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-Project Gutenberg's Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver, by Jonathan Swift
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver
- In Diversi Paesi Lontani
-
-Author: Jonathan Swift
-
-Translator: F. Zannino Marsecco
-
-Release Date: April 25, 2020 [EBook #61921]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGJ DEL CAPITANO GULLIVER ***
-
-
-
-
-Produced by Mohammad Aboomar for the QuantiQual Project;
-Project ID: COALESCE/2017/117 (Irish Research Council)
-
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-
-
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-VIAGGJ
-
-DEL CAPITANO
-
-LEMUEL GULLIVER
-
-In diversi Paesi lontani.
-
-Traduzione dal Franzese.
-
-DI F. ZANNINO MARSECCO.
-
-Tomo Primo:
-
-PARTE PRIMA.
-
-Contenente il Viaggio di LILLIPUT
-
-IN VENEZIA, MDCCXLIX.
-
-Appresso Giovanni Tevernin.
-
-All’Insegna della Providenza
-
-Con Licenza de’Superiori, c Privilegio.
-
-
-
-
-LO
-STAMPATORE
-
-A chi Legge.
-
-
-SE mai con vostro gradimento vi ho servito colle mie Stampe; di servirvi
-con vostro piacere pel mezzo delle presenti non poco presumo. L’Inglese
-Aurore di quest’immaginarj Viaggj, comechè sotto il finto nome di
-Capitan LEMUEL GULLIVER, scontento (al suo dire,) non già della
-prediletta sua Patria, e neppure del generale della sua stimata Nazione;
-di certi difetti bensì notati da lui in taluni de’suoi Campatrioti,
-meditó di assalire i difetti stessi non affatto alla scoperta, ma si
-bene per imboscata. Anzi dunque (se siete Leggitore erudito) che vi
-rincresca il tornio ond’egli si è prevaluto, ammiratene l’industria,
-e la graziosità: rendendovi persuaso che non sono puramente inezie
-quelle che a prima vista per tali vi compariranno. Vivete felice.
-
-
-
-
-TAVOLA
-DE’CAPITOLI
-
-Del Viaggio di Lilliput.
-
-CAPITOLO I. CHI sia, e di qual Famiglia, l’Autore di questo Viaggio:
-primarj motivi che lo indussero a viaggiare. Fa egli naufragio, e si
-salva a nuoto sulla spiaggia di Lilliput; vi è fatto prigioniero, e più
-a dentro nel Paese resta condotto.
-
-Cap. II. L’Imperadore di Lilliput, scortato da molte persone
-riguardevoli, va a vedere l’Autore. Descrizione della Persona, e delle
-vestimenta dell’Imperadore. Alcuni Letterati del primo ordine sono
-incaricati d’instruire l’Autore del linguaggio del Paese. Ei si fa
-amare per la sua affabilità. Formasi l’Inventario di quanto si
-rinviene nelle tasche di lui, e se gli tolgono le pistole, e la spada.
-
-Cap. III. Strana maniera dell’Autore per tener ricreata Sua Maeftà
-Imperiale, e la Nobiltà tutta dell’uno, e dell’altro sesso della
-Corte di Lilliput, Altri divertimenti di questa Corte. Sotto certe
-condizioni è l’Autore rimesso in libertà.
-
-Cap. IV. Descrizione della Città Capitale di Lilliput, nomata Mildendo,
-e del Palagio dell’Imperadore. Conversazione dell’Autore con uno
-de’primi Segretarj degli affari dell’Imperio. Offresi l’Autore di
-servir al Monarca contro agl’inimici di Lui.
-
-Cap. V. Con uno stratagemma inudito l’Autore previene una incursione,
-Titolo d’onore che viengli conferito. L’Imperadore de Blefuscu
-spedisce Ambasciadori per chieder la pace. Appicciasi il fuoco
-all’Apartamento dell’Imperadrice; ma col soccorso dell’Autore resta
-estinto.
-
-Cap. VI. Scienze, Leggi, e Costumanze degli Abitanti di Lilliput. Maniera
-di allevare i loro Figliuoli. In qual modo vivesse in quel Paese
-l’Autore. Giustificazione d’una delle principali Dame della Corte.
-
-Cap. VII. L’Autore, essendo informato che i suoi nemici intentavano
-d’accusarlo d’Alto-Tradimento, rifugge a Blefuscu. Maniera ond’egli
-vi è ricevuto.
-
-Cap. VIII. Per una singolar buona sorte, presentasi all’Autore il modo
-di lasciare Blefuscu; e dopo di aver superare alcune difficoltà, sano e
-salvo alla sua Patria ei ritorna.
-
-
-DEL VIAGGIO DI BROBDINGNAG.
-
-Cap. I. DEscrizione d’una suriosa tempesta. E’inviato a terra lo
-Schifo per provvedersi d’acqua: vi s’imbarca l’Autore per iscoprir
-il Paese, Egli è lasciato sulla spiaggia; vien preso da uno degli
-Abitanti, ed è condotto in Casa d’un Fattor di Campagna. Modo
-ond’egli vi fu ricevuto. Descrizione degli Abitanti.
-
-Cap. II. Descrizione della figliuola del Fattor di Campagna. L’Autore
-è condotto a una vicina Città , e di poi alla Capitale. Particolarità
-di questo Viaggio.
-
-Cap. III. L’Autore è condotto alla Corte. La Regina il compra dal
-Fattor di Campagna, e il regala al Re. Ei disputa co’Professori di Sua
-Maeftà; e alloggiato in Corte, ed è assai ben veduto dalla Regina.
-Difende l’onore della sua Patria, e con un Nano della Regina contrasta.
-
-Cap. IV. Descrizione del Paese. Progetto per la correzione delle Carte
-Geografiche. Cosa fosse il Palagio del Re, e la Capitale. Maniera con cui
-l’Autore viaggiava. Descrizione d’uno de’principali Templi di
-Lorbrulgrud.
-
-Cap. V. Differenti Avventure ch’ebbe l’Autore. Sentenza d’un
-criminoso eseguita. L’Autore dà saggio della propia abilità
-nell’Arte Nautica.
-
-Cap. VI. L’Autore, con ogni sorta di mezzi procura di guadagnarsi la
-benevolenza del Re, e della Regina. Dà saggio della propia abilità
-nella Musica. Informasi il Re dello stato dell’Europa, e l’Autore
-soddisfa ampiamente alla curiosità di lui. Riflessioni del Re sopra
-quanto gli ha narrato l’Autore.
-
-Cap. VII. Amor dell’Autore per la sua Patria. Ei fa al Re un’assai
-vantaggiosa obblazione, la quale tuttavia è rigettata. Ingnoranza del Re
-in fatto di Politica. Angusti limiti onde ristringosi le Scienze di quel
-Paese. Leggi, e Militari affari di quel Regno. Quali turbolenze
-l’agitarono.
-
-Cap. VIII. Il Re e la Regina fanno un giro verso le Frontiere, e
-l’Autore ha l’onore d’accompagnargli. In qual modo ei ritirossi da
-quel Regno. Ritorna in Inghilterra.
-
-
-DEL VIAGGIO DI LAPUTA BALNIB. ec.
-
-Cap. I. IMprende l’Autore un terzo Viaggio; vien preso da Corsali.
-Ribalderia d’un Fiamingo L’Autore approda ad un’Isola, ed è
-ricevuto nella Città di Laputa.
-
-Cap. II. Descrizione de’Lapuziani. Quali scienze presso loro sieno più
-in voga. Compendiata idea del Re, e della sua Corte. Maniera con cui evvi
-ricevuto l’Autore. Timori ed inquietudini a quali quegli Abitanti sono
-suggetti. Descrizione delle Donne.
-
-Cap. III. Fenomeno spiegato col soccorso della Filosofia, e
-dell’Astronomia Moderna. Abilità de’Lapuziani nell’ultima di
-queste due Scienze. Metodo del Re per reprimere le sedizioni.
-
-Cap. IV. L’Autore parte da Laputa, è condotto a Balnibarbi, e arriva
-alla Capitale. Descrizione di questa Città, e del suo Distretto.
-Ospitalità con cui egli è ricevuto da un Gran Signore. Sua
-conversazione con esse lui.
-
-Cap. V. L’Autore ha la permissione di vedere la Grande Accademia di
-Lagado. Ampia descrizione di quest’Accademia. Arti nelle quali vi
-c’impiegano i Professori.
-
-Cap. VI. Continuazione del medesimo Argomento. Propone l’Autore alcuni
-nuovi Ritrovamenti, che con grandi applausi sono ricevuti.
-
-Cap. VII. L’Autore lascia Lagado, e arriva a Maldonada. Non essendovi
-pronto alla vela verun Vascello, fa un giro a Glubbdubdribb. Accoglimento
-che gli fa il Governatore.
-
-Cap. VIII. Curioso specificato racconto sopra la Città di Glubbdubdribb.
-Alcune correzioni dell’Antica e della Moderna Storia.
-
-Cap. IX. Ritorna l’Autore a Maldonada, e fa vela pel Regno di Luggnagg.
-Vi è posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui
-egli vi è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi.
-
-Cap. X. Elogio de’Luggnaggiani. Particolar descrizione degli
-Strulbdruggs, con molte conversazioni fra l’Autore ed alcune persone
-del primo carattere, su questo Suggetto.
-
-Cap. XI. L’Autore lascia Luggnagg, e va al Giapone: donde sopra un
-Vascello Ollandese si restituisce ad Amsterdam, e d’Amsterdam in
-Inghilterra.
-
-
-DEL VIAGGIO AL PAESE DEGLI HOUYHNHNMS.
-
-Cap. I. IN qualità di Capitano d’un Vascello imprendesi dall’Autore
-un Viaggio. La sua Ciurma cospira contra di lui; per qualche spazio di
-tempo il tiene sequestrato uella di lui Camera, e il mette a terra in un
-Paese incognito. Ei s’interna nel Paese medesimo. Descrizione d’un
-strano animale nominato Yahoo. Due Houyhnhnms sono riscontrati
-dall’Autore.
-
-Cap. II. Un Houyhnhnms guida l’Autore alla sua Casa. Descrizione di
-questa Casa. Maniera con cui vi è ricevuto l’Autore. Nutritura degli
-Houyhnhnms. E’Ll’Autore proveduto d’alimenti dopa d’aver temuto
-di mancarne. Suo modo di nutricarsi in quel Paese.
-
-Cap. III. Applicasi l’Autore ad apprendere la favella del Paese, e il
-suo Padrone, l’Houyhnhnms, gliene dà delle lezioni. Descrizione di
-questa favella. Molti Houyhnhnms di qualità vanno a visitare l’Autore.
-Fa egli al suo Padrone un compendiato racconto del suo Viaggio.
-
-Cap. IV. Intelligenza degli Houyhnhnms in proposito del vero e del falso.
-Discorso dell’Autore disapprovato dal suo Padrone. Introducesi
-l’Autore in un racconto più specificato di se medesimo, e degli
-avvenimenti del suo Viaggio.
-
-Cap. V. Per ubbidire agli ordini del suo Padrone,lo informa l’Autore
-dello Stato dell’Inghilterra, ed altresì de’motivi della Guerra fra
-alcuni Potentati dell’Europa, e ad inspirargli qualche idea della
-Natura del Governo Inglese incomincia.
-
-Cap. VI. Continuazione del discorso dell’Autore, sopra la stato del suo
-Paese, sì ben governato da una Regina, che vi si può far di meno d’un
-Primo Ministro. Ritratto d’un tal Ministro.
-
-Cap. VII. Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessioni del Padrone
-di lui sopra il Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descritto
-l’Autore; con alcune comparazioni e con alcuni paralelli sopra il
-medesimo Argomento. Osservazioni dell’Houyhnhnm sopra la Natura umana.
-
-Cap. VIlI. Particolarità concernenti gli Yahoos. Eccellenti qualità
-degli Houyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella
-lor giovinezza s’impiegino. Loro Assemblèa generale.
-
-Cap. IX. Gran dibattimento nell’Assemblea generale degli Houyhnhnms, e
-in qual modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj,
-Maniera con la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del
-loro Linguaggio.
-
-Cap. X. Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Houyhnhnms. Progressi
-ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è
-avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per
-lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire.
-Riesce gli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si
-mette.
-
-Cap. XI. Quali pericoli asciugò l’Autore.Approda alla Nuova Ollanda,
-sperando di fissarvi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia
-da un Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di
-Portogallo. Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra
-l’Autore .
-
-Cap. XII. Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in
-pubblicar quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un
-inviolabile rispetto per la verità. Confuta l’Autore l’accusa che
-forse potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello
-scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio
-del suo Paese, Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra
-que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si
-opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge;
-dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni; dà
-un buon consìglio, e finisce.
-
-
-
-
-Noi Refformatori dello Studio di Padoa.
-
-COncedemo Licenza à Zuanne Tavernìn Stam pator di Venezia di poter
-ristampare il Libro intitolato Viaggi del Capitanio Lemuel Gulliver in
-diversi paesi lontani. Traduzione del Francese in Italiano già stampato
-in Venezia: osservando gl’ordini soliti in materia di Stampe, e
-presentando le Copie alle Pubbliche Librarie di Venezia, e di Padoa.
-
-Dat. li 2. Agosto 1748.
-
-Gio, Emo Proc. Rif.
-
-Barbon Morosini Cav, Proc. Rif.
-
-Registrato in Libro a Carte 30. al Num. 239.
-
-Mihiel Angelo Marino Seg.
-
-Licenziato dal Mag. Eccell. contro la Bestemia
-
-Gio; Gadaldin Seg.
-
-
-
-
-VIAGGIO
-DI
-LILLIPUT.
-
-PARTE PRIMA.
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Chi sia, e di qual Famiglia, l’Autore di questo Viaggio: primarj motivi
-che lo indussero a viaggiare. Fa egli naufragio, e si salva a nuoto sulla
-spiaggia di Lilliput: vi è fatto prigioniero, e più a dentro nel Paese
-resta condotto.
-
-
-POchi erano i beni di fortuna di mio Padre, situati nella Contea di
-_Nottingham_: ma in ricompensa egli era ricco di cinque figliuoli, onde
-io sono il Terzogenito. In età di quattordici anni inviommi al Colleggio
-di _Cambridge_, ove per lo spazio d’anni dodici m’applicai con
-serietà agli studj: ma perchè i paterni sussidj, per supplire
-a’dispendj del mio mantenimento, (che, per dir vero, troppo lunge non
-istendevansi,) un po troppo erano mediocri, allogato fui in allievo del
-Signor _Jacopo Bates_, uno de’migliori Chirurghi di Londra, presso cui
-quattr’anni me ne rimasi. Di tempo in tempo riceveva io da mio Padre
-qualche danajo, che restava da me impiegato nel farmi rendere instruito
-di quella parte delle Matematiche che ha rapporto colla Navigazione, e la
-cui conoscenza è necessaria agl’intenzionati di viaggiare;
-divisamento, onde l’esecuzione, in qualche modo, a me destinata mi
-sembrava.
-
-In lasciando il Padrone, fui di ritorno alla Casa di mio Padre; il quale
-con l’ajuto di _Giovanni_ mio Zio, e di diversi altri parenti,
-providemi di quaranta lire Sterline, con promissione di annualmente
-somministrarmene trenta, per mantenermi a _Leide_; ove per due anni, e
-lette mesi, mi appigliai allo studio della Medicina; essendo ne’Viaggj
-di lunga tratta utilissima questa Scienza.
-
-Poco dopo il mio ritorno di _Leide_, il mio buon Padrone Signor _Bates_
-raccomandommi in Chirurgo della Nave nomata la _Rondine_, e governata da
-_Abramo Panell_ suo Capitano. Due Viaggi pe _Levante_, e per altre parti
-effettuai con essolui nel termine di due anni e mezzo; e dopo ciò,
-determinai di stabilirmi a Londrai. Approvò il Signor _Bates_ il mio
-disegno, e diverse pratiche mi piocurò. Presi un meschino allegio; e
-saltatomi in capo di ammogliarmi, sposai la figliuola d’un buon
-Borghese, che quattrocento lire Sterline mi portò in dote. Ma la morte
-del mio Padrone accaduta due anni dopo, o circa; e la scarsezza degli
-Amici miei, furono la cagione che ben presto io non avessi ad operare
-gran cose. D’altra parte, non volea la mia coscienza che io imitassi
-certuni de’miei Confratelli, i quali trattano in un modo i loro
-pazienti, che poco temer non deggiono di restarsene inoffiziosi.
-Consultati, per tanto, la moglie, ed alcuni amici, risolvetti di darmi di
-nuovo al Mare. Successivamente fui Chirurgo di due Vascelli; e pel corso
-d’anni sei, compiei diversi Viaggi all’Indie _Orientali_, e
-dell’_Occidente_, che qualche cosa mi profittarono. Le mie ore di
-ricreazione erano impiegate nella lettura degli antichi, e moderni
-migliori Autori, standone io sempre ben provveduto; e quando io poneva
-piede a terra, m’applicava ad istudiare il genio, e la maniera
-de’Popoli, co’quali io conversava, ed altresì ad apprendere i lor
-linguaggj, il che sempre mi fu agevolissimo, essendo assistito da una
-memoria felice.
-
-Poco ben riuscitomi l’ultimo Viaggio, m’infastidj del Mare, e formai
-il disegno di restarmene colla Moglie, e co’miei figliuoli. Cambiai per
-due volte d’abitazione, lusingandomi di cambiar fortuna, ma era sempre
-a un di presso la stessa cosa, e vale a dire, nulla. Dopo tre anni
-d’inutili tentativi, aderj ad un offerta assai vantaggiosa fattami dal
-Capitano _Guglielmo Prichard_, comandante un Vascello nomato _la
-Gazella_, e che disegnava di mettersi alla vela pe’Mari d’Ostro.
-A’quattro di _Maggio_ 1699. levammo l’ancora da _Bristol_, e da
-principio fu prosperissimo il nostro cammino.
-
-Con qualche ragione io penso non essere necessario di stancare il
-Leggitore con la recitazione delle Avventure che in que’Mari ci
-accadettero: basterà l’avvertirlo, che scorrendo alla volta
-dell’Indie Orientali, fummo assaliti da una violenta tempesta, che al
-Ponente Maestro del Paese di _Diemen_ ci sospinse. Osservatasi la
-meridionale latitudine, ci trovammo a trenta gradi, e due minuti. Gli
-eccessivi patimenti, e la pessima nodritura ci avean fatti perdere dodici
-Marinaj; e in assai cattivo stato trovavansi i rimanenti.
-
-Nel giorno quinto di _Novembre_, tempo, in cui la State in que’Paesi
-comincia, annebbiatasi straordinariamente l’aria, scoprirono i Marinaj
-una Roccia in distanza dal Vascello di circa la metà d’una gomena; ma
-era sì furioso il vento, che la Nave gettatavi a traverso, poco dopo
-restovvi infranta. Cinque uomini ed io, procurammo di salvarci nello
-Schifo, e di staccarci dalla Rupe, e dal Vascello. A forza di remi
-ottennemmo l’intento; e, se non m’inganno, ci allontanammo per nove
-miglia: ma allora sì che a mal partito ci ritrovammo; nercè che
-intieramente fummo abbandonati dalle nostre forze, di già estenuate
-dall’operar nella Nave. Lasciammo dunque alla discrezion de flutti il
-nostro schifo, che mezz’ora dopo restò ingojato. Emmi ignoto il
-destino de’cinque miei, compagni, e degli altri che io lasciati avea
-sul Bastimento; ma è probabilissimo che sieno periti tutti. Quanto a me;
-sospinto dal vento, e dalla marea, nuotai alla ventura; e più d’una
-volta, comechè inutilmente, procurai di sentir fondo: alla fine, per
-rara felicissima sorte, sul punto che io stava di già mancando, ne
-sentj; e quasi nel tempo stesso la burrasca si mitigò. Pria di
-guadagnare la terra asciuta, faticai per quasi un miglio; essendo poco
-men impercettibile il pendio di quel lido; e non fu che alle ore otto
-della sera che vi pervenni. Camminai presso poco un mezzo miglio senza
-scuoprire nè Case, nè Abitatori: gli estremi sofferti stenti, il caldo
-che regnava; oltraccio, una mezza boccia d’acquavite che io aveva
-tracannata innanzi di lasciar il Vascello, m’oppressero di sonno. Era
-morbida l’erba; mi vi corcai, e dormj più di nove ore così profondo,
-che nol feci mai per tutta la mia vita; poichè sullo spuntar dell’alba
-solamente mi risvegliai. Volli levarmi; ma mi riuscì impossibile, per
-aver da due lati le mie braccia, e le mie gambe strettamente attaccate al
-terreno: e gli stessi miei capelli, ch’erano lungi, e folti, talmente
-annessi vi si rinvennero, che alzar il capo non potei; e pure avrei
-sommamente desiderato di farlo, giacchè cominciava ad incomodarvi il
-calore del Sole. Sentiva io qualche confuso strepito d’intorno a me; ma
-null’altro che il Cielo scorgere io poteva, a cagion dell’attitudine
-nella quale me ne stava. Poco tempo dopo, qualche cosa sentj che
-muovevasi sopra la mia manca gamba, e che piano piano avanzandosi sopra
-il mio petto, arrivò sino al mento. Procurando, per quanto potea
-permettermi la situazione onde mi trovava, di saper ciò che fosse,
-ravvisai una creatura umana, di altezza non più che di sei grosse dita,
-con in mano un arco, e una freccia, e in sulle spalle un carcasso, di
-saette ripieno. M’accorsi nell’instante stesso, per via di
-conghietture, d’una quarantina di piccoli’uomini del medesimo taglio,
-che seguivano il primo. Nell’enorme stordimento in cui men giaceva,
-gettai un sì forte grido, che tutti spaventati si diedero alla fuga; e
-per quanto seppi da poi, alcuni d’essi saltando dalle mie coste a
-terra, non si fecero poco male. Con tutto questo, poco tardarono a
-ritornarsene; ed uno di loro che tanto si avanzò per potere guatarmi in
-faccia, levando tutto maraviglia le mani, e gli occhj al Cielo, esclamò
-con piccola, ma distinta voce: _Hekinach Degul_: per più volte
-ripeterono gli altri le parole medesime, ma per allora ciò che
-spiegassero io non sapeva. Malagevolmente non concepisce il Leggitore,
-che in tutto quel frattempo me la dovessi passar poco bene. Finalmente,
-tentati tutti i possibili sforzi per istaccarmi dal terreno, ebbi la
-buona sorte di spezzare i legaccioli del sinistro braccio, e in
-levandolo, mi avvidi della maniera da coloro tenuta per imprigionarmi,
-che fu con piccole caviglie confitte in terra, a cui i legacioli stessi
-stavano raccomandati. Tanto nel tempo medesimo mi dimenai; benchè non
-senza un tal qual dolore, che i legami, che a sinistra attaccavano i miei
-capelli, avendo ceduto di due dita, mi permisero di girare, ma molto
-poco, la testa fuggirono allora per una seconda volta quelle piccole
-creature, senza che io potessi afferarne veruna, e saltando a terra,
-gettarono un orribile grido, (già intendesi a proporzione del loro
-taglio) che fu seguito da queste due parole _Tolgo phonac_, che uno
-d’essi con alto suono pronunziò. Già detto appena; sentj cento, e
-più frecce scoccate contrala mia sinistra mano, che mi ferirono dal pià
-a meno come tante aguglie; e oltracciò, lanciarono nell’aria
-un’altra sorta di saette a somiglianza delle nostre bombe; molte di cui
-(comecchè sentite io non l’abbia) certamente sul corpo mi son cadute,
-ed alcune altre sulla faccia, che io stava con la mano mia mancina
-cuoprendo. Cessato che fu cotale tempestoso saettame, con gran crepacuore
-mi misi a gemere; e tentando di bel nuovo di disbrigarmi, asciugar
-dovetti un’altra scarica, maggiore della prima. Alcuni di loro, tutto
-fecero per traforarmi colle loro picche; ma per buona mia ventura non vi
-riuscirono, stando io guarnito d’una camiciuola di bufalo. Credetti
-miglior partito il restarmene cheto cheto per fin alla notte nella
-positura medesima; assicurato, che potendo prevalermi della mano manca
-interamente allora mi sarei sciolto: essendo che io pensava con molta
-ragione, che a riguardo di quegli Abitanti, anche che un compiuto
-esercito se ne assembiasse contra di me, potessi tenere lor fronte,
-quando tutti della statura di que’che io vedeva esser dovessero. Ma
-svanirono tutti i miei progetti. Scortasi da’Paesani la mia
-tranquilità, cessaron eglino dal tirare, ma dallo strepito che io
-sentiva, conobbi che aumentava il lor numero; e in distanza di circa
-quattro verghe (misura del braccio d’Inghilterra,) rimpetto alla mia
-destra orecchia, intesi, per più d’un’ora, una sorta di sussurro,
-somigliante a quello che si fa quando si fabbrica. Al meglio che potei,
-girai la testa a quella parte, e vidi una spezie di Teatro, elevato da
-terra d’un piede e mezzo; e due, o tre scale per salirvi. Potea il
-Teatro esser capevole di quattro Abitatori. Un di coloro che vi erano, e
-che mi sembrava un uomo di distinzione, m’indirizzo un lungo discorso,
-onde una sola parola neppur capj. Non mi sovveniva di dire, che prima di
-dar principio alla sua aringa, gridato egli avea per tre volte _Langro
-Dehulsan_: (cotali termini e gli altri di cui parlai, mi furono poscia
-spiegati:) e appena pronunziati gli ebbe, che cinquanta Paesani, e più,
-si accostarono, e recisero i legaccioli, a’quali stava attaccata la
-sinistra parte della mia testa; cosicchè rivolgerla potei alla destra, e
-considerare attentamente colui che mi perorava. Ei mi pareva di mezza na
-eta, e di maggiore statura che veruno degli altri tre che tenevanlo
-accompagnato; uno de’quali era un Paggio che gli sosteneva la coda, e
-che a’miei occhj non più grande comparve del mio dito medio; e gli
-altri due stavano a’suoi lati per fiancheggiarlo.
-
-Bastevolmente son persuaso ch’egli fosse molto eloquente; mercè che,
-non ostante il non intendersi da me la sua favella, m’accorsi della
-somma di lui pratica ne’patetici muovimenti, e che a vicenda metteva
-egli in uso le promesse, e le minacce, per persuadermi. Risposigli con la
-più sommessa rassegnazione, alzando la mano manca, e gli occhj verso del
-Sole, come chiamandolo in testimonio. Mi suggerì la fame una parte della
-mia risposta, non avendo mangiata la menoma cosa da venti quattr’ore
-addietro, cosicchè non potei di meno di far conoscere che io avea
-bisogno di nodrimento, sovente mettendo un dito nella ma bocca: cosa che,
-per dir vero, non suonava di buona creanza. Mi comprese molto bene
-l’_Hurgo_; (questi si è il nome con cui essi onorano un gran Signore,
-come susseguentemente ne fui informato,) calò dal suo Teatro, e comandò
-che a’miei fianchi si applicassero molte scale furono montate da più
-di cento Abitatori, recando perfino al margine della mia bocca
-de’cofanetti ripieni d’alimenti, che il Re, immediate che intese il
-mio arrivo nel suo Paese, diede ordine mi si spedissero. Osservai fra le
-altre cose che mi si offerivano, la carne di animali diversi, ma mi
-riusciva impossibile di distinguere le parti col solo tatto. Aveavi
-spalletti, lacchette, ed altre membra, formate come quelle d’un
-Castrato, e a perfezione imbandite, ma più picciole che l’ale
-d’un’Allodola. Due o tre d’esse non mi valevano che una boccata;
-giuntandovi altrettanti pani grossi, ciascuno, come una palla da
-moschetto.
-
-Non può esprimersi lo stordimento che la mia voracità in coloro
-produsse. Satollo che quasi fui, feci un altro segno per dimandar a bere,
-e sembrò loro che se la sete fosse proporzionata al mio appetito, poca
-bevanda non mi basterebbe; e perciò quegl’ingegnognissimi Popoli
-rotolarono sopra la mia mano un de’loro più gran barili, che
-sfondarono un momento dopo, e che in un sol tratto io rendei voto, cosa
-che non fummi disagevole, non contenendo neppure una mezza boccia, ed
-avendo il sapore del vinetto di Borgogna, ma delizioso assai più. Mi
-recarono un secondo barile, che votai nella guisa stessa, facendo segni
-che di più ne desiderava; ma in tal genere mancò loro la provvisione.
-Compiute ch’ebbi tali maraviglie, lanciaron eglino mille giocondi
-gridi, e danzarono sopra il mio stomaco, ripetendo, come prima,
-frequentemente questi termini: _HtKinach Degul_. Mi accennarono di gettar
-a terra i due barili, con l’antivedimento tuttavia di rendere avvertiti
-que’che stavan di sotto, di levarsi dal mezzo, cautela ch’essi
-espressero con queste due parole: _Borach Mivola_. L’eseguj; e scortisi
-da loro capienti sì prodigiosi nell’aria, rinnovarono gli schiamazzi
-di allegrezza, e di stupore. Confessar deggio, che più d’una volta
-patj la tentazione, in tempo che stavano passeggiando d’ogni parte sul
-mio corpo, di prenderne una quarantina oppur cinquanta de’più portati
-alla mia mano, e di schiacciarli a terra: ma non dimentico di quanto
-intesi a dire, che secondo tutte le apparenze non era il peggio che far
-potessero; e d’altra parte, la parola d’onore che io impegnata loro
-avea di non far loro male di sorta, (che in questo senso intesi di
-prendere l’aria di sommessione allor quando addrizzai loro la mia
-aringa,) tolsemi ben presto qualunque vaghezza di simil fatta.
-Aggiugnete, se vi piace, che sarebbe ciò stato un violare le Leggi sacre
-dell’ospitalità, verso un Popolo che testè sì prodigamente, e con
-tanta magnificenza regalato mi avea.
-
-Con tutto questo, io non poteva a sufficienza ammirare l’intrepidezza
-di cotali diminutivi d’uomini; che in tempo che se ne stava libera una
-delle mie mani, ardissero di rampicarsi, e di trastullarsi, senza timore,
-sul ventre d’una creatura sì portentosa, che io doveva loro parere.
-Qualche tempo dopo, quando videro che io a mangiare più non chiedeva, un
-Inviato di sua Imperial Maestà, montato al fondo della diritta mia
-gamba, avanzossi con una dozzina di persone di suo seguito perfino sulla
-mia faccia. Mostrommi le sue credenziali improntate coll’Imperiale
-suggello, le accostò ben vicino a’miei occhj, e tenne un discorso di
-circa dieci minuti senza colleroso verun contrassegno; bensì con un
-tuono di risoluzione, ed intrepido, rivolgendo ben sovente i suoi
-atteggiamenti verso un certo luogo, che di poi compresi essere la
-Capitale, lontana un mezzo miglio; ove l’Imperadore, dopo di aver
-esatti i pareri del suo Consiglio, comandato aveva il mio trasporto. Fu
-brieve, ma inutile, la mia risposta. Feci cenno con la mano mia libera,
-che io desiderava sciormi da’legami, procurando di ciò esprimere col
-riporla sull’altra mano, sopra il mio capo, e sopra il mio corpo. Parve
-per altro ch’egli mi capisse; perchè crollò in un certo modo la sua
-testa, che bastevolmente diede a conoscere la disapprovazione della mia
-supplica; e con certe gesta saper mi fece, che io doveva essere condotto
-come prigione: aggiugnendo, non ostante, non sò quali altri
-contrassegni, per rendermi accertato che non sarebbe per mancarmi un
-alimento sufficiente, e che non mi verrebbe praticato il menomo
-maltrattamento. L’idea d’essere trasportato alla Dominante in figura
-di schiavo, m’instigò a tentare nuovi sforzi per ispezzare le mie
-legature; ma per disgrazia non valsero tali sforzi che per tirarmi
-addosso una nuova grandine di saette, che alle mani, e a la faccia, un
-sensibile dolore mi cagionarono. Vedendo per tanto impossibile
-l’eseguimento del mio disegno, e che altronde ad ogni instante
-aumentava il numero de’miei nemici, diedi segno ch’essi potean
-trattarmi a loro voglia. _L’Hurgo_ allora, ed il suo seguito,
-licenziaronsi da me in un modo il più civile del mondo. Pochi momenti
-dopo intesi gridar più fiate. _Peplom Selam_, e senti un gran numero
-d’Abitatori, che talmente allentarono le funi che mi tenevano attaccato
-a sinistra, che mi era agevole il rivolgermi a dritta, e nel tempo stesso
-l’ajutarmi a far una pisciata da per me solo, il che in gran copia
-effettuai, ma con orrido stupore del Popolo; il quale conghietturando
-da’miei movimenti ciò che far io voleva, si allargò al più presto
-dal torrente che il minacciava. Prima però di questo, mi avevan eglino
-strofinato il volto e le mani con una sorta d’unguento, la cui
-fragranza era gratissima, e che in pochi minuti mi tolse il sentimento di
-dolore, che le frecce loro mi avean prodotto. Un tal rimedio, e la
-lautezza del banchetto, mi conciliarono il sonno, che, come seppi nel
-progresso, ott’ore in circa durò; cosa, che recar non dee stupore
-veruno, se riflettasi, che per ordine dell’Imperadore, i Medici riposte
-aveano nel barile di vino alcuno droghe sonnifere.
-
-E’probabile, che immediate che fui scoperto dormiente sull’erba, ne
-fosse stato informato l’Imperadore; il quale, avutone il raguaglio,
-dopo di aver presi i pareri del suo Consiglio, ordinato avesse che io
-fossi legato nel modo che ho sopra espresso; (il che praticossi in tempo
-del mio dormire,) che mi fosse somministrato il mangiare, ed il bere; e
-che una macchina per trasferirmi alla sua Capitale, si construisse.
-
-Parerà forse ardita, ed arrischiata, una somigliante risoluzione; e ben
-persuadomi che in tal congiuntura verun Principe dell’Europa non
-prenderebbe ad imitarla; comechè, secondo il mio credere, non siavi cosa
-nè più prudente, nè più generosa. Mercechè, supposto che in tempo
-del mio sonno, procurato avessero i Paesani d’uccidermi colle loro
-picche, e colle loro frecce; certamente immediate mi sarei svegliato, e
-forse il dolore che risentito avessi, mi avrebbe impartita la forza di
-rompere i miei legami; dopo di che, incapaci eglino di risistermi, non
-avrebbono potuto sperare grazia veruna. Gli Abitanti di quel Paese sono
-valorosi Matematici, e soprattutto eccellentissimi nelle Meccaniche,
-incoraggiti a cotali studj dal loro Imperadore, il qual è un gran
-Patrocinante delle Scienze. Possiede questo Principe diverse macchine
-movibili sopra ruote, e che vagliono al trasporto degli Alberi, e
-d’altre some. Presiede egli medesimo alla struttura de’maggiori suoi
-Vascelli di guerra; alcuni de’quali, nove piedi son lunghi, e
-dall’Arsenale per fino al mare, che tal volta n’è discosto tre, o
-quattrocento verghe, trasportar gli fa sopra queste macchine. Cinquecento
-Falegnami, ed altri Operaj ricevettero l’ordine d’allestire sul punto
-stesso la massima delle loro vetture. Quest’era un ordigno di legno,
-sette piedi lungo, e largo quattro, che sopra venti e due ruote aveva il
-suo movimento. Al gettarsi l’occhio sopra una macchina così enorme,
-scoppiarono que’gridi che io aveva intesi. Fu ella adattata in linea
-paralella col mio corpo: ma la maggiore difficoltà cadeva sul modo di
-ripormivi. Ottanta pertiche, cadauna d’un piede d’altezza, furono
-inalberate a quest’effetto; e fortissime funi, della grossezza d’uno
-spaghetto, attaccate furono a delle legature, onde il mio collo, le mie
-braccia, e tutte le restanti mie membra stavano inviluppate. Novecento
-de’più vigorosi di loro furono impiegati a levarmi di terra; e in
-minore spazio di tre ore, coll’ajuto di molte girelle, riuscì loro il
-caricarmi sulla vettura, ed ebbero l’attenzione di ben legarmivi. Tutto
-ciò mi venne riferitto dopo il fatto; conciossiacosachè io nulla vidi,
-nè sentj, standomi profondamente assonnato pel soporifero che io
-traccannato avea. Mille e cinquecento de’più forzuti Imperiali
-cavalli, alto ognuno a un di presso di quattro grosse dita e mezzo,
-servirono per istrascinarmi alla Dominante, che, come penso di averlo
-detto, era discosta d’un mezzo miglio. Avevamo già camminato per tre,
-o quattr’ore; allor quando per un assai ridicolo avvenimento mi
-risvegliai. Arrestatasi la carriuola pel bisogno ch’essa aveva di
-qualche cosa, due o tre giovinastri degli Abitanti, ebbero la curiosità
-di vedere con qual aria me ne stessi dormendo; e perciò salirono sulla
-macchina, avanzandosi cheto cheto perfino alla mia faccia. Uno d’essi,
-ch’era Uffiziale di Guardie, cacciommi nella sinistra delle nari una
-gran parte della sua mezza-picca, la quale dileticò il mio naso, presso
-poco come avrebbe potuto farlo una pagliuzza; cosicchè mi promosse un
-violentissimo starnuto. Senza avvedermene batterono que’Signori la
-ritirata; e solamente tre settimane dopo restai instruito della cagione
-d’un sì improvviso risvegliamento. Praticammo una lunga marcia nel
-rimanente del giorno, e passai la notte fra cinquecento guardie; la cui
-metà teneva alla mano accese torcie; e l’altra, degli archi, e delle
-saette per iscoccarle contra di me, per poco che io dessi indizj di voler
-distaccarmi. Il giorno dietro, al levar del Sole, continuammo il nostro
-cammino; e sul mezzo dì arrivammo a un certo luogo, lontano dalla Città
-dugento verghe, o circa. Scortato da tutta la sua Corte venne a
-rincontrarci l’Imperadore: ma i primarj Ufficiali di lui, non vollero
-mai permettere che egli, montando sul mio corpo, la sagrata sua persona
-mettesse a risico.
-
-Nel sito, ove la macchina si arrestò, aveavi un antico Tempio, riputato
-pel maggiore del Regno; che essendo stato da alcuni anni addietro
-profanato da un omicidio che fa orrore alla Natura, se gli erano tolti
-tutti i suoi ornamenti, e più non serviva ad usi sacri. Si trattò che
-quegli fosse l’alloggio mio. La porta maggiore che riguardava a
-Tramontana, era alta da quattro piedi, e al più de’più, due ne aveva
-di larghezza; di modo che agiatamente io poteva introdurmivi. Da cadaun
-lato della porta era costrutta una piccola finestra alta da terra sei
-grosse dita; e a quella del lato sinistro vi erano novanta ed una catena,
-somiglianti a quelle che pendono dagli oriuoli delle Dame in _Europa_, e
-quasi così larghe, che furono attaccate alla sinistra mia gamba con
-trenta e sei catenacci. Rimpetto di questo Tempio, e in distanza di venti
-piedi, aveavi una Torre, alta di cinque piedi per lo meno; ove
-l’Imperadore erasi trasferito con un gran numero de’principali
-Signori di sua Corte, per contemplarmi a suo bell’agio. Secondo il
-calcolo che ne fu fatto, più di cento mila abitatori, pel suggetto
-medesimo uscirono della Capitale; ed io scommetterei, che al dispetto
-de’miei custodi, col benefizio di molte scale, più di dieci mila
-successivamente me ne son montati sul corpo. Ma una tale sfrontatezza ben
-presto restò repressa da un Editto, che sotto pena di morte la proibiva.
-Vistasi dagli Operaj l’impossibilità del mio scampo, recisero essi
-tutti i leggacciuoli che servivano ad attaccarmi. Mi levai con un’aria
-la più svogliata, e la più malinconica, che in mia vita non ebbi mai.
-Non può esaggerarsi abbastanza lo stordimento del Popolo nel vedermi in
-piedi, e che un momento dopo me ne stessi spasseggiando. Le catene onde
-era la mia gamba avvinta, aveano due verghe, o circa di lunghezza, e mi
-lasciavano, non solo la libertà di muovermi avanti, e indietro in
-semicircolo, ma raccomandate in distanza di quattro grosse dita dalla
-porta, permettevano eziandio che tutto disteso nel Tempio mi coricassi.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-L’Imperadore di Lilliput, scortato da molte persone ragguardevoli, va a
-vedere l’Autore. Descrizione della persona, e delle vestimenta
-dell’Imperadore. Alcuni Letterati del primo ordine sono incaricati
-d’instruire l’Autore dei linguaggio del Paese. Ei si fa amare per la
-sua affabilita. Formasi l’inventario di quanto si rinviene nelle tasche
-di lui, e se gli tolgono le pistole, e la spada.
-
-
-RIto in piedi che fui, risguardai d’intorno a me, e negar non posso che
-in verun tempo non mi si affacciò prospettiva più vaga. Mi sembrava
-tutto il Distretto un sol giardino; ed ogni campo, d’un fiorito letto
-portava l’aria. Eran que’campi, il cui maggior numero stendevasi a
-quaranta piedi in quadrato, framescolati di boschi; e gli alberi più
-minuti, per quanto io poteva giudicarne, erano dell’altezza di sette
-piedi. Vidi alla mia sinistra la Città Capitale, la quale, da quel lato
-ond’io la ravvisava, non malamente appariva che una di quelle Città,
-che si ambiranno delle Teatrali rappresentazioni. Erano già molte ore
-che estremamente mi trovava incomodato da non so quali necessità; il che
-poi non è gran maraviglia; essendo che per quasi due interi giorni non
-vi aveva io soddisfatto. Fieramente dunque contrastavano insieme la
-necessità, ed il rossori. Miglior espediente non potei immaginarmi,
-quanto ritirarmi carpone nella mia Casuccia; e di fatto l’eseguj.
-Chiusi la porta dietro di me; e allontanandomi per quanto potea
-accordarmelo la mia catena, mi scaricai d’un peso molto importuno. Ma
-l’unica volta questa si è, che per tutta la mia vita rimprocciar mi
-deggio una somigliante impulitezza; di cui tuttavia ne spero il perdono
-da chiunque ragionevole Leggitore, che senza parzialità di sorta
-bilancerà le circostanze che mi strignevano. Da quel tempo in poi,
-immediate che mi era levato, fu mio costume di fare la cosa medesima a
-Cielo scoperto, il più lungi dal mio domicilio che m’era possibile; e
-ogni mattina, pria che sopravvenisse compagnia, due servidori, di cui una
-tal incombenza era peculiare, non mancavano mai di togliere tutto ciò
-che offendere poteva l’odorato di chi mi onorava delle sue visite. Si a
-lungo non averei insistito sopra un particolare, che forse a primo
-aspetto non sembrerà di molta conseguenza, se creduta non avessi cosa
-indispensabile di formar l’apologia della mia pulitezza, che alcuni
-de’miei invidiosi, cogliendo l’opportunità dell’accidente or or
-narrato, ebbero l’audacia di rivocare in dubbio.
-
-Sbrigatomi da una tal avventura, uscj della mia casa per prender
-l’aria. Era già calata dalla torre Sua Imperial Maestà, e a Cavallo
-portavasi alla mia volta; cosa che stette per costarle caro; atteso che
-l’animale montato da lei, ancorchè, per altro, ben disciplinato, non
-avvezzo a vedere una creatura di mia fatta, che parer gli doveva un
-mobile monte, s’inalberò. Ma il Principe, perfettissimo Cavaliere, non
-perdè staffa, e vi si mantenne finchè il suo seguito mettesse mano
-sulla briglia della bestia, e ch’ei poscia ne discendesse. Posto piede
-a terra, mi contemplò da tutti i lati; sempre però fuori di mia
-portata. Comandò a’Cucinieri, e a’Bottiglieri, ivi già lesti, di
-recarmi a mangiare, e a bere; il che essi effettuarono, col ripporre
-l’imbandigione, ed i liquori, sopra una spezie di macchine a ruote,
-ch’eglino spignevano fin al segno che vi giugnessero le mie mani. Diedi
-l’assalto a queste macchine, e in un batter d’occhio le lasciai
-nette. Venti n’erano riempiute di vivande, e dieci di pozioni: cadauna
-delle prime mi valeva due o tre boccate; e riguardo alla bevanda, n’era
-molto ben osservata la proporzione. Sopra seggj d’appoggio, e in certa
-distanza, stavano assisi l’Imperadrice, i Principi, e le Principesse
-del sangue: ma veduto l’accidente che minacciò l’Imperadore a
-cagione del Cavallo di lui, levaronsi, e se gli accostarono. Ecco
-com’è fatto questo Monarca. Egli supera in Matura chiunque della sua
-Corte, una buona grossezza d’una delle mie unghie; il che solo, è
-sufficiente per inspirar rispetto in chi lo risguarda. Sono maschili i
-suoi delineamenti; le labbra grosse, ed olivastra la sua carnagione; si
-tiene molto diritto, ha le sue membra assai ben proporzionate, abbonda di
-graziosità, ed è maestisissimo in tutte le sue azioni. Lasciavasi egli
-allora addietro la primavera della sua età, avendo ventott’anni, e
-alcuni mesi, onde sette ne avea regnato compiutamente felice. Affin di
-ravvisarlo a mio piacere, mi corcai sull’uno de’miei fianchi, lungi
-da lui lo spazio di tre Verghe; attitudine tale, che precisamente
-costituì il mio capo, paralello a tutto il di lui corpo. Non può darsi,
-per altro, che non sia esatta la descrixion che quì faccio: giacchè da
-quel tempo avanti, più d’una fiata l’ebbi nelle mie mani. Èra
-positiva la sua vestitura; e per quanto può spettare alla moda, ei
-ritenea una spezie di mezzanità fra gli _Asiatici_, e gli _Europei_
-Abitatori; in sulla testa pero portava egli una celata d’oro
-leggerissimo, ornata di giojelli, e guarnita d’una piuma. Teneva in
-mano una sorta di spada nuda, che dovea servirgli di difesa in caso che
-da’legami mi fossi sciolto: ella era lunga tre pollici al più, e
-l’impugnatura, e la guaina n’erano d’oro, arricchito di diamanti.
-Era sottile, ma molto chiara la sua voce; cosicché distintamente poteva
-io intenderla tutto che me ne stessi in piedi. Con tanta magnificenza
-comparivano abbigliate le Dame, ed i Cortigiani, che il luogo da essi
-occupato avea la mina d’una sottana distesa a terra, e di diverse
-figure d’argento e di oro ricamata. Sua Maestà Imperiale non di rado
-m’impartì l’onore di parlar meco; e dal mio canto non si mancò di
-renderla appuntino soddisfatta con le risposte; ma ella nè pur parola
-potè capire di quanto io le diceva; come altresì, per parte mia,
-potestar posso, che del discorso di lei non ho compresa silliba. Stavan
-presenti (per quanto fummi lecito di conghietturare dalle vestimenta)
-alcuni Sacerdoti, ed uomini di Legge, cui fu ingiunto di attaccar meco
-conversazione. Parlai loro tutti i linguaggj che mi erano noti; ed
-eziandio quegli, ond’io ne aveva una tintura men che superficiale;
-voglio dire il _Tedesco_, il _Fiamengo_, il _Latino_, il _Franzese_, lo
-_Spagnolo_, e l’_Italiano_: Tutto vi rimescolai, perfino alla lingua
-Franca, ma senza riuscimento. Due ore dopo, la Corte si ritiro, e mi
-lasciò sotto una huona guardia, con l’oggetto di prevenire
-l’impertinenza, e verisimilmente la malizia della canaglia, che moriva
-di voglia d’avvicinarmisi; avendo alcuni, in tempo che me ne stava
-sedendo sull’uscio della mia casa, avuta l’insolenza di lanciarmi
-molte saette, una delle quali poco vi volle che non mi cavasse un occhio.
-Ma il Colonello comandò che si arrestassero sei de’principali complici
-dell’attentato, e che in pena del loro delitto fossero rimessi in mio
-potere; il che fu eseguito dalla milizia, che gl’incalzò colle sue
-picche, finchè fossero alla mia portata. Tutti gli presi colla destra
-mano; e cinque d’essi ne riposi nella tasca del mio giubbone, facendo
-sembiante per lo stesso, di volermelo assorbere vivo vivo. Il meschino
-misesi a gridare orribilmente; e del pari al Colonnello, da terribili
-dolori di ventre furono sopraffatti gli altri Ufficiali, spezialmente
-quando mi videro a dar di mano al mio temperino. Poco tuttavia tardai a
-togliere lor l’affanno, conciosiachè prendendo io un’aria di
-piacevolezza, e tagliando di là a un instante le funi che il teneva no
-legato, il rimisi pianamente a terra, ed egli in un subito si dileguò.
-Dopo di aver tratti ad uno ad uno dalla tasca gli altri miei prigionieri,
-mi contenni con esso loro nella guisa medesima: ed osservai che i
-Soldati, ed il popolo, furono incantati da un sì clemente procedimento,
-che in un modo, al segno maggiore vantaggioso per me, fu riferito alla
-Corte.
-
-Sull’imbrunir del giorno m’introdussi, strisciando, nella mia
-abitazione, ed a terra mi vi corricai: altro letto non ebbi pel corso di
-quindici giorni; ma dopo questo tempo, uno ne ottenni per ordine
-dell’Imperadore. Secento materasse d’una misura comune, furono
-trasferite, ed adagiate nel mio Palazzo. La lunghezza, e la larghezza del
-mio letto eran composte di cinquanta de’loro ricuciti insieme, e
-l’altezza di quattro; e pure ciò non impediva che io male non me ne
-trovassi, perchè il pavimento era di pietra. Lo stesso calcolo si
-osservò riguardò alle lenzuola, e alle coperte. Per dir vero, non
-n’era io per niente pago; ma accostumato di lunga mano a’patimenti,
-dovetti mettermi in pace. Sparsa che fu pel Regno la nuova del mio
-arrivo; affin di vedermi, portossi alla Capitale un infinito numero di
-scimuniti; e sì prodigiosa funne la quantità, che i più de’villaggj
-rimasero senza campajuoli, non ostante il sommo pregiudizio
-de’domestici loro affari, e altresì dell’agricoltura. Ma diversi
-editti di Sua Imperial Maestà provvidero a un tal disordine; comandato
-avendo, che quei, che mi avessero di gia veduto, tornassero alle loro
-case, e non si accostassero per cinquanta verghe alla mia, senza una
-permissione della Corte: ristrignimento, che a Segretarj di Stato
-profittò riguardevoli somme.
-
-Furono frequenti le Consulte tenutesi dall’Imperadore per deliberare
-della mia persona: e seppi da poi da uno de’migliori amici che io abbia
-avuto in quel paese, uomo di primaria qualità, e che senz’altro potea
-aver mano negli affari: seppi, dico, che la Corte stavasene enormemente
-imbarazzata a mio riguardo. Vi si temeva che mi riuscisse spezzare una
-volta le mie catene; o che la mia voracità cagionasse una orribile
-carestia. Tal fiata vi si risolveva di lasciarmi morire di fame; ed
-altre, di ferirmi le mani, e la faccia con frecce vennate; il che, ben
-presto, tratto mi avrebbe di briga. Nessuno pero di tali divisamenti fu
-postò in esecuzione: riflettutosi che il puzzo d’un cadavero sì
-smisurato come il mio, avrebbe, senza alcun dubbio, infettata l’aria, e
-prodotta nella Dominante qualche contagiosa malattia che seguitamente si
-sarebbe dilatata per tutto il Regno. Nel forte di queste deliberazioni,
-furono alla porta della Sala del Consiglio molti Uffiziali delle
-Soldatesche, ed ottenutone l’ingresso due di loro, fecero il riferto
-del modo che io avea tenuto in proposito a’sei criminosi, di cui, non e
-guari che si è parlato. Non solo nell’animo del Monarca, ma eziandio
-di tutto il suo Senato produsse sì fatte impressioni il rapporto degli
-Uffiziali, che tutti i Villaggi fin alla distanza di novecento Verghe
-dalla Città, ebber ordine di somministrare cadaun giorno, sei buoi,
-quaranta castrati, ed alcune altre vittuaglie pel mio nutrimento; con
-pane, vino, ed altri liquori a proporzione. Il pagamento di tutto questo,
-era loro assegnato sull’Erario di Sua Maestà; essendo che questo
-Principe sussiste colle rendite de’suoi Dominj, non esigendo che molto
-di rado, e in congiunture eccessivamente strignenti, sussidj da’suoi
-Suggetti, quali, dal canto loro, sono obbligati a servire nelle guerre di
-lui, a proprie loro spese. Cogli stipendi Imperiali eran pagate secento
-persone scelte in miei domestici, e furon loro piantate delle tende a
-cadaun lato della mia porta. Comandossi pure che trecento Sarti
-travagliassero per mio servigio un compiuto assortimento di vestimenta
-alla foggia del Paese: Che sei de’primarj Letterati del Imperio
-avessero la cura d’ammaestrarmi nel loro idioma: e finalmente, che le
-Guardie dell’Imperadore; e stessamente i suoi Cavalli, e que’della
-Nobiltà, frequentemente mi passassero d’avanti, perchè si
-avvezzassero della mia vista. Furono eseguiti tutti questi ordini con la
-più esatta precisione; e nello spazio di tre settimane feci gran
-progressi nella lingua del Paese. Nel frattempo, parecchie volte mi
-onorò il Monarca di sue visite; e insino mi giuntò la grazia di
-mescolar sovente le sue instruzioni con quelle de miei Precettori.
-Cominciavamo già a strignere insieme una spezie di conversazione; e
-co’primi termini da me appresi, mi sforzai d’esprimere la brama che
-m’incalzava di conseguire la libertà, e ginocchione gliene ripeteva
-ogni giorno la supplica. Per quanto pote comprendere, ei rispondeva: che
-la mia dimanda esigeva tempo; e che senza il parere del suo Consiglio non
-era cosa neppur da badarvi: che prima di tutto, io doveva, _Lumos Kelmin
-pesso desmar lon Emposo_; cioè a dire, giurarli, che io vivrei in pace
-con esso lui, e con tutti i suoi sudditi: che frattanto, ben trattato io
-sarei. Consigliommi, per altro, a procurar di guadagnarmi la sua
-benevolenza, e quella de’suoi Suggetti, col mio sofferimento, e con la
-mia discretezza. Mi pregò non perdere in mala parte, se egli ingiugnesse
-ad alcuni de’suoi Uffiziali di far revisione alle mie tasche; poichè
-era verisile che io avessi sopra di me qualche arme, che al certo dovea
-straordinariamente pericolosa, se ella corrispondeva all’immensità
-della mia corporatura. Io replicai che Sua Maestà sarebbe ubbidita, e
-che io stava pronto ad ispogliarmi, e a rovesciare le mie saccocce; il
-che espressi a forza di contrassegni, mancandomi per allora i termini.
-Soggiunse l’Imperadore: che per le leggi del Regno, due Uffiziali
-dovevano visitarmi: che egli non ignorava che era impossibile il potersi
-ciò effettuare senza la mia cooperazione: che vantaggiosamente egli era
-prevenuto della mia generosità, e della mia giustizia, perchè affidar
-potesse nelle mie mani le persone loro: che tutto mi fosse stato tolto,
-mi sarebbe renduto al mio staccarmi dal Paese, oppur pagato secondo il
-prezzo che io medesimo tassato avessi. Presi dunque i due Ufficiali nelle
-mie mani, e a prima giunta gli messi nelle tasche del mio giubbone, e
-poscia in tutte l’altre; eccettuatine i due borsellini, e un’altra
-tasca ancora contenente alcune bagattelluzze, che solo valevano per lo
-speziale mio uso. In uno de’miei taschetti aveavi un oriuolo
-d’argento; e nell’altro alcune monete d’oro in una borsa.
-Que’Signorini che tenevano con esso loro carta, penna, ed inchiostro,
-formarono, di tutto ciò che vi rinvennero, un’inventario esattissimo;
-e compiuto il fatto loro mi pregarono di mettergli a terra, perchè
-all’Imperadore farne potessero il riferto. Tempo dopo trasportai in
-Inglese quest’Inventario; ed eccone parola per parola la traduzione.
-Primieramente; nella saccoccia a parte dritta del Giubbone del
-_grand’Uomo-Montagna_, (che così sembrami si abbiano a tradurre i
-vocaboli _Quibus Flestrim_,) dopo la più diligente visitazione, vi
-trovammo solamente un drappo di estensione sì enorme, che servir
-potrebbe di tappeto per la maggior Sala del Palazzo di Vostra Maestà.
-Nella tasca sinistra vi abbiani veduto un esorbitante forziere, tutto
-d’argento. Avendo chiesto fosse aperto, uno di noi vi entro, e
-sprofondovvisi per fino a mezza gamba in una sorta di polvere; parte di
-cui sparsasi nell’aria, molte volte ci fece stranutire. Nella saccoccia
-dritta della vesta di lui, visitammo un prodigioso volume, composto di
-molte bianchicce sostanze piegate l’une in sull’altre, della
-lunghezza all’incirca di tre uomini, strettamente serrate fra d’esse,
-e contrassegnate di figure nere: ci ha egli detto che son elleno
-scritture, onde cadauna lettera è tanto larga, quanto la metà della
-palma delle nostre mani. Nell’altra saccoccia a mano manca, aveavi una
-sorta di macchina composta di venti lunghe pertiche, che mai non
-assomigliavano al palizzato che regna dinanzi alla Corte di Vostra
-Maestà. Conghietturiamo che con cotale strumento _Uomo-Montagna_ si
-pettini la testa, mercechè non tutte le volte il tormentiamo con le
-nostre quistioni, durando noi un sommo stento per farci intendere. Nella
-dritta gran tasca del suo invoglio di mezzo, (che in questi termini io
-rendo i vocaboli _Ranfu Lo_, ond’essi disegnavano i miei Calzoni,)
-scorgemmo una colonna di ferro scavata, della lunghezza d’un uomo, e
-strettissimamente annessa a un pezzo di legno, ancor più grande della
-colonna. Sopra uno de’lati di questa macchina vi erano smisurati pezzi
-di ferro, per la cui bizzara figura noi non sappiamo che crederne. Uno
-strumento del tutto somigliante trovammo nella tasca manca. In un altra
-più piccola a parte destra, stavano molti pezzi d’un bianchiccio, e
-rossigno metallo, di differenti grandezze; ed alcuni de’pezzi bianchi,
-che ci parevano d’argento, erano sì larghi, e sì pesanti, che il mio
-camerata ed io, levargli appena potevamo. Due nere colonne,
-d’irregolare figura, ritrovammo nella saccoccia sinistra; e una
-d’esse stava coperta, e sembrava d’un solo pezze: ma nella parte
-superiore dell’altra, aveavi una spezie di rotonda, e bianchiccia
-sostanza: al doppio più grossa che le nostre teste: ognuna di queste
-macchine conteneva una prodigiosa lamina d’acciajo. A mostrarcele
-l’obbligammo; temendo noi che non fossero strumenti perniziosi. Ei
-levolle dalle loro nicchie; e ci fece avvertiti, che nel Paese di lui
-egli avea il costume di servirsi dell’una per radersi la barba; e per
-trinciare non so quali cibi, dell’altra. Egli ha due borse, in cui
-introdurci non potremmo, e le chiamava i suoi borsellini. Eran questi,
-due larghe fessure, tagliate nella parte superiore del suo invoglio di
-mezzo, ma rendute molto anguste per la pressione del ventre di lui. Al di
-fuori del dritto borsellino, pendeva una gran catena d’argento alla cui
-estremità stava attaccata una macchina la più singolare, che vertimo di
-cavar fuori ciò che teneva alla catena; ei lo fece; e mostrocci un
-globo, in parte d’argento, e in parte d’un altro trasparente metallo.
-Riguardandolo noi dalla parte trasparente, vi ravvisamo strane figure
-disposte in cerchio; che avendo tentato di toccarle, trovaronsi arrestate
-da quella diafana sostanza le nostre dita. Accostò egli alle nostre
-orecchie questa macchina, e vi udimmo un continuato fracasso, somigliante
-a quello d’un mulino da acqua. Pensiamo che cosa tale sia qualche
-incognita bestia; oppure la divinità che colui adora: ma quest’ultima
-opinione ci sembra più verisimile; avvendoci egli assicurati, (se pure
-ben il comprendemmo, poichè si esprime in un modo molto imperfetto,) che
-ciò era una sorta d’Oracolo assai sovente consultato da lui, e che
-distinguevagli il tempo di cadauna azione della sua vita. Dal manco suo
-borsellino egli estrasse una spezie di rete tanto grande, che può
-servire alla pesca, ma che a guisa di borsa si apre; e si chiude;
-valendosene egli per un tal uso. Vi trovammo alcuni massiccj pezzi d’un
-metallo giallicio; che se son eglino d’oro vero, deggiono essere d’un
-valor immenso.
-
-Dopo di aver, in eseguimento degli ordini di Vostra Maestà,
-scrupolosamente rivedute, e visitate le saccocce tutte di lui, osservammo
-che d’intorno alla sua vesta egli aveva un cinturone, che certamente
-non può essere stato fatto, che della pelle di qualche portentoso
-animale. Al lato manco di esso cinturone, pendeva una spada della
-lunghezaza di cinque uomini, e alla dritta una spezie di sacco diviso in
-due serbatoj, ognun de’quali contener potrebbe tre sudditi della
-Maestà Vostra. In uno di questi serbatoj stavano molti globi d’un
-pesantissimo metallo, cadauno della grossezza delle nostre teste, e molto
-disagevoli per levargli. Vedemmo nell’altro una gran quantità di
-granineri, assai piccoli, e di non grave peso, potendo noi, in una sola
-volta, più di cinquanta tenerne in mano.
-
-Quest’è l’Inventario fedele di quanto trovammo indosso
-all’_Uomo-Montagna_, il quale trattò con noi in un onestissimo modo, e
-col rispetto dovuto alla commissione di Vostra Maestà. Soscritto e
-suggellato il quarto giorno dell’ottangesima nona Luna dell’Augusto
-Regno di Vostra Maestà Imperiale.
-
- _Glefren Frelock_.
- _Marsi Frelock_.
-
-Letto, e riletto ch’ebbe da un capo all’altro l’Imperadore
-quest’Inventario, mi ordinò, comechè in civilissimi termini, di
-rimettere qualunque cosa nelle mani di lui. A prima giunta mi ricercò la
-mia spada, che tolsi dal cinturone col suo fodero. Comandò nello stesso
-tempo, che tre mila uomini delle sue più guerriere milizie, da cui egli
-stava allora circondato, prendessermi nel mezzo da tutti i lati, e gli
-archi loro, e le loro frecce lesti tenessero: ma, per dir vero, io non me
-ne avvidi, perchè i miei sguardi eran fissati nel solo Imperadore. Ciò
-fatto, ei mi pregò di sguainare la mia spada; la quale, non ostante che
-per l’acqua marina fosse in qualche parte irruginita, non lasciava
-d’essere molto risplendente. L’eseguj; e nell’instante tutta la
-Soldatesca gettò un orribile grido, segno manifesto e della sua
-sorpresa, e del suo spavento, essendo che i raggi Solari, dopo
-d’essersi ribattuti sulla mia spada, ripercuotevano gli occhj
-de’soldati. Il Monarca, che è un Principe magnanimissimo, fu assalito
-da minor terrore che io non avrei creduto. Mi commise di rimettere la
-spada nel fodero, e di gettarla la terra il più leggiermente che
-potessi, e in distanza di sei piedi dall’estremità della mia catena.
-Chiesemi in secondo luogo una di quelle colonne di ferro, che erano
-scavate, per le quali egli intendeva le mie pistole da saccoccia. Una
-gliene mostrai; e feci tutto, stante il desiderio ch’ei manifestava
-d’averne, di fargliene comprendere l’uso. In fatti, la caricai con
-sola polvere, che io avuto avea l’avvedimento di guarentire
-dall’umidità del mare; (inconvenienza, contra cui chiunque prudente
-marinajo si premunisce) e dopo di aver avvertito l’Imperadore di non
-temere, feci il mio tiro nell’aria. O allora sì che più che alla
-vista della mia spada, fu orribile il loro spavento. Cadevan eglino a
-centinaja come tanti morti; e l’Imperadore medesimo, tutto che rimasto
-in piedi, ebbe bisogno di qualche tempo per ripigliarsi. Nel modo stesso
-che io fatto aveva della spada, consegnai le pistole, e susseguentemente
-la taschetta da polvere, e le palle di piombo; con l’avvertenza a
-que’Signori di tener lontana dal fuoco con somma attenzione la polvere,
-perchè la menoma scintilla potuto avrebbe accenderla, e così far saltar
-in aria tutto l’Imperiale Palazzo. Rimisi eziandio il mio oriuolo, che
-il Monarca desiava ardentemente di vedere; ed egli ordinò a due delle
-sue guardie più nerborute d’appenderlo ad una pertica, e di portarlo
-in sulle loro spalle, nella guisa stessa che in Inghilterra i bastaggj
-portano un barile di birra. Il sorprese l’incessante strepito della
-macchina, ed altresì il movimento dell’aguglia che i minuti disegna, e
-che egli facilissimamente ravvisò; essendo la vista degli Abitatori di
-quel Paese molto più fina della nostra. Parecchi Letterati richiesti
-dall’Imperadore della natura di questa macchina, fecero, come chi legge
-può agevolmente immaginarselo, differenti risposte; di cui, confessarlo
-deggio, non ne ho compreso il menomo senso.
-
-Consegnai poscia tutto il danajo in argento, e in rame; la borsa
-contenente nove grosse monete d’oro, ed alcune altre di minor valore;
-il mio coltello, il rasojo, il pettine, la tabacchiera d’argento, il
-fazzoletto, e l’almanacco. La spada, le pistole, furono caricate sopra
-carrette, e trasferite negli Arsenali di Sua Maestà.
-
-Come già il dissi, teneva io una segreta tasca che restò sottratta alle
-occhiute lor revisioni, e in cui serbava un pajo d’occhiali (onde alle
-volte mi servia in ajuto della debol mia vista,) un Cannocchiale, ed
-alcune altre bagattelluzze, che credetti non essere obbligato di
-discoprire; pel timore di perderle, e che, per altro, per uso veruno
-dell’Imperadore servir non potevano.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Strana maniera dell’Autore per tener ricreata Sua Maestà Imperiale, e
-la Nobiltà tutta dell’uno, e dell’altro sesso della Corte di
-Lilliput. Altri divertimenti di questa Corte. Sotto certe condizioni è
-l’Autore rimesso in libertà.
-
-
-LA mia placidezza, e la buona mia direzione mi aveano talmente acquistata
-la benevolenza, non solo dell’Imperadore, e della Corte di lui, ma
-eziandio della Milizia, e di tutto il Popolo in generale, che cominciai a
-nodrirmi di speranza d’essere fra poco rimesso in libertà. Operai
-tutto il possibile per coltivare sì favorevoli disposizioni. Io non
-faceva più paura a’Naturali del Paese: anzi talvolta cercandomi per
-terra, io permetteva che cinque, o sei d’essi danzassero sulla mia
-mano. In somma; perfino i giovinetti, e le donzelle si arrisicarono di
-givocare alla Cieca ne’miei Capelli, ed io, a parlar, e ad intendere
-passabilmente il lor linguaggio, già cominciava. Venne un giorno in capo
-all’Imperadore di regalarmi con alcuni spettacoli del Paese; nel che
-certamente confessarsi si dee, che i _Lillipuziani_ superano tutte le
-Nazioni del mondo, sì a riguardo della loro industria, che della loro
-magnificenza. Fra tutti spettacoli io rimasi più ricreato da quello de
-Saltatori da corda. Facean eglino le più arrischiate capriole sopra un
-fil bianco assai sottile, di due piedi di lunghezza, e che era teso
-all’altezza da terra di dodici pollici. Su che, con buona permission di
-chi legge, è forza che io mi stenda alquanto più.
-
-Non è in uso un tale divertimento che fra que’soli che aspirano alla
-grazia del Principe, o a grand’impieghi. Fin dalla prima giovinezza si
-esercitano essi in quest’arte, e non sempre si distinguono con un
-nascimento illustre, o con una bella educazione. Vacante che fia qualche
-Carico riguardevole, o per la morte, o per la grazia dell’investito,
-(il che non di rado avviene,) cinque, e sei, de’Candidati implorano
-dall’Imperadore la permissione di danzar sulla corda alla presenza di
-lui, e della sua Corte; e colui che senza cadere salta più alto,
-conseguisce la Carica onde si tratta. Frequentissimamente i primi
-Ministri stessi son tenuti di far pompa della loro destrezza, e di dar
-saggi sulla faccia del Monarca della conservata antica loro agilità,
-Conviene ognuno che _Flimnap_, il Tesoriere, in facendo sopra una tesa
-fune una Capriola, elevasi in aria, per lo meno, d’un grosso dito più
-alto che quale siasi Signore di tutto l’Imperio. L’amico mio
-_Reldresal_, primo Segretario degli affari segreti, per quel che me ne
-pare, se tuttavia non mi trovo un po troppo prevenuto a favore di lui, e
-il secondo dopo il Tesoriere: quanto agli altri Grandi, nè pure se ne
-avvicinano.
-
-Cotali divertimenti, allo spesso non piccoli infortunj cagionano, onde la
-Storia ne abbonda. Co’proprj miei occhj vidi due o tre Candidati a
-dislogarsi, o a fracassarsi qualche membro, è ben maggiore il pericolo,
-quando i Ministri medesimi sono costretti a manifestare la propria
-sveltezza, mercechè per superare i lor emoli, e in qualche modo se
-stessi, praticano sforzi sì prodigiosi, che quasi niuno ve n’ha che
-fatta non abbia qualche caduta, ed alcuni pure per fino a due, o tre. Fui
-accertato che due anni in circa prima del mio arrivo, sarebbesi, senza
-altro, _Flimnap_ accoppato, se uno de’guanciali Imperiali, che a sorte
-trovossi a terra, la forza della percossa non avesse diminuita.
-
-Avvi un altro genere di ricreamento, ma che non si prende tuttavia che in
-certe occasioni, e alla sola presenza dell’Imperadore,
-dell’imperadrice, e del primo Ministro. Ripone il Principe sopra un
-tavoliere tre fila di seta, ciascuno della lunghezza di sei pollici.
-E’di color porporino il primo, il secondo giallo, e bianco il terzo.
-Propongonsi queste fila come altrettanti premi a quegli soli che
-l’Imperadore vuol distinguere con un sonoro, e speziale contrassegno
-della sua grazia. Celebrasi la cerimonia in una delle maggiori Sale di
-Sua Maestà; ed ivi sono tenuti i Candidati di soggiacere ad una pruova
-di agilità molto diversa dalla precedente, e tale, che nel vecchio, e
-nel nuovo Mondo, in qualunque parte che sia, somigliante non ne vidi, e
-neppure che vi abbia il menomo rapporto. Tiene l’Imperadore in sue mani
-un bastone, le cui due estremita sono paralelle dell’Orizzonte; ed
-a’Candidati tocca di avanzarsi ad uno ad uno, e di saltare ora al di
-sopra del bastone, ora di sguizzarvisi pel di sotto, a misura che più
-elevato, o più basso egli è. Più d’una fiata si ripete
-quest’esercizio; tenendo tal volta il Principe una estremimità del
-bastone, e il primo Ministro l’altra; ed altre volte pure il tiene il
-primo Ministro solo. Quegli che da saggio di maggior industria, e che men
-fatica nel saltare, e nel rampicarsi, conseguisce in ricompensa il filo
-color di porpora; del giallo si mette in possesso il secondo, e del
-bianco il terzo. Ognuno de’vincitori se ne fregia a foggia di cintura;
-pochi essendo i Signori di distinzione, che adorni non ne sieno.
-
-I Cavalli dell’Esercito, e quegli altresì delle Stalle Regie, essendo
-stati condotti ogni giorno dinanzi a me, già si erano cotanto
-accostumati di vedermi, che veniva, no fin su’miei piedi senza
-scomporsi. Quando io metteva a terra la mia mano, i Cavalieri gli
-facevano coruettarvi sopra, el uno degl’Imperiali Cozzoni salto col suo
-cavallo sopra il mio piede, sopra la scarpa, e sopra ogni cosa, il che,
-per dir vero, poteva si registrare per un salto portentoso. Ebbi io la
-felicità di ricreare un giorno l’Imperadore in una straordinaria
-maniera. Il supplicai di dar ordine che mi fossero provveduti alcuni
-bastoni di altezza di due piedi, e della grossezza d’una canna comune.
-Comandò egli immediate al suo soprantendente Generale de’Boschi di
-sarmigli avere; ed in fatti il giorno dietro vidi arrivare sei boscajuoli
-con altrettanti carri carichi della qualità di bastoni da me richiesta,
-ed ogni carro era tirato da otto cavalli. Presi nove di que’bastoni che
-fortemente in terra conficcai, e che disposi in un modo, che formavan
-eglino un quadrato di due piedi, e mezzo. A cadaun lato attaccai un
-bastone all’altezza di due piedi da terra, e in tal simmetria, che
-tutti fra d’essi erano paralelli. Dopo ciò, legai il mio fazzoletto
-a’nove bastoni che io aveva confitti nel terreno, e ben lo tesi da
-tutti i lati come la pelle d’un Tamburo; servendo d’ogni intorno di
-sponda i quattro bastoni paralelli, i quali più del fazzoletto erano
-elevati di cinque grosse dita. Compiuto il fatto mio, proposi
-all’Imperadore che due dozzine de’suoi migliori Cavalli facessero il
-loro esercizio sopra quella pianura. Soddisfece alla mia richiesta il
-Principe; ed io, l’un dopo l’altro, gli presi tutti cogli Uffiziali
-che gli montavano, e sopra il mio fazzoletto gli accomodai. Posti che
-furono in ordinanza, si divisero in due manipoli, scherzevolmente
-scaramucciarono, scoccarono saette che veruno offendere non potevano,
-spiegarono le bandiere, vennero alle mani, e per dir tutto in una parola,
-diedero a conoscere che perfettamente erano instruiti di molte regole
-della militar disciplina. I bastoni paralelli impedivano che essi, e i
-loro cavalli a terra non cadessero, e tanto si compiacque l’Imperadore
-di un tale spettacolo, che ne ordinò la replica per molti giorni; e
-volle stessamente una volta essere riposto egli medesimo sopra il mio
-fazzoletto, e comandare in persona le mozioni de’suoi Cavalieri.
-Rendenne eziandio persuasa l’Imperadrice; tutto che con non poca pena
-ei mi accordasse di tenerla in mano nella sedia d’appoggio di lei, in
-distanza di due verghe dal mio fazzoletto, donde ella a suo bell’agio
-d’ogni cosa potesse essere spettatrice. Buona sorte per me, che in
-tutti questi divertimenti non n’è accaduto il menomo inconveniente.
-Una sola volta, un cavallo focoso che apparteneva ad uno de’Capitani,
-con un colpo d’unghia fece un buco nel mio fazzoletto, e rovescione
-cadde col Cavaliere che lo montava; ma entrambi al più presto gli
-rialzai; e dopo di aver turato il buco con una mano, mi servj
-dell’altra per riporre la brigata a terra. Si era il cavallo stravolta
-la manca spalla: ma il Cavaliero non ne risentì male di sorta, ed io il
-meglio che seppi rappezzai il fazzoletto; persuaso però di non esporlo a
-somiglianti accidenti mai più.
-
-Due o tre giorni prima che io ricuperassi la libertà, in tempo che me ne
-stava divertendo la Corte con tutte queste maraviglie, capitò espresso
-un Masseggiere per informare l’Imperadore, che alcuni de’suoi
-Suggetti, sollazzandosi nel sito medesimo ove io era stato trovato,
-scoperta aveano una gran cosa, che giacevasene a terra, d’una assai
-bizzarra figura; i cui margini si stendevano in cerchio, e che nel mezzo
-era all’altezza d’un uomo; avendo; per altro, poco più, o meno,
-l’estensione medesima che la camera da letto di Sua Maestà: che non
-era questa una creatura vivente, come da principio si avea temuto;
-poichè praticatisi d’intorno a lei diversi giri, non avea ella esibiti
-indizj veruni del menomo movimento: che in montando in sulle spalle degli
-altri, alcuni d’essi erano pervenuti sino alla sommità, la qual’era
-molto piana; e che col battere d’un piede, trovato aveano che la
-macchina era al di dentro vota: che sembrava loro verisimile che ella
-dovesse appartenere all’_Uom-Montagna_; e che se fosse in grado di Sua
-Maestà, ne avrebber eglino impreso il trasporto alla Corte, purchè
-fossero loro somministrati cinque cavalli. Immediate compresi ciò che
-dir volessero, e giubilai nel mio cuore per la recata novella.
-E’probabil cosa, che dopo d’essermi salvato a terra dal mio
-naufragio, talmente stordito io fossi, che prima d’arrivare al luogo
-ove mi addormentai, il mio cappello, che io aveva legato al collo in
-tempo che me ne stava remando, e che tenne fermo per tutto lo spazio del
-mio nuotare, caduto fosse senza che me ne avvedessi. Supplicai Sua
-Imperial Maestà di comandarne il pontuale trasporto, e ne le descrissi
-la natura, e l’uso. L’ebbi il giorno dietro, ma in pessima
-condizione; mercechè, a un pollice e mezzo di distanza dal di lui
-margine, vi avean coloro praticaci due fori, ed a questi, attaccati due
-uncini, pe’quali passata aveano una lunga fune, per legar meglio il
-povero mio cappello alle tirella de’Cavalli: e con tal apparecchio ei
-fece più d’una mezza lega d’Inghilterra. Ma come il terreno di quel
-Paese è molto piano, non restonne danneggiato quanto sorse avrei creduto.
-
-Due giorni dopo quest’avventura, l’Imperadore, avendo intimato a
-quella parte di sue milizie che si trovava dentro, e d’intorno alla sua
-Capitale, di tenersi lesta al primo ordine, immagino un assai singolare
-divertimento. Egli s’invogliò che io me ne stessi come un _Colosso_,
-con le gambe larghe per quanto mi fosse possibile. Comandò allora al suo
-Generale, il qual era un gran Capitano, e mio amicissimo, di mettere in
-buona ordinanza gli Squadroni, e di fargli marciare di sotto a me
-formando l’Infanteria una fronte di venti quattro, e la Cavalleria di
-sedici, tamburi battenti, insegne spiegate, ed alte le picche. In questo
-modo mi passarono fra le gambe tre mila Fanti, e mille Cavalieri. Sotto
-pena di morte promulgò Sua Maestà, che ogni Soldato nella sua marcia
-osservasse le regole più esatte della decenza a mio riguardo. Con tutto
-ciò, un tal ordine non impedì che alcuni giovinastri Uffiziali non
-levassero in alto gli occhj in passandomi pel disotto. E per dir vero,
-erano allora sì laceri i miei calzoni, che per lo meno traveder facevano
-alcuni argomenti di beffe, e d’ammirazione.
-
-Furono tante, e tali le mie suppliche per ottenere la libertà, che
-finalmente fu messo sul tappeto l’affare, prima nel Gabinetto di Sua
-Maestà, e poscia in pien Senato. Non vi fu chi si opponesse se si
-eccettua _SKyresh Bolgolam_; il quale, senza che gliene avessi dato
-suggetto di sorta, fece scoppiare contra di me una mortale aversione: Ma
-al suo dispetto, tutto il Consiglio decise a mio favore, e la decisione
-dall’Imperadore restò ratificata. Quest’atrocissimo nemico era il
-_Galbet_; e vale a dire, l’Ammiraglio del Regno, gran Favorito del
-Monarca, e oltracciò, versatissimo negli affari, ma d’un aspro
-temperamento, ed importuno d’umore. Cedette alla fine; ma nel tempo
-stesso se gli acaccordò, che lui medesimo quegli sarebbe che stendesse
-gli articoli, e le condizioni onde dipendesse la mia libertà, e la cui
-manutenzione convalidata fosse dal mio giuramento. _Skyresh Bolgolam_
-stesso, accompagnato da due sotto Segretarj, e da alcune altre persone
-ragguardevoli, recommi queste condizioni. Seguita la lettura, dovetti
-giurarne l’osservanza, primieramente secondo lo stile del mio Paese, e
-poscia secondo quello che le loro Leggi prescrivono, il qual era di
-tenere il piede mio dritto nella mia manca mano, di porre il dito di
-mezzo della mia mano destra sulla sommità della mia testa, ed il pollice
-sull’estremità superiore della dritta mia orecchia. Come forse può
-essere curioso il Leggitore di concepir qualche idea dello stile, e della
-maniera di parlare di quel Popolo, e di aver eziandio il raguaglio delle
-condizioni, alle quali mi su renduta la libertà, ho creduto ch’ei mal
-volentieri non ne vedrebbe la traduzione, che ho procurato di fare con la
-più possibile fedeltà, ed eccola per appunto. Golbasto Momaren Eulame
-Gurdilo Shefin Mully Gue, Potentissimo Imperadore di _Lilliput_, le
-Delizie, ed il Terrore dell’Universo, le cui Regioni an di estensione
-cinque mila _Blustrugs_, (dodici miglia in circa di circuito) e che altri
-limiti noti anno che quelli della Terra: Monarca de’Monarchi, più
-grande, che i Figliuoli degli Uomini, i cui piedi posano sul centro della
-terra, e la cui testa arriva perfino al Sole: che con una occhiata sola
-fa tremare i Principi del Mondo, Amabile come la Primavera, Giocondo come
-la state, Fecondo come l’Autunno, e Terribile come l’Inverno. La
-Sublimissima Maestà sua propone all’_Uomo Montagna_ capitato da
-qualche tempo nel formidabile Imperio di Lei, i seguenti Articoli, la cui
-osservanza ei con giuramento dovrà promettere.
-
-Primieramente; l’_Uomo-Montagna_ non uscirà de’nostri Stati senza
-averne una permissione suggellata col gran Suggello.
-
-II. Senza espresso nostro ordine non entrerà egli nella nostra Capitale;
-e quando vi verrà, gli Abitanti due ore prima ne saranno avvertiti,
-perchè abbiano il tempo di ritirarsi nelle loro Case.
-
-III. Il sudetto _Uomo-Montagna_ limiterà il suo passeggio alle
-principali strade maestre e si guarderà dal trattenersi, o dal mettersi
-a dormire in una Prateria, o in un Campo di biade.
-
-IV. Quando si tratterà nelle Strade Maestre, avrà esatta attenzione di
-non camminare sul corpo di alcuno de’nostri diletti sudditi, nè sopra
-i loro cavalli, e le loro carrette; non potrà pure prendere in sua mano
-veruno degli stessi nostri suggetti, se pero eglino non ci consentissero.
-
-V. Se avviene che all’improvviso si abbia la necessità di spedire per
-qualche parte un Messaggere, l’_Uomo-Montagna_ sarà obbligato, una
-volta per cadauna Luna, di trasportare il Messaggiere stesso nella sua
-tasca alla distanza di sei giornate di cammino, e (se egli ne fosse
-richiesto,) di riportarlo sano, e salvo in presenza di Sua Maestà.
-
-VI. Sarà egli ammesso alla nostra confederazione contra gli Abitanti
-dell’Isola di _Blefuscu_, e farà tutti i suoi sforzi per distruggere
-l’Armata Navale, con cui coloro si apparecchiano di fare uno sbarco nel
-nostro Imperio.
-
-VII. Nell’ore di sua comodità, sarà egli tenuto d’ajutare
-a’nostri Operaj a levare alcune grosse pietre, che servir deggiono alla
-costruzione della muraglia del nostro gran Parco, e a quelle di alcuni
-Palaggi Reali.
-
-VIII. L’_Uomo-Montagna_ suddetto, nel termine di due Lune esibirà una
-diligente descrizione del circuito del nostro Imperio, e in questo
-calcolo serviranno di misura i suoi passi.
-
-Finalmente quando l’_Uomo-Montagna_ avrà giurato solennomente
-d’osservare tutti questi Articoli, gli sarà cadaun giorno
-somministrata tanta quantità di cibi, e di bevande, quanta bastar possa
-per l’alimento di 1724. de’nostri Suggetti: e oltracciò egli avrà
-sempre un libero accesso alla Nostra Imperial Persona, con altri
-contrassegni della grazia nostra. Dato nel Nostro Palazzo di
-_Belfaborac_, il giorno duodecimo della novantesima prima Luna del nostro
-Regno.
-
-Io soscrissi, e giurai con sommo piacere l’osservanza di tali Articoli,
-tutto che ve ne fossero alcuni di non troppo mio onore, e che io
-attribuir non poteva che al pessimo genio del Grand’Ammiraglio _Shyresh
-Bolgolam_: Dopo ciò, mi furono immediate tolte le catene, e
-l’Imperadore medesimo m’impartì lo spezioso onore d’essere
-presente a tutta la cerimonia. Mi prostrai a’piedi di lui per
-avanzargli i miei ringraziamenti, ma egli m’impose il levarmi; e dopo
-di avermi dette alcune cose, che la mia moderazione, e il timore
-d’essere tacciato di vanità non mi permettono di ripetere, ei
-soggiunse che confidava molto che io fossi per adempiere scrupolosamente
-qualunque mio dovere, e che fossi per rendermi degno delle grazie di già
-ricevute, e di quelle ancora che d’impartirmi ei disegnava.
