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Zannino Marsecco - -Release Date: April 25, 2020 [EBook #61921] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGJ DEL CAPITANO GULLIVER *** - - - - -Produced by Mohammad Aboomar for the QuantiQual Project; -Project ID: COALESCE/2017/117 (Irish Research Council) - - - - - - - -VIAGGJ - -DEL CAPITANO - -LEMUEL GULLIVER - -In diversi Paesi lontani. - -Traduzione dal Franzese. - -DI F. ZANNINO MARSECCO. - -Tomo Primo: - -PARTE PRIMA. - -Contenente il Viaggio di LILLIPUT - -IN VENEZIA, MDCCXLIX. - -Appresso Giovanni Tevernin. - -All’Insegna della Providenza - -Con Licenza de’Superiori, c Privilegio. - - - - -LO -STAMPATORE - -A chi Legge. - - -SE mai con vostro gradimento vi ho servito colle mie Stampe; di servirvi -con vostro piacere pel mezzo delle presenti non poco presumo. L’Inglese -Aurore di quest’immaginarj Viaggj, comechè sotto il finto nome di -Capitan LEMUEL GULLIVER, scontento (al suo dire,) non già della -prediletta sua Patria, e neppure del generale della sua stimata Nazione; -di certi difetti bensì notati da lui in taluni de’suoi Campatrioti, -meditó di assalire i difetti stessi non affatto alla scoperta, ma si -bene per imboscata. Anzi dunque (se siete Leggitore erudito) che vi -rincresca il tornio ond’egli si è prevaluto, ammiratene l’industria, -e la graziosità: rendendovi persuaso che non sono puramente inezie -quelle che a prima vista per tali vi compariranno. Vivete felice. - - - - -TAVOLA -DE’CAPITOLI - -Del Viaggio di Lilliput. - -CAPITOLO I. CHI sia, e di qual Famiglia, l’Autore di questo Viaggio: -primarj motivi che lo indussero a viaggiare. Fa egli naufragio, e si -salva a nuoto sulla spiaggia di Lilliput; vi è fatto prigioniero, e più -a dentro nel Paese resta condotto. - -Cap. II. L’Imperadore di Lilliput, scortato da molte persone -riguardevoli, va a vedere l’Autore. Descrizione della Persona, e delle -vestimenta dell’Imperadore. Alcuni Letterati del primo ordine sono -incaricati d’instruire l’Autore del linguaggio del Paese. Ei si fa -amare per la sua affabilità. Formasi l’Inventario di quanto si -rinviene nelle tasche di lui, e se gli tolgono le pistole, e la spada. - -Cap. III. Strana maniera dell’Autore per tener ricreata Sua Maeftà -Imperiale, e la Nobiltà tutta dell’uno, e dell’altro sesso della -Corte di Lilliput, Altri divertimenti di questa Corte. Sotto certe -condizioni è l’Autore rimesso in libertà. - -Cap. IV. Descrizione della Città Capitale di Lilliput, nomata Mildendo, -e del Palagio dell’Imperadore. Conversazione dell’Autore con uno -de’primi Segretarj degli affari dell’Imperio. Offresi l’Autore di -servir al Monarca contro agl’inimici di Lui. - -Cap. V. Con uno stratagemma inudito l’Autore previene una incursione, -Titolo d’onore che viengli conferito. L’Imperadore de Blefuscu -spedisce Ambasciadori per chieder la pace. Appicciasi il fuoco -all’Apartamento dell’Imperadrice; ma col soccorso dell’Autore resta -estinto. - -Cap. VI. Scienze, Leggi, e Costumanze degli Abitanti di Lilliput. Maniera -di allevare i loro Figliuoli. In qual modo vivesse in quel Paese -l’Autore. Giustificazione d’una delle principali Dame della Corte. - -Cap. VII. L’Autore, essendo informato che i suoi nemici intentavano -d’accusarlo d’Alto-Tradimento, rifugge a Blefuscu. Maniera ond’egli -vi è ricevuto. - -Cap. VIII. Per una singolar buona sorte, presentasi all’Autore il modo -di lasciare Blefuscu; e dopo di aver superare alcune difficoltà, sano e -salvo alla sua Patria ei ritorna. - - -DEL VIAGGIO DI BROBDINGNAG. - -Cap. I. DEscrizione d’una suriosa tempesta. E’inviato a terra lo -Schifo per provvedersi d’acqua: vi s’imbarca l’Autore per iscoprir -il Paese, Egli è lasciato sulla spiaggia; vien preso da uno degli -Abitanti, ed è condotto in Casa d’un Fattor di Campagna. Modo -ond’egli vi fu ricevuto. Descrizione degli Abitanti. - -Cap. II. Descrizione della figliuola del Fattor di Campagna. L’Autore -è condotto a una vicina Città , e di poi alla Capitale. Particolarità -di questo Viaggio. - -Cap. III. L’Autore è condotto alla Corte. La Regina il compra dal -Fattor di Campagna, e il regala al Re. Ei disputa co’Professori di Sua -Maeftà; e alloggiato in Corte, ed è assai ben veduto dalla Regina. -Difende l’onore della sua Patria, e con un Nano della Regina contrasta. - -Cap. IV. Descrizione del Paese. Progetto per la correzione delle Carte -Geografiche. Cosa fosse il Palagio del Re, e la Capitale. Maniera con cui -l’Autore viaggiava. Descrizione d’uno de’principali Templi di -Lorbrulgrud. - -Cap. V. Differenti Avventure ch’ebbe l’Autore. Sentenza d’un -criminoso eseguita. L’Autore dà saggio della propia abilità -nell’Arte Nautica. - -Cap. VI. L’Autore, con ogni sorta di mezzi procura di guadagnarsi la -benevolenza del Re, e della Regina. Dà saggio della propia abilità -nella Musica. Informasi il Re dello stato dell’Europa, e l’Autore -soddisfa ampiamente alla curiosità di lui. Riflessioni del Re sopra -quanto gli ha narrato l’Autore. - -Cap. VII. Amor dell’Autore per la sua Patria. Ei fa al Re un’assai -vantaggiosa obblazione, la quale tuttavia è rigettata. Ingnoranza del Re -in fatto di Politica. Angusti limiti onde ristringosi le Scienze di quel -Paese. Leggi, e Militari affari di quel Regno. Quali turbolenze -l’agitarono. - -Cap. VIII. Il Re e la Regina fanno un giro verso le Frontiere, e -l’Autore ha l’onore d’accompagnargli. In qual modo ei ritirossi da -quel Regno. Ritorna in Inghilterra. - - -DEL VIAGGIO DI LAPUTA BALNIB. ec. - -Cap. I. IMprende l’Autore un terzo Viaggio; vien preso da Corsali. -Ribalderia d’un Fiamingo L’Autore approda ad un’Isola, ed è -ricevuto nella Città di Laputa. - -Cap. II. Descrizione de’Lapuziani. Quali scienze presso loro sieno più -in voga. Compendiata idea del Re, e della sua Corte. Maniera con cui evvi -ricevuto l’Autore. Timori ed inquietudini a quali quegli Abitanti sono -suggetti. Descrizione delle Donne. - -Cap. III. Fenomeno spiegato col soccorso della Filosofia, e -dell’Astronomia Moderna. Abilità de’Lapuziani nell’ultima di -queste due Scienze. Metodo del Re per reprimere le sedizioni. - -Cap. IV. L’Autore parte da Laputa, è condotto a Balnibarbi, e arriva -alla Capitale. Descrizione di questa Città, e del suo Distretto. -Ospitalità con cui egli è ricevuto da un Gran Signore. Sua -conversazione con esse lui. - -Cap. V. L’Autore ha la permissione di vedere la Grande Accademia di -Lagado. Ampia descrizione di quest’Accademia. Arti nelle quali vi -c’impiegano i Professori. - -Cap. VI. Continuazione del medesimo Argomento. Propone l’Autore alcuni -nuovi Ritrovamenti, che con grandi applausi sono ricevuti. - -Cap. VII. L’Autore lascia Lagado, e arriva a Maldonada. Non essendovi -pronto alla vela verun Vascello, fa un giro a Glubbdubdribb. Accoglimento -che gli fa il Governatore. - -Cap. VIII. Curioso specificato racconto sopra la Città di Glubbdubdribb. -Alcune correzioni dell’Antica e della Moderna Storia. - -Cap. IX. Ritorna l’Autore a Maldonada, e fa vela pel Regno di Luggnagg. -Vi è posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui -egli vi è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi. - -Cap. X. Elogio de’Luggnaggiani. Particolar descrizione degli -Strulbdruggs, con molte conversazioni fra l’Autore ed alcune persone -del primo carattere, su questo Suggetto. - -Cap. XI. L’Autore lascia Luggnagg, e va al Giapone: donde sopra un -Vascello Ollandese si restituisce ad Amsterdam, e d’Amsterdam in -Inghilterra. - - -DEL VIAGGIO AL PAESE DEGLI HOUYHNHNMS. - -Cap. I. IN qualità di Capitano d’un Vascello imprendesi dall’Autore -un Viaggio. La sua Ciurma cospira contra di lui; per qualche spazio di -tempo il tiene sequestrato uella di lui Camera, e il mette a terra in un -Paese incognito. Ei s’interna nel Paese medesimo. Descrizione d’un -strano animale nominato Yahoo. Due Houyhnhnms sono riscontrati -dall’Autore. - -Cap. II. Un Houyhnhnms guida l’Autore alla sua Casa. Descrizione di -questa Casa. Maniera con cui vi è ricevuto l’Autore. Nutritura degli -Houyhnhnms. E’Ll’Autore proveduto d’alimenti dopa d’aver temuto -di mancarne. Suo modo di nutricarsi in quel Paese. - -Cap. III. Applicasi l’Autore ad apprendere la favella del Paese, e il -suo Padrone, l’Houyhnhnms, gliene dà delle lezioni. Descrizione di -questa favella. Molti Houyhnhnms di qualità vanno a visitare l’Autore. -Fa egli al suo Padrone un compendiato racconto del suo Viaggio. - -Cap. IV. Intelligenza degli Houyhnhnms in proposito del vero e del falso. -Discorso dell’Autore disapprovato dal suo Padrone. Introducesi -l’Autore in un racconto più specificato di se medesimo, e degli -avvenimenti del suo Viaggio. - -Cap. V. Per ubbidire agli ordini del suo Padrone,lo informa l’Autore -dello Stato dell’Inghilterra, ed altresì de’motivi della Guerra fra -alcuni Potentati dell’Europa, e ad inspirargli qualche idea della -Natura del Governo Inglese incomincia. - -Cap. VI. Continuazione del discorso dell’Autore, sopra la stato del suo -Paese, sì ben governato da una Regina, che vi si può far di meno d’un -Primo Ministro. Ritratto d’un tal Ministro. - -Cap. VII. Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessioni del Padrone -di lui sopra il Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descritto -l’Autore; con alcune comparazioni e con alcuni paralelli sopra il -medesimo Argomento. Osservazioni dell’Houyhnhnm sopra la Natura umana. - -Cap. VIlI. Particolarità concernenti gli Yahoos. Eccellenti qualità -degli Houyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella -lor giovinezza s’impiegino. Loro Assemblèa generale. - -Cap. IX. Gran dibattimento nell’Assemblea generale degli Houyhnhnms, e -in qual modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj, -Maniera con la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del -loro Linguaggio. - -Cap. X. Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Houyhnhnms. Progressi -ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è -avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per -lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire. -Riesce gli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si -mette. - -Cap. XI. Quali pericoli asciugò l’Autore.Approda alla Nuova Ollanda, -sperando di fissarvi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia -da un Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di -Portogallo. Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra -l’Autore . - -Cap. XII. Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in -pubblicar quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un -inviolabile rispetto per la verità. Confuta l’Autore l’accusa che -forse potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello -scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio -del suo Paese, Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra -que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si -opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge; -dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni; dà -un buon consìglio, e finisce. - - - - -Noi Refformatori dello Studio di Padoa. - -COncedemo Licenza à Zuanne Tavernìn Stam pator di Venezia di poter -ristampare il Libro intitolato Viaggi del Capitanio Lemuel Gulliver in -diversi paesi lontani. Traduzione del Francese in Italiano già stampato -in Venezia: osservando gl’ordini soliti in materia di Stampe, e -presentando le Copie alle Pubbliche Librarie di Venezia, e di Padoa. - -Dat. li 2. Agosto 1748. - -Gio, Emo Proc. Rif. - -Barbon Morosini Cav, Proc. Rif. - -Registrato in Libro a Carte 30. al Num. 239. - -Mihiel Angelo Marino Seg. - -Licenziato dal Mag. Eccell. contro la Bestemia - -Gio; Gadaldin Seg. - - - - -VIAGGIO -DI -LILLIPUT. - -PARTE PRIMA. - - -CAPITOLO I. - -Chi sia, e di qual Famiglia, l’Autore di questo Viaggio: primarj motivi -che lo indussero a viaggiare. Fa egli naufragio, e si salva a nuoto sulla -spiaggia di Lilliput: vi è fatto prigioniero, e più a dentro nel Paese -resta condotto. - - -POchi erano i beni di fortuna di mio Padre, situati nella Contea di -_Nottingham_: ma in ricompensa egli era ricco di cinque figliuoli, onde -io sono il Terzogenito. In età di quattordici anni inviommi al Colleggio -di _Cambridge_, ove per lo spazio d’anni dodici m’applicai con -serietà agli studj: ma perchè i paterni sussidj, per supplire -a’dispendj del mio mantenimento, (che, per dir vero, troppo lunge non -istendevansi,) un po troppo erano mediocri, allogato fui in allievo del -Signor _Jacopo Bates_, uno de’migliori Chirurghi di Londra, presso cui -quattr’anni me ne rimasi. Di tempo in tempo riceveva io da mio Padre -qualche danajo, che restava da me impiegato nel farmi rendere instruito -di quella parte delle Matematiche che ha rapporto colla Navigazione, e la -cui conoscenza è necessaria agl’intenzionati di viaggiare; -divisamento, onde l’esecuzione, in qualche modo, a me destinata mi -sembrava. - -In lasciando il Padrone, fui di ritorno alla Casa di mio Padre; il quale -con l’ajuto di _Giovanni_ mio Zio, e di diversi altri parenti, -providemi di quaranta lire Sterline, con promissione di annualmente -somministrarmene trenta, per mantenermi a _Leide_; ove per due anni, e -lette mesi, mi appigliai allo studio della Medicina; essendo ne’Viaggj -di lunga tratta utilissima questa Scienza. - -Poco dopo il mio ritorno di _Leide_, il mio buon Padrone Signor _Bates_ -raccomandommi in Chirurgo della Nave nomata la _Rondine_, e governata da -_Abramo Panell_ suo Capitano. Due Viaggi pe _Levante_, e per altre parti -effettuai con essolui nel termine di due anni e mezzo; e dopo ciò, -determinai di stabilirmi a Londrai. Approvò il Signor _Bates_ il mio -disegno, e diverse pratiche mi piocurò. Presi un meschino allegio; e -saltatomi in capo di ammogliarmi, sposai la figliuola d’un buon -Borghese, che quattrocento lire Sterline mi portò in dote. Ma la morte -del mio Padrone accaduta due anni dopo, o circa; e la scarsezza degli -Amici miei, furono la cagione che ben presto io non avessi ad operare -gran cose. D’altra parte, non volea la mia coscienza che io imitassi -certuni de’miei Confratelli, i quali trattano in un modo i loro -pazienti, che poco temer non deggiono di restarsene inoffiziosi. -Consultati, per tanto, la moglie, ed alcuni amici, risolvetti di darmi di -nuovo al Mare. Successivamente fui Chirurgo di due Vascelli; e pel corso -d’anni sei, compiei diversi Viaggi all’Indie _Orientali_, e -dell’_Occidente_, che qualche cosa mi profittarono. Le mie ore di -ricreazione erano impiegate nella lettura degli antichi, e moderni -migliori Autori, standone io sempre ben provveduto; e quando io poneva -piede a terra, m’applicava ad istudiare il genio, e la maniera -de’Popoli, co’quali io conversava, ed altresì ad apprendere i lor -linguaggj, il che sempre mi fu agevolissimo, essendo assistito da una -memoria felice. - -Poco ben riuscitomi l’ultimo Viaggio, m’infastidj del Mare, e formai -il disegno di restarmene colla Moglie, e co’miei figliuoli. Cambiai per -due volte d’abitazione, lusingandomi di cambiar fortuna, ma era sempre -a un di presso la stessa cosa, e vale a dire, nulla. Dopo tre anni -d’inutili tentativi, aderj ad un offerta assai vantaggiosa fattami dal -Capitano _Guglielmo Prichard_, comandante un Vascello nomato _la -Gazella_, e che disegnava di mettersi alla vela pe’Mari d’Ostro. -A’quattro di _Maggio_ 1699. levammo l’ancora da _Bristol_, e da -principio fu prosperissimo il nostro cammino. - -Con qualche ragione io penso non essere necessario di stancare il -Leggitore con la recitazione delle Avventure che in que’Mari ci -accadettero: basterà l’avvertirlo, che scorrendo alla volta -dell’Indie Orientali, fummo assaliti da una violenta tempesta, che al -Ponente Maestro del Paese di _Diemen_ ci sospinse. Osservatasi la -meridionale latitudine, ci trovammo a trenta gradi, e due minuti. Gli -eccessivi patimenti, e la pessima nodritura ci avean fatti perdere dodici -Marinaj; e in assai cattivo stato trovavansi i rimanenti. - -Nel giorno quinto di _Novembre_, tempo, in cui la State in que’Paesi -comincia, annebbiatasi straordinariamente l’aria, scoprirono i Marinaj -una Roccia in distanza dal Vascello di circa la metà d’una gomena; ma -era sì furioso il vento, che la Nave gettatavi a traverso, poco dopo -restovvi infranta. Cinque uomini ed io, procurammo di salvarci nello -Schifo, e di staccarci dalla Rupe, e dal Vascello. A forza di remi -ottennemmo l’intento; e, se non m’inganno, ci allontanammo per nove -miglia: ma allora sì che a mal partito ci ritrovammo; nercè che -intieramente fummo abbandonati dalle nostre forze, di già estenuate -dall’operar nella Nave. Lasciammo dunque alla discrezion de flutti il -nostro schifo, che mezz’ora dopo restò ingojato. Emmi ignoto il -destino de’cinque miei, compagni, e degli altri che io lasciati avea -sul Bastimento; ma è probabilissimo che sieno periti tutti. Quanto a me; -sospinto dal vento, e dalla marea, nuotai alla ventura; e più d’una -volta, comechè inutilmente, procurai di sentir fondo: alla fine, per -rara felicissima sorte, sul punto che io stava di già mancando, ne -sentj; e quasi nel tempo stesso la burrasca si mitigò. Pria di -guadagnare la terra asciuta, faticai per quasi un miglio; essendo poco -men impercettibile il pendio di quel lido; e non fu che alle ore otto -della sera che vi pervenni. Camminai presso poco un mezzo miglio senza -scuoprire nè Case, nè Abitatori: gli estremi sofferti stenti, il caldo -che regnava; oltraccio, una mezza boccia d’acquavite che io aveva -tracannata innanzi di lasciar il Vascello, m’oppressero di sonno. Era -morbida l’erba; mi vi corcai, e dormj più di nove ore così profondo, -che nol feci mai per tutta la mia vita; poichè sullo spuntar dell’alba -solamente mi risvegliai. Volli levarmi; ma mi riuscì impossibile, per -aver da due lati le mie braccia, e le mie gambe strettamente attaccate al -terreno: e gli stessi miei capelli, ch’erano lungi, e folti, talmente -annessi vi si rinvennero, che alzar il capo non potei; e pure avrei -sommamente desiderato di farlo, giacchè cominciava ad incomodarvi il -calore del Sole. Sentiva io qualche confuso strepito d’intorno a me; ma -null’altro che il Cielo scorgere io poteva, a cagion dell’attitudine -nella quale me ne stava. Poco tempo dopo, qualche cosa sentj che -muovevasi sopra la mia manca gamba, e che piano piano avanzandosi sopra -il mio petto, arrivò sino al mento. Procurando, per quanto potea -permettermi la situazione onde mi trovava, di saper ciò che fosse, -ravvisai una creatura umana, di altezza non più che di sei grosse dita, -con in mano un arco, e una freccia, e in sulle spalle un carcasso, di -saette ripieno. M’accorsi nell’instante stesso, per via di -conghietture, d’una quarantina di piccoli’uomini del medesimo taglio, -che seguivano il primo. Nell’enorme stordimento in cui men giaceva, -gettai un sì forte grido, che tutti spaventati si diedero alla fuga; e -per quanto seppi da poi, alcuni d’essi saltando dalle mie coste a -terra, non si fecero poco male. Con tutto questo, poco tardarono a -ritornarsene; ed uno di loro che tanto si avanzò per potere guatarmi in -faccia, levando tutto maraviglia le mani, e gli occhj al Cielo, esclamò -con piccola, ma distinta voce: _Hekinach Degul_: per più volte -ripeterono gli altri le parole medesime, ma per allora ciò che -spiegassero io non sapeva. Malagevolmente non concepisce il Leggitore, -che in tutto quel frattempo me la dovessi passar poco bene. Finalmente, -tentati tutti i possibili sforzi per istaccarmi dal terreno, ebbi la -buona sorte di spezzare i legaccioli del sinistro braccio, e in -levandolo, mi avvidi della maniera da coloro tenuta per imprigionarmi, -che fu con piccole caviglie confitte in terra, a cui i legacioli stessi -stavano raccomandati. Tanto nel tempo medesimo mi dimenai; benchè non -senza un tal qual dolore, che i legami, che a sinistra attaccavano i miei -capelli, avendo ceduto di due dita, mi permisero di girare, ma molto -poco, la testa fuggirono allora per una seconda volta quelle piccole -creature, senza che io potessi afferarne veruna, e saltando a terra, -gettarono un orribile grido, (già intendesi a proporzione del loro -taglio) che fu seguito da queste due parole _Tolgo phonac_, che uno -d’essi con alto suono pronunziò. Già detto appena; sentj cento, e -più frecce scoccate contrala mia sinistra mano, che mi ferirono dal pià -a meno come tante aguglie; e oltracciò, lanciarono nell’aria -un’altra sorta di saette a somiglianza delle nostre bombe; molte di cui -(comecchè sentite io non l’abbia) certamente sul corpo mi son cadute, -ed alcune altre sulla faccia, che io stava con la mano mia mancina -cuoprendo. Cessato che fu cotale tempestoso saettame, con gran crepacuore -mi misi a gemere; e tentando di bel nuovo di disbrigarmi, asciugar -dovetti un’altra scarica, maggiore della prima. Alcuni di loro, tutto -fecero per traforarmi colle loro picche; ma per buona mia ventura non vi -riuscirono, stando io guarnito d’una camiciuola di bufalo. Credetti -miglior partito il restarmene cheto cheto per fin alla notte nella -positura medesima; assicurato, che potendo prevalermi della mano manca -interamente allora mi sarei sciolto: essendo che io pensava con molta -ragione, che a riguardo di quegli Abitanti, anche che un compiuto -esercito se ne assembiasse contra di me, potessi tenere lor fronte, -quando tutti della statura di que’che io vedeva esser dovessero. Ma -svanirono tutti i miei progetti. Scortasi da’Paesani la mia -tranquilità, cessaron eglino dal tirare, ma dallo strepito che io -sentiva, conobbi che aumentava il lor numero; e in distanza di circa -quattro verghe (misura del braccio d’Inghilterra,) rimpetto alla mia -destra orecchia, intesi, per più d’un’ora, una sorta di sussurro, -somigliante a quello che si fa quando si fabbrica. Al meglio che potei, -girai la testa a quella parte, e vidi una spezie di Teatro, elevato da -terra d’un piede e mezzo; e due, o tre scale per salirvi. Potea il -Teatro esser capevole di quattro Abitatori. Un di coloro che vi erano, e -che mi sembrava un uomo di distinzione, m’indirizzo un lungo discorso, -onde una sola parola neppur capj. Non mi sovveniva di dire, che prima di -dar principio alla sua aringa, gridato egli avea per tre volte _Langro -Dehulsan_: (cotali termini e gli altri di cui parlai, mi furono poscia -spiegati:) e appena pronunziati gli ebbe, che cinquanta Paesani, e più, -si accostarono, e recisero i legaccioli, a’quali stava attaccata la -sinistra parte della mia testa; cosicchè rivolgerla potei alla destra, e -considerare attentamente colui che mi perorava. Ei mi pareva di mezza na -eta, e di maggiore statura che veruno degli altri tre che tenevanlo -accompagnato; uno de’quali era un Paggio che gli sosteneva la coda, e -che a’miei occhj non più grande comparve del mio dito medio; e gli -altri due stavano a’suoi lati per fiancheggiarlo. - -Bastevolmente son persuaso ch’egli fosse molto eloquente; mercè che, -non ostante il non intendersi da me la sua favella, m’accorsi della -somma di lui pratica ne’patetici muovimenti, e che a vicenda metteva -egli in uso le promesse, e le minacce, per persuadermi. Risposigli con la -più sommessa rassegnazione, alzando la mano manca, e gli occhj verso del -Sole, come chiamandolo in testimonio. Mi suggerì la fame una parte della -mia risposta, non avendo mangiata la menoma cosa da venti quattr’ore -addietro, cosicchè non potei di meno di far conoscere che io avea -bisogno di nodrimento, sovente mettendo un dito nella ma bocca: cosa che, -per dir vero, non suonava di buona creanza. Mi comprese molto bene -l’_Hurgo_; (questi si è il nome con cui essi onorano un gran Signore, -come susseguentemente ne fui informato,) calò dal suo Teatro, e comandò -che a’miei fianchi si applicassero molte scale furono montate da più -di cento Abitatori, recando perfino al margine della mia bocca -de’cofanetti ripieni d’alimenti, che il Re, immediate che intese il -mio arrivo nel suo Paese, diede ordine mi si spedissero. Osservai fra le -altre cose che mi si offerivano, la carne di animali diversi, ma mi -riusciva impossibile di distinguere le parti col solo tatto. Aveavi -spalletti, lacchette, ed altre membra, formate come quelle d’un -Castrato, e a perfezione imbandite, ma più picciole che l’ale -d’un’Allodola. Due o tre d’esse non mi valevano che una boccata; -giuntandovi altrettanti pani grossi, ciascuno, come una palla da -moschetto. - -Non può esprimersi lo stordimento che la mia voracità in coloro -produsse. Satollo che quasi fui, feci un altro segno per dimandar a bere, -e sembrò loro che se la sete fosse proporzionata al mio appetito, poca -bevanda non mi basterebbe; e perciò quegl’ingegnognissimi Popoli -rotolarono sopra la mia mano un de’loro più gran barili, che -sfondarono un momento dopo, e che in un sol tratto io rendei voto, cosa -che non fummi disagevole, non contenendo neppure una mezza boccia, ed -avendo il sapore del vinetto di Borgogna, ma delizioso assai più. Mi -recarono un secondo barile, che votai nella guisa stessa, facendo segni -che di più ne desiderava; ma in tal genere mancò loro la provvisione. -Compiute ch’ebbi tali maraviglie, lanciaron eglino mille giocondi -gridi, e danzarono sopra il mio stomaco, ripetendo, come prima, -frequentemente questi termini: _HtKinach Degul_. Mi accennarono di gettar -a terra i due barili, con l’antivedimento tuttavia di rendere avvertiti -que’che stavan di sotto, di levarsi dal mezzo, cautela ch’essi -espressero con queste due parole: _Borach Mivola_. L’eseguj; e scortisi -da loro capienti sì prodigiosi nell’aria, rinnovarono gli schiamazzi -di allegrezza, e di stupore. Confessar deggio, che più d’una volta -patj la tentazione, in tempo che stavano passeggiando d’ogni parte sul -mio corpo, di prenderne una quarantina oppur cinquanta de’più portati -alla mia mano, e di schiacciarli a terra: ma non dimentico di quanto -intesi a dire, che secondo tutte le apparenze non era il peggio che far -potessero; e d’altra parte, la parola d’onore che io impegnata loro -avea di non far loro male di sorta, (che in questo senso intesi di -prendere l’aria di sommessione allor quando addrizzai loro la mia -aringa,) tolsemi ben presto qualunque vaghezza di simil fatta. -Aggiugnete, se vi piace, che sarebbe ciò stato un violare le Leggi sacre -dell’ospitalità, verso un Popolo che testè sì prodigamente, e con -tanta magnificenza regalato mi avea. - -Con tutto questo, io non poteva a sufficienza ammirare l’intrepidezza -di cotali diminutivi d’uomini; che in tempo che se ne stava libera una -delle mie mani, ardissero di rampicarsi, e di trastullarsi, senza timore, -sul ventre d’una creatura sì portentosa, che io doveva loro parere. -Qualche tempo dopo, quando videro che io a mangiare più non chiedeva, un -Inviato di sua Imperial Maestà, montato al fondo della diritta mia -gamba, avanzossi con una dozzina di persone di suo seguito perfino sulla -mia faccia. Mostrommi le sue credenziali improntate coll’Imperiale -suggello, le accostò ben vicino a’miei occhj, e tenne un discorso di -circa dieci minuti senza colleroso verun contrassegno; bensì con un -tuono di risoluzione, ed intrepido, rivolgendo ben sovente i suoi -atteggiamenti verso un certo luogo, che di poi compresi essere la -Capitale, lontana un mezzo miglio; ove l’Imperadore, dopo di aver -esatti i pareri del suo Consiglio, comandato aveva il mio trasporto. Fu -brieve, ma inutile, la mia risposta. Feci cenno con la mano mia libera, -che io desiderava sciormi da’legami, procurando di ciò esprimere col -riporla sull’altra mano, sopra il mio capo, e sopra il mio corpo. Parve -per altro ch’egli mi capisse; perchè crollò in un certo modo la sua -testa, che bastevolmente diede a conoscere la disapprovazione della mia -supplica; e con certe gesta saper mi fece, che io doveva essere condotto -come prigione: aggiugnendo, non ostante, non sò quali altri -contrassegni, per rendermi accertato che non sarebbe per mancarmi un -alimento sufficiente, e che non mi verrebbe praticato il menomo -maltrattamento. L’idea d’essere trasportato alla Dominante in figura -di schiavo, m’instigò a tentare nuovi sforzi per ispezzare le mie -legature; ma per disgrazia non valsero tali sforzi che per tirarmi -addosso una nuova grandine di saette, che alle mani, e a la faccia, un -sensibile dolore mi cagionarono. Vedendo per tanto impossibile -l’eseguimento del mio disegno, e che altronde ad ogni instante -aumentava il numero de’miei nemici, diedi segno ch’essi potean -trattarmi a loro voglia. _L’Hurgo_ allora, ed il suo seguito, -licenziaronsi da me in un modo il più civile del mondo. Pochi momenti -dopo intesi gridar più fiate. _Peplom Selam_, e senti un gran numero -d’Abitatori, che talmente allentarono le funi che mi tenevano attaccato -a sinistra, che mi era agevole il rivolgermi a dritta, e nel tempo stesso -l’ajutarmi a far una pisciata da per me solo, il che in gran copia -effettuai, ma con orrido stupore del Popolo; il quale conghietturando -da’miei movimenti ciò che far io voleva, si allargò al più presto -dal torrente che il minacciava. Prima però di questo, mi avevan eglino -strofinato il volto e le mani con una sorta d’unguento, la cui -fragranza era gratissima, e che in pochi minuti mi tolse il sentimento di -dolore, che le frecce loro mi avean prodotto. Un tal rimedio, e la -lautezza del banchetto, mi conciliarono il sonno, che, come seppi nel -progresso, ott’ore in circa durò; cosa, che recar non dee stupore -veruno, se riflettasi, che per ordine dell’Imperadore, i Medici riposte -aveano nel barile di vino alcuno droghe sonnifere. - -E’probabile, che immediate che fui scoperto dormiente sull’erba, ne -fosse stato informato l’Imperadore; il quale, avutone il raguaglio, -dopo di aver presi i pareri del suo Consiglio, ordinato avesse che io -fossi legato nel modo che ho sopra espresso; (il che praticossi in tempo -del mio dormire,) che mi fosse somministrato il mangiare, ed il bere; e -che una macchina per trasferirmi alla sua Capitale, si construisse. - -Parerà forse ardita, ed arrischiata, una somigliante risoluzione; e ben -persuadomi che in tal congiuntura verun Principe dell’Europa non -prenderebbe ad imitarla; comechè, secondo il mio credere, non siavi cosa -nè più prudente, nè più generosa. Mercechè, supposto che in tempo -del mio sonno, procurato avessero i Paesani d’uccidermi colle loro -picche, e colle loro frecce; certamente immediate mi sarei svegliato, e -forse il dolore che risentito avessi, mi avrebbe impartita la forza di -rompere i miei legami; dopo di che, incapaci eglino di risistermi, non -avrebbono potuto sperare grazia veruna. Gli Abitanti di quel Paese sono -valorosi Matematici, e soprattutto eccellentissimi nelle Meccaniche, -incoraggiti a cotali studj dal loro Imperadore, il qual è un gran -Patrocinante delle Scienze. Possiede questo Principe diverse macchine -movibili sopra ruote, e che vagliono al trasporto degli Alberi, e -d’altre some. Presiede egli medesimo alla struttura de’maggiori suoi -Vascelli di guerra; alcuni de’quali, nove piedi son lunghi, e -dall’Arsenale per fino al mare, che tal volta n’è discosto tre, o -quattrocento verghe, trasportar gli fa sopra queste macchine. Cinquecento -Falegnami, ed altri Operaj ricevettero l’ordine d’allestire sul punto -stesso la massima delle loro vetture. Quest’era un ordigno di legno, -sette piedi lungo, e largo quattro, che sopra venti e due ruote aveva il -suo movimento. Al gettarsi l’occhio sopra una macchina così enorme, -scoppiarono que’gridi che io aveva intesi. Fu ella adattata in linea -paralella col mio corpo: ma la maggiore difficoltà cadeva sul modo di -ripormivi. Ottanta pertiche, cadauna d’un piede d’altezza, furono -inalberate a quest’effetto; e fortissime funi, della grossezza d’uno -spaghetto, attaccate furono a delle legature, onde il mio collo, le mie -braccia, e tutte le restanti mie membra stavano inviluppate. Novecento -de’più vigorosi di loro furono impiegati a levarmi di terra; e in -minore spazio di tre ore, coll’ajuto di molte girelle, riuscì loro il -caricarmi sulla vettura, ed ebbero l’attenzione di ben legarmivi. Tutto -ciò mi venne riferitto dopo il fatto; conciossiacosachè io nulla vidi, -nè sentj, standomi profondamente assonnato pel soporifero che io -traccannato avea. Mille e cinquecento de’più forzuti Imperiali -cavalli, alto ognuno a un di presso di quattro grosse dita e mezzo, -servirono per istrascinarmi alla Dominante, che, come penso di averlo -detto, era discosta d’un mezzo miglio. Avevamo già camminato per tre, -o quattr’ore; allor quando per un assai ridicolo avvenimento mi -risvegliai. Arrestatasi la carriuola pel bisogno ch’essa aveva di -qualche cosa, due o tre giovinastri degli Abitanti, ebbero la curiosità -di vedere con qual aria me ne stessi dormendo; e perciò salirono sulla -macchina, avanzandosi cheto cheto perfino alla mia faccia. Uno d’essi, -ch’era Uffiziale di Guardie, cacciommi nella sinistra delle nari una -gran parte della sua mezza-picca, la quale dileticò il mio naso, presso -poco come avrebbe potuto farlo una pagliuzza; cosicchè mi promosse un -violentissimo starnuto. Senza avvedermene batterono que’Signori la -ritirata; e solamente tre settimane dopo restai instruito della cagione -d’un sì improvviso risvegliamento. Praticammo una lunga marcia nel -rimanente del giorno, e passai la notte fra cinquecento guardie; la cui -metà teneva alla mano accese torcie; e l’altra, degli archi, e delle -saette per iscoccarle contra di me, per poco che io dessi indizj di voler -distaccarmi. Il giorno dietro, al levar del Sole, continuammo il nostro -cammino; e sul mezzo dì arrivammo a un certo luogo, lontano dalla Città -dugento verghe, o circa. Scortato da tutta la sua Corte venne a -rincontrarci l’Imperadore: ma i primarj Ufficiali di lui, non vollero -mai permettere che egli, montando sul mio corpo, la sagrata sua persona -mettesse a risico. - -Nel sito, ove la macchina si arrestò, aveavi un antico Tempio, riputato -pel maggiore del Regno; che essendo stato da alcuni anni addietro -profanato da un omicidio che fa orrore alla Natura, se gli erano tolti -tutti i suoi ornamenti, e più non serviva ad usi sacri. Si trattò che -quegli fosse l’alloggio mio. La porta maggiore che riguardava a -Tramontana, era alta da quattro piedi, e al più de’più, due ne aveva -di larghezza; di modo che agiatamente io poteva introdurmivi. Da cadaun -lato della porta era costrutta una piccola finestra alta da terra sei -grosse dita; e a quella del lato sinistro vi erano novanta ed una catena, -somiglianti a quelle che pendono dagli oriuoli delle Dame in _Europa_, e -quasi così larghe, che furono attaccate alla sinistra mia gamba con -trenta e sei catenacci. Rimpetto di questo Tempio, e in distanza di venti -piedi, aveavi una Torre, alta di cinque piedi per lo meno; ove -l’Imperadore erasi trasferito con un gran numero de’principali -Signori di sua Corte, per contemplarmi a suo bell’agio. Secondo il -calcolo che ne fu fatto, più di cento mila abitatori, pel suggetto -medesimo uscirono della Capitale; ed io scommetterei, che al dispetto -de’miei custodi, col benefizio di molte scale, più di dieci mila -successivamente me ne son montati sul corpo. Ma una tale sfrontatezza ben -presto restò repressa da un Editto, che sotto pena di morte la proibiva. -Vistasi dagli Operaj l’impossibilità del mio scampo, recisero essi -tutti i leggacciuoli che servivano ad attaccarmi. Mi levai con un’aria -la più svogliata, e la più malinconica, che in mia vita non ebbi mai. -Non può esaggerarsi abbastanza lo stordimento del Popolo nel vedermi in -piedi, e che un momento dopo me ne stessi spasseggiando. Le catene onde -era la mia gamba avvinta, aveano due verghe, o circa di lunghezza, e mi -lasciavano, non solo la libertà di muovermi avanti, e indietro in -semicircolo, ma raccomandate in distanza di quattro grosse dita dalla -porta, permettevano eziandio che tutto disteso nel Tempio mi coricassi. - - - - -CAPITOLO II. - -L’Imperadore di Lilliput, scortato da molte persone ragguardevoli, va a -vedere l’Autore. Descrizione della persona, e delle vestimenta -dell’Imperadore. Alcuni Letterati del primo ordine sono incaricati -d’instruire l’Autore dei linguaggio del Paese. Ei si fa amare per la -sua affabilita. Formasi l’inventario di quanto si rinviene nelle tasche -di lui, e se gli tolgono le pistole, e la spada. - - -RIto in piedi che fui, risguardai d’intorno a me, e negar non posso che -in verun tempo non mi si affacciò prospettiva più vaga. Mi sembrava -tutto il Distretto un sol giardino; ed ogni campo, d’un fiorito letto -portava l’aria. Eran que’campi, il cui maggior numero stendevasi a -quaranta piedi in quadrato, framescolati di boschi; e gli alberi più -minuti, per quanto io poteva giudicarne, erano dell’altezza di sette -piedi. Vidi alla mia sinistra la Città Capitale, la quale, da quel lato -ond’io la ravvisava, non malamente appariva che una di quelle Città, -che si ambiranno delle Teatrali rappresentazioni. Erano già molte ore -che estremamente mi trovava incomodato da non so quali necessità; il che -poi non è gran maraviglia; essendo che per quasi due interi giorni non -vi aveva io soddisfatto. Fieramente dunque contrastavano insieme la -necessità, ed il rossori. Miglior espediente non potei immaginarmi, -quanto ritirarmi carpone nella mia Casuccia; e di fatto l’eseguj. -Chiusi la porta dietro di me; e allontanandomi per quanto potea -accordarmelo la mia catena, mi scaricai d’un peso molto importuno. Ma -l’unica volta questa si è, che per tutta la mia vita rimprocciar mi -deggio una somigliante impulitezza; di cui tuttavia ne spero il perdono -da chiunque ragionevole Leggitore, che senza parzialità di sorta -bilancerà le circostanze che mi strignevano. Da quel tempo in poi, -immediate che mi era levato, fu mio costume di fare la cosa medesima a -Cielo scoperto, il più lungi dal mio domicilio che m’era possibile; e -ogni mattina, pria che sopravvenisse compagnia, due servidori, di cui una -tal incombenza era peculiare, non mancavano mai di togliere tutto ciò -che offendere poteva l’odorato di chi mi onorava delle sue visite. Si a -lungo non averei insistito sopra un particolare, che forse a primo -aspetto non sembrerà di molta conseguenza, se creduta non avessi cosa -indispensabile di formar l’apologia della mia pulitezza, che alcuni -de’miei invidiosi, cogliendo l’opportunità dell’accidente or or -narrato, ebbero l’audacia di rivocare in dubbio. - -Sbrigatomi da una tal avventura, uscj della mia casa per prender -l’aria. Era già calata dalla torre Sua Imperial Maestà, e a Cavallo -portavasi alla mia volta; cosa che stette per costarle caro; atteso che -l’animale montato da lei, ancorchè, per altro, ben disciplinato, non -avvezzo a vedere una creatura di mia fatta, che parer gli doveva un -mobile monte, s’inalberò. Ma il Principe, perfettissimo Cavaliere, non -perdè staffa, e vi si mantenne finchè il suo seguito mettesse mano -sulla briglia della bestia, e ch’ei poscia ne discendesse. Posto piede -a terra, mi contemplò da tutti i lati; sempre però fuori di mia -portata. Comandò a’Cucinieri, e a’Bottiglieri, ivi già lesti, di -recarmi a mangiare, e a bere; il che essi effettuarono, col ripporre -l’imbandigione, ed i liquori, sopra una spezie di macchine a ruote, -ch’eglino spignevano fin al segno che vi giugnessero le mie mani. Diedi -l’assalto a queste macchine, e in un batter d’occhio le lasciai -nette. Venti n’erano riempiute di vivande, e dieci di pozioni: cadauna -delle prime mi valeva due o tre boccate; e riguardo alla bevanda, n’era -molto ben osservata la proporzione. Sopra seggj d’appoggio, e in certa -distanza, stavano assisi l’Imperadrice, i Principi, e le Principesse -del sangue: ma veduto l’accidente che minacciò l’Imperadore a -cagione del Cavallo di lui, levaronsi, e se gli accostarono. Ecco -com’è fatto questo Monarca. Egli supera in Matura chiunque della sua -Corte, una buona grossezza d’una delle mie unghie; il che solo, è -sufficiente per inspirar rispetto in chi lo risguarda. Sono maschili i -suoi delineamenti; le labbra grosse, ed olivastra la sua carnagione; si -tiene molto diritto, ha le sue membra assai ben proporzionate, abbonda di -graziosità, ed è maestisissimo in tutte le sue azioni. Lasciavasi egli -allora addietro la primavera della sua età, avendo ventott’anni, e -alcuni mesi, onde sette ne avea regnato compiutamente felice. Affin di -ravvisarlo a mio piacere, mi corcai sull’uno de’miei fianchi, lungi -da lui lo spazio di tre Verghe; attitudine tale, che precisamente -costituì il mio capo, paralello a tutto il di lui corpo. Non può darsi, -per altro, che non sia esatta la descrixion che quì faccio: giacchè da -quel tempo avanti, più d’una fiata l’ebbi nelle mie mani. Èra -positiva la sua vestitura; e per quanto può spettare alla moda, ei -ritenea una spezie di mezzanità fra gli _Asiatici_, e gli _Europei_ -Abitatori; in sulla testa pero portava egli una celata d’oro -leggerissimo, ornata di giojelli, e guarnita d’una piuma. Teneva in -mano una sorta di spada nuda, che dovea servirgli di difesa in caso che -da’legami mi fossi sciolto: ella era lunga tre pollici al più, e -l’impugnatura, e la guaina n’erano d’oro, arricchito di diamanti. -Era sottile, ma molto chiara la sua voce; cosicché distintamente poteva -io intenderla tutto che me ne stessi in piedi. Con tanta magnificenza -comparivano abbigliate le Dame, ed i Cortigiani, che il luogo da essi -occupato avea la mina d’una sottana distesa a terra, e di diverse -figure d’argento e di oro ricamata. Sua Maestà Imperiale non di rado -m’impartì l’onore di parlar meco; e dal mio canto non si mancò di -renderla appuntino soddisfatta con le risposte; ma ella nè pur parola -potè capire di quanto io le diceva; come altresì, per parte mia, -potestar posso, che del discorso di lei non ho compresa silliba. Stavan -presenti (per quanto fummi lecito di conghietturare dalle vestimenta) -alcuni Sacerdoti, ed uomini di Legge, cui fu ingiunto di attaccar meco -conversazione. Parlai loro tutti i linguaggj che mi erano noti; ed -eziandio quegli, ond’io ne aveva una tintura men che superficiale; -voglio dire il _Tedesco_, il _Fiamengo_, il _Latino_, il _Franzese_, lo -_Spagnolo_, e l’_Italiano_: Tutto vi rimescolai, perfino alla lingua -Franca, ma senza riuscimento. Due ore dopo, la Corte si ritiro, e mi -lasciò sotto una huona guardia, con l’oggetto di prevenire -l’impertinenza, e verisimilmente la malizia della canaglia, che moriva -di voglia d’avvicinarmisi; avendo alcuni, in tempo che me ne stava -sedendo sull’uscio della mia casa, avuta l’insolenza di lanciarmi -molte saette, una delle quali poco vi volle che non mi cavasse un occhio. -Ma il Colonello comandò che si arrestassero sei de’principali complici -dell’attentato, e che in pena del loro delitto fossero rimessi in mio -potere; il che fu eseguito dalla milizia, che gl’incalzò colle sue -picche, finchè fossero alla mia portata. Tutti gli presi colla destra -mano; e cinque d’essi ne riposi nella tasca del mio giubbone, facendo -sembiante per lo stesso, di volermelo assorbere vivo vivo. Il meschino -misesi a gridare orribilmente; e del pari al Colonnello, da terribili -dolori di ventre furono sopraffatti gli altri Ufficiali, spezialmente -quando mi videro a dar di mano al mio temperino. Poco tuttavia tardai a -togliere lor l’affanno, conciosiachè prendendo io un’aria di -piacevolezza, e tagliando di là a un instante le funi che il teneva no -legato, il rimisi pianamente a terra, ed egli in un subito si dileguò. -Dopo di aver tratti ad uno ad uno dalla tasca gli altri miei prigionieri, -mi contenni con esso loro nella guisa medesima: ed osservai che i -Soldati, ed il popolo, furono incantati da un sì clemente procedimento, -che in un modo, al segno maggiore vantaggioso per me, fu riferito alla -Corte. - -Sull’imbrunir del giorno m’introdussi, strisciando, nella mia -abitazione, ed a terra mi vi corricai: altro letto non ebbi pel corso di -quindici giorni; ma dopo questo tempo, uno ne ottenni per ordine -dell’Imperadore. Secento materasse d’una misura comune, furono -trasferite, ed adagiate nel mio Palazzo. La lunghezza, e la larghezza del -mio letto eran composte di cinquanta de’loro ricuciti insieme, e -l’altezza di quattro; e pure ciò non impediva che io male non me ne -trovassi, perchè il pavimento era di pietra. Lo stesso calcolo si -osservò riguardò alle lenzuola, e alle coperte. Per dir vero, non -n’era io per niente pago; ma accostumato di lunga mano a’patimenti, -dovetti mettermi in pace. Sparsa che fu pel Regno la nuova del mio -arrivo; affin di vedermi, portossi alla Capitale un infinito numero di -scimuniti; e sì prodigiosa funne la quantità, che i più de’villaggj -rimasero senza campajuoli, non ostante il sommo pregiudizio -de’domestici loro affari, e altresì dell’agricoltura. Ma diversi -editti di Sua Imperial Maestà provvidero a un tal disordine; comandato -avendo, che quei, che mi avessero di gia veduto, tornassero alle loro -case, e non si accostassero per cinquanta verghe alla mia, senza una -permissione della Corte: ristrignimento, che a Segretarj di Stato -profittò riguardevoli somme. - -Furono frequenti le Consulte tenutesi dall’Imperadore per deliberare -della mia persona: e seppi da poi da uno de’migliori amici che io abbia -avuto in quel paese, uomo di primaria qualità, e che senz’altro potea -aver mano negli affari: seppi, dico, che la Corte stavasene enormemente -imbarazzata a mio riguardo. Vi si temeva che mi riuscisse spezzare una -volta le mie catene; o che la mia voracità cagionasse una orribile -carestia. Tal fiata vi si risolveva di lasciarmi morire di fame; ed -altre, di ferirmi le mani, e la faccia con frecce vennate; il che, ben -presto, tratto mi avrebbe di briga. Nessuno pero di tali divisamenti fu -postò in esecuzione: riflettutosi che il puzzo d’un cadavero sì -smisurato come il mio, avrebbe, senza alcun dubbio, infettata l’aria, e -prodotta nella Dominante qualche contagiosa malattia che seguitamente si -sarebbe dilatata per tutto il Regno. Nel forte di queste deliberazioni, -furono alla porta della Sala del Consiglio molti Uffiziali delle -Soldatesche, ed ottenutone l’ingresso due di loro, fecero il riferto -del modo che io avea tenuto in proposito a’sei criminosi, di cui, non e -guari che si è parlato. Non solo nell’animo del Monarca, ma eziandio -di tutto il suo Senato produsse sì fatte impressioni il rapporto degli -Uffiziali, che tutti i Villaggi fin alla distanza di novecento Verghe -dalla Città, ebber ordine di somministrare cadaun giorno, sei buoi, -quaranta castrati, ed alcune altre vittuaglie pel mio nutrimento; con -pane, vino, ed altri liquori a proporzione. Il pagamento di tutto questo, -era loro assegnato sull’Erario di Sua Maestà; essendo che questo -Principe sussiste colle rendite de’suoi Dominj, non esigendo che molto -di rado, e in congiunture eccessivamente strignenti, sussidj da’suoi -Suggetti, quali, dal canto loro, sono obbligati a servire nelle guerre di -lui, a proprie loro spese. Cogli stipendi Imperiali eran pagate secento -persone scelte in miei domestici, e furon loro piantate delle tende a -cadaun lato della mia porta. Comandossi pure che trecento Sarti -travagliassero per mio servigio un compiuto assortimento di vestimenta -alla foggia del Paese: Che sei de’primarj Letterati del Imperio -avessero la cura d’ammaestrarmi nel loro idioma: e finalmente, che le -Guardie dell’Imperadore; e stessamente i suoi Cavalli, e que’della -Nobiltà, frequentemente mi passassero d’avanti, perchè si -avvezzassero della mia vista. Furono eseguiti tutti questi ordini con la -più esatta precisione; e nello spazio di tre settimane feci gran -progressi nella lingua del Paese. Nel frattempo, parecchie volte mi -onorò il Monarca di sue visite; e insino mi giuntò la grazia di -mescolar sovente le sue instruzioni con quelle de miei Precettori. -Cominciavamo già a strignere insieme una spezie di conversazione; e -co’primi termini da me appresi, mi sforzai d’esprimere la brama che -m’incalzava di conseguire la libertà, e ginocchione gliene ripeteva -ogni giorno la supplica. Per quanto pote comprendere, ei rispondeva: che -la mia dimanda esigeva tempo; e che senza il parere del suo Consiglio non -era cosa neppur da badarvi: che prima di tutto, io doveva, _Lumos Kelmin -pesso desmar lon Emposo_; cioè a dire, giurarli, che io vivrei in pace -con esso lui, e con tutti i suoi sudditi: che frattanto, ben trattato io -sarei. Consigliommi, per altro, a procurar di guadagnarmi la sua -benevolenza, e quella de’suoi Suggetti, col mio sofferimento, e con la -mia discretezza. Mi pregò non perdere in mala parte, se egli ingiugnesse -ad alcuni de’suoi Uffiziali di far revisione alle mie tasche; poichè -era verisile che io avessi sopra di me qualche arme, che al certo dovea -straordinariamente pericolosa, se ella corrispondeva all’immensità -della mia corporatura. Io replicai che Sua Maestà sarebbe ubbidita, e -che io stava pronto ad ispogliarmi, e a rovesciare le mie saccocce; il -che espressi a forza di contrassegni, mancandomi per allora i termini. -Soggiunse l’Imperadore: che per le leggi del Regno, due Uffiziali -dovevano visitarmi: che egli non ignorava che era impossibile il potersi -ciò effettuare senza la mia cooperazione: che vantaggiosamente egli era -prevenuto della mia generosità, e della mia giustizia, perchè affidar -potesse nelle mie mani le persone loro: che tutto mi fosse stato tolto, -mi sarebbe renduto al mio staccarmi dal Paese, oppur pagato secondo il -prezzo che io medesimo tassato avessi. Presi dunque i due Ufficiali nelle -mie mani, e a prima giunta gli messi nelle tasche del mio giubbone, e -poscia in tutte l’altre; eccettuatine i due borsellini, e un’altra -tasca ancora contenente alcune bagattelluzze, che solo valevano per lo -speziale mio uso. In uno de’miei taschetti aveavi un oriuolo -d’argento; e nell’altro alcune monete d’oro in una borsa. -Que’Signorini che tenevano con esso loro carta, penna, ed inchiostro, -formarono, di tutto ciò che vi rinvennero, un’inventario esattissimo; -e compiuto il fatto loro mi pregarono di mettergli a terra, perchè -all’Imperadore farne potessero il riferto. Tempo dopo trasportai in -Inglese quest’Inventario; ed eccone parola per parola la traduzione. -Primieramente; nella saccoccia a parte dritta del Giubbone del -_grand’Uomo-Montagna_, (che così sembrami si abbiano a tradurre i -vocaboli _Quibus Flestrim_,) dopo la più diligente visitazione, vi -trovammo solamente un drappo di estensione sì enorme, che servir -potrebbe di tappeto per la maggior Sala del Palazzo di Vostra Maestà. -Nella tasca sinistra vi abbiani veduto un esorbitante forziere, tutto -d’argento. Avendo chiesto fosse aperto, uno di noi vi entro, e -sprofondovvisi per fino a mezza gamba in una sorta di polvere; parte di -cui sparsasi nell’aria, molte volte ci fece stranutire. Nella saccoccia -dritta della vesta di lui, visitammo un prodigioso volume, composto di -molte bianchicce sostanze piegate l’une in sull’altre, della -lunghezza all’incirca di tre uomini, strettamente serrate fra d’esse, -e contrassegnate di figure nere: ci ha egli detto che son elleno -scritture, onde cadauna lettera è tanto larga, quanto la metà della -palma delle nostre mani. Nell’altra saccoccia a mano manca, aveavi una -sorta di macchina composta di venti lunghe pertiche, che mai non -assomigliavano al palizzato che regna dinanzi alla Corte di Vostra -Maestà. Conghietturiamo che con cotale strumento _Uomo-Montagna_ si -pettini la testa, mercechè non tutte le volte il tormentiamo con le -nostre quistioni, durando noi un sommo stento per farci intendere. Nella -dritta gran tasca del suo invoglio di mezzo, (che in questi termini io -rendo i vocaboli _Ranfu Lo_, ond’essi disegnavano i miei Calzoni,) -scorgemmo una colonna di ferro scavata, della lunghezza d’un uomo, e -strettissimamente annessa a un pezzo di legno, ancor più grande della -colonna. Sopra uno de’lati di questa macchina vi erano smisurati pezzi -di ferro, per la cui bizzara figura noi non sappiamo che crederne. Uno -strumento del tutto somigliante trovammo nella tasca manca. In un altra -più piccola a parte destra, stavano molti pezzi d’un bianchiccio, e -rossigno metallo, di differenti grandezze; ed alcuni de’pezzi bianchi, -che ci parevano d’argento, erano sì larghi, e sì pesanti, che il mio -camerata ed io, levargli appena potevamo. Due nere colonne, -d’irregolare figura, ritrovammo nella saccoccia sinistra; e una -d’esse stava coperta, e sembrava d’un solo pezze: ma nella parte -superiore dell’altra, aveavi una spezie di rotonda, e bianchiccia -sostanza: al doppio più grossa che le nostre teste: ognuna di queste -macchine conteneva una prodigiosa lamina d’acciajo. A mostrarcele -l’obbligammo; temendo noi che non fossero strumenti perniziosi. Ei -levolle dalle loro nicchie; e ci fece avvertiti, che nel Paese di lui -egli avea il costume di servirsi dell’una per radersi la barba; e per -trinciare non so quali cibi, dell’altra. Egli ha due borse, in cui -introdurci non potremmo, e le chiamava i suoi borsellini. Eran questi, -due larghe fessure, tagliate nella parte superiore del suo invoglio di -mezzo, ma rendute molto anguste per la pressione del ventre di lui. Al di -fuori del dritto borsellino, pendeva una gran catena d’argento alla cui -estremità stava attaccata una macchina la più singolare, che vertimo di -cavar fuori ciò che teneva alla catena; ei lo fece; e mostrocci un -globo, in parte d’argento, e in parte d’un altro trasparente metallo. -Riguardandolo noi dalla parte trasparente, vi ravvisamo strane figure -disposte in cerchio; che avendo tentato di toccarle, trovaronsi arrestate -da quella diafana sostanza le nostre dita. Accostò egli alle nostre -orecchie questa macchina, e vi udimmo un continuato fracasso, somigliante -a quello d’un mulino da acqua. Pensiamo che cosa tale sia qualche -incognita bestia; oppure la divinità che colui adora: ma quest’ultima -opinione ci sembra più verisimile; avvendoci egli assicurati, (se pure -ben il comprendemmo, poichè si esprime in un modo molto imperfetto,) che -ciò era una sorta d’Oracolo assai sovente consultato da lui, e che -distinguevagli il tempo di cadauna azione della sua vita. Dal manco suo -borsellino egli estrasse una spezie di rete tanto grande, che può -servire alla pesca, ma che a guisa di borsa si apre; e si chiude; -valendosene egli per un tal uso. Vi trovammo alcuni massiccj pezzi d’un -metallo giallicio; che se son eglino d’oro vero, deggiono essere d’un -valor immenso. - -Dopo di aver, in eseguimento degli ordini di Vostra Maestà, -scrupolosamente rivedute, e visitate le saccocce tutte di lui, osservammo -che d’intorno alla sua vesta egli aveva un cinturone, che certamente -non può essere stato fatto, che della pelle di qualche portentoso -animale. Al lato manco di esso cinturone, pendeva una spada della -lunghezaza di cinque uomini, e alla dritta una spezie di sacco diviso in -due serbatoj, ognun de’quali contener potrebbe tre sudditi della -Maestà Vostra. In uno di questi serbatoj stavano molti globi d’un -pesantissimo metallo, cadauno della grossezza delle nostre teste, e molto -disagevoli per levargli. Vedemmo nell’altro una gran quantità di -granineri, assai piccoli, e di non grave peso, potendo noi, in una sola -volta, più di cinquanta tenerne in mano. - -Quest’è l’Inventario fedele di quanto trovammo indosso -all’_Uomo-Montagna_, il quale trattò con noi in un onestissimo modo, e -col rispetto dovuto alla commissione di Vostra Maestà. Soscritto e -suggellato il quarto giorno dell’ottangesima nona Luna dell’Augusto -Regno di Vostra Maestà Imperiale. - - _Glefren Frelock_. - _Marsi Frelock_. - -Letto, e riletto ch’ebbe da un capo all’altro l’Imperadore -quest’Inventario, mi ordinò, comechè in civilissimi termini, di -rimettere qualunque cosa nelle mani di lui. A prima giunta mi ricercò la -mia spada, che tolsi dal cinturone col suo fodero. Comandò nello stesso -tempo, che tre mila uomini delle sue più guerriere milizie, da cui egli -stava allora circondato, prendessermi nel mezzo da tutti i lati, e gli -archi loro, e le loro frecce lesti tenessero: ma, per dir vero, io non me -ne avvidi, perchè i miei sguardi eran fissati nel solo Imperadore. Ciò -fatto, ei mi pregò di sguainare la mia spada; la quale, non ostante che -per l’acqua marina fosse in qualche parte irruginita, non lasciava -d’essere molto risplendente. L’eseguj; e nell’instante tutta la -Soldatesca gettò un orribile grido, segno manifesto e della sua -sorpresa, e del suo spavento, essendo che i raggi Solari, dopo -d’essersi ribattuti sulla mia spada, ripercuotevano gli occhj -de’soldati. Il Monarca, che è un Principe magnanimissimo, fu assalito -da minor terrore che io non avrei creduto. Mi commise di rimettere la -spada nel fodero, e di gettarla la terra il più leggiermente che -potessi, e in distanza di sei piedi dall’estremità della mia catena. -Chiesemi in secondo luogo una di quelle colonne di ferro, che erano -scavate, per le quali egli intendeva le mie pistole da saccoccia. Una -gliene mostrai; e feci tutto, stante il desiderio ch’ei manifestava -d’averne, di fargliene comprendere l’uso. In fatti, la caricai con -sola polvere, che io avuto avea l’avvedimento di guarentire -dall’umidità del mare; (inconvenienza, contra cui chiunque prudente -marinajo si premunisce) e dopo di aver avvertito l’Imperadore di non -temere, feci il mio tiro nell’aria. O allora sì che più che alla -vista della mia spada, fu orribile il loro spavento. Cadevan eglino a -centinaja come tanti morti; e l’Imperadore medesimo, tutto che rimasto -in piedi, ebbe bisogno di qualche tempo per ripigliarsi. Nel modo stesso -che io fatto aveva della spada, consegnai le pistole, e susseguentemente -la taschetta da polvere, e le palle di piombo; con l’avvertenza a -que’Signori di tener lontana dal fuoco con somma attenzione la polvere, -perchè la menoma scintilla potuto avrebbe accenderla, e così far saltar -in aria tutto l’Imperiale Palazzo. Rimisi eziandio il mio oriuolo, che -il Monarca desiava ardentemente di vedere; ed egli ordinò a due delle -sue guardie più nerborute d’appenderlo ad una pertica, e di portarlo -in sulle loro spalle, nella guisa stessa che in Inghilterra i bastaggj -portano un barile di birra. Il sorprese l’incessante strepito della -macchina, ed altresì il movimento dell’aguglia che i minuti disegna, e -che egli facilissimamente ravvisò; essendo la vista degli Abitatori di -quel Paese molto più fina della nostra. Parecchi Letterati richiesti -dall’Imperadore della natura di questa macchina, fecero, come chi legge -può agevolmente immaginarselo, differenti risposte; di cui, confessarlo -deggio, non ne ho compreso il menomo senso. - -Consegnai poscia tutto il danajo in argento, e in rame; la borsa -contenente nove grosse monete d’oro, ed alcune altre di minor valore; -il mio coltello, il rasojo, il pettine, la tabacchiera d’argento, il -fazzoletto, e l’almanacco. La spada, le pistole, furono caricate sopra -carrette, e trasferite negli Arsenali di Sua Maestà. - -Come già il dissi, teneva io una segreta tasca che restò sottratta alle -occhiute lor revisioni, e in cui serbava un pajo d’occhiali (onde alle -volte mi servia in ajuto della debol mia vista,) un Cannocchiale, ed -alcune altre bagattelluzze, che credetti non essere obbligato di -discoprire; pel timore di perderle, e che, per altro, per uso veruno -dell’Imperadore servir non potevano. - - - - -CAPITOLO III. - -Strana maniera dell’Autore per tener ricreata Sua Maestà Imperiale, e -la Nobiltà tutta dell’uno, e dell’altro sesso della Corte di -Lilliput. Altri divertimenti di questa Corte. Sotto certe condizioni è -l’Autore rimesso in libertà. - - -LA mia placidezza, e la buona mia direzione mi aveano talmente acquistata -la benevolenza, non solo dell’Imperadore, e della Corte di lui, ma -eziandio della Milizia, e di tutto il Popolo in generale, che cominciai a -nodrirmi di speranza d’essere fra poco rimesso in libertà. Operai -tutto il possibile per coltivare sì favorevoli disposizioni. Io non -faceva più paura a’Naturali del Paese: anzi talvolta cercandomi per -terra, io permetteva che cinque, o sei d’essi danzassero sulla mia -mano. In somma; perfino i giovinetti, e le donzelle si arrisicarono di -givocare alla Cieca ne’miei Capelli, ed io, a parlar, e ad intendere -passabilmente il lor linguaggio, già cominciava. Venne un giorno in capo -all’Imperadore di regalarmi con alcuni spettacoli del Paese; nel che -certamente confessarsi si dee, che i _Lillipuziani_ superano tutte le -Nazioni del mondo, sì a riguardo della loro industria, che della loro -magnificenza. Fra tutti spettacoli io rimasi più ricreato da quello de -Saltatori da corda. Facean eglino le più arrischiate capriole sopra un -fil bianco assai sottile, di due piedi di lunghezza, e che era teso -all’altezza da terra di dodici pollici. Su che, con buona permission di -chi legge, è forza che io mi stenda alquanto più. - -Non è in uso un tale divertimento che fra que’soli che aspirano alla -grazia del Principe, o a grand’impieghi. Fin dalla prima giovinezza si -esercitano essi in quest’arte, e non sempre si distinguono con un -nascimento illustre, o con una bella educazione. Vacante che fia qualche -Carico riguardevole, o per la morte, o per la grazia dell’investito, -(il che non di rado avviene,) cinque, e sei, de’Candidati implorano -dall’Imperadore la permissione di danzar sulla corda alla presenza di -lui, e della sua Corte; e colui che senza cadere salta più alto, -conseguisce la Carica onde si tratta. Frequentissimamente i primi -Ministri stessi son tenuti di far pompa della loro destrezza, e di dar -saggi sulla faccia del Monarca della conservata antica loro agilità, -Conviene ognuno che _Flimnap_, il Tesoriere, in facendo sopra una tesa -fune una Capriola, elevasi in aria, per lo meno, d’un grosso dito più -alto che quale siasi Signore di tutto l’Imperio. L’amico mio -_Reldresal_, primo Segretario degli affari segreti, per quel che me ne -pare, se tuttavia non mi trovo un po troppo prevenuto a favore di lui, e -il secondo dopo il Tesoriere: quanto agli altri Grandi, nè pure se ne -avvicinano. - -Cotali divertimenti, allo spesso non piccoli infortunj cagionano, onde la -Storia ne abbonda. Co’proprj miei occhj vidi due o tre Candidati a -dislogarsi, o a fracassarsi qualche membro, è ben maggiore il pericolo, -quando i Ministri medesimi sono costretti a manifestare la propria -sveltezza, mercechè per superare i lor emoli, e in qualche modo se -stessi, praticano sforzi sì prodigiosi, che quasi niuno ve n’ha che -fatta non abbia qualche caduta, ed alcuni pure per fino a due, o tre. Fui -accertato che due anni in circa prima del mio arrivo, sarebbesi, senza -altro, _Flimnap_ accoppato, se uno de’guanciali Imperiali, che a sorte -trovossi a terra, la forza della percossa non avesse diminuita. - -Avvi un altro genere di ricreamento, ma che non si prende tuttavia che in -certe occasioni, e alla sola presenza dell’Imperadore, -dell’imperadrice, e del primo Ministro. Ripone il Principe sopra un -tavoliere tre fila di seta, ciascuno della lunghezza di sei pollici. -E’di color porporino il primo, il secondo giallo, e bianco il terzo. -Propongonsi queste fila come altrettanti premi a quegli soli che -l’Imperadore vuol distinguere con un sonoro, e speziale contrassegno -della sua grazia. Celebrasi la cerimonia in una delle maggiori Sale di -Sua Maestà; ed ivi sono tenuti i Candidati di soggiacere ad una pruova -di agilità molto diversa dalla precedente, e tale, che nel vecchio, e -nel nuovo Mondo, in qualunque parte che sia, somigliante non ne vidi, e -neppure che vi abbia il menomo rapporto. Tiene l’Imperadore in sue mani -un bastone, le cui due estremita sono paralelle dell’Orizzonte; ed -a’Candidati tocca di avanzarsi ad uno ad uno, e di saltare ora al di -sopra del bastone, ora di sguizzarvisi pel di sotto, a misura che più -elevato, o più basso egli è. Più d’una fiata si ripete -quest’esercizio; tenendo tal volta il Principe una estremimità del -bastone, e il primo Ministro l’altra; ed altre volte pure il tiene il -primo Ministro solo. Quegli che da saggio di maggior industria, e che men -fatica nel saltare, e nel rampicarsi, conseguisce in ricompensa il filo -color di porpora; del giallo si mette in possesso il secondo, e del -bianco il terzo. Ognuno de’vincitori se ne fregia a foggia di cintura; -pochi essendo i Signori di distinzione, che adorni non ne sieno. - -I Cavalli dell’Esercito, e quegli altresì delle Stalle Regie, essendo -stati condotti ogni giorno dinanzi a me, già si erano cotanto -accostumati di vedermi, che veniva, no fin su’miei piedi senza -scomporsi. Quando io metteva a terra la mia mano, i Cavalieri gli -facevano coruettarvi sopra, el uno degl’Imperiali Cozzoni salto col suo -cavallo sopra il mio piede, sopra la scarpa, e sopra ogni cosa, il che, -per dir vero, poteva si registrare per un salto portentoso. Ebbi io la -felicità di ricreare un giorno l’Imperadore in una straordinaria -maniera. Il supplicai di dar ordine che mi fossero provveduti alcuni -bastoni di altezza di due piedi, e della grossezza d’una canna comune. -Comandò egli immediate al suo soprantendente Generale de’Boschi di -sarmigli avere; ed in fatti il giorno dietro vidi arrivare sei boscajuoli -con altrettanti carri carichi della qualità di bastoni da me richiesta, -ed ogni carro era tirato da otto cavalli. Presi nove di que’bastoni che -fortemente in terra conficcai, e che disposi in un modo, che formavan -eglino un quadrato di due piedi, e mezzo. A cadaun lato attaccai un -bastone all’altezza di due piedi da terra, e in tal simmetria, che -tutti fra d’essi erano paralelli. Dopo ciò, legai il mio fazzoletto -a’nove bastoni che io aveva confitti nel terreno, e ben lo tesi da -tutti i lati come la pelle d’un Tamburo; servendo d’ogni intorno di -sponda i quattro bastoni paralelli, i quali più del fazzoletto erano -elevati di cinque grosse dita. Compiuto il fatto mio, proposi -all’Imperadore che due dozzine de’suoi migliori Cavalli facessero il -loro esercizio sopra quella pianura. Soddisfece alla mia richiesta il -Principe; ed io, l’un dopo l’altro, gli presi tutti cogli Uffiziali -che gli montavano, e sopra il mio fazzoletto gli accomodai. Posti che -furono in ordinanza, si divisero in due manipoli, scherzevolmente -scaramucciarono, scoccarono saette che veruno offendere non potevano, -spiegarono le bandiere, vennero alle mani, e per dir tutto in una parola, -diedero a conoscere che perfettamente erano instruiti di molte regole -della militar disciplina. I bastoni paralelli impedivano che essi, e i -loro cavalli a terra non cadessero, e tanto si compiacque l’Imperadore -di un tale spettacolo, che ne ordinò la replica per molti giorni; e -volle stessamente una volta essere riposto egli medesimo sopra il mio -fazzoletto, e comandare in persona le mozioni de’suoi Cavalieri. -Rendenne eziandio persuasa l’Imperadrice; tutto che con non poca pena -ei mi accordasse di tenerla in mano nella sedia d’appoggio di lei, in -distanza di due verghe dal mio fazzoletto, donde ella a suo bell’agio -d’ogni cosa potesse essere spettatrice. Buona sorte per me, che in -tutti questi divertimenti non n’è accaduto il menomo inconveniente. -Una sola volta, un cavallo focoso che apparteneva ad uno de’Capitani, -con un colpo d’unghia fece un buco nel mio fazzoletto, e rovescione -cadde col Cavaliere che lo montava; ma entrambi al più presto gli -rialzai; e dopo di aver turato il buco con una mano, mi servj -dell’altra per riporre la brigata a terra. Si era il cavallo stravolta -la manca spalla: ma il Cavaliero non ne risentì male di sorta, ed io il -meglio che seppi rappezzai il fazzoletto; persuaso però di non esporlo a -somiglianti accidenti mai più. - -Due o tre giorni prima che io ricuperassi la libertà, in tempo che me ne -stava divertendo la Corte con tutte queste maraviglie, capitò espresso -un Masseggiere per informare l’Imperadore, che alcuni de’suoi -Suggetti, sollazzandosi nel sito medesimo ove io era stato trovato, -scoperta aveano una gran cosa, che giacevasene a terra, d’una assai -bizzarra figura; i cui margini si stendevano in cerchio, e che nel mezzo -era all’altezza d’un uomo; avendo; per altro, poco più, o meno, -l’estensione medesima che la camera da letto di Sua Maestà: che non -era questa una creatura vivente, come da principio si avea temuto; -poichè praticatisi d’intorno a lei diversi giri, non avea ella esibiti -indizj veruni del menomo movimento: che in montando in sulle spalle degli -altri, alcuni d’essi erano pervenuti sino alla sommità, la qual’era -molto piana; e che col battere d’un piede, trovato aveano che la -macchina era al di dentro vota: che sembrava loro verisimile che ella -dovesse appartenere all’_Uom-Montagna_; e che se fosse in grado di Sua -Maestà, ne avrebber eglino impreso il trasporto alla Corte, purchè -fossero loro somministrati cinque cavalli. Immediate compresi ciò che -dir volessero, e giubilai nel mio cuore per la recata novella. -E’probabil cosa, che dopo d’essermi salvato a terra dal mio -naufragio, talmente stordito io fossi, che prima d’arrivare al luogo -ove mi addormentai, il mio cappello, che io aveva legato al collo in -tempo che me ne stava remando, e che tenne fermo per tutto lo spazio del -mio nuotare, caduto fosse senza che me ne avvedessi. Supplicai Sua -Imperial Maestà di comandarne il pontuale trasporto, e ne le descrissi -la natura, e l’uso. L’ebbi il giorno dietro, ma in pessima -condizione; mercechè, a un pollice e mezzo di distanza dal di lui -margine, vi avean coloro praticaci due fori, ed a questi, attaccati due -uncini, pe’quali passata aveano una lunga fune, per legar meglio il -povero mio cappello alle tirella de’Cavalli: e con tal apparecchio ei -fece più d’una mezza lega d’Inghilterra. Ma come il terreno di quel -Paese è molto piano, non restonne danneggiato quanto sorse avrei creduto. - -Due giorni dopo quest’avventura, l’Imperadore, avendo intimato a -quella parte di sue milizie che si trovava dentro, e d’intorno alla sua -Capitale, di tenersi lesta al primo ordine, immagino un assai singolare -divertimento. Egli s’invogliò che io me ne stessi come un _Colosso_, -con le gambe larghe per quanto mi fosse possibile. Comandò allora al suo -Generale, il qual era un gran Capitano, e mio amicissimo, di mettere in -buona ordinanza gli Squadroni, e di fargli marciare di sotto a me -formando l’Infanteria una fronte di venti quattro, e la Cavalleria di -sedici, tamburi battenti, insegne spiegate, ed alte le picche. In questo -modo mi passarono fra le gambe tre mila Fanti, e mille Cavalieri. Sotto -pena di morte promulgò Sua Maestà, che ogni Soldato nella sua marcia -osservasse le regole più esatte della decenza a mio riguardo. Con tutto -ciò, un tal ordine non impedì che alcuni giovinastri Uffiziali non -levassero in alto gli occhj in passandomi pel disotto. E per dir vero, -erano allora sì laceri i miei calzoni, che per lo meno traveder facevano -alcuni argomenti di beffe, e d’ammirazione. - -Furono tante, e tali le mie suppliche per ottenere la libertà, che -finalmente fu messo sul tappeto l’affare, prima nel Gabinetto di Sua -Maestà, e poscia in pien Senato. Non vi fu chi si opponesse se si -eccettua _SKyresh Bolgolam_; il quale, senza che gliene avessi dato -suggetto di sorta, fece scoppiare contra di me una mortale aversione: Ma -al suo dispetto, tutto il Consiglio decise a mio favore, e la decisione -dall’Imperadore restò ratificata. Quest’atrocissimo nemico era il -_Galbet_; e vale a dire, l’Ammiraglio del Regno, gran Favorito del -Monarca, e oltracciò, versatissimo negli affari, ma d’un aspro -temperamento, ed importuno d’umore. Cedette alla fine; ma nel tempo -stesso se gli acaccordò, che lui medesimo quegli sarebbe che stendesse -gli articoli, e le condizioni onde dipendesse la mia libertà, e la cui -manutenzione convalidata fosse dal mio giuramento. _Skyresh Bolgolam_ -stesso, accompagnato da due sotto Segretarj, e da alcune altre persone -ragguardevoli, recommi queste condizioni. Seguita la lettura, dovetti -giurarne l’osservanza, primieramente secondo lo stile del mio Paese, e -poscia secondo quello che le loro Leggi prescrivono, il qual era di -tenere il piede mio dritto nella mia manca mano, di porre il dito di -mezzo della mia mano destra sulla sommità della mia testa, ed il pollice -sull’estremità superiore della dritta mia orecchia. Come forse può -essere curioso il Leggitore di concepir qualche idea dello stile, e della -maniera di parlare di quel Popolo, e di aver eziandio il raguaglio delle -condizioni, alle quali mi su renduta la libertà, ho creduto ch’ei mal -volentieri non ne vedrebbe la traduzione, che ho procurato di fare con la -più possibile fedeltà, ed eccola per appunto. Golbasto Momaren Eulame -Gurdilo Shefin Mully Gue, Potentissimo Imperadore di _Lilliput_, le -Delizie, ed il Terrore dell’Universo, le cui Regioni an di estensione -cinque mila _Blustrugs_, (dodici miglia in circa di circuito) e che altri -limiti noti anno che quelli della Terra: Monarca de’Monarchi, più -grande, che i Figliuoli degli Uomini, i cui piedi posano sul centro della -terra, e la cui testa arriva perfino al Sole: che con una occhiata sola -fa tremare i Principi del Mondo, Amabile come la Primavera, Giocondo come -la state, Fecondo come l’Autunno, e Terribile come l’Inverno. La -Sublimissima Maestà sua propone all’_Uomo Montagna_ capitato da -qualche tempo nel formidabile Imperio di Lei, i seguenti Articoli, la cui -osservanza ei con giuramento dovrà promettere. - -Primieramente; l’_Uomo-Montagna_ non uscirà de’nostri Stati senza -averne una permissione suggellata col gran Suggello. - -II. Senza espresso nostro ordine non entrerà egli nella nostra Capitale; -e quando vi verrà, gli Abitanti due ore prima ne saranno avvertiti, -perchè abbiano il tempo di ritirarsi nelle loro Case. - -III. Il sudetto _Uomo-Montagna_ limiterà il suo passeggio alle -principali strade maestre e si guarderà dal trattenersi, o dal mettersi -a dormire in una Prateria, o in un Campo di biade. - -IV. Quando si tratterà nelle Strade Maestre, avrà esatta attenzione di -non camminare sul corpo di alcuno de’nostri diletti sudditi, nè sopra -i loro cavalli, e le loro carrette; non potrà pure prendere in sua mano -veruno degli stessi nostri suggetti, se pero eglino non ci consentissero. - -V. Se avviene che all’improvviso si abbia la necessità di spedire per -qualche parte un Messaggere, l’_Uomo-Montagna_ sarà obbligato, una -volta per cadauna Luna, di trasportare il Messaggiere stesso nella sua -tasca alla distanza di sei giornate di cammino, e (se egli ne fosse -richiesto,) di riportarlo sano, e salvo in presenza di Sua Maestà. - -VI. Sarà egli ammesso alla nostra confederazione contra gli Abitanti -dell’Isola di _Blefuscu_, e farà tutti i suoi sforzi per distruggere -l’Armata Navale, con cui coloro si apparecchiano di fare uno sbarco nel -nostro Imperio. - -VII. Nell’ore di sua comodità, sarà egli tenuto d’ajutare -a’nostri Operaj a levare alcune grosse pietre, che servir deggiono alla -costruzione della muraglia del nostro gran Parco, e a quelle di alcuni -Palaggi Reali. - -VIII. L’_Uomo-Montagna_ suddetto, nel termine di due Lune esibirà una -diligente descrizione del circuito del nostro Imperio, e in questo -calcolo serviranno di misura i suoi passi. - -Finalmente quando l’_Uomo-Montagna_ avrà giurato solennomente -d’osservare tutti questi Articoli, gli sarà cadaun giorno -somministrata tanta quantità di cibi, e di bevande, quanta bastar possa -per l’alimento di 1724. de’nostri Suggetti: e oltracciò egli avrà -sempre un libero accesso alla Nostra Imperial Persona, con altri -contrassegni della grazia nostra. Dato nel Nostro Palazzo di -_Belfaborac_, il giorno duodecimo della novantesima prima Luna del nostro -Regno. - -Io soscrissi, e giurai con sommo piacere l’osservanza di tali Articoli, -tutto che ve ne fossero alcuni di non troppo mio onore, e che io -attribuir non poteva che al pessimo genio del Grand’Ammiraglio _Shyresh -Bolgolam_: Dopo ciò, mi furono immediate tolte le catene, e -l’Imperadore medesimo m’impartì lo spezioso onore d’essere -presente a tutta la cerimonia. Mi prostrai a’piedi di lui per -avanzargli i miei ringraziamenti, ma egli m’impose il levarmi; e dopo -di avermi dette alcune cose, che la mia moderazione, e il timore -d’essere tacciato di vanità non mi permettono di ripetere, ei -soggiunse che confidava molto che io fossi per adempiere scrupolosamente -qualunque mio dovere, e che fossi per rendermi degno delle grazie di già -ricevute, e di quelle ancora che d’impartirmi ei disegnava. - -Si risovviene già il Leggitore, che nell’ultimo Articolo, onde io -giurata aveva l’osservanza, l’Imperadore mi avea assegnata, ciascun -giorno, una quantità di cibi, e di bevande, che avrebbe potuto esser -bastevole a 1724. _Lillipuziani_. Qualche tempo dopo interrogai un Amico -mio di Corte, per quale ragione si era un tal numero precisamente -determinato: egli mi rispose, che i Matematici di Sua Maestà, avendo -presa l’altezza del mio corpo pel mezzo d’un quarto di Cerchio, e -trovando che con loro vi era la proporzione di dodici ad uno, conchiuso -aveano da cio, che i loro corpi, ed il mio, erano somiglianti, che -conveniva che il mio contenesse 1724. de’loro, e che per conseguenza -egli avesse bisogno di tanta nutritura, quanta ne bisognava al numero -menzionato di _Lillipuziani_. Il che basta per esibire a’miei Leggitori -una idea dell’industria di quel Popolo, e altresì della prudente, ed -esattissima economia del Gran Principe che il governa. - - - - -CAPITOLO IV. - -Descrizione della Città Capitale di Lilliput, nomata Mildendo, e del -Palagio dell’lmperadore. Conversazione dell’Autore con uno de’primi -Segretarj degli affari dell’Imperio. Offresi l’Autore di servir al -Monarca contro agl’inimici di Lui. - - -LA prima supplica che io presentai dopo di aver conseguita la libertà, -fu di avere la permissione di veder _Mildendo_, la Capitale. Acconsentivi -di buon gusto l’Imperadore, raccomandandomi a chiare note non inferir -male alcuno a’Cittadini, nè alcun pregiudizio alle loro Case. Con -pubblico Editto si fece saper al Popolo la vicina mia andata alla -Dominante. Alta due piedi e mezzo, e al più, undeci grosse dita larga, e -la muraglia, onde _Mildendo_ sta circondata; cosicché sulla sommità -della muraglia stessa, puossi in Carozza far il giro della Città. In -distanza di dieci piedi, l’une dall’altre, regnanvi forti Torri, che -in caso d’assalimento, un gran soccorso per difesa della Piazza -recherebbono. Con una largata di gambe passai al di sopra della gran -Porta che risguarda l’Occidente, e trascorsi con la più possibile -agilità le due principali strade, non avendo indosso che la semplice mia -camiscia, per timore di danneggiar i tetti, e i gocciolatoj delle -abitazioni co’lembi de’miei vestiti. Me ne andava con tutta -l’immaginabile cautela, per non mettere il piede sopra qualcuno che a -caso si fosse dimenticato nelle strade; tutto che l’ordine