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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Ricordi d'infanzia e di scuola - -Author: Edmondo De Amicis - -Release Date: April 21, 2020 [EBook #61885] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - EDMONDO DE AMICIS - - - RICORDI - d'INFANZIA - e di SCUOLA - - SEGUÌTI DA - - BAMBOLE E MARIONETTE — GENTE MINIMA - PICCOLI STUDENTI — ADOLESCENTI - DUE DI SPADE E DUE DI CUORI - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1913 - - Quattordicesimo migliaio. - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA ED ARTISTICA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per - tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ - - Tip. Fratelli Treves. - - - - -AL DOTTORE ANGELO BOCCA SINDACO DI CUNEO - -CARO AMICO DEI MIEI PRIMI ANNI INSEPARABILE NELL'ANIMO MIO DALLA -MEMORIA DELLA CITTÀ ILLUSTRE E BELLA A CUI MI LEGA AMORE E REVERENZA DI -FIGLIO. - - - - -RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA. - - - - -I primi anni. - - -La traccia più remota ch'io trovi in me della mia coscienza è quella -d'un giorno che stavo giocando sopra un mucchio di sabbia con un mio -fratellino, maggiore di me di due anni, il quale morì quand'io n'avevo -quattro, non lasciandomi neppure una vaga reminiscenza del suo viso. -In che maniera mi sia rimasta l'immagine di lui in quel punto, e non -l'ombra d'un ricordo di quanto avvenne in casa mia alla sua morte, che -avrebbe dovuto lasciarmi un'impressione profonda, è uno di quei tanti -misteri della memoria, che tenta invano il nostro pensiero. E non è -meno misteriosa per me la certezza assoluta che ebbi sempre, che quella -larva con cui giocavo quel giorno era mio fratello, quantunque non -abbia nessuna ragione d'esserne certo. A me pare che la mia esistenza -sia incominciata in quel momento. Ma dopo di questo ricomincian le -tenebre, e non ritrovo più il lume d'una ricordanza che molto tempo di -poi: quello d'avere una volta, scendendo la scala di casa, contato i -miei anni, che eran cinque, sulla punta delle dita, e d'aver pensato -che mi sarei potuto chiamar grande quando per contar la mia età -mi fossi dovuto servire anche dell'altra mano. D'allora in poi gli -avvenimenti di cui mi rammento, benchè separati ancora da molti spazi -oscuri, come i fuochi notturni dei pastori sui monti, sono chiari nella -mia memoria come quelli dei periodi più recenti della mia vita. - - * - -Mio padre, genovese, era banchiere regio dei sali e tabacchi in una -piccola città del Piemonte, che è per il sito e per i dintorni una -delle più belle d'Italia: posta sull'ultimo lembo d'un altipiano, -che si protende a punta e sovrasta al confluente d'un fiume e d'un -torrente, i quali la cingono come d'un abbraccio; e di là dalle rive -si stende, ascendendo ad anfiteatro, una campagna floridissima, tutta -macchie e vigneti, coronata dalle Alpi imminenti. Tutti i ricordi -dell'infanzia mi si disegnano alla mente sul verde vivo di quella -campagna, sull'azzurro chiaro di quelle acque, sulla neve luminosa di -quelle alte montagne. Abitavamo in una casa spaziosa, che guardava -da una parte sul fiume, e aveva a terreno l'ufficio e i magazzini, -e davanti un giardino, un orto, due grandi pergolati, e un vasto -cortile; il quale si riempiva due volte la settimana dei carri dei -rivenditori, discesi a far le provviste fin dai villaggi più lontani -del circondario; e quei giorni era un moto, un traffico, un rumorìo -di mercato, nel quale io mi tuffavo con gran piacere, correndo qua -e là fra le bestie e la gente e su per i sacchi e le casse, curioso -e eccitato, e un poco anche inorgoglito dal pensiero che tutto -quell'affaccendamento mettesse capo a mio padre, che mi pareva un -personaggio più potente d'un ministro. Ma le impressioni più belle -e più forti di quei primi anni furono quelle che ebbi dalla natura: -tanto belle che, ripensando a quel tempo, mi pare che non ci siano -più stati al mondo splendori di sole così sfolgoranti, lumi di luna -così limpidi, primavere così fresche e così odorose; tanto forti che -anche ora il piacere che mi dànno l'aurora, il tramonto, la pioggia, la -neve, l'odor della terra e il profumo delle rose e delle viole, deriva -in gran parte dal ricordo delle sensazioni che tutte quelle cose mi -destavano allora. Per il luogo e per le circostanze in cui trascorsi la -mia infanzia, non avrei potuto esser più fortunato. Mi è sempre stato -un conforto dolcissimo il pensiero d'esser cresciuto in cospetto di -quella vasta bellezza alpina, in quella casa grande e sonora, inondata -di luce e scossa dai venti, tra il verde di quel giardino che mi pareva -immenso, in mezzo a quel trambusto di arrivi e di partenze, di lavoro -e di grida, che metteva in moto ogni momento la mia immaginazione e le -mie gambe, e mi faceva vivere una vita intensa e varia, tra cittadina -e campestre, un po' da figliuol di signore e un po' da ragazzo -d'officina, libera e vigorosa come l'aria purissima che respiravo. - - * - -Un ricordo vivo di quegli anni, che mi fa ancora sorridere, è la -condizione singolare in cui mi trovavo davanti a mia madre e a mio -padre in riguardo del linguaggio. Portato via, che non avevo ancor -due anni, da Oneglia, dov'ero nato e cominciavo a balbettare il -genovese, e trapiantato in una città dove si parlava un dialetto -diversissimo, avevo scordato quello affatto, e imparato questo dalle -persone di servizio e dai miei nuovi concittadini coetanei avanti che -i miei parenti ci si cominciassero a raccapezzare; perchè ai bambini -il linguaggio che intendono dai compagni di gioco e dagli inferiori -ossequiosi si attacca più prontamente di quello che sentono in casa. -Ne seguì che per un bel pezzo mia madre ed io ci capimmo poco o punto; -ed eran scene comiche, che facevan ridere tutti i presenti, quando -essa mi dava una lavatina di testa in genovese ed io mi giustificavo e -protestavo in piemontese, e la disputa andava per le lunghe, essendo -grammatica tedesca per ciascuna parte le argomentazioni dell'altra; -tanto che molte volte, per finirla, bisognava chiamare per interprete -uno dei miei fratelli. E così a tavola due volte il giorno, essendo io -il solo che parlasse il nuovo dialetto e non capisse l'altro, feci per -molto tempo la figura d'un forestiero intruso, d'un trovatello raccolto -nella città nuova, impacciato a chieder molte cose e costretto spesso -al silenzio, come quei viaggiatori che si trovano solitari a una tavola -rotonda d'albergo in mezzo a commensali di un'altra nazione. Non fu che -anni dopo che cominciai a parlare in casa il mio dialetto d'origine, -che ora posseggo quanto l'altro; ma la pianta aveva già preso il colore -del concio piemontese, e però son sempre rimasto il più piemontese -della famiglia; benchè, passata la prima gioventù, mi sia nato e andato -crescendo sempre con gli anni, per la virtù crescente delle memorie -familiari, un affetto dolce e profondo per la mia regione nativa. - - * - -Fra le memorie della mia infanzia tiene un posto di principessa, -accanto a mia madre regina, una vecchia serva, uno dei cuori più -buoni e più dolci ch'io abbia conosciuto al mondo; della quale ho -davanti agli occhi, lucidissimo, il piccolo viso sorridente, vero -specchio dell'anima, e sento ancora la voce amorosa e tremola, di -cui si diceva in casa che pareva la voce d'un'anima del purgatorio. -Si chiamava Maddalena. Era come una seconda madre per me: nascondeva -le mie piccole malefatte, si rallegrava come una bambina d'ogni mia -gioia, s'affannava d'ogni mia sbucciatura come d'una grande disgrazia, -e mi dava dei santi consigli dalla mattina alla sera; ed io le volevo -bene come un figliuolo, le stavo appiccicato alle sottane ore intere, -a farmi raccontar cento volte le stesse storielle, che mi parevan -portenti di fantasia, e volevo addormentarmi tutte le sere al suono del -suo canto lamentevole, che somigliava alle nenie degli Arabi. Posso -dire che le ho serbato gratitudine per tutta la vita, e giurare che, -se c'è un mondo di là, dove dobbiamo rivedere le persone care, sarà -lei una delle prime che cercherò nello sciame bianco, e di quelle a -cui volerò incontro con un remeggio d'ali più vigoroso. Strani giochi -della memoria! Perchè essa mi condusse una sera con altri ragazzi a -fare i rotoloni giù per una china, verso il fiume, dov'erano moltissime -lucciole, la sua immagine mi si presenta quasi sempre coronata di -lucciole, come la Madonna di stelle; e perchè fu lei che m'insegnò -a intrecciar coroncine coi fiori rossi e azzurri che fanno tra il -grano, oggi ancora mi balena davanti il suo viso ogni volta che vedo -accoppiati, o in natura o in pittura, quei due colori. E m'è rimasta -impressa così addentro nel cuore quella buona donna, che anche al -presente, quando sogno qualche mio grande dolore, vedo qualche volta -lei, con la rocca infilata nella cintura del grembiale, che mi guarda -con viso ansioso, come faceva nel rialzarmi da una caduta, e sento la -sua voce dolce che mi dice parole confuse di compassione e di conforto. -Ah! se la rivedessi viva, quando mi risveglio da quei sogni, come darei -ancora il capo bianco alle sue braccia, con che dolcezza piangerei -ancora sulle ginocchia della mia vecchia Maddalena! - - * - -Non per altro che per ignoranza, con l'intento di ricrearmi, fu lei che -fece di me per un certo tempo una delle vittime più compassionevoli, -che siano state mai, del terrore dei fantasmi; e questo con un solo -racconto, che essa disse sbadatamente, filando — me ne ricordo bene — -e dando ogni tanto un'occhiata alla pentola, dove bolliva la minestra -per la cena. Era la storia della Morte, che, beffata da un ragazzo, -gli annunzia che verrà a pigliarlo nel letto la notte; e il ragazzo, la -notte, sente prima il passo di lei per la strada, poi all'uscio della -camera, poi dentro; e infine la Morte se lo porta via. Questa storia -mi diede una vera malattia di paura. D'immaginazione viva com'ero, io -sentivo veramente, da letto, il passo della Morte, e rabbrividivo, -sudavo freddo, tremavo da battere i denti; saltai più d'una volta -giù dal letto e corsi nella camera di mia madre, gridando aiuto. E da -quello mi nacquero cento altri terrori. Per molti giorni mi atterrì -la solitudine anche di giorno; tremai alla vista improvvisa d'un -lenzuolo steso, che mi pareva il mantello dello spettro; ebbi paura -d'un vecchio allampanato, che da una finestra d'un ospizio di cronici, -che prospettava la mia casa, mi guardava lungamente, quando giocavo -nel cortile; e credo che mi sarei ammalato davvero, se non fossi stato -di fibra molto robusta. È ancora così forte in me il ricordo di quei -tormenti che quando in una casa o in un giardino pubblico vedo una -governante nell'atto di raccontare una favola a dei bambini, provo un -senso d'inquietudine, e son tentato d'avvicinarmele, per assicurarmi -che non racconti loro nulla di terribile, e per pregarla di smettere, -quando ciò fosse. Povera Maddalena! Essa rimase più spaventata di -me degli effetti della sua imprudenza, e fece punto fermo coi suoi -racconti, inesorabilmente; ciò che le alleggerì di molto le fatiche del -servizio, perchè la mia curiosità insaziabile metteva alla tortura il -suo povero cervello, che non era quello del Dumas padre, sebbene io le -concedessi un uso larghissimo della ripetizione. — Mai più! mai più! — -rispondeva alle mie preghiere. — Che nostro Signore mi perdoni, povera -testa _voida_ che sono stata! - - * - -I miei primi compagni furono i figliuoli d'uno dei nostri facchini, -il quale abitava in una casetta accanto al portone del cortile, e -faceva anche da portinaio. Erano una tribù di ciabattoni, che facevano -scala, come le canne degli organi, da un anno ai dodici, e ogni anno ne -saltava fuori dalla casetta uno nuovo. Per me, figliuolo del padrone, -avevano un certo ossequio di servitorelli, e mi ricordo che inclinavo -ad abusarne. Ma su questo punto mio padre e mia madre erano severi, -non me ne lasciavano passar una, ed è una delle cose di cui son loro -più grato. Non si lasciavano sfuggire un'occasione di rintuzzare in me -l'orgoglio signorile, d'inculcarmi il sentimento dell'uguaglianza e il -rispetto della povertà. In ogni litigio che nascesse fra me e i piccoli -mangiatori di polenta, se io non avevo proprio della ragione da buttar -via, mi davano torto. E quando commettevo qualche grossa prepotenza, -mia madre aveva un modo particolare di farmi ravvedere e chieder scusa: -coglieva quel momento per fare alla famiglia uno dei regali soliti -di biancheria o d'abiti smessi, che per quella povera gente era tanta -manna, e voleva che portassi io stesso la roba, non accompagnato. Con -la soddisfazione del compiere l'atto benefico m'entrava nel cuore -il pentimento del sopruso, e con questo la vergogna; la quale alle -volte mi teneva un pezzo titubante e mi faceva fare molti zig zag nel -cortile, prima di presentarmi; e provavo poi un grande piacere quando, -nel porger l'involto alla mamma, vedevo il piccolo offeso sorridermi, -facendo capolino di dietro all'uscio, dove s'era rimpiattato al mio -apparire. Il mio prediletto era Franceschino, un trippettino biondo, -d'un par d'anni più di me, gran cacciatore di lumache al cospetto -di Dio; che n'avrebbe scovate fin nelle crepe dei muri, e le faceva -arrostire a modo suo, per semplice formalità, con un fiammifero. Un -giorno, nel cortile, fui colpito nella fronte da un sasso ch'egli aveva -lanciato in aria alla cieca: m'uscì il sangue, strillai, accorse mia -madre, e un momento dopo la portinaia, che s'avventò sul ragazzo come -una furia per pestargli le ossa. Questi, scappando in giro come una -rondine, atterrito, passò accanto a noi, mia madre l'arrestò, e mentre -m'aspettavo che facesse lei le mie vendette, gli mise le mani sul capo -e se lo strinse al petto, per difenderlo, dicendo alla donna: — Non -l'ha fatto apposta, non lo picchi, è perdonato. — Quell'atto mi cacciò -dall'animo come per incanto ogni risentimento, e quasi non sentii più -il dolore. Questo si chiama educare. - - * - -Fra le mie memorie di quel tempo v'è un angelo dipinto a fresco sulla -vôlta d'una cappella del duomo, dove andavo la domenica a sentir la -messa con la famiglia: un'alta figura alata, ravvolta in un camicione -bianco, di viso soavissimo, che pareva mi guardasse coi suoi grandi -occhi azzurri. Fu quella figura che mi destò il primo sentimento -religioso, facendomi pensare quanto fosse dolce il vivere dopo la -morte in mezzo a migliaia di creature così belle, buone e bianche, -seduto sopra le nuvole, dentro una gran luce rosata, in un'aria odorosa -d'incenso, al suono dell'organo. Ricordo che pensavo a quell'angiolo -ogni sera, mentre dicevo il _Paternoster_ e l'_Avemaria_, prima di -andare a letto, e che davo con l'immaginazione la sua forma all'angelo -custode che credetti fermamente, per un pezzo, mi venisse accanto dalla -mattina alla sera, invisibile. Tanto ci credevo che sovente, nei miei -giochi, m'interrompevo, per domandarmi dov'egli stesse in quel momento, -se davanti a me o alle spalle o dai lati, se vicinissimo o un po' -discosto, se con l'ali aperte o ripiegate, e anche mi guardavo attorno, -qualche volta, con la vaga idea, se non di veder lui in persona, almeno -qualche indizio della sua presenza, alcun che di bianco, una forma -vaporosa, un bagliore fuggente. Avevo la fede, se così può chiamarsi -quello che allora sentivo; ma non rammento d'aver mai avuto paura -dell'inferno, al quale quasi neppur pensavo, come a una cosa che non -riguardasse i ragazzi. La religione era per me come la visione confusa -d'una grande bellezza e un sentimento indeterminato di tenerezza e di -bontà per tutti e per tutto, fin per i più piccoli insetti, che nei -giorni di zelo più vivo badavo a scansare coi piedi. Dal che seguì -che quando ebbi in chiesa le prime lezioni di catechismo dal parroco, -che non ci metteva nè miele nè fiori, mi parve che m'avessero mutata -la materia, e, senza rendermene chiara ragione, rimasi male, come uno -che, aprendo un libro con l'idea di leggere un poema, si ritrovi sotto -gli occhi un trattato scolastico. M'urtò in special modo, senza però -turbarmi, quel nodoso dito sacerdotale sempre eretto e agitato in atto -di minacciare le pene eterne. Quando facevo a mia madre qualche domanda -relativa alla religione, non la interrogavo mai che sul paradiso, che -era per me l'oggetto d'una curiosità vivissima, e intorno al quale -pensavo che i grandi avessero delle cognizioni molto più precise che -i bambini. E quando udivo dire d'una persona morta: — È andata in -paradiso, — credevo che si dicesse per aver visto veramente qualche -cosa di quella persona, come un'ombra o una fiamma, volare in alto e -perdersi nell'azzurro. Quel pensiero del paradiso fu così forte allora -nella mia mente, che mi attrassero poi sempre, anche nell'età matura, e -mi dilettarono vivamente l'immaginazione tutte quelle scene di teatro, -anche rappresentate alla peggio, nelle quali per uno squarcio delle -nuvole, a traverso a un velo bianco trasparente, si vedono in un fondo -luminoso delle vaghe figure celesti, sedute in vari ordini di seggi, -come nell'ultima visione di Dante. Anche a vedere il paradiso in una -baracca di burattini ci ho altrettanto piacere che il più piccolo degli -spettatori. - - * - -L'angelo custode non mi guardò dal crup, al quale scampai per miracolo, -dopo che il medico m'aveva dato per perso. Non ho memoria alcuna -dei patimenti provati, che furono atroci, come seppi poi da mia -madre, poichè, già soffocato a mezzo, durai per ore a rantolare e ad -annaspar con le mani, come un naufrago, rimovendo da me chiunque mi -s'accostasse, come se mi rubassero l'aria, e supplicando coi cenni -che si spalancasse la finestra. Ricordo soltanto che stavo spesso con -l'orecchio teso per sentire se cantasse il corvo di fuori, perchè -m'aveva detto Franceschino che il giorno prima della morte di mio -fratello s'era sentito cantare un corvo sul tetto della casa. Ricordo -d'aver visto per un momento ritta accanto al mio letto la forma nera -del parroco. E un'altra cosa m'è rimasta in mente, che ancora mi fa -fremere. Uscendo una mattina il medico dalla mia camera, mio padre -e mia madre l'accompagnarono nella stanza accanto; donde mi venne -all'orecchio un suono di voci sommesse, e poi un'esclamazione terribile -di mio padre: — _Anche questo!_ —; terribile al mio cuore in appresso, -quando seppi che significava: — Anche questo figliuolo mi è tolto, — -poichè il medico gli aveva levata in quel punto ogni speranza; ma non -già allora, perchè non compresi. E così non compresi perchè mio padre, -poco dopo, si sedesse a un piccolo tavolino accosto al letto, e menasse -la matita sopra un foglio di carta, guardandomi spesso attentamente. -Mi fu detto poi che, compiendo uno sforzo eroico, egli m'aveva fatto -il ritratto a matita, per avere almeno quella memoria del mio viso, -non ci essendo ancora in città, a quel tempo, nessun fotografo. Povero -padre mio! Conservo ancora quel ritratto che mi fu lasciato da mia -madre, e mi prende una pietà infinita, quando lo guardo, a pensare -con quale strazio nell'animo furono fatti da lui tutti quei tratti -minutissimi, che paiono l'opera d'un artista tranquillo, e specialmente -quell'arruffio di riccioli bruni, sui quali egli era già preparato a -darmi l'ultimo bacio. La crisi che mi salvò, la gioia dei miei parenti, -la convalescenza, tutto è svanito dalla mia mente. Non mi rammento che -la prima volta che fui riportato nel giardino, con un cuffietto in capo -e un fazzoletto al collo, accompagnato a festa da tutti i miei, seguiti -dalla povera Maddalena che piangeva dalla consolazione; rammento che -era una mattina di primavera, e che provai un piacere delizioso, come -se m'apparisse per la prima volta ogni cosa, al riveder la luce del -sole, gli alberi fioriti, e il gatto, che si arrestò a guardarmi, -stupito. - - * - -Fra quella e la prima impressione della scuola ne ricordo un'altra, -che ebbi dalla prima cognizione d'un grande dolore umano, e che vorrei -poter cancellare dalla mia memoria, in cui è incisa come una ferita -nella carne. C'era accanto alla nostra casa l'ospedale militare, e -davanti a questo una casetta, dove abitava l'amministratore, tenente -di fanteria, con sua moglie: una coppia simpatica alla città intera, -che parevano fratello e sorella, e che io vedevo spesso dalla finestra -passare sul viale dei bastioni, con due bambini bellissimi, fra i -quattro e i sei anni, che tutti ammiravano. Una mattina, tornando -con Maddalena da una passeggiata, vedemmo molta gente che s'affollava -davanti all'ospedale, trattenuta a stento dai bersaglieri di guardia, -tutti col viso alzato verso le finestre della piccola casa, dalle -quali, tra varie voci concitate e confuse, usciva un singhiozzo di -donna violento, strozzato, disperato, più somigliante all'urlo che -al pianto, e che a molti della folla strappava le lacrime. Maddalena -interrogò qualcuno. La risposta gelò il sangue a me pure, benchè -bambino. Era accaduto questo: che il farmacista dell'ospedale, dovendo -mandare della santonina per i due bimbi malati, aveva mandato invece -della stricnina, e le due povere creature, prese le polveri a un tempo, -erano morte quasi nello stesso punto fra le braccia del padre e della -madre. La buona Maddalena si cacciò le mani nei capelli e si diede a -esclamare senza fine, piangendo dirotto: — Ah povera gente! Ah povera -gente! Ah povera gente! — Poi, quando fummo sull'uscio di casa, che era -l'ora di desinare, mi raccomandò in fretta di non dir nulla alla mamma, -chè se no, avrebbe digiunato. Ma appena entrata, al veder mia madre -seduta, che piangeva, con la fronte nelle mani, comprendendo che già -sapeva, proruppe in un'esclamazione d'angoscia quasi collerica, che mi -scosse il cuore, benchè io non capissi ancora che era un'eco del grido -eterno dell'umanità flagellata: — Signore Iddio misericordioso, come -possono accadere di queste cose! - - - - -La prima scuola. - - -Prima dei sei anni fui mandato a imparar l'alfabeto da un maestro -che teneva scuola in un ospizio di ragazzi poveri, nella quale erano -ammessi a pago anche alunni esterni di famiglie agiate. V'andai -volentieri; m'hanno sempre attratto fortemente tutte le cose nuove: -se la natura m'avesse dato la virtù del persistere pari all'ardore -dell'incominciare, sarei forse diventato un pezzo grosso. Il maestro -era un uomo sui cinquanta, zoppo, senza barba, imparruccato, una figura -di vecchio barbiere; ma di umor vivace, tanto che covava in quel tempo -l'idea d'un matrimonio, che compì poi, con una ragazza ventenne; la -quale era cagione di certe sue giornate radiose, in cui stava ritto -sulla gamba sana con una certa grazia di cicogna, come in atto di farsi -beffa dell'altra. Non aveva cultura; ma mente aperta e lucida, sapeva -insegnare, che è una virtù assai rara fra gl'insegnanti, e render la -scuola piacevole. Per insegnar la nomenclatura aveva fatto egli stesso -un gran numero di cartelloni, nei quali erano disegnati e dipinti con -colori chiassosi, e con cert'arte ingenua, e precisa, efficacissima -sui ragazzi, campi e piazze, interni di case e d'officine, con scene -relative a tutti i mestieri, animate da molte figure d'uomini e -d'animali; e quei cartelloni, che mi parvero capolavori, e che ricordo -con una chiarezza maravigliosa, mi fecero un'impressione così viva -e piacevole, che in tutta la vita non ebbi mai più dalla pittura -(Raffaello, perdonami) un diletto più delizioso. - - * - -Nella scuola, lunga e nuda come un camerone di caserma, v'erano due -file di rozzi tavoloni congiunti: una fila per gli alunni esterni, -l'altra per quelli dell'ospizio, i quali eran tutti vestiti di panno -grigio. La distinzione non era soltanto nel posto e nel vestire; ma -anche nel trattamento che usava il maestro, il quale faceva ancora una -seconda distinzione fra gli esterni di famiglia cospicua e quelli della -piccola borghesia. Egli aveva la voce dolce per i signori, agrodolce -per i borghesucci, agra per i poveri: questi castigava a ceffoni, -scrollava gli altri per le braccia, non toccava i primi. Io appartenevo -all'ordine degli scrollati. C'era tra i primi (come lo rivedo!) il -figliuolo d'un banchiere, guardato con rispetto profondo da tutti; -intorno al quale correva la leggenda favolosa che giocasse alla guerra -in casa sua, facendo delle fortezze con gli scudi, e rappresentando -assediati e assedianti con lire d'argento, fra cui gli ufficiali eran -marenghi e i generali doppie di Genova, e i proiettili fiammiferi -accesi, dei più fini. C'era il figliuolo d'una bella signora, che -compariva alla scuola a quando a quando, vestita con gran lusso; sulla -quale i ragazzi più grandi dell'ospizio facevano a bassa voce dei -commenti, ch'io non capii che anni dopo, quando seppi che essa non -era in regola con lo stato civile; il che mi spiegò pure perchè quel -povero ragazzo piangesse qualche volta di certi scherzi, di cui mi -pareva allora che avrebbe dovuto ridere. C'era anche il figliuolo d'un -giudice di tribunale, che ci minacciava spesso di farci agguantare -dai carabinieri, e mi ricordo d'un fatterello che lo riguarda: che -un giorno, avendolo ingiurato un ragazzo dell'ospizio, il maestro, -infuriato, afferrò il colpevole per un orecchio, e scotendogli il -capo violentemente, gli urlò sul viso: — Ma non sai, ma non sai, -di-sgra-zia-to, che quello è il figliuolo d'un giudice? — Che cose! Che -tempi! Il vecchietto zoppo, adesso, farebbe ancora la tirata d'orecchi, -forse anche più forte; ma non direbbe più la frase. - - * - -Non ricordo in quanto tempo io abbia imparato a leggere. Credo non -meno presto di quello che si faccia ora dopo cinquant'anni di progressi -didattici. Ma ho ben presente alla memoria che una mattina di domenica, -in casa, avendomi un mio fratello messo sotto gli occhi un libro -di lettura per vedere a che punto fossi, rimase maravigliato che io -leggessi già quasi corrente, e ne diede la notizia a mio padre e a -mia madre, i quali se ne rallegrarono come di cosa inaspettata. Mi -rallegrai anch'io di quel riconoscimento ufficiale della mia uscita -dalla classe illetterata; ma per una mia ragione particolare, da cui -mi derivò un disinganno spiacevole. Io m'ero immaginato che bastasse -saper leggere le parole per divertirsi alla lettura di qualunque libro, -come vedevo che facevano i grandi. Con questa illusione, quel giorno -medesimo, tirai giù un volume a caso dalla libreria di mio padre, e mi -misi a leggere. Era il libro _Della tirannide_ di Vittorio Alfieri. -Lessi una mezza pagina, la rilessi, e restai lì stupito e scontento: -non ci capivo un'acca, come se fosse stato ebraico. E non me ne potevo -capacitare. — O come va questo? — mi domandai. — È scritto in italiano, -so leggere, e non intendo nulla! — Pensai d'esser cascato sopra un -libro difficile: ne presi un altro. Era il _Primato_ del Gioberti. -Rifeci la prova. Peggio che peggio. Cominciai a capire allora che mi -rimaneva molt'altra strada da fare prima di entrar nel regno della -letteratura, e, scoraggiato, lasciai i libri e corsi a giocare, non -confessando ad alcuno la mia delusione, di cui sentivo vagamente il -ridicolo. Ma pochi giorni dopo ebbi un conforto. Il facchino portinaio, -salito in casa per pigliare un mobile, vedendo un libro sopra un -tavolino, ne compitò il titolo, a voce alta, per farmi sentire che -sapeva leggere; ma lesse: — _Opere schelte._ — Io lo corressi, si -persuase, e mi ringraziò. Fu per me una viva soddisfazione d'amor -proprio che mi fece rialzare la fronte e ritornare fiducioso agli -“studi„. - - * - -Furono interrotti i miei studi da un grande viaggio, del quale serbo il -ricordo come d'un sogno stupendo: un viaggio che feci con mia madre a -Valenza, dove una sorella m'aveva innalzato alla dignità prematura di -zio: una visione confusa di paesi ignoti, inquadrati in finestrini di -vagoni e di diligenze; nella quale sono grandi lacune nere di spazio -e di tempo, che mi paiono corrispondere a lunghi sopori misteriosi; -e fra l'una e l'altra, in una luce vivissima, particolari di nessun -conto, come un gatto visto sopra un tetto o un cencio rosso appeso a -una finestra, e dei via vai d'ombre umane senza viso, e suoni vaghi -di campane sconosciute, il cui ricordo mi ridesta il sentimento -provato allora, d'una lontananza immensa della mia casa e della mia -scuola. Uno dei ricordi più netti è la curiosità ardente con cui mi -guardai attorno quando scesi alla stazione d'Alessandria, con l'idea -di vedere all'orizzonte una specie di gran muraglia della China, un -ammasso enorme e intricato di bastioni e di torri merlate, che si -disegnassero nel cielo come una cresta alpina, mostrando le bocche di -mille cannoni e le baionette di un esercito di sentinelle. Credo che la -mia passione di girare il mondo sia nata dalle commozioni straordinarie -che ebbi in quel viaggio; durante il quale mi rammento che mia madre -doveva frenare di continuo le mie impazienze, ritenermi per un braccio -quando mi lanciavo allo sportello, e farmi cenno di parlare più basso -quando esprimevo i miei sentimenti con esclamazioni a voce alta, che -facevano ridere tutti i viaggiatori. E non solo per il diletto che -provai ho sempre creduto che i denari meglio impiegati dai parenti per -l'educazione dei fanciulli siano quelli spesi a farli viaggiare; ma -anche, e più, perchè ricordo bene (e me l'affermarono i miei) che quel -breve viaggio fece fare quasi un salto alla mia intelligenza; tanto -che, tornato a scuola, feci più profitto in un mese che non ne avessi -fatto prima in parecchi. E così sempre, in appresso, risentii dopo -ogni viaggio un rinvigorimento di tutte le facoltà dello spirito, mi -ritrovai in uno stato di coscienza intellettuale somigliante a quello -che ci è frequente nell'adolescenza, quando, voltandoci indietro a -considerare ciò che eravamo poco tempo avanti, ne sentiamo quasi pietà, -come dello stato d'un essere inferiore, che ci sia rimasto di sotto, a -una grande distanza. - - * - -Il giorno che tornai a scuola mi lasciò nell'animo un ricordo -incancellabile. Prima che entrasse il maestro, i ragazzi dell'ospizio -mi diedero la notizia che era morto il giorno avanti un loro e mio -condiscepolo, del quale ricordo il nome: Giacinto, e mi domandarono se -lo volevo vedere. Risposi di sì, spensieratamente, e condotto da uno di -essi, m'andai a affacciare all'uscio d'una cameretta a terreno, dov'era -disteso in letto il cadavere, col capo scoperto. Quel viso immobile e -bianco, con gli occhi vitrei spalancati in un'espressione di stupore -sovrumano, mi fece un senso così profondo di terrore e di ribrezzo, -che per quanto durò la scuola non intesi nulla, e arrivato a casa, -mandai giù a stento due bocconi per non farmi scorgere, e non dissi -una parola; assorto sempre nell'immagine di quel viso, che mi stava -davanti, solenne, misterioso, terribile, come il viso d'uno spettro che -sorgesse da terra dovunque io volgessi lo sguardo. Non sfuggì il mio -stato d'animo agli occhi di mia madre, che m'interrogò, e mi indusse, -insistendo, a dirle il vero. Mi fece rimprovero della curiosità -che m'aveva spinto a vedere; ma subito sviò da questo il discorso, -impietosendosi per quel povero ragazzo morto in un ospizio di poveri, -senza padre nè madre, che forse non aveva mai conosciuti, senz'alcuna -assistenza amorosa, non pianto da alcuno, e che sarebbe stato sepolto -senza un fiore sul feretro, e non ricordato da anima viva. Quelle -parole mi destarono in cuore un senso di compassione e di tenerezza, -che non ne scacciò al tutto, ma vi scemò assai, e quasi coperse d'un -velo il terrore, volgendo a un altro corso i miei pensieri; a traverso -ai quali quel viso bianco mi apparve sotto un nuovo aspetto, più -doloroso che spaurevole, come ingentilito dall'aureola ideale della -sventura. Ma per tutto quel giorno scansai sempre di trovarmi solo -dove si fosse, e la sera volli che mia madre mi stesse al capezzale fin -che fossi addormentato, a ripetermi le parole d'amore e di pietà, che -velavano di bianco ai miei occhi il fantasma della morte. - - * - -Stetti quasi due anni a quella scuola, che non mi riuscì punto -faticosa, grazie al buon senso del maestro, e anche all'uso didattico -di quel tempo, nel quale si misurava forse meglio d'adesso la -capacità cerebrale dei fanciulli. E fu sul finire del second'anno -che incominciai a leggere qualche libro, e a comprendere. La prima -commozione profonda che ebbi dalla lettura me la diede un capitolo -del _Giannetto_ dov'è raccontata una scappata di casa del piccolo -protagonista, il quale, dopo varie corse e avventure, ritrovandosi solo -in campagna al calar della notte, preso dalla paura e dal pentimento, -mentre sta per darsi alla disperazione, è ritrovato e ricondotto fra -i suoi. Tremai e piansi a quella lettura, mi ricordo, e, chiuso il -libro, m'andai a avviticchiare al collo di mia madre, giurando in cuor -mio che mai, mai al mondo mi sarei arrischiato a una così tremenda -avventura. Ma che è mai l'animo dei ragazzi, che può ricevere l'una -sull'altra, egualmente profonde, due impressioni di natura opposta, e -che potenza maravigliosa ha sulla fantasia fanciullesca ogni finzione! -La mia seconda lettura fu la _Vita d'un bandito_: un vecchio libro -ch'io scovai per caso nei fondi della biblioteca di casa, e che poi -andò perduto; con mio grande rammarico, poichè ebbi più tardi cento -volte il desiderio di rileggerlo, appunto per la forte scossa che -n'avevo avuto da bambino. Non ricordo di qual paese nè di che tempo -fosse quel soggetto da galera che correva i monti e le foreste rubando -e accoppando, e uscendo sempre vittorioso, con stratagemmi sbalorditoi, -dalle sue lotte temerarie con “l'arma benemerita.„ Ricordo solo che -mi appassionai per lui come per un eroe, che la sua vita errante e -tempestosa mi parve così bella e desiderabile da farmi vagheggiare -in segreto il disegno di darmi alla macchia non appena l'età me lo -consentisse, e che m'infervorai a tal punto in questo sogno che già -dalle finestre di casa mia cercavo con lo sguardo per la campagna quale -via avrei preso per la fuga, e su quale delle alture lontane avrei -fatto il mio primo bivacco brigantesco, e forse affrontato per la prima -volta la forza pubblica. Ah, come sarebbe rimasto male, se m'avesse -potuto veder nell'animo, il povero autore del _Giannetto_! - - * - -Ma proprio nel più caldo dei miei entusiasmi criminali mi seguì -un'avventura che mi fece rinunziare di punto in bianco alla nobile -carriera che vagheggiavo. Avevamo in casa un vecchio gatto rosso, al -quale volevo un gran bene, e che soleva dormire ogni sera sulle mie -ginocchia. Mi prese un giorno il ghiribizzo di condurlo a spasso come -un cagnolino, e gli legai al collo una corda, con un nodo largo e -fermo, che non gli desse noia, e non si potesse stringere. Ma, fatto -appena il nodo, egli mi scappò, e non mi riuscì di raggiungerlo; nè lo -rividi più per quel giorno. La mattina dopo, giocando nel giardino, lo -vidi per di dietro fra i rami d'un albero, come appostato, nell'atto -d'avventarsi sopra un uccello. Lo chiamai: non si mosse. Mi feci sotto -l'albero, per guardarlo nel muso. Rabbrividii. Era morto. Impigliandosi -fra i rami, la corda gli s'era avvolta e serrata intorno al collo come -un serpente, e l'aveva soffocato. Pien di spavento e di dolore, corsi -a confessare il mio delitto a mia madre, piangendo e supplicandola di -non dir nulla a mio padre, al quale il gatto era carissimo. Mia madre -mi perdonò e promise il silenzio, il gatto fu sepolto di nascosto, -nessuno tradì il segreto. Ma fu un momento terribile quando mio padre, -a tavola, uscì a dire tutt'a un tratto: — O dov'è andato il gatto -rosso, che non si vede più? — Non debbono esser sonate più terribili al -primo fratricida le parole divine: — Caino, che cos'hai fatto di tuo -fratello? — Mi sentii la coscienza d'un assassino. Non potei reggere -allo sguardo di mio padre, che pareva mi leggesse nel cuore. Finsi di -sentirmi poco bene per scappar da tavola, e m'andai a chiudere nella -mia camera, dove mi buttai sul letto, col cuore oppresso dalla paura -e dal rimorso. C'era sul tavolino da notte la _Vita d'un bandito_. Al -veder quel libro mi balenò un pensiero salutare; il dubbio di aver mai -l'animo così forte da potermi dare con fortuna alla poetica professione -che avevo scelta. Meditai alquanto su quel problema. E venni a questa -conclusione: — No. Tu che sei ridotto in questo stato per la morte d'un -gatto, che pure non morì di tua mano, no, tu non avrai mai l'animo -di ammazzare dei carabinieri. — Il pensiero era espresso in parole -più riguardose per il mio amor proprio; ma, insomma, era quello. -E rinunziai da quel momento alla vita del brigante, e ridivenni -_Giannetto_. - - * - -Fu una sera di quell'anno stesso che il mio buon padre, sempre -inconsapevole della corda, mi condusse la prima volta al teatro, -dove una povera compagnia drammatica rappresentava il _Tartufo_ del -Molière. Prevengo la disapprovazione degli scrupolosi: la commedia -non appannò nemmeno la mia purità infantile, perchè non ne capii il -bellissimo nulla. Una sola frase richiamò la mia attenzione. Quando -Tartufo, torcendo il collo e giungendo le mani, disse alla signora: -— _Voi avete certe armi!