà (<i>Euganeia</i>) suona appunto «nascita -illustre»; il Niccoli trova che la voce latina nobilis, -vale a dire notabile, è assai più giusta, perchè fa dipendere -la nobiltà dalle sole azioni.<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> Dopo questi e simili -ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto delle -condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà -nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera -e disdegna di occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -averi, quanto della mercatura, che riguarda come ignominiosa: -così, se ne sta inerte e rinchiusa ne' suoi palagi,<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> -o va attorno oziosamente cavalcando per la città. -Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio, -ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa -l'attendere all'economia rurale è considerato come cosa -onorevole e agevola di per sè l'accesso ai ranghi della -nobiltà:<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a> tutto sommato, «un'aristocrazia rispettabile, -ma paesana». Anche in Lombardia i nobili vivono dei -redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli altri -pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria -occupazione.<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> In Venezia la nobiltà governa, ma -al tempo stesso si consacra al commercio; ed ugualmente -a Genova tutti indistintamente, nobili e non nobili, sono -mercanti e navigatori, e non vi si ammettono altre differenze, -fuorchè quelle che provengono dalla nascita: -taluni però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto -dei loro castelli. In Firenze una parte dell'aristocrazia attende -al traffico; un'altra (ma certo la men numerosa) si -pavoneggia, boriosa dei propri titoli, per le vie della città -o perde il suo tempo nelle cacce e in simili divertimenti.<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è -questo, che quasi in tutta Italia anche coloro che possono -andar superbi della lor nascita, non hanno ambizioni -da far valere di fronte alla cultura ed alla ricchezza, -nè dai loro privilegi politici o di corte risentono -alcun impulso a considerarsi come una classe superiore -alle altre. Venezia sembra costituire a questo riguardo -una eccezione, ma essa non è che apparente, perchè in -sostanza la vita dei nobili non si differenzia quivi da -quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio -di pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le -cose nel regno di Napoli, che per l'orgoglioso isolamento -e la boriosa vanità della sua aristocrazia, più che per -qualsiasi altro motivo, restò completamente escluso dal -gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A -dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal -medio-evo longobardo e normanno sopravviene, ancor -prima della metà del secolo XV, la dominazione aragonese, -e così vi si compie fino da quel momento ciò che -nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più -tardi, una vera trasformazione sociale, un disprezzo del -lavoro e una smania di titoli, che costituiscono appunto -il lato caratteristico della popolazione spagnuola. Le conseguenze -di un tal fatto non tardano poi a manifestarsi -perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e -basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -una di esse, la piccola città della Cava. Essa era stata -sempre proverbialmente ricca sino a che non diede ricovero -che a muratori e a tessitori: «ora che, invece -di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono -che sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad -essere dottori, medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è -subentrata la più desolante miseria».<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a> In Firenze si -constata un fatto identico per la prima volta sotto Cosimo -primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che -la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio -e le industrie, non si preoccupa d'altro che di -ottenere cavalierati nel suo nuovo ordine di s. Stefano.<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a> -È precisamente il rovescio di quanto vi era accaduto -un secolo prima,<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a> quando i padri, morendo, pregavano -lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non -avessero esercitato una qualche utile professione (vedi -vol. I, pag. 108). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso -in modo molto ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e -della letteratura, nel quale non si ammettono differenze -gerarchiche, ed è appunto la sete delle dignità cavalleresche -divenuta stoltamente oggetto di moda proprio nel -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio -valore. -</p> - -<p> -«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> verso -la fine del secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta -far cavalieri li meccanici, gli artieri, insino a' fornai; -ancora più giù, gli scardassieri, gli usurai e rubaldi barattieri.... -Come risiede bene che uno judice, per poter -andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la -scienza non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, -senza guadagno.... Oh sventurati ordini della cavalleria, -quanto siete andati al fondo! In quattro modi son fatti -cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, a molte cose -che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario. -Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori -di queste cose materiali comprendano, come la cavalleria -è morta. E non si ved'elli, che pure ancora lo -dirò, essere fatti cavalieri i morti? Che brutta, che fetida -cavalleria è questa! Così si potrebbe fare cavaliere -un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche -un bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti -adduce a conferma di quanto scrive, sono invero parlanti -abbastanza; una volta egli è messer Bernabò Visconti, -che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, -che bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono -alcuni cavalieri tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito -degli ornamenti che portano sull'elmo e simili. -Più tardi il Poggio mette in derisione i molti cavalieri -del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di -guerra.<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -ceto, per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., -si creava da sè in Firenze una posizione molto difficile, -tanto di fronte al governo, quanto a' suoi numerosi motteggiatori.<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a> -</p> - -<p> -Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge -che queste tarde ambizioni cavalleresche, indipendenti -affatto da qualsiasi nobiltà di sangue, senza dubbio erano -in parte il frutto di una ridicola vanità smaniosa di -titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice. -I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi -parte, dovea, giusta le formalità prescritte, essere -cavaliere. Ma il combattimento in campo chiuso e più -particolarmente la corsa delle lance, strettamente regolata -e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione favorevole -per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, -qualunque fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela -sfuggire in un'epoca, in cui tanto conto si teneva -del valor personale. -</p> - -<p> -Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca -fin dal suo tempo si fosse espresso in termini di -viva riprovazione contro i tornei, come contro una pericolosa -stoltezza: egli non convertì nessuno col suo patetico -grido: «in niun libro si legge che Scipione o -Cesare siano stati abili giostratori!»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a> La cosa anzi in -Firenze acquistò una grande popolarità; ogni borghese -cominciò a riguardar la sua giostra — che senza dubbio -non era più tanto pericolosa — come una specie di -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -onesto passatempo, e Franco Sacchetti<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a> ci ha conservato -il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori -della domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, -dove si potea giostrare a prezzo mitissimo, sopra -una rôzza presa a nolo da un tintore, alla quale alcuni -burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia -imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio -il cavaliere, armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile -scioglimento della novella è una violenta sgridata -della moglie indispettita di simili scappate del marito.<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> -</p> - -<p> -Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione -per la giostra, come se volessero mostrare per l'appunto, -essi non nobili e privati, che la società di cui -si circondano, non è in nulla inferiore ad una corte.<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio -ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; -Piero il giovane poi per tali esercizi trascurò perfino -il governo, e non voleva essere dipinto se non rivestito -della sua splendida armatura. Anche alla corte di -Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando -il cardinale Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim -(v. vol. I, pag. 149 e 158) come gli piacesse quello -spettacolo, il barbaro rispose assai saggiamente, che simili -combattimenti nella sua patria si facevano fare agli -schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva -alcun danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava -d'accordo con gli antichi romani nel riprovare i costumi -del medio-evo. -</p> - -<p> -Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, -che pur non sono di lieve momento per spiegarsi -l'ardore insistente con cui si cerca la dignità cavalleresca, -noi troviamo omai a questo tempo qua e colà dei -veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri -hanno di diritto il titolo di cavaliere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le -vanità dei nobili e dei cavalieri, sta di fatto che la -nobiltà italiana si collocò sempre nel bel mezzo della -vita comune, e non mai alle estremità della medesima. -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente -sur un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la -cultura sono sempre i suoi naturali alleati. Certamente -che in un cortigiano propriamente detto si esige un -qualche grado di nobiltà,<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a> ma questa esigenza è espressamente -dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel -pubblico (<i>per l'oppenion universale</i>), nè in ogni caso -implica mai la supposizione, che anche un individuo non -nobile non possa avere un merito intrinseco equivalente. E -nemmeno rimane inteso con ciò che le persone non nobili -debbano restar escluse da ogni contatto col principe: si -vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano, -non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un -ornamento della vita, e quindi neanche questa. Se poi -in tutti i rapporti della vita gli vien fatto un obbligo -speciale di mantenere un contegno riserbato e dignitoso, -non è già perchè egli abbia un sangue più nobile nelle -vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale. -Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento -principale sta nella cultura e nella ricchezza; ma -in quest'ultima solo in quanto renda possibile di consacrar -la vita alla prima e di promuoverne in grande gli -interessi e lo sviluppo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p> - -<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Raffinamento esteriore della vita.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il -galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza. -</p> -</div> - -<p> -Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono -un privilegio determinato, tanto maggiore ogni individuo, -come tale, sente lo stimolo a mettere in evidenza -i suoi pregi personali, e tanto più la vita sociale deve -tendere per proprio impulso a restringersi in una cerchia -speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità -e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti -necessari, deliberatamente pensati e voluti. -</p> - -<p> -Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo -circondano e gli ozj della vita quotidiana mostrano in -Italia un'eleganza ed un raffinamento maggiore, che in -qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi spetta -alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo -notare, come esse superassero in comodità e nell'armonica -disposizione delle parti i castelli e le corti o palazzi -di città dei grandi del nord. Il vestire mutò per -guisa, che egli è impossibile l'istituire un completo paragone -colle mode degli altri paesi, molto più che, dal -finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste -ultime. Ciò che i pittori italiani ci rappresentano come -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -costume di quel tempo, è in generale quanto di più bello -e di più accomodato ci fosse allora in Europa, ma non -si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire -prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno -stati sempre esatti. Quello però che è fuori di dubbio -si è, che in nessun luogo si tenne del vestire quel conto, -che si teneva in Italia. La nazione era alquanto vanitosa; -ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non -esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse -bello e ben fatto un ornamento non dispregevole -aggiunto alla persona. In Firenze ci fu perfino un periodo -di tempo, in cui il vestire era una cosa affatto -individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria -(v. vol. I, pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del -secolo XVI questa usanza fu coraggiosamente mantenuta -da uomini considerevolissimi,<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> mentre intanto la grande -maggioranza si accontentava di variare più o meno la -moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe -adunque riguardare come un sintomo di decadenza -per l'Italia l'ammonizione che si legge in Giovanni della -Casa,<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a> di evitare le singolarità e di non dipartirsi dalla -moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli abbigliamenti -degli uomini, rispetta come legge suprema -l'uniformità, rinuncia con ciò ad una caratteristica più -importante che non si creda. Ma ciò procura un grande -risparmio di tempo, e questo, colle idee di operosa attività -che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi -come compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -In Venezia e a Firenze<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a> eranvi, all'epoca del Rinascimento, -prescrizioni speciali, che regolavano il modo -di vestire degli uomini e ponevano limiti determinati al -lusso delle donne. Dove simili leggi non esistevano, per -esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa ogni -traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a> -Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle -mode e (se noi interpretiamo rettamente) la stolta venerazione -per tutto ciò che veniva di Francia, mentre -nel fatto molte delle sue mode non erano che le antiche -d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo -aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare -sino a qual punto questo frequente mutare delle forme -del vestire e l'adozione delle mode francesi e spagnuole<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a> -abbiano contribuito a tener viva nella nazione la passione -abituale del lusso esterno, non è cosa di cui dobbiamo -occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -merita d'esser notato come una prova di più del rapida -sviluppo della vita italiana intorno al 1500. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Degna di speciale attenzione è la cura che pongono -le donne, di modificare quanto più possono la loro apparenza -esterna con tutti gli aiuti, che può offrire una -ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese d'Europa, -dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato -di dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle -carni e alla ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a> -Tutto tende ad uniformarsi ad un tipo convenzionale -universalmente accettato, anche a costo di veder -violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi naturali -del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del -tutto dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV -fu estremamente svariato nei colori e carico negli ornamenti,<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a> -e più tardi ebbe una ricchezza un po' più elegante, -e ci limiteremo alla toeletta nel senso più stretto. -</p> - -<p> -Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono -proibite, poi tornano a portarsi false acconciature -da testa, talune anche di seta bianca e gialla,<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> sino a -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -che giunge un qualche grande oratore sacro, che commove -gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica piazza -s'innalza un gran rogo (<i>talamo</i>) sul quale, insieme a -liuti, arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri -erotici ed altre inezie, vanno a finire anche queste -false acconciature:<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> la fiamma purificatrice riduce -tutte queste cose in un mucchio di cenere. Il colore ideale, -che tanto nei propri, come nei capelli posticci si cercava -di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il -raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel -colore ai capelli,<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a> furonvi delle dame, che ebbero il coraggio -di stare giornate intere sotto la sferza del sole;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a> -del resto, ciò non impediva che si usassero tinture speciali -e manteche per accrescerne altresì il volume. A -ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque ritenute -confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti -per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre -e i denti, di cui il nostro tempo non ha nemmeno una -idea. E non giovarono nè i sarcasmi dei poeti,<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a> nè le -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -invettive dei predicatori, nè la paura stessa di guastarsi -precocemente le carni a distogliere le donne da quegli -usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino una -falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le -frequenti e grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei -quali centinaia d'uomini apparivano dipinti e mascherati,<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a> -abbiano contribuito a trasformare quell'abuso in -abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era universale, -ed anche le fanciulle del contado facevano del -loro meglio per uniformarvisi,<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> sin dove potevano. Si -aveva un bel predicare, che simili artificii erano i contrassegni -delle cortigiane; anche le più rispettabili matrone, -che del resto in tutto il corso dell'anno non toccavano -alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, -quando accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a> — Ma, -sia che si riguardasse questo eccesso come un tratto -di barbarie, di cui s'aveva un riscontro nell'uso di imbellettarsi -dei selvaggi, sia che lo si ritenesse anche soltanto -come uno sforzo di mantenere nei lineamenti e -nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come -farebbe credere la somma accuratezza e la moltiplicità -di questa toeletta, — certo è che agli uomini spiacque -allora, come in ogni altro tempo, e ne sono prova i richiami -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -continui, che in questo riguardo furono fatti al -bel sesso. -</p> - -<p> -Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si -estese perfino a tutte le cose, colle quali in qualsiasi -modo si doveva venire a contatto. Nelle grandi festività, -si solevano strofinare con unguenti fin le mule, sulle quali -si dovea cavalcare;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> Pietro Aretino ringrazia Cosimo I -per un invio fattogli di scudi <i>profumati</i>.<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione -di superare in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli -settentrionali. Nè parrebbe neanche doversi dire, -che questa loro opinione andasse troppo lungi dal vero, -se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile -al perfezionamento della personalità moderna, che -certamente in Italia si svolse più presto e più completamente -che altrove; inoltre molti indizi farebbero credere -anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni -del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai -possibile addurne, e se da ultimo la questione si restringesse -al determinare a chi propriamente spetti la priorità, -nella redazione dei primi codici di pulitezza e creanza, -la poesia cavalleresca del medio-evo potrebbe a buon -diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non ostante, -di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni -dei più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -la pulitezza della persona, specialmente ne' banchetti,<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a> -all'ultimo grado della perfezione, e che, per un antico -pregiudizio, i tedeschi in Italia riguardavansi sempre come -il tipo d'ogni sudiceria.<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> Il Giovio non esita ad attribuire -molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza all'educazione -primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a> -e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. -In mezzo a ciò si ha tanto maggior ragione di -sorprendersi che, per lo meno nel secolo XV, si lasciassero -condurre le osterie e gli alberghi per lo più da -tedeschi,<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a> i quali praticarono questa industria principalmente -in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano -a Roma. Ma le testimonianze che si hanno a -questo riguardo potrebbero anche semplicemente riferirsi -alle osterie e agli alberghi delle campagne, mentre si sa -con certezza che nelle maggiori città le migliori locande -erano tenute tutte da Italiani.<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a> La mancanza poi di buoni -alberghi nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto -di sicurezza in generale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale -della buona creanza, che Giovanni della Casa, nato -fiorentino, ci lasciò sotto il titolo di «Galateo». In -questo si prescrive non soltanto la pulitezza nel senso -più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte -quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», -con quello stesso tuono magistrale, con cui -il moralista predica le più sublimi leggi morali. In altre -letterature qualche cosa di simile non si insegna in via -sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè colla -descrizione di ciò che è sucido e ributtante.<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a> -</p> - -<p> -Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida -per vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire -in generale. Ancora oggidì può esser letto con molto -profitto da persone di ogni condizione, e la gentilezza -della vecchia Europa difficilmente si scosterà mai dalle -sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è cosa che -viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di -ogni cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in -alcuni uomini ed acquisito per forza di volontà in altri; -ma, come dovere sociale e come indizio di cultura e di -buona educazione, i primi a conoscerlo senza alcun dubbio -furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli s'era -già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, -che il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti -e vicini, delle <i>burle</i> e delle <i>beffe</i> (v. vol. I, pag. 209 -e segg.) nella buona società è passato del tutto,<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a> l'idea -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -nazionale prevale su quella delle cittadinanze locali e -prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza e cortesia -universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto -avremo occasione di discorrere più innanzi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in -Italia, nel secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal -grado di raffinamento e di perfezione, da non vedersi in -nessun altro paese l'eguale. Una moltitudine di quelle -cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro insieme -la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e -si potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva -ancora un'idea. Nelle vie ben selciate delle città italiane<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a> -l'uso delle carrozze era generale, mentre fuori d'Italia -dovunque o s'andava ancora a piedi, o a cavallo, o si -usava della carrozza per sola necessità, non per piacere. -Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi -articoli di toeletta vengono menzionati di frequente dai -novellieri.<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> La copia e la finezza delle biancherie sono -spesso l'oggetto delle loro descrizioni. Essi ci parlano -anche di cose, che si direbbero piuttosto appartenere al -campo dell'arte, notando con ammirazione come essa da -tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il grandioso -armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi -e magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, -arricchendo la mensa di confetture lavorate in mille guise, -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -e aggiungendo infine eleganza e buon gusto al rozzo lavoro -del falegname. Tutto l'occidente si prova negli ultimi -tempi del medio-evo, e secondo le sue forze glielo -permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a -dare inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie -convenzionali della decorazione gotica, mentre l'arte -italiana del Rinascimento si move liberamente in ogni -senso, risponde degnamente alle più svariate esigenze e -si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed -estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative -italiane d'ogni specie sopra le nordiche nel corso -del secolo XVI, quantunque sia anche vero che essa è -dovuta altresì a cause di molto maggiore e più generale -importanza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p> - -<h3 id="cap3-5">CAPITOLO III. -<span class="smaller">La lingua come base del vivere sociale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I -puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La -conversazione. -</p> -</div> - -<p> -La società più elevata, che qui oggimai appare come -un prodotto della riflessione, anzi come la più alta creazione -della vita del popolo, presuppone, come condizione -indispensabile, il linguaggio. -</p> - -<p> -Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i -popoli occidentali l'aristocrazia aveva cercato di mantenere -una lingua «cortigiana» tanto per la conversazione, -che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in -Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono -tanto fra loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua -così detta «curiale», che era comune alle corti e ai -loro poeti. Ora il fatto più importante si è questo, che -di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la lingua -di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione -alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima -del 1300, un tale scopo è confessato apertamente. Anzi, -per vero dire, qui la lingua è trattata espressamente -come qualche cosa di completamente indipendente dalla -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione -semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, -sentenze e risposte. Questa espressione è a questo -tempo in pregio non meno che lo fosse in altri tempi -presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga vita -non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» -<i>(un bel parlare)!</i> -</p> - -<p> -Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, -quanto più vi si lavorava attorno da diverse parti. Dante -ci porta addirittura nel bel mezzo di questa lotta: il suo -libro «Del volgare eloquio»<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> ha un'importanza grandissima -non solo per la questione in sè stessa, ma anche -perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna -in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo -delle sue idee e le conclusioni, alle quali egli giunge, -sono cose che appartengono alla storia della filologia, nella -quale quel libro occuperà sempre un posto rilevantissimo. -Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè, -ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, -la lingua deve essere stata una delle più importanti questioni -della vita quotidiana; che tutti i dialetti erano stati -studiati con partigiana predilezione o avversione; e che -la nascita della lingua ideale comune non si avverò se non -in mezzo a grandi lotte e contrasti. -</p> - -<p> -Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale -Poema. Il dialetto toscano diventò la base essenziale -della nuova lingua comune.<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> Se ciò a taluno paresse -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -eccessivo, valga a nostra giustificazione il fatto che -questa, in una questione tanto dibattuta, è ad ogni modo -l'opinione la più universalmente ricevuta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario -e poetico, lo screzio insorto intorno a questa lingua, quello -che suol dirsi il purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto -giovato; può darsi altresì che qualche scrittore, del resto -dotato di grandi attitudini, sia stato con ciò defraudato -di un pregio essenziale, la spontaneità della espressione; -e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in altissimo -grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla -loro volta nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, -trascurando per la forma il concetto; stando di -fatto che anche una meschina melodia, uscita da un tale -strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e -comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza -grandissima, perchè contribuì a dare un andamento grave -e dignitoso allo stile in generale, e perchè costrinse l'uomo -colto a serbare, tanto nella vita ordinaria quanto nelle -circostanze straordinarie, un contegno serio e una costante -elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche -talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un -tempo sotto la veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare -basse scurrilità e velenosi sarcasmi, non è men -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -vero però, che, quasi a compenso, ogni idea più nobile -ed elevata vi trova altresì una condegna espressione. -La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di -vista nazionale, diventando essa come la patria ideale -di tutti gli uomini colti dei diversi Stati, in cui così per -tempo andò diviso il paese.<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a> Di più, essa non è il patrimonio -esclusivo di questa o di quella classe in particolare, ma -tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, possono -trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè -vogliano. Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo -straniero resta sorpreso e maravigliato di udire sulla -bocca del basso popolo e dei contadini un italiano puro -e puramente pronunziato in provincie italiane, dove al -tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca -indarno di trovare un riscontro ad un fatto simile presso -le plebi di Francia e di Germania, dove invece anche -gli uomini istrutti sacrificano pur tanto alla pronunzia -locale. Vero è che in Italia il numero di coloro che sanno -leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da -tante altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio -pontificio, non si sarebbe tentati di credere; ma qual peso -avrebbe questa circostanza senza quella generale e incontestata -venerazione, che si ha per la pura lingua e la -pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato? -Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente -accettate, non escluse Venezia, Milano e Napoli, -ancora al tempo in cui fioriva la letteratura, soggiogate -in certo modo dallo splendore che da esse partiva. Ed -anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, -s'è di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente -il più bel tesoro della nazione, la pura -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -lingua.<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> Alla letteratura dei dialetti furono, sin dal principio -del secolo XVI, senza sforzo e deliberatamente -abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma -talvolta anche serii,<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a> prestandosi lo stile di essi a qualsiasi -esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, -come frutto di una determinazione calcolata e riflessa, -non ebbe luogo se non molto più tardi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, -come elemento d'unione della società più elevata, -trovasi chiaramente espressa nel «Cortigiano».<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> Fin -d'allora, cioè fin dal principio del secolo XVI, eranvi -taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler -mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli -altri toscani del suo tempo, non per altro, se non -perchè erano antiche. Nella lingua parlata il Castiglione -le proibisce assolutamente, e non le accetta nemmeno -nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non -vede che una forma speciale del parlare. Coerentemente -poi a questa premessa, egli stabilisce che il miglior modo -di parlare sarà quello, che più d'ogni altro s'accosti -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -alla lingua convenientemente scritta. Donde emerge -assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno -da dire qualche cosa di veramente importante, debbono -essi stessi formarsi la propria lingua, e che questa è -mobile e mutabile, appunto perchè è qualche cosa di -vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle -espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche -da regioni non toscane, e accettando perfino le francesi e -le spagnuole, quando l'uso le abbia consacrate per certe -cose speciali:<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a> sorgere così, coll'aiuto dell'ingegno e -dello studio, una lingua, la quale non sarà invero l'antico -toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come -un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. -S'intende da sè che è dovere imprescindibile d'un cortigiano -di esprimere sotto questa veste perfetta i suoi -affetti e la sua poesia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio -della società viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i -puristi non riuscirono in sostanza ad aver vinta la causa. -V'erano troppi e troppo valenti scrittori ed uomini di -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -società anche toscani, che o non si curavano o ridevano -di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si -verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto -qualunque e pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che -essi stessi erano «della loro lingua ignorantissimi».<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a> -Già l'esistenza di uno scrittore quale era il Machiavelli -troncava d'un tratto tutte quelle questioni, in quanto -egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida, -schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva -tutti i pregi, fuorchè quello di imitare il puro Trecento. -D'altro lato v'erano troppi lombardi, romani, napoletani -ed altri, ai quali non poteva rincrescere, se nello scrivere -e nel conversare non si esageravano troppo le -pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, -è vero, le forme e i modi del loro dialetto, -e il Bandello, per tutti, assai spesso (non sappiamo -quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara protesta: «io -non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma barbaramente; -io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere -ornamento alla lingua volgare; io non sono che -un lombardo e in Lombardia a' confini della Liguria -nato» ecc.<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a> Ma, di fronte al partito dei rigidi puristi, -tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando a -bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, -e quasi a compenso, d'impadronirsi della lingua -comune. Non a tutti infatti era dato di poter fare come -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse per tutta la sua -vita il più puro toscano, (sempre però come lingua appresa -e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a -poco fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale -era questo che ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva -trattar la lingua con somma cura. Posto ciò, si -poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro fanatismo, -i loro congressi filologici<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a> e simili: veramente dannosi -essi non divennero che più tardi, quando il soffio -dell'originalità era già fatto notevolmente più languido -nella letteratura, e stava per soggiacere ad influenze -affatto d'altra natura, ma ancor più perniciose. Da ultimo -fu libero alla stessa Accademia della Crusca di -trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi -sforzi furono talmente impotenti, che non riuscì nemmeno -ad impedire che assumesse quell'indirizzo e quel -colorito francese, che forma il carattere distintivo della -letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata -e portata omai al sommo della pieghevolezza e duttilità, -che divenne nella conversazione lo strumento e la base -di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi settentrionali -i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi -nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti, -cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era -tutta dedita al giuoco e agli esercizii corporali o, se pur -si voglia, s'esercitava a scrivere rozzi versi e celebrava -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -feste continue, in Italia, dove pure tali cose esistevano, -erasi formato altresì un ambiente più elevato e sereno, -dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, purchè non -privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti -convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando -l'utile al dolce. Siccome in tali convegni o non si usava -di far trattamenti, o questi si riducevano ad assai poca -cosa,<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a> non era difficile neanche il tenerne lontani gli -uomini più materiali e gli scrocconi. Se ci è permesso -di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di dialoghi, -anche i più elevati problemi della vita avrebbero -formato l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini -più distinti: nè la manifestazione di sublimi pensieri vi -sarebbe stata, come di regola presso i settentrionali, un -privilegio puramente individuale, bensì comune a parecchi. -Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita -sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, -che non hanno altro scopo, che sè medesime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p> - -<h3 id="cap4-5">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">La forma più elevata della vita sociale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi -dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo -descritta da lui medesimo. -</p> -</div> - -<p> -Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, -era assai saggiamente regolata e si basava sopra quelle -convenienze tacite ed espresse, che sono domandate o -dalle circostanze o dal decoro, ma che non hanno nulla -che fare colla rigida etichetta. In certi circoli più compatti, -dove le riunioni assumevano il carattere di stabili -corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità -per l'accettazione, come, per esempio, in quelle -allegre società di artisti fiorentini, alle quali il Vasari -attribuisce il merito<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a> di aver promosso la rappresentazione -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -delle più importanti commedie d'allora. Le società -più leggere invece e che si mettevano insieme per circostanze -affatto momentanee, accettavano volentieri le -prescrizioni, che eventualmente venivano imposte dalla -dama più ragguardevole. Tutti conoscono l'Introduzione -del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a considerare -il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla -più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale -in questo caso speciale; ciò non ostante non è men vero, -ch'essa si fonda sopra una consuetudine già accettata -nella vita sociale. Il Firenzuola, che quasi due secoli -dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile, -s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in -bocca alla regina della sua società pone un discorso sul -modo di ripartire il tempo durante il soggiorno alla campagna, -vale a dire, prima di tutto un'ora di speculazioni -filosofiche andando a passeggiare sopra una collina, poi -la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a> -indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova -canzone, il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; -più tardi una passeggiata ad una fonte, dove -ognuno s'asside e narra una novella, e finalmente la -cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla -onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non -disconvengano». Il Bandello nelle introduzioni e nelle -dediche di ciascuna delle sue novelle non riferisce, è -vero, simili discorsi di circostanza, poichè le diverse società, -dinanzi alle quali quelle novelle vengono narrate, -esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro -modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -dovevano essere queste supposte riunioni sociali. Alcuni -lettori penseranno, che in società capaci di udire racconti -tanto immorali, come son quelli che si leggono, -non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. -Ma da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide -dovevano essere le basi di società, che, ad onta di -tali racconti, non uscivano dalle convenute formalità, non -andavano a soqquadro, e potevano perfino occuparsi di -serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol -dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione -si faceva sentire più forte che mai e andava sopra ogni -cosa. Per convincersene non occorre di prendere a norma -la società un po' troppo idealizzata, che il Castiglione -introduce a parlare sui più elevati sentimenti e scopi -della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro -Bembo nel castello di Asolo. La società del Bandello, -invece, anche in onta a tutte le frivolezze alle quali si -abbandona, può riguardarsi come il tipo più veritiero di -quell'elegante decoro, di quella facile amabilità, di quella -schietta franchezza, di quello spirito insomma e di quella -cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri -distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se -ne ha specialmente in questo, che le dame, che ne formavano -il centro, godevano l'universale estimazione, nè -per tal fatto furono minimamente pregiudicate nella loro -fama. Fra le protettrici del Bandello, per esempio, Isabella -Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se -ebbe una celebrità non scevra di macchie, non fu già -pel proprio contegno, ma per quello delle scostumate -damigelle che la circondavano:<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> Giulia Gonzaga Colonna, -Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, Bianca Rangona, -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono -del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il -loro contegno, da ogni accusa e censura. La più celebre -donna d'Italia poi, Vittoria Colonna, godeva fama addirittura -di santa. Ora, egli è indubitato che le particolarità -che ci vengono date intorno al vivere sciolto, che -si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati, -non sono di tal natura da farne emergere una -superiorità assoluta della vita sociale d'Italia su quella -del resto d'Europa. Ma si legga il Bandello,<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a> e si vegga -poscia se un genere simile di società sarebbe, ad esempio, -stato possibile in Francia, prima che vi fosse stato -trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili -al pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo -le più alte creazioni dell'ingegno umano non ebbero bisogno, -per nascere, dell'aiuto o del favore di quelle riunioni, -ma si avrebbe gran torto se le si riguardasse come -di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, non -fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente -a creare in Italia ciò che allora non esisteva -in verun altro paese, un vivo interessamento per tutto -quanto si produceva nell'un campo e nell'altro, e un -gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo -poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè -stesso un necessario portato di quella particolare cultura -e di quel modo di vivere, che allora era esclusivamente -italiano, e che d'allora in poi divenne europeo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In Firenze la vita di società è fortemente influenzata -da parte della letteratura e della politica. Innanzi tutto -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -Lorenzo il Magnifico è tal uomo, che domina completamente -quanti lo circondano, non tanto in virtù della sua -posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene egli, -del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione -anche a quelli, che più gli stavano dappresso.<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> Si vede, -ad esempio, con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, -l'educatore de' suoi figli, e come i modi franchi ed aperti -del letterato e del poeta a gran fatica si concilino in -lui con quella riserbatezza, che gli è imposta necessariamente -dal rango principesco, cui ormai è salita la sua -casa, e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di -sua moglie; ma dal canto suo, e quasi in ricambio, il -Poliziano è l'espressione e quasi il simbolo vivente delle -glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, giusta l'uso -della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura del -gusto e della passione, che egli ha per tali convegni -sociali. Nella sua splendida improvvisazione «La caccia -col falcone» egli fa un ritratto comico de' suoi compagni, -e nel «Simposio» lo scherzo va ancora più innanzi -e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che -vi si travede anche il lato serio della riunione.<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> E che -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -questa assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano -con piena evidenza le sue corrispondenze, e le -notizie rimasteci sulle frequenti sue dispute filosofiche -ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze sono, in -parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno -al tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per -esempio, la così detta Accademia platonica, che dopo la -morte di Lorenzo soleva raccogliersi negli orti de' Rucellai.<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a> -</p> - -<p> -Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva -naturalmente dalle tendenze personali del regnante. Di -esse, per vero, al principiare del secolo XVI ce n'era -oggimai poche, e queste poche erano anch'esse pressochè -senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla -corte veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva -una società tanto speciale, quale non si vide ripetersi -più in nessun epoca storica. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> - -<h3 id="cap5-5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">L'uomo perfetto di società.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La -musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società. -</p> -</div> - -<p> -Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora -per sè medesimo, il Cortigiano, quale ci vien descritto -dal Castiglione. Egli è propriamente l'uomo ideale, quale -lo domanda la cultura di quel tempo, e la corte sembra -più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben -ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato -in nessuna corte, perchè egli stesso ha il talento e la -apparenza di un vero principe, e perchè l'eccellenza sua, -calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone già in lui una -assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua -azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del -principe, ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un -esempio spiegherà meglio la cosa: nella guerra il Cortigiano -deve astenersi da tutte quelle imprese, anche -utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non sieno -grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver -sempre fisso in mente che ciò che lo conduce alla guerra, -non è il dovere in sè stesso, ma soltanto <i>l'honore</i>.<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a> La -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -posizione morale di fronte al principe, quale è presentata -nel quarto libro, è quella di un uomo libero e indipendente. -La teoria degli amori del Cortigiano (nel -terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, -le quali però per la miglior parte si riferiscono a -tutti gli uomini in generale, e la grande e quasi lirica -glorificazione dell'amore ideale (sulla fine del quarto -libro) non ha più nulla che fare coll'assunto speciale di -tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del -Bembo, la straordinaria elevatezza della cultura si fa -manifesta dal modo delicatissimo, con cui i sentimenti -vengono analizzati. Bensì non si deve sempre prestar -cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla loro parola; -ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati -tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi -vedremo, che spesse volte queste convenzionali apparenze -nascondevano lampi di vera passione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si -esigono in grado perfetto in un Cortigiano, sono i così -detti esercizi cavallereschi; ma, oltre a questi, richiedevansi -anche parecchie altre cose, che veramente non -avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, regolarmente -organizzate e basate tutte sull'emulazione -personale, quali in allora non esistevano se non in Italia: -altre cose ancora si fondano evidentemente sopra -un'idea puramente generale ed astratta della perfezione -individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i giuochi -ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la -lotta: principalmente poi deve essere un abile danzatore -e (come già s'intende da sè) un perfetto cavallerizzo. -Oltre a ciò si esige da lui tal conoscenza di più lingue, -o almeno almeno dell'italiano e del latino, che s'intenda -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto -di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità -pratica, che però egli terrà segreta quanto più gli sarà -possibile. Non si pretende tuttavia che queste qualità -sieno in lui tutte in grado perfetto, eccezione fatta dell'esercizio -delle armi; dal neutralizzarsi reciproco di tante -doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel -quale nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar -nocumento alle altre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, -sia come scrittori teorici, sia come maestri pratici, -erano in grado d'insegnare a tutto l'occidente tanto in -fatto di esercizi ginnastici d'ogni specie, quanto in fatto -di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel giostrare e nel -danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con opere -scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; -la ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi -guerreschi e dai semplici giuochi, fu forse per la prima -volta insegnata alla scuola di Vittorino da Feltre (v. -vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte integrante di -ogni completa educazione.<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a> L'importanza di un tal fatto -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come -una vera arte: quali esercizi fossero in uso, e se per -avventura si conoscessero quelli che sono più frequenti -oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, oltre la forza e la -destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, lo si -può arguire non solo dall'indole della nazione già nota -sotto tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che -se ne hanno. Basta in proposito ricordare il grande Federigo -da Urbino (v. vol. I, pag. 60), che assisteva in -persona ai giuochi de' giovani a lui affidati. -</p> - -<p> -I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna -sostanziale differenza da quelli che erano in uso -presso gli altri popoli occidentali. Naturalmente nelle -città marittime vi si aggiungevano le gare dei remiganti, -e le regate veneziane erano assai per tempo famose.<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a> Il -giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il giuoco -della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento -pare vi sia stato coltivato con molta maggior passione -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -e con più pompa, che in qualunque altro paese d'Europa. -Non se ne hanno però positive testimonianze. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza -la musica.<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a> La composizione intorno al 1500 era -ancora principalmente nelle mani della scuola olandese, -che veniva molto ammirata pel complicato artificio e per -la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, -eravi pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava -assai di più al nostro gusto musicale d'oggidì. Un -mezzo secolo più tardi sorse il Palestrina, le cui armonie -esercitano un fascino prepotente anche sul mondo -attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -ma non ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o -ad altri si debba il passo decisivo, che ha fatto il linguaggio -musicale del mondo moderno, per cui a noi profani -è impossibile il farci un'idea esatta dello stato delle -cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente -da parte la storia della composizione musicale, -cercheremo invece di dir qualche cosa sul posto, che si -faceva alla musica nella vita sociale d'allora. -</p> - -<p> -Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel -Rinascimento e per l'Italia di quel tempo è il multiforme -specializzarsi dell'orchestra, il cercar nuovi strumenti, -vale a dire nuove combinazioni armoniche, e — in -stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe -speciale di cultori dell'arte per professione (<i>virtuosi</i>), che -è come a dire, l'insinuarsi dell'elemento individuale in -determinati rami della musica e in determinati strumenti. -</p> - -<p> -Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, -l'organo ebbe assai per tempo una grande diffusione -e un notevole perfezionamento, ma, accanto ad esso, si -diffuse anche assai presto il corrispondente strumento a -corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano -ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni -del secolo XIV, perchè ornati con figure dipinte da sommi -maestri. Fra tutti gli altri poi il violino prese il primo -posto e diede anche delle grandi celebrità. Presso Leone X, -che già anche da cardinale aveva la casa piena di cantanti -e di sonatori e che godeva fama egli stesso di -grande conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni -Maria e Jacopo Sansecondo: al primo Leone diè -il titolo di conte e il possesso di una piccola città;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> il -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -secondo credesi rappresentato nell'Apollo del Parnaso -di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle -celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno -al 1580) nomina a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi -quelli di ciascuna specie di strumenti, quali l'organo, il -liuto, la lira, la viola da gamba, l'arpa, la cetra, i corni -e le tibie, esprimendo il voto che i loro ritratti sieno dipinti -sugli stessi strumenti.<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a> Una così svariata attitudine -a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo -non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli -strumenti fossero già noti e diffusi dovunque. -</p> - -<p> -Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge -specialmente da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera -di farne, a titolo di curiosità, delle collezioni. In Venezia, -dove la passione per la musica era grande,<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a> ve n'erano -parecchie; e quando per caso vi s'incontrava un certo -numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante un concerto. -(In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi -strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, -ma non è detto se vi fosse chi sapesse suonarli e -qual suono dessero). Non è neanche da dimenticare, che -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -taluni di questi strumenti presentavano esteriormente -una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano -assai leggiadramente fra loro. E appunto per -questo accade d'incontrarli anche nelle collezioni d'altre -rarità e cose d'arte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o -singoli amatori od anche intere orchestre di dilettanti, -organizzati a guisa di corporazioni o di «accademie».<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a> -Molti pittori, scultori ed architetti s'intendevano anche, -e talvolta in sommo grado, di musica. — Alle persone -appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati gli -strumenti a fiato per gli stessi motivi,<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> pei quali una -volta se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade -Atena. La società più ragguardevole amava il canto solo -o con accompagnamento di violino; ma piaceva anche -il quartetto a viole<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> e, per la ricchezza de' suoi mezzi, -altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci, -«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una -voce sola». In altre parole, siccome il canto, in onta a -qualsiasi convenzionale modestia (v. pag. 157), rimane -pur sempre un mezzo opportuno per mettere in evidenza -un uomo perfetto di società, così è meglio che ognuno -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone -prodursi nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più -vivi e soavi, e appunto per questo alle persone alquanto -attempate si sconsiglia sì il canto che il suono, quand'anche -posseggano ancora una certa valentia nell'una cosa -e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole -impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla -vista. — Di un apprezzamento della composizione, come -lavoro d'arte a sè, non è fatta parola. Per converso accade -talvolta che il contenuto delle parole esprima qualche -terribile situazione reale, qualche caso effettivamente -occorso al cantore.<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> -</p> - -<p> -Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi -medie, come delle più elevate, in Italia ebbe una -diffusione maggiore, e al tempo stesso si tenne più strettamente -ligio alle prescrizioni dell'arte, che non altrove. -Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia -mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si -udivano; centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente -a gruppi gli artisti, e perfino nei quadri di -cui son decorate le chiese, i concerti degli angeli mostrano -ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori -queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. -Un'altra prova della passione con cui si coltiva quest'arte, -si ha nel fatto che a Padova, per esempio, un Antonio -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -Rota, suonatore di liuto, (morto nel 1549) divenne addirittura -ricco solo col dare lezioni private e col pubblicare -un «Avviamento» allo studio del liuto.<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a> -</p> - -<p> -In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato -ad assorbire tutto il genio musicale e quasi ad -arrogarsene il monopolio esclusivo, questi sforzi possono -segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno diritto -a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione -affatto diversa quella di sapere quale interesse desterebbero -in noi quelle armonie, se, per una strana ipotesi, -ci fosse dato di udirle. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p> - -<h3 id="cap6-5">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Condizione della donna.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue -poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo -(<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane. -</p> -</div> - -<p> -Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli -più elevati dell'epoca del Rinascimento, è della massima -importanza il sapere, che la donna in essi ebbe una -posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. Non bisogna -a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle -sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle -quali taluni scrittori di dialoghi di quel tempo cercano -di provare la pretesa inferiorità del bel sesso, e neanche -da qualche satira del genere della terza dell'Ariosto,<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a> -nella quale la donna è rappresentata come un pericoloso -fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere, -sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima -ipotesi però presenta in un certo senso un lato vero: -appunto <i>perchè</i> in Italia la donna, giunta al pieno sviluppo -della sua individualità, era uguale in tutto all'uomo, -non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa identificazione -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma -la fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni -del nord. -</p> - -<p> -Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi -più elevate era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. -Egli è un fatto che gl'Italiani del Rinascimento non esitarono -a far impartire ai loro figli d'ambo i sessi l'identica -istruzione letteraria e perfin filologica (v. vol. I, -pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal momento che -questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento -più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè -non dovessero fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo -altrove qual grado di valentìa raggiunsero le figlie di -alcune case principesche nel parlare e nello scrivere latino -(v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno -saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni -tener dietro a ciò che ne costituiva la parte più -essenziale, le discussioni erudite su varii punti dell'antichità. -A ciò s'aggiunga la parte veramente attiva, che -doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella -quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti -e canzoni, e si provassero perfino nell'improvvisazione: -e una prova se ne ha nel numero considerevole di donne, -che in questo genere acquistarono una grande celebrità,<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a> -dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra Fedele -(della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, -si rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che -confermi al tutto la nostra superiore asserzione dell'indirizzo -veramente virile dato anche agli studi delle donne, -sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e canzoni, -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta -tale di serietà e robustezza e si scostano siffattamente -da quelle tinte indeterminate e da quei teneri slanci di -entusiasmo, che caratterizzano d'ordinario la poesia femminile, -che si sarebbe tentati di crederle composizioni -d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci -facessero certi del contrario. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle -classi più elevate anche tutta la loro individualità in -modo pressochè uguale che negli uomini, mentre fuori -d'Italia sino al tempo della Riforma nessuna donna in -generale, e ben poche anche tra le principesse emergono -personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita -d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono -sulla scena che in circostanze affatto eccezionali, -e quasi loro malgrado. In Italia, ancora nel corso del -secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente quelle -dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria -e distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma -anche alla gloria dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). -A queste tien dietro a poco a poco una schiera di donne -celebri di diversa specie (v. ibid. pag. 203), in talune -delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare altra -singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo -di naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza -e di pietà religiosa.<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a> Di una «emancipazione» -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -in senso affatto speciale non si parla nemmeno, perchè -la cosa già s'intende da sè. La donna di condizione elevata -deve, al pari dell'uomo, curare il proprio perfezionamento -sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di -pensare e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. -Da lei non si pretende una completa attività letteraria; -tutt'al più, se sarà poetessa, le si domanderà qualcuna -di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo dell'anima, -non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano -sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste -donne non pensavano punto al pubblico: bastava -ad esse di tenere avvinti al loro carro gli uomini più -considerevoli<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a> e d'imbrigliarne i voleri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, -ripetuto, per le grandi donne italiane di quel tempo, si -è di avere mente ed animo veramente virili. Basta guardare -al contegno energico e risoluto della maggior parte -delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come -di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto -proprio e determinato. Il titolo di «virago», che -nel nostro secolo suonerebbe come un complimento assai -equivoco, costituiva allora una vera lode. Esso fu portato -con grande splendore da Caterina Sforza, moglie -e poi vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario -di Forlì ella difese strenuamente dapprima contro. -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -il partito dei di lui uccisori, poscia contro Cesare Borgia; -infine soggiacque, ma procacciandosi l'ammirazione -di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima donna -d'Italia».<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a> E una vena di somigliante eroismo riscontrasi -altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse -mancarono le occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga -(v. vol. I, p. 58) in modo speciale emerge per un -carattere di questa tempra. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo -lasciar raccontare nei loro circoli novelle anche del colore -di quelle del Bandello, senza che per questo la loro -fama ne restasse pregiudicata. Il genio predominante di -queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale a -dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe -suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili -nel nostro tempo, ma la coscienza della propria forza, -della propria bellezza e di condizioni sociali piene di pericoli -e di minacce. Perciò, accanto al formalismo più -compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro secolo -avrebbe l'aspetto di inverecondia,<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a> mentre noi non siamo -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia -tutti questi svantaggi, la potente personalità delle donne -dominanti allora in Italia. -</p> - -<p> -C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e -in nessun dialogo di quel tempo s'incontra un'espressione -o una frase, che possa costituire una testimonianza -decisiva in proposito, per quanto anche vi si discuta diffusamente -sulla condizione e sulle attitudini delle donne, -nonchè sull'amore in generale. -</p> - -<p> -Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste -riunioni, furono le giovani fanciulle,<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a> che oggidì ne formano -invece il più bell'ornamento, ma che allora n'erano -tenute severamente lontane, anche se non venivano allevate -nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia se la -loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della -conversazione, o se questa fosse la causa di quella. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta -un indirizzo notevolmente più elevato, come se si -volessero rinnovare i rapporti che un tempo ebbero gli -Ateniesi colle loro <i>etere</i>. La celebre cortigiana di Roma, -Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed -aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e -s'intendeva anche di musica.<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> La bella Isabella de Luna, -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -d'origine spagnuola, aveva fama per lo meno di donna -piacevole, e del resto era un misto bizzarro di bontà di -cuore e di malignità procace e impudente.<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a> A Milano -il Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> -che suonava e cantava maravigliosamente e recitava -anche versi. E così dicasi di tante altre. Da ciò si desume -che le persone ragguardevoli e colte, che visitavano -queste donne e si stringevano in amicizia per -un tempo più o meno lungo con esse, le pretendevano -talqualmente istrutte, e in generale colle più celebri usavano -grandi riguardi; e se ne ha una prova nel fatto, -che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle medesime, -si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a> perchè -la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè -una traccia incancellabile. Tutto sommato però, del lato -spirituale di questi rapporti non si tiene alcun conto nella -società ufficiale, e i vestigi che ne rimasero nella poesia -e nella letteratura, sono prevalentemente di genere -scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi -che fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno -1490 — prima quindi che si conoscesse quivi la -sifilide — si contavano in Roma,<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a> quasi nessuna sia -emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle che -già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il -modo di vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -alla più sfrenata sete dei piaceri e dei turpi guadagni, -sono capaci talvolta anche di forti passioni, e l'ipocrisia -e la perversità veramente infernale di talune già invecchiate -in quel lezzo, sono descritte al vivo, e meglio che -da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano l'Introduzione -a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece -ne' suoi «Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, -che la depravazione di questa classe infelice di -persone, quale era in realtà. -</p> - -<p> -Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato -(v. vol. I, pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte -dagli artisti, e sono quindi note personalmente -tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre invece di -una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico -il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di -una Agnese Sorel una leggenda amorosa più finta, che -vera. La cosa mutò per l'appunto sotto i re dell'epoca -del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> - -<h3 id="cap7-5">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">Il governo della famiglia.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le -ville e la vita campestre. -</p> -</div> - -<p> -Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella -della famiglia nell'epoca del Rinascimento. Generalmente -s'inclina a riguardar questa vita famigliare degl'Italiani -d'allora come del tutto disordinata in forza della grande -immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo in -seguito occasione di considerare questa questione sotto -il punto di vista morale. Per ora ci basta di constatare, -che l'infedeltà coniugale non esercitò quivi a gran pezza -quelle perniciose influenze sulla famiglia, che si rilevarono -nei paesi settentrionali; bene inteso, sino a che non -sorpassò certi limiti. -</p> - -<p> -Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato -sugli usi prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si -basava unicamente sulla legge del naturale sviluppo delle -nazioni e sull'influenza esercitata dal diverso modo di -vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. La -Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran -fatto del focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu -d'errar per le corti in cerca d'avventure e di risse; il -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -loro omaggio costantemente fu per una donna, che non -era la madre dei loro figli; nel castello le cose si lasciavano -andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi -a fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente -ordinato, come frutto di lunga e seria meditazione. -Per riuscire a ciò tornò di grande aiuto un sistema -di ben intesa economia (v. vol. I, pag. 108) ed -un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale -fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di -tutte le quistioni riguardanti la convivenza, l'educazione, -l'organizzazione e il servizio della medesima. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il più pregevole documento in questo riguardo è il -dialogo sul <i>Governo della famiglia</i> di Agnolo Pandolfini.<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a> -È un padre che parla a' suoi figli già adulti e li -inizia nella sua amministrazione. Vi si scorge per entro -uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, condotto -innanzi con parsimonia e con moderazione, promette -prosperità e ben essere per molte generazioni. Un -podere piuttosto considerevole provvede co' suoi prodotti -ai bisogni della famiglia e costituisce la base fondamentale -di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria qualunque, -una tessitura, per esempio, di seta o di lana. -L'abitazione e il vitto sono solidamente assicurati: tutto -ciò che riguarda l'ordinamento e l'arredamento interno, -deve esser fatto in grande e in modo durevole e senza -risparmio; la vita quotidiana per converso vuol essere -semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai -più modesti assegni che si fanno ai figli più giovani pei -loro piaceri, deve stare con ciò in una proporzione ragionevole, -per modo che nè «passi più oltre che richiegga -l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga -il bisogno». La cosa più importante però si è l'educazione, -che il padrone di casa ha da procurare non solamente -a' suoi figli, ma a tutta la sua famiglia. La prima -educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e riservata -fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile -padrona capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che -stanno sotto la sua dipendenza: poi debbonsi educare i -figli con occhio amorevole e circospetto, con esortazioni -e persuasioni, piuttostochè con inutile severità, usando -in generale «più l'autorità, che la violenza»;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a> finalmente, -quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare -in modo da farne altrettante persone veramente affezionate -e fedeli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente -caratteristico di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -si parla della vita campestre, donde se ne deduce che -l'amore ad un tal genere di vita era passato omai nelle -abitudini delle classi colte. Nei paesi settentrionali d'Europa -a quel tempo le campagne erano abitate dai nobili -rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini -monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai -piedi sulla cima di qualche monte: la borghesia, anche -ricca, non usciva in veruna stagione dell'anno dalle mura -delle città. In Italia, invece, la maggior sicurezza personale -da un lato, l'amenità dei siti dall'altro sedussero -assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo -più meno lungo nei dintorni di qualche città,<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a> anche -a rischio di qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero -le ville delle classi più agiate, prezioso ricordo degli -antichi usi romani, quando la prosperità e la cultura -progredite permisero di adottarli. -</p> - -<p> -Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, -e noi in questo riguardo non possiamo far di meglio, -che rimandare il lettore a quanto egli stesso ne -dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al piacere, -s'ha anche un vantaggio economico quando il podere -contenga ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, -olio, strame e legne (pag. 84), e allora lo si paga volentieri -anche di più, perchè non s'ha poi bisogno di -comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni di Firenze -assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci -dà con queste parole: «In quello di Firenze ne sono -molti (siti) posti in aere cristallino, in paese lieto, bella -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -veduta, rare nebbie, non venti nocivi, buone acque, sane, -pure, e buone tutte le cose, e molti casamenti, i quali -sono come palagi di signori (e molti hanno forma di fortezze -e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende -quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero -dirsi veri modelli, e che per la maggior parte -nel 1529 furono, sebbene indarno, sacrificate dai fiorentini -alla difesa della patria. -</p> - -<p> -In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui -laghi di Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale -assunse un carattere più libero e sciolto che non -nelle sale dei grandi palagi di città. Le descrizioni degli -inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi di quella -vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor -oggi qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i -quali s'incontrano. Ma quelle dimore campestri offersero -altresì ozio e quiete a profondi pensatori, e in esse furono -maturate talvolta le più nobili creazioni dell'ingegno -umano. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span></p> - -<h3 id="cap8-5">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Le Feste.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste -italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti -storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei -Misteri. — Il <i>Corpusdomini</i> in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime -e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; -trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a -Roma e a Firenze. -</p> -</div> - -<p> -Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di -unire allo studio della vita sociale anche quello delle -pompe festive e delle rappresentazioni. La magnificenza -veramente artistica che l'Italia spiega<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> in queste ultime, -non fu raggiunta che mediante quella stessa convivenza -di tutte le classi, che costituisce anche la base fondamentale -della società italiana. Nel nord dell'Europa i -monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le -loro feste e rappresentazioni speciali, come in Italia; ma -colà ebbero differenze essenziali di forma e di sostanza, -qui furono invece portate ad un alto grado di sviluppo -da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio di -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a -queste feste, merita una pagina speciale nella storia dell'arte, -quantunque essa ci apparisca ancora come una -creazione puramente fantastica, che noi siamo costretti -ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi -ci occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, -nel quale le idealità religiose, morali e poetiche -assumono una forma visibile. Le feste italiane nella loro -forma più elevata segnano un vero passaggio dalla vita -reale a quella dell'arte. -</p> - -<p> -Le due forme principali delle rappresentazioni festive -sono, come in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire -la storia sacra o la leggenda religiosa drammatizzate, e -la Processione, vale a dire una marcia solenne per qualsiasi -motivo pur religioso. -</p> - -<p> -Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano -nel complesso assai più splendide e numerose che altrove, -e ad accrescerne il lustro largamente vi concorrevano -le arti figurative e la poesia. Da esse poi si svolse -più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, -ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e -dal ballo, cerca l'effetto nella bellezza e ricchezza dello -spettacolo. -</p> - -<p> -Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane -provvedute di strade ampie, piane e ben selciate,<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a> il -Trionfo, vale a dire la processione di persone vestite in -costume a piedi o su carri, con carattere dapprima prevalentemente -sacro, poscia a poco a poco sempre più profano. -La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale -si toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa -della rappresentazione, ed in seguito vi si aggiungono -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -anche i solenni ricevimenti di principi, che fanno il loro -solenne ingresso in qualche città. Vero è, che anche gli -altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio -straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani -soltanto sapevano portare in tali feste un certo gusto -artistico, per modo che ne usciva un concetto armonico -in tutte le sue parti. -</p> - -<p> -Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi -che un avanzo ben meschino e quasi un'ombra di esse. -Le processioni sacre e i ricevimenti dei principi si spogliarono -presso che affatto dell'elemento, che dava loro -una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, -perchè si temono le derisioni del pubblico e perchè -le classi colte, che una volta vi prendevano una -parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale per un -motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche -continuano sempre più a cadere in disuso. Quel -poco che ancora rimane, per esempio i singoli travestimenti -adottati nelle processioni di certe confraternite -religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a Palermo, -è una prova manifesta e parlante, che tali usi, -dinanzi alla progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente -a cadere. -</p> - -<p> -Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi -dell'evo moderno, nel secolo XV,<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a> se pure anche -in ciò Firenze non ha prevenuto tutto il resto d'Italia. -Quivi infatti è relativamente molto più antica la organizzazione -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -per quartieri in occasione di pubbliche rappresentazioni, -la cui magnificenza presuppone un grande -sfoggio di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre -rappresentazione dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco -e in parte su barche appostate nell'Arno, il primo giorno -di maggio dell'anno 1304, quando sotto gli spettatori si -ruppe il ponte alla Carraia.<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a> Anche il fatto che più tardi -i fiorentini vengono chiamati, in qualità di festaiuoli, ad -organizzar feste in tutte il resto d'Italia,<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a> prova chiaramente -il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar -le proprie. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi -più essenziali delle feste italiane di fronte a quelle degli -altri paesi, ci si farà innanzi prima di tutto l'istinto naturale -dell'individuo, giunto già ad un grado di completo -sviluppo, a rappresentare l'individualità, vale a dire l'attitudine -ad inventare una maschera e a sostenerla convenientemente. -Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente -a dar risalto alla decorazione dei luoghi non -solo, ma altresì delle persone, suggerendo abbigliamenti, -belletti (v. pag. 131 e segg.) ed altri ornamenti. In secondo -luogo poi viene l'intelligibilità manifesta a chiunque -dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era uguale -in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed -ascetiche erano già anticipatamente note a chicchessia; -ma per tutte le altre rappresentazioni l'Italia aveva un -deciso vantaggio sugli altri paesi. Per le parti recitative -di singoli santi e d'altri personaggi profani essa possedeva -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso -di tutti indistintamente.<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a> Inoltre la maggior parte degli -spettatori (nelle città) aveva una certa famigliarità colle -figure mitologiche e indovinava, assai più facilmente che -altrove, i personaggi storici ed allegorici, perchè desunti -da un ciclo di tradizioni universalmente conosciute. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto -il medio-evo era stato il tempo classico delle allegorie: -la sua teologia e la sua filosofia trattavano le loro categorie -come qualche cosa di reale e sussistente da sè,<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a> -per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno di un -ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora -a costituirne la piena personalità. In ciò tutti i -paesi d'occidente trovavansi presso a poco, in condizioni -uguali: dal mondo ideale di ciascuno d'essi era assai facile -derivare dei tipi e delle figure, con questo solo che -l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di regola -assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente -anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento -e dopo. A produrlo basta che un qualsiasi predicato -della figura allegorica, cui si riferisce, venga rappresentato -erroneamente sotto la forma di un attributo. Dante -stesso non va esente da simili falsi traslati,<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a> ed è noto -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -che in generale egli si compiace della oscurità delle sue -allegorie.<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a> Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» -di descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro -e parlante le figure d'Amore, della Castità, della Morte, -della Fama ecc. Ma molti altri invece vestono le loro -allegorie con una farragine di attributi del tutto sbagliati. -Nelle «Satire» del Vinciguerra,<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a> per esempio, l'Invidia -vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la -Voracità in atto di mordersi le labbra e con capelli irti -e scomposti, ecc., probabilmente per mostrare (rispetto a -quest'ultima) che essa è indifferente a qualunque cosa, -che non abbia relazione col mangiare e col bere. Quanto -a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, non fa -d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi -fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere -espressa da qualche figura mitologica, vale a dire -da qualche forma artistica, della quale stava mallevadrice -l'antichità stessa, come, per esempio, quando invece -della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, -o invece della caccia la dea Diana e così via.<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a> -</p> - -<p> -Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -delle allegorie meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, -che s'incontrano nelle feste italiane, il pubblico -era oltremodo esigente e voleva vederne il lato caratteristico -riprodotto con fedeltà ed esattezza, appunto perchè -per la sua cultura generale esso era perfettamente -in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla -corte di Borgogna, si andava contenti di figure molto -indeterminate, ed anche di semplici simboli, perchè quivi -era pur sempre un privilegio speciale delle classi più -elevate quello di essere, o almen di apparire, iniziate in -tali cose. Nel celebre giuramento <i>sul fagiano</i> celebrato -nel 1453<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a> la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina -della festa, è l'unica allegoria che abbia qualche -attrattiva: i colossali pasticci, per entro ai quali movevansi -degli automati ed anche delle persone vive, o sono -stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso è grossolano -e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda -sopra uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -Costantinopoli col suo futuro liberatore, il duca -di Borgogna. Il resto, ad eccezione di una pantomima -(Giasone in Colchide), ha un significato troppo enigmatico, -non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, -che ci descrive questa festa, vi prese parte in costume -di donna, che doveva rappresentare la «Chiesa» seduta -sopra una torre portata da un elefante guidato da un -gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie -degl'infedeli.<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere -d'arte e nelle feste italiane sorpassano nel complesso e -per gusto e per unità di concetto quelle d'altri paesi, -non è tuttavia in questo, che propriamente consiste il -loro lato saliente e caratteristico. Ciò che dà loro una -superiorità incontrastata<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> è invece il fatto, che in Italia, -oltre la personificazione di concetti generali ed astratti, -si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti -storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati -a veder ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera -d'arte un più gran numero di celebri personaggi. La -Divina Commedia, i Trionfi del Petrarca, l'Amorosa Visione -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -del Boccaccio, e nel secolo successivo la diffusione -sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità -risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento -storico. Ed ora queste stesse figure apparvero anche -nelle pompe festive o completamente individualizzate -in maschere determinate, o per lo meno riunite in gruppi, -come seguito caratteristico di qualche figura allegorica -principale. Così qui si venivano formando le norme della -composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni -dei paesi settentrionali bamboleggiavano -ancora o in un simbolismo affatto inesplicabile o in giuochi -puerili affatto privi di senso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a> -Nel complesso essi non diversificano da quelli del resto -d'Europa. Anche qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, -nei conventi sorgono grandi palchi, che nella parte superiore -contengono un paradiso, che si può chiudere e -aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, hanno -talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno -e l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, -tutte le località terrene del dramma disposte le une accanto -alle altre; e qui pure non di rado il dramma biblico -o leggendario s'apre con un dialogo preliminare di -apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e si chiude, secondo -le circostanze, anche con un ballo. S'intende da -sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -di personaggi secondari; ma questo elemento in Italia -non spicca così apertamente, come nei paesi settentrionali.<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a> -Quanto ai voli artificiali su macchine apposite, -spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in Italia -sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini -ancora nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse -risa, quando non riuscivano a dovere.<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a> Poco dopo il Brunellesco -inventò per le feste dell'Annunziata sulla piazza -di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato di una sfera -celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, dalla -quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta -a guisa di mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove -idee e congegni meccanici per rendere sempre più splendide -tali feste.<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a> Le confraternite religiose o i singoli quartieri, -che ne assumevano la direzione ed anche in parte -l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi città, -d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte -sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione -di grandi feste principesche, accanto al dramma profano -od alla pantomima, si rappresentavano anche i Misteri. -La corte di Pietro Riario (v. vol. I, pag. 145), quella -di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in tali -circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -seguisse col maggiore sfarzo e splendore.<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a> Se si cerca -di farsi presente il talento comico e i ricchi abbigliamenti -degli attori, nonchè la scena abbellita dalle fantastiche -decorazioni dello stile architettonico d'allora, da un grande -sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno sfondo di magnifici -edifizi su qualche grande piazza e di lucidi colonnati -in qualche grande atrio o monastero, si potrà in -qualche modo avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. -Ma, come il dramma profano da tale apparato ricevette -notevole nocumento, così anche il pieno sviluppo -poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo -prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che -ci son conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico -assai meschino con appena qualche bel tratto lirico, -ma non mai quel grandioso slancio simbolico, che -contraddistingue gli <i>autos sagramentales</i> di Calderon. -</p> - -<p> -Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato -senza paragone più povero, l'effetto di questi drammi -spirituali è sull'animo degli uditori di gran lunga più -vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, quando uno -di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione -di parlare più innanzi, Roberto da Lecce,<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a> vi chiuse la -serie delle sue prediche quaresimali durante la peste -del 1448 con un gran Mistero della Passione, rappresentato -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -il venerdì santo. I personaggi che presero una parte attiva -all'azione drammatica, son pochi, e ciò non ostante -tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche -un fatto che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni -si ricorreva anche a mezzi, che si risentivano spesso di -un naturalismo un po' troppo crudo. Così talvolta l'attore, -che doveva rappresentare il Cristo, doveva non solo -apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente e -versarne dal costato.<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a> Ciò richiama involontariamente -alla memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i -gruppi in argilla di Guido Mazzoni. -</p> - -<p> -Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, -prescindendo da certe grandi festività religiose, da -sposalizi principeschi ecc. sono di diversa specie. Quando, -per esempio, Bernardino da Siena fu dichiarato santo dal -Papa (1450), vi fu una specie di drammatica rappresentazione -della sua canonizzazione, probabilmente sulla -piazza maggiore della sua città nativa,<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a> dove si ebbe -anche una specie di corte bandita per tutto il popolo. -Altre volte accade che un dotto monaco festeggia la sua -promozione a dottore di teologia, facendo rappresentare -drammaticamente la vita del patrono della città.<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a> Il re -Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la duchessa -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una -specie di pantomima semi-religiosa,<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a> nella quale innanzi -tutto una scena pastorale doveva rappresentare «la legge -di natura», poi una schiera di patriarchi simboleggiava -«la legge di grazia»; chiudevan poi lo spettacolo le -leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» drammatizzate. -E non appena egli giunse di là a Chieri, che -lo si volle onorare anche quivi con una nuova pantomima, -la quale rappresentava «una puerpera circondata -da illustri visite». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere -celebrata colla massima pompa per consenso di tutti, -era certamente quella del Corpusdomini, alla quale in -Ispagna si consacrava perfino una specie particolare di -poesia, gli <i>autos sagramentales</i> da noi già citati. Quanto -all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa -festa, quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a> -In essa la processione, che moveva da una colossale e -splendida tenda dinanzi alla chiesa di S. Francesco attraverso -la strada maggiore sino alla piazza del duomo, -era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati s'erano -assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un -tratto di quella via, curando che non solo fosse coperta -dal principio alla fine di tende e ornata di damaschi e -ghirlande alle finestre ed alle muraglie,<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a> ma innalzando -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -dappertutto palchi e tribune, nelle quali, durante la processione, -rappresentavansi brevi scene storiche ed allegoriche. -Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza -se il tutto venisse rappresentato da persone vive, -o qualche cosa anche da automati preparati appositamente;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a> -in ogni modo però la pompa fu grande. Vi si -vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera di -angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale -figurava anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo -Michele coi demonj; fontane di solo vino ed -orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con tutta la -scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del -duomo la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso -e la benedizione, si apriva, e allora si vedeva la Madre -di Dio salire cantando al Paradiso, dove Cristo la incoronava -e la conduceva dinanzi al Padre eterno. -</p> - -<p> -Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica -via spicca in modo particolare, per la grandiosità -della pompa e per l'oscurità dell'allegoria, quella fatta -eseguire dal cardinale vice-cancelliere, Roderigo Borgia — il -futuro Alessandro VI.<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a> — Oltre a ciò essa ha anche -un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei -mortaletti,<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a> che è una specialità tutta propria delle feste -dei Borgia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che -ebbe luogo a Roma lo stesso anno nell'occasione, che vi -giunse dalla Grecia il cranio di S. Andrea. Anche in -questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua magnificenza, -ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto -profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, -che non mancava mai, vi figuravano altre maschere, -ed alcuni «uomini robusti», vale a dire degli Ercoli, -che, a quanto pare, vi facevano ogni specie di esercizi -ginnastici. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente -profane erano destinate in modo particolare a dare nelle -maggiori corti principesche spettacoli grandiosi e di gusto -perfetto, rappresentando qualche leggenda mitologica od -allegorica, di facile e piana interpretazione. Vero è che -l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava -in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso -gruppi interi di maschere,<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a> in pasticci -enormi, sebbene in proporzioni non così esagerate, come -presso il duca di Borgogna (v. pag. 186), e simili; ma, -ciò non ostante, l'insieme conservava pur sempre un -certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma -colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, -s'è già parlato altrove (v. pag. 50). Universalmente -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -note furon poscia le feste, che il cardinale Pietro Riario -diede a Roma nel 1473, in occasione del passaggio di -Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole di -Ferrara.<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a> Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora -veri Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece -hanno un carattere al tutto mitologico: vi si videro infatti -Perseo ed Andromeda, Orfeo seguito da molti animali, -Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna dalle -pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva -quindi un balletto delle più celebri coppie amorose del -tempo primitivo ed una schiera di ninfe, che venivano -sorprese da un gruppo di rapaci Centauri, messi alla lor -volta in fuga da Ercole. E per quanto paia per sè stessa -un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con -cui s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se -in tutte le feste dovevano apparire figure vive in aspetto -di statue collocate in nicchie o sopra colonne ed archi -trionfali e che poi dovessero mostrarsi vive o cantando, -o declamando, si aveva cura che si presentassero con -colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e -solo in via d'eccezione nelle sale del cardinal Riario -accadde, che figurasse in mezzo agli altri un fanciullo -vivo, ma tutto dorato, che versava acqua da una fontana.<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a> -</p> - -<p> -Altre splendide pantomime di questo genere furono -date a Bologna, in occasione delle nozze di Annibale -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -Bentivoglio con Lucrezia d'Este;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a> invece dell'orchestra -vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre la più bella -delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto -la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava -con un leone, vale a dire con un uomo cammuffato in -tal guisa, in mezzo ad un ballo di selvaggi: la decorazione -poi rappresentava una foresta vera e reale. A Venezia -nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse -estensi,<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a> movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando -gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) -nel cortile del palazzo ducale. A Milano Leonardo -da Vinci<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a> dirigeva le feste del duca ed anche quelle di -altri grandi; una delle sue macchine, la quale poteva -benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. -pag. 188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema -planetario in tutti i suoi movimenti; ogni volta -che un pianeta si avvicinava alla sposa del giovane duca, -Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva fuori dalla -sua sfera<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a> e cantava alcuni versi scritti dal poeta di -corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto, -fra molte altre cose, il modello della statua equestre -di Francesco Sforza sotto un arco trionfale sulla -piazza del Castello. Oltre a ciò dal Vasari sappiamo, con -che ingegnosi automati Leonardo aiutò più tardi a decorar -l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero -talvolta dei tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando -il duca Borso (v. vol. I, pag. 66) venne nel 1453 -a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella città,<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a> egli -fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, sulla -quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della -città, sotto un baldacchino sostenuto da angeli, e più in -basso un disco girante con otto angeli che cantavano, -due dei quali diedero al santo le chiavi della città e lo -scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al duca. -Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, -e portante un trono vuoto, dietro il quale stava -una giustizia in piedi con un genio che la seguiva, agli -angoli quattro vecchi legislatori circondati da sei angeli -con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri armati, ugualmente -con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la -dea non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. -Un secondo carro tirato, a quanto sembra, da un -unicorno, portava una Carità con fiaccole accese; ma in -mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse il solito carro -fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che vi -stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano -il duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova -fermata: un s. Pietro con due angeli stava sospeso in -una glorietta rotonda sulla facciata, e di là spiccò un -volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro -e rivolò al suo posto.<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a> Il clero poi dal canto suo ebbe -cura di far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto -religiosa: su due alte colonne stavano l'Idolatria e la -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -Fede: dopo che quest'ultima, rappresentata da una -bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla sua colonna, -l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio -che portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato -da sette belle donne, nelle quali erano simboleggiate -le sette virtù, che Borso doveva seguire. Da -ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso -Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto -trono dorato, dove una parte delle maschere menzionate -lo complimentò una seconda volta. Posero termine allo -spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da un edifizio -vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli -di ulivo, simbolo della pace. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la -processione stessa costituisce da sè la cosa principale. -</p> - -<p> -Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi -del medio-evo le processioni sacre offrirono motivo ed -occasione all'adozione delle maschere, fossero poi o fanciulli -travestiti da angeli e destinati a seguire pubblicamente -il Sacramento e le reliquie dei santi, che si portavano -attorno, o personaggi stessi della Passione, che -procedevano processionalmente, per esempio, il Cristo -colla croce, i crocifissori, i centurioni, le pie donne. Ma -colle grandi feste della Chiesa si collega assai per tempo -l'idea di una processione della città, che, giusta le ingenue -usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine -di elementi profani. Particolarmente caratteristico -è il carro navale (<i>carrus navalis</i>), tolto a prestito dall'antico -paganesimo,<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a> che, come notammo nell'esempio -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -addotto, poteva introdursi in feste d'indole molto diversa, -ma il cui nome servì principalmente a designare le feste -«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè -splendidamente arredata, piacere agli spettatori, senza -che si ricordasse come che sia l'antico suo significato, -e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra s'incontrò -col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, mossero -effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti -degli ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da -cavalli coperti. -</p> - -<p> -Ma la processione religiosa poteva non solo venir -decorata da aggiunte di qualsiasi specie, ma anche addirittura -sostituita da un corteo di maschere spirituali. -A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei gruppi -d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi -il Mistero, attraversando le vie principali di qualche -città; ma pare anche che assai per tempo sia surta -una specie di processioni spirituali indipendentemente affatto -da ciò. Dante descrive il «trionfo» di Beatrice -coi ventiquattro seniori della Bibbia,<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a> i quattro mistici -animali, le tre virtù teologali e le quattro cardinali, -s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che si -è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo -l'esistenza effettiva di tali processioni. Questo si manifesta -specialmente dal carro sul quale s'avanza Beatrice, -e che nel bosco miracoloso della visione non sarebbe necessario, -anzi vi sta in modo assai strano. O avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -Dante per avventura riguardato il carro soltanto come -simbolo essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, -il suo poema quello, che pel primo diede l'impulso a -tali processioni, la cui forma fu tolta a prestito dai trionfi -degli imperatori romani? Comunque sia, certo è in ogni -caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono con -una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola -nel suo «Trionfo della croce»<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a> rappresenta -Cristo sopra un carro trionfale, e sopra di lui la sfera -splendente della Trinità, alla sua sinistra la croce, alla -destra i due Testamenti; al di sotto, ma a grande distanza, -la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, -i profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati -i martiri e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto -il popolo dei credenti, e ad una considerevole distanza -una moltitudine innumerevole di nemici, imperatori, potenti, -filosofi ed eretici vinti, coi loro idoli distrutti, coi -loro libri arsi. (Una grandiosa composizione di Tiziano -intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista -questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla -Madre di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la -decima contengono un circostanziato trionfo della medesima, -ricco di allegorie, ma principalmente interessante -per quella impronta di realtà e verità, che, del resto, -sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo XV. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali -erano i profani, modellati tutti su quelli degli imperatori -romani, quali si scorgevano negli antichi bassorilievi -o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi scrittori. -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, -(col quale questo fatto sta in strettissima relazione), è -stato già indicato altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236). -</p> - -<p> -Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente -degli ingressi solenni di vittoriosi conquistatori, che si -cercava di ravvicinare quanto più si poteva a questo -tipo ideale, anche talvolta contro la volontà espressa -dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, nell'occasione -del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di rifiutare -il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo -tali cose essere superstizioni dei re».<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> Alfonso il Magnanimo, -entrando nel 1443 solennemente a Napoli,<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a> -ricusò, se non il carro, almeno la corona d'alloro, che -tutti sanno non aver disdegnato lo stesso Napoleone nella -sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto il -resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una -breccia aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al -duomo) fu uno strano miscuglio di elementi antichi allegorici -ed anche essenzialmente grotteschi. Il carro, sul -quale egli sedeva in trono e che veniva tirato da quattro -cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: venti patrizi -portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, -sotto il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, -che s'erano assunta i Fiorentini residenti a Napoli, consisteva -innanzi tutto in un drappello di giovani ed eleganti -cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, sur -un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a> -conformemente a quella inesorabile allegoria, alla quale -si sottomisero talvolta a quel tempo anche gli artisti, -non era coperta di capelli che nella parte anteriore del -capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, -e il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori -del carro e che doveva appunto simboleggiare il facile -trasformarsi e svanire della fortuna, teneva i piedi -immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi seguiva, equipaggiata -sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera -di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da -principi e grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, -al sommo di una sfera mondiale mobile, un Giulio Cesare,<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a> -coronato d'alloro, che spiegava al re in versi -italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si rimetteva -in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti -tutti di porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra -di ciò che sapeva fare Firenze, madre di tutte le feste. -Ma subito dopo seguiva un drappello di Catalani a piedi -dentro piccoli cavalli finti, che portavano legati alle loro -persone, e che rappresentavano una finta battaglia con -un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la -serietà sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia -trionfale un'imponente torre, la cui porta veniva guardata -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -da un angelo con una spada in mano; in alto stavano -ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da -sola, le lodi del re. -</p> - -<p> -Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo -nel 1507,<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a> oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, -eravi anche un gruppo vivo rappresentante Giove, Marte -ed una Italia circondata da una grande rete: poi seguiva -un carro tutto pieno di trofei e così via. -</p> - -<p> -Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, -la poesia se ne indennizzò essa stessa e compensò anche -largamente i principi. Il Petrarca e il Boccaccio avevano -chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti d'ogni -specie di gloria a costituire il seguito di una figura allegorica: -ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo -antico a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe -Gabrielli da Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso -di Ferrara.<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> Essa gli diede a seguaci sette regine (le -arti liberali), colle quali egli sale un carro, e poscia -schiere intere d'eroi, i quali, per essere più facilmente -riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; seguono -quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono -addirittura sul carro con lui. Intorno a questo tempo i -trofei mitologici ed allegorici sui carri sono in generale -frequentissimi, ed anche la più importante opera d'arte -che ci sia stata conservata del tempo di Borso, il ciclo -degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un -saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a> Raffaello, -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», -trovava omai questo genere di decorazione corrotto -e scaduto. Il modo con cui egli seppe rialzarlo e -infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di gloria fra -i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano -all'ammirazione dei posteri. -</p> - -<p> -I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano -che eccezioni. Ma ogni processione festiva, sia che fosse -fatta per celebrar qualche avvenimento o non avesse -anche nessuno scopo determinato, assumeva più o meno -il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. -Fa maraviglia anzi che non siano state messe in questa -categoria anche le pompe funebri.<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a> -</p> - -<p> -Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi -trionfi di antichi duci romani: tali furono -in Firenze quello di Paolo Emilio (sotto Lorenzo il Magnifico) -e quello di Camillo (per la visita di Leone X), -diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a> In Roma -la prima festa completa di questo genere fu il trionfo -dopo la vittoria su Cleopatra, celebrato<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a> sotto Paolo II, -e nel quale, oltre a molte maschere facete e mitologiche -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -(le quali del resto non mancavano mai anche nei trionfi -antichi), figuravano re incatenati, un senato vestito all'antica, -edili, questori, pretori e simili, quattro carri in -tutto di maschere che procedevano cantando, e senza -dubbio anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano -più largamente l'antico dominio mondiale -di Roma, e, di fronte al pericolo che realmente minacciava -da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di rappresentare -anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati -da cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare -Borgia, alludendo specialmente a sè stesso, volle che si -celebrasse il trionfo di Giulio Cesare, con non meno di -undici magnifici carri<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>, certamente non senza grave -scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al Giubileo -(vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente -intesi furono due trionfi di significato affatto -generico rappresentati nel 1513 in Firenze da due società -che gareggiavano tra loro, in occasione della elezione -di Leone X;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a> l'uno raffigurava le tre età dell'uomo, -l'altro le età del mondo personificate assai sensatamente -in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie, -che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo -definitivo ritorno. La decorazione assai fantastica dei -carri, quale non poteva mancare quando se ne occupavano -gli stessi grandi artisti fiorentini, fece una tale -impressione, che rimase vivo il desiderio di veder ripetuti -periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo -le città soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, -s'erano accontentate di presentare semplicemente i loro -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -doni simbolici (stoffe preziose e candele di cera); ora<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a> -la corporazione dei mercatanti fece costruire dieci carri -(ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti altri), -non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, -ed Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede -certamente ad essi la forma più splendida, di cui erano -suscettibili. Questi carri portanti i tributi e i trofei vedevansi -omai in ogni occasione solenne, anche se non -si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono -nel 1477 l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale -entravano anch'essi, tirando attorno per la città un carro, -nel quale «un individuo vestito da dea della pace s'avanzava, -sedendo sopra una corazza ed altre armi».<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente -splendide e fantastiche le regate. Una -corsa del Bucintoro, mandato fuori nel 1491 a ricevere -le principesse di Ferrara (v. pag. 194), ci vien descritta -come uno spettacolo degno di leggenda:<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a> esso era preceduto -da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande -e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in -diversi costumi: sulle macchine sospese movevansi all'intorno -dei genii simboleggianti i diversi attributi degli -dei: più lungi e più in basso stavano altri personaggi -aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti, -olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al -Bucintoro s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, -che per un miglio tutto all'intorno non si vedeva più -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -l'acqua. Tra le altre festività, oltre la pantomima già -sopra nominata, degna di particolare menzione, per la -novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel -secolo XIV<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a> la nobiltà era divisa in corporazioni speciali -per disporre le feste, il cui elemento principale consisteva -sempre in qualche straordinaria macchina portata -da una nave. Così, per esempio, nel 1541, in occasione -di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal -Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta -fu tenuto un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era -celebre per balli, mascherate e rappresentazioni d'ogni -specie. Talvolta la piazza di S. Marco fu trovata abbastanza -grande, per tenervi non solo de' tornei (v. pag. 123 -e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma. -In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace -conchiusa,<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a> le pie confraternite (<i>scuole</i>) s'incaricarono -ciascuna di decorare una parte della processione. In essa -si vide, tra aurei candelabri con lumi accesi di cera rossa -e fra innumerevoli schiere di cantori e di fanciulli alati, -portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale -stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille -conducendo un cammello carico di tesori, ed un secondo -carro tutto ripieno di simboli politici, tra cui l'Italia tra -Venezia e la Liguria, e sur un gradino più elevato tre -genii femminili portanti gli stemmi dei principi alleati. -Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le -costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -procedevano da ultimo i principi stessi rappresentati al -vero, insieme ai loro famigliari e agli stemmi, se è giusta -l'interpretazione, che noi diamo alla leggenda che ne -parla. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste -grandi marce trionfali, non avea forse nel secolo XV -in nessun luogo un aspetto tanto svariato, quanto a -Roma.<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a> Qui le corse erano di tutte le specie immaginabili: -ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e viceversa -di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti -al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, -dove abitava. Oltre a ciò i giuochi in piazza Navona, -che forse non erano mai morti del tutto sino dalla più -remota antichità, avevano un carattere splendidamente -guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri -e in una mostra della borghesia sotto le armi. Il -tempo in cui era permesso di mascherarsi durava a lungo -e talvolta abbracciava un periodo di parecchi mesi.<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a> Sisto -IV non si fe' scrupolo alcuno di passare nei punti -più popolati della città, al Campofiore e presso ai Banchi, -attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non -accettò la visita di un drappello di queste, che voleva -essere ammesso nel Vaticano. Sotto Innocenzo VIII -crebbe d'assai una usanza certo molto riprovevole, introdottasi -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -già fra i cardinali qualche tempo prima, di -mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in -splendidi costumi, con buffoni e cantori, che dicevano -versi scandalosi, ed erano accompagnati da cavalieri. — Oltre -il carnevale, i Romani sembrano aver avuto in -molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese. -Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di -Mantova,<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a> il popolo improvvisò in suo onore una cavalcata -di questo genere, che si moveva in giro splendidamente -dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non volle -una volta accettare una simile dimostrazione notturna -del popolo, che s'era proposto di venire con torcie accese -e rami di ulivo<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> sotto le finestre del suo palazzo. -</p> - -<p> -Ma il carnevale fiorentino superava il romano per -una specie particolare di processioni, che ha lasciato una -traccia anche nella letteratura.<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a> Fra una folla di maschere -a piedi e a cavallo avanzavasi un carro enorme -di forme fantastiche, in cima al quale stavano una figura -ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, per -esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali -in una sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) -coi pianeti relativi, le tre Parche, la Prudenza in trono -sopra la Speranza e la Paura, che giacciono legate a' suoi -piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, i venti, le -stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro della -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era -una splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, -Paride ed Elena ecc. O finalmente un coro di persone -costituenti una classe speciale, per esempio i mendicanti, -i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in vita furono -donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi, -i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una -volta perfino <i>il popolo</i>, i quali tutti poi nel canto doveano -reciprocamente accusarsi e vilipendersi a vicenda. -I canti, che furono raccolti e conservati, davano la spiegazione -della mascherata in versi ora appassionati, ora -scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo -il Magnifico vengono attribuiti alcuni dei più immorali, -probabilmente perchè il vero autore non osava -manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo era il -bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, -il cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, -quasi come un doloroso presentimento del breve splendore, -che doveva avere l'epoca del Rinascimento: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Quanto è bella giovinezza,</p> -<p class="i02"> Che si fugge tuttavia!</p> -<p class="i02"> Chi vuol esser lieto, sia:</p> -<p class="i02"> Di doman non c'è certezza.</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span></p> - -<h2 id="parte6">PARTE SESTA -<span class="smaller">LA MORALE E LA RELIGIONE</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p> - -<h3 id="cap1-6">CAPITOLO I. -<span class="smaller">La Moralità.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno -dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed -alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale -della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il -malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori -in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo -della vita individuale. -</p> -</div> - -<p> -Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, -Dio, la virtù e l'immortalità, può bensì fino ad un certo -punto essere investigato, ma non sarà mai suscettibile -di venir con rigoroso metodo comparativo rappresentato. -In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano -esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle -e più ancora nel generalizzarle. -</p> - -<p> -Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi -giudizio intorno alla moralità. Fra i diversi popoli -potrannosi mostrare molti contrasti e gradazioni diverse; -ma per tirar la somma assoluta delle loro colpe, l'intelletto -umano non ha forze bastanti. Il distinguere nella -vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere -nazionale da ciò che è il prodotto della sua libera attività -e della sua riflessione, rimarrà sempre un enigma -anche per questo, che i difetti hanno un lato rovescio, -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -nel quale appajono invece qualità nazionali, anzi virtù. -Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli -scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure -generali e talvolta anche violente. I popoli occidentali -potranno bensì maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona -ventura, non mai giudicarsi a vicenda. Una grande nazione, -che con la sua cultura, con le sue gesta e con -le sue vicende è strettamente collegata colla vita di -tutto il mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè -di evitare accuse, nè di trovare difese, e continua la -sua vita con o senza il beneplacito dei teorici. -</p> - -<p> -Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere -un giudizio, non è che una serie di osservazioni a -guisa di postille, quali nacquero da sè da uno studio proseguito -per molti anni sul Rinascimento italiano. Il loro -valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto per -la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più -elevate, rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, -tanto nel bene che nel male, molto più ampie informazioni -in Italia, che non in qualsiasi altro paese europeo. -Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il biasimo si -fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche -con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati -sulla via d'un generale apprezzamento della moralità. -</p> - -<p> -Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si -formano i caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi -innati e quelli acquisiti si fondono insieme e diventano -una seconda, una terza natura, — dove anche le -attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero -originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente -tarda e sotto forme del tutto nuove? E, per dare un -esempio, chi potrebbe dire se gl'Italiani vissuti prima -del secolo XIII abbiano posseduto, o no, quella pienezza -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -di vita e di forza, quella attitudine a fondere plasticamente -nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi -concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se -non sappiamo nemmeno questo, come possiamo noi giudicare -quel complesso di rapporti infinitamente varii e -delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la moralità incessantemente -si compenetrano ed identificano tra loro? -Un tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce -è quella della coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze -generali sui popoli? Quello fra essi, che più sembra -infermo, può essere invece il più prossimo alla guarigione, -e un altro apparentemente sano può covare in sè -un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà -se non nel dì del pericolo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Al principio del secolo XVI, quando la cultura del -Rinascimento era giunta alla sua maggior perfezione e -al tempo stesso la rovina politica della nazione era divenuta -omai irreparabile, non mancarono gravi pensatori, -che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto e la -grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei -queruli predicatori, che sogliono alzar la voce contro la -depravazione dei costumi in ogni tempo e presso ogni -popolo; ma è lo stesso Machiavelli, che in una delle più -meditate fra le sue opere<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a> apertamente il confessa: «pur -troppo, noi Italiani siamo in modo particolare irreligiosi -e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo -giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; -coi pregiudizi di casta abbiamo spezzato anche i vincoli -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -d'una morale e d'una religione pregiudicate, e delle leggi -esterne non ci curiamo, perchè i nostri tiranni sono illegittimi -e i loro giudici e subalterni gente guasta e -corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la -Chiesa e i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli -esempi». -</p> - -<p> -Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: -«perchè l'antichità esercitò a questo riguardo una fatale -e perniciosa influenza?» — Ma, in tal caso, la proposizione -va accolta colle necessarie riserve. Infatti, se -essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti -(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata -e sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale -rispetto agli altri, dei quali si direbbe tutt'al più aver -essi, dopo che si famigliarizzarono coll'antichità, sostituito -all'ideale della vita cristiana (la santità) il culto -della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da -ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, -che si ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, -appunto perchè, in onta ad essi, gli uomini grandi -non cessarono di esser tali. Probabilmente la cosa avvenne -senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse -addurne in prova delle testimonianze, queste non -si potrebbero trovare pur sempre che presso gli umanisti, -come, ad esempio, presso Paolo Giovio, che scusa coll'esempio -di Giulio Cesare lo spergiuro di Giangaleazzo -Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la fondazione -di uno Stato.<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a> Ma nei grandi storici e politici -fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, -perchè ciò che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha -colore di antichità, non è che una conseguenza dell'ordinamento -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -politico sotto il quale vivevano, e che naturalmente -doveva creare in essi un modo di sentire e -di pensare analogo a quello dell'antichità. -</p> - -<p> -In onta a tutto questo però non si può disconoscere, -che l'Italia intorno al principio del secolo XVI versasse -in una grave crisi morale, dalla quale i migliori stessi -disperavano quasi di trovare un'uscita. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che -più di tutto controoperava all'immoralità prevalente. -Quegli uomini superiori credettero scorgerla sotto la -forma del sentimento d'onore. Questo è quel misterioso -complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora -all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza -sua colpa, ha perduto ogni altra cosa, fede, amore e -speranza. Un tal sentimento si collega assai facilmente -con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile -di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto -di più nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di -nuove forze e di nuova energia. In un senso molto più -ampio, che non suol credersi comunemente, esso è divenuto -pei moderni Europei, giunti già ad un grado assai -notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle -loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, -serbano fede alla morale ed alla religione, quasi senza -saperlo, in tutte le più importanti loro deliberazioni lo -seguono.<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a> -</p> - -<p> -Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità -avesse anch'essa una tal quale idea di questo sentimento, -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -e come poi il medio-evo ne abbia addirittura -fatto un privilegio speciale di una classe determinata. -E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione -con coloro, che riguardano la coscienza come l'unico -movente essenziale delle azioni umane. Certo che nulla -di meglio potrebbe desiderarsi, qualora ciò sempre accadesse; -ma, poichè le migliori risoluzioni partono «da -una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio -è chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte -riesce malagevole il distinguere negli Italiani del Rinascimento -questo sentimento d'onore dalla sete assoluta -di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò non -toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono -due cose del tutto diverse. -</p> - -<p> -Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto -che non scarseggino. Ma basterà una per tutte, -appunto perchè autorevolissima, e la desumeremo dagli -aforismi del Guicciardini, per la prima volta non ha guari -pubblicati.<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a> «A chi stima l'onore assai, succede ogni -cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. -Io l'ho provato in me medesimo; però lo posso dire e -scrivere; sono morte o vane le azioni degli uomini, che -non hanno questo stimolo». È giusto però notare, che -da altre notizie intorno alla vita dell'autore evidentemente -apparisce, che qui egli parla del solo sentimento -d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente -detto. E in modo ancora più esplicito su questo argomento -si esprime il Rabelais, che noi, benchè spesso -violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia astenerci -dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -qualunque altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato -di ciò che sarebbe il Rinascimento senza il prestigio della -forma e della bellezza.<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a> La sua descrizione di uno stato -ideale nel chiostro dei Telemiti ha un'importanza affatto -decisiva nella storia della civiltà, tanto che può dirsi -che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo -XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò -che, fra molte cose, egli scrive de' suoi cavalieri e delle -sue dame dell'ordine del Libero Volere:<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a> -</p> - -<p> -«En leur reigle n'estoit que cette clause; <i>Fay ce -que vouldras</i>. Parce que gens liberes, bien nayz,<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a> bien -instruictz, conversans en compaignies honnestes, ont par -nature ung instinct et aguillon, qui tousjours les poulse -à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il nommoyent -<i>honneur</i>». -</p> - -<p> -È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che -animava anche gli uomini della seconda metà del secolo -XVIII, e che spianò la via alla Rivoluzione francese. -Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta individualmente -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — principalmente -sotto l'impressione delle sventure nazionali — si -voglia portare sull'intera nazione un giudizio -non troppo favorevole, non si potrà però mai negar ad -un tale sentimento la giustizia che esso si merita. Se -lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un fatto provvidenziale, -superiore in tutto al volere dei singoli, non -meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, -quale a questo tempo si manifesta in Italia. -Quante volte e contro quali violenti attacchi dell'egoismo -essa abbia trionfato, noi non sappiamo, nè sapremo -giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta, -nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul -valore morale della nazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare -l'Italiano del Rinascimento per conservarsi morale, -è la fantasia, che presta innanzi tutto alle sue virtù ed -a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto il cui dominio -l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole. -</p> - -<p> -Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più -destro giuocatore del tempo moderno, mentre gli fa balenare -dinanzi agli occhi le immagini della futura ricchezza -e dei futuri piaceri con tale vivacità, che egli, -per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun -dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati -innanzi, se fin da principio il Corano non avesse stabilito -il divieto del giuoco come la più necessaria salvaguardia -della morale islamitica, e non avesse invece -attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei tesori -nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale, -minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -di singoli individui od anche d'intere famiglie. -Firenze ha già sulla fine del secolo XIV il suo Casanova, -un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando continuamente -in qualità di mercatante, di agente politico, -di speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, -guadagnò e perdette enormi somme, e non trovava -competitori che fra i principi, quali, ad esempio, i duchi -di Brabante, di Baviera e di Savoia.