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Carnesecchi, Piazza d'Arno. - - - - -PARTE QUARTA - -SCOPERTA DEL MONDO ESTERIORE E DELL'UOMO - - - - -CAPITOLO I. - -Viaggi degli Italiani. - - - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi. - - -Vinti gl'innumerevoli ostacoli, che altrove arrestarono il progresso, -raggiunto un alto grado di sviluppo individuale ed educati alla scuola -dell'antichità, gli Italiani si volgono ora alla scoperta del mondo -esteriore e si accingono a riprodurlo nella scienza e nell'arte. -Ma, rispetto a quest'ultima, non è ufficio nostro il segnalarne ora -i progressi, che più convenientemente dovrebbero riserbarsi ad una -trattazione speciale. - -Anche sui viaggi compiuti dagli Italiani in lontane regioni noi -non possiamo permetterci qui che alcune considerazioni generali. Le -Crociate aveano aperto agli Europei paesi da lungo tempo sconosciuti, -e risvegliato dovunque l'istinto della vita errabonda ed avventuriera. -Non è, nè sarà mai facile il dire quando questo istinto si sia -collegato con lo spirito d'investigazione scientifica o si sia posto -del tutto al servigio di quest'ultima; ma non v'ha dubbio che ciò -accadde in Italia assai per tempo e in modo più largo e compiuto, che -non in qualsiasi altro paese. Già anche alle Crociate gl'Italiani -aveano preso una parte molto diversa da quella degli altri popoli -d'occidente, avendo essi flotte e interessi commerciali in oriente; -e da tempo immemorabile il Mediterraneo aveva svolto negli abitatori -delle sue rive tendenze affatto speciali, per cui avventurieri nel -senso nordico gli Italiani non poterono, per la stessa loro indole, -diventar mai. Ma quando si furono sufficientemente famigliarizzati -con tutti i porti orientali del Mediterraneo, accadde invece che -i più intraprendenti si sentissero portati ad abbracciare la vita -nomade e vagabonda dei viaggiatori arabi, che vi s'incontravano -dappertutto, avendo già dinanzi a sè gran parte della terra omai più -o meno scoperta. Ovvero, come i Polo veneziani, trovaronsi involti -nelle correnti del mondo mongolico e furono portati sempre più innanzi -sino ai piedi del gran trono dei Tartari. Anche nel mare Atlantico -noi troviamo assai per tempo singoli Italiani associati a questa -o a quella scoperta; furono infatti i Genovesi, che ancora sin dal -XIII secolo trovarono le Canarie,[1] e genovesi pur furono quelli, -che nello stesso anno 1291, quando appunto andava perduta Tolemaide, -ultimo avanzo dell'oriente cristiano, fecero il primo tentativo, che -si conosca, di trovare una via marittima alle Indie orientali:[2] sotto -questo riguardo adunque Colombo non fu il solo, ma il più grande in una -schiera numerosa di Italiani, che navigarono in mari remoti al servizio -delle potenze occidentali. Ora, se vero scopritore non è già colui, che -casualmente approda pel primo ad un paese, ma chi, dopo averlo cercato, -lo trova, e se costui soltanto raccoglie la gloria di tutti gli sforzi -de' suoi predecessori e acquista il diritto di portar pel primo la -parola sugli altri, non v'ha dubbio che gl'Italiani, quando anche si -volesse loro contrastar la priorità dell'arrivo in qualsiasi spiaggia, -rimarranno pur sempre il popolo scopritore per eccellenza durante tutto -il periodo ultimo del medio-evo. - -Il corroborare questa asserzione con prove spetta alla storia speciale -delle scoperte. Ma non per questo verrà mai meno l'ammirazione dovuta -alla grandiosa figura del Genovese, che divinò, cercò e ritrovò un -nuovo continente al di là dell'oceano, e che pel primo potè dire: il -_mondo è poco_, la terra non è così grande, come si crede. Mentre la -Spagna dava all'Italia un Alessandro VI, l'Italia dava alla Spagna -un Colombo: poche settimane prima della morte di quel Papa (7 luglio -1503), questi scriveva dalla Giamaica quella splendida lettera agli -ingrati re cattolici, che la posterità non potrà mai leggere senza un -senso di profonda commozione. E in un codicillo, datato da Valladolid -nel 4 maggio 1506, lascia egli «alla sua diletta patria, la repubblica -di Genova», quel libro di preghiere, che gli fu regalato da papa -Alessandro, e dal quale attinse «sommo conforto nel carcere, nelle -lotte e in ogni specie di avversità». Si direbbe quasi che con ciò -il grand'uomo avesse avuto in mira di diffondere un ultima aureola di -perdono e di pace sull'abborrito nome dei Borgia. - - -La stessa legge di brevità che ci è imposta rispetto ai viaggi degli -Italiani, ci si impone altresì, per l'indole del nostro lavoro, -rispetto allo sviluppo che ebbe presso di loro l'esposizione dei -dati e delle dottrine geografiche, ossia riguardo alla parte, che -essi presero al progressivo allargarsi della cosmografia. Ma anche -un semplice confronto superficiale con quanto fecero gli altri popoli -mostra negli Italiani una priorità e superiorità incontrastabili. Dove, -fuori d'Italia, alla metà del secolo XV, avrebbesi potuto trovare in -un uomo solo tante cognizioni geografiche, statistiche e storiche, -quante si riscontrano in Enea Silvio? Dove una esposizione altrettanto -larga e compiuta? E non solo nel suo principale lavoro cosmografico, -ma anche nelle sue Lettere e nei Commentarli egli descrive con sempre -uguale maestria paesi, città, costumi, industrie prodotti, condizioni -politiche e costituzioni, quando può parlare di veduta propria o sulla -fede di testimonianze viventi; mentre invece in ciò che ha attinto dai -libri si nota generalmente una certa fiacchezza e quasi perplessità. -Anche il breve schizzo,[3] che egli ci dà di una vallata del -Tirolo, dove Federigo III gli conferì una prebenda, non lascia senza -osservazione nessuno dei rapporti più disparati della vita e rivela nel -suo autore un dono, ed un metodo d'indagine obbiettiva e comparativa, -quale soltanto poteva avere un connazionale di Colombo, nutrito di -buoni studi. Mille altri videro e seppero, almeno parzialmente, ciò -che egli vide e seppe, ma senza risentire un prepotente impulso a -darne un'immagine, e senza la coscienza che il mondo e il tempo la -domandavano. - -Del resto, anche nella, cosmografia sarà fatica perduta[4] il voler -distinguere con precisione ciò che si deve riguardare come un portato -degli studi dell'antichità da ciò, che è da ascrivere al genio speciale -degli Italiani. Essi considerano e trattano le cose di questo mondo -da un punto di vista obbiettivo prima ancora di conoscere esattamente -gli antichi, perchè essi stessi sono tuttavia un popolo semi-antico -e perchè le loro condizioni politiche ve li predispongono; ma non -sarebbero così rapidamente giunti ad un tal grado di maturità, se gli -antichi geografi non avessero già loro additato la via. Incalcolabile -da ultimo è l'influenza, che esercitarono le cosmografie italiane -già esistenti sullo spirito e sulle tendenze dei viaggiatori e degli -scopritori. Anche il semplice dilettante di una scienza, quale, -ad esempio, sarebbe Enea Silvio, se per un momento lo si volesse -collocar tanto in basso, può benissimo circondarla di quel fascino -prepotente, che per nuovi intraprenditori costituisce il nuovo terreno -indispensabile di una opinione pubblica prevalente, di un preconcetto -favorevole ad una impresa. Solo i veri scopritori in qualsiasi ramo -dello scibile sanno valutare tutta l'importanza del servigio, che con -ciò vien reso agli arditi loro concepimenti. - - - - -CAPITOLO II. - -Le scienze naturali in Italia. - - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. Influenza dell'umanismo. — Botanica; i cultori - del giardinaggio. — Zoologia: i serragli. — Il seguito di - Ippolito de' Medici; gli schiavi. - - -Quanto al posto che spetta agli Italiani nel campo delle scienze -naturali, noi non possiamo far altro che rinviare il lettore ai -trattati speciali, fra i quali non ci è nota che l'opera evidentemente -troppo superficiale e dogmatica del Libri.[5] La contesa sulla priorità -di singole scoperte ci par tanto meno importante, in quanto siamo -del parere, che in ogni tempo e in ogni popolo civile è possibile -che sorga un uomo, il quale, fornito di una cultura assai limitata, -per irresistibile impulso si getta in braccio all'empirismo e, per -una felice disposizione naturale, fa progressi maravigliosi. Tali -furono Gerberto di Reims e Ruggero Bacone; e se essi, per soprappiù, -si appropriarono poi nella loro specialità tutto il sapere del loro -tempo, ciò non fu che una conseguenza legittima dello scopo, che -avevano in vista. Una volta squarciato il velo dell'errore, tolto il -fascino delle tradizioni, e dell'autorità delle scuole e superato quel -religioso terrore che soleva ispirar la natura, i problemi abbondarono -d'ogni parte ai loro occhi. Ma la cosa è molto diversa quando lo -spirito d'osservazione e d'investigazione della natura è privilegio -speciale di un popolo intero, e conseguentemente lo scopritore non -è nè minacciato, nè condannato al silenzio, ma può anzi contare sul -consenso e sul favore universale. E in tali condizioni pare essersi -trovata appunto allora l'Italia.[6] Non senza orgoglio i naturalisti -italiani additano le prove e gl'indizi, pei quali non si può dubitare -dell'empirismo di Dante nello studio della natura.[7] Intorno a certe -singole scoperte o priorità nella menzione di speciali fenomeni, -che essi gli attribuiscono, noi non arrischieremo nessun giudizio; -ma anche l'uomo il più profano dovrà restar sorpreso dinanzi alla -grande potenza di osservazione, che traluce da tutte le sue immagini -e similitudini. Più assai che in qualsiasi altro poeta moderno, esse -appariscono in lui desunte dalla vita reale tanto della natura, che -dell'uomo, ed egli se ne serve non già a semplice studio di ornamento, -ma per porgere un'idea quanto più sia possibile adeguata di ciò che -vuol dire. Nell'astronomia poi egli dà prove di cognizioni affatto -speciali, quantunque non si debba disconoscere che molti di quei passi -del suo gran poema che ora destano stupore, in allora fossero intesi -universalmente. Dante infatti, senza tener conto della sua erudizione, -si fonda sopra un'astronomia popolare molto diffusa al suo tempo e -che gli Italiani, popolo essenzialmente marittimo, avevano ereditato -già degli antichi. La cognizione esatta del sorgere e del tramontare -delle costellazioni non è oggidì più necessaria per l'uso introdotto -degli orologi e dei calendari, e con essa andò perduto anche tutto -quell'interesse, che il popolo era solito di prendere per tanti altri -fatti astronomici. Presentemente abbondano i manuali e gli insegnamenti -per guisa, che ogni fanciullo sa ciò che Dante non sapeva, che cioè la -terra si gira intorno al sole; ma, fatta eccezione degli uomini della -scienza, l'interesse pei grandiosi fenomeni celesti ha fatto luogo alla -più completa indifferenza. - -Ciò non ostante, neanche i delirj astrologici, nei quali deviò poscia -l'astronomia, non provano nulla contro le tendenze empiriche degli -Italiani d'allora; esse non furono che attraversate e vinte per un -momento dalla smania ardentissima di conoscere l'avvenire. E anche di -questi delirj avremo occasione di parlare, quando ci faremo a studiare -il carattere morale e religioso della nazione. - - -Contro questa ed altre scienze erronee la Chiesa s'era mostrata quasi -sempre assai tollerante, ed anche contro la schietta investigazione -della natura essa non procedette mai con rigore, se non quando le -accuse — vere o non vere — involgevano anche un sospetto di eresia e di -negromanzia, che per vero ci andava molto dappresso. Ma la questione, -che importerebbe risolvere, sarebbe propriamente di sapere sino a qual -punto ed in quali casi gli Inquisitori domenicani, ed anche in parte -i francescani, abbiano avuto in Italia la coscienza delle falsità -delle accuse che si portavano al loro tribunale, e tuttavia abbiano -continuato a condannare, sia per connivenza verso i nemici degli -accusati, sia per tacita avversione contro lo studio della natura in -generale e più specialmente poi contro ogni esperimento scientifico. -Quest'ultimo caso può essersi talvolta verificato, ma sarebbe pressochè -impossibile l'addurne le prove. Ciò che può aver cagionato nel nord -simili persecuzioni, l'opposizione ostinata del sistema ufficiale della -scienza fisica accettato dagli scolastici contro i novatori, come tali, -non potrebbe quasi affatto tenersi a calcolo rispetto all'Italia. Si -sa che Pietro d'Abano (vissuto al principio del secolo XIV) non cadde -vittima che dell'invidia collegiale di un altro medico, che lo accusò -presso l'Inquisizione di eresia e di magia,[8] ed altrettanto si può -supporre anche rispetto al suo contemporaneo padovano, Giovannino -Sanguinacci, perchè, come medico, inclinava alle innovazioni; ma -questi ne uscì con una semplice condanna di esiglio. Per ultimo non -bisogna dimenticare, che in Italia i domenicani, come inquisitori, -non ebbero mai tanta potenza, come nei paesi settentrionali; sì i -tiranni, che le repubbliche più d'una volta nel secolo XIV diedero -prove tali di disprezzo verso il clero in generale, che non la semplice -investigazione della natura, ma molte altre cose ben più rilevanti -andarono impunite. Ma quando, col secolo XV, l'antichità prevalse in -tutti i rapporti della vita, la breccia aperta nel vecchio sistema -s'allargò in favore d'ogni specie di indagine profana, con questo -però che l'umanismo tirò a sè le migliori forze e nocque con ciò allo -studio empirico della natura.[9] In mezzo a ciò si risveglia pur sempre -qua e là di nuovo l'Inquisizione e punisce o manda al rogo qualche -medico, perchè bestemmiatore e negromante, nè, in tali casi, si può mai -dire con certezza quale sia stato il vero e più riposto motivo della -condanna. Ma, anche in onta a tutto questo, sul finire del secolo XV -l'Italia con Paolo Toscanelli, Luca Paccioli e Leonardo da Vinci era -senza paragone il primo paese d'Europa in fatto di matematiche e di -scienze fisiche, e i più gran dotti del mondo moderno si riconoscevano -suoi discepoli, non esclusi nemmeno il Regiomontano e il Copernico. - - -Un indizio importante dell'amore generalmente diffuso alle scienze -naturali si ha anche nello zelo, con cui si cercò assai per tempo -di mettere insieme delle collezioni per lo studio comparativo delle -piante e degli animali. Innanzi tutto l'Italia è solita darsi il vanto -di essere stata la prima a possedere orti botanici, sebbene parrebbe -che in sulle prime essi non esistessero che con intenti di pratica -utilità, e d'altronde sia anche discutibile il vanto di priorità, -ch'essa si arroga. Senza paragone più importante invece è il fatto, -che tanto i principi, quanto i ricchi privati, nel mettere insieme -i loro giardini di piacere, si trovarono naturalmente condotti a far -collezioni di piante quanto più si potesse nuove e di specie diverse. -Così nel secolo XV il magnifico giardino di villa Careggi dei Medici ci -vien dipinto pressochè come un orto botanico,[10] ricco di innumerevoli -specie di alberi e di piante. Ed altrettanto, al principio del secolo -XVI, ci vien detto di una villa del cardinale Triulzio nella campagna -romana,[11] non lungi da Tivoli, dove erano siepi di rose d'ogni -specie, alberi d'ogni sorta, piante fruttifere di tutte le possibili -varietà e un grande orto con venti specie di uve. Qui evidentemente -si ha qualche cosa di più che un pajo di dozzine di piante medicinali -universalmente conosciute, quali non mancano nei giardini di tutti i -castelli e dei conventi degli altri paesi d'occidente: oltre ad una -cultura assai progredita delle piante fruttifere pei vantaggi che se ne -ritraggono, si vede un interesse speciale per le piante in sè medesime, -per ciò che esse hanno in sè di notevole. La storia dell'arte c'insegna -come solo più tardi questa passione delle collezioni fece luogo alle -esigenze del gusto architettonico pittoresco. - - -Anche l'allevamento di animali rari e forestieri non si può immaginare -scompagnato da uno spirito superiore d'osservazione. Il facile -trasporto dai porti meridionali ed orientali del Mediterraneo e le -condizioni favorevoli del clima italiano rendevano possibile l'acquisto -delle maestose belve del sud e accettabili i doni, che di quando in -quando ne facevano i Sultani.[12] L'animale preferito tanto nelle -repubbliche, che nei principati è di regola il leone, anche se non -figuri nel loro stemma, come era appunto il caso di Firenze.[13] Le -tane, dove si tenevano rinchiusi, erano o nei palazzi del governo o in -prossimità di essi, come, ad esempio, in Perugia e in Firenze; quelli -di Roma erano nei sotterranei del Campidoglio. Infatti questi animali -si adoperavano talvolta per l'esecuzione delle sentenze capitali -in affari politici,[14] e tenevano inoltre vivo nel popolo un certo -rispettoso spavento. Di più, il loro contegno si aveva in conto di un -misterioso pronostico: la loro fecondità si riguardava come un segno -d'imminente prosperità generale, ed anche Giovanni Villani non crede -di derogare alla propria dignità notando di avere assistito di persona -al parto di una leonessa.[15] I lioncelli usavasi di regalarli alle -città e ai principi vicini, ed anche ai Condottieri, qual premio al -valore.[16] I Fiorentini ebbero pure assai per tempo dei leopardi, -pei quali tenevano ai loro stipendi un apposito domatore.[17] Borso da -Ferrara faceva combattere i suoi leoni con tori, orsi e cinghiali.[18] - -Sul finire del secolo XV poi trovansi, come oggetti di necessario -lusso, in parecchie corti principesche dei veri serragli. «Alla -magnificenza di un gran, signore, scrive Matarazzo, s'appartiene di -possedere cavalli, cani, muli, sparvieri ed altri uccelli, come altresì -buffoni, cantanti e bestie feroci».[19] Il serraglio di Napoli al tempo -di Ferrante conteneva una giraffa ed uno zebro, doni del monarca di -Bagdad, a quanto sembra.[20] Filippo Maria Visconti possedeva non solo -dei cavalli, che vennero pagati 500 e sin 1000 ducati d'oro ciascuno, -e pregiatissimi cani inglesi, ma anche molti leopardi, fatti venire da -diverse regioni d'oriente: il mantenimento de' suoi uccelli da caccia, -che avea fatto raccogliere in tutto il settentrione, non gli costava -meno di 3000 ducati d'oro ogni mese.[21] Emanuele il grande, re di -Portogallo, sapeva bene qual prezioso regalo faceva a Leone X, quando -gli mandò un elefante ed un rinoceronte.[22] E per tal modo si veniva -ponendo le basi della scienza zoologica e della botanica. - -Lo studio pratico della zoologia ebbe impulso poi dall'allevamento -delle razze cavalline, delle quali quella mantovana di Francesco -Gonzaga passava per la prima d'Europa.[23] L'uso di attribuire un -pregio speciale a certe razze è certamente tanto antico, quanto l'arte -del cavalcare, e la produzione artificiale di razze ibride deve essere -stata comune specialmente sin dal tempo delle Crociate; ma, quanto -all'Italia, la conquista dei premi nelle corse, che si davano in -qualunque città di qualche importanza, era il movente più efficace -per cercarvi la produzione dei cavalli pregiati sopratutto per somma -celerità. E appunto nella razza mantovana crescevano gl'infallibili -corridori di questa specie, ma, oltre a ciò, anche i più nobili cavalli -da battaglia, e in generale cavalli tali, che, fra tutti i doni fatti -a gran signori, si avevano pei più degni di un principe. Il Gonzaga -teneva nelle sue stalle stalloni e giumente di Spagna e d'Irlanda, -nonchè d'Africa, di Tracia e di Cilicia, e, per avere quest'ultime, -egli coltivava costantemente l'amicizia dei Gransultani. Tutte le -varietà furono quivi tentate per produrre quanto più si potesse di -eccellente e di perfetto. - - -Ma a questo tempo non mancò neanche quello che si direbbe un serraglio -d'uomini: il celebre cardinale Ippolito de' Medici,[24] figlio bastardo -di Giuliano duca di Nemours, manteneva nella strana sua corte una -schiera di selvaggi, che parlavano più di venti lingue differenti ed -erano ciascuno quanto di più perfetto poteva dare la razza, alla quale -appartenevano. Qui infatti si vedevano incomparabili volteggiatori -di puro sangue moresco tolti alle regioni settentrionali d'Africa, -arcieri tartari, lottatori negri, palombari indiani e turchi, che tutti -insieme, specialmente nelle cacce, formavano il seguito del cardinale. -Quando egli fu rapito da una morte precoce (1535), questa turba -svariata ne portò a spalle la salma da Itri a Roma, e al lutto generale -della città per la perdita di un signore così liberale confuse le sue -nenie funebri, espresse in tante lingue e accompagnate da animatissime -gesticolazioni.[25] - -Queste sparse notizie sulla parte che ebbero gl'Italiani nello studio -delle scienze naturali e della varietà e ricchezza dei prodotti della -natura in generale, non sono che cenni imperfettissimi del molto di -più, che potrebbe dirsi in proposito. Nessuno, meglio dell'autore, -sente la lacuna, ch'egli a questo riguardo è costretto di lasciare in -questa parte del suo libro; ma egli non esita a confessare che di molte -delle opere speciali, che potrebbero abbondantemente riempirla, non ha -potuto vedere presso a poco che il titolo o il frontispizio. - - - - -CAPITOLO III. - -Scoperta del Bello nel paesaggio. - - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La scuola - fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni. - - -Ma, oltre all'investigazione scientifica, eravi anche un'altra maniera -di accostarsi alla natura, ed in un senso affatto particolare. Gli -Italiani sono i primissimi fra i moderni, che intravidero e gustarono -il lato estetico del paesaggio.[26] - -Questa attitudine è sempre il risultato di un lungo e complicato -svolgimento della cultura, e la sua origine è assai difficile da -rintracciare, in quanto che un sentimento segreto di questa specie -può esistere da lungo tempo, prima che si manifesti nella poesia e -nella pittura e con ciò acquisti la coscienza di sè medesimo. Presso -gli antichi, per esempio, l'arte e la poesia si restrinsero alla -rappresentazione di tutto il ciclo della vita umana, prima di passare e -descrivere quella della natura, e quest'ultima rappresentazione rimase -pur sempre dentro limiti molto ristretti, non ostante che, da Omero -in poi, in un numero grandissimo di espressioni e di versi apparisca -evidente l'impressione sempre più forte, che la natura veniva facendo -sull'uomo. Più tardi le stirpe germaniche, che fondarono le loro -signorie sulle rovine dell'Impero romano, portavano già con sè una -naturale predisposizione a sentire altamente il lato spirituale della -scena campestre, e quand'anche il Cristianesimo le abbia costrette -per un certo tratto di tempo a non vedere nelle fonti e nei monti, -nei laghi e nei boschi sino allora venerati che la presenza di spiriti -falsi e bugiardi, non v'ha dubbio però che questo stadio di transizione -fu presto assai da esse superato. Egli è un fatto che ancora nel colmo -del medio-evo, intorno all'anno 1200, esiste nuovamente un sentimento -schietto e profondo del mondo esteriore, che si manifesta chiaramente -nei canti dei menestrelli delle diverse nazioni.[27] Da essi traspare -un vero entusiasmo pei fenomeni più semplici, quali l'apparir della -primavera e dei fiori, il rinverdire delle foreste e dei boschi. -Ma sono scene senza sfondo, talmente che anche i loro personaggi, i -crociati, che pur corsero tanta parte di mondo, in quei canti quasi non -figurano più come tali. Anche la poesia epica, la quale, ad esempio -ci descrive con tanta esattezza gli abbigliamenti e le armature dei -guerrieri, non è che imperfettissima nella descrizione dei luoghi, e -il grande Volframo di Eschenbach ci dà appena un'immagine sufficiente -della scena, nella quale si movono i suoi personaggi. Da quei canti -infatti nessuno indovinerebbe, che questa nobiltà poetante d'ogni -paese abitasse o avesse visitato e conoscesse perfettamente migliaja e -migliaja di castelli situati nelle posizioni le più pittoresche. Anche -nelle poesie degli _scolari vaganti_ (v. pag. 235) manca il senso della -prospettiva, il paesaggio propriamente detto, mentre invece le cose -vicine sono talvolta dipinte con tal vivezza di colorito, che non se -ne trova riscontro in nessun menestrello della Cavalleria. Infatti dove -trovare una descrizione della foresta d'amore simile a questa, che noi -crediamo di un poeta italiano del secolo XII? - - Immortalis fieret - Ibi manens homo: - Arbor ibi quaelibet - Suo gaudet pomo: - Viae myrrha, cinnamo - Fragrant et amomo — - Conjectari poterat - Dominus ex domo[28] ecc. - -Egli è evidente che per gli Italiani la natura è già da lungo tempo -monda e purificata da ogni influsso di potenze soprannaturali. San -Francesco d'Assisi nel suo Inno al sole loda il Signore non per altro, -che per la creazione delle luci del cielo e dei quattro elementi. - -Ma le prove più convincenti della profonda impressione esercitata -dalla natura sull'animo dell'uomo cominciano con Dante. Egli ci ritrae -al vivo in poche linee non solo il sorgere dell'aurora e il tremolar -della marina sotto la brezza mattinale o la tempesta che fa tremar le -selve ed i pastori, ma sale altresì sulle cime dei monti coll'unico -intento di goder grandiose prospettive[29], uno dei primi o il primo -forse, dopo i poeti antichi, che abbia sentito la bellezza di tali -spettacoli. Il Boccaccio lascia indovinare, più che non descriva -egli stesso, quanta sia l'impressione che fanno su lui le scene della -natura; tuttavia ne' suoi romanzi pastorali non si può disconoscere -qualche tratto di squisito e delicato paesaggio, che, se non altro, -avrà esistito nella sua fantasia.[30] Con coscienza poi ancor più -compiuta il Petrarca, uno dei primi uomini perfettamente moderni, -mostra l'importanza delle grandi scene della natura per un anima -sensitiva. Quel lucidissimo spirito, che pel primo cercò in tutte le -letterature le origini e i progressi del sentimento pittoresco della -natura, e che ha dato egli stesso ne' suoi _Tableaux de la nature_ i -quadri descrittivi più perfetti che esistano, Alessandro Humboldt, non -s'è mostrato del tutto giusto riguardo al Petrarca, ed è perciò che, -anche dopo quanto egli ne scrisse, a noi pure rimane qualche cosa da -aggiungere. - -Il Petrarca non fu soltanto un valente geografo, — si vuole che a -lui si debba la primissima carta d'Italia,[31] — e nemmeno ripetè -semplicemente quanto avevano detto gli antichi,[32] ma il vero aspetto -della natura trovò nel suo spirito un eco immediato. Il godimento degli -spettacoli naturali gli vien gradito in qualsiasi mentale occupazione: -associando l'una cosa coll'altra, s'intende assai facilmente quel -desiderio di solitudine erudita, che lo incatena a Valchiusa ed -altrove, e le sue fughe periodiche dal suo secolo e dal mondo.[33] -Gli si farebbe un gran torto, se dalla sua ancor debole e scarsa -potenza descrittiva della natura si volesse inferire in lui una certa -mancanza di sentimento. La descrizione del maraviglioso golfo della -Spezia e di Porto Venere, per esempio, ch'egli innesta sulla fine del -sesto canto dell'«Africa», e che non fu mai fatta da nessuno nè degli -antichi, nè dei moderni,[34] non è, a dir vero, niente più che una -semplice enumerazione. Ma egli conosce omai la bellezza, che risulta -dal contrasto dalle rupi, e sa in generale separare l'importanza -pittoresca di un sito dalla sua utilità.[35] In occasione della sua -dimora nei boschi di Reggio, l'improvviso spettacolo di un grandioso -paesaggio agisce talmente su lui, che egli continua una poesia da -lunghissimo tempo interrotta.[36] Dove però il suo entusiasmo raggiunge -il colmo, è nell'ascesa ch'egli fece al monte Ventoux, non lungi da -Avignone.[37] Un vago desiderio di godere un ampio orizzonte s'esalta -in lui sino al punto di una vera passione alla lettura accidentale -di quel passo di Livio, dove è narrata l'ascensione al monte Emo di -Filippo di Macedonia, l'eterno avversario di Roma. Egli pensa fra sè: -come non sarà da scusare in un giovane di condizione privata ciò che -non si biasima nemmeno in un vecchio re? Infatti il salire alle cime -di un monte senza uno scopo prestabilito pareva stranezza inaudita a -quanti lo circondavano, nè certo era il caso di pensare a trovar amici -o conoscenti che lo accompagnassero. Il Petrarca non prese adunque -con sè che il minor suo fratello e, dall'ultima stazione di riposo in -avanti, due uomini del luogo in qualità di guide. Mentre con costoro -avea cominciato già la salita, un vecchio pastore lo scongiurava -di tornar sui suoi passi: aver egli pure, un cinquant'anni innanzi, -fatto un simile tentativo, ma non averne riportato altro, fuor che -le membra rotte e le vesti lacere; prima e dopo di allora nessuno -essersi avventurato in tale impresa. Ma essi non si lasciano atterrire -per questo, e tra indicibili stenti s'avanzano ognor più, sinchè si -trovano colle nuvole sotto i piedi e hanno raggiunto la cima. Ora egli -è vero bensì che noi, giunti a questo punto, ci attendiamo indarno -ad una descrizione della prospettiva che si apre loro dinanzi; ma -ciò non accade già perchè il poeta sia rimasto freddo e insensibile -a quella vista, bensì invece, perchè l'impressione fu troppo forte in -lui. In quell'altezza solitaria gli passano dinanzi alla mente tutti -i fantasmi e le follie della sua vita passata: egli si rammenta come -per l'appunto dieci anni prima era partito ancor giovane da Bologna, -e volge uno sguardo d'ansioso desiderio all'Italia; per ultimo apre un -libriccino, che s'era preso a compagno di quel viaggio, le confessioni -di S. Agostino, e l'occhio gli cade appunto casualmente su quel passo -del capitolo decimo, dove è scritto: «e gli uomini se ne vanno attorno -e ammirano l'altezza dei monti e l'ampiezza dei mari e il romorio dei -torrenti e il corso dei pianeti, immemori, in mezzo a tutto questo, di -sè medesimi». Suo fratello, al quale egli legge queste parole, non sa -comprendere, perchè, dopo ciò, egli chiuda nuovamente il libro e se ne -stia meditando in silenzio. - - -Pochi decenni più tardi, intorno all'anno 1360, Fazio degli Uberti -nella sua cosmografia,[38] scritta in versi rimati (v. vol. I, pag. -240), descrive la vasta prospettiva che si gode dal monte Alvernia, con -quella freddezza che è propria d'un geografo e di un antiquario, ma al -tempo stesso con quella verità, che contraddinstingue il testimonio -oculare. Egli deve però aver ascese cime ancora più elevate, perchè -conosce fenomeni, che non si possono osservare se non a più di 10,000 -piedi sopra il livello del mare, quali le vertigini, il rigonfiamento -degli occhi e le palpitazioni del cuore, da cui lo guarisce il suo -mitico duce, Solino, con una spugna intrisa in una particolare essenza. -Del resto, non v'ha dubbio che le ascensioni del Parnaso e dell'Olimpo, -delle quali pure egli parla,[39] non sono che prette finzioni. - - -Col secolo XV poi tutto ad un tratto i grandi maestri della scuola -fiamminga, Uberto e Giovanni van Eyk, strappano interamente alla -natura il suo velo e ne rubano la vera immagine. Ma il loro paesaggio -non si ferma lì, nè è soltanto una naturale conseguenza del loro -sforzo di presentare in generale un riflesso della realtà; esso ha -già un concetto poetico suo proprio, un'anima, benchè tuttavia in modo -ancora convenzionale. L'influenza di questo paesaggio su tutta l'arte -occidentale è innegabile, e non poterono quindi non risentirla anche -gli artisti italiani. Ma, colti ed esercitati già da sè in questo -genere, non la subirono che in parte, nè ciò bastò a distoglierli dalla -via, che s'erano tracciata essi stessi. - - -Anche in questo riguardo, come nella cosmografia, la voce di Enea -Silvio è una delle più autorevoli del tempo. Quand'anche non si volesse -tenere alcun conto di lui come uomo, si sarebbe però sempre costretti -a confessare che ben pochi son gli altri, nei quali l'immagine di quel -tempo e della sua cultura spirituale si trovi così viva ed intera, e -che assai pochi altresì s'accostarono, al pari di lui, al tipo normale -dell'uomo del Rinascimento. Del resto, lo diciamo incidentalmente, -anche dal punto di vista morale non lo si giudicherà mai con piena -giustizia sino a che si porranno a base del giudizio le lagnanze della -Chiesa tedesca defraudata, colpa le di lui oscillazioni, del tanto -invocato Concilio.[40] - -Qui egli chiama a sè tutta la nostra attenzione per essere stato il -primo non solamente a sentire la magnificenza del paesaggio italiano, -ma anche a descriverla sin nelle più minute particolarità con vero -entusiasmo (v. vol. I, pag. 244). Lo Stato della Chiesa e la Toscana -meridionale (sua patria) sono i due paesi ch'egli conobbe in modo -speciale, e, fatto Papa, usò sempre d'impiegare i suoi ozi nella -migliore stagione dell'anno in escursioni campestri più o meno lunghe. -Ora almeno la podagra, di cui era affetto da lunghissimo tempo, non -gli era più un serio ostacolo a visitar monti e valli, dove si faceva -trasportare in lettiga; e se con questi suoi gusti si paragonano -quelli dei Papi che gli successero. Pio, entusiasta della natura -e dell'antichità e appassionato pei modesti, ma eleganti edifizi, -apparirà quasi un santo. Ed egli stesso nello splendido e vivace latino -de' suoi Commentari ci ha lasciato la più veridica testimonianza di -quanto in tali piaceri si sentisse felice.[41] - -Il suo occhio appare variamente esercitato, quanto quello di qualsiasi -uomo moderno. Egli si sente rapito in una specie di estasi dinanzi -alla grandiosa magnificenza della scena, che si gode dal più alto -dei monti Albani, il monte Cavo. Di là egli prospetta la spiaggia -del territorio a lui soggetto da Terracina e dal monte Circello sino -all'Argentaro, nonchè tutto l'ampio tratto di paese che contiene le -rovine delle antichissime città, coi profili dei monti dell'Italia -di mezzo, con le grandiose foreste tutto all'intorno verdeggianti -nelle pianure e coi laghi delle montagne, che l'illusione fa credere -vicini. Egli sente tutta la bellezza della posizione di Todi, che -sta come in trono in mezzo a' suoi vigneti e boschetti di ulivi, con -la prospettiva delle lontane foreste e della valle del Tevere, dove -brulicano d'ogni parte i castelli e le piccole borgate poste lungo -le sponde del fiume. Il delizioso paese vagamente ondulato intorno a -Siena colle sue ville e i suoi chiostri sul vertice d'ogni collina è -la sua patria, e ad esso quindi si volgono con predilezione speciale -le sue descrizioni. Ma egli è felicissimo altresì nel rilevare le -più minute particolarità pittoresche, come, per esempio, quando -descrive quella lingua di terra, che si protende nel lago di Bolsena, -e che è detta Capo di Monte: «gradinate di pietra, ombreggiate da -vigneti, conducono giù dirittamente alla spiaggia, dove tra gli scogli -verdeggiano perpetuamente le quercie, rallegrate del continuo dal canto -dei tordi». Sulla via che costeggia tutto all'intorno il lago di Nemi, -seduto all'ombra dei castagni e d'altri alberi fruttiferi, egli sente -che, se mai vi fu luogo atto ad ispirare un poeta, egli è certamente -questo «segreto asilo di Diana». Spesse volte si sa aver egli tenuto il -concistoro e fatta la segnatura o dato udienza agli ambasciatori sotto -quegli antichi e giganteschi castagni o all'ombra di quegli ulivi, -sedendo su un verde prato o presso il zampillo di qualche fontana. -Alla vista di una gola montuosa, che si va restringendo e sulla quale -arditamente si stende in arco un ponte, si risveglia immediatamente in -lui il suo senso d'artista. Non v'è cosa, per quanto minuta, che non -lo interessi vivamente colla perfezione e specialità caratteristica, -che le è propria: i campi azzurri di lino mollemente ondeggianti, il -giallo della ginestra che riveste le colline, e perfino i dumi selvaggi -di qualsiasi specie, nonchè singole piante e sorgenti, che gli sembrano -miracoli di natura. - -Ma il colmo dell'ebbrezza lo aspetta sul Monte Amiata, dove salì -nell'estate del 1462, quando la peste e un'afa infocata rendevano -assolutamente inabitabile la pianura. A metà dell'altezza del monte, -nell'antico convento longobardo di S. Salvatore, fermò egli colla -Curia la sua residenza: di là, tra i boschi dei castagni sospesi sul -dirupato pendio, si domina tutta la Toscana meridionale e si veggono -in lontananza le torri di Siena. Egli non salì sino alle più alte -cime del monte, ma vi salirono i suoi seguaci, ai quali si unì anche -l'oratore veneziano, e lassù essi trovarono due enormi massi di pietra -addossati l'un all'altro, che forse servirono di altare a qualche -popolo primitivo, e credettero di scorgere in gran lontananza, oltre il -mare, le due isole di Corsica e di Sardegna.[42] In quella deliziosa -frescura, all'ombra delle annose querce e de' castagni, sul verde -smalto dell'erba, dove nessuno spino trafiggeva il piede e nessun -insetto o serpente insidiava la vita, il Papa godette i suoi dì più -felici: per la segnatura, che aveva luogo in giorni determinati, egli -cercava sempre nuovi siti e nuove ombre,[43] _novos in convallibus -fontes et novas inveniens umbras, quae dubiam facerent electionem._ — -In tali circostanze gli accadde anche una volta di vedere la caccia -che i cani diedero ad un cervo enorme, che fu visto fuggire sul -monte difendendosi del suo meglio colle unghie e colle corna. Sulla -sera il Papa soleva sedere nel piazzale del convento dal lato che -prospetta la valle del Paglia, trattenendosi coi cardinali in piacevoli -ragionamenti. I curiali, che si sbandavano qua e là per cacciare, -riferivano che alle falde del monte il caldo era insopportabile, e che -la campagna arsa e deserta rendeva immagine di un vero inferno, al cui -paragone il monastero co' suoi freschi e verdi contorni poteva dirsi -una dimora di paradiso. - -In tutto questo c'è vero gusto moderno, non imitazione od influenza -antica. E, ammesso anche che gli antichi abbiano anch'essi sentito -a quel modo, certo è che le poche espressioni di qualche scrittore, -che Pio può benissimo aver conosciuto, non furono, nè potevano esser -quelle, che bastassero ad accendere in lui un sì vivo entusiasmo.[44] - -Il secondo periodo di splendore, che sul finire del secolo XV e sul -principiare del XVI ebbe la poesia italiana accanto alla latina, che -era pur sempre in fiore, ci somministra prove in gran numero della -forte impressione prodotta sugli animi dalle scene naturali, e a -convincersene basta dare un'occhiata ai lirici di quel tempo. Ma vere -descrizioni di grandiosi prospetti campestri non s'incontrano quasi -mai, appunto perchè e la lirica e l'epopea e la novella avevan ben -altro a fare in quell'energica età. Il Bojardo e l'Ariosto tratteggiano -i loro paesaggi con molta evidenza, ma quanto più brevemente possono, e -senza tirarli, col mezzo di lontananze e di prospettive, a contribuire -all'effetto,[45] che deve uscir tutto intero dai personaggi e -dall'azione. Questo sentimento sempre crescente della natura trova -un'espressione molto più spiccata nei tranquilli scrittori di dialoghi -e di lettere.[46] Singolarmente ligio a questo riguardo si mostra -il Bandello alle leggi del genere letterario, ch'egli stesso s'è -imposto: nelle novelle non mai una parola più del necessario per -designare i luoghi, dove si compiono gli avvenimenti;[47] nelle dediche -invece, che precedono ciascuna novella, ampie e particolareggiate -descrizioni dei medesimi, come scena necessaria ad attuarvi i -dialoghi e le conversazioni. Fra gli epistolografi ci duole di dover -nominare l'Aretino,[48] come colui che forse fu il primo a descrivere -minutamente qualche splendido effetto di luce e di ombre nelle ore del -tramonto. - -Ma anche presso i poeti s'incontra talvolta un singolare intreccio -di vita sentimentale con graziose pitture di scene naturali, quasi -altrettanti quadretti di genere. Tito Strozza descrive (intorno al -1480) in una elegia latina[49] la dimora della sua innamorata: una -vecchia casetta, rivestita d'edera con alcuni affreschi sacri corrosi -dal tempo, nascosta fra gli alberi: accanto ad essa una cappella -assai malconcia dalla violenza delle piene del Po, che vi scorre in -vicinanza: poco lungi di là la casa del cappellano, che coltiva i suoi -sette magri jugeri di terreno con una coppia di buoi presi a prestito. -Queste non sono certamente reminiscenze, nè imitazioni da veruno tra -gli antichi poeti elegiaci romani, ma schietto sentimento moderno, -al quale, sulla fine di questa parte del nostro lavoro, troveremo far -degno riscontro una altrettanto semplice e schietta descrizione della -vita campestre. - -Ora si suol dire comunemente che anche i grandi maestri tedeschi dei -primi anni del secolo XVI seppero talvolta rappresentare egregiamente -tali scene naturali, come fece, per esempio, Alberto Durer nella -celebre sua incisione del Figliuol prodigo. Ma altro è che un pittore, -cresciuto in mezzo al realismo, aggiunga tali scene a' suoi quadri -in via complementare e accessoria, ed altro che un poeta, avvezzo -di solito a spaziare nelle idealità o a vivere artificialmente nella -mitologia, discenda nella realtà per un intimo impulso suo proprio e -senta il bisogno di rappresentarla. Oltre a ciò la priorità di tempo, -tanto in questa, come nella descrizione della vita campestre, sta tutto -in favore dei poeti italiani. - - - - -CAPITOLO IV. - -Scoperte sull'uomo. - - Espedienti psicologici; i temperamenti. - - -A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del -Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e -la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima -essenza e le manifestazioni esteriori.[50] - -Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo -sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di -questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili. -Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza, -che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi -fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica -letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare -l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli -uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento -intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento -non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione. - -I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi. -Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci -accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni, -e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato -quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di -scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo -lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno, -che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al -tempo spetta di vedere e di giudicare. - -Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò -dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso -avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto -di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione. -L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei -quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente -ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si -mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile -nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti -pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa -strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai -non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la -poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar -tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale, -quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non -sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un -osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente -VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio -giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento -collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo -che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il -ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che -oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce -un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali -espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di -preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per -manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e -bizzarre di un altro tempo. - - - - -CAPITOLO V. - -Rappresentazione dell'elemento spirituale nella poesia. - - Valore intrinseco del verso sciolto — e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e la - Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa della - rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e balli. — - Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea romantica. — - Scoloriture necessarie nella pittura dei caratteri. — Il Pulci - e il Bojardo. — Legge intima dei loro componimenti. — L'Ariosto - e il suo stile. — Il Folengo e la parodia. — Il Tasso come - antitesi. - - -Nel campo della libera rappresentazione dello spirito ci si fanno -incontro per primi i grandi poeti del secolo XV. - -Se da tutta la poesia cortigiana e cavalleresca dei due secoli -precedenti noi ci facciamo a raccogliere le gemme le più preziose, -avremo un complesso di splendide divinazioni e singole pitture -d'affetti, che a prima vista potranno far parere assai disputabile -il primato, cui aspirano gli Italiani. Anche non tenendo conto delle -produzioni liriche propriamente dette, Goffredo di Strasburgo col suo -poema «Tristano ed Isolda» ci offre il quadro di una passione, che ha -dei tratti che non moriranno mai. Ma queste gemme nuotano in un mare -di convenzionalità artificiali, e in sostanza sono ancor troppo lontane -dal dare una completa rappresentazione obbiettiva dell'uomo interiore e -delle sue potenze morali. - -Anche l'Italia ebbe nel secolo XIII una parte attiva nella poesia -cortigiana e cavalleresca per mezzo de' suoi trovatori. Furono questi -che crearono la _canzone_ propriamente detta, la quale nelle loro -mani procede artificiosa e stentata, al pari di qualsiasi canto dei -menestrelli settentrionali, ed anche quanto alla sostanza tradisce il -solito convenzionalismo di corte, qualunque sia la condizione sociale -alla quale appartiene il poeta. - -Ma già s'aprono due nuove vie, che accennano ad un avvenire proprio -e speciale della poesia italiana, e che non si possono al tutto -riguardare come prive di una certa importanza, specialmente se la -questione sia soltanto di pura forma. - -Dallo stesso Brunetto Latini (il maestro di Dante), che nelle canzoni -rappresenta la solita maniera dei trovatori, derivano i primi _versi -sciolti_ che si conoscano,[53] e in questa apparente assenza di -forme trovasi espressa d'un tratto una vera e reale passione. È una -volontaria rinuncia ad ogni artificio esterno suggerita dalla speranza -che tutta l'efficacia risulti dal concetto, come alcuni decennî più -tardi accadde colla pittura a fresco e più tardi ancora colla pittura a -tempra, dalle quali sono banditi i colori e l'effetto risulta soltanto -dal movimento delle ombre. Per quel tempo, che nella poesia teneva pur -tanto al convenzionale, questi versi di Brunetto segnano il primo passo -verso un indirizzo del tutto nuovo.[54] - -Ma accanto a ciò, anzi ancora nella prima metà del secolo XIII, -una delle molte forme ritmiche rigorosamente ripartite in strofe, -che l'occidente allora inventò, va diventando per l'Italia la forma -normale prevalente: il sonetto. La collocazione delle rime ed anche il -numero dei versi oscillano ancora per un centinaio d'anni,[55] sino -a che il Petrarca li fissa in modo stabile e definitivo. Questa è la -forma, nella quale da principio si fonde ogni elevato pensiero lirico -e contemplativo e, più tardi, ogni concetto possibile, per guisa che -i madrigali, le sestine e perfin le canzoni, accanto ad essa, non -tengono più che un posto al tutto secondario. Molti italiani si sono -in epoche posteriori lagnati, ora scherzando ed ora sul serio, di -questo inevitabile modello, di questo letto di Procuste, che obbliga -a torturare nelle morse de' suoi quattordici versi i pensieri e gli -affetti. Ma non mancarono e non mancano tuttavia anche quelli, che -amano invece questa forma e ne usano migliaia di volte, per depositarvi -vuote reminiscenze e oziose tiritere senza serietà e senza senso. -Questo spiega perchè abbondino tanto i futili e cattivi sonetti e vi -sia tanta penuria di buoni. - -Ciò non ostante, noi siamo del parere che il sonetto sia stato un -grande beneficio ed una vera fortuna per la poesia italiana. La -chiarezza e la bellezza della sua forma, la necessità di elevare il -concetto nella sua seconda metà, più intimamente legata insieme, la -facilità stessa dell'apprenderlo a memoria, dovevano renderlo, e lo -resero infatti, caro e pregiato anche ai grandi maestri. Nè certo -essi lo avrebbero conservato ed usato in ogni secolo ed anche nel -nostro, se avessero pensato diversamente. Chi oserà dire che ad essi -mancasse la potenza di esprimersi altrettanto gagliardamente adottando -un'altra forma qualunque? Ma appunto perchè essi del sonetto fecero -una delle principali forme della lirica italiana, accadde che anche -moltissimi altri, forniti di belle, se non somme, attitudini, e che -in altri generi più distesi della lirica avrebbero fatto naufragio, -impararono necessariamente un modo corretto e conciso di esprimere le -loro idee. Il sonetto diventò un condensatore generale dei pensieri e -degli affetti, quale non si ritrova nella poesia di verun altro popolo -moderno. - -Per tal modo ci si fa incontro ora il mondo sentimentale italiano in -una moltitudine di immagini molto spiccate e concise e nella stessa -loro brevità straordinariamente efficaci. Se anche altri popoli -avessero posseduto una forma convenzionale di questa specie, forse noi -sapremmo molte cose di più intorno alla loro vita intima; fors'anche -avremmo in quadri nettamente delineati una serie di situazioni interne -ed esterne e pitture vive e parlanti di passioni e di affetti, che -indarno cerchiamo in una pretesa lirica dei secoli XIV e XV, che non ha -quasi nulla da doversi riguardar come tale. Negli Italiani si nota un -progresso incontestato ed evidente pressochè dalla nascita del sonetto -in poi; infatti ancora nella seconda metà del secolo XIII i _trovatori -della transizione_, come furono detti recentemente,[56] costituiscono -il termine intermedio tra i trovatori propriamente detti e i poeti -che risentono l'influenza antica: il sentimento semplice e vigoroso, -l'energica dipintura delle situazioni, la precisione della frase e la -serrata brevità della chiusa nei loro sonetti e in altre composizioni -fanno già presentire imminente l'apparizione di Dante. Alcuni sonetti -ispirati dall'amore di parte tanto guelfi, che ghibellini, (1260-1270) -respirano una passione, che si rassomiglia molto alla sua; altri -ricordano quanto v'ha di più dolce nella sua lirica. - - -Come egli stesso teoricamente la pensasse intorno al sonetto, noi no 'l -sappiamo, perchè le ultime parti del suo libro «Del volgare eloquio», -nelle quali appunto voleva trattare delle ballate e dei sonetti, o non -furono mai scritte o andarono perdute. Ma praticamente qual tesoro di -pensieri e d'affetti non ha egli a piene mani versato e nel sonetto e -nella canzone! E qual cornice non ha egli saputo lavorarvi all'intorno! -La prosa della «Vita nuova», nella quale egli rende conto delle cause -che occasionarono ciascuna delle sue poesie, non è meno maravigliosa -dei versi stessi e forma con questi un tutto armonico, nel quale -regna il sentimento il più delicato e profondo. Aperto e sincero, -egli mette in piena evidenza tutte le gradazioni, per le quali il suo -spirito passò successivamente dall'ebbrezza al dolore, e fonde poi il -tutto con potente energia nella più severa forma dell'arte. Leggendo -attentamente questi sonetti e queste canzoni e in mezzo ad esse quei -maravigliosi frammenti del giornale della sua vita, si direbbe quasi -che per tutto il medio-evo gli altri poeti abbiano fatto uno studio -speciale di non interrogar sè medesimi ed egli solo, pel primo, abbia -osato affrontare il testimonio della propria coscienza. Di strofe -artefatte si ha copia grandissima anche prima di lui; ma egli solo è -il primo vero artista nel pieno senso della parola, perchè è il primo -a fondere scientemente un grande concetto in una forma perfetta. Qui -si ha veramente una lirica soggettiva improntata della più schietta -verità e grandezza obbiettiva, e ciò con sì armonico accordo, che tutti -i popoli e tutti i secoli ponno appropriarsi una tal maniera di sentire -e di scrivere.[57] E se talvolta dal tema è condotto ad uscir fuori -di sè medesimo, e non può manifestare la potenza del suo sentimento -se non da un fatto estrinseco a lui, come nei grandiosi sonetti _Tanto -gentile_ ecc. e _Vede perfettamente_ ecc., egli sente tosto il bisogno -di giustificarsene.[58] In sostanza a questo genere appartiene anche il -più bello di questi componimenti, il sonetto _Deh peregrini che pensosi -andate_ ecc. - -Anche se non avesse scritto la Divina Commedia, basterebbe questa -storia intima della sua vita giovanile per far di Dante l'ultimo uomo -del medio-evo e il primo del tempo moderno. È la vita dello spirito, -che tutto ad un tratto acquista la coscienza di sè medesimo e si -manifesta quale si sente. - -Dopo ciò sarebbe impresa disperata e soverchia il voler dire quante -di simili manifestazioni s'incontrino nella Divina Commedia, e noi -dovremmo seguire canto per canto l'intero poema, se volessimo metterne -in evidenza i pregi in questo riguardo. Ma fortunatamente non siamo in -questa necessità, dappoichè la Commedia già da lungo tempo è divenuta -il libro prediletto di tutti i popoli occidentali. Il suo organismo -e il concetto fondamentale appartengono ancora al medio-evo e non si -legano colle nostre idee se non per un nesso di continuità storica; -ma il poema è essenzialmente la fonte primitiva d'ogni moderna poesia -tanto per la sua ricchezza, come per l'alta sua potenza plastica nella -rappresentazione dell'elemento spirituale in tutte le sue gradazioni e -trasformazioni.[59] - -Da questo tempo in avanti potrà benissimo accadere che questa poesia -abbia i suoi momenti di oscillazione e accenni anche per qualche -mezzo secolo ad un apparente regresso: — ciò non ostante però il suo -principio vitale è salvo per sempre, e dovunque in Italia nei secoli -XIV e XV e nei primi anni del XVI uno spirito veramente originale e -profondo vi si accosta, egli rappresenta da sè solo una potenza di gran -lunga superiore a quella di qualunque poeta non italiano, presupposta -l'eguaglianza delle attitudini, che del resto non è così facile a -stabilire. - -Come nella storia italiana si vede ordinariamente la cultura (di cui -la poesia è un elemento) precedere l'arte figurativa e contribuire -essenzialmente a darle il primo impulso, così vediamo ora anche qui -ripetersi il fatto identico. Ci volle più d'un secolo prima che il -movimento intellettuale, la vita dell'anima trovasse nella pittura -e nella scultura un'espressione, che in qualche modo fosse analoga a -quella di Dante. Se ed in quanto ciò si verifichi nella vita artistica -degli altri popoli[60] e quale importanza possa avere in sè una tale -questione, non è questo il luogo, in cui ciò debba discutersi. Ma il -fatto ha un peso decisivo nella storia della cultura italiana. - - -Quale in questo riguardo sia il posto da assegnarsi al Petrarca, -potranno dirlo da sè i lettori, trattandosi di un poeta tanto -universalmente conosciuto. Ma non bisogna accostarsi a lui con -gl'intendimenti di un giudice inquisitore e andar rintracciando -minutamente le contraddizioni tra l'uomo e il poeta, e gli amori -secondari oggimai comprovati ed altri suoi lati deboli, poichè in tal -caso non si durerà gran fatica a trovar noiosa la lettura de' suoi -sonetti, e si perderà di vista il poeta per la smania d'imparar a -conoscere l'uomo, come suol dirsi, nella sua «totalità».[61] E questo -pur troppo è quanto a suo riguardo è accaduto. Invece di ringraziare -il cielo che non s'abbia bisogno di investigare come e attraverso -quali lotte un poeta sia giunto a mettere in salvo la parte più -preziosa della travagliata sua vita, da poche e sparse «reliquie» di -questo genere s'è cercato di cucire insieme anche pel Petrarca una -biografia, che potrebbe dirsi piuttosto un atto d'accusa. L'ombra sua -però se ne consoli: se la stampa e i commenti degli epistolari degli -uomini illustri continuano ancora per altri cinquant'anni, come hanno -cominciato in Germania ed in Inghilterra, il banco degli accusati, sul -quale egli è stato posto a sedere, diverrà addirittura il seggio, su -cui saranno chiamati l'un dopo l'altro a rispondere tutti gli uomini -grandi. - -Senza disconoscere il molto di artificiale e di ricercato, in cui il -Petrarca imita sè stesso e continua a poetare alla sua maniera, noi -ammiriamo in lui una copia straordinaria di concetti e di immagini, -che s'aggirano tutte nel campo della spiritualità, descrizioni di -momenti di ebbrezza o di abbandono, che debbono riguardarsi come al -tutto propri di lui solo, perchè in nessuno prima di lui ci accade -di incontrarli, e che costituiscono appunto il suo merito principale -dinanzi alla sua nazione e al mondo intero. Non sempre l'espressione -è ugualmente schietta; e non è raro il caso che alle più delicate -idealità si frammischi qua e là qualche cosa che per noi ha dello -strano, qualche allegoria che somiglia ad un giuoco di parole, qualche -argomentazione che dà nel sofistico: ad ogni modo però la parte sana -prevale di gran lunga su tutti questi difetti. - - -Anche il Boccaccio co' suoi sonetti così poco pregiati raggiunge -talvolta una forza non comune di espressione nella pittura, che fa -de' suoi sentimenti.[62] Il ritorno ad un luogo reso sacro da memorie -amorose (son. 22), la melanconia primaverile (son. 33), la tristezza -del poeta che si sente invecchiare (son. 65), sono argomenti da -lui trattati con somma maestria. Oltre a ciò, nell'«Ameto» egli ha -descritto la forza purificante e rigeneratrice di amore, come nessuno -avrebbe creduto doversi aspettare dall'autore del Decamerone.[63] E -finalmente la sua «Fiammetta» è una grande e circostanziata analisi -psicologica fatta con un profondo spirito di osservazione, quantunque -non sempre condotta colla desiderata equabilità di stile e d'immagini -ed evidentemente padroneggiata qua e là dalla smania di sfoggiare -in frasi lussureggianti, nonchè pregiudicata anche dall'innesto, -inopportuno affatto, di allusioni mitologiche e di citazioni erudite. -Se non andiamo errati, la Fiammetta costituisce, sotto un certo -aspetto, un riscontro alla «Vita nuova di Dante», o almeno ebbe -l'impulso da questa. - -Che gli antichi poeti, specialmente gli elegiaci e il libro quarto -dell'Eneide, non sieno rimasti senza una grande influenza su questi -e sugli Italiani venuti più tardi,[64] è cosa che già s'intende da -sè; ma ciò non impedisce minimamente che la sorgente del sentimento -sgorghi spontanea e potente dal loro intimo. Chi sotto questo aspetto -li paragona coi loro contemporanei non italiani, troverà generalmente -in essi la primissima e completa manifestazione dei sentimenti -dell'Europa moderna. Infatti non si tratta tanto di sapere, se altri -uomini eccellenti d'altre nazioni abbiano sentito con pari squisitezza -e profondità, ma chi sia stato il primo a rivelare colla parola una più -ricca e profonda cognizione dei sentimenti interni. - - -Ma perchè gl'Italiani del Rinascimento non hanno fatto se non cose del -tutto mediocri nel campo della tragedia? Niun genere infatti sarebbe -stato più acconcio a dar risalto in mille guise diverse ai caratteri, -ai pensieri ed alle passioni degli uomini nel loro nascere, crescere -e svilupparsi. Perchè dunque, per dirla in altre parole, non ebbe -anche l'Italia il suo Shakspeare? Nè formuliamo a caso in tal modo -la domanda. Sta di fatto che con tutti i rimanenti teatri del nord -gl'Italiani dei secoli XVI e XVII non ebbero nessun motivo di temere -il confronto, e, quanto al teatro spagnuolo, se non poterono farvi -concorrenza, ciò accadde e perchè il fanatismo religioso s'era spento -in essi già da gran tempo, e perchè del punto astratto d'onore non si -curavano che in apparenza, e perchè da ultimo erano troppo prudenti -da un lato e troppo orgogliosi dall'altro per piegarsi a idolatrare e -glorificare il principato, che per lo più era tirannico ed illegittimo -presso di loro.[65] La questione si restringe adunque unicamente al -confronto col teatro inglese, ed anche rispetto a questo soltanto pel -breve periodo del suo massimo splendore. - -Innanzi tutto sarebbe facile il rispondere che tutto il resto d'Europa -non fu in grado di produrre che un solo Shakspeare, e che genii simili -non sono in generale se non rari doni del cielo. Ma, oltre a ciò, si -potrebbe anche soggiungere, che non è per nulla provato che anche il -teatro italiano non fosse in sulla via di prendere uno slancio potente, -quando invece scoppiò la Contro-riforma e soffocò, d'accordo col -dominio spagnuolo (diretto su Napoli e su Milano, e indiretto sul resto -d'Italia), i più fecondi prodotti dell'ingegno italiano, o li lasciò -miseramente isterilire. Si supponga, per esempio, anche solo per un -momento, lo stesso Shakspeare sotto un vicerè spagnuolo o in vicinanza -del Santo Uffizio a Roma, od anche nel suo stesso paese soltanto un -pajo di decennj più tardi, all'epoca della Rivoluzione inglese, e ci -si dica poscia in qual modo egli avrebbe potuto lasciar libero il volo -al suo genio. Il dramma perfetto, tardo figlio di ogni cultura, ha -bisogno, per svolgersi, di tempi e condizioni affatto speciali. - -Del resto, giacchè l'occasione ci si offre, ci sia lecito di -ricordar qui alcune circostanze, che parevano fatte appositamente per -difficultare o ritardare in allora un più perfetto sviluppo del dramma -in Italia, e che non cessarono se non quando era già troppo tardi per -poter rivaleggiare colle altre nazioni. - -Senza alcun dubbio la principale di queste circostanze fu il fatto, -che l'attenzione degli spettatori fu ancora assai per tempo assorbita -di preferenza dalla parte decorativa della rappresentazione, per -opera specialmente dei Misteri e delle ceremonie religiose. In tutto -l'Occidente le rappresentazioni della storia sacra e delle leggende -sacre drammatizzate sono state la fonte diretta e il principio del -dramma e del teatro; ma l'Italia, come sarà dimostrato altrove, aveva -messo nei Misteri un tale sfoggio di pompa artistica decorativa, che -necessariamente l'elemento drammatico doveva restarne in buona parte -sopraffatto. Da tali innumerevoli e pompose rappresentazioni non si -svolse neppure più tardi un genere poetico speciale, quali gli _autos -sagramentales_ di Calderon e di altri poeti spagnuoli, e molto meno poi -un vantaggio e un punto d'appoggio pel dramma profano. - - -Tuttavia quando quest'ultimo sorse e fiorì, prese subito parte, secondo -le sue forze, alla magnificenza della decorazione, alla quale per -l'appunto si era già troppo avvezzi sin dal tempo dei Misteri. Non -senza stupore si legge quanto fosse ricca e svariata la decorazione -della scena in Italia in un tempo, nel quale nei paesi settentrionali -si andava contenti ad una semplice e grossolana indicazione dei -luoghi. Ma anche questo forse non sarebbe bastato a far preponderar la -bilancia, se la rappresentazione stessa, parte colla magnificenza dei -costumi, parte e principalmente per mezzo di svariati Intermezzi, non -avesse sviato l'attenzione dal contenuto poetico della composizione. - -Che in molti luoghi, ma più specialmente poi a Roma e a Ferrara, -si sieno rappresentate delle commedie di Plauto e di Terenzio, ed -anche talora delle tragedie antiche (v. vol. I, pag. 320 e 342), ora -in lingua latina ed ora in italiano; che le accademie sorte a quel -tempo (v. ibid. pag. 375) si sieno fatte di tali rappresentazioni -un'occupazione principalissima, e che i poeti del Rinascimento anche -nei loro drammi si sieno dati, più di quanto conveniva, alla imitazione -di quei modelli, fu certamente un fatto, quanto vero, altrettanto -pregiudicievole al dramma italiano pei decennj, in cui ciò avvenne; -ma tuttavia a queste circostanze non bisogna dare un'importanza -maggiore di quella, che realmente hanno. Se non fosse sopraggiunta -la Contro-riforma e con essa il dominio straniero, quello stesso -svantaggio avrebbe potuto convertirsi perfino in un passo di più -fatto sulla via della rigenerazione, e non sarebbe stato senza una -certa utilità. Già poco dopo il 1520 la vittoria della lingua volgare -nella tragedia e nella commedia era stata omai, a gran dispetto -degli umanisti, vinta definitivamente.[66] Da questo lato adunque -niun ostacolo avrebbe impedito alla più colta nazione d'Europa di -sollevare il dramma nel più alto senso della parola ad una spirituale -rappresentazione della vita umana. Furono gli Inquisitori e gli -Spagnuoli, che terrorizzarono gl'Italiani e che resero impossibile -la riproduzione dei più veraci e sublimi contrasti, specialmente se -allusivi alla vita dell'intera nazione. — Ma, accanto a ciò, noi -dobbiamo prendere in più vicina considerazione anche gli allegri -Intermezzi, come veramente nocivi allo sviluppo del dramma. - -Allorchè furono festeggiate le nozze del principe Alfonso di Ferrara -con Lucrezia Borgia, il duca Ercole mostrò in persona a' suoi illustri -ospiti centodieci costumi, che doveano servire per la rappresentazione -delle commedie di Plauto, affinchè ognuno vedesse, che nessuno di -essi dovea servire due volte.[67] Ma che cosa era mai questo lusso di -vestiti di seta e di cambellotto in paragone col corredo dei balli -e delle pantomime, che si rappresentavano quali «Intermezzi» delle -commedie plautine? Che Plauto, di fronte a questi, riuscisse nojoso -ad una giovine principessa quale era Isabella Gonzaga, e che ognuno, -durante il dramma, ardentemente li aspettasse, non si durerà fatica -a comprenderlo, quando si pensi alla varietà ed al lusso, con cui -venivano rappresentati. Vi si vedevano lotte di antichi guerrieri -romani, che a suon di musica imbrandivano e palleggiavano le loro armi -secondo le più severe leggi dell'arte, danze di Mori portanti fiaccole -accese, o di selvaggi che agitavano i cornucopia, dai quali usciva -un'onda di fuoco, e ciò costituiva la parte ballabile di una pantomima, -che rappresentava il salvamento di una fanciulla dalle fauci di un -dragone. Poi venivano dei pazzi, che ballavano in veste da Pulcinella -e si battevano l'un l'altro con vesciche di majale e simili. Alla -corte di Ferrara non si dava mai una commedia senza il «suo» ballo -(_la moresca_).[68] In qual modo sia stata quivi eseguita (nel 1491) -la rappresentazione dell'«Anfitrione» di Plauto (in occasione del -primo matrimonio di Alfonso con Anna Sforza), se cioè qual pantomima -con musica od invece qual vero dramma, non si sa con certezza.[69] In -ogni caso però è fuor di dubbio, che gli elementi estranei introdottivi -superavano la composizione stessa: vi si vide infatti un ballo di -giovinetti rivestiti d'edera e disposti in gruppi artificiali, che -cantavano in coro, poi Apollo, che, toccando la lira col plettro, -accompagnava una canzone in lode di casa d'Este, indi, quasi intermezzo -nell'intermezzo, una scena o farsa campestre, dopo la quale tornava -in campo la mitologia con Venere, Bacco e il loro seguito e con -una pantomima rappresentante il giudizio di Paride sull'Ida. Allora -appena subentrava la seconda metà della commedia, nella quale erano -frequenti le allusioni alla futura nascita di Ercole di casa d'Este. -Quando questa stessa commedia fu per la prima volta rappresentata nel -cortile del palazzo ducale (1487), continuava a splendere, durante -la rappresentazione, «un paradiso con stelle ed altre ruote», vale -a dire probabilmente una illuminazione con fuochi d'artificio, che -senza dubbio avrà assorbito, a danno della commedia, l'attenzione -del pubblico. È chiaro quindi da sè che assai meglio sarebbe stato -se simili scene, innestate a forza nella composizione, fossero state -rappresentate a parte, come forse usavano di fare altre corti. Delle -sfarzose rappresentazioni promosse dal cardinale Pietro Riardo, dai -Bentivogli di Bologna e da altri avremo occasione di discorrere, -parlando delle feste in genere. - -Questo lusso eccessivo nelle cose accessorie, venuto in uso -universalmente, nocque in modo speciale allo sviluppo della tragedia -originale italiana. «In passato, scriveva Francesco Sansovino[70] -intorno all'anno 1570, si rappresentavano, oltre alle commedie, anche -alcune tragedie di antichi e moderni autori con molta pompa. Attratti -dalla fama degli apparati, gli spettatori vi affluivano da paesi vicini -e lontani. Ma oggidì le feste che vengono allestite dai privati, hanno -luogo appena fra quattro pareti, e da qualche tempo è invalso da sè -l'uso, che la stagione del carnevale si passi in commedie ed altri -allegri e preziosi passatempi». Ciò equivale al dire che la pompa ha -aiutato ad uccidere la tragedia. - -I primi saggi e tentativi di questi tragici moderni, tra i quali ebbe -maggior celebrità il Trissino colla sua Sofonisba, (1515), appartengono -alla storia della letteratura. Ed altrettanto può dirsi della commedia -più colta, di quella imitata da Plauto e da Terenzio; nella quale -lo stesso Ariosto non riuscì a far nulla di veramente singolare. -Per contrario la commedia popolare in prosa, quale la trattarono il -Machiavelli, il Bibiena e l'Aretino, avrebbe in realtà potuto avere un -avvenire, se il suo stesso contenuto non l'avesse condannata sin dalle -prime a perire. Infatti questo era il più delle volte o estremamente -immorale o rivolto a mordere singole classi di persone, le quali -dal 1540 in avanti non parevano più disposte a lasciarsi offendere -così pubblicamente. Se la pittura dei caratteri nella Sofonisba era -stata sopraffatta dalla pomposa declamazione, qui invece era trattata -con soverchia franchezza al pari della di lei sorella germana, -la caricatura. In ogni caso però queste commedie italiane, se non -andiamo errati, furono le prime ad essere scritte in prosa e imitate -completamente dal vero; per questo non devono essere dimenticate nella -storia della letteratura europea. - -L'uso di scrivere tragedie e commedie, una volta introdotto, continuò a -mantenersi, e non mancarono anche più tardi numerose rappresentazioni -di opere drammatiche antiche e moderne; ma esse non servirono omai ad -altro fine, che a quello di spiegare nelle feste un lusso maggiore o -minore, secondo i mezzi di chi le promoveva, e il genio della nazione -se ne venne di mano in mano scostando, come da un genere troppo vero -e volgare. Perciò, non appena vennero in voga le favole pastorali e le -«opere» non si durò fatica ad abbandonare del tutto quei tentativi. - -Nazionale non fu e non rimase che una specie, la _Commedia dell'Arte,_ -che non si scriveva, ma s'improvvisava sopra una tessera che si teneva -dinanzi. Essa non giovò gran fatto a rialzare la pittura dei caratteri, -perchè aveva poche maschere e sempre fisse, delle quali tutti sapevano -a memoria il carattere. Ma il genio della nazione inclinava talmente -a questo genere, che anche in mezzo alla rappresentazione di commedie -scritte gli attori si abbandonavano spesso ad una capricciosa -improvvisazione,[71] in guisa che qua e la si venne introducendo -un genere misto, una vera mostruosità. Di tal maniera parrebbero -essere state le commedie rappresentate in Venezia dal Burchiello e -poscia dalla compagnia di Armonio, Valerio Zuccato, Lodovico Dolce ed -altri;[72] del Burchiello si sa già che, a caricare il lato comico -della rappresentazione, mescolava nel dialetto veneziano vocaboli -greci e slavi. Una perfetta commedia dell'arte, o poco meno, fu quella -adottata in seguito da Angelo Beolco, detto il Ruzzante (1502-1542), -le cui maschere stabili erano contadini padovani (Menato, Vezzo, -Villora ed altri): egli soleva studiarne il dialetto, quando passava -l'estate nella villa del suo mecenate Luigi Cornaro a Codevico.[73] A -poco a poco poi prendono piede tutte le maschere locali, degli avanzi -delle quali il popolo italiano si compiace ancora oggidì: Pantalone, -il dottor Ballanzoni, Brighella, Pulcinella, Arlecchino e così via. -Certamente per la massima parte esse sono assai vecchie, anzi non è -impossibile che talune derivino dalle maschere delle antiche farse -romane, ma il secolo XVI fu il primo a riunirne parecchie in una sola -rappresentazione. Attualmente ciò non accade più così di leggeri, ma -ogni grande città ha conservato almeno le sue maschere locali: Napoli -il suo Pulcinella, Firenze il suo Stenterello, Milano il suo celebre -Meneghino.[74] - -Misero compenso invero per una grande nazione, che forse prima -d'altra avrebbe avuto le più splendide attitudini a riprodurre nel -dramma i momenti più importanti della sua vita. Ma ciò doveva esserle -impedito per secoli da potenze nemiche, del predominio delle quali -ella non ebbe colpa che in parte. Tuttavia il talento drammatico degli -Italiani, riconosciuto universalmente, non potè mai essere distrutto -completamente, e colla musica, quando non potè con altro, l'Italia -mantenne il suo primato sull'intiera Europa. Chi in questi trionfi -musicali crede di trovare un compenso sufficiente pel dramma che le fu -negato, può compiacersene a suo talento. - - -Ciò che non fu fatto dal dramma, poteva per avventura attendersi -dall'epopea? — Per l'appunto il rimprovero maggiore, che si suol fare -all'epopea romanzesca italiana, sta in questo, che l'invenzione e la -pittura dei caratteri non sono in proporzione con gli altri suoi pregi. - -Infatti molti altri pregi non le possono essere contestati, e fra gli -altri quello che da tre secoli e mezzo i poemi romanzeschi italiani -continuano ad essere letti e ristampati, quando quasi tutta la poesia -epica degli altri popoli non è divenuta oggimai che una semplice -curiosità letteraria. Si dirà forse che ciò dipende esclusivamente -dai lettori, i quali nelle regioni del mezzodì cercano e ammirano -qualche cosa di diverso che non in quelle del settentrione? Ma in tal -caso resterà sempre che i settentrionali debbano, almeno in parte, -appropriarsi il modo di sentire degli Italiani per poter apprezzare -il vero merito di queste poesie: e ciò è tanto vero, che in Germania -vi sono uomini anche distintissimi, che confessano di non sapervisi -al tutto acconciare. Non v'ha dubbio infatti che chi si facesse ad -esaminare e giudicare il Pulci, il Bojardo, l'Ariosto e il Berni -dal solo lato del nudo concetto, non giungerebbe ad intenderli mai -perfettamente. Essi sono artisti di un genere affatto speciale, che -scrissero e cantarono per un popolo eminentemente artistico. - -I cicli leggendari del medio-evo erano sopravvissuti dopo il graduato e -successivo spegnersi della poesia cavalleresca, parte sotto la forma di -compilazioni e raccolte rimate, parte come romanzi profani. In Italia -durante il secolo XIV s'era verificato l'ultimo di questi due fatti; -ma le rimembranze risorte dell'antichità vi crebbero giganti d'accanto -e gettarono nell'ombra tutte le creazioni fantastiche del medio-evo. -Vero è che il Boccaccio nella sua «Amorosa Visione» nomina fra gli -eroi da lui introdotti nel suo palazzo incantato anche un Tristano, un -Arturo, un Galeotto ed altri, ma non lo fa che brevemente e quasi alla -sfuggita, come se si vergognasse di ricordarli, e tutti gli scrittori -posteriori di qualsiasi specie o non li nominano più, o solo per celia. -Tuttavia il popolo ne conservò la memoria, e dalle sue mani essi -passarono poscia di nuovo in quelle dei poeti del secolo XV. Questi -poterono ora concepire e trattare quella stessa materia da un punto -di vista del tutto nuovo; ma essi fecero ancor di più: vi innestarono -nuovi elementi, anzi rifecero pressochè tutto da capo a fondo. Non si -poteva infatti più pretendere da essi, che trattassero una materia così -invecchiata con quel timido riguardo che s'era avuto per essa in altri -tempi. L'intera Europa moderna può ben invidiar loro la fortuna di aver -saputo riaccendere nei loro connazionali l'antico entusiasmo per un -mondo fantastico già quasi spento, ma essi non avrebbero dovuto essere -che ipocriti, se vi si fossero accostati con quella venerazione, colla -quale soglionsi riguardare le leggende mistiche.