_ — tutto il teatro diede in una risata, -della quale non compresi il perchè, non vedendo indosso all'attrice -nè pugnali nè pistole. E domandai a mio padre: — Quali sono queste -armi? — Egli sorrise, passandosi una mano sui baffi, e dopo una breve -esitazione rispose: — Per armi, in questo caso, s'intende la bellezza, -la grazia.... i modi gentili.... — Ne capii poco più di prima. Ma -per me furono uno spettacolo incantevole la sala, il triplice ordine -dei palchi, il lampadario, i lumi della ribalta, e soprattutto il -telone dipinto, che rappresentava una rivolta di popolo contro un -feudatario del medioevo: la commedia non mi parve che un accessorio -di quelle maraviglie. E all'uscita feci rider mio padre esclamando -con entusiasmo: — Ah, quanto mi son divertito! — Buon padre mio! -Anche privando sè di molte cose, egli ci procurava ogni specie di -divertimenti, e quando mia madre gli faceva qualche osservazione sulla -spesa, le soleva rispondere: — Eh, poveri figliuoli; abbelliamo loro -la vita quanto ci è possibile; chi sa mai quale sarà il loro avvenire? -Avranno almeno un caro ricordo dei loro primi anni. - -Ma per tutto quell'anno ogni piacere che dovetti a mio padre mi fu -sempre turbato dall'immagine di quel povero gatto, il quale mi aveva -distolto, morendo, dalla via della violenza e del sangue. - - - - -Qui, quae, quod. - - -Non avevo ancora otto anni quando fui messo al latino, nelle scuole -pubbliche, in _Prima Grammatica_, come si chiamava allora il primo -corso di Ginnasio. Troppo presto. Vengano a discorrere con me i padri -che hanno la smania di far correre le scuole ai figliuoli come si corre -il palio, come se la loro buona riuscita nel mondo non dipendesse da -una infinità di casi intimi ed esteriori, tutti imprevedibili; appetto -ai quali il dubbio vantaggio di finire i primi studi un anno o due -avanti gli altri non conta il minimo che. Questa smania non aveva già -mio padre, che volle far soltanto un esperimento; ma l'esperimento, -benchè non subito, fallì; e non senza mio danno, perchè quel “troppo -presto„ mi fece un martirio inutile di quei tre primi anni di latinità, -che pure erano allora meno difficili d'adesso. - -Mi fece l'effetto d'una caserma, quando c'entrai la prima volta, quella -grande scuola affollata di ragazzi, molti dei quali avevano tre o -quattro anni più di me, e mi parevano uomini, e mi destò un senso di -reverenza paurosa quella cattedra enorme, della forma d'un pulpito, -che torreggiava sopra i banchi come un castello feudale sopra le -casipole d'un villaggio. Il professore, un uomo sulla quarantina, di -viso aristocratico e grave, sempre insaccato in una gran palandrana -oscura, che pareva un prete spretato, ci faceva dire le preghiere in -coro al principio e alla fine d'ogni lezione, e benchè vigesse da sei -anni lo Statuto, fra una declinazione e l'altra, picchiava spesso e -sodo; ma egli pure, come il mio primo maestro, più volentieri sui panni -rozzi che sui panni fini. Salvo questa parzialità delle mani, era un -buon diavolo, e insegnava con buon metodo; ma non era in suo potere -di far digerire il latino a uno stomaco di sette anni e mezzo. Di -tutto quell'anno m'è rimasta una memoria confusa di fatiche ingrate, -di sogni affannosi e di pianti. Il solo ricordo lieto è quello del -giorno onomastico del professore, che si soleva festeggiare allora, -in tutte le scuole inferiori, con un regalo collettivo, per il quale -la scolaresca si dava moto quindici giorni avanti. Il regalo fu fatto -quell'anno in un modo comicissimo, che mette conto d'accennare, per -dare un'idea degli usi scolareschi del tempo. Si mise trenta soldi -ciascuno, e si comprò un pan di Spagna, non so quante bottiglie di vin -di Barolo, e un gran mazzo di fiori. Nell'ultima adunanza che si tenne -per la strada, il collettore generale, figliuolo d'un oste, ci annunziò -che avanzavano della somma otto soldi. Che cosa farne? I pareri furon -diversi, si discusse: fu infine accolta a unanimità l'idea luminosa -d'un piccolo droghiere, sempre carico di pensi, il quale, rammentandosi -che il professore aveva da quindici giorni la tosse, propose di -coronare il regalo con otto soldi di gomma arabica. E come fu portata -la roba! _Coram populo_, di pieno giorno, come il Santo Sacramento, da -tutta la compagnia: il pan di Spagna, scoperto, alla testa, portato -dal più alto della classe; poi uno col mazzo, tenuto su come un -flabello papale; poi altri otto o dieci, ciascuno con una bottiglia in -mano; infine, il latore della gomma, e dietro di lui una processione -rumorosa, che percorse le vie principali, in mezzo alla gente che -si soffermava a guardare e diceva a voce alta: — Sono gli scolari di -Prima Grammatica che portano la festa al professore tal dei tali. — Un -ludibrio! Ora si fanno le cose con più discrezione, individualmente, -e da certuni soltanto, e dai padri invece che dai figliuoli, e invece -di gomma arabica si dà dell'unto nazionale. Ma il meglio l'ho ancor -da dire: la scena della presentazione fu assai più amena. Era presente -la signora. Tutto era già stato offerto, il professore aveva già fatto -il suo discorsetto, esortandoci a dimostrargli il nostro amore con lo -studio invece che col vin di Barolo, e stavamo per andarcene, quando -il “gommifero„ che s'era dimenticato di fare il suo presente, si fece -innanzi, e porgendo il pacco come avrebbe porto le chiavi d'una città, -disse solennemente: — Signor professore, c'è ancora questo! — e poichè -quegli non capiva, soggiunse con tutta serietà: — Per la sua tosse, -signor professore! — Giornata felice! Dopo la quale ricordo che per -alcuni giorni suonò più mite il latino e fu sospesa la distribuzione -delle pacche. Ma ci vuol altro che pan di Spagna. La settimana dopo -il _qui quae quod_ riprese tutta l'asprezza dell'antico impero, -ricominciarono a grandinare i pensi e le briscole, e anche il piccolo -droghiere dovette riconoscere che non serve la gomma arabica a mutar -l'andamento delle cose umane. - - - - -I bersaglieri. - - -Dalla grammatica latina mi distrasse violentemente una passione, che -ebbe un effetto notevole nella mia vita, poichè si effuse quattordici -anni dopo in un libro, il quale fu la prima mossa del viaggio che -finisce forse con queste pagine: la passione per i soldati. O a dir -meglio: per i bersaglieri, che erano il solo presidio della città; -chè se ci fosse stata invece fanteria di linea, son certo che quella -passione sarebbe stata assai men forte, avendo principalmente giovato -a farla nascere, insieme con lo spirito guerresco del tempo e con la -mia natura disposta all'affetto, la bellezza della divisa, la sveltezza -degli esercizi e la prestanza personale dei “figliuoli di Alessandro La -Marmora„. Fu una passione quale credo non sia stata mai più ardente in -alcun ragazzo di quegli anni, neanche in quelli che erano per indole -assai più fortemente inclinati di me alla vita militare: una vera -frenesia, che non valsero a frenare nè esortazioni, nè rimproveri, nè -danni. In tutti i giorni di vacanza, e anche negli altri, avanti e dopo -le lezioni, io scappavo di casa a tutte le ore per correr dietro ai -pennacchi in piazza d'armi, al bersaglio, alla ginnastica, e fin nelle -marcie in campagna, allontanandomi di parecchie miglia, anche sotto -la pioggia, dalla città, dove ritornavo in uno stato da impietosire i -sassi. Quando sentivo suonare quelle maledette trombe sotto casa mia, -non c'era più forza che mi tenesse; mi sarei calato con una fune dalle -finestre, se m'avessero chiuso la porta; e tiravo via come mi trovavo, -lasciando lì merenda e latino, senza cappello e senza cravatta, qualche -volta in maniche di camicia, come un ladruncolo inseguito. Imparai -presto a quel modo, e perfettamente, il maneggio teorico delle armi, -i segnali delle trombe, l'orario, tutti i particolari della vita di -quartiere, e conobbi la maggior parte dei sergenti e dei caporali -della guarnigione, molti dei quali mi conoscevano e mi salutavano, -chiamandomi per nome, come un cagnolino familiare. E non ero un -semplice dilettante, che si contentasse di guardare: negli intervalli -di riposo, in piazza d'armi e al tiro a segno, mi ficcavo tra i -crocchi per sentire i discorsi e rendere dei piccoli servizi: andavo -ad attinger acqua nelle gamelle o a comprar per l'uno o per l'altro un -soldo d'uva o di castagne, porgevo i cappelli e gli zaini e aiutavo a -spolverar le mantelline, e m'era un gran compenso il permesso che mi -davano di lisciar con le mani i pennacchi o di piantar le carabine in -terra per lo sperone che avevano allora infisso nel calcio. Ripensando -a quel tempo, non ho che a chiuder gli occhi e a raccogliermi, e sento -veramente, come se lo aspirassi, l'odor di cuoio dei centurini e delle -uose, e quello delle cartucce rotte e del fumo delle schioppettate, -e fino i vapori caldi della zuppa che venivano su dalle cucine della -caserma. A vedermi vestito com'ero spesso, tutto impolverato e col capo -nudo, molti bersaglieri mi pigliavano per un cialtroncello scappato -dall'officina o dalla bottega, e quando dicevo chi era mio padre, -ridevano della celia, dicendosi fra loro che per la mia età avevo già -una bella disinvoltura a piantar carote. Ma io ero tanto infatuato -dell'“arma„ che non m'avevo per male neppur delle beffe; e poi dalla -più parte, dai soldati in special modo, non avevo che dimostrazioni -di simpatia, che m'intenerivano. Di quanti ricordo ancora il viso, la -voce, le diverse pronuncie dialettali, e gl'intercalari del discorso, -e persino l'andatura! E ricordo pure che in quelle mie corse al suon -delle trombe e davanti allo spettacolo degli esercizi di battaglione -la mia immaginazione era in continuo lavorio febbrile, tutto visioni -di accampamenti e di battaglie e d'avventure guerresche d'ogni specie, -nelle quali mettevo in azione, sempre vincitori ed eroici, i miei -soldati prediletti. Fu così viva quella passione che oggi ancora la -campagna circostante alla città e le rive dei due corsi d'acqua che -la fiancheggiano e tutte le strade che vi fanno capo mi si presentano -sempre alla mente picchiettate di nero dalle divise e d'argento dalle -baionette dei bersaglieri. - -Anche una gran parte degli ufficiali conoscevo di viso e di nome, -e ho ancora presente l'immagine giovanile di molti di essi, allora -subalterni, che raggiunsero poi i più alti gradi, o morirono in Crimea, -a San Martino, a Custoza, o combattendo contro i briganti. Ricordo un -grande aiutante maggiore, dal viso fiero, che io guardavo sempre con -timida curiosità, perchè si diceva che mettesse i ferri a sua moglie, -per punizione, ed era vero; il famoso tenente negro, Amatore; il -figliuolo di Sebastiano Tecchio, allora sottotenente, ancora imberbe, -che pareva un ragazzo, e faceva girar molte teste infiorate; il tenente -Franchini che, quando fu maggiore, nel 1861, arrestò e fece fucilare il -famigerato Borjes; il capitano Pallavicini, quello che poi, colonnello, -arrestò Garibaldi a Aspromonte, e che io vidi una mattina, andando a -scuola, mentre lo portavano in carrozza, gravemente ferito al ventre -in un duello, all'ospedale militare; dove riseppi dai soldati il giorno -dopo che, nell'atto che gli cucivano la ferita, aveva detto sorridendo: -— Oh diavolo! Non avrei mai pensato di dover vedere il colore delle mie -budella! —; e molti altri. Ma fino a questi personaggi non s'alzarono -le mie relazioni, nè sognavo neppure tanto onore; poichè un ufficiale -dei bersaglieri mi pareva un nume. Il mio affetto era tutto per la -_bassa forza_, come allora si diceva, ed era così pieno di poesia e -di rispetto, e così ingenuo, che quando i giorni di festa, passando -davanti a certi vicoli, in cui non entravano le donne oneste, vedevo -qualcuno dei miei amici piumati in cattiva compagnia, ne provavo un -senso penoso, un misto d'accoramento e di vergogna, che mi lasciava poi -per un pezzo scontento, come per la perdita d'una cara illusione. - - - - -Il caporale Martinotti. - - -Fra le molte simpatie trovai un'amicizia, che è rimasta uno dei più -cari ricordi della mia fanciullezza. Era un caporale trombettiere, -nativo di Mortara, se non sbaglio; un giovanotto di statura media, -robusto e svelto, un vero tipo di bersagliere, di viso fermo e serio; -ma pieno di bontà, e di modi semplici e amabili; che si chiamava -Martinotti. Prese simpatia per me a forza di vedermi galoppare, con la -lingua fuori, davanti alla sua tromba. Stringemmo relazione in piazza -d'armi. Poi cominciammo a passeggiare insieme nelle ore ch'egli era -libero, intorno a casa mia. Egli mi trattava come un uomo; il che -m'inorgogliva, e rincalzava il mio affetto di gratitudine. Mi parlava -della sua famiglia, del servizio e dei superiori, mi raccontava la -cronaca del quartiere, con molti particolari e con grande gravità, -e io lo stavo a sentire con un raccoglimento di divoto. In casa -non discorrevo più che del caporale Martinotti, che i miei fratelli -chiamavano “il generale„ per canzonarmi. Egli voleva che gli dessi -del tu; ma non ebbi mai tanto ardimento. Farmi veder per la strada -accanto a lui era un trionfo per me, e quando mi conduceva al caffè -a bere la gazosa, andavo in gloria: non mi sarei insuperbito di più -se mi ci avesse condotto il conte di Cavour. Mi chiamava col nome di -battesimo, ma scorciato, perchè gli pareva, così com'è, troppo lungo, e -di pronuncia difficile: mi diceva Mondo o Mondino. Un giorno mi regalò -un paio dei suoi galloni smessi, di lana gialla: io li portai a casa -come un tesoro, me li cucii da me alle maniche della giacchetta, e con -quei galloni feci per molto tempo i miei lavori di latino, che era un -latino da caporale, veramente. Arrivò a tal punto la mia adorazione per -lui che imitavo la sua andatura e la sua pronuncia, e fischiavo dalla -mattina alla sera le “marcie„ ch'egli faceva suonare più spesso ai suoi -trombettieri. Non ricordo bene quanti mesi sia durata quella felicità. -So che mi pareva che non avesse mai da finire, come se il Martinotti -dovesse invecchiar caporale in quella città, per gl'interessi del mio -cuore. Finì invece bruscamente. - -Una sera, sull'imbrunire, all'ora della ritirata, incontrandomi sui -bastioni, egli mi disse: - -— Sai, Mondino, parto domani sera col battaglione. — E come io non -capivo, soggiunse: — Vado in Crimea. - -Da un pezzo sentivo parlare della guerra di Crimea; ma, non so come, -non m'era mai passato per la mente che ci potesse andare anche lui. -Non mi riuscì di pronunciar parola. Egli sorrise della mia commozione, -guardandomi in aria compassionevole. E credette di consolarmi -dicendomi: — Spero bene di scampare ai Russi. Non ci vorranno mica -ammazzar tutti. E se scampo, è facile che ritorni qui. Su, Mondino, -coraggio. Ci rivedremo. - -Non potei trattener le lacrime. Egli mi guardò un poco, serio serio, e -poi scappò di corsa, come se l'avesse chiamato all'improvviso la voce -d'un superiore. Io tornai a casa col cuore stretto, e appena entrato, -diedi a mia madre la gran notizia, rotta a mezzo da un singhiozzo: — Il -caporale Martinotti.... va alla guerra! - -— Povero giovane! — esclamò essa, e soggiunse subito, per confortarmi, -che avrei fatto bene a andarlo a salutare alla stazione. - -La sera del giorno dopo corsi alla stazione: non c'era nessuno. Il -battaglione era partito la mattina. - -E io rimasi là un pezzo a guardar con gli occhi pieni di lacrime le -rotaie luccicanti sulle quali era fuggito il mio amico, inseguendolo -con la fantasia fino al paese lontanissimo, pieno di terrori e di -mistero, donde pensavo che non sarebbe tornato mai più. - - - - -La guerra di Crimea e i miei amici poveri. - - -La guerra di Crimea è il primo avvenimento pubblico di cui trovi -qualche traccia nella mia memoria; ma son tracce così rare e sparse, -che ne stupisco, considerando che avevo già allora quasi nove anni, e -che le grandi cose delle quali sentivo parlare ogni giorno avrebbero -dovuto lasciarmi impressioni assai più fitte e più vive. Di tutto -quello che precedette la spedizione non ricordo altro che una frase: — -Stiamo a vedere come si dispone l'Austria — detta in casa mia, a mio -padre, dal direttore delle Poste, che rivedo seduto, com'era in quel -punto, in un angolo della sala da desinare, con una gamba sull'altra, -e un braccio ciondoloni dietro la spalliera della seggiola. Della -partenza delle truppe, dopo quella del battaglione del caporale, non -rammento che un episodio, che si riduce nell'immagine d'una giovine -contadina; la quale, dall'alto dei bastioni, singhiozzando, col busto -spinto innanzi e con le braccia tese in uno slancio disperato di -dolore, gridava gli ultimi: — _Ciao! Ciao!_ — al treno fuggente sul -ponte lontano, dove si vedevano ancora ondeggiare fuor dei vagoni -i pennacchi dei bersaglieri. Poi ricordo mia madre che, con la -_Gazzetta del Popolo_ fra le mani, interrompe a mezzo, soffocata dalla -commozione, la lettura della descrizione dell'incendio del _Croesus_, -salpato pochi dì avanti da Genova coi nostri soldati. Di tutto il tempo -che durò la guerra non ho più altro nella memoria che una nebbia, in -mezzo alla quale vedo una dozzina di ragazzi scamiciati, raggruppati in -fondo al mio cortile, che cantano in coro una canzone guerresca: vedo -la bocca squarciata e torta di uno di essi, che si chiamava Clemente, -e che pronunciava Crinea in vece di Crimea, e ho ancora in mente una -strofetta di quella canzone, da cui si può argomentare che non ci fosse -allora in una parte del popolino un'idea molto chiara delle nostre -alleanze, poichè diceva: - - La caserma degl'Inglesi - È situata in mezzo al mar, - Napoleone coi suoi cannoni - La faranno sprofondar. - -Ciò che ricordo bene è che pensavo spesso al mio caporale lontano, -e che dopo la sua partenza cessai di bazzicare coi pochi bersaglieri -rimasti, come se egli avesse portato via con sè tutta la poesia del suo -Corpo e tutti gli entusiasmi del mio cuore. - - * - -Vivissimi mi son rimasti i ricordi dei miei compagni di gioco di -quel tempo, fra i quali ritorno spesso e mi trattengo lungamente col -pensiero, poichè trovo in loro il primo perchè di molte idee, tendenze -e simpatie, che ho conservate per tutta la vita. Essendo sempre aperto -il grande cortile della casa, era il luogo di convegno e il campo di -gioco di tutta la ragazzaglia del vicinato; onde mi trovai mescolato -fin da bambino con ragazzi d'ogni condizione, la più parte figliuoli -d'operai e di rivenduglioli; alcuni dei quali poverissimi, che -perdevano i panni a brandelli e andavano scalzi sei mesi dell'anno. Con -questi ebbi per anni una famigliarità fraterna, cementata da scappate -comuni in campagna, da scambi di busse e di regali, da rotture e -rimpaciamenti, e da migliaia di partite di palla e di pila e croce e -di piccole monellerie d'ogni colore. Potrà osservare qualcuno che mi -si lasciava troppa libertà, che quella compagnia non mi poteva riuscir -che perniciosa. Ebbene, io son grato invece a mio padre e a mia madre -d'avermi lasciato così la briglia sul collo, d'aver permesso che mi -tuffassi così liberamente in quello stracciume (dal quale, del resto, -date le condizioni della casa, non avrebbero potuto separarmi che -segregandomi), poichè ho capito allora della vita e dell'animo della -gente povera tante cose, che non capirà mai chi non è stato da ragazzo -in mezzo a coetanei di quella classe sociale, chi non ha osservato -in germe, per così dire, il popolo minuto, da cui ci separano più -tardi troppi preconcetti e troppe diffidenze reciproche; perchè fu -quella promiscuità coi piccoli scamiciati che mi fece nascere per la -poveraglia una simpatia affettuosa e pietosa, la quale mi ricondusse -poi sempre in mezzo agli umili, con sentimento d'amico, negli anni -posteriori; poichè furono quelle amicizie che non lasciarono crescere -nel mio cuore certe vanità e superbiole di “giovin signore„ le quali, -svolgendosi col tempo, chiudono in molti le porte dell'animo a certi -sentimenti d'umanità e di giustizia, che picchiano per entrare, troppo -tardi. E quanto all'infezione morale, come dicono ora gli educatori, -l'idea mi fa sorridere, veramente; poichè ho a questo riguardo dei -ricordi molto chiari: ricordo che fra i ragazzi del mio ceto, che -conoscevo alle scuole, e i brindelloni che m'avrebbero dovuto infettare -nel cortile, non c'era alcuna differenza nè in materia di cognizioni, -nè in materia di linguaggio, nè in altro che si riferisse a cose -proibite; che, anzi, se una differenza c'era, stava in questo: che i -ben vestiti, ai quali l'agiatezza dava maggior libertà di spirito, -e il buon nutrimento più vivacità d'immaginazione, lavoravano con -questa intorno agli argomenti interdetti assai più continuamente e -più volentieri che i poveri, distratti molto spesso dall'appetito -insaziato, dalle fatiche, dai litigi domestici, e dalle busse paterne, -materne e fraterne. - - * - -Poveri ragazzi! Non ho più saputo nulla d'alcun di loro dopo che -lasciai la città; ma essi vivono, parlano ancora nella mia memoria, -dopo più di quarant'anni, come se li avessi lasciati ieri: vedo ancora, -oltre che i visi, i vestiti di tutti, con quelle toppe e quegli sbrani, -i rammendi delle camicie rozze, gli scarponi girati loro dai fratelli, -e le capigliature inesplorate dal pettine, e le crepature dei geloni -alle mani, e quasi sento ancora l'odore che portava ciascuno con sè del -mestiere di suo padre. Ho conosciuto poi nella vita centinaia di uomini -d'altre classi sociali, che corrispondevano mirabilmente nell'indole -ai tipi diversi ch'eran tra di essi; posso dire anzi d'aver incontrato -ben poche persone così originali di carattere, che non mi paresse -d'averle già conosciute in embrione in qualcuno di quei piccoli “mal -nutriti„; poichè noi possiamo cambiare quanto vogliamo e il tenor di -vita e il cerchio degli amici e dei conoscenti, ma ci ritroviamo sempre -presso a poco in mezzo alla stessa compagnia drammatica, con quei certi -personaggi e maschere inevitabili, che la natura ripete senza fine. -Ricordo Tonino, figliuolo d'un carrettiere, che portava due cerchietti -d'ottone agli orecchi, uno spirito satirico, che metteva tutti in -canzonella, ma di cuor buono e d'un buon senso precoce, e dotato di -molte piccole abilità meccaniche, che invidiavo e ammiravo; col quale -m'era un piacere indicibile, un vero tripudio, nei giorni di pioggia, -il far cuocere le castagne in un pentolino di terracotta, sotto una -tettoia in fondo al giardino; dove fantasticavo d'esser stato colto -dal temporale in un bosco, e d'essermi rifugiato in un antro, senza -saper quando mai avrei potuto tornare a casa. Ricordo Nuccio, un viso -d'arabo, figliuolo d'un pescatore, invitto giocatore a castellina, che -non lasciava una noce in tasca a nessuno, una lingua d'inferno, con -cui nessuno la poteva nella lotta delle ingiurie, e che insolentiva -qualche volta a pagamento: capace di durarla una mezza giornata -per quattro fichi secchi; Tommasino, figliuolo del pollivendolo, un -pallidino con un fil di voce, di animo mite, che piangeva per nulla, -e che tutti si divertivano a tormentare; Giacometto, figliuolo della -lattaia, piccolo e tarchiato, buon diavolaccio, e un po' melenso, ma -che quando lo mettevano a un puntaccio dava in vere furie di torello, -che facevano scappare tutti quanti. E il povero Andrea, che fine avrà -fatta? Un disgraziato trovatello, fasservizi d'un panattiere, che -tutti picchiavano nella panatteria, così per spasso; un vero sacco da -botte, e pure fresco sempre e pien d'allegria, come se i manrovesci e -le pedate gli facessero l'effetto di docce igieniche: insuperabile a -far saltare i soldi con la trottola e a saltare sui muriccioli a piedi -giunti. E dove sarà il _frate_, figliuolo del cenciaio, a cui s'era -dato quel soprannome perchè da bambino, per un voto fatto, era andato -un pezzo vestito da fraticello; quel piccolo _frate_ che aveva un così -bel testone di filosofo piantato per traverso sopra due spalle gibbose, -e che ci portava nel cortile tutti i pettegolezzi del vicinato, il più -astuto e più ciarliero della compagnia, e tanto buffo da farci scoppiar -dal ridere al solo suo apparire? E Gigetto, il ciabattino, gran -rapinatore di nidi d'uccelli, il mio Sancio Pancia, che m'accompagnava -in tutte le corse avventurose per la campagna, e che era regolarmente -scapaccionato da sua madre ad ogni ritorno, perchè ritornava sempre -mostrando una natica per un grande squarcio dei calzoni? E il piccolo -Savoiardo, quel bel ragazzo biondo, sempre serio, orfano d'un oste, -che i ragazzi più grandi tormentavano con certe allusioni misteriose a -una sua sorella, sulle quali poi io meditavo lungamente.... Mi ricordo -sempre d'una volta che essa venne a cercarlo nel cortile, tutta ben -vestita, coi capelli corti e ricciuti, e una cintura di cuoio alla -vita: mi ricordo che mandava un odore acuto d'essenza di violetta, -e che per molto tempo dopo rividi sempre con l'immaginazione quei -riccioli ogni volta che sentii quell'odore. - -Ma il personaggio che m'è rimasto più impresso è un ragazzo sotto -i dieci, che si chiamava Clemente, quello della _Crinea_, figliuolo -d'un'erbivendola, un tipo di monello compiuto, nel quale era il germe -del delinquente. È il ricordo di costui che, prima ch'io leggessi -alcun libro di Cesare Lombroso, mi persuase che ci sono dei delinquenti -di nascita. Era un piccolo Don Chisciotte del delitto. Il suo ideale -supremo era di diventare un farabutto famoso, e si gloriava d'esser già -tale, con una impudenza da pestargli la faccia. Portava sempre in tasca -un coltelluccio spuntato, per impaurirci, minacciando ogni momento di -servirsene. Menava vanto d'esser tenuto d'occhio dalla polizia, di non -aver paura dei carabinieri, di essere anzi già sfuggito più d'una volta -dalle loro mani, e diceva che per arrestar lui due non bastavano. A -sentirlo, andava in giro tutta la notte, e ogni notte compiva qualche -prodezza, alla quale faceva dei vaghi accenni, strizzando un occhio e -appuntandosi con due dita uno dei baffi che non aveva. Ebbe un giorno -la faccia tosta di condurmi in un vicolo e di indicarmi sul ciottolato -certe macchie che egli diceva di sangue, sparso là da un uomo, da un -prepotente, al quale egli aveva data una lezione; e un'altra volta, -accennandomi la porta d'una stanza a terreno dell'ospedale civico, dove -si esponevano i cadaveri degli assassinati, mi mormorò all'orecchio: -— Sai? Ce n'ho già mandati un bel numero lì dentro! — Io sospettavo -la smargiassata; ma che qualche cosa di vero ci fosse non dubitavo. -E avevo di lui un gran terrore, che cercavo di nascondere, e me lo -propiziavo regalandogli quasi ogni giorno le frutta di cui mi privavo a -tavola, e anche roba che non mi spettava. Per questo egli s'atteggiava -a mio protettore, e per buscar dell'altro mi dava a bere che avevo dei -nemici, delle canaglie che mi volevan fare la pelle, e si vantava ogni -tanto d'aver sventato una loro trama, d'averli sorpresi e cacciati in -fuga col suo coltello, mentre s'aggiravano in atto sinistro intorno -a casa mia. E io facevo nuovi vuoti nella dispensa domestica per -ricompensare i suoi finti servigi di brigante amico. - -Costui, nondimeno, non aveva ancor sulla coscienza nulla di grave; -non era ancora che uno spaccone della mariuoleria. Ce n'era un altro -che aveva già incominciato la carriera. Non veniva che di rado nel -cortile, perchè abitava lontano; di chi fosse figliuolo non sapevo; -forse di nessuno. Era sempre in giro; passava più notti al lume -della luna che sotto i travicelli, se pure aveva un tetto. Era un -ladruncolo di mestiere, specialista delle frutta. Passando accanto -a un banco di fruttaiuolo, di pieno giorno, in presenza di chi si -fosse, agguantava una pesca o un grappolo d'uva, e spulezzava con -una tal velocità che non c'erano gambe che lo potessero raggiungere: -era un ladro alato. Aveva una faccia trista. E come l'avrebbe potuta -aver buona, povero ragazzo, cresciuto come una fiera in un bosco? Ma -io non potevo allora sentirne la pietà che ne sento adesso. Temevo -assai più lui di quell'altro, e per questo l'accoglievo con particolar -cortesia quando onorava i miei poderi d'una sua visita. Un giorno, -dopo avermi guadagnato un soldo al gioco delle bocce (lo lasciavo -sempre guadagnare), egli infilò la strada per andarsene, ed io stavo -osservandolo dalla soglia del portone. Passò in quel punto davanti -a me un brigadiere della polizia, — un perticone alto due metri, con -una durlindana che non finiva più; — il quale, vedendo il ragazzo alle -spalle a un tiro di pistola, esclamò: — Ah! Ce l'ho finalmente! — e -slanciatosi di corsa in punta di piedi, a passi corti e rapidissimi, -lo raggiunse e lo ghermì per un braccio. Quegli si mise a urlare -come un disperato, chiedendo pietà e misericordia; ma il brigadiere -tenne duro, e lo tirò via. Io rimasi agghiacciato dalla paura, con -la coscienza d'un complice, a cui dovesse toccare la stessa sorte fra -poco; e rientrato in casa pallido e tremante, stetti rintanato tutto il -giorno, spiando tratto tratto dalla finestra, col tremacuore di veder -comparire da un momento all'altro il brigadiere lungo, in aria di dire: -— All'altro, adesso! — Non vidi più quel ragazzo dopo quel giorno. - -Fuori di questo e dell'accoltellatore putativo, tutti gli altri -erano in fondo buoni figliuoli, incapaci d'una birbonata vera, alcuni -affezionatissimi e già utili alle loro famiglie; e mi volevan tutti -bene, nonostante i battibecchi frequenti, perchè, non tanto per -proposito quanto per affetto, io non facevo sentir loro in alcun modo -la mia superiorità di condizione. Il che non toglieva che facessi -qualche volta il prepotente, per impulso d'istinto; ma ricordo che -quando mi dicevano (e lo dicevano sempre in quei casi) ch'io facevo -così perchè ero un signore, queste parole mi ferivano al cuore, e ne -rimanevo umiliato e confuso, e m'affrettavo a farmi perdonare con ogni -specie di cortesie, e anche d'adulazioni. - - - - -Sul campo dell'onore. - - -La mia passione per i soldati trovò un grande sfogo in questa banda -di mocciosi, coi quali potevo fare il generale. Li armavo di randelli, -li ammaestravo agli esercizi, e li conducevo fuori a far delle marcie -militari con trombette di latta e con bandiere di carta, discorrendo -sempre con loro d'un nemico immaginario, col quale un giorno o -l'altro ci saremmo dovuti misurare, e contro il quale essi s'andavano -accendendo di giorno in giorno di generosa ira guerriera: tanto è -facile montar la testa alle moltitudini coi fantasmi dell'onore e -della gloria, anche contro un nemico che non esiste. E veramente io -vivevo nell'aspettazione continua di qualche grande prova, senza -saper da che parte nè come se ne potesse presentar l'occasione. -L'occasione si presentò. V'era in un altro quartiere della città -un altro piccolo Bonaparte, che fu poi mio compagno nella Scuola -di Modena ed è ora colonnello dei bersaglieri, il quale addestrava -pure un piccolo esercito contro un nemico creato dalla sua fantasia. -Apprender l'esistenza l'un dell'altro, ed esser nemici, e considerar -necessario il cozzo delle due schiere, fu una cosa sola. S'era bene -italiani da una parte e dall'altra, e cittadini della stessa città, -e in un tempo in cui la patria comune era impegnata in una guerra -contro la Russia; ma si apparteneva a due parrocchie diverse, e questo -bastava ad aprire un abisso fra di noi. Noi dicevamo con disprezzo: -— Quelli di Sant'Ambrogio —;questi dicevano con disdegno: — Quelli -di Santa Maria —; come accade fra gli uomini, tale e quale, e anche -fra i popoli, presso a poco. Si procedette con tutte le regole della -diplomazia. Ci fu una formale dichiarazione di guerra portata per -iscritto da due commissari in ciabatte. I due eserciti, composti d'una -ventina di cazzabubboli, partirono una mattina, a un'ora convenuta, -dai loro accampamenti, movendo l'un verso l'altro per vie designate. -Io m'ero messo a tracolla una sciarpa azzurra rigata di bianco, avanzo -d'una vecchia tenda di finestra, e brandivo una daga di legno, fasciata -di carta d'argento, che m'aveva fatta un mio fratello: mi credevo -formidabile. Ma quando vidi apparire in fondo alla strada, alla testa -dei suoi, il generale nemico, riconobbi con umiliazione ch'egli era -assai più fieramente armato di me, poichè aveva in capo un vero e -proprio cappello di bersagliere, con tanto di sottogola, un vero zaino -sulle spalle, e un simulacro di carabina fra le mani. A un segnale -dato da un dei miei con un imbuto, le due osti si corsero incontro. -Non saprei ridire l'andamento della battaglia, che dev'esser stata, -come le battaglie antiche, una serie di conflitti disgiunti, i quali -non avrebbero data ad alcuna parte la vittoria, se questa non fosse -stata decisa dal duello dei capitani. Il mio avversario era ardito; ma -fu vittima d'una illusione: scambiò con una lama vera il mio brando -di legno inargentato, mi credette risoluto al sangue, die' indietro -ai primi colpi, mi voltò lo zaino e riprese a gambe la via della -sua parrocchia. Ma era una fuga da Orazio davanti ai Curiazi. Io gli -detti dietro; corremmo un pezzo in mezzo alla gente che s'arrestava a -guardarci, in atto di dire: — Santi scapaccioni! — A un certo punto, -il generale fuggente, visto in terra un mattone, lo raccolse con una -mossa fulminea, e mi fece fronte: io torsi il busto per scansare il -proiettile, e me lo presi in un fianco. Vidi le due Orse! Accecato -dall'ira, mi lanciai avanti; il generale Ambrosiano, più lesto di me, -sparì come un razzo. Insomma, il vero “battuto„ ero io, e come! Ma con -la scomparsa del fromboliere, il suo esercito s'era dileguato; eravamo -rimasti noi padroni del terreno, noi i vincitori. Tornai a casa piegato -in due; a ogni mossa, ricacciavo dentro un gemito; dissi a mia madre -che era un colpo d'aria. Ma la galloria, ma il vampo che menammo di -quel trionfo ipotetico fu una cosa da non immaginare. Per tutto quel -giorno, e per qualche giorno appresso, non parlammo d'altro; tutti -raccontavano episodi, tutti avevano fatto prodezze da Orlando; tale e -quale come i “reduci„ ai banchetti. E m'era già cessato da un pezzo il -dolore al fianco, ch'io lo simulavo ancora, camminando inflesso come un -arco, per far durare la gloria della ferita. Quante volte, molti anni -dopo, alla Scuola militare, il mio buon amico ed io ricordammo quella -famosa giornata, e la nostra “singolar tenzone!