<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> Anche quel gran, -vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia romana, -abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, -che naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi -negl'intervalli, che loro restavano tra un grande intrigo -ed un altro. Franceschetto Cybo, per esempio, perdette -in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario -14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario -lo avesse truffato.<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a> In seguito l'Italia divenne notoriamente -la patria del lotto. -</p> - -<p> -Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della -vendetta il suo carattere particolare. Non è impossibile -che in tutto l'occidente da tempo antichissimo il sentimento -del proprio diritto sia stato uno ed identico, e che -la sua violazione, ogni volta che rimase impunita, sia -stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se -anche non perdonano più facilmente, hanno però una -maggior facilità a dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano -tien viva la ricordanza dell'offesa con una tenacità -spaventevole.<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a> Il fatto poi che nella morale del -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso -viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo -e sprone a questa già universale tendenza. Governi e -tribunali ne riconoscono l'esistenza e la legittimità, e -non cercano che di frenarne i maggiori eccessi. Ma fra -i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e le stragi -reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una -testimonianza basterà per molte.<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a> -</p> - -<p> -Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano -il gregge, ed uno di loro disse: facciamo la prova -del come s'impiccano le persone. Detto, fatto. Uno montò -sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata al primo la -corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella -sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase -appeso. Più tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. -La domenica venne il padre di quest'ultimo -per recargli del pane, ed uno dei due gli confessò l'accaduto -e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato in -furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne -estrasse il fegato e in una cena lo diè a mangiare al -padre di lui; poi gli disse qual fegato avesse mangiato. -Da quel momento cominciarono le stragi reciproche tra -le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei persone -furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o -di età. -</p> - -<p> -Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione -sin nei parenti collaterali e negli amici, non -si limitarono soltanto alle classi inferiori; esse si estesero -ben presto in larga misura anche alle sfere le più elevate. -Le cronache e le novelle ne recano esempi frequentissimi, -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -e per lo più per offese recate al pudor femminile. Il -terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna, -dove la vendetta si confondeva con tutte le specie -possibili di intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono -qua e colà con colori terribili lo stato di brutale -ferocia, in cui erano cadute queste audaci e vigorose popolazioni. -Tale, per esempio, è la storia di quell'illustre -ravennate, che era giunto a prendere e a far rinchiudere -in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe -potuto farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò -e convitò splendidamente, dietro di che, tramutatasi in -questi la vergogna in furore, si diedero a congiurar contro -di lui peggio di prima.<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a> Non mancavano, è vero, pii -e santi monaci, che predicavano la pace e la conciliazione; -ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare -talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, -non mai però d'impedire che se ne meditassero delle -nuove. Nelle novelle non è raro il caso di veder anche -questa momentanea influenza della religione, che suscita -improvvisi slanci di generosità, ma che poi cede di nuovo -ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè qualche -cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre -dire di esservi riuscito, quando si propose di condurre -ad effetto una qualche pacificazione. Papa Paolo II -voleva che cessassero gli odii fra Antonio Caffarello e la -casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello stesso -e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un -l'altro alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa -di 2000 ducati, se avesse comecchessia offeso il suo avversario; -e due giorni dopo Antonio fu pugnalato per -mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, che da -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno -e fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le -case e bandire il padre ed il figlio da Roma.<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a> I giuramenti -e le ceremonie solenni, colle quali i riconciliati -aveano cura di garantirsi ciascuno da una nuova sorpresa, -sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. Silvestro -dell'anno 1492 nel duomo di Siena<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> i partiti dei -«Nove» e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi -il bacio di pace, fu letto durante quell'atto un giuramento -«così strano e terribile, che non s'è mai udito -l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da Dio -tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle -estreme agonie della morte. È evidente che simili fatti -accennano piuttosto ad una condizione d'animo disperata -da parte dei mediatori, anzichè ad una vera garanzia -della pace, e che appunto le riconciliazioni le più sincere -erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo -di tali giuramenti. -</p> - -<p> -Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo -colto ed alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di -una analoga usanza popolare, si manifesta naturalmente -sotto mille aspetti, e dalla pubblica opinione, che qui -parla per bocca di novellieri, è senza riserva alcuna approvato.<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a> -Tutti convengono in questo, che rispetto a quelle -ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia -veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, -per le quali non c'è, nè ci può essere il braccio vindice -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -di nessuna legge, ognuno può farsi ragione da sè. Bensì -la vendetta deve compiersi con una certa destrezza e la -soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una -umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi -un atto qualunque di brutale violenza come una vera -e conveniente vendetta. Non il braccio soltanto, ma tutto -l'uomo deve trionfare. -</p> - -<p> -L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda -simulazione per raggiungere certi scopi determinati, ma -non mai di un atto qualsiasi d'ipocrisia in questioni di -principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi a sè stesso. -Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, si -ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. -Uomini del resto tutt'altro che esaltati la lodano -quando, disgiunta dalla passione, e non avendo in mira -che di approfittare dell'opportunità, si esercita soltanto -«perchè gli altri imparino a non ti offendere».<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a> Però -tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei -quali la passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che -questo genere di vendetta si differenzia dalla vendetta -di sangue propriamente detta: infatti, mentre quest'ultima -si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia o, -se si vuole, del <i>jus talionis</i>, la prima necessariamente -va molto più in là, non solamente esigendo una soddisfazione -di stretto diritto, ma cercando anche di provocare -l'ammirazione e, secondo le circostanze, di spargere -perfino il ridicolo sull'offensore. -</p> - -<p> -In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, -che si frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» -si esige di regola un concorso di circostanze, che il tempo -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -soltanto può maturare. E questo appunto è il tema favorito -di molte novelle. -</p> - -<p> -Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali -l'accusatore e il giudice sono una sola ed identica persona, -non occorre di dirlo. Che se pur si volesse comecchessia -giustificare questa passione ardente, che divorava -gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col -contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per -esempio, la riconoscenza; dovendosi presumere, che quella -stessa fantasia, che rinfresca e ingrandisce la memoria -dei torti sofferti, sia anche in grado di tener viva la -memoria del beneficio ricevuto.<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> Ma le prove di fatto -a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino -indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, -quale, ad esempio, la grande riconoscenza con cui -le classi inferiori accolgono ogni dimostrazione di benevolenza -verso di loro, e la grata memoria che conservano -le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali -convegni. -</p> - -<p> -Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali -degl'Italiani si riproduce continuamente. E se anche -nei singoli casi, in cui l'uomo del nord segue piuttosto -l'impulso suo naturale, l'Italiano invece sembra -seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò -non dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, -che in quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. -Anche fuori d'Italia, dovunque un fatto identico -si verifica, identici sono pure gli effetti: l'allontanarsi, -per esempio, assai per tempo dalla propria casa e il sottrarsi -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -all'autorità paterna è una tendenza comune tanto -alla gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. -Più tardi nelle indoli più generose a questa -tendenza subentra uno slancio spontaneo di pietà figliale -e di affetto reciproco. -</p> - -<p> -In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio -esatto sulle qualità morali di una nazione, che non sia -la propria. Queste qualità possono manifestarsi in un -modo così singolare, che uno straniero sia assolutamente -incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in questo -riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, -ciascuna, prerogative lor proprie e che non si riscontrano -nelle altre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente -e quasi tirannico nelle cose della morale, egli è appunto -nei rapporti illeciti de' due sessi, nell'amore considerato -come passione sensuale. Che la prostituzione esistesse -anche nel medio-evo prima della comparsa della sifilide, -è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro -assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento -c'è questo di proprio, che il matrimonio e -i suoi diritti, forse più che altrove, e in ogni caso più -deliberatamente che altrove, vengono calpestati. Le fanciulle, -specialmente quelle delle classi più elevate, guardate -gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione -dominante non è che per le donne coniugate. -</p> - -<p> -Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza -che i matrimoni non scemassero punto e che la -vita di famiglia non ne soffrisse veruno di que' danni, che -in altri paesi in casi simili non avrebbero mancato di -manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a proprio -talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -quando c'era qualche ragione di temere, che non -fosse del tutto propria. E non si nota neanche verun -sintomo di decadenza fisica o morale, come tale, — poichè -di quell'apparente deterioramento morale, di cui si -veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non -è difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e -religiosa, anche quando non si voglia concedere, che il -Rinascimento avesse oggimai percorso l'intero stadio -della sua vita ed esaurito tutte le fonti della propria attività. -Gli Italiani continuarono, ad onta di tutti i loro -disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane di -corpo e di mente di tutta Europa,<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a> e notoriamente conservano -anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè -hanno considerevolmente migliorato i loro costumi. -</p> - -<p> -Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la -morale dell'amore all'epoca del Rinascimento, non potremo -a prima vista non restar profondamente colpiti dal -notevole antagonismo, che si manifesta nelle testimonianze -che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci lascierebbero -credere, che l'amore non consistesse che nel -piacere, e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, -fossero non solo leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, -quanto più audaci e arrischiati. Se invece si -leggono i migliori lirici di quel tempo e gli scrittori di -dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la -profondità e la purità, con cui intendono questa passione, -anzi si può dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime -espressione, quando li veggiamo riprodurre le idee -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -degli antichi di una originaria unità delle anime nell'Essere -supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere che -l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo. -Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che -nell'uomo colto del tempo moderno non solo esistono -contemporaneamente e tacitamente diversi gradi di sentimento, -ma si manifestano anche apertamente e, secondo -le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno -soltanto, al pari dell'antico, è anche in questo riguardo -un microcosmo, ciò che non era nè poteva essere quello -del medio-evo. -</p> - -<p> -Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle -novelle. Nella maggior parte di esse le donne che vi -figurano, sono coniugate; trattasi adunque di veri adulterii. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Qui acquista una grande importanza ciò che altrove -(v. pag. 165 e segg.) s'è detto sulla posizione della donna, -uguale in tutto a quella dell'uomo. La donna, più altamente -educata e pienamente conscia della sua individualità, -dispone di se con una padronanza affatto diversa -che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita -così completa della sua riputazione, qualora essa -possa guarentirsi dalle conseguenze visibili della medesima. -Il diritto del marito alla di lei fedeltà non ha quella -solida base, che esso acquista nel nord mediante la poesia -e la passione del periodo dell'innamoramento e degli -sponsali; dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane -sposa passa nel mondo dalla vigile custodia paterna -o dal chiostro, e allora soltanto la sua individualità riceve -uno sviluppo rapido e quasi inatteso. In conseguenza -di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto condizionato, -ed anche chi lo riguarda come un <i>jus quaesitum</i>, -si riferisce più particolarmente alle modalità esterne -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -del contratto, anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna -giovane e bella, divenuta moglie di un vecchio, respinge, -ad esempio, i doni e le ambasciate di un giovane amante -col fermo proposito di conservare la sua <i>honestà</i>. Ma -essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per -le sue molte virtù, «conoscendo che può amare cortese -donna virtuoso spirito, senza pregiudicio della sua honestà».<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a> — Tuttavia, -quanto non è breve la via da una -tale distinzione ad una completa caduta! -</p> - -<p> -Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di -mezzo l'infedeltà reciproca del marito. La donna, conscia -della propria dignità, sente in quella offesa non solo un -dolore, ma un insulto ed una umiliazione, e non volendo -lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo una -vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena -sia proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande -offesa, per esempio, può talvolta appianare la via ad -una pacifica convivenza per l'avvenire, quando rimanga -completamente segreta. I novellieri, che ciò non ostante -la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo, -la inventano, non mancano di esprimere la loro piena -ammirazione, ogni volta che la vendetta è veramente -pari all'offesa, o, in altre parole, è pensata e condotta -come una vera <i>opera d'arte</i>. S'intende da sè, che il marito -non riconosce in sostanza mai un tale diritto di -rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni -di paura o di prudenza glielo consigliano. Che se queste -manchino affatto, ed egli per l'infedeltà della moglie si -vegga esposto al pericolo di venir beffato dai terzi, la -cosa muta aspetto all'istante e può anche divenir tragica, -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -non essendo raro il caso che all'adulterio tenga -dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. -In tali casi non è degno di poca considerazione il fatto -che, oltre il marito, anche il fratello,<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a> il padre della -donna vi si credano autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra -che il movente principale non è già la gelosia, nè -tampoco il sentimento morale che si trovi offeso, ma -bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro -scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a> si vede -quella, per aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare -il marito, come se le fosse lecito, essendo vedova, -far quanto le aggrada. Quell'altra, dubitando che il marito -non discopra gli amori che ella fa, per via dell'amante -lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i -fratelli, i mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi -il manifesto vituperio, che rende loro la malvagia vita -delle figliuole, sorelle e mogli) con veleno, con ferro e -con altri mezzi facciano morire; non resta per questo, -che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non -si lascino dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche -nuovo fallo». Un'altra volta, in tuono meno severo, -esclama: «piacesse al cielo che non si sentisse ogn'ora: -il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non gli -fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -di nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la -sorella, perchè non s'è maritata come egli avrebbe voluto. -Questa è pur certamente una gran crudeltà, che -noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, fare, e non -vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia -cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non -piaccia, subito si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... -Invero grave sciocchezza quella degli uomini mi pare, -che vogliono, che l'onor loro e di tutta la casata consista -nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si -sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale -sicurezza, che il novelliere poteva mettere una taglia -sulla vita di un amante, minacciato ancora, mentre questi -se ne andava attorno vivo. Il medico Antonio Bologna<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a> -s'era sposato segretamente colla duchessa vedova di -Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano -potuta, insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean -fatta uccidere in un castello. Antonio, che non sapeva -ancora quest'ultima circostanza, e che veniva lusingato -con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, dove era -insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società -di Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue -sventure. Un amico della detta casa, Delio, «narrò a -Scipione Atellano tutta l'istoria, e aggiunse che voleva -metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo che -il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con -cui ciò accadde quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, -è narrato dal Bandello in una novella assai commovente -(I, 26). -</p> - -<p> -Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e -là di compiacersi in modo particolare di ogni tratto spiritoso, -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -astuto e comico, che accompagni l'adulterio, e -assai volentieri si trattengono a narrar gli artificj, coi -quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche -casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno -gli amanti, le casse provvedute anticipatamente di guanciali -e confetture per potervi celare il drudo e farlo trasportare -altrove e così via. Il burlato marito vien dipinto, -secondo le circostanze, o come un personaggio per -sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè -c'è altra alternativa, sia che la donna figuri come malvagia -e crudele o l'amante come vittima innocente. Ma -i racconti di quest'ultima specie non sono vere novelle, -bensì esempi terribili attinti alla vita reale.<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a> -</p> - -<p> -Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI -assunse un carattere al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente -violenta nei mezzi forse aumentò, ma non si -deve confonderla colla rappresaglia già esistente anteriormente -e fondata nello spirito stesso del Rinascimento -italiano. Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà -spagnuola, diminuirono anche quegli eccessivi furori sino -a che sul finire del secolo XVII si giunse a tal punto -di apatica indifferenza, che il <i>Cicisbeo</i> fu riguardato come -un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed oltre -a ciò si tollerarono uno od anche parecchi <i>Patiti</i>. -</p> - -<p> -Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità -e ciò che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, -ad esempio, era il matrimonio in Francia forse più sacro -che non Italia? I <i>fabliaux</i> e le farse permettono di dubitarne, -e si è tentati di ritenere che l'immoralità non vi -fosse meno frequente, ma che soltanto le conseguenze -tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in -Italia. Piuttosto s'avrebbe qualche testimonianza alquanto -più favorevole riguardo ai popoli germanici, nella maggiore -libertà concessa nei rapporti sociali alle donne ed -alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli Italiani -in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). -Tuttavia anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. -Certamente l'infedeltà era molto frequente anche -in Germania e condusse spesso anche quivi a deplorevoli -eccessi. Basta osservare come i principi del nord, -al menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle -loro mogli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani -d'allora non havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano -appetito dell'uomo volgare, ma anche la passione -degli spiriti più elevati e generosi; non solamente perchè -in quella società mancavano affatto le fanciulle, ma -anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente -si sentiva attratto dalle qualità della donna, -che nel matrimonio avea raggiunto il pieno sviluppo della -propria personalità. Questi uomini sono appunto quelli, -che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più alte -ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi -di dare un'immagine spirituale alla passione che -li divorava, dipingendola come un <i>amore divino</i> troppo -spesso franteso, e quindi calunniato, dai posteri, ma creduto -e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano della -crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò -soltanto della durezza della loro bella o dell'eccessiva -sua riservatezza, ma anche della illegittimità della loro -passione. Essi cercano di sollevarsi al di sopra di questa -sciagura spiritualizzando l'amore ed appoggiandosi alla -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro Bembo -il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in -proposito ci son fatte manifeste da quanto egli stesso -scrive nel terzo libro de' suoi «Asolani» e dallo splendido -discorso, che gli è posto in bocca dal Castiglione -sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè l'uno, -nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le -massime di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era -pur sempre qualche cosa, se contemporaneamente si poteva -essere celebre e buono, e all'uno e all'altro di -questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei -credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto -potremmo aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si -dia la pena di leggere nel Cortigiano l'intiero discorso -citato, vedrà immediatamente come sarebbe impossibile -darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od -estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, -le quali dovettero la loro celebrità appunto a questo genere -di amori; tali furono Giulia Gonzaga, Veronica da -Correggio, e più particolarmente ancora Vittoria Colonna. -Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti e i beffatori -più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, che -seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in -loro lode? O si dirà per avventura, che il movente -principale di tutto ciò era la vanità, e che Vittoria si -sentisse oltremodo lusingata dalle espressioni le più esagerate -di un amore senza speranze? Ma, se anche la -cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola -lode per Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, -sia ciò non ostante riuscita a lasciare di sè una -traccia così profonda anche nella più tarda posterità. — Ci -volle del bel tempo prima che negli altri paesi s'incontrassero -personalità tanto spiccate. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<p> -La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, -fu poi in generale la causa che ogni passione trascorse -presso di loro agli eccessi più riprovevoli e, secondo -le circostanze, ricorse anche al delitto per riuscire -nei propri intenti. Havvi una violenza figlia della debolezza, -che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece trattasi -di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge -proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una -forma e quasi una personificazione sua propria e speciale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello -Stato, basato sull'illegittimità e surto dalla violenza, -ognuno, anche l'infimo della plebe, si crede autorizzato -di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale nel diritto e -nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se ne -conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente -si volgono al colpevole:<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a> il supplizio virilmente -sopportato eccita talmente l'ammirazione, che quelli che -lo narrano, facilmente dimenticano di accennare la causa, -per cui venne inflitto.<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a> Se poi accade talvolta che al profondo -disprezzo della giustizia e alle molte vendette commesse -in privato s'aggiunga anche l'impunità, come per -avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe -addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -punto di sfasciarsi completamente. Tali momenti ebbe Napoli -nel trapassare dalla signoria aragonese alla francese -ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano nelle frequenti -espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è -in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel -loro segreto non hanno mai accettato nessun vincolo di -leggi politiche e civili e che, giunta l'occasione, s'abbandonano -brutalmente ai loro selvaggi istinti di rapina -e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera -d'azione delle più ristrette. -</p> - -<p> -Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse -una grave scossa per le crisi interne scoppiate dopo la -morte di Galeazzo Maria Sforza, nelle città di provincia -venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben dura -prova ne fece Parma,<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a> dove il governatore milanese, atterrito -da minacce di morte, s'indusse a permettere che -fossero tratti dal carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo -ciò, i furti, gl'incendii, gli assassinj commessi in pubblico -divennero delitti quotidiani, mentre di notte circolavano -per la città intere bande di malfattori armati e mascherati; — per -non dire delle burle, delle satire e delle -lettere minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto -a spargere il ridicolo sull'autorità, che naturalmente se -ne commosse più che d'ogni altra cosa. Il fatto poi che -in molte chiese furono rubati i vasi sacri con entro le -ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti, -l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa -accadrebbe in qualunque paese del mondo anche oggidì, -se per un momento restasse sospesa l'azione del potere -civile e politico, e nel medesimo tempo la sua presenza -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -rendesse impossibile la formazione d'un governo provvisorio; -ma ciò che allora in simili occasioni accadeva -in Italia assume un carattere affatto particolare, per la -parte notevole che vi avevano le vendette. -</p> - -<p> -In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del -Rinascimento è questa, che anche in tempi ordinari, i -grandi delitti vi furono più frequenti, che altrove. Vero -è, che in ciò potrebbe esservi un errore prodotto dalla -circostanza, che qui proporzionatamente noi conosciamo -un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi -altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione -del delitto reale, facilmente trascorre a inventare -anche ciò, che non è effettivamente accaduto. -Può darsi quindi che la somma delle violenze commesse -raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti chi potrebbe -dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava -intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, -fossero, fra tanti vagabondi masnadieri e cavalieri di -ventura, migliori, o se la vita e la sicurezza individuale -vi fossero meglio guarentite e protette? Ma tutto ciò in -ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto premeditato, -pagato, eseguito di terza mano e divenuto -una speculazione o un mestiere, in Italia avea guadagnato -a quel tempo proporzioni larghissime e veramente -spaventevoli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, -l'Italia forse non ce ne parrà, almeno nelle regioni -più fortunate, quale, ad esempio, la Toscana, tanto infestata, -quanto erano a quel tempo la maggior parte dei -paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri, -che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove -trovare, per esempio, un uomo pari a quell'ecclesiastico -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -fatto selvaggio dalle passioni e a poco a poco divenuto -capo di una schiera di banditi, di cui ci tengono parola le -cronache ferraresi di questo tempo?<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a> Il dì 12 agosto 1493, -narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete -don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato -la sua prima Messa due volte; ma la prima commise -il giorno stesso un omicidio, da cui poscia Roma l'assolse: -in seguito uccise quattro persone, e sposò due -donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe -parte a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, -togliendole a forza dalle loro case, esercitò la rapina come -un mestiere e su larga scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese -con una banda d'armati rivestiti d'uniforme lor propria, -procacciandosi ricovero e nutrimento con lo sterminio -e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo, -s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo -di delitti, che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza -di verun uomo. Ma la poca sorveglianza in che erano -tenuti da un lato e i molti privilegi di che erano favoriti -dall'altro, furono causa che i malfattori abbondassero -tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro -ci vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva -anche talvolta, e nemmen questa -certamente era cosa onorevole pei conventi, che uomini -di riputazione affatto perduta si rifugiassero sotto l'egida -del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste -vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto -di uno di questi tali, ch'egli ebbe occasione di -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -conoscere in un convento di Napoli.<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a> Anche di papa Giovanni -XXII parrebbero esistere precedenti poco onorevoli, -ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo -con sicurezza.<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a> -</p> - -<p> -Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande -armate d'assassini non comincia che nel secolo XVII, -quando i partiti politici dei guelfi e dei ghibellini, degli -spagnuoli e dei francesi avean cessato di agitare il paese: -in allora il masnadiere si sostituì dovunque al parteggiatore -politico. -</p> - -<p> -In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò -mai, gli abitanti del contado vivevano in istato di permanente -barbarie e non risparmiavano nessun forastiero, -che capitasse loro tra mano. Ciò accadde più particolarmente -nelle parti più remote del regno di Napoli, dove -la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei -grandi latifondi romani, e dove pare che in tutta buona -fede si riguardassero come qualche cosa di identico l'uomo -straniero e il nemico (<i>hospes</i> ed <i>hostis</i>). Queste genti -erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva sovente -che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore -per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, -facendo il cacio, un paio di gocce di latte gli erano -spruzzate in bocca. Ma se anche in tali occasioni il confessore -stesso, esperto dei costumi del paese, giungeva -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -a strappargli altresì la confessione, che spesso co' suoi -compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori, -ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun -rimorso di coscienza.<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a> Sino a qual punto, in tempi di politici -commovimenti, i contadini fossero capaci di spingere -in altri paesi la ferocia, è stato già altrove accennato -(v. pag. 107). -</p> - -<p> -Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi -d'allora è la frequenza del delitto commesso di seconda -mano, per mercede convenuta. In ciò, per consenso di -tutti, Napoli andava innanzi a qualunque altra città d'Italia. -«Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon -mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a> -Ma anche altri paesi hanno una ricchezza spaventevole -in tal genere di misfatti: soltanto non è così facile il -classificarli secondo i motivi che li provocarono, entrandovi -promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia personale, -la sete della vendetta e la paura. Torna invece a -grande onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto -d'Italia, che presso di loro simili fatti fossero di gran -lunga meno frequenti,<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a> forse perchè pei giusti reclami -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -v'era ancora una autorità universalmente riconosciuta e -rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più -sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi -supreme del fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero -le sinistre conseguenze di una vendetta di sangue -e dove si comprendesse come anche il delitto erroneamente -detto utile non apporta mai veri e durevoli -vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta -della libertà fiorentina l'omicidio, specialmente quello per -mandato, sembra essersi rapidamente moltiplicato, ma il -governo di Cosimo I non tardò molto ad acquistar forze -tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni -disordine.<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a> -</p> - -<p> -Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale -più o meno frequenti, secondo che si trovarono più -o meno numerosi coloro che li compravano. Sarebbe un -tentativo inutile il volerne dare un quadro statistico, ma -la somma resta sempre considerevole, quand'anche si -voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce -pubblica proclamava come opera della violenza, una piccola -parte soltanto sia da riguardar come tale. Il peggio -si è che i principi e i governi erano i primi a dare il -cattivo esempio, calcolando addirittura l'assassinio come -uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e per -mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare -ad un Cesare Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, -e più tardi gli stessi agenti di Carlo V si permettevano -ogni genere di violenza, purchè paresse utile ai loro scopi. -</p> - -<p> -La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando -a tali fatti per guisa che, verificandosi la morte -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -di un potente, non la si credeva quasi mai naturale. -Ma egli è certo però, che talvolta si è esagerato di -molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche ammettendo -che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, -pag. 157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare -l'effetto dentro un determinato spazio di tempo, e che -come tale possa riguardarsi altresì il venenum atterminatum, -che si dice avere il principe di Salerno presentato -al cardinale d'Aragona con queste parole: «in pochi -giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci -voleva calpestar tutti»,<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a> — non si potrebbe tuttavia -aggiustar troppa fede a quanto vien riferito intorno ad -una lettera avvelenata, che Caterina Riario avrebbe -mandata al papa Alessandro VI,<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a> e che l'avrebbe ucciso -s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso parere -sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito -dai medici di non leggere il Tito Livio mandatogli -a regalare da Cosimo de' Medici, rispose loro: «finitela -con questi discorsi insensati».<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> Altrettanto dicasi -del veleno, col quale il segretario del Piccinino voleva -solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa -Pio II.<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a> — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni -minerali o vegetali, non si potrebbe dire con qualche -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -apparenza di sicurezza: il liquido, col quale il pittore -Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), era evidentemente -un fortissimo acido,<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a> che a niuno s'avrebbe potuto -far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle -armi, specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, -pur troppo l'occasione si presentava da sè frequentissima -ai grandi di Milano, di Napoli e d'altri siti, poichè -fra le schiere d'armati, di cui doveano circondarsi per -loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata -dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio -non si sarebbe probabilmente commesso, se non -si avesse saputo che, per effettuarlo, bastava un semplice -cenno a questo od a quello dei propri satelliti. -</p> - -<p> -Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, -eranvi anche le arti magiche,<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a> benchè in modo -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -affatto secondario. Quando per avventura si fa menzione -di <i>maleficj</i>, di <i>malìe</i> e simili, d'ordinario non si ha in -vista che di accumulare sopra un individuo, già di per -sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle -corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV -il maleficio veramente funesto e mortale ha una parte -molto maggiore, che non nelle classi più elevate d'Italia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Finalmente ella è pure una specialità tutta propria -di questo paese, dove l'individualità tocca ad un grado -di sì completo sviluppo, la comparsa d'uomini, nei quali -la scelleratezza è portata al colmo, e che commettono il -delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento di -scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta -dei delitti umani. -</p> - -<p> -A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi -tutto appartenere alcuni Condottieri,<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a> un Braccio -da Montone, un Tiberio Brandolino, ed anche un Werner -von Urslingen, che sulla sua corazza argentea portava -il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e misericordia.» -In generale questa classe di persone rappresenta -nel complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere -il freno di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più -a rilento nel giudicarli, quando si sappia che il massimo -dei loro delitti — nell'opinione dei cronisti — sta nel -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -mantenersi ribelli alla scomunica papale, e che tutta la -loro personalità appare in una luce tanto sinistra specialmente -per questo fatto, sebbene però sia anche vero -che in Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati -a tal punto di esagerazione, che, ad esempio, egli montava -in furore all'udire i monaci cantare i salmi e li -faceva precipitare dall'alto di una torre,<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a> «mentre co' suoi -soldati si mostrò sempre mite, quanto leale e prode capitano». -Ma di regola ciò che spinse al delitto i Condottieri -sembra essere stata l'avidità del guadagno, -nè per altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro -posizione altamente immorale; ed anche gli atti di crudeltà, -ai quali sembravano trascorrere per puro capriccio, -non erano quasi mai senza uno scopo, fosse pure anche -soltanto quello di incutere spavento nelle moltitudini. Le -efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. vol. I, -pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete -di vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi -senza scopo, una gioja infernale nel male si riscontrerà -in Cesare Borgia, spagnuolo, le cui immanità superano -di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le faceva -servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza -nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, -tiranno di Rimini (v. vol. I, pag. 44 e 301), cui non la -Curia romana soltanto,<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a> ma il giudizio terribile della storia -accusa di assassinj, di violenze, di adulterj, di spergiuri -e di tradimenti, ripetuti anche più volte. Quanto al fatto -più orribile, la tentata violazione del proprio figlio Roberto, -che questi respinse colla spada sguainata alla -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -mano,<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a> parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una -depravazione che vince ogni limite, quanto di una superstizione -astrologica o magica. La stessa cosa s'è supposta -per spiegare la violenza usata al vescovo di Fano -da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci -di raccogliere insieme i tratti principali del carattere -degli Italiani d'allora, quale ci vien fatto conoscere da -uno studio della vita delle classi più elevate, se ne potrebbero -per avventura dedurre le conclusioni seguenti. -Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione -stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente -sviluppato. Questo si ribella dapprima tacitamente -all'ordinamento politico sussistente, per lo più tirannico -ed illegittimo, e quanto pensa e fa, gli viene, a ragione -o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista dell'egoismo -che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la difesa -del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in -braccio ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la -sua pace interna. L'amore va in traccia di un altra individualità -ugualmente sviluppata, la donna altrui. Di -fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi d'ogni -maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia -ed opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, -secondo che nel suo interno riescono a conciliarsi il sentimento -dell'onore e la cura del proprio interesse, un -astuto calcolo e la passione, la generosità e il desiderio -della vendetta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -</p> - -<p> -Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel -più ristretto, è la radice e la fonte principale d'ogni -scelleratezza, non v'ha dubbio che il popolo italiano, -giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, vi andò -più dappresso che qualunque altro popolo. -</p> - -<p> -Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa -sua, ma bensì per decreto della storia; nè ci arrivò solo, -poichè, per mezzo della cultura italiana, ci arrivarono -con lui tutti i popoli d'occidente, i quali da quel tempo -in poi non vivono, nè si movono in verun altro ambiente. -Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè male, -ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del -male essenzialmente diversa da quella del medio-evo. -</p> - -<p> -L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel -primo l'urto violento di quella nuova êra mondiale. -Colle sue doti e le sue passioni, egli divenne il più notevole -rappresentante di tutte le altezze e di tutti gli -abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda corruzione -si svolse la più nobile armonia della personalità, ed un'arte -gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui -non seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè -il medio-evo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p> - -<h3 id="cap2-6">CAPITOLO II. -<span class="smaller">La Religione nella vita quotidiana.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio -contro la gerarchia e le fraterìe. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione -domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale -ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo -Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La -fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi -epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara. -</p> -</div> - -<p> -In strettissima attinenza colla moralità di un popolo -sta la questione della sua credenza religiosa, vale a dire -della sua fede maggiore o minore in un governo provvidenziale -del mondo, sia che questa fede lo riguardi -come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato -al dolore e ad una imminente rovina.<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a> Ora l'incredulità -italiana di quel tempo è notissima, e chi ne -cercasse le prove, potrebbe assai facilmente raccoglierne -testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi ci limiteremo -a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi giudizio -assoluto e definitivo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -</p> - -<p> -La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva -avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo -e nel suo simbolo esterno, la Chiesa. Quando -questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere -e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale -postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. -Non ogni popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino -a tollerare una permanente contraddizione tra un principio -e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto -la Chiesa che cade in questa contraddizione e che -con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che -sia mai stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con -tutti i mezzi della violenza una dottrina corrotta e svisata -a tutto vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia -della propria inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla -più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi in -tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro -lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e -spingendo ella stessa all'incredulità molti spiriti elevati, -che nella loro coscienza non poterono più restarle fedeli. -</p> - -<p> -Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè -dunque l'Italia tanto progredita nella cultura non reagì -con maggior vigore contro gli abusi della gerarchia, perchè -non effettuò essa una Riforma simile alla tedesca -e prima di questa? -</p> - -<p> -C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover -appagare chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era -proposta altro scopo, fuorchè di negare la gerarchia, -mentre l'origine e la libertà assoluta della Riforma tedesca -sono dovute alle dottrine positive della giustificazione -per mezzo della fede e della inefficacia delle buone opere. -</p> - -<p> -Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a -diffondersi dalla Germania in Italia se non assai tardi, -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -e quando già la potenza spagnuola vi si era talmente -afforzata da potervi opprimere, parte immediatamente, -parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni cosa.<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a> -Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi anteriori, -dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, -eravi un grande elemento di vera fede, cui, per maturare, -non mancarono che le occasioni, come più tardi -mancarono alla setta degli Ugonotti, animata essa pure -da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali -come la Riforma del secolo XVI escono in generale, per -ciò che riguarda le singole particolarità e il loro modo -di manifestarsi e di svolgersi, dalla cerchia di qualsiasi -calcolo storico-filosofico, per quanto anche si possa con -tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello spirito, -il loro balenare improvviso, il loro espandersi e -l'intima loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi -un enigma, almeno in questo senso, che, delle forze che -in essi agiscono, noi non conosciamo che questa, ma non -mai tutte. -</p> - -<p> -I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia -verso la Chiesa al tempo in cui il Rinascimento era al -colmo del suo splendore, si manifestano in un misto di -malcontento profondo e beffardo e di sommissione rassegnata -alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla -vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto -pei Sacramenti, per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -questo possiamo aggiungere, come specialità al tutto caratteristica -dell'Italia, la grande influenza personale esercitata -da alcuni sacri oratori. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale -si manifesta specialmente da Dante in poi nella letteratura -e nella storia, esistono estesi lavori speciali. Della -posizione del Papato di fronte all'opinione pubblica abbiam -dovuto già dare qualche cenno altrove (v. vol. I, -pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze -autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei -«Discorsi» del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). -Fuori della cerchia della Curia romana, godono -qualche rispetto in via morale<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a> i migliori tra i vescovi -e alcuni parrochi: per contrario i semplici cappellani, i -canonici e i frati sono riguardati, quasi senza eccezione, -come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso -le più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero -ceto al quale appartengono. -</p> - -<p> -Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono -condannati a portar essi soli la pena delle colpe -di tutto il clero, perchè di essi soltanto si poteva beffarsi -impunemente.<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a> Ciò è erroneo sotto ogni punto di vista. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<p> -Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle -commedie appunto perchè ambedue queste specie letterarie -domandano dei tipi fissi e ben conosciuti, nei quali -riesca facile alla fantasia di compiere ciò che la novella -o la commedia soltanto accennano. Del resto la novella -non risparmia neanche il clero secolare.<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a> Oltre a -ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura -provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente -anche intorno al Papato e alla Curia romana, -ciò che naturalmente non potrebbe attendersi in quei -generi, che sono una libera creazione della fantasia. Per -ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di vendicarsi -talvolta terribilmente. -</p> - -<p> -Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, -che contro gli ordini religiosi l'avversione era grandissima, -e che essi figuravano come una prova vivente del -disprezzo in cui si tenevano la vita claustrale, la gerarchia -ecclesiastica, il sistema delle credenze, la religione -insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano generalizzando -più o meno i giudizi. In ciò si può ben -ammettere che l'Italia avea conservato una assai chiara -e precisa ricordanza dell'origine primitiva di ambedue -i grandi ordini mendicanti, e che anche allora non aveva -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -dimenticato essere stati essi i primi rappresentanti della -reazione,<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a> che sorse contro quella che suol dirsi l'eresia -del secolo XIII, vale a dire contro il primo vivace risveglio -del moderno spirito italiano. E l'ufficio della polizia -spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine -dei Domenicani, non ha certamente poco contribuito -ad attirare su questi un sentimento di segreto odio e -di disprezzo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco -Sacchetti, si crederebbe impossibile il portare più in là -il sistema della maldicenza e della denigrazione a carico -de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma verso il tempo della -Riforma questo linguaggio assume un'intonazione ancor -più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi -«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale -se non come un pretesto, per dar libero sfogo alle sue -tendenze volgari, noi citeremo per tutti un solo testimonio, -il Masuccio Salernitano, colle prime dieci delle -sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che -è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro -la maggior possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri -personaggi del tempo, perfino allo stesso re Ferrante -e al principe Alfonso di Napoli. I racconti sono in parte -già vecchi, e taluni si conoscono ancora sin dai tempi -del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che hanno -l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento -e il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi -miracoli e un genere di vita pieno di vizi e di scandali, -riempiono d'orrore e di raccapriccio ogni lettore alquanto -serio e sensato. Dei frati minori, che vanno attorno sotto -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -pretesto di elemosinare, vi è detto: «e vanno discorrendo -i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni, -poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte -a loro vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, -e chi va con tunicelle di san Vincenzo, e quali -con l'ordine<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a> di san Bernardino, e tali col capestro dell'asino -del Capestrano». Altri si procacciano manutengoli, -che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri -d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei -loro vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci -confessar si sentono per lo toccare del santo predicatore -essere liberati, e sopra ciò si grida: misericordia!, campane -si suonano e lunghi processi e autentiche scritture -si fanno». Egli accade che un frate, mentre predica, è -audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta -giù in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene -ossesso, e allora il predicatore lo fa condurre a sè e lo -guarisce: il tutto pura commedia, dalla quale però il -frate raccolse tanto danaro, che potè comperare da un -cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si -godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio -non fa veruna speciale differenza tra francescani e -domenicani, perchè gli uni stanno degnamente a paro degli -altri. «E seducono gl'insensati secolari a pigliar le parzialità -loro, talchè e per li seggi<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a> e per le piazze ne -questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e qual -domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei -frati; e se taluna entra in qualche rapporto con laici, -vien tosto imprigionata e perseguitata, mentre tutte le -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -altre contraggono nozze formali coi frati, nelle quali perfino -si celebrano messe, si stabiliscono patti e si spreca -lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive -l'autore, non una, ma più volte sono intervenuto e ho -visto e toccato con mano. Tali monache poi o partoriscono -di belli monachini... o d'infinite arti usano, per -non far venire il parto a compimento... E se alcuno -dirà questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle -monache, e quivi vedrà di loro commessi omicidii testimonianza -aperta, e vi troverà un cimiterio di tenerissime -ossa della già fatta uccisione, non minore di quella, che -per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e somiglianti -fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci -si assolvono facilmente l'un l'altro nella confessione, e -s'impongono la penitenza di un <i>pater noster</i> per cose, -per le quali negherebbero affatto l'assoluzione ad un laico, -anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o un eretico. -«Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, -con la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» -In un altro luogo, giacchè la potenza dei frati -essenzialmente si basa sulle paure dell'altro mondo, Masuccio -esprime un desiderio assai strano: «non mi pare -per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da -dire, che se non che Iddio possa presto distruggere il -Purgatorio, a tale che non potendo di elemosina vivere, -andassero alla zappa, onde la maggior parte di loro hanno -già contratta la origine». -</p> - -<p> -Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e -dedicare gli scritti a lui stesso, il fatto dipendeva in gran -parte dallo sdegno che si era svegliato in lui per un -falso miracolo, che si avea tentato di dargli a credere.<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a> Per -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, sepolta -dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, -erasi fatto il tentativo di indurlo a forza ad una -persecuzione contro gli ebrei, non dissimile da quella di -Spagna; e quando egli intravide l'inganno, si era cercato -di persistere in esso. Egli aveva anche fatto smascherare -un falso digiunatore, come già prima di lui avea -fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non -aveva almeno veruna complicità nella diffusione di quelle -cieche superstizioni.<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a> -</p> - -<p> -Citammo un autore, che scrive con molta serietà, -ma egli è ben lontano dall'essere il solo, che parli in -tal modo. Invettive e dileggi contro i frati mendicanti -s'incontrano in copia dovunque, e ne è piena tutta la -letteratura.<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a> Non è nemmeno permesso di dubitare, che -il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente -di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e -la Contro-riforma non fossero sopravvenute. I loro predicatori -popolari e i loro santi non si sarebbero neanche -essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che -d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava -già gli ordini mendicanti, quale era Leone X. -Se lo spirito del tempo non li riguardava omai più che -come ridicoli o come abbominevoli, anche per la Chiesa -essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. -E chi sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato -stesso, se la Riforma non lo avesse salvato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -</p> - -<p> -Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un -convento di domenicani si permetteva di esercitare nelle -città dove risiedeva, era bensì, sul finire del secolo XV, -ancora abbastanza grande per dar molte noie e provocar -molti sdegni nelle persone più colte; ma ad ogni modo -non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più l'antico -spavento.<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a> Il punire anche i soli pensieri, come già -in altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più -possibile, e il tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente -dette riusciva facile anche a chi del resto si -permetteva di sparlare liberamente del clero, come tale. -Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come fu nel -caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del -secolo XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità -dei roghi. Nel più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, -a quanto sembra, di una ritrattazione anche -superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi a vedersi -rapire di mano il condannato, nel momento stesso -in cui s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) -il prete Nicolò da Verona era stato già, come negromante, -scongiuratore di demonii e sacrilego profanatore -dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra un palco -di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva -esser condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per -via una schiera di armati lo liberò, e tuttociò accadeva -per ordine del gioannita Achille Malvezzi, noto fautore -degli eretici e audace violatore di monache. Il legato -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -(il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani -che uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi -non fu torto un capello.<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più -ragguardevoli, vale a dire i benedettini con tutte le loro -affigliazioni, in onta alle loro grandi ricchezze e alla vita -agiata che conducevano, non si avevano in tanta disistima, -come gli ordini mendicanti: sopra dieci novelle, -che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, -ed una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato -la maggiore antichità dell'origine; ma di maggior -vantaggio certamente tornò loro la circostanza dell'essersi -sempre mantenuti alieni da qualsiasi ingerenza poliziesca -nella vita privata. Fra costoro non mancarono -degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella -gerarchia non erano nemmen essi migliori degli altri, -se crediamo a quanto ne scrive perfino uno di loro, il -Firenzuola.<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a> «Questi paffuti monaci nelle loro larghe -cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi -e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, -in belle pantufole di cordovano si stanno a grattar -la pancia entro alle belle celle fornite d'arcipresso. Ai -quali, se è di mestiere alcuna volta uscire di casa, in -su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno -molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar -troppo la mente a studiar molti libri, acciocchè la scienza, -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -che da quelli apprendessero, non li facesse elevar in superbia -come Lucifero e li cavasse della loro monastica -semplicità». -</p> - -<p> -Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà -che qui noi ci limitiamo a riferire soltanto ciò, -che è indispensabile a dar le prove del nostro assunto.<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a> -Che poi, con tali opinioni sul clero e sui monaci, in moltissimi -venisse fortemente scossa anche la fede a quanto -v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente -per sè. -</p> - -<p> -E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non -ne addurremo, concludendo, che un solo, da poco stampato -e ancora assai scarsamente conosciuto. Esso è del -grande storico Guicciardini, stato già molti anni al servizio -dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi -lasciò scritto:<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a> «Io non so a chi dispiaccia più che a -me la ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì -perchè ognuno di questi vizii in sè è odioso, sì perchè -ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa -professione di vita dependente da Dio; e ancora perchè -sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme se -non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado -che ho avuto con più Pontefici, m'ha necessitato a amare -per il particolare mio la grandezza loro; e se non fussi -questo rispetto, avrei amato Martino Lutero quanto me -medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla -religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -communemente, ma per vedere ridurre questa caterva -di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o senza vizii -o senza autorità». -</p> - -<p> -Il medesimo Guicciardini ritiene anche,<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a> che riguardo -alle cose soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, -che i filosofi e i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, -e che i miracoli s'incontrano in tutte le religioni, ma non -fanno prova per veruna in particolare, e si possono alla -fine riguardare come fenomeni naturali ancora ignorati. -La fede che trasporta i monti, e che in allora si manifestò -così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota -come un fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba -osservazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato -aveano per sè questo vantaggio, che tutti erano abituati -a vederli dovunque, e che la loro esistenza si toccava -con tutti gli ordini della vita sociale. È il vantaggio che -hanno sempre avuto nel mondo tutte le forti e vecchie -istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel paludamento -sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi -avere una prospettiva di protezione e di futuro guadagno -sul tesoro della Chiesa; e nel centro d'Italia c'era la -Curia romana, che in un momento poteva far ricchi i -suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè -spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni -sono per lo più monaci essi stessi o prelati, che godono -laute prebende: il Poggio, autore delle famose facetiae, -era ecclesiastico; Francesco Berni godeva un canonicato; -Teofilo Folengo<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a> era monaco benedettino; Matteo Bandello, -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era -domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per -un sentimento di eccessiva sicurezza? o per bisogno di -salvare sè stessi dal discredito, in cui era caduto tutto -l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che si compendia -nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe -dirlo; ma forse c'entrava un po' di tutto questo. -Quanto al Folengo, si sa che non fu senza una certa influenza -su lui il nascente luteranismo.