-
-Si risovviene già il Leggitore, che nell’ultimo Articolo, onde io
-giurata aveva l’osservanza, l’Imperadore mi avea assegnata, ciascun
-giorno, una quantità di cibi, e di bevande, che avrebbe potuto esser
-bastevole a 1724. _Lillipuziani_. Qualche tempo dopo interrogai un Amico
-mio di Corte, per quale ragione si era un tal numero precisamente
-determinato: egli mi rispose, che i Matematici di Sua Maestà, avendo
-presa l’altezza del mio corpo pel mezzo d’un quarto di Cerchio, e
-trovando che con loro vi era la proporzione di dodici ad uno, conchiuso
-aveano da cio, che i loro corpi, ed il mio, erano somiglianti, che
-conveniva che il mio contenesse 1724. de’loro, e che per conseguenza
-egli avesse bisogno di tanta nutritura, quanta ne bisognava al numero
-menzionato di _Lillipuziani_. Il che basta per esibire a’miei Leggitori
-una idea dell’industria di quel Popolo, e altresì della prudente, ed
-esattissima economia del Gran Principe che il governa.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Descrizione della Città Capitale di Lilliput, nomata Mildendo, e del
-Palagio dell’lmperadore. Conversazione dell’Autore con uno de’primi
-Segretarj degli affari dell’Imperio. Offresi l’Autore di servir al
-Monarca contro agl’inimici di Lui.
-
-
-LA prima supplica che io presentai dopo di aver conseguita la libertà,
-fu di avere la permissione di veder _Mildendo_, la Capitale. Acconsentivi
-di buon gusto l’Imperadore, raccomandandomi a chiare note non inferir
-male alcuno a’Cittadini, nè alcun pregiudizio alle loro Case. Con
-pubblico Editto si fece saper al Popolo la vicina mia andata alla
-Dominante. Alta due piedi e mezzo, e al più, undeci grosse dita larga, e
-la muraglia, onde _Mildendo_ sta circondata; cosicché sulla sommità
-della muraglia stessa, puossi in Carozza far il giro della Città. In
-distanza di dieci piedi, l’une dall’altre, regnanvi forti Torri, che
-in caso d’assalimento, un gran soccorso per difesa della Piazza
-recherebbono. Con una largata di gambe passai al di sopra della gran
-Porta che risguarda l’Occidente, e trascorsi con la più possibile
-agilità le due principali strade, non avendo indosso che la semplice mia
-camiscia, per timore di danneggiar i tetti, e i gocciolatoj delle
-abitazioni co’lembi de’miei vestiti. Me ne andava con tutta
-l’immaginabile cautela, per non mettere il piede sopra qualcuno che a
-caso si fosse dimenticato nelle strade; tutto che l’ordine fosse
-formallissimo, che chiunque si trovasse fuori di casa, correrebbe il
-risico a propio suo conto. Contenevano un sì gran numero di spettatori
-le finestre de’Granari, e delle parti superiori delle fabbriche, che
-non mi ricordo di aver veduto mai in una sola volta tanto Popolo.
-E’costrutta in quadro la Città, avendo cadaun lato della muraglia in
-lunghezza cinquecento piedi. Le due strade maestre che
-s’incrocicchiano, e dividonla in quattro parti, sono cinque piedi
-larghe. Le altre strade più strette, nelle quali entrar non potei, ma
-che solamente vidi in passando, stendonsi in larghezza da dodeci perfino
-a’diciotto pollici. Di cinquecento milla anime, o circa, sarà capevole
-quella Città; essendo le sue Case fabbricate da’due Solai insino
-a’cinque; e abbondando d’ogni cosa i suoi Mercati, e le sue Botteghe.
-
-Nel centro della Città, e sul crocicchio delle due grandi strade, è
-situato l’Imperial Palagio. Egli è cinto da una muraglia alta due
-piedi, e disgiunta dalle altre fabbriche per lo spazio di venti. Avea mi
-permesso sua Maestà di sormontare con un allargar di gambe questo muro,
-e come era assai vasto il tramezzo tra il Palagio ed esso, ebbi
-l’opportunità di considerare quello, da tutti i lati. L’esterior
-Corte è un quadrato di quaranta piedi, e contiene due altre Corti. Nella
-più interiore son fondati gl’Imperiali Appartamenti, che con
-impazienza io bramava di vedere; il che però mi riuscì con terribile
-stento; essendo che gli uscj maggiori, pei quali si entra da un quadrato
-all’altro, non aveano di altezza che diciotto pollici, e di soli sette
-erano larghi. Ora, gli Edifizj della Corte esteriore eran alti, per lo
-meno, cinque piedi, e perciò riuscivami impossibile il passarvi di sopra
-a gambe larghe, senza risico che la fabbrica restasse estremamente
-danneggiata; non ostante che le muraglie, che erano di pietra,
-solidissimamente fossero costrutte, ed a vessero di grossezza quattro
-pollici. L’Imperadore era allora invaghito che io ammirassi il suo
-Palagio; ma non fuvvi il modo, che tre giorni dopo, che io impiegar
-dovetti atagliare col mio coltello alcuni de’più grand’alberi del
-Regio Parco, il quale, per cento Verghe, o circa, era discosto dalla
-Città. Formai di questi alberi due sedili, alto ciascuno di tre piedi, e
-bastevolmente forte per sostenermi. Una seconda volta avvertito il
-Popolo, fui di nuovo per la Città alla Regia, co’miei due sedili alla
-mano. Arrivato al margine della esteriore Corte, montai sopra un sedile,
-tenendo nelle mani l’altro. Levai in alto questo quì, e nello spazio
-che si frammette fra la prima, e la seconda Corte, e che all’incirca è
-largo d’otto piedi, il collocai. Fummi allora più che agevole
-l’allargar le gambe, e da un sedile all’altro passar al di sopra
-degli Edifizj, e pel mezzo d’un bastone, onde l’estremità era armata
-d’un uncino, ritirar poscia l’altro sedile presso di me. Col favore
-di cotale invenzione, penetrai fin nella Corte più interiore, e
-corcatomi sopra un fianco, mi avvicinai alle finestre del piano di mezzo,
-a bella posta lasciate aperte, e restai sorpreso dagli oggetti de’più
-magnifici Appartamenti, che può formarsi l’idea. Ravvisai
-l’Imperadrice, e le Principesse, attorniate dalle loro Dame d’onore.
-Sua Imperial Maestà compiacquesi farmi un sorriso il più grazioso del
-mondo, e fuor del balcone presentommi la destra perchè la baciassi.
-
-Non mi andrò già perdendo in un racconto più diffuso, e in descrizioni
-di questa fatta, poichè le serbo per un’opera più voluminosa, che ben
-presto vedrà la luce, e che conterrà una Generale Storia di
-quell’Imperio. Niuna cosa vi sarà ommessa: io rimonterò perfino alla
-prima origine, e dopo che avrò scorsi i fatti più memorabili delle vite
-de’diversi Principi che il governarono, parlerò delle guerre sostenute
-da quest’Imperadore; delle massime di Politica, e delle Leggi che vi si
-osservano; delle Costumanze, e delle Scienze che più vi si praticano, e
-della Religione che vi si professa. Il mio presente disegno si è, di sol
-narrare alcuni avvenimenti succeduti in quell’imperio, per lo spazio di
-nove mesi che vi dimorai.
-
-Una mattina, quindici giorni, più, meno, dopo la ricuperata mia
-libertà, _Keldersal_, Primo Segretario (come essi il chiamano) degli
-affari segreti, venne a trovarmi, accompagnato da un solo servidore.
-Diede egli ordine che a una certa distanza lo attendesse alla sua
-Carozza, e mi pregò di accordargli udienza per un’ora, il che feci
-volentierissimo, avuto riguardo non solo alla qualità di lui, e al suo
-merito personale, ma eziandio a’buoni uffizj che nelle mie
-sollecitazioni mi avea renduti. Volli corcarmi a terra, perchè lui fosse
-più a portata di farsi intendere; ma desiderò piuttosto che io il
-tenesi in mano per tutto il tempo della nostra conversazione. Diede
-principio da’complimenti in proposito alla mia liberazione; "a cui,
-_diceva egli_, io ho contribuito con tutte le mie forze; tutto che
-principalmente voi ne siate debitore alle circostanze, onde rinvienesi il
-nostro Imperio: mercechè, (_ei soggiunse continuando il suo discorso_,)
-per quanto formidabile sembrar possa agli Stranieri il nostro Dominio,
-egli è affievolito da due spaventevoli mali; da una violenta Fazione al
-di dentro, e da un terribile nemico al di fuori. Quanto al primo di
-questi mali, saper dovete, che da più di settanta Lune in quà, trovasi
-l’Imperio squarciato da due Partiti, sotto i nomi di _TramecKsan_, e di
-_SlameKsan_; nomi, che dalla diversa altezza de’talloni delle scarpe
-loro, son derivati. Per dir vero, negar non si potrebbe che l’uso di
-portare alti talloni non sia il più antico: ma che che siane in tal
-proposito, Sua Maestà decretò non doversi impiegare
-nell’amministrazion del Governo, ed investire delle Cariche dipendenti
-dalla Corona, che que’soli che porteranno talloni bassi, come voi
-medesimo potuto avrete osservarlo, e se ci fate buona attenzione, vedrete
-che i talloni di Sua Imperial Maestà sono più bassi d’un _Drurr_,
-(_misura che presso poco riviene alla quarta decima parte, d’un grosso
-dito_) che verun altro de, suoi Cortigiani. Va a un tal segno l’astio
-di queste due Fazioni, che elleno non consentirebbono nè di mangiare,
-nè di bere, e neppur di parlare insieme. Gli TramecKsan, o sien quelli
-che portano alti talloni, sono in maggior numero che noi, ma militano dal
-nostro canto la possanza, e l’autorità. Temmiamo che Sua Altezza
-Imperiale, l’Erede della Corona, non abbia qualche inclinazione per gli
-talloni alti: ciò che vi ha di certo si è, che uno de’suoi talloni
-cresce un pocchettino più che l’altro; il che cagiona che in
-camminando ei alquanto zoppichi.
-
-"Nel mezzo di cotali intestine divisioni, siam noi minacciati d’un
-assalimento dal canto degli Abitanti dell’Isola di _Blefuscu_, che è
-l’altro grand’Imperio dell’Universo, e per lo meno così dilatato,
-e così potente, che quello di _Lilliput_. Essendo che, voi ci
-raccontaste che nel Mondo sienvi altri Regni popolati da Creature umane
-del vostro taglio, si rivoca in dubbio da’nostri Filosofi, i quali
-sospettano piuttosto che voi siate caduto dalla Luna, o da qualche
-Stella; poichè è cosa incontrastabile che un centinajo d’uomini di
-vostra corporatura, in poco tempo, tutte le frutte, e tutti i greggi di
-quest’Imperio consumerebbe. Oltre di che, la nostra Storia, che rimonta
-fin a sei mila Lune, di verun’altra Regione non parla, che delle due
-smisurate Monarchie di _Lilliput_, e di _Blefuscu_: le quali, per quel
-che già io cominciava a dirvene, sono trenta, e sei Lune, che si fanno
-una guerra crudele: ed eccone per appunto il motivo. Non ha che opporre
-il Mondo tutto, che anticamente, quando si volea mangiar delle vova, si
-rompevan queste dalla più larga estremità. Or accadde un giorno, che
-l’Avolo dell’Imperadore Regnante, essendo per anche giovinetto, e
-volendo, secondo il costume antico rompere un vovo, tagliossi un dito. E
-perciò l’Imperadore, Padre di lui, fece pubblicare un Bando, onde egli
-commetteva a’suoi suggetti sotto gravissime pene, di rompere in
-avvenire le vova loro, dalla estremità più stretta. Sdegnossi talmente
-il Popolo per un tal Editto, che le nostre Storie fan menzione di sei
-cagionate rebellioni; avendo queste ribellioni costata la vita ad un
-Imperadore, e la Corona all’altro. I Monarchi di _Blefuscu_, che an
-sempre accordato l’asilo a’Ribelli che abbandonavano l’Imperio di
-_Lilliput_, an fomentato queste domestiche dissensioni. A conto fatto,
-undeci mila persone in tempi differenti, anzi che rompere le loro vova
-dalla estremità più stretta, vollero piuttosto perire. Molte centinaja
-di Volumi in proposito a questa controversia sono state pubblicate; ma da
-molto tempo in qua sono stati proibiti i Libri degli ostinati a rompere
-le loro vova secondo il rito antico, e con una solenne Legge fu il
-Partito dichiarato incapace di riempire veruna Carica.
-
-"Nel frattempo di tali turbolenze, gl’Imperadori di _Blefuscu_, colla
-voce de’loro Ambasciadori si sono di frequente lamentati, che noi
-producessimo uno Scisma nella Religione, rovesciando una fondamentale
-dottrina del nostro gran Profeta _Lustrog_, contenuta nel Capitolo
-cinquantesimo quarto del _Brundecral_, (_che è l’Alcorano loro_.) Ma
-una querela somigliante, non ha altro fondamento che una vana glosa sopra
-il Testo, onde eccone i precisi termini: Tutti i veri Credenti romperanno
-le lor vova dalla estremità convenevole: Ora, a quel che me ne pare,
-alla coscienza d’ognuno, od anche al Sovrano, appartiene di determinare
-qual esser deggia quest’estremità. Ma il maggior male si è che i
-Partigiaui dell’antico metodo di rompere le vova, che sono rifugiti
-alla Corte di _Blefuscu_, anno avuto tanto credito presso
-quell’Imperadore: e con tanta forza sono stati assistiti da que’del
-partito loro rimastisi nella propria patria, che da trenta e sei Lune in
-qua, si è accesa fra’due Imperj una sanguinosa guerra, onde l’evento
-non corrispose sempre a’nostri desiderj; imperocché, non ostante che
-sieno state grandi, più che le nostre, le perdite degl’Inimici, vi
-abbiam però sgraziatamente lasciati quaranta Vascelli del primo ordine,
-e un maggior numero d’altri men riguardevoli, con trenta mila
-de’nostri più valorosi Soldati, e migliori Marinaj. Eperò; tutto che
-la somma de’loro morti trascenda quella della nostra parte, anno eglino
-in questi giorni allestita una numerosa Armata marittima, e stanno per
-effettuare uno sbarco nel nostro Paese. In tali angustie, Sua Imperial
-Maestà, la qual è prevenuta dalle più avvantaggiose idee della vostra
-forza; e del vostro coraggio, mi comandò d’esporvi lo stato
-de’nostri affari."
-
-Io pregai il Segretario di assicurare Sua Maestà de’profondissimi miei
-rispetti; e di rappresentarle, che non sembravami cosa di buon ordine,
-che io, Forestiere, mi rimescolassi negli affari di Partito; con tutto
-ciò, che io era pronto ad esporre la vita per la Persona, e per gli
-Stati di Lei, contra chiunque avesse la temerità di fare una incursione
-nell’imperio.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Con uno stratagemma inudito l’Autore perviene una incursione. Titolo
-d’onore che viengli conferito. L’Imperadore di Blefuscu spedisce
-Ambasciadori ter chiedere la pace. Appicciasi il fuoco all’Appartamento
-dell’Imperedrice; ma col soccorso dell’Autore resta estinto.
-
-
-L’Imperio di _Blefuscu_ è un’Isola situata a Greco Tramontana di
-_Lilliput_, da cui n’è separata per un canale di sole ottocento verghe
-di larghezza. Io non aveva mai veduto il Paese di _Blefuscu_, e stante la
-nuova dell’incursione onde _Keldresal_ aveami instruito, sfugj di
-comparire sulla spiaggia che disgiungne quell’Imperio dall’altro di
-_Lilliput_, per timore d’essere scoperto da qualche Vascello
-degl’inimici, i quali non aveano veruna contezza di me; essendo
-interdetto con pena di morte qualunque commerzio fra’due Imperi,
-durante la guerra, e avendo comandato l’Imperadore che fosse negato
-l’ingresso ne’suoi porti ad ogni Bastimento, niuno eccettuato.
-Comunicai all’Imperadore il progetto da me formato di rendermi padrone
-della nemica Armata, che, per le relazioni di tutti i nostri Scorridori,
-si sapeva accertatamente che stava sul ferro in Porto, pronta di mettersi
-alla vela a primo buon vento. Interrogai gli uomini più esperti di
-Marina, sopra la profondità del Canale, molte volte da essi già
-scandagliato, e mi risposero essi, che quando l’acqua trovavasi nella
-maggior sua escresenza, nel mezzo del Canale aveanvi settanta
-_Glumgluffs_ di fondo, (il che riviene a piedi sei in Europa,) e altrove
-da per tutto cinquanta _Glumgluffs_ al più. Mi portai sulla sponda del
-Canale rimpetto per appunto di _Blefuscu_, e nascostomi dietro una
-piccola eminenza, presi il Cannocchiale, e vidi l’Armata nemica
-sull’ancora, consistente in una cinquantina di Vascelli da guerra, e in
-un maggior numero di Bastimenti da trasporto. Me ne ritornai allora
-all’abitazione, e (secondo la permissione che io ne aveva,) diedi
-ordine mi si provvedessero molte fortissime gomene; e una buona quantità
-di spranghe di ferro. Era grossa ogni gomena poco più, o men, che uno
-spago, e le spranghe all’incirca del taglio d’un’aguglia da cucire.
-Interzai le gomene per renderle più poderose, e per la ragione medesima,
-unj tre spranghe insieme, e ad un uncino ne appesi l’estremità. Legati
-in questo modo cinquanta uncini ad altrettante gomene, fui al Canale una
-seconda volta, e toltomi d’indosso i miei vestiti, le scarpe, e le
-calze, mi misi in mare con la mia camiciuola di bufalo, e camminai per lo
-spazio di mezz’ora, prima della marea. Mi affrettai il più che mi
-riuscì possibile: e nel mezzo del Canale, prima che co’piedi mi
-riuscisse toccare fondo, fui costretto mettermi a nuoto per trenta
-verghe. Trenta minuti di tempo non impiegai, finchè pervenni
-all’Armata di _Blefuscu_. In vedendomi gl’inimici, un sì orrido
-spavento gli assalì, che gettaronsi da’loro Vascelli all’acqua, per
-salvarsi nuotando sopra la spiaggia, ove io vidi raccolti più di trenta
-mila uomini. Presi allora tutte le mie macchine; ed appicato un uncino
-alla prua di cadaun Vascello, unj insieme, per l’estremità, tutte le
-Gomene. Nel tempo dell’azione, mi scoccarono gl’inimici molte
-migliaja di frecce, onde alcune mi ferirono le mani, ed altre il volto, e
-che oltra il dolore che io ne risentiva, molto m’inquietarono nel mio
-lavoro. Gli occhj mi stavano più a cuore; che certamente gli avrei
-perduti, se non mi fossi risovvenuto d’un maraviglioso spediente per
-conservargli. Fra l’altre cose, teneva io in una secreta tasca un pajo
-d’occhiali, che, come penso di averlo detto, non erano stati guatati
-da’diligenti Esploratori dell’Imperadore. Gli presi, e gli assicurai
-in sul naso, il più forte che potei. Con una tal difesa, continuai con
-arditezza l’opera mia, in dispetto delle saette che continuavano a
-piovere sopra di me, e molte delle quali colpirono i vetri de’miei
-occhiali, ma senza altro effetto che di leggermente smuovergli. Io aveva
-di già appiccati tutti gli uncini, e impugnato il nodo ove le gomene
-tutte riferivano, cominciai a traere gli Vascelli. Ma tutti, e poi tutti,
-tennero saldo, pel benefizio delle lor ancore. In un tal imbroglio, qual
-partito prendere? Abbandonai le funi, e lasciando gli uncini attaccati a
-Vascelli fui così temerario, che col mio coltello tagliai le gomene
-dell’ancore; ricevendo tuttavia in una spedizione di questa fatta, una
-tempesta di saette e nelle mani, e nel capo. Dopo ciò, ripresi il nodo
-che io avea formato coll’estremità di tutte le funi onde stavano
-appiccati i miei uncini; e con la maggior facilità del mondo, trassi
-dietro di me cinquanta de’più poderosi Vascelli da guerra
-degl’inimici.
-
-I _Blefuscuani_, che tutto altro attendevano che una somigliante burla, a
-primo tratto bruttamente storditi rimasero. Mi avevan essi veduto a
-recidere i cavi de’ferri; ed immaginarono che io avessi solamente in
-testa di lasciar le Navi alla discrezione della Marea, o che urtassero
-l’une coll’altre: Ma quando si avvidero che l’Armata tutta
-muovevasi in buona ordinanza, o che io solo era quel desso che
-strascicava la, disperati vomitarono gridi tanto diabolici, che è forza
-di avergli intesi, per poter formarsene un’adeguata idea. Scortomi fuor
-di pericolo, mi arrestai qualche instante per togliermi le saette restate
-fitte nelle mani, e nella faccia, che poscia ebbi cura di strofinar ben
-bene con quell’unguento stesso, che non è guari, fu da me mentovato.
-Mi levai in quell’instante gli occhiali miei, e dopo di aver atteso
-un’ora che l’acqua abbassasse un poco, guazzai con tutti i Vascelli
-i1 mezzo del Canale, e sano e salvo all’Imperial Porto di _Lilliput_,
-mi transferj.
-
-Era la spiaggia ingombra dall’Imperadore, e da tutta la Corte di lui,
-in attenzione dell’evento d’un’Avventura sì enormemente stupenda.
-Vider eglino i Vascelli disposti in mezza Luna avanzarsi alla volta loro;
-ma non poterono ravvisar me, che me ne stava nell’acqua fino allo
-stomaco. Pervenuto che fui alla meta del Canale, aumentò la loro
-apprensione, perchè io ne aveva perfino al collo. Volea in ogni modo
-l’Imperadore che io fossi annegato, e che gl’inimici sempre si
-avanzassero per tentare uno sbarco: ma ben presto svanirono i suoi
-spaventi; mercè che ad ogni passo che io faceva, divenendo il Canale di
-minor fondo, in pochi momenti fui in istato di farmi intendere, e levando
-in aria il nodo formato dall’estremità dei cavi che l’Armata
-legavano, sclamai ad alta voce: _Viva il potente Imperadore di Lilliput;
-viva_. Mi ricevè questo gran Principe sul lido un modo il più
-obbligante del mondo, e sul punto stesso mi creò _Nardac_, che è il
-titolo più sublime d’onore, che si possa ricevere in quell’imperio.
-
-Mi pregò Sua Maestà di compiere quanto prima una impresa che sì
-felicemente cominciata io aveva, conducendo ne’Porti di lei il
-rimanente della nemica Armata, e tal si era la sua ambizione, che parea
-che l’Imperadore non pensasse meno che di ridurre in Provincia tutto
-l’Imperio di _Blefuscu_, per essere in avvenire governato da un
-Vicerè, che di sterminare tutti i ribelli, partigiani dell’antico rito
-di rompere le vova, rifuggiti alla _Blefuscuana_ Corte, e che a
-costrignere il Popolo a seguire il nuovo metodo; dopo di che sarebbe egli
-rimasto il solo Monarca di tutto l’Universo. Ma io non mancai di
-distrarlo da un tal disegno, per l’efficacia di molti argomenti statimi
-suggeriti dalla Politica, del pari che dall’equità: E gli protestai
-che morirei disperato, se contribuito io avessi alla schiavitù d’un
-Popolo libero. In pien Consiglio l’affare restò discusso, e si unì al
-mio parere la parte più sana del Ministero.
-
-Gustò sì poco di sì ardita dichiarazione Sua Imperial Maestà, che non
-me la perdonò mai più. Ella ne fece menzione nel suo Senato; ed i più
-saggi, alle relazioni che n’ebbi, si manifestarono, almen pel loro
-silenzio, del sentimento mio: ma altri, che covavano contra di me una
-segreta nemistà, non poterono trattenersi dal lanciare alcuni maligni
-tratti, tutto che in un indiretto modo. Quindi formossi tra la Maestà
-Sua, ed alcuni Ministri animati contra di me ingiustamente, una
-conspirazione, che ebbe a costarmi la vita. Tanto è vero, che i più
-importanti servigj che rendonsi di certa fatta, interamente sono
-dimenticati, immediate che una sola volta si manca.
-
-Tre settimane dopo questa spedizione l’Imperador di _Blefuscu_ spedì
-una solenne Ambasceria per chiedere la pace, che a condizioni assai
-vantaggiose pel nostro Monarcha ben presto restò conchiusa; ma il cui
-ragguaglio poco importar dee al Leggitore. Erano sei gli Ambasciadori, e
-di cinquecento persone era composto il lor seguito. Fu magnifichissimo il
-loro Ingresso, e per dir tutto in una parola, proporzionato alla
-grandezza del loro Sovrano, e all’importanza della lor commissione.
-Quando il Trattato che essi negoziavano, ed io cui rendei loro de’buoni
-uffizj pel credito che io avea alla Corte, o che per lo meno
-m’immaginava d’avervi, quando, dissi, il Trattato restò conchiuso,
-l’Eccellenze loro, di già instruite de’miei maneggj in lor
-vantaggio, mi renderono una visita nelle forme. Dieder elleno principio
-dall’innalzare perfino al Cielo il mio valore, e la mia generosità. A
-nome poscia del loro Signore mi pregarono di portarmi in quell’Imperio,
-e altresì di regalar loro un qualche saggio di quella prodigiosa forza
-onde io era dotato, e di cui intese aveano tante maraviglie. Mi accinsi a
-compiacerle.
-
-Dopo aver io operati molti incomprensibili prodigj, al dir degli
-Ambasciadori: e che non avrebbono potuto mai credergli, se essi medesimi
-stati non fossero testimonj di vista, gli supplicai d’assicurare degli
-umilissimi miei rispetti all’Imperadore di _Blefuscu_, e di
-rappresentargli che le gran cose che la Fama pubblicava di lui, mi aveano
-determinato a non tornarmene al mio Paese, senza l’onore di fargli le
-mie riverenze. Con tal disegno, la prima volta che vidi l’Imperadore di
-_Lilliput_, chiesigli la permissione di andar a salutare il Monarca di
-_Blefuscu_; il che egli accordommi con un’aria la più scipita del
-mondo: ma ne ignorai la cagione, finchè non so chi graziosamente mi
-rendè instruito, che _Flimnap_, e _Bolgolam_, rappresentate aveano le
-mie aderenze cogli Ambasciadori di _Blefuscu_, come indizj manifesti
-delle malvage mie intenzioni. E fu allora solamente che cominciai, per la
-prima volta, a formarmi qualche idea delle Corti, e de’cattivi Ministri.
-
-E’necessario d’osservare, che quegli Ambasciadori non mi parlavano
-che pel mezzo d’un Interprete; differendo l’un dall’altro i
-linguaggj de’due Imperj, come due idiomi in Europa differir possono:
-glorificandosi, cadauna di quelle Nazioni, dell’antichità, della
-vaghezza, e dell’energia di sua propria lingua, con uno spregio
-dichiarato per quella dell’imperio confinante. Con tutto ciò; come
-l’Imperadore di _Lilliput_ godea d’un riguardevole vantaggio sopra i
-_Blefuscuani_, essendosi lui impadronito della parte migliore della loro
-Armata, obbligò gli Ambasciadori a non parlargli che in _Lillipuziano_;
-e ricever non volle le loro Credenziali, se scritte non fossero in questa
-Lingua. Nel che non fi dee negare che egli non avesse somma ragione:
-comechè d’altra parte, il Commerzio, che in ogni tempo si era
-praticato fra’due Imperj; l’asilo, che i malcontenti d’una delle
-Corti rinvenivano sempre nell’altra; ed il costume scambievole di
-mandar nell’Imperio vicino tutti i giovani di qualità affine di
-pulirsi con la conversazione degli Stranieri, renduto avessero l’uso
-de’due linguaggj assai comune in entrambi gli Dominj; come lo
-sperimentai alcune settimane dopo, quando fui a tributare i miei doveri
-all’Imperadore di _Blesuscu_: e fu questo viaggio, che la malizia
-de’miei nemici mi sforzò d’intraprendere, quello il quale mi esibì
-l’opportunità di riguadagnare la mia Patria, come a suo luogo
-racconterò.
-
-Rammentasi forse il Leggitore, che allor quando soscrissi alle
-Condizioni, colle quali mi fu accordata la libertà, ve ne avea che
-troppo non mi gustavano, perchè a mio riguardo erano troppo vili. Ma
-immediate che creaco fui _Nardac_, lasciarono d’obbligarmi, e
-l’Imperadore, (e in questo convien fargli la dovuta giustizia) non me
-n’ha mai battuto becco. Nulla di meno poco tempo dopo mi si presentò
-l’occasione di rendere a Sua Maestà, a quel che per lo meno
-m’immaginava, un segnalatissimo servigio. Nel più profondo d’una tal
-qual notte fui risvegliato da’grid i d’un infinito numero di persone,
-che ad ogni instante ripetevano il termine _Burglum_. Molti domestici
-dell’Imperadore penetrarono la calca per pregarmi d’essere immediate
-alla Regia, ove per la trascuratezza d’una Damigella d’onore, che in
-leggendo un Romanzo si era addormentata, stavasene in fuoco
-l’Appartamento dell’Imperadrice. Fui in piedi in un momento, e
-comandatosi che anima vivente non attraversasse i miei passi; col
-benefizio d’un bel chiaro di Luna, feci in modo che guadagnai il
-Palazzo senza aver posto piede su creatura umana. Trovai molti uomini che
-aveano di già presentate delle scale all’Appartamento, e che tenevano
-alla mano una quantità di secchie di cuojo; ma l’acqua n’era
-discosta. Erano quelle secchie della grandezza d’un ditale da cucire. I
-poveri uomini me ne riposero in mano il più che loro fu possibile; ma a
-cagion della violenza della fiamma; poco valsero. Avrei potuto con
-facilità smorzare il fuoco col mio vestito; ma per disgrazia, la fretta
-di correre al soccorso, me l’avea fatto lasciar addietro. A prima
-giunta non vi scorgeva io rimedio di sorta, e l’incendio divorato
-avrebbe, senz’altro, quel magnifico Palagio, se, per una prontezza di
-spirito, che confesso non essermi troppo ordinaria, avvertito non mi
-fossi d’un espediente maraviglioso. La sera avanti aveva io
-copiosamente bevuto d’un saporitissimo vino, che essi chiamano
-_Glimigrim_, (i _Blefuscuani_, _Flunec_,) il quale all’estremo è
-diuretico. Per la massima delle buone fortune, non ne aveva io per anche
-renduta goccia. Il calore che la prossimità delle fiamme cagionato mi
-avea, gli sforzi da me impiegati per estinguerle, e la qualità del
-bevuto vino, pareva si fossero riuniti per eccitarmi ad orinare; il che
-feci in copia tale, e con tanta desterità, per rapporto a’luoghi che
-presi io avea di mira, che in tre minuti il fuoco onnina mensmorzossi, e
-il rimanente del superbo Edifizio, onde la struttura costati aveva tanti
-secoli, felicemente si conservò.
-
-Cominciava ad albeggiare il giorno, quando fui di ritorno al mio
-domicilio, senza aver praticati i dovuti complimenti di congratulazione
-con l’Imperadore; poichè, non ostante che gli avessi prestato un
-servigio importantissimo, non era io accertato che ei si fosse
-compiaciuto del modo: essendo che, per Legge fondamentale dell’lmperio,
-è un delitto capitale l’orinare nel ricinto del Palagio, e ciò senza
-distinzione nè di grado, nè di nascimento. Ma alquanto respirai, a
-vendo avuta il Monarca la bontà di farmi intendere, che avrebbe egli
-rilasciato un ordine perchè io fossi provveduto di Patenti di
-suppressione, che tuttavia non ho mai ottenute. E fummi detto sotto
-sigillo di segretezza, che l’Imperadrice avea conceputo un tal orrore
-per ciò che io operato avea, che si era ella ritirata nell’altro
-angolo del Palagio, con ferma risoluzione che in verun tempo non si
-sarebbe riparato in uso di lei, l’Appartamento danneggiato dal fuoco,
-Si aggiunse, ch’ella eziandio pensava di vendicarsi di me; ma che
-a’soli suoi più intimi confidenti, comunicato aveva il suo disegno.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Scienze, Leggi, e Costumanze degli Abitanti di Lilliput. Maniera di
-allevare i loro Figliuoli. Un qual modo vivesse in quel Paese l’Autore.
-Giustificazione d’una delle principali Dame della Corte.
-
-
-TUtto che io serba a un particolare Trattato la descrizione di
-quell’Imperio, non lasciero nulla di meno di offrirne qualche generale
-idea a’miei Leggitori. La statura de’naturali del Paese non è
-affatto affatto di sei pollici: e la proporzione medesima di piccolezza
-ha luogo, rispetto agli altri animali tutti, del pari che agli alberi ed
-alle piante. Per esempio: i Cavalli ed i Buoi più grandi che io abbia
-veduti, più alti non erano di quattro o cinque pollici; ed i Castrati,
-d’un pollice e mezzo, poco più, poco meno. Le lor Oche sono della
-grandezza delle nostre Allodole; e così del resto perfino a’loro
-animali più minuti, che scappavano a’miei sguardi; ma la Natura ha
-proporzionati gli occhj de’_Lilliputziani_ agli oggetti ond’ella gli
-ha circondati. E’acutissima la loro vista, ma non troppo si allunga: e
-per ispiegare con qual esatezza ravvisan eglino le più piccole cose,
-purchè non ne sieno lontani, vidi un giorno, con piacere sensibilissimo,
-un Cuciniere spiumando un’Allodola, che era più piccola d’una Mosca
-ordinaria d’_Europa_; e una donzella passando un filo invisibile di
-seta, pel buco d’un’aguglia altresì invisibile. Sette piedi
-d’altezza anno i lor alberi più eminenti; voglio dire, que’del gran
-Parco Reale; alla cui sommità poteva io arrivar per appunto col pugno
-chiuso. Trovansi nella proporzione medesima gli altri vegetabili: ma è
-d’uopo che anche il Leggitore s’immagini qualche cosa.
-
-Parlerò ora qualche poco delle Scienze, che da molti Secoli presso loro
-fioriscono. E’singolarissimo il loro modo di scrivere; non già dalla
-sinistra alla destra, come fanno gli _Europei_; nè della destra alla
-sinistra, come gli _Arabi_; nè dall’alto al basso, come i _Chinesi_;
-nè dal basso all’alto, come i _Cascajani_; ma in traverso, da un
-angolo all’altro, come le Dame in _Inhgilterra_.
-
-Seppelliscono i loro morti co’piedi in alto, e la testa al basso,
-essendo opinione invalsa, che in undici mila Lune tutti risorgeranno; che
-in questo frattempo, la Terra (che essi credono essere una superficie
-tutta piana,) si rivolgera sossopra, e che per tal mezzo, al tempo della
-Risurrezione, tutti si troveranno in piedi. Confessano pero i loro Saggj,
-che è assurda cotale Dottrina, ma il costume è sempre il medesimo, per
-compiacenza del Volgo.
-
-Avvi in quell’Imperio alcune Leggi d’un genere assai singolare, onde
-io patirei la tentazione di farne l’Apologia, se direttamente a quelle
-della prediletta mia Patria non contrariassero. Risguarda i Querelanti la
-prima, di cui ne faro menzione. Col più severo rigore si puniscono tutti
-i delitti di Stato; ma se la persona accusata produce chiare pruove della
-propria innocenza, a una morte ignominosa è condannato l’Accusatore, e
-i suoi beni servono a risarcire l’imputato del perdimento di tempo di
-lui, del risico che egli ha corso, de’disagj del carcere, e delle spese
-fatte per la propia difesa: Che se non bastano gli averi del Dinunziante,
-ha la cura di supplirvi l’Imperadore. Sua Maestà eziandio concede al
-giustificato qualche sonoro contrassegno di favore; e con pubblico Bando;
-dell’innocenza di lui tutta la Città n’è instruita.
-
-Appo que’Popoli è spacciata la frode come un misfatto, più enorme del
-furto, e perciò, quasi sempre, ella è punita con pena capitale. Mercè
-che mi dicevano alcuni, con un poco di accortezza, e di lume di ragione,
-può l’uomo guardarsi dalle ruberie; ma infinitamente è più difficile
-il guarentirsi dagl’inganni: e come il Commerzio è un de’principali
-vincoli della Società: se premessa fosse, o tollerata la frode, un
-Mercatante guidone sempre avrebbe un gran vantaggio sul galantuomo.
-Ricordomi che un giorno intercedei presso Sua Imperial Maestà, a favore
-d’un criminoso, il quale avea asportata al suo Padrone una gran somma
-di danajo, che egli ricevuta avea per ordine di lui. Per minorare il suo
-mancamento, mi avvertj di dire, che tutto il suo male consisteva
-nell’aver abusato della fidanza del Padrone: ma l’Imperadore trovò
-essere una mia mostruosita, allegare per difesa l’aggravio medesimo del
-delitto, e negar non posso che mi vidi alle strette di ricorrere, per
-soddisfattoria risposta, al comune passo: _che ogni Nazione ha le sue
-usanze_: e tuttavia non potei allegarlo senza arrossirne.
-
-Comechè per ordinario noi chiamiamo ricompensa e gastigo, i due massimi
-perni onde aggirasi tutto il Governo, confesso che i _Lillipuziani_ sono
-il solo Popolo, appo cui io abbia veduta in uso una tale instituzione.
-Chiunque può dar pruove di aver esattamente osservate la Leggi del suo
-Paese per lo spazio di settanta e tre Lune, ha il diritto di certi
-Privilegj a misura della propia qualità, e del propio stato; e riceve
-una tal qual somma di danajo a proporzione. Resta egli altresì onorato
-col titolo di _Snilpall_; che disegna la fedeltà, con la quale ha egli
-osservate le Leggi; ma questo titolo alla posterità di lui non discende.
-Risguarda quella Nazione come un prodigioso difetto fra di noi, che
-l’osservanza delle Leggi, dalle sole punizioni, senza ricompensa di
-sorta, sia sostenuta. E per questa ragione nelle Corti di Giustizia di
-quell’Imperio, è dipinta con sei occhj dinanzi questa Divinità, con
-altrettanti al di dietro, e con uno per ciascun lato, per rappresentare
-la sua circonspezione: e con un sacco riempiuto d’oro nella sua destra
-mano; e nella sinistra una spada nel fodero, per dimostrare che ella più
-inclina a’premj, che a’gastighi.
-
-Nella scelta che fan que’Popoli delle persone destinate a qualunque
-impiego, più badano alla virtù, che all’abilità; mercè che, poichè
-è necessario che fra gli uomini vi abbia un Governo; credon essi che una
-ordinaria misura d’intelligenza sia sufficente per supplirvi; e che non
-fu mai intenzione della Provvidenza, che l’amministrazione
-de’Pubblici affari fosse un enigma, il cui termine, essere non potesse
-indovinato che da un picciol numero di persone d’un genio superiore,
-che cadaun secolo, una, o due ne produce appena: ma suppongono che ogni
-uomo ha la potestà d’astenersi dalla menzogna, e di praticar gli
-obblighi, che gli sono perscritti. Or la pratica di questi obblighi, di
-con essi, fiancheggiata da un poco di esperienza, e da una somma dritta
-intenzione, renderà qualunque uomo capace di servire al proprio Paese,
-purché quel solo picciol numero d’impieghi se n’esenti, che dello
-studio ricercano. Ma, essi aggiungono, sì poco è vero che da talenti
-superiori possa essere supplito un difetto di virtù, che, pel contrario,
-non possono mai i grand’impieghi cader in mani più pericolose, quanto
-in quelle d’uno scellerato di abilità; perchè inclinato a far del
-male, possiede tutta l’autorità, e tutta la necessaria industria per
-rendere soddisfatto un prurito sì abbominevole.
-
-An eglino un’altra assai riguardevole Legge; ed è questa, di non
-ammettere a runa Pubblica Carica coloro che ni egano una Provvidenza:
-imperocchè; se protestano i Principi d’essere della Provvidenza i soli
-Luogotenenti; i _Lillipuziani_ dicono, che è una cosa la più assurda
-del mondo per un Principe, l’impiegar uomini che non confessano
-quell’autorità medesima, sotto cui egli opera.
-
-In riferendo tutte queste Leggi, io non parlo che delle Instituzioni
-primitive; non potendosi, per altro negare, che da molti anni in qua
-estremamente quel Popolo degenerato non abbia. Per esempio; la costumanza
-infame d’elevarsi ad eminenti Cariche, e d’essere onorato co’più
-luminosi caratteri di distinzione, per essersi esercitato a ben danzare
-sopra la corda, a saltare al di sopra del bastone, e al guizzarvisi pel
-di sotto, non si era introdotta che dall’Avolo dell’Imperadore
-Regnante; e non era pervenuta al segno onde io la vidi, che per le
-fazioni che lo Stato laceravano, e che tutte a segnalarsi con la più
-vile delle destrezze, andavano in traccia.
-
-E’fra loro l’ingratitudine un delitto capitale; provando essi con la
-Ragione, che ogni uomo, che mal corrisponde col suo Benefattore, deesi
-per necessità riputare come l’inimico del Genere umano in generale,
-onde questi ricevuta non ha veruna beneficenza, e che per conseguenza
-quegli è indegno di vivere.
-
-Eccessivamente dalle nostre differiscono le lor cognizioni in proposito
-agli obblighi de’Genitori, e de’Figliuoli. Come la congiunzione del
-maschio con la femmina è fondata sopra una inclinazione stabilita dalla
-Natura per la propagazione di tutte le spezie, pretendono i
-_Lillipuziani_ che l’Uomo e la Donna sien portati l’un verso
-l’altro, come il rimanente degli Animali, per motivi di concupiscenza,
-e che la tenerezza loro pe’propj figliuoli, abbia pur la sua origine da
-una Legge della Natura: per questa ragione son eglino persuasi, che un
-Figliuolo non è obbligato a veruna riconoscenza verso suo Padre, per
-averlo generato; nè verso la Madre per averlo messo al mondo: il che,
-avutasi riflessione alle miserie dell’umana vita, non è in se medesimo
-nè una beneficenza, nè conferito come tale da’Genitori, che allora a
-tutto altro pensavano. Somiglianti ragionamenti, ed alcuni altri della
-medesima spezie, egli anno determinati a non affidare a’Padri
-l’educazione de’loro Figliuoli, bensì a stabilire in cadauna Città
-pubblici Collegj, ove tutti i Genitori, eccettuatine i soli Borghigiani,
-e i Campajuoli, sono obbligati di mandare i propj Figli d’entrambi i
-sessi, immediate che toccano l’età di venti Lune; supponendosi che
-allora cominciano ad essere idonei all’instruzione. Cotali Scuole sono
-di differenti generi, secondo la differente qualità de’fanciulli. Sono
-incaricati molti abilissimi Professori di allevargli secondo la
-condizione de’loro Padri; ed eziandio secondo il propio lor genio, e le
-proprie loro inclinazioni. Dirò ora qualche cosa de’Collegj
-de’Giovani; e in progresso, di que’che alle Donzelle son destinati.
-
-Di dotti Professori, e d’esperti Sotto-Maestri, son provveduti i
-Collegj de’Ciovani d’un illustre nascimento; e i vestiti, e la
-natritura di questi, son semplicissimi. Inculcansi loro de’principj
-d’onore, di giustizia, di coraggio, di modestia, di clemenza, di
-Religione, e d’amor per la Patria. Si tengono sempre occupati in
-qualche cosa; se si eccettua il tempo, da essi impiegato ne’loro pasti,
-e nel dormire; ed ancora è molto brieve questo tempo. Due ore per cadaun
-giorno son destinate pei loro passatempi, i quali in esercizj di corpo
-consistono. Per fino all’età di quattr’anni, altrui gli veste, ma
-poscia son tenuti a vestirsi essi medesimi, per quanto eminente possa
-essere il loro carattere. Non anno la permissione d’addomesticarsi con
-servidori; ma fra essi soli si trastullano, e sempre in presenza d’un
-Professore, o di qualche Sotto Maestro; il che gli tien guardati da
-quelle impressioni di sciocchezza, e di vanità, cui soggiacciono i
-nostri Figliuoli. Due sole volte all’anno ammettonsi i loro Padri a
-vedergli, e la visita non eccede lo spazio d’un ora. Si accorda loro
-uno scambievole abbracciamento nell’entrare, e nell’uscire; ma il
-Professore, che in simili occasioni non manca mai di sua presenza, non
-foffre che il Padre parli all’orecchio del figliuolo; che gli attesti
-una sciocca tenerezza, o il regali di confetti, od altre golosità. Se la
-pensione pel mantenimento, e per la nutritura di qualche ragazzo non è
-sufficientemente corrisposta, sonovi Imperiali Uffiziali che costringono
-al necessario esborso.
-
-I Collegj pe’Figliuoli di persone di minor carattere, come di
-Mercatanti, d’Artisti, e d’altri, son regolati nella proporzione
-medesima. I destinati a qualche mestiere, son messi in pratica in età
-d’anni undici; laddove gli altri, che appartengono a Signori di
-distinzione, se ne restano ne’lor Collegj perfino a’quindici; il che,
-presso noi, riviene a venti e un anno: Ma nel frattempo degli anni tre
-ultimi, si diminuisce a grado a grado il loro sugettamento.
-
-Ne’Collegj delle Donzelle, sono allevate le Giovinette a un dì presso
-come i Ragazzi, con la sola differenza, che son elleno abbigliate da
-persone del loro sesso, ma sempre alla presenza d’un Professore, o
-d’un Sotto-Maestro, finchè sieno pervenute all’età di cinque anni;
-al qual tempo sono obbligate ad obbgliarsi da se medesime. Che se le
-Governatrici loro restano convinte di aver lor raccontate novelle di
-Sogni, d’Apparizioni, e d’altre somiglianti impertinenze, onde in
-_Europa_ le fantesche nostre son solite di guastare l’immaginazion
-de’figliuoli, son elleno per ben tre volte scopate in pubblico,
-imprigionate per un anno, e mandate in perpetuo esilio nella parte più
-disabitata di tutto l’Imperio. Quindi ne deriva, che le Giovinette, del
-pari che gli stessi uomini, d’essere scioccamente paurose arrossiscono.
-Avvi un’altra differenza fra l’educazione di questi, e di quelle;
-cioè, che gli esercizj delle Donzelle non sono così violenti; che
-prescrivonsi loro alcune regole sopra l’economico governo; e che non
-avanzano come i Giovani i loro studj, comechè per altro sieno obbligate
-d’applicarsi a delle scienze; onde le nostre Dame d’_Europa_ non ne
-posseggono inferior idea. Essendo che egli è massima di quella Nazione,
-che fra persone ragionevoli, una Donna esser dee sempre una compagna
-ragionevole, e ornata di graziosità, giacchè la giovinezza sempre in
-lei non può fiorire. Toccati che abbiano le Vergini gli anni dodici,
-(età che è nubile presso que’Popoli,) i Parenti loro, o i lor Tutori
-le ritirano in propria casa dopo di aver adempiuto ai più cordiali
-ringraziamenti co’Professori; e molto di rado avviene che la
-Giovinetta, separandosi dalle sue compagne, non versi delle lagrime.
-
-Ne’Collegj delle Donzelle d’inferior grado, son esse ammaestrate in
-ogni sorta di lavori, al loro sesso convenevoli. Rimandansi all’età di
-nove anni quelle che son disegnate ad allevarsi in qualche mestiere, od
-esercizio; e perfino agli anni tredici si custodiscono le altre.
-
-Le Famiglie de’Ragazzi che d’un ordine inferiore s’instruiscono in
-que’Collegj, oltre all’annuale pensione, che è leggerissima, sono
-tenute di corrispondere ogni mese all’Intendente della Casa, una parte
-di quanto elleno an guadagnato, perchè un giorno servir possa allo
-stabilimento de’Giovani, dovendosi riflettere che vi ha una Legge, la
-quale regola la pramatica del dispendio de’Parenti; mercè che, dicono
-i _Lillipuziani_, è cosa alquanto ingiusta, che persone plebee; Per
-rendere soddisfatto il propio capriccio, procreino una nidiata di
-figliuoli, che certamente per le sciocche spese de’loro Padri, non
-potranno un giorno non essere a carico del pubblico. Quanto alle persone
-riguardevoli, s’impegnan esse, che ciascuno de’loro figliuoli avrà
-una destinata somma proporzionata alla sua condizione; e talj vi sono,
-che an l’incarico di provvedere questi fondi; impegno, onde sempre con
-saggezza, e con la più esatta giustizia si sciolgono.
-
-I Borghigiani, ed i Campajuoli, custodiscon in propia casa i loro Figli;
-poichè disegnati unicamente a coltivar la terra, non è di gran
-conseguenza al Pubblico la loro educazione; ma i Vecchj di loro, e
-gl’infermi, son curati, e nodriti negli Spedali, non sapendosi in quel
-Paese cosa sia il dimandare limosina.
-
-Forse che quest’è il luogo che il Leggitore resti informato del metodo
-onde io vissuto sono in quella Regione, per lo spazio di nove mesi, e
-tredeci giorni di mio soggiorno. Quanto a’miei mobili, consistevan
-essi, principalmente, in una tavola, e in un sedile, che io stesso avea
-lavorato per uso proprio, servendomi de’maggiori alberi del Parco
-Reale. Dugento Cucitrici impiegate furono per farmi delle camiscie, e per
-cucire i pannilini del mio letto, e della mia mensa. Questa biancheria
-era della più grossa qualità: ma siccome a dispetto di tale
-circostanza, non avrei potuto prevalermene; così esse ebbero
-l’antivedimento di raddoppiarla molte volte, e oltracciò di
-trapugnerla, a guisa d’una sottana d’_Europa_. D’ordinario, tre
-pollici larghi sono i loro pannilini, e tre piedi formano la loro maggior
-tirata. Affinchè le Cucitrici potessero prendermi la misura, mi prostesi
-a terra; si mise l’una sopra il mio collo, e un’altra verso la metà
-della mia gamba; tenendo cadauna per l’estremità una fune, in tempo,
-che una terza misuravane la lunghezza con una spezie di braccio, lungo un
-grosso dito.
-
-Dopo ciò, misurarono il mio pollice dritto, e tanto loro bastò;
-imperocchè con un calcolo di Matematica, avean elleno compinato che il
-giro del pollice, preso due volte, riveniva a quello del pugno; e che il
-giro del pugno due volte preso, corrispondeva a quello del collo; e
-finalmente che il replicato giro del collo, compone quello del mezzo. Per
-altro, non era necessario tutto questo calcolo, avendo io stesa a terra
-la vecchia mia camiscia per servir loro di modello; e dir deggio a loro
-gloria, che l’imitarono perfettamente bene. Dietro i miei vestiti
-faticarono trecento sarti, ma valevansi essi d’un altro metodo per
-prendermi la misura. Mi messi ginocchione; ed eglino inalberarono una
-scala, che dalla terra arrivava al mio collo, e montata da un di loro la
-scala medesima, perpendicolarmente ei lasciò cadere dal collo della
-camiscia perfino a terra una corda; il che appuntino riveniva alla
-lunghezza intera del mio vestito; ma il mezzo del corpo e le braccia, me
-gli misurai io medesimo. Compiuti che furono gli abiti miei, (dietro cui
-io feci travagliar i Sarti in mia Casa, perchè le loro potuto non
-avrebbono contenergli,) aveano gli abiti stessi, l’aria di quei lavori
-che le Dame _Inglesi_ formano, cucendo insieme una infinita di differenti
-frusti; con tale varietà però, che i miei vestiti erano tutti d’un
-solo, e medesimo colore.
-
-Da trecento cucinieri si apprestavano le mie vivande, stando essi
-alloggiati colle loro famiglie accosto della mia abitazione sotto tende,
-ove ognuno avea la cura d’imbandirmi due piatti. Era mio costume di
-prendere in mia mano una ventina di coloro che mi serviano in tavola, ed
-avevane più d’un centinajo che se ne restavano a terra, gli uni con
-piatti, ed altri con l’intera bottiglieria de’liquori. A misura che
-io bisognava di qualche cosa, i miei domestici, che erano sulla tavola,
-si valevano con grande artifizio d’una carrucola per ritraerla a se,
-presso poco come in _Europa_ si traggon le secchie da un pozzo. Uno
-de’loro piatti conteneva una buona boccata; ed assai agevolmente, in un
-sol tratto, io mi traccannava una delle loro bottiglie di vino. Il loro
-Castrato non è sì buono che il nostro; ma in ricompensa è
-squisitissimo il loro Bove. Mi ricordo d’averne mangiato un taglio di
-coscia, che mi obbligò a tre boccate; ma ciò avviene di rado.
-Stranamente stupivano i miei servidori nel vedermi a mangiar le ossa,
-come facciamo nel nostro paese dell’ala dell’Allodola. Una delle lor
-Oche, o uno de’loro Galli d’Indie, non mi costava la pena che d’un
-sol boccone; e confessar deggio, che in fatto di dilicatezza, la vincono
-sopra i nostri, cotali sorte d’uccellami. Rispetto a’loro Uccelli
-d’alquanto minor mole, venti, o trenta, io potea metterne sulla punta
-del mio coltello.
-
-Sua Imperial Maestà informata della mia maniera di vivere, volle un
-giorno aver la sorte (questi sono i termini di lei,) di pranzar meco.
-Venne ella accompagnata dalla illustre sua Famiglia: ed io ebbi
-l’attenzione di collocargli tutti in seggj d’appoggio sopra la mia
-tavola, rimpetto a me, colle loro Guardie che gli circondavano.
-_Flimnap_, il Gran Tesoriere, intervenne anche egli a un tal convito, e
-teneva in mano la sua bacchetta bianca. Osservai più d’una volta che
-ei mi guattava di mal occhio, ma senza manifestarne il menomo indizio; ed
-io in apparenza non mangiai che con più appetito, tanto per far onore
-alla mia cara Patria, che per riempiere la Corte di ammirazione.
-Persuasissimo io sono, che questa visita dell’Imperadore ha recata
-opportunità a _Flimnap_ di rendermi cattivi uffizj presso il suo
-Padrone. Fu sempre questo Ministro, segreto mio nemico, comechè
-esteriormente praticassemi più cortesie, che sembrava non
-permettergliele il brusco suo temperamento. Rappresentò egli
-all’Imperadore, che il pubblico erario si trovava in istato pessimo,
-che egli era obbligato di prender a prestito del danajo a grosse usure;
-che i biglietti del Tesoro circolar non poteano che a nove _per cento_ di
-perdita, che in pochissimo tempo io avea costato a Sua Maestà più
-d’un milione e mezzo di _Sprugs_, (che sono le loro più massicce
-monete d’oro della grandezza d’un tremolante;) e che, salvo un
-miglior parere, ei consigliava il Principe a licenziarmi a prima apertura.
-
-Come io fui la cagione, tutto che innocente, che una Dama del primo
-ordine fosse assalita nel suo onore, innanzi che più stendermi, egli è
-forza che di giustificarla io procuri. Si era messo in capo il Tesoriere
-d’essere geloso della propia moglie; essendo che pessime lingue gli
-aveano rapportato che ella era impazzita di me, ed eziandio perchè alla
-Corte erasi sparsa voce, che ella una volta venuta fosse in mia casa. Io
-protesto solennemente che queste sono infamissime calunnie, onde la Sposa
-del Tesoriere non ha mai contribuito; non avendo io per tutta la mia vita
-ricevuto per parte di lei, che contrassegni d’amistà innocenti. Vero
-è bensì, che ella sovente mi visitava, ma sempre in pubblico, nè mai
-senza essere accompagnata da tre persone; che per ordinario erano sua
-Sorella, sua nipotina, ed alcuna delle sue amiche; ma ciò non era cosa
-speziale di lei sola; poichè molte altre Dame della Corte frequentemente
-venivano a ritrovarmi. Ed io me ne appello a tutti i miei domestici, se
-in ni un tempo an eglino veduta Carrozza alla mia porta, senza sapere chi
-fossero le persone che in essa vi stavano. In somiglianti occasioni,
-immediate che un servidore avea mi avvertito che alla mia porta trovavasi
-una Carrozza, il mio costume si era di calarvi in un instante, e dopo di
-aver salutato chi mi visitava, di prendere esattamente in mia mano la
-Carrozza, e i due Cavalli, (che se ve n’erano sei, l’Ajutante del
-Cocchiere distaccavane sempre quattro,) e di collocargli sopra la mia
-tavola, d’intorno a cui regnava una sponda di cinque pollici di
-altezza, per timore di qualche accidente. Mi è accaduto, non di rado, di
-aver quattro Cocchj in un sol tempo sopra la mia tavola, ed io starmene
-nel mio sedile divertendo la Compagnia. Più d’un dopo pranzo mi
-ricreai col maggior piacere del mondo in tal sorta di conversazione. Ma
-io ardisco sfidare il Tesoriere, e i suoi due Querelanti _Clustril_, e
-_Drunlo_, (ne pubblico il nome per isvergognarli,) perchè pruovino se ni
-uno sia mai venuto incognito in casa mia, all’eccezione del Segretario
-_Keldresal_, che non vi si portò se non per ordine espresso
-dell’Imperadore, come par mi di averlo raccontato. Insistito non avrei
-per sì lungo tempo sopra quest’articolo, se non vi si fosse
-interessato l’onore d’una gran Dama; per non dir niente di me
-medesimo; tutto che allora fossi _Nardac_; carattere di cui non è
-investito il gran Tesoriere stesso, sapendo ognuno che egli non è che
-_Cumglum_; titolo, che ha la proporzione medesima con quello onde io
-stava onorato, che l’ha il titolo di Marchese con quello di Duca in
-_Inghilterra_, comechè, per altro, per ragione dell’impiego suo, ei
-nel passo mi precedesse. Cotali callunie, che per un accidente che quì
-non è d’uopo di riferire, mi si sussurrarono alle orecchie, furono la
-cagione che _Flimnap_, per lo spazio di qualche tempo, scavasse la mina
-alla sua sposa, ma assai più a me; ed ancorchè alla fine siasi egli
-disingannato, e rappattumato si sia con esso lei non potè mai
-perdonarmela di avermi preso in sospetto contra ragione, e riuscivvi pure
-per farmi togliere la grazia dell’Imperadore, il quale, per dir vero,
-lasciavasi un po troppo reggere da questo Favorito.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-L’Autore; essendo informato che i suoi nemici intentavano d’accusarlo
-d’Alto-Tradimento, rifugge a Blefuscu. Maniera ond’egli vi è
-ricevuto.
-
-
-INnanzi di narrare l’uscita mia di _Lilliput_, vuol il buon ordine che
-chi legge resti instruito de’motivi, che ad appigliarmi, e ad eseguire
-un tal disegno, la spinta mi diedero.
-
-Tutto ciò che chiamasi Corte, era stato fin allora per me una Terra
-incognita; poichè la bassezza della mia condizione, non aveami permesso
-in verun tempo di frequentarne. Per vero dire, la conversazione, e la
-lettura, mi aveano impresse sinistre idee delle Corti stesse; ma creduto
-non avrei mai, che la propia mia esperienza dovesse un giorno rendermi
-convinto dell’aggiustatezza di queste idee, in un paese poi molto
-lontano, e governato, a quel che io ne pensava, con massime onninamente
-differenti da quelle che in _Europa_ son del bell’uso.
-
-In tempo che io mi allestiva pel Viaggio di _Blefuscu_ affin d’umiliare
-i rispetti miei a quell’Imperadore, un Signor di Corte di grande stima,
-(a cui, in tempo ch’ei col Principe se la passava male, aveva io
-renduto un insignissimo servigio,) venne nottetempo alla mia casa in
-seggetta chiusa, e senza farmi avanzar il suo nome, chieder mi fece se
-forse ei non mi recherebbe disturbo. Licenziati i portatori, misi la
-seggetta, ed il Signore nella tasca del mio giubbone: e poscia a un
-servidore di mia confidenza dato ordine di dire ad ognuno che io
-indisposto stavamene dormendo, serrai a catenaccio la porta della mia
-casa, e mi messi ad attaccare conversazione con colui che praticavami una
-visita sì misteriosa.
-
-Dopo i primi scambievoli complimenti, osservai in esso lui una grande
-inquietudine, e chiestone del motivo, pregommi di pazientemente
-ascoltarlo, giacchè trattavasi d’un suggetto, onde il mio onore, del
-pari che la mia vita s’interessava. Ècco in sostanza il discorso
-ch’ei mi tenne, di cui immediate, al licenziarsi di lui, n’estesi in
-carta i più importanti Articoli.
-
-"Convien sappiate essersi a cagion vostra più volte assembiato il
-Consiglio con la più possibile segretezza, e che sono solo due giorni
-che Sua Maestà n’è venuta ad una finale deliberazione.
-
-"Evvi noto che il Grande Ammiraglio Skyris _Bolgolam_, poco men che dal
-momento del vostro arrivo, fu sempre vostro mortal nemico. Non so quali
-esser possano i primi motivi dell’aversione di lui: ma egli è
-certissimo che ella di molto rinvigorì, dopo il felice successo della
-vostra impresa contra l’Armata di _Blefuscu_; perchè egli risente in
-buona coscienza, che con tutta sua Ammiralità, non ne fece in verun
-tempo altrettanto. Questo Signore, e _Flimnap_ il gran Tesoriere, la cui
-nemistà contro a voi, pel motivo della moglie di lui, e cognita a chi
-che sia; _Limtoc_ il Generale, il Ciamberlano _Lalcon_, e _Balmuff_ il
-gran Giustiziere, an piantato Articoli di accusa a vostro disfavore, e di
-convincervi di Alto-Tradimento, e di alcuni altri capitali delitti essi
-presumono."
-
-Persuaso che io era della propia mia innocenza, rendemmi così impaziente
-un tal esordio, che stetti sul punto d’interrompere quegli che mi
-annunziava novità così strane: ma ei mi pregò di lasciargli proseguire
-il discorso; il che fece ne’seguenti termini.
-
-"In riconoscimento della buona amicizia che mi testimoniaste, feci in
-modo di restar instruito di tutta la loro cospirazione, e di aver copia
-degli Articoli d’accusa; il che non men che la testa mi varrebbe, se
-discoprir si potesse."
-
-Articoli d’accusa contro a Quinbus-Flestrin, (l’Uomo-Montagna.)
-
-ARTICOLO I.
-
-TUtto che per una Legge creata sotto il Regno di Sua Imperial Maestà
-_Calin_ _Deffar Plune_, sia ordinato: Che chiunque piscerà nel ricinto
-del Palagio Imperiale, sarà riputato come reo di Alto Tradimento: Se per
-tanto, il mentovato _Quinbus-Flestrin_, in manifesto infragnimento della
-suddetta Legge, sotto pretesto di estinguere il fuoco che si era
-appicciato all’Appartamento dell’Imperadrice, maliziosamente,
-traditoriamente, e diabolicamente ha estinto il detto fuoco
-nell’Appartamento summenzionato, situato nel ricinto del suddetto
-Palaggio, contra la Legge testè allegata, contra il dovere di lui ec.
-
-ARTICOLO II.
-
-IL suddetto _Quinbus-Flestrin_ condotta avendo l’Imperial Flotta di
-_Blefuscu_ al Porto Imperiale di _Lilliput_; ed avendo di poi ricevuto
-ordine da Sua Imperial Maestà di rendersi padrone degli altri Vascelli
-tutti del detto Imperio di _Blefuscu_, di ridurre l’Imperio stesso in
-Provincia per essere da me innanzi governato da un Vicerè; e di
-sterminare, non solo tutti i Partigiani dell’antico rito di rompere le
-vova rifuggiti in quel Paese, ma eziandio tutti gli Abitanti di
-quell’Imperio che sul fatto stesso abjurar non volessero una eresia si
-orribile; come un traditore che lui è, ha richiesto di essere dispensato
-dal rendere i servigj suddetti, col ridicolo pretesto di non voler
-costrignere le coscienze, nè mettere a morte, o ridurre in ischiavitù
-un Popolo libero.
-
-ARTICOLO III.
-
-QUando gli Ambasciadori di _Blefuscu_ son venuti ad implorar la pace da
-Sua Maestà, manifestò il detto _Flestrin_, che lui era un traditore,
-interessandosi a favore degli Ambasciadori sudetti, e tenendogli
-ricreati; non ostante che ben sapesse, che eglino a un Principe
-appartenessero, il quale poco prima era stato apertamente in guerra
-contra di Sua Maestà.
-
-ARTICOLO IV.
-
-ALlestiscesi il suddetto _Quinbus-Flestrin_ (il che direttamente è
-contrario all’obbligo d’un fedele Suggetto,) ad imprendere un Viaggio
-alla Corte di _Blefuscu_, tutto che sua Imperial Maestà non gliene abbia
-accordata la permissione che in voce; e sotto pretesto della detta
-permissione, ei divisa di fare il Viaggio suddetto, affin di dar mano
-all’Imperador di _Blefuscu_, il quale di fresco è stato in guerra con
-la suddetta Maestà Imperiale.
-
-"Vi sono alcuni altri Articoli; ma questi onde l’estratto or ora vi ho
-letto: sono i più importanti.
-
-"Negar non si può che ne’differenti contrasti che si suscitarono
-nell’incontro di tutti questi capi d’accusa, Sua Maestà non abbia
-manifestati contrassegni d’una grandissima clemenza; che ella sovente
-allegati non abbia i vostri servigj, e procurato di estenuare le vostre
-reità. Acremente insisterono il Tesoriere, e l’Ammiraglio che
-soffrirvi si facesse una morte crudele, ed ignominiosa, in appicciando il
-fuoco alla vostra casa; e che allor quando voi ne sortiste stessevi in
-aguato il Generale alla testa di venti mila uomini, che sarebbero
-comandati di ferirvi in faccia, e nelle mani coti saette venenate. Alcuni
-pure de’vostri domestici dovean ricevere un ordine segreto di
-strofinare le camiscie vostre con un tal qual sugo attossicato; il che in
-pochi istantivi avrebbe cagionata una spaventevole ma insieme tormentosa
-morte. Appigliossi a un tal consiglio il Generale; cosicchè per molto
-tempo vi ebbe pluralità di voci contra de’voi. Ma risoluta Sua
-Maestà, se mai si può, di conservarvi la vita, ha staccato il
-Ciambellano dal partito de’vostri nemici.
-
-"Nel forte di cotali maneggi, _Keldresal_, Primo Segretario de’segreti
-affari, il quale veramente si è sempre manifestato vostro Amico, ebbe
-ordine dall’Imperadore di produrre il proprio sentimento: il che egli
-fece in un modo il più adattato a confermarvi nell’opinione
-avvantaggiosa che avete di lui. Ei confessò che erano grandi i vostri
-delitti; ma che non ostante aveavi luogo per la clemenza, la più bella
-di tutte le virtù che un Principe adornano; e che da Sua Maestà in un
-grado così eminente era posseduta. Disse, che era sì nota ad ognuno
-l’amicizia che regnava tra esso lui, e voi che forse il Consesso
-Augusto, innanzi a cui ei perorava, lo spaccerebbe in colpevole di
-parzialità: che con tutto questo, per ubbidire a Sua Maestà Imperiale,
-direbbe con libertà il proprio parere: Che Sua Maestà, in
-considerazione de’vostri servigj, e per soddisfare al proprio genio
-inclinato alla clemenza, avesse la bontà di conservarvi la vita, e
-comandasse che solo vi si cavassero i due occhj, sembravagli che con un
-tale espediente, sarebbe in qualche modo appagata la Giustizia, e che
-l’Universo tutto esalterebbe perfino alle Stelle l’Imperiale
-misericordia, ed altresì la generosità, e la dolcezza di que’che
-gustavano dell’onore d’essere suoi Consiglieri: Che la perdita
-de’vostri occhj nulla vi toglierebbe delle vostre forze, che potreste,
-non ostante, impiegare a favore di Sua Maestà: Che un coraggio cieco non
-può non essere più grande, perchè non iscorge verun pericolo: Che il
-timore che avevate per gli occhi vostri, era stata l’unica difficoltà
-nella vostra intrapresa contra la nemica Armata; e che dovea bastarvi di
-vedere per gli occhi de’Ministri.
-
-"Fu altamente rigettato da tutto il Consiglio un tal sentimento.
-_Bolgolam_, l’Ammiraglio, non potè contenersi; ma tutto in furia
-disse: Che stranamente egli stupiva con quale fronte osasse il Segretario
-di persuadere la conservazion della vita d’un traditore: Che i servigj
-da voi prestati, per giudizio di tutti gli conoscitori delle Ragioni di
-Stato, erano l’aggravio medesimo de’vostri delitti: Che voi, che
-eravate capace, in pisciando, di smorzare il fuoco sopra l’Appartamento
-dell’lmperadrice, (attentato, che egli nol potea rammemorare senza
-raccapricciarsi,) potevate, un giorno, cagionare col medesimo mezzo un
-allagamento, e affogare tutti que’che si trovassero nel Palagio.
-Aggiunse: Che le forze stesse, con cui v’impadroniste della Flotta
-nemica, servir potrebbono in un primo vostro disgusto, per ricondurla a
-_Blefuscu_: Che valide ragioni gli facean credere che nel fondo del
-vostro cuore nodriste una criminosa inclinazione all’eretico stile di
-rompere le vova; e che siccome il tradimento annidasi nel cuore prima di
-scoppiar colle azioni, così egli vi denunziava come traditore, ed
-instava che foste fatto morire.
-
-"Uniformossi all’opinione di lui il Tesoriere, e rimostrò che era
-impossibile che l’Erario di Sua Maestà bastar potesse pel dispendio
-del vostro mantenimento: Che tanto era lontano che l’espediente di
-cavarvi gli occhj, proposto dal Segretario, fosse un rimedio al male che
-si temeva, che pel contrario, secondo tutte le apparenze, non servirebbe
-che ad aumentarlo, come ciò provasi con l’esempio di certi Uccelli, i
-quali, tolta che si è lor la vista, più ingrandiscono, e più
-s’ingrassano: Che Sua Sacra Maestà, e tutto il Consiglio, che erano
-vostri Giudici, stavano, in loro coscienza, pienamente persuasi che
-avevate meritata la morte; il che era sufficiente per condanarvi, quando
-anche contra di voi non ispiccassero quelle pruove che dimanda il
-precioso della Legge.
-
-"Sua Maestà Imperiale essendo assolutamente portata a salvarvi la vita,
-ebbe la bontà di dire: Che poichè il Consiglio avea deciso che la
-perdita de’vostri occhj fosse una punizione assai leggiera, protrebbesi
-nel progresso farvene soffrire qualche altra. E l’amico vostro, il
-Segretario, chiedendo efficacemente di essere udito in proposito
-all’obbiezione del Tesoriere, che il vostro mantenimento fosse un
-eccessivo aggravio per sua Maestà, disse: Che l’Eccellenza Sua, per le
-cui mani passavano tutte le rendite Imperiali, agevolmente a una tale
-inconvenienza provveder potea, col diminuire a poco a poco la pietanza
-assegnatavi: Che mancandovi la nutritura, vi afievolireste di giorno in
-giorno, e senza altro in pochi mesi vi morreste di digiuno: Che essendo
-smagrato, e smunto per metà il vostro corpo, più tanto a temersi non
-sarebbe il puzzo del vostro cadavere, e che immediate dopo la vostra
-morte, cinque o sei mila Sudditi di Sua Maestà, potrebbono in due, o tre
-giorni, scarificar le vostre ossa, ed interrarne il carname in diversi
-luoghi, affine di prevenire qualunque infezione, lasciando lo scheletro,
-come un monumento di ammirazione per la posterità.
-
-"In questo modo, per la strettissima amicizia del Segretario, ebbero
-felicemente fine tutte queste discussioni. Espressissimamente si proibì
-di rivelar il progetto di farvi morire a grado a grado; ma si estese
-ne’Registri la sola sentenza di cavarvi gli occhj. Non vi ebbe che
-l’Ammiraglio, il quale trovasse che voi foste trattato con troppa
-umanità, e che volesse a tutto costo la vostra morte senza ritardamento.
-Venivagli inspirato questo furore dall’Imperatrice, che non ha mai
-potuto perdonarvi l’indecente, ed irregolare metodo, onde estingueste
-il fuoco appiedatosi all’Appartamento di lei. Da quì a tre giorni, il
-vostro Amico, il Segretario, verrà a visitarvi per leggervi gli Articoli
-d’accusa intentata contra di voi: vi notificherà poscia la bontà
-statavi praticata da Sua Maestà Imperiale, e dal Consiglio, di non
-condannarvi che a perdere solamente gli occhj; sentenza soavissima, a cui
-il Monarca non dubita che non siate per soscrivere con riconoscimento: E
-perchè sia ben fatta l’operazione, saran presenti venti Chirurgi di
-Sua Maestà, quando vi si scoccheranno appuntate saette nelle pupille.
-
-"Io lascio alla vostra prudenza di prendere le più adattate misure sopra
-ciò che vi ho riferito. Quanto a me, affin di togliere qualunque
-sospetto, con la maggior segretezza mi ritiro."
-
-Ei lo fece, e abbandonommi in preda a’più crudeli agitamenti. Era un
-costume introdotto da quel Principe, e dal Ministero di lui, (costume,
-che seppi accertatamente non essere stato messo in uso che in quel
-tempo,) che quando la Corte avea il disegno di praticare qualche barbara
-esecuzione, fosse, che la vittima immolata esser dovesse al risentimento
-dell’Imperadore, o all’odio d’un Favorito, il Principe perorava al
-suo Consiglio, allargandosi sopra la propia bontà, e sopra la propria
-clemenza, come sopra due caratteri già noti a tutto il Mondo. Dopo
-d’essersi pronunziato, s’imprimeva immediatamente il discorso, e si
-spargeva subito per tutto l’Imperio. Non ispaventavasi mai tanto il
-Popolo, se non quando riceveva tali sorte di prove della benignità
-dell’Imperadore; imperocchè si avea riflettuto, che a proporzione che
-si era più esaltata la clemenza di lui, altrettanto il supplizio era
-inumano, e maggiore l’innocenza del condannato: E per quello spetta a
-me, ingenuamente confesso, che non essendo io destinato ad essere uomo di
-Corte, ne pel mio nascimento, nè per la mia educazione, io era un
-giudice così inesperto, che ravvisar non sapeva nella sentenza grazia di
-sorta; ma che pel contrario, sembravami, anzi che mite, rigorosissima la
-sentenza medesima. Io volea talvolta difendere la mia innocenza; mercè
-che, tutto che negar non potessi gli fatti prodottisi contra di me, non
-ostante egli era infallibile che nella mia condotta non aveavi veruna
-reità, e che perciò avrei potuto, come già il divisava, rimettermene
-alla decisione de’Giudici. Ma scappommi ben presto una tal vaghezza, da
-che richiami alla memoria la possanza de’miei nemici, e la corruttela
-delle giudicazioni. Mi trovai un giorno terribilmente tentato di mettermi
-in difesa; giacchè in tempo di mia libertà, nulla potuto avrebbono
-contro a me le forze tutte dell’Imperio, e mi sarebbe riuscito assai
-agevole di distruggere, a colpi di pietra, tutta la Capitale: ma con
-prontezza rigettai, non senza orrore, un tal progetto, rammentandomi il
-giuramento impegnato all’Imperadore, le grazie che io ne avea ricevute,
-e il titolo di _Nardac_, onde egli aveami onorato. Non aveva io
-bastevolmente appreso il sistema di gratitudine de’Cortigiani, per
-credere che l’ingiustizia, che s’intentava di praticarmi, rendesse
-soddisfatte tutte le obbligazioni che io doveva all’Imperadore.
-
-Presi finalmente una risoluzione che forse da taluni sarà biasimata, e
-per quello ne penso non contra ragione; dovendo io confessare d’essere
-debitore della conservazione de’miei occhj, e per conseguenza di quella
-della mia libertà, alla mia precipitazione, e al mio poco di esperienza;
-perchè se allora conosciuto avessi il genio delle Corti, come il feci
-dappoi, e altresì la condotta loro a riguardo di criminosi che lo erano
-molto meno di me, volentieri mi sarei suggettato a sì facile punizione.
-Ma trasportato dal fuoco della giovinezza; e a vendo, d’altra parte, la
-permissione di andar ad umiliar i miei ossequj all’Imperador di
-_Blefuscu_; innanzi che se ne spirassero i tre giorni, tener feci una
-lettera all’amico mio Segretario, in cui io gli esponeva il mio disegno
-di partir per _Blefuscu_ la mattina medesima; e senza attenderne la
-risposta fui al luogo dell’Isola, ove stava sull’ancora la nostra
-Armata. Preso un de’maggiori Vascelli di guerra, gli legai alla prua
-una fune, e levati i ferri, mi spogliai, e misi i miei vestiti (colla
-coltre ch’ebbi attenzione di portar meco,) nel Vascello, e
-strascinandolo dietro di me, in parte camminando, e in parte a nuoto,
-pervenni al Reale porto di _Blefuscu_, ove il Popolo mi attendeva da
-lungo tempo; e furonmi assegnate due guide per condurmi alla Capitale,
-che ha il nome medesimo. Perfino alla distanza di dugento verghe dalla
-Città portai le guide nelle mie mani, e allora le riposi a terra,
-pregandole di notificar il mio arrivo ad uno de’Segretarj, e dirgli ove
-io mi trovava, e che mia intenzione si era di attendervi gli ordini di
-Sua Maestà. Un’ora dopo n’ebbi in risposta, che Sua Maestà, tutta
-l’imperiale Famiglia, e i primarj Signori della Corte, uscivano ad
-incontrarmi. A tal nuova, mi avanzai un centinajo di verghe; ed appena
-fui a portata d’essere ravvisato, che l’Imperadore, e tutto il suo
-seguito; discesero di cavallo, e l’Imperadrice, e tutte le sue Dame,
-uscirono delle loro Carrozze, senza che nè pur una di quelle persone
-desse indizio di spavento in vedendomi. Mi corcai a terra per baciar la
-mano dell’Imperadore, quella dell’Imperadrice. Dissi a Sua Maestà,
-che io là mi trovava secondo la promessa, e con la permissione
-dell’Imperador mio Signore, per aver la gloria di ammirare un sì
-potente Monarca, e affine di prestargli quel serviggio ond’era capace
-la mia abilità, e che la fede dovuta al mio Sovrano concedere mi poteva;
-ma profondamente me ne tacqui sul proposito della mia disgrazia; poichè
-statone io instruito in segretezza, poteva supporre di nulla saperne: e
-oltracciò, non poteva immaginarmi che l’Imperadore avesse
-l’imprudenza di discoprirne l’arcano, giacchè io più non mi trovava
-nelle sue mani: nel che tuttavia restai deluso, come il dirò ben presto.
-
-Io non istancherò il leggitore sopra la relazione distinta del mio
-ricevimento, che fu proporzionato alla magnificenza di sì gran Principe;
-nè sopra l’imbroglio in cui mi rinvenni, per non aver nè abitazione,
-nè letto, essendo costretto di dormir a terra, involto nella mia Coltra.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Per una singolar buona sorte, presentasi all’Autore il modo di lasciare
-Blefuscu, e dopo di aver superate alcune difficoltà, sano a salvo alta
-sua Patria ei ritorna.
-
-
-TRE giorni dopo il mio arrivo, standone passeggiando alla parte
-Settentrionale dell’Isola, osservai nel mare, in distanza, poco più, o
-meno, di mezza lega, qualche cosa che avea l’aria d’un schifo
-roversciato sossopra. Mi tolsi le scarpe, e le calze, e avanzando
-nell’acqua dugento, o trecento verghe, vidi l’oggetto che la marea
-continuava di gettar alla spiaggia, e allora chiaramente distinsi uno
-schifo; il quale secondo le apparenze tutte, erasi staccato di un
-Vascello, per qualche burrasca. Senza perdere instante fui di ritorno
-alla Città, e supplicai Sua Maestà Imperiale di prestarmi venti
-de’suoi maggiori Vascelli, e tre mila Marinaj, sotto il comando del
-Vice Ammiraglio. Sciolse questa Flotta in tempo che io mi rendei pel
-cammino più corto al luogo, donde lo schifo aveva io discoperto, e
-trovai che la marea avealo vie più accostato. I Marinaj tutti erano
-proveduti di funi di già allestite dalla mia attenzione; avendone
-attorcigliate molte insieme, perchè fossero più consistenti. Arrivati
-che furono i Vascelli, mi dispogliai, e marciai per l’acqua sin alla
-distanza di cento verghe dallo schifo; dopo di che, per arrivarvi, fui
-costretto di far a nuoto il rimanente cammino. I Marinaj mi gittarono
-l’estremità d’un cavo, che io legai alla parte anteriore dello
-schifo, e l’altra estremità a un Vascello di guerra. Ma poco men
-inutile fu tutta la mia fatica; perchè non riuscendomi sentir fondo,
-operare io non poteva. In tal urgenza, fui obbligato di guadagnar a nuoto
-il di dietro dello Schifo, che nella più possibile maniera mi accinsi a
-sospignere con una mano, e come mi era savorevole la marea, tanto nuotai
-che toccai fondo, non avendo l’acqua che fino al mento. Per lo spazio
-di due minuti, o tre, presi alquanto di fiato, e poscia a spignere lo
-schifo continuai, finch non più che le mieasoelle dall’acqua erano
-coperte; e come allora aveva io superato il maggior imbroglio, presi
-d’altre mie funi che erano in uno de’Vascelli, e le legai prima allo
-schifo, poscia a nove Navi, che io avea fatte avvicinare a tal effetto.
-Essendo propizio il vento, rimburchiarono i Marinaj lo schifo; ed io, in
-sospignendo, il loro travaglio agevolai, finchè arrivammo alla distanza
-dal lido non più che di quaranta verghe. Ivi attesi che abbassasse
-l’acqua, dopo ciò mi portai allo schifo a piedi asciutti, e pel
-soccorso di due mila uomini, provveduti di differenti ordini, il
-dirizzai, e con grandissimo piacere, pochissimo danneggiato il vidi.
-
-Io non istarò tediando il Leggitore nel ragguagliarlo, che durante lo
-spazio di dodici giorni, soffrj mille, e mille stenti, per condurre il
-mio schifo al Porto Reale di _Blefuscu_, ove la novella del mio arrivo
-attratto avea un infinito numero di Popolo; il cui stupore alla vista di
-un sì prodigioso Bastimento, eccede qualunque immaginabile esagerazione.
-Dissi all’Imperadore che un destino felice presentato mi avea quello
-schifo, per trasferirmi in qualche luogo, donde potrei restituirmi alla
-mia Patria, e supplicai Sua Maestà di dar gli ordini necessarj, perchè
-mi venisse somministrato quanto occorresse per rassettare, e
-vettovagliare lo schifo stesso, e di accordarmi eziandio la permissione
-d’andarmene; al che assenti l’Imperadore, dopo tuttavia qualche
-obbligante rimbrotto, di voler io abbandonarlo sì presto.
-
-Stupj fortemente di non vedere in quel frattempo a comparire Corriere di
-sorta alla Corte di _Blefuscu_, per parte dell’Imperadore di
-_Lilliput_, a mio riguardo. Ma intesi dappoi, che Sua Imperial
-_Lillipuziana_ Maestà, non potendo immaginarsi che fossemi nota qualche
-cosa de’disegni di lei, avea creduto che io solamente mi fossi portato
-a _Blefuscu_ per disimpegnare la mia parola conformemente alla licenza
-che io ne avea avuta: e che dopo di aver inchinato il _Blefuscuano_
-Imperadore, non mancherei fra pochi giorni di ritornamene. Ma finalmente
-cominciò ad inquietar la lunga mia assenza, e dopo di essersi consultata
-col Tesoriere, e col resto de’suoi macchinatori, inviò ella alla Corte
-di _Blefuscu_ Persona di qualità, incaricata d’un esemplare degli
-Articoli di accusa contra di me. Rappresentar dovea quest’Inviato
-all’Imperadore la clemenza estrema del suo Padrone, il quale
-compiacevasi di condannarmi alla sola perdita degli occhj; che io mi era
-sottratto alle mani della giustizia, e che se nel termine di due ore io
-non fossi di ritorno, sarei dichiarato traditore, e spogliato del mio
-titolo di _Nardac_. L’Inviato aggiunse; che per mantener la pace, e
-l’amicizia fra’due Imperj, stava il suo Signore in attenzione che Sua
-_Blefuscuana_ Maestà rilasciasse gli ordini convenevoli perchè io fossi
-ben bene bastonato, e così condotto a _Lilliput_, per esservi punito,
-come un ribelle.
-
-L’Imperator di _Blefuscu_, presi tre giorni per consultarsi; fece una
-risposta che in complimenti; ed in iscuse sol consisteva. Disse; che il
-Monarca di _Lilliput_ ignorar non potea che il progetto delle mie
-bastonate era onninamente impraticabile; che non ostante che io asportata
-avessi la sua Armata navale, ei non lasciava di professarmi
-grand’obblighi per avergli assistito nella stipulazion della pace, che,
-qualunque a mio riguardo fosse la cosa, ben presto si sarebbero sbrattati
-di me i due Imperi, avendo io rinvenuto sopra la spiaggia un bastimento
-sì prodigioso, che era non solo idoneo a contenermi, ma eziandio a
-trasportarmi per mare in quale sia si altro Paese; che egli avea
-comandato di provveder misi tutto il bisognevole pel mio cammino; e che
-in questo modo ei si lusingava che in poche settimane, d’un peso sì
-intollerabile sarebbero alleggiate entrambe le Monarchie.
-
-Ritornossene l’Inviato a _Lilliput_ con una risposta di tal tenore; e
-l’Imperador di _Blefuscu_ participommi tutto il Trattato; offrendomi,
-(ma sotto sigillo di segretezza) la sua protezione, in caso che volessi
-restarmene al suo servigio; il che ricusai con la più possibile civil
-maniera; perchè, tutto che sincere credessi le sue esibizioni, io mi
-avea determinato a non più fidarmi alle Corti, se potessi dispensarmene.