„ E chi sa che il bravo -colonnello non se ne ricordi ancora qualche volta, quando lavorano i -muratori nella sua caserma, e gli cade lo sguardo sopra un mucchio di -mattoni! - - - - -Primi palpiti.... - - -Trovo a questo punto il ricordo di quel primo sentimento confuso e -soavissimo, che si può chiamare il crepuscolo dell'amore, e che la -parola non può render che malamente, come il pennello il primo barlume -dell'alba. Una sera, tornando da una passeggiata col portinaio, ci -fermammo in una piazzetta dove dava spettacolo una famiglia di poveri -saltimbanchi, e danzava in quel punto sopra una corda, con le sottanine -corte e il bilanciere in mano, una ragazzina della mia età, di forme -graziose e di viso dolce e triste, accompagnata da un organetto che -suonava un'aria lamentevole. Le batteva in viso la luce d'un lampione; -vidi che aveva gli occhi pieni di lacrime: era forse stata battuta, -o era digiuna o malata, e la facevano ballare per forza. Non so ben -dire, ma ricordo bene quello che provai: un sentimento nuovo per me, -una simpatia viva, dolcissima, piena di tenerezza e di pietà, diversa -affatto da quanto avessi mai sentito fino allora in presenza dell'altro -sesso; una commozione gentile e grave ad un tempo, della quale sentivo -non so quale alterezza, e che mi lasciò pensieroso per tutta la sera, -come d'un mistero, e compreso di quella malinconia che ci viene dalla -solitudine della campagna all'ora del tramonto; ma non turbato neppure -dall'ombra d'un pensiero sensuale, benchè fra i compagni di scuola -e di gioco mi fosse già passata per gli orecchi molta parte dello -scibile; anzi rifuggente con ribrezzo da ogni immagine impura che mi -balenasse appena alla mente. Ciò che prova per me che non è quella -peste incurabile che si crede la cognizione precoce (d'altra parte -inevitabile, che che si faccia) di certe cose, poichè l'amore è più -forte di lei, e quando si leva spazza via dall'anima, come un colpo -di vento, ogni pensiero immondo. Disparve presto quella immagine; -ma non rimase più vuoto il posto che ella aveva occupato: nel quale -sottentrarono via via le piccole signorine più belle e più note della -città, che usavano ballar tra di loro ogni domenica in una piazzetta -del passeggio pubblico, mentre suonava la banda municipale; e tutti -quegli amori furon della natura del primo, affettuosi e puri, tutti -del cuore e della fantasia, accompagnati da ambizioni vaghe di gloria, -da immaginazioni poetiche di nozze premature, di fughe avventurose, -d'incontri romanzeschi in foreste e in deserti, di colloqui -appassionati e sommessi nel silenzio delle notti stellate. Che sciocco -errore è di far colpa ai ragazzi, come d'un delitto, o di deriderli di -quei primi moti della passione, che sono invece la sola forza intima -che possa preservarli dalla corruzione! Io ricordo che tutte quelle -ragazzine m'apparivano come ravvolte in una infinità di veli, di cui il -mio pensiero non raggiungeva mai l'ultimo; che le tenevo come creature -sovrumane, le quali non avessero di fanciullesco che l'aspetto, così -che restavo stupito, quasi deluso, quando nel passare accanto a loro, -mentre discorrevano con le governanti o coi fratelli piccoli, le udivo -dire qualche sciocchezza, come ne dicevano tutti i ragazzi della mia -età. E avrei sentito una vergogna mortale se esse avessero potuto udire -certi discorsi che facevamo fra di noi, e ogni allusione volgare che si -fosse fatta a quella che per il momento stava sull'altare, m'avrebbe -offeso nell'anima. Ma da quei discorsi, per quanto stava in me, esse -rimanevano sempre fuori, come esseri inaccessibili alle volgarità di -questa terra. Le nostre immaginazioni e i nostri discorsi licenziosi -avevan per oggetto persone d'altra età e d'altra condizione, nelle -quali non si guardava nè a bellezza nè a bruttezza, e neppur ci aveva -che vedere la simpatia; e anche correva un lungo tratto tra l'audacia -impudente delle parole e la vera capacità morale di peccare. Benchè il -mio sentimento religioso fosse molto vago, e andasse soggetto a molte -intermittenze, quello di cui si parlava così allegramente m'appariva -pur sempre un peccato enorme, di conseguenze grandi e terribili -nell'altra vita ed in questa; la prima delle quali pensavo che fosse -un'immediata e profonda trasformazione morale, un'entrata violenta e -pericolosa di tutto l'essere nella virilità, lo scoprimento istantaneo -di molti misteri solenni della vita, una sazietà improvvisa di tutti -i giochi e di tutti i piaceri della fanciullezza, e la morte d'ogni -amore allo studio. Tanto è vero che, essendosi vantato con me quel tal -Clemente, d'aver conosciuto l'albero del bene e del male, e avendomi -raccontato che la sera della sua prima colpa era stato accompagnato -fino a casa da una voce cupa e continua che veniva di sottoterra, io la -bevetti come me la diede, e ne serbai per molto tempo un senso segreto -di terrore. - - - - -Il ritorno dei bersaglieri dalla Crimea. - - -Ero passato intanto al secondo anno di Grammatica; del quale non -conservo altro ricordo netto che quello d'uno sproposito enorme ch'io -feci in una traduzione dal latino a un esame mensile, il più sformato -farfallone, il più buffo e scandaloso quiproquo che sia mai stato -preso, credo, nelle scuole d'Italia, da che vi s'insegna la lingua di -Cicerone, e che rimase meritamente celebre tra la scolaresca per tutta -la durata del corso. Era.... Ma no, non lo dico, perchè non sarebbe -creduto, perchè si penserebbe certamente ch'io l'avessi inventato per -rallegrar la materia e per vantarmi d'aver superato in qualche cosa i -confini dell'immaginazione umana: la memoria d'una tale scelleratezza -deve scender con me nel sepolcro. Fuor della scuola, il mio ricordo più -vivo di quell'anno fu il ritorno dei bersaglieri dalla Crimea. Già, -quand'era venuta la notizia del primo sbarco delle truppe a Genova, -avevo pensato subito al mio caporale Martinotti. Era egli scampato alle -battaglie e al colera, o era una delle tante vittime che aveva lasciato -il nostro piccolo esercito sulla via dolorosa dal porto di Balaclava -alle trincee di Sebastopoli? E se era vivo, sarebbe ritornato nella -piccola città dove l'avevo conosciuto? Il giorno che si sparse la voce: -— Arrivano due battaglioni domattina — fui fuor di me dal piacere e -dall'impazienza. Ma mia madre, prudente, credette di dovermi preparare -a una delusione. — Bada — mi disse — ne son morti tanti! E poi, chi ti -dice che non sia rimasto a Genova, o che non debba rimanere a Torino? -— Quest'avvertimento mi rese pensieroso. Mi svegliai non di meno la -mattina dopo con l'allegra certezza di rivederlo. Accorse ad aspettare -i soldati una gran folla, per modo che dovetti restare assai lontano -dalla stazione, sul margine d'un largo viale che saliva dalla strada -ferrata ai bastioni; ma lì, a forza di gomiti, conquistai un posto fra -i primi spettatori. - -Che cavallone mi fece il sangue quando sentii i primi squilli di -tromba, e vidi schierarsi in colonna giù sul piazzale i primi plotoni! -Ma che soldati eran quelli? Non riconoscevo più i miei bersaglieri. -Eran tutti neri come beduini, vestiti di lunghi cappotti grigi, -con certe miserie di pennacchi scemi e stinti, cascanti come cenci -dai cappelli logori: più fieri all'aspetto, senza dubbio, più belli -cento volte di com'eran partiti; ma mi parevan soldati d'un esercito -straniero, che dovessero parlare un'altra lingua, e di cui nessuno -m'avesse più a riconoscere. La colonna si mosse, fra gli applausi -della moltitudine. La precedeva un grosso stuolo di trombettieri, che -mi dovevano passare proprio sui piedi. Ci doveva essere tra quelli il -mio caporale; a ogni passo che facevano avanti, mi batteva il cuore -più forte. Ah! eccolo, ecco Martinotti.... Ahimè, fu l'illusione d'un -momento. Il caporale era un altro. Martinotti non c'era. I trombettieri -passarono. Rimasi col cuore oppresso. Guardai tutti i gallonati della -colonna: non lo vidi. Ah! è morto — pensai — il mio buon caporale -è morto! O è forse rimasto a Torino o a Genova, come mi disse mia -madre, e non lo rivedrò mai più, come se fosse morto. — Non restava -più da passare che una compagnia, e io stavo osservando un vecchio -capitano che aveva una grande cicatrice a una guancia, quando udii a -due passi da me una voce allegra: — O Mondino! — Mi voltai, come a una -scossa elettrica: era lui! lui, coi galloni di sergente, in serrafile, -col cappotto grigio e tre penne sul cappello, col viso abbronzato, -dimagrito, un po' invecchiato, mi parve, ma diritto e svelto come -avanti la guerra, lui che mi salutava con la mano nera e con quel buon -sorriso d'una volta, che non avevo mai dimenticato. Gli risposi con -un: — Ah! — che fu come uno squillo di trombetta, e per poco non mi -cacciai tra le file ad abbracciarlo. — Come sei cresciuto! — mi gridò, -e non ebbe tempo di dir altro; gli ultimi due plotoni passarono fra -gli applausi e gli evviva, e io fui travolto dalla folla che irruppe -dietro alla colonna per accompagnarla al quartiere. Lo rividi il giorno -dopo, con che festa si può pensare, e la nostra amicizia si riannodò -più salda di prima. Ma, cosa strana, non ricordo assolutamente nulla -delle molte cose della guerra ch'egli mi deve aver raccontate quel -giorno e i seguenti, nè m'è rimasto in mente alcun particolare delle -nostre relazioni dopo il suo ritorno. La sola cosa che ricordo, dopo -quell'avvenimento, è un gran banchetto che fu dato a tutti i soldati -nella piazza d'armi, dove eran disposte a raggiera molte lunghissime -tavole, sotto un vasto padiglione imbandierato. Ma anche di questo -non conservo che un'immagine confusa, come d'uno spettacolo visto di -sfuggita, e a traverso un velo di vapori. - - - - -Il furore della pittura. - - -La guerra d'Oriente ebbe una conseguenza triste in casa mia, poichè, -indirettamente, fu la causa che mi s'attaccasse la passione d'imbrattar -carta coi colori; la quale diventò e fu per un certo tempo un vero -furore di maniaco. Non mi pare inutile di farne un cenno poiché si -tratta d'una piccola malattia per cui passano quasi tutti i ragazzi. -Me l'attaccò un grande quadro, non ancor finito, rappresentante la -battaglia della Cernaia, che mio padre mi condusse a vedere nello -studio d'un bravo pittore lombardo (il Borgocarati, un eroe delle -Cinque giornate) che era stabilito da anni nella nostra città. Fra -gli altri particolari, mi colpì così vivamente lo sfolgorìo purpureo -d'uno squadrone di cavalleria inglese galoppante sul davanti della -tela, che non gridai: — Son pittore anch'io! — come quel tale artista -famoso, ma sentii il fremito delle facoltà occulte che esprimeva -quel grido. Era questa un'illusione che covavo fin dai sei anni, -per aver fatto uno scarabocchio di battaglia, il quale era parso una -maraviglia al mio buon padre, che l'aveva messo in un quadro, come una -manifestazione non dubbia di genio. Ah, gli occhi dell'amor paterno! -Faceva tanto più onore al suo cuor di padre quell'errore perchè, -senza aver fatto studi regolari, egli era intendentissimo d'arte, e -disegnava, miniava e modellava con gusto squisito. Vadano pur cauti i -padri amorosi a profetar Raffaelli in casa propria, chè non avranno -mai cautela soverchia. In realtà, avevo un sentimento vivissimo dei -colori, che mi davano piaceri acuti, somiglianti a quelli che dà la -musica, tanto da tenermi in contemplazione per delle mezz'ore davanti -a una stoffa, a un'aiuola, a una nuvola, fantasticando come davanti -a un quadro che rappresentasse una scena umana. Ma era un sentimento -che non si doveva estrinsecare per mezzo dei pennelli. Avvenne a me -quello che avviene a molti nati alla pittura, i quali cominciano -invece col menar la penna: sbagli di porta, che fa chi ha furia -d'entrar nell'arte. Ma questo dubbio non poteva neppur lampeggiare -alla mia mente. Sciupai dozzine di scatole di colori a tingere risme -di carta, tentando tutti i generi, dal paesaggio da confettiera -al quadro storico da cartellon dei burattini, ma più che altro la -pittura militare; alla quale mi incitava, senza volerlo, mio padre, -col parlar sovente di Orazio Vernet, di cui era caldo ammiratore. Non -si son combattute tante battaglie nel secolo sopra la faccia della -terra quante io ne scombiccherai in sei mesi col mio granatino della -malora. Ne buttavo giù fin quattro in un giorno. Era un vera fabbrica -di carnificine dipinte. Non si possono immaginare gli orrori che ho -messi in acquarello. E siccome regalavo i miei lavori, come Massimo -d'Azeglio, a tutti i miei amici e conoscenti, venne un tempo in cui -ne fu invasa la città, e se ne vedevano appiccicati ai muri per la -strada, nelle botteghe del vicinato, e perfino agli usci delle stalle. -Il caso aggravante era che avevo la faccia di firmarli, perchè non -mi potessero rubare la gloria degli artisti senza coscienza. Quante -volte il mio povero padre, vedendoli, deve aver detto tra sè: — Ah! _di -quanto mal fu matre_ quella benedetta inquadratura! — Perchè l'opera -si moltiplicava senza migliorarsi; il decimillesimo soldato uscito dal -mio pennello non aveva men diritto d'esser “riformato„ dai medici che -il primo; non figliavo che mostricini tutti improntati dello stesso -conio di famiglia; tutti quanti i battaglioni, tutti gli squadroni, -che lanciavo all'assalto sulla carta di protocollo, gridavano in coro -contro il piccolo assassino dell'arte. E intesi quel grido, finalmente, -e mi sdiedi a poco a poco dalla strage. Ma non son mica malcontento, -ripensandoci, d'esser passato per quel periodo di criminalità -pittorica, poichè fu forse quella sfuriata, dalla quale uscii sazio e -deluso, che mi distolse dal mettermi più tardi ad altre prove inutili, -fu quella rosolìa artistica, patita nella fanciullezza, che mi salvò da -qualche altro malanno nell'adolescenza, il quale avrebbe potuto avere -effetti più gravi che lo sciupio dei colori e l'imbratto delle mura -cittadine. - - - - -Il regno del terrore. - - -Entrai nella Terza Grammatica, sotto un professore terribile, che mi -rese quell'anno memorando. Era un uomo tarchiato, con una gran faccia -sbarbata e pallida da Padre Inquisitore, nella quale luccicavano due -occhi chiari e freddi, che parevano due pallottole di cristallo. Non -picchiava; ma era peggio che se picchiasse, perchè si serviva del -latino come d'una frusta metallica, con cui ci faceva frullare come -i mezzani di Malebolge sotto le scuriade dei diavoli. Ci caricava -di lavoro, ci oberava di pensi, non ci lasciava girar gli occhi, nè -allungar le gambe, faceva somigliar la scuola a una funzione funebre. -Aveva il furore dei quaderni di bella copia: ne dovevamo tener -dodici: per le frasi italiane e per le latine, per le regole delle -due grammatiche, per le sentenze morali, per le similitudini, per la -mitologia, e via discorrendo: una vera amministrazione letteraria, -che non ci dava respiro. Non montava mai in collera, era pacatamente -spietato. E il linguaggio feroce che usava così a sangue freddo! A -ogni errore di grammatica: — Ah, vile malfattore — Ma lei disonora la -sua famiglia — Lei tradisce la patria — Lei andrà a finire in galera -— Questo è uno sproposito ignominioso — Questa è una sintassi da farla -cacciare in prigione.... — Dopo due mesi di questo regime eravamo tutti -ridotti un branco di schiavi tremanti. C'eran dei veri martiri del -_nuovo metodo_, imbecilliti dai verbi difettivi, che impallidivano al -suono del comando: — Mi coniughi — e non dormivano più dallo spavento -delle dieci lezioni quotidiane che dovevamo mandare a memoria. Oh quel -gran crocifisso appeso al muro, sopra la cattedra, come simboleggiava -lo stato di tutti! Quell'Ezzelino della Grammatica s'ammalò una volta -nel cuor dell'inverno: tirammo tutti un respiro di mantice; ma un -respiro solo, perchè egli ci spirava terrore anche da letto. Venne a -sostituirlo un suo collega, professore in aspettativa, che comparve il -primo giorno in divisa di guardia nazionale, e appoggiò il fucile alla -parete, accanto alla cattedra. Credendolo della stoffa dell'altro, di -cui era amico intimo, pensammo che fosse venuto armato per far fuoco -sugli sgrammaticanti. Era invece un buon diavolo, che ci restituì alla -vita umana. Ma quel paradiso non durò che otto giorni; dopo i quali il -tiranno ritornò, più truce di prima, e noi ricurvammo la fronte, con -raddoppiato terrore, sotto il giogo nefando. - -Tre personaggi straordinari di quella mandra atterrita mi sono ancora -stampati nella memoria. Uno era un certo Gatti, il solo che non -temesse Ezzelino, e che noi ammiravamo per questo come un'anima eroica, -che rappresentava in faccia alla tirannia il nostro spirito secreto -di ribellione. Egli faceva audacemente le nostre vendette, non con -risposte o atti insolenti, ma con l'ostentazione costante d'un freddo -disprezzo, con una pertinacia invitta nella volontà di non studiare; -e non c'era rimprovero nè minaccia che gli facesse mutare aspetto nè -_piegar sua costa_. Egli affrontava i fulmini fissando negli occhi al -professore uno sguardo da Capaneo, che ci faceva fremere d'entusiasmo. -Il professore castigava i rei facendoli stare in ginocchio -sull'impiantito accanto alla cattedra, e quel “magnanimo„ stava -inginocchiato per mattinate intere, col busto eretto e con la fronte -alta, in un atteggiamento superbo di angelo ribelle alla Grammatica, -nel quale grandeggiava ai nostri occhi come una statua di Michelangelo. -Il tiranno si rodeva; ma egli non chiedeva mai grazia. Credo che alla -scuola egli abbia passato più tempo in ginocchio che seduto, e che, -se è tuttora in vita, debba avere ancora i calli alle giunture, come -quei maomettani fanatici che hanno fatto il viaggio alla Mecca carponi. -O anima altera e disdegnosa! Dovunque tu sia, possa raggiungerti -questo tardo saluto d'ammirazione dell'antico compagno di schiavitù e -d'inginocchiatura. - -L'altro era il più attempato della classe, un ragazzotto robusto, -di viso precocemente grave, poco familiare coi compagni: venuto da -Saluzzo, mi pare, e tenuto a dozzina da una zia di manica larga, che -gli allentava la briglia e non gli contava gli spiccioli. Lo guardavamo -tutti con certa ammirazione perchè si diceva che abusasse virilmente -della sua libertà; ci appariva quasi circonfuso d'una gloria satanica, -come un eroe del Byron, e poichè, diffidando di noi, non accennava che -velatamente, e di rado, alle sue scappate, noi davamo alle sue poche -parole oscure cento interpretazioni fantastiche, assai più ardite e -profonde del suo pensiero. Risento ancora la commozione della scena -solenne che seguì una mattina, quando il professore, informato non so -da chi delle sue sregolatezze, lo chiamò in presenza della scolaresca -davanti alla cattedra, e con viso e voce d'un presidente di Tribunale -statario, gli disse: — Nefande cose ho saputo sul conto suo, signor.... -tal dei tali! - -E dopo una pausa funerea: — Ella va attorno di notte! - -E dopo un'altra pausa più lunga: — Ella bazzica con la feccia del -consorzio civile! - -E dopo un silenzio lunghissimo, con voce soffocata: — Ella beve! - -E finalmente, con un colpo di cannone: — Sciagurato! - -Corse un brivido per tutti i banchi; pareva che nessuno respirasse; -durò per un minuto un silenzio di morte. Fu una scena tragica, -veramente. Il piccolo accusato, immobile e muto, ci apparve come -l'immagine incarnata di tutte le corruttele e di tutti i delitti della -decadenza di Roma. - -Non saprei ridire il discorso che sfoderò poi il professore: ricordo -solo che c'entrarono la giustizia divina e la umana, e l'infamia -eterna, e l'ergastolo, e altre dolcezze consimili, messe fuori con -voce cavernosa e roteando gli occhi in modo da dar la terzana, e che, -finita la lezione, non per ribrezzo di lui, ma per terrore del tiranno, -sfuggimmo tutti lo sventurato peccatore come un maledetto da Dio. - -Il terzo era un tipo amenissimo, mingherlino, con un viso di vecchio -notaio, figliuolo d'una bustaia vedova: uno sgobbone indefesso, che -aveva grandi pretensioni di latinista, e faceva i componimenti a -musaico, a furia di frasi raccattate qua e là con una pazienza di -santo, e messe insieme con gli artifici più grossolani, congiunte -proprio con la forza, a marcio dispetto della logica e del senso -comune, che per lui non contavan nulla, purchè la lingua e lo stile, -come egli diceva, fossero “oro di coppella„. Me lo vedo ancora -davanti, un giorno che leggeva al professore uno dei suoi periodi -intricatissimi, al quale diceva d'aver lavorato tutta la notte. - -Il professore gli disse: — Ma io non capisco. - -— Lo credo bene — rispose — qui ci son delle frasi peregrine. - -— Ma che frasi sono, che io non le intendo? - -— Ma è tutto, tutto un tessuto di frasi. Io ho condensato. Si sa. -Capire alla prima è impossibile! - -E il tira tira durò un pezzo, fin che egli si rimise a sedere -scoraggiato, facendo un atto del capo come per dire: — È tempo perso: -il vero latino non è più inteso. - -Dei fatti miei rammento una composizione italiana a tema libero, che -fu il primo mio parto letterario, di cui serbi memoria. Descrissi _Una -lotta fra il leone e la tigre_: argomento in armonia con la mia natura, -si capisce. Ricordo che incominciava con la frase: _Sul rosseggiar del -cielo_, ed era tutto uno stridío di parole terribili, scelte tra le più -ricche di erre e di esse, una musica infernale di ruggiti e di rantoli, -una lacerazione furiosa di carni e di regole di sintassi, che finiva -in un lago di sangue. Mi aspettavo un trionfo, quando fui chiamato -a leggere: fu un fiasco enorme; fu l'unica volta, credo, che risero -insieme il professore e la scolaresca, e forse l'ombra invisibile -del Padre Corticelli, che era il nostro grammatico ufficiale. E -questo fiasco, che m'avvilì allora profondamente, è adesso per me -un caro ricordo, poichè fu l'avvenimento che fruttò ai miei compagni -di servaggio e di terrore il solo quarto d'ora d'ilarità collettiva -ch'essi abbiano avuto in quella scuola dolorosa. - -Dolorosa per me in ispecial modo perchè non ero ancora in età da poter -reggere a quelle fatiche, e tra per lo strapazzo intellettuale e per -l'affanno continuo, che qualche volta mi faceva sobbalzare la notte e -farneticare come un allucinato, la mia salute se ne risentiva. Appena -se n'accorsero mio padre e mia madre, decisero d'accordo di levarmi -dalla scuola e di non rimandarmici per quell'anno, perchè mi rifacessi -l'animo e le forze. Prima che finisse l'inverno mi fu fatta la grazia e -uscii dai lavori forzati. - - - - -Il maestro prete. - - -Perchè non frollassi nell'ozio, mi fecero far ripetizione di latino da -un prete, un'ora il giorno, a casa sua, dov'egli stava con sua madre e -una zia; le quali m'aprivano l'uscio pian piano, e scomparivano senza -dir nulla, come due larve. Era un bel pretino biondo, fresco come una -rosa, con due occhi azzurri vivissimi; i quali potevano far presagire -agli accorti che presto o tardi egli avrebbe gettato il collare sur -un fico; come lo gettò infatti pochi anni dopo per mettersi al collo -una collana vivente. Ma, ahimè! il giovine maestro non aveva più -voglia d'insegnarmi il latino di quello che n'avessi io d'impararlo. -Il ricordo di quell'esperienza m'ha fatto poi avversario risoluto -dell'insegnamento a quattr'occhi (fuor che nel caso che insegnante e -alunno siano due miracoli di buon volere), poichè quasi sempre manca -all'uno e all'altro ogni stimolo; quando nella scuola collettiva, -invece, lasciando anche da parte l'emulazione, s'avvivano e s'acuiscono -le facoltà intellettuali del ragazzo come quelle dell'uomo in teatro, -per effetto della comunione che si stabilisce fra le menti, le quali -quasi operano insieme, illuminandosi a vicenda. Sotto il tiranno -Ezzelino ero ammazzato dalla fatica; col prete morivo dall'uggia. Per -un po' di giorni simulammo tutti e due: egli lo zelo, io l'attenzione. -Poscia più che il dover potè la noia. Era un ipnotizzamento reciproco. -Ci guardavamo alle volte l'un l'altro con due grand'occhi fissi, che a -poco a poco s'ammammolavano, come gli occhi di chi cade in deliquio; -poi aprivamo la bocca insieme e ci tiravamo in faccia uno sbadiglio -sgangherato, enorme, interminabile, in cui pareva che esalassimo fino -agli ultimi _cuius_ tutto il latino che avevamo in corpo.... e non -c'era molto di più nel suo che nel mio. - -Ma un giorno egli fece un'uscita che mise come un soffio di vita -fra di noi, e infuse in me una passione nuova, la quale lasciò una -traccia profonda nella mia memoria. Era allora attivissima l'opera -ecclesiastica per il riscatto dell'infanzia chinese abbandonata. _Ex -abrupto_, il giovine prete mi ragguagliò della cosa: poi mi domandò se -avrei accettato l'ufficio di raccoglier fra i ragazzi di mia conoscenza -sottoscrizioni di dodici soldi l'anno, allo scopo di salvar dalla -morte e dalla perdizione migliaia di poveri bambini del Celeste Impero, -ch'eran buttati via come cenci o venduti come bestie; e aggiunse ch'io -avrei assunto il titolo, ambito da molti, di collettore, che tutti -i collettori sarebbero stati presentati al vescovo, e che quattro -di essi, due ragazzi e due ragazze, _scelti fra i più avvenenti_, -avrebbero avuto l'onore di far la questua in una funzione solenne -che si doveva celebrare in una chiesa della parrocchia; per la quale -egli aveva composto i versi e la musica d'un inno, da cantarsi dalle -voci migliori, fra cui poteva esser la mia. Fu come avvicinare una -fiammella ad un razzo. L'idea del salvamento dei bambini, l'ambizione -dell'ufficio, la patente d'avvenenza e l'immagine del vescovo -m'accesero improvvisamente d'uno zelo, non dirò santo, perchè era misto -di troppi sentimenti profani, ma benefico per me, perchè mi risvegliò -l'animo e la mente, che s'erano addormentati nel latino. E a proposito, -non sarebbe una buona cosa quella di dare all'educazione intellettuale, -troppo astratta, della fanciullezza, il rincalzo di qualche azione di -utilità pubblica, che, avendo uno scopo diretto ed effetti sensibili, -stimolerebbe altre facoltà ed altri affetti, e insegnerebbe con -la dottrina la vita? Non mi pare un'idea da buttar via. Ma tiriamo -innanzi. - -Il sentimento religioso, che non s'era spento in me, ma era solo stato -compresso, come ogni altro affetto, dall'incubo scolastico, mi si -ridestò in quel periodo di riavvicinamento alla chiesa; ricominciai a -dire le preghiere la sera e la mattina, andai alla benedizione, ripresi -amore alle cerimonie del culto, mi venne il desiderio d'imparar a -servir la messa, e per questo mi diedi a frequentare una chiesa vicina -a casa mia, dove strinsi amicizia con altri piccoli topi di sacrestia, -e entrai in grazia di qualche vecchio prete, che mi regalava delle -immagini. Ogni volta che mi raccolgo nei ricordi di quei giorni, vedo -arder ceri e scintillar pianete, sento le note dell'organo, mi par di -respirare nell'aria un odor d'incenso, e risento, se così può dirsi, -il sapore d'un certo stato di coscienza, non più esperimentato di poi, -una dolcezza quieta del cuore e quasi una chiarezza dell'animo, che -svaniscono se v'insisto troppo col pensiero, come quei motivi di musica -che ci suonano alla mente, ma che ci sfuggono se vogliamo tradurli in -note vocali. Vagheggiai in quei giorni l'idea di farmi prete. - -Ma, Dio mio, sorse ben presto una nube di peccato in quella serenità -serafica. Il pretino dagli occhi azzurri radunò un giorno in casa -sua tutti i collettori e le collettrici, una ventina all'incirca, -me compreso, per insegnarci l'inno da cantare in chiesa; il quale -ricordo che incominciava col verso: — _Là nella Cina inospite._ -— Le collettrici eran quasi tutte signorine della mia età, alcune -bellissime. La loro presenza mi produsse un vivo eccitamento. Quando -mi ci trovai in mezzo non pensai più nè alla China, nè al vescovo, -nè alla chiesa; non ebbi più anima e senso che per loro. C'era nella -stanza del latino un pianoforte, sul quale un ragazzetto di quindici -anni, figliuolo d'un organista, provava la musica dell'inno, fra -l'ammirazione di tutti. Fui morso da una maledetta gelosia, a cagione -delle ammiratrici. A un certo punto, non potendomi più contenere, -pregai il suonatore, con poca buona grazia, di lasciar suonare me -pure. Parrà incredibile una tale ignoranza a quell'età; ma è un fatto -ch'io credevo ancora che per suonare il pianoforte bastasse sapere il -motivo che si voleva suonare, e picchiar le mani sulla tastiera, così a -dettatura d'orecchio, come si fischia un'aria. Con questa sciocca idea -insistetti tanto che il ragazzo, credendo ch'io sapessi di musica, mi -cedette il posto per un momento. Immaginate quale fu alla prova il mio -stupore e la mia vergogna. Una vergogna tale che, anche ora, dopo quel -po' di primavere che son passate, quando mi ricordo tutt'a un tratto di -quella bella figura, perchè non me ne torni a gola tutta l'amarezza, -bisogna ch'io mi ragioni, e faccia onta a me stesso del mio orgoglio, -ancora palpitante quando dovrebbe esser morto e sotterrato. - -Ma non fu quella la peggior figura ch'io feci in quel periodo -ecclesiastico della mia fanciullezza, e ricordo anche la peggiore per -il gusto di schiaffeggiare quello che mi resta di vanagloria. Venne -il giorno della funzione solenne. La chiesa era piena come un ovo. Ai -due collettori e alle due collettrici, che dovevano andare attorno con -una borsina elegante a raccogliere le offerte, era stato assegnato un -banco vicino all'altare. Modestia a parte, erano due bei ragazzi e due -belle ragazzine. Di una di queste non mi ricordo punto: l'altra fu poi -moglie d'un Direttore della Banca Nazionale, e il mio collega diventò -un avvocato celebre. Eravamo vestiti come principini, impomatati e -inguantati: quattro splendori. Ci erano state indicate prima le file -dei banchi dove doveva passare ciascuno. Durante la funzione io commisi -il peccato di pensar troppo intensamente alla mia vicina, la futura -banchiera, che era vestita d'un abito bianco, del quale sentiva la -carezza il mio abito nero. Il cenno del prete che ci disse: — Vadano — -mi sopraccolse in quel pensiero. Preso così all'improvviso a una così -gran distanza dall'idea del mio ufficio, mi confusi, e, oltrepassato -appena il primo banco, dove tutti, mi diedero un soldo, sbagliai, e -invece di proseguire come dovevo, mi cacciai fra gli altri banchi, -davanti ai quali era già passata una delle ragazze, e dove non ebbi -più il becco d'un quattrino. Quella sequela inaspettata di rifiuti, che -mi parve effetto d'antipatia personale, mi fece perder la bussola; non -vidi più nulla; non compresi i cenni con cui si cercava di rimettermi -sulla buona via; andai errando di banco in banco, alla cieca, -impacciato e goffo, con una faccia di ebete, che invece di stimolar la -carità provocava l'allegria, e dopo un pellegrinaggio interminabile, -che fu una tortura mortale, ritornai al banco dei collettori, -convertito per me in banco della berlina, con sette soldi nella -borsa. Ahi, dura terra! Che cosa sono le impressioni di quell'età! -Sta per morire il secolo che era allora a mezza strada, e ancora non -posso sentir pronunciare la parola _collettore_, senza che una voce -sarcastica mi mormori all'orecchio: — Sette soldi, signor collettore! -Sette soldi, e che figurona! - -Ma in quegli anni ci rialziamo facilmente anche dalle più grandi -cadute. L'umiliazione patita in chiesa non tolse che fosse un giorno -di festa per me quello in cui il nostro prete mi condusse con tutto -il drappello dei colleghi e delle colleghe a far visita al vescovo. -Questi era un vecchio tutto bianco, già curvo, di viso grave e dolce. -C'eran con lui vari preti, fra cui riconobbi il Padre quaresimalista, -che predicava allora nel duomo; un bell'uomo bruno, coi capelli lunghi -e gli occhiali d'oro, dall'aria d'uno scienziato; la cui presenza -impreveduta mi turbò, perchè una domenica, facendo dal pulpito -un'invettiva terribile contro certi peccatori, con voce tonante e gesto -minaccioso, egli aveva per caso fissato sopra di me, che stavo davanti -al pulpito, uno sguardo scintillante, che m'aveva messo i brividi. Il -vescovo domandò a ciascuno di noi come ci chiamassimo. Quando fu la -mia volta, il predicatore disse non so che scherzo sulla latinità del -mio nome, con accento e sorriso benevolo, e quello scherzo, che mi fece -l'effetto di un'assoluzione, mi dissipò dall'animo ogni terrore. Delle -parole del vescovo non ricordo che un complimento che rivolse al mio -prete, sorridendo: — Lei è la colonna dell'istituzione, — e ricordo -la gioia che sfolgorò sul viso del lodato, pari a quella che davano ai -granatieri della Guardia gli encomî di Napoleone. Eh, povera colonna, -che doveva piegar tra poco come un giunco sotto una manina scomunicata! -E che singolari fissazioni ha la fantasia! Fin dalla prima volta che ho -letto i _Promessi Sposi_ ho sempre dato al cardinal Federico il viso -di quel vecchio vescovo, che, se fossi disegnatore, potrei riprodurre -fedelmente, mettendo al suo punto preciso il piccolo neo che aveva -accanto alla bocca; per cagion del quale mi fecero arrabbiare i miei -fratelli, che dicevan per celia che era finto. - -In che maniera tutto quel mio fervore religioso si sia andato -spegnendo, non saprei dire. C'è a questo punto nella mia memoria, come -in altri punti, uno squarcio. Pare che quel piccolo mondo ecclesiastico -sia sparito dalla mia vita come una meteora. Mi ricordo peraltro che il -mio ufficio di collettore si veniva facendo di mese in mese più duro, -poichè era sempre più difficile strappare ai sottoscrittori poveri il -soldo promesso; e che un giorno tornai a casa quasi piangente perchè -la pollivendola, dandomi il soldo di mal garbo, dopo aver frugato in -tasca mezz'ora, mi domandò con un'occhiata severa: — Ma.... questi -soldi vanno poi tutti per davvero dove dovrebbero andare? — Rinunciai -all'ufficio quel giorno. - -Proprio, non fui più fortunato io con la China di quello che doveva -essere quarant'anni dopo il Governo del mio paese. - - - - -Davanti al tribunale. - - -Al riaprirsi delle scuole municipali, in autunno, dovetti riprendere -la Terza Grammatica, sotto il tiranno; ma, riprendendola con un anno -di più, e dopo molti mesi di riposo, mi riuscì assai meno oppressiva -dell'anno avanti. M'ispirava sempre un gran terrore Ezzelino, ciò -non ostante. E a questo, sventuratamente, io offersi una memoranda -occasione d'esser terribile. - -L'occasione fu, non dico il mio primo amore, ma il mio primo -amoreggiamento, poichè non credo che si possa amare a undici anni. -Uno dei miei nuovi condiscepoli, e stretto amico, che ora è un alto -impiegato delle Poste, s'innamorò a modo suo, che poi fu il mio, d'una -signorina della sua età, figliuola d'un avvocato, la quale andava e -tornava ogni giorno da non so che scuola privata con una sua piccola -amica, figliuola d'un notaro, passando per le strade che pigliavamo -noi per tornare a casa. Io m'innamorai dell'amica. Il doppio incendio -nacque dall'uniformità dei due orari scolastici. Andavamo tutti i -giorni ad aspettar la coppia gentile a una cantonata, all'uscir dalla -scuola: ardimentosi come due don Giovanni prima di vederle, intimiditi -a un tratto quando apparivano in fondo alla strada, tremanti come due -cani immollati quand'erano a due passi. E tutta la foga della nostra -passione non andava più in là di qualche esclamazione petrarchesca che -spiccicavamo a stento dalle labbra, arrossendo fino alle orecchie, -quando esse ci passavano davanti col capo e cogli occhi chini, -sorridenti al ciottolato. Dopo di che ce la davamo a gambe tutti e -due, l'uno incalzato dal terrore del bastone avvocatesco, l'altro dalla -paura dello stivale notarile, per commentar poi insieme l'avvenimento -con chiacchiere interminabili, come una prodezza di cavalieri antichi. - -Questo giochetto innocente durò un paio di mesi, senza variazioni -notevoli, e senza tristi conseguenze. - -Una mattina, a scuola, mentre un nostro compagno traduceva a voce -alta un distico delle _Georgiche_, entrò il bidello con una lettera -per il professore. Questi l'aperse, la lesse in silenzio, aggrottando -le sopracciglia, e poi diede un lungo sguardo a me e un altro al mio -amico, che sedeva in un banco del lato opposto. Quei due sguardi furono -per noi come due lampi rivelatori della verità tremenda. Ci guardammo: -l'uno lesse in viso all'altro il proprio pensiero: ci sentimmo perduti. -Vedo ancora la faccia pallida e spaventata del mio complice, che doveva -essere il riflesso della mia. - -Il professore non interruppe la lezione; ma fu più feroce che se ci -avesse fulminati subito in presenza di tutta la scolaresca. Essendosi -accorto che avevamo capito, ci tormentò spietatamente per un'ora con -ogni specie d'allusioni avvelenate, tirate fuori a forza dalla poesia -virgiliana; l'ultima delle quali: — _Ci son altri che amano!