<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a> -</p> - -<p> -Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato -toccando del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre -una cosa sottintesa nella parte del popolo, che ancora -credeva; ma non manca neanche in quelli, che si direbbero -spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta -colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza -di un antico simbolo, a cui ciascuno era abituato. -Il vivo desiderio con cui al letto di morte s'invoca -l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di paura delle -pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo, -di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). -Un esempio più parlante di questo difficilmente si troverà. -La dottrina inculcata dalla Chiesa del carattere indelebile -del sacerdote, di fronte al quale era indifferente la -sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva nel -fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti -spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori -ostinati, che non se ne curarono, e uno di questi, -per esempio, fu quel Galeotto della Mirandola,<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a> che -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, che portava -già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche -la città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non -vi si celebrava più la Messa, nè vi si permetteva veruna -ecclesiastica sepoltura. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di -esser notato il potere esercitato sul popolo da quei predicatori -entusiastici, che di tratto in tratto l'esortavano -a penitenza. Tutto il resto d'occidente si lasciava di -quando in quando commovere dalle prediche di qualche -santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto -delle commozioni periodiche delle città e delle campagne -d'Italia? Oltre a ciò l'unico che, per esempio, durante -il secolo XV produsse in Germania un simile entusiasmo,<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a> -era stato un abruzzese di nascita, vale a dire -Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa -specie di apostolato, erano predominati nel nord da -un certo misticismo speculativo: nel sud invece erano -espansivi e pratici, e partecipavano all'alto rispetto, -che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte -oratoria. Il nord produce l'<i>Imitazione di Cristo</i>, che -esercita una azione lenta e dapprima ristretta ai soli -conventi; il sud dà uomini, che fanno sugli altri uomini -un'impressione momentanea, ma gigantesca. -</p> - -<p> -Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio -della voce della coscienza. Sono prediche morali, senza -astrazioni, piene di pratiche applicazioni, aiutate da una -vita di rigoroso ascetismo, cui la fantasia già esaltata -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche contro il -volere espresso del predicatore.<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a> L'argomento principale -non era tanto la minaccia della pena, quanto la <i>maledizione</i>, -che perseguita continuamente il colpevole e che -è inseparabile dalla colpa. L'offesa fatta a Cristo e ai -santi ha le sue funeste conseguenze anche nella vita -presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre -alla concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge -passioni, avidi di vendette e di delitti, e questo -era lo scopo principale di tali prediche. -</p> - -<p> -Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, -Alberto da Sarzana, Giovanni Capistrano, Jacopo della -Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) ed altri, e per -ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe -di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante -contro i frati mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi -umanisti criticavano e schernivano,<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a> ma bastava che -quelli alzassero la voce, e nessuno badava più ai loro -dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo propenso -alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato -già sin dal secolo XIV a farne la caricatura,<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> ogni volta -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -che l'occasione si presentava; quando però comparve il -Savonarola, seppe suscitare un tale entusiasmo, che ben -presto tutta la cultura e l'arte furono sul punto di essere -compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese. -Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali -alcuni frati ipocriti coll'ajuto dei loro affigliati cercavano -di agire sull'animo dei loro uditori e di esaltarne la fantasia -(v. pag. 255), non valsero a spegnere quel subitaneo -entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche -grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto -nei miracoli immaginarj e nella esposizione di false reliquie,<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a> -ma al tempo stesso si ebbe la più alta venerazione -pei veri e grandi apostoli della penitenza. Questi -sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo XV. -</p> - -<p> -L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e -precisamente dei così detti Osservanti — li manda qua -e là, secondo ne vien fatta ricerca. Ciò si verifica principalmente -quando insorgono gravi discordie pubbliche o -private in qualche città, od anche quando la sicurezza -e la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. -Ma se in tali missioni la fama di un predicatore -si fa grande, tutte le città, anche senza un motivo particolare, -lo vogliono: egli se ne va, dove i superiori lo -mandano. Un ramo speciale di questa attività son le -prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a> -ma noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che -hanno per iscopo d'inculcare la penitenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -</p> - -<p> -L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, -sembra essere stato quello che tiene la Chiesa -nell'enumerazione dei sette peccati capitali; ma se il momento -è stringente, l'oratore entra direttamente nell'argomento -principale. Egli comincia la sua predicazione -probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che -avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore -diventa troppo angusta per la moltitudine, che accorre -da tutte parti, e l'andare e il venire si fa estremamente -pericoloso per l'oratore stesso.<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a> Ordinariamente -la predica si chiude con una immensa processione, nella -quale i primi magistrati della città, che lo prendono nel -loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che -gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e -per disputarsi un brano della sua tonaca.<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a> -</p> - -<p> -Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, -dopochè s'è predicato contro l'usura, le compere -anticipate e le mode scandalose, sono l'aprirsi delle carceri, -dalle quali per vero non escono se non gli sventurati -che furono imprigionati per debiti, e la distruzione -per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso -od anche di semplice passatempo, come, per esempio, -dadi, carte da giuoco, inezie d'ogni specie, maschere, -strumenti e libri musicali, formole magiche,<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a> finte acconciature -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -ecc. Tutto ciò veniva senz'altro elegantemente -disposto sopra un palco detto <i>talamo</i>, con sopra una -figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. -pag. 131). -</p> - -<p> -Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; -chi da lungo tempo si tenne lontano dai sacramenti, ora -si confessa: i beni ingiustamente usurpati vengono restituiti; -delle calunnie e delle maldicenze si fa onorevole -ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino -da Siena,<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a> s'addentrano assai destramente nella -ordinaria vita quotidiana dei loro uditori e mettono -al nudo le magagne dei loro usi e costumi. Pochi dei -nostri moderni teologi si sentirebbero disposti a tenere -una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite -pubbliche (<i>il monte</i>) e la dotazione delle figlie», quale -egli tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori -meno prudenti commettevano facilmente, in simili -casi, l'errore di scagliarsi con tanta foga contro singole -classi di persone e contro talune industrie e professioni, -che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente -a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a> Anche -una predica di Bernardino, che egli tenne a Roma -nel 1424, ebbe, oltre alla distruzione di molti oggetti -di lusso e strumenti di magia, una conseguenza ben più -terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del rogo della -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -strega Finicella, «perchè, dice il cronista<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a> con mezzi -diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», -e tutta Roma accorse a quello spettacolo. -</p> - -<p> -Lo scopo principale della predica era però sempre -quello di riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il -demone della vendetta. Questa pacificazione si compiva -d'ordinario verso la fine del corso delle prediche, quando -la corrente della contrizione generale a poco a poco -aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti -non echeggiava che il grido: misericordia.<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> Allora si -veniva alle solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, -anche se le stragi reciproche stavano tra le due parti -contendenti. Per uno scopo sì santo si richiamavano in -città anche i banditi. Sembra che tali «paci» fossero -nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo -entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava -benedetta per molte generazioni. Ma ci furono -anche delle crisi fiere e terribili, come quella delle famiglie -Croce e della Valle in Roma (1482), nelle quali -anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -</p> - -<p> -Poco prima della settimana santa egli avea predicato -sulla piazza della Minerva ad una moltitudine innumerevole: -ma la notte che precedette il giovedì santo, seguì -una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo della -Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò -che quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette -alle ceremonie consuete di quel giorno; il venerdì santo -Roberto tornò a predicare tenendo nelle mani un crocifisso; -ma tanto egli, quanto i suoi uditori non poterono -far altro che piangere. -</p> - -<p> -Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono -spesso, sotto l'impressione di queste prediche, la -risoluzione di entrare nel chiostro. Fra questi c'erano -assassini e malfattori d'ogni specie, ma anche soldati -privi d'ogni mezzo di sussistenza.<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a> A tale risoluzione poi -coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al quale, -secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno -nella condizione esterna della vita. -</p> - -<p> -L'ultima predica non è che una benedizione generale, -che si riassume nelle parole: <i>La pace sia con voi</i>! Grandi -turbe accompagnano il predicatore nella vicina città e -ascoltano quivi ancora una volta l'intero corso delle sue -prediche. -</p> - -<p> -Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini -esercitavano, il clero e i governi non potevano desiderare -che di farseli amici. Un mezzo di raggiungere tale -intento era quello di far sì che soltanto i monaci<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a> od -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli ordini -minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine -o la relativa corporazione se ne rendessero in certo -modo responsabili. Ma un limite preciso non poteva -neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa e quindi anche -il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità, -come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, -lezioni ecc., e perchè anche nelle prediche propriamente -dette talvolta lasciavasi la parola agli umanisti ed ai -laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). Oltre a ciò eravi -una classe ibrida di persone,<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a> che non erano nè frati, -nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a -dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta -senza incarico di chicchessia facevano la loro comparsa -ed infiammavano le popolazioni. Un caso di questo genere -s'avverò a Milano dopo la seconda conquista -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi -sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del -partito del Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo -del duomo, attaccò sul vivo la gerarchia, fece -accendere un nuovo candelabro ed erigere un nuovo -altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se -non dopo avere sostenuto fiere battaglie.<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a> In quei decennj -tanto solenni pei destini d'Italia, si risveglia dovunque -lo spirito profetico, e non si limita mai, dove -appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, per -esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti -s'erano mostrati qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, -pag. 166). Quando fa loro difetto l'arte oratoria, essi -mandano messi con simboli, come fece, ad esempio, -quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò -nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un -suo discepolo, con una testa di morto sopra un bastone, -alla quale stava appesa una scritta di sentenze minacciose -desunte dalla Bibbia.<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a> -</p> - -<p> -Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, -le autorità, il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. -Vero è, che nei tempi posteriori non s'incontra -più una predica tendente direttamente all'eccidio -della tirannide, come fu quella<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a> che nel secolo XIV -tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano -invece rabbuffi arditi perfino contro il Papa nella sua -propria cappella (v. vol. I, pag. 316) e ingenui consigli -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -politici a principi, che non credevano averne bisogno.<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a> -Sulla piazza del castello di Milano un predicatore cieco -dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare -dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; -«signore, non additare la via ai francesi, perchè avrai -a pentirtene».<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a> Ci furono dei monaci profeti, che, a -quanto pare, non parlavano direttamente di politica, ma -davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli uditori -ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, -dodici francescani conventuali, percorsero, subito dopo -l'elezione di Leone X (1513), le diverse regioni d'Italia, -che si erano dapprima ripartite fra loro. Quegli fra essi -che predicò a Firenze,<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a> fra Francesco da Montepulciano, -suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero, -mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè -mitigate, giungevano anche a coloro, che per la gran -folla non potevano venirgli dappresso. Dopo una di quelle -prediche egli morì improvvisamente «di mal di petto»: -tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per modo -che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. -Ma lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino -le donne e i contadini, nè si potè più frenarlo se -non a stento. «Per mettere in qualche modo di buon -umore le moltitudini, Giuliano de' Medici (fratello di -Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -nel 1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e -tornei, cui accorsero da Roma, oltre ad alcuni grandi -signori, anche sei cardinali, ma travestiti». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era -già stato arso fin dal 1498: fra Girolamo Savonarola da -Ferrara,<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a> del quale qui ci accontenteremo di dar pochi -cenni. -</p> - -<p> -Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò -Firenze (1494-1498), fu la sua parola, della quale -le prediche rimasteci, scritte per lo più mentre egli le -pronunciava, non ci danno evidentemente che un'idea -molto imperfetta. Non già che i mezzi esteriori coi quali -si presentava al pubblico, fossero gran fatto imponenti; -chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e -simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi -desiderava un oratore valente nello stile e negli artifizi -retorici, andava a udire il di lui rivale, frà Mariano da -Ghinazzano; — ma nel discorso del Savonarola v'era -quell'alta efficacia morale, che veramente non riapparve -più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come una -ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma -senza immodestia, il ministero del predicatore, mettendo -quest'ultimo, nella grande gerarchia degli spiriti, immediatamente -dopo l'ultimo degli angeli. -</p> - -<p> -Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, -compì inoltre un altro e maggiore miracolo, quello -d'indurre i propri confratelli domenicani del convento -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, ad intraprendere -una grande e spontanea riforma di lor medesimi. -Chi sappia che cosa fossero allora i conventi e -quanto difficile fosse il recare in atto anche il minimo -cangiamento in essi, stupirà doppiamente di una simile -rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma si -venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine -acquistava sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, -si rendevano addirittura domenicani. Molti -figli di case assai ragguardevoli entravano come novizi -in san Marco. -</p> - -<p> -Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze -di un determinato paese era il primo passo verso una -chiesa nazionale, alla quale senza dubbio si avrebbe dovuto -venire, se questo stato di cose avesse durato un -po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una -riforma di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire -della sua missione energiche esortazioni ai grandi e ai -potenti per la convocazione di un Concilio. Ma il suo ordine -e il suo partito erano divenuti omai per la Toscana -l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento indispensabile -della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano -nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre -progredendo, si venne formando per virtù di sacrificio e -per forza di fantasia una idealità, che di Firenze voleva -fare un regno di Dio sulla terra. -</p> - -<p> -Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato -al Savonarola una riputazione di santo, costituiscono -il punto, rispetto al quale la fantasia tanto vivace negli -Italiani prevalse anche sugli animi più guardinghi e circospetti. -In sulle prime i Minori Osservanti, pavoneggiandosi -nella gloria che avea procacciato al loro ordine -Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -loro concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono -ad uno dei loro il pergamo del duomo, dove le querule -profezie del Savonarola furono superate da altre ancora -più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, che allora -era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento -ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII -venne in Italia e i Medici furono cacciati, come il Savonarola -avea chiaramente predetto, si tornò a non credere -che a lui. -</p> - -<p> -Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri -presentimenti e alle proprie visioni non procedeva con -quella severa critica, che era solito usare di fronte a -quelle degli altri. Nella orazione funebre per Pico della -Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso il -morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, -che veniva dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il -Savonarola stesso aveva invocato da Dio una tal quale -punizione su lui, non però la sua morte: ora, con elemosine -e con preghiere, s'era ottenuto almeno che l'anima -sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante -visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, -e nella quale la Vergine gli era apparsa e gli avea promesso -che non sarebbe morto, il Savonarola confessa di -averla per lungo tempo ritenuta una mera illusione diabolica, -ma essergli poi stato rivelato che la Vergine aveva -inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se -tali cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello -che sono in fatto, cioè per sogni di una mente levata -in soverchia prosunzione, bisogna ricordarsi altresì che -questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi suoi -giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, -quella di riconoscere egli stesso la vanità delle proprie -visioni e profezie; ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -alla morte con animo calmo e devotamente rassegnato. -I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle -sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni. -</p> - -<p> -Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano -se non perchè altrimenti altri si sarebbe dannosamente -impadronito della cosa pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia -se lo si volesse giudicare dalla sua costituzione -semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. vol. I, -p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante -altre costituzioni fiorentine.<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a> -</p> - -<p> -In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, -che si potesse immaginare. Il suo vero ideale -era una teocrazia, nella quale tutto in devota umiltà si -prostra dinanzi all'Invisibile e in cui previamente vengono -eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto il suo -pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della -Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 -era il suo motto favorito,<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a> e che nel 1527 da' suoi partigiani -fu rinnovata: <i>Jesus Christus rex populi fiorentini -S. P. Q. decreto creatus</i>. Colla vita terrena e colle -cose di questo mondo egli non aveva maggiori rapporti -di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La -sua opinione costante infatti era che l'uomo non deve -occuparsi d'altro, fuorchè di ciò che ha una immediata -attinenza colla salute dell'anima. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<p> -In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel -suo modo di considerare l'antica letteratura. «L'unica -cosa buona, dice egli, che Platone ed Aristotele hanno -fatto, è quella di aver messo innanzi molte argomentazioni, -che si possono utilmente adoperare anche contro -gli eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati -all'eterna dannazione. Una vecchierella in fatto di fede -ne sa più di Platone. Per la fede sarebbe cosa ottima, -che si annientassero molti libri, che del resto sembrano -utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante -<i>ragioni naturali</i> e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente -di quello che non sia cresciuta dappoi». La -lettura dei classici nelle scuole egli la vuol limitata ad -Omero, Virgilio e Cicerone; il resto si completi con gli -scritti di Girolamo e di Agostino, e per converso si bandiscano -non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo -e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento -di paura di veder guasta la moralità; ma in uno -scritto a parte egli ammette addirittura il danno, che -deriva dalla scienza in generale. Le scienze, egli dice, -non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi, -affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni -umane, ma più specialmente perchè si abbiano sempre -degli atleti pronti a combattere i sofismi dell'eresia: -tutti gli altri non dovrebbero conoscere che la grammatica, -la sana morale e la religione (<i>sacrae literae</i>). Così -naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, -e siccome al tempo stesso «i più dotti e i più -santi» dovrebbero reggere gli Stati, così anche questi -reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non è prezzo -dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso -sul serio di venire a quest'ultima conclusione. -</p> - -<p> -Più puerilmente di così non si può ragionare. La -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -semplice considerazione che l'antichità recentemente scoperta -e la gigantesca espansione che acquistarono allora -le scienze, potevano, secondo le circostanze, divenire una -splendida conferma della Religione, sono due circostanze -che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. -Egli vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro -modo non può essere eliminato. In generale egli era -tutt'altro che un liberale; contro gli astrologi, per esempio, -egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale poi egli -stesso morì.<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a> -</p> - -<p> -Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima -racchiusa in una mente così ristretta! Qual -fiamma di entusiasmo non deve aver divampato in lui -per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a ripudiar -quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente -innamorati! -</p> - -<p> -Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme -quantità d'oggetti d'arte e di lusso, che furono spontaneamente -sacrificati sui suoi famosi roghi, di fronte ai -quali si direbbero un nulla tutti i <i>talami</i> di san Bernardino -da Siena e d'altri. -</p> - -<p> -Egli è vero però che il procedere del frate in tali -circostanze fu molte volte tirannico e poliziesco. In generale -gli arbitrii, ai quali egli trascorse contro la libertà -individuale tanto pregiata in Italia, non sono lievi, -mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo -spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più -facilmente recare ad effetto la sua progettata riforma dei -costumi in Firenze. Era un tentativo assai somigliante -a quello, che fece più tardi a Ginevra Calvino: questi -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato d'assedio -al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non -senza ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola -invece fallì, e con ciò non fece che esasperare ancor -più i suoi avversarii. Tra le misure prese dispiacque -in modo particolare quella, per la quale un drappello di -fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a forza -nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: -qua e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, -e allora, per pur sostenere la finzione di un proselitismo -sempre crescente nella borghesia, furono deputati degli -adulti ad accompagnare i fanciulli in qualità di loro protettori. -</p> - -<p> -Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno -1497 e del seguente poterono aver luogo due -grandi <i>bruciamenti</i> sulla piazza della Signoria. In mezzo -ad essa sorgeva una grande piramide a gradinate simile -ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri degli -imperatori romani. Al basso in prossimità della base -vedevansi maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: -più in su figuravano libri di autori latini ed italiani, -fra gli altri il Morgante del Pulci, il Decamerone del -Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in parte anche -preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi -vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie, -specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora -liuti, arpe, scacchieri, e carte da giuoco: finalmente -i due gradini superiori non contenevano che soli ritratti, -specialmente di donne celebri per bellezza, appartenenti -in parte alla classica antichità, come per esempio, Lucrezia, -Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca contemporanea, -come la bella Bencina, la Lena Martella e le -celebri Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -veneziano quivi presente offerse alla Signoria 20,000 -fiorini d'oro per tutti gli oggetti accumulati sulla piramide, -e n'ebbe in risposta, che si farebbe fare anche il -suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme con gli altri. -Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, affacciandosi -alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del -suono delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine -venne in massa sul piazzale di S. Marco, dove si ballò -una danza concentrica: nella prima fila stavano i frati -del convento, che si alternavano con fanciulli vestiti da -angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella -terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati -di frondi d'ulivo. -</p> - -<p> -Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, -alle quali per vero non mancavano nè le occasioni, nè -in quelli il talento necessario, non bastarono più tardi a -screditare la memoria del Savonarola. Quanto più dolorosamente -si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa -apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. -Vero è che non tutte le sue profezie s'avverarono -esattamente nelle particolarità da lui indicate; ma le -grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, pur -troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile. -</p> - -<p> -Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi -de' suoi predecessori, nè quelli che fece egli medesimo -per rivendicare al monacato l'ufficio salutare della predicazione,<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a> -non valsero a salvare quest'ultimo dall'universale -disprezzo, in cui, come istituzione, era caduto. -La cosa era omai evidente: in Italia non era più possibile -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che -sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli -ordini religiosi, constatare con precisione in quali condizioni -si trovasse l'antica fede presso tutte le altre classi -sociali, esse ci apparirebbero assai differenti, secondochè -si considerano in una luce diversa e sotto un determinato -punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti e -dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, -pag. 141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla -fede ed al culto, quali apparivano nella vita ordinaria -quotidiana, dove sono di sommo rilievo le abitudini del -popolo e il rispetto per esse delle classi più elevate. -</p> - -<p> -Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto -della celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori -tanto delle città, quanto delle campagne in ugual -misura e coi medesimi pregiudizi, che nei paesi settentrionali, -ed anche le persone colte se ne mostrano qua -e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati del -cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche -gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed -espiazioni per propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente -radicati nella coscienza di tutti. L'egloga ottava di Battista -Mantovano citata già in altra occasione,<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a> contiene, -fra le altre cose, la preghiera di un contadino alla Vergine, -dove essa è invocata come patrona speciale dei -singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non -si formava il popolo della virtù miracolosa di certe determinate -Madonne! Quale idea doveva mai averne quella -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -donna fiorentina,<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a> che fece appendere <i>ex voto</i> una piccola -botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè il -di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo -un botticello di vino, senza che il marito, tornando -da una lunga assenza, se ne accorgesse! Per tal maniera -esisteva anche allora, nè più, nè meno che ora, un patronato -speciale di singoli santi per singole classi. Più -volte si è tentato di richiamare un certo numero di -usanze rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie -pagane, colle quali hanno stretta attinenza, ed è -universalmente ammesso, oltre a ciò, che non poche consuetudini -locali e popolari, che si vennero innestando -nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie reminiscenze -dei diversi riti pagani esistenti anticamente -qua e colà in Europa. In Italia poi queste reminiscenze -sono manifeste in modo speciale tra le popolazioni del -contado, dove, per esempio, prevale ancora l'uso di preparar -cibi pei morti, quattro giorni prima della festa della -cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso -(18 febbraio) delle antiche feste <i>feralie</i>,<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a> e dove può affermarsi -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -essere allora state in uso tante altre antiche -usanze, che solo assai più tardi furono sradicate del tutto. -Forse non sarebbe del tutto irragionevole il dire, che le -più solide credenze religiose del popolo in Italia erano -appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli usi -pagani. -</p> - -<p> -Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile -il dimostrare quanto una tale specie di fede predominasse -anche nelle classi più elevate. Essa, come s'è -dimostrato toccando dei rapporti col clero, aveva in suo -favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni; -e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che -s'aveva alle pompe festive della Chiesa, nonchè qua e -là taluna di quelle grandi epidemie religiose, alle quali -anche i beffardi e gli scettici furono impotenti a resistere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa -il voler tirare con troppa fretta delle conclusioni -assolute. Si dovrebbe credere, per esempio, che il -contegno degli uomini colti verso le reliquie dei santi -dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno alcuni -lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto -certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare, -non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. -Il governo di Venezia, innanzi tutto, sembra -aver nel secolo XV pienamente partecipato a quella -devozione per gli avanzi di corpi santi, che allora regnava -in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche -taluni stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono -di uniformarsi a quel pregiudizio.<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a> Non diversamente -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -sembrano essere andate le cose nella dotta Padova, -se noi vogliamo stare alle testimonianze del suo topografo -Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un sentimento -di orgoglio, al quale si frammischia altresì un -sacro terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di -grandi pericoli notturni, si udissero per tutta la città i -santi sospirare, e come in tali occasioni al cadavere di -una santa monaca di santa Chiara crescessero, continuamente -rinnovandosi, le unghie e i capelli, come essa -altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, -sollevasse le braccia e simili.<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a> Descrivendo la cappella -di sant'Antonio nella sua basilica, l'autore esce in esclamazioni -tronche e fantastiche. — A Milano non era -minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie, -e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, -ricostruendo l'altar maggiore, scopersero sei corpi di -santi e sopravvennero turbini e pioggie nel paese, tutti -attribuirono la causa di tali disastri a quel sacrilegio,<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a> -e non mancarono di battere per bene sulla pubblica via -quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri -paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, -in prossimità dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, -senza però trarne veruna conclusione definitiva. È noto -universalmente con quanta solennità Pio II abbia accolto -in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente -fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -l'abbia fatto deporre con gran pompa in san Pietro (1462); -ma dalla sua stessa Relazione emerge non essersi egli -indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore, -quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. -Allora soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di -convertir Roma in un asilo universale delle reliquie dei -Santi cacciati dalle loro Chiese.<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a> Sotto Sisto IV la popolazione -della città era infervorata in tali cose più del -Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente -(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI -alcune delle reliquie custodite in san Giovanni Laterano.<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a> — A -Bologna si alzò a questo tempo una voce ardita domandando -che si vendesse al re di Spagna il cranio di -san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato, -si facesse qualche opera di pubblica utilità.<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a> — Ma quelli -che mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i -Fiorentini. Basti il dire, che tra la decisione presa di -onorare il santo loro concittadino Zanobi con un nuovo -sarcofago e l'incarico dell'esecuzione datone al Ghiberti -corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), ed -anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, -vale a dire, perchè l'artista avea già compiuto in -piccolo un lavoro assai somigliante.<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a> Forse erano stanchi -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -di reliquie, dopochè erano stati ingannati da una astuta -abbadessa napoletana (1352), che avea loro venduto, imitato -in legno e gesso, un falso braccio della patrona -del duomo, santa Reparata.<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a> Ma forse anche il senso -estetico, di cui questo popolo andava sopra gli altri fornito, -lo distolse prima d'ogni altro dal culto di cadaveri -fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili già polverizzati; -l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, gli rendeva -più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di -un Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici -Apostoli uniti insieme. Per ultimo può anche darsi che in -tutta Italia, prescindendo da Venezia e da Roma, l'ultima -delle quali specialmente avea qualche cosa di eccezionale, -il culto delle reliquie fosse già da gran tempo scemato, -più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi -a quello della Vergine,<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a> e in tal caso si avrebbe -una prova di più, benchè indiretta, della priorità di questo -popolo nel culto della forma estetica.<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche -cattedrali sono quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e -dove una intera letteratura poetica latina ed indigena -era volta a glorificare la Madre di Dio, fosse appena possibile -una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte -a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le -Madonne miracolose, che esercitano un intervento continuo -e diretto nella vita quotidiana. Ogni città alquanto -considerevole ne possiede parecchie, a cominciare da -quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime o -almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, -taluni dei quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga -da veder le loro pitture operare miracoli. Il lavoro artistico -non è qui così insignificante, come la pensa Battista -Mantovano;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a> secondo le circostanze esso acquista -improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno -di miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -sembra essere stato con ciò appagato, e appunto per ciò -le reliquie furono pressochè messe del tutto in disparte. -Sino a qual punto poi lo scherno dei novellieri contro -le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a> noi non -siamo in grado di dirlo. -</p> - -<p> -L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di -Maria si manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo -al culto delle reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, -che nella letteratura Dante col suo «Paradiso»<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a> -sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso gl'Italiani, -mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano -a pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. -Forse si vorranno mettere innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a> -ed altri poeti latini; ma il loro scopo evidentemente -letterario toglie alla citazione, se non tutta, una -gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle -poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, -nelle quali si manifesta direttamente un sentimento religioso, -sono tali, che per la maggior parte potrebbero -anche essere scritte da protestanti, come, per esempio, -gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti -di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa -e d'altri. Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -vi parla per lo più il sentimento della corruzione del -genere umano, la coscienza della Redenzione colla morte -di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, dove l'intercessione -della Madre di Dio non è menzionata se non -in via eccezionale.<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a> È lo stesso fenomeno, che si ripete -nella letteratura classica dei Francesi del tempo di -Luigi XIV. Chi ricondusse nella poesia italiana il culto -di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche vero che nel -frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della -sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il -culto dei Santi per ultimo presso le persone colte assunse -non di rado un colorito essenzialmente pagano (v. vol. I, -pag. 77 e segg. e 355). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi -altri lati del cattolicismo italiano d'allora e mettere -in evidenza fino ad un certo punto il rapporto presumibile, -in cui si trovavano le classi colte con la fede -del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato -definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che -difficilmente se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre -infatti si continua a costruir chiese e a corredarle di magnifiche -opere, si odono amari lamenti, sin dai primi anni -del secolo XVI, sull'abbandono in cui è caduto il culto -e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese stesse: -<i>Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim -divinus abit!</i><a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a> È noto come Lutero rimanesse scandolezzato -a Roma del contegno tutt'altro che devoto dei preti -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -nel celebrare la Messa. Ma, accanto a ciò, le festività ecclesiastiche -facevansi con tal pompa e con tal gusto, che -nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno un'idea. -Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto -di una straordinaria forza di fantasia, volentieri -trascurasse ciò che era pura consuetudine giornaliera, -per lasciarsi trasportare affatto da tutto ciò, che avesse -comecchessia un carattere di straordinarietà. -</p> - -<p> -Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche -quelle grandi correnti di entusiasmo religioso, che -si potrebbero dire epidemiche, e delle quali dobbiamo -qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti l'effetto di -qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano invece -in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in -tempo da un turbine di questa specie, e la conseguenza -ordinaria era questa, che le moltitudini, per scongiurarlo, -si gettavano entusiasticamente in qualche grande impresa -o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le Crociate -e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte -e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente -numerose di Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi -subito dopo la caduta di Ezzelino e della sua casa, e -precisamente nel territorio di quella stessa Perugia,<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a> che -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -noi più tardi abbiamo riconosciuto come il teatro principale -delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). -Poi vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a> e da ultimo -il grande pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di -cui parla il Corio all'anno 1339.<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a> Non è impresumibile -che i Giubilei in origine sieno stati, almeno in parte, -istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui questi -grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal -fanatismo religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, -frattanto divenuti famosi, come, per esempio, quello di -Loreto, attrassero a sè una parte di quell'entusiasmo.<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a> -</p> - -<p> -Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche -in tempi molto posteriori l'ardore delle penitenze medievali, -e il popolo spaventato, specialmente quando qualche -prodigio aggrava ancor più la situazione, vuol propiziarsi -il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere. -Così accadde a Bologna<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a> in occasione della pestilenza -del 1457; così a Siena<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a> nei tumulti interni che l'agitarono -nel 1496, per non citare, tra mille, che due soli fatti. -Ma veramente commovente è ciò che accadde a Milano -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, insieme -alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima -disperazione.<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a> Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso -Nieto, quegli che questa volta predicò: nelle processioni -a piedi scalzi, ch'egli ordinò, vecchi e giovani -confusamente seguivano il Sacramento, ch'egli fece portare -in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio -sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle -spalle di quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad -imitazione dell'Arca dell'Alleanza,<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a> quando una volta fu -portata dal popolo d'Israele intorno alle mura di Gerico. -Così il travagliato popolo di Milano ricordava all'antico -suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, e quando -la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco -edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che -imploravano misericordia, si sarebbe quasi stati tentati -di credere, che il cielo dovesse sconvolgere le leggi della -natura e della storia con qualche grande e salutare miracolo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava -sempre le redini di quei moti e dava loro un -ordinamento regolare: quello del duca Ercole I di Ferrara.<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a> -Allorquando il Savonarola era potente in Firenze -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò -ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara -sorse l'idea di promuovere un gran digiuno volontario -generale (al principio dell'anno 1496): un lazzarista annunciò -dal pergamo imminente una spaventevole guerra -ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire -a quei flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due -coniugi suoi devoti. Dietro di che anche la corte non potè -sottrarsi all'adempimento di quella pratica, ma allora -essa volle almeno averne la direzione. Il 3 aprile (giorno -di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi e -le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, -i giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, -il ricetto accordato alle meretrici e ai lor manutengoli, -i traffichi in giorni festivi, e così via: e al tempo -stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei quali -s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul -petto il loro <i>O</i> giallo. I contravventori erano minacciati -non solo delle pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma -anche d'altre e maggiori, che al duca piacesse di stabilire». -Dopo ciò il duca insieme a tutta la corte si recò -per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono obbligati -ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. -Ma il 3 maggio il direttore della polizia — il già menzionato -Gregorio Zampante (v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò -un manifesto, nel quale era detto che chiunque avesse -dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere denunziato -come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, -insieme ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini -vituperati avevano estorto da persone innocenti due e -fin tre ducati ciascuno, sotto la minaccia di accusarle, e -s'erano poi tra loro traditi, per cui finirono coll'andare -in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era pagato -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile -che nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno -1500, dopo la caduta di Lodovico -il Moro, quando quelle stesse velleità religiose risorsero, -Ercole ordinò di proprio impulso<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a> alcune nuove processioni, -nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli -bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso -v'intervenne a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi -sulle gambe. Poi seguì un editto affatto simile a quello -del 1496. Le numerose costruzioni di chiese e di conventi -di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece venire -a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a> -poco prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso -con Lucrezia Borgia (1502). Un corriere di gabinetto<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a> -andò a prendere la santa a Viterbo con quindici altre -monache, e il duca in persona al loro arrivo le condusse -in un convento appositamente apparecchiato. Lo si calunnierebbe, -ammettendo che egli in tutti questi passi -fosse guidato da un intendimento essenzialmente politico? -Al concetto che s'eran formato gli Estensi dell'arte di -regnare, quale altrove è stato indicato (v. vol. I, pag. 61 -e segg.), non contrastava punto, anzi si associava assai -logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche -dell'elemento religioso. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span></p> - -<h3 id="cap3-6">CAPITOLO III. -<span class="smaller">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso -l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza -dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti -devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii -della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti -esterni pagani. -</p> -</div> - -<p> -Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità -degli uomini del Rinascimento dobbiamo prendere -un'altra via. Dal loro modo di vivere in generale deve -risultare la vera loro posizione tanto di fronte alla religione -del paese, quanto di fronte al concetto allora prevalente -della Divinità. -</p> - -<p> -Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti -della cultura italiana d'allora, sono nati religiosi non -meno degli altri popoli d'occidente; ma l'indomito loro -individualismo li rende nella religione, come in tante -altre cose, <i>soggettivi</i>, come la grande attrattiva che esercita -su essi la scoperta del mondo esteriore e del mondo -morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa -invece la religione rimane ancora a lungo un dato -obbiettivo, e nella vita l'egoismo e la sensualità si alternano -immediatamente colla devozione e la penitenza: -quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente -minore. -</p> - -<p> -Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato -contatto coi Bizantini e coi Musulmani avea tenuto -viva un'abituale <i>tolleranza</i> o indifferenza religiosa, dinanzi -alla quale l'idea etnografica di una Cristianità occidentale -privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando -l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne -l'ideale della vita umana, la speculazione conforme -allo spirito degli antichi e lo <i>scetticismo</i> dominarono -spesso per intero la mente degli Italiani. -</p> - -<p> -Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni -Europei a speculare arditamente intorno alla libertà -e alla necessità, e ciò accadde fra circostanze politiche -illegali e violente, che troppo spesso somigliavano -a una splendida e durevole vittoria del male contro il -principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un -tal quale <i>fatalismo</i> cominciò ad insinuarsi nel loro cuore -e a regolare il loro giudizio. Quando poi la fede soffriva -una scossa in una di quelle anime appassionate, che non -possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, allora si -cercò un compenso nelle <i>superstizioni</i> ereditate dagli -antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa -e la magìa. -</p> - -<p> -Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti -del Rinascimento mostrano sotto il punto di -vista religioso una qualità, che è frequente nelle nature -giovanili, distinguono cioè con grande sagacia il bene -dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: ogni -turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre -colle forze loro, e appunto per questo non conoscono -verun rimorso; e conseguentemente si fa meno -sensibile in essi il bisogno di una Redenzione, mentre -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo sforzo -mentale del momento, svanisce completamente il pensiero -di un mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, -anzichè dogmatica. -</p> - -<p> -Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste -cose, suggerite e in gran parte anche confuse dalla -<i>fantasia</i>, che prevale su tutto, avremo un'immagine dello -spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà alla verità -assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono -udirsi sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo -poi l'osservazione più addentro, arriveremo anche -a persuaderci, che sotto il velo, che copre un tale stato di -cose, rimane ancor vivo un forte istinto di schietta e -pura religiosità. -</p> - -<p> -Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente -limitarsi alle prove di fatto le più necessarie. -</p> - -<p> -Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente -piuttosto un affare individuale e dipendente dalla -maniera d'intenderla di ciascuno, era cosa inevitabile di -fronte alle dottrine della Chiesa degenerate e tirannicamente -mantenute, ed era al tempo stesso una prova, -che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. -Egli è vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: -perchè, mentre in Germania le nuove sêtte mistiche -ed ascetiche crearono una nuova disciplina più -adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno andò -per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni -degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della -vita, molti si perdettero nell'indifferenza religiosa, che -più cresceva col crescere della cognizione degli uomini -e delle cose. Tanto più adunque sono da ammirare coloro, -che arrivarono a formarsi una religione da sè, e -vi si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -non poterono più restar fedeli all'antica Chiesa, quale -essa era e quale s'imponeva a' suoi seguaci, e da un altro -lato sarebbe stato un pretendere troppo da singoli individui, -che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale, -che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa -generalmente mirasse questa religione individuale delle -persone più colte cercheremo di dimostrarlo nella conclusione -del nostro lavoro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento -sembra trovarsi in aperto contrasto col medioevo, -ha origine innanzi tutto dall'enorme sovrabbondare -delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero -formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato -in sè stesso, esso non è più ostile alla religione di quello -che siano i così detti interessi della civiltà, che ora ne -tengono il posto, salvo che tali interessi, quali da noi -sono intesi, non ci dànno che una pallida immagine -dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità -d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. -Per tal maniera quel nuovo indirizzo era serio e, -oltre a ciò, nobilitato dalla poesia e dall'arte. Ella è -una sublime necessità dello spirito moderno, alla quale -esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto irresistibilmente -allo studio degli uomini e delle cose e -di credere che appunto in questo consista la sua missione.<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a> -In quanto tempo e per quali vie questo studio -sarà per ricondurlo a Dio, e in qual maniera esso giungerà -a mettersi in armonia con gli altri sentimenti religiosi -di ogni individuo, sono questioni, alle quali non -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -si può rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. -Il medio-evo, che nel complesso s'era tenuto lontano -dall'empirismo e dal libero esame, non può in questo -grande problema portare veruna luce, che ci appiani -la via al suo scioglimento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora -si collegò poscia la tolleranza e l'indifferenza di -fronte all'Islamismo. Che gl'Italiani sin dai tempi delle -Crociate conoscessero ed ammirassero l'eminente grado -di cultura, cui erano giunti, specialmente prima dell'invasione -mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai -fuor d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze -importanti, quali il modo di governare mezzo -maomettano dei loro principi, la tacita avversione, anzi -il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e degenerata, -la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e -dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a> -Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile -a dimostrare come gli Italiani accettassero di buon grado -certe idee maomettane di generosità e di dignitosa alterezza, -che d'ordinario si presupponevano nella persona -di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani -ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un -nome, egli è di solito quello di Saladino.<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a> Perfino i Turchi -Osmani, di cui veramente non s'ignoravano le tendenze -brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, come è -stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -non un mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno -abituando all'idea di un possibile accordo con essi. -</p> - -<p> -La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza -è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte -altre, Lessing pose in bocca al suo Natan, dopochè già -molti secoli prima un po' timidamente era stata narrata -nelle «Cento novelle antiche» (nov. 72 e 73), e un -po' più liberamente poi dal Boccaccio.<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a> In quale angolo -del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima -volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente -però nelle sue origini essa era molto più -esplicita, che non nelle due versioni italiane. La segreta -riserva, che vi sta in fondo, vale a dire il deismo, apparirà -più innanzi nel suo più ampio significato. La stessa -idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare -nel noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», -vale a dire Mosè, Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore -Federico II, che se ne vuole autore, avesse avuto -realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe anche -espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano -frequentemente anche nell'Islamismo d'allora. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, -all'epoca più splendida del Rinascimento, verso la fine -del secolo XV, nel «Morgante maggiore» di Luigi Pulci. -Il mondo fantastico nel quale si movono i suoi personaggi, -si divide, come in tutte le epoche romanzesche, -in due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme -alle idee del medio-evo, la vittoria e la riconciliazione -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -tra i combattenti era di preferenza seguita dal battesimo -della parte maomettana soccombente, e gl'improvvisatori, -che avean trattato lo stesso argomento prima del Pulci, -devono aver insistito di frequente su questo punto. Il -vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori, -specialmente i peggiori fra loro, e questo accade -già colle invocazioni di Dio, di Cristo, e della Vergine, -con cui comincia ciascuno de' suoi canti. Ma ancor -più espressamente poi egli fa la caricatura delle loro -conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e -all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli -occhi di tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre -da confessare la propria fede nella bontà relativa -di tutte le religioni,<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a> confessione, alla quale, in onta a -tutte le sue proteste di ortodossia,<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a> sta in fondo una tendenza -essenzialmente deistica. Oltre a ciò, egli fa ancora -un altro gran passo al di là del medio-evo in un'altra -direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean detto: -credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani: -ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a> -il quale di fronte a tutte e a ciascuna religione -lietamente si professa seguace di un sensuale egoismo e -di tutti i vizi, non riservando che un punto solo: di non -tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel ritrarre questo -tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria, -ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla -via del bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli -si guastò assai presto fra le mani, e noi vediamo che -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -ancora nel canto seguente egli gli fa fare una comica fine.<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> -Margutte è stato da alcuni tirato in campo come una -prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso -è una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. -Questo doveva pure esprimere in qualche modo e con -una certa grottesca grandezza il selvaggio egoismo divenuto -indifferente affatto al dogmatismo che allora regnava, -quell'egoismo, al quale non è rimasto che un -resto di sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, -ai demonii, ai pagani ed ai maomettani pongonsi -in bocca idee e sentimenti, che nessun cavaliere cristiano -oserebbe manifestare. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In modo affatto diverso influì alla sua volta anche -l'antichità, e propriamente non già per mezzo della sua -religione, perchè questa ormai era anche troppo omogenea -al cattolicismo d'allora, ma per mezzo della sua -filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava -come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta -piena delle vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle -tradizioni religiose: un numero rilevante di sistemi e -frammenti di sistemi presentaronsi alla mente degli Italiani, -non più come semplici novità od eresie, ma quasi -come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, -quanto di conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste -diverse opinioni e in questi filosofemi c'era una specie -di fede nella Divinità; ma nel loro complesso essi formavano -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria cristiana -della divina Provvidenza regolatrice del mondo. -Allora sorse una questione veramente essenziale, nella -soluzione della quale s'era affaticata senza soddisfacente -risultato la teologia del medio-evo, e che ora appunto -pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: in -quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero -arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi -volessimo anche superficialmente tener dietro alla storia -di questa questione dal secolo XIV in avanti, saremmo -condotti a scrivere un libro apposito. Qui bastino all'uopo -pochi fuggevoli cenni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica -filosofia in sulle prime avrebbe inclinato appunto verso -quel lato della vita italiana, che formava il più aperto -contrasto col Cristianesimo, vale a dire, verso l'epicureismo. -A quel tempo non si possedevano più gli scritti di -Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano -delle sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista -troppo esclusivo e ristretto; ciò non ostante però bastava -quella forma dell'epicureismo, che si poteva studiare in -Lucrezio e più particolarmente poi in Cicerone, per accorgersi -tosto di essere in un mondo del tutto privo di -divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua -dottrina, non potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, -se per avventura il nome dell'enigmatico savio della -Grecia non sia divenuto una comoda parola d'ordine per -le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana -si è servita di questo appellativo per designar anche -tutti coloro, sui quali in verun altro modo non poteva -stendere la sua mano. Tali erano quei beffardi dispregiatori -e detrattori della Chiesa, che apparvero assai per -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per -dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso -quell'accusa, bastava la vita spensierata ed allegra, che -conducevano. In questo senso convenzionale infatti anche -Giovanni Villani usa evidentemente questa parola,<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a> -quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del 1117 -non vede che una punizione divina per le eresie di molte -sêtte e «intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio -di lussuria e di gola». Di Manfredi egli dice; «tutta -sua vita fu epicuria, non curando quasi Iddio, ne' Santi, -se non a diletto del corpo». -</p> - -<p> -Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono -e decimo canto dell'Inferno. Lo spaventevole campo -seminato di tombe roventi coi coperchi sospesi, dalle -quali uscivano voci di profondo dolore, albergava le due -grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle armi -della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni -erano eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate -dottrine, che cercarono di diffondere: gli altri -epicurei, e la colpa loro consisteva nell'avere opinato -che l'anima muoja col corpo.<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a> Ma la Chiesa sapeva bene -che questa opinione, qualora avesse preso piede, avrebbe -nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine -de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia -a quanto essa dichiara sul destino dei singoli individui -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -dopo la loro morte. Naturalmente non era da aspettarsi -che ella confessasse di aver essa stessa, coi mezzi di -cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i migliori alla -disperazione ed all'incredulità. -</p> - -<p> -L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli -riguardava come la sua dottrina, era certamente sincera; -il poeta del mondo soprannaturale doveva necessariamente -odiare chi negava l'immortalità; ed un mondo nè -creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a scopo -supremo della vita, erano due concetti troppo lontani -dal suo modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, -se si spinge più addentro l'osservazione, si vedrà che -certi filosofemi degli antichi non mancarono di produrre -anche su lui una certa impressione, la quale non si troverebbe -in troppo buon accordo colla dottrina biblica -della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe -darsi per avventura che fosse stata o speculazione -sua speciale, od influenza delle opinioni allora prevalenti -o paura altresì della violenza, che allora regnava universalmente, -quella che lo indusse a rinunciare ad una Provvidenza -regolatrice delle cose singole?