[75] - - -In luogo di ciò essi spaziano liberamente nel campo nuovamente aperto -alla poesia dell'arte. Il loro scopo principale pare essere stato -quello di ottenere il più bell'effetto possibile in ogni canto per -mezzo della recitazione; e nel fatto è anche vero, che questi poemi -guadagnano moltissimo, quando vengano recitati a frammenti e con una -leggera tinta d'ironia comica nella voce e nel gesto. Una pittura più -profonda e completa dei caratteri non avrebbe contribuito gran fatto -ad aumentare quell'effetto; e se il lettore potrebbe per avventura -desiderarla, l'ascoltatore non ci pensa nemmeno, perchè non ode sempre -che un brano. Riguardo ai personaggi prescritti, l'animo del poeta si -trova in una condizione, che potrebbe dirsi doppia: da un lato la sua -cultura umanistica protesta contro il carattere medievale dei medesimi, -dall'altro però le loro lotte, quale riscontro ai tornei e all'arte -della guerra allora in uso, richieggono una grande conoscenza della -materia e un certo slancio poetico in chi scrive, ed una splendida -attitudine in chi declama. Egli è appunto per la mancanza di tali -qualità che il poema stesso del Pulci[76] non giunge ad essere una -vera parodia della Cavalleria, benchè l'intonazione comica e franca de' -suoi paladini ci tocchi assai spesso dappresso. Vero è che, accanto a -ciò, egli pone un tipo ideale dello spirito battagliero nel bizzarro e -pur buono Morgante, che sbaraglia interi eserciti con un battaglio di -campana; anzi lo eleva qua e là notevolmente, contrapponendo ad esso -l'assurdo, e pur notevolissimo, mostro Margutte. Ma il Pulci non dà -nessuna importanza affatto speciale a questi due caratteri rozzamente -e vigorosamente disegnati, e il suo racconto segue lo strano suo corso -anche dopochè entrambi ne sono da lungo tempo scomparsi. Anche il -Bojardo[77] conosce perfettamente i suoi personaggi e a suo talento -li adopera sul serio e comicamente: anzi egli va ancora più innanzi -e si prende giuoco perfin dei demonj, che talvolta deliberatamente -condanna a sostener parti goffe e balorde. Ma il punto artistico, -ch'egli tratta colla maggior serietà, al pari del Pulci, è pur sempre -la descrizione vivacissima e, si direbbe quasi, tecnicamente fedele -di tutti gli avvenimenti. — Il Pulci recitava il suo poema canto per -canto, mano mano che li veniva componendo, dinanzi alla società che -si raccoglieva intorno a Lorenzo il Magnifico, ed altrettanto faceva -il Bojardo nella corte di Ercole a Ferrara: egli è quindi assai facile -l'immaginare a quali pregi quivi più si badasse, e quanto poca lode vi -avrebbero raccolto i caratteri interi e compiuti. Naturalmente anche i -poemi stessi nati in tal modo non costituiscono nessun tutto organico, -e potrebbero senza inconvenienti essere del doppio più lunghi o più -brevi che non sono: il loro organismo non è quello di un gran quadro -storico, ma semplicemente di un fregio o di un magnifico festone, -attorno al quale stanno disposte mille svariate figure. A quel modo -che nelle figure e negli altri rilievi di un fregio non si domandano, e -neanche sono permesse, forme individuali perfette, profonde prospettive -e varietà di piani, altrettanto se ne fa senza in questi poemi. - -La svariata ricchezza delle invenzioni, per mezzo delle quali -specialmente il Bojardo ci prepara sempre nuove sorprese, si burla -di tutte le nostre definizioni scolastiche sull'essenza della poesia -epica sin qui accettate. Per quel tempo essa era la più piacevole -diversione dagli studi archeologici, anzi l'unico espediente possibile -per chi in generale agognava di arrivar ad una forma di poesia -narrativa nuova ed originale. Imperocchè il dare una veste poetica alla -storia dell'antichità non conduceva ad altro, fuorchè a quel fallace -pensiero, sul quale si mise il Petrarca col suo poema «l'Africa» in -esametri latini, e nel quale entrò pure un secolo e mezzo più tardi -il Trissino con la sua «Italia liberata dai Goti» in versi sciolti, -poema enorme, irreprensibile, se si vuole, quanto alla lingua ed alla -versificazione, ma in cui non si saprebbe dire se sia più maltrattata -la storia o la poesia, per l'unione forzata alla quale entrambe -furono costrette. E dove mai non trascinò Dante stesso coloro che lo -imitarono? I «Trionfi» in forma di visione del Petrarca sono tutto -quel di meglio che in questo genere potè ottenersi senza grave offesa -al buon gusto; l'«Amorosa Visione» del Boccaccio, invece, non è altro -che un'arida enumerazione di personaggi storici e favolosi disposti -in tante allegoriche categorie. Altri incominciano, qualunque sia -l'argomento che trattano, con una barocca imitazione del primo canto -di Dante, e si provvedono anch'essi di un duce allegorico, che deve -tenere il posto di Virgilio: l'Uberti pel suo poema geografico (il -«Dittamondo») si trascelse Solino, Giovanni Santi pel suo panegirico -a Federigo da Urbino volle avere a compagno Plutarco.[78] Ora da tutte -queste false peregrinazioni distolse per l'appunto quell'epica poesia, -che aveva a suoi rappresentanti il Pulci e il Bojardo. La curiosità e -l'ammirazione con cui fu accolta, — e che forse, rispetto all'epica, -non si rinnoverà più finchè duri il mondo, — mostrano splendidamente -quanto essa rispondesse ad un bisogno del tempo. Sia che queste -creazioni incarnino o non incarnino in sè il concetto ideale della vera -poesia epica, quale nel nostro secolo s'è voluto stabilire, deducendolo -da Omero e dai Nibelungi, certo è che esse rappresentano, in ogni -caso, un'idealità esistente al loro tempo. Inoltre colle loro grandiose -descrizioni di battaglie, che per noi sono la parte che più ci annoia, -esse soddisfano, come s'è detto, ad una passione allor prevalente per -la cosa in sè stessa, passione della quale difficilmente noi possiamo -formarci una giusta idea,[79] nè più nè meno come dell'alta stima, -in cui allora era tenuta la schietta vivacità della descrizione o del -racconto in generale. - - -Per la stessa ragione non si potrebbe usare un criterio più fallace, -quanto se, per giudicare l'Ariosto, si andasse in cerca di caratteri -nel suo «Furioso».[80] Certo che anche essi non mancano qua e colà -ed anzi vengono trattati con molta cura, ma il poema non s'appoggia -mai essenzialmente su essi, e se avessero un maggiore risalto, ci -perderebbe, anzichè guadagnarvi. Ma una simile esigenza si collega con -un desiderio assai più largo, al quale l'Ariosto non soddisfa nel senso -del nostro tempo: da un poeta di tanta potenza e celebrità si avrebbe -bramato in generale qualche cosa di più che le avventure di Orlando. -Si avrebbe voluto ch'egli avesse rappresentato in un grande lavoro i -più grandi conflitti del cuore umano, che avesse riprodotto le idee -più sublimi del suo tempo su ogni cosa umana e divina, in una parola -si avrebbe voluto da lui una di quelle grandi sintesi mondiali, che -s'incontrano nella Divina Commedia e nel Fausto. Invece, egli procede -al modo degli artisti d'allora e raggiunge l'immortalità astraendo -dall'originalità nel senso moderno, lavorando ulteriormente sopra -una tela di figure universalmente note e servendosi perfino degli -elementi esistenti, quante volte gli tornano acconci. Qual grado di -perfezione si possa raggiungere anche procedendo in tal guisa, non -è cosa che possa tanto facilmente intendersi da gente sfornita del -senso dell'arte, e molto meno lo intenderà chi in ogni altra cosa -si troverà più istrutto e capace. L'ideale artistico dell'Ariosto è -«l'avvenimento», fatto splendidamente rivivere e sparso equabilmente -per tutto il grande poema. Per riuscire in tale intento egli ha bisogno -non solo di essere dispensato dal dare un'impronta più spiccata -ai caratteri, ma anche dal mantenere un più stretto legame fra le -leggende che narra. Bisogna che egli possa riannodare fila spezzate -e dimenticate, a suo talento: le sue figure devono essere tali da -poter con uguale facilità apparire e sparire, non perchè lo richiegga -l'indole loro speciale, bensì perchè lo vuole il poema stesso. Ma -anche in un modo di comporre tanto slegato e irrazionale in apparenza -egli trova e sa riprodurre un tipo di bellezza perfetta. Egli non -descrive per descrivere, ma dipinge le scene e i personaggi sino a quel -punto, nel quale possano fondersi armonicamente col procedere degli -avvenimenti; e meno ancora poi si perde in dialoghi e monologhi,[81] -mantenendo invece sempre e costantemente il privilegio sovrano della -vera epopea, quello di trasformar tutto in un passato vivo e reale. -Il lato appassionato e sentimentale non emerge in lui mai dalle -parole,[82] nemmeno nel celebre canto vigesimo terzo e nei seguenti, -dove è descritta la pazzia di Orlando. Che gli episodi amorosi non -abbiano mai in questa epopea un carattere lirico, è un merito di -più del poeta, quantunque non sempre sieno irreprensibili dal lato -morale. Ma, quasi a compenso di ciò, essi hanno talvolta in sè tanta -verità e realtà, in onta anche a tutte le fantasticherie magiche e -cavalleresche, che li circondano, che si crederebbe quasi scorgervi -per entro casi ed avventure personali occorse al poeta stesso. Conscio -del proprio valore, egli ha poi innestate senza esitare nel poema -molte allusioni relative al suo tempo e proclamatavi la gloria di casa -d'Este col mezzo di evocazioni e di profezie. L'onda meravigliosa delle -sue ottave porta con sè questo enorme ammasso di cose con moto sempre -eguale e maestoso. - - -Con Teofilo Folengo o, come egli stesso si chiama, Limerno Pitocco -la parodia della Cavalleria entra in possesso di quei diritti, ai -quali da tanto tempo agognava,[83] ma al tempo stesso coll'elemento -comico e il suo realismo mostrasi necessariamente il bisogno di dare -un'impronta più spiccata ai caratteri. In mezzo alle baruffe e alle -sassate dell'infima plebe di una piccola città delle Romagne (Sutri) -cresce il piccolo Orlando, predestinato evidentemente a divenire un -coraggioso eroe, nemico di ogni ipocrisia ed impostura, e alquanto -millantatore. Il mondo fantastico convenzionale, quale s'era svolto -dal Pulci in avanti e avea servito di cornice all'epopea, qui se ne va -veramente in frantumi: l'origine e la personalità dei paladini vengono -messe in aperta derisione, per esempio nel secondo canto, in occasione -di un torneo d'asini, nel quale i cavalieri si fanno comparire nelle -più goffe divise ed armature. Il poeta mostra talvolta una comica -compassione per l'inesplicabile slealtà, che è tradizionale nella casa -di Gano da Magonza, per la faticosa conquista della spada Durindana e -simili, anzi la tradizione non gli serve in generale che come un campo -opportuno per invenzioni ridicole, episodi, allusioni mordaci (talune -assai belle, come quella sulla fine del capo sesto), e oscenità. -Accanto a tutto questo non manca qualche sarcasmo contro l'Ariosto, e -sotto questo punto di vista fu una vera fortuna per l'Orlando Furioso, -che l'Orlandino sia caduto assai presto nelle mani dell'Inquisizione -e sia stato condannato ad una comandata dimenticanza per le eresie -luterane che conteneva. La parodia, per esempio, è evidente quando -(cap. VI, str. 28) la casa Gonzaga è fatta derivare dal paladino -Guidone, dal momento che da Orlando doveano derivare i Colonnesi, da -Rinaldo gli Orsini e da Ruggero — secondo l'Ariosto — gli Estensi. -Può darsi che il mecenate stesso del poeta, Ferrante Gonzaga, non sia -rimasto del tutto estraneo a questi attacchi contro la casa d'Este. - - -Per ultimo il fatto stesso che nella Gerusalemme Liberata di Torquato -Tasso la pittura dei caratteri è una delle particolarità meglio curate -dal poeta, dimostra da sè quanto diverse fossero le idee che egli -aveva intorno al poema epico, da quelle che prevalevano un mezzo secolo -prima. Il suo maraviglioso poema è essenzialmente un monumento della -Contro-riforma e del nuovo indirizzo, sul quale in questo frattempo era -stata avviata la società. - - - - -CAPITOLO VI. - -Le Biografie. - - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — - Biografi toscani. — Biografi d'altre regioni d'Italia. — - L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto Cellini. — Girolamo - Cardano. — Luigi Cornaro. - - -Ma anche fuori del campo della poesia gli Italiani hanno avuto, primi -fra tutti gli Europei, una decisa propensione e attitudine a descrivere -esattamente l'uomo storico ne' suoi tratti e nelle sue qualità intime -ed esteriori. - -Vero è che anche il medio-evo assai per tempo fece dei tentativi -notevoli di questo genere, e la leggenda, come compito permanente -della biografia, dovette, almeno fino ad un certo grado, tener viva -la tendenza e l'attitudine alla pittura individuale. Negli annali -dei conventi e dei capitoli delle cattedrali s'incontrano ritratti -abbastanza vivi e spiccati di qualche gran dignitario ecclesiastico, -come per esempio, di Meinwerk di Paderborn, di Gottardo di Hildesheim -ecc., e di parecchi degl'imperatori tedeschi esistono descrizioni -composte su modelli antichi, probabilmente di Svetonio, che hanno -tratti pregevolissimi: anzi queste e somiglianti _Vitae_ profane -costituiscono a poco a poco uno stabile riscontro alle leggende -dei santi. Ma sarebbe un errore assai grossolano se si volessero -contrapporre le biografie scritte da Eginardo o da Radevico[84] a -quella che di S. Luigi ci dà il Joinville, e che sola, per vero, merita -di essere contrassegnata come la prima pittura caratteristica di un -uomo europeo alla moderna, completamente riuscita. Caratteri come -quello di S. Luigi sono in generale assai rari, e a ciò s'aggiunge -anche la non comune fortuna, che un narratore veramente schietto e -sincero sa in tutti i singoli tratti e avvenimenti di quella vita far -emergere in modo vivo e parlante le intenzioni che li guidarono. Da -che povere fonti invece siamo costretti ad indovinare il carattere -di Federico II o di Filippo il Bello! Molte altre narrazioni, che -poi sino all'uscire del medioevo si dànno per biografie, non sono -propriamente che storia contemporanea e senza importanza alcuna per la -caratteristica individuale dei personaggi, di cui si scrive. - -Ora negli Italiani questo studio dei tratti caratteristici degli uomini -più importanti è una tendenza prevalente, e quest'è appunto ciò che -li contraddistingue dagli altri popoli occidentali, nei quali nulla -di simile si riscontra, o solo casualmente e in circostanze affatto -straordinarie. Questo senso assai sviluppato per l'individualità -non può averlo in generale se non chi esce da una razza, che ne sia -naturalmente dotata e che abbia portato lo sviluppo dell'individuo -all'ultima perfezione. - -In stretta relazione colla passione universalmente prevalente per la -gloria (v. vol. I, pag. 193 e segg.) sorge una scienza biografica -compilatrice e comparata, che non ha più bisogno di attenersi -all'ordine dinastico o alla serie dei grandi dignitari ecclesiastici, -come fanno Anastasio, Agnello e i loro successori od anche i biografi -dei dogi di Venezia. Essa fa anche di più, e si prova a descriver -l'uomo, ogni qualvolta egli ne appaia degno. Quali modelli per questo -scopo, oltre Svetonio, servono anche Cornelio Nepote e Plutarco (_viri -illustres_), là dove quest'ultimo era conosciuto: per le notizie di -storia letteraria sembrano aver servito principalmente le biografie dei -grammatici, retori e poeti, che si conoscono sotto il nome di Appendici -allo Svetonio,[85] nonchè la vita di Virgilio del Donato, assai letta -in allora. - - -In qual modo nel secolo XIV sieno sorte le collezioni biografiche e le -vite di uomini e di donne celebri, fu già altrove indicato (v. vol. I, -pag. 199 e segg.). Esse tutte, quando non parlano di contemporanei, -seguono naturalmente le narrazioni precedenti; il primo importante -lavoro non imitato in questo riguardo è la «Vita di Dante», scritta -dal Boccaccio. Sebbene si risenta di una certa precipitazione e dia -spesso nell'enfasi, essa ci porge tuttavia una viva idea di ciò che -v'era di straordinario nella tempra dell'Alighieri. Poi, sulla fine -del secolo XIV, seguono le «Vite di illustri fiorentini» di Filippo -Villani. Vi figurano uomini d'ogni classe: poeti, giuristi, medici, -filologi, artisti, uomini politici, guerrieri, taluni di essi ancor -vivi. Firenze in queste Vite è trattata come una famiglia di uomini -d'ingegno, dove si notano particolarmente quei rampolli, nei quali lo -spirito della casa si manifesta in modo più segnalato. La pittura dei -caratteri è sempre breve, ma fatta con vero talento descrittivo e con -una perfetta intelligenza di ciò che li contraddistingue, e abbraccia -molto abilmente sotto un solo punto di vista le qualità interne ed -esterne di ciascun individuo. D'allora in poi[86] i Toscani non hanno -più cessato di considerare la pittura degli uomini come un affare di -loro spettanza esclusiva, e ad essi dobbiamo le caratteristiche più -importanti degli Italiani dei secoli XV e XVI in generale. Giovanni -Cavalcanti (nelle appendici alla sua «Storia fiorentina» anteriormente -all'anno 1450) raccoglie esempi di virtù civile e di abnegazione, di -sapienza politica e di valor militare, desumendoli tutti dal popolo -fiorentino. Papa Pio II ne' suoi «Commentari» dà pregevoli ritratti -di illustri suoi contemporanei; anche recentemente è stato ristampato -uno scritto suo giovanile,[87] che contiene, si può dire, i lavori -preparatorii per quei ritratti, ma con carattere e colorito affatto -originali. A Jacopo da Volterra andiam debitori di notizie molto -piccanti su taluni uomini della Curia[88] del tempo posteriore a Pio. -Di Vespasiano fiorentino s'è già parlato più volte, e nel complesso -come fonte storica esso va collocato sempre fra i più importanti, che -possediamo, ma, quanto alla perizia nello scolpire i caratteri, non può -certamente reggere al paragone con un Macchiavelli, un Niccolò Valori, -un Guicciardini, un Varchi, un Francesco Vettori ed altri, dai quali la -storiografia di tutta Europa ebbe forse, non meno che dagli antichi, -norma e indirizzo. Non bisogna infatti dimenticare, che le opere di -parecchi di questi scrittori, tradotte in latino, furono assai per -tempo diffuse nelle provincie settentrionali. E sta altresì di fatto -che senza Giorgio Vasari d'Arezzo e l'opera sua importantissima, noi -mancheremmo forse ancora d'una storia dell'arte del settentrione e in -generale dell'Europa moderna. - - -Fra i biografi dell'Italia superiore nel secolo XV il primo posto -sembra doversi concedere a Bartolommeo Fazio, oriundo della Spezia (v. -vol. I, pag. 203 nota). Il Platina, nativo del cremonese, nella sua -«Vita di Paolo II» (v. ibid. pag. 304) rappresenta, più che altro, la -caricatura della biografia. Ma una attenzione tutt'affatto speciale -è dovuta a Piercandido Decembrio per la vita che ci ha lasciato -dell'ultimo dei Visconti,[89] dove imita a larghi tratti Svetonio. -Sismondi deplora che si sia impiegato tanto tempo e tanta fatica -intorno a un tale soggetto; ma forse l'autore non avrebbe bastato ad -un argomento di maggiore importanza, mentre è riescito perfettamente -nel ritrarci con maravigliosa esattezza un carattere così doppio, -come fu quello di Filippo Maria, e nel darci al tempo stesso un -quadro delle circostanze, che prepararono accompagnarono e seguirono -una tirannide di un'indole tanto speciale. L'immagine del secolo -XV sarebbe incompleta senza questa biografia unica nel suo genere, -e così accentuata da non lasciare inavvertita ogni benchè minima -particolarità. — Più tardi Milano ha nello storico Corio un pittore -di caratteri degno di speciale menzione; e a questo tien dietro il -comasco Paolo Giovio, cui procacciarono fama universale dapprima le -estese sue biografie, poi i compendiosi suoi elogi, che divennero un -modello pei biografi posteriori d'ogni paese. Sono frequentissimi i -passi, nei quali si può accusare il Giovio di superficialità ed anche, -se si vuole, (ma non però con ugual frequenza) di malafede, come è -certo altresì, che in lui non bisogna cercare nessuno di quegli elevati -intenti morali, di cui egli stesso si confessava sfornito. Ma, in onta -a tutto questo, non può negarsi che lo spirito del secolo traspare da -tutte le sue pagine, e il suo Leone X, il suo Alfonso, il suo Pompeo -Colonna ci stanno dinanzi vivi e parlanti, quali egli ce li descrive, -quand'anche non ci faccia penetrare nei misteri più reconditi del loro -spirito. - -Fra i napoletani va certamente innanzi a tutti, per quanto ci è dato -di giudicare, Tristano Caracciolo, (v. vol. I, pag. 50), quantunque -il suo scopo non sia propriamente quello di scrivere biografie. In -modo abbastanza strano vedesi nei personaggi ch'egli ci mette dinanzi, -intrecciarsi l'arbitrio umano e il destino, tanto che lo si potrebbe -dire un tragico a sua insaputa. La vera tragedia, che allora non -trovò sulla scena posto veruno, penetrò ardita nei palazzi o si mostrò -sulle pubbliche vie e sulle piazze. — I «Detti e fatti di Alfonso il -Magnanimo» di Antonio Panormita, scritti vivente il re, sono notevoli -come una delle primissime congeneri raccolte di aneddoti, schizzi e -sentenze. - -Con molta lentezza soltanto il resto d'Europa seguì l'Italia nella -pittura morale dei caratteri,[90] quantunque i grandi moti politici e -religiosi avessero spezzato omai tanti vincoli e ridestato alla vita -dello spirito tante migliaia d'uomini. Ma le migliori informazioni sui -personaggi più importanti d'Europa in quel tempo ci son sempre date -dagli Italiani, tanto letterati che diplomatici. Tutti sanno a questo -riguardo qual grado di autorità e d'importanza è stato al tempo nostro, -e con ragione, attribuito alle «Relazioni degli ambasciadori veneziani» -dei secoli XVI e XVII. - - -Anche l'autobiografia prende presso gl'Italiani qua e là un'impronta -affatto propria di profondità e d'ampiezza, e, accanto alla vita -esteriore la più svariata, ci dipinge con molta verità la vita intima, -mentre presso altre nazioni, compresa anche la tedesca del tempo della -Riforma, si restringe alle sole vicende esterne più notevoli e lascia -indovinare il carattere soltanto dal modo della narrazione. Si direbbe -che la «Vita nuova» di Dante, con quella tinta di schietta ingenuità, -che l'anima da capo a fondo, abbia additato alla nazione la via da -tenere. - -Il primo avviamento viene dalle «Memorie famigliari» molto in uso nei -secoli XIV e XV, delle quali deve esistere un numero considerevole -fra i manoscritti delle biblioteche fiorentine. Contengono biografie -semplici e schiette, scritte ad esclusivo ammaestramento dei posteri, -come ad esempio quella di Buonaccorso Pitti. - -Nè una critica un po' più profonda di sè medesimo è da cercarsi nemmeno -nei Commentari di Pio II: anzi, se si giudica dalle apparenze, ciò che -qui si apprende intorno a lui, come uomo, si restringe esclusivamente -al modo, col quale egli ha saputo aprirsi la via a salire tanto alto. -Tuttavia, approfondendo un po' meglio l'esame, si porterà anche un -giudizio diverso su questo libro veramente notevole. Vi sono degli -uomini portati naturalmente ad essere uno specchio vivo e fedele di -quanto li circonda; da costoro si ha torto di esigere che ci narrino al -tutto le loro opinioni, le loro lotte intime, o che ci presentino un -quadro serio e profondo di tutte le circostanze della loro vita. Uno -di questi è appunto Enea Silvio, che crebbe esclusivamente in mezzo -agli affari, senza curarsi gran fatto delle contraddizioni morali, -alle quali lo obbligò talvolta la sua carriera: da questo lato gli era -una sufficiente garanzia, quante volte gli era necessaria, la costante -ortodossia delle sue opinioni. Per tal modo, dopo aver preso parte a -tutte le questioni morali che agitarono il suo secolo, e dopo averne -suscitato più d'una egli stesso, conservò tuttavia ancor sulla fine -di una vita cotanto tempestosa ed attiva tanto di vigor giovanile e -di entusiasmo, da predicar la crociata contro i Turchi, e da morir di -dolore quando la vide andar fallita. - - -Non al tutto dissimile, sotto questo punto di vista, è l'autobiografia -di Benvenuto Cellini. Anch'essa non contiene alcuna di quelle -osservazioni, che rivelano l'interno dell'anima, e tuttavia noi vi -troviamo dipinto tutto l'uomo, in parte anche contro sua voglia, con -tal verità e pienezza, che incanta e rapisce. È singolare infatti -che Benvenuto, i cui maggiori lavori rimasero allo stato di semplici -abbozzi e perirono, e che come artista non ci appare perfetto se -non nella minuta decorazione, dovendosi nel resto (a giudicare dalle -opere che di lui ci rimangono) collocarlo al di sotto di tanti altri -suoi contemporanei, che Benvenuto, diciamo, solo come uomo, abbia -potuto esercitare, ed eserciti tuttavia un fascino così irresistibile -sugli altri uomini. E non gli nuoce nemmeno che il lettore assai di -frequente sia in grado di accorgersi, che egli ne' suoi racconti o -non è veritiero affatto, o trascende in esagerazioni e millanterie; -l'impressione che lascia una natura così energica e piena, prevale -su tutto. E per convincersene basta il confronto con qualunque degli -autobiografi del settentrione, nei quali, se anche qua e là si deve -pur ammirare un indirizzo morale molto più elevato, si nota però una -inferiorità incontrastabile nel modo dell'esposizione. Egli è un uomo -che sa tutto, osa tutto e non piglia norma se non da sè stesso.[91] - - -Ma di un altro ancora noi dobbiamo qui far menzione, che non sempre -sembra aver detto l'esatta verità: egli è Girolamo Cardano, milanese -(nato nel 1500). Il suo libretto _De propria vita_[92] sopravviverà -anche quando sarà ecclissata la fama, ch'egli giustamente ha levato -di sè nelle scienze naturali e filosofiche, nè più, nè meno come la -_Vita_ di Benvenuto sopravvive alle sue opere, quantunque il valore -dei due libri sia essenzialmente diverso. Cardano è un medico, che -si tocca il polso da sè medesimo e descrive tutta la sua personalità -fisica, intellettuale e morale insieme alle circostanze, in mezzo alle -quali s'è svolta, con tutta quella sincerità schietta e obbiettiva, -che gli è possibile. Il modello che egli, per sua confessione, prende -ad imitare, lo scritto di Marco Aurelio intorno a sè stesso, potè -essere da lui superato, perchè egli non si trovò anticipatamente -preoccupato da nessuna massima di virtù stoica. Egli non ha indulgenza -alcuna nè per sè medesimo, nè per gli altri; tanto è vero che comincia -la sua narrazione col dirci, che venne al mondo, perchè a sua madre -non riuscì di disperdere il frutto del proprio seno. È un fatto -degno d'essere notato che alle costellazioni, che presiedettero alla -sua nascita, egli attribuisca soltanto le sue attitudini e facoltà -intellettuali, non però le morali: tuttavia si ha da lui un'aperta -confessione (cap. X), che la predizione fatta da un astrologo, che -non sarebbe sopravissuto oltre il suo quarantesimo o, al più, oltre -il quarantesimo quarto anno di vita, gli nocque moltissimo nella sua -gioventù. Ma qui non è del nostro assunto di fare un compendio del -suo libro, del resto universalmente conosciuto e facile a rinvenirsi -in qualsiasi biblioteca. Bensì non vogliamo tralasciar di notare che -chiunque prenderà a leggerlo, ne resterà talmente affascinato, che non -lo lascierà se non quando sarà giunto all'ultima pagina. Il Cardano -confessa di essere stato giocatore sleale, uomo vendicativo, ostinato -nelle colpe e deliberatamente offensivo nei discorsi; ma lo confessa -senza impudenza o ipocrita compunzione, anzi senza nemmen cercare di -rendersi con ciò più interessante: si direbbe che, nell'esame di sè -medesimo, egli non s'attiene ad altra norma, fuorchè a quello schietto -e sincero amore della verità, da cui era guidato in tutte le sue -ricerche scientifiche. E parrà ancora più strano, che un uomo come lui, -giunto a settantasei anni dopo una vita tempestosissima,[93] e con sì -poca fede negli uomini, quale egli doveva avere, si dichiari tuttavia -abbastanza felice, compiacendosi di un nipote che gli sopravviverà, -dell'immenso sapere di cui si trova in possesso, della fama -procacciatagli dalle sue opere, delle ricchezze, degli onori, delle -potenti amicizie, che seppe acquistarsi, dei mille segreti affidatigli, -e, ciò che è più singolare, della sua fede in Dio. In una aggiunta egli -enumera i denti che gli rimangono, e ci fa sapere che sono quindici. - -Ma quando il Cardano scriveva, avevano cominciato omai in Italia -gl'Inquisitori e gli Spagnuoli a fare ogni sforzo, perchè uomini simili -o non potessero sorgere più o in qualche modo perissero. E infatti -corse del bel tempo da questa alla «Vita», che di sè medesimo scrisse -l'Alfieri. - - -Frattanto sarebbe ingiusto il chiudere questa rassegna di autobiografie -senza cedere la parola ad un uomo, quanto rispettabile, altrettanto -felice. Egli è appunto il notissimo filosofo morale Luigi Cornaro, la -cui abitazione in Padova, classica dal punto di vista architettonico, -poteva dirsi un tempio di tutte le Muse. Nel suo celebre trattato -_Della vita sobria_[94] egli descrive innanzi tutto la dieta rigorosa, -mediante la quale potè, da infermiccio che era stato in gioventù, -procurarsi una tarda e sana vecchiaia, per modo che, quando si pose -a scrivere, toccava già l'ottantesimo terzo anno di sua vita; poi si -occupa di rispondere a coloro, i quali in generale dispregiano la vita -umana oltre i sessantacinque anni, chiamandola una vita morta, e prova -ad essi, che la sua è vita eminentemente viva e vitale. «Vengano, -egli esclama, e veggano e si maraviglino del mio benessere, e come -monto da me a cavallo senza vantaggio alcuno, e come ascendo non una -scala sola, ma tutto un colle a piè gagliardamente: poi come io sono -allegro, piacevole e contento, e libero dalle perturbazioni dell'animo -e da ogni noioso pensiero. La gioia e la pace non si dipartono mai dal -mio cuore.... Io mi ritrovo avere bene spesso comodità di ragionare -con molti onorati gentiluomini, e grandi d'intelletto e di costumi -e di lettere, ed eccellenti in alcuna altra virtù. E quando la loro -conversazione manca, mi dò a leggere e a scrivere, cercando in questo e -in ciascun altro modo, ch'io posso, giovare altrui, quanto le mie forze -me lo concedono. E tutte queste cose io fo con mia grandissima comodità -e alli lor tempi e nelle mie stanze, le quali sono veramente belle -e nella più bella parte di questa dotta città di Padova, e di quelle -che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle -quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo, perchè -io le ho fabbricate con ragione di architettura.... e provvedute di -giardini con acque correnti, che loro corrono a canto. Io vo l'aprile -e il maggio, e così il settembre l'ottobre, per alquanti giorni, a -godere un mio colle, che è nel più bel sito di questi monti Euganei, -e che ha fontane e giardini e sopratutto comoda e bella stanza, e -quivi mi trovo ancora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla -mia etade, comoda e piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia -villa di piano,[95] che è piena di belle strade, le quali concorrono -tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua chiesa ornata -assai secondo la condizione del luogo: un poderoso braccio del Brenta -la divide in due parti, e dall'una e dall'altra vi è grande spazio -di paese, tutto di campi fertili e ben coltivati, e ora (Dio grazia) -molto ben abitato, mentre prima era paludoso e di mal aere e stanza -piuttosto da bisce, che da uomini. Io ho levate le acque, e l'aere si -fece buono e le genti vi vennero ad abitare, e le anime cominciarono a -moltiplicare assai, e si ridusse il luogo alla perfezione che si vede -oggidì, talchè io posso dire con verità, che ho dato in questo luogo -a Dio altare e tempio e anime per adorarlo; cose tutte, che mi danno -infinito piacere, sollazzo e contento, ognor che le ritorno a vedere e -godere. A questi medesimi tempi vo ancora ogni anno a rivedere alcune -di queste città circonvicine, e piglio piacere ragionando con li miei -amici, che in esse si trovano, e, per loro mezzo, con gli altri che vi -sono, uomini di bell'intelletto, architetti, pittori, scultori, musici -e agricoltori.... Veggio le opere loro fatte per l'addietro, e sempre -imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i palazzi, i giardini, -le anticaglie e con queste le piazze, le chiese, le fortezze. Ma sopra -tutto godo nel viaggio, ove considero la bellezza dei siti e de' paesi, -per li quali vo passando, altri in piano, altri in colle, vicini a -fiumi e fontane, con molte belle abitazioni e giardini d'intorno. Nè -questi miei sollazzi e piaceri mi son men dolci e cari, perchè io non -veda ben lume e non oda ciò che mi vien detto facilmente, chè tutti i -miei sensi (Dio grazia) son perfettissimi, e specialmente il gusto; che -più gusto ora quel semplice cibo, ch'io mangio ovunque io mi trovi, -che non faceva già quelli tanto delicati al tempo della mia vita -disordinata». - -Quindi, dopo aver accennato ai lavori di prosciugamento delle paludi -da lui promossi per la Repubblica, e a' suoi progetti messi innanzi -ripetutamente pel mantenimento delle lagune, conclude: «Questi sono -i veri e importanti miei sollazzi, queste sono le recreazioni e i -diporti della mia vecchiezza, la quale, per Dio grazia, è sanata dalle -perturbazioni dell'animo e dalle infermità del corpo, e non prova -alcuno di quei contrari, i quali miseramente tormentano infiniti -giovani e altrettanti languidi vecchi e del tutto impotenti. E se -alle cose grandi e importanti è lecito comparar le minori, o per dir -meglio, quelle che si sogliono riputare da scherzo, dirò anco tal -essere il frutto di questa vita sobria in me, che in questa mia età -di anni ottantatrè ho potuto comporre una piacevolissima commedia, -tutta piena di onesti risi e piacevoli motti. La qual maniera di poema -ordinariamente suol essere frutto e parto dell'età giovanile, siccome -la tragedia suol essere effetto della vecchiezza. Ora se fu lodato -quel buon vecchio, greco di nazione e poeta, per avere nell'età di -settantatrè anni scritto una tragedia, perchè debbo essere tenuto io -men fortunato e sano di lui, avendo in età d'anni dieci più di lui -composto una commedia?... E perchè niuna consolazione manchi alla copia -degli anni miei, veggo quasi una spezie d'immortalità nella successione -de' miei posteri: poichè ritrovo poi, come ritorno a casa, non uno o -due, ma undici miei nipoti, il maggiore dei quali è di diciotto anni, -il minore di due, tutti figliuoli di un padre e d'una madre, tutti -sanissimi, tutti bellissimi e, per quanto ora si può vedere, molto atti -e dediti alle lettere e ai buoni costumi; dei quali alcuno dei minori -sempre godo, come un mio buffoncello; e veramente che i putti dell'età -di tre anni infino a quella di cinque sono naturali buffoni: gli altri -di maggiore età tengo ad un certo modo miei compagni, e perchè hanno -dalla natura perfette voci, io godo ancora udendoli a cantare e sonare -con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto seco, perchè ho miglior -voce e più chiara e più sonora ch'io avessi giammai.... Questi sono -i sollazzi della mia etade; onde si vede, che la vita ch'io vivo, è -vita viva e non morta.... nè in verità io cambierei la mia vita, nè -la mia etade con alcun giovane di quelli, che vivendo seguono i loro -appetiti». - -Nella «Esortazione», che il Cornaro aggiunse assai più tardi, nel suo -novantacinquesimo anno, egli si chiama fortunato, fra molte altre cose, -anche perchè il suo «Trattato» fece molti proseliti. Egli morì a Padova -nell'anno 1565, in età di oltre cento anni. - - - - -CAPITOLO VII. - -Caratteristica dei popoli e delle città. - - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo - XVI. - - -Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi -anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni. -Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto -l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno -e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno -svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper -cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese -e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello -di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo -riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria: -sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume -I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese -a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche -scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo -l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero -apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi -prevalga l'ammirazione o lo scherno. - -Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo -argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti -(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo -se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel -paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare -in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le -elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo -a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo -figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli -occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le -sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e -per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi -ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele -Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto -di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più -allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un -assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi. -Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un -viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là -maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e -profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro -popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i -costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa -tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non -potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi -portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini -si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare -di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore, -invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario; -e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che -li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto -d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno -studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani) -_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra -qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi -d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido -_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un -tributo, al quale sapevano di aver diritto. - -Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze -caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente -citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione -del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un -piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche -qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia -intorno alla metà del secolo.[105] - -Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa -avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per -mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo -qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in -genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Descrizione dell'uomo esteriore. - - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale - della Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo. - - -Ma le scoperte fatte intorno all'uomo non si arrestano alla descrizione -del lato morale degli individui e dei popoli; anche l'uomo esteriore è -oggetto d'osservazione in Italia, e in modo essenzialmente diverso, che -non al nord.[106] - -Della condizione in cui si trovarono i grandi medici di fronte ai -progressi della fisiologia, noi non ci arroghiamo di parlare, e lo -studio della figura umana sotto il punto di vista artistico è compito -tutto affatto speciale della storia dell'arte. Ufficio nostro sarà -adunque soltanto di mostrare come si sia venuto formando quello che -suol dirsi l'_occhio artistico_, perchè fu per esso che in Italia -divenne possibile un giudizio obbiettivo, universalmente accettato, -sulla bellezza e bruttezza corporale. - -Per prima cosa, leggendo attentamente gli scrittori italiani d'allora, -si resta stupiti della precisione e della verità, che si scorgono nella -delineazione dei tratti esterni, nonchè della pienezza e perfezione -di parecchie descrizioni personali in generale.[107] Ancora oggidì -i romani in particolare vanno famosi per una attitudine speciale a -fare in tre parole il ritratto dell'uomo, di cui discorrono. Questa -prontezza nell'afferrare il lato caratteristico delle persone è -una condizione essenziale per acquistare la conoscenza del bello -e la capacità di descriverlo. Vero è che nei poeti la descrizione -particolareggiata e minuta può essere un difetto, perchè un singolo -tratto ispirato da una profonda passione può molte volte suscitare nel -lettore un'immagine assai più viva ed efficace, che non facciano molte -e spesso oziose parole. Dante non ha mai dato un'idea più splendida -della sua Beatrice, quanto col descrivere soltanto il riflesso che -parte dalla di lei persona e si spande su tutto ciò che la circonda. -Ma qui non si tratta tanto della poesia, che, come tale, ha intenti e -leggi speciali, quanto dell'attitudine in generale a ritrarre in parole -le forme sì nei particolari, che nelle generalità. - -In questo il Boccaccio è maestro, non tanto nel Decamerone, dove la -novella vieta ogni lunga descrizione, quanto ne' suoi romanzi, dove -egli può descrivere a tutto suo agio. Nell'«Ameto» egli ci dà il -ritratto[108] di una bionda e di una bruna, presso a poco quali le -avrebbe dipinte un pittore cento anni più tardi, — tanto è vero che -anche adesso la cultura precede l'arte di lungo tratto. — Nella bruna -(o più probabilmente men bionda) appaiono già alcuni tratti, che -potremmo dire classici: nelle parole _la spaziosa testa e distesa_ -si ha il presentimento di forme grandiose, che vanno al di là della -semplice grazia e leggiadria; le sopracciglia non formano più, come -nell'ideale dei Bizantini, due archi, ma una sola linea ondeggiante; -il naso sembra ch'egli lo immagini pendente nell'aquilino;[109] anche -il largo petto, le braccia di moderata lunghezza, la bella mano posata -negligentemente sul manto porporino, tutti questi tratti insomma -accennano evidentemente ad un sentimento della bellezza, che è quello -dell'epoca che s'avvicina, e che, senza saperlo, tiene al tempo stesso -assai di quello della classica antichità. In altre descrizioni il -Boccaccio parla anche di una fronte piana (non rotondeggiante all'uso -del medio-evo), d'un occhio serio, bruno, oblungo, di un collo rotondo, -ma non curvato in arco, nonchè, con gusto molto moderno, di un «piccolo -piede» e di due occhi «ladri nel loro movimento»[110] in una Ninfa -dalle chiome d'ebano, e così via. - - -Se il secolo XV abbia lasciato testimonianze scritte sull'ideale della -bellezza, quale esso la concepiva, noi non siamo in grado di dirlo; -ma neanche le opere dei pittori e degli scultori non le renderebbero -così del tutto inutili, come potrebbe parere a prima vista; chè -anzi, di fronte al loro realismo, avrebbe potuto conservarsi negli -scrittori un tipo di bellezza affatto ideale ed astratta.[111] Ma nel -secolo XVI emerge in modo speciale il Firenzuola col suo notevolissimo -scritto «Della bellezza delle donne».[112] In esso bisogna innanzi -tutto sceverare quello che egli ripete sulla fede degli scrittori -antichi o sulla autorità degli artisti (per es. la determinazione -delle proporzioni secondo la lunghezza del capo, alcune idee astratte -e simili), dal molto di più che è frutto di osservazioni sue proprie, -confermate con esempj di donne e fanciulle di Prato; e siccome la -sua operetta ha la forma di un discorso, ch'egli tiene dinanzi alle -donne di questa città, quindi dinanzi ai giudici più severi, non vi ha -ragione di credere ch'egli non si sia tenuto scrupolosamente fedele -alla verità. Il principio dal quale egli move, è quel medesimo, al -quale già un tempo s'attennero Zeuzi e Luciano: la ricerca parziale -di molte singole parti belle per costituire un tutto perfettamente -bello. Egli definisce le diverse gradazioni dei colori, che possono -essere nelle carni e nei capelli, e dà la preferenza al biondo, come il -più bello,[113] intendendo però sotto questo nome un giallo delicato -pendente nel bruno. Seguitando poscia, egli vuole che i capelli sieno -crespi, copiosi e lunghi, la fronte serena, alta la metà della sua -larghezza, candida, cioè di una bianchezza rilucente, non morta e -dilavata, le sopracciglia brune, sottili e morbide come seta, folte -in sul mezzo e dolcemente digradanti verso il naso e gli orecchi, -il bianco dell'occhio tendente leggermente all'azzurro, l'iride non -assolutamente nera, quantunque tutti i poeti gridino ad una voce occhi -neri, quale prerogativa di Venere, mentre invece è certo che l'azzurro -celeste fu vanto delle stesse Dee, e che il bruno cupo è più cercato, -«perchè crea una vista dolce, allegra, chiara e mansueta». L'occhio -poi vuol essere grande e rilevato; le palpebre saranno bellissime, «se -bianche e vergheggiate con certe venuzze vermigliate, che a fatica -si veggano, i peli delle quali voglion essere raretti, non molto -lunghi, nè troppo neri». Quella fossa che circonda l'occhio, non -deve essere «nè troppo affonda, nè troppo larga, nè di color diverso -dalle guance».[114] L'orecchio, di mediocre grandezza, saldo e bene -attaccato, ha da essere «più vivamente colorato nelle parti rilevate, -che nelle piane e l'orlo trasparente e risplendente di rosso, come le -granella delle melegrane». Delle tempie non c'è da dire se non che -sien bianche e piane, nè troppo strette «che non paia ci serrino il -cervello»;[115] nelle guance la bianchezza «dalle estremità, pura neve, -deve andare, insieme col gonfiamento della carne, crescendo sempre -in incarnato». Il naso, che determina essenzialmente il pregio del -profilo, deve rialzarsi in principio, di poi, abbassandosi dolcemente, -salire verso la fine, sicchè con ugual tratto sempre diminuisca; -dove cessa la cartilagine, si rialzi un cotal poco, ma non così che -diventi aquilino, «che in una donna comunemente non piace»: la parte -inferiore abbia un colore «simile all'orecchio, ma forse anche meno -acceso, purchè non sia bianco bianco, come se soffrisse di freddo, e -la parete di mezzo sopra il labbro sia leggermente rossa». La bocca -l'autore la desidera piuttosto piccola, ma nè appuntita, nè piatta, -le labbra non troppo sottili, ma bellamente proporzionate tra loro: -nell'aprirle accidentalmente (vale a dire senza parlare e senza ridere) -non si veggano mai più di sei denti superiori. Bellezze speciali -sono una piccola fossetta nel labbro superiore, un bel rigonfiamento -dell'inferiore, un vezzoso sorridere nell'angolo sinistro della bocca -ecc. I denti non debbono essere nè troppo piccoli, nè disuguali, ma -con bell'ordine separati e candidi come l'avorio: le gingive «paiano -piuttosto orli di raso chermisino, che di velluto rosso». Sia il -mento rotondo, «non già arricciato, nè aguzzo, e figuri colorito d'un -color vermiglietto, un poco acceso nel suo rialto: suo vanto speciale -è un poco di fossicella». Il collo ha da essere bianco e rotondo e -piuttosto lungo che breve, la fontanella e il così detto pomo d'Adamo -appena percettibili; la pelle «nell'abbassarsi vorrebbe far certe -rughe circolari in forma di monili e nell'alzarsi vuol distendersi -tutta». Le spalle le desidera larghe, ed anche quanto al petto egli ne -riconosce nella sua latitudine il maggior pregio; ma, oltre a ciò, deve -essere «sì carnoso, che sospetto d'osso non apparisca, e dolcemente -rilevandosi dalle estreme parti, deve venir in modo crescendo, che -l'occhio a fatica se ne accorga con un color candidissimo macchiato di -rose». La gamba deve essere «lunga, scarsetta e schietta nelle parti -inferiori, ma con gli stinchi non al tutto ignudi di carne ed oltre -a ciò con polpe sode e bianche quanto la neve». Il piede lo vuole -«piccolo, snello, ma non magro, e un po' rilevato nel salir del collo, -bianco come lo alabastro». Anche le braccia hanno ad essere «bianche -con un poco d'ombra d'incarnato sui luoghi più rilevati, carnose e -muscolose, ma con una certa dolcezza, come quelle di Pallade, quando -si mostrò al pastore sul monte Ida; in una parola, succose, fresche e -sode». La mano finalmente si desidera bianca, massimamente nella parte -superiore, ma grande «e un po' pienotta, e morbida a toccare come -fina seta, rosea nell'interno con linee chiare, rare, ben distinte, -non intrigate, nè attraversate: quello scavo, che è tra l'indice e il -pollice, sia bene assettato, senza crespe e di vivo colore»; le dita -lunghe, schiette e assottigliantisi dolcemente verso la cima, ma sì -poco che appena si veggia, con unghie «chiare, non lunghe, non tonde, -nè in tutto quadre, nette e tagliate sopra la polpa del dito quanto la -costola d'un picciol coltello». - - -Accanto a questa estetica speciale la generale non vi ha che una parte -assai secondaria. Le ragioni più riposte e segrete, dietro le quali -l'occhio giudica _senza appello_, sono un enigma anche pel Firenzuola, -come egli apertamente confessa, e le sue definizioni di Leggiadria, -Grazia, Vaghezza, Venustà, Aria, Maestà non sono in parte, come s'è -detto, che deduzioni filologiche, in parte inutili sforzi per esprimere -l'inesprimibile. Il sorriso egli lo definisce — probabilmente dietro -qualche antico autore, e molto felicemente — uno splendore dell'anima. - -Sull'uscire del medio-evo tutte le letterature possono vantare -singoli tentativi fatti per fissar quasi dogmaticamente l'idea della -Bellezza.[116] Ma ogni altra opera resta facilmente ecclissata da -questa del Firenzuola. Il Brantome, posteriore di un secolo e più, -non pare che un dilettante assai grossolano in suo confronto, appunto -perchè guidato più dalla concupiscenza, che dal senso della Bellezza. - - - - -CAPITOLO IX. - -Descrizione della vita reale ordinaria. - - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal Petrarca - in avanti. — Condizione effettiva dei contadini. — Schietta - rappresentazione poetica della vita campestre. — Battista - Mantovano, Lorenzo il Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. - — L'umanità e l'idea dell'uomo in generale. - - -Alle scoperte che si fecero intorno all'uomo noi dobbiamo finalmente -aggiungere anche l'interesse, che si prese alla descrizione della vita -ordinaria quotidiana. - -Nel medio-evo la vita d'ogni giorno non offerse argomento di poesia -che alla satira ed alla farsa. Al tempo del Rinascimento in Italia si -prende invece a studiarla e a descriverla per ciò che essa è in sè -stessa, perchè è interessante da sè, perchè è una parte della vita -umana in generale, nel vortice della quale gli Italiani si sentono -come magicamente travolti. Invece della farsa volgare, che s'aggira -per le case, sulle vie, nei villaggi per beffarsi indistintamente -della piccola borghesia, dei contadini e del clero delle campagne, -noi incontriamo qui nella letteratura i primordi di quei quadri _di -genere_, che si fanno poi attendere per lungo tempo ancora nella -pittura. Più tardi questi si congiungono spesso con quella farsa -volgare e procedono uniti, ma non per questo sono identici con essa, -chè anzi differenze essenziali li distinguono pur sempre nettamente fra -loro. - -Quante cose umane non deve aver Dante attentamente osservato e -sperimentato prima di poter descrivere in modo così profondamente -vero il suo mondo spirituale![117] Le celebri similitudini desunte -dall'operoso affaccendarsi nell'arsenale di Venezia, dall'appoggiarsi -dei ciechi l'uno sull'altro alle porte delle chiese[118] e simili, -non sono le sole prove che possono addursi in tale riguardo: l'arte -stessa, colla quale egli esprime lo stato interno di un'anima -nell'atteggiamento esteriore e nel gesto, dimostra un profondo e -pertinace studio della vita. - -I poeti che vengono dopo di lui, ben raramente lo agguagliano, e -ai novellieri è vietato dalla stessa legge suprema del genere che -trattano, di indugiarsi nelle particolarità (cfr. a pag. 38 e 94). Ad -essi è permesso di esordire con grande larghezza e di essere prolissi, -finchè vogliono, nel narrare, ma non mai di far quadri di genere -puramente descrittivo. Questi non s'incontrano per la prima volta che -presso gli uomini, che fecero rivivere l'antichità. - -Il primo che anche in questo riguardo ci si fa innanzi è l'uomo, che -avea una speciale attitudine a tutto: Enea Silvio. Egli descrive non -soltanto la bellezza del paesaggio, non le cose più interessanti dal -lato cosmografico ed archeologico (v. vol. I, pag. 244, vol. II, pag. -10 e 33), ma anche qualsiasi avvenimento ordinario e straordinario -della vita.[119] Fra i moltissimi passi delle sue Memorie, in cui si -rappresentano scene naturali, alle quali in allora appena qualcuno -avrebbe consacrato un lieve tratto di penna, non menzioneremo qui -che la gara dei remiganti sul lago di Bolsena.[120] Ma impossibile -sarebbe il dire con qualche sicurezza da quali antichi epistolografi o -narratori gli sia venuto l'impulso a rivestire di sì splendidi colori -le sue descrizioni; nè ciò deve sorprendere, essendo mille nel campo -spirituale i punti di contatto tra l'Antichità e il Rinascimento, che -non potranno mai essere chiaramente spiegati e resteranno avvolti in -una misteriosa penombra. - -Dopo ciò formano parte di questa serie quelle poesie descrittive -latine, delle quali s'è già parlato altrove (v. vol. I, pag. 350): -descrizione di cacce, di viaggi, di ceremonie e simili. E non manca -anche qualche lavoro italiano di questa specie, come, per esempio, -le descrizioni della celebre giostra medicea del Poliziano e di Luca -Pulci. I poeti epici propriamente detti, Luigi Pulci, il Bojardo e -l'Ariosto, sono spinti naturalmente dal loro soggetto a passar oltre -e a toccar questi punti appena di volo, ma, anche in onta a ciò, non -si può non ammirare la facile precisione, con cui dipingono la vita -ordinaria, e se ne trae una prova di più della loro grande maestria -in tutto. Franco Sacchetti si compiace una volta di ripetere i brevi -discorsi di una brigata di belle donne,[121] che in un bosco furono -sorprese dalla pioggia. - -Altre descrizioni della vita reale ordinaria trovansi, più spesso che -altrove, negli scrittori di cose guerresche e simili (cfr. vol. I, -pag. 135). Ancora di un tempo anteriore ci rimane in una poesia molto -circostanziata[122] un quadro fedele di una battaglia di mercenari del -secolo XIV, dove son riferite particolarmente le acclamazioni, le grida -e i comandi, che echeggiano durante la zuffa. - -Ma la cosa più notevole in questo genere sono le schiette descrizioni -della vita campagnuola, che si trovano specialmente in Lorenzo il -Magnifico e nei poeti che lo circondano. - - -Dal Petrarca in avanti[123] ci fu una specie di bucolica falsa, -convenzionale, un vero furore di scriver egloghe, ad imitazione di -quelle di Virgilio, non importa se in versi latini od italiani. E come -sue specie secondarie sorsero il romanzo pastorale del Boccaccio (v. -vol. I, pag. 346) e tanti altri sino all'Arcadia del Sannazzaro, e più -tardi la farsa pastorale alla maniera del Tasso e del Guarini, tutti -lavori dettati in bellissima prosa o in versi perfetti, nei quali però -la vita pastorale non figura che come un costume indossato per sola -apparenza esterna, esprimendosi sotto di esso sentimenti propri di un -genere ben diverso di società.[124] - -Ma, accanto a ciò, col finire del secolo XV, sorge nella poesia un -modo affatto nuovo di dipingere la vita campestre: la descrizione -schietta, naturale, l'antitesi insomma, il contrapposto della bucolica -convenzionale di prima. Essa non fu possibile che in Italia, perchè -qui soltanto l'abitatore delle campagne (tanto il colono che il -proprietario) aveva dignità d'uomo e libertà personale e franchigie -speciali, per quanto anche talvolta la sua sorte fosse piuttosto dura. -La differenza tra la città e i villaggi è ben lontana dall'esservi -così accentuata, come nel nord; anzi un gran numero di piccole città -vi è esclusivamente abitato da contadini, che la sera, tornando alle -loro case, possono mutar nome e chiamarsi cittadini al pari di tutti -gli altri. I Maestri comacini fecero il giro di quasi tutta l'Italia; -al fanciullo Giotto fu pure possibile di abbandonar le sue pecore -e di essere aggregato in Firenze ad una corporazione; in generale -l'affluenza degli uomini del contado alle città era continua, e certe -popolazioni di montagna sembravano nate esclusivamente per questo.[125] -Ora egli è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un -continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura -il _villano_,[126] e che la commedia improvvisata (v. pag. 61 e segg.) -si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche -un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i _vilains_, -di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche -i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di -qualsiasi specie[127] s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze -d'onore e di rispetto per una classe di persone, che rende alla società -sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine. -Gioviano Pontano[128] narra con sensi di vera ammirazione alcuni tratti -magnanimi dei selvaggi abruzzesi: nelle collezioni biografiche e nei -novellieri non mancano mai eroine campestri,[129] che sacrificano la -propria vita per difesa del proprio onore e pel bene della propria -famiglia.[130] - -Con tali precedenti era ben naturale che in taluni sorgesse il -desiderio di rivestir dei colori della poesia anche questo genere di -vita. Fra costoro innanzi tutto nomineremo qui Battista Mantovano -colle sue Egloghe, una volta assai lette ed anche oggidì degne di -osservazione. Esse sono uno de' suoi primi lavori (probabilmente -del 1480 o in quel torno), e vi si nota ancora una certa perplessità -tra il realismo e il convenzionalismo della rappresentazione, ma in -sostanza il primo prevale. Vi si sentono le idee di un buon curato di -campagna, non senza qualche sfumatura qua e là di idee liberali. In -qualità di monaco carmelitano, Battista deve aver bazzicato assai colle -popolazioni del contado. - - -Ma con forza incomparabilmente maggiore ci trasporta Lorenzo il -Magnifico in questo nuovo mondo e ci fa vivere veramente la vita del -villaggio. La sua «Nencia da Barberino»,[131] può dirsi la nuova e -schietta riproduzione delle canzoni popolari dei dintorni di Firenze, -fuse insieme in un'onda maestosa di ottave. L'oggettivismo del poeta -è tale, che si resta in dubbio se si risenta simpatia o disprezzo -pel garzone che parla (è il contadinello Vallera, che dichiara il suo -amore alla Nencia). È evidente il contrasto deliberato colla bucolica -convenzionale accompagnata dal solito Dio Pane e dalle solite Ninfe: -Lorenzo si getta volontariamente nel nudo realismo della spregiata vita -delle campagne, e, ciò non ostante, l'insieme lascia un'impressione -veramente poetica. - -Rivale della Nencia, per consenso di tutti, è la Beca da Dicomano di -Luigi Pulci.[132] Ma essa difetta di una certa serietà obbiettiva, -per essere stata cantata non tanto per forza di naturale impulso e -allo scopo di rappresentare un lato della vita del popolo, quanto pel -desiderio di ottenere l'applauso della più colta società fiorentina. -Da ciò la maggiore e deliberata rozzezza del quadro e le frammistevi -oscenità. Ciò non ostante, il carattere del contadino innamorato vi è -con molta abilità sostenuto. - - -Terzo in questa società viene Angelo Poliziano col suo _Rusticus_ -in esametri latini.[133] Tenendosi lontano da ogni imitazione della -Georgica di Virgilio, egli descrive specialmente l'anno campestre in -Toscana, cominciando dall'autunno inoltrato, nel quale l'agricoltore -sfodera un nuovo aratro e fa le seminagioni dell'inverno. Assai ricca -e lussureggiante è la descrizione della campagna in primavera, ed -anche nell'«estate» s'incontrano passi di un gusto squisito; ma ciò -che può riguardarsi come un vero gioiello della nuova poesia latina, è -la festa della vendemmia in autunno. Anche in italiano il Poliziano ha -cantato qualche cosa da cui emerge, che nel gruppo che stava attorno -a Lorenzo, si poteva dare oggimai qualche quadro veritiero della vita -agitata e operosa delle classi inferiori. La sua _Zingaresca_[134] è -uno dei primi saggi della tendenza dei poeti moderni a trasportarsi -nella vita e nei costumi di una classe d'uomini diversa da quella, a -cui essi appartengono. Con un intento comico qualche cosa di simile -era stato, per vero, tentato ancor prima,[135] e in Firenze i canti -delle Mascherate ne offrivano sempre nuova occasione al tornare di -ogni carnovale. Ma ciò che è nuovo, è il trasportarsi nel mondo dei -sentimenti di un'altra classe, con che tanto questa canzone, quanto -«la Nencia» tracciano nella storia della letteratura una nuova via, che -merita attenta considerazione. - -E qui pure in sul finire dobbiamo far notare di nuovo il fatto, che la -cultura precede sempre lo sviluppo dell'arte. Non ci vollero infatti, -dalla Nencia in poi, meno di ottant'anni prima che s'avessero i quadri -di genere e i bozzetti campestri di Jacopo Bassano e della sua scuola. - - -Avremo occasione in seguito di mostrare come in Italia le differenze -sociali fondate sulla diversità della nascita avessero omai perduto -ogni valore. Ciò che vi contribuì grandemente fu senza dubbio il -fatto, che qui, prima che altrove, s'era acquistata una conoscenza -più seria e più perfetta dell'uomo in particolare e dell'umanità in -generale. Basterebbe questa sola conquista per imporci un obbligo di -eterna riconoscenza verso gli uomini del Rinascimento. Un concetto -logico e astratto dell'umanità s'era avuto da tempo antichissimo, ma il -Rinascimento ce ne diede la realtà vera e obbiettiva. - -I più nobili ed elevati sentimenti a questo riguardo trovansi espressi -da Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell'uomo,[136] -che può dirsi uno dei lasciti più preziosi di quell'epoca tanto -colta. Dio s'è riserbato di crear l'uomo dopo tutte le altre creature, -affinchè questi potesse riconoscere le leggi dell'universo, sentirne la -bellezza, ammirarne la magnificenza. Egli non lo vincolò a nessuna sede -fissa, non gl'impose veruna attività determinata, nessuna necessità -ineluttabile; lo dotò anzi di ogni facoltà necessaria a muoversi e -a voler liberamente. «Io ti ho collocato in mezzo al mondo, disse -il Creatore ad Adamo, affinchè tu tanto più facilmente ti guardi -attorno e vegga tutto ciò ch'esso contiene. Io ti creai non celeste -e non terrestre, non mortale, nè immortale soltanto, affinchè tu sia -libero educatore e signore di te medesimo; tu puoi degenerare sino a -divenir bruto, e rigenerarti sino a parer quasi un Dio. I bruti portano -con sè dal grembo materno quanto ad essi fa d'uopo per conservarsi; -gli spiriti superiori sono sin dal principio, o per lo meno subito -dopo,[137] ciò che saranno eternamente. Tu solo hai uno sviluppo, che -dipende dalla tua libera volontà, e porti in te i germi d'ogni specie -di vita». - - - - -PARTE QUINTA - -LA VITA SOCIALE E LE FESTE - - - - -CAPITOLO I. - -Il pareggiamento delle classi. - - Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle città. — - Negazione teorica della nobiltà. — Contegno dell'aristocrazia - secondo i paesi. — Sua posizione di fronte allo svolgersi - progressivo della cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — - Le dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I tornei e - le loro caricature. — La nobiltà come requisito indispensabile - a' cortigiani. - - -Ogni epoca di civiltà, che rappresenti in sè qualche cosa di compiuto -e perfetto, non si manifesta soltanto nella vita politica, religiosa, -artistica e scientifica di un popolo, ma dà altresì un'impronta -sua propria all'intera vita sociale. Ciò riscontrasi in modo -caratteristico nel medio-evo, dove le rigide consuetudini delle corti e -dell'aristocrazia sono presso a poco identiche dappertutto, e dove pure -si ha un genere di borghesia affatto speciale. - -Gli usi invalsi in Italia nel secolo del Rinascimento sono l'antitesi -la più spiccata di tali consuetudini sotto tutti i punti di vista più -essenziali. Questa antitesi comincia già alla base, che è affatto -diversa, mentre nei circoli più elevati della vita sociale non -esistono più distinzioni di casta, ma si ha invece una classe veramente -colta nel senso moderno della parola, nella quale la gentilezza del -sangue non ha valore se non in quanto le ricchezze, che sogliono -accompagnarla, assicurano gli ozi necessari alla propria educazione. -Ciò però non deve intendersi in modo assoluto, mentre è pur sempre -vero, che gli ordini sopravissuti al medio-evo cercano ora più, ora -meno, di prevalere, non fosse altro, per la smania di conservarsi -all'altezza, che l'aristocrazia mantiene nelle altre nazioni men -progredite d'Europa. Mala tendenza generale dell'epoca è però sempre -per la fusione delle classi nel senso moderno. - - -Ad ottenere un tale intento, di sommo rilievo deve essere stata la -convivenza di nobili e borghesi nella stessa città, per lo meno sino -dal secolo XII,[138] poichè per essa vennero accomunate le sorti di -tutti e furono tronche le ali, ancora in sul nascere, all'insolente -albagia dei signori feudali, che dall'alto delle loro rocche sognavano -un mondo di schiavi. Oltre a ciò, la Chiesa in Italia non si indusse -mai, come nei paesi settentrionali, a fissare appannaggi speciali -pei figli cadetti dell'aristocrazia: infatti, se anche i vescovati, i -canonicati e le abbazie vi furono spesso conferiti dietro i principii -di un indegno favoritismo, questo però non si basava mai esclusivamente -sul privilegio dell'origine, e se i vescovi di regola vi furono -molto più numerosi, più poveri e privi affatto di quelle prerogative -principesche, che avevano altrove, videro in compenso cresciuta la loro -autorità morale dalla loro dimora nelle città dove avevano la sede, e -dove, insieme coi loro capitoli, formavano un elemento speciale della -popolazione più colta. Quando, dopo ciò, pullularono d'ogni parte i -principi e le tirannidi, l'aristocrazia ebbe in quasi tutte le città -occasione e motivo d'isolarsi nella vita privata (v. vol. I, pag. 181), -che, scevra di pericoli dal lato politico e confortata d'ogni comodità -ed agiatezza materiale, non era in sostanza gran fatto diversa da -quella di tanti altri ricchi abitatori delle città. E quando, da Dante -in poi, la nuova poesia e la nuova letteratura divennero patrimonio di -tutti,[139] e, più tardi ancora, prevalse una cultura tutta d'indole -antica, e l'uomo, come tale, ebbe solo quel valore, che sapeva -procacciarsi individualmente, e si videro nel fatto i Condottieri -diventar principi e non badarsi più non solo alla dignità, ma nemmeno -alla legittimità della nascita nell'eredità del potere (v. vol. I, p. -27-28), — allora si potè ben credere che una nuova êra di uguaglianza -fosse spuntata, ed ogni idea di nobiltà scomparsa per sempre. - - -Dal punto di vista teorico, nel solo Aristotele, riferendosi -all'antichità, si potevano già trovar gli argomenti per affermare -e per negare la legittimità degli ordini aristocratici. Dante, per -esempio, deriva ancora dall'unica definizione aristotelica, che «la -nobiltà si basi sull'eccellenza e sulla ricchezza ereditaria», il suo -principio, che «la nobiltà riposa sull'eccellenza propria o su quella -degli antenati».[140] Ma altrove egli non si dà per soddisfatto di una -tale definizione, e si rimprovera da sè stesso[141] di aver perfino -in Paradiso, parlando col suo proavo Cacciaguida, alluso alla nobiltà -della sua origine, che è manto che _tosto raccorcia_, e al quale il -tempo ogni dì recide un lembo, che giorno per giorno bisogna rimettere. -E nel «Convito»[142] egli stacca del tutto dall'idea della _nobiltà_ -ogni condizione di nascita privilegiata, e ne fa una cosa sola con -l'attitudine a qualsiasi eccellenza morale e intellettuale, accentuando -in modo speciale il pregio di una elevata cultura, col fare la nobiltà -sorella germana della filosofia. - -Dopo ciò, quanto maggiore fu l'influenza che l'umanismo venne -acquistando sulle opinioni degli Italiani, tanto più forte si venne -in tutti radicando la persuasione, che l'origine non possa mai esser -quella che decida del valore di un uomo. Nel secolo XV quest'era omai -un principio universalmente accettato. Il Poggio nel suo dialogo «Della -nobiltà»[143] si dichiara pienamente d'accordo co' suoi interlocutori -— Niccolò Niccoli e Lorenzo de' Medici, fratello del vecchio Cosimo — -non esservi oggimai altra nobiltà, fuorchè quella derivante dal merito -personale. Con tratti finamente mordaci questo stesso scritto sparge -un amaro dileggio su molte distinzioni e prerogative, che, secondo il -comune pregiudizio, entrano a far parte della vita dei nobili. «Niuno -(v'è detto) trovasi tanto lontano dalla vera nobiltà, quanto colui, i -cui antenati esercitarono per lungo tratto di tempo il malandrinaggio. -La passione per le cacce non sente meglio di nobiltà, di quello -che i nidi della selvaggina, che s'insegue, si risentano di balsamo -o d'altri soavi profumi. L'agricoltura, quale fu esercitata dagli -antichi, sarebbe ben più nobile occupazione, che non quelle stolte -scorrerie per boschi e per monti, che ci fanno più simili alle belve, -che a noi medesimi, e che tutt'al più potrebbero di quando in quando -servirci di utile passatempo». E se ne adduce la prova mostrando il -lato selvaggio e brutale della vita dei cavalieri inglesi e francesi -nelle loro campagne o nei castelli e, peggio ancora, di quella della -rapace cavalleria tedesca. Dopo ciò, il Medici prende a sostenere -in certo modo le parti della nobiltà, ma non già — cosa abbastanza -caratteristica — riferendosi ad un sentimento suggerito dalla natura, -bensì richiamandosi all'autorità di Aristotele, che nel quinto libro -della sua «Politica» riconosce e definisce la nobiltà come qualche -cosa di veramente concreto e che si fonda sull'eccellenza del merito -e sulla ricchezza ereditata. Ma il Niccoli soggiunge, che Aristotele, -dando questa definizione, non esprime una persuasione sua propria, ma -una opinione generalmente invalsa al suo tempo; e ciò è tanto vero, -che nell'«Etica», dov'egli parla secondo il suo intimo convincimento, -non vuol che sia nobile se non colui, che si sforza di conseguire il -vero bene. Indarno il Medici gli oppone, che l'espressione greca per -designare la nobiltà (_Euganeia_) suona appunto «nascita illustre»; il -Niccoli trova che la voce latina nobilis, vale a dire notabile, è assai -più giusta, perchè fa dipendere la nobiltà dalle sole azioni.[144] Dopo -questi e simili ragionamenti l'autore ci dà una specie di prospetto -delle condizioni di fatto, in cui si trovava al suo tempo la nobiltà -nelle diverse regioni d'Italia. A Napoli essa è fiera e disdegna di -occuparsi tanto dell'amministrazione de' suoi averi, quanto della -mercatura, che riguarda come ignominiosa: così, se ne sta inerte e -rinchiusa ne' suoi palagi,[145] o va attorno oziosamente cavalcando per -la città. Anche l'aristocrazia romana ha in dispregio il commercio, -ma amministra almeno i suoi beni; anzi presso di essa l'attendere -all'economia rurale è considerato come cosa onorevole e agevola -di per sè l'accesso ai ranghi della nobiltà:[146] tutto sommato, -«un'aristocrazia rispettabile, ma paesana». Anche in Lombardia i nobili -vivono dei redditi dei possessi ereditati, e si differenziano dagli -altri pel vanto dell'origine e per l'astensione da qualsiasi ordinaria -occupazione.[147] In Venezia la nobiltà governa, ma al tempo stesso si -consacra al commercio; ed ugualmente a Genova tutti indistintamente, -nobili e non nobili, sono mercanti e navigatori, e non vi si ammettono -altre differenze, fuorchè quelle che provengono dalla nascita: taluni -però esercitano una specie di brigantaggio dall'alto dei loro castelli. -In Firenze una parte dell'aristocrazia attende al traffico; un'altra -(ma certo la men numerosa) si pavoneggia, boriosa dei propri titoli, -per le vie della città o perde il suo tempo nelle cacce e in simili -divertimenti.[148] - -Ma ciò che ha un'importanza al tutto decisiva si è questo, che quasi in -tutta Italia anche coloro che possono andar superbi della lor nascita, -non hanno ambizioni da far valere di fronte alla cultura ed alla -ricchezza, nè dai loro privilegi politici o di corte risentono alcun -impulso a considerarsi come una classe superiore alle altre. Venezia -sembra costituire a questo riguardo una eccezione, ma essa non è che -apparente, perchè in sostanza la vita dei nobili non si differenzia -quivi da quella della borghesia, e gode appena qualche privilegio di -pura forma esteriore. Diversamente invece vanno le cose nel regno di -Napoli, che per l'orgoglioso isolamento e la boriosa vanità della sua -aristocrazia, più che per qualsiasi altro motivo, restò completamente -escluso dal gran moto intellettuale e morale del Rinascimento. A -dar quivi un potente rinforzo alle tradizioni lasciate dal medio-evo -longobardo e normanno sopravviene, ancor prima della metà del secolo -XV, la dominazione aragonese, e così vi si compie fino da quel momento -ciò che nel resto d'Italia non si effettuò che cento anni più tardi, -una vera trasformazione sociale, un disprezzo del lavoro e una smania -di titoli, che costituiscono appunto il lato caratteristico della -popolazione spagnuola. Le conseguenze di un tal fatto non tardano poi -a manifestarsi perfino nelle più piccole città ancor prima del 1500, e -basta per tutte citare ciò che ci vien detto intorno ad una di esse, -la piccola città della Cava. Essa era stata sempre proverbialmente -ricca sino a che non diede ricovero che a muratori e a tessitori: «ora -che, invece di strumenti da muratori e di telai, non vi si veggono che -sproni, staffe e cinghie dorate, e tutti aspirano ad essere dottori, -medici, notai, ufficiali e cavalieri, vi è subentrata la più desolante -miseria».[149] In Firenze si constata un fatto identico per la prima -volta sotto Cosimo primo granduca, e si ha a lui quest'obbligo che -la gioventù fiorentina del suo tempo, spregiando il commercio e le -industrie, non si preoccupa d'altro che di ottenere cavalierati nel -suo nuovo ordine di s. Stefano.[150] È precisamente il rovescio di -quanto vi era accaduto un secolo prima,[151] quando i padri, morendo, -pregavano lo Stato a diseredare i loro figli, qualora non avessero -esercitato una qualche utile professione (vedi vol. I, pag. 108). - - -Ma una smania speciale di distinzioni distrae spesso in modo molto -ridicolo i Fiorentini dal culto dell'arte e della letteratura, nel -quale non si ammettono differenze gerarchiche, ed è appunto la sete -delle dignità cavalleresche divenuta stoltamente oggetto di moda -proprio nel tempo, in cui esse aveano perduto sin l'ombra del proprio -valore. - -«Non sono molti anni, scrive Franco Sacchetti[152] verso la fine del -secolo XIV, che ognuno di noi ha veduta far cavalieri li meccanici, -gli artieri, insino a' fornai; ancora più giù, gli scardassieri, gli -usurai e rubaldi barattieri.... Come risiede bene che uno judice, per -poter andare rettore, si faccia cavaliere? E non dico che la scienza -non istea bene al cavaliere, ma scienza reale, senza guadagno.... Oh -sventurati ordini della cavalleria, quanto siete andati al fondo! In -quattro modi son fatti cavalieri.... e tutti sono obbligati, vivendo, -a molte cose che sarebbe lungo a dirle, e fanno tutto il contrario. -Voglio pure aver toccato queste parti, acciocchè i lettori di queste -cose materiali comprendano, come la cavalleria è morta. E non si -ved'elli, che pure ancora lo dirò, essere fatti cavalieri i morti? -Che brutta, che fetida cavalleria è questa! Così si potrebbe fare -cavaliere un uomo di legno o uno di marmo,... e, perchè no? anche un -bue o altra bestia». — I fatti che il Sacchetti adduce a conferma di -quanto scrive, sono invero parlanti abbastanza; una volta egli è messer -Bernabò Visconti, che per derisione creò cavalieri due ubbriaconi, che -bevettero a prova alla sua presenza; un'altra sono alcuni cavalieri -tedeschi, dei quali sì si fa beffe a proposito degli ornamenti che -portano sull'elmo e simili. Più tardi il Poggio mette in derisione i -molti cavalieri del suo tempo senza cavallo e senza esercizio alcuno di -guerra.[153] Chi voleva far pompa dei distintivi onorifici del ceto, -per esempio, uscire a cavallo portando bandiere ecc., si creava da sè -in Firenze una posizione molto difficile, tanto di fronte al governo, -quanto a' suoi numerosi motteggiatori.