_ — a -proposito della frase: — Le viti amano il sole —, smozzicata fra i -denti e accompagnata da due sguardi fulminei, fu così manifesta, che -molti compagni si voltarono a guardarci, raddoppiando in quel modo il -nostro terrore. - -Venne finalmente il momento fatale. — Il tale e il tale si fermino — -disse il professore, quando entrò il bidello a dare il _finis_. - -Sgombrata la scuola, ci avvicinammo alla cattedra col passo di due -condannati alla corda. - -Il professore ci lesse la lettera adagio adagio, piantandoci ogni -parola nel cuore. Non era firmata. Era una denuncia anonima dei nostri -amori; la quale conteneva una calunnia, perchè parlava di “regali fatti -e ricevuti„, quando noi potevamo giurare sulla nostra borsa disabitata -che il nostro amore non ci costava un soldo, e terminava esortando il -professore a intimarci di smetterla se non volevamo “pagare amaramente -il fio„ della nostra audacia. - -Pensammo subito che l'avesse scritta uno dei due padri; il che non era -verosimile per la ragione che v'erano accusate le ragazze d'averci -fatto dei regali. Solo molto tempo dopo sospettammo d'un alunno di -filosofia, nostro amico e canzonatore abituale. Ma la cosa rimase -sempre un mistero. - -Il fatto è che quella minaccia oscura: “pagare amaramente il fio,„ che -lasciava spaziare l'immaginazione fra una pedata e un colpo di pistola, -ci fece allibire. - -Ma fu ben più tragica l'ammonizione del tiranno. Se avessimo rapite -e portate in Svizzera quelle due signorine innocenti, non ci avrebbe -potuto dire di peggio. Ci trattò come due marci libertini, spavento -delle famiglie e disonore della città; ci parlò di tribunali; ci -parlò pure, com'era suo solito, della giustizia eterna, citando il -Canto quinto dell'_Inferno_, con la bufera che mena nella sua rapina -i peccator carnali; ce ne disse tante, insomma, e con un tal cipiglio -e un tale accento, che finimmo con scoppiare in pianto tutti e due; -anche il mio amico, che si vantava d'essere un uomo forte, e aveva per -intercalare, mi ricordo, due versi di Dante pigiati in uno: - - Sta come torre e lascia dir le genti. - -Così morì ammazzato il nostro amore. Ma non con la correzione dei -peccatori, appunto perchè Ezzelino, secondo l'uso suo e di molti -altri, ci volle fare un delitto d'una fanciullaggine in cui non era -nulla d'ignobile. S'egli ci avesse dato anche una brava polpetta, -ma contentandosi di dimostrarci la grave sconvenienza d'andar a -posteggiare ai canti due ragazzine oneste e sole, come due birichine -vagabonde, noi ci saremmo certamente persuasi e pentiti. Trattati -invece in quella maniera, passata che fu la prima paura, ci invanimmo -quasi d'aver avuto la temerità di calpestare a quel modo tutte le -leggi umane e divine, e poi, quando ad animo quieto valutammo giusto il -piccolo fallo e la riprensione enorme, questa ci parve una buffonata, e -il riprensore un inetto e uno sciocco. - -Non di meno, da quel giorno in poi, pigliammo un'altra strada per -tornare a casa, e per consolarci dell'amore andato a picco, ci demmo -con furore alla palla di gomma elastica. - - - - -Sulla mala via. - - -Fu in quel giro di tempo che, stando una sera nel giardino, ebbi un -quarto d'ora terribile, del quale ho risentito gli effetti funesti per -tutta la vita. Quasi all'improvviso mi girarono attorno gli alberi e -i muri, la terra mi vacillò sotto i piedi, mi si velarono gli occhi, -mi si oscurò la mente, e preso da un senso di stanchezza infinita, non -potendo più reggermi ritto, mi distesi per terra ed aspettai la morte. -Poi, rialzatomi con un grande sforzo, barcollando come un ferito, mi -trascinai a casa, dove mi buttai sul letto e confessai la verità a mia -madre; che, spaventata, mi spruzzò d'acqua la fronte e mi fece fiutare -dell'aceto, esclamando: — Ah, benedetto ragazzo! Anche tu! E così -presto!... Ah, non ci ricadere mai più, per l'amor del cielo! - -E io ci ricaddi, pur troppo. - -Ah, se quel giorno, nel punto che mi mettevo alla prima prova, avessi -potuto prevedere a quale ignobile schiavitù essa m'avrebbe condotto, -a che padrone tirannico, brutale e stupido dato in potere per sempre; -se avessi potuto prevedere di quale enorme disperdimento di forze del -corpo e dell'intelletto, di quanti turbamenti maligni della salute, -di quante ore di stanchezza inquieta e triste e notti d'insonnia -tormentosa o agitate da sogni spaurevoli mi sarebbe stato cagione -l'abito malaugurato che stavo per contrarre; se avessi preveduto -ch'io sarei stato un giorno certissimo, come ora sono, che infinite -ineguaglianze e fiacchezze del mio stile di scrittore, e radure -e garbugli del tessuto sottile delle idee, e mancanze improvvise -dell'acume critico e della flessibilità del pensiero e della facoltà -d'abbracciar con la mente vasti spazi, non sarebbero state che un -effetto di quell'abito; se avessi previsto nell'avvenire quante volte -avrei fuggito villanamente delle compagnie gentili o rinunziato -a spettacoli d'arte desiderati e a trattenimenti intellettuali -fecondi, non per altro che per soddisfare il bisogno volgare che -stavo per imporre irrimediabilmente alla mia gola e al mio cervello, -condannandomi per tutta la vita a respirare un'aria impura e a legger -libri e a vestir panni e a mandar pel mondo dei fogli impregnati -dell'odore del mio vizio; se avessi potuto antivedere, infine, -quante dure lotte, dalla giovinezza fino all'età matura, avrei dovuto -sostenere per liberarmi da quel vizio, destinate a finir tutte quante, -dopo giorni e mesi di sforzi penosi, con una vile dedizione al nemico, -non lasciandomi altro conforto che quello di veder immuni dalla -mia tabe i miei figliuoli, e amareggiato anche quello dal rimorso -d'ammorbar loro la casa e dalla vergogna di stampar sulle loro guance -dei baci attossicati; ah, se avessi presagito allora tutto questo, con -che ribrezzo avrei buttato via quello sciagurato mozzicone di sigaro -che stavo per cacciarmi fra i denti, e che, dopo quarant'anni, mi -brucia ancora la bocca e la coscienza! - - * - -Ma già anche prima del sigaro io ero da un po' di tempo sur un brutto -sdrucciolo. Proprio, venivo pigliando la piega del cattivo soggetto. -Che era stato? Cattivi germi, assorbiti qua e là, ammucchiandosi a -poco a poco e andando in fermento, cominciavano a dar fuori; di quei -germi che son come nell'aria e che tutti i ragazzi assorbiscono, salvo -che sien tenuti sott'olio come le sardelle. Scatti di ribellione, -bugiarderia, secchezza d'animo, volgarità di linguaggio, predilezione -pei compagni sbarazzini, e propositi, più che altro, di bricconate; -ma anche qualche piccola bricconata che, sebbene commessa in casa, -avrebbe meritato qualche settimana di carcere correzionale, furono -le prime manifestazioni del serpentello maligno che m'era entrato -in corpo. Fors'anche perchè quell'anno era stato per me un anno di -cresciuta straordinaria, quasi maravigliosa, prevaleva alla virtù -dello spirito l'animalità imbaldanzita. Ma il male non era veramente -profondo, poichè, anche nei giorni peggiori, sebbene rispondessi duro e -arrogante anche a mia madre, pure i suoi rimproveri m'entravano sempre -nel cuore; e più che i rimproveri suoi mi turbava il contegno di mio -padre, che s'era mutato con me: il suo aspetto severo e freddo, il -proposito manifesto ch'egli metteva in atto di non rivolgermi la parola -e di non incontrare il mio sguardo mi facevano soffrire così nel vivo, -che mangiavo in furia molte volte e scappavo da tavola il più presto -possibile, col cuore serrato. Non ebbi nessun castigo, e credo che sia -stato meglio. Credo che tutti i ragazzi passino per crisi somiglianti, -le quali son per l'animo ciò che la tosse asinina e i bachi per il -corpo, e che i parenti non se ne debbano spaventare, nè ricorrere ai -grandi mezzi di correzione, lasciando invece che il male, fatto il -suo sfogo, se ne vada da sè; che è ciò che segue sempre, quando la -natura del figliuolo non è trista affatto; nel qual caso valgon poco o -punto i castighi. Quello che mantenne vivo e cocente in me per tutta -la vita il rimorso d'aver amareggiato mio padre e mia madre in quel -periodo fu appunto il fatto di non esser stato punito da loro come -meritavo. A poco a poco lo stato violento di coscienza in cui vivevo -mi divenne insopportabile. Ero già preparato a un pieno ravvedimento: -non occorreva più che una spinta, e il caso me la diede. Mia madre fu -presa una notte da un grave malore, si mandò per il medico, la casa -fu sottosopra; io la intesi gridare dalla mia camera con accento di -dolore disperato: — Ah mio Dio, morire! Lasciare quel figliuolo ancora -così ragazzo! — Quel grido mi snodò il cuore, scoppiai in pianto, -m'inginocchiai sul letto, ridissi la preghiera che non dicevo più da un -pezzo, supplicando Iddio che non mi togliesse la mamma, — e quando essa -fu fuor di pericolo, io era uscito di malattia. - - * - -Erano incominciate le vacanze. Mi invase allora, come accade prima o -poi a ogni ragazzo, il furore delle letture romanzesche; se pure si -può chiamar “leggere„ il divorar l'un sull'altro decine di romanzi, -dalla mattina alla sera, senz'un'ora di respiro, fino ad averne la -mente e la vista offuscate, fino a passar più giorni di fila, come -a me accadeva, senza veder nè le Alpi nè il cielo, sempre coi pugni -sul libro, col mento sui pugni e con gli occhi sul foglio. Cascai -prima sui romanzi del Dumas padre, e il primo di questi fu il _Conte -di Montecristo_, che rimase sempre il mio preferito, non solo perchè -mi parve e mi pare ancora il più maraviglioso per la favola e il più -attraente per l'arte del racconto, ma anche per il fatto che mia madre -mi aveva dato pensatamente il nome di battesimo del protagonista, -per aver letto con molto piacere quel romanzo mentre stava aspettando -ch'io venissi al mondo. Seguirono a quello non so quanti altri, che -poi mi si confusero tutti nella mente in un solo romanzo enorme di -migliaia di personaggi e di avventure d'ogni tempo e d'ogni paese. Ma -questa furia s'arrestò ad un tratto, fortunatamente, per effetto della -lettura d'un libro, che doveva aver poi un influsso straordinario sul -mio pensiero e sul mio cuore, per tutta la vita. Non avevo letto sino -allora dei _Promessi Sposi_ che poche pagine sparse per le Antologie -scolastiche. Non ricordo che alcun professore delle prime scuole ce -ne consigliasse con insistenza la lettura. Misi un giorno la mano -sul romanzo, un'edizione di Vincenzo Batelli di Firenze, del 1827, in -tre volumi, che conservo ancora. Incominciai a leggere. L'effetto fu -maraviglioso. Mi sentii come preso da mille uncini e da mille lacci -sottilissimi, che mi avvolsero e mi strinsero, penetrandomi fin nel più -profondo dell'anima. Fu un diletto continuo e vivissimo, non interrotto -punto, nè quasi scemato dalle digressioni storiche e dalle descrizioni -minute che soglion seccare i ragazzi, rotto spesso da commozioni -violente, che mi strappavano il pianto, accompagnato dal principio -alla fine da un consenso pieno e dolcissimo di tutti i sentimenti e di -tutti i pensieri. Non distinguevo l'un dall'altro, mi ricordo bene, -ma sentivo confusi tutti insieme gli effetti di quell'arte profonda -e semplice, dell'armonia delle facoltà, della misura sapiente, della -logica finissima, della trasparenza cristallina dello stile, di quella -musica grave e delicata, e quasi segreta, che par che venga più dal -pensiero che dalla parola, e suoni nell'anima senza che l'orecchio la -senta. Non poteva essere compiuta la mia ammirazione; ma la simpatia -fu tale da non poter più crescere. Presentii fin dalla prima lettura -che avrei riletto quel libro mille volte, anche da uomo. Una quantità -d'immagini, di sentenze e di frasi mi s'impressero subito e per sempre -nella memoria. Mi rimase nell'animo una serenità, una pace, quasi una -compostezza, che m'era prima sconosciuta; quasi un'armonia sommessa, -alla quale s'intonò per un pezzo la voce di tutto il mio essere. Mi -parve che entrasse nella mia vita un amico, un maestro aspettato da -lungo tempo, e il cuore mi diceva che non ne sarebbe uscito mai più. -Posso dire che la lettura di quel libro segnò per me il passaggio dalla -fanciullezza all'adolescenza. - - * - -Riandando col pensiero quei primi anni, sono sempre ricondotto, per -ciò che riguarda l'educazione dei figliuoli, alle stesse conclusioni; -non nuove per certo, ma, a mio avviso, non mai abbastanza stampate. Son -persuaso che c'è meno pericolo a lasciare ai ragazzi una certa libertà, -ed anche una libertà larga, che a tenerli a catena, perchè riconobbi -che gl'incatenati, che son come anime compresse, non solo non riescon -migliori, ma peggiori dei liberi, non foss'altro per l'arte più fine -della simulazione, che suole poi essere cagione ai parenti di grandi -disinganni. Son persuaso che è fatica perduta affatto quella gran cura -che metton molti a mantenerli nell'ignoranza di certe cose, delle quali -essi acquistano in ogni modo, per mille vie impossibili a precludersi, -la cognizione precoce; e che, ciò essendo, è perniciosissimo e stupido -il tenere in presenza loro certi discorsi, come quasi tutti fanno, -con parole coperte, nella fiducia che essi non li intendano, poichè -o li intendono, o capiscono se non altro che i loro parenti tengono -dei discorsi che non dovrebbero, ma da cui non sanno astenersi, perchè -ci trovan piacere; onde questi scadono nella loro stima, facendo per -giunta davanti a loro una figura ridicola. Son persuaso che non ci sia -nulla di più dannoso all'intelligenza e alla fibra dei ragazzi che il -costringerli, per mandarli avanti presto, a studi prematuri, perchè, -se anche ci reggono da principio, scontano immancabilmente lo sforzo -più tardi, uscendone con le facoltà fiaccate e spuntate, compresi -d'una sorda avversione per la scuola, e non più sospinti dal bisogno di -leggere e di studiare da sè, per curiosità e per diletto. Son persuaso -che lo spettacolo più nocivo all'educazione loro, il più funesto per il -loro cuore e il loro carattere sia quello della discordia, degli urti -anche più leggieri tra padre e madre, nei quali si sbriciola l'autorità -di tutti e due, ledendo nel ragazzo il concetto della santità -della famiglia, e lasciandogli dei ricordi incancellabili che gli -offuscano più tardi nel cuore le loro immagini, e vi diventan radici -inestirpabili di scetticismo. Son persuaso che è sacrosanta verità -la sentenza del Capponi, che le cose udite, non le insegnate, formano -l'animo dei fanciulli, ossia tutto ciò che di buono e di gentile essi -intendono, che è detto in presenza loro spontaneamente, senza pensare a -loro, per impulso d'istinto e di coscienza; e che perciò ammonimenti, -consigli, prediche, e anche castighi, tutto è fiato e rigore sprecato -se essi non vedono che nei loro parenti corrispondano perfettamente ai -precetti il carattere, la vita, lo spirito dei discorsi impremeditati -e abituali. Ho visto mia madre intesa tutta e sempre alle cure della -famiglia, scevra d'ogni vanità femminile, aborrente dai pettegolezzi, -impietosita d'ogni sventura altrui, caritatevole ai poveri, facile al -perdono con tutti; ho visto mio padre lavorar dalla mattina alla sera -con uno zelo d'impiegato esemplare, occuparsi in tutti i ritagli di -tempo dei suoi figliuoli, e studiare, quanto gli era concesso, tutta -la vita per coltivare il proprio spirito; ho intuito sin da bambino -che mia madre era una donna buona e onesta e che mio padre era un -uomo retto e generoso: questi sono stati gl'insegnamenti più efficaci -ch'io abbia avuto da loro. Fu l'esempio che mi diedero che mi ritenne -sulla buona via ogni volta che fui sul punto d'uscirne; fu il ricordo -delle loro opere che mi fece sempre ripentire e ravvedere d'ogni atto -insensato e ignobile. Tutto il resto, nel campo dell'educazione, è -vuota ciancia e vessazione inutile. Non serve fingere coi figliuoli, -e far due parti, l'una per loro e l'altra secondo il comodo proprio; -è anzi meno peggio il lasciarsi vedere come si è, coi nostri difetti -e con le nostre debolezze; chè, se non altro, così mostrandoci, siamo -stimati sinceri. V'è un modo solo di educare: vivere degnamente. Ma è -difficile, si capisce. - - - - -In _Umanità_. - - -Mi parve di aver fatto un gran salto in su nella gerarchia scolastica -quando invece di alunno di Grammatica potei dire: — Sono alunno -d'Umanità, — benchè non capissi punto in quale significato fosse usata -quella parola; anzi appunto perchè non lo capivo: cosa frequente anche -fra i grandi. - -Era entrata quell'anno nelle scuole un'infornata di nuovi professori, -la più parte giovani e bravi; tre dei quali nella mia classe, che -corrispondeva alla quarta del Ginnasio attuale. Il solo professore -di lettere italiane e latine non era nè giovane nè bravo, sebbene -non mancasse nè di coltura nè di buon volere; era uno di quei molti -insegnanti a cui manca l'arte specialissima dell'insegnamento, rara -a trovarsi perfetta, anche fra gli uomini di gran levatura, come le -voci di tenore; tanto ch'io dubito che Dante sarebbe stato un buon -professore di Liceo. A quello poi non mancava soltanto l'ispirazione, -ma addirittura il calorico animale; una tinca fredda, l'avrebbero -chiamato in Toscana. Per questo rispetto era un vero originale, e -perciò ne faccio lo schizzo. Egli insegnava letteratura come avrebbe -insegnato computisteria; nessuna quistione d'arte o di storia -letteraria, nessuna bellezza poetica lo faceva mai uscire neppure -un momento dalla sua quiete beata, nè alterava la grave monotonia -della sua voce che rassomigliava al rumore d'una macchina da cucire, -nè la placidità immobile del suo buon faccione di padre guardiano. -E in questa maniera otteneva effetti maravigliosi. Pareva che con -la sua voce si espandesse nella scuola un'esalazione continua di -cloroformio, che assopiva gli spiriti più vivaci, domava a poco a poco -i temperamenti più irrequieti e otteneva una disciplina di convento. In -anni posteriori conobbi parecchi altri insegnanti della stessa natura; -ma nessuno dotato d'una tal potenza addormentatrice. Era contento di -noi, diceva che eravamo una scolaresca tranquilla. E sfido: egli ci -recideva ogni forza di ribellione come per virtù di magia. Ma lascio -immaginare che buon pro facessero la letteratura italiana e la latina -servite in una tal salsa di papavero. - -C'era per altro chi ci svegliava. Era il professore d'aritmetica, -un omino tutto nervi, con una bella testa riccioluta, elegantissimo, -pieno d'ingegno e d'argento vivo; il quale si fece poi un nome nelle -matematiche. Questi insegnava mirabilmente; ma era impaziente come -un poledro stallino e rabbioso come un gallo andaluso. Inclinato per -la sua natura violenta a picchiare, ma rattenuto dalla prudenza, ed -anche dalla buona educazione, aveva trovato, per sfogarsi, qualche cosa -di mezzo tra la percossa, che era proibita, e gli epiteti forti, che -non gli bastavano: il pizzicotto; ma non quello semplice, che sarebbe -stato una bazza: una specie di pizzicotto rotatorio. Quando lo scolaro -chiamato alla lavagna non capiva le sue spiegazioni, egli s'alzava, -gli afferrava il braccio sotto alla spalla con l'indice e il pollice, e -stringeva e torceva fin che quegli capisse. In quell'esercizio, ch'egli -faceva certo da parecchi anni, le sue dita avevano acquistato una forza -di tanaglie. Era un'idea sua che la matematica si dovesse inoculare in -quella maniera, come il vaccino. Dopo due mesi di scuola eravamo quasi -tutti segnati, tanto che ai primi calori, quando ci andavamo a bagnare -nel torrente, i suoi alunni si riconoscevano fra quelli delle altre -classi, alla bollatura, come i giumenti delle mandre argentine, e si -poteva anche distinguere fra di essi, alla maggiore o minore estensione -e intensità di colore dei lividi, il diverso grado di disposizione che -avevan per la scienza. E ciò non ostante, gli volevan tutti bene perchè -del suo insegnamento tutti s'avvantaggiavano. Egli ci faceva veder -le stelle, ma anche capir l'aritmetica, ed era anche giusto, perchè -pizzicottava signori e poveri diavoli con egual vigoria. Per nulla al -mondo l'avremmo voluto cambiare con un professore di mano più dolce, ma -di metodo didattico meno efficace; tanto è grata la gioventù scolastica -a chi le agevola lo studio, anche martirizzandole le carni. - -Un altro professore valentissimo, anzi perfetto, era quello di storia; -il quale provava mirabilmente col fatto come il miglior mezzo di -tener la disciplina sia la fermezza del carattere e la dignità delle -maniere. Egli aveva tutti i giorni lo stesso viso e lo stesso umore, -come un uomo in cui non potesse alcuna passione; non pizzicava, non -gridava, quasi non rimproverava neppure: e non di meno, credo che se -ci avesse fatto lezione il re d'Italia in persona non avrebbe ottenuto -maggior silenzio e maggior rispetto. Entrato lui nella scuola, non -rifiatava più nessuno; un suo sguardo severo bastava a rimettere a -dovere i più audaci; non lo udimmo dire in tutto l'anno una parola più -forte dell'altre. E le sue lezioni eran piacevoli, benchè leggermente -colorite di rettorica e fatte con intonazione un po' predicatoria. A -renderlo autorevole e simpatico giovava molto anche il suo aspetto, -poichè era il più prestante professore della famiglia, un giovane -bellissimo, di statura alta e di portamento maestoso, vestito sempre -con grande eleganza, e privilegiato d'una capigliatura e d'una barba -d'un biondo d'oro, che eran l'ammirazione di tutto il bel sesso e -l'invidia di tutta la gioventù brillante della città; e non lasciava -trasparire per questo il menomo segno di compiacenza vanitosa o -d'orgoglio, chè anzi, s'egli aveva un difetto, era quello di non -rallegrar mai la scuola con un sorriso, e di dire anche gli scherzi, -rarissimi, e sempre relativi alla sua storia, con una gravità di -magistrato. Lo temevamo ed eravamo tutti pieni d'entusiasmo per lui, -tanto che una sua parola di lode, un semplice _bene_ o anche solo un -cenno approvativo del capo davano pure ai più apatici una soddisfazione -grandissima. Mi ricordo che fui veramente afflitto e morso dalla -vergogna una volta ch'egli rispose a mio padre, che gli chiedeva -informazioni: — Potrebbe fare; ma, Dio buono, è tanto distratto! — e -che da quel giorno stetti in iscuola come una statua. - -Proprio l'opposto di lui era una povera anima di professor di -francese, un'effigie di fattor di campagna cinquantenne, tarchiato -e sanguigno, che non riusciva a farci chetare un minuto, e che noi -tormentavamo barbaramente, andando alle volte otto o dieci intorno -al suo tavolino, con la grammatica in mano, col pretesto scellerato -di chiedergli spiegazioni, che chiedevamo apposta tutti insieme ad -alta voce. Quando capiva il gioco, perdeva i lumi, scattava in piedi, -e si metteva a sprangar calci da tutte le parti e a inseguir l'uno -dopo l'altro per darci il resto, saltando in giro per la scuola -come un mulo infuriato, fin che andava a ricader sulla sua seggiola -sfinito e convulso, trattandoci di vigliacchi e di banditi. Povero -professore! E portava per nostra meritata disgrazia degli scarponi di -montanaro, che ci sollevavano da terra come palle di gomma, lasciandoci -le traccie dell'inchiodatura nei dintorni dell'osso sacro. Ma non -ci faceva entrare il francese da nessuna parte. Colpa meno sua che -della consuetudine stupida, non ancora smessa affatto, di non dare -nelle scuole la grande importanza dovuta allo studio di quella lingua -necessaria a tutti; la quale moltissimi debbono studiare in furia più -tardi sotto la stretta del bisogno, imparandola male per sempre, e dopo -aver fatto una lunga serie di figure ridicole. - - - - -Tenorino fallito. - - -Dallo studio mi distrasse disgraziatamente in quell'inverno l'illusione -risuscitata d'avere una bella voce di tenore, in grazia della quale -avrei dovuto fra due anni lasciar la filosofia per darmi alla musica; -e l'idea del cambiamento non mi atterriva. È quello l'episodio della -mia adolescenza che, a ricordarlo ora, mi fa ridere più saporitamente -d'ogni altro alle mie proprie spalle. Illusione “risuscitata„ ho -detto, perchè l'avevo avuta già tempo prima, essendomi inteso dire fin -da piccino che avevo una bella voce, in special modo da mia madre, -che spesso mi faceva cantare; ma non m'ero mai curato gran fatto di -quel supposto dono della natura. Mi nacque la passione del canto e la -speranza di poter far fortuna con l'ugola soltanto in quell'inverno, -nel quale mio padre mi condusse varie volte a sentir l'opera in musica; -e fu una frenesia vera, come quella dei soldati e della pittura, -e che durò dei mesi. Solfeggiavo per tutta la giornata, in casa e -per la strada, e per le scale della scuola, e perfino nel teatro, -mentre cantavano i miei maestri, e in tutti i luoghi e i momenti in -cui potessi non essere udito cantavo con quanta voce avevo in canna, -come se mi fossero già pagate le note un marengo l'una. Una vocina -passabile l'avevo; ma una miseria, e mancavo d'orecchio: stonavo -come un ubbriaco. E capivo bene che, così come era, la mia voce non -meritava nemmeno di esser coltivata per spasso, nè per metallo, nè per -estensione. Ma con la maravigliosa facoltà che ebbi sempre d'ingannar -me stesso mi persuadevo che da una settimana all'altra, per effetto -di cause diverse, la voce mi sarebbe venuta come la volevo. Dicevo: -— Mi verrà quando smetterò di fumare; — poi: — quando non berrò più -che acqua; — poi: — quando non mangerò più dolci, che son quelli che -mi rovinano, non altro, — e quantunque dopo ciascuna prova seguitassi -a strillare come un uccello spennato vivo, pure persistevo a sperare, -accagionando il difetto ora a un raffreddore, ora a una infiammazione -di gola, ora all'aver troppo forzato il soffietto. E questa passione -tirava con sè un corteo di altre piccole ridicolaggini. Non solo facevo -dei gargarismi dalla mattina alla sera, ma imitavo il passo e il gesto -dei cantanti; non solo imparavo a memoria, ma mi copiavo in bella -calligrafia i libretti d'opera; e non cantavo soltanto in città, ma -per sfogare più sfrenatamente le mie forze vocali facevo apposta delle -corse in campagna, dove abbaiavo agli alberi per dei quarti d'ora, e -mettevo in fuga uccelli da tutte le parti. Ma, ahi! (l'interiezione è -imitativa) non ci guadagnavano nulla nè la trachea, nè l'orecchio; mi -s'andava anzi sciupando sempre peggio quel filo di voce, che non era -al tutto sgradevole prima ch'io fissassi il chiodo di fare il tenore. -Infine, mi sentii tanto trattare dai miei compagni di chiavistello -arrugginito e di galletto strozzato, e vidi anche nella mia famiglia -dei così manifesti segni di sazietà di quel diluvio di stecche false di -cui empivo la casa, che mi persuasi di dover rinunziare alla “carriera -lirica„ e smontai l'organetto. Ma se perdetti ogni illusione riguardo -alla voce, mi rimase sempre un gusto così vivo, anzi una passione -così calda per il canto, che anche ora una nota dolce e potente mi fa -impallidire dalla commozione, e una voce bella udita di sera per la -strada mi fa pedinare il cantante anche per un miglio, ed è quello il -dono di natura che, dopo il dono dell'ingegno, invidio di più a chi lo -possiede, e ritengo il canto uno dei mezzi più efficaci di educazione -dell'animo, e l'ho per uno dei più dolci conforti della vita. - - - - -Il Cinquantanove. - - -Cessato il furore tenorile, ebbi un'altra e ben più potente distrazione -dagli studi; la quale, per fortuna dell'Italia, durò assai più lungo -tempo dell'altra. Il colpo più funesto al latino lo diede in quell'anno -scolastico Vittorio Emanuele, e per l'appunto il primo di gennaio, -col discorso memorabile del “grido di dolore„. Entrò da quel giorno -nella scolaresca uno spirito di divagazione patriottica, che non -riuscirono a frenare neppure i professori più autorevoli; chè anzi -lo sovreccitarono spesso, anche facendo scuola, con allusioni agli -avvenimenti, e con digressioni politiche, che scappavan loro di bocca -come il vino spumante dalla bottiglia. Era come diffuso per l'aria un -odor di polvere; il suono delle trombe dei bersaglieri, che passavano -vicino al Ginnasio, ci faceva balenar gli occhi e fiorir sotto la penna -agitata le sgrammaticature; anche i vecchi professori più sconquassati -prendevan nell'andatura qualche cosa di belligero, e noi non ridevamo -più per la strada nemmeno delle guardie nazionali panciute, che -facevano tre passi sur un mattone. Crebbe ancora il fermento sulla fine -di febbraio, quando nella nostra piccola città, fatta sede del maggior -deposito dei Cacciatori delle Alpi, cominciarono ad arrivare a frotte -i giovani emigrati, la più parte lombardi e veneti, di ogni condizione -sociale; i quali portarono come un'onda di sangue ardente nella vita -cittadina, e diedero quasi un nuovo aspetto alle strade, ai caffè, a -tutti i luoghi di ritrovo pubblico, dove a ogni passo s'incontrava un -viso sconosciuto e s'incrociava lo sguardo con due occhi scintillanti -d'alterezza e di speranza. Molti di quei visi, parecchi dei quali erano -predestinati all'onore del marmo e del bronzo, mi sono rimasti scolpiti -nella memoria come visi d'amici intimi. C'erano fra quel migliaio e -più di nuovi venuti dei campioni della guerra del '48 e della difesa di -Roma; c'erano dei futuri pittori celebri, come l'Induno, il Pagliano, -il De Albertis; c'erano il Cairoli e il Bertani, e il De Cristoforis, -del quale dovevo legger poi con entusiasmo, alla scuola di Modena, il -_Trattato della guerra_. Ma non ricordo d'aver inteso allora i loro -nomi, che erano ancora fiori di gloria in boccio. Il solo nome che -correva sulla bocca di tutti era quello del Cosenz, comandante, che -rammento d'aver visto più volte in Piazza d'Armi, quando i volontari -non vestivano ancora l'uniforme, comandare gli esercizi col tubino -e col soprabito nero, come un capo di barricate: una figura svelta e -dritta come uno stocco, con un viso grave di filosofo, che molti per -le vie salutavano rispettosamente, ricordando le sue prodezze eroiche -di Venezia. E anche rammento, quando scomparve sotto il cappotto bigio -ogni apparente differenza di condizione sociale fra gli emigrati, -lo strano effetto che faceva nel popolino il sentir dire dell'uno e -dell'altro di quei soldati semplici: — Questo è un avvocato. — Quello -è un medico. — Quello là è un professore. — Quello lì è un signorone. -— Ciò che valeva più d'ogni discorso o articolo di giornale a dare -alla gente incolta un'idea della grandezza degli avvenimenti che si -preparavano, e faceva rivolgere dalle signorine a quei rozzi cappotti -certi sguardi di curiosità romantica, dei quali prima d'allora non -avevano onorato mai la “bassa forza„. Beati giorni, che risplendono -come zaffiri nella corona delle nostre più care memorie. - - * - -L'agitazione della scolaresca giunse al colmo nel marzo, quando, -richiamati alle armi i _contingenti_, si videro arrivare i bersaglieri -delle classi congedate, uomini fatti, anneriti dal sole dei campi, con -le tuniche logore, coi cappelli spelati, con le scarpe contadinesche, -molti con le medaglie di Crimea dai nastri sbiaditi: d'aspetto così -grave la più parte, che parevano i padri dei soldati in servizio, di -cui venivano a ingrossare le file. E qui mi ricordo d'un fatto, che -mi fece un gran senso, e che prova come neanche in Piemonte, e neppure -per le guerre più popolari, ci sia mai stato un grande ardore guerresco -nei vecchi soldati che erano strappati ai figliuoli e ai loro campi e -mandati a farsi ammazzare; quantunque poi, per sentimento del dovere, -si portassero così bravamente che l'entusiasmo non avrebbe potuto fare -di più. Era una sera di domenica. Un gran numero di quei richiamati, -ancora senz'armi, passeggiavano a coppie e a drappelli per la strada -principale, affollata di gente. A un certo puto vidi sventolare -una bandiera, aprirsi la folla e venire avanti un folto stuolo di -cittadini, ordinati in quattro file, che cantavano l'inno del Mameli; -tutti signori in cilindro e in pastrano, fra i quali riconobbi con -piacere alcuni dei professori del Ginnasio: quello di matematica il -primo. Mentre mi passavano davanti, da un gruppo di vecchi bersaglieri -che mi stava accanto uscì qualche apostrofe a voce alta, in tuono di -sarcasmo: — Già, è comodo di cantare! — Loro cantano e noi andiamo a -dare la pelle. — Vengano con noi a battersi invece di far del baccano. -— Il drappello s'arrestò, disordinandosi; i dimostranti risposero; -s'attaccarono vari battibecchi vivaci. Alcuni dei signori, risentiti, -rinfacciavano ai soldati di mancar d'amor di patria; altri, più -pacati, cercavano di rabbonirli, persuadendoli che non tutti avevano -il dovere, che non a tutti era possibile d'andare alla guerra, e -qualcuno diceva loro che s'era battuto anche lui nel '48 e nel '49. Ma -i soldati parevano poco persuasi, rispondevano brontolando e alzando -le spalle. Ciò che mi fece più maraviglia in quel contrasto doloroso fu -la bella disinvoltura con cui alcuni dimostranti brizzolati e panciuti -assicuravano, picchiandosi la mano sul petto, che sarebbero andati alla -guerra essi pure, mentre si capiva dai loro faccioni pacifici che non -si sognavano neppure una mattata compagna. E ripetevano con calore: -— Ci rivedremo al campo! Ci rivedremo al campo! — Vedo ancora gli -sguardi di diffidenza coi quali i soldati misuravano le loro rotondità, -come se domandassero a sè stessi in quale campo avrebbero mai potuto -rivederli, non stimando che fossero pance da arrolarsi nei bersaglieri. -Il litigio durò finchè si avvicinarono due tenenti, alla vista dei -quali i bersaglieri si sbandarono. Povera gente, chi sa che alcuni di -loro non siano caduti i primi sotto le palle austriache all'assalto -di San Martino! Quella scena mi lasciò addolorato e turbato da molti -pensieri confusi; da questo fra gli altri: che, perchè una guerra fosse -veramente nazionale, si dovrebbe andare a battere molta gente la quale -rimane a casa, e che, in ogni modo, sarebbe delicatezza e prudenza che -quelli che rimangono non cantassero troppo forte passando davanti a -quelli che partono. - - * - -Un altro mio ricordo vivissimo è quello della venuta di Garibaldi; -ma mescolato d'un forte amaro. Venne un giorno d'aprile a passare in -rivista i Cacciatori delle Alpi; ma quasi di nascosto, avendo pregato -prima che non si annunciasse la sua venuta, e non si trattenne tra noi -che poche ore. Da noi scolari non si seppe ch'era in città che quando -aveva già fatto la rivista e smesso la divisa di generale. Ero con -un compagno sur un viale della Piazza d'Armi quando alcuni ragazzi, -accennando una carrozza che passava di corsa, si misero a strillare: — -Garibaldi! Garibaldi! — e noi dietro a tutte gambe. - - .... Come s'andava un lo poi rede'. - -Si fece non so quanta strada battendoci le mele coi tacchi, finchè ci -mancarono le forze e cascammo sulla proda d'un fosso, anelando, come -due levrieri sfiancati. Quando ripigliammo la corsa, il Generale era -già all'albergo a desinare, e il desinare chiamava a casa anche noi: -egli partì la sera stessa. Ci pigliammo un'arrabbiatura da morderci -i gomiti. Il giorno dopo ripassammo per tutte le strade dov'egli -era passato, come per fiutare le sue tracce. Ci fu detto che era -andato a visitare una rivenditrice di commestibili, soprannominata -la Pasqualina, che aveva bottega sotto i portici; un pezzo di donna -tarchiata e fiera, che tutta la città conosceva e rispettava perchè -uno dei suoi figliuoli, Paolo Ramorino, era stato commilitone e -amico di Garibaldi in America, ed era morto eroicamente alla difesa -di Roma, combattendo al fianco di Luciano Manara. Arrivammo subito -dalla Pasqualina, e la trovammo là davanti alla bottega, attorniata -da molti curiosi, ai quali accennava un sacco di riso sul quale -s'era seduto Garibaldi il giorno avanti, discorrendo con lei. Ah, -fortunata Pasqualina! Come ci parve bella e gloriosa! Stemmo là un -pezzo a contemplar lei e il suo sacco, e poichè avevo qualche soldo in -tasca, mi balenò l'idea di comprare un _etto_ di quel riso memorando, -che aveva avuto l'onore di far da cuscino all'Eroe di Sant'Antonio. -Ma il mio compagno, che conosceva l'umore della brava donna, me ne -distolse, osservando che ella avrebbe potuto pigliare la cosa come una -canzonatura e risponderci con una ceffata, che non sarebbe stata di -natura femminile. E così, miseramente, terminò la nostra spedizione; -la quale fu anche più sventurata ch'io non potessi allora pensare, -perchè non mi si doveva offrir modo mai più d'appagare il mio ardente -desiderio. Parrà incredibile, ma è così: per una serie di accidenti e -di contrattempi maledetti, qualche volta per il ritardo d'un minuto, -qualche altra volta per un impedimento materiale futilissimo, quella -sfortuna si ripetè dieci volte nella mia vita. Ho un rimpianto nel -cuore e lo confesso con un sentimento di vergogna, come una colpa: non -vidi mai Garibaldi! - - * - -Mi stupisce come non mi sia rimasto alcun ricordo della forte -impressione che mi fecero certamente le descrizioni dell'arrivo dei -Francesi a Torino e le prime notizie delle battaglie di Montebello, di -Palestro, di San Martino. Su questi ricordi, che debbo aver serbati -vivi per un pezzo, s'è distesa, non so quando nè come, una nuvola -fitta, che non m'è riuscito mai di diradare. Mi rammento solo del primo -annunzio della vittoria di Magenta, che mi fu dato da mio padre, su -per la scala, con una esclamazione enfatica, tendendo un braccio in -alto, e sclamando: — Siamo a Milano! — Ma non c'è da meravigliarsi, -chi ci rifletta, di queste eclissi di certi grandi avvenimenti nella -nostra memoria, perchè è una illusione quella per cui pensiamo che noi -risentissimo allora al loro annuncio, noi, come tutta l'altra gente, -una commozione infinitamente maggiore di quella che ci desta il loro -ricordo, e che dovessimo quasi non viver d'altro, in quel periodo di -tempo, che di quelle commozioni. Come, guardando una fuga di colonne -da un capo della via, non vediamo gl'intervalli che separano quelle -lontane, che ci appaiono congiunte, così non vediamo più fra quegli -avvenimenti passati i larghi spazi di tempo, durante i quali eravamo -tutti assorti, come nei tempi ordinari, nelle nostre faccende e nei -nostri piaceri, che avevano pur sempre in noi il sopravvento sui nostri -pensieri e affetti di cittadini; e neppure consideriamo, d'altra parte, -che la lunga aspettazione e la frequenza stessa di quei grandi fatti -ci avevano come stancata la facoltà sensitiva, e reso l'animo in certo -grado indifferente anche alle cose più straordinarie. - -Ciò che non ho dimenticato è lo spettacolo dei frequenti _Te Deum_ che -si cantavano nel Duomo, e a cui intervenivano con grande solennità -e in abito di gala tutte le autorità civili e militari; fra le -quali spiccava la bella testa bruna del nuovo provveditore degli -studi, venuto quell'anno, Domenico Carbone, che è rimasto una delle -memorie più luminose e più care della mia adolescenza. Quanto bene, -anche fuor dell'insegnamento diretto, può fare a una scolaresca un -uomo d'intelligenza eletta e di alto carattere! La venuta di quel -provveditore, coronato della doppia gloria di poeta e di combattente -volontario del 1848, e preceduto dalla fama d'uomo integro e buono, -ancor giovane, bello della persona, amorevole e severo ad un tempo, e -pieno di nobiltà nelle parole e negli atti, aveva portato come un'onda -d'aria pura e vivida in tutte le scuole. In ogni scuola dov'egli -entrasse e discorresse, lasciava un ardore di buona volontà e di nobile -ambizione, e quasi un profumo di gentilezza, che penetrava in fondo -agli animi. Egli fece dei miracoli: convertì dei discoli che nessuno -aveva mai domati, svegliò delle volontà che parevano addormentate per -sempre. Tutti i poveri angariati, che sono in ogni scolaresca, tutte -le vittime derise della prepotenza dei compagni e dall'antipatia dei -maestri, anche prima d'aver esperimentato la sua bontà, si sentivano -protetti dalla sola sua presenza, e prevenivano, pronunciando solo il -suo nome, molte ingiustizie e molte bricconate. Tutti lo amavano e lo -riverivano. Ci affollavamo sui pianerottoli per vederlo passare; per la -strada, facevamo apposta delle corse e dei giri per passargli davanti e -salutarlo; e quando nel Duomo, ai _Te Deum_, egli compariva primo nel -banco dei professori e girava sugli scolari accalcati quei due grandi -occhi austeri e leali, con quel buon sorriso che diceva: — Ecco i miei -figliuoli — gli rispondeva il nostro cuore con un fremito di simpatia -e d'alterezza. Se si potessero fabbricare degli uomini simili invece di -rimpastar programmi e regolamenti! - - * - -Racconto un fatterello che lo riguarda, non tanto per far onore a lui, -quanto per far ridere a mie spese; chè ci provo piacere ormai, come i -flagellanti d'un tempo a farsi frizzare la pelle. - -Avevamo da anni un viceprovveditore prete, caldo più di _morbin_ che di -ardor cattolico, che portava la tonaca come una camicia di forza: non -punto cattivo in fondo, ma assai piccoso, e invasato dalla smania di -fare il terribile; ciò che otteneva più che altro con certe minaccie -piene di mistero e con certe stralunature d'occhi da Luigi undecimo -da arena. Contro costui aveva scritto una poesia satirica, che girava -per le scuole, un alunno di filosofia, che io bazzicavo, essendo in -relazione d'amicizia le nostre famiglie. Smanioso di legger la satira, -il reverendo pensò di strapparla a me spaventandomi, e, mandatomi a -chiamare in provveditoria, a un'ora che non c'era nessuno, m'ingiunse -con parole solenni di portargli il corpo del reato, pena la bocciatura -agli esami finali, prefiggendomi per giunta il giorno e l'ora della -consegna, nell'ufficio stesso. Uscii dal colloquio con la tremarella in -corpo, egualmente sgomentato dalla minaccia della vendetta e dall'idea -dell'azione ignobile che mi sentivo inclinato a commettere, e passai -la giornata intera in uno stato d'incertezza angosciosa. Ma il giorno -dopo mi lampeggiò l'idea salvatrice: — Domenico Carbone! — Ero ben -certo che egli avrebbe disapprovato l'atto del prete e non condannato -la mia disobbedienza; nè avevo bisogno di far grave la cosa, ricorrendo -a lui formalmente. Sapendo che all'ora fissata per la risposta egli era -sempre in ufficio, col mio babau e col segretario, pensai che se avessi -esposto il mio rifiuto con qualche frase oratoria, a voce scolpita, -in modo da farmi sentire da lui e da costringerlo a domandare di che -si trattasse, io sarei stato salvo e l'amico nelle peste. Eureka! In -verità, per un ragazzo di tredici anni, non c'era male. E non solo -mi sentii salvo da quel momento, ma, confondendo le carte nella mia -coscienza, come fanno spesso gli uomini in tali casi, mi parve d'essere -un'anima spartana, e preparai nella mente una risposta eroica, un -“pistolotto„ da primo attore, che mettesse in luce gloriosa la nobiltà -del mio carattere. - -All'ora fissata entrai nell'ufficio, pestando i tacchi, come per far -suonare gli sproni. Erano seduti a un grande tavolo, da una parte il -Carbone e il segretario, che discorrevano fra di loro, dalla parte -opposta lo spaventaragazzi, che in quel momento mi fece pietà. Questi -mi fece cenno che m'avvicinassi, e mi domandò sotto voce “se avevo -portato„. - -M'impostai bene, e alzando la cresta e adocchiando dalla parte del -provveditore, risposi con voce grossa: — Non ho portato; ho pensato che -avrei commesso un'azione.... - -— Basta, basta — disse il prete, accennandomi con la mano che tacessi. - -E io, alzando ancora la voce: — Ho pensato che avrei commesso -un'azione.... un'azione.... - -— Ma basta, le ripeto; non occorre altro.... - -Ma io avevo l'abbrivo, e poichè il provveditore s'era voltato, volevo -fare il colpo a ogni costo. E rincalzai: — Avrei commesso un'azione -indegna.... tradito un amico.... - -— Ma vada, le dico! — mi gridò il prete stizzito e rosso in viso. — -Poichè le ho detto che non occorre altro, vada una buona volta.... - -Allora me n'andai, ma lentamente, e a passi maestosi, come dev'essere -uscito Pier Capponi dalla presenza di Carlo ottavo, voltandomi ancora -di sull'uscio a guardare il vinto, che mi lanciò un'occhiata da darmi -il fuoco. - -Non seppi poi mai se il provveditore avesse chiesto e avuto spiegazione -della cosa; ma non c'è dubbio che l'altro aveva capito la mia politica. -Il fatto è che non ebbi più molestie per quella faccenda, e che agli -esami, benchè a scappellotto, come al solito, fui promosso. Ed ecco -come fra tante altre buone azioni l'autore del _Re Tentenna_, senza -saperlo, fece anche quella di non lasciarmi commettere una birbonata. - - * - - Cavalier che hai bianca fede - Come bianca è la tua croce, - Tu d'eroi gagliardo erede, - Tu all'oppresso amica voce, - Tu sgomento all'oppressor.... - -Ricordo questi versi d'una bella poesia a Vittorio Emanuele che -pubblicò il Carbone in quell'anno, e che tutti gli scolari impararono -a memoria. La guerra aveva dato la stura, anche in quella piccola -città subalpina, a un torrente di lirica patriottica. Professori, -impiegati della prefettura, avvocati, ufficiali dei bersaglieri, tutti -sfornavano rime guerresche. Non si raccoglievano venti cittadini -intorno a un risotto alla milanese senza che qualcuno trombettasse -una filastrocca di strofe, che poi andavano attorno manoscritte o -stampate, a rinfiammar in molti l'odio contro l'Austria, in alcuni -l'odio contro le Muse. Ma, dopo il Carbone, uno solo di quel vespaio -di poeti m'è rimasto nella memoria. Lasciate che io ve lo presenti, ve -ne prego, perchè il ricordo di lui, che è un conforto della mia vita, -potrà mettere qualche dolcezza anche nella vostra. Era il professore -di filosofia, uno dei più ameni originali che abbiano mai rallegrato -le scuole del Regno, un cinquantenne zazzeruto, con mezzo il capo -sempre insaccato in una tubaccia rugosa, che gli pareva inchiodata -sul cranio, e vestito tutto l'anno d'un certo biracchio nero che gli -dava alle ginocchia e mostrava l'ordito; un uomo che sarebbe divenuto -famoso nella città non per altro che per un suo gesto abituale -comicissimo, che era di ripiegare un braccio in alto col pugno chiuso, -e di battersi dei gran colpi sul gomito con l'altra mano, come.... -se volesse sculacciare la propria immagine; un curioso professore e -educatore, il quale, sul serio, domandava ai suoi alunni più sodi -dei pareri amichevoli intorno al modo di regolarsi con una vedova -ch'egli corteggiava, e che non sapeva decidersi a sposare, perchè -aveva un orario di pasti che non s'accordava col suo; il più clamoroso -dei filosofi, come lo chiamavano i suoi colleghi, perchè urlava la -filosofia con una tal potenza di polmoni da coprir la voce di tutti i -professori delle classi vicine. Ma non son nulla tutte queste stranezze -appetto all'originalità inimmaginabile dei suoi versi, che tutti i suoi -scolari recitavano, facendoci delle risate da slogarsi le mascelle. Che -peccato non averne più copia! Ma non li ho tutti dimenticati, grazie al -cielo. Ricordo una strofa d'un inno al generale Petitti, che diceva: - - Natura ti diè nome - Petitti, ma sei grande - E il nome tuo si spande - Per l'aula elettoral; - -due versi in lode a Garibaldi: - - Tua venuta a queste sponde - Bianca in pietra fia segnata; - -e pochi versi d'un'altra poesia in onore della città di Bene, la quale -si distende, a quanto egli diceva, sopra sette colli; ciò che dava -al poeta il pretesto di farle quest'ardito complimento: che Roma era -stata eletta in luogo di lei capitale d'Italia per un equivoco. Era -vaticinato, diceva. - - Che d'Italia fia regina - Tal cittade, che sia posta - Sopra sei e una collina, - E Cavour la credè Roma, - Ignorando i sette in Bene - Colli aprichi, e la gran soma - Di virtù che ascose tiene. - -Sulla qual modestia della città insisteva con quest'amore di strofa: - - Bene fa, e n'ha più merito - Perchè tien nascosto il bene; - Chi rimira il suo preterito - Forse ciò a capir non viene.... - -Come potesse insegnar la filosofia un professore che trattava la poesia -in questa maniera, benchè non siano sorelle gemelle, non si capisce; -eppure dicevano che non c'era gran male. Misteri della mente umana. -Povero poeta dei sette colli in Bene! Ebbi l'ultime notizie di lui -molti anni fa, a Torino, dove mi dissero che, avendo ricorso per non so -che affare a certi falsi spiritisti birboni, costoro, per spillargli -dei quattrini, lo avevan fatto bastonare dallo spirito che aveva -evocato, e non già con un bastone spirituale, ma con un vero e nodoso -ramo di frassino, che l'aveva messo a letto per una settimana. - -_Petitti_ guai della filosofia. - - - - -Attore drammatico. - - -La poesia patriottica aveva invaso quell'anno anche il teatro, dove, -succeduta all'opera la commedia, non passava quasi settimana che non -fosse declamata dal primo attore qualche lirica d'argomento nazionale, -accolta sempre con applausi frenetici. E così m'entrò anche l'assillo -della declamazione. Avevo creduto d'esser nato pittore, e poi tenore; -credetti pure per un pezzo d'esser destinato alla carriera drammatica. -Ero in questa illusione più scusabile perchè, se non avevo voce per -cantare, per declamare n'avevo fin troppa, e non ne facevo risparmio. -Fu anche questo un furore da far desiderare che fossi nato afono. -Sceglievo i passi delle tragedie in cui occorresse un maggiore sforzo -di mantice, e di preferenza quelli in cui il personaggio delira, come -il soliloquio di _Saul_ e quello di _Aristodemo_ nell'ultim'atto, -per poter tonare più forte. La mia specialità, come ora si dice, -era il delirio dei re. Si sottintende che ero un cane. Ci accozzammo -parecchi compagni, tutti malati della stessa febbre, e ululammo insieme -tutto l'autunno, ora in casa dell'uno ora dell'altro, e spesso anche -nel ghiareto del torrente e del fiume, dove le pietre, per nostra -fortuna, non si potevano muovere. Ma il nostro teatro preferito, -poichè ci potevamo sbraitare senz'essere uditi, era veramente degno -dell'arte nostra: era una stalla in fondo al cortile di casa mia, -dove i tabaccai dei villaggi riparavano durante il giorno i muli e i -cavalli. Disgraziato Alfieri! E infelice Berchet! Poichè s'espettorava -pure molta lirica. Ma proprio sul serio io mi credevo chiamato a una -grande carriera tragica. E mi frullavano sotto i capelli le idee più -temerarie: di dare un saggio di declamazione nel Teatro Civico, di -smetter gli studi e di entrare in una compagnia drammatica, di formare -io stesso una compagnia unisessuale coi miei quattro sbraitoni e di -trovar dei “capitalisti„ per fabbricare un teatro apposito. E sarebbe -stato strano che fra tante idee matte non mi fosse saltata anche quella -di scrivere un dramma. L'idea mi saltò. Non ricordo bene quale soggetto -avessi escogitato: ricordo soltanto che era un dramma cruento, e che -la parte del protagonista l'avrei dovuta far io: condizione _sine qua -non_, da imporsi al capocomico che avesse avuto l'onore di metterlo in -scena. Caso senza esempio, credo, nella storia degli autori drammatici: -anche prima di mettermi a scrivere il dramma io feci il cartellone — un -annunzio in caratteri cubitali sopra un lenzuolo di carta — per avere -un'idea dell'effetto che avrebbe fatto alle cantonate, e m'esercitai a -emettere certe grida di disperazione e di terrore, che non sapevo ancor -bene a che proposito, ma dovevan sonare assolutamente in certe scene, -e (voglio esser sincero fino in fondo) feci molte prove del passo con -cui mi sarei presentato alla ribalta e dell'atteggiamento modesto -e dignitoso ad un tempo, col quale avrei ringraziato il pubblico -strepitante dall'entusiasmo. Tutto era pronto, in fine: non restava -che un accessorio: quello di scrivere il dramma. Dio m'assistè: non ne -scrissi che la prima scena. Ma non cadde l'illusione dell'attore con la -lena del drammaturgo: il mio vaneggiamento e il mio abbaio drammatico -continuarono fino all'apertura del nuovo anno scolastico. I primi -freddi e i primi pensi, non so come, mi levarono dal capo per sempre -il ruzzo della recitazione, e salvarono così Ernesto Rossi e Tommaso -Salvini da una vecchiaia avvilita. - - - - -Nuove amicizie e nuove grullerie. - - -Entrando nella classe di rettorica ebbi la prima mattina una sorpresa -gradita. Nel far la chiamata degli alunni il professore lesse un -nome che ci fece voltar tutti con viva curiosità verso il chiamato: — -Angelo Brofferio. — Gli domandò il professore se fosse figliuolo del -Brofferio deputato: rispose di sì. Fummo tutti colpiti dalla grande -rassomiglianza che egli aveva col padre, che noi conoscevamo, più che -dalle fotografie, dalle caricature frequentissime del _Fischietto_ -e del _Pasquino_: di profilo era tale e quale. Aveva una testa molto -grossa, che pareva anche più grossa in confronto del corpo piccolino; -un viso lungo, di lineamenti e d'espressione virili, rocchio bruno, la -bocca arguta, un sorriso benevolmente canzonatorio. Egli si mostrò fin -dai primi giorni d'ingegno aperto e pronto, e parlatore facile, con -alcun che d'avvocatesco nell'intonazione e nel gesto, affabilissimo -coi compagni, non punto orgoglioso della fama del padre, che era allora -popolarissimo, in specie per le canzoni piemontesi; molte delle quali, -cantate per i caffè e per le strade, noi sapevamo tutti a memoria. -Finito quel corso, andò a compiere gli studi altrove, e io non n'ebbi -più notizia che dopo circa trent'anni, quando, professore di filosofia -a Milano, se non erro, egli pubblicò un libro dotto e brillante sullo -_Spiritismo_, che fece molto rumore. Ricordo che, bravo in letteratura, -egli aveva pure un'attitudine particolare alle matematiche. E m'illusi -d'avercela anch'io in quell'anno, che era l'anno dell'algebra. -Avendo avuto mio padre la buona idea di mandarmi durante le vacanze -a prender lezioni d'algebra da un geometra suo conoscente, io ero -entrato nel corso già infarinato della materia; in grazia di che avevo -nei primi mesi riportato qualche successo onorevole alla prova della -lavagna, salvandomi dai pizzicotti professorali. Questo era bastato -a farmi credere che mi fosse dato fuori a un tratto il bernoccolo -della matematica, e lo credetti tanto che ebbi l'audacia di fondare -un periodico bisettimanale (di tiratura modesta, poichè n'usciva un -numero solo, manoscritto), nel quale rifacevo le lezioni ad uso dei -pizzicottati. Ma quest'illusione durò anche meno dell'altre perchè, -non avendo studiato nelle vacanze che fino all'estrazione delle radici -cubiche, quando si arrivò a questo punto del programma mi ritrovai -da capo al livello degli altri.... e i pizzicotti ricominciarono. -Ricominciando i pizzicotti, cessò il giornale. Ma non importa: -consiglierò sempre ai padri di far preparare nell'estate i ragazzi -agli studi più difficili del nuovo anno scolastico, perchè anche -la più leggiera preparazione riesce loro di giovamento grandissimo, -preservandoli dal danno grave di rimanere addietro al primo intoppo. - -Ma, ahimè! anche dallo studio dell'algebra troppe cose mi dovevano -distrarre quell'anno. Fatto già quasi un giovanotto, e tale parendo -per la statura, che era d'un uomo, io andavo allargando di giorno -in giorno il cerchio delle mie amicizie, e le nuove erano assai più -pericolose delle altre, perchè eran fuori del giro della scuola. Le -prime di queste, e le più care, furon le amicizie militari. C'erano -allora fra i bersaglieri volontari, e anche fra quelli di leva, molti -giovani di famiglia signorile: studenti smessi, laureati, artisti -drammatici, pittori, tutti più o meno intinti di letteratura, e tutti -caldi d'un entusiasmo patriottico, che dava un'impronta di nobiltà -d'animo anche ai caratteri più leggieri. Stretta relazione con uno di -essi, venivan gli altri come le ciliege. Con questi conobbi la prima -volta il piacere e l'alterezza dell'amicizia virile. Nascondevo con -loro i miei tredici anni; mi davo l'aria d'uno studente già esperto -del mondo; ero tutto contento di farmi vedere alla passeggiata in loro -compagnia, appoggiando il braccio sopra un braccio gallonato, con la -tesa del cappello accarezzata dagli svolazzi d'un grande pennacchio, e -mi pareva di fare una prodezza di brillante scapigliato trattenendomi -mezz'ora con essi davanti a un caffè, all'uscita del teatro, come se -tutti i passanti avessero dovuto dire: — Chi sa mai dove passerà la -notte quel collorotto? — Di una di quelle sere mi ricordo in particolar -modo perchè fui presentato da un sergente a un bel giovanotto, alto e -elegante, impiegato al Commissariato militare; il quale si chiamava Ugo -Iginio Tarchetti. Era il futuro autore dei _Drammi della vita militare_ -e di _Tosca_, il poeta forte e triste, che doveva morir nel fior -dell'età, appena baciato dalla gloria. Chi m'avrebbe predetto allora -ch'io avrei scritto dieci anni dopo un libro di spirito affatto opposto -al suo, che saremmo stati citati mille volte come due antagonisti, e -che, dopo averlo tenuto in conto d'un nemico mentr'era vivo, io l'avrei -amato, morto, come un fratello! - - * - -Entrai allora in quel breve periodo il quale corrisponde negli -adolescenti a quello in cui le ragazze cominciano a stringersi il -busto e a mettersi dei fiori nei capelli: il periodo in cui diventa il -mobile più importante della casa lo specchio. Per quanto sia in vena -di confessioni non oso di dire fino a quale altezza di grulleria io -sia salito in quella fase di luna, quanto tempo ci mettessi a farmi -il nodo della cravatta, quante volte tornassi indietro a raggiustarmi -il cappello davanti alla specchiera prima d'uscire di casa, e quale -sciupio abbia fatto delle pomate e delle acque d'odore delle mie -sorelle, e quali torture abbia sofferto nella prigione di san Crispino -per fare il piedino aristocratico. Molti padri e madri, quando i loro -figliuoli piglian quella passione, credono di guarirli mettendoli -in ridicolo e trattandoli dalla mattina alla sera d'imbecilli. È -una sciocchezza, che i miei non commisero, comprendendo che era -una malattia dell'età, come uno sfogo cutaneo: finsero invece di -non badarvi, non scambiandosi che qualche sorriso discreto quando -io chiedevo una cravatta nuova o un paio di scarpe di marocchino; -sorriso che non mi sfuggiva. E li lodo ora di quella indulgenza, che -non fu l'ultima delle cause per cui la malattia non fu lunga, perchè, -umiliandomi, l'avrebbero inasprita. Certo, tutta quella ripicchiatura -di paino e quei bagni quotidiani d'acqua di Colonia non miravano a -guadagnarmi le grazie dei miei amici bersaglieri. Fu quello il secondo -periodo degli innamoramenti platonici, spinti fino alle passeggiate -sotto le finestre e alle “pedinature„ furtive e alla contemplazione -estatica dei palchetti del teatro: amori repentini, languidi e -mutevoli, anzi procedenti non di rado a coppie, e anche a triadi, -facilissimi alle più insensate illusioni, pasciuti per settimane d'uno -sguardo incontrato a caso o d'un sorriso forse più di canzonatura che -di simpatia, e atteggiati di mestizie soavissime o di tetre tristezze, -imparate nei libri. Ah, che bell'attore! Mi è uno spasso il ricordare -le mie avventure d'immaginazione di quell'anno di bollori. Ebbi più -amori io che don Juan Tenorio e Luis Mendía messi insieme. Il mio cuore -ospitò più bellezze che il serraglio imperiale del Bosforo. E i miei -sospiri amorosi si levavano a tutte le altezze: una settimana era la -figliuola del prefetto, un'altra la moglie del professore; succedeva -alla prima attrice la prima ballerina, all'istitutrice d'una casa -nobile la vedova d'un colonnello. E con le adorazioni del passeggio e -del teatro andavano di passo le adorazioni di casa. Quando veniva una -bella signora a far visita a mia madre, non scappavo più in cortile, -come per il passato, per sfuggire alla noia dei discorsi soliti: -stavo lì ribadito sur una seggiola ad ascoltare il chiaccherìo della -visitatrice con gli occhi come due lampioni, e con una immobilità -di magnetizzato, di cui non sfuggiva il senso alle più accorte; le -quali scansavano il mio sguardo indiscreto con un sorriso a fior di -labbra, e, stringendomi la mano all'atto di andarsene, mi dicevano con -una rapida occhiata indulgente: — Ho capito, piccolo impertinente; -faresti meglio a studiare il latino. — Proprio, avevo un debole per -le donne maritate, e più per quelle che portavano indosso una parte -maggiore dello stipendio del marito. È incredibile il numero di mariti -rispettabili che ho oltraggiati nel mio cuore. Se tutti i miei amori di -fantasia avessero avuto effetto, e mi fossi dovuto battere, avrei avuto -un duello ogni settimana, e a andar bene bene, mi sarei ridotto un -crivello ambulante avanti d'aver finito il ginnasio. E non nel cuore, -ma nel cervello, erano così vivi, benchè rapidissimi, questi amori, -che n'avevo spesso la coscienza turbata, come di colpe vere; arrossivo -fino ai capelli incontrando per la via certe coppie coniugali; mi -pareva alle volte d'essere veramente un dissoluto senza freno nè legge, -insidiatore di talami e scandalo della gente onesta, di reputazione -perduta, e ne sentivo non di meno una vanagloria segreta, come se -soltanto con una coscienza così fatta uno si potesse vantare d'esser -uomo. - - * - -L'uomo, peraltro, non era ancora che un lungo bambino, il quale -seguitava a baloccarsi per ore intere con tutti i giocattoli che gli -eran rimasti dell'età infantile, coi fantocci, con le trottole, con -le palline di vetro e perfino con le oche di carta. Per darmi questi -spassi mi nascondevo, e quando mi coglieva sul fatto qualcuno della -famiglia, riponevo ogni cosa in furia, vergognandomi, e fingendo -d'aver tirato fuori quelle carabattole per curiosità di filosofo, -amante di meditare sul proprio passato. Ma non mi vergogno ora che -conosco il mondo e la vita, di dire che quell'amore dei trastulli -fanciulleschi mi rinacque a quando a quando fin quasi ai trent'anni, -che, già reo di parecchi libri, mi divertivo per delle mezz'ore -a far saltare sul tavolino di quei ranocchi di legno, che hanno -sotto il filo attorto e la bacchettina cerata, e che pure adesso, -qualche volta, passando davanti a una bottega di giocattoli, sento -delle tentazioni straordinarie. E perchè me ne dovrei vergognare? -Gli uomini non sono che ragazzi invecchiati, che nascondono la loro -fanciullaggine sotto un'apparenza di gravità, e che ogni qualvolta -possono, di nascosto, ci si abbandonano con un piacere infinito. E in -fondo, poi, il fantasticare, come tutti sogliono, delle cose strane e -impossibili, ma ardentemente desiderate, non è che un baloccarsi con -idee ed immagini; e lo scrittore di libri che tra un periodo e l'altro -scarabocchia dei pupazzetti o fa delle greche sui margini, si balocca -come un ragazzo; e si balocca il ministro di Stato che nei momenti -d'ozio piega e ripiega in dieci forme un giornale o suona il tamburo -sul banco col tagliacarte, come faceva il conte Cavour, durante i -discorsi dei deputati seccatori. Io credo che a chiudere in una stanza -nuda l'uomo più serio del mondo con una scatola di soldatini di piombo, -viene il momento che li tira fuori, e li schiera, e li fa armeggiare -come un bambino di sei anni. Quella passione persistente dei trastulli -infantili giovò a divagarmi alquanto dagli amori, e fu per me un -calmante salutare. Ah, se una di quelle molte signore a cui facevo gli -occhi di triglia al teatro, pigliando delle impostature da trovatore, -m'avesse visto far correre sul tavolino per tutta una mattinata delle -file di noci, sulle quali avevo appiccicati dei pezzetti di carta -dorata, per rappresentare gli stati maggiori degli eserciti combattenti -in Lombardia, che bella risata argentina m'avrebbe data in faccia, -e che bel colpo d'ombrellino, forse m'avrebbe assestato sulla nuca! -Ma si guardino le mamme dal ridere e dal far vergogna ai figliuoli -grandi quando li vedono occupati in trastulli che credono indegni della -loro età, e indizio di poco cervello; chè quello è anzi segno d'una -semplicità d'animo, d'una vivacità d'immaginazione, d'una facoltà di -dar corpo a dei cari fantasmi e di vivere col pensiero in un mondo -foggiato da loro, che saranno anche negli anni più tardi un grande -conforto, un rifugio dello spirito oppresso dalle realtà dolorose, e -quasi una fiammella inestinguibile di gioventù; la quale gioverà molto -a tener vive in essi tutte quelle altre passioni e illusioni, senza -di cui la vita non sarebbe per il più degli uomini che un desiderio -continuo della morte. - - * - -Ma in quell'anno scolastico dovevo avere una distrazione dagli studi -ben più potente che non fossero gli amici bersaglieri e gli amori -sospirosi. Come nel 1859 aveva dato un colpo mortale al latino Vittorio -Emanuele, così fu Garibaldi nel 1860 il peggior nemico del greco; -poichè in quell'anno appunto fu istituito nel Ginnasio lo studio del -greco, riconosciuto di necessità urgente per affrettare la liberazione -d'Italia. La partenza dei Mille da Quarto fu come un segnale convenuto -fra Garibaldi e la scolaresca perchè smettessimo d'affaticarci troppo -il cervello sui libri di testo. Partivano per la Sicilia, a frotte, -giovani d'ogni condizione, e fin dei mostriciattoli, che erano lo -zimbello pubblico: fra i quali ricordo un piccolo sarto gobbo, con le -gambe arcate come due fette di popone, che fu salutato alla partenza da -una tempesta di risa e d'applausi. Con la guerra del 1860 mi s'accese -nella testa una nuova girandola: quella della politica. Ero stretto -allora d'amicizia fraterna con due compagni di scuola, tutti e due di -principî rivoluzionari: l'uno perchè figliuolo d'un mazziniano, l'altro -perchè ribelle per istinto a ogni autorità, cominciando da Senofonte e -venendo fino agli ultimi classici. Io ero figliuolo d'un monarchico, e -non rivoluzionario per natura; ma tale m'aveva fatto a poco a poco la -lettura quotidiana del _Diritto_, a cui mio padre s'era abbonato per -simpatia letteraria. Tutti e tre, fanatici di Garibaldi, concertammo -una fuga clandestina per “accorrere in suo aiuto„; la quale non ci -riuscì, come raccontai altrove; e quel tentativo fallito esasperò -la nostra passione patriottica. Diventammo nemici implacabili del -conte di Cavour, che intralciava l'impresa di Garibaldi con “le arti -subdole di una politica pusilla„: la frase ci piaceva immensamente. La -cessione di Nizza e di Savoia alla Francia ci mise su tutte le furie. -In tutte le nostre conversazioni facevamo dell'“infausto„ ministro -uno strazio miserando. Leggevamo i suoi discorsi nei giornali con un -sorriso di sarcasmo feroce. E conciammo secondo i suoi meriti anche -Napoleone _il piccolo_, che conoscevamo a fondo, grazie al libro di -Vittor Hugo. Attaccavamo intorno all'uno e all'altro delle discussioni -furiose coi nostri compagni “moderati„ i quali ci accusavano di -“metter dei bastoni fra le ruote alla politica del Governo„. — Sì, — -rispondevamo in coro tutti e tre, — noi combatteremo il governo con -tutte le nostre forze; non gli daremo tregua mai; noi non vogliamo la -politica dell'asservimento allo straniero; chi non è con noi, è contro -l'Italia. — Quando poi andò a armeggiare in Sicilia il La Farina, -uscimmo addirittura dalla grazia di Dio: pigliammo la cosa come una -sfida gettataci in faccia dal venditore di Nizza e Savoia, e parlammo -di fondare un giornale per “demolirlo„. Ricordo che mi facevano fremere -i giudizi che davan di Garibaldi certi vecchi impiegati, cavuriani -marci, che frequentavano casa mia: uno fra gli altri, un ispettore -di non so che cosa, un gigante canuto, con due grandi solini a vela, -il quale parlava con una lentezza insopportabile, come se ad ogni -parola che gli usciva dalla bocca gli scappasse uno scudo dalla borsa. -Quando lo sentivo parlare di Garibaldi come d'un guastamestieri della -politica di Torino, d'un perturbatore importuno del mondo, fortunato -per disgrazia nostra, con quella solita chiusa sinistra, che faceva -scrollar le spalle a mio padre: — Ci darà del filo da torcere, vedrete, -vedrete! — io gli saettavo delle guardatacce da passarlo da parte a -parte. Ah, come ho odiato quei due solini! E quella febbre garibaldina -durò allo stato acuto fin al ritorno di Garibaldi a Caprera. Come siano -andati gli studi negli ultimi mesi di quell'anno scolastico si può -immaginare: come gli affari del re di Napoli, presso a poco. Ma per -essere promossi, in quegli anni beati, credo che sarebbe bastato il -gridare: “-Viva l'Italia!„ e fui promosso io pure. Pochi giorno dopo -l'esame, passando per un vicolo vicino a casa mia, vidi molte donne -affollate intorno a una merciaia, che stava seduta sullo sporto della -sua botteguccia, coi gomiti sulle ginocchia e il capo fra le mani, -piangendo dirottamente. Domandai perchè. Mi rispose una donna: — Gli -hanno ammazzato il figliuolo a _Milass_. — Il mio primo senso fu di -pietà, e il secondo (m'è grato ricordarlo) di vergogna. Sentii dentro -una voce che mi disse: — Quello ha combattuto ed è morto, e tu da tre -mesi in qua non hai fatto che sbraitare, buffone! — E da quel giorno -feci un po' meno lo smargiasso contro il conte di Cavour. - - - - -Professori di liceo. - - -Per passare dalla Rettorica al Liceo, che fu istituito quell'anno in -luogo dei due corsi di filosofia, dovemmo fare un esame di greco in -iscritto, il quale si ridusse alla declinazione di qualche sostantivo; -ma parve che scrivessimo un greco, dirò così, garibaldino, poichè -fummo quasi tutti rimandati; e fu la nostra salvezza l'essere in -tanti, avendo deciso il Ministero, perchè il Liceo non restasse vuoto, -d'insaccarvici tutti a ogni modo. - -E qui sulla soglia liceale mi trovo davanti un esemplare così -mirabile d'una razza particolare di professori di lettere che fu assai -numerosa in quel periodo rivoluzionario, e non s'è punto perduta dopo -l'unificazione della patria, un tipo così perfetto e così ameno di -mangiapaga a tradimento e di spandichiacchiere scansafatiche, che non -posso resistere alla tentazione di farne la fotografia. Era venuto -nella nostra città, non so di dove, quell'anno stesso, con una gran -pancia e una gran sicumera, accompagnate da una grandissima voglia di -non far nulla. Era professore di letteratura italiana. Ma di questa non -discorreva che per incidente. Parlava quasi sempre dell'Italia e dei -fatti propri. A parlare di sè gli dava pretesto qualunque argomento. -Partiva da un verso di Dante o da una sentenza del Machiavelli, e passo -passo, legando un'idea all'altra, per salvare le apparenze, con ogni -specie d'artifici birboni, veniva a dire il prezzo che aveva pagato -i suoi stivali o a farci osservare la bellezza della propria mano; -poichè, fra le altre fisime, aveva quella di credersi uno dei più begli -uomini d'Italia, e si vantava di rassomigliare a Gustavo Modena. Quanto -alla politica, per entrar nell'argomento non pigliava vie traverse: -entrava addirittura nella scuola col _Diritto_ spiegato fra le mani, e -ci leggeva i rendiconti dei discorsi dei deputati; dichiarando peraltro -che non ce li leggeva per il contenuto, che non aveva che far con la -scuola, ma per la forma, per farci notare le frasi più efficaci e più -eleganti; il che non gl'impediva poi di batter la campagna, tra l'una -e l'altra frase, dicendo corna del Ministero, che gli aveva fatto -un monte di torti, e del Municipio, che lasciava in cattivo stato i -locali scolastici. Quando non parlava di sè e della patria, ci leggeva -svogliatamente qualche cosa d'un suo sunto manoscritto della storia -letteraria, nel quale affermava d'avere stretto tacitescamente “il -molto in poco„ e aveva stretto tanto, infatti, che più d'un secolo -v'era ridotto in quattro o cinque paginette: una vera quintessenza -di rose; ed era comodissimo, perchè su quella traccia s'andava di -carriera: si sarebbe corsa la storia universale in un trimestre. Tutto -il suo lavoro era condensato a quel modo. Dopo averci annunciato -per dei mesi che avrebbe fatto “una campagna giornalistica„ contro -il Municipio, per costringerlo a trasferire il Liceo in un'altra -sede, egli pubblicò nella gazzetta della città dieci povere righe -non firmate; per le quali poi gridò tutto l'anno: — Ho scritto, ho -combattuto, ho tempestato sui giornali.... — E il curioso era ch'egli -si credeva sul serio un lavoratore infaticabile: con una voce che -veniva proprio dal fondo della coscienza, e picchiando i pugni sul -tavolo, ci gridava ogni momento che eravamo dei mostri d'ingratitudine -a battere così la fiaccona con un professore che dava all'insegnamento -tutta l'anima sua, che “sudava,„ che “vegliava,„ che “s'accorciava la -vita„ per noi. Del rimanente, era d'indole gioviale, parlava quasi -sempre di cose allegre, soventissimo di musica, perchè da giovane -aveva suonato il violino, e del _Barbiere di Siviglia_ in particolar -modo, del quale era matto ammiratore; tanto che ogni volta che trovava -in un testo italiano la parola “barba„ tirava in ballo quell'opera, -raccontando invariabilmente le peripezie della prima rappresentazione -di Roma; donde prendeva le mosse per ricorrere tutta la vita del -Rossini, ch'era il suo dio. Di qualunque cosa parlasse, poi, o di sè, -o di politica, o di musica, o di letteratura, i suoi discorsi finivano -tutti a un modo come i salmi: in una querimonia amara per la miseria -dello stipendio. — Siamo pagati come dei portinai! — urlava. — È un -obbrobrio per uno Stato civile.... Ma non importa.... Noi facciamo -egualmente il nostro dovere... — E rientrava nel dovere in questa -forma, per esempio: — Io vi dicevo, dunque, che la serenata del conte -d'Almaviva fu composta dal tenore Garcia. Ebbene.... - - - - -Un rimorso. - - -Bravo era il professore di matematica, una figura rotonda di buon -fratoccio; il quale, peraltro, avrebbe potuto con qualche piccolo -intermezzo renderci assai più piacevole il suo insegnamento, poichè -si diceva che avesse una bellissima voce di tenore, e che cantasse -con garbo; eccellente il professore di lettere latine, un coso -risecchito, ma pien di vita, che parlava con una correttezza e con una -precisione, da parer che recitasse a memoria delle lezioni scritte con -cura diligentissima; e migliore di tutti il professore di filosofia. -Il cantore del generale Petitti aveva portato la sua lira a Torino: -il nuovo venuto era l'opposto di quello, un uomo grave e compassato, -d'ingegno acuto e di parola scolpita e lucida, che faceva il miracolo -di renderci facile la scienza più contraria alla natura umana, e in -specie alla natura giovanile: la logica. Il professore di storia lo -rammento per infliggermi pubblicamente un castigo. Era un giovine -mingherlino, di viso fine e pallido, un professore improvvisato, credo, -come eran molti in quegli anni, il quale studiava forse giorno per -giorno la storia che c'insegnava, e aveva la parola fioca e restia, e -una timidità fanciullesca, che gli raddoppiava la fatica; ma faceva -ogni suo sforzo per far bene, era buono, ci trattava come compagni, -e avrebbe certo insegnato molto meglio se lo avessimo incoraggiato -dimostrandogli rispetto e simpatia. Noi invece ci facevamo beffe di -lui e gli rendevamo la scuola una berlina e un supplizio con ogni -specie di scherzi villani e d'insolenze vigliacche. E io fui uno -dei più vigliacchi. Il perchè non me lo so spiegare nemmen ora; non -comprendo come potessi esser malvagio con lui, e sentire ad un tempo -un grande affetto, una reverenza proprio filiale, che m'è un conforto -il ricordare, oltre che per altri, per il preside del liceo: un degno -prete, veramente, di ottimo cuore e d'educazione squisita; ma che -con noi non aveva punto che fare, e a me non aveva dato nessun segno -particolare di benevolenza; ciò che prova che animo affatto cattivo -non avevo. Ma c'è in ogni animo, come in ogni casa, il canto della -spazzatura. Bisogna dire che avessi dentro una certa dose di malvagità -che voleva a ogni costo il suo sfogo, e io la sfogavo bassamente -contro un giovane mite e debole, che sapevo incapace di farmela -ringozzare. Ma posso ben dire d'averla scontata, perchè tra le molte -nequizie giovanili, di cui mi rimorde la coscienza, la condotta ch'io -tenni con quel buon professore è una di quelle che mi fecero soffrire -di più. Riveggo ogni tanto l'espressione di stupore e di rammarico -che gli passò sul viso una volta che gli feci in piena scuola un -atto irriverente, per il quale non mi disse neppure una parola di -rimprovero, e al sorger di quell'immagine sento sempre uno strizzone al -cuore e un moto d'indignazione contro me medesimo: oggi ancora, dopo -tanto tempo, e benchè dal modo come mi salutò l'ultima volta ch'io -lo vidi abbia compreso che m'aveva perdonato. Egli fu trasferito in -un'altra città l'anno dopo, e non seppi più nulla di lui. Spero che -sia ancora in vita. Se per caso egli leggerà questa pagina, sappia che -l'ho scritta con gli occhi inumiditi, e che nei quarant'anni che son -trascorsi, da quello in cui l'ebbi maestro, non l'ho dimenticato mai, e -gli ho voluto sempre bene. - - - - -I liceisti. - - -La scolaresca di quel primo corso liceale, molto numerosa, era composta -in gran parte di alunni venuti di fuori; alcuni dei quali pezzi di -giovanotti che avrebbero potuto portar sulle spalle i professori. -Molti erano convittori d'un Collegio Civico, separato dal Liceo, che -venivano a scuola con un berretto militare, e portavano i giorni di -festa una divisa somigliante a quella dei bersaglieri. Mi ricordo che i -più tenacemente studiosi eran quelli di famiglia meno agiata, figliuoli -di piccoli bottegai e di piccoli proprietari