fosse -formallissimo, che chiunque si trovasse fuori di casa, correrebbe il -risico a propio suo conto. Contenevano un sì gran numero di spettatori -le finestre de’Granari, e delle parti superiori delle fabbriche, che -non mi ricordo di aver veduto mai in una sola volta tanto Popolo. -E’costrutta in quadro la Città, avendo cadaun lato della muraglia in -lunghezza cinquecento piedi. Le due strade maestre che -s’incrocicchiano, e dividonla in quattro parti, sono cinque piedi -larghe. Le altre strade più strette, nelle quali entrar non potei, ma -che solamente vidi in passando, stendonsi in larghezza da dodeci perfino -a’diciotto pollici. Di cinquecento milla anime, o circa, sarà capevole -quella Città; essendo le sue Case fabbricate da’due Solai insino -a’cinque; e abbondando d’ogni cosa i suoi Mercati, e le sue Botteghe. - -Nel centro della Città, e sul crocicchio delle due grandi strade, è -situato l’Imperial Palagio. Egli è cinto da una muraglia alta due -piedi, e disgiunta dalle altre fabbriche per lo spazio di venti. Avea mi -permesso sua Maestà di sormontare con un allargar di gambe questo muro, -e come era assai vasto il tramezzo tra il Palagio ed esso, ebbi -l’opportunità di considerare quello, da tutti i lati. L’esterior -Corte è un quadrato di quaranta piedi, e contiene due altre Corti. Nella -più interiore son fondati gl’Imperiali Appartamenti, che con -impazienza io bramava di vedere; il che però mi riuscì con terribile -stento; essendo che gli uscj maggiori, pei quali si entra da un quadrato -all’altro, non aveano di altezza che diciotto pollici, e di soli sette -erano larghi. Ora, gli Edifizj della Corte esteriore eran alti, per lo -meno, cinque piedi, e perciò riuscivami impossibile il passarvi di sopra -a gambe larghe, senza risico che la fabbrica restasse estremamente -danneggiata; non ostante che le muraglie, che erano di pietra, -solidissimamente fossero costrutte, ed a vessero di grossezza quattro -pollici. L’Imperadore era allora invaghito che io ammirassi il suo -Palagio; ma non fuvvi il modo, che tre giorni dopo, che io impiegar -dovetti atagliare col mio coltello alcuni de’più grand’alberi del -Regio Parco, il quale, per cento Verghe, o circa, era discosto dalla -Città. Formai di questi alberi due sedili, alto ciascuno di tre piedi, e -bastevolmente forte per sostenermi. Una seconda volta avvertito il -Popolo, fui di nuovo per la Città alla Regia, co’miei due sedili alla -mano. Arrivato al margine della esteriore Corte, montai sopra un sedile, -tenendo nelle mani l’altro. Levai in alto questo quì, e nello spazio -che si frammette fra la prima, e la seconda Corte, e che all’incirca è -largo d’otto piedi, il collocai. Fummi allora più che agevole -l’allargar le gambe, e da un sedile all’altro passar al di sopra -degli Edifizj, e pel mezzo d’un bastone, onde l’estremità era armata -d’un uncino, ritirar poscia l’altro sedile presso di me. Col favore -di cotale invenzione, penetrai fin nella Corte più interiore, e -corcatomi sopra un fianco, mi avvicinai alle finestre del piano di mezzo, -a bella posta lasciate aperte, e restai sorpreso dagli oggetti de’più -magnifici Appartamenti, che può formarsi l’idea. Ravvisai -l’Imperadrice, e le Principesse, attorniate dalle loro Dame d’onore. -Sua Imperial Maestà compiacquesi farmi un sorriso il più grazioso del -mondo, e fuor del balcone presentommi la destra perchè la baciassi. - -Non mi andrò già perdendo in un racconto più diffuso, e in descrizioni -di questa fatta, poichè le serbo per un’opera più voluminosa, che ben -presto vedrà la luce, e che conterrà una Generale Storia di -quell’Imperio. Niuna cosa vi sarà ommessa: io rimonterò perfino alla -prima origine, e dopo che avrò scorsi i fatti più memorabili delle vite -de’diversi Principi che il governarono, parlerò delle guerre sostenute -da quest’Imperadore; delle massime di Politica, e delle Leggi che vi si -osservano; delle Costumanze, e delle Scienze che più vi si praticano, e -della Religione che vi si professa. Il mio presente disegno si è, di sol -narrare alcuni avvenimenti succeduti in quell’imperio, per lo spazio di -nove mesi che vi dimorai. - -Una mattina, quindici giorni, più, meno, dopo la ricuperata mia -libertà, _Keldersal_, Primo Segretario (come essi il chiamano) degli -affari segreti, venne a trovarmi, accompagnato da un solo servidore. -Diede egli ordine che a una certa distanza lo attendesse alla sua -Carozza, e mi pregò di accordargli udienza per un’ora, il che feci -volentierissimo, avuto riguardo non solo alla qualità di lui, e al suo -merito personale, ma eziandio a’buoni uffizj che nelle mie -sollecitazioni mi avea renduti. Volli corcarmi a terra, perchè lui fosse -più a portata di farsi intendere; ma desiderò piuttosto che io il -tenesi in mano per tutto il tempo della nostra conversazione. Diede -principio da’complimenti in proposito alla mia liberazione; "a cui, -_diceva egli_, io ho contribuito con tutte le mie forze; tutto che -principalmente voi ne siate debitore alle circostanze, onde rinvienesi il -nostro Imperio: mercechè, (_ei soggiunse continuando il suo discorso_,) -per quanto formidabile sembrar possa agli Stranieri il nostro Dominio, -egli è affievolito da due spaventevoli mali; da una violenta Fazione al -di dentro, e da un terribile nemico al di fuori. Quanto al primo di -questi mali, saper dovete, che da più di settanta Lune in quà, trovasi -l’Imperio squarciato da due Partiti, sotto i nomi di _TramecKsan_, e di -_SlameKsan_; nomi, che dalla diversa altezza de’talloni delle scarpe -loro, son derivati. Per dir vero, negar non si potrebbe che l’uso di -portare alti talloni non sia il più antico: ma che che siane in tal -proposito, Sua Maestà decretò non doversi impiegare -nell’amministrazion del Governo, ed investire delle Cariche dipendenti -dalla Corona, che que’soli che porteranno talloni bassi, come voi -medesimo potuto avrete osservarlo, e se ci fate buona attenzione, vedrete -che i talloni di Sua Imperial Maestà sono più bassi d’un _Drurr_, -(_misura che presso poco riviene alla quarta decima parte, d’un grosso -dito_) che verun altro de, suoi Cortigiani. Va a un tal segno l’astio -di queste due Fazioni, che elleno non consentirebbono nè di mangiare, -nè di bere, e neppur di parlare insieme. Gli TramecKsan, o sien quelli -che portano alti talloni, sono in maggior numero che noi, ma militano dal -nostro canto la possanza, e l’autorità. Temmiamo che Sua Altezza -Imperiale, l’Erede della Corona, non abbia qualche inclinazione per gli -talloni alti: ciò che vi ha di certo si è, che uno de’suoi talloni -cresce un pocchettino più che l’altro; il che cagiona che in -camminando ei alquanto zoppichi. - -"Nel mezzo di cotali intestine divisioni, siam noi minacciati d’un -assalimento dal canto degli Abitanti dell’Isola di _Blefuscu_, che è -l’altro grand’Imperio dell’Universo, e per lo meno così dilatato, -e così potente, che quello di _Lilliput_. Essendo che, voi ci -raccontaste che nel Mondo sienvi altri Regni popolati da Creature umane -del vostro taglio, si rivoca in dubbio da’nostri Filosofi, i quali -sospettano piuttosto che voi siate caduto dalla Luna, o da qualche -Stella; poichè è cosa incontrastabile che un centinajo d’uomini di -vostra corporatura, in poco tempo, tutte le frutte, e tutti i greggi di -quest’Imperio consumerebbe. Oltre di che, la nostra Storia, che rimonta -fin a sei mila Lune, di verun’altra Regione non parla, che delle due -smisurate Monarchie di _Lilliput_, e di _Blefuscu_: le quali, per quel -che già io cominciava a dirvene, sono trenta, e sei Lune, che si fanno -una guerra crudele: ed eccone per appunto il motivo. Non ha che opporre -il Mondo tutto, che anticamente, quando si volea mangiar delle vova, si -rompevan queste dalla più larga estremità. Or accadde un giorno, che -l’Avolo dell’Imperadore Regnante, essendo per anche giovinetto, e -volendo, secondo il costume antico rompere un vovo, tagliossi un dito. E -perciò l’Imperadore, Padre di lui, fece pubblicare un Bando, onde egli -commetteva a’suoi suggetti sotto gravissime pene, di rompere in -avvenire le vova loro, dalla estremità più stretta. Sdegnossi talmente -il Popolo per un tal Editto, che le nostre Storie fan menzione di sei -cagionate rebellioni; avendo queste ribellioni costata la vita ad un -Imperadore, e la Corona all’altro. I Monarchi di _Blefuscu_, che an -sempre accordato l’asilo a’Ribelli che abbandonavano l’Imperio di -_Lilliput_, an fomentato queste domestiche dissensioni. A conto fatto, -undeci mila persone in tempi differenti, anzi che rompere le loro vova -dalla estremità più stretta, vollero piuttosto perire. Molte centinaja -di Volumi in proposito a questa controversia sono state pubblicate; ma da -molto tempo in qua sono stati proibiti i Libri degli ostinati a rompere -le loro vova secondo il rito antico, e con una solenne Legge fu il -Partito dichiarato incapace di riempire veruna Carica. - -"Nel frattempo di tali turbolenze, gl’Imperadori di _Blefuscu_, colla -voce de’loro Ambasciadori si sono di frequente lamentati, che noi -producessimo uno Scisma nella Religione, rovesciando una fondamentale -dottrina del nostro gran Profeta _Lustrog_, contenuta nel Capitolo -cinquantesimo quarto del _Brundecral_, (_che è l’Alcorano loro_.) Ma -una querela somigliante, non ha altro fondamento che una vana glosa sopra -il Testo, onde eccone i precisi termini: Tutti i veri Credenti romperanno -le lor vova dalla estremità convenevole: Ora, a quel che me ne pare, -alla coscienza d’ognuno, od anche al Sovrano, appartiene di determinare -qual esser deggia quest’estremità. Ma il maggior male si è che i -Partigiaui dell’antico metodo di rompere le vova, che sono rifugiti -alla Corte di _Blefuscu_, anno avuto tanto credito presso -quell’Imperadore: e con tanta forza sono stati assistiti da que’del -partito loro rimastisi nella propria patria, che da trenta e sei Lune in -qua, si è accesa fra’due Imperj una sanguinosa guerra, onde l’evento -non corrispose sempre a’nostri desiderj; imperocché, non ostante che -sieno state grandi, più che le nostre, le perdite degl’Inimici, vi -abbiam però sgraziatamente lasciati quaranta Vascelli del primo ordine, -e un maggior numero d’altri men riguardevoli, con trenta mila -de’nostri più valorosi Soldati, e migliori Marinaj. Eperò; tutto che -la somma de’loro morti trascenda quella della nostra parte, anno eglino -in questi giorni allestita una numerosa Armata marittima, e stanno per -effettuare uno sbarco nel nostro Paese. In tali angustie, Sua Imperial -Maestà, la qual è prevenuta dalle più avvantaggiose idee della vostra -forza; e del vostro coraggio, mi comandò d’esporvi lo stato -de’nostri affari." - -Io pregai il Segretario di assicurare Sua Maestà de’profondissimi miei -rispetti; e di rappresentarle, che non sembravami cosa di buon ordine, -che io, Forestiere, mi rimescolassi negli affari di Partito; con tutto -ciò, che io era pronto ad esporre la vita per la Persona, e per gli -Stati di Lei, contra chiunque avesse la temerità di fare una incursione -nell’imperio. - - - - -CAPITOLO V. - -Con uno stratagemma inudito l’Autore perviene una incursione. Titolo -d’onore che viengli conferito. L’Imperadore di Blefuscu spedisce -Ambasciadori ter chiedere la pace. Appicciasi il fuoco all’Appartamento -dell’Imperedrice; ma col soccorso dell’Autore resta estinto. - - -L’Imperio di _Blefuscu_ è un’Isola situata a Greco Tramontana di -_Lilliput_, da cui n’è separata per un canale di sole ottocento verghe -di larghezza. Io non aveva mai veduto il Paese di _Blefuscu_, e stante la -nuova dell’incursione onde _Keldresal_ aveami instruito, sfugj di -comparire sulla spiaggia che disgiungne quell’Imperio dall’altro di -_Lilliput_, per timore d’essere scoperto da qualche Vascello -degl’inimici, i quali non aveano veruna contezza di me; essendo -interdetto con pena di morte qualunque commerzio fra’due Imperi, -durante la guerra, e avendo comandato l’Imperadore che fosse negato -l’ingresso ne’suoi porti ad ogni Bastimento, niuno eccettuato. -Comunicai all’Imperadore il progetto da me formato di rendermi padrone -della nemica Armata, che, per le relazioni di tutti i nostri Scorridori, -si sapeva accertatamente che stava sul ferro in Porto, pronta di mettersi -alla vela a primo buon vento. Interrogai gli uomini più esperti di -Marina, sopra la profondità del Canale, molte volte da essi già -scandagliato, e mi risposero essi, che quando l’acqua trovavasi nella -maggior sua escresenza, nel mezzo del Canale aveanvi settanta -_Glumgluffs_ di fondo, (il che riviene a piedi sei in Europa,) e altrove -da per tutto cinquanta _Glumgluffs_ al più. Mi portai sulla sponda del -Canale rimpetto per appunto di _Blefuscu_, e nascostomi dietro una -piccola eminenza, presi il Cannocchiale, e vidi l’Armata nemica -sull’ancora, consistente in una cinquantina di Vascelli da guerra, e in -un maggior numero di Bastimenti da trasporto. Me ne ritornai allora -all’abitazione, e (secondo la permissione che io ne aveva,) diedi -ordine mi si provvedessero molte fortissime gomene; e una buona quantità -di spranghe di ferro. Era grossa ogni gomena poco più, o men, che uno -spago, e le spranghe all’incirca del taglio d’un’aguglia da cucire. -Interzai le gomene per renderle più poderose, e per la ragione medesima, -unj tre spranghe insieme, e ad un uncino ne appesi l’estremità. Legati -in questo modo cinquanta uncini ad altrettante gomene, fui al Canale una -seconda volta, e toltomi d’indosso i miei vestiti, le scarpe, e le -calze, mi misi in mare con la mia camiciuola di bufalo, e camminai per lo -spazio di mezz’ora, prima della marea. Mi affrettai il più che mi -riuscì possibile: e nel mezzo del Canale, prima che co’piedi mi -riuscisse toccare fondo, fui costretto mettermi a nuoto per trenta -verghe. Trenta minuti di tempo non impiegai, finchè pervenni -all’Armata di _Blefuscu_. In vedendomi gl’inimici, un sì orrido -spavento gli assalì, che gettaronsi da’loro Vascelli all’acqua, per -salvarsi nuotando sopra la spiaggia, ove io vidi raccolti più di trenta -mila uomini. Presi allora tutte le mie macchine; ed appicato un uncino -alla prua di cadaun Vascello, unj insieme, per l’estremità, tutte le -Gomene. Nel tempo dell’azione, mi scoccarono gl’inimici molte -migliaja di frecce, onde alcune mi ferirono le mani, ed altre il volto, e -che oltra il dolore che io ne risentiva, molto m’inquietarono nel mio -lavoro. Gli occhj mi stavano più a cuore; che certamente gli avrei -perduti, se non mi fossi risovvenuto d’un maraviglioso spediente per -conservargli. Fra l’altre cose, teneva io in una secreta tasca un pajo -d’occhiali, che, come penso di averlo detto, non erano stati guatati -da’diligenti Esploratori dell’Imperadore. Gli presi, e gli assicurai -in sul naso, il più forte che potei. Con una tal difesa, continuai con -arditezza l’opera mia, in dispetto delle saette che continuavano a -piovere sopra di me, e molte delle quali colpirono i vetri de’miei -occhiali, ma senza altro effetto che di leggermente smuovergli. Io aveva -di già appiccati tutti gli uncini, e impugnato il nodo ove le gomene -tutte riferivano, cominciai a traere gli Vascelli. Ma tutti, e poi tutti, -tennero saldo, pel benefizio delle lor ancore. In un tal imbroglio, qual -partito prendere? Abbandonai le funi, e lasciando gli uncini attaccati a -Vascelli fui così temerario, che col mio coltello tagliai le gomene -dell’ancore; ricevendo tuttavia in una spedizione di questa fatta, una -tempesta di saette e nelle mani, e nel capo. Dopo ciò, ripresi il nodo -che io avea formato coll’estremità di tutte le funi onde stavano -appiccati i miei uncini; e con la maggior facilità del mondo, trassi -dietro di me cinquanta de’più poderosi Vascelli da guerra -degl’inimici. - -I _Blefuscuani_, che tutto altro attendevano che una somigliante burla, a -primo tratto bruttamente storditi rimasero. Mi avevan essi veduto a -recidere i cavi de’ferri; ed immaginarono che io avessi solamente in -testa di lasciar le Navi alla discrezione della Marea, o che urtassero -l’une coll’altre: Ma quando si avvidero che l’Armata tutta -muovevasi in buona ordinanza, o che io solo era quel desso che -strascicava la, disperati vomitarono gridi tanto diabolici, che è forza -di avergli intesi, per poter formarsene un’adeguata idea. Scortomi fuor -di pericolo, mi arrestai qualche instante per togliermi le saette restate -fitte nelle mani, e nella faccia, che poscia ebbi cura di strofinar ben -bene con quell’unguento stesso, che non è guari, fu da me mentovato. -Mi levai in quell’instante gli occhiali miei, e dopo di aver atteso -un’ora che l’acqua abbassasse un poco, guazzai con tutti i Vascelli -i1 mezzo del Canale, e sano e salvo all’Imperial Porto di _Lilliput_, -mi transferj. - -Era la spiaggia ingombra dall’Imperadore, e da tutta la Corte di lui, -in attenzione dell’evento d’un’Avventura sì enormemente stupenda. -Vider eglino i Vascelli disposti in mezza Luna avanzarsi alla volta loro; -ma non poterono ravvisar me, che me ne stava nell’acqua fino allo -stomaco. Pervenuto che fui alla meta del Canale, aumentò la loro -apprensione, perchè io ne aveva perfino al collo. Volea in ogni modo -l’Imperadore che io fossi annegato, e che gl’inimici sempre si -avanzassero per tentare uno sbarco: ma ben presto svanirono i suoi -spaventi; mercè che ad ogni passo che io faceva, divenendo il Canale di -minor fondo, in pochi momenti fui in istato di farmi intendere, e levando -in aria il nodo formato dall’estremità dei cavi che l’Armata -legavano, sclamai ad alta voce: _Viva il potente Imperadore di Lilliput; -viva_. Mi ricevè questo gran Principe sul lido un modo il più -obbligante del mondo, e sul punto stesso mi creò _Nardac_, che è il -titolo più sublime d’onore, che si possa ricevere in quell’imperio. - -Mi pregò Sua Maestà di compiere quanto prima una impresa che sì -felicemente cominciata io aveva, conducendo ne’Porti di lei il -rimanente della nemica Armata, e tal si era la sua ambizione, che parea -che l’Imperadore non pensasse meno che di ridurre in Provincia tutto -l’Imperio di _Blefuscu_, per essere in avvenire governato da un -Vicerè, che di sterminare tutti i ribelli, partigiani dell’antico rito -di rompere le vova, rifuggiti alla _Blefuscuana_ Corte, e che a -costrignere il Popolo a seguire il nuovo metodo; dopo di che sarebbe egli -rimasto il solo Monarca di tutto l’Universo. Ma io non mancai di -distrarlo da un tal disegno, per l’efficacia di molti argomenti statimi -suggeriti dalla Politica, del pari che dall’equità: E gli protestai -che morirei disperato, se contribuito io avessi alla schiavitù d’un -Popolo libero. In pien Consiglio l’affare restò discusso, e si unì al -mio parere la parte più sana del Ministero. - -Gustò sì poco di sì ardita dichiarazione Sua Imperial Maestà, che non -me la perdonò mai più. Ella ne fece menzione nel suo Senato; ed i più -saggi, alle relazioni che n’ebbi, si manifestarono, almen pel loro -silenzio, del sentimento mio: ma altri, che covavano contra di me una -segreta nemistà, non poterono trattenersi dal lanciare alcuni maligni -tratti, tutto che in un indiretto modo. Quindi formossi tra la Maestà -Sua, ed alcuni Ministri animati contra di me ingiustamente, una -conspirazione, che ebbe a costarmi la vita. Tanto è vero, che i più -importanti servigj che rendonsi di certa fatta, interamente sono -dimenticati, immediate che una sola volta si manca. - -Tre settimane dopo questa spedizione l’Imperador di _Blefuscu_ spedì -una solenne Ambasceria per chiedere la pace, che a condizioni assai -vantaggiose pel nostro Monarcha ben presto restò conchiusa; ma il cui -ragguaglio poco importar dee al Leggitore. Erano sei gli Ambasciadori, e -di cinquecento persone era composto il lor seguito. Fu magnifichissimo il -loro Ingresso, e per dir tutto in una parola, proporzionato alla -grandezza del loro Sovrano, e all’importanza della lor commissione. -Quando il Trattato che essi negoziavano, ed io cui rendei loro de’buoni -uffizj pel credito che io avea alla Corte, o che per lo meno -m’immaginava d’avervi, quando, dissi, il Trattato restò conchiuso, -l’Eccellenze loro, di già instruite de’miei maneggj in lor -vantaggio, mi renderono una visita nelle forme. Dieder elleno principio -dall’innalzare perfino al Cielo il mio valore, e la mia generosità. A -nome poscia del loro Signore mi pregarono di portarmi in quell’Imperio, -e altresì di regalar loro un qualche saggio di quella prodigiosa forza -onde io era dotato, e di cui intese aveano tante maraviglie. Mi accinsi a -compiacerle. - -Dopo aver io operati molti incomprensibili prodigj, al dir degli -Ambasciadori: e che non avrebbono potuto mai credergli, se essi medesimi -stati non fossero testimonj di vista, gli supplicai d’assicurare degli -umilissimi miei rispetti all’Imperadore di _Blefuscu_, e di -rappresentargli che le gran cose che la Fama pubblicava di lui, mi aveano -determinato a non tornarmene al mio Paese, senza l’onore di fargli le -mie riverenze. Con tal disegno, la prima volta che vidi l’Imperadore di -_Lilliput_, chiesigli la permissione di andar a salutare il Monarca di -_Blefuscu_; il che egli accordommi con un’aria la più scipita del -mondo: ma ne ignorai la cagione, finchè non so chi graziosamente mi -rendè instruito, che _Flimnap_, e _Bolgolam_, rappresentate aveano le -mie aderenze cogli Ambasciadori di _Blefuscu_, come indizj manifesti -delle malvage mie intenzioni. E fu allora solamente che cominciai, per la -prima volta, a formarmi qualche idea delle Corti, e de’cattivi Ministri. - -E’necessario d’osservare, che quegli Ambasciadori non mi parlavano -che pel mezzo d’un Interprete; differendo l’un dall’altro i -linguaggj de’due Imperj, come due idiomi in Europa differir possono: -glorificandosi, cadauna di quelle Nazioni, dell’antichità, della -vaghezza, e dell’energia di sua propria lingua, con uno spregio -dichiarato per quella dell’imperio confinante. Con tutto ciò; come -l’Imperadore di _Lilliput_ godea d’un riguardevole vantaggio sopra i -_Blefuscuani_, essendosi lui impadronito della parte migliore della loro -Armata, obbligò gli Ambasciadori a non parlargli che in _Lillipuziano_; -e ricever non volle le loro Credenziali, se scritte non fossero in questa -Lingua. Nel che non fi dee negare che egli non avesse somma ragione: -comechè d’altra parte, il Commerzio, che in ogni tempo si era -praticato fra’due Imperj; l’asilo, che i malcontenti d’una delle -Corti rinvenivano sempre nell’altra; ed il costume scambievole di -mandar nell’Imperio vicino tutti i giovani di qualità affine di -pulirsi con la conversazione degli Stranieri, renduto avessero l’uso -de’due linguaggj assai comune in entrambi gli Dominj; come lo -sperimentai alcune settimane dopo, quando fui a tributare i miei doveri -all’Imperadore di _Blesuscu_: e fu questo viaggio, che la malizia -de’miei nemici mi sforzò d’intraprendere, quello il quale mi esibì -l’opportunità di riguadagnare la mia Patria, come a suo luogo -racconterò. - -Rammentasi forse il Leggitore, che allor quando soscrissi alle -Condizioni, colle quali mi fu accordata la libertà, ve ne avea che -troppo non mi gustavano, perchè a mio riguardo erano troppo vili. Ma -immediate che creaco fui _Nardac_, lasciarono d’obbligarmi, e -l’Imperadore, (e in questo convien fargli la dovuta giustizia) non me -n’ha mai battuto becco. Nulla di meno poco tempo dopo mi si presentò -l’occasione di rendere a Sua Maestà, a quel che per lo meno -m’immaginava, un segnalatissimo servigio. Nel più profondo d’una tal -qual notte fui risvegliato da’grid i d’un infinito numero di persone, -che ad ogni instante ripetevano il termine _Burglum_. Molti domestici -dell’Imperadore penetrarono la calca per pregarmi d’essere immediate -alla Regia, ove per la trascuratezza d’una Damigella d’onore, che in -leggendo un Romanzo si era addormentata, stavasene in fuoco -l’Appartamento dell’Imperadrice. Fui in piedi in un momento, e -comandatosi che anima vivente non attraversasse i miei passi; col -benefizio d’un bel chiaro di Luna, feci in modo che guadagnai il -Palazzo senza aver posto piede su creatura umana. Trovai molti uomini che -aveano di già presentate delle scale all’Appartamento, e che tenevano -alla mano una quantità di secchie di cuojo; ma l’acqua n’era -discosta. Erano quelle secchie della grandezza d’un ditale da cucire. I -poveri uomini me ne riposero in mano il più che loro fu possibile; ma a -cagion della violenza della fiamma; poco valsero. Avrei potuto con -facilità smorzare il fuoco col mio vestito; ma per disgrazia, la fretta -di correre al soccorso, me l’avea fatto lasciar addietro. A prima -giunta non vi scorgeva io rimedio di sorta, e l’incendio divorato -avrebbe, senz’altro, quel magnifico Palagio, se, per una prontezza di -spirito, che confesso non essermi troppo ordinaria, avvertito non mi -fossi d’un espediente maraviglioso. La sera avanti aveva io -copiosamente bevuto d’un saporitissimo vino, che essi chiamano -_Glimigrim_, (i _Blefuscuani_, _Flunec_,) il quale all’estremo è -diuretico. Per la massima delle buone fortune, non ne aveva io per anche -renduta goccia. Il calore che la prossimità delle fiamme cagionato mi -avea, gli sforzi da me impiegati per estinguerle, e la qualità del -bevuto vino, pareva si fossero riuniti per eccitarmi ad orinare; il che -feci in copia tale, e con tanta desterità, per rapporto a’luoghi che -presi io avea di mira, che in tre minuti il fuoco onnina mensmorzossi, e -il rimanente del superbo Edifizio, onde la struttura costati aveva tanti -secoli, felicemente si conservò. - -Cominciava ad albeggiare il giorno, quando fui di ritorno al mio -domicilio, senza aver praticati i dovuti complimenti di congratulazione -con l’Imperadore; poichè, non ostante che gli avessi prestato un -servigio importantissimo, non era io accertato che ei si fosse -compiaciuto del modo: essendo che, per Legge fondamentale dell’lmperio, -è un delitto capitale l’orinare nel ricinto del Palagio, e ciò senza -distinzione nè di grado, nè di nascimento. Ma alquanto respirai, a -vendo avuta il Monarca la bontà di farmi intendere, che avrebbe egli -rilasciato un ordine perchè io fossi provveduto di Patenti di -suppressione, che tuttavia non ho mai ottenute. E fummi detto sotto -sigillo di segretezza, che l’Imperadrice avea conceputo un tal orrore -per ciò che io operato avea, che si era ella ritirata nell’altro -angolo del Palagio, con ferma risoluzione che in verun tempo non si -sarebbe riparato in uso di lei, l’Appartamento danneggiato dal fuoco, -Si aggiunse, ch’ella eziandio pensava di vendicarsi di me; ma che -a’soli suoi più intimi confidenti, comunicato aveva il suo disegno. - - - - -CAPITOLO VI. - -Scienze, Leggi, e Costumanze degli Abitanti di Lilliput. Maniera di -allevare i loro Figliuoli. Un qual modo vivesse in quel Paese l’Autore. -Giustificazione d’una delle principali Dame della Corte. - - -TUtto che io serba a un particolare Trattato la descrizione di -quell’Imperio, non lasciero nulla di meno di offrirne qualche generale -idea a’miei Leggitori. La statura de’naturali del Paese non è -affatto affatto di sei pollici: e la proporzione medesima di piccolezza -ha luogo, rispetto agli altri animali tutti, del pari che agli alberi ed -alle piante. Per esempio: i Cavalli ed i Buoi più grandi che io abbia -veduti, più alti non erano di quattro o cinque pollici; ed i Castrati, -d’un pollice e mezzo, poco più, poco meno. Le lor Oche sono della -grandezza delle nostre Allodole; e così del resto perfino a’loro -animali più minuti, che scappavano a’miei sguardi; ma la Natura ha -proporzionati gli occhj de’_Lilliputziani_ agli oggetti ond’ella gli -ha circondati. E’acutissima la loro vista, ma non troppo si allunga: e -per ispiegare con qual esatezza ravvisan eglino le più piccole cose, -purchè non ne sieno lontani, vidi un giorno, con piacere sensibilissimo, -un Cuciniere spiumando un’Allodola, che era più piccola d’una Mosca -ordinaria d’_Europa_; e una donzella passando un filo invisibile di -seta, pel buco d’un’aguglia altresì invisibile. Sette piedi -d’altezza anno i lor alberi più eminenti; voglio dire, que’del gran -Parco Reale; alla cui sommità poteva io arrivar per appunto col pugno -chiuso. Trovansi nella proporzione medesima gli altri vegetabili: ma è -d’uopo che anche il Leggitore s’immagini qualche cosa. - -Parlerò ora qualche poco delle Scienze, che da molti Secoli presso loro -fioriscono. E’singolarissimo il loro modo di scrivere; non già dalla -sinistra alla destra, come fanno gli _Europei_; nè della destra alla -sinistra, come gli _Arabi_; nè dall’alto al basso, come i _Chinesi_; -nè dal basso all’alto, come i _Cascajani_; ma in traverso, da un -angolo all’altro, come le Dame in _Inhgilterra_. - -Seppelliscono i loro morti co’piedi in alto, e la testa al basso, -essendo opinione invalsa, che in undici mila Lune tutti risorgeranno; che -in questo frattempo, la Terra (che essi credono essere una superficie -tutta piana,) si rivolgera sossopra, e che per tal mezzo, al tempo della -Risurrezione, tutti si troveranno in piedi. Confessano pero i loro Saggj, -che è assurda cotale Dottrina, ma il costume è sempre il medesimo, per -compiacenza del Volgo. - -Avvi in quell’Imperio alcune Leggi d’un genere assai singolare, onde -io patirei la tentazione di farne l’Apologia, se direttamente a quelle -della prediletta mia Patria non contrariassero. Risguarda i Querelanti la -prima, di cui ne faro menzione. Col più severo rigore si puniscono tutti -i delitti di Stato; ma se la persona accusata produce chiare pruove della -propria innocenza, a una morte ignominosa è condannato l’Accusatore, e -i suoi beni servono a risarcire l’imputato del perdimento di tempo di -lui, del risico che egli ha corso, de’disagj del carcere, e delle spese -fatte per la propia difesa: Che se non bastano gli averi del Dinunziante, -ha la cura di supplirvi l’Imperadore. Sua Maestà eziandio concede al -giustificato qualche sonoro contrassegno di favore; e con pubblico Bando; -dell’innocenza di lui tutta la Città n’è instruita. - -Appo que’Popoli è spacciata la frode come un misfatto, più enorme del -furto, e perciò, quasi sempre, ella è punita con pena capitale. Mercè -che mi dicevano alcuni, con un poco di accortezza, e di lume di ragione, -può l’uomo guardarsi dalle ruberie; ma infinitamente è più difficile -il guarentirsi dagl’inganni: e come il Commerzio è un de’principali -vincoli della Società: se premessa fosse, o tollerata la frode, un -Mercatante guidone sempre avrebbe un gran vantaggio sul galantuomo. -Ricordomi che un giorno intercedei presso Sua Imperial Maestà, a favore -d’un criminoso, il quale avea asportata al suo Padrone una gran somma -di danajo, che egli ricevuta avea per ordine di lui. Per minorare il suo -mancamento, mi avvertj di dire, che tutto il suo male consisteva -nell’aver abusato della fidanza del Padrone: ma l’Imperadore trovò -essere una mia mostruosita, allegare per difesa l’aggravio medesimo del -delitto, e negar non posso che mi vidi alle strette di ricorrere, per -soddisfattoria risposta, al comune passo: _che ogni Nazione ha le sue -usanze_: e tuttavia non potei allegarlo senza arrossirne. - -Comechè per ordinario noi chiamiamo ricompensa e gastigo, i due massimi -perni onde aggirasi tutto il Governo, confesso che i _Lillipuziani_ sono -il solo Popolo, appo cui io abbia veduta in uso una tale instituzione. -Chiunque può dar pruove di aver esattamente osservate la Leggi del suo -Paese per lo spazio di settanta e tre Lune, ha il diritto di certi -Privilegj a misura della propia qualità, e del propio stato; e riceve -una tal qual somma di danajo a proporzione. Resta egli altresì onorato -col titolo di _Snilpall_; che disegna la fedeltà, con la quale ha egli -osservate le Leggi; ma questo titolo alla posterità di lui non discende. -Risguarda quella Nazione come un prodigioso difetto fra di noi, che -l’osservanza delle Leggi, dalle sole punizioni, senza ricompensa di -sorta, sia sostenuta. E per questa ragione nelle Corti di Giustizia di -quell’Imperio, è dipinta con sei occhj dinanzi questa Divinità, con -altrettanti al di dietro, e con uno per ciascun lato, per rappresentare -la sua circonspezione: e con un sacco riempiuto d’oro nella sua destra -mano; e nella sinistra una spada nel fodero, per dimostrare che ella più -inclina a’premj, che a’gastighi. - -Nella scelta che fan que’Popoli delle persone destinate a qualunque -impiego, più badano alla virtù, che all’abilità; mercè che, poichè -è necessario che fra gli uomini vi abbia un Governo; credon essi che una -ordinaria misura d’intelligenza sia sufficente per supplirvi; e che non -fu mai intenzione della Provvidenza, che l’amministrazione -de’Pubblici affari fosse un enigma, il cui termine, essere non potesse -indovinato che da un picciol numero di persone d’un genio superiore, -che cadaun secolo, una, o due ne produce appena: ma suppongono che ogni -uomo ha la potestà d’astenersi dalla menzogna, e di praticar gli -obblighi, che gli sono perscritti. Or la pratica di questi obblighi, di -con essi, fiancheggiata da un poco di esperienza, e da una somma dritta -intenzione, renderà qualunque uomo capace di servire al proprio Paese, -purché quel solo picciol numero d’impieghi se n’esenti, che dello -studio ricercano. Ma, essi aggiungono, sì poco è vero che da talenti -superiori possa essere supplito un difetto di virtù, che, pel contrario, -non possono mai i grand’impieghi cader in mani più pericolose, quanto -in quelle d’uno scellerato di abilità; perchè inclinato a far del -male, possiede tutta l’autorità, e tutta la necessaria industria per -rendere soddisfatto un prurito sì abbominevole. - -An eglino un’altra assai riguardevole Legge; ed è questa, di non -ammettere a runa Pubblica Carica coloro che ni egano una Provvidenza: -imperocchè; se protestano i Principi d’essere della Provvidenza i soli -Luogotenenti; i _Lillipuziani_ dicono, che è una cosa la più assurda -del mondo per un Principe, l’impiegar uomini che non confessano -quell’autorità medesima, sotto cui egli opera. - -In riferendo tutte queste Leggi, io non parlo che delle Instituzioni -primitive; non potendosi, per altro negare, che da molti anni in qua -estremamente quel Popolo degenerato non abbia. Per esempio; la costumanza -infame d’elevarsi ad eminenti Cariche, e d’essere onorato co’più -luminosi caratteri di distinzione, per essersi esercitato a ben danzare -sopra la corda, a saltare al di sopra del bastone, e al guizzarvisi pel -di sotto, non si era introdotta che dall’Avolo dell’Imperadore -Regnante; e non era pervenuta al segno onde io la vidi, che per le -fazioni che lo Stato laceravano, e che tutte a segnalarsi con la più -vile delle destrezze, andavano in traccia. - -E’fra loro l’ingratitudine un delitto capitale; provando essi con la -Ragione, che ogni uomo, che mal corrisponde col suo Benefattore, deesi -per necessità riputare come l’inimico del Genere umano in generale, -onde questi ricevuta non ha veruna beneficenza, e che per conseguenza -quegli è indegno di vivere. - -Eccessivamente dalle nostre differiscono le lor cognizioni in proposito -agli obblighi de’Genitori, e de’Figliuoli. Come la congiunzione del -maschio con la femmina è fondata sopra una inclinazione stabilita dalla -Natura per la propagazione di tutte le spezie, pretendono i -_Lillipuziani_ che l’Uomo e la Donna sien portati l’un verso -l’altro, come il rimanente degli Animali, per motivi di concupiscenza, -e che la tenerezza loro pe’propj figliuoli, abbia pur la sua origine da -una Legge della Natura: per questa ragione son eglino persuasi, che un -Figliuolo non è obbligato a veruna riconoscenza verso suo Padre, per -averlo generato; nè verso la Madre per averlo messo al mondo: il che, -avutasi riflessione alle miserie dell’umana vita, non è in se medesimo -nè una beneficenza, nè conferito come tale da’Genitori, che allora a -tutto altro pensavano. Somiglianti ragionamenti, ed alcuni altri della -medesima spezie, egli anno determinati a non affidare a’Padri -l’educazione de’loro Figliuoli, bensì a stabilire in cadauna Città -pubblici Collegj, ove tutti i Genitori, eccettuatine i soli Borghigiani, -e i Campajuoli, sono obbligati di mandare i propj Figli d’entrambi i -sessi, immediate che toccano l’età di venti Lune; supponendosi che -allora cominciano ad essere idonei all’instruzione. Cotali Scuole sono -di differenti generi, secondo la differente qualità de’fanciulli. Sono -incaricati molti abilissimi Professori di allevargli secondo la -condizione de’loro Padri; ed eziandio secondo il propio lor genio, e le -proprie loro inclinazioni. Dirò ora qualche cosa de’Collegj -de’Giovani; e in progresso, di que’che alle Donzelle son destinati. - -Di dotti Professori, e d’esperti Sotto-Maestri, son provveduti i -Collegj de’Ciovani d’un illustre nascimento; e i vestiti, e la -natritura di questi, son semplicissimi. Inculcansi loro de’principj -d’onore, di giustizia, di coraggio, di modestia, di clemenza, di -Religione, e d’amor per la Patria. Si tengono sempre occupati in -qualche cosa; se si eccettua il tempo, da essi impiegato ne’loro pasti, -e nel dormire; ed ancora è molto brieve questo tempo. Due ore per cadaun -giorno son destinate pei loro passatempi, i quali in esercizj di corpo -consistono. Per fino all’età di quattr’anni, altrui gli veste, ma -poscia son tenuti a vestirsi essi medesimi, per quanto eminente possa -essere il loro carattere. Non anno la permissione d’addomesticarsi con -servidori; ma fra essi soli si trastullano, e sempre in presenza d’un -Professore, o di qualche Sotto Maestro; il che gli tien guardati da -quelle impressioni di sciocchezza, e di vanità, cui soggiacciono i -nostri Figliuoli. Due sole volte all’anno ammettonsi i loro Padri a -vedergli, e la visita non eccede lo spazio d’un ora. Si accorda loro -uno scambievole abbracciamento nell’entrare, e nell’uscire; ma il -Professore, che in simili occasioni non manca mai di sua presenza, non -foffre che il Padre parli all’orecchio del figliuolo; che gli attesti -una sciocca tenerezza, o il regali di confetti, od altre golosità. Se la -pensione pel mantenimento, e per la nutritura di qualche ragazzo non è -sufficientemente corrisposta, sonovi Imperiali Uffiziali che costringono -al necessario esborso. - -I Collegj pe’Figliuoli di persone di minor carattere, come di -Mercatanti, d’Artisti, e d’altri, son regolati nella proporzione -medesima. I destinati a qualche mestiere, son messi in pratica in età -d’anni undici; laddove gli altri, che appartengono a Signori di -distinzione, se ne restano ne’lor Collegj perfino a’quindici; il che, -presso noi, riviene a venti e un anno: Ma nel frattempo degli anni tre -ultimi, si diminuisce a grado a grado il loro sugettamento. - -Ne’Collegj delle Donzelle, sono allevate le Giovinette a un dì presso -come i Ragazzi, con la sola differenza, che son elleno abbigliate da -persone del loro sesso, ma sempre alla presenza d’un Professore, o -d’un Sotto-Maestro, finchè sieno pervenute all’età di cinque anni; -al qual tempo sono obbligate ad obbgliarsi da se medesime. Che se le -Governatrici loro restano convinte di aver lor raccontate novelle di -Sogni, d’Apparizioni, e d’altre somiglianti impertinenze, onde in -_Europa_ le fantesche nostre son solite di guastare l’immaginazion -de’figliuoli, son elleno per ben tre volte scopate in pubblico, -imprigionate per un anno, e mandate in perpetuo esilio nella parte più -disabitata di tutto l’Imperio. Quindi ne deriva, che le Giovinette, del -pari che gli stessi uomini, d’essere scioccamente paurose arrossiscono. -Avvi un’altra differenza fra l’educazione di questi, e di quelle; -cioè, che gli esercizj delle Donzelle non sono così violenti; che -prescrivonsi loro alcune regole sopra l’economico governo; e che non -avanzano come i Giovani i loro studj, comechè per altro sieno obbligate -d’applicarsi a delle scienze; onde le nostre Dame d’_Europa_ non ne -posseggono inferior idea. Essendo che egli è massima di quella Nazione, -che fra persone ragionevoli, una Donna esser dee sempre una compagna -ragionevole, e ornata di graziosità, giacchè la giovinezza sempre in -lei non può fiorire. Toccati che abbiano le Vergini gli anni dodici, -(età che è nubile presso que’Popoli,) i Parenti loro, o i lor Tutori -le ritirano in propria casa dopo di aver adempiuto ai più cordiali -ringraziamenti co’Professori; e molto di rado avviene che la -Giovinetta, separandosi dalle sue compagne, non versi delle lagrime. - -Ne’Collegj delle Donzelle d’inferior grado, son esse ammaestrate in -ogni sorta di lavori, al loro sesso convenevoli. Rimandansi all’età di -nove anni quelle che son disegnate ad allevarsi in qualche mestiere, od -esercizio; e perfino agli anni tredici si custodiscono le altre. - -Le Famiglie de’Ragazzi che d’un ordine inferiore s’instruiscono in -que’Collegj, oltre all’annuale pensione, che è leggerissima, sono -tenute di corrispondere ogni mese all’Intendente della Casa, una parte -di quanto elleno an guadagnato, perchè un giorno servir possa allo -stabilimento de’Giovani, dovendosi riflettere che vi ha una Legge, la -quale regola la pramatica del dispendio de’Parenti; mercè che, dicono -i _Lillipuziani_, è cosa alquanto ingiusta, che persone plebee; Per -rendere soddisfatto il propio capriccio, procreino una nidiata di -figliuoli, che certamente per le sciocche spese de’loro Padri, non -potranno un giorno non essere a carico del pubblico. Quanto alle persone -riguardevoli, s’impegnan esse, che ciascuno de’loro figliuoli avrà -una destinata somma proporzionata alla sua condizione; e talj vi sono, -che an l’incarico di provvedere questi fondi; impegno, onde sempre con -saggezza, e con la più esatta giustizia si sciolgono. - -I Borghigiani, ed i Campajuoli, custodiscon in propia casa i loro Figli; -poichè disegnati unicamente a coltivar la terra, non è di gran -conseguenza al Pubblico la loro educazione; ma i Vecchj di loro, e -gl’infermi, son curati, e nodriti negli Spedali, non sapendosi in quel -Paese cosa sia il dimandare limosina. - -Forse che quest’è il luogo che il Leggitore resti informato del metodo -onde io vissuto sono in quella Regione, per lo spazio di nove mesi, e -tredeci giorni di mio soggiorno. Quanto a’miei mobili, consistevan -essi, principalmente, in una tavola, e in un sedile, che io stesso avea -lavorato per uso proprio, servendomi de’maggiori alberi del Parco -Reale. Dugento Cucitrici impiegate furono per farmi delle camiscie, e per -cucire i pannilini del mio letto, e della mia mensa. Questa biancheria -era della più grossa qualità: ma siccome a dispetto di tale -circostanza, non avrei potuto prevalermene; così esse ebbero -l’antivedimento di raddoppiarla molte volte, e oltracciò di -trapugnerla, a guisa d’una sottana d’_Europa_. D’ordinario, tre -pollici larghi sono i loro pannilini, e tre piedi formano la loro maggior -tirata. Affinchè le Cucitrici potessero prendermi la misura, mi prostesi -a terra; si mise l’una sopra il mio collo, e un’altra verso la metà -della mia gamba; tenendo cadauna per l’estremità una fune, in tempo, -che una terza misuravane la lunghezza con una spezie di braccio, lungo un -grosso dito. - -Dopo ciò, misurarono il mio pollice dritto, e tanto loro bastò; -imperocchè con un calcolo di Matematica, avean elleno compinato che il -giro del pollice, preso due volte, riveniva a quello del pugno; e che il -giro del pugno due volte preso, corrispondeva a quello del collo; e -finalmente che il replicato giro del collo, compone quello del mezzo. Per -altro, non era necessario tutto questo calcolo, avendo io stesa a terra -la vecchia mia camiscia per servir loro di modello; e dir deggio a loro -gloria, che l’imitarono perfettamente bene. Dietro i miei vestiti -faticarono trecento sarti, ma valevansi essi d’un altro metodo per -prendermi la misura. Mi messi ginocchione; ed eglino inalberarono una -scala, che dalla terra arrivava al mio collo, e montata da un di loro la -scala medesima, perpendicolarmente ei lasciò cadere dal collo della -camiscia perfino a terra una corda; il che appuntino riveniva alla -lunghezza intera del mio vestito; ma il mezzo del corpo e le braccia, me -gli misurai io medesimo. Compiuti che furono gli abiti miei, (dietro cui -io feci travagliar i Sarti in mia Casa, perchè le loro potuto non -avrebbono contenergli,) aveano gli abiti stessi, l’aria di quei lavori -che le Dame _Inglesi_ formano, cucendo insieme una infinita di differenti -frusti; con tale varietà però, che i miei vestiti erano tutti d’un -solo, e medesimo colore. - -Da trecento cucinieri si apprestavano le mie vivande, stando essi -alloggiati colle loro famiglie accosto della mia abitazione sotto tende, -ove ognuno avea la cura d’imbandirmi due piatti. Era mio costume di -prendere in mia mano una ventina di coloro che mi serviano in tavola, ed -avevane più d’un centinajo che se ne restavano a terra, gli uni con -piatti, ed altri con l’intera bottiglieria de’liquori. A misura che -io bisognava di qualche cosa, i miei domestici, che erano sulla tavola, -si valevano con grande artifizio d’una carrucola per ritraerla a se, -presso poco come in _Europa_ si traggon le secchie da un pozzo. Uno -de’loro piatti conteneva una buona boccata; ed assai agevolmente, in un -sol tratto, io mi traccannava una delle loro bottiglie di vino. Il loro -Castrato non è sì buono che il nostro; ma in ricompensa è -squisitissimo il loro Bove. Mi ricordo d’averne mangiato un taglio di -coscia, che mi obbligò a tre boccate; ma ciò avviene di rado. -Stranamente stupivano i miei servidori nel vedermi a mangiar le ossa, -come facciamo nel nostro paese dell’ala dell’Allodola. Una delle lor -Oche, o uno de’loro Galli d’Indie, non mi costava la pena che d’un -sol boccone; e confessar deggio, che in fatto di dilicatezza, la vincono -sopra i nostri, cotali sorte d’uccellami. Rispetto a’loro Uccelli -d’alquanto minor mole, venti, o trenta, io potea metterne sulla punta -del mio coltello. - -Sua Imperial Maestà informata della mia maniera di vivere, volle un -giorno aver la sorte (questi sono i termini di lei,) di pranzar meco. -Venne ella accompagnata dalla illustre sua Famiglia: ed io ebbi -l’attenzione di collocargli tutti in seggj d’appoggio sopra la mia -tavola, rimpetto a me, colle loro Guardie che gli circondavano. -_Flimnap_, il Gran Tesoriere, intervenne anche egli a un tal convito, e -teneva in mano la sua bacchetta bianca. Osservai più d’una volta che -ei mi guattava di mal occhio, ma senza manifestarne il menomo indizio; ed -io in apparenza non mangiai che con più appetito, tanto per far onore -alla mia cara Patria, che per riempiere la Corte di ammirazione. -Persuasissimo io sono, che questa visita dell’Imperadore ha recata -opportunità a _Flimnap_ di rendermi cattivi uffizj presso il suo -Padrone. Fu sempre questo Ministro, segreto mio nemico, comechè -esteriormente praticassemi più cortesie, che sembrava non -permettergliele il brusco suo temperamento. Rappresentò egli -all’Imperadore, che il pubblico erario si trovava in istato pessimo, -che egli era obbligato di prender a prestito del danajo a grosse usure; -che i biglietti del Tesoro circolar non poteano che a nove _per cento_ di -perdita, che in pochissimo tempo io avea costato a Sua Maestà più -d’un milione e mezzo di _Sprugs_, (che sono le loro più massicce -monete d’oro della grandezza d’un tremolante;) e che, salvo un -miglior parere, ei consigliava il Principe a licenziarmi a prima apertura. - -Come io fui la cagione, tutto che innocente, che una Dama del primo -ordine fosse assalita nel suo onore, innanzi che più stendermi, egli è -forza che di giustificarla io procuri. Si era messo in capo il Tesoriere -d’essere geloso della propia moglie; essendo che pessime lingue gli -aveano rapportato che ella era impazzita di me, ed eziandio perchè alla -Corte erasi sparsa voce, che ella una volta venuta fosse in mia casa. Io -protesto solennemente che queste sono infamissime calunnie, onde la Sposa -del Tesoriere non ha mai contribuito; non avendo io per tutta la mia vita -ricevuto per parte di lei, che contrassegni d’amistà innocenti. Vero -è bensì, che ella sovente mi visitava, ma sempre in pubblico, nè mai -senza essere accompagnata da tre persone; che per ordinario erano sua -Sorella, sua nipotina, ed alcuna delle sue amiche; ma ciò non era cosa -speziale di lei sola; poichè molte altre Dame della Corte frequentemente -venivano a ritrovarmi. Ed io me ne appello a tutti i miei domestici, se -in ni un tempo an eglino veduta Carrozza alla mia porta, senza sapere chi -fossero le persone che in essa vi stavano. In somiglianti occasioni, -immediate che un servidore avea mi avvertito che alla mia porta trovavasi -una Carrozza, il mio costume si era di calarvi in un instante, e dopo di -aver salutato chi mi visitava, di prendere esattamente in mia mano la -Carrozza, e i due Cavalli, (che se ve n’erano sei, l’Ajutante del -Cocchiere distaccavane sempre quattro,) e di collocargli sopra la mia -tavola, d’intorno a cui regnava una sponda di cinque pollici di -altezza, per timore di qualche accidente. Mi è accaduto, non di rado, di -aver quattro Cocchj in un sol tempo sopra la mia tavola, ed io starmene -nel mio sedile divertendo la Compagnia. Più d’un dopo pranzo mi -ricreai col maggior piacere del mondo in tal sorta di conversazione. Ma -io ardisco sfidare il Tesoriere, e i suoi due Querelanti _Clustril_, e -_Drunlo_, (ne pubblico il nome per isvergognarli,) perchè pruovino se ni -uno sia mai venuto incognito in casa mia, all’eccezione del Segretario -_Keldresal_, che non vi si portò se non per ordine espresso -dell’Imperadore, come par mi di averlo raccontato. Insistito non avrei -per sì lungo tempo sopra quest’articolo, se non vi si fosse -interessato l’onore d’una gran Dama; per non dir niente di me -medesimo; tutto che allora fossi _Nardac_; carattere di cui non è -investito il gran Tesoriere stesso, sapendo ognuno che egli non è che -_Cumglum_; titolo, che ha la proporzione medesima con quello onde io -stava onorato, che l’ha il titolo di Marchese con quello di Duca in -_Inghilterra_, comechè, per altro, per ragione dell’impiego suo, ei -nel passo mi precedesse. Cotali callunie, che per un accidente che quì -non è d’uopo di riferire, mi si sussurrarono alle orecchie, furono la -cagione che _Flimnap_, per lo spazio di qualche tempo, scavasse la mina -alla sua sposa, ma assai più a me; ed ancorchè alla fine siasi egli -disingannato, e rappattumato si sia con esso lei non potè mai -perdonarmela di avermi preso in sospetto contra ragione, e riuscivvi pure -per farmi togliere la grazia dell’Imperadore, il quale, per dir vero, -lasciavasi un po troppo reggere da questo Favorito. - - - - -CAPITOLO VII. - -L’Autore; essendo informato che i suoi nemici intentavano d’accusarlo -d’Alto-Tradimento, rifugge a Blefuscu. Maniera ond’egli vi è -ricevuto. - - -INnanzi di narrare l’uscita mia di _Lilliput_, vuol il buon ordine che -chi legge resti instruito de’motivi, che ad appigliarmi, e ad eseguire -un tal disegno, la spinta mi diedero. - -Tutto ciò che chiamasi Corte, era stato fin allora per me una Terra -incognita; poichè la bassezza della mia condizione, non aveami permesso -in verun tempo di frequentarne. Per vero dire, la conversazione, e la -lettura, mi aveano impresse sinistre idee delle Corti stesse; ma creduto -non avrei mai, che la propia mia esperienza dovesse un giorno rendermi -convinto dell’aggiustatezza di queste idee, in un paese poi molto -lontano, e governato, a quel che io ne pensava, con massime onninamente -differenti da quelle che in _Europa_ son del bell’uso. - -In tempo che io mi allestiva pel Viaggio di _Blefuscu_ affin d’umiliare -i rispetti miei a quell’Imperadore, un Signor di Corte di grande stima, -(a cui, in tempo ch’ei col Principe se la passava male, aveva io -renduto un insignissimo servigio,) venne nottetempo alla mia casa in -seggetta chiusa, e senza farmi avanzar il suo nome, chieder mi fece se -forse ei non mi recherebbe disturbo. Licenziati i portatori, misi la -seggetta, ed il Signore nella tasca del mio giubbone: e poscia a un -servidore di mia confidenza dato ordine di dire ad ognuno che io -indisposto stavamene dormendo, serrai a catenaccio la porta della mia -casa, e mi messi ad attaccare conversazione con colui che praticavami una -visita sì misteriosa. - -Dopo i primi scambievoli complimenti, osservai in esso lui una grande -inquietudine, e chiestone del motivo, pregommi di pazientemente -ascoltarlo, giacchè trattavasi d’un suggetto, onde il mio onore, del -pari che la mia vita s’interessava. Ècco in sostanza il discorso -ch’ei mi tenne, di cui immediate, al licenziarsi di lui, n’estesi in -carta i più importanti Articoli. - -"Convien sappiate essersi a cagion vostra più volte assembiato il -Consiglio con la più possibile segretezza, e che sono solo due giorni -che Sua Maestà n’è venuta ad una finale deliberazione. - -"Evvi noto che il Grande Ammiraglio Skyris _Bolgolam_, poco men che dal -momento del vostro arrivo, fu sempre vostro mortal nemico. Non so quali -esser possano i primi motivi dell’aversione di lui: ma egli è -certissimo che ella di molto rinvigorì, dopo il felice successo della -vostra impresa contra l’Armata di _Blefuscu_; perchè egli risente in -buona coscienza, che con tutta sua Ammiralità, non ne fece in verun -tempo altrettanto. Questo Signore, e _Flimnap_ il gran Tesoriere, la cui -nemistà contro a voi, pel motivo della moglie di lui, e cognita a chi -che sia; _Limtoc_ il Generale, il Ciamberlano _Lalcon_, e _Balmuff_ il -gran Giustiziere, an piantato Articoli di accusa a vostro disfavore, e di -convincervi di Alto-Tradimento, e di alcuni altri capitali delitti essi -presumono." - -Persuaso che io era della propia mia innocenza, rendemmi così impaziente -un tal esordio, che stetti sul punto d’interrompere quegli che mi -annunziava novità così strane: ma ei mi pregò di lasciargli proseguire -il discorso; il che fece ne’seguenti termini. - -"In riconoscimento della buona amicizia che mi testimoniaste, feci in -modo di restar instruito di tutta la loro cospirazione, e di aver copia -degli Articoli d’accusa; il che non men che la testa mi varrebbe, se -discoprir si potesse." - -Articoli d’accusa contro a Quinbus-Flestrin, (l’Uomo-Montagna.) - -ARTICOLO I. - -TUtto che per una Legge creata sotto il Regno di Sua Imperial Maestà -_Calin_ _Deffar Plune_, sia ordinato: Che chiunque piscerà nel ricinto -del Palagio Imperiale, sarà riputato come reo di Alto Tradimento: Se per -tanto, il mentovato _Quinbus-Flestrin_, in manifesto infragnimento della -suddetta Legge, sotto pretesto di estinguere il fuoco che si era -appicciato all’Appartamento dell’Imperadrice, maliziosamente, -traditoriamente, e diabolicamente ha estinto il detto fuoco -nell’Appartamento summenzionato, situato nel ricinto del suddetto -Palaggio, contra la Legge testè allegata, contra il dovere di lui ec. - -ARTICOLO II. - -IL suddetto _Quinbus-Flestrin_ condotta avendo l’Imperial Flotta di -_Blefuscu_ al Porto Imperiale di _Lilliput_; ed avendo di poi ricevuto -ordine da Sua Imperial Maestà di rendersi padrone degli altri Vascelli -tutti del detto Imperio di _Blefuscu_, di ridurre l’Imperio stesso in -Provincia per essere da me innanzi governato da un Vicerè; e di -sterminare, non solo tutti i Partigiani dell’antico rito di rompere le -vova rifuggiti in quel Paese, ma eziandio tutti gli Abitanti di -quell’Imperio che sul fatto stesso abjurar non volessero una eresia si -orribile; come un traditore che lui è, ha richiesto di essere dispensato -dal rendere i servigj suddetti, col ridicolo pretesto di non voler -costrignere le coscienze, nè mettere a morte, o ridurre in ischiavitù -un Popolo libero. - -ARTICOLO III. - -QUando gli Ambasciadori di _Blefuscu_ son venuti ad implorar la pace da -Sua Maestà, manifestò il detto _Flestrin_, che lui era un traditore, -interessandosi a favore degli Ambasciadori sudetti, e tenendogli -ricreati; non ostante che ben sapesse, che eglino a un Principe -appartenessero, il quale poco prima era stato apertamente in guerra -contra di Sua Maestà. - -ARTICOLO IV. - -ALlestiscesi il suddetto _Quinbus-Flestrin_ (il che direttamente è -contrario all’obbligo d’un fedele Suggetto,) ad imprendere un Viaggio -alla Corte di _Blefuscu_, tutto che sua Imperial Maestà non gliene abbia -accordata la permissione che in voce; e sotto pretesto della detta -permissione, ei divisa di fare il Viaggio suddetto, affin di dar mano -all’Imperador di _Blefuscu_, il quale di fresco è stato in guerra con -la suddetta Maestà Imperiale. - -"Vi sono alcuni altri Articoli; ma questi onde l’estratto or ora vi ho -letto: sono i più importanti. - -"Negar non si può che ne’differenti contrasti che si suscitarono -nell’incontro di tutti questi capi d’accusa, Sua Maestà non abbia -manifestati contrassegni d’una grandissima clemenza; che ella sovente -allegati non abbia i vostri servigj, e procurato di estenuare le vostre -reità. Acremente insisterono il Tesoriere, e l’Ammiraglio che -soffrirvi si facesse una morte crudele, ed ignominiosa, in appicciando il -fuoco alla vostra casa; e che allor quando voi ne sortiste stessevi in -aguato il Generale alla testa di venti mila uomini, che sarebbero -comandati di ferirvi in faccia, e nelle mani coti saette venenate. Alcuni -pure de’vostri domestici dovean ricevere un ordine segreto di -strofinare le camiscie vostre con un tal qual sugo attossicato; il che in -pochi istantivi avrebbe cagionata una spaventevole ma insieme tormentosa -morte. Appigliossi a un tal consiglio il Generale; cosicchè per molto -tempo vi ebbe pluralità di voci contra de’voi. Ma risoluta Sua -Maestà, se mai si può, di conservarvi la vita, ha staccato il -Ciambellano dal partito de’vostri nemici. - -"Nel forte di cotali maneggi, _Keldresal_, Primo Segretario de’segreti -affari, il quale veramente si è sempre manifestato vostro Amico, ebbe -ordine dall’Imperadore di produrre il proprio sentimento: il che egli -fece in un modo il più adattato a confermarvi nell’opinione -avvantaggiosa che avete di lui. Ei confessò che erano grandi i vostri -delitti; ma che non ostante aveavi luogo per la clemenza, la più bella -di tutte le virtù che un Principe adornano; e che da Sua Maestà in un -grado così eminente era posseduta. Disse, che era sì nota ad ognuno -l’amicizia che regnava tra esso lui, e voi che forse il Consesso -Augusto, innanzi a cui ei perorava, lo spaccerebbe in colpevole di -parzialità: che con tutto questo, per ubbidire a Sua Maestà Imperiale, -direbbe con libertà il proprio parere: Che Sua Maestà, in -considerazione de’vostri servigj, e per soddisfare al proprio genio -inclinato alla clemenza, avesse la bontà di conservarvi la vita, e -comandasse che solo vi si cavassero i due occhj, sembravagli che con un -tale espediente, sarebbe in qualche modo appagata la Giustizia, e che -l’Universo tutto esalterebbe perfino alle Stelle l’Imperiale -misericordia, ed altresì la generosità, e la dolcezza di que’che -gustavano dell’onore d’essere suoi Consiglieri: Che la perdita -de’vostri occhj nulla vi toglierebbe delle vostre forze, che potreste, -non ostante, impiegare a favore di Sua Maestà: Che un coraggio cieco non -può non essere più grande, perchè non iscorge verun pericolo: Che il -timore che avevate per gli occhi vostri, era stata l’unica difficoltà -nella vostra intrapresa contra la nemica Armata; e che dovea bastarvi di -vedere per gli occhi de’Ministri. - -"Fu altamente rigettato da tutto il Consiglio un tal sentimento. -_Bolgolam_, l’Ammiraglio, non potè contenersi; ma tutto in furia -disse: Che stranamente egli stupiva con quale fronte osasse il Segretario -di persuadere la conservazion della vita d’un traditore: Che i servigj -da voi prestati, per giudizio di tutti gli conoscitori delle Ragioni di -Stato, erano l’aggravio medesimo de’vostri delitti: Che voi, che -eravate capace, in pisciando, di smorzare il fuoco sopra l’Appartamento -dell’lmperadrice, (attentato, che egli nol potea rammemorare senza -raccapricciarsi,) potevate, un giorno, cagionare col medesimo mezzo un -allagamento, e affogare tutti que’che si trovassero nel Palagio. -Aggiunse: Che le forze stesse, con cui v’impadroniste della Flotta -nemica, servir potrebbono in un primo vostro disgusto, per ricondurla a -_Blefuscu_: Che valide ragioni gli facean credere che nel fondo del -vostro cuore nodriste una criminosa inclinazione all’eretico stile di -rompere le vova; e che siccome il tradimento annidasi nel cuore prima di -scoppiar colle azioni, così egli vi denunziava come traditore, ed -instava che foste fatto morire. - -"Uniformossi all’opinione di lui il Tesoriere, e rimostrò che era -impossibile che l’Erario di Sua Maestà bastar potesse pel dispendio -del vostro mantenimento: Che tanto era lontano che l’espediente di -cavarvi gli occhj, proposto dal Segretario, fosse un rimedio al male che -si temeva, che pel contrario, secondo tutte le apparenze, non servirebbe -che ad aumentarlo, come ciò provasi con l’esempio di certi Uccelli, i -quali, tolta che si è lor la vista, più ingrandiscono, e più -s’ingrassano: Che Sua Sacra Maestà, e tutto il Consiglio, che erano -vostri Giudici, stavano, in loro coscienza, pienamente persuasi che -avevate meritata la morte; il che era sufficiente per condanarvi, quando -anche contra di voi non ispiccassero quelle pruove che dimanda il -precioso della Legge. - -"Sua Maestà Imperiale essendo assolutamente portata a salvarvi la vita, -ebbe la bontà di dire: Che poichè il Consiglio avea deciso che la -perdita de’vostri occhj fosse una punizione assai leggiera, protrebbesi -nel progresso farvene soffrire qualche altra. E l’amico vostro, il -Segretario, chiedendo efficacemente di essere udito in proposito -all’obbiezione del Tesoriere, che il vostro mantenimento fosse un -eccessivo aggravio per sua Maestà, disse: Che l’Eccellenza Sua, per le -cui mani passavano tutte le rendite Imperiali, agevolmente a una tale -inconvenienza provveder potea, col diminuire a poco a poco la pietanza -assegnatavi: Che mancandovi la nutritura, vi afievolireste di giorno in -giorno, e senza altro in pochi mesi vi morreste di digiuno: Che essendo -smagrato, e smunto per metà il vostro corpo, più tanto a temersi non -sarebbe il puzzo del vostro cadavere, e che immediate dopo la vostra -morte, cinque o sei mila Sudditi di Sua Maestà, potrebbono in due, o tre -giorni, scarificar le vostre ossa, ed interrarne il carname in diversi -luoghi, affine di prevenire qualunque infezione, lasciando lo scheletro, -come un monumento di ammirazione per la posterità. - -"In questo modo, per la strettissima amicizia del Segretario, ebbero -felicemente fine tutte queste discussioni. Espressissimamente si proibì -di rivelar il progetto di farvi morire a grado a grado; ma si estese -ne’Registri la sola sentenza di cavarvi gli occhj. Non vi ebbe che -l’Ammiraglio, il quale trovasse che voi foste trattato con troppa -umanità, e che volesse a tutto costo la vostra morte senza ritardamento. -Venivagli inspirato questo furore dall’Imperatrice, che non ha mai -potuto perdonarvi l’indecente, ed irregolare metodo, onde estingueste -il fuoco appiedatosi all’Appartamento di lei. Da quì a tre giorni, il -vostro Amico, il Segretario, verrà a visitarvi per leggervi gli Articoli -d’accusa intentata contra di voi: vi notificherà poscia la bontà -statavi praticata da Sua Maestà Imperiale, e dal Consiglio, di non -condannarvi che a perdere solamente gli occhj; sentenza soavissima, a cui -il Monarca non dubita che non siate per soscrivere con riconoscimento: E -perchè sia ben fatta l’operazione, saran presenti venti Chirurgi di -Sua Maestà, quando vi si scoccheranno appuntate saette nelle pupille. - -"Io lascio alla vostra prudenza di prendere le più adattate misure sopra -ciò che vi ho riferito. Quanto a me, affin di togliere qualunque -sospetto, con la maggior segretezza mi ritiro." - -Ei lo fece, e abbandonommi in preda a’più crudeli agitamenti. Era un -costume introdotto da quel Principe, e dal Ministero di lui, (costume, -che seppi accertatamente non essere stato messo in uso che in quel -tempo,) che quando la Corte avea il disegno di praticare qualche barbara -esecuzione, fosse, che la vittima immolata esser dovesse al risentimento -dell’Imperadore, o all’odio d’un Favorito, il Principe perorava al -suo Consiglio, allargandosi sopra la propia bontà, e sopra la propria -clemenza, come sopra due caratteri già noti a tutto il Mondo. Dopo -d’essersi pronunziato, s’imprimeva immediatamente il discorso, e si -spargeva subito per tutto l’Imperio. Non ispaventavasi mai tanto il -Popolo, se non quando riceveva tali sorte di prove della benignità -dell’Imperadore; imperocchè si avea riflettuto, che a proporzione che -si era più esaltata la clemenza di lui, altrettanto il supplizio era -inumano, e maggiore l’innocenza del condannato: E per quello spetta a -me, ingenuamente confesso, che non essendo io destinato ad essere uomo di -Corte, ne pel mio nascimento, nè per la mia educazione, io era un -giudice così inesperto, che ravvisar non sapeva nella sentenza grazia di -sorta; ma che pel contrario, sembravami, anzi che mite, rigorosissima la -sentenza medesima. Io volea talvolta difendere la mia innocenza; mercè -che, tutto che negar non potessi gli fatti prodottisi contra di me, non -ostante egli era infallibile che nella mia condotta non aveavi veruna -reità, e che perciò avrei potuto, come già il divisava, rimettermene -alla decisione de’Giudici. Ma scappommi ben presto una tal vaghezza, da -che richiami alla memoria la possanza de’miei nemici, e la corruttela -delle giudicazioni. Mi trovai un giorno terribilmente tentato di mettermi -in difesa; giacchè in tempo di mia libertà, nulla potuto avrebbono -contro a me le forze tutte dell’Imperio, e mi sarebbe riuscito assai -agevole di distruggere, a colpi di pietra, tutta la Capitale: ma con -prontezza rigettai, non senza orrore, un tal progetto, rammentandomi il -giuramento impegnato all’Imperadore, le grazie che io ne avea ricevute, -e il titolo di _Nardac_, onde egli aveami onorato. Non aveva io -bastevolmente appreso il sistema di gratitudine de’Cortigiani, per -credere che l’ingiustizia, che s’intentava di praticarmi, rendesse -soddisfatte tutte le obbligazioni che io doveva all’Imperadore. - -Presi finalmente una risoluzione che forse da taluni sarà biasimata, e -per quello ne penso non contra ragione; dovendo io confessare d’essere -debitore della conservazione de’miei occhj, e per conseguenza di quella -della mia libertà, alla mia precipitazione, e al mio poco di esperienza; -perchè se allora conosciuto avessi il genio delle Corti, come il feci -dappoi, e altresì la condotta loro a riguardo di criminosi che lo erano -molto meno di me, volentieri mi sarei suggettato a sì facile punizione. -Ma trasportato dal fuoco della giovinezza; e a vendo, d’altra parte, la -permissione di andar ad umiliar i miei ossequj all’Imperador di -_Blefuscu_; innanzi che se ne spirassero i tre giorni, tener feci una -lettera all’amico mio Segretario, in cui io gli esponeva il mio disegno -di partir per _Blefuscu_ la mattina medesima; e senza attenderne la -risposta fui al luogo dell’Isola, ove stava sull’ancora la nostra -Armata. Preso un de’maggiori Vascelli di guerra, gli legai alla prua -una fune, e levati i ferri, mi spogliai, e misi i miei vestiti (colla -coltre ch’ebbi attenzione di portar meco,) nel Vascello, e -strascinandolo dietro di me, in parte camminando, e in parte a nuoto, -pervenni al Reale porto di _Blefuscu_, ove il Popolo mi attendeva da -lungo tempo; e furonmi assegnate due guide per condurmi alla Capitale, -che ha il nome medesimo. Perfino alla distanza di dugento verghe dalla -Città portai le guide nelle mie mani, e allora le riposi a terra, -pregandole di notificar il mio arrivo ad uno de’Segretarj, e dirgli ove -io mi trovava, e che mia intenzione si era di attendervi gli ordini di -Sua Maestà. Un’ora dopo n’ebbi in risposta, che Sua Maestà, tutta -l’imperiale Famiglia, e i primarj Signori della Corte, uscivano ad -incontrarmi. A tal nuova, mi avanzai un centinajo di verghe; ed appena -fui a portata d’essere ravvisato, che l’Imperadore, e tutto il suo -seguito; discesero di cavallo, e l’Imperadrice, e tutte le sue Dame, -uscirono delle loro Carrozze, senza che nè pur una di quelle persone -desse indizio di spavento in vedendomi. Mi corcai a terra per baciar la -mano dell’Imperadore, quella dell’Imperadrice. Dissi a Sua Maestà, -che io là mi trovava secondo la promessa, e con la permissione -dell’Imperador mio Signore, per aver la gloria di ammirare un sì -potente Monarca, e affine di prestargli quel serviggio ond’era capace -la mia abilità, e che la fede dovuta al mio Sovrano concedere mi poteva; -ma profondamente me ne tacqui sul proposito della mia disgrazia; poichè -statone io instruito in segretezza, poteva supporre di nulla saperne: e -oltracciò, non poteva immaginarmi che l’Imperadore avesse -l’imprudenza di discoprirne l’arcano, giacchè io più non mi trovava -nelle sue mani: nel che tuttavia restai deluso, come il dirò ben presto. - -Io non istancherò il leggitore sopra la relazione distinta del mio -ricevimento, che fu proporzionato alla magnificenza di sì gran Principe; -nè sopra l’imbroglio in cui mi rinvenni, per non aver nè abitazione, -nè letto, essendo costretto di dormir a terra, involto nella mia Coltra. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Per una singolar buona sorte, presentasi all’Autore il modo di lasciare -Blefuscu, e dopo di aver superate alcune difficoltà, sano a salvo alta -sua Patria ei ritorna. - - -TRE giorni dopo il mio arrivo, standone passeggiando alla parte -Settentrionale dell’Isola, osservai nel mare, in distanza, poco più, o -meno, di mezza lega, qualche cosa che avea l’aria d’un schifo -roversciato sossopra. Mi tolsi le scarpe, e le calze, e avanzando -nell’acqua dugento, o trecento verghe, vidi l’oggetto che la marea -continuava di gettar alla spiaggia, e allora chiaramente distinsi uno -schifo; il quale secondo le apparenze tutte, erasi staccato di un -Vascello, per qualche burrasca. Senza perdere instante fui di ritorno -alla Città, e supplicai Sua Maestà Imperiale di prestarmi venti -de’suoi maggiori Vascelli, e tre mila Marinaj, sotto il comando del -Vice Ammiraglio. Sciolse questa Flotta in tempo che io mi rendei pel -cammino più corto al luogo, donde lo schifo aveva io discoperto, e -trovai che la marea avealo vie più accostato. I Marinaj tutti erano -proveduti di funi di già allestite dalla mia attenzione; avendone -attorcigliate molte insieme, perchè fossero più consistenti. Arrivati -che furono i Vascelli, mi dispogliai, e marciai per l’acqua sin alla -distanza di cento verghe dallo schifo; dopo di che, per arrivarvi, fui -costretto di far a nuoto il rimanente cammino. I Marinaj mi gittarono -l’estremità d’un cavo, che io legai alla parte anteriore dello -schifo, e l’altra estremità a un Vascello di guerra. Ma poco men -inutile fu tutta la mia fatica; perchè non riuscendomi sentir fondo, -operare io non poteva. In tal urgenza, fui obbligato di guadagnar a nuoto -il di dietro dello Schifo, che nella più possibile maniera mi accinsi a -sospignere con una mano, e come mi era savorevole la marea, tanto nuotai -che toccai fondo, non avendo l’acqua che fino al mento. Per lo spazio -di due minuti, o tre, presi alquanto di fiato, e poscia a spignere lo -schifo continuai, finch non più che le mieasoelle dall’acqua erano -coperte; e come allora aveva io superato il maggior imbroglio, presi -d’altre mie funi che erano in uno de’Vascelli, e le legai prima allo -schifo, poscia a nove Navi, che io avea fatte avvicinare a tal effetto. -Essendo propizio il vento, rimburchiarono i Marinaj lo schifo; ed io, in -sospignendo, il loro travaglio agevolai, finchè arrivammo alla distanza -dal lido non più che di quaranta verghe. Ivi attesi che abbassasse -l’acqua, dopo ciò mi portai allo schifo a piedi asciutti, e pel -soccorso di due mila uomini, provveduti di differenti ordini, il -dirizzai, e con grandissimo piacere, pochissimo danneggiato il vidi. - -Io non istarò tediando il Leggitore nel ragguagliarlo, che durante lo -spazio di dodici giorni, soffrj mille, e mille stenti, per condurre il -mio schifo al Porto Reale di _Blefuscu_, ove la novella del mio arrivo -attratto avea un infinito numero di Popolo; il cui stupore alla vista di -un sì prodigioso Bastimento, eccede qualunque immaginabile esagerazione. -Dissi all’Imperadore che un destino felice presentato mi avea quello -schifo, per trasferirmi in qualche luogo, donde potrei restituirmi alla -mia Patria, e supplicai Sua Maestà di dar gli ordini necessarj, perchè -mi venisse somministrato quanto occorresse per rassettare, e -vettovagliare lo schifo stesso, e di accordarmi eziandio la permissione -d’andarmene; al che assenti l’Imperadore, dopo tuttavia qualche -obbligante rimbrotto, di voler io abbandonarlo sì presto. - -Stupj fortemente di non vedere in quel frattempo a comparire Corriere di -sorta alla Corte di _Blefuscu_, per parte dell’Imperadore di -_Lilliput_, a mio riguardo. Ma intesi dappoi, che Sua Imperial -_Lillipuziana_ Maestà, non potendo immaginarsi che fossemi nota qualche -cosa de’disegni di lei, avea creduto che io solamente mi fossi portato -a _Blefuscu_ per disimpegnare la mia parola conformemente alla licenza -che io ne avea avuta: e che dopo di aver inchinato il _Blefuscuano_ -Imperadore, non mancherei fra pochi giorni di ritornamene. Ma finalmente -cominciò ad inquietar la lunga mia assenza, e dopo di essersi consultata -col Tesoriere, e col resto de’suoi macchinatori, inviò ella alla Corte -di _Blefuscu_ Persona di qualità, incaricata d’un esemplare degli -Articoli di accusa contra di me. Rappresentar dovea quest’Inviato -all’Imperadore la clemenza estrema del suo Padrone, il quale -compiacevasi di condannarmi alla sola perdita degli occhj; che io mi era -sottratto alle mani della giustizia, e che se nel termine di due ore io -non fossi di ritorno, sarei dichiarato traditore, e spogliato del mio -titolo di _Nardac_. L’Inviato aggiunse; che per mantener la pace, e -l’amicizia fra’due Imperj, stava il suo Signore in attenzione che Sua -_Blefuscuana_ Maestà rilasciasse gli ordini convenevoli perchè io fossi -ben bene bastonato, e così condotto a _Lilliput_, per esservi punito, -come un ribelle. - -L’Imperator di _Blefuscu_, presi tre giorni per consultarsi; fece una -risposta che in complimenti; ed in iscuse sol consisteva. Disse; che il -Monarca di _Lilliput_ ignorar non potea che il progetto delle mie -bastonate era onninamente impraticabile; che non ostante che io asportata -avessi la sua Armata navale, ei non lasciava di professarmi -grand’obblighi per avergli assistito nella stipulazion della pace, che, -qualunque a mio riguardo fosse la cosa, ben presto si sarebbero sbrattati -di me i due Imperi, avendo io rinvenuto sopra la spiaggia un bastimento -sì prodigioso, che era non solo idoneo a contenermi, ma eziandio a -trasportarmi per mare in quale sia si altro Paese; che egli avea -comandato di provveder misi tutto il bisognevole pel mio cammino; e che -in questo modo ei si lusingava che in poche settimane, d’un peso sì -intollerabile sarebbero alleggiate entrambe le Monarchie. - -Ritornossene l’Inviato a _Lilliput_ con una risposta di tal tenore; e -l’Imperador di _Blefuscu_ participommi tutto il Trattato; offrendomi, -(ma sotto sigillo di segretezza) la sua protezione, in caso che volessi -restarmene al suo servigio; il che ricusai con la più possibile civil -maniera; perchè, tutto che sincere credessi le sue esibizioni, io mi -avea determinato a non più fidarmi alle Corti, se potessi dispensarmene. -Dissi di più; che giacchè la mia sorta, o buona, o trista, aveami dato -nelle mani un Vascello, io era risoluto di mettermi in mare, piuttosto -ch’essere il motivo della rottura di due sì possenti Monarchi. Non mi -parve l’Imparadore disgustato del mio disegno; ed il caso scoprir mi -fece, che anzi, sì egli, che i Ministri di lui, se n’erano -compiaciuti. Riflessioni tali affrettar fecero la mia partenza, nel che -la Corte, la quale altro non desiava che di vederla effettuata, ebbe la -bontà di secondarmi. Cinquecento Operai impiegati furono nel lavoro di -due vele per lo mio schifo; e queste vele furon formate della più grossa -tela che trovar si potè, posta tredeci volte l’una in sull’altra. Io -stesso allestj il mio sartiame, ed i cavi, venti o trenta -attorcigliandone insieme. Una gran pietra, che dopo molto stento mi -riuscì di trovare sul lido, mi servì d’ancora. Il grassume di -trecento Vacche valsemi per ispalmare il mio Vascello, e per alcuni altri -usi. Non può credersi quanto io abbia faticato per rintracciar legni di -tal grandezza, che di remi, e d’alberi servir potessero, nel che, non -ostante, molto bene fui ajutato da’Legnajuoli di Nave di Sua Maestà, -che assai a pulirgli contribuirono dopo il mio più rozzo lavoro. - -Nello spazio d’un Mese fu tutto lesto: e allora feci chiedere a Sua -Maestà Imperiale se avesse ella qualche cosa a comandarmi, perchè io -divisava d’andarmene. Accompagnato dall Augusta sua Famiglia, uscì -della Regia l’Imperadore; ed io mi prostesi a terra per baciargli la -mano, ch’ei mi porgè con graziosissimo modo. Fecero lo stesso -l’Imperadrice, e le Principesse del sangue. Regalommi Sua Maestà di -cinquanta borse, cadauna di cento _Sprugs_, col suo Ritratto in grande, -che immediate riposi in uno de’miei guanti, per guarentirlo dagli -accidenti. I complimenti seguiti alla mia partenza furono troppi, perchè -io quì ne faccia la descrizione. - -Cento Buoi, trecento Pecore, e tante pietanze, quanto quattrocento -Cucinieri apprestar poterono, con biscotto, ed ogni sorta di bevanda a -proporzione, servirono a vettovagliare il mio schifo. Presi meco sei -Vacche, e due Tori vivi; e lo stesso numero di Pecore e di Montoni; -intenzionato di trasferirgli al mio Paese, e di moltiplicarne la razza. -Per loro nutritura, io avea imbarcata una buona quantità di fieno, ed un -sacco di frumento. L’avrei fatto volentieri d’una dozzina di Naturali -del paese; ma a patto veruno non volle aderirvi l’Imperadore, ed oltre -a una diligentissima visita che si è fatta in tutte le mie tasche, Sua -Maestà giurar mi fece da uomo d’onore, di non asportare veruno -de’suoi Suggetti, anche che eglino stessi vi consentissero. - -Con tal apparecchio, misi dunque alla vela il ventiquattro Settembre -1701. a sei ore della mattina; e dopo quattro lege, o circa, di cammino -verso Tramontana, essendo il vento a scilocco, scopri i verso l’ore sei -della sera una piccola Isola, lontana una mezza lega a Ponente Maestro, e -che mi parve diserta. A distanza ragionevole dalla spiaggia, lasciai -cascar l’Ancora; e dopo leggermente cenai, e procurai di riposarmi. Sei -buone ore, secondo la mia conghiettura, dormj; mercè, che due ore dopo -d’essermi risvegliato, stavasene spuntando l’Aurora. Facea un bel -chiaro di Luna; e prima che risorgesse il Sole presi la colezione. Levata -l’Ancora col favore d’un buon vento, continuai il cammin medesimo del -precedente giorno; nel che il mio compasso da saccoccia egregiamente mi -servì. Mia intenzione si era di guadagnar, se il poteva, una delle -Isole, che io avea ragione di credere situate al Greco Levante del Paese -di _Diemen_. Nulla vidi per tutto quel giorno; ma nel seguente, verso le -tre ore dopo il mezzodì, essendo discosto, secondo il mio calcolo, venti -e quattro legge da _Belfuscu_, scopri i una Vela che per iscilocco -navigava. Cacciai la scotta sopra di essa, ma corrisposto non fui; con -tutto ciò me le andava accostando sempre più, perchè allenta vasi il -vento. Sforzai tutte le mie Vele, e di là a mezz’ora la ciurma del -Vascello mi ravvisò, e fece un tiro di moschetto per avvertirmi che io -era stato veduto. Egli è invano che io possa esprimere l’allegrezza in -me eccitatasi dalla speranza di rivedere la mia cara Patria, e quelle -persone, onde io era unito con vincoli di tanta tenerezza. Imbroglio il -Vascello le Vele, e fra le cinque e sei ore della sera del venti sei -Settembre l’abbordai: ma quali trasporti di mia gioja nel riconoscerlo -per _Inglese_! Misi le mie Vacche, e le mie Pecore nelle tasche del mio -vestito, e con tutte le mie piccole provvisioni montai il Vascello,il -qual era di Mercanzia, rivenendo dal Giappone pe’Mari di Ponente, e -d’Ostro, e il suo Capitano, nomato _Giovanni Biddel_, era un gran -Galantuomo, e peritissimo nella Marina. Ci trovavamo allora a’trenta -gradi di Latitudine Meridionale; ed il Vascello potea avere cinquanta -uomini di equipaggio, fra quali uno ne rinvenni vecchio mio camerata, col -nome di _Pier Guglielmo_, il qual fece un ritratto vantaggioso di mia -persona al Capitano. Quest’onestissimo uomo mi praticò qualunque sorta -di convenienze, e mi pregò di dirgli donde io veniva ultimamente, ed ove -mi pensava d’indirizzarmi. In pochi termini soddisfeci alla curiosità -di lui, ma egli s’immaginava che io sognassi, e che i pericoli da me -scorsi mi avessero intorbidato il cervello. Su corale disputa, trassi le -mie Vacche, e le Pecore dalla saccoccia, che appena scorte da lui, -confessò di non aver che rispondere a una somigliante spezie di -dimostrazione. Fecegli poscia vedere l’oro regalatomi dall’Imperador -di _Blefuscu_, il ritratto in grande di Sua Maestà, ed alcune altre -curiosità del Paese. Gli presentai due borse, ogniuna di dugento -_Sprugs_; e gli promisi, che giunto che io fossi in _Inghilterra_, gli -avrei dato una delle mie Vacche, e altresì una Pecora pregna. - -Nel nostro rimanente viaggio, che generalmente parlando, felicissimo -riuscì, non ci accadde cosa di gran momento, degna della notizia del -Leggitore. Arrivammo alle _Dunes_ il terzodecimo di Aprile 1702. La sola -mia disgrazia fu, che i sorcj mi asportarono una Pecora, onde le ossa, -propi issimamente rosecchiate ritrovai in un cantone. Sbarchai sano, e -salvo, il restante mio gregge, e lo misi all’erba in una prateria a -_Greevich_, ove a perfezione ei s’ingrassò, tutto che il contrario -temuto ne avessi. Non sarebbemi riuscito di tenerlo in vita in un sì -lungo viaggio, se il Capitano non mi avesse somministrati alcuni -de’migliori suoi biscottini, che ridotti in polvere, ed impastati con -l’acqua, egregiamente nodrivano la piccola mia mandra. In mostrandola a -qualificate, ed altre persone, considerabilmente profittai pel poco di -tempo che me ne restai in _Inghilterra_; e innanzi d’inprendere il mio -secondo viaggio, la vendei per secento Scudi. Dopo l’ultimo mio -ritorno, trovai la razza accresciuta di molto, in particolar delle -Pecore; le quali, a quello che io ne spero, contribuiranno assai -all’avanzamento del lanificio, per la finezza della lana loro. - -Due soli mesi me ne restai con la moglie, e co’figliuoli; poichè -l’insaziabile brama di veder nuovi mondi, non permettevami un più -lungo soggiorno in mia casa. Provvidi la mia Sposa di mille e cinquecento -Scudi, e ciò che mi restava oltre a questa somma, commutai in danajo, ed -in merci, con la speranza di far fortuna. Mio Zio _Giovanni_ mi aveva -lasciato un picciolo podere che mi fruttava trenta scudi per anno; -cosicchè io non correva il risico di lasciare la mia famiglia in -meschinità, e fuor di questo, io pur avea un’altra piccola tenuta, -onde ritraeva anche di più. _Giannato_ mio figliuolo, così chiamato -dopo suo Zio, studiava allora il Latino, ed era un ottimo ragazzo, e -quanto a mia figliuola _Lisaberta_, (che al presente è ben maritata, ed -ha figliuolanza,) ell’applicavasi a’lavori d’ago. Mi accommiatai -dalla moglie, dal figliuolo, e dalla figliuola, rimescolando con le loro -le mie lagrime, e fui al bordo dell’_Arrisicato_, Vascello di Mercanzia -di trecento botti, destinato per _Surate_, e comandato da _Giovan -Nicola_. Che se i miei Leggitori son tentati dalla curiosità di sapere -gli avvenimenti di questo secondo Viaggio, mo per appunto soddisfatti gli -rendo. - - -Fine della Prima Parte. - - - - -VIAGGIO DI -BROBDINGNAG. - -PARTE SECONDA. - - -CAPITOLO I. - -Descrizione d’una furiosa tempesta. L’inviato a terra lo Schifo per -provvedervisi d’acqua: vi s’imbarca l’Autore per iscoprir il Paese. -Egli è lasciato sulla spiaggia, vien preso da uno degli Abitanti, ed è -condotto in Casa d’un Fattor di Campagna. Modo ond’egli vi fu -ricevuto. Descrizione degli Abitanti. - - -COndannato dalla mia inclinazione, del pari che dalla sorte, a un genere -di vita sempre inquieto ed in moto, dieci mesi dopo il mio ritorno -abbandonai un’altra volta la mia Patria; e alle _Dunes_ il venti di -Giugno 1702. m’imbarcai sopra un Vascello destinato per _Surate_, detto -l’_Arrisicato_, e il cui Capitan Comandante era un tale _Giovan -Nicola_. Perfino all’altezza del _Capo Buona Speranza_, ove demmo a -fondo per provvision di rinfreschi, ci fu il vento più che propizio. Vi -fummo arrivati appena, che ci avvedemmo che l’acqua entrava nel nostro -Vascello: e cotale ragione, unita all i febbre che nel tempo stesso -sorpreso aveva il Capitano, ci determinò a quivi restar sull’ancora -tutto l’inverno, non avendo potuto partircene che sul fine di _Marzo_. -Rimettemmo allora alla Vela, ed avemmo un favorevole tempo perfino allo -Stretto di _Madagascar_. Ma lasciata a Ponente quest’Isola, a un di -presso a cinque gradi di Meridionale latitudine; i venti, che in -que’mari regnano infallibilmente fra il Ponente, ed il Libeccio dal -principiar del Decembre fin al cominciamento di Maggio; e che per tutto -questo tempo egualmente soffiano, sul diciannove d’Aprile si fecero -sentire assai più violenti, e piegarono al Libeccio più che -d’ordinario per lo spazio di venti giorni. Spirato questo termine ci -trovammo al Levante delle Molucche, e presso che al terzo grado di -lattitudine Settentrionale, secondo una osservazione fatta dal Capitano -a’due di Maggio; giorno, in cui una tranquillissima calma successe alla -tempesta che poco innanzi travagliati ci avea; il che produssemi una non -mediocre allegria. Ma il nostro Comandante, che più d’una volta -frequentati avea que’Mari, ci rendè avvertiti d’una vicina burrasca. -Restò compiuta il giorno dietro la predizione di lui; mercè che -cominciò a suscitarsi un vento d’Ostro, che la _Mousson du Sud_ -comunementesi chiama. - -Vedutosi ad ingagliardire da un instante all’altro, ammainammo la -Civadiera, e ci preparammo ad abbassar il Trinchetto: ma a cagion del -tempaccio, assai faticammo per ottenerne l’intento. Stavasene in alto -mare il Vascello; il che risolver ci fece, anzi che metterci alla cappa, -di scorrere a secco. La tempesta era sì violenta, che sembravaci ad ogni -momento di colar a fondo. Con tutto ciò, per la massima delle nostre -buone fortune, dopo di aver infuriato alcuni giorni, ella si abbonacciò. - -Durante il cattivo tempo, che fu seguito da un buon Libeccio, con tanta -forza fummo portai al Levante, che niun de’nostri asserir potea ove noi -fossimo. Abbondavano per anche le nostre provvisioni, il Vascello poco si -trovava danneggiato dalla burrasca, e d’una perfetta sanità godeva -tutto l’Equipaggio; e pure, mancandoci l’aqcua, era crudelissima la -nostra costituzione. Giudicammo che fosse meglio di continuare il cammino -medesimo, che di piegare più al Ponente: il che avrebbe potuto menarci -al Ponente-Libeccio della Gran _Tartaria_, e nel mare _Glaciale_. - -A’sedici Giugno 1723. un mozzo di Nave che era ad alto del Parochetto, -discoprì Terra. A’diciassette distinguemmo chiaramente una -grand’Isola, o fosse un Continente, (perochè qual de’due nol -sapevamo,) alla cui parte meridionale aveavi una picciola lingua di terra -sporgente in mare, ed un piccolo seno, tanto nè pur profondo, per -ricevervi un Vascello di cento botti. Ci ancorammo a una lega da questo -seno; e il nostro Capitano spedì una dozzina d’uomini ben armati nello -schifo, co’necessarj arnesi per rintracciarvi dell’acqua. Gli chiesi -la permissione di accompagnargli, per vedere il Paese, e procurar di -farvi qualche scoperta. Posto piede a terra, non vedemmo nè Riviere, nè -sorgenti, ne segno veruno di abitazioni. Costeggiarono i nostri, ansiosi -pur di scorgere se fossevi qualche fiume che mettesse in mare, ed io -dall’altra parte feci, da per me solo, per quasi un miglio, senza -ravvisar altro, che un arrido, e pietroso terreno. Malcontento delle mie -discoperte, adagio adagio me ne rivenni al seno mentovato; ma quale -stordimento non si fu il mio, quando vidi che le nostre genti, non erano -solamente entrate nello schifo, ma che a forza di gran remate smaniavano -di riguadagnar il Vascello, econ un affrettamento, onde comprenderne non -ne potei la cagione? Stava io per gridar loro che si arrestassero: -allorchè mi venne fatto di raffigurare una spezie di Gigante che -avanzavasi nel Mare dietro di loro il più velocemente poteva, non avendo -l’acqua che fino alle ginocchia, facendo sgambettato, che aveano del -prodigioso. Ma i Marinaj, inoltrati più che lui d’una mezza lega, -essendo ivi il fondo seminato di roccie, non poterono esser raggiunti dal -Mostro. Fummi ciò rapportato dappoi; mercè che non ebbi il coraggio di -fermarmi, per essere spettatore del fine d’Un’Avventura sì -terribile. Presi il partito di darmi alla più precipitata fuga pel -cammino più corto, e dopo uno sfiatato correre di qualche tempo mi -rampicai sopra una collina scoscesa, donde allungar potea l’occhio -sopra una estensione di Paese assai vasta. Comparvemi allo sguardo -d’una buona cultura; ma a prima giunta restai sorpreso dalla lunghezza -dell’erba, la qual si alzava per più di venti e quattro piedi, e che -nel luogo onde io vedeala, mi parea espressamente conservata per farne -fieno. Ad alto della Collina, scoprj una grande strada, per tale almeno -la giudicai, comechè non servisse agli Abitatori che d’un piccolo -sentiero traversante un campo di frumento. Me ne andai qualche tempo su e -giù di questa strada; ma nulla potei vedere nè dall’una, nè -dall’altra parte, perchè era ormai la stagione del mietere; avendo gli -steli un’altezza di quaranta piedi per lo meno. Bisognai d’un’ora -intera innanzi di ritrovarmi all’estremità di questo campo, ch’era -circondato da un’alta siepe di cento e venti piedi. Pel passaggio dal -campo stesso al campo vicino, aveavi una barricata; e questa barricata -quattro gradini avea, al di sopra di cui stava altresì un gran sasso, -che bisognava saltare per superarlo. Mi era impossibile di montare questi -gradini, essendo ognuno sei piedi alto, e più di venti la pietra. Me ne -andava io fiutando qualche apertura nella siepe; allorchè nel vicino -campo gettai l’occhio sopra uno degli Abitatori, il quale accostavasi -alla barricata, ed era del taglio medesimo che colui che al nostro schifo -data avea la caccia. Pareami egli dell’altezza d’un Campanile comune, -e cadauna sgambettata di lui, dieci verghe valea, o a un di presso. -Stordito dalla maraviglia, e dallo spavento, m’intanai fralle biade, -donde il ravvisai all’alto della barricata, risguardando nel campo -vicino alla dritta. Un momento dopo lo intesi a gridar non soche, ma -d’un tuono così orribile, che il credei da principio uno scoppio di -fulmine. Sei mostri accorsero alla sua voce della statura medesima, e -tenenti in mano delle salci d’una smisurata grandezza. Non eran questi -ultimi così ben abbigliati che il primo, avendo eglino sembianza -d’essere servidori di lui; essendo che immediate che ei pronunziò loro -alcune parole, si accinsero a mietere le biade del campo ove io mi -trovava. Mi staccai da essi il più che potei, comechè con estrema -difficoltà; perchè i gambi del frumento non erano, allo spesso, che -alla distanza d’un piede gli uni dagli altri, cosicchè stentatamente -io passava fra due. Con tutto ciò, in avanzando sempre, pervenni a un -certo luogo del campo, ove il vento, e la pioggia, abbattuto avevano il -grano. Qui sì che assolutamente mi fu impossibile di far un passo; -conciossiacosachè gli steli erano così agruppati, e confusi insieme, -che io non poteva pel traverso guizzarmivi; e le reste, che erano cadute, -sì forti, che le punte loro traforavano i miei vestiti. Nel instante -medesimo io sentiva i mietitori, non più che cento verghe da me lontani. -Oppresso di fatiche, e quasi alla disperazione ridotto, mi prostesi fra -due solchi, mi augurai di buon cuore la morte. La memoria della mia -Sposa, e de’miei figliuoli, che secondo tutte le apparenze io non dovea -riveder mai più, vivamente mi tormentava. Un momento dopo io piagneva la -mia imprudenza, e la mia pazzia, di aver, contra il consiglio -de’parenti, e di tutti gli amici miei, intrapreso un secondo viaggio. -In un tale spaventevole agitamento di spirito, non potei di meno di -pensare a _Lilliput_, i cui Abitanti mi spacciavano per una creatura di -smisurata grandezza, ove io era capace, da per me solo, d’impadronirmi -d’una Imperiale Armata, e di operare tante altre maraviglie, onde la -memoria sarà conservata eternamente negli Annali di quella Monarchia, e -alle quali difficilmente prestar vorrà sede la posterità, tutto che -ratificate dalla deposizione d’un numero infinito di testimonj. Io -meditava che molto mortificarmi dovea il comparir così picciolo al -Popolo fra cui io mi rinveniva, come un _Lillipuziano_ paruto lo avrebbe -fra noi. Ma quest’era il menomo de’miei infortunj: mercè che come si -è osservato che le Creature umane son più selvagge, e più crudeli a -proporzione della grandezza loro; e che altro poteva io aspettarmi, che -l’essere divorato dal primo di que’Mostri che riscontrato avessi? An -ben ragione di dire i Filosofi, che nulla vi ha di grande, o di picciolo, -che per comparazione. Avvenir poteva che i _Lillipuziani_ trovata -avessero una Nazione, il cui Popolo, per rapporto ad essi, fosse così -piccolo, che eglino stessi l’erano a riguardo di me. E chi sa se la -razza enorme di que’Giganti che io aveva negli occhj, non era un -semenzajo di Nani, in comparazione di qualche altro Popolo? - -Con tutto il mio sbigottimento, non poteva io non dar luogo a tali -riflessioni; allor quando uno de’Mietitori, che dal solco, ove io me ne -stava appiattato, non più che dieci verghe discostavasi, temer mi fece, -che col dar avanti un sol altro passo, non mi schiacciasse, o con la sua -falce non mi dividesse in due. Affine di prevenire entrambe queste -disgrazie, veduto che l’ebbi in disposizione di qualche muovimento, -gettai un grido che la paura prese a suo conto d’ingrandir molto. Si -arresta il Mostro; e risguardando per qualche spazio da tutti i lati -sotto di lui, finalmente ravvisommi a terra. Per alcuni instanti mi -considerò egli con quell’attenzione medesima che si ha, quando si -vorrebbe prender in mano qualche pericoloso animaluzzo, senza ch’ei -mordere, o graffiar potesse; come io stesso talvolta in _Inghilterra_ -praticato aveva a riguardo d’una donnola. Arrisicossi finalmente a -prendermi pel mezzo del corpo fra il suo pollice, e l’indice, e mi -avvicinò a tre verghe da’suoi occhj, per poter esaminarmi -distintamente. Indovinai il pensiero, e per buona sorte fui assistito da -una tal presenza di spirito, che in tempo ch’ei mi teneva sospeso in -aria indistanza di più di sessanta piedi da terra, non ostante che -crudelmente mi pizzicasse fralle sue dita, nè pur fiatai, per paura -ch’ei non mi lasciasse cadere. Rivolsi solo gli sguardi miei verso il -Sole; giuntai le mani in aria di supplichevole, e alcune parole proferj -con un lamentevole tuono, che conveniva pur troppo alla sgraziata mia -costituzione di allora. Mercè che io tremava ad ogni momento ch’ei non -mi gettasse a terra, come facciamo per ordinario di qualche odiosa -bestioluccia, che vogliamo distruggere. Ma il destino che cominciava a -placarsi verso di me, operò che la mia voce, ed i miei atteggiamenti, -gli piacessero, e che stupito al maggior segno d’intendermi ad -articolar de’suoni, mi contemplasse con una spezie di curiosità. Nel -tempo stesso non potei di meno di gettare molti sospiri, di spargere -alcune lagrime, e di girar la testa verso quella parte ov’ei mi teneva; -dandogli a conoscere, nel miglior modo, che mi faceva male. Parve ch’ei -mi capisse; perchè levato il lembo del suo vestito, pianamente mi vi -ripose, e un istante dopo corse alla volta del suo Padrone, il qual era -un buon Fattor di Campagna, ed il medesimo, che io da prima nel Campo -veduto avea. Il Fattore, (come suppongo per le loro maniere) ricevute, in -riguardo a me, tutte le informazioni possibili dal suo Famiglio, prese un -bruscolo di paglia, quanto una canna, e se ne servì per alzare la parte -estrema dell’abito mio, che ei credeva una sorta di pelle, onde la -Natura avessemi ricoperto. Chiamò i suoi servidori, e chiese loro, (a -quel che dappoi me ne fu detto) se mai ne Campi trovata avessero una -picciola creatura che mi assomigliasse? Mi mise poscia con tutta la -dilicatezza a terra, nella situazione medesima come una bestia a quattro -piedi; ma immediate mi levai, passeggiando avanti, e indietro, a piccoli -passi, per far comprendere a quel Popolo che mia intenzione non era di -fuggirmene. Stavan coloro tutti sedendo d’intorno a me, per Levai il -mio cappello, e feci una riverenza profonda al Fattor di Campagna. Mi -gettai alle ginocchia di lui; e avendo alzato gli occhj, e le mani al -Cielo, pronunziai alcune parole il più alto che potei. Dalla mia tasca -trassi una borsa contenente alcune monete d’oro, che con un’aria -tutta rispetto gli offerj. Ei la ricevette nella palma della sua mano; -indi accostolla ben da vicino alla sua vista, per veder ciò che fosse: -dopo ciò, con la punta d’uno spilletto, ch’ei tirò dalla sua -manica, più e più volte la girò, e rigirò, ma sempre senza -comprendere qual macchina si fosse. Io addocchiato ciò, gli feci segno -di mettere la sua mano a terra, e presa, ed aperta la borsa stessa, -versai nella palma della mano di lui, tutto l’oro. Aveavi sei dobbloni -di _Spagna_ da quattro l’uno, ed altre venti o trenta monete di minor -peso. Osservai che egli sopra la sua lingua bagnava l’estremità del -più picciolo suo dito, per poter così prendere una delle monete più -grandi, e di poi un’altra; ma mi parve che certamente non le -conoscesse. Mi accennò di rimetterle nella borsa, e poscia di rimettere -la borsa nella mia tasca; il che feci dopo di avergliela offerita ancora -cinque o sei volte. - -Il Fattore allora restò convinto che io fossi una Creatura ragionevole. -Frequentemente mi parlò, e tutto che a guisa d’un mulino da acqua mi -stordisse la voce di lui nulladimeno distintamente ei pronunziava. Col -più forte tuono risposigli in linguaggj diversi, e molte fiate ei tanto -si abbassò, che fra la sua orecchia, e me, non aveavi di distanza che -due sole verghe; ma fui inutile il fastidio d’entrambi, perchè -d’intenderci non fu vi mezzo veruno. Inviò allora i suoi famiglj -all’opera loro, e tratto dalla saccoccia il suo fazzoletto, piegollo in -due, e lo stese sulla sua sinistra mano, che, con la palma al di sopra, -aperta la mise a terra, facendomi segno di ripormivi; il che non era -disagevole, poichè di grossezza non vi ave che un solo piede. Credetti -dover ubbidire, e per timor di cadere, mi distesi per lungo sul -fazzoletto; col resto di cui, per sicurezza maggiore, m’inviluppò per -fino alla testa, e in cotal positura mi portò in sua casa. Pervenutovi, -immediate mi mostrò a sua moglie; ma ella fortemente stridendo diede -addietro, come appunto in _Inghilterra_ an costume di fare le Dame in -vedendo un rospo, o un ragnolo. Considerata però che ella ebbe la mia -continenza, e con quale docilità me ne stessi ubbidendo a’menomi cenni -di suo marito, addomesticossi ben presto, e guari non tardò ad amarmi di -tutto cuore. - -Verso il mezo giorno un domestico recò il pranzo, il quale consisteva in -una sola pietanza, ma assai buona nel suo genere, e tale che conveniva a -un lavoratore di Campi. Venti e quattro piedi di diametro aveva il -piatto: e la compagnia consisteva nel Fattore, nella moglie, in tre -figliuoli, e in una Vecchia Nonna. Seduto che fu ognuno, il Fattore mi -collocò sopra la tavola, che aveva un’altezza di trenta piedi, in -qualche distanza da lui. O che terribili dolori di ventre che allor mi -presero! e per timore di ruotolar abbasso, mi staccai il più che potei -dalla sponda. Trinciò la moglie un pezzo di carne, e sminuzzato sopra un -tondo un poco di pane, il pose d’avante a me. Io le feci un profondo -inchino, trassi il mio coltello e la mia forchetta, e a mangiar mi messi, -onde eglino parvero soddisfatti. La Padrona comandò alla serva di andar -in traccia d’una piccola tazza di tenuta non più che di dodici -boccali, o circa, e che ella stessa ebbe la cura di riempiere per conto -mio. Per prendere la tazza fui obbligato di valermi d’ambe le mani; e -in contegno di rispetto brindai alla sanità della Signora della casa; il -che fece fare a tutta la brigata un sì grande schiamazzio di ridere, che -pensai divenir sordo. Avea la bevanda un sapore di piccola cervogia, e -non era ingrata. Il Marito allora mi accennò di mettermi accanto del -tondo di lui; ma come io stava camminando sulla tavola per anche tutto -stordito, (e ben penso che il Leggitore facilmente sel persuada,) -m’accadde d’intopparmi in una crosta di pane, ed in cadendo, di dar -del naso sulla tavola medesima, ma per buona sorte senza farmi male -veruno. Mi rilevai in un subito; ed osservando la somma inquietudine di -quelle buone persone, presi il mio cappello, (che per pullitezza io avea -tenuto sotto il braccio,) e girandola sopra la mia testa, gettai nel -tempo stesso due, o tre giocondi gridi, per manifestare che io non era -restato offeso. Ma nel punto che io mi avanzava verso il padrone, (che -così sempre in avvenire il chiamerò,) il più giovane de’figliuoli di -lui, che gli era seduto accosto, e ch’era un furfantello di dieci anni -di età, pigliommi per le gambe, e sì sospeso mi tenne nell’aria, che -non aveavi membro del corpo mio, che non tremasse di paura. Ma il suo -padre me gli tolse dalle mani, diedegli uno schiaffo sì terribile che il -più grosso Elefante che in _Europa_ siasi mai veduto, ne sarebbe restato -rovesciato, e gl’ingiunse di levarsi immediatamente di tavola. Ma io -temendo il rancore del giovane; e ricordandomi perfettamente bene fin a -qual segno presso noi i ragazzi sono crudeli verso i passeri, i coniglj, -i gattuccj, ed i cagnuoli, mi gettai ginocchioni; e additando il -malfattore, procurai di far capire al mio padrone, che io gli chiedeva la -grazia del perdono di lui. Acconsentivvi il padre, e permise che il -figliuolo ripigliasse il suo posto; per lo che mi addrizzai ver lui, e -gli baciai la mano; che presa dal padrone, ei più fiate passolla, e -ripassolla sulla mia faccia, come per accarezzarmi. - -Verso la metà del pranzo, il gatto favorito della mia padrona le saltò -nel grembiule. A giudicarne dalla testa, e da una delle zampe, che io -attentamente considerai quand’ella lo accarezzava, ed il nutriva, tre -volte più che un Bove parvemi grosso quell’animale. L’aria furiosa -d’una tal bestia mi fece tremare da capo a piedi, tutto che mi trovassi -all’opposta estremità della tavola; e che la padrona il ritenesse, per -timore che saltando sulla tavola stessa, non mi brancasse. Ma per buona -fortuna la pagai col solo spavento; mercè che il gatto mi bado appena, -non ostante che il padrone me gli avesse avvicinato tanto, che lo spazio -di tre verghe ci separasse solamente. Come io sempre avea inteso a dire, -e altresì esperimentato ne’Viaggj miei che il fuggire, o il mostrar -paura dinanzi ad un animale crudele, è il vero mezzo di farsi assalire; -mi risolvetti, in un cimento così scabroso, di prendere una maniera -intrepida, e di coraggio. Con un sembiante animosamente fiero, cinque, o -sei volte, su, e giù spasseggiai sul ceffo medesimo dell’animale, e -accanto accanto poscia me gli accostai; ed egli saltò a terra, come -fosse più di me spaventato. Un tratto tale di arditezza sì ben -riuscitomi, produsse che io poi non avessi tanto terrore de’cani, -essendone tre o quattro di essi nell’instante stesso entrati nella -stanza, come per ordinario si pratica nelle case de’Castaldi; ed uno di -que’cani, ch’era un mastino, quattro Elefanti uguagliava. Vicino di -lui stavasene un levriere, ancora più alto, ma non sì grosso. - -Era il pranzo presso che al fine, quando entrò la balia tenendo nelle -sue braccia un bambino d’un anno, il quale subito mi pose l’occhio -addosso, e cominciò a gridar sì forte, che potevasi sentire per una -lega, e non per altro com’è solito de’bamboccj, perchè io gli -servissi di suo trastullo. Per pura indulgenza mi prese la Madre di lui, -e mi avanzò verso il pargoletto, che incontanente mi afferrò pel -traverso, e cacciò la mia testa nella sua bocca; il che mi fece gittar -gridi sì spaventosi, che atterrito il bambino mi lasciò cadere, e -certamente mi sarei rotto il collo, se la Madre non avesse allargato -sotto di me il suo grembiule. La balia, per acquietare il bambino, si -valse d’un sonaglio, il qual era una spezie di vase voto, riempiuto di -grosse pietre, e appeso con una fune alla metà del corpicciuolo di lui. -Ma ciò nulla valse, cosicchè fu ella obbligata di ricorrere -all’ultimo de’rimedj, che era di presentargli la poppa. Confessar -deggio che a’miei giorni non ho mai veduto un oggetto più -mostruosamente disaggradevole, quanto quegli che allora si affacciò -a’miei sguardi: Ma voglio risparmiare a’miei Leggitori una -somigliante descrizione, e in sua vece rendergli piuttosto partecipi -d’una riflessione statami inspirata da una sì laida, ed enorme -comparsa. La pelle, diceva io fra me stesso, delle nostre Dame -d’_Inghilterra_, sembraci bellissima: ma non avverrebbe ciò forse, -perchè queste Dame non sono più grandi che noi, e perchè non -ravvisiamo la pelle loro col microscopio; il quale ci convincerebbe che -la più bianca, e più lisciata carnagione, non è in sostanza che una -piallata masse di sporchi colori? - -Ricordomi che in tempo che io mi trovava a _Lilliput_, le carnagioni -degli Abitanti mi sembravano la più bella cosa del mondo, e che -quinstionando su questo punto con un uomo di spirito del Paese, -intimissimo amico mio, ei mi disse, che il mio volto gli compariva assai -più vago, e più pulito, quand’ei mi risguardava da terra, che quando -collocato in mia mano, poteva considerarmi da più vicino. Confessommi, -che egli allora raffigurava molto pertugiato il mio mento; che i peli -della mia barba erano più irsuti che le setole d’un cignale; e che la -mia carnagione era composta di molti colori ingratissimi: tutto che non -vanamente io possa dire che le mie sembianze sieno così avvenenti, come -il sono quelle de’più degli uomini del mio paese; e che il mio -colorito così abbronzato non sia, come il dovrebbe, a cagion de’miei -viaggi. D’altra parte, parlando delle Dame della Corte di _Lilliput_, -ei mi disse più volte, che l’una avea delle rossicce macchie; -l’altra troppo grande la bocca; un’altra il naso mal fatto; cose -tutte ond’era impossibile che io mi avvedessi. Ingenuamente confesso -che son naturalissime cotali riflessioni; e che chi legge avrebbe ben -potuto farle senza di me. Con tutto ciò non potei trattenermi dal -fargliene parte, temendo che ei non s’immaginasse che realmente più -difformi, che noi, fossero quelle vaste Creature: poichè per rendere -loro la dovuta giustizia, è forza che io pubblichi ch’egli è un -Popolo assai ben formato; e in ispezieltà riguardo al mio Padrone; che, -comechè un Castaldo, i suoi delineamenti, non ostante, -proporzionatissimi mi parevano quand’io gli considerava in distanza di -sessanta piedi; che vale a dire, quand’io me ne stava a terra tutto -accosto di lui. - -Alzati di tavola, andò il Padrone alla visita de’suoi Operaj; e per -quanto liquidarlo potei dalla sua voce, e dalle sue gesta, diede ordine -alla sua Sposa di aver buona cura di me. Estremamente io mi trovava -lasso, e una furiosa voglia di dormire mi tormentava. La mia Padrona, che -se ne avvide, mi adagiò sul propio suo letto, e mi ricoprì con un -fazzoletto bianco; ma più grande, e più massiccio della principal vela -d’un Vascello di guerra. Dormj due ore, più o meno, sognando di -starmene in mia casa con la moglie, e co’miei figliuoli; il che -accrebbe al doppio la mia maninconia, quando risvegliatomi, mi rinveni, -solo, in un vasto Appartamento che stendevasi per dugento, o trecento -piedi; e la cui altezza superava i dugento. Era già uscita la Padrona in -attenzione de’suoi domestici affari, e dietro di se avea chiusa la -porta della mia stanza. Otto verghe da terra era alto il letto; e -stimolato da qualche necessità, avrei ben voluto scenderne, ma non ardj -di chiamar persona; mercè che i miei gridi sarebbero stati inutili, e -certamente non giunti alla Cucina, ove stavasene rutta la Famiglia. Nel -frattempo di quest’imbroglio, due topi si rampicarono sul cortinaggio, -e dando del naso da per tutto, corsero da una parte all’altra. Venne un -d’essi fin sulla mia faccia, e mi cagionò uno spavento orribile. Più -che di fretta mi levai, e sguainai la spada per difendermi. Così -temerarie furono quelle prodigiose bestie, che mi assalirono da due lati, -ed una insino mi saltò sul giubbone; ma prima che mi offendesse, mi -riuscì di fenderle il ventre. Cadde ella a’miei piedi; e l’altra, -scorto il destino della camerata, se ne fuggì, ma non senza riportare -una buona ferita al di dietro. Compiuta l’impresa; per rimmettermi -dallo sbigottimento, e dal disagio, mi si misi a spasseggiare da un capo -all’altro del letto. Erano que’topi del taglio d’un Alano -_Inglese_, ma infinitamente più agili, e di maggior fierezza: cosicchè -se innanzi di mettermi a dormire deposta io avessi la mia spada, -infallibilmenmente divorato mi avrebbono. Misurai il topo morto, e il -trovai di due verghe, men un pollice, di lunghezza. - -Poco dopo entrò nella stanza la mia Padrona; e in vedendomi tutto -insanguinato, corse velocemente a me, e mi prese in sua mano: io ridendo, -e dando altri segni di allegrezza per farle conoscere che io non avea -alcun male, le mostrai il topo morto. Ella ne restò incantata; e -ingiunse a una fantesca che con le molli il prendesse, e gettasse dalla -finestra. Dopo ciò fui da lei collocato sopra una tavola, donde le feci -vedere la mia spada tutta sangue, che in un instante forbj, e rimisi nel -fodero. Io mi trovava incalzato da più d’una di quelle sorte di cose, -per le quali sono impraticabili le Proccure; e a tal effetto mi sforzai -di far comprendere alla Padrona, che io desiderava d’essere messo a -terra; il che eseguito, non permisemi il mio rossore di far altri -atteggiamenti, che di accennare l’uscio, e d’incurvarmi parecchie -volte. Mi comprese finalmente, tutto che con istento, la buona donna: mi -pigliò in sua mano, e mi mise a terra nel giardino. Per dugento verghe -mi staccai da lei; e fattole segno che mi risguardasse; e non mi -seguisse, mi nascosi fra due foglie di acetosa, e soddisfeci alla mie -necessità. - -Lusingomi che il Leggitore benevolo mi terrà scusato, se talvolta io -insisto sopra particolarità di tal fatta; che tutto che poco -interessanti agli occhi del volgo ignorante, non lasciano tuttavia di -recare un nuovo grado di estensione alle idee, e all’immaginazione -d’un Filosofo. Oltracciò, mi sono spezialmente attenuto alla verità, -senza adornare il mio stile con le affettate vaghezze della menzogna: e -dir posso che tutte le circostanze di questo viaggio an formata una sì -viva impressione sopra di me, e sì profondamente si sono scolpite nella -mia memoria, che in istendendole in carta, veruna non ne ommisi che -alquanto fosse importante: Comechè dopo una esatta revisione ne abbia io -scancellati alcuni passi di minor momento, che già stanno registrati nel -primo mio esemplare; e ciò per timore d’essere importuno a’miei -Leggitori; timore, che, a quel che se ne dice, agitar dovrebbe la maggior -parte degli Autori di Viaggj. - - - - -CAPITOLO II. - -Descrizione della figliuola del Fattor di Camgna. L’Autore è condotto -a una vicina Città, e di poi alla Capitale. Particolarità di questo -Viaggio. - - -AVea la mia padrona una figliuola di nov’anni, fanciulla, per la sua -età, amabilissima, che col suo ago operava qualunque cosa, e industriosa -a maraviglia nell’abbigliar la sua bambola. La madre, ed ella, -pensarono di accomodar la culla della bambola medesima pel mio uso nella -vicina notte; ed in fatti fu riposta la culla in una piccola cariuola -d’uno stanzino; e la cariuola sopra una tavoletta sospesa in aria, per -timore de’topi. Altro letto non ebbi per tutto il tempo che dimorai in -quella casa; benchè, dopo di aver alquanto appresa la lingua del Paese, -e subito che sui in istato di saper chiedere in qualche modo il mio -bisogno, più adagiata renduta io l’abbia. Era sì esperta quella -giovinetta, che dopo d’sermi tolti, in presenza di sei, due, o tre -volte i miei vestiti; potè ella esser capace di spogliarmi, e di -rivestirmi; tutto che un tal fastidio io non le abbia mai recato, quando -volea lasciarmi fare da per me solo. Mi lavorò ella sette camiscie, ed -alcuni altri pannillini; i quali, comechè finissimi, erano tuttavia più -grossi, e più ruvidi d’un ciliccio; e sempre ella compiacevasi di -farne bucato con le stesse sue mani. Prese pure a suo conto -d’instruirmi della lingua del Paese: quand’io accennava qualche cosa -col dito, ella me ne diceva il nome, cosicchè in pochi giorni io avea -l’abilità di chiedere ciò che io volea. Era colei una ragazza assai -buona, che per anche non avea di altezza quaranta piedi, essendo piccola -a proporzion di sua età. Imposemi il nome di _Grildrig_; nome statomi -conservato dalla famiglia di lei, e per cui fui poscia riconosciuto per -tutto il Regno. Questo termine, spiega lo stesso che _Nannuculus_ -de’_Latini_, che _Nanerettolo_ degl’_Italiani_, che _Mannikin_ -degl’_Inglesi_, e che _Mirbidon_ de’_Francesi_. Principalmente a lei -io sono debitore della mia conversazione in quel Paese; non essendomi -giammai da lei separato per tutto il tempo del mio soggiorno. Io la -chiamava mia _Glumdalclitch_, o sia mia piccola balia. E certamente io -sarei il più ingrato di tutti gli uomini, se menzion non facessi della -tenerezza, e delle sollecitudini di lei a mio riguardo; desiderandomi con -tutta l’anima in condizione d’un adeguato riconoscimento; quando per -altro, secondo le apparenze, io non sono che il fatale, tutto che -innocente, strumento della sua disgrazia, Comincia vasi già nel vicinato -a parlar di me; sparsa essendosi la fama, che il mio Padrone avea -rinvenuto ne’suoi Campi uno straordinario Animale, della grandezza -d’uno _Splachnuk_, ma le cui membra tutte esattamente eran formate come -quelle d’una Creatura umana, ond’egli per sopra più in tutte le sue -azioni si rassomigliava; che ei parlava un picciolo linguaggio suo -propio; che appresi già avea alcuni termini della lingua del Paese; -camminava sopra le sue gambe; era piacevole, ad altresì domestico: -veniva quando si chiamava: facea tutto che si volea; le parti del suo -corpo erano le più graziose del mondo: ed avea una carnagione più -dilicata di quella d’una nobile fanciulletta di tre anni. Un altro -Fattore che abitava non troppo da noi discosto, e che era amico -intrinseco del mio Padrone, venne a fargli visita, con intenzione -d’informarsi della verità di questa Storia. Mi si fece immediate -comparire, e collocato sopra una tavola, ove su e giù me ne andava -spasseggiando secondo mi si ordinava, diedi mano alla spada, la rimisi -nel fodero, feci una riverenza a colui che ci visitava, chiesigli in sua -lingua come se ne stesse in sanità, e gli dissi che lui era il ben -venuto, co’precisi termini che la picciola mia Nutrice insegnati mi -avea. Colui, che era un vecchione, e che la vista troppo non gli serviva, -prese gli occhiali per meglio considerarmi; ed io confesso che la -singolarità d’un somigliante spettacolo strappommi uno scoppio di -ridere assai incivile. Ne conobbero i nostri il motivo, e nel tempo -stesso rinforzarono il giocondo schiammazzio, cosa, che ebbe a disgustare -quel vecchio pazzo. Passava egli per un avaro, e per mia disgrazia, pur -troppo un tal mal credito ei giustificò. Consigliò il mio Padrone di -far mostra di me come d’una rarità, in un giorno di Fiera nella Città -vicina. In ravvisandogli entrambi a lungo quistionanti insieme, e cogli -sguardi loro sovente a me indrizzati, temetti di qualche trama a mio -discapito, e nel mio timore mi parve pure di comprendere una parte del -loro discorso. Ma la seguente mattina _Glumdalclitch_ mi racconto -fedelmente ogni cosa, di già informata da sua Madre. Misemi nel suo seno -la povera figliuola, e proruppe in lagrime tali che m’intenerirono. -Paventava ella qualche mio infortunio, e che qualche villanaccio -tenendomi fra le sue braccia non mi schiacciasse. Ell’avea in me -osservati alcuni delineamenti di nobile, e fiera modestia, e -bastevolmente era convinta che al segno maggiore mi sarei sdegnato, se -per denajo fossi stato mostrato a tutti, come un barattino. Disse il suo -Papà, e la sua Mamma promesso le aveano che _Grildrig_ sarebbe suo; ma -che ben iscorgeva che farebbono come l’anno passato, che promessole un -Agnello, immediate che s’ingrassò fu venduto ad un Macellajo. Quanto a -me, protestar posso che mi trovava men inquieto della mia Balia, per una -tal nuova. Aveva io gia smarrita la speranza di ricuperare un giorno la -mia libertà, e per quello concerne il vituperio d’essere qua e là -condotto a guisa di mostro, riflettei che in quel Paese io era un -Forestiere, e che una tal disgrazia non potrebbe mai essermi rimprocciata -in _Inghilterra_, se mai ritornato me ne fossi; poichè per la trafila -medesima, o a buon grado, o a forza, passato sarebbe il Rè stesso della -_Gran-Bertagna_, se trovato si fosse nelle mie veci. - -Secondo il consiglio dell’Amico, aspettò il Padrone il primo giorno di -mercato per trasferirmi in un cassettino alla vicina Città, non -prendendo seco lui che la picciola mia Nutrice. Era il cassettino chiuso -da tutti i lati, e non avea che una picciola porta, onde entrare, ed -uscire io potea, e alcuni piccioli buchi per respirazione dell’aria. -_Glumdalclitch_ si era avvisata di riporvi il materasso del letto della -sua fantaccia, per coricarmivi. A dispetto di tal cautella, il viaggio, -che una sola mezz’ora durò, mi avea poco men che fracassato; mercè -che i Cavalli avanzavano quaranta piedi per cadaun passo, e trottavano in -maniera sì poco comoda, che un Vascello aggitato da una gran burrasca si -eleva, e si profonda molto meno di quel che faceva io ad ogni istante. -Aveavi dalla nostra casa alla Città vicina a un di presso tanta -distanza, quanto da _Londra_ a _Sant’Albano_. Si fermò il Padrone -all’albergo suo ordinario, e dopo di aver consultato l’Oste, e fatti -alcuni necessarj apparecchj, nolleggiò il _Gruttrud_, o sia pubblico -banditore, per annunziare ad alta voce per tutta la Città, che -all’Osteria dell’_Aquilaverde_ vi era a vedersi una Creatura -incognita; che questa Creatura non era per anche grande come uno -_Splacknuck_; (animale del Paese di circa sei piedi) e che in tutte le -membra del suo corpo rassomigliava ad un uomo; pronunziava molte parole, -e faceva mille gentillezze. - -Fui adagiato sopra una tavola nella stanza principale dell’Osteria: la -quale stanza potea avere trecento buoni piedi in quadro. La picciola mia -balia stavasene sopra un basso sedile acosto della tavola, per aver -attenzione a me, e per ordinarmi ciò che far dovessi. Per issuggire la -calca, volle il padrone che io non fossi veduto che da trenta persone per -volta. Spasseggiai sulla tavola come m’imponeva la fanciulla; ella mi -fece alcune dimande che ben sapeva che io avrei capite, e risposi col -più alto tuono che mi fu possibile. Rivolto molte fiate agli Spettatori, -dissi loro che erano i ben venuti, gli accertai de’miei rispetti, e mi -servj d’altre frasi di già imparate. Presi un ditale riempiuto di -liquore che mi fu sporto dalla picciola mia nutrice in guisa di coppa, e -bevvi alla lor sanità. Trassi la mia spada, e schermj nell’aria, come -i Mastri di tal arte fanno in _Inghilterra_. Provvidemi _Glumdalclitch_ -d’un bruscolo di paglia, con cui feci l’esercizio della picca, che -aveva io appreso nella mia giovinezza. In quel giorno si fece mostra di -me a dodici compagnie differenti; ed altrettante volte fui obbligato di -ricominciare l’esercizio medesimo, finchè mi trovava mezzo-morto e di -stanchezza, e di sbigottimento: poichè coloro che veduto mi aveano, sì -strane relazioni avean fatte di me, che il Popolo, per un motivo -d’interesse, stava sul punto di sforzare le porte. Non volle mai -permettere il mio Padrone che chiunque si fosse mi toccasse, se si -eccettui la fanciulla, e per prevenire qualunque inconveniente, si fecero -regnare d’intorno alla tavola delle panche in tal distanza, che era -impossibile l’arrivarmi. Con tutto questo, uno Scolaro briccone mi -lanciò alla testa una noccivola, e buona mia sorte fu, ch’ei non -colpì nel segno: perchè senz’altro mi avrebbe fatto saltar il -cervello, essendo grossa poco men che una zucca. Ma almeno ebbi il -piacere di vederlo molto ben villaneggiato, e poscia scacciato dalla -stanza. - -Pubblicar fece il Padrone per tutta la Città, che il giorno di fiera -susseguente ei mi farebbe un’altra volta vedere, e nel tempo stesso -presesi la cura di allestirmi una vettura più comoda, e con gran -ragione; essendo che io mi trovava sì stracco del primo mio viaggio, e -di tutte l’altre galanterie che mi si fece fare per ott’ore continue, -che appena poteva io reggermi in piedi, e profferire parola. Bisognai di -tre giorni innanzi di rimmettermi, e come fosse un destino che in casa -stessa non dovessi avere un’ora di riposo: tutti i confinanti nostri, -per più di cento miglia d’intorno, renderonsi all’alloggio del mio -Padrone affine di vedermi, il che gran somme gli profittò. Così, tutto -che condotto non fossi alla Città, pochissimo si era il mio respiro -cadaun giorno della settimana, se non si mette in conto il Mercoledì il -qual era la loro Domenica. - -Il Padrone, veduto il vantaggio che egli da me ritraeva, formo il disegno -di condurmi a tutte le più riguardevoli Città del Regno. Provvedutosi -del bisogno per un viaggio di lunga corsa, e regolati i suoi domestici -affari, prese congedo dalla sua Sposa li 17. Agosto 1703. due mesi, o -circa, dopo il mio arrivo. Ci mettemmo in cammino per la Capitale, -situata presso poco nel mezzo di tutto l’Imperio, e a più di mille -leghe dalla nostra Casa; portando il mio Padrone in groppa del suo -cavallo la figliuola _Glumdalclitch_. Mi aveva ella adagiato in un -cassettino, e teneva questo nel suo grembiuletto; e il cassettino -medesimo era stato guernito dalla buona fanciulla con un panno il più -morbido che riuscille di ritrovare; non dimentica pure del letto della -sua bambola, nè di quale altra cosa che, o necessaria, od aggradevole, -credeva ella dovermi estere. Tutta la nostra compagnia fu un sol ragazzo -della casa, il qual seguivaci a cavallo col bagaglio. - -L’intenzione del mio Padrone si era di far mostra di me in tutte le -Città che incontreremmo in sul cammino, e di lasciare la strada maestra, -quando non si trattasse di fare che cinquanta o cento miglia per arrivare -a una Terra, o a un Castello di qualche gran Signore; sviamento, -ond’egli si lusingava di dover ricavarne qualche profitto; dopo di che, -di rimettersi sul sentiero della Capitale ei divisava. Non facevamo noi -che cenquaranta, o censessanta miglia per giorno: mercechè -_Glumdalclitch_, per compiacermi, si lagnò d’essere faticata dal -trottar del cavallo. A grado mio mi toglieva ella dal cassettino, per -farmi prendere l’aria, e veder il Paese. Passammo cinque, o sei fiumi, -più larghi che il Nilo, o il Gange; e pochi erano i ruscelli così -stretti, che il _Tamigi_ al _Ponte_ di _Londra_. Dieci settimane -consumammo in tal viaggio; ed io fui mostrato in diciotto gran Città, -senza annoverare i Villagj, le Castella, ed alcune case particolari. Il -venti e sei d’Ottobre alla Capitale giugnemmo, chiamata in loro lingua -_Lorbrulgrud_; cioè, l’_Ammirazione del mondo_. Il mio Padrone prese -ad affitto un Appartamento nella principale strada della Città vicino al -Palagio Reale, e fece spargere de’biglietti, che contenevano una esatta -descrizione della piccola mia persona. La stanza ove adunar doveansi gli -spettatori, si stendeva fra i trecento, e quattrocento piedi; e sopra una -tavola di sessanta piedi di diametro, cinta, in distanza di tre piedi -dalla sponda, di un palizzato per guarentirmi dal cadere dall’alto al -basso, doveva io rappresentar la mia scena. Dieci volte al giorno io era -visibile, con grande stupore, e compiuta soddisfazione del Popolo. Già -aveva io appreso l’alfabeto loro, e sapeva altresì valermi a -proposito, quinci quindi, di alcune frasi; imperocchè _Glumdalclitch_ -avuta avea l’attenzione d’intuirmene, mentre ce ne stavamo in casa; e -pel corso di tutto il viaggio me ne avea ella continuate le sue lezioni. -Quasi sempre ella tenea in sua tasca un libricciuolo, il qual era poco -più grande che un Atlante di Sansone: quest’era una spezie di Trattato -per uso delle Donzelle, affine d’imprimer loro una compendiata idea -della loro Religione. Di cotal libro servivasi ella per farmi conoscere -gli caratterj, ed eziandio per inserirmi qualche intelligenza -de’termini. - - - - -CAPITOLO III. - -L’Autore è condotto alla Corte. La Regina il compra dal Fattor di -Campagna, e il regala al Re. Ei disputa co’Professori di Sua Maestà; -è alloggiato in Corte, ed è assai ben veduto dalla Regina. Difende -l’onore della sua Patria, e con un Nano della Regina contrasta. - - -IL fatigante esercizio a cui io me ne stava condannato ogni giorno, avea -alterata in poche settimane la mia sanità; e pareva che il profitto che -di me ritraevane il mio Padrone, non servisse che ad accendere le brame -di lui per un guadagno maggiore. Io non aveva più appetito, ed era -orribile la mia estenuazione. Se ne avvide il Castaldo; e conchiuso -avendo che per poco tempo potrei durarla, risolvette di non risparmiare -cosa veruna per conservarmi una vita sì idonea ad aumentargli una -fortuna, onde aveane egli goduto di sì felici principj. In tempo di tali -divisamenti, sopraggiunse uno _Slardral_, o Scudiere della Corte, con -ordine al mio Padrone d’immediate condurmivi, per ricrear la Regina, e -le Dame di lei. Talune di queste già erano venute a vedermi, e -raccontate aveano le più incredibili cose della mia bellezza, e del mio -spirito. Sua Maestà, e tutto il suo seguito, restarono incantati al di -là di qualunque esagerazione; ed io postomi ginocchioni, chiesi di aver -l’onore di baciar i piedi della Regina; ma la graziosissima Principessa -(collocato che io fui sopra una tavola,) mi stese il picciolo suo dito, -che strinsi fralle mie braccia, e sulla cui estremità, col rispetto più -profondo, applicai le mie labbra. Mi fece ella alcune generali -interrogazioni in proposito al mio Paese, e a’viaggj miei; ed io supplj -con le riposte così chiaramente, e in sì pochi termini, che mai ho -potuto. Mi dimandò se volentieri passerei la mia vita in sua Corte: io -feci un umilissimo inchino; e con un’aria tutta ossequio, dissi di -appartenere al mio Padrone, ma che se io fossi l’arbitro di me -medesimo, sarei troppo felice di poter consecrar la mia vita in servigio -di Sua Maestà. La Regina allora ricercò al Fattore, se egli -inclinerebbe a vendermi? Ei, che credeva che un solo mese camparla non -potessi, non vi fece troppa difficoltà; e la sua dimanda fu di mille -monete d’oro che sul fatto stesso sborsate gli furono; ed io osservai -che ogni moneta era prodigiosamente massiccia. Ricevutasi la somma, dissi -alla Regina, che poichè allora io era l’umilissimo schiavo di Sua -Maestà, le chiedeva in grazia che _Glumdalclitch_, la quale sempre con -tanta tenerezza avea avuta cura di me, ammessa fosse al servigio di lei, -e continuasse a servirmi di nutrice, e di Maestra. Mi venne accordata la -supplica, e non fu difficile il conseguirne l’aderimento del Fattore, -molto ben contento che sua figliuola fosse allogata in Corte: e la povera -ragazza medesima, dissimular non potè la propia allegrezza. Se ne andò -il Padre bramandomi qualunque sorta di felicità, e aggiugnendo ch’ei -mi lasciava in buona condizione: non risposi parola; e di fargli una -picciolissima riverenza mi contentai. - -Del freddo mio contegno ben avvidesi la Regina; ed uscito che fu il -Castaldo della stanza, ne fui interrogato della ragione. Presi la -libertà di dire a Sua Maestà, che io a colui non aveva altra -obbligazione, che di non aver egli schiacciata una miserabile picciola -creatura come me, quando mi avea rinvenuto nel suo Campo: obbligazione -tale, onde io mi credea a sufficienza disimpegnato, pel profitto che egli -avea ritratto in mostrandomi a mille e mille persone, e pel prezzo che -testè avea ricevuto da Sua Maestà: Che la vita che io avea menata da -che egli mi possedeva, era stata così penosa, che ammazzar potea un -animale dieci volte più robusto di me: Che infinitamente la mia -complessione ne avea patito per la fatica continua di ricreare qualunque -genere di uomini in tutte l’ore del giorno: e che se il Fattore creduto -non avesse in pericolo il viver mio, Sua Maestà non mi avrebbe avuto sì -buon mercato: Ma che trovandomi allora sotto la protezione d’una sì -grande, e sì buona Regina, lo Stupore della Natura, la Maraviglia del -Mondo, l’Amore de’suoi Soggetti, e la Fenice della Creazione; io mi -lusingava che si troverebbe deluso il timore del mio Padrone, poichè in -me io già risentiva a rinvigorire una nuova vita, che dell’Augusta -presenza di lei era l’unico effetto. - -Si era questi il preciso del mio discorso; in cui, non vi ha dubbio, ho -commessi molti errori di lingua, e m’incantai molte volte; ma -l’ultima parte fu onninamente dello stile di quella Nazione, per alcune -frasi che, in andando alla Corte, mi furono suggerite da _Glumdalclitch_. - -La Regina ne pur badò a miei sbagli nella lingua; parve bensì sopra di -trovare tanto spirito, e sì buon senso in un animale cotanto picciolo. -Mi pigliò in sua mano, e portommi al Rè, che stavasene allora nel suo -Cabinetto. Egli, che era un Principe austero, e di serietà, non -discernendo molto bene la mia figura, con aria fredda, e di sussiego, -dimandò alla Regina da quando in qua ella dilettavasi degli _Splaknuck_? -essendo che, per razza di somiglianti bestie ei mi prendeva, in tempo che -corcato sul mio stomaco me ne stava nella destra mano di sua Maestà. Ma -la Principessa, infinitamente spiritosa, ed allegra, mi mise in piedi ad -alto d’uno studiolo, e mi ordinò d’informare io medesimo il Re di -cio che mi risguardava; il che eseguii in pochi termini: e -_Glumdalclitch_, che mi attendeva fuor della porta del Gabinetto, e che -mal soffriva di non avermi sotto l’occhio, introdotta che fu, confermò -quanto era avvenuto dopo il mio arrivo in casa di suo Padre. - -Il Re, tutto che fatto avesse il suo corso di Filosofia, e che si fosse -dedicato con istudio alle Matematiche, avendo attentamente esaminata la -mia figura, e scorgendomi passeggiare, prima che io parlassi pensò -prendermi per un _Automato_, fatto per mano di qualche ingegnosissimo -artefice. Ma udita che gli ebbe la mia voce, e trovato che io discorreva -ragionevolmente, non pote occultare il proprio stupore. Il racconto da me -fattogli della maniera del mio approdare al Regno di lui, per niente -affatto il persuase, e crede che fosse una concertata favola tra -_Glumdalclitch_ e il padre di lei, che mi avessero insegnate alcune -parole, e alcune frasi, affine di vendermi più caro. Un tal sofpetto -fecegli propormi alcune quistioni, alle quali in un modo assai sensato -sempre risposi, e senza diffetto di sorta, fuori d’un grand’imbroglio -nello spiegarmi, d’un cattivo accento, e di alcune espressioni villane -che in casa del Fattore io avea apprese, e che non erano del bell’uso -della Corte. Sua Maestà fece chiamare tre Professori, che allora, -secondo il costume del Paese, erano di settimana. Dopo di aver -que’Signori spiata per qualche spazio dell’alto al basso la mia -figura, furono di diversi pareri. Convennero solamente, che io non poteva -essere stato prodotto secondo le leggi regolari della Natura, perchè io -era privo del talento di poter conservarmi in vita, sia in volando per -l’aria, o in rampicando sugli alberi, o in iscavando in terra -de’buchi. Conchiuser eglino da’miei denti, che essi disaminavano con -grande attenzione, che io era un animale _carnivoro_, con tutto ciò -ignoravano quase stata fosse la mia nutritura; mercè che la maggior -parte degli animali a quattro piedi era troppo pesante per me; e le -talpe, del pari che alcune altre bestie, troppo leggiere. Secondo il loro -credere, non restavano che le lumache: ed alcuni altri insetti; e pur -ebbero la crudeltà di provar altresì co’dotti loro argomenti, che -d’un tal genere di alimento non poteva servirmene. Uno di quegli -Eruditi inclinava molto a credere che io fossi un Embrione, o al più un -aborto. Ma quest’opinione fu rigettata dagli altri due, i quali -osservarono che tutte le mie membra erano compiute, e perfette nel loro -taglio; e che, stanti gli contrassegni della mia barba, i cui pel i -distintamente ravvisavan essi con l’ajuto d’un Microscopio, io già -avea vissuti alcuni anni. A patto veruno non vollero riconoscermi per un -Nano, poichè inferiore a qualunque comparazione era la mia psccollezza: -essendo che il Nano favorito della Regina, il qual era il più picciolo -che si fosse veduto in quel Regno avea di altezza quasi trenta piedi. -Dopo molti dibattimenti, decisero di comun accordo, che io era solamente -_Relplum Scalcath_, cioè che i Latini chiamano _Lusus Naturæ_: -Definizione esattamente conforme alla nostra moderna Filosofia; i cui -Professori, sdegnando le _cause occulte_, colle quali i Discepoli -_Aristotelici_ cercano vanamente di mascherare la loro ignoranza, hanno -inventato questo maraviglioso scioglimento di tutte le difficoltà, con -grande avanzamento delle umane conoscenze. - -Dopo una sì autentica decisione, chiesi la libertà di dire due sole -parole. Rivoltomi verso del Re, assicurai Sua Maestà che io veniva da un -Paese abitato da molti milioni d’uomini de’due sessi, e tutti della -mia statura; che gli Animali, gli Alberi, e le case, vi erano nella -proporzione medesima; e che per conseguenza io era del pari capace di -difendermivi, e di trovarvi la mia sussistenza, che verun altro suddito -di Sua Maestà nel suo Paese: e mi sembrò che una tale risposta fosse -sofficiente per confutare gli argomenti di que’Signori. Non replicarono -eglino che con un sorriso disprezzante; dicendo che io egregiamente avea -ritenuta la lezione statami dettata dal Fattor di Campagna. Il Re, che -era dotato d’uno spirito più penetrante ch’essi non l’erano, dopo -di aver licenziati i suoi Savj, fece cercare il Castaldo, che per buona -sorte non era per anche uscito di Città lo inquisì da principio da solo -a solo: il confrontò poscia con _Glumdalclitch_, e con me; e corne non -traballammo nelle risposte, cominciò a credere, che dir vero noi -ponessimo. Pregò egli la Regina di dar ordine che si avesse buona cura -di me, e credè ben fatto che la picciola mia balia continuasse a -starsene meco, giacchè si era accorto che assai ci amassimo -scambievolmente. Se le assegnò nella Corte un agiato appartamento, una -Governatrice che avesse l’impegno dell’educazione di lei, una serva -per abbigliarla, e due servidori per ubbidirle; ma quanto a me io era -onninamente affidato alle sue sollecitudini. Comandò la Regina che sul -modello di mio piacere, e di quello di _Glumdalclitch_ mi si lavorasse un -cassettino, perchè mi valesse di camera da letto. L’Operajo che vi -s’impiegò, essendo espertissimo, in men di tre settimane mi fabbricò -una stanza di sedici piedi in quadro, e di dodici in altezza con finestre -invetriate, una porta, e due stanzucce. Potea la fronte del cassettino, -col mezzo di due ganghesi, alzarsi ed abbassarsi, affine di riporvisi un -letto, che l’Arziere di Sua Maestà teneva di già allestito, e che -_Glumdalclitch_ si compiaceva di preparare ogni giorno colle proprie sue -mani. Un Artefice, che si era renduto famoso per la sua industria di -lavorare in picciolo, imprese di costruirmi due sedili cogli schienali -loro, e colle altre attenenze tutte, d’una materia rassomigliante di -molto all’avorio, e due tavole con uno studiolo per qualunque mio uso. -Era la camera imbottita da tutte le parti, insino il tetto, e il -frontispicio, a cautela delle disgrazie quali si fossero, e che avvenir -potevano per la negligenza, o balorderia de’portatori; e affinchè io -men mi risentissi dello scuotimento in andando in cocchio. Dimandai che -la mia Camera fosse serrata a chiavi, perchè i Topi, ed i Sorcj entrare -non ci potessero. Dopo molti esperimenti, un Operajo fu sì perito, che -travagliò la più picciola serratura che siasi mai veduta in quel Paese; -avendo io conosciuto in _Inghilterra_ un Gentiluomo, che ne avea una più -grande all’uscio della sua Casa. Feci quanto potei per mettere la -chiave nella mia tasca, per timore che _Glumdalclitch_ non la perdesse. -Diede por ordine la Regina, che si facessescelta della più fina seta -pe’miei panni, e questi panni non erano gran fatto più grossi delle -nostre coperte da letto in _Inghilterra_; dovendo io confessare che durai -una estrema fatica per avvezzarmi vi. Erano i miei vestiti tagliati alla -moda del Paese, la quale in sè stessa ha qualche cosa di decente, e -ritiene una spezie di mezzanità fra la maniera dell’abbigliarsi -de’_Persiani_, e quella de’_Chinesi_. - -A poco a poco prese la Regina tanto piacere della mia conversazione, che -ella più non poteva andar in tavola senza di me. Io avea una picciola -mensa collocata su quella, alla quale pranzava Sua Maestà, ed un sedile. -Stavasene _Glumdalclitch_ in piedi al mio canto per servirmi, e averne -cura. I piatti, ed i tondi di mio servigio che erano d’argento, in -comparazione di quel della Regina, non eccedendo la grandezza di quegli -che in tal genere vidi a _Londra_ in una bottega, che servia -d’addobbamento in una casa di fantoccia. La picciola mia balia avea -l’attenzione di tenergli in sua tasca entro una scatola d’argento, -recandomegli a misura del bisogno, e pulendogli ella medesima. Mangiavano -con la Regina le sole due Principesse Reali; la maggiore di cui contava -gli anni sedici di età, e tredici anni, e un mese la minore. Era solita -Sua Maestà di porre sopra un de’miei piatti un pezzo di carne, -ond’io poscia ne trinciava il bisogno, ed era un gran suo diletto di -vedermi mangiare col sopraffine della delicatezza: mercè che ella, che -era una mangierina, gonfiava in una sola volta la sua bocca con quanto -dodici bifolchi _Inglesi_ divorar potrebbono in tutto un pasto; il che mi -riusciva uno spettacolo assai molesto. Per esempio, un’ala di Allodola, -con tutte le sue ossa, servivale per una sola boccata, e pure quest’ala -era più grande nove volte del più grosso Gallo d’Indie fra noi. Al -talento mangione di lei esattamente si proporzionava quello del bere. - -Stabilita costumanza di quella Corte si era, che ogni Mercoledì, (che, -come già l’avvertii, passava colà come presso di noi la Domenica,) la -Regina, e tutta la Famiglia d’entrambi i sessi, pranzassero col Re -nell’Appartamento di lui. Io già di molto mi era innoltrato nella -buona grazia di quel Monarca il quale ogni Mercoledì faceami collocare -al sinistro suo lato, accanto d’una delle saliere; laddove negli altri -giorni, il mio posto si era alla man sinistra della Regina. Compiacevasi -assai il Principe d’intavolarmi quistioni sopra gli usi, la Religione, -le Leggi, e le Scienze de’Popoli dell’_Europa_, ed io tutto faceva -per contentare sopra questi punti la sua curiosità. Per quanto oscure -che naturalmente parer gli dovessero alcune cose, ei non ostante, con -estrema facilità le comprese, e maturamente profondo a qualunque mio -racconto ben riflettè. Ma non posso non confessare, che essendomi -allargato alquanto sul proposito della mia cara Patria: sopra il nostro -commerzio; i nostri scismi in fatto di Religione, e le nostre fazioni -dentro lo Stato, i pregiudizi dell’educazione ebbero sopra lui tanta -forza, che prendendomi sulla sua destra mano, e gentilmente -accarezzandomi con l’altra, ritenersi non potè dall’interrogarmi con -uno scopio grande di ridere, se io era _Vuhig_, o _Tory_? Rivoltosi di -poi al primo suo Ministro, che dietro di lui se ne stava in piedi col -bianco suo bastone in pugno, meditò quanto spreggevoli fossero le umane -grandezze, giacchè minuti insetti, qual mi era, tentavano di aspirarvi: -e pure, egli diceva, ardirei di scommettere che quest’insetti hanno i -lor titoli d’onore, che hanno piccioli nidi, e tane, che essi -intitolano Palagi, e Città, e che affettano splendidezza nelle loro -vestimenta, e ne’lor equipaggj; che amoreggiano, che combattono, che -disputano, che s’ingannano, che si tradiscono. Sul tuono medesimo -continuò egli per qualche tempo; ed io non saprei esprimere la mia -indignazione, nell’intendere un discorso, onde la Patria mia, -l’Augusta, la Maestra delle Arti e delle Scienze, il Soggiorno della -verità, e della Virtù, e dell’Onore, e l’Oggetto -dell’Ammirazione, e dell’invidia di tutto l’Universo, fosse sì -crudelmente vituperata. - -Ma come, da una parte, io non era molto in istato di vendicare -somiglianti ingiurie; dall’altra, dopo di averci ben pensato, a dubitar -cominciai se veramente fossi stato ingiurato, o nò. Essendo che, dopo -d’essermi per alcuni mesi accostumato alla vista, e alla conversazion -di quel Popolo, e di aver osservato che ogni oggetto, che io risguardava, -trovavasi in una esatta proporzione di grandezze con tutti gli altri; -l’orrore che io avea conceputo da prima, si era talmente dileguato, che -se allora veduta avessi una truppa di Signori, e di Dame _Inglesi_ in -tutte le loro pomposità, e in tutte le affettate loro maniere che la -pulitezza prescrive, per vero dire, patita avrei una violenta tentazione -di ridere di essi di sì buon gusto, come il Re ed i Grandi di sua Corte -il facevan di me. Ciò che vi ha di certo si è, che poco poco vi volea -che io medesimo non mi rinvenissi ridicolo; quando la Regina, mettendomi -sopra la sua mano rimpetto ad uno specchio ove io poteva interamente -vederci emtrambi, accorgere mi faceva della sterminata nostra -sproporzione. - -Nulla più acutamente mi punse, nè maggiormente mi mortificò, quanto il -Nano della Regina; il quale effendo di una piccolezza senza esempio nel -Paese, (e per verità, non arrivava affatto alla misura di trenta piedi,) -in tal modo insolenti, scorgendomi una creatura così menoma in confronto -di lui, e che gli affettava di risguardarmi dal di sopra al di sotto, -quando nell’Anticamera della Regina passava accosto di me, e in tempo -che io stava collocato sopra una tavola a disputare co’Signori, e colle -Dame della Corte; ed ei non trascurava altresì opportunità veruna di -motteggiarmi, del che io procurava di ritrarne vendetta, col chiamarlo -_Fratello_, collo sfidarlo, e con altre maliziosette furfanterie, che -sono ordinarie ne’_Paggj_. In tempo di pranzo un giorno, fu sì piccato -il picciolo briccone che non so che che io gli avea detto, che presomi -pel mezzo il corpo, in tempo che a tutt’altro io badava che a una -somigliante imminente disgrazia, mi lasciò cadere in un gran cattino -d’argento empiuto di fior di latte, dopo di che se ne fuggì come il -vento. Sprofondai in quella bianca sostanza perfino al di sopra delle -ciglia: e se non fossi stato un buon nuotatore, avrei corso un gran -risico d’affogarmi; poichè in quell’instante _Glumdalclitch_ si -trovava all’altra estremità della Camera, e sì spaventata per la mia -caduta fu la Regina, che non ebbe prontezza di spirito per soccorrermi. -Ma la mia Nutricina ben presto accorse, e mi tolse dal Catino, dopo che -io avea ingojato più d’un boccale di fior di latte. Fui posto a letto, -ma lode al Cielo i soli miei vestiti, interamente guastati, asciugarono -quella burrasca, non essendo accaduto alla mia persona male di sorta. -Molto bene restò stregghiato il Nano; e per maggiore mortificazione di -lui, fu costretto a tracannare il fior di latte tutto, in cui egli mi -avea gittato. Ma d’allora innanzi più egli in grazia non rientrò, -avendolo la Regina regalato di poi a una Dama della prima qualità, -cosicchè nol vidi mai più, cosa che assai mi piacque, perchè io non so -esprimere fin a qual segno mi avrebbe trasportato il livore che io -nutriva contra quel malizioso ribaldello. - -Ei già per l’addietro aveami praticato un disobbligante scherzo, che -molto fece ridere la Regina, tutto che: se ne restasse ella nel tempo -stesso sì disgustata, che sul punto scacciato l’avrebbe, se io -medesimo non avessi avuta la generosità d’intercedere per lui. Sopra -il suo tondo, la Maestà Sua aveva preso un osso empiuto di midolla; e -toltane questa, rimesso avea ritto nel piatto l’osso medesimo nella -situazione stessa ond’egli era da prima. Il Nano, che avea aspettato di -far il suo colpo in tempo che _Glumdalclitch_ se n’era gita alla -Credenziera, montò sul sedile di lei, mi pigliò nelle sue due mani, e -unendo insieme le mie due gambe, mi collocò perfino al ventre -nell’osso votato della midolla, ed ove, negar non si può, io faceva -una figura sovranamente ridicola. Credo che scorso siasene un buon -minuto, innanzi che niuno sapesse ciò che fosse accaduto di me; -imperocchè mi sembrava una mia viltà se gridato avessi. Ma come i -Principi di rado mangiano caldo, le mie gambe nulla patirono; e non vi -ebbe che le mie calze, e i miei calzoni, che la nuova foggia -dell’Avventura pagarono. A mia intercessione se la passò il Nano con -un solo buon carico di bastonate. - -Mi motteggiava spesissimo la Regina in proposito alla mia timidezza: ed -era solita di dimandarmi se i miei Compatriotti sossero sì gran poltroni -come me? eccone l’incontro. - -In tempo di State, le mosche di quel Regno sono furiosamente tormentose; -e questi odiosi insetti, che tutti sono del taglio delle nostre Allodole, -col loro continuato ronzio d’intorno alle mie orecchie, non mi -lasciavano momento di quiete nel frattempo del mio pranzare. Talvolta si -adagiavano sulla mia pietanza; ed erano eziandio sì impertinenti, che vi -facevano le lordure loro; cosa che, per vero dire, in vedendola, non -riusciva troppo saporosa per me, ma che i Naturali del Paese ravvisarla -non potevano, poichè i lor occhj non erano sulla forma de’miei, per -iscorgere oggetti così minuti. Alcune fiate si posavano sul mio naso, -oppure sulla mia fronte, e mi pugnevano perfino al vivo; lasciandovi -sempre de’marchj di quella vischioso materia, a cui elleno son -debitrici della facoltà di camminare con la testa in giù sul -frontispizio di qualunque corpo, come dicono i Naturalisti. Era -indicibile il mio fastidio per difendermi da que’sozzi animali; e non -potea di meno di stranamente agitarmi quando essi calavano sulla mia -saccia. Una delle ordinarie malizie del Nano si era, di afferrare in sua -mano un buon numero di que gl’insetti, a somiglianza degli Scolari fra -di noi, e poscia di lasciargli volare di tutto un tratto sotto il mio -naso, affine di farmi paura, e nel tempo stesso per ricrear la Regina. Io -non sapeva altro rimedio che di tagliargli a pezzi col mio coltello, in -tempo che svollazzavano per l’aria: Esercizio che io adempieva con -industria tale, che mi attraeva gli applausi di tutti gli Spettatori. - -Mi risovvengo, che una mattina che _Glumdalclitch_ aveami adagiato sopra -il margine d’una finestra, cosa che ella avea in costume tutti i giorni -di bel sereno, per farmi prendere un poco d’aria, (essendo che io non -mi arrisicava di lasciar appendere il mio cassettino ad un chiodo fuor -del balcone, come noi in _Inghilterra_ attacchiamo le nostre gabbie,) mi -risovvengo, dissi, che avendo alzata una delle mie invetriate; e messomi -a sedere alla mia tavola per far con un marzapane la mia colezione, più -di venti vespe, invitate dall’odore, s’introdussero nella stanza, -facendo più rumore col loro ronzio, che far nol potrebbono altrettante -Cornamuse. Gettaronsi alcune sopra il mio marzapane, e a pezzi a pezzi se -l’asportarono, si misero altre a svolazzare d’intorno alla mia testa, -stordendomi col loro susurro, e cagionandomi uno spavento non mediocre -co’loro pungoli. Ebbi, non ostante, il coraggio di levarmi, di dar mano -alla spada, e di assalirle nell’aria. Quattro ne uccisi, andossene il -resto, e chiusi la finestra dietro di loro. Erano quelle bestie così -grandi come le nostre Pernici. Presi i loro pungoli, e trovai che essi -erano lunghi un pollice e mezzo; e così aguzzi come le aguglie. Gli ho -conservati tutti con somma cura, e con alcune altre curiosità gli ho -mostrati in molti luoghi dell’_Europa_. Al mio ritorno in Inghilterra, -tre ne ho regalati al Coleggio di _Cresham_, e il quarto l’ho ritenuto -per me. - - - - -CAPITOLO IV. - -Descrizione del Paese. Progetto per la correzione delle Carte -Geografiche. Cosa fosse il Palagio del Re, e la Capitate. Maniera con cui -l’Aurore viaggiava. Descrizione d’uno de’principali Templi di -Lorbrulgrud. - - -MIO disegno al presente si è di esibire a’miei Leggitori una brieve -descrizione di quel Paese; per lo meno, di ciò che ne ho veduto; non -essendo io stato che a mille leghe in giro da _Lorbrulgrud_ la Capitale; -mercè che la Regina, la quala da me non era abbandonata mai, avea il -costume di non accompagnar più lunge il Re ne’viaggj di lui, -fermandosi nella mentovata distanza dalla Dominante fin al ritorno di Sua -Maestà dalle frontiere. Tre mila leghe, più o meno, allungasi -l’Imperio di quel Principe, e per due mila si dilata; cosa, che -conchiuder mi fece, che i nostri Geografi di _Europa_ an presi furiosi -abbaglj, collocando una sola vasta estensione di mari fra il _Giapone_, e -la _California_; poichè sempre fui d’opinione che esservi doveano -Terre immense per contrappesare il Continente della Tartaria. Ecco -perchè debbon eglino correggere le loro Carte Geografiche, unendo quel -grande spazio di Regione al Ponente Libeccio dell’_America_; nel che io -son prontissimo d’ajutar loro colle mie scoperte. - -Il Regno è una penisola, circonscritta alla parte di Greco-Levante da -una catena di monti alti quindici leghe, che è impossibile, a cagion -de’Vulcani che nelle cime vi regnano, di sormontargli. Non è noto a -chi che sia quale razza di gente sia abitatrice di que’dirupi; o se -neppure vi si rinvengano uomini. Le tre altre parti an per confine -l’Oceano. Non vi ha nel Regno Porto di mare di sorta; e i luoghi della -Costa, ove le Riviere si gettano nell’Oceano stesso, son sì seminati -di roccie, che di navigarvi co’più piccioli schifi non è possibile; e -quindi ne proviene che quel Popolo non abbia assolutamente verun -commerzio col rimanente dell’Universo. Ma ne’fiumi, che abbondano di -pesci di squisìtissimo gusto, vi sono assaissimi Vascelli; -conciossiacosache gli Abitanti pescano di rado nel mare, ove i pesci sono -della grandezza medesima di que’d’_Europa_; non valendo per tal -ragione la fatica di prendergli: nel che chiaramente apparisce, che il -producimento di quelle piante, e quegli animali di mole sì smisurata, si -è la Natura unicamente ristretta, a quel Continente, onde lascio -a’Filosofi il discuterne la ragione. Di quando in quando, nulladimeno, -prendono eglino delle balene che vanno ad urtare in quegli scogli, e con -cui il Popolo minuto nobilmente si regala. Ne ho vedute alcune di -grandezza sì sterminata, che un uomo sudava assai per portarne una sola -in sulle sue spalle; e talvolta per curiosità se ne trasportano entro a -panieri _Lorbrulgrud_. Una un giorno ne fu imbandita per la mensa del Re, -e riputavasi per una rarità: io però osservai che egli non ne facea -gran caso; immaginandomi che si trovasse nauseato dalla grossezza di -quella bestia; comechè nella _Nuova Zemhla_ di assai più grandi io -vedute ne abbia. - -E’popolatissimo quel Paese, contenendo cencinquanta Città, sì grandi -che piccole, e un numero prodigioso di Villaggj. Per formar a chi legge -una qualche idea di quelle Città, mi contenterò di fargli la -descrizione della Capitale. Ella è traversata pel mezzo da una Riviera -che la divide in due parti eguali. Vi si annoverano più di ottanta mila -Case, e a un di presso secento mila Abitatori. Per tre _Govglungs_ (che -presso poco sono cinquanta quattro miglia _Inglesi_) stendesi la sua -lunghezza; ed è larga due _Gonglungs_ e mezzo; come io stesso in una -Carta delineata per ordine espresso del Re, e che a tal effetto fu -spiegata in terra, ne ho tolte le misure. - -Il Palagio del Re non è già un Edifizio regolare; bensì molte -fabbriche unite insieme, il cui circuito gira sette miglia, o circa. -Dugento quaranta piedi di altezza, e lunghe e larghe a proporzione, sono -le principali Stanze. _Glumdalclitch_, ed io, avevamo un Cocchio, entro -il quale allo spesso la Governatrice di lei la prendeva per veder la -Città, o le botteghe; ed io era sempre della compagnia accomodato nel -mio cassettino; tutto che la buona ragazza mi togliesse fuori quante -fiate io il desiderava; e mi tenesse in sua mano, perchè scorgere -potessi le Case, ed il Popolo, quando per le strade noi passavamo. - -Oltra il cassettino grande, in cui d’ordinario era io portato, la -Regina lavorar ne fece per me un altro più picciolo, di circa dodici -piedi in quadro, e di altezza di dieci, per viaggiare con maggior -comodità: e questo, perchè il primo non potea ben addatarsi al -grembiule di _Glumdalclitch_, e serviva di troppo imbarazzo nel Cocchio. -Questa nuova moda di Gabinetto da viaggio, era un quadrato perfetto; tre -lati di cui aveano, cadauno, una finestra nel mezzo, e ciascuna finestra -una rete di fil ferro, per riparo di qualunque accidente ne’lunghi -cammini. Nel quarto lato non aveavi finestra veruna; bensì due poderosi -ritegni, onde il Cocchiere attaccava la mia piccola camera con un -cinturone di cuojo a traverso del corpo di lui, quando mi prendeva la -voglia d’uscirmene all’aria. Incombenza tale era appoggiata a qualche -saggio e posato servidore; fosse che io accompagnassi il Re, e la Regina, -ne’loro viaggj; o che visita facessi a qualche Ministro di Stato, o a -qualche Dama della Corte, quando accadeva che _Glumdalclitch_ indisposta -si trovasse: essendo che guari non istetti ad essere conosciuto, e -rispettato dagli Uffiziali della Corona; non tanto, secondo il mio -credere, pel merito mio, quanto per la confidenza che mi testimoniava Sua -Maestà. In viaggio, quand’io mi sentiva faticato dalla Carrozza, un -servidore a Cavallo legava il mio cassettino con una fibbia, e collocava -la innanzi a se sopra un guanciale; e allora poteva io vedere il paese da -tre parti per le mie finestre. Io aveva in quello studiolo un letto da -campagna, e un picciolo materasso appeso alla fronte, due sedie, e un -tavolino, raccomandati con madrevitti al soffitto, perchè il muovimento -del cavallo, o del cocchio, non gli rovesciasse. Tutto che violentissimi -que’generi di muovimenti, men disagiavano me che chiunque altro, il -quale non fosse stato avvezzo, come io l’era, agli agitamenti del mare. - -Ogni volta che mi prendeva l’umore di veder la Città, sempre ciò -seguiva nel mio Gabinetto da viaggio, che _Glumdalclitch_ entro una sedia -portatile teneva nel suo grembiule. Da qua tr’uomini era portata questa -sedia, e scortata da due altri con la livrea della Regina. Il Popolo che -frequentemente avea inteso a parlar di me, affolavasi d’intorno alla -mia lettiga; e la mia balietta molto spesso si compiaceva di ordinar -a’portatori di arrestarsi, mi pigliava in sua mano, perchè più -distintamente ognuno mi ravisasse. - -Io moriva di voglia di ammirare un famoso Tempio situato nella Capitale; -e in ispezieltà la Torre, la quale passava per la più eminente del -Regno. Mi vi condusse un giorno _Glumdalclitch_, ma cosa vera posso -asserire, che molto restai deluso nella mia espettazione; mercè che -l’altezza non trascendeva i tre mila piedi; il che, ben riflettutasi la -differenza che vi ha fra il taglio di quel Popolo, e quel o degli -_Europei_, non è poi un grande argomento di stupore; anzi, se non -m’inganno, in fatto di proporzione col campanile di _Salisbury_, è -quella molto inferiore. Ma, per non inferire torto veruno a una Nazione, -a cui per tutta la mia vita professerò grand’obblighi, confessar si -dee, che ciò che in altezza manca a quella famosa Torre, -sofficientemente è risarcito dalla bellezza, e dalla fortezza di lei. -Presso che cento piedi sono grosse le sue muraglie, e son costrutte di -pietre dure; essendo ogni pietra di quaranta piedi in quadro, e tutte da -tutti i lati adorne di simulacri degli Dei, e degl’Imperadori. Misurai -un dito auriculare che era caduto da una di quelle statue, e il trovai -appuntino di quattro piedi e un police di lunghezza. Inviluppollo -_Glumdalclitch_ in un fazzoletto, e lo portò in casa per unirlo ad altre -bagattelluzze ond’ella diveniva pazza, come è solito delle fanciulle -di sua età. - -E’forza convenire che la Cucina del Re è un magnifico Edifizio, eretto -in forma di volta, ed alto quasi che secento piedi. Il forno maggiore non -è però sì largo come la cupola della Chiesa di S. Paolo; avendo io a -bella posta, dopo il mio ritorno, prese le misure di questa. Che se -entrar volessi in una specifica relazione delle suppellettili di cucina, -de’pignati, de’caldaj, de’pezzi di carne che giravano agli spiedi, -e d’altre cose di simil genere, si stentarebbe a credermi; per lo meno, -una critica alquanto rigida taccerebbemi di esagerazione; che è solita -della maggior parte de’Viaggiatori. Con tutto ciò, ben lungi dal -meritarmi questa spezie di censura, temo di aver urtato nell’altro -eccesso: e che se mai questo viaggio è traddoto nella lingua di -_Brobdingnag_, (chè è il nome generale di quel Regno) e trasferito nel -Paese, il Re ed il Popolo non si lagnino che io ingiuriati gli abbia, -impicciolendogli in grazia della verisimilitudine. Di rado sua Maestà, -nelle sue stalle ha un maggior numero di secento Cavalli; i