[154] - -Riguardando la cosa un po' più dappresso, si scorge che queste tarde -ambizioni cavalleresche, indipendenti affatto da qualsiasi nobiltà di -sangue, senza dubbio erano in parte il frutto di una ridicola vanità -smaniosa di titoli, ma al tempo stesso avevano altresì un'altra radice. -I tornei erano ancora in uso, e chi volea prendervi parte, dovea, -giusta le formalità prescritte, essere cavaliere. Ma il combattimento -in campo chiuso e più particolarmente la corsa delle lance, -strettamente regolata e talvolta assai pericolosa, erano un'occasione -favorevole per far mostra di forza e di coraggio, e nessuno, qualunque -fosse la sua origine, voleva certamente lasciarsela sfuggire in -un'epoca, in cui tanto conto si teneva del valor personale. - -Quindi è che non giovò a nulla, che ancora il Petrarca fin dal suo -tempo si fosse espresso in termini di viva riprovazione contro i -tornei, come contro una pericolosa stoltezza: egli non convertì -nessuno col suo patetico grido: «in niun libro si legge che Scipione -o Cesare siano stati abili giostratori!»[155] La cosa anzi in Firenze -acquistò una grande popolarità; ogni borghese cominciò a riguardar la -sua giostra — che senza dubbio non era più tanto pericolosa — come una -specie di onesto passatempo, e Franco Sacchetti[156] ci ha conservato -il ritratto, estremamente comico, di uno di questi giostratori della -domenica. Egli esce a cavallo sino a Peretola, dove si potea giostrare -a prezzo mitissimo, sopra una rôzza presa a nolo da un tintore, alla -quale alcuni burloni poscia appiccano un cardo sotto la coda: la bestia -imbizzarrisce, prende il galoppo e porta a precipizio il cavaliere, -armato di tutto punto, alla città. L'inevitabile scioglimento della -novella è una violenta sgridata della moglie indispettita di simili -scappate del marito.[157] - -Per ultimo i Medici concepiscono una vera passione per la giostra, -come se volessero mostrare per l'appunto, essi non nobili e privati, -che la società di cui si circondano, non è in nulla inferiore ad una -corte.[158] Già ancor sotto Cosimo (1459), e poi sotto Piero il vecchio -ebbero luogo in Firenze delle giostre celebratissime; Piero il giovane -poi per tali esercizi trascurò perfino il governo, e non voleva essere -dipinto se non rivestito della sua splendida armatura. Anche alla corte -di Alessandro VI prevalse un entusiasmo simile; e quando il cardinale -Ascanio Sforza chiese al principe turco Zizim (v. vol. I, pag. 149 -e 158) come gli piacesse quello spettacolo, il barbaro rispose assai -saggiamente, che simili combattimenti nella sua patria si facevano fare -agli schiavi, perchè, in caso di disgrazia, non se ne risentiva alcun -danno. — L'orientale qui, senza saperlo, si trovava d'accordo con gli -antichi romani nel riprovare i costumi del medio-evo. - -Del resto, anche non tenendo conto di queste circostanze, che pur non -sono di lieve momento per spiegarsi l'ardore insistente con cui si -cerca la dignità cavalleresca, noi troviamo omai a questo tempo qua e -colà dei veri ordini di corte (per es. a Ferrara), i cui membri hanno -di diritto il titolo di cavaliere. - - -Ma, per grandi che fossero le singole ambizioni e le vanità dei nobili -e dei cavalieri, sta di fatto che la nobiltà italiana si collocò -sempre nel bel mezzo della vita comune, e non mai alle estremità della -medesima. Noi la vediamo trattar colle altre classi costantemente sur -un piede di perfetta uguaglianza, e l'ingegno e la cultura sono sempre -i suoi naturali alleati. Certamente che in un cortigiano propriamente -detto si esige un qualche grado di nobiltà,[159] ma questa esigenza -è espressamente dichiarata figlia di un pregiudizio invalso nel -pubblico (_per l'oppenion universale_), nè in ogni caso implica mai -la supposizione, che anche un individuo non nobile non possa avere -un merito intrinseco equivalente. E nemmeno rimane inteso con ciò -che le persone non nobili debbano restar escluse da ogni contatto col -principe: si vuole soltanto che all'uomo perfetto, al vero cortigiano, -non manchi alcuna di quelle qualità, che costituiscono un ornamento -della vita, e quindi neanche questa. Se poi in tutti i rapporti della -vita gli vien fatto un obbligo speciale di mantenere un contegno -riserbato e dignitoso, non è già perchè egli abbia un sangue più nobile -nelle vene, ma perchè così vuole l'alta sua perfezione individuale. -Trattasi di una distinzione moderna, il cui momento principale sta -nella cultura e nella ricchezza; ma in quest'ultima solo in quanto -renda possibile di consacrar la vita alla prima e di promuoverne in -grande gli interessi e lo sviluppo. - - - - -CAPITOLO II. - -Raffinamento esteriore della vita. - - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle donne. - — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona creanza. — - Comodità ed eleganza. - - -Ora, quanto meno le differenze di nascita conferiscono un privilegio -determinato, tanto maggiore ogni individuo, come tale, sente lo -stimolo a mettere in evidenza i suoi pregi personali, e tanto più -la vita sociale deve tendere per proprio impulso a restringersi in -una cerchia speciale ed a nobilitarsi. Il sorgere dell'individualità -e il raffinarsi della vita sociale diventano due fatti necessari, -deliberatamente pensati e voluti. - -Già l'apparenza esterna dell'uomo e le cose che lo circondano e gli ozj -della vita quotidiana mostrano in Italia un'eleganza ed un raffinamento -maggiore, che in qualsiasi altro paese. Delle abitazioni dei grandi -spetta alla storia dell'arte il parlarne; qui soltanto dobbiamo notare, -come esse superassero in comodità e nell'armonica disposizione delle -parti i castelli e le corti o palazzi di città dei grandi del nord. -Il vestire mutò per guisa, che egli è impossibile l'istituire un -completo paragone colle mode degli altri paesi, molto più che, dal -finire del secolo XV in poi, spesso si adottarono queste ultime. Ciò -che i pittori italiani ci rappresentano come costume di quel tempo, è -in generale quanto di più bello e di più accomodato ci fosse allora in -Europa, ma non si potrebbe dir con certezza, se quel modo di vestire -prevalesse generalmente e se i pittori, ritraendolo, sieno stati sempre -esatti. Quello però che è fuori di dubbio si è, che in nessun luogo -si tenne del vestire quel conto, che si teneva in Italia. La nazione -era alquanto vanitosa; ma, oltre a ciò, anche uomini molto gravi non -esitavano a riconoscere in un vestito quanto più si potesse bello e ben -fatto un ornamento non dispregevole aggiunto alla persona. In Firenze -ci fu perfino un periodo di tempo, in cui il vestire era una cosa -affatto individuale, ed ognuno aveva una moda sua propria (v. vol. I, -pag. 179 nota); ed anche per buon tratto del secolo XVI questa usanza -fu coraggiosamente mantenuta da uomini considerevolissimi,[160] mentre -intanto la grande maggioranza si accontentava di variare più o meno -la moda dominante, secondo il gusto particolare. Si potrebbe adunque -riguardare come un sintomo di decadenza per l'Italia l'ammonizione che -si legge in Giovanni della Casa,[161] di evitare le singolarità e di -non dipartirsi dalla moda regnante. Il nostro tempo, che, almeno negli -abbigliamenti degli uomini, rispetta come legge suprema l'uniformità, -rinuncia con ciò ad una caratteristica più importante che non si creda. -Ma ciò procura un grande risparmio di tempo, e questo, colle idee di -operosa attività che si hanno oggidì, può benissimo riguardarsi come -compenso tale da contrabbilanciare ogni altro svantaggio. - -In Venezia e a Firenze[162] eranvi, all'epoca del Rinascimento, -prescrizioni speciali, che regolavano il modo di vestire degli uomini -e ponevano limiti determinati al lusso delle donne. Dove simili leggi -non esistevano, per esempio a Napoli, i moralisti deplorano scomparsa -ogni traccia di differenza tra la nobiltà e il ceto borghese.[163] -Oltre a ciò essi biasimano il rapidissimo mutar delle mode e (se noi -interpretiamo rettamente) la stolta venerazione per tutto ciò che -veniva di Francia, mentre nel fatto molte delle sue mode non erano che -le antiche d'Italia spacciate siccome nuove, perchè rientrate dopo -aver fatto il giro del paese straniero. Ora, il determinare sino a -qual punto questo frequente mutare delle forme del vestire e l'adozione -delle mode francesi e spagnuole[164] abbiano contribuito a tener viva -nella nazione la passione abituale del lusso esterno, non è cosa di cui -dobbiamo occuparci qui; ma, anche senza di ciò, il fatto merita d'esser -notato come una prova di più del rapida sviluppo della vita italiana -intorno al 1500. - - -Degna di speciale attenzione è la cura che pongono le donne, di -modificare quanto più possono la loro apparenza esterna con tutti gli -aiuti, che può offrire una ricca e minuziosa toeletta. In nessun paese -d'Europa, dalla caduta dell'Impero romano in poi, non s'è cercato di -dar tanto risalto al pregio della figura, al colore delle carni e alla -ricchezza dei capelli, quanto allora in Italia.[165] Tutto tende ad -uniformarsi ad un tipo convenzionale universalmente accettato, anche -a costo di veder violate in modo strano, e talvolta goffo, le leggi -naturali del bello. In questo riguardo noi prescinderemo del tutto -dall'abbigliamento in genere, che nel secolo XIV fu estremamente -svariato nei colori e carico negli ornamenti,[166] e più tardi ebbe una -ricchezza un po' più elegante, e ci limiteremo alla toeletta nel senso -più stretto. - -Innanzi tutto noi troviamo che si portano, poi vengono proibite, poi -tornano a portarsi false acconciature da testa, talune anche di seta -bianca e gialla,[167] sino a che giunge un qualche grande oratore -sacro, che commove gli animi a penitenza, e allora sulla pubblica -piazza s'innalza un gran rogo (_talamo_) sul quale, insieme a liuti, -arnesi da giuoco, maschere, ricette magiche, canzonieri erotici ed -altre inezie, vanno a finire anche queste false acconciature:[168] la -fiamma purificatrice riduce tutte queste cose in un mucchio di cenere. -Il colore ideale, che tanto nei propri, come nei capelli posticci -si cercava di preferenza, era il biondo. E siccome si credeva che il -raggio solare avesse in sè la virtù di far acquistare quel colore ai -capelli,[169] furonvi delle dame, che ebbero il coraggio di stare -giornate intere sotto la sferza del sole;[170] del resto, ciò non -impediva che si usassero tinture speciali e manteche per accrescerne -altresì il volume. A ciò poi bisogna aggiungere un arsenale di acque -ritenute confacenti a conservar la bellezza, empiastri ed unguenti -per ogni singola parte del viso, perfino per le palpebre e i denti, -di cui il nostro tempo non ha nemmeno una idea. E non giovarono nè -i sarcasmi dei poeti,[171] nè le invettive dei predicatori, nè la -paura stessa di guastarsi precocemente le carni a distogliere le -donne da quegli usi e dal dare con ciò un falso colorito, e perfino -una falsa forma al proprio viso. Non è impossibile che le frequenti e -grandiose rappresentazioni dei Misteri, nei quali centinaia d'uomini -apparivano dipinti e mascherati,[172] abbiano contribuito a trasformare -quell'abuso in abitudine giornaliera; il fatto è che esso allora era -universale, ed anche le fanciulle del contado facevano del loro meglio -per uniformarvisi,[173] sin dove potevano. Si aveva un bel predicare, -che simili artificii erano i contrassegni delle cortigiane; anche le -più rispettabili matrone, che del resto in tutto il corso dell'anno non -toccavano alcun empiastro, s'imbellettavano nei dì di festa, quando -accadeva loro di dover mostrarsi in pubblico.[174] — Ma, sia che si -riguardasse questo eccesso come un tratto di barbarie, di cui s'aveva -un riscontro nell'uso di imbellettarsi dei selvaggi, sia che lo si -ritenesse anche soltanto come uno sforzo di mantenere nei lineamenti -e nel colorito il tipo normale della bellezza giovanile, come farebbe -credere la somma accuratezza e la moltiplicità di questa toeletta, — -certo è che agli uomini spiacque allora, come in ogni altro tempo, e ne -sono prova i richiami continui, che in questo riguardo furono fatti al -bel sesso. - -Anche l'uso dei profumi eccedette ogni misura e si estese perfino -a tutte le cose, colle quali in qualsiasi modo si doveva venire a -contatto. Nelle grandi festività, si solevano strofinare con unguenti -fin le mule, sulle quali si dovea cavalcare;[175] Pietro Aretino -ringrazia Cosimo I per un invio fattogli di scudi _profumati_.[176] - - -Ma gl'Italiani vivevano allora altresì nella persuasione di superare -in pulitezza esteriore qualsiasi dei popoli settentrionali. Nè parrebbe -neanche doversi dire, che questa loro opinione andasse troppo lungi dal -vero, se si considera che la pulitezza è una qualità indispensabile al -perfezionamento della personalità moderna, che certamente in Italia si -svolse più presto e più completamente che altrove; inoltre molti indizi -farebbero credere anche, che essi fossero una delle più ricche nazioni -del mondo d'allora. Prove assolute tuttavia non sarà mai possibile -addurne, e se da ultimo la questione si restringesse al determinare -a chi propriamente spetti la priorità, nella redazione dei primi -codici di pulitezza e creanza, la poesia cavalleresca del medio-evo -potrebbe a buon diritto vantarsi di possedere il più vecchio. Ciò non -ostante, di una cosa non può dubitarsi, ed è questa, che alcuni dei -più illustri rappresentanti del Rinascimento portarono la pulitezza -della persona, specialmente ne' banchetti,[177] all'ultimo grado della -perfezione, e che, per un antico pregiudizio, i tedeschi in Italia -riguardavansi sempre come il tipo d'ogni sudiceria.[178] Il Giovio non -esita ad attribuire molte abitudini poco pulite di Massimiliano Sforza -all'educazione primitiva che questi aveva ricevuto in Germania,[179] -e nota che gli Italiani n'erano veramente scandolezzati. In mezzo a -ciò si ha tanto maggior ragione di sorprendersi che, per lo meno nel -secolo XV, si lasciassero condurre le osterie e gli alberghi per lo più -da tedeschi,[180] i quali praticarono questa industria principalmente -in vista del gran numero di pellegrini, che affluivano a Roma. Ma -le testimonianze che si hanno a questo riguardo potrebbero anche -semplicemente riferirsi alle osterie e agli alberghi delle campagne, -mentre si sa con certezza che nelle maggiori città le migliori locande -erano tenute tutte da Italiani.[181] La mancanza poi di buoni alberghi -nelle campagne potrebbe spiegarsi dal difetto di sicurezza in generale. - -Della prima metà del secolo XVI ci rimane quel manuale della buona -creanza, che Giovanni della Casa, nato fiorentino, ci lasciò sotto il -titolo di «Galateo». In questo si prescrive non soltanto la pulitezza -nel senso più schietto, ma s'inculca altresì l'abbandono di tutte -quelle abitudini, che noi siamo soliti di chiamare «sconvenienti», con -quello stesso tuono magistrale, con cui il moralista predica le più -sublimi leggi morali. In altre letterature qualche cosa di simile non -si insegna in via sistematica, ma piuttosto in modo indiretto, cioè -colla descrizione di ciò che è sucido e ributtante.[182] - -Ma il Galateo, oltre a ciò, è una bella e spiritosa guida per -vivere con buona creanza e con fino e delicato sentire in generale. -Ancora oggidì può esser letto con molto profitto da persone di ogni -condizione, e la gentilezza della vecchia Europa difficilmente si -scosterà mai dalle sue prescrizioni. In quanto il delicato sentire è -cosa che viene dal cuore, può ben essere che, sin dai primordi di ogni -cultura e presso tutti i popoli, sia stato innato in alcuni uomini -ed acquisito per forza di volontà in altri; ma, come dovere sociale -e come indizio di cultura e di buona educazione, i primi a conoscerlo -senza alcun dubbio furono gl'Italiani. E l'Italia stessa da due secoli -s'era già grandemente mutata. Adesso infatti si sente apertamente, che -il tempo degli scherzi maligni tra conoscenti e vicini, delle _burle_ -e delle _beffe_ (v. vol. I, pag. 209 e segg.) nella buona società -è passato del tutto,[183] l'idea nazionale prevale su quella delle -cittadinanze locali e prepara lo svolgersi di sentimenti di delicatezza -e cortesia universali. Ma della vita sociale nel senso più ristretto -avremo occasione di discorrere più innanzi. - - -Tutta la vita esterna in generale avea raggiunto in Italia, nel -secolo XV e nei primi anni del XVI, un tal grado di raffinamento e -di perfezione, da non vedersi in nessun altro paese l'eguale. Una -moltitudine di quelle cose grandi e piccole, che costituiscono nel loro -insieme la moderna agiatezza ed eleganza, c'era già in Italia, e si -potrebbe provarlo, quando altrove non se ne aveva ancora un'idea. Nelle -vie ben selciate delle città italiane[184] l'uso delle carrozze era -generale, mentre fuori d'Italia dovunque o s'andava ancora a piedi, o a -cavallo, o si usava della carrozza per sola necessità, non per piacere. -Letti molli ed elastici, preziosi tappeti e svariatissimi articoli -di toeletta vengono menzionati di frequente dai novellieri.[185] -La copia e la finezza delle biancherie sono spesso l'oggetto delle -loro descrizioni. Essi ci parlano anche di cose, che si direbbero -piuttosto appartenere al campo dell'arte, notando con ammirazione -come essa da tutte parti nobiliti il lusso, adornando non solo il -grandioso armadio, ma eziandio il leggero stipetto di preziosi e -magnifici vasi, rivestendo le pareti di pomposi arazzi, arricchendo -la mensa di confetture lavorate in mille guise, e aggiungendo infine -eleganza e buon gusto al rozzo lavoro del falegname. Tutto l'occidente -si prova negli ultimi tempi del medio-evo, e secondo le sue forze -glielo permettono, in simili tentativi, ma o non riesce che a dare -inezie e freddure, o non sa svincolarsi dalle pastoie convenzionali -della decorazione gotica, mentre l'arte italiana del Rinascimento si -move liberamente in ogni senso, risponde degnamente alle più svariate -esigenze e si crea una sfera d'attività senza confronto più vasta ed -estesa. Da ciò la facile vittoria di queste forme decorative italiane -d'ogni specie sopra le nordiche nel corso del secolo XVI, quantunque -sia anche vero che essa è dovuta altresì a cause di molto maggiore e -più generale importanza. - - - - -CAPITOLO III. - -La lingua come base del vivere sociale. - - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre crescente - della medesima. — I puristi più rigidi. — Meschinità dei loro - trionfi. — La conversazione. - - -La società più elevata, che qui oggimai appare come un prodotto della -riflessione, anzi come la più alta creazione della vita del popolo, -presuppone, come condizione indispensabile, il linguaggio. - -Nell'epoca più florida del medio-evo presso tutti i popoli occidentali -l'aristocrazia aveva cercato di mantenere una lingua «cortigiana» tanto -per la conversazione, che per la poesia. Ed allo stesso modo anche in -Italia, i cui dialetti assai per tempo si differenziarono tanto fra -loro, si ebbe sin dal secolo XIII una lingua così detta «curiale», che -era comune alle corti e ai loro poeti. Ora il fatto più importante -si è questo, che di una tal lingua si volle con ogni sforzo far la -lingua di tutte le persone colte, la lingua scritta. Nell'introduzione -alle «Cento novelle antiche», redatte ancor prima del 1300, un tale -scopo è confessato apertamente. Anzi, per vero dire, qui la lingua è -trattata espressamente come qualche cosa di completamente indipendente -dalla poesia: il meglio che in essa si possa ottenere, è l'espressione -semplice, chiara, spiritualmente bella in brevi discorsi, sentenze e -risposte. Questa espressione è a questo tempo in pregio non meno che lo -fosse in altri tempi presso i greci e gli arabi: «quanti in una lunga -vita non sono mai riusciti a mettere insieme una bella frase» _(un bel -parlare)!_ - -Ma l'impresa diventava appunto tanto più difficile, quanto più vi si -lavorava attorno da diverse parti. Dante ci porta addirittura nel -bel mezzo di questa lotta: il suo libro «Del volgare eloquio»[186] -ha un'importanza grandissima non solo per la questione in sè stessa, -ma anche perchè è la prima opera ragionata sopra una lingua moderna -in generale. L'esaminare lo sviluppo successivo delle sue idee e le -conclusioni, alle quali egli giunge, sono cose che appartengono alla -storia della filologia, nella quale quel libro occuperà sempre un posto -rilevantissimo. Qui a noi basta di constatare tre fatti: che, cioè, -ancor lungo tempo prima che si cominciasse a scriverla, la lingua deve -essere stata una delle più importanti questioni della vita quotidiana; -che tutti i dialetti erano stati studiati con partigiana predilezione -o avversione; e che la nascita della lingua ideale comune non si avverò -se non in mezzo a grandi lotte e contrasti. - -Il meglio che poteva farsi, lo fece Dante col suo immortale Poema. -Il dialetto toscano diventò la base essenziale della nuova lingua -comune.[187] Se ciò a taluno paresse eccessivo, valga a nostra -giustificazione il fatto che questa, in una questione tanto dibattuta, -è ad ogni modo l'opinione la più universalmente ricevuta. - - -Ora può benissimo darsi che, nel rispetto letterario e poetico, lo -screzio insorto intorno a questa lingua, quello che suol dirsi il -purismo, abbia altrettanto nociuto, quanto giovato; può darsi altresì -che qualche scrittore, del resto dotato di grandi attitudini, sia -stato con ciò defraudato di un pregio essenziale, la spontaneità della -espressione; e può darsi per ultimo, che altri, padroneggiando in -altissimo grado questa stessa lingua, si sieno cullati alla loro volta -nell'onda maestosa e nell'armonia della medesima, trascurando per la -forma il concetto; stando di fatto che anche una meschina melodia, -uscita da un tale strumento, può risonare magicamente. Ad ogni modo e -comunque sia, nell'uso sociale essa ebbe un'importanza grandissima, -perchè contribuì a dare un andamento grave e dignitoso allo stile -in generale, e perchè costrinse l'uomo colto a serbare, tanto nella -vita ordinaria quanto nelle circostanze straordinarie, un contegno -serio e una costante elevatezza di idee e di sentimenti. Che se anche -talvolta, sotto questo abbigliamento classico, come un tempo sotto la -veste del puro atticismo, ci accade d'incontrare basse scurrilità e -velenosi sarcasmi, non è men vero però, che, quasi a compenso, ogni -idea più nobile ed elevata vi trova altresì una condegna espressione. -La sua importanza poi emerge ancor più dal punto di vista nazionale, -diventando essa come la patria ideale di tutti gli uomini colti dei -diversi Stati, in cui così per tempo andò diviso il paese.[188] Di -più, essa non è il patrimonio esclusivo di questa o di quella classe -in particolare, ma tutti, anche l'uomo il più abbietto e il più povero, -possono trovare il tempo ed i mezzi d'impadronirsene, purchè vogliano. -Ancora oggidì (e forse ora più che mai) lo straniero resta sorpreso -e maravigliato di udire sulla bocca del basso popolo e dei contadini -un italiano puro e puramente pronunziato in provincie italiane, dove -al tempo stesso regna un dialetto inintelligibile, e cerca indarno -di trovare un riscontro ad un fatto simile presso le plebi di Francia -e di Germania, dove invece anche gli uomini istrutti sacrificano pur -tanto alla pronunzia locale. Vero è che in Italia il numero di coloro -che sanno leggere è di gran lunga maggiore, che, a giudicare da tante -altre circostanze, specialmente nell'ex-territorio pontificio, non si -sarebbe tentati di credere; ma qual peso avrebbe questa circostanza -senza quella generale e incontestata venerazione, che si ha per la pura -lingua e la pronuncia, come per un tesoro altamente caro e pregiato? -Tutte le regioni, l'una dopo l'altra, le hanno ufficialmente accettate, -non escluse Venezia, Milano e Napoli, ancora al tempo in cui fioriva -la letteratura, soggiogate in certo modo dallo splendore che da esse -partiva. Ed anche il Piemonte, benchè soltanto nel nostro secolo, s'è -di sua propria iniziativa italianizzato, accettando spontaneamente il -più bel tesoro della nazione, la pura lingua.[189] Alla letteratura -dei dialetti furono, sin dal principio del secolo XVI, senza sforzo e -deliberatamente abbandonati taluni argomenti, per lo più comici, ma -talvolta anche serii,[190] prestandosi lo stile di essi a qualsiasi -esigenza. Presso gli altri popoli una simile separazione, come frutto -di una determinazione calcolata e riflessa, non ebbe luogo se non molto -più tardi. - - -L'opinione delle persone colte sul valore della lingua, come elemento -d'unione della società più elevata, trovasi chiaramente espressa nel -«Cortigiano».[191] Fin d'allora, cioè fin dal principio del secolo -XVI, eranvi taluni, che con ostinato fanatismo tenevano fermo a voler -mantenute alcune espressioni invecchiate di Dante e degli altri toscani -del suo tempo, non per altro, se non perchè erano antiche. Nella lingua -parlata il Castiglione le proibisce assolutamente, e non le accetta -nemmeno nella lingua scritta, perchè anche in questa egli non vede che -una forma speciale del parlare. Coerentemente poi a questa premessa, -egli stabilisce che il miglior modo di parlare sarà quello, che più -d'ogni altro s'accosti alla lingua convenientemente scritta. Donde -emerge assai chiaro il concetto che tutti quelli, i quali hanno da dire -qualche cosa di veramente importante, debbono essi stessi formarsi la -propria lingua, e che questa è mobile e mutabile, appunto perchè è -qualche cosa di vivo: potersi quindi usare liberamente le più belle -espressioni, purchè il popolo le usi, togliendole anche da regioni -non toscane, e accettando perfino le francesi e le spagnuole, quando -l'uso le abbia consacrate per certe cose speciali:[192] sorgere così, -coll'aiuto dell'ingegno e dello studio, una lingua, la quale non sarà -invero l'antico toscano puro, ma l'italiano vero, ricco e pieno come -un prezioso giardino, abbondante di fiori e di frutta. S'intende da sè -che è dovere imprescindibile d'un cortigiano di esprimere sotto questa -veste perfetta i suoi affetti e la sua poesia. - - -Ora, siccome la lingua era divenuta un patrimonio della società -viva, così, in onta a tutti i loro sforzi, i puristi non riuscirono -in sostanza ad aver vinta la causa. V'erano troppi e troppo valenti -scrittori ed uomini di società anche toscani, che o non si curavano -o ridevano di quegli sforzi; e l'ultima di queste due eventualità si -verificava ogni volta che dal di fuori veniva un dotto qualunque e -pretendeva mostrare ad essi, ai toscani, che essi stessi erano «della -loro lingua ignorantissimi».[193] Già l'esistenza di uno scrittore -quale era il Machiavelli troncava d'un tratto tutte quelle questioni, -in quanto egli avea dato ai profondi suoi concetti una veste limpida, -schietta, naturale, adottando una lingua, che aveva tutti i pregi, -fuorchè quello di imitare il puro Trecento. D'altro lato v'erano troppi -lombardi, romani, napoletani ed altri, ai quali non poteva rincrescere, -se nello scrivere e nel conversare non si esageravano troppo le -pretese di un rigoroso purismo nell'espressione. Essi ripudiavano, è -vero, le forme e i modi del loro dialetto, e il Bandello, per tutti, -assai spesso (non sappiamo quanto sinceramente) ne fa ampia e chiara -protesta: «io non ho stile, io non scrivo in volgar fiorentino, ma -barbaramente; io non pretendo insegnar altrui, nè accrescere ornamento -alla lingua volgare; io non sono che un lombardo e in Lombardia a' -confini della Liguria nato» ecc.[194] Ma, di fronte al partito dei -rigidi puristi, tutti cercavano nel fatto di sostenersi, e, rinunciando -a bello studio a pretese maggiori, sforzavansi a tutto potere, e quasi -a compenso, d'impadronirsi della lingua comune. Non a tutti infatti -era dato di poter fare come il Bembo, che, nato a Venezia, scrisse -per tutta la sua vita il più puro toscano, (sempre però come lingua -appresa e quasi straniera), o come il Sannazzaro, che presso a poco -fece altrettanto, essendo napoletano. L'essenziale era questo che -ognuno sia parlando, sia scrivendo, doveva trattar la lingua con somma -cura. Posto ciò, si poteva benissimo lasciare ai puristi tutto il loro -fanatismo, i loro congressi filologici[195] e simili: veramente dannosi -essi non divennero che più tardi, quando il soffio dell'originalità -era già fatto notevolmente più languido nella letteratura, e stava -per soggiacere ad influenze affatto d'altra natura, ma ancor più -perniciose. Da ultimo fu libero alla stessa Accademia della Crusca -di trattar l'italiano come una lingua morta; ma i suoi sforzi furono -talmente impotenti, che non riuscì nemmeno ad impedire che assumesse -quell'indirizzo e quel colorito francese, che forma il carattere -distintivo della letteratura del secolo XVIII (cfr. p. 144 nota). - - -Ora fu appunto questa lingua tanto pregiata, curata e portata omai al -sommo della pieghevolezza e duttilità, che divenne nella conversazione -lo strumento e la base di ogni sociale convivenza. Mentre nei paesi -settentrionali i principi e i nobili passavano i loro ozi o chiusi -nella solitudine dei loro castelli o in continui combattimenti, -cacce, banchetti e ceremonie, e la borghesia era tutta dedita al -giuoco e agli esercizii corporali o, se pur si voglia, s'esercitava -a scrivere rozzi versi e celebrava feste continue, in Italia, dove -pure tali cose esistevano, erasi formato altresì un ambiente più -elevato e sereno, dove uomini di qualsiasi condizione e nascita, -purchè non privi di talento e di cultura, si raccoglievano in eleganti -convegni a discorrere di cose serie e facete, alternando l'utile al -dolce. Siccome in tali convegni o non si usava di far trattamenti, -o questi si riducevano ad assai poca cosa,[196] non era difficile -neanche il tenerne lontani gli uomini più materiali e gli scrocconi. -Se ci è permesso di credere a quanto ne scrissero alcuni autori di -dialoghi, anche i più elevati problemi della vita avrebbero formato -l'oggetto d'importanti discussioni fra gli uomini più distinti: nè la -manifestazione di sublimi pensieri vi sarebbe stata, come di regola -presso i settentrionali, un privilegio puramente individuale, bensì -comune a parecchi. Qui però noi ci restringeremo a toccare della vita -sociale nel lato men serio ch'essa presenta, nelle riunioni, che non -hanno altro scopo, che sè medesime. - - - - -CAPITOLO IV. - -La forma più elevata della vita sociale. - - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La società - fiorentina. — La società di Lorenzo descritta da lui medesimo. - - -Questa vita, almeno nei primi anni del secolo XVI, era assai -saggiamente regolata e si basava sopra quelle convenienze tacite -ed espresse, che sono domandate o dalle circostanze o dal decoro, -ma che non hanno nulla che fare colla rigida etichetta. In certi -circoli più compatti, dove le riunioni assumevano il carattere di -stabili corporazioni, v'erano perfino degli statuti e delle formalità -per l'accettazione, come, per esempio, in quelle allegre società di -artisti fiorentini, alle quali il Vasari attribuisce il merito[197] -di aver promosso la rappresentazione delle più importanti commedie -d'allora. Le società più leggere invece e che si mettevano insieme per -circostanze affatto momentanee, accettavano volentieri le prescrizioni, -che eventualmente venivano imposte dalla dama più ragguardevole. Tutti -conoscono l'Introduzione del Decamerone del Boccaccio, e sono usi a -considerare il regno di Pampinea su tutta quella società come nulla -più che una piacevole finzione, e certamente essa è tale in questo -caso speciale; ciò non ostante non è men vero, ch'essa si fonda sopra -una consuetudine già accettata nella vita sociale. Il Firenzuola, che -quasi due secoli dopo premette alle sue novelle un'introduzione simile, -s'accosta senza dubbio ancor più alla realtà, quando in bocca alla -regina della sua società pone un discorso sul modo di ripartire il -tempo durante il soggiorno alla campagna, vale a dire, prima di tutto -un'ora di speculazioni filosofiche andando a passeggiare sopra una -collina, poi la mensa rallegrata dal suono del liuto e del canto,[198] -indi la recita in qualche sito ombroso di qualche nuova canzone, -il cui tema vien dato d'ordinario la sera precedente; più tardi una -passeggiata ad una fonte, dove ognuno s'asside e narra una novella, -e finalmente la cena e i piacevoli ragionamenti, «tali però, che alla -onestà delle donne e alla gentilezza degli uomini non disconvengano». -Il Bandello nelle introduzioni e nelle dediche di ciascuna delle -sue novelle non riferisce, è vero, simili discorsi di circostanza, -poichè le diverse società, dinanzi alle quali quelle novelle vengono -narrate, esistono già come circoli omai formati, ma lascia in altro -modo indovinare, quanto ricche, svariate e piacevoli dovevano essere -queste supposte riunioni sociali. Alcuni lettori penseranno, che in -società capaci di udire racconti tanto immorali, come son quelli che -si leggono, non ci fosse troppo nè da perdere, nè da guadagnare. Ma -da un altro lato potrebbe anche dirsi, che ben solide dovevano essere -le basi di società, che, ad onta di tali racconti, non uscivano dalle -convenute formalità, non andavano a soqquadro, e potevano perfino -occuparsi di serie discussioni sugli argomenti più gravi. Ciò vuol -dire che il bisogno di una forma elevata di conversazione si faceva -sentire più forte che mai e andava sopra ogni cosa. Per convincersene -non occorre di prendere a norma la società un po' troppo idealizzata, -che il Castiglione introduce a parlare sui più elevati sentimenti e -scopi della vita alla corte di Guidobaldo da Urbino e Pietro Bembo -nel castello di Asolo. La società del Bandello, invece, anche in -onta a tutte le frivolezze alle quali si abbandona, può riguardarsi -come il tipo più veritiero di quell'elegante decoro, di quella facile -amabilità, di quella schietta franchezza, di quello spirito insomma -e di quella cultura letteraria ed artistica, che formano i caratteri -distintivi di tali circoli. Una prova assai concludente se ne ha -specialmente in questo, che le dame, che ne formavano il centro, -godevano l'universale estimazione, nè per tal fatto furono minimamente -pregiudicate nella loro fama. Fra le protettrici del Bandello, per -esempio, Isabella Gonzaga, nata Estense (v. vol. I, pag. 58), se ebbe -una celebrità non scevra di macchie, non fu già pel proprio contegno, -ma per quello delle scostumate damigelle che la circondavano:[199] -Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza maritata ad un Bentivoglio, -Bianca Rangona, Cecilia Gallerana, Camilla Scarampa, ed altre andarono -del tutto immuni, qualunque del resto sia stato il loro contegno, da -ogni accusa e censura. La più celebre donna d'Italia poi, Vittoria -Colonna, godeva fama addirittura di santa. Ora, egli è indubitato -che le particolarità che ci vengono date intorno al vivere sciolto, -che si conduceva nelle città, nelle ville e nei bagni più celebrati, -non sono di tal natura da farne emergere una superiorità assoluta -della vita sociale d'Italia su quella del resto d'Europa. Ma si legga -il Bandello,[200] e si vegga poscia se un genere simile di società -sarebbe, ad esempio, stato possibile in Francia, prima che vi fosse -stato trasportato d'Italia da lui e da tanti altri colti e civili al -pari di lui? — Certamente che anche a quel tempo le più alte creazioni -dell'ingegno umano non ebbero bisogno, per nascere, dell'aiuto o -del favore di quelle riunioni, ma si avrebbe gran torto se le si -riguardasse come di poco momento nella vita dell'arte e della poesia, -non fosse per altro, almeno per questo, che aiutarono potentemente -a creare in Italia ciò che allora non esisteva in verun altro paese, -un vivo interessamento per tutto quanto si produceva nell'un campo e -nell'altro, e un gusto squisito per rettamente giudicarne. Prescindendo -poi anche da ciò, questo genere di società è già per sè stesso un -necessario portato di quella particolare cultura e di quel modo di -vivere, che allora era esclusivamente italiano, e che d'allora in poi -divenne europeo. - - -In Firenze la vita di società è fortemente influenzata da parte della -letteratura e della politica. Innanzi tutto Lorenzo il Magnifico è -tal uomo, che domina completamente quanti lo circondano, non tanto in -virtù della sua posizione, quanto per le sue stesse qualità; sebbene -egli, del resto, abbia lasciato sempre piena libertà d'azione anche -a quelli, che più gli stavano dappresso.[201] Si vede, ad esempio, -con quanto rispetto egli tratti il Poliziano, l'educatore de' suoi -figli, e come i modi franchi ed aperti del letterato e del poeta a gran -fatica si concilino in lui con quella riserbatezza, che gli è imposta -necessariamente dal rango principesco, cui ormai è salita la sua casa, -e dai riguardi che egli deve alle suscettibilità di sua moglie; ma dal -canto suo, e quasi in ricambio, il Poliziano è l'espressione e quasi -il simbolo vivente delle glorie dei Medici. Lorenzo poi si compiace, -giusta l'uso della sua famiglia, di lasciare una traccia imperitura -del gusto e della passione, che egli ha per tali convegni sociali. -Nella sua splendida improvvisazione «La caccia col falcone» egli fa -un ritratto comico de' suoi compagni, e nel «Simposio» lo scherzo va -ancora più innanzi e tocca il burlesco, ma però sempre in modo, che -vi si travede anche il lato serio della riunione.[202] E che questa -assumesse talvolta un tale carattere ce lo attestano con piena evidenza -le sue corrispondenze, e le notizie rimasteci sulle frequenti sue -dispute filosofiche ed erudite. Altri circoli posteriori di Firenze -sono, in parte almeno, specie di clubs politici, che però hanno al -tempo stesso un lato poetico e filosofico, come, per esempio, la -così detta Accademia platonica, che dopo la morte di Lorenzo soleva -raccogliersi negli orti de' Rucellai.[203] - -Nelle corti principesche la vita sociale dipendeva naturalmente dalle -tendenze personali del regnante. Di esse, per vero, al principiare -del secolo XVI ce n'era oggimai poche, e queste poche erano anch'esse -pressochè senza importanza. Roma faceva un'eccezione colla corte -veramente unica di Leone X, dove si raccoglieva una società tanto -speciale, quale non si vide ripetersi più in nessun epoca storica. - - - - -CAPITOLO V. - -L'uomo perfetto di società. - - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli esercizi - corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i virtuosi. — - Dilettanti in società. - - -Ed ora si vien formando per le corti, ma più ancora per sè medesimo, -il Cortigiano, quale ci vien descritto dal Castiglione. Egli è -propriamente l'uomo ideale, quale lo domanda la cultura di quel tempo, -e la corte sembra più fatta per lui, che egli per la corte. Tutto ben -ponderato, un tal uomo non potrebbe essere adoperato in nessuna corte, -perchè egli stesso ha il talento e la apparenza di un vero principe, -e perchè l'eccellenza sua, calma e dignitosa in ogni cosa, presuppone -già in lui una assoluta indipendenza. Il movente principale d'ogni sua -azione non è, benchè l'autore lo dissimuli, il servizio del principe, -ma bensì il suo proprio perfezionamento. Un esempio spiegherà meglio -la cosa: nella guerra il Cortigiano deve astenersi da tutte quelle -imprese, anche utili e non scevre di sacrifici e pericoli, che non -sieno grandiose e belle in sè medesime, perchè deve aver sempre fisso -in mente che ciò che lo conduce alla guerra, non è il dovere in sè -stesso, ma soltanto _l'honore_.[204] La posizione morale di fronte al -principe, quale è presentata nel quarto libro, è quella di un uomo -libero e indipendente. La teoria degli amori del Cortigiano (nel -terzo libro) contiene osservazioni psicologiche molto sottili, le -quali però per la miglior parte si riferiscono a tutti gli uomini in -generale, e la grande e quasi lirica glorificazione dell'amore ideale -(sulla fine del quarto libro) non ha più nulla che fare coll'assunto -speciale di tutta l'opera. Ma anche qui, come negli Asolani del Bembo, -la straordinaria elevatezza della cultura si fa manifesta dal modo -delicatissimo, con cui i sentimenti vengono analizzati. Bensì non si -deve sempre prestar cieca fede a questi autori, nè creder tutto sulla -loro parola; ma ciò non vuol dire che quei discorsi non sieno stati -tenuti realmente nelle più elevate società, e più innanzi vedremo, che -spesse volte queste convenzionali apparenze nascondevano lampi di vera -passione. - - -Tra le qualità esteriori, quelle che innanzi tutto si esigono in grado -perfetto in un Cortigiano, sono i così detti esercizi cavallereschi; -ma, oltre a questi, richiedevansi anche parecchie altre cose, che -veramente non avrebbero potuto pretendersi se non in corti colte, -regolarmente organizzate e basate tutte sull'emulazione personale, -quali in allora non esistevano se non in Italia: altre cose ancora -si fondano evidentemente sopra un'idea puramente generale ed astratta -della perfezione individuale. Il Cortigiano deve aver familiari tutti i -giuochi ed esercizi più nobili, il salto, la corsa, il nuoto, la lotta: -principalmente poi deve essere un abile danzatore e (come già s'intende -da sè) un perfetto cavallerizzo. Oltre a ciò si esige da lui tal -conoscenza di più lingue, o almeno almeno dell'italiano e del latino, -che s'intenda di amena letteratura e sappia dare un giudizio in fatto -di belle arti; nella musica anzi vuolsi una certa abilità pratica, che -però egli terrà segreta quanto più gli sarà possibile. Non si pretende -tuttavia che queste qualità sieno in lui tutte in grado perfetto, -eccezione fatta dell'esercizio delle armi; dal neutralizzarsi reciproco -di tante doti risulta per l'appunto quel perfetto individuo, nel quale -nessuna primeggia tanto spiccatamente da recar nocumento alle altre. - - -Egli è fuor d'ogni dubbio che nel secolo XVI gl'Italiani, sia come -scrittori teorici, sia come maestri pratici, erano in grado d'insegnare -a tutto l'occidente tanto in fatto di esercizi ginnastici d'ogni -specie, quanto in fatto di convenienze sociali. Nel cavalcare, nel -giostrare e nel danzare furono essi i primi a dar l'indirizzo con -opere scritte, con disegni e figure, e con insegnamenti pratici; la -ginnastica, come cosa a sè e separata dagli esercizi guerreschi e dai -semplici giuochi, fu forse per la prima volta insegnata alla scuola -di Vittorino da Feltre (v. vol. I, pag. 282) e rimase poi come parte -integrante di ogni completa educazione.[205] L'importanza di un tal -fatto sta tutta in questo, che essa fu insegnata allora come una vera -arte: quali esercizi fossero in uso, e se per avventura si conoscessero -quelli che sono più frequenti oggidì, è impossibile il dirlo. Ma che, -oltre la forza e la destrezza, mirassero anche ad ottenere la grazia, -lo si può arguire non solo dall'indole della nazione già nota sotto -tanti altri aspetti, ma anche da notizie positive che se ne hanno. -Basta in proposito ricordare il grande Federigo da Urbino (v. vol. -I, pag. 60), che assisteva in persona ai giuochi de' giovani a lui -affidati. - -I giuochi e le gare non presentavano in fondo nessuna sostanziale -differenza da quelli che erano in uso presso gli altri popoli -occidentali. Naturalmente nelle città marittime vi si aggiungevano -le gare dei remiganti, e le regate veneziane erano assai per tempo -famose.[206] Il giuoco classico d'Italia era, ed è, notoriamente il -giuoco della palla, ed anche questo all'epoca del Rinascimento pare -vi sia stato coltivato con molta maggior passione e con più pompa, -che in qualunque altro paese d'Europa. Non se ne hanno però positive -testimonianze. - - -A questo punto non dobbiamo lasciare in dimenticanza la musica.[207] La -composizione intorno al 1500 era ancora principalmente nelle mani della -scuola olandese, che veniva molto ammirata pel complicato artificio -e per la stranezza delle sue creazioni. Ma, accanto a questa, eravi -pure una scuola italiana, che senza dubbio s'accostava assai di più -al nostro gusto musicale d'oggidì. Un mezzo secolo più tardi sorse il -Palestrina, le cui armonie esercitano un fascino prepotente anche sul -mondo attuale: egli vien dato altresì come un gran novatore, ma non -ci è detto con sufficiente chiarezza, se a lui o ad altri si debba il -passo decisivo, che ha fatto il linguaggio musicale del mondo moderno, -per cui a noi profani è impossibile il farci un'idea esatta dello stato -delle cose in questo riguardo. Lasciando adunque completamente da parte -la storia della composizione musicale, cercheremo invece di dir qualche -cosa sul posto, che si faceva alla musica nella vita sociale d'allora. - -Innanzi tutto un fatto sommamente caratteristico pel Rinascimento e per -l'Italia di quel tempo è il multiforme specializzarsi dell'orchestra, -il cercar nuovi strumenti, vale a dire nuove combinazioni armoniche, -e — in stretta colleganza con ciò — il formarsi di una classe speciale -di cultori dell'arte per professione (_virtuosi_), che è come a dire, -l'insinuarsi dell'elemento individuale in determinati rami della musica -e in determinati strumenti. - -Fra gli strumenti capaci di dare una completa armonia, l'organo ebbe -assai per tempo una grande diffusione e un notevole perfezionamento, -ma, accanto ad esso, si diffuse anche assai presto il corrispondente -strumento a corde, il gravicembalo o clavicembalo, di cui si conservano -ancora dei frammenti, che risalgono ai primi anni del secolo XIV, -perchè ornati con figure dipinte da sommi maestri. Fra tutti gli -altri poi il violino prese il primo posto e diede anche delle grandi -celebrità. Presso Leone X, che già anche da cardinale aveva la casa -piena di cantanti e di sonatori e che godeva fama egli stesso di grande -conoscitore ed esecutore, divennero celebri Giovanni Maria e Jacopo -Sansecondo: al primo Leone diè il titolo di conte e il possesso di -una piccola città;[208] il secondo credesi rappresentato nell'Apollo -del Parnaso di Raffaello. Nel corso poi del secolo XVI sorsero delle -celebrità in ogni ramo speciale, e Lomazzo (intorno al 1580) nomina -a tre a tre prima i virtuosi di canto, poi quelli di ciascuna specie -di strumenti, quali l'organo, il liuto, la lira, la viola da gamba, -l'arpa, la cetra, i corni e le tibie, esprimendo il voto che i loro -ritratti sieno dipinti sugli stessi strumenti.[209] Una così svariata -attitudine a giudicare di tutti i generi fuori d'Italia a quel tempo -non si sarebbe potuta neanche immaginare, sebbene quegli strumenti -fossero già noti e diffusi dovunque. - -Oltre a ciò, la ricchezza in fatto di strumenti emerge specialmente -da questo, che s'è trovato prezzo dell'opera di farne, a titolo di -curiosità, delle collezioni. In Venezia, dove la passione per la -musica era grande,[210] ve n'erano parecchie; e quando per caso vi -s'incontrava un certo numero di virtuosi, vi s'improvvisava all'istante -un concerto. (In una di simili collezioni vedevansi anche parecchi -strumenti costrutti su modelli o descrizioni antiche, ma non è detto se -vi fosse chi sapesse suonarli e qual suono dessero). Non è neanche da -dimenticare, che taluni di questi strumenti presentavano esteriormente -una certa eleganza, per cui, aggruppati insieme, armonizzavano assai -leggiadramente fra loro. E appunto per questo accade d'incontrarli -anche nelle collezioni d'altre rarità e cose d'arte. - - -Gli esecutori, oltre i virtuosi di professione, erano o singoli -amatori od anche intere orchestre di dilettanti, organizzati a guisa -di corporazioni o di «accademie».[211] Molti pittori, scultori ed -architetti s'intendevano anche, e talvolta in sommo grado, di musica. -— Alle persone appartenenti alle classi più elevate erano sconsigliati -gli strumenti a fiato per gli stessi motivi,[212] pei quali una volta -se n'erano astenuti Alcibiade e la stessa Pallade Atena. La società più -ragguardevole amava il canto solo o con accompagnamento di violino; -ma piaceva anche il quartetto a viole[213] e, per la ricchezza de' -suoi mezzi, altresì il clavicembalo, non però il canto a più voci, -«perchè assai meglio si ascolta, si ode e si giudica una voce sola». -In altre parole, siccome il canto, in onta a qualsiasi convenzionale -modestia (v. pag. 157), rimane pur sempre un mezzo opportuno per -mettere in evidenza un uomo perfetto di società, così è meglio che -ognuno sia udito (e veduto) da solo. L'effetto che si suppone prodursi -nelle leggiadre ascoltatrici, è sempre dei più vivi e soavi, e -appunto per questo alle persone alquanto attempate si sconsiglia sì il -canto che il suono, quand'anche posseggano ancora una certa valentia -nell'una cosa e nell'altra. L'effetto deve risultare da una gradevole -impressione prodotta al tempo stesso sull'udito e sulla vista. — Di un -apprezzamento della composizione, come lavoro d'arte a sè, non è fatta -parola. Per converso accade talvolta che il contenuto delle parole -esprima qualche terribile situazione reale, qualche caso effettivamente -occorso al cantore.[214] - -Fuor d'ogni dubbio questo dilettantismo tanto delle classi medie, come -delle più elevate, in Italia ebbe una diffusione maggiore, e al tempo -stesso si tenne più strettamente ligio alle prescrizioni dell'arte, che -non altrove. Dovunque si parla di riunioni sociali, non si tralascia -mai di parlare altresì dei canti e dei suoni, che vi si udivano; -centinaia di ritratti ci rappresentano o singolarmente a gruppi gli -artisti, e perfino nei quadri di cui son decorate le chiese, i concerti -degli angeli mostrano ad evidenza, quanto famigliari fossero ai pittori -queste riunioni vere e reali dei cultori della musica. Un'altra prova -della passione con cui si coltiva quest'arte, si ha nel fatto che a -Padova, per esempio, un Antonio Rota, suonatore di liuto, (morto nel -1549) divenne addirittura ricco solo col dare lezioni private e col -pubblicare un «Avviamento» allo studio del liuto.[215] - -In un tempo in cui l'Opera non aveva ancora cominciato ad assorbire -tutto il genio musicale e quasi ad arrogarsene il monopolio esclusivo, -questi sforzi possono segnalarsi come veramente maravigliosi, ed hanno -diritto a tutta la nostra ammirazione. Ella è poi una questione affatto -diversa quella di sapere quale interesse desterebbero in noi quelle -armonie, se, per una strana ipotesi, ci fosse dato di udirle. - - - - -CAPITOLO VI. - -Condizione della donna. - - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere virile - delle sue poesie. — Sviluppo completo della sua personalità. — - La donna-uomo (_virago_). — La donna nella società. — Cultura - delle cortigiane. - - -Finalmente, per bene intendere la vita sociale dei circoli più elevati -dell'epoca del Rinascimento, è della massima importanza il sapere, che -la donna in essi ebbe una posizione uguale in tutto a quella dell'uomo. -Non bisogna a questo riguardo lasciarsi trarre in inganno dalle -sofistiche e spesso anche maligne argomentazioni, colle quali taluni -scrittori di dialoghi di quel tempo cercano di provare la pretesa -inferiorità del bel sesso, e neanche da qualche satira del genere della -terza dell'Ariosto,[216] nella quale la donna è rappresentata come un -pericoloso fanciullo fatto già adulto, che l'uomo deve saper dirigere, -sebbene tra lui ed essa esista un abisso. Quest'ultima ipotesi però -presenta in un certo senso un lato vero: appunto _perchè_ in Italia la -donna, giunta al pieno sviluppo della sua individualità, era uguale in -tutto all'uomo, non potè nel matrimonio effettuarsi quella completa -identificazione di pensieri e di sentimenti, che più tardi forma la -fortunata caratteristica delle morigerate popolazioni del nord. - -Dicemmo che l'educazione della donna nelle classi più elevate -era essenzialmente uguale a quella dell'uomo. Egli è un fatto che -gl'Italiani del Rinascimento non esitarono a far impartire ai loro -figli d'ambo i sessi l'identica istruzione letteraria e perfin -filologica (v. vol. I, pag. 291). Ma ciò era anche naturale: dal -momento che questa cultura neo-antica si riguardava come l'ornamento -più bello della vita, non v'era nessuna ragione perchè non dovessero -fregiarsene anche le fanciulle. Vedemmo altrove qual grado di valentìa -raggiunsero le figlie di alcune case principesche nel parlare e nello -scrivere latino (v. vol. I, pag. 299 e 305). Altre dovevano almeno -saperlo leggere e intendere, per poter nelle conversazioni tener dietro -a ciò che ne costituiva la parte più essenziale, le discussioni erudite -su varii punti dell'antichità. A ciò s'aggiunga la parte veramente -attiva, che doveano prendere allo studio della poesia italiana, nella -quale si voleva che anch'esse sapessero comporre sonetti e canzoni, e -si provassero perfino nell'improvvisazione: e una prova se ne ha nel -numero considerevole di donne, che in questo genere acquistarono una -grande celebrità,[217] dopo l'esempio dato dalla veneziana Cassandra -Fedele (della fine del secolo XV); taluna, come Vittoria Colonna, si -rese addirittura immortale. — Ora, se v'è cosa che confermi al tutto la -nostra superiore asserzione dell'indirizzo veramente virile dato anche -agli studi delle donne, sono appunto queste poesie: infatti e sonetti e -canzoni, tanto di genere erotico, che religioso, hanno un'impronta tale -di serietà e robustezza e si scostano siffattamente da quelle tinte -indeterminate e da quei teneri slanci di entusiasmo, che caratterizzano -d'ordinario la poesia femminile, che si sarebbe tentati di crederle -composizioni d'uomini, se i nomi e notizie precise ed esatte non ci -facessero certi del contrario. - - -Ma, insieme alla cultura, sviluppasi nelle donne delle classi più -elevate anche tutta la loro individualità in modo pressochè uguale -che negli uomini, mentre fuori d'Italia sino al tempo della Riforma -nessuna donna in generale, e ben poche anche tra le principesse -emergono personalmente. Eccezioni come Isabella di Baviera, Margherita -d'Angiò, Isabella di Castiglia e simili, non appaiono sulla scena che -in circostanze affatto eccezionali, e quasi loro malgrado. In Italia, -ancora nel corso del secolo XV, le consorti dei regnanti e specialmente -quelle dei Condottieri hanno quasi tutte una fisionomia loro propria e -distinta, e partecipano non pure alla celebrità, ma anche alla gloria -dei loro mariti (v. vol. I, pag. 179). A queste tien dietro a poco a -poco una schiera di donne celebri di diversa specie (v. ibid. pag. -203), in talune delle quali, per vero, non saprebbesi riscontrare -altra singolarità, fuorchè quella di possedere un bell'accordo di -naturali attitudini, di bellezza, di cultura, di morigeratezza e di -pietà religiosa.[218] Di una «emancipazione» in senso affatto speciale -non si parla nemmeno, perchè la cosa già s'intende da sè. La donna -di condizione elevata deve, al pari dell'uomo, curare il proprio -perfezionamento sotto ogni riguardo: quindi uguale il modo di pensare -e di agire, uguali le tendenze e le aspirazioni. Da lei non si pretende -una completa attività letteraria; tutt'al più, se sarà poetessa, le si -domanderà qualcuna di quelle potenti armonie, che erompono dal profondo -dell'anima, non però quelle rivelazioni intime, che si manifestano -sotto la forma di ricordi giornalieri e romanzi. — Queste donne non -pensavano punto al pubblico: bastava ad esse di tenere avvinti al loro -carro gli uomini più considerevoli[219] e d'imbrigliarne i voleri. - - -Il vanto maggiore, e che più frequentemente si trova, ripetuto, per -le grandi donne italiane di quel tempo, si è di avere mente ed animo -veramente virili. Basta guardare al contegno energico e risoluto della -maggior parte delle eroine del Bojardo e dell'Ariosto, per vedere come -di questa energia e risolutezza si avesse omai un concetto proprio e -determinato. Il titolo di «virago», che nel nostro secolo suonerebbe -come un complimento assai equivoco, costituiva allora una vera lode. -Esso fu portato con grande splendore da Caterina Sforza, moglie e poi -vedova di Girolamo Riario, il cui possesso ereditario di Forlì ella -difese strenuamente dapprima contro. il partito dei di lui uccisori, -poscia contro Cesare Borgia; infine soggiacque, ma procacciandosi -l'ammirazione di tutti i suoi concittadini e l'appellativo di «prima -donna d'Italia».[220] E una vena di somigliante eroismo riscontrasi -altresì in altre donne del Rinascimento, ma ad esse mancarono le -occasioni di mostrarsi eroine. Isabella Gonzaga (v. vol. I, p. 58) in -modo speciale emerge per un carattere di questa tempra. - - -È chiaro da sè che donne simili potevano benissimo lasciar raccontare -nei loro circoli novelle anche del colore di quelle del Bandello, -senza che per questo la loro fama ne restasse pregiudicata. Il genio -predominante di queste riunioni non è l'effeminatezza moderna, vale -a dire quei riguardi delicati per certe supposizioni, per certe -suscettibilità, per certi misteri, che sono indispensabili nel nostro -tempo, ma la coscienza della propria forza, della propria bellezza e -di condizioni sociali piene di pericoli e di minacce. Perciò, accanto -al formalismo più compassato, scorgesi qualche cosa, che nel nostro -secolo avrebbe l'aspetto di inverecondia,[221] mentre noi non siamo -più in grado di farci un'idea di ciò che contrabbilancia tutti questi -svantaggi, la potente personalità delle donne dominanti allora in -Italia. - -C'è appena bisogno di dire che in nessun trattato e in nessun dialogo -di quel tempo s'incontra un'espressione o una frase, che possa -costituire una testimonianza decisiva in proposito, per quanto anche -vi si discuta diffusamente sulla condizione e sulle attitudini delle -donne, nonchè sull'amore in generale. - -Ciò che, a quanto sembra, mancò del tutto a queste riunioni, furono -le giovani fanciulle,[222] che oggidì ne formano invece il più -bell'ornamento, ma che allora n'erano tenute severamente lontane, anche -se non venivano allevate nel chiostro. Non si saprebbe dire tuttavia -se la loro assenza fosse quella che favoriva la licenziosità della -conversazione, o se questa fosse la causa di quella. - - -Anche la conversazione delle cortigiane assume talvolta un indirizzo -notevolmente più elevato, come se si volessero rinnovare i rapporti che -un tempo ebbero gli Ateniesi colle loro _etere_. La celebre cortigiana -di Roma, Imperia, non era sprovveduta di spirito e di cultura, ed -aveva appreso da un Domenico Campana a far versi, e s'intendeva anche -di musica.[223] La bella Isabella de Luna, d'origine spagnuola, aveva -fama per lo meno di donna piacevole, e del resto era un misto bizzarro -di bontà di cuore e di malignità procace e impudente.[224] A Milano il -Bandello conobbe la maestosa Caterina di San Celso,[225] che suonava -e cantava maravigliosamente e recitava anche versi. E così dicasi di -tante altre. Da ciò si desume che le persone ragguardevoli e colte, -che visitavano queste donne e si stringevano in amicizia per un tempo -più o meno lungo con esse, le pretendevano talqualmente istrutte, -e in generale colle più celebri usavano grandi riguardi; e se ne -ha una prova nel fatto, che, anche dopo sciolto ogni rapporto colle -medesime, si cercava tuttavia di conservarsi la loro stima,[226] perchè -la passione precedente avea pur sempre lasciato di sè una traccia -incancellabile. Tutto sommato però, del lato spirituale di questi -rapporti non si tiene alcun conto nella società ufficiale, e i vestigi -che ne rimasero nella poesia e nella letteratura, sono prevalentemente -di genere scandaloso. Anzi si ha tutta la ragione di maravigliarsi che -fra le 6800 persone di questa condizione, che nell'anno 1490 — prima -quindi che si conoscesse quivi la sifilide — si contavano in Roma,[227] -quasi nessuna sia emersa per superiorità di spirito e d'ingegno; quelle -che già nominammo, appartengono all'epoca susseguente. Il modo di -vivere e di sentire di queste donne, che, in mezzo alla più sfrenata -sete dei piaceri e dei turpi guadagni, sono capaci talvolta anche di -forti passioni, e l'ipocrisia e la perversità veramente infernale -di talune già invecchiate in quel lezzo, sono descritte al vivo, -e meglio che da ogni altro, dal Giraldi nelle novelle, che formano -l'Introduzione a' suoi «Hecatommithi». Pietro Aretino invece ne' suoi -«Ragionamenti» descrive piuttosto la propria, che la depravazione di -questa classe infelice di persone, quale era in realtà. - -Le belle dei principi, come è già stato altrove accennato (v. vol. I, -pag. 70), furono cantate dai poeti e riprodotte dagli artisti, e sono -quindi note personalmente tanto ai contemporanei che ai posteri, mentre -invece di una Alice Perries, di una Clara Dettin (la bella di Federico -il vittorioso) non sono rimasti che i nomi, e di una Agnese Sorel una -leggenda amorosa più finta, che vera. La cosa mutò per l'appunto sotto -i re dell'epoca del Rinascimento, Francesco I ed Enrico II. - - - - -CAPITOLO VII. - -Il governo della famiglia. - - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la - vita campestre. - - -Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia -nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa -vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in -forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo -in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di -vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale -non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla -famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino -a che non sorpassò certi limiti. - -Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi -prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla -legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata -dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi. -La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del -focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti -in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per -una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose -si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a -fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato, -come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò -di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag. -108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale -fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni -riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio -della medesima. - - -Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo -della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a' -suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si -scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che, -condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità -e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole -provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce -la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria -qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione -e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda -l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in -modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol -essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori -pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni -che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò -in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che -richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno». -La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di -casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua -famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e -riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona -capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la -sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e -circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile -severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229] -finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da -farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli. - - -Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico -di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita -campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita -era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi -settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai -nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini -monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima -di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna -stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la -maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro -sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più -meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di -qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi -più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la -prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli. - -Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in -questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore -a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al -piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga -ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne -(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non -s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni -di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà -con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti -in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non -venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti -casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma -di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende -quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri -modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno, -sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria. - -In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di -Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere -più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città. -Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi -di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi -qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano. -Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi -pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni -dell'ingegno umano. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Le Feste. - - Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi - delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria - nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. - — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il _Corpusdomini_ in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti - solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. - — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a - Firenze. - - -Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo -studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle -rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia -spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella -stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la -base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i -monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e -rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze -essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto -grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio -di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste, -merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci -apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo -costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci -occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le -idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le -feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio -dalla vita reale a quella dell'arte. - -Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come -in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la -leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una -marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso. - -Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso -assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro -largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse -poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, -ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca -l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo. - -Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di -strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la -processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con -carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre -più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si -toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione, -ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi, -che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che -anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio -straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto -sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che -ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti. - -Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben -meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti -dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava -loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè -si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una -volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale -per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche -continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane, -per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe -confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a -Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla -progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere. - -Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo -moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha -prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto -più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche -rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio -di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione -dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche -appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando -sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il -fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di -festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova -chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le -proprie. - - -Ora, se noi cerchiamo di mettere in rilievo i pregi più essenziali -delle feste italiane di fronte a quelle degli altri paesi, ci si farà -innanzi prima di tutto l'istinto naturale dell'individuo, giunto già -ad un grado di completo sviluppo, a rappresentare l'individualità, -vale a dire l'attitudine ad inventare una maschera e a sostenerla -convenientemente. Pittori e scultori aiutarono poscia notevolmente a -dar risalto alla decorazione dei luoghi non solo, ma altresì delle -persone, suggerendo abbigliamenti, belletti (v. pag. 131 e segg.) -ed altri ornamenti. In secondo luogo poi viene l'intelligibilità -manifesta a chiunque dell'intreccio poetico. Nei Misteri essa era -uguale in tutto l'occidente, perchè le narrazioni bibliche ed ascetiche -erano già anticipatamente note a chicchessia; ma per tutte le altre -rappresentazioni l'Italia aveva un deciso vantaggio sugli altri paesi. -Per le parti recitative di singoli santi e d'altri personaggi profani -essa possedeva una lirica assai armoniosa, che strappava l'applauso di -tutti indistintamente.[236] Inoltre la maggior parte degli spettatori -(nelle città) aveva una certa famigliarità colle figure mitologiche e -indovinava, assai più facilmente che altrove, i personaggi storici ed -allegorici, perchè desunti da un ciclo di tradizioni universalmente -conosciute. - - -Ma questo punto vuol essere meglio chiarito. Tutto il medio-evo era -stato il tempo classico delle allegorie: la sua teologia e la sua -filosofia trattavano le loro categorie come qualche cosa di reale e -sussistente da sè,[237] per guisa che la poesia e l'arte aveano bisogno -di un ben piccolo sforzo, per aggiungervi ciò che mancava ancora a -costituirne la piena personalità. In ciò tutti i paesi d'occidente -trovavansi presso a poco, in condizioni uguali: dal mondo ideale di -ciascuno d'essi era assai facile derivare dei tipi e delle figure, -con questo solo che l'apparenza esterna e gli attributi riuscivano di -regola assai enigmatici e impopolari. Quest'ultimo caso è frequente -anche in Italia, perfin nell'epoca del Rinascimento e dopo. A produrlo -basta che un qualsiasi predicato della figura allegorica, cui si -riferisce, venga rappresentato erroneamente sotto la forma di un -attributo. Dante stesso non va esente da simili falsi traslati,[238] -ed è noto che in generale egli si compiace della oscurità delle -sue allegorie.[239] Il Petrarca almeno cerca ne' suoi «Trionfi» di -descrivere, per quanto pur brevemente, in modo chiaro e parlante le -figure d'Amore, della Castità, della Morte, della Fama ecc. Ma molti -altri invece vestono le loro allegorie con una farragine di attributi -del tutto sbagliati. Nelle «Satire» del Vinciguerra,[240] per esempio, -l'Invidia vien dipinta fornita di «ruvido e ferreo dente», la Voracità -in atto di mordersi le labbra e con capelli irti e scomposti, ecc., -probabilmente per mostrare (rispetto a quest'ultima) che essa è -indifferente a qualunque cosa, che non abbia relazione col mangiare e -col bere. Quanto a disagio dovesse trovarsi l'arte in tali equivoci, -non fa d'uopo il dirlo. Essa, al pari della poesia, poteva stimarsi -fortunata quando l'allegoria era suscettibile di essere espressa da -qualche figura mitologica, vale a dire da qualche forma artistica, -della quale stava mallevadrice l'antichità stessa, come, per esempio, -quando invece della guerra si poteva rappresentare il dio Marte, o -invece della caccia la dea Diana e così via.[241] - -Ma, tanto nell'arte che nella poesia, v'erano anche delle allegorie -meglio riuscite, e rispetto alle figure relative, che s'incontrano -nelle feste italiane, il pubblico era oltremodo esigente e voleva -vederne il lato caratteristico riprodotto con fedeltà ed esattezza, -appunto perchè per la sua cultura generale esso era perfettamente -in grado di intenderlo. In altri paesi, e specialmente alla corte di -Borgogna, si andava contenti di figure molto indeterminate, ed anche di -semplici simboli, perchè quivi era pur sempre un privilegio speciale -delle classi più elevate quello di essere, o almen di apparire, -iniziate in tali cose. Nel celebre giuramento _sul fagiano_ celebrato -nel 1453[242] la bella cavalcatrice, che s'avanza come regina della -festa, è l'unica allegoria che abbia qualche attrattiva: i colossali -pasticci, per entro ai quali movevansi degli automati ed anche delle -persone vive, o sono stranezze senza senso, o, se ne hanno uno, esso -è grossolano e al tutto forzato. In una statua di donna ignuda sopra -uno di essi, difesa da un leone vivo, doveva ravvisarsi Costantinopoli -col suo futuro liberatore, il duca di Borgogna. Il resto, ad eccezione -di una pantomima (Giasone in Colchide), ha un significato troppo -enigmatico, non significa nulla: lo stesso Olivier de la Marche, che ci -descrive questa festa, vi prese parte in costume di donna, che doveva -rappresentare la «Chiesa» seduta sopra una torre portata da un elefante -guidato da un gigante, e recitò una lunga querimonia sulle vittorie -degl'infedeli.[244] - - -Ma se anche le allegorie nelle poesie, nelle opere d'arte e nelle -feste italiane sorpassano nel complesso e per gusto e per unità -di concetto quelle d'altri paesi, non è tuttavia in questo, che -propriamente consiste il loro lato saliente e caratteristico. Ciò -che dà loro una superiorità incontrastata[245] è invece il fatto, -che in Italia, oltre la personificazione di concetti generali ed -astratti, si conoscevano anche, e in gran copia, dei rappresentanti -storici di questi stessi concetti, e vi si era più abituati a veder -ricordati in una poesia o rappresentati in un'opera d'arte un più -gran numero di celebri personaggi. La Divina Commedia, i Trionfi del -Petrarca, l'Amorosa Visione del Boccaccio, e nel secolo successivo -la diffusione sempre maggiore della cultura per mezzo dell'antichità -risorta aveano reso famigliare alla nazione questo elemento storico. -Ed ora queste stesse figure apparvero anche nelle pompe festive o -completamente individualizzate in maschere determinate, o per lo -meno riunite in gruppi, come seguito caratteristico di qualche figura -allegorica principale. Così qui si venivano formando le norme della -composizione in generale, quando le più splendide rappresentazioni dei -paesi settentrionali bamboleggiavano ancora o in un simbolismo affatto -inesplicabile o in giuochi puerili affatto privi di senso. - - -Cominciamo dalla specie forse più antica, i Misteri.