rurali, che facevano duri -sacrifici per avviarli alle professioni liberali; il che prova che -anche nel campo scolastico, come nel campo sociale, ha più ardore e più -lena chi combatte per salire che chi lotta soltanto per non discendere. - -Fu quella la classe in cui contrassi le prime amicizie durevoli, -furon quelli gli amici che rividi sempre con maggior piacere per tutta -la vita, poichè in quell'anno soltanto cominciarono a stringermi ai -miei condiscepoli dei legami intellettuali. Per tutto un inverno ebbi -vicino un futuro Conservatore delle ipoteche, un generale avvenire, un -vescovo in erba e un rettore predestinato di quello stesso collegio, -del quale era collegiale: altrettanto, buono allora coi compagni ed -esemplare nell'osservanza della disciplina, quanto poi fu amorevole -coi suoi sottoposti e saggio nell'esercizio dell'autorità. Il generale -avvenire sedeva proprio nel mio banco, alla mia sinistra. Era uno dei -più quieti e dei più amabili della classe, un giovinotto robusto, coi -capelli neri arricciolati, con gli occhi bruni e dolci, sfavillanti -di vita, con due guancie piene e floride che, quando rideva, formavano -due fossettine rotonde, che davano al suo viso un'espressione di bontà -infantile. Sento ancora nella mente, come se mi suonasse all'orecchio, -il metallo della sua voce, che pareva quella d'un uomo raffreddato, e -rivedo le sue grosse labbra vermiglie, un po' sporgenti come quelle dei -mulatti, delle quali osservavo tutti i moti quando, ritto in piedi, -recitava la lezione al professore, ed io gli facevo da suggeritore, -com'egli faceva a me, quando ero io sotto i ferri. Accadeva spesso fra -gli altri di bisticciarsi per un disparere letterario o per un libro -buttato sotto il banco, e di barattarsi qualche parola acre; ma non -seguiva mai con lui, tanto era d'indole mite e arrendevole, e giocondo -d'umore, e affabile di maniere. Era alunno del convitto, e lo vedo -ancora col suo cappello da bersagliere messo un po' di traverso, con un -pennacchio azzurro e rosso, che gli ricascava sulla spalla già virile. -Quante risate abbiamo fatte insieme, nascondendoci dietro i compagni -del banco davanti, quando il professore di lettere italiane attaccava -il ritornello solito del _Barbiere_ e dello stipendio; di quelle risate -deliziose, che hanno il gusto del frutto proibito, e di cui si perde la -facoltà quando non si ha più in faccia qualcuno che ci possa gridare: -— La smetta —! Mi rammento che un giorno il professore di lettere fece -recitare a lui la poesia del Guidi, _Alla Fortuna_, della quale non ho -più in mente che un verso: - - Affrica trassi sul Tarpeo cattiva. - -In quella parola “Affrica„ era segnato il destino del mio buon -compagno, che si chiamava Giuseppe Arimondi. - - - - -Il bimbo del Consigliere. - - -Fu in quell'anno stesso che conobbi un altro, allora ancor bambino, -predestinato alla fama in tutt'altro campo. - -I prefetti regi, e con loro i consiglieri di prefettura, erano in -quel periodo mutati spessissimo. Nei pochi anni che trascorsero dalla -guerra di Crimea alla liberazione di Napoli ne passarono in quella -piccola città non so quanti, che ho dimenticati, tranne il Bellati, -governatore, il quale aveva fama di letterato per una bella traduzione -del poema del Milton, e un Consigliere lombardo, il cui nome, che -allora sapevo senza dubbio, m'uscì poi dalla mente, e non lo riseppi -che dopo lunghissimo tempo. La consiglieressa — una giovane signora -d'aspetto buono e di modi schietti e gentili — veniva qualche volta a -casa nostra a render visita a mia madre, conducendo sempre con sè un -figliuoletto di tre o quattr'anni, del quale mi son rimasti impressi -nella memoria gli occhietti vivaci e la forma singolare del viso, dal -mento fuggente a curva di mela, e, anche più del viso, una miniatura di -cappotto color nocciola, che gli stava dipinto, e gli dava l'aria d'un -ometto. È probabile ch'io abbia giocato più d'una volta con lui, con -la condiscendenza d'un fratello maggiore, per liberarlo dalla noia che -son sempre per i ragazzi le visite. Ma non rammento altro che la sua -personcina e le feste che gli soleva fare mia madre, complimentandolo -per quel cappottino prematuro di zerbinotto, che non dimenticò mai -più neppur essa. Chi m'avesse profetato che cosa dovea diventare quel -bambino, e quale influsso esercitar con la sua penna sul mio pensiero, -e che ansie dolorose farmi provare per lui in un momento terribile -della sua vita, gli avrei dato del matto da catena. E fu così. Quel -figliuoletto d'un consigliere di prefettura, che poi fu prefetto, -divenuto trent'anni dopo un pubblicista originale e potente, d'una -arte dialettica maravigliosa, d'uno stile tutto punte e incavi, dal -quale sprizzano le idee fitte e lucide come baleni da un'armatura a -scaglie d'acciaio, ed escon mille suoni acuti e minacciosi come da un -fascio di spade agitate, mi doveva prima e più d'ogni altro accendere -e persuadere dell'Idea, alla quale egli dedicò tutto il suo ingegno e -tutta la sua vita, e che lo condusse ammanettato davanti a un tribunale -di guerra, e dal tribunale all'ergastolo, condannato a dodici anni -di reclusione per un delitto politico, a cui ripugnavano con egual -forza la sua ragione e la sua natura. Ma soltanto assai tempo dopo -ch'io conoscevo l'uomo, seppi che erano una sola persona il direttore -della _Critica sociale_ e quel bambino; non lo seppi che il giorno in -cui mia madre mi domandò: — Ma questo Turati che hanno condannato è -forse figliuolo del Consigliere che abbiamo conosciuto nel 61? — Oh -come sentii più forte l'affetto d'amico e di compagno di fede che mi -stringeva a lui, quando si legarono nella mia mente quel cappottino -color nocciola e la casacca grigia del galeotto! - - - - -La resa di Gaeta. - - -La resa di Gaeta, avvenuta nel febbraio di quell'anno, ridestò i -nostri bollori patriottici, dati giù da qualche tempo, senza però -farci andare di miglior voglia agli esercizi militari, che erano stati -istituiti di fresco per tutte le scolaresche del Regno: esercizi che -noi ci ostinavamo a non prender sul serio, benchè studiassimo logica -e ci dichiarassimo pronti a combattere per la patria; come se per -ammazzare gli Austriaci non fosse necessario prima di tutto di saper -caricare il fucile. Ebbi la notizia del grande fatto in un modo e in -un momento comico, di cui si rise nella scuola per un pezzo. C'era -un professore d'istituto privato, noto a tutti, un vecchio gamberone -che pareva un palo del telegrafo, codino fino al punto da lamentare -la caduta dei Borboni; ma generalmente ben visto dalla gioventù -delle scuole, perchè usava accompagnarsi per la strada con qualunque -ragazzo o giovine, che avesse aspetto di scolaro, e di chiacchierare -con lui in tono familiare, raccontandogli aneddoti morali e dandogli -consigli filosofici. Eravamo quattro o cinque liceisti con lui -davanti a un caffè, un dopo pranzo, e si discorreva di Gaeta, di cui -durava l'assedio da tre mesi. — Gaeta — ci diceva egli con un sorriso -compassionevole — non cadrà. Gaeta non fu mai presa, dovete sapere. -Ricorriamo la storia, signorini miei. Noi vediamo che ci si ruppero le -corna i Barbari, che l'assalirono invano i Longobardi e i Saraceni. Poi -se ne impossessarono i Francesi e gli Spagnuoli, ma non con la forza -delle armi. Vi resistette per sei mesi, sul principio del secolo, il -principe Hesse-Philippsthal contro tutto l'esercito del Massena. E -ci vogliono altri denti che quelli del generale Cialdini per romper -quell'osso. Per anni l'aspetterete, figliuoli cari; son io che ve -lo dico: per anni! — Proprio in quel punto passò di corsa un giovane -impiegato della prefettura, che ci gridò senza arrestarsi, col viso -radiante: — Gaeta è presa! — Ci voltammo tutti verso il professore, -mettendo fuori in coro un _ah!_ di trionfo, per godere della sua -confusione. Egli fu maraviglioso. Non mutò viso, non scosse neanche -un muscolo, come se non avesse inteso nulla. Cavò di tasca il suo -pezzolone turchino intabaccato, si soffiò il naso adagio adagio, guardò -in giro per aria come per vedere che tempo facesse, poi disse con la -bonarietà solita: — A rivederci, ragazzi, — e voltataci la schiena, se -n'andò via tranquillamente, con una mano nell'altra sulle reni. Doveva -esser quello il suo modo di “far fronte„ agli avvenimenti avversi. Noi -rimanemmo mal soddisfatti, si capisce. Ma fummo compensati la sera al -teatro, dove si rappresentava la _Gemma di Vergy_, con illuminazione -“a giorno„ per festeggiare la vittoria. Nel primo atto il tenore negro -fece al pubblico una lieta sorpresa. Al momento di cantar l'_a solo_ - - Mi toglieste al sole ardente, - Ai deserti, alle foreste, - -si slanciò alla ribalta con l'impeto d'un levriere sguinzagliato, e -invece di dire i versi del libretto, cantò una strofa d'occasione, -composta da lui, che m'è rimasta in mente tutta intera, e che voglio -regalare alla storia della lirica italiana: - - Là sui merli di Gaeta - Splende l'italo vessillo, - Delle trombe il fiero squillo - Chiama Italia a libertà; - Sulla rupe del Tarpeo - Sorge unanime una voce: - Vien Vittorio, vien veloce, - E l'Italia è fatta già! - -Scoppiò un uragano d'applausi, dovette cantar la strofa tre volte; fini -alla terza con una stecca; ma fu attribuita alla commozione, e coronò -il suo trionfo. Felici giorni, anche per i tenori. - - - - -Un pericolo e un lutto. - - -Dopo la caduta di Gaeta, gli avvenimenti che più ci commossero furono -la lettera famosa che scrisse il generale Cialdini a Garibaldi dopo la -gran burrasca parlamentare dell'aprile, e la morte del conte di Cavour. -Benchè anche la parte rivoluzionaria della scolaresca avesse in grazia -il vincitore di Castelfidardo non meno per la prosa poetica dei suoi -proclami che per le sue vittorie, pure quella lettera male ispirata, -la quale svelava un sentimento acre di gelosia e sonava più che -ammonimento d'avversario provocazione di nemico, ci mise il sangue in -rimescolo. Credemmo tutti che ne seguisse un duello. Ricordo le dispute -tempestose che avemmo nella scuola coi compagni devoti al Governo, e -al caffè con gli amici bersaglieri, le botte e le risposte clamorose: -— È una infamia. — È una lezione meritata. — Raccoglieremo il guanto! -— Vi piglieremo a fucilate! — e le altre minaccie, gravide di guerra -civile, che ci lanciammo in faccia per tutta una serata, picchiando -i pugni sui tavolini, su cui ballavano i gelati e le chicchere; e -ricordo pure il senso di viva soddisfazione che produsse in tutti -la risposta pacata e nobile di Garibaldi, la quale troncò la lite e -dissipò ogni pericolo. Quanto alla morte del conte di Cavour, son lieto -di poter dire che anche la triade garibaldina, che aveva combattuto -con tanto furore la sua politica, ne fu addolorata sinceramente. Già -fin dal marzo ci eravamo alquanto riconciliati con lui per effetto dei -discorsi stupendi ch'egli aveva pronunciati intorno alla questione di -Roma: avevamo riconosciuto onestamente che non gli si poteva negare -l'ingegno, e che forse, a modo suo, amava anche lui il suo paese. Non -s'andava d'accordo; ma, da leali avversari, si ammetteva che avesse -reso all'Italia dei servizi non dispregevoli, e che non c'era per il -momento un altro uomo di pari levatura che gli potesse succedere: la -passione di partito, dicevamo, non ci impedisce d'esser giusti. Ed era -di questa opinione anche il professore d'italiano, quantunque per la -sua rassomiglianza con Gustavo Modena egli si credesse in dovere di -professare le idee della Sinistra estrema; ammirò egli pure — in morte -— il gran ministro, e fu felice di provarcelo leggendoci in scuola, -invece di far lezione, le più eloquenti necrologie che si pubblicarono -in quei giorni dolorosi; non solo per rendere l'onore dovuto al grande -morto — diceva — ma per farci imparar lo stile degli elogi funebri, -che erano un genere a parte, come chi dicesse la musica sacra rispetto -alla musica drammatica; al qual proposito citò lo _Stabat Mater_ del -Rossini, che lo condusse a discorrere del _Barbiere di Siviglia_.... - - - - -Primi studi di lingua. - - -In quello stesso mese di giugno seguì nella mia vita di studente un -piccolo avvenimento, che ebbe per me una importanza straordinaria, -e che noto soltanto per i miei lettori di quindici anni; per i quali -appunto mi par necessaria una breve prefazione. - -Nelle scuole classiche, allora come ora, non s'insegnava, nel senso -proprio della parola, la lingua italiana, come se per il solo fatto -d'esser nati in Italia tutti i ragazzi dovessero naturalmente saperla, -o come se bastassero a farla imparare quelle poche letture di scrittori -italiani, disordinate, frammentarie e superficiali, che si facevano -a scuola e in casa; delle quali, come d'ogni semplice lettura, resta -tanto meno di lingua nella memoria quanto più è assorbita l'attenzione -dal contenuto. I professori ci correggevano nei componimenti gli -errori grossi, suggerendoci la frase e la parola da sostituire al -modo errato, e consigliandoci ogni tanto di leggere i buoni autori: -e questo era quanto facevano per insegnarci quella lingua, che da -nessun'altra bocca fuorchè dalla loro noi potevamo imparare. E neppure -dalla loro bocca non potevamo imparare gran cosa, perchè, essendo tutti -piemontesi (e sarebbe stato lo stesso se fossero stati di qualunque -altra regione, fuorchè toscani), essi non possedevano un vocabolario -molto più ricco che non fosse il nostro; parlavano corretto e non -altro. Che un ragazzo non nato in Toscana, e più se nato ai piedi -delle Alpi, non potesse imparare in altro modo la lingua italiana, non -parlata da alcuno intorno a lui, che studiandola come avrebbe fatto -d'una lingua straniera, ossia formandosi a poco a poco, per via di -ricerche e d'appunti, un corredo di vocaboli, di frasi e di costrutti, -da imprimersi nella memoria a uno a uno, a modo di date e di sentenze, -non passava per il capo a nessuno. Procedendo dunque di classe in -classe, noi imparavamo a scansar gli spropositi; ma quanto a ricchezza -di lingua non si faceva quasi nessun acquisto, e si continuava a -rimpastare nel liceo, presso a poco, lo stesso materiale linguistico -che s'era usato nelle prime scuole, a scrivere, cioè, un italiano -misero, scolorito, rachitico, senza forza e senza finezza, e senz'alcun -sentore di distinzione fra il linguaggio accademico e il familiare, -come lo scriverebbe un francese o uno spagnuolo che avesse studiato la -nostra lingua sui libri, quel tanto che è necessario per capire e farsi -capire senza far ridere. - -Mi trovavo a questi termini quando mio fratello maggiore mi mise sotto -gli occhi le Poesie del Giusti — un'edizione di Capolago, che aveva in -capo una prefazione del Correnti e in coda un dizionarietto di modi -toscani — e mi disse: — Leggi questo, se vuoi imparare la lingua. — -Del Giusti non avevo ancora letto che due o tre poesie, sparse per le -_Crestomazie_ scolastiche. Le lessi per la prima volta dalla prima -all'ultima. Fu come una festa. Non saprei paragonare il piacere che -n'ebbi se non a quello che si prova da fanciulli quando ci è messa -in mano la prima scatola di colori o il primo strumento di musica; -un piacere puramente artistico, e questo quasi tutto filologico, nel -quale non entrava che in minima parte il pensiero satirico e politico -del poeta, che in molti punti mi riusciva oscuro. Quella grande -ricchezza di modi nuovi per me, familiari ed efficacissimi, quella -varietà di scorci e di rilievi di lingua, di costrutti arditi e di -legature eleganti e flessibili fra idea e idea, quella profusione -di gemme e di perle fini, infilate l'una sull'altra, incastonate nel -verso con quel garbo, fatte come saltar nelle mani con quella lestezza -e con quella grazia; che esprimevano mirabilmente mille cose ch'io -non avrei saputo neppure adombrare con la parola, e ch'erano come -risposte inaspettate a mille domande curiose accumulate da un pezzo -nella mia mente, mi misero il cervello in ebollizione. Quelle parole, -quelle frasi mi risplendevano agli occhi come fuochi di mille colori, -mi suonavano all'orecchio come le note d'un coro di voci argentine, -mi si imprimevano nella memoria, e quasi nell'animo, come sguardi e -lineamenti di creature umane; me le volgevo e rivolgevo nel pensiero -a una a una, come per cercarne la virtù segreta; godevo a staccarle -dalla strofa e ad assaporarle pure, come a spiccare dei fiori da una -pianta e a odorarli l'un dopo l'altro a occhi chiusi. Il mio amore per -la lingua nacque da quella lettura. E fu un amore non punto eccitato -dalla coscienza d'aver delle facoltà di scrittore o dalla speranza -d'acquistarle, chè a questo allora non pensavo punto: fu come la -passione di chi raccoglie monete preziose o conchiglie rare per il solo -piacere di osservarle e di palparle, senza neppur pensare di mostrarle -agli amici. Mi comprai un grosso quaderno legato, e vi cominciai a far -delle note; feci lo spoglio di tutte le poesie, trascrissi quasi tutto -il dizionario; in pochi giorni il quaderno fu pieno. Mi passavano le -ore come minuti in quel lavoro piacevolissimo, come a studiare una -lingua nuova e maravigliosa, di cui non avessi avuto fino allora che -una nozione confusa. Mi pareva d'imparare ad un tempo lingua, musica, e -pittura, e di diventare da un giorno all'altro, per effetto di quello -studio, più intimamente, più patriotticamente italiano. E tanta parte -aveva in quella passione questo sentimento, benchè non ne avessi allora -una ben chiara coscienza, che sentii la prima volta in quei giorni il -bisogno di correggere la mia pronunzia, giovandomi della conversazione -d'un bersagliere, nativo di Siena, poeta improvvisatore e caporale: -altra piccola miseria, questa della pronunzia italiana, di cui non -si davano alcun pensiero gl'insegnanti di lettere; ai quali si poteva -leggere un verso del Petrarca nel seguente modo, per citare un esempio: - - Giuvine dona soto un frasco louro, - -senza che se ne dessero per intesi. E naturalmente, poichè la passione -della lingua era mossa, il mio lavoro non s'arrestò all'ultima poesia -del Giusti. Cercai altre miniere, e m'abbattei per mia ventura sul -Guerrazzi, del quale avevo già letto bensì vari libri, ma soltanto -con l'occhio del patriotta, non inteso ad altro che a pescarvi delle -invettive contro i tiranni da innestare nei componimenti d'effetto. -Ma dal Guerrazzi, preso all'amo del suo stile immaginoso e forte, non -mi bastò più levar le parole e le frasi; tirando forte, portavo via -il pezzo, e oltre al trascrivere, mandavo a memoria pagine intere, -che recitavo poi a un mio compagno di scuola, allora guerrazziano -nell'anima, ora sindaco della città da ventitrè anni; il quale in -quell'esercizio gareggiava con me, e mi vinceva, perchè sapeva a -menadito tutti i più bei passi dell'_Assedio di Firenze_, e li diceva -con un garbo squisito. Poi feci nella passione della lingua delle -volate come quelle che facevo nell'amore. Passai dal Guerrazzi al -Guadagnoli.... - - - - -Furori ginnastici. - - -Ma che mosca senza capo è mai un uomo di quindici anni. Figurarsi -che quella gran passione filologica fu troncata di colpo, a metà -delle vacanze, dall'apparizione dei fratelli Guillaume. Non era mai -venuta nella città una grande Compagnia equestre: tutto quell'apparato -spettacoloso di cavalli, di attrezzi, di maglie e di vestiti variopinti -m'infiammò d'entusiasmo per l'acrobatica, e mi fece ricadere in piena -fanciullezza. Il mio buon padre, che mi contentava in ogni cosa, mi -fece fare un trampolino, e mi comperò corde, anelli, trapezi e cerchi, -come s'io avessi dovuto rizzar baracca di saltimbanco. E questo feci, -a un di presso. Chiamai a raccolta tutti i miei compagni che avevano -tendenze d'acrobati, e mi diedi con loro allo _sport_ circense con -una passione sfrenata. Furono esercizi e camiciate da pazzi, con -conseguenti capitomboli, ammaccature, torsioni e rotture di testa e -scalmane da cavalli. Ma era anche quello “furor di gloria,„ poichè, -facendo le mie prodezze, m'immaginavo sempre di “agire„ davanti a una -moltitudine spettatrice, che io vedevo e di cui sentivo gli applausi, -come un allucinato. Sul serio, covai per qualche tempo l'ambizione di -diventare un direttore di circo equestre. Mio padre mi rimproverava -d'andare all'eccesso. Io gli rispondevo: — _Mens sana in corpore sano_; -— al che egli ribatteva argutamente che, intanto, era un principio -bell'e buono d'insania di mente il rompersi la testa per sanificare -il resto del corpo. E il corpo, infatti, salvo le enfiagioni e le -sbucciature, era sano: crescevo come un girasole, ero un lupo a tavola, -un ghiro a letto, e gareggiavo coi facchini del Banco, per bravata, a -portar dei sacchi di sale di dieci miriagrammi, che avrebbero stroncato -il mio professore di filosofia. Ma quanto a nutrir la _mente sana_ -di studi, era un altro discorso: non mi ricordo d'aver mai avuto in -tanta avversione la carta stampata quanto in quel periodo: ero sulla -via di diventare un fortissimo e agilissimo cretino. Ma è proprio -vero che le malattie della vanità guariscono da sè stesse: poichè -non era altro, per tre quarti, quella mia smania di ballar per aria. -Ed ecco come guarii, con molta soddisfazione di mia madre, che stava -sempre col batticuore di vedermi portare in casa a quattro braccia. Il -mio esercizio prediletto era quello del salto col trampolino; la mia -ambizione suprema, quella di riuscire a saltare una diligenza, come -avevo visto fare a un pagliaccio del circolo Guillaume (un semidio). Ma -per arrivare a tanto bisognava imparare a far il salto mortale, come -il semidio lo faceva, ed io smaniavo di farlo: smaniavo, ma non mi ci -provavo, perchè non c'era da scherzare: era troppo facile di rompersi -il nodo del collo. Un giorno, nella compagnia solita dei miei fratelli -d'arte, fra i quali m'arrogavo il primato, che m'era concesso, come a -proprietario degli attrezzi, s'imbrancò un mio condiscepolo, assai più -svelto e più ardito di me, che si provò a fare quel salto. Ci riuscì -alla prima, fra l'ammirazione di tutti; io fui ricacciato fra gli -artisti di second'ordine, e n'ebbi una gelosia mortale. Cento volte, -da me solo, mi decisi a tentare la prova, e stetti ritto per dei quarti -d'ora sull'alto del trampolino, coi pugni chiusi e con gli occhi fissi -sulla sabbia sottostante, nell'atteggiamento d'una Saffo in calzoni -sul punto di fare il gran tonfo, aspettando l'impulso del coraggio, e -dandomi delle spronate vocali: — Andiamo! — Animo! — Su! — Ma l'impulso -non venne mai. Tutto ben considerato, avevo una sola spina dorsale, e -non conveniva arrischiarne l'integrità. E allora mi persi d'animo, e -smisi. Smisi le gare con gli amici e le ambizioni di gloria ginnica; -ma non perdetti l'amore degli esercizi fisici; i quali accompagnai -sempre, non di meno, con l'immagine del circo e della folla plaudente, -composta specialmente di signore e di signorine. E quell'amore mi durò -per tutta la prima giovinezza, pigliando molte forme diverse, fra le -quali quella del gioco del pallone, della palla e delle boccie; del che -fui così soddisfatto da benedire anche quelle prime pazzie, perchè son -fermamente persuaso di dover in gran parte alla ginnastica la salute -vigorosa che ebbi fino all'età matura, e quindi la rara serenità di -spirito, la maravigliosa facilità di godere d'ogni più piccola cosa -e di pigliare la vita lietamente, e d'esser contento di vivere in -qualunque stato: serenità che non mi lasciò mai, se non a rarissimi e -brevissimi intervalli, finchè non fui colpito da quelle grandi sventure -che sconvolgono anche i temperamenti più sani, come gli uragani -atterrano anche gli alberi più forti. - - - - -Fisica e storia. - - -C'è quasi sempre nella nostra giovinezza un anno straordinario, -che, quando ripensiamo a quel tempo nell'età matura, ci si presenta -alla mente come all'occhio dell'oratore pubblico uno di quei volti -singolari, i quali attirano la sua attenzione fra gli altri mille -dell'uditorio e lo costringono a riguardarli cento volte, come se -s'innalzassero al di sopra di tutti e fossero rischiarati d'una luce -più viva. Tale è per me il secondo anno di liceo, che incominciò nel -novembre del 1861. - -Principiò bene in grazia di due nuovi professori, che m'è sempre grato -ricordare, e che nomino per sentimento di gratitudine e per dovere di -cittadino, perchè nel campo ristretto del loro ufficio fecero tanto -bene a tanta gioventù da meritare che chiunque possa, anche dopo mezzo -secolo, li onori pubblicamente. Erano molto giovani tutti e due; l'uno -professore di fisica, l'altro di storia. - -Il primo, Giovanni Cossavella, un bel biondo sanguigno, forte e sano -come una pianta di montagna, d'un viso aperto e simpatico, che diceva -a primo aspetto l'animo e l'ingegno, era un insegnante impareggiabile, -nato fatto, come direbbe Tito Livio Cianchettini, per travasare idee -dalla propria “nell'altrui recipiente testa.„ Il far lezione era per -lui un vero godimento dell'intelletto e dell'animo, che gli faceva -scintillar gli occhi, vibrar la voce e scattare il gesto come a un -oratore di tribuna. Aveva nell'esposizione un ordine matematico e -una chiarezza cristallina, sentiva la poesia della sua scienza e ne -trasfondeva il sentimento nella scolaresca, ci rendeva amena la fisica, -quanto la letteratura, con un'eloquenza viva, colorita, ondulata, -direi, per esprimere la varietà piacevole delle sue intonazioni; -eloquenza, per altro, che anche quando scoppiettava in motti -arguti, non usciva mai un momento dal suo soggetto. Ed era modesto -senz'affettazione, indulgente senza debolezza, familiare con noi, senza -incoraggiarci alla licenza, buono e fermo, sempre sereno ad un modo, -tutti i giorni dell'anno, come se, salendo sulla cattedra, gli fuggisse -dalla mente ogni pensiero e dall'animo ogni sentimento che non fosse -quello della sua scienza e del suo dovere. - -L'altro, una figura smilza e pallida di abatino patrizio, era -meno vivace nell'insegnamento; ma anch'egli, in forma diversa, -efficacissimo. Faceva lezione come avrebbe celebrato la messa, con una -dignità sacerdotale che c'imponeva rispetto e c'ingrandiva mirabilmente -il concetto dell'importanza della storia. Quando ci esponeva le -condizioni d'un grande trattato di pace o d'alleanza, lo faceva con -una tale gravità di viso e d'accento, che stavamo tutti ad ascoltarlo -raccolti e silenziosi, come compresi della solennità del momento -storico, come se avessimo visto in mezzo alla scuola i principi e -gli ambasciatori dei vari Stati, seduti intorno al tappeto verde, a -discutere le sorti dell'Europa. Annunziava le dichiarazioni di guerra -in maniera che ci faceva battere il cuore come alla lettura della -scena dell'_Adelchi_, dove il messo di re Carlo lancia il guanto a -Desiderio, e quasi esclamare in cuor nostro: — Che necessità tremenda! -Quanto sangue umano si sta per versare! — In fine, trasportava così -bene la nostra immaginazione nei luoghi e nei tempi remoti, che, -dopo la scuola, discutevamo sui grandi avvenimenti di dieci secoli -fa come su fatti di storia contemporanea, accalorandoci per Federico -Barbarossa e per Giovanni delle Bande Nere come per Napoleone III e per -Garibaldi. Non scherzava mai; teneva lo sguardo raccolto come un prete -all'altare, parlava sotto voce come se ci confidasse dei gelosissimi -segreti politici, e non lodava mai chi sapeva, restringendosi a fare -col capo un atto lento d'approvazione, come per dire: — Non spetta a -me di lodarla; ella ha aggiustato gli affari d'Europa; i popoli gliene -saranno riconoscenti. — E non c'è da riderne, perchè era un'arte che ci -teneva attenti e ci faceva studiare. Si chiamava Bartolomeo Fontana. -Non ne ho più saputo nulla dopo quell'anno; ma non ho mai aperto un -libro di storia senza che mi sorgesse davanti l'immagine di lui, col -viso grave e con gli occhi bassi, nell'atto di “celebrar„ la lezione. -Posso dire in tutta coscienza che se non son diventato uno storico -illustre la colpa è d'un altro; non sua. - - - - -Avvocato! - - -A quel professore di storia debbo le mie prime soddisfazioni di -vendiparole. Egli ci aveva esortati a far di quando in quando -dei “lavori di diligenza„ che dovevano essere sunti narrativi di -un periodo storico, chiusi da qualche considerazione generale. -L'ambizione d'entrargli in grazia era così viva in tutti che i “lavori -di diligenza„ piovevano ogni settimana a dozzine sul suo tavolino, -e gareggiando fra di noi a chi scrivesse più roba, c'era chi gli -rovesciava addosso delle mezze risme di carta, ch'egli mandava a -prendere dal bidello; il quale usciva qualche volta carico come un -somaro. L'aria del tempo voleva che ogni scritto scolaresco terminasse -con una sonata patriottica. Io feci al primo di quei lavori una chiusa -di questo genere, che ebbe qualche fortuna. Ciò bastò perchè vari -compagni ricorressero a me abitualmente per farsi fare la tirata finale -del loro “sunto„. Le richieste mi titillarono l'amor proprio, divenni -un fabbricante di _chiuse_: chiuse rimbombanti d'amor di patria, tirate -con le mani e coi piedi, code di frasoni cucite ai lavori non con -filo bianco, ma con spago da imballatura, veri petardi di rettorica, -furfanterie letterarie da non averne un'idea. Con l'esercizio continuo -acquistai in questo mestiere indegno una destrezza spaventevole: avrei -potuto aprir bottega e guadagnarmi il pane. Ne insuperbii. Ma è strano -che da questo buon successo non nacquero punto in me la speranza e il -proposito di diventare uno scrittore; ma sorse invece l'idea d'aver la -vocazione dell'avvocatura. - -Infatti, lo stile di quella prosaccia era più da improvvisatore che -da letterato, apparteneva esclusivamente al genere oratorio, e al più -basso. L'idea, a poco a poco, mise radici, e vegetò rigogliosa. Sì, -ero nato per tuonare alla sbarra, per grandeggiare nel foro; nessun -dubbio oramai; mi maravigliavo d'aver sentito così tardi la voce -della natura. Era quella, dunque, la mia nona incarnazione: prima -bandito, poi soldato, pittore, prete, tenore, matematico, commediante, -direttore di circo equestre.... avvocato! E abbracciai la nuova -illusione con lo stesso ardore con cui avevo abbracciato le altre otto. -Ricordandomi il gran colpo che m'aveva fatto il discorso in difesa -del generale Ramorino dell'avvocato Brofferio, mi diedi a leggere i -_Miei tempi_ (che si pubblicavano allora a fascicoli), il cui stile -oratorio mi pareva giustamente il meglio atto a formar l'eloquenza -d'un aspirante alla toga, e studiai a memoria tutti i frammenti di -discorsi parlamentari che l'autore riferisce in quell'opera, e li andai -recitando nel giardino e nel cortile, con una gran mimica curialesca, -fingendo che fossero arringhe in difesa di accusati, e vedendo, dico -vedendo proprio la gabbia, i giudici, l'uditorio, i carabinieri, tutti -rintontiti dalla mia parola. Mi diedi a frequentare la Corte d'Assise, -e marinai una volta la scuola per andar a sentire il vecchio avvocato -Sineo, venuto da Torino, che mi avvampò d'entusiasmo. Poi presi a fare -delle arringhe per conto mio, in difesa di mascalzoni immaginari e -di Ramorini ideali. M'infervorai a tal segno, in fine, che un giorno -dichiarai il mio pensiero a mio padre: avevo scelto la mia carriera, -non avevo più bisogno che del suo consenso. Egli sorrise, e dopo esser -stato un po' sopra pensiero, acconsentì, dicendomi che agli studi -universitari, in ogni modo, io ero destinato, che potevo studiar leggi, -se tale era mio desiderio. — Va bene — concluse — sarai avvocato. — -Mi parve di esser laureato in quel punto, e che dovesse cominciare il -giorno dopo ad affluir la clientela. Diedi l'annunzio ai miei compagni, -come d'una cosa fatta, e cominciai, nel discuter con loro, a fare i -gesti avvocateschi di sciogliere il braccio dalla toga e di aggiustarmi -sul petto le facciuole, e in casa, nei momenti d'ozio, a palpare -con amorevole familiarità i codici di mio fratello. Oh, finalmente, -avevo trovato la mia strada! E intanto, per esercitarmi sempre più -all'improvvisazione, giù “chiuse„ a rifascio. - - - - -I profughi Polacchi. - - -“Chiudevo„ qualche volta con un'invocazione all'Europa in pro della -Polonia, dov'era scoppiata nel gennaio quella disperata insurrezione, -che si protrasse fino all'inverno del 1864, e fu poi soffocata, come le -tre precedenti, in un mare di sangue eroico. Eccitava la mia eloquenza -la vista quotidiana di molti giovani polacchi, allievi d'una Scuola -militare di Varsavia, i quali, dopo una rivolta, s'eran rifugiati -in Italia e venuti a stabilire nella nostra città, per aspettarvi -l'occasione e il modo di ritornare a combattere per il loro popolo. -Eran tutti di famiglia signorile, bei biondi robusti, di viso ardito -e grave, su cui si leggeva il pensiero assiduo della patria lontana e -della morte prossima: pochi mesi dopo, infatti, caddero la più parte -sotto il piombo russo, in un combattimento memorabile. La cittadinanza, -a cui ciascuno di essi richiamava al pensiero i molti Polacchi morti -generosamente per l'Italia, e che sapeva come quasi tutti avessero -nella loro famiglia o fra i loro amici una vittima di quella caccia -feroce data ai colpiti dalla nuova leva, onde l'insurrezione era stata -provocata, li circondava di rispetto e li colmava di cortesie. E alle -cortesie essi rispondevano con viva gratitudine; della quale diedero -una prova gentile, in occasione della morte del sindaco, portando -con le proprie braccia il feretro al camposanto. Di molti di quei -giovani votati alla morte ho ancora nella mente l'immagine, che mi si -presenta sempre accompagnata dal suono armonioso della loro lingua, -di cui raccoglievo curiosamente qualche parola passando accanto ai -loro crocchi, mentre commentavano le notizie giornaliere della guerra -santa che li aspettava. Di uno in special modo mi ricordo, che nessuna -mia concittadina di quel tempo può aver dimenticato: la figura più -bella e più poetica che abbia mai sognato una fanciulla amorosa: un -viso che pareva uscito da un quadro di frate Angelico, coronato d'una -maravigliosa capigliatura bionda, d'un'espressione triste e dolcissima, -non mai rischiarata da un sorriso; al quale corrispondeva la grazia -del corpo alto e snello, un po' curvo, come per effetto d'una cresciuta -troppo rapida: perchè aveva appena diciassett'anni, dicevano: un fiore -di bellezza e d'eleganza femminea, austero non di meno, che pareva -anche più delicato appetto alle altre forti piante della Vistola, in -mezzo alle quali finiva allora di crescere in terra d'esiglio. Lo vidi -una sera al teatro, in sedia chiusa, solo, tutto intento alla commedia, -di cui forse non capiva una parola: alcune giovani signore, che gli -stavan sedute intorno, facevan di tutto per attirar la sua attenzione, -e altre lo guardavano col cannocchiale dai palchi: egli non diede -segno d'avvedersene, nè durante la recita, nè fra un atto e l'altro; -stette sempre seduto con gli occhi fissi sugli attori o sul telone, -come assorto in un pensiero doloroso. Qualche cosa di tragico, certo, -doveva esser seguito nella sua famiglia lontana. Egli pensava forse a -suo padre che si trascinava in catene per le vie della Siberia, o a un -fratello, soldato forzato, che si struggeva dall'ira tra le rupi del -Caucaso, o a sua madre impazzita dal dolore in quella notte tremenda, -in cui le soldatesche del governatore Wielopolski, sguinzagliate come -branchi di briganti, avevano strappato alla Polonia il fiore dei suoi -figli. E forse egli vedeva nell'oscurità delle selve, che la guerra -insanguinava, il suo bel corpo giovanile disteso immobile sull'erba, -lacerato dalla mitraglia dell'Imperatore. - - - - -Giorni d'ebbrezza. - - -Ma e “chiuse„ e toga e Polonia, tutto andò per aria ad un tratto, e la -fisica e la storia con loro. Furono giorni affannosi e beati, in cui -il sole sfolgorava come se si fosse avvicinato alla terra, e la luna -mi guardava e mi parlava, e le Alpi eran così bianche e la campagna -così verde come non erano state mai nè mai più saranno; giorni in cui i -fiori del mio giardino, mandandomi un'ondata di profumo, mi dicevano; -— A te, bel ragazzo! — e ogni musica che suonava nell'aria pareva che -suonasse in onor mio, per accompagnare il canto di trionfo del mio -cuore; giorni in cui la gente affollata al passeggio, che io fendevo -guizzando come un pesce nell'onda e cercando intorno con gli occhi, mi -pareva una moltitudine d'infelici che non avessero ragione d'esistere, -e tutte le cure della vita e gli aspetti umani e le cose vicine e -lontane m'apparivano come a traverso i vapori rossi d'un incendio -che avvampasse l'universo. E v'era nella città una povera strada dove -tutte le case mi parevano templi e palazzi d'un'architettura di sogno, -e in quella strada una casa, che aveva per me la vita e l'espressione -d'un enorme viso umano, il quale mi faceva arrossire e impallidire -fissandomi con l'occhio d'una finestra che mi pareva accesa, e in -quella casa una scala dove vedevo oscurarsi l'aria e danzare i muri -e sentivo tremare le pietre sotto i miei piedi come per una scossa -di terremoto. E v'era un'immagine che m'accompagnava da per tutto, e -mi pareva a un tempo gentile come un fiore