-Dissi di più; che giacchè la mia sorta, o buona, o trista, aveami dato
-nelle mani un Vascello, io era risoluto di mettermi in mare, piuttosto
-ch’essere il motivo della rottura di due sì possenti Monarchi. Non mi
-parve l’Imparadore disgustato del mio disegno; ed il caso scoprir mi
-fece, che anzi, sì egli, che i Ministri di lui, se n’erano
-compiaciuti. Riflessioni tali affrettar fecero la mia partenza, nel che
-la Corte, la quale altro non desiava che di vederla effettuata, ebbe la
-bontà di secondarmi. Cinquecento Operai impiegati furono nel lavoro di
-due vele per lo mio schifo; e queste vele furon formate della più grossa
-tela che trovar si potè, posta tredeci volte l’una in sull’altra. Io
-stesso allestj il mio sartiame, ed i cavi, venti o trenta
-attorcigliandone insieme. Una gran pietra, che dopo molto stento mi
-riuscì di trovare sul lido, mi servì d’ancora. Il grassume di
-trecento Vacche valsemi per ispalmare il mio Vascello, e per alcuni altri
-usi. Non può credersi quanto io abbia faticato per rintracciar legni di
-tal grandezza, che di remi, e d’alberi servir potessero, nel che, non
-ostante, molto bene fui ajutato da’Legnajuoli di Nave di Sua Maestà,
-che assai a pulirgli contribuirono dopo il mio più rozzo lavoro.
-
-Nello spazio d’un Mese fu tutto lesto: e allora feci chiedere a Sua
-Maestà Imperiale se avesse ella qualche cosa a comandarmi, perchè io
-divisava d’andarmene. Accompagnato dall Augusta sua Famiglia, uscì
-della Regia l’Imperadore; ed io mi prostesi a terra per baciargli la
-mano, ch’ei mi porgè con graziosissimo modo. Fecero lo stesso
-l’Imperadrice, e le Principesse del sangue. Regalommi Sua Maestà di
-cinquanta borse, cadauna di cento _Sprugs_, col suo Ritratto in grande,
-che immediate riposi in uno de’miei guanti, per guarentirlo dagli
-accidenti. I complimenti seguiti alla mia partenza furono troppi, perchè
-io quì ne faccia la descrizione.
-
-Cento Buoi, trecento Pecore, e tante pietanze, quanto quattrocento
-Cucinieri apprestar poterono, con biscotto, ed ogni sorta di bevanda a
-proporzione, servirono a vettovagliare il mio schifo. Presi meco sei
-Vacche, e due Tori vivi; e lo stesso numero di Pecore e di Montoni;
-intenzionato di trasferirgli al mio Paese, e di moltiplicarne la razza.
-Per loro nutritura, io avea imbarcata una buona quantità di fieno, ed un
-sacco di frumento. L’avrei fatto volentieri d’una dozzina di Naturali
-del paese; ma a patto veruno non volle aderirvi l’Imperadore, ed oltre
-a una diligentissima visita che si è fatta in tutte le mie tasche, Sua
-Maestà giurar mi fece da uomo d’onore, di non asportare veruno
-de’suoi Suggetti, anche che eglino stessi vi consentissero.
-
-Con tal apparecchio, misi dunque alla vela il ventiquattro Settembre
-1701. a sei ore della mattina; e dopo quattro lege, o circa, di cammino
-verso Tramontana, essendo il vento a scilocco, scopri i verso l’ore sei
-della sera una piccola Isola, lontana una mezza lega a Ponente Maestro, e
-che mi parve diserta. A distanza ragionevole dalla spiaggia, lasciai
-cascar l’Ancora; e dopo leggermente cenai, e procurai di riposarmi. Sei
-buone ore, secondo la mia conghiettura, dormj; mercè, che due ore dopo
-d’essermi risvegliato, stavasene spuntando l’Aurora. Facea un bel
-chiaro di Luna; e prima che risorgesse il Sole presi la colezione. Levata
-l’Ancora col favore d’un buon vento, continuai il cammin medesimo del
-precedente giorno; nel che il mio compasso da saccoccia egregiamente mi
-servì. Mia intenzione si era di guadagnar, se il poteva, una delle
-Isole, che io avea ragione di credere situate al Greco Levante del Paese
-di _Diemen_. Nulla vidi per tutto quel giorno; ma nel seguente, verso le
-tre ore dopo il mezzodì, essendo discosto, secondo il mio calcolo, venti
-e quattro legge da _Belfuscu_, scopri i una Vela che per iscilocco
-navigava. Cacciai la scotta sopra di essa, ma corrisposto non fui; con
-tutto ciò me le andava accostando sempre più, perchè allenta vasi il
-vento. Sforzai tutte le mie Vele, e di là a mezz’ora la ciurma del
-Vascello mi ravvisò, e fece un tiro di moschetto per avvertirmi che io
-era stato veduto. Egli è invano che io possa esprimere l’allegrezza in
-me eccitatasi dalla speranza di rivedere la mia cara Patria, e quelle
-persone, onde io era unito con vincoli di tanta tenerezza. Imbroglio il
-Vascello le Vele, e fra le cinque e sei ore della sera del venti sei
-Settembre l’abbordai: ma quali trasporti di mia gioja nel riconoscerlo
-per _Inglese_! Misi le mie Vacche, e le mie Pecore nelle tasche del mio
-vestito, e con tutte le mie piccole provvisioni montai il Vascello,il
-qual era di Mercanzia, rivenendo dal Giappone pe’Mari di Ponente, e
-d’Ostro, e il suo Capitano, nomato _Giovanni Biddel_, era un gran
-Galantuomo, e peritissimo nella Marina. Ci trovavamo allora a’trenta
-gradi di Latitudine Meridionale; ed il Vascello potea avere cinquanta
-uomini di equipaggio, fra quali uno ne rinvenni vecchio mio camerata, col
-nome di _Pier Guglielmo_, il qual fece un ritratto vantaggioso di mia
-persona al Capitano. Quest’onestissimo uomo mi praticò qualunque sorta
-di convenienze, e mi pregò di dirgli donde io veniva ultimamente, ed ove
-mi pensava d’indirizzarmi. In pochi termini soddisfeci alla curiosità
-di lui, ma egli s’immaginava che io sognassi, e che i pericoli da me
-scorsi mi avessero intorbidato il cervello. Su corale disputa, trassi le
-mie Vacche, e le Pecore dalla saccoccia, che appena scorte da lui,
-confessò di non aver che rispondere a una somigliante spezie di
-dimostrazione. Fecegli poscia vedere l’oro regalatomi dall’Imperador
-di _Blefuscu_, il ritratto in grande di Sua Maestà, ed alcune altre
-curiosità del Paese. Gli presentai due borse, ogniuna di dugento
-_Sprugs_; e gli promisi, che giunto che io fossi in _Inghilterra_, gli
-avrei dato una delle mie Vacche, e altresì una Pecora pregna.
-
-Nel nostro rimanente viaggio, che generalmente parlando, felicissimo
-riuscì, non ci accadde cosa di gran momento, degna della notizia del
-Leggitore. Arrivammo alle _Dunes_ il terzodecimo di Aprile 1702. La sola
-mia disgrazia fu, che i sorcj mi asportarono una Pecora, onde le ossa,
-propi issimamente rosecchiate ritrovai in un cantone. Sbarchai sano, e
-salvo, il restante mio gregge, e lo misi all’erba in una prateria a
-_Greevich_, ove a perfezione ei s’ingrassò, tutto che il contrario
-temuto ne avessi. Non sarebbemi riuscito di tenerlo in vita in un sì
-lungo viaggio, se il Capitano non mi avesse somministrati alcuni
-de’migliori suoi biscottini, che ridotti in polvere, ed impastati con
-l’acqua, egregiamente nodrivano la piccola mia mandra. In mostrandola a
-qualificate, ed altre persone, considerabilmente profittai pel poco di
-tempo che me ne restai in _Inghilterra_; e innanzi d’inprendere il mio
-secondo viaggio, la vendei per secento Scudi. Dopo l’ultimo mio
-ritorno, trovai la razza accresciuta di molto, in particolar delle
-Pecore; le quali, a quello che io ne spero, contribuiranno assai
-all’avanzamento del lanificio, per la finezza della lana loro.
-
-Due soli mesi me ne restai con la moglie, e co’figliuoli; poichè
-l’insaziabile brama di veder nuovi mondi, non permettevami un più
-lungo soggiorno in mia casa. Provvidi la mia Sposa di mille e cinquecento
-Scudi, e ciò che mi restava oltre a questa somma, commutai in danajo, ed
-in merci, con la speranza di far fortuna. Mio Zio _Giovanni_ mi aveva
-lasciato un picciolo podere che mi fruttava trenta scudi per anno;
-cosicchè io non correva il risico di lasciare la mia famiglia in
-meschinità, e fuor di questo, io pur avea un’altra piccola tenuta,
-onde ritraeva anche di più. _Giannato_ mio figliuolo, così chiamato
-dopo suo Zio, studiava allora il Latino, ed era un ottimo ragazzo, e
-quanto a mia figliuola _Lisaberta_, (che al presente è ben maritata, ed
-ha figliuolanza,) ell’applicavasi a’lavori d’ago. Mi accommiatai
-dalla moglie, dal figliuolo, e dalla figliuola, rimescolando con le loro
-le mie lagrime, e fui al bordo dell’_Arrisicato_, Vascello di Mercanzia
-di trecento botti, destinato per _Surate_, e comandato da _Giovan
-Nicola_. Che se i miei Leggitori son tentati dalla curiosità di sapere
-gli avvenimenti di questo secondo Viaggio, mo per appunto soddisfatti gli
-rendo.
-
-
-Fine della Prima Parte.
-
-
-
-
-VIAGGIO DI
-BROBDINGNAG.
-
-PARTE SECONDA.
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Descrizione d’una furiosa tempesta. L’inviato a terra lo Schifo per
-provvedervisi d’acqua: vi s’imbarca l’Autore per iscoprir il Paese.
-Egli è lasciato sulla spiaggia, vien preso da uno degli Abitanti, ed è
-condotto in Casa d’un Fattor di Campagna. Modo ond’egli vi fu
-ricevuto. Descrizione degli Abitanti.
-
-
-COndannato dalla mia inclinazione, del pari che dalla sorte, a un genere
-di vita sempre inquieto ed in moto, dieci mesi dopo il mio ritorno
-abbandonai un’altra volta la mia Patria; e alle _Dunes_ il venti di
-Giugno 1702. m’imbarcai sopra un Vascello destinato per _Surate_, detto
-l’_Arrisicato_, e il cui Capitan Comandante era un tale _Giovan
-Nicola_. Perfino all’altezza del _Capo Buona Speranza_, ove demmo a
-fondo per provvision di rinfreschi, ci fu il vento più che propizio. Vi
-fummo arrivati appena, che ci avvedemmo che l’acqua entrava nel nostro
-Vascello: e cotale ragione, unita all i febbre che nel tempo stesso
-sorpreso aveva il Capitano, ci determinò a quivi restar sull’ancora
-tutto l’inverno, non avendo potuto partircene che sul fine di _Marzo_.
-Rimettemmo allora alla Vela, ed avemmo un favorevole tempo perfino allo
-Stretto di _Madagascar_. Ma lasciata a Ponente quest’Isola, a un di
-presso a cinque gradi di Meridionale latitudine; i venti, che in
-que’mari regnano infallibilmente fra il Ponente, ed il Libeccio dal
-principiar del Decembre fin al cominciamento di Maggio; e che per tutto
-questo tempo egualmente soffiano, sul diciannove d’Aprile si fecero
-sentire assai più violenti, e piegarono al Libeccio più che
-d’ordinario per lo spazio di venti giorni. Spirato questo termine ci
-trovammo al Levante delle Molucche, e presso che al terzo grado di
-lattitudine Settentrionale, secondo una osservazione fatta dal Capitano
-a’due di Maggio; giorno, in cui una tranquillissima calma successe alla
-tempesta che poco innanzi travagliati ci avea; il che produssemi una non
-mediocre allegria. Ma il nostro Comandante, che più d’una volta
-frequentati avea que’Mari, ci rendè avvertiti d’una vicina burrasca.
-Restò compiuta il giorno dietro la predizione di lui; mercè che
-cominciò a suscitarsi un vento d’Ostro, che la _Mousson du Sud_
-comunementesi chiama.
-
-Vedutosi ad ingagliardire da un instante all’altro, ammainammo la
-Civadiera, e ci preparammo ad abbassar il Trinchetto: ma a cagion del
-tempaccio, assai faticammo per ottenerne l’intento. Stavasene in alto
-mare il Vascello; il che risolver ci fece, anzi che metterci alla cappa,
-di scorrere a secco. La tempesta era sì violenta, che sembravaci ad ogni
-momento di colar a fondo. Con tutto ciò, per la massima delle nostre
-buone fortune, dopo di aver infuriato alcuni giorni, ella si abbonacciò.
-
-Durante il cattivo tempo, che fu seguito da un buon Libeccio, con tanta
-forza fummo portai al Levante, che niun de’nostri asserir potea ove noi
-fossimo. Abbondavano per anche le nostre provvisioni, il Vascello poco si
-trovava danneggiato dalla burrasca, e d’una perfetta sanità godeva
-tutto l’Equipaggio; e pure, mancandoci l’aqcua, era crudelissima la
-nostra costituzione. Giudicammo che fosse meglio di continuare il cammino
-medesimo, che di piegare più al Ponente: il che avrebbe potuto menarci
-al Ponente-Libeccio della Gran _Tartaria_, e nel mare _Glaciale_.
-
-A’sedici Giugno 1723. un mozzo di Nave che era ad alto del Parochetto,
-discoprì Terra. A’diciassette distinguemmo chiaramente una
-grand’Isola, o fosse un Continente, (perochè qual de’due nol
-sapevamo,) alla cui parte meridionale aveavi una picciola lingua di terra
-sporgente in mare, ed un piccolo seno, tanto nè pur profondo, per
-ricevervi un Vascello di cento botti. Ci ancorammo a una lega da questo
-seno; e il nostro Capitano spedì una dozzina d’uomini ben armati nello
-schifo, co’necessarj arnesi per rintracciarvi dell’acqua. Gli chiesi
-la permissione di accompagnargli, per vedere il Paese, e procurar di
-farvi qualche scoperta. Posto piede a terra, non vedemmo nè Riviere, nè
-sorgenti, ne segno veruno di abitazioni. Costeggiarono i nostri, ansiosi
-pur di scorgere se fossevi qualche fiume che mettesse in mare, ed io
-dall’altra parte feci, da per me solo, per quasi un miglio, senza
-ravvisar altro, che un arrido, e pietroso terreno. Malcontento delle mie
-discoperte, adagio adagio me ne rivenni al seno mentovato; ma quale
-stordimento non si fu il mio, quando vidi che le nostre genti, non erano
-solamente entrate nello schifo, ma che a forza di gran remate smaniavano
-di riguadagnar il Vascello, econ un affrettamento, onde comprenderne non
-ne potei la cagione? Stava io per gridar loro che si arrestassero:
-allorchè mi venne fatto di raffigurare una spezie di Gigante che
-avanzavasi nel Mare dietro di loro il più velocemente poteva, non avendo
-l’acqua che fino alle ginocchia, facendo sgambettato, che aveano del
-prodigioso. Ma i Marinaj, inoltrati più che lui d’una mezza lega,
-essendo ivi il fondo seminato di roccie, non poterono esser raggiunti dal
-Mostro. Fummi ciò rapportato dappoi; mercè che non ebbi il coraggio di
-fermarmi, per essere spettatore del fine d’Un’Avventura sì
-terribile. Presi il partito di darmi alla più precipitata fuga pel
-cammino più corto, e dopo uno sfiatato correre di qualche tempo mi
-rampicai sopra una collina scoscesa, donde allungar potea l’occhio
-sopra una estensione di Paese assai vasta. Comparvemi allo sguardo
-d’una buona cultura; ma a prima giunta restai sorpreso dalla lunghezza
-dell’erba, la qual si alzava per più di venti e quattro piedi, e che
-nel luogo onde io vedeala, mi parea espressamente conservata per farne
-fieno. Ad alto della Collina, scoprj una grande strada, per tale almeno
-la giudicai, comechè non servisse agli Abitatori che d’un piccolo
-sentiero traversante un campo di frumento. Me ne andai qualche tempo su e
-giù di questa strada; ma nulla potei vedere nè dall’una, nè
-dall’altra parte, perchè era ormai la stagione del mietere; avendo gli
-steli un’altezza di quaranta piedi per lo meno. Bisognai d’un’ora
-intera innanzi di ritrovarmi all’estremità di questo campo, ch’era
-circondato da un’alta siepe di cento e venti piedi. Pel passaggio dal
-campo stesso al campo vicino, aveavi una barricata; e questa barricata
-quattro gradini avea, al di sopra di cui stava altresì un gran sasso,
-che bisognava saltare per superarlo. Mi era impossibile di montare questi
-gradini, essendo ognuno sei piedi alto, e più di venti la pietra. Me ne
-andava io fiutando qualche apertura nella siepe; allorchè nel vicino
-campo gettai l’occhio sopra uno degli Abitatori, il quale accostavasi
-alla barricata, ed era del taglio medesimo che colui che al nostro schifo
-data avea la caccia. Pareami egli dell’altezza d’un Campanile comune,
-e cadauna sgambettata di lui, dieci verghe valea, o a un di presso.
-Stordito dalla maraviglia, e dallo spavento, m’intanai fralle biade,
-donde il ravvisai all’alto della barricata, risguardando nel campo
-vicino alla dritta. Un momento dopo lo intesi a gridar non soche, ma
-d’un tuono così orribile, che il credei da principio uno scoppio di
-fulmine. Sei mostri accorsero alla sua voce della statura medesima, e
-tenenti in mano delle salci d’una smisurata grandezza. Non eran questi
-ultimi così ben abbigliati che il primo, avendo eglino sembianza
-d’essere servidori di lui; essendo che immediate che ei pronunziò loro
-alcune parole, si accinsero a mietere le biade del campo ove io mi
-trovava. Mi staccai da essi il più che potei, comechè con estrema
-difficoltà; perchè i gambi del frumento non erano, allo spesso, che
-alla distanza d’un piede gli uni dagli altri, cosicchè stentatamente
-io passava fra due. Con tutto ciò, in avanzando sempre, pervenni a un
-certo luogo del campo, ove il vento, e la pioggia, abbattuto avevano il
-grano. Qui sì che assolutamente mi fu impossibile di far un passo;
-conciossiacosachè gli steli erano così agruppati, e confusi insieme,
-che io non poteva pel traverso guizzarmivi; e le reste, che erano cadute,
-sì forti, che le punte loro traforavano i miei vestiti. Nel instante
-medesimo io sentiva i mietitori, non più che cento verghe da me lontani.
-Oppresso di fatiche, e quasi alla disperazione ridotto, mi prostesi fra
-due solchi, mi augurai di buon cuore la morte. La memoria della mia
-Sposa, e de’miei figliuoli, che secondo tutte le apparenze io non dovea
-riveder mai più, vivamente mi tormentava. Un momento dopo io piagneva la
-mia imprudenza, e la mia pazzia, di aver, contra il consiglio
-de’parenti, e di tutti gli amici miei, intrapreso un secondo viaggio.
-In un tale spaventevole agitamento di spirito, non potei di meno di
-pensare a _Lilliput_, i cui Abitanti mi spacciavano per una creatura di
-smisurata grandezza, ove io era capace, da per me solo, d’impadronirmi
-d’una Imperiale Armata, e di operare tante altre maraviglie, onde la
-memoria sarà conservata eternamente negli Annali di quella Monarchia, e
-alle quali difficilmente prestar vorrà sede la posterità, tutto che
-ratificate dalla deposizione d’un numero infinito di testimonj. Io
-meditava che molto mortificarmi dovea il comparir così picciolo al
-Popolo fra cui io mi rinveniva, come un _Lillipuziano_ paruto lo avrebbe
-fra noi. Ma quest’era il menomo de’miei infortunj: mercè che come si
-è osservato che le Creature umane son più selvagge, e più crudeli a
-proporzione della grandezza loro; e che altro poteva io aspettarmi, che
-l’essere divorato dal primo di que’Mostri che riscontrato avessi? An
-ben ragione di dire i Filosofi, che nulla vi ha di grande, o di picciolo,
-che per comparazione. Avvenir poteva che i _Lillipuziani_ trovata
-avessero una Nazione, il cui Popolo, per rapporto ad essi, fosse così
-piccolo, che eglino stessi l’erano a riguardo di me. E chi sa se la
-razza enorme di que’Giganti che io aveva negli occhj, non era un
-semenzajo di Nani, in comparazione di qualche altro Popolo?
-
-Con tutto il mio sbigottimento, non poteva io non dar luogo a tali
-riflessioni; allor quando uno de’Mietitori, che dal solco, ove io me ne
-stava appiattato, non più che dieci verghe discostavasi, temer mi fece,
-che col dar avanti un sol altro passo, non mi schiacciasse, o con la sua
-falce non mi dividesse in due. Affine di prevenire entrambe queste
-disgrazie, veduto che l’ebbi in disposizione di qualche muovimento,
-gettai un grido che la paura prese a suo conto d’ingrandir molto. Si
-arresta il Mostro; e risguardando per qualche spazio da tutti i lati
-sotto di lui, finalmente ravvisommi a terra. Per alcuni instanti mi
-considerò egli con quell’attenzione medesima che si ha, quando si
-vorrebbe prender in mano qualche pericoloso animaluzzo, senza ch’ei
-mordere, o graffiar potesse; come io stesso talvolta in _Inghilterra_
-praticato aveva a riguardo d’una donnola. Arrisicossi finalmente a
-prendermi pel mezzo del corpo fra il suo pollice, e l’indice, e mi
-avvicinò a tre verghe da’suoi occhj, per poter esaminarmi
-distintamente. Indovinai il pensiero, e per buona sorte fui assistito da
-una tal presenza di spirito, che in tempo ch’ei mi teneva sospeso in
-aria indistanza di più di sessanta piedi da terra, non ostante che
-crudelmente mi pizzicasse fralle sue dita, nè pur fiatai, per paura
-ch’ei non mi lasciasse cadere. Rivolsi solo gli sguardi miei verso il
-Sole; giuntai le mani in aria di supplichevole, e alcune parole proferj
-con un lamentevole tuono, che conveniva pur troppo alla sgraziata mia
-costituzione di allora. Mercè che io tremava ad ogni momento ch’ei non
-mi gettasse a terra, come facciamo per ordinario di qualche odiosa
-bestioluccia, che vogliamo distruggere. Ma il destino che cominciava a
-placarsi verso di me, operò che la mia voce, ed i miei atteggiamenti,
-gli piacessero, e che stupito al maggior segno d’intendermi ad
-articolar de’suoni, mi contemplasse con una spezie di curiosità. Nel
-tempo stesso non potei di meno di gettare molti sospiri, di spargere
-alcune lagrime, e di girar la testa verso quella parte ov’ei mi teneva;
-dandogli a conoscere, nel miglior modo, che mi faceva male. Parve ch’ei
-mi capisse; perchè levato il lembo del suo vestito, pianamente mi vi
-ripose, e un istante dopo corse alla volta del suo Padrone, il qual era
-un buon Fattor di Campagna, ed il medesimo, che io da prima nel Campo
-veduto avea. Il Fattore, (come suppongo per le loro maniere) ricevute, in
-riguardo a me, tutte le informazioni possibili dal suo Famiglio, prese un
-bruscolo di paglia, quanto una canna, e se ne servì per alzare la parte
-estrema dell’abito mio, che ei credeva una sorta di pelle, onde la
-Natura avessemi ricoperto. Chiamò i suoi servidori, e chiese loro, (a
-quel che dappoi me ne fu detto) se mai ne Campi trovata avessero una
-picciola creatura che mi assomigliasse? Mi mise poscia con tutta la
-dilicatezza a terra, nella situazione medesima come una bestia a quattro
-piedi; ma immediate mi levai, passeggiando avanti, e indietro, a piccoli
-passi, per far comprendere a quel Popolo che mia intenzione non era di
-fuggirmene. Stavan coloro tutti sedendo d’intorno a me, per Levai il
-mio cappello, e feci una riverenza profonda al Fattor di Campagna. Mi
-gettai alle ginocchia di lui; e avendo alzato gli occhj, e le mani al
-Cielo, pronunziai alcune parole il più alto che potei. Dalla mia tasca
-trassi una borsa contenente alcune monete d’oro, che con un’aria
-tutta rispetto gli offerj. Ei la ricevette nella palma della sua mano;
-indi accostolla ben da vicino alla sua vista, per veder ciò che fosse:
-dopo ciò, con la punta d’uno spilletto, ch’ei tirò dalla sua
-manica, più e più volte la girò, e rigirò, ma sempre senza
-comprendere qual macchina si fosse. Io addocchiato ciò, gli feci segno
-di mettere la sua mano a terra, e presa, ed aperta la borsa stessa,
-versai nella palma della mano di lui, tutto l’oro. Aveavi sei dobbloni
-di _Spagna_ da quattro l’uno, ed altre venti o trenta monete di minor
-peso. Osservai che egli sopra la sua lingua bagnava l’estremità del
-più picciolo suo dito, per poter così prendere una delle monete più
-grandi, e di poi un’altra; ma mi parve che certamente non le
-conoscesse. Mi accennò di rimetterle nella borsa, e poscia di rimettere
-la borsa nella mia tasca; il che feci dopo di avergliela offerita ancora
-cinque o sei volte.
-
-Il Fattore allora restò convinto che io fossi una Creatura ragionevole.
-Frequentemente mi parlò, e tutto che a guisa d’un mulino da acqua mi
-stordisse la voce di lui nulladimeno distintamente ei pronunziava. Col
-più forte tuono risposigli in linguaggj diversi, e molte fiate ei tanto
-si abbassò, che fra la sua orecchia, e me, non aveavi di distanza che
-due sole verghe; ma fui inutile il fastidio d’entrambi, perchè
-d’intenderci non fu vi mezzo veruno. Inviò allora i suoi famiglj
-all’opera loro, e tratto dalla saccoccia il suo fazzoletto, piegollo in
-due, e lo stese sulla sua sinistra mano, che, con la palma al di sopra,
-aperta la mise a terra, facendomi segno di ripormivi; il che non era
-disagevole, poichè di grossezza non vi ave che un solo piede. Credetti
-dover ubbidire, e per timor di cadere, mi distesi per lungo sul
-fazzoletto; col resto di cui, per sicurezza maggiore, m’inviluppò per
-fino alla testa, e in cotal positura mi portò in sua casa. Pervenutovi,
-immediate mi mostrò a sua moglie; ma ella fortemente stridendo diede
-addietro, come appunto in _Inghilterra_ an costume di fare le Dame in
-vedendo un rospo, o un ragnolo. Considerata però che ella ebbe la mia
-continenza, e con quale docilità me ne stessi ubbidendo a’menomi cenni
-di suo marito, addomesticossi ben presto, e guari non tardò ad amarmi di
-tutto cuore.
-
-Verso il mezo giorno un domestico recò il pranzo, il quale consisteva in
-una sola pietanza, ma assai buona nel suo genere, e tale che conveniva a
-un lavoratore di Campi. Venti e quattro piedi di diametro aveva il
-piatto: e la compagnia consisteva nel Fattore, nella moglie, in tre
-figliuoli, e in una Vecchia Nonna. Seduto che fu ognuno, il Fattore mi
-collocò sopra la tavola, che aveva un’altezza di trenta piedi, in
-qualche distanza da lui. O che terribili dolori di ventre che allor mi
-presero! e per timore di ruotolar abbasso, mi staccai il più che potei
-dalla sponda. Trinciò la moglie un pezzo di carne, e sminuzzato sopra un
-tondo un poco di pane, il pose d’avante a me. Io le feci un profondo
-inchino, trassi il mio coltello e la mia forchetta, e a mangiar mi messi,
-onde eglino parvero soddisfatti. La Padrona comandò alla serva di andar
-in traccia d’una piccola tazza di tenuta non più che di dodici
-boccali, o circa, e che ella stessa ebbe la cura di riempiere per conto
-mio. Per prendere la tazza fui obbligato di valermi d’ambe le mani; e
-in contegno di rispetto brindai alla sanità della Signora della casa; il
-che fece fare a tutta la brigata un sì grande schiamazzio di ridere, che
-pensai divenir sordo. Avea la bevanda un sapore di piccola cervogia, e
-non era ingrata. Il Marito allora mi accennò di mettermi accanto del
-tondo di lui; ma come io stava camminando sulla tavola per anche tutto
-stordito, (e ben penso che il Leggitore facilmente sel persuada,)
-m’accadde d’intopparmi in una crosta di pane, ed in cadendo, di dar
-del naso sulla tavola medesima, ma per buona sorte senza farmi male
-veruno. Mi rilevai in un subito; ed osservando la somma inquietudine di
-quelle buone persone, presi il mio cappello, (che per pullitezza io avea
-tenuto sotto il braccio,) e girandola sopra la mia testa, gettai nel
-tempo stesso due, o tre giocondi gridi, per manifestare che io non era
-restato offeso. Ma nel punto che io mi avanzava verso il padrone, (che
-così sempre in avvenire il chiamerò,) il più giovane de’figliuoli di
-lui, che gli era seduto accosto, e ch’era un furfantello di dieci anni
-di età, pigliommi per le gambe, e sì sospeso mi tenne nell’aria, che
-non aveavi membro del corpo mio, che non tremasse di paura. Ma il suo
-padre me gli tolse dalle mani, diedegli uno schiaffo sì terribile che il
-più grosso Elefante che in _Europa_ siasi mai veduto, ne sarebbe restato
-rovesciato, e gl’ingiunse di levarsi immediatamente di tavola. Ma io
-temendo il rancore del giovane; e ricordandomi perfettamente bene fin a
-qual segno presso noi i ragazzi sono crudeli verso i passeri, i coniglj,
-i gattuccj, ed i cagnuoli, mi gettai ginocchioni; e additando il
-malfattore, procurai di far capire al mio padrone, che io gli chiedeva la
-grazia del perdono di lui. Acconsentivvi il padre, e permise che il
-figliuolo ripigliasse il suo posto; per lo che mi addrizzai ver lui, e
-gli baciai la mano; che presa dal padrone, ei più fiate passolla, e
-ripassolla sulla mia faccia, come per accarezzarmi.
-
-Verso la metà del pranzo, il gatto favorito della mia padrona le saltò
-nel grembiule. A giudicarne dalla testa, e da una delle zampe, che io
-attentamente considerai quand’ella lo accarezzava, ed il nutriva, tre
-volte più che un Bove parvemi grosso quell’animale. L’aria furiosa
-d’una tal bestia mi fece tremare da capo a piedi, tutto che mi trovassi
-all’opposta estremità della tavola; e che la padrona il ritenesse, per
-timore che saltando sulla tavola stessa, non mi brancasse. Ma per buona
-fortuna la pagai col solo spavento; mercè che il gatto mi bado appena,
-non ostante che il padrone me gli avesse avvicinato tanto, che lo spazio
-di tre verghe ci separasse solamente. Come io sempre avea inteso a dire,
-e altresì esperimentato ne’Viaggj miei che il fuggire, o il mostrar
-paura dinanzi ad un animale crudele, è il vero mezzo di farsi assalire;
-mi risolvetti, in un cimento così scabroso, di prendere una maniera
-intrepida, e di coraggio. Con un sembiante animosamente fiero, cinque, o
-sei volte, su, e giù spasseggiai sul ceffo medesimo dell’animale, e
-accanto accanto poscia me gli accostai; ed egli saltò a terra, come
-fosse più di me spaventato. Un tratto tale di arditezza sì ben
-riuscitomi, produsse che io poi non avessi tanto terrore de’cani,
-essendone tre o quattro di essi nell’instante stesso entrati nella
-stanza, come per ordinario si pratica nelle case de’Castaldi; ed uno di
-que’cani, ch’era un mastino, quattro Elefanti uguagliava. Vicino di
-lui stavasene un levriere, ancora più alto, ma non sì grosso.
-
-Era il pranzo presso che al fine, quando entrò la balia tenendo nelle
-sue braccia un bambino d’un anno, il quale subito mi pose l’occhio
-addosso, e cominciò a gridar sì forte, che potevasi sentire per una
-lega, e non per altro com’è solito de’bamboccj, perchè io gli
-servissi di suo trastullo. Per pura indulgenza mi prese la Madre di lui,
-e mi avanzò verso il pargoletto, che incontanente mi afferrò pel
-traverso, e cacciò la mia testa nella sua bocca; il che mi fece gittar
-gridi sì spaventosi, che atterrito il bambino mi lasciò cadere, e
-certamente mi sarei rotto il collo, se la Madre non avesse allargato
-sotto di me il suo grembiule. La balia, per acquietare il bambino, si
-valse d’un sonaglio, il qual era una spezie di vase voto, riempiuto di
-grosse pietre, e appeso con una fune alla metà del corpicciuolo di lui.
-Ma ciò nulla valse, cosicchè fu ella obbligata di ricorrere
-all’ultimo de’rimedj, che era di presentargli la poppa. Confessar
-deggio che a’miei giorni non ho mai veduto un oggetto più
-mostruosamente disaggradevole, quanto quegli che allora si affacciò
-a’miei sguardi: Ma voglio risparmiare a’miei Leggitori una
-somigliante descrizione, e in sua vece rendergli piuttosto partecipi
-d’una riflessione statami inspirata da una sì laida, ed enorme
-comparsa. La pelle, diceva io fra me stesso, delle nostre Dame
-d’_Inghilterra_, sembraci bellissima: ma non avverrebbe ciò forse,
-perchè queste Dame non sono più grandi che noi, e perchè non
-ravvisiamo la pelle loro col microscopio; il quale ci convincerebbe che
-la più bianca, e più lisciata carnagione, non è in sostanza che una
-piallata masse di sporchi colori?
-
-Ricordomi che in tempo che io mi trovava a _Lilliput_, le carnagioni
-degli Abitanti mi sembravano la più bella cosa del mondo, e che
-quinstionando su questo punto con un uomo di spirito del Paese,
-intimissimo amico mio, ei mi disse, che il mio volto gli compariva assai
-più vago, e più pulito, quand’ei mi risguardava da terra, che quando
-collocato in mia mano, poteva considerarmi da più vicino. Confessommi,
-che egli allora raffigurava molto pertugiato il mio mento; che i peli
-della mia barba erano più irsuti che le setole d’un cignale; e che la
-mia carnagione era composta di molti colori ingratissimi: tutto che non
-vanamente io possa dire che le mie sembianze sieno così avvenenti, come
-il sono quelle de’più degli uomini del mio paese; e che il mio
-colorito così abbronzato non sia, come il dovrebbe, a cagion de’miei
-viaggi. D’altra parte, parlando delle Dame della Corte di _Lilliput_,
-ei mi disse più volte, che l’una avea delle rossicce macchie;
-l’altra troppo grande la bocca; un’altra il naso mal fatto; cose
-tutte ond’era impossibile che io mi avvedessi. Ingenuamente confesso
-che son naturalissime cotali riflessioni; e che chi legge avrebbe ben
-potuto farle senza di me. Con tutto ciò non potei trattenermi dal
-fargliene parte, temendo che ei non s’immaginasse che realmente più
-difformi, che noi, fossero quelle vaste Creature: poichè per rendere
-loro la dovuta giustizia, è forza che io pubblichi ch’egli è un
-Popolo assai ben formato; e in ispezieltà riguardo al mio Padrone; che,
-comechè un Castaldo, i suoi delineamenti, non ostante,
-proporzionatissimi mi parevano quand’io gli considerava in distanza di
-sessanta piedi; che vale a dire, quand’io me ne stava a terra tutto
-accosto di lui.
-
-Alzati di tavola, andò il Padrone alla visita de’suoi Operaj; e per
-quanto liquidarlo potei dalla sua voce, e dalle sue gesta, diede ordine
-alla sua Sposa di aver buona cura di me. Estremamente io mi trovava
-lasso, e una furiosa voglia di dormire mi tormentava. La mia Padrona, che
-se ne avvide, mi adagiò sul propio suo letto, e mi ricoprì con un
-fazzoletto bianco; ma più grande, e più massiccio della principal vela
-d’un Vascello di guerra. Dormj due ore, più o meno, sognando di
-starmene in mia casa con la moglie, e co’miei figliuoli; il che
-accrebbe al doppio la mia maninconia, quando risvegliatomi, mi rinveni,
-solo, in un vasto Appartamento che stendevasi per dugento, o trecento
-piedi; e la cui altezza superava i dugento. Era già uscita la Padrona in
-attenzione de’suoi domestici affari, e dietro di se avea chiusa la
-porta della mia stanza. Otto verghe da terra era alto il letto; e
-stimolato da qualche necessità, avrei ben voluto scenderne, ma non ardj
-di chiamar persona; mercè che i miei gridi sarebbero stati inutili, e
-certamente non giunti alla Cucina, ove stavasene rutta la Famiglia. Nel
-frattempo di quest’imbroglio, due topi si rampicarono sul cortinaggio,
-e dando del naso da per tutto, corsero da una parte all’altra. Venne un
-d’essi fin sulla mia faccia, e mi cagionò uno spavento orribile. Più
-che di fretta mi levai, e sguainai la spada per difendermi. Così
-temerarie furono quelle prodigiose bestie, che mi assalirono da due lati,
-ed una insino mi saltò sul giubbone; ma prima che mi offendesse, mi
-riuscì di fenderle il ventre. Cadde ella a’miei piedi; e l’altra,
-scorto il destino della camerata, se ne fuggì, ma non senza riportare
-una buona ferita al di dietro. Compiuta l’impresa; per rimmettermi
-dallo sbigottimento, e dal disagio, mi si misi a spasseggiare da un capo
-all’altro del letto. Erano que’topi del taglio d’un Alano
-_Inglese_, ma infinitamente più agili, e di maggior fierezza: cosicchè
-se innanzi di mettermi a dormire deposta io avessi la mia spada,
-infallibilmenmente divorato mi avrebbono. Misurai il topo morto, e il
-trovai di due verghe, men un pollice, di lunghezza.
-
-Poco dopo entrò nella stanza la mia Padrona; e in vedendomi tutto
-insanguinato, corse velocemente a me, e mi prese in sua mano: io ridendo,
-e dando altri segni di allegrezza per farle conoscere che io non avea
-alcun male, le mostrai il topo morto. Ella ne restò incantata; e
-ingiunse a una fantesca che con le molli il prendesse, e gettasse dalla
-finestra. Dopo ciò fui da lei collocato sopra una tavola, donde le feci
-vedere la mia spada tutta sangue, che in un instante forbj, e rimisi nel
-fodero. Io mi trovava incalzato da più d’una di quelle sorte di cose,
-per le quali sono impraticabili le Proccure; e a tal effetto mi sforzai
-di far comprendere alla Padrona, che io desiderava d’essere messo a
-terra; il che eseguito, non permisemi il mio rossore di far altri
-atteggiamenti, che di accennare l’uscio, e d’incurvarmi parecchie
-volte. Mi comprese finalmente, tutto che con istento, la buona donna: mi
-pigliò in sua mano, e mi mise a terra nel giardino. Per dugento verghe
-mi staccai da lei; e fattole segno che mi risguardasse; e non mi
-seguisse, mi nascosi fra due foglie di acetosa, e soddisfeci alla mie
-necessità.
-
-Lusingomi che il Leggitore benevolo mi terrà scusato, se talvolta io
-insisto sopra particolarità di tal fatta; che tutto che poco
-interessanti agli occhi del volgo ignorante, non lasciano tuttavia di
-recare un nuovo grado di estensione alle idee, e all’immaginazione
-d’un Filosofo. Oltracciò, mi sono spezialmente attenuto alla verità,
-senza adornare il mio stile con le affettate vaghezze della menzogna: e
-dir posso che tutte le circostanze di questo viaggio an formata una sì
-viva impressione sopra di me, e sì profondamente si sono scolpite nella
-mia memoria, che in istendendole in carta, veruna non ne ommisi che
-alquanto fosse importante: Comechè dopo una esatta revisione ne abbia io
-scancellati alcuni passi di minor momento, che già stanno registrati nel
-primo mio esemplare; e ciò per timore d’essere importuno a’miei
-Leggitori; timore, che, a quel che se ne dice, agitar dovrebbe la maggior
-parte degli Autori di Viaggj.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Descrizione della figliuola del Fattor di Camgna. L’Autore è condotto
-a una vicina Città, e di poi alla Capitale. Particolarità di questo
-Viaggio.
-
-
-AVea la mia padrona una figliuola di nov’anni, fanciulla, per la sua
-età, amabilissima, che col suo ago operava qualunque cosa, e industriosa
-a maraviglia nell’abbigliar la sua bambola. La madre, ed ella,
-pensarono di accomodar la culla della bambola medesima pel mio uso nella
-vicina notte; ed in fatti fu riposta la culla in una piccola cariuola
-d’uno stanzino; e la cariuola sopra una tavoletta sospesa in aria, per
-timore de’topi. Altro letto non ebbi per tutto il tempo che dimorai in
-quella casa; benchè, dopo di aver alquanto appresa la lingua del Paese,
-e subito che sui in istato di saper chiedere in qualche modo il mio
-bisogno, più adagiata renduta io l’abbia. Era sì esperta quella
-giovinetta, che dopo d’sermi tolti, in presenza di sei, due, o tre
-volte i miei vestiti; potè ella esser capace di spogliarmi, e di
-rivestirmi; tutto che un tal fastidio io non le abbia mai recato, quando
-volea lasciarmi fare da per me solo. Mi lavorò ella sette camiscie, ed
-alcuni altri pannillini; i quali, comechè finissimi, erano tuttavia più
-grossi, e più ruvidi d’un ciliccio; e sempre ella compiacevasi di
-farne bucato con le stesse sue mani. Prese pure a suo conto
-d’instruirmi della lingua del Paese: quand’io accennava qualche cosa
-col dito, ella me ne diceva il nome, cosicchè in pochi giorni io avea
-l’abilità di chiedere ciò che io volea. Era colei una ragazza assai
-buona, che per anche non avea di altezza quaranta piedi, essendo piccola
-a proporzion di sua età. Imposemi il nome di _Grildrig_; nome statomi
-conservato dalla famiglia di lei, e per cui fui poscia riconosciuto per
-tutto il Regno. Questo termine, spiega lo stesso che _Nannuculus_
-de’_Latini_, che _Nanerettolo_ degl’_Italiani_, che _Mannikin_
-degl’_Inglesi_, e che _Mirbidon_ de’_Francesi_. Principalmente a lei
-io sono debitore della mia conversazione in quel Paese; non essendomi
-giammai da lei separato per tutto il tempo del mio soggiorno. Io la
-chiamava mia _Glumdalclitch_, o sia mia piccola balia. E certamente io
-sarei il più ingrato di tutti gli uomini, se menzion non facessi della
-tenerezza, e delle sollecitudini di lei a mio riguardo; desiderandomi con
-tutta l’anima in condizione d’un adeguato riconoscimento; quando per
-altro, secondo le apparenze, io non sono che il fatale, tutto che
-innocente, strumento della sua disgrazia, Comincia vasi già nel vicinato
-a parlar di me; sparsa essendosi la fama, che il mio Padrone avea
-rinvenuto ne’suoi Campi uno straordinario Animale, della grandezza
-d’uno _Splachnuk_, ma le cui membra tutte esattamente eran formate come
-quelle d’una Creatura umana, ond’egli per sopra più in tutte le sue
-azioni si rassomigliava; che ei parlava un picciolo linguaggio suo
-propio; che appresi già avea alcuni termini della lingua del Paese;
-camminava sopra le sue gambe; era piacevole, ad altresì domestico:
-veniva quando si chiamava: facea tutto che si volea; le parti del suo
-corpo erano le più graziose del mondo: ed avea una carnagione più
-dilicata di quella d’una nobile fanciulletta di tre anni. Un altro
-Fattore che abitava non troppo da noi discosto, e che era amico
-intrinseco del mio Padrone, venne a fargli visita, con intenzione
-d’informarsi della verità di questa Storia. Mi si fece immediate
-comparire, e collocato sopra una tavola, ove su e giù me ne andava
-spasseggiando secondo mi si ordinava, diedi mano alla spada, la rimisi
-nel fodero, feci una riverenza a colui che ci visitava, chiesigli in sua
-lingua come se ne stesse in sanità, e gli dissi che lui era il ben
-venuto, co’precisi termini che la picciola mia Nutrice insegnati mi
-avea. Colui, che era un vecchione, e che la vista troppo non gli serviva,
-prese gli occhiali per meglio considerarmi; ed io confesso che la
-singolarità d’un somigliante spettacolo strappommi uno scoppio di
-ridere assai incivile. Ne conobbero i nostri il motivo, e nel tempo
-stesso rinforzarono il giocondo schiammazzio, cosa, che ebbe a disgustare
-quel vecchio pazzo. Passava egli per un avaro, e per mia disgrazia, pur
-troppo un tal mal credito ei giustificò. Consigliò il mio Padrone di
-far mostra di me come d’una rarità, in un giorno di Fiera nella Città
-vicina. In ravvisandogli entrambi a lungo quistionanti insieme, e cogli
-sguardi loro sovente a me indrizzati, temetti di qualche trama a mio
-discapito, e nel mio timore mi parve pure di comprendere una parte del
-loro discorso. Ma la seguente mattina _Glumdalclitch_ mi racconto
-fedelmente ogni cosa, di già informata da sua Madre. Misemi nel suo seno
-la povera figliuola, e proruppe in lagrime tali che m’intenerirono.
-Paventava ella qualche mio infortunio, e che qualche villanaccio
-tenendomi fra le sue braccia non mi schiacciasse. Ell’avea in me
-osservati alcuni delineamenti di nobile, e fiera modestia, e
-bastevolmente era convinta che al segno maggiore mi sarei sdegnato, se
-per denajo fossi stato mostrato a tutti, come un barattino. Disse il suo
-Papà, e la sua Mamma promesso le aveano che _Grildrig_ sarebbe suo; ma
-che ben iscorgeva che farebbono come l’anno passato, che promessole un
-Agnello, immediate che s’ingrassò fu venduto ad un Macellajo. Quanto a
-me, protestar posso che mi trovava men inquieto della mia Balia, per una
-tal nuova. Aveva io gia smarrita la speranza di ricuperare un giorno la
-mia libertà, e per quello concerne il vituperio d’essere qua e là
-condotto a guisa di mostro, riflettei che in quel Paese io era un
-Forestiere, e che una tal disgrazia non potrebbe mai essermi rimprocciata
-in _Inghilterra_, se mai ritornato me ne fossi; poichè per la trafila
-medesima, o a buon grado, o a forza, passato sarebbe il Rè stesso della
-_Gran-Bertagna_, se trovato si fosse nelle mie veci.
-
-Secondo il consiglio dell’Amico, aspettò il Padrone il primo giorno di
-mercato per trasferirmi in un cassettino alla vicina Città, non
-prendendo seco lui che la picciola mia Nutrice. Era il cassettino chiuso
-da tutti i lati, e non avea che una picciola porta, onde entrare, ed
-uscire io potea, e alcuni piccioli buchi per respirazione dell’aria.
-_Glumdalclitch_ si era avvisata di riporvi il materasso del letto della
-sua fantaccia, per coricarmivi. A dispetto di tal cautella, il viaggio,
-che una sola mezz’ora durò, mi avea poco men che fracassato; mercè
-che i Cavalli avanzavano quaranta piedi per cadaun passo, e trottavano in
-maniera sì poco comoda, che un Vascello aggitato da una gran burrasca si
-eleva, e si profonda molto meno di quel che faceva io ad ogni istante.
-Aveavi dalla nostra casa alla Città vicina a un di presso tanta
-distanza, quanto da _Londra_ a _Sant’Albano_. Si fermò il Padrone
-all’albergo suo ordinario, e dopo di aver consultato l’Oste, e fatti
-alcuni necessarj apparecchj, nolleggiò il _Gruttrud_, o sia pubblico
-banditore, per annunziare ad alta voce per tutta la Città, che
-all’Osteria dell’_Aquilaverde_ vi era a vedersi una Creatura
-incognita; che questa Creatura non era per anche grande come uno
-_Splacknuck_; (animale del Paese di circa sei piedi) e che in tutte le
-membra del suo corpo rassomigliava ad un uomo; pronunziava molte parole,
-e faceva mille gentillezze.
-
-Fui adagiato sopra una tavola nella stanza principale dell’Osteria: la
-quale stanza potea avere trecento buoni piedi in quadro. La picciola mia
-balia stavasene sopra un basso sedile acosto della tavola, per aver
-attenzione a me, e per ordinarmi ciò che far dovessi. Per issuggire la
-calca, volle il padrone che io non fossi veduto che da trenta persone per
-volta. Spasseggiai sulla tavola come m’imponeva la fanciulla; ella mi
-fece alcune dimande che ben sapeva che io avrei capite, e risposi col
-più alto tuono che mi fu possibile. Rivolto molte fiate agli Spettatori,
-dissi loro che erano i ben venuti, gli accertai de’miei rispetti, e mi
-servj d’altre frasi di già imparate. Presi un ditale riempiuto di
-liquore che mi fu sporto dalla picciola mia nutrice in guisa di coppa, e
-bevvi alla lor sanità. Trassi la mia spada, e schermj nell’aria, come
-i Mastri di tal arte fanno in _Inghilterra_. Provvidemi _Glumdalclitch_
-d’un bruscolo di paglia, con cui feci l’esercizio della picca, che
-aveva io appreso nella mia giovinezza. In quel giorno si fece mostra di
-me a dodici compagnie differenti; ed altrettante volte fui obbligato di
-ricominciare l’esercizio medesimo, finchè mi trovava mezzo-morto e di
-stanchezza, e di sbigottimento: poichè coloro che veduto mi aveano, sì
-strane relazioni avean fatte di me, che il Popolo, per un motivo
-d’interesse, stava sul punto di sforzare le porte. Non volle mai
-permettere il mio Padrone che chiunque si fosse mi toccasse, se si
-eccettui la fanciulla, e per prevenire qualunque inconveniente, si fecero
-regnare d’intorno alla tavola delle panche in tal distanza, che era
-impossibile l’arrivarmi. Con tutto questo, uno Scolaro briccone mi
-lanciò alla testa una noccivola, e buona mia sorte fu, ch’ei non
-colpì nel segno: perchè senz’altro mi avrebbe fatto saltar il
-cervello, essendo grossa poco men che una zucca. Ma almeno ebbi il
-piacere di vederlo molto ben villaneggiato, e poscia scacciato dalla
-stanza.
-
-Pubblicar fece il Padrone per tutta la Città, che il giorno di fiera
-susseguente ei mi farebbe un’altra volta vedere, e nel tempo stesso
-presesi la cura di allestirmi una vettura più comoda, e con gran
-ragione; essendo che io mi trovava sì stracco del primo mio viaggio, e
-di tutte l’altre galanterie che mi si fece fare per ott’ore continue,
-che appena poteva io reggermi in piedi, e profferire parola. Bisognai di
-tre giorni innanzi di rimmettermi, e come fosse un destino che in casa
-stessa non dovessi avere un’ora di riposo: tutti i confinanti nostri,
-per più di cento miglia d’intorno, renderonsi all’alloggio del mio
-Padrone affine di vedermi, il che gran somme gli profittò. Così, tutto
-che condotto non fossi alla Città, pochissimo si era il mio respiro
-cadaun giorno della settimana, se non si mette in conto il Mercoledì il
-qual era la loro Domenica.
-
-Il Padrone, veduto il vantaggio che egli da me ritraeva, formo il disegno
-di condurmi a tutte le più riguardevoli Città del Regno. Provvedutosi
-del bisogno per un viaggio di lunga corsa, e regolati i suoi domestici
-affari, prese congedo dalla sua Sposa li 17. Agosto 1703. due mesi, o
-circa, dopo il mio arrivo. Ci mettemmo in cammino per la Capitale,
-situata presso poco nel mezzo di tutto l’Imperio, e a più di mille
-leghe dalla nostra Casa; portando il mio Padrone in groppa del suo
-cavallo la figliuola _Glumdalclitch_. Mi aveva ella adagiato in un
-cassettino, e teneva questo nel suo grembiuletto; e il cassettino
-medesimo era stato guernito dalla buona fanciulla con un panno il più
-morbido che riuscille di ritrovare; non dimentica pure del letto della
-sua bambola, nè di quale altra cosa che, o necessaria, od aggradevole,
-credeva ella dovermi estere. Tutta la nostra compagnia fu un sol ragazzo
-della casa, il qual seguivaci a cavallo col bagaglio.
-
-L’intenzione del mio Padrone si era di far mostra di me in tutte le
-Città che incontreremmo in sul cammino, e di lasciare la strada maestra,
-quando non si trattasse di fare che cinquanta o cento miglia per arrivare
-a una Terra, o a un Castello di qualche gran Signore; sviamento,
-ond’egli si lusingava di dover ricavarne qualche profitto; dopo di che,
-di rimettersi sul sentiero della Capitale ei divisava. Non facevamo noi
-che cenquaranta, o censessanta miglia per giorno: mercechè
-_Glumdalclitch_, per compiacermi, si lagnò d’essere faticata dal
-trottar del cavallo. A grado mio mi toglieva ella dal cassettino, per
-farmi prendere l’aria, e veder il Paese. Passammo cinque, o sei fiumi,
-più larghi che il Nilo, o il Gange; e pochi erano i ruscelli così
-stretti, che il _Tamigi_ al _Ponte_ di _Londra_. Dieci settimane
-consumammo in tal viaggio; ed io fui mostrato in diciotto gran Città,
-senza annoverare i Villagj, le Castella, ed alcune case particolari. Il
-venti e sei d’Ottobre alla Capitale giugnemmo, chiamata in loro lingua
-_Lorbrulgrud_; cioè, l’_Ammirazione del mondo_. Il mio Padrone prese
-ad affitto un Appartamento nella principale strada della Città vicino al
-Palagio Reale, e fece spargere de’biglietti, che contenevano una esatta
-descrizione della piccola mia persona. La stanza ove adunar doveansi gli
-spettatori, si stendeva fra i trecento, e quattrocento piedi; e sopra una
-tavola di sessanta piedi di diametro, cinta, in distanza di tre piedi
-dalla sponda, di un palizzato per guarentirmi dal cadere dall’alto al
-basso, doveva io rappresentar la mia scena. Dieci volte al giorno io era
-visibile, con grande stupore, e compiuta soddisfazione del Popolo. Già
-aveva io appreso l’alfabeto loro, e sapeva altresì valermi a
-proposito, quinci quindi, di alcune frasi; imperocchè _Glumdalclitch_
-avuta avea l’attenzione d’intuirmene, mentre ce ne stavamo in casa; e
-pel corso di tutto il viaggio me ne avea ella continuate le sue lezioni.
-Quasi sempre ella tenea in sua tasca un libricciuolo, il qual era poco
-più grande che un Atlante di Sansone: quest’era una spezie di Trattato
-per uso delle Donzelle, affine d’imprimer loro una compendiata idea
-della loro Religione. Di cotal libro servivasi ella per farmi conoscere
-gli caratterj, ed eziandio per inserirmi qualche intelligenza
-de’termini.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-L’Autore è condotto alla Corte. La Regina il compra dal Fattor di
-Campagna, e il regala al Re. Ei disputa co’Professori di Sua Maestà;
-è alloggiato in Corte, ed è assai ben veduto dalla Regina. Difende
-l’onore della sua Patria, e con un Nano della Regina contrasta.
-
-
-IL fatigante esercizio a cui io me ne stava condannato ogni giorno, avea
-alterata in poche settimane la mia sanità; e pareva che il profitto che
-di me ritraevane il mio Padrone, non servisse che ad accendere le brame
-di lui per un guadagno maggiore. Io non aveva più appetito, ed era
-orribile la mia estenuazione. Se ne avvide il Castaldo; e conchiuso
-avendo che per poco tempo potrei durarla, risolvette di non risparmiare
-cosa veruna per conservarmi una vita sì idonea ad aumentargli una
-fortuna, onde aveane egli goduto di sì felici principj. In tempo di tali
-divisamenti, sopraggiunse uno _Slardral_, o Scudiere della Corte, con
-ordine al mio Padrone d’immediate condurmivi, per ricrear la Regina, e
-le Dame di lei. Talune di queste già erano venute a vedermi, e
-raccontate aveano le più incredibili cose della mia bellezza, e del mio
-spirito. Sua Maestà, e tutto il suo seguito, restarono incantati al di
-là di qualunque esagerazione; ed io postomi ginocchioni, chiesi di aver
-l’onore di baciar i piedi della Regina; ma la graziosissima Principessa
-(collocato che io fui sopra una tavola,) mi stese il picciolo suo dito,
-che strinsi fralle mie braccia, e sulla cui estremità, col rispetto più
-profondo, applicai le mie labbra. Mi fece ella alcune generali
-interrogazioni in proposito al mio Paese, e a’viaggj miei; ed io supplj
-con le riposte così chiaramente, e in sì pochi termini, che mai ho
-potuto. Mi dimandò se volentieri passerei la mia vita in sua Corte: io
-feci un umilissimo inchino; e con un’aria tutta ossequio, dissi di
-appartenere al mio Padrone, ma che se io fossi l’arbitro di me
-medesimo, sarei troppo felice di poter consecrar la mia vita in servigio
-di Sua Maestà. La Regina allora ricercò al Fattore, se egli
-inclinerebbe a vendermi? Ei, che credeva che un solo mese camparla non
-potessi, non vi fece troppa difficoltà; e la sua dimanda fu di mille
-monete d’oro che sul fatto stesso sborsate gli furono; ed io osservai
-che ogni moneta era prodigiosamente massiccia. Ricevutasi la somma, dissi
-alla Regina, che poichè allora io era l’umilissimo schiavo di Sua
-Maestà, le chiedeva in grazia che _Glumdalclitch_, la quale sempre con
-tanta tenerezza avea avuta cura di me, ammessa fosse al servigio di lei,
-e continuasse a servirmi di nutrice, e di Maestra. Mi venne accordata la
-supplica, e non fu difficile il conseguirne l’aderimento del Fattore,
-molto ben contento che sua figliuola fosse allogata in Corte: e la povera
-ragazza medesima, dissimular non potè la propia allegrezza. Se ne andò
-il Padre bramandomi qualunque sorta di felicità, e aggiugnendo ch’ei
-mi lasciava in buona condizione: non risposi parola; e di fargli una
-picciolissima riverenza mi contentai.
-
-Del freddo mio contegno ben avvidesi la Regina; ed uscito che fu il
-Castaldo della stanza, ne fui interrogato della ragione. Presi la
-libertà di dire a Sua Maestà, che io a colui non aveva altra
-obbligazione, che di non aver egli schiacciata una miserabile picciola
-creatura come me, quando mi avea rinvenuto nel suo Campo: obbligazione
-tale, onde io mi credea a sufficienza disimpegnato, pel profitto che egli
-avea ritratto in mostrandomi a mille e mille persone, e pel prezzo che
-testè avea ricevuto da Sua Maestà: Che la vita che io avea menata da
-che egli mi possedeva, era stata così penosa, che ammazzar potea un
-animale dieci volte più robusto di me: Che infinitamente la mia
-complessione ne avea patito per la fatica continua di ricreare qualunque
-genere di uomini in tutte l’ore del giorno: e che se il Fattore creduto
-non avesse in pericolo il viver mio, Sua Maestà non mi avrebbe avuto sì
-buon mercato: Ma che trovandomi allora sotto la protezione d’una sì
-grande, e sì buona Regina, lo Stupore della Natura, la Maraviglia del
-Mondo, l’Amore de’suoi Soggetti, e la Fenice della Creazione; io mi
-lusingava che si troverebbe deluso il timore del mio Padrone, poichè in
-me io già risentiva a rinvigorire una nuova vita, che dell’Augusta
-presenza di lei era l’unico effetto.
-
-Si era questi il preciso del mio discorso; in cui, non vi ha dubbio, ho
-commessi molti errori di lingua, e m’incantai molte volte; ma
-l’ultima parte fu onninamente dello stile di quella Nazione, per alcune
-frasi che, in andando alla Corte, mi furono suggerite da _Glumdalclitch_.
-
-La Regina ne pur badò a miei sbagli nella lingua; parve bensì sopra di
-trovare tanto spirito, e sì buon senso in un animale cotanto picciolo.
-Mi pigliò in sua mano, e portommi al Rè, che stavasene allora nel suo
-Cabinetto. Egli, che era un Principe austero, e di serietà, non
-discernendo molto bene la mia figura, con aria fredda, e di sussiego,
-dimandò alla Regina da quando in qua ella dilettavasi degli _Splaknuck_?
-essendo che, per razza di somiglianti bestie ei mi prendeva, in tempo che
-corcato sul mio stomaco me ne stava nella destra mano di sua Maestà. Ma
-la Principessa, infinitamente spiritosa, ed allegra, mi mise in piedi ad
-alto d’uno studiolo, e mi ordinò d’informare io medesimo il Re di
-cio che mi risguardava; il che eseguii in pochi termini: e
-_Glumdalclitch_, che mi attendeva fuor della porta del Gabinetto, e che
-mal soffriva di non avermi sotto l’occhio, introdotta che fu, confermò
-quanto era avvenuto dopo il mio arrivo in casa di suo Padre.
-
-Il Re, tutto che fatto avesse il suo corso di Filosofia, e che si fosse
-dedicato con istudio alle Matematiche, avendo attentamente esaminata la
-mia figura, e scorgendomi passeggiare, prima che io parlassi pensò
-prendermi per un _Automato_, fatto per mano di qualche ingegnosissimo
-artefice. Ma udita che gli ebbe la mia voce, e trovato che io discorreva
-ragionevolmente, non pote occultare il proprio stupore. Il racconto da me
-fattogli della maniera del mio approdare al Regno di lui, per niente
-affatto il persuase, e crede che fosse una concertata favola tra
-_Glumdalclitch_ e il padre di lei, che mi avessero insegnate alcune
-parole, e alcune frasi, affine di vendermi più caro. Un tal sofpetto
-fecegli propormi alcune quistioni, alle quali in un modo assai sensato
-sempre risposi, e senza diffetto di sorta, fuori d’un grand’imbroglio
-nello spiegarmi, d’un cattivo accento, e di alcune espressioni villane
-che in casa del Fattore io avea apprese, e che non erano del bell’uso
-della Corte. Sua Maestà fece chiamare tre Professori, che allora,
-secondo il costume del Paese, erano di settimana. Dopo di aver
-que’Signori spiata per qualche spazio dell’alto al basso la mia
-figura, furono di diversi pareri. Convennero solamente, che io non poteva
-essere stato prodotto secondo le leggi regolari della Natura, perchè io
-era privo del talento di poter conservarmi in vita, sia in volando per
-l’aria, o in rampicando sugli alberi, o in iscavando in terra
-de’buchi. Conchiuser eglino da’miei denti, che essi disaminavano con
-grande attenzione, che io era un animale _carnivoro_, con tutto ciò
-ignoravano quase stata fosse la mia nutritura; mercè che la maggior
-parte degli animali a quattro piedi era troppo pesante per me; e le
-talpe, del pari che alcune altre bestie, troppo leggiere. Secondo il loro
-credere, non restavano che le lumache: ed alcuni altri insetti; e pur
-ebbero la crudeltà di provar altresì co’dotti loro argomenti, che
-d’un tal genere di alimento non poteva servirmene. Uno di quegli
-Eruditi inclinava molto a credere che io fossi un Embrione, o al più un
-aborto. Ma quest’opinione fu rigettata dagli altri due, i quali
-osservarono che tutte le mie membra erano compiute, e perfette nel loro
-taglio; e che, stanti gli contrassegni della mia barba, i cui pel i
-distintamente ravvisavan essi con l’ajuto d’un Microscopio, io già
-avea vissuti alcuni anni. A patto veruno non vollero riconoscermi per un
-Nano, poichè inferiore a qualunque comparazione era la mia psccollezza:
-essendo che il Nano favorito della Regina, il qual era il più picciolo
-che si fosse veduto in quel Regno avea di altezza quasi trenta piedi.
-Dopo molti dibattimenti, decisero di comun accordo, che io era solamente
-_Relplum Scalcath_, cioè che i Latini chiamano _Lusus Naturæ_:
-Definizione esattamente conforme alla nostra moderna Filosofia; i cui
-Professori, sdegnando le _cause occulte_, colle quali i Discepoli
-_Aristotelici_ cercano vanamente di mascherare la loro ignoranza, hanno
-inventato questo maraviglioso scioglimento di tutte le difficoltà, con
-grande avanzamento delle umane conoscenze.
-
-Dopo una sì autentica decisione, chiesi la libertà di dire due sole
-parole. Rivoltomi verso del Re, assicurai Sua Maestà che io veniva da un
-Paese abitato da molti milioni d’uomini de’due sessi, e tutti della
-mia statura; che gli Animali, gli Alberi, e le case, vi erano nella
-proporzione medesima; e che per conseguenza io era del pari capace di
-difendermivi, e di trovarvi la mia sussistenza, che verun altro suddito
-di Sua Maestà nel suo Paese: e mi sembrò che una tale risposta fosse
-sofficiente per confutare gli argomenti di que’Signori. Non replicarono
-eglino che con un sorriso disprezzante; dicendo che io egregiamente avea
-ritenuta la lezione statami dettata dal Fattor di Campagna. Il Re, che
-era dotato d’uno spirito più penetrante ch’essi non l’erano, dopo
-di aver licenziati i suoi Savj, fece cercare il Castaldo, che per buona
-sorte non era per anche uscito di Città lo inquisì da principio da solo
-a solo: il confrontò poscia con _Glumdalclitch_, e con me; e corne non
-traballammo nelle risposte, cominciò a credere, che dir vero noi
-ponessimo. Pregò egli la Regina di dar ordine che si avesse buona cura
-di me, e credè ben fatto che la picciola mia balia continuasse a
-starsene meco, giacchè si era accorto che assai ci amassimo
-scambievolmente. Se le assegnò nella Corte un agiato appartamento, una
-Governatrice che avesse l’impegno dell’educazione di lei, una serva
-per abbigliarla, e due servidori per ubbidirle; ma quanto a me io era
-onninamente affidato alle sue sollecitudini. Comandò la Regina che sul
-modello di mio piacere, e di quello di _Glumdalclitch_ mi si lavorasse un
-cassettino, perchè mi valesse di camera da letto. L’Operajo che vi
-s’impiegò, essendo espertissimo, in men di tre settimane mi fabbricò
-una stanza di sedici piedi in quadro, e di dodici in altezza con finestre
-invetriate, una porta, e due stanzucce. Potea la fronte del cassettino,
-col mezzo di due ganghesi, alzarsi ed abbassarsi, affine di riporvisi un
-letto, che l’Arziere di Sua Maestà teneva di già allestito, e che
-_Glumdalclitch_ si compiaceva di preparare ogni giorno colle proprie sue
-mani. Un Artefice, che si era renduto famoso per la sua industria di
-lavorare in picciolo, imprese di costruirmi due sedili cogli schienali
-loro, e colle altre attenenze tutte, d’una materia rassomigliante di
-molto all’avorio, e due tavole con uno studiolo per qualunque mio uso.
-Era la camera imbottita da tutte le parti, insino il tetto, e il
-frontispicio, a cautela delle disgrazie quali si fossero, e che avvenir
-potevano per la negligenza, o balorderia de’portatori; e affinchè io
-men mi risentissi dello scuotimento in andando in cocchio. Dimandai che
-la mia Camera fosse serrata a chiavi, perchè i Topi, ed i Sorcj entrare
-non ci potessero. Dopo molti esperimenti, un Operajo fu sì perito, che
-travagliò la più picciola serratura che siasi mai veduta in quel Paese;
-avendo io conosciuto in _Inghilterra_ un Gentiluomo, che ne avea una più
-grande all’uscio della sua Casa. Feci quanto potei per mettere la
-chiave nella mia tasca, per timore che _Glumdalclitch_ non la perdesse.
-Diede por ordine la Regina, che si facessescelta della più fina seta
-pe’miei panni, e questi panni non erano gran fatto più grossi delle
-nostre coperte da letto in _Inghilterra_; dovendo io confessare che durai
-una estrema fatica per avvezzarmi vi. Erano i miei vestiti tagliati alla
-moda del Paese, la quale in sè stessa ha qualche cosa di decente, e
-ritiene una spezie di mezzanità fra la maniera dell’abbigliarsi
-de’_Persiani_, e quella de’_Chinesi_.
-
-A poco a poco prese la Regina tanto piacere della mia conversazione, che
-ella più non poteva andar in tavola senza di me. Io avea una picciola
-mensa collocata su quella, alla quale pranzava Sua Maestà, ed un sedile.
-Stavasene _Glumdalclitch_ in piedi al mio canto per servirmi, e averne
-cura. I piatti, ed i tondi di mio servigio che erano d’argento, in
-comparazione di quel della Regina, non eccedendo la grandezza di quegli
-che in tal genere vidi a _Londra_ in una bottega, che servia
-d’addobbamento in una casa di fantoccia. La picciola mia balia avea
-l’attenzione di tenergli in sua tasca entro una scatola d’argento,
-recandomegli a misura del bisogno, e pulendogli ella medesima. Mangiavano
-con la Regina le sole due Principesse Reali; la maggiore di cui contava
-gli anni sedici di età, e tredici anni, e un mese la minore. Era solita
-Sua Maestà di porre sopra un de’miei piatti un pezzo di carne,
-ond’io poscia ne trinciava il bisogno, ed era un gran suo diletto di
-vedermi mangiare col sopraffine della delicatezza: mercè che ella, che
-era una mangierina, gonfiava in una sola volta la sua bocca con quanto
-dodici bifolchi _Inglesi_ divorar potrebbono in tutto un pasto; il che mi
-riusciva uno spettacolo assai molesto. Per esempio, un’ala di Allodola,
-con tutte le sue ossa, servivale per una sola boccata, e pure quest’ala
-era più grande nove volte del più grosso Gallo d’Indie fra noi. Al
-talento mangione di lei esattamente si proporzionava quello del bere.
-
-Stabilita costumanza di quella Corte si era, che ogni Mercoledì, (che,
-come già l’avvertii, passava colà come presso di noi la Domenica,) la
-Regina, e tutta la Famiglia d’entrambi i sessi, pranzassero col Re
-nell’Appartamento di lui. Io già di molto mi era innoltrato nella
-buona grazia di quel Monarca il quale ogni Mercoledì faceami collocare
-al sinistro suo lato, accanto d’una delle saliere; laddove negli altri
-giorni, il mio posto si era alla man sinistra della Regina. Compiacevasi
-assai il Principe d’intavolarmi quistioni sopra gli usi, la Religione,
-le Leggi, e le Scienze de’Popoli dell’_Europa_, ed io tutto faceva
-per contentare sopra questi punti la sua curiosità. Per quanto oscure
-che naturalmente parer gli dovessero alcune cose, ei non ostante, con
-estrema facilità le comprese, e maturamente profondo a qualunque mio
-racconto ben riflettè. Ma non posso non confessare, che essendomi
-allargato alquanto sul proposito della mia cara Patria: sopra il nostro
-commerzio; i nostri scismi in fatto di Religione, e le nostre fazioni
-dentro lo Stato, i pregiudizi dell’educazione ebbero sopra lui tanta
-forza, che prendendomi sulla sua destra mano, e gentilmente
-accarezzandomi con l’altra, ritenersi non potè dall’interrogarmi con
-uno scopio grande di ridere, se io era _Vuhig_, o _Tory_? Rivoltosi di
-poi al primo suo Ministro, che dietro di lui se ne stava in piedi col
-bianco suo bastone in pugno, meditò quanto spreggevoli fossero le umane
-grandezze, giacchè minuti insetti, qual mi era, tentavano di aspirarvi:
-e pure, egli diceva, ardirei di scommettere che quest’insetti hanno i
-lor titoli d’onore, che hanno piccioli nidi, e tane, che essi
-intitolano Palagi, e Città, e che affettano splendidezza nelle loro
-vestimenta, e ne’lor equipaggj; che amoreggiano, che combattono, che
-disputano, che s’ingannano, che si tradiscono. Sul tuono medesimo
-continuò egli per qualche tempo; ed io non saprei esprimere la mia
-indignazione, nell’intendere un discorso, onde la Patria mia,
-l’Augusta, la Maestra delle Arti e delle Scienze, il Soggiorno della
-verità, e della Virtù, e dell’Onore, e l’Oggetto
-dell’Ammirazione, e dell’invidia di tutto l’Universo, fosse sì
-crudelmente vituperata.
-
-Ma come, da una parte, io non era molto in istato di vendicare
-somiglianti ingiurie; dall’altra, dopo di averci ben pensato, a dubitar
-cominciai se veramente fossi stato ingiurato, o nò. Essendo che, dopo
-d’essermi per alcuni mesi accostumato alla vista, e alla conversazion
-di quel Popolo, e di aver osservato che ogni oggetto, che io risguardava,
-trovavasi in una esatta proporzione di grandezze con tutti gli altri;
-l’orrore che io avea conceputo da prima, si era talmente dileguato, che
-se allora veduta avessi una truppa di Signori, e di Dame _Inglesi_ in
-tutte le loro pomposità, e in tutte le affettate loro maniere che la
-pulitezza prescrive, per vero dire, patita avrei una violenta tentazione
-di ridere di essi di sì buon gusto, come il Re ed i Grandi di sua Corte
-il facevan di me. Ciò che vi ha di certo si è, che poco poco vi volea
-che io medesimo non mi rinvenissi ridicolo; quando la Regina, mettendomi
-sopra la sua mano rimpetto ad uno specchio ove io poteva interamente
-vederci emtrambi, accorgere mi faceva della sterminata nostra
-sproporzione.
-
-Nulla più acutamente mi punse, nè maggiormente mi mortificò, quanto il
-Nano della Regina; il quale effendo di una piccolezza senza esempio nel
-Paese, (e per verità, non arrivava affatto alla misura di trenta piedi,)
-in tal modo insolenti, scorgendomi una creatura così menoma in confronto
-di lui, e che gli affettava di risguardarmi dal di sopra al di sotto,
-quando nell’Anticamera della Regina passava accosto di me, e in tempo
-che io stava collocato sopra una tavola a disputare co’Signori, e colle
-Dame della Corte; ed ei non trascurava altresì opportunità veruna di
-motteggiarmi, del che io procurava di ritrarne vendetta, col chiamarlo
-_Fratello_, collo sfidarlo, e con altre maliziosette furfanterie, che
-sono ordinarie ne’_Paggj_. In tempo di pranzo un giorno, fu sì piccato
-il picciolo briccone che non so che che io gli avea detto, che presomi
-pel mezzo il corpo, in tempo che a tutt’altro io badava che a una
-somigliante imminente disgrazia, mi lasciò cadere in un gran cattino
-d’argento empiuto di fior di latte, dopo di che se ne fuggì come il
-vento. Sprofondai in quella bianca sostanza perfino al di sopra delle
-ciglia: e se non fossi stato un buon nuotatore, avrei corso un gran
-risico d’affogarmi; poichè in quell’instante _Glumdalclitch_ si
-trovava all’altra estremità della Camera, e sì spaventata per la mia
-caduta fu la Regina, che non ebbe prontezza di spirito per soccorrermi.
-Ma la mia Nutricina ben presto accorse, e mi tolse dal Catino, dopo che
-io avea ingojato più d’un boccale di fior di latte. Fui posto a letto,
-ma lode al Cielo i soli miei vestiti, interamente guastati, asciugarono
-quella burrasca, non essendo accaduto alla mia persona male di sorta.
-Molto bene restò stregghiato il Nano; e per maggiore mortificazione di
-lui, fu costretto a tracannare il fior di latte tutto, in cui egli mi
-avea gittato. Ma d’allora innanzi più egli in grazia non rientrò,
-avendolo la Regina regalato di poi a una Dama della prima qualità,
-cosicchè nol vidi mai più, cosa che assai mi piacque, perchè io non so
-esprimere fin a qual segno mi avrebbe trasportato il livore che io
-nutriva contra quel malizioso ribaldello.
-
-Ei già per l’addietro aveami praticato un disobbligante scherzo, che
-molto fece ridere la Regina, tutto che: se ne restasse ella nel tempo
-stesso sì disgustata, che sul punto scacciato l’avrebbe, se io
-medesimo non avessi avuta la generosità d’intercedere per lui. Sopra
-il suo tondo, la Maestà Sua aveva preso un osso empiuto di midolla; e
-toltane questa, rimesso avea ritto nel piatto l’osso medesimo nella
-situazione stessa ond’egli era da prima. Il Nano, che avea aspettato di
-far il suo colpo in tempo che _Glumdalclitch_ se n’era gita alla
-Credenziera, montò sul sedile di lei, mi pigliò nelle sue due mani, e
-unendo insieme le mie due gambe, mi collocò perfino al ventre
-nell’osso votato della midolla, ed ove, negar non si può, io faceva
-una figura sovranamente ridicola. Credo che scorso siasene un buon
-minuto, innanzi che niuno sapesse ciò che fosse accaduto di me;
-imperocchè mi sembrava una mia viltà se gridato avessi. Ma come i
-Principi di rado mangiano caldo, le mie gambe nulla patirono; e non vi
-ebbe che le mie calze, e i miei calzoni, che la nuova foggia
-dell’Avventura pagarono. A mia intercessione se la passò il Nano con
-un solo buon carico di bastonate.
-
-Mi motteggiava spesissimo la Regina in proposito alla mia timidezza: ed
-era solita di dimandarmi se i miei Compatriotti sossero sì gran poltroni
-come me? eccone l’incontro.
-
-In tempo di State, le mosche di quel Regno sono furiosamente tormentose;
-e questi odiosi insetti, che tutti sono del taglio delle nostre Allodole,
-col loro continuato ronzio d’intorno alle mie orecchie, non mi
-lasciavano momento di quiete nel frattempo del mio pranzare. Talvolta si
-adagiavano sulla mia pietanza; ed erano eziandio sì impertinenti, che vi
-facevano le lordure loro; cosa che, per vero dire, in vedendola, non
-riusciva troppo saporosa per me, ma che i Naturali del Paese ravvisarla
-non potevano, poichè i lor occhj non erano sulla forma de’miei, per
-iscorgere oggetti così minuti. Alcune fiate si posavano sul mio naso,
-oppure sulla mia fronte, e mi pugnevano perfino al vivo; lasciandovi
-sempre de’marchj di quella vischioso materia, a cui elleno son
-debitrici della facoltà di camminare con la testa in giù sul
-frontispizio di qualunque corpo, come dicono i Naturalisti. Era
-indicibile il mio fastidio per difendermi da que’sozzi animali; e non
-potea di meno di stranamente agitarmi quando essi calavano sulla mia
-saccia. Una delle ordinarie malizie del Nano si era, di afferrare in sua
-mano un buon numero di que gl’insetti, a somiglianza degli Scolari fra
-di noi, e poscia di lasciargli volare di tutto un tratto sotto il mio
-naso, affine di farmi paura, e nel tempo stesso per ricrear la Regina. Io
-non sapeva altro rimedio che di tagliargli a pezzi col mio coltello, in
-tempo che svollazzavano per l’aria: Esercizio che io adempieva con
-industria tale, che mi attraeva gli applausi di tutti gli Spettatori.
-
-Mi risovvengo, che una mattina che _Glumdalclitch_ aveami adagiato sopra
-il margine d’una finestra, cosa che ella avea in costume tutti i giorni
-di bel sereno, per farmi prendere un poco d’aria, (essendo che io non
-mi arrisicava di lasciar appendere il mio cassettino ad un chiodo fuor
-del balcone, come noi in _Inghilterra_ attacchiamo le nostre gabbie,) mi
-risovvengo, dissi, che avendo alzata una delle mie invetriate; e messomi
-a sedere alla mia tavola per far con un marzapane la mia colezione, più
-di venti vespe, invitate dall’odore, s’introdussero nella stanza,
-facendo più rumore col loro ronzio, che far nol potrebbono altrettante
-Cornamuse. Gettaronsi alcune sopra il mio marzapane, e a pezzi a pezzi se
-l’asportarono, si misero altre a svolazzare d’intorno alla mia testa,
-stordendomi col loro susurro, e cagionandomi uno spavento non mediocre
-co’loro pungoli. Ebbi, non ostante, il coraggio di levarmi, di dar mano
-alla spada, e di assalirle nell’aria. Quattro ne uccisi, andossene il
-resto, e chiusi la finestra dietro di loro. Erano quelle bestie così
-grandi come le nostre Pernici. Presi i loro pungoli, e trovai che essi
-erano lunghi un pollice e mezzo; e così aguzzi come le aguglie. Gli ho
-conservati tutti con somma cura, e con alcune altre curiosità gli ho
-mostrati in molti luoghi dell’_Europa_. Al mio ritorno in Inghilterra,
-tre ne ho regalati al Coleggio di _Cresham_, e il quarto l’ho ritenuto
-per me.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Descrizione del Paese. Progetto per la correzione delle Carte
-Geografiche. Cosa fosse il Palagio del Re, e la Capitate. Maniera con cui
-l’Aurore viaggiava. Descrizione d’uno de’principali Templi di
-Lorbrulgrud.
-
-
-MIO disegno al presente si è di esibire a’miei Leggitori una brieve
-descrizione di quel Paese; per lo meno, di ciò che ne ho veduto; non
-essendo io stato che a mille leghe in giro da _Lorbrulgrud_ la Capitale;
-mercè che la Regina, la quala da me non era abbandonata mai, avea il
-costume di non accompagnar più lunge il Re ne’viaggj di lui,
-fermandosi nella mentovata distanza dalla Dominante fin al ritorno di Sua
-Maestà dalle frontiere. Tre mila leghe, più o meno, allungasi
-l’Imperio di quel Principe, e per due mila si dilata; cosa, che
-conchiuder mi fece, che i nostri Geografi di _Europa_ an presi furiosi
-abbaglj, collocando una sola vasta estensione di mari fra il _Giapone_, e
-la _California_; poichè sempre fui d’opinione che esservi doveano
-Terre immense per contrappesare il Continente della Tartaria. Ecco
-perchè debbon eglino correggere le loro Carte Geografiche, unendo quel
-grande spazio di Regione al Ponente Libeccio dell’_America_; nel che io
-son prontissimo d’ajutar loro colle mie scoperte.
-
-Il Regno è una penisola, circonscritta alla parte di Greco-Levante da
-una catena di monti alti quindici leghe, che è impossibile, a cagion
-de’Vulcani che nelle cime vi regnano, di sormontargli. Non è noto a
-chi che sia quale razza di gente sia abitatrice di que’dirupi; o se
-neppure vi si rinvengano uomini. Le tre altre parti an per confine
-l’Oceano. Non vi ha nel Regno Porto di mare di sorta; e i luoghi della
-Costa, ove le Riviere si gettano nell’Oceano stesso, son sì seminati
-di roccie, che di navigarvi co’più piccioli schifi non è possibile; e
-quindi ne proviene che quel Popolo non abbia assolutamente verun
-commerzio col rimanente dell’Universo. Ma ne’fiumi, che abbondano di
-pesci di squisìtissimo gusto, vi sono assaissimi Vascelli;
-conciossiacosache gli Abitanti pescano di rado nel mare, ove i pesci sono
-della grandezza medesima di que’d’_Europa_; non valendo per tal
-ragione la fatica di prendergli: nel che chiaramente apparisce, che il
-producimento di quelle piante, e quegli animali di mole sì smisurata, si
-è la Natura unicamente ristretta, a quel Continente, onde lascio
-a’Filosofi il discuterne la ragione. Di quando in quando, nulladimeno,
-prendono eglino delle balene che vanno ad urtare in quegli scogli, e con
-cui il Popolo minuto nobilmente si regala. Ne ho vedute alcune di
-grandezza sì sterminata, che un uomo sudava assai per portarne una sola
-in sulle sue spalle; e talvolta per curiosità se ne trasportano entro a
-panieri _Lorbrulgrud_. Una un giorno ne fu imbandita per la mensa del Re,
-e riputavasi per una rarità: io però osservai che egli non ne facea
-gran caso; immaginandomi che si trovasse nauseato dalla grossezza di
-quella bestia; comechè nella _Nuova Zemhla_ di assai più grandi io
-vedute ne abbia.
-
-E’popolatissimo quel Paese, contenendo cencinquanta Città, sì grandi
-che piccole, e un numero prodigioso di Villaggj. Per formar a chi legge
-una qualche idea di quelle Città, mi contenterò di fargli la
-descrizione della Capitale. Ella è traversata pel mezzo da una Riviera
-che la divide in due parti eguali. Vi si annoverano più di ottanta mila
-Case, e a un di presso secento mila Abitatori. Per tre _Govglungs_ (che
-presso poco sono cinquanta quattro miglia _Inglesi_) stendesi la sua
-lunghezza; ed è larga due _Gonglungs_ e mezzo; come io stesso in una
-Carta delineata per ordine espresso del Re, e che a tal effetto fu
-spiegata in terra, ne ho tolte le misure.
-
-Il Palagio del Re non è già un Edifizio regolare; bensì molte
-fabbriche unite insieme, il cui circuito gira sette miglia, o circa.
-Dugento quaranta piedi di altezza, e lunghe e larghe a proporzione, sono
-le principali Stanze. _Glumdalclitch_, ed io, avevamo un Cocchio, entro
-il quale allo spesso la Governatrice di lei la prendeva per veder la
-Città, o le botteghe; ed io era sempre della compagnia accomodato nel
-mio cassettino; tutto che la buona ragazza mi togliesse fuori quante
-fiate io il desiderava; e mi tenesse in sua mano, perchè scorgere
-potessi le Case, ed il Popolo, quando per le strade noi passavamo.
-
-Oltra il cassettino grande, in cui d’ordinario era io portato, la
-Regina lavorar ne fece per me un altro più picciolo, di circa dodici
-piedi in quadro, e di altezza di dieci, per viaggiare con maggior
-comodità: e questo, perchè il primo non potea ben addatarsi al
-grembiule di _Glumdalclitch_, e serviva di troppo imbarazzo nel Cocchio.