[246] Nel -complesso essi non diversificano da quelli del resto d'Europa. Anche -qui sulle pubbliche piazze, nelle chiese, nei conventi sorgono grandi -palchi, che nella parte superiore contengono un paradiso, che si può -chiudere e aprire a volontà, e nell'inferiore, ma molto in basso, -hanno talvolta un baratro, che rappresenta l'inferno, e fra l'uno e -l'altro vedesi la scena propriamente detta, vale a dire, tutte le -località terrene del dramma disposte le une accanto alle altre; e -qui pure non di rado il dramma biblico o leggendario s'apre con un -dialogo preliminare di apostoli, dottori, profeti, sibille e virtù e -si chiude, secondo le circostanze, anche con un ballo. S'intende da -sè che non mancano neanche gl'Intermezzi semi-comici di personaggi -secondari; ma questo elemento in Italia non spicca così apertamente, -come nei paesi settentrionali.[247] Quanto ai voli artificiali su -macchine apposite, spettacolo sempre gradito dovunque, parrebbe che in -Italia sieno stati più frequenti che altrove, e i Fiorentini ancora -nel secolo XIV si divertivano a farne le grasse risa, quando non -riuscivano a dovere.[248] Poco dopo il Brunellesco inventò per le feste -dell'Annunziata sulla piazza di S. Felice quell'ingegnosissimo apparato -di una sfera celeste circondata da due schiere sospese d'angeli, -dalla quale Gabriele si calava a volo in una macchina fatta a guisa di -mandorla, ed anche il Cecca suggerì nuove idee e congegni meccanici -per rendere sempre più splendide tali feste.[249] Le confraternite -religiose o i singoli quartieri, che ne assumevano la direzione ed -anche in parte l'esecuzione, non tralasciavano, almeno nelle grandi -città, d'impiegarvi, secondo le loro forze, tutti i mezzi che l'arte -sapea trovare. Altrettanto accadeva, quando, in occasione di grandi -feste principesche, accanto al dramma profano od alla pantomima, si -rappresentavano anche i Misteri. La corte di Pietro Riario (v. vol. -I, pag. 145), quella di Ferrara ed altre non lasciavano certamente in -tali circostanze nulla d'intentato, perchè la rappresentazione seguisse -col maggiore sfarzo e splendore.[250] Se si cerca di farsi presente il -talento comico e i ricchi abbigliamenti degli attori, nonchè la scena -abbellita dalle fantastiche decorazioni dello stile architettonico -d'allora, da un grande sfoggio di ghirlande e di tappeti e da uno -sfondo di magnifici edifizi su qualche grande piazza e di lucidi -colonnati in qualche grande atrio o monastero, si potrà in qualche modo -avere un'idea della grandiosità di tali spettacoli. Ma, come il dramma -profano da tale apparato ricevette notevole nocumento, così anche il -pieno sviluppo poetico del Mistero restò impedito da questo eccessivo -prevalere della parte spettacolosa. Infatti nei testi che ci son -conservati, si trova per lo più un intreccio drammatico assai meschino -con appena qualche bel tratto lirico, ma non mai quel grandioso slancio -simbolico, che contraddistingue gli _autos sagramentales_ di Calderon. - -Talvolta accade che, nelle città minori e con apparato senza paragone -più povero, l'effetto di questi drammi spirituali è sull'animo degli -uditori di gran lunga più vivo. Ciò si verificò, per esempio a Perugia, -quando uno di quei grandi predicatori, dei quali avremo occasione di -parlare più innanzi, Roberto da Lecce,[251] vi chiuse la serie delle -sue prediche quaresimali durante la peste del 1448 con un gran Mistero -della Passione, rappresentato il venerdì santo. I personaggi che -presero una parte attiva all'azione drammatica, son pochi, e ciò non -ostante tutto il popolo piangeva dirottamente. Ma è pur anche un fatto -che, per ottenere simili effetti, in tali occasioni si ricorreva anche -a mezzi, che si risentivano spesso di un naturalismo un po' troppo -crudo. Così talvolta l'attore, che doveva rappresentare il Cristo, -doveva non solo apparir pieno di lividure, ma sudar sangue visibilmente -e versarne dal costato.[252] Ciò richiama involontariamente alla -memoria le famose pitture di Matteo da Siena, e i gruppi in argilla di -Guido Mazzoni. - -Le occasioni speciali per la rappresentazione di Misteri, prescindendo -da certe grandi festività religiose, da sposalizi principeschi ecc. -sono di diversa specie. Quando, per esempio, Bernardino da Siena fu -dichiarato santo dal Papa (1450), vi fu una specie di drammatica -rappresentazione della sua canonizzazione, probabilmente sulla -piazza maggiore della sua città nativa,[253] dove si ebbe anche una -specie di corte bandita per tutto il popolo. Altre volte accade che -un dotto monaco festeggia la sua promozione a dottore di teologia, -facendo rappresentare drammaticamente la vita del patrono della -città.[254] Il re Carlo VIII era appena sceso in Italia, che la -duchessa vedova, Bianca di Savoia, lo accolse a Torino con una specie -di pantomima semi-religiosa,[255] nella quale innanzi tutto una -scena pastorale doveva rappresentare «la legge di natura», poi una -schiera di patriarchi simboleggiava «la legge di grazia»; chiudevan -poi lo spettacolo le leggende di «Lancillotto del Lago» e di «Atene» -drammatizzate. E non appena egli giunse di là a Chieri, che lo si volle -onorare anche quivi con una nuova pantomima, la quale rappresentava -«una puerpera circondata da illustri visite». - - -Ma se v'era festa religiosa, che domandasse di essere celebrata -colla massima pompa per consenso di tutti, era certamente quella del -Corpusdomini, alla quale in Ispagna si consacrava perfino una specie -particolare di poesia, gli _autos sagramentales_ da noi già citati. -Quanto all'Italia, ci resta una pomposa descrizione di questa festa, -quale fu celebrata da Pio II nel 1462 in Viterbo.[256] In essa la -processione, che moveva da una colossale e splendida tenda dinanzi -alla chiesa di S. Francesco attraverso la strada maggiore sino alla -piazza del duomo, era il meno: i cardinali e i più ricchi prelati -s'erano assunti di decorare, ciascuno il meglio che poteva, un tratto -di quella via, curando che non solo fosse coperta dal principio alla -fine di tende e ornata di damaschi e ghirlande alle finestre ed alle -muraglie,[257] ma innalzando dappertutto palchi e tribune, nelle -quali, durante la processione, rappresentavansi brevi scene storiche -ed allegoriche. Dalla relazione non emerge con bastante chiarezza se -il tutto venisse rappresentato da persone vive, o qualche cosa anche -da automati preparati appositamente;[258] in ogni modo però la pompa -fu grande. Vi si vedeva un Cristo soffrente in mezzo ad una schiera -di angeli che cantavano; una cena eucaristica, nella quale figurava -anche S. Tommaso d'Aquino; la lotta dell'arcangelo Michele coi demonj; -fontane di solo vino ed orchestre d'angeli; un sepolcro di Cristo con -tutta la scena della Resurrezione; e finalmente sulla piazza del duomo -la tomba di Maria, che, dopo il servizio religioso e la benedizione, si -apriva, e allora si vedeva la Madre di Dio salire cantando al Paradiso, -dove Cristo la incoronava e la conduceva dinanzi al Padre eterno. - -Nella serie di queste rappresentazioni fatte sulla pubblica via spicca -in modo particolare, per la grandiosità della pompa e per l'oscurità -dell'allegoria, quella fatta eseguire dal cardinale vice-cancelliere, -Roderigo Borgia — il futuro Alessandro VI.[259] — Oltre a ciò essa -ha anche un'altra prerogativa, l'accompagnamento dello sparo dei -mortaletti,[260] che è una specialità tutta propria delle feste dei -Borgia. - -Più brevemente sorvola Pio II sulla processione, che ebbe luogo a Roma -lo stesso anno nell'occasione, che vi giunse dalla Grecia il cranio -di S. Andrea. Anche in questa Roderigo Borgia si segnalò per la sua -magnificenza, ma nel complesso la festa avea un carattere piuttosto -profano, perchè, oltre la solita orchestra degli angeli, che non -mancava mai, vi figuravano altre maschere, ed alcuni «uomini robusti», -vale a dire degli Ercoli, che, a quanto pare, vi facevano ogni specie -di esercizi ginnastici. - - -Le rappresentazioni esclusivamente o prevalentemente profane erano -destinate in modo particolare a dare nelle maggiori corti principesche -spettacoli grandiosi e di gusto perfetto, rappresentando qualche -leggenda mitologica od allegorica, di facile e piana interpretazione. -Vero è che l'elemento barocco non vi faceva difetto, anzi vi brillava -in figure gigantesche d'animali, dalle quali uscivano all'improvviso -gruppi interi di maschere,[261] in pasticci enormi, sebbene in -proporzioni non così esagerate, come presso il duca di Borgogna (v. -pag. 186), e simili; ma, ciò non ostante, l'insieme conservava pur -sempre un certo gusto artistico e poetico. Della mescolanza del dramma -colla pantomima, quale si usava alla corte di Ferrara, s'è già parlato -altrove (v. pag. 50). Universalmente note furon poscia le feste, -che il cardinale Pietro Riario diede a Roma nel 1473, in occasione -del passaggio di Leonora d'Aragona, che andava sposa al duca Ercole -di Ferrara.[262] Quelli che qui si dicono drammi, sono ancora veri -Misteri d'indole religiosa; le pantomime invece hanno un carattere -al tutto mitologico: vi si videro infatti Perseo ed Andromeda, Orfeo -seguito da molti animali, Cerere tirata dai dragoni, Bacco ed Arianna -dalle pantere, e per ultimo l'educazione di Achille: succedeva quindi -un balletto delle più celebri coppie amorose del tempo primitivo ed -una schiera di ninfe, che venivano sorprese da un gruppo di rapaci -Centauri, messi alla lor volta in fuga da Ercole. E per quanto paia -per sè stessa un'inezia, pure è sempre caratteristico pel modo, con cui -s'intendevano le forme a quel tempo, il fatto, che se in tutte le feste -dovevano apparire figure vive in aspetto di statue collocate in nicchie -o sopra colonne ed archi trionfali e che poi dovessero mostrarsi -vive o cantando, o declamando, si aveva cura che si presentassero con -colori ed abbigliamenti affatto naturali e verosimili, e solo in via -d'eccezione nelle sale del cardinal Riario accadde, che figurasse in -mezzo agli altri un fanciullo vivo, ma tutto dorato, che versava acqua -da una fontana.[263] - -Altre splendide pantomime di questo genere furono date a Bologna, in -occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d'Este;[264] -invece dell'orchestra vi si ebbero dei cori che cantavano, mentre -la più bella delle ninfe seguaci di Diana correva a rifugiarsi sotto -la protezione di Giunone pronuba, e Venere s'aggirava con un leone, -vale a dire con un uomo cammuffato in tal guisa, in mezzo ad un ballo -di selvaggi: la decorazione poi rappresentava una foresta vera e -reale. A Venezia nel 1491 si festeggiò l'arrivo di alcune principesse -estensi,[265] movendo ad incontrarle col Bucintoro, ed attivando -gare di rematori e una splendida pantomima (Meleagro) nel cortile -del palazzo ducale. A Milano Leonardo da Vinci[266] dirigeva le feste -del duca ed anche quelle di altri grandi; una delle sue macchine, la -quale poteva benissimo rivaleggiare con quella di Brunellesco (v. pag. -188), rappresentava in proporzioni colossali il sistema planetario in -tutti i suoi movimenti; ogni volta che un pianeta si avvicinava alla -sposa del giovane duca, Isabella, il dio che lo abitava, si sporgeva -fuori dalla sua sfera[267] e cantava alcuni versi scritti dal poeta -di corte Bellincioni (1489). In un'altra festa (1493) fu esposto, -fra molte altre cose, il modello della statua equestre di Francesco -Sforza sotto un arco trionfale sulla piazza del Castello. Oltre a ciò -dal Vasari sappiamo, con che ingegnosi automati Leonardo aiutò più -tardi a decorar l'accoglienza fatta in Milano ai re di Francia, come -signori del ducato. Ma anche nelle città minori si fecero talvolta dei -tentativi degni d'essere menzionati. Allorquando il duca Borso (v. vol. -I, pag. 66) venne nel 1453 a Reggio per ricevervi l'omaggio di quella -città,[268] egli fu accolto alle porte con una grandiosa macchina, -sulla quale appariva sospeso s. Prospero, il patrono della città, sotto -un baldacchino sostenuto da angeli, e più in basso un disco girante con -otto angeli che cantavano, due dei quali diedero al santo le chiavi -della città e lo scettro, perchè presentasse l'una cosa e l'altra al -duca. Poi s'avanzava una specie di carro tirato da cavalli nascosti, e -portante un trono vuoto, dietro il quale stava una giustizia in piedi -con un genio che la seguiva, agli angoli quattro vecchi legislatori -circondati da sei angeli con bandiere, ad ambedue i lati cavalieri -armati, ugualmente con bandiere. S'intende da sè, che il genio e la dea -non lasciarono passare il duca senza rivolgerli la parola. Un secondo -carro tirato, a quanto sembra, da un unicorno, portava una Carità -con fiaccole accese; ma in mezzo a ciò non s'era voluto che mancasse -il solito carro fatto a guisa di nave, spinto innanzi da uomini, che -vi stavano dentro nascosti. Questo e le due allegorie precedevano il -duca; giunti a s. Pietro, si fece una nuova fermata: un s. Pietro con -due angeli stava sospeso in una glorietta rotonda sulla facciata, e di -là spiccò un volo sino al duca, gli pose in capo una corona d'alloro -e rivolò al suo posto.[269] Il clero poi dal canto suo ebbe cura di -far rappresentare un'allegorìa d'indole affatto religiosa: su due -alte colonne stavano l'Idolatria e la Fede: dopo che quest'ultima, -rappresentata da una bella fanciulla, ebbe fatto il suo saluto dalla -sua colonna, l'altra si sfasciò e precipitò assieme al fantoccio che -portava. Più innanzi s'incontrò un «Cesare» circondato da sette belle -donne, nelle quali erano simboleggiate le sette virtù, che Borso doveva -seguire. Da ultimo si giunse al duomo; ma dopo il servizio religioso -Borso dovette nuovamente prender posto sopra un alto trono dorato, dove -una parte delle maschere menzionate lo complimentò una seconda volta. -Posero termine allo spettacolo tre angeli, che si calavano a volo da -un edifizio vicino a porgere al duca, tra lieti canti, ramoscelli di -ulivo, simbolo della pace. - - -Diamo ora uno sguardo a quelle feste, nelle quali la processione stessa -costituisce da sè la cosa principale. - -Egli è fuor d'ogni dubbio che sin dai più remoti tempi del medio-evo -le processioni sacre offrirono motivo ed occasione all'adozione delle -maschere, fossero poi o fanciulli travestiti da angeli e destinati a -seguire pubblicamente il Sacramento e le reliquie dei santi, che si -portavano attorno, o personaggi stessi della Passione, che procedevano -processionalmente, per esempio, il Cristo colla croce, i crocifissori, -i centurioni, le pie donne. Ma colle grandi feste della Chiesa si -collega assai per tempo l'idea di una processione della città, che, -giusta le ingenue usanze del medio-evo, accoglie in sè una moltitudine -di elementi profani. Particolarmente caratteristico è il carro navale -(_carrus navalis_), tolto a prestito dall'antico paganesimo,[270] che, -come notammo nell'esempio addotto, poteva introdursi in feste d'indole -molto diversa, ma il cui nome servì principalmente a designare le feste -«carnevalesche». Una tal nave poteva benissimo, perchè splendidamente -arredata, piacere agli spettatori, senza che si ricordasse come che sia -l'antico suo significato, e quando, per esempio. Isabella d'Inghilterra -s'incontrò col di lei sposo l'imperatore Federico II in Colonia, -mossero effettivamente ad incontrarla molti carri navali portanti degli -ecclesiastici, che cantavano ed erano tirati da cavalli coperti. - -Ma la processione religiosa poteva non solo venir decorata da aggiunte -di qualsiasi specie, ma anche addirittura sostituita da un corteo di -maschere spirituali. A ciò l'occasione può essere stata offerta da quei -gruppi d'attori, che si recavano al luogo dove dovea rappresentarsi -il Mistero, attraversando le vie principali di qualche città; ma -pare anche che assai per tempo sia surta una specie di processioni -spirituali indipendentemente affatto da ciò. Dante descrive il -«trionfo» di Beatrice coi ventiquattro seniori della Bibbia,[271] -i quattro mistici animali, le tre virtù teologali e le quattro -cardinali, s. Luca, s. Paolo ed altri apostoli in guisa tale, che -si è quasi costretti a presupporre già sin dal suo tempo l'esistenza -effettiva di tali processioni. Questo si manifesta specialmente dal -carro sul quale s'avanza Beatrice, e che nel bosco miracoloso della -visione non sarebbe necessario, anzi vi sta in modo assai strano. O -avrebbe Dante per avventura riguardato il carro soltanto come simbolo -essenziale del trionfo? E sarebbe stato, invece, il suo poema quello, -che pel primo diede l'impulso a tali processioni, la cui forma fu -tolta a prestito dai trionfi degli imperatori romani? Comunque sia, -certo è in ogni caso che tanto la poesia, quanto la teologia si sono -con una certa predilezione attenute a questo simbolo. Il Savonarola -nel suo «Trionfo della croce»[272] rappresenta Cristo sopra un carro -trionfale, e sopra di lui la sfera splendente della Trinità, alla sua -sinistra la croce, alla destra i due Testamenti; al di sotto, ma a -grande distanza, la Vergine Maria; dinanzi al carro i patriarchi, i -profeti, gli apostoli e i predicatori; ad ambedue i lati i martiri -e i dottori coi volumi aperti; dietro di esso tutto il popolo dei -credenti, e ad una considerevole distanza una moltitudine innumerevole -di nemici, imperatori, potenti, filosofi ed eretici vinti, coi loro -idoli distrutti, coi loro libri arsi. (Una grandiosa composizione -di Tiziano intagliata sul legno richiama sotto molti punti di vista -questa descrizione). Delle tredici elegie di Sabellico alla Madre -di Dio (v. vol. I, pag. 85 e segg.), la nona e la decima contengono -un circostanziato trionfo della medesima, ricco di allegorie, ma -principalmente interessante per quella impronta di realtà e verità, -che, del resto, sogliono dare a tali scene anche le pitture del secolo -XV. - - -Ma assai più frequenti di questi trionfi spirituali erano i profani, -modellati tutti su quelli degli imperatori romani, quali si scorgevano -negli antichi bassorilievi o si leggevano nelle descrizioni dei vecchi -scrittori. Il modo di studiare la storia degli Italiani d'allora, (col -quale questo fatto sta in strettissima relazione), è stato già indicato -altrove (v. vol. I, pag. 194 e 236). - -Innanzi tutto qua e colà verificavansi effettivamente degli ingressi -solenni di vittoriosi conquistatori, che si cercava di ravvicinare -quanto più si poteva a questo tipo ideale, anche talvolta contro -la volontà espressa dei conquistatori stessi. Francesco Sforza, -nell'occasione del suo ingresso a Milano (1450), ebbe la forza di -rifiutare il carro trionfale, che si teneva pronto, «dicendo tali -cose essere superstizioni dei re».[273] Alfonso il Magnanimo, entrando -nel 1443 solennemente a Napoli,[274] ricusò, se non il carro, almeno -la corona d'alloro, che tutti sanno non aver disdegnato lo stesso -Napoleone nella sua incoronazione a Nostra Donna di Parigi. In tutto -il resto l'ingresso di Alfonso (che si effettuò attraverso una breccia -aperta nelle mura, procedendo poi di là sino al duomo) fu uno strano -miscuglio di elementi antichi allegorici ed anche essenzialmente -grotteschi. Il carro, sul quale egli sedeva in trono e che veniva -tirato da quattro cavalli bianchi, era assai alto, e tutto dorato: -venti patrizi portavano il baldacchino di stoffa tessuta in oro, sotto -il quale egli si avanzava. La parte del trionfo, che s'erano assunta i -Fiorentini residenti a Napoli, consisteva innanzi tutto in un drappello -di giovani ed eleganti cavalieri, che s'avanzavano armati di lance, -sur un carro che portava la Fortuna, e in sette donne simboleggianti -sette virtù, tutte a cavallo. La Fortuna,[275] conformemente a quella -inesorabile allegoria, alla quale si sottomisero talvolta a quel tempo -anche gli artisti, non era coperta di capelli che nella parte anteriore -del capo, e si mostrava in tutto calva nella parte posteriore, e -il genio che si trovava in uno dei gradini inferiori del carro e -che doveva appunto simboleggiare il facile trasformarsi e svanire -della fortuna, teneva i piedi immersi (?) in un bacino d'acqua. Indi -seguiva, equipaggiata sempre dagli stessi Fiorentini, una schiera -di cavalieri nei costumi di diversi popoli, o vestiti da principi e -grandi stranieri, e poi sur un carro assai alto, al sommo di una sfera -mondiale mobile, un Giulio Cesare,[276] coronato d'alloro, che spiegava -al re in versi italiani tutte le allegorie precedenti e quindi si -rimetteva in fila con gli altri. Sessanta Fiorentini, vestiti tutti di -porpora e di scarlatto, chiudevano questa mostra di ciò che sapeva fare -Firenze, madre di tutte le feste. Ma subito dopo seguiva un drappello -di Catalani a piedi dentro piccoli cavalli finti, che portavano -legati alle loro persone, e che rappresentavano una finta battaglia -con un gruppo di Turchi, quasi per mettere in derisione la serietà -sentimentale dei Fiorentini. Chiudeva la marcia trionfale un'imponente -torre, la cui porta veniva guardata da un angelo con una spada in mano; -in alto stavano ancora quattro Virtù, che cantavano, ciascuna da sola, -le lodi del re. - -Nell'ingresso di Luigi XII a Milano, che ebbe luogo nel 1507,[277] -oltre l'inevitabile carro portante le Virtù, eravi anche un gruppo -vivo rappresentante Giove, Marte ed una Italia circondata da una grande -rete: poi seguiva un carro tutto pieno di trofei e così via. - -Ma dove in realtà non v'erano trionfi da festeggiare, la poesia se -ne indennizzò essa stessa e compensò anche largamente i principi. Il -Petrarca e il Boccaccio avevano chiamato (v. pag. 184) i rappresentanti -d'ogni specie di gloria a costituire il seguito di una figura -allegorica: ora vengono evocate tutte le celebrità del tempo antico -a formare il corteo dei principi. La poetessa Cleofe Gabrielli da -Gubbio cantò in questo senso le lodi di Borso di Ferrara.[278] Essa -gli diede a seguaci sette regine (le arti liberali), colle quali egli -sale un carro, e poscia schiere intere d'eroi, i quali, per essere -più facilmente riconosciuti, portano scritti i loro nomi sulla fronte; -seguono quindi tutti i più celebri poeti, e gli dei seggono addirittura -sul carro con lui. Intorno a questo tempo i trofei mitologici ed -allegorici sui carri sono in generale frequentissimi, ed anche la -più importante opera d'arte che ci sia stata conservata del tempo di -Borso, il ciclo degli affreschi del palazzo di Schifanoja, ne offre un -saggio in un fregio intero pieno di tali argomenti.[279] Raffaello, -quando ebbe a dipingere la camera della «Segnatura», trovava omai -questo genere di decorazione corrotto e scaduto. Il modo con cui egli -seppe rialzarlo e infondergli nuova vita, non è l'ultimo titolo di -gloria fra i tanti, che rendono immortale il suo nome e lo consacrano -all'ammirazione dei posteri. - -I trionfi propriamente detti dei conquistatori non erano che eccezioni. -Ma ogni processione festiva, sia che fosse fatta per celebrar qualche -avvenimento o non avesse anche nessuno scopo determinato, assumeva -più o meno il carattere, e quasi sempre anche il nome di trionfo. Fa -maraviglia anzi che non siano state messe in questa categoria anche le -pompe funebri.[280] - -Innanzi tutto nel carnevale e in altre occasioni celebraronsi trionfi -di antichi duci romani: tali furono in Firenze quello di Paolo Emilio -(sotto Lorenzo il Magnifico) e quello di Camillo (per la visita di -Leone X), diretti ambedue dal pittore Francesco Granacci.[281] In -Roma la prima festa completa di questo genere fu il trionfo dopo la -vittoria su Cleopatra, celebrato[282] sotto Paolo II, e nel quale, -oltre a molte maschere facete e mitologiche (le quali del resto non -mancavano mai anche nei trionfi antichi), figuravano re incatenati, un -senato vestito all'antica, edili, questori, pretori e simili, quattro -carri in tutto di maschere che procedevano cantando, e senza dubbio -anche carri portanti trofei. Altre processioni simboleggiavano più -largamente l'antico dominio mondiale di Roma, e, di fronte al pericolo -che realmente minacciava da parte dei Turchi, si ebbe il coraggio di -rappresentare anche una cavalcata di Turchi prigionieri portati da -cammelli. Più tardi, nel carnevale del 1500, Cesare Borgia, alludendo -specialmente a sè stesso, volle che si celebrasse il trionfo di Giulio -Cesare, con non meno di undici magnifici carri[283], certamente non -senza grave scandalo dei pellegrini accorsi quivi d'ogni parte al -Giubileo (vol. I, pag. 159). — Bellissimi e assai artisticamente intesi -furono due trionfi di significato affatto generico rappresentati -nel 1513 in Firenze da due società che gareggiavano tra loro, in -occasione della elezione di Leone X;[284] l'uno raffigurava le -tre età dell'uomo, l'altro le età del mondo personificate assai -sensatamente in cinque quadri della storia di Roma e in due allegorie, -che simboleggiavano l'epoca aurea di Saturno e il suo definitivo -ritorno. La decorazione assai fantastica dei carri, quale non poteva -mancare quando se ne occupavano gli stessi grandi artisti fiorentini, -fece una tale impressione, che rimase vivo il desiderio di veder -ripetuti periodicamente tali spettacoli. Sino a questo tempo le città -soggette, nella ricorrenza annuale dell'omaggio, s'erano accontentate -di presentare semplicemente i loro doni simbolici (stoffe preziose -e candele di cera); ora[285] la corporazione dei mercatanti fece -costruire dieci carri (ai quali in seguito dovevano aggiungersene molti -altri), non tanto per portare, quanto per simboleggiare i tributi, ed -Andrea del Sarto, che ne decorò alcuni, diede certamente ad essi la -forma più splendida, di cui erano suscettibili. Questi carri portanti -i tributi e i trofei vedevansi omai in ogni occasione solenne, anche -se non si aveva molto da spendere. I Sanesi festeggiarono nel 1477 -l'alleanza tra Ferrante e Sisto IV, nella quale entravano anch'essi, -tirando attorno per la città un carro, nel quale «un individuo vestito -da dea della pace s'avanzava, sedendo sopra una corazza ed altre -armi».[286] - - -Nelle feste veneziane, invece dei carri, furono maravigliosamente -splendide e fantastiche le regate. Una corsa del Bucintoro, mandato -fuori nel 1491 a ricevere le principesse di Ferrara (v. pag. 194), -ci vien descritta come uno spettacolo degno di leggenda:[287] esso -era preceduto da innumerevoli barche coperte di tappeti e ghirlande -e piene di una gioventù sfarzosamente vestita in diversi costumi: -sulle macchine sospese movevansi all'intorno dei genii simboleggianti -i diversi attributi degli dei: più lungi e più in basso stavano altri -personaggi aggruppati in forma di tritoni e di ninfe: dovunque canti, -olezzi, e ondeggiar di bandiere tessute in oro. Dietro al Bucintoro -s'accalcava tal folla di barche d'ogni genere, che per un miglio tutto -all'intorno non si vedeva più l'acqua. Tra le altre festività, oltre -la pantomima già sopra nominata, degna di particolare menzione, per -la novità, fu una regata di cinquanta robuste fanciulle. Nel secolo -XIV[288] la nobiltà era divisa in corporazioni speciali per disporre -le feste, il cui elemento principale consisteva sempre in qualche -straordinaria macchina portata da una nave. Così, per esempio, nel -1541, in occasione di una festa dei «Sempiterni», movevasi pel Canal -Grande un «Universo» rotondo, nella cui cavità aperta fu tenuto -un grandioso ballo. Anche il carnevale qui era celebre per balli, -mascherate e rappresentazioni d'ogni specie. Talvolta la piazza di S. -Marco fu trovata abbastanza grande, per tenervi non solo de' tornei -(v. pag. 123 e 158), ma anche dei trionfi, come s'usava in terraferma. -In una festa celebrata per rallegrarsi di una pace conchiusa,[289] le -pie confraternite (_scuole_) s'incaricarono ciascuna di decorare una -parte della processione. In essa si vide, tra aurei candelabri con -lumi accesi di cera rossa e fra innumerevoli schiere di cantori e di -fanciulli alati, portanti auree coppe e cornucopie, un carro, sul quale -stavano in trono Noè e Davidde; poi veniva Abigaille conducendo un -cammello carico di tesori, ed un secondo carro tutto ripieno di simboli -politici, tra cui l'Italia tra Venezia e la Liguria, e sur un gradino -più elevato tre genii femminili portanti gli stemmi dei principi -alleati. Fra molte altre cose seguiva una sfera mondiale con le -costellazioni all'intorno, a quanto sembra. Su altri carri procedevano -da ultimo i principi stessi rappresentati al vero, insieme ai loro -famigliari e agli stemmi, se è giusta l'interpretazione, che noi diamo -alla leggenda che ne parla. - - -Il carnevale propriamente detto, prescindendo da queste grandi marce -trionfali, non avea forse nel secolo XV in nessun luogo un aspetto -tanto svariato, quanto a Roma.[290] Qui le corse erano di tutte le -specie immaginabili: ve n'erano di cavalli, di bufali, di asini, e -viceversa di vecchi, di giovani, di ebrei ecc. Paolo II dava banchetti -al popolo intero dinanzi al palazzo di Venezia, dove abitava. Oltre a -ciò i giuochi in piazza Navona, che forse non erano mai morti del tutto -sino dalla più remota antichità, avevano un carattere splendidamente -guerresco: essi consistevano in una finta battaglia di cavalieri e -in una mostra della borghesia sotto le armi. Il tempo in cui era -permesso di mascherarsi durava a lungo e talvolta abbracciava un -periodo di parecchi mesi.[291] Sisto IV non si fe' scrupolo alcuno di -passare nei punti più popolati della città, al Campofiore e presso ai -Banchi, attraverso ad una folla di maschere, e soltanto non accettò -la visita di un drappello di queste, che voleva essere ammesso nel -Vaticano. Sotto Innocenzo VIII crebbe d'assai una usanza certo molto -riprovevole, introdottasi già fra i cardinali qualche tempo prima, -di mandarsi cioè reciprocamente carri pieni di maschere in splendidi -costumi, con buffoni e cantori, che dicevano versi scandalosi, ed erano -accompagnati da cavalieri. — Oltre il carnevale, i Romani sembrano aver -avuto in molto pregio anche le grandi processioni con fiaccole accese. -Quando Pio II nel 1459 tornò dal congresso di Mantova,[292] il popolo -improvvisò in suo onore una cavalcata di questo genere, che si moveva -in giro splendidamente dinanzi al suo palazzo. Tuttavia Sisto IV non -volle una volta accettare una simile dimostrazione notturna del popolo, -che s'era proposto di venire con torcie accese e rami di ulivo[293] -sotto le finestre del suo palazzo. - -Ma il carnevale fiorentino superava il romano per una specie -particolare di processioni, che ha lasciato una traccia anche nella -letteratura.[294] Fra una folla di maschere a piedi e a cavallo -avanzavasi un carro enorme di forme fantastiche, in cima al quale -stavano una figura ed un gruppo allegorico con tutto il loro seguito, -per esempio, la gelosia con quattro facce fornite d'occhiali in una -sola testa, i quattro temperamenti (v. pag. 42) coi pianeti relativi, -le tre Parche, la Prudenza in trono sopra la Speranza e la Paura, che -giacciono legate a' suoi piedi, i quattro elementi, le età dell'uomo, -i venti, le stagioni, e così via, nè vi mancava neanche il carro -della Morte colle bare, che poi s'aprivano. Altre volte era una -splendida scena mitologica, come Bacco e Arianna, Paride ed Elena ecc. -O finalmente un coro di persone costituenti una classe speciale, per -esempio i mendicanti, i cacciatori e le ninfe, le anime dannate, che in -vita furono donne spietate, gli eremiti, i vagabondi, gli astrologi, -i diavoli, i venditori di merci particolari, ed una volta perfino _il -popolo_, i quali tutti poi nel canto doveano reciprocamente accusarsi -e vilipendersi a vicenda. I canti, che furono raccolti e conservati, -davano la spiegazione della mascherata in versi ora appassionati, ora -scherzevoli e spesso estremamente osceni. Anche a Lorenzo il Magnifico -vengono attribuiti alcuni dei più immorali, probabilmente perchè il -vero autore non osava manifestarsi. Ma, comunque sia, certamente suo -era il bel canto, che accompagnava la scena di Bacco ed Arianna, il -cui ritornello echeggia ancora sino a noi dal secolo XV, quasi come un -doloroso presentimento del breve splendore, che doveva avere l'epoca -del Rinascimento: - - Quanto è bella giovinezza, - Che si fugge tuttavia! - Chi vuol esser lieto, sia: - Di doman non c'è certezza. - - - - -PARTE SESTA - -LA MORALE E LA RELIGIONE - - - - -CAPITOLO I. - -La Moralità. - - Canoni critici. — Coscienza della demoralizzazione. — - Sentimento moderno dell'onore. — Predominio della fantasia. - — Tendenza al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli avvelenamenti. — - Malfattori in senso assoluto. — La moralità in rapporto con lo - sviluppo della vita individuale. - - -Il rapporto dei singoli popoli con le idee più sublimi, Dio, la virtù -e l'immortalità, può bensì fino ad un certo punto essere investigato, -ma non sarà mai suscettibile di venir con rigoroso metodo comparativo -rappresentato. In questo riguardo quanto più le testimonianze sembrano -esplicite, tanto più cauti si deve andare nell'accettarle e più ancora -nel generalizzarle. - -Questo principio deve valere innanzi tutto per qualsiasi giudizio -intorno alla moralità. Fra i diversi popoli potrannosi mostrare molti -contrasti e gradazioni diverse; ma per tirar la somma assoluta delle -loro colpe, l'intelletto umano non ha forze bastanti. Il distinguere -nella vita di un popolo ciò che esso deve al suo carattere nazionale -da ciò che è il prodotto della sua libera attività e della sua -riflessione, rimarrà sempre un enigma anche per questo, che i difetti -hanno un lato rovescio, nel quale appajono invece qualità nazionali, -anzi virtù. Lasciamo adunque che si sfoghino a lor talento quegli -scrittori, che si dilettano d'infliggere alle nazioni censure generali -e talvolta anche violente. I popoli occidentali potranno bensì -maltrattarsi l'un l'altro, ma, per buona ventura, non mai giudicarsi a -vicenda. Una grande nazione, che con la sua cultura, con le sue gesta -e con le sue vicende è strettamente collegata colla vita di tutto il -mondo moderno, non si preoccupa gran fatto nè di evitare accuse, nè di -trovare difese, e continua la sua vita con o senza il beneplacito dei -teorici. - -Conformemente a ciò, quello che segue lungi dall'essere un giudizio, -non è che una serie di osservazioni a guisa di postille, quali -nacquero da sè da uno studio proseguito per molti anni sul Rinascimento -italiano. Il loro valore intrinseco è poi tanto più limitato, in quanto -per la maggior parte si riferiscono alla vita delle classi più elevate, -rispetto alle quali noi abbiamo senza confronto, tanto nel bene che -nel male, molto più ampie informazioni in Italia, che non in qualsiasi -altro paese europeo. Siccome però, rispetto all'Italia, la lode ed il -biasimo si fanno anche sentire più altamente che altrove, così neanche -con ciò noi ci troviamo d'un passo più avanzati sulla via d'un generale -apprezzamento della moralità. - -Quale occhio può penetrare nelle profondità, dove si formano i -caratteri e i destini dei popoli, — dove gli elementi innati e quelli -acquisiti si fondono insieme e diventano una seconda, una terza natura, -— dove anche le attitudini mentali, che a prima vista si crederebbero -originarie, si svolgono soltanto in un'epoca relativamente tarda e -sotto forme del tutto nuove? E, per dare un esempio, chi potrebbe -dire se gl'Italiani vissuti prima del secolo XIII abbiano posseduto, -o no, quella pienezza di vita e di forza, quella attitudine a fondere -plasticamente nella parola e nella forma, quasi scherzando, qualsiasi -concetto, che loro furono proprie più tardi? — E se non sappiamo -nemmeno questo, come possiamo noi giudicare quel complesso di rapporti -infinitamente varii e delicati, per mezzo dei quali lo spirito e la -moralità incessantemente si compenetrano ed identificano tra loro? Un -tribunale pei singoli individui lo si ha, e la sua voce è quella della -coscienza; ma chi oserà pronunciare sentenze generali sui popoli? -Quello fra essi, che più sembra infermo, può essere invece il più -prossimo alla guarigione, e un altro apparentemente sano può covare in -sè un germe di morte certa e sicura, che però non si manifesterà se non -nel dì del pericolo. - - -Al principio del secolo XVI, quando la cultura del Rinascimento -era giunta alla sua maggior perfezione e al tempo stesso la rovina -politica della nazione era divenuta omai irreparabile, non mancarono -gravi pensatori, che vollero vedere un nesso tra quest'ultimo fatto -e la grande immoralità, che allora regnava. Nè sono già quei queruli -predicatori, che sogliono alzar la voce contro la depravazione dei -costumi in ogni tempo e presso ogni popolo; ma è lo stesso Machiavelli, -che in una delle più meditate fra le sue opere[295] apertamente -il confessa: «pur troppo, noi Italiani siamo in modo particolare -irreligiosi e corrotti». — Un altro forse avrebbe detto: noi siamo -giunti ad un grado eccezionale di sviluppo individuale; coi pregiudizi -di casta abbiamo spezzato anche i vincoli d'una morale e d'una -religione pregiudicate, e delle leggi esterne non ci curiamo, perchè -i nostri tiranni sono illegittimi e i loro giudici e subalterni gente -guasta e corrotta. — Machiavelli invece soggiunge: «perchè la Chiesa e -i suoi ministri danno il pessimo di tutti gli esempi». - -Dovremo noi alla nostra volta aggiungere ancora: «perchè l'antichità -esercitò a questo riguardo una fatale e perniciosa influenza?» — Ma, -in tal caso, la proposizione va accolta colle necessarie riserve. -Infatti, se essa potrebbe aversi come vera rispetto agli umanisti -(v. vol. I, pag. 365), tenuto conto della loro vita disordinata e -sensuale, non potrebbe riguardarsi come tale rispetto agli altri, dei -quali si direbbe tutt'al più aver essi, dopo che si famigliarizzarono -coll'antichità, sostituito all'ideale della vita cristiana (la santità) -il culto della grandezza storica (v. vol. I, pag. 203 nota). E da -ciò accadde altresì, per un equivoco del resto assai naturale, che si -ebbe una certa indulgenza anche pei difetti, appunto perchè, in onta -ad essi, gli uomini grandi non cessarono di esser tali. Probabilmente -la cosa avvenne senza che vi si ponesse mente, poichè se si volesse -addurne in prova delle testimonianze, queste non si potrebbero -trovare pur sempre che presso gli umanisti, come, ad esempio, presso -Paolo Giovio, che scusa coll'esempio di Giulio Cesare lo spergiuro -di Giangaleazzo Visconti, inquanto per esso fu resa possibile la -fondazione di uno Stato.[296] Ma nei grandi storici e politici -fiorentini simili citazioni servili non s'incontrano mai, perchè ciò -che nei loro giudizi e nelle loro azioni ha colore di antichità, non è -che una conseguenza dell'ordinamento politico sotto il quale vivevano, -e che naturalmente doveva creare in essi un modo di sentire e di -pensare analogo a quello dell'antichità. - -In onta a tutto questo però non si può disconoscere, che l'Italia -intorno al principio del secolo XVI versasse in una grave crisi morale, -dalla quale i migliori stessi disperavano quasi di trovare un'uscita. - - -Cominciamo dal far conoscere la forza morale, che più di tutto -controoperava all'immoralità prevalente. Quegli uomini superiori -credettero scorgerla sotto la forma del sentimento d'onore. Questo è -quel misterioso complesso di coscienza e di egoismo, che rimane ancora -all'uomo moderno, anche quando egli, con o senza sua colpa, ha perduto -ogni altra cosa, fede, amore e speranza. Un tal sentimento si collega -assai facilmente con molto egoismo e con grandi vizi, ed è suscettibile -di infinite illusioni; ma può associarsi altresì con quanto di più -nobile è rimasto in taluno, e poi divenir fonte di nuove forze e di -nuova energia. In un senso molto più ampio, che non suol credersi -comunemente, esso è divenuto pei moderni Europei, giunti già ad un -grado assai notevole di sviluppo individuale, una norma costante delle -loro azioni; ed anche molti fra coloro, che, oltre a ciò, serbano fede -alla morale ed alla religione, quasi senza saperlo, in tutte le più -importanti loro deliberazioni lo seguono.[297] - -Non è del nostro assunto il mostrare come l'antichità avesse anch'essa -una tal quale idea di questo sentimento, e come poi il medio-evo -ne abbia addirittura fatto un privilegio speciale di una classe -determinata. E nemmeno è nostra intenzione di venire a questione con -coloro, che riguardano la coscienza come l'unico movente essenziale -delle azioni umane. Certo che nulla di meglio potrebbe desiderarsi, -qualora ciò sempre accadesse; ma, poichè le migliori risoluzioni -partono «da una coscienza più o meno intorbidata di egoismo», meglio è -chiamar le cose col loro vero nome. Spesse volte riesce malagevole il -distinguere negli Italiani del Rinascimento questo sentimento d'onore -dalla sete assoluta di gloria, nella quale non di rado si fonde; ciò -non toglie però che, quanto alla sostanza, sieno e rimangono due cose -del tutto diverse. - -Le testimonianze a questo riguardo abbondano piuttosto che non -scarseggino. Ma basterà una per tutte, appunto perchè autorevolissima, -e la desumeremo dagli aforismi del Guicciardini, per la prima volta -non ha guari pubblicati.[298] «A chi stima l'onore assai, succede -ogni cosa; perchè non cura fatiche, non pericoli, non danari. Io l'ho -provato in me medesimo; però lo posso dire e scrivere; sono morte o -vane le azioni degli uomini, che non hanno questo stimolo». È giusto -però notare, che da altre notizie intorno alla vita dell'autore -evidentemente apparisce, che qui egli parla del solo sentimento -d'onore, e non anche di quello di gloria propriamente detto. E in modo -ancora più esplicito su questo argomento si esprime il Rabelais, che -noi, benchè spesso violento e sempre barocco, non possiamo tuttavia -astenerci dal citare, appunto perchè in lui, meglio che in qualunque -altro, troviamo un concetto chiaro e spiccato di ciò che sarebbe il -Rinascimento senza il prestigio della forma e della bellezza.[299] -La sua descrizione di uno stato ideale nel chiostro dei Telemiti ha -un'importanza affatto decisiva nella storia della civiltà, tanto che -può dirsi che, senza questa potente fantasia, l'immagine del secolo -XVI resterebbe pur sempre incompleta. Ecco ciò che, fra molte cose, -egli scrive de' suoi cavalieri e delle sue dame dell'ordine del Libero -Volere:[300] - -«En leur reigle n'estoit que cette clause; _Fay ce que vouldras_. -Parce que gens liberes, bien nayz,[301] bien instruictz, conversans en -compaignies honnestes, ont par nature ung instinct et aguillon, qui -tousjours les poulse à faictz vertueux, et retire du vice: lequel il -nommoyent _honneur_». - -È la stessa fede nella bontà dell'umana natura, che animava anche -gli uomini della seconda metà del secolo XVIII, e che spianò la via -alla Rivoluzione francese. Anche fra gl'Italiani ognuno si riporta -individualmente a questo suo nobile istinto, e per quanto anche — -principalmente sotto l'impressione delle sventure nazionali — si -voglia portare sull'intera nazione un giudizio non troppo favorevole, -non si potrà però mai negar ad un tale sentimento la giustizia che -esso si merita. Se lo sviluppo illimitato dell'individualità fu un -fatto provvidenziale, superiore in tutto al volere dei singoli, non -meno provvidenziale dovrà ritenersi anche la forza reagente, quale -a questo tempo si manifesta in Italia. Quante volte e contro quali -violenti attacchi dell'egoismo essa abbia trionfato, noi non sappiamo, -nè sapremo giammai; ma, appunto perciò, il nostro giudizio non basta, -nè basterà mai, a pronunciare in via assoluta sul valore morale della -nazione. - - -La forza, contro la quale ebbe principalmente a lottare l'Italiano del -Rinascimento per conservarsi morale, è la fantasia, che presta innanzi -tutto alle sue virtù ed a' suoi vizi i suoi colori particolari, e sotto -il cui dominio l'egoismo si manifesta in quanto ha di più spaventevole. - -Per essa, ad esempio, egli diventa il primo ed il più destro giuocatore -del tempo moderno, mentre gli fa balenare dinanzi agli occhi le -immagini della futura ricchezza e dei futuri piaceri con tale vivacità, -che egli, per giungervi, pone a repentaglio ogni cosa. Senza alcun -dubbio i popoli maomettani gli sarebbero in ciò andati innanzi, se -fin da principio il Corano non avesse stabilito il divieto del giuoco -come la più necessaria salvaguardia della morale islamitica, e non -avesse invece attirato la fantasia de' suoi seguaci alla ricerca dei -tesori nascosti. In Italia il furore del giuoco divenne universale, -minacciando sin d'allora assai di frequente l'esistenza di singoli -individui od anche d'intere famiglie. Firenze ha già sulla fine del -secolo XIV il suo Casanova, un tal Buonaccorso Pitti, che, viaggiando -continuamente in qualità di mercatante, di agente politico, di -speculatore, di diplomatico e di giuocatore di professione, guadagnò e -perdette enormi somme, e non trovava competitori che fra i principi, -quali, ad esempio, i duchi di Brabante, di Baviera e di Savoia.[302] -Anche quel gran, vaso della fortuna, che allora si chiamava la Curia -romana, abituò i suoi membri ad un bisogno di sovreccitazione, che -naturalmente si sfogava nel giuoco dei dadi negl'intervalli, che loro -restavano tra un grande intrigo ed un altro. Franceschetto Cybo, per -esempio, perdette in due volte giuocando col cardinale Raffaele Riario -14,000 ducati, e poi si lagnò al Papa, che il suo avversario lo avesse -truffato.[303] In seguito l'Italia divenne notoriamente la patria del -lotto. - -Ella è pure la fantasia quella, che dà alla sete della vendetta il -suo carattere particolare. Non è impossibile che in tutto l'occidente -da tempo antichissimo il sentimento del proprio diritto sia stato -uno ed identico, e che la sua violazione, ogni volta che rimase -impunita, sia stata sentita allo stesso modo. Ma gli altri popoli, se -anche non perdonano più facilmente, hanno però una maggior facilità a -dimenticare, mentre la fantasia dell'Italiano tien viva la ricordanza -dell'offesa con una tenacità spaventevole.[304] Il fatto poi che nella -morale del popolo la vendetta è riguardata come un dovere e spesso -viene esercitata nel modo il più terribile, serve di stimolo e sprone -a questa già universale tendenza. Governi e tribunali ne riconoscono -l'esistenza e la legittimità, e non cercano che di frenarne i maggiori -eccessi. Ma fra i contadini si rinnovano i banchetti di Tieste, e -le stragi reciproche si fanno ogni dì più frequenti. Anche qui una -testimonianza basterà per molte.[305] - -Nel contado di Acquapendente tre pastorelli guardavano il gregge, ed -uno di loro disse: facciamo la prova del come s'impiccano le persone. -Detto, fatto. Uno montò sulle spalle dell'altro, e il terzo, annodata -al primo la corda al collo, la legò poscia ad una quercia: in quella -sopravvenne il lupo, e i due fuggirono, e il terzo rimase appeso. Più -tardi, tornando, lo trovarono morto e lo seppellirono. La domenica -venne il padre di quest'ultimo per recargli del pane, ed uno dei due -gli confessò l'accaduto e gli mostrò la sepoltura. Il vecchio, montato -in furore, lo trucidò con un coltello, lo fece a pezzi, ne estrasse il -fegato e in una cena lo diè a mangiare al padre di lui; poi gli disse -qual fegato avesse mangiato. Da quel momento cominciarono le stragi -reciproche tra le due famiglie, e nel periodo di un mese trentasei -persone furono uccise, senza distinzione alcuna di sesso o di età. - -Ma queste vendette, ereditarie di generazione in generazione sin nei -parenti collaterali e negli amici, non si limitarono soltanto alle -classi inferiori; esse si estesero ben presto in larga misura anche -alle sfere le più elevate. Le cronache e le novelle ne recano esempi -frequentissimi, e per lo più per offese recate al pudor femminile. -Il terreno classico di tali fatti era in modo speciale la Romagna, -dove la vendetta si confondeva con tutte le specie possibili di -intrighi e parteggiamenti. I novellieri ci dipingono qua e colà con -colori terribili lo stato di brutale ferocia, in cui erano cadute -queste audaci e vigorose popolazioni. Tale, per esempio, è la storia -di quell'illustre ravennate, che era giunto a prendere e a far -rinchiudere in una torre i suoi nemici, e che, mentre avrebbe potuto -farli abbruciar tutti, li pose in libertà, li abbracciò e convitò -splendidamente, dietro di che, tramutatasi in questi la vergogna in -furore, si diedero a congiurar contro di lui peggio di prima.[306] -Non mancavano, è vero, pii e santi monaci, che predicavano la pace -e la conciliazione; ma il meglio che essi ottennero, fu di arrestare -talvolta l'effettuazione di qualche vendetta già preparata, non mai -però d'impedire che se ne meditassero delle nuove. Nelle novelle -non è raro il caso di veder anche questa momentanea influenza della -religione, che suscita improvvisi slanci di generosità, ma che poi -cede di nuovo ai vecchi rancori e ad una passione, che ha in sè -qualche cosa di quasi fatale. Il Papa stesso non potè sempre dire di -esservi riuscito, quando si propose di condurre ad effetto una qualche -pacificazione. Papa Paolo II voleva che cessassero gli odii fra Antonio -Caffarello e la casa Alberino, e perciò chiamò a sè il Caffarello -stesso e Giovanni Alberino e comandò loro di baciarsi l'un l'altro -alla sua presenza, intimando a ciascuno una multa di 2000 ducati, -se avesse comecchessia offeso il suo avversario; e due giorni dopo -Antonio fu pugnalato per mano di Giacomo Alberino, figlio di Giovanni, -che da lui era stato prima ferito, e papa Paolo ne risentì sdegno e -fece confiscare i beni all'Alberino e abbatterne le case e bandire il -padre ed il figlio da Roma.[307] I giuramenti e le ceremonie solenni, -colle quali i riconciliati aveano cura di garantirsi ciascuno da una -nuova sorpresa, sono talvolta spaventevoli: quando nella notte di s. -Silvestro dell'anno 1492 nel duomo di Siena[308] i partiti dei «Nove» -e dei «Popolari» dovettero a due a due darsi il bacio di pace, fu -letto durante quell'atto un giuramento «così strano e terribile, che -non s'è mai udito l'eguale»: ai violatori di esso s'imprecavano da -Dio tutte le pene temporali ed eterne, e la maledizione nelle estreme -agonie della morte. È evidente che simili fatti accennano piuttosto -ad una condizione d'animo disperata da parte dei mediatori, anzichè -ad una vera garanzia della pace, e che appunto le riconciliazioni le -più sincere erano quelle, che meno delle altre avean d'uopo di tali -giuramenti. - -Ora il bisogno individuale della vendetta nell'uomo colto ed -alto-locato, basandosi sull'esempio efficace di una analoga usanza -popolare, si manifesta naturalmente sotto mille aspetti, e dalla -pubblica opinione, che qui parla per bocca di novellieri, è senza -riserva alcuna approvato.[309] Tutti convengono in questo, che rispetto -a quelle ingiurie ed offese, per le quali la giustizia non procaccia -veruna riparazione, e specialmente poi rispetto a quelle, per le quali -non c'è, nè ci può essere il braccio vindice di nessuna legge, ognuno -può farsi ragione da sè. Bensì la vendetta deve compiersi con una certa -destrezza e la soddisfazione risultare da un danno effettivo e da una -umiliazione morale inflitta all'offensore, non riguardandosi un atto -qualunque di brutale violenza come una vera e conveniente vendetta. Non -il braccio soltanto, ma tutto l'uomo deve trionfare. - -L'Italiano di questo tempo è capace di una profonda simulazione per -raggiungere certi scopi determinati, ma non mai di un atto qualsiasi -d'ipocrisia in questioni di principii nè dinanzi agli altri, nè dinanzi -a sè stesso. Ecco perchè, con una ingenuità affatto caratteristica, -si ammette questa specie di vendetta come un vero bisogno. Uomini -del resto tutt'altro che esaltati la lodano quando, disgiunta dalla -passione, e non avendo in mira che di approfittare dell'opportunità, si -esercita soltanto «perchè gli altri imparino a non ti offendere».[310] -Però tali casi sembrano assai rari in confronto di quelli, nei quali la -passione cerca uno sfogo. È chiaro da sè che questo genere di vendetta -si differenzia dalla vendetta di sangue propriamente detta: infatti, -mentre quest'ultima si tiene ancora entro i limiti della rappresaglia -o, se si vuole, del _jus talionis_, la prima necessariamente va molto -più in là, non solamente esigendo una soddisfazione di stretto diritto, -ma cercando anche di provocare l'ammirazione e, secondo le circostanze, -di spargere perfino il ridicolo sull'offensore. - -In ciò sta anche la ragione dell'indugio, talvolta lungo, che si -frappone all'esecuzione. Per una «bella vendetta» si esige di regola un -concorso di circostanze, che il tempo soltanto può maturare. E questo -appunto è il tema favorito di molte novelle. - -Qual moralità ci potesse essere in azioni, nelle quali l'accusatore e -il giudice sono una sola ed identica persona, non occorre di dirlo. Che -se pur si volesse comecchessia giustificare questa passione ardente, -che divorava gl'Italiani d'allora, ciò non potrebbe farsi se non col -contrapporvi qualche corrispondente virtù nazionale, per esempio, la -riconoscenza; dovendosi presumere, che quella stessa fantasia, che -rinfresca e ingrandisce la memoria dei torti sofferti, sia anche in -grado di tener viva la memoria del beneficio ricevuto.[311] Ma le prove -di fatto a questo riguardo sono impossibili, sebbene non ne manchino -indizi molto spiccati nel carattere attuale della nazione, quale, ad -esempio, la grande riconoscenza con cui le classi inferiori accolgono -ogni dimostrazione di benevolenza verso di loro, e la grata memoria che -conservano le superiori di ogni cortesia ricevuta nei sociali convegni. - -Ora questo rapporto della fantasia colle qualità morali degl'Italiani -si riproduce continuamente. E se anche nei singoli casi, in cui l'uomo -del nord segue piuttosto l'impulso suo naturale, l'Italiano invece -sembra seguire unicamente la norma di un freddo calcolo, ciò non -dipende da altro, fuorchè da un sentimento d'individualismo, che in -quest'ultimo è infinitamente più sviluppato. Anche fuori d'Italia, -dovunque un fatto identico si verifica, identici sono pure gli effetti: -l'allontanarsi, per esempio, assai per tempo dalla propria casa e -il sottrarsi all'autorità paterna è una tendenza comune tanto alla -gioventù italiana, quanto a quella dell'America settentrionale. Più -tardi nelle indoli più generose a questa tendenza subentra uno slancio -spontaneo di pietà figliale e di affetto reciproco. - -In generale egli è difficilissimo il portar un giudizio esatto sulle -qualità morali di una nazione, che non sia la propria. Queste qualità -possono manifestarsi in un modo così singolare, che uno straniero -sia assolutamente incapace di riconoscerle e di apprezzarle. Forse in -questo riguardo tutte le nazioni occidentali d'Europa hanno, ciascuna, -prerogative lor proprie e che non si riscontrano nelle altre. - - -Ma dove la fantasia esercita un fascino prepotente e quasi tirannico -nelle cose della morale, egli è appunto nei rapporti illeciti de' -due sessi, nell'amore considerato come passione sensuale. Che la -prostituzione esistesse anche nel medio-evo prima della comparsa della -sifilide, è cosa notissima, nè d'altronde potrebbe essere del nostro -assunto l'addurne le prove. Ma nell'Italia del Rinascimento c'è questo -di proprio, che il matrimonio e i suoi diritti, forse più che altrove, -e in ogni caso più deliberatamente che altrove, vengono calpestati. -Le fanciulle, specialmente quelle delle classi più elevate, guardate -gelosamente, non figurano mai sulla scena: la passione dominante non è -che per le donne coniugate. - -Accanto ad un tal fatto più notevole parrà la circostanza che i -matrimoni non scemassero punto e che la vita di famiglia non ne -soffrisse veruno di que' danni, che in altri paesi in casi simili non -avrebbero mancato di manifestarsi. Si voleva assolutamente vivere a -proprio talento, ma non per questo rinunciare alla famiglia, anche -quando c'era qualche ragione di temere, che non fosse del tutto -propria. E non si nota neanche verun sintomo di decadenza fisica o -morale, come tale, — poichè di quell'apparente deterioramento morale, -di cui si veggono le tracce verso la metà del secolo XVI, non è -difficile trovare altre cause tutte d'indole politica, e religiosa, -anche quando non si voglia concedere, che il Rinascimento avesse -oggimai percorso l'intero stadio della sua vita ed esaurito tutte -le fonti della propria attività. Gli Italiani continuarono, ad onta -di tutti i loro disordini, ad appartenere alle popolazioni più sane -di corpo e di mente di tutta Europa,[312] e notoriamente conservano -anche oggidì questa loro prerogativa, dopochè hanno considerevolmente -migliorato i loro costumi. - -Ora, se noi ci facciamo a studiare più dappresso la morale dell'amore -all'epoca del Rinascimento, non potremo a prima vista non restar -profondamente colpiti dal notevole antagonismo, che si manifesta -nelle testimonianze che ne parlano. I novellieri e i poeti comici ci -lascierebbero credere, che l'amore non consistesse che nel piacere, -e che ad ottenerlo tutti i mezzi, tragici o comici, fossero non solo -leciti, ma anche tanto più degni d'ammirazione, quanto più audaci e -arrischiati. Se invece si leggono i migliori lirici di quel tempo e -gli scrittori di dialoghi, desta veramente maraviglia l'entusiasmo, la -profondità e la purità, con cui intendono questa passione, anzi si può -dire di trovarne in essi l'ultima e la più sublime espressione, quando -li veggiamo riprodurre le idee degli antichi di una originaria unità -delle anime nell'Essere supremo e divino. E tanto l'un modo di vedere -che l'altro sono a quel tempo veri e sentiti nello stesso individuo. -Non è invero cosa lodevole, ma sta di fatto, che nell'uomo colto -del tempo moderno non solo esistono contemporaneamente e tacitamente -diversi gradi di sentimento, ma si manifestano anche apertamente e, -secondo le circostanze, anche artisticamente. L'uomo moderno soltanto, -al pari dell'antico, è anche in questo riguardo un microcosmo, ciò che -non era nè poteva essere quello del medio-evo. - -Innanzi tutto merita d'essere studiata la morale delle novelle. -Nella maggior parte di esse le donne che vi figurano, sono coniugate; -trattasi adunque di veri adulterii. - - -Qui acquista una grande importanza ciò che altrove (v. pag. 165 e -segg.) s'è detto sulla posizione della donna, uguale in tutto a quella -dell'uomo. La donna, più altamente educata e pienamente conscia della -sua individualità, dispone di se con una padronanza affatto diversa -che non al nord, e l'infedeltà non vi produce una perdita così completa -della sua riputazione, qualora essa possa guarentirsi dalle conseguenze -visibili della medesima. Il diritto del marito alla di lei fedeltà -non ha quella solida base, che esso acquista nel nord mediante la -poesia e la passione del periodo dell'innamoramento e degli sponsali; -dopo una conoscenza affatto superficiale, la giovane sposa passa nel -mondo dalla vigile custodia paterna o dal chiostro, e allora soltanto -la sua individualità riceve uno sviluppo rapido e quasi inatteso. -In conseguenza di ciò il diritto del marito è pur sempre un diritto -condizionato, ed anche chi lo riguarda come un _jus quaesitum_, si -riferisce più particolarmente alle modalità esterne del contratto, -anzichè ai sentimenti del cuore. Una donna giovane e bella, divenuta -moglie di un vecchio, respinge, ad esempio, i doni e le ambasciate di -un giovane amante col fermo proposito di conservare la sua _honestà_. -Ma essa si compiace nondimeno dell'amore del giovane per le sue molte -virtù, «conoscendo che può amare cortese donna virtuoso spirito, senza -pregiudicio della sua honestà».[313] — Tuttavia, quanto non è breve la -via da una tale distinzione ad una completa caduta! - -Quest'ultima sembra giustificata, quando vi sia di mezzo l'infedeltà -reciproca del marito. La donna, conscia della propria dignità, sente -in quella offesa non solo un dolore, ma un insulto ed una umiliazione, -e non volendo lasciarsi vincere in astuzia, medita di sangue freddo -una vendetta. Dipende poi dalla sua discrezione, che la pena sia -proporzionata alla colpa dell'offensore. La più grande offesa, per -esempio, può talvolta appianare la via ad una pacifica convivenza per -l'avvenire, quando rimanga completamente segreta. I novellieri, che ciò -non ostante la vengano a risapere o che, secondo lo spirito del tempo, -la inventano, non mancano di esprimere la loro piena ammirazione, -ogni volta che la vendetta è veramente pari all'offesa, o, in altre -parole, è pensata e condotta come una vera _opera d'arte_. S'intende -da sè, che il marito non riconosce in sostanza mai un tale diritto -di rappresaglia, e vi si rassegna soltanto, quando ragioni di paura -o di prudenza glielo consigliano. Che se queste manchino affatto, -ed egli per l'infedeltà della moglie si vegga esposto al pericolo -di venir beffato dai terzi, la cosa muta aspetto all'istante e può -anche divenir tragica, non essendo raro il caso che all'adulterio -tenga dietro l'assassinio o qualsiasi altra più atroce vendetta. In -tali casi non è degno di poca considerazione il fatto che, oltre il -marito, anche il fratello,[314] il padre della donna vi si credano -autorizzati, anzi obbligati: ciò mostra che il movente principale -non è già la gelosia, nè tampoco il sentimento morale che si trovi -offeso, ma bensì il desiderio di far pagare ai terzi il fio dei loro -scherni e motteggi. «Oggi, dice il Bandello,[315] si vede quella, per -aver più largo campo a' suoi appetiti, avvelenare il marito, come se -le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell'altra, -dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via -dell'amante lo fa ammazzare.... E quantunque i padri, i fratelli, i -mariti molte di loro (per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio, -che rende loro la malvagia vita delle figliuole, sorelle e mogli) con -veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire; non resta per -questo, che molte di loro, sprezzata la vita e l'onore, non si lascino -dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche nuovo fallo». Un'altra -volta, in tuono meno severo, esclama: «piacesse al cielo che non si -sentisse ogn'ora: il tale ha morto la moglie, perchè dubitava che non -gli fosse fedele; quell'altro ha soffocato la figliuola, perchè di -nascosto s'era maritata; e colui ha fatto uccidere la sorella, perchè -non s'è maritata come egli avrebbe voluto. Questa è pur certamente -una gran crudeltà, che noi vogliamo tuttociò che ci vien in animo, -fare, e non vogliamo che le povere donne possano fare a lor voglia -cosa che sia; e se fanno cosa alcuna, che a noi non piaccia, subito -si viene ai lacci, al ferro e ai veleni.... Invero grave sciocchezza -quella degli uomini mi pare, che vogliono, che l'onor loro e di tutta -la casata consista nell'appetito di una donna!» Pur troppo talvolta si -sapeva già in anticipazione l'esito di simili cose con tale sicurezza, -che il novelliere poteva mettere una taglia sulla vita di un amante, -minacciato ancora, mentre questi se ne andava attorno vivo. Il medico -Antonio Bologna[316] s'era sposato segretamente colla duchessa vedova -di Amalfi della casa d'Aragona: già i di lei fratelli l'aveano potuta, -insieme ai figli, riavere in loro potere e l'avean fatta uccidere in -un castello. Antonio, che non sapeva ancora quest'ultima circostanza, -e che veniva lusingato con speranze di riaverla, trovavasi a Milano, -dove era insidiato da prezzolati sicari, e una volta nella società di -Ippolita Sforza cantò sul liuto la storia delle sue sventure. Un amico -della detta casa, Delio, «narrò a Scipione Atellano tutta l'istoria, e -aggiunse che voleva metterla in una delle sue novelle, sapendo di certo -che il povero Bologna sarebbe ammazzato». Il modo con cui ciò accadde -quasi sotto gli occhi di Delio e di Atellano, è narrato dal Bandello in -una novella assai commovente (I, 26). - -Ma in mezzo a tuttociò i novellieri mostrano qua e là di compiacersi -in modo particolare di ogni tratto spiritoso, astuto e comico, che -accompagni l'adulterio, e assai volentieri si trattengono a narrar gli -artificj, coi quali taluno è giunto a penetrar di soppiatto in qualche -casa, i segnali simbolici e le ambasciate che si fanno gli amanti, le -casse provvedute anticipatamente di guanciali e confetture per potervi -celare il drudo e farlo trasportare altrove e così via. Il burlato -marito vien dipinto, secondo le circostanze, o come un personaggio -per sè stesso ridicolo o come un terribile vendicatore, nè c'è altra -alternativa, sia che la donna figuri come malvagia e crudele o l'amante -come vittima innocente. Ma i racconti di quest'ultima specie non sono -vere novelle, bensì esempi terribili attinti alla vita reale.[317] - -Quando la vita italiana nel corso del secolo XVI assunse un carattere -al tutto spagnuolo, la gelosia estremamente violenta nei mezzi forse -aumentò, ma non si deve confonderla colla rappresaglia già esistente -anteriormente e fondata nello spirito stesso del Rinascimento italiano. -Più tardi, diminuendo l'influsso della civiltà spagnuola, diminuirono -anche quegli eccessivi furori sino a che sul finire del secolo XVII -si giunse a tal punto di apatica indifferenza, che il _Cicisbeo_ fu -riguardato come un personaggio indispensabile in ogni famiglia, ed -oltre a ciò si tollerarono uno od anche parecchi _Patiti_. - -Or chi vorrà istituire un confronto fra tanta immoralità e ciò -che avveniva negli altri paesi? Nel secolo XV, ad esempio, era il -matrimonio in Francia forse più sacro che non Italia? I _fabliaux_ -e le farse permettono di dubitarne, e si è tentati di ritenere -che l'immoralità non vi fosse meno frequente, ma che soltanto le -conseguenze tragiche vi fossero meno rare, perchè l'individuo era -meno sviluppato ed aveva minori pretese che non in Italia. Piuttosto -s'avrebbe qualche testimonianza alquanto più favorevole riguardo ai -popoli germanici, nella maggiore libertà concessa nei rapporti sociali -alle donne ed alle fanciulle, che fu causa di così grata sorpresa agli -Italiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi (v. pag. 170 nota). Tuttavia -anche a ciò non si deve dare un peso eccessivo. Certamente l'infedeltà -era molto frequente anche in Germania e condusse spesso anche quivi -a deplorevoli eccessi. Basta osservare come i principi del nord, al -menomo sospetto, si sbarazzavano a questo tempo delle loro mogli. - - -Ma nella cerchia delle cose illecite presso gl'Italiani d'allora non -havvi soltanto l'amore sensuale, il grossolano appetito dell'uomo -volgare, ma anche la passione degli spiriti più elevati e generosi; -non solamente perchè in quella società mancavano affatto le fanciulle, -ma anche perchè l'uomo, quanto più era perfetto, tanto maggiormente si -sentiva attratto dalle qualità della donna, che nel matrimonio avea -raggiunto il pieno sviluppo della propria personalità. Questi uomini -sono appunto quelli, che hanno sollevato la poesia lirica alle sue più -alte ispirazioni, e che tentarono anche nei trattati e nei dialoghi di -dare un'immagine spirituale alla passione che li divorava, dipingendola -come un _amore divino_ troppo spesso franteso, e quindi calunniato, dai -posteri, ma creduto e rispettato dai coetanei. Quand'essi si lagnano -della crudeltà del dio alato, non intendono lagnarsi con ciò soltanto -della durezza della loro bella o dell'eccessiva sua riservatezza, -ma anche della illegittimità della loro passione. Essi cercano di -sollevarsi al di sopra di questa sciagura spiritualizzando l'amore ed -appoggiandosi alla dottrina dell'amore platonico, ed ebbero in Pietro -Bembo il loro più illustre rappresentante. Le sue opinioni in proposito -ci son fatte manifeste da quanto egli stesso scrive nel terzo libro -de' suoi «Asolani» e dallo splendido discorso, che gli è posto in -bocca dal Castiglione sulla fine del quarto libro del «Cortigiano». Nè -l'uno, nè l'altro di questi autori professò nella sua vita le massime -di un rigido stoicismo, ma per quel tempo era pur sempre qualche cosa, -se contemporaneamente si poteva essere celebre e buono, e all'uno e -all'altro di questi due titoli hanno diritto entrambi. I contemporanei -credettero alla verità dei loro sentimenti; qual diritto potremmo -aver noi di metterli in dubbio? Chiunque si dia la pena di leggere -nel Cortigiano l'intiero discorso citato, vedrà immediatamente come -sarebbe impossibile darne un'idea per mezzo di un semplice compendio od -estratto. In allora viveano alcune illustri donne in Italia, le quali -dovettero la loro celebrità appunto a questo genere di amori; tali -furono Giulia Gonzaga, Veronica da Correggio, e più particolarmente -ancora Vittoria Colonna. Il paese e l'età in cui nacquero i dissoluti -e i beffatori più famosi, rispettò quei sentimenti e quelle donne, -che seppero ispirarli: che cosa si potrebbe dire di più in loro -lode? O si dirà per avventura, che il movente principale di tutto ciò -era la vanità, e che Vittoria si sentisse oltremodo lusingata dalle -espressioni le più esagerate di un amore senza speranze? Ma, se anche -la cosa qua e colà era, più che altro, una moda, non piccola lode per -Vittoria sarà pur sempre che, uniformandovisi, sia ciò non ostante -riuscita a lasciare di sè una traccia così profonda anche nella più -tarda posterità. — Ci volle del bel tempo prima che negli altri paesi -s'incontrassero personalità tanto spiccate. - -La fantasia, che domina gl'Italiani più degli altri popoli, fu poi -in generale la causa che ogni passione trascorse presso di loro agli -eccessi più riprovevoli e, secondo le circostanze, ricorse anche al -delitto per riuscire nei propri intenti. Havvi una violenza figlia -della debolezza, che non sa padroneggiare sè stessa: qui invece -trattasi di un abuso brutale della forza. Talvolta esso raggiunge -proporzioni gigantesche, e il delitto allora prende una forma e quasi -una personificazione sua propria e speciale. - - -I ritegni vengono meno ogni dì più. All'azione dello Stato, basato -sull'illegittimità e surto dalla violenza, ognuno, anche l'infimo della -plebe, si crede autorizzato di sottrarsi, e nessuno ha fede in generale -nel diritto e nella giustizia. Ad ogni delitto, prima ancora che se -ne conoscano le circostanze, le simpatie di tutti involontariamente -si volgono al colpevole:[318] il supplizio virilmente sopportato -eccita talmente l'ammirazione, che quelli che lo narrano, facilmente -dimenticano di accennare la causa, per cui venne inflitto.[319] -Se poi accade talvolta che al profondo disprezzo della giustizia e -alle molte vendette commesse in privato s'aggiunga anche l'impunità, -come per avventura in tempi di politici commovimenti, si crederebbe -addirittura che lo Stato e la vita civile sieno sul punto di sfasciarsi -completamente. Tali momenti ebbe Napoli nel trapassare dalla signoria -aragonese alla francese ed alla spagnuola, e tali li ebbe pure Milano -nelle frequenti espulsioni degli Sforza e nei loro ritorni. Egli è -in allora che vengono a galla quegli uomini, che nel loro segreto -non hanno mai accettato nessun vincolo di leggi politiche e civili e -che, giunta l'occasione, s'abbandonano brutalmente ai loro selvaggi -istinti di rapina e di sangue. Vediamone un saggio desunto da una sfera -d'azione delle più ristrette. - -Allorquando lo Stato di Milano sin dal 1480 sofferse una grave scossa -per le crisi interne scoppiate dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza, -nelle città di provincia venne tosto a mancare ogni sicurezza. Una ben -dura prova ne fece Parma,[320] dove il governatore milanese, atterrito -da minacce di morte, s'indusse a permettere che fossero tratti dal -carcere alcuni facinorosi, e dove, dopo ciò, i furti, gl'incendii, gli -assassinj commessi in pubblico divennero delitti quotidiani, mentre -di notte circolavano per la città intere bande di malfattori armati e -mascherati; — per non dire delle burle, delle satire e delle lettere -minatorie, nonchè di un famoso sonetto diretto a spargere il ridicolo -sull'autorità, che naturalmente se ne commosse più che d'ogni altra -cosa. Il fatto poi che in molte chiese furono rubati i vasi sacri -con entro le ostie consacrate, rivela un altro lato di quei misfatti, -l'empietà. Ora egli è impossibile indovinare che cosa accadrebbe in -qualunque paese del mondo anche oggidì, se per un momento restasse -sospesa l'azione del potere civile e politico, e nel medesimo tempo -la sua presenza rendesse impossibile la formazione d'un governo -provvisorio; ma ciò che allora in simili occasioni accadeva in Italia -assume un carattere affatto particolare, per la parte notevole che vi -avevano le vendette. - -In generale l'impressione che si riceve dall'Italia del Rinascimento -è questa, che anche in tempi ordinari, i grandi delitti vi furono -più frequenti, che altrove. Vero è, che in ciò potrebbe esservi un -errore prodotto dalla circostanza, che qui proporzionatamente noi -conosciamo un numero di fatti speciali molto maggiore che in qualsiasi -altro paese, e che la fantasia, esaltandosi nella contemplazione -del delitto reale, facilmente trascorre a inventare anche ciò, che -non è effettivamente accaduto. Può darsi quindi che la somma delle -violenze commesse raggiunga una cifra uguale anche altrove. Infatti -chi potrebbe dire se (per esempio) le condizioni, in cui si trovava -intorno al 1500 la Germania, più ricca e potente, fossero, fra tanti -vagabondi masnadieri e cavalieri di ventura, migliori, o se la vita -e la sicurezza individuale vi fossero meglio guarentite e protette? -Ma tutto ciò in ogni caso non distruggerebbe il fatto, che il delitto -premeditato, pagato, eseguito di terza mano e divenuto una speculazione -o un mestiere, in Italia avea guadagnato a quel tempo proporzioni -larghissime e veramente spaventevoli. - - -Se innanzi tutto diamo uno sguardo al malandrinaggio, l'Italia forse -non ce ne parrà, almeno nelle regioni più fortunate, quale, ad esempio, -la Toscana, tanto infestata, quanto erano a quel tempo la maggior parte -dei paesi del nord. Ma nessun paese estero offre tipi di masnadieri, -che s'assomiglino a quelli che dà l'Italia. Dove trovare, per esempio, -un uomo pari a quell'ecclesiastico fatto selvaggio dalle passioni -e a poco a poco divenuto capo di una schiera di banditi, di cui ci -tengono parola le cronache ferraresi di questo tempo?[321] Il dì 12 -agosto 1493, narrano esse, fu chiuso in una gabbia di ferro il prete -don Nicolò de' Pelagati da Ficarolo. Egli avea celebrato la sua prima -Messa due volte; ma la prima commise il giorno stesso un omicidio, -da cui poscia Roma l'assolse: in seguito uccise quattro persone, e -sposò due donne, che lo seguivano costantemente dovunque: ebbe parte -a molte altre uccisioni, violò parecchie altre donne, togliendole a -forza dalle loro case, esercitò la rapina come un mestiere e su larga -scala, assassinò e s'aggirò pel ferrarese con una banda d'armati -rivestiti d'uniforme lor propria, procacciandosi ricovero e nutrimento -con lo sterminio e la prepotenza. Se, in aggiunta a tutto questo, -s'immagina il resto che non è detto, si avrà un tal cumulo di delitti, -che forse l'uguale non pesò mai sulla coscienza di verun uomo. Ma la -poca sorveglianza in che erano tenuti da un lato e i molti privilegi -di che erano favoriti dall'altro, furono causa che i malfattori -abbondassero tra i chierici e i monaci, quand'anche di nessun altro ci -vengano raccontate infamie simili a quelle del Pelagati. — Accadeva -anche talvolta, e nemmen questa certamente era cosa onorevole pei -conventi, che uomini di riputazione affatto perduta si rifugiassero -sotto l'egida del cappuccio o della cocolla per sottrarsi alle giuste -vendette del potere secolare, e il Masuccio ci parla appunto di uno -di questi tali, ch'egli ebbe occasione di conoscere in un convento di -Napoli.[322] Anche di papa Giovanni XXII parrebbero esistere precedenti -poco onorevoli, ma non si hanno sufficienti prove per affermarlo con -sicurezza.[323] - -Del resto l'epoca classica dei più famosi capi di bande armate -d'assassini non comincia che nel secolo XVII, quando i partiti politici -dei guelfi e dei ghibellini, degli spagnuoli e dei francesi avean -cessato di agitare il paese: in allora il masnadiere si sostituì -dovunque al parteggiatore politico. - -In certe regioni d'Italia, dove la cultura non penetrò mai, gli -abitanti del contado vivevano in istato di permanente barbarie e non -risparmiavano nessun forastiero, che capitasse loro tra mano. Ciò -accadde più particolarmente nelle parti più remote del regno di Napoli, -dove la barbarie era di vecchia data e risaliva all'epoca dei grandi -latifondi romani, e dove pare che in tutta buona fede si riguardassero -come qualche cosa di identico l'uomo straniero e il nemico (_hospes_ ed -_hostis_). Queste genti erano tutt'altro che irreligiose: egli accadeva -sovente che un pastore tutto contrito si presentasse al confessore -per accusarsi che, durante l'epoca del digiuno quaresimale, facendo -il cacio, un paio di gocce di latte gli erano spruzzate in bocca. Ma -se anche in tali occasioni il confessore stesso, esperto dei costumi -del paese, giungeva a strappargli altresì la confessione, che spesso -co' suoi compagni egli aveva aggredito ed ucciso dei viaggiatori, -ciò, appunto perchè d'uso, non suscitava in lui verun rimorso di -coscienza.