e immensa come un mondo, -dolce insieme e terribile, familiare all'occhio e al pensiero, e pure -ravvolta d'un mistero enorme e impenetrabile, in cui si smarriva la -fantasia, come lo sguardo in un abisso di tenebre. E in quei giorni -sdegnavo ogni volgarità, rifuggivo dai giuochi fanciulleschi, cercavo -le braccia di mia madre; mi risaliva la preghiera dal cuore alle -labbra, mossa dal sentimento che non altro che un Dio infinitamente -buono potesse aver fatto il cuore umano capace della dolcezza infinita -che m'inebbriava; e mentre adoravo la vita, vedevo bella anche -l'immagine della morte, perchè mi pareva che neppur essa avrebbe potuto -spegnere la fiamma onnipotente che m'ardeva, e che la vita futura non -potesse esser altro che l'appagamento assoluto e il trionfo immortale -della passione che mi sollevava da terra. E questo basta, perchè, fra -molte altre cose, non ho mai capito come un uomo possa raccontare al -pubblico il suo primo amore. - - - - -Un grande dolore. - - -Mi svegliò da quel sogno un colpo di fulmine. - -Una sera, mio padre, sedutosi appena a tavola con noi, si lasciò cascar -dalle mani la forchetta; si sforzò due volte di riprenderla, non potè; -disse: — Non mi sento bene, — e alzatosi a fatica, si mise a sedere sul -sofà, dove rimase qualche tempo immobile, con gli occhi fissi, senza -parlare. Poi volle andare a letto, e v'andò a stento, trascinandosi, -sorretto da mia madre e da uno dei miei fratelli. Si mandò a chiamare -il medico, che accorse subito. - -Dalla camera vicina intesi la sentenza terribile. - -Era perduto. - -Un colpo d'apoplessia gli aveva preso tutta la parte destra del corpo, -e offeso il cervello. - -Così si spegneva a un tratto, come una fiamma soffocata, quella mente -acuta e lucida, dotata d'una ragione potente e di squisite facoltà -artistiche, aperta a ogni idea bella e atta a ogni maniera di studio -e di disciplina; così finivano cinquant'anni di lavoro utile, di vita -onesta e feconda, di cure e di sacrifici affettuosi e continui perla -famiglia, prima ch'egli potesse avere alcuna ricompensa dalla buona -riuscita dei suoi figliuoli; finivano con lo sgomento e con l'angoscia -di lasciarci quando avevamo ancor bisogno di lui, e di rigettarci, -lasciandoci, da una condizione agiata nelle angustie e nell'incertezza -dell'avvenire, come se egli non avesse faticato, lottato per tanto -tempo che per renderci più funesta la sua fine! - -Da quel giorno la nostra casa non fu più che una tomba, nella quale, -ancor vivo, egli era già come sepolto, già separato da noi più -terribilmente che dalla morte, poichè non avevamo più padre, e ci -rimaneva ancora davanti, come l'immagine stessa della nostra sventura, -la sua larva dolorosa. Parlava ancora, ma con parole sconnesse e -insensate, che ci laceravano il cuore più che il silenzio della morte; -ricordava ancora i nostri nomi, ma dava all'uno quello dell'altro, -come se non vedesse più in noi che delle ombre, e ci ascoltava -con lo sguardo fisso e con la fronte corrugata, facendo uno sforzo -intenso e lungo per raccogliere e riconnettere i congegni spezzati -dell'intelligenza; ma non ci comprendeva più, come se gli avessimo -parlato una lingua sconosciuta o dimenticata, la quale non gli -toccasse più altro che l'udito. E se qualche volta, per pochi momenti, -gli ritornava un barlume d'intelligenza, eran quelli i momenti di -maggiore angoscia per noi, poichè, avendo come a lampi coscienza della -sua sventura, si batteva la mano sulla fronte in atto disperato, ed -esprimeva il desiderio di morire, il rammarico di esser ridotto per -noi un “fastidio„ e un “ingombro„, il tormento che lo straziava di non -poter più parlarci ed intenderci; e questo esprimeva con esclamazioni -rotte e violente e con scoppi di pianto sconsolato, che ci facevano -fuggir singhiozzando. - -Povero padre mio! Allora soltanto, nelle mie lunghe ore pensierose, -riandando il passato, io compresi tutta la sua bontà, tutte le sue -virtù d'uomo e di padre. Il suo amore per noi avea qualche cosa -d'austero: egli ci amava, ma non ci adorava, e in questo pure era -saggio, e per questo la sua carezza, benchè frequente, ci faceva -l'effetto benefico d'una ricompensa ambita. Egli era stato per tutti -noi il primo maestro. Quand'eravamo ancora bambini, ci conduceva a far -delle lunghe passeggiate in campagna, che per noi erano una festa, -e, strada facendo, ci diceva sempre in forma dilettevole qualche -cosa di utile, accennandoci le bellezze del paesaggio, insegnandoci -i nomi delle piante, stimolando e appagando in mille modi arguti la -nostra curiosità infantile. Egli ci tracciava delle tavole sinottiche -per facilitarci lo studio del latino, c'insegnava il francese, che -sapeva benissimo, e la calligrafia, in cui era maestro, ci faceva dei -quadretti coloriti per farci imparare la nomenclatura italiana degli -oggetti domestici, e ci disegnava delle carte geografiche con un metodo -suo proprio, che gli costavano settimane di fatica. Dotato di molte -e finissime abilità meccaniche, le esercitava continuamente a nostro -vantaggio: ci legava i libri, ci faceva dei giocattoli, ci fabbricava -dei piccoli mobili, ci scolpiva le teste delle marionette, ci dipingeva -gli scenari per il teatrino. E pure essendo padre così operoso e -pieno di pensieri estranei al suo ufficio, era un impiegato, più che -diligente, ardente di zelo; tanto da mandare ogni anno al Ministero -dei grandi progetti di riforme computistiche, intorno a cui lavorava -per mesi e mesi. E non restringeva la sua vita intellettuale nel -cerchio dell'ufficio e della casa: leggeva libri nuovi d'ogni genere, -sapeva a memoria un gran numero di poesie, che recitava mirabilmente, -aveva un'ammirazione appassionata per i grandi scienziati e i grandi -artisti, visitava studi di pittori e stabilimenti industriali, andava -a cercare ogni uomo illustre per qualsiasi merito, il quale passasse -per la nostra città, presentandoglisi senz'altro titolo che quello -d'ammiratore, come un giovinetto entusiastico. Non ho di lui altra -immagine che quella d'un uomo bianco di capelli e di barba; così mi -sembra d'averlo sempre veduto; eppure non mi pareva vecchio, e non mi -passava mai per la mente ch'egli potesse morire prima ch'io fossi un -uomo fatto, tanto era sano, vigoroso, vivace, anche nei suoi discorsi -in famiglia, pieni di ricordi e di idee, di citazioni e d'arguzie. E mi -ricordo che provavo un gran piacere, come a un segno ch'egli mi desse -di dover vivere lungamente, quando, mettendo io nella sua larga mano -tutt'e due le mie, egli, per scherzo, me le serrava come in una morsa, -fino a farmi cacciare uno strillo, che esageravo, per dargli un'idea -più grande della sua forza. Visse lungamente, sì, ma morì troppo presto -per noi, e per il premio a cui gli dava diritto la sua nobilissima -vita. Povero padre mio, mio maestro e mio amico, che m'hai dato -l'esempio di tutte le virtù e colmato di tutti i benefizi, e ch'io non -ho potuto ripagare con una sola prova di riconoscenza pubblica, io che, -certamente, essendo l'ultimo dei tuoi figliuoli, fui il più doloroso, -il più disperato dei tuoi ultimi pensieri! - -E mentre dicevo tra me queste cose, di notte, sentivo nella camera -accanto il suo vaneggiamento compassionevole, delle esclamazioni -affannose e senza senso, che m'entravan nel cuore come colpi di -pugnale, e le parole dolci e tristi di mia madre che lo vegliava; le -quali mi facevano soffrire anche più delle sue. Che terribili notti, e -che terribili giorni! - - - - -Cambiamento di rotta. - - -Ma tanta è la forza della vita a quindici anni che l'animo non rimane -prostrato a lungo neppur dai più grandi dolori; dai quali si divincola, -per rialzarsi impetuosamente, come il getto d'acqua vigoroso che -respinge la mano da cui è compresso. Così avvenne a me dopo pochi -giorni. Della condizione mutata della famiglia, in ciò che riguardava -i mezzi economici, non ebbi alcun dolore, anzi non mi diedi nemmeno -pensiero: eppure era mutata per modo ch'io non avrei più potuto far -gli studi universitari senza sacrifizi gravi di mia madre e dei miei -fratelli. Erano disposti a farli, e li avrebbero fatti lietamente; -lo compresi, e me lo dissero; ma compresi pure che era mio dovere -di prendere spontaneamente una deliberazione che li liberasse da -quell'obbligo; di scegliere, cioè, una carriera che mi mettesse in -grado al più presto di guadagnarmi la vita. Addio, dunque, sognati -trionfi del foro! Ma rinunziai al foro senz'alcun rammarico, come -avevo rinunziato al palcoscenico e al circo equestre. Gli entusiasmi -patriottici erano ancora caldi, il periodo delle guerre nazionali -ancora aperto, la mia passione per l'esercito non del tutto spenta: -scelsi la carriera militare. Fu deciso senz'altro che avrei finito -ancora il secondo corso del Liceo, e che ai primi dell'anno prossimo -sarei entrato in un collegio a Torino, per prepararmi agli esami -d'ammissione alla scuola di Modena. E il buon volere, anzi l'allegrezza -con cui presi quella decisione non fu punto turbata dal fatto, che -acquistassi proprio in quei giorni, lucida e ferma, destinata a non più -cadere, la coscienza di poter riuscire, comunque fosse, uno scrittore. - -Fu per un caso, come quasi sempre avviene, che mi s'accese quella nuova -girandola, a fuoco perpetuo. - -Una mattina il professore di lettere italiane ci fece fare in scuola -un componimento sul tema: _I Promessi Sposi_. Due giorni dopo, avendo -letto tutti i lavori, ebbe la bontà di sentenziare che il meno peggio -era il mio; ma con una frase assai più cortese di questa, seguita da -vari commenti, che terminavano con una falsa profezia. E fu proprio -quella falsa profezia che decise del mio destino. Avrei forse presa, -più tardi, la medesima strada, anche se non mi ci avesse spinto -allora quel piccolo avvenimento; ma è un fatto che soltanto dopo quel -giorno cominciai a studiare e a scrivere col proposito determinato e -con la speranza viva di riuscire a qualche cosa con la penna, e che -da quel momento in poi la mia passione per la letteratura non ebbe -più intermittenze. Le prime cose che scrissi furono dissertazioni in -forma di lettere, dirette ora all'uno ora all'altro dei miei amici; -ma lettere che mi sarebbero costate un occhio se le avessi mandate per -la posta, e che nessuno avrebbe lette fino a metà, se avessi avuto il -coraggio di regalarle a chi mi era servito di bersaglio per scriverle. -Eran quaderni, e trattavano di tutto, senza dir propriamente nulla, -girigogoli di frasi, fughe interminabili di parole, cascate fluviali -di periodi, non altro che esercizi d'immaginazione e di stile, nei -quali cacciavo a forza tutte le mie reminiscenze di letture, e facevo -dei larghi giri di falco per venire a una data immagine o a una data -locuzione, quasi sempre non mia, che mi pareva un fiore o una perla, -e anche votavo addirittura delle sacca di roba altrui, tinta soltanto -dei colori della mia tintoria, e sparpagliata con cert'arte perchè si -confondesse meglio con la merce dei miei magazzini. Ma c'era pure in -quella prosa di cicalone e di ladro qualche cosa di personale, ed era -la musica, che s'è mutata poco d'allora in poi. Con quegli esercizi -mi sfranchivo la mano a scrivere, imparavo a tradurre in parole il -sentimento quale mi spirava nell'animo, a esprimere in modi diversi il -mio pensiero, a snodare e a annodar fra loro i periodi, a maneggiare -con destrezza il materiale di lingua che avevo già accumulato nella -memoria. E di pari passo con la prosa sfrenavo i versi, perchè credevo -fermamente d'avere tutti i bernoccoli letterari. Avevo letto la prima -volta nella primavera di quell'anno le liriche e le ballate del Prati, -e quell'onda sonora di rime, quel barbaglio di lampi e di colori -m'aveva prodotto l'effetto, che suol fare in un giovane la prima -vista d'una grande sala da ballo sfarzosa, in cui turbini una folla -di belle signore infiorate e gemmate. E le mie poesie erano tutte -un'imitazione quasi plagiaria del “superbo signore dei colori e dei -suoni„ tirate via con una facilità di versaiolo estemporaneo, sonore -come concerti di campane e luminose come fuochi di Bengala; inni e -ballate d'un Prati rimbambito. Ma non posso dire il piacere che godevo -in quelle lunghe ore di scribacchiamento diurno e notturno, in cui -mi giungeva importuna l'ora del desinare e della cena, e mi coglieva -come improvvisa la sera, e non avevo più quasi alcun senso della vita -esteriore. E fu una provvidenza per me quella specie di febbrone -letterario perchè, tenendomi così assorto continuamente, mi faceva -vivere fuori della grande tristezza che pesava sulla mia famiglia, e -quasi dimenticar la sventura. Solo di quando in quando mi s'alzava -davanti tutt'a un tratto l'immagine del povero vecchio che giaceva -immobile in un letto all'estremità opposta della casa, e il pensiero -ch'egli non sapeva nulla di quella mia nuova felicità, che non avrebbe -mai letto nulla nè di quello che scrivevo allora, nè di quanto avrei -scritto nell'avvenire, mi faceva posare la penna e restare un pezzo -meditabondo, con gli occhi pieni di lacrime. Ah, come avrei voluto -ch'egli venisse ancora, come faceva nel passato, a portarmi a copiare -qualche tavola dei suoi progetti di riforma amministrativa, e come mi -pentivo amaramente di non avergli qualche volta nascosta la mala voglia -con cui interrompevo le mie letture per obbedirlo, come mi pareva -odiosa in quei momenti la mia ingratitudine, e con che parole dolorose -e supplichevoli ne domandavo perdono alla sua memoria! - - - - -Aspromonte. - - -Da quella furia di scribacchino mi fece uscire per qualche giorno, -nel mese d'agosto, Garibaldi. Il grido di _Roma o Morte_ ridestò -improvvisamente la fiamma delle mie passioni politiche e mi ricacciò -in mezzo ai miei compagni rivoluzionari a fremere e a vociare -contro “l'uomo di Novara„ e “la sfinge di Parigi„. Noi volevamo, si -sottintende, andare a Roma a qua-lun-que co-sto, e non dubitavamo -neppur per sogno che Garibaldi, il quale moveva allora verso Catania -coi suoi volontari, ci sarebbe arrivato, a dispetto di tutti i diavoli -e di tutti i santi. E non volevamo intender ragioni. A chi ci diceva: -— E se ci assale la Francia? — rispondevamo: — E noi faremo la guerra -alla Francia. — E se ci salta addosso l'Austria? — E ne daremo anche -all'Austria. — Pilade, Oreste, Elettra, a morte tutti. Il giorno -che venne la notizia d'Aspromonte, ci accozzammo una quindicina in -una trattoria, presieduti da un reduce garibaldino del sessanta, uno -sbarbatello indemoniato, che per l'occasione s'era messo in capo il -suo vecchio berretto rosso sdruscito, e, scovata in casa dell'oste una -bandiera stinta e sbrindellata, che non aveva mai visto che il fuoco -della marmitta e pareva un avanzo di venti battaglie, percorremmo la -città cantando l'inno del Mercantini e urlando _Roma o Morte_, fra -lo stupore, i sorrisi e gli sguardi di riprovazione dei cittadini -pacifici, a cui facevamo l'effetto d'un branco di evasi dal manicomio. -Eravamo sopra tutto furibondi contro il colonnello Pallavicini, che era -partito pochi giorni avanti dalla nostra città per andare ad assumere -il comando dei bersaglieri, condotti poi da lui stesso all'assalto -d'Aspromonte; di quei suoi bersaglieri dai quali era partita la palla -fatale che aveva spezzato il piede a Garibaldi; sì, l'avevamo a morte -con quel colonnello Pallavicini, che ci eravamo “scaldato in seno„ -per tanti anni, e che ci aveva ripagato della nostra “ospitalità -cittadina„ a quel modo, mordendo a sangue il nostro dio. Qualcuno -parlò di fargli la festa, se avesse avuto la fronte di ritornar fra -noi. La sua promozione a generale inasprì anche di più le nostre -ire, come una provocazione aggiunta all'offese. Si ventilò l'idea -di comprare una sua grande fotografia, che era esposta nella vetrina -d'un libraio, per farne un _auto da fè_ davanti alla Prefettura; ma -ne volevano cinque lire, e preferimmo di spenderle in birra. Salì poi -al colmo la nostra indignazione (e, fuor di scherzo, fu una grande -tristezza) quando vedemmo passare per le vie della città una colonna di -garibaldini prigionieri, che eran condotti a un forte delle Alpi. Come -m'è rimasto impresso quello spettacolo! Saranno stati un centinaio, -fiancheggiati da due file di bersaglieri: i primi in camicia rossa, -uomini maturi la più parte, alcuni coi capelli grigi, e col petto -scintillante di medaglie, figure belle e superbe che camminavano -a fronte alta e a passo risoluto; gli ultimi una frotta di poveri -ragazzi laceri, semiscalzi, dall'aspetto stanco e triste, che diceva -una storia miseranda di digiuni e di stenti; figure di mendicanti, -più che di soldati, che alle nostre grida di: “Viva Garibaldi!„ si -voltavano a guardarci con aria attonita, girando gli occhi intorno come -se cercassero del pane. Ah, che furiose discussioni quella sera, al -caffè, coi nostri amici bersaglieri, che ci chiamavano i _Romaomorti_ -e si burlavano dei liberatori di Roma senza scarpe e inneggiavano al -“vincitore di Aspromonte!„ S'affollò gente nella sala, accorse il -padrone, s'andò a un pelo dal fare a pugni. E il nostro nemico, il -vincitore, ritornò finalmente. Lo incontrai una sera a buio, sotto i -portici, vestito da borghese, che andava a passo spedito, guardando -verso la strada, come per raggiungere qualcuno. Gli cedetti il passo, -fremendo, e gli lanciai un'occhiata omicida. Non se ne accorse: aveva -ben altro per il capo. Voltandomi indietro, lo vidi poco dopo uscir di -sotto le arcate e salire in una carrozza patrizia, dove lo aspettava -una bella signora. Le due teste si avvicinarono, la carrozza partì, io -rimasi come un grullo, e Aspromonte restò invendicato. - - - - -Un fiume d'inchiostro. - - -Rientrai allora nella mia fucina letteraria e non ne uscii più per -il rimanente di quell'anno. Ebbi solo qualche giorno di malinconia, -all'aprirsi dell'anno scolastico, pensando ai miei antichi compagni che -entravano nel terzo corso del Liceo, al quale io avevo rinunciato: un -sentimento come di nostalgia della scuola, ch'io lasciavo prima d'aver -compiuti gli studi, e più che altro di rimpianto degli studi classici -abbandonati, come d'uno scadimento della mia dignità intellettuale. -Ma fu una malinconia presto soverchiata dall'ardor del lavoro, se -può darsi questo nome a quella mia eruzione di parole, che riprese -dopo i giorni d'Aspromonte più copiosa e più violenta che mai. Rimasi -veramente stupefatto quando, molti anni dopo, ritrovai in fondo a un -cassone i miei manoscritti di quel tempo, d'aver potuto rovesciar -sulla carta in pochi mesi un tal diluvio d'inchiostro: racconti, -dialoghi, satire, paralleli di scrittori, pappolate filosofiche: una -specie di _Decamerone_, fra le altre cose, che Dio e il Boccaccio me -lo perdonino. La mia passione prese davvero in quell'ultimo periodo -il carattere d'una malattia mentale, degenerando di letteraria in -libraria, in un bisogno pedantesco e puerile di vedere i miei parti -in forma di volumi stampati e legati, con gran lusso calligrafico -d'intestazioni, di indici e di fregi, e ciò che è più strano, immuni -di correzioni quanto più fosse possibile; tanto che ci lasciavo spesso -intatti dei grossi spropositi per non deturpare la pagina con un -frego. E come non mi spiego da che mi nascesse quella fisima, poichè -non davo a leggere le mie “opere„ neppure agli amici più stretti, non -capisco neppure il perchè di quella smodata produzione, non pensando io -neppur per ombra a dare alle stampe quelle bracciate di prosa. Avevo -bisogno di scrivere, credo, come avevo avuto l'anno avanti il bisogno -di saltare e di arrampicare; erano umori del cervello che dovevan dar -fuori; bisognava che m'affaticassi le facoltà eccitate per castigarle -e renderle atte più tardi a un lavoro pensato e tranquillo. Nondimeno, -mi vergogno ancora un poco, quando ci ripenso, di quella lunga orgia -di letteratura, la quale mi dimostra quanto stessi ancora male a buon -senso in quell'anno, quantunque mi cominciassero a spuntare i baffi. Mi -conforta solo il ricordare che non mi facevo grandi illusioni intorno -al valore intrinseco dei miei finti libri; dei quali, per mia fortuna, -ero io l'unico lettore. Il che non toglieva, peraltro, che io avessi -la certezza, ma proprio la certezza assoluta di riuscire un giorno a -qualche cosa, la previsione netta e sicura che la carriera militare non -sarebbe stata che un episodio della mia vita, che la mia vera ed unica -vocazione fosse quella di metter del nero sul bianco a beneficio del -genere umano. Non era una certezza fondata sui saggi che davo di me a -me medesimo in quel periodo di esercitazione letteraria meccanica; ma -sul presentimento di facoltà che sarebbero poi sorte nella mia mente, -su promesse confuse della coscienza, su non so quale armonia che mi -suonava dentro, non ancor formulata in idee, vaga, profonda, dolce, -continua, su non so che cosa che mi sentivo correre per le vene e -per le fibre e brillare sotto la fronte e nel cuore, e ch'io pensavo -sarebbe sgorgato fuori come uno zampillo di fuoco per effetto d'un -avvenimento inaspettato, dello spettacolo d'una città nuova, della -compagnia di nuovi amici, della vita libera, dal dischiudersi delle -porte dorate della gioventù, di cui stavo per varcare la soglia. - - - - -La partenza. - - -Venne finalmente il giorno della partenza per Torino. Parrebbe ch'io -avessi dovuto lasciar con dolore quella casa dov'ero entrato bambino e -donde partivo giovinetto, e quella piccola città, che era per me come -la città nativa, dov'ero vissuto quattordici anni, dov'ero cresciuto -così sano e forte e lasciavo tante memorie. Eppure questo non fu. La -prima età ha di questi momenti di duro egoismo, in cui la furia d'uscir -del guscio, l'ebbrezza di mutare orizzonti e di slanciarsi nella vita -preme con tanta forza su tutti gli altri affetti, da cacciarli quasi -dal cuore. Quella città, che doveva diventarmi poi così cara, mi si -era fatta in ultimo intollerabile. Vi conoscevo tutti i visi, avevo -impresse nella mente le facciate di tutte le case, potevo rammentare -per ordine tutte le botteghe di tutte le strade, e questa conoscenza -di tutto mi dava un senso di sazietà d'ogni cosa: perfino dall'aspetto -dei dintorni bellissimi, che m'erano stampati nel cervello sentiero -per sentiero e albero per albero, mi veniva un tedio infinito: mi -dibattevo fra quelle mura come un falchetto in una stia da uccellino; -sentivo una tale smania d'andarmene che il solo odore del fumo della -strada ferrata, alle volte, mi faceva fremere come fa l'amante al -profumo d'un fiore regalatogli dalla sua bella. E ciò non ostante -non m'è rimasta nella memoria alcuna traccia dei particolari della -partenza: non mi ricordo neppure degli addii dati in casa, nè di chi -m'abbia accompagnato alla stazione, nè dello stato d'animo, triste o -lieto, in cui mi ritrovavo all'ultimo momento. Mi ricordo soltanto che -il giorno prima della partenza chiamai a raccolta nel cortile quelli -che rimanevano dei miei antichi compagni scamiciati di gioco e di -milizia, e che distribuii fra tutti, perchè ne facessero un regalo ai -loro fratelli piccoli, quanto mi era restato in casa dei miei trastulli -della fanciullezza: stampe colorite, che rappresentavano soldati -francesi e italiani, casette e figurine di presepio, e trombe e daghe -di legno dei miei tempi bellicosi. Solo allora, quando vidi portar via -quella roba che m'era stata un tempo così preziosa, provai un senso -di tenerezza e di mestizia, come se in quel punto si fosse spezzato -il legame che teneva ancora unito in me il giovinetto al fanciullo, -e quei giocattoli fossero stati una parte viva di me, che morisse in -quel punto, e la portassero a seppellire. V'è da quel momento un buio -nella mia memoria fino a quello in cui mi trovai solo in un vagone, sul -treno che andava a Torino, con una grande sacca coricata sul sedile, -dentro la quale c'era tutta la compagnia dei grossi burattini dalle -teste di legno, scolpite dal mio buon padre, che avevan deliziato non -solo la mia, ma anche la fanciullezza dei miei fratelli, e che mia -madre m'aveva affidati con molte raccomandazioni perchè li portassi -a un mio nipotino di Torino. Vedo ancora quella vecchia sacca da -viaggio ricamata a colori vistosi, e quasi risento sotto le mani le -teste dure di quegli antichi amici, che facevan gobba da tutte le -parti. E a questo ricordo mi vien sulle labbra un sorriso d'ironia -malinconica. Sì, proprio, in quella sacca era chiusa l'immagine del -mio avvenire. Ahimè! Che cosa ho fatto altro nella vita che far ballare -dei burattini? E non ho nemmeno la coscienza d'essere stato un grande -burattinaio. Eccomi qui, coi capelli bianchi, già preparato a un'altra -partenza, e mi pare d'aver di nuovo accanto quella sacca. Allora -c'era chiuso il mio avvenire, ora c'è chiuso il mio passato. _Vanitas -vanitatum_: ecco il fondo delle cose, e la conclusione di tutto. Quando -queste parole, che sogliono rattristar l'animo e offender l'orgoglio -dell'uomo, gli son diventate un conforto, vuol dire che il suo cammino -è finito. - - - - -Un mistero. - - -Quella città, non più riveduta che due volte in trentaquattro anni, -e non ricordata che raramente, e di sfuggita, e senz'affetto, nel -tempo della gioventù, ha preso poi nel mio spirito, nell'età matura, -una vita intensa e quasi risplendente, mi è diventata oggetto fino -a questi giorni di sempre più frequenti e più vive riflessioni. E in -questo non è nulla di singolare, perchè, meditando l'uomo sul mistero -di sè medesimo, via via che invecchia, sempre più assiduamente, è -naturale che risalga sempre più spesso col pensiero ai propri principi, -e quindi ai luoghi dove passò l'infanzia. Ma singolare è che a quella -città io ritorni sempre più sovente nei sogni, e strano, inesplicabile -per me che questi sogni siano tutti lo svolgimento d'uno stesso fatto -doloroso, e impossibile ad un tempo. Mi ritrovo nella strada maestra, -fiancheggiata da un capo all'altro da un doppio ordine di portici -bassi, in un'ora che non è nè di giorno nè di notte, poichè i portici -è la strada sono qui oscuri, là rischiarati da una luce di crepuscolo, -altrove come ingombri d'una nebbia fitta, che ora si squarcia, ora si -riaddensa; ma è l'ora della passeggiata domenicale, poichè va e viene -gente da tutte le parti, e le botteghe son chiuse. In ogni sogno sono -arrivato allora allora, con un vivo desiderio di ritrovare gli antichi -amici molti dei quali vivono ancora; mi caccio tra la folla, e vo -innanzi cercandoli con lo sguardo, curioso e impaziente. Ma cammino -e cammino, e non ne incontro nessuno, e non rivedo neppure, fra tutta -quella gente, uno solo dei tanti visi noti, che mi si presenterebbero -nella realtà, e che dovrei incontrare per questo anche in sogno. -Invano ricorro da un capo all'altro i portici di destra e di sinistra, -osservando i crocchi davanti ai caffè, le brigate che passano e i -gruppi che stan fermi alle cantonate, dove sempre ne vedevo qualcuno, -quando vi passavo da ragazzo: non riconosco anima viva. È tutta una -popolazione sconosciuta, come mi sarebbe quella d'una città dove non -fossi mai stato. Vedo spesso venir verso di me, in quella luce incerta -di foresta, una persona che mi par di quelle ch'io cerco, e dico tra -me, rallegrandomi: — È il tal dei tali! — ma, andandogli incontro, -m'accorgo d'aver sbagliato: è un altro, un ignoto. A poco a poco la -folla si dirada, percorro lunghi tratti deserti, fiancheggiati da -edifizi non mai veduti, da alti muri di fortezza o di carcere, da -case e da muri di cinta in rovina; mi trovo in mezzo alla campagna, -solo; rientro un'altra volta sotto i portici, dove non suona più il -passo che di pochi solitari: corro dietro all'uno, corro incontro -all'altro: nessun amico, nessun conoscente; nessuno mi riconosce, -nessuno mi guarda; chi svolta a destra, chi svolta a sinistra, tutti -scompaiono. Corro a casa degli amici più stretti, agli uffici dove -sono impiegati, a quella tal farmacia, in quel dato caffè che so che -frequentano: non c'è nessuno, non c'è che sconosciuti; suono, picchio, -chiamo, domando ad alta voce: — Il tale? Il tal altro? — Nessuno sa -nulla. Affannato, addolorato, mi rimetto a correre per la via maestra, -infilo i vicoli laterali, giro e rigiro in mezzo a case che riconosco, -non so come, benchè non sian più quelle d'una volta, per crocicchi e -per piazzette che si allargano e si restringono come se gli edifizi -dintorno danzassero, per vicoli che s'allungano e si perdon nelle -tenebre, intorno a vecchie chiese che si trasformano al mio avvicinarsi -in cattedrali enormi, e da per tutto incontro, fiancheggio, raggiungo -delle ombre umane; ma da nessuna parte rivedo un amico, un conoscente, -un viso del passato. E questa corsa angosciosa dura fin che mi -risveglio, col cuore pieno di tristezza. Da anni e anni faccio sempre, -con poche variazioni, questo medesimo sogno. È impossibile che non ci -sia una ragione. L'ho cercata molte volte, meditando a lungo; ho anche -letto dei libri di onirologia scientifica, con la speranza di cavarne -qualche lume a scoprire il mistero: non ci ho trovato nulla che mi -giovasse. Eppure, dico, una ragione ci ha da essere, nella mia vita, -nella mia coscienza, che so io? una ragione che dispero di ritrovare, -ma che son persuaso non possa essere che triste, e legata strettamente -con altri misteri dell'anima, tristi del pari, che non mi saranno -svelati mai. Per questo non la cerco più da qualche tempo. Ora se una -voce soprannaturale mi dicesse: — La so, — e mi domandasse: — La vuoi -sapere? — risponderei: — Voglio ignorarla. — Sarà una superstizione -indegna d'un uomo; ma è così. _Ho paura non so di che_, come l'Osvaldo -dell'Ibsen. E non di meno desidero sempre di rifare quel sogno, tanto -è cara al mio cuore, tanto mi par bella anche non popolata che di -spettri, tanto mi attira e mi affascina quella piccola città alpina, -dove l'età più felice della mia vita si chiuse con la morte del più -saggio e dolce amico ch'io abbia avuto sopra la terra. Cuneo è la -città, e pronuncio con sentimento di riverenza e di gratitudine questo -nome, il quale mi desta la visione d'una città immensamente lontana, -posta quasi ai confini del mondo, che si disegna in contorni azzurri -sulla bianchezza d'un'alba luminosa. - - - - -BAMBOLE E MARIONETTE - - - - -IL “RE DELLE BAMBOLE„. - - -Così lo chiamano molte delle sue piccole clienti, ed è Gerardo Bonini, -inventore, fabbricante e negoziante di bambine inanimate, che ha la -bottega in via Roma. Non è difficile trovarla perchè vi si vede davanti -a tutte le ore del giorno una schiera di ragazzine del popolo che, -ammirando le vetrine, si scordano dell'involto, del cavolo o delle -pagnotte che debbono portare a casa, per abbandonarsi a un'orgia di -desideri. E tutte le signorine piccole che passan di là, condotte per -mano dalla mamma o dalla governante, per una ventina di passi tirano -l'accompagnatrice, sporgendo il viso innanzi, e per un'altra ventina di -passi si fanno tirare, torcendo il capo indietro. - -Passando di là una mattina, mi ricordai d'un giorno che, avendo detto -in casa mia, in presenza della figlioletta d'una nostra vicina: — _A -momenti verrà il Bonini_ (un mio amico ufficiale), — quella, illusa -dall'omonimia, diede uno scatto sulla seggiola, come se avessi detto: -— A momenti verrà l'Imperatore di tutte le Russie; — e quel ricordo mi -destò curiosità di conoscer l'uomo e le sue opere. - -Pensai di presentarmi senz'altro. — Ho lavorato anch'io per i bambini, -— dissi tra me; — non sdegnerà di ricevermi come un collega. — Ed -entrai in quella bottega stretta, lunghissima, male rischiarata; -ma che alla fantasia di bambine innumerevoli appare più vasta e più -sfolgorante del palazzo imperiale degl'Incas. - -Il Bonini stava in fondo alla sua reggia piena di tesori visibili -e invisibili, leggendo la _Gazzetta del popolo_, come uno oscuro -cittadino qualsiasi. È un ometto sui cinquanta, di viso intelligente e -benevolo, dotato di quella dolcezza particolare di modi che è propria -di tutti coloro che hanno una clientela fanciullesca signorile, siano -essi bottegai, sarti, medici o ripetitori. Temetti non di meno, per un -momento, che il suo aspetto mi avesse ingannato perchè, appena inteso -lo scopo della mia visita, afferrò per i piedi una delle sue bambole, e -a modo dell'Eviradnus di Victor Hugo col cadavere del piccolo Ladislao, -si mise a picchiar botte da orbo sul banco, come se fosse irritato -dalla mia presenza. Mi ricredetti subito, peraltro. Era quella una -delle sue _bambole infrangibili_, benedette dai padri di famiglia, ed -egli ne faceva quel mal governo per provarmi l'invulnerabilità delle -sue creature. - -Poi, alzando le sottanine alla bambola, mi fece osservare come fossero -ben riprodotte le forme anche delle gambe; ciò che una volta non si -faceva. Erano due belle gambe, infatti, ma di donna, non di bimba; anzi -così bene imitate che l'atto del Bonini sarebbe potuto parer disonesto. - -E prese a discorrere familiarmente. Riconobbi subito l'artista al -modo con cui mi raccontò, colorandosi in viso, come egli e sua moglie -avessero fatto un viaggio a Parigi per visitare i grandi magazzini -di bambole, e _rubare_ — è la sua espressione — _con gli occhi_. -Scopersi poi sotto l'artista il filosofo quando, dicendomi che le -mamme preferiscono le bambole “vestite da bimba„ a quelle “vestite da -signora„ perchè queste “svegliano nelle ragazze delle idee ambiziose„ -fece un fine sorriso, che voleva dire evidentemente: — Ha capito? -Lei credeva forse che fosse il lusso delle mamme quello che sveglia -l'ambizione nelle figliuole.... Si disinganni; è il lusso delle -bambole. — - -Conosciuto l'uomo, decisi di fare un interrogatorio minuto, tanto -più che, piovendo, non si era disturbati dagli avventori. La grande -affluenza, del resto, è dopo mezzogiorno, e sopra tutto in dicembre, -sotto Natale. Allora la bottega è affollata dalla mattina alla sera, -il numero raddoppiato dei commessi basta appena al servizio, son -tutti costretti qualche giorno a far di meno della colazione, e dopo -chiusa la bottega, il lavoro dura ancora nel laboratorio, dove molte -ragazze passano le notti intere ad allestir corredi straordinari; e si -succedono così le giornate fra un tal rimescolìo e una tal confusione -di bambole e di bimbe, di vocine naturali e di vocine meccaniche, di -braccini di carne e di braccini di legno, gesticolanti ad un tempo, -e d'occhietti viventi e d'occhietti di vetro luccicanti da tutte le -parti, che in qualche momento, dice il Bonini, stanco di corpo e di -mente e come preso da un'allucinazione, egli è sul punto di confondere -la merce con la clientela, di rivolger la parola a una puppattola e di -dar la corda a una signorina. - - * - -— In tanti anni — gli dissi — avrà potuto fare sulla sua clientela -molte osservazioni preziose. - -Sì, ne fece molte e curiose. La prima è che, rispetto alle bambole, le -clienti si possono dividere in tre famiglie: quelle che le desiderano e -le amano moderatamente, le appassionate ardenti, e quelle indifferenti -o quasi, o per precocità d'altri gusti o per apatìa di natura. -Quest'ultime, però, sono assai rare. - -E corrugando le ciglia, dopo un breve silenzio, come per interporre -uno spazio, che impedisse il sospetto d'un accordo interessato tra il -fabbricante e il filosofo, soggiunse: — Difficilmente queste riescono -buone madri. - -— Anch'io lo credo, — risposi, e stavo per citare sbadatamente il -proverbio “chi non ama le bestie non ama i cristiani„, ma tacqui perchè -mi parve un'offesa all'arte. - -— Lei dovrebbe vedere, — rispose il Bonini, — è un divertimento. — E -parlò delle “appassionate„. Ce n'è di quelle che entrano nella bottega -con la febbre, che prorompono in grida di ammirazione, in esclamazioni -di gioia, in risa, in trilli di piacere, da parer che ammattiscano. -Alcune, non di meno, si mostran poi ragionevoli, si contentano o, -meglio, si rassegnano a _quella_ che conviene alla borsa del padre o -della madre. Ma altre no, e fanno scene di tragedia, singhiozzando e -pestando i piedi, fino a buttarsi sul pavimento e a rivoltolarvisi, -menando in aria le _piote_, come frenetiche. — Ma anche quelle che si -rassegnano, se vedesse che sguardi lanciano alle bambole a cui debbono -rinunziare; sguardi d'amore, sospiri, se sentisse, addii, col capo -rivolto indietro, con certe espressioni di tenerezza e di struggimento, -che nessuna attrice drammatica sarebbe capace di rifarle. Mi fa pena a -vederle, qualche volta, glie l'assicuro. - -Fra le “appassionate„ poi, v'è una “categoria„ particolare, -interessantissima. Son le dignitose che entrano col manifesto proposito -di dissimulare la propria passione. E a parole si mostran tranquille, -non spiccicando che monosillabi, non esprimendo con la voce nè -curiosità nè meraviglia: a chi non le osservi bene posson parere quasi -indifferenti. Ma tremano e fremono, si fanno pallide e rosse, schizzano -scintille dagli occhi, e al momento di metter la mano sulla bambola -desiderata e ottenuta, ma non sperata, quasi tutte si tradiscono. -Bisogna veder le mosse, lo slancio con cui alcune se ne impossessano e -se le