<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a> Dio infatti, secondo -lui, abbandona il governo del mondo ad un essere -immaginario, la fortuna, la quale non si cura d'altro, che -di mutare e rimutare continuamente le cose della terra, e -in una indifferente beatitudine non ode il grido di dolore, -che a lei solleva l'umanità. In onta a tutto questo però -egli mantiene inesorabilmente la dottrina della responsabilità -morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La credenza popolare nel libero arbitrio domina in -occidente da tempo antichissimo, come è vero altresì -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -che in tutti i tempi ognuno è stato tenuto responsabile -del fatto proprio, come cosa che implicitamente si è sempre -intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto -alla dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella -necessità di mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano -volere e le grandi leggi della natura. Qui si -ha un più ed un meno, secondo i quali in generale si -regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto -indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di -falsa luce l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva -con tutte le sue forze verso una elevata contemplazione -dell'essere umano. «Le costellazioni, fa egli dire al suo -Marco Lombardo,<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> danno bensì i primi impulsi al vostro -operare, ma <i>Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero -voler, che se fatica Nelle prime battaglie col ciel -dura. Poi vince tutto, se ben si notrica</i>». -</p> - -<p> -Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone -alla libertà, in qualche altra potenza, fuorchè -nelle stelle; — ma in ogni caso la quistione era posta, -e non poteva più essere dissimulata. Se essa poi fosse -quistione sollevata dalle scuole o addirittura da singoli -pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna -interrogarne la storia della filosofia. Siccome però -essa si manifestò nella coscienza di un numero sempre -più esteso d'individui, così è giusto che noi ce ne occupiamo -ancora per pochi istanti. -</p> - -<p> -Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale -dagli scritti filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, -passava per eccletico, ma sostanzialmente influì come -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -scettico, perchè si accontentò sempre di riferire le teorie -di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun corollario -soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i -pochi scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. -Ad ogni modo anche questi studi non furono senza -un frutto, e questo fu appunto la capacità di riflettere -sui più importanti problemi, almeno al di fuori della dottrina -della Chiesa, se non in contraddizione con essa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso -e la diffusione degli scritti dell'antichità in modo affatto -straordinario, e finalmente vennero nelle mani del pubblico -tutti i filosofi greci ancora esistenti almeno nelle -traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita -di esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali -di questa letteratura si professano strettamente -religiosi, anzi perfin proclivi all'ascetismo (cfr. vol. I, -pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese non è il caso -di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla traduzione -dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza, -sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a -voltare in latino Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei -Nicolò Niccoli, Giannozzo Manetti, Donato Acciajuoli, -papa Nicolò V congiungono una profonda cognizione -della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura -umanistica universale.<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a> Anche in Vittorino da Feltre -riscontrammo già (v. vol. I, pag. 282) un indirizzo ben -poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, che cantò -il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino -e per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -inesplicabile senza ammettere in lui un sentimento di -profonda pietà. Frutto e conseguenza di tali tendenze -fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si propose -formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col -Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo -al prevalere universale delle idee umanistiche. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, -e acquistarono ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi -degli studi nel secolo XV. Gli umanisti, che abbiamo -già imparato a conoscere agli avamposti dell'individualismo -già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni di -regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, -di cui pur talvolta essi menano vanto, può parer tale -da non doverne tenere alcun conto. Essi vennero in voce -di atei, mentre in sostanza non erano che indifferenti o -tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro -la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia -dedotto speculativamente nessuno lo mostrò mai,<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a> nè -poteva mostrarlo. Se pure ebbero a base un principio -direttivo, questo sarà stato piuttosto una specie di superficiale -razionalismo, un fugace riflesso delle molte e -contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono -la loro vita, nonchè del profondo discredito in cui era -caduta la Chiesa colle sue dottrine. Di quest'ultima specie -era sicuramente quel ragionamento, che condusse Galeotto -Marzio sino ai gradini del rogo,<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a> e che l'avrebbe condotto -anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo -Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione. -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si -conduce onestamente e vive secondo la legge naturale -insita in ciascun di noi, sarà salvo, qualunque sia la -schiatta o la religione a cui appartenga. -</p> - -<p> -Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso -di uno dei minori di questa grande schiera, di Codro -Urceo,<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a> che fu dapprima maestro privato dell'ultimo degli -Ordelaffi, principi di Forlì, e poscia per lunghi anni professore -pubblico a Bologna. Riguardo alla gerarchia ed -al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse obbligate -allora in uso: il suo linguaggio è estremamente -mordace in generale, e per di più egli si permette di -frammischiare la propria persona in tutte le cronache -e i pettegolezzi cittadini, che narra. E tuttavia egli parla -anche in modo edificante dell'Uomo-Dio e sa all'uopo -raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio ecclesiastico. -Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe -della religione pagana, continua bizzarramente così: «anche -i nostri teologi s'accapigliano fra di loro in questioni -<i>de lana caprina</i>, quali l'immacolata Concezione, l'Anticristo, -i Sacramenti, la predestinazione ed altre cose, -che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè propalarle -pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla -sua stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già -finiti, mentre egli era assente: quando ne fu informato, -per via, montò in tanto furore, che, fermatosi dinanzi -ad una immagine della Vergine, uscì in queste parole: -«Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo -di tutto senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi -mai invocare il tuo ajuto, non importa che tu ascolti -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -la mia preghiera e m'accolga fra' tuoi, perchè io voglio -restarmene col demonio per tutta l'eternità!» Ma, tornato -in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile -escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi -presso un taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era -talmente superstizioso, che si trovava sempre in angustie -per qualche augurio o per qualche prodigio; soltanto -per l'immortalità non gli avanzava più alcuna -fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli -soleva rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, -della sua anima <i>ovvero</i> del suo spirito dopo la -morte, e che tutti i ragionamenti sul mondo avvenire -non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando -fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento -l'anima sua ovvero il suo spirito<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a> a Dio onnipotente, -ammonì i discepoli, che gli piangevano intorno, a temer -Dio e principalmente a credere all'immortalità e ad una -giustizia retributiva dopo la morte, e ricevette i sacramenti -con grande compunzione. — Non si ha alcuna -garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone -più celebri, anche manifestando opinioni in sè stesse ancor -più ardite, sieno poi stati nella loro vita gran fatto -più coerenti. È probabile che la maggior parte internamente -abbiano oscillato tra l'incredulità e qualche avanzo -di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed esteriormente -si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta -attinenza coi primordj della critica storica, così era naturale -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -che qua e là sorgesse anche qualche timida indagine -sulla credibilità del racconto biblico. Si suol ripetere -tradizionalmente una sentenza di Pio II, che sarebbe -stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le -accuse:<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a> «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato -da miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno -per la sua moralità». Sulle tradizioni leggendarie, in -quanto esse contenevano arbitrarie versioni dei miracoli -biblici, molti si permettevano senz'altro di alzare le -risa,<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a> e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un -terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano -alle idee ebraiche, per prima cosa naturalmente -negavano la divinità di Cristo, e questo per avventura -fu il caso di Giorgio da Novara, che intorno al 1500 fu -arso in Bologna.<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a> Ma nella stessa Bologna intorno a -questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette -lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione -di pentimento,<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a> il medico Gabriele da Salò, che -godeva la protezione dell'intera cittadinanza, quantunque -avesse osato difendere una serie di proposizioni eretiche, -come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, ma -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, -che colla sua astuzia seppe trarre in inganno il -mondo; che può benissimo aver subito la crocifissione, -ma per delitti commessi; che la sua religione non tarderebbe -a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa il -credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli -non operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso -dei corpi celesti, e simili. Quest'ultima proposizione -merita in modo speciale di esser notata: la fede -è perita, ma si fa una riserva in favore della magìa.<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si -sollevano in generale al di là di una fredda e rassegnata -contemplazione di ciò che accade sotto l'impero della -violenza e del disordine, che prevalgono dovunque. Da -questo modo di sentire emersero i molti libri sul «Fato», -qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la -necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno -che constatare il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità -delle cose terrene, specialmente delle politiche: -la Provvidenza vi è menzionata evidentemente soltanto, -perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi pel nudo -fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e -di effetti, od anche di non far altro che sollevare vane -querele. Non senza un certo spirito Gioviano Pontano -costruisce la storia naturale di quell'ente immaginario, -che si chiama la Fortuna, desumendola da un gran numero -di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta -in sogno, Enea Silvio tratta lo stesso argomento.<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a> Invece -il Poggio, in un scritto senile,<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a> si sforza di mostrare -il mondo come una valle di miserie e di classificare la -felicità dei singoli ordini sociali quanto più bassamente -è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane anche -in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri -si cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e -nel tirar della somma, queste generalmente prevalgono -sopra quelle. Con linguaggio veramente dignitoso e quasi -elegiaco Tristano Caracciolo<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a> ci dipinge il destino d'Italia -e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno sguardo -intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo -sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano -scrisse non molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, -pag. 370). In questo riguardo qualche tema si presentava -talvolta rivestito di attrattive affatto speciali, come, -per esempio, la vita di Leone X. Ciò che di essa può dirsi -dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco Vettori -in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: -il lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio -e l'ignoto suo biografo:<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a> i punti più oscuri e lo svolgersi -successivo del suo destino appariscono con inesorabile fedeltà -nel citato Pierio. -</p> - -<p> -Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si -vede qua e là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -le lodi della Fortuna. Così — pochi anni appena -prima della sua cacciata — Giovanni Bentivoglio, signore -di Bologna, osò far incidere sulla torre recentemente costruita -presso il suo palazzo, che il suo merito e la sua -fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti i -beni immaginabili.<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a> Gli antichi, parlando a questo modo, -non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia -vendicatrice degl'Immortali. In Italia i primi a menar -vanto pubblicamente della loro fortuna furono probabilmente -i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e segg.). -</p> - -<p> -Del resto la maggior influenza della risorta Antichità -sulla religione non proveniva da un sistema filosofico -qualunque o da una dottrina od opinione qualsiasi degli -antichi, ma da una tendenza generale allora prevalente. -Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni -antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli -uni e le altre in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente -di questo, non si badava gran fatto alle differenze -di religione. L'ammirazione per la grandezza storica assorbiva -ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, -pag. 216). -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche -pazzìa speciale, per la quale attiravano sopra di sè gli -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -occhi di tutti. Quanta ragione avesse Paolo II di lamentarsi -delle tendenze pagane de' suoi Abbreviatori e dei -curiali in generale, non può esser messo del tutto in -chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu -anche la sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, -pag. 304, vol. II, pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni -sofferte, ce lo dipinge come estremamente facile -all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale un ritratto, -che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo, -d'incredulità, di materialismo ecc.<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a> fu sollevata -contro i detenuti soltanto dopochè il processo per -alto tradimento non avea dato verun risultato: inoltre, -se siamo bene informati, Paolo non era l'uomo che fosse -in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, e si -sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani -di non portare l'istruzione dei loro figli al di là -del leggere e dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, -da cui non andò esente neanche il Savonarola -(v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo si -avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la -pensavano come lui aveano la colpa principale, se la cultura -rendeva gli animi avversi alla religione. Del resto -non v'ha alcun dubbio che egli fosse seriamente preoccupato -delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare -d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli -umanisti alla corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta -(v. pag. 302, nota)? Infatti l'unica loro preoccupazione -era diretta a sapere fino a qual punto sarebbe -loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, cui -volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è -quasi più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -essi v'imprimono (v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno -in questo riguardo andò più innanzi di Gioviano Pontano: -presso di lui un santo non solo si chiama <i>divus</i>, ma -deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi genii -dell'antichità,<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a> e le sue idee sull'immortalità richiamano -l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non -mancano di trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 -Siena<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a> fu assalita dal partito che era stato espulso, il -buon canonico Tizio (ce lo narra egli stesso) s'alzò il -22 luglio dal letto avendo in mente un passo del terzo libro -di Macrobio,<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a> celebrò la sua messa, e recitò poscia la formola -rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo -che invece di dire <i>Tellus mater, teque Jupiter obtestor</i>, -mutò e disse: <i>Tellus teque Christe Deus obstetor</i>. Egli -ripetè due giorni quella preghiera, e nel terzo i nemici -se ne andarono. Da un lato tali cose si crederebbero -puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del tempo, -ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span></p> - -<h3 id="cap4-6">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Innesto di antica e moderna superstizione.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione -di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione -degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei -demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso -Norcia. — Fusione e rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe -delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii -sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa -del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella -magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie -affini della stessa; l'alchimia. -</p> -</div> - -<p> -Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente -pernicioso e precisamente di indole dogmatica: -essa comunicò al Rinascimento le proprie superstizioni. -Qualcuna di esse si era già mantenuta viva attraverso -tutto il medio-evo; e così tanto più facilmente ora risorsero -tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una parte -grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio -allo spirito essenzialmente investigatore degli Italiani. -</p> - -<p> -La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, -negli uni notevolmente scossa per il cumulo di mali e -di violenze, che si vedevano; gli altri, come ad esempio -Dante, abbandonavano la vita terrena in balìa al caso -e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, mantennero viva -in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva se -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una -superiore destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. -Ma non appena cominciò a vacillare anche questa persuasione, -il fatalismo guadagnò il sopravvento — o, viceversa, -dove prevalse il fatalismo, mancò la fede nell'immortalità. -</p> - -<p> -Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto -la scienza astrologica degli antichi, e più tardi anche -quella degli Arabi. Da ogni singola posizione dei pianeti -fra loro e in relazione ai segni del zodiaco essa indovinava -gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per tal -modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti -casi il modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre -pel creduto influsso delle stelle, può non essere stato più -immorale di quanto sarebbe stato se di tale influsso non -si fosse tenuto conto veruno; ma assai di frequente le -decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio -della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente -istruttivo il vedere, come nessun lume e nessuna cultura -sieno stati in grado di vincere questo delirio, perchè esso -aveva la sua radice nella fantasia estremamente facile -a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere e di -determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità -vi aggiungeva il suggello della sua autorità. -</p> - -<p> -Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente -una notevole prevalenza nella vita degli Italiani. Federico -II conduce sempre con sè il suo astrologo Teodoro, -ed Ezzelino da Romano<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a> addirittura un'intera corte, -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra i quali -il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad -(dalla lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire -il giorno e l'ora di qualsiasi impresa importante, e le -enormi carneficine, di cui egli si aggravò la coscienza, -in non piccola parte possono benissimo non essere state, -che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora -in poi nessuno si perita più di far interrogare le -stelle; non solo i principi, ma anche i governi repubblicani<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a> -mantengono regolarmente degli astrologi, e nelle -Università<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a> dal XIV sino al XVI secolo vengono nominati -appositi professori di questa pretesa scienza, accanto -agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono -che sieno consultati i pianeti,<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a> e se Pio II forma -tra essi una onorevole eccezione,<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a> non curando neanche -l'interpretazione dei sogni, dei prodigi e degl'incantesimi, -Leone X invece sembra essersi gloriato che sotto il suo -pontificato l'astrologia fiorisse,<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a> e Paolo III non tenne -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -mai nessun concistoro<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a> senza che gli astrologi non gliene -avessero indicato il momento. -</p> - -<p> -Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo -supporre che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero -nelle loro azioni determinare dai pianeti, e che -vi fosse realmente un punto, al di là del quale la religione -e la coscienza non permettevano di andare. Ma -nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a -questi delirii, ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. -Uno di questi fu maestro Pagolo da Firenze,<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a> -nel quale si vede presso a poco la stessa tendenza a -moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi di Roma -si scorge in Firmico Materno.<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a> La sua vita era quella -di un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, -disprezzava ogni bene mondano e non cercava -d'arricchirsi d'altro, fuorchè di libri: dotto medico, egli -limitava l'esercizio pratico della sua arte ai bisogni di -alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si -confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel -ristretto, ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento -degli Angeli intorno a frà Ambrogio Camaldolese -(v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, specialmente ne' suoi -ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran conto -della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto -per oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. -Del resto, Pagolo non dava responsi astrologici se non -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -agli amici più intimi. — Ma, anche senza una tale rigidezza -di costumi, l'astrologo poteva essere un uomo stimato -e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva -un numero senza paragone maggiore, che in qualunque -altro paese d'Europa, dove non s'incontrano che nelle -corti più ragguardevoli, e anche quivi a tempi determinati. -Per contrario, chiunque anche tra i privati avesse -una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, -specialmente quando l'uso divenne generale, -di avere anche il suo astrologo, il quale per altro era -anche non di rado retribuito assai scarsamente.<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a> Oltre -a ciò, avendo questa scienza acquistato una grande diffusione -ancor prima dell'invenzione della stampa, erano -sorti in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto -più facilmente potevano ai maestri di essa. La specie -detestata degli astrologi era quella soltanto, che non prendeva -in aiuto le stelle se non per congiungervi le arti -della magìa, e che cercava di coprir queste all'ombra -di quella scienza. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia -è pur sempre un malaugurato elemento della vita -italiana d'allora. Qual dolorosa impressione non fanno -quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura e così tenaci -nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere -e di scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà -individuale ad abdicare a se stessa! Vero è che -talvolta, se le stelle presagiscono qualche cosa di veramente -sinistro, essi sorgono risolutamente, agiscono indipendentemente -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -da tali presagi e si consolano col motto: -<i>Vir sapiens dominabitur astris</i>;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a> — ma tosto dopo noi -li vediam ricadere nell'antico delirio. -</p> - -<p> -Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri -famiglie, e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando -inutilmente avvenimenti, che non si verificano.<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a> -Poi vengono interrogati gli astri per ogni importante -deliberazione dei potenti, specialmente per l'ora di cominciarla. -I viaggi dei principi, i ricevimenti degli ambasciatori -stranieri,<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a> il getto delle fondamenta di qualche -grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un -esempio assai parlante se ne ha nella vita del già citato -Guido Bonatto, il quale e per la sua grande attività e -per una grande opera scritta su questo argomento<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a> può -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -dirsi il restauratore dell'astrologia del secolo XIII. Per -porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' Ghibellini -in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a -nuovo le mura della città e a cominciare solennemente -quel lavoro sotto una certa costellazione, che egli indicò, -assicurando, che se alcuni rappresentanti di entrambi i -partiti gettassero contemporaneamente una pietra nelle -fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più -discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un -ghibellino: giunse il solenne momento, ambedue tenevano -la loro pietra in mano, i lavoratori stavano in attesa -con gli strumenti alla mano, e Bonatto diede il segnale. — Il -ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; -ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè -il Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva -sottintendere qualche cosa di misteriosamente nocivo ai -guelfi. Allora l'astrologo gli fu sopra con queste parole: -«Dio sperda te e il tuo partito e la vostra diffidente -malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio -di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti -Dio disperse più tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive -il cronista intorno all'anno 1480) guelfi e ghibellini sono -affatto riconciliati fra loro, e non si ode più neanche il -nome dei due partiti.<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a> -</p> - -<p> -Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle -stelle, sono le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -Bonatto procurò al celebre capo dei ghibellini Guido da -Montefeltro un gran numero di vittorie, indicandogli la -vera ora segnata dalle stelle per uscire in campo: quando -il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a> gli mancò -affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua -tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, -dove sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini -nella guerra pisana del 1362 si fecero precisare dal -loro astrologo l'ora della partenza per la spedizione;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a> -e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente venne -l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar -la città. Le altre volte infatti erano sempre -usciti per la via di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto -sempre un esito sfavorevole: evidentemente a questa -via, quando si dovea marciar contro Pisa, si connetteva -un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono -ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le -tende distese al sole non erano state tolte, si dovette -(e fu un nuovo sinistro augurio) portar le bandiere abbassate. -In generale l'astrologia era inseparabile dall'arte -della guerra pel fatto che tutti i Condottieri vi -credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -era tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, -come in fatto gli accadde.<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a> Bartolommeo Alviano era -persuaso che le sue ferite alla testa gli fossero toccate, -al par che il suo comando, per volere delle stelle:<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a> -Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo contratto -con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed -astrologo Alessandro Benedetto<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a> il momento astronomico -favorevole. Allorchè i fiorentini nel primo di giugno -del 1498 investirono solennemente della sua dignità il -nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro del comando, -che gli fu presentato, era fornito di una copia della costellazioni -e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a> -</p> - -<p> -Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche -di gran rilievo sieno stati previamente consultati i pianeti, -o se gli astrologi per sola curiosità a cose compiute -abbiano calcolato la costellazione, che dovrebbe -aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian -Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente -astuto giunse a far prigioniero suo zio Bernabò -e tutta la sua famiglia (1385), Giove, Saturno e Marte -stavano nella costellazione dei Gemelli, dice un contemporaneo,<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a> -ma non si saprebbe dire se ciò abbia contribuito -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado -è probabile che un certo senso politico, più che l'andamento -dei pianeti, abbia guidato l'astrologo nelle sue -predizioni.<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a> -</p> - -<p> -Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo -s'era lasciata terrorizzare dalle predizioni astrologiche, -che da Parigi e da Toledo annunciavano pestilenze, guerre, -tremuoti, inondazioni ecc., anche l'Italia in questo riguardo -non si rimase in addietro degli altri paesi. Allo -sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola -alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente -delle predizioni assai tristi,<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a> ma bisognerebbe sapere se -tali predizioni non si tenessero già pronte per ogni anno -qualunque. -</p> - -<p> -Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica -coerenza anche in regioni, dove meno si sarebbe creduto -di dover poi incontrarlo. Se poi tutta la vita esterna ed -interna dell'individuo è misteriosamente legata al fatto -della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle religioni -si lega similmente colle loro primitive origini, e -siccome le costellazioni di questi grandi fatti sociali sono -variabili, variabili sono pure questi fatti in sè stessi. -L'idea che ogni religione abbia il suo giorno di prevalenza -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -sulle altre nel mondo s'insinua per questa via astrologica -anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. La -congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a> produsse -la religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella -col Sole l'egiziana, quella con Venere la maomettana, -quella con Mercurio la cristiana, e quella con la Luna -produrrà quando che sia la religione dell'Anticristo. In -modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già calcolato -la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, -e questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in -Firenze.<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a> Dottrine simili finivano col portare nelle ultime -loro conseguenze un'incertezza assoluta nel campo -del soprannaturale. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da -tenersi la lotta, che il lucido spirito degli Italiani sostenne -contro tutto questo tessuto di sogni e di delirii. Accanto -alle grandi monumentali illustrazioni dell'astrologia, quali -sono gli affreschi del salone di Padova<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a> e quelli della -residenza d'estate (Schifanoja) di Borso da Ferrara, accanto -alle lodi impudenti, che si permette perfino Beroaldo -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -il vecchio,<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a> suona tanto più viva e solenne la protesta -di quelli, che non si lasciarono traviare da simili -follie. Anche in questo riguardo l'Antichità aveva in certo -modo additato la via, ma quei saggi non parlano per -imitare gli antichi, bensì per quel sano criterio naturale -che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte dall'esperienza. -Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi -per contatti personali avuti con essi, non ha per -loro che parole di derisione e di scherno,<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a> dalle quali -apertamente traluce quanto menzognero e fallace sia il -loro sistema. Anche la novella sin dalla sua nascita, cioè -sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre ostile -agli astrologi.<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a> I cronisti fiorentini poi levano energiche -voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel -delirio, perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni -Villani ripetè più d'una volta:<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a> «nessuna costellazione -può sottoporre alla necessità il libero volere dell'uomo, -nè il consiglio di Dio»; Matteo Villani biasima l'astrologia -come un vizio, che i Fiorentini avrebbero ereditato -dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non -s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera -questione sociale pei partiti, che a questo riguardo si -formarono. Nella terribile inondazione dell'anno 1333, -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -e di nuovo in quella del 1345, sorsero dispute accanitissime -tra gli astrologi e i teologi intorno all'influsso -delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia retributiva.<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a> -Queste lotte non cessarono poi più del tutto -per l'intero periodo del Rinascimento,<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a> e si può crederle -sincere, perchè presso i potenti sarebbe stato più facile -e più utile il difendere, che non il combattere l'astrologia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo -il Magnifico, regnava su questo punto un vero dissidio. -Marsilio Ficino difendeva l'astrologia e fece l'oroscopo -dei figli della casa regnante, e si vuole che a Giovanni -(che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin dalla -nascita il Pontificato.<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a> Per converso Pico della Mirandola -scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente -epoca nella storia dell'astrologia.<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a> Nella fede che si presta -all'influsso dei pianeti egli trova la radice di ogni -empietà ed immoralità; se l'astrologo vuol credere a -qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare i pianeti come -divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni felicità -od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero -nell'astrologia una legittima espressione, mentre -la geomanzia, la chiromanzia ed ogni altra specie -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -d'incantesimi si rivolgono innanzi tutto ad essa per la -designazione del momento fatale. Riguardo alla moralità -egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi -al male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal -caso svanirà necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine -o dannazione. Pico s'è dato perfin la pena di -riveder le bucce agli astrologi in via empirica, e delle -loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli ne trovò -false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, -che egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana -positiva sulla Provvidenza reggitrice del mondo -e sul libero arbitrio, che su tutti gli uomini colti della -nazione sembra aver fatto una maggiore impressione, -che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle -quali questa classe di persone restava oggimai indifferente. -</p> - -<p> -Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione -delle loro dottrine,<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a> e nel fatto coloro che sino -a quel momento le aveano fatte stampare, ne restarono -più meno svergognati. Gioviano Pontano, per esempio, -aveva accettato nel suo libro «Del Fato» (v. pag. 312) -tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta sistematicamente -in una sua grande opera,<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a> alla maniera -di Firmico; ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega -del tutto l'astrologia, ma gli astrologi, esalta il libero -arbitrio e limita l'influsso dei pianeti alle cose corporali. -Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, ma -senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -vita. La pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con -tutte le sue forze quel delirio, esprime ora un modo di -pensare affatto diverso: Raffaello nella cupola della cappella -Chigi<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a> rappresenta tutto all'intorno le divinità dei -pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la -guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno -dell'eterno Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, -allor dominanti in Italia, non vollero mai sentir parlare -dell'astrologia, e chiunque voleva mettersi in grazia dei -loro generali non aveva a far altro che dichiararsi nemico -aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come -mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a> Ciò -non ostante ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: -«quanto sono più felici gli astrologi che gli altri uomini! -Quelli, dicendo tra cento bugie una verità, acquistano -fede in modo che è creduto loro il falso: questi, dicendo -tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non -è più creduto loro il vero».<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a> E nemmeno è da credere -che il disprezzo per l'astrologia conducesse necessariamente -a credere nella Provvidenza, poichè molte volte -accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in un -vago ed indeterminato fatalismo. -</p> - -<p> -L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto -usufruttare completamente l'impulso venutole dalla -cultura del Rinascimento, perchè vi ostarono le conquiste -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò essa avrebbe -probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie. -Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica -sieno state una necessità, di cui la colpa si deve unicamente -apporre al popolo italiano, troverà anche giusta -la pena dei danni intellettuali che ne derivarono. Peccato, -che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una -perdita immensa! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare -la fede nei pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato -un grande corredo dalle diverse antichità gentilesche, -nè certamente l'Italia sarà rimasta neanche in -ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà qui alla -cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge -a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una -specie di paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole -letteraria. -</p> - -<p> -Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani -si riferiscono a presentimenti e conseguenze che si traggono -dai pronostici,<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a> e vi si aggiunge anche un po' di -magìa, per lo più innocua. Quelli che innanzi tutti ce -le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti, -che le vengono enumerando per metterle in derisione. -Quello stesso Gioviano Pontano, che scrisse quella grande -opera astrologica, di cui già s'è parlato (v. pag. 330), -nel suo «Caronte» nomina con senso di compassione -tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo -sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di -pipita; la profonda angustia di que' signori, se un falcone -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -cacciatore tarda a tornare o se un cavallo si torce -un piede; il motto magico dei contadini pugliesi, che -essi pronunciano nella notte di tre sabbati consecutivi, -quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così -via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici, -come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, -i leopardi e simil fiere, che si mantenevano a spese pubbliche -(v. pag. 19 e segg.), col loro contegno davano tanto -più da pensare al popolo, in quanto involontariamente -si era abituati a vedere in essi il simbolo dello Stato. -Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò -dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò -un premio di quattro ducati, perchè era un favorevole -augurio.<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a> V'erano inoltre luoghi e tempi determinati per -determinate ceremonie di buono o cattivo augurio od anche -soltanto per prendere una decisione qualunque. I -fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato -fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi -tutti gli avvenimenti più importanti, favorevoli o -sfavorevoli. Della loro superstiziosa ripugnanza di andare -al campo passando per una strada determinata s'è già -parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece una delle -loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto -di fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione -facevano uscire le truppe per quella.<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a> Aggiungansi -le meteore e i segni celesti, che ora riguadagnarono il -posto che aveano avuto per tutto il medio-evo, per cui -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -da strani agglomeramenti di nubi la fantasia non tardò -anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di -sentirne il fragore nell'aria.<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a> E finalmente la superstizione -divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua -origine da cose sacre, come quando, ad esempio, certe -immagini della Vergine movevano gli occhi<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a> o piangevano, -o allorchè certe pubbliche calamità susseguivano -immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui -il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). -Allorchè Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente -e continue, fu detto che queste non avrebbero cessato -sino a che il corpo di un usuraio, che da poco era -stato seppellito in san Francesco, non fosse stato di là -trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome -il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, -la gioventù popolana andò a prenderlo di viva forza, lo -fece a brani per le vie in mezzo ad un tumulto che destava -abbominio e ribrezzo, e lo gettò da ultimo nelle -acque del Po.<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a> Nè tali pregiudizi furono sempre un privilegio -esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne -perfino un Angelo Poliziano, quando viene a parlare -di Jacopo de' Pazzi, uno dei principali promotori -della congiura denominata dal nome della sua famiglia, -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra -che quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili -imprecazioni consegnò l'anima propria a Satana. -Ora anche quivi sopravvenne una pioggia tale, che il -reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed anche -quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì -il cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le -nubi e tornò a splendere il sole: «tanto fu favorevole -la fortuna all'opinione popolare» aggiunge il grande -filologo.<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a> Subito dopo il cadavere fu seppellito in terra -non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche -di là e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu -gettato nell'Arno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari -e potrebbero essere avvenuti nel secolo X, ugualmente -che nel XVI. Ma qui pure si scorge l'influenza -della classica antichità. Degli umanisti si sa in modo -certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed agli -augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). -Ma se occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. -Quel medesimo pensatore radicale, che nega ogni -titolo di nobiltà e le disuguaglianze sociali (v. pag. 116), -non solamente crede a tutte le apparizioni di spiriti e -di demonii, che ebbero tanta voga nel medio-evo (fol. 167, -179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, come, -per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione -dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a> «Allora si -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -videro nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila -cani, che presero la via della Germania; a questi seguì -una schiera di buoi, poi un esercito di armati a piedi e -a cavallo, parte senza testa, e parte con teste appena -visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva -un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche -ad una battaglia di piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, -forse senza accorgersene, egli racconta un fatto che si -direbbe tolto di pianta dall'antica mitologia. Sulle coste -della Dalmazia apparve un tritone fornito di barba e di -piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle -parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; -esso rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che -cinque ardite lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a> -Un modello in legno di quel mostro, che si fa vedere -a Ferrara, basta per rendere credibile al Poggio tutta -la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e non -si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso -tornò di moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i -passi augurali, che s'incontravano nelle sue opere (<i>sortes -virgilianae</i>).<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a> Oltre a ciò la credenza nei demonii, propria -di tempi molto remoti, non rimase certamente senza un -influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di Jamblico -e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, -che potevano servire a quest'uopo, furono stampati già -sin dal finire del secolo XV in una traduzione latina. -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -Perfino l'Accademia platonica di Firenze non andò del -tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti -i sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli -è appunto di questa fede nei demonii, e della magìa che -strettamente vi si connette, che qui dobbiamo dire una -parola. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La credenza popolare in quello che si chiama il mondo -degli spiriti,<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a> in Italia è presso a poco la stessa, che negli -altri paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono -fantasmi, vale a dire apparizioni di morti, e se il modo -di considerarle si discosta talqualmente da quello dei -paesi settentrionali, ciò non si riduce in sostanza ad altro, -fuorchè a questo che in Italia i fantasmi si chiamano -coll'antica denominazione di <i>ombre</i>. Anche oggidì, se -qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un -paio di Messe pel suo riposo. Che le anime dei reprobi -appariscano sotto forma spaventevole, è cosa che s'intende -da sè, ma quest'idea si associa ordinariamente ad -un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono sempre -maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» -dice un cappellano presso il Bandello.<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a> Probabilmente -egli separa nel suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè -questa espia le sue colpe nel Purgatorio, e, se appare, -d'ordinario non fa che supplicare e lamentarsi. Altre -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo -particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, -di uno stato di cose già passato. Così i vicini -spiegano l'apparizione del demonio nel vecchio palazzo -visconteo presso S. Giovanni in Conca a Milano: infatti -quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare -e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e -non era quindi meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a> -Ad un amministratore infedele della Casa dei poveri in -Perugia una sera, mentre egli stava enumerando del danaro, -apparve una turba di morti con fiaccole nelle mani -e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande -delle altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, -protettore delle case di Ricovero.<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a> — Queste visioni -erano così universalmente ammesse, che anche i poeti -potevano trovarvi un tema ordinario alle loro poesie. Il -Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire -sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso -Lodovico Pico.<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a> Del resto è un fatto che la poesia -preferisce tali allusioni precisamente allorquando il poeta, -ripudiando il comune pregiudizio, crede meno di ogni -altro alla verità di quanto viene narrando. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari -intorno ai demonii, quali regnavano presso tutti i popoli -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -nel medio-evo. Si aveva la piena persuasione che Dio -permetta talvolta agli spiriti maligni di qualsiasi specie -una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e -della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al -quale i demonii s'accostavano per tentarlo, era sempre -libero di far uso della sua volontà per resistervi. In Italia -specialmente il lato diabolico degli avvenimenti naturali -assume nella bocca del popolo assai facilmente una certa -grandezza poetica. La notte della grande inondazione -della valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti -dei dintorni di Vallombrosa udì dalla sua cella un -tumulto infernale, si fece il segno della croce, s'affacciò -alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri passare a -cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro -uno di essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare -la città di Firenze per le sue colpe, se Dio lo permette».<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a> -E con questa si può paragonare la quasi contemporanea -apparizione, che si pretende accaduta a Venezia (1340), -dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola -veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, -vale a dire, quella galera piena di demonii, -che colla velocità di un uccello correva sulla tempestosa -laguna per devastare la peccatrice città, sino a che i tre -Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un -povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii -e la loro nave negli abissi del mare. -</p> - -<p> -Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, -mediante lo scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed -usare del loro aiuto pe' suoi scopi mondani d'interesse, -d'ambizione e di sensualità. In questo riguardo furono -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente quando -si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, -gli scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal -fumo dei roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini -sospetti, salì per la prima volta un vapore inebbriante, -che animò un numero maggiore di uomini perduti ad -abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci impostori. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi -pregiudizi si mantennero forse senza interruzione sino -dal tempo dei Romani, sono le malìe della <i>strega</i>.<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a> Questa -può protestarsi pressochè come completamente innocente -sino a che si restringe alla sola divinazione,<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a> ma il passaggio -dal semplice pronostico alla cooperazione attiva -per l'esecuzione di un fatto spesso può essere impercettibile, -e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione -stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla -strega vuolsi principalmente attribuire l'eccitamento all'amore -o all'odio tra uomo e donna, o qualche maleficio -tendente a nuocere e danneggiare, specialmente a far -morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene talvolta -la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e -nella stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo -da ciò, come decidere quanto, dei danni recati dalla -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -strega, sia da attribuire alle sue ceremonie, alle sue formole -magiche e incomprensibili, ed anche alla volontaria -invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti -ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato -con piena coscienza del loro effetto? -</p> - -<p> -Come poi in modo molto più innocente anche alcuni -frati mendicanti pretendessero di rivaleggiare con essa -o di farle concorrenza, lo apprendiamo, in via di esempio, -dalla strega di Gaeta, di cui ci parla il Pontano in -uno de' suoi dialoghi.<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a> Il suo Suppazio, viaggiando, arriva -alla di lei abitazione appunto nel momento in cui -ella dà udienza ad una giovane e ad una fantesca, che -vennero con una gallina nera, con nove uova deposte -in venerdì, con un'anitra e con filo bianco, attesochè è -il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento esse -vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del -crepuscolo. Probabilmente non trattasi che di un pronostico: -la padrona della fantesca è stata ingravidata da -un frate; alla fanciulla l'amante s'è reso infedele e s'è -chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la -morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei -star meglio, perchè le nostre donne di Gaeta sono molto -credule; ma i frati mi rubano il mestiere, spiegando -sogni, vendendo per danaro la protezione dei Santi, promettendo -un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle -donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che -di notte, quando i mariti escono per la pesca, le visitano -di soppiatto, dopo aver preso gli opportuni concerti nella -chiesa». Suppazio l'avverte di non tirarsi addosso le ire -del convento con simili discorsi, ma essa non ha paura -di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -</p> - -<p> -Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor -peggiore di streghe: quelle che con malefici tolgono agli -uomini la salute e la vita. In questi casi, quando una -maligna occhiata non basta, si ricorre innanzi tutto all'aiuto -di spiriti superiori. La loro punizione, come vedemmo -già parlando della Finicella (v. pag. 268), è il -rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche -accordo: nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, -pagando quattrocento lire, possono riscattarsi.<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a> Ciò vuol -dire che in allora la cosa non si trattava ancora con -quella logica inesorabile, che si adottò più tardi. Nel territorio -della Chiesa, in un'altura dell'Appennino e precisamente -nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare -che esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. -La cosa era universalmente nota. Quegli che ce ne dà -contezza è Enea Silvio, in una sua lettera giovanile.<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a> -Egli scrive a suo fratello: «il latore di questa lettera -è venuto da me per chiedermi se io conoscessi un Monte -Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti -magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un -grande astronomo sassone.<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a> Io risposi, che conosceva un -Porto Venere non lungi da Carrara, sulla costa dirupata -della Liguria, dove passai tre notti nel mio viaggio a -Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un monte -consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che -nell'antico ducato (Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, -v'è un sito, dove sotto una scoscesa rupe trovasi -una caverna, nella quale scorre dell'acqua. Quivi, come -ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe -(<i>striges</i>), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha -il coraggio, può vedervi gli spiriti (<i>spiritus</i>), e parlar -con loro e apprendere le arti magiche.<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a> Ma io non l'ho -veduto, nè mi sono interessato di vederlo, perchè ciò che -non può apprendersi se non per via di peccato, meglio -è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la persona -che lo informò e richiede suo fratello, che voglia -condurre il latore della lettera da quella, se è ancora in -vita. Come si vede, Enea per compiacere quell'illustre -personaggio va tanto innanzi da compromettersi quasi -egli stesso, eppure personalmente niuno era più lontano -di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319), -e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche -oggidì non tutte le persone colte sarebbero in grado di -sostenere. Quand'egli, al tempo del Concilio di Basilea, -giunse a Milano ammalato di febbre da ben settantacinque -giorni, non fu possibile indurlo ad accettare consulti -medici fatti col mezzo della magìa, quantunque -gli sia stato condotto al letto un uomo, che poco prima -si pretendeva avesse curato e guarito in modo maraviglioso -dalla febbre ben duemila soldati nel campo del -Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -viaggio delle montagne per recarsi alla sua -destinazione, e guarì cavalcando.<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a> -</p> - -<p> -Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni -di Norcia anche dal negromante, che cercò di aver -nelle sue mani il grande artista Benvenuto Cellini. Trattavasi -di far la consacrazione di un nuovo libro magico,<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a> -e il luogo più opportuno erano appunto quelle montagne. -Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro -nelle vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle -difficoltà, che non si sarebbero incontrate a Norcia; oltre -a ciò, i contadini di Norcia erano gente sicura, avevano -una certa pratica di tali cose, e, in caso di bisogno, potevano -prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non -ebbe luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità -avrebbe imparato a conoscere anche i manutengoli -dell'impostore. In allora quella regione era affatto proverbiale. -L'Aretino in qualche punto delle sue opere -parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella -della sibilla di Norcia e la zia della fata Morgana. E -intorno al medesimo tempo il Trissino ebbe il coraggio -di celebrare nel suo lungo poema<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a> quelle località con -tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede -delle vere profezie. -</p> - -<p> -In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di -Innocenzo VIII (1482), le persecuzioni piovvero sulle -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -streghe in modo veramente spaventevole.<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a> Siccome poi -i principali strumenti di quelle persecuzioni furono i domenicani -tedeschi, così bisogna concludere che la Germania -si risentisse più particolarmente di quella piaga, -e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. -Infatti anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si -riferiscono in modo speciale alla Lombardia e più particolarmente -alle diocesi di Brescia, di Bergamo e di -Cremona.<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a> Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, il -<i>Malleus Maleficarum</i>, si apprende che a Como, ancor nel -primo anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse -non meno di quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi -drappelli di donne italiane si rifugiarono nel territorio -dell'arciduca Sigismondo, dove credevano di trovar -sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria -stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli -delle Alpi, segnatamente nella valle Camonica,<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a> dove le -popolazioni parvero avervi una predisposizione affatto -particolare. Queste stregonerie d'origine essenzialmente -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -tedesca costituiscono quelle diverse varietà, alle quali -corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute -in Milano, in Bologna ed altrove.<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a> Se in Italia non ebbero -una maggior diffusione, ciò dipendette forse dal -fatto che qui si aveva già una stregoneria propria, che -si basava essenzialmente sopra elementi al tutto diversi. -La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha bisogno -di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona -memoria. Dei sogni isterici delle streghe del nord, di -viaggi aerei, di incubi e succubi qui non si parla nemmeno: -il compito della strega è quello di procurare altrui -qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa -assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo -a luogo, essa non vieta che lo si creda, in quanto anche -ciò contribuisce a darle un credito sempre maggiore; ma -la cosa le può tornare estremamente pericolosa, se il sentimento -prevalente che ispira, è la paura, se la si suppone -maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente -de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di -raccolti campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità -possono guadagnarsi una grande popolarità, condannandola -al rogo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma il campo di gran lunga più importante per la -strega sono e rimangono gl'intrighi amorosi, sotto il qual -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -nome si comprende l'eccitamento all'amore ed all'odio, -l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il disperdere il -frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze il -premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data -con arti magiche o con bevande avvelenate.<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a> Siccome in -tali donne non si aveva che una fiducia assai condizionata, -così cominciarono a pullulare i dilettanti, che, avendo -appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, esercitavano -poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per -esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria -persona anche con apposite malìe, alla maniera della Canidia -di Orazio. L'Aretino non solo ne sa qualche cosa,<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a> -ma è anche in grado di darne piena contezza. Egli enumera -tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano raccolti -nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di -persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, -suole da scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè -contente di ciò, vanno esse stesse a disseppellire nei cimiteri -le carni imputridite, e le danno mascheratamente -a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità impossibili -a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio -rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, -frammenti d'unghie del loro amante. Dei loro scongiuri -il più innocente è quello, con cui formano un cuore di -cenere calda, e vi pungono dentro cantando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Prima che'l fuoco spenghi,</p> -<p class="i01">«Fa ch'a mia porta venghi:</p> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span></p> -<p class="i01">«Tal ti punga il mio amore,</p> -<p class="i01">«Quale io fo questo cuore».</p> -</div></div> - -<p> -Del resto usano anche formole magiche allo splendor della -luna, segni misteriosi sul terreno, figure in cera od in -bronzo, che senza dubbio rappresentano l'amante, e di -cui si servono secondo le circostanze. -</p> - -<p> -Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, -la quale senza bellezza e gioventù esercitasse tuttavia -un certo fascino sugli uomini, cadeva senz'altro in sospetto -di stregoneria. La madre del Sanga,<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a> segretario -di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una -di queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con -lui un'intera società d'amici, che mangiarono un'insalata -avvelenata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale -della strega, il mago od <i>incantatore</i>, ancor più esperto -di tutte le arti le più pericolose. Talvolta egli è altrettanto, -od anche più astrologo, che mago: più spesso però -sembra essersi egli spacciato per astrologo per non essere -perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo -non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere -le ore favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). -Ma siccome molti spiriti sono buoni od indifferenti,<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a> così -anche il loro scongiuratore può godere di una abbastanza -buona reputazione, e Sisto IV nel 1474 dovette con un -Breve apposito<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a> chiamare al dovere alcuni Carmelitani -bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La -cosa in sè non sembrava niente affatto impossibile a molti; -una prova indiretta se ne ha in questo, che anche le persone -le più timorate dal canto loro credevano a visioni -di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano ardentemente invocato. -Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i platonici -fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e -Marcello Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia -apertamente intendere, ch'egli ha che fare con degli spiriti -dell'altro mondo.<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a> Egli è anche persuaso dell'esistenza -di un'intera gerarchia di maligni spiriti, che, dimorando -negli spazi aerei tra la terra e la luna, insidiano -alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della -natura,<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a> anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. -Ora, siccome lo scopo del nostro libro non ci permette -una esposizione diffusa e sistematica delle opinioni, che -allora prevalevano intorno a queste credenze spiritistiche, -così ci accontenteremo qui di riferire un sunto della relazione -del Palingenio, a guisa di saggio od esempio.<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte -Soratte, a s. Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e -sul niun valore della vita dell'uomo, e poi sul far della -notte s'è messo in via alla volta di Roma. Allora, splendendo -la luna, egli s'abbatte in tre viandanti, che s'associano -a lui, ed uno di questi, chiamandolo a nome, gli -chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: -dal santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -credi tu che sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? -La saggezza non è che privilegio degli esseri superiori -(<i>Divi</i>), e del numero di questi siamo noi tre, -quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo Saracil -e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente -in prossimità della luna, dove in generale dimora -la grande schiera degli esseri intermediarii, che dominano -sulla terra e sul mare». Palingenio domanda, non senza -interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? E -n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, -è trattenuto per forza d'incanto prigione di un giovane -di Narni, del seguito del cardinale Orsini: ed anche in -ciò voi, uomini, dovreste vedere una prova implicita della -vostra immortalità, potendo avere tanta autorità sopra -di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto -servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto -mi liberò. Ora noi vogliamo tentare di rendere in -Roma un simile servigio al nostro compagno, e con questa -occasione cercheremo di condurre con noi questa notte -all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste -parole del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: -«udite, il nostro Remisses vien già da Roma; questo -venticello lo annunzia». Infatti tosto dopo appare un -quarto, che essi lietamente salutano, e lo interrogano sulle -cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa -condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente -collegato con gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina -di Lutero non più con buone ragioni, ma colle armi -di Spagna: guadagno netto pei demonii, che nella grande -carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una -turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali -Roma vien dipinta come pienamente caduta in potere -dello spirito maligno, per causa della sua immoralità, i -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -demonii spariscono e lasciano solo il poeta a proseguir -la sua via.