-Questa nuova moda di Gabinetto da viaggio, era un quadrato perfetto; tre
-lati di cui aveano, cadauno, una finestra nel mezzo, e ciascuna finestra
-una rete di fil ferro, per riparo di qualunque accidente ne’lunghi
-cammini. Nel quarto lato non aveavi finestra veruna; bensì due poderosi
-ritegni, onde il Cocchiere attaccava la mia piccola camera con un
-cinturone di cuojo a traverso del corpo di lui, quando mi prendeva la
-voglia d’uscirmene all’aria. Incombenza tale era appoggiata a qualche
-saggio e posato servidore; fosse che io accompagnassi il Re, e la Regina,
-ne’loro viaggj; o che visita facessi a qualche Ministro di Stato, o a
-qualche Dama della Corte, quando accadeva che _Glumdalclitch_ indisposta
-si trovasse: essendo che guari non istetti ad essere conosciuto, e
-rispettato dagli Uffiziali della Corona; non tanto, secondo il mio
-credere, pel merito mio, quanto per la confidenza che mi testimoniava Sua
-Maestà. In viaggio, quand’io mi sentiva faticato dalla Carrozza, un
-servidore a Cavallo legava il mio cassettino con una fibbia, e collocava
-la innanzi a se sopra un guanciale; e allora poteva io vedere il paese da
-tre parti per le mie finestre. Io aveva in quello studiolo un letto da
-campagna, e un picciolo materasso appeso alla fronte, due sedie, e un
-tavolino, raccomandati con madrevitti al soffitto, perchè il muovimento
-del cavallo, o del cocchio, non gli rovesciasse. Tutto che violentissimi
-que’generi di muovimenti, men disagiavano me che chiunque altro, il
-quale non fosse stato avvezzo, come io l’era, agli agitamenti del mare.
-
-Ogni volta che mi prendeva l’umore di veder la Città, sempre ciò
-seguiva nel mio Gabinetto da viaggio, che _Glumdalclitch_ entro una sedia
-portatile teneva nel suo grembiule. Da qua tr’uomini era portata questa
-sedia, e scortata da due altri con la livrea della Regina. Il Popolo che
-frequentemente avea inteso a parlar di me, affolavasi d’intorno alla
-mia lettiga; e la mia balietta molto spesso si compiaceva di ordinar
-a’portatori di arrestarsi, mi pigliava in sua mano, perchè più
-distintamente ognuno mi ravisasse.
-
-Io moriva di voglia di ammirare un famoso Tempio situato nella Capitale;
-e in ispezieltà la Torre, la quale passava per la più eminente del
-Regno. Mi vi condusse un giorno _Glumdalclitch_, ma cosa vera posso
-asserire, che molto restai deluso nella mia espettazione; mercè che
-l’altezza non trascendeva i tre mila piedi; il che, ben riflettutasi la
-differenza che vi ha fra il taglio di quel Popolo, e quel o degli
-_Europei_, non è poi un grande argomento di stupore; anzi, se non
-m’inganno, in fatto di proporzione col campanile di _Salisbury_, è
-quella molto inferiore. Ma, per non inferire torto veruno a una Nazione,
-a cui per tutta la mia vita professerò grand’obblighi, confessar si
-dee, che ciò che in altezza manca a quella famosa Torre,
-sofficientemente è risarcito dalla bellezza, e dalla fortezza di lei.
-Presso che cento piedi sono grosse le sue muraglie, e son costrutte di
-pietre dure; essendo ogni pietra di quaranta piedi in quadro, e tutte da
-tutti i lati adorne di simulacri degli Dei, e degl’Imperadori. Misurai
-un dito auriculare che era caduto da una di quelle statue, e il trovai
-appuntino di quattro piedi e un police di lunghezza. Inviluppollo
-_Glumdalclitch_ in un fazzoletto, e lo portò in casa per unirlo ad altre
-bagattelluzze ond’ella diveniva pazza, come è solito delle fanciulle
-di sua età.
-
-E’forza convenire che la Cucina del Re è un magnifico Edifizio, eretto
-in forma di volta, ed alto quasi che secento piedi. Il forno maggiore non
-è però sì largo come la cupola della Chiesa di S. Paolo; avendo io a
-bella posta, dopo il mio ritorno, prese le misure di questa. Che se
-entrar volessi in una specifica relazione delle suppellettili di cucina,
-de’pignati, de’caldaj, de’pezzi di carne che giravano agli spiedi,
-e d’altre cose di simil genere, si stentarebbe a credermi; per lo meno,
-una critica alquanto rigida taccerebbemi di esagerazione; che è solita
-della maggior parte de’Viaggiatori. Con tutto ciò, ben lungi dal
-meritarmi questa spezie di censura, temo di aver urtato nell’altro
-eccesso: e che se mai questo viaggio è traddoto nella lingua di
-_Brobdingnag_, (chè è il nome generale di quel Regno) e trasferito nel
-Paese, il Re ed il Popolo non si lagnino che io ingiuriati gli abbia,
-impicciolendogli in grazia della verisimilitudine. Di rado sua Maestà,
-nelle sue stalle ha un maggior numero di secento Cavalli; i quali,
-generalmente parlando, an cinquanta e quattro, e sessanta piedi di
-altezza. Ma, quando ella esce in certi giorni solenni, e scortata da
-cinquecento cavalli, che certamente era il più magnifico spettacolo onde
-io essere stato possa testimonio di vista; avendo ancora veduta una parte
-delle sue milizie schierate in battaglia, come nel progresso avrò
-l’opportunità di narrare.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Differenti Avventure ch’ebbe l’Autore. Sentenza d’un criminoso
-eseguita. L’Autore dà saggio della propia abilita nell’Arte Nautica.
-
-
-IN un modo aggradevolissimo passato avrei il mio tempo in quella Regione,
-se la mia picciolezza non mi avesse esposto a parecchie Avventure per me
-pericolosissime, tutto che assai ridicole in se medesime. Ne farò il
-racconto di alcune. Ricreavasi sovente _Glumdalclitch_ ne’Giardini
-della Corte portandomi nel mio più picciolo cassettino, donde ella
-talvolta mi traeva per mettermi a terra. Mi rammento che il Nano della
-Regina ci seguì un giorno in que’Giardini; e che avendomi la mia balia
-messo a terra, come trovavami solo con esso lui accosto di alcuni alberi
-nani, (eran questi de’pomieri,) non potei trattenermi dal praticargli
-qualche malizioso motteggio sul rapporto che aveavi fra quegli alberi e
-lui, chiamandosi eglino, a caso, in loro lingua, nel modo stesso che
-nella nostra. Per tutta risposta, colse il bricconcello la congiuntura
-che io mi stessi sott’una di quelle piante; e allora si mise egli a
-scuoterla sì forte, che una dozzina di mele cadde d’intorno a me: ma
-fra tutte, una ve ne fu, che piombando sulla mia schiena in tempo che io
-mi abbassava, fece che in sul terreno io dessi ben bene del naso: nè
-occorre farsene le maraviglie; poichè que’pomi anno co’nostri la
-proporzione medesima, che gli Abitanti del Paese anno con noi. Ecco tutto
-il male ch’ebbi; ed io stesso implorai a favore del Nano, perchè
-gastigato ei non fosse a motivo di un tale scherzo, da me medesimo, per
-altro, promosso.
-
-Un altro giorno _Glumdalclitch_ lasciommi sopra una motta di prato assai
-liscia, tempo che ella se ne stava spasseggiando in qualche distanza con
-la sua Governatrice; ed ecco nello stesso instante una grandine sì
-gagliarda, che ne fui improvvisamente gettato a terra. In tale
-costituzione, operava essa grandine le più dolorose contusioni per tutto
-il mio corpo; nulladimeno procurando di mettermi al coperto, mi ricovrai
-in quattro zampe sotto una spalliera di Cedri, ma così ammaccato
-da’piedi perfino alla testa, che vi volle più di dieci giorni innanzi
-che senza dolore potessi muovermi. Che se vi ha qualche incredulo di
-questo fatto, spero che sia per prestarvi fede, quando gli avrò detto
-che in quel paese i grani della tempesta son mille, e ottocento volte
-più grossi di que, che cadono in _Europa_: cosa più che certa, poichè
-io medesimo gli ho pesati, e misurati.
-
-Ma nel Giardino stesso mi accadde un accidente, di gran lunga più
-pericoloso, un giorno che la piccola mia Nutrice, supponendo di avermi
-adagiato in un luogo ove io nulla dovessi temere, del che assai spesso ne
-la pregava; affine di darmi in preda con libertà a’miei pensieri; ed
-avendo collocato il mio cassettino a terra per non aver l’incomodo di
-portarlo, erasi renduta in un altro sito del Giardino con la sua
-Governatrice, ed altre Dame di sua conoscenza. In tempo di sua
-lontananza, un picciolo braccio, che apparteneva a un de’principali
-Giardinieri, entrato a fortuna nel Giardino, venne alla mia volta. Mi
-fiutò appena, che corse sopra di me, mi prese in bocca, mi portò al suo
-padrone, e mi pose bellamente a terra. Per la più grande delle buone
-fortune, e gli era stato sì bene instruito, che in portandomi fra i suoi
-denti, non mi cagionò verun male, e neppure daneggiò i miei vestiti. Ma
-il povero Giardiniero che ben mi conosceva, e che mi amava assaissimo,
-non se la passò senza una furiosa paura. Mi pigliò fra le sue mani, e
-mi chiese come me ne stessi; ma era sì enorme il mio spavento, e mi
-trovava così sfiatato, che una sola parola pronunziar non potei. Pochi
-minuti dopo me ne rinvenni; ed egli mi portò sano e salvo alla mia
-Nutrice, che in quel tempo si era restituita al luogo ove lasciato mi
-avea, e che stava in una terribile angoscia per non vendermi comparire, e
-perchè io non rispondeva alle sue affannose chiamate. Acremente
-rimbrottò ella il Giardiniero, per aver lasciato andar il Cane; ma la
-cosa restò sepolta, nè alla Corte mai si seppe cosa veruna del
-successo, temendo _Glumdalclitch_ che la Regina non si adirasse contra di
-lei: e per quello tocca a me, usai di discretezza, perchè sembravami che
-l’Avventura non mi facesse troppo onore.
-
-Un tal accidente risolver fece la mia Nutricina di non perdermi mai più
-d’occhio. Era già molto tempo che io temeva d’un somigliante disegno
-di lei: e perciò mi era indotto ad occultarle alcuni minuti miei
-sgraziati avvenimenti, in tempo che mi trovava solo. Un Nibbio che volava
-sopra il Giardino, piombò un giorno sopra di me; e se, dopo di aver data
-coraggiosamente mano alla spada, cacciato non mi fossi in un folto
-cespuglio, senza altro, asportato egli mi avrebbe fra suoi artigli.
-
-Un altra volta mi sprofondai fino al collo in un buco di topinara, e fui
-costretto di dire una bugia per mascherare il vero motivo, onde i miei
-vestiti si erano tutti guasti. E infine un altra volta mi ruppi la dritta
-gamba urtando in un guscio di lumaca, su cui ebbi la disgrazia di cadere
-in tempo che me ne stava spassegiando solo, e che pensava alla mia povera
-Patria.
-
-Non saprei dire quale de’due prevalesse in me, il piacere, o la
-mortificazione, quand’io osservava ne’miei solitari passeggj che i
-più piccioli Uccelli non ispaventavansi nel vedermi; anzi in distanza
-d’una sola verga andavano in busca di vermi, e di altri alimenti, con
-tanta sicurezza, come non avessero assai vicino anima vivente. Non mi
-dimenticherò mai che un tordo fu così sfrontato, che col suo becco mi
-asportò fuor delle mani un pezzo di focaccia, che _Glumdalclitch_ data
-mi avea per farmene la merenda. Quand’io volea prendere alcuno di
-quegli Uccelli, essi coraggiosamente mi risistevano, procuravano di
-pugnermi le dita, e un momento dopo rintracciavano d’intorno a me
-de’vermi, o delle lumache, con l’indifferenza medesima, e con la
-medesima tranquillità di prima. Ma un giorno dato di piglio a un grosso
-bastone, colsi un fanello con un colpo sì forte, e di misura sì giusta,
-che rovesciatolo a terra, il presi con le due mani pel collo, e in aria
-di trionfo alla mia Nutrice il recai. Con tutto questo, come l’uccello
-non era che stordito dalla percossa, si riebbe, e con tanta forza si
-dibattè, che più d’una volta fui al cimento di abbandonare la preda;
-ma accorso subito in mio ajuto un servidore, torcè il collo al fanello,
-che per ordine della Regina fu il giorno dietro imbandito pel mio pranzo:
-Quest’Uccello, per quanto può la memoria servirmi, era poco pochetto,
-più grande che i Cigni nostri _Inglesi_.
-
-Le Damigelle d’onore pregavano sovente _Glumdalclitch_ di andare
-ne’loro Appartamenti; e di condurmi con esso lei, per goder del piacere
-di vedermi, e di toccarmi. Talvolta mi adagiavan elleno per lungo nel
-loro seno; cosa, che enormemente mi disgustava; mercè che per vero dire,
-non suonavano di troppo buon odore; il che non asserisco con la malizia
-di discreditare quelle amabili Fanciulle, per cui nodrisco la più
-possibile considerazione; ma credo che la mia picciolezza la cagion fosse
-della finezza del mio odorato; e che quelle illustri persone sembrassero
-sì saporose agli Amanti loro, quanto a’giovani _Inglesi_ le nostre
-Donzelle. E in fine, io trovai che il loro naturale odore riusciva assai
-più soffribile di quello de’loro profumi. Sempre mi rammenterò, che
-uno de’miei intimi amici di _Lilliput_, un giorno che faceva un
-grandissimo caldo, e che io avea fatto molto esercizio borbottava d’un
-odore eccessivamente ingrato che esalava dal mio corpo, tutto che al pari
-di chi che sia io non patisca d’una somigliante incomodità. Ma
-conghietturo che l’odorato di lui fosse altrettanto fino a riguardo
-mio, come il mio l’era a riguardo degli Abitanti di _Brobdingnag_. E su
-tal proposito non posso dispensarmi dal rendere una sonora giustizia alla
-Regina mia Signora, e alla picciola mia Nutricina _Glumdalclitch_; e dal
-dichiarare amplamente che in _Inghilterra_ non vi ha Dama, più ch’esse
-esente dal diffetto testè mentovalo.
-
-Il più che mi spiaceva di quelle Damigelle d’onore quando la mia balia
-mi conduceva nel loro Appartamento si è, che elleno mi trattavano senza
-nè pur ombra di complimenti, e come una Creatura assolutamente senza
-conseguenza. Non vi ha foggia di libertà che non la prendessero me
-presente: e ben mi sarebbe cosa impossibile l’esprimere il disgusto che
-la maggior parte di quelle libertà mi cagionava. Una di loro fra
-l’altre la qual era d’un umore estremamente allegro, facea di me
-tutto ciò che le saltava in capo, e avvisavasi delle più scherzevoli
-pazzie del mondo; onde io tuttavia ne prendeva poco gusto, che pregai
-_Glumdalclitch_ a non più espormivi.
-
-Un giorno un Gentiluomo, che era Nipote della governatrice della mia
-balia, venne; e pregò entrambe di andar a vedere una Esecuzion di
-giustizia. Avea il reo ucciso un intimo amico di quel Gentiluomo.
-_Glumdalclitch_ finalmente si lasciò cogliere dalla proposizione, tutto
-che contra suo genio, perchè per natura era molto compassionevole: E per
-quanto tocca me, non ostante che in ogni tempo io abbia avuto
-dell’orrore per ispettacoli di questa sorta, la curiosità di vedere
-qualche co a di assai straordinario la vinse sopra la mia inclinazione.
-Stava il paziente legato ad un sedile sopra il palco, e con un solo colpo
-di spada, lunga quaranta piedi, fugli levata la testa. Il sangue, che
-delle vene, e delle arterie uscì, era in tanta quantità, ed elevavasi a
-una tale altezza, che in suo confronto si sarebbono svergognati i _getti
-d’Acqua_ di _Versailles_ ed il campo, in cadendo sovra del palco, diede
-un sì gran colpo, che io ne tremai, ancorchè lontano un mezzo miglio
-_Inglese_.
-
-La Regina, la quale assai sil compiaceva del racconto de’miei Viaggj di
-Mare, e che non perdeva opportunità di divertirmi quando me ne stava di
-mala voglia, mi dimandò un giorno se m’intendessi del reggere una
-vela, un remo, e se converrebbe alla mia sanità l’esercitarmi alcuna
-volta nel vogare. Le risposi che io me ne intendeva assai bene; e che non
-ostante che il mio impiego stato sia quello di Chirurgo del Vascello,
-nientedimeno, chiedendolo la necessità, io sovente avea fatta la
-funzione di semplice Marinajo. Ma che concepire io non poteva come ciò
-si avesse dovuto eseguire nel suo Paese, ove i più piccioli Navilj erano
-del caglio de’nostri maggiori Vascelli di guerra. Ella mi replicò che
-io solamente pensassi come il mio picciolo bastimento costruto esser
-dovesse, che il suo falegname adempierebbe gli ordini miei in tal
-proposito; e che ella stessa si piglierebbe la cura di farmi allestire un
-luogo addattato alla mia navigazione. L’Operajo, che era espeito nel
-suo mestiere, compiè nello spazio di dieci giorni una Scafa, tale che io
-ordinata l’avea, e agevolmente capace di dieci _Europei_.
-
-Tanto se ne compiacque, e trovolla sì gentile la Regina, che collocata
-la nel suo grembiule, corse a mostrarla al Re, che comandò fosse riposta
-in una cisterna piena d’acqua, e se ne facesse, standovi io dentro, la
-pruova. Ma la Regina fatto avea per l’addietro un altro progetto. Avea
-ella ordinato al Falegname di formare una spezie di Truogolo che avesse
-trecento piedi di lunghezza, che cinquanta fosse largo, ed otto profondo.
-Questo Truogolo, dopo di essere stato ben impeciato perchè tenesse
-all’acqua, fu messo a terra in un Appartamento esteriore del Palazzo.
-In minore spazio di mezz’ora poteano facilmente due servidori empiere
-d’acqua quella macchina; e quivi entro me ne stava ricreandomi a far
-andar avanti, e indietro, a forza di remi, la mia Scafa; non potendosi,
-per altro, esprimere il godimento della Regina, e delle Dame; in
-ammirando la mia destrezza, e la mia agilità. Alcune volte io mi metteva
-alla vela; e allora l’unica mia occupazione si era di tenermi al
-timone, in tempo che le Dame, co’ventaglj loro, mi somministravano il
-vento a misura del mio bisogno; e quando erano stanche; i Paggj andar
-facevano la mio Scafa col soffiar nella vela, nel mentre che io faceva
-pompa della mia abilità, governando ad orza, e a poggia, secondo che me
-ne dava il capricio. Finito il mio esercizio, _Glumdalclitch_ portava
-sempre il mio Vascello nel suo stanzino, e il pendeva a un chiodo per
-asciugarsi. Un giorno, uno de’servidori che erano incaricati di
-riempire due volte per settimana d’acqua fresca il mentovato Truogolo,
-senza avvedersene, misevi un grosso ranocchio, che, secondo tutte le
-apparenze, si era intruso nella secchia di lui, nell’attignere
-l’acqua. Il ranocchio non si lasciò mai vedere innanzi che io fossi
-posto entro il Truogolo con la mia Scafa; ma scopertossi da esso un luogo
-ove poteva riposarsi, vi si rampicò, e talmente fecela piegare da un
-fianco, che perchè non si rovesciasse sossopra, fui obbligato di
-gettarmi all’altro fianco per servirle di contrappeso. Entrato che fu
-il ranocchio, venne con un solo salto da una estremità della Scafa
-perfino al mezzo, e poscia sopra la mia testa dal davanti al di dietro
-spruzzando sulla mia faccia, e su’miei vestiti di quella vischioso
-materia, onde sempre abbondano questi Animali. La mole delle sue membra
-fece io il trovassi la bestia più spaventevole del Mondo; non ostante,
-supplicai _Glumdalclitch_ di lasciarmi terminare, solo, la querela che io
-avea con esso. Per un mese continuo lo stregghiai molto bene con un
-de’miei remi; e alla fine a saltar fuori della Scafa lo sforzai.
-
-Ma il maggior pericolo che in quel Regno io abbia corso, mi venne da una
-una Scimal, la quale apparteneva ad uno degli Scrivani d’Uffizio.
-_Glumdalclitch_, avendo qualche cosa a fare, o a rendere qualche visita,
-nel suo Gabinetto rinchiuso mi avea. Come regnava un gran calore, avea
-ella lasciata la finestra del Gabinetto aperta, e altresì le finestre e
-la porta del mio cassettino più grande, in cui per ordinario io mi
-tratteneva; essendo molto spazioso, ed eziandio assai comodo. Me ne stava
-asportato da un profondo pensiero; quando all’improvviso intesi qualche
-cosa che all’uscio del Gabinetto faceva strepito, e che saltellava da
-un luogo all’altro. Con tutto lo spavento che io aveva indosso,
-procurai, senza levarmi dal mio sedile, di spirare ciò che fosse: e vidi
-allora quell’infame bestia, che dopo di aver fatti alcuni salti, e
-molte sgambettate, accostossi al mio cassettino, che mi parve che ella
-risguardasse con suo piacere. Ritirai mi nell’angolo più rimoto del
-cassettino medesimo; ma la Scimia che non lasciava una finestra che per
-mettersi, un instante dopo, in su d’un’altra, tanta paura ella mi
-fece, che non ebbi la prontezza di spirito di nascondermi sotto il letto,
-come avrei potuto assai facilmente. Finite le sue contemplazioni
-frammescolate di morfie, finalmente mi ravvisò; e avanzando per la porta
-una delle sue zampe, come appunto fanno i gatti quando si trastullano con
-un sorcio, tutto spesse volte cambiassi di luogo per non essere
-afferrato, mi colse alla fine pel lembo del mio vestimento, (ch’era
-d’un panno fortissimo, ed assai massiccio del Paese,) e mi trasse fuori
-del cassettino. Mi pigliò nella sua zampa d’avanti, e mi tenne come
-una balia il suo bambino in positura di dargli il latte; e precisamente
-come vidi fare la razza, medesima d’animale co’gattucj in _Europa_: e
-quando io cercava scuotermi, sì forte colei mi teneva, che giudicai
-miglior partito il non fare un menomo muovimento. E’assai probabile
-cosa che ella mi prendesse per qualche scimmiotolo della sua spezie,
-mercè che in tempo che mi teneva con una zampa, mi accarezzava con
-l’altra. Uno strepito che la bestia sentì alla porta del Gabinetto,
-come se alcuno volesse entrarvi, interuppe cotale divertimento: ed ella
-presto saltossene sulla finestra ond’era entrata, quindi su’tegoli e
-sulle grondaje, camminando in tre zampe, e tenendomi nella quarta,
-finchè all’alto del Palagio arrivata fosse. _Glumdalclitch_ l’avea
-veduta saltando fuori della finestra, e aveva gettato un grido che fu da
-me sentito. Trovavasi la povera ragazza in una furiosa commozione. Tutta
-la Regia in un istante si mise sossopra; e i servidori si affrettavano di
-rintracciar delle scale. Molte centinaja di persone scorgevano
-distintamente la scimia sul tetto del Palagio che mi teneva fralle sue
-braccia, e mi accarrezzava come un piccino de’suoi. Uno spettacolo sì
-curioso rider faceva la maggior parte degli astanti; e, per dir vero, non
-saprei troppo biasimargli, perchè egli è certo, che all’eccezione di
-me, ognuno rinveniva la cosa perfettamente ridicola. Pensarono alcuni di
-voler gettar delle pietre all’animale per isforzarlo a venir a basso;
-ma espressamente fù ciò proibito: e gran buona sorte per me; poche
-senza questo, per un eccesso di amore, avrebbesi potuto ben accopparmi.
-
-Inalberatesi le scale, molti uomini vi salirono per soccorrermi, il che
-appena vedutosi dalla scima, ed altresì l’impossibilità di fuggirsene
-con la sua preda camminando con sole tre zampe, mi adagiò ella sopra un
-bucato tegolo, e se ne andò. Ivi me ne ristetti per qualche tempo in
-distanza di trecento verghe da terra, aspettando ad ogni momento che il
-vento mi gittasse a basso, oppure che qualche capogiro rotolar mi facesse
-da’tegoli in una grondaja. Ma un de’servidori della mia Nutrice, il
-qual era un obbligantissimo giovane, si rampicò perfino a me, e dopo di
-avermi posto in una saccoccia de’suoi calzoni, mi portò a terra sano,
-e salvo.
-
-Lo sbigottimento, e il dolore, cagionatimi da quella brutta bestia, mi
-produssero una malattia, che per quindici giorni mi tenne obbligato al
-letto. Il Re, la Regina, e tutti i principali Signori della Corte,
-mandavano, tutti i dì, per sapere dello stato mio, e la Regina in
-persona, in tempo della mia infermità, volle avere la compiacenza di
-farmi molte visite.
-
-Quando dopo il mio ristabilimento fui presso il Re per attestargli i
-propj miei doveri, e ringraziarlo di tutte le sue beneficenze, fecemi
-egli qualche motteggio sopra l’Avventura, unica cagione dell’incomodo
-mio. Mi dimandò ciò che pensassi, e quali specolazioni fossero le mie,
-in tempo che la Scimia mi teneva fralle sue zampe; e di qual tempera
-avessi trovata l’aria che respirasi in su del tetto del Palazzo? _Qual
-partito avreste preso_, egli aggiunse, _se somigliante cosa fossevi
-accaduta nel Paese vostro_? Risposi a Sua Maestà, che in _Europa_ non
-abbiam noi la razza di simili bestie; e che altre non ve ne sono, fuor di
-quelle che per curiosità vi si trasportano; ma che erano tuttavia sì
-picciole, che agevolmente avrei potuto tener faccia con una dozzina, se
-avuta avessero la temerità d’assalirmi. Che quanto al mostruoso
-animale, (poichè senza esagerazione egli era del taglio d’un
-Elefante,) che aveami praticato uno scherzo così incivile; se il mio
-spavento mi avesse lasciato l’uso libero della mia spada, (nel così
-dire io messi la mano sull’impugnatura, non senza un’aria
-d’intrepidezza,) quando egli avanzava la sua zampa nella mia camera,
-gli avrei forse impressa una tal ferita, che ci non avrebbe mancato di
-ritirarla, per lo meno così presto, come sporgevala. Fu espressa con un
-tal tuono questa risposta, che bastevolmente spiegava la mia indignazione
-per la proposta ingiuriosa che mi si faceva: E pure non servì ella che
-ad eccitare uno schiamazzio di ridere vie più oltraggioso. Patj la
-tentazione di andar in collora; ma le ne diedi lo sfratto; riflettendo
-che il presumere di farci valere presso que’con cui è impossibile in
-qualunque modo di misurarci, è la più pazza di tutte le follie.
-
-Non passava giorno ond’io non regalassi di qualche ridicola scena la
-Corte, e tutto che _Glumdalclitch_ mi amasse teneramente, non lasciava di
-narrar alla Regina tutto ciò che poteva promuovere il riso di lei a sole
-mie spese. Un giorno la sua Governatrice l’avea condotta a una lega
-dalla Città, per farle prendere un poco d’aria, trovandosi alquanto
-incomodata. Ancor io tenni accompagnata la mia Nutricina in quel Viaggio;
-ed ella essendo uscita della Carrozza, ripose il mio picciolo cassettino
-a terra in un viottolo. Spasseggiar io volea; ma per disgrazia mi
-abbattei in una bovina, sopra cui m’era forza di far un salto, per
-superarla. Mi accinsi ad effettuarlo; ma sì mal ci riuscj, che
-precisamente vi saltai nel mezzo, e mi vi profondai perfino alle
-ginochia. Me ne trassi nella maniera migliore; e un servidore a piedi,
-così così col suo fazzoletto mi asciugò; mercè che sì diabolicamente
-io mi trovava letamato, che _Glumdalclitch_ mi tenne nella mia cassetta
-finchè a casa fummo ritornati: ove immediate ne fu reccato alla Regina
-il ragguaglio della mia Avventura; il che per alcuni giorni a costo mio,
-fece scoppiar dalle risa tutta la Corte.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-L’Autore, con ogni sorta di mezzi procura di guadagnarsi la benevolenza
-del Re, e Della Regina. Da saggio della propia abilità nella Musica.
-Informasi il Re dello stato dell’Europa, e l’Autore soddisfa
-ampiamente alla curiosità di lui. Riflessioni del Re sopra quanto gli ha
-raccontato l’Autore.
-
-
-UNa, o due volte per settimana mio costume si era di trovarmi al levarsi
-dal letto del Re; e con poche fiate fui presente quando il suo barbiere
-il radeva; il che, innanzi che mi avvezzassi, mi sembrava uno spettacolo
-orribile: poichè il raso io era triplicamente luogo quanto una falce
-comune. Secondo il costume del Paese. Sua Maestà si facea radere due
-volte in sette giorni. Ottenni, una volta, dal barbiere un poco della
-saponata che adoprata egli avea, e trattine quaranta, o cinquanta peli,
-gli accomodai in un pezzo di legno che era formato in ischiena di
-pettine; ove, un’aguglia, io avea profondati alcuni buchi in eguale
-distanza. Si industriosamente assettai gli peli in questi bucci, che mi
-riuscì di farmi un pettine, onde servir mi potenva in difetto del mio, i
-cui denti, poco men che tutti, erano rotti: non essendovi per altro,
-verun Artefice nel paese, che avesse l’abilità di lavorarmene un
-altro. Quest’esperimento un secondo me ne suggerì, che mi tenne a bada
-per molti giorni. Pregai le Dame della Regina di mettermi a parte alcune
-pettinature de’capelli di Sua Maestà, onde in poco tempo n’ebbi una
-quantità ragionevole. Dopo ciò, feci venir da me il Falegname mio
-amico, il quale già, una volta per sempre, ricevuto avea l’ordine di
-travagliarmi in picciolo qualunque cosa che fosse di mio gusto, e gli
-dissi di far due sedie, della grandezza stessa di quelle del mio
-cassettino, ma che non avessero nè il fondo, nè lo schienale. Aveva io
-l’intenzione d’intrecciar i capelli in maniera che servir potessero
-di spalliere, e di sedili; a un di presso, come le sedie a fondo di canna
-che si praticano in _Inghilterra_. Compiuta che fu ogni cosa, ne regalai
-la Regina, che ripor le fece nel suo Gabineto, ove ella mostravale come
-rarità, e per dir vero, ni un vi fu che di maraviglia non ne restasse
-preso. Dissemi la Regina che mi sedessi sopra una di quelle scranne; ma a
-patto veruno ubbidirle non volli, protestando che piuttosto sofferte
-avrei mille morti, che di collocaro una parte sì indecente del mio
-corpo, sopra que’preziosi capelli, che servito aveano d’ornamento
-alla testa di Sua maestà. De’capelli medesimi formai altresì una
-galante picciola borsa, che in lunghezza non tirava più che cinque
-piedi, col nome della Regina a lettere d oro, di cui con permissione
-della Principessa ne feci un presente a _Glumdalclitch_. Veramente, anzi
-che per l’uso, serviva quella borsa per sola mostra, non avendo forza
-bastevole per sostenere il peso delle più massicce monete, e perciò la
-fanciulla alcune picciole leggierissime bagattelluzze solamente vi
-riponeva.
-
-Il Re, che di Musica si dilettava all’ultimo grado, ordinava
-frequentemente de’concerti alla Corte, a’quali talvolta assisteva
-ancor io, accomodato sopra una tavola entro il mio cassetino. Ma era sì
-confusamente strepitosa quella Musica, che mi riusciva impossibile di
-distinguerne i tuoni. Ardisco pur di asserire, che tutte le trombe, e
-tutti i tamburi d’un Esercito, quando si suonassero, e si battessero
-tutti in una volta in un Appartamento medesimo, non arriverebbono a far
-tanto strepito, quanto ne fanno quelle sorte di armonie. Il mio metodo si
-era di far mettere il mio cassettino il più lungi che era possibile
-da’Musici; e poscia di chiuderne le porte, e le finestre; dopo di che
-io trovava assai sopportevole la loro Musica.
-
-Essendo giovane, io aveva alquanto appreso a suonar di spinetta: Una ne
-tenea in sua camera _Glumdalclitch_, e un Mastro andava a darlene la
-lezione due volte per settimana. Dico che era una spinetta; perchè quel
-musicale strumento molto le rassomigliava, e per la figura, e pel modo di
-servirsene; mi venne in pensiero di ricreare il Re, e la Regina, suonando
-su quello strumento un’arietta _Inglese_. Ma, oh quanto sudai per
-riuscirvi! mercè che la spinetta era lunga più di sessanta piedi, e
-ogni chiave, d’un piede larga; cosicchè in istendendo tetto il mio
-braccio, io non ne poteva scorrere più che cinque, e oltracciò sarei
-stato obbligato di dare de’furiosi colpi di pugno per abbassarle, e
-tanto e tanto non ne avrei ottenuto l’intento. Ecco quale fu la mia
-invenzione. Allestj due bastoni tondi, più grossi da una parte che
-dall’altra, e ricoprj la loro estremità più grossa con un pezzo di
-pelle di sorcio, affinchè in battendo non restasse danneggiata la parte
-superior delle chiavi, e che lo strepito de’colpi, ingratissimamente
-non si confondesse col suono che la spinetta renduto avrebbe. Al
-d’avante di quello strumento collocossi un banco più basso di quattro
-piedi che le chiavi, ed io fui adagiato su questo banco. Vi scorsi sopra,
-ora da un canto, ora dall’altro battendo co’miei due bastoni le
-chiavi necessarie, e procurando di suonare una Giga, che parve fosse
-intesa con gran piacere dalle loro Maestà: ma posso realmente dire che
-a’giorni miei non ho praticato un sì violento esercizio; e pure mi fu
-impossibile di scorrere più di sedici chiavi, e per conseguenza di
-toccare il basso, ed il soprano insieme, come fanno altri Musici; il che
-avrebbe aggiunta una nuova gentilezza alla mia Giga.
-
-Il Re, che, come il dissi, era un Principe di somma abilità, e
-spiritosissimo, spesse volte mi facea portare nel mio cassettino, e
-riporre sopra una tavola nel Gabinetto di lui; dopo di che mi comandava
-di prendere un de’miei seggi, che i faceva mettere con esso meco al di
-sopra del cassettino, in distanza di tre verghe dalla sponda; il che più
-o meno, mi costituiva a livello della faccia di Sua Maestà. In questo
-modo godei di molte conversazioni con esso lei. Presi un giorno la
-libertà di dirle, che il dispregio che Ella testimoniava per
-l’_Europa_ e pel rimanente della Terra, non mi sembrava va accordarsi
-con quel maraviglioso discernimento, che io sempre avea in lei ravvisato.
-Che i gradi d’intelligenza non erano regolati secondo la grandezza
-de’corpi: Che pel contrario osservavasi nel mio Paese, che le persone
-più grandi, per ordinario, n’erano le men provvedute: Che fra gli
-animali, le Api, e le Formiche, passavano per le più industriose, e le
-più sagaci. E che tal che io le pareva, mi lusingava di poter renderle
-qualche segnalato servigio. Mi ascoltò il Re con attenzione, e di là in
-poi, egli formò di me un giudizio del tutto opposto. Pregommi di dargli
-una idea, la più esatta che potessi, del Governo dell’_Inghilterra_;
-imperocchè, diceva egli, per quanto sieno comunemente intestate le
-Nazioni de’propj loro costumi, sarebbegli un gran piacere di apprendere
-qualche cosa che egli imitare potesse.
-
-Quante volte, e con quale brama io non mi sono augurata in quel momento
-l’eloquenza d’un Cicerone, o d’un Demostene, per celebrar
-degnamente tutte le lodi, onde è degna a sì giusto titolo la cara mia
-Patria!
-
-Cominciai il mio discorso dall’informanre Sua Maestà, che i nostri
-Stati consistevano in due grand’Isole, che formavano tre possenti Regni
-sotto un solo Sovrano, non comprese le nostre Colonie d’America.
-Insistei lungo tempo sopra la fertilità del nostro Territorio, e sopra
-la tempera del nostro Clima. La trattenni poscia sopra la Costituzione
-d’un Parlamento _Inglese_, formato, in parte, da un Corpo illustre,
-dinominato, la Casa de’Pari, che era d’Uomini d’un Sangue il più
-nobile, e di Famiglie le più antiche del Regno. Le parlai della
-straordinaria sollecitudine che sempre prendevasi della loro educazione,
-affin di rendergli idonei ad essere Consiglieri nati del Re, e del Regno;
-ad aver parte nella Potestà _Legislativa_; ad esser Membri della Corte
-più alta di Giustizia, le cui decisioni sono inappellabili; e a
-difendere con la loro saggezza, e col loro valore la loro Patria, e il
-loro Re, contra tutti gl’imprendimenti de’loro nemici: Che eran
-eglino l’ornamento, e il Baluardo del loro Paese, degni successori
-degl’Illustri lor Avoli, la cui virtù non aveano giammai smentita: Che
-ad essi, come Membri ad un medesimo Corpo, erano uniti Personaggj d’una
-eminente pietà, sotto il titolo di Vescovi, onde la peculiar funzione si
-era d’invigilare al sostegno della Religione, e all’instruzione del
-Popolo: Che erano sempre scelti dal Re, e da’più saggj Ministri di
-lui, fra que’che si distinguevano nel Sacerdozio per la purità
-de’propj costumi, e per la profondità della propia erudizione.
-
-Che l’altra parte del Parlamento consisteva in un’Assemblea, detta la
-Casa de’Comuni, e composta di Gentiluomini, e di ben agiati Borghesi,
-_liberamente_ eletti dal Popolo medesimo, a cagion della loro abilità, e
-del loro zelo pel vantaggio della Patria: Che questi due Corpi formavano
-insieme una delle più Auguste Assemblee dell’_Europa_; e che in essi,
-congiuntamente col Principe, la Sovrana autorità risiedeva.
-
-Le spiegai allora ciò che sieno le nostre Corti di Giustizia: Che
-que’che vi presiedono sono Interpreti venerabili delle Leggi, chiamati
-a mantenerci i nostri Diritti, e i nostri Possessi, a punir il delitto, e
-a proteggere l’innocenza. Le parlai della prudenza nell’uso
-de’nostri Erarj, e della grandezza delle nostre Forze, tanto marittime,
-che terrestri. Le feci l’enumerazione del nostro Popolo, calcolandone i
-molti milioni che aveavene di differenti Sette in materia di Religione, o
-di differenti Partiti in fatto di Politica. Non ommisi i nostri
-divertimenti; per dir brieve, nulla dimenticai di tutto ciò che io
-credeva poter far onore alla diletta mia Patria. E diedi fine con un
-Compendio Storico di quanto è accaduto, da un secolo in quà, o più o
-meno, di più riguardevole in _Inghilterra_.
-
-Come si vede, era assai vasto l’Argomento: perciò vi vollero molte
-udienze; ognuna delle quali durò alcune ore, innanzi di poter votarla.
-Con grande attenzione mi ascoltò sempre il Re; e comechè non
-m’interropesse mai, non lasciò tuttavia passare cosa veruna senza
-riflessione, come con le quistioni susseguentemente propostemi, il diede
-a conoscere.
-
-Detta che ebbi ogni cosa, mi fece Sua Maestà un gran numero di dimande,
-e di obbiezioni fu cadaun Articolo. M’interrogò sopra la maniera che
-praticavasi per coltivar i talenti dello spirito, e del corpo della
-nostra gioventù Nobile; e in qual genere d’occupazioni passava ella la
-prima, e la più disciplinabile parte della sua vita: Che si faceva,
-quando estinguendosi qualche Famiglia Nobile, bisognava riempiere il
-posto nella Casa de’Pari? Quali caratteri eran richiesti in que’che
-erano investiti del titolo di _Lord_: Se il genio della Corte, una somma
-di dannajo presentata a qualche Dama, o l’idea di rinforzare un partito
-opposto all’interesse pubblico, n’erano sovente le cagioni,
-creditrici di tali sorte di distinzioni? Fin a qual segno que’Signori
-eran versati nella conoscenza delle Leggi del loro Paese? Che conveniva
-che fossero ben eglino d’una grande abilità per poter decidere
-inappellabilmente quistioni, che risguardavano la vita, e i beni
-de’loro Concittadini: Se sempre rinvenivano molto esenti dalla taccia
-d’avarizia, e bastevolmente superiori al bisogno, perchè i regali, o
-altri criminosi motivi, non avessero la forza di corrompergli? Se i
-Signori, chiamati a mantenere la Religione, erano sempre innalzati al
-posto che occupavano, per motivo della loro capacità nelle materie che
-concernono la lor Professione, o della santità della loro vita? Se in
-tempo che essi non erano che semplici Cappellani, non disonoravansi mai
-con una vil compiacenza pe’soro Signori, di cui forse continuavano a
-seguir servilmente i sentimenti, dopo di essere stati ammessi a
-quell’Assemblea sì Augusta.
-
-Il Re poscia desiderò d’essere instruito de’mezzi che si mettevano
-in pratica per essere eletto Membro della Casa de Comuni. Se uno
-Straniere non potea forse, a forza di denajo, farsi scegliere, con
-preferenza a un Signor del Paese, o a qualche Gentiluomo qualificato del
-contorno? Come poteva darsi, che ognuno sollecitasse con tanta premura il
-carattere di Membro di quella Ragunanza, (giacchè io gli avea detto che
-un tal intento sempre gli costava caro,) senza mercede di sorta, nè
-pensione veruna; essendo che, ei diceva, è troppo eminente un
-somigliante grado di virtù, perchè sempre possa essere sincero, e
-legittimo? Insiste poscia di sapere precisamente, se que’Gentiluomini
-zelanti, non istudiavano risarcirsi delle cure, e de’dispendj stati
-obbligati di fare, in sacrificando il Ben pubblico? A tali quistioni ei
-ne aggiunse un gran numero d’altre, che io penso non essere necessità
-di ripetere.
-
-In proposito a quanto io gli avea detto delle nostre Corti di Giustizia,
-mi pregò Sua Maestà di darlene specificazioni sopra alcuni Articoli;
-nel che mi fu agevole di contentarla, perchè una volta mi trovai in
-risico d’essere interamente ruinato per una tediosa lite che ebbi nella
-Cancelleria, e che ho anche perduta con tutte le spese. Chiesemi quanto
-tempo s’impiegava, per ordinario, in decidere se giusta, o ingiusta
-fosse una cosa, e qual fosse il prezzo dell’ottenimento di questa
-decisione? Se gl’Avvocati aveano la libertà di difendere Cause
-notoriamente ingiuste? Se la Setta di Religione, o il Partito di
-Politica, non entrava mai nella bilancia della Giustizia, per farla
-chinare o dall’una, o dall’altra parte? Se tutti gli Avvocati eran
-uomini generalmente conoscitori delle Leggi dell’Equità; o solamente
-di alcune particolari costumanze della Città loro, della loro Provincia,
-o della loro Nazione? Se in tempi diversi aveano talvolta sostenute due
-contrarie sentenze in medesimo affare? Se componevan eglino una povera o
-ricca Comunità? Se riceveano qualche pecuniario riconoscimento per aver
-trattata, o consultata una Causa? E particolarmente se nell’inferior
-Senato ammettevansi mai come Membri?
-
-Passò in oltre ad altre quistioni sopra l’amministrazione del pubblico
-Erario. Convien certamente dicevami Sua Maestà, che vi abbia tradito la
-vostra memoria; poichè non faceste montare che cinque, a sei milioni per
-anno le vostre Tasse, e qualche volta al doppio le vostre spese. Ella
-avea in ispezieltà fatta attenzione a quest’Articolo, perchè sperava,
-così ella diceva, che la cognizione della nostra condotta potesse
-giovarle molto, e tenerla lontana dagli abbaglj ne’suoi calcoli. Mi
-dimandò chi erano i nostri Creditori? E dove prenderemmo dannajo per
-pagargli? Stupiva che spesse volte portata avessimo la guerra, sempre
-gravosa, sì lontano dal nostro Paese. E’forza, diceva, che siate un
-Popolo molto rissoso, o che abbiate confinanti molto cattivi, e che per
-necessità i vostri Generali, più ricchi divengono che i vostri Re. Mi
-dimandò quali affari noi avevamo fuori delle nostre Isole, se
-eccettuansi il Commerzio, e la difesa delle nostre spiagge? Soprattutto
-si faceva incredibili maraviglie per intendermi parlare d’un Esercito
-mercenario, mantenuto nel mezzo della Pace, e nel seno d’un Popolo
-libero. Opposemi, che se eravamo noi governati di nostro assenso da
-uomini non che servivano che a metterci in iscena, non poteva Sua Maestà
-concepire di chi avevamo noi paura, o contro a chi pensavamo di batterci:
-e m’interrogò da chi meglio fosse difesa la casa d’un Particolare;
-se da lui stesso, da’suo figliuoli, e dal resto di sua famiglia; oppure
-da una mezza dozzina di vagabondi a caso presi nelle strade, e
-miseramente pagati; in tempo che possono eglino guadagnar mille volte
-più, scannando coloro che anno l’imprudenza di destinargli in lor
-guardie.
-
-Nulla di più ameno riuscivale quanto la mia Aritmetica, nel far entrare
-nell’enumerazione del nostro Popolo, le differenti Sette di Religione,
-e le Fazioni diverse dentro lo Stato. Prostava Sua Maestà di non
-iscoprirvi ragione veruna, perchè que’che anno opinioni pregiudiziali
-al Pubblico fossero obbligati di cangiare, o obbligati non fossero di
-occultarle: E che come sarebbe una Tirannia in un Governo l’esigere la
-prima di queste cose, era una debolezza il non far osservar la seconda:
-imperocchè è ben permesso a un uomo il tener in Casa de’veleni, ma
-non già di vendergli per Cordiali.
-
-Ella notò, che fra’passatempi della nostra Nobiltà, e di altre
-qualificate persone, io del giuoco parlato avea. Desiderò di sapere a
-qual età si cominciava, per ordinario, a prendere un tale ricreamento, e
-quando vi si rinunziava? Quale porzione di tempo vi si perdeva, e se mai
-il giuoco arrivava a ruinare una famiglia. Se taluni della plebaglia con
-la loro desterità potevano alcune volte far acquisto di ricchezze
-immense, e riddure gli stessi Nobili nella lor dipendenza; altresì
-inspirar loro, con la loro amistà, ignobili e codardi sentimenti, e
-costrignerli, per le sofferte perdite, ad apprendere e a saggiare sugli
-altri l’infame industria cheruinati gli avea?
-
-Inorridiva Sua Maestà per la Storia che io aveale rappresentata del mio
-Paese nel corso del passato secolo, aggiugnendo, che ciò non era che una
-concatenazione di conspirazioni, d’omicidj, di ribellioni, di stragi,
-di rivoluzioni, di esilj; effetti i più esecrabili, che l’avarizia, la
-fazione, l’ipocrisia, la crudeltà, la perfidia, la rabbia, la viltà,
-l’odio, l’invidia, e l’ambizione, produrre possano.
-
-In un’altra Udienza, racapitolò il Re tutto ciò che io detto gli
-avea, e comparò le risposte che io gli avea fatte, con le dimande
-ch’egli mi avea promosse. Prendendomi poscia fralle sue mani, e
-piacevolmente accarezzandomi, mi disse queste parole che io non mai
-dimenticherò, e neppur la maniera onde furono pronunziate. "Picciolo
-amico mio _Grildrig_, voi avete fatto un eccellente Panegirico del vostro
-Paese. Dimostrativamente avete pruovato, che l’ignoranza,
-l’infingardia, e il misfatto, possono talvolta intrudersi per
-necessità nel governo d’un Regno: Che le Leggi son meglio interpretate
-da quegli che vi anno più d’interesse, e più di abilità
-nell’oscurarle, e nel diluderle: Scuopro fra voi altri, alcuni tratti
-d’un ottimo Governo nella prima sua instituzione; ma di molto
-scancellati dall’abuso, e dalla corruttela: Da tutto il vostro racconto
-si deduce, che nè pure una sola virtù fra necessaria per essere
-innalzato ad alcuna delle vostre Cariche, molto meno; che gli uomini vi
-sieno annobiliti da’propj lor meriti; che sia avanzato agli onori ri il
-Sacerdozio in considerazione della pietà o del sapere; i Soldati per la
-loro condotta, o pel loro valore; i Giudizi per la loro integrità; i
-Senatori pel loro amore verso la Patria, o i Consiglieri per la loro
-saggezza. Quanto a voi, continuò il Re, che passata avete la maggior
-parte della vostra vita nel viaggiare, penso che abbiate sfuggite molte
-di queste inconvenienze. Ma per quanto io posso raccogliere dalla vostra
-relazione, e dalle risposte che vi ho estorte con grande stento,
-costretto sono di conchiudere, che il grosso della vostra Nazione è il
-più tristo, e il più odibile picciol verme, e cui la Natura abbia mai
-permesso di strisciarsi sulla superficie della Terra."
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Amor dell’Autore per la sua Patria. Ei fu al Re un’assai vantaggiosa
-obblazione, la quale tuttavia è rigettata. Ignoranza del Re in fatto di
-Politica. Angusti limiti onde ristringonsi le Scienze di quel Paese.
-Leggi, e Militari affari di quel Regno. Quali turbolenze l’agitarono.
-
-
-NON aveavi che un amor estremo per la verità, che indur mi potesse a
-rispondere alle quistioni del Re con tanta schiettezza, con quanta io
-l’avea già fatto. Vane sarebbermi riuscite le rimostranze del mio
-resentimento, perchè sempre sarei comparuto ridicolo, e perciò soffogar
-dovetti nel mio cuore la passione, e lo sdegno, in tempo che la cara, ed
-Augusta mia Patria era trattata in un modo così ingiurioso. Ne patì
-tanta Afflizione, quanta ne può patire chi legge. Ma era così curioso
-quel Principe; e con tanta precisione m’interrogava su cadaun articolo,
-che peccato avrei contra le Leggi della pulitezza, e soprattutto contra
-quelle della gratitudine, se non gli avessi data tutta la più possibile
-soddisfazione. Con tutto ciò, dir deggio per mia discolpa, che procurai
-di diludere industriosamente molte delle dimande di lui, e che sopra
-cadaun particolare, io dava un tornio assai più vantaggioso, di quel che
-il potea permettere l’esatta verità: avuta avendo io sempre pel mio
-Paese quella lodevole parzialità, che con tanta giustizia _Diogini di
-Alicarnasso_ racomanda uno a uno Storico. Con tutto il mio cuore avrei
-voluto occultare i difetti della mia Nazione, e riporvi in loro luogo le
-virtù nella loro luce più luminosa. Questa si era la mia intenzione
-nelle moltiplici conversazioni che ebbi con quel Monarca; ma per
-disgrazia, nè al mio genio, ne agli sforzi miei corrispose
-l’avvenimento.
-
-Ma ciò che perfino a un tal qual segno compor dee l’Apologia di quel
-Principe si è, ch’egli viveva interamente separato dal resto del
-mondo; dal che provenivano che non avea notizie di sorta delle maniere, e
-delle costumanze delle altre Nazioni. Questa spezie d’ignoranza e
-sempre una sorgente feconda di _prevenzioni_, e produce necessariamente
-non so quali _limitazioni d’idee, e di concepimenti_, onde noi, del
-pari che i più colti Popoli dell’_Europa_, siamo del tutto esenti. E,
-per vero dire, la cosa sarebbe ben dura, se le conoscenze, che un
-Principe sì rimoto ha della virtù, e del vizio, servir dovessero di
-regola per tutto il Genere umano.
-
-Per confermar il mio detto, e per mostrar con maggior chiarezza i
-miserabili effetti d’una educazione circonscritta da termini troppo
-angusti, voglio in questo punto far parte a’miei Leggitori d’un
-fatto, che forse agevolmente essi non potranno credere.
-
-Per insinuarmi di bene in meglio nella buona grazia di sua Maestà, le
-parlai d’un ritrovamento scoperto da tre, o quattro secoli, più o
-meno, in qua, consistente nella manipolazione di certa polvere, un cui
-intero ammassamento, fosse pur grande quanto una montagna, saltava in
-aria, e in un istante restava consumato, con un fracasso più terribile
-di quello d’un tuono; e ciò immediate che una sola, soletta, scintilla
-vi volava al disopra: Che una certa quantità di questa polvere
-sequestrata con uno stopacciolo entro una canna di ferro, era valevole di
-cacciare una palla, pur di ferro, o di piombo, con una violenza, e una
-sì prodigiosa velocità, che non aveavi cosa che ne potesse sostenere lo
-sforzo: Che parimente vi erano di queste palle, che essendo sparate,
-rovesciavano non solamente file di Soldati intere con un sol colpo, ma
-abbattevano altresì in ruina le più massicce muraglie e sprofondar
-facevano de’Vascelli montati da molte migliaja d’uomini: Che quando
-queste palle erano unite insieme con una catena, fracassavano gli alberi,
-le antenne; in una parola, tutto ciò ch’esse riscontravano: Che spesse
-volte mettiamo questa polvere entro gran palle di ferro votte, che con
-arte, e con l’ajuto d’una certa macchina, sappiam lanciare dentro una
-Città assediata, e che con tal mezzo restava ucciso un gran numero di
-assediati nemici, e quasi tutte le loro Case erano ridotte in cenere: Che
-mi eran molto ben noti gl’ingredienti nella composizione della polvere
-stessa; che essi non costavano troppo, e non erano rari; Che per altro io
-mi comprometteva d’insegnare agli Operaj di Sua Maestà l’Arte di
-costruire quelle canne, d’una grandezza proporzionata a tutti gli altri
-oggetti che erano nell’Imperio di lei; e che le maggiori, più che i
-cento piedi di lunghezza eccedere non dovevano: Che venti, o trenta delle
-canne stesse, cariche con quantità convenevole di polvere, e di palle,
-poteano rovesciare in poche ore le muraglie della più forte Città del
-suo Regno, o mettere sossopra la Capitale, se mai ella si staccasse dalla
-dovuta sommessione agli ordini supremi di Sua Maestà. Io feci al Re
-quest’obblazione; supplicandolo di accettarla come un fievole
-contrassegno di quel riconoscimento; che le beneficenze di lui eccitato
-in me aveano.
-
-Il Re, in udire la descrizione di queste terribili macchine, e dell’uso
-che io gli proponeva di farne, fu sorpreso da un orrore che non può
-esprimersi. Concepir non potea come un insetto sì debole, e sì minuto
-come me, (furono queste le stesse espressioni di lui) avea l’animo di
-pascersi d’idee sì inumane, e sì poco restar commosso, in parlando
-della disolazione, e della strage, che aveagli io detto essere gli
-ordinarj effetti di queste macchine sterminatrici, di cui certamente,
-diceva egli, qualche maligno Genio, e nemico dell’Uman Genere, dovea
-esserne stato il primo ritrovatore: Che per quello apparteneva a lui, ei
-protestava, che tutto che i nuovi scuoprimenti, sieno nell’Arte, o
-nella Natura, gli cagionassero un singolare diletto, contenterebbesi
-piuttosto di perdere la metà del suo Regno, che di apprendere un arcano
-sì abbominevole, onde proibivami se mi era cara la vita, di tenergliene
-discorso mai più.
-
-Strano effetto di quella _limitazine d’idee_ e di quella _picciolezza
-d’oggetti_, di cui parlai! Chi mai potrà credere che un Principe, il
-quale, per altro, possiedeva tutte le qualità che producono la
-venerazione, l’amore, e la stima; e il cui sapere, la saggezza, e la
-bontà, il rendevano l’ammirazione, e le delizie de’suoi Suggetti;
-per un _picciolo vano scrupolo_, che noi in _Europa_ non sappiamo neppur
-che sia, lascisi scappare l’inestimabile opportunità di rendersi il
-Signore assoluto della vita, della libertà, e de’beni del suo Popolo?
-Ciò però che io ne dico, non è con intenzione di censurare gli altri
-talenti di quel Monarca, il quale, a cagion del teste mentovato
-avvenimento resterà molto pregiudicato nello spirito d’un Leggitore
-_Inglese_. Ma solamente disegno mio si è, di far osservare quanto
-massiccj sono i granchj che si prendono, quando non si riduce la
-_Politica in iscienza_; come il praticano i più gran Genj
-dell’_Europa_. Mercè che molto bene mi risovvengo, che un giorno
-disputando col Re, gli dissi che fra noi si avea composta una infinità
-di Volumi sopra l’_Arte di governare_; ma che contro alla mia
-intenzione, io gli diedi una picciolissima idea della nostra capacità.
-Ei mi protestò di avere un sommo dispregio per tutto ciò che chiamasi
-_Misterio_, _Raffinamento_, ed _Imbroglio_, sia in un Principe, sia in un
-Ministro. Non potea comprendere cosa io intendessi per _Segreti di
-Stato_, purchè di qualche Nazione rivale, o nemica, non si trattasse.
-Ristrigneva la Scienza del Governo in _limiti molto angusti_,
-circonscrivendola al buon senio, alla giustizia, alla clemenza, e alla
-pronta spedizione delle Cause sì criminali che civili, con alcuni altri
-comuni luoghi che non meritano riflessione: e stranamente pensava, che
-chiunque potea fare che due cannelle di biada, o due festuche d’erba
-crescessero sopra un mucchietto di terra, ove per l’addietro non
-cresceva che un solo, prestava alla sua nazione il maggiore de’più
-essenziali servigi.
-
-Sono assai difettuose le conoscenze di quel Popolo, non consistendo che
-nella Morale, nella Storia, nella Poesia, e nelle Matematiche; nel che
-confessar si dee ch’egli è eccellente. Ma l’ultima di queste Scienze
-non è impiegata che negli usi della vita, e nel miglioramento
-dell’Agricoltura, e di tutte l’Arti Meccaniche. Per quello concerne
-le Idee, l’Entità, e le Astrazioni, non fu possibile il fargli
-concepir ciò che esse fossero.
-
-Niuna Legge di quel Paese dee eccedere in parole il numero delle lettere
-del loro Alfabeto, che non sono più che venti e due. Ma per dir vero,
-poche ve ne ha di una tale intera lunghezza. Ne più semplici e più
-chiari termini son elleno espresse; ed è così stupida quella Nazione,
-che non sa interpretarle che in un solo senso. Anzi è un Capitale
-delitto il presumere di spiegar una Legge con una comentazione. Quanto
-alla spedizione delle Cause civili, e criminali, son sì pochi presso lei
-gli processi, che contra ragione ella vanterebbesi d’essere abilissima
-nell’una, o l’altra di queste cose.
-
-Da un tempo immemorabile quanto i Chinesi ebbero que’Popoli l’arte
-della Stampa; ma le Librerie loro non abbondano di Volumi, imperocchè
-quella del Re, la quale passa per una delle maggiori, non ne contiene a
-un di presso che mille, adagiati in una Galleria di mille e dugento piedi
-di lunghezza, avend’io la permissione di valermi di qualunque Volume.
-Il Falegname della Regina avea formata in una delle stanze di
-_Glumdalclitch_ una maniera di scala alta venti e cinque piedi, e ogni
-gradino di cui, cinquanta piedi era lungo. Alla muraglia facea io
-appoggiare quel Libro che io volea leggere; salendo poscia alla sommità
-della scala, dava principio dalla prima linea della pagina, camminando
-per fianco, finchè fossi pervenuto al termine della linea; dopo di che,
-quando bisognava, io scendeva un gradino, facendo sempre l’esercizio
-medesimo perfino al fondo della pagina.
-
-Chiaro, maschio, e sonoro è lo stile di quella Nazione, ma non fiorito;
-perchè ella sfugge di servirsi di espressioni soverchie. Furon da me
-letti molti de’loro Autori; particolarmente que’che trattano della
-Storia, o della Morale; e fra gli altri con mio inesplicabile gusto,
-scorsi da capo a’piedi un vecchio Trattatello che trovasi sempre nella
-camera da letto di _Glumdalclitch_, e che apparteneva alla Governatrice
-di lei, Dama di gravità, e che non leggeva se non libri di Morale, e di
-divozione. Trattava questo libro della debolezza del Genere umano, e non
-era tenuto in pregio che dalle Donne, e dal semplice Volgo. Portommi la
-curiosità a vedere ciò che dir poteva su quest’argomento un Autore di
-quel Paese. Per appunto questo Scrittore toccò que’medesimi comuni
-luoghi, che sì perfettamente son noti a’Dottori nostri in Morale;
-rimostrando come l’uomo è un picciolo animale, spregevole, ed incapace
-d’ajutarsi da se medesimo, e di difendersi contra l’ingiurie
-dell’aria, e contra il furore delle bestie feroci: Quanto egli e
-inferiore in forza a una creatura, in velocità ad un’altra, a una
-terza in prudenza, e a una quarta in industria. Aggiugne; che in questi
-ultimi tempi la Natura avea degenerato dal primo suo vigore, e che altro
-più non produceva che piccioli aborti in comparazione de’decorsi
-secoli. Dice, ch’è assai probabile, che non solo la spezie degli
-uomini primitivamente fosse più grande, ma che eziandio ne’primi tempi
-vi deggiono essere stati de’Giganti, come da un canto l’attestano la
-Storia, e la Tradizione, e come dell’ossa prodigiose che si son
-trovate, lo dimostrano dall’altra. Pretende che le Leggi della Natura
-ricercavano, che al principio noi fossimo stati fatti d’una molto più
-robusta costituzione, e molto men suggetti a restar distrutti da piccioli
-accidenti, da un tegolo cadente da una casa, o da una pietra lanciata da
-un fanciullo. Da somiglianti ragionamenti tra e l’Autore molte morali
-conseguenze, di grand’uso per la direzion del vivere, ma che farebbe
-inutile di quì registrare. Quanto a me; non potei di meno di ammirare
-quanto general fosse il talento di rigirar le letture in moralità, e
-l’inclinazione degli uomini a lagnarsi della Natura. E ben penso, che
-dopo una esatta perquisizione, tali sorte di lamentanze, sì poco fondate
-sarebbono fra noi, come l’erano fra gli Abitanti di _Brobdingnag_.
-
-Per quello risguarda i militari affari di que’Popoli, mi an eglino
-assicurato che l’Esercito del loro Re consisteva in cento settanta e
-sei mila Fanti, e in trenta e due milla Cavali, se pure il nome di
-Esercito convenir possa a un Corpo formato di Mercatanti collettizj di
-differenti Città, e di Fattori di campagna, i cui Comandanti sono
-semplicemente persone di qualità, senza paga, e senza ricompensa. Negar
-non si può che eglino assai bene intendono l’Esercizio, e che in
-eccellenza sono disciplinati; nel che non si rinviene poi un gran merito;
-mercè che come mai potrebbe essere la faccenda altrimenti, in un Paese,
-ove cadaun Castaldo è sommesso al padrone della sua Terra, e ogni
-Cettadino a’Magistrati della sua Città, eletti per _isquittino_
-secondo la pratica di _Venezia_?
-
-Vidi di frequente la milizia di _Lorbrulgrud_ a fare l’Esercizio in un
-gran campo presso della Città. Vi si potea annoverare venti e cinque
-mila Pedoni, e a un di presso sei mila Cavalli: riuscendomi, per altro,
-impossibile di numerargli con esattezza, a cagion del terreno che essi
-occupavano. Un Cavaliere, montato sopra un Cavallo di ragionevole taglio,
-avea in altezza più di cento piedi. M’incontrai un giorno di vedere
-tutti i Cavalieri di quel Corpo, nell’istante che il Comandante loro ne
-dava l’ordine, sguainare le loro spade tutti in una volta, e vibrarle
-nell’aria. Uno spettacolo di tal fatta, avea un non sò che di
-sorprendente, superiore a qualunque esagerazione. Fra lo stesso, come se
-sei mila balini avessero lampeggiato in diverse parti del Cielo in un
-tempo medesimo.
-
-Tentavami la curiosità di sapere, come mai quel Principe, nel cui Paese
-era impossibile di penetrare, potesse essersi avvertito di raccogliere
-Eserciti, o di far instruire il suo Popolo nella Militar Disciplina. Ma
-pel soccorso della conversazione, e per la letura delle loro Storie; ben
-presto ne restai appagato; imperocchè dopo moki secoli, quegli Abitanti
-sono stati assaliti dalla medesima malattia, onde tante altre Nazioni
-sono suggette; voglio dire, che la Nobiltà si era applicata a
-rintracciarvi troppo potere, il Popolo troppa libertà, è il Principe
-troppo assoluto dominio. Per vero dire, avevasi provveduto con sagge
-Leggi a tutte queste inconvenienze: ma queste Leggi sovente erano state
-infrante dal alcuno de’tre Partiti; dal che, più d’una volta,
-n’erano prodotte guerre civili; l’ultima delle quali era stata
-felicemente terminata dall’Avolo del Principe Regnante, con una
-generale composizione: e la Milizia, il cui numero allora si era fissato
-di consentimento de’tre Partiti, dopo quel tempo si era tenuta
-esattamente nel suo dovere.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Il Re e la Regina fanno un giro verso le Frontiere, e l’Autore ha
-l’onore d’accompagnargli. In qual modo ei ritirossi da quel Regno.
-Ritorna in Inghilterra.
-
-
-IO sempre avea presentita una forte lusinga di dover un giorno ricuperare
-la mia libertà, tutto che impossibile mi riuscisse di concepire con
-quali mezzi, o di formare alcun progetto che avesse l’ombra menoma di
-apparenza di poter ottenerne l’intento. Il Vascello, su cui io era
-stato, era il primo che si fosse giammai veduto sopra le spiaggie di quel
-Paese, e il Re avea dati gli ordini più precisi, che se qualche altro ve
-ne comparisse, tutto si facesse per prenderlo, e che con tutta la ciurma,
-e tutti i passeggieri, si conducesse sopra una carretta a _Lorbrulgrud_.
-Desiderava con sommo ardore Sua Maestà di aver qualche femmina dello
-stesso mio taglio, pel cui mezzo si potesse conservar la mia spezie: Ma
-io credo che avrei piuttosto sofferte mille morti, che espormi al risico
-di lasciar dietro a me una posterità, che fosse stata, o messa in gabbia
-come uccelletti di Canaria, o forse venduta a persone di carattere; non
-tanto, veramente, per farne degli schiavi, quanto delle curiosità.
-Confesso che io era trattato assai gentilmente, essendo il Favorito
-d’un gran Re, e le delizie di tutta la sua Corte: Ma con tutto questo,
-la figura che io faceva non mi sombrava convenire alla dignità del mio
-temperamento. Riuscivami impossibile il dimenticare quegli altri me
-medesimo, che nella mia Patria io avea lasciati, e mi moriva di voglia di
-trovarmi in mezzo d’un Popolo, con cui avessi una spezie
-d’uguaglianza, e in un Paese, ove spasseggiar potessi con libertà,
-senza temere d’essere schiacciato come un cagnuolo, o come un
-ranocchio. Ma più presto di quell’avrei sperato, sopravvenne il
-momento della mia liberazione, in un modo onninamente straordinario.
-Eccone la Storia, e tutte le circostanze con la più esatta verità.
-
-Due anni già erano scorsi da che mi trovava nel Paese; e nel principiar
-del terzo _Glumdalclitch_, ed io, accompagnammo il Re, e la Regina in un
-giro che fecero le loro Maestà verso la spiaggia meridionale del Regno.
-Secondo il solito, io era portato nel mio cassettino da viaggio, che come
-già il dissi, era un galantissimo stanzino di docici piedi di larghezza;
-ed io avea ordinato, che con funi di seta egualmente lunghe mi si
-appiccasse una picciola materassa all’alto de’quattr’angoli dello
-stanzino stesso, affine di non risentirmi tanto dello scuotimento, quando
-un servidore mi portasse d’innanzi a lui marciando a cavallo; e
-altresì per dormirvi con tutto l’agio, quando mi trovassi in cammino.
-Nel tavolato superiore del cassettino, verso il sito della materassa ove
-io adagiava il capo, avea fatto fare all’Artefice un buco, o finestrino
-d’un piede in quadro, donde mi venisse qualche respiro d’aria mentre
-dormiva in tempo di caldo, e potevasi questo buco chiudere, o aprire con
-una picciola tavola, che da me con una ribalta alzavasi, e si abbassava.
-
-Compiuto che fu da noi il nostro giro, giudicò opportuno il Re di andar
-a spassarsi per alcuni giorni in un Palagio che egli aveva presso di
-_Flanflasnic_, Città situata a diciotto miglia _Inglesi_ della Marina:
-_Glumdalclitch_, ed io, eravamo estremamente lassi: per la mia parte,
-avea guadagnata una buona infreddatura; ma la povera ragazza si trovava
-così male, che non poteva lasciar la stanza. Era grande la mia
-impazienza di rivedere l’Oceano, sola, ed unica strada che mai si
-poteste aprire al mio scampo. Feci sembiante d’essere incomodato più
-che non l’era, e chiesi la permissione d’andarmene al lido per
-respirarvi alquanto d’aria, con un Paggio che io molto amava, e con cui
-talvolta io avea stretta gran confidenza. Non mi si svanirà mai dalla
-memoria la repugnanza ch’ebbe _Glumdalclitch_ all’assentire a questa
-mia andata; nè la maniera ond’ella raccomandommi al Paggio di aver
-cura di me, struggendosi nel tempo stesso in lagrime, come se presentisse
-qualche cosa di ciò che stava per avvenire. Mi portò il Paggio nel mio
-cassettino perfin che arrivammo alla spiaggia; e allora gli dissi di
-ripormi a terra; ove alzata una delle mie invetriate, per qualche tempo
-gl’infelici miei sguardi sopra il mare vagarono. Me la passava male;
-sicchè mi dichiarai col mio conducitore, che volentieri riposato avrei
-alquanto sopra la mia matterassa, sperando che un poco di sonno mi
-avrebbe molto giovato. Mi vi corcai, e il Paggio chiuse la finestra, per
-timore che entrandovi l’aria, non m’incomodasse. Poco stetti, che
-m’addormentai; e tutto ciò che posso conghietturare si è, che nel
-frattempo del mio dormire, il Paggio, non immaginandosi mai che potessi
-correre risico di sorta, stava spassandosi nell’andar in busca d’uova
-d’Uccelli nelle fessure delle roccie; ricreamento, che io già avea
-veduto prendersi da lui, in tempo che per anche stavamente alla finestra.
-Chechè ne fosse in tal proposito; fui all’improvviso risvegliato da un
-violento colpo che sentj sopra l’anello fitto sopra la superior parte
-della mia cassetta, perchè mi si potesse portare più agevolmente. Mi
-avvidi che il cassettino si elevava molt’alto nell’aria, e che poscia
-con una prodigiosa velocità discendeva. Pensai che il primo scuotimento
-mi gettasse dalla materassa; ma di poi fu più regolato il moto. Molti
-furono i gridi mie, ma egualmente inutili, e guatando dalle mie finestre,
-che Cielo e che nuvole veder non seppi. Intesi precisamente al disopra
-della mia testa uno strepito somigliante a uno sbattimento d’ale, e
-solo allora cominciai ad accorgermi dell’orribilità della mia
-situazione. Indovinai che un’Aquila preso avea nel suo rostro
-l’anello della mia cassetta, con disegno di lasciarla cadere sopra una
-rupe, come una testuggine nella sua scaglia, e dappoi trarne il mio corpo
-per divorarlo: Essendo che, è sì ammirabile l’odorato di
-quest’animale, ch’ei sente la sua preda in una distanza assai grande
-quando anche più nascosta ella fosse che non l’era io, infra tavole
-che non aveano di grossezza due pollici.
-
-Alcuni momenti dopo intesi che lo sbattimento d’ale più ingagliardiva,
-e vidi chiaro che il cassettino alzava ed abbassava continuamente.
-Parvemi che l’Aquila, (poichè non ho mai potuto togliermi dalla
-fantasia, che una non ne fosse, che nel suo rostro tenesse l’anello del
-cassettino,) fosse incalzata da qualche altro uccello; e di là a un
-instante osservai che io perpendicolarmente cadeva, ma con una rapidità
-sì portentosa, che mi sentivi di gia sfiatato. La mia caduta, poco più
-o meno, durò un minuto, e allora il cassettino poggiò sulla superficie
-del mare, e fecevi, in cadendo, un sì enorme fracasso, quanto quegli
-della cateratta di _Niagara_; dopo di che, per lo spazio d’un altro
-minuto mi trovai fra le tenebre, ed indi il cassettino cominciò a
-riaversi tanto, che potei verso l’alto delle mie finestre ravvisar
-lume. Senz’altro mi accertai che io era caduto nel mare. La cassetta
-pel peso del mio corpo, ed eziandio per quello degli arnesi che ella
-conteneva, e per le lamine di ferro ond’era armata ne’quattr’angoli
-all’alto, e al basso perchè ne fosse la struttura più forte,
-ondeggiava nell’acqua, profondatavi per cinque piedi. Pensai allora,
-come al presente il penso, che l’Aquila, volandosene col mio
-cassettino, stata fosse assalita da due, o tre altri uccelli della
-medesima, o d’una diversa spezie; e che tentando difendersi contro ad
-essi, che probabilmente voleano la loro parte della preda, fosse stata
-costretta di laciarmi cadere. Le lamine di ferro fitte sull’inferior
-tavola del cassettino, come le più massicce, mantenuto aveano
-l’equilibrio nell’atto della caduta, e impedito che l’urto
-dell’acqua nol mettesse in pezzi, e oltracciò, egli era sì ben
-connesso, e chiuso da tutti i lati, che pochissimo mare vi entrò. Fu non
-picciolo lo stento mio per togliermi dalla materassa, dopo di aver avuta
-la cautela di prima ricevere alquanto d’aria fresca, onde estremamente
-io bisognava, pel finestrino, con tal intento già stato fatto al di
-sopra del mio Studiolo.
-
-Quante volte allora desiderato non mi sono presso la mia cara
-_Glumdalclitch_, da cui m’era allontanato per un’ora sola: E ben
-posso realmente dire, che nel forte de’propj miei infortunj, non potei
-di meno di compiagnere la povera mia Nutricina, e d’essere sensibile
-a’crepacuori che probabilmente stava per cagionarle la mia perdita.
-Pochi forse rinvengonsi Viaggiatori, che si sieno abbattuti in
-congiuntura così sgraziata come la mia; aspettando io a cadaun momento
-di scorgere messo in pezzi il mio cassettino, o inghiottito da’flutti.
-Ella era spedita per me se una menoma parte delle mie invetriate si
-spezzava. Vidi che entrava l’acqua per molte picciole fessure, che
-procurai di turare alla meglio, ed ebbi la sorte di ben riuscirvi. Con
-tutto questo, era molto deplorabile lo stato mio: o a buon’ora, o
-tardi, non poteva non abissarsi il mio cassettino, e quando pure da un
-risico, tale fosse egli stato esente, il freddo, e la fame, dovevano,
-senz’altro, farmi morire. Per quattr’ore continue mi son trovato in
-sì lagrimevoli circostanze, attendendo, e per ispiegarmi nel vero senso,
-bramando che cadaun instante fosse l’ultimo del mio vivere.
-
-Ho già instruiti i miei Leggitori, che a quella parte del cassettino ove
-non vi era finestra di sorta, aveavi annessi due poderosi ritegni,
-ne’quali colui che mi portava andando a cavallo, avea l’attenzione di
-passare un centurione di cuojo, ch’ei poscia affibiava d’intorno a
-se. Nel mezzo delle mie angustie, sentii, o per lo meno credei di
-sentire, verso la parte de’ritegni mentovati, qualche strepito, e un
-momento dopo m’immaginai che il cassettino tratto fosse sul piano del
-mare; mercè che di tempo in tempo io sentiva che l’onde percuotevano
-le mi finestre, nella giusa stessa che un Vascello in viaggiando, fonde
-l’onde medesime. Ristettè in me allora un raggio tenuissimo di
-speranza; tutto che per anche non concepissi la possibilità della mia
-salvezza. Levai le viti che univano al solajo uno de’miei sedili, e
-poscia feci alla meglio perchè il sedile saldo al di sotto della
-picciola tavola che io testè aperta avea; dopo di che vi montai sopra,
-ed avendo avvicinata la bocca al finestrino quanto potei, mi messi
-fortemente a gridare, e in tutte le lingue che mi erano cognite. Indi a
-un bastone, che per ordinario io aveva meco, appesi il mio fazzoletto,
-che cacciai fuori del finestrino a foggia di banderuola, girandolo, e
-rigirandolo molte volte, affinchè in caso che qualche Vascello, o
-qualche schifo vicino ivi fosse, potessero i Marinaj indovinare che nella
-cassetta stavavi rinchiuso qualche sgraziato mortale.
-
-Per quanto mi pareva, tutti i miei schiamazzi, e tutti i miei segnali non
-furono nè veduti, nè intesi; ma non ostante, chiaro ravvisai, che il
-cassettino ad essere tratto continuava. Un’ora dopo, quella parte del
-cassettino ov’erano attaccati i ritegni, ed ove non erano finestre,
-urtò in qualche cosa di consistente. Temetti che non fosse una roccia; e
-più che prima io sentiva le scosse. Al di sopra della cassetta intesi
-distintamente uno strepito somigliante a quello d’una fune che traesi
-per un anello. Vidi allora che la cassetta insensibilmente sorgeva; e che
-prima di fermarsi, era più alta di tre piedi che per laddietro. In tal
-caso ricominciai a nuove spese a chiamar ajuto, e a vogliere il mio
-fazzoletto; e un grido, che molte voci rimescolate insieme rendevano
-confuso, mi servì di risposta, e mi cagionò un trasporto tale di gioja,
-che solo da chi il saggiò può essere conceputo. Un istante dopo, sentì
-camminare sulla mia testa, e qualcuno gridando pel finestrino ad alta
-voce in _Inglese_: _Se vi sta alcuno qui abbasso che parli_. Immediate
-risposi, che io era un _Inglese_ confinato dalla spietata mia sorte nella
-più spaventevole constituzione in cui ma i siasi trovato uomo; e che io
-pregava per tutto ciò che essere può valevole a muovere a compassione,
-di trarmisi da quel carcere. Replicò la voce che io nulla avea a temere,
-poichè la cassetta era attaccata al loro Vascello; e che ben presto
-sarebbe venuto il Falegname per farvi al di sopra un buco, bastevolmente
-capace per estrarmivi fuori. Risposi, che ciò era inutile, e bisognava
-di molto tempo; che era ben meglio che alcuno de’Marinaj mettesse un
-dito nell’anello, e così togliesse il cassettino dal mare, per riporlo
-poscia nel camerino del Capitano. Un linguaggio di questa fatta feci
-credere a chi l’intese, che io vaneggiassi; ma taluno di coloro si mise
-a ridere di buon gusto; dovendo io con mia vergogna confessare, che io
-non badava di ritrovarmi allora fra uomini di mia forza, e di mia
-statura. Venne il Falegname, e in pochi minuti formò un’apertura di
-quattro piedi in quadro; fecevi poscia passare una picciola scala, sulla
-qual montai per rendermi nel Vascello.
-
-Stordiva all’ultimo segno l’Equipaggio tutto, facendomi mille
-quistioni, alle quali tuttavia non sentivami di dare risposta. Dal canto
-mio non restai men attonito nel ravvisare tanti Pigmei: tali eglino
-sembrandomi, per essere stato sì lungo tempo accostumato a non vedere
-che mostruosi oggetti. Ma il Capitano, che appellavasi _Tommaso
-Vvilcolks_, uomo generoso, ed obbligante, osservando che io veniva meno,
-mi prese nel suo Camerino, mi recò un Cordiale per guarentirmi da uno
-svenimento, e corcar mi fece nel proprio suo letto, affinchè col riposo
-alquanto mi ristorassi; e certamente ne avea io un gran bisogno. Prima
-però di effettuarlo, diedi gli a conoscere che nel mio cassettino
-esistevano alcune robicciuole che mi farebbe spiaciuto di perdere; e fra
-l’altre, una buona picciola materassa, un galantissimo letto da
-Campagna, due sedie, una tavola, ed uno studiolo. In oltre; che la
-cassetta stessa da tutti i lati era foderata di bambagia, e di seta; e
-che s’ei si compiaceva di farla trasferire da qualcuno de’suoi
-Marinaj nel suo Camerino, gli avrei mostrato quant’io dicevagli, ed
-altre cosucce altresì. Intesisi dal Capitano somiglianti assurdi, che io
-sognassi ei credè. Con tutto ciò, (a quel che ne penso, per
-acquietarmi,) mi promise di darvi l’ordine; e portatosi sul Cassero,
-fece scendere alcuno de’suoi nel cassettino, e toglierne, come di poi
-il trovai, tutto ciò che di buono entro aveavi; ma i sedidi e lo
-studiolo, essendo uniti con madreviti al solajo, restarono non poco
-danneggiati dall’ignoranza de’Marinaj, che vollero a forza di braccia
-levargli. Veduto ch’ebbero non esservi più cosa che meritasse a
-ricuperarsi, lasciarono andar al mare il cassettino, il qual essendo
-aperto in diversi luoghi, guari non istette a sprofondarsi. E, per vero
-dire, molto gradì di non essere stato testimonio di vista di quello
-spettacolo, che mi avrebbe rinnovata la più infausta, e la più
-angosciosa memoria.
-
-Dormì alcune ore, ma d’un sonno ad ogni instante turbato dalla
-meditazione del luogo ond’era io uscito, e de’pericoli che aveva
-scorsi: Nulladimeno, destato che fui, mi trovai assai meglio. Erano
-allora circa le ore otto della sera; e poco dopo il capitano ordinò che
-si servisse la cena, credendo ei già che io avessi pranzato da molto
-tempo. Fu assai benigna la conversazione di lui; e rimasti noi soli, ei
-mi pregò di fargli la relazione de’miei viaggj, e di narargli per qual
-accidente in quell’enorme macchina di legno trovato mi fossi. Dissemi,
-che verso il mezzo giorno, risguardando col cannocchiale, avea scoperta
-la mia cassetta, e che immaginandosi che fosse un Vascello, formato avea
-il disegno di procurar di raggiugnerlo, con la speranza di provvedersi di
-poco biscotto, onde cominciava a penuriarne il suo bastimento: Che
-nell’accostarsi; si era accorto del proprio errore, ed avea inviato lo
-schifo per sapere ciò che galleggiasse sull’acqua: Che le sue genti se
-n’erano ritornate assai attonite, giurando di aver veduta una casa
-fluttuante: Che egli beffatosi della follia loro si era messo in persona
-nello schifo, avendo prima dato ordine di riporsi nello schifo stesso un
-buon cavo: Che essendo il mare in bonaccia, con l’ajuto de’remi avea
-egli molte volte fatto il giro della mia cassetta, e considerato le mie
-finestre: Che avea ravvisati due ritegni da una parte che era tutta di
-tavole, senza aperture di sorta che dessero passaggio al lume: Che avea
-allora comandato a’suoi Marinaj d’accostarsi col Caicco a quella
-parte stessa, di assicurar il cavo ad uno di que’ritegni, e poscia di
-tirar la Cassa, (così ei chiama va la) fin al Vascello. Compiuta tal
-opera, ordinò che si raccomandasse un’altra fune all’annello che
-stava fitto al di sopra del cassettino, e che il si levasse con
-carrucole; il che quegli uomini eseguir non poterono che per due o tre
-piedi. Mi disse che ben gli era caduto sotto l’occhio il mio bastone, e
-il mio fazzoletto; e che aveane conchiuso che in quella sì strana spezie
-di prigione, se ne stesse rinchiuso qualche sventurato. Gli dimandai, se
-verso il tempo onde io era stato discoperto la prima volta, egli, o
-alcuno de’suoi, veduti avesse alcuni uccelli d’una prodigiosa
-grandezza nell’aria? La sua risposta fu, che parlando su questo
-proposito co’suoi Marinaj in tempo che io dormiva, uno d’essi gli
-disse di aver osservate tre Aquile che volavano verso il Ponente; ma che
-non vi avea fatta riflessione se fossero maggiori delle Aquile ordinarie;
-il che, alla prodigiosa altezza, ond’elleno si trovavano, attribuisco:
-ed egli indovinar non potè il motivo d’una tale mia interrogazione.
-Saper poscia volli dal Capitano, in quale distanza da terra ei credeva
-d’essere: disse, che secondo la sua opinione, n’eravamo, per lo meno,
-a un centinajo di leghe. Gli protestai che egli prendeva abbaglio almeno
-per la meta; poichè non erano che due ore che io lasciato avea il Paese
-onde io veniva, quando cadei nel mare. Questa risposta fecegli di nuovo
-credere che avessi la fantasia stravoltra; il che bastevolmente ei diede
-a conoscere, dicendomi che me ne andassi a dormire in uno stanzino
-fattomi di già allestire. L’assicurai che la sua conversazione più mi
-giovava del riposo che prendere potessi; e che per altro io mi rinveniva
-nel mio buon senso, che non l’era mai stato per tutta la mia vita. Egli
-allora con un suono di serietà, mi dimandò in confidenza, se forse io
-avessi lo spirito intorbidito dal rimorso di qualche misfatto orribile,
-per cui, per ordine di qualche Principe fossi stato punito, coll’essere
-rinchiuso in cassa, e gettato in mare, nella guisa che in altri Paesi,
-entro una barchetta, senza provvisioni di sorta, espongonfi i criminosi
-di prima classe alla discrezione dell’onde? Soggiunse; che non ostante
-che gli spiacesse che il suo Vascello servito avesse di asilo a uno
-scellerato, impegnavasi nulladimeno di mettermi sano e salvo a terra nel
-primo Porto che afferrato avessimo. Aumentavano i suoi sospetti, ei
-proseguiva, da non so quali discorsi assurdi che io da prima tenuti avea
-co’Marinaj, e poscia con lui medesimo; ed eziandio dalla tetra mia
-aria, e da’torbidi miei atteggiamenti.