quali, -generalmente parlando, an cinquanta e quattro, e sessanta piedi di -altezza. Ma, quando ella esce in certi giorni solenni, e scortata da -cinquecento cavalli, che certamente era il più magnifico spettacolo onde -io essere stato possa testimonio di vista; avendo ancora veduta una parte -delle sue milizie schierate in battaglia, come nel progresso avrò -l’opportunità di narrare. - - - - -CAPITOLO V. - -Differenti Avventure ch’ebbe l’Autore. Sentenza d’un criminoso -eseguita. L’Autore dà saggio della propia abilita nell’Arte Nautica. - - -IN un modo aggradevolissimo passato avrei il mio tempo in quella Regione, -se la mia picciolezza non mi avesse esposto a parecchie Avventure per me -pericolosissime, tutto che assai ridicole in se medesime. Ne farò il -racconto di alcune. Ricreavasi sovente _Glumdalclitch_ ne’Giardini -della Corte portandomi nel mio più picciolo cassettino, donde ella -talvolta mi traeva per mettermi a terra. Mi rammento che il Nano della -Regina ci seguì un giorno in que’Giardini; e che avendomi la mia balia -messo a terra, come trovavami solo con esso lui accosto di alcuni alberi -nani, (eran questi de’pomieri,) non potei trattenermi dal praticargli -qualche malizioso motteggio sul rapporto che aveavi fra quegli alberi e -lui, chiamandosi eglino, a caso, in loro lingua, nel modo stesso che -nella nostra. Per tutta risposta, colse il bricconcello la congiuntura -che io mi stessi sott’una di quelle piante; e allora si mise egli a -scuoterla sì forte, che una dozzina di mele cadde d’intorno a me: ma -fra tutte, una ve ne fu, che piombando sulla mia schiena in tempo che io -mi abbassava, fece che in sul terreno io dessi ben bene del naso: nè -occorre farsene le maraviglie; poichè que’pomi anno co’nostri la -proporzione medesima, che gli Abitanti del Paese anno con noi. Ecco tutto -il male ch’ebbi; ed io stesso implorai a favore del Nano, perchè -gastigato ei non fosse a motivo di un tale scherzo, da me medesimo, per -altro, promosso. - -Un altro giorno _Glumdalclitch_ lasciommi sopra una motta di prato assai -liscia, tempo che ella se ne stava spasseggiando in qualche distanza con -la sua Governatrice; ed ecco nello stesso instante una grandine sì -gagliarda, che ne fui improvvisamente gettato a terra. In tale -costituzione, operava essa grandine le più dolorose contusioni per tutto -il mio corpo; nulladimeno procurando di mettermi al coperto, mi ricovrai -in quattro zampe sotto una spalliera di Cedri, ma così ammaccato -da’piedi perfino alla testa, che vi volle più di dieci giorni innanzi -che senza dolore potessi muovermi. Che se vi ha qualche incredulo di -questo fatto, spero che sia per prestarvi fede, quando gli avrò detto -che in quel paese i grani della tempesta son mille, e ottocento volte -più grossi di que, che cadono in _Europa_: cosa più che certa, poichè -io medesimo gli ho pesati, e misurati. - -Ma nel Giardino stesso mi accadde un accidente, di gran lunga più -pericoloso, un giorno che la piccola mia Nutrice, supponendo di avermi -adagiato in un luogo ove io nulla dovessi temere, del che assai spesso ne -la pregava; affine di darmi in preda con libertà a’miei pensieri; ed -avendo collocato il mio cassettino a terra per non aver l’incomodo di -portarlo, erasi renduta in un altro sito del Giardino con la sua -Governatrice, ed altre Dame di sua conoscenza. In tempo di sua -lontananza, un picciolo braccio, che apparteneva a un de’principali -Giardinieri, entrato a fortuna nel Giardino, venne alla mia volta. Mi -fiutò appena, che corse sopra di me, mi prese in bocca, mi portò al suo -padrone, e mi pose bellamente a terra. Per la più grande delle buone -fortune, e gli era stato sì bene instruito, che in portandomi fra i suoi -denti, non mi cagionò verun male, e neppure daneggiò i miei vestiti. Ma -il povero Giardiniero che ben mi conosceva, e che mi amava assaissimo, -non se la passò senza una furiosa paura. Mi pigliò fra le sue mani, e -mi chiese come me ne stessi; ma era sì enorme il mio spavento, e mi -trovava così sfiatato, che una sola parola pronunziar non potei. Pochi -minuti dopo me ne rinvenni; ed egli mi portò sano e salvo alla mia -Nutrice, che in quel tempo si era restituita al luogo ove lasciato mi -avea, e che stava in una terribile angoscia per non vendermi comparire, e -perchè io non rispondeva alle sue affannose chiamate. Acremente -rimbrottò ella il Giardiniero, per aver lasciato andar il Cane; ma la -cosa restò sepolta, nè alla Corte mai si seppe cosa veruna del -successo, temendo _Glumdalclitch_ che la Regina non si adirasse contra di -lei: e per quello tocca a me, usai di discretezza, perchè sembravami che -l’Avventura non mi facesse troppo onore. - -Un tal accidente risolver fece la mia Nutricina di non perdermi mai più -d’occhio. Era già molto tempo che io temeva d’un somigliante disegno -di lei: e perciò mi era indotto ad occultarle alcuni minuti miei -sgraziati avvenimenti, in tempo che mi trovava solo. Un Nibbio che volava -sopra il Giardino, piombò un giorno sopra di me; e se, dopo di aver data -coraggiosamente mano alla spada, cacciato non mi fossi in un folto -cespuglio, senza altro, asportato egli mi avrebbe fra suoi artigli. - -Un altra volta mi sprofondai fino al collo in un buco di topinara, e fui -costretto di dire una bugia per mascherare il vero motivo, onde i miei -vestiti si erano tutti guasti. E infine un altra volta mi ruppi la dritta -gamba urtando in un guscio di lumaca, su cui ebbi la disgrazia di cadere -in tempo che me ne stava spassegiando solo, e che pensava alla mia povera -Patria. - -Non saprei dire quale de’due prevalesse in me, il piacere, o la -mortificazione, quand’io osservava ne’miei solitari passeggj che i -più piccioli Uccelli non ispaventavansi nel vedermi; anzi in distanza -d’una sola verga andavano in busca di vermi, e di altri alimenti, con -tanta sicurezza, come non avessero assai vicino anima vivente. Non mi -dimenticherò mai che un tordo fu così sfrontato, che col suo becco mi -asportò fuor delle mani un pezzo di focaccia, che _Glumdalclitch_ data -mi avea per farmene la merenda. Quand’io volea prendere alcuno di -quegli Uccelli, essi coraggiosamente mi risistevano, procuravano di -pugnermi le dita, e un momento dopo rintracciavano d’intorno a me -de’vermi, o delle lumache, con l’indifferenza medesima, e con la -medesima tranquillità di prima. Ma un giorno dato di piglio a un grosso -bastone, colsi un fanello con un colpo sì forte, e di misura sì giusta, -che rovesciatolo a terra, il presi con le due mani pel collo, e in aria -di trionfo alla mia Nutrice il recai. Con tutto questo, come l’uccello -non era che stordito dalla percossa, si riebbe, e con tanta forza si -dibattè, che più d’una volta fui al cimento di abbandonare la preda; -ma accorso subito in mio ajuto un servidore, torcè il collo al fanello, -che per ordine della Regina fu il giorno dietro imbandito pel mio pranzo: -Quest’Uccello, per quanto può la memoria servirmi, era poco pochetto, -più grande che i Cigni nostri _Inglesi_. - -Le Damigelle d’onore pregavano sovente _Glumdalclitch_ di andare -ne’loro Appartamenti; e di condurmi con esso lei, per goder del piacere -di vedermi, e di toccarmi. Talvolta mi adagiavan elleno per lungo nel -loro seno; cosa, che enormemente mi disgustava; mercè che per vero dire, -non suonavano di troppo buon odore; il che non asserisco con la malizia -di discreditare quelle amabili Fanciulle, per cui nodrisco la più -possibile considerazione; ma credo che la mia picciolezza la cagion fosse -della finezza del mio odorato; e che quelle illustri persone sembrassero -sì saporose agli Amanti loro, quanto a’giovani _Inglesi_ le nostre -Donzelle. E in fine, io trovai che il loro naturale odore riusciva assai -più soffribile di quello de’loro profumi. Sempre mi rammenterò, che -uno de’miei intimi amici di _Lilliput_, un giorno che faceva un -grandissimo caldo, e che io avea fatto molto esercizio borbottava d’un -odore eccessivamente ingrato che esalava dal mio corpo, tutto che al pari -di chi che sia io non patisca d’una somigliante incomodità. Ma -conghietturo che l’odorato di lui fosse altrettanto fino a riguardo -mio, come il mio l’era a riguardo degli Abitanti di _Brobdingnag_. E su -tal proposito non posso dispensarmi dal rendere una sonora giustizia alla -Regina mia Signora, e alla picciola mia Nutricina _Glumdalclitch_; e dal -dichiarare amplamente che in _Inghilterra_ non vi ha Dama, più ch’esse -esente dal diffetto testè mentovalo. - -Il più che mi spiaceva di quelle Damigelle d’onore quando la mia balia -mi conduceva nel loro Appartamento si è, che elleno mi trattavano senza -nè pur ombra di complimenti, e come una Creatura assolutamente senza -conseguenza. Non vi ha foggia di libertà che non la prendessero me -presente: e ben mi sarebbe cosa impossibile l’esprimere il disgusto che -la maggior parte di quelle libertà mi cagionava. Una di loro fra -l’altre la qual era d’un umore estremamente allegro, facea di me -tutto ciò che le saltava in capo, e avvisavasi delle più scherzevoli -pazzie del mondo; onde io tuttavia ne prendeva poco gusto, che pregai -_Glumdalclitch_ a non più espormivi. - -Un giorno un Gentiluomo, che era Nipote della governatrice della mia -balia, venne; e pregò entrambe di andar a vedere una Esecuzion di -giustizia. Avea il reo ucciso un intimo amico di quel Gentiluomo. -_Glumdalclitch_ finalmente si lasciò cogliere dalla proposizione, tutto -che contra suo genio, perchè per natura era molto compassionevole: E per -quanto tocca me, non ostante che in ogni tempo io abbia avuto -dell’orrore per ispettacoli di questa sorta, la curiosità di vedere -qualche co a di assai straordinario la vinse sopra la mia inclinazione. -Stava il paziente legato ad un sedile sopra il palco, e con un solo colpo -di spada, lunga quaranta piedi, fugli levata la testa. Il sangue, che -delle vene, e delle arterie uscì, era in tanta quantità, ed elevavasi a -una tale altezza, che in suo confronto si sarebbono svergognati i _getti -d’Acqua_ di _Versailles_ ed il campo, in cadendo sovra del palco, diede -un sì gran colpo, che io ne tremai, ancorchè lontano un mezzo miglio -_Inglese_. - -La Regina, la quale assai sil compiaceva del racconto de’miei Viaggj di -Mare, e che non perdeva opportunità di divertirmi quando me ne stava di -mala voglia, mi dimandò un giorno se m’intendessi del reggere una -vela, un remo, e se converrebbe alla mia sanità l’esercitarmi alcuna -volta nel vogare. Le risposi che io me ne intendeva assai bene; e che non -ostante che il mio impiego stato sia quello di Chirurgo del Vascello, -nientedimeno, chiedendolo la necessità, io sovente avea fatta la -funzione di semplice Marinajo. Ma che concepire io non poteva come ciò -si avesse dovuto eseguire nel suo Paese, ove i più piccioli Navilj erano -del caglio de’nostri maggiori Vascelli di guerra. Ella mi replicò che -io solamente pensassi come il mio picciolo bastimento costruto esser -dovesse, che il suo falegname adempierebbe gli ordini miei in tal -proposito; e che ella stessa si piglierebbe la cura di farmi allestire un -luogo addattato alla mia navigazione. L’Operajo, che era espeito nel -suo mestiere, compiè nello spazio di dieci giorni una Scafa, tale che io -ordinata l’avea, e agevolmente capace di dieci _Europei_. - -Tanto se ne compiacque, e trovolla sì gentile la Regina, che collocata -la nel suo grembiule, corse a mostrarla al Re, che comandò fosse riposta -in una cisterna piena d’acqua, e se ne facesse, standovi io dentro, la -pruova. Ma la Regina fatto avea per l’addietro un altro progetto. Avea -ella ordinato al Falegname di formare una spezie di Truogolo che avesse -trecento piedi di lunghezza, che cinquanta fosse largo, ed otto profondo. -Questo Truogolo, dopo di essere stato ben impeciato perchè tenesse -all’acqua, fu messo a terra in un Appartamento esteriore del Palazzo. -In minore spazio di mezz’ora poteano facilmente due servidori empiere -d’acqua quella macchina; e quivi entro me ne stava ricreandomi a far -andar avanti, e indietro, a forza di remi, la mia Scafa; non potendosi, -per altro, esprimere il godimento della Regina, e delle Dame; in -ammirando la mia destrezza, e la mia agilità. Alcune volte io mi metteva -alla vela; e allora l’unica mia occupazione si era di tenermi al -timone, in tempo che le Dame, co’ventaglj loro, mi somministravano il -vento a misura del mio bisogno; e quando erano stanche; i Paggj andar -facevano la mio Scafa col soffiar nella vela, nel mentre che io faceva -pompa della mia abilità, governando ad orza, e a poggia, secondo che me -ne dava il capricio. Finito il mio esercizio, _Glumdalclitch_ portava -sempre il mio Vascello nel suo stanzino, e il pendeva a un chiodo per -asciugarsi. Un giorno, uno de’servidori che erano incaricati di -riempire due volte per settimana d’acqua fresca il mentovato Truogolo, -senza avvedersene, misevi un grosso ranocchio, che, secondo tutte le -apparenze, si era intruso nella secchia di lui, nell’attignere -l’acqua. Il ranocchio non si lasciò mai vedere innanzi che io fossi -posto entro il Truogolo con la mia Scafa; ma scopertossi da esso un luogo -ove poteva riposarsi, vi si rampicò, e talmente fecela piegare da un -fianco, che perchè non si rovesciasse sossopra, fui obbligato di -gettarmi all’altro fianco per servirle di contrappeso. Entrato che fu -il ranocchio, venne con un solo salto da una estremità della Scafa -perfino al mezzo, e poscia sopra la mia testa dal davanti al di dietro -spruzzando sulla mia faccia, e su’miei vestiti di quella vischioso -materia, onde sempre abbondano questi Animali. La mole delle sue membra -fece io il trovassi la bestia più spaventevole del Mondo; non ostante, -supplicai _Glumdalclitch_ di lasciarmi terminare, solo, la querela che io -avea con esso. Per un mese continuo lo stregghiai molto bene con un -de’miei remi; e alla fine a saltar fuori della Scafa lo sforzai. - -Ma il maggior pericolo che in quel Regno io abbia corso, mi venne da una -una Scimal, la quale apparteneva ad uno degli Scrivani d’Uffizio. -_Glumdalclitch_, avendo qualche cosa a fare, o a rendere qualche visita, -nel suo Gabinetto rinchiuso mi avea. Come regnava un gran calore, avea -ella lasciata la finestra del Gabinetto aperta, e altresì le finestre e -la porta del mio cassettino più grande, in cui per ordinario io mi -tratteneva; essendo molto spazioso, ed eziandio assai comodo. Me ne stava -asportato da un profondo pensiero; quando all’improvviso intesi qualche -cosa che all’uscio del Gabinetto faceva strepito, e che saltellava da -un luogo all’altro. Con tutto lo spavento che io aveva indosso, -procurai, senza levarmi dal mio sedile, di spirare ciò che fosse: e vidi -allora quell’infame bestia, che dopo di aver fatti alcuni salti, e -molte sgambettate, accostossi al mio cassettino, che mi parve che ella -risguardasse con suo piacere. Ritirai mi nell’angolo più rimoto del -cassettino medesimo; ma la Scimia che non lasciava una finestra che per -mettersi, un instante dopo, in su d’un’altra, tanta paura ella mi -fece, che non ebbi la prontezza di spirito di nascondermi sotto il letto, -come avrei potuto assai facilmente. Finite le sue contemplazioni -frammescolate di morfie, finalmente mi ravvisò; e avanzando per la porta -una delle sue zampe, come appunto fanno i gatti quando si trastullano con -un sorcio, tutto spesse volte cambiassi di luogo per non essere -afferrato, mi colse alla fine pel lembo del mio vestimento, (ch’era -d’un panno fortissimo, ed assai massiccio del Paese,) e mi trasse fuori -del cassettino. Mi pigliò nella sua zampa d’avanti, e mi tenne come -una balia il suo bambino in positura di dargli il latte; e precisamente -come vidi fare la razza, medesima d’animale co’gattucj in _Europa_: e -quando io cercava scuotermi, sì forte colei mi teneva, che giudicai -miglior partito il non fare un menomo muovimento. E’assai probabile -cosa che ella mi prendesse per qualche scimmiotolo della sua spezie, -mercè che in tempo che mi teneva con una zampa, mi accarezzava con -l’altra. Uno strepito che la bestia sentì alla porta del Gabinetto, -come se alcuno volesse entrarvi, interuppe cotale divertimento: ed ella -presto saltossene sulla finestra ond’era entrata, quindi su’tegoli e -sulle grondaje, camminando in tre zampe, e tenendomi nella quarta, -finchè all’alto del Palagio arrivata fosse. _Glumdalclitch_ l’avea -veduta saltando fuori della finestra, e aveva gettato un grido che fu da -me sentito. Trovavasi la povera ragazza in una furiosa commozione. Tutta -la Regia in un istante si mise sossopra; e i servidori si affrettavano di -rintracciar delle scale. Molte centinaja di persone scorgevano -distintamente la scimia sul tetto del Palagio che mi teneva fralle sue -braccia, e mi accarrezzava come un piccino de’suoi. Uno spettacolo sì -curioso rider faceva la maggior parte degli astanti; e, per dir vero, non -saprei troppo biasimargli, perchè egli è certo, che all’eccezione di -me, ognuno rinveniva la cosa perfettamente ridicola. Pensarono alcuni di -voler gettar delle pietre all’animale per isforzarlo a venir a basso; -ma espressamente fù ciò proibito: e gran buona sorte per me; poche -senza questo, per un eccesso di amore, avrebbesi potuto ben accopparmi. - -Inalberatesi le scale, molti uomini vi salirono per soccorrermi, il che -appena vedutosi dalla scima, ed altresì l’impossibilità di fuggirsene -con la sua preda camminando con sole tre zampe, mi adagiò ella sopra un -bucato tegolo, e se ne andò. Ivi me ne ristetti per qualche tempo in -distanza di trecento verghe da terra, aspettando ad ogni momento che il -vento mi gittasse a basso, oppure che qualche capogiro rotolar mi facesse -da’tegoli in una grondaja. Ma un de’servidori della mia Nutrice, il -qual era un obbligantissimo giovane, si rampicò perfino a me, e dopo di -avermi posto in una saccoccia de’suoi calzoni, mi portò a terra sano, -e salvo. - -Lo sbigottimento, e il dolore, cagionatimi da quella brutta bestia, mi -produssero una malattia, che per quindici giorni mi tenne obbligato al -letto. Il Re, la Regina, e tutti i principali Signori della Corte, -mandavano, tutti i dì, per sapere dello stato mio, e la Regina in -persona, in tempo della mia infermità, volle avere la compiacenza di -farmi molte visite. - -Quando dopo il mio ristabilimento fui presso il Re per attestargli i -propj miei doveri, e ringraziarlo di tutte le sue beneficenze, fecemi -egli qualche motteggio sopra l’Avventura, unica cagione dell’incomodo -mio. Mi dimandò ciò che pensassi, e quali specolazioni fossero le mie, -in tempo che la Scimia mi teneva fralle sue zampe; e di qual tempera -avessi trovata l’aria che respirasi in su del tetto del Palazzo? _Qual -partito avreste preso_, egli aggiunse, _se somigliante cosa fossevi -accaduta nel Paese vostro_? Risposi a Sua Maestà, che in _Europa_ non -abbiam noi la razza di simili bestie; e che altre non ve ne sono, fuor di -quelle che per curiosità vi si trasportano; ma che erano tuttavia sì -picciole, che agevolmente avrei potuto tener faccia con una dozzina, se -avuta avessero la temerità d’assalirmi. Che quanto al mostruoso -animale, (poichè senza esagerazione egli era del taglio d’un -Elefante,) che aveami praticato uno scherzo così incivile; se il mio -spavento mi avesse lasciato l’uso libero della mia spada, (nel così -dire io messi la mano sull’impugnatura, non senza un’aria -d’intrepidezza,) quando egli avanzava la sua zampa nella mia camera, -gli avrei forse impressa una tal ferita, che ci non avrebbe mancato di -ritirarla, per lo meno così presto, come sporgevala. Fu espressa con un -tal tuono questa risposta, che bastevolmente spiegava la mia indignazione -per la proposta ingiuriosa che mi si faceva: E pure non servì ella che -ad eccitare uno schiamazzio di ridere vie più oltraggioso. Patj la -tentazione di andar in collora; ma le ne diedi lo sfratto; riflettendo -che il presumere di farci valere presso que’con cui è impossibile in -qualunque modo di misurarci, è la più pazza di tutte le follie. - -Non passava giorno ond’io non regalassi di qualche ridicola scena la -Corte, e tutto che _Glumdalclitch_ mi amasse teneramente, non lasciava di -narrar alla Regina tutto ciò che poteva promuovere il riso di lei a sole -mie spese. Un giorno la sua Governatrice l’avea condotta a una lega -dalla Città, per farle prendere un poco d’aria, trovandosi alquanto -incomodata. Ancor io tenni accompagnata la mia Nutricina in quel Viaggio; -ed ella essendo uscita della Carrozza, ripose il mio picciolo cassettino -a terra in un viottolo. Spasseggiar io volea; ma per disgrazia mi -abbattei in una bovina, sopra cui m’era forza di far un salto, per -superarla. Mi accinsi ad effettuarlo; ma sì mal ci riuscj, che -precisamente vi saltai nel mezzo, e mi vi profondai perfino alle -ginochia. Me ne trassi nella maniera migliore; e un servidore a piedi, -così così col suo fazzoletto mi asciugò; mercè che sì diabolicamente -io mi trovava letamato, che _Glumdalclitch_ mi tenne nella mia cassetta -finchè a casa fummo ritornati: ove immediate ne fu reccato alla Regina -il ragguaglio della mia Avventura; il che per alcuni giorni a costo mio, -fece scoppiar dalle risa tutta la Corte. - - - - -CAPITOLO VI. - -L’Autore, con ogni sorta di mezzi procura di guadagnarsi la benevolenza -del Re, e Della Regina. Da saggio della propia abilità nella Musica. -Informasi il Re dello stato dell’Europa, e l’Autore soddisfa -ampiamente alla curiosità di lui. Riflessioni del Re sopra quanto gli ha -raccontato l’Autore. - - -UNa, o due volte per settimana mio costume si era di trovarmi al levarsi -dal letto del Re; e con poche fiate fui presente quando il suo barbiere -il radeva; il che, innanzi che mi avvezzassi, mi sembrava uno spettacolo -orribile: poichè il raso io era triplicamente luogo quanto una falce -comune. Secondo il costume del Paese. Sua Maestà si facea radere due -volte in sette giorni. Ottenni, una volta, dal barbiere un poco della -saponata che adoprata egli avea, e trattine quaranta, o cinquanta peli, -gli accomodai in un pezzo di legno che era formato in ischiena di -pettine; ove, un’aguglia, io avea profondati alcuni buchi in eguale -distanza. Si industriosamente assettai gli peli in questi bucci, che mi -riuscì di farmi un pettine, onde servir mi potenva in difetto del mio, i -cui denti, poco men che tutti, erano rotti: non essendovi per altro, -verun Artefice nel paese, che avesse l’abilità di lavorarmene un -altro. Quest’esperimento un secondo me ne suggerì, che mi tenne a bada -per molti giorni. Pregai le Dame della Regina di mettermi a parte alcune -pettinature de’capelli di Sua Maestà, onde in poco tempo n’ebbi una -quantità ragionevole. Dopo ciò, feci venir da me il Falegname mio -amico, il quale già, una volta per sempre, ricevuto avea l’ordine di -travagliarmi in picciolo qualunque cosa che fosse di mio gusto, e gli -dissi di far due sedie, della grandezza stessa di quelle del mio -cassettino, ma che non avessero nè il fondo, nè lo schienale. Aveva io -l’intenzione d’intrecciar i capelli in maniera che servir potessero -di spalliere, e di sedili; a un di presso, come le sedie a fondo di canna -che si praticano in _Inghilterra_. Compiuta che fu ogni cosa, ne regalai -la Regina, che ripor le fece nel suo Gabineto, ove ella mostravale come -rarità, e per dir vero, ni un vi fu che di maraviglia non ne restasse -preso. Dissemi la Regina che mi sedessi sopra una di quelle scranne; ma a -patto veruno ubbidirle non volli, protestando che piuttosto sofferte -avrei mille morti, che di collocaro una parte sì indecente del mio -corpo, sopra que’preziosi capelli, che servito aveano d’ornamento -alla testa di Sua maestà. De’capelli medesimi formai altresì una -galante picciola borsa, che in lunghezza non tirava più che cinque -piedi, col nome della Regina a lettere d oro, di cui con permissione -della Principessa ne feci un presente a _Glumdalclitch_. Veramente, anzi -che per l’uso, serviva quella borsa per sola mostra, non avendo forza -bastevole per sostenere il peso delle più massicce monete, e perciò la -fanciulla alcune picciole leggierissime bagattelluzze solamente vi -riponeva. - -Il Re, che di Musica si dilettava all’ultimo grado, ordinava -frequentemente de’concerti alla Corte, a’quali talvolta assisteva -ancor io, accomodato sopra una tavola entro il mio cassetino. Ma era sì -confusamente strepitosa quella Musica, che mi riusciva impossibile di -distinguerne i tuoni. Ardisco pur di asserire, che tutte le trombe, e -tutti i tamburi d’un Esercito, quando si suonassero, e si battessero -tutti in una volta in un Appartamento medesimo, non arriverebbono a far -tanto strepito, quanto ne fanno quelle sorte di armonie. Il mio metodo si -era di far mettere il mio cassettino il più lungi che era possibile -da’Musici; e poscia di chiuderne le porte, e le finestre; dopo di che -io trovava assai sopportevole la loro Musica. - -Essendo giovane, io aveva alquanto appreso a suonar di spinetta: Una ne -tenea in sua camera _Glumdalclitch_, e un Mastro andava a darlene la -lezione due volte per settimana. Dico che era una spinetta; perchè quel -musicale strumento molto le rassomigliava, e per la figura, e pel modo di -servirsene; mi venne in pensiero di ricreare il Re, e la Regina, suonando -su quello strumento un’arietta _Inglese_. Ma, oh quanto sudai per -riuscirvi! mercè che la spinetta era lunga più di sessanta piedi, e -ogni chiave, d’un piede larga; cosicchè in istendendo tetto il mio -braccio, io non ne poteva scorrere più che cinque, e oltracciò sarei -stato obbligato di dare de’furiosi colpi di pugno per abbassarle, e -tanto e tanto non ne avrei ottenuto l’intento. Ecco quale fu la mia -invenzione. Allestj due bastoni tondi, più grossi da una parte che -dall’altra, e ricoprj la loro estremità più grossa con un pezzo di -pelle di sorcio, affinchè in battendo non restasse danneggiata la parte -superior delle chiavi, e che lo strepito de’colpi, ingratissimamente -non si confondesse col suono che la spinetta renduto avrebbe. Al -d’avante di quello strumento collocossi un banco più basso di quattro -piedi che le chiavi, ed io fui adagiato su questo banco. Vi scorsi sopra, -ora da un canto, ora dall’altro battendo co’miei due bastoni le -chiavi necessarie, e procurando di suonare una Giga, che parve fosse -intesa con gran piacere dalle loro Maestà: ma posso realmente dire che -a’giorni miei non ho praticato un sì violento esercizio; e pure mi fu -impossibile di scorrere più di sedici chiavi, e per conseguenza di -toccare il basso, ed il soprano insieme, come fanno altri Musici; il che -avrebbe aggiunta una nuova gentilezza alla mia Giga. - -Il Re, che, come il dissi, era un Principe di somma abilità, e -spiritosissimo, spesse volte mi facea portare nel mio cassettino, e -riporre sopra una tavola nel Gabinetto di lui; dopo di che mi comandava -di prendere un de’miei seggi, che i faceva mettere con esso meco al di -sopra del cassettino, in distanza di tre verghe dalla sponda; il che più -o meno, mi costituiva a livello della faccia di Sua Maestà. In questo -modo godei di molte conversazioni con esso lei. Presi un giorno la -libertà di dirle, che il dispregio che Ella testimoniava per -l’_Europa_ e pel rimanente della Terra, non mi sembrava va accordarsi -con quel maraviglioso discernimento, che io sempre avea in lei ravvisato. -Che i gradi d’intelligenza non erano regolati secondo la grandezza -de’corpi: Che pel contrario osservavasi nel mio Paese, che le persone -più grandi, per ordinario, n’erano le men provvedute: Che fra gli -animali, le Api, e le Formiche, passavano per le più industriose, e le -più sagaci. E che tal che io le pareva, mi lusingava di poter renderle -qualche segnalato servigio. Mi ascoltò il Re con attenzione, e di là in -poi, egli formò di me un giudizio del tutto opposto. Pregommi di dargli -una idea, la più esatta che potessi, del Governo dell’_Inghilterra_; -imperocchè, diceva egli, per quanto sieno comunemente intestate le -Nazioni de’propj loro costumi, sarebbegli un gran piacere di apprendere -qualche cosa che egli imitare potesse. - -Quante volte, e con quale brama io non mi sono augurata in quel momento -l’eloquenza d’un Cicerone, o d’un Demostene, per celebrar -degnamente tutte le lodi, onde è degna a sì giusto titolo la cara mia -Patria! - -Cominciai il mio discorso dall’informanre Sua Maestà, che i nostri -Stati consistevano in due grand’Isole, che formavano tre possenti Regni -sotto un solo Sovrano, non comprese le nostre Colonie d’America. -Insistei lungo tempo sopra la fertilità del nostro Territorio, e sopra -la tempera del nostro Clima. La trattenni poscia sopra la Costituzione -d’un Parlamento _Inglese_, formato, in parte, da un Corpo illustre, -dinominato, la Casa de’Pari, che era d’Uomini d’un Sangue il più -nobile, e di Famiglie le più antiche del Regno. Le parlai della -straordinaria sollecitudine che sempre prendevasi della loro educazione, -affin di rendergli idonei ad essere Consiglieri nati del Re, e del Regno; -ad aver parte nella Potestà _Legislativa_; ad esser Membri della Corte -più alta di Giustizia, le cui decisioni sono inappellabili; e a -difendere con la loro saggezza, e col loro valore la loro Patria, e il -loro Re, contra tutti gl’imprendimenti de’loro nemici: Che eran -eglino l’ornamento, e il Baluardo del loro Paese, degni successori -degl’Illustri lor Avoli, la cui virtù non aveano giammai smentita: Che -ad essi, come Membri ad un medesimo Corpo, erano uniti Personaggj d’una -eminente pietà, sotto il titolo di Vescovi, onde la peculiar funzione si -era d’invigilare al sostegno della Religione, e all’instruzione del -Popolo: Che erano sempre scelti dal Re, e da’più saggj Ministri di -lui, fra que’che si distinguevano nel Sacerdozio per la purità -de’propj costumi, e per la profondità della propia erudizione. - -Che l’altra parte del Parlamento consisteva in un’Assemblea, detta la -Casa de’Comuni, e composta di Gentiluomini, e di ben agiati Borghesi, -_liberamente_ eletti dal Popolo medesimo, a cagion della loro abilità, e -del loro zelo pel vantaggio della Patria: Che questi due Corpi formavano -insieme una delle più Auguste Assemblee dell’_Europa_; e che in essi, -congiuntamente col Principe, la Sovrana autorità risiedeva. - -Le spiegai allora ciò che sieno le nostre Corti di Giustizia: Che -que’che vi presiedono sono Interpreti venerabili delle Leggi, chiamati -a mantenerci i nostri Diritti, e i nostri Possessi, a punir il delitto, e -a proteggere l’innocenza. Le parlai della prudenza nell’uso -de’nostri Erarj, e della grandezza delle nostre Forze, tanto marittime, -che terrestri. Le feci l’enumerazione del nostro Popolo, calcolandone i -molti milioni che aveavene di differenti Sette in materia di Religione, o -di differenti Partiti in fatto di Politica. Non ommisi i nostri -divertimenti; per dir brieve, nulla dimenticai di tutto ciò che io -credeva poter far onore alla diletta mia Patria. E diedi fine con un -Compendio Storico di quanto è accaduto, da un secolo in quà, o più o -meno, di più riguardevole in _Inghilterra_. - -Come si vede, era assai vasto l’Argomento: perciò vi vollero molte -udienze; ognuna delle quali durò alcune ore, innanzi di poter votarla. -Con grande attenzione mi ascoltò sempre il Re; e comechè non -m’interropesse mai, non lasciò tuttavia passare cosa veruna senza -riflessione, come con le quistioni susseguentemente propostemi, il diede -a conoscere. - -Detta che ebbi ogni cosa, mi fece Sua Maestà un gran numero di dimande, -e di obbiezioni fu cadaun Articolo. M’interrogò sopra la maniera che -praticavasi per coltivar i talenti dello spirito, e del corpo della -nostra gioventù Nobile; e in qual genere d’occupazioni passava ella la -prima, e la più disciplinabile parte della sua vita: Che si faceva, -quando estinguendosi qualche Famiglia Nobile, bisognava riempiere il -posto nella Casa de’Pari? Quali caratteri eran richiesti in que’che -erano investiti del titolo di _Lord_: Se il genio della Corte, una somma -di dannajo presentata a qualche Dama, o l’idea di rinforzare un partito -opposto all’interesse pubblico, n’erano sovente le cagioni, -creditrici di tali sorte di distinzioni? Fin a qual segno que’Signori -eran versati nella conoscenza delle Leggi del loro Paese? Che conveniva -che fossero ben eglino d’una grande abilità per poter decidere -inappellabilmente quistioni, che risguardavano la vita, e i beni -de’loro Concittadini: Se sempre rinvenivano molto esenti dalla taccia -d’avarizia, e bastevolmente superiori al bisogno, perchè i regali, o -altri criminosi motivi, non avessero la forza di corrompergli? Se i -Signori, chiamati a mantenere la Religione, erano sempre innalzati al -posto che occupavano, per motivo della loro capacità nelle materie che -concernono la lor Professione, o della santità della loro vita? Se in -tempo che essi non erano che semplici Cappellani, non disonoravansi mai -con una vil compiacenza pe’soro Signori, di cui forse continuavano a -seguir servilmente i sentimenti, dopo di essere stati ammessi a -quell’Assemblea sì Augusta. - -Il Re poscia desiderò d’essere instruito de’mezzi che si mettevano -in pratica per essere eletto Membro della Casa de Comuni. Se uno -Straniere non potea forse, a forza di denajo, farsi scegliere, con -preferenza a un Signor del Paese, o a qualche Gentiluomo qualificato del -contorno? Come poteva darsi, che ognuno sollecitasse con tanta premura il -carattere di Membro di quella Ragunanza, (giacchè io gli avea detto che -un tal intento sempre gli costava caro,) senza mercede di sorta, nè -pensione veruna; essendo che, ei diceva, è troppo eminente un -somigliante grado di virtù, perchè sempre possa essere sincero, e -legittimo? Insiste poscia di sapere precisamente, se que’Gentiluomini -zelanti, non istudiavano risarcirsi delle cure, e de’dispendj stati -obbligati di fare, in sacrificando il Ben pubblico? A tali quistioni ei -ne aggiunse un gran numero d’altre, che io penso non essere necessità -di ripetere. - -In proposito a quanto io gli avea detto delle nostre Corti di Giustizia, -mi pregò Sua Maestà di darlene specificazioni sopra alcuni Articoli; -nel che mi fu agevole di contentarla, perchè una volta mi trovai in -risico d’essere interamente ruinato per una tediosa lite che ebbi nella -Cancelleria, e che ho anche perduta con tutte le spese. Chiesemi quanto -tempo s’impiegava, per ordinario, in decidere se giusta, o ingiusta -fosse una cosa, e qual fosse il prezzo dell’ottenimento di questa -decisione? Se gl’Avvocati aveano la libertà di difendere Cause -notoriamente ingiuste? Se la Setta di Religione, o il Partito di -Politica, non entrava mai nella bilancia della Giustizia, per farla -chinare o dall’una, o dall’altra parte? Se tutti gli Avvocati eran -uomini generalmente conoscitori delle Leggi dell’Equità; o solamente -di alcune particolari costumanze della Città loro, della loro Provincia, -o della loro Nazione? Se in tempi diversi aveano talvolta sostenute due -contrarie sentenze in medesimo affare? Se componevan eglino una povera o -ricca Comunità? Se riceveano qualche pecuniario riconoscimento per aver -trattata, o consultata una Causa? E particolarmente se nell’inferior -Senato ammettevansi mai come Membri? - -Passò in oltre ad altre quistioni sopra l’amministrazione del pubblico -Erario. Convien certamente dicevami Sua Maestà, che vi abbia tradito la -vostra memoria; poichè non faceste montare che cinque, a sei milioni per -anno le vostre Tasse, e qualche volta al doppio le vostre spese. Ella -avea in ispezieltà fatta attenzione a quest’Articolo, perchè sperava, -così ella diceva, che la cognizione della nostra condotta potesse -giovarle molto, e tenerla lontana dagli abbaglj ne’suoi calcoli. Mi -dimandò chi erano i nostri Creditori? E dove prenderemmo dannajo per -pagargli? Stupiva che spesse volte portata avessimo la guerra, sempre -gravosa, sì lontano dal nostro Paese. E’forza, diceva, che siate un -Popolo molto rissoso, o che abbiate confinanti molto cattivi, e che per -necessità i vostri Generali, più ricchi divengono che i vostri Re. Mi -dimandò quali affari noi avevamo fuori delle nostre Isole, se -eccettuansi il Commerzio, e la difesa delle nostre spiagge? Soprattutto -si faceva incredibili maraviglie per intendermi parlare d’un Esercito -mercenario, mantenuto nel mezzo della Pace, e nel seno d’un Popolo -libero. Opposemi, che se eravamo noi governati di nostro assenso da -uomini non che servivano che a metterci in iscena, non poteva Sua Maestà -concepire di chi avevamo noi paura, o contro a chi pensavamo di batterci: -e m’interrogò da chi meglio fosse difesa la casa d’un Particolare; -se da lui stesso, da’suo figliuoli, e dal resto di sua famiglia; oppure -da una mezza dozzina di vagabondi a caso presi nelle strade, e -miseramente pagati; in tempo che possono eglino guadagnar mille volte -più, scannando coloro che anno l’imprudenza di destinargli in lor -guardie. - -Nulla di più ameno riuscivale quanto la mia Aritmetica, nel far entrare -nell’enumerazione del nostro Popolo, le differenti Sette di Religione, -e le Fazioni diverse dentro lo Stato. Prostava Sua Maestà di non -iscoprirvi ragione veruna, perchè que’che anno opinioni pregiudiziali -al Pubblico fossero obbligati di cangiare, o obbligati non fossero di -occultarle: E che come sarebbe una Tirannia in un Governo l’esigere la -prima di queste cose, era una debolezza il non far osservar la seconda: -imperocchè è ben permesso a un uomo il tener in Casa de’veleni, ma -non già di vendergli per Cordiali. - -Ella notò, che fra’passatempi della nostra Nobiltà, e di altre -qualificate persone, io del giuoco parlato avea. Desiderò di sapere a -qual età si cominciava, per ordinario, a prendere un tale ricreamento, e -quando vi si rinunziava? Quale porzione di tempo vi si perdeva, e se mai -il giuoco arrivava a ruinare una famiglia. Se taluni della plebaglia con -la loro desterità potevano alcune volte far acquisto di ricchezze -immense, e riddure gli stessi Nobili nella lor dipendenza; altresì -inspirar loro, con la loro amistà, ignobili e codardi sentimenti, e -costrignerli, per le sofferte perdite, ad apprendere e a saggiare sugli -altri l’infame industria cheruinati gli avea? - -Inorridiva Sua Maestà per la Storia che io aveale rappresentata del mio -Paese nel corso del passato secolo, aggiugnendo, che ciò non era che una -concatenazione di conspirazioni, d’omicidj, di ribellioni, di stragi, -di rivoluzioni, di esilj; effetti i più esecrabili, che l’avarizia, la -fazione, l’ipocrisia, la crudeltà, la perfidia, la rabbia, la viltà, -l’odio, l’invidia, e l’ambizione, produrre possano. - -In un’altra Udienza, racapitolò il Re tutto ciò che io detto gli -avea, e comparò le risposte che io gli avea fatte, con le dimande -ch’egli mi avea promosse. Prendendomi poscia fralle sue mani, e -piacevolmente accarezzandomi, mi disse queste parole che io non mai -dimenticherò, e neppur la maniera onde furono pronunziate. "Picciolo -amico mio _Grildrig_, voi avete fatto un eccellente Panegirico del vostro -Paese. Dimostrativamente avete pruovato, che l’ignoranza, -l’infingardia, e il misfatto, possono talvolta intrudersi per -necessità nel governo d’un Regno: Che le Leggi son meglio interpretate -da quegli che vi anno più d’interesse, e più di abilità -nell’oscurarle, e nel diluderle: Scuopro fra voi altri, alcuni tratti -d’un ottimo Governo nella prima sua instituzione; ma di molto -scancellati dall’abuso, e dalla corruttela: Da tutto il vostro racconto -si deduce, che nè pure una sola virtù fra necessaria per essere -innalzato ad alcuna delle vostre Cariche, molto meno; che gli uomini vi -sieno annobiliti da’propj lor meriti; che sia avanzato agli onori ri il -Sacerdozio in considerazione della pietà o del sapere; i Soldati per la -loro condotta, o pel loro valore; i Giudizi per la loro integrità; i -Senatori pel loro amore verso la Patria, o i Consiglieri per la loro -saggezza. Quanto a voi, continuò il Re, che passata avete la maggior -parte della vostra vita nel viaggiare, penso che abbiate sfuggite molte -di queste inconvenienze. Ma per quanto io posso raccogliere dalla vostra -relazione, e dalle risposte che vi ho estorte con grande stento, -costretto sono di conchiudere, che il grosso della vostra Nazione è il -più tristo, e il più odibile picciol verme, e cui la Natura abbia mai -permesso di strisciarsi sulla superficie della Terra." - - - - -CAPITOLO VII. - -Amor dell’Autore per la sua Patria. Ei fu al Re un’assai vantaggiosa -obblazione, la quale tuttavia è rigettata. Ignoranza del Re in fatto di -Politica. Angusti limiti onde ristringonsi le Scienze di quel Paese. -Leggi, e Militari affari di quel Regno. Quali turbolenze l’agitarono. - - -NON aveavi che un amor estremo per la verità, che indur mi potesse a -rispondere alle quistioni del Re con tanta schiettezza, con quanta io -l’avea già fatto. Vane sarebbermi riuscite le rimostranze del mio -resentimento, perchè sempre sarei comparuto ridicolo, e perciò soffogar -dovetti nel mio cuore la passione, e lo sdegno, in tempo che la cara, ed -Augusta mia Patria era trattata in un modo così ingiurioso. Ne patì -tanta Afflizione, quanta ne può patire chi legge. Ma era così curioso -quel Principe; e con tanta precisione m’interrogava su cadaun articolo, -che peccato avrei contra le Leggi della pulitezza, e soprattutto contra -quelle della gratitudine, se non gli avessi data tutta la più possibile -soddisfazione. Con tutto ciò, dir deggio per mia discolpa, che procurai -di diludere industriosamente molte delle dimande di lui, e che sopra -cadaun particolare, io dava un tornio assai più vantaggioso, di quel che -il potea permettere l’esatta verità: avuta avendo io sempre pel mio -Paese quella lodevole parzialità, che con tanta giustizia _Diogini di -Alicarnasso_ racomanda uno a uno Storico. Con tutto il mio cuore avrei -voluto occultare i difetti della mia Nazione, e riporvi in loro luogo le -virtù nella loro luce più luminosa. Questa si era la mia intenzione -nelle moltiplici conversazioni che ebbi con quel Monarca; ma per -disgrazia, nè al mio genio, ne agli sforzi miei corrispose -l’avvenimento. - -Ma ciò che perfino a un tal qual segno compor dee l’Apologia di quel -Principe si è, ch’egli viveva interamente separato dal resto del -mondo; dal che provenivano che non avea notizie di sorta delle maniere, e -delle costumanze delle altre Nazioni. Questa spezie d’ignoranza e -sempre una sorgente feconda di _prevenzioni_, e produce necessariamente -non so quali _limitazioni d’idee, e di concepimenti_, onde noi, del -pari che i più colti Popoli dell’_Europa_, siamo del tutto esenti. E, -per vero dire, la cosa sarebbe ben dura, se le conoscenze, che un -Principe sì rimoto ha della virtù, e del vizio, servir dovessero di -regola per tutto il Genere umano. - -Per confermar il mio detto, e per mostrar con maggior chiarezza i -miserabili effetti d’una educazione circonscritta da termini troppo -angusti, voglio in questo punto far parte a’miei Leggitori d’un -fatto, che forse agevolmente essi non potranno credere. - -Per insinuarmi di bene in meglio nella buona grazia di sua Maestà, le -parlai d’un ritrovamento scoperto da tre, o quattro secoli, più o -meno, in qua, consistente nella manipolazione di certa polvere, un cui -intero ammassamento, fosse pur grande quanto una montagna, saltava in -aria, e in un istante restava consumato, con un fracasso più terribile -di quello d’un tuono; e ciò immediate che una sola, soletta, scintilla -vi volava al disopra: Che una certa quantità di questa polvere -sequestrata con uno stopacciolo entro una canna di ferro, era valevole di -cacciare una palla, pur di ferro, o di piombo, con una violenza, e una -sì prodigiosa velocità, che non aveavi cosa che ne potesse sostenere lo -sforzo: Che parimente vi erano di queste palle, che essendo sparate, -rovesciavano non solamente file di Soldati intere con un sol colpo, ma -abbattevano altresì in ruina le più massicce muraglie e sprofondar -facevano de’Vascelli montati da molte migliaja d’uomini: Che quando -queste palle erano unite insieme con una catena, fracassavano gli alberi, -le antenne; in una parola, tutto ciò ch’esse riscontravano: Che spesse -volte mettiamo questa polvere entro gran palle di ferro votte, che con -arte, e con l’ajuto d’una certa macchina, sappiam lanciare dentro una -Città assediata, e che con tal mezzo restava ucciso un gran numero di -assediati nemici, e quasi tutte le loro Case erano ridotte in cenere: Che -mi eran molto ben noti gl’ingredienti nella composizione della polvere -stessa; che essi non costavano troppo, e non erano rari; Che per altro io -mi comprometteva d’insegnare agli Operaj di Sua Maestà l’Arte di -costruire quelle canne, d’una grandezza proporzionata a tutti gli altri -oggetti che erano nell’Imperio di lei; e che le maggiori, più che i -cento piedi di lunghezza eccedere non dovevano: Che venti, o trenta delle -canne stesse, cariche con quantità convenevole di polvere, e di palle, -poteano rovesciare in poche ore le muraglie della più forte Città del -suo Regno, o mettere sossopra la Capitale, se mai ella si staccasse dalla -dovuta sommessione agli ordini supremi di Sua Maestà. Io feci al Re -quest’obblazione; supplicandolo di accettarla come un fievole -contrassegno di quel riconoscimento; che le beneficenze di lui eccitato -in me aveano. - -Il Re, in udire la descrizione di queste terribili macchine, e dell’uso -che io gli proponeva di farne, fu sorpreso da un orrore che non può -esprimersi. Concepir non potea come un insetto sì debole, e sì minuto -come me, (furono queste le stesse espressioni di lui) avea l’animo di -pascersi d’idee sì inumane, e sì poco restar commosso, in parlando -della disolazione, e della strage, che aveagli io detto essere gli -ordinarj effetti di queste macchine sterminatrici, di cui certamente, -diceva egli, qualche maligno Genio, e nemico dell’Uman Genere, dovea -esserne stato il primo ritrovatore: Che per quello apparteneva a lui, ei -protestava, che tutto che i nuovi scuoprimenti, sieno nell’Arte, o -nella Natura, gli cagionassero un singolare diletto, contenterebbesi -piuttosto di perdere la metà del suo Regno, che di apprendere un arcano -sì abbominevole, onde proibivami se mi era cara la vita, di tenergliene -discorso mai più. - -Strano effetto di quella _limitazine d’idee_ e di quella _picciolezza -d’oggetti_, di cui parlai! Chi mai potrà credere che un Principe, il -quale, per altro, possiedeva tutte le qualità che producono la -venerazione, l’amore, e la stima; e il cui sapere, la saggezza, e la -bontà, il rendevano l’ammirazione, e le delizie de’suoi Suggetti; -per un _picciolo vano scrupolo_, che noi in _Europa_ non sappiamo neppur -che sia, lascisi scappare l’inestimabile opportunità di rendersi il -Signore assoluto della vita, della libertà, e de’beni del suo Popolo? -Ciò però che io ne dico, non è con intenzione di censurare gli altri -talenti di quel Monarca, il quale, a cagion del teste mentovato -avvenimento resterà molto pregiudicato nello spirito d’un Leggitore -_Inglese_. Ma solamente disegno mio si è, di far osservare quanto -massiccj sono i granchj che si prendono, quando non si riduce la -_Politica in iscienza_; come il praticano i più gran Genj -dell’_Europa_. Mercè che molto bene mi risovvengo, che un giorno -disputando col Re, gli dissi che fra noi si avea composta una infinità -di Volumi sopra l’_Arte di governare_; ma che contro alla mia -intenzione, io gli diedi una picciolissima idea della nostra capacità. -Ei mi protestò di avere un sommo dispregio per tutto ciò che chiamasi -_Misterio_, _Raffinamento_, ed _Imbroglio_, sia in un Principe, sia in un -Ministro. Non potea comprendere cosa io intendessi per _Segreti di -Stato_, purchè di qualche Nazione rivale, o nemica, non si trattasse. -Ristrigneva la Scienza del Governo in _limiti molto angusti_, -circonscrivendola al buon senio, alla giustizia, alla clemenza, e alla -pronta spedizione delle Cause sì criminali che civili, con alcuni altri -comuni luoghi che non meritano riflessione: e stranamente pensava, che -chiunque potea fare che due cannelle di biada, o due festuche d’erba -crescessero sopra un mucchietto di terra, ove per l’addietro non -cresceva che un solo, prestava alla sua nazione il maggiore de’più -essenziali servigi. - -Sono assai difettuose le conoscenze di quel Popolo, non consistendo che -nella Morale, nella Storia, nella Poesia, e nelle Matematiche; nel che -confessar si dee ch’egli è eccellente. Ma l’ultima di queste Scienze -non è impiegata che negli usi della vita, e nel miglioramento -dell’Agricoltura, e di tutte l’Arti Meccaniche. Per quello concerne -le Idee, l’Entità, e le Astrazioni, non fu possibile il fargli -concepir ciò che esse fossero. - -Niuna Legge di quel Paese dee eccedere in parole il numero delle lettere -del loro Alfabeto, che non sono più che venti e due. Ma per dir vero, -poche ve ne ha di una tale intera lunghezza. Ne più semplici e più -chiari termini son elleno espresse; ed è così stupida quella Nazione, -che non sa interpretarle che in un solo senso. Anzi è un Capitale -delitto il presumere di spiegar una Legge con una comentazione. Quanto -alla spedizione delle Cause civili, e criminali, son sì pochi presso lei -gli processi, che contra ragione ella vanterebbesi d’essere abilissima -nell’una, o l’altra di queste cose. - -Da un tempo immemorabile quanto i Chinesi ebbero que’Popoli l’arte -della Stampa; ma le Librerie loro non abbondano di Volumi, imperocchè -quella del Re, la quale passa per una delle maggiori, non ne contiene a -un di presso che mille, adagiati in una Galleria di mille e dugento piedi -di lunghezza, avend’io la permissione di valermi di qualunque Volume. -Il Falegname della Regina avea formata in una delle stanze di -_Glumdalclitch_ una maniera di scala alta venti e cinque piedi, e ogni -gradino di cui, cinquanta piedi era lungo. Alla muraglia facea io -appoggiare quel Libro che io volea leggere; salendo poscia alla sommità -della scala, dava principio dalla prima linea della pagina, camminando -per fianco, finchè fossi pervenuto al termine della linea; dopo di che, -quando bisognava, io scendeva un gradino, facendo sempre l’esercizio -medesimo perfino al fondo della pagina. - -Chiaro, maschio, e sonoro è lo stile di quella Nazione, ma non fiorito; -perchè ella sfugge di servirsi di espressioni soverchie. Furon da me -letti molti de’loro Autori; particolarmente que’che trattano della -Storia, o della Morale; e fra gli altri con mio inesplicabile gusto, -scorsi da capo a’piedi un vecchio Trattatello che trovasi sempre nella -camera da letto di _Glumdalclitch_, e che apparteneva alla Governatrice -di lei, Dama di gravità, e che non leggeva se non libri di Morale, e di -divozione. Trattava questo libro della debolezza del Genere umano, e non -era tenuto in pregio che dalle Donne, e dal semplice Volgo. Portommi la -curiosità a vedere ciò che dir poteva su quest’argomento un Autore di -quel Paese. Per appunto questo Scrittore toccò que’medesimi comuni -luoghi, che sì perfettamente son noti a’Dottori nostri in Morale; -rimostrando come l’uomo è un picciolo animale, spregevole, ed incapace -d’ajutarsi da se medesimo, e di difendersi contra l’ingiurie -dell’aria, e contra il furore delle bestie feroci: Quanto egli e -inferiore in forza a una creatura, in velocità ad un’altra, a una -terza in prudenza, e a una quarta in industria. Aggiugne; che in questi -ultimi tempi la Natura avea degenerato dal primo suo vigore, e che altro -più non produceva che piccioli aborti in comparazione de’decorsi -secoli. Dice, ch’è assai probabile, che non solo la spezie degli -uomini primitivamente fosse più grande, ma che eziandio ne’primi tempi -vi deggiono essere stati de’Giganti, come da un canto l’attestano la -Storia, e la Tradizione, e come dell’ossa prodigiose che si son -trovate, lo dimostrano dall’altra. Pretende che le Leggi della Natura -ricercavano, che al principio noi fossimo stati fatti d’una molto più -robusta costituzione, e molto men suggetti a restar distrutti da piccioli -accidenti, da un tegolo cadente da una casa, o da una pietra lanciata da -un fanciullo. Da somiglianti ragionamenti tra e l’Autore molte morali -conseguenze, di grand’uso per la direzion del vivere, ma che farebbe -inutile di quì registrare. Quanto a me; non potei di meno di ammirare -quanto general fosse il talento di rigirar le letture in moralità, e -l’inclinazione degli uomini a lagnarsi della Natura. E ben penso, che -dopo una esatta perquisizione, tali sorte di lamentanze, sì poco fondate -sarebbono fra noi, come l’erano fra gli Abitanti di _Brobdingnag_. - -Per quello risguarda i militari affari di que’Popoli, mi an eglino -assicurato che l’Esercito del loro Re consisteva in cento settanta e -sei mila Fanti, e in trenta e due milla Cavali, se pure il nome di -Esercito convenir possa a un Corpo formato di Mercatanti collettizj di -differenti Città, e di Fattori di campagna, i cui Comandanti sono -semplicemente persone di qualità, senza paga, e senza ricompensa. Negar -non si può che eglino assai bene intendono l’Esercizio, e che in -eccellenza sono disciplinati; nel che non si rinviene poi un gran merito; -mercè che come mai potrebbe essere la faccenda altrimenti, in un Paese, -ove cadaun Castaldo è sommesso al padrone della sua Terra, e ogni -Cettadino a’Magistrati della sua Città, eletti per _isquittino_ -secondo la pratica di _Venezia_? - -Vidi di frequente la milizia di _Lorbrulgrud_ a fare l’Esercizio in un -gran campo presso della Città. Vi si potea annoverare venti e cinque -mila Pedoni, e a un di presso sei mila Cavalli: riuscendomi, per altro, -impossibile di numerargli con esattezza, a cagion del terreno che essi -occupavano. Un Cavaliere, montato sopra un Cavallo di ragionevole taglio, -avea in altezza più di cento piedi. M’incontrai un giorno di vedere -tutti i Cavalieri di quel Corpo, nell’istante che il Comandante loro ne -dava l’ordine, sguainare le loro spade tutti in una volta, e vibrarle -nell’aria. Uno spettacolo di tal fatta, avea un non sò che di -sorprendente, superiore a qualunque esagerazione. Fra lo stesso, come se -sei mila balini avessero lampeggiato in diverse parti del Cielo in un -tempo medesimo. - -Tentavami la curiosità di sapere, come mai quel Principe, nel cui Paese -era impossibile di penetrare, potesse essersi avvertito di raccogliere -Eserciti, o di far instruire il suo Popolo nella Militar Disciplina. Ma -pel soccorso della conversazione, e per la letura delle loro Storie; ben -presto ne restai appagato; imperocchè dopo moki secoli, quegli Abitanti -sono stati assaliti dalla medesima malattia, onde tante altre Nazioni -sono suggette; voglio dire, che la Nobiltà si era applicata a -rintracciarvi troppo potere, il Popolo troppa libertà, è il Principe -troppo assoluto dominio. Per vero dire, avevasi provveduto con sagge -Leggi a tutte queste inconvenienze: ma queste Leggi sovente erano state -infrante dal alcuno de’tre Partiti; dal che, più d’una volta, -n’erano prodotte guerre civili; l’ultima delle quali era stata -felicemente terminata dall’Avolo del Principe Regnante, con una -generale composizione: e la Milizia, il cui numero allora si era fissato -di consentimento de’tre Partiti, dopo quel tempo si era tenuta -esattamente nel suo dovere. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Il Re e la Regina fanno un giro verso le Frontiere, e l’Autore ha -l’onore d’accompagnargli. In qual modo ei ritirossi da quel Regno. -Ritorna in Inghilterra. - - -IO sempre avea presentita una forte lusinga di dover un giorno ricuperare -la mia libertà, tutto che impossibile mi riuscisse di concepire con -quali mezzi, o di formare alcun progetto che avesse l’ombra menoma di -apparenza di poter ottenerne l’intento. Il Vascello, su cui io era -stato, era il primo che si fosse giammai veduto sopra le spiaggie di quel -Paese, e il Re avea dati gli ordini più precisi, che se qualche altro ve -ne comparisse, tutto si facesse per prenderlo, e che con tutta la ciurma, -e tutti i passeggieri, si conducesse sopra una carretta a _Lorbrulgrud_. -Desiderava con sommo ardore Sua Maestà di aver qualche femmina dello -stesso mio taglio, pel cui mezzo si potesse conservar la mia spezie: Ma -io credo che avrei piuttosto sofferte mille morti, che espormi al risico -di lasciar dietro a me una posterità, che fosse stata, o messa in gabbia -come uccelletti di Canaria, o forse venduta a persone di carattere; non -tanto, veramente, per farne degli schiavi, quanto delle curiosità. -Confesso che io era trattato assai gentilmente, essendo il Favorito -d’un gran Re, e le delizie di tutta la sua Corte: Ma con tutto questo, -la figura che io faceva non mi sombrava convenire alla dignità del mio -temperamento. Riuscivami impossibile il dimenticare quegli altri me -medesimo, che nella mia Patria io avea lasciati, e mi moriva di voglia di -trovarmi in mezzo d’un Popolo, con cui avessi una spezie -d’uguaglianza, e in un Paese, ove spasseggiar potessi con libertà, -senza temere d’essere schiacciato come un cagnuolo, o come un -ranocchio. Ma più presto di quell’avrei sperato, sopravvenne il -momento della mia liberazione, in un modo onninamente straordinario. -Eccone la Storia, e tutte le circostanze con la più esatta verità. - -Due anni già erano scorsi da che mi trovava nel Paese; e nel principiar -del terzo _Glumdalclitch_, ed io, accompagnammo il Re, e la Regina in un -giro che fecero le loro Maestà verso la spiaggia meridionale del Regno. -Secondo il solito, io era portato nel mio cassettino da viaggio, che come -già il dissi, era un galantissimo stanzino di docici piedi di larghezza; -ed io avea ordinato, che con funi di seta egualmente lunghe mi si -appiccasse una picciola materassa all’alto de’quattr’angoli dello -stanzino stesso, affine di non risentirmi tanto dello scuotimento, quando -un servidore mi portasse d’innanzi a lui marciando a cavallo; e -altresì per dormirvi con tutto l’agio, quando mi trovassi in cammino. -Nel tavolato superiore del cassettino, verso il sito della materassa ove -io adagiava il capo, avea fatto fare all’Artefice un buco, o finestrino -d’un piede in quadro, donde mi venisse qualche respiro d’aria mentre -dormiva in tempo di caldo, e potevasi questo buco chiudere, o aprire con -una picciola tavola, che da me con una ribalta alzavasi, e si abbassava. - -Compiuto che fu da noi il nostro giro, giudicò opportuno il Re di andar -a spassarsi per alcuni giorni in un Palagio che egli aveva presso di -_Flanflasnic_, Città situata a diciotto miglia _Inglesi_ della Marina: -_Glumdalclitch_, ed io, eravamo estremamente lassi: per la mia parte, -avea guadagnata una buona infreddatura; ma la povera ragazza si trovava -così male, che non poteva lasciar la stanza. Era grande la mia -impazienza di rivedere l’Oceano, sola, ed unica strada che mai si -poteste aprire al mio scampo. Feci sembiante d’essere incomodato più -che non l’era, e chiesi la permissione d’andarmene al lido per -respirarvi alquanto d’aria, con un Paggio che io molto amava, e con cui -talvolta io avea stretta gran confidenza. Non mi si svanirà mai dalla -memoria la repugnanza ch’ebbe _Glumdalclitch_ all’assentire a questa -mia andata; nè la maniera ond’ella raccomandommi al Paggio di aver -cura di me, struggendosi nel tempo stesso in lagrime, come se presentisse -qualche cosa di ciò che stava per avvenire. Mi portò il Paggio nel mio -cassettino perfin che arrivammo alla spiaggia; e allora gli dissi di -ripormi a terra; ove alzata una delle mie invetriate, per qualche tempo -gl’infelici miei sguardi sopra il mare vagarono. Me la passava male; -sicchè mi dichiarai col mio conducitore, che volentieri riposato avrei -alquanto sopra la mia matterassa, sperando che un poco di sonno mi -avrebbe molto giovato. Mi vi corcai, e il Paggio chiuse la finestra, per -timore che entrandovi l’aria, non m’incomodasse. Poco stetti, che -m’addormentai; e tutto ciò che posso conghietturare si è, che nel -frattempo del mio dormire, il Paggio, non immaginandosi mai che potessi -correre risico di sorta, stava spassandosi nell’andar in busca d’uova -d’Uccelli nelle fessure delle roccie; ricreamento, che io già avea -veduto prendersi da lui, in tempo che per anche stavamente alla finestra. -Chechè ne fosse in tal proposito; fui all’improvviso risvegliato da un -violento colpo che sentj sopra l’anello fitto sopra la superior parte -della mia cassetta, perchè mi si potesse portare più agevolmente. Mi -avvidi che il cassettino si elevava molt’alto nell’aria, e che poscia -con una prodigiosa velocità discendeva. Pensai che il primo scuotimento -mi gettasse dalla materassa; ma di poi fu più regolato il moto. Molti -furono i gridi mie, ma egualmente inutili, e guatando dalle mie finestre, -che Cielo e che nuvole veder non seppi. Intesi precisamente al disopra -della mia testa uno strepito somigliante a uno sbattimento d’ale, e -solo allora cominciai ad accorgermi dell’orribilità della mia -situazione. Indovinai che un’Aquila preso avea nel suo rostro -l’anello della mia cassetta, con disegno di lasciarla cadere sopra una -rupe, come una testuggine nella sua scaglia, e dappoi trarne il mio corpo -per divorarlo: Essendo che, è sì ammirabile l’odorato di -quest’animale, ch’ei sente la sua preda in una distanza assai grande -quando anche più nascosta ella fosse che non l’era io, infra tavole -che non aveano di grossezza due pollici. - -Alcuni momenti dopo intesi che lo sbattimento d’ale più ingagliardiva, -e vidi chiaro che il cassettino alzava ed abbassava continuamente. -Parvemi che l’Aquila, (poichè non ho mai potuto togliermi dalla -fantasia, che una non ne fosse, che nel suo rostro tenesse l’anello del -cassettino,) fosse incalzata da qualche altro uccello; e di là a un -instante osservai che io perpendicolarmente cadeva, ma con una rapidità -sì portentosa, che mi sentivi di gia sfiatato. La mia caduta, poco più -o meno, durò un minuto, e allora il cassettino poggiò sulla superficie -del mare, e fecevi, in cadendo, un sì enorme fracasso, quanto quegli -della cateratta di _Niagara_; dopo di che, per lo spazio d’un altro -minuto mi trovai fra le tenebre, ed indi il cassettino cominciò a -riaversi tanto, che potei verso l’alto delle mie finestre ravvisar -lume. Senz’altro mi accertai che io era caduto nel mare. La cassetta -pel peso del mio corpo, ed eziandio per quello degli arnesi che ella -conteneva, e per le lamine di ferro ond’era armata ne’quattr’angoli -all’alto, e al basso perchè ne fosse la struttura più forte, -ondeggiava nell’acqua, profondatavi per cinque piedi. Pensai allora, -come al presente il penso, che l’Aquila, volandosene col mio -cassettino, stata fosse assalita da due, o tre altri uccelli della -medesima, o d’una diversa spezie; e che tentando difendersi contro ad -essi, che probabilmente voleano la loro parte della preda, fosse stata -costretta di laciarmi cadere. Le lamine di ferro fitte sull’inferior -tavola del cassettino, come le più massicce, mantenuto aveano -l’equilibrio nell’atto della caduta, e impedito che l’urto -dell’acqua nol mettesse in pezzi, e oltracciò, egli era sì ben -connesso, e chiuso da tutti i lati, che pochissimo mare vi entrò. Fu non -picciolo lo stento mio per togliermi dalla materassa, dopo di aver avuta -la cautela di prima ricevere alquanto d’aria fresca, onde estremamente -io bisognava, pel finestrino, con tal intento già stato fatto al di -sopra del mio Studiolo. - -Quante volte allora desiderato non mi sono presso la mia cara -_Glumdalclitch_, da cui m’era allontanato per un’ora sola: E ben -posso realmente dire, che nel forte de’propj miei infortunj, non potei -di meno di compiagnere la povera mia Nutricina, e d’essere sensibile -a’crepacuori che probabilmente stava per cagionarle la mia perdita. -Pochi forse rinvengonsi Viaggiatori, che si sieno abbattuti in -congiuntura così sgraziata come la mia; aspettando io a cadaun momento -di scorgere messo in pezzi il mio cassettino, o inghiottito da’flutti. -Ella era spedita per me se una menoma parte delle mie invetriate si -spezzava. Vidi che entrava l’acqua per molte picciole fessure, che -procurai di turare alla meglio, ed ebbi la sorte di ben riuscirvi. Con -tutto questo, era molto deplorabile lo stato mio: o a buon’ora, o -tardi, non poteva non abissarsi il mio cassettino, e quando pure da un -risico, tale fosse egli stato esente, il freddo, e la fame, dovevano, -senz’altro, farmi morire. Per quattr’ore continue mi son trovato in -sì lagrimevoli circostanze, attendendo, e per ispiegarmi nel vero senso, -bramando che cadaun instante fosse l’ultimo del mio vivere. - -Ho già instruiti i miei Leggitori, che a quella parte del cassettino ove -non vi era finestra di sorta, aveavi annessi due poderosi ritegni, -ne’quali colui che mi portava andando a cavallo, avea l’attenzione di -passare un centurione di cuojo, ch’ei poscia affibiava d’intorno a -se. Nel mezzo delle mie angustie, sentii, o per lo meno credei di -sentire, verso la parte de’ritegni mentovati, qualche strepito, e un -momento dopo m’immaginai che il cassettino tratto fosse sul piano del -mare; mercè che di tempo in tempo io sentiva che l’onde percuotevano -le mi finestre, nella giusa stessa che un Vascello in viaggiando, fonde -l’onde medesime. Ristettè in me allora un raggio tenuissimo di -speranza; tutto che per anche non concepissi la possibilità della mia -salvezza. Levai le viti che univano al solajo uno de’miei sedili, e -poscia feci alla meglio perchè il sedile saldo al di sotto della -picciola tavola che io testè aperta avea; dopo di che vi montai sopra, -ed avendo avvicinata la bocca al finestrino quanto potei, mi messi -fortemente a gridare, e in tutte le lingue che mi erano cognite. Indi a -un bastone, che per ordinario io aveva meco, appesi il mio fazzoletto, -che cacciai fuori del finestrino a foggia di banderuola, girandolo, e -rigirandolo molte volte, affinchè in caso che qualche Vascello, o -qualche schifo vicino ivi fosse, potessero i Marinaj indovinare che nella -cassetta stavavi rinchiuso qualche sgraziato mortale. - -Per quanto mi pareva, tutti i miei schiamazzi, e tutti i miei segnali non -furono nè veduti, nè intesi; ma non ostante, chiaro ravvisai, che il -cassettino ad essere tratto continuava. Un’ora dopo, quella parte del -cassettino ov’erano attaccati i ritegni, ed ove non erano finestre, -urtò in qualche cosa di consistente. Temetti che non fosse una roccia; e -più che prima io sentiva le scosse. Al di sopra della cassetta intesi -distintamente uno strepito somigliante a quello d’una fune che traesi -per un anello. Vidi allora che la cassetta insensibilmente sorgeva; e che -prima di fermarsi, era più alta di tre piedi che per laddietro. In tal -caso ricominciai a nuove spese a chiamar ajuto, e a vogliere il mio -fazzoletto; e un grido, che molte voci rimescolate insieme rendevano -confuso, mi servì di risposta, e mi cagionò un trasporto tale di gioja, -che solo da chi il saggiò può essere conceputo. Un istante dopo, sentì -camminare sulla mia testa, e qualcuno gridando pel finestrino ad alta -voce in _Inglese_: _Se vi sta alcuno qui abbasso che parli_. Immediate -risposi, che io era un _Inglese_ confinato dalla spietata mia sorte nella -più spaventevole constituzione in cui ma i siasi trovato uomo; e che io -pregava per tutto ciò che essere può valevole a muovere a compassione, -di trarmisi da quel carcere. Replicò la voce che io nulla avea a temere, -poichè la cassetta era attaccata al loro Vascello; e che ben presto -sarebbe venuto il Falegname per farvi al di sopra un buco, bastevolmente -capace per estrarmivi fuori. Risposi, che ciò era inutile, e bisognava -di molto tempo; che era ben meglio che alcuno de’Marinaj mettesse un -dito nell’anello, e così togliesse il cassettino dal mare, per riporlo -poscia nel camerino del Capitano. Un linguaggio di questa fatta feci -credere a chi l’intese, che io vaneggiassi; ma taluno di coloro si mise -a ridere di buon gusto; dovendo io con mia vergogna confessare, che io -non badava di ritrovarmi allora fra uomini di mia forza, e di mia -statura. Venne il Falegname, e in pochi minuti formò un’apertura di -quattro piedi in quadro; fecevi poscia passare una picciola scala, sulla -qual montai per rendermi nel Vascello. - -Stordiva all’ultimo segno l’Equipaggio tutto, facendomi mille -quistioni, alle quali tuttavia non sentivami di dare risposta. Dal canto -mio non restai men attonito nel ravvisare tanti Pigmei: tali eglino -sembrandomi, per essere stato sì lungo tempo accostumato a non vedere -che mostruosi oggetti. Ma il Capitano, che appellavasi _Tommaso -Vvilcolks_, uomo generoso, ed obbligante, osservando che io veniva meno, -mi prese nel suo Camerino, mi recò un Cordiale per guarentirmi da uno -svenimento, e corcar mi fece nel proprio suo letto, affinchè col riposo -alquanto mi ristorassi; e certamente ne avea io un gran bisogno. Prima -però di effettuarlo, diedi gli a conoscere che nel mio cassettino -esistevano alcune robicciuole che mi farebbe spiaciuto di perdere; e fra -l’altre, una buona picciola materassa, un galantissimo letto da -Campagna, due sedie, una tavola, ed uno studiolo. In oltre; che la -cassetta stessa da tutti i lati era foderata di bambagia, e di seta; e -che s’ei si compiaceva di farla trasferire da qualcuno de’suoi -Marinaj nel suo Camerino, gli avrei mostrato quant’io dicevagli, ed -altre cosucce altresì. Intesisi dal Capitano somiglianti assurdi, che io -sognassi ei credè. Con tutto ciò, (a quel che ne penso, per -acquietarmi,) mi promise di darvi l’ordine; e portatosi sul Cassero, -fece scendere alcuno de’suoi nel cassettino, e toglierne, come di poi -il trovai, tutto ciò che di buono entro aveavi; ma i sedidi e lo -studiolo, essendo uniti con madreviti al solajo, restarono non poco -danneggiati dall’ignoranza de’Marinaj, che vollero a forza di braccia -levargli. Veduto ch’ebbero non esservi più cosa che meritasse a -ricuperarsi, lasciarono andar al mare il cassettino, il qual essendo -aperto in diversi luoghi, guari non istette a sprofondarsi. E, per vero -dire, molto gradì di non essere stato testimonio di vista di quello -spettacolo, che mi avrebbe rinnovata la più infausta, e la più -angosciosa memoria. - -Dormì alcune ore, ma d’un sonno ad ogni instante turbato dalla -meditazione del luogo ond’era io uscito, e de’pericoli che aveva -scorsi: Nulladimeno, destato che fui, mi trovai assai meglio. Erano -allora circa le ore otto della sera; e poco dopo il capitano ordinò che -si servisse la cena, credendo ei già che io avessi pranzato da molto -tempo. Fu assai benigna la conversazione di lui; e rimasti noi soli, ei -mi pregò di fargli la relazione de’miei viaggj, e di narargli per qual -accidente in quell’enorme macchina di legno trovato mi fossi. Dissemi, -che verso il mezzo giorno, risguardando col cannocchiale, avea scoperta -la mia cassetta, e che immaginandosi che fosse un Vascello, formato avea -il disegno di procurar di raggiugnerlo, con la speranza di provvedersi di -poco biscotto, onde cominciava a penuriarne il suo bastimento: Che -nell’accostarsi; si era accorto del proprio errore, ed avea inviato lo -schifo per sapere ciò che galleggiasse sull’acqua: Che le sue genti se -n’erano ritornate assai attonite, giurando di aver veduta una casa -fluttuante: Che egli beffatosi della follia loro si era messo in persona -nello schifo, avendo prima dato ordine di riporsi nello schifo stesso un -buon cavo: Che essendo il mare in bonaccia, con l’ajuto de’remi avea -egli molte volte fatto il giro della mia cassetta, e considerato le mie -finestre: Che avea ravvisati due ritegni da una parte che era tutta di -tavole, senza aperture di sorta che dessero passaggio al lume: Che avea -allora comandato a’suoi Marinaj d’accostarsi col Caicco a quella -parte stessa, di assicurar il cavo ad uno di que’ritegni, e poscia di -tirar la Cassa, (così ei chiama va la) fin al Vascello. Compiuta tal -opera, ordinò che si raccomandasse un’altra fune all’annello che -stava fitto al di sopra del cassettino, e che il si levasse con -carrucole; il che quegli uomini eseguir non poterono che per due o tre -piedi. Mi disse che ben gli era caduto sotto l’occhio il mio bastone, e -il mio fazzoletto; e che aveane conchiuso che in quella sì strana spezie -di prigione, se ne stesse rinchiuso qualche sventurato. Gli dimandai, se -verso il tempo onde io era stato discoperto la prima volta, egli, o -alcuno de’suoi, veduti avesse alcuni uccelli d’una prodigiosa -grandezza nell’aria? La sua risposta fu, che parlando su questo -proposito co’suoi Marinaj in tempo che io dormiva, uno d’essi gli -disse di aver osservate tre Aquile che volavano verso il Ponente; ma che -non vi avea fatta riflessione se fossero maggiori delle Aquile ordinarie; -il che, alla prodigiosa altezza, ond’elleno si trovavano, attribuisco: -ed egli indovinar non potè il motivo d’una tale mia interrogazione. -Saper poscia volli dal Capitano, in quale distanza da terra ei credeva -d’essere: disse, che secondo la sua opinione, n’eravamo, per lo meno, -a un centinajo di leghe. Gli protestai che egli prendeva abbaglio almeno -per la meta; poichè non erano che due ore che io lasciato avea il Paese -onde io veniva, quando cadei nel mare. Questa risposta fecegli di nuovo -credere che avessi la fantasia stravoltra; il che bastevolmente ei diede -a conoscere, dicendomi che me ne andassi a dormire in uno stanzino -fattomi di già allestire. L’assicurai che la sua conversazione più mi -giovava del riposo che prendere potessi; e che per altro io mi rinveniva -nel mio buon senso, che non l’era mai stato per tutta la mia vita. Egli -allora con un suono di serietà, mi dimandò in confidenza, se forse io -avessi lo spirito intorbidito dal rimorso di qualche misfatto orribile, -per cui, per ordine di qualche Principe fossi stato punito, coll’essere -rinchiuso in cassa, e gettato in mare, nella guisa che in altri Paesi, -entro una barchetta, senza provvisioni di sorta, espongonfi i criminosi -di prima classe alla discrezione dell’onde? Soggiunse; che non ostante -che gli spiacesse che il suo Vascello servito avesse di asilo a uno -scellerato, impegnavasi nulladimeno di mettermi sano e salvo a terra nel -primo Porto che afferrato avessimo. Aumentavano i suoi sospetti, ei -proseguiva, da non so quali discorsi assurdi che io da prima tenuti avea -co’Marinaj, e poscia con lui medesimo; ed eziandio dalla tetra mia -aria, e da’torbidi miei atteggiamenti. - -Il supplicai di soffrire il racconto della mia Storia; il che eseguì con -la più esatta fedeltà, dalla mia partenza dall’_Inghilterra_, perfino -al momento ch’egli mi avea discoperto. E come la verità possiede -sempre una tale quale possanza sopra spiriti ragionevoli, non sudai molto -nel persuadere il mio Capitano, il qual avea qualche tintura di sapere, -un buon uso di ragione, della mia candidezza, e della mia veracità. Ma -per maggiormente convincerlo, il pregai di dar ordine che mi fosse recato -il mio Studiolo, la chiave di cui io già teneva in mia saccoccia, -essendomi già stato notificato ciò che i Marinaj fatto aveano del mio -cassettino. In presenza di lui aprì lo Studiolo, e gli feci mostra della -picciola raccolta di rarità che io avea fatta nel Paese, donde in un -modo sì miracoloso testè io era uscito. Gli posi sotto l’occhio il -pettine che io avea formato co’peli della barba del Re; un gran numero -di aguglie, e di spilletti, i più minuti de’quali erano lunghi un -piede; e i più grandi una mezza verga; alcune pettinature de’capelli -della Regina: e un anello d’oro onde ella un giorno con la più galante -maniera del mondo mi regalò, traendolo dal suo picciolo dito, e -adatandolo al mio collo a guisa di collana. Sollecitai il Capitano ad -accettare l’anello stesso come un tenue contrassegno della mia -riconoscenza, ma ei non volle acconsentirvi mai. In fine, per non -lasciare dubbio veruno sopra il punto della mia veracità, fecegli vedere -i miei calzoni, che erano fatti della pelle d’un solo sorcio. - -Non ci fu modo di fargli prendere cosa veruna, se eccettuisi il dente -d’uno Staffiere, che vidi essere da lui disaminato con gran curiosità, -e di cui ei mi sembrava molto invogliato. Il ricevè con ringraziamenti -tali, che non erano, per nulla affatto, alla picciolezza del dono -proporzionati. Questo dente, che era sanissimo, nè per sogno guasto, -avea appartenuto a un Palafreniere di _Glumdalclitch_, a cui uno stolido -Chirurgo strappato l’avea, in luogo d’un altro che gli doleva: mel -feci dare per conservarlo nel mio Studiolo. Avea un di presso un piede di -lunghezza, e quattro pollici di diametro. - -Restò incantato il Capitano dal racconto della mia Storia, e disse, che -sperava che io non mancassi di farne parte al Pubblico, giunto che fossi -in _Inghilterra_. Gli risposi, che il numero de’Viaggi datisi alle -stampe non era che troppo grande, e che per tal ragione, o conveniva -tacere, e aver da narrare qualche cosa di straordinario; senza tuttavia -seguir l’esempio di quegli Autori, che a spese della verità, -rimescolano sempre del maraviglioso entro a’loro scritti: Che la mia -Storia non conterrebbe che avvenimenti assai comuni, senza aver veruno di -que’fregj che sono somministrati dalla descrizion delle piante, degli -alberi, degli uccelli, e delle bestie feroci; oppur da quella delle -costumanze barbare, e del culto idolatrio di qualche selvaggio Popolo; -fregj tali, onde abbondavano tutti i Libri di Viaggj: Che non ostante gli -era io molto tenuto della buona opinione che egli attestava di avere, e -che penserei a quanto egli mi diceva. - -Protestossi poscia meco di restar molto attonito nell’intendermi a -parlar sì forte; chiedendo se il Re, o la Regina di quel paese, erano -forse duri d’orecchia? Gli dissi, che erano trascorsi di già due anni -che io mi era accostumato a un tale tuono, e che dal canto mio stavamene -altrettanto sorpreso dall’intenderlo a parlar sì basso, quanto poteva -esserlo lui dal mio gridar sì alto: Che in tutto il tempo del mio -soggiorno in quel Regno, quand’io doveva parlar con alcuno, era stato -costretto di tanto alzar la voce, quanto un uomo che standosene nella -strada, avesse voluto farsi sentire da un altro collocato sull’alto -d’un Campanile; eccettuato però, quand’io mi trovava sopra una -tavola, o che taluno mi teneva in sua mano. L’informai altresì d’un -altra cosa che io avea riflettuta; cioè, che sul punto del mio entrar -nel Vascello, e che tutti i Marinaj stavano d’intorno a me, eglino mi -son paruri le più picciole creature che avessi mai vedute: e che ciò -era tanto vero, che nel Paese donde io era uscito, non aveva mai osato di -affacciarmi allo specchio; mercè che avvezzo a vedere oggetti sì -prodigiosi, il sentimento della mia picciolezza mi avrebbe molto -mortificato. Soggiunsemi il Capitano, che in tempo che cenavamo, egli -avea osservato che io risguardava ciascuna cosa con una spezie di -stupore, e che più fiate io avea dati segni di volere scoppiar di -ridere; il che egli attribuito avea allo sconvoglimento del mio cervello. -Gli replicai che tale si era la verità, e che proveniva la mia sorpresa -dall’infinita