[324] Sino a qual punto, in tempi di politici commovimenti, i -contadini fossero capaci di spingere in altri paesi la ferocia, è stato -già altrove accennato (v. pag. 107). - -Un tratto caratteristico ancor peggiore dei costumi d'allora è la -frequenza del delitto commesso di seconda mano, per mercede convenuta. -In ciò, per consenso di tutti, Napoli andava innanzi a qualunque -altra città d'Italia. «Qui non v'ha cosa che possa aversi a tanto buon -mercato, quanto la vita di un uomo», scrive il Pontano.[325] Ma anche -altri paesi hanno una ricchezza spaventevole in tal genere di misfatti: -soltanto non è così facile il classificarli secondo i motivi che li -provocarono, entrandovi promiscuamente l'odio di parte, l'inimicizia -personale, la sete della vendetta e la paura. Torna invece a grande -onore de' Fiorentini, il popolo allora più colto d'Italia, che presso -di loro simili fatti fossero di gran lunga meno frequenti,[326] forse -perchè pei giusti reclami v'era ancora una autorità universalmente -riconosciuta e rispettata, e perchè la maggior cultura suggeriva più -sane idee sull'arbitrario ingerirsi dell'uomo nelle leggi supreme del -fato. Infatti se v'era paese, dove più si calcolassero le sinistre -conseguenze di una vendetta di sangue e dove si comprendesse come anche -il delitto erroneamente detto utile non apporta mai veri e durevoli -vantaggi, quest'era certamente Firenze. Dopo la caduta della libertà -fiorentina l'omicidio, specialmente quello per mandato, sembra essersi -rapidamente moltiplicato, ma il governo di Cosimo I non tardò molto ad -acquistar forze tali, che la sua polizia bastò a porre un freno ad ogni -disordine.[327] - -Nel resto d'Italia i misfatti pagati furono in generale più o meno -frequenti, secondo che si trovarono più o meno numerosi coloro che li -compravano. Sarebbe un tentativo inutile il volerne dare un quadro -statistico, ma la somma resta sempre considerevole, quand'anche si -voglia ammettere che in tutti i casi di morte, che la voce pubblica -proclamava come opera della violenza, una piccola parte soltanto sia -da riguardar come tale. Il peggio si è che i principi e i governi -erano i primi a dare il cattivo esempio, calcolando addirittura -l'assassinio come uno dei mezzi più efficaci per salire in potenza e -per mantenervisi. Per avere le prove non occorre pensare ad un Cesare -Borgia: anche gli Sforza, gli Aragonesi, e più tardi gli stessi agenti -di Carlo V si permettevano ogni genere di violenza, purchè paresse -utile ai loro scopi. - -La mente degli Italiani si venne a poco a poco abituando a tali -fatti per guisa che, verificandosi la morte di un potente, non la si -credeva quasi mai naturale. Ma egli è certo però, che talvolta si -è esagerato di molto rispetto all'efficacia di certi veleni. Anche -ammettendo che la famosa polvere bianca dei Borgia (v. vol. I, pag. -157) fosse un veleno, di cui si poteva calcolare l'effetto dentro -un determinato spazio di tempo, e che come tale possa riguardarsi -altresì il venenum atterminatum, che si dice avere il principe di -Salerno presentato al cardinale d'Aragona con queste parole: «in -pochi giorni tu morrai, perchè sei figlio di Ferrante che ci voleva -calpestar tutti»,[328] — non si potrebbe tuttavia aggiustar troppa -fede a quanto vien riferito intorno ad una lettera avvelenata, che -Caterina Riario avrebbe mandata al papa Alessandro VI,[329] e che -l'avrebbe ucciso s'egli soltanto l'avesse aperta: e di questo stesso -parere sembra essere stato Alfonso il Magnanimo, quando, avvertito dai -medici di non leggere il Tito Livio mandatogli a regalare da Cosimo de' -Medici, rispose loro: «finitela con questi discorsi insensati».[330] -Altrettanto dicasi del veleno, col quale il segretario del Piccinino -voleva solo leggermente ungere la sedia gestatoria del papa Pio -II.[331] — Quanto in generale fosse esteso l'uso di veleni minerali o -vegetali, non si potrebbe dire con qualche apparenza di sicurezza: il -liquido, col quale il pittore Rosso Fiorentino si tolse la vita (1541), -era evidentemente un fortissimo acido,[332] che a niuno s'avrebbe -potuto far trangugiare inavvertitamente. — Quanto all'uso delle armi, -specialmente del pugnale, per qualche segreta vendetta, pur troppo -l'occasione si presentava da sè frequentissima ai grandi di Milano, di -Napoli e d'altri siti, poichè fra le schiere d'armati, di cui doveano -circondarsi per loro propria difesa, la sete del sangue era alimentata -dall'ozio stesso, cui erano condannati. Più di un assassinio non -si sarebbe probabilmente commesso, se non si avesse saputo che, per -effettuarlo, bastava un semplice cenno a questo od a quello dei propri -satelliti. - -Fra i mezzi segreti di nuocere, almeno coll'intenzione, eranvi anche -le arti magiche,[333] benchè in modo affatto secondario. Quando -per avventura si fa menzione di _maleficj_, di _malìe_ e simili, -d'ordinario non si ha in vista che di accumulare sopra un individuo, -già di per sè inviso e abborrito, tutte le colpe immaginabili. Alle -corti di Francia e d'Inghilterra nei secoli XIV e XV il maleficio -veramente funesto e mortale ha una parte molto maggiore, che non nelle -classi più elevate d'Italia. - - -Finalmente ella è pure una specialità tutta propria di questo paese, -dove l'individualità tocca ad un grado di sì completo sviluppo, la -comparsa d'uomini, nei quali la scelleratezza è portata al colmo, e -che commettono il delitto per il delitto, o come mezzo al conseguimento -di scopi sì perversi, che escono tutt'affatto dalla norma consueta dei -delitti umani. - -A questa schiera d'uomini spaventevoli sembrano innanzi tutto -appartenere alcuni Condottieri,[334] un Braccio da Montone, un -Tiberio Brandolino, ed anche un Werner von Urslingen, che sulla sua -corazza argentea portava il motto: «nemico di Dio, e d'ogni pietà e -misericordia.» In generale questa classe di persone rappresenta nel -complesso i primi malfattori, che non vogliono riconoscere il freno -di qualsiasi legge. Ma si andrà un po' più a rilento nel giudicarli, -quando si sappia che il massimo dei loro delitti — nell'opinione -dei cronisti — sta nel mantenersi ribelli alla scomunica papale, -e che tutta la loro personalità appare in una luce tanto sinistra -specialmente per questo fatto, sebbene però sia anche vero che in -Braccio tali sentimenti anti-religiosi erano portati a tal punto -di esagerazione, che, ad esempio, egli montava in furore all'udire -i monaci cantare i salmi e li faceva precipitare dall'alto di una -torre,[335] «mentre co' suoi soldati si mostrò sempre mite, quanto -leale e prode capitano». Ma di regola ciò che spinse al delitto -i Condottieri sembra essere stata l'avidità del guadagno, nè per -altra parte mancò di contribuirvi la stessa loro posizione altamente -immorale; ed anche gli atti di crudeltà, ai quali sembravano -trascorrere per puro capriccio, non erano quasi mai senza uno -scopo, fosse pure anche soltanto quello di incutere spavento nelle -moltitudini. Le efferatezze degli Aragonesi, come già s'è veduto (v. -vol. I, pag. 48, 49), ebbero il loro movente principale nella sete di -vendetta e nella paura. Un furor sanguinario quasi senza scopo, una -gioja infernale nel male si riscontrerà in Cesare Borgia, spagnuolo, le -cui immanità superano di gran lunga gli scellerati intenti, ai quali le -faceva servire (v. vol. I, pag. 152). Poscia una speciale compiacenza -nel delitto scorgesi in Sigismondo Malatesta, tiranno di Rimini (v. -vol. I, pag. 44 e 301), cui non la Curia romana soltanto,[336] ma -il giudizio terribile della storia accusa di assassinj, di violenze, -di adulterj, di spergiuri e di tradimenti, ripetuti anche più volte. -Quanto al fatto più orribile, la tentata violazione del proprio figlio -Roberto, che questi respinse colla spada sguainata alla mano,[337] -parrebbe essere stata non tanto l'effetto di una depravazione che -vince ogni limite, quanto di una superstizione astrologica o magica. La -stessa cosa s'è supposta per spiegare la violenza usata al vescovo di -Fano da Pier Luigi Farnese di Parma, figlio di Paolo III.[338] - - -Ora se noi, dopo tutto questo, possiamo permetterci di raccogliere -insieme i tratti principali del carattere degli Italiani d'allora, -quale ci vien fatto conoscere da uno studio della vita delle classi -più elevate, se ne potrebbero per avventura dedurre le conclusioni -seguenti. Il vizio fondamentale di esso carattere fu la condizione -stessa della sua grandezza; l'individualismo soverchiamente sviluppato. -Questo si ribella dapprima tacitamente all'ordinamento politico -sussistente, per lo più tirannico ed illegittimo, e quanto pensa e -fa, gli viene, a ragione o a torto, ascritto a tradimento. Alla vista -dell'egoismo che trionfa, esso comincia, nell'interesse proprio, la -difesa del diritto, e colla vendetta che esercita, cade in braccio -ai ciechi istinti, mentre crede di ristabilire la sua pace interna. -L'amore va in traccia di un altra individualità ugualmente sviluppata, -la donna altrui. Di fronte ad ogni obiettività, e ad ostacoli e leggi -d'ogni maniera, esso ha il sentimento della propria autonomia ed -opera conformemente ad esso in ogni singolo caso, secondo che nel suo -interno riescono a conciliarsi il sentimento dell'onore e la cura del -proprio interesse, un astuto calcolo e la passione, la generosità e il -desiderio della vendetta. - -Ma se l'egoismo, tanto nel senso più largo che nel più ristretto, è la -radice e la fonte principale d'ogni scelleratezza, non v'ha dubbio che -il popolo italiano, giunto allora a tal grado di sviluppo individuale, -vi andò più dappresso che qualunque altro popolo. - -Esso però non giunse a questo sviluppo per colpa sua, ma bensì per -decreto della storia; nè ci arrivò solo, poichè, per mezzo della -cultura italiana, ci arrivarono con lui tutti i popoli d'occidente, -i quali da quel tempo in poi non vivono, nè si movono in verun -altro ambiente. Questa tendenza, per sè stessa, non è nè bene, nè -male, ma una necessità, che fe' nascere un'idea del bene e del male -essenzialmente diversa da quella del medio-evo. - -L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto -violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue -passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le -altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda -corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed -un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non -seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo. - - - - -CAPITOLO II. - -La Religione nella vita quotidiana. - - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte - alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I - frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini - religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' - suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — - L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — - Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in - Ferrara. - - -In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione -della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o -minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo -riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato -al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana -di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai -facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi -ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi -giudizio assoluto e definitivo. - -La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua -origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo -esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto -distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale -postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni -popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente -contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna. -Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che -con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai -stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della -violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua -onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere -in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi -in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito -e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa -all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non -poterono più restarle fedeli. - -Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto -progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi -della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla -tedesca e prima di questa? - -C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare -chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo, -fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta -della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della -giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone -opere. - -Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi -dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza -spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte -immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni -cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi -anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un -grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le -occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata -essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come -la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le -singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi, -dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto -anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello -spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima -loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in -questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo -che questa, ma non mai tutte. - -I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa -al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore, -si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di -sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla -vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti, -per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere, -come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande -influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori. - - -Sull'avversione degl'Italiani per la gerarchia, quale si manifesta -specialmente da Dante in poi nella letteratura e nella storia, -esistono estesi lavori speciali. Della posizione del Papato di fronte -all'opinione pubblica abbiam dovuto già dare qualche cenno altrove -(v. vol. I, pagine 140 e 293), e chi volesse su ciò testimonianze -autorevoli, potrà leggerle nei celebri passi relativi dei «Discorsi» -del Machiavelli e nel Guicciardini (non mutilato). Fuori della cerchia -della Curia romana, godono qualche rispetto in via morale[341] i -migliori tra i vescovi e alcuni parrochi: per contrario i semplici -cappellani, i canonici e i frati sono riguardati, quasi senza -eccezione, come persone sospette, sulle quali s'accumulano spesso le -più vituperose accuse, che prendono in fascio l'intero ceto al quale -appartengono. - -Fu già asserito da altri, che gli ordini religiosi furono condannati a -portar essi soli la pena delle colpe di tutto il clero, perchè di essi -soltanto si poteva beffarsi impunemente.[342] Ciò è erroneo sotto ogni -punto di vista. - -Essi figurano in modo più spiccato nelle novelle e nelle commedie -appunto perchè ambedue queste specie letterarie domandano dei tipi -fissi e ben conosciuti, nei quali riesca facile alla fantasia di -compiere ciò che la novella o la commedia soltanto accennano. Del -resto la novella non risparmia neanche il clero secolare.[343] -Oltre a ciò, innumerevoli tratti in tutta la rimanente letteratura -provano con quanta audacia si parlasse e scrivesse pubblicamente -anche intorno al Papato e alla Curia romana, ciò che naturalmente -non potrebbe attendersi in quei generi, che sono una libera creazione -della fantasia. Per ultimo ai frati non mancarono in allora i mezzi di -vendicarsi talvolta terribilmente. - -Ma, comunque sia la cosa, questo in ogni caso è certo, che contro gli -ordini religiosi l'avversione era grandissima, e che essi figuravano -come una prova vivente del disprezzo in cui si tenevano la vita -claustrale, la gerarchia ecclesiastica, il sistema delle credenze, -la religione insomma, secondochè a torto o a ragione si venivano -generalizzando più o meno i giudizi. In ciò si può ben ammettere -che l'Italia avea conservato una assai chiara e precisa ricordanza -dell'origine primitiva di ambedue i grandi ordini mendicanti, e -che anche allora non aveva dimenticato essere stati essi i primi -rappresentanti della reazione,[344] che sorse contro quella che -suol dirsi l'eresia del secolo XIII, vale a dire contro il primo -vivace risveglio del moderno spirito italiano. E l'ufficio della -polizia spirituale, che rimase affidato di preferenza all'ordine dei -Domenicani, non ha certamente poco contribuito ad attirare su questi un -sentimento di segreto odio e di disprezzo. - - -Quando si legge il Decamerone e le novelle di Franco Sacchetti, si -crederebbe impossibile il portare più in là il sistema della maldicenza -e della denigrazione a carico de' claustrali d'ambedue i sessi. Ma -verso il tempo della Riforma questo linguaggio assume un'intonazione -ancor più risentita. Lasciando anche stare l'Aretino, che ne' suoi -«Ragionamenti» non tira in campo la vita claustrale se non come un -pretesto, per dar libero sfogo alle sue tendenze volgari, noi citeremo -per tutti un solo testimonio, il Masuccio Salernitano, colle prime -dieci delle sue cinquanta novelle. Esse sono scritte da un uomo che -è al colmo dell'indignazione, e, coll'intento di dar loro la maggior -possibile pubblicità, son dedicate ai più illustri personaggi del -tempo, perfino allo stesso re Ferrante e al principe Alfonso di -Napoli. I racconti sono in parte già vecchi, e taluni si conoscono -ancora sin dai tempi del Boccaccio; ma ve ne sono anche altri, che -hanno l'impronta di una spaventevole attualità. Il pervertimento e -il dissanguamento delle moltitudini, per mezzo di falsi miracoli e -un genere di vita pieno di vizi e di scandali, riempiono d'orrore -e di raccapriccio ogni lettore alquanto serio e sensato. Dei frati -minori, che vanno attorno sotto pretesto di elemosinare, vi è detto: -«e vanno discorrendo i regni e li paesi con nuove maniere d'inganni, -poltroneggiando, rubando, lussuriando, e quando ogni arte a loro -vien meno, si fingono santi e mostrano fare miracoli, e chi va con -tunicelle di san Vincenzo, e quali con l'ordine[345] di san Bernardino, -e tali col capestro dell'asino del Capestrano». Altri si procacciano -manutengoli, che fingendosi «quale attratto, quale cieco ed altri -d'incurabili infermitati oppressi, toccando le fimbrie dei loro -vestimenti, con la virtù delle reliquie, con alte voci confessar si -sentono per lo toccare del santo predicatore essere liberati, e sopra -ciò si grida: misericordia!, campane si suonano e lunghi processi -e autentiche scritture si fanno». Egli accade che un frate, mentre -predica, è audacemente accusato di menzogna da un altro, che sta giù -in mezzo al popolo; ma tostamente questi diviene ossesso, e allora il -predicatore lo fa condurre a sè e lo guarisce: il tutto pura commedia, -dalla quale però il frate raccolse tanto danaro, che potè comperare -da un cardinale un vescovato, che poi egli e il suo complice si -godettero agiatamente durante il resto dei loro giorni. Masuccio non -fa veruna speciale differenza tra francescani e domenicani, perchè gli -uni stanno degnamente a paro degli altri. «E seducono gl'insensati -secolari a pigliar le parzialità loro, talchè e per li seggi[346] e -per le piazze ne questioneggiano pubblicamente, e qual franceschino e -qual domenichino diviene!» Le monache son tutta cosa dei frati; e se -taluna entra in qualche rapporto con laici, vien tosto imprigionata -e perseguitata, mentre tutte le altre contraggono nozze formali coi -frati, nelle quali perfino si celebrano messe, si stabiliscono patti e -si spreca lautamente in cibi e bevande. «Io medesimo, scrive l'autore, -non una, ma più volte sono intervenuto e ho visto e toccato con mano. -Tali monache poi o partoriscono di belli monachini... o d'infinite arti -usano, per non far venire il parto a compimento... E se alcuno dirà -questo esser bugia, miri tra le fetide cloache delle monache, e quivi -vedrà di loro commessi omicidii testimonianza aperta, e vi troverà un -cimiterio di tenerissime ossa della già fatta uccisione, non minore -di quella, che per Erode in gl'innocenti ebrei fu operata». Tali e -somiglianti fatti nasconde la vita claustrale. Ma i monaci si assolvono -facilmente l'un l'altro nella confessione, e s'impongono la penitenza -di un _pater noster_ per cose, per le quali negherebbero affatto -l'assoluzione ad un laico, anzi lo tratterebbero come uno scomunicato o -un eretico. «Aprasi adunque la terra e insieme con li lor fautori, con -la moltitudine di tanti poltroni vivi li trangiottisca!» In un altro -luogo, giacchè la potenza dei frati essenzialmente si basa sulle paure -dell'altro mondo, Masuccio esprime un desiderio assai strano: «non mi -pare per loro degno ed eterno gastigamento che sia altro da dire, che -se non che Iddio possa presto distruggere il Purgatorio, a tale che -non potendo di elemosina vivere, andassero alla zappa, onde la maggior -parte di loro hanno già contratta la origine». - -Se sotto Ferrante si potevano scrivere tali cose e dedicare gli scritti -a lui stesso, il fatto dipendeva in gran parte dallo sdegno che si era -svegliato in lui per un falso miracolo, che si avea tentato di dargli a -credere.[347] Per mezzo di una tavola di bronzo portante un'iscrizione, -sepolta dapprima nelle vicinanze di Taranto e poi dissotterrata, erasi -fatto il tentativo di indurlo a forza ad una persecuzione contro gli -ebrei, non dissimile da quella di Spagna; e quando egli intravide -l'inganno, si era cercato di persistere in esso. Egli aveva anche -fatto smascherare un falso digiunatore, come già prima di lui avea -fatto anche suo padre Alfonso. La corte adunque non aveva almeno veruna -complicità nella diffusione di quelle cieche superstizioni.[348] - -Citammo un autore, che scrive con molta serietà, ma egli è ben lontano -dall'essere il solo, che parli in tal modo. Invettive e dileggi -contro i frati mendicanti s'incontrano in copia dovunque, e ne è -piena tutta la letteratura.[349] Non è nemmeno permesso di dubitare, -che il Rinascimento in breve si sarebbe sbarazzato definitivamente -di tutti questi ordini, se la Riforma tedesca e la Contro-riforma non -fossero sopravvenute. I loro predicatori popolari e i loro santi non si -sarebbero neanche essi salvati. Non si sarebbe trattato in sostanza che -d'intendersela a tempo opportuno con un Papa, che disprezzava già gli -ordini mendicanti, quale era Leone X. Se lo spirito del tempo non li -riguardava omai più che come ridicoli o come abbominevoli, anche per la -Chiesa essi erano divenuti piuttosto un imbarazzo, che un aiuto. E chi -sa quale sarebbe stata allora la sorte del Papato stesso, se la Riforma -non lo avesse salvato. - -Il potere arbitrario, che il padre Inquisitore di un convento di -domenicani si permetteva di esercitare nelle città dove risiedeva, -era bensì, sul finire del secolo XV, ancora abbastanza grande per -dar molte noie e provocar molti sdegni nelle persone più colte; -ma ad ogni modo non godeva più l'antico prestigio, nè incuteva più -l'antico spavento.[350] Il punire anche i soli pensieri, come già in -altri tempi (v. pag. 15 e segg.), non era omai più possibile, e il -tenersi in guardia da dottrine erronee propriamente dette riusciva -facile anche a chi del resto si permetteva di sparlare liberamente -del clero, come tale. Se non v'era l'aiuto di un forte partito (come -fu nel caso del Savonarola), era ben raro che, sulla fine del secolo -XV e ne' primi anni del XVI, si passasse alle atrocità dei roghi. Nel -più dei casi gl'Inquisitori si accontentavano, a quanto sembra, di una -ritrattazione anche superficiale, ed altre volte dovevano rassegnarsi -a vedersi rapire di mano il condannato, nel momento stesso in cui -s'avviava al luogo del supplizio. A Bologna (1452) il prete Nicolò -da Verona era stato già, come negromante, scongiuratore di demonii e -sacrilego profanatore dei sacramenti, pubblicamente degradato sopra -un palco di legno dinanzi alla chiesa di san Domenico, e doveva esser -condotto al rogo sulla piazza maggiore, quando per via una schiera di -armati lo liberò, e tuttociò accadeva per ordine del gioannita Achille -Malvezzi, noto fautore degli eretici e audace violatore di monache. -Il legato (il cardinale Bessarione) non potè avere nelle sue mani che -uno dei complici, e lo fe' impiccare; ma al Malvezzi non fu torto un -capello.[351] - - -Degno di esser notato è il fatto che gli ordini più ragguardevoli, -vale a dire i benedettini con tutte le loro affigliazioni, in onta -alle loro grandi ricchezze e alla vita agiata che conducevano, non si -avevano in tanta disistima, come gli ordini mendicanti: sopra dieci -novelle, che parlano di claustrali, nove riguardano questi ultimi, ed -una appena i primi. Può darsi che ad essi abbia giovato la maggiore -antichità dell'origine; ma di maggior vantaggio certamente tornò loro -la circostanza dell'essersi sempre mantenuti alieni da qualsiasi -ingerenza poliziesca nella vita privata. Fra costoro non mancarono -degli uomini pii, dotti e d'ingegno svegliato, ma nella gerarchia non -erano nemmen essi migliori degli altri, se crediamo a quanto ne scrive -perfino uno di loro, il Firenzuola.[352] «Questi paffuti monaci nelle -loro larghe cocolle, senza andarsi consumando la vita a piedi scalzi -e in zoccoli predicando qua e là con cinque paia di calzetti, in belle -pantufole di cordovano si stanno a grattar la pancia entro alle belle -celle fornite d'arcipresso. Ai quali, se è di mestiere alcuna volta -uscire di casa, in su le mule quartate e in sui grassi ronzini si vanno -molto agiatamente diportando. Nè si curano affaticar troppo la mente a -studiar molti libri, acciocchè la scienza, che da quelli apprendessero, -non li facesse elevar in superbia come Lucifero e li cavasse della loro -monastica semplicità». - -Chiunque conosca la letteratura di quei tempi concederà che qui noi ci -limitiamo a riferire soltanto ciò, che è indispensabile a dar le prove -del nostro assunto.[353] Che poi, con tali opinioni sul clero e sui -monaci, in moltissimi venisse fortemente scossa anche la fede a quanto -v'ha di più sacro in generale, è cosa più che evidente per sè. - -E che terribili giudizi non ci tocca di udire! Noi non ne addurremo, -concludendo, che un solo, da poco stampato e ancora assai scarsamente -conosciuto. Esso è del grande storico Guicciardini, stato già molti -anni al servizio dei Papi medicei, il quale (1529) ne' suoi aforismi -lasciò scritto:[354] «Io non so a chi dispiaccia più che a me la -ambizione, la avarizia e la mollizie dei preti, sì perchè ognuno di -questi vizii in sè è odioso, sì perchè ciascuno e tutti insieme si -convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio; e -ancora perchè sono vizii sì contrarii, che non possono stare insieme -se non in un subbietto molto strano. Nondimeno il grado che ho avuto -con più Pontefici, m'ha necessitato a amare per il particolare mio la -grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino -Lutero quanto me medesimo, non per liberarmi dalle leggi indotte dalla -religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, -ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti, -cioè a restare o senza vizii o senza autorità». - -Il medesimo Guicciardini ritiene anche,[355] che riguardo alle cose -soprannaturali noi siamo compiutamente al buio, che i filosofi e -i teologi su ciò non dissero che delle pazzie, e che i miracoli -s'incontrano in tutte le religioni, ma non fanno prova per veruna in -particolare, e si possono alla fine riguardare come fenomeni naturali -ancora ignorati. La fede che trasporta i monti, e che in allora si -manifestò così viva nei seguaci del Savonarola, egli la nota come un -fatto singolarissimo, ma senza veruna acerba osservazione. - - -Di fronte a tali sentimenti il clero e il monacato aveano per sè -questo vantaggio, che tutti erano abituati a vederli dovunque, e -che la loro esistenza si toccava con tutti gli ordini della vita -sociale. È il vantaggio che hanno sempre avuto nel mondo tutte le -forti e vecchie istituzioni. Ognuno poteva contare un parente o nel -paludamento sacerdotale o nella cocolla del monaco, e quindi avere una -prospettiva di protezione e di futuro guadagno sul tesoro della Chiesa; -e nel centro d'Italia c'era la Curia romana, che in un momento poteva -far ricchi i suoi protetti. Tuttavia ciò non chiudeva la bocca, nè -spuntava la penna a nessuno. I detrattori più maligni sono per lo più -monaci essi stessi o prelati, che godono laute prebende: il Poggio, -autore delle famose facetiae, era ecclesiastico; Francesco Berni -godeva un canonicato; Teofilo Folengo[356] era monaco benedettino; -Matteo Bandello, che sparse tanto ridicolo sul suo stesso ordine, era -domenicano e nipote di un generale. Scrivono essi per un sentimento di -eccessiva sicurezza? o per bisogno di salvare sè stessi dal discredito, -in cui era caduto tutto l'ordine? o per un pessimistico egoismo, che -si compendia nel proverbio: «eppur si vive?» Nessuno saprebbe dirlo; -ma forse c'entrava un po' di tutto questo. Quanto al Folengo, si sa che -non fu senza una certa influenza su lui il nascente luteranismo.[357] - -Il rispetto ai riti ed ai sacramenti, di cui s'è già parlato toccando -del Papato (v. vol. I, pag. 141), è sempre una cosa sottintesa nella -parte del popolo, che ancora credeva; ma non manca neanche in quelli, -che si direbbero spregiudicati e libertini, nei quali esso si manifesta -colla forza di una ricordanza giovanile e colla prepotenza di un antico -simbolo, a cui ciascuno era abituato. Il vivo desiderio con cui al -letto di morte s'invoca l'assoluzione sacerdotale, mostra un resto di -paura delle pene infernali anche in un uomo qual fu quel Vitellozzo, -di cui altrove abbiamo già fatto cenno (v. vol. I, l. c.). Un esempio -più parlante di questo difficilmente si troverà. La dottrina inculcata -dalla Chiesa del carattere indelebile del sacerdote, di fronte al quale -era indifferente la sua persona, ebbe questo risultato, che si poteva -nel fatto aborrire il prete e tuttavia desiderare i suoi conforti -spirituali. Vero è però che vi furono anche dei peccatori ostinati, -che non se ne curarono, e uno di questi, per esempio, fu quel Galeotto -della Mirandola,[358] che nel 1499 morì sotto il peso della scomunica, -che portava già da sedici anni. Durante tutto questo tempo anche la -città era stata sottoposta all'interdetto, per cui non vi si celebrava -più la Messa, nè vi si permetteva veruna ecclesiastica sepoltura. - - -Finalmente fra tutte queste contraddizioni merita di esser notato -il potere esercitato sul popolo da quei predicatori entusiastici, -che di tratto in tratto l'esortavano a penitenza. Tutto il resto -d'occidente si lasciava di quando in quando commovere dalle prediche -di qualche santo monaco; ma che cosa era mai ciò in confronto delle -commozioni periodiche delle città e delle campagne d'Italia? Oltre a -ciò l'unico che, per esempio, durante il secolo XV produsse in Germania -un simile entusiasmo,[359] era stato un abruzzese di nascita, vale -a dire Giovanni Capistrano. Gli uomini che assumevano questa specie -di apostolato, erano predominati nel nord da un certo misticismo -speculativo: nel sud invece erano espansivi e pratici, e partecipavano -all'alto rispetto, che la nazione aveva per la sua lingua e per l'arte -oratoria. Il nord produce l'_Imitazione di Cristo_, che esercita una -azione lenta e dapprima ristretta ai soli conventi; il sud dà uomini, -che fanno sugli altri uomini un'impressione momentanea, ma gigantesca. - -Quest'impressione si basa principalmente nel risveglio della voce -della coscienza. Sono prediche morali, senza astrazioni, piene di -pratiche applicazioni, aiutate da una vita di rigoroso ascetismo, cui -la fantasia già esaltata aggiunge da sè la potenza dei miracoli, anche -contro il volere espresso del predicatore.[360] L'argomento principale -non era tanto la minaccia della pena, quanto la _maledizione_, che -perseguita continuamente il colpevole e che è inseparabile dalla colpa. -L'offesa fatta a Cristo e ai santi ha le sue funeste conseguenze anche -nella vita presente. In tal modo soltanto era possibile ricondurre alla -concordia e alla penitenza uomini schiavi di selvagge passioni, avidi -di vendette e di delitti, e questo era lo scopo principale di tali -prediche. - -Così predicavano nel secolo XV Bernardino da Siena, Alberto da Sarzana, -Giovanni Capistrano, Jacopo della Marca, Roberto da Lecce (v. pag. 189) -ed altri, e per ultimo anche Girolamo Savonarola. Contro niuna classe -di persone s'avevano tante sinistre prevenzioni, quante contro i frati -mendicanti: essi le vinsero. Gli orgogliosi umanisti criticavano e -schernivano,[361] ma bastava che quelli alzassero la voce, e nessuno -badava più ai loro dileggiatori. La cosa non era nuova, e un popolo -propenso alla burla, come era il fiorentino, avea cominciato già sin -dal secolo XIV a farne la caricatura,[362] ogni volta che l'occasione -si presentava; quando però comparve il Savonarola, seppe suscitare un -tale entusiasmo, che ben presto tutta la cultura e l'arte furono sul -punto di essere compiutamente divorate dalle fiamme, che egli accese. -Nemmeno le più ributtanti imposture, colle quali alcuni frati ipocriti -coll'ajuto dei loro affigliati cercavano di agire sull'animo dei -loro uditori e di esaltarne la fantasia (v. pag. 255), non valsero a -spegnere quel subitaneo entusiasmo. Si continuò a ridere delle prediche -grossolane degli oratori volgari, che cercavano l'effetto nei miracoli -immaginarj e nella esposizione di false reliquie,[363] ma al tempo -stesso si ebbe la più alta venerazione pei veri e grandi apostoli della -penitenza. Questi sono una specialità tutt'affatto italiana del secolo -XV. - -L'ordine — d'ordinario quello di San Francesco e precisamente dei così -detti Osservanti — li manda qua e là, secondo ne vien fatta ricerca. -Ciò si verifica principalmente quando insorgono gravi discordie -pubbliche o private in qualche città, od anche quando la sicurezza e -la moralità pubbliche vi si trovano seriamente compromesse. Ma se in -tali missioni la fama di un predicatore si fa grande, tutte le città, -anche senza un motivo particolare, lo vogliono: egli se ne va, dove -i superiori lo mandano. Un ramo speciale di questa attività son le -prediche fatte per preparare la crociata contro i Turchi;[364] ma -noi non dobbiamo occuparci qui che di quelle, che hanno per iscopo -d'inculcare la penitenza. - -L'ordine delle prediche, quando lo si serbava metodicamente, sembra -essere stato quello che tiene la Chiesa nell'enumerazione dei -sette peccati capitali; ma se il momento è stringente, l'oratore -entra direttamente nell'argomento principale. Egli comincia la sua -predicazione probabilmente in qualcuna di quelle grandi chiese, che -avevano gli ordini o nel duomo; in breve la piazza maggiore diventa -troppo angusta per la moltitudine, che accorre da tutte parti, e -l'andare e il venire si fa estremamente pericoloso per l'oratore -stesso.[365] Ordinariamente la predica si chiude con una immensa -processione, nella quale i primi magistrati della città, che lo -prendono nel loro mezzo, a stento bastano a salvarlo dalla folla, che -gli si accalca attorno per baciargli le mani e i piedi e per disputarsi -un brano della sua tonaca.[366] - -Le conseguenze più immediate, che ne sogliono emergere, dopochè s'è -predicato contro l'usura, le compere anticipate e le mode scandalose, -sono l'aprirsi delle carceri, dalle quali per vero non escono se non -gli sventurati che furono imprigionati per debiti, e la distruzione -per mezzo del fuoco di una quantità di oggetti di lusso od anche -di semplice passatempo, come, per esempio, dadi, carte da giuoco, -inezie d'ogni specie, maschere, strumenti e libri musicali, formole -magiche,[367] finte acconciature ecc. Tutto ciò veniva senz'altro -elegantemente disposto sopra un palco detto _talamo_, con sopra una -figura di diavolo, e poi vi si appiccava il fuoco (cfr. pag. 131). - -Ora viene la volta anche dei peccatori più induriti; chi da lungo tempo -si tenne lontano dai sacramenti, ora si confessa: i beni ingiustamente -usurpati vengono restituiti; delle calunnie e delle maldicenze si fa -onorevole ammenda. Oratori coraggiosi ed avveduti, quale un Bernardino -da Siena,[368] s'addentrano assai destramente nella ordinaria vita -quotidiana dei loro uditori e mettono al nudo le magagne dei loro usi -e costumi. Pochi dei nostri moderni teologi si sentirebbero disposti -a tenere una predica «sui contratti, le restituzioni, le rendite -pubbliche (_il monte_) e la dotazione delle figlie», quale egli -tenne una volta nel duomo di Firenze. I predicatori meno prudenti -commettevano facilmente, in simili casi, l'errore di scagliarsi con -tanta foga contro singole classi di persone e contro talune industrie -e professioni, che gli uditori sovreccitati passavano immediatamente -a vie di fatto contro i veri o pretesi colpevoli.[369] Anche una -predica di Bernardino, che egli tenne a Roma nel 1424, ebbe, oltre -alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una -conseguenza ben più terribile, vale a dire l'uccisione per mezzo del -rogo della strega Finicella, «perchè, dice il cronista[370] con mezzi -diabolici uccise molti fanciulli e ammaliò parecchie persone», e tutta -Roma accorse a quello spettacolo. - -Lo scopo principale della predica era però sempre quello di -riconciliare lunghi rancori e d'ammansare il demone della vendetta. -Questa pacificazione si compiva d'ordinario verso la fine del corso -delle prediche, quando la corrente della contrizione generale a poco -a poco aveva invaso la città intera, e quando da tutte parti non -echeggiava che il grido: misericordia.[371] Allora si veniva alle -solenni riconciliazioni, agli amplessi cordiali, anche se le stragi -reciproche stavano tra le due parti contendenti. Per uno scopo sì -santo si richiamavano in città anche i banditi. Sembra che tali «paci» -fossero nel complesso osservate, anche quand'era passato il primo -entusiasmo, e allora la memoria del santo oratore restava benedetta per -molte generazioni. Ma ci furono anche delle crisi fiere e terribili, -come quella delle famiglie Croce e della Valle in Roma (1482), nelle -quali anche il grande Roberto da Lecce alzò indarno la voce.[372] - -Poco prima della settimana santa egli avea predicato sulla piazza della -Minerva ad una moltitudine innumerevole: ma la notte che precedette il -giovedì santo, seguì una spaventevole carneficina dinanzi al palazzo -della Valle in vicinanza del Ghetto: l'indomani papa Sisto ordinò che -quel palazzo fosse atterrato, e poi assistette alle ceremonie consuete -di quel giorno; il venerdì santo Roberto tornò a predicare tenendo -nelle mani un crocifisso; ma tanto egli, quanto i suoi uditori non -poterono far altro che piangere. - -Spiriti violenti in lotta con sè medesimi abbracciarono spesso, -sotto l'impressione di queste prediche, la risoluzione di entrare nel -chiostro. Fra questi c'erano assassini e malfattori d'ogni specie, -ma anche soldati privi d'ogni mezzo di sussistenza.[373] A tale -risoluzione poi coopera anche l'ammirazione pel santo monaco, al -quale, secondo le proprie forze, si cerca di avvicinarsi almeno nella -condizione esterna della vita. - -L'ultima predica non è che una benedizione generale, che si riassume -nelle parole: _La pace sia con voi_! Grandi turbe accompagnano il -predicatore nella vicina città e ascoltano quivi ancora una volta -l'intero corso delle sue prediche. - -Attesa l'immensa potenza, che questi santi uomini esercitavano, il -clero e i governi non potevano desiderare che di farseli amici. Un -mezzo di raggiungere tale intento era quello di far sì che soltanto -i monaci[374] od almeno gli ecclesiastici che avessero ricevuto gli -ordini minori, potessero salire il pergamo, per modo che l'ordine o la -relativa corporazione se ne rendessero in certo modo responsabili. Ma -un limite preciso non poteva neanche qui stabilirsi, poichè la chiesa -e quindi anche il pergamo usavansi per qualsiasi scopo di pubblicità, -come, per esempio, per atti giudiziarii, pubblicazioni, lezioni ecc., -e perchè anche nelle prediche propriamente dette talvolta lasciavasi -la parola agli umanisti ed ai laici (v. vol. I, pag. 313 e segg.). -Oltre a ciò eravi una classe ibrida di persone,[375] che non erano -nè frati, nè preti, e tuttavia aveano rinunciato al mondo, vale a -dire i «romiti», assai frequenti in Italia, i quali talvolta senza -incarico di chicchessia facevano la loro comparsa ed infiammavano le -popolazioni. Un caso di questo genere s'avverò a Milano dopo la seconda -conquista francese (1516), in un momento, non v'ha dubbio, di grandi -sconvolgimenti pubblici: un romito toscano, forse del partito del -Savonarola, occupò per parecchi mesi il pergamo del duomo, attaccò sul -vivo la gerarchia, fece accendere un nuovo candelabro ed erigere un -nuovo altare nella chiesa, operò miracoli, e non si ritirò se non dopo -avere sostenuto fiere battaglie.[376] In quei decennj tanto solenni pei -destini d'Italia, si risveglia dovunque lo spirito profetico, e non si -limita mai, dove appare, ad una determinata classe di persone. Si sa, -per esempio, che prima del sacco di Roma alcuni romiti s'erano mostrati -qua e là in aria di veri profeti (v. vol. I, pag. 166). Quando fa loro -difetto l'arte oratoria, essi mandano messi con simboli, come fece, -ad esempio, quell'asceta dei dintorni di Siena, che nel 1429 mandò -nell'angustiata città un «romituccio», vale a dire un suo discepolo, -con una testa di morto sopra un bastone, alla quale stava appesa una -scritta di sentenze minacciose desunte dalla Bibbia.[377] - -Ma neanco i monaci non risparmiavano spesso i principi, le autorità, -il clero e l'ordine stesso, al quale appartenevano. Vero è, che nei -tempi posteriori non s'incontra più una predica tendente direttamente -all'eccidio della tirannide, come fu quella[378] che nel secolo XIV -tenne fra Jacopo Bussolaro a Pavia, ma s'incontrano invece rabbuffi -arditi perfino contro il Papa nella sua propria cappella (v. vol. I, -pag. 316) e ingenui consigli politici a principi, che non credevano -averne bisogno.[379] Sulla piazza del castello di Milano un predicatore -cieco dell'Incoronata (quindi un agostiniano) osò nel 1494 indirizzare -dal pergamo a Lodovico il Moro queste parole; «signore, non additare -la via ai francesi, perchè avrai a pentirtene».[380] Ci furono dei -monaci profeti, che, a quanto pare, non parlavano direttamente di -politica, ma davano quadri così terribili dell'avvenire, che gli -uditori ne perdevano il senno. Un'intera compagnia di costoro, dodici -francescani conventuali, percorsero, subito dopo l'elezione di Leone -X (1513), le diverse regioni d'Italia, che si erano dapprima ripartite -fra loro. Quegli fra essi che predicò a Firenze,[381] fra Francesco da -Montepulciano, suscitò uno spavento sempre crescente nel popolo intero, -mentre le sue parole, certamente rinforzate piuttostochè mitigate, -giungevano anche a coloro, che per la gran folla non potevano venirgli -dappresso. Dopo una di quelle prediche egli morì improvvisamente «di -mal di petto»: tutti accorsero a baciare i piedi al cadavere, per -modo che si dovette portarlo segretamente a seppellire di notte. Ma -lo spirito profetico, una volta surto, invase ora perfino le donne e -i contadini, nè si potè più frenarlo se non a stento. «Per mettere -in qualche modo di buon umore le moltitudini, Giuliano de' Medici -(fratello di Leone) e Lorenzo prepararono pel giorno di S. Giovanni nel -1514 quelle splendide feste, cacce, mascherate e tornei, cui accorsero -da Roma, oltre ad alcuni grandi signori, anche sei cardinali, ma -travestiti». - - -Ma il più grande apostolo e profeta di Firenze era già stato arso fin -dal 1498: fra Girolamo Savonarola da Ferrara,[382] del quale qui ci -accontenteremo di dar pochi cenni. - -Il mezzo potente, col quale egli trasformò e signoreggiò Firenze -(1494-1498), fu la sua parola, della quale le prediche rimasteci, -scritte per lo più mentre egli le pronunciava, non ci danno -evidentemente che un'idea molto imperfetta. Non già che i mezzi -esteriori coi quali si presentava al pubblico, fossero gran fatto -imponenti; chè anzi la voce, la pronuncia, l'espressione retorica e -simili costituivano piuttosto il lato debole in lui, e chi desiderava -un oratore valente nello stile e negli artifizi retorici, andava a -udire il di lui rivale, frà Mariano da Ghinazzano; — ma nel discorso -del Savonarola v'era quell'alta efficacia morale, che veramente -non riapparve più sino a Lutero. Egli stesso la riguardava come -una ispirazione superiore, e collocava quindi assai alto, ma senza -immodestia, il ministero del predicatore, mettendo quest'ultimo, nella -grande gerarchia degli spiriti, immediatamente dopo l'ultimo degli -angeli. - -Questa grande personalità, divenuta tutta zelo e fervore, compì inoltre -un altro e maggiore miracolo, quello d'indurre i propri confratelli -domenicani del convento di S. Marco, e poi tutti quelli della Toscana, -ad intraprendere una grande e spontanea riforma di lor medesimi. Chi -sappia che cosa fossero allora i conventi e quanto difficile fosse il -recare in atto anche il minimo cangiamento in essi, stupirà doppiamente -di una simile rivoluzione. Una volta incominciata, quella riforma -si venne sempre più consolidando pel fatto che l'ordine acquistava -sempre nuovi proseliti in moltissimi che, approvandola, si rendevano -addirittura domenicani. Molti figli di case assai ragguardevoli -entravano come novizi in san Marco. - -Ora, questa riforma dell'ordine secondo le esigenze di un determinato -paese era il primo passo verso una chiesa nazionale, alla quale senza -dubbio si avrebbe dovuto venire, se questo stato di cose avesse durato -un po' più a lungo. Infatti il Savonarola voleva bensì una riforma -di tutta la Chiesa, e a tal uopo mandò sul finire della sua missione -energiche esortazioni ai grandi e ai potenti per la convocazione di -un Concilio. Ma il suo ordine e il suo partito erano divenuti omai -per la Toscana l'unico organo possibile del suo spirito, l'elemento -indispensabile della sua vita, mentre i paesi vicini perduravano -nell'antico sistema. Così a poco a poco, ma sempre progredendo, si -venne formando per virtù di sacrificio e per forza di fantasia una -idealità, che di Firenze voleva fare un regno di Dio sulla terra. - -Le profezie, il cui parziale verificarsi aveva procacciato al -Savonarola una riputazione di santo, costituiscono il punto, rispetto -al quale la fantasia tanto vivace negli Italiani prevalse anche -sugli animi più guardinghi e circospetti. In sulle prime i Minori -Osservanti, pavoneggiandosi nella gloria che avea procacciato al loro -ordine Bernardino da Siena, credettero di poter schiacciare colla loro -concorrenza il grande domenicano. Essi procurarono ad uno dei loro -il pergamo del duomo, dove le querule profezie del Savonarola furono -superate da altre ancora più esagerate, sino a che Pietro de' Medici, -che allora era ancor padrone di Firenze, impose silenzio pel momento -ad entrambi i rivali. Poco dopo, quando Carlo VIII venne in Italia e i -Medici furono cacciati, come il Savonarola avea chiaramente predetto, -si tornò a non credere che a lui. - -Or qui bisogna confessare, che egli riguardo ai propri presentimenti e -alle proprie visioni non procedeva con quella severa critica, che era -solito usare di fronte a quelle degli altri. Nella orazione funebre -per Pico della Mirandola noi lo troviamo troppo duro e rigido verso -il morto amico. Perchè Pico, in onta ad una intima voce, che veniva -dall'alto, ricusò di entrare nel suo ordine, il Savonarola stesso -aveva invocato da Dio una tal quale punizione su lui, non però la sua -morte: ora, con elemosine e con preghiere, s'era ottenuto almeno che -l'anima sua fosse salva nel Purgatorio. Riguardo poi ad una consolante -visione, che Pico aveva avuto sul letto di morte, e nella quale la -Vergine gli era apparsa e gli avea promesso che non sarebbe morto, -il Savonarola confessa di averla per lungo tempo ritenuta una mera -illusione diabolica, ma essergli poi stato rivelato che la Vergine -aveva inteso la morte dell'anima, cioè l'eterna dannazione. — Se tali -cose e somiglianti hanno a considerarsi per quello che sono in fatto, -cioè per sogni di una mente levata in soverchia prosunzione, bisogna -ricordarsi altresì che questo grande spirito ne ha pagato negli ultimi -suoi giorni la pena più amara, che mai si possa immaginare, quella di -riconoscere egli stesso la vanità delle proprie visioni e profezie; -ciò che tuttavia non gl'impedì di avviarsi alla morte con animo calmo -e devotamente rassegnato. I suoi partigiani peraltro tennero fermo alle -sue dottrine e alle sue profezie ancora per tre decenni. - -Alla riorganizzazione dello Stato egli non pose mano se non perchè -altrimenti altri si sarebbe dannosamente impadronito della cosa -pubblica. Ma sarebbe una vera ingiustizia se lo si volesse giudicare -dalla sua costituzione semi-democratica dei primi mesi del 1495 (v. -vol. I, p. 113, nota). Essa non è migliore, nè peggiore di tante altre -costituzioni fiorentine.[383] - -In sostanza, per tali cose egli era l'uomo il più disadatto, che si -potesse immaginare. Il suo vero ideale era una teocrazia, nella quale -tutto in devota umiltà si prostra dinanzi all'Invisibile e in cui -previamente vengono eliminati tutti i conflitti delle passioni. Tutto -il suo pensiero sta in quella iscrizione apposta al palazzo della -Signoria, il cui concetto ancora sul finire dell'anno 1495 era il suo -motto favorito,[384] e che nel 1527 da' suoi partigiani fu rinnovata: -_Jesus Christus rex populi fiorentini S. P. Q. decreto creatus_. Colla -vita terrena e colle cose di questo mondo egli non aveva maggiori -rapporti di quelli che potesse avere un severo e rigido frate. La sua -opinione costante infatti era che l'uomo non deve occuparsi d'altro, -fuorchè di ciò che ha una immediata attinenza colla salute dell'anima. - -In niuna cosa ciò appare tanto evidente, quanto nel suo modo di -considerare l'antica letteratura. «L'unica cosa buona, dice egli, che -Platone ed Aristotele hanno fatto, è quella di aver messo innanzi molte -argomentazioni, che si possono utilmente adoperare anche contro gli -eretici. Tuttavia essi ed altri filosofi sono condannati all'eterna -dannazione. Una vecchierella in fatto di fede ne sa più di Platone. Per -la fede sarebbe cosa ottima, che si annientassero molti libri, che del -resto sembrano utili. Quando non c'erano ancora tanti libri, nè tante -_ragioni naturali_ e disputazioni, la fede cresceva più rapidamente -di quello che non sia cresciuta dappoi». La lettura dei classici -nelle scuole egli la vuol limitata ad Omero, Virgilio e Cicerone; il -resto si completi con gli scritti di Girolamo e di Agostino, e per -converso si bandiscano non solo Catullo ed Ovidio, ma anche Tibullo -e Terenzio. Qui in sostanza non appare che un sentimento di paura -di veder guasta la moralità; ma in uno scritto a parte egli ammette -addirittura il danno, che deriva dalla scienza in generale. Le scienze, -egli dice, non dovrebbero propriamente essere studiate che da pochi, -affinchè non perisca il patrimonio delle cognizioni umane, ma più -specialmente perchè si abbiano sempre degli atleti pronti a combattere -i sofismi dell'eresia: tutti gli altri non dovrebbero conoscere che -la grammatica, la sana morale e la religione (_sacrae literae_). Così -naturalmente tutta la cultura ricadrebbe in mano ai monaci, e siccome -al tempo stesso «i più dotti e i più santi» dovrebbero reggere gli -Stati, così anche questi reggitori sarebbero nuovamente dei monaci. Non -è prezzo dell'opera nemmeno di domandare, se l'autore abbia inteso sul -serio di venire a quest'ultima conclusione. - -Più puerilmente di così non si può ragionare. La semplice -considerazione che l'antichità recentemente scoperta e la gigantesca -espansione che acquistarono allora le scienze, potevano, secondo le -circostanze, divenire una splendida conferma della Religione, sono due -circostanze che non cadono nemmeno nella mente di quel grand'uomo. Egli -vorrebbe proibire tutto ciò, che in qualsiasi altro modo non può essere -eliminato. In generale egli era tutt'altro che un liberale; contro gli -astrologi, per esempio, egli tien sempre pronto quel rogo, sul quale -poi egli stesso morì.[385] - -Quanta potenza di volontà deve essere stata in quell'anima racchiusa -in una mente così ristretta! Qual fiamma di entusiasmo non deve aver -divampato in lui per dargli la forza di trascinare i Fiorentini a -ripudiar quella cultura e civiltà, di cui erano stati così vivamente -innamorati! - -Una prova manifesta e parlante se ne ha nella enorme quantità d'oggetti -d'arte e di lusso, che furono spontaneamente sacrificati sui suoi -famosi roghi, di fronte ai quali si direbbero un nulla tutti i _talami_ -di san Bernardino da Siena e d'altri. - -Egli è vero però che il procedere del frate in tali circostanze fu -molte volte tirannico e poliziesco. In generale gli arbitrii, ai quali -egli trascorse contro la libertà individuale tanto pregiata in Italia, -non sono lievi, mentre si sa che, ad esempio, favoriva ed esigeva lo -spionaggio dei servi contro i loro padroni, per poter più facilmente -recare ad effetto la sua progettata riforma dei costumi in Firenze. -Era un tentativo assai somigliante a quello, che fece più tardi a -Ginevra Calvino: questi colla sua ferrea volontà e perdurando lo stato -d'assedio al di fuori della città, riuscì ad effettuarlo, ma non senza -ostacoli e contraddizioni d'ogni sorta: il Savonarola invece fallì, -e con ciò non fece che esasperare ancor più i suoi avversarii. Tra -le misure prese dispiacque in modo particolare quella, per la quale -un drappello di fanciulli, messi insieme dal Savonarola, penetrava a -forza nelle case per farvi incetta di oggetti destinati al rogo: qua -e colà essi vennero respinti con minacce e percosse, e allora, per -pur sostenere la finzione di un proselitismo sempre crescente nella -borghesia, furono deputati degli adulti ad accompagnare i fanciulli in -qualità di loro protettori. - -Per tal maniera nell'ultimo giorno di carnevale dell'anno 1497 e del -seguente poterono aver luogo due grandi _bruciamenti_ sulla piazza -della Signoria. In mezzo ad essa sorgeva una grande piramide a -gradinate simile ai roghi, sui quali solevano essere arsi i cadaveri -degli imperatori romani. Al basso in prossimità della base vedevansi -maschere, barbe e vestiti aggruppati insieme: più in su figuravano -libri di autori latini ed italiani, fra gli altri il Morgante del -Pulci, il Decamerone del Boccaccio e il Canzoniere del Petrarca, e in -parte anche preziose pergamene e manoscritti miniati; sopra questi -vedevansi ornamenti muliebri e articoli di toeletta, profumerie, -specchi, veli, acconciature, e più in alto ancora liuti, arpe, -scacchieri, e carte da giuoco: finalmente i due gradini superiori -non contenevano che soli ritratti, specialmente di donne celebri -per bellezza, appartenenti in parte alla classica antichità, come -per esempio, Lucrezia, Cleopatra e Faustina, in parte all'epoca -contemporanea, come la bella Bencina, la Lena Martella e le celebri -Bina e Maria de' Lenzi. La prima volta un mercante veneziano quivi -presente offerse alla Signoria 20,000 fiorini d'oro per tutti gli -oggetti accumulati sulla piramide, e n'ebbe in risposta, che si -farebbe fare anche il suo ritratto, per metterlo ad ardere insieme -con gli altri. Al primo appiccare del fuoco la Signoria assistette, -affacciandosi alla loggia, e l'aria echeggiò di canti e del suono -delle trombe e delle campane. Poi la moltitudine venne in massa sul -piazzale di S. Marco, dove si ballò una danza concentrica: nella prima -fila stavano i frati del convento, che si alternavano con fanciulli -vestiti da angeli; nella seconda giovani ecclesiastici e laici; nella -terza vecchi, cittadini e sacerdoti, questi ultimi incoronati di frondi -d'ulivo. - -Ma nè queste scene, nè le derisioni degli avversarii, alle quali per -vero non mancavano nè le occasioni, nè in quelli il talento necessario, -non bastarono più tardi a screditare la memoria del Savonarola. Quanto -più dolorosamente si svolsero i destini d'Italia, tanto più gloriosa -apparve ai posteri la figura del grand'uomo e profeta. Vero è che non -tutte le sue profezie s'avverarono esattamente nelle particolarità da -lui indicate; ma le grandi sventure generali, ch'egli aveva annunciato, -pur troppo ebbero un adempimento anche troppo terribile. - -Tuttavia bisogna pur riconoscere, che nè gli sforzi de' suoi -predecessori, nè quelli che fece egli medesimo per rivendicare al -monacato l'ufficio salutare della predicazione,[386] non valsero -a salvare quest'ultimo dall'universale disprezzo, in cui, come -istituzione, era caduto. La cosa era omai evidente: in Italia non era -più possibile verun'altra specie di entusiasmo, fuorchè quella, che -sapeva destare qualche grande e straordinaria individualità. - - -Ora, se si dovesse, prescindendo dal clero e dagli ordini religiosi, -constatare con precisione in quali condizioni si trovasse l'antica -fede presso tutte le altre classi sociali, esse ci apparirebbero assai -differenti, secondochè si considerano in una luce diversa e sotto un -determinato punto di vista. Della necessità assoluta dei sacramenti -e dei riti ecclesiastici abbiam già parlato altrove (v. vol. I, pag. -141, vol. II, pag. 262); diamo ora uno sguardo alla fede ed al culto, -quali apparivano nella vita ordinaria quotidiana, dove sono di sommo -rilievo le abitudini del popolo e il rispetto per esse delle classi più -elevate. - -Tutte le pratiche di penitenza necessarie all'acquisto della -celestiale beatitudine riscontransi nelle classi inferiori tanto -delle città, quanto delle campagne in ugual misura e coi medesimi -pregiudizi, che nei paesi settentrionali, ed anche le persone colte -se ne mostrano qua e colà fino ad un certo punto persuase. Quei lati -del cattolicismo popolare, che hanno la loro origine nelle antiche -gentilesche invocazioni e nelle rituali donazioni ed espiazioni per -propiziarsi la Divinità, appaiono saldamente radicati nella coscienza -di tutti. L'egloga ottava di Battista Mantovano citata già in altra -occasione,[387] contiene, fra le altre cose, la preghiera di un -contadino alla Vergine, dove essa è invocata come patrona speciale dei -singoli interessi della vita rurale. E quali concetti non si formava -il popolo della virtù miracolosa di certe determinate Madonne! Quale -idea doveva mai averne quella donna fiorentina,[388] che fece appendere -_ex voto_ una piccola botte di cera all'altare dell'Annunziata, perchè -il di lei amante, un frate, a poco a poco le era venuto bevendo un -botticello di vino, senza che il marito, tornando da una lunga assenza, -se ne accorgesse! Per tal maniera esisteva anche allora, nè più, -nè meno che ora, un patronato speciale di singoli santi per singole -classi. Più volte si è tentato di richiamare un certo numero di usanze -rituali della Chiesa cattolica alle antiche ceremonie pagane, colle -quali hanno stretta attinenza, ed è universalmente ammesso, oltre a -ciò, che non poche consuetudini locali e popolari, che si vennero -innestando nelle feste ecclesiastiche, non sono che involontarie -reminiscenze dei diversi riti pagani esistenti anticamente qua e colà -in Europa. In Italia poi queste reminiscenze sono manifeste in modo -speciale tra le popolazioni del contado, dove, per esempio, prevale -ancora l'uso di preparar cibi pei morti, quattro giorni prima della -festa della cattedra di S. Pietro, vale a dire nel giorno preciso (18 -febbraio) delle antiche feste _feralie_,[389] e dove può affermarsi -essere allora state in uso tante altre antiche usanze, che solo assai -più tardi furono sradicate del tutto. Forse non sarebbe del tutto -irragionevole il dire, che le più solide credenze religiose del popolo -in Italia erano appunto quelle, che ripetevano la loro origine dagli -usi pagani. - -Ora non sarebbe sino ad un certo punto troppo difficile il dimostrare -quanto una tale specie di fede predominasse anche nelle classi più -elevate. Essa, come s'è dimostrato toccando dei rapporti col clero, -aveva in suo favore la forza delle abitudini e delle prime impressioni; -e a farla trionfare contribuì non poco anche l'amore che s'aveva alle -pompe festive della Chiesa, nonchè qua e là taluna di quelle grandi -epidemie religiose, alle quali anche i beffardi e gli scettici furono -impotenti a resistere. - - -Ma in queste questioni ella è pur sempre cosa pericolosa il voler -tirare con troppa fretta delle conclusioni assolute. Si dovrebbe -credere, per esempio, che il contegno degli uomini colti verso le -reliquie dei santi dovesse offrire una chiave, che ci aprisse almeno -alcuni lati particolari della loro coscienza religiosa. E nel fatto -certe differenze di gradazione non sono impossibili a dimostrare, -non però così chiaramente, come sarebbe desiderabile. Il governo -di Venezia, innanzi tutto, sembra aver nel secolo XV pienamente -partecipato a quella devozione per gli avanzi di corpi santi, che -allora regnava in tutto l'occidente (v. vol. I, pag. 99). Anche taluni -stranieri, che allora vivevano a Venezia, non mancarono di uniformarsi -a quel pregiudizio.[390] Non diversamente sembrano essere andate le -cose nella dotta Padova, se noi vogliamo stare alle testimonianze -del suo topografo Michele Savonarola (v. vol. I, pag. 201). Con un -sentimento di orgoglio, al quale si frammischia altresì un sacro -terrore. Michele ci narra come, al ricorrere di grandi pericoli -notturni, si udissero per tutta la città i santi sospirare, e come -in tali occasioni al cadavere di una santa monaca di santa Chiara -crescessero, continuamente rinnovandosi, le unghie e i capelli, come -essa altre volte, incombendo gravi sventure, facesse romori, sollevasse -le braccia e simili.[391] Descrivendo la cappella di sant'Antonio nella -sua basilica, l'autore esce in esclamazioni tronche e fantastiche. — A -Milano non era minore il fanatismo del popolo minuto per le reliquie, -e quando una volta (1517) i monaci di san Simpliciano, ricostruendo -l'altar maggiore, scopersero sei corpi di santi e sopravvennero turbini -e pioggie nel paese, tutti attribuirono la causa di tali disastri -a quel sacrilegio,[392] e non mancarono di battere per bene sulla -pubblica via quei monaci, dovunque li incontravano. — Ma in altri -paesi d'Italia la fede non è così viva, e a Roma stessa, in prossimità -dei Papi, si osano sollevare dei dubbi, senza però trarne veruna -conclusione definitiva. È noto universalmente con quanta solennità Pio -II abbia accolto in Roma il cranio dell'apostolo Andrea miracolosamente -fuggito dalla Grecia a santa Maura, e come l'abbia fatto deporre con -gran pompa in san Pietro (1462); ma dalla sua stessa Relazione emerge -non essersi egli indotto a tutto ciò se non per una specie di pudore, -quando vide che tanti principi si disputavano quella reliquia. Allora -soltanto gli sarebbe caduto in pensiero di convertir Roma in un asilo -universale delle reliquie dei Santi cacciati dalle loro Chiese.[393] -Sotto Sisto IV la popolazione della città era infervorata in tali cose -più del Papa stesso, per modo che la magistratura si lagnò amaramente -(1483), quando Sisto mandò al moribondo Luigi XI alcune delle reliquie -custodite in san Giovanni Laterano.[394] — A Bologna si alzò a questo -tempo una voce ardita domandando che si vendesse al re di Spagna -il cranio di san Domenico, e del prezzo che se ne sarebbe ricavato, -si facesse qualche opera di pubblica utilità.[395] — Ma quelli che -mostrano minor fede di tutti nelle reliquie, sono i Fiorentini. -Basti il dire, che tra la decisione presa di onorare il santo loro -concittadino Zanobi con un nuovo sarcofago e l'incarico dell'esecuzione -datone al Ghiberti corsero non meno di diciannove anni (1409-1428), -ed anche allora la cosa non seguì che per un mero accidente, vale a -dire, perchè l'artista avea già compiuto in piccolo un lavoro assai -somigliante.[396] Forse erano stanchi di reliquie, dopochè erano stati -ingannati da una astuta abbadessa napoletana (1352), che avea loro -venduto, imitato in legno e gesso, un falso braccio della patrona del -duomo, santa Reparata.[397] Ma forse anche il senso estetico, di cui -questo popolo andava sopra gli altri fornito, lo distolse prima d'ogni -altro dal culto di cadaveri fatti a pezzi e di vestimenti ed utensili -già polverizzati; l'amore della gloria, intesa nel senso moderno, -gli rendeva più desiderabile il possesso delle spoglie mortali di un -Dante o di un Petrarca, che non di quelle dei dodici Apostoli uniti -insieme. Per ultimo può anche darsi che in tutta Italia, prescindendo -da Venezia e da Roma, l'ultima delle quali specialmente avea qualche -cosa di eccezionale, il culto delle reliquie fosse già da gran tempo -scemato, più che in qualunque altro paese d'Europa, dinanzi a quello -della Vergine,[398] e in tal caso si avrebbe una prova di più, benchè -indiretta, della priorità di questo popolo nel culto della forma -estetica.[399] - -Si domanderà se nel nord, dove le più gigantesche cattedrali sono -quasi tutte dedicate a Nostra Donna, e dove una intera letteratura -poetica latina ed indigena era volta a glorificare la Madre di Dio, -fosse appena possibile una maggiore venerazione per essa? Ma, di fronte -a un tal culto, in Italia si moltiplicano all'infinito le Madonne -miracolose, che esercitano un intervento continuo e diretto nella vita -quotidiana. Ogni città alquanto considerevole ne possiede parecchie, -a cominciare da quelle «dipinte da san Luca», e quindi antichissime -o almeno avute per tali, sino ai lavori dei contemporanei, taluni dei -quali ebbero talvolta vita abbastanza lunga da veder le loro pitture -operare miracoli. Il lavoro artistico non è qui così insignificante, -come la pensa Battista Mantovano;[400] secondo le circostanze esso -acquista improvvisamente una prepotente virtù magica. Il bisogno di -miracoli, che prova il popolo, e specialmente le donne, sembra essere -stato con ciò appagato, e appunto per ciò le reliquie furono pressochè -messe del tutto in disparte. Sino a qual punto poi lo scherno dei -novellieri contro le false reliquie abbia nociuto anche alle vere,[401] -noi non siamo in grado di dirlo. - -L'attitudine delle persone colte rispetto al culto di Maria si -manifesta un po' più chiaramente, che non riguardo al culto delle -reliquie. Innanzi tutto potrà sorprendere, che nella letteratura Dante -col suo «Paradiso»[402] sia rimasto l'ultimo vero poeta di Maria presso -gl'Italiani, mentre nel popolo le canzoni alla Vergine continuano a -pullular sempre nuove sino al giorno d'oggi. Forse si vorranno mettere -innanzi il Sannazzaro, il Sabellico,[403] ed altri poeti latini; ma -il loro scopo evidentemente letterario toglie alla citazione, se non -tutta, una gran parte almeno della sua efficacia. Quanto poi alle -poesie italiane del secolo XV e dei primi anni del XVI, nelle quali si -manifesta direttamente un sentimento religioso, sono tali, che per la -maggior parte potrebbero anche essere scritte da protestanti, come, per -esempio, gli inni di questo genere di Lorenzo de' Medici, i sonetti -di Vittoria Colonna, di Michelangelo, di Gaspara Stampa e d'altri. -Prescindendo dall'espressione lirica del teismo, vi parla per lo più -il sentimento della corruzione del genere umano, la coscienza della -Redenzione colla morte di Cristo, l'aspirazione ad un mondo superiore, -dove l'intercessione della Madre di Dio non è menzionata se non in via -eccezionale.[404] È lo stesso fenomeno, che si ripete nella letteratura -classica dei Francesi del tempo di Luigi XIV. Chi ricondusse nella -poesia italiana il culto di Maria fu la Contro-riforma; ma è anche -vero che nel frattempo l'arte figurativa avea raggiunto il colmo della -sua potenza per la glorificazione della Vergine. — Il culto dei Santi -per ultimo presso le persone colte assunse non di rado un colorito -essenzialmente pagano (v. vol. I, pag. 77 e segg. e 355). - - -Ora, noi potremmo esaminare alla stessa maniera diversi altri lati -del cattolicismo italiano d'allora e mettere in evidenza fino ad un -certo punto il rapporto presumibile, in cui si trovavano le classi -colte con la fede del popolo, senza tuttavia giungere a verun risultato -definitivo in questo riguardo. I contrasti sono tali, che difficilmente -se ne riscontreranno di somiglianti. Mentre infatti si continua a -costruir chiese e a corredarle di magnifiche opere, si odono amari -lamenti, sin dai primi anni del secolo XVI, sull'abbandono in cui -è caduto il culto e sulla noncuranza in cui sono tenute le chiese -stesse: _Templa ruunt, passim sordent altaria, cultus Paulatim divinus -abit!_[405] È noto come Lutero rimanesse scandolezzato a Roma del -contegno tutt'altro che devoto dei preti nel celebrare la Messa. Ma, -accanto a ciò, le festività ecclesiastiche facevansi con tal pompa e -con tal gusto, che nei paesi settentrionali non se ne aveva nemmeno -un'idea. Converrà ammettere adunque che il popolo italiano, provveduto -di una straordinaria forza di fantasia, volentieri trascurasse ciò che -era pura consuetudine giornaliera, per lasciarsi trasportare affatto da -tutto ciò, che avesse comecchessia un carattere di straordinarietà. - -Da questa sovrabbondanza di fantasia si spiegano anche quelle grandi -correnti di entusiasmo religioso, che si potrebbero dire epidemiche, -e delle quali dobbiamo qui dare un cenno. Esse non sono altrimenti -l'effetto di qualche straordinaria predicazione, ma si manifestano -invece in occasioni di grandi calamità sopravvenute o imminenti. - - -Nel medio-evo l'Europa era visitata di tempo in tempo da un turbine -di questa specie, e la conseguenza ordinaria era questa, che le -moltitudini, per scongiurarlo, si gettavano entusiasticamente in -qualche grande impresa o peregrinazione, quali furono, ad esempio, le -Crociate e le compagnie dei Flagellanti. L'Italia ebbe la sua parte -e nell'una cosa e nell'altra; le prime schiere veramente numerose di -Flagellanti sono quelle, che sorsero quivi subito dopo la caduta di -Ezzelino e della sua casa, e precisamente nel territorio di quella -stessa Perugia,[406] che noi più tardi abbiamo riconosciuto come il -teatro principale delle più famose predicazioni (v. pag. 268 nota). Poi -vennero i Flagellanti del 1310 e del 1334,[407] e da ultimo il grande -pellegrinaggio, ma senza flagellazione, di cui parla il Corio all'anno -1339.[408] Non è impresumibile che i Giubilei in origine sieno stati, -almeno in parte, istituiti per regolare possibilmente e rendere innocui -questi grandi moti incomposti delle moltitudini esaltate dal fanatismo -religioso; anche i grandi santuarii d'Italia, frattanto divenuti -famosi, come, per esempio, quello di Loreto, attrassero a sè una parte -di quell'entusiasmo.[409] - -Ma in momenti terribili si ridesta qua e colà anche in tempi molto -posteriori l'ardore delle penitenze medievali, e il popolo spaventato, -specialmente quando qualche prodigio aggrava ancor più la situazione, -vuol propiziarsi il cielo con flagellazioni e con pianti e preghiere. -Così accadde a Bologna[410] in occasione della pestilenza del 1457; -così a Siena[411] nei tumulti interni che l'agitarono nel 1496, per non -citare, tra mille, che due soli fatti. Ma veramente commovente è ciò -che accadde a Milano nel 1529, quando la guerra, la fame e la peste, -insieme alle estorsioni spagnuole, avean ridotto il paese all'ultima -disperazione.[412] Per caso fu uno spagnuolo, fra Tommaso Nieto, -quegli che questa volta predicò: nelle processioni a piedi scalzi, -ch'egli ordinò, vecchi e giovani confusamente seguivano il Sacramento, -ch'egli fece portare in una nuova guisa, cioè assicurando l'ostensorio -sopra una bara carica di ornamenti e appoggiata alle spalle di -quattro sacerdoti in bianco paludamento, — ad imitazione dell'Arca -dell'Alleanza,[413] quando una volta fu portata dal popolo d'Israele -intorno alle mura di Gerico. Così il travagliato popolo di Milano -ricordava all'antico suo Dio il vecchio patto fatto con gli uomini, -e quando la processione rientrò nel duomo e pareva che il gigantesco -edifizio dovesse crollare fra le grida assordanti che imploravano -misericordia, si sarebbe quasi stati tentati di credere, che il cielo -dovesse sconvolgere le leggi della natura e della storia con qualche -grande e salutare miracolo. - - -Ma in Italia v'era un governo, che in simili casi afferrava sempre le -redini di quei moti e dava loro un ordinamento regolare: quello del -duca Ercole I di Ferrara.