-
-Il supplicai di soffrire il racconto della mia Storia; il che eseguì con
-la più esatta fedeltà, dalla mia partenza dall’_Inghilterra_, perfino
-al momento ch’egli mi avea discoperto. E come la verità possiede
-sempre una tale quale possanza sopra spiriti ragionevoli, non sudai molto
-nel persuadere il mio Capitano, il qual avea qualche tintura di sapere,
-un buon uso di ragione, della mia candidezza, e della mia veracità. Ma
-per maggiormente convincerlo, il pregai di dar ordine che mi fosse recato
-il mio Studiolo, la chiave di cui io già teneva in mia saccoccia,
-essendomi già stato notificato ciò che i Marinaj fatto aveano del mio
-cassettino. In presenza di lui aprì lo Studiolo, e gli feci mostra della
-picciola raccolta di rarità che io avea fatta nel Paese, donde in un
-modo sì miracoloso testè io era uscito. Gli posi sotto l’occhio il
-pettine che io avea formato co’peli della barba del Re; un gran numero
-di aguglie, e di spilletti, i più minuti de’quali erano lunghi un
-piede; e i più grandi una mezza verga; alcune pettinature de’capelli
-della Regina: e un anello d’oro onde ella un giorno con la più galante
-maniera del mondo mi regalò, traendolo dal suo picciolo dito, e
-adatandolo al mio collo a guisa di collana. Sollecitai il Capitano ad
-accettare l’anello stesso come un tenue contrassegno della mia
-riconoscenza, ma ei non volle acconsentirvi mai. In fine, per non
-lasciare dubbio veruno sopra il punto della mia veracità, fecegli vedere
-i miei calzoni, che erano fatti della pelle d’un solo sorcio.
-
-Non ci fu modo di fargli prendere cosa veruna, se eccettuisi il dente
-d’uno Staffiere, che vidi essere da lui disaminato con gran curiosità,
-e di cui ei mi sembrava molto invogliato. Il ricevè con ringraziamenti
-tali, che non erano, per nulla affatto, alla picciolezza del dono
-proporzionati. Questo dente, che era sanissimo, nè per sogno guasto,
-avea appartenuto a un Palafreniere di _Glumdalclitch_, a cui uno stolido
-Chirurgo strappato l’avea, in luogo d’un altro che gli doleva: mel
-feci dare per conservarlo nel mio Studiolo. Avea un di presso un piede di
-lunghezza, e quattro pollici di diametro.
-
-Restò incantato il Capitano dal racconto della mia Storia, e disse, che
-sperava che io non mancassi di farne parte al Pubblico, giunto che fossi
-in _Inghilterra_. Gli risposi, che il numero de’Viaggi datisi alle
-stampe non era che troppo grande, e che per tal ragione, o conveniva
-tacere, e aver da narrare qualche cosa di straordinario; senza tuttavia
-seguir l’esempio di quegli Autori, che a spese della verità,
-rimescolano sempre del maraviglioso entro a’loro scritti: Che la mia
-Storia non conterrebbe che avvenimenti assai comuni, senza aver veruno di
-que’fregj che sono somministrati dalla descrizion delle piante, degli
-alberi, degli uccelli, e delle bestie feroci; oppur da quella delle
-costumanze barbare, e del culto idolatrio di qualche selvaggio Popolo;
-fregj tali, onde abbondavano tutti i Libri di Viaggj: Che non ostante gli
-era io molto tenuto della buona opinione che egli attestava di avere, e
-che penserei a quanto egli mi diceva.
-
-Protestossi poscia meco di restar molto attonito nell’intendermi a
-parlar sì forte; chiedendo se il Re, o la Regina di quel paese, erano
-forse duri d’orecchia? Gli dissi, che erano trascorsi di già due anni
-che io mi era accostumato a un tale tuono, e che dal canto mio stavamene
-altrettanto sorpreso dall’intenderlo a parlar sì basso, quanto poteva
-esserlo lui dal mio gridar sì alto: Che in tutto il tempo del mio
-soggiorno in quel Regno, quand’io doveva parlar con alcuno, era stato
-costretto di tanto alzar la voce, quanto un uomo che standosene nella
-strada, avesse voluto farsi sentire da un altro collocato sull’alto
-d’un Campanile; eccettuato però, quand’io mi trovava sopra una
-tavola, o che taluno mi teneva in sua mano. L’informai altresì d’un
-altra cosa che io avea riflettuta; cioè, che sul punto del mio entrar
-nel Vascello, e che tutti i Marinaj stavano d’intorno a me, eglino mi
-son paruri le più picciole creature che avessi mai vedute: e che ciò
-era tanto vero, che nel Paese donde io era uscito, non aveva mai osato di
-affacciarmi allo specchio; mercè che avvezzo a vedere oggetti sì
-prodigiosi, il sentimento della mia picciolezza mi avrebbe molto
-mortificato. Soggiunsemi il Capitano, che in tempo che cenavamo, egli
-avea osservato che io risguardava ciascuna cosa con una spezie di
-stupore, e che più fiate io avea dati segni di volere scoppiar di
-ridere; il che egli attribuito avea allo sconvoglimento del mio cervello.
-Gli replicai che tale si era la verità, e che proveniva la mia sorpresa
-dall’infinita picciolezza di tutto ciò che io vedeva, e quì sopra mi
-messi a fare una descrizione di tutto ciò che si era trovato sulla
-tavola di lui, tale che un Abitante di _Brobdingnag_ fatta l’avrebbe,
-se fosse stato nelle mie veci. Il mio uomo si pose a sogghignare, e per
-farmi gustar meglio il ridicolo di quanto testè gli avea detto,
-protestò, che di tutto il suo cuore pagate avrebbe cento Chinee, di aver
-veduta l’Aquila tenendo il mio Cassettino nel suo rostro, e lasciandolo
-poscia precipitar nel mare: Ch’era ben un peccato che niuno fosse stato
-oculato testimonio d’un avvenimento sì singolare, e la cui descrizione
-meritava d’essere trasmessa alla più rimota posterità. Dopo un tale
-scherzo venne in iscena la comparazione di _Fetonte_, per vero dire,
-troppo naturale, perchè egli la risparmiasse.
-
-Di là a due giorni del mio imbarco in fu quel Vascello, il vento, che
-prima stato non era troppo favorevole, divenne eccellente, e rendè il
-nostro viaggio e più brieve, e più felice, di quelche non avremmo nè
-pur ardito di sperare. In un solo, o due porti diede a fondo il Capitano,
-e spedì lo Schifo a terra in traccia di alcune provvisioni, e per far
-acqua; e quanto a me, non uscì mai del bordo finchè non giugnemmo alle
-_Dunes_; il che seguì il terzo di Giugno 1706 nove mesi, o circa, dopo
-l’aver lasciato _Lorbrulgrud_. Offrì al Capitano di lasciargli in
-pegno, tutto ciò che io avea, in sicurtà del pagamento di quanto io gli
-potea dovere pel mio trasporto, e per avermi alimentato per tanto tempo:
-ma ei si dichiarò che non ne voleva nè pur un soldo. Ci congedammo con
-teneri abbracciamenti; e volli mi desse la parola di venir a vedermi in
-mia casa, quando si trovasse a _Londra_; Noleggiai un Cavallo, e una
-Guida, per prezzo, e somma di cinque _schelini_, presi a prestito dal
-Capitano.
-
-In sul cammino, riflettendo io alla picciolezza delle case, degli alberi,
-de’bestiami, e degli uomini, mi credei transferito in un tratto
-nell’Imperio di _Lilliput_. Io temeva sempre di schiacciarmi sotto
-a’piedi chiunque io riscontrava; e gridai a molti e molti che si
-togliessero dal mezzo: Impertinenza che stette per suscitarmi delle
-querele, tutto che fosse involontaria.
-
-Arrivato in mia casa, e apertomi l’uscio da uno de’miei domestici, mi
-abbassai per entrarvi: la moglie, correndo, mi venne incontro per
-abbracciarmi, ma io m’inchinai più basso che le ginocchia di lei,
-immaginandomi che in altro modo le sarebbe riuscito impossibile di
-giugnere con la sua alla mia bocca. Mia figliuola s’inginocchiò per
-chiedermi la benedizione, ma non la vidi, che quando se n’era levata,
-accostumato da tanto tempo di volgere la testa, e gli sguardi verso
-faccie, che erano in altezza alla distanza di sessanta piedi dalla mia.
-Risguardai i miei Domestici, e due o tre amici, a caso ivi presenti, come
-altrettanti Pigmei, in cui confronto io era un Gigante. Dissi a mia
-moglie ch’ella era vissuta con troppa frugalità; poichè, tanto essa
-che la Figlia, erano smagrate, ed impicciolite oltra qualunque
-esagerazione. In una parola: vomitai un sì gran numero di follie, che ad
-ognuno venne in pensiero quanto da principio già il Capitano credea;
-cioè che unanimamente si conchiuse che io aveva perduto il senno. Il che
-riferisco come un riguardevole esempio della forza prodigiosa
-dell’abitudine. Con tutto ciò guari non istetti a ricuperarmi da
-quella spezie d’infermità, ma protestò mia Moglie che non mi
-lascerebbe più andar in mare; e pure per mia disgrazia, era un destino
-che ella non avesse l’autorità d’impedirmelo, come i Leggitori ben
-presto potran vederlo.
-
-
-Fine della Seconda Parte, e del Tomo Prima.
-
-
-
-
-VIAGGI
-DEL CAPITANO
-LEMUEL GULLIVER
-
-Tomo Secondo.
-
-PARTE TERZA,
-
-Contenente il Viaggio di Laputa, Balnibardi, Glubbdubdribb, Luggnagg, e
-del Giapone.
-
-
-
-
-VIAGGIO
-DI
-LAPUTA, di BAUNIBARBI, di Lugnagh, di Glubbdubdribb, e del Giapone.
-
-Parte Terza.
-
-
-CAPITOLO I.
-
-Imprende l’Autore un terzo Viaggio; vien preso da Corsali. Ribalderia
-d’un Fiamingo. L’Autore approda ad un’Isola, ed è ricevuto nella
-Città di Laputa.
-
-
-DIeci giorni appena erano scorsi dopo il mio ritorno, che un tale
-_Guglielmo Robinson_, Capitan Comandante della _Speranza_, ch’era un
-Vascello di trecento botti, fu a visitarmi in mia casa. Era io già stato
-Chirurgo d’un altro Vascello che appartenevagli, e su cui fatto avevamo
-di buoni compagnia un altro Viaggio al _Levante_. Anzi che in basso
-Uffiziale, ei sempre in Fratello trattato aveami; ed inteso il mio
-ritorno, per motivo d’amizizia, a quel che io ne pensava, venne a
-riabbracciarmi; versata essendo in soli consueti complimenti, dopo una
-lunga assenza, la nostra conversazione. Ma dopo di avermi molte volte
-reiterate le sue visite, espresso il suo giubilo per rinvenirmi salvo e
-sano, e richiesto se pel resto della mia vita al viaggiare rinunziato
-avessi, mi palesò la sua intenzione di mettersi fra due mesi un’altra
-volta in Mare per l’_Indie Orientali_; e di compiacer mi d’essere suo
-Chirurgo di Nave mi pregò. _Emmi ben noto_, ei soggiunse, che
-l’offerta d’un somigliante impiego più non vi conviene; ma
-l’esibirvi, oltra i due ordinarj Ajutanti, un Cerusico subalterno, una
-doria paga, e la mia parola di rapportarmi a’vostri consiglj come foste
-un altro me stesso, forse accettabile potrebbe renderla.
-
-Molte altre cose mi disse, e tutte obbliganti; e d’altra parte, io li
-conosceva per un galantuomo tale, che non mi bastò l’animo di
-ributtare il suo progetto. Il furore, onde mi trovava ingombro, di veder
-nuovi mondi, (a dispetto di tutte le traversie attrattemi dalla propia
-curiosità,) più che mai continuava in me violento: l’unica
-difficoltà consisteva nell‘opposizion della moglie; la quale, alla
-fine, rimasta persuasa dagli oggetti de’vantaggj che a’nostri
-figliuoli risultar ne potevano, mi accordò il propio consentimento.
-
-Partimmo dunque nel 5. d’_Agosto_ 1706., e arrivammo al Forte di _San
-Giorgio_ gli undici d’Aprile 1707., ove a cagione di molte infermità
-sopravvenute sul nostro Bastimento, di fermarci tre settimane fummo
-costretti. Quindi pel _Tunchino_ vela facemmo, nella qual Regione per
-qualche tempo il Capitano deliberato avea di restarsene; escendo che,
-molte delle Mercanzie di suo disegno non eran leste, e non potevan
-esserlo che per alcuni Mesi. Con la lusinga per tanto di rifarcirsi delle
-spese della dimora, fece compra d’una picciola Barca; che caricata di
-molti generi di merci di buono smaltimento presso gli _Tunchinesi_, egli
-armò di quattordici uomini, compresivi tre Naturali del Paese, dandone a
-me il comando; con facoltà, per lo spazio di due mesi che gli affari di
-lui obbligavanlo di trattenersi a _Tunchino_, di poter praticare
-qualunque traffico.
-
-Non vi avea che tre giorni da che in mare ci eravamo posti, che insorse
-una furiosa burrasca, la qual per cinque dì continui portossi al Greco
-Tramontana, e di poi al Levante; dopo di che con un buon fresco di
-Ponente, avemmo bel tempo. Sul duodecimo giorno fummo cacciati da due
-Corsali, che ben presto raggiunti ci fecero loro preda; non potendo noi,
-pel poco numero, metterci in qualche stato di difesa; ed essendo troppo
-carica la Barca, per isperare, con lo sforzo delle vele, di sottrarci.
-
-Nell’instante stesso ci abbordarono i due Corsali, e alla testa delle
-loro genti si gettarono nella nostra coperta: ma trovatici, secondo
-l’ordine che io ne avea dato, tutti prostesi, furon paghi di bel
-legarci, e comandato poscia ad alcuni di lor truppa di far di noi buona
-guardia, si misero a fiutare quanto vi avea nella Barca. Fra coloro mi
-venne fatto d’osservare un Fiamingo, che facea mostra di qualche
-autorità, tutto che non fosse Comandante di veruno de’due Vascelli. Al
-nostro portamento, e alla nostra vestitura ei per _Inglesi_ ci riconobbe;
-e parlandoci in sua favella, giurò che legati a schiena con ischiena,
-lanciati in mare saremmo. Passabilmente io parlava il _Fiamingo_.
-Dissigli chi noi eravamo; e il pregai pel comune nostro carattere di
-Cristiani, di voler maneggiarsi a nostro favore presso il suo Capitano.
-Non servì la supplica che a vie più irritarlo, e che a rinforzare le
-sue minacce: rivoltosi ei poscia a’suoi compagni, con molta veemenza
-parlò loro in _Giaponese_: sovente, a quel che ne penso, valendosi del
-termine di Cristiani. Il maggiore de’due Corsali Vascelli, era
-comandato da un _Giaponese_ Capitano, il qual parlava, comechè assai
-male, qualche poco _Fiamingo_. Si fece egli accosto di me, e dopo
-quistioni diverse, ond’io con somma umiltà soddisfeci, disse che noi
-non faremmo morti. Una profondissima riverenza fu la mia risposta, e al
-_Fiamingo_ di poi indirizzatomi, mi lagnai di rinvenire più compassione
-in un Pagano, che in lui stesso, professore del Cristianesimo. Guari
-però non istetti a ripentirmi della mia imprudenza; mercè che quel
-tristo, intentato avendo, benchè invano, molte volte di persuadere
-entrambi i Capitani di farmi gettar in mare, (il che dopo la promession
-loro di salvarmi la vita, accordargli essi non vollero,) potè; non
-ostante, ottener da loro, che io fossi punito con una sorta di pena, più
-spietata della morte medesima. I miei uomini stribuiti furono su i due
-Vascelli; ed i Pirati incaricarono alcuni de’loro Marinaj di navigar la
-mia Barca. Quanto alla mia speziale persona; si decretò che io fossi
-posto in una picciola barchetta con remi, vela, e provvisioni per quattro
-giorni, (che furono raddoppiate dalla bontà del Capitan _Giaponese_,) e
-di poi abbandonato alla discrezione de’flutti. Calai dunque nella
-barchetta, regalato dal buon _Fiamingo_ di tutti i termini più
-ingiuriosi, che il materno suo linguaggio suggerir gli poteva.
-
-Un’ora, o circa, innanzi che i Corsali ravvisati avessi, io avea presa
-altezza, e avea trovato d’essere a’quaranta a sei gradi di Latitudine
-Settentrionale, e a’cento ottanta e tre di Longitudine. Staccato che
-alquanto fui da’Pirati, col vantaggio del mio Cannocchiale, alcune
-Isole dalla parte di Scilocco discoprj. Con l’intenzione di guadagnare
-la più vicina, il che credetti dovermi riuscire in tre ore, alzai la
-vela, e pervenutovi, non vidi che un ammassamento di picciole roccie fu
-cui di molte uova di uccelli tennimi provveduto: ed avendo accesi col
-battifuoco alcuni bronchi, e alcun’erbe inarridite, arrostì l’uova
-medesime. Fu questa tutta la mia cena; volendo io, al possibile,
-risparmiare le poche mie vittuaglie. Passai la notte al coperto d’una
-rupe con pochi strepiti sotto al mio capo, ed assai bene dormì.
-
-Il giorno dietro guadagnai un’altra Isola, e quindi una terza, e
-susseguentemente una quarta, servendomi or della vela, or de’remi. Ma
-perchè il Leggitore stancato non resti da circostanze poco interessanti,
-solo dirò che nel dì quinto arrivai all’ultima dell’Isole
-discoperte, situata allo Scilocco-Levante della prima.
-
-Più discosta di quello che io ne pensava era quest’Isola, essendosi da
-me consumate cinque ore e più, prima d’abbordarvi: Girai la poca men
-che tutta, innanzi di trovarvi un luogo allo sbarco assai propio,
-ch’era un picciolo seno, tre volte più largo della mia barchetta.
-Tutto pietroso mi apparve il terreno dell’Isola, comechè quà e là di
-molti cespi seminato. Tolsi dal picciolo mio Vascello le poche mie
-provvisioni; e dopo di essermi refiziato con un leggerissimo pranzo,
-messi gli avvanzi in una caverna, onde l’Isola n’era piena. Raccolsi
-una buona quantità d’uova e di sterpi, per farne e dell’une, e degli
-altri quell’uso stesso, che la sera innanzi fatto io già ne avea;
-mercè che io teneva meco una focaja, un fucile, della miccia, ed un
-cristallo ustorio. Nella caverna stessa, ove stavano riposte le mie
-vittuaglie, passai l’intera notte; e gli stessi bronchi che mi serviva
-no di legna da fuoco, di letto eziandio mi valeano. Non fu possibile che
-le barbare mie inquietudini, neppur per un instante, mi lasciassero
-chiuder gli occhi. Andava io riflettendo che un luogo tale ove io mi
-trovava, diserto ed arido, non potesse presentarmi che una morte sicura;
-cosicchè fortemente oppresso dalla tristezza de’miei pensieri, cuor
-non ebbi di levarmi, e non uscì della caverna che molte ore dopo del
-giorno. Spasseggiai qualche tempo fra quelle roccie: assai sereno era il
-Cielo, e cosi servido il Sole che fissarmivi non potei: quando
-all’improvviso oscurossi quest’Astro, a quel che mi sembrava, in un
-modo onninamente diverso, che allorchè il ricuopre una nuvola. Girai la
-faccia, e vidi fra me ed il Sole un opaco gran Corpo, che si accostava
-alla mia Isola. Pareami questo Corpo all’altezza di due miglia; e per
-lo spazio di sei minuti o sette, ei mi levò del Sole la vista. Non badai
-che nell’intervallo fosse l’aria molto più fredda, o molto più
-ottenebrato il Cielo, come me ne stessi all’ombra d’un alto monte.
-Continuando il Corpo sempre ad avvicinarsi, ravvisai ch’egli era una
-solida sostanza, e ch’era molto piana la parte sua inferiore. Me ne
-stava allora sopra un’eminenza discosta dalla spiaggia per dugento
-Verghe, (_misura del braccio Inglese_) e a un di presso per un miglio
-d’Inghilterra dal mentovato Corpo. Diedi di mano al mio cannocchiale; e
-distintamente raffigurar non potei molti uomini muoventisi sopra le coste
-di quel nuovo Pianetta, ma ciò che facesser eglino, non mi riuscì di
-disscernere.
-
-L’amor della vita che sì di rado ci abbandona, eccitò in me non so
-quali sentimenti di gioja, e concepì qualche speranza di liberarmi in
-qualunque modo dalla spaventevole situazione in cui mi trovava: ma molto
-disagevole mi sarebbe di esprimere qual si fosse in un tempo stesso il
-mio stordimento, di scorgere nell’aria un’Isola abitata da uomini; i
-quali, (per quanto parer mi poteva) aveano la facoltà di alzarla, di
-abbassarla; in una parola, d’inserirle qualunque muovimento di grado
-loro: Ma trovandomi allora di non troppo umore di andar filosofando sopra
-quel Fenomeno, rivolsi tutta la mia attenzione a considerare qual cammino
-prenderebbesi dall’Isola, giacchè mi sembrava che arrestata ella si
-fosse. Un instante dopo continuò tuttavia ad accostarsi; ed io i suoi
-lati ravvisar potei, circondati da serie differenti di Logge, e da non so
-quali scale piantate a certe distanze, per discendere dall’una
-nell’altra. Nella Loggia più inferiore vidi alcune persone che stavan
-pescando con lunghe canne, ed altre puramente spettatrici: Feci lor
-disegno in girando la mia berretta (giacchè da qualche tempo io era
-privo del mio capello per essersi consumato) e il mio fazzoletto sopra la
-mia testa. Giunte ch’esse furono a portata d’intendere la mia voce,
-gridai con tutta la forza; e dagli sguardi che fissavano alla mia volta,
-e dagli atteggiamenti loro scambievoli, conobbi che scoperto mi aveano,
-tutto che al mio gridare non rispondessero. Chiaramente bensì ravvisai
-quattro o cinque di quegli Abitatori che salivano con gran fretta la
-scalla la quale all’alto dell’Isola conduceva, e che disparvero ben
-presto. Indovinai che fosser eglino spediti a ricever ordini a riguardo
-mio; e veramente, mal non mi apposi, come il seppi dappoi.
-
-Da un momento all’altro aumentava il numero degli spettatori; e in
-minor tempo d’una mezz’ora trovossi l’Isola in tal maniera situata,
-che la Loggia più inferiore, tutto che lontana quasi che cento verghe,
-all’eminenza, ove io me ne stava, compariva paralella. Mi misi allora
-nell’attitudine di supplichevole, e parlai loro con un tuono di voce il
-più rispettoso, ma risposta di sorta non ebbi. A giudicarne
-da’vestiti, que’che stavano più a rimpetto di me, aveano l’aria di
-persone ragguardevoli: mi guatavano sovente, e mostravano di quistionar
-insieme con applicazione. Uno d’essi alla fine mi disse alcune parole
-in un linguaggio che avea qualche rapporto coll’_Italiano_. Con la
-lusinga che per lo meno il suono ne riuscisse più gradevole alle loro
-orecchie, espressi in quest’ultima favella la mia risposta. Benchè
-punto non c’intendessimo, si avvider eglino nulladimeno, e assai
-facilmente, di che andasse in traccia la mia costituzione.
-
-Mi fecero segno di scendere dalla traccia, e di portarmi alla spiaggia,
-il che incontanente eseguì: e dopo ciò fu l’Isola volante diretta nel
-suo muovimento in un modo tale; che calatasi dalla Loggia più bassa una
-catena con un sedile appeso all’estremità, mi vi adagiai, e con un
-carrucolo fui tirato ad alto.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Descrizione de’Lapuziani. Quali scienze presso loro sieno più in voga.
-Compendiata idea del Re, e della sua Corte. Maniera con cui evvi ricevuto
-l’Autore. Timori ed inquietudini a quali quegli Abitanti sono suggetti.
-Descrizione delle Donne.
-
-
-IL piede appena io posi a terra, che fui attorniato da una folla di
-popolo; ma que’che più a me si avvicinavano, parevano qualche cosa di
-maggior distinzione. Mi contemplarono con tutti i più chiari indizj di
-stupore; ed io credo ch’ebbero il motivo di asserire la stessa cosa di
-me; non avendo io, per tutta la mia vita, veduti uomini più singolari,
-sia nelle vestiture, o nelle maniere, o ne’sembianti. Chinan tutti la
-loro testa o alla dritta, o alla manca parte: uno degl’occhi loro è
-rivolto verso la Terra, e l’altro verso i loro Zenit. Sono adorne le
-loro vestimenta di figure di soli, di Lune, di Stelle, di Violini, di
-Flauti, d’Arpe, di Trombe, di Chitarre, di Gravicembali, e d’altri
-molti Strumenti incogniti in _Europa_. Alcuni uomini quà e là vidi che
-l’aria aveano di servidori, e che all’estremità d’un corto
-bastone, che tenevano in mano, legata aveano una gonfiata vescica, a modo
-di frusta. In cadauna vescica si contevano alcuni ceci secchi, o alcuni
-sassolini, per quanto fummi riferito dappoi. Valevansi coloro di quelle
-vesciche per battere la bocca, e le orecchie di que’che erano lor
-vicini; pratica, onde allora mi riuscì impossibile di concepirne
-l’utilità; ma seppi poscia ch’è sì avvezzo quel Popolo a
-profondarsi, e ad immergersi in cupe meditazioni, che a patto veruno non
-può parlare, o ascoltare i discorsi altrui, se in qualche modo non se
-gli percuote la bocca, o gli organi dell’udito. Ecco la ragione perchè
-coloro che si trovano in istato di fare questa spesa, an sempre nella
-loro Famiglia un somigliante _Destatore_ (il chiaman essi _Climenole_ (a
-guisa di domestico, e da cui incessantemente sono accompagnati
-quand’escono di casa, o che rendono qualche visita. Il suo impiego si
-è, in una compagnia di tre persone o quattro, di passar leggermente la
-sua vescica sopra la bocca di quegli che vogliono parlare, e sulla destra
-orecchia altresì di colui, o di coloro, a quali essi parlano.
-E’obbligo pure di questo _Destatore_, d’accompagnare il suo Padrone
-quand’ei stassene spasseggiando, e di dargli in certe occasioni un
-picciolo colpo sopra gli occhi: mercè che assiduamente egli è occupato
-sì forte dalle sue meditazioni, che senza ciò, si troverebbe in risico
-di piombare in qualche precipizio, e di dar la testa in qualche tronco;
-oppure di cadere in qualche rivolo, o di farvi cascar gli altri.
-
-Era necessaria una tale specificazione; imperocchè se io non vi fossi
-entrato, i miei Leggitori, al pari di me si sarebbero rinvenuti molto
-imbrogliati nel comprendere il procedimento di quelle genti, quando pel
-mezzo di molti gradini elleno salir mi fecero per fin alla sommità
-dell’Isola, e che quindi alla Reggia mi condussero. In tempo del nostro
-ascendere, dimenticarono molte volte il suggetto di lor commissione; ed
-ivi mi piantarono, finchè pel soccorso degli _Svegliatori_ loro,
-rivennero a se medesime: poichè veruna d’esse non dava il medesimo
-segno d’essere attratta da qualunque stravaganza de’miei vestiti, e
-del mio portamento; e neppure da quali si fossero acclamazioni del Volgo,
-non essendo la lor anima sì suggetta ad astratte specolazioni.
-
-Arrivammo finalmente al Palagio, ed entrammo nella Sala di fronte, ove
-vedemmo il Re sul suo Trono, circondato da ambi i lati da molti grandi.
-Dinanzi al Solio stava piantata una gran tavola tutta coperta di Globi,
-di Sfere, e di Strumenti di Matematica d’ogni sorta. Tutto che il
-concorso di que’che appartenevano alla Corte rendesse l’ingresso
-nostro tumultuoso, neppur baddovvi Sua Maestà; essendo ella
-profondamente immersa nel rintracciare lo scioglimento d’un proplema,
-che solamente un’ora dopo riuscille di ritrovare. A cadaun fianco di
-lei v’era un Paggio con la vescica alla mano: veduto ch’ebbero questi
-Paggi che si era rinvenuta la Dimostrazione; uno d’essi di edele un
-picciolo colpo sopra la bocca, e l’altro sopra l’orecchia dritta; il
-che la fece scuotersi, nella guisa appunto che qualcuno che dorme viene
-all’improvviso destato: dopo ciò ella, gettato lo sguardo sopra di me,
-e sopra coloro che m’attorniavano, si risovvenne del motivo del nostro
-arrivo, onde da prima n’era stata istruita. Disse alcune parole; che
-pronunziate appena, un giovane tenente in mano una vescica, tale che io
-la descrissi, adaggiossi accosto di me, e diedemene alcuni colpi su la
-destra orecchia; ma a forza di segni comprendere gli feci, che io non
-avea bisogno dell’ajuto di quello strumento; il che, per quanto dappoi
-ne seppi, impresse nel Re, e nella Corte tutta, una idea del mio genio
-poco vantaggiosa. Per quello che congetturar ne potei, fecemi Sua Maestà
-alcune quistioni; ed io dal mio canto le parlai in tutte le lingue che mi
-erano cognite. Persuasi amendue che non potevamo intenderci, ordinò il
-Re che io condotto fossi in un Appartamento della sua Reggia, (avendo
-questo Principe superati tutti i suoi Predecessori in ospitalità o i
-riguardo degli Stranieri,) ove due Staffieri, al mio servigio destinati
-furono. Mi si reco a pranzare; e quattro Signori, che mi ricordava di
-aver veduti accanto della persona del Monarca, m’impartirono l’onore
-di mangiar meco. Due serviti avemmo, cadauno di tre piatti, Consisteva il
-primo in uno spalletto di Castrato tagliato in triangolo Equilatero, un
-pezzo di Bove in Romboide, ed un Sanguinaccio in Cicloide. Di due Anitre
-in figure di Violini era l’altro servito, d’alcune Salsicce in forma
-di Flauti, e d’un Petto di Vitello in guisa d’Arpa. I Servidori
-trinciarono il nostro pane in Coni, in Cilindri, in Paralellogrammi, e in
-molte altre Figure di Matematica.
-
-Standocene in talvola, presi la libertà di domandare i nomi di diverse;
-cose; e que’Signori, mediante l’assistenza de’_Destatori_ loro,
-compiacquesi di dirmigli, con la speranza che se io avessi si una
-infinita ammirazione per la loro abilità, pervenir potessi a legare con
-esso loro una buona conversazione. Mi trovai ben presto in istato di
-chiedere del pane, a bere, ed altre cose che mi erano necessarie.
-
-Dopo il mio desinare la mia Compagnia mi lasciò; e per ordine del Re
-fummi inviato un non so chi, assistito da uno _Svegliatore_. Egli avea
-con se penna, carta, inchiostro, e tre o quattro libri, dandomi a
-conoscere con atteggiamenti, che veniva per ammaestrarmi del linguaggio
-del Paese. Quattr’ore me stetti con esso lui; nel corso delle quali
-registrai alcuni termini in forma di colonna disposti, con la loro
-traduzione accanto. Procurai altresì d’apprendere alcune brievi frasi.
-A tal effetto il mio Maestro facea fate differenti cose al mio Servidore;
-per esempio, ordinavagli di federe, di tenersi ritto in piedi, di
-spasseggiare, o di fare una riverenza: e a misura che il Servidore
-eseguiva cadaun degli ordini, mi dettava il Maestro la frase che dovea
-esprimerlo. Mi mostrò eziandio in uno de’suoi libri, le Figure del
-Sole, della Luna, delle Stelle, del Zodiaco, de’Tropici, de’Circoli
-Polari, e d’un gran numero di Piani, e di Solidi. Notar mi fece i nomi
-di tutti i Musicali Strumenti che sono in uso appo quel Popolo, e con
-esatezza me gli descrisse. Partito che fu, disposi tutti i miei vocaboli
-con le loro spiegazioni in ordine d’Alfabeto, e in questo modo, in
-pochi giorni, col soccorso d’una buona memoria, feci gran progressi
-nella loro favella.
-
-Il termine che io rendei per quello d’_Isola Volante_, o _Fluttuante_,
-trovasi in loro lingua _Laputa_; termine, onde non e sì agevole di
-riconoscerne la vera etimologia. _Lap_ in vecchio idioma significa
-_alto_; ed Untuh un _Governatore_; donde, dicon essi, è derivato
-corrottamente il termine di _Laputa_: questa derivazione però non mi
-sembra naturale. Feci parte un giorno ad alcuni Letterati di loro,
-d’una mia conghiettura su questo proposito; e dimandai se forse
-_Laputa_ da _Lap outed_ venir potesse; _Lap_ significando propiamente il
-muovimento de’raggi Solari nel Mare, o _outed_ un’Ala: conghiettura,
-su cui permetto a’miei Leggitori di pronunziare.
-
-Riflettutosi da coloro, a’quali mi aveva affidato il Re, che trovavami
-assai male in arnese, ordinarono essi ad un Sarto di venire il giorno
-dietro, e di prendermi la misura per un abbigliamento compiuto.
-L’eseguì quest’Artefice, ma in una foggia onninamente diversa da
-quella ch’è dell’uso comune in _Europa_. Valsesi di primo tratto
-d’un’quarto di Cerchio, per la misura della mia altezza; e poscia col
-mezzo d’una Regola, e d’un Compasso, descrisse in carta tutte le
-dimensioni del mio corpo, portandomi sei giorni dopo i miei vestiti
-perfettamente mal fatti, per avere sbagliato in una Figura: tuttavia mi
-consolai, avendo io osservato ch’erano assai ordinari gli accidenti di
-questa fatta, e che non se ne prendeva la menoma inquietudine.
-
-Nel frattempo che si lavorava dietro le mie vestimenta, e durante una
-piccola indisposizione, che susseguentemente mi confinò alcuni giorni in
-casa, accrebbi d’un gran numero di vocaboli il mio Dizionario;
-cosicchè portatomi di poi alla Corte, fui in istato d’intendere molte
-cose che mi diceva il Re, e _taliter qualiter_ di rispondergli. Avea
-comandato Sua Maestà, che il movimento dell’Isola al Greco-Levante
-diretto fosse verso il punto verticale al di sopra di _Lagado_, la
-Capitale di tutto il Regno. In distanza di novanta leghe trovavasi questa
-Città, e il nostro viaggio più che quattro giorni e mezzo non durò:
-con tutto questo, posso fare un ampia protesta che in quel tempo tutto
-del menomo muovimento della nostra Isola non mi avvidi.
-
-Fermossi ella, secondo gli ordini del Re, sopra alcune Città, i cui
-Abitatori presentar dovevano diverse suppliche. A tal effetto si calavano
-molti funicelli tenuti tesi da qualche peso nella loro estremità
-inferiore. Legava il Popolo le sue suppliche a questi funicelli, che
-poscia si traevano ad alto; e talvolta, col mezzo d’alcune carrucole, e
-vino, e provvisioni di qualunque sorta ritiravamo dal basso.
-
-Ciò che io sapeva in Matematica fummi d’un grande ajuto per apprendere
-la loro favella, i cui termini, per la maggior parte, an rapporto con
-questa Scienza, e con la Musica, onde vantarmi posso di non essere tutto
-affatto ignorante. Son continui oggetti delle loro meditazioni le Linee e
-le Figure. Se voglion essi, per esempio, lodar la bellezza d’una Donna;
-o di qualche altro animale, fanno entrare nel loro Elogio, Romboidi,
-Circoli, Parallelogrammi, Ellisi, ed altre Geometriche Figure; ovvero
-de’Musicali termini. Osservai nella Cucina del Re ogni sorta di
-Strumenti di Matematica, e di Musica, le cui figure servono di modello
-alle vivande della mensa di Sua Maestà.
-
-Son mal costrutte le loro Abitazioni; e notai che non aveavi in veruno
-degli Appartamenti neppur un angolo retto; il che proviene dal disprezzo
-che an essi per la Geometria pratica, che come troppo meccanica
-riggettan; e per disgrazia, gli Architetti loro non anno lo spirito di
-comprendere le loro astratte Dimostrazioni; stupidezza, a cagione di cui
-patiscono i loro edifizj.
-
-I _Lapuziani_ generalmente son cattivi Ragionatori, e molto
-contraddicenti, se eccetuisi quando lor avviene d’aver ragione, il che
-è cosa assai peregrina. Immaginazione ed Invenzione sono termini
-ch’eglino non conoscono, e pe’quali non an neppure vocaboli in loro
-lingua; essendo circonscritti, e in qualche modo consecrati alle due
-Scienze testè da me mentovate, tutti i pensieri delle lor anime.
-
-I più di essi, e principalmente que’che si applicano allo studio
-dell’Astronomia, sono gran Fautori dell’Astrologia Giudiciaria:
-comechè arrossiscano di professarla in pubblico. Ma ciò che in
-ispezielta ammirai, e che nel tempo stesso parvemi incomprensibile, si è
-l’estrema loro curiosità per gli Politici affari, e il loro eterno
-furore di formar giudizi, e disputar sopra qualunque cosa al Governo ed
-agli Stati attinente. Per vero dire, riflettei ch’era questa un
-infermità assai comune del maggior numero de’Matematici di mia
-conoscenza in _Europa_; ma non per tanto non siegue che io non sappia
-qual relazione esservi possa tra una somigliante smania, e la loro
-professione; purchè essi non suppongano, che come un picciolo cerchio
-non ha più gradi che un grande, ne venga in conseguenza che non
-abbisogni maggior abilita per governar il mondo, che per girar un Globo
-in sensi diversi. Ma più inclino a credere, che una tale irregolarità
-provenga da un difetto comune alla Natura umana, che renderci più
-curiosi delle cose che ci concernono meno, e per cui men di talento noi
-possediamo.
-
-E’suggetto quel Popolo ad inquietudini perpetue, non gustando mai
-d’un solo instante di riposo; e derivano le sue inquietudini da cagioni
-tali che non sono affettate dal rimanente degli Uomini. Ei teme che ne
-Corpi Celesti non succedano certi cangiamenti. Per esempio, che la Terra,
-se il Sole continui sempre ad accostarsene, non resti un giorno
-inghiottita da quest’Astro: Che la superficie del Sole non sia poco a
-poco ricoperta d’una crosta, che gl’impedisca alla fine di farci
-parte del suo calore, e del suo lume. Racconta, che molto poco vi vuole
-che l’ultima apparuta Cometa non siasi urtata con la Terra, il che se
-seguito fosse, doveva questa, senz’altro, ridursi in cenere; e che
-secondo tutte le apparenze resterà infallibilmente distrutta dalla prima
-Cometa che si lascerà vedere; il che avverrà da quì a trenta e un
-anno, secondo il suo calcolo: essendo che questa Cometa, nel suo
-_perielio_ dee molto avvicinarsi al Sole, per concepire un grado di
-calore dieci mila volte più grande di quello d’un ferro rovente; e
-dopo di aver lasciato il Sole, strascicar dietro se una fiammeggiante
-coda, che eccederà la lunghezza di quattrocento mila leghe; da cui, se
-la Terra passa in distanza di trenta mila leghe dal Corpo della Cometa,
-non può certamente non restar incendiata, e ridotta in cenere. Che il
-Sole, perdendo ciascun giorno una porzion de’suoi raggi senza ricevere
-qualche alimento che ne compensi la perdita, a guisa di candella si
-smorzerà alla fine: dal che per necessità ne proverà il distruggimento
-della nostra Terra, e de’Pianetti tutti che da lui il lume ricevono.
-
-Sì fattamente sono inquietati que’Popoli da fomigliantti spaventi, che
-non trovano luogo e quiete di sorta, nè san gustare delle comuni
-soavità della vita. Quando la mattina si abbattono in alcuni de’loro
-Amici, versa la prima lor quistione sopra la sanità del Sole, come par
-ch’ei si porti nel suo tramontare, e nel suo risorgere, e se vi ha
-raggio di speranza di poter isfugire della prima Cometa il rincontro. In
-trattenimenti di questo genere, si lascian vedere a prendere il piacere
-medesimo onde gustano i fanciulli, quando intendono Storie di Fantasmi, e
-d’Apparizioni: Storie, ch’essi ascoltano con la più avida
-curiosità, ma che imprimendo loro del terrore, lor non lasciano trovar
-la strada d’andar a letto.
-
-Le Donne dell’Isola sono molto vivaci, spregiano i propj Mariti, ed
-impazziscono per gli Stranieri. Scelgono fra questi i lor Cicisbei; ma il
-mal si è che con troppo agio, e troppa libertà coltivano i loro amori;
-piochè trovasi sì profondato nelle sue meditazioni lo Sposo, che gli
-Amanti potrebbono in presenza di lui appigliarsi alle maggiori confidenze
-senza timore del suo accorgimento, purchè solamente egli avesse della
-carta, e i suoi strumenti, e che non gli fosse a’fianchi il suo
-_Risvegliatore_.
-
-Le Femmine e le Donzelle si lagnano amaramente d’essere rinchiuse in
-quell’Isola, non ostante che, a mio credere, sia quegli il più bel
-Paese del Mondo: e tutto che vi vivan elleno in tutta l’abbondanza più
-immaginabile in un modo il più magnifico, e che sia lor permesso di far
-ciò che vogliono, muojon di voglia di veder il mondo, e di gustar i
-piaceri della Capitale; il che non è lor permesso, senza, perlomeno, una
-particolare licenza del Re, e sì facile ad ottenersi non è questa
-licenza; poichè la maggior parte de’Mariti, quanto sia difficile il
-quindi far rivenire le mogli, bastevolmente saggiò. Mi fu detto che una
-Dama del primo Carattere che avea molti figliuoli, e ch’era maritata
-con un Ministro di prima sfera, uno de’principali Signori del Regno, il
-qual amavala fin ad essere pazzo, e con cui ella soggiornava in un
-de’più bei Palagj dell’Isola, imprese il viaggio di _Lagado_ col
-pretesto che spiravavi Un’aria migliore per la sanità di lei; che vi
-si tenne per alcuni mesi occultata, finchè li Re mandovvi un ordine di
-carcerazione; che fu rinvenuta in una bettola, tutta cenciosa, impegnate
-avendo tutte le sue vestiture per mantenere un vecchio laidissimo
-facchino, il qual la batteva ben bene ogni giorno, e da cui ella altresì
-con infinita ripugnanza si separò. La ricevè lo Sposo con tutta la
-bontà possibile; e senza che le ne facesse il menomo rinfacciamento: e
-perciò ella guari non istette ad eseguire una seconda scappata, a
-sportando seco tutte le sue gioje, per andar a riunirsi all’Amante suo,
-senza che poscia se ne abbia avuta contezza di sorta. Non è improbabile
-che alcuno de’miei Leggitori s’immagini che io gli narri una Storia
-_Europea_, ovver _Inglese_: Ma lo scongiuro di riflettere, che i capriccj
-del bel sesso non ristringonsi a qualche Clima, o a qualche particolare
-Nazione: bensì che anno una uniformità più generale, che tutto ciò
-che si possa dire.
-
-Nello spazio d’un mese io avea fatti bei progressi nella loro favella,
-e mi trovava in istato di rispondere alla maggior parte delle quistioni
-del Re, quand’io avea l’onore di vederlo. Non dimostrò Sua Maestà
-curiosità veruna in proposito delle Leggi, del Governo, della Storia,
-della Religione, o de’Costumi de’Paesi che io avea visitati; ridusse
-bensì tutte le sue ricerche alle sole Matematiche, ed ascoltò con molto
-sprezzo, e con molta indifferenza ciò che le dissi su quest’argomento,
-tutto che i due _Destatoti_ ch’ella teneva accosto, diligentemente le
-proprie incombenze effettuassero.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Fenomeno spiegato col soccorso della filosofia, e dell’Astronomia
-Moderna. Abilità de Lapuziani nell’ultima di queste due Scienze.
-Metodo del Re per reprimere le sedizioni.
-
-
-DImandai permissione a quel Monarca d’andar a vedere le curiosità
-dell’Isola, ed egli graziosissimamente aderì a’miei desiderj,
-ordinando nel tempo stesso al mio Maestro d’accompagnarmi. Mia
-principale premura si era di sapere a qual Cagione, o nell’Arte, o
-nella Natura, fosse debitrice quell’Isola de’suoi diversi movimenti:
-ed ecco di che or ora voglio far parte a’miei Leggitori.
-
-L’Isola volante, o fluttuante, esattamente è circolare: il suo
-Diametro è di 7837. Verghe, e vale a dire, a un di presso di quattro
-miglia e mezzo, e per conseguenza contiene dieci mila _Campi Italiani_.
-Ha trecento verghe di grossezza, e la parte sua inferiore è una spezie
-di piano di diamante assai liscio, che perfino allaltezza di più di
-dugento verghe si stende. Al di sopra di questo letto di Diamante
-trovansi i differenti minerali nell’ordine consueto, e poscia un
-inviluppo di terreno assai grasso, di dieci o dodici piedi di grossezza.
-Il pendio della parte superiore, della circonferenza perfino al centro, e
-la natural cagione che le rugiade e le pioggie che cadono sopra
-l’Isola, si rendano per piccioli rivoli verso il mezzo, donde si
-gettano in quattro dilatati Bacini, ognun de’quali ha di circuito un
-mezzo miglio, ed è lontano dal centro per dugento verghe. L’acqua di
-questi Bacini si cangia ogni giorno pel calore del Sole in vapori, il che
-impedisce ch’eglino non isgorghino; senza metter in conto, che siccome
-è in arbitrio del Monarcha di far ascendere l’Isola al di sopra della
-Regione delle nuvole e de’vapori, così è in potere di lui, quando il
-voglia, di guarentirla dalle piogge e dalle rugiade; mercè che, a
-confessione di tutti i Naturalisti, non sono che alla distanza di due
-miglia le più alte nuvole. Ciò che vi ha di certo si è, che in quel
-Paese più che a quest’altezza non ascendono elleno mai.
-
-Nel centro dell’Isola avvi un’apertura di cinquanta Verghe di
-diametro, per cui calano gli Astronomi in un gran concavo, che a cagion
-di ciò nomasi _Elandola Gagnole_, o la _Caverna degli Astronomi_,
-situato in profondità di cento Verghe più abbasso che la superior
-superficie di Diamante. Ardono di continuo in questa Caverna venti
-lampade, il cui lume sopra muraglie adamantine riflettuto, tramanda uno
-splendore che non può esprimersi. E’empiuto il Luogo di Quarti di
-Cerchio, di Telescopj, d’astrolabj, e d’altri strumenti Astronomici.
-Ma il più curioso oggetto, e donde ne dipende il destino dell’Isola,
-si è una calamita d’una prodigiosa grandezza, e d’una figura a una
-navicella di Tessitore, assai somigliante. Sei verghe di lunghezza e tre
-di grossezza ha questa calamita. Ella è sostenuta da un cardine
-fortissimo di Diamante che le passa pel mezzo, e su cui ella si aggira;
-ed è sì esatto il suo equilibrio, che il tocco più leggiero è
-valevole a muoverla. Di più: è attorniata da un voto Cilindro di
-Diamante, il qual ha quattro piedi di profondità, altrettanti di
-grossezza, e dodici verghe in diametro, situato orizzontalmente, e
-sostenuto da otto piedi di Diamante, ognun de’quali ha in altezza sei
-verghe. Nel mezzo della parte concava, evvi un incavo di dodici piedi di
-profondità, ove son collocate l’estremità del Cardine, e girano
-quando il bisogna.
-
-Non vi ha forza che toglier possa questa pietra dalla sua situazione;
-piochè il cerchio che la circonda, e i piedi ond’ella sta appoggiata,
-fono una continuazione di quel Corpo di Diamante che forma la parte
-superiore dell’Isola.
-
-Pel mezzo di questa calamita, si fa alzarsi, e bastarsi, e muoversi,
-l’Isola da un luogo all’altro: Essendo che, per rapporto a quella
-parte della Terra su cui si stende l’Imperio di Sua Maestà, e la
-pietra in una delle sue parti dotata d’una facoltà attrattiva, e
-d’una facoltà repulsiva nell’altra. In girando l’estremità
-attrattiva della calamita verso la Terra, discende l’Isola: e pel
-contrario ella monta direttamente ad alto, quando la Terra è risguardata
-dall’estremità repulsiva. Quando è obbliqua la posizion della pietra,
-lo è pure il movimento dell’Isola, mercè che in questa calamita, le
-forze operano sempre in linee paralelle alla sua direzione.
-
-Con quest’obbliquo movimento, è trasportata l’Isola verso i
-differenti luoghi del Dominio del Monarca. Per meglio spiegar ciò,
-poniamo che A B sia una linea tirata a traverso del Regno di
-_Balnibarbi_; che la linea C D rappresenti la calamita, di cui D sia
-l’estremità repulsiva, e C l’attrattiva essendo l’Isola situata
-sopra C; che la posizion della pietra sia C D con l’estremità
-repolsiva al basso; allora io dico, che salirà l’Isola in linea
-obbliqua verso D. Pervenuta ch’ella sarà al punto D, che la pietra sia
-girata sopra il suo Asse finchè la sua attrattiva estremità sia
-appuntata inverso E, io dico che l’Isole sarà portata obbliquamente
-verso E; o se la pietra è di nuovo aggirata sopra if suo Asse finchè
-ella si trovi nella posizione E F con la sua estremità repulsiva al
-basso monterà l’Isola obbliquamente inverso F, o se diregesi
-l’attrattiva estremità in verso G, e da G inverso H, in girando la
-pietra, in modo che la sua estremità repulsiva sia direttamente al
-basso. E così cangiandosi la situazion della pietra tanto sovente quanto
-egli è necessario, l’Isola o monta, o discende, o muovesi in Linee
-più, o men obblique; e in questo modo dall’uno all’altro luogo del
-Dominio è trasferita.
-
-Ma convien riflettere che quest’Isola non potrebbe essere portata più
-lunge di quel che si dilata l’Imperio del Re, nè salire a maggior
-altezza di quattro miglia. Del che gli Astronomi, che an composti grossi
-Volumi per ispegiare le maraviglie di questa pietra, recano la seguente
-ragione: Che la virtù magnetica non si diffonde al di la di quattro
-miglia; e che il Minerale il qual opera sopra la pietra nelle viscere
-della Terra, e nel Mare perfino a sei leghe o circa dalla spiaggia, non
-è sparso per tutto il Globo; bensì ha i limiti medesimi che il Dominio
-del Re: e agevole riuscirebbe a un Principe, pel gran vantaggio ch’egli
-ritrarrebbe da una somigliante situazione, di ridurre alla sua ubbidienza
-tutti i Paesi, a riguardo de’quali la calamita della sua Isola avrebbe
-le proprietà medesime.
-
-Quando questa pietra è paralella all’Orizzonte, viene arrestata
-l’Isola; imperocchè in un tal caso, le due estremità trovandosi in
-egual distanza dalla Terra, operano con forza eguale, traendo l’una al
-basso, sospignendo l’altra all’alto, donde ne siegue che non può
-esservi muovimento.
-
-E’affidata questa calamita all’attenzione di certi Astronomi, che di
-tempo in tempo le adattano quelle posizioni che più vuole il Monarca.
-Impiegan essi la maggior parte del viver loro nell’osservare i Celesti
-Corpi; il che fanno con cannocchiali infinitamente più eccellenti
-de’nostri. Un tal vantaggio gli ha messi in condizione di stendere le
-scoperte loro assai più lunge che i nostri Astronomi in _Europa_;
-perchè an essi formato un Catalogo di dieci mila Stelle fisse; laddove
-la più compiuta lista delle nostre, non ne continue che incirca la terza
-parte di questo numero. An discoperto due _satelliti_ di _Marte_, un
-de’quali è lontano dal centro di questo Pianeta di tre de’suoi
-Diametri, e di cinque l’altro: aggirasi questo sopra il suo centro in
-ventun’ora e mezzo, e quegli in dieci; cosicchè: Quadrati de’loro
-Tempi periodici sono presso poco nella proporzione medesima co’Cubi di
-loro distanza dal Centro di _Marte_: il che dimostra con evidenza che son
-governati dalla Legge medesima di gravazione, onde son suggetti gli altri
-Corpi Celesti.
-
-Hanno osservate novanta e tre Comete differenti, e notati con
-grand’esattezza i ritorni loro periodici. Se ciò è vero, come con
-gran franchezza l’assicurano, sono a desiderarsi estremamente le lor
-Opere rendute pubbliche, perchè servir potrebbono a portar la Teorica
-delle Comete, che fin al presente è molto difettuosa al punto medesimo
-di perfezione, ove le altre parti dell’Astronomia sono pervenute.
-
-Sarebbe il Re il più assoluto Principe dell Universo, se solamente
-potesse rendere persuasi i suoi Ministri d’unirsi strettamente a lui:
-ma come son situati al Continente i Beni di questi, e che d’altra
-parte, spaccian eglino l’impiego di Favorito come cosa la più fragile
-del Mondo, assentir non vollero mai che ridotta fosse in ischiavitù la
-Patria loro.
-
-Quando si ribella qualche Città, ch’è squarciata da violente Fazioni,
-o che niega di pagare gli ordinarj tributi al Re, servesi questo Principe
-di due metodi per rimetterla nel propio dovere. Il primo è il più soave
-si è, di situare l’Isola al di sopra di quella tal Città, e del
-circostante Paese, affin di toglierle la pioggia, ed il calore del Sole:
-il che immediate produce una generale consternazione, e cagiona
-infermità negli Abitatori. Che se il merita il loro delitto, si lancian
-loro dall’Isola delle grosse pietre, da cui non han essi che un solo
-mezzo per guarentirsi; ed è di cacciarsi entro caverne o concavità, in
-tempo che i tetti delle loro Case ruinano. Ma se a dispetto di tutto
-questo restan tenaci nella loro perfidia, o presumono di rivoltarsi: il
-Re ne viene all’ultimo de’rimedj, il qual è di lasciar cadere
-direttamente sull e loro teste l’Isola; il che in un tempo stesso e le
-Case della Città, e gli Abitatori distrugge. Con tutto ciò, molto di
-rado a un’estremità di questa fatta vuole ridursi il Monarca; anzi non
-ha egli mai una vera intenzione d’effettuarla: d’altra parte non
-ardirebbono i suoi Ministri consigliargli un’azione, che non solamente
-renderebbelo odioso al Popolo, ma eziandio ruinerebbe le propie loro
-Tenute, le quali sempre son collocate nel Continente, essendo l’Isola
-il Dominio del Principe.
-
-Ma vi ha altresì una più importante ragione, perchè i Re di quel Paese
-cotanto ripugnino all’eseguimento d’una vendetta sì formidabile, se
-pure non vi son costretti da una estrema necessità: Essendo che, se
-nella Città che si vorrebbe distrutta, sienvi solamente alcune gran
-roccie, come ve ne sono quasi in tutte le gran Città, che, secondo tutte
-le apparenze sono state costrutte in luoghi idonei ad impedire una
-somigliante Catastrofe, una caduta alquanto gagliarda danneggiar potrebbe
-la superficie inferiore dell’Isola; la quale, tutto che consiste, come
-già il dissi, in un sol Diamante di dugento verghe di grossezza,
-potrebbe frangersi per un urto troppo violento, oppur fendersi in
-accostandosi troppo a’fuochi accesi nelle abitazioni della Città; come
-allo spesso cio avviene alle lastre di ferro, o di pietra ne’nostri
-Focolari. A maraviglia, di tutto cio n’è informato il Popolo; ed ha
-egli l’abilità di portar precisasmente la sua ostinazione al punto ove
-bisogna, quando si tratti della propia libertà, o de’propj Beni. E il
-Re, allor quando è più sdegnato, è più risoluto di rovesciare
-sossopra la Città, commanda che adagio adagio facciasi scender
-l’Isola, col pretesto della somma tenerezza di lui inverso il suo
-Popolo: ma in sostanza, per timore di spezzare la superficie del
-Diamante: nel qual caso son persuasi tutti que’Filosofi, che la
-calamita a sostenerla più non varrebbe.
-
-Per una Legge fondamentale di quel Regno, nè al Re, nè a veruno
-de’suoi Primogeniti, non è permesso di distaccarsi dall’Isola:
-Quanto alla Regina, non l’è proibito, purchè ella non sia più in
-istato d’aver figliuoli.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-L’Autore parte da Laputa, è condotto a Balnibardi, e arriva alla
-Capitale. Descrizione di questa Città, e del sue Distretto. Ospitalità
-con cui egli è ricevuto da un Gran Signore. Sua conversazione con esso
-lui.
-
-
-TUtto che non avessi un giusto motivo di lagnarmi della maniera con cui
-io era trattato in quell’Isola; un po troppo, non ostante, io vi era
-trascurato: ed era la trascuranza alquanto disprezzante: mercè che nè
-il Principe, nè chi che fosse de’Suggetti di lui, non avea la menoma
-curiosità per veruna Scienza, eccettuatene le Matematiche, e la Musica,
-che in confronto di loro molto poco io intendeva: dal che provenivane che
-molto poco pure a me si badasse.
-
-Da un’altra parte, avendo io vedute tutte le rarità dell’Isola, mi
-moriva di voglia d’abbandonarla, non potendo più soffrire a patto
-veruno la compagnia di quel Popolo. Ma vero è ch’è lui eccellente in
-due Scienze che in ogni tempo furono molto da me apprezzate, ed in cui,
-ardisco di dirlo, io non sono onninamente ignorante; ma in ricompensa,
-stava egli di continuo sì forte profondato nelle sue specolazioni,
-ch’è impossibile di ritrovar uomini di un commerzio più
-disaggradevole. Io non frequentava che Donne, che Mercatanti, che
-_Destatori_, e che Paggj di Corte per gli due mesi del mio soggiorno
-colà; cosa, che alla fine in un generale dispregio gettommi. Ma che
-farvi? Eran costoro l’uniche persone, ond’io potea ricevere una
-risposta ragionevole.
-
-A forza d’applicazione, mi era molto avanzato nella conoscenza della
-loro favella: mi trovava lasso d’essere confinato in un’Isola ove io
-faceva una sì sciocca figura; ed era risoluto a tutto costo con prima
-opportunità di lasciarla.
-
-Aveavi alla Corte un Gran Signore parente assai stretto del Re, e
-rispettato per questa sola ragione. Fra coloro ei passava pel personaggio
-il più stupido, e il più ignorante di tutto il Regno. Molte volte
-renduti aveva segnalati servigj alla Corona, e possedeva qualità egregie
-di cuore e di spirito; ma in riguardo alla Musica, egli avea
-un’orecchia così cattiva, che i suoi nemici, d’aver allo spesso
-battuta a falso la misura, accusavanlo. Creder non si potrebbono gli
-stenti sofferti da’Precettori di lui in dimostrargli una sola
-proposizione di Geometria, ed anche delle più facili. Diedemi molti
-contrassegni di benevolenza, sovente mi onorò di sue visite, e mi pregò
-d’instruirlo degli Affari dell’_Europa_, e altresì delle Leggi,
-delle Costumanze, e delle Scienze del bell’uso ne’differenti Paesi,
-ove viaggiato io avea. Mi ascoltò con estrema applicazione, ed
-eccellentemente riflettè su tutto ciò che gli dissi. Il posto da lui
-tenuto in Corte, l’obbligava ad avere due _Svegliatori_ a sue spese; ma
-non se ne serviva mai se non in presenza del Re, o in alcune visite di
-cerimonia, e gli faceva sempre uscire, quando soli insieme ci trovavamo.
-
-Pregai questo Signore d’intercedere a favor mio dal Re la permissione
-d’andarmene: ei ricevè l’impegno della commissione, comechè contra
-genio, a quel che meco con bontà se ne spiegò, poichè statemi da lui
-avanzate molte vantaggiose proposizioni, io, con mille proteste d’un
-eterno riconoscimento, le ricusai.
-
-Nel decimo sesto di Febbrajo presi congedo da Sua Maestà, e da tutta la
-sua Corte. Fecemi un regalo il Re pel valore di dugento Ghinee; e il mio
-Protettore, di lui parente, un più ragguardevole ancora, aggiugnendovi
-una lettera di raccomandazione per un Amico ch’egli avea in _Lagado_,
-la Capitale. Stando allora situata l’Isola al di sopra d’una Montagna
-in distanza di sole due miglia da questa Città, ne fui calato dalla
-Loggia più inferiore, nella guisa stessa con la quale io avea salito.
-
-La Terra Ferma, per quanto dilatasi il Dominio del Monarca dell’_Isola
-Fluttuant_e, porta il nome generale di _Balnibarbi_, e la Capitale, come
-già il dichiarai, si appella _Lagado_. Non fu mediocre la mia
-consolazione di ritrovarmi sul Continente. Essendo io abbigliato come un
-Naturale del Paese, e sapendo abbastanza il linguaggio per farmi
-intendere, spasseggiai senza timore di sorta per la Città. Fummi facile
-di rintracciare l’abitazione di quegli a cui io era raccomandato, e la
-lettera del suo Amico gli presentai. Non può darsi ricevimento più
-obbligante del praticatomi da quel Signore, il qual chiamavasi _Munodi_:
-ei mi assegno un Appartamento in sua casa, ove restai per tutto il tempo
-del mio soggiorno a _Lagado_.
-
-Il giorno dietro del mio arrivo, ei mi prese nel suo Cocchio per veder la
-Città, la qual è grande poco più, poco meno per la metà di Londra; ma
-i suoi edifizj sono mal costrutti, e cadono, quasi tutti in ruina.
-
-E affrettato il Popolo in camminando per le strade, egli ha un portamento
-distratto, ed è quasi tutta cenciosa la sua vestitura. Noi passammo per
-una delle porte della Città, e per tre miglia c’innoltrammo nel
-Distretto, ove vidi molti Campajuoli che con diverse sorte di strumenti
-la terra smuovevano, ma indovinar mai non seppi il loro disegno; nè in
-luogo veruno, o frumento, od erba non ravvisai, tutto che il Territorio
-apparisse eccellente. Ciò che testè veduto io avea in Città, e ciò
-che sul fatto stesso io vedeva in Campagna, rendemmi ardito per chiedere
-al mio Conducitore la spegazione di quel, che il prodigioso numerò di
-teste, e di mani occupate, tanto nelle strade che ne’Campi, significar
-volea; imperciocchè non poteva io figurarmi che qualche cosa risultar ne
-dovesse; ma che, pel contrario, in alcun tempo non mi era caduto sotto
-l’occhio un Territorio più mal coltivato, Case sì pessimamente
-fabbricate, o un Popolo, la cui aria, e il cui vestimento esprimessero
-una più profonda miseria. Era _Munodi_ un Signore del primo carattere,
-ed era stato per molti anni Governatore di _Lagado_; ma un imbroglio
-de’Ministri tolsegli quel Governo. Con tutto ciò con molta bontà il
-trattava sempre il Rè, come un suddito assai ben intenzionato, ma di
-pochissimi talenti.
-
-Fatta che gli ebbi la censura del Paese e degli Abitanti, ei non mi
-rispose nulla; dissemi solo che la brieve mia dimora non poteva per anche
-mettermi in istato di formarne qualche giudizio, e che ogni Nazione del
-Mondo ha i suoi peculiari costumi; con alcuni altri comuni luoghi del
-genere medesimo. Ma ritornati che fummo al Palagio di lui, mi dimandò
-cio che sembravami di quell’Edifizio, quai difetti vi avessi osservati,
-e qual fosse il mio pensiere sopra il portamento e la vestitura de’suoi
-domestici? In farmi somiglianti quistioni, ei non correva gran risico;
-con ciò sia che tutto ciò che si rinveniva in una sua Casa, passar
-potea per cosa assai regolare, e dell’ultima magnificenza. Gli
-replicai, che la saggezza, la qualita e le ricchezze di sua Eccellenza,
-aveanla messa al coperto da’difetti che la follia, e la meschinita
-prodotti aveano negli altri. Si espresse egli, che se io gradiva
-d’accompagnarlo alla sua Casa di Campagna, che per venti miglia era
-discosta dalla Capitale, ed ove stavano situate le Tenute di lui, avuto
-avremmo il piacere di disputar a nostr’agio su quest’argomento. Fu la
-mia risposta che io dipendeva interamente da’cenni suoi; cosicchè non
-fu differito che al dì seguente il nostro picciolo viaggio.
-
-Nel frattempo del nostro cammino, egli osservar mi fece i metodi
-differenti, onde per render colte ed ubertose le loro terre, servonsi i
-Fattori di Campagna: Metodi, che mi parvero assolutamente
-incomprensibili; poichè, toltine alcuni luoghi in picciolissimo numero,
-cannello di biada di sorta non vidi in qualunque parte, e neppure il
-menomo filo d’erba. Ma tre ore dopo, più così non passò la faccenda:
-ci trovammo in un Paese il più bello del Mondo. Ben fabbricati Edifizj
-di Castalderie, in corta distanza gli uni dagli altri, regnavanvi. I
-Campi cinti di siepi, contenevano de’vigneti, de’seminati, o delle
-praterie. Non mi ricordava d’aver mai veduta cosa più deliziosa. Notò
-bene l’Eccellenza Sua la giocondità che dipignevasi sulla mia faccia,
-e dissemi sorridendo, che quivi cominciavano i suoi Poderi, e che sempre
-vi avremmo camminato sopra, finchè alla sua abitazione pervenuti
-fossimo: Che le Genti del Paese lo spacciavano per uno sciocco, e il
-dispreggiavano, perchè egli non badasse con più attenzione a’propj
-affari, e recasse a tutto il Regno un esempio sì pernizioso, il qual
-tuttavia era seguito da picciol numero di persone.
-
-Arrivammo finalmente alla Casa, ch’era un superbo Edifizio, costrutto
-secondo le migliori regole dell’antica Architettura: Fontane, Giardini,
-Passeggj, Viali, Grotte, tutto era fatto e disposto con discernimento, e
-con gusto. Io lodava qualunque cosa, senza che Sua Eccellenza mostrasse
-d’avvedersene; ma dopo cena, restati soli che fummo, con uno stile di
-maninconia ei mi disse, che trovavasi in una grande apprensione,
-dubitando d’essere costretto di gettar a basso tutte le sue Case di
-Campagna, e di Città, per rifabbricarle alla nuova moda: di distruggere
-tutte le sue piante, per formarne dell’altre nella figura prescritta
-dall’uso corrente, e d’ingiugnere gli ordini medesimi a tutti i suoi
-Fattori: che senza questo egli si esporrebbe alle imposture d’orgoglio,
-di spirito, di singolarità, d’affettazione, d’ignoranza, e di
-capriccio, ed eccitarebbe forse contra di se lo sdegno, e la disgrazia di
-Sua Maestà.
-
-Aggiunse; che svanirebbe ben presto la mia maraviglia, quando informato
-fossi d’alcuna particolarità, che, secondo tutte le apparenze, io non
-aveva apprese alla Corte, essendo colà gli uomini troppo ingombri dalle
-propie loro speculazioni, per doversi prender cura di quanto quì abbasso
-si pratica.
-
-Sono quarant’anni, o circa, ei mi disse, che taluni, o per piacere, o
-per affari, il viaggi di _Laputa_ impresero; e dopo d’esservi
-soggiornati per cinque mesi, furono di ritorno con una leggerissima
-tintura delle Matematiche, ma ricolmi di spiriti volatili, in
-quell’aerea Regione conceputi: Che cominciarono costoro dal biasimare
-ogni cosa senza eccezione veruna, e che il disegno di mettere l’Arti,
-le Scienze, la Favella, e le Meccaniche sopra un nuovo piede, formarono:
-Che a tal effetto, fecero in modo che ottennero un Diploma per
-l’erezione in _Lagado_ d’un’Accademia di Manipolatori di progetti,
-e che spezie tale di malattia fu sì contagiosa, che ben presto non vi
-ebbe neppur una sola Città del Regno, anche delle men ragguardevoli, che
-non avesse la sua Accademia particolare: Che ne’Collegj di questa
-fatta, inventano i Professori nuovi metodi di coltivar le terre, e di
-fabbricar le Case; ed altresì nuovi strumenti per tutti i mestieri, e
-per le manifatture: Strumenti sì stupendi, che in servendosene un sol
-uomo, è capace di far l’opera di dieci, e un Palazzo può esser
-fabbricato in una settimana con materiali sì durevoli, che non vi
-abbisogni la menoma riparazione mai più: Che studian eglino eziandio le
-maniere perchè in qualunque stagione maturino tutte le frutte della
-terra, e perchè ingrossino cento volte più che al presente: Che vi ha,
-non ostante, una sola inconvenienza, che niun di questi progetti trovasi
-per anche ridotto a perfezione, e che nel frattempo, il Paese se la passa
-in una deplorabile costituzione, che gli edifizj ruinano, e che il Popolo
-muore di fame, e non ha con che ricoprirsi. Il che, anzi che
-disanimargli, vie più rinvigorisce in loro il furore de’progetti: Che
-quanto a lui, che non era uno spirito intraprendente; stavasene; egli
-pago di calcare il cammin battuto, di soggiornar nelle Case state
-costrutte da’suoi Antenati, e di niente innovare nella maggior parte
-delle cose della vita: Che certi qualificati Signori, ed alcuni altri di
-minor carattere aveano i sentimenti medesimi, ma ch’erano vilipesi, e
-trattati come tanti ignoranti, e pessimi Cittadini, che all’universal
-vantaggio la propia particolar comodità preferivano.
-
-Aggiunse _Monodi_; ch’egli introducendosi in una più distinta
-specificazione, scemarmi non volea il piacere che avrei risentito nel
-visitare la loro grande Accademia, come Consigliavami di fare. Mi pregò
-solamente di gettar lo sguardo sopra un disolato edifizio, che in
-distanza di tre miglia da noi scoprivasi sulla declività d’un monte,
-di cui eccone la precisa storia. Io avea, ripigliò egli, a una mezza
-lega dalla mia abitazione un Mulino assai buono, il qual col benefizio
-d’una grossa Riviera continuamente girava, e donde io traevane, e i
-miei Fattori altresì, quel miglior uso che desiderar potevamo. Sono
-sett’anni, o circa, che una Società di questi Manipolatori di
-proggetti venne a propormi di distruggere questo Mulino, e di costruirne
-un altro sul fianco di questo Monte; sulla sommità di cui, dicevan
-coloro, conveniva far un canale, che fosse una foggia di Serbatojo; nel
-quale, pel mezzo di molti cannoni si sarebbe fatta scorrere l’acqua, e
-quindi se ne sarebbe somministrata al Mulino: mercè che il vento, e
-l’aria imprimevano nell’acqua, quand’ella si trova sopra una
-eminenza, un nuovo grado d’agitamento, e per questa stessa ragione,
-più idonea al moto la rendono; ed eziandio, perchè discendendo
-l’acqua in maggior declività, potea più facilmente far girare il
-Mulino, che nol farebbe un fiume, il quale scorre con maggior livello. E
-come allora, continuò _Monodi_, io non mi trovava troppo bene in Corte,
-e che d’altra parte molti miei Amici mi stimolavano, soscrissi al
-progetto: Ma dopo di aver per lo spazio di due anni fatto travagliare un
-centinajo d’uomini se ne ristette l’opera, e i Manipolatori di
-progetti si ritirarono, ribattendo sopra di me il mal successo, e
-scongiurando tutti i possessori di Mulini ad acqua sopra le Riviere, di
-farne fabbricare sopra qualche monte, per convincermi coll’esperienza
-del torto che io mi faceva.
-
-Pochi giorni doppo fummo di ritorno alla Città, e riflettendo Sua
-Eccellenza di non trovarsi ella in troppo buon odore presso
-l’Accademia, non volle andarvi in mia compagnia, ma ad uno de’suoi
-Amici mi raccomandò. Dipinsemi a quest’Amico come un grande ammiratore
-di progetti, straordinariamente curioso, e di buona fede; il che tuttavia
-era alquanto vero, avendo io medesimo in qualche tempo fatti
-de’progetti assai ridicoli.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-L’Autore ha la permissione di vedere la Grande Accademia di Lagado.
-Ampia descrizione di quest’Accademia. Arti nelle quali vi c’impiegano
-i Professori.
-
-
-NON è quest’Accademia un solo Edifizio, bensì una serie di molte Case
- d’ambo i lati d’una strada, la qual divenuta disabitata, in domicilo
-degli Accademici destinossi.
-
-Fecemi il Rettore un graziosissimo accoglimento. Ciascuna stanza
-conteneva uno o più Manipolatori di progetti, e ben credo che vi fossero
-da cinquecento stanze in tutto.
-
-Il primo uomo, in cui mi abbattei, era smunto e squallido, avea la
-faccia, e le mani tutte fuliggine, i capelli rabbuffati, la barba lunga,
-ed era per sopra più tutto lacero. I suoi vestiti, la sua camiscia, e la
-sua pelle, erano precisamente del colore medesimo. Otto anni consumati
-avea nel preparar de’cocomeri per attraerne i raggj Solari, che
-disegnava di riporre in vasi ermeticamente suggellati, affin di valersene
-a riscaldare l’aria nelle Stati poco favorevoli. Dissemi, ch’ei punto
-non dubitava, nel termine d’anni otto di non trovarsi in istato di
-somministrare una ragionevole quantità di questi raggj al Giardino del
-Governatore; ma lagnavasi dell’estrema mediocrità del suo stipendio, e
-mi pregò di dargli qualche picciola cosa per incoraggirlo nel suo
-lavoro, e per compensarlo alquanto dell’eccessivo caro prezzo, onde
-l’anno precedente erano stati i cocomeri. Gli feci un picciolo
-presente; avvegnachè il Signore che mi albergava, provveduto aveami a
-tal oggetto di qualche danajo, ben sapendo ch’era lor costume di
-chiedere onestamente la limosina, a tutti que’che andavano a visitargli.
-
-Entrai in un’altra stanza; ma fui sul punto di tornarmene immediate
-addietro, a cagione del puzzo orribile che mi diede nelle narici,
-nell’atto di porvi il piede. Sospinsemi avanti il mio Conducitore, e mi
-accennò di non dare il menomo indizio d’aversione, o di nausea,
-perchè avrebbesi ricevuto per un’offesa mortale. Il credei, e
-violentai la mia pulitezza perfino a non otturarmi neppur il naso. Era il
-più vecchio Studente dell’Accademia colui che in quella cella abitava.
-Tutte impeciate di lordure erano le mani e le vestimenta di lui.
-Presentato che me gli ebbi, fu ad abbracciarmi con ogni sorta di
-tenerezza; civiltà, da cui l’avrei dispensato ben volentieri. Dal
-primo istante del suo aggregamento all’Accademia, si era gli applicato
-a rimettere nel loro stato primitivo gli escrementi umani, separandone
-quella spezie di tintura che vi è influita dalla bile, facendone
-svaporare l’odore, e il salivale togliendone. Pagavagli ogni settimana
-la Società una sorta di diritto, consistente in un vase riempiuto di
-umane fecce, perchè gli esperimenti suoi egli proseguire potesse.
-
-Vidi un altro, tutto intento a calcinar del ghiaccio per formarne polvere
-da cannone. Mostrommi costui un Tratto da lui composto sopra la
-_Malleabilità_ del Fuoco, già tutto in pronto per mettersi alla luce.
-Quivi pure stavasene un Architetto ingegnosissimo, inventore d’un nuovo
-metodo di frabbricar le Case, cominciando dal colmo, e terminando per le
-fondamenta, il che con l’esempio di due prudentissimi insetti, l’Ape,
-e il Ragnolo, egli giustificava.
-
-In un altro Appartamento mi venne sotto l’occhio un uomocieco nato, e
-con esso seco molti allievi, parimente ciechi. Consisteva il loro impiego
-nel frammescolar de’colori per uso della Dipintura; e il Maestro lor
-insegnava a distinguerli pel mezzo del tatto; o pel mezzo del gusto. Ma
-per tutto il tempo che io fui presente, assai male vi riuscirono;
-essendosi il Professore medesimo quasi ogni volta ingannato.
-
-Ma nulla sono i progetti tutti or ora da me mentovati, in paragone di
-quegli che in questo punto participar voglio a’miei Leggitori. Da uno
-di quegl’industriosi Accademici si era ritrovata l’Arte di lavorar la
-terra con porci, per risparmiare la spesa degli aratri, de’buoi, e
-degli operaj. Ecco il metodo di lui. In un campo di terra convien
-sotterrare a sei pollici di distanza l’une dall’altre, e ad otto di
-profondità, un buon numero di ghiande o di datteri, che i porci cercano
-con grande avidezza; dopo ciò, convien condurre sopra luogo cinque o
-secento di questi animali: or eglino, arrivati appena, smuoveranno
-co’grugni loro tutta la terra rintracciando il lor nutrimento, e la
-renderanno idonea ad essere seminata, ingrassandola nel tempo stesso col
-loro letame. Per vero dire, dopo molti reiterati esperimenti, si è
-rinvenuto che il travaglio era non poco, senza che tuttavia ricolto di
-sorta se ne fosse veduto. Con tutto questo non si dubita che il
-ritrovamento non abbia un giorno ad essere estremamente perfezionato.
-
-Rendeimi in un’altra Camera tapezzata d’ogni intorno di tele di
-ragnolo, se si eccettui un picciolo passaggio molto angusto, per cui
-l’Artista entrare ed uscire poteva. Ravvisato ch’ei mi ebbe, gridò
-con forte tuono che non toccassi le sue tele. Qual fatal errore, mi
-disse, che per un tempo sì sterminato ci siam prevaluti de’bachi da
-seta, quando in tanta copia abbiamo animaletti domestici, di
-que’vermini infinitamente migliori! Oltracciò, aggiunse, servendoci
-de’ragnoli, a temer non avremmo l’incomodità che cagiona la morte
-de’bachi; del che interamente ne restai convinto, quand’ei mi fece
-mostra d’un numero prodigioso di mosche a maraviglia colorate,
-ond’egli nutricava i suoi ragnoli, assicurandosi che le tele ne
-concepirebbono qualche tintura, e che come avevane di tutti i colori, si
-lusingava di ritrarne gran profitti da un tale ritrovamento, immediate
-che riuscito gli fosse di nutrir le sue mosche con certe gomme, con certi
-olj, e con altre glutinoso materie, per inserir nelle sila della forza, e
-della consistenza.
-
-Un altro Accademico, ch’era Astronomo, impreso avea di collocare un
-Orivolo da Sole sopra la girandola del Palazzo di Città, aggiustandone
-il muovimento annuale e giornaliero della Tera e del Sole, in modo, che
-esattamente corrispondesse a tutti gli accidentali muovimenti, che il
-vento facesse fare alla girandola.
-
-Mi accadde di dovermi lagnare col mio Conducitore per un picciolo
-assalimento di colica, ed egli mi guidò nell’Appartamento d’un
-famoso Medico, rendutosi tale pel modo di guarire questa sorta di
-malattia. Ecco il suo metodo. Una sciringa di misura enorme, era da lui
-riempiuta d’aria: scaricava egli quest’aria nel corpo del paziente, e
-dopo ciò, ritiravane lo strumento per rimpierlo di nuovo d’aria;
-cosicchè replicato appena per tre volte, o quattro, quest’esercizio;
-il vento, onde il corpo del paziente era riempiuto, forzava quello che
-cagionato avea il male ad uscirne, e quindi seguivane la guarigion
-dell’infermo. Ei ne fece un saggio sovra un cane in presenza mia, il
-qual cane, per dir vero, non si lagnava d’aver la colica; ma in
-ricompensa ne fu preservato per sempre; mercè che alla seconda scarica
-della sciringa, il povero animale crepò. Noi lasciammo il Dottore molto
-occupato a restituirgli la vita, facendone uscire il soverchio d’aria:
-ma dubito del riuscimento dell’operazione.
-
-Diedi una scorsa per molti appartamenti; ma non avendovi ritrovata cosa
-così importante come il narrato fin quì mi scuserà chi legge se la
-passo sotto silenzio.
-
-Fin allora io non avea visitata cbe una parte dell’Accademia, essendo
-abitata l’altra da que’che si applicano all’avanzamento delle
-Scienze specolative, di cui ne farò parola, dopo di aver fatta menzione
-d’un illustre Personaggio, dinominato fra coloro l’_Artista
-Universale_. Ei ci notificò d’essersi occupato pel corso di
-trent’anni in rintracciar i mezzi di prolungare la vita umana. Due gran
-camere egli avea ripiene di mille curiosità, e cinquanta uomini
-operavano sotto di lui: entro a un vase condensavano questi l’aria; e
-que’avean l’arte di togliere da quest’aria tutte le particelle di
-nitro o d’acqua; ed altri ammollivano pezzi di marmo per formarne
-de’cuscinetti, e de’guanciali. L’Artista medesimo si trovava allora
-molto impegnato in due gran progetti. Consisteva il primo in seminare una
-terra di paglia, in cui, diceva egli, contenevasi la vera virtù
-producitrice; il che egli dimostrava con molti ragionamenti, che io non
-ebbi la capacità di comprendere. La seconda invenzione tendeva ad
-impedire che gli agnellini non si ricoprissero di lana; lusingandosi
-l’Artista di poter ciò effettuare col mezzo d’alcune gomme,
-ed’alcuni minerali applicati esteriormente sopra la loro pelle, e che
-nello spazio di qualche tempo si sarebbe sparsa per tutto il Regno una
-razza di pecore totalmente ignude.
-
-Facemmo un giro all’altra parte dell’Accademia, ove, come già il
-diceva, i Manipolatori di progetti in i scienze specolative, la loro
-Residenza aveano.
-
-Il primo Professore che io vidi, se ne stava in un grande Appartamento,
-ed avea quaranta Scolari d’intorno a se. Dopo i primi complimenti,
-osservando egli che io risguardava con attenzione una macchina, che, poco
-men che la stanza tutta teneva ingombra, disse che io forse mi trovava
-sorpreso, che egli formato avesse il disegno di servirsi di meccaniche
-operazioni, per l’aumentazione delle conoscenze specolative: ma che il
-Pubblico troppo tardato non avrebbe a risentirne l’utilità di cotale
-metodo: e che vantavasi senz’altro, che uomo al Mondo inventata non
-avesse più bella cosa. E noto ad ognuno, continuò il Professore, quanto
-sia laborioso l’ordinario metodo di far acquisto di certe scienze;
-laddove con l’invenzione, onde io vi parlo, l’uomo, il più
-ignorante, può, con poco stento, e quasi con niuna spesa, scrivere sopra
-la Filosofia, la Poesia, la Politica, le Leggi, le Matematiche, e la
-Teologia; e ciò senza avere nè genio, nè studio. Mi fece allora
-avvicinare alla macchina attorniata da tutti i lati da’discepoli di
-lui, disposti in ordine. Ella avea venti piedi in quadro, e ne stava
-collocata nel mezzo della Camera. Era composta la sua superficie di
-diversi pezzi di legno, presso poco, della grossezza d’un dado ma gli
-uni alquanto più larghi che gli altri. Tutti questi pezzi erano uniti
-insieme con sottilissime fila, ed era coperti di carta esattamente
-applicata sopra cadaun quadrato; e sopra queste carte stavano scritti
-tutti i termini di loro Lingua ne’loro differenti Modi, Tempi, e
-Declinazioni, ma senza regolarità veruna. Pregommi il Professore di star
-attento, perchè ei accignevasi a far operar la sua macchina. Aveavi
-quaranta manichi di ferro d’intorno alla macchina stessa confitti; ed
-ognuno de’Discepoli, per ordine del Maestro, impugnava un manico: dopo
-ciò, per un giro di mano ch’essi lor diedero, vidi che interamente si
-era cangiata la disposizione de’termini. Il Maestro allora comandò a
-trenta e sei de’suoi Discepoli di leggere a bassa voce le differenti
-linee che erano apparute sopra la macchina: che se eglino trovavano tre o
-quattro termini insieme che una parte di frase compor potessero, erano
-obbligati di dettargli agli altri quattro giovani ch’erano i Segretarj.
-Tre volte o quattro era ripetuta quest’operazione, ed ogni volta in
-nuovo modo si trovavano disposti i termini. Sei ore del giorno erano
-impiegate dagli Scolari in questo studio; e il Professore molti fogli mi
-mostrò da lui composti di diverse imperfette frasi, che disegnava di
-cucir insieme, per formarne poscia un dì di tutti questi ricchi
-materiali un compiuto sistema di tutte l’Arti, e di tutte le Scienze:
-Disegno, diceva egli, potevasi metter in eseguimento con assai maggior
-facilità, e con assai maggior prontezza, se il Pubblico determinato si
-fosse a crear un Fondo per far costruire, e metter in opera in _Lagado_
-cinquecento di queste macchine, e ad ordinare a’Direttori di unir
-insieme tutte le loro collezioni.
-
-Ei mi assicurò di aver fin dalla prima sua giovinezza consecrati tutti i
-suoi pensieri a cotale ritrovamento; che nella sua macchina non era
-ommesso termine veruno del suo linguaggio; e che avea egli formato il
-più scrupoloso calcolo della general proporzione che vi è fra’numeri
-delle particole, de’Nomi, de’Verbi, e delle altre Parti della Favella.
-
-Rendei i più umili ringraziamenti a quel Personaggio illustre, per la
-facilità con cui egli d’un sì bel progetto facea mi parte; e gli
-promisi che se mai per buona sorte la mia Patria riveder dovessi,
-defraudato non l’avrei della giustizia di riconoscerlo per l’unico
-Inventore di quella Macchina maravigliosa. Gli dissi, che tutto che sia
-ordinario costume de’nostri Letterati in _Europa_ di farsi onore degli
-altrui ritrovamenti; donde, per lo meno, riveniva lor l’avvantaggio di
-piantar una controversia, qual fosse l’Inventore vero; ei, non ostante,
-potea accertarsi, che quanto alla macchina testè da me veduta, chi che
-sia non gli contrasterebbe la gloria dell’invenzione.
-
-Alla Scuola di Lingua di poi passammo, ove tre Professori unitamente
-deliberavano sopra i mezzi di perfezionare il Linguaggio del loro Paese.
-
-Il primo progetto si era d’abbreviare i Ragionamenti, non lasciando che
-una sillaba a tutti i termini che ne aveano molte, e troncando i Verbi ed
-i Participi; mercè che a ben riflettervi, tutte le cose immaginabili non
-sono che nomi.