<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a> -</p> - -<p> -Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero -questi rapporti coi demonii, che in allora potevansi -ancora pubblicamente confessare, ad onta del <i>Malleus -Maleficarum</i> ecc., non ha che a consultare il libro, del -resto assai letto, «Della occulta filosofia» di Agrippa -di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo -scritto prima di recarsi in Italia,<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a> ma nella dedicatoria -al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti -fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle -insieme con quelle. Trattandosi di uomini di genere -tanto ambiguo, quale era Agrippa, e di furfanti e pazzi, -quali possono dirsi gli altri per la maggior parte, non -ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il -quale essi si mascherano con una farraggine di formole, -suffumigi, unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a> Ma -in primo luogo questo sistema è ricchissimo di citazioni -delle superstizioni antiche; poi l'influenza ch'esso esercita -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -nella vita degli Italiani e nelle loro passioni, è talvolta -grandissima e caratteristica. A prima vista si direbbe -che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono -esservisi accostati, ma le passioni sfrenate conducono a -consultar gli stregoni anche uomini di gran conto e di -mente svegliatissima in qualsiasi condizione, e la persuasione, -che nell'incantesimo ci sia un fondo di vero, toglie -anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di -quella fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice -delle cose umane. Con un po' di danno e un po' di -pericolo pareva che si potessero saltare a piè pari impunemente -tutti gli ostacoli posti dal senso comune e -dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, -che si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o -illeciti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un -po' vecchio e già sul punto di sparire affatto. Dalle tenebre -più fitte del medio-evo, anzi dall'Antichità stessa -qualche città italiana conservò una ricordanza, che i suoi -destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di -certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato -di sacerdoti addetti ai riti inaugurali, detti <i>telesti</i>, il cui -ufficio sarebbe stato quello di assistere alla solenne fondazione -di alcune città, garantendone la futura prosperità -con appositi monumenti, ed anche col seppellire nelle -fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti determinati -(<i>telesmata</i>). Se qualche cosa ancora sopravviveva -per tradizione orale e popolare del tempo romano, -erano appunto ricordi di questo genere: salvo che l'augure -antico naturalmente nel corso dei secoli fu tramutato -in un mago, perchè non si comprendeva più il lato -religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a> sopravvive -evidentemente la ricordanza antichissima di un teleste, -il cui nome coll'andare del tempo fu sostituito da quello -del sommo poeta. Altrettanto dicasi della ceremonia, colla -quale si rinchiudeva una misteriosa immagine della città -in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa pel -fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò, -amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio -divenne anche l'autore principale del cavallo di -bronzo, delle teste che sono sopra la porta Nolana, delle -mosche pure di bronzo che figurano su qualche altra porta, -della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, che fissano -magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi -di Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne -il destino in generale. Anche la Roma medievale -aveva confuse ricordanze di questo genere. In sant'Ambrogio -a Milano trovavasi un antico Ercole in marmo; -si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto, -avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, -usando gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in -quella chiesa.<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a> I Fiorentini erano persuasi<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a> che il loro -tempio di Marte (più tardi trasformato in Battistero) -avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, conformemente -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -a quanto segnava la costellazione, sotto la -quale fu costruito al tempo di Augusto: è vero che essi -tolsero di là la statua equestre di Marte in marmo, -quando si fecero cristiani; ma, siccome la distruzione di -essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — e -ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si -collocò sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila -distrusse Firenze, l'immagine cadde nell'acqua e non -fu ripescata se non quando Carlomagno riedificò di nuovo -la città: allora fu collocata sopra un piedistallo all'ingresso -del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 -il Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi -della gran lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che -si lega intimamente a quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione -del 1333 però esso scompare per sempre.<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a> -</p> - -<p> -Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido -Bonatto, già menzionato, nel gettar le fondamenta delle -mura di Forlì non si accontentò di esigere quella scena -simbolica della concordia de' Guelfi e dei Ghibellini, di -cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo di una statua -equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti -astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a> -credette anche di aver guarentito quella città da ogni -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -distruzione, anzi da ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. -Allorquando il cardinale Albornoz (v. vol. I, -pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in suo potere -la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata -e mostrata quella statua, probabilmente per ordine del -cardinale stesso, affinchè il popolo comprendesse, con quali -mezzi il crudele Montefeltro s'era sostenuto contro la -Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), quando -una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare -dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse -era stato salvato e nuovamente sepolto. Ma questa deve -essere stata l'ultima volta che se ne parlò: poichè ancor -nel secolo susseguente la città effettivamente fu presa. — Nelle -fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto il -secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma -si hanno anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa -infatti che lo stesso papa Paolo II fece seppellire una -enorme quantità di medaglie d'oro e d'argento nei fondamenti -degli edifici, ch'egli eresse,<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a> e il Platina non è -malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto -ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo -non avevano una piena coscienza del significato religioso, -che nel medio-evo s'attribuiva a tali consacrazioni.<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a> -</p> - -<p> -Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era -per lo più che una tradizione popolare, non agguagliò -di gran lunga l'importanza, che ebbe la magia segreta -usata per iscopi puramente privati e personali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -</p> - -<p> -Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare -in modo speciale da una commedia dell'Ariosto intitolata -«il Negromante».<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a> Il suo eroe è uno dei molti -ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si spacci per -greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente -maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare -co' suoi scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, -di far muovere la terra, di rendersi invisibile, di tramutar -gli uomini in animali e così via, ma queste millanterie -non sono che una mostra esteriore: il suo vero -scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli -infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia -dopo di sè, somigliano alla bava di una lumaca e spesso -anche al guasto, che lascia dopo di sè la procella. Per -giungere a' suoi intenti egli porta le cose ad un punto, -che si crede che il canestro, dove sta nascosto un amante, -sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere -e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon -sintomo che poeti e novellieri possano versare su tali -uomini a piene mani il ridicolo, essendo certi di trovar -assenso ed approvazione da parte di tutti. Il Bandello -non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo -come vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli -talvolta nelle loro conseguenze,<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a> ma mostra altresì, -non senza un senso di indignazione, tutti i danni e le -sciagure, cui si espongono coloro che vi prestano fede.<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a> -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -«Taluno con la clavicola di Salomone e con mille altri -libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel -seno della terra, indurre la sua donna al suo volere, -saper i segreti dei principi, andar da Milano a Roma -in un atomo e far molti altri effetti mirabili. E quanto -più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare incantagioni -persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo -che quel nostro amico, per ottenere la sua innamorata, -che mai non ottenne, fece della sua camera un cimitero, -avendovi più teste ed ossa di morti, che non è a Parigi -agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con -mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti -ad un cadavere, con lo strappargli un'unghia ecc., e se -finalmente lo scongiuro riesce, gl'infelici, che lo fanno, -ne restan vittime e muoiono talvolta di spavento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande -scongiuro magico, che ebbe luogo (1532) a Roma nel -Colosseo,<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a> quantunque egli e i suoi compagni ne sieno -usciti colmi di spavento: il prete siciliano, che probabilmente -vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, -lo lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non -aver mai trovato un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento -in sè stesso ogni lettore può formarsi quel -concetto che crede; e forse più di tutto agirono i vapori -narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia già -anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per -cui anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, -come il più giovine e il più impressionabile, vide o credette -vedere più di tutti. Ma che principalmente si avesse -in mira di guadagnar Benvenuto, si può facilmente presumerlo, -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -in quanto che, diversamente, per un'impresa -così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè -la semplice curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto -non si ricorda se non quando è invitato dal negromante -a chiedere agli spiriti qualche cosa, e questi -medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi -amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che -può ritrarsi dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo -non è da dimenticare, che anche la vanità poteva -trovarsi lusingata, qualora si avesse potuto dire: i demoni -mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio -potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa -(cap. 68). Ma quand'anche Benvenuto si fosse a -poco a poco indotto ad innestar qualche menzogna in tutto -questo racconto, esso avrebbe però sempre un valore -incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo -allora prevalenti. -</p> - -<p> -Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, -capricciosi e bizzarri», non si occupano gran fatto di -cose magiche; bensì uno di essi, in occasione di studi -anatomici, si fece un giubboncello della pelle di un cadavere, -ma dietro le ammonizioni di un frate, a cui confessò -la cosa, la depose nuovamente in una tomba.<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a> Non -è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri -abbia contribuito a scemare sempre più la fede nella -virtù magica di alcune parti dei medesimi, mentre al -tempo stesso l'assidua contemplazione e riproduzione delle -forme mostrava all'artista la possibilità di una potenza -magica d'altro genere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -</p> - -<p> -In generale la magia appare al principio del secolo XIV, -in onta agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e -ciò vuol dire in un tempo, in cui fuori d'Italia toccava -il colmo delle sue fortune, per modo che i viaggi dei -maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano cominciare -soltanto, quando già in patria non trovavano più chi prestasse -fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava -necessaria la sorveglianza del lago che è sul monte di -Pilato presso Scariotto per impedire ai negromanti la -consacrazione dei loro libri.<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a> Nel secolo XV poi accaddero -altri fatti, come per esempio, l'offerta di provocare -forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di assedianti; -ma anche allora il comandante della città assediata — Niccolò -Vitelli in Città di Castello — ebbe il -buon senso di cacciare da sè gli autori della pioggia, -come empi impostori.<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a> Nel secolo XVI tali fatti sotto -forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche nella -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture -degli scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il -tempo, in cui la Germania ha il massimo de' suoi negromanti, -il dottore Giovanni Faust, mentre il maggiore -degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo XIII. -</p> - -<p> -Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare -della fede negli scongiuri non si mutò necessariamente -tutto ad un tratto nella credenza contraria in -una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose -umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, -nè più nè meno come avea fatto l'astrologia, quando -scomparve. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia -e la chiromanzia<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a> e simili specie secondarie di -magìa, le quali non acquistarono un po' di voga se non -quando scaddero la magìa propriamente detta e l'astrologia, -e non crediamo nemmeno di occuparci della fisiognomia, -che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva -affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. -Infatti essa non appare già come strettamente -affine all'arte figurativa ed alla psicologia pratica, ma -più particolarmente come una specie nuova di sogno fatalistico, -come una rivale dichiarata dell'astrologia, quale -sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, -per esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che -si pavoneggiava del pomposo titolo di metaposcopo,<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a> la -cui scienza però, giusta l'espressione del Giovio, rassomigliava -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -piuttosto ad una delle maggiori arti liberali, -non s'accontentava di spacciare le sue profezie per i pusillanimi, -che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma -scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, -alle quali erano imminenti diversi gravissimi pericoli». -Il Giovio, quantunque invecchiato nell'incredulità romana — <i>in -hac luce romana</i>! —, confessa che le profezie -contenute in quel Prospetto non fecero che verificarsi -anche troppo esattamente.<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a> Sta però di fatto altresì, che -in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od -altre simili profezie, si vendicavano terribilmente dei -profeti: Giovanni Bentivoglio fece per ben cinque volte -sfracellare alla parete Luca Gaurico appeso ad una fune, -che era attaccata ad un'alta scala a chiocciola, perchè -gli aveva predetto la perdita della signoria:<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a> Ermete -Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè -l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, -profetizzato che sarebbe morto fuggiasco in una -battaglia. L'assassino schernì, a quanto sembra, il morente, -ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che -avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una -fine ugualmente infelice ebbe il nuovo fondatore -della chiromanzia, Antioco Tiberto da Cesena,<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a> per volere -di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale aveva -presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un -tiranno, la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -era un uomo di grande ingegno, che notoriamente -dava i suoi responsi, non tanto servendosi della chiromanzia, -quanto della profonda conoscenza che aveva del -cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato -perfin da quei dotti, che non tenevano nessun -conto delle sue divinazioni.<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a> -</p> - -<p> -L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene -nominata se non assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non -ha nell'epoca più splendida del Rinascimento che un'importanza -affatto secondaria.<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a> Anche di questa malattia -l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo XIV, -quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava -che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a> -Ma da quel tempo in poi s'era fatta sempre più -rara in Italia quella specie particolare di fede, di entusiasmo -e di isolamento, che si richiede per l'esercizio -dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e forestieri, -cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga -misura la credulità dei grandi signori.<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a> Sotto Leone X -i pochi fra gl'italiani che ancora attendevano a questo -studio,<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a> passavano per uomini strani ed eccentrici (<i>ingenia -curiosa</i>), ed Aurelio Augurelli, che dedicò a quel -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro, -vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, -ma vuota. Il mistico fanatismo, che in seguito condusse -gli alchimisti a cercare, oltre l'oro, anche la famosa -pietra filosofale, nella quale doveva trovarsi ogni fortuna, -non è che un tardo germoglio settentrionale, spuntato -dalle teorie di Paracelso e di altri. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p> - -<h3 id="cap5-6">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Crollo della fede in generale.</span></h3> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa -sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire -di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il -deismo italiano. -</p> -</div> - -<p> -In istretta relazione con queste superstizioni e in generale -colle massime dell'antichità allora universalmente -adottate era la fede nell'immortalità dell'anima. Ma -questa questione, presa nel suo complesso, ha anche attinenze -più larghe e profonde con lo sviluppo dello spirito -moderno in generale. -</p> - -<p> -Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità -era il desiderio di non dover essere obbligati in -nulla ad una Chiesa universalmente abborrita, come era -allora la romana. Vedemmo già come essa chiamasse -col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo -modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che -taluno nel momento supremo della morte cercasse il -conforto de' Sacramenti; ma questo era nulla in paragone -dei moltissimi, che per tutta la loro vita, e specialmente -poi negli anni della loro maggiore attività, non -si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso. -Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -ad una compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere -evidente da sè, viene storicamente testificata d'ogni parte. -Sono coloro dei quali l'Ariosto scriveva: non credono a -nulla al di sopra del tetto della loro casa.<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a> In Italia, e -più specialmente a Firenze, si poteva senza pericolo alcuno -vivere in una palese incredulità, purchè non si -provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. -Infatti era di uso, che il confessore chiamato ad assistere -un delinquente, che dovesse subire l'estremo supplizio, -prima d'ogni altra cosa lo interrogasse se credeva: -«essendo corsa una falsa voce, ch'egli non avesse fede -alcuna».<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo -Boscoli, di cui già facemmo menzione (v. vol. I, -pag. 79), e che nel 1513 ebbe parte in una cospirazione -contro la famiglia dei Medici appena ristabilita, è divenuto -in questa occasione l'espressione la più perfetta -della confusione, che allora regnava nelle idee religiose. -Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, -egli aveva poi concepito un certo entusiasmo per -la libertà intesa al modo antico e per altre idee del -vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel carcere, -i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente -per lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente -e salvi l'anima sua. Il pio testimonio e narratore -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -del fatto è uno della famiglia artistica dei Della -Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, sospira il Boscoli, -aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa morire -da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè -voi vogliate, ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete -già che le imprese degli antichi romani non ci furono -tramandate nella loro schietta genuinità, ma <i>con arte -accresciute»</i>. Allora quegli fa violenza a sè stesso per -credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. -Se soltanto gli fosse concesso ancora di passare -un mese in compagnia di buoni monaci, egli sarebbe -certo di riformare il cuore e la mente a pensieri e sentimenti -cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con -tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano -assai poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre -preghiere che il <i>Pater</i> e l'<i>Ave</i>, e supplica istantemente -Luca a voler dire agli amici, che studino la Sacra Scrittura, -perchè nell'ora suprema non si trova se non ciò -che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge -e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: -in modo veramente strano quell'infelice vede -chiara la divinità di Cristo, mentre invece non sa capacitarsi -della sua umanità: e se ne cruccia, e vorrebbe -poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come -se Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: -allora l'amico lo esorta all'umiltà e lo avverte che i -dubbi non sono che ispirazioni perverse dello spirito maligno. — Più -tardi egli si risovviene di un suo voto -giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio -alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di -compierlo in sua vece. Frattanto giunge il confessore, -un frate del convento del Savonarola, come egli l'aveva -chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli schiarimenti, che altrove -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -abbiamo accennato, intorno all'opinione di s. Tommaso -d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere -la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: -«padre, non perdete su questo punto il vostro tempo; -a ciò mi bastano già i filosofi: aiutatemi a subire la -morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la comunione, -il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate -in modo assai commovente; più particolarmente però -merita d'esser notato un tratto al tutto caratteristico, -ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa sul ceppo, -pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento, -«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della -propria condanna, avea fatto ogni sforzo per unirsi con -Dio, ma sempre indarno, ed ora voleva fare uno sforzo -supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue mani». -Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, -intesa soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in -quell'estremo momento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di -questo genere, avremmo un'immagine ben più completa -della vita morale di quel tempo, di quello che non ci -sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da tante poesie. -Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse -l'innato istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti -i rapporti d'ogni individuo colle verità religiose, -e finalmente quali potenti nemici osteggiassero queste -ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti non -fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova -Chiesa, è cosa per sè evidentissima; ma la storia del -pensiero degli occidentali sarebbe pur sempre incompiuta, -se non si tenesse conto di quest'epoca di sommo fermento -fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma -torniamo alla questione dell'immortalità. -</p> - -<p> -Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide -ed estese conquiste nella classe degli uomini più colti, -ciò dipendette essenzialmente dalla circostanza che il -compito affatto terreno di scoprire e riprodurre il mondo -mediante la parola e le immagini assorbì in alto grado -tutte le forze mentali e morali degli Italiani. L'esser -mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità -(v. pag. 298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la -indagine scientifica apersero universalmente la via ad -uno scetticismo, che, se non appare evidentissimo nella -letteratura e se non s'accinse alla critica della storia -biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia -non può dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto -inosservato in quel gran bisogno di dare a tutto -forma e colore, che è lo stimolo positivo dell'arte; senza -contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico usurpato -dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica -di chiunque avesse osato sciogliere la questione -teoricamente. Questo spirito di dubbio nondimeno doveva -volgersi inevitabilmente al problema dello stato dell'anima -umana dopo la morte per motivi già per sè troppo evidenti, -perchè abbiano bisogno di essere additati. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta -questa questione in doppio modo. In primo luogo si cercò -appropriarsi la psicologia degli antichi e si torturò minuziosamente -Aristotele per averne una risposta definitiva. -In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel tempo<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a> -Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua -barca, intorno a ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: -il cauto filosofo, quantunque corporalmente fosse -morto e tuttavia vivesse spiritualmente, non avea nemmeno -allora voluto compromettersi con una chiara e -netta risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano -gl'interpreti essere più fortunati di lui? — Ma appunto -perciò si questionava con maggiore accanimento -sulle opinioni emesse da lui e da altri antichi sulla vera -natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua preesistenza, -sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua -assoluta eternità, anzi anche intorno alle diverse sue -trasmigrazioni, e tali questioni furono portate perfin sul -pergamo.<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a> La disputa assunse ancora nel secolo XV proporzioni -assai larghe e s'accalorava ogni dì più: gli uni -dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come -immortale;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a> altri deploravano la durezza di cuore degli -uomini, che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi -sopra una sedia, per credere alla di lei esistenza:<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a> Filelfo -nella sua orazione funebre per Francesco Sforza -adduce una serie di sentenze diverse di filosofi antichi -ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude -questa miscela di testimonianze, che nella stampa occupano -due pagine e mezza molto compatte in folio,<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a> con -due righe: «oltre a ciò abbiamo il Testamento vecchio -ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi certezza -ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -colla dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come -per esempio il Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle -dottrine del Cristianesimo. Ma gli avversari riempivano -il mondo erudito delle loro opinioni. Al principio del -secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, era -talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense -(1513) dovette pubblicare una costituzione<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a> a difesa della -immortalità e individualità dell'anima, quest'ultima contro -coloro che insegnavano non esser l'anima in tutti -gli uomini che una sola. Pochi anni dopo però apparve -il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità -di una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta -si svolse in confutazioni ed apologie, e non tacque se -non di fronte alla reazione cattolica. La preesistenza -dell'anima in Dio, più o meno conforme alle dottrine -ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea -assai diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a> Evidentemente -non si pensò più da vicino, quali conseguenze -vi andassero connesse intorno al modo di esistere dopo -la morte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente -da quel notevole frammento del libro sesto della Repubblica -di Cicerone, che è noto sotto il nome di «Sogno -di Scipione». Senza il commento di Macrobio probabilmente -anch'esso sarebbe andato perduto, come tutta la -seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -in innumerevoli manoscritti<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a> e, quando nacque l'arte -tipografica, in moltissime ristampe, e fu in più guise -commentato. È la designazione della vita gloriosa, che -aspetta i grandi uomini dopo la morte nel concento delle -sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel quale -a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, -si venne mano mano sostituendo al cielo promesso -ai cristiani in quella stessa misura, nella quale l'ideale -della grandezza storica e della fama gettò nell'ombra -le idealità della vita cristiana, e, ciò non ostante, il sentimento -non ne restava tanto offeso, come colla dottrina -della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca -cominciò a fondare le sue speranze principalmente su -questo Sogno di Scipione, su altre espressioni che si riscontrano -in Cicerone e sul Fedone di Platone, senza -nemmeno menzionare la Bibbia.<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a> «Perchè, esclama egli -in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico -partecipare ad una speranza, che trovo accettabile -presso i pagani?». Un po' più tardi Coluccio Salutati -scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» (che sussistono ancora -manoscritte), dove nella conclusione si prova, che -agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero -lotte straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra -le stelle.<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a> E se anche Dante confinò rigorosamente i -grandi del paganesimo (ai quali certamente egli accordava -il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al limitare -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -dell'Inferno,<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a> ora invece la poesia si mostrò più corriva e -diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. -Cosimo il Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci -scritta in occasione della sua morte, era stato accolto -in cielo da Cicerone, che al pari di lui fu detto «padre -della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da molti -altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, -nel quale non cantano che le anime scevre d'ogni colpa -e d'ogni rimprovero.<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, -e d'assai meno lusinghiero, del mondo futuro, -vale a dire il regno delle ombre di Omero e di quei -poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana a -quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò -l'animo di taluni. Gioviano Pontano in qualche punto -delle sue opere pone in bocca al Sannazzaro il racconto -di una visione<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a> avuta di buon mattino nel sonno. In -essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col -quale egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità -dell'anima: egli lo interroga, se sia vera l'eternità e -l'atrocità delle pene infernali? L'ombra, dopo qualche -istante di silenzio, risponde al tutto nel senso della risposta -di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, -che noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande -desiderio di ritornare in essa». Poi saluta e scompare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -</p> - -<p> -Non si può assolutamente disconoscere che simili idee -implicavano affatto la distruzione dei dogmi fondamentali -del Cristianesimo. I concetti della prima caduta dell'uomo -e della Redenzione devono essere scomparsi quasi -del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto prodotto -dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è -parlato altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, -ammesso anche che v'abbiano partecipato, al pari di -tutti gli altri, altresì gli uomini individualmente più colti -ed istrutti, tale partecipazione non era tanto l'effetto -di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più un -bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta -degli spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un -grido di disperazione lanciato verso il cielo, perchè mandasse -un aiuto straordinario. Il risvegliarsi della coscienza -non portava di necessità il sentimento della corruzione -umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche una -grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento -assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di -una energia straordinaria, ci narrano che il loro principio -era quello di non voler pentirsi giammai di nulla,<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a> -può ben essere che ciò si riferisca innanzi tutto a cose -per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori commessi -nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo -al campo morale è facilissimo, quando la sorgente di -quel principio è universale e risiede nel sentimento individuale -della propria forza. Il Cristianesimo passivo e -contemplativo, colle sue speranze in una vita migliore -al di là della tomba, non aveva più alcun predominio -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -su questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente -l'ultima parola su esso, affermandolo dannoso allo Stato -e inutile alla difesa delle sue libertà.<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini -più serii il sentimento religioso, che, in onta a tutto -questo, ancora esisteva? Il Teismo o Deismo, comunque -lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome parrebbe convenir -meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato -ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare -un ulteriore compenso per soddisfare ai bisogni del sentimento. -Il Teismo invece si riconosce in una più elevata -e positiva devozione verso l'Ente divino, che il medio-evo -non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non -esclude per nulla il Cristianesimo, e può benissimo in -ogni tempo conciliarsi colle sue dottrine sul peccato, sulla -redenzione e sull'immortalità, ma può anche sussistere -senza di esse. -</p> - -<p> -Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi -infantile, anzi con un colorito mezzo pagano: in Dio essa -vede l'Essere onnipotente, che è meta e compimento di -tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a> come, dopo -le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte -dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra -Donna, orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, -perchè fosse loro concesso un giusto uso dei beni di fortuna, -una lunga convivenza in pace e in concordia, e -molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, amicizie -ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona -massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -espressione un forte colorito d'antichità, si ha talvolta -molta difficoltà a sceverare in essa lo stile, che è pagano, -dal senso, che è pure sempre quello di un Teismo -cristiano.<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a> -</p> - -<p> -Questo sentimento si manifesta qua e là con molta -verità nella sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che -giacque lungamente ammalato di febbre, ci restano alcune -preghiere a Dio, nelle quali egli incidentalmente -accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia ci appare -imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a> Egli -non considera punto i suoi dolori come una conseguenza -delle sue colpe o come una prova e preparazione alla -vita avvenire; è un affare immediato tra lui e Dio solo, -che fra l'uomo e la disperazione ha posto il potente amor -della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla -natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta -di nominarti.... dammi la morte, o Signore, io te ne -supplico, dammi tosto la morte!» -</p> - -<p> -Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto -e sentito si cercherebbe indarno in questa e in simili -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -espressioni; quelli che le emisero, credevano ancora -in parte di essere cristiani e rispettavano, oltre a ciò, -per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma -al tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto -a manifestarsi in tutta la sua pienezza, questo modo di -pensare acquistò una coscienza esplicita; un buon numero -di protestanti italiani si dichiararono Anti-trinitarj, e i -Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero perfino il -notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo -senso. In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo -meno evidentemente, che, oltre ai razionalisti della scuola -umanistica, anche altri spiriti seguivano arditamente questa -corrente. -</p> - -<p> -Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia -Platonica di Firenze, e in essa nessuno lo professò così -apertamente come Lorenzo il Magnifico. Le opere dottrinali -e perfino le lettere famigliari di quel circolo di -dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e -del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua -gioventù sino alla fine della sua vita si dichiarò in fatto -di credenze cristiano,<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a> e che Pico fu anzi ligio alle idee -del Savonarola e piegò a sentimenti di un ascetismo -claustrale.<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a> Ma negli inni di Lorenzo,<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a> che siamo tentati -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -di designare come il maggior prodotto dello spirito di -quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel -senso, che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico -e morale. Mentre gli uomini del medio-evo considerano -questo stesso mondo soltanto come una valle di lagrime, -che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla -venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento -oscillano perplessi tra momenti di violenta energia e di -cupa rassegnazione o di delirj superstiziosi, qui un'eletta -schiera di spiriti superiori<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a> coltiva l'idea, che il mondo -visibile sia stato creato da Dio per solo amore, e che -esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e -ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. -L'uomo, riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua -cerchia ristretta, ma amandolo può anche abbracciar l'infinito, -e questa è la beatitudine, di cui è lecito goder -sulla terra. -</p> - -<p> -Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo -si fondono colle dottrine platoniche e con idee e sentimenti -al tutto moderni. Così si veniva maturando il miglior -frutto di quella cognizione del mondo esteriore e -dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento -italiano alla testa di tutta la civiltà moderna. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE E SOMMARIO</a> -<span class="smaller">DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO</span></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE QUARTA.<br /> - Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Viaggi degli Italiani.</span><br /> Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">Pag. 7</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le scienze naturali in Italia.</span><br /> Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">13</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperta del Bello nel paesaggio.</span><br /> Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">25</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Scoperte sull'uomo.</span><br /> Espedienti psicologici; i temperamenti</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">41</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia.</span><br /> Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante e la sua «Vita nuova. — La Divina Commedia. — Il Petrarca pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come antitesi</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">45</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Biografie.</span><br /> Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">73</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Caratteristica dei popoli e delle città.</span><br /> Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">89</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione dell'uomo esteriore.</span><br /> La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di quest'ultimo</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">93</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IX.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Descrizione della vita reale ordinaria.</span><br /> Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE QUINTA.<br /> La vita sociale e le feste.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td>Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile a' cortigiani</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">113</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Raffinamento esteriore della vita.</span><br /> Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — Comodità ed eleganza</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">127</a></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La lingua come base del vivere sociale.</span><br /> Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La conversazione</td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La forma più elevata della vita sociale.</span><br /> Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">149</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">L'uomo perfetto di società.</span><br /> Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — Dilettanti in società</td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">155</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VI.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Condizione della donna.</span><br /> Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — La donna-uomo (<i>virago</i>). — La donna nella società. — Cultura delle cortigiane</td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">163</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Il governo della famiglia.</span><br /> Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la vita campestre</td> <td class="pag"><a href="#cap7-5">173</a></td> - </tr> - <tr> - <td>VIII.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Le Feste.</span><br /> Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il Corpusdomini in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a Firenze</td> <td class="pag"><a href="#cap8-5">179</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4" class="center">PARTE SESTA.<br /> La Morale e la Religione.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>I.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Moralità.</span><br /> Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo sviluppo della vita individuale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">213</a></td> - </tr> - <tr> - <td>II.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione nella vita quotidiana.</span><br /> Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara</td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">249</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>III.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">La Religione e lo spirito del Rinascimento.</span><br /> Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani</td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">295</a></td> - </tr> - <tr> - <td>IV.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Innesto di antica e moderna superstizione.</span><br /> L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla stregoneria del nord. — Malìe delle meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie affini della stessa; l'alchimia</td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">317</a></td> - </tr> - <tr> - <td>V.</td> <td>—</td> <td><span class="smcap">Crollo della fede in generale.</span><br /> La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano</td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">365</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Luigi Bossi, <i>Vita di Cristoforo Colombo</i>, dove si ha anche -un prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a -pag. 91 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, -invero troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'<i>Europae status sub -Federico III imper</i>. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, <i>Scriptor</i>, ed. -del 1624, vol. II, p. 87).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span><i>Pii II comment.</i> L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli -non fu sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge -o toglie a capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. -Ciò peraltro non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro -insieme.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo -tempo ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, -quando omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti -sulle rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la -metà del secolo un'opera assai notevole nella <i>Descrizione di -tutta Italia</i> di Leandro Alberti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Libri, <i>Histoire des sciences mathématiques en Italie</i>, IV vols. -Paris, 1838.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe -constatare la sempre maggiore attività manifestatasi -nel raccogliere osservazioni, indipendentemente dai progressi delle -scienze matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiquit.</i> nel Grevio, <i>Thesaur. -ant. italic.</i> t. VI, <i>pars</i> III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e -segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante -attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze -alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi -ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span><i>Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med.</i>, ristampata -anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. -Anche nelle appendici al <i>Laurentius</i> di Fabroni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><i>Mondanarii villa</i>, ristampato nei <i>Poemata aliquot insignia -illustr. poetar. recent.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto -de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel -parco di Woodstock (<i>Guil. Malmesbur</i>, p. 638) conteneva leoni, -leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In -Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno -XXXIII, 22.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>V. l'estratto di <i>Aegid. Viterb</i>. presso Papencordt, <i>Storia -della città di Roma nel medio-evo</i>, p. 367, <i>not</i>., dove si cita un -fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani -servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento -fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria -Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza -della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma -i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. -<i>Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd.</i> t. II, -col. 741. Diversamente da questi nella <i>Vita Pii II</i>, Murat. III, II, -col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico -da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. <i>Vita Leonis -X</i>, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente -un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri -leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando -i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si -aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, <i>Stor. fiorent</i> III, -p. 143.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span><i>Cron. di Perugia, Arch. stor.</i> XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai -Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. <i>Ibid</i>. XVI, I, -p. 382, all'anno 1434.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>Gay, <i>Carteggio</i>, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti adoperavano -perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, -specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. -Kobell, <i>Wildanger</i>, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori -di caccie con leopardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span><i>Strozii poetae</i>, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della selvaggina -pag. 193.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><i>Cron di Perugia</i>, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di -simile si ha nel Petrarca, <i>De remed. utriusque fortunae</i>, I, 61, -ma ancor meno accentuatamente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Jovian. Pontanus <i>De magnificentia</i>. — Nel giardino zoologico -del cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre -a dei pavoni e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle -lunghe orecchie: <i>Pii II Comment</i>. XI, p. 562 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Maggiori particolari in Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Tristano -d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a -Firenze, veggasi Rabelais, <i>Pantagruel</i>, IV, chap. 11. — Lorenzo -il Magnifico ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una -giraffa; Baluz. <i>Miscell</i>. IV, 516.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span><i>Ibid</i>. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi -nelle razze cavalline v. Bandello <i>parte</i> II, <i>Nov.</i> 3 e 8. — Anche -nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni -tecniche. Cfr. Pulci, il <i>Morgante</i>, c. XV, str. 105 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Ippolito de' Medici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche -notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un cenno -principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. <i>De obedientia</i>, -L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre parti si comperavano -dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche cristiani, e -si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo del loro -riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma non -era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — <i>Moro</i> -designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi <i>Moro nero</i>. — Fabroni -<i>Cosmos adnot.</i> 110: atto di vendita di una schiava -circassa (1427); <i>adnot</i>. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, -presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve -cento Mori in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a -cardinali ed altri signori (1488). — Masuccio, <i>Novelle</i>, 14: trafficabilità -degli schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo -stesso lavorano come <i>facchini</i> (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: -alcuni Catalani fanno prigioni alcuni Mori di Tunisi e li -vendono a Pisa. — Gay, <i>Carteggio</i>, I, 360; manomissione e dotazione -di uno schiavo negro in un testamento fiorentino (1490). — Paul. -Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Franc. Sfortia</i>. — Porzio <i>Congiura</i>, III, -194. — e Comines, <i>Charles VIII</i>, chap. 17: negri destinati a far -da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona in Napoli. — Paul. -Jov. <i>Elogia</i>, sub <i>Galeatio</i>: un negro, quale compagno dei principi -nelle uscite. — <i>Aeneae Sylvii opera</i>, pag. 456: uno schiavo negro -come virtuoso di musica. — Paul. Jov. <i>De piscibus</i>, cap. 3: un -negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. — Alex. -Benedictus, <i>de Charolo</i> VIII, presso Eccard, <i>scriptor</i> II, -col. 1608: un negro (<i>Aethiops</i>), quale ufficiale superiore in Venezia, -dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, -<i>parte</i> III, <i>Nov.</i> 21: se uno schiavo merita punizione, i -genovesi lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a -trasportarvi il sale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che -di questo argomento si trova nel secondo volume del <i>Cosmos</i> di -Humboldt.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo -Grimm riportate da Humboldt, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span><i>Carmina Burana</i>, p. 162, <i>de Phillide et Flora</i>, str. 66.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato -a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di -Reggio. <i>Purgat.</i> IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli -cerca di mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, -mostra in lui un profondo sentimento del bello, che risulta -dalla natura e dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti -si sognasse la esistenza di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì -guardasse con una specie di superstizioso terrore, si rileva apertamente -dal <i>Chron. Novaliciense</i>, II, 5 presso Pertz, <i>Script.</i> VII -e <i>Monum. hist. patriae, Script.</i> III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Oltre alla descrizione di Baja nella <i>Fiammetta</i>, della selva -nell'<i>Ameto</i> ecc., vi è un passo nella <i>Genealogia Deor.</i> XIV, II, -molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, -alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che -queste cose <i>animum mulcent</i>, e che il loro effetto è quello di -<i>mentem in se colligere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Libri, <i>Histoire des sciences mathémat.</i> II, p. 249.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Quantunque volentieri vi si riporti; per es. <i>de vita solitaria</i>, -specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato -dalle opere di S. Agostino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span><i>Epist. famil.</i> VII, p. 675. <i>Interea utinam scire posses, quanta -cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter -fontes et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia -respiro, quamque me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo -extendens, et praeterita oblivisci nitor et praesentia non videre.</i> -Cfr. VI, 3, p. 605.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><i>Jacuit sine carmine sacro</i>. — Cfr. <i>Itinerarium syriacum</i>, -p. 558.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Egli distingue nell'<i>Itinerar. syr.</i>, p. 557 nella Riviera di -Levante <i>colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos</i>. -Sulla spiaggia di Gaeta cfr. <i>De remediis utriusque fortunae</i>, -I, 54.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span><i>De orig. et vita</i>, p. 3: <i>subito loci specie percussus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span><i>Epist. famil.</i> IV, 1, p. 624.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span><i>Il Dittamondo</i>, III, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span><i>Dittamondo</i>, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, <i>Storia -della città di Roma</i> ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV -aveva un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel -(<i>Carlo IV</i>) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate -non dicono questo). Può darsi che una qualche velleità artistica -sia venuta all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Bisognerebbe anche udire il Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 310: -<i>Homo fuit</i> (Pio II) <i>verus, integer, apertus; nil habuit ficti, nil -simulati</i>, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, -coerente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>I passi più importanti sono i seguenti: <i>Pii II P. M. Commentarii</i>, -L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il -soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di -Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento -di S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida -descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di -Monte Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia -e Porto, p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati -e Grottaferrata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Così certamente deve leggersi invece che: <i>di Sicilia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: <i>sylvarum -amator et varia videndi cupidius</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri -cfr. vol. I, pag. 190 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, -il suo sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma -senza sfondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Agnolo Pandolfini (<i>Trattato del governo della famiglia</i>, p. 90) -contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che -offre la campagna «<i>ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani -vezzosi, quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono -fra le chiome dell'erbe</i>»; ma forse sotto questo nome si cela il -grande Alberti, il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri -punti di vista la bellezza del paesaggio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, -quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in -ciò la decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare -anche oggidì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span><i>Lettere pittoriche</i>, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><i>Strozii poetae Erotica</i>, L. VI, p,.182 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'<i>Histoire -de France</i> di Michelet (<i>Introd.</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Tommaso Gar, <i>Relaz. della corte di Roma</i> I, p. 278, 279: -nella <i>Relazione</i> di Soriano dell'anno 1533.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 295 e segg. — Secondo il senso -equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso -dei pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, -<i>De occulta philosophia</i>, c. 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Riportati dal Trucchi, <i>Poesie italiane inedite</i>, I, p. 165 -e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la -prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba -a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà -questo modo di verseggiare per quello che esso è veramente, -cioè il migliore, il più nobile ed il <i>meno facile</i> di tutti. Roscoe, -<i>Leone X</i>, VIII, 174.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da -Dante nella <i>Vita nuova</i>, p. 10 e 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni -asinaio cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco -Sacchetti, <i>Nov.</i> 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa -assai presto nella bocca del popolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span><i>Vita nuova</i>, p. 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti -si ha nel <i>Purgat.</i> c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a -ciò, i punti che vi si riferiscono nel <i>Convito.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario -pei paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori -a qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi -aneddoti relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in -Avignone, e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti -e degli amici di questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano -esistito giammai!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Ristampati nel volume XVI delle sue <i>Opere volgari</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, -<i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829, p. VIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al -principio del secolo XV, pensa bensì <i>che gli antichi Greci di umanità -e di gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i -nostri italiani</i>; ma egli dice questo al principio di una novella, -che contiene una storia sentimentale dell'infermo principe Antioco -e della di lui matrigna Stratonica, vale a dire un documento in -sè molto ambiguo e per di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata -anche come Appendice alle <i>Cento novelle antiche</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare -abbastanza alle singole corti ed ai principi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>Paul. Jovius, <i>Dialog. de viris lit. illustr.</i>, presso Tiraboschi -VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, <i>De poetis nostri temporis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, <i>Arch. Stor. -Append.</i> II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si -presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi -<i>la montre</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi -su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, -393, 397.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span><i>Strozii poetae</i>, pag. 232; nel libro IV degli <i>Aeolosticha</i>, di -Tito Strozza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Francesco Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 169. Invece di <i>parenti</i> -ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non -riesce troppo chiaro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (<i>Venezia</i>, f. 168), -quando si lamenta che <i>i recitanti</i> guastano le commedie <i>con invenzioni o -personaggi troppo ridicoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Sansovino, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Scardeonius, <i>De urb. Patav. antiq.</i> presso Grevio <i>Thes</i>. VI, III, -col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei -dialetti in generale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV -si può dedurlo dal <i>Diario ferrarese</i>, che confonde i <i>Menecmi</i> -di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col <i>Menechino</i> in discorso. -V. Murat. XXIV, col. 393.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante -Margutte una solenne antichissima tradizione (<i>Morgante</i>, c. XXIX, -stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di -Limerno Pitocco (<i>Orlandino</i>, I, str. 12-22).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. -Sui tornei v. più avanti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla <i>Vita di Raffaello</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span>Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe -perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca -deve riguardarsi come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>La prima edizione è dell'anno 1516.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove narrazioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Ciò che accade invece nel Pulci. <i>Morgante</i>, canto XIX, -Str. 10 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span>Il suo <i>Orlandino</i> fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. -vol. I, p. 216.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>Radevicus, <i>De gestis Friderici imp.</i>, specialmente nel II, 76. — L'eccellente -<i>Vita Heinrici IV</i> è assai povera di dati personali, -e altrettanto la <i>Vita Chuonradi imp.</i> di Vippone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei -dire. — In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un -modello, che si cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre -la vita di Carlomagno scritta da Eginardo, se ne trovano esempi -del secolo XII in <i>Guilielm. Malmesbur</i>. colle sue descrizioni di -Guglielmo il Conquistatore (p. 446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo -II (p. 494, 504) e di Enrico I (p. 640).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, -di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè -alle molte biografie fiorentine nel <i>Muratori</i>, nell'<i>Arch. Storico</i> -ed altrove.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span><i>De viris illustribus</i>, negli <i>Scritti della Società letteraria -di Stuttgard</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Il suo <i>Diarum</i> presso Murat. XXIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span><i>Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis</i>, -presso Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di preferenza -istituire un confronto con quella (veramente d'assai posteriore) -di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura -viva e parlante dell'individualità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, -quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, <i>Hist. des sciences -mathémat.</i> III, p. 167 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, -che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><i>Discorsi della vita sobria</i> contenenti il <i>Trattato</i> propriamente -detto, un <i>Compendio</i>, una <i>Esortazione</i> ed una <i>Lettera</i> a -Daniele Barbaro. — Più volte stampati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span>Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde -ancora nei secolo XII. Cfr. <i>Landulfus senior, Ricobaldus</i> e (presso -Murat. X) il notevole Anonimo, <i>De laudibus Papiae</i> del sec. XIV. — Poi -il <i>Liber de situ urbis Mediol.</i>, presso Murat. I, 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea -maggiore importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il <i>Dittamondo</i>, -IV, cap. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a -Venezia, vedi vol. I, pag. 84 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span>Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni -di sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, -Parte I, Nov. 34.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Così il Varchi nel IX libro delle <i>Storie fiorentine</i> (vol. III, -p. 56 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Vasari XII, p. 158, <i>Vita di Michelangelo</i>, sul principio. Altre -volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel -sonetto di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso -Trucchi, I, c. III, p. 187): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Misero il Varchi e più infelici noi,</p> -<p class="i01">Se a vostre virtudi accidentali</p> -<p class="i01">Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Landi, <i>Quaestiones Forcianae</i>, Neapoli 1536, cit. da Ranke, -Storia dei Papi, I, p. 385.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span><i>Descrizione di tutta l'Italia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span><i>Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia</i> -ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in -forma scherzevole, per es. nella <i>Macaroneide, Phantas.</i> II. — Per -la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande -fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie -locali e provinciali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello -scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. -Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un -re dei Visigoti (<i>Epist</i>. I, 2), quella di un nemico personale (<i>Epist</i>. -III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni -germaniche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span><i>Parnaso teatrale</i>, Lipsia 1829. <i>Introd</i>. p. VII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>La lezione qui evidentemente è guasta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» -non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno -tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle -mani delle sue ninfe.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span><i>Della Bellezza delle donne</i>, nel primo volume delle <i>Opere</i> -del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio -della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel -vol. II p. 48-52 nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le sue <i>Novelle</i>. — Fra -i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi, -nomineremo soltanto il Castiglione, <i>Cortegiano</i>, L. IV, fol. 176.