[414] Allorquando il Savonarola era potente in -Firenze e l'entusiasmo per le profezie e gli atti di penitenza cominciò -ad estendersi anche oltre l'Appennino, in Ferrara sorse l'idea di -promuovere un gran digiuno volontario generale (al principio dell'anno -1496): un lazzarista annunciò dal pergamo imminente una spaventevole -guerra ed una carestia; chi digiunava avrebbe potuto sfuggire a quei -flagelli: ciò aver rivelato la Vergine a due coniugi suoi devoti. -Dietro di che anche la corte non potè sottrarsi all'adempimento di -quella pratica, ma allora essa volle almeno averne la direzione. Il -3 aprile (giorno di Pasqua) apparve un editto concernente i costumi -e le devozioni, dove si qualificavano come delitti la bestemmia, i -giuochi proibiti, la sodomia, il concubinato, il ricetto accordato alle -meretrici e ai lor manutengoli, i traffichi in giorni festivi, e così -via: e al tempo stesso s'ingiungeva agli Ebrei ed ai Mori, molti dei -quali s'erano quivi rifugiati dalla Spagna, di rimettersi sul petto -il loro _O_ giallo. I contravventori erano minacciati non solo delle -pene inflitte dalle leggi anteriori, «ma anche d'altre e maggiori, che -al duca piacesse di stabilire». Dopo ciò il duca insieme a tutta la -corte si recò per parecchi giorni alla predica; il 10 aprile furono -obbligati ad intervenirvi perfino tutti gli Ebrei di Ferrara. Ma il 3 -maggio il direttore della polizia — il già menzionato Gregorio Zampante -(v. vol. 1, pag. 67) — pubblicò un manifesto, nel quale era detto che -chiunque avesse dato danaro ai sergenti del tribunale per non essere -denunziato come bestemmiatore, si annunciasse per riaverlo, insieme -ad un ulteriore indennizzo: infatti quegli uomini vituperati avevano -estorto da persone innocenti due e fin tre ducati ciascuno, sotto -la minaccia di accusarle, e s'erano poi tra loro traditi, per cui -finirono coll'andare in carcere invece essi stessi. Ma siccome s'era -pagato appunto per non aver che fare con lo Zampante, è verosimile che -nessuno si sia presentato dopo il suo manifesto. — Nell'anno 1500, -dopo la caduta di Lodovico il Moro, quando quelle stesse velleità -religiose risorsero, Ercole ordinò di proprio impulso[415] alcune -nuove processioni, nelle quali non doveano mancare neanche i fanciulli -bianco-vestiti colla bandiera di Gesù, ed egli stesso v'intervenne -a cavallo, perchè a gran fatica reggevasi sulle gambe. Poi seguì un -editto affatto simile a quello del 1496. Le numerose costruzioni di -chiese e di conventi di questi duchi son conosciute; ma Ercole fece -venire a Ferrara perfino una santa vivente, suor Colomba,[416] poco -prima che seguissero le nozze di suo figlio Alfonso con Lucrezia -Borgia (1502). Un corriere di gabinetto[417] andò a prendere la santa -a Viterbo con quindici altre monache, e il duca in persona al loro -arrivo le condusse in un convento appositamente apparecchiato. Lo -si calunnierebbe, ammettendo che egli in tutti questi passi fosse -guidato da un intendimento essenzialmente politico? Al concetto che -s'eran formato gli Estensi dell'arte di regnare, quale altrove è stato -indicato (v. vol. I, pag. 61 e segg.), non contrastava punto, anzi si -associava assai logicamente l'idea di valersi a proprio vantaggio anche -dell'elemento religioso. - - - - -CAPITOLO III. - -La Religione e lo spirito del Rinascimento. - - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte le - religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi epicurei. — - Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti devoti. — Indirizzo - mediano degli umanisti in generale. — Primordii della critica - religiosa. — Fatalismo degli umanisti. — Riti esterni pagani. - - -Ma per giungere a conclusioni definitive sulla religiosità degli -uomini del Rinascimento dobbiamo prendere un'altra via. Dal loro modo -di vivere in generale deve risultare la vera loro posizione tanto di -fronte alla religione del paese, quanto di fronte al concetto allora -prevalente della Divinità. - -Questi uomini al tutto moderni, questi rappresentanti della cultura -italiana d'allora, sono nati religiosi non meno degli altri popoli -d'occidente; ma l'indomito loro individualismo li rende nella -religione, come in tante altre cose, _soggettivi_, come la grande -attrattiva che esercita su essi la scoperta del mondo esteriore e del -mondo morale, li rende a preferenza mondani. Nel resto d'Europa invece -la religione rimane ancora a lungo un dato obbiettivo, e nella vita -l'egoismo e la sensualità si alternano immediatamente colla devozione -e la penitenza: quest'ultima però non soffre ancora veruna concorrenza -spirituale, come in Italia, o almeno, se c'è, è infinitamente minore. - -Inoltre da tempo remotissimo il frequente e immediato contatto coi -Bizantini e coi Musulmani avea tenuto viva un'abituale _tolleranza_ o -indifferenza religiosa, dinanzi alla quale l'idea etnografica di una -Cristianità occidentale privilegiata perdeva ogni efficacia. E quando -l'antichità classica, co' suoi eroi e le sue istituzioni, divenne -l'ideale della vita umana, la speculazione conforme allo spirito degli -antichi e lo _scetticismo_ dominarono spesso per intero la mente degli -Italiani. - -Di più: siccome gl'Italiani furono i primi tra i moderni Europei a -speculare arditamente intorno alla libertà e alla necessità, e ciò -accadde fra circostanze politiche illegali e violente, che troppo -spesso somigliavano a una splendida e durevole vittoria del male contro -il principio del bene, così la loro fede in Dio vacillò, e un tal quale -_fatalismo_ cominciò ad insinuarsi nel loro cuore e a regolare il loro -giudizio. Quando poi la fede soffriva una scossa in una di quelle anime -appassionate, che non possono vivere nel dubbio e nell'incertezza, -allora si cercò un compenso nelle _superstizioni_ ereditate dagli -antichi e dal medio-evo, quali erano, per esempio, l'astrologìa e la -magìa. - -Ma finalmente questi atleti del pensiero, questi rappresentanti del -Rinascimento mostrano sotto il punto di vista religioso una qualità, -che è frequente nelle nature giovanili, distinguono cioè con grande -sagacia il bene dal male, ma non intendono che cosa sia il peccato: -ogni turbamento dell'armonia interna sperano di poterlo ricomporre -colle forze loro, e appunto per questo non conoscono verun rimorso; -e conseguentemente si fa meno sensibile in essi il bisogno di una -Redenzione, mentre al tempo stesso, dinanzi alle mire ambiziose e allo -sforzo mentale del momento, svanisce completamente il pensiero di un -mondo avvenire, ovvero assume una forma poetica, anzichè dogmatica. - -Se noi facciamo presenti alla nostra mente tutte queste cose, suggerite -e in gran parte anche confuse dalla _fantasia_, che prevale su tutto, -avremo un'immagine dello spirito di quel tempo, che almeno s'accosterà -alla verità assai più, che quelle vaghe querimonie, che sogliono udirsi -sull'indirizzo pagano del tempo moderno. E spingendo poi l'osservazione -più addentro, arriveremo anche a persuaderci, che sotto il velo, che -copre un tale stato di cose, rimane ancor vivo un forte istinto di -schietta e pura religiosità. - -Un più ampio sviluppo del sin qui detto deve necessariamente limitarsi -alle prove di fatto le più necessarie. - -Che la religione in generale fosse divenuta nuovamente piuttosto -un affare individuale e dipendente dalla maniera d'intenderla di -ciascuno, era cosa inevitabile di fronte alle dottrine della Chiesa -degenerate e tirannicamente mantenute, ed era al tempo stesso una -prova, che lo spirito europeo non era ancora spento del tutto. Egli è -vero però, che ciò si manifesta in modi molto diversi: perchè, mentre -in Germania le nuove sêtte mistiche ed ascetiche crearono una nuova -disciplina più adatta al sentire moderno, in Italia invece ognuno -andò per la sua via, senza curarsi delle credenze e delle opinioni -degli altri, e in tal guisa, gettati nel mare della vita, molti si -perdettero nell'indifferenza religiosa, che più cresceva col crescere -della cognizione degli uomini e delle cose. Tanto più adunque sono da -ammirare coloro, che arrivarono a formarsi una religione da sè, e vi -si attennero stabilmente. Poichè non fu loro colpa se non poterono più -restar fedeli all'antica Chiesa, quale essa era e quale s'imponeva a' -suoi seguaci, e da un altro lato sarebbe stato un pretendere troppo da -singoli individui, che si sobbarcassero all'ingente lavoro spirituale, -che fu il compito dei Riformatori tedeschi. A che cosa generalmente -mirasse questa religione individuale delle persone più colte cercheremo -di dimostrarlo nella conclusione del nostro lavoro. - - -Lo spirito mondano, per mezzo del quale il Rinascimento sembra trovarsi -in aperto contrasto col medioevo, ha origine innanzi tutto dall'enorme -sovrabbondare delle nuove opinioni e dei nuovi concetti, che si vennero -formando intorno alla natura ed all'umanità. Considerato in sè stesso, -esso non è più ostile alla religione di quello che siano i così detti -interessi della civiltà, che ora ne tengono il posto, salvo che tali -interessi, quali da noi sono intesi, non ci dànno che una pallida -immagine dell'universale entusiasmo, che le molte e grandiose novità -d'allora destarono in tutti gli ordini della vita sociale. Per tal -maniera quel nuovo indirizzo era serio e, oltre a ciò, nobilitato dalla -poesia e dall'arte. Ella è una sublime necessità dello spirito moderno, -alla quale esso non può più sottrarsi, quella di sentirsi attratto -irresistibilmente allo studio degli uomini e delle cose e di credere -che appunto in questo consista la sua missione.[418] In quanto tempo -e per quali vie questo studio sarà per ricondurlo a Dio, e in qual -maniera esso giungerà a mettersi in armonia con gli altri sentimenti -religiosi di ogni individuo, sono questioni, alle quali non si può -rispondere col semplice aiuto del nudo ragionamento. Il medio-evo, che -nel complesso s'era tenuto lontano dall'empirismo e dal libero esame, -non può in questo grande problema portare veruna luce, che ci appiani -la via al suo scioglimento. - - -Con lo studio dell'uomo e con molte altre cose ancora si collegò -poscia la tolleranza e l'indifferenza di fronte all'Islamismo. Che -gl'Italiani sin dai tempi delle Crociate conoscessero ed ammirassero -l'eminente grado di cultura, cui erano giunti, specialmente prima -dell'invasione mongolica, i popoli islamitici, è cosa posta ormai fuor -d'ogni dubbio; più tardi vi si aggiunsero altre circostanze importanti, -quali il modo di governare mezzo maomettano dei loro principi, la -tacita avversione, anzi il disprezzo verso la Chiesa già corrotta e -degenerata, la frequenza e l'attività sempre maggiori dei viaggi e -dei commerci nei porti orientali e meridionali del Mediterraneo.[419] -Ancora nel secolo XIII non sarebbe difficile a dimostrare come gli -Italiani accettassero di buon grado certe idee maomettane di generosità -e di dignitosa alterezza, che d'ordinario si presupponevano nella -persona di qualche sultano. In genere s'intendono sempre i sultani -ejubidici Mammelucchi d'Egitto, e, se si cita un nome, egli è di solito -quello di Saladino.[420] Perfino i Turchi Osmani, di cui veramente non -s'ignoravano le tendenze brutali e rapaci, non ispirano agl'Italiani, -come è stato dimostrato altrove (v. vol. I, pag. 126 e segg), se non un -mezzo spavento, e intere popolazioni si vanno abituando all'idea di un -possibile accordo con essi. - -La più vera e caratteristica espressione di questa indifferenza -è la famosa storia dei tre anelli, che, fra molte altre, Lessing -pose in bocca al suo Natan, dopochè già molti secoli prima un po' -timidamente era stata narrata nelle «Cento novelle antiche» (nov. -72 e 73), e un po' più liberamente poi dal Boccaccio.[421] In quale -angolo del Mediterraneo ed in qual lingua sia stata per la prima -volta esposta, nessuno sarà mai in grado di dirlo; probabilmente però -nelle sue origini essa era molto più esplicita, che non nelle due -versioni italiane. La segreta riserva, che vi sta in fondo, vale a -dire il deismo, apparirà più innanzi nel suo più ampio significato. -La stessa idea, ma sotto forma più grossolana e sforzata, appare nel -noto libello sui «Tre che ingannarono il mondo», vale a dire Mosè, -Cristo e Maometto. Ma se l'imperatore Federico II, che se ne vuole -autore, avesse avuto realmente simili idee, presumibilmente le avrebbe -anche espresse in modo men grossolano. Del resto, esse s'incontrano -frequentemente anche nell'Islamismo d'allora. - - -Un modo di pensare assai somigliante s'incontra poi, all'epoca più -splendida del Rinascimento, verso la fine del secolo XV, nel «Morgante -maggiore» di Luigi Pulci. Il mondo fantastico nel quale si movono i -suoi personaggi, si divide, come in tutte le epoche romanzesche, in -due campi, il cristiano ed il maomettano. Ora, conforme alle idee del -medio-evo, la vittoria e la riconciliazione tra i combattenti era di -preferenza seguita dal battesimo della parte maomettana soccombente, -e gl'improvvisatori, che avean trattato lo stesso argomento prima -del Pulci, devono aver insistito di frequente su questo punto. Il -vero ufficio del Pulci è quello di parodiare i suoi predecessori, -specialmente i peggiori fra loro, e questo accade già colle invocazioni -di Dio, di Cristo, e della Vergine, con cui comincia ciascuno de' suoi -canti. Ma ancor più espressamente poi egli fa la caricatura delle -loro conversioni e dei loro battesimi, presentandoli al lettore e -all'uditore sotto forme così assurde, che l'ironia salta agli occhi di -tutti. Nè egli s'accontenta di ciò, anzi va tant'oltre da confessare -la propria fede nella bontà relativa di tutte le religioni,[422] -confessione, alla quale, in onta a tutte le sue proteste di -ortodossia,[423] sta in fondo una tendenza essenzialmente deistica. -Oltre a ciò, egli fa ancora un altro gran passo al di là del medio-evo -in un'altra direzione. Le alternative dei secoli precedenti avean -detto: credenti ortodossi o eretici, o cristiani o pagani e maomettani: -ora il Pulci ci ritrae la figura del gigante Margutte,[424] il quale -di fronte a tutte e a ciascuna religione lietamente si professa -seguace di un sensuale egoismo e di tutti i vizi, non riservando -che un punto solo: di non tradir mai chicchessia. Forse il poeta nel -ritrarre questo tipo di furfante, che pure ha una onestà sua propria, -ebbe in mira un concetto elevato, quello di condurlo sulla via del -bene per mezzo di Morgante; ma la figura gli si guastò assai presto -fra le mani, e noi vediamo che ancora nel canto seguente egli gli fa -fare una comica fine.[425] Margutte è stato da alcuni tirato in campo -come una prova della frivolezza del Pulci; ma necessariamente esso è -una parte integrante del mondo poetico del secolo XV. Questo doveva -pure esprimere in qualche modo e con una certa grottesca grandezza -il selvaggio egoismo divenuto indifferente affatto al dogmatismo che -allora regnava, quell'egoismo, al quale non è rimasto che un resto di -sentimento d'onore. Anche in altri poemi ai giganti, ai demonii, ai -pagani ed ai maomettani pongonsi in bocca idee e sentimenti, che nessun -cavaliere cristiano oserebbe manifestare. - - -In modo affatto diverso influì alla sua volta anche l'antichità, e -propriamente non già per mezzo della sua religione, perchè questa -ormai era anche troppo omogenea al cattolicismo d'allora, ma per mezzo -della sua filosofia. La letteratura antica, che allora si venerava -come qualche cosa di veramente perfetto, era tutta piena delle -vittorie della filosofia sulla cieca fede nelle tradizioni religiose: -un numero rilevante di sistemi e frammenti di sistemi presentaronsi -alla mente degli Italiani, non più come semplici novità od eresie, ma -quasi come dogmi, che ora si tentò non tanto di distinguere, quanto di -conciliare fra loro. Pressochè in tutte queste diverse opinioni e in -questi filosofemi c'era una specie di fede nella Divinità; ma nel loro -complesso essi formavano tuttavia un contrasto assai vivo colla teoria -cristiana della divina Provvidenza regolatrice del mondo. Allora sorse -una questione veramente essenziale, nella soluzione della quale s'era -affaticata senza soddisfacente risultato la teologia del medio-evo, e -che ora appunto pretendeva una risposta dalla sapienza degli antichi: -in quali rapporti, cioè, stieno fra loro la Provvidenza, il libero -arbitrio dell'uomo e la necessità delle cose. Se noi volessimo anche -superficialmente tener dietro alla storia di questa questione dal -secolo XIV in avanti, saremmo condotti a scrivere un libro apposito. -Qui bastino all'uopo pochi fuggevoli cenni. - - -Se si consulta Dante e i suoi contemporanei, l'antica filosofia in -sulle prime avrebbe inclinato appunto verso quel lato della vita -italiana, che formava il più aperto contrasto col Cristianesimo, vale -a dire, verso l'epicureismo. A quel tempo non si possedevano più gli -scritti di Epicuro, ed anche quelli fra gli antichi che parlavano delle -sue dottrine, ne parlavano da un punto di vista troppo esclusivo e -ristretto; ciò non ostante però bastava quella forma dell'epicureismo, -che si poteva studiare in Lucrezio e più particolarmente poi in -Cicerone, per accorgersi tosto di essere in un mondo del tutto privo di -divinità. Quanto letteralmente sia stata intesa la sua dottrina, non -potrebbe dirsi, come niuno potrà mai dire, se per avventura il nome -dell'enigmatico savio della Grecia non sia divenuto una comoda parola -d'ordine per le moltitudini: e probabilmente l'Inquisizione domenicana -si è servita di questo appellativo per designar anche tutti coloro, sui -quali in verun altro modo non poteva stendere la sua mano. Tali erano -quei beffardi dispregiatori e detrattori della Chiesa, che apparvero -assai per tempo e che difficilmente avrebbero potuto punirsi per -dottrine eretiche determinate: ma, per tirar loro addosso quell'accusa, -bastava la vita spensierata ed allegra, che conducevano. In questo -senso convenzionale infatti anche Giovanni Villani usa evidentemente -questa parola,[426] quando nei due incendj fiorentini del 1115 e del -1117 non vede che una punizione divina per le eresie di molte sêtte e -«intra l'altre della setta degli Epicurei, per vizio di lussuria e di -gola». Di Manfredi egli dice; «tutta sua vita fu epicuria, non curando -quasi Iddio, ne' Santi, se non a diletto del corpo». - -Più apertamente ancora si esprime Dante nel nono e decimo canto -dell'Inferno. Lo spaventevole campo seminato di tombe roventi coi -coperchi sospesi, dalle quali uscivano voci di profondo dolore, -albergava le due grandi categorie di coloro, che o furono vinti dalle -armi della Chiesa nel secolo XIII, o ne furono espulsi. Gli uni erano -eresiarchi, e facevano guerra alla Chiesa con determinate dottrine, -che cercarono di diffondere: gli altri epicurei, e la colpa loro -consisteva nell'avere opinato che l'anima muoja col corpo.[427] Ma la -Chiesa sapeva bene che questa opinione, qualora avesse preso piede, -avrebbe nociuto alla di lei potenza assai più che tutte le dottrine -de' Manichei e de' Paterini, perchè toglieva ogni efficacia a quanto -essa dichiara sul destino dei singoli individui dopo la loro morte. -Naturalmente non era da aspettarsi che ella confessasse di aver essa -stessa, coi mezzi di cui si servì nelle sue lotte, spinto appunto i -migliori alla disperazione ed all'incredulità. - -L'avversione di Dante per Epicuro e per ciò ch'egli riguardava -come la sua dottrina, era certamente sincera; il poeta del mondo -soprannaturale doveva necessariamente odiare chi negava l'immortalità; -ed un mondo nè creato, nè guidato da Dio, e la sensualità posta a -scopo supremo della vita, erano due concetti troppo lontani dal suo -modo abituale di sentire e di pensare. Tuttavia, se si spinge più -addentro l'osservazione, si vedrà che certi filosofemi degli antichi -non mancarono di produrre anche su lui una certa impressione, la -quale non si troverebbe in troppo buon accordo colla dottrina biblica -della Provvidenza regolatrice del mondo. Ma non potrebbe darsi per -avventura che fosse stata o speculazione sua speciale, od influenza -delle opinioni allora prevalenti o paura altresì della violenza, che -allora regnava universalmente, quella che lo indusse a rinunciare -ad una Provvidenza regolatrice delle cose singole?[428] Dio infatti, -secondo lui, abbandona il governo del mondo ad un essere immaginario, -la fortuna, la quale non si cura d'altro, che di mutare e rimutare -continuamente le cose della terra, e in una indifferente beatitudine -non ode il grido di dolore, che a lei solleva l'umanità. In onta a -tutto questo però egli mantiene inesorabilmente la dottrina della -responsabilità morale dell'uomo: egli crede al libero arbitrio. - - -La credenza popolare nel libero arbitrio domina in occidente da tempo -antichissimo, come è vero altresì che in tutti i tempi ognuno è stato -tenuto responsabile del fatto proprio, come cosa che implicitamente -si è sempre intesa da sè. Ma assai diversamente accadde rispetto alla -dottrina filosofica e religiosa, che si trovava nella necessità di -mettere d'accordo fra loro la natura dell'umano volere e le grandi -leggi della natura. Qui si ha un più ed un meno, secondo i quali in -generale si regola l'apprezzamento della moralità. Dante non è affatto -indipendente dai delirj astrologici, che rischiaravano di falsa luce -l'orizzonte del suo tempo, ma egli si solleva con tutte le sue forze -verso una elevata contemplazione dell'essere umano. «Le costellazioni, -fa egli dire al suo Marco Lombardo,[429] danno bensì i primi impulsi al -vostro operare, ma _Lume v'è dato a bene ed a malizia, E libero voler, -che se fatica Nelle prime battaglie col ciel dura. Poi vince tutto, se -ben si notrica_». - -Altri eran liberi di cercare la necessità, che si contrappone alla -libertà, in qualche altra potenza, fuorchè nelle stelle; — ma in ogni -caso la quistione era posta, e non poteva più essere dissimulata. -Se essa poi fosse quistione sollevata dalle scuole o addirittura da -singoli pensatori isolati, non spetta a noi il deciderlo qui e bisogna -interrogarne la storia della filosofia. Siccome però essa si manifestò -nella coscienza di un numero sempre più esteso d'individui, così è -giusto che noi ce ne occupiamo ancora per pochi istanti. - -Il secolo XIV si lasciò commovere in modo speciale dagli scritti -filosofici di Cicerone, il quale, come è noto, passava per eccletico, -ma sostanzialmente influì come scettico, perchè si accontentò sempre -di riferire le teorie di diverse scuole, senza aggiungervi mai nessun -corollario soddisfacente. In seconda linea vengono Seneca e i pochi -scritti di Aristotile, che erano stati tradotti in latino. Ad ogni modo -anche questi studi non furono senza un frutto, e questo fu appunto la -capacità di riflettere sui più importanti problemi, almeno al di fuori -della dottrina della Chiesa, se non in contraddizione con essa. - - -Col secolo XV crebbe, come vedemmo, il possesso e la diffusione degli -scritti dell'antichità in modo affatto straordinario, e finalmente -vennero nelle mani del pubblico tutti i filosofi greci ancora esistenti -almeno nelle traduzioni latine. Ora, prima d'ogni altra cosa, merita di -esser notato, che per l'appunto alcuni de' fautori principali di questa -letteratura si professano strettamente religiosi, anzi perfin proclivi -all'ascetismo (cfr. vol. I, pag. 365). Di frà Ambrogio Camaldolese -non è il caso di parlare, perchè egli si restrinse unicamente alla -traduzione dei Padri della Chiesa, e solo con grande ripugnanza, -sulle istanze di Cosimo il vecchio, s'indusse a voltare in latino -Diogene Laerzio. Ma i suoi contemporanei Nicolò Niccoli, Giannozzo -Manetti, Donato Acciajuoli, papa Nicolò V congiungono una profonda -cognizione della Bibbia ed una sincera pietà con una cultura umanistica -universale.[430] Anche in Vittorino da Feltre riscontrammo già (v. vol. -I, pag. 282) un indirizzo ben poco diverso. Quel medesimo Maffeo Vegio, -che cantò il tredicesimo canto dell'Eneide, aveva per sant'Agostino e -per sua madre Monica un entusiasmo, che riescirebbe inesplicabile senza -ammettere in lui un sentimento di profonda pietà. Frutto e conseguenza -di tali tendenze fu poscia, che l'Accademia platonica di Firenze si -propose formalmente di compenetrare lo spirito dell'antichità col -Cristianesimo: singolarità affatto caratteristica in mezzo al prevalere -universale delle idee umanistiche. - - -Queste nella sostanza erano per l'appunto profane, e acquistarono -ogni dì più un tale carattere coll'allargarsi degli studi nel secolo -XV. Gli umanisti, che abbiamo già imparato a conoscere agli avamposti -dell'individualismo già uscito d'ogni tutela, in tutte le loro azioni -di regola si mostrano tali, che perfino la loro religiosità, di cui pur -talvolta essi menano vanto, può parer tale da non doverne tenere alcun -conto. Essi vennero in voce di atei, mentre in sostanza non erano che -indifferenti o tutt'al più tenevano un linguaggio assai franco contro -la Chiesa; infatti, un ateismo di professione o comecchessia dedotto -speculativamente nessuno lo mostrò mai,[431] nè poteva mostrarlo. Se -pure ebbero a base un principio direttivo, questo sarà stato piuttosto -una specie di superficiale razionalismo, un fugace riflesso delle molte -e contradittorie idee degli antichi, tra i quali passarono la loro -vita, nonchè del profondo discredito in cui era caduta la Chiesa colle -sue dottrine. Di quest'ultima specie era sicuramente quel ragionamento, -che condusse Galeotto Marzio sino ai gradini del rogo,[432] e che -l'avrebbe condotto anche sul rogo stesso, se l'antico suo discepolo -Sisto IV non fosse accorso a strapparlo dalle mani dell'Inquisizione. -Infatti Galeotto avea sostenuto, che chi si conduce onestamente e -vive secondo la legge naturale insita in ciascun di noi, sarà salvo, -qualunque sia la schiatta o la religione a cui appartenga. - -Consideriamo, in via di esempio, il contegno religioso di uno dei -minori di questa grande schiera, di Codro Urceo,[433] che fu dapprima -maestro privato dell'ultimo degli Ordelaffi, principi di Forlì, e -poscia per lunghi anni professore pubblico a Bologna. Riguardo alla -gerarchia ed al monacato egli abbonda oltre misura delle accuse -obbligate allora in uso: il suo linguaggio è estremamente mordace -in generale, e per di più egli si permette di frammischiare la -propria persona in tutte le cronache e i pettegolezzi cittadini, che -narra. E tuttavia egli parla anche in modo edificante dell'Uomo-Dio -e sa all'uopo raccomandarsi per lettera alle orazioni di un pio -ecclesiastico. Una volta, dopo avere enumerate tutte le follìe della -religione pagana, continua bizzarramente così: «anche i nostri teologi -s'accapigliano fra di loro in questioni _de lana caprina_, quali -l'immacolata Concezione, l'Anticristo, i Sacramenti, la predestinazione -ed altre cose, che sarebbe meglio lasciare in disparte, anzichè -propalarle pubblicamente». Un'altra volta prese il fuoco alla sua -stanza e con essa ad alcuni suoi manoscritti già finiti, mentre egli -era assente: quando ne fu informato, per via, montò in tanto furore, -che, fermatosi dinanzi ad una immagine della Vergine, uscì in queste -parole: «Odi ciò ch'io ti dico: io non sono demente, io parlo di tutto -senno! Se nell'ora della mia morte io dovessi mai invocare il tuo -ajuto, non importa che tu ascolti la mia preghiera e m'accolga fra' -tuoi, perchè io voglio restarmene col demonio per tutta l'eternità!» -Ma, tornato in sè, egli tuttavia stimò prudente, dopo una simile -escandescenza, di tenersi appiattato per ben sei mesi presso un -taglialegne. In mezzo a tutto questo egli era talmente superstizioso, -che si trovava sempre in angustie per qualche augurio o per qualche -prodigio; soltanto per l'immortalità non gli avanzava più alcuna -fede. Interrogato da' suoi discepoli su questo punto, egli soleva -rispondere, che nessuno sa che cosa accada dell'uomo, della sua anima -_ovvero_ del suo spirito dopo la morte, e che tutti i ragionamenti sul -mondo avvenire non sono che spauracchi per le femminette. Ma quando -fu in punto di morte egli raccomandò nel suo testamento l'anima sua -ovvero il suo spirito[434] a Dio onnipotente, ammonì i discepoli, -che gli piangevano intorno, a temer Dio e principalmente a credere -all'immortalità e ad una giustizia retributiva dopo la morte, e -ricevette i sacramenti con grande compunzione. — Non si ha alcuna -garanzia, che uomini della stessa tempra senza paragone più celebri, -anche manifestando opinioni in sè stesse ancor più ardite, sieno -poi stati nella loro vita gran fatto più coerenti. È probabile che -la maggior parte internamente abbiano oscillato tra l'incredulità -e qualche avanzo di cattolicismo succhiato coll'educazione, ed -esteriormente si siano serbati ligi alla Chiesa per mera prudenza. - - -Siccome poi il loro razionalismo aveva una stretta attinenza coi -primordj della critica storica, così era naturale che qua e là -sorgesse anche qualche timida indagine sulla credibilità del racconto -biblico. Si suol ripetere tradizionalmente una sentenza di Pio II, -che sarebbe stata pronunciata quasi coll'intenzione di prevenire le -accuse:[435] «Quand'anche il cristianesimo non fosse confermato da -miracoli, dovrebbe tuttavia accettarsi almeno per la sua moralità». -Sulle tradizioni leggendarie, in quanto esse contenevano arbitrarie -versioni dei miracoli biblici, molti si permettevano senz'altro di -alzare le risa,[436] e ciò naturalmente esercitava alla sua volta un -terribile contraccolpo. Trattandosi di eretici che inclinavano alle -idee ebraiche, per prima cosa naturalmente negavano la divinità di -Cristo, e questo per avventura fu il caso di Giorgio da Novara, che -intorno al 1500 fu arso in Bologna.[437] Ma nella stessa Bologna -intorno a questo tempo (1497) l'Inquisitore domenicano dovette -lasciar fuggire, accontentandosi di una semplice dichiarazione di -pentimento,[438] il medico Gabriele da Salò, che godeva la protezione -dell'intera cittadinanza, quantunque avesse osato difendere una serie -di proposizioni eretiche, come per esempio, che Cristo non fu mai Dio, -ma figlio di Giuseppe e di Maria, nato da generazione naturale, che -colla sua astuzia seppe trarre in inganno il mondo; che può benissimo -aver subito la crocifissione, ma per delitti commessi; che la sua -religione non tarderebbe a cadere; che nell'ostia consacrata era follìa -il credere vi fosse il suo vero corpo, e finalmente che egli non -operò i suoi miracoli per virtù divina, ma per l'influsso dei corpi -celesti, e simili. Quest'ultima proposizione merita in modo speciale -di esser notata: la fede è perita, ma si fa una riserva in favore della -magìa.[439] - - -Riguardo al governo del mondo, gli umanisti non si sollevano in -generale al di là di una fredda e rassegnata contemplazione di -ciò che accade sotto l'impero della violenza e del disordine, che -prevalgono dovunque. Da questo modo di sentire emersero i molti libri -sul «Fato», qualunque altro fosse il nome, con cui chiamavano la -necessità suprema delle cose. Essi per lo più non fanno che constatare -il girarsi della ruota della fortuna e l'instabilità delle cose -terrene, specialmente delle politiche: la Provvidenza vi è menzionata -evidentemente soltanto, perchè si ha vergogna ancora di pronunciarsi -pel nudo fatalismo o di rinunciare ad ogni distinzione di causa e di -effetti, od anche di non far altro che sollevare vane querele. Non -senza un certo spirito Gioviano Pontano costruisce la storia naturale -di quell'ente immaginario, che si chiama la Fortuna, desumendola da un -gran numero di esperienze, che ebbe occasione di fare egli stesso.[440] -Più facetamente ancora, sotto forma di una visione avuta in sogno, -Enea Silvio tratta lo stesso argomento.[441] Invece il Poggio, in un -scritto senile,[442] si sforza di mostrare il mondo come una valle -di miserie e di classificare la felicità dei singoli ordini sociali -quanto più bassamente è possibile. Questa intenzione in sostanza rimane -anche in seguito la prevalente: di moltissimi personaggi illustri si -cercano le vicende fortunate e le sfortunate, e nel tirar della somma, -queste generalmente prevalgono sopra quelle. Con linguaggio veramente -dignitoso e quasi elegiaco Tristano Caracciolo[443] ci dipinge il -destino d'Italia e degli Italiani, quale si poteva abbracciar d'uno -sguardo intorno al 1510. Applicando poi ai singoli umanisti questo -sentimento generale allor prevalente, Pierio Valeriano scrisse non -molto dopo il suo celebre libro (v. vol. I, pag. 370). In questo -riguardo qualche tema si presentava talvolta rivestito di attrattive -affatto speciali, come, per esempio, la vita di Leone X. Ciò che -di essa può dirsi dal punto di vista politico, l'ha detto Francesco -Vettori in alcuni tratti veramente magistrali della sua storia: il -lato epicuraico della stessa ce lo dànno Paolo Giovio e l'ignoto suo -biografo:[444] i punti più oscuri e lo svolgersi successivo del suo -destino appariscono con inesorabile fedeltà nel citato Pierio. - -Di fronte a tutto ciò desta quasi ribrezzo quando si vede qua e -là qualche latina iscrizione tessere pubblicamente le lodi della -Fortuna. Così — pochi anni appena prima della sua cacciata — -Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, osò far incidere sulla -torre recentemente costruita presso il suo palazzo, che il suo -merito e la sua fortuna gli avevano procacciato in abbondanza tutti -i beni immaginabili.[445] Gli antichi, parlando a questo modo, -non dissimulavano almeno un certo timore dell'invidia vendicatrice -degl'Immortali. In Italia i primi a menar vanto pubblicamente della -loro fortuna furono probabilmente i Condottieri (v. vol. I, pag. 28 e -segg.). - -Del resto la maggior influenza della risorta Antichità sulla religione -non proveniva da un sistema filosofico qualunque o da una dottrina od -opinione qualsiasi degli antichi, ma da una tendenza generale allora -prevalente. Si preferivano gli uomini ed in parte anche le istituzioni -antiche a quelle del medio-evo, si cercava di imitar gli uni e le altre -in tutti i modi, e, preoccupandosi unicamente di questo, non si badava -gran fatto alle differenze di religione. L'ammirazione per la grandezza -storica assorbiva ogni cosa (cfr. vol. I, pag. 201 nota, vol. II, pag. -216). - - -Quanto ai filologi, vi si aggiungeva inoltre qualche pazzìa speciale, -per la quale attiravano sopra di sè gli occhi di tutti. Quanta -ragione avesse Paolo II di lamentarsi delle tendenze pagane de' suoi -Abbreviatori e dei curiali in generale, non può esser messo del tutto -in chiaro, in quanto che il suo principal biografo, che fu anche la -sua vittima principale, il Platina, (v. vol. I, pag. 304, vol. II, -pag. 77) per rifarsi delle persecuzioni sofferte, ce lo dipinge come -estremamente facile all'ira ed alla vendetta, e ce ne dà in generale -un ritratto, che pende piuttosto nel ridicolo. L'accusa di paganesimo, -d'incredulità, di materialismo ecc.[446] fu sollevata contro i -detenuti soltanto dopochè il processo per alto tradimento non avea -dato verun risultato: inoltre, se siamo bene informati, Paolo non era -l'uomo che fosse in grado di dare un giudizio nel campo scientifico, -e si sa che, privo di cultura egli stesso, raccomandava ai romani -di non portare l'istruzione dei loro figli al di là del leggere e -dello scrivere. È la stessa povertà di vedute, da cui non andò esente -neanche il Savonarola (v. pag. 277), con questo però che a papa Paolo -si avrebbe potuto rispondere, che egli solo e quelli che la pensavano -come lui aveano la colpa principale, se la cultura rendeva gli animi -avversi alla religione. Del resto non v'ha alcun dubbio che egli fosse -seriamente preoccupato delle tendenze pagane, che si vedeva pullulare -d'intorno. Ma quali cose non si saranno permesse gli umanisti alla -corte di un empio, qual'era Sigismondo Malatesta (v. pag. 302, nota)? -Infatti l'unica loro preoccupazione era diretta a sapere fino a qual -punto sarebbe loro stato concesso di spingersi per parte di quelli, -cui volevan piacere. Nelle loro mani il Cristianesimo non è quasi -più riconoscibile, tanta è l'impronta pagana, che essi v'imprimono -(v. vol. I, pag. 348 e 355). Ma nessuno in questo riguardo andò più -innanzi di Gioviano Pontano: presso di lui un santo non solo si chiama -_divus_, ma deus: gli angeli per lui sono addirittura identici coi -genii dell'antichità,[447] e le sue idee sull'immortalità richiamano -l'Eliso e il regno delle ombre. Del resto anche altri non mancano di -trascendere a veri eccessi. Allorchè nel 1526 Siena[448] fu assalita -dal partito che era stato espulso, il buon canonico Tizio (ce lo narra -egli stesso) s'alzò il 22 luglio dal letto avendo in mente un passo del -terzo libro di Macrobio,[449] celebrò la sua messa, e recitò poscia -la formola rituale usata da quell'autore contro i nemici, salvo che -invece di dire _Tellus mater, teque Jupiter obtestor_, mutò e disse: -_Tellus teque Christe Deus obstetor_. Egli ripetè due giorni quella -preghiera, e nel terzo i nemici se ne andarono. Da un lato tali cose -si crederebbero puri esercizi di stile o sacrificii fatti alla moda del -tempo, ma dall'altro hanno l'aspetto di vere apostasìe religiose. - - - - -CAPITOLO IV. - -Innesto di antica e moderna superstizione. - - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi effetti. — - Superstizioni diverse. — Superstizione degli umanisti. Spettri - di persone morte. — Credenza nei demoni. — La strega italiana. - — Il paese classico delle streghe presso Norcia. — Fusione e - rapporti colla stregonerìa del nord. — Malìe delle meretrici. - — L'incantatore e lo scongiuratore. — I demonii sulla via di - Roma. — Singole specie di malìe: i telesmi. — Magìa del getto - dei fondamenti. — Il negromante presso i poeti. — Storiella - magica di Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — - Specie affini della stessa; l'alchimia. - - -Ma l'Antichità esercitò anche un altro impulso essenzialmente -pernicioso e precisamente di indole dogmatica: essa comunicò al -Rinascimento le proprie superstizioni. Qualcuna di esse si era -già mantenuta viva attraverso tutto il medio-evo; e così tanto più -facilmente ora risorsero tutte. S'intende da sè che in ciò ebbe una -parte grandissima la fantasia. Essa sola poteva imporre silenzio allo -spirito essenzialmente investigatore degli Italiani. - -La fede nella divina Provvidenza era, come s'è detto, negli uni -notevolmente scossa per il cumulo di mali e di violenze, che si -vedevano; gli altri, come ad esempio Dante, abbandonavano la vita -terrena in balìa al caso e a' suoi capricci, e se, in onta a ciò, -mantennero viva in sè stessi la fiaccola della fede, ciò non proveniva -se non dalla profonda persuasione, che era in loro, di una superiore -destinazione dell'uomo in un mondo avvenire. Ma non appena cominciò -a vacillare anche questa persuasione, il fatalismo guadagnò il -sopravvento — o, viceversa, dove prevalse il fatalismo, mancò la fede -nell'immortalità. - -Nella lacuna per tal modo aperta entrò innanzi tutto la scienza -astrologica degli antichi, e più tardi anche quella degli Arabi. Da -ogni singola posizione dei pianeti fra loro e in relazione ai segni del -zodiaco essa indovinava gli eventi futuri e intere vite d'uomini, e per -tal modo influiva sulle più importanti deliberazioni. In molti casi il -modo di agire, al quale taluno si lasciava indurre pel creduto influsso -delle stelle, può non essere stato più immorale di quanto sarebbe -stato se di tale influsso non si fosse tenuto conto veruno; ma assai di -frequente le decisioni sembrano essere state prese a tutto pregiudizio -della coscienza e dell'onore. Egli è sempre sommamente istruttivo il -vedere, come nessun lume e nessuna cultura sieno stati in grado di -vincere questo delirio, perchè esso aveva la sua radice nella fantasia -estremamente facile a impressionarsi, e nel vivo desiderio di conoscere -e di determinare anticipatamente il futuro, e perchè l'Antichità vi -aggiungeva il suggello della sua autorità. - -Col secolo XIII l'astrologia acquistò improvvisamente una notevole -prevalenza nella vita degli Italiani. Federico II conduce sempre con -sè il suo astrologo Teodoro, ed Ezzelino da Romano[450] addirittura -un'intera corte, e assai lautamente stipendiata, di tali uomini, tra -i quali il celebre Guido Bonatto e il saraceno Paolo di Bagdad (dalla -lunga barba). Essi erano obbligati di prestabilire il giorno e l'ora di -qualsiasi impresa importante, e le enormi carneficine, di cui egli si -aggravò la coscienza, in non piccola parte possono benissimo non essere -state, che non semplice conseguenza delle loro profezie. D'allora in -poi nessuno si perita più di far interrogare le stelle; non solo i -principi, ma anche i governi repubblicani[451] mantengono regolarmente -degli astrologi, e nelle Università[452] dal XIV sino al XVI secolo -vengono nominati appositi professori di questa pretesa scienza, accanto -agli astronomi veri. La maggior parte dei Papi consentono che sieno -consultati i pianeti,[453] e se Pio II forma tra essi una onorevole -eccezione,[454] non curando neanche l'interpretazione dei sogni, dei -prodigi e degl'incantesimi, Leone X invece sembra essersi gloriato che -sotto il suo pontificato l'astrologia fiorisse,[455] e Paolo III non -tenne mai nessun concistoro[456] senza che gli astrologi non gliene -avessero indicato il momento. - -Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre -che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni -determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là -del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma -nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii, -ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi -fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco -la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi -di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di -un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava -ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di -libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte -ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si -confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto, -ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli -intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, -specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran -conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per -oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo -non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma, -anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere -un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un -numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa, -dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche -quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati -avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, -specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo -astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai -scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una -grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti -in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente -potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi -era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per -congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste -all'ombra di quella scienza. - - -Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre -un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa -impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura -e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di -scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad -abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono -qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente, -agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto: -_Vir sapiens dominabitur astris_;[460] — ma tosto dopo noi li vediam -ricadere nell'antico delirio. - -Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie, -e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente -avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli -astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente -per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli -ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche -grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio -assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il -quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su -questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del -secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' -Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo -le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto -una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni -rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una -pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più -discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino: -giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano, -i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto -diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; -ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il -Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche -cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu -sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra -diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio -di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più -tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno -1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si -ode più neanche il nome dei due partiti.[464] - -Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono -le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al -celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di -vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire -in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465] -gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua -tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove -sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del -1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per -la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente -venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar -la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via -di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole: -evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si -connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono -ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese -al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro -augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era -inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri -vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era -tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto -gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite -alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere -delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo -contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo -Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè -i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente -della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro -del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della -costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470] - -Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo -sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per -sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione, -che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian -Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto -giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia -(1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei -Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò -abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è -probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti, -abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472] - -Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata -terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo -annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche -l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri -paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola -alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni -assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si -tenessero già pronte per ogni anno qualunque. - -Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche -in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se -poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente -legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle -religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le -costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili -sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia -il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa -via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. -La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la -religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole -l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la -cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione -dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già -calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e -questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475] -Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze -un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale. - - -Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta, -che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo -tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali -illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di -Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso -da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino -Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta -di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in -questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma -quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano -criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte -dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per -contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di -derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto -menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla -sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre -ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche -voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio, -perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè -più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla -necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo -Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero -ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non -s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione -sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella -terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345, -sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno -all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia -retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per -l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere, -perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il -difendere, che non il combattere l'astrologia. - - -Fra i più illustri platonici che circondavano Lorenzo il Magnifico, -regnava su questo punto un vero dissidio. Marsilio Ficino difendeva -l'astrologia e fece l'oroscopo dei figli della casa regnante, e si -vuole che a Giovanni (che fu poi papa Leone X) abbia presagito sin -dalla nascita il Pontificato.[483] Per converso Pico della Mirandola -scrisse la sua famosa confutazione, che fa veramente epoca nella -storia dell'astrologia.[484] Nella fede che si presta all'influsso -dei pianeti egli trova la radice di ogni empietà ed immoralità; se -l'astrologo vuol credere a qualche cosa, dovrebbe piuttosto adorare -i pianeti come divinità, dal momento che da essi fa derivare ogni -felicità od infelicità; anche tutte le altre superstizioni troverebbero -nell'astrologia una legittima espressione, mentre la geomanzia, la -chiromanzia ed ogni altra specie d'incantesimi si rivolgono innanzi -tutto ad essa per la designazione del momento fatale. Riguardo alla -moralità egli dice: un maggiore incoraggiamento non può darsi al -male, quanto col farne autore il cielo stesso, e in tal caso svanirà -necessariamente ogni fede nell'eterna beatitudine o dannazione. Pico -s'è dato perfin la pena di riveder le bucce agli astrologi in via -empirica, e delle loro profezie climatologiche, su trenta giorni, egli -ne trovò false più di venti. Ma la cosa più importante è questa, che -egli (nel quarto libro) mise innanzi una teoria cristiana positiva -sulla Provvidenza reggitrice del mondo e sul libero arbitrio, che su -tutti gli uomini colti della nazione sembra aver fatto una maggiore -impressione, che non tutte le prediche degli oratori popolari, alle -quali questa classe di persone restava oggimai indifferente. - -Innanzi tutto egli sconsiglia gli astrologi dalla pubblicazione delle -loro dottrine,[485] e nel fatto coloro che sino a quel momento le -aveano fatte stampare, ne restarono più meno svergognati. Gioviano -Pontano, per esempio, aveva accettato nel suo libro «Del Fato» -(v. pag. 312) tutta questa scienza erronea, e l'aveva poi esposta -sistematicamente in una sua grande opera,[486] alla maniera di Firmico; -ora nel suo dialogo «Egidio» non rinnega del tutto l'astrologia, ma gli -astrologi, esalta il libero arbitrio e limita l'influsso dei pianeti -alle cose corporali. Così la cosa continuò ad aver vigore praticamente, -ma senza padroneggiar, come prima, tutti i rapporti della vita. La -pittura, che nel secolo XV aveva illustrato con tutte le sue forze -quel delirio, esprime ora un modo di pensare affatto diverso: Raffaello -nella cupola della cappella Chigi[487] rappresenta tutto all'intorno le -divinità dei pianeti e il cielo stellato, ma sotto la sorveglianza e la -guida di splendide figure d'angeli e obbedienti al cenno dell'eterno -Padre, che siede in alto. Anche gli spagnuoli, allor dominanti in -Italia, non vollero mai sentir parlare dell'astrologia, e chiunque -voleva mettersi in grazia dei loro generali non aveva a far altro che -dichiararsi nemico aperto di questa scienza, ch'essi riguardavano come -mezzo eretica, perchè in buona parte maomettana.[488] Ciò non ostante -ancora nel 1529 il Guicciardini scrive: «quanto sono più felici gli -astrologi che gli altri uomini! Quelli, dicendo tra cento bugie una -verità, acquistano fede in modo che è creduto loro il falso: questi, -dicendo tra molte verità una bugia, la perdono in modo che non è più -creduto loro il vero».[489] E nemmeno è da credere che il disprezzo per -l'astrologia conducesse necessariamente a credere nella Provvidenza, -poichè molte volte accadde che i più s'accontentarono di adagiarsi in -un vago ed indeterminato fatalismo. - -L'Italia in questo, come in altri riguardi, non ha potuto usufruttare -completamente l'impulso venutole dalla cultura del Rinascimento, perchè -vi ostarono le conquiste straniere e la Contro-riforma. Senza di ciò -essa avrebbe probabilmente rinunciato da sè a quelle pazze fantasie. -Ora chi pensa che l'invasione e la reazione cattolica sieno state -una necessità, di cui la colpa si deve unicamente apporre al popolo -italiano, troverà anche giusta la pena dei danni intellettuali che ne -derivarono. Peccato, che con ciò anche l'Europa intera abbia fatto una -perdita immensa! - - -Di gran lunga più innocua che l'astrologia appare la fede nei -pronostici. Tutto il medio-evo ne aveva ereditato un grande corredo -dalle diverse antichità gentilesche, nè certamente l'Italia sarà -rimasta neanche in ciò al di sotto delle altre nazioni. Ma ciò che dà -qui alla cosa un colorito speciale è l'aiuto, che l'umanismo porge -a questo delirio popolare: esso viene in soccorso ad una specie di -paganesimo ereditario con un paganesimo d'indole letteraria. - -Notoriamente le superstizioni popolari degli Italiani si riferiscono -a presentimenti e conseguenze che si traggono dai pronostici,[490] e -vi si aggiunge anche un po' di magìa, per lo più innocua. Quelli che -innanzi tutti ce le fanno conoscere sono appunto taluni dotti umanisti, -che le vengono enumerando per metterle in derisione. Quello stesso -Gioviano Pontano, che scrisse quella grande opera astrologica, di cui -già s'è parlato (v. pag. 330), nel suo «Caronte» nomina con senso di -compassione tutti i pregiudizi, di cui son vittime i Napoletani: lo -sgomento delle donne, se un pollo od un'oca soffrono di pipita; la -profonda angustia di que' signori, se un falcone cacciatore tarda -a tornare o se un cavallo si torce un piede; il motto magico dei -contadini pugliesi, che essi pronunciano nella notte di tre sabbati -consecutivi, quando cani rabbiosi mettono a pericolo il paese, e così -via. In generale gli animali avevano il privilegio dei pronostici, -come nell'antichità, e in modo particolare i leoni, i leopardi e simil -fiere, che si mantenevano a spese pubbliche (v. pag. 19 e segg.), -col loro contegno davano tanto più da pensare al popolo, in quanto -involontariamente si era abituati a vedere in essi il simbolo dello -Stato. Quando, durante l'assedio del 1529, un'aquila ferita volò -dentro Firenze, la Signoria diede a colui che gliela portò un premio -di quattro ducati, perchè era un favorevole augurio.[491] V'erano -inoltre luoghi e tempi determinati per determinate ceremonie di -buono o cattivo augurio od anche soltanto per prendere una decisione -qualunque. I fiorentini credevano, testimonio il Varchi, che il sabbato -fosse il loro giorno augurale, nel quale solevano compiersi tutti -gli avvenimenti più importanti, favorevoli o sfavorevoli. Della loro -superstiziosa ripugnanza di andare al campo passando per una strada -determinata s'è già parlato (v. pag. 324). Presso i Perugini invece -una delle loro porte, la così detta Porta Eburnea, avevasi in conto di -fausta e propizia, tanto che i Baglioni in ogni spedizione facevano -uscire le truppe per quella.[492] Aggiungansi le meteore e i segni -celesti, che ora riguadagnarono il posto che aveano avuto per tutto -il medio-evo, per cui da strani agglomeramenti di nubi la fantasia -non tardò anche ora a creare eserciti di combattenti e credette di -sentirne il fragore nell'aria.[493] E finalmente la superstizione -divenne ancor più funesta quando ripeteva la sua origine da cose -sacre, come quando, ad esempio, certe immagini della Vergine movevano -gli occhi[494] o piangevano, o allorchè certe pubbliche calamità -susseguivano immediatamente a qualche vero o preteso delitto, di cui -il popolo domandava ad alta voce l'espiazione (v. pag. 284). Allorchè -Piacenza nel 1478 ebbe a soffrire di piogge violente e continue, -fu detto che queste non avrebbero cessato sino a che il corpo di un -usuraio, che da poco era stato seppellito in san Francesco, non fosse -stato di là trasportato a giacere in luogo non consacrato. E siccome -il vescovo ricusava di lasciar disseppellire il cadavere, la gioventù -popolana andò a prenderlo di viva forza, lo fece a brani per le vie -in mezzo ad un tumulto che destava abbominio e ribrezzo, e lo gettò -da ultimo nelle acque del Po.[495] Nè tali pregiudizi furono sempre un -privilegio esclusivo del popolo, che noi vediamo parteciparne perfino -un Angelo Poliziano, quando viene a parlare di Jacopo de' Pazzi, uno -dei principali promotori della congiura denominata dal nome della sua -famiglia, ordita a Firenze nello stesso anno 1478. Egli ci narra che -quando costui si trovò avvinto dal capestro, con orribili imprecazioni -consegnò l'anima propria a Satana. Ora anche quivi sopravvenne una -pioggia tale, che il reddito dei grani minacciava di andar perduto, ed -anche quivi una turba di popolo (per lo più del contado) disseppellì il -cadavere dalla chiesa, e tosto scomparvero le nubi e tornò a splendere -il sole: «tanto fu favorevole la fortuna all'opinione popolare» -aggiunge il grande filologo.[496] Subito dopo il cadavere fu seppellito -in terra non consacrata, ma il giorno susseguente fu tratto anche di là -e, dopo un'orribile scorribanda per la città, fu gettato nell'Arno. - - -Questi e somiglianti tratti sono essenzialmente popolari e potrebbero -essere avvenuti nel secolo X, ugualmente che nel XVI. Ma qui pure -si scorge l'influenza della classica antichità. Degli umanisti si -sa in modo certo ed esplicito, che essi credevano ai prodigii ed -agli augurii, e ne recammo già qualche esempio (v. pag. 320). Ma se -occorresse altra prova, basta il Poggio solo ad offrircela. Quel -medesimo pensatore radicale, che nega ogni titolo di nobiltà e le -disuguaglianze sociali (v. pag. 116), non solamente crede a tutte -le apparizioni di spiriti e di demonii, che ebbero tanta voga nel -medio-evo (fol. 167, 179), ma anche a tutti i prodigii d'indole antica, -come, per esempio, a quelli, che furono annunciati in occasione -dell'ultima visita di Eugenio IV a Firenze.[497] «Allora si videro -nelle vicinanze di Como in sulla sera quattromila cani, che presero la -via della Germania; a questi seguì una schiera di buoi, poi un esercito -di armati a piedi e a cavallo, parte senza testa, e parte con teste -appena visibili, e finalmente un gigante a cavallo, al quale seguiva -un'altra truppa di buoi». Il Poggio crede anche ad una battaglia di -piche e di mulacchie (fol. 180). Anzi, forse senza accorgersene, -egli racconta un fatto che si direbbe tolto di pianta dall'antica -mitologia. Sulle coste della Dalmazia apparve un tritone fornito di -barba e di piccole corna, qual vero satiro marino, terminando colle -parti inferiori nel corpo di un pesce ricoperto di squamme; esso -rapiva in sulla spiaggia donne e fanciulli, sino a che cinque ardite -lavandaie con pietre e verghe lo uccisero.[498] Un modello in legno di -quel mostro, che si fa vedere a Ferrara, basta per rendere credibile -al Poggio tutta la leggenda. Bensì non s'aveano più gli oracoli e -non si potevano più interrogare gli Dei, ma in compenso tornò di -moda il consultare Virgilio e l'interpretarne i passi augurali, che -s'incontravano nelle sue opere (_sortes virgilianae_).[499] Oltre a -ciò la credenza nei demonii, propria di tempi molto remoti, non rimase -certamente senza un influsso su quella del Rinascimento. Gli scritti di -Jamblico e di Abammone intorno ai misteri degli Egiziani, che potevano -servire a quest'uopo, furono stampati già sin dal finire del secolo XV -in una traduzione latina. Perfino l'Accademia platonica di Firenze non -andò del tutto esente da un delirio simile e in generale da tutti i -sogni neoplatonici del basso tempo romano. Ora egli è appunto di questa -fede nei demonii, e della magìa che strettamente vi si connette, che -qui dobbiamo dire una parola. - - -La credenza popolare in quello che si chiama il mondo degli -spiriti,[500] in Italia è presso a poco la stessa, che negli altri -paesi d'Europa. Innanzi tutto anche qui ci sono fantasmi, vale a -dire apparizioni di morti, e se il modo di considerarle si discosta -talqualmente da quello dei paesi settentrionali, ciò non si riduce -in sostanza ad altro, fuorchè a questo che in Italia i fantasmi -si chiamano coll'antica denominazione di _ombre_. Anche oggidì, se -qualcuna di queste ombre si mostra, si fa celebrare un paio di Messe -pel suo riposo. Che le anime dei reprobi appariscano sotto forma -spaventevole, è cosa che s'intende da sè, ma quest'idea si associa -ordinariamente ad un'altra, che i fantasmi dei morti in generale sono -sempre maligni. «Molte fiate i morti guastano le creature» dice un -cappellano presso il Bandello.[501] Probabilmente egli separa nel -suo pensiero l'ombra dall'anima, perchè questa espia le sue colpe -nel Purgatorio, e, se appare, d'ordinario non fa che supplicare e -lamentarsi. Altre volte ciò che appare, non è tanto l'ombra di un uomo -particolare, quanto un simbolo personificato di un avvenimento, di uno -stato di cose già passato. Così i vicini spiegano l'apparizione del -demonio nel vecchio palazzo visconteo presso S. Giovanni in Conca a -Milano: infatti quivi una volta Bernabò Visconti avea fatto torturare -e strozzare innumerevoli vittime della sua tirannide, e non era quindi -meraviglia, se qualcosa vi si mostrava.[502] Ad un amministratore -infedele della Casa dei poveri in Perugia una sera, mentre egli stava -enumerando del danaro, apparve una turba di morti con fiaccole nelle -mani e danzò la ridda intorno a lui; ma una figura più grande delle -altre parlò in tuono minaccioso per essi; era S. Alò, protettore delle -case di Ricovero.[503] — Queste visioni erano così universalmente -ammesse, che anche i poeti potevano trovarvi un tema ordinario alle -loro poesie. Il Castiglione, per esempio, assai bellamente fa apparire -sotto le mura dell'assediata Mirandola l'ombra dell'ucciso Lodovico -Pico.[504] Del resto è un fatto che la poesia preferisce tali allusioni -precisamente allorquando il poeta, ripudiando il comune pregiudizio, -crede meno di ogni altro alla verità di quanto viene narrando. - - -In seguito l'Italia fu piena delle credenze popolari intorno ai -demonii, quali regnavano presso tutti i popoli nel medio-evo. Si aveva -la piena persuasione che Dio permetta talvolta agli spiriti maligni di -qualsiasi specie una perniciosa influenza su alcune parti del mondo e -della vita umana; soltanto si concedeva che l'uomo, al quale i demonii -s'accostavano per tentarlo, era sempre libero di far uso della sua -volontà per resistervi. In Italia specialmente il lato diabolico degli -avvenimenti naturali assume nella bocca del popolo assai facilmente -una certa grandezza poetica. La notte della grande inondazione della -valle dell'Arno nell'anno 1333 uno dei santi eremiti dei dintorni di -Vallombrosa udì dalla sua cella un tumulto infernale, si fece il segno -della croce, s'affacciò alla porta e scorse neri e spaventosi cavalieri -passare a cavallo armati di tutto punto. Dietro un suo scongiuro uno di -essi si fermò e gli disse: «andiamo ad affogare la città di Firenze per -le sue colpe, se Dio lo permette».[505] E con questa si può paragonare -la quasi contemporanea apparizione, che si pretende accaduta a -Venezia (1340), dalla quale poi un qualche grande maestro della scuola -veneziana, probabilmente Giorgione, cavò un quadro maraviglioso, vale a -dire, quella galera piena di demonii, che colla velocità di un uccello -correva sulla tempestosa laguna per devastare la peccatrice città, sino -a che i tre Santi, che non conosciuti erano saliti sulla barca di un -povero pescatore, col loro scongiuro precipitarono i demonii e la loro -nave negli abissi del mare. - -Ora a questo credenze s'associa l'errore, che l'uomo, mediante lo -scongiuro, possa avvicinarsi ai demonii ed usare del loro aiuto pe' -suoi scopi mondani d'interesse, d'ambizione e di sensualità. In questo -riguardo furono forse più gli accusati, che i veri rei; e precisamente -quando si cominciarono ad ardere i pretesi maghi e le streghe, gli -scongiuri o gl'incantesimi si fecero più frequenti. Dal fumo dei -roghi, sui quali furono sacrificati quegli uomini sospetti, salì per -la prima volta un vapore inebbriante, che animò un numero maggiore di -uomini perduti ad abbracciar la magìa. Ad essi si unirono poi audaci -impostori. - - -La forma popolare e primitiva, sotto la quale questi pregiudizi -si mantennero forse senza interruzione sino dal tempo dei Romani, -sono le malìe della _strega_.[506] Questa può protestarsi pressochè -come completamente innocente sino a che si restringe alla sola -divinazione,[507] ma il passaggio dal semplice pronostico alla -cooperazione attiva per l'esecuzione di un fatto spesso può essere -impercettibile, e tuttavia esercitare un'influenza decisiva sull'azione -stessa. Trattandosi d'incantesimi attivi, alla strega vuolsi -principalmente attribuire l'eccitamento all'amore o all'odio tra -uomo e donna, o qualche maleficio tendente a nuocere e danneggiare, -specialmente a far morire di consunzione teneri fanciulli, sebbene -talvolta la causa di ciò apparisca più evidente nell'abbandono e nella -stolta incuria dei loro parenti. Ma, anche prescindendo da ciò, come -decidere quanto, dei danni recati dalla strega, sia da attribuire alle -sue ceremonie, alle sue formole magiche e incomprensibili, ed anche -alla volontaria invocazione del demonio, e quanto invece ai medicamenti -ed ai veleni, che per avventura essa può aver somministrato con piena -coscienza del loro effetto? - -Come poi in modo molto più innocente anche alcuni frati mendicanti -pretendessero di rivaleggiare con essa o di farle concorrenza, lo -apprendiamo, in via di esempio, dalla strega di Gaeta, di cui ci parla -il Pontano in uno de' suoi dialoghi.[508] Il suo Suppazio, viaggiando, -arriva alla di lei abitazione appunto nel momento in cui ella dà -udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina -nera, con nove uova deposte in venerdì, con un'anitra e con filo -bianco, attesochè è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento -esse vengono rimandate e invitate a tornare per l'ora del crepuscolo. -Probabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della -fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l'amante s'è -reso infedele e s'è chiuso in un convento. La strega si lagna: «dopo la -morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei star meglio, -perchè le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi -rubano il mestiere, spiegando sogni, vendendo per danaro la protezione -dei Santi, promettendo un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle -donne incinte, un figlio qualunque alle sterili, oltre che di notte, -quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo -aver preso gli opportuni concerti nella chiesa». Suppazio l'avverte di -non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma essa -non ha paura di nulla, perchè il guardiano è un'antica sua pratica. - -Ma il delirio cresce, e dà origine ad una specie ancor peggiore -di streghe: quelle che con malefici tolgono agli uomini la salute -e la vita. In questi casi, quando una maligna occhiata non basta, -si ricorre innanzi tutto all'aiuto di spiriti superiori. La loro -punizione, come vedemmo già parlando della Finicella (v. pag. 268), -è il rogo; e tuttavia il fanatismo inclina ancora a qualche accordo: -nello Statuto di Perugia infatti troviamo che, pagando quattrocento -lire, possono riscattarsi.[509] Ciò vuol dire che in allora la cosa -non si trattava ancora con quella logica inesorabile, che si adottò -più tardi. Nel territorio della Chiesa, in un'altura dell'Appennino -e precisamente nella patria di san Benedetto, a Norcia, pare che -esistesse il centro di ogni stregoneria ed incantesimo. La cosa era -universalmente nota. Quegli che ce ne dà contezza è Enea Silvio, -in una sua lettera giovanile.[510] Egli scrive a suo fratello: «il -latore di questa lettera è venuto da me per chiedermi se io conoscessi -un Monte Venere in Italia, dove pretendesi che s'insegnino le arti -magiche, delle quali è curiosissimo il suo padrone, un grande astronomo -sassone.[511] Io risposi, che conosceva un Porto Venere non lungi da -Carrara, sulla costa dirupata della Liguria, dove passai tre notti -nel mio viaggio a Basilea: trovai altresì, che in Sicilia esiste un -monte consacrato a Venere, l'Erico, ma non so che quivi s'insegni -magìa. Tuttavia nel dialogo mi risovvenne, che nell'antico ducato -(Spoleto), non lungi dalla città di Norcia, v'è un sito, dove sotto -una scoscesa rupe trovasi una caverna, nella quale scorre dell'acqua. -Quivi, come ben ricordo di aver udito, havvi un convegno di streghe -(_striges_), di demonii e di ombre notturne, e chi ne ha il coraggio, -può vedervi gli spiriti (_spiritus_), e parlar con loro e apprendere -le arti magiche.[512] Ma io non l'ho veduto, nè mi sono interessato -di vederlo, perchè ciò che non può apprendersi se non per via di -peccato, meglio è non apprenderlo». Ciò non ostante, egli nomina la -persona che lo informò e richiede suo fratello, che voglia condurre -il latore della lettera da quella, se è ancora in vita. Come si vede, -Enea per compiacere quell'illustre personaggio va tanto innanzi da -compromettersi quasi egli stesso, eppure personalmente niuno era più -lontano di lui da ogni credenza superstiziosa (v. pag. 285 e 319), -e in questo riguardo ha sostenuto delle prove, che anche oggidì non -tutte le persone colte sarebbero in grado di sostenere. Quand'egli, -al tempo del Concilio di Basilea, giunse a Milano ammalato di febbre -da ben settantacinque giorni, non fu possibile indurlo ad accettare -consulti medici fatti col mezzo della magìa, quantunque gli sia stato -condotto al letto un uomo, che poco prima si pretendeva avesse curato e -guarito in modo maraviglioso dalla febbre ben duemila soldati nel campo -del Piccinino. Egli invece ancor sofferente intraprese il disastroso -viaggio delle montagne per recarsi alla sua destinazione, e guarì -cavalcando.[513] - -Oltre a ciò, noi apprendiamo qualche cosa dei dintorni di Norcia anche -dal negromante, che cercò di aver nelle sue mani il grande artista -Benvenuto Cellini. Trattavasi di far la consacrazione di un nuovo -libro magico,[514] e il luogo più opportuno erano appunto quelle -montagne. Bensì il maestro dell'incantesimo ne consacrò un altro nelle -vicinanze dell'abbazia di Farfa, ma incontrò delle difficoltà, che non -si sarebbero incontrate a Norcia; oltre a ciò, i contadini di Norcia -erano gente sicura, avevano una certa pratica di tali cose, e, in caso -di bisogno, potevano prestare un valido aiuto. Ma l'escursione non ebbe -luogo; diversamente Benvenuto con molta probabilità avrebbe imparato a -conoscere anche i manutengoli dell'impostore. In allora quella regione -era affatto proverbiale. L'Aretino in qualche punto delle sue opere -parla di una fonte ammaliata, dove abitavano la sorella della sibilla -di Norcia e la zia della fata Morgana. E intorno al medesimo tempo il -Trissino ebbe il coraggio di celebrare nel suo lungo poema[515] quelle -località con tutta la pompa della poesia e dell'allegoria, come la sede -delle vere profezie. - -In seguito tutti sanno che, dopo la celebre Bolla di Innocenzo VIII -(1482), le persecuzioni piovvero sulle streghe in modo veramente -spaventevole.[516] Siccome poi i principali strumenti di quelle -persecuzioni furono i domenicani tedeschi, così bisogna concludere -che la Germania si risentisse più particolarmente di quella piaga, -e in Italia quei paesi che erano più prossimi alla Germania. Infatti -anche le ordinanze e le Bolle dei Papi si riferiscono in modo speciale -alla Lombardia e più particolarmente alle diocesi di Brescia, di -Bergamo e di Cremona.[517] Inoltre dal celebre Manuale di Sprenger, -il _Malleus Maleficarum_, si apprende che a Como, ancor nel primo -anno dopo la pubblicazione della Bolla, furono arse non meno di -quarant'una streghe, e si sa altresì che numerosi drappelli di donne -italiane si rifugiarono nel territorio dell'arciduca Sigismondo, dove -credevano di trovar sicurezza. Per ultimo noi veggiamo la stregoneria -stabilirsi in modo invincibile in alcune sventurate valli delle Alpi, -segnatamente nella valle Camonica,[518] dove le popolazioni parvero -avervi una predisposizione affatto particolare. Queste stregonerie -d'origine essenzialmente tedesca costituiscono quelle diverse varietà, -alle quali corre il pensiero nel leggere storie e novelle accadute -in Milano, in Bologna ed altrove.[519] Se in Italia non ebbero una -maggior diffusione, ciò dipendette forse dal fatto che qui si aveva già -una stregoneria propria, che si basava essenzialmente sopra elementi -al tutto diversi. La strega italiana esercita un vero mestiere ed ha -bisogno di danaro, e sopra tutto di avvedutezza e buona memoria. Dei -sogni isterici delle streghe del nord, di viaggi aerei, di incubi e -succubi qui non si parla nemmeno: il compito della strega è quello di -procurare altrui qualche piacere. Se anche di lei si suppone che possa -assumere diverse forme e trasportarsi a volo da luogo a luogo, essa -non vieta che lo si creda, in quanto anche ciò contribuisce a darle -un credito sempre maggiore; ma la cosa le può tornare estremamente -pericolosa, se il sentimento prevalente che ispira, è la paura, se la -si suppone maligna e vendicativa e se le si attribuiscono specialmente -de' maleficii a danno di fanciulli, di bestiami e di raccolti -campestri. In tal caso gl'Inquisitori e le autorità possono guadagnarsi -una grande popolarità, condannandola al rogo. - - -Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono -gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento -all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il -disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze -il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti -magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si -aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare -i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, -esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per -esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche -con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino -non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena -contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano -raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di -persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da -scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse -stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno -mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità -impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio -rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie -del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui -formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando: - - «Prima che'l fuoco spenghi, - «Fa ch'a mia porta venghi: - «Tal ti punga il mio amore, - «Quale io fo questo cuore». - -Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni -misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio -rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze. - -Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza -bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini, -cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522] -segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di -queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera -società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata. - - -Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega, -il mago od _incantatore_, ancor più esperto di tutte le arti le più -pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che -mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo -per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo -non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore -favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti -sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore -può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel -1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni -Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna -colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè -non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta -se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto -loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano -ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i -platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello -Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere, -ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli -è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni -spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna, -insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della -natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora, -siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione -diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno -a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di -riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od -esempio.