-
-Ma, dice uno degli altri, non sarebbe meglio di troncare assolutamente
-tutti i termini? Per far meglio gustare un somigliante progetto, ei
-pruovo che la sanità, ell’amore del parlar breve, troverebbonvi
-egualmente il loro conto; essendo incontrastabile, che ciascuna parola
-che noi pronunziamo, per quanto poco il faccia, logora i nostri polmoni,
-e per conseguenza a corcia il nostro vivere, E per tal ragione ei
-proponeva come ottimo espediente, che poichè i termini non sono che i
-nomi delle _cose_, sarebbe più ragionevole che ognuno con se portasse le
-_cose_, onde ei volesse discorrere. E senz’altro avrebbe avuto luogo
-questo ritrovamento, con somma vaghezza del Ritrovatore, se le Donne,
-collegate col profano Volgo, minacciata non avessero una rivoltura, se
-lor si togliesse l’uso di loro favella per parlare alla foggia degli
-Avoli loro. Tanto è vero che la Plebaglia è un nemico implacabile di
-tutto ciò che Scienza si appella. Non ostante, molti saggissimi ed
-eruditissimi uomini sieguono il nuovo metodo d’esprimersi per _cose_:
-metodo, a cui tuttavia opponesi una picciola inconvenienza; ed è, che
-quando un uomo ha molti affari, e di differenti spezie, egli è costretto
-di portar con esso seco una quantità molto più considerabile di _cose_,
-purchè non gli manchino i mezzi di mantenere alcuni servidori che da tal
-fastidio l’esimano. Vidi talvolta due di questi Saggi poco men che
-oppressi sotto il peso de’lor fardelli, come appunto i merciajuoli
-delle strade fra noi. Quando questi Signori si rifcontravano fuori di
-casa, adagiavano i loro fagotti a terra, e traendone le merci l’una
-dietro l’altra, si trovavano in istato di trattenere per un’ora
-intera la conversazione; dopo di che, ciascheduno raccoglieva le sue, ed
-essendosi l’un per l’altro ajutati a riporsi in sulle spalle le loro
-cariche, si licenziavano.
-
-Ma quanto a men lunghi trattenimenti, puossi agevolmente mettere sotto il
-braccio o nelle propie tasche tutto ciò ch’è bisognevole; e quando si
-sta in casa, non vi ha imbarazzo di sorta. Ecco la ragione, perchè la
-Stanza ove si assembiano coloro che una tal Arte mettono in uso, è
-ripiena di tutte le _cose_, che sono necessarie per far sussistere sì
-ingegnose conversazioni.
-
-Un altro gran vantaggio che ritrar si potrebbe cotal invenzione si è,
-che quindi ne proviene un Linguaggio Universale, ben inteso da tutte le
-colte Nazioni, le cui masserizie, e suppellettili generalmente, alle
-nostre affatto rassomigliano. Con questo mezzo pure gli Ambasciadori
-trattar potrebbono co’Principi Stranieri, o co’Ministri di Stato, se
-di essi ne ignorassero la favella.
-
-Fui susseguentemente alla visita della scuola di Matematica ove ravvisai
-un Maestro, che per insegnar questa Scienza a’suoi Discepoli, valevasi
-d’un metodo, alquanto, al parer mio, bizzaro. La Proposizione e la
-Dimostrazione sono scritte in caratteri assai leggibili sopra una Cialda
-sottilissima, con inchiostro composto d’una tintura Cefalica. Questa
-Cialda o pasta, dev’estere tranguggiata a digiuno dallo Studente; nè
-può egli per tre susseguenti giorni cibarsi con altra nutritura che
-d’un poco di pane ed acqua. A misura che se si esse: tua la digestione
-della Cialda, monta la tintura al cervello, e la Proposizione è
-obbligata d’accompagnarla. Ma fin al presente non ha il successo, del
-tutto, corrisposto all’espettazione dell’Inventore; in parte, per
-qualche sbaglio nel componimento della tintura; e in parte, per la
-malizia de’giovanetti, a’quali un tal boccone promuove tanta nausea,
-che la maggior parte d’essi procura di renderlo innanzi l’operazione:
-e oltracciò, non si è potuto per anche far loro osservare la regola del
-vivere, sì necessaria, secondo questo metodo, per apprendere le
-Matematiche.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Continuazione del medesimo Argomento. Propone l’Autore alcuni nuovi
-Ritrovamenti, che con grandi applausi sono ricevuti.
-
-
-NOn troppo mi ricreai in visitar la Scuola de’Manipolatori di progetti
-Politici, perciocchè coloro mi sembravano onninamente insensati;
-spettacolo, che in me produce una incessante maninconia. Formavano
-que’Visionarj, de’progetti di persuader a’Monarchi di non badare
-nella scelta de’loro Favoriti, che alla Saggezza, alla Capacità, e
-alla Virtù, di non prendere de’Ministri che per travagliare con
-miglior successo al vantaggio Pubblico; di non disgiugnere mai il loro
-interesse da quello del loro Popolo; di non conferire gl’impieghi che a
-persone idonee ad esercitargli, con altre chimere molte, onde in verun
-tempo non si è chi che sia avvertito, e che mi an fatto toccar con mano
-l’aggiustatezza d’un’antica Massima, la qual dice: che cosa non vi
-ha sì assurda, che alcuni Filosofi avan, zara non abbiano come vera.
-
-Per rendere, non ostante, giustizia a quegli Accademici di Politica,
-confessar deggio che tutti non sono eglino Visionarj. Si trovava fra
-coloro un uomo, che parevami a maraviglia conoscitore della Natura, e del
-Sistema del Governo. Quest’illustre Personaggio si era applicato con
-molta utilità in rintracciar sovrani rimedi contra tutte le malattie,
-cui soggiacciono le differenti spezie di Pubbliche Amministrazioni, tanto
-per gil vizzi, o per le debolezze di que’che governano, quanto per gli
-difetti di que’che debbono ubbidire. Per esempio: giacchè tutti
-que’che applicati si sono allo studio del governo degli uomini, unanimi
-accordano che vi è un’universale rassomiglianza fra il corpo naturale,
-e il corpo politico; non è forse un’evidenza, che le infermità
-d’amendue questi corpi guarite esser deggiono, e che co’rimedj
-medesimi la lor sanità dev’essere conservata? Egli è certo, che
-talvolta alcuni Consigli sono incomodati da peccanti umori, e molestati
-da molti mali di capo, e più ancora da mali di cuore, con gagliarde
-convulsioni, e con violenti raggrinzamenti di nervi in ambo le mani,
-comechè principalmente nella destra. Talvolta sono assaliti da
-vertigini, da deliri, da una fame canina, o da indigestioni, e da altri
-morbi di questo genere. Il Piano di questo Dottore era dunque; allorchè
-si assembiasse un Consiglio, v’intervenissero, i tre primi giorni della
-Sessione, alcuni Medici, i quali all’ultimo de’dibattimenti di
-ciascun giorno, tastassero il polso a ciascun Consigliere; dopo di che,
-avendo maturamente deliberato sopra la natura de’diversi mali, e sopra
-il modo di guarirgli, potessero il quarto giorno restituirsi al luogo del
-Assemblea, accompagnati da Speziali provveduti d’ottime medicine, i
-quali avessero la cura, prima che si fossero assisi i Membri, di
-dispensare ad ognuno d’essi, Lenitivi, Apertivi, Astersivi, Corrosivi,
-Ristrignenti, Palliativi, Lassativi, o qualunque altra Droga lor
-necessaria: pronti pel giorno dietro, a ripetere, a cangiare, o ad
-ommettere i rimedj stessi, secondo l’effetto che essi prodotto avessero.
-
-L’eseguimento d’un tal progetto non costerebbe gran cosa al Pubblico,
-e sarebbe molto utile, a quel che io penso, per ispedire prontamente gli
-affari in que’Paesi, ove i Consiglj fin qualche parte nell’Autorità
-Legislativa. Ei produrrebbe l’unanimità; abbreviarebbe le discussioni;
-aprirebbe quelle poche bocche che al presente son chiuse, e suggellarebbe
-il numero prodigioso di quelle che sono aperte; reprimerebbe la petulanza
-de’giovani, e correggerebbe l’ostinazione de vecchj; imprimerebbe
-vivacità negli stupidi, e ritegno ne’balordi.
-
-Di più: come generalmente si ha il motivo di querelarsi che i Favoriti
-de’Principi son dotati d’una memoria la men felice, il Dottore
-medesimo proponeva come un rimedio ad un tal male, che chiunque andasse a
-ritrovare un Primo Ministro, dopo di avergli esposto in brievi e chiari
-termini il propio affare, in partendosi, tra esse questo Signore pel naso
-o per l’orecchio, gli desse qualche colpo di piede nel ventre, gli
-pizzicasse ben bene le braccia, ogli cacciasse un’aguglia nelle
-natiche; il tutto, perche meglio del negozio onde si tratta, ei si
-risovvenisse: Rimedio, che converrebbe ripetersi tutte le volte che il si
-vedesse, finchè la cosa fosse fatta, o rigettata assolutamente.
-
-Egli era eziandio di parere, che ogni Membro del Gran Consiglio della
-Nazione, dopo di aver proposto e difeso il propio sentimento, obbligato
-esser dovesse a dar il suo voto in favore dell’opinione contraria;
-mercè che ciò facendosi, ne proverrebbe infallibilmente la conchiusione
-in vantaggio pubblico.
-
-Quando da violente Fazioni è lacerato lo Stato, egli avea rinvenuto un
-maraviglioso mezzo per accordarle. Eccolo questo mezzo. Convien prendere
-un centinajo di Capi di cadaun Partito, e mettere l’una contra
-l’altra le teste che poco più o meno sono della figura medesima; che
-dopo ciò, due peritissimi Chirurgi seghino l’occipizio di ciascun pajo
-in un tempo stesso, cosicchè il cervello sia diviso in due parti eguali:
-Che cadauno di questi occipizj così tagliati, applicato sia sopra quella
-testa a cui gli non appartiene. Egli è ben vero che somigliante
-operazione richiede una gran destrezza, ed una esatezza somma; ma
-assicuravasi il Professore, che se il Chirurgo vi faceva ben le sue
-parti, la curagione riuscirebbe infallibile; imperciocchè così gli la
-discorreva: Dibattendosi insieme le due eguali porzioni di cervelli, le
-materie che formano il suggetto della Disputa non potrebbono non
-convenire ben presto; e per ciò che risguarda la differenza
-de’cervelli in quantità e in qualità fra coloro che sono i Direttori
-delle Fazioni, protestava in sua coscienza il Dottore, ch’era una
-chimera.
-
-Intesi due professori che stavano disputando con molto fuoco sopra il
-miglior metodo d’impor Tasse senza aggravio del Popolo. Affermava il
-primo che il modo più sano sarebbe di tassare i vizzi e la follia; e
-d’appossare in cadauna strada un certo numero di Soprastanti, che
-adducessero testificazione de’gradi di stravaganza, e di corruttela
-de’loro Vicini, su’quali regolar si potrebbe la somma che ognuno a
-pagare tenuto fosse. Direttamente opposta era l’opinione del secondo,
-il qual volea che si mettesse una gabella sopra quelle qualità del Corpo
-e dell’Anima, onde gli uomini il più si pregiano da se medesimi; e che
-questa gabella fosse più o men grande, a misura del grado più o men
-eminente onde si eleverebbono queste qualità: grado, a riguardo di cui,
-sarebbe ognuno sulla propia parola creduto.
-
-L’imposta più gravosa concerneva i più segnalati Favoriti del Bel
-sesso, ed erano regolate le tasse secondo il numero e la natura
-de’ricevuti favori; nel che si doverebbe pure rapportarsi alle loro
-propie dichiarazioni. La vivacità dello spirito, il valore e la
-pulitezza, doveano soggiacere altresì a pesanti imposizioni, le quali
-ingiunte sarebbono nel modo stesso, passandosi ognuno da se medesimo. Ma
-da un altro canto, l’onore, la Giustizia, la Prudenza, ed il Sapere non
-doveano costar un soldo a colui che possedeva cotali qualità, poichè
-sono d’un genere sì singolare, che niuno le riconosce nel suo Vicino,
-e in se medesimo non le pregia.
-
-Dovean le Donne esser tassate a misura della loro bellezza, e della loro
-abilità nel ben comparire, e dovean godere dello stesso privilegio degli
-Uomini; voglio dire, determinar la somma ch’esse obbligate si credono
-di pagare. Ma il Senno, la Fedeltà, la Castità, e la Bontà del Cuore,
-esser doveano cose onninamente esenti da gabelle; essendo che il poco che
-avrebbesi potuto ritrarne, non varrebbe il fastidio che si sarebbe preso
-per iscoprire quelle che risguardate sono da questa Tassa.
-
-Per rendere ben affetti i Senatori agli interessi della Corona, il
-Professor medesimo volea che si tirasse a sorte per gl’Impieghi,
-impegnandosi a prima giunta ognuno d’essi, con giuramento, d’essere
-parziale della Corte, fosse che la Carica profittasse, o no; dopo di che,
-que’che avessero messo del proprio, potessero di bel nuovo tentar
-fortuna a prima opportunità. In questo modo la speranza, e
-l’espettazione gli renderebbono fedeli ne’loro impiegi; nè veruno
-d’essi lagnar si potrebbe di quale siasi inganno, bensì imputerebbe la
-sua disgrazia alla Fortuna, le cui spalle son più robuste, e più larghe
-di quelle d’un Ministero.
-
-Un gran foglio, tutto riempiuto d’instruzioni per lo scuoprimento delle
-congiure che si tramano contra il Governo, fummi mostrato da un altro
-Professore. In tutte le annotazioni di lui appariva una somma profondità
-di genio, e un estremo discernimento di politica; tutto che, a mio
-credere, vi si potesse aggiugnere qualche altra cosa. Quest’è ciò che
-mi feci lecito di dire all’Autore; esibendomi nel tempo stesso di
-fargli parte di quanto aver potessi di lumi su quest’argomento. Con
-più di civiltà ricevè egli la mia offerta, di quel che non son soliti
-di praticare gli Autori, particolarmente que’che lavorano in progetti;
-assicurandomi che molto gradita gli avrebbe la comunicazione delle mie
-osservazioni.
-
-Gli dissi; che se mai accadesse di soggiornare in un Regno ove le
-cospirazioni fossero in voga pel genio inquieto della Plebaglia, o servir
-potessero allo stabilimento del credito, o all’avanzamento della
-fortuna di alcuni Grandi, mi applicherei immediate a incoraggiar la rozza
-degli Accusatori, de’Dinunzianti, e de Testimoni: Che allor quando ne
-avessi raccolto un sufficiente numero di tutte le condizioni, e di
-differente capacità, gli porrei sotto la direzione di alcuni abili
-Personaggi, bastevolmente possenti per proteggergli, e per ricompensarli.
-Personaggj di questa fatta, dotati di talenti e del potere testè
-mentovati, potrebbono far servir le congiure ad usi più eccellenti;
-sarebber atti a farsi valere e a spacciarsi in profondi Politici; a
-rassodare un vaccillante Ministro; a soffogare, o a scemare una generale
-scontentezza; ed arricchirsi di confiscazioni, e ad aumentare o a
-diminuire il credito pubblico, a misura che il privato lor avvantaggio il
-richiedesse. Quest’è ciò che può farsi, col convenir primieramente
-di coloro, su cui cader dee l’accusa d’aver parte in una
-cospirazione. Dopo ciò; convien assicurarsi di tutti gli scritti loro,
-del pari che delle loro persone: Deggiono questi Scritti passar nelle
-mani d’una Ragunanza d’uomini di grande abilità, perchè possan essi
-interpretare i sensi misteriosi de’vocaboli, delle sillabe e delle
-lettere; ma Affinchè sia fruttuosa cotale loro industria; si dee lor
-permettere d’addattare alle lettere, alle sillabe ed ai vocaboli, il
-significato che più lor piace, tutto che sovente questo significato non
-v’abbia alcun rapporto, oppure sembri direttamente opposto al fine, che
-quegli, di cui si disamina lo scritto, si propone. Così, per esempio, se
-il credono a proposito, possono intendere per un _Vaglio_ una _Dama di
-Corte_; per un _Cane stropio_ un _Usurpatore_; per una _Frusta_ un
-_Esercizio in piedi in tempo di pace_; per un _Nibbo_ un _Gran Politico_;
-per la _Gotta_ un _Sommo Pontefice_; per un _Orinale_ una _Ragunanza di
-Signori_ per una _Scopa_ una _Rivoluzione_; per una _Trappola_ una
-_Carica_; per un _Abisso senza fondo_ il _Tesoro Pubblico_; per una
-_Grondaja_ la _Corte_, per una _Barretta con sonagli_ un _Favorito_; per
-una _Canna spezzata_ una _Corte di Giustizia_; e per un _Barile voto_ un
-_Generale_.
-
-Che se questo metodo non conseguisse il suo riuscimento, se ne potrebbero
-metter in pratica di più efficaci, e gli _Acrostici_ e gli _Anagrammi_
-sarebbero d’un grande ajuto. Spiegaigli allora ciò che io intendessi
-per _Acrostici_, e gli mostrai evidentemente l’utilità di questa
-spezie di scienza per iscoprire il senso politico, nelle iniziali lettere
-contenuto. Essendo che; senza questo, io gli dicea, avrebbesi mai potuto
-sapere che N, per esempio, significa una Macchinazione; B un Regimento di
-Cavalleria, ed L un’Armata; Ma se a caso, (il che quasi non è
-possibile) questo metodo non basta per venir in cognizione de’disegni
-del malcontento Partito, si potrebbe riuscire nella loro scoperta,
-trasponendone le lettere dell’Alfabeto che si trovano in qualche
-Scritto sospetto; trasponendole, dissi in tante differenti maniere, che
-finalmente se ne rinvenga il senso che vuolsi in esse imprimere. E
-quest’è ciò che si dinomina Anagrammatico metodo.
-
-Con eccessivi complimenti mi ringraziò il Professore per le mie curiose
-comunicategli osservazioni; e mi promise che nel suo Trattato farebbe di
-me una menzione onorevole.
-
-Null’altro vidi in quel Paese che allettarmi dovesse a un più lungo
-soggiorno; e cominciai a pensare di ritornarmene in Inghilterra.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-L’Autore lascia Lagado, e arriva a Maldonada. Non essendovi pronto alla
-vela verno Vascello, fa un giro a Glubbdubdrib. Accoglimento che gli fa
-il Governatore.
-
-
-IL Continente, di cui n’è una parte quel Regno, stendesi, per quanto
-mi pare, al Levante verso le Regioni incognite dell’_America_, al
-Ponente verso la _California_, e a Tramontana verso il Mar Pacifico, il
-qual non è che a cencinquanta miglia da _Lagado_, dove vi ha un buon
-Porto; praticandovi gli Abitanti un gran commerzio con gli Isolani di
-_Luggnagg_, situati al Ponente Maestro, a un di presso a’venti e nove
-gradi di Latitudine Settentrionale, e a’cenquaranta di Longitudine.
-Quest’Isola di _Luggnagg_ si trova allo Scilocco del _Giapone_, in
-distanza d’un centinajo di leghe. Evvi una stretta Confederazione fra
-l’Imperador del _Giapone_, e il Re di _Luggnagg_; dal che ne viene che
-vi sono frequenti occasioni di passaggj da una di quest’Isole
-all’altra. Un tal motivo mi determinò ad imprendere il cammino per
-quella parte, per quindi rivenirmene nell’_Europa_. Noleggiate per
-tanto due Mule pel trasporto del picciolo mio bagaglio, e una Guida per
-additarmi la strada, presi cogendo dal generoso mio Protettore, il qual
-dati aveami tanti contrassegni di sua compitezza; e sul punto del mio
-partire, un nuovo ragguardevole regalo ne ricevei.
-
-Per tutto il mio Viaggio non mi accadde cosa che meriti d’essere
-riferita. Arrivato che fui al porto di _Maldonada_, non aveavi Vascello
-lesto alla vela per _Luggnagg_; e con certezza mi venne detto che
-conveniva attendere alcune settimane innanzi che ve ne fossero. Può
-essere questa Città della grandezza, o circa, di _Portsmouth_. Poco
-tardai ad acquistarmi molte amicizie, e non poche furono le civiltà che
-usate mi vennero. Un Gentiluomo di gran distinzione mi dice; che poichè
-mancherebbono per un mese, almeno, le aperture d’imbarco per
-_Luggnagg_, dovrei risolvermi ad andar a vedere la piciola Isola di
-_Glubbdubdribb_, ch’era al Libeccio di _Maldonada_, non più lontana
-che cinque leghe. Mi esibì la sua compagnia e quella d’un suo Amico; e
-d’aver cura promisemi di tutto il bisognevole per tal intento.
-
-_Glubbdubdribb_, per quanto puossi rendere in nostra favella un
-somigliante termine, significa l’Isola degli _Stregoni_. Non ha
-quest’Isola che il terzo della larghezza di quella di _Vvight_, ed è
-straordinariamente fertile. E’governata da un Capo d’una certa
-Tribù, di soli Maliardi composta.
-
-Costoro, non contraggono mai maritaggi che con persone di loro Tribù, e
-il più Anziano di loro razza, è il loro Principe, o il loro
-Governatore. Allogia questo Principe in un Palagio magnifico, dietro di
-cui vi è un Parco tre mila Campi d’estensione, e cinto d’un muro di
-pietre dure, di venti piedi di altezza. Molti Chiusi differenti per
-biade, per erbaggj, o per mandre, contiene questo Parco.
-
-Da Domestici molto straordinarj e servito il Governatore con la sua
-Famiglia. Per la sua esperienza nella Magia, egli ha il potere di
-richiamare alla vita tutti que’che vuole, e il diritto altresì di
-Dominio sovra d’essi per lo spazio d’ore venti e quattro, ma non già
-per più lungo tempo: e di più, non gli è permesso di scongiurar due
-volte di seguito una persona medesima, se non si frapponga un interstizio
-di tre mesi, o pure ch’ei vi sia costretto da qualche importantissima
-ragione.
-
-Messo piede a terra, il che seguì verso le undeci della mattina, uno
-degli amici che mi accompagnavano, avviossi alla visita del Governatore,
-e gli dimandò se uno straniere potea aver l’onore d’inchinare
-l’Altezza Sua? Accordogli immediate il Principe la richiesta: e noi,
-tutti, e tre, entrammo nel Palagio fra due file di Guardie armate
-all’antica, e che nella loro fisonomia spiravano un non so che, che
-tremar mi faceva. Passammo poscia a molti Appartamenti pel mezzo di
-Domestici tali, che alle Guardie non male rassomigliavano, e che,
-com’esse, erano disposti in ala d’ambe le parti, finchè pervenuti
-fossimo alla Sala di fronte; ove, dopo tre profonde riverenze, ed alcune
-generali quistioni, ci fu permesso l’adagiarci su tre sedili, accosto
-del più basso gradino del Trono di sua Altezza. Possedeva quel Principe
-la favella di _Balnibarbi_, non ostante che diversa fosse da quelle che
-si parlano nell’Isola di lui. Mi pregò raccontargli una parte
-de’miei Viaggi, e per farmi comprendere che trattarmi voleva senza
-complimenti, licenziò il suo corteggio con un solo muovimento di testa;
-che appenna fatto, con orrido mio stordimento svanirono tutti i
-Cortigiani in aria, nella guisa che dispajono gli oggetti da noi veduti
-in sogno, quando all’improviso ci risvegliamo. Me ne ristetti qualche
-tempo innanzi di rimettermi dal terrore: me come il Governatore mi
-assicurò che non aveavi nulla a temere; e che d’altra parte io
-osservava che i miei due compagni manifestavano intrepidezza, (il che
-succedeva perchè non riusciva lor nuovo un somigliante spettacolo,)
-cominciai a incoraggirmi, e feci a Sua Altezza una compendiata Storia
-delle diverse mie Avventure, non senza tuttavia incantarmi qualche volta;
-e non senza, di tempo in tempo, gettar gli sguardi sopra i luoghi testè
-lasciati voti da que’domestici Fantasmi.
-
-Ebbi l’onore di pranzar col Principe, e summo serviti in tavola da
-certe larve differenti da quelle che io già vedute avea. Riflettei che
-la mia paura d’allora era assai inferiore a quella della mattina.
-
-Quivi consumammo tutta la giornata, ma dovetti supplicar il Governatore
-di compiacersi scusarmi, se io non accettava l’offerta sua perchè
-allogiassi nel suo Palaggio. I miei due Amici ed io fummo a dormire in
-Città, e di poi ritornammo presso il Principe, per ubbidire a’suoi
-obbligantissimi cenni.
-
-In questo modo ce la passammo in quell’Isola per dieci dì, conversando
-in Corte la maggior parte del giorno, e standocene la notte nella nostra
-abitazione. Mi rendei ben presto talmente familiare cogli Spiriti, che io
-più non gli temeva; o se restavami qualche impressione di terrore, la
-curiosità me ne toglieva in un tratto il sentimento. Un giorno mi
-ordinò Sua Altezza di scongiurare tal morto che più volessi di tutti
-quegli, che secondo la Legge erano passati all’altra vita dal principio
-del Mondo perfino al momento ch’ella mi parlava; e di comandar loro di
-rispondere alle mie quistioni; a condizione però che le quistioni stesse
-non verserebbero che sopra cose accadute al loro tempo: Che per altro, io
-certo esser poteva, ch’essi non mi direbbono nulla che non fosse vero,
-non essendo l’Arte del mentire di verun uso nell’altro Mondo.
-
-Umilissimamente ringraziai Sua Altezza per una grazia sì segnalata. Ci
-trovavamo in una Camera risguardante il Parco; e e come primo mio
-desiderio fu di veder qualche cosa di pomposo e di magnifico, mi prese la
-voglia d’ammirare _Alessandro il Grande_ alla testa del suo Esercito,
-immediate dopo la battaglia d’_Arbela_. Pronunziate, ebbe appena il
-Governatore alcune parole, che ravvisammo quel Conquistatore sotto la
-finestra ove noi eravamo, alquanto più discoste le sue Falangi. Fu
-ingiunto ad _Alessandro_ di rendersi nel nostro Appartamento: per vero
-dire, il suo _Greco_ io non capì bene. Ei mi giurò sul suo onore che
-non era stato avvelenato; bensì ch’era morto di febbre ardente, che
-gli eccessivi disordini del vino cagionata gli aveano.
-
-Dopo lui comparve _Annibale_ passando l’_Alpi_, il qual mi protestò
-che nel suo campo non si trovava neppure una goccia sola d’aceto.
-
-Vidi _Cesare_ e _Pompeo_ alla fronte delle loro Legioni, tutti lesti per
-venir alle mani. Bramai che il Senato di _Roma_ mi si affacciasse in una
-gran Sala, e un’Assemblea un poco più moderna in opposto in
-un’altra. Parvemi la prima di queste Adunanze, composta di soli Eroi o
-Semidei; laddove l’altra non assomigliava che a una Truppa di
-Miserabili, di Banditi e di Sgherri. A mia instanza fece cenno il
-Principe a _Cesare_ ed a _Bruto_ d’accostarsi a me. Inspirommi la vista
-di _Bruto_ una profonda venerazione; e veramente non vi volle un grande
-stento per riconoscere in lui la più consumata virtù, una fermezza di
-spirito, un cuore intrepido eccedente qualunque esegerazione, e un Amore
-il più efficace per la sua Patria. Con sensibile mio piacere osservai
-che que’due grand’uomini davan segni di scambievole buon’amicizia;
-e _Cesare_, nobilmente ingenuo, confessò che la gloria di _Bruto_ per
-averlo ucciso, superava quella ch’egli Cesare si aveva acquistata per
-tutto il corso della sua vita. Godei dell’onore d’una lunga
-conversazione con _Bruto_ medesimo; e mi fu detto che _Giunio_,
-_Socrate_, _Epaminonda_, _Catone il Giovane_, _Tommaso Moro_ e lui erano
-sempre insieme: _Sextumvirato_, a cui tutte l’Età del Mondo aggiugnere
-un settimo non saprebbono.
-
-Non vi ha dubbio che si annojerebbe il mio Leggitore se gli rapportassi i
-nomi di tutti coloro, che la brama, per dir così, di veder il mondo in
-tutti i punti di sua durazione, fece che io scongiurassi. Soprattutto mi
-appigliai a considerare i Distruggitori de’Tiranni e degli Usurpatori,
-e quegli altresì che rimesse aveano delle Nazioni nella lor libertà.
-Spettacoli di questa fatta una gioja sì sensibile in me producevano, che
-il volerla esprimere sarebbe lo stesso che tentar l’Impossibile.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Curioso specificato racconto sopra la Città di Glubbdubdribb. Alcune
-correzioni dell’Antica e della Moderna Storia.
-
-
-VOglioso di veder gli Antichi che si erano renduti famosi pel loro
-spirito o pel loro sapere, destinai loro una intera giornata. Dimandai
-che _Omero_ ed _Aristotile_ comparissero alla testa di tutti i loro
-Comentatori; ma eran questi in un numero così grande, che molte
-centinaja nella Corte, e negli esteriori Appartamenti del Palagio se ne
-ristettero. Alla prima occhiata conobbi e distinsi questi due Eroi non
-solo dalla moltitudine, ma eziandio l’un dall’altro. De’due, era
-_Omero_ il più grande e il più ben fatto, si teneva ben ritto per un
-uomo di sua età, ed aveva un pajo d’occhj così vivaci, che di
-somiglianti non ne vidi mai. _Aristotille_ estremamente incurvavasi, e si
-appoggiava insù d’un bastone. Avea la faccia smunta, i capelli lunghi,
-infiacchita la voce. Mi avvidi a prima giunta che veruno di loro non
-aveva mai più veduto il resto della Compagnia, e neppure inteso mai a
-parlarne: E uno Spirito, il qual io non voglio nominare, dissemi
-all’orecchio, che nell’altro mondo questi Comentatori tenevansi il
-più che potevano, lontani da que’due grand’Uomini, di cui vanamente
-intentato aveano di dilucidarne gli Scritti; e ciò per la vergogna e pel
-rimorso che rodevagli, di aver fatto lor dire mille contraddizioni e
-mille assurdi, che per sogno non avevan eglino mai pensato. Io presentai
-_Didimo_ ed _Eustazio_ ad _Omero_, il quale, in grazia mia, fece loro
-miglior accoglimento ch’essi non meritavano; essendo che subito conobbe
-che niun di loro aveva il genio ch’è necessario per rendersi parziale
-di quello d’un Poeta. Ma _Aristotile_ perdè affatto tutta la sua
-pazienza, allorchè dopo d’averlo instruito degli obblighi ch’egli
-aveva a _Scot_ ed a _Ramo_, io messi alla sua presenza questi Saggj, ed
-ei mi dimandò se così stolti come questi, fossero gli altri suoi
-Comentatori?
-
-Pregai allora il Governatore di scongiurare _Descartes_ e _Gassendi_; i
-quali sulla mia faccia spiegarono ad _Aristotile_ i loro Sistemi.
-Ingenuamente confessò questo Filosofo che si era ingannato spessissime
-volte, per non essersi fondato, a riguardo di molte cose, che su semplici
-conghietture; e dichiarò, che il _Vacuo_ d’_Epicuro_, onde _Gassendi_
-n’era il Restauratore, e i _Vortici_ di _Descartes_, erano egualmente
-appoggiati. Predisse che l’_Attrazione_, la qual in oggi a tanti
-Difenditori, ricaderebbe un giorno nello spregio stesso, donde testè ne
-fu tratta. I nuovi Sistemi sopra la Natura, non sono, soggiunse egli, che
-nuove mode, che cangeranno di tempo in tempo; e que’medesimi che si
-presume di dimostrare Matematicamente, non goderanno d’un Regnò sì
-lungo, come pare che i lor Partigani si vantino di lor promettere.
-
-Cinque giorni furono da me impiegati in trattenermi con molti altri Saggj
-dell’Antichità. Vidi la maggior parte degl’Imperadori Romani.
-Scongiurò il Principe, a mia sollecitazione, i Cucinieri
-d’_Eliogabalo_, perchè essi imbandissero il desinare: ma per mancanza
-di materiali, non fummo troppo paghi delle pruove di loro abilità. Un
-Cuoco d’A_gesilao_ ci compose una minestra alla _Lacedemonica_; ma di
-mandarne abbasso una seconda cucchiajata non bastommi l’animo.
-
-Alcuni affari ch’esigevano la presenza de’due miei compagni di
-Viaggio, gli obbligarono di ritornarsene al lor Paese fra tre giorni, che
-io consumai in vedere diversi Morti moderni, i quali da due o tre secoli
-addietro, o nella mia Patria, o in altre Regioni dell’_Europa_, una
-brillante scena aveano rappresentata. Come sempre io era stato
-grand’Ammiratore di tutto ciò che Antiche ed Illustri Schiatte
-dinominasi, supplicai il Governatore di scongiurare una o due dozzine di
-Re cogli Antenati loro disposti in ordine dalle otto o nove Generazioni.
-Orribilmente restai deluso dalla mia espettazione; mercè che in luogo
-d’una lunga serie di Diademi, ravvisai in una Famiglia due Suonatori,
-tre Cortigiani in buona positura, e un Ecclesiastico. In un’altra, un
-Barbiere, un Abate, e due Ecclesiastici di prima sfera. Ed è troppo
-grande la mia venerazione per le Teste Coronate, perchè io insista sopra
-un argomento così spiacevole. Ma per quanto spetta a’Marchesi,
-a’Conti, e a’Duchi, io non sono sì scrupoloso; anzi confessar
-degigo, che gradj non poco di vedermi nel caso di poter distinguere il
-sentiere che calcato aveano certi Caratteri di Corpo e d’Anima, per
-intrudersi in una tale, o tale Famiglia. Con chiarezza potei discernere
-donde un tal Casatto ritraesse un mento aguzzo; e per qual ragione un tal
-altro, da due Generazioni in qua, non producesse che Furfanti, e che
-Pazzi da quattro: Quali fossero le cagioni giustificanti il Motto
-espresso da _Polidoro_, _Virgilio_ in proposito d’una certa Razza: Nec
-_Vir fortis, nec Fœmina casta_. In qual modo la Crudeltà, la Furberia,
-e la Codardia, divenissero marchj caratteristici, co’quali certe
-Famiglie sì bene si distinguessero, come per l’Arme loro.
-
-Tutto ciò che io scorgeva, rendevami disgustato della Moderna Storia;
-poichè avendo io disaminati, e consultati seriamente tutti coloro che da
-un secolo addietro occupati aveano i più eminenti posti nelle Corti
-de’Principi, trovai: Che miserabili Scrittori, con isfacciatezza,
-aveano ingannato il Mondo, attribuendo, più d’una volta, le più
-cospicue guerriere spedizioni a Pusillanimi; i più saggj Consiglj a
-Sciocchi; la più nobile sincerità ad Adulatori; una Virtù Romana a
-Traditori della loro Patria; della Pietà ad Ateisti, e della veracità a
-Querelanti: Che molti Uomini d’un merito il più depurato e il più
-distinto, erano stati messi a morte, o cacciati in esilio, per sentenza
-d’alcuni Giudici, o corrotti, o atterriti da un Primo Ministro: Che
-intriganti, o prostituite Femmine; che Ruffiani, che Parassiti, e che
-Buffoni, decidevano bene spesso gli affari delle Corti, de’Consiglj, e
-de’Senati più Augusti. Avea io già una pessima idea della prudenza, e
-dell’integrità degli Uomini; ma fu ben altra cosa quando restai
-informato de’motivi, l’quali i più strepitosi, imprendimenti, e le
-più stupende Rivoluzioni son debitrici della loro origine; e altresì
-degli accidenti spregevoli onde elleno sono tenute del loro successo.
-
-Ebbi nel tempo stesso l’opportunità di convincermi della presunzione e
-dell’ignoranza di quegli Scrittori d’_Anecdoti_, i quali nelle loro
-Storie segrete attossicano quasi tutti i Re; ripetono parola per parola
-un discorso che un Principe tenne a quattr’occhj col suo Primo
-Ministro; an copie autentiche delle instruzioni più recondite degli
-Ambasciadori; e pure sono così sgraziati che sempre s’ingannano.
-Confessò un Generale, me presente, che un giorno avea egli guadagnata
-una vitoria a forza di spropositi e di poltronerie: e un Ammiraglio, che
-per non aver avute bastevoli strette intelligenze cogl’inimici, avea
-battuta la loro Armata, in tempo ch’egli stava meditando di dar loro
-nelle mani la sua. Mi protestarono tre Re, di non aver mai, per tutto il
-corso de’loro Regni, cooperato al vantaggio neppur di un sol uomo di
-merito, se pure non l’abbiamo fatto senza avvedersene, essendo abusati
-da qualche Ministro, in cui confidavano.
-
-Mi prese la curiosità di sapere specificatamente, con quali mezzi si
-fossero elevati certi uomini a gran Titoli d’onore, ed acquistate
-avessero ricchezze immense, e questa mia curiosità non ebbe già per
-oggetti secoli troppo rimoti; comechè, da un altro canto, non
-risguardasse nè il mio Paese, nè i miei Compatriotti: verità, ond’io
-prego i miei Leggitori d’essere ben persuasi. Essendo dunque state
-scongiurate molte persone, che si trovavano nel caso di cui si tratta,
-non bisognovvi un grand’esame per iscoprire infamie d’una tal lega,
-che il ricordarmele tuttavia m’inorridisce. Lo spergiuro,
-l’oppressione, la frode, la suggestione, e il ruffianesimo, erano i
-mezzi più onesti, posti da loro in uso, e come eziandio ciò era una
-cosa assai vera, rinvenni che queste picciole _indisposizioni_ erano
-assai scusabili. Ma quando alcuni confessarono di non dovere la propia
-grandezza, e la propia opulenza che a’più spaventevoli misfatti; gli
-uni alla prostituzione delle loro mogli, e delle loro figliuole; altri
-a’tradimenti praticati al loro Principe, o alla loro Patria; altri
-finalmente alla propia perizia nell’avvelenare li loro nemici, o in
-ruinar gl’innocenti; mi lufingo che non siasi per pigliar in mala
-parte, se scoperte di questa natura abbian fatta smarrire in me una gran
-porzione di quel rispetto profondo che naturalmente nodrisco per
-Personaggj d’un eminente carattere, e ch’è un tributo dovuto loro da
-gente della mia pasta. Sovente io aveva letto che non so quali importanti
-servigi erano stati renduti a de’Principi o a degli Stati, e quindi mi
-venne il capriccio di conoscer coloro, a’quali questi Stati e questi
-Principi avevano l’obbligazione. Dopo una diligente ricerca, mi fu
-detto che non erano delineati in verun Registro i loro nomi; se tuttavia
-si eccettui un picciol numero d’essi, che la Storia come infami, e come
-traditori ha rappresentati. Quanto agli altri; io non aveva inteso mai a
-parlarne. Comparver eglino cogli occhj bassi, e meschinissimamente
-vestiti; essendo, per la maggior parte, a quel che me ne dissero, morti
-in miseria, o lasciata avendo insù d’un palco la loro testa.
-
-Vidi fra’primi un vecchio, la cui storia ha qualche cosa di singolare.
-Stava a’fianchi di lui un giovanotto a un di presso di diciott’anni
-d’età. Ei mi notificò, d’essere stato per anni molti, Comandante
-d’un Vascello, e che nella battaglia navale d’_Aziò_, avea avuta la
-buona sorte di gettar a frondo tre de’principali Vascelli nemici, e di
-prenderne un quarto; il che era stato la sola cagione della fuga
-d’_Antonio_, e della vittoria che funne una conseguenza: Che il giovane
-che io vedeva a lato di lui, e ch’era suo Figliuolo unico, era stato
-ucciso in tempo dell’Azione. Aggiunse, che terminata la guerra, se ne
-andò a _Roma_ per sollecitare un Vascello più grande, il cui Capitano
-era restato morto; ma senza che si badasse alle sue pretensioni, il
-Vascello richiesto, stato era conceduto ad un Uuomo che non aveva veduto
-mai il mare; e il cui merito tutto, in essere Figliuolo di _Libertina_,
-Damigella d’una delle Innamorate d’_Augusto_, consisteva: Che in
-tempo ch’egli al suo bordo se ne ritornava, fu accusato di mancanza nel
-suo dovere; e il suo Vascello stesso fu dato ad un Paggio favorito di
-_Poplicola_ il Viceammiraglio: che sopra ciò ei ritirossi a un picciolo
-podere assai lontano da _Roma_, ove finì i suoi giorni. Io avea tanta
-voglia di saper precisamente la verità di questa Storia, che dimandai
-che _Agrippa_, il qual era stato Ammiraglio in quel combattimento, fosse
-scongiurato. Ei venne, e mi certificò tutto il racconto; con questa
-differenza però, che fece un assai maggior elogio del Capitano; il qual,
-per la sua modestia, non avea renduta la necessaria giustizia al propio
-suo merito.
-
-Stranamente restai sorpreso che la corruttela fatti avesse progressi sì
-rapidi in quell’Imperio, e ciò a cagion del lusso, che non vi si era
-intruso che molto tardi: il che produsse che non mi feci le gran
-maraviglie nel veder accadere somiglianti avventure in altri Paesi, ove i
-vizzi, di qualunque genere, an regnato d’assai più lungo tempo in qua.
-
-Come ognun di coloro ch’erano stati scongiurati, ritenuta avea
-perfettamente la figura medesima sotto cui era apparuto nel mondo, con
-sensibilissimo crepacuore osservar dovetti, fin a qual segno la Razza
-_Inglese_ da un secolo addietro avesse degenerato, e quali cangiamenti
-fra noi, la più infame di tutte le infermità prodotti avesse.
-
-Affin di divertirmi da un spettacolo di tanta mortificazione, palesai il
-mio desiderio d’aver sotto gli occhi alcuni di quegl’_Inglesi_ di
-Roca vecchia, sì famosi un tempo per la simplicità de’loro costumi,
-per l’esatta loro osservanza delle Leggi della Giustizia, pel saggio
-lor amore verso la Libertà, pel loro valore, e per l’inviolabile
-affezionata loro parzialità per la Patria. Non fu che con estremo
-commovimento che io paragonai gli vivi co’morti, e che vidi
-virtuosissimi Avoli disonorati da’Pronipoti, i quali, in vendendo i
-propj suffragj al Favore, o alla Speranza, si sono impeciati di tutti
-que’vizzi che contrar si possono in una Corte.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Ritorna l’Autore a Maldonada, e fa vela pel Regno di Luggnagg. Vi è
-posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui egli vi
-è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi.
-
-
-SOpraggiunto il giorno di nostra partenza, presi congedo da Sua Altezza
-il Governatore di _Glubbdubdribb_, e rivenni co’miei due Compagni a
-_Maldonada_; ove, dopo una dimora di due settimane, trovammo un Vascello
-pronto a mettersi alla vela per _Luggnagg_. I miei due Amici ed altri
-diversi Signori, ebbero la generosità di tenermi provveduto del
-bisognevole, e d’accompagnarmi a bordo. Fu d’un mese il mio viaggio;
-e in cammin facendo; colseci una furiosa burrasca che ci costrinse a
-scorrere verso il _Ponente_, per profittare d’un vento stabile che
-soffia in que’Mari. Nel ventuno d’_Aprile_ 1709. imboccammo la
-Riviera di _Glumegnig_, sulle cui sponde giace una Città del nome
-medesimo. A una lega da questa Città calammo l’ancora, e perchè ci
-fosse spedito un Piloto, segnali facemmo. In men di mezz’ora ne vennero
-due, i quali fra molti scoglj, che rendono assai pericoloso il passaggio,
-ci guidarono in un largo Bacino, ove un’Armata intera può starsene al
-coperto dalle più violente tempeste.
-
-Alcuni de’nostri Marinaj, o per malizia, o per inavvertenza,
-informarono i Piloti che io era un Forastiere, e di più, un insigne
-Viaggiatore; il che questi riferirono ad un Uffiziale della Dogana; il
-qual, posto ch’ebbi piede a terra, a tutto rigore mi esaminò. Parlommi
-colui la favella di _Balnibarbi_, ch’è intesa poco men che da tutti
-gli Abitanti di quella Città, a cagione del gran commerzio ch’ella
-pratica cogli Abitanti di questo Regno. Gli feci una narrazione succinta,
-che al possibile procurai altresì di rendere verisimile; ma a proposito
-non giudicai di palesar la mia Patria, bensì _Ollandese_ volli
-spacciarmi; perchè mia intenzione si era d’andar al _Giapone_, e
-perchè io sapeva che gli _Ollandesi_ sono il solo Popolo
-dell’_Europa_, che vi sia ammesso. Con tal oggetto dissi
-all’Uffiziale, che io avendo fatto naufragio sulle spiagge di
-_Balnibarbi_, era stato ricevuto dentro _Laputa_, o Isola Volante, (di
-cui l’Uffiziale stesso più d’una volta inteso avea a parlarne,) e
-che allora io pensava di rendermi al _Giapone_; ove, di rinvenire qualche
-Vascello sù cui tornarmene potessi al mio Paese, io mi lusingava. Mi
-rispose l’Uffiziale, ch’era d’uopo che io me ne restassi
-prigioniero, finchè sul mio proposito avesse egli ricevuti ordini dalla
-Corte; che sul punto stesso egli andava a scrivervi, e che sperava
-d’averne in quindici giorni le risposte. Assegnommisi in carcere un
-Appartamento assai propio, con una sentinella alla mia porta; e non
-ostante aveva io la libertà di spasseggiare in un giardino assai vasto,
-essendo trattato con molta umanità, e spesato in tutto il frattempo dal
-Re. Un motivo di curiosità indusse molte persone ad invitarmi in loro
-Casa; essendo loro stato riferito che io veniva da molti lontanissimi
-Paesi; alcuni de’quali altresì, riuscivano loro onninamente incogniti.
-
-Presi al mio servigio un giovane, il qual s’imbarcò con esso meco per
-valermi d’Interprete. Era lui nativo di _Luggnagg_; ma avea passati
-alcuni anni a _Maldonada_, e perfettamente bene gli eran congnite amendue
-le Lingue. Pel mezzo suo mi trovai in istato d’attaccare conversazioni
-con tutti coloro che venivano a visitarmi; ma questa conversazione non
-consisteva che in dimande dalla loro parte, e che in risposte dalla parte
-mia.
-
-Verso il tempo appunto che speravamo, il desiderato Dispaccio arrivò
-dalla Corte. Ei conteneva un Ordine di condur me, e il mio seguito a
-_Traldragdubb o Trildraogdrib_, (poichè in due modi intesi a pronunziar
-questo termine,) con una scorta di dieci Cavalli. Altro non era il mio
-seguito che il Giovane, il qual facevami la funzione d’Interprete, e
-che io persuasi di mettersi al mio servigio, e non seguì che a forza di
-suppliche, che si accordò a cadaun di noi una Mula, per imprendere più
-comodamente il viaggio. Fu ingiunto ad un messaggiere di precederci
-d’alcuni giorni, per annunziare il nostro avvicinamento al Re, e per
-pregar Sua Maestà d’assegnare il giorno è l’ora onde potessimo aver
-l’onore di _leccare la polvere ch’è innanzi alla predella de’piedi
-di lei_. Si è questi lo stile della Corte; ed in fatti io provai che era
-molto figurata una cotal frase; mercè che due giorni dopo il mio arrivo
-accordatamisi l’udienza, fui comandato di strascicarmi carpone, e di
-leccar il solajo a misura del mio avanzarmi; ma per essere forestiere, si
-ebbe la cura di spazzarlo sì bene, che non ne ricevetti incomodo dalla
-polvere. E pure, era questa una grazia particolare, la qual si accordava
-a persone del primo carattere, quando il Re volea impartir loro l’onore
-della sua presenza. V’ha di più. Spargesi talvolta a bella posta della
-polvere sul pavimento; il che avviene allorchè colui che ammesso esser
-dee, ha in Corte nemici possenti. Vidi io stesso un gran Personaggio, la
-cui bocca n’era. sì piena, che quando strisciato ei si fu perfino al
-luogo che conveniva, fugli impossibile di profferire una sola parola. Il
-peggio si è, che non vi ha rimedio per una tale inconvenienza;
-imperocchè egli è un capitale delitto degli introdotti all’Udienza
-del Re lo sputare o il forbire la bocca in presenza di Sua Maestà. Evvi
-eziandio a quella Corte un’altra costumanza, che io approvar non
-saprei. Quando il Principe ha il disegno di far morire qualche gran
-Signore d’una morte dolce, e che abbia un so che d’obbligante, ordina
-di spargersi sopra il solajo una certa venenata polvere; che essendo
-leccata infallibilmente in venti e quattr’ore uccide: Ma per rendere
-giustizia all’estrema clemenza di Sua Maestà, e alle sollecitudini di
-tenerezza ch’ella ha per la vita de’suoi Suggetti, nel che sarebbe a
-desiderare che i Monarchi dell’_Europa_ si compiacessero d’imitarla,
-è forza che io dica, che quando qualche Personaggio ha goduto del mortal
-onore di leccare un poco di questa polvere, ingiugne il Re gli ordini
-più precisi perchè il pavimento sia ben lavato: Che se i suoi Domestici
-non eseguiscono con esattezza i suoi ordini, sì espongono alla collera,
-e all’indignazione di lui. Io lo intesi, lui medesimo, a comandare che
-si scopasse un Paggio, a cui toccava d’avvertir coloro che dopo
-un’esecuzione il Solajo spazzar doveano, ma che per malizia l’avea
-trascurato: trascuranza che cagionò, che un giovane Signore di
-grand’espettazione, ammesso che fu all’Udienza restasse
-sgraziatamente attossicato; tutto che in quel tempo non avesse Sua
-Maestà il divisamento di farlo morire. Ma sì buono fu quel Monarca, che
-rimise al Paggio la pronunziata leggiera punizione, con la promessa che
-questi fece di guardarsi per altre volte da somiglianti sbagli, purchè
-non ne ricevesse un ordine preciso.
-
-Lusingomi che un tratto sì singolare di clementissimo procedimento,
-obbligherà il Leggitore a menarmi buona una tal digressione.
-
-Strisciato che mi ebbi perfino alla distanza di quattro verghe dal Trono,
-mi dirizzai ginocchione; e dopo d’aver battuta per sette volte colla
-mia fronte la terra, pronunziai le parole seguenti, tali che io aveale
-apprese la notte innanzi: _Ickpling Glofftrobb squutserumm blhiop
-Mlashnalt, zvvin, tnodbalkguffh slhiophad Gurdlubb Asth_. Questi si è il
-complimento prescritto dalle Leggi a tutti que’an l’onore di salutare
-il Re. Potrebbesi renderlo con questi termini Franzesi: _Puisse Votre
-Majeste Celeste vivre plus long-temt que le Soleil, onze Lunes & demie_;
-cioè: _Possa Vostra Celeste Maestà sopravvivere al Sole per undici Lune
-e mezzo_. Mi fece il Re una brieve risposta; alla quale, tutto che non ne
-comprendessi il senso, co’seguenti termini fattimisi imparar a memoria,
-io replicai: _Flust drin Yalerick Dvvuldom prastrad mirpush_; il che vuol
-dire: La mia lingua è nella bocca del mio Amico: e con ciò significar
-volli che io desiderava che il mio Interprete fosse introdotto. Se pe
-compiacque il Re; e pel mezzo di quest’Interprete, soddisfeci alle
-quistioni statemi proposte per lo spazio d’una buon’ora da Sua
-Maestà. Io parlava la favella di _Balnibarbi_, e il mio Interprete
-rendeva i miei discorsi in quella di _Luggnagg_. Non fu mediocre il
-piacere del Principe in questa spezie di conversazione; ed egli ordinò
-al suo _Bliffmarklub_, o gran Ciamberlano, d’aver cura che
-l’Interprete ed io fossimo alloggiati in Corte, e non mancassimo di
-cosa veruna.
-
-Fu di tre mesi il mio soggiorno in quel Paese; e ciò per compiacenza pel
-Re, il qual mostrava di desiderare che mi fermassi per lungo tempo, e che
-mi fece le più onorevoli esibizioni per ritenermi. Ma io credei che
-fosse più conforme alle regole della prudenza e della giustizia, il
-passare il rimanente de’miei giorni con la mia moglie, e co’miei
-Figliuoli.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Elogio de Luggnaggiani. Particolar descrizione degli Strulbdruggs, con
-molte conversazioni fra l’Autore ed alcune persone del primo carattere,
-su questo suggetto.
-
-
-NON vi ha Nazione più colta e generosa quanto quella
-_de’Luggnaggiani_; e tutto che non sien eglino affatto esenti da quello
-spirito d’orgoglio che in quasi tutte l’Orientali Nazioni
-distinguesi; non ostante, generalmente parlando, non lasciano d’essere
-umanissimi a riguardo degli Stranieri, Buona sorte per me, che io godeva
-dell’intima amistà di molti Signori della Corte; cosicchè tenendo
-sempre al mio canto l’Interprete, non erano disaggradevoli i nostri
-trattenimenti.
-
-Un giorno, in un’assai numerosa ragunanza, mi ricercò una persona di
-qualità se veduto avessi qualcuno de’loro _Struldbruggs_, o sieno
-Immortali. Le risposi che nò: e mostrai di desiderar di sapere in qual
-senso si potesse applicare a una mortal Creatura un somigliante titolo.
-Replicò quel Signore; che tal volta, comechè di rado, nascean fra loro
-de’pargoletti con un marchio rossigno, e d’una circolar figura sopra
-la fronte, direttamente al di sopra della sinistra palpebra, il che era
-un segno infallibile d’immortalità. Aggiunse; che da principio era
-picciolissima questa macchia, ma che a misura del crescere del bambino,
-ella ingrandiva, ed eziandio di color cangiava: che da’dodici perfino
-a’venti e cinque anni d’età, ella era verde, poscia cerulea oscura;
-e sugli anni quaranta e cinque, nera come carbone; dopo di che, più non
-pativa cangiamento di sorta. Son sì rari, ei proseguiva, cotali
-nascimenti, che non credo che per tutto il Regno siavi una maggior somma
-di mille e cento _Struldbruggs_ dell’uno e dell’altro sesso: Che
-simili produzioni non erano peculiari di certe Famiglie, bensì un puro
-effetto dell’accidente; e che i figliuoli degli _Struldbruggs_ erano
-suggetti al cessar dal vivere, del pari che gli altri Mortali. Confesso
-che un tal racconto cagionò in me un piacere che non può esprimersi; e
-come venivami fatto da persona che intendeva il linguaggio di
-_Balnibarbi_ ond’io parlava assai bene, ritenermi non potei da diverse
-esclamazinni alquanto, forse, stravaganti. Come rapito fuor di me stesso
-mi messi a gridare: O beato Popolo, ove ciascun pargoletto potè, per lo
-meno, nascere Immortale. O Nazione beata, innanzi agli occhi di cui son
-posti in o ostra tanti vivi esempi dell’antica Virtù; e che strigne
-nel propio seno de’Maestri pronti ad instruirla nella saggezza di tutti
-i secoli! Ma o mille e mille volte più beati ancora questi ammirabili
-_Struldbruggs_, che nascono immuni dal più spaventevole di tutti mali; e
-le cui anime dall’orribile terror della morte non sono continuamente
-agitate! Diedi indizi di qualche mio stupore di non aver veduto veruno di
-quegli Illustri Personaggi alla Corte; mercè che un marchio nero sopra
-la fronte ha in se qualche cosa d’assai notabile, perchè immediate non
-me ne fossi avveduto; e immaginandomi, d’altra parte, ch’era
-impossibile che Sua Maestà, come giudiziosissimo Principe, non ne avesse
-scelto un buon numero, per servirle di Consiglieri. Ma, continuava io,
-può essere che questi venerabili Saggi respirar non vogliano un’aria
-così corrotta come quella della Corte; oppure, che troppo non si badi
-a’loro consigli; come fra noi veggonsi de’Giovanastri troppo vivaci e
-troppo poco docili, per lasciarsi reggere dalla prudenza di qualche
-Vecchio: Che ne fosse in tal proposito; poichè permettevami talvolta il
-Re d’inchinarlo, io era risoluto di dichiarargli con libertà e
-stesamente, a primo incontro, il mio sentimento, con l’assistenza del
-mio Interprete; e fosse ch’egli ne profittasse o no, stava io
-d’intenzione di risegnarmi alle replicate offerte di Sua Maestà, e di
-passar i giorni che mi restavano, nel Paese di lei, affin di divenir più
-saggio, e di migliorar pel commerzio de’suoi Esseri superiori, onde
-venivami data contezza, se pure si compiacesser eglino d’accordarmi la
-loro civil Società. Il Gentiluomo, al quale io avea indiritto questo
-discorso, (essendo che, come già l’avvertì, ei parlava la favella di
-_Balnibarbi_) mi disse con quella sorta di sorriso che cava a forza la
-compassione che si ha per l’ignoranza; ch’ei gioiva, perchè vi si
-rinvenisse qualche cosa che fosse valevole a ritenermi fra loro; e che mi
-pregava di permettergli ch’egli spiegasse alla Compagnia ciò che
-testè io gli avea detto. Ei lo fece: e que’Signori disputarono qualche
-tempo insieme in loro lingua, senza che io ne intendessi neppur parola,
-nè che accorgermi potessi qual impression sopra loro fatta avesse il mio
-ragionamento. Dopo un silenzio d’alcuni instanti, il Signor medesimo mi
-dichiarò, che i suoi Amici ed i miei (furon questi i precisi suoi
-termini) stavano incantati dalle giudiziose riflessioni che io avea fatte
-sopra gli avvantaggi d’una vita immortale; e che desideravano che io
-palesassi loro in un modo alquanto specifico, a qual metodo di vivere
-appigliato mi sarei, se avuta avessi la buona sorte di nascere
-_Struldbrugg_.
-
-Io risposi, che non era cosa molto difficile d’essere eloquente sopra
-un sì bello, e sì ricco argomento; e in ispezieltà per me, che allo
-spesso mi era divertito in pensare cosa facessi, se fossi un Re, un
-generale, un gran Signore: Che quanto al caso proposto; più d’una
-volta io avea riflettuto sopra la maniera del passar il mio tempo se
-fossi assicurato di non aver a morire.
-
-Che se avessi avuta la fortuna di nascere _Struldbrugg_, immediate che
-conosciuto avessi l’eccesso della mia felicità, mi sarei a prima
-giunta valuto di qualunque mezzo per acquistare ricchezze: Che a forza
-d’industria e d’applicazione avrei potuto in men di due secoli
-divenir uno de’più opulenti Particolari del Regno: In secondo luogo;
-che fin dalla più fresca mia giovinezza, procurato avrei di
-perfezionarmi in tutte le Scienze, affin di superare, un giorno, in
-abilità, e sapere tutti gli uomini del Mondo: Finalmente, che io
-registrerei in iscritto con tutta la diligenza cadaun ragguardevole
-avvenimento, della cui verità io instruito ne fossi: Che senz’alcuna
-ombra di parzialità delinearei gli Caratteri de’Principi, e de’più
-rinomati Ministri di Stato, di Successori in Successori: Che distinguerei
-esattamente i diversi cangiamenti che accadessero nelle costumanze, nel
-linguaggio, nelle mode, e ne’divertimenti del mio Paese, e che con
-questi mezzi io mi lusingherei di costituire me stesso come in tesoro
-vivente di conoscenze, e di saggezza; e altresì come l’Oracolo della
-mia Nazione.
-
-Pervenuto che fossi a’sessant’anni d’età, diceva io in proseguendo
-il mio discorso, più non penserei ad ammogliarmi, ma praticherei,
-comechè con ritegno, le Leggi dell’Ospitalità.
-
-Mi terrei occupato nel formare lo spirito e il cuore d’alcuni Giovani
-di grande speranza, convincendogli con le mie osservazioni e con numerosi
-esempi, dell’utilità, e dell’eccellenza della Virtù: Ma sceglierei
-in miei compagni perpetui, degli Immortali al pari di me, fra quali
-sarebbevi una dozzina de più Anziani, che vorrei Amici di tutta
-intrinsichezza: Se taluni di questi non si trovassero in uno stato
-opulento, gli alloggerei in mia casa, ed alcuni ne terrei continuamente
-alla mia mensa; alla quale non sarebbe ammesso che un picciol numero di
-voi altri Mortali, che io risguarderei con l’occhio medesimo, come un
-uomo nel suo giardino risguarda l’annual successione de’Tulipani e
-de’Garofani: i fiori ch’ei vede l’allettano, per qualche tempo, ma
-non fanno ch’ei si prenda fastidio di quegli dell’anno innanzi.
-
-Gl’immortali miei Compagni ed io, cui comunicheremmo scambievolmente le
-nostre osservazioni, e studieremo sopra le differenti maniere con cui
-intrudesi nel Mondo la corruttela; affin di preservarne gli Uomini con
-sagge lezioni, e con l’Ascendente del nostro esempio; Rimedj, che,
-secondo tutte le apparenze, impedirebbono quella depravazione
-dell’umana Natura, di cui l’Età tutte, con tanto giusto motivo, si
-son querelate.
-
-A ciò il diletto aggiugnete di ammirare le più stupende Rivoluzioni di
-Stato; Città antichissime discioglientisi in ruine: oscuri Vlllagj
-divenenti Capitali d’Imperi; famose Riviere cambiate in meschini
-Ruscelli; l’Oceano che lascia un Paese a secco per ricoprirne un altro
-con le sue onde: le Scienze fondando la loro Sede in certe Regioni, ed
-alcuni secoli dopo, mostrando d’averle abbandonate per sempre. Allora
-sì che potrei promettermi di veder il giorno, in cui si rinvenisse la
-_Longitudine_, il _Moto Perpetuo_, e la _Medicina Universale_, ed
-eziandio molti altri bellissimi ritrovamenti.
-
-Quali magnifiche discoperte non sarebber le nostre in Astronomia,
-sopravvivendo alle più remote predizioni, ed osservando i periodici
-ritorni delle Comete, e tutto ciò che al movimento del Sole, della Luna,
-e delle Stelle, ha rapporto!
-
-Ciò non fu che l’Esordio. Il mio amor per la vita rendè assai più
-lunga la continuazione del mio discorso. Finito ch’ebbi spiegati che
-furono miei sentimenti, come prima, al resto della Compagnia, parlò
-questa fra se qualche tempo, e parvemi che a mie spese ridesse alquanto.
-Finalmente, il Gentiluomo medesimo che mi avea servito d’interprete,
-disse ch’egli era incaricato dagli altri Signori di farmi ravvedere
-d’alcuni errori, in cui l’ordinaria debolezza della Natura umana
-aveami fatto incorrere: Che quella razza di _Struldbruggs_ era
-particolare del lor paese, giacchè non aveavene nel Regno di
-_Balnibarbi_, nè nell’Imperio del _Giapone_, ov’egli goduto avea
-dell’onore d’essere Ambasciadore di Sua Maestà, e che avea trovati i
-Naturali dell’uno e dell’altro sesso di quelle Regioni così
-increduli sull’articolo degli _Struldburggs_, come io stesso l’avea
-paruto: Che ne’due mentovati Imperj, ove per molto tempo gli avea
-sogiornato, la brama di lungamente vivere, era una brama universale: Che
-chiunque teneva un piede nella tomba, procurava al possibile di ritirare
-l’altro: Che il più decrepito speravavi di vivere ancora un giorno, e
-risguardava la morte come la più atroce di tutte le miserie: ma che
-nell’Isola di _Luggnagg_ il desiderio della vita non era sì ardente,
-perchè di continuo si aveva dinanzi agli occhj l’esempio degli
-_Struldbruggs_.
-
-Che il propostomi metodo di vivere era ingiusto ed irragionevole,
-supponendo una eternità di giovinezza, di sanità e di vigore, che chi
-che sia, per quanto fosse pazzo, e stravagante in genere di voti,
-promettersi non saprebbe: Che per conseguenza, non si trattava di sapere
-se un uomo bramasse d’essere sempre giovane, e sempre felice; bensì
-com’egli passasse una vita senza fine, suggetta alle incomodità, che
-sono della vecchiaja il patrimonio ordinario. Mercè che, soggiugneva
-egli tutto che pochi uomini confessar volessero, che bramerebbero
-d’essere immortali anche a sì dure condizioni; osservai, non ostante,
-negl’lmperj di _Balnibarbi_, e del _Giapone_, che ognuno è sollecito
-di licenziare la morte per quanto tardi ella venga; e quasi mai non vidi
-esempj d’Uomini che morissero volontarj, se pure da eccessive
-afflizioni non vi sieno stati indotti. Ed io mi appello alla vostra
-coscienza, se ne’Paesi, ove viaggiato avete non vi sia accaduto di
-notare la cosa medesima.
-
-Dopo questa prefazione, ei s’introdusse in uno specificato racconto in
-proposito agli _Struldbruggs_. Disse ch’essi operavano come gli altri
-Uomini perfino all’età di trent’anni; dopo di che si ravvisava in
-loro una spezie di tristezza che aumentava di giorno in giorno, perfino
-agli anni ottanta: Ch’egli ciò sapeva a confessione stessa di loro;
-imperciocchè, come ciascun secolo non nel produce che due o tre di
-questa spezie, non è sufficiente un tal numero per fare una generale
-osservazione: Passati che anno gli ottant’anni d’età, il che per gli
-altri Abitanti di quel Paese è l’ultimo termine, non solamente
-soggiaccino a tutte le follie, e a tutte l’infermità degli altri
-Vecchj, ma eziandio a certi diffetti che nascono dalla terribile certezza
-della loro Immortalità. Non solo sono vani, ostinati, avari, di cattivo
-umore, e chiacchieroni, ma altresì sono incapaci interamente
-d’amicizia. Invidia ed impotenti desiderj sono le loro ordinarie
-passioni. Ma gli oggetti, contra de’quali in ispezieltà scatenasi la
-lor gelosia, sono i vizj de’Giovani, e la morte de’Vecchj. Col
-riflettere sopra i primi, si trovano esclusi insino dalla possibilità di
-poter gustare in verun tempo d’alcun piacere; e quando scorgono un
-mortorio, si querelano che altri sieno entrati in un Porto, ove essi
-medesimi non potranno mai pervenire. Di niente più si rammentano che di
-ciò che anno osservato ed appreso in lor gioventù; e quest’anche
-molto imperfettamente. E per quello concerne la certezza, o le
-particolarità di qualche avvenimento, può farsi più fondo sulle comuni
-Tradizioni, che sopra le migliori loro Memorie. I men miserabili fra
-quegli eterni Vecchioni son que’che an la sorte d’essere vaneggianti,
-e assolutamente smemoriati; poichè più non essendo impeciati di quelle
-pessime qualità che rendono odiosi gli altri, più agevolmente inclinasi
-ad aver compassione di loro, e a recar loro soccorso.
-
-Se uno _Struldbrugg_ prende in isposa una Donna immortale come lui, non
-dee sussistere il maritaggio che perfino che il più giovane de’due sia
-pervenuto agli ottant’anni d’età, asserendo le nostre Leggi ch’è
-cosa giusta, che colui, il qual senza sua colpa e condannato alla pena di
-starsene eternamente sopra la terra, non sia costituito doppiamente
-sgraziato, per avere una moglie eterna.
-
-Immediate che ottant’anni essi contano, la Legge gli reputa come morti;
-i loro Eredi metton le mani sopra i loro Beni, se si eccettui una
-leggiera porzione che riserbasi pel loro mantenimento; e i poveri fra
-loro restano a carico del Pubalico. Dopo questo periodo, sono incapaci
-d’esercitar verun Posto; e in una Causa o civile, o criminale, non si
-ammettono per testimonj.
-
-Agli anni novanta, cascano loro gli capelli ed i denti; essi non saporano
-cosa veruna, ma mangiano e beono senz’appetito e senza gusto, e le loro
-ordinarie infermità camminano col solito passo senza crescere, nè
-sminuire. In parlando, dimenticano i nomi più comuni delle cose, del
-pari che quegli delle persone, quando pur queste fossero gli Amici loro
-più intimi, o i più prosimi loro Congiunti. Per la ragione medesima non
-potrebbono mai tenersi occupati nella lettura, perchè è sì poco ferma
-la loro memoria, che in una sola frase più non si ricordano del
-principio quando ne leggono il fine: Disgrazia, che dell’unico
-divertimento onde capaci sarebbono, gli tiene privi.
-
-Essendo il Linguaggio molto suggetto al cangiamento, gli _Struldbruggs_
-d’un secolo non intendono que’d’un altro; e superata che anno
-l’età di dugent’anni, sono inabili legar conversazione co’Vicini
-loro, gli Mortali; il che lor inferisce il discapito d’essere come
-Stranieri nella propria Patria.
-
-Fu questi per quanto posso rammentarmene, il racconto che il Gentiluomo
-mi fece in proposito agli _Struldbruggs_. Ne vidi poscia cinque o sei di
-differenti età, ma che il più giovane non era vecchio che di due
-secoli. Gustai pure di trattenermi alcune ore con due o tre di loro; ma
-tutto che si avesse lor detto che io era un gran Viaggiatore, e che io
-avea veduta la maggior parte della Terra, non ebber eglino la menoma
-curiosità di farmi quistione di sorta, e furon paghi di chiedermi uno
-_Slum Kudask_, o contrassegno di memoria il che è una onesta maniera di
-domandar la limosina, senza che la Legge, che il divieta, resti
-apertamente violata.
-
-Ognuno gli odia e gli dispregia; e la nascita d’uno d’essi, spacciasi
-per un funesto presagio. Il miglior modo di sapere la loro età si è,
-d’interrogargli di qual Re, o di qual Personaggio illustre si
-ricordino, e dopo ciò di consultarne la Storia; imperciocchè egli è
-certo, che quand’essi avevano ottant’anni, l’ultimo Principe, di
-cui conservata aveano la rimembranza, non avea per anche cominciato a
-regnare.
-
-Il loro aspetto è il più disgustoso di tutti gli spettacoli, e più che
-gli Uomini, recano orrore le loro Femmine. Oltra le difformità già
-troppo comuni a un’età decrepita, anno un non so che di particolar
-laidezza, che sempre aumenta cogli anni, e ch’è imposibile di
-descrivere. E a questo proposito vantar mi posso, che fra una mezza
-dozzina di _Struldbruggs_ io distinsi a prima giunta il più vecchio,
-tutto che non vi fosse più che dugent’anni di differenza.
-
-Assai facilmente crederà il Leggitore che ciò che io aveva inteso;
-scemasse di molto in me la brama di viver sempre. M’arrossì delle
-stravaganti visioni nelle quali io era incappato; e restai persuaso che
-il Tiranno più barbaro durerebbe fatica ad inventare un genere di morte,
-a cui non mi contentassi di soggiacere, per dar fine ad un somigliante
-vivere. Fu riferito al Re tutto ciò che si era passato fra me e gli
-Amici miei su quest’articolo. Compiacquesi il Principe di farmi
-l’onore di motteggiarmene, dimandandomi se io gradissi di trasportare
-nel mio Paese un pajo di _Struldbruggs_ per armare i miei Compatriotti,
-contra il terror della morte; ma sembra che ciò si proibisca dalle Leggi
-fondamentali del Regno; che senza questo, assai volontieri fatta avrei la
-spesa del trasferirgli. A confessar fui costretto che le Leggi di quella
-Nazione, per quello spetta a gli _Struldbruggs_ erano fondate sopra
-solidissime ragioni; e tali, che qual siasi altro Paese sarebbe obbligato
-di adottarle, se nel suo seno somiglianti Uomini nutricasse. Altrimenti,
-come l’Avarizia è una passione in qualche modo essenziale alla
-Vecchiezza, diverrebbero quegl’Immortali, col tempo, possessori di
-tutti i Beni della Nazione, ed usurperebbero tutta l’Autorità; donde
-ne avverrebbe, che mancando di talenti per far un buon uso del potere che
-avessero fra le mani; il Governo, ond’essi sarebbono gli sostegni, ben
-presto sopra le sue fondamenta crollerebbe.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-L’Autore lascia Luggnagg, e va al Giapone: donde sopra un Vascello
-Ollandese si restituisce ad Amsterdam, e d’Amsterdam in Inghilterra.
-
-
-CRedei che questa narrazione degli _Strulbdruggs_, non fosse per riuscire
-spiacevole a’Leggitori, non rammentandomi di aver mai veduta qualche
-cosa di somigliante in alcun libro di Viaggj che siami caduto alle mani.
-Che se un tal tratto Storico non e sì nuovo per chi legge, come mel sono
-immaginato, trarrò la mia Apologia dalla necessità in cui si trovano
-que’Viaggiatori che descrivono un Paese medesimo, di raccontar le
-medesime particolarità, senza che per questo si possa accusargli
-d’essersi gli uni cogli altri ricopiati.
-
-Fra gli Abitanti di questo Regno, e i _Giaponesi_, si pratica un perpetuo
-commerzio; ed è probabilissimo, che gli Autori del _Gibone_ potuto
-avrebbono somministrarmi alcuni lumi concernenti gli _Strulbdruggs_; ma
-sì brieve fu il mio soggiorno in quell’Imperio, e sì poco mi era
-cognita quella favella, che di chiedere o di ricevere qualche
-rischiaramento, impossibile mi riuscì. Ma mi lusingo che la lettura del
-mio Libro inspirerà in qualche _Ollandese_ la curiosità d’accrescere
-su quest’argomento le informazioni.
-
-Il Re di _Luggnagg_, avendomi molte volte sollecitato d’accettar
-qualche impiego nella sua Corte, e trovandomi costantissimo nel disegno
-di ritornarmene alla mia Patria, mi accordò la partenza, e diedemi una
-Lettera di raccomandazione, scritta di suo propio pugno, per
-l’Imperador del _Giapone_. Mi regalò eziandio di quattro cento
-quaranta e quattro grosse monete d’oro, (amando assai quella Nazione i
-numeri pari,) e d’un Diamante che vendei in _Inghilterra_ mille e Venti
-Ghinee.
-
-Il sei di Maggio 1709. presi solennemente congedo da Sua Maestà, e da
-tutti gli Amici miei. Ebbe la bontà quel Principe di comandare che un
-distaccamento di sua Guardia scortassemi fin a _Glanguenstald_ ch’è un
-porto di Mare situato al _Libeccio_ dell’Isola. Sei giorni dopo il mio
-arrivo, fuvi un Vascello lesto a levar l’ancora pel _Giapone_, e in
-quindici giorni quel tragitto facemmo. Prendemmo terra a una picciola
-Città marittima nominata _Xamoschi_, e posta allo _Scilocco_. Mostrai
-immediate agli Uffiziali della Dogana la Lettera del Re di _Luggnagg_ per
-Sua Imperial maestà.
-
-Conoscevan eglino perfettamente bene il suggello di quel Monarca,
-ch’era della larghezza della palma della mia mano. Rappresentava questo
-suggello _un Re che levava di terra un Povero storpiato_. I Magistrati
-della Città instruiti che io avea una Lettera per l’Imperadore, mi
-riceverono come un Pubblico Ministro, e furon solleciti di provvedermi di
-Domestici per servirmi, e di Vetture pel trasporto del mio bagaglio a
-_Yedo_; ove fui introdotto all’udienza, e consegnai la mia Lettera, che
-con gran cerimonia si aprì, e spiegossi da un Interprete
-all’Imperadore, il qual Interprete mi disse per parte di Sua Maestà,
-che se io aveva ad umiliar qualche supplica, poteva io andar assicurato
-del buon accoglimento, in considerazione del Re di _Luggnagg_. Da molto
-tempo quest’Interprete era stato impiegato negli affari degli
-_Ollandesi_: facilmente ei si lasciò intendere che io era _Europeo_; e
-per tal ragione espresse in _ollandese_, ch’ei parlava a perfezione,
-ciò che l’Imperadore testè detto avea. Conformemente alla risoluzione
-che io ne avea presa, risposi d’essere un Mercatante d’_Ollanda_ che
-avea fatto naufragio sulle spiagge d’un’assai rimota Regione; donde,
-in parte per Mare, e in parte per terra m’era renduto a _Luggnagg_, e
-quindi al _Giapone_, ove io sapeva, che i miei Nazionali spedivano
-sovente de’Vascelli; sopra un de’quali io avea sperato di ritornamene
-nell’_Europa_: Che per tal effetto umilissimamente io supplicava Sua
-Maestà di dar ordine che fossi condotto escortato fino a _Nangesac_: Che
-a questa grazia, per l’amore del Re di _Luggnagg_ mio Signore,
-compiacessesi ella d’aggiugnerne un’altra; la qual era di dispensarmi
-dalla cerimonia imposta a’miei Compatriotti di _calcare co’piedi la
-Croce_; mercè che, non il disegno di fare qualche commerzio; bensì il
-mio infortunio, condotto aveami nel Paese di lei. Spiegata che fu
-quest’ultima richiesta all’Imperadore, ei parve alquanto sorpreso; e
-disse, che pensava che io fossi il primo de’miei Paesani, che in nessun
-tempo fatto abbia su quest’articolo qualche difficoltà; e che a
-dubitar cominciava che io fossi un _Ollandese_; ma che piuttosto io dava
-indizj, e sospetti d’essere un CRISTIANO. Che non ostante, per motivo
-delle mie allegate ragioni, e principalmente per amicizia pel Re di
-_Luggnagg_, egli si uniformerebbe alla _singolarità_ del mio umore; ma
-che l’affare dovea essere maneggiato son gran destrezza, e che
-sarebbono comandati; suoi Uffiziali di lasciarmi passare come per
-inavvertenza. Colla voce del mio Interprete rendei mille grazie per un
-favore sì segnalato; e trovandosi allora in marcia per _Nangesac_ alcune
-Truppe, l’Uffizial Comandante ebbe l’ordine di condurmivi, con alcune
-iastruzioni sopra l’affare della _Croce_.
-
-Dopo un assai lungo, e altresì più incomodo Viaggio, pervenni li 9.
-Giugno 1709. a _Nangesac_. Guari non istetti a far conoscenza con alcuni
-Marinaj _Olandesi_ d’un Vascello nominato _Amboine_, di quattrocento e
-cinquanta botti. Molto tempo io era vissuto in _Olanda_, proseguendo i
-miei studi a _Leive_, e parlava assai bene in _Fiamingo_. Furono i
-Marinaj ben presto instruiti donde ultimamente venissi, ed ebbero la
-curiosità di chiedermi la Storia della mia vita, e le circostanze
-de’miei Viaggi. Feci loro un compendiato, probabile e poco sincero
-racconto. M’eran note molte persone in _Olanda_; e disagevole non mi
-riuscì d’inventare Nomi supposti per miei parenti, che dissi esser
-poveruomini della Provincia di _Gueldria_. Di buona volontà dato avrei
-al Capitano (che dicevasi _Teodoro Van Grult_) tutto ciò ch’egli mi
-avesse dimandato pel mio trasporto in _Ollanda_; ma intesa ch’egli ebbe
-la mia professione di Chirurgo, si contentò della metà del consueto
-Nolo, con patto che gli servissi in tal qualità per tutto il corso del
-Viaggio. Avanti d’imbarcarci, alcuni della Ciurma mi chiesero sovente
-se la Cerimonia da me mentovata, adempiuta avessi? Scansaimi dalla
-quistione con vaghe risposte, dicendo che io avea eseguito tutto ciò che
-mi era stato ingiunto dall’Imperadore. Con tutto questo; un furbo
-briccone di Marinajo rivoltosi a un Uffiziale, e mostrandomi a dito, si
-lasciò intendere che io non avea per anche _calcato il Crocefisso
-co’piedi_: ma l’Uffiziale, a cui era stato ingiunto di non darmisi
-fastidio di sorta, regalò il furfante d’una buona dose di bastonate, e
-di là innanzi non restai più esposto a somiglianti quistioni.
-
-Nulla accaddemi per tutto il Viaggio, che degno sia di veruna narrazione.
-Profitammo d’un buon vento in puppa perfino al _Capo di Buona
-Speranza_, dove d’acqua dolce ci provvedemmo. Ai sedici di Marzo 1710.
-calammo l’Ancora sani e salvi ad _Amsterdam_, non avendo perduti che
-tre Uomini di malattia, e un quarto, che vicino alle spiagge della Guinea
-era caduto in Mare dall’albero di Maestra. Dopo d’essermi fermato in
-_Amsterdam_ alcuni giorni, m’imbarcai per _Inghilterra_ sopra un
-picciolo Vascello che a questa Città apparteneva. A’dieci Aprile demmo
-a fondo alle _Dunes_. Il giorno dietro misi piede a terra, ed ebbi il
-piacere di riveder la mia Patria dopo un’assenza di cinqu’anni e
-mezzo. Fui in mia casa il giorno medesimo; e mia Moglie e i miei
-Figliuoli in buona consistenza ritrovai.
-
-
-Fine della Terza Parte.
-
-
-
-
-VIAGGIO
-AL PAESE
-DEGLI HOUYHNHNMS.
-
-PARTE QUARTA.
-
-
-CAPITOLO I.
-
-In qualità di Capitano d’un Vascello imprendesi dall’Autore un
-Viaggio. La sua Ciurma cospira contra di lui; per qualche spazio di
-tempo, il tiene sequestrato nella di lui Camera, e il mette a terra in un
-Paese medesimo. Descrizione a’uno strano animale nominato Yahoo. Due
-Houyhnhnms sono riscontrati dall’Autore.
-
-
-CInque mesi incirca soggiornai in mia casa con mia moglie, e co’miei
-figliuoli: e beato me, se saputo avessi far capitale della mia felicità:
-Lasciavi incinta la mia sposa, ed accettai un’offerta di mio gran
-vantaggio d’essere Capitano dell’_Arrisicato_, Vascello di
-Mercatanzia di trecento cinquanta botti; essendo che, io era molto perito
-nella navigazione: E perchè mi trovava assai infastidito dell’impiego
-di Chirurgo sul mare, (impiego tuttavia, onde io sì assolutamente non
-rinunziava che non fossi pronto a riassumerlo a tempo e luogo,) impegnai
-in questa figura un certo _Roberto Curefoy_, giovane di grande abilità
-nella sua Professione. Il secondo di Settembre 1710. mettemmo alla vela
-da _Portsmouth_, e il quattordici riscontrammo il Capitan _Pocock_
-indiritto al Porto di _Campeche_ per tagliarvi legna del medesimo nome.
-Il sedici, una tempesta ci separò da lui, e al mio ritorno restai
-informato che’il suo Vascello era piombato a fondo; e che di tutta la
-sua Ciurma un solo mozzo dal naufragio scappò. Era un galantuomo e un
-bravo marinajo questo Capitano, ma un po troppo tenace nella sua
-opinione; ciò essendo stato l’unica cagione della perdita di lui, come
-il fu d’altri molti; posciacchè se egli avesse seguito il mio
-consiglio, a quest’ora forse il troverebbe, come me, sano, e salvo fra
-la sua famiglia.
-
-Tanti uomini mi furon rapiti dalla malignità delle febbri, che fui
-costretto di poggiare alle _Barbades_, per praticarvi nuove reclute: ma
-ripentirmi dovei ben presto della mia scelta; giacchè quasi tutti coloro
-che presi sopra il mio bordo, erano perduta. In venti cinque marinaj
-consisteva tutta la mia Ciurma; e ingiugnevami le mie commissioni di
-trafficare cogl’Indiani del _Mare d’Ostro_, e di procurare qualche
-nuova scoperta. Quegli sciaurati subornarono il resto de’miei, e tutti
-insieme, il disegno d’impadronirsi del mio Vascello formarono: disegno,
-che un bei mattino mandarono ad effetto, gettandosi all’improvviso
-nella mia camera, e legandomi mani e piedi, con minaccia di lanciarmi in
-mare al menomo segno di mia resistenza. Dissi loro che mi risegnava in
-prigioniero, e che la più compiuta sommessione io lor prometteva.
-Vollero essi che col giuramento io ratificassi una tal protesta; dopo di
-che mi slegarono, ma non già un braccio, che con una catena appiccarono
-al mio letto, appostando sul mio uscio un Archibusiere, con ordine di far
-fuoco sopra di me se dessi indizio di volere sciormi. Mi tennero
-provveduto del mio alimento, e s’incaricarono del governo del Vascello.
-Lor intenzione si era di corseggiare contra gli _Spagnoli_; ma non si
-potea ciò eseguire se non con un rinforzo d’uomini. Prima però di
-nulla imprendere, disegnavan eglino di smaltire le Mercatanzie della
-Nave, e poscia d’indirizzar la prua a _Madascar_ per farvi delle
-reclute; essendo morti alcuni di loro dopo che a starmene in camera mi
-costrignevano. Questa spezie di carcere durò alcune settimane; nel cui
-termine, fecero commerzio cogl’_Indiani_, senza che io sapessi quale
-corsa prendessero; essendo io strettamente custodito, ed aspettando ad
-ogni momento che mandassero ad effetto la minaccia d’uccidermi, che
-regolarmente mi veniva fatta otto o dieci volte al giorno.
-
-Il 9. Maggio 1711. venne a vedermi un certo _Jacopo Vvelch_, e disse
-d’aver ordine di mettermi a terra. Tutto feci per muoverlo a
-compassione co’miei scongiuri; ma il tutto in vano; stendendo colui la
-sua barbarie persino a ricusarmi di palesar solamente il nome del nuovo
-lor Capitano. Eseguita ch’ebbe la sua commissione, egli e i suoi
-compagni mi forzarono di calarmi nel Caicco, permettendomi d’aver
-indosso il miglior vestito, di prender meco un picciolo fagotto di
-pannilini, ma non già arme di sorta, se eccettuisi la mia spada: furono
-eziandio così onesti che non visitarono le mie tasche, in cui tutto il
-mio dannajo, ed alcune altre cosuzze riposto io avea. Vogarono a un di
-presso per una lega, e di poi mi abbandonarono sulla spiaggia. Gli
-supplicai a mani giunte di dirmi in qual paese mi trovassi; ma mi
-protestarono tutti che sì poco il sapevano come me; ed aggiunsero, che
-il Capitano (com’essi il chiamavano) preso avea l’espediente, dopo
-d’essersi disbrigato delle merci, di mettermi a terra sul primolido che
-discoprissimo. Nel così dire, si staccarono da me, lasciandomi come per
-un addio l’avvertimento, che io non volea farmi sorprendere dalla
-marea, avrei fatto molto bene di non restarmene per lungo tempo in quel
-luogo.