serrano al petto: tigrette affamate che abbrancano la preda. — E -non vogliono a nessun patto che io mandi loro la bambola a casa: se la -vogliono portare da sè, anche se è pesante, a braccia incrociate, viso -contro viso, girando gli occhi diffidenti, scansando ogni bimba che -incontrano per la strada, “per paura di un colpo di mano„. - -E le astute! Anche queste fanno delle scenette impagabili. Ce n'è delle -piccolissime che hanno già la finezza di fingere di non capire che -una certa bambola sia più cara d'un'altra, e cercan di dare alla loro -scelta una ragione diversa dalla vera, che paia anche una prova della -loro gentilezza di cuore: non vogliono quella tale perchè è più grande -e meglio abbigliata; ma perchè _ha l'aria più buona_. Altre credono -di pigliare all'amo i parenti con certi sotterfugi di un'evidenza -comicissima: vogliono una bambola da trenta lire, per esempio, invece -di una da cinque; ma quella si contentano di prenderla in camicia, -mentre questa è vestita; perchè c'è compenso, secondo loro. E bisogna -sentire qualche altra, quando la mamma, mentre contratta una bambola -già quasi accettata, cerca, movendosi, di non lasciargliene vedere -una più cara, che potrebbe far rifiutare la prima, bisogna sentire con -che tuono le dicono: — Eh, mamma, non serve che tu ti metta in mezzo: -l'ho già vista. Tu cerchi di pararla perchè costa di più. Ah, vedi che -diventi rossa! Ebbene, è quella lì appunto che io voglio. — - -Fra le astute ci sono le ostinate impassibili, che sono un “genere„ -tremendo; ed hanno tutte un procedimento uguale, come se l'avessero -imparato tutte da una sola. Si vede alle volte una intera famiglia, -disposta in cerchio intorno a una bimba alta un palmo, scalmanarsi -un'ora inutilmente, con le buone e con le brusche, per indurla a -cedere; e quella rimane là in mezzo immobile, incocciata a volere la -bambola preferita, dura e muta come un paracarro. Conosce i suoi polli, -ha fatto i suoi conti; sa per prova che, a tener duro, la spunterà, -senza darsi l'incomodo di piangere e di strepitare: le basta tacere -e non muoversi, respingendo a colpi di gomito ben assestati le mani -carezzevoli che tentano di posarsele sulle spalle per rabbonirla. -Non c'è che pigliarla in braccio e portarla via come un pacco. Ma le -bimbe che fanno così hanno dei parenti incapaci di quegli atti eroici. -Falliti i negoziati e sciupate le minacce, il padre o la madre finisce -con rassegnarsi e munger la borsa, con la magra consolazione — qualche -volta espressa a voce alta — di pensar che la sua figliuola _è un -carattere_. - -Domandai al Bonini che parte egli rappresentasse in questi piccoli -drammi. — Una parte odiosa, — rispose sorridendo, — quasi sempre. — E -mi raccontò un fatterello divertente. Anni fa, gli venne in bottega, -con la mamma e una zia, una bella bimba, una ricciolina bruna, di -quelle “tragiche„; la quale fece tali furie perchè non le volevan -comprare una bambola delle più care, si mise a strillare e a dimenarsi -con tale frenesia, che la madre, sgomenta, affannata dal timore che -le pigliassero le convulsioni, si diede a gridare quasi piangendo: — -Dio mio! Che cosa fare! M'aiuti lei! Trovi qualche modo! — E il Bonini -trovò: agguantò la bambola desiderata, corse in fondo alla bottega, -fece mostra di ravvolgerla in un panno, dove mise invece quella scelta -dalla signora, ingrossando il volume con una dozzina di giornali, legò -l'involto traditore in fretta e in furia, e portatolo alla bimba, le -disse: — Prenda, se la porti a casa, aggiusteremo i conti un'altra -volta. — Ah, buon Dio! — esclamò; — seppi poi quello che era accaduto -a casa, all'apertura dell'involto: una tempesta, un inferno tale, caro -signore, che ebbi rimorso dell'opera mia. - -— E poi? — domandai. - -— E poi.... La bimba è tornata qui altre volte.... Da anni non ci -vien più, è una signorina da marito, la vedo qualche volta passar per -via Roma: ebbene, lo vuol credere? Lo capisco dalle occhiate che mi -tira.... Non mi ha ancor perdonato! - -Gli domandai fino a che età venissero le ragazze a comperar bambole. -Sorrise, e rispose sottovoce: — Alcune vengono fino a un'età.... -incredibile. — E si mostrò osservatore fine ed artista parlando -del come certe ragazze grandi si presentano, nelle ore che non c'è -nessuno, un po' impacciate, con due rose vive sulle guance, sorridendo -e vergognandosi a un tempo: graziosissime, veramente. E qualche volta -egli s'avvede benissimo della commediola concertata che recitano -insieme, per salvare la dignità, la figliuola e la mamma; le quali -esaminano la merce discorrendo fra loro come se la compera fosse -destinata ad una sorella più piccola, di cui non esiste l'effigie. -Quante ne ha viste passare in ventidue anni! Quante ne riconosce -ancora, che hanno preso marito e son madri! Per alcune, tra l'ultima -bambola che comprarono per sè e la prima che vengono a comperare per la -loro bambina, non passano che cinque o sei anni. Vedendole comparire, -dopo qualche tempo, con una governante che ha un batuffolo in braccio, -gli par che vengano a restituire l'ultimo acquisto che hanno fatto -nella sua bottega. Qualcuna gli dice scherzando: — Quando le comperavo -per me, non tirava i prezzi a questo modo. — E spesso egli vede la -bambina far le medesime scenate che fece la madre, e quando questa le -dice: — Ma che modi son questi? Ma non hai vergogna a farti sentire? -Ma non vedi che tutti ti guardano, ecc. — si ricorda che eran proprio -quelle stesse parole che la nonna diceva a lei, pochi anni addietro, -e proprio sulle stesse pianelle del pavimento, e con lo stessissimo -frutto; e ha buona speranza di veder ancor ripetere la scena dalla -bambina presente con una bambina futura. - - * - -Di un gran numero delle sue clienti serba i nomi in un registro -“a figlia e matrice„ dove sono segnate le riparazioni da fare -alle bambole: poichè egli non è meno rinomato raccomodatore che -fabbricatore, e fa l'agevolezza del pagamento cumulativo in fin d'anno, -come i medici. Diedi un'occhiata all'ultimo libro: in poco più d'un -anno quasi tremila riparazioni: è un bel rompere. Si trovano in quei -fogli i nomi d'un gran numero di famiglie note dell'aristocrazia, -dell'alta industria, dell'alta finanza e della politica, e le -registrazioni sono fatte in modo che, a legger quel libro altrove, -senza sapere a chi appartiene, si fremerebbe d'orrore e di pietà, e -si riderebbe anche cordialmente. Figuratevi! — Signorina A. B. _le -gambe rotte_ — Contessa S. D. R. _perduti gli occhi_ — Marchesa D. O. -T. — _una parrucca_ — Signora E. Z. — _cambiarle le calze_; e avanti -così. A una baronessa va _rinnovato il meccanismo_, un'altra signora -ha _perduto la voce_, un'altra _ha perduto la testa_. Ma in realtà non -c'è da ridere, perchè molte delle clienti vengono a portar la bambola -con gli occhi ancora lagrimosi, addolorate come d'una disgrazia vera, -e, lasciandola, fanno raccomandazioni su raccomandazioni, con voce -commossa, come la madre al chirurgo che deve operare il figliuolo. -E la sala delle operazioni è là presso, tutta ingombra di ferri, di -pinze, di fili, di piccoli congegni per tener unite le membra avulse, -di boccette di colori per ritingere i visi slavati, di vasetti di -pasta per curare le scoriazioni e le piaghe; e vi si vedono sui -tavoli, sulle seggiole, sul davanzale delle finestre, buttate in -tutti gli atteggiamenti, grandi bambole nude, con le capigliature -tragicamente arrovesciate, con “gli occhi mobili„ stralunati, con -le “bocche parlanti„ spalancate, le une cieche, le altre zoppe, le -altre mutilate, teste separate dal busto, tronchi con le braccia tese, -braccia e gambe disperse; uno spettacolo orrendo, che mi ricordò un -cert'antro fantastico di _Jack lo squartatore_, visto in un baraccone -di Piazza Vittorio Emanuele, nel carnevale passato. Ma v'è in un angolo -un cassone che dà anche meglio l'idea di tutti gli strazi che possono -fare di un simulacro fragile di corpo umano quegli artiglietti così -industriosi e pazienti nel lavoro di distruzione che son le manine -fanciullesche eccitate dalla curiosità istintiva dell'anatomia del -giocattolo: un cassone che vi richiamerebbe alla mente il carnaio -della casa di Sédan, descritto dallo Zola, dov'era ammucchiato tutto -quello che cadeva dalle tavole d'operazione del dottore Bouroche. È -una miscela miseranda di pezzi di cranio, di mezze facce, di occhi -divelti, di frammenti d'arti superiori e inferiori, di manine e di -piedini recisi, e di nasetti staccati e di chiome bruciate, che fanno -pensare a mille accidenti domestici e pianti e dolori e scenate e -diverbi coniugali conseguenti.... — Sei tu che l'hai avvezzata male. — -Ma se ha il tuo carattere per l'appunto! — Non è il mio carattere, è la -tua educazione. — Ma come?... — Ma certo!... — Ah, che esistenza, Dio -mio!... - - * - -Merce ve n'è da contentare il bel sesso di tutte le scuole elementari -della penisola: cassetti sopra cassetti, casse dietro casse, strati -sopra strati, collegi, folle, generazioni di bambole; e poichè le -straniere, per scemar le spese della dogana, che prende due lire il -chilogramma per le bambole intere, si fanno venire divise in due, e -anche le indigene, per occupar meno spazio, si dividono, così ci sono -casse piene di corpi senza testa, e casse piene di teste scompagnate, -in modo che le clienti possono metter la testa che vogliono sul corpo -che loro piace: operazione che scongiurerebbe tanti guai se si potesse -fare nei matrimoni! E poichè pagano di meno le teste senz'occhi, ci -sono casse piene di teste con le occhiaie vuote e casse piene d'occhi -di tutti i colori, che, al levar del coperchio, vi fissano in viso -cento sguardi interrogatori, come stupiti della luce improvvisa. E -poi ancora scatole sopra scatole piene di piccole capigliature bionde, -brune, castagne, arricciolate, increspate, ondulate, incipriate, che -danno l'immagine di tanti cofanetti di don Giovanni, contenenti le -ciocche delle cento belle sedotte. Ma quelle cassette di teste, con -quei cartellini scritti a grossi caratteri, quanto fanno pensare di -più! Ce n'è tanta varietà quanta ne può offrire una Camera di deputati: -_Teste di legno — Teste di ferro — Teste di cera — Teste infrangibili -— Teste piccole — Teste grandi — Teste fini_.... — E v'è accanto a -questo un altro grande compartimento, quello delle marionette, che sono -pure una “specialità„ del Bonini; altri scatoloni innumerevoli, con -certi strani accoppiamenti di nomi sulle etichette, come _vecchie e -streghe — monache e diavoli — fantasmi e garibaldini_, — e fra le più -appariscenti, tre scatole che si toccano, su cui è scritto: — _dottori -— assassini — sindaci._ — E poi bambole da capo, il compartimento -dei corredi, dove sono maraviglie di piccolissime calze di tutte le -tinte, con legaccioli che paiono anelli da dito, di camicine trinate, -di ombrellini, di manicotti in cui non entra il mignolo, di piccoli -corredi compiuti, che costano lo stipendio d'un anno di molti maestri -elementari del regno d'Italia; e poi il magazzino delle stoviglie -da tavola e da lavamani, che un tempo venivan tutte di fuori e ora -si fabbricano con molto gusto e a mite prezzo a Laveno; e in fine -la sezione dei mobili, dove ai prodotti di fabbrica sono frammiste -tavole e seggiole minuscole, fatte pazientemente a mano da lavoratori -solitari, da giovani artisti senza impiego, e anche da vecchi servitori -dello Stato pensionati e cavalieri, che, serbando l'incognito, si -guadagnano con quei gingilli il tabacco da naso. - - * - -Il Bonini mi mostrò le bambole più belle, chiomate e vestite, chiuse -in una scatola, e le scoperse come fa con le piccole clienti, levando -il coperchio con un gesto rapido e presentando la scatola ritta, in -modo che la bambola apparisca tutt'a un tratto, come sur un uscio -spalancato, in tutta la sua virtù seduttrice. E si capisce come, così -presentate, facciano colpo. Alcune appariscono con un braccio teso, -come per porgere la mano alla compratrice; altre con un piede alzato, -come per slanciarsi verso di lei; questa con la testina inclinata -da una parte, come per vezzo; quella con gli “occhi mobili„ voltati -in su come se dicesse: — Sia ringraziato il cielo! Son libera! — -E altre ancora in atteggiamenti drammatici, tutte con quel visetto -fatto a pesca, con quella bocca a botton di rosa, con quegli occhi -grandi e freddi di damine senza cuore e di _cocottes_ senza pensieri. -E vedendole così passare pensavo al loro diverso destino, ai mille -scopi diversi con cui sarebbero state comprate. — Per questa, forse, -la compratrice è già per la strada, gongolante, e sarà qui a momenti; -per quella, o sta per nascere o non è ancor concepita; e quest'altra -apparterrà a una bambina che, per ottenerla, sta stillandosi il -cervello sull'aritmetica e sulla geografia. E quante serviranno a -strappare il consenso all'estrazione d'un dente o alla trafittura degli -orecchi per le piccole búccole! L'una dormirà la notte di Natale sotto -un cuscino da letto, l'altra la sua prima notte libera sulla strada -ferrata, e parecchie saranno regalate alla figliuola per ripagare d'un -favore il babbo, o serviranno a distrarre la bimba mentre il donatore -parlerà nell'orecchio alla mamma. Ed altre son destinate a rallegrar -la convalescenza di piccole inferme, e forse più d'una ad esser pôrta, -soffocando i singhiozzi, da una madre desolata, ultimo conforto a -una malattia senza speranza, e a cadere un giorno dalla piccola mano -scarnita, e a spezzarsi sul pavimento nel punto che la sua mammina -adottiva chiuderà gli occhi per sempre. E quante carezze amorose, -quante parole gentili, quanti teneri baci avranno questi corpicini -insensibili, quanti piccoli cuori palpiteranno contro questi brevi -petti pieni di tritura di sughero, su quante innocenti e soavi nudità -premeranno queste fantoccie i loro labbruzzi freddi di porcellana, -strette fra due braccini candidi e scaldate da un alito odoroso, -dentro un lettuccio visitato da sogni azzurri! — Eh, sì; ma molte -si buscheranno anche delle pacche secche, poichè è sempre in vigore, -m'immagino, quel bell'uso materno, così sapientemente educativo, di -consolar la bimba che cade picchiando la bambola ch'essa ha fatto -cadere con sè; e poi perchè.... _où il y a des femmes il y a des -claques_, come dice il proverbio dei nostri amici. - - * - -Vidi infine le rarità: prima fra queste una piccola montanara di -Varallo, dove nacque il “re delle bambole„, vestita di tutto punto come -le sue compaesane vive, con quei ricami variopinti, che paiono mazzetti -di fiori, con quei calzoncini di panno nero, con quelle treccie solide, -con quegli ori antichi: una bella maschiotta bionda, che costò al -Bonini e a sua moglie mesi di lavoro, e fece furore all'Esposizione -di Palermo; per il che è conservata in bottega come una gloria di -famiglia. — Questa non si vende, — mi disse l'autore de' suoi giorni. -Infatti, aveva un'aria onesta. Ma le altre “rarità„ che rappresentano -contadine sarde, romane e napolitane, si vendono; ed è curioso che -sono quasi tutti viaggiatori stranieri quelli che le comprano, non -come giocattoli, ma come esemplari di vestiari italiani, per non -comprare un quadro del Michetti, del Quadrone o del Corelli; facendo -così una economia non disprezzabile. Domandai al Bonini se avesse delle -bambole col fonografo dentro. Mi rispose che n'aveva avute; ma che non -ne possedeva più. — Il modello che avevo fatto venire — soggiunse — -cantava una strofetta francese e poi faceva una risata.... Ma sa, di -quelle risate sguaiate, da canzonettiste parigine, che in una famiglia -per bene fanno un brutto sentire.... — Bambole corrotte, — osservai; — -ha fatto bene a farle fuori, perchè.... basta alle volte una sola anche -in un grande magazzino.... — Ed ero sul punto d'aggiungere: —.... per -guastare tutte le altre, — ma rinvenni a tempo dalla mia distrazione e -fermai al volo lo sproposito. - - * - -Ma ora viene il meglio, un vero _finale_ da teatro. Stavo ancora -amoreggiando con la bella varallese, quando mi vedo buttar sul banco -una grossa bambola che agita le braccia e le gambe, gnaulando, come un -bimbo in culla, con una tale apparenza di vita, che mi desta quasi un -senso di ripugnanza. Mentre sto in ammirazione di quello sgambettìo, -sentendomi toccare una polpa, guardo giù, e vedo un'altra puppattolona -con la veste lunga, che mi fa intorno un giro di valzer. Non mi sono -ancora scansato, ed ecco un'altra bambola enorme, che alterna dei passi -sul pavimento, tenuta per le mani da un commesso, tale e quale come -un bimbo che impara a camminare. Un'altra bambola tanto fatta, nello -stesso tempo, mi viene incontro sul banco a passi risoluti, diritta, -gettando delle strida di galletto, come per domandarmi qualche cosa, -e, voltandomi a un leggero rumore, vedo dall'altra parte un'altra -fantocciona paffuta, in camicia, che succhia il poppaiolo a tutta -forza, come divorata dalla fame. Non so dire lo strano senso di stupore -e quasi d'inquietudine che provai in mezzo a quell'inaspettata eruzione -di vita artificiale, accompagnata da un ronzìo sordo di congegni -nascosti, somigliante ai borborigmi dei bimbi malati; tanto che mi -parve ad un tempo di trovarmi al teatro Regio a una scena del ballo -_Puppenfee_ e in una sala della Maternità in un momento di scompiglio. -E non badai a pregare il Bonini di non dar la corda ad altri automi, e -lasciai che dèsse un secondo giro anche ai primi, così che finii con -trovarmi in mezzo a un girìo e a uno sbracciamento di corpiciattoli -e a un concerto di miagolii, di gemiti e di strilli, che mi facevano -voltare in fretta di qua e di là, quasi inconsciamente, come se -m'avessero chiamato per nome da cento parti. Ma all'improvviso mi prese -un dubbio, che mi fece subito scrutare i miei sentimenti e interrogar -la coscienza, quasi diffidando, con curiosità viva ed attenta.... E -dissi tra me: — Come?... Sarebbe vero?... dopo quasi un mezzo secolo? -— Ed era proprio vero. — _Oh rossor!_ — come dice l'Alfieri — O vecchio -rimbambito! Insomma.... mi divertivo. - - * - -E scappai fuori per non cedere alla tentazione di comprare. Ma per -un pezzo, per la strada, non potei staccare il pensiero da quanto -avevo veduto, perchè la vista dei passanti, invece di distrarmi, mi -riconduceva la mente a quello spettacolo. Ed era ben naturale, tante -son le rassomiglianze che corrono fra questo bel mondo e la bottega del -signor Bonini! Persone senza il capo sulle spalle, occhi fissi che non -vedono, bocche aperte che non mangiano, e crani vuoti e facce pitturate -e parrucche, se ne vedono a ogni passo. E i bei visetti a prezzo fisso, -e i personaggi di gomma elastica, e gli uomini che hanno nel ventre -il principio motore d'ogni passo e d'ogni atteggiamento, e le donnine -eleganti che non hanno in corpo che tritura di sughero, non si contano. -E se son rare le creature femminine _infrangibili_, quanti non sono -gli uomini pubblici che s'agitano e gridano per un'idea, soltanto -fin che dura la corda che ha dato loro il padrone, e quanti i poveri -disgraziati che delle manine di bimba carezzano e spezzano per un -capriccio, e quante le belle signore che ballano il valzer allegramente -mentre il bambino abbandonato succhia del latte di vacca freddo da una -mammella di vetro! - -E v'è anche questa rassomiglianza, che come delle accomodature delle -bambole malmenate dalle bambine non sono queste che fanno le spese, -così avviene quasi sempre nel mondo degli uomini, che rompono gli uni e -pagano gli altri. - - - - -UN PICCOLO TEATRO CELEBRE. - - -Vidi una domenica, nella via Principe Amedeo, verso le tre dopo -mezzogiorno, un concorso straordinario al teatro dei fratelli Lupi, -dove si rappresentava _Le sette meraviglie del mondo_. La ressa era -tale che s'eran dovute mettere due guardie municipali ai due lati della -porta per impedire che seguissero disgrazie. La gente formava sulla -piccola scalinata esteriore un monte di teste, a cui sovrastavano i -visi ansiosi dei ragazzini tenuti in collo; alcuni dei quali, piangendo -per il timore di non poter entrare, tendevano le braccia verso lo -sportello del bullettinaio con un atto d'invocazione supplichevole, -che metteva pietà e faceva ridere. La strada era per un buon tratto -affollata, d'una folla diversa dalle solite: eran famiglie numerose -strette in gruppo, molte signore, moltissimi ragazzi, una falange di -governanti, di balie, di servitori, soldati di fanteria e bersaglieri, -gente di campagna, donne del popolo. Alcune di queste, vicino a -me, tenevano in mano il programma dello spettacolo, e lo leggevano -forte, compitando, masticando quelle misteriose parole: _Il mausoleo -d'Artemisia, gli orti pensili di Babilonia_, con un viso di divote -che sentissero nominare un miracoloso santuario sconosciuto. Intesi -un operaio, che aveva un po' d'accollo, dire in accento di trionfo -ai vicini, mostrando un suo ragazzetto con la medaglia delle scuole -municipali: — Questo non paga. I premiati hanno diritto. Ah, quei -Lupi, che uomini! — Da ogni parte, girando fra la folla, sentivo -commentare il programma, predir maraviglie della rappresentazione e -decantar la “compagnia„. C'erano ragazzi che saltavano dalla gioia, -che strepitavano dall'impazienza, che si cacciavano fra le gambe -alla gente come cani, e si facevan largo a gomitate e a capate; e -n'arrivavano altri continuamente, precedendo di corsa le loro famiglie, -ansanti e col viso rosso; e al veder la porta affollata qualcuno si -batteva il pugno sulla fronte in atto di disperazione. A un certo -punto arrivarono i musicanti che, dopo aver tentato invano di aprirsi -il passo, ritornando indietro per entrar dalla piazza Carlina, si -soffermarono intorno a un signore alto, in giacchetta e cappello alla -calabrese, fermo a una cantonata. In quel punto un ragazzo accanto -a me, accennando con la mano quel signore, esclamò con accento -appassionato d'ammirazione e di riverenza: — È lui!... Luigi Lupi! — -Fu quell'esclamazione che mi diede l'ultima spinta a scriver queste -pagine. - - * - -Dei Lupi era già marionettista il nonno, nato a Ferrara, che cominciò -in qualità di garzone o, come si dice in linguaggio teatrale, di -“personaggio„ d'un marionettista rinomato, il quale girava per le -città del Piemonte e veniva ogni anno a “far la stagione di carnevale„ -a Torino. Vennero per molti anni al _Teatro Paesana_, nel palazzo dei -Conti di Paesana, in via della Consolata; poi il Lupi mise su teatro -da sè, e seguitando a girare come il suo maestro, continuò a venire a -Torino l'inverno, non più al _Paesana_, al _San Martiniano_, dove gli -succedette il figliuolo Enrico. Era un piccolo teatro senza facciata, -posto al crocicchio di due strade uggiose della vecchia Torino, e così -si chiamava dalla vicina chiesetta di San Martiniano, che fu abbattuta -quando s'aprì la nuova via Pietro Micca. Ricordo che vent'anni fa, -abitando là accanto, sentivo ogni sera tardi la musica del ballo e -qualche volta scoppi d'applausi e fucilate; ma senza badarci, perchè -non ci attirano le marionette se non quando ci danno una immagine del -mondo che non si conosce ancora o quando ci rappresentano la caricatura -della vita di cui s'è fatto esperienza. Quel nome del compagno di -martirio di San Processo fece per trent'anni battere il cuore di tutti -i ragazzi torinesi d'ogni condizione: non credo che ci sia un mio -concittadino della mia generazione a cui esso non desti un ricordo -confuso di vivi desideri e di vivi piaceri, e che, passando davanti -a quella casa e dando uno sguardo a quella porta, sormontata ora da -un'insegna di tappezziere, non ci veda riflessa come in uno specchio -la sua immagine di fanciullo. In quel teatrino, che vide più volte nei -suoi palchetti Ernesto Rossi, Virginia Marini e altri artisti celebri, -dove recitò un prologo col capo nelle “nuvole„ Leopoldo Marenco, e di -cui furono frequentatori, nella fanciullezza, la principessa Margherita -e il duca di Genova, vennero su i due figliuoli di Enrico Lupi, ora -proprietari e direttori; i quali, prevedendo che quella casa sarebbe -caduta prima o poi sotto il piccone del conte di Sambuy, ne sloggiarono -nel 1884, e, comperato il _D'Angennes_, un tempo primo teatro della -commedia dopo il _Carignano_, andarono a installare il Gianduja e -Giacometta dove avevano recitato Gustavo Modena e Adelaide Ristori. -Ebbero per un pezzo un rivale formidabile nel _Teatro Gianduja_, -fondato e diretto da un marionettista argutissimo, Giambattista Sales, -che fu il primo a metter sulla scena la maschera di quel nome, e con -questo sostennero una lotta accanita, tirando a superarlo nella varietà -e nella ricchezza degli spettacoli; ma con la morte del Sales il -_Gianduja_ decadde e, dopo aver tentato inutilmente di rialzarsi con -la rappresentazione d'opere liriche, nel 1865 scomparve. D'allora in -poi, ossia da circa trent'anni, i Lupi non hanno più rivali a Torino, -e poichè nessuna delle altre buone “compagnie„ italiane, essendo tutte -girovaghe, può disporre di un copioso e vario materiale di scena com'è -quello che essi possedono, si può dire che non hanno più emuli neppure -in Italia. - - * - -Il primo e più forte impulso al perfezionamento del piccolo teatro lo -diede il padre Enrico, che fu uomo singolare per vivacità d'ingegno -e vigore di volontà, non fornito di coltura scolastica, ma ricco di -cognizioni d'ogni ordine acquistate leggendo avidamente ogni specie -di libri, studiando gli uomini e la vita in tutte le classi sociali, -intervenendo, anche vecchio, a conferenze, a riunioni pubbliche, a -lezioni universitarie, e bazzicando pubblicisti, artisti, professori, -con lo spirito sempre inteso all'osservazione e pronto a trar partito -d'ogni cosa. I suoi due figliuoli ereditarono tutte le sue facoltà. -Hanno nome Luigi tutt'e due e si firmano Luigi I e Luigi II, come -due monarchi, padre e figliuolo, regnanti a un tempo. Sono, come i -fratelli Goncourt, due lavoratori intellettuali associati, fra cui -esiste un accordo perfetto. Ciascuno, peraltro, ha attribuzioni sue -proprie. Il maggiore cerca i soggetti, compone, traduce, riduce, -dirige l'andamento del teatro; l'altro provvede alla messa in scena, -alla fattura dei personaggi, ai vestiari, a tutti i particolari della -rappresentazione. Il primo, che ha passato la cinquantina, è il più -originale della coppia. Uno dei caratteri più notevoli della sua -originalità è di essere da trentaquattro anni impiegato nell'ufficio -di polizia del municipio di Torino. È un uomo d'alta statura, di testa -grossa e di membra robuste, che, visto una volta, non si dimentica più: -la fronte ostinata, il naso audace, la bocca comica, gli occhi vivi e -risoluti d'un uomo immaginoso e operoso, il collo e la voce ingrossati -dall'esercizio della recitazione a voce forzata, gli atteggiamenti -e i modi d'un artista. E d'artista ha pure il linguaggio scolpito -e colorito, e correttamente italiano, come il suo modo di scrivere; -ma attraente più che altro per la passione che lo scalda quand'egli -discorre delle cose sue. A sentirlo parlare delle vicende corse dalla -sua compagnia, ch'egli portò a Napoli, a Montevideo, a Buenos Aires, -delle rappresentazioni che andava a dare con suo padre al castello -di Moncalieri per il piccolo principe Oddone e per la principessa -Maria Pia, dei viaggi ch'egli fece a Londra, a Parigi, a Chicago, a -Vienna, a Berlino, in Danimarca per studiare i progressi della sua -arte e osservare le grandi Esposizioni che voleva riprodurre sul suo -teatro; ma sopra tutto a udirlo giudicare, dal lato dell'opportunità -e dell'adattamento alle sue scene, le grandi opere drammatiche e -liriche e gli avvenimenti politici e guerreschi d'ogni paese, ai -quali egli tien dietro con attenzione assidua spiando ai quattro canti -dell'orizzonte ogni fatto o personaggio o questione “teatrabile„ pare -d'aver dinanzi un grande impresario autore attore e direttore d'una -grande compagnia di prosa, di canto e di ballo, che pensi e lavori -per il gran pubblico, e si riman poi maravigliati, girando lo sguardo -intorno, di veder appesi alle pareti degli artisti di legno. E non -si può disconoscere che nel cogliere i punti culminanti d'un periodo -storico o della vita d'un uomo avventuroso e famoso, nell'intrecciare -a qualunque soggetto i piccoli casi della sua marionetta protagonista, -nella scelta delle situazioni drammatiche e dei quadri finali, ed anche -nella condotta dei dialoghi appassionati ed arguti, e in special modo -nelle “riviste„ egli dia prova di facoltà teatrali singolarissime; fra -le quali primeggia una immaginazione ardente, temeraria, diabolica, ma -sempre corretta, — se questo participio si può congiungere a quegli -aggettivi, — da un buon senso raro, che anche nelle sue corse più -stravaganti la tien legata per un filo sottilissimo a un sano intento -morale e a un severo rispetto della decenza. - - * - -Domanderete di che si componga il suo repertorio. - -È una domanda che sgomenta. Per rispondervi dovrei scrivere un volume. -È un repertorio che, fra drammi, commedie, farse, riviste, balli e -fantasie, abbraccia in tempo e in spazio l'universo; va dal diluvio -universale all'assedio di Makallè, comprende la mitologia, la storia -patria e la cronaca cittadina, si stende dalla China alla California, -dalla Cafreria alla Groenlandia, dalle regioni dell'etere agli -abissi dell'oceano, dai cerchi del paradiso alle bolge dell'inferno. -C'entrano le vecchie commedie dell'arte, drammi raffazzonati di tutte -le letterature, i balli del Pratesi e del Manzotti, le opere del -Meyerbeer e del Verdi, tutti i fasti militari della nazione dalla -battaglia di Goito alla occupazione di Roma, tutti i congressi, -i terremoti, le epidemie, le inondazioni, le incoronazioni, le -esposizioni, le grandi scoperte che si succedettero sulla faccia dei -due continenti negli ultimi cinquant'anni. Tutti i sovrani, tutti i -grandi statisti e generali ed eroi, tutti gli italiani celebri in -qualunque campo e per qualsiasi fatto, dal 1821 ai nostri giorni, -passarono su quel palcoscenico, non di nome soltanto, ma nella loro -effigie, scolpiti apposta, con rassomiglianza mirabile, vestiti -come vestivano, riprodotti perfino, quanto era possibile, nei gesti -e nella voce, presentati negli atti più importanti della loro vita -pubblica e nei particolari più noti della loro vita privata. Il teatro -dei Lupi rispecchiò tutta quanta la nostra nuova vita nazionale. -Gianduia arrischiò il carcere quando la parola non era libera, sfidò -le polizie, preconizzò la rivoluzione, congiurò, fu tribuno, soffiò -negli entusiasmi, glorificò i martiri, celebrò le vittorie, pianse -sulle sventure patrie, vendicò le vittime illustri dell'ingiustizia -dei governi e dei popoli. Con un tal repertorio, pensate al cumulo -dei copioni che debbono dormire nei suoi magazzini: s'avvicinano al -migliaio. E per rappresentare tutta questa roba immaginate quello che -deve aver visto quel palco di vestiari di tutte le fogge, d'armi di -tutte le forme, d'edifizi mobili di tutte le architetture, di onde -e di rocce, di piante e di ponti, di treni e di troni, di animali da -tiro, da corsa e da soma, domestici e selvatici, asiatici ed europei, -immaginari e reali, dall'asino e dal bue di Betlemme ai cammelli -della colonia Eritrea, dal cerbero della _Divina Commedia_ ai draghi -del Celeste Impero; figuratevi le sacca di polvere da schioppo e -di Bengala, di licopodio e di magnesio che vi debbono essere state -bruciate, e i miriagrammi di legno e di cartapesta che vi debbono esser -passati in sembianza umana. - - * - -Le teste, appunto. Voi certo non immaginate (nè io l'immaginavo) che -le teste degli attori di legno possano dare ai fratelli Lupi assai più -pensieri che non ne diano ai capocomici le teste degli attori in carne -ed ossa. Ed è così, poichè essi vogliono una rassomiglianza perfetta -nelle teste dei personaggi illustri, morti o vivi che siano, e in -quelle di tutti gli altri una corrispondenza rigorosa della fisonomia -col carattere; e non è cosa facile agli artisti il soddisfare a una -tale esigenza attenendosi ad un tempo all'esagerazione dei lineamenti -voluta dall'ottica teatrale, senza spinger neppure questa esagerazione -oltre il limite d'una caricatura discreta. Vi furono in questo genere -due scultori genovesi, i fratelli Pittaluga, morti da circa trenta -anni, valenti tanto, che molte delle teste fatte da loro servono ancora -di modello e son riprodotte, con poche modificazioni, in centinaia di -esemplari. Ma altre moltissime debbono esser fatte d'immaginazione, -e non riuscendo alla prima, rifatte, e fino a tre o quattro volte -rimodellate in creta, prese nel gesso, gittate in cartapesta, colorite -a olio, con cura e fatica infinita di chi le ordina e di chi le forma. -E così negli scenari, dopo il vecchio Morgari, che fu insuperabile, -son rari i pittori che ottengano gli effetti speciali voluti da certe -rappresentazioni fantastiche d'un teatro di marionette. E per il -vestiario e per tutto ciò che vi si connette è il medesimo: è difficile -trovar lavoratori che abbiano l'abilità e il buon volere di far degli -stivali minuscoli perfetti in ogni loro parte, delle scarpettine -di signora lunghe quanto un dito, delle parrucche grandi come la -mano, brizzolate, architettate, disordinate con arte, e una quantità -innumerevole di piccoli oggetti, come parasoli, panierini, portafogli, -valigette, attorno a cui le dita più agili e più delicate si stancano e -s'impazientano. E ad ogni nuova produzione spettacolosa c'è un esercito -d'attori, d'attrici, di comparse grandi e piccole da vestire, calzare, -incappellare, armare e ingioiellare, secondo l'uso di vari tempi e -paesi, consultando album di costumi, studiando quadri, facendo ricerche -di figurini, utilizzando vestiari smessi; di modo che non bastano -all'opera la signora Lupi e le sue figliuole, e vi s'aggiungono modiste -e crestaine e stiratrici, e qualche volta per un solo spettacolo dura -il lavoro per un mese intero. Durante il quale è bellissimo a vedere il -laboratorio, dov'è uno sfoggio di manti regali, di strascichi di dame, -di sottanine di danzatrici, di divise di guerrieri, una profusione di -piccole cose strane, graziose e pompose, un barbaglio di colori e di -splendori, da impazzirci un collegio di bambine e uno sciame di gazze. - - * - -Tutta la famiglia Lupi lavora al teatro: i due fratelli, la moglie e -i figliuoli del primo: quattro maschi e tre ragazze, di cui due fra -i diciannove e i ventidue anni. E bisogna vederli tutti là, tranne -i due più piccoli, appollaiati sul ponte, o appoggiatoio, come lo -chiamano, sovrastante al palcoscenico, durante la rappresentazione. -Ecco il soggetto d'un quadro originale per un pittore ardito. La -prima volta che, stando sul palco, vidi di profilo quelle otto teste -d'uomini e di donne, l'una dietro l'altra, sporgenti da quella specie -d'inginocchiatoio aereo, illuminate di sotto in su, ora parlanti ad -una ad una, ora tutte insieme, con ogni sorta di sforzi violenti delle -labbra e di strane intonazioni di voce, da quella di basso cavernoso -a quella di soprano in falsetto, mentre le sedici mani movevano con -un centinaio di fili una folla di personcine di sotto, mi parve di -vedere una famiglia di numi sorretti da una nuvola che dirigessero -le faccende e si pigliassero spasso d'una piccola umanità agitantesi -sopra il polo d'un asteroide. Ma riconobbi subito che il fare i -numi a quel modo non doveva essere una delizia. Stare delle ore in -quell'atteggiamento contratto, col calore di tutti quei lumi nel -viso, forzare e variare continuamente la voce, lavorando a un tempo -con le dieci dita e consultando con lo sguardo obliquo il copione -posto nel mezzo che fa l'ufficio di suggeritore, e mentre si parla -e s'opera in alto invigilare e dar ordini a chi lavora in basso e -ruzzolare e arrampicarsi ogni momento per un rompicollo di scaletta -da bastimento quasi verticale, è una fatica da ammazzare anche dei -numi. Non mi maravigliai, quando calò la tela, di vederli scendere -dall'Olimpo, in maniche di camicia e con le braccia nude, bagnati di -sudore e anelanti, come scendono gli acrobati dai trapezi. E allora -soltanto m'accorsi che le due signorine portavano un vestito maschile, -camicino e calzoni di traliccio grigio, che le facevano parere due -operai; ma due operai dai quali il più terribile capo fabbrica avrebbe -tollerato qualunque infrazione al regolamento, sostituendo dei sorrisi -alle multe. Ma il dietro scena d'un teatro di marionette, per chi -ci sale la prima volta, è pieno di altre sorprese piacevoli. Stando -accanto alle quinte mi veniva fatto di scansarmi con un leggiero -inchino, come si fa con le attrici vive, ogni volta che usciva di -scena una signora, e rimanevo poi stupito al vederla tutt'a un tratto -sollevarsi in aria, invece d'andare al suo camerino, e restarmi appesa -in faccia come un salcicciotto. E così avevo un'illusione amenissima -al veder tra le quinte del lato opposto una delle signorine Lupi -che dava gli ultimi ritocchi all'abbigliamento dei personaggi prima -che si presentassero al pubblico, accomodando a uno una spilla, -stirando a un altro il vestito, aggiustando a