picciolezza di tutto ciò che io vedeva, e quì sopra mi -messi a fare una descrizione di tutto ciò che si era trovato sulla -tavola di lui, tale che un Abitante di _Brobdingnag_ fatta l’avrebbe, -se fosse stato nelle mie veci. Il mio uomo si pose a sogghignare, e per -farmi gustar meglio il ridicolo di quanto testè gli avea detto, -protestò, che di tutto il suo cuore pagate avrebbe cento Chinee, di aver -veduta l’Aquila tenendo il mio Cassettino nel suo rostro, e lasciandolo -poscia precipitar nel mare: Ch’era ben un peccato che niuno fosse stato -oculato testimonio d’un avvenimento sì singolare, e la cui descrizione -meritava d’essere trasmessa alla più rimota posterità. Dopo un tale -scherzo venne in iscena la comparazione di _Fetonte_, per vero dire, -troppo naturale, perchè egli la risparmiasse. - -Di là a due giorni del mio imbarco in fu quel Vascello, il vento, che -prima stato non era troppo favorevole, divenne eccellente, e rendè il -nostro viaggio e più brieve, e più felice, di quelche non avremmo nè -pur ardito di sperare. In un solo, o due porti diede a fondo il Capitano, -e spedì lo Schifo a terra in traccia di alcune provvisioni, e per far -acqua; e quanto a me, non uscì mai del bordo finchè non giugnemmo alle -_Dunes_; il che seguì il terzo di Giugno 1706 nove mesi, o circa, dopo -l’aver lasciato _Lorbrulgrud_. Offrì al Capitano di lasciargli in -pegno, tutto ciò che io avea, in sicurtà del pagamento di quanto io gli -potea dovere pel mio trasporto, e per avermi alimentato per tanto tempo: -ma ei si dichiarò che non ne voleva nè pur un soldo. Ci congedammo con -teneri abbracciamenti; e volli mi desse la parola di venir a vedermi in -mia casa, quando si trovasse a _Londra_; Noleggiai un Cavallo, e una -Guida, per prezzo, e somma di cinque _schelini_, presi a prestito dal -Capitano. - -In sul cammino, riflettendo io alla picciolezza delle case, degli alberi, -de’bestiami, e degli uomini, mi credei transferito in un tratto -nell’Imperio di _Lilliput_. Io temeva sempre di schiacciarmi sotto -a’piedi chiunque io riscontrava; e gridai a molti e molti che si -togliessero dal mezzo: Impertinenza che stette per suscitarmi delle -querele, tutto che fosse involontaria. - -Arrivato in mia casa, e apertomi l’uscio da uno de’miei domestici, mi -abbassai per entrarvi: la moglie, correndo, mi venne incontro per -abbracciarmi, ma io m’inchinai più basso che le ginocchia di lei, -immaginandomi che in altro modo le sarebbe riuscito impossibile di -giugnere con la sua alla mia bocca. Mia figliuola s’inginocchiò per -chiedermi la benedizione, ma non la vidi, che quando se n’era levata, -accostumato da tanto tempo di volgere la testa, e gli sguardi verso -faccie, che erano in altezza alla distanza di sessanta piedi dalla mia. -Risguardai i miei Domestici, e due o tre amici, a caso ivi presenti, come -altrettanti Pigmei, in cui confronto io era un Gigante. Dissi a mia -moglie ch’ella era vissuta con troppa frugalità; poichè, tanto essa -che la Figlia, erano smagrate, ed impicciolite oltra qualunque -esagerazione. In una parola: vomitai un sì gran numero di follie, che ad -ognuno venne in pensiero quanto da principio già il Capitano credea; -cioè che unanimamente si conchiuse che io aveva perduto il senno. Il che -riferisco come un riguardevole esempio della forza prodigiosa -dell’abitudine. Con tutto ciò guari non istetti a ricuperarmi da -quella spezie d’infermità, ma protestò mia Moglie che non mi -lascerebbe più andar in mare; e pure per mia disgrazia, era un destino -che ella non avesse l’autorità d’impedirmelo, come i Leggitori ben -presto potran vederlo. - - -Fine della Seconda Parte, e del Tomo Prima. - - - - -VIAGGI -DEL CAPITANO -LEMUEL GULLIVER - -Tomo Secondo. - -PARTE TERZA, - -Contenente il Viaggio di Laputa, Balnibardi, Glubbdubdribb, Luggnagg, e -del Giapone. - - - - -VIAGGIO -DI -LAPUTA, di BAUNIBARBI, di Lugnagh, di Glubbdubdribb, e del Giapone. - -Parte Terza. - - -CAPITOLO I. - -Imprende l’Autore un terzo Viaggio; vien preso da Corsali. Ribalderia -d’un Fiamingo. L’Autore approda ad un’Isola, ed è ricevuto nella -Città di Laputa. - - -DIeci giorni appena erano scorsi dopo il mio ritorno, che un tale -_Guglielmo Robinson_, Capitan Comandante della _Speranza_, ch’era un -Vascello di trecento botti, fu a visitarmi in mia casa. Era io già stato -Chirurgo d’un altro Vascello che appartenevagli, e su cui fatto avevamo -di buoni compagnia un altro Viaggio al _Levante_. Anzi che in basso -Uffiziale, ei sempre in Fratello trattato aveami; ed inteso il mio -ritorno, per motivo d’amizizia, a quel che io ne pensava, venne a -riabbracciarmi; versata essendo in soli consueti complimenti, dopo una -lunga assenza, la nostra conversazione. Ma dopo di avermi molte volte -reiterate le sue visite, espresso il suo giubilo per rinvenirmi salvo e -sano, e richiesto se pel resto della mia vita al viaggiare rinunziato -avessi, mi palesò la sua intenzione di mettersi fra due mesi un’altra -volta in Mare per l’_Indie Orientali_; e di compiacer mi d’essere suo -Chirurgo di Nave mi pregò. _Emmi ben noto_, ei soggiunse, che -l’offerta d’un somigliante impiego più non vi conviene; ma -l’esibirvi, oltra i due ordinarj Ajutanti, un Cerusico subalterno, una -doria paga, e la mia parola di rapportarmi a’vostri consiglj come foste -un altro me stesso, forse accettabile potrebbe renderla. - -Molte altre cose mi disse, e tutte obbliganti; e d’altra parte, io li -conosceva per un galantuomo tale, che non mi bastò l’animo di -ributtare il suo progetto. Il furore, onde mi trovava ingombro, di veder -nuovi mondi, (a dispetto di tutte le traversie attrattemi dalla propia -curiosità,) più che mai continuava in me violento: l’unica -difficoltà consisteva nell‘opposizion della moglie; la quale, alla -fine, rimasta persuasa dagli oggetti de’vantaggj che a’nostri -figliuoli risultar ne potevano, mi accordò il propio consentimento. - -Partimmo dunque nel 5. d’_Agosto_ 1706., e arrivammo al Forte di _San -Giorgio_ gli undici d’Aprile 1707., ove a cagione di molte infermità -sopravvenute sul nostro Bastimento, di fermarci tre settimane fummo -costretti. Quindi pel _Tunchino_ vela facemmo, nella qual Regione per -qualche tempo il Capitano deliberato avea di restarsene; escendo che, -molte delle Mercanzie di suo disegno non eran leste, e non potevan -esserlo che per alcuni Mesi. Con la lusinga per tanto di rifarcirsi delle -spese della dimora, fece compra d’una picciola Barca; che caricata di -molti generi di merci di buono smaltimento presso gli _Tunchinesi_, egli -armò di quattordici uomini, compresivi tre Naturali del Paese, dandone a -me il comando; con facoltà, per lo spazio di due mesi che gli affari di -lui obbligavanlo di trattenersi a _Tunchino_, di poter praticare -qualunque traffico. - -Non vi avea che tre giorni da che in mare ci eravamo posti, che insorse -una furiosa burrasca, la qual per cinque dì continui portossi al Greco -Tramontana, e di poi al Levante; dopo di che con un buon fresco di -Ponente, avemmo bel tempo. Sul duodecimo giorno fummo cacciati da due -Corsali, che ben presto raggiunti ci fecero loro preda; non potendo noi, -pel poco numero, metterci in qualche stato di difesa; ed essendo troppo -carica la Barca, per isperare, con lo sforzo delle vele, di sottrarci. - -Nell’instante stesso ci abbordarono i due Corsali, e alla testa delle -loro genti si gettarono nella nostra coperta: ma trovatici, secondo -l’ordine che io ne avea dato, tutti prostesi, furon paghi di bel -legarci, e comandato poscia ad alcuni di lor truppa di far di noi buona -guardia, si misero a fiutare quanto vi avea nella Barca. Fra coloro mi -venne fatto d’osservare un Fiamingo, che facea mostra di qualche -autorità, tutto che non fosse Comandante di veruno de’due Vascelli. Al -nostro portamento, e alla nostra vestitura ei per _Inglesi_ ci riconobbe; -e parlandoci in sua favella, giurò che legati a schiena con ischiena, -lanciati in mare saremmo. Passabilmente io parlava il _Fiamingo_. -Dissigli chi noi eravamo; e il pregai pel comune nostro carattere di -Cristiani, di voler maneggiarsi a nostro favore presso il suo Capitano. -Non servì la supplica che a vie più irritarlo, e che a rinforzare le -sue minacce: rivoltosi ei poscia a’suoi compagni, con molta veemenza -parlò loro in _Giaponese_: sovente, a quel che ne penso, valendosi del -termine di Cristiani. Il maggiore de’due Corsali Vascelli, era -comandato da un _Giaponese_ Capitano, il qual parlava, comechè assai -male, qualche poco _Fiamingo_. Si fece egli accosto di me, e dopo -quistioni diverse, ond’io con somma umiltà soddisfeci, disse che noi -non faremmo morti. Una profondissima riverenza fu la mia risposta, e al -_Fiamingo_ di poi indirizzatomi, mi lagnai di rinvenire più compassione -in un Pagano, che in lui stesso, professore del Cristianesimo. Guari -però non istetti a ripentirmi della mia imprudenza; mercè che quel -tristo, intentato avendo, benchè invano, molte volte di persuadere -entrambi i Capitani di farmi gettar in mare, (il che dopo la promession -loro di salvarmi la vita, accordargli essi non vollero,) potè; non -ostante, ottener da loro, che io fossi punito con una sorta di pena, più -spietata della morte medesima. I miei uomini stribuiti furono su i due -Vascelli; ed i Pirati incaricarono alcuni de’loro Marinaj di navigar la -mia Barca. Quanto alla mia speziale persona; si decretò che io fossi -posto in una picciola barchetta con remi, vela, e provvisioni per quattro -giorni, (che furono raddoppiate dalla bontà del Capitan _Giaponese_,) e -di poi abbandonato alla discrezione de’flutti. Calai dunque nella -barchetta, regalato dal buon _Fiamingo_ di tutti i termini più -ingiuriosi, che il materno suo linguaggio suggerir gli poteva. - -Un’ora, o circa, innanzi che i Corsali ravvisati avessi, io avea presa -altezza, e avea trovato d’essere a’quaranta a sei gradi di Latitudine -Settentrionale, e a’cento ottanta e tre di Longitudine. Staccato che -alquanto fui da’Pirati, col vantaggio del mio Cannocchiale, alcune -Isole dalla parte di Scilocco discoprj. Con l’intenzione di guadagnare -la più vicina, il che credetti dovermi riuscire in tre ore, alzai la -vela, e pervenutovi, non vidi che un ammassamento di picciole roccie fu -cui di molte uova di uccelli tennimi provveduto: ed avendo accesi col -battifuoco alcuni bronchi, e alcun’erbe inarridite, arrostì l’uova -medesime. Fu questa tutta la mia cena; volendo io, al possibile, -risparmiare le poche mie vittuaglie. Passai la notte al coperto d’una -rupe con pochi strepiti sotto al mio capo, ed assai bene dormì. - -Il giorno dietro guadagnai un’altra Isola, e quindi una terza, e -susseguentemente una quarta, servendomi or della vela, or de’remi. Ma -perchè il Leggitore stancato non resti da circostanze poco interessanti, -solo dirò che nel dì quinto arrivai all’ultima dell’Isole -discoperte, situata allo Scilocco-Levante della prima. - -Più discosta di quello che io ne pensava era quest’Isola, essendosi da -me consumate cinque ore e più, prima d’abbordarvi: Girai la poca men -che tutta, innanzi di trovarvi un luogo allo sbarco assai propio, -ch’era un picciolo seno, tre volte più largo della mia barchetta. -Tutto pietroso mi apparve il terreno dell’Isola, comechè quà e là di -molti cespi seminato. Tolsi dal picciolo mio Vascello le poche mie -provvisioni; e dopo di essermi refiziato con un leggerissimo pranzo, -messi gli avvanzi in una caverna, onde l’Isola n’era piena. Raccolsi -una buona quantità d’uova e di sterpi, per farne e dell’une, e degli -altri quell’uso stesso, che la sera innanzi fatto io già ne avea; -mercè che io teneva meco una focaja, un fucile, della miccia, ed un -cristallo ustorio. Nella caverna stessa, ove stavano riposte le mie -vittuaglie, passai l’intera notte; e gli stessi bronchi che mi serviva -no di legna da fuoco, di letto eziandio mi valeano. Non fu possibile che -le barbare mie inquietudini, neppur per un instante, mi lasciassero -chiuder gli occhi. Andava io riflettendo che un luogo tale ove io mi -trovava, diserto ed arido, non potesse presentarmi che una morte sicura; -cosicchè fortemente oppresso dalla tristezza de’miei pensieri, cuor -non ebbi di levarmi, e non uscì della caverna che molte ore dopo del -giorno. Spasseggiai qualche tempo fra quelle roccie: assai sereno era il -Cielo, e cosi servido il Sole che fissarmivi non potei: quando -all’improvviso oscurossi quest’Astro, a quel che mi sembrava, in un -modo onninamente diverso, che allorchè il ricuopre una nuvola. Girai la -faccia, e vidi fra me ed il Sole un opaco gran Corpo, che si accostava -alla mia Isola. Pareami questo Corpo all’altezza di due miglia; e per -lo spazio di sei minuti o sette, ei mi levò del Sole la vista. Non badai -che nell’intervallo fosse l’aria molto più fredda, o molto più -ottenebrato il Cielo, come me ne stessi all’ombra d’un alto monte. -Continuando il Corpo sempre ad avvicinarsi, ravvisai ch’egli era una -solida sostanza, e ch’era molto piana la parte sua inferiore. Me ne -stava allora sopra un’eminenza discosta dalla spiaggia per dugento -Verghe, (_misura del braccio Inglese_) e a un di presso per un miglio -d’Inghilterra dal mentovato Corpo. Diedi di mano al mio cannocchiale; e -distintamente raffigurar non potei molti uomini muoventisi sopra le coste -di quel nuovo Pianetta, ma ciò che facesser eglino, non mi riuscì di -disscernere. - -L’amor della vita che sì di rado ci abbandona, eccitò in me non so -quali sentimenti di gioja, e concepì qualche speranza di liberarmi in -qualunque modo dalla spaventevole situazione in cui mi trovava: ma molto -disagevole mi sarebbe di esprimere qual si fosse in un tempo stesso il -mio stordimento, di scorgere nell’aria un’Isola abitata da uomini; i -quali, (per quanto parer mi poteva) aveano la facoltà di alzarla, di -abbassarla; in una parola, d’inserirle qualunque muovimento di grado -loro: Ma trovandomi allora di non troppo umore di andar filosofando sopra -quel Fenomeno, rivolsi tutta la mia attenzione a considerare qual cammino -prenderebbesi dall’Isola, giacchè mi sembrava che arrestata ella si -fosse. Un instante dopo continuò tuttavia ad accostarsi; ed io i suoi -lati ravvisar potei, circondati da serie differenti di Logge, e da non so -quali scale piantate a certe distanze, per discendere dall’una -nell’altra. Nella Loggia più inferiore vidi alcune persone che stavan -pescando con lunghe canne, ed altre puramente spettatrici: Feci lor -disegno in girando la mia berretta (giacchè da qualche tempo io era -privo del mio capello per essersi consumato) e il mio fazzoletto sopra la -mia testa. Giunte ch’esse furono a portata d’intendere la mia voce, -gridai con tutta la forza; e dagli sguardi che fissavano alla mia volta, -e dagli atteggiamenti loro scambievoli, conobbi che scoperto mi aveano, -tutto che al mio gridare non rispondessero. Chiaramente bensì ravvisai -quattro o cinque di quegli Abitatori che salivano con gran fretta la -scalla la quale all’alto dell’Isola conduceva, e che disparvero ben -presto. Indovinai che fosser eglino spediti a ricever ordini a riguardo -mio; e veramente, mal non mi apposi, come il seppi dappoi. - -Da un momento all’altro aumentava il numero degli spettatori; e in -minor tempo d’una mezz’ora trovossi l’Isola in tal maniera situata, -che la Loggia più inferiore, tutto che lontana quasi che cento verghe, -all’eminenza, ove io me ne stava, compariva paralella. Mi misi allora -nell’attitudine di supplichevole, e parlai loro con un tuono di voce il -più rispettoso, ma risposta di sorta non ebbi. A giudicarne -da’vestiti, que’che stavano più a rimpetto di me, aveano l’aria di -persone ragguardevoli: mi guatavano sovente, e mostravano di quistionar -insieme con applicazione. Uno d’essi alla fine mi disse alcune parole -in un linguaggio che avea qualche rapporto coll’_Italiano_. Con la -lusinga che per lo meno il suono ne riuscisse più gradevole alle loro -orecchie, espressi in quest’ultima favella la mia risposta. Benchè -punto non c’intendessimo, si avvider eglino nulladimeno, e assai -facilmente, di che andasse in traccia la mia costituzione. - -Mi fecero segno di scendere dalla traccia, e di portarmi alla spiaggia, -il che incontanente eseguì: e dopo ciò fu l’Isola volante diretta nel -suo muovimento in un modo tale; che calatasi dalla Loggia più bassa una -catena con un sedile appeso all’estremità, mi vi adagiai, e con un -carrucolo fui tirato ad alto. - - - - -CAPITOLO II. - -Descrizione de’Lapuziani. Quali scienze presso loro sieno più in voga. -Compendiata idea del Re, e della sua Corte. Maniera con cui evvi ricevuto -l’Autore. Timori ed inquietudini a quali quegli Abitanti sono suggetti. -Descrizione delle Donne. - - -IL piede appena io posi a terra, che fui attorniato da una folla di -popolo; ma que’che più a me si avvicinavano, parevano qualche cosa di -maggior distinzione. Mi contemplarono con tutti i più chiari indizj di -stupore; ed io credo ch’ebbero il motivo di asserire la stessa cosa di -me; non avendo io, per tutta la mia vita, veduti uomini più singolari, -sia nelle vestiture, o nelle maniere, o ne’sembianti. Chinan tutti la -loro testa o alla dritta, o alla manca parte: uno degl’occhi loro è -rivolto verso la Terra, e l’altro verso i loro Zenit. Sono adorne le -loro vestimenta di figure di soli, di Lune, di Stelle, di Violini, di -Flauti, d’Arpe, di Trombe, di Chitarre, di Gravicembali, e d’altri -molti Strumenti incogniti in _Europa_. Alcuni uomini quà e là vidi che -l’aria aveano di servidori, e che all’estremità d’un corto -bastone, che tenevano in mano, legata aveano una gonfiata vescica, a modo -di frusta. In cadauna vescica si contevano alcuni ceci secchi, o alcuni -sassolini, per quanto fummi riferito dappoi. Valevansi coloro di quelle -vesciche per battere la bocca, e le orecchie di que’che erano lor -vicini; pratica, onde allora mi riuscì impossibile di concepirne -l’utilità; ma seppi poscia ch’è sì avvezzo quel Popolo a -profondarsi, e ad immergersi in cupe meditazioni, che a patto veruno non -può parlare, o ascoltare i discorsi altrui, se in qualche modo non se -gli percuote la bocca, o gli organi dell’udito. Ecco la ragione perchè -coloro che si trovano in istato di fare questa spesa, an sempre nella -loro Famiglia un somigliante _Destatore_ (il chiaman essi _Climenole_ (a -guisa di domestico, e da cui incessantemente sono accompagnati -quand’escono di casa, o che rendono qualche visita. Il suo impiego si -è, in una compagnia di tre persone o quattro, di passar leggermente la -sua vescica sopra la bocca di quegli che vogliono parlare, e sulla destra -orecchia altresì di colui, o di coloro, a quali essi parlano. -E’obbligo pure di questo _Destatore_, d’accompagnare il suo Padrone -quand’ei stassene spasseggiando, e di dargli in certe occasioni un -picciolo colpo sopra gli occhi: mercè che assiduamente egli è occupato -sì forte dalle sue meditazioni, che senza ciò, si troverebbe in risico -di piombare in qualche precipizio, e di dar la testa in qualche tronco; -oppure di cadere in qualche rivolo, o di farvi cascar gli altri. - -Era necessaria una tale specificazione; imperocchè se io non vi fossi -entrato, i miei Leggitori, al pari di me si sarebbero rinvenuti molto -imbrogliati nel comprendere il procedimento di quelle genti, quando pel -mezzo di molti gradini elleno salir mi fecero per fin alla sommità -dell’Isola, e che quindi alla Reggia mi condussero. In tempo del nostro -ascendere, dimenticarono molte volte il suggetto di lor commissione; ed -ivi mi piantarono, finchè pel soccorso degli _Svegliatori_ loro, -rivennero a se medesime: poichè veruna d’esse non dava il medesimo -segno d’essere attratta da qualunque stravaganza de’miei vestiti, e -del mio portamento; e neppure da quali si fossero acclamazioni del Volgo, -non essendo la lor anima sì suggetta ad astratte specolazioni. - -Arrivammo finalmente al Palagio, ed entrammo nella Sala di fronte, ove -vedemmo il Re sul suo Trono, circondato da ambi i lati da molti grandi. -Dinanzi al Solio stava piantata una gran tavola tutta coperta di Globi, -di Sfere, e di Strumenti di Matematica d’ogni sorta. Tutto che il -concorso di que’che appartenevano alla Corte rendesse l’ingresso -nostro tumultuoso, neppur baddovvi Sua Maestà; essendo ella -profondamente immersa nel rintracciare lo scioglimento d’un proplema, -che solamente un’ora dopo riuscille di ritrovare. A cadaun fianco di -lei v’era un Paggio con la vescica alla mano: veduto ch’ebbero questi -Paggi che si era rinvenuta la Dimostrazione; uno d’essi di edele un -picciolo colpo sopra la bocca, e l’altro sopra l’orecchia dritta; il -che la fece scuotersi, nella guisa appunto che qualcuno che dorme viene -all’improvviso destato: dopo ciò ella, gettato lo sguardo sopra di me, -e sopra coloro che m’attorniavano, si risovvenne del motivo del nostro -arrivo, onde da prima n’era stata istruita. Disse alcune parole; che -pronunziate appena, un giovane tenente in mano una vescica, tale che io -la descrissi, adaggiossi accosto di me, e diedemene alcuni colpi su la -destra orecchia; ma a forza di segni comprendere gli feci, che io non -avea bisogno dell’ajuto di quello strumento; il che, per quanto dappoi -ne seppi, impresse nel Re, e nella Corte tutta, una idea del mio genio -poco vantaggiosa. Per quello che congetturar ne potei, fecemi Sua Maestà -alcune quistioni; ed io dal mio canto le parlai in tutte le lingue che mi -erano cognite. Persuasi amendue che non potevamo intenderci, ordinò il -Re che io condotto fossi in un Appartamento della sua Reggia, (avendo -questo Principe superati tutti i suoi Predecessori in ospitalità o i -riguardo degli Stranieri,) ove due Staffieri, al mio servigio destinati -furono. Mi si reco a pranzare; e quattro Signori, che mi ricordava di -aver veduti accanto della persona del Monarca, m’impartirono l’onore -di mangiar meco. Due serviti avemmo, cadauno di tre piatti, Consisteva il -primo in uno spalletto di Castrato tagliato in triangolo Equilatero, un -pezzo di Bove in Romboide, ed un Sanguinaccio in Cicloide. Di due Anitre -in figure di Violini era l’altro servito, d’alcune Salsicce in forma -di Flauti, e d’un Petto di Vitello in guisa d’Arpa. I Servidori -trinciarono il nostro pane in Coni, in Cilindri, in Paralellogrammi, e in -molte altre Figure di Matematica. - -Standocene in talvola, presi la libertà di domandare i nomi di diverse; -cose; e que’Signori, mediante l’assistenza de’_Destatori_ loro, -compiacquesi di dirmigli, con la speranza che se io avessi si una -infinita ammirazione per la loro abilità, pervenir potessi a legare con -esso loro una buona conversazione. Mi trovai ben presto in istato di -chiedere del pane, a bere, ed altre cose che mi erano necessarie. - -Dopo il mio desinare la mia Compagnia mi lasciò; e per ordine del Re -fummi inviato un non so chi, assistito da uno _Svegliatore_. Egli avea -con se penna, carta, inchiostro, e tre o quattro libri, dandomi a -conoscere con atteggiamenti, che veniva per ammaestrarmi del linguaggio -del Paese. Quattr’ore me stetti con esso lui; nel corso delle quali -registrai alcuni termini in forma di colonna disposti, con la loro -traduzione accanto. Procurai altresì d’apprendere alcune brievi frasi. -A tal effetto il mio Maestro facea fate differenti cose al mio Servidore; -per esempio, ordinavagli di federe, di tenersi ritto in piedi, di -spasseggiare, o di fare una riverenza: e a misura che il Servidore -eseguiva cadaun degli ordini, mi dettava il Maestro la frase che dovea -esprimerlo. Mi mostrò eziandio in uno de’suoi libri, le Figure del -Sole, della Luna, delle Stelle, del Zodiaco, de’Tropici, de’Circoli -Polari, e d’un gran numero di Piani, e di Solidi. Notar mi fece i nomi -di tutti i Musicali Strumenti che sono in uso appo quel Popolo, e con -esatezza me gli descrisse. Partito che fu, disposi tutti i miei vocaboli -con le loro spiegazioni in ordine d’Alfabeto, e in questo modo, in -pochi giorni, col soccorso d’una buona memoria, feci gran progressi -nella loro favella. - -Il termine che io rendei per quello d’_Isola Volante_, o _Fluttuante_, -trovasi in loro lingua _Laputa_; termine, onde non e sì agevole di -riconoscerne la vera etimologia. _Lap_ in vecchio idioma significa -_alto_; ed Untuh un _Governatore_; donde, dicon essi, è derivato -corrottamente il termine di _Laputa_: questa derivazione però non mi -sembra naturale. Feci parte un giorno ad alcuni Letterati di loro, -d’una mia conghiettura su questo proposito; e dimandai se forse -_Laputa_ da _Lap outed_ venir potesse; _Lap_ significando propiamente il -muovimento de’raggi Solari nel Mare, o _outed_ un’Ala: conghiettura, -su cui permetto a’miei Leggitori di pronunziare. - -Riflettutosi da coloro, a’quali mi aveva affidato il Re, che trovavami -assai male in arnese, ordinarono essi ad un Sarto di venire il giorno -dietro, e di prendermi la misura per un abbigliamento compiuto. -L’eseguì quest’Artefice, ma in una foggia onninamente diversa da -quella ch’è dell’uso comune in _Europa_. Valsesi di primo tratto -d’un’quarto di Cerchio, per la misura della mia altezza; e poscia col -mezzo d’una Regola, e d’un Compasso, descrisse in carta tutte le -dimensioni del mio corpo, portandomi sei giorni dopo i miei vestiti -perfettamente mal fatti, per avere sbagliato in una Figura: tuttavia mi -consolai, avendo io osservato ch’erano assai ordinari gli accidenti di -questa fatta, e che non se ne prendeva la menoma inquietudine. - -Nel frattempo che si lavorava dietro le mie vestimenta, e durante una -piccola indisposizione, che susseguentemente mi confinò alcuni giorni in -casa, accrebbi d’un gran numero di vocaboli il mio Dizionario; -cosicchè portatomi di poi alla Corte, fui in istato d’intendere molte -cose che mi diceva il Re, e _taliter qualiter_ di rispondergli. Avea -comandato Sua Maestà, che il movimento dell’Isola al Greco-Levante -diretto fosse verso il punto verticale al di sopra di _Lagado_, la -Capitale di tutto il Regno. In distanza di novanta leghe trovavasi questa -Città, e il nostro viaggio più che quattro giorni e mezzo non durò: -con tutto questo, posso fare un ampia protesta che in quel tempo tutto -del menomo muovimento della nostra Isola non mi avvidi. - -Fermossi ella, secondo gli ordini del Re, sopra alcune Città, i cui -Abitatori presentar dovevano diverse suppliche. A tal effetto si calavano -molti funicelli tenuti tesi da qualche peso nella loro estremità -inferiore. Legava il Popolo le sue suppliche a questi funicelli, che -poscia si traevano ad alto; e talvolta, col mezzo d’alcune carrucole, e -vino, e provvisioni di qualunque sorta ritiravamo dal basso. - -Ciò che io sapeva in Matematica fummi d’un grande ajuto per apprendere -la loro favella, i cui termini, per la maggior parte, an rapporto con -questa Scienza, e con la Musica, onde vantarmi posso di non essere tutto -affatto ignorante. Son continui oggetti delle loro meditazioni le Linee e -le Figure. Se voglion essi, per esempio, lodar la bellezza d’una Donna; -o di qualche altro animale, fanno entrare nel loro Elogio, Romboidi, -Circoli, Parallelogrammi, Ellisi, ed altre Geometriche Figure; ovvero -de’Musicali termini. Osservai nella Cucina del Re ogni sorta di -Strumenti di Matematica, e di Musica, le cui figure servono di modello -alle vivande della mensa di Sua Maestà. - -Son mal costrutte le loro Abitazioni; e notai che non aveavi in veruno -degli Appartamenti neppur un angolo retto; il che proviene dal disprezzo -che an essi per la Geometria pratica, che come troppo meccanica -riggettan; e per disgrazia, gli Architetti loro non anno lo spirito di -comprendere le loro astratte Dimostrazioni; stupidezza, a cagione di cui -patiscono i loro edifizj. - -I _Lapuziani_ generalmente son cattivi Ragionatori, e molto -contraddicenti, se eccetuisi quando lor avviene d’aver ragione, il che -è cosa assai peregrina. Immaginazione ed Invenzione sono termini -ch’eglino non conoscono, e pe’quali non an neppure vocaboli in loro -lingua; essendo circonscritti, e in qualche modo consecrati alle due -Scienze testè da me mentovate, tutti i pensieri delle lor anime. - -I più di essi, e principalmente que’che si applicano allo studio -dell’Astronomia, sono gran Fautori dell’Astrologia Giudiciaria: -comechè arrossiscano di professarla in pubblico. Ma ciò che in -ispezielta ammirai, e che nel tempo stesso parvemi incomprensibile, si è -l’estrema loro curiosità per gli Politici affari, e il loro eterno -furore di formar giudizi, e disputar sopra qualunque cosa al Governo ed -agli Stati attinente. Per vero dire, riflettei ch’era questa un -infermità assai comune del maggior numero de’Matematici di mia -conoscenza in _Europa_; ma non per tanto non siegue che io non sappia -qual relazione esservi possa tra una somigliante smania, e la loro -professione; purchè essi non suppongano, che come un picciolo cerchio -non ha più gradi che un grande, ne venga in conseguenza che non -abbisogni maggior abilita per governar il mondo, che per girar un Globo -in sensi diversi. Ma più inclino a credere, che una tale irregolarità -provenga da un difetto comune alla Natura umana, che renderci più -curiosi delle cose che ci concernono meno, e per cui men di talento noi -possediamo. - -E’suggetto quel Popolo ad inquietudini perpetue, non gustando mai -d’un solo instante di riposo; e derivano le sue inquietudini da cagioni -tali che non sono affettate dal rimanente degli Uomini. Ei teme che ne -Corpi Celesti non succedano certi cangiamenti. Per esempio, che la Terra, -se il Sole continui sempre ad accostarsene, non resti un giorno -inghiottita da quest’Astro: Che la superficie del Sole non sia poco a -poco ricoperta d’una crosta, che gl’impedisca alla fine di farci -parte del suo calore, e del suo lume. Racconta, che molto poco vi vuole -che l’ultima apparuta Cometa non siasi urtata con la Terra, il che se -seguito fosse, doveva questa, senz’altro, ridursi in cenere; e che -secondo tutte le apparenze resterà infallibilmente distrutta dalla prima -Cometa che si lascerà vedere; il che avverrà da quì a trenta e un -anno, secondo il suo calcolo: essendo che questa Cometa, nel suo -_perielio_ dee molto avvicinarsi al Sole, per concepire un grado di -calore dieci mila volte più grande di quello d’un ferro rovente; e -dopo di aver lasciato il Sole, strascicar dietro se una fiammeggiante -coda, che eccederà la lunghezza di quattrocento mila leghe; da cui, se -la Terra passa in distanza di trenta mila leghe dal Corpo della Cometa, -non può certamente non restar incendiata, e ridotta in cenere. Che il -Sole, perdendo ciascun giorno una porzion de’suoi raggi senza ricevere -qualche alimento che ne compensi la perdita, a guisa di candella si -smorzerà alla fine: dal che per necessità ne proverà il distruggimento -della nostra Terra, e de’Pianetti tutti che da lui il lume ricevono. - -Sì fattamente sono inquietati que’Popoli da fomigliantti spaventi, che -non trovano luogo e quiete di sorta, nè san gustare delle comuni -soavità della vita. Quando la mattina si abbattono in alcuni de’loro -Amici, versa la prima lor quistione sopra la sanità del Sole, come par -ch’ei si porti nel suo tramontare, e nel suo risorgere, e se vi ha -raggio di speranza di poter isfugire della prima Cometa il rincontro. In -trattenimenti di questo genere, si lascian vedere a prendere il piacere -medesimo onde gustano i fanciulli, quando intendono Storie di Fantasmi, e -d’Apparizioni: Storie, ch’essi ascoltano con la più avida -curiosità, ma che imprimendo loro del terrore, lor non lasciano trovar -la strada d’andar a letto. - -Le Donne dell’Isola sono molto vivaci, spregiano i propj Mariti, ed -impazziscono per gli Stranieri. Scelgono fra questi i lor Cicisbei; ma il -mal si è che con troppo agio, e troppa libertà coltivano i loro amori; -piochè trovasi sì profondato nelle sue meditazioni lo Sposo, che gli -Amanti potrebbono in presenza di lui appigliarsi alle maggiori confidenze -senza timore del suo accorgimento, purchè solamente egli avesse della -carta, e i suoi strumenti, e che non gli fosse a’fianchi il suo -_Risvegliatore_. - -Le Femmine e le Donzelle si lagnano amaramente d’essere rinchiuse in -quell’Isola, non ostante che, a mio credere, sia quegli il più bel -Paese del Mondo: e tutto che vi vivan elleno in tutta l’abbondanza più -immaginabile in un modo il più magnifico, e che sia lor permesso di far -ciò che vogliono, muojon di voglia di veder il mondo, e di gustar i -piaceri della Capitale; il che non è lor permesso, senza, perlomeno, una -particolare licenza del Re, e sì facile ad ottenersi non è questa -licenza; poichè la maggior parte de’Mariti, quanto sia difficile il -quindi far rivenire le mogli, bastevolmente saggiò. Mi fu detto che una -Dama del primo Carattere che avea molti figliuoli, e ch’era maritata -con un Ministro di prima sfera, uno de’principali Signori del Regno, il -qual amavala fin ad essere pazzo, e con cui ella soggiornava in un -de’più bei Palagj dell’Isola, imprese il viaggio di _Lagado_ col -pretesto che spiravavi Un’aria migliore per la sanità di lei; che vi -si tenne per alcuni mesi occultata, finchè li Re mandovvi un ordine di -carcerazione; che fu rinvenuta in una bettola, tutta cenciosa, impegnate -avendo tutte le sue vestiture per mantenere un vecchio laidissimo -facchino, il qual la batteva ben bene ogni giorno, e da cui ella altresì -con infinita ripugnanza si separò. La ricevè lo Sposo con tutta la -bontà possibile; e senza che le ne facesse il menomo rinfacciamento: e -perciò ella guari non istette ad eseguire una seconda scappata, a -sportando seco tutte le sue gioje, per andar a riunirsi all’Amante suo, -senza che poscia se ne abbia avuta contezza di sorta. Non è improbabile -che alcuno de’miei Leggitori s’immagini che io gli narri una Storia -_Europea_, ovver _Inglese_: Ma lo scongiuro di riflettere, che i capriccj -del bel sesso non ristringonsi a qualche Clima, o a qualche particolare -Nazione: bensì che anno una uniformità più generale, che tutto ciò -che si possa dire. - -Nello spazio d’un mese io avea fatti bei progressi nella loro favella, -e mi trovava in istato di rispondere alla maggior parte delle quistioni -del Re, quand’io avea l’onore di vederlo. Non dimostrò Sua Maestà -curiosità veruna in proposito delle Leggi, del Governo, della Storia, -della Religione, o de’Costumi de’Paesi che io avea visitati; ridusse -bensì tutte le sue ricerche alle sole Matematiche, ed ascoltò con molto -sprezzo, e con molta indifferenza ciò che le dissi su quest’argomento, -tutto che i due _Destatoti_ ch’ella teneva accosto, diligentemente le -proprie incombenze effettuassero. - - - - -CAPITOLO III. - -Fenomeno spiegato col soccorso della filosofia, e dell’Astronomia -Moderna. Abilità de Lapuziani nell’ultima di queste due Scienze. -Metodo del Re per reprimere le sedizioni. - - -DImandai permissione a quel Monarca d’andar a vedere le curiosità -dell’Isola, ed egli graziosissimamente aderì a’miei desiderj, -ordinando nel tempo stesso al mio Maestro d’accompagnarmi. Mia -principale premura si era di sapere a qual Cagione, o nell’Arte, o -nella Natura, fosse debitrice quell’Isola de’suoi diversi movimenti: -ed ecco di che or ora voglio far parte a’miei Leggitori. - -L’Isola volante, o fluttuante, esattamente è circolare: il suo -Diametro è di 7837. Verghe, e vale a dire, a un di presso di quattro -miglia e mezzo, e per conseguenza contiene dieci mila _Campi Italiani_. -Ha trecento verghe di grossezza, e la parte sua inferiore è una spezie -di piano di diamante assai liscio, che perfino allaltezza di più di -dugento verghe si stende. Al di sopra di questo letto di Diamante -trovansi i differenti minerali nell’ordine consueto, e poscia un -inviluppo di terreno assai grasso, di dieci o dodici piedi di grossezza. -Il pendio della parte superiore, della circonferenza perfino al centro, e -la natural cagione che le rugiade e le pioggie che cadono sopra -l’Isola, si rendano per piccioli rivoli verso il mezzo, donde si -gettano in quattro dilatati Bacini, ognun de’quali ha di circuito un -mezzo miglio, ed è lontano dal centro per dugento verghe. L’acqua di -questi Bacini si cangia ogni giorno pel calore del Sole in vapori, il che -impedisce ch’eglino non isgorghino; senza metter in conto, che siccome -è in arbitrio del Monarcha di far ascendere l’Isola al di sopra della -Regione delle nuvole e de’vapori, così è in potere di lui, quando il -voglia, di guarentirla dalle piogge e dalle rugiade; mercè che, a -confessione di tutti i Naturalisti, non sono che alla distanza di due -miglia le più alte nuvole. Ciò che vi ha di certo si è, che in quel -Paese più che a quest’altezza non ascendono elleno mai. - -Nel centro dell’Isola avvi un’apertura di cinquanta Verghe di -diametro, per cui calano gli Astronomi in un gran concavo, che a cagion -di ciò nomasi _Elandola Gagnole_, o la _Caverna degli Astronomi_, -situato in profondità di cento Verghe più abbasso che la superior -superficie di Diamante. Ardono di continuo in questa Caverna venti -lampade, il cui lume sopra muraglie adamantine riflettuto, tramanda uno -splendore che non può esprimersi. E’empiuto il Luogo di Quarti di -Cerchio, di Telescopj, d’astrolabj, e d’altri strumenti Astronomici. -Ma il più curioso oggetto, e donde ne dipende il destino dell’Isola, -si è una calamita d’una prodigiosa grandezza, e d’una figura a una -navicella di Tessitore, assai somigliante. Sei verghe di lunghezza e tre -di grossezza ha questa calamita. Ella è sostenuta da un cardine -fortissimo di Diamante che le passa pel mezzo, e su cui ella si aggira; -ed è sì esatto il suo equilibrio, che il tocco più leggiero è -valevole a muoverla. Di più: è attorniata da un voto Cilindro di -Diamante, il qual ha quattro piedi di profondità, altrettanti di -grossezza, e dodici verghe in diametro, situato orizzontalmente, e -sostenuto da otto piedi di Diamante, ognun de’quali ha in altezza sei -verghe. Nel mezzo della parte concava, evvi un incavo di dodici piedi di -profondità, ove son collocate l’estremità del Cardine, e girano -quando il bisogna. - -Non vi ha forza che toglier possa questa pietra dalla sua situazione; -piochè il cerchio che la circonda, e i piedi ond’ella sta appoggiata, -fono una continuazione di quel Corpo di Diamante che forma la parte -superiore dell’Isola. - -Pel mezzo di questa calamita, si fa alzarsi, e bastarsi, e muoversi, -l’Isola da un luogo all’altro: Essendo che, per rapporto a quella -parte della Terra su cui si stende l’Imperio di Sua Maestà, e la -pietra in una delle sue parti dotata d’una facoltà attrattiva, e -d’una facoltà repulsiva nell’altra. In girando l’estremità -attrattiva della calamita verso la Terra, discende l’Isola: e pel -contrario ella monta direttamente ad alto, quando la Terra è risguardata -dall’estremità repulsiva. Quando è obbliqua la posizion della pietra, -lo è pure il movimento dell’Isola, mercè che in questa calamita, le -forze operano sempre in linee paralelle alla sua direzione. - -Con quest’obbliquo movimento, è trasportata l’Isola verso i -differenti luoghi del Dominio del Monarca. Per meglio spiegar ciò, -poniamo che A B sia una linea tirata a traverso del Regno di -_Balnibarbi_; che la linea C D rappresenti la calamita, di cui D sia -l’estremità repulsiva, e C l’attrattiva essendo l’Isola situata -sopra C; che la posizion della pietra sia C D con l’estremità -repolsiva al basso; allora io dico, che salirà l’Isola in linea -obbliqua verso D. Pervenuta ch’ella sarà al punto D, che la pietra sia -girata sopra il suo Asse finchè la sua attrattiva estremità sia -appuntata inverso E, io dico che l’Isole sarà portata obbliquamente -verso E; o se la pietra è di nuovo aggirata sopra if suo Asse finchè -ella si trovi nella posizione E F con la sua estremità repulsiva al -basso monterà l’Isola obbliquamente inverso F, o se diregesi -l’attrattiva estremità in verso G, e da G inverso H, in girando la -pietra, in modo che la sua estremità repulsiva sia direttamente al -basso. E così cangiandosi la situazion della pietra tanto sovente quanto -egli è necessario, l’Isola o monta, o discende, o muovesi in Linee -più, o men obblique; e in questo modo dall’uno all’altro luogo del -Dominio è trasferita. - -Ma convien riflettere che quest’Isola non potrebbe essere portata più -lunge di quel che si dilata l’Imperio del Re, nè salire a maggior -altezza di quattro miglia. Del che gli Astronomi, che an composti grossi -Volumi per ispegiare le maraviglie di questa pietra, recano la seguente -ragione: Che la virtù magnetica non si diffonde al di la di quattro -miglia; e che il Minerale il qual opera sopra la pietra nelle viscere -della Terra, e nel Mare perfino a sei leghe o circa dalla spiaggia, non -è sparso per tutto il Globo; bensì ha i limiti medesimi che il Dominio -del Re: e agevole riuscirebbe a un Principe, pel gran vantaggio ch’egli -ritrarrebbe da una somigliante situazione, di ridurre alla sua ubbidienza -tutti i Paesi, a riguardo de’quali la calamita della sua Isola avrebbe -le proprietà medesime. - -Quando questa pietra è paralella all’Orizzonte, viene arrestata -l’Isola; imperocchè in un tal caso, le due estremità trovandosi in -egual distanza dalla Terra, operano con forza eguale, traendo l’una al -basso, sospignendo l’altra all’alto, donde ne siegue che non può -esservi muovimento. - -E’affidata questa calamita all’attenzione di certi Astronomi, che di -tempo in tempo le adattano quelle posizioni che più vuole il Monarca. -Impiegan essi la maggior parte del viver loro nell’osservare i Celesti -Corpi; il che fanno con cannocchiali infinitamente più eccellenti -de’nostri. Un tal vantaggio gli ha messi in condizione di stendere le -scoperte loro assai più lunge che i nostri Astronomi in _Europa_; -perchè an essi formato un Catalogo di dieci mila Stelle fisse; laddove -la più compiuta lista delle nostre, non ne continue che incirca la terza -parte di questo numero. An discoperto due _satelliti_ di _Marte_, un -de’quali è lontano dal centro di questo Pianeta di tre de’suoi -Diametri, e di cinque l’altro: aggirasi questo sopra il suo centro in -ventun’ora e mezzo, e quegli in dieci; cosicchè: Quadrati de’loro -Tempi periodici sono presso poco nella proporzione medesima co’Cubi di -loro distanza dal Centro di _Marte_: il che dimostra con evidenza che son -governati dalla Legge medesima di gravazione, onde son suggetti gli altri -Corpi Celesti. - -Hanno osservate novanta e tre Comete differenti, e notati con -grand’esattezza i ritorni loro periodici. Se ciò è vero, come con -gran franchezza l’assicurano, sono a desiderarsi estremamente le lor -Opere rendute pubbliche, perchè servir potrebbono a portar la Teorica -delle Comete, che fin al presente è molto difettuosa al punto medesimo -di perfezione, ove le altre parti dell’Astronomia sono pervenute. - -Sarebbe il Re il più assoluto Principe dell Universo, se solamente -potesse rendere persuasi i suoi Ministri d’unirsi strettamente a lui: -ma come son situati al Continente i Beni di questi, e che d’altra -parte, spaccian eglino l’impiego di Favorito come cosa la più fragile -del Mondo, assentir non vollero mai che ridotta fosse in ischiavitù la -Patria loro. - -Quando si ribella qualche Città, ch’è squarciata da violente Fazioni, -o che niega di pagare gli ordinarj tributi al Re, servesi questo Principe -di due metodi per rimetterla nel propio dovere. Il primo è il più soave -si è, di situare l’Isola al di sopra di quella tal Città, e del -circostante Paese, affin di toglierle la pioggia, ed il calore del Sole: -il che immediate produce una generale consternazione, e cagiona -infermità negli Abitatori. Che se il merita il loro delitto, si lancian -loro dall’Isola delle grosse pietre, da cui non han essi che un solo -mezzo per guarentirsi; ed è di cacciarsi entro caverne o concavità, in -tempo che i tetti delle loro Case ruinano. Ma se a dispetto di tutto -questo restan tenaci nella loro perfidia, o presumono di rivoltarsi: il -Re ne viene all’ultimo de’rimedj, il qual è di lasciar cadere -direttamente sull e loro teste l’Isola; il che in un tempo stesso e le -Case della Città, e gli Abitatori distrugge. Con tutto ciò, molto di -rado a un’estremità di questa fatta vuole ridursi il Monarca; anzi non -ha egli mai una vera intenzione d’effettuarla: d’altra parte non -ardirebbono i suoi Ministri consigliargli un’azione, che non solamente -renderebbelo odioso al Popolo, ma eziandio ruinerebbe le propie loro -Tenute, le quali sempre son collocate nel Continente, essendo l’Isola -il Dominio del Principe. - -Ma vi ha altresì una più importante ragione, perchè i Re di quel Paese -cotanto ripugnino all’eseguimento d’una vendetta sì formidabile, se -pure non vi son costretti da una estrema necessità: Essendo che, se -nella Città che si vorrebbe distrutta, sienvi solamente alcune gran -roccie, come ve ne sono quasi in tutte le gran Città, che, secondo tutte -le apparenze sono state costrutte in luoghi idonei ad impedire una -somigliante Catastrofe, una caduta alquanto gagliarda danneggiar potrebbe -la superficie inferiore dell’Isola; la quale, tutto che consiste, come -già il dissi, in un sol Diamante di dugento verghe di grossezza, -potrebbe frangersi per un urto troppo violento, oppur fendersi in -accostandosi troppo a’fuochi accesi nelle abitazioni della Città; come -allo spesso cio avviene alle lastre di ferro, o di pietra ne’nostri -Focolari. A maraviglia, di tutto cio n’è informato il Popolo; ed ha -egli l’abilità di portar precisasmente la sua ostinazione al punto ove -bisogna, quando si tratti della propia libertà, o de’propj Beni. E il -Re, allor quando è più sdegnato, è più risoluto di rovesciare -sossopra la Città, commanda che adagio adagio facciasi scender -l’Isola, col pretesto della somma tenerezza di lui inverso il suo -Popolo: ma in sostanza, per timore di spezzare la superficie del -Diamante: nel qual caso son persuasi tutti que’Filosofi, che la -calamita a sostenerla più non varrebbe. - -Per una Legge fondamentale di quel Regno, nè al Re, nè a veruno -de’suoi Primogeniti, non è permesso di distaccarsi dall’Isola: -Quanto alla Regina, non l’è proibito, purchè ella non sia più in -istato d’aver figliuoli. - - - - -CAPITOLO IV. - -L’Autore parte da Laputa, è condotto a Balnibardi, e arriva alla -Capitale. Descrizione di questa Città, e del sue Distretto. Ospitalità -con cui egli è ricevuto da un Gran Signore. Sua conversazione con esso -lui. - - -TUtto che non avessi un giusto motivo di lagnarmi della maniera con cui -io era trattato in quell’Isola; un po troppo, non ostante, io vi era -trascurato: ed era la trascuranza alquanto disprezzante: mercè che nè -il Principe, nè chi che fosse de’Suggetti di lui, non avea la menoma -curiosità per veruna Scienza, eccettuatene le Matematiche, e la Musica, -che in confronto di loro molto poco io intendeva: dal che provenivane che -molto poco pure a me si badasse. - -Da un’altra parte, avendo io vedute tutte le rarità dell’Isola, mi -moriva di voglia d’abbandonarla, non potendo più soffrire a patto -veruno la compagnia di quel Popolo. Ma vero è ch’è lui eccellente in -due Scienze che in ogni tempo furono molto da me apprezzate, ed in cui, -ardisco di dirlo, io non sono onninamente ignorante; ma in ricompensa, -stava egli di continuo sì forte profondato nelle sue specolazioni, -ch’è impossibile di ritrovar uomini di un commerzio più -disaggradevole. Io non frequentava che Donne, che Mercatanti, che -_Destatori_, e che Paggj di Corte per gli due mesi del mio soggiorno -colà; cosa, che alla fine in un generale dispregio gettommi. Ma che -farvi? Eran costoro l’uniche persone, ond’io potea ricevere una -risposta ragionevole. - -A forza d’applicazione, mi era molto avanzato nella conoscenza della -loro favella: mi trovava lasso d’essere confinato in un’Isola ove io -faceva una sì sciocca figura; ed era risoluto a tutto costo con prima -opportunità di lasciarla. - -Aveavi alla Corte un Gran Signore parente assai stretto del Re, e -rispettato per questa sola ragione. Fra coloro ei passava pel personaggio -il più stupido, e il più ignorante di tutto il Regno. Molte volte -renduti aveva segnalati servigj alla Corona, e possedeva qualità egregie -di cuore e di spirito; ma in riguardo alla Musica, egli avea -un’orecchia così cattiva, che i suoi nemici, d’aver allo spesso -battuta a falso la misura, accusavanlo. Creder non si potrebbono gli -stenti sofferti da’Precettori di lui in dimostrargli una sola -proposizione di Geometria, ed anche delle più facili. Diedemi molti -contrassegni di benevolenza, sovente mi onorò di sue visite, e mi pregò -d’instruirlo degli Affari dell’_Europa_, e altresì delle Leggi, -delle Costumanze, e delle Scienze del bell’uso ne’differenti Paesi, -ove viaggiato io avea. Mi ascoltò con estrema applicazione, ed -eccellentemente riflettè su tutto ciò che gli dissi. Il posto da lui -tenuto in Corte, l’obbligava ad avere due _Svegliatori_ a sue spese; ma -non se ne serviva mai se non in presenza del Re, o in alcune visite di -cerimonia, e gli faceva sempre uscire, quando soli insieme ci trovavamo. - -Pregai questo Signore d’intercedere a favor mio dal Re la permissione -d’andarmene: ei ricevè l’impegno della commissione, comechè contra -genio, a quel che meco con bontà se ne spiegò, poichè statemi da lui -avanzate molte vantaggiose proposizioni, io, con mille proteste d’un -eterno riconoscimento, le ricusai. - -Nel decimo sesto di Febbrajo presi congedo da Sua Maestà, e da tutta la -sua Corte. Fecemi un regalo il Re pel valore di dugento Ghinee; e il mio -Protettore, di lui parente, un più ragguardevole ancora, aggiugnendovi -una lettera di raccomandazione per un Amico ch’egli avea in _Lagado_, -la Capitale. Stando allora situata l’Isola al di sopra d’una Montagna -in distanza di sole due miglia da questa Città, ne fui calato dalla -Loggia più inferiore, nella guisa stessa con la quale io avea salito. - -La Terra Ferma, per quanto dilatasi il Dominio del Monarca dell’_Isola -Fluttuant_e, porta il nome generale di _Balnibarbi_, e la Capitale, come -già il dichiarai, si appella _Lagado_. Non fu mediocre la mia -consolazione di ritrovarmi sul Continente. Essendo io abbigliato come un -Naturale del Paese, e sapendo abbastanza il linguaggio per farmi -intendere, spasseggiai senza timore di sorta per la Città. Fummi facile -di rintracciare l’abitazione di quegli a cui io era raccomandato, e la -lettera del suo Amico gli presentai. Non può darsi ricevimento più -obbligante del praticatomi da quel Signore, il qual chiamavasi _Munodi_: -ei mi assegno un Appartamento in sua casa, ove restai per tutto il tempo -del mio soggiorno a _Lagado_. - -Il giorno dietro del mio arrivo, ei mi prese nel suo Cocchio per veder la -Città, la qual è grande poco più, poco meno per la metà di Londra; ma -i suoi edifizj sono mal costrutti, e cadono, quasi tutti in ruina. - -E affrettato il Popolo in camminando per le strade, egli ha un portamento -distratto, ed è quasi tutta cenciosa la sua vestitura. Noi passammo per -una delle porte della Città, e per tre miglia c’innoltrammo nel -Distretto, ove vidi molti Campajuoli che con diverse sorte di strumenti -la terra smuovevano, ma indovinar mai non seppi il loro disegno; nè in -luogo veruno, o frumento, od erba non ravvisai, tutto che il Territorio -apparisse eccellente. Ciò che testè veduto io avea in Città, e ciò -che sul fatto stesso io vedeva in Campagna, rendemmi ardito per chiedere -al mio Conducitore la spegazione di quel, che il prodigioso numerò di -teste, e di mani occupate, tanto nelle strade che ne’Campi, significar -volea; imperciocchè non poteva io figurarmi che qualche cosa risultar ne -dovesse; ma che, pel contrario, in alcun tempo non mi era caduto sotto -l’occhio un Territorio più mal coltivato, Case sì pessimamente -fabbricate, o un Popolo, la cui aria, e il cui vestimento esprimessero -una più profonda miseria. Era _Munodi_ un Signore del primo carattere, -ed era stato per molti anni Governatore di _Lagado_; ma un imbroglio -de’Ministri tolsegli quel Governo. Con tutto ciò con molta bontà il -trattava sempre il Rè, come un suddito assai ben intenzionato, ma di -pochissimi talenti. - -Fatta che gli ebbi la censura del Paese e degli Abitanti, ei non mi -rispose nulla; dissemi solo che la brieve mia dimora non poteva per anche -mettermi in istato di formarne qualche giudizio, e che ogni Nazione del -Mondo ha i suoi peculiari costumi; con alcuni altri comuni luoghi del -genere medesimo. Ma ritornati che fummo al Palagio di lui, mi dimandò -cio che sembravami di quell’Edifizio, quai difetti vi avessi osservati, -e qual fosse il mio pensiere sopra il portamento e la vestitura de’suoi -domestici? In farmi somiglianti quistioni, ei non correva gran risico; -con ciò sia che tutto ciò che si rinveniva in una sua Casa, passar -potea per cosa assai regolare, e dell’ultima magnificenza. Gli -replicai, che la saggezza, la qualita e le ricchezze di sua Eccellenza, -aveanla messa al coperto da’difetti che la follia, e la meschinita -prodotti aveano negli altri. Si espresse egli, che se io gradiva -d’accompagnarlo alla sua Casa di Campagna, che per venti miglia era -discosta dalla Capitale, ed ove stavano situate le Tenute di lui, avuto -avremmo il piacere di disputar a nostr’agio su quest’argomento. Fu la -mia risposta che io dipendeva interamente da’cenni suoi; cosicchè non -fu differito che al dì seguente il nostro picciolo viaggio. - -Nel frattempo del nostro cammino, egli osservar mi fece i metodi -differenti, onde per render colte ed ubertose le loro terre, servonsi i -Fattori di Campagna: Metodi, che mi parvero assolutamente -incomprensibili; poichè, toltine alcuni luoghi in picciolissimo numero, -cannello di biada di sorta non vidi in qualunque parte, e neppure il -menomo filo d’erba. Ma tre ore dopo, più così non passò la faccenda: -ci trovammo in un Paese il più bello del Mondo. Ben fabbricati Edifizj -di Castalderie, in corta distanza gli uni dagli altri, regnavanvi. I -Campi cinti di siepi, contenevano de’vigneti, de’seminati, o delle -praterie. Non mi ricordava d’aver mai veduta cosa più deliziosa. Notò -bene l’Eccellenza Sua la giocondità che dipignevasi sulla mia faccia, -e dissemi sorridendo, che quivi cominciavano i suoi Poderi, e che sempre -vi avremmo camminato sopra, finchè alla sua abitazione pervenuti -fossimo: Che le Genti del Paese lo spacciavano per uno sciocco, e il -dispreggiavano, perchè egli non badasse con più attenzione a’propj -affari, e recasse a tutto il Regno un esempio sì pernizioso, il qual -tuttavia era seguito da picciol numero di persone. - -Arrivammo finalmente alla Casa, ch’era un superbo Edifizio, costrutto -secondo le migliori regole dell’antica Architettura: Fontane, Giardini, -Passeggj, Viali, Grotte, tutto era fatto e disposto con discernimento, e -con gusto. Io lodava qualunque cosa, senza che Sua Eccellenza mostrasse -d’avvedersene; ma dopo cena, restati soli che fummo, con uno stile di -maninconia ei mi disse, che trovavasi in una grande apprensione, -dubitando d’essere costretto di gettar a basso tutte le sue Case di -Campagna, e di Città, per rifabbricarle alla nuova moda: di distruggere -tutte le sue piante, per formarne dell’altre nella figura prescritta -dall’uso corrente, e d’ingiugnere gli ordini medesimi a tutti i suoi -Fattori: che senza questo egli si esporrebbe alle imposture d’orgoglio, -di spirito, di singolarità, d’affettazione, d’ignoranza, e di -capriccio, ed eccitarebbe forse contra di se lo sdegno, e la disgrazia di -Sua Maestà. - -Aggiunse; che svanirebbe ben presto la mia maraviglia, quando informato -fossi d’alcuna particolarità, che, secondo tutte le apparenze, io non -aveva apprese alla Corte, essendo colà gli uomini troppo ingombri dalle -propie loro speculazioni, per doversi prender cura di quanto quì abbasso -si pratica. - -Sono quarant’anni, o circa, ei mi disse, che taluni, o per piacere, o -per affari, il viaggi di _Laputa_ impresero; e dopo d’esservi -soggiornati per cinque mesi, furono di ritorno con una leggerissima -tintura delle Matematiche, ma ricolmi di spiriti volatili, in -quell’aerea Regione conceputi: Che cominciarono costoro dal biasimare -ogni cosa senza eccezione veruna, e che il disegno di mettere l’Arti, -le Scienze, la Favella, e le Meccaniche sopra un nuovo piede, formarono: -Che a tal effetto, fecero in modo che ottennero un Diploma per -l’erezione in _Lagado_ d’un’Accademia di Manipolatori di progetti, -e che spezie tale di malattia fu sì contagiosa, che ben presto non vi -ebbe neppur una sola Città del Regno, anche delle men ragguardevoli, che -non avesse la sua Accademia particolare: Che ne’Collegj di questa -fatta, inventano i Professori nuovi metodi di coltivar le terre, e di -fabbricar le Case; ed altresì nuovi strumenti per tutti i mestieri, e -per le manifatture: Strumenti sì stupendi, che in servendosene un sol -uomo, è capace di far l’opera di dieci, e un Palazzo può esser -fabbricato in una settimana con materiali sì durevoli, che non vi -abbisogni la menoma riparazione mai più: Che studian eglino eziandio le -maniere perchè in qualunque stagione maturino tutte le frutte della -terra, e perchè ingrossino cento volte più che al presente: Che vi ha, -non ostante, una sola inconvenienza, che niun di questi progetti trovasi -per anche ridotto a perfezione, e che nel frattempo, il Paese se la passa -in una deplorabile costituzione, che gli edifizj ruinano, e che il Popolo -muore di fame, e non ha con che ricoprirsi. Il che, anzi che -disanimargli, vie più rinvigorisce in loro il furore de’progetti: Che -quanto a lui, che non era uno spirito intraprendente; stavasene; egli -pago di calcare il cammin battuto, di soggiornar nelle Case state -costrutte da’suoi Antenati, e di niente innovare nella maggior parte -delle cose della vita: Che certi qualificati Signori, ed alcuni altri di -minor carattere aveano i sentimenti medesimi, ma ch’erano vilipesi, e -trattati come tanti ignoranti, e pessimi Cittadini, che all’universal -vantaggio la propia particolar comodità preferivano. - -Aggiunse _Monodi_; ch’egli introducendosi in una più distinta -specificazione, scemarmi non volea il piacere che avrei risentito nel -visitare la loro grande Accademia, come Consigliavami di fare. Mi pregò -solamente di gettar lo sguardo sopra un disolato edifizio, che in -distanza di tre miglia da noi scoprivasi sulla declività d’un monte, -di cui eccone la precisa storia. Io avea, ripigliò egli, a una mezza -lega dalla mia abitazione un Mulino assai buono, il qual col benefizio -d’una grossa Riviera continuamente girava, e donde io traevane, e i -miei Fattori altresì, quel miglior uso che desiderar potevamo. Sono -sett’anni, o circa, che una Società di questi Manipolatori di -proggetti venne a propormi di distruggere questo Mulino, e di costruirne -un altro sul fianco di questo Monte; sulla sommità di cui, dicevan -coloro, conveniva far un canale, che fosse una foggia di Serbatojo; nel -quale, pel mezzo di molti cannoni si sarebbe fatta scorrere l’acqua, e -quindi se ne sarebbe somministrata al Mulino: mercè che il vento, e -l’aria imprimevano nell’acqua, quand’ella si trova sopra una -eminenza, un nuovo grado d’agitamento, e per questa stessa ragione, -più idonea al moto la rendono; ed eziandio, perchè discendendo -l’acqua in maggior declività, potea più facilmente far girare il -Mulino, che nol farebbe un fiume, il quale scorre con maggior livello. E -come allora, continuò _Monodi_, io non mi trovava troppo bene in Corte, -e che d’altra parte molti miei Amici mi stimolavano, soscrissi al -progetto: Ma dopo di aver per lo spazio di due anni fatto travagliare un -centinajo d’uomini se ne ristette l’opera, e i Manipolatori di -progetti si ritirarono, ribattendo sopra di me il mal successo, e -scongiurando tutti i possessori di Mulini ad acqua sopra le Riviere, di -farne fabbricare sopra qualche monte, per convincermi coll’esperienza -del torto che io mi faceva. - -Pochi giorni doppo fummo di ritorno alla Città, e riflettendo Sua -Eccellenza di non trovarsi ella in troppo buon odore presso -l’Accademia, non volle andarvi in mia compagnia, ma ad uno de’suoi -Amici mi raccomandò. Dipinsemi a quest’Amico come un grande ammiratore -di progetti, straordinariamente curioso, e di buona fede; il che tuttavia -era alquanto vero, avendo io medesimo in qualche tempo fatti -de’progetti assai ridicoli. - - - - -CAPITOLO V. - -L’Autore ha la permissione di vedere la Grande Accademia di Lagado. -Ampia descrizione di quest’Accademia. Arti nelle quali vi c’impiegano -i Professori. - - -NON è quest’Accademia un solo Edifizio, bensì una serie di molte Case - d’ambo i lati d’una strada, la qual divenuta disabitata, in domicilo -degli Accademici destinossi. - -Fecemi il Rettore un graziosissimo accoglimento. Ciascuna stanza -conteneva uno o più Manipolatori di progetti, e ben credo che vi fossero -da cinquecento stanze in tutto. - -Il primo uomo, in cui mi abbattei, era smunto e squallido, avea la -faccia, e le mani tutte fuliggine, i capelli rabbuffati, la barba lunga, -ed era per sopra più tutto lacero. I suoi vestiti, la sua camiscia, e la -sua pelle, erano precisamente del colore medesimo. Otto anni consumati -avea nel preparar de’cocomeri per attraerne i raggj Solari, che -disegnava di riporre in vasi ermeticamente suggellati, affin di valersene -a riscaldare l’aria nelle Stati poco favorevoli. Dissemi, ch’ei punto -non dubitava, nel termine d’anni otto di non trovarsi in istato di -somministrare una ragionevole quantità di questi raggj al Giardino del -Governatore; ma lagnavasi dell’estrema mediocrità del suo stipendio, e -mi pregò di dargli qualche picciola cosa per incoraggirlo nel suo -lavoro, e per compensarlo alquanto dell’eccessivo caro prezzo, onde -l’anno precedente erano stati i cocomeri. Gli feci un picciolo -presente; avvegnachè il Signore che mi albergava, provveduto aveami a -tal oggetto di qualche danajo, ben sapendo ch’era lor costume di -chiedere onestamente la limosina, a tutti que’che andavano a visitargli. - -Entrai in un’altra stanza; ma fui sul punto di tornarmene immediate -addietro, a cagione del puzzo orribile che mi diede nelle narici, -nell’atto di porvi il piede. Sospinsemi avanti il mio Conducitore, e mi -accennò di non dare il menomo indizio d’aversione, o di nausea, -perchè avrebbesi ricevuto per un’offesa mortale. Il credei, e -violentai la mia pulitezza perfino a non otturarmi neppur il naso. Era il -più vecchio Studente dell’Accademia colui che in quella cella abitava. -Tutte impeciate di lordure erano le mani e le vestimenta di lui. -Presentato che me gli ebbi, fu ad abbracciarmi con ogni sorta di -tenerezza; civiltà, da cui l’avrei dispensato ben volentieri. Dal -primo istante del suo aggregamento all’Accademia, si era gli applicato -a rimettere nel loro stato primitivo gli escrementi umani, separandone -quella spezie di tintura che vi è influita dalla bile, facendone -svaporare l’odore, e il salivale togliendone. Pagavagli ogni settimana -la Società una sorta di diritto, consistente in un vase riempiuto di -umane fecce, perchè gli esperimenti suoi egli proseguire potesse. - -Vidi un altro, tutto intento a calcinar del ghiaccio per formarne polvere -da cannone. Mostrommi costui un Tratto da lui composto sopra la -_Malleabilità_ del Fuoco, già tutto in pronto per mettersi alla luce. -Quivi pure stavasene un Architetto ingegnosissimo, inventore d’un nuovo -metodo di frabbricar le Case, cominciando dal colmo, e terminando per le -fondamenta, il che con l’esempio di due prudentissimi insetti, l’Ape, -e il Ragnolo, egli giustificava. - -In un altro Appartamento mi venne sotto l’occhio un uomocieco nato, e -con esso seco molti allievi, parimente ciechi. Consisteva il loro impiego -nel frammescolar de’colori per uso della Dipintura; e il Maestro lor -insegnava a distinguerli pel mezzo del tatto; o pel mezzo del gusto. Ma -per tutto il tempo che io fui presente, assai male vi riuscirono; -essendosi il Professore medesimo quasi ogni volta ingannato. - -Ma nulla sono i progetti tutti or ora da me mentovati, in paragone di -quegli che in questo punto participar voglio a’miei Leggitori. Da uno -di quegl’industriosi Accademici si era ritrovata l’Arte di lavorar la -terra con porci, per risparmiare la spesa degli aratri, de’buoi, e -degli operaj. Ecco il metodo di lui. In un campo di terra convien -sotterrare a sei pollici di distanza l’une dall’altre, e ad otto di -profondità, un buon numero di ghiande o di datteri, che i porci cercano -con grande avidezza; dopo ciò, convien condurre sopra luogo cinque o -secento di questi animali: or eglino, arrivati appena, smuoveranno -co’grugni loro tutta la terra rintracciando il lor nutrimento, e la -renderanno idonea ad essere seminata, ingrassandola nel tempo stesso col -loro letame. Per vero dire, dopo molti reiterati esperimenti, si è -rinvenuto che il travaglio era non poco, senza che tuttavia ricolto di -sorta se ne fosse veduto. Con tutto questo non si dubita che il -ritrovamento non abbia un giorno ad essere estremamente perfezionato. - -Rendeimi in un’altra Camera tapezzata d’ogni intorno di tele di -ragnolo, se si eccettui un picciolo passaggio molto angusto, per cui -l’Artista entrare ed uscire poteva. Ravvisato ch’ei mi ebbe, gridò -con forte tuono che non toccassi le sue tele. Qual fatal errore, mi -disse, che per un tempo sì sterminato ci siam prevaluti de’bachi da -seta, quando in tanta copia abbiamo animaletti domestici, di -que’vermini infinitamente migliori! Oltracciò, aggiunse, servendoci -de’ragnoli, a temer non avremmo l’incomodità che cagiona la morte -de’bachi; del che interamente ne restai convinto, quand’ei mi fece -mostra d’un numero prodigioso di mosche a maraviglia colorate, -ond’egli nutricava i suoi ragnoli, assicurandosi che le tele ne -concepirebbono qualche tintura, e che come avevane di tutti i colori, si -lusingava di ritrarne gran profitti da un tale ritrovamento, immediate -che riuscito gli fosse di nutrir le sue mosche con certe gomme, con certi -olj, e con altre glutinoso materie, per inserir nelle sila della forza, e -della consistenza. - -Un altro Accademico, ch’era Astronomo, impreso avea di collocare un -Orivolo da Sole sopra la girandola del Palazzo di Città, aggiustandone -il muovimento annuale e giornaliero della Tera e del Sole, in modo, che -esattamente corrispondesse a tutti gli accidentali muovimenti, che il -vento facesse fare alla girandola. - -Mi accadde di dovermi lagnare col mio Conducitore per un picciolo -assalimento di colica, ed egli mi guidò nell’Appartamento d’un -famoso Medico, rendutosi tale pel modo di guarire questa sorta di -malattia. Ecco il suo metodo. Una sciringa di misura enorme, era da lui -riempiuta d’aria: scaricava egli quest’aria nel corpo del paziente, e -dopo ciò, ritiravane lo strumento per rimpierlo di nuovo d’aria; -cosicchè replicato appena per tre volte, o quattro, quest’esercizio; -il vento, onde il corpo del paziente era riempiuto, forzava quello che -cagionato avea il male ad uscirne, e quindi seguivane la guarigion -dell’infermo. Ei ne fece un saggio sovra un cane in presenza mia, il -qual cane, per dir vero, non si lagnava d’aver la colica; ma in -ricompensa ne fu preservato per sempre; mercè che alla seconda scarica -della sciringa, il povero animale crepò. Noi lasciammo il Dottore molto -occupato a restituirgli la vita, facendone uscire il soverchio d’aria: -ma dubito del riuscimento dell’operazione. - -Diedi una scorsa per molti appartamenti; ma non avendovi ritrovata cosa -così importante come il narrato fin quì mi scuserà chi legge se la -passo sotto silenzio. - -Fin allora io non avea visitata cbe una parte dell’Accademia, essendo -abitata l’altra da que’che si applicano all’avanzamento delle -Scienze specolative, di cui ne farò parola, dopo di aver fatta menzione -d’un illustre Personaggio, dinominato fra coloro l’_Artista -Universale_. Ei ci notificò d’essersi occupato pel corso di -trent’anni in rintracciar i mezzi di prolungare la vita umana. Due gran -camere egli avea ripiene di mille curiosità, e cinquanta uomini -operavano sotto di lui: entro a un vase condensavano questi l’aria; e -que’avean l’arte di togliere da quest’aria tutte le particelle di -nitro o d’acqua; ed altri ammollivano pezzi di marmo per formarne -de’cuscinetti, e de’guanciali. L’Artista medesimo si trovava allora -molto impegnato in due gran progetti. Consisteva il primo in seminare una -terra di paglia, in cui, diceva egli, contenevasi la vera virtù -producitrice; il che egli dimostrava con molti ragionamenti, che io non -ebbi la capacità di comprendere. La seconda invenzione tendeva ad -impedire che gli agnellini non si ricoprissero di lana; lusingandosi -l’Artista di poter ciò effettuare col mezzo d’alcune gomme, -ed’alcuni minerali applicati esteriormente sopra la loro pelle, e che -nello spazio di qualche tempo si sarebbe sparsa per tutto il Regno una -razza di pecore totalmente ignude. - -Facemmo un giro all’altra parte dell’Accademia, ove, come già il -diceva, i Manipolatori di progetti in i scienze specolative, la loro -Residenza aveano. - -Il primo Professore che io vidi, se ne stava in un grande Appartamento, -ed avea quaranta Scolari d’intorno a se. Dopo i primi complimenti, -osservando egli che io risguardava con attenzione una macchina, che, poco -men che la stanza tutta teneva ingombra, disse che io forse mi trovava -sorpreso, che egli formato avesse il disegno di servirsi di meccaniche -operazioni, per l’aumentazione delle conoscenze specolative: ma che il -Pubblico troppo tardato non avrebbe a risentirne l’utilità di cotale -metodo: e che vantavasi senz’altro, che uomo al Mondo inventata non -avesse più bella cosa. E noto ad ognuno, continuò il Professore, quanto -sia laborioso l’ordinario metodo di far acquisto di certe scienze; -laddove con l’invenzione, onde io vi parlo, l’uomo, il più -ignorante, può, con poco stento, e quasi con niuna spesa, scrivere sopra -la Filosofia, la Poesia, la Politica, le Leggi, le Matematiche, e la -Teologia; e ciò senza avere nè genio, nè studio. Mi fece allora -avvicinare alla macchina attorniata da tutti i lati da’discepoli di -lui, disposti in ordine. Ella avea venti piedi in quadro, e ne stava -collocata nel mezzo della Camera. Era composta la sua superficie di -diversi pezzi di legno, presso poco, della grossezza d’un dado ma gli -uni alquanto più larghi che gli altri. Tutti questi pezzi erano uniti -insieme con sottilissime fila, ed era coperti di carta esattamente -applicata sopra cadaun quadrato; e sopra queste carte stavano scritti -tutti i termini di loro Lingua ne’loro differenti Modi, Tempi, e -Declinazioni, ma senza regolarità veruna. Pregommi il Professore di star -attento, perchè ei accignevasi a far operar la sua macchina. Aveavi -quaranta manichi di ferro d’intorno alla macchina stessa confitti; ed -ognuno de’Discepoli, per ordine del Maestro, impugnava un manico: dopo -ciò, per un giro di mano ch’essi lor diedero, vidi che interamente si -era cangiata la disposizione de’termini. Il Maestro allora comandò a -trenta e sei de’suoi Discepoli di leggere a bassa voce le differenti -linee che erano apparute sopra la macchina: che se eglino trovavano tre o -quattro termini insieme che una parte di frase compor potessero, erano -obbligati di dettargli agli altri quattro giovani ch’erano i Segretarj. -Tre volte o quattro era ripetuta quest’operazione, ed ogni volta in -nuovo modo si trovavano disposti i termini. Sei ore del giorno erano -impiegate dagli Scolari in questo studio; e il Professore molti fogli mi -mostrò da lui composti di diverse imperfette frasi, che disegnava di -cucir insieme, per formarne poscia un dì di tutti questi ricchi -materiali un compiuto sistema di tutte l’Arti, e di tutte le Scienze: -Disegno, diceva egli, potevasi metter in eseguimento con assai maggior -facilità, e con assai maggior prontezza, se il Pubblico determinato si -fosse a crear un Fondo per far costruire, e metter in opera in _Lagado_ -cinquecento di queste macchine, e ad ordinare a’Direttori di unir -insieme tutte le loro collezioni. - -Ei mi assicurò di aver fin dalla prima sua giovinezza consecrati tutti i -suoi pensieri a cotale ritrovamento; che nella sua macchina non era -ommesso termine veruno del suo linguaggio; e che avea egli formato il -più scrupoloso calcolo della general proporzione che vi è fra’numeri -delle particole, de’Nomi, de’Verbi, e delle altre Parti della Favella. - -Rendei i più umili ringraziamenti a quel Personaggio illustre, per la -facilità con cui egli d’un sì bel progetto facea mi parte; e gli -promisi che se mai per buona sorte la mia Patria riveder dovessi, -defraudato non l’avrei della giustizia di riconoscerlo per l’unico -Inventore di quella Macchina maravigliosa. Gli dissi, che tutto che sia -ordinario costume de’nostri Letterati in _Europa_ di farsi onore degli -altrui ritrovamenti; donde, per lo meno, riveniva lor l’avvantaggio di -piantar una controversia, qual fosse l’Inventore vero; ei, non ostante, -potea accertarsi, che quanto alla macchina testè da me veduta, chi che -sia non gli contrasterebbe la gloria dell’invenzione. - -Alla Scuola di Lingua di poi passammo, ove tre Professori unitamente -deliberavano sopra i mezzi di perfezionare il Linguaggio del loro Paese. - -Il primo progetto si era d’abbreviare i Ragionamenti, non lasciando che -una sillaba a tutti i termini che ne aveano molte, e troncando i Verbi ed -i Participi; mercè che a ben riflettervi, tutte le cose immaginabili non -sono che nomi. - -Ma, dice uno degli altri, non sarebbe meglio di troncare assolutamente -tutti i termini? Per far meglio gustare un somigliante progetto, ei -pruovo che la sanità, ell’amore del parlar breve, troverebbonvi -egualmente il loro conto; essendo incontrastabile, che ciascuna parola -che noi pronunziamo, per quanto poco il faccia, logora i nostri polmoni, -e per conseguenza a corcia il nostro vivere, E per tal ragione ei -proponeva come ottimo espediente, che poichè i termini non sono che i -nomi delle _cose_, sarebbe più ragionevole che ognuno con se portasse le -_cose_, onde ei volesse discorrere. E senz’altro avrebbe avuto luogo -questo ritrovamento, con somma vaghezza del Ritrovatore, se le Donne, -collegate col profano Volgo, minacciata non avessero una rivoltura, se -lor si togliesse l’uso di loro favella per parlare alla foggia degli -Avoli loro. Tanto è vero che la Plebaglia è un nemico implacabile di -tutto ciò che Scienza si appella. Non ostante, molti saggissimi ed -eruditissimi uomini sieguono il nuovo metodo d’esprimersi per _cose_: -metodo, a cui tuttavia opponesi una picciola inconvenienza; ed è, che -quando un uomo ha molti affari, e di differenti spezie, egli è costretto -di portar con esso seco una quantità molto più considerabile di _cose_, -purchè non gli manchino i mezzi di mantenere alcuni servidori che da tal -fastidio l’esimano. Vidi talvolta due di questi Saggi poco men che -oppressi sotto il peso de’lor fardelli, come appunto i merciajuoli -delle strade fra noi. Quando questi Signori si rifcontravano fuori di -casa, adagiavano i loro fagotti a terra, e traendone le merci l’una -dietro l’altra, si trovavano in istato di trattenere per un’ora -intera la conversazione; dopo di che, ciascheduno raccoglieva le sue, ed -essendosi l’un per l’altro ajutati a riporsi in sulle spalle le loro -cariche, si licenziavano. - -Ma quanto a men lunghi trattenimenti, puossi agevolmente mettere sotto il -braccio o nelle propie tasche tutto ciò ch’è bisognevole; e quando si -sta in casa, non vi ha imbarazzo di sorta. Ecco la ragione, perchè la -Stanza ove si assembiano coloro che una tal Arte mettono in uso, è -ripiena di tutte le _cose_, che sono necessarie per far sussistere sì -ingegnose conversazioni. - -Un altro gran vantaggio che ritrar si potrebbe cotal invenzione si è, -che quindi ne proviene un Linguaggio Universale, ben inteso da tutte le -colte Nazioni, le cui masserizie, e suppellettili generalmente, alle -nostre affatto rassomigliano. Con questo mezzo pure gli Ambasciadori -trattar potrebbono co’Principi Stranieri, o co’Ministri di Stato, se -di essi ne ignorassero la favella. - -Fui susseguentemente alla visita della scuola di Matematica ove ravvisai -un Maestro, che per insegnar questa Scienza a’suoi Discepoli, valevasi -d’un metodo, alquanto, al parer mio, bizzaro. La Proposizione e la -Dimostrazione sono scritte in caratteri assai leggibili sopra una Cialda -sottilissima, con inchiostro composto d’una tintura Cefalica. Questa -Cialda o pasta, dev’estere tranguggiata a digiuno dallo Studente; nè -può egli per tre susseguenti giorni cibarsi con altra nutritura che -d’un poco di pane ed acqua. A misura che se si esse: tua la digestione -della Cialda, monta la tintura al cervello, e la Proposizione è -obbligata d’accompagnarla. Ma fin al presente non ha il successo, del -tutto, corrisposto all’espettazione dell’Inventore; in parte, per -qualche sbaglio nel componimento della tintura; e in parte, per la -malizia de’giovanetti, a’quali un tal boccone promuove tanta nausea, -che la maggior parte d’essi procura di renderlo innanzi l’operazione: -e oltracciò, non si è potuto per anche far loro osservare la regola del -vivere, sì necessaria, secondo questo metodo, per apprendere le -Matematiche. - - - - -CAPITOLO VI. - -Continuazione del medesimo Argomento. Propone l’Autore alcuni nuovi -Ritrovamenti, che con grandi applausi sono ricevuti. - - -NOn troppo mi ricreai in visitar la Scuola de’Manipolatori di progetti -Politici, perciocchè coloro mi sembravano onninamente insensati; -spettacolo, che in me produce una incessante maninconia. Formavano -que’Visionarj, de’progetti di persuader a’Monarchi di non badare -nella scelta de’loro Favoriti, che alla Saggezza, alla Capacità, e -alla Virtù, di non prendere de’Ministri che per travagliare con -miglior successo al vantaggio Pubblico; di non disgiugnere mai il loro -interesse da quello del loro Popolo; di non conferire gl’impieghi che a -persone idonee ad esercitargli, con altre chimere molte, onde in verun -tempo non si è chi che sia avvertito, e che mi an fatto toccar con mano -l’aggiustatezza d’un’antica Massima, la qual dice: che cosa non vi -ha sì assurda, che alcuni Filosofi avan, zara non abbiano come vera. - -Per rendere, non ostante, giustizia a quegli Accademici di Politica, -confessar deggio che tutti non sono eglino Visionarj. Si trovava fra -coloro un uomo, che parevami a maraviglia conoscitore della Natura, e del -Sistema del Governo. Quest’illustre Personaggio si era applicato con -molta utilità in rintracciar sovrani rimedi contra tutte le malattie, -cui soggiacciono le differenti spezie di Pubbliche Amministrazioni, tanto -per gil vizzi, o per le debolezze di que’che governano, quanto per gli -difetti di que’che debbono ubbidire. Per esempio: giacchè tutti -que’che applicati si sono allo studio del governo degli uomini, unanimi -accordano che vi è un’universale rassomiglianza fra il corpo naturale, -e il corpo politico; non è forse un’evidenza, che le infermità -d’amendue questi corpi guarite esser deggiono, e che co’rimedj -medesimi la lor sanità dev’essere