-
-In sì spaventole costituzione, l’alto della spiaggia guadagnai, ove mi
-assisi per riposarmi alquanto, e per riflettere sul partito che io dovea
-prendere. Dopo una matura deliberazione, risolvetti d’internarmi nel
-Paese, di risegnarmi a’primi Selvaggi, che riscontrassi, e di ricomprar
-la mia vita coll’esibir loro alcuni manigli, alcuni anelli di rame, ed
-alcuni lavori di vetro, bagattelluzze, onde sempre in Viaggi di questa
-sorla si sta provveduto, e di cui per buona fortuna io tenevan indosso
-alquante. Vidi sul mio cammino un gran numero d’alberi che mi
-sembrarono produzioni della Natura non ravvisandosi verun ordine nella
-loro disposizione, molte praterie, e alcuni campi di vena. Me ne andava
-con molta circonspezione, temendo non mi si scoccasse qualche saetta o
-pel di dietro, o pe’fianchi. Sboccai ad una strada maestra, ove mi
-caddero sotto l’occhio molte tracce d’Uomini, alcune di Vacche, ma un
-assai più considerabile numero di Cavalli. Finalmente osservai in un
-campo differenti animali, ed uno o due della medesima spezie assisi fra
-gli Alberi. Eran eglino d’una figura assai difforme e più che
-straordinaria. Ne restai sbigottito alquanto; e per meglio considerargli,
-dietro una macchia mi nascosi.
-
-Avvicinatisi alcuni di loro al luogo ove io me ne stava ebbi
-l’opportunità di raffigurargli distintamente. Le loro teste, e i loro
-petti erano ricoperti di crini; avean essi le barbe a somiglianza
-de’Caproni; e il loro corpo, generalmente parlando, era del colore
-della pelle di bufalo. Io gli scorgeva a rampicarsi sopra grand’Alberi
-con tanta agilità, come potrebbe farlo uno scojattolo; mercè che aveano
-nerborute zampe che terminavano in uncinate punte. Facevano terribili
-salti, e correvano prodigiosamente veloci. Più che i maschj eran
-picciole le loro femmine; le cui poppe pendevan loro fra’piedi dinanzi,
-e incamminando radevan la terra. Di differenti colori erano i crini di
-quelle bestie d’amendue i fessi: bruni gli uni, rosi gli altri, quegli
-neri, gialli finalmente questi. A prender tutto, non so risovvenirmi
-d’aver veduto, in veruno de’miei Viaggj, Animali più nauseanti, nè
-più opposti al mio genio. Avendo dunque, anche troppo, soddisfatta la
-mia curiosità proseguì il mio cammino, lusingandomi che alla capanna di
-qualche _Indiano_ ei mi guiderebbe. Tirati innanzi appena alcuni passi,
-diedi del naso in una di quelle creature or ora mentovate. Il sozzo
-mostro non aveami quasi scoperto, che misesi a fare molte morfie, in cui
-credei di figurare lo stupore di lui: ed accostatosi poscia a me, le sue
-zampe levò, senza che io sapessi se ciò egli facesse per malizia, o per
-semplice curiosità. Ma dubitando d’equivoco, die di mano alla spada, e
-lasciai gli andare una piattonata; imperocchè io non cercava di ferirlo,
-per timore che cotale violenta azione a riguardo d’una bestia che
-poteva lor appartenere, non irritasse gli Abitanti contra di me. Con
-tutto questo, riuscì il colpo non poco doloroso; perchè l’animale
-gettando strepitosi gridi prese la fuga, traendo fuori del vicino campo
-una quarantina di mostri della spezie stessa di lui, i quali d’assai
-mal occhio mi risguardarono. Temendo, non ostante, di qualche insulto,
-assicurai le spalle ad un albero, e mi feci largo con la mia spada; tutto
-che, per vero dire, non mi trovassi con l’intero mio comodo.
-
-In un imbroglio di questa fatta, qual non fu il mio stordimento; quando
-vidi quegli animali a mettersi in salvo a tutte gambe, e a lasciarmi
-proseguir il Viaggio con libertà, senza che possibil mi fosse di
-comprendere la cagione di cangiamento così improvviso? Ma girato il capo
-a sinistra, ravvisai un Cavallo che a piccioli passi se ne stava
-spasseggiando nel Campo; ed era questo Cavallo, che prima di me avevan
-eglino veduto, quello il quale, per quanto dappoi ne seppi, era il motivo
-della loro fuga. Parvemi il Cavallo alquanto sbigottito in guardandomi,
-ma rimessosi immediate dal suo spavento, considerò il mio volto con
-indizj manifesti di maraviglia: contemplò attentamente le mie mani e i
-miei piedi, e d’intorno al mio corpo molte volte girò. Continuar io
-volea la mia strada; ma egli me la serrò in traversandola; tutto che per
-altro, non avesse l’aria minaccevole, e che mi paresse non intenzionato
-di praticarmi la menoma soperchieria. Per alcuni minuti ce ne ristemmo
-amendue in cotale situazione; alla fine fui sì ardito di stendere la
-mano sopra il suo collo, con intenzione di vezzeggiarlo, servendomi di
-quella sorta di fischio e di parole ond’usano i Cozzoni, quando
-maneggiar vogliono un Cavallo straniero. Ma quell’animale parve
-sdegnare i miei blandimenti: essendo che crollò la testa, increspò le
-ciglia, e con la dritta gamba del dinanzi allontanò leggermente il mio
-braccio: dopo di che tre o quattro volte annitrì, ma in un modo sì
-straordinario, che credetti ciò fosse una spezie di sua particolare
-favella.
-
-In questo mentre sopraggiugne un secondo Cavallo, il qual accostossi
-all’altro con un’aria disinvolta e civile, gli annitrisce alcuni
-suoni, che mi parvero articolati, e ne riceve una risposta del genere
-medesimo. Si scostarono d’alcuni passi ambidui, come se avessero voluto
-conferir insieme, spasseggiando avanti indietro l’uno a fianco
-dell’altro nella guisa stessa che è praticata da chi vuol liberare
-sopra un negozio importante; ma girando sovente gli sguardi verso di me,
-come per impedirmi il suggirmene. Non saprei esprimere la mia sorpresa
-nel veder operare somiglianti cose ad Animali bruti, e ne conchiusi, che
-se gli Abitanti del Paese dotati fossero d’un grado di ragione
-proporzionato a quell’ordinaria superiorità che anno gli Uomini sopra
-i Cavalli, conveniva necessariamente che fossero il più saggio Popolo
-della Terra. Una tal riflessione m’incoraggiò ad avanzar cammino, e
-suggerirmi il disegno di più non fermarmi, se trovata non avessi qualche
-Abitazione, o alcun Villaggio; o per lo meno, qualcuno de’Naturali del
-Paese. Piano piano già mi andava sottraendo; allorchè il primo de’due
-Cavalli, il qual era un Leardo ruotato, guatando il mio scampo si mise ad
-annitrire dietro di me con un tuono sì assoluto, che di capire ciò
-ch’ei dir volesse m’immaginai, e perciò me ne rivenni per attendere
-gli ordini di lui. Il meglio che seppi dissimulai il mio spavento;
-poichè, senza che io il giuri, il Leggitore crederà facilmente, che non
-poca potesse essere la mia pena nell’incertezza del fine d’una
-somigliante Avventura.
-
-Si fecero accosto di me i due Cavalli, risguardando con somma attenzione
-la mia faccia e le mie mani. Il Leardo, con l’unghia del piede dritto
-del dinanzi toccò il mio cappello da tutti i lati, e talmente lo
-scompose, che fui costretto di levarmelo per rassettarlo: Azione, che
-sembrommi gettar quel Cavallo, e il suo Compagno altresì (ch’era un
-bajo scuro) in un’ammirazione che non può esprimersi. Toccò
-quest’ultimo il lembo del mio vestito, e trovando ch’ei non faceva
-parte del mio corpo, palesò nuovi contrassegni di sua sorpresa. Le mie
-scarpe e le mie calze molto imbrogliarono entrambi, che aveanle
-esattissimamente disaminate, annitrendosi l’un con l’tro, e facendo
-molte gesta, che a quelle che fa un Filosofo, il qual procuri di spiegare
-qualche nuovo e difficile Fenomeno, non male rassomigliavano.
-
-Per dir brieve; mi parvero sì sagge e sì piene d’intelligenza le
-maniere tutte di quegli Animali, che conchiusi, che conveniva
-necessariamente che fosser due Stregoni così trasformati, e che vedendo
-uno Straniere, formato avessero il disegno di ricrearsi a mie spese; o
-che forse realmente fossero trasecolati della vista d’un Uomo sì
-diverso in vestimenta e in figura dagli Abitanti d’un Paese così
-rimoto. Questo bello e ben fondato ragionamento mi rendè ardito per
-tener loro il seguente discorso.
-
-Signori: se siete Stregoni, come è assai probabile, vi son congnite
-tutte le Lingue; e perciò prendomi la libertà di dire alle Signorie
-Vostre, che io sono uno sgraziato Inglese, gettato da’suoi infortunj
-sulle vostre spiagge. Priegovi per tanto di permettere che io monta sopra
-uno di voi due, come realmente fosse un Cavallo, e di portarmi a qualche
-abitazione, o a qualche Villaggio. Vi giuro che non obbligherete una
-persona ingrata; poichè regalerovvi di questo coltello e di questo
-braccialetto, (che in ciò dire tolsi dalla mia saccoccia.) Se ne
-stettero profondamente mutole nel frattempo che io parlava le due
-Creature, e manifestarono d’ascoltarmi con molta attenzione; e finito
-che io ebbi, l’una coll’altra parecchie volte annitrironsi; nè più
-nè meno, come se impegnate fossero in una seriosa conversazione.
-Osservai che il loro linguaggio esprimeva assai bene gli affetti; e che i
-termini si potevano ridurre in Alfabeto, più agevolmente che
-que’de’_Chinesi_.
-
-Gli udì più fiate pronunziare la parola _Yahoo_; e comechè mi
-riuscisse impossibile d’indovinare ciò ch’ella significasse,
-pruovai, non ostante, in tempo che que’Signori se ne stavano in
-trattenimento, di profferirla ancor io. Subito che mi avvidi ch’essi
-tacevano, dissi ad alta voce _Yahoo_, imitando nel tempo stesso al
-possibile il nitrito d’un Cavallo; dal che non restarono ambidui
-mediocremente sorpresi; e il Leardo ripetè tre volte il vocabolo
-medesimo, come se avesse voluto instruirmi del vero accento; nel che lo
-imitai alla meglio, e trovai che ciascuna volta io pronunziava men male,
-non ostante che tuttavia fossi molto lontano dal punto di perfezione. Il
-Bajo scuro poscia saggiò la mia capacità a riguardo d’un secondo
-termine, la cui pronunziazione era molto disagevole; voglio dire quegli
-di _Houyhnhnm_. Non ci riuscì sì bene in questo come nell’altro; ma
-dopo due o tre esperimenti, la faccenda andò meglio, e i miei due
-Maestri parvero estremamente stupiti dell’abilità del loro Discepolo.
-
-Dopo alcuni altri discorsi, che per quanto ne conghietturai risguardavano
-me, i due Amici presero congedo un dall’altro: il Leardo fecimi segno
-che io camminassi innanzi a lui: nel che giudicai a proposito
-d’ubbidirgli, finchè una miglior guida trovata avessi. Quand’io
-andava troppo lentamente, ei mi gridava _Huhuum_. _Huhuum_. Indovinai il
-suo pensiero, e gli diedi ad intendere che io era stanco, e che possibile
-non mi riusciva di progredire: egli ebbe la bontà d’arrestarsi
-alquanto, perchè avessi l’agio di riposarmi.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Un Huyhnhnm guida l’Autore alla sua Casa. Descrizione di questa Casa.
-Maniera con cui vi è ricevuto l’Autore. Nutritura degli Hoyhnhnms.
-E’l’Autore provveduto d’alimenti doppo d’aver temuto di mancarne.
-Suo modo di nutricarsi in quel Paese.
-
-
-TRE miglia in circa fatte avevamo, allorchè pervennimo ad una lunga
-fabbrica di legname, il cui tetto era basso e coperto di paglia.
-Cominciai quell’instante ad incoraggiarmi, e trassi dalla mia tasca
-alcune di quelle cosuzze, che per ordinario i Viaggiatori an sempre con
-esso loro, per farne a poche spese regali magnifici agl’_Indiani
-dell’America_. Trassi, dissi, dalla mia tasca alcune di quelle cosuzze,
-con la speranza di conciliarmi, per tal mezzo, l’affetto degli
-Abitatori di quella Casa. Che io entrassi il primo fecimi segno il
-Cavallo. L’eseguj, e mi trovai in un’assai propia stalla, ove non
-mancava nè rastrello, nè greppia. Vi stavano tre Cavalli, e due
-Giumenti che non mangiavano, ma taluno di essi se la passava sedendo
-su’suoi garetti; il che recommi un’estrema maraviglia, e questa si
-rinforzò, quando vidi gli altri impegnati nell’esercizio stesso, che
-da’nostri Palafrenieri è praticato nelle nostre stalle. Un somigliante
-spettacolo mi rassodò nel primo pensiero, che un Popolo capace di render
-colti fin a un tal segno de’bruti, non potea non essere il più saggio,
-e il più abile Popolo della Terra. Il Leardo ruotato entrò allora, e
-prevenne qualche mal termine che avrebbono potuto farmi gli altri:
-Anitrì loro in diversi tempi con un tuono d’autorità, e sempre
-n’ebbe le dovute risposte.
-
-
-Al di sopra di quella foggia d’Apartamento ove noi eravamo, aveavene
-altresì tre altri in un solo piano, a cui tre porte, l’une rimpetto
-all’altre, davan l’ingresso. Pel secondo Appartamento ci rendemmo
-alla porta del terzo, dove entrò solo il Caval Leardo, facendomi segno
-di quivi attenderlo. Ubbidj, e in aspettando, alestj i presenti pel
-padrone, e per la padrona della Casa. Consistevano questi presenti in due
-coltelli, in tre manigli di perle false, in un picciolo cannocchiale, e
-in un vezzo di vetro. Tre o quattro volte il Cavallo annitrì; ed io mi
-figurava d’intendere cadauna risposta pronunziata con voce umana; ma un
-nitrito altresì articolato, tutto che più sottile del suo, fu tutta la
-risposta ch’egli ebbe. Passavami per la mente che quell’abitazione
-appartenesse a qualche persona del primario carattere, giacchè vi
-voleano tante cerimonie per esservi ammesso: parendomi totalmente
-incredibile che un uomo di qualità da soli Cavalli servito fosse.
-
-Temei per un instante che i miei infortunj, e i miei patimenti non mi
-avessero offuscato il cervello: guardai d’intorno a me nella stanza ove
-io era stato lasciato solo, e la trovai come la prima, tutto che
-d’alquanto maggior propietà. Stroppicciami gli occhj molte volte; ma
-costantemente furono essi colpiti dagli oggetti medesimi. Le braccia e le
-coste mi bezzicai per isvegliarmi, con la lusinga che fosse un sogno
-tutto ciò che io vedeva; dopo di che fui costretto d’attribuire ogni
-cosa alla Magia. Ma nel forte di somiglianti mie riflessioni interrotto
-fui dall’arrivo del Leardo, che mi accennò di seguirlo nel terzo
-Appartamento; ove vidi una gentilissima Cavalla con due puledri, tutti e
-tre assisi sopra stuoje di paglia assai ben lavorate, e dell’ultimo
-buon gusto.
-
-Immediate che la Cavalla mia ravvisò levossi dalla sua stuoja, si mise
-accosto di me, e dal capo a’piedi disaminommi; esame, che terminò con
-una disprezzante occhiata, e rivoltasi poscia verso il Cavallo, intesi
-che sovente ripetevano entrambi il termine di _Yahoo_; termine, onde per
-anche io non ne comprendeva il significato, non ostante che fosse il
-primo che a pronunziare io appreso avessi; ma troppo non tardai a ben
-capirne il senso, avend’io pagata una tal cognizione con la più
-crudele di tutte le mortificazioni: Mercè che il Cavallo, facendomi
-cenno con la sua testa, e replicando il vocabolo _Hhuum_, _Hhuum_, nella
-guisa stessa che praticato avea in sul cammino; il che volea dire (come
-già lo spiegai) che seguirlo io dovessi; in una spezie di Corte, ove
-aveavi un’altra fabbrica in qualche distanza della Casa, mi condusse.
-In quella fabbrica dunque entrammo; e vi vidi tre di quelle detestabili
-Creature da me immediatamente riscontrate dopo il mio arrivo nel Paese,
-che si pascevano di radici, e della carne di alcuni Animali, che dappoi
-seppi ch’erano stati Asini, Cani, e Vacche morti di malattie. Con forti
-funi eran elleno legate tutte pel collo ad una trave, tenendo il lor
-mangiare fra l’ungie delle zampe d’innanzi.
-
-Il Padron Cavallo commandò ad uno de’suoi domestici, ch’era un
-Cavallo sauro, disciogliere la più grande di quelle bestie, e di
-condurla nel cortile di dietro. Vi fui condotto ancor io, e ciò col
-disegno di paragonarci insieme: il che il Padrone ed il servidore
-effettuarono con molta esattezza, ripetendo ambidui molte volte la parola
-_Yahoo_. Non saprei esprimere l’orrore e lo spavento che presemi,
-quando mi avvidi che l’abbominevole mostro aveva sembiante umano. Per
-vero dire, era più largo il suo ceffo, più schiacciato il naso, le
-labbra più grosse, e più fessa la bocca, che non l’anno d’ordinario
-gli _Europei_: ma cotale difformità scorgonsi nella maggior parte delle
-Selvagge Nazioni. I piedi d’avanti del _Yahoo_ in nulla differivano
-dalle mie mani, se eccettuinsi l’unghie ch’erano più lunghe: come
-più irsuti, e più bruni erano gli piedi stessi. Aveavi la conformità
-medesima, e la medesima differenza fra’nostri piedi: ma i Cavalli non
-se ne accorsero, perchè i miei dalle scarpe e dalle calze erano
-ricoperti.
-
-La sola difficoltà che i due Cavalli tenea sospesi era, il vedere che il
-restante mio corpo non rassomigliasse per nulla affatto quello d’un
-_Yahoo_: disuguaglianza, onde io aveane la totale obbligazione a’miei
-vestiti, che per coloro riuscivano una cosa interamente nuova. Offrimmi
-il Sauro una radice, ch’ei teneva fra l’unghia del suo piede, e il
-suo pasturale: Io la presi: ma gustata avendola, con la più possibile
-civil maniera gliela rendei. Trasse egli dal canile del _Yahoo_ un non so
-qual cibo che puzzava sì forte, che io girai la testa, facendo alquante
-sdegnose e nauseate morfie; il che appena egli osservò, che al _Yahoo_
-gettò il cibo, e fu questi con avidezza divorato da lui. Mi mostrò
-poscia un monticello di fieno, e un quartiere di biada; ma il capo
-crollai, manifestando che nè l’una, nè l’altra cosa servir mi
-potevano di nutritura. E per dirla schiettamente, cominciai allora a
-temere di morirmi di fame, se in alcuno della mia spezie non mi fossi
-abbattuto; Essendo che, per quello spetta a que’sozzi _Yahoos_,
-confessar deggio, che non ostante la cordial tenerezza che io professava
-allora alla Natura umana, non mi venne mai fatto di vedere un Essere, che
-per tutte le ragioni più mi disgustasse. Cosa più singolare si è, che
-tutto che ci avvezziamo a qualunque sorta d’animali, i soli _Yahoos_ mi
-son paruti sempre più abbominevoli, a misura che più gli ho conosciuti.
-Il Padron Cavallo raffigurò abbastanza sulla mia faccia l’aversione
-che io aveva per quelle bestie; e per obbligarmi, rinviò il _Yahoo_ nel
-suo canile. Dopo ciò: avvicinò alla sua bocca l’ungia del suo piede
-d’innanzi: dal che non ne restai mediocremente sorpreso, comechè il
-facesse in un modo assai agevole, e con un muovimento che mi sembrò
-perfettamente naturale. A questo primo segno ei ne aggiunse degli altri,
-affin di pregarmi di dargli a conoscere ciò che volentieri mangiato
-avrei; ma di fargli una risposta ch’ei potesse comprendere, totalmente
-impossibile mi riuscì. Standocene amendui in un tal imbroglio, passò
-una Vacca accosto accosto di noi. Io l’accennai col dito, e mostrai la
-voglia che io avea di mugnerla. Intesemi il Padron Cavallo; piochè
-ordinò ad una Cavalla, la qual era una delle fantesche
-dell’abitazione, di diserrar una stanza, ove aveavi molti vasi di
-terra, e di legno riempiuti di latte. Me ne offrii ella un buon
-boccaluzzo pieno, che in un solo fiato, e con un piacere indicibile,
-tracannai.
-
-Verso il mezzo giorno, vidi sopraggiugnere alla nostra Casa una spezie di
-Vettura tirata da quattro _Yahoos_. Adagiavasi in questa Vettura un
-Vecchio Cavallo, che avea la portatura d’un non so che di qualificato.
-Nello scendere, mise prima a terra i suoi piedi di dietro, avendo qualche
-impedimento nel suo piede sinistro d’avanti. Veniva egli a pranzo col
-nostro Cavallo, che il ricevette con sonore rimostranze d’amicizia.
-Mangiarono essi nel più bello Appartamento, e di vena bollita nel latte
-fu il secondo loro servito. Erano le lor mangiatoje situate in circolo
-nel mezzo della Stanza, e divise in compartimenti eguali; davante a cui
-eran eglino tutti assisi, avendo ciascheduno un fastello di paglia che
-serviva gli di sedile, o di tappetto. Nella guisa stessa delle mangiatoje
-era diviso il rastrello, dal che provenivane che cadaun Cavallo, e cadaun
-Giumento mangiava il peculiare suo fieno, e la sua composizione di vena e
-di latte, con molta decenza, e con molta regolarità. Mi ordinò il Caval
-Leardo di starmene accanto di lui; e per molto tempo quistionò sul mio
-proposito col suo Amico, per quanto conghietturar ne potei delle
-frequenti occhiate onde mi onorava il Forestiere, e della sollecita
-repetizione della parola _Yahoo_.
-
-Terminato il pranzo, il Padron Cavallo presemi in disparte; ed ora
-co’cenni, ed ora colle parole, chiaramente mi palesò la prima
-inquietudine, perchè io non avessi di mangiare. In loro lingua, _Hlunnk_
-significa vena. Due o tre fiate io pronunziai questo termine;
-imperocchè, non ostante che da principio non ne avessi voluto dopo una
-matura riflessione trovai che potea farne una spezie di pane; il qual
-rimescolato col latte, valuto mi avrebbe di nutrimento, finchè cogliessi
-l’opportunità di salvarmi in qualche Paese abitato da Uomini. Sul
-fatto stesso ordinò il Cavallo a una Giumenta bianca di recarmi in una
-sorta di tinozza una buona porzione di vena. Riscaldai al fuoco, il
-meglio che potei, questa vena, e ne strofinai le grana finattanto che la
-scorza, che procurai poscia di separarne, tolta ne fu: e susseguentemente
-la schiazziai fra due pietre; dal che formossene una spezie di pasta, che
-frammescolata coll’aqua, ed indi sectata al fuoco, mi tenne luogo di
-pane. A prima giunta mi parve insipido questo pane, tutto che in _Europa_
-sienvi molti Paesi, ove se ne mangia di somigliante. Ma poco a poco mi ci
-costumai; oltrechè, come non era questi il primo mio saggio di
-frugalità, non fu neppure il primo esperimento, onde mi rendei convinto
-che di poco la Natura si appaga. Ed è cosa assai notabile, che in tutto
-il tempo del mio soggiorno in quell’Isola, si mantenesse perfettissima,
-senza la menoma interruzione, la mia sanità. Veramente, procurai
-talvolta d’andar in busca di qualche Coniglio, o di prendere al laccio,
-fatto di crini di _Yahoos_, qualche uccello; e allo spesso rintracciai
-dell’erbe medicinali, che io facea bollire o che mangiava in insalata;
-e di tempo in tempo composi un poco di butiro, di cui poscia il siero io
-ne bevea. I primi giorni del mio arrivo mi sapeva male l’insipidezza,
-ma insensibilmente io mi avvezzai; osando di dire che l’uso frequente
-che noi ne facciamo ne’nostri pasti, è una corruttela del gusto, il
-qual dee la sua origine alla qualità che ha il sale di provocar al bere
-quegli medesimi che, senza questo, troppo berebbero; essendo che, non
-veggiamo, se eccettuisi l’Uomo, animale veruno che ne rimescoli
-ne’suoi alimenti: E per quanto tocca a me: lasciata ch’ebbi quelle
-Regione, vi volle un tempo assai considerabile, prima che potessi
-riaccostumarmivi.
-
-Ma eccone abbastanza sull’articolo della mia nutritura: articolo, su
-cui con ispecifica diffusione trattano quasi tutti gli Viaggiatori: come
-se chi gli legge fossevi personalmente interessato. Con tutto ciò: gli
-era necessità che parola ne facessi, per timore che non si pensasse,
-ch’era impossibile che per lo spazio di tre anni, in un tal Paese, e
-fra cotali Abitatori, alimenti trovar potessi.
-
-Arrivata la sera, il Padron Cavallo ordinò il luogo del mio dormire. Una
-picciola stalletta fu la mia stanza, lontana per sei verghe dalla Casa, e
-disgiunta dal Canile degli _Yahoos_. Quivi mi corcai sopra un poco di
-paglia, con cui io avuta avea l’attenzione di formarmene una maniera di
-letto. Mi valsero di coperte le mie vestimenta, e asserir posso che
-dormì perfettamente bene. Ma poco tempo dopo vi fui adagiato meglio come
-il Leggitore resterà instrutto a suo luogo; cioè, quando della mia
-foggia di vivere distintamente il ragguaglierò.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Applicasi l’Autore ad apprendere la favella del Paese, e il suo
-Padrone, l’Houyhnhnms, gliene da delle lezioni. Descrizione di questa
-favella. Molti Houyhnhnms di qualità vanno a visitare l’Autore. Fu
-egli al suo Padrone un compendiato racconto del suo Viaggio.
-
-
-PRimaria mia applicazione si era ad apprendere la Lingua, che il mio
-Padrone (che così il chiamerò da quì innanzi,) i Figlivoli di lui, ed
-altresì i Domestici tutti della Casa, egualmente solleciti, faticavansi
-d’insegnarmi, riputando eglino come un prodigio, che un animale bruto
-esibisse tanti apparenti contrassegni di ragione. Io mostrava qualunque
-cosa col dito, e ne chiedeva il nome, che poscia si scriveva da me nel
-mio taccuino, quando mi trovava solo. Quanto all’accento m’ingegnava
-d’acchiapparlo, pregando que’della Casa di ripetere molte volte i
-termini medesimi: nel che un Cavallo sauro, il qual non era che un
-famiglio di stalla, fummi molto fruttuoso.
-
-Più che alcun’altra favella dell’_Europa_ accostasi la favella loro
-alla _Tedesca_; ma l’è molto superiore in graziofità e in energia.
-L’Imperador _Carlo_ V. fece la riflessione medesima allorchè disse;
-che se egli avesse dovuto parlare a’suoi Cavalli, non l’avrebbe fatto
-che in _Tedesco_.
-
-Furono sì grandi la curiosità e l’impazienza del mio Padrone, che
-impiegò egli molte ore del giorno ad instruirmene. Era persuaso, come
-poscia mel dichiarò, che io fossi un _Yahoo_: Ma ciò che egli
-comprendere non potea, era la mia docilità, la mia aria civile, e la mia
-propietà; caratteri onde verun degli _Yahoos_ del Paese, dotato non era.
-Un’altra maraviglia impossibile a concepirsi da lui erano i miei
-vestiti; mercè che egli s’immaginava che formassero parte del mio
-Corpo, avendo io l’attenzione di non ispogliarmene mai se tutta la
-famiglia non si fosse ritirata: e di rivestirmene la mattina innanzi che
-alcuno si fosse alzato. Moriva di voglia il mio Padrone di sapere donde
-io venissi, come avessi acquistate le apparenze di ragione ch’egli
-scopriva in tutte le mie azioni, e d’intenderne le Storia della viva
-mia voce: il che lusingavasi che ben presto io fossi in istato
-d’effettuare, attesi i gran progressi che io ne avea già fatti,
-apprendendo e pronunziando i loro termini, e le loro frasi. Per recar
-qualche ajuto alla mia memoria, m’avvertì di far registro di tutti i
-vocaboli che io imparava, con la loro traduzione accanto. Di sì gran
-soccorso mi riuscì questo metodo, che alla fine la presenza stessa del
-mio Padrone non mi tenne impedito dallo scrivere in carta alcuni termini,
-e alcune maniere di discorrere. Stentai molto in ispiegargli ciò che io
-faceva; non avendo gli _Houyhnhnms_ la menoma idea di tutto ciò che
-Libri, oppure Scritture, noi chiamamo.
-
-Nello spazio di dieci settimane fui capace d’intendere la maggior parte
-delle sue quistioni; e alcuni giorni dopo, di fargli passabilmente la
-risposta. Spasimava egli di brama che gli raccontassi da qual Regione
-distaccato mi fossi, e chi insegnato mi avesse ad imitare una Creatura
-ragionevole; a cagion che gli _Yahoos_ (a’quali egli osservava che io
-esattamente era somigliante nella testa, nelle mani e nella faccia,
-ch’erano le sole parti del mio Corpo che visibili fossero,) eran fra
-loro’sempre passati per gli men disciplinabili di tutti gli Animali
-feroci. Risposigli, che io me ne veniva pel Mare da un assai rimoto
-luogo, con molte altre Creature della mia spezie, e in un gran Vascello
-incavato fatto di legne: Che i miei compagni mi aveano a forza messo su
-quella spiaggia, e mi vi aveano abbandonato. Non seguì che con estrema
-difficoltà, e con l’ajuto di molti segni che gli feci ciò
-comprendere. Ei ripigliò, che conveniva necessariamente che io
-m’ingannassi, o che gli dicessi _la cosa che non è_, (poichè in loro
-Lingua non anno termine di sorta per ispiegare ciò che noi chiamamo
-falsità o menzogna.) Io so, continuò egli, ch’è impossibile che
-siavi un Paese di là dal Mare, o che una truppa di bruti sia capace di
-condurre in sull’acqua un Vascello di legno: Niuno _Houyhnhnm_ al Mondo
-ha il talento di costruire una somigliante vettura; e neppure è così
-imprudente per affidarne a degli _Yahoos_ la direzione.
-
-Il vocabolo _Houyhnhnm_ significa in loro idioma un _Cavallo_, e nella
-sua etimologica origine, _la perfezione della Natura_. Dissi al mio
-Padrone che l’espressione m’imbrogliava; ma che a costo d’un fisso
-studio avrei procurato di superare in poco tempo questa difficoltà,
-lusingandomi di essere ben presto in istato di narrargli gran maraviglie.
-Compiacquesi egli di dire alla sua propia Cavalla, a’suoi due Puledri,
-e a tutti i Domestici di sua Casa, di non ommettere veruna opportunità
-d’ammaestrarmi, ed egli stesso per due o tre ore di cadaun giorno si
-prendeva questo fastidio. Molti Cavalli ed alcuni Giumenti qualificati
-del Vicinato, vennero alla nostra abitazione, sulla fama che si era
-sparsa, che aveavi un _Yahoo_ che parlava come un _Houyhnhnm_; e nelle
-parole e nelle azioni di cui, scuoprivasi qualche barlume di ragione.
-Parve che molto gustassero que’Forestieri del mio trattenimento;
-praticate avendomi molte interrogazioni, alle quali secondo il mio
-possibile soddisfeci. Tanto ne profittai di tutti questi mezzi, che
-cinque mesi dopo il mio arrivo, io ben capiva tutto ciò che si diceva,
-ed lo stesso mi esprimeva passabilmente bene.
-
-Gli _Houyhnhnms_ che a visitar vennero il mio Padrone col disegno di
-vedermi e di discorrer meco; non diedero indizj d’essere persuasi che
-io fossi un vero _Yahoo_, perchè io era coperto diversamente da quel che
-il sono questi animali. Per fino allora mi era determinato di tacere in
-proposito a’miei vestiti, per distinguermi, per quanto fosse possibile,
-da quella maledetta razza di _Yahoos_; ma alcuni giorni dopo mutai
-parere; e credei un tratto di mia ingratitudine il farne per maggior
-tempo un arcano al mio Padrone. Oltre che, io meditava, che si sarebbero
-ben presto consumate le mie vestimenta e le mie scarpe, e che per
-necessità avrei dovuto farmene d’altre di pelle d’_Yahoos_, o qual
-altro animale si fosse; dal che si sarebbe manifestato tutto il misterio.
-Dissi dunque al Padrone, che nel Paese donde io veniva, que’della mia
-spezie coprivansi il corpo di pelo di certe bestie, industriosamente
-lavorato: e ciò per decenza, ed anche per guarentirsi dalle ingiurie
-dell’aria: Che se egli il volea, io offrivami di mostrargli in mia
-persona un saggio della verità di ciò che io avanzava; purchè egli mi
-permettesse d’occultar a’suoi occhj quelle parti che la Natura di
-tener nascosse c’insegna. Risposemi il Padrone, che sembravagli molto
-strano il mio ragionamento, ma spezialmente la conchiusione: Che non
-potea egli comprendere come la Natura c’insegssasse a nascondere la
-propia sua opera: Che nè egli, nè veruno di sua Famiglia arrossavasi di
-veruna parte de’loro Corpi; ma che io era l’Arbitro di far quel che
-volessi su quest’articolo. Cominciai allora dallo sfibbiare i bottoni
-dal Giubbone, e dal togliermelo d’indosso con la mia veste. Levai
-altresì le mie scarpe e le mie calze, e per compimento di soddisfazione
-della curiosità di lui, gli mostrai il mio petto e le mie braccia tutte
-ignude.
-
-Con la più avida curiosità considerò il Padrone questi differenti
-oggetti. Prese, pezzo per pezzo, tutti i miei vestiti nel suo pasturale,
-e attentamente gli disamino; dopo di che, avendo con uno de’suoi piedi
-d’innanzi lisciate alcune parti del mio corpo, dissemi, che in sentenza
-sua io era un perfetto _Yahoo_: Che la sola differenza che passava tra
-me, ed il resto della mia spezie, consisteva in ciò che io avea la pelle
-più bianca, più dilicata e più morbida: e le unghie delle zampe del
-d’avanti e del di dietro più corte che gli _Yahoos_ comuni; ed
-eziandio consisteva nell’affettazione di camminar sempre co’miei
-piedi di dietro. Aggiunse, che di più non volea vederne, e che come
-sembravagli che io avessi freddo, così io poteva riprendere i miei
-vestiti.
-
-Gli espressi qualche mio rammarico perchè sì frequente avessemi dato il
-nome di _Yahoo_, il qual era un Animale odioso, da me al maggior segno
-dispregiato ed avuto in abbominazione. Il supplicai di non più valersi a
-mio riguardo d’un titolo sì oltraggioso; e di fare che que’della sua
-Famiglia e gli Amici, a’quali egli permetteva di venir a vedermi,
-avessero l’attenzione medesima. A questa grazia lo scongiurai
-d’aggiugnerne un’altra, cioè di non palesar a chi che fosse che ciò
-che scorgevasi non fosse il mio vero corpo; mercè che spacciati si
-avrebbe gli Abiti miei come una spezie d’artifizio, con cui persuader
-volessi che io non fossi un _Yahoo_.
-
-In una maniera la più graziosa del Mondo soscrisse il Padrone alle mie
-instanze; e così il segreto restò custodito finchè le mie vestimenta
-cominciassero a logorarsi, ed obbligassermi ad aver ricorso a diversi
-espedienti per rappezzarle, come a suo luogo il dirò. Nel tempo stesso
-mi pregò d’impiegarmi con tutta la possibile diligenza ad instruirmi
-del Linguaggio del Paese; essendo che più rendevanlo attonito la mia
-intelligenza, e la mia facoltà di discorrere, che la figura del mio
-corpo, fusse egli coperto o no: aggiungendo che stava egli
-impazientissimo d’intendere le maraviglie che di narrargli io avea
-promesso.
-
-Da quell’instante innanzi raddoppiò egli il suo fastidio per
-ammaestrarmi; mi volle con esso lui in tutte le ragunanze, e faceva che
-tutti gli Astanti mi trattassero con molta cortesia; imperocchè, come
-egli il diceva loro in quattr’occhj, ciò renduto mi avrebbe di buon
-umore e più conversevole.
-
-Ciascun giorno che io andava a porgergli i miei saluti, alla briga
-ch’ei prendevasi d’instruirmi, egli univa delle quistioni in
-proposito di me medesimo; ed io procurava di supplirvi con tutto il mio
-potere; e con questo mezzo gli avea esposte alcune generali idee, tutto
-che imperfette.
-
-Sarebbe cosa molto molesta il voler descrivere i differenti gradi, per
-gli quali passar dovei prima d’essere capace d’una conversazione
-alquanto continuata. Ecco la prima di quelle conversazioni. Per apaggare
-la curiosità del Padrone, che sin allora io non avea che eccitata con
-risposte mal espresse e peggio ancora intese, dissigli un giorno: Che io
-veniva da un Paese molto lontano, come io già aveva avuto l’onore di
-accennarglielo, in compagnia d’una cinquantina d’Animali della mia
-spezie: Che avevamo traversati molti Mari in un Vascello di legno, più
-grande che la casa di lui. E quì gli feci la più esatta descrizione che
-potei del Vascello; e procurai di dargli ad intendere con la comparazione
-del mio fazoletto spiegato, come questo Vascello era stato sospinto dal
-vento: Che i miei uomini, essendosi ribellati contra di me, mi aveano
-messo a terra su quella spiaggia, ove immediate io riscontrati avea
-quegli esecrabili _Yahoos_, dalla cui persecuzione aveami guarentito il
-di lui sopraggiugnere. Ei mi ricercò chi avesse costrutto il Vascello; e
-come possibil fosse che gli _Houyhnhnms_ del mio Paese affidata ne
-avessero a Bruti la direzione? Io replicai, che non avrei l’animo di
-proseguire la mia relazione, se egli non s’impegnasse in parola
-d’onore di non aversene a male, e che a questo patto gli racconterei le
-maraviglie, onde sì spesso io gliene avea parlato. Ei mel promise; e
-quindi il mio ragionamento continuai: assicurandolo che il Vascello era
-stato fabbricato da Creature come me; le quali, in tutte le Regioni che
-io aveva scorse, ed altresì nella mia, erano i soli Animali di ragione
-dotati; e che al mio arrivo in quel Paese; io era rimasto tanto attonito
-di scorgere gli _Houyhuhums_ ad operare come Esseri ragionevoli, quanto
-egli, o gli Amici suoi, l’avean potuto essere in iscoprendo caratteri
-d’intelligenza in una Creatura, che egli si compiaceva di confondere
-con gli _Yahoos_, a cui io non volea già negare di rassomigliarmi in
-alcune circostanze, ma non certamente nella ferocia e nella bestialità.
-Dissi di più, che se mai godessi della buona sorte di ritornamene alla
-mia Patria e di potervi narrare i miei viaggj, come n’era la mia
-intenzione, ognuno taccerebbemi di dire la _cosa che non è_; e che,
-malgrado il profondo rispetto che io avea per lui, per la sua Famiglia,
-per gli suoi Amici, asserirgli io poteva, che i miei Compatriotti
-durerebbono gran fatica a credere, che al Mondo fossevi un Paese, ove gli
-_Yahoos_ fossero Bruti, e gli _Houyhnhnms_ Creature ragionevoli.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Intelligenza degli Houyhnhnms in proposito del vero e del falso. Discorso
-dell’Autore disapprovato dal suo Padrone. Introducesi l’Autore in un
-racconto più specificato di se medesmo, e degli avvenimenti del suo
-Viaggio.
-
-
-AScoltò il mio Padrone ciò che testè io gli avea detto, con
-quell’aria d’imbroglio che palesasi quando ci vengono rappresentate
-cose che si dura fatica di comprendere, il che proveniva, perchè
-l’idee di _Dubbio_, e d’_Incertezza a riguardo della verità d’un
-fatto_, erano totalmente una novità per lui: E mi rammentò che in molti
-discorsi ch’ebbi con esso in materia degli Uomini in generale, essendo
-io sforzato di parlargli delle _Menzogne_ ond’eglino si prevalgono per
-iscambievolmente ingannarsi, fu estrema la mia difficoltà per ottener
-l’intento di farmi intendere; tutto che, per altro, egli avesse il più
-lucido concepimento del mondo. Ecco com’egli ragionava. L’Uso della
-parola è instituito per farci intendere, e per informarci di ciò che
-non sappiamo: Ora se alcuno dice _la cosa che non è_, rovescia
-quest’instituto; perchè; a parlar propiamente, dir non potrei che io
-il capisco, e ben lunge dall’instruirmi di qualche cosa, gettami in una
-condizione peggiore dell’ignoranza; poichè che il _Nero_ sia _Bianco_
-ei mi persuade. Ecco tutta l’intelligenza ch’egli avea della Facoltà
-di _Mentire_, che sì a perfezione posseggono gli Uomini.
-
-Per rivenire al mio argomento; quand’ebbi detto, che gli _Yahoos_ erano
-i soli Animali ragionevoli del mio Paese, dimandommi il Padrone se fra
-noi si trovassero _Houyhnhnms_, e qual impiego fosse il loro? Gli risposi
-che ne avevamo un gran numero: che in tempo di State pascolavano essi
-nelle campagne, e nell’Inverno si custodivano nelle Case, ove gli
-nutrivamo di fieno e di vena, ed ove _Yahoos_ servidori, erano obbligati
-a pettinar loro il crinale, di nettar i loro piedi, di dar loro a
-mangiare, e di fare i letti loro. V’intendo, replicò il mio Padrone, e
-da quel che mi dite, concepisco che, qualunque sia la porzion di ragione
-che i vostri _Yahoos_ presumono di avere, gli _Houyhnhnms_, non ostante,
-sono i padroni vostri. Qual piacere sarebbe il mio, che i nostri _Yahoos_
-fossero così sociabili! Il supplicai di permettermi di non dirne di
-vantaggio; imperocchè io stava perfettamente assicurato che lo
-scioglimento della da lui propostami difficoltà, non potrebbe non
-dispiacergli. Ma egli mi ordinò di parlar alla libera, e di non adirarsi
-diedemi parola. Accertato da tal promessa, gli dissi che i nostri
-_Houyhnhnms_, che nol chiamiamo _Cavalli_, erano i più begli e i più
-generosi di tutti gli Animali che avessimo: che in forza e in velocità
-era ne eccellenti che appartenendo a persone di qualità, non erano
-impiegati che a portare i loro Padroni, o a tirare de’Cochj; trattati,
-per altro, assai bene, se pure non si ammalassero, o non divenissero
-bolsi, mercè che in tal caso erano venduti, e più di essi non si faceva
-che un uso basso, perfino alla loro morte; dopo di che si scorticavano
-per trarne qualche vantaggio dalla loro pelle, e gittavasi il resto del
-loro corpo in pasto a’Cani o agli Uccelli di rapina. Ma, io continuai,
-i Cavalli ordinarj non sono sì felici; poichè son mal nodriti, e
-adoperati da Castaldi o da Carretaj in fatiche assai più penose. Gli
-descrissi; per quanto seppi, la nostra maniera d’andar a cavallo: e
-altresì la forma e l’uso delle nostre briglie, delle nostre selle,
-de’nostri sproni e delle nostre fruste. L’informai poscia, che al di
-sotto de’loro piedi inchiodavano certe piastrelle d’una dura sostanza
-chiamata _Ferro_, perche in camminando per sassosi sentieri, eglino non
-si facessero male.
-
-Parve sdegnato del mio ragionamento il Padrone; con tutto questo si
-contentò di dirmi, ch’egli stupiva della nostra temerità di montare
-sopra la schiena d’un _Houyhnhnm_; essendo più che sicuro, che il più
-debole de’suoi domestici era capace di gettar a terra il più robusto
-_Yahoo_, ed eziandio di schiacciar questa bestia col solo rotolarsi insul
-dorso. Risposi, che noi avvezzavamo i nostri Cavalli fin dall’età di
-tre anni o quattro a’differenti servigi a quali gli destinavano: Che
-gli straordinariamente viziosi di loro, erano impiegati nelle vetture:
-Che in tempo di lor gioventù gastigavansi severamente, per correggerli
-di quella sorta di difetti, a cui gli gastighi servir possono di rimedio:
-Che per rendergli più docili e più trattabili, si castravano, per la
-maggior parte, all’età di due anni: Che conveniva confessare
-ch’erano sensibili alle pene e alle ricompense; ma ch’egli era certo,
-che la menoma tintura di ragione non possedevano.
-
-Costretto sui di valermi di molte circonlocuzioni per imprimere nel mio
-Padrone aggiustate idee di quanto io gli aveva esposto; essendo che non
-abbonda i termini la loro favella: consistendo in assai più picciol
-numero delle nostre, le loro necessità e le loro passioni. Ma riescemi
-impossibile d’esprimere il nobile risentimento che l’idea del
-trattamento crudele che pratichiamnoi a molti de’nostri _Houyhnms_
-gl’inspirò: particolarmente dopo che spiegato gli ebbi il fine, che ci
-proponevamo da quella sanguinosa operazione; ciò è d’impedir loro la
-propagazione di loro spezie, e di rendergli più servili. Disse egli: che
-se possibil fosse che avessevi un Paese, ove gli _Yahoos_ soli fossero
-dotati di Ragione, bisognava per necessaria conseguenza ch’essi vi
-fossero altresì i Padroni, imperocchè a lungo andare, la Ragione la
-vinceva sempre sopra una cieca e brutale forza. Ma, che riflettendo alla
-forma de’nostri corpi, e in ispezieltà del mio, sembravagli che
-Creatura niuna, d’egual volume, men propi fosse ne’comuni affari del
-vivere, a far uso di questa Ragione; sopra di che pregommi di dirgli, se
-i miei Compatriotti rassomigliassero a me, oppure agli _Yahoos_ del suo
-Paese. Gli dichiarai che io era sì ben formato come la maggior parte
-degli Uomini di mia età; ma che i Giovani e le Femmine avean la pelle
-assai più dilicata; e che particolarmente quest’ultime, l‘aveano,
-per ordinario, così bianca come del latte. Vero è, mi soggiunse egli,
-che vi ha qualche differenza fra voi e gli altri _Yahoos_; perocchè voi
-siete molto più propio, e non del tutto così difforme. Ma quanto al
-fatto, ei continuava, di vantaggi reali, essi mi erano superiori: Che le
-mie unghie, tanto de’piedi d’innanzi che di que’di dietro, non mi
-servivano a nulla: che in riguardo a’primi, egli impropiamente
-assegnava loro un tal nome, non avendomi mai veduto a camminarvi sopra:
-che non era sì dura la loro pelle per poter calpestrare le pietre: che
-pel più del tempo io non gli copriva di cosa veruna, e che la coperta
-ond’io talvolta gl’involgeva non era della figura medesima, nè così
-solida come quella che a’piedi dietro io metteva: che bisognava per
-necessità che io sovente cadessi, poichè era impossibile che sempre
-potessi tenermi ritto, poggiando sopra due soli piedi. Cominciò allora a
-far la critica dell’altre parti del mio corpo, dicendo che il mio naso
-sporgeva troppo in fuori: ch’erano sì concentrati nella testa i miei
-occhi, che volendo guardar qualche oggetto che mi fosse a’fianchi, mi
-conveniva girarla: che senza avvicinare alla mia bocca l’un de’miei
-piedi d’avanti, non poteva io nutricarmi: che per difendere il mio
-corpo contra il caldo ed il freddo, io era costretto di ricorrere a
-vestimenta, che togliere o rimettere cadaun giorno io non poteva, senza
-una pensione di molto tempo e di molta fatica. E finalmente, ch’egli
-avea riflettuto che tutti gli Animali del suo Paese naturalmente aveano
-dell’orror per gli _Yahoos_: che i più deboli gli sfuggivano, i più
-forti lunge da se gli scacciavano. Donde conchiudeva, che col supporci
-dotati di ragione, men imbrogliato tuttavia non trovavasi, per sapere
-come potessimo recar rimedio a quella naturale antipatia, che tutte le
-Creature mostravano di avere contra di noi; nè per conseguenza come
-addomesticarle, e ritrarne servigi. Ma, proseguiva, io non voglio
-maggiormente internarmi in questa discussione, mercè che mi muojo di
-voglia d’essere instruito della vostra Storia, in qual Regione siate
-nato; e di tutto ciò che prima di qua venire vi sia accaduto di più
-importante.
-
-Gli dissi, che avrei fatto tutto per rendere compiutamente appagata la
-sua curiosità, ma che io molto temeva non vi fossero molte cose, onde
-impossibile riuscissemi d’imprimergli le necessarie idee, non vedendo
-io nulla nel suo Paese da poterne fare in qualche modo la comparazione:
-Che non ostante mi accigneva a contentarlo sopra tutti gl’indicati
-articoli, supplicandolo tuttavia d’ajutarmi, quando rinvenir non
-potessi le dovute espressioni; il che con bontà ei mi promise. Cominciai
-dunque: Che i miei Parenti erano buoni Borghesi, stabiliti in un’Isola
-che _Inghilterra_ noma val, tanto lontana dal Paese di lui, quanto uno
-de’suoi servidori penerebbe molto ad arrivarvi in un anno, quando anche
-non traviasse dal suo diritto cammino: Che i miei Parenti stessi avean mi
-fatta apprendere la Cirugia; e vale a dire, l’Arte di risanare le
-piaghe, e le contusioni che succedono al Corpo: Che il mio Paese era
-governato da una Donna che noi chiamiamo _Regina_: Che io aveva lasciata
-la mia Patria per accumular ricchezze; pel cui mezzo potessi al mio
-ritorno vivere nell’opulenza con la mia Famiglia: Che nell’ultimo mio
-Viaggio io era Comandante del Vascello, e che avea sotto di me una
-cinquantina di _Yahoos_, i più de’quali erano morti in Mare; il che
-avea mi costretto di reclutargli con altri di differenti Nazioni: Che il
-nostro Vascello per due volte aveva scorso il pericolo d’abbissarsi; la
-prima, per una violenta burrasca; e per aver investito in uno scoglio la
-seconda. A questo passo interrupemi il Padrone, per dimandarmi, come mai
-persuader io potea Stranieri di diversi Paesi d’imbarcarsi con esso
-meco, se tanti risichi passati avea il mio Vascello, e se tanti Uomini mi
-erano morti? Gli risposi, ch’eran coloro canaglie di sacco e corda,
-obbligati d’abbandonare le loro Terre, a cagione de’loro misfatti, o
-o della lor povertà; Che le liti ne aveano ruinati alcuni; che altri si
-erano immersi nella miseria pel vino, per giuoco o per le Donne; che
-altri erano criminosi di tradimento; che un gran numero l’era altresì
-di omicidj, di furti, di veneni, di spergiuri, di moneta falsa, o di
-fuga; e che poco men che tutti si erano sottratti alle carceri: quindi
-provenendone che veruno d’essi non ardiva di rimettere il piede nella
-sua Patria, per timore d’essere appiccato pel collo, o di finir i suoi
-giorni nel sondo d’una tenebrosa prigione: e che perciò erano forzati
-di rintracciar il lor vivere in Regioni rimote.
-
-Più d’una volta mi troncò il Padrone questo ragionamento, ed io mi
-era prevaluto di molte circonlocuzioni per fargli conoscere la natura
-de’differenti delitti, che la maggior parte della mia Ciurma ad
-abbandonare la propia Patria, indotta aveano. A forza di molte
-conversazioni finalmente compresemi, ma la necessità, o l’uso di
-questi delitti, era la cosa, ch’egli potea concepire il meno. Per
-rischiarare un tal punto, dovetti inserirgli alcune immagini della brama
-d’essere potente e ricco; ed eziandio de’terribili effetti dello
-Spirito di vendetta, di odio, di crudeltà, d’intemperanza, di
-voluttà. Perchè ei comprendesse somiglianti passioni, molti supposti,
-idonei ad inspirargli qualche intelligenza, formai. Dopo ciò: nella
-guisa stessa che un Uomo la cui immaginazione è colpita da un non so che
-ch’ei prima non avea ravvisato, e più a parlarne non avea inteso, con
-istordimento e con indignazione egli alzava i suoi sguardi. Possanza,
-Governo, Guerra, Leggi, Gastighi, e mille altre cose, non potevano essere
-espresse in quella favella per mancanza di termini: e quindi ne derivava
-il crudel mio imbarazzo di far concepire al Padrone ciò che dir io
-volea. Ma avendo egli una maravigliosa comprensione, finalmente arrivò a
-conoscere, se non perfettamente, per lo meno in gran parte, di che fra
-noi sia capace la Natura umana; e mi pregò d’entrar alquanto in una
-minuta narrazione degli Affari del Paese che io chiamava _Europa_, ma
-spezialmente di quegli della mia Patria.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Per ubbidire agli ordini del suo Padrone, lo informa l’Autore dello
-Stato dels’Inghilterra, ed altresì de’motivi della Guerra fra alcuni
-Potentati dell’Europa; e ad inspirargli qualche idea della Natura del
-Governo Inglese incomincia.
-
-
-E’Pregato il Leggitore a risovvenirsi, che ciò che al presente io son
-per dire è un estratto di molte conversazioni che per lo spazio di due
-anni e più, ebbi col mio Padrone. A misura che io progrediva nella
-favella degli _Houyhnhnms_, ei mi proponeva nuove quistioni.
-M’interrogò sopra lo Stato dell’_Europa_, sopra il commerzio, sopra
-le Manifatture, l’Arte, le Scienze; e cadauna mia risposta era
-incentivo di nuove dimande. Ma io quì solo registrerò in sostanza i
-trattenimenti che avemmo sul proposito della mia Patria; e gli disporrò
-in un cert’ordine, senza riguardo nè de’tempi, nè delle
-circostanze, che la opportunità n’esibirono. La sola cosa che
-m’imbroglia è, che riuscirammi disagevolissimo di riferire con
-fedeltà gli argomenti, e l’espressioni del mio Padrone. Ma mi si
-lusingo nulladimeno, che a dispetto d’una barbara traduzione, non si
-lascerà di ravvisar la vaghezza e l’aggiustatezza dello spirito di lui.
-
-Per ubbidir dunque a’suoi cenni, narraigli il celebre avvenimento
-conosciuto sotto il nome di _Rivoluzione_; la lunga Guerra cominciata
-allora dal Principe d’_Oranges_ contro alla _Francia_, e rinfrescata
-dalla Regina Regnante; Guerra, in cui si sono impegnate quasi tutte le
-Potenze dell’_Europa_. A richiesta di lui, calcolai che pel corso di
-questa Guerra era stato ucciso un millione di _Yahoos_, che di cento
-Città erano state prese, e tre volte più, tanti Vascelli colati a
-fondo. Mi dimandò egli quali fossero, per ordinario, le cagioni, perchè
-una Nazione prendesse l’arme contra d’un’altra? Risposi, ch’erano
-infinite queste cagioni; ma che gliene farei l’enumerazione delle
-principali: Che talvolta era l’ambizione de’Principi, i quali
-s’immaginano sempre che i loro Popoli e le loro Terre non bastino al
-loro Dominio: Talvolta la corruttella di que’Ministri, che impegnano i
-Sovrani loro in una Guerra per rendersi necessarj, o perchè alla loro
-pessima amministrazione non si rifletta: Che in fatto d’opinioni, la
-discrepanza avea costata la vita a molti milioni d’Uomini. Non vi ha
-Guerra più crudele, o più sanguinosa, o di maggior durata, quanto
-quella ch’è accesa dalla diversità d’opinioni; principalmente
-quando questa diversità non risguarda che cose indifferenti.
-
-Talvolta due Principi, insieme la rompono per sapere qual de’due
-scaccerà un Terzo dagli Stati suoi, su’quali niuno d’essi d’avere
-il menomo diritto presume. Allo spesso un Potentato dichiara la Guerra ad
-un altro, temendo che questi non il prevenga. Accendesi talvolta una
-Guerra, perchè l’Inimico è troppo _forte_, e talvolta perchè è
-troppo _debole_. An talvolta i nostri vicini certe cose onde noi
-_manchiamo_, e _mancano_ di certe altre che noi _abbiamo_; e ci
-ammazziamo l’un l’altro, finattanto che essi piglino le nostre, o ci
-diano le loro. Puossi con giustizia far la Guerra a un Alleato possessore
-di alcune Fortezze che ci convengono; oppure d’un tratto di Paese, che
-se al nostro fosse unito, renderebbe la figura di questo più regolare.
-Se un Principe fa una spedizione di Truppe per un Paese, il cui Popolo
-sia povero ed ignorante, può egli legittimamente sterminare la metà
-degli Abitanti, e ridurre in ischiavitù l’altra metà, col disegno di
-renderla colta, e di correggere la ferocia de’suoi costumi. E’una
-communissima pratica, che un principe chiamato in ajuto d’un altro per
-iscacciare un Usurpatore, si renda poscia padrone del Paese, uccida,
-avveleni, o mandi in esilio il Principe soccorso. La parentella per
-nascimento o per maritaggio, è una sorgente feconda di querele fra due
-Potenze; e più che vi ha di prossimità di sangue, e più rinforzasi la
-disposizione del querelarsi: Le Nazioni _povere_ son di _cattivo umore_,
-e le Nazioni ricche sono _insolenti_. Or chi non vede che
-l’_insolenza_, e il _cattivo umore_ non si accorderanno mai? Tutte
-queste ragioni producono che il mestiere del _Soldato_ spaccisi pel più
-onorevole di tutti gli mestieri: mercè che un _Soldato_ è un _Yahoo_
-preso a nolo per accoppare a sangue freddo il maggior numero che può
-d’Animali di sua spezie, tutto che questi non gli abbiano inferito in
-verun tempo il menomo male.
-
-Avvi pure in _Europa_ un’altra sorta di Principi, i quali non si
-trovano in bastevole forze per far la guerra da se medesimi, ma che
-imprestano alle Nazioni ricche le loro Truppe a un tanto per giorno per
-ciascun Uomo; ed è questa una delle loro più fiorite e più oneste
-rendite.
-
-Ciò che mi raccontate, dissemi il mio Padrone, in proposito della
-Guerra, mi presenta grand’Idee di quella Ragione, di cui vi presumete
-dotati: Con tutto ciò, egli è una spezie di felicità che la possanza
-di voi altri _Yahoos_ non sia proporzionata alla vostra malizia; e che la
-Natura vi abbia costituiti poco men che assolutamente inabili a far del
-male.
-
-Essendo che, non isporgendo in fuora le vostre bocche come quelle di
-molti Animali, è difficilissimo che vi mordiate l’un l’altro. Quanto
-a’vostri quattro piedi, son eglino così teneri, e a nuocere sì poco
-idonei, che uno de’nostri _Yahoos_ ne assalirebbe una dozzina
-de’vostri. Così; quando voi sì alto montar faceste il numero di
-que’che in certe Guerre sono stati uccisi è forza necessariamente, che
-abbiate detta _la cosa che non è_.
-
-Un tratto tale d’ignoranza fecemi sorridere: e perchè io non era
-affatto affatto novizio nel mestier della Guerra, gli descrissi i
-Cannoni, le Colubrine, i Moschetti, le Carabine, le Pistole, le Palle, la
-Polvere, le Spade, i Pugnali, gli Assedi, le Ritirate, gli Assalti, le
-Mine, le Contrammine, i Bombardamenti, e le Battaglie Navali. Aggiunsi,
-che in queste battaglie vi restavano talvolta estinti venti mila Uomini
-per cadauna parte, e che il fuoco continuo, lo strepito ed il fumo
-de’nostri Cannoni, ed eziandio i gridi de’feriti e de’moribondi,
-erano un non so che da non potersi esprimere: Che negli Abbattimenti di
-terra, i Vincitori si la va vano nel sangue, calpestavano sotto a’piedi
-de’loro Cavalli i Vinti, e lasciavano i loro cadaveri per servir di
-pasto a’Cani, a’Lupi, e agli Uccelli da rapina. E per esaltare il
-valore de’miei Compatriotti, gli protestai, che io gli avea veduti far
-saltar nell’aria, in un istante, un centinajo di nemici in un Assedio;
-e che i corpi morti erano ricaduti a terra in mille pezzi, con estremo
-divertimento degli Spettatori.
-
-Io stava per internarmi in una più diffusa specificazione, allorchè il
-Padrone m’impose silenzio. Disse: Che chiunque conoscesse il naturale
-degli _Yahoos_, facilmente gli crederebbe capaci di tutte l’iniquità
-testè da me mentovate, se la forza loro fosse eguale alla loro
-ribalderia: Che il mio discorso non solo aumentata avea l’orribilità
-ch’egli nodriva per que’Mostri, ma ancora suscitata in lui una
-turbolenza non più saggiata: Che temeva che le sue orecchie non si
-avvezzassero ad intendere cose abbominevoli, e che l’indignazione onde
-allora si sentiva assalito, insensibilmente non iscemasse: Che non
-ostante ch’egli avesse in aversione gli _Yahoos_ del suo Paese, gli
-biasimava, a cagione delle loro odiose maniere, così poco, che un
-_Ennayh_ (sorta d’Uccello rapace) a cagion della sua crudeltà: Ma che
-quando una Creatura, la qual presume d’essere dotata di ragione, è
-capace di certe scelleratezze; la corruttela di questa facoltà
-sembravagli abbassarne gli Autori, fin a costituirgli inferiori alle
-Bestie brute.
-
-Disse di più: ch’ei troppo ne avea inteso in proposito della Guerra;
-ma che per allora imbarazzavalo molto un altro articolo: Che io gli avea
-dichiarato che alcuni Uomini della mia Ciurma si erano staccati dalla
-loro Patria, perchè i litigj gli aveano messi in ruina: Che non poteva
-immaginarsi, che per aver qualche controversia con un altro, fosse
-d’uopo far grandi spese, acciocchè un Giudice qual de’due avesse il
-torto o la ragione decidesse.
-
-Ripigliai: Che veramente io non mi trovava versato in tutto ciò che
-presso noi dicesi _Processi_, non avendo io, quasi mai, avuto che fare
-con persone di Foro, eccettuatane una sola volta che io aveva posti di
-mezzo alcuni Avvocati per chiedere risarcimento d’una ingiustizia che
-mi si era praticata, senza aver mai potuto vederne il fine: Che con tutto
-questo, avendo avuta l’occasione di strignere amistà con taluni che si
-erano ruinati per le liti, e che furono in conseguenza costretti
-d’abbandonarne la loro Patria, mi comprometteva di esibirgli su
-quest’argomento alcune idee, per lo meno, superficiali.
-
-Gli dissi: Che coloro, i quali profession facevano di questa Scienza,
-uguagliavano in numero i Bruchi de’nostri Giardini; e che, tutto che in
-generale esercitassero il mestiere medesimo, aveavi nulladimeno qualche
-disparità nelle loro funzioni: Che la quantità prodigiosa di que’che
-a quest’Arte applicavansi, era la cagione che tutti non ne potessero
-sussistere in un modo onesto e legittimo, e che perciò era forza che
-molti avessero ricorso all’industria, e all’artifizio: Che fra questi
-ve n’erano alcuni che dalla loro più tenera giovinezza si erano
-applicati ad imparar la Scienza di provare chi il _nero_ sia _bianco_, e
-il _bianco_ sia _nero_: Che la temerità di costoro e l’audacia delle
-loro pretensioni erano sì grandi, che ingannavano il semplice Volgo,
-presso cui essi passavano per Uomini di consumata abilità; il che gli
-metteva più in voga che tutti gli altri loro Colleghi. Furono di questa
-pasta, io diceva proseguendo il mio ragionamento, que’co’quali io
-ebbi a fare nella lite che ho perduta: e non saprei meglio darvi ad
-intendere la lor maniera di trattar le Cause, che con un esempio.
-
-Supponiamo che il mio Vicino s’intalenti di aver la mia _Vacca_; ei si
-provede d’uno di questi Avvocati per provare che la mia _Vacca_ gli
-appartiene. E’forza allora che io mi proveda d’uno altro per
-difendere il mio diritto; poichè egli è contra tutte le Regole della
-_Legge_ che un Uomo difenda la propia sua Causa. Ora in questo caso, io,
-a cui appartiene la _Vacca_, ho due gran discapiti. Primieramente; il mio
-Avvocato essendo avvezzo dalla sua giovinezza a difendere la falsità e
-l’ingiustizia, trovassi totalmente fuori del suo elemento, quando si
-tratta di parlare in favore dell’Equità, essendo che, come questa
-funzione gli riesce affatto nuova; senza dubbio ei vi si prenderà alla
-peggio, anche che volesse fare il suo meglio. Il secondo discapito è,
-che la natura del mio affare esigge che il mio Avvocato sia molto cauto;
-conciosiachè, come dall’impiego ditante persone dipende la loro
-sussistenza, se il mio Avvocato tratta la mia Causa in modo che
-l’affare resti immediate spedito, egli è certo d’attraersi, se non
-l’indignazione de’suoi Superiori, l’odio; per lo meno, de’suoi
-Confratelli, che lo risguarderanno come una spezie di serpente che si
-nutricano nel propio seno. Il caso in termini; io non ho che due metodi
-per conservar la mia _Vacca_. L’uno; di corrompere l’Avvocato della
-Parte avversaria, promettendogli duplicata mercede, e quest’artifizio
-naturalmente mi dee riuscire; poichè l’educazione, e il carattere del
-Personaggio onde si tratta, mi lascian l’adito di sperare ch’egli
-tradirà colui che d‘affidarsigli ebbe l’imprudenza. L’altro metodo
-è, che il mio Avvocato non insisti punto sopra la giustizia della mia
-Causa: anzi riconosca che la mia _Vacca_ appartiene al mio Avversario;
-avendo l’evento mille volte dimostrato, che una gran prevenzione a
-favore del successo d’un litigio si è, quand’egli notoriamente è
-ingiusto.
-
-E’una massima di questi tali, che tutto ciò che si è fatto per
-l’addietro, puossi far di nuovo legittimamente. Ecco perchè essi
-custodiscono in iscrittura con sommo scrupolo tutte le Sentenze già
-pronunziate; insino quelle che per ignoranza o per corruttella rovesciano
-le Regole più comuni dell’Equità e della Ragione. Tutte queste
-sentenze divengono in loro mani come tante Autorità, con le quali eglino
-procurano d’imbiancare i più neri deliti, e di giustificare le
-pretensioni più inique: E questa pratica lor riesce sì bene, che non e
-quasi possibile l’immaginare un Processo, in cui le due Parti, più
-d’una Decisione in propio favore ad allegare non abbiamo.
-
-Nelle loro dispute, sfuggono con sommo studio di venir al fatto; ma in
-ricompensa, vorrebbono rinunziar piuttosto alla lor Professione, che
-ommettere la menoma _Circostanza_ inutile. Per esempio; per ritornare al
-supposto da noi piantato, non s’informeranno già con qual diritto la
-mia Parte avversaria pretendi che la mia _Vacca_ le appartenga; bensì se
-questa _Vacca_ sia nera o bianca; se le sue corna sieno lunghe o corte;
-se il Prato in cui ella pascola sia tondo o quadro; a qual male ella sia
-suggetta, e così del resto; dopo il che consultano tutti i Decreti
-emanati in somigliante caso; _intermettono_ a un altro tempo la decision
-della Causa, e d’_intermissione_ in _intermissione_, venti o
-trent’anni dopo, dichiara il Giudice di chi sia la ragione o il torto.
-
-E’d’uopo pur di riflettere che questi Signori anno un Gergo ch’è
-loro particolare; intelligibile per essi soli; e in questo Gergo sono
-scritte le loro Leggi. Principalmente per questo mezzo son riusciti in
-confondere il vero col falso, il giusto con l’ingiusto; e ne sono così
-eccellenti, che son capaci di disputare per trent’anni continui, per
-sapere se un Campo, il qual da sei generazioni ha appartenuto a’miei
-Bisavoli, sia di mia ragione o di quella d’uno Straniere, che d’esser
-mio parente non ha mai preteso.
-
-Per ciò che spetta all’esame dagli Accusati di delitti di Stato, i
-processi non sono sì lunghi: imperocchè se que’che si trovano alla
-testa degli Affari ancora (come mai non mancano) di far appoggiare queste
-sorte di commissioni a persone di Legge, la cui compiacenza e
-l’abilità sono lor cognite; queste, immediate che comprendono le
-intenzioni de’lor Protettori, non differiscono di condannare o
-d’assolvere gli Accusati; e ciò senza inferire torto veruno ad alcuna
-delle forme prescritte dalla Legge.
-
-M’interruppe a questo passo il Padrone per dirmi, ch’era ben un
-peccato, che Uomini tali, come questi Avvocati, che aveano tante
-conoscenze e tanti talenti, non si applicassero piuttosto a farne parte
-agli altri. Io risposi, che il loro mestiere rubava tutto il lor tempo, e
-che non aveano essi neppur il piacere di pensare a verun’altra cosa;
-Che ciò era sì vero, che fuori della lor Professione, erano ignoranti e
-stupidi più di quello che possa esprimersi: e che si avea riflettuto
-ch’erano nemici giurati di tutto ciò che conoscenza si appella, come
-se a scacciar la Ragione da tutte le Scienze dopo di averla bandita dal
-loro mestiere, determinati si fossero.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Continuazione del discorso dell’Autore, sopra lo stato del suo Paese,
-sì ben govornato da una Regina, che vi si può far di meno d’un Primo
-Ministro, Ritratto d’un tal Ministro.
-
-
-IL mio Padrone diede indizj di non prestar compiuta fede alle mie
-narrazioni, non potendo, come poscia il dichiaro, a verun patto
-comprendere per qual motivo gli Uomini di Legge si dessero mille fastidj,
-e formassero insieme una sorta di lega d’iniquità, non per altro che
-per conturbare gli Animali di loro spezie. Per vero dire, ei soggiunse,
-mi diceste ch’essi erano salariati a tal oggetto; ma somiglianti
-termini in me l’idea menoma non risvegliano. Per isciorre questa
-difficoltà, fui costretto di descrivergli l’uso della moneta, i
-materiali ond’ella lavoravasi, e il valor de’metalli. Dissigli, che
-quando un _Yahoos_ aveva in sua propietà una gran somma di questi
-metalli preziosi, potea far acquisto di magnifiche vestimenta, di bei
-Cavalli, d’immense Terre, di squisite vivande, di graziose Femmine, di
-qualunque cosa di suo piacimento.
-
-Che derivandone dal solo danajo sì maravigliosi effetti, i nostri
-_Yahoos_ non credevano mai d’averne abbastanza per ispendere, o metter
-da parte, secondo che piegar gli facesse o alla profusione o
-all’avarizia la loro inclinazione: Che i Ricchi usufruttuavano degli
-stenti de’Poveri, e che questi eran mille contra uno, in comparazione
-di quegli: Che il grosso del nostro Popolo menava una vita miserabile, ed
-era obbligato di faticar tutto l’anno dalla mattina alla sera, per
-rendere provveduto un picciol numero d’Opulenti di tutto ciò che i
-loro capriccj, o la lor vanità lor suggerivano. Internaimi in una
-instruzione assai estesa su quest’argomento: Ma tanto e tanto il
-Padrone meglio non mi capì; essendosi intestato che tutti gli Animali
-fossero in possesso d’una sorta di diritto sopra le produzioni della
-Natura, e ben ispezialmente que’che agli altri presiedevano.
-
-Cotal pregiudizio gl’inspirò la curiosità di sapere, in che
-consistessero quegli squisiti cibi che io aveva ricordati; e come potesse
-darsi che alcuno di noi ne restasse privo: E quì l’enumerazione gli
-feci di tutte quelle qualità che mi caddero sotto la memoria; del pari
-che delle differenti maniere di manipolargli; il che non potea eseguirsi
-senza la spedizione d’infiniti Vascelli per diverse parti del Mondo,
-affin di riportarne peregrine frutte, e liquori d’un gusto eccellente.
-Gli protestai, che conveniva far, per lo meno, tre volte il giro della
-nostra Terra, prima che una delle nostre qualificate Femmine servita
-fosse d’una colezione che avesse tutti i suoi numeri. Ei disse,
-ch’esser dovea un assai sgraziato Paese quegli che nutricar non poteva
-i suoi Abitatori: Ma principalmente rendevalo attonito il riflettere, che
-una Regione, così estesa come la nostra, tanto penuriasse d’_Acqua
-dolce_, cosicchè il nostro Popolo a ritraere la sua bevanda per via di
-mare costretto fosse. Io replicai; che l’_Inghilterra_, mia diletta
-Patria, produceva tre volte più d’alimenti che i suoi Naturali
-confumarne potevano; che avea luogo la proporzione medesima a riguardo
-de’Liquori ond’essi si prevalevano per ispegnere la loro sete; e che
-questi liquori si componevano con la frutta di certi Alberi, riuscendo
-un’eccellente bevanda. Ma che per soddisfare all’intemperanza
-de’Maschj, e alla vanità delle Femmine, noi mandavamo in altri Paesi
-la maggior parte delle utili produzioni delle nostre Terre, per averne in
-concambio dello cose che non servivano che a procacciarci infermità, e
-che ad alimentare la nostra stravaganza e i nostri vizzi. Donde ne
-seguiva per necessità, che molti de’miei Compatriotti fossero sforzati
-di guadagnar la vita con infami o ingiusti mezzi; come sarebbe a dire,
-co’frutti, cogli spergiuri, con l’adulazione, col giuoco, con la
-menzogna, con l’arte di velenare, o con quella di pubblicar libelli.
-Non fu senza un grande stento, che mi riuscì di far comprendere al mio
-Padrone il senso di queste differenti espressioni.
-
-Non è; continuava io, perchè ci manchino i liquori o l’acqua, ch’è
-portato il vino al nostro Paese; bensì, perchè questi è una bevanda
-che ci rallegra, che scaccia le nostre maninconie, aumenta le nostre
-speranze, scema i nostri spaventi, e ci priva per qualche tempo
-dell’uso d’una importuna Ragione; dopo di che non vi ha dubbio che
-non c’immergiamo in un sonno profondo; comechè confessar si deggia che
-quasi sempre ci risvegliamo malati; e che l’uso d’un tal liquore sia
-per noi una sorgente feconda d’incomodità, che accorciano la nostra
-vita, e la nostra sanità ruinano.
-
-I più di nostra Nazione campano la vita somministrando alle persone
-ricche, e un generale a tutti que’che anno con che pagare le loro
-mercatanzie o i loro travaglj, somministrando, dico, tutte le cose che
-lor bisognano. Per esempio; quando io sono presso la mia Famiglia, ed
-abbigliato come essere il deggio, porto sopra il mio corpo gli stenti di
-più di cento Operaj; la struttura e l’adobbamento della mia Casa il
-doppio ne vogliono; e innanzi che mia Moglie sia guernita da’piedi
-infino al capo, non bastano mille.
-
-Io stava per discorrergli d’un’altra foggia d’Uomini che si
-applicano a guarire i mali del corpo, giacchè ebbi l’occasione di dire
-a lui che molti de’miei Marinaj erano morti di malattia: Ma non può
-credersi la mia pena per farmi capire. Ei ben comprendeva, diceva egli,
-che un _Houyhnhnm_, alcuni giorni prima della sua morte diveniva debole o
-languido: ovvero per disgrazia in qualche modo piagavasi: Ma sembravagli
-impossibile che la Natura, la qual affettuosamente è sollecita per tutte
-le sue opere, generar possa ne’nostri Corpi tanti incomodi e tanti
-mali; e di spiegargli un sì singolare e sì bizzarro Fenomeno mi pregò.
-Gli replicai; che non era difficile lo scioglimento di questo problema, e
-che la sregolatezza del nostro vivere era la sola cagione delle nostre
-infermità: Che noi mangiamo quando non abbiamo fame, e che bejamo senza
-aver sete: Che passiam l’intere notti tracannando gagliardi liquori
-senza prendere cibo di sorta; il che appiccava al nostro corpo un
-incendio, e precipitava la degistione o l’impediva: Che _Yahoos_
-Femmine, dopo d’essersi prostituite per qualche tempo, contraevano
-certe dolorose malattie, ch’elleno comunicavano a que’che commerzio
-aveano con esso loro: Che queste e molte altre malattie trasfondevansi da
-Padre in Figliuolo; che se si avesse voluto, non si avrebbe mai composto
-un esatto Catalogo de’malori tutti onde il Corpo umano è suggetto;
-poichè non aveavi parte veruna che in sua spezieltà cinque o secento
-non ne annoverasse: Che l’intensa brama che abbiamo della nostra
-guarigione, moltiplicati avea fra noi gli Medici, e vale a dire, Uomini
-che si fanno un punto d’onore di risanare gl’Infermi. Per anni molti,
-soggiunsi, sono mi applicato a questa Scienza, la qual, per altro, ha
-qualche affinità con la mia Professione; e perciò posso dire senza
-vanità, che mi è noto il metodo tenuto da questi Signori nelle loro
-cure.
-
-Loro gran principio si è: Che tutte le Malattie derivano da
-_Ripienezza_; donde conchiudon eglino, che per guarire le indisposizioni
-nella loro sorgente, conviene che il Corpo pratichi _Evacuazioni_, sieno
-pel passaggio naturale, o pel vomito. A tal effetto, si accingono a
-comporre di molte Erbe, di Minerali, di Gomme, d’Olj, di Conchiglie, di
-Sali, di Escrementi, di Corteccie d’Alberi, di Serpi, di Rospi, di
-Ranocchj, di Ragnoli e d’Ossa d’Uomini morti, il più abbominevole e
-nauseante estratto che lor sia possibile: Estratto, che sul fatto stesso
-è renduto dallo stomaco: e quest’è ciò ch’essi chiama _Vomitivi_:
-oppure a quest’ammirabile mischiamento aggiungono alcune attossicate
-Droghe, che che ce le fan prendere (secondo la fantasia del Medico) o pel
-di sopra o pel di sotto, e un tal rimedio sconvolge sì crudelmente gli
-budelli, che questi poco men che con la stessa pontualità dello stomaco,
-il restituiscono; e ciò in loro lingua una _Purga_ o un _Cristero_ si
-appella. Essendo che la Natura (come riflettono i Medici) ha destinata la
-bocca all’_Intromissione_ del mangiare e del bere, e un’altra parte
-alla loro _Ejezione_: quindi conchiudono questi Signori con grande
-ingegno, che essendo la Natura in queste infermità fuori della sua
-_Situazione_, conviene, per rimetterla, curar il Corpo in un modo
-direttamente opposto all’instituto di lei; cioè, introdurre certi
-composti pel di sotto, e far uscire ciò che si ha negl’intestini, per
-la bocca.
-
-Ma oltra le reali infermità, siam sottoposti a molte altre, che sono
-puramente immaginarie, e per le quali i Medici anno inventato rimedj del
-genere medesimo. An per tanto questi rimedj i loro nomi, perchè i mali
-ne anno altresì: ed è da questa sorta di mali che le nostre _Yahoos_
-femmine, sono assalite. Soprattutto sono eccellenti in _pronostici_ i
-nostri Medici, e di rado lor succede che s’ingannino: poichè nelle
-malattie reali e alquanto maligne, predicono quasi sempre, che
-l’Infermo ne _morrà_, perchè il verificar il detto sta in loro
-arbitrio: laddove non è in poter loro la guarigione: Ed ecco perchè
-sempre si corre gran risico nelle loro mani, immediate che tanto an
-eglino fatto di pronunziare al fatal sentenza, non volendo essere mentori.
-
-Son essi eziandio d’una grande utilità a que’Mariti, e a quelle
-Mogli che non si amano, a Primogeniti, a Ministri di Stato, e sovente a
-Principi.
-
-Io avea già per l’addietro avute alcune conversazioni col mio Padrone
-sopra la natura del _Governo_ in generale, e peculiarmente del nostro,
-ch’è l’oggetto dello Stupore e dell’Invidia di tutto l’Universo:
-Ma uscitomi a caso il vocabolo di Ministro di Stato, ei mi ordinò di
-dirgli quale specie di _Yahoo_ io propiamente disegnava con questo
-termine.
-
-Gli risposi, che la nostra Regina essendo esente d’ambizione, e non
-avendo il menomo prurito d’accrescere la sua possanza a spese de’suoi
-Vicini o a pregiudizio de’propj suoi Sudditi, era sì lontana
-dall’aver bisogno d’alcuni Ministri corrotti per eseguire o
-ricuoprire qualche sinistro disegno; che anzi, pel contrario, ogni suo
-disegno era diretto da lei a vantaggio del suo Popolo; e che ben lunge
-dall’affidar interamente a qualche Favorito o a qualche Ministro la sua
-autorità, sommetteva l’amministrazione de’suoi Ministri o de’suoi
-Favoriti al più severo esame del suo Maggiore Consiglio. Ma io aggiunsi,
-che sotto alcuni precedenti Regni, e attualmente in qualche Corte
-dell’_Europa_, aveavi qualche Principe inoffizioso, ma schiavo del
-proprio piacere; il qual trovando per esso lui troppo pesanti le redini
-del _Governo_, rimette vale nelle mani d’un _Primo Ministro_: di cui
-per quanto il potei conchiudere, non solamente dalle Azioni di coloro che
-sono stati onorati di quest’impiego, ma eziandio da molte Lettere, da
-molte memorie, e da molti Scritti pubblicati da essi medesimi e contro
-a’quali fin al presente chi che sia non ha protestato in contrario,
-eccone un fedele Ritratto.
-
-_Un Primo Ministro_, (già s’intende d’un Primo Ministro di cattiva
-intenzione, non mancandone di buoni, anzi d’ottimi) è un Uomo affatto
-immune da Giocondità e da Maninconia, da Amore e da Odio, da Compassione
-e da Collera: tutte le sue passioni, in una insaziabile sete di possanza,
-di ricchezze e d’onori consistono. Servesi egli del talento, del
-discorso come gli altri Uomini, con questa picciola differenza pero, che
-non parla mai per dichiarar ciò che egli pensa: Non pronunzia mai una
-_verità_, che col secondo fine che voi la prendiate per una _bugia_: ne
-una _bugia_, che con l’intenzione che la spacciate per una _verità_.
-Quegli ond’ei mormora in loro assenza, son vicini a un avanzamento, e
-subito ch’ei comincia a lodarvi o sulla vostra faccia, o sull’altrui
-fate conto d’essere perduto nell’istante stesso. Il men equivoco
-contrassegno della propria disgrazia è, quando impegniti con esso voi in
-qualche promessa, e soprattutto quando questa promessa sia confermata dal
-giuramento: Mercè che in un tal caso un Uomo saggio si ritira, e alle
-sue speranze rinunzia.
-
-Sonovi tre maniere, per le quali un Uomo d’indole pessima pervenir può
-al Posto di _Primo Ministro_. La prima: procurando che certe persone, o
-Moglie, o Figliuola, o Sorella, abbiano un onesto compiacimento per gli
-desideri del Principe: La seconda; tradendo, o intentando di soperchiare
-il suo Predecessore: e declamando con furioso zelo contra la corruttela
-della Corte nelle Pubbliche Ragunanze, la terza. Questi Ministri,
-spezialmente que’che sono dotati di quest’ultimo carattere, di tutti
-gl’Impieghi disponendo, anno una maravigliosa facilità in guadagnare
-il maggior numero de’suffragj in un Consiglio, e conservano con questo
-mezzo la propia Autorità; e alla peggio; un _Atto di general indulto_
-(ond’io ne descrissi la natura) gli mette a coperto da qualunque
-inquisizione: dopo di che prendono essi congedo dal Publico, carichi
-delle spoglie della Nazione.
-
-Il Palazzo d’un _Primo Ministro_ di depravato genio è un semenzajo,
-ove altri se ne formano: I Paggj, gli Stafieri ed il Portiere imitando il
-Padrone loro, divengono tanti _Ministri di Stato_ ne’loro diversi
-Appartamenti, ed imparano a segnalarsi in tre cose: in _insolenza_;
-nell’_Arte di mentire_, e in quella di _corrompere quegli ond’eglino
-pretendono di valersi per adempire i loro infami divisamenti_. Molte
-persone di Carattere fanno regolarmente la loro Corte a questi Signori; i
-quali talvolta, a forza di destrezza e di sfaciataggine, anno la buona
-sorte di succedere al loro Padrone.
-
-Per ordinario, un cattivo _Primo Ministro_ è governato da una Vecchia
-Innamorata o da un Cameriere zerbino, e costoro sono i due canali per cui
-scorrono tutte le grazie, e che propiamente, i _Supremi_ Reggenti del
-Regno, chiamar si potrebbono.
-
-Disputando un giorno col mio Padrone sopra la Nobiltà del mio Paese, ei
-mi fece un complimento che io non aspettava. Son persuaso, mi disse, che
-voi siate uscito di qualche Famiglia Nobile; poichè in figura, in colore
-e in proprietà superate tutti gli _Yahoos_ di nostra Nazione, tutto che
-lor cediate in forza e in agilità; il che attribuisco alla differenza
-che vi ha fra il vostro modo di vivere, e quello degli altri Bruti: ma
-vie più crescono le mie prevenzioni a favor vostro, scorgendo che siete
-dotato non solo dalla facoltà di parlare, ma altresì di alcuni principj
-di Ragione. Fra noi, continuò egli, gli _Houyhnhnms bianchi_, gli
-_Sauri_, i _Bigj_, non sono così ben fatti come i _Baj_, come i _Leardi
-ruotati_, e come i _Neri_, e neppure non nascono con tanti talenti
-d’Anima, nè con tanta capacità per approffitarsene; ed ecco perchè
-sieno destinati a servir agli altri senza aspirar giammai alla menoma
-Autorità; il che presso noi sarebbe un non so che di mostruoso.