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in -grazia del colorito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola -sugli occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici -di Ercole Strozza, poeta della corte ferrarese (<i>Strozii poetae</i>, -p. 85, 86). La potenza del di lei sguardo viene descritta in un -modo, che non si spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico -di quel tempo, ma che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, -ora agghiaccia fino a petrificare. Chi guarda a lungo il -sole, resta accecato: chi s'affisava nella Medusa restava di pietra; -ma chi guarda il viso di Lucrezia -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fit primo intuitu caecus et inde lapis.</p> -</div></div> - -<p> -Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto -marmorizzato dal di lei sguardo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Lumine Borgiados saxificatus Amor.</p> -</div></div> - -<p> -Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello -che si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè -essa li possedeva entrambi. -</p> - -<p> -Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, -non parve invece che <i>mansueto e altero</i>! (Roscoe, Leone X, -ed. Bossi, VII. p. 306). -</p> - -<p> -I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a -quel tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è -detto nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica -(<i>ed ha capo romano</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può -restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si -permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori -nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un <i>vaso di gherofani -o di presa</i> o anche di un <i>quarto di capretto nello schidione</i>. -In generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla -con garbo e finezza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — <i>Die -deutsche Trachten und Modenwelt</i> — I, p. 85 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, -veggasi a pag. 28, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span><i>Inferno</i>, XXI, 7. <i>Purgat</i>. XIII, 61.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (<i>Vitae -Pontiff</i>. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte -un certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: <i>hominem -certe cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium -qui audiebant risu facile exprimentem</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Pii II, <i>Comment</i>. VIII, p. 391.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Questa così detta <i>Caccia</i> è ristampata nel <i>Commentario all'Egloga -del Castiglione</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, -<i>Poesie ital. inedite</i>, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto inintelligibili, -vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati -stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di -Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche -modo in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli -quadri di una evidenza parlante, relativi ad una condizione -di cose veramente spaventevole.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Se si crede al Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), Dante -avrebbe scritto due egloghe, probabilmente in latino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» -miticamente travestito, e in modo comico dimentica -talvolta questo travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa -cattolica e fa d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. -Nel «Ninfale fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si -consulta «con una vecchia e saggia ninfa» e simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span><i>Nullum est hominum genus aptius urbi</i>, dice Battista Mantovano -(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, -atti a qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di -campagna hanno ancora oggidì un privilegio speciale per certi -lavori nelle grandi città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'<i>Orlandino</i>, -cap. V, Str. 54-58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI -di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. <i>Il -Cortigiano</i>, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola dell'avidità -e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara <i>a meglio -sopportare praticando coi contadini</i>, veggasi in Pandolfini, -<i>Del governo della famiglia</i>, p. 86.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Jov. Pontanus, <i>De fortitudine</i>, L. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta -poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta -conoscere da Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, -col. 43. — Cfr. vol. I, pag. 203 nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span>Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle -speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie -più particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà -libera con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su -entrambe e con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, -la cui soluzione non potrà trovarsi che in opere speciali, che a -noi non fu dato di consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta -inferociscono in modo spaventoso (<i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 451 -e segg.). — Corio, fol. 259. — <i>Annales foroliv.</i> presso Murat. XXII, -col. 227; ma in nessun luogo si viene ad una grande e generale -<i>guerra dei contadini.</i> Di qualche importanza e non priva d'interesse -è l'insurrezione del contado di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, -fol. 409. — <i>Annales Placent.</i> presso Murat. XX, col. 907. — Sismondi -X, 138.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, I, p. 27 e segg. — Le poesie -molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il -nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca -se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la -degnazione di prendervi parte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span><i>Ibid.</i> II, p. 149.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Fra altre collezioni, anche nelle <i>Deliciae poetar. ital.</i> e nelle -opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed Alamanni, -che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da -me consultati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span><i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, II, p. 75.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti, -alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle -dei costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span><i>Joh. Pici Oratio de hominis dignitate</i>, nelle sue opere ed -anche in edizioni separate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle campagne -pareva una singolare eccezione. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una -moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi -fiorentini. Senza il <i>bruciamento delle vanità</i> promosso dal Savonarola, -ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Dante, <i>De Monarchia</i>, L. II, c. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span><i>Paradiso</i>, XVI, in principio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span><i>Convito</i>; quasi l'intero <i>Trattato</i>, IV, e parecchi altri luoghi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span><i>Poggii Opera, Dial. De nobilitate</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia -assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in -Aen. Sylv. <i>Opera</i>, p. 84 (<i>Hist. Bohem.</i> c. 2), e 640 (<i>Storia di Lucrezia -e di Eurialo</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span>Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, <i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 7. -Jov. Pontan. <i>Antonius</i> (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia -si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi -aveva considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al -di sotto dell'aristocrazia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta -Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche -contro i matrimoni male assortiti. <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4, 26. <i>Parte</i> III, -60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una -eccezione. <i>Parte</i> III, <i>Nov.</i> 37. — Come i nobili lombardi prendessero -parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce -soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente -oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale -va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece -in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De -incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica -amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente -non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava -nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span>Masuccio, <i>Nov.</i> 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>Iacopo Pitti a Cosimo I, <i>Arch. Stor</i>. IV, II, p. 99. — Anche -nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la dominazione -spagnuola. Il Bandello (<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 40) appartiene -appunto a questo tempo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo -senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare -il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro -rendite, ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non -rispetto ai grandi possessori fondiarj.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>Sacchetti, <i>Nov.</i> 153. Cfr. <i>Nov.</i> 82 e 150.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Poggius, <i>De nobilitate</i>, fol. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>Vasari III, 49 e not. <i>Vita di Dello</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>Petrarca, <i>Epist senil</i>. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle -<i>Epist. famil.</i> dipinge il raccapriccio da lui provato quando a -Napoli in un torneo vide cadere un cavaliere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><i>Nov.</i> 64. — Perciò anche nell'<i>Orlandino</i> (II, str. 7), parlando -di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non -combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle -giostre. Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, -il borghese ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un -torneo di asini nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al -1450). La parodia più splendida a questo riguardo, il canto secondo -dell'Orlandino testè citato, non fu pubblicata per la prima volta -che nell'anno 1526.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span>Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci. -Inoltre Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>. L. I. — Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> -L. VIII. — Paul. Jov. <i>Elogia</i>, parlando di Pietro de' Medici -e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. <i>Vita di Granacci</i>. — Nel -Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, -i cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta, -ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo -scrive per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare. -Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate -nel <i>Diario ferrar</i>. presso Muratori XXIV, col. 208. — in -Venezia, v. Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 153 e segg. — in Bologna -nel 1470 e seguenti, v. Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> Muratori XXIII, -col. 898, 903, 906, 908, 909, dove è da notare una bizzarra mescolanza -di sentimentalismo a proposito della rappresentazione, che vi si -faceva dei trionfi romani. — Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) -in un torneo perdette l'occhio destro <i>ab ictu lanceae</i>. — Sui tornei -d'allora nei paesi settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la -Marche, <i>Mémoir</i>. passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, -19, 21 ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, fol. 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. tit. <i>Petrus Gravina, Alex. Achillinus, -Balth. Castellio</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span>Casa, <i>Il Galateo</i>, p. 78.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano, -e Sansovino: <i>Venezia</i>, fol. 150 e segg. L'abbigliamento -della fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti -sulle spalle — è quello della <i>Flora</i> del Tiziano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span><i>Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae -perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum -sit in vestitu ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia -reprehendi potest, coherceri non potest, quamquam mutari vestes -sic quotidie videamus, ut quas quarto ante mense in deliciis -habebamus, nunc repudiemus et tanquam veteramenta abiiciamus. -Quodque tolerari vix potest, nullum fere vestimenti genus -probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in quibus laevia -pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines modum -illis et quasi formulam quandam praescribant</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Su ciò veggasi per esempio, il <i>Diario ferrarese</i> presso -Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata -anche la moda tedesca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: <i>Die deutsche Trachten, -und Modenwelt.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in -Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto -sulle mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse -soltanto le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per -converso sono vietate quelle semplicemente <i>dipinte</i>. Non sarebbe -questa per avventura una allusione alla stampa mediante un modello?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span>Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi <i>capelli -morti</i>. — In Anshelm. <i>Cronaca di Berna</i>, IV, p. 30 (1508) è fatta -menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma -solo per rendere più chiara la sua pronuncia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1874. — Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di -Savonarola, (v. più innanzi.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 152: <i>capelli biondissimi per forza -di sole</i>. Cfr. sopra, pag. 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span>Come anche accadde in Germania. — <i>Poesie satiriche</i>, pagina -119: nella satira di Bernardo Giambullari <i>per prender moglie</i> -si ha un'idea di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente -s'appoggia ancora in gran parte sulla superstizione e sulla -magia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato -schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira -III, V. 202 e segg. — Aretino, <i>Il Marescalco, atto II, scena 5</i>, -e in molti passi dei <i>Ragionamenti</i>. Poi Giambullari, l. c. — <i>Phil. -Beroald. sen. Carmina</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span>Cennino Cennini nel suo <i>Trattato della pittura</i>, cap. 161, dà -una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente -pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente -egli riprende seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque -odorose in generale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>Cfr. la <i>Nencia da Barberino</i>, str. 20 e 40. L'innamorato le -promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla -città. Cfr. sopra pag. 107.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>Agnolo Pandolfini, <i>Trattato del governo della famiglia</i>, -p. 118.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello, -<i>Parte</i> II, <i>Nov.</i> 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span>Capitolo I a Cosimo: <i>quei cento scudi nuovi e profumati, -che l'altro dì mi mandaste a donare</i>. Alcuni oggetti che datano -da quel tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 458 nella <i>Vita di Donato Acciajuoli</i>, -e p. 625 nella <i>Vita del Niccoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi, Introduz., Nov.</i> 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Aen. Sylvius (<i>Vitae Paparum</i>, presso Murat. III, II, col. 880); -egli dice parlando di Baccano: <i>pauca sunt mapalia, eaque hospitia -faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam -hospitalem facit; ubi non repereris hos, neque diversorium -quaeras</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 21. — Padova intorno al 1450 vantava -un grandioso albergo all'insegna del <i>Bue</i>, che aveva stalle per -200 cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze -aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie -che si conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a -quanto sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, -<i>Stor. fiorent.</i> III, p. 86.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>Veggasi ad es. i passi relativi nella <i>Nave della follia</i> di -Sebastiano Brant, nei <i>Colloqui</i> di Erasmo, nel poema latino <i>Grobianus</i> -ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, <i>I Caratteri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Che la <i>burla</i> si fosse fatta più moderata può vedersi da -molti esempi addotti nel <i>Cortigiano</i>, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze -essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le -novelle del Lasca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span>Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. <i>Parte</i> I, -<i>Nov.</i> 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, e innumerevoli -a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con -damaschi di seta. Cfr. ivi <i>Nov.</i> 4. — Ariosto, <i>Sat.</i> III, v. 127.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 3, III, 42, IV, 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span><i>De vulgari eloquio</i>, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, secondo -il Boccaccio (<i>Vita di Dante</i>, p. 77), poco prima della sua -morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo -egli si esprime nel principio del «Convito».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span>Il prevalere successivo della medesima nella letteratura e -nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno rappresentarsi -facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. -In esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV -e XV si sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti -nelle corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli -giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni -letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare -dei dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che -poi servì come lingua ufficiale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span>Così la pensa anche Dante: <i>De vulgari eloquio</i>, I, c. 17, 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano -in Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span>Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose -potesse adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano -si permette di ammonire espressamente il principe ereditario di -Napoli a non farne uso (Jov. Pont. <i>De principe</i>). Come è noto, gli -ultimi Borboni non erano molto scrupolosi in questo riguardo. — Un -cardinale milanese messo in derisione, perchè a Roma voleva -usare il proprio dialetto, veggasi nel Bandello, <i>Parte</i> II, -<i>Nov.</i> 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>Bald. Castiglione, <i>Il Cortigiano</i>, L. I, f. 27 e segg. — Benchè -abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge -chiarissima in mille punti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span>Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici -vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto -il pseudonimo di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci -francesi, ma solo per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla -un gergo ridicolo misto di spagnuolo e di italiano. È abbastanza -singolare che una via di Milano, che al tempo della venuta dei -francesi (1500-1512, 1515-1522) si chiamò <i>Rue belle</i>, ancor oggidì -si chiami <i>Rugabella</i>. Della lunga dominazione spagnuola non è -rimasta quasi traccia veruna nella lingua, e negli edifizi e nelle -vie tutt'al più qua e là il nome di qualche vicerè. Fu nel secolo -XVIII che colle idee francesi diluviarono in Italia anche le -voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro secolo fecero -e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span>Firenzuola, <i>Opere</i>, I nella prefazione al Discorso sulla <i>Bellezza -delle donne</i>, e II nei <i>Ragionamenti</i>, che precedono le Novelle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span>Bandello, <i>Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2</i>. — Un altro lombardo, -il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» -scioglie la questione col farvi sopra le più grosse risate del -mondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul -finire del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera -di Claudio Tolomei, presso il Firenzuola, <i>Opere</i>, vol. II, nelle -Appendici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span>Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo -<i>Trattato della vita sobria</i>) che da non lungo tempo prevalgano -in Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo -e la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la -lieta società). Cfr. pag. 114.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span>Vasari XII, p. 9 e 11, <i>Vita del Rustici</i>. — Ed anche la -maledica genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. <i>Vita di Aristotile</i>. — I -capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi -(nelle <i>opere minori</i>, p. 407) sono una comica caricatura degli -statuti delle società in generale, nello stile alquanto libero degli -uomini di mondo. — Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre -la nota descrizione di quel convegno notturno d'artisti in Roma, -di cui parla Benvenuto Cellini, I, cap. 30.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le -undici del mattino. Cfr. Bandello, <i>Parte II, Nov. 10</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span>Prato, <i>Arch. stor.</i>, III, p. 309.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span>I passi più importanti: <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 1, 3, 21, 30, 44, II, 10, -34, 55, III, 17, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span>Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, <i>Poesie</i>, I, 204 (<i>Il Simposio</i>), -291 (<i>la Caccia col falcone</i>). — Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>, III, -p. 140, e <i>appendici</i> 17 sino a 21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span>Il titolo <i>Simposio</i>, è inesatto: dovrebbe dirsi: il <i>Ritorno -dalla Vendemmia</i>. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo -una parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato -per lo più in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici -più o meno spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei -più comici e belli è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano -Arlotto, il quale esce in cerca della sete che ha perduto, ed a -questo scopo porta con sè carne secca, una aringa, una ghiera -di cacio, un salsicciotto, quattro sardelle, <i>e tutte si cocevan nel -sudore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span>Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo -sul principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, <i>Arte della -guerra</i>, L. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span><i>Il Cortigiano</i>, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Celio Calcagnini (<i>Opera</i>, p. 514) descrive l'educazione di un -giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 (nell'orazion -funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: dapprima -<i>artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia in iis -exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque -praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, -natare, equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam -ictus inferre aut declinare, caesim punctimve hostem -ferire, hastam vibrare, sub armis hyemem juxta et aestatem -traducere, lanceis occursare, veri ac communis Martis simulacra -imitari</i>. — Il Cardano (<i>De propria vita</i>, c. 7) fra i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di legno. — Cfr. -il <i>Gargantua</i>, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e 35: -delle arti dei ginnasti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 172 e segg. Esse debbono essere -nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva -esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale -del dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava -anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate -in pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti -di legno ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (<i>Epist. seniles</i>, -IV, 2, p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla -piazza di S. Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 -aveva una scuderia non meno splendida di quella di qualsiasi -principe d'Italia. Ma il cavalcare nelle vicinanze di quella piazza -era di regola proibito sino dal 1291. — Più tardi naturalmente i -veneziani passarono per meschini cavalcatori. Cfr. Ariosto, <i>Sat</i>. V, -v. 208.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span>Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono -alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi -il Trucchi, <i>Poesie ital. ined.</i> II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV -V. Filippo Villani, <i>Vite</i>, p. 46, e Scardeonio, <i>De urb. Patav. -antiq.</i> presso Grevio, <i>Thesaur</i>. VI, III, col. 297. — Sulla musica -alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano -fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi -il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori -d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi -personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V -s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento: -cfr. <i>Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat.</i> L. III. — Enrico VIII -d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito. -</p> - -<p> -Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi -dove meno lo si cercherebbe, nella <i>Macaroneide</i>, <i>Phantas XX.</i> È -la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare -che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica -aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella -di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano -le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo -stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto -moderno anche nel suo <i>Orlandino</i> (pubblicato sotto il nome di -Limerno Pitocco), III, 23 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span><i>Leonis vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. -Non sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? -Un Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'<i>Orlandino</i> (p. 160, -326), III, 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span>Lomazzo, <i>Trattato dell'arte della pittura</i>, ecc. p. 347. — Parlando -della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso -di Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le -celebrità del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior -enumerazione di celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e -seconda generazione, trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al -IV libro. — Un virtuoso, il cieco Francesco da Firenze (morto -nel 1390), fu già ancor molto prima incoronato con corona d'alloro -dal re di Cipro in Venezia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori -raccoglievano anche libri musicali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span><i>L'Accademia de' filarmonici</i> di Verona è ricordata dal Vasari -(XI, 133) nella <i>Vita di Sanmicheli</i>. — Intorno a Lorenzo il -Magnifico già sin dal 1480 s'era raccolta una <i>scuola d'armonia</i> -di 15 membri, fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. -Delécluze, <i>Florence et ses vicissitudes</i>, vol. II, p. 256. Sembra che -Leone X abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per -la musica. Ugual passione aveva anche Pietro primogenito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span><i>Il Cortigiano</i>, fol. 56. Cfr. fol. 41.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span><i>Quattro viole da arco</i>, senza dubbio un concerto assai difficile -e raro per dilettanti fuori d'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>nov.</i> 26, dove parla del canto di Antonio -Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro -tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione -dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, -Tacit. <i>Annal.</i> XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o -dalla viola non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne -hanno, del canto propriamente detto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Scardeonius, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note216"> -<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>. </span>Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche -come la quinta o la sesta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note217"> -<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>. </span>Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo -studio delle arti figurative.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note218"> -<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>. </span>Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia -di Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, <i>Spicileg. -rom.</i> XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un -grande <i>laudator temporis acti</i>, e non deve dimenticarsi, che quasi -cento anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, -il Boccaccio aveva scritto il Decamerone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note219"> -<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>. </span>Ant. Galateo, <i>Epist.</i> 3, alla giovane Bona Sforza, andata -poi moglie a Sigismondo di Polonia: <i>Incipe aliquid de viro sapere, -quoniam ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus -viris placeas, ut te prudentes et graves viri admirentur -et vulgi et muliercularum studia et judicia despicias</i> ecc. — Un'altra -lettera assai notevole veggasi nel Mai, <i>Spicileg. rom.</i> VIII, -p. 532.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note220"> -<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>. </span>Così è detta nel <i>Chron. venetum</i> presso Murat. XXIV, -col. 127 e segg. Cfr. Infessura presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1981, -e <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 250.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note221"> -<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>. </span>E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne -abbiano a contenersi, è detto nel <i>Cortigiano</i> L. III, fol. 107. Ma -che lo sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, -dovrebbe inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò -che si dice della <i>donna di palazzo</i>, che fa appunto riscontro -al Cortigiano, non ha importanza decisiva, perchè essa serve la -principessa in senso molto più stretto, che non faccia il cortigiano -col principe. — Nel Bandello, I, <i>Nov.</i> 44, Bianca d'Este narra la -terribile storia amorosa del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di -Parisina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note222"> -<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>. </span>Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero apprezzare -la libertà di conversazione loro accordata con alcune -fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, -<i>Nov.</i> 42, e IV, <i>Nov.</i> 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note223"> -<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>. </span>Paul Jov. <i>De rom. piscibus</i>, cap. 5. — Bandello, <i>Parte</i> III, -<i>Nov.</i> 42. — L'Aretino, nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>, p. 327, -dice di una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il -Boccaccio, e innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed -Ovidio e di mille altri autori».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note224"> -<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>. </span>Bandello, II, 51, IV, 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note225"> -<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>. </span>Bandello, IV, 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note226"> -<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>. </span>Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, -<i>Hecatommithi</i>, VI, <i>Nov.</i> 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note227"> -<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptores</i>, II, col. 1977. Nel calcolo -non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del -resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, -è enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note228"> -<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>. </span><i>Trattato del governo della famiglia.</i> Cfr. vol. I, pag. 182 e -190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al -quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il -vol. II, p. 37.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note229"> -<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>. </span>Una <i>storia della bastonatura</i>, trattata seriamente e da un -punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica, -che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per -lo meno l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. -Quando e per quali influenze passò la bastonatura fra -gli usi quotidiani della famiglia tedesca? Certamente assai tempo -dopo che Walther cantasse: nessuno può rafforzare la disciplina -del fanciullo colle verghe (<i>Nieman kan mit gerten kindes zuht -beherten.</i>) -</p> - -<p> -In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo -di sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (<i>Orlandino</i>, -cap. VII, Str. 42) stabilisce questo principio; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Sol gli asini si ponno bastonare,</p> -<p class="i01">Se una tal bestia fussi, patirei.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note230"> -<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>. </span>Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar -ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro -case di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle -rivaleggiavano tra loro, <i>onde erano tenuti matti</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note231"> -<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>. </span>Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu -additato come uno degli impedimenti al completo sviluppo del -dramma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note232"> -<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>. </span>Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note233"> -<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>. </span>Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a -duca di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro -pompa, hanno ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento -drammatico. Cfr. anche la meschinità delle processioni in -Pavia durante il secolo XIV. (Anonymus, <i>De laudibus Papiae</i>, -presso Murat. XI, col. 34 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note234"> -<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>. </span>Giov. Villani, VIII, 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note235"> -<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>. </span>Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1896). — Corio, -fol. 417, 421.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note236"> -<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>. </span>Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in -terzine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note237"> -<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>. </span>Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli -Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray -prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una -specie di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù -rappresentate da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. <i>Gesta -Episcopor. Cameracens</i>. Pertz, <i>Scriptor</i>, VII, p. 433.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note238"> -<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>. </span>Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle -metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà -alla porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del -cuore (<i>Purgat</i>. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha -fenditure, non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro -passo (<i>Purgat</i>. XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita -presente a scontare la loro colpa nell'altra col correre continuo, -mentre in correre potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note239"> -<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>. </span><i>Inferno</i>, IX, 61. <i>Purgat</i>. VIII, 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note240"> -<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>. </span><i>Poesie satiriche</i>, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del -secolo XV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note241"> -<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>. </span>Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella <i>Venatio</i> -del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri -della caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina -della sua casa. Cfr. vol. I, pag. 350.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note242"> -<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>. </span>Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, -chap. 49.<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note243"> -<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>. </span>Il giuramento sul <i>fagiano</i> fu prestato nel celebre banchetto, che -Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere una crociata -contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso Costantinopoli. In quel -banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed una magnificenza affatto -fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel quale egli comparve, fu stimato -da solo un milione di talleri. Tutto il resto era in proporzione; per cui -non a torto fu detto che quella festa abbia costato una somma superiore -all'intera rendita annua del re di Francia. Sulla fine del banchetto fu -recato un fagiano adorno di una collana riccamente tempestata di pietre -preziose, sul quale ciascuno dei convitati <i>giurò in nome di Dio, della -Vergine e del fagiano di voler combattere gl'infedeli</i>; giuramento che, -s'intende da sè, ognuno dimenticò, non appena terminata la festa. — Per -più minuti ragguagli veggasi Weiss, <i>Gesch. der Tracht und des Geräthes -vom 14 bis zum 16 Jahrhundert, I, Abthl</i>, pag. 103, 104. <i>Nota del Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note244"> -<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>. </span>Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins -ad a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad -a. 1461 (ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi -sospesi, le statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato -e le allegorie per lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e -pompose furono le feste durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 -in occasione della partenza dell'infanta Eleonora, che andava -sposa all'imperatore Federico III. Ved. Freher-Struve, <i>Rer. german. -script</i>. II, fol. 51, la <i>Relazione</i> di Nic. Lauckmann.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note245"> -<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>. </span>Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero -trarne partito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note246"> -<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>. </span>Cfr. Bart. Gamba, <i>Notizie intorno alle opere di Feo Belcari</i>, -Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: <i>Le -rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie</i>, Firenze, -1833. — Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob -alla sua edizione di Pathelin.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note247"> -<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>. </span>Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli -di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva -con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi -vicendevolmente pei capelli. Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>, III, p. 53. — Uno -degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto -nel 1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note248"> -<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 82.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note249"> -<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>. </span>Vasari, III, 232 e segg. <i>Vita di Brunellesco</i>, V, 36 e segg. -<i>Vita del Cecca</i>. Cfr. V, 52, <i>Vita di don Bartolommeo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note250"> -<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>. </span><i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione -di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, -aveva macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione -della Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda -sacra presso il card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero -di Costantino il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale -del 1484, v. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note251"> -<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>. </span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI</i>, I, p. 598. -Nella crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note252"> -<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>. </span>Per quest'ultima circostanza veggasi <i>Pii II Comment.</i> L. VII, -p. 383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un -carattere di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso -descrive con ributtante esattezza le particolarità della putrefazione -del cadavere di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. -Ma anche in un dramma rappresentato nel secolo XII in un chiostro -si vedeva sulla scena come il re Erode venisse divorato dai -vermi. <i>Carmina Burana</i>, p. 80 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note253"> -<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>. </span>Allegretto, <i>Diarii sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 767.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note254"> -<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>. </span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note255"> -<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>. </span>Estratti dal <i>Vergier d'honneur</i>, presso Roscoe, <i>Leone X</i>, -ed. Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note256"> -<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile -festa pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, <i>Annal. -Bonon</i>. presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note257"> -<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>. </span>In simili occasioni i poeti cantavano: <i>nulla di muro si -potea vedere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note258"> -<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>. </span>Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note259"> -<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>. </span>Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio -che lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse -per alludere al nome del papa, Silvio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note260"> -<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>. </span>Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, -col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero -grandi spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono, -insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia -dell'arte. — E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. -pag. 60), che si loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi -da tavola e i trofei di caccia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note261"> -<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>. </span>A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa -d'oro usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il -ricevimento di Pio II nel 1459.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note262"> -<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>. </span>Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, -col. 1896. — <i>Strozii poetae</i>, p. 193 negli <i>Eolostica</i>, v. v. I, -pag. 63 e 69.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note263"> -<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>. </span>Vasari XI, p. 37. <i>Vita di Puntormo</i>; egli narra che un simile -fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza -dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto -rappresentare «l'età dell'oro».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note264"> -<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>. </span>Phil. Beroaldi <i>Orationes: nuptiae Bentivoleae</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note265"> -<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>. </span><i>M. Ant. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note266"> -<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>. </span>Amoretti, <i>Memorie ecc. su Leonardo da Vinci</i>, p. 38 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note267"> -<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>. </span>Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle feste, -lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di pianeti -nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in -Ferrara. <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491. -Ugualmente a Mantova. <i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 233.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note268"> -<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>. </span><i>Annal. estens.</i> presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La -descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note269"> -<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>. </span>Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note270"> -<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>. </span>Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua -il 5 marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo -Grimm, <i>Deutsche Mythologie</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note271"> -<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>. </span>Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — Il -carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale -di Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note272"> -<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>. </span>Ranke, <i>Geschichte der roman. und german. Völker</i>, p. 119.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note273"> -<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>. </span>Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,<i> Arch. Stor.</i> III, pag. 119.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note274"> -<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>. </span>V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. <i>Triumphus -Alphons</i>, come appendice ai <i>Dicta et facta</i> del Panormita. — Un -certo timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi -Comneni. Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note275"> -<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>. </span>È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver -assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano -Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima -ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la -Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, <i>Arch. -Stor.</i> III, p. 305.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note276"> -<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>. </span>L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina -196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia -quello di Alfonso a Napoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note277"> -<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 260.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note278"> -<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>. </span>I suoi tre capitoli in terzine, v. <i>Anecd. litt</i>. IV, p. 561 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note279"> -<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>. </span>Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi -di figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate -eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa -degli equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, -primogenito del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi -dell'armi al suo palazzo tutto armato <i>cum triumpho more romano</i>. -Bursellis, l. c. col. 909, ad a. 1490.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note280"> -<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>. </span>Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia -nel 1437 (Graziani, <i>Arch. Stor</i>. XVI, 1, p. 413), si ricordano -quasi le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri -vestiti a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. -Si veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin -presso Juvénal des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. -p. 360.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note281"> -<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>. </span>Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note282"> -<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>. </span>Mich. Gannesius, <i>Vita Pauli II</i> presso Murat. III, II, col. 118 -e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note283"> -<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>. </span>Tommasi, <i>Vita di Cesare Borgia</i>, p. 251.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note284"> -<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>. </span>Vasari, 34 e segg. <i>Vita di Puntormo</i>, testimonianza importantissima -nel suo genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note285"> -<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>. </span>Vasari, VIII, p. 264, <i>Vita di Andrea del Sarto</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note286"> -<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata -una ruota s'ebbe per sinistro augurio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note287"> -<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>. </span><i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> L. III, fol. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note288"> -<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>. </span>Sansovino, <i>Venezia</i>, fol. 151 e segg. — Le compagnie si -chiamano dei <i>Pavoni</i>, degli <i>Accesi</i>, degli <i>Eterni</i>, dei <i>Reali</i>, dei -<i>Sempiterni</i>; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note289"> -<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>. </span>Probabilmente nel 1495. Cfr. <i>M. Anton. Sabellici Epist.</i> -L. V, foli 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note290"> -<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptt.</i> II, col. 1893, 2000. — Mich. -Cannesius, <i>Vita Pauli II</i>, presso Murat. III, II, col. 1012. — Platina, -<i>Vitae Pontiff.</i>, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat. -XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. <i>Elogia, sub Juliano Caesarino.</i> — Altrove -eranvi corse di donne. <i>Diario ferrarese,</i> presso -Murat. XXIV, col. 384.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note291"> -<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>. </span>Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima. -Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note292"> -<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>. </span><i>Pii II Dommene</i>. L. IV, p. 211.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note293"> -<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>. </span>Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano ringraziarlo -d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte -del palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note294"> -<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>. </span><i>Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi</i>, -Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, <i>Opere minori</i>, p. 505. — Vasari -VII, p. 115, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>, al quale ultimo s'attribuisce -una parte principale nella formazione di queste feste.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note295"> -<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>. </span><i>Discorsi</i>, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere -più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso -la Francia e la Spagna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note296"> -<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>. </span>Paul Jov., <i>Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note297"> -<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>. </span>Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo -attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, <i>la France -nouvelle</i> L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note298"> -<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>. </span>Franc. Guicciardini, <i>Ricordi politici e civili</i>, N. 118. (<i>Opere -inedite</i>, vol. I).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note299"> -<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>. </span>Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo), -la cui <i>Macaroneide</i>, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais -certamente conobbe e cita anche frequentemente (<i>Pantagruele</i>, -L. II, ch. 1 e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a -scrivere il <i>Gargantua</i> e il <i>Pantagruele</i> sia venuto all'autore dalla -lettura di quel poema.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note300"> -<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>. </span><i>Gargantua</i>, L. I, chap. 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note301"> -<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>. </span>Vale a dire <i>bennato</i> nel senso il più elevato, perocchè Rabelais, -figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di accordare -alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica -del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso -dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della -vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in -quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia -romana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note302"> -<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>. </span>Vedi il suo <i>Diario</i> (in estratto) presso Delécluze, <i>Florence -et ces vicissitudes</i>, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note303"> -<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>. </span>Infessura, ap. Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1992. — Cfr. vol. I, -pag. 147 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note304"> -<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>. </span>Questo concetto dello spiritoso Stendhal (<i>La Chartreuse de -Parme</i>, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda -osservazione psicologica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note305"> -<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>. </span>Graziani, <i>Cronaca di Perugia</i>, all'anno 1337 (<i>Arch. Storico</i> -XVI, I, p. 415).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note306"> -<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, I, <i>Nov.</i> 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note307"> -<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>. </span>Infessura presso Eccard, <i>Scriptt</i>. II, col. 1892, ad ann. 1464.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note308"> -<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>. </span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 837.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note309"> -<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>. </span>Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono, -oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, <i>Morgante, canto</i> XXI, -<i>str.</i> 83, pag. 104 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note310"> -<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>. </span>Guicciardini, <i>Ricordi</i>, l. c. N. 74.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note311"> -<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>. </span>Così il Cardano (<i>De propria vita</i>, cap. 13) si dipinge come -estremamente vendicativo, ma anche come <i>verax, memor beneficiorum, -amans justitiae</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note312"> -<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>. </span>È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole -una forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata -conseguenza della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi -molto tempo prima.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note313"> -<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>. </span>Giraldi, <i>Hecatommithi</i>, III, Nov. 2. In modo assai somigliante -il <i>Cortigiano</i>, L. IV, fol. 180.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note314"> -<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>. </span>Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, -accaduto in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani -(<i>Arch. Stor.</i> XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a -cavar gli occhi alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. -Ma la famiglia era un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice -funajuolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note315"> -<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>. </span>Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 9 e 26. — Accade anche talvolta -che il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e -rivela l'adulterio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note316"> -<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>. </span>Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note317"> -<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>. </span>Un esempio può vedersi nel Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note318"> -<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>. </span><i>Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi</i>, dicono presso -il Giraldi (III, <i>Nov.</i> 10) le donne quando vien loro narrato, che il -fatto potrebbe costar la testa all'assassino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note319"> -<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>. </span>Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (<i>De fortitudine</i>, -L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che -precede il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, -che cerca di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e -simili, appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma -egli dimentica affatto di dircelo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note320"> -<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>. </span><i>Diarum parmense</i>, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 -passim.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note321"> -<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa risovvenire -la banda armata di quel prete, che pochi anni prima -del 1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note322"> -<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>. </span>Masuccio, <i>Nov.</i> 39. S'intende da se che l'uomo in discorso -è fortunatissimo anche nel campo d'amore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note323"> -<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>. </span>Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la -guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può -averlo fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le -idee d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di -Genova, Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro -e per di più in ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note324"> -<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>. </span>Poggio, <i>Facetiae</i>, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, ha -forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere -di persone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note325"> -<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>. </span><i>Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis -vita minoris vendatur</i>. Vero è che egli crede che sotto gli -Angiò le cose non fossero giunte a tal punto: <i>sicam ab iis</i> (gli -Aragonesi) <i>accepimus</i>. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci -son descritte da B. Cellini I, 70.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note326"> -<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>. </span>Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le -menzioni degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia -degli scrittori fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo -genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note327"> -<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>. </span>Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, -presso Albêri, <i>Relaz. Scr</i>. II, vol. I, p. 353 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note328"> -<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>. </span>Infessura, presso Eccard, <i>Scriptor</i>, II, col. 1956.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note329"> -<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>. </span><i>Chron venetum</i>, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione -si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani -nell'arte dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad -ann. 1382 (ed. Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta -dell'avvelenatore, che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi -fissava in essa attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note330"> -<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>. </span>Petr. Crinitus, <i>De honesta disciplina,</i> L. XVIII, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note331"> -<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>. </span><i>Pii II Comment.</i> L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: -<i>Vita Pii II</i>, presso Murat. III, II, col. 988.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note332"> -<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>. </span>Vasari IX, 82. <i>Vita di Rosso</i>. — Se nei matrimoni male -assortiti abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la -sola paura, non può decidersi. Cfr. Bandello, II, <i>Nov.</i> 5 e 54; e -più gravemente ancora II, <i>Nov.</i> 40. Nella stessa città di Lombardia, -che non viene più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, -un marito, che vuol persuadersi della sincerità della disperazione -di sua moglie, e la costringe a bere un liquido che si dava -per avvelenato, ma che non era se non acqua tinta; e dietro a -ciò segue la loro riconciliazione. — Nella sola famiglia del Cardano -erano accaduti quattro avvelenamenti. <i>De vita propria</i>, -cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in occasione dell'incoronazione -del Papa ognuno dei cardinali condusse con sè il suo -coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si sapeva -per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere -avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale -e si tollerava <i>sine injuria invitantis</i>! Blas Ortiz <i>Itinerar. -Hadriani VI</i>, ap Baluz. <i>Miscell</i>. ed. Mansi, I, 480.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note333"> -<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>. </span>Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi -il <i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. -Mentre all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama -assai pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò -un gran romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno -fuggì o cadde a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta -dei maleficj di Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, -meglio è tacere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note334"> -<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>. </span>Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, -se egli non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi -ambiziosi e di una continua superstizione astrologica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note335"> -<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>. </span><i>Giornali napoletani</i>, presso Murat. XXI, col. 1092, <i>ad -ann</i>. 1425.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note336"> -<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VII, p. 338.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note337"> -<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De immanitate</i>, dove si dice che Sigismondo -abbia reso gravida anche la propria figlia e simili.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note338"> -<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>. </span>Varchi, <i>Storia fiorent.</i> sulla fine. (Se l'opera è stampata -senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note339"> -<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>. </span>Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi -e le persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle -quali prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie -degli uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi -che sotto la dominazione straniera del secolo XVI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note340"> -<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>. </span>Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi -già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, -e precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza -e di una parziale riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico -sotto Ferdinando ed Isabella. La fonte principale su questo -argomento, è il Gomez, <i>Vita del card. Ximenes</i>, presso Rob. -Velus, <i>Rer. hispan. scriptores</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note341"> -<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>. </span>Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano -quasi mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente -potuto trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. -Ciò accade in via eccezionale, nel Bandello, II, <i>Nov.</i> 45; ma altrove -(II, 40) egli menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano -Pontano nel «Caronte» fa apparire l'ombra di un vescovo molto -pingue «a passo d'anitra». Di quanto poca levatura fossero i -vescovi italiani d'allora in generale vegg. in P. Giovio, p. 387.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note342"> -<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>. </span><i>Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti -in dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni -frate fu l'irco delle iniquità d'Israele</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note343"> -<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>. </span>Il Bandello prelude, per esempio, alla <i>Nov.</i> 1 della <i>Parte</i> II, -col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia, -quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano -provvedere ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare -una iniqua aggressione fatta ad un parroco di campagna -da un giovane signore assistito da due soldati o banditi, che, per -punirlo della sua avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata -dalla podagra e lo derubano di un montone che possedeva. -Basta una sola storia di questo genere a mostrare, meglio che -molte dissertazioni, in qual corrente di idee allora si vivesse e si -agisse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note344"> -<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>. </span>Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note345"> -<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>. </span>Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto <i>I H S</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note346"> -<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>. </span><i>Seggi</i> erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà napoletana. — La -rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo, -dal Bandello, per es. III, <i>Nov.