[527] - - -Egli s'è fatto istruire da un pio anacoreta del monte Soratte, a s. -Silvestro, sulla nullità delle cose terrene e sul niun valore della -vita dell'uomo, e poi sul far della notte s'è messo in via alla -volta di Roma. Allora, splendendo la luna, egli s'abbatte in tre -viandanti, che s'associano a lui, ed uno di questi, chiamandolo a -nome, gli chiede da quale parte egli venga. Palingenio risponde: dal -santo anacoreta del monte. «O stolto, rispose l'altro, credi tu che -sulla terra vi sia qualcuno veramente saggio? La saggezza non è che -privilegio degli esseri superiori (_Divi_), e del numero di questi -siamo noi tre, quantunque rivestiti di forme umane: io mi chiamo -Saracil e costoro Satiele e Jana: il nostro regno è precisamente in -prossimità della luna, dove in generale dimora la grande schiera degli -esseri intermediarii, che dominano sulla terra e sul mare». Palingenio -domanda, non senza interno spavento, che cosa vanno a fare a Roma? -E n'ha in risposta: «uno dei nostri compagni, Ammone, è trattenuto -per forza d'incanto prigione di un giovane di Narni, del seguito del -cardinale Orsini: ed anche in ciò voi, uomini, dovreste vedere una -prova implicita della vostra immortalità, potendo avere tanta autorità -sopra di noi: io stesso una volta, chiuso in un'ampolla, ho dovuto -servire un tedesco, sino a che un monacello barbuto mi liberò. Ora -noi vogliamo tentare di rendere in Roma un simile servigio al nostro -compagno, e con questa occasione cercheremo di condurre con noi questa -notte all'Orco un paio di ragguardevoli personaggi». A queste parole -del demonio si leva un venticello, e Satiele dice: «udite, il nostro -Remisses vien già da Roma; questo venticello lo annunzia». Infatti -tosto dopo appare un quarto, che essi lietamente salutano, e lo -interrogano sulle cose di Roma. Le sue risposte contengono una severa -condanna contro il Papato: Clemente VII s'è nuovamente collegato con -gli spagnuoli e spera di sradicare la dottrina di Lutero non più con -buone ragioni, ma colle armi di Spagna: guadagno netto pei demonii, che -nella grande carneficina che ne seguirà, condurranno all'inferno una -turba d'anime innumerevole. Dopo tali discorsi, nei quali Roma vien -dipinta come pienamente caduta in potere dello spirito maligno, per -causa della sua immoralità, i demonii spariscono e lasciano solo il -poeta a proseguir la sua via.[528] - -Chi voglia formarsi un'idea della diffusione che presero questi -rapporti coi demonii, che in allora potevansi ancora pubblicamente -confessare, ad onta del _Malleus Maleficarum_ ecc., non ha che a -consultare il libro, del resto assai letto, «Della occulta filosofia» -di Agrippa di Nettesheim. Bensì egli sembra originariamente averlo -scritto prima di recarsi in Italia,[529] ma nella dedicatoria -al Tritemio egli nomina, fra molte altre, anche delle importanti -fonti italiane, sebbene soltanto per guastarle insieme con quelle. -Trattandosi di uomini di genere tanto ambiguo, quale era Agrippa, -e di furfanti e pazzi, quali possono dirsi gli altri per la maggior -parte, non ci può interessare gran fatto neanche il sistema, sotto il -quale essi si mascherano con una farraggine di formole, suffumigi, -unguenti, pentacoli, ossa di morti e simili.[530] Ma in primo luogo -questo sistema è ricchissimo di citazioni delle superstizioni antiche; -poi l'influenza ch'esso esercita nella vita degli Italiani e nelle -loro passioni, è talvolta grandissima e caratteristica. A prima vista -si direbbe che soltanto i più corrotti fra i grandi debbono esservisi -accostati, ma le passioni sfrenate conducono a consultar gli stregoni -anche uomini di gran conto e di mente svegliatissima in qualsiasi -condizione, e la persuasione, che nell'incantesimo ci sia un fondo di -vero, toglie anche a quelli che se ne tengono lontani, un po' di quella -fede che hanno in una Provvidenza suprema dispensatrice delle cose -umane. Con un po' di danno e un po' di pericolo pareva che si potessero -saltare a piè pari impunemente tutti gli ostacoli posti dal senso -comune e dalla morale e trascurare tutte le gradazioni intermedie, che -si frappongono tra l'uomo e i suoi scopi leciti o illeciti. - - -Consideriamo innanzi tutto un tratto di magìa un po' vecchio e già sul -punto di sparire affatto. Dalle tenebre più fitte del medio-evo, anzi -dall'Antichità stessa qualche città italiana conservò una ricordanza, -che i suoi destini fossero inseparabili da quelli di certi edifici, di -certe statue e simili. Gli antichi una volta avean parlato di sacerdoti -addetti ai riti inaugurali, detti _telesti_, il cui ufficio sarebbe -stato quello di assistere alla solenne fondazione di alcune città, -garantendone la futura prosperità con appositi monumenti, ed anche col -seppellire nelle fondamenta, ma in via segreta e misteriosa, oggetti -determinati (_telesmata_). Se qualche cosa ancora sopravviveva per -tradizione orale e popolare del tempo romano, erano appunto ricordi -di questo genere: salvo che l'augure antico naturalmente nel corso -dei secoli fu tramutato in un mago, perchè non si comprendeva più il -lato religioso dell'opera sua, quale era nell'antichità. In alcuni -prodigi attribuiti in Napoli a Virgilio[531] sopravvive evidentemente -la ricordanza antichissima di un teleste, il cui nome coll'andare -del tempo fu sostituito da quello del sommo poeta. Altrettanto dicasi -della ceremonia, colla quale si rinchiudeva una misteriosa immagine -della città in una botte; o di quell'altra, per cui Virgilio passa -pel fondatore delle mura di Napoli. La fantasia popolare esagerò, -amplificandole, quelle tradizioni, sino a che Virgilio divenne anche -l'autore principale del cavallo di bronzo, delle teste che sono sopra -la porta Nolana, delle mosche pure di bronzo che figurano su qualche -altra porta, della grotta di Posilipo e così via; — cose tutte, -che fissano magicamente le sorti particolari di alcuni luoghi di -Napoli, mentre quei due tratti primi sembrano stabilirne il destino -in generale. Anche la Roma medievale aveva confuse ricordanze di -questo genere. In sant'Ambrogio a Milano trovavasi un antico Ercole -in marmo; si disse, che sino a che esso fosse rimasto al suo posto, -avrebbe sussistito l'Impero, probabilmente quello di Germania, usando -gl'Imperatori tedeschi di coronarsi in quella chiesa.[532] I Fiorentini -erano persuasi[533] che il loro tempio di Marte (più tardi trasformato -in Battistero) avrebbe perdurato sino alla consumazione dei secoli, -conformemente a quanto segnava la costellazione, sotto la quale fu -costruito al tempo di Augusto: è vero che essi tolsero di là la statua -equestre di Marte in marmo, quando si fecero cristiani; ma, siccome la -distruzione di essa avrebbe apportato grandi sventure alla città, — -e ciò pure per l'influsso di una costellazione, — così la si collocò -sopra una torre lungo l'Arno. Allorquando Totila distrusse Firenze, -l'immagine cadde nell'acqua e non fu ripescata se non quando Carlomagno -riedificò di nuovo la città: allora fu collocata sopra un piedistallo -all'ingresso del Ponte Vecchio, — e quivi precisamente nel 1214 il -Buondelmonte fu ucciso, e per tal guisa il risvegliarsi della gran -lotta tra Guelfi e Ghibellini è un fatto, che si lega intimamente a -quell'idolo tanto temuto. Nell'inondazione del 1333 però esso scompare -per sempre.[534] - -Ma lo stesso telesma s'incontra anche altrove. Guido Bonatto, già -menzionato, nel gettar le fondamenta delle mura di Forlì non si -accontentò di esigere quella scena simbolica della concordia de' -Guelfi e dei Ghibellini, di cui parlammo (v. pag. 323); ma, per mezzo -di una statua equestre di bronzo o di marmo, che egli con espedienti -astrologici o magici giunse a procacciarsi e vi seppellì,[535] credette -anche di aver guarentito quella città da ogni distruzione, anzi da -ogni sorpresa o saccheggio per l'avvenire. Allorquando il cardinale -Albornoz (v. vol. I, pag. 140), circa sei decennii più tardi, ebbe in -suo potere la Romagna, scavando accidentalmente, fu trovata e mostrata -quella statua, probabilmente per ordine del cardinale stesso, affinchè -il popolo comprendesse, con quali mezzi il crudele Montefeltro s'era -sostenuto contro la Chiesa. Ma di nuovo un secolo più tardi (1410), -quando una sorpresa ostile fallì contro la città, si tornò a parlare -dell'influenza miracolosa di quel telesma, che forse era stato salvato -e nuovamente sepolto. Ma questa deve essere stata l'ultima volta che se -ne parlò: poichè ancor nel secolo susseguente la città effettivamente -fu presa. — Nelle fondazioni degli edifici prevale ancora per tutto -il secolo XV un pregiudizio astrologico (v. pag. 322), ma si hanno -anche indizi evidenti di sortilegi magici. Si sa infatti che lo stesso -papa Paolo II fece seppellire una enorme quantità di medaglie d'oro -e d'argento nei fondamenti degli edifici, ch'egli eresse,[536] e il -Platina non è malcontento di poter riconoscere in ciò un omaggio fatto -ai riti pagani. Ma certamente nè Paolo, nè il suo biografo non avevano -una piena coscienza del significato religioso, che nel medio-evo -s'attribuiva a tali consacrazioni.[537] - -Ciò non ostante questa magia ufficiale, che non era per lo più che una -tradizione popolare, non agguagliò di gran lunga l'importanza, che ebbe -la magia segreta usata per iscopi puramente privati e personali. - -Qual parte essa avesse nella vita ordinaria appare in modo speciale -da una commedia dell'Ariosto intitolata «il Negromante».[538] Il suo -eroe è uno dei molti ebrei espulsi dalla Spagna, quantunque egli si -spacci per greco, per egiziano, per africano, e cangi continuamente -maschera e nome. Egli ha bensì il potere di far abbuiare co' suoi -scongiuri il giorno e di rischiarare la notte, di far muovere la -terra, di rendersi invisibile, di tramutar gli uomini in animali e -così via, ma queste millanterie non sono che una mostra esteriore: -il suo vero scopo è di vivere a spese dei mariti gelosi e delle mogli -infedeli, e le tracce che in queste pratiche egli lascia dopo di sè, -somigliano alla bava di una lumaca e spesso anche al guasto, che lascia -dopo di sè la procella. Per giungere a' suoi intenti egli porta le -cose ad un punto, che si crede che il canestro, dove sta nascosto un -amante, sia pieno di spiriti, o ch'egli possa far parlare un cadavere -e simili. In mezzo a ciò egli è almeno un buon sintomo che poeti e -novellieri possano versare su tali uomini a piene mani il ridicolo, -essendo certi di trovar assenso ed approvazione da parte di tutti. Il -Bandello non solo dipinge le arti magiche di un frate lombardo come -vere ribalderie, meschine nell'invenzione e spaventevoli talvolta -nelle loro conseguenze,[539] ma mostra altresì, non senza un senso di -indignazione, tutti i danni e le sciagure, cui si espongono coloro che -vi prestano fede.[540] «Taluno con la clavicola di Salomone e con mille -altri libri d'incantagioni spera ritrovare gli occulti tesori nel seno -della terra, indurre la sua donna al suo volere, saper i segreti dei -principi, andar da Milano a Roma in un atomo e far molti altri effetti -mirabili. E quanto più l'incantatore si trova ingannato, più nel fare -incantagioni persevera... Sovvengavi, signor Carlo, del tempo che quel -nostro amico, per ottenere la sua innamorata, che mai non ottenne, fece -della sua camera un cimitero, avendovi più teste ed ossa di morti, che -non è a Parigi agli Innocenti». Gl'incanti si compiono talvolta con -mezzi abbominevoli, per esempio, col cavare tre denti ad un cadavere, -con lo strappargli un'unghia ecc., e se finalmente lo scongiuro riesce, -gl'infelici, che lo fanno, ne restan vittime e muoiono talvolta di -spavento. - - -Benvenuto Cellini non morì assistendo al noto grande scongiuro magico, -che ebbe luogo (1532) a Roma nel Colosseo,[541] quantunque egli e i -suoi compagni ne sieno usciti colmi di spavento: il prete siciliano, -che probabilmente vedeva in lui un utile ausiliario per l'avvenire, lo -lodò anzi del coraggio mostrato, dicendogli di non aver mai trovato -un uomo d'animo così forte. Sull'avvenimento in sè stesso ogni -lettore può formarsi quel concetto che crede; e forse più di tutto -agirono i vapori narcotici che esalavano d'ogni parte e la fantasia -già anticipatamente predisposta alle cose le più terribili, per cui -anche il fattorino che Benvenuto condusse con sè, come il più giovine -e il più impressionabile, vide o credette vedere più di tutti. Ma -che principalmente si avesse in mira di guadagnar Benvenuto, si può -facilmente presumerlo, in quanto che, diversamente, per un'impresa -così pericolosa non ci sarebbe stato altro scopo, fuorchè la semplice -curiosità. Infatti della bella Angelica Benvenuto non si ricorda se -non quando è invitato dal negromante a chiedere agli spiriti qualche -cosa, e questi medesimo gli dice poi espressamente, che gli intrighi -amorosi sono vane pazzie in paragone del vantaggio, che può ritrarsi -dal ritrovamento di qualche tesoro. Per ultimo non è da dimenticare, -che anche la vanità poteva trovarsi lusingata, qualora si avesse -potuto dire: i demoni mi hanno tenuto parola, ed Angelica fu in mio -potere precisamente al tempo, in cui mi era stata promessa (cap. 68). -Ma quand'anche Benvenuto si fosse a poco a poco indotto ad innestar -qualche menzogna in tutto questo racconto, esso avrebbe però sempre un -valore incontestabile, come saggio delle opinioni in questo riguardo -allora prevalenti. - -Del resto gli artisti italiani, anche «i più strani, capricciosi -e bizzarri», non si occupano gran fatto di cose magiche; bensì uno -di essi, in occasione di studi anatomici, si fece un giubboncello -della pelle di un cadavere, ma dietro le ammonizioni di un frate, a -cui confessò la cosa, la depose nuovamente in una tomba.[542] Non -è improbabile, che appunto lo studio frequente dei cadaveri abbia -contribuito a scemare sempre più la fede nella virtù magica di alcune -parti dei medesimi, mentre al tempo stesso l'assidua contemplazione -e riproduzione delle forme mostrava all'artista la possibilità di una -potenza magica d'altro genere. - -In generale la magia appare al principio del secolo XIV, in onta -agli esempi addotti, in notevole diminuzione, e ciò vuol dire in un -tempo, in cui fuori d'Italia toccava il colmo delle sue fortune, per -modo che i viaggi dei maghi ed astrologi italiani nel nord sembrano -cominciare soltanto, quando già in patria non trovavano più chi -prestasse fede alle loro arti. Era il secolo XIV che trovava necessaria -la sorveglianza del lago che è sul monte di Pilato presso Scariotto -per impedire ai negromanti la consacrazione dei loro libri.[543] Nel -secolo XV poi accaddero altri fatti, come per esempio, l'offerta -di provocare forti acquazzoni, per mettere in fuga un esercito di -assedianti; ma anche allora il comandante della città assediata — -Niccolò Vitelli in Città di Castello — ebbe il buon senso di cacciare -da sè gli autori della pioggia, come empi impostori.[544] Nel secolo -XVI tali fatti sotto forma ufficiale non s'incontrano più, quand'anche -nella vita privata si ricorra ancora in più guise alle imposture degli -scongiuratori. Ora egli è per l'appunto questo il tempo, in cui la -Germania ha il massimo de' suoi negromanti, il dottore Giovanni Faust, -mentre il maggiore degli Italiani, Guido Bonatto, appartiene al secolo -XIII. - -Tuttavia anche qui bisogna soggiungere che lo scemare della fede negli -scongiuri non si mutò necessariamente tutto ad un tratto nella credenza -contraria in una Provvidenza ordinatrice e regolatrice delle cose -umane; che anzi in alcuni non lasciò che un cieco fatalismo, nè più nè -meno come avea fatto l'astrologia, quando scomparve. - - -Ma qui lasciamo completamente da parte la piromanzia e la -chiromanzia[545] e simili specie secondarie di magìa, le quali -non acquistarono un po' di voga se non quando scaddero la magìa -propriamente detta e l'astrologia, e non crediamo nemmeno di occuparci -della fisiognomia, che allora cominciava bensì a sorgere, ma priva -affatto di quell'interesse, che il solo nome farebbe supporre. Infatti -essa non appare già come strettamente affine all'arte figurativa ed -alla psicologia pratica, ma più particolarmente come una specie nuova -di sogno fatalistico, come una rivale dichiarata dell'astrologia, -quale sembra essere stata presso gli Arabi. Bartolommeo Cocle, per -esempio, autore di un Manuale fisiognomico, e che si pavoneggiava -del pomposo titolo di metaposcopo,[546] la cui scienza però, giusta -l'espressione del Giovio, rassomigliava piuttosto ad una delle maggiori -arti liberali, non s'accontentava di spacciare le sue profezie -per i pusillanimi, che giornalmente accorrevano a consultarlo, ma -scrisse anche addirittura un «Prospetto delle persone, alle quali -erano imminenti diversi gravissimi pericoli». Il Giovio, quantunque -invecchiato nell'incredulità romana — _in hac luce romana_! —, -confessa che le profezie contenute in quel Prospetto non fecero che -verificarsi anche troppo esattamente.[547] Sta però di fatto altresì, -che in tali occasioni quelli che erano colpiti da queste od altre -simili profezie, si vendicavano terribilmente dei profeti: Giovanni -Bentivoglio fece per ben cinque volte sfracellare alla parete Luca -Gaurico appeso ad una fune, che era attaccata ad un'alta scala a -chiocciola, perchè gli aveva predetto la perdita della signoria:[548] -Ermete Bentivoglio fece inseguire il Cocle da un assassino, perchè -l'infelice metaposcopo gli aveva, benchè a malincuore, profetizzato che -sarebbe morto fuggiasco in una battaglia. L'assassino schernì, a quanto -sembra, il morente, ripetendogli che anche a lui aveva predetto, che -avrebbe vituperosamente commesso un assassinio! — Una fine ugualmente -infelice ebbe il nuovo fondatore della chiromanzia, Antioco Tiberto -da Cesena,[549] per volere di Pandolfo Malatesta da Rimini, al quale -aveva presagito la cosa più dolorosa che possa toccare ad un tiranno, -la morte nell'esiglio e nell'estrema miseria. Tiberto era un uomo -di grande ingegno, che notoriamente dava i suoi responsi, non tanto -servendosi della chiromanzia, quanto della profonda conoscenza che -aveva del cuore umano: per le sue molte cognizioni egli era rispettato -perfin da quei dotti, che non tenevano nessun conto delle sue -divinazioni.[550] - -L'alchimia finalmente, che nell'antichità non viene nominata se non -assai tardi, cioè sotto Diocleziano, non ha nell'epoca più splendida -del Rinascimento che un'importanza affatto secondaria.[551] Anche di -questa malattia l'Italia era stata tocca molto tempo prima, nel secolo -XIV, quando il Petrarca, nella sua polemica contro essa, confessava -che il far bollire l'oro era un uso diventato universale.[552] Ma da -quel tempo in poi s'era fatta sempre più rara in Italia quella specie -particolare di fede, di entusiasmo e di isolamento, che si richiede -per l'esercizio dell'alchimia, mentre i seguaci di essa, italiani e -forestieri, cominciarono nel nord ad usufruttuare in larga misura -la credulità dei grandi signori.[553] Sotto Leone X i pochi fra -gl'italiani che ancora attendevano a questo studio,[554] passavano per -uomini strani ed eccentrici (_ingenia curiosa_), ed Aurelio Augurelli, -che dedicò a quel Papa dissipatore un poemetto sul modo di far l'oro, -vuolsi n'abbia avuto in ricompensa una magnifica borsa, ma vuota. Il -mistico fanatismo, che in seguito condusse gli alchimisti a cercare, -oltre l'oro, anche la famosa pietra filosofale, nella quale doveva -trovarsi ogni fortuna, non è che un tardo germoglio settentrionale, -spuntato dalle teorie di Paracelso e di altri. - - - - -CAPITOLO V. - -Crollo della fede in generale. - - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il cielo - dei pagani. — Il mondo avvenire di Omero. — Abbandono delle - dottrine del Cristianesimo. — Il deismo italiano. - - -In istretta relazione con queste superstizioni e in generale colle -massime dell'antichità allora universalmente adottate era la fede -nell'immortalità dell'anima. Ma questa questione, presa nel suo -complesso, ha anche attinenze più larghe e profonde con lo sviluppo -dello spirito moderno in generale. - -Una delle fonti principali d'ogni dubbio nell'immortalità era il -desiderio di non dover essere obbligati in nulla ad una Chiesa -universalmente abborrita, come era allora la romana. Vedemmo già come -essa chiamasse col nome di epicurei coloro che la pensavano a questo -modo (v. pag. 303 e segg:). Può ben essere accaduto che taluno nel -momento supremo della morte cercasse il conforto de' Sacramenti; ma -questo era nulla in paragone dei moltissimi, che per tutta la loro -vita, e specialmente poi negli anni della loro maggiore attività, -non si curarono affatto di seguire qualsiasi principio religioso. -Che da questa indifferenza poi parecchi fossero condotti ad una -compiuta incredulità è cosa, che, oltre all'essere evidente da sè, -viene storicamente testificata d'ogni parte. Sono coloro dei quali -l'Ariosto scriveva: non credono a nulla al di sopra del tetto della -loro casa.[555] In Italia, e più specialmente a Firenze, si poteva -senza pericolo alcuno vivere in una palese incredulità, purchè non -si provocasse con offese dirette la collera della Chiesa. Infatti -era di uso, che il confessore chiamato ad assistere un delinquente, -che dovesse subire l'estremo supplizio, prima d'ogni altra cosa lo -interrogasse se credeva: «essendo corsa una falsa voce, ch'egli non -avesse fede alcuna».[556] - - -Il povero peccatore, al quale qui si allude, quel Pierpaolo Boscoli, -di cui già facemmo menzione (v. vol. I, pag. 79), e che nel 1513 -ebbe parte in una cospirazione contro la famiglia dei Medici appena -ristabilita, è divenuto in questa occasione l'espressione la più -perfetta della confusione, che allora regnava nelle idee religiose. -Devoto per tradizioni famigliari al partito del Savonarola, egli aveva -poi concepito un certo entusiasmo per la libertà intesa al modo antico -e per altre idee del vecchio paganesimo; ma, mentre egli langue nel -carcere, i mistici partigiani del frate s'interessano nuovamente per -lui e cercano ogni mezzo perchè egli muoia cristianamente e salvi -l'anima sua. Il pio testimonio e narratore del fatto è uno della -famiglia artistica dei Della Robbia, il dotto filologo Luca. «Ohimè, -sospira il Boscoli, aiutatemi a dimenticar Bruto, perchè io possa -morire da buon cristiano!» — E Luca gli risponde: «purchè voi vogliate, -ciò non vi riescirà malagevole; voi sapete già che le imprese degli -antichi romani non ci furono tramandate nella loro schietta genuinità, -ma _con arte accresciute»_. Allora quegli fa violenza a sè stesso -per credere, e si rimprovera che la sua fede non sia spontanea. Se -soltanto gli fosse concesso ancora di passare un mese in compagnia -di buoni monaci, egli sarebbe certo di riformare il cuore e la mente -a pensieri e sentimenti cristiani! — Da ciò che segue emerge poi con -tutta evidenza, che questi seguaci del Savonarola conoscevano assai -poco la Bibbia: il Boscoli non conosce altre preghiere che il _Pater_ -e l'_Ave_, e supplica istantemente Luca a voler dire agli amici, che -studino la Sacra Scrittura, perchè nell'ora suprema non si trova se -non ciò che s'è appreso durante la vita. Dopo ciò, Luca gli legge -e gli spiega la Passione secondo il Vangelo di S. Giovanni: in modo -veramente strano quell'infelice vede chiara la divinità di Cristo, -mentre invece non sa capacitarsi della sua umanità: e se ne cruccia, e -vorrebbe poter vedere anche quest'ultima con tale evidenza, «come se -Cristo gli venisse incontro uscendo da un bosco»: allora l'amico lo -esorta all'umiltà e lo avverte che i dubbi non sono che ispirazioni -perverse dello spirito maligno. — Più tardi egli si risovviene di -un suo voto giovanile non mai compiuto, di andare in pellegrinaggio -alla Madonna dell'Impruneta, e Luca gli promette di compierlo in -sua vece. Frattanto giunge il confessore, un frate del convento del -Savonarola, come egli l'aveva chiesto, e gli dà innanzi tutto quegli -schiarimenti, che altrove abbiamo accennato, intorno all'opinione di -s. Tommaso d'Aquino sul tirannicidio, eccitandolo poscia a sostenere -la morte con animo forte. Il Boscoli risponde: «padre, non perdete -su questo punto il vostro tempo; a ciò mi bastano già i filosofi: -aiutatemi a subire la morte per amore di Cristo». Le cose ulteriori, la -comunione, il commiato e l'esecuzione, ci vengono narrate in modo assai -commovente; più particolarmente però merita d'esser notato un tratto -al tutto caratteristico, ed è che, mentre il Boscoli poneva la testa -sul ceppo, pregò il carnefice a sospendere il colpo ancora un momento, -«perchè egli, sin da quando ebbe l'annunzio della propria condanna, -avea fatto ogni sforzo per unirsi con Dio, ma sempre indarno, ed ora -voleva fare uno sforzo supremo per abbandonarsi del tutto nelle sue -mani». Evidentemente egli ripeteva un'idea del Savonarola, che, intesa -soltanto per metà, lo teneva inquieto ancora in quell'estremo momento. - - -Se noi possedessimo parecchie altre confessioni di questo genere, -avremmo un'immagine ben più completa della vita morale di quel tempo, -di quello che non ci sia dato di raccoglierla da tanti trattati e da -tante poesie. Noi vedremmo anche meglio quanto forte fosse l'innato -istinto religioso, e quanto subbiettivi e vacillanti i rapporti d'ogni -individuo colle verità religiose, e finalmente quali potenti nemici -osteggiassero queste ultime. Che uomini cresciuti con tali sentimenti -non fossero quelli che si domandavano per fondare una nuova Chiesa, è -cosa per sè evidentissima; ma la storia del pensiero degli occidentali -sarebbe pur sempre incompiuta, se non si tenesse conto di quest'epoca -di sommo fermento fra gli Italiani, che non s'incontra presso le altre -nazioni, perchè queste non vi presero alcuna parte. Ma torniamo alla -questione dell'immortalità. - -Se l'incredulità a questo riguardo fece così rapide ed estese -conquiste nella classe degli uomini più colti, ciò dipendette -essenzialmente dalla circostanza che il compito affatto terreno -di scoprire e riprodurre il mondo mediante la parola e le immagini -assorbì in alto grado tutte le forze mentali e morali degli Italiani. -L'esser mondano all'uomo del Rinascimento fu una necessità (v. pag. -298). Ma da ciò derivò anche che l'arte e la indagine scientifica -apersero universalmente la via ad uno scetticismo, che, se non appare -evidentissimo nella letteratura e se non s'accinse alla critica della -storia biblica (v. pag. 311) in modo degno del tempo, tuttavia non può -dirsi che non abbia esistito. Esso passò piuttosto inosservato in quel -gran bisogno di dare a tutto forma e colore, che è lo stimolo positivo -dell'arte; senza contare gl'impedimenti creati dal potere dispotico -usurpato dalla Chiesa, che si sarebbe dichiarata mortale nemica di -chiunque avesse osato sciogliere la questione teoricamente. Questo -spirito di dubbio nondimeno doveva volgersi inevitabilmente al problema -dello stato dell'anima umana dopo la morte per motivi già per sè troppo -evidenti, perchè abbiano bisogno di essere additati. - - -Ed ora sopravvenne l'Antichità ed influì su tutta questa questione -in doppio modo. In primo luogo si cercò appropriarsi la psicologia -degli antichi e si torturò minuziosamente Aristotele per averne una -risposta definitiva. In uno dei dialoghi imitati da Luciano a quel -tempo[557] Caronte racconta a Mercurio, come egli abbia interpellato -Aristotele stesso, mentre lo tragittava sulla sua barca, intorno a -ciò che egli pensasse intorno all'immortalità: il cauto filosofo, -quantunque corporalmente fosse morto e tuttavia vivesse spiritualmente, -non avea nemmeno allora voluto compromettersi con una chiara e netta -risposta: come adunque, dopo tanti secoli, potevano gl'interpreti -essere più fortunati di lui? — Ma appunto perciò si questionava -con maggiore accanimento sulle opinioni emesse da lui e da altri -antichi sulla vera natura dell'anima, sulla sua origine, sulla sua -preesistenza, sulla sua unità in tutti gli uomini, e sulla sua assoluta -eternità, anzi anche intorno alle diverse sue trasmigrazioni, e tali -questioni furono portate perfin sul pergamo.[558] La disputa assunse -ancora nel secolo XV proporzioni assai larghe e s'accalorava ogni dì -più: gli uni dimostravano che Aristotele senz'altro dà l'anima come -immortale;[559] altri deploravano la durezza di cuore degli uomini, -che vorrebbero vedersi l'anima seder dinanzi sopra una sedia, per -credere alla di lei esistenza:[560] Filelfo nella sua orazione funebre -per Francesco Sforza adduce una serie di sentenze diverse di filosofi -antichi ed anche d'Arabi a sostegno dell'immortalità, e chiude questa -miscela di testimonianze, che nella stampa occupano due pagine e mezza -molto compatte in folio,[561] con due righe: «oltre a ciò abbiamo -il Testamento vecchio ed il nuovo, che tengono il luogo di qualsiasi -certezza ed autorità». In mezzo a ciò sopravvennero i Platonici colla -dottrina dell'anima di Platone, e taluni anche, come per esempio il -Pico, con notevoli aggiunte desunte dalle dottrine del Cristianesimo. -Ma gli avversari riempivano il mondo erudito delle loro opinioni. -Al principio del secolo XVI lo scandalo, che ne risentì la Chiesa, -era talmente grande, che Leone X nel Concilio Lateranense (1513) -dovette pubblicare una costituzione[562] a difesa della immortalità e -individualità dell'anima, quest'ultima contro coloro che insegnavano -non esser l'anima in tutti gli uomini che una sola. Pochi anni dopo -però apparve il libro del Pomponazzo, dove si mostra l'impossibilità di -una prova filosofica dell'immortalità, ed allora la lotta si svolse in -confutazioni ed apologie, e non tacque se non di fronte alla reazione -cattolica. La preesistenza dell'anima in Dio, più o meno conforme alle -dottrine ontologiche di Platone, rimase a lungo come un'idea assai -diffusa e tornò comoda specialmente ai poeti.[563] Evidentemente non si -pensò più da vicino, quali conseguenze vi andassero connesse intorno al -modo di esistere dopo la morte. - - -Il secondo influsso dell'Antichità venne principalmente da quel -notevole frammento del libro sesto della Repubblica di Cicerone, -che è noto sotto il nome di «Sogno di Scipione». Senza il commento -di Macrobio probabilmente anch'esso sarebbe andato perduto, come -tutta la seconda metà di quest'opera; ma allora era assai diffuso in -innumerevoli manoscritti[564] e, quando nacque l'arte tipografica, in -moltissime ristampe, e fu in più guise commentato. È la designazione -della vita gloriosa, che aspetta i grandi uomini dopo la morte nel -concento delle sfere celesti. Questo cielo del mondo pagano, pel -quale a poco a poco trovaronsi anche altre testimonianze antiche, si -venne mano mano sostituendo al cielo promesso ai cristiani in quella -stessa misura, nella quale l'ideale della grandezza storica e della -fama gettò nell'ombra le idealità della vita cristiana, e, ciò non -ostante, il sentimento non ne restava tanto offeso, come colla dottrina -della morte definitiva di tutto l'uomo. Ancora il Petrarca cominciò a -fondare le sue speranze principalmente su questo Sogno di Scipione, -su altre espressioni che si riscontrano in Cicerone e sul Fedone di -Platone, senza nemmeno menzionare la Bibbia.[565] «Perchè, esclama -egli in qualche parte de' suoi scritti, non dovrei io come cattolico -partecipare ad una speranza, che trovo accettabile presso i pagani?». -Un po' più tardi Coluccio Salutati scrisse le sue «Fatiche d'Ercole» -(che sussistono ancora manoscritte), dove nella conclusione si prova, -che agli uomini attivi e operosi, che sulla terra sostennero lotte -straordinarie, di diritto appartiene un seggio sopra le stelle.[566] -E se anche Dante confinò rigorosamente i grandi del paganesimo (ai -quali certamente egli accordava il Paradiso) nel Limbo, ch'egli pone al -limitare dell'Inferno,[567] ora invece la poesia si mostrò più corriva -e diffuse idee molto più larghe intorno al mondo avvenire. Cosimo il -Vecchio, giusta una poesia di Bernardo Pulci scritta in occasione della -sua morte, era stato accolto in cielo da Cicerone, che al pari di lui -fu detto «padre della patria», dai Fabj, da Curio, da Fabrizio e da -molti altri, coi quali sarà un nuovo ornamento di quel coro, nel quale -non cantano che le anime scevre d'ogni colpa e d'ogni rimprovero.[568] - - -Ma negli antichi autori c'era anche un altro concetto, e d'assai meno -lusinghiero, del mondo futuro, vale a dire il regno delle ombre di -Omero e di quei poeti, che non avevano saputo ancora dar forma umana -a quel modo di esistere. Anche questo concetto impressionò l'animo di -taluni. Gioviano Pontano in qualche punto delle sue opere pone in bocca -al Sannazzaro il racconto di una visione[569] avuta di buon mattino nel -sonno. In essa gli appare un amico morto, Ferrando Gennaro, col quale -egli altre volte s'era intrattenuto sull'immortalità dell'anima: egli -lo interroga, se sia vera l'eternità e l'atrocità delle pene infernali? -L'ombra, dopo qualche istante di silenzio, risponde al tutto nel senso -della risposta di Achille ad Odisseo: «di questo ti faccio certo, che -noi usciti dalla vita corporale portiamo il più grande desiderio di -ritornare in essa». Poi saluta e scompare. - -Non si può assolutamente disconoscere che simili idee implicavano -affatto la distruzione dei dogmi fondamentali del Cristianesimo. I -concetti della prima caduta dell'uomo e della Redenzione devono essere -scomparsi quasi del tutto. Nè bisogna lasciarsi illudere dall'effetto -prodotto dai giubilei e dalle penitenze pubbliche, di cui s'è parlato -altrove (v. pag. 264 e seg. e 290 e seg.); poichè, ammesso anche che -v'abbiano partecipato, al pari di tutti gli altri, altresì gli uomini -individualmente più colti ed istrutti, tale partecipazione non era -tanto l'effetto di un vivo sentimento religioso, quanto è assai più -un bisogno di cercar forti commozioni, una sensazione violenta degli -spiriti dinanzi a qualche grande calamità, un grido di disperazione -lanciato verso il cielo, perchè mandasse un aiuto straordinario. Il -risvegliarsi della coscienza non portava di necessità il sentimento -della corruzione umana e del bisogno di una Redenzione, anzi anche -una grande penitenza esteriore non implicava per sè un pentimento -assoluto in senso cristiano. Se taluni, dotati di una energia -straordinaria, ci narrano che il loro principio era quello di non voler -pentirsi giammai di nulla,[570] può ben essere che ciò si riferisca -innanzi tutto a cose per sè stesse indifferenti, a viste o ad errori -commessi nel campo della vita pratica, ma il passaggio da questo al -campo morale è facilissimo, quando la sorgente di quel principio è -universale e risiede nel sentimento individuale della propria forza. -Il Cristianesimo passivo e contemplativo, colle sue speranze in una -vita migliore al di là della tomba, non aveva più alcun predominio su -questi uomini. Il Machiavelli lancia espressamente l'ultima parola su -esso, affermandolo dannoso allo Stato e inutile alla difesa delle sue -libertà.[571] - - -Ora qual forma doveva dunque assumere negli uomini più serii il -sentimento religioso, che, in onta a tutto questo, ancora esisteva? -Il Teismo o Deismo, comunque lo si voglia chiamare. Quest'ultimo nome -parrebbe convenir meglio a quel modo di pensare, che ha già abbandonato -ogni credenza cristiana, senza cercare o trovare un ulteriore compenso -per soddisfare ai bisogni del sentimento. Il Teismo invece si riconosce -in una più elevata e positiva devozione verso l'Ente divino, che il -medio-evo non aveva mai conosciuto. Una tale devozione non esclude per -nulla il Cristianesimo, e può benissimo in ogni tempo conciliarsi colle -sue dottrine sul peccato, sulla redenzione e sull'immortalità, ma può -anche sussistere senza di esse. - -Talvolta essa si manifesta con una ingenuità quasi infantile, anzi con -un colorito mezzo pagano: in Dio essa vede l'Essere onnipotente, che è -meta e compimento di tutti i desideri. Agnolo Pandolfini racconta,[572] -come, dopo le sue nozze, egli si sia ritirato colla propria consorte -dinanzi all'altare domestico, dove era l'immagine di Nostra Donna, -orando non solo a lei, ma anche a Dio Padre, perchè fosse loro concesso -un giusto uso dei beni di fortuna, una lunga convivenza in pace e -in concordia, e molti discendenti maschi: «per me chiesi ricchezza, -amicizie ed onori, per lei integrità e onestà e che fosse buona -massaia». Se poi accade, che la preghiera abbia nella espressione un -forte colorito d'antichità, si ha talvolta molta difficoltà a sceverare -in essa lo stile, che è pagano, dal senso, che è pure sempre quello di -un Teismo cristiano.[573] - -Questo sentimento si manifesta qua e là con molta verità nella -sventura. Degli ultimi anni del Firenzuola, che giacque lungamente -ammalato di febbre, ci restano alcune preghiere a Dio, nelle quali -egli incidentalmente accentua le sue credenze cristiane, e tuttavia -ci appare imbevuto di sentimenti teistici i più pronunciati.[574] -Egli non considera punto i suoi dolori come una conseguenza delle sue -colpe o come una prova e preparazione alla vita avvenire; è un affare -immediato tra lui e Dio solo, che fra l'uomo e la disperazione ha posto -il potente amor della vita. «Io impreco, esclama egli, ma contro alla -natura soltanto; imperocchè la tua grandezza mi vieta di nominarti.... -dammi la morte, o Signore, io te ne supplico, dammi tosto la morte!» - -Vero è che una prova evidente di un Teismo manifesto e sentito si -cercherebbe indarno in questa e in simili espressioni; quelli che le -emisero, credevano ancora in parte di essere cristiani e rispettavano, -oltre a ciò, per motivi diversi la dottrina emanata dalla Chiesa. Ma al -tempo della Riforma, quando il pensiero fu costretto a manifestarsi in -tutta la sua pienezza, questo modo di pensare acquistò una coscienza -esplicita; un buon numero di protestanti italiani si dichiararono -Anti-trinitarj, e i Sociniani fuggiaschi in lontane regioni fecero -perfino il notevole tentativo di costituire una Chiesa in questo senso. -In ogni modo dal fin qui detto apparirà per lo meno evidentemente, -che, oltre ai razionalisti della scuola umanistica, anche altri spiriti -seguivano arditamente questa corrente. - -Un centro di Teismo pronunciatissimo fu l'Accademia Platonica di -Firenze, e in essa nessuno lo professò così apertamente come Lorenzo -il Magnifico. Le opere dottrinali e perfino le lettere famigliari di -quel circolo di dotti non ci danno che la metà dei loro sentimenti e -del loro pensiero. Egli è vero che Lorenzo dalla sua gioventù sino alla -fine della sua vita si dichiarò in fatto di credenze cristiano,[575] e -che Pico fu anzi ligio alle idee del Savonarola e piegò a sentimenti -di un ascetismo claustrale.[576] Ma negli inni di Lorenzo,[577] che -siamo tentati di designare come il maggior prodotto dello spirito -di quella scuola, parla aperto il Teismo, e precisamente nel senso, -che riguarda il mondo come un gran Cosmo fisico e morale. Mentre gli -uomini del medio-evo considerano questo stesso mondo soltanto come una -valle di lagrime, che il Papa e l'Imperatore debbono guidare sino alla -venuta dell'Anticristo, mentre i fatalisti del Rinascimento oscillano -perplessi tra momenti di violenta energia e di cupa rassegnazione o di -delirj superstiziosi, qui un'eletta schiera di spiriti superiori[578] -coltiva l'idea, che il mondo visibile sia stato creato da Dio per solo -amore, e che esso sia una riproduzione del tipo esistente in lui, e -ch'egli ne sia pur sempre l'eterno motore e conservatore. L'uomo, -riconoscendo Iddio, può attirarlo nella sua cerchia ristretta, ma -amandolo può anche abbracciar l'infinito, e questa è la beatitudine, di -cui è lecito goder sulla terra. - -Qui gli ultimi accenti del misticismo del medio-evo si fondono colle -dottrine platoniche e con idee e sentimenti al tutto moderni. Così -si veniva maturando il miglior frutto di quella cognizione del mondo -esteriore e dell'uomo, che basta da sola a collocare il Rinascimento -italiano alla testa di tutta la civiltà moderna. - - - FINE DEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO. - - - - -INDICE E SOMMARIO - -DELLE MATERIE CONTENUTE NEL VOLUME SECONDO ED ULTIMO - - - PARTE QUARTA. - Scoperta del mondo esteriore e dell'uomo. - - I. — VIAGGI DEGLI ITALIANI. - Colombo. — La Cosmografia nelle sue attinenze coi viaggi Pag. 7 - II. — LE SCIENZE NATURALI IN ITALIA. - Tendenze all'empirismo. — Dante e l'astronomia. — Ingerenza - della Chiesa. — Influenza dell'umanismo. — Botanica; - i cultori del giardinaggio. — Zoologia; i Serragli. — Il - seguito di Ippolito de' Medici; gli schiavi » 13 - III. — SCOPERTA DEL BELLO NEL PAESAGGIO. - Il paesaggio nel medio-evo. — Il Petrarca e le ascensioni - alpine. — Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — La - scuola fiamminga. — Enea Silvio e le sue descrizioni » 25 - IV. — SCOPERTE SULL'UOMO. - Espedienti psicologici; i temperamenti » 41 - V. — RAPPRESENTAZIONE DELL'ELEMENTO SPIRITUALE NELLA POESIA. - Valore intrinseco del verso sciolto, e del sonetto. — Dante - e la sua «Vita nuova». — La Divina Commedia. — Il Petrarca - pittore degli affetti e dei sentimenti. — Il Boccaccio e - la Fiammetta. — Scarso sviluppo della tragedia. — La pompa - della rappresentazione nociva al dramma. — Intermezzi e - balli. — Commedia in genere e commedia dell'arte. — Epopea - romantica. — Scoloriture necessarie nella pittura dei - caratteri. — Il Pulci e il Bojardo. — Legge intima dei loro - componimenti. — L'Ariosto e il suo stile. — Il Folengo e - la parodia. — Il Tasso come antitesi » 45 - VI. — LE BIOGRAFIE. - Progresso degli Italiani di fronte al medio-evo. — Biografi - toscani. — Biografi d'altre regioni - d'Italia. — L'autobiografia: Enea Silvio. — Benvenuto - Cellini. — Girolamo Cardano. — Luigi Cornaro » 73 - VII. — CARATTERISTICA DEI POPOLI E DELLE CITTÀ. - Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del - secolo XVI » 89 - VIII. — DESCRIZIONE DELL'UOMO ESTERIORE. - La Bellezza negli scritti di Boccaccio. — L'ideale della - Bellezza del Firenzuola. — Definizioni generali di - quest'ultimo » 93 - IX. — DESCRIZIONE DELLA VITA REALE ORDINARIA. - Enea Silvio ed altri. — Convenzionalismo bucolico dal - Petrarca in avanti. — Condizione effettiva dei - contadini. — Schietta rappresentazione poetica della - vita campestre. — Battista Mantovano, Lorenzo il - Magnifico, il Pulci. — Angelo Poliziano. — L'umanità - e l'idea dell'uomo in generale » 101 - - PARTE QUINTA. - La vita sociale e le feste. - - I. — Contrasto col medio-evo. — La convivenza nelle - città. — Negazione teorica della nobiltà. — Contegno - dell'aristocrazia secondo i paesi. — Sua posizione - di fronte allo svolgersi progressivo della - cultura. — Posteriori influenze spagnuole. — Le - dignità cavalleresche dal medio-evo in avanti. — I - tornei e le loro caricature. — La nobiltà come - requisito indispensabile a' cortigiani » 113 - II. — RAFFINAMENTO ESTERIORE DELLA VITA. - Abbigliamenti e mode. — Articoli di toeletta delle - donne. — Pulitezza esteriore. — Il galateo e la buona - creanza. — Comodità ed eleganza » 127 - III. — LA LINGUA COME BASE DEL VIVERE SOCIALE. - Formazione di una lingua ideale. — Diffusione sempre - crescente della medesima. — I puristi più - rigidi. — Meschinità dei loro trionfi. — La - conversazione » 139 - IV. — LA FORMA PIÙ ELEVATA DELLA VITA SOCIALE. - Convenienze sociali e statuti. — I novellieri e il loro - uditorio. — Le grandi dame e le loro sale. — La - società fiorentina. — La società di Lorenzo descritta - da lui medesimo » 149 - V. — L'UOMO PERFETTO DI SOCIETÀ. - Suoi amori. — Sue qualità esterne ed interne. — Gli - esercizi corporali. — La musica. — Gl'istrumenti e i - virtuosi. — Dilettanti in società » 155 - VI. — CONDIZIONE DELLA DONNA. - Sua educazione pari a quella dell'uomo. — Carattere - virile delle sue poesie. — Sviluppo completo della - sua personalità. — La donna-uomo (_virago_). — La - donna nella società. — Cultura delle cortigiane » 163 - VII. — IL GOVERNO DELLA FAMIGLIA. - Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville - e la vita campestre » 173 - VIII. — LE FESTE. - Loro forme rudimentali, il Mistero e la - Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle - d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte - italiana. — Rappresentanti storici - dell'universalità. — Le rappresentazioni dei - Misteri. — Il Corpusdomini in - Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e - ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi - spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale - a Roma e a Firenze » 179 - - PARTE SESTA. - La Morale e la Religione. - - I. — LA MORALITÀ. - Canoni critici. — Coscienza della - demoralizzazione. — Sentimento moderno - dell'onore. — Predominio della fantasia. — Tendenza - al giuoco ed alla vendetta. — Offese alla fede - coniugale. — Situazione morale della donna. — L'amore - spiritualizzato. — Tendenza generale al delitto. — Il - malandrinaggio. — L'assassinio pagato, gli - avvelenamenti. — Malfattori in senso assoluto. — La - moralità in rapporto con lo sviluppo della - vita individuale » 213 - II. — LA RELIGIONE NELLA VITA QUOTIDIANA. - Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di - fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le - fraterie. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione - domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale - ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli - di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento - pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle - reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel - culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento - poliziesco in Ferrara » 249 - III. — LA RELIGIONE E LO SPIRITO DEL RINASCIMENTO. - Soggettivismo necessario. — Tendenze mondane. — Tolleranza - verso l'islamismo. — Legittime aspirazioni di tutte - le religioni. — Influenza dell'antichità. — Pretesi - epicurei. — Dottrina del libero arbitrio. — Umanisti - devoti. — Indirizzo mediano degli umanisti in - generale. — Primordii della critica religiosa. — Fatalismo - degli umanisti. — Riti esterni pagani » 295 - IV. — INNESTO DI ANTICA E MODERNA SUPERSTIZIONE. - L'astrologia. — Sua diffusione ed influenza. — Suoi - avversari in Italia. — Confutazione di Pico e suoi - effetti. — Superstizioni diverse. — Superstizione degli - umanisti. Spettri di persone morte. — Credenza nei - demoni. — La strega italiana. — Il paese classico delle - streghe presso Norcia. — Fusione e rapporti colla - stregoneria del nord. — Malìe delle - meretrici. — L'incantatore e lo scongiuratore. — I - demonii sulla via di Roma. — Singole specie di malìe: - i telesmi. — Magia del getto dei fondamenti. — Il - negromante presso i poeti. — Storiella magica di - Benvenuto Cellini. — La magìa in decrescenza. — Specie - affini della stessa; l'alchimia » 317 - V. — CROLLO DELLA FEDE IN GENERALE. - La confessione del Boscoli. — Confusione religiosa e - scetticismo generale. — Contesa sull'immortalità. — Il - cielo dei pagani. — Il mondo avvenire di - Omero. — Abbandono delle dottrine del - Cristianesimo. — Il deismo italiano » 365 - - - - -NOTE: - - -[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un -prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a -pag. 91 e segg. - -[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero -troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III -imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol. -II, p. 87). - -[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu -sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a -capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro -non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme. - -[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo -ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando -omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle -rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo -un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro -Alberti. - -[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols. -Paris, 1838. - -[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe -constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere -osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze -matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto. - -[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg. - -[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant. -italic._ t. VI, _pars_ III. - -[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg. -Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini -non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze -naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più -elevati, che in parte anche raggiunse. - -[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata -anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle -appendici al _Laurentius_ di Fabroni. - -[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia -illustr. poetar. recent._ - -[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de -S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco -di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi, -cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri. - -[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — -In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno -XXXIII, 22. - -[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della -città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del -1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di -spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel -1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme -in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli, -cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono -e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer. -ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da -questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda -giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de' -Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del -serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la -cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio -della morte di Lorenzo. - -[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — -Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come -un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143. - -[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497. -— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p. -382, all'anno 1434. - -[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti -adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, -specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. -Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di -caccie con leopardi. - -[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della -selvaggina pag. 193. - -[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile -si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor -meno accentuatamente. - -[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del -cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni -e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie: -_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg. - -[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012. - -[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano -d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze, -veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico -ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz. -_Miscell_. IV, 516. - -[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi -nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche -nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni -tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg. - -[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici. - -[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche -notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un -cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De -obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre -parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche -cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo -del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma -non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_ -designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_. -— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa -(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, -presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori -in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri -signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli -schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come -_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno -prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_, -I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento -fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. — -Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17: -negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona -in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale -compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456: -uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_, -cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. -— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II, -col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia, -dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, -_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi -lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il -sale. - -[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di -questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt. - -[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo -Grimm riportate da Humboldt, l. c. - -[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66. - -[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato -a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio. -_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di -mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra -in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e -dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza -di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di -superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_, -II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._ -III. - -[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva -nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II, -molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, -alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste -cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se -colligere_. - -[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249. - -[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_, -specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle -opere di S. Agostino. - -[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta -cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes -et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque -me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita -oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605. - -[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558. - -[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di -Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_. -Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54. - -[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_. - -[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624. - -[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9. - -[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia -della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva -un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo -IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono -questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta -all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti. - -[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310: -_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti, -nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, -coerente. - -[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M. -Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il -soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di -Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di -S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida -descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte -Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto, -p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e -Grottaferrata. - -[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_. - -[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et -varia videndi cupidius_. - -[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri -cfr. vol. I, pag. 190 e segg. - -[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo -sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo. - -[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90) -contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre -la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi, -quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome -dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti, -il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la -bellezza del paesaggio. - -[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, -quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la -decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche -oggidì. - -[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544. - -[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg. - -[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de -France_ di Michelet (_Introd._). - -[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella -_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533. - -[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso -equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei -pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De -occulta philosophia_, c. 52. - -[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg. - -[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la -prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba -a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di -verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più -nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174. - -[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante -nella _Vita nuova_, p. 10 e 12. - -[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg. - -[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio -cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti, -_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto -nella bocca del popolo. - -[58] _Vita nuova_, p. 52. - -[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si -ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti -che vi si riferiscono nel _Convito._ - -[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei -paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a -qualunque descrizione fatta col mezzo della parola. - -[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti -relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone, -e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di -questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai! - -[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_. - -[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso -teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII. - -[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio -del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di -gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_; -ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una -storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui -matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per -di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle -_Cento novelle antiche_). - -[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare -abbastanza alle singole corti ed ai principi. - -[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi -VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_. - -[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor. -Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si -presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi -_la montre_. - -[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su -quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393, -397. - -[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di -Tito Strozza. - -[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci -pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce -troppo chiaro. - -[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f. -168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con -invenzioni o personaggi troppo ridicoli_. - -[72] Sansovino, l. c. - -[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI, -III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei -dialetti in generale. - -[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si -può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto -rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V. -Murat. XXIV, col. 393. - -[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante -Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX, -stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di -Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22). - -[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei -v. più avanti. - -[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496. - -[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_. - -[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe -perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi -come apocrifo e di posteriore sovrapposizione. - -[80] La prima edizione è dell'anno 1516. - -[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove -narrazioni. - -[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e -segg. - -[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. -vol. I, p. 216. - -[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76. -— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e -altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone. - -[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire. -— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si -cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno -scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm. -Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p. -446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico -I (p. 640). - -[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, -di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle -molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed -altrove. - -[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di -Stuttgard_. - -[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII. - -[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso -Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51. - -[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota. - -[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di -preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai -posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva -e parlante dell'individualità. - -[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, -quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences -mathémat._ III, p. 167 e segg. - -[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, -che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50. - -[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente -detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele -Barbaro. — Più volte stampati. - -[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62? - -[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora -nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X) -il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber -de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6. - -[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore -importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV, -cap. 18. - -[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia, -vedi vol. I, pag. 84 e segg. - -[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di -sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, -Parte I, Nov. 34. - -[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III, -p. 56 e segg.). - -[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre -volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto -di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c. -III, p. 187): - - Misero il Varchi e più infelici noi, - Se a vostre virtudi accidentali - Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi! - -[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke, -Storia dei Papi, I, p. 385. - -[103] _Descrizione di tutta l'Italia_. - -[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc. -Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547). - -[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma -scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia -poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti -gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e -provinciali. - -[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello -scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. -Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei -Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III, -13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni -germaniche. - -[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75. - -[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII. - -[109] La lezione qui evidentemente è guasta. - -[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni. - -[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non -dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto -racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue -ninfe. - -[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del -Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della -bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52 -nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che -sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il -Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176. - -[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in -grazia del colorito. - -[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli -occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole -Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86). -La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si -spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma -che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a -petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava -nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia - - Fit primo intuitu caecus et inde lapis. - -Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto -marmorizzato dal di lei sguardo: - - Lumine Borgiados saxificatus Amor. - -Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che -si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa -li possedeva entrambi. - -Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non -parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII. -p. 306). - -I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel -tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto -nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha -capo romano_). - -[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può -restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si -permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori -nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani -o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In -generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e -finezza. - -[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die -deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg. - -[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, -veggasi a pag. 28, nota. - -[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61. - -[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae -Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un -certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe -cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu -facile exprimentem_. - -[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391. - -[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario -all'Egloga del Castiglione_. - -[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi, -_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto -inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati -stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di -Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo -in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri -di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente -spaventevole. - -[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe -scritto due egloghe, probabilmente in latino. - -[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone» -miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo -travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa -d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale -fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia -e saggia ninfa» e simili. - -[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano -(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a -qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno -ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi -città. - -[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_, -cap. V, Str. 54-58. - -[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI -di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v. -_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola -dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a -meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini, -_Del governo della famiglia_, p. 86. - -[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II. - -[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta -poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da -Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr. -vol. I, pag. 203 nota. - -[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle -speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più -particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera -con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e -con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione -non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di -consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in -modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol. -259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun -luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di -qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado -di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso -Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138. - -[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie -molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il -nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca -se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di -prendervi parte. - -[132] _Ibid._ II, p. 149. - -[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._ -e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed -Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da -me consultati. - -[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75. - -[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti, -alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei -costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213. - -[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche -in edizioni separate. - -[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli. - -[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle -campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -12. - -[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una -moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi -fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal -Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268. - -[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3. - -[141] _Paradiso_, XVI, in principio. - -[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi. - -[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_. - -[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia -assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen. -Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia -e di Eurialo_). - -[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._ -7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia -si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi). - -[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva -considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto -dell'aristocrazia. - -[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta -Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche -contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_ -III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una -eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero -parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota. - -[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce -soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente -oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale -va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece -in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De -incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica -amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente -non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava -nelle diverse classi sociali fuori d'Italia. - -[149] Masuccio, _Nov._ 19. - -[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. — -Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la -dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene -appunto a questo tempo. - -[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo -senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare -il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite, -ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai -grandi possessori fondiarj. - -[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150. - -[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27. - -[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_. - -[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle -_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli -in un torneo vide cadere un cavaliere. - -[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7), -parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non -combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi». - -[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre. -Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese -ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini -nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia -più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè -citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526. - -[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci. -Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor. -fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de' -Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_. -— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i -cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta, -ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive -per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare. -Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario -ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino, -_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v. -Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908, -909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a -proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani. -— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette -l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi -settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_. -passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc. - -[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18. - -[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus, -Balth. Castellio_ ecc. - -[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78. - -[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano, -e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della -fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle -— è quello della _Flora_ del Tiziano. - -[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae -perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu -ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest, -coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus, -ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et -tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum -fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in -quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines -modum illis et quasi formulam quandam praescribant_. - -[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso -Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata -anche la moda tedesca. - -[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche -Trachten, und Modenwelt._ - -[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in -Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle -mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto -le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso -sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per -avventura una allusione alla stampa mediante un modello? - -[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli -morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta -menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma -solo per rendere più chiara la sua pronuncia. - -[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di -Savonarola, (v. più innanzi.) - -[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di -sole_. Cfr. sopra, pag. 96. - -[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119: -nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea -di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora -in gran parte sulla superstizione e sulla magia. - -[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato -schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira -III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e -in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil. -Beroald. sen. Carmina_. - -[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà -una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente -pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende -seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale. - -[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le -promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla -città. Cfr. sopra pag. 107. - -[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118. - -[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello, -_Parte_ II, _Nov._ 47. - -[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che -l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel -tempo, serbano ancora qualche traccia di odore. - -[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e -p. 625 nella _Vita del Niccoli_. - -[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6. - -[179] Paul. Jov. _Elogia_. - -[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880); -egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia -faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem -facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_. - -[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava -un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200 -cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze -aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si -conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto -sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor. -fiorent._ III, p. 86. - -[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_ -di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino -_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I -Caratteri_. - -[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti -esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze -essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del -Lasca. - -[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_ -I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, -e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con -damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127. - -[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25. - -[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, -secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua -morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si -esprime nel principio del «Convito». - -[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura -e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno -rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In -esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si -sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle -corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli -giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni -letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei -dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì -come lingua ufficiale. - -[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18. - -[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in -Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco. - -[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse -adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di -ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso -(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano -molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in -derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel -Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31. - -[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè -abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima -in mille punti. - -[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici -vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo -di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo -per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto -di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di -Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522) -si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga -dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua, -e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche -vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in -Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro -secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto. - -[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla -_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le -Novelle. - -[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo, -il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la -questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo. - -[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire -del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio -Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici. - -[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo -_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in -Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e -la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta -società). Cfr. pag. 114. - -[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica -genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. — -I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere -minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società -in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. — -Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel -convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I, -cap. 30. - -[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici -del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_. - -[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309. - -[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II, -10, 34, 55, III, 17, ecc. - -[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il -Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_, -III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21. - -[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno -dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una -parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più -in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno -spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli -è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce -in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè -carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro -sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_. - -[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul -principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L. -I. - -[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143. - -[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione -di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 -(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: -dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia -in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque -praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare, -equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut -declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis -hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis -Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra -i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di -legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e -35: delle arti dei ginnasti. - -[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere -nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva -esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del -dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava -anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in -pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno -ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2, -p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S. -Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia -non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il -cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino -dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini -cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208. - -[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che -accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi -il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo -XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav. -antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica -alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano -fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi -il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia -alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente -di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta -una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De -vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce -una singolare eccezione in proposito. - -Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo -si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione -comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano -anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i -suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il -compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali) -erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo) -mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo -_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e -segg. - -[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non -sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un -Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III, -27. - -[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. — -Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di -Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità -del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di -celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione, -trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il -cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima -incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia. - -[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori -raccoglievano anche libri musicali. - -[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari -(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico -già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri, -fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze, -_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X -abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual -passione aveva anche Pietro primogenito. - -[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41. - -[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile -e raro per dilettanti fuori d'Italia. - -[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio -Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro -tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione -dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit. -_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola -non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto -propriamente detto. - -[215] Scardeonius, l. c. - -[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come -la quinta o la sesta. - -[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo -studio delle arti figurative. - -[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di -Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._ -XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande -_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento -anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio -aveva scritto il Decamerone. - -[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi -moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam -ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut -te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia -et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi -nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532. - -[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e -segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch. -Stor. Append._ II, p. 250. - -[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano -a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo -sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe -inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si -dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano, -non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso -molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel -Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa -del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina. - -[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero -apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune -fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, -_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27. - -[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III, -_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di -una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e -innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille -altri autori». - -[224] Bandello, II, 51, IV, 16. - -[225] Bandello, IV, 8. - -[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, -_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7. - -[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel -calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del -resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è -enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura. - -[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182 -e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al -quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol. -II, p. 37. - -[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un -punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica, -che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno -l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando -e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della -famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse: -nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe -(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._) - -In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di -sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap. -VII, Str. 42) stabilisce questo principio; - - Sol gli asini si ponno bastonare, - Se una tal bestia fussi, patirei. - -[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar -ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case -di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle -rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_. - -[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato -come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma. - -[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa. - -[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca -di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno -ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr. -anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV. -(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.). - -[234] Giov. Villani, VIII, 70. - -[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). — -Corio, fol. 417, 421. - -[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in -terzine. - -[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli -Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray -prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie -di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate -da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor. -Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433. - -[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle -metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla -porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore -(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure, -non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_. -XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare -la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre -potrebbe anche essere indizio di fuga ecc. - -[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19. - -[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del -secolo XV. - -[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_ -del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della -caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua -casa. Cfr. vol. I, pag. 350. - -[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap. -49.[243] - -[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto, -che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere -una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso -Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed -una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel -quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il -resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa -abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di -Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una -collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno -dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di -voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno -dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli -veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16 -Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_. - -[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad -a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461 -(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le -statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per -lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste -durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza -dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III. -Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_ -di Nic. Lauckmann. - -[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero -trarne partito. - -[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_, -Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le -rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833. -— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione -di Pathelin. - -[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli -di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva -con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi -vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p. -53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel -1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità. - -[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82. - -[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg. -_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_. - -[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione -di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva -macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della -Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il -card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino -il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v. -Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194. - -[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella -crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta. - -[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p. -383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere -di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con -ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere -di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma -rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come -il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg. - -[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767. - -[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36. - -[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed. -Bossi, I, p. 220 e III, p. 263. - -[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa -pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_. -presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492. - -[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea -vedere_. - -[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili. - -[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che -lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per -alludere al nome del papa, Silvio. - -[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, -col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi -spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono, -insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. — -E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si -loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di -caccia. - -[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro -usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto, -presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento -di Pio II nel 1459. - -[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ -II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I, -pag. 63 e 69. - -[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile -fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza -dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto -rappresentare «l'età dell'oro». - -[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_. - -[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17. - -[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg. - -[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle -feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di -pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in -Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491. -Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233. - -[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La -descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta. - -[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande. - -[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5 -marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche -cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche -Mythologie_. - -[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. — -Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di -Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole. - -[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119. - -[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119. - -[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus -Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo -timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni. -Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1. - -[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver -assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano -Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima -ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la -Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch. -Stor._ III, p. 305. - -[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina -196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di -Alfonso a Napoli. - -[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260. - -[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e -segg. - -[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di -figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate -eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli -equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito -del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo -palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col. -909, ad a. 1490. - -[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia -nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi -le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti -a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si -veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal -des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360. - -[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci. - -[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118 -e segg. - -[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251. - -[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza -importantissima nel suo genere. - -[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_. - -[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una -ruota s'ebbe per sinistro augurio. - -[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47. - -[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si -chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei -_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie. - -[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V, -foli 28. - -[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. — -Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. — -Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat. -XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ — -Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV, -col. 384. - -[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima. -Cfr. Tommasi, l. c. p. 322. - -[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211. - -[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano -ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del -palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi. - -[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_, -Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII, -p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una -parte principale nella formazione di queste feste. - -[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere -più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la -Francia e la Spagna. - -[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._ - -[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo -attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France -nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868). - -[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere -inedite_, vol. I). - -[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo), -la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente -conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1 -e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il -_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di -quel poema. - -[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57. - -[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè -Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di -accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica -del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso -dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della -vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in -quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana. - -[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et -ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79. - -[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I, -pag. 147 e segg. - -[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de -Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda -osservazione psicologica. - -[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_ -XVI, I, p. 415). - -[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7. - -[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464. - -[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837. - -[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono, -oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI, -_str._ 83, pag. 104 e segg. - -[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74. - -[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come -estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum, -amans justitiae_. - -[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una -forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza -della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima. - -[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante -il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180. - -[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto -in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch. -Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi -alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era -un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo. - -[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che -il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela -l'adulterio. - -[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota. - -[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4. - -[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso -il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il -fatto potrebbe costar la testa all'assassino. - -[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_, -L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede -il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca -di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili, -appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli -dimentica affatto di dircelo. - -[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim. - -[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa -risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del -1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia. - -[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è -fortunatissimo anche nel campo d'amore. - -[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la -guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo -fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee -d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova, -Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in -ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota. - -[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, -ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di -persone. - -[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis -vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le -cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi) -_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte -da B. Cellini I, 70. - -[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni -degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori -fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere. - -[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso -Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg. - -[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956. - -[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione -si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte -dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed. -Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore, -che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa -attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire. - -[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9. - -[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii -II_, presso Murat. III, II, col. 988. - -[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti -abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura, -non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente -ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene -più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che -vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e -la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non -era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. — -Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti. -_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in -occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con -sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si -sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere -avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si -tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani -VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480. - -[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il -_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre -all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai -pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran -romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde -a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di -Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere. - -[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli -non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e -di una continua superstizione astrologica. - -[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_. -1425. - -[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338. - -[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia -reso gravida anche la propria figlia e simili. - -[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata -senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese). - -[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le -persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali -prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli -uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la -dominazione straniera del secolo XVI. - -[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi -già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e -precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale -riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed -Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita -del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_. - -[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi -mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto -trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via -eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli -menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte» -fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di -quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale -vegg. in P. Giovio, p. 387. - -[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in -dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu -l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc. - -[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II, -col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia, -quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere -ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua -aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore -assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua -avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo -derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo -genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di -idee allora si vivesse e si agisse. - -[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo. - -[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_. - -[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà -napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo, -dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14. - -[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il -Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32. - -[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere -apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_. - -[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_. - -[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di -Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche -coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben -essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore -domenicano. - -[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896. - -[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo -è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della -vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e -segg., citato già a pag. 92. - -[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato -ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori -restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina, -Vitae Pontiff. p. 311. - -[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I. - -[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125. - -[356] Per vero molto incostante. - -[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco, -cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg. -specialmente la 57. - -[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362. - -[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san -Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad -un tale spediente. - -[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno -della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di -benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro, -dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in -simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con -queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava -oltre il vero_. - -[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli -trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano -le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di -quando era venuto. - -[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel -loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri. - -[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10. - -[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr. -Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._ -presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI, -col. 898. - -[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865. - -[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819. - -[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice: -canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni, -quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di -Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve -incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile -emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_ -accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al -giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si -raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per -abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10. - -[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e -segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24. - -[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo -contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che -essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case. - -[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra -esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto -distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari, -III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi -arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti. - -[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto. - -[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto -espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si -può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno -strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò -una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c. -pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu -forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag. -597, 626, 631, 637, 647. - -[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor. -bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De -viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo -una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine. - -[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei -Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa -intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno -(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto -sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa -sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina: -_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem -pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam -ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria -pereat_. - -[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna -distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo -riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno -come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per -causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin -dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di -magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi, -quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua -per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17. -Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti -questuanti di Apulejo. - -[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431. - -[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la -tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva -voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione -e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357). - -[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei -monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a -Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218). - -[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti -poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei -francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523, -1526, 1529. - -[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112. - -[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali -di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — -Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º -Firenze, Le Monnier). - -[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto -restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere -comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi -mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei -fiorentini. - -[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano -donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla -Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815. - -[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro) -_altrimenti che col fuoco_. - -[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso -Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota. - -[387] Col titolo: _De rusticorum religione_. - -[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil -genere. - -[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama: - - Ista superstitio, ducens a Manibus ortum - Tartareis, sancta de religione facessat - Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis. - -Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca -contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita -di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese -spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati -adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si -parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen. -Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto -più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una -pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov. -_Histor_. XXI, 8. - -[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i -nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di -_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo -senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate. - -[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151. - -[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla -schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che -vogliono trovare un nesso tra questi due fatti. - -[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex, -ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc. - -[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un -bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. -— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il -Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum -habita est_. - -[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno -dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485. - -[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._ - -[397] Matteo Villani, III, 15 e 16. - -[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente -in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente -conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a -razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi -del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era -sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie -lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da -Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la -santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198. - -[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto -nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse -l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa -specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata -Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario -può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san -Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia -settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente -permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_. -III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta -la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di -sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518). - -[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni, -_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra, -che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni -rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti -nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno: - - Nunc autem, postquam penitus natura Satanum - Cognita, et antiqua sine majestate relicta est, - Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos - Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa; - Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum - Marmora, et aeternae decora immortalia famae.... - -[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De -sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del -preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai -disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere -favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse. - -[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S. -Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc. - -[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_, -p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione -speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656. - -[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti -di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.). - -[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente -il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio -lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115. - -[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa -pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos -postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl. -Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei -Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni -eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed -eccitarle a penitenza. - -[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23. - -[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg. - -[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle -dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a -Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV, -col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso -Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la -sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo -compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il -cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi -nella mente degli uomini futuri_. - -[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800. - -[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg. - -[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della -Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De -rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno -di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco. - -[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi -che la cosa era disposta _con gran misterio_. - -[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326, -386, 401. - -[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star -bene con Iddio_, dice l'annalista. - -[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di -Perugia. - -[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma -evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai -preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque. - -[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo» -pag. 110. - -[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si -poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza. - -[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio, -_Nov._ 46, 48, 49. - -[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la -religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una -lacuna. - -[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e -segg. Cfr. str. 141 e segg. - -[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg. - -[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine. - -[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, -nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg. -121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta -per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di -pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag. -246). - -[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo -anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia -spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni -prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed. -Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam -in aerem evanescere, in auras affluere_. - -[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro -di Lucrezio. - -[428] _Inferno_, VII, 67-96. - -[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei -pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, -156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina. - -[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col. -532. - -[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre -quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX. - -[432] Paul. Jovii _Elogia liter._ - -[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi -le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc. - -[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la -filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia. - -[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si -miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._ - -[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di -nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da -osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa -beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto -vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta -quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel -deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli -portò i zoccoli_. - -[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. -III c. 13. - -[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915. - -[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato -con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II, -IV, c. 154, nota. - -[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286. - -[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611. - -[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_. - -[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno -degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è -scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag. -201 e nota. - -[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153. - -[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909: -_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae -rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim -praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia -stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come -quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti. -In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per -mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista, -doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa. - -[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._ - -[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli -angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più -serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o -il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_. - -[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18. - -[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti -quivi ritualmente prescritti. - -[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p. -598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag. -51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio, -presso Murat. XX, col. 1017. - -[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato -Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude -ad un astrologo della città. - -[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare -che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei -professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella -Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed. -Bossi, V, pag. 283. - -[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale -e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov. -Villani, VI, 81. - -[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era -_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto -IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186. - -[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco -Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione -pubblicò molti segreti del Papa. - -[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247. - -[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien -menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di -Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si -dice tedesco di nazione. - -[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro -secondo. - -[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro -Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria -miseria. - -[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro, -quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora -nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva -provare, se la predizione era vera. - -[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il -figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita -al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV, -II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il -medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia -annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed -in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_. - -[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in -Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso -Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco -Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo -meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413. - -[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto -vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._ -presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di -spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_, -Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I. - -[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov. -Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol. -I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del -più tardo medio-evo. - -[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli, -_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che -promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro -sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva -suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli -talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del -Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi -da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove -aveva insegnato, tornava a Forlì. - -[466] Matteo Villani, XI, 3. - -[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come -onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota. - -[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_. - -[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II, -col. 1617. - -[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi, -_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche -in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la -mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con -segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305. - -[471] Azario, presso il Corio, fol. 258. - -[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un -astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al -sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna, -«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue -cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento -della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal -des Ursins ad a. 1396. - -[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel -1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine -cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde. - -[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12. - -[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause, -e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato -qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli -dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso -del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5. - -[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV; -secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium -naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che -noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_. - -[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_): -_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro -entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis -Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163). - -[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi -citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra -aver pensato ugualmente. - -[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro -dottrine. - -[480] Giov. Villani, III, I, X, 39. - -[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4. - -[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931), -quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a -questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista, -cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor -conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI, -67. - -[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è -visibile una credenza almeno nei pronostici. - -[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII. - -[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il -suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a -scribendo deterruisse videatur_. - -[486] _De rebus coelestibus_. - -[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria -di Dante nel principio del «Convito». - -[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera -a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226, -dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al -Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude, -che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi. - -[489] _Ricordi_, l. c. N. 57. - -[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio -all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.). - -[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le -profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta -in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177. - -[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208. - -[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514. - -[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515; -cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello -scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S. -Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la -testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto. - -[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_ -presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio -concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371. - -[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al -Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso -all'astrologia. - -[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c. -53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente -accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole -ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione -delle sorti che vi vanno connesse. - -[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20. - -[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir -dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr. -Rabelais, _Pantagruel_, III, 10. - -[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo -_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le -lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47. -Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che -egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri -nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX, -col. 1016. - -[501] Parte II, _Nov._ I. - -[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante, -il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo -dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii; -e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di -contraffare la voce e il grido di tutti gli animali. - -[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467. -L'amministratore morì di spavento. - -[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._ - -[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de' -Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso. - -[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non -rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in -un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171 -(vol. I, p. 282). - -[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che -intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi -di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I -particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58. - -[508] Jov. Pontan. _Antonius_. - -[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando -di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La -legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero -encantatione d'immundi spiriti a nuocere._ - -[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag. -532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_. - -[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum -potens._ - -[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI -non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena -scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate, -tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L. -III, cap. 9. - -[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10. - -[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65. - -[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se -il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero -se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo -dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_ -VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto -Pompeo. - -[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis -desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso -di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare -affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di -un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come -la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi -delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto -processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto -dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase -delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che -in allora nuovamente si riprodussero. - -[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c. - -[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per -esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12. - -[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._ -III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897, -parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine -dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses -cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei -veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor. -arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che -getta gli altri frequentatori sulla pubblica via. - -[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle -streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono -distesamente tutte le loro ribalderie. - -[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane -apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano -certe _malìe_. - -[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152. - -[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa, -_De occulta philosophia_, cap. 39. - -[524] _Septimo Decretal_. l. c. - -[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg. - -[526] Ibid. IX, 201 e segg. - -[527] Ibid. X, 770 e segg. - -[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti -sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche -teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri -(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa -sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI). - -[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera -_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni -d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della -prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue -teorie al Sacco di Roma del 1527. - -[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse -mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440), -il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in -Italia neanche un lontano riscontro. - -[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella -«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto -dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti -pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono -aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio -Turon. VIII, 33. - -[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14. - -[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III, -1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante, -_Inferno_, XIII, 146. - -[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119, -una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra -con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam -se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem -virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche -questa del destino. - -[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli -_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte -amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p. -43. - -[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam -Petrum, Anacletum et Linum imitatus_. - -[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione -ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron. -Petershusanum_, I, 13 e 16. - -[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena. - -[539] Bandello, III, _Nov._ 52. - -[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni -giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare -di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. — -Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide, -Phantas._ XVIII. - -[541] Benv. Cellini, I. c. 64. - -[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini, -il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e -simili sciocchezze». - -[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella -Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A -questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato, -col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e -regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso -volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran -turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è, -come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo -scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di -Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della -vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese -Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso -del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di -Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel -lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi. - -[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex -florent. codicibus_, Tom. II). - -[545] Di questa specie particolare di superstizione molto -diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco -nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60. - -[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_. - -[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti. - -[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non -conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato -alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare -il suo oroscopo. - -[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_. - -[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie -della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_, -cap. 57, 52. - -[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122. - -[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque -fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più -vivacità e _ab irato._ - -[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag. -286 e seg. - -[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub -voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. — -Macaroneide, Chant._ XII. - -[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta -riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione -di dare ed avere aveva deciso a danno di lui. - -[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg. -— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p. -122, _Vita di Piero di Cosimo_. - -[557] Jov. Pontan. _Charon_. - -[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II. - -[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino, -_Venezia_, L. XIII, p. 243. - -[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260. - -[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8. - -[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8. - -[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo: -_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro -dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle -anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone -X_, ed. Bossi, II, p. 288. - -[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan. -_Pharsal_, IX, sul principio. - -[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632). - -[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le -opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli -uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra, -debitamente sieno date le stelle_. - -[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109. - -[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio -dello scultore Nicolò dell'Arca: - - Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant - Miranturque tuàs, o Nicolae, manus. - -(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912). - -[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi. - -[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei -quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io -sarei stato l'uomo più infelice del mondo. - -[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2. - -[572] _Del governo della famiglia_, p. 114. - -[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa -parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota): - - «Dii. quibus tam Coryciùs venusta - Signa, tam dives posuit sacellum, - Ulla si vestros animos piorum - Gratia tangit, - Vos jocos risusque senis faceti - Sospites servate diu; senectam - Vos date et semper viridem et Falerno - Usque madentem. - At simul longo satiatus aevo - Liquerit terras, dapibus Deorum - Laetus intersit, potiore mutans - Nectare Bachum». - -[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg. - -[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a -suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._ -178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_. - -[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad -Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_. - -[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la -cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII, -p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso -Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il -Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le -altre poesie qui nominate. - -[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo -_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere -specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso -deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più -spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo: -i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306 -nota) ne formano come il complemento. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 64206 *** |