-
-Umilissimamente il ringraziai della buona opinione ch’egli aveva di me:
-ma rendeilo nello stesso tempo assicurato che tutt’altro che illustre
-era il mio nascimento, dovendo il viver mio ad onorati Borghesi,
-provveduti appena de’sufficienti mezzi per la passabile mia educazione:
-Ch’era altra cosa nel nostro Paese la Nobiltà, di quel che il fosse
-nel Paese di lui: Che i nostri Giovani di qualità erano allevati
-nell’infingardia e nel lusso: Che immediate pervenuti a un certo numero
-d’anni, consumavano il loro vigore, e pel commerzio di alcune
-prostituite donne, malori infami contraevano: Che avendo scialacquate
-poco men che tutte le loro sostanze, si ammogliavano con qualche femmina
-del comune, unicamente pel danajo di lei, senza aver mai per essa, nè
-prima, nè dopo il maritaggio, il più leggier sentimento di benevolenza
-o di stima: Che da questi disuguali accoppiamenti era prodotta una
-difforme e mal sana figliuolanza: donde ne veniva che quasi mai una
-Famiglia di somigliante razza, non toccasse la quarta generazione: se
-pure non avesse attenzione la Sposa di scegliere fra’suoi Vicini, o fra
-suoi Amici, un Padre di buona consistenza; il tutto per motivo della
-sanità della prole di lei: Che un corpo mal composto, un’aria
-infermiccia, e una faccia pallida e smunta, erano gli ordinarj
-contrassegni d’un Uomo del più sublime carattere; laddove una sanità
-d’Atleta in un Uomo qualificato, forma la più diffamante di tutte le
-presunzioni contra la saggezza di sua Madre.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessioni del Padrone di sopra il
-Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descritto l’Autore; con
-alcune comparazioni e con alcuni paralelli sopra il medesimo Argomento.
-Osservazioni dell’Houyhnhnm sopra la Natura umana.
-
-
-STupiranno forse i miei Leggitori che io fossi così sincero
-sull’Articolo degli Uomini, parlandone a una Creatura, in cui la mia
-rassomiglianza cogli _Yahoos_ del Paese, impressa già avea una pessima
-opinione della Natura umana. Ma ingenuamente confesserò loro, che le
-numerose virtù di quegli ammirabili _Houyhnhnms_, contrapposte a’vizzi
-nostri innumerevoli, aveanmi a un segno aperti gli occhi, che a ravvisar
-cominciai le Azioni e le Passioni degli Uomini in un modo totalmente
-nuovo, e a toccar con mano che l’onore della mia spezie il menomo
-risparmio più non meritava. Oltrechè impossibile riuscito mi sarebbe
-d’imporne a una persona di sì perspicace discernimento come il mio
-Padrone, il qual ogni giorno mi facea avvedere degli sbagli che io
-prendeva; sbagli che io non avea mai raffigurati, e che fra noi non si
-registrerebbono neppure nell’Indice delle umane fragilità. Aggiugnete,
-che l’esempio del mio Padrone stesso aveami inspirato un perfetto
-orrore per tutto ciò che falsità o dissimulazione dinominasi; e che mi
-sembrava sì amabile la _Verita_, che come fosse possibile che se le
-mancasse di fedeltà o di rispetto, io comprendere non poteva.
-
-Ma aveavi, se ardisco di dirlo, un motivo di maggior forza, che mi
-spronava a un tal eccesso di candidezza. Dopo appena un mio soggiorno
-d’un anno nel Paese, concepì tanto amore e tanta venerazione per gli
-Abitatori, che risolutamente mi determinai di più non rivenire fra gli
-Uomini, e di passar il resto del mio vivere fra que’virtuosi
-_Houyhnhnms_; il cui esempio e il cui commerzio aveano di già prodotti
-sopra di me sì felicissimi effetti. Ma la fortuna, eterna mia nemica, a
-mio dispetto, fra gli _Yahoos_ di mia spezie mi ricondusse. Con tutto
-ciò, egli è una sorta di mia presente consolazione, quando penso, che
-in ciò che dissi de’miei Compatriotti, _scemai_ i difetti loro per
-quanto io osava sulla faccia d’un Uditore sì intelligente, e che a
-cadaun articolo diedi un tornio il più _favorevole_ ch’egli poteva
-esigere: perocchè, per vero dire, io credo che al mondo Uomo non siavi
-interamente immune di parzialità a riguardo della sua Patria.
-
-Ho riferite in sostanza le diverse conversazioni ch’ebbi col mio
-Padrone pel più del tempo che con mia gloria passai in servigio di lui:
-Conversazioni, che furono assai più lunghe, ma che quì non ne ho esteso
-che un solo compendio, per timore di recar tedio a chi legge.
-
-Risposto ch’ebbi a tutte le sue Quistioni, e che parvemi pienamente
-soddisfatta la sua curiosità, mandò egli un giorno, di buon’mattino,
-a cercarmi; e dopo di avermi ordinato di sedere, (onore che fin allora ei
-non mi avea impartito) disse, di aver con attenzione riflettuto sopra
-tutta la mia Storia, per quanto aveva ella rapporto a me e al mio Paese:
-Ch’ei ci riputava come Animali, a cui, senza saperne il come, era
-toccata in retaggio una picciola porzion di _Ragione_, onde noi non ci
-serviamo che in aumento de’nostri vizzi _Naturali_, e in acquisto di
-nuovi, non impressici mai dalla Natura: Che noi ci svestiamo de’pochi
-talenti ch’ella ci avea accordati; ma che in ricompensa, a moltiplicar
-gli difetti e le nostre necessità, avevamo perfettamente riuscito: Che
-per quanto toccava a me, egli era un’evidenza che io non avea nè la
-forza, nè l’agilità d’un _Yahoo_ comune: Che l’affettazione di
-camminare sopra i soli piedi di dietro, esponevami al risico di cadere ad
-ogni instante: Che io avea rinvenuta l’Arte di togliere il pelo dal mio
-mento che la Natura aveavi collocato per difendere quella parte contra il
-calore del Sole, e contra il rigore del freddo: Finalmente, che io non
-poteva nè correre velocemente, nè rampi carmi sugli Alberi come i miei
-Fratelli, (quest’è il nome ch’ei compiacquesi d’impor loro) gli
-_Yahoos_ di quel Paese.
-
-Che il nostro _Governo_ e le nostre _Leggi_ supponevano necessariamente
-in noi grandi sbagli di _Ragione_, e perciò anche di _Virtù_, mercè
-che per governare una Creatura _ragionevole_ basta la sola _Ragione_;
-donde ne proveniva ad evidenza, che a gran torto ci arrogavamo noi il
-titolo d’Animali di ragione dotati; come si rilevava da tutto ciò che
-io stesso de’miei Compatriotti narrato avea; tutto che egli ben avesse
-osservato, che per conciliar loro la propia sua stima, io avea occultate
-molte particolarità che lor nuocevano, e sovente detta _la cosa che non
-è_.
-
-L’aver egli riflettuto, che se da un canto io rassomigliava agli
-_Yahoos_ per rapporto alla figura del Corpo, dall’altro questi Bruti
-aveano una gran conformità con noi a riguardo delle inclinazioni e delle
-qualità dell’Anima, lo stabilivano in un tal risentimento. Dissemi,
-ch’era una cosa più che costante che gli _Yahoos_ fomentano maggior
-aversione gli uni per gli altri, che per alcuni Animali d’un’altra
-spezie; e che la ragion che rendevasi, si traeva dalla loro difformità,
-la qual da tutti era ravvisata negli altri, senza che il fosse in se
-medesimi: Che per questo motivo parevagli d’essere appagato del nostro
-ritrovamento di _cuoprirci_ il corpo; essendo che, mercè un somigliante
-antivedimento, esibivamo agli altri minor incentivo di concepire contra
-di noi quella sorta d’odio ch’è cagionato dalla laidezza: Ma che al
-presente egli accorgevasi del propio inganno, e che le dissensioni di
-queste bestie nel suo Paese aveano la stessa origine che le nostre,
-secondo la mia rappresentazione. Imperocchè, disse egli, se voi gittate
-a cinque _Yahoos_ tanto nutrimento che ne vuol per cinquanta; invece di
-mangiare in buona pace, si tireranno le orecchie, procurando ognuno
-d’essi _d’aver ogni cosa per se solo_; e che per questa ragione un
-servidore stava sempre presente quando gli _Yahoos_ mangiavano
-ne’Campi; quando, per altro, dentro in casa, in una buona distanza gli
-uni dagli altri, legati si tenevano: Che se una Vacca, o per vecchiezza,
-o per accidente, veniva a morire; innanzi che un _Houyhnhnm_ potesse
-farla trasferire alla sua abitazione per darla in pasto a’propj suoi
-_Yahoos_, correvano a truppe que’del Vicinato per divorarla; donde
-seguivane una zuffa, tale che io avea descritta; comechè di rado
-accadesse che si ammazzassero l’un l’altro; non già per mancanza di
-buona volontà, bensì di strumenti convenevoli: Che si sono talvolta gli
-_Yahoos_ di confine diverso data battaglia, senza che veruna cagion
-visibile scoprir si potesse; guatando sempre que’d’un Distretto
-l’opportunità di sorprendere quegli d’un altro: Che se lor fallisce
-il progetto, se ne ritornano; e non avendo nemici a mordere, si mordono
-gli uni gli altri, e si sbranano.
-
-Che in certi Campi del suo Paese vi erano _lucenti Pietre_ di colori
-diversi, che gli _Yahoos_ furiosamente amavano; e che come queste
-_Pietre_ si sprofondavano talvolta in terra, passavan essi le intere
-giornate a scavare con le loro zampe per ritrarnele, e dappoi ne’loro
-canili le nascondevano; riputando come la massima di tutte le disgrazie,
-che alcuno di loro Camerate, fiutasse il soro tesoro. Aggiunse il mio
-Padrone: Che non eragli mai riuscito di trovar la ragione del loro amore
-per queste _Pietre_, nè di qual uso elleno esser potessero per un
-_Yahoo_; ma che cominciava a credere che ciò provenisse dal principio
-medesimo d’_Avarizia_, che io avea attribuito alla Natura Umana: Che un
-giorno, per modo di pruova, egli avea tolto un monticello di _Pietre_
-stesse da un luogo, ove uno de’suoi _Yahoos_ le avea sotterrate; che
-alcune ore dopo quest’Animale, trovando il suo Tesoro asportato, si era
-messo a gettare spaventevoli gridi, e avea dati segni della più profonda
-tristezza; che non avea voluto nè mangiare, nè dormire, nè lavorare,
-finattanto che il Padrone ordinato avesse ad un servidore di rimettere
-segretamente nel loro luogo queste _Pietre_; il che eseguito appena il
-Mostro le ritrovò, e ritrovò con esse la giocondità sua primiera; ma
-fu sì cauto, che meglio le nascose, e da quel tempo innanzi egregiamente
-servì.
-
-D’una cosa, in oltre, mi assicurò il Padrone, e che io stesso, ebbi
-l’incontro di confrontare ed è, che in que’Campi ove si produceva
-maggior quantità di queste _lucenti Pietre_, seguivano i più frequenti
-e i più crudeli conflitti.
-
-Dissi; ch’era una cosa ordinaria, quando due _Yahoos_ scoprivano una
-somigliante _Pietra_ in un Campo e venivano alle mani per possederla, che
-un terzo si gettasse sul suggetto del contrasto, e per esso lui se
-l’asportasse; il che, per quanto pareva al mio padrone, mal non
-assomigliavano alla _Spedizione de’nostri Processi_: e per verità non
-credei a proposito di contraddirgli; poichè il procedere del terzo
-_Yahoo_, era più giusto che molte sentenze de’nostri Giudici; essendo
-che al saldar de’Conti, cadauno de’due _Yahoos_ non perdeva che la
-_Pietra_ per cui battevansi; laddove nelle nostre Corti di _Giustizia_ è
-forza di pagar il Giudizio, che delle nostre pretensioni ci priva.
-
-Il Padrone proseguendo il suo ragionamento, si spiegò; che non aveavi
-cosa che rendesse gli _Yahoos_ più abbominevoli, quanto
-quell’universale avidità, con la quale eglino divorano tutto ciò che
-cadeva loro fra l’ugne, o fosser erbe, o radici, o biada, o carne
-d’animale, oppure tutte queste cose confuse insieme: E che si avea
-osservato, come peculiare lor bizzarria, che amavan piuttosto di camminar
-alcune leghe per andar in busca d’un alimento mediocremente cattivo,
-che di averne un buono tutto lesto presso di se. Oltracciò, che sono
-insaziabili; e quando il possono, mangiano fin a crepare; masticando
-poscia una certa _radice_, che loro cagiona una generale evacuazione.
-
-Vi è pure un’altra sorta di _radice_ assai _sugosa_, ma che è assai
-difficile a ritrovarsi, per cui impazziscono gli _Yahoos_, e che succiano
-con infinito piacere, producendo in loro gli effetti medesimi che il Vino
-in noi; e vale a dire che si abbracciano, che si dan bastonate, che
-urlano, chiacchierano, per terra dimenansi, e di poi si addormentano nel
-fango.
-
-Notai io medesimo che gli _Yahoos_ sono i soli Animali del Paese che sien
-suggetti ad alcune infermità; le quali, non ostante, sono in assai minor
-numero di quelle de’nostri Cavalli, e non derivano punto dal pessimo
-trattamento che lor si pratica, bensì dalla loro immondezza e dalla loro
-ghiottoneria.
-
-Per quello spetta alle Scienze, alle Leggi, all’Arti, alle Manifatture,
-e a molte altre cose di simil genere, confessò il mio Padrone che non
-rinveniva quasi conformità veruna fra gli _Yahoos_ del suo Paese ed i
-nostri; ma che in ricompenza trovava una perfetta rassomigliansa nelle
-nostre inclinazioni. Per vero dire, diceva, avea egli inteso da alcuni
-_Houyhnhnms_, ch’essi aveano osservato che molte Truppe di _Yahoos_
-erano provvedute d’una spezie di Comandante, assai agevole a
-distinguersi dagli altri, perchè sempre egli era il più _mal composto_
-e il più _tristo_: Che per ordinario questo Comandante avea un Favorito
-il qual _rassomigliavagli_ al possibile, e il cui impiego era di _leccar
-i piedi, e il di dietro del suo Signore, e di condur Yahoos femmine nel
-canile di lui_; il che di tempo in tempo fruttavagli qualche buon
-ritaglio di carne d’Asino. E’odiato questo Favorito da tutta la
-Truppa; ed ecco il perchè, affin di mettersi al coperto dal risentimento
-di lei, ei si tenga sempre _il più che può, vicino alla persona del suo
-Comandante_; il qual mantienlo nel suo posto, finchè abbia trovato un
-Favorito più sordido e più cattivo di lui: ma altresì nell’instante
-stesso gli da il congedo; e il successore, egualmente che tutti gli
-_Yahoo_; del Distretto, Giovani, Vecchj, Maschj e Femmine, vengono in
-corpo, e scaricarono sopra di lui, dalla testa infino a’piedi le loro
-lordure. Non è improbabile, aggiunse il mio Padrone, che ciò che or ora
-ho detto, possasi applicare, fin a un certo segno, alle vostre _Corti_,
-a’vostri _Favoriti_, e a’vostri _Ministri di Stato_: ma meglio di me
-voi giudicar ne potete.
-
-Non ardj di batter becco sopra una sì maligna insinuazione, la qual
-costituiva l’umana intelligenza assai al di sotto della sagacità
-d’un _Cane_ comune, che ha l’abilità di distinguere la voce del
-miglior _Cane della Muta_, senza ingannarsi mai.
-
-Instruimmi il Padrone che negli _Yahoos_ regnavano certe ragguardevoli
-qualità: ond’io non gliene avea fatta menzion di sorta; per lo meno,
-che io avea toccate assai di passaggio, in parlandogli degli _Yahoos_ di
-mia spezie. Mi disse che questi Animali, come gli altri Bruti, aveano le
-femmine loro in comune; con questa differenza però, che la _Yahoo_
-femmina soffriva il maschio, finchè restasse incinta; e che i maschj
-combattevano con tanta perfidia contra le femmine, del pari che contra
-quegli del loro sesso: due cose ch’erano d’una brutalità senza
-esempio.
-
-Un’altra odiosa singolarità ch’egli notata avea negli _Yahoos_ era,
-l’eccessivo lor sucidume in tempo che tutti gli altri Animali
-sembravano animatori della pulitezza. Quanto alle due prime accuse, gradj
-molto di lasciarle passare senza risposta; perchè per altro io aveva
-nulla a dire. Ma per la terza, avrei ben potuto ripigliar facilmente, se
-nel Paese stato vi fosse un solo Porco, che non vi era per mia disgrazia:
-Essendo che, non ostante che quest’Animale sia per altro più amabile
-d’un _Yahoo_, sarebbevi, a parer mio, parzialità nell’asserire
-ch’ei fosse più pulito: del che il Padrone si sarebbe convinto egli
-medesimo, se veduto avesse tutto ciò che mangiano queste bestie, e con
-qual voluttà nel letame dimenarsi.
-
-Accennò altresì il mio Padrone un altra qualità che i suoi domestici
-ravvisata aveano in molti _Yahoos_, e che parevagli inesplicabile. Disse,
-che talvolta saltava in capo ad un _Yahoo_ di ritirarsi in un cantone, di
-mettersi ad urlare, e di dar de’colpi di piede a tutti quegli che se
-gli accostavano, tutto che fosse giovane, si portasse bene, e che avesse
-il suo bisogno di mangiare e di bere: Che non poteano immaginarsi i suoi
-servidori qual mosca l’avesse punto: E che il solo rimedio ch’essi
-sapevano, era di farlo ben lavorare; perchè riflettuto aveano che una
-fatica alquanto laboriosa, dissipava insensibilmente questa spezie di
-fantasie. La mia svisceratezza per l’Uman Genere quì m’impose il
-più profondo silenzio; comechè molto bene io distinguessi in ciò che
-io avea inteso, quelle sorte di capriccj, che produconsi
-dall’_infingardia_, dalla _lussuria_, e dalle _ricchezze_: Capriccj,
-ond’io mi comprometterei di guarire alcuni miei Compatriotti con la
-medesima _Regola di governo_.
-
-Il Padrone avea eziandio osservato, che sovente qualche _Yahoo_ femmina
-mettevasi dietro d’una motta di terra, overo dietro d’un cespo: che
-quando passavano certi giovani maschj, ella veder si faceva per metà,
-gli eccitava con morfie poi fingeva di nascondersi; e che allor quando un
-maschio si avanzava, ella piano piano ritiravasi volgendosi allo spesso
-al’indietro, e se ne suggiva con affettato spavento in qualche
-opportuno luogo, dove erale noto che il maschio l’avrebbe seguita.
-
-Tal altra volta, se una femmina straniera capita presso loro, tre o
-quattro del suo lesso la circondano, la spiana da capo a piedi,
-civettansi l’une l’altre, e poscia con un’aria sdegnosa e di
-disprezzo ivi la piantano.
-
-Può essere che in queste specolazioni del mio Padrone entrasse alquanto
-di sottigliezza Con tuttocciò, non fu senza una spezie di stordimento e
-altresì di rammarico, che io meditai che fosse forse un instinto delle
-femmine l’essere _Invidiose_, _Vane_, e _Libertine_.
-
-Ad ogni instante stavami aspettando che il Padrone fosse per accusare gli
-_Yahoos_ d’amendui i sessi di certi sregolati appetiti, che affatto
-affatto non sono incogniti fra noi. Ma di ciò nulla mi disse.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Particolarità concernenti gli Yahoos. Eccellenti qualità degli
-Houyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella lor
-giovinezza s’impieghino. Loro Assemblea generale.
-
-
-COme naturalmente meglio che il mio Padrone doveva io conoscere la Natura
-umana, facile mi riusciva di applicarne a me medesimo e a’miei
-Compatriotti le lezioni. Per maggiormente instruirmi, il pregai di
-permettermi di passar alcuni giorni fra gli _Yahoos_ del Vicinato; il che
-con bontà egli mi accordò; essendo bastevolmente persuaso che
-l’aversione che io nutriva per quelle bestie, non avrebbe lasciato
-impeciarmi del loro esempio, e oltracciò, ingiunse a uno de’suoi
-domestici, ch’era un Caval Sauro vigorosissimo, e d’un gregio
-naturale, di non abbandonarmi mai, e di guerentirmi dagl’insulti degli
-_Yahoos_; i qualli credendomi di loro spezie, mancato non avrebbono
-d’assaltarmi, pel principio medesimo che instiga le cornacchie di
-boscho a gettarsi sopra le domestiche, quando esse ne incontrano.
-
-Fin dalla prima lor giovinezza sono agili prodigiosamente gli _Yahoos_;
-ma al dispetto d’una tal qualità, mi riuscì un giorno di mettere le
-mani addosso ad un giovane maschio di tre anni, e procurai con tutti i
-possibili contrassegni di amistà d’addomesticarlo: Ma il picciolo
-diavolo posesi ad urlare e a mordermi con tanta violenza, che fui
-costretto di lasciarlo andare; e n’era ben tempo; perciocchè il suo
-urla mento attratta avea tutta la Truppa de’vecchj, i quali, trovando
-che io non avea fatto male di sorta al giovane, e che il Caval Sauro era
-accosto accosto di me, nel loro dovere si tennero.
-
-Per quanto ravvisar potei, mi son paruti gli _Yahoos_ i più indocili di
-tutti gli Animali, e solo idonei a portare o a strascinare fardelli. Non
-ostante; io penso che un tal difetto provenga principalmente dalla loro
-ostinazione; che per lo resto, son eglino astuti, maliziosi, traditori e
-vendicativi. Sono forti e robusti, ma codardi; e per questa ragione
-medesima, insolenti, rampanti e crudeli. Si è osservato che que’di
-_pelo rosso_ dell’uno e dell’altro sesso, son più lascivi e più
-mariuoli degli altri, e che gli superano eziandio in forza, e in agilità.
-
-Gli _Houyhnhnms_ tengono un certo numero di _Yahoos_ dentro a capanne
-vicino alle loro Case, e ne ritraggono qualche servigio, in cui impiegar
-non vogliono i propj Domestici: Quanto agli altri, gli mandano in certi
-campi, ov’essi vanno in traccia di radici, d’erbaggj e di carogne per
-alimentarsi. E’grande altresì la destrezza loro nel cacciar donnole e
-_Luhimuhs_, (sorta di sorcio selvaggio,) ch’essi divorano con una
-golosità che non può esprimersi. Gli ha ammaestrati la Natura a
-scavarsi in terra delle buche di tal ampiezza, che la maggior parte può
-contenere il maschio, la femmina, e tre o quattro de’loro figliuoli.
-
-Dalla loro infanzia nuotano come tanti ranocchj, e per molto tempo
-possono stare sott’acqua; il che reca loro il modo di prendere sovente
-de’pesci, che le femmine portano a’loro piccini: E su questo
-proposito un’Avventura assai piacevole mi accadde.
-
-Un giorno che col mio Protettore, il Cavallo Sauro, trovavami fuori, e
-che faceva un gran caldo, il pregai che mi permettesse di lasciarmi
-bagnare in una riviera, presso cui noi eravamo. Ei se ne compiacque, e
-allora mi spogliai e mi gettai a nuoto. Per mia disgrazia una giovane
-_Yahoo_, che tenevasi occultata dietro un’eminenza, vide tutto ciò che
-io faceva, e infiammata da un non so qual prurito, per quel che
-conghietturammo il Sauro ed io, venne nuotando verso il luogo ove io mi
-bagnava. Non ebbi mai per tutta la mia vita un somigliante spavento, e il
-mio Difenditore quindi stavasene in qualche distanza, non sospettando
-neppure la possibilità d’un infortunio di questa fatta. Ella
-abbracciommi con un modo assai significativo; ed io mi messi a gridare
-sì orribilmente, che il mio Protettor mi sentì, e venne di galoppo alla
-nostra volta: del che ella appena se ne avvide, che mi lasciò, tutto che
-con l’ultima ripugnanza, e si adagiò sull’eminenza opposta, urlando
-per tutto il tempo che mi riabbigliai. Fu questi un suggetto di
-divertimento pel mio Padrone e per tutta la sua Famiglia, del pari che di
-mortificazione per me: Essendo che io più negar non poteva d’essere un
-vero e reale _Yahoo_, giacchè le femmine aveano per me una propension
-naturale, come per uno di loro spezie. Ed è cosa vie più notabile, che
-colei onde io parlo, non era di rosso pelo, (il che scusar potrebbe un
-alquanto irregolare appetito,) bensì di pelo nero, e neppure sì affatto
-spaventevole come le altre femmine di sua razza; credendo io che’ella
-gli anni undici di età non eccedesse.
-
-Avendo io soggiornato trenta e sei mesi in quella Regione, è giusto che
-ad esempio degli altri Viaggiatori, instruisca chi legge delle maniere e
-delle costumanze di quegli Abitanti, alla conoscenza di cui
-particolarmente mi sono applicato. Come per natura gli _Houyhnhnms_ sono
-inclinati alla pratica di tutte le virtù che convenir possono a una
-ragionevole Creatura, loro gran principio si è, ch’è d’uopo
-coltivar la _Ragione_, e non lasciarsi governar che da lei. Presso loro
-non è mai la _Ragione_ una casa problematica, sopra la quale si abbia
-campo d’allegare plausibili argomenti d’ambe le parti, bensì sempre
-le colpisce con la sua evidenza; e ciò ella dee naturalmente fare,
-quando il suo lume, o dalle passioni, o dall’interesse non sia
-oscurato. E mi ricordo a questo proposito, che con estrema difficoltà
-ottenni di far comprendere al mio Padrone il senso del termine
-_Opinione_; o come un punto essere potesse disputativo, insegnandoci la
-Ragione a non affermare o a non niegare se non ciò di che siamo
-certificati. Ora, immediate che non vi ha certezza di sorta, esservi non
-potrebbe nè affermazione, nè negazione: Cosicchè le controversie, le
-dispute, e il tuono decisivo sopra false o dubbiose proposizioni, sono
-fra gli _Houyhnhnms_ mali incogniti.
-
-Similmente quand’io spiega vagli i nostri differenti sistemi di
-_Filosofia Naturale_, ei si metteva a ridere, perchè una Creatura, la
-qual si arrogava; il titolo di _Ragionevole_, si facesse gloria di sapere
-le conghietture dell’altre, e ciò in cose, in cui questo sapere,
-quando pur fosse di buona lega, non poteva servire a nulla. E in questo
-egli entrava totalmente ne’sentimenti di _Socrate_, tali che da
-_Platone_ ci son riferiti: il che io registro come un tratto d’Elogio
-per quel Principe de’Filosofi: Considerai dappoi molte volte, qual
-infinito torto inferirebbe questa massima a’Libraj dell’_Europa_, e
-altresì al concetto di molti Letterati.
-
-L’Amicizia, e la Benevolenza sono le due Virtù primarie degli
-_Houyhnhnms_: e non sono già ristrette in alcuni particolari oggetti
-queste Virtù, ma sopra tutti gli individui della Razza diffondonsi. Il
-più straniero Cavallo vi è trattato nel modo stesso come il più
-prossimo Vicino, e ovunque ei vada, e sempre come in sua propia Casa. Con
-la più esatta precisione osservan essi le Leggi della _Decenza_ e della
-_Civiltà_; ma assolutamente non capiscono ciò che presso noi dicesi
-_Complimento_. Non anno tenerezza di cuore per gli loro Puledri; e la
-cura che prendono di loro educazione, è unicamente della loro _Ragione_
-un effetto. E io vidi il mio Padrone palesare per gli Puledri del suo
-Vicino l’affetto medesimo ch’egli aveva per gli suoi propj.
-Pretendono che la Natura insegni loro ad amare in generale tutta la
-spezie, e che la _Ragione_ non sappia distinguere gli Uomini, gli uni
-dagli altri, se non quando essi si sappiano far distinguere
-nell’esercizio delle Virtù.
-
-Allorchè le Mogli delli _Houyhnhnms_ an dato alla luce due Puledri,
-cioè uno dell’uno, e uno dell’altro sesso, non anno più commerzio
-co’loro Mariti, purchè lor non avenga di perdere uno de’loro
-figliuoli, il che assai di rado succede: Ma in questo caso elleno si
-riuniscono; oppure, se l’accidente avviene a un _Houyhnhnms_ la cui
-Moglie non sia per istato di fecondità, qualche Amico gli fa regalo
-d’uno de’suoi figliuoli, e travaglia poscia a riparare questa perdita
-volontaria. E’necessario un tal avvedimento per impedire che il Paese
-non troppo sia popolato. Ma questa regola non risguarda già gli
-_Houyhnhnms_ d’una razza inferiore; essendo lor permesso di procreare
-tre Puledri di cadaun sesso, per servir di Domestici nelle Famiglie
-Nobili.
-
-Ne’Maritaggj son eglino attenti che i colori de’due partiti non
-facciano un’ingrata mischianza nella loro posterità. La _forza_ è il
-carattere che più pregiasi nel maschio, e la _bellezza_ nella femmina:
-non mai per un principio d’_Amore_ bensì affine d’impedir che la
-Razza degeneri; con ciò sia che se sia che una femmina superi in
-_forza_, se le sceglie uno sposo distinto per la tua _bellezza_.
-Galanteria, Amore, Presenti, Dote, sono cose ond’essi non anno la
-menoma idea, e per cui mancano insino di termini nella loro favella. Per
-altro verun motivo non si sposano i Giovani, se non perchè i loro
-Parenti e i loro Amici così vogliono: è questa una cosa che veggon fare
-tutto giorno, e che risguardano come una delle azioni necessarie d’un
-Essere ragionevole. Ma la violazione d’un tal Contratto è
-assolutamente una reità inudita.
-
-Nell’educazione della lor Gioventù d’amendue i sessi, è ammirabile
-e degnissimo perchè l’imitiamo, il loro metodo. Voglion essi che i
-loro Figliuoli sieno pervenuti agli anni diciotto d’età, anzi che sia
-lor permesso di mangiar vena, se certi giorni si eccettuino: E un tal
-esempio, purchè vi si praticassero alcuni leggieri cangiamenti, potrebbe
-essere d’un grand’uso fra noi.
-
-La _Temperanza_, l’_Industria_, l’_Esercizio_, e la _Pulitezza_, sono
-cose egualmente prescritte a’Giovani de’due sessi: E dissemi più
-d’una volta il Padrone, che noi eravamo pazzi di dar alle femmine
-un’altra educazione che a’maschj: eccettuatisi tuttavia alcuni
-articoli che concernono la regola dell’Economia; per lo che com’ei
-giudiziosissimamente il rifletteva, noi facciamo che la metà delle
-nostra Gioventù non sia buona che a metter al Mondo de’Figliuoli: e
-come non bastasse questo primo tratto di pazzia, continuava egli, ne
-commettete un secondo vie più maggiore, confidando l’educazione della
-vostra prole ad Animali, ad allevarla sì poco idonei.
-
-Ma fin dalla prima lor giovinezza avvezzano gli _Houyhnhnms_ i lor
-discendenti alla corsa, alla fatica, e all’indurarsi negli stenti e
-nelle incomodità: Per tal effetto alcune volte fan lor mutar di galoppo
-dell’erte colline, ovvero ingiungon loro di correre sopra sassosi
-sentieri, e poscia di getarsi tutti sudore in un qualche stagno. Quattro
-volte in un anno la Gioventù d’un tal Distretto si raguna in un
-assegnato luogo, per distinguere colui che avrà fatto maggior progresso
-in velocità, in forza, o in agilità: e n’è ricompensato il Vincitore
-con una Canzone composta in onore di lui, la qual è come una spezie di
-monumento di sua vittoria. Il giorno di questa Festa an cura alcuni
-Domestici di far recare da una Truppa di _Yahoos_ il fieno, la vena, ed
-il latte ch’è necessario per lo pasto degli _Houyhnhnms_; dopo di che
-incontanente sono rispediti que’mostri, perchè non ne resti incomodata
-la Compagnia.
-
-Ogni quattr’anni verso l’_Equinozio di Primavera_, un Consiglio, il
-qual rappresenta tutta la Nazione, assembiasi in una pianura situata a
-venti miglia dalla nostra Casa; e dura cinque o sei giorni
-quest’Assemblea. Vi si esamina lo stato e il bisogno de’differenti
-Distretti; se essi abbondino in fieno, in vena, in Vacche, e in _Yahoos_,
-oppure se in alcuna di queste cose penurino. Che se si rinviene, il che
-è molto di rado, che alcuni Distretti manchino di queste bestie, o di
-queste produzioni della terra, ne son eglino provveduti per unanime
-consentimento e per una generale contribuzione di tutta l’Assemblea.
-Ivi si regola il cambio e il dono de’figliuoli. Per esempio; se un
-_Houyhnhnm_ ha due maschj; egli un ne baratta con un altro, che ha due
-femmine: E quando muore un figliuolo la cui madre non è più in età di
-averne vi si determina la Famiglia, da cui de v’essere riparata questa
-perdita.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Gran dibattimento nell’Assemblea generale degli Houyhnhnms, e in qual
-modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj. Maniera con
-la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del loro
-Linguaggio.
-
-
-A Tempo mio, tre mesi a un di presso innanzi la mia partenza, si tenne
-una di queste grandi Assemblee, e fuvvi mandato il mio Padrone per
-rappresentarvi il nostro Distretto. In questo Senato, rimesso fu sul
-tappeto l’antico loro contrasto; è per vero dire, l’unico, che in
-quel Paese venuto sia alle mie orecchie.
-
-Consisteva questo contrasto (a quel che al suo ritorno me ne disse il
-Padrone) in sapere se gli _Yahoos_ esser dovessero starminati dalla
-faccia della Terra, o nò? Un de’Membri, il qual era per
-l’affermativa; allegò diversi Argomenti di gran peso con dire: Che
-erano gli _Yahoos_ non solamente le più succide, e le più brutte bestie
-state mai prodotte dalla Natura; ma altresì le più indocili, le più
-ostinate, e le più maliziose: Che di nascosto succiavan le poppe delle
-Vacche che appartenevano agli _Houyhnhnms_, uccidevano e mangiavano i
-loro Gatti, calpestavano sotto a’piedi i loro erbaggj e la loro vena, e
-che commesse avrebbono ancora mille altre stravaganze, se non vi si
-avesse invigilato. Menzione fece d’una general tradizione, la qual
-diceva: Che nel Paese non erano stati sempre _Yahoos_; bensì che aveavi
-alcuni secoli che due di questi Bruti comparvero insù d’un monte; e
-ch’era cosa incerta se il calor del Sole, di corrotto fango, o della
-spuma marina formati gli avesse: Che questi _Yahoos_ ebbero
-de’figliuoli; e che in poco tempo divenne sì numerosa la loro razza,
-che tutto il Paese ne restò infettato: Che per rimediare ad un tal male
-si ragunarono tutti gli _Houyhnhnms_, assalirono gli _Yahoos_, e gli
-sforzarono a ritirarsi in un luogo, ove gli circondarono, d’ogni
-intorno; distrussero i vecchj, e presero, cadaun d’essi, due giovani in
-propia casa: Che tanto gli addomesticarono, quanto Animali, sì
-naturalmente salvatici, eran capaci di dimesticamento, servendosene per
-portare e per istrascinare fardelli: Che una tal tradizione avea una
-grand’aria di probabilità; e che somiglianti Creature, _Hinhniamshy_
-(cioè naturali del Paese) essere non potevano, atteso l’orrido
-abborrimento che gli _Houyhnhnms_, del pari che gli altri Animali,
-aveano, loro; abbonimento, per vero dire, alle pessime lor qualita
-dovuto, ma che non ostante non sarebbe così eccessivo, se fosser elleno
-originarie di quella Terra: Che il capriccio saltato in capo agli
-_Houyhnhnms_ di prevalersi di _Yahoos_ imprudentemente lor avea fatta
-trascurare la razza degli _Asini_, che sono Animali bellissimi, assai
-più facili ad addomesticarsi, e molto più pulitti che gli _Yahoos_; e
-d’altra parte, assai robusti per risistere alla fatica, comechè, per
-altro, a questi in agilità cedessero: Che se non erano aggradevoli i
-loro ragghj, il suono, nulla dimeno, non n’era così orribile come
-quello degli urlamenti degli _Yahoos_. Molti altri dissero il loro parere
-sopra l’argomento medesimo; ma il più ragguardevole di tutti fu quegli
-del mio Padrone, comechè io possa asserire senza vanità, che a me solo,
-egli debba l’obbligo del maraviglioso espediente alla Ragunanza da lui
-proposta. Approvò egli la tradizione testè mentovata; e affermò che i
-due primi _Yahoos_ siensi veduti nel Paese, vi erano capitati per la via
-di mare: Che mettendo piede a terra, ed essendo abbandonati da’loro
-Compagni, si erano ritrati nelle Montagne, ove a poco a poco degenerato
-avendo, col cader del tempo erano divenuti assai più selvaggj che
-que’di loro spezie nella Regione dond’erano venuti. Fondava la sua
-asserzione sull’aver egli attualmente in sua Casa un maraviglioso
-_Yahoo_, (era questi io,) di cui la maggior parte di essi inteso avea a
-parlare, e che molti veduto aveano. Lor narrò in qual modo ei avessemi
-ritrovato: Che il mio Corpo era coperto di cuojo d’Animali, o de’peli
-di loro, assai industriosamente accomodati: Che io parlava un linguaggio
-mio particolare, ed aveva a perfezione imparato il loro: Che io gli avea
-raccontati i diversi avvenimenti che tratto aveanmi in quel Paese; Che
-quando io mi svestiva, a un _Yahoo_ appunto rassomigliava; con la
-differenza però che io era più bianco, men peloso, e ch’erano più
-corte le mie zampe. Aggiunse: Che io avea procurato di persuadergli che
-nel mio Paese, ed eziandio in molti altri, gli _Yahoos_ erano Animali
-ragionevoli, che ritenevano gli _Houyhnhnms_ come schiavi: Che avea
-osservate in me tutte le qualità d’un _Yahoo_, fuorchè alquanto io
-era più colto, e che io avea qualche tintura di Ragione, benchè in
-questo proposito gli _Houyhnhnms_ avessero tanta superiorità sopra di me
-quanta io ne aveva sopra gli _Yahoos_ loro: Che, fra l’altre cose,
-aveva io fatta menzione d’una nostra costumanza di castrare gli
-_Houyhnhnms_ quand’erano giovani affin di rendergli più dimestici;
-ch’era agevole e sicura l’operazione; ch’ei punto non arrossiva
-nell’apprendere certe cose da’Bruti, giacchè la Formica dava lezioni
-d’industria agli _Houyhnhnms_; e che l’Arte del fabbricare era lor
-insegnata dalla Rondine, (poichè io così traduco il termine di
-_Lyhauuh_; non ostante che quest’Uccello sia assai più grande delle
-nostre Rondini:) che si potrebbe metter in uso una tale invenzione a
-riguardo de’giovani _Yahoos_; il che renderebbegli non solo più
-mansueti e più docili, ma altresì n’estinguerebbe ben presto la
-razza, senza essere necessitati di ricorrere a rimedj violenti: Che nel
-tempo stesso gli _Houyhnhnms_ sarebbero _esortati_ a coltivare la razza
-degli Asini, che sono Animali, non che a preferirsi in tutte le
-circostanze agli _Yahoos_, ma anche superiori loro nell’avvantaggio
-d’essere capaci di recar servigio dall’età di cinqu’anni; laddove
-gli _Yahoos_ prestar non ne possono che dalli dodici.
-
-Ecco tutto ciò che il mio Padrone giudicò allora a proposito di
-raccontarmi, di quanto si era discusso nel Gran Consiglio. Ma occulta mi
-tenne una particolarità, che personalmente mi risguardava, ond’io
-guari non istetti a risentire le funeste conseguenze, come a suo luogo ne
-renderò informati i miei Leggitori; ed è appunto da questo momento che
-io comincio a registrare gl’infortuni del rimanente mio vivere.
-
-Non anno Lettere gli _Houyhnhnms_, e conseguentemente non conoscono nulla
-che per tradizione. Ma come accadono poche cose di gran momento fra un
-Popolo di sì buona società, inclinato alla’pratica di tutte le Virtù
-governato unicamente dalla Ragione, e separato da tutte l’altre
-Nazioni, non è carica d’una gran massa di fatti la loro Storia. Ho
-già avvertito che non sono eglino suggetti a malattie di sorta; donde ne
-siegue che i Medici sono loro soverchj. Con tutto ciò, son provveduti di
-eccellenti rimedj composti di diversi semplici, per guarir le ferite
-delle pietre aguzze onde possono restar piagati gl’pasturali loro; e
-altresì le contusioni accidentali de’loro Corpi.
-
-Contano gl’anni per la Rivoluzione del Sole e della Luna, ma non fanno
-suddivisione veruna di settimane: Sono loro ben cogniti i muovimenti di
-questi due Astri, e comprendono la natura dell’_Ecclissi_; ma ciò è
-tutto in proposito della loro _Astronomia_. Per l’aggiustatezza delle
-loro comparazioni, e per la vaghezza e l’esattezza delle descrizioni
-loro superano in Poesia tutti i Morali. Sono assai abbondanti nell’una
-e nell’altra di queste cose i loro Versi, e per ordinario vertono sopra
-l’eccellenza dell’Amicizia, o sopra le lodi de’Vincitori nelle
-Corse, o in altri corporali esercizj. Le loro fabbriche, tutto che
-semplicissime, sono assai comode, e interamente al coperto da tutte le
-ingiurie dell’Aria gli mettono.
-
-Servonsi gli _Houyhnhnms_ di quella parte concava che vi ha fra il
-pasturale e l’ungia de’loro piedi d’innanzi, come noi fasciamo
-delle nostre mani, e ciò con una quasi incredibile desterità. Mungono
-le loro Vacche, ammuchiano la loro vena, e fanno in generale tutte quelle
-operazioni, per le quali delle nostre mani ci prevagliamo. Anno una sorta
-di focaje assai dure, che essi aguzzano con altre pietre, ed onde ne
-compongono strumenti che lor tengono luogo di zeppe, di scuri e di
-marteli. Di queste pietre medesime formano una spezie di falce, con cui
-segano il loro fieno, e la loro vena, che in certi Campi cresce da per se
-stessa: Gli _Yahoos_ ne portano i fascj all’Abitazione, e i Domestici
-gli ripongono in molte coperte Capanne per toglierne il grano, ch’è
-poscia riservato ne’Magazzeni. Construiscono vasi di legno e di terra,
-ed espongono al Sole questi ultimi, perchè induriscano.
-
-Se non avviene loro qualche straordinario accidente, invecchiano molto, e
-sono interrati nel più tenebroso luogo che possasi rinvenire, senza che
-i loro Parenti, nè i loro Amici diano contrassegno veruno di allegrezza
-o di tristezza per la loro morte. Essi medesimi quando si accorgono del
-propio fine, lasciano il Mondo con sì poco rincrescimento, come se si
-licenziassero da un Vicino che stato fosse visitato da loro. Mi rammento,
-che avendo un giorno il mio Padrone pregato uno degli Amici suoi di
-andare con la Famiglia di lui in sua Casa per dar sesto a qualche
-importante interesse, fuvvi la Moglie, nel giorno accennato, co’due
-figliuoli di lei, ma molto tardi, allegandone due ragioni: La prima; che
-la mattina stessa suo Marito era _Shnuvvnh_. E’molto espressivo in lor
-favella il termine, ed è difficilissimo a tradursi in _Inglese_:
-propiamente significa, _ritornarsene alla prima sua madre_. Era l’altra
-scusa; che essendo morto assai tardi la mattina suo Marito, aveale
-bisognato qualche tempo per regolare co’suoi servidori il luogo della
-sepoltura di lui: ed io notai ch’ella era tanto allegra quanto ogni
-altro della Compagnia.
-
-Vivon essi generalmente infino a’settant’anni o settanta cinque, ma
-di rado fino agli ottanta. Alcuni giorni innanzi la loro morte, mancano a
-poco a poco, ma senza verun sentimento di dolore. In quel frattempo sono
-visitati da’loro Amici, mercè che uscir non potrebbono secondo il
-solito. Non ostante, dieci giorni prima del loro passagio, nel qual
-calcolo pochissime volte s’ingannano, restituiscono tutte le loro
-visite, essendo portati dagli _Yahoos_ in una vettura, di cui prevalgonsi
-in altri incontri, come a dire, quando son vecchi, incomodati, o in
-Viaggio.
-
-E’una cosa assai singolare che gli _Houyhnhnms_ non abbiano verun altro
-termine che quello di _Yahoo_, per disegnare in generale tutto ciò
-ch’è cattivo. Così, quando spiegar vogliono la stupidezza d’un
-servidore, il mancamento che un ragazzo ha commesso, o un brutto tempo,
-aggiongono a cadauna di queste cose il vocabolo _Yahoo_, e chiamano,
-_hhnm Yahoo_, _Vvhnaholm Yahoo_, _Ynlhmnh Vvthlma Yahoo_; e una Casa mal
-fabbricata _Yaholmhnmrohlnvv Yahoo_.
-
-Sarebbe un gran mio contento se potessi più stendermi sopra l’egregie
-qualità di quel Popolo maraviglioso: Ma come ho l’intenzione di
-pubblicare fra poco tempo un Volume che unicamente verserà su
-quest’argomento, ivi rimetto i miei Leggitori; a’quali son ora per
-render conto della catastrofe più funesta che mai siami accaduta per
-tutta la mia vita, e che attualmente eziandio attossica tutta la dolcezza
-de’giorni miei.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Honyhnhnms. Progressi
-ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è
-avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per
-lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire.
-Riescegli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si
-mette.
-
-
-AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe
-dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In
-guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci
-lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere
-seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera
-per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli
-presi al laccio lavorato di capelli di _Yahoos_, molti guancili formai.
-Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano.
-Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove
-con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi
-chiamano _Hnuhnoh_, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria.
-Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di
-legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fu
-questo cuojo, procurai di rimediarvi con pelli di _Yahoos_ seccate al
-Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli
-Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane
-mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse
-l’aggiustatezza di queste due massime: Che la Natura si contenta di
-poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva
-d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile
-tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un
-Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non
-soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un
-Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà.
-Non mi bisognava l’esser difeso contra la frode o contra
-l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che
-distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna
-ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o
-per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non
-falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non
-Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi
-Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito:
-Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al
-mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non
-impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non
-Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti
-ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non
-Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non
-Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti,
-non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo.
-
-Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuni
-_Houyhnhnms_, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare
-col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad
-intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche
-volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva.
-Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare
-qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che
-quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando.
-Osservano gli _Houyhnhnms_ nelle loro conversazioni le regole più esatte
-della _Decenza_, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper
-ciò che noi _Cerimonia_ chiamiamo. Quando si parlano, non
-s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire
-più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in
-una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui
-testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io
-rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle
-loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro
-ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta
-sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita:
-sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione:
-oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima
-Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse
-vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza
-vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia
-a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di
-parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio
-Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore
-all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi
-dalla narrazione.
-
-Ingenuamente confesso, che il poco di conoscenza, qualunque ella sia, che
-io posseggo, da me è dovuto alle Lezioni che ho ricevute dal mio
-Padrone, e a’saggi ragionamenti che ho intesi dagli Amici di lui.
-
-Io non potea supplire a’muovimenti di rispetto che gli avvantaggj del
-Corpo, e soprattutto le ammirabili qualità dell’Anima degli
-_Houyhnhnms_ eccitavano in me. Per vero dire, da principio io non
-risentiva quella naturale venerazione che gli _Yahoos_, e gli altri
-Animali del Paese lor portavano, ma a saggiarla troppo non tardai, e ad
-aggiugnervi quella riconoscenza e quell’amore, onde la bontà con la
-qual essi mi distinguevano dal rimanente di mia spezie, sì degni
-rendevagli. Quand’io pensa va alla mia Famiglia, a’miei Amici, o
-a’miei Compatriotti, od anche agli Uomini in generale, gli considerava
-come se stati essi fossero in figura, e in inclinazione realmente
-_Yahoos_; con la sola differenza ch’erano alquanto più colti, che
-parlavano, e che aveano in retaggio una Ragione, di cui nulladimeno non
-si servivano che per moltiplicare i propj vizzi; de’quali, i loro
-fratelli, gli _Yahoos_ di quel Paese, non avevano che quella sola
-porzione che stata in loro impressa dalla Natura. Quando mi accadeva di
-specchiarmi in un Lago o in una Fonte, mi trovava assalito da un non so
-qual orrore; e più sopportevole della mia mi riusciva la vista d’un
-_Yahoo_ ordinario. Conversando con gli _Houyhnhnms_, e considerandogli
-con diletto, sonomi insensibilmente avvezzato a prendere qualche cosa
-dell’aria loro, e della loro andattura; e gli Amici miei assai sovente
-mi an fatta fare osservazione, che spasseggiando noi in un sentiero
-piano, io _trottava come un Cavallo_; il che sempre presi per un
-graziosissi no complimento.
-
-Nel più forte delle mia felicità, e in tempo che io, senz’altro,
-stava sicuro di passare in quel Paese gli restanti miei giorni, il mio
-Padrone una mattina di più buon’ora del solito, mandò a chiamarmi. Mi
-avvidi di qualche di lui confusione, e ch’ei non sapeva da qual parte
-cominciare il suo discorso. Dopo un brieve silenzio, dissemi: Ch’eragli
-ignoto in qual senso io dovessi prendere ciò che egli stava per
-notificarmi: Che nell’ultima Assemblea, al passo della quistione in
-proposito degli _Yahoos_ i Deputati di tutti gli altri Distretti
-dichiarato aveano: Che stupivan essi al segno maggiore ch’egli nella
-sua Famiglia trattasse un _Yahoo_ (era io quel desso) anzi in _Houyhnhnm_
-che in Bruto: Che conversasse con esso meco, come se dal mio commerzio
-ritrar potesse qualche piacere: Ch’era inaudita una somigliante
-condotta: e oltracciò, egualmente opposta alla Natura e alla Ragione.
-Aggiunse il mio Padrone, che per tanto avealo _esortato_ l’Assemblea
-d’impiegarmi come gli altri Animali di mia spezie; oppure d’ordinarmi
-di ritornarmene a nuoto al luogo, donde io era venuto: Che il primo di
-questi espedienti era stato unanimamente rigettato da tutti gli
-_Houyhnhnms_ che mi aveano veduto o in di lui Casa, o in quelle di loro:
-Imperocchè, allegavan eglino, essendo io, con la natural malizia di
-quegli Animali, dotato di qualche principio di Ragione, doveasi temere
-che io non gli guidassi con esso meco nelle montagne, per quindi gittarci
-nottetempo sulle mandre degli _Houyhnhnms_; il che era tanto più
-probabile, quanto che noi tutti eravamo d’un rapace ed infingardo
-temperamento,
-
-Dissemi di più il Padrone, che egli _Houyhnhnms_ suoi Vicini lo
-stimolavano tutto giorno ad eseguire l’_Esortazione_ dell’Assemblea,
-e ch’egli non ardiva di recarvi maggior indugio. Mi accertò di
-dubitare che possibile mi fosse di guadagnar nuotando un altro Paese, e
-che per tal effetto desiderava che io costruissi un Vascello; il qual in
-picciolo rassomigliasse a quegli onde io fatta avergliene la descrizione,
-e con cui staccarmi potessi da quelle lor Terre: Che per altro io non
-sarei solo ad intraprendere una tal opera, ma che i suoi Servidori, ed
-altresì i suoi Vicini mano mi porgerebbono. Quanto alla vostra persona,
-continuò, sarei stato molto contento di tenervi al mio servigio,
-giacchè ho trovato che corretto vi siete di molti difetti, col procurar
-d’imitare gli _Houyhnhnms_, per quanto un Essere d’una Classe
-inferiore n’è capace.
-
-A questo passo far riflettere debbo a’miei Leggitori, che un decreto
-dell’Assemblea generale di quel Paese è significato col Vocabolo
-_Hnhleayn_ che spiega un’_Esortazione_, ciò provenendo, perchè essi
-non concepiscono come una Creatura ragionevole possa essere _forzata_ a
-qualche cosa, come si possa comandarlela; imperocchè non saprebbe ella
-disubbidire alla Ragione, senza rinunziare nel tempo stesso al titolo di
-Creatura ragionevole.
-
-Gittommi in sì fatta disperazione il ragionamento del mio Padrone, che
-incapace di soffrire l’orribilità del mio stato, cadei svenuto
-a’piedi di lui. Ricuperati ch’ebbi i miei sensi, mi protestò egli
-che mi aveva creduto morto; non essendo quel Popolo a somiglianti deliqui
-suggetto. Risposi con fiacco tuono, che beato me se una morte improvvisa
-terminate avesse le mie sciagure! Che tutto che io non avessi a replicar
-cosa alcuna sopra l’_Esortazione_ dell’Assemblea, nè sopra le
-instanze degli Amici di lui, mi sembrava, non ostante, alquanto men di
-rigore non avrebbe potuto disconvenire a quell’alta Ragione che
-appariva in tutti i loro giudizj: Che io non poteva far a nuoto neppur
-una lega: e che probabilmente avrei dovuto farne più di cento, anzi di
-approdare a qualche Paese; Che per fabricare un picciolo Vascello,
-bisognavami molti materiali ch’era lor impossibile di provvedermi, e
-che perciò io risguardar dovea loro _Esortazione_ come una sentenza di
-morte contra di me pronunziata: Che una morte appunto violenta era il
-menomo de’mali che io temessi; ma che in modo veruno esprimere io non
-potea la mia afflizione pensando, che quando anche per una serie di
-miracoli di restituirmi sano e salvo alla mia Patria mi riuscisse, sarei
-obbligato di passar i miei giorni fra gli _Yahoos_, ed esposto a ricadere
-ne’vizj miei primieri, per mancanza di esempj, che sul dritto sentiero
-della Virtù mi tenessero: Che mi era pur troppo noto sopra quali stabili
-ragioni fondati fossero i Decreti degli _Houyhnhnms_, per presumere di
-fargli rivocare con gli argomenti d’un miserabile _Yahoo_ come me. E
-perciò, dopo di averlo umilissimamente ringraziato dell’offerta
-fattami in proposito dell’assistenza de’suoi Domestici; e di averlo
-pregato ad accordarmi uno spazio di tempo proporzionato alla grandezza
-dell’opera, gli dissi che io mi accigneva a conservar la mia vita per
-quanto fosse ella miserabile; e che se mai ritornato fossi
-nell’_Inghilterra_, io non disperava d’essere di qualche uso a quegli
-di mia spezie, col propor loro i virtuosi e saggj _Houyhnhnms_ in modelli.
-
-Fecemi il Padrone un’assai obbligante risposta, e due mesi mi accordò
-per metter in ordine il mio Cajcco. Ordinò pure al Cavallo Sauro, mio
-intrinsechissimo, di seguire in tutto le mie instruzioni; posciachè io
-mi era espresso che il solo di lui ajuto bastato mi sarebbe.
-
-La prima mia attenzione fu di portarmi a quel luogo della spiaggia, ove i
-miei Marinaj mi avevano messo a terra. Salì un eminenza; e riguardando
-da tutte le parti in mare, credei di scuoprire una picciola Isola al
-Greco-Levante. Diedi di mano al mio canocchiale; e vidi allora
-distintamente ch’essere ella dovea cinque leghe da me, per lo meno
-secondo il mio calcolo; comechè il mio compagno la spacciasse per una
-nuvola: e ciò poi non era una gran maraviglia; essendo che, come egli
-non conosceva altro Paese che il suo, era cosa naturale che distinguere
-non potesse oggetti situati in mezzo all’acqua, in tanta distanza così
-ben come me, a cui era sì familiare quest’elemento.
-
-Fatta una tale scoperta, fui di ritorno all’Abitazione. Andai il giorno
-dietro col Caval Sauro in un bosco a una picciola mezza lega da noi, per
-tagliarvi le legna onde io bisognava per l’esecuzione del mio
-imprendimento. Non istancherò chi legge con una diffusa descrizione di
-tutto ciò che facemmo in questo proposito: lor basterà di sapere che
-nel termine di sei settimane, con l’ajuto del mio Compagno, venni a
-capo di costruire una maniera di barchetta _Indiana_, e quattro remi. Le
-funi di mio servigio eran lavorate di canape, e di pelli d’_Yahoos_ la
-mia vela. Consistevano le mie provisioni in alcuni Coniglj, e in alcuni
-Uccelli bolliti, e in due vasi; l’uno di latte, d’acqua l’altro
-ripieni.
-
-In uno stagno vicino alla Casa del mio Padrone, saggiai se la barchetta
-tenesse all’acqua, e procurai di otturare alcune picciole aperture:
-dopo di che transferirono gli _Yahoos_ alla riva del mare il mio Vascello
-sotto gli auspizj del Caval Sauro, e d’un altro Domestico.
-
-Lesta che fù ogni cosa, e giunto il giorno della mia partenza, presi
-congedo dal Padrone, dalla Padrona, e da tutta la sua Famiglia, con le
-lagrime agli occhj, e con la disperazione nel cuore. Ma il Padrone, per
-curiosità, e forse (se non vanamente ardisco di dirlo) per amicizia a
-riguardo mio, volle vedermi a mettermi in mare: e pregò alcuni de suoi
-Vicini d’accompagnarlo. Fui costretto d’aspettar più d’un ora
-prima che l’acqua cominciasse ad alzarsi; e dopo ciò, osservato avendo
-che il vento era buono per guadagnare l’Isola da me scoperta, per la
-seconda volta dal mio Padrone mi licenziai, ma nel tempo che io mi
-prostrava per baciar l’ungia del piede di lui, ei m’impartì
-l’onore di levarla, e d’accostarla galantissimamente alle mie labbra.
-Non mi sono ignote tutte le critiche che mi son tirate addosso per aver
-fatta menzione di quest’ultima circostanza. Essendo che i miei nemici
-si son preso il piacere di spargere, che non era probabile che un
-Personaggio sì illustre accordato avesse un sì strepitoso contrassegno
-di favore a una Creatura di tanta inferiorità. Ma senza giustificare la
-mia veracità su questo proposito con l’esempio di mille e mille
-Viaggiatori, che memoria fanno dell’onorevole accoglimento che an lor
-praticato i maggiori Monarchi; contenterommi di dire, che coloro che
-rivocano in dubbio un somigliante tratto di galanteria del mio Padrone,
-ignorano affatto sin a qual segno sieno civili ed obbliganti gli
-_Houyhnhnms_.
-
-Feci una profonda riverenza agli _Houyhnhnms_ che accompagnato aveano il
-mio Padrone; postomi poscia nella barchetta, dalla spiaggia mi allontanai.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-Quali pericoli asciugò l’Autore. Approda alla Nuova Olanda, sperando
-di fissarsi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia da un
-Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di Portogallo.
-Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra l’Autore.
-
-
-IL quindici Febbrajo 1715. ad ore nove della mattina, intrapresi
-quest’infausto cammino. Era assai favorevole il vento; e pure da
-principio io non messi in opera che i miei remi; Ma riflettendo che
-stanco sarei ben presto, e che il vento cangiar potea, la mia picciola
-vela alzai, e in questo modo con l’ajuto della Marea: feci una lega e
-mezza per ora, per quanto mi sembrava.
-
-Il Padrone e gli Amici suoi se ne restarono sul lido finchè interamente
-mi avessero perduto di vista: e molte volte il Caval Sauro intesi, (che
-per dir vero mi volea assai bene,) gridando con forte suono, _Hnuy illa
-niha Majah Yahoo_: vi auguro un buon viaggio, amabile _Yahoo_.
-
-Mio disegno era di scuoprire, se stato fosse possibile, qualche picciola
-disabitata Isola, che somministrarmi avesse potuto quant’era necessario
-per la conservazion del mio vivere, affin di passarmi tranquillamente i
-restanti miei giorni: Sorte che io riputava assai superiore a qualunque
-più luminoso posto che occupar potessi in una delle prime Corti
-dell’_Europa_, sì spaventevole era l’idea che della società, e del
-governo degli _Yahoos_ io mi formava: imperocchè io ravvisava un
-somigliante ritiramento come il solo soggiorno, ove consacrar potessi
-tutti i miei pensieri alla memoria delle virtù degl’inimitabili
-_Houyhnhnms_, senza essere esposto al funesto pericolo di ricadere in
-tutti que’vizj, pe’quali io aveva un orror sì sincero.
-
-Non sarà dimentico forse il Leggitore che io narrato gli abbia, che
-coloro della mia Ciurma da’quali fui posto a terra, mi dissero
-d’ignorare in qual parte del Mondo noi allora fossimo. Con tutto questo
-io credetti di poter essere a dieci gradi all’_Ostro_ del _Capo di
-Buona Speranza_, o a 45. gradi di Latitudine _Meridionale_, per quanto
-fummi lecito di conchiudere da certi loro ragionamenti, sopra il cammino
-che si dovea tenere per giugnere a _Madaschar_. Nulladimeno ciò che io
-udito avea, non mi esibiva che una debole conghiettura: ma come un tal
-indizio valeva più che nulla: stabilj di proseguir sempre all’_Ostro_,
-colla speranza di guadagnare la Costa _Occidentale_ della _Nuova Olanda_,
-e di colà ritrovarvi forse qualche Isola, tale che io la bramava. Il
-vento era tutto al _Ponente_; e a sei ore della sera, avendo io fatte a
-un di presso diciotto leghe: una picciola Isola scoprii, lontana una
-mezza lega, o circa; che ben presto fu altresì da me superata.
-Nell’abbordarvi, vidi che non era che una spezie di roccia, con un
-picciolissimo Seno.
-
-Entrai in questo Seno con la mia barchetta; e montato l’alto della
-roccia, vidi distintamente al _Levante_ un Paese che dall’_Ostro_ a
-_Tramontana_ stendevasi. Passai la notte nel mio Vascello; e il giorno
-dietro di buon mattino continuato avendo il Viaggio, in sett’ore alla
-punta _Meridionale_ della _Nuova Ollanda_ pervenni; il che mi rassodò in
-un’antica mia opinione; cioè che le nostre _Carte Geografiche_
-delineano questo Paese tre gradi, per lo meno, più al _Levante_,
-ch’egli realmente non è. Già alcuni Anni comunicai il mio sentimento
-al buon Amico Signor _Moli_, e gli allegai le ragioni onde io mi fondava;
-ma ei vole piuttosto esser seguace di altre autorità.
-
-Non mi cadde sotto l’occhio Abitatore veruno nel luogo ove approdai; e
-come mi mancavano l’arme, d’innoltrarmi non ardii nel Paese. Trovai
-sui lido alcuni pesci a conchiglia che mangiai crudi; non arrischiandomi
-d’accendere il fuoco per timore che i Paesani mi discoprissero. Per tre
-giorni continui d’Ostriche e di Muscoli mi cibai, per risparmiare le
-mie provvisioni; e per gran buona sorte rinvenni un ruscello
-d’un’acqua squisitissima, che mi reccò il più sensibile piacere.
-
-Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra
-un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa
-cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano
-d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui
-ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di
-essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e
-gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj
-scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza
-potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi
-l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il
-marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi
-suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata
-de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù
-possibile.
-
-Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di
-ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di
-rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi a
-_Greco-Tramontana_ una Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai
-molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual
-altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degli _Yahoo_,
-e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era
-partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che
-di vivere fra gli _Yahoos_ dell’_Europa_. Per quanto potei, accostai
-alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era
-lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi.
-
-A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi
-fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente
-m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva
-di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua
-Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e
-conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di
-lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto
-mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì
-stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero)
-che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi.
-Un de’Marinaj mi pregò in _Portoghese_ di alzarmi, e m’interrogò
-chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato,
-dissi che io era un povero _Yahoo_ stato bandito da Paese degli
-_Houyhnhnms_, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono
-attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla
-mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era un _Europeo_: ma non
-capirono ciò che dir volessi per _Yahoos_, e per _Houyhnhnms_; e
-scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi
-termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai
-di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto
-loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè
-ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi?
-Dissi loro che io era nato in _Inghilterra_, daddove era seguita la mia
-partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro
-Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava
-che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro
-male di sorta: bensì io era un miserabile _Yahoo_ che andava in traccia
-d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere.
-
-Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile
-stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato
-avesse in _Inghilterra_ o un _Yahoo_ nel Paese degli _Houyhnhnms_.
-Inferior alla mia non fu la maraviglia de’_Portoghesi_, vedendo i miei
-vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le
-mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e
-d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò
-che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero
-d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di
-trasferirmi a _Lisbona_, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto;
-che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il
-Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che
-per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono
-assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una
-somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma
-impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti
-conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione.
-Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume
-ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al
-suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse
-la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato,
-trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai
-condotto nella Camera del Capitano.
-
-Nomavasi egli _Predo de Mendez_, gran Galantuomo e generosissimo.
-Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato
-trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia
-sorpresa nel rinvenire in un _Yahoo_ sì obbliganti maniere. Non ostante,
-tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse
-qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi
-fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si
-allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma
-mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj,
-di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in
-mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gli
-_Yahoos_ più lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della
-Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla
-catena.
-
-Dopo desinare, venne a vedermi _Don Pedro_, e mi dimandò il motivo che
-instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto
-a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta
-compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con
-un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato
-racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese
-ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni
-continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli
-narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io
-perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa, la
-disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese
-di lui si praticasse di dire _la cosa che non è_? E gli dichiarai che io
-avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che
-se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degli _Houyhnhnms_, non vi
-avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era
-cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o
-nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era
-pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si
-compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia
-alla mia veracità, io mi lusingava.
-
-_Mendez_, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di
-convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli,
-cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon
-senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di Vascello
-_Olandese_, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in
-un’Isola, o in un Continente della _Nuova Ollanda_, avea veduto un
-Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a
-que’che io avea descritti sotto il nome di _Yahoos_, con alcune altre
-particolarità che il Capitan _Portogese_ diceva più non ricordarsi,
-avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che
-poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla
-Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il
-Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si
-assicurerebbe di me, finchè a _Lisbona_ capitati fossimo. Gliel promisi;
-protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti,
-di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra
-gli _Yahoos_.
-
-Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per
-gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui
-perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei
-sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto
-questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante
-di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio
-Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma.
-Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge
-vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma
-risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la
-menoma cosa che servito avesse per Un _Yahoos_. Il pregai bensì di
-prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo
-che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto
-contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie,
-ed io stesso nel frattempo lavava l’altra.
-
-Arrivamo a _Lisbona_ il 5. _Novembre_ 1715. Quando fu d’uopo por piede
-a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la
-Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di
-lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo
-Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che
-aveagli io detto in Proposito degli _Houyhnhnms_; mercè che una
-somigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di
-persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere
-messo in carcere, o bruciato per ordine dell’_Inquisizione_. Ottenne da
-me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi;
-ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura;
-nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendo _Don
-Pedro_ a un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte
-altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di
-venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria.
-
-Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per
-compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in
-ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì
-ragionevole, per non essere dotato che d’una _umana_ intelligenza, che
-per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai
-soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi
-persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla
-strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento
-girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla
-porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento
-scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie
-più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con
-esso lui per la Città.
-
-_Don Pedro_, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei
-domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in
-coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar
-il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi
-avvertì che aveavi nel Porto un Vascello _Inglese_ pronto alla Vela, e
-mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al
-mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori
-col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli
-ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che
-in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in
-mio arbitrio.
-
-In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì di
-_Lisbona_ li 24. _Novembre_ sopra un Vascello _Inglese_ di mercatanzia,
-il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi
-mai degnato d’instruirmene, e standomene sempre nella mia Camera sotto
-pretesto d’indisposizione. _Don Pedro_ mi accompagnò alla Nave, e mi
-prestò venti Ghinee. In licenziandosi da me mi strinse nelle sue
-braccia, e non fu che per un eccesso di gratitudine che un tal affettuoso
-complimento io tollerai. Alle ore nove della mattina del 5. _Decembre_
-1715. arrivammo alle _Dunes_, e entrai in mia Casa a tre ore dopo mezzo
-giorno.
-
-Mia Moglie e i miei Figliuoli furono sorpresi ed incantati in vedendomi,
-avendomi gia spacciato per morto; ma confessar deggio altresì che la
-loro vista non cagionò in me che aversione, che rabbia, e che
-dispreggio: Essendo che, dopo la mia partenza dal Paese degli
-_Houyhnhnms_, se io mi avea usato violenza infino a risguardare _Yahoos_,
-e infino a conversar con _Don Pedro de Mendez_, la mia memoria
-nulladimeno e la mia immaginazione erano sempre cariche dell’eccellenti
-qualità degli _Houyhnhnms_. E quando mi accadeva di riflettere che
-confidenze d’un tal qual genere con una _Yahoos_ mi univano alla spezie
-con un vincolo di più, mi è impossibile d’esprimere la mia confusione
-e il mio orrore.
-
-Videmi appenna la mia Sposa, che mi saltò al collo per abbracciarmi; ma
-come un Animale sì odioso non mi avea toccato da molti anni addietro, un
-tal contrasegno d’amore mi produsse uno svenimento che più
-d’un’ora durò. Nell’instante, in cui ciò scrivo, sono anni cinque
-che seguì il mio ritorno dall’ultimo mio Viaggio: Nel primo anno
-Poggetto di mia Moglie e de’miei Figliuoli mi era insopportevole, ed io
-non permetteva neppure ch’essi mangiassero nello stesso mio
-Appartamento: All’ora presente, non ardirebbono di toccar il mio pane,
-nè di bere fuori del mio bicchiere, e per anche non ho potuto
-violentarmi a far loro la grazia di prendermi per la mano. Il primo
-danajo che impiegai, servì a comprare due Cavalli non castrati, che io
-custodisco in una buona stalla, e l’Appartamento che ne l’è più
-vicino, e il più gradito, e il più da me abitato; poichè non vi ha
-esagerazione che spiegar possa fin a quel segno l’odor della Stalla mi
-ricrei. I miei Cavalli m’intendono passa bilmente bene: regolarmente io
-passo quattr’ore, per lo meno, ogni giorno con esso loro. Non ho mai
-fatto lor mettere nè sella, nè briglia; e l’affetto ch’essi anno
-per me, e altresì l’uno per l’altro, è un non so che di vezzoso che
-incanta.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in pubblicar
-quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un inviolabile
-rispetto per la Verità. Confuta l’Autore l’accusa che forze
-potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello
-scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio
-del suo Paese. Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra
- que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si
-opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge;
-dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni, da
-un buon consiglio, finisce.
-
-
-ECCO, mio caro Leggitore, una narrazione sincera di quanto emmi accaduto
-ne’miei Viaggj per lo spazio di sedici anni e sette mesi: Narrazione,
-onde serve d’ornamento la sola verità. Stato sarebbe in mio arbitrio
-l’imitare quegli Scrittori che servonsi dell’incredibile e del
-maraviglioso per rendere attoniti que’che gli leggono; ma io volli
-piuttosto in una maniera semplice rapportar i fatti, essendo l’unico
-mio disegno d’instruirvi, non di ricrearvi.
-
-Non è malagevole a noi che viaggiamo in Paesi lontani, che non son
-troppo frequentati dagli _Inglesi_ o da altri _Europei_, di formare
-magnifiche descrizioni di molte maravigliose cose, di cui si è intesa
-mai parola: Laddove il principal intento d’un Viaggiatore esser dee di
-rendere gli Uomini migliorati e più Saggj, narrando loro cio che di
-buono e ci cattivo ha egli veduto nelle sue corse.
-
-Bramerei con tutto il mio cuore che si fondasse una Legge, la qual
-obbligasse chiunque che viaggia, prima che permesso gli fosse di
-pubblicare le sue Avventure, la qual obbligasse, dissi, a giurare in
-presenza del _Gran Cancelliere_, che tutto ciò ch’egli ha intenzione
-di dar alle stampe, esattamente sia vero; perocchè il Pubblico allora
-abusato non sarebbe da una caterva di Scrittori che la sua credulità con
-insolenza ingannano. Lessi in mia giovinezza con gran piacere molti Libri
-di Viaggj, ma questi Libri an molto perduto di merito nella mia
-immaginazione, dopo ch’ebbi l’incontro di rilevarne cogli occhj propj
-le falsità. Ecco la ragione, giacchè i miei Amici an giudicato che il
-raccontò delle mie Avventure recar potrebbe qualche vantaggio a’miei
-Compatriotti, che mi sono imposta l’obligazione inviolabile d’essere
-_sempre fedele alla Verità_. Egli è certamente indubitato, che non
-potrei neppure partir la tentazione di violare questa spezie d’impegno,
-finchè conserverò la memoria delle Lezioni e degli Esempj del mio
-illustre Padrone e degli altri _Houyhnhnms_, di cui per sì lungo tempo
-ebbi la sorte d’essere l’umilissimo Uditore.
-
----- Nec si miserum Fortuna Sinonem Finxit, vanum etiam, mendacemque
-improba finget.
-
-Ben mi è noto che non è un grande onore quel che acquistar si può con
-Iscritti che genio nè scienza non esigono, ma semplicemente un poco di
-memoria e di esattezza nel registrar in carta quanto si ha veduto. So
-altresì, che fan parte al Pubblico de’loro Viaggj, soggiacciono alla
-sorte medesima che i Facitori de’_Dizionarj_; e vale a dire, sono
-scancellati da’loro Successori: il che gl’impegna a mentire un meglio
-dell’altro, per preservarsi dall’obblivione. Ed è probabilissimo,
-che verrà un giorno in cui de’Viaggiatori visiteranno le Regioni che
-furono da me descritte, e che collo scuoprire i miei errori, (se pur ve
-ne sono) e coll’aggiugnere molte nuove discoperte, occuperanno il mio
-posto nel Tempio della Memoria, e faran dimenticare, insino, che io mai
-abbia iscritto. Non vi ha dubbio che sarebbe questa una gran
-mortificazione per me, se il solo Amore d’una vana Fama, renduto Autore
-mi avesse: Ma come non presi di mira che il pubblico vantaggio, è
-impossibile che in tutte le circostanze mi vada fallito il disegno.
-
-Conciossiacosachè; chi mai può leggere ciò che ho scritto delle Virtù
-degli _Houyhnhnms_ senza arrossire de’propi suoi vizzi, quand’ei si
-consideri come l’Animale del suo Paese a cui sien caduti in retaggio la
-Ragione e il Governo? Io nulla dirò di quelle rimote Nazioni, ove gli
-_Yahoos_ presiedono; fra le quali la men corrotta è quella
-de’_Brobdingnagiani_, le cui sagge Massime in Morale e in Politica, se
-lor osservassimo, alla nostra felicità molto contribuerebbono. Ma temo
-d’impegnarmi in una maggiore specificazione; e voglio piuttosto lasciar
-al Leggitore la libertà di far quelle riflessioni che più gli saran
-convenevoli.
-
-Egli è un grand’argomento di piacere per me, quando penso che è
-esente da qualunque censura la mia Opera: Mercè che; cosa asserir si
-può contro ad uno Scrittore, il qual rapporta semplicemente i Fatti
-accaduti in Paesi lontani, ove non abbiam noi che fare, o per interessi
-Politici, o in riguardo al Commerzio? Con esatta attenzione mi tenni
-netto da quali siensi sbagli, onde per ordinario sono tacciati i
-Componitori di Viaggi. Oltracciò; non mi son sacrificato a verun
-_partito_; serissi bensì senza passione, senza prevenzioni, e senza un
-fine di malignità contra chi che sia. In iscrivendo, mi son proposto il
-più nobile oggetto del Mondo, il qual è l’instruzione degli Uomini;
-nel che dir posso senza vanità, che il commerzio ch’ebbi cogli
-_Houyhnhnms_ impartimmi un gran vantaggio sopra que’che nelle Opere
-loro il fine medesimo si propongono. Non ho scritto con la speranza di
-approfittarmi, o d’acquistar vane lodi. Non ho messo in carta neppur
-parola, che a inferir vaglia il menomo rammarico a’più sensitivi:
-Cosicchè con giustizia spacciar mi posso per un Autore perfettamente
-incolpevole, e contra cui i Facitori di Riflessioni, d’Osservazioni e
-di Considerazioni, non avranno il menomo giusto motivo di mettere in
-opera i loro talenti.
-
-Non so negare che fummi detto in piena confidenza, che essendo io
-_Inglese_, avrei dovuto al mio arrivo presentarne una Memoria al
-Segretario di Stato; essendo che tutti i Paesi che sono scoperti da un
-Suddito alla Corona appartengono. Ma molto dubito se le nostre vittorie
-sopra gli Abitanti de’Paesi di cui parlai, riuscissero sì facili per
-quanto quelle che _Fernando Cortez_ riportò sopra _Affricani_ ignudi. A
-mio credere, i _Lillipuziani_ non vagliono la pena che si armi una Flotta
-per soggiogargli; e temerei un pessimo riuscimento, se s’intentasse la
-cosa stessa a riguardo de’_Brobdingnagiani_: oppure che un’Armata
-_Inglese_ non si trovasse in tutte le sue comodità se si vedesse
-l’_Isola Volante_ sopra la sua testa. Vero è che gli _Houyhnhnms_ non
-sono molto esperti nel mestier della Guerra, e che soprattutto sarebbono
-molto imbrogliati per guarentirsi da’colpi del nostro Cannone, e
-de’nostri Moschetti. Non ostante; anche che fossi un Ministro di Stato,
-non consiglierei giammai di praticarsi un’invasione nel loro Paese.
-L’intrepidezza loro, la loro prudenza, la loro unanimità, e
-l’inviolabile loro affetto per la Patria, terrebbono lor luogo
-d’esperienza nell’Arte militare. Ma in vece di formar progetti per
-debellar la Nazion magnanima degli _Houyhnhnms_, sarebbe a desiderarsi,
-che fosser eglino in istato e in disposizione di spedire un numero
-sufficiente di essi loro, per insegnar _agli Europei i primi_ principj
-dell’Onore, della Giustizia, della Veracità, della Temperanza, della
-Grandezza d’Animo, della Castità, della Benevolenza, e
-dell’Amicizia. Virtù, di cui tuttavia ne conserviamo i nomi della
-nostra favella; come, se fosse d’uopo, co’Libri di molti nostri
-Scrittori potrei pruovarlo.
-
-Ma evvi eziandio un’altra ragione, la qual moderarebbe la mia
-sollecitudine nel dilatare i Dominj di Sua Maestà, se capace fossi. Per
-vero dire, mi erano entrati alcuni piccioli scrupoli sopra la Giustizia
-distributiva in questa sorta d’occasioni. Per esempio; una Truppa di
-Pirati, senza saper dove, è sospinta da una una burrasca: Un Mozzo
-s’arrampica ad alto dell’Albero di Maestra e vede Terra; la Ciurma vi
-approda per praticarvi un saccomanno; vede un miserabile Popolo che la
-riceve con amistà e con piacevolezza; impone un nuovo nome a quella
-Regione, prendendone il possesso in buona forma pel Re; alza in guisa di
-Monumento una pietra o qualche marcina tavola: accoppa una trentina
-de’Naturali e ne asporta una mezza dozzina perchè serva di mostra; se
-ne ritorna al suo Paese e ottien la sua grazia. Qual felicità per un
-Monarca d’aver Sudditi così zelanti per far valere i giusti Diritti di
-lui: Non si lascian perciò dimentiche le utili loro scoperte. Con prima
-opportunità sono spediti Vascelli, i Natii del Paese sono scacciati o
-destrutti; i loro Principi messi alla tortura perchè palesino i loro
-Tesori, e sono autorizzati gli Atti tutti d’insolenza o d’inumanità.
-E quest’esecrabile brigata di carnefici messa in opera per una sì pia
-spedizione, si chiama una Colonia moderna, colà trasferitasi per
-convertire, e per rendere colto un Idolatra e barbaro popolo.
-
-Ma è forza che io dica altresì, che una somigliante descrizione non
-conviene a patto veruno alla Nazione _Inglese_; la quale, nello
-stabilimento delle Colonie, ha sempre osservate le regole della più
-perfetta prudenza, e della più esatta equità; che in questa sorta di
-fondazioni proponesi in primario vantaggio l’avanzamento della
-Religione; che non vi spedisce che Pastori pii e capaci di predicare il
-Cristianesimo: che non affida le Cariche civili, che ad abilissimi e
-totalmente incorrutibili Uffiziali, e che, per tutto dire, fa sempre
-scelta di vigilanti e virtuosi Governatori, i quali non anno altra mira
-che la felicità del Popolo ch’è lor sommesso, e l’onor del Monarca
-loro Signore.
-
-Come però da un canto, i Paesi da me descritti non sembrano aggevoli per
-praticarvisi incursioni; e che dall’altro non abbondano nè in oro, nè
-in argento, nè in zucchero, nè in tabacco; patisco la tentazione di
-credere che non sien questi oggetti convenevoli al nostro zelo, ai nostro
-valore, al nostro interesse. Che se è diversa l’opinione di quegli a
-cui ciò spettar potrebbe, io sono pronto ad attestare, quando
-giuridicamente ci sia eccitato: Che verun _Europeo_, prima di me non ha
-posto piede in quel Paese, per lo meno, se deggiasi prestar fede agli
-Abitatori. Puossi veramente trarre un’obbiezione da que’due _Yahoos_
-che si eran veduti già alcuni secoli sopra una Montagna delle Terre
-degli _Houyhnhnms_, e da’quali, ha riferto di questi Animali, la razza
-di quelle bestie era discesa. E’tanto più forte quest’obbiezione,
-quanto che osservai nella loro posterità alcuni delineamenti _Inglesi_,
-comechè non troppo distinti: Ma lascio a coloro che son versati nelle
-Leggi che risguardano le Colonie, il decidere fin a qual segno cotale mia
-osservazione fondi i nostri Diritti sopra quelle Regioni.
-
-Quanto alla formalità di prender ne possesso a nome del mio Sovrano,
-ella non mi si è mai presentata all’idea; e quando pure riflettuto ci
-avessi, avrebbemi insegnato la prudenza di rimmettere a miglior
-opportunità una somigliante cerimonia.
-
-Avendo io così risposto alla sola obbiezione che potrebbemi esser fatta
-come a Viaggiatore, prendo quì licenza da’cari Leggitori miei, e mi
-accingo, al presente, a ben valermi dell’eccellenti Lezioni che ho
-ricevuto dagli _Houyhnhnms_, ad instruire gli _Yahoos_ di mia Famiglia
-per quanto potrà lor permettere la loro naturale indocilità: a
-considerar sovente in uno specchio la mia figura, affin d’avvezzarmi
-insensibilmente a soffrir la vista d’una Creatura umana: a compiagnere
-la stupidezza degli _Houyhnhnms_ del mio Paese, ma non ostante a trattar
-con rispetto le loro persone, per l’amore dell’amabile mio Padrone,
-della sua Famiglia, e de’suoi Amici, a’quali i nostri _Houyhnhnms_ an
-l’onore di rassomigliare per la figura; tutto che a riguardo
-dell’intelligenza, dal tutto al tutto ne differiscano.
-
-La passata settimana permisi per la prima volta a mia Moglie di pranzare
-con esso meco, ma a condizione ch’ella adagiar si dovesse
-all’estremità più distante d’una lunga tavola. Non è già che io
-non mi ricorda che aveano il loro allettamento certe vecchie abitudini:
-ma fin a questo momento mi è riuscito impossibile d’accostarmi ad un
-_Yahoo_; senza temere le sue unghie e i suoi denti.
-
-Ben più facilmente mi riconcilierei con la spezie degli _Yahoos_ in
-generale, se impeciati essi non fossero che di que’vizzj e di quelle
-follie, che in qualche modo sono il patrimonio di lor Natura. Punto non
-mi sento commosso a sdegno se veggo un Avvocato, un Pazzo, un Giuocatore,
-un Gran Signore, un Ruffiano, un Medico, un Seduttore, o un Traditore:
-Tutti costoro rappresentano la loro scena naturalmente: Ma non mi posso
-più raffrenare, quando scorgo una massa di vizzi nell’Anima e di
-difetti nel Corpo, coronati dal più sciocco e dal più insolente
-_Orgoglio_. Ho il mio che fare a menditarci: non ci è maniera che vaglia
-a farmi comprendere come un un tal vizio regnare possa in un tal animale.
-I saggj _Houyhnhnms_, che son dotati di tutte le bella qualità,
-ond’essere può adorna una ragionevole Creatura, non an vocabolo per
-esprimere questo vizio in loro favella, perchè ne sono incapaci, e
-perchè non l’anno mai raffigurato ne’loro _Yahoos_. Ma io, a cui era
-più cognita la Natura umana, alcuni delineamenti in quelle bestie ne ho
-ravvisati.
-
-Come professano gli _Houyhnhnms_ di non ubbidire che alla Ragione e di
-non lasciarsi reggere che da lei, più non invaniscono per le buone
-qualità ch’essi posseggono, di quel che potrei io farlo per aver due
-braccia o due gambe: Avvantaggio, onde non vi ha persona così sciocca
-che se ne glorii, tutto che senza questo sia ella miserabile. Se un po
-troppo io insisto su quest’argomento, la ragion è che vorrei con tutto
-il mio cuore rendere, per lo men, sopportevole la società d’un _Yahoo
-Inglese_. Priego dunque que’che affatto non sono immuni da un vizio sì
-assurdo, di aver la discretezza di non presentarsi a’miei occhj.
-
-
-IL FINE.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver, by
-Jonathan Swift
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGJ DEL CAPITANO GULLIVER ***
-
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-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
-date contact information can be found at the Foundation's web site and
-official page at www.gutenberg.org/contact
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works.
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
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-Most people start at our Web site which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
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-This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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