conservata? Egli è certo, che -talvolta alcuni Consigli sono incomodati da peccanti umori, e molestati -da molti mali di capo, e più ancora da mali di cuore, con gagliarde -convulsioni, e con violenti raggrinzamenti di nervi in ambo le mani, -comechè principalmente nella destra. Talvolta sono assaliti da -vertigini, da deliri, da una fame canina, o da indigestioni, e da altri -morbi di questo genere. Il Piano di questo Dottore era dunque; allorchè -si assembiasse un Consiglio, v’intervenissero, i tre primi giorni della -Sessione, alcuni Medici, i quali all’ultimo de’dibattimenti di -ciascun giorno, tastassero il polso a ciascun Consigliere; dopo di che, -avendo maturamente deliberato sopra la natura de’diversi mali, e sopra -il modo di guarirgli, potessero il quarto giorno restituirsi al luogo del -Assemblea, accompagnati da Speziali provveduti d’ottime medicine, i -quali avessero la cura, prima che si fossero assisi i Membri, di -dispensare ad ognuno d’essi, Lenitivi, Apertivi, Astersivi, Corrosivi, -Ristrignenti, Palliativi, Lassativi, o qualunque altra Droga lor -necessaria: pronti pel giorno dietro, a ripetere, a cangiare, o ad -ommettere i rimedj stessi, secondo l’effetto che essi prodotto avessero. - -L’eseguimento d’un tal progetto non costerebbe gran cosa al Pubblico, -e sarebbe molto utile, a quel che io penso, per ispedire prontamente gli -affari in que’Paesi, ove i Consiglj fin qualche parte nell’Autorità -Legislativa. Ei produrrebbe l’unanimità; abbreviarebbe le discussioni; -aprirebbe quelle poche bocche che al presente son chiuse, e suggellarebbe -il numero prodigioso di quelle che sono aperte; reprimerebbe la petulanza -de’giovani, e correggerebbe l’ostinazione de vecchj; imprimerebbe -vivacità negli stupidi, e ritegno ne’balordi. - -Di più: come generalmente si ha il motivo di querelarsi che i Favoriti -de’Principi son dotati d’una memoria la men felice, il Dottore -medesimo proponeva come un rimedio ad un tal male, che chiunque andasse a -ritrovare un Primo Ministro, dopo di avergli esposto in brievi e chiari -termini il propio affare, in partendosi, tra esse questo Signore pel naso -o per l’orecchio, gli desse qualche colpo di piede nel ventre, gli -pizzicasse ben bene le braccia, ogli cacciasse un’aguglia nelle -natiche; il tutto, perche meglio del negozio onde si tratta, ei si -risovvenisse: Rimedio, che converrebbe ripetersi tutte le volte che il si -vedesse, finchè la cosa fosse fatta, o rigettata assolutamente. - -Egli era eziandio di parere, che ogni Membro del Gran Consiglio della -Nazione, dopo di aver proposto e difeso il propio sentimento, obbligato -esser dovesse a dar il suo voto in favore dell’opinione contraria; -mercè che ciò facendosi, ne proverrebbe infallibilmente la conchiusione -in vantaggio pubblico. - -Quando da violente Fazioni è lacerato lo Stato, egli avea rinvenuto un -maraviglioso mezzo per accordarle. Eccolo questo mezzo. Convien prendere -un centinajo di Capi di cadaun Partito, e mettere l’una contra -l’altra le teste che poco più o meno sono della figura medesima; che -dopo ciò, due peritissimi Chirurgi seghino l’occipizio di ciascun pajo -in un tempo stesso, cosicchè il cervello sia diviso in due parti eguali: -Che cadauno di questi occipizj così tagliati, applicato sia sopra quella -testa a cui gli non appartiene. Egli è ben vero che somigliante -operazione richiede una gran destrezza, ed una esatezza somma; ma -assicuravasi il Professore, che se il Chirurgo vi faceva ben le sue -parti, la curagione riuscirebbe infallibile; imperciocchè così gli la -discorreva: Dibattendosi insieme le due eguali porzioni di cervelli, le -materie che formano il suggetto della Disputa non potrebbono non -convenire ben presto; e per ciò che risguarda la differenza -de’cervelli in quantità e in qualità fra coloro che sono i Direttori -delle Fazioni, protestava in sua coscienza il Dottore, ch’era una -chimera. - -Intesi due professori che stavano disputando con molto fuoco sopra il -miglior metodo d’impor Tasse senza aggravio del Popolo. Affermava il -primo che il modo più sano sarebbe di tassare i vizzi e la follia; e -d’appossare in cadauna strada un certo numero di Soprastanti, che -adducessero testificazione de’gradi di stravaganza, e di corruttela -de’loro Vicini, su’quali regolar si potrebbe la somma che ognuno a -pagare tenuto fosse. Direttamente opposta era l’opinione del secondo, -il qual volea che si mettesse una gabella sopra quelle qualità del Corpo -e dell’Anima, onde gli uomini il più si pregiano da se medesimi; e che -questa gabella fosse più o men grande, a misura del grado più o men -eminente onde si eleverebbono queste qualità: grado, a riguardo di cui, -sarebbe ognuno sulla propia parola creduto. - -L’imposta più gravosa concerneva i più segnalati Favoriti del Bel -sesso, ed erano regolate le tasse secondo il numero e la natura -de’ricevuti favori; nel che si doverebbe pure rapportarsi alle loro -propie dichiarazioni. La vivacità dello spirito, il valore e la -pulitezza, doveano soggiacere altresì a pesanti imposizioni, le quali -ingiunte sarebbono nel modo stesso, passandosi ognuno da se medesimo. Ma -da un altro canto, l’onore, la Giustizia, la Prudenza, ed il Sapere non -doveano costar un soldo a colui che possedeva cotali qualità, poichè -sono d’un genere sì singolare, che niuno le riconosce nel suo Vicino, -e in se medesimo non le pregia. - -Dovean le Donne esser tassate a misura della loro bellezza, e della loro -abilità nel ben comparire, e dovean godere dello stesso privilegio degli -Uomini; voglio dire, determinar la somma ch’esse obbligate si credono -di pagare. Ma il Senno, la Fedeltà, la Castità, e la Bontà del Cuore, -esser doveano cose onninamente esenti da gabelle; essendo che il poco che -avrebbesi potuto ritrarne, non varrebbe il fastidio che si sarebbe preso -per iscoprire quelle che risguardate sono da questa Tassa. - -Per rendere ben affetti i Senatori agli interessi della Corona, il -Professor medesimo volea che si tirasse a sorte per gl’Impieghi, -impegnandosi a prima giunta ognuno d’essi, con giuramento, d’essere -parziale della Corte, fosse che la Carica profittasse, o no; dopo di che, -que’che avessero messo del proprio, potessero di bel nuovo tentar -fortuna a prima opportunità. In questo modo la speranza, e -l’espettazione gli renderebbono fedeli ne’loro impiegi; nè veruno -d’essi lagnar si potrebbe di quale siasi inganno, bensì imputerebbe la -sua disgrazia alla Fortuna, le cui spalle son più robuste, e più larghe -di quelle d’un Ministero. - -Un gran foglio, tutto riempiuto d’instruzioni per lo scuoprimento delle -congiure che si tramano contra il Governo, fummi mostrato da un altro -Professore. In tutte le annotazioni di lui appariva una somma profondità -di genio, e un estremo discernimento di politica; tutto che, a mio -credere, vi si potesse aggiugnere qualche altra cosa. Quest’è ciò che -mi feci lecito di dire all’Autore; esibendomi nel tempo stesso di -fargli parte di quanto aver potessi di lumi su quest’argomento. Con -più di civiltà ricevè egli la mia offerta, di quel che non son soliti -di praticare gli Autori, particolarmente que’che lavorano in progetti; -assicurandomi che molto gradita gli avrebbe la comunicazione delle mie -osservazioni. - -Gli dissi; che se mai accadesse di soggiornare in un Regno ove le -cospirazioni fossero in voga pel genio inquieto della Plebaglia, o servir -potessero allo stabilimento del credito, o all’avanzamento della -fortuna di alcuni Grandi, mi applicherei immediate a incoraggiar la rozza -degli Accusatori, de’Dinunzianti, e de Testimoni: Che allor quando ne -avessi raccolto un sufficiente numero di tutte le condizioni, e di -differente capacità, gli porrei sotto la direzione di alcuni abili -Personaggi, bastevolmente possenti per proteggergli, e per ricompensarli. -Personaggj di questa fatta, dotati di talenti e del potere testè -mentovati, potrebbono far servir le congiure ad usi più eccellenti; -sarebber atti a farsi valere e a spacciarsi in profondi Politici; a -rassodare un vaccillante Ministro; a soffogare, o a scemare una generale -scontentezza; ed arricchirsi di confiscazioni, e ad aumentare o a -diminuire il credito pubblico, a misura che il privato lor avvantaggio il -richiedesse. Quest’è ciò che può farsi, col convenir primieramente -di coloro, su cui cader dee l’accusa d’aver parte in una -cospirazione. Dopo ciò; convien assicurarsi di tutti gli scritti loro, -del pari che delle loro persone: Deggiono questi Scritti passar nelle -mani d’una Ragunanza d’uomini di grande abilità, perchè possan essi -interpretare i sensi misteriosi de’vocaboli, delle sillabe e delle -lettere; ma Affinchè sia fruttuosa cotale loro industria; si dee lor -permettere d’addattare alle lettere, alle sillabe ed ai vocaboli, il -significato che più lor piace, tutto che sovente questo significato non -v’abbia alcun rapporto, oppure sembri direttamente opposto al fine, che -quegli, di cui si disamina lo scritto, si propone. Così, per esempio, se -il credono a proposito, possono intendere per un _Vaglio_ una _Dama di -Corte_; per un _Cane stropio_ un _Usurpatore_; per una _Frusta_ un -_Esercizio in piedi in tempo di pace_; per un _Nibbo_ un _Gran Politico_; -per la _Gotta_ un _Sommo Pontefice_; per un _Orinale_ una _Ragunanza di -Signori_ per una _Scopa_ una _Rivoluzione_; per una _Trappola_ una -_Carica_; per un _Abisso senza fondo_ il _Tesoro Pubblico_; per una -_Grondaja_ la _Corte_, per una _Barretta con sonagli_ un _Favorito_; per -una _Canna spezzata_ una _Corte di Giustizia_; e per un _Barile voto_ un -_Generale_. - -Che se questo metodo non conseguisse il suo riuscimento, se ne potrebbero -metter in pratica di più efficaci, e gli _Acrostici_ e gli _Anagrammi_ -sarebbero d’un grande ajuto. Spiegaigli allora ciò che io intendessi -per _Acrostici_, e gli mostrai evidentemente l’utilità di questa -spezie di scienza per iscoprire il senso politico, nelle iniziali lettere -contenuto. Essendo che; senza questo, io gli dicea, avrebbesi mai potuto -sapere che N, per esempio, significa una Macchinazione; B un Regimento di -Cavalleria, ed L un’Armata; Ma se a caso, (il che quasi non è -possibile) questo metodo non basta per venir in cognizione de’disegni -del malcontento Partito, si potrebbe riuscire nella loro scoperta, -trasponendone le lettere dell’Alfabeto che si trovano in qualche -Scritto sospetto; trasponendole, dissi in tante differenti maniere, che -finalmente se ne rinvenga il senso che vuolsi in esse imprimere. E -quest’è ciò che si dinomina Anagrammatico metodo. - -Con eccessivi complimenti mi ringraziò il Professore per le mie curiose -comunicategli osservazioni; e mi promise che nel suo Trattato farebbe di -me una menzione onorevole. - -Null’altro vidi in quel Paese che allettarmi dovesse a un più lungo -soggiorno; e cominciai a pensare di ritornarmene in Inghilterra. - - - - -CAPITOLO VII. - -L’Autore lascia Lagado, e arriva a Maldonada. Non essendovi pronto alla -vela verno Vascello, fa un giro a Glubbdubdrib. Accoglimento che gli fa -il Governatore. - - -IL Continente, di cui n’è una parte quel Regno, stendesi, per quanto -mi pare, al Levante verso le Regioni incognite dell’_America_, al -Ponente verso la _California_, e a Tramontana verso il Mar Pacifico, il -qual non è che a cencinquanta miglia da _Lagado_, dove vi ha un buon -Porto; praticandovi gli Abitanti un gran commerzio con gli Isolani di -_Luggnagg_, situati al Ponente Maestro, a un di presso a’venti e nove -gradi di Latitudine Settentrionale, e a’cenquaranta di Longitudine. -Quest’Isola di _Luggnagg_ si trova allo Scilocco del _Giapone_, in -distanza d’un centinajo di leghe. Evvi una stretta Confederazione fra -l’Imperador del _Giapone_, e il Re di _Luggnagg_; dal che ne viene che -vi sono frequenti occasioni di passaggj da una di quest’Isole -all’altra. Un tal motivo mi determinò ad imprendere il cammino per -quella parte, per quindi rivenirmene nell’_Europa_. Noleggiate per -tanto due Mule pel trasporto del picciolo mio bagaglio, e una Guida per -additarmi la strada, presi cogendo dal generoso mio Protettore, il qual -dati aveami tanti contrassegni di sua compitezza; e sul punto del mio -partire, un nuovo ragguardevole regalo ne ricevei. - -Per tutto il mio Viaggio non mi accadde cosa che meriti d’essere -riferita. Arrivato che fui al porto di _Maldonada_, non aveavi Vascello -lesto alla vela per _Luggnagg_; e con certezza mi venne detto che -conveniva attendere alcune settimane innanzi che ve ne fossero. Può -essere questa Città della grandezza, o circa, di _Portsmouth_. Poco -tardai ad acquistarmi molte amicizie, e non poche furono le civiltà che -usate mi vennero. Un Gentiluomo di gran distinzione mi dice; che poichè -mancherebbono per un mese, almeno, le aperture d’imbarco per -_Luggnagg_, dovrei risolvermi ad andar a vedere la piciola Isola di -_Glubbdubdribb_, ch’era al Libeccio di _Maldonada_, non più lontana -che cinque leghe. Mi esibì la sua compagnia e quella d’un suo Amico; e -d’aver cura promisemi di tutto il bisognevole per tal intento. - -_Glubbdubdribb_, per quanto puossi rendere in nostra favella un -somigliante termine, significa l’Isola degli _Stregoni_. Non ha -quest’Isola che il terzo della larghezza di quella di _Vvight_, ed è -straordinariamente fertile. E’governata da un Capo d’una certa -Tribù, di soli Maliardi composta. - -Costoro, non contraggono mai maritaggi che con persone di loro Tribù, e -il più Anziano di loro razza, è il loro Principe, o il loro -Governatore. Allogia questo Principe in un Palagio magnifico, dietro di -cui vi è un Parco tre mila Campi d’estensione, e cinto d’un muro di -pietre dure, di venti piedi di altezza. Molti Chiusi differenti per -biade, per erbaggj, o per mandre, contiene questo Parco. - -Da Domestici molto straordinarj e servito il Governatore con la sua -Famiglia. Per la sua esperienza nella Magia, egli ha il potere di -richiamare alla vita tutti que’che vuole, e il diritto altresì di -Dominio sovra d’essi per lo spazio d’ore venti e quattro, ma non già -per più lungo tempo: e di più, non gli è permesso di scongiurar due -volte di seguito una persona medesima, se non si frapponga un interstizio -di tre mesi, o pure ch’ei vi sia costretto da qualche importantissima -ragione. - -Messo piede a terra, il che seguì verso le undeci della mattina, uno -degli amici che mi accompagnavano, avviossi alla visita del Governatore, -e gli dimandò se uno straniere potea aver l’onore d’inchinare -l’Altezza Sua? Accordogli immediate il Principe la richiesta: e noi, -tutti, e tre, entrammo nel Palagio fra due file di Guardie armate -all’antica, e che nella loro fisonomia spiravano un non so che, che -tremar mi faceva. Passammo poscia a molti Appartamenti pel mezzo di -Domestici tali, che alle Guardie non male rassomigliavano, e che, -com’esse, erano disposti in ala d’ambe le parti, finchè pervenuti -fossimo alla Sala di fronte; ove, dopo tre profonde riverenze, ed alcune -generali quistioni, ci fu permesso l’adagiarci su tre sedili, accosto -del più basso gradino del Trono di sua Altezza. Possedeva quel Principe -la favella di _Balnibarbi_, non ostante che diversa fosse da quelle che -si parlano nell’Isola di lui. Mi pregò raccontargli una parte -de’miei Viaggi, e per farmi comprendere che trattarmi voleva senza -complimenti, licenziò il suo corteggio con un solo muovimento di testa; -che appenna fatto, con orrido mio stordimento svanirono tutti i -Cortigiani in aria, nella guisa che dispajono gli oggetti da noi veduti -in sogno, quando all’improviso ci risvegliamo. Me ne ristetti qualche -tempo innanzi di rimettermi dal terrore: me come il Governatore mi -assicurò che non aveavi nulla a temere; e che d’altra parte io -osservava che i miei due compagni manifestavano intrepidezza, (il che -succedeva perchè non riusciva lor nuovo un somigliante spettacolo,) -cominciai a incoraggirmi, e feci a Sua Altezza una compendiata Storia -delle diverse mie Avventure, non senza tuttavia incantarmi qualche volta; -e non senza, di tempo in tempo, gettar gli sguardi sopra i luoghi testè -lasciati voti da que’domestici Fantasmi. - -Ebbi l’onore di pranzar col Principe, e summo serviti in tavola da -certe larve differenti da quelle che io già vedute avea. Riflettei che -la mia paura d’allora era assai inferiore a quella della mattina. - -Quivi consumammo tutta la giornata, ma dovetti supplicar il Governatore -di compiacersi scusarmi, se io non accettava l’offerta sua perchè -allogiassi nel suo Palaggio. I miei due Amici ed io fummo a dormire in -Città, e di poi ritornammo presso il Principe, per ubbidire a’suoi -obbligantissimi cenni. - -In questo modo ce la passammo in quell’Isola per dieci dì, conversando -in Corte la maggior parte del giorno, e standocene la notte nella nostra -abitazione. Mi rendei ben presto talmente familiare cogli Spiriti, che io -più non gli temeva; o se restavami qualche impressione di terrore, la -curiosità me ne toglieva in un tratto il sentimento. Un giorno mi -ordinò Sua Altezza di scongiurare tal morto che più volessi di tutti -quegli, che secondo la Legge erano passati all’altra vita dal principio -del Mondo perfino al momento ch’ella mi parlava; e di comandar loro di -rispondere alle mie quistioni; a condizione però che le quistioni stesse -non verserebbero che sopra cose accadute al loro tempo: Che per altro, io -certo esser poteva, ch’essi non mi direbbono nulla che non fosse vero, -non essendo l’Arte del mentire di verun uso nell’altro Mondo. - -Umilissimamente ringraziai Sua Altezza per una grazia sì segnalata. Ci -trovavamo in una Camera risguardante il Parco; e e come primo mio -desiderio fu di veder qualche cosa di pomposo e di magnifico, mi prese la -voglia d’ammirare _Alessandro il Grande_ alla testa del suo Esercito, -immediate dopo la battaglia d’_Arbela_. Pronunziate, ebbe appena il -Governatore alcune parole, che ravvisammo quel Conquistatore sotto la -finestra ove noi eravamo, alquanto più discoste le sue Falangi. Fu -ingiunto ad _Alessandro_ di rendersi nel nostro Appartamento: per vero -dire, il suo _Greco_ io non capì bene. Ei mi giurò sul suo onore che -non era stato avvelenato; bensì ch’era morto di febbre ardente, che -gli eccessivi disordini del vino cagionata gli aveano. - -Dopo lui comparve _Annibale_ passando l’_Alpi_, il qual mi protestò -che nel suo campo non si trovava neppure una goccia sola d’aceto. - -Vidi _Cesare_ e _Pompeo_ alla fronte delle loro Legioni, tutti lesti per -venir alle mani. Bramai che il Senato di _Roma_ mi si affacciasse in una -gran Sala, e un’Assemblea un poco più moderna in opposto in -un’altra. Parvemi la prima di queste Adunanze, composta di soli Eroi o -Semidei; laddove l’altra non assomigliava che a una Truppa di -Miserabili, di Banditi e di Sgherri. A mia instanza fece cenno il -Principe a _Cesare_ ed a _Bruto_ d’accostarsi a me. Inspirommi la vista -di _Bruto_ una profonda venerazione; e veramente non vi volle un grande -stento per riconoscere in lui la più consumata virtù, una fermezza di -spirito, un cuore intrepido eccedente qualunque esegerazione, e un Amore -il più efficace per la sua Patria. Con sensibile mio piacere osservai -che que’due grand’uomini davan segni di scambievole buon’amicizia; -e _Cesare_, nobilmente ingenuo, confessò che la gloria di _Bruto_ per -averlo ucciso, superava quella ch’egli Cesare si aveva acquistata per -tutto il corso della sua vita. Godei dell’onore d’una lunga -conversazione con _Bruto_ medesimo; e mi fu detto che _Giunio_, -_Socrate_, _Epaminonda_, _Catone il Giovane_, _Tommaso Moro_ e lui erano -sempre insieme: _Sextumvirato_, a cui tutte l’Età del Mondo aggiugnere -un settimo non saprebbono. - -Non vi ha dubbio che si annojerebbe il mio Leggitore se gli rapportassi i -nomi di tutti coloro, che la brama, per dir così, di veder il mondo in -tutti i punti di sua durazione, fece che io scongiurassi. Soprattutto mi -appigliai a considerare i Distruggitori de’Tiranni e degli Usurpatori, -e quegli altresì che rimesse aveano delle Nazioni nella lor libertà. -Spettacoli di questa fatta una gioja sì sensibile in me producevano, che -il volerla esprimere sarebbe lo stesso che tentar l’Impossibile. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Curioso specificato racconto sopra la Città di Glubbdubdribb. Alcune -correzioni dell’Antica e della Moderna Storia. - - -VOglioso di veder gli Antichi che si erano renduti famosi pel loro -spirito o pel loro sapere, destinai loro una intera giornata. Dimandai -che _Omero_ ed _Aristotile_ comparissero alla testa di tutti i loro -Comentatori; ma eran questi in un numero così grande, che molte -centinaja nella Corte, e negli esteriori Appartamenti del Palagio se ne -ristettero. Alla prima occhiata conobbi e distinsi questi due Eroi non -solo dalla moltitudine, ma eziandio l’un dall’altro. De’due, era -_Omero_ il più grande e il più ben fatto, si teneva ben ritto per un -uomo di sua età, ed aveva un pajo d’occhj così vivaci, che di -somiglianti non ne vidi mai. _Aristotille_ estremamente incurvavasi, e si -appoggiava insù d’un bastone. Avea la faccia smunta, i capelli lunghi, -infiacchita la voce. Mi avvidi a prima giunta che veruno di loro non -aveva mai più veduto il resto della Compagnia, e neppure inteso mai a -parlarne: E uno Spirito, il qual io non voglio nominare, dissemi -all’orecchio, che nell’altro mondo questi Comentatori tenevansi il -più che potevano, lontani da que’due grand’Uomini, di cui vanamente -intentato aveano di dilucidarne gli Scritti; e ciò per la vergogna e pel -rimorso che rodevagli, di aver fatto lor dire mille contraddizioni e -mille assurdi, che per sogno non avevan eglino mai pensato. Io presentai -_Didimo_ ed _Eustazio_ ad _Omero_, il quale, in grazia mia, fece loro -miglior accoglimento ch’essi non meritavano; essendo che subito conobbe -che niun di loro aveva il genio ch’è necessario per rendersi parziale -di quello d’un Poeta. Ma _Aristotile_ perdè affatto tutta la sua -pazienza, allorchè dopo d’averlo instruito degli obblighi ch’egli -aveva a _Scot_ ed a _Ramo_, io messi alla sua presenza questi Saggj, ed -ei mi dimandò se così stolti come questi, fossero gli altri suoi -Comentatori? - -Pregai allora il Governatore di scongiurare _Descartes_ e _Gassendi_; i -quali sulla mia faccia spiegarono ad _Aristotile_ i loro Sistemi. -Ingenuamente confessò questo Filosofo che si era ingannato spessissime -volte, per non essersi fondato, a riguardo di molte cose, che su semplici -conghietture; e dichiarò, che il _Vacuo_ d’_Epicuro_, onde _Gassendi_ -n’era il Restauratore, e i _Vortici_ di _Descartes_, erano egualmente -appoggiati. Predisse che l’_Attrazione_, la qual in oggi a tanti -Difenditori, ricaderebbe un giorno nello spregio stesso, donde testè ne -fu tratta. I nuovi Sistemi sopra la Natura, non sono, soggiunse egli, che -nuove mode, che cangeranno di tempo in tempo; e que’medesimi che si -presume di dimostrare Matematicamente, non goderanno d’un Regnò sì -lungo, come pare che i lor Partigani si vantino di lor promettere. - -Cinque giorni furono da me impiegati in trattenermi con molti altri Saggj -dell’Antichità. Vidi la maggior parte degl’Imperadori Romani. -Scongiurò il Principe, a mia sollecitazione, i Cucinieri -d’_Eliogabalo_, perchè essi imbandissero il desinare: ma per mancanza -di materiali, non fummo troppo paghi delle pruove di loro abilità. Un -Cuoco d’A_gesilao_ ci compose una minestra alla _Lacedemonica_; ma di -mandarne abbasso una seconda cucchiajata non bastommi l’animo. - -Alcuni affari ch’esigevano la presenza de’due miei compagni di -Viaggio, gli obbligarono di ritornarsene al lor Paese fra tre giorni, che -io consumai in vedere diversi Morti moderni, i quali da due o tre secoli -addietro, o nella mia Patria, o in altre Regioni dell’_Europa_, una -brillante scena aveano rappresentata. Come sempre io era stato -grand’Ammiratore di tutto ciò che Antiche ed Illustri Schiatte -dinominasi, supplicai il Governatore di scongiurare una o due dozzine di -Re cogli Antenati loro disposti in ordine dalle otto o nove Generazioni. -Orribilmente restai deluso dalla mia espettazione; mercè che in luogo -d’una lunga serie di Diademi, ravvisai in una Famiglia due Suonatori, -tre Cortigiani in buona positura, e un Ecclesiastico. In un’altra, un -Barbiere, un Abate, e due Ecclesiastici di prima sfera. Ed è troppo -grande la mia venerazione per le Teste Coronate, perchè io insista sopra -un argomento così spiacevole. Ma per quanto spetta a’Marchesi, -a’Conti, e a’Duchi, io non sono sì scrupoloso; anzi confessar -degigo, che gradj non poco di vedermi nel caso di poter distinguere il -sentiere che calcato aveano certi Caratteri di Corpo e d’Anima, per -intrudersi in una tale, o tale Famiglia. Con chiarezza potei discernere -donde un tal Casatto ritraesse un mento aguzzo; e per qual ragione un tal -altro, da due Generazioni in qua, non producesse che Furfanti, e che -Pazzi da quattro: Quali fossero le cagioni giustificanti il Motto -espresso da _Polidoro_, _Virgilio_ in proposito d’una certa Razza: Nec -_Vir fortis, nec Fœmina casta_. In qual modo la Crudeltà, la Furberia, -e la Codardia, divenissero marchj caratteristici, co’quali certe -Famiglie sì bene si distinguessero, come per l’Arme loro. - -Tutto ciò che io scorgeva, rendevami disgustato della Moderna Storia; -poichè avendo io disaminati, e consultati seriamente tutti coloro che da -un secolo addietro occupati aveano i più eminenti posti nelle Corti -de’Principi, trovai: Che miserabili Scrittori, con isfacciatezza, -aveano ingannato il Mondo, attribuendo, più d’una volta, le più -cospicue guerriere spedizioni a Pusillanimi; i più saggj Consiglj a -Sciocchi; la più nobile sincerità ad Adulatori; una Virtù Romana a -Traditori della loro Patria; della Pietà ad Ateisti, e della veracità a -Querelanti: Che molti Uomini d’un merito il più depurato e il più -distinto, erano stati messi a morte, o cacciati in esilio, per sentenza -d’alcuni Giudici, o corrotti, o atterriti da un Primo Ministro: Che -intriganti, o prostituite Femmine; che Ruffiani, che Parassiti, e che -Buffoni, decidevano bene spesso gli affari delle Corti, de’Consiglj, e -de’Senati più Augusti. Avea io già una pessima idea della prudenza, e -dell’integrità degli Uomini; ma fu ben altra cosa quando restai -informato de’motivi, l’quali i più strepitosi, imprendimenti, e le -più stupende Rivoluzioni son debitrici della loro origine; e altresì -degli accidenti spregevoli onde elleno sono tenute del loro successo. - -Ebbi nel tempo stesso l’opportunità di convincermi della presunzione e -dell’ignoranza di quegli Scrittori d’_Anecdoti_, i quali nelle loro -Storie segrete attossicano quasi tutti i Re; ripetono parola per parola -un discorso che un Principe tenne a quattr’occhj col suo Primo -Ministro; an copie autentiche delle instruzioni più recondite degli -Ambasciadori; e pure sono così sgraziati che sempre s’ingannano. -Confessò un Generale, me presente, che un giorno avea egli guadagnata -una vitoria a forza di spropositi e di poltronerie: e un Ammiraglio, che -per non aver avute bastevoli strette intelligenze cogl’inimici, avea -battuta la loro Armata, in tempo ch’egli stava meditando di dar loro -nelle mani la sua. Mi protestarono tre Re, di non aver mai, per tutto il -corso de’loro Regni, cooperato al vantaggio neppur di un sol uomo di -merito, se pure non l’abbiamo fatto senza avvedersene, essendo abusati -da qualche Ministro, in cui confidavano. - -Mi prese la curiosità di sapere specificatamente, con quali mezzi si -fossero elevati certi uomini a gran Titoli d’onore, ed acquistate -avessero ricchezze immense, e questa mia curiosità non ebbe già per -oggetti secoli troppo rimoti; comechè, da un altro canto, non -risguardasse nè il mio Paese, nè i miei Compatriotti: verità, ond’io -prego i miei Leggitori d’essere ben persuasi. Essendo dunque state -scongiurate molte persone, che si trovavano nel caso di cui si tratta, -non bisognovvi un grand’esame per iscoprire infamie d’una tal lega, -che il ricordarmele tuttavia m’inorridisce. Lo spergiuro, -l’oppressione, la frode, la suggestione, e il ruffianesimo, erano i -mezzi più onesti, posti da loro in uso, e come eziandio ciò era una -cosa assai vera, rinvenni che queste picciole _indisposizioni_ erano -assai scusabili. Ma quando alcuni confessarono di non dovere la propia -grandezza, e la propia opulenza che a’più spaventevoli misfatti; gli -uni alla prostituzione delle loro mogli, e delle loro figliuole; altri -a’tradimenti praticati al loro Principe, o alla loro Patria; altri -finalmente alla propia perizia nell’avvelenare li loro nemici, o in -ruinar gl’innocenti; mi lufingo che non siasi per pigliar in mala -parte, se scoperte di questa natura abbian fatta smarrire in me una gran -porzione di quel rispetto profondo che naturalmente nodrisco per -Personaggj d’un eminente carattere, e ch’è un tributo dovuto loro da -gente della mia pasta. Sovente io aveva letto che non so quali importanti -servigi erano stati renduti a de’Principi o a degli Stati, e quindi mi -venne il capriccio di conoscer coloro, a’quali questi Stati e questi -Principi avevano l’obbligazione. Dopo una diligente ricerca, mi fu -detto che non erano delineati in verun Registro i loro nomi; se tuttavia -si eccettui un picciol numero d’essi, che la Storia come infami, e come -traditori ha rappresentati. Quanto agli altri; io non aveva inteso mai a -parlarne. Comparver eglino cogli occhj bassi, e meschinissimamente -vestiti; essendo, per la maggior parte, a quel che me ne dissero, morti -in miseria, o lasciata avendo insù d’un palco la loro testa. - -Vidi fra’primi un vecchio, la cui storia ha qualche cosa di singolare. -Stava a’fianchi di lui un giovanotto a un di presso di diciott’anni -d’età. Ei mi notificò, d’essere stato per anni molti, Comandante -d’un Vascello, e che nella battaglia navale d’_Aziò_, avea avuta la -buona sorte di gettar a frondo tre de’principali Vascelli nemici, e di -prenderne un quarto; il che era stato la sola cagione della fuga -d’_Antonio_, e della vittoria che funne una conseguenza: Che il giovane -che io vedeva a lato di lui, e ch’era suo Figliuolo unico, era stato -ucciso in tempo dell’Azione. Aggiunse, che terminata la guerra, se ne -andò a _Roma_ per sollecitare un Vascello più grande, il cui Capitano -era restato morto; ma senza che si badasse alle sue pretensioni, il -Vascello richiesto, stato era conceduto ad un Uuomo che non aveva veduto -mai il mare; e il cui merito tutto, in essere Figliuolo di _Libertina_, -Damigella d’una delle Innamorate d’_Augusto_, consisteva: Che in -tempo ch’egli al suo bordo se ne ritornava, fu accusato di mancanza nel -suo dovere; e il suo Vascello stesso fu dato ad un Paggio favorito di -_Poplicola_ il Viceammiraglio: che sopra ciò ei ritirossi a un picciolo -podere assai lontano da _Roma_, ove finì i suoi giorni. Io avea tanta -voglia di saper precisamente la verità di questa Storia, che dimandai -che _Agrippa_, il qual era stato Ammiraglio in quel combattimento, fosse -scongiurato. Ei venne, e mi certificò tutto il racconto; con questa -differenza però, che fece un assai maggior elogio del Capitano; il qual, -per la sua modestia, non avea renduta la necessaria giustizia al propio -suo merito. - -Stranamente restai sorpreso che la corruttela fatti avesse progressi sì -rapidi in quell’Imperio, e ciò a cagion del lusso, che non vi si era -intruso che molto tardi: il che produsse che non mi feci le gran -maraviglie nel veder accadere somiglianti avventure in altri Paesi, ove i -vizzi, di qualunque genere, an regnato d’assai più lungo tempo in qua. - -Come ognun di coloro ch’erano stati scongiurati, ritenuta avea -perfettamente la figura medesima sotto cui era apparuto nel mondo, con -sensibilissimo crepacuore osservar dovetti, fin a qual segno la Razza -_Inglese_ da un secolo addietro avesse degenerato, e quali cangiamenti -fra noi, la più infame di tutte le infermità prodotti avesse. - -Affin di divertirmi da un spettacolo di tanta mortificazione, palesai il -mio desiderio d’aver sotto gli occhi alcuni di quegl’_Inglesi_ di -Roca vecchia, sì famosi un tempo per la simplicità de’loro costumi, -per l’esatta loro osservanza delle Leggi della Giustizia, pel saggio -lor amore verso la Libertà, pel loro valore, e per l’inviolabile -affezionata loro parzialità per la Patria. Non fu che con estremo -commovimento che io paragonai gli vivi co’morti, e che vidi -virtuosissimi Avoli disonorati da’Pronipoti, i quali, in vendendo i -propj suffragj al Favore, o alla Speranza, si sono impeciati di tutti -que’vizzi che contrar si possono in una Corte. - - - - -CAPITOLO IX. - -Ritorna l’Autore a Maldonada, e fa vela pel Regno di Luggnagg. Vi è -posto prigione, ed è poscia spedito alla Corte. Maniera con cui egli vi -è ricevuto. Clemenza estrema del Re verso i suoi Sudditi. - - -SOpraggiunto il giorno di nostra partenza, presi congedo da Sua Altezza -il Governatore di _Glubbdubdribb_, e rivenni co’miei due Compagni a -_Maldonada_; ove, dopo una dimora di due settimane, trovammo un Vascello -pronto a mettersi alla vela per _Luggnagg_. I miei due Amici ed altri -diversi Signori, ebbero la generosità di tenermi provveduto del -bisognevole, e d’accompagnarmi a bordo. Fu d’un mese il mio viaggio; -e in cammin facendo; colseci una furiosa burrasca che ci costrinse a -scorrere verso il _Ponente_, per profittare d’un vento stabile che -soffia in que’Mari. Nel ventuno d’_Aprile_ 1709. imboccammo la -Riviera di _Glumegnig_, sulle cui sponde giace una Città del nome -medesimo. A una lega da questa Città calammo l’ancora, e perchè ci -fosse spedito un Piloto, segnali facemmo. In men di mezz’ora ne vennero -due, i quali fra molti scoglj, che rendono assai pericoloso il passaggio, -ci guidarono in un largo Bacino, ove un’Armata intera può starsene al -coperto dalle più violente tempeste. - -Alcuni de’nostri Marinaj, o per malizia, o per inavvertenza, -informarono i Piloti che io era un Forastiere, e di più, un insigne -Viaggiatore; il che questi riferirono ad un Uffiziale della Dogana; il -qual, posto ch’ebbi piede a terra, a tutto rigore mi esaminò. Parlommi -colui la favella di _Balnibarbi_, ch’è intesa poco men che da tutti -gli Abitanti di quella Città, a cagione del gran commerzio ch’ella -pratica cogli Abitanti di questo Regno. Gli feci una narrazione succinta, -che al possibile procurai altresì di rendere verisimile; ma a proposito -non giudicai di palesar la mia Patria, bensì _Ollandese_ volli -spacciarmi; perchè mia intenzione si era d’andar al _Giapone_, e -perchè io sapeva che gli _Ollandesi_ sono il solo Popolo -dell’_Europa_, che vi sia ammesso. Con tal oggetto dissi -all’Uffiziale, che io avendo fatto naufragio sulle spiagge di -_Balnibarbi_, era stato ricevuto dentro _Laputa_, o Isola Volante, (di -cui l’Uffiziale stesso più d’una volta inteso avea a parlarne,) e -che allora io pensava di rendermi al _Giapone_; ove, di rinvenire qualche -Vascello sù cui tornarmene potessi al mio Paese, io mi lusingava. Mi -rispose l’Uffiziale, ch’era d’uopo che io me ne restassi -prigioniero, finchè sul mio proposito avesse egli ricevuti ordini dalla -Corte; che sul punto stesso egli andava a scrivervi, e che sperava -d’averne in quindici giorni le risposte. Assegnommisi in carcere un -Appartamento assai propio, con una sentinella alla mia porta; e non -ostante aveva io la libertà di spasseggiare in un giardino assai vasto, -essendo trattato con molta umanità, e spesato in tutto il frattempo dal -Re. Un motivo di curiosità indusse molte persone ad invitarmi in loro -Casa; essendo loro stato riferito che io veniva da molti lontanissimi -Paesi; alcuni de’quali altresì, riuscivano loro onninamente incogniti. - -Presi al mio servigio un giovane, il qual s’imbarcò con esso meco per -valermi d’Interprete. Era lui nativo di _Luggnagg_; ma avea passati -alcuni anni a _Maldonada_, e perfettamente bene gli eran congnite amendue -le Lingue. Pel mezzo suo mi trovai in istato d’attaccare conversazioni -con tutti coloro che venivano a visitarmi; ma questa conversazione non -consisteva che in dimande dalla loro parte, e che in risposte dalla parte -mia. - -Verso il tempo appunto che speravamo, il desiderato Dispaccio arrivò -dalla Corte. Ei conteneva un Ordine di condur me, e il mio seguito a -_Traldragdubb o Trildraogdrib_, (poichè in due modi intesi a pronunziar -questo termine,) con una scorta di dieci Cavalli. Altro non era il mio -seguito che il Giovane, il qual facevami la funzione d’Interprete, e -che io persuasi di mettersi al mio servigio, e non seguì che a forza di -suppliche, che si accordò a cadaun di noi una Mula, per imprendere più -comodamente il viaggio. Fu ingiunto ad un messaggiere di precederci -d’alcuni giorni, per annunziare il nostro avvicinamento al Re, e per -pregar Sua Maestà d’assegnare il giorno è l’ora onde potessimo aver -l’onore di _leccare la polvere ch’è innanzi alla predella de’piedi -di lei_. Si è questi lo stile della Corte; ed in fatti io provai che era -molto figurata una cotal frase; mercè che due giorni dopo il mio arrivo -accordatamisi l’udienza, fui comandato di strascicarmi carpone, e di -leccar il solajo a misura del mio avanzarmi; ma per essere forestiere, si -ebbe la cura di spazzarlo sì bene, che non ne ricevetti incomodo dalla -polvere. E pure, era questa una grazia particolare, la qual si accordava -a persone del primo carattere, quando il Re volea impartir loro l’onore -della sua presenza. V’ha di più. Spargesi talvolta a bella posta della -polvere sul pavimento; il che avviene allorchè colui che ammesso esser -dee, ha in Corte nemici possenti. Vidi io stesso un gran Personaggio, la -cui bocca n’era. sì piena, che quando strisciato ei si fu perfino al -luogo che conveniva, fugli impossibile di profferire una sola parola. Il -peggio si è, che non vi ha rimedio per una tale inconvenienza; -imperocchè egli è un capitale delitto degli introdotti all’Udienza -del Re lo sputare o il forbire la bocca in presenza di Sua Maestà. Evvi -eziandio a quella Corte un’altra costumanza, che io approvar non -saprei. Quando il Principe ha il disegno di far morire qualche gran -Signore d’una morte dolce, e che abbia un so che d’obbligante, ordina -di spargersi sopra il solajo una certa venenata polvere; che essendo -leccata infallibilmente in venti e quattr’ore uccide: Ma per rendere -giustizia all’estrema clemenza di Sua Maestà, e alle sollecitudini di -tenerezza ch’ella ha per la vita de’suoi Suggetti, nel che sarebbe a -desiderare che i Monarchi dell’_Europa_ si compiacessero d’imitarla, -è forza che io dica, che quando qualche Personaggio ha goduto del mortal -onore di leccare un poco di questa polvere, ingiugne il Re gli ordini -più precisi perchè il pavimento sia ben lavato: Che se i suoi Domestici -non eseguiscono con esattezza i suoi ordini, sì espongono alla collera, -e all’indignazione di lui. Io lo intesi, lui medesimo, a comandare che -si scopasse un Paggio, a cui toccava d’avvertir coloro che dopo -un’esecuzione il Solajo spazzar doveano, ma che per malizia l’avea -trascurato: trascuranza che cagionò, che un giovane Signore di -grand’espettazione, ammesso che fu all’Udienza restasse -sgraziatamente attossicato; tutto che in quel tempo non avesse Sua -Maestà il divisamento di farlo morire. Ma sì buono fu quel Monarca, che -rimise al Paggio la pronunziata leggiera punizione, con la promessa che -questi fece di guardarsi per altre volte da somiglianti sbagli, purchè -non ne ricevesse un ordine preciso. - -Lusingomi che un tratto sì singolare di clementissimo procedimento, -obbligherà il Leggitore a menarmi buona una tal digressione. - -Strisciato che mi ebbi perfino alla distanza di quattro verghe dal Trono, -mi dirizzai ginocchione; e dopo d’aver battuta per sette volte colla -mia fronte la terra, pronunziai le parole seguenti, tali che io aveale -apprese la notte innanzi: _Ickpling Glofftrobb squutserumm blhiop -Mlashnalt, zvvin, tnodbalkguffh slhiophad Gurdlubb Asth_. Questi si è il -complimento prescritto dalle Leggi a tutti que’an l’onore di salutare -il Re. Potrebbesi renderlo con questi termini Franzesi: _Puisse Votre -Majeste Celeste vivre plus long-temt que le Soleil, onze Lunes & demie_; -cioè: _Possa Vostra Celeste Maestà sopravvivere al Sole per undici Lune -e mezzo_. Mi fece il Re una brieve risposta; alla quale, tutto che non ne -comprendessi il senso, co’seguenti termini fattimisi imparar a memoria, -io replicai: _Flust drin Yalerick Dvvuldom prastrad mirpush_; il che vuol -dire: La mia lingua è nella bocca del mio Amico: e con ciò significar -volli che io desiderava che il mio Interprete fosse introdotto. Se pe -compiacque il Re; e pel mezzo di quest’Interprete, soddisfeci alle -quistioni statemi proposte per lo spazio d’una buon’ora da Sua -Maestà. Io parlava la favella di _Balnibarbi_, e il mio Interprete -rendeva i miei discorsi in quella di _Luggnagg_. Non fu mediocre il -piacere del Principe in questa spezie di conversazione; ed egli ordinò -al suo _Bliffmarklub_, o gran Ciamberlano, d’aver cura che -l’Interprete ed io fossimo alloggiati in Corte, e non mancassimo di -cosa veruna. - -Fu di tre mesi il mio soggiorno in quel Paese; e ciò per compiacenza pel -Re, il qual mostrava di desiderare che mi fermassi per lungo tempo, e che -mi fece le più onorevoli esibizioni per ritenermi. Ma io credei che -fosse più conforme alle regole della prudenza e della giustizia, il -passare il rimanente de’miei giorni con la mia moglie, e co’miei -Figliuoli. - - - - -CAPITOLO X. - -Elogio de Luggnaggiani. Particolar descrizione degli Strulbdruggs, con -molte conversazioni fra l’Autore ed alcune persone del primo carattere, -su questo suggetto. - - -NON vi ha Nazione più colta e generosa quanto quella -_de’Luggnaggiani_; e tutto che non sien eglino affatto esenti da quello -spirito d’orgoglio che in quasi tutte l’Orientali Nazioni -distinguesi; non ostante, generalmente parlando, non lasciano d’essere -umanissimi a riguardo degli Stranieri, Buona sorte per me, che io godeva -dell’intima amistà di molti Signori della Corte; cosicchè tenendo -sempre al mio canto l’Interprete, non erano disaggradevoli i nostri -trattenimenti. - -Un giorno, in un’assai numerosa ragunanza, mi ricercò una persona di -qualità se veduto avessi qualcuno de’loro _Struldbruggs_, o sieno -Immortali. Le risposi che nò: e mostrai di desiderar di sapere in qual -senso si potesse applicare a una mortal Creatura un somigliante titolo. -Replicò quel Signore; che tal volta, comechè di rado, nascean fra loro -de’pargoletti con un marchio rossigno, e d’una circolar figura sopra -la fronte, direttamente al di sopra della sinistra palpebra, il che era -un segno infallibile d’immortalità. Aggiunse; che da principio era -picciolissima questa macchia, ma che a misura del crescere del bambino, -ella ingrandiva, ed eziandio di color cangiava: che da’dodici perfino -a’venti e cinque anni d’età, ella era verde, poscia cerulea oscura; -e sugli anni quaranta e cinque, nera come carbone; dopo di che, più non -pativa cangiamento di sorta. Son sì rari, ei proseguiva, cotali -nascimenti, che non credo che per tutto il Regno siavi una maggior somma -di mille e cento _Struldbruggs_ dell’uno e dell’altro sesso: Che -simili produzioni non erano peculiari di certe Famiglie, bensì un puro -effetto dell’accidente; e che i figliuoli degli _Struldbruggs_ erano -suggetti al cessar dal vivere, del pari che gli altri Mortali. Confesso -che un tal racconto cagionò in me un piacere che non può esprimersi; e -come venivami fatto da persona che intendeva il linguaggio di -_Balnibarbi_ ond’io parlava assai bene, ritenermi non potei da diverse -esclamazinni alquanto, forse, stravaganti. Come rapito fuor di me stesso -mi messi a gridare: O beato Popolo, ove ciascun pargoletto potè, per lo -meno, nascere Immortale. O Nazione beata, innanzi agli occhi di cui son -posti in o ostra tanti vivi esempi dell’antica Virtù; e che strigne -nel propio seno de’Maestri pronti ad instruirla nella saggezza di tutti -i secoli! Ma o mille e mille volte più beati ancora questi ammirabili -_Struldbruggs_, che nascono immuni dal più spaventevole di tutti mali; e -le cui anime dall’orribile terror della morte non sono continuamente -agitate! Diedi indizi di qualche mio stupore di non aver veduto veruno di -quegli Illustri Personaggi alla Corte; mercè che un marchio nero sopra -la fronte ha in se qualche cosa d’assai notabile, perchè immediate non -me ne fossi avveduto; e immaginandomi, d’altra parte, ch’era -impossibile che Sua Maestà, come giudiziosissimo Principe, non ne avesse -scelto un buon numero, per servirle di Consiglieri. Ma, continuava io, -può essere che questi venerabili Saggi respirar non vogliano un’aria -così corrotta come quella della Corte; oppure, che troppo non si badi -a’loro consigli; come fra noi veggonsi de’Giovanastri troppo vivaci e -troppo poco docili, per lasciarsi reggere dalla prudenza di qualche -Vecchio: Che ne fosse in tal proposito; poichè permettevami talvolta il -Re d’inchinarlo, io era risoluto di dichiarargli con libertà e -stesamente, a primo incontro, il mio sentimento, con l’assistenza del -mio Interprete; e fosse ch’egli ne profittasse o no, stava io -d’intenzione di risegnarmi alle replicate offerte di Sua Maestà, e di -passar i giorni che mi restavano, nel Paese di lei, affin di divenir più -saggio, e di migliorar pel commerzio de’suoi Esseri superiori, onde -venivami data contezza, se pure si compiacesser eglino d’accordarmi la -loro civil Società. Il Gentiluomo, al quale io avea indiritto questo -discorso, (essendo che, come già l’avvertì, ei parlava la favella di -_Balnibarbi_) mi disse con quella sorta di sorriso che cava a forza la -compassione che si ha per l’ignoranza; ch’ei gioiva, perchè vi si -rinvenisse qualche cosa che fosse valevole a ritenermi fra loro; e che mi -pregava di permettergli ch’egli spiegasse alla Compagnia ciò che -testè io gli avea detto. Ei lo fece: e que’Signori disputarono qualche -tempo insieme in loro lingua, senza che io ne intendessi neppur parola, -nè che accorgermi potessi qual impression sopra loro fatta avesse il mio -ragionamento. Dopo un silenzio d’alcuni instanti, il Signor medesimo mi -dichiarò, che i suoi Amici ed i miei (furon questi i precisi suoi -termini) stavano incantati dalle giudiziose riflessioni che io avea fatte -sopra gli avvantaggi d’una vita immortale; e che desideravano che io -palesassi loro in un modo alquanto specifico, a qual metodo di vivere -appigliato mi sarei, se avuta avessi la buona sorte di nascere -_Struldbrugg_. - -Io risposi, che non era cosa molto difficile d’essere eloquente sopra -un sì bello, e sì ricco argomento; e in ispezieltà per me, che allo -spesso mi era divertito in pensare cosa facessi, se fossi un Re, un -generale, un gran Signore: Che quanto al caso proposto; più d’una -volta io avea riflettuto sopra la maniera del passar il mio tempo se -fossi assicurato di non aver a morire. - -Che se avessi avuta la fortuna di nascere _Struldbrugg_, immediate che -conosciuto avessi l’eccesso della mia felicità, mi sarei a prima -giunta valuto di qualunque mezzo per acquistare ricchezze: Che a forza -d’industria e d’applicazione avrei potuto in men di due secoli -divenir uno de’più opulenti Particolari del Regno: In secondo luogo; -che fin dalla più fresca mia giovinezza, procurato avrei di -perfezionarmi in tutte le Scienze, affin di superare, un giorno, in -abilità, e sapere tutti gli uomini del Mondo: Finalmente, che io -registrerei in iscritto con tutta la diligenza cadaun ragguardevole -avvenimento, della cui verità io instruito ne fossi: Che senz’alcuna -ombra di parzialità delinearei gli Caratteri de’Principi, e de’più -rinomati Ministri di Stato, di Successori in Successori: Che distinguerei -esattamente i diversi cangiamenti che accadessero nelle costumanze, nel -linguaggio, nelle mode, e ne’divertimenti del mio Paese, e che con -questi mezzi io mi lusingherei di costituire me stesso come in tesoro -vivente di conoscenze, e di saggezza; e altresì come l’Oracolo della -mia Nazione. - -Pervenuto che fossi a’sessant’anni d’età, diceva io in proseguendo -il mio discorso, più non penserei ad ammogliarmi, ma praticherei, -comechè con ritegno, le Leggi dell’Ospitalità. - -Mi terrei occupato nel formare lo spirito e il cuore d’alcuni Giovani -di grande speranza, convincendogli con le mie osservazioni e con numerosi -esempi, dell’utilità, e dell’eccellenza della Virtù: Ma sceglierei -in miei compagni perpetui, degli Immortali al pari di me, fra quali -sarebbevi una dozzina de più Anziani, che vorrei Amici di tutta -intrinsichezza: Se taluni di questi non si trovassero in uno stato -opulento, gli alloggerei in mia casa, ed alcuni ne terrei continuamente -alla mia mensa; alla quale non sarebbe ammesso che un picciol numero di -voi altri Mortali, che io risguarderei con l’occhio medesimo, come un -uomo nel suo giardino risguarda l’annual successione de’Tulipani e -de’Garofani: i fiori ch’ei vede l’allettano, per qualche tempo, ma -non fanno ch’ei si prenda fastidio di quegli dell’anno innanzi. - -Gl’immortali miei Compagni ed io, cui comunicheremmo scambievolmente le -nostre osservazioni, e studieremo sopra le differenti maniere con cui -intrudesi nel Mondo la corruttela; affin di preservarne gli Uomini con -sagge lezioni, e con l’Ascendente del nostro esempio; Rimedj, che, -secondo tutte le apparenze, impedirebbono quella depravazione -dell’umana Natura, di cui l’Età tutte, con tanto giusto motivo, si -son querelate. - -A ciò il diletto aggiugnete di ammirare le più stupende Rivoluzioni di -Stato; Città antichissime discioglientisi in ruine: oscuri Vlllagj -divenenti Capitali d’Imperi; famose Riviere cambiate in meschini -Ruscelli; l’Oceano che lascia un Paese a secco per ricoprirne un altro -con le sue onde: le Scienze fondando la loro Sede in certe Regioni, ed -alcuni secoli dopo, mostrando d’averle abbandonate per sempre. Allora -sì che potrei promettermi di veder il giorno, in cui si rinvenisse la -_Longitudine_, il _Moto Perpetuo_, e la _Medicina Universale_, ed -eziandio molti altri bellissimi ritrovamenti. - -Quali magnifiche discoperte non sarebber le nostre in Astronomia, -sopravvivendo alle più remote predizioni, ed osservando i periodici -ritorni delle Comete, e tutto ciò che al movimento del Sole, della Luna, -e delle Stelle, ha rapporto! - -Ciò non fu che l’Esordio. Il mio amor per la vita rendè assai più -lunga la continuazione del mio discorso. Finito ch’ebbi spiegati che -furono miei sentimenti, come prima, al resto della Compagnia, parlò -questa fra se qualche tempo, e parvemi che a mie spese ridesse alquanto. -Finalmente, il Gentiluomo medesimo che mi avea servito d’interprete, -disse ch’egli era incaricato dagli altri Signori di farmi ravvedere -d’alcuni errori, in cui l’ordinaria debolezza della Natura umana -aveami fatto incorrere: Che quella razza di _Struldbruggs_ era -particolare del lor paese, giacchè non aveavene nel Regno di -_Balnibarbi_, nè nell’Imperio del _Giapone_, ov’egli goduto avea -dell’onore d’essere Ambasciadore di Sua Maestà, e che avea trovati i -Naturali dell’uno e dell’altro sesso di quelle Regioni così -increduli sull’articolo degli _Struldburggs_, come io stesso l’avea -paruto: Che ne’due mentovati Imperj, ove per molto tempo gli avea -sogiornato, la brama di lungamente vivere, era una brama universale: Che -chiunque teneva un piede nella tomba, procurava al possibile di ritirare -l’altro: Che il più decrepito speravavi di vivere ancora un giorno, e -risguardava la morte come la più atroce di tutte le miserie: ma che -nell’Isola di _Luggnagg_ il desiderio della vita non era sì ardente, -perchè di continuo si aveva dinanzi agli occhj l’esempio degli -_Struldbruggs_. - -Che il propostomi metodo di vivere era ingiusto ed irragionevole, -supponendo una eternità di giovinezza, di sanità e di vigore, che chi -che sia, per quanto fosse pazzo, e stravagante in genere di voti, -promettersi non saprebbe: Che per conseguenza, non si trattava di sapere -se un uomo bramasse d’essere sempre giovane, e sempre felice; bensì -com’egli passasse una vita senza fine, suggetta alle incomodità, che -sono della vecchiaja il patrimonio ordinario. Mercè che, soggiugneva -egli tutto che pochi uomini confessar volessero, che bramerebbero -d’essere immortali anche a sì dure condizioni; osservai, non ostante, -negl’lmperj di _Balnibarbi_, e del _Giapone_, che ognuno è sollecito -di licenziare la morte per quanto tardi ella venga; e quasi mai non vidi -esempj d’Uomini che morissero volontarj, se pure da eccessive -afflizioni non vi sieno stati indotti. Ed io mi appello alla vostra -coscienza, se ne’Paesi, ove viaggiato avete non vi sia accaduto di -notare la cosa medesima. - -Dopo questa prefazione, ei s’introdusse in uno specificato racconto in -proposito agli _Struldbruggs_. Disse ch’essi operavano come gli altri -Uomini perfino all’età di trent’anni; dopo di che si ravvisava in -loro una spezie di tristezza che aumentava di giorno in giorno, perfino -agli anni ottanta: Ch’egli ciò sapeva a confessione stessa di loro; -imperciocchè, come ciascun secolo non nel produce che due o tre di -questa spezie, non è sufficiente un tal numero per fare una generale -osservazione: Passati che anno gli ottant’anni d’età, il che per gli -altri Abitanti di quel Paese è l’ultimo termine, non solamente -soggiaccino a tutte le follie, e a tutte l’infermità degli altri -Vecchj, ma eziandio a certi diffetti che nascono dalla terribile certezza -della loro Immortalità. Non solo sono vani, ostinati, avari, di cattivo -umore, e chiacchieroni, ma altresì sono incapaci interamente -d’amicizia. Invidia ed impotenti desiderj sono le loro ordinarie -passioni. Ma gli oggetti, contra de’quali in ispezieltà scatenasi la -lor gelosia, sono i vizj de’Giovani, e la morte de’Vecchj. Col -riflettere sopra i primi, si trovano esclusi insino dalla possibilità di -poter gustare in verun tempo d’alcun piacere; e quando scorgono un -mortorio, si querelano che altri sieno entrati in un Porto, ove essi -medesimi non potranno mai pervenire. Di niente più si rammentano che di -ciò che anno osservato ed appreso in lor gioventù; e quest’anche -molto imperfettamente. E per quello concerne la certezza, o le -particolarità di qualche avvenimento, può farsi più fondo sulle comuni -Tradizioni, che sopra le migliori loro Memorie. I men miserabili fra -quegli eterni Vecchioni son que’che an la sorte d’essere vaneggianti, -e assolutamente smemoriati; poichè più non essendo impeciati di quelle -pessime qualità che rendono odiosi gli altri, più agevolmente inclinasi -ad aver compassione di loro, e a recar loro soccorso. - -Se uno _Struldbrugg_ prende in isposa una Donna immortale come lui, non -dee sussistere il maritaggio che perfino che il più giovane de’due sia -pervenuto agli ottant’anni d’età, asserendo le nostre Leggi ch’è -cosa giusta, che colui, il qual senza sua colpa e condannato alla pena di -starsene eternamente sopra la terra, non sia costituito doppiamente -sgraziato, per avere una moglie eterna. - -Immediate che ottant’anni essi contano, la Legge gli reputa come morti; -i loro Eredi metton le mani sopra i loro Beni, se si eccettui una -leggiera porzione che riserbasi pel loro mantenimento; e i poveri fra -loro restano a carico del Pubalico. Dopo questo periodo, sono incapaci -d’esercitar verun Posto; e in una Causa o civile, o criminale, non si -ammettono per testimonj. - -Agli anni novanta, cascano loro gli capelli ed i denti; essi non saporano -cosa veruna, ma mangiano e beono senz’appetito e senza gusto, e le loro -ordinarie infermità camminano col solito passo senza crescere, nè -sminuire. In parlando, dimenticano i nomi più comuni delle cose, del -pari che quegli delle persone, quando pur queste fossero gli Amici loro -più intimi, o i più prosimi loro Congiunti. Per la ragione medesima non -potrebbono mai tenersi occupati nella lettura, perchè è sì poco ferma -la loro memoria, che in una sola frase più non si ricordano del -principio quando ne leggono il fine: Disgrazia, che dell’unico -divertimento onde capaci sarebbono, gli tiene privi. - -Essendo il Linguaggio molto suggetto al cangiamento, gli _Struldbruggs_ -d’un secolo non intendono que’d’un altro; e superata che anno -l’età di dugent’anni, sono inabili legar conversazione co’Vicini -loro, gli Mortali; il che lor inferisce il discapito d’essere come -Stranieri nella propria Patria. - -Fu questi per quanto posso rammentarmene, il racconto che il Gentiluomo -mi fece in proposito agli _Struldbruggs_. Ne vidi poscia cinque o sei di -differenti età, ma che il più giovane non era vecchio che di due -secoli. Gustai pure di trattenermi alcune ore con due o tre di loro; ma -tutto che si avesse lor detto che io era un gran Viaggiatore, e che io -avea veduta la maggior parte della Terra, non ebber eglino la menoma -curiosità di farmi quistione di sorta, e furon paghi di chiedermi uno -_Slum Kudask_, o contrassegno di memoria il che è una onesta maniera di -domandar la limosina, senza che la Legge, che il divieta, resti -apertamente violata. - -Ognuno gli odia e gli dispregia; e la nascita d’uno d’essi, spacciasi -per un funesto presagio. Il miglior modo di sapere la loro età si è, -d’interrogargli di qual Re, o di qual Personaggio illustre si -ricordino, e dopo ciò di consultarne la Storia; imperciocchè egli è -certo, che quand’essi avevano ottant’anni, l’ultimo Principe, di -cui conservata aveano la rimembranza, non avea per anche cominciato a -regnare. - -Il loro aspetto è il più disgustoso di tutti gli spettacoli, e più che -gli Uomini, recano orrore le loro Femmine. Oltra le difformità già -troppo comuni a un’età decrepita, anno un non so che di particolar -laidezza, che sempre aumenta cogli anni, e ch’è imposibile di -descrivere. E a questo proposito vantar mi posso, che fra una mezza -dozzina di _Struldbruggs_ io distinsi a prima giunta il più vecchio, -tutto che non vi fosse più che dugent’anni di differenza. - -Assai facilmente crederà il Leggitore che ciò che io aveva inteso; -scemasse di molto in me la brama di viver sempre. M’arrossì delle -stravaganti visioni nelle quali io era incappato; e restai persuaso che -il Tiranno più barbaro durerebbe fatica ad inventare un genere di morte, -a cui non mi contentassi di soggiacere, per dar fine ad un somigliante -vivere. Fu riferito al Re tutto ciò che si era passato fra me e gli -Amici miei su quest’articolo. Compiacquesi il Principe di farmi -l’onore di motteggiarmene, dimandandomi se io gradissi di trasportare -nel mio Paese un pajo di _Struldbruggs_ per armare i miei Compatriotti, -contra il terror della morte; ma sembra che ciò si proibisca dalle Leggi -fondamentali del Regno; che senza questo, assai volontieri fatta avrei la -spesa del trasferirgli. A confessar fui costretto che le Leggi di quella -Nazione, per quello spetta a gli _Struldbruggs_ erano fondate sopra -solidissime ragioni; e tali, che qual siasi altro Paese sarebbe obbligato -di adottarle, se nel suo seno somiglianti Uomini nutricasse. Altrimenti, -come l’Avarizia è una passione in qualche modo essenziale alla -Vecchiezza, diverrebbero quegl’Immortali, col tempo, possessori di -tutti i Beni della Nazione, ed usurperebbero tutta l’Autorità; donde -ne avverrebbe, che mancando di talenti per far un buon uso del potere che -avessero fra le mani; il Governo, ond’essi sarebbono gli sostegni, ben -presto sopra le sue fondamenta crollerebbe. - - - - -CAPITOLO XI. - -L’Autore lascia Luggnagg, e va al Giapone: donde sopra un Vascello -Ollandese si restituisce ad Amsterdam, e d’Amsterdam in Inghilterra. - - -CRedei che questa narrazione degli _Strulbdruggs_, non fosse per riuscire -spiacevole a’Leggitori, non rammentandomi di aver mai veduta qualche -cosa di somigliante in alcun libro di Viaggj che siami caduto alle mani. -Che se un tal tratto Storico non e sì nuovo per chi legge, come mel sono -immaginato, trarrò la mia Apologia dalla necessità in cui si trovano -que’Viaggiatori che descrivono un Paese medesimo, di raccontar le -medesime particolarità, senza che per questo si possa accusargli -d’essersi gli uni cogli altri ricopiati. - -Fra gli Abitanti di questo Regno, e i _Giaponesi_, si pratica un perpetuo -commerzio; ed è probabilissimo, che gli Autori del _Gibone_ potuto -avrebbono somministrarmi alcuni lumi concernenti gli _Strulbdruggs_; ma -sì brieve fu il mio soggiorno in quell’Imperio, e sì poco mi era -cognita quella favella, che di chiedere o di ricevere qualche -rischiaramento, impossibile mi riuscì. Ma mi lusingo che la lettura del -mio Libro inspirerà in qualche _Ollandese_ la curiosità d’accrescere -su quest’argomento le informazioni. - -Il Re di _Luggnagg_, avendomi molte volte sollecitato d’accettar -qualche impiego nella sua Corte, e trovandomi costantissimo nel disegno -di ritornarmene alla mia Patria, mi accordò la partenza, e diedemi una -Lettera di raccomandazione, scritta di suo propio pugno, per -l’Imperador del _Giapone_. Mi regalò eziandio di quattro cento -quaranta e quattro grosse monete d’oro, (amando assai quella Nazione i -numeri pari,) e d’un Diamante che vendei in _Inghilterra_ mille e Venti -Ghinee. - -Il sei di Maggio 1709. presi solennemente congedo da Sua Maestà, e da -tutti gli Amici miei. Ebbe la bontà quel Principe di comandare che un -distaccamento di sua Guardia scortassemi fin a _Glanguenstald_ ch’è un -porto di Mare situato al _Libeccio_ dell’Isola. Sei giorni dopo il mio -arrivo, fuvi un Vascello lesto a levar l’ancora pel _Giapone_, e in -quindici giorni quel tragitto facemmo. Prendemmo terra a una picciola -Città marittima nominata _Xamoschi_, e posta allo _Scilocco_. Mostrai -immediate agli Uffiziali della Dogana la Lettera del Re di _Luggnagg_ per -Sua Imperial maestà. - -Conoscevan eglino perfettamente bene il suggello di quel Monarca, -ch’era della larghezza della palma della mia mano. Rappresentava questo -suggello _un Re che levava di terra un Povero storpiato_. I Magistrati -della Città instruiti che io avea una Lettera per l’Imperadore, mi -riceverono come un Pubblico Ministro, e furon solleciti di provvedermi di -Domestici per servirmi, e di Vetture pel trasporto del mio bagaglio a -_Yedo_; ove fui introdotto all’udienza, e consegnai la mia Lettera, che -con gran cerimonia si aprì, e spiegossi da un Interprete -all’Imperadore, il qual Interprete mi disse per parte di Sua Maestà, -che se io aveva ad umiliar qualche supplica, poteva io andar assicurato -del buon accoglimento, in considerazione del Re di _Luggnagg_. Da molto -tempo quest’Interprete era stato impiegato negli affari degli -_Ollandesi_: facilmente ei si lasciò intendere che io era _Europeo_; e -per tal ragione espresse in _ollandese_, ch’ei parlava a perfezione, -ciò che l’Imperadore testè detto avea. Conformemente alla risoluzione -che io ne avea presa, risposi d’essere un Mercatante d’_Ollanda_ che -avea fatto naufragio sulle spiagge d’un’assai rimota Regione; donde, -in parte per Mare, e in parte per terra m’era renduto a _Luggnagg_, e -quindi al _Giapone_, ove io sapeva, che i miei Nazionali spedivano -sovente de’Vascelli; sopra un de’quali io avea sperato di ritornamene -nell’_Europa_: Che per tal effetto umilissimamente io supplicava Sua -Maestà di dar ordine che fossi condotto escortato fino a _Nangesac_: Che -a questa grazia, per l’amore del Re di _Luggnagg_ mio Signore, -compiacessesi ella d’aggiugnerne un’altra; la qual era di dispensarmi -dalla cerimonia imposta a’miei Compatriotti di _calcare co’piedi la -Croce_; mercè che, non il disegno di fare qualche commerzio; bensì il -mio infortunio, condotto aveami nel Paese di lei. Spiegata che fu -quest’ultima richiesta all’Imperadore, ei parve alquanto sorpreso; e -disse, che pensava che io fossi il primo de’miei Paesani, che in nessun -tempo fatto abbia su quest’articolo qualche difficoltà; e che a -dubitar cominciava che io fossi un _Ollandese_; ma che piuttosto io dava -indizj, e sospetti d’essere un CRISTIANO. Che non ostante, per motivo -delle mie allegate ragioni, e principalmente per amicizia pel Re di -_Luggnagg_, egli si uniformerebbe alla _singolarità_ del mio umore; ma -che l’affare dovea essere maneggiato son gran destrezza, e che -sarebbono comandati; suoi Uffiziali di lasciarmi passare come per -inavvertenza. Colla voce del mio Interprete rendei mille grazie per un -favore sì segnalato; e trovandosi allora in marcia per _Nangesac_ alcune -Truppe, l’Uffizial Comandante ebbe l’ordine di condurmivi, con alcune -iastruzioni sopra l’affare della _Croce_. - -Dopo un assai lungo, e altresì più incomodo Viaggio, pervenni li 9. -Giugno 1709. a _Nangesac_. Guari non istetti a far conoscenza con alcuni -Marinaj _Olandesi_ d’un Vascello nominato _Amboine_, di quattrocento e -cinquanta botti. Molto tempo io era vissuto in _Olanda_, proseguendo i -miei studi a _Leive_, e parlava assai bene in _Fiamingo_. Furono i -Marinaj ben presto instruiti donde ultimamente venissi, ed ebbero la -curiosità di chiedermi la Storia della mia vita, e le circostanze -de’miei Viaggi. Feci loro un compendiato, probabile e poco sincero -racconto. M’eran note molte persone in _Olanda_; e disagevole non mi -riuscì d’inventare Nomi supposti per miei parenti, che dissi esser -poveruomini della Provincia di _Gueldria_. Di buona volontà dato avrei -al Capitano (che dicevasi _Teodoro Van Grult_) tutto ciò ch’egli mi -avesse dimandato pel mio trasporto in _Ollanda_; ma intesa ch’egli ebbe -la mia professione di Chirurgo, si contentò della metà del consueto -Nolo, con patto che gli servissi in tal qualità per tutto il corso del -Viaggio. Avanti d’imbarcarci, alcuni della Ciurma mi chiesero sovente -se la Cerimonia da me mentovata, adempiuta avessi? Scansaimi dalla -quistione con vaghe risposte, dicendo che io avea eseguito tutto ciò che -mi era stato ingiunto dall’Imperadore. Con tutto questo; un furbo -briccone di Marinajo rivoltosi a un Uffiziale, e mostrandomi a dito, si -lasciò intendere che io non avea per anche _calcato il Crocefisso -co’piedi_: ma l’Uffiziale, a cui era stato ingiunto di non darmisi -fastidio di sorta, regalò il furfante d’una buona dose di bastonate, e -di là innanzi non restai più esposto a somiglianti quistioni. - -Nulla accaddemi per tutto il Viaggio, che degno sia di veruna narrazione. -Profitammo d’un buon vento in puppa perfino al _Capo di Buona -Speranza_, dove d’acqua dolce ci provvedemmo. Ai sedici di Marzo 1710. -calammo l’Ancora sani e salvi ad _Amsterdam_, non avendo perduti che -tre Uomini di malattia, e un quarto, che vicino alle spiagge della Guinea -era caduto in Mare dall’albero di Maestra. Dopo d’essermi fermato in -_Amsterdam_ alcuni giorni, m’imbarcai per _Inghilterra_ sopra un -picciolo Vascello che a questa Città apparteneva. A’dieci Aprile demmo -a fondo alle _Dunes_. Il giorno dietro misi piede a terra, ed ebbi il -piacere di riveder la mia Patria dopo un’assenza di cinqu’anni e -mezzo. Fui in mia casa il giorno medesimo; e mia Moglie e i miei -Figliuoli in buona consistenza ritrovai. - - -Fine della Terza Parte. - - - - -VIAGGIO -AL PAESE -DEGLI HOUYHNHNMS. - -PARTE QUARTA. - - -CAPITOLO I. - -In qualità di Capitano d’un Vascello imprendesi dall’Autore un -Viaggio. La sua Ciurma cospira contra di lui; per qualche spazio di -tempo, il tiene sequestrato nella di lui Camera, e il mette a terra in un -Paese medesimo. Descrizione a’uno strano animale nominato Yahoo. Due -Houyhnhnms sono riscontrati dall’Autore. - - -CInque mesi incirca soggiornai in mia casa con mia moglie, e co’miei -figliuoli: e beato me, se saputo avessi far capitale della mia felicità: -Lasciavi incinta la mia sposa, ed accettai un’offerta di mio gran -vantaggio d’essere Capitano dell’_Arrisicato_, Vascello di -Mercatanzia di trecento cinquanta botti; essendo che, io era molto perito -nella navigazione: E perchè mi trovava assai infastidito dell’impiego -di Chirurgo sul mare, (impiego tuttavia, onde io sì assolutamente non -rinunziava che non fossi pronto a riassumerlo a tempo e luogo,) impegnai -in questa figura un certo _Roberto Curefoy_, giovane di grande abilità -nella sua Professione. Il secondo di Settembre 1710. mettemmo alla vela -da _Portsmouth_, e il quattordici riscontrammo il Capitan _Pocock_ -indiritto al Porto di _Campeche_ per tagliarvi legna del medesimo nome. -Il sedici, una tempesta ci separò da lui, e al mio ritorno restai -informato che’il suo Vascello era piombato a fondo; e che di tutta la -sua Ciurma un solo mozzo dal naufragio scappò. Era un galantuomo e un -bravo marinajo questo Capitano, ma un po troppo tenace nella sua -opinione; ciò essendo stato l’unica cagione della perdita di lui, come -il fu d’altri molti; posciacchè se egli avesse seguito il mio -consiglio, a quest’ora forse il troverebbe, come me, sano, e salvo fra -la sua famiglia. - -Tanti uomini mi furon rapiti dalla malignità delle febbri, che fui -costretto di poggiare alle _Barbades_, per praticarvi nuove reclute: ma -ripentirmi dovei ben presto della mia scelta; giacchè quasi tutti coloro -che presi sopra il mio bordo, erano perduta. In venti cinque marinaj -consisteva tutta la mia Ciurma; e ingiugnevami le mie commissioni di -trafficare cogl’Indiani del _Mare d’Ostro_, e di procurare qualche -nuova scoperta. Quegli sciaurati subornarono il resto de’miei, e tutti -insieme, il disegno d’impadronirsi del mio Vascello formarono: disegno, -che un bei mattino mandarono ad effetto, gettandosi all’improvviso -nella mia camera, e legandomi mani e piedi, con minaccia di lanciarmi in -mare al menomo segno di mia resistenza. Dissi loro che mi risegnava in -prigioniero, e che la più compiuta sommessione io lor prometteva. -Vollero essi che col giuramento io ratificassi una tal protesta; dopo di -che mi slegarono, ma non già un braccio, che con una catena appiccarono -al mio letto, appostando sul mio uscio un Archibusiere, con ordine di far -fuoco sopra di me se dessi indizio di volere sciormi. Mi tennero -provveduto del mio alimento, e s’incaricarono del governo del Vascello. -Lor intenzione si era di corseggiare contra gli _Spagnoli_; ma non si -potea ciò eseguire se non con un rinforzo d’uomini. Prima però di -nulla imprendere, disegnavan eglino di smaltire le Mercatanzie della -Nave, e poscia d’indirizzar la prua a _Madascar_ per farvi delle -reclute; essendo morti alcuni di loro dopo che a starmene in camera mi -costrignevano. Questa spezie di carcere durò alcune settimane; nel cui -termine, fecero commerzio cogl’_Indiani_, senza che io sapessi quale -corsa prendessero; essendo io strettamente custodito, ed aspettando ad -ogni momento che mandassero ad effetto la minaccia d’uccidermi, che -regolarmente mi veniva fatta otto o dieci volte al giorno. - -Il 9. Maggio 1711. venne a vedermi un certo _Jacopo Vvelch_, e disse -d’aver ordine di mettermi a terra. Tutto feci per muoverlo a -compassione co’miei scongiuri; ma il tutto in vano; stendendo colui la -sua barbarie persino a ricusarmi di palesar solamente il nome del nuovo -lor Capitano. Eseguita ch’ebbe la sua commissione, egli e i suoi -compagni mi forzarono di calarmi nel Caicco, permettendomi d’aver -indosso il miglior vestito, di prender meco un picciolo fagotto di -pannilini, ma non già arme di sorta, se eccettuisi la mia spada: furono -eziandio così onesti che non visitarono le mie tasche, in cui tutto il -mio dannajo, ed alcune altre cosuzze riposto io avea. Vogarono a un di -presso per una lega, e di poi mi abbandonarono sulla spiaggia. Gli -supplicai a mani giunte di dirmi in qual paese mi trovassi; ma mi -protestarono tutti che sì poco il sapevano come me; ed aggiunsero, che -il Capitano (com’essi il chiamavano) preso avea l’espediente, dopo -d’essersi disbrigato delle merci, di mettermi a terra sul primolido che -discoprissimo. Nel così dire, si staccarono da me, lasciandomi come per -un addio l’avvertimento, che io non volea farmi sorprendere dalla -marea, avrei fatto molto bene di non restarmene per lungo tempo in quel -luogo. - -In sì spaventole costituzione, l’alto della spiaggia guadagnai, ove mi -assisi per riposarmi alquanto, e per riflettere sul partito che io dovea -prendere. Dopo una matura deliberazione, risolvetti d’internarmi nel -Paese, di risegnarmi a’primi Selvaggi, che riscontrassi, e di ricomprar -la mia vita coll’esibir loro alcuni manigli, alcuni anelli di rame, ed -alcuni lavori di vetro, bagattelluzze, onde sempre in Viaggi di questa -sorla si sta provveduto, e di cui per buona fortuna io tenevan indosso -alquante. Vidi sul mio cammino un gran numero d’alberi che mi -sembrarono produzioni della Natura non ravvisandosi verun ordine nella -loro disposizione, molte praterie, e alcuni campi di vena. Me ne andava -con molta circonspezione, temendo non mi si scoccasse qualche saetta o -pel di dietro, o pe’fianchi. Sboccai ad una strada maestra, ove mi -caddero sotto l’occhio molte tracce d’Uomini, alcune di Vacche, ma un -assai più considerabile numero di Cavalli. Finalmente osservai in un -campo differenti animali, ed uno o due della medesima spezie assisi fra -gli Alberi. Eran eglino d’una figura assai difforme e più che -straordinaria. Ne restai sbigottito alquanto; e per meglio considerargli, -dietro una macchia mi nascosi. - -Avvicinatisi alcuni di loro al luogo ove io me ne stava ebbi -l’opportunità di raffigurargli distintamente. Le loro teste, e i loro -petti erano ricoperti di crini; avean essi le barbe a somiglianza -de’Caproni; e il loro corpo, generalmente parlando, era del colore -della pelle di bufalo. Io gli scorgeva a rampicarsi sopra grand’Alberi -con tanta agilità, come potrebbe farlo uno scojattolo; mercè che aveano -nerborute zampe che terminavano in uncinate punte. Facevano terribili -salti, e correvano prodigiosamente veloci. Più che i maschj eran -picciole le loro femmine; le cui poppe pendevan loro fra’piedi dinanzi, -e incamminando radevan la terra. Di differenti colori erano i crini di -quelle bestie d’amendue i fessi: bruni gli uni, rosi gli altri, quegli -neri, gialli finalmente questi. A prender tutto, non so risovvenirmi -d’aver veduto, in veruno de’miei Viaggj, Animali più nauseanti, nè -più opposti al mio genio. Avendo dunque, anche troppo, soddisfatta la -mia curiosità proseguì il mio cammino, lusingandomi che alla capanna di -qualche _Indiano_ ei mi guiderebbe. Tirati innanzi appena alcuni passi, -diedi del naso in una di quelle creature or ora mentovate. Il sozzo -mostro non aveami quasi scoperto, che misesi a fare molte morfie, in cui -credei di figurare lo stupore di lui: ed accostatosi poscia a me, le sue -zampe levò, senza che io sapessi se ciò egli facesse per malizia, o per -semplice curiosità. Ma dubitando d’equivoco, die di mano alla spada, e -lasciai gli andare una piattonata; imperocchè io non cercava di ferirlo, -per timore che cotale violenta azione a riguardo d’una bestia che -poteva lor appartenere, non irritasse gli Abitanti contra di me. Con -tutto questo, riuscì il colpo non poco doloroso; perchè l’animale -gettando strepitosi gridi prese la fuga, traendo fuori del vicino campo -una quarantina di mostri della spezie stessa di lui, i quali d’assai -mal occhio mi risguardarono. Temendo, non ostante, di qualche insulto, -assicurai le spalle ad un albero, e mi feci largo con la mia spada; tutto -che, per vero dire, non mi trovassi con l’intero mio comodo. - -In un imbroglio di questa fatta, qual non fu il mio stordimento; quando -vidi quegli animali a mettersi in salvo a tutte gambe, e a lasciarmi -proseguir il Viaggio con libertà, senza che possibil mi fosse di -comprendere la cagione di cangiamento così improvviso? Ma girato il capo -a sinistra, ravvisai un Cavallo che a piccioli passi se ne stava -spasseggiando nel Campo; ed era questo Cavallo, che prima di me avevan -eglino veduto, quello il quale, per quanto dappoi ne seppi, era il motivo -della loro fuga. Parvemi il Cavallo alquanto sbigottito in guardandomi, -ma rimessosi immediate dal suo spavento, considerò il mio volto con -indizj manifesti di maraviglia: contemplò attentamente le mie mani e i -miei piedi, e d’intorno al mio corpo molte volte girò. Continuar io -volea la mia strada; ma egli me la serrò in traversandola; tutto che per -altro, non avesse l’aria minaccevole, e che mi paresse non intenzionato -di praticarmi la menoma soperchieria. Per alcuni minuti ce ne ristemmo -amendue in cotale situazione; alla fine fui sì ardito di stendere la -mano sopra il suo collo, con intenzione di vezzeggiarlo, servendomi di -quella sorta di fischio e di parole ond’usano i Cozzoni, quando -maneggiar vogliono un Cavallo straniero. Ma quell’animale parve -sdegnare i miei blandimenti: essendo che crollò la testa, increspò le -ciglia, e con la dritta gamba del dinanzi allontanò leggermente il mio -braccio: dopo di che tre o quattro volte annitrì, ma in un modo sì -straordinario, che credetti ciò fosse una spezie di sua particolare -favella. - -In questo mentre sopraggiugne un secondo Cavallo, il qual accostossi -all’altro con un’aria disinvolta e civile, gli annitrisce alcuni -suoni, che mi parvero articolati, e ne riceve una risposta del genere -medesimo. Si scostarono d’alcuni passi ambidui, come se avessero voluto -conferir insieme, spasseggiando avanti indietro l’uno a fianco -dell’altro nella guisa stessa che è praticata da chi vuol liberare -sopra un negozio importante; ma girando sovente gli sguardi verso di me, -come per impedirmi il suggirmene. Non saprei esprimere la mia sorpresa -nel veder operare somiglianti cose ad Animali bruti, e ne conchiusi, che -se gli Abitanti del Paese dotati fossero d’un grado di ragione -proporzionato a quell’ordinaria superiorità che anno gli Uomini sopra -i Cavalli, conveniva necessariamente che fossero il più saggio Popolo -della Terra. Una tal riflessione m’incoraggiò ad avanzar cammino, e -suggerirmi il disegno di più non fermarmi, se trovata non avessi qualche -Abitazione, o alcun Villaggio; o per lo meno, qualcuno de’Naturali del -Paese. Piano piano già mi andava sottraendo; allorchè il primo de’due -Cavalli, il qual era un Leardo ruotato, guatando il mio scampo si mise ad -annitrire dietro di me con un tuono sì assoluto, che di capire ciò -ch’ei dir volesse m’immaginai, e perciò me ne rivenni per attendere -gli ordini di lui. Il meglio che seppi dissimulai il mio spavento; -poichè, senza che io il giuri, il Leggitore crederà facilmente, che non -poca potesse essere la mia pena nell’incertezza del fine d’una -somigliante Avventura. - -Si fecero accosto di me i due Cavalli, risguardando con somma attenzione -la mia faccia e le mie mani. Il Leardo, con l’unghia del piede dritto -del dinanzi toccò il mio cappello da tutti i lati, e talmente lo -scompose, che fui costretto di levarmelo per rassettarlo: Azione, che -sembrommi gettar quel Cavallo, e il suo Compagno altresì (ch’era un -bajo scuro) in un’ammirazione che non può esprimersi. Toccò -quest’ultimo il lembo del mio vestito, e trovando ch’ei non faceva -parte del mio corpo, palesò nuovi contrassegni di sua sorpresa. Le mie -scarpe e le mie calze molto imbrogliarono entrambi, che