</i> 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note347"> -<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>. </span>Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. <i>De Sermone,</i> L. II, e -il Bandello, <i>Parte</i> I, <i>Nov.</i> 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note348"> -<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>. </span>Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa -essere apertamente denunciati. Cfr. anche <i>Jov. Pontan. Antonius</i> -e <i>Charon</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note349"> -<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>. </span>In via di esempio, l'ottavo canto della <i>Macaroneide</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note350"> -<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>. </span>La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, <i>Vita di Sandro -Botticelli</i>, e mostra, che talvolta si scherzava anche coll'Inquisizione. -Del resto il Vicario quivi menzionato può ben essere stato -quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore domenicano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note351"> -<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>. </span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note352"> -<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>. </span>V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il -passo è tolto dal vol. II, p. 209, <i>Nov.</i> X. Una piccante descrizione -della vita agiata dei Certosini veggasi nel <i>Commentario d'Italia</i>, -fol. 32 e segg., citato già a pag. 92.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note353"> -<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>. </span>Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato -ecclesiastico: <i>Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori -restituendas videri</i>, era una delle sue sentenze favorite. Platina, -Vitae Pontiff. p. 311.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note354"> -<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>. </span><i>Ricordi</i>, N. 28. delle <i>Opere inedite</i>, vol. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note355"> -<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>. </span><i>Ricordi</i>, N. 1, 123, 125.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note356"> -<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>. </span>Per vero molto incostante.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note357"> -<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>. </span>Cfr. il suo <i>Orlandino</i> cantato sotto il nome di Limerno Pitocco, -cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 -e segg. specialmente la 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note358"> -<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV col. 362.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note359"> -<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>. </span>Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche -san Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, -ricorrere ad un tale spediente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note360"> -<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>. </span>Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno -della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di benedirli -in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro, -dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, -come in simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna -al fatto con queste parole: <i>egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli -si andava oltre il vero</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note361"> -<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>. </span>Per esempio il Poggio, <i>De avaritia</i>, nelle <i>Opere</i>, fol. 2. -Egli trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano -le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più -sciocco di quando era venuto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note362"> -<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>. </span>Franco Sacchetti, <i>Nov.</i> 73: predicatori che non riescono nel -loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note363"> -<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>. </span>Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, <i>Nov.</i> 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note364"> -<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>. </span>Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr. -Malipiero, <i>Ann. venet. Arch. Stor.</i> VII, I, p. 18. — <i>Chron. venet.</i> -presso Murat. XXIV, col. 114. — <i>Storia bresciana</i>, presso Murat. -XXI, col. 898.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note365"> -<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>. </span><i>Storia bresciana</i>, presso Murat. XXI col. 865.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note366"> -<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>. </span>Allegretto, <i>Diari sanesi</i>, presso Murat. XXIII, col. 819.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note367"> -<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>. </span>Infessura, presso Eccard, (<i>Scriptor</i>. II, col. 1874). Egli dice: -canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni, -quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (<i>Cron. -di Perugia, Arch. Stor.</i> XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: -brieve incante, che senza dubbio deve leggersi <i>brevi e incanti</i>, -e una simile emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, -le cui <i>sorti</i> accennano anche senza ciò a qualche cosa di -superstizioso, forse al giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione -della stampa si raccolsero anche, per esempio, tutti gli -esemplari di Marziale per abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note368"> -<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>. </span>V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e -segg. — e quella di Enea Silvio, <i>De viris illustr</i>. p. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note369"> -<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>. </span>Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo contro -i <i>giudici</i> (se invece non si deve leggere <i>giudei</i>), su di che essi -ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note370"> -<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>. </span>Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra -esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto -distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari, -III, 148, <i>Vita di Parri Spinelli</i>: spesse volte lo zelo sembra -essersi arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note371"> -<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>. </span><i>Pareva che l'aria si fendesse</i>, è detto in qualche punto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note372"> -<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>. </span>Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto -espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non -si può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, -dopo uno strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), -che scoppiò una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, -l. c. pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che -quella città fu forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: -cfr. pag. 597, 626, 631, 637, 647.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note373"> -<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>. </span>Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. -<i>Stor. bresciana</i>, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio -(<i>De viris illustr.</i> p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, -dopo una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note374"> -<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>. </span>Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei -Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa -intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno -(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a -niun patto sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si -esprime nell'estesa sua <i>Relazione</i>, (Comment. L. XI p. 511) con -una ironia molto fina: <i>Pauperiem pati et famen et sitim et corporis -cruciatum et mortem pro Christi nomine nonnulli possunt: -jacturam nominis vel minimam ferre recusant, tamquam sua -propria deficiente fama Dei quoque gloria pereat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note375"> -<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>. </span>La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna distinguerli -dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo -riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano -attorno come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, -od anche, per causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo -apostolo. Essi fin dal secolo XIII posero a contribuzione il contado -con una specie di magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati -ad inginocchiarsi, quando si nominava sant'Antonio. Essi -simulavano di fare la questua per gli ospitali. Masuccio, <i>Nov.</i> 18, -Bandello, III, <i>Nov.</i> 17. Il Firenzuola nel suo <i>Asino d'oro</i> dà loro -le parti dei sacerdoti questuanti di Apulejo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note376"> -<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 357. Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 431.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note377"> -<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note378"> -<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>. </span>Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro -la tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria -aveva voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la -costituzione e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note379"> -<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>. </span>Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero -dei monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di -simile a Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note380"> -<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 251. Di fanatici predicatori surti -poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata -dei francesi, dal Burigozzo, <i>ibid</i>. p. 443, 449, 485, <i>ad ann</i>. 1523, -1526, 1529.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note381"> -<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>. </span>Jac. Pitti, <i>Storia fiorent.</i> L. II, p. 112.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note382"> -<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>. </span>Perrens: <i>Jèrôme Savonarole</i>, 2 vol., tra le molte opere speciali -di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — Più -tardi P. Villari, <i>La storia di Girol. Savonarola</i>, -(2 vol. in 8.º Firenze, Le Monnier).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note383"> -<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>. </span>Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto -restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere -comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra -avervi mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque -dei fiorentini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note384"> -<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>. </span>Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano -donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla -Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note385"> -<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>. </span>Degli <i>impii astrologi</i> egli dice: <i>non è da disputar</i> (con -loro) <i>altrimenti che col fuoco</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note386"> -<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>. </span>V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, -presso Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note387"> -<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>. </span>Col titolo: <i>De rusticorum religione</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note388"> -<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>. </span>Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil -genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note389"> -<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. II, esclama: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ista superstitio, ducens a Manibus ortum</p> -<p class="i01">Tartareis, sancta de religione facessat</p> -<p class="i01">Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.</p> -</div></div> - -<p> -Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella -Marca contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa -esplicita di <i>eresia ed idolatria</i>; tuttavia anche Recanati, che si -arrese spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi -erano stati adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto -Pio II si parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate -di nascita. <i>Aen. Sylv. Opera</i>:, p. 289. <i>Histor. rer. ubique</i> gestar. -c. 12. — Il fatto più singolare accadde nel Foro romano sotto -Leone X: per causa di una pestilenza fu sacrificato con solenni -riti pagani un toro. Paul. Jov. <i>Histor</i>. XXI, 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note390"> -<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>. </span>Così il Sabellico, <i>De situ venetae urbis</i>. Bensì egli ricorda -i nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo -di <i>sanctus</i> o <i>divus</i>, ma adduce una quantità di reliquie con un -certo senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle -baciate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note391"> -<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>. </span><i>De laudibus Patavii</i>, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note392"> -<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 408. — Egli non appartiene alla -schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, -che vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note393"> -<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>. </span><i>Pii II Comment</i>. L. VIII, p. 352, e segg. <i>Verebatur Pontifex, -ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur</i> etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note394"> -<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>. </span>Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe -un bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. — Le -catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche -il Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: <i>velut ager Aceldama -Sanctorum habita est</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note395"> -<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 905. Fu -uno dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note396"> -<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>. </span>Vasari, III, e segg. c. N. <i>Vita di Ghiberti.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note397"> -<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>. </span>Matteo Villani, III, 15 e 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note398"> -<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>. </span>Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente in -Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente -conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a -razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti -tempi del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, -era sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle -reliquie lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di -sant'Antonio da Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco -splende, oltre la santità, anche un raggio di celebrità storica. -V. vol. I, pag. 198.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note399"> -<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>. </span>Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto -nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse -l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa -specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata -Concezione (<i>Extravag. Comment</i> L. III, tit. XII). Per contrario -può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente -di san Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare -nella Francia settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi -fu ufficialmente permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII -(Baluz. <i>Miscell</i>. III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto -IV fondò per tutta la Chiesa la festa della Presentazione di -Maria al Tempio, e quelle di sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. -<i>Ann. Hirsaug.</i> II, 518).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note400"> -<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>. </span>Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni, -<i>De sacris diebus</i>, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra, -che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni -rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti -nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc autem, postquam penitus natura Satanum</p> -<p class="i01">Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,</p> -<p class="i01">Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos</p> -<p class="i01">Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;</p> -<p class="i01">Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum</p> -<p class="i01">Marmora, et aeternae decora immortalia famae....</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note401"> -<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>. </span>Così Battista Mantovano si lagna di certi <i>nebulones</i> (<i>De -sacr. dieb</i>. L. V), che non volevano credere all'autenticità del preziosissimo -Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai -disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente -essere favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note402"> -<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>. </span>Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di -S. Bernardo: <i>Vergine Madre, figlia del tuo figlio</i> ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note403"> -<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>. </span>Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle <i>Opere</i>, -p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione -speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. <i>De morte Pii</i>, p. 656.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note404"> -<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>. </span>Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi -sonetti di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note405"> -<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De sacris diebus</i>, L. V, e specialmente il -discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio lateranense, -presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note406"> -<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>. </span><i>Monachi Paduani chron</i>. L. III, sul principio. Di questa -pubblica penitenza vi si dice: <i>invasit primitus Perusinos, Romanos -postmodum, deinde fere Italiae populos universos</i>. — Per -converso Gugl. Ventura (<i>De gestis Astensium</i>, col. 701) chiama -la processione dei Flagellanti <i>admirabilis Lombardorum commotio</i>, -aggiungendo che alcuni eremiti aveano lasciato le loro -solitudini per venire nelle città ed eccitarle a penitenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note407"> -<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>. </span>Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note408"> -<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>. </span>Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note409"> -<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>. </span>Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle -dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia -e a Vienna sono annoverate nel <i>Diario ferrarese</i>, presso Muratori -XXIV, col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in -Terrasanta presso Machiavelli, <i>Stor. fiorent.</i> L. V. Anche qui -talvolta il movente è la sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo -Frescobaldi, e di un suo compagno, che intorno al 1400 -volevano peregrinare in Terrasanta, il cronista Giovanni Cavalcanti -(II, p. 478) dice: <i>stimarono di eternarsi nella mente degli -uomini futuri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note410"> -<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> presso Murat. XXIII, col. 800.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note411"> -<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>. </span>Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note412"> -<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>. </span>Burigozzo, <i>Arch. Stor.</i> III, p. 486. — Per la miseria della -Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella -(<i>De rebus nuper in Italia gestis</i>); nel complesso Milano -non sofferse meno di quello che abbia sofferto Roma nel famoso -Sacco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note413"> -<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>. </span>La si chiamava anche <i>l'arca del testimonio</i>, e si era persuasi -che la cosa era disposta <i>con gran misterio</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note414"> -<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>. </span><i>Diario ferrarese</i>, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, -326, 386, 401.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note415"> -<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>. </span><i>Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a -star bene con Iddio</i>, dice l'annalista.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note416"> -<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>. </span>Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando -di Perugia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note417"> -<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>. </span>Il cronista lo dice un <i>Messo dei Cancellieri del Duca</i>. Ma -evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai -preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note418"> -<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>. </span>Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo» -pag. 110.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note419"> -<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>. </span>Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi -si poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note420"> -<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>. </span>Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio, -<i>Nov.</i> 46, 48, 49.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note421"> -<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>. </span><i>Decamerone</i>, I, <i>Nov.</i> 3. Egli pel primo nomina anche la -religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una -lacuna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note422"> -<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>. </span>In bocca però del demonio Astarotte, <i>Canto</i> XXV, str. 231 -e segg. Cfr. str. 141 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note423"> -<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>. </span><i>Canto</i> XXVIII, str. 38 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note424"> -<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>. </span><i>Canto</i> XVIII, str. 112, sino alla fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note425"> -<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>. </span>Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, -nella figura del principe Chiaristante, <i>Canto</i> XXI, str. 101 e segg. -121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta -per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di -pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, -pag. 246).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note426"> -<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>. </span>Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo -anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia -spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa -90 anni prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 -(ed. Londin. 1840, 405): <i>Epicureorum, qui opinantur animam -corpore solutam in aerem evanescere, in auras affluere</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note427"> -<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>. </span>Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo -libro di Lucrezio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note428"> -<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>. </span><i>Inferno</i>, VII, 67-96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note429"> -<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>. </span><i>Purgatorio</i>, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei -pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, -156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note430"> -<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, -col. 532.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note431"> -<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>. </span>Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le -altre quella di Ritter, <i>Stor. della filosofia</i>, vol. IX.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note432"> -<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>. </span>Paul. Jovii <i>Elogia liter.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note433"> -<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>. </span><i>Codri Urcei opera</i>, colla sua <i>Vita</i> di Bartol. Bianchini, poi -le sue <i>Lezioni filologiche</i>, p. 65, 151, 278, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note434"> -<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>. </span><i>Animum meum seu animam</i>, differenza, colla quale allora -la filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la -teologia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note435"> -<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>. </span>Platina, <i>Vitae Pontiff.</i> p. 311, <i>christianam fidem, si miraculis -non esset approbata, honestate sua recipi debuisse.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note436"> -<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>. </span>Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano -sempre di nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non -andavano esenti da osservazioni. Il Firenzuola (<i>Opere</i>, vol. II, p. 208, -Nov. 10) si fa beffe dei francescani di Novara, che con danaro -maliziosamente estorto vogliono costruire una cappella nella loro -chiesa, <i>dove fosse dipinta quella bella storia, quando san Francesco -predicava agli uccelli nel deserto, e quando ei fece la santa -zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli portò i zoccoli</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note437"> -<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>. </span>Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, -L. III c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note438"> -<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>. </span>Bursellis, <i>Annal. Bonon</i>, presso Murat. XXIII, col. 915.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note439"> -<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>. </span>Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato -con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, <i>Storia della Chiesa</i>, II, -IV, c. 154, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note440"> -<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De fortuna</i>. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note441"> -<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>. </span><i>Aen. Sylvii, Opera</i>, p. 611.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note442"> -<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>. </span>Poggius, <i>De miseriis humanae conditionis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note443"> -<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>. </span>Caracciolo, <i>De varietate fortunae</i>, presso Murat. XXII, uno -degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne -è scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive -v. pag. 201 e nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note444"> -<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>. </span><i>Leonis, Vita anonyma</i>, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note445"> -<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>. </span>Bursellis, <i>Ann. Bonon</i>. presso Murat. XXIII, col. 909: <i>monimentum -hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae -rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim -praestiterunt</i>. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione -sia stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, -o, come quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei -fondamenti. In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: -la fortuna, per mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto -al cronista, doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù -di magìa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note446"> -<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>. </span><i>Quod ninium gentilitatis amatores essemus.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note447"> -<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>. </span>Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli -angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi -più serii. — <i>Annal. Estens</i>. presso Murat. XX, col. 468; dove -l'amorino o il putto ingenuamente è detto: <i>instar Cupidinis angelus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note448"> -<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>. </span>Della Valle, <i>Lettere sanesi</i>. III, 18.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note449"> -<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>. </span>Macrob. <i>Saturn</i>. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti -quivi ritualmente prescritti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note450"> -<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>. </span><i>Monachus Paduanus</i>, L. II, ap. Urstisius, <i>Scriptores</i>, I, -p. 598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, -pag. 51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il -Decembrio, presso Murat. XX, col. 1017.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note451"> -<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>. </span>Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato -Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente -si allude ad un astrologo della città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note452"> -<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>. </span>Libri, <i>Hist. des scienc. mathémat.</i> II, 52, 193. In Bologna -pare che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto -dei professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile -cattedra nella Sapienza romana sotto Leone X è nominata da -Roscoe, <i>Leone X.</i> ed. Bossi, V, pag. 283.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note453"> -<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>. </span>Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale -e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. -Giov. Villani, VI, 81.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note454"> -<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>. </span><i>De dictis etc. Alphonsi. Opera</i>, p. 493. Egli trovava che -era <i>pulchrius, quam utile</i>. Platina <i>Vitae Pontiff</i>. p. 310. — Per -Sisto IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note455"> -<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>. </span>Piero Valeriano, <i>De infelic. literat.</i>, parlando di Francesco -Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione -pubblicò molti segreti del Papa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note456"> -<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>. </span>Ranke, <i>R. Päpste</i>, I, p. 247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note457"> -<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>. </span>Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien -menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo -di Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, -lo si dice tedesco di nazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note458"> -<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>. </span>Firmicus Maternus, <i>Matheseos Libri</i> VIII, sulla fine del libro -secondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note459"> -<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>. </span>Presso il Bandello, III, <i>Nov.</i> 60 l'astrologo dì Alessandro -Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la -propria miseria.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note460"> -<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>. </span>Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro, - quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora -nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva -provare, se la predizione era vera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note461"> -<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>. </span>Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il -figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita -al capo, che gli era minacciata. <i>Vita di P. Capponi, Arch. -Stor</i>. IV, II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi -a pag. 82. — Il medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva -di dover quandochessia annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò -splendidi posti in Padova ed in Venezia. <i>Paul. Jov. Elogia -literat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note462"> -<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>. </span>Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in -Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, -presso Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco -Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo -per lo meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, -fol. 221, 413.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note463"> -<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>. </span>Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai -potuto vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli <i>Annal. -Foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista -Alberti cerca di spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. -<i>Opere volgari</i>, Tom. IV, p. 314, ovvero <i>De re aedificat.</i> -L. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note464"> -<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>. </span>Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov. -Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi -vol. I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla -poesia del più tardo medio-evo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note465"> -<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>. </span><i>Annal. Foroliv.</i> l. c. — Filippo Villani, <i>Vite</i>. — Machiavelli, -<i>Storie fiorent.</i> L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni -che promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio -e il libro sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, -faceva suonare la campana maggiore per la partenza. Però -si conviene che egli talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre -non previde la sorte del Montefeltro e la sua propria. Egli fu -ucciso dai malandrini non lungi da Cesena, quando, reduce da -Parigi e dalle università italiane, dove aveva insegnato, tornava -a Forlì.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note466"> -<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>. </span>Matteo Villani, XI, 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note467"> -<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>. </span>Jov. Pontan. <i>De fortitudine</i>, L. I. — I primi Sforza come -onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note468"> -<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elogia</i>, sub. v. <i>Livianus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note469"> -<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>. </span>Che narra la cosa egli stesso. <i>Benedictus</i>, presso Eccard, II, -col. 1617.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note470"> -<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>. </span>Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo -Nardi, <i>Vita di Ant. Giacomini</i>, p. 65. — Ciò si incontra non di -rado anche in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia -in Ferrara la mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa -di velluto nero con segni astrologici ricamati in oro. -<i>Arch. Stor. Append.</i> II, p. 305.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note471"> -<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>. </span>Azario, presso il Corio, fol. 258.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note472"> -<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>. </span>Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un -astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò -al sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna, -«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto -sangue cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore -andamento della guerra civile francese. <i>Magn. chron. belgicum</i>, -p. 358. Juvénal des Ursins ad a. 1396.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note473"> -<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>. </span>Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, -nel 1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno -<i>sine cruore, sed sola fama</i>, come nel fatto accadde.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note474"> -<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>. </span>Bapt. Mantuan. <i>De patientia</i>, L. III, cap. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note475"> -<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>. </span>Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause, -e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato -qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli -dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso -del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, <i>Advers. astrol.</i> II, 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note476"> -<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>. </span>Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV; -secondo lo Scardeonio essi erano destinati <i>ad indicandum nascentium -naturas per gradus et numeros</i>, principio più popolare -di quello che noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia <i>à la portée -de tout le monde</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note477"> -<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>. </span>Dell'Astrologia egli scrive (<i>Orationes</i>, fol. 35, <i>in nuptias</i>): -<i>haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur</i>. — Un -altro entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, <i>De -dignitate urbis Bononiae</i>, (Murat. XXI, col. 1163).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note478"> -<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>. </span>Petrarca, <i>Epp. seniles</i>. III, I, (p. 765), e in altri luoghi citati. -La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra -aver pensato ugualmente.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note479"> -<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>. </span>Franco Sacchetti nella <i>Novella</i> 151 mette in ridicolo le loro -dottrine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note480"> -<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>. </span>Giov. Villani, III, I, X, 39.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note481"> -<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>. </span>Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note482"> -<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>. </span>Anche l'autore degli <i>Annales Placentini</i>, (Murat. XX, -col. 931), quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del -voi. I, si associa a questa polemica. Ma il passo è notevole sotto -un altro punto di vista, cioè perchè contiene le opinioni di quel -tempo sulle nove comete allor conosciute e chiamate ciascuna con -un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, 67.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note483"> -<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>. </span>Paul. Jov. <i>Vita Leonis X</i>, L. III, dove anche in Leone stesso -è visibile una credenza almeno nei pronostici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note484"> -<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>. </span>Jo. Pici Mirand. <i>Adversus astrologos Libri</i> XII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note485"> -<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>. </span>Secondo Paul. Jov. <i>Elogia literat. sub tit. Jo. Picus</i>, il suo -effetto sarebbe stato <i>ut subtilium disciplinarum professores a -scribendo deterruisse videatur</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note486"> -<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>. </span><i>De rebus coelestibus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note487"> -<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>. </span>In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la -teoria di Dante nel principio del «Convito».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note488"> -<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>. </span>Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una -lettera a Ferdinando il Cattolico (Mai, <i>Spicil. roman</i>. vol. VIII, -p. 226, dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in -un'altra al Conte di Potenza (<i>ibid</i>. p. 539) dallo studio dei pianeti -conclude, che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note489"> -<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>. </span><i>Ricordi</i>, l. c. N. 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note490"> -<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>. </span>Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio -all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note491"> -<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>. </span>Varchi, <i>Storie fiorent.</i> L. IV (p. 174). I presentimenti e le -profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una -volta in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, -43, 177.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note492"> -<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>. </span>Matarazzo, <i>Arch. Stor</i>. XVI, II, p. 208.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note493"> -<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>. </span>Prato, <i>Arch. Stor.</i> III. p. 324, all'anno 1514.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note494"> -<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>. </span>Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano -l'anno 1515; cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta -che nello scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi -(in S. Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un -cavallo; si portò la testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via -il resto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note495"> -<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>. </span><i>Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense</i> -presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di -quell'odio concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. -Cfr. col. 371.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note496"> -<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>. </span><i>Conjurationis Pactianae Commentarius</i>, nelle Appendici al -Roscoe, <i>Vita di Lorenzo.</i> — Del resto il Poliziano era almeno -avverso all'astrologia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note497"> -<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>. </span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 174. — Aen. Sylvius: <i>De Europa</i>, -c. 53, 54 (<i>Opera</i>, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione -di nuvole ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche -faccia menzione delle sorti che vi vanno connesse.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note498"> -<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>. </span><i>Poggii facetiae</i>, fol. 160; cfr. <i>Pausaniae</i>, IX, 20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note499"> -<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>. </span>Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di -fuggir dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (<i>Aen</i>. III, vs. 44). — Cfr. -Rabelais, <i>Pantagruel</i>, III, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note500"> -<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>. </span>Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo <i>splendor</i> o lo -<i>spiritus</i> di Cardano e il <i>daemon familiaris</i> di suo padre, noi le -lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 4, 38, -47. Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri -che egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli -spettri nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il -Murat. XX, col. 1016.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note501"> -<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>. </span>Parte II, <i>Nov.</i> I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note502"> -<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>. </span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 20. Veramente non era che un amante, -il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo -dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii; -e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace -di contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note503"> -<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>. </span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 640. ad a. 1467. L'amministratore -morì di spavento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note504"> -<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>. </span><i>Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note505"> -<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>. </span>Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' Vallombrosani, -al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note506"> -<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>. </span>Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, -non rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un -uomo in un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, -II, § 171 (vol. I, p. 282).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note507"> -<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>. </span>Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, -che intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni -grandi di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava -Rodogina. I particolari in Rabelais <i>Pantagruele</i>, IV, 58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note508"> -<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>. </span>Jov. Pontan. <i>Antonius</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note509"> -<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>. </span>Graziani, <i>Arch. Stor.</i> XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando di -una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La -legge colpisce quelle che <i>facciono le fature ovvero venefitie ovvero -encantatione d'immundi spiriti a nuocere.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note510"> -<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>. </span>Lib. I, op. 46, <i>Opera</i>, p. 531 e segg. Invece di <i>umbra</i> a -pag. 532 deve leggersi <i>Umbria</i>, e invece di <i>lacum</i> leggasi <i>locum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note511"> -<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>. </span>Più tardi lo dice <i>Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, -tum potens.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note512"> -<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>. </span>Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI -non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena -scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate, -tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il <i>Dittamondo</i>, -L. III, cap. 9.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note513"> -<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>. </span><i>Pii II Comment.</i> L. I, p. 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note514"> -<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>. </span>Benv. Cellini, L. I, cap. 65.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note515"> -<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>. </span><i>L'Italia liberata dai Goti, Canto</i> XXIV. Si può chiedere, -se il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni -ovvero se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. -Il medesimo dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, -Lucano (<i>Canto</i> VI), dove la maga tessala scongiura un -morto per compiacere a Sesto Pompeo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note516"> -<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>. </span><i>Septimo Decretal.</i> Lib. V, tit. XII. Essa comincia: <i>Summis -desiderantibus affectibus</i>, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso -di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, -scompare affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente -obbiettivo, di un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol -persuadersi, come la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica -sorgente di tutti questi delirii, tenga dietro, nelle Memorie di -Jacopo du Clerc, al così detto processo contro i Valdesi tenuto in -Arras nell'anno 1459. Soltanto dopo uno studio secolare di essi -anche la fantasia popolare si persuase delle arti, colle quali in -simili cose si era usati di procedere e che in allora nuovamente -si riprodussero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note517"> -<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>. </span>Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note518"> -<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>. </span>Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per -esempio, nell'<i>Orlandino</i>, cap. I, str. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note519"> -<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>. </span>Per esempio il Bandello, III, <i>Nov.</i> 29, 52. Prato, <i>Arch. -Stor.</i> III, p. 408. — Bursellis, <i>Annal. Bonon.</i> ap. Murat. XXIII, -col. 897, parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un -priore dell'ordine dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: -<i>cives Bononienses cum Daemonibus coire faciebat in specie -puellarum</i>. Egli faceva dei veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro -a ciò in Procop. <i>Histor. arcana</i>, c. 12, dove un lupanare -vero è frequentato da un demonio, che getta gli altri frequentatori -sulla pubblica via.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note520"> -<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>. </span>Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle -streghe, veggasi la <i>Macaroneide</i>, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono -distesamente tutte le loro ribalderie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note521"> -<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>. </span>Nel <i>Ragionamento del Zoppino</i>. Egli crede che le cortigiane -apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano -certe <i>malìe</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note522"> -<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>. </span>Varchi, <i>Stor. fiorent.</i> II, p. 152.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note523"> -<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>. </span>Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. -Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, cap. 39.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note524"> -<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>. </span><i>Septimo Decretal</i>. l. c.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note525"> -<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>. </span>Zodiacus, <i>Vitae</i>, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note526"> -<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>. </span>Ibid. IX, 201 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note527"> -<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>. </span>Ibid. X, 770 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note528"> -<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>. </span>Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti -sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche -teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli -scongiuri (<i>Morgante. Canto</i> XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che -non si possa sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. -<i>Canto</i> XXI).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note529"> -<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>. </span>Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua -opera <i>De prodigiis</i> non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni -d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però -della prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione -delle sue teorie al Sacco di Roma del 1527.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note530"> -<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>. </span>Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo -e forse mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno -al 1440), il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, -non trova in Italia neanche un lontano riscontro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note531"> -<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>. </span>Cfr. l'importante scritto di Roth <i>Virgilio Mago</i> nella «Germania» -di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto dell'antico -teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti pellegrinaggi -alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono aver colpito -la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio -Turon. VIII, 33.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note532"> -<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>. </span>Uberti, <i>Dittamondo</i>, L. III, c. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note533"> -<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>. </span>Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, -III, 1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. -Dante, <i>Inferno</i>, XIII, 146.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note534"> -<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>. </span>Giusta un frammento riportato dal Baluz. <i>Miscell.</i> IX, 119, -una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra -con quelli di Ravenna, <i>et militem marmoreum, qui juxta Ravennam -se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum -civitatem virtuosissime transtulerunt</i>. Probabilmente una -figura simbolica anche questa del destino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note535"> -<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>. </span>La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata -negli <i>Annal. foroliv.</i> presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con -molte amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, -<i>Vite</i>, p. 43.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note536"> -<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>. </span>Platina, <i>Vitae Pontiff</i>, p. 320: <i>veteres potius hac in re quam -Petrum, Anacletum et Linum imitatus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note537"> -<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>. </span>E che si sente, per esempio nel Suggero <i>De consecratione -ecclesiae</i> (Duchesne, <i>Scriptores</i>, IV, p. 355) e nel <i>Chron. Petershusanum</i>, -I, 13 e 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note538"> -<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>. </span>Cfr. anche la <i>Calandra</i> del Bibbiena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note539"> -<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>. </span>Bandello, III, <i>Nov.</i> 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note540"> -<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>. </span>Ibid. III, <i>Nov.</i> 29. Il negromante si fa promettere con solenni -giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata -sull'altare di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto -deserta. — Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella -<i>Macaroneide, Phantas.</i> XVIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note541"> -<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>. </span>Benv. Cellini, I. c. 64.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note542"> -<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>. </span>Vasari, III, 143, <i>Vita di Andrea da Fiesole</i>. Era Silvio Cosini, -il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti -e simili sciocchezze».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note543"> -<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>. </span>Uberti, <i>il Dittamondo</i>, III, cap. I. Egli visita anche nella -Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: -«A questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di -Pilato, col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia -continua e regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù -con misterioso volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si -alza un gran turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare -i libri è, come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale -diversa affatto dallo scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV -l'ascendere al Monte di Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era -cosa proibita «sotto pena della vita e della confiscazione dei beni», -come ce ne assicura il lucernese Diebold Schilling (pag. 67). Si -credeva che nel lago, che è sul dosso del monte, vi fosse uno spettro, -che doveva essere «lo spirito di Pilato». Quando lassù giungeva -qualcuno e gettava qualche cosa nel lago, immediatamente -sollevavansi turbini spaventosi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note544"> -<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>. </span><i>De obsidione Tiphernatium</i> 1474. (<i>Rerum Italic. scriptores -ex florent. codicibus</i>, Tom. II).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note545"> -<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>. </span>Di questa specie particolare di superstizione molto diffusa -(intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco nell'<i>Orlandino</i>, -cap. V, str. 60.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note546"> -<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>. </span>Paul. Jov. <i>Elegia liter.</i> sub voce <i>Cocles</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note547"> -<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>. </span>In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di -ritratti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note548"> -<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>. </span>E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non -conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato -alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di -registrare il suo oroscopo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note549"> -<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>. </span>Paul. Jov. l. c. sub voce <i>Tibertus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note550"> -<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>. </span>Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie -della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, <i>De occulta philosophia</i>, -cap. 57, 52.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note551"> -<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>. </span>Libri, <i>Hist. des sciences mathémat.</i> II, p. 122.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note552"> -<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>. </span><i>Novi nihil narro, mos est publicus</i> (<i>Remed. utriusque -fortunae</i>, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più -vivacità e <i>ab irato.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note553"> -<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>. </span>Il passo principale presso Trithem. <i>Annal. Hirsaug.</i> II, -pag. 286 e seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note554"> -<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>. </span><i>Neque enim desunt</i>, dice Paul. Jov. <i>Elogia liter. sub voce -Pompon. Gauricus</i>. Cfr. ibid. sub voce <i>Aurel. Augurellus. — Macaroneide, -Chant.</i> XII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note555"> -<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>. </span>Ariosto, <i>Sonetto</i> 34.... <i>non creder sopra il tetto</i>. Il poeta -riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione -di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note556"> -<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>. </span><i>Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor.</i> I, p. 273 e -segg. — L'espressione solita era: <i>non aver fede</i>. Cfr. il Vasari, VII, -p. 122, <i>Vita di Piero di Cosimo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note557"> -<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>. </span>Jov. Pontan. <i>Charon</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note558"> -<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>. </span><i>Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae</i>, L. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note559"> -<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>. </span>Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino, -<i>Venezia</i>, L. XIII, p. 243.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note560"> -<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>. </span>Vespas. Fiorentino, pag. 260.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note561"> -<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>. </span><i>Orationes Philelphi</i>, fol. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note562"> -<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>. </span><i>Septimo Decretal.</i> L. V, tit. III, cap. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note563"> -<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>. </span>Ariosto, <i>Orl. furioso,</i> canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo: -<i>Orlandino</i>, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, -membro dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza -delle anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. -Roscoe. <i>Leone X</i>, ed. Bossi, II, p. 288.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note564"> -<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>. </span>Orelli, <i>ad Cicer. de Republ</i>. L. VI. — Cfr. anche Lucan. -<i>Pharsal</i>, IX, sul principio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note565"> -<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>. </span>Petrarca, <i>Epp. famil</i>. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note566"> -<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>. </span>Fil. Villani, <i>Vite</i>, p. 15. Questo notevole passo, dove le opere -meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: <i>che agli -uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della -terra, debitamente sieno date le stelle</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note567"> -<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>. </span><i>Inferno</i>. IV, 24 e segg. — Cfr. <i>Purgatorio</i>, VII, 28, XXII, 109.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note568"> -<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>. </span>Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio -dello scultore Nicolò dell'Arca: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant</p> -<p class="i02"> Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.</p> -</div></div> - -<p> -(Presso il Bursellis. <i>Annal. Bonon</i>. Murat. XXII, col. 912).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note569"> -<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>. </span>Nel suo <i>Actius</i>, scritto più tardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note570"> -<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>. </span>Cardanus, <i>De propria vita</i>, cap. 13; <i>non poenitere ullius -rei quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset</i>: senza -di ciò io sarei stato l'uomo più infelice del mondo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note571"> -<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>. </span><i>Discorsi</i>, L. II, cap. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note572"> -<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>. </span><i>Del governo della famiglia</i>, p. 114.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note573"> -<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>. </span>Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, -che fa parte de' suoi <i>Coryciana</i> (v. vol. I, pag. 360, nota): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Dii. quibus tam Coryciùs venusta</p> -<p class="i01">Signa, tam dives posuit sacellum,</p> -<p class="i01">Ulla si vestros animos piorum</p> -<p class="i08"> Gratia tangit,</p> -<p class="i01">Vos jocos risusque senis faceti</p> -<p class="i01">Sospites servate diu; senectam</p> -<p class="i01">Vos date et semper viridem et Falerno</p> -<p class="i08"> Usque madentem.</p> -<p class="i01">At simul longo satiatus aevo</p> -<p class="i01">Liquerit terras, dapibus Deorum</p> -<p class="i01">Laetus intersit, potiore mutans</p> -<p class="i08"> Nectare Bachum».</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note574"> -<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>. </span>Firenzuola. <i>Opere</i>, vol. IV, p. 147 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note575"> -<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>. </span>Nic. Valori; <i>Vita di Lorenzo</i>, passim. — La bella istruzione -a suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, <i>Laurent. Adnot.</i> -178 e nelle Appendici di Roscoe, <i>Vita di Lorenzo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note576"> -<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>. </span><i>Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico.</i> — La sua <i>Deprecatio -ad Deum</i>, nella <i>Deliciae poetar. italor</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note577"> -<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>. </span>Sono i canti intitolati: l'<i>Orazione</i> (<i>Magno Dio, per la cui -costante legge</i> ecc. presso Roscoe, <i>Leone X</i>, ed. Bossi, VIII, p. 120), -l'<i>Inno</i> (<i>Oda il sacro inno tutta la natura</i> ecc. presso Fabroni, -Laurent. Adnot. 9). L'<i>Altercazione</i> (<i>Poesie di Lorenzo il Magnifico</i>, -I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le altre -poesie qui nominate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note578"> -<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>. </span>Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo -<i>Morgante</i> tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere -specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso -deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la -più spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici -di Lorenzo: i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati -(v. pag. 301 e 306 nota) ne formano come il complemento.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CIVILTÀ DEL SECOLO DEL RINASCIMENTO IN ITALIA, VOLUME II ***</div> -<div style='display:block; margin:1em 0'>This file should be named 64206-h.htm or 64206-h.zip</div> -<div style='display:block; margin:1em 0'>This and all associated files of various formats will be found in https://www.gutenberg.org/6/4/2/0/64206/</div> -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s web site -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This Web site includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/old/64206-h/images/cover.jpg b/old/old/64206-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index ce2b7e7..0000000 --- a/old/old/64206-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