aveanle -esattissimamente disaminate, annitrendosi l’un con l’tro, e facendo -molte gesta, che a quelle che fa un Filosofo, il qual procuri di spiegare -qualche nuovo e difficile Fenomeno, non male rassomigliavano. - -Per dir brieve; mi parvero sì sagge e sì piene d’intelligenza le -maniere tutte di quegli Animali, che conchiusi, che conveniva -necessariamente che fosser due Stregoni così trasformati, e che vedendo -uno Straniere, formato avessero il disegno di ricrearsi a mie spese; o -che forse realmente fossero trasecolati della vista d’un Uomo sì -diverso in vestimenta e in figura dagli Abitanti d’un Paese così -rimoto. Questo bello e ben fondato ragionamento mi rendè ardito per -tener loro il seguente discorso. - -Signori: se siete Stregoni, come è assai probabile, vi son congnite -tutte le Lingue; e perciò prendomi la libertà di dire alle Signorie -Vostre, che io sono uno sgraziato Inglese, gettato da’suoi infortunj -sulle vostre spiagge. Priegovi per tanto di permettere che io monta sopra -uno di voi due, come realmente fosse un Cavallo, e di portarmi a qualche -abitazione, o a qualche Villaggio. Vi giuro che non obbligherete una -persona ingrata; poichè regalerovvi di questo coltello e di questo -braccialetto, (che in ciò dire tolsi dalla mia saccoccia.) Se ne -stettero profondamente mutole nel frattempo che io parlava le due -Creature, e manifestarono d’ascoltarmi con molta attenzione; e finito -che io ebbi, l’una coll’altra parecchie volte annitrironsi; nè più -nè meno, come se impegnate fossero in una seriosa conversazione. -Osservai che il loro linguaggio esprimeva assai bene gli affetti; e che i -termini si potevano ridurre in Alfabeto, più agevolmente che -que’de’_Chinesi_. - -Gli udì più fiate pronunziare la parola _Yahoo_; e comechè mi -riuscisse impossibile d’indovinare ciò ch’ella significasse, -pruovai, non ostante, in tempo che que’Signori se ne stavano in -trattenimento, di profferirla ancor io. Subito che mi avvidi ch’essi -tacevano, dissi ad alta voce _Yahoo_, imitando nel tempo stesso al -possibile il nitrito d’un Cavallo; dal che non restarono ambidui -mediocremente sorpresi; e il Leardo ripetè tre volte il vocabolo -medesimo, come se avesse voluto instruirmi del vero accento; nel che lo -imitai alla meglio, e trovai che ciascuna volta io pronunziava men male, -non ostante che tuttavia fossi molto lontano dal punto di perfezione. Il -Bajo scuro poscia saggiò la mia capacità a riguardo d’un secondo -termine, la cui pronunziazione era molto disagevole; voglio dire quegli -di _Houyhnhnm_. Non ci riuscì sì bene in questo come nell’altro; ma -dopo due o tre esperimenti, la faccenda andò meglio, e i miei due -Maestri parvero estremamente stupiti dell’abilità del loro Discepolo. - -Dopo alcuni altri discorsi, che per quanto ne conghietturai risguardavano -me, i due Amici presero congedo un dall’altro: il Leardo fecimi segno -che io camminassi innanzi a lui: nel che giudicai a proposito -d’ubbidirgli, finchè una miglior guida trovata avessi. Quand’io -andava troppo lentamente, ei mi gridava _Huhuum_. _Huhuum_. Indovinai il -suo pensiero, e gli diedi ad intendere che io era stanco, e che possibile -non mi riusciva di progredire: egli ebbe la bontà d’arrestarsi -alquanto, perchè avessi l’agio di riposarmi. - - - - -CAPITOLO II. - -Un Huyhnhnm guida l’Autore alla sua Casa. Descrizione di questa Casa. -Maniera con cui vi è ricevuto l’Autore. Nutritura degli Hoyhnhnms. -E’l’Autore provveduto d’alimenti doppo d’aver temuto di mancarne. -Suo modo di nutricarsi in quel Paese. - - -TRE miglia in circa fatte avevamo, allorchè pervennimo ad una lunga -fabbrica di legname, il cui tetto era basso e coperto di paglia. -Cominciai quell’instante ad incoraggiarmi, e trassi dalla mia tasca -alcune di quelle cosuzze, che per ordinario i Viaggiatori an sempre con -esso loro, per farne a poche spese regali magnifici agl’_Indiani -dell’America_. Trassi, dissi, dalla mia tasca alcune di quelle cosuzze, -con la speranza di conciliarmi, per tal mezzo, l’affetto degli -Abitatori di quella Casa. Che io entrassi il primo fecimi segno il -Cavallo. L’eseguj, e mi trovai in un’assai propia stalla, ove non -mancava nè rastrello, nè greppia. Vi stavano tre Cavalli, e due -Giumenti che non mangiavano, ma taluno di essi se la passava sedendo -su’suoi garetti; il che recommi un’estrema maraviglia, e questa si -rinforzò, quando vidi gli altri impegnati nell’esercizio stesso, che -da’nostri Palafrenieri è praticato nelle nostre stalle. Un somigliante -spettacolo mi rassodò nel primo pensiero, che un Popolo capace di render -colti fin a un tal segno de’bruti, non potea non essere il più saggio, -e il più abile Popolo della Terra. Il Leardo ruotato entrò allora, e -prevenne qualche mal termine che avrebbono potuto farmi gli altri: -Anitrì loro in diversi tempi con un tuono d’autorità, e sempre -n’ebbe le dovute risposte. - - -Al di sopra di quella foggia d’Apartamento ove noi eravamo, aveavene -altresì tre altri in un solo piano, a cui tre porte, l’une rimpetto -all’altre, davan l’ingresso. Pel secondo Appartamento ci rendemmo -alla porta del terzo, dove entrò solo il Caval Leardo, facendomi segno -di quivi attenderlo. Ubbidj, e in aspettando, alestj i presenti pel -padrone, e per la padrona della Casa. Consistevano questi presenti in due -coltelli, in tre manigli di perle false, in un picciolo cannocchiale, e -in un vezzo di vetro. Tre o quattro volte il Cavallo annitrì; ed io mi -figurava d’intendere cadauna risposta pronunziata con voce umana; ma un -nitrito altresì articolato, tutto che più sottile del suo, fu tutta la -risposta ch’egli ebbe. Passavami per la mente che quell’abitazione -appartenesse a qualche persona del primario carattere, giacchè vi -voleano tante cerimonie per esservi ammesso: parendomi totalmente -incredibile che un uomo di qualità da soli Cavalli servito fosse. - -Temei per un instante che i miei infortunj, e i miei patimenti non mi -avessero offuscato il cervello: guardai d’intorno a me nella stanza ove -io era stato lasciato solo, e la trovai come la prima, tutto che -d’alquanto maggior propietà. Stroppicciami gli occhj molte volte; ma -costantemente furono essi colpiti dagli oggetti medesimi. Le braccia e le -coste mi bezzicai per isvegliarmi, con la lusinga che fosse un sogno -tutto ciò che io vedeva; dopo di che fui costretto d’attribuire ogni -cosa alla Magia. Ma nel forte di somiglianti mie riflessioni interrotto -fui dall’arrivo del Leardo, che mi accennò di seguirlo nel terzo -Appartamento; ove vidi una gentilissima Cavalla con due puledri, tutti e -tre assisi sopra stuoje di paglia assai ben lavorate, e dell’ultimo -buon gusto. - -Immediate che la Cavalla mia ravvisò levossi dalla sua stuoja, si mise -accosto di me, e dal capo a’piedi disaminommi; esame, che terminò con -una disprezzante occhiata, e rivoltasi poscia verso il Cavallo, intesi -che sovente ripetevano entrambi il termine di _Yahoo_; termine, onde per -anche io non ne comprendeva il significato, non ostante che fosse il -primo che a pronunziare io appreso avessi; ma troppo non tardai a ben -capirne il senso, avend’io pagata una tal cognizione con la più -crudele di tutte le mortificazioni: Mercè che il Cavallo, facendomi -cenno con la sua testa, e replicando il vocabolo _Hhuum_, _Hhuum_, nella -guisa stessa che praticato avea in sul cammino; il che volea dire (come -già lo spiegai) che seguirlo io dovessi; in una spezie di Corte, ove -aveavi un’altra fabbrica in qualche distanza della Casa, mi condusse. -In quella fabbrica dunque entrammo; e vi vidi tre di quelle detestabili -Creature da me immediatamente riscontrate dopo il mio arrivo nel Paese, -che si pascevano di radici, e della carne di alcuni Animali, che dappoi -seppi ch’erano stati Asini, Cani, e Vacche morti di malattie. Con forti -funi eran elleno legate tutte pel collo ad una trave, tenendo il lor -mangiare fra l’ungie delle zampe d’innanzi. - -Il Padron Cavallo commandò ad uno de’suoi domestici, ch’era un -Cavallo sauro, disciogliere la più grande di quelle bestie, e di -condurla nel cortile di dietro. Vi fui condotto ancor io, e ciò col -disegno di paragonarci insieme: il che il Padrone ed il servidore -effettuarono con molta esattezza, ripetendo ambidui molte volte la parola -_Yahoo_. Non saprei esprimere l’orrore e lo spavento che presemi, -quando mi avvidi che l’abbominevole mostro aveva sembiante umano. Per -vero dire, era più largo il suo ceffo, più schiacciato il naso, le -labbra più grosse, e più fessa la bocca, che non l’anno d’ordinario -gli _Europei_: ma cotale difformità scorgonsi nella maggior parte delle -Selvagge Nazioni. I piedi d’avanti del _Yahoo_ in nulla differivano -dalle mie mani, se eccettuinsi l’unghie ch’erano più lunghe: come -più irsuti, e più bruni erano gli piedi stessi. Aveavi la conformità -medesima, e la medesima differenza fra’nostri piedi: ma i Cavalli non -se ne accorsero, perchè i miei dalle scarpe e dalle calze erano -ricoperti. - -La sola difficoltà che i due Cavalli tenea sospesi era, il vedere che il -restante mio corpo non rassomigliasse per nulla affatto quello d’un -_Yahoo_: disuguaglianza, onde io aveane la totale obbligazione a’miei -vestiti, che per coloro riuscivano una cosa interamente nuova. Offrimmi -il Sauro una radice, ch’ei teneva fra l’unghia del suo piede, e il -suo pasturale: Io la presi: ma gustata avendola, con la più possibile -civil maniera gliela rendei. Trasse egli dal canile del _Yahoo_ un non so -qual cibo che puzzava sì forte, che io girai la testa, facendo alquante -sdegnose e nauseate morfie; il che appena egli osservò, che al _Yahoo_ -gettò il cibo, e fu questi con avidezza divorato da lui. Mi mostrò -poscia un monticello di fieno, e un quartiere di biada; ma il capo -crollai, manifestando che nè l’una, nè l’altra cosa servir mi -potevano di nutritura. E per dirla schiettamente, cominciai allora a -temere di morirmi di fame, se in alcuno della mia spezie non mi fossi -abbattuto; Essendo che, per quello spetta a que’sozzi _Yahoos_, -confessar deggio, che non ostante la cordial tenerezza che io professava -allora alla Natura umana, non mi venne mai fatto di vedere un Essere, che -per tutte le ragioni più mi disgustasse. Cosa più singolare si è, che -tutto che ci avvezziamo a qualunque sorta d’animali, i soli _Yahoos_ mi -son paruti sempre più abbominevoli, a misura che più gli ho conosciuti. -Il Padron Cavallo raffigurò abbastanza sulla mia faccia l’aversione -che io aveva per quelle bestie; e per obbligarmi, rinviò il _Yahoo_ nel -suo canile. Dopo ciò: avvicinò alla sua bocca l’ungia del suo piede -d’innanzi: dal che non ne restai mediocremente sorpreso, comechè il -facesse in un modo assai agevole, e con un muovimento che mi sembrò -perfettamente naturale. A questo primo segno ei ne aggiunse degli altri, -affin di pregarmi di dargli a conoscere ciò che volentieri mangiato -avrei; ma di fargli una risposta ch’ei potesse comprendere, totalmente -impossibile mi riuscì. Standocene amendui in un tal imbroglio, passò -una Vacca accosto accosto di noi. Io l’accennai col dito, e mostrai la -voglia che io avea di mugnerla. Intesemi il Padron Cavallo; piochè -ordinò ad una Cavalla, la qual era una delle fantesche -dell’abitazione, di diserrar una stanza, ove aveavi molti vasi di -terra, e di legno riempiuti di latte. Me ne offrii ella un buon -boccaluzzo pieno, che in un solo fiato, e con un piacere indicibile, -tracannai. - -Verso il mezzo giorno, vidi sopraggiugnere alla nostra Casa una spezie di -Vettura tirata da quattro _Yahoos_. Adagiavasi in questa Vettura un -Vecchio Cavallo, che avea la portatura d’un non so che di qualificato. -Nello scendere, mise prima a terra i suoi piedi di dietro, avendo qualche -impedimento nel suo piede sinistro d’avanti. Veniva egli a pranzo col -nostro Cavallo, che il ricevette con sonore rimostranze d’amicizia. -Mangiarono essi nel più bello Appartamento, e di vena bollita nel latte -fu il secondo loro servito. Erano le lor mangiatoje situate in circolo -nel mezzo della Stanza, e divise in compartimenti eguali; davante a cui -eran eglino tutti assisi, avendo ciascheduno un fastello di paglia che -serviva gli di sedile, o di tappetto. Nella guisa stessa delle mangiatoje -era diviso il rastrello, dal che provenivane che cadaun Cavallo, e cadaun -Giumento mangiava il peculiare suo fieno, e la sua composizione di vena e -di latte, con molta decenza, e con molta regolarità. Mi ordinò il Caval -Leardo di starmene accanto di lui; e per molto tempo quistionò sul mio -proposito col suo Amico, per quanto conghietturar ne potei delle -frequenti occhiate onde mi onorava il Forestiere, e della sollecita -repetizione della parola _Yahoo_. - -Terminato il pranzo, il Padron Cavallo presemi in disparte; ed ora -co’cenni, ed ora colle parole, chiaramente mi palesò la prima -inquietudine, perchè io non avessi di mangiare. In loro lingua, _Hlunnk_ -significa vena. Due o tre fiate io pronunziai questo termine; -imperocchè, non ostante che da principio non ne avessi voluto dopo una -matura riflessione trovai che potea farne una spezie di pane; il qual -rimescolato col latte, valuto mi avrebbe di nutrimento, finchè cogliessi -l’opportunità di salvarmi in qualche Paese abitato da Uomini. Sul -fatto stesso ordinò il Cavallo a una Giumenta bianca di recarmi in una -sorta di tinozza una buona porzione di vena. Riscaldai al fuoco, il -meglio che potei, questa vena, e ne strofinai le grana finattanto che la -scorza, che procurai poscia di separarne, tolta ne fu: e susseguentemente -la schiazziai fra due pietre; dal che formossene una spezie di pasta, che -frammescolata coll’aqua, ed indi sectata al fuoco, mi tenne luogo di -pane. A prima giunta mi parve insipido questo pane, tutto che in _Europa_ -sienvi molti Paesi, ove se ne mangia di somigliante. Ma poco a poco mi ci -costumai; oltrechè, come non era questi il primo mio saggio di -frugalità, non fu neppure il primo esperimento, onde mi rendei convinto -che di poco la Natura si appaga. Ed è cosa assai notabile, che in tutto -il tempo del mio soggiorno in quell’Isola, si mantenesse perfettissima, -senza la menoma interruzione, la mia sanità. Veramente, procurai -talvolta d’andar in busca di qualche Coniglio, o di prendere al laccio, -fatto di crini di _Yahoos_, qualche uccello; e allo spesso rintracciai -dell’erbe medicinali, che io facea bollire o che mangiava in insalata; -e di tempo in tempo composi un poco di butiro, di cui poscia il siero io -ne bevea. I primi giorni del mio arrivo mi sapeva male l’insipidezza, -ma insensibilmente io mi avvezzai; osando di dire che l’uso frequente -che noi ne facciamo ne’nostri pasti, è una corruttela del gusto, il -qual dee la sua origine alla qualità che ha il sale di provocar al bere -quegli medesimi che, senza questo, troppo berebbero; essendo che, non -veggiamo, se eccettuisi l’Uomo, animale veruno che ne rimescoli -ne’suoi alimenti: E per quanto tocca a me: lasciata ch’ebbi quelle -Regione, vi volle un tempo assai considerabile, prima che potessi -riaccostumarmivi. - -Ma eccone abbastanza sull’articolo della mia nutritura: articolo, su -cui con ispecifica diffusione trattano quasi tutti gli Viaggiatori: come -se chi gli legge fossevi personalmente interessato. Con tutto ciò: gli -era necessità che parola ne facessi, per timore che non si pensasse, -ch’era impossibile che per lo spazio di tre anni, in un tal Paese, e -fra cotali Abitatori, alimenti trovar potessi. - -Arrivata la sera, il Padron Cavallo ordinò il luogo del mio dormire. Una -picciola stalletta fu la mia stanza, lontana per sei verghe dalla Casa, e -disgiunta dal Canile degli _Yahoos_. Quivi mi corcai sopra un poco di -paglia, con cui io avuta avea l’attenzione di formarmene una maniera di -letto. Mi valsero di coperte le mie vestimenta, e asserir posso che -dormì perfettamente bene. Ma poco tempo dopo vi fui adagiato meglio come -il Leggitore resterà instrutto a suo luogo; cioè, quando della mia -foggia di vivere distintamente il ragguaglierò. - - - - -CAPITOLO III. - -Applicasi l’Autore ad apprendere la favella del Paese, e il suo -Padrone, l’Houyhnhnms, gliene da delle lezioni. Descrizione di questa -favella. Molti Houyhnhnms di qualità vanno a visitare l’Autore. Fu -egli al suo Padrone un compendiato racconto del suo Viaggio. - - -PRimaria mia applicazione si era ad apprendere la Lingua, che il mio -Padrone (che così il chiamerò da quì innanzi,) i Figlivoli di lui, ed -altresì i Domestici tutti della Casa, egualmente solleciti, faticavansi -d’insegnarmi, riputando eglino come un prodigio, che un animale bruto -esibisse tanti apparenti contrassegni di ragione. Io mostrava qualunque -cosa col dito, e ne chiedeva il nome, che poscia si scriveva da me nel -mio taccuino, quando mi trovava solo. Quanto all’accento m’ingegnava -d’acchiapparlo, pregando que’della Casa di ripetere molte volte i -termini medesimi: nel che un Cavallo sauro, il qual non era che un -famiglio di stalla, fummi molto fruttuoso. - -Più che alcun’altra favella dell’_Europa_ accostasi la favella loro -alla _Tedesca_; ma l’è molto superiore in graziofità e in energia. -L’Imperador _Carlo_ V. fece la riflessione medesima allorchè disse; -che se egli avesse dovuto parlare a’suoi Cavalli, non l’avrebbe fatto -che in _Tedesco_. - -Furono sì grandi la curiosità e l’impazienza del mio Padrone, che -impiegò egli molte ore del giorno ad instruirmene. Era persuaso, come -poscia mel dichiarò, che io fossi un _Yahoo_: Ma ciò che egli -comprendere non potea, era la mia docilità, la mia aria civile, e la mia -propietà; caratteri onde verun degli _Yahoos_ del Paese, dotato non era. -Un’altra maraviglia impossibile a concepirsi da lui erano i miei -vestiti; mercè che egli s’immaginava che formassero parte del mio -Corpo, avendo io l’attenzione di non ispogliarmene mai se tutta la -famiglia non si fosse ritirata: e di rivestirmene la mattina innanzi che -alcuno si fosse alzato. Moriva di voglia il mio Padrone di sapere donde -io venissi, come avessi acquistate le apparenze di ragione ch’egli -scopriva in tutte le mie azioni, e d’intenderne le Storia della viva -mia voce: il che lusingavasi che ben presto io fossi in istato -d’effettuare, attesi i gran progressi che io ne avea già fatti, -apprendendo e pronunziando i loro termini, e le loro frasi. Per recar -qualche ajuto alla mia memoria, m’avvertì di far registro di tutti i -vocaboli che io imparava, con la loro traduzione accanto. Di sì gran -soccorso mi riuscì questo metodo, che alla fine la presenza stessa del -mio Padrone non mi tenne impedito dallo scrivere in carta alcuni termini, -e alcune maniere di discorrere. Stentai molto in ispiegargli ciò che io -faceva; non avendo gli _Houyhnhnms_ la menoma idea di tutto ciò che -Libri, oppure Scritture, noi chiamamo. - -Nello spazio di dieci settimane fui capace d’intendere la maggior parte -delle sue quistioni; e alcuni giorni dopo, di fargli passabilmente la -risposta. Spasimava egli di brama che gli raccontassi da qual Regione -distaccato mi fossi, e chi insegnato mi avesse ad imitare una Creatura -ragionevole; a cagion che gli _Yahoos_ (a’quali egli osservava che io -esattamente era somigliante nella testa, nelle mani e nella faccia, -ch’erano le sole parti del mio Corpo che visibili fossero,) eran fra -loro’sempre passati per gli men disciplinabili di tutti gli Animali -feroci. Risposigli, che io me ne veniva pel Mare da un assai rimoto -luogo, con molte altre Creature della mia spezie, e in un gran Vascello -incavato fatto di legne: Che i miei compagni mi aveano a forza messo su -quella spiaggia, e mi vi aveano abbandonato. Non seguì che con estrema -difficoltà, e con l’ajuto di molti segni che gli feci ciò -comprendere. Ei ripigliò, che conveniva necessariamente che io -m’ingannassi, o che gli dicessi _la cosa che non è_, (poichè in loro -Lingua non anno termine di sorta per ispiegare ciò che noi chiamamo -falsità o menzogna.) Io so, continuò egli, ch’è impossibile che -siavi un Paese di là dal Mare, o che una truppa di bruti sia capace di -condurre in sull’acqua un Vascello di legno: Niuno _Houyhnhnm_ al Mondo -ha il talento di costruire una somigliante vettura; e neppure è così -imprudente per affidarne a degli _Yahoos_ la direzione. - -Il vocabolo _Houyhnhnm_ significa in loro idioma un _Cavallo_, e nella -sua etimologica origine, _la perfezione della Natura_. Dissi al mio -Padrone che l’espressione m’imbrogliava; ma che a costo d’un fisso -studio avrei procurato di superare in poco tempo questa difficoltà, -lusingandomi di essere ben presto in istato di narrargli gran maraviglie. -Compiacquesi egli di dire alla sua propia Cavalla, a’suoi due Puledri, -e a tutti i Domestici di sua Casa, di non ommettere veruna opportunità -d’ammaestrarmi, ed egli stesso per due o tre ore di cadaun giorno si -prendeva questo fastidio. Molti Cavalli ed alcuni Giumenti qualificati -del Vicinato, vennero alla nostra abitazione, sulla fama che si era -sparsa, che aveavi un _Yahoo_ che parlava come un _Houyhnhnm_; e nelle -parole e nelle azioni di cui, scuoprivasi qualche barlume di ragione. -Parve che molto gustassero que’Forestieri del mio trattenimento; -praticate avendomi molte interrogazioni, alle quali secondo il mio -possibile soddisfeci. Tanto ne profittai di tutti questi mezzi, che -cinque mesi dopo il mio arrivo, io ben capiva tutto ciò che si diceva, -ed lo stesso mi esprimeva passabilmente bene. - -Gli _Houyhnhnms_ che a visitar vennero il mio Padrone col disegno di -vedermi e di discorrer meco; non diedero indizj d’essere persuasi che -io fossi un vero _Yahoo_, perchè io era coperto diversamente da quel che -il sono questi animali. Per fino allora mi era determinato di tacere in -proposito a’miei vestiti, per distinguermi, per quanto fosse possibile, -da quella maledetta razza di _Yahoos_; ma alcuni giorni dopo mutai -parere; e credei un tratto di mia ingratitudine il farne per maggior -tempo un arcano al mio Padrone. Oltre che, io meditava, che si sarebbero -ben presto consumate le mie vestimenta e le mie scarpe, e che per -necessità avrei dovuto farmene d’altre di pelle d’_Yahoos_, o qual -altro animale si fosse; dal che si sarebbe manifestato tutto il misterio. -Dissi dunque al Padrone, che nel Paese donde io veniva, que’della mia -spezie coprivansi il corpo di pelo di certe bestie, industriosamente -lavorato: e ciò per decenza, ed anche per guarentirsi dalle ingiurie -dell’aria: Che se egli il volea, io offrivami di mostrargli in mia -persona un saggio della verità di ciò che io avanzava; purchè egli mi -permettesse d’occultar a’suoi occhj quelle parti che la Natura di -tener nascosse c’insegna. Risposemi il Padrone, che sembravagli molto -strano il mio ragionamento, ma spezialmente la conchiusione: Che non -potea egli comprendere come la Natura c’insegssasse a nascondere la -propia sua opera: Che nè egli, nè veruno di sua Famiglia arrossavasi di -veruna parte de’loro Corpi; ma che io era l’Arbitro di far quel che -volessi su quest’articolo. Cominciai allora dallo sfibbiare i bottoni -dal Giubbone, e dal togliermelo d’indosso con la mia veste. Levai -altresì le mie scarpe e le mie calze, e per compimento di soddisfazione -della curiosità di lui, gli mostrai il mio petto e le mie braccia tutte -ignude. - -Con la più avida curiosità considerò il Padrone questi differenti -oggetti. Prese, pezzo per pezzo, tutti i miei vestiti nel suo pasturale, -e attentamente gli disamino; dopo di che, avendo con uno de’suoi piedi -d’innanzi lisciate alcune parti del mio corpo, dissemi, che in sentenza -sua io era un perfetto _Yahoo_: Che la sola differenza che passava tra -me, ed il resto della mia spezie, consisteva in ciò che io avea la pelle -più bianca, più dilicata e più morbida: e le unghie delle zampe del -d’avanti e del di dietro più corte che gli _Yahoos_ comuni; ed -eziandio consisteva nell’affettazione di camminar sempre co’miei -piedi di dietro. Aggiunse, che di più non volea vederne, e che come -sembravagli che io avessi freddo, così io poteva riprendere i miei -vestiti. - -Gli espressi qualche mio rammarico perchè sì frequente avessemi dato il -nome di _Yahoo_, il qual era un Animale odioso, da me al maggior segno -dispregiato ed avuto in abbominazione. Il supplicai di non più valersi a -mio riguardo d’un titolo sì oltraggioso; e di fare che que’della sua -Famiglia e gli Amici, a’quali egli permetteva di venir a vedermi, -avessero l’attenzione medesima. A questa grazia lo scongiurai -d’aggiugnerne un’altra, cioè di non palesar a chi che fosse che ciò -che scorgevasi non fosse il mio vero corpo; mercè che spacciati si -avrebbe gli Abiti miei come una spezie d’artifizio, con cui persuader -volessi che io non fossi un _Yahoo_. - -In una maniera la più graziosa del Mondo soscrisse il Padrone alle mie -instanze; e così il segreto restò custodito finchè le mie vestimenta -cominciassero a logorarsi, ed obbligassermi ad aver ricorso a diversi -espedienti per rappezzarle, come a suo luogo il dirò. Nel tempo stesso -mi pregò d’impiegarmi con tutta la possibile diligenza ad instruirmi -del Linguaggio del Paese; essendo che più rendevanlo attonito la mia -intelligenza, e la mia facoltà di discorrere, che la figura del mio -corpo, fusse egli coperto o no: aggiungendo che stava egli -impazientissimo d’intendere le maraviglie che di narrargli io avea -promesso. - -Da quell’instante innanzi raddoppiò egli il suo fastidio per -ammaestrarmi; mi volle con esso lui in tutte le ragunanze, e faceva che -tutti gli Astanti mi trattassero con molta cortesia; imperocchè, come -egli il diceva loro in quattr’occhj, ciò renduto mi avrebbe di buon -umore e più conversevole. - -Ciascun giorno che io andava a porgergli i miei saluti, alla briga -ch’ei prendevasi d’instruirmi, egli univa delle quistioni in -proposito di me medesimo; ed io procurava di supplirvi con tutto il mio -potere; e con questo mezzo gli avea esposte alcune generali idee, tutto -che imperfette. - -Sarebbe cosa molto molesta il voler descrivere i differenti gradi, per -gli quali passar dovei prima d’essere capace d’una conversazione -alquanto continuata. Ecco la prima di quelle conversazioni. Per apaggare -la curiosità del Padrone, che sin allora io non avea che eccitata con -risposte mal espresse e peggio ancora intese, dissigli un giorno: Che io -veniva da un Paese molto lontano, come io già aveva avuto l’onore di -accennarglielo, in compagnia d’una cinquantina d’Animali della mia -spezie: Che avevamo traversati molti Mari in un Vascello di legno, più -grande che la casa di lui. E quì gli feci la più esatta descrizione che -potei del Vascello; e procurai di dargli ad intendere con la comparazione -del mio fazoletto spiegato, come questo Vascello era stato sospinto dal -vento: Che i miei uomini, essendosi ribellati contra di me, mi aveano -messo a terra su quella spiaggia, ove immediate io riscontrati avea -quegli esecrabili _Yahoos_, dalla cui persecuzione aveami guarentito il -di lui sopraggiugnere. Ei mi ricercò chi avesse costrutto il Vascello; e -come possibil fosse che gli _Houyhnhnms_ del mio Paese affidata ne -avessero a Bruti la direzione? Io replicai, che non avrei l’animo di -proseguire la mia relazione, se egli non s’impegnasse in parola -d’onore di non aversene a male, e che a questo patto gli racconterei le -maraviglie, onde sì spesso io gliene avea parlato. Ei mel promise; e -quindi il mio ragionamento continuai: assicurandolo che il Vascello era -stato fabbricato da Creature come me; le quali, in tutte le Regioni che -io aveva scorse, ed altresì nella mia, erano i soli Animali di ragione -dotati; e che al mio arrivo in quel Paese; io era rimasto tanto attonito -di scorgere gli _Houyhuhums_ ad operare come Esseri ragionevoli, quanto -egli, o gli Amici suoi, l’avean potuto essere in iscoprendo caratteri -d’intelligenza in una Creatura, che egli si compiaceva di confondere -con gli _Yahoos_, a cui io non volea già negare di rassomigliarmi in -alcune circostanze, ma non certamente nella ferocia e nella bestialità. -Dissi di più, che se mai godessi della buona sorte di ritornamene alla -mia Patria e di potervi narrare i miei viaggj, come n’era la mia -intenzione, ognuno taccerebbemi di dire la _cosa che non è_; e che, -malgrado il profondo rispetto che io avea per lui, per la sua Famiglia, -per gli suoi Amici, asserirgli io poteva, che i miei Compatriotti -durerebbono gran fatica a credere, che al Mondo fossevi un Paese, ove gli -_Yahoos_ fossero Bruti, e gli _Houyhnhnms_ Creature ragionevoli. - - - - -CAPITOLO IV. - -Intelligenza degli Houyhnhnms in proposito del vero e del falso. Discorso -dell’Autore disapprovato dal suo Padrone. Introducesi l’Autore in un -racconto più specificato di se medesmo, e degli avvenimenti del suo -Viaggio. - - -AScoltò il mio Padrone ciò che testè io gli avea detto, con -quell’aria d’imbroglio che palesasi quando ci vengono rappresentate -cose che si dura fatica di comprendere, il che proveniva, perchè -l’idee di _Dubbio_, e d’_Incertezza a riguardo della verità d’un -fatto_, erano totalmente una novità per lui: E mi rammentò che in molti -discorsi ch’ebbi con esso in materia degli Uomini in generale, essendo -io sforzato di parlargli delle _Menzogne_ ond’eglino si prevalgono per -iscambievolmente ingannarsi, fu estrema la mia difficoltà per ottener -l’intento di farmi intendere; tutto che, per altro, egli avesse il più -lucido concepimento del mondo. Ecco com’egli ragionava. L’Uso della -parola è instituito per farci intendere, e per informarci di ciò che -non sappiamo: Ora se alcuno dice _la cosa che non è_, rovescia -quest’instituto; perchè; a parlar propiamente, dir non potrei che io -il capisco, e ben lunge dall’instruirmi di qualche cosa, gettami in una -condizione peggiore dell’ignoranza; poichè che il _Nero_ sia _Bianco_ -ei mi persuade. Ecco tutta l’intelligenza ch’egli avea della Facoltà -di _Mentire_, che sì a perfezione posseggono gli Uomini. - -Per rivenire al mio argomento; quand’ebbi detto, che gli _Yahoos_ erano -i soli Animali ragionevoli del mio Paese, dimandommi il Padrone se fra -noi si trovassero _Houyhnhnms_, e qual impiego fosse il loro? Gli risposi -che ne avevamo un gran numero: che in tempo di State pascolavano essi -nelle campagne, e nell’Inverno si custodivano nelle Case, ove gli -nutrivamo di fieno e di vena, ed ove _Yahoos_ servidori, erano obbligati -a pettinar loro il crinale, di nettar i loro piedi, di dar loro a -mangiare, e di fare i letti loro. V’intendo, replicò il mio Padrone, e -da quel che mi dite, concepisco che, qualunque sia la porzion di ragione -che i vostri _Yahoos_ presumono di avere, gli _Houyhnhnms_, non ostante, -sono i padroni vostri. Qual piacere sarebbe il mio, che i nostri _Yahoos_ -fossero così sociabili! Il supplicai di permettermi di non dirne di -vantaggio; imperocchè io stava perfettamente assicurato che lo -scioglimento della da lui propostami difficoltà, non potrebbe non -dispiacergli. Ma egli mi ordinò di parlar alla libera, e di non adirarsi -diedemi parola. Accertato da tal promessa, gli dissi che i nostri -_Houyhnhnms_, che nol chiamiamo _Cavalli_, erano i più begli e i più -generosi di tutti gli Animali che avessimo: che in forza e in velocità -era ne eccellenti che appartenendo a persone di qualità, non erano -impiegati che a portare i loro Padroni, o a tirare de’Cochj; trattati, -per altro, assai bene, se pure non si ammalassero, o non divenissero -bolsi, mercè che in tal caso erano venduti, e più di essi non si faceva -che un uso basso, perfino alla loro morte; dopo di che si scorticavano -per trarne qualche vantaggio dalla loro pelle, e gittavasi il resto del -loro corpo in pasto a’Cani o agli Uccelli di rapina. Ma, io continuai, -i Cavalli ordinarj non sono sì felici; poichè son mal nodriti, e -adoperati da Castaldi o da Carretaj in fatiche assai più penose. Gli -descrissi; per quanto seppi, la nostra maniera d’andar a cavallo: e -altresì la forma e l’uso delle nostre briglie, delle nostre selle, -de’nostri sproni e delle nostre fruste. L’informai poscia, che al di -sotto de’loro piedi inchiodavano certe piastrelle d’una dura sostanza -chiamata _Ferro_, perche in camminando per sassosi sentieri, eglino non -si facessero male. - -Parve sdegnato del mio ragionamento il Padrone; con tutto questo si -contentò di dirmi, ch’egli stupiva della nostra temerità di montare -sopra la schiena d’un _Houyhnhnm_; essendo più che sicuro, che il più -debole de’suoi domestici era capace di gettar a terra il più robusto -_Yahoo_, ed eziandio di schiacciar questa bestia col solo rotolarsi insul -dorso. Risposi, che noi avvezzavamo i nostri Cavalli fin dall’età di -tre anni o quattro a’differenti servigi a quali gli destinavano: Che -gli straordinariamente viziosi di loro, erano impiegati nelle vetture: -Che in tempo di lor gioventù gastigavansi severamente, per correggerli -di quella sorta di difetti, a cui gli gastighi servir possono di rimedio: -Che per rendergli più docili e più trattabili, si castravano, per la -maggior parte, all’età di due anni: Che conveniva confessare -ch’erano sensibili alle pene e alle ricompense; ma ch’egli era certo, -che la menoma tintura di ragione non possedevano. - -Costretto sui di valermi di molte circonlocuzioni per imprimere nel mio -Padrone aggiustate idee di quanto io gli aveva esposto; essendo che non -abbonda i termini la loro favella: consistendo in assai più picciol -numero delle nostre, le loro necessità e le loro passioni. Ma riescemi -impossibile d’esprimere il nobile risentimento che l’idea del -trattamento crudele che pratichiamnoi a molti de’nostri _Houyhnms_ -gl’inspirò: particolarmente dopo che spiegato gli ebbi il fine, che ci -proponevamo da quella sanguinosa operazione; ciò è d’impedir loro la -propagazione di loro spezie, e di rendergli più servili. Disse egli: che -se possibil fosse che avessevi un Paese, ove gli _Yahoos_ soli fossero -dotati di Ragione, bisognava per necessaria conseguenza ch’essi vi -fossero altresì i Padroni, imperocchè a lungo andare, la Ragione la -vinceva sempre sopra una cieca e brutale forza. Ma, che riflettendo alla -forma de’nostri corpi, e in ispezieltà del mio, sembravagli che -Creatura niuna, d’egual volume, men propi fosse ne’comuni affari del -vivere, a far uso di questa Ragione; sopra di che pregommi di dirgli, se -i miei Compatriotti rassomigliassero a me, oppure agli _Yahoos_ del suo -Paese. Gli dichiarai che io era sì ben formato come la maggior parte -degli Uomini di mia età; ma che i Giovani e le Femmine avean la pelle -assai più dilicata; e che particolarmente quest’ultime, l‘aveano, -per ordinario, così bianca come del latte. Vero è, mi soggiunse egli, -che vi ha qualche differenza fra voi e gli altri _Yahoos_; perocchè voi -siete molto più propio, e non del tutto così difforme. Ma quanto al -fatto, ei continuava, di vantaggi reali, essi mi erano superiori: Che le -mie unghie, tanto de’piedi d’innanzi che di que’di dietro, non mi -servivano a nulla: che in riguardo a’primi, egli impropiamente -assegnava loro un tal nome, non avendomi mai veduto a camminarvi sopra: -che non era sì dura la loro pelle per poter calpestrare le pietre: che -pel più del tempo io non gli copriva di cosa veruna, e che la coperta -ond’io talvolta gl’involgeva non era della figura medesima, nè così -solida come quella che a’piedi dietro io metteva: che bisognava per -necessità che io sovente cadessi, poichè era impossibile che sempre -potessi tenermi ritto, poggiando sopra due soli piedi. Cominciò allora a -far la critica dell’altre parti del mio corpo, dicendo che il mio naso -sporgeva troppo in fuori: ch’erano sì concentrati nella testa i miei -occhi, che volendo guardar qualche oggetto che mi fosse a’fianchi, mi -conveniva girarla: che senza avvicinare alla mia bocca l’un de’miei -piedi d’avanti, non poteva io nutricarmi: che per difendere il mio -corpo contra il caldo ed il freddo, io era costretto di ricorrere a -vestimenta, che togliere o rimettere cadaun giorno io non poteva, senza -una pensione di molto tempo e di molta fatica. E finalmente, ch’egli -avea riflettuto che tutti gli Animali del suo Paese naturalmente aveano -dell’orror per gli _Yahoos_: che i più deboli gli sfuggivano, i più -forti lunge da se gli scacciavano. Donde conchiudeva, che col supporci -dotati di ragione, men imbrogliato tuttavia non trovavasi, per sapere -come potessimo recar rimedio a quella naturale antipatia, che tutte le -Creature mostravano di avere contra di noi; nè per conseguenza come -addomesticarle, e ritrarne servigi. Ma, proseguiva, io non voglio -maggiormente internarmi in questa discussione, mercè che mi muojo di -voglia d’essere instruito della vostra Storia, in qual Regione siate -nato; e di tutto ciò che prima di qua venire vi sia accaduto di più -importante. - -Gli dissi, che avrei fatto tutto per rendere compiutamente appagata la -sua curiosità, ma che io molto temeva non vi fossero molte cose, onde -impossibile riuscissemi d’imprimergli le necessarie idee, non vedendo -io nulla nel suo Paese da poterne fare in qualche modo la comparazione: -Che non ostante mi accigneva a contentarlo sopra tutti gl’indicati -articoli, supplicandolo tuttavia d’ajutarmi, quando rinvenir non -potessi le dovute espressioni; il che con bontà ei mi promise. Cominciai -dunque: Che i miei Parenti erano buoni Borghesi, stabiliti in un’Isola -che _Inghilterra_ noma val, tanto lontana dal Paese di lui, quanto uno -de’suoi servidori penerebbe molto ad arrivarvi in un anno, quando anche -non traviasse dal suo diritto cammino: Che i miei Parenti stessi avean mi -fatta apprendere la Cirugia; e vale a dire, l’Arte di risanare le -piaghe, e le contusioni che succedono al Corpo: Che il mio Paese era -governato da una Donna che noi chiamiamo _Regina_: Che io aveva lasciata -la mia Patria per accumular ricchezze; pel cui mezzo potessi al mio -ritorno vivere nell’opulenza con la mia Famiglia: Che nell’ultimo mio -Viaggio io era Comandante del Vascello, e che avea sotto di me una -cinquantina di _Yahoos_, i più de’quali erano morti in Mare; il che -avea mi costretto di reclutargli con altri di differenti Nazioni: Che il -nostro Vascello per due volte aveva scorso il pericolo d’abbissarsi; la -prima, per una violenta burrasca; e per aver investito in uno scoglio la -seconda. A questo passo interrupemi il Padrone, per dimandarmi, come mai -persuader io potea Stranieri di diversi Paesi d’imbarcarsi con esso -meco, se tanti risichi passati avea il mio Vascello, e se tanti Uomini mi -erano morti? Gli risposi, ch’eran coloro canaglie di sacco e corda, -obbligati d’abbandonare le loro Terre, a cagione de’loro misfatti, o -o della lor povertà; Che le liti ne aveano ruinati alcuni; che altri si -erano immersi nella miseria pel vino, per giuoco o per le Donne; che -altri erano criminosi di tradimento; che un gran numero l’era altresì -di omicidj, di furti, di veneni, di spergiuri, di moneta falsa, o di -fuga; e che poco men che tutti si erano sottratti alle carceri: quindi -provenendone che veruno d’essi non ardiva di rimettere il piede nella -sua Patria, per timore d’essere appiccato pel collo, o di finir i suoi -giorni nel sondo d’una tenebrosa prigione: e che perciò erano forzati -di rintracciar il lor vivere in Regioni rimote. - -Più d’una volta mi troncò il Padrone questo ragionamento, ed io mi -era prevaluto di molte circonlocuzioni per fargli conoscere la natura -de’differenti delitti, che la maggior parte della mia Ciurma ad -abbandonare la propia Patria, indotta aveano. A forza di molte -conversazioni finalmente compresemi, ma la necessità, o l’uso di -questi delitti, era la cosa, ch’egli potea concepire il meno. Per -rischiarare un tal punto, dovetti inserirgli alcune immagini della brama -d’essere potente e ricco; ed eziandio de’terribili effetti dello -Spirito di vendetta, di odio, di crudeltà, d’intemperanza, di -voluttà. Perchè ei comprendesse somiglianti passioni, molti supposti, -idonei ad inspirargli qualche intelligenza, formai. Dopo ciò: nella -guisa stessa che un Uomo la cui immaginazione è colpita da un non so che -ch’ei prima non avea ravvisato, e più a parlarne non avea inteso, con -istordimento e con indignazione egli alzava i suoi sguardi. Possanza, -Governo, Guerra, Leggi, Gastighi, e mille altre cose, non potevano essere -espresse in quella favella per mancanza di termini: e quindi ne derivava -il crudel mio imbarazzo di far concepire al Padrone ciò che dir io -volea. Ma avendo egli una maravigliosa comprensione, finalmente arrivò a -conoscere, se non perfettamente, per lo meno in gran parte, di che fra -noi sia capace la Natura umana; e mi pregò d’entrar alquanto in una -minuta narrazione degli Affari del Paese che io chiamava _Europa_, ma -spezialmente di quegli della mia Patria. - - - - -CAPITOLO V. - -Per ubbidire agli ordini del suo Padrone, lo informa l’Autore dello -Stato dels’Inghilterra, ed altresì de’motivi della Guerra fra alcuni -Potentati dell’Europa; e ad inspirargli qualche idea della Natura del -Governo Inglese incomincia. - - -E’Pregato il Leggitore a risovvenirsi, che ciò che al presente io son -per dire è un estratto di molte conversazioni che per lo spazio di due -anni e più, ebbi col mio Padrone. A misura che io progrediva nella -favella degli _Houyhnhnms_, ei mi proponeva nuove quistioni. -M’interrogò sopra lo Stato dell’_Europa_, sopra il commerzio, sopra -le Manifatture, l’Arte, le Scienze; e cadauna mia risposta era -incentivo di nuove dimande. Ma io quì solo registrerò in sostanza i -trattenimenti che avemmo sul proposito della mia Patria; e gli disporrò -in un cert’ordine, senza riguardo nè de’tempi, nè delle -circostanze, che la opportunità n’esibirono. La sola cosa che -m’imbroglia è, che riuscirammi disagevolissimo di riferire con -fedeltà gli argomenti, e l’espressioni del mio Padrone. Ma mi si -lusingo nulladimeno, che a dispetto d’una barbara traduzione, non si -lascerà di ravvisar la vaghezza e l’aggiustatezza dello spirito di lui. - -Per ubbidir dunque a’suoi cenni, narraigli il celebre avvenimento -conosciuto sotto il nome di _Rivoluzione_; la lunga Guerra cominciata -allora dal Principe d’_Oranges_ contro alla _Francia_, e rinfrescata -dalla Regina Regnante; Guerra, in cui si sono impegnate quasi tutte le -Potenze dell’_Europa_. A richiesta di lui, calcolai che pel corso di -questa Guerra era stato ucciso un millione di _Yahoos_, che di cento -Città erano state prese, e tre volte più, tanti Vascelli colati a -fondo. Mi dimandò egli quali fossero, per ordinario, le cagioni, perchè -una Nazione prendesse l’arme contra d’un’altra? Risposi, ch’erano -infinite queste cagioni; ma che gliene farei l’enumerazione delle -principali: Che talvolta era l’ambizione de’Principi, i quali -s’immaginano sempre che i loro Popoli e le loro Terre non bastino al -loro Dominio: Talvolta la corruttella di que’Ministri, che impegnano i -Sovrani loro in una Guerra per rendersi necessarj, o perchè alla loro -pessima amministrazione non si rifletta: Che in fatto d’opinioni, la -discrepanza avea costata la vita a molti milioni d’Uomini. Non vi ha -Guerra più crudele, o più sanguinosa, o di maggior durata, quanto -quella ch’è accesa dalla diversità d’opinioni; principalmente -quando questa diversità non risguarda che cose indifferenti. - -Talvolta due Principi, insieme la rompono per sapere qual de’due -scaccerà un Terzo dagli Stati suoi, su’quali niuno d’essi d’avere -il menomo diritto presume. Allo spesso un Potentato dichiara la Guerra ad -un altro, temendo che questi non il prevenga. Accendesi talvolta una -Guerra, perchè l’Inimico è troppo _forte_, e talvolta perchè è -troppo _debole_. An talvolta i nostri vicini certe cose onde noi -_manchiamo_, e _mancano_ di certe altre che noi _abbiamo_; e ci -ammazziamo l’un l’altro, finattanto che essi piglino le nostre, o ci -diano le loro. Puossi con giustizia far la Guerra a un Alleato possessore -di alcune Fortezze che ci convengono; oppure d’un tratto di Paese, che -se al nostro fosse unito, renderebbe la figura di questo più regolare. -Se un Principe fa una spedizione di Truppe per un Paese, il cui Popolo -sia povero ed ignorante, può egli legittimamente sterminare la metà -degli Abitanti, e ridurre in ischiavitù l’altra metà, col disegno di -renderla colta, e di correggere la ferocia de’suoi costumi. E’una -communissima pratica, che un principe chiamato in ajuto d’un altro per -iscacciare un Usurpatore, si renda poscia padrone del Paese, uccida, -avveleni, o mandi in esilio il Principe soccorso. La parentella per -nascimento o per maritaggio, è una sorgente feconda di querele fra due -Potenze; e più che vi ha di prossimità di sangue, e più rinforzasi la -disposizione del querelarsi: Le Nazioni _povere_ son di _cattivo umore_, -e le Nazioni ricche sono _insolenti_. Or chi non vede che -l’_insolenza_, e il _cattivo umore_ non si accorderanno mai? Tutte -queste ragioni producono che il mestiere del _Soldato_ spaccisi pel più -onorevole di tutti gli mestieri: mercè che un _Soldato_ è un _Yahoo_ -preso a nolo per accoppare a sangue freddo il maggior numero che può -d’Animali di sua spezie, tutto che questi non gli abbiano inferito in -verun tempo il menomo male. - -Avvi pure in _Europa_ un’altra sorta di Principi, i quali non si -trovano in bastevole forze per far la guerra da se medesimi, ma che -imprestano alle Nazioni ricche le loro Truppe a un tanto per giorno per -ciascun Uomo; ed è questa una delle loro più fiorite e più oneste -rendite. - -Ciò che mi raccontate, dissemi il mio Padrone, in proposito della -Guerra, mi presenta grand’Idee di quella Ragione, di cui vi presumete -dotati: Con tutto ciò, egli è una spezie di felicità che la possanza -di voi altri _Yahoos_ non sia proporzionata alla vostra malizia; e che la -Natura vi abbia costituiti poco men che assolutamente inabili a far del -male. - -Essendo che, non isporgendo in fuora le vostre bocche come quelle di -molti Animali, è difficilissimo che vi mordiate l’un l’altro. Quanto -a’vostri quattro piedi, son eglino così teneri, e a nuocere sì poco -idonei, che uno de’nostri _Yahoos_ ne assalirebbe una dozzina -de’vostri. Così; quando voi sì alto montar faceste il numero di -que’che in certe Guerre sono stati uccisi è forza necessariamente, che -abbiate detta _la cosa che non è_. - -Un tratto tale d’ignoranza fecemi sorridere: e perchè io non era -affatto affatto novizio nel mestier della Guerra, gli descrissi i -Cannoni, le Colubrine, i Moschetti, le Carabine, le Pistole, le Palle, la -Polvere, le Spade, i Pugnali, gli Assedi, le Ritirate, gli Assalti, le -Mine, le Contrammine, i Bombardamenti, e le Battaglie Navali. Aggiunsi, -che in queste battaglie vi restavano talvolta estinti venti mila Uomini -per cadauna parte, e che il fuoco continuo, lo strepito ed il fumo -de’nostri Cannoni, ed eziandio i gridi de’feriti e de’moribondi, -erano un non so che da non potersi esprimere: Che negli Abbattimenti di -terra, i Vincitori si la va vano nel sangue, calpestavano sotto a’piedi -de’loro Cavalli i Vinti, e lasciavano i loro cadaveri per servir di -pasto a’Cani, a’Lupi, e agli Uccelli da rapina. E per esaltare il -valore de’miei Compatriotti, gli protestai, che io gli avea veduti far -saltar nell’aria, in un istante, un centinajo di nemici in un Assedio; -e che i corpi morti erano ricaduti a terra in mille pezzi, con estremo -divertimento degli Spettatori. - -Io stava per internarmi in una più diffusa specificazione, allorchè il -Padrone m’impose silenzio. Disse: Che chiunque conoscesse il naturale -degli _Yahoos_, facilmente gli crederebbe capaci di tutte l’iniquità -testè da me mentovate, se la forza loro fosse eguale alla loro -ribalderia: Che il mio discorso non solo aumentata avea l’orribilità -ch’egli nodriva per que’Mostri, ma ancora suscitata in lui una -turbolenza non più saggiata: Che temeva che le sue orecchie non si -avvezzassero ad intendere cose abbominevoli, e che l’indignazione onde -allora si sentiva assalito, insensibilmente non iscemasse: Che non -ostante ch’egli avesse in aversione gli _Yahoos_ del suo Paese, gli -biasimava, a cagione delle loro odiose maniere, così poco, che un -_Ennayh_ (sorta d’Uccello rapace) a cagion della sua crudeltà: Ma che -quando una Creatura, la qual presume d’essere dotata di ragione, è -capace di certe scelleratezze; la corruttela di questa facoltà -sembravagli abbassarne gli Autori, fin a costituirgli inferiori alle -Bestie brute. - -Disse di più: ch’ei troppo ne avea inteso in proposito della Guerra; -ma che per allora imbarazzavalo molto un altro articolo: Che io gli avea -dichiarato che alcuni Uomini della mia Ciurma si erano staccati dalla -loro Patria, perchè i litigj gli aveano messi in ruina: Che non poteva -immaginarsi, che per aver qualche controversia con un altro, fosse -d’uopo far grandi spese, acciocchè un Giudice qual de’due avesse il -torto o la ragione decidesse. - -Ripigliai: Che veramente io non mi trovava versato in tutto ciò che -presso noi dicesi _Processi_, non avendo io, quasi mai, avuto che fare -con persone di Foro, eccettuatane una sola volta che io aveva posti di -mezzo alcuni Avvocati per chiedere risarcimento d’una ingiustizia che -mi si era praticata, senza aver mai potuto vederne il fine: Che con tutto -questo, avendo avuta l’occasione di strignere amistà con taluni che si -erano ruinati per le liti, e che furono in conseguenza costretti -d’abbandonarne la loro Patria, mi comprometteva di esibirgli su -quest’argomento alcune idee, per lo meno, superficiali. - -Gli dissi: Che coloro, i quali profession facevano di questa Scienza, -uguagliavano in numero i Bruchi de’nostri Giardini; e che, tutto che in -generale esercitassero il mestiere medesimo, aveavi nulladimeno qualche -disparità nelle loro funzioni: Che la quantità prodigiosa di que’che -a quest’Arte applicavansi, era la cagione che tutti non ne potessero -sussistere in un modo onesto e legittimo, e che perciò era forza che -molti avessero ricorso all’industria, e all’artifizio: Che fra questi -ve n’erano alcuni che dalla loro più tenera giovinezza si erano -applicati ad imparar la Scienza di provare chi il _nero_ sia _bianco_, e -il _bianco_ sia _nero_: Che la temerità di costoro e l’audacia delle -loro pretensioni erano sì grandi, che ingannavano il semplice Volgo, -presso cui essi passavano per Uomini di consumata abilità; il che gli -metteva più in voga che tutti gli altri loro Colleghi. Furono di questa -pasta, io diceva proseguendo il mio ragionamento, que’co’quali io -ebbi a fare nella lite che ho perduta: e non saprei meglio darvi ad -intendere la lor maniera di trattar le Cause, che con un esempio. - -Supponiamo che il mio Vicino s’intalenti di aver la mia _Vacca_; ei si -provede d’uno di questi Avvocati per provare che la mia _Vacca_ gli -appartiene. E’forza allora che io mi proveda d’uno altro per -difendere il mio diritto; poichè egli è contra tutte le Regole della -_Legge_ che un Uomo difenda la propia sua Causa. Ora in questo caso, io, -a cui appartiene la _Vacca_, ho due gran discapiti. Primieramente; il mio -Avvocato essendo avvezzo dalla sua giovinezza a difendere la falsità e -l’ingiustizia, trovassi totalmente fuori del suo elemento, quando si -tratta di parlare in favore dell’Equità, essendo che, come questa -funzione gli riesce affatto nuova; senza dubbio ei vi si prenderà alla -peggio, anche che volesse fare il suo meglio. Il secondo discapito è, -che la natura del mio affare esigge che il mio Avvocato sia molto cauto; -conciosiachè, come dall’impiego ditante persone dipende la loro -sussistenza, se il mio Avvocato tratta la mia Causa in modo che -l’affare resti immediate spedito, egli è certo d’attraersi, se non -l’indignazione de’suoi Superiori, l’odio; per lo meno, de’suoi -Confratelli, che lo risguarderanno come una spezie di serpente che si -nutricano nel propio seno. Il caso in termini; io non ho che due metodi -per conservar la mia _Vacca_. L’uno; di corrompere l’Avvocato della -Parte avversaria, promettendogli duplicata mercede, e quest’artifizio -naturalmente mi dee riuscire; poichè l’educazione, e il carattere del -Personaggio onde si tratta, mi lascian l’adito di sperare ch’egli -tradirà colui che d‘affidarsigli ebbe l’imprudenza. L’altro metodo -è, che il mio Avvocato non insisti punto sopra la giustizia della mia -Causa: anzi riconosca che la mia _Vacca_ appartiene al mio Avversario; -avendo l’evento mille volte dimostrato, che una gran prevenzione a -favore del successo d’un litigio si è, quand’egli notoriamente è -ingiusto. - -E’una massima di questi tali, che tutto ciò che si è fatto per -l’addietro, puossi far di nuovo legittimamente. Ecco perchè essi -custodiscono in iscrittura con sommo scrupolo tutte le Sentenze già -pronunziate; insino quelle che per ignoranza o per corruttella rovesciano -le Regole più comuni dell’Equità e della Ragione. Tutte queste -sentenze divengono in loro mani come tante Autorità, con le quali eglino -procurano d’imbiancare i più neri deliti, e di giustificare le -pretensioni più inique: E questa pratica lor riesce sì bene, che non e -quasi possibile l’immaginare un Processo, in cui le due Parti, più -d’una Decisione in propio favore ad allegare non abbiamo. - -Nelle loro dispute, sfuggono con sommo studio di venir al fatto; ma in -ricompensa, vorrebbono rinunziar piuttosto alla lor Professione, che -ommettere la menoma _Circostanza_ inutile. Per esempio; per ritornare al -supposto da noi piantato, non s’informeranno già con qual diritto la -mia Parte avversaria pretendi che la mia _Vacca_ le appartenga; bensì se -questa _Vacca_ sia nera o bianca; se le sue corna sieno lunghe o corte; -se il Prato in cui ella pascola sia tondo o quadro; a qual male ella sia -suggetta, e così del resto; dopo il che consultano tutti i Decreti -emanati in somigliante caso; _intermettono_ a un altro tempo la decision -della Causa, e d’_intermissione_ in _intermissione_, venti o -trent’anni dopo, dichiara il Giudice di chi sia la ragione o il torto. - -E’d’uopo pur di riflettere che questi Signori anno un Gergo ch’è -loro particolare; intelligibile per essi soli; e in questo Gergo sono -scritte le loro Leggi. Principalmente per questo mezzo son riusciti in -confondere il vero col falso, il giusto con l’ingiusto; e ne sono così -eccellenti, che son capaci di disputare per trent’anni continui, per -sapere se un Campo, il qual da sei generazioni ha appartenuto a’miei -Bisavoli, sia di mia ragione o di quella d’uno Straniere, che d’esser -mio parente non ha mai preteso. - -Per ciò che spetta all’esame dagli Accusati di delitti di Stato, i -processi non sono sì lunghi: imperocchè se que’che si trovano alla -testa degli Affari ancora (come mai non mancano) di far appoggiare queste -sorte di commissioni a persone di Legge, la cui compiacenza e -l’abilità sono lor cognite; queste, immediate che comprendono le -intenzioni de’lor Protettori, non differiscono di condannare o -d’assolvere gli Accusati; e ciò senza inferire torto veruno ad alcuna -delle forme prescritte dalla Legge. - -M’interruppe a questo passo il Padrone per dirmi, ch’era ben un -peccato, che Uomini tali, come questi Avvocati, che aveano tante -conoscenze e tanti talenti, non si applicassero piuttosto a farne parte -agli altri. Io risposi, che il loro mestiere rubava tutto il lor tempo, e -che non aveano essi neppur il piacere di pensare a verun’altra cosa; -Che ciò era sì vero, che fuori della lor Professione, erano ignoranti e -stupidi più di quello che possa esprimersi: e che si avea riflettuto -ch’erano nemici giurati di tutto ciò che conoscenza si appella, come -se a scacciar la Ragione da tutte le Scienze dopo di averla bandita dal -loro mestiere, determinati si fossero. - - - - -CAPITOLO VI. - -Continuazione del discorso dell’Autore, sopra lo stato del suo Paese, -sì ben govornato da una Regina, che vi si può far di meno d’un Primo -Ministro, Ritratto d’un tal Ministro. - - -IL mio Padrone diede indizj di non prestar compiuta fede alle mie -narrazioni, non potendo, come poscia il dichiaro, a verun patto -comprendere per qual motivo gli Uomini di Legge si dessero mille fastidj, -e formassero insieme una sorta di lega d’iniquità, non per altro che -per conturbare gli Animali di loro spezie. Per vero dire, ei soggiunse, -mi diceste ch’essi erano salariati a tal oggetto; ma somiglianti -termini in me l’idea menoma non risvegliano. Per isciorre questa -difficoltà, fui costretto di descrivergli l’uso della moneta, i -materiali ond’ella lavoravasi, e il valor de’metalli. Dissigli, che -quando un _Yahoos_ aveva in sua propietà una gran somma di questi -metalli preziosi, potea far acquisto di magnifiche vestimenta, di bei -Cavalli, d’immense Terre, di squisite vivande, di graziose Femmine, di -qualunque cosa di suo piacimento. - -Che derivandone dal solo danajo sì maravigliosi effetti, i nostri -_Yahoos_ non credevano mai d’averne abbastanza per ispendere, o metter -da parte, secondo che piegar gli facesse o alla profusione o -all’avarizia la loro inclinazione: Che i Ricchi usufruttuavano degli -stenti de’Poveri, e che questi eran mille contra uno, in comparazione -di quegli: Che il grosso del nostro Popolo menava una vita miserabile, ed -era obbligato di faticar tutto l’anno dalla mattina alla sera, per -rendere provveduto un picciol numero d’Opulenti di tutto ciò che i -loro capriccj, o la lor vanità lor suggerivano. Internaimi in una -instruzione assai estesa su quest’argomento: Ma tanto e tanto il -Padrone meglio non mi capì; essendosi intestato che tutti gli Animali -fossero in possesso d’una sorta di diritto sopra le produzioni della -Natura, e ben ispezialmente que’che agli altri presiedevano. - -Cotal pregiudizio gl’inspirò la curiosità di sapere, in che -consistessero quegli squisiti cibi che io aveva ricordati; e come potesse -darsi che alcuno di noi ne restasse privo: E quì l’enumerazione gli -feci di tutte quelle qualità che mi caddero sotto la memoria; del pari -che delle differenti maniere di manipolargli; il che non potea eseguirsi -senza la spedizione d’infiniti Vascelli per diverse parti del Mondo, -affin di riportarne peregrine frutte, e liquori d’un gusto eccellente. -Gli protestai, che conveniva far, per lo meno, tre volte il giro della -nostra Terra, prima che una delle nostre qualificate Femmine servita -fosse d’una colezione che avesse tutti i suoi numeri. Ei disse, -ch’esser dovea un assai sgraziato Paese quegli che nutricar non poteva -i suoi Abitatori: Ma principalmente rendevalo attonito il riflettere, che -una Regione, così estesa come la nostra, tanto penuriasse d’_Acqua -dolce_, cosicchè il nostro Popolo a ritraere la sua bevanda per via di -mare costretto fosse. Io replicai; che l’_Inghilterra_, mia diletta -Patria, produceva tre volte più d’alimenti che i suoi Naturali -confumarne potevano; che avea luogo la proporzione medesima a riguardo -de’Liquori ond’essi si prevalevano per ispegnere la loro sete; e che -questi liquori si componevano con la frutta di certi Alberi, riuscendo -un’eccellente bevanda. Ma che per soddisfare all’intemperanza -de’Maschj, e alla vanità delle Femmine, noi mandavamo in altri Paesi -la maggior parte delle utili produzioni delle nostre Terre, per averne in -concambio dello cose che non servivano che a procacciarci infermità, e -che ad alimentare la nostra stravaganza e i nostri vizzi. Donde ne -seguiva per necessità, che molti de’miei Compatriotti fossero sforzati -di guadagnar la vita con infami o ingiusti mezzi; come sarebbe a dire, -co’frutti, cogli spergiuri, con l’adulazione, col giuoco, con la -menzogna, con l’arte di velenare, o con quella di pubblicar libelli. -Non fu senza un grande stento, che mi riuscì di far comprendere al mio -Padrone il senso di queste differenti espressioni. - -Non è; continuava io, perchè ci manchino i liquori o l’acqua, ch’è -portato il vino al nostro Paese; bensì, perchè questi è una bevanda -che ci rallegra, che scaccia le nostre maninconie, aumenta le nostre -speranze, scema i nostri spaventi, e ci priva per qualche tempo -dell’uso d’una importuna Ragione; dopo di che non vi ha dubbio che -non c’immergiamo in un sonno profondo; comechè confessar si deggia che -quasi sempre ci risvegliamo malati; e che l’uso d’un tal liquore sia -per noi una sorgente feconda d’incomodità, che accorciano la nostra -vita, e la nostra sanità ruinano. - -I più di nostra Nazione campano la vita somministrando alle persone -ricche, e un generale a tutti que’che anno con che pagare le loro -mercatanzie o i loro travaglj, somministrando, dico, tutte le cose che -lor bisognano. Per esempio; quando io sono presso la mia Famiglia, ed -abbigliato come essere il deggio, porto sopra il mio corpo gli stenti di -più di cento Operaj; la struttura e l’adobbamento della mia Casa il -doppio ne vogliono; e innanzi che mia Moglie sia guernita da’piedi -infino al capo, non bastano mille. - -Io stava per discorrergli d’un’altra foggia d’Uomini che si -applicano a guarire i mali del corpo, giacchè ebbi l’occasione di dire -a lui che molti de’miei Marinaj erano morti di malattia: Ma non può -credersi la mia pena per farmi capire. Ei ben comprendeva, diceva egli, -che un _Houyhnhnm_, alcuni giorni prima della sua morte diveniva debole o -languido: ovvero per disgrazia in qualche modo piagavasi: Ma sembravagli -impossibile che la Natura, la qual affettuosamente è sollecita per tutte -le sue opere, generar possa ne’nostri Corpi tanti incomodi e tanti -mali; e di spiegargli un sì singolare e sì bizzarro Fenomeno mi pregò. -Gli replicai; che non era difficile lo scioglimento di questo problema, e -che la sregolatezza del nostro vivere era la sola cagione delle nostre -infermità: Che noi mangiamo quando non abbiamo fame, e che bejamo senza -aver sete: Che passiam l’intere notti tracannando gagliardi liquori -senza prendere cibo di sorta; il che appiccava al nostro corpo un -incendio, e precipitava la degistione o l’impediva: Che _Yahoos_ -Femmine, dopo d’essersi prostituite per qualche tempo, contraevano -certe dolorose malattie, ch’elleno comunicavano a que’che commerzio -aveano con esso loro: Che queste e molte altre malattie trasfondevansi da -Padre in Figliuolo; che se si avesse voluto, non si avrebbe mai composto -un esatto Catalogo de’malori tutti onde il Corpo umano è suggetto; -poichè non aveavi parte veruna che in sua spezieltà cinque o secento -non ne annoverasse: Che l’intensa brama che abbiamo della nostra -guarigione, moltiplicati avea fra noi gli Medici, e vale a dire, Uomini -che si fanno un punto d’onore di risanare gl’Infermi. Per anni molti, -soggiunsi, sono mi applicato a questa Scienza, la qual, per altro, ha -qualche affinità con la mia Professione; e perciò posso dire senza -vanità, che mi è noto il metodo tenuto da questi Signori nelle loro -cure. - -Loro gran principio si è: Che tutte le Malattie derivano da -_Ripienezza_; donde conchiudon eglino, che per guarire le indisposizioni -nella loro sorgente, conviene che il Corpo pratichi _Evacuazioni_, sieno -pel passaggio naturale, o pel vomito. A tal effetto, si accingono a -comporre di molte Erbe, di Minerali, di Gomme, d’Olj, di Conchiglie, di -Sali, di Escrementi, di Corteccie d’Alberi, di Serpi, di Rospi, di -Ranocchj, di Ragnoli e d’Ossa d’Uomini morti, il più abbominevole e -nauseante estratto che lor sia possibile: Estratto, che sul fatto stesso -è renduto dallo stomaco: e quest’è ciò ch’essi chiama _Vomitivi_: -oppure a quest’ammirabile mischiamento aggiungono alcune attossicate -Droghe, che che ce le fan prendere (secondo la fantasia del Medico) o pel -di sopra o pel di sotto, e un tal rimedio sconvolge sì crudelmente gli -budelli, che questi poco men che con la stessa pontualità dello stomaco, -il restituiscono; e ciò in loro lingua una _Purga_ o un _Cristero_ si -appella. Essendo che la Natura (come riflettono i Medici) ha destinata la -bocca all’_Intromissione_ del mangiare e del bere, e un’altra parte -alla loro _Ejezione_: quindi conchiudono questi Signori con grande -ingegno, che essendo la Natura in queste infermità fuori della sua -_Situazione_, conviene, per rimetterla, curar il Corpo in un modo -direttamente opposto all’instituto di lei; cioè, introdurre certi -composti pel di sotto, e far uscire ciò che si ha negl’intestini, per -la bocca. - -Ma oltra le reali infermità, siam sottoposti a molte altre, che sono -puramente immaginarie, e per le quali i Medici anno inventato rimedj del -genere medesimo. An per tanto questi rimedj i loro nomi, perchè i mali -ne anno altresì: ed è da questa sorta di mali che le nostre _Yahoos_ -femmine, sono assalite. Soprattutto sono eccellenti in _pronostici_ i -nostri Medici, e di rado lor succede che s’ingannino: poichè nelle -malattie reali e alquanto maligne, predicono quasi sempre, che -l’Infermo ne _morrà_, perchè il verificar il detto sta in loro -arbitrio: laddove non è in poter loro la guarigione: Ed ecco perchè -sempre si corre gran risico nelle loro mani, immediate che tanto an -eglino fatto di pronunziare al fatal sentenza, non volendo essere mentori. - -Son essi eziandio d’una grande utilità a que’Mariti, e a quelle -Mogli che non si amano, a Primogeniti, a Ministri di Stato, e sovente a -Principi. - -Io avea già per l’addietro avute alcune conversazioni col mio Padrone -sopra la natura del _Governo_ in generale, e peculiarmente del nostro, -ch’è l’oggetto dello Stupore e dell’Invidia di tutto l’Universo: -Ma uscitomi a caso il vocabolo di Ministro di Stato, ei mi ordinò di -dirgli quale specie di _Yahoo_ io propiamente disegnava con questo -termine. - -Gli risposi, che la nostra Regina essendo esente d’ambizione, e non -avendo il menomo prurito d’accrescere la sua possanza a spese de’suoi -Vicini o a pregiudizio de’propj suoi Sudditi, era sì lontana -dall’aver bisogno d’alcuni Ministri corrotti per eseguire o -ricuoprire qualche sinistro disegno; che anzi, pel contrario, ogni suo -disegno era diretto da lei a vantaggio del suo Popolo; e che ben lunge -dall’affidar interamente a qualche Favorito o a qualche Ministro la sua -autorità, sommetteva l’amministrazione de’suoi Ministri o de’suoi -Favoriti al più severo esame del suo Maggiore Consiglio. Ma io aggiunsi, -che sotto alcuni precedenti Regni, e attualmente in qualche Corte -dell’_Europa_, aveavi qualche Principe inoffizioso, ma schiavo del -proprio piacere; il qual trovando per esso lui troppo pesanti le redini -del _Governo_, rimette vale nelle mani d’un _Primo Ministro_: di cui -per quanto il potei conchiudere, non solamente dalle Azioni di coloro che -sono stati onorati di quest’impiego, ma eziandio da molte Lettere, da -molte memorie, e da molti Scritti pubblicati da essi medesimi e contro -a’quali fin al presente chi che sia non ha protestato in contrario, -eccone un fedele Ritratto. - -_Un Primo Ministro_, (già s’intende d’un Primo Ministro di cattiva -intenzione, non mancandone di buoni, anzi d’ottimi) è un Uomo affatto -immune da Giocondità e da Maninconia, da Amore e da Odio, da Compassione -e da Collera: tutte le sue passioni, in una insaziabile sete di possanza, -di ricchezze e d’onori consistono. Servesi egli del talento, del -discorso come gli altri Uomini, con questa picciola differenza pero, che -non parla mai per dichiarar ciò che egli pensa: Non pronunzia mai una -_verità_, che col secondo fine che voi la prendiate per una _bugia_: ne -una _bugia_, che con l’intenzione che la spacciate per una _verità_. -Quegli ond’ei mormora in loro assenza, son vicini a un avanzamento, e -subito ch’ei comincia a lodarvi o sulla vostra faccia, o sull’altrui -fate conto d’essere perduto nell’istante stesso. Il men equivoco -contrassegno della propria disgrazia è, quando impegniti con esso voi in -qualche promessa, e soprattutto quando questa promessa sia confermata dal -giuramento: Mercè che in un tal caso un Uomo saggio si ritira, e alle -sue speranze rinunzia. - -Sonovi tre maniere, per le quali un Uomo d’indole pessima pervenir può -al Posto di _Primo Ministro_. La prima: procurando che certe persone, o -Moglie, o Figliuola, o Sorella, abbiano un onesto compiacimento per gli -desideri del Principe: La seconda; tradendo, o intentando di soperchiare -il suo Predecessore: e declamando con furioso zelo contra la corruttela -della Corte nelle Pubbliche Ragunanze, la terza. Questi Ministri, -spezialmente que’che sono dotati di quest’ultimo carattere, di tutti -gl’Impieghi disponendo, anno una maravigliosa facilità in guadagnare -il maggior numero de’suffragj in un Consiglio, e conservano con questo -mezzo la propia Autorità; e alla peggio; un _Atto di general indulto_ -(ond’io ne descrissi la natura) gli mette a coperto da qualunque -inquisizione: dopo di che prendono essi congedo dal Publico, carichi -delle spoglie della Nazione. - -Il Palazzo d’un _Primo Ministro_ di depravato genio è un semenzajo, -ove altri se ne formano: I Paggj, gli Stafieri ed il Portiere imitando il -Padrone loro, divengono tanti _Ministri di Stato_ ne’loro diversi -Appartamenti, ed imparano a segnalarsi in tre cose: in _insolenza_; -nell’_Arte di mentire_, e in quella di _corrompere quegli ond’eglino -pretendono di valersi per adempire i loro infami divisamenti_. Molte -persone di Carattere fanno regolarmente la loro Corte a questi Signori; i -quali talvolta, a forza di destrezza e di sfaciataggine, anno la buona -sorte di succedere al loro Padrone. - -Per ordinario, un cattivo _Primo Ministro_ è governato da una Vecchia -Innamorata o da un Cameriere zerbino, e costoro sono i due canali per cui -scorrono tutte le grazie, e che propiamente, i _Supremi_ Reggenti del -Regno, chiamar si potrebbono. - -Disputando un giorno col mio Padrone sopra la Nobiltà del mio Paese, ei -mi fece un complimento che io non aspettava. Son persuaso, mi disse, che -voi siate uscito di qualche Famiglia Nobile; poichè in figura, in colore -e in proprietà superate tutti gli _Yahoos_ di nostra Nazione, tutto che -lor cediate in forza e in agilità; il che attribuisco alla differenza -che vi ha fra il vostro modo di vivere, e quello degli altri Bruti: ma -vie più crescono le mie prevenzioni a favor vostro, scorgendo che siete -dotato non solo dalla facoltà di parlare, ma altresì di alcuni principj -di Ragione. Fra noi, continuò egli, gli _Houyhnhnms bianchi_, gli -_Sauri_, i _Bigj_, non sono così ben fatti come i _Baj_, come i _Leardi -ruotati_, e come i _Neri_, e neppure non nascono con tanti talenti -d’Anima, nè con tanta capacità per approffitarsene; ed ecco perchè -sieno destinati a servir agli altri senza aspirar giammai alla menoma -Autorità; il che presso noi sarebbe un non so che di mostruoso. - -Umilissimamente il ringraziai della buona opinione ch’egli aveva di me: -ma rendeilo nello stesso tempo assicurato che tutt’altro che illustre -era il mio nascimento, dovendo il viver mio ad onorati Borghesi, -provveduti appena de’sufficienti mezzi per la passabile mia educazione: -Ch’era altra cosa nel nostro Paese la Nobiltà, di quel che il fosse -nel Paese di lui: Che i nostri Giovani di qualità erano allevati -nell’infingardia e nel lusso: Che immediate pervenuti a un certo numero -d’anni, consumavano il loro vigore, e pel commerzio di alcune -prostituite donne, malori infami contraevano: Che avendo scialacquate -poco men che tutte le loro sostanze, si ammogliavano con qualche femmina -del comune, unicamente pel danajo di lei, senza aver mai per essa, nè -prima, nè dopo il maritaggio, il più leggier sentimento di benevolenza -o di stima: Che da questi disuguali accoppiamenti era prodotta una -difforme e mal sana figliuolanza: donde ne veniva che quasi mai una -Famiglia di somigliante razza, non toccasse la quarta generazione: se -pure non avesse attenzione la Sposa di scegliere fra’suoi Vicini, o fra -suoi Amici, un Padre di buona consistenza; il tutto per motivo della -sanità della prole di lei: Che un corpo mal composto, un’aria -infermiccia, e una faccia pallida e smunta, erano gli ordinarj -contrassegni d’un Uomo del più sublime carattere; laddove una sanità -d’Atleta in un Uomo qualificato, forma la più diffamante di tutte le -presunzioni contra la saggezza di sua Madre. - - - - -CAPITOLO VII. - -Amor dell’Autore per la sua Patria. Riflessioni del Padrone di sopra il -Governo dell’Inghilterra, tale che avealo descritto l’Autore; con -alcune comparazioni e con alcuni paralelli sopra il medesimo Argomento. -Osservazioni dell’Houyhnhnm sopra la Natura umana. - - -STupiranno forse i miei Leggitori che io fossi così sincero -sull’Articolo degli Uomini, parlandone a una Creatura, in cui la mia -rassomiglianza cogli _Yahoos_ del Paese, impressa già avea una pessima -opinione della Natura umana. Ma ingenuamente confesserò loro, che le -numerose virtù di quegli ammirabili _Houyhnhnms_, contrapposte a’vizzi -nostri innumerevoli, aveanmi a un segno aperti gli occhi, che a ravvisar -cominciai le Azioni e le Passioni degli Uomini in un modo totalmente -nuovo, e a toccar con mano che l’onore della mia spezie il menomo -risparmio più non meritava. Oltrechè impossibile riuscito mi sarebbe -d’imporne a una persona di sì perspicace discernimento come il mio -Padrone, il qual ogni giorno mi facea avvedere degli sbagli che io -prendeva; sbagli che io non avea mai raffigurati, e che fra noi non si -registrerebbono neppure nell’Indice delle umane fragilità. Aggiugnete, -che l’esempio del mio Padrone stesso aveami inspirato un perfetto -orrore per tutto ciò che falsità o dissimulazione dinominasi; e che mi -sembrava sì amabile la _Verita_, che come fosse possibile che se le -mancasse di fedeltà o di rispetto, io comprendere non poteva. - -Ma aveavi, se ardisco di dirlo, un motivo di maggior forza, che mi -spronava a un tal eccesso di candidezza. Dopo appena un mio soggiorno -d’un anno nel Paese, concepì tanto amore e tanta venerazione per gli -Abitatori, che risolutamente mi determinai di più non rivenire fra gli -Uomini, e di passar il resto del mio vivere fra que’virtuosi -_Houyhnhnms_; il cui esempio e il cui commerzio aveano di già prodotti -sopra di me sì felicissimi effetti. Ma la fortuna, eterna mia nemica, a -mio dispetto, fra gli _Yahoos_ di mia spezie mi ricondusse. Con tutto -ciò, egli è una sorta di mia presente consolazione, quando penso, che -in ciò che dissi de’miei Compatriotti, _scemai_ i difetti loro per -quanto io osava sulla faccia d’un Uditore sì intelligente, e che a -cadaun articolo diedi un tornio il più _favorevole_ ch’egli poteva -esigere: perocchè, per vero dire, io credo che al mondo Uomo non siavi -interamente immune di parzialità a riguardo della sua Patria. - -Ho riferite in sostanza le diverse conversazioni ch’ebbi col mio -Padrone pel più del tempo che con mia gloria passai in servigio di lui: -Conversazioni, che furono assai più lunghe, ma che quì non ne ho esteso -che un solo compendio, per timore di recar tedio a chi legge. - -Risposto ch’ebbi a tutte le sue Quistioni, e che parvemi pienamente -soddisfatta la sua curiosità, mandò egli un giorno, di buon’mattino, -a cercarmi; e dopo di avermi ordinato di sedere, (onore che fin allora ei -non mi avea impartito) disse, di aver con attenzione riflettuto sopra -tutta la mia Storia, per quanto aveva ella rapporto a me e al mio Paese: -Ch’ei ci riputava come Animali, a cui, senza saperne il come, era -toccata in retaggio una picciola porzion di _Ragione_, onde noi non ci -serviamo che in aumento de’nostri vizzi _Naturali_, e in acquisto di -nuovi, non impressici mai dalla Natura: Che noi ci svestiamo de’pochi -talenti ch’ella ci avea accordati; ma che in ricompensa, a moltiplicar -gli difetti e le nostre necessità, avevamo perfettamente riuscito: Che -per quanto toccava a me, egli era un’evidenza che io non avea nè la -forza, nè l’agilità d’un _Yahoo_ comune: Che l’affettazione di -camminare sopra i soli piedi di dietro, esponevami al risico di cadere ad -ogni instante: Che io avea rinvenuta l’Arte di togliere il pelo dal mio -mento che la Natura aveavi collocato per difendere quella parte contra il -calore del Sole, e contra il rigore del freddo: Finalmente, che io non -poteva nè correre velocemente, nè rampi carmi sugli Alberi come i miei -Fratelli, (quest’è il nome ch’ei compiacquesi d’impor loro) gli -_Yahoos_ di quel Paese. - -Che il nostro _Governo_ e le nostre _Leggi_ supponevano necessariamente -in noi grandi sbagli di _Ragione_, e perciò anche di _Virtù_, mercè -che per governare una Creatura _ragionevole_ basta la sola _Ragione_; -donde ne proveniva ad evidenza, che a gran torto ci arrogavamo noi il -titolo d’Animali di ragione dotati; come si rilevava da tutto ciò che -io stesso de’miei Compatriotti narrato avea; tutto che egli ben avesse -osservato, che per conciliar loro la propia sua stima, io avea occultate -molte particolarità che lor nuocevano, e sovente detta _la cosa che non -è_. - -L’aver egli riflettuto, che se da un canto io rassomigliava agli -_Yahoos_ per rapporto alla figura del Corpo, dall’altro questi Bruti -aveano una gran conformità con noi a riguardo delle inclinazioni e delle -qualità dell’Anima, lo stabilivano in un tal risentimento. Dissemi, -ch’era una cosa più che costante che gli _Yahoos_ fomentano maggior -aversione gli uni per gli altri, che per alcuni Animali d’un’altra -spezie; e che la ragion che rendevasi, si traeva dalla loro difformità, -la qual da tutti era ravvisata negli altri, senza che il fosse in se -medesimi: Che per questo motivo parevagli d’essere appagato del nostro -ritrovamento di _cuoprirci_ il corpo; essendo che, mercè un somigliante -antivedimento, esibivamo agli altri minor incentivo di concepire contra -di noi quella sorta d’odio ch’è cagionato dalla laidezza: Ma che al -presente egli accorgevasi del propio inganno, e che le dissensioni di -queste bestie nel suo Paese aveano la stessa origine che le nostre, -secondo la mia rappresentazione. Imperocchè, disse egli, se voi gittate -a cinque _Yahoos_ tanto nutrimento che ne vuol per cinquanta; invece di -mangiare in buona pace, si tireranno le orecchie, procurando ognuno -d’essi _d’aver ogni cosa per se solo_; e che per questa ragione un -servidore stava sempre presente quando gli _Yahoos_ mangiavano -ne’Campi; quando, per altro, dentro in casa, in una buona distanza gli -uni dagli altri, legati si tenevano: Che se una Vacca, o per vecchiezza, -o per accidente, veniva a morire; innanzi che un _Houyhnhnm_ potesse -farla trasferire alla sua abitazione per darla in pasto a’propj suoi -_Yahoos_, correvano a truppe que’del Vicinato per divorarla; donde -seguivane una zuffa, tale che io avea descritta; comechè di rado -accadesse che si ammazzassero l’un l’altro; non già per mancanza di -buona volontà, bensì di strumenti convenevoli: Che si sono talvolta gli -_Yahoos_ di confine diverso data battaglia, senza che veruna cagion -visibile scoprir si potesse; guatando sempre que’d’un Distretto -l’opportunità di sorprendere quegli d’un altro: Che se lor fallisce -il progetto, se ne ritornano; e non avendo nemici a mordere, si mordono -gli uni gli altri, e si sbranano. - -Che in certi Campi del suo Paese vi erano _lucenti Pietre_ di colori -diversi, che gli _Yahoos_ furiosamente amavano; e che come queste -_Pietre_ si sprofondavano talvolta in terra, passavan essi le intere -giornate a scavare con le loro zampe per ritrarnele, e dappoi ne’loro -canili le nascondevano; riputando come la massima di tutte le disgrazie, -che alcuno di loro Camerate, fiutasse il soro tesoro. Aggiunse il mio -Padrone: Che non eragli mai riuscito di trovar la ragione del loro amore -per queste _Pietre_, nè di qual uso elleno esser potessero per un -_Yahoo_; ma che cominciava a credere che ciò provenisse dal principio -medesimo d’_Avarizia_, che io avea attribuito alla Natura Umana: Che un -giorno, per modo di pruova, egli avea tolto un monticello di _Pietre_ -stesse da un luogo, ove uno de’suoi _Yahoos_ le avea sotterrate; che -alcune ore dopo quest’Animale, trovando il suo Tesoro asportato, si era -messo a gettare spaventevoli gridi, e avea dati segni della più profonda -tristezza; che non avea voluto nè mangiare, nè dormire, nè lavorare, -finattanto che il Padrone ordinato avesse ad un servidore di rimettere -segretamente nel loro luogo queste _Pietre_; il che eseguito appena il -Mostro le ritrovò, e ritrovò con esse la giocondità sua primiera; ma -fu sì cauto, che meglio le nascose, e da quel tempo innanzi egregiamente -servì. - -D’una cosa, in oltre, mi assicurò il Padrone, e che io stesso, ebbi -l’incontro di confrontare ed è, che in que’Campi ove si produceva -maggior quantità di queste _lucenti Pietre_, seguivano i più frequenti -e i più crudeli conflitti. - -Dissi; ch’era una cosa ordinaria, quando due _Yahoos_ scoprivano una -somigliante _Pietra_ in un Campo e venivano alle mani per possederla, che -un terzo si gettasse sul suggetto del contrasto, e per esso lui se -l’asportasse; il che, per quanto pareva al mio padrone, mal non -assomigliavano alla _Spedizione de’nostri Processi_: e per verità non -credei a proposito di contraddirgli; poichè il procedere del terzo -_Yahoo_, era più giusto che molte sentenze de’nostri Giudici; essendo -che al saldar de’Conti, cadauno de’due _Yahoos_ non perdeva che la -_Pietra_ per cui battevansi; laddove nelle nostre Corti di _Giustizia_ è -forza di pagar il Giudizio, che delle nostre pretensioni ci priva. - -Il Padrone proseguendo il suo ragionamento, si spiegò; che non aveavi -cosa che rendesse gli _Yahoos_ più abbominevoli, quanto -quell’universale avidità, con la quale eglino divorano tutto ciò che -cadeva loro fra l’ugne, o fosser erbe, o radici, o biada, o carne -d’animale, oppure tutte queste cose confuse insieme: E che si avea -osservato, come peculiare lor bizzarria, che amavan piuttosto di camminar -alcune leghe per andar in busca d’un alimento mediocremente cattivo, -che di averne un buono tutto lesto presso di se. Oltracciò, che sono -insaziabili; e quando il possono, mangiano fin a crepare; masticando -poscia una certa _radice_, che loro cagiona una generale evacuazione. - -Vi è pure un’altra sorta di _radice_ assai _sugosa_, ma che è assai -difficile a ritrovarsi, per cui impazziscono gli _Yahoos_, e che succiano -con infinito piacere, producendo in loro gli effetti medesimi che il Vino -in noi; e vale a dire che si abbracciano, che si dan bastonate, che -urlano, chiacchierano, per terra dimenansi, e di poi si addormentano nel -fango. - -Notai io medesimo che gli _Yahoos_ sono i soli Animali del Paese che sien -suggetti ad alcune infermità; le quali, non ostante, sono in assai minor -numero di quelle de’nostri Cavalli, e non derivano punto dal pessimo -trattamento che lor si pratica, bensì dalla loro immondezza e dalla loro -ghiottoneria. - -Per quello spetta alle Scienze, alle Leggi, all’Arti, alle Manifatture, -e a molte altre cose di simil genere, confessò il mio Padrone che non -rinveniva quasi conformità veruna fra gli _Yahoos_ del suo Paese ed i -nostri; ma che in ricompenza trovava una perfetta rassomigliansa nelle -nostre inclinazioni. Per vero dire, diceva, avea egli inteso da alcuni -_Houyhnhnms_, ch’essi aveano osservato che molte Truppe di _Yahoos_ -erano provvedute d’una spezie di Comandante, assai agevole a -distinguersi dagli altri, perchè sempre egli era il più _mal composto_ -e il più _tristo_: Che per ordinario questo Comandante avea un Favorito -il qual _rassomigliavagli_ al possibile, e il cui impiego era di _leccar -i piedi, e il di dietro del suo Signore, e di condur Yahoos femmine nel -canile di lui_; il che di tempo in tempo fruttavagli qualche buon -ritaglio di carne d’Asino. E’odiato questo Favorito da tutta la -Truppa; ed ecco il perchè, affin di mettersi al coperto dal risentimento -di lei, ei si tenga sempre _il più che può, vicino alla persona del suo -Comandante_; il qual mantienlo nel suo posto, finchè abbia trovato un -Favorito più sordido e più cattivo di lui: ma altresì nell’instante -stesso gli da il congedo; e il successore, egualmente che tutti gli -_Yahoo_; del Distretto, Giovani, Vecchj, Maschj e Femmine, vengono in -corpo, e scaricarono sopra di lui, dalla testa infino a’piedi le loro -lordure. Non è improbabile, aggiunse il mio Padrone, che ciò che or ora -ho detto, possasi applicare, fin a un certo segno, alle vostre _Corti_, -a’vostri _Favoriti_, e a’vostri _Ministri di Stato_: ma meglio di me -voi giudicar ne potete. - -Non ardj di batter becco sopra una sì maligna insinuazione, la qual -costituiva l’umana intelligenza assai al di sotto della sagacità -d’un _Cane_ comune, che ha l’abilità di distinguere la voce del -miglior _Cane della Muta_, senza ingannarsi mai. - -Instruimmi il Padrone che negli _Yahoos_ regnavano certe ragguardevoli -qualità: ond’io non gliene avea fatta menzion di sorta; per lo meno, -che io avea toccate assai di passaggio, in parlandogli degli _Yahoos_ di -mia spezie. Mi disse che questi Animali, come gli altri Bruti, aveano le -femmine loro in comune; con questa differenza però, che la _Yahoo_ -femmina soffriva il maschio, finchè restasse incinta; e che i maschj -combattevano con tanta perfidia contra le femmine, del pari che contra -quegli del loro sesso: due cose ch’erano d’una brutalità senza -esempio. - -Un’altra odiosa singolarità ch’egli notata avea negli _Yahoos_ era, -l’eccessivo lor sucidume in tempo che tutti gli altri Animali -sembravano animatori della pulitezza. Quanto alle due prime accuse, gradj -molto di lasciarle passare senza risposta; perchè per altro io aveva -nulla a dire. Ma per la terza, avrei ben potuto ripigliar facilmente, se -nel Paese stato vi fosse un solo Porco, che non vi era per mia disgrazia: -Essendo che, non ostante che quest’Animale sia per altro più amabile -d’un _Yahoo_, sarebbevi, a parer mio, parzialità nell’asserire -ch’ei fosse più pulito: del che il Padrone si sarebbe convinto egli -medesimo, se veduto avesse tutto ciò che mangiano queste bestie, e con -qual voluttà nel letame dimenarsi. - -Accennò altresì il mio Padrone un altra qualità che i suoi domestici -ravvisata aveano in molti _Yahoos_, e che parevagli inesplicabile. Disse, -che talvolta saltava in capo ad un _Yahoo_ di ritirarsi in un cantone, di -mettersi ad urlare, e di dar de’colpi di piede a tutti quegli che se -gli accostavano, tutto che fosse giovane, si portasse bene, e che avesse -il suo bisogno di mangiare e di bere: Che non poteano immaginarsi i suoi -servidori qual mosca l’avesse punto: E che il solo rimedio ch’essi -sapevano, era di farlo ben lavorare; perchè riflettuto aveano che una -fatica alquanto laboriosa, dissipava insensibilmente questa spezie di -fantasie. La mia svisceratezza per l’Uman Genere quì m’impose il -più profondo silenzio; comechè molto bene io distinguessi in ciò che -io avea inteso, quelle sorte di capriccj, che produconsi -dall’_infingardia_, dalla _lussuria_, e dalle _ricchezze_: Capriccj, -ond’io mi comprometterei di guarire alcuni miei Compatriotti con la -medesima _Regola di governo_. - -Il Padrone avea eziandio osservato, che sovente qualche _Yahoo_ femmina -mettevasi dietro d’una motta di terra, overo dietro d’un cespo: che -quando passavano certi giovani maschj, ella veder si faceva per metà, -gli eccitava con morfie poi fingeva di nascondersi; e che allor quando un -maschio si avanzava, ella piano piano ritiravasi volgendosi allo spesso -al’indietro, e se ne suggiva con affettato spavento in qualche -opportuno luogo, dove erale noto che il maschio l’avrebbe seguita. - -Tal altra volta, se una femmina straniera capita presso loro, tre o -quattro del suo lesso la circondano, la spiana da capo a piedi, -civettansi l’une l’altre, e poscia con un’aria sdegnosa e di -disprezzo ivi la piantano. - -Può essere che in queste specolazioni del mio Padrone entrasse alquanto -di sottigliezza Con tuttocciò, non fu senza una spezie di stordimento e -altresì di rammarico, che io meditai che fosse forse un instinto delle -femmine l’essere _Invidiose_, _Vane_, e _Libertine_. - -Ad ogni instante stavami aspettando che il Padrone fosse per accusare gli -_Yahoos_ d’amendui i sessi di certi sregolati appetiti, che affatto -affatto non sono incogniti fra noi. Ma di ciò nulla mi disse. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Particolarità concernenti gli Yahoos. Eccellenti qualità degli -Houyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella lor -giovinezza s’impieghino. Loro Assemblea generale. - - -COme naturalmente meglio che il mio Padrone doveva io conoscere la Natura -umana, facile mi riusciva di applicarne a me medesimo e a’miei -Compatriotti le lezioni. Per maggiormente instruirmi, il pregai di -permettermi di passar alcuni giorni fra gli _Yahoos_ del Vicinato; il che -con bontà egli mi accordò; essendo bastevolmente persuaso che -l’aversione che io nutriva per quelle bestie, non avrebbe lasciato -impeciarmi del loro esempio, e oltracciò, ingiunse a uno de’suoi -domestici, ch’era un Caval Sauro vigorosissimo, e d’un gregio -naturale, di non abbandonarmi mai, e di guerentirmi dagl’insulti degli -_Yahoos_; i qualli credendomi di loro spezie, mancato non avrebbono -d’assaltarmi, pel principio medesimo che instiga le cornacchie di -boscho a gettarsi sopra le domestiche, quando esse ne incontrano. - -Fin dalla prima lor giovinezza sono agili prodigiosamente gli _Yahoos_; -ma al dispetto d’una tal qualità, mi riuscì un giorno di mettere le -mani addosso ad un giovane maschio di tre anni, e procurai con tutti i -possibili contrassegni di amistà d’addomesticarlo: Ma il picciolo -diavolo posesi ad urlare e a mordermi con tanta violenza, che fui -costretto di lasciarlo andare; e n’era ben tempo; perciocchè il suo -urla mento attratta avea tutta la Truppa de’vecchj, i quali, trovando -che io non avea fatto male di sorta al giovane, e che il Caval Sauro era -accosto accosto di me, nel loro dovere si tennero. - -Per quanto ravvisar potei, mi son paruti gli _Yahoos_ i più indocili di -tutti gli Animali, e solo idonei a portare o a strascinare fardelli. Non -ostante; io penso che un tal difetto provenga principalmente dalla loro -ostinazione; che per lo resto, son eglino astuti, maliziosi, traditori e -vendicativi. Sono forti e robusti, ma codardi; e per questa ragione -medesima, insolenti, rampanti e crudeli. Si è osservato che que’di -_pelo rosso_ dell’uno e dell’altro sesso, son più lascivi e più -mariuoli degli altri, e che gli superano eziandio in forza, e in agilità. - -Gli _Houyhnhnms_ tengono un certo numero di _Yahoos_ dentro a capanne -vicino alle loro Case, e ne ritraggono qualche servigio, in cui impiegar -non vogliono i propj Domestici: Quanto agli altri, gli mandano in certi -campi, ov’essi vanno in traccia di radici, d’erbaggj e di carogne per -alimentarsi. E’grande altresì la destrezza loro nel cacciar donnole e -_Luhimuhs_, (sorta di sorcio selvaggio,) ch’essi divorano con una -golosità che non può esprimersi. Gli ha ammaestrati la Natura a -scavarsi in terra delle buche di tal ampiezza, che la maggior parte può -contenere il maschio, la femmina, e tre o quattro de’loro figliuoli. - -Dalla loro infanzia nuotano come tanti ranocchj, e per molto tempo -possono stare sott’acqua; il che reca loro il modo di prendere sovente -de’pesci, che le femmine portano a’loro piccini: E su questo -proposito un’Avventura assai piacevole mi accadde. - -Un giorno che col mio Protettore, il Cavallo Sauro, trovavami fuori, e -che faceva un gran caldo, il pregai che mi permettesse di lasciarmi -bagnare in una riviera, presso cui noi eravamo. Ei se ne compiacque, e -allora mi spogliai e mi gettai a nuoto. Per mia disgrazia una giovane -_Yahoo_, che tenevasi occultata dietro un’eminenza, vide tutto ciò che -io faceva, e infiammata da un non so qual prurito, per quel che -conghietturammo il Sauro ed io, venne nuotando verso il luogo ove io mi -bagnava. Non ebbi mai per tutta la mia vita un somigliante spavento, e il -mio Difenditore quindi stavasene in qualche distanza, non sospettando -neppure la possibilità d’un infortunio di questa fatta. Ella -abbracciommi con un modo assai significativo; ed io mi messi a gridare -sì orribilmente, che il mio Protettor mi sentì, e venne di galoppo alla -nostra volta: del che ella appena se ne avvide, che mi lasciò, tutto che -con l’ultima ripugnanza, e si adagiò sull’eminenza opposta, urlando -per tutto il tempo che mi riabbigliai. Fu questi un suggetto di -divertimento pel mio Padrone e per tutta la sua Famiglia, del pari che di -mortificazione per me: Essendo che io più negar non poteva d’essere un -vero e reale _Yahoo_, giacchè le femmine aveano per me una propension -naturale, come per uno di loro spezie. Ed è cosa vie più notabile, che -colei onde io parlo, non era di rosso pelo, (il che scusar potrebbe un -alquanto irregolare appetito,) bensì di pelo nero, e neppure sì affatto -spaventevole come le altre femmine di sua razza; credendo io che’ella -gli anni undici di età non eccedesse. - -Avendo io soggiornato trenta e sei mesi in quella Regione, è giusto che -ad esempio degli altri Viaggiatori, instruisca chi legge delle maniere e -delle costumanze di quegli Abitanti, alla conoscenza di cui -particolarmente mi sono applicato. Come per natura gli _Houyhnhnms_ sono -inclinati alla pratica di tutte le virtù che convenir possono a una -ragionevole Creatura, loro gran principio si è, ch’è d’uopo -coltivar la _Ragione_, e non lasciarsi governar che da lei. Presso loro -non è mai la _Ragione_ una casa problematica, sopra la quale si abbia -campo d’allegare plausibili argomenti d’ambe le parti, bensì sempre -le colpisce con la sua evidenza; e ciò ella dee naturalmente fare, -quando il suo lume, o dalle passioni, o dall’interesse non sia -oscurato. E mi ricordo a questo proposito, che con estrema difficoltà -ottenni di far comprendere al mio Padrone il senso del termine -_Opinione_; o come un punto essere potesse disputativo, insegnandoci la -Ragione a non affermare o a non niegare se non ciò di che siamo -certificati. Ora, immediate che non vi ha certezza di sorta, esservi non -potrebbe nè affermazione, nè negazione: Cosicchè le controversie, le -dispute, e il tuono decisivo sopra false o dubbiose proposizioni, sono -fra gli _Houyhnhnms_ mali incogniti. - -Similmente quand’io spiega vagli i nostri differenti sistemi di -_Filosofia Naturale_, ei si metteva a ridere, perchè una Creatura, la -qual si arrogava; il titolo di _Ragionevole_, si facesse gloria di sapere -le conghietture dell’altre, e ciò in cose, in cui questo sapere, -quando pur fosse di buona lega, non poteva servire a nulla. E in questo -egli entrava totalmente ne’sentimenti di _Socrate_, tali che da -_Platone_ ci son riferiti: il che io registro come un tratto d’Elogio -per quel Principe de’Filosofi: Considerai dappoi molte volte, qual -infinito torto inferirebbe questa massima a’Libraj dell’_Europa_, e -altresì al concetto di molti Letterati. - -L’Amicizia, e la Benevolenza sono le due Virtù primarie degli -_Houyhnhnms_: e non sono già ristrette in alcuni particolari oggetti -queste Virtù, ma sopra tutti gli individui della Razza diffondonsi. Il -più straniero Cavallo vi è trattato nel modo stesso come il più -prossimo Vicino, e ovunque ei vada, e sempre come in sua propia Casa. Con -la più esatta precisione osservan essi le Leggi della _Decenza_ e della -_Civiltà_; ma assolutamente non capiscono ciò che presso noi dicesi -_Complimento_. Non anno tenerezza di cuore per gli loro Puledri; e la -cura che prendono di loro educazione, è unicamente della loro _Ragione_ -un effetto. E io vidi il mio Padrone palesare per gli Puledri del suo -Vicino l’affetto medesimo ch’egli aveva per gli suoi propj. -Pretendono che la Natura insegni loro ad amare in generale tutta la -spezie, e che la _Ragione_ non sappia distinguere gli Uomini, gli uni -dagli altri, se non quando essi si sappiano far distinguere -nell’esercizio delle Virtù. - -Allorchè le Mogli delli _Houyhnhnms_ an dato alla luce due Puledri, -cioè uno dell’uno, e uno dell’altro sesso, non anno più commerzio -co’loro Mariti, purchè lor non avenga di perdere uno de’loro -figliuoli, il che assai di rado succede: Ma in questo caso elleno si -riuniscono; oppure, se l’accidente avviene a un _Houyhnhnms_ la cui -Moglie non sia per istato di fecondità, qualche Amico gli fa regalo -d’uno de’suoi figliuoli, e travaglia poscia a riparare questa perdita -volontaria. E’necessario un tal avvedimento per impedire che il Paese -non troppo sia popolato. Ma questa regola non risguarda già gli -_Houyhnhnms_ d’una razza inferiore; essendo lor permesso di procreare -tre Puledri di cadaun sesso, per servir di Domestici nelle Famiglie -Nobili. - -Ne’Maritaggj son eglino attenti che i colori de’due partiti non -facciano un’ingrata mischianza nella loro posterità. La _forza_ è il -carattere che più pregiasi nel maschio, e la _bellezza_ nella femmina: -non mai per un principio d’_Amore_ bensì affine d’impedir che la -Razza degeneri; con ciò sia che se sia che una femmina superi in -_forza_, se le sceglie uno sposo distinto per la tua _bellezza_. -Galanteria, Amore, Presenti, Dote, sono cose ond’essi non anno la -menoma idea, e per cui mancano insino di termini nella loro favella. Per -altro verun motivo non si sposano i Giovani, se non perchè i loro -Parenti e i loro Amici così vogliono: è questa una cosa che veggon fare -tutto giorno, e che risguardano come una delle azioni necessarie d’un -Essere ragionevole. Ma la violazione d’un tal Contratto è -assolutamente una reità inudita. - -Nell’educazione della lor Gioventù d’amendue i sessi, è ammirabile -e degnissimo perchè l’imitiamo, il loro metodo. Voglion essi che i -loro Figliuoli sieno pervenuti agli anni diciotto d’età, anzi che sia -lor permesso di mangiar vena, se certi giorni si eccettuino: E un tal -esempio, purchè vi si praticassero alcuni leggieri cangiamenti, potrebbe -essere d’un grand’uso fra noi. - -La _Temperanza_, l’_Industria_, l’_Esercizio_, e la _Pulitezza_, sono -cose egualmente prescritte a’Giovani de’due sessi: E dissemi più -d’una volta il Padrone, che noi eravamo pazzi di dar alle femmine -un’altra educazione che a’maschj: eccettuatisi tuttavia alcuni -articoli che concernono la regola dell’Economia; per lo che com’ei -giudiziosissimamente il rifletteva, noi facciamo che la metà delle -nostra Gioventù non sia buona che a metter al Mondo de’Figliuoli: e -come non bastasse questo primo tratto di pazzia, continuava egli, ne -commettete un secondo vie più maggiore, confidando l’educazione della -vostra prole ad Animali, ad allevarla sì poco idonei. - -Ma fin dalla prima lor giovinezza avvezzano gli _Houyhnhnms_ i lor -discendenti alla corsa, alla fatica, e all’indurarsi negli stenti e -nelle incomodità: Per tal effetto alcune volte fan lor mutar di galoppo -dell’erte colline, ovvero ingiungon loro di correre sopra sassosi -sentieri, e poscia di getarsi tutti sudore in un qualche stagno. Quattro -volte in un anno la Gioventù d’un tal Distretto si raguna in un -assegnato luogo, per distinguere colui che avrà fatto maggior progresso -in velocità, in forza, o in agilità: e n’è ricompensato il Vincitore -con una Canzone composta in onore di lui, la qual è come una spezie di -monumento di sua vittoria. Il giorno di questa Festa an cura alcuni -Domestici di far recare da una Truppa di _Yahoos_ il fieno, la vena, ed -il latte ch’è necessario per lo pasto degli _Houyhnhnms_; dopo di che -incontanente sono rispediti que’mostri, perchè non ne resti incomodata -la Compagnia. - -Ogni quattr’anni verso l’_Equinozio di Primavera_, un Consiglio, il -qual rappresenta tutta la Nazione, assembiasi in una pianura situata a -venti miglia dalla nostra Casa; e dura cinque o sei giorni -quest’Assemblea. Vi si esamina lo stato e il bisogno de’differenti -Distretti; se essi abbondino in fieno, in vena, in Vacche, e in _Yahoos_, -oppure se in alcuna di queste cose penurino. Che se si rinviene, il che -è molto di rado, che alcuni Distretti manchino di queste bestie, o di -queste produzioni della terra, ne son eglino provveduti per unanime -consentimento e per una generale contribuzione di tutta l’Assemblea. -Ivi si regola il cambio e il dono de’figliuoli. Per esempio; se un -_Houyhnhnm_ ha due maschj; egli un ne baratta con un altro, che ha due -femmine: E quando muore un figliuolo la cui madre non è più in età di -averne vi si determina la Famiglia, da cui de v’essere riparata questa -perdita. - - - - -CAPITOLO IX. - -Gran dibattimento nell’Assemblea generale degli Houyhnhnms, e in qual -modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj. Maniera con -la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del loro -Linguaggio. - - -A Tempo mio, tre mesi a un di presso innanzi la mia partenza, si tenne -una di queste grandi Assemblee, e fuvvi mandato il mio Padrone per -rappresentarvi il nostro Distretto. In questo Senato, rimesso fu sul -tappeto l’antico loro contrasto; è per vero dire, l’unico, che in -quel Paese venuto sia alle mie orecchie. - -Consisteva questo contrasto (a quel che al suo ritorno me ne disse il -Padrone) in sapere se gli _Yahoos_ esser dovessero starminati dalla -faccia della Terra, o nò? Un de’Membri, il qual era per -l’affermativa; allegò diversi Argomenti di gran peso con dire: Che -erano gli _Yahoos_ non solamente le più succide, e le più brutte bestie -state mai prodotte dalla Natura; ma altresì le più indocili, le più -ostinate, e le più maliziose: Che di nascosto succiavan le poppe delle -Vacche che appartenevano agli _Houyhnhnms_, uccidevano e mangiavano i -loro Gatti, calpestavano sotto a’piedi i loro erbaggj e la loro vena, e -che commesse avrebbono ancora mille altre stravaganze, se non vi si -avesse invigilato. Menzione fece d’una general tradizione, la qual -diceva: Che nel Paese non erano stati sempre _Yahoos_; bensì che aveavi -alcuni secoli che due di questi Bruti comparvero insù d’un monte; e -ch’era cosa incerta se il calor del Sole, di corrotto fango, o della -spuma marina formati gli avesse: Che questi _Yahoos_ ebbero -de’figliuoli; e che in poco tempo divenne sì numerosa la loro razza, -che tutto il Paese ne restò infettato: Che per rimediare ad un tal male -si ragunarono tutti gli _Houyhnhnms_, assalirono gli _Yahoos_, e gli -sforzarono a ritirarsi in un luogo, ove gli circondarono, d’ogni -intorno; distrussero i vecchj, e presero, cadaun d’essi, due giovani in -propia casa: Che tanto gli addomesticarono, quanto Animali, sì -naturalmente salvatici, eran capaci di dimesticamento, servendosene per -portare e per istrascinare fardelli: Che una tal tradizione avea una -grand’aria di probabilità; e che somiglianti Creature, _Hinhniamshy_ -(cioè naturali del Paese) essere non potevano, atteso l’orrido -abborrimento che gli _Houyhnhnms_, del pari che gli altri Animali, -aveano, loro; abbonimento, per vero dire, alle pessime lor qualita -dovuto, ma che non ostante non sarebbe così eccessivo, se fosser elleno -originarie di quella Terra: Che il capriccio saltato in capo agli -_Houyhnhnms_ di prevalersi di _Yahoos_ imprudentemente lor avea fatta -trascurare la razza degli _Asini_, che sono Animali bellissimi, assai -più facili ad addomesticarsi, e molto più pulitti che gli _Yahoos_; e -d’altra parte, assai robusti per risistere alla fatica, comechè, per -altro, a questi in agilità cedessero: Che se non erano aggradevoli i -loro ragghj, il suono, nulla dimeno, non n’era così orribile come -quello degli urlamenti degli _Yahoos_. Molti altri dissero il loro parere -sopra l’argomento medesimo; ma il più ragguardevole di tutti fu quegli -del mio Padrone, comechè io possa asserire senza vanità, che a me solo, -egli debba l’obbligo del maraviglioso espediente alla Ragunanza da lui -proposta. Approvò egli la tradizione testè mentovata; e affermò che i -due primi _Yahoos_ siensi veduti nel Paese, vi erano capitati per la via -di mare: Che mettendo piede a terra, ed essendo abbandonati da’loro -Compagni, si erano ritrati nelle Montagne, ove a poco a poco degenerato -avendo, col cader del tempo erano divenuti assai più selvaggj che -que’di loro spezie nella Regione dond’erano venuti. Fondava la sua -asserzione sull’aver egli attualmente in sua Casa un maraviglioso -_Yahoo_, (era questi io,) di cui la maggior parte di essi inteso avea a -parlare, e che molti veduto aveano. Lor narrò in qual modo ei avessemi -ritrovato: Che il mio Corpo era coperto di cuojo d’Animali, o de’peli -di loro, assai industriosamente accomodati: Che io parlava un linguaggio -mio particolare, ed aveva a perfezione imparato il loro: Che io gli avea -raccontati i diversi avvenimenti che tratto aveanmi in quel Paese; Che -quando io mi svestiva, a un _Yahoo_ appunto rassomigliava; con la -differenza però che io era più bianco, men peloso, e ch’erano più -corte le mie zampe. Aggiunse: Che io avea procurato di persuadergli che -nel mio Paese, ed eziandio in molti altri, gli _Yahoos_ erano Animali -ragionevoli, che ritenevano gli _Houyhnhnms_ come schiavi: Che avea -osservate in me tutte le qualità d’un _Yahoo_, fuorchè alquanto io -era più colto, e che io avea qualche tintura di Ragione, benchè in -questo proposito gli _Houyhnhnms_ avessero tanta superiorità sopra di me -quanta io ne aveva sopra gli _Yahoos_ loro: Che, fra l’altre cose, -aveva io fatta menzione d’una nostra costumanza di castrare gli -_Houyhnhnms_ quand’erano giovani affin di rendergli più dimestici; -ch’era agevole e sicura l’operazione; ch’ei punto non arrossiva -nell’apprendere certe cose da’Bruti, giacchè la Formica dava lezioni -d’industria agli _Houyhnhnms_; e che l’Arte del fabbricare era lor -insegnata dalla Rondine, (poichè io così traduco il termine di -_Lyhauuh_; non ostante che quest’Uccello sia assai più grande delle -nostre Rondini:) che si potrebbe metter in uso una tale invenzione a -riguardo de’giovani _Yahoos_; il che renderebbegli non solo più -mansueti e più docili, ma altresì n’estinguerebbe ben presto la -razza, senza essere necessitati di ricorrere a rimedj violenti: Che nel -tempo stesso gli _Houyhnhnms_ sarebbero _esortati_ a coltivare la razza -degli Asini, che sono Animali, non che a preferirsi in tutte le -circostanze agli _Yahoos_, ma anche superiori loro nell’avvantaggio -d’essere capaci di recar servigio dall’età di cinqu’anni; laddove -gli _Yahoos_ prestar non ne possono che dalli dodici. - -Ecco tutto ciò che il mio Padrone giudicò allora a proposito di -raccontarmi, di quanto si era discusso nel Gran Consiglio. Ma occulta mi -tenne una particolarità, che personalmente mi risguardava, ond’io -guari non istetti a risentire le funeste conseguenze, come a suo luogo ne -renderò informati i miei Leggitori; ed è appunto da questo momento che -io comincio a registrare gl’infortuni del rimanente mio vivere. - -Non anno Lettere gli _Houyhnhnms_, e conseguentemente non conoscono nulla -che per tradizione. Ma come accadono poche cose di gran momento fra un -Popolo di sì buona società, inclinato alla’pratica di tutte le Virtù -governato unicamente dalla Ragione, e separato da tutte l’altre -Nazioni, non è carica d’una gran massa di fatti la loro Storia. Ho -già avvertito che non sono eglino suggetti a malattie di sorta; donde ne -siegue che i Medici sono loro soverchj. Con tutto ciò, son provveduti di -eccellenti rimedj composti di diversi semplici, per guarir le ferite -delle pietre aguzze onde possono restar piagati gl’pasturali loro; e -altresì le contusioni accidentali de’loro Corpi. - -Contano gl’anni per la Rivoluzione del Sole e della Luna, ma non fanno -suddivisione veruna di settimane: Sono loro ben cogniti i muovimenti di -questi due Astri, e comprendono la natura dell’_Ecclissi_; ma ciò è -tutto in proposito della loro _Astronomia_. Per l’aggiustatezza delle -loro comparazioni, e per la vaghezza e l’esattezza delle descrizioni -loro superano in Poesia tutti i Morali. Sono assai abbondanti nell’una -e nell’altra di queste cose i loro Versi, e per ordinario vertono sopra -l’eccellenza dell’Amicizia, o sopra le lodi de’Vincitori nelle -Corse, o in altri corporali esercizj. Le loro fabbriche, tutto che -semplicissime, sono assai comode, e interamente al coperto da tutte le -ingiurie dell’Aria gli mettono. - -Servonsi gli _Houyhnhnms_ di quella parte concava che vi ha fra il -pasturale e l’ungia de’loro piedi d’innanzi, come noi fasciamo -delle nostre mani, e ciò con una quasi incredibile desterità. Mungono -le loro Vacche, ammuchiano la loro vena, e fanno in generale tutte quelle -operazioni, per le quali delle nostre mani ci prevagliamo. Anno una sorta -di focaje assai dure, che essi aguzzano con altre pietre, ed onde ne -compongono strumenti che lor tengono luogo di zeppe, di scuri e di -marteli. Di queste pietre medesime formano una spezie di falce, con cui -segano il loro fieno, e la loro vena, che in certi Campi cresce da per se -stessa: Gli _Yahoos_ ne portano i fascj all’Abitazione, e i Domestici -gli ripongono in molte coperte Capanne per toglierne il grano, ch’è -poscia riservato ne’Magazzeni. Construiscono vasi di legno e di terra, -ed espongono al Sole questi ultimi, perchè induriscano. - -Se non avviene loro qualche straordinario accidente, invecchiano molto, e -sono interrati nel più tenebroso luogo che possasi rinvenire, senza che -i loro Parenti, nè i loro Amici diano contrassegno veruno di allegrezza -o di tristezza per la loro morte. Essi medesimi quando si accorgono del -propio fine, lasciano il Mondo con sì poco rincrescimento, come se si -licenziassero da un Vicino che stato fosse visitato da loro. Mi rammento, -che avendo un giorno il mio Padrone pregato uno degli Amici suoi di -andare con la Famiglia di lui in sua Casa per dar sesto a qualche -importante interesse, fuvvi la Moglie, nel giorno accennato, co’due -figliuoli di lei, ma molto tardi, allegandone due ragioni: La prima; che -la mattina stessa suo Marito era _Shnuvvnh_. E’molto espressivo in lor -favella il termine, ed è difficilissimo a tradursi in _Inglese_: -propiamente significa, _ritornarsene alla prima sua madre_. Era l’altra -scusa; che essendo morto assai tardi la mattina suo Marito, aveale -bisognato qualche tempo per regolare co’suoi servidori il luogo della -sepoltura di lui: ed io notai ch’ella era tanto allegra quanto ogni -altro della Compagnia. - -Vivon essi generalmente infino a’settant’anni o settanta cinque, ma -di rado fino agli ottanta. Alcuni giorni innanzi la loro morte, mancano a -poco a poco, ma senza verun sentimento di dolore. In quel frattempo sono -visitati da’loro Amici, mercè che uscir non potrebbono secondo il -solito. Non ostante, dieci giorni prima del loro passagio, nel qual -calcolo pochissime volte s’ingannano, restituiscono tutte le loro -visite, essendo portati dagli _Yahoos_ in una vettura, di cui prevalgonsi -in altri incontri, come a dire, quando son vecchi, incomodati, o in -Viaggio. - -E’una cosa assai singolare che gli _Houyhnhnms_ non abbiano verun altro -termine che quello di _Yahoo_, per disegnare in generale tutto ciò -ch’è cattivo. Così, quando spiegar vogliono la stupidezza d’un -servidore, il mancamento che un ragazzo ha commesso, o un brutto tempo, -aggiongono a cadauna di queste cose il vocabolo _Yahoo_, e chiamano, -_hhnm Yahoo_, _Vvhnaholm Yahoo_, _Ynlhmnh Vvthlma Yahoo_; e una Casa mal -fabbricata _Yaholmhnmrohlnvv Yahoo_. - -Sarebbe un gran mio contento se potessi più stendermi sopra l’egregie -qualità di quel Popolo maraviglioso: Ma come ho l’intenzione di -pubblicare fra poco tempo un Volume che unicamente verserà su -quest’argomento, ivi rimetto i miei Leggitori; a’quali son ora per -render conto della catastrofe più funesta che mai siami accaduta per -tutta la mia vita, e che attualmente eziandio attossica tutta la dolcezza -de’giorni miei. - - - - -CAPITOLO X. - -Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Honyhnhnms. Progressi -ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è -avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per -lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire. -Riescegli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si -mette. - - -AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe -dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In -guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci -lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere -seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera -per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli -presi al laccio lavorato di capelli di _Yahoos_, molti guancili formai. -Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano. -Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove -con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi -chiamano _Hnuhnoh_, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria. -Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di -legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fu -questo cuojo, procurai di rimediarvi con pelli di _Yahoos_ seccate al -Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli -Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane -mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse -l’aggiustatezza di queste due massime: Che la Natura si contenta di -poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva -d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile -tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un -Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non -soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un -Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà. -Non mi bisognava l’esser difeso contra la frode o contra -l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che -distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna -ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o -per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non -falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non -Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi -Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito: -Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al -mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non -impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non -Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti -ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non -Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non -Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti, -non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo. - -Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuni -_Houyhnhnms_, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare -col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad -intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche -volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva. -Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare -qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che -quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando. -Osservano gli _Houyhnhnms_ nelle loro conversazioni le regole più esatte -della _Decenza_, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper -ciò che noi _Cerimonia_ chiamiamo. Quando si parlano, non -s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire -più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in -una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui -testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io -rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle -loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro -ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta -sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita: -sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione: -oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima -Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse -vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza -vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia -a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di -parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio -Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore -all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi -dalla narrazione. - -Ingenuamente confesso, che il poco di conoscenza, qualunque ella sia, che -io posseggo, da me è dovuto alle Lezioni che ho ricevute dal mio -Padrone, e a’saggi ragionamenti che ho intesi dagli Amici di lui. - -Io non potea supplire a’muovimenti di rispetto che gli avvantaggj del -Corpo, e soprattutto le ammirabili qualità dell’Anima degli -_Houyhnhnms_ eccitavano in me. Per vero dire, da principio io non -risentiva quella naturale venerazione che gli _Yahoos_, e gli altri -Animali del Paese lor portavano, ma a saggiarla troppo non tardai, e ad -aggiugnervi quella riconoscenza e quell’amore, onde la bontà con la -qual essi mi distinguevano dal rimanente di mia spezie, sì degni -rendevagli. Quand’io pensa va alla mia Famiglia, a’miei Amici, o -a’miei Compatriotti, od anche agli Uomini in generale, gli considerava -come se stati essi fossero in figura, e in inclinazione realmente -_Yahoos_; con la sola differenza ch’erano alquanto più colti, che -parlavano, e che aveano in retaggio una Ragione, di cui nulladimeno non -si servivano che per moltiplicare i propj vizzi; de’quali, i loro -fratelli, gli _Yahoos_ di quel Paese, non avevano che quella sola -porzione che stata in loro impressa dalla Natura. Quando mi accadeva di -specchiarmi in un Lago o in una Fonte, mi trovava assalito da un non so -qual orrore; e più sopportevole della mia mi riusciva la vista d’un -_Yahoo_ ordinario. Conversando con gli _Houyhnhnms_, e considerandogli -con diletto, sonomi insensibilmente avvezzato a prendere qualche cosa -dell’aria loro, e della loro andattura; e gli Amici miei assai sovente -mi an fatta fare osservazione, che spasseggiando noi in un sentiero -piano, io _trottava come un Cavallo_; il che sempre presi per un -graziosissi no complimento. - -Nel più forte delle mia felicità, e in tempo che io, senz’altro, -stava sicuro di passare in quel Paese gli restanti miei giorni, il mio -Padrone una mattina di più buon’ora del solito, mandò a chiamarmi. Mi -avvidi di qualche di lui confusione, e ch’ei non sapeva da qual parte -cominciare il suo discorso. Dopo un brieve silenzio, dissemi: Ch’eragli -ignoto in qual senso io dovessi prendere ciò che egli stava per -notificarmi: Che nell’ultima Assemblea, al passo della quistione in -proposito degli _Yahoos_ i Deputati di tutti gli altri Distretti -dichiarato aveano: Che stupivan essi al segno maggiore ch’egli nella -sua Famiglia trattasse un _Yahoo_ (era io quel desso) anzi in _Houyhnhnm_ -che in Bruto: Che conversasse con esso meco, come se dal mio commerzio -ritrar potesse qualche piacere: Ch’era inaudita una somigliante -condotta: e oltracciò, egualmente opposta alla Natura e alla Ragione. -Aggiunse il mio Padrone, che per tanto avealo _esortato_ l’Assemblea -d’impiegarmi come gli altri Animali di mia spezie; oppure d’ordinarmi -di ritornarmene a nuoto al luogo, donde io era venuto: Che il primo di -questi espedienti era stato unanimamente rigettato da tutti gli -_Houyhnhnms_ che mi aveano veduto o in di lui Casa, o in quelle di loro: -Imperocchè, allegavan eglino, essendo io, con la natural malizia di -quegli Animali, dotato di qualche principio di Ragione, doveasi temere -che io non gli guidassi con esso meco nelle montagne, per quindi gittarci -nottetempo sulle mandre degli _Houyhnhnms_; il che era tanto più -probabile, quanto che noi tutti eravamo d’un rapace ed infingardo -temperamento, - -Dissemi di più il Padrone, che egli _Houyhnhnms_ suoi Vicini lo -stimolavano tutto giorno ad eseguire l’_Esortazione_ dell’Assemblea, -e ch’egli non ardiva di recarvi maggior indugio. Mi accertò di -dubitare che possibile mi fosse di guadagnar nuotando un altro Paese, e -che per tal effetto desiderava che io costruissi un Vascello; il qual in -picciolo rassomigliasse a quegli onde io fatta avergliene la descrizione, -e con cui staccarmi potessi da quelle lor Terre: Che per altro io non -sarei solo ad intraprendere una tal opera, ma che i suoi Servidori, ed -altresì i suoi Vicini mano mi porgerebbono. Quanto alla vostra persona, -continuò, sarei stato molto contento di tenervi al mio servigio, -giacchè ho trovato che corretto vi siete di molti difetti, col procurar -d’imitare gli _Houyhnhnms_, per quanto un Essere d’una Classe -inferiore n’è capace. - -A questo passo far riflettere debbo a’miei Leggitori, che un decreto -dell’Assemblea generale di quel Paese è significato col Vocabolo -_Hnhleayn_ che spiega un’_Esortazione_, ciò provenendo, perchè essi -non concepiscono come una Creatura ragionevole possa essere _forzata_ a -qualche cosa, come si possa comandarlela; imperocchè non saprebbe ella -disubbidire alla Ragione, senza rinunziare nel tempo stesso al titolo di -Creatura ragionevole. - -Gittommi in sì fatta disperazione il ragionamento del mio Padrone, che -incapace di soffrire l’orribilità del mio stato, cadei svenuto -a’piedi di lui. Ricuperati ch’ebbi i miei sensi, mi protestò egli -che mi aveva creduto morto; non essendo quel Popolo a somiglianti deliqui -suggetto. Risposi con fiacco tuono, che beato me se una morte improvvisa -terminate avesse le mie sciagure! Che tutto che io non avessi a replicar -cosa alcuna sopra l’_Esortazione_ dell’Assemblea, nè sopra le -instanze degli Amici di lui, mi sembrava, non ostante, alquanto men di -rigore non avrebbe potuto disconvenire a quell’alta Ragione che -appariva in tutti i loro giudizj: Che io non poteva far a nuoto neppur -una lega: e che probabilmente avrei dovuto farne più di cento, anzi di -approdare a qualche Paese; Che per fabricare un picciolo Vascello, -bisognavami molti materiali ch’era lor impossibile di provvedermi, e -che perciò io risguardar dovea loro _Esortazione_ come una sentenza di -morte contra di me pronunziata: Che una morte appunto violenta era il -menomo de’mali che io temessi; ma che in modo veruno esprimere io non -potea la mia afflizione pensando, che quando anche per una serie di -miracoli di restituirmi sano e salvo alla mia Patria mi riuscisse, sarei -obbligato di passar i miei giorni fra gli _Yahoos_, ed esposto a ricadere -ne’vizj miei primieri, per mancanza di esempj, che sul dritto sentiero -della Virtù mi tenessero: Che mi era pur troppo noto sopra quali stabili -ragioni fondati fossero i Decreti degli _Houyhnhnms_, per presumere di -fargli rivocare con gli argomenti d’un miserabile _Yahoo_ come me. E -perciò, dopo di averlo umilissimamente ringraziato dell’offerta -fattami in proposito dell’assistenza de’suoi Domestici; e di averlo -pregato ad accordarmi uno spazio di tempo proporzionato alla grandezza -dell’opera, gli dissi che io mi accigneva a conservar la mia vita per -quanto fosse ella miserabile; e che se mai ritornato fossi -nell’_Inghilterra_, io non disperava d’essere di qualche uso a quegli -di mia spezie, col propor loro i virtuosi e saggj _Houyhnhnms_ in modelli. - -Fecemi il Padrone un’assai obbligante risposta, e due mesi mi accordò -per metter in ordine il mio Cajcco. Ordinò pure al Cavallo Sauro, mio -intrinsechissimo, di seguire in tutto le mie instruzioni; posciachè io -mi era espresso che il solo di lui ajuto bastato mi sarebbe. - -La prima mia attenzione fu di portarmi a quel luogo della spiaggia, ove i -miei Marinaj mi avevano messo a terra. Salì un eminenza; e riguardando -da tutte le parti in mare, credei di scuoprire una picciola Isola al -Greco-Levante. Diedi di mano al mio canocchiale; e vidi allora -distintamente ch’essere ella dovea cinque leghe da me, per lo meno -secondo il mio calcolo; comechè il mio compagno la spacciasse per una -nuvola: e ciò poi non era una gran maraviglia; essendo che, come egli -non conosceva altro Paese che il suo, era cosa naturale che distinguere -non potesse oggetti situati in mezzo all’acqua, in tanta distanza così -ben come me, a cui era sì familiare quest’elemento. - -Fatta una tale scoperta, fui di ritorno all’Abitazione. Andai il giorno -dietro col Caval Sauro in un bosco a una picciola mezza lega da noi, per -tagliarvi le legna onde io bisognava per l’esecuzione del mio -imprendimento. Non istancherò chi legge con una diffusa descrizione di -tutto ciò che facemmo in questo proposito: lor basterà di sapere che -nel termine di sei settimane, con l’ajuto del mio Compagno, venni a -capo di costruire una maniera di barchetta _Indiana_, e quattro remi. Le -funi di mio servigio eran lavorate di canape, e di pelli d’_Yahoos_ la -mia vela. Consistevano le mie provisioni in alcuni Coniglj, e in alcuni -Uccelli bolliti, e in due vasi; l’uno di latte, d’acqua l’altro -ripieni. - -In uno stagno vicino alla Casa del mio Padrone, saggiai se la barchetta -tenesse all’acqua, e procurai di otturare alcune picciole aperture: -dopo di che transferirono gli _Yahoos_ alla riva del mare il mio Vascello -sotto gli auspizj del Caval Sauro, e d’un altro Domestico. - -Lesta che fù ogni cosa, e giunto il giorno della mia partenza, presi -congedo dal Padrone, dalla Padrona, e da tutta la sua Famiglia, con le -lagrime agli occhj, e con la disperazione nel cuore. Ma il Padrone, per -curiosità, e forse (se non vanamente ardisco di dirlo) per amicizia a -riguardo mio, volle vedermi a mettermi in mare: e pregò alcuni de suoi -Vicini d’accompagnarlo. Fui costretto d’aspettar più d’un ora -prima che l’acqua cominciasse ad alzarsi; e dopo ciò, osservato avendo -che il vento era buono per guadagnare l’Isola da me scoperta, per la -seconda volta dal mio Padrone mi licenziai, ma nel tempo che io mi -prostrava per baciar l’ungia del piede di lui, ei m’impartì -l’onore di levarla, e d’accostarla galantissimamente alle mie labbra. -Non mi sono ignote tutte le critiche che mi son tirate addosso per aver -fatta menzione di quest’ultima circostanza. Essendo che i miei nemici -si son preso il piacere di spargere, che non era probabile che un -Personaggio sì illustre accordato avesse un sì strepitoso contrassegno -di favore a una Creatura di tanta inferiorità. Ma senza giustificare la -mia veracità su questo proposito con l’esempio di mille e mille -Viaggiatori, che memoria fanno dell’onorevole accoglimento che an lor -praticato i maggiori Monarchi; contenterommi di dire, che coloro che -rivocano in dubbio un somigliante tratto di galanteria del mio Padrone, -ignorano affatto sin a qual segno sieno civili ed obbliganti gli -_Houyhnhnms_. - -Feci una profonda riverenza agli _Houyhnhnms_ che accompagnato aveano il -mio Padrone; postomi poscia nella barchetta, dalla spiaggia mi allontanai. - - - - -CAPITOLO XI. - -Quali pericoli asciugò l’Autore. Approda alla Nuova Olanda, sperando -di fissarsi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia da un -Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di Portogallo. -Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra l’Autore. - - -IL quindici Febbrajo 1715. ad ore nove della mattina, intrapresi -quest’infausto cammino. Era assai favorevole il vento; e pure da -principio io non messi in opera che i miei remi; Ma riflettendo che -stanco sarei ben presto, e che il vento cangiar potea, la mia picciola -vela alzai, e in questo modo con l’ajuto della Marea: feci una lega e -mezza per ora, per quanto mi sembrava. - -Il Padrone e gli Amici suoi se ne restarono sul lido finchè interamente -mi avessero perduto di vista: e molte volte il Caval Sauro intesi, (che -per dir vero mi volea assai bene,) gridando con forte suono, _Hnuy illa -niha Majah Yahoo_: vi auguro un buon viaggio, amabile _Yahoo_. - -Mio disegno era di scuoprire, se stato fosse possibile, qualche picciola -disabitata Isola, che somministrarmi avesse potuto quant’era necessario -per la conservazion del mio vivere, affin di passarmi tranquillamente i -restanti miei giorni: Sorte che io riputava assai superiore a qualunque -più luminoso posto che occupar potessi in una delle prime Corti -dell’_Europa_, sì spaventevole era l’idea che della società, e del -governo degli _Yahoos_ io mi formava: imperocchè io ravvisava un -somigliante ritiramento come il solo soggiorno, ove consacrar potessi -tutti i miei pensieri alla memoria delle virtù degl’inimitabili -_Houyhnhnms_, senza essere esposto al funesto pericolo di ricadere in -tutti que’vizj, pe’quali io aveva un orror sì sincero. - -Non sarà dimentico forse il Leggitore che io narrato gli abbia, che -coloro della mia Ciurma da’quali fui posto a terra, mi dissero -d’ignorare in qual parte del Mondo noi allora fossimo. Con tutto questo -io credetti di poter essere a dieci gradi all’_Ostro_ del _Capo di -Buona Speranza_, o a 45. gradi di Latitudine _Meridionale_, per quanto -fummi lecito di conchiudere da certi loro ragionamenti, sopra il cammino -che si dovea tenere per giugnere a _Madaschar_. Nulladimeno ciò che io -udito avea, non mi esibiva che una debole conghiettura: ma come un tal -indizio valeva più che nulla: stabilj di proseguir sempre all’_Ostro_, -colla speranza di guadagnare la Costa _Occidentale_ della _Nuova Olanda_, -e di colà ritrovarvi forse qualche Isola, tale che io la bramava. Il -vento era tutto al _Ponente_; e a sei ore della sera, avendo io fatte a -un di presso diciotto leghe: una picciola Isola scoprii, lontana una -mezza lega, o circa; che ben presto fu altresì da me superata. -Nell’abbordarvi, vidi che non era che una spezie di roccia, con un -picciolissimo Seno. - -Entrai in questo Seno con la mia barchetta; e montato l’alto della -roccia, vidi distintamente al _Levante_ un Paese che dall’_Ostro_ a -_Tramontana_ stendevasi. Passai la notte nel mio Vascello; e il giorno -dietro di buon mattino continuato avendo il Viaggio, in sett’ore alla -punta _Meridionale_ della _Nuova Ollanda_ pervenni; il che mi rassodò in -un’antica mia opinione; cioè che le nostre _Carte Geografiche_ -delineano questo Paese tre gradi, per lo meno, più al _Levante_, -ch’egli realmente non è. Già alcuni Anni comunicai il mio sentimento -al buon Amico Signor _Moli_, e gli allegai le ragioni onde io mi fondava; -ma ei vole piuttosto esser seguace di altre autorità. - -Non mi cadde sotto l’occhio Abitatore veruno nel luogo ove approdai; e -come mi mancavano l’arme, d’innoltrarmi non ardii nel Paese. Trovai -sui lido alcuni pesci a conchiglia che mangiai crudi; non arrischiandomi -d’accendere il fuoco per timore che i Paesani mi discoprissero. Per tre -giorni continui d’Ostriche e di Muscoli mi cibai, per risparmiare le -mie provvisioni; e per gran buona sorte rinvenni un ruscello -d’un’acqua squisitissima, che mi reccò il più sensibile piacere. - -Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra -un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa -cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano -d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui -ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di -essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e -gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj -scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza -potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi -l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il -marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi -suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata -de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù -possibile. - -Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di -ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di -rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi a -_Greco-Tramontana_ una Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai -molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual -altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degli _Yahoo_, -e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era -partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che -di vivere fra gli _Yahoos_ dell’_Europa_. Per quanto potei, accostai -alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era -lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi. - -A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi -fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente -m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva -di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua -Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e -conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di -lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto -mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì -stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero) -che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi. -Un de’Marinaj mi pregò in _Portoghese_ di alzarmi, e m’interrogò -chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato, -dissi che io era un povero _Yahoo_ stato bandito da Paese degli -_Houyhnhnms_, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono -attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla -mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era un _Europeo_: ma non -capirono ciò che dir volessi per _Yahoos_, e per _Houyhnhnms_; e -scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi -termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai -di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto -loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè -ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi? -Dissi loro che io era nato in _Inghilterra_, daddove era seguita la mia -partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro -Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava -che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro -male di sorta: bensì io era un miserabile _Yahoo_ che andava in traccia -d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere. - -Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile -stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato -avesse in _Inghilterra_ o un _Yahoo_ nel Paese degli _Houyhnhnms_. -Inferior alla mia non fu la maraviglia de’_Portoghesi_, vedendo i miei -vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le -mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e -d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò -che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero -d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di -trasferirmi a _Lisbona_, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto; -che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il -Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che -per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono -assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una -somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma -impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti -conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione. -Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume -ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al -suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse -la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato, -trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai -condotto nella Camera del Capitano. - -Nomavasi egli _Predo de Mendez_, gran Galantuomo e generosissimo. -Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato -trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia -sorpresa nel rinvenire in un _Yahoo_ sì obbliganti maniere. Non ostante, -tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse -qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi -fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si -allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma -mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj, -di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in -mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gli -_Yahoos_ più lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della -Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla -catena. - -Dopo desinare, venne a vedermi _Don Pedro_, e mi dimandò il motivo che -instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto -a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta -compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con -un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato -racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese -ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni -continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli -narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io -perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa, la -disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese -di lui si praticasse di dire _la cosa che non è_? E gli dichiarai che io -avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che -se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degli _Houyhnhnms_, non vi -avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era -cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o -nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era -pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si -compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia -alla mia veracità, io mi lusingava. - -_Mendez_, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di -convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli, -cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon -senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di Vascello -_Olandese_, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in -un’Isola, o in un Continente della _Nuova Ollanda_, avea veduto un -Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a -que’che io avea descritti sotto il nome di _Yahoos_, con alcune altre -particolarità che il Capitan _Portogese_ diceva più non ricordarsi, -avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che -poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla -Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il -Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si -assicurerebbe di me, finchè a _Lisbona_ capitati fossimo. Gliel promisi; -protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti, -di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra -gli _Yahoos_. - -Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per -gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui -perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei -sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto -questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante -di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio -Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma. -Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge -vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma -risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la -menoma cosa che servito avesse per Un _Yahoos_. Il pregai bensì di -prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo -che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto -contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie, -ed io stesso nel frattempo lavava l’altra. - -Arrivamo a _Lisbona_ il 5. _Novembre_ 1715. Quando fu d’uopo por piede -a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la -Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di -lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo -Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che -aveagli io detto in Proposito degli _Houyhnhnms_; mercè che una -somigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di -persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere -messo in carcere, o bruciato per ordine dell’_Inquisizione_. Ottenne da -me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi; -ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura; -nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendo _Don -Pedro_ a un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte -altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di -venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria. - -Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per -compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in -ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì -ragionevole, per non essere dotato che d’una _umana_ intelligenza, che -per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai -soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi -persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla -strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento -girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla -porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento -scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie -più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con -esso lui per la Città. - -_Don Pedro_, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei -domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in -coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar -il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi -avvertì che aveavi nel Porto un Vascello _Inglese_ pronto alla Vela, e -mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al -mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori -col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli -ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che -in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in -mio arbitrio. - -In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì di -_Lisbona_ li 24. _Novembre_ sopra un Vascello _Inglese_ di mercatanzia, -il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi -mai degnato d’instruirmene, e standomene sempre nella mia Camera sotto -pretesto d’indisposizione. _Don Pedro_ mi accompagnò alla Nave, e mi -prestò venti Ghinee. In licenziandosi da me mi strinse nelle sue -braccia, e non fu che per un eccesso di gratitudine che un tal affettuoso -complimento io tollerai. Alle ore nove della mattina del 5. _Decembre_ -1715. arrivammo alle _Dunes_, e entrai in mia Casa a tre ore dopo mezzo -giorno. - -Mia Moglie e i miei Figliuoli furono sorpresi ed incantati in vedendomi, -avendomi gia spacciato per morto; ma confessar deggio altresì che la -loro vista non cagionò in me che aversione, che rabbia, e che -dispreggio: Essendo che, dopo la mia partenza dal Paese degli -_Houyhnhnms_, se io mi avea usato violenza infino a risguardare _Yahoos_, -e infino a conversar con _Don Pedro de Mendez_, la mia memoria -nulladimeno e la mia immaginazione erano sempre cariche dell’eccellenti -qualità degli _Houyhnhnms_. E quando mi accadeva di riflettere che -confidenze d’un tal qual genere con una _Yahoos_ mi univano alla spezie -con un vincolo di più, mi è impossibile d’esprimere la mia confusione -e il mio orrore. - -Videmi appenna la mia Sposa, che mi saltò al collo per abbracciarmi; ma -come un Animale sì odioso non mi avea toccato da molti anni addietro, un -tal contrasegno d’amore mi produsse uno svenimento che più -d’un’ora durò. Nell’instante, in cui ciò scrivo, sono anni cinque -che seguì il mio ritorno dall’ultimo mio Viaggio: Nel primo anno -Poggetto di mia Moglie e de’miei Figliuoli mi era insopportevole, ed io -non permetteva neppure ch’essi mangiassero nello stesso mio -Appartamento: All’ora presente, non ardirebbono di toccar il mio pane, -nè di bere fuori del mio bicchiere, e per anche non ho potuto -violentarmi a far loro la grazia di prendermi per la mano. Il primo -danajo che impiegai, servì a comprare due Cavalli non castrati, che io -custodisco in una buona stalla, e l’Appartamento che ne l’è più -vicino, e il più gradito, e il più da me abitato; poichè non vi ha -esagerazione che spiegar possa fin a quel segno l’odor della Stalla mi -ricrei. I miei Cavalli m’intendono passa bilmente bene: regolarmente io -passo quattr’ore, per lo meno, ogni giorno con esso loro. Non ho mai -fatto lor mettere nè sella, nè briglia; e l’affetto ch’essi anno -per me, e altresì l’uno per l’altro, è un non so che di vezzoso che -incanta. - - - - -CAPITOLO XII. - -Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in pubblicar -quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un inviolabile -rispetto per la Verità. Confuta l’Autore l’accusa che forze -potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello -scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio -del suo Paese. Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra - que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si -opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge; -dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni, da -un buon consiglio, finisce. - - -ECCO, mio caro Leggitore, una narrazione sincera di quanto emmi accaduto -ne’miei Viaggj per lo spazio di sedici anni e sette mesi: Narrazione, -onde serve d’ornamento la sola verità. Stato sarebbe in mio arbitrio -l’imitare quegli Scrittori che servonsi dell’incredibile e del -maraviglioso per rendere attoniti que’che gli leggono; ma io volli -piuttosto in una maniera semplice rapportar i fatti, essendo l’unico -mio disegno d’instruirvi, non di ricrearvi. - -Non è malagevole a noi che viaggiamo in Paesi lontani, che non son -troppo frequentati dagli _Inglesi_ o da altri _Europei_, di formare -magnifiche descrizioni di molte maravigliose cose, di cui si è intesa -mai parola: Laddove il principal intento d’un Viaggiatore esser dee di -rendere gli Uomini migliorati e più Saggj, narrando loro cio che di -buono e ci cattivo ha egli veduto nelle sue corse. - -Bramerei con tutto il mio cuore che si fondasse una Legge, la qual -obbligasse chiunque che viaggia, prima che permesso gli fosse di -pubblicare le sue Avventure, la qual obbligasse, dissi, a giurare in -presenza del _Gran Cancelliere_, che tutto ciò ch’egli ha intenzione -di dar alle stampe, esattamente sia vero; perocchè il Pubblico allora -abusato non sarebbe da una caterva di Scrittori che la sua credulità con -insolenza ingannano. Lessi in mia giovinezza con gran piacere molti Libri -di Viaggj, ma questi Libri an molto perduto di merito nella mia -immaginazione, dopo ch’ebbi l’incontro di rilevarne cogli occhj propj -le falsità. Ecco la ragione, giacchè i miei Amici an giudicato che il -raccontò delle mie Avventure recar potrebbe qualche vantaggio a’miei -Compatriotti, che mi sono imposta l’obligazione inviolabile d’essere -_sempre fedele alla Verità_. Egli è certamente indubitato, che non -potrei neppure partir la tentazione di violare questa spezie d’impegno, -finchè conserverò la memoria delle Lezioni e degli Esempj del mio -illustre Padrone e degli altri _Houyhnhnms_, di cui per sì lungo tempo -ebbi la sorte d’essere l’umilissimo Uditore. - ----- Nec si miserum Fortuna Sinonem Finxit, vanum etiam, mendacemque -improba finget. - -Ben mi è noto che non è un grande onore quel che acquistar si può con -Iscritti che genio nè scienza non esigono, ma semplicemente un poco di -memoria e di esattezza nel registrar in carta quanto si ha veduto. So -altresì, che fan parte al Pubblico de’loro Viaggj, soggiacciono alla -sorte medesima che i Facitori de’_Dizionarj_; e vale a dire, sono -scancellati da’loro Successori: il che gl’impegna a mentire un meglio -dell’altro, per preservarsi dall’obblivione. Ed è probabilissimo, -che verrà un giorno in cui de’Viaggiatori visiteranno le Regioni che -furono da me descritte, e che collo scuoprire i miei errori, (se pur ve -ne sono) e coll’aggiugnere molte nuove discoperte, occuperanno il mio -posto nel Tempio della Memoria, e faran dimenticare, insino, che io mai -abbia iscritto. Non vi ha dubbio che sarebbe questa una gran -mortificazione per me, se il solo Amore d’una vana Fama, renduto Autore -mi avesse: Ma come non presi di mira che il pubblico vantaggio, è -impossibile che in tutte le circostanze mi vada fallito il disegno. - -Conciossiacosachè; chi mai può leggere ciò che ho scritto delle Virtù -degli _Houyhnhnms_ senza arrossire de’propi suoi vizzi, quand’ei si -consideri come l’Animale del suo Paese a cui sien caduti in retaggio la -Ragione e il Governo? Io nulla dirò di quelle rimote Nazioni, ove gli -_Yahoos_ presiedono; fra le quali la men corrotta è quella -de’_Brobdingnagiani_, le cui sagge Massime in Morale e in Politica, se -lor osservassimo, alla nostra felicità molto contribuerebbono. Ma temo -d’impegnarmi in una maggiore specificazione; e voglio piuttosto lasciar -al Leggitore la libertà di far quelle riflessioni che più gli saran -convenevoli. - -Egli è un grand’argomento di piacere per me, quando penso che è -esente da qualunque censura la mia Opera: Mercè che; cosa asserir si -può contro ad uno Scrittore, il qual rapporta semplicemente i Fatti -accaduti in Paesi lontani, ove non abbiam noi che fare, o per interessi -Politici, o in riguardo al Commerzio? Con esatta attenzione mi tenni -netto da quali siensi sbagli, onde per ordinario sono tacciati i -Componitori di Viaggi. Oltracciò; non mi son sacrificato a verun -_partito_; serissi bensì senza passione, senza prevenzioni, e senza un -fine di malignità contra chi che sia. In iscrivendo, mi son proposto il -più nobile oggetto del Mondo, il qual è l’instruzione degli Uomini; -nel che dir posso senza vanità, che il commerzio ch’ebbi cogli -_Houyhnhnms_ impartimmi un gran vantaggio sopra que’che nelle Opere -loro il fine medesimo si propongono. Non ho scritto con la speranza di -approfittarmi, o d’acquistar vane lodi. Non ho messo in carta neppur -parola, che a inferir vaglia il menomo rammarico a’più sensitivi: -Cosicchè con giustizia spacciar mi posso per un Autore perfettamente -incolpevole, e contra cui i Facitori di Riflessioni, d’Osservazioni e -di Considerazioni, non avranno il menomo giusto motivo di mettere in -opera i loro talenti. - -Non so negare che fummi detto in piena confidenza, che essendo io -_Inglese_, avrei dovuto al mio arrivo presentarne una Memoria al -Segretario di Stato; essendo che tutti i Paesi che sono scoperti da un -Suddito alla Corona appartengono. Ma molto dubito se le nostre vittorie -sopra gli Abitanti de’Paesi di cui parlai, riuscissero sì facili per -quanto quelle che _Fernando Cortez_ riportò sopra _Affricani_ ignudi. A -mio credere, i _Lillipuziani_ non vagliono la pena che si armi una Flotta -per soggiogargli; e temerei un pessimo riuscimento, se s’intentasse la -cosa stessa a riguardo de’_Brobdingnagiani_: oppure che un’Armata -_Inglese_ non si trovasse in tutte le sue comodità se si vedesse -l’_Isola Volante_ sopra la sua testa. Vero è che gli _Houyhnhnms_ non -sono molto esperti nel mestier della Guerra, e che soprattutto sarebbono -molto imbrogliati per guarentirsi da’colpi del nostro Cannone, e -de’nostri Moschetti. Non ostante; anche che fossi un Ministro di Stato, -non consiglierei giammai di praticarsi un’invasione nel loro Paese. -L’intrepidezza loro, la loro prudenza, la loro unanimità, e -l’inviolabile loro affetto per la Patria, terrebbono lor luogo -d’esperienza nell’Arte militare. Ma in vece di formar progetti per -debellar la Nazion magnanima degli _Houyhnhnms_, sarebbe a desiderarsi, -che fosser eglino in istato e in disposizione di spedire un numero -sufficiente di essi loro, per insegnar _agli Europei i primi_ principj -dell’Onore, della Giustizia, della Veracità, della Temperanza, della -Grandezza d’Animo, della Castità, della Benevolenza, e -dell’Amicizia. Virtù, di cui tuttavia ne conserviamo i nomi della -nostra favella; come, se fosse d’uopo, co’Libri di molti nostri -Scrittori potrei pruovarlo. - -Ma evvi eziandio un’altra ragione, la qual moderarebbe la mia -sollecitudine nel dilatare i Dominj di Sua Maestà, se capace fossi. Per -vero dire, mi erano entrati alcuni piccioli scrupoli sopra la Giustizia -distributiva in questa sorta d’occasioni. Per esempio; una Truppa di -Pirati, senza saper dove, è sospinta da una una burrasca: Un Mozzo -s’arrampica ad alto dell’Albero di Maestra e vede Terra; la Ciurma vi -approda per praticarvi un saccomanno; vede un miserabile Popolo che la -riceve con amistà e con piacevolezza; impone un nuovo nome a quella -Regione, prendendone il possesso in buona forma pel Re; alza in guisa di -Monumento una pietra o qualche marcina tavola: accoppa una trentina -de’Naturali e ne asporta una mezza dozzina perchè serva di mostra; se -ne ritorna al suo Paese e ottien la sua grazia. Qual felicità per un -Monarca d’aver Sudditi così zelanti per far valere i giusti Diritti di -lui: Non si lascian perciò dimentiche le utili loro scoperte. Con prima -opportunità sono spediti Vascelli, i Natii del Paese sono scacciati o -destrutti; i loro Principi messi alla tortura perchè palesino i loro -Tesori, e sono autorizzati gli Atti tutti d’insolenza o d’inumanità. -E quest’esecrabile brigata di carnefici messa in opera per una sì pia -spedizione, si chiama una Colonia moderna, colà trasferitasi per -convertire, e per rendere colto un Idolatra e barbaro popolo. - -Ma è forza che io dica altresì, che una somigliante descrizione non -conviene a patto veruno alla Nazione _Inglese_; la quale, nello -stabilimento delle Colonie, ha sempre osservate le regole della più -perfetta prudenza, e della più esatta equità; che in questa sorta di -fondazioni proponesi in primario vantaggio l’avanzamento della -Religione; che non vi spedisce che Pastori pii e capaci di predicare il -Cristianesimo: che non affida le Cariche civili, che ad abilissimi e -totalmente incorrutibili Uffiziali, e che, per tutto dire, fa sempre -scelta di vigilanti e virtuosi Governatori, i quali non anno altra mira -che la felicità del Popolo ch’è lor sommesso, e l’onor del Monarca -loro Signore. - -Come però da un canto, i Paesi da me descritti non sembrano aggevoli per -praticarvisi incursioni; e che dall’altro non abbondano nè in oro, nè -in argento, nè in zucchero, nè in tabacco; patisco la tentazione di -credere che non sien questi oggetti convenevoli al nostro zelo, ai nostro -valore, al nostro interesse. Che se è diversa l’opinione di quegli a -cui ciò spettar potrebbe, io sono pronto ad attestare, quando -giuridicamente ci sia eccitato: Che verun _Europeo_, prima di me non ha -posto piede in quel Paese, per lo meno, se deggiasi prestar fede agli -Abitatori. Puossi veramente trarre un’obbiezione da que’due _Yahoos_ -che si eran veduti già alcuni secoli sopra una Montagna delle Terre -degli _Houyhnhnms_, e da’quali, ha riferto di questi Animali, la razza -di quelle bestie era discesa. E’tanto più forte quest’obbiezione, -quanto che osservai nella loro posterità alcuni delineamenti _Inglesi_, -comechè non troppo distinti: Ma lascio a coloro che son versati nelle -Leggi che risguardano le Colonie, il decidere fin a qual segno cotale mia -osservazione fondi i nostri Diritti sopra quelle Regioni. - -Quanto alla formalità di prender ne possesso a nome del mio Sovrano, -ella non mi si è mai presentata all’idea; e quando pure riflettuto ci -avessi, avrebbemi insegnato la prudenza di rimmettere a miglior -opportunità una somigliante cerimonia. - -Avendo io così risposto alla sola obbiezione che potrebbemi esser fatta -come a Viaggiatore, prendo quì licenza da’cari Leggitori miei, e mi -accingo, al presente, a ben valermi dell’eccellenti Lezioni che ho -ricevuto dagli _Houyhnhnms_, ad instruire gli _Yahoos_ di mia Famiglia -per quanto potrà lor permettere la loro naturale indocilità: a -considerar sovente in uno specchio la mia figura, affin d’avvezzarmi -insensibilmente a soffrir la vista d’una Creatura umana: a compiagnere -la stupidezza degli _Houyhnhnms_ del mio Paese, ma non ostante a trattar -con rispetto le loro persone, per l’amore dell’amabile mio Padrone, -della sua Famiglia, e de’suoi Amici, a’quali i nostri _Houyhnhnms_ an -l’onore di rassomigliare per la figura; tutto che a riguardo -dell’intelligenza, dal tutto al tutto ne differiscano. - -La passata settimana permisi per la prima volta a mia Moglie di pranzare -con esso meco, ma a condizione ch’ella adagiar si dovesse -all’estremità più distante d’una lunga tavola. Non è già che io -non mi ricorda che aveano il loro allettamento certe vecchie abitudini: -ma fin a questo momento mi è riuscito impossibile d’accostarmi ad un -_Yahoo_; senza temere le sue unghie e i suoi denti. - -Ben più facilmente mi riconcilierei con la spezie degli _Yahoos_ in -generale, se impeciati essi non fossero che di que’vizzj e di quelle -follie, che in qualche modo sono il patrimonio di lor Natura. Punto non -mi sento commosso a sdegno se veggo un Avvocato, un Pazzo, un Giuocatore, -un Gran Signore, un Ruffiano, un Medico, un Seduttore, o un Traditore: -Tutti costoro rappresentano la loro scena naturalmente: Ma non mi posso -più raffrenare, quando scorgo una massa di vizzi nell’Anima e di -difetti nel Corpo, coronati dal più sciocco e dal più insolente -_Orgoglio_. Ho il mio che fare a menditarci: non ci è maniera che vaglia -a farmi comprendere come un un tal vizio regnare possa in un tal animale. -I saggj _Houyhnhnms_, che son dotati di tutte le bella qualità, -ond’essere può adorna una ragionevole Creatura, non an vocabolo per -esprimere questo vizio in loro favella, perchè ne sono incapaci, e -perchè non l’anno mai raffigurato ne’loro _Yahoos_. Ma io, a cui era -più cognita la Natura umana, alcuni delineamenti in quelle bestie ne ho -ravvisati. - -Come professano gli _Houyhnhnms_ di non ubbidire che alla Ragione e di -non lasciarsi reggere che da lei, più non invaniscono per le buone -qualità ch’essi posseggono, di quel che potrei io farlo per aver due -braccia o due gambe: Avvantaggio, onde non vi ha persona così sciocca -che se ne glorii, tutto che senza questo sia ella miserabile. Se un po -troppo io insisto su quest’argomento, la ragion è che vorrei con tutto -il mio cuore rendere, per lo men, sopportevole la società d’un _Yahoo -Inglese_. Priego dunque que’che affatto non sono immuni da un vizio sì -assurdo, di aver la discretezza di non presentarsi a’miei occhj. - - -IL FINE. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver, by -Jonathan Swift - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VIAGGJ DEL CAPITANO GULLIVER *** - -***** This file should be named 61921-0.txt or 61921-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/9/2/61921/ - -Produced by Mohammad Aboomar for the QuantiQual Project; -Project ID: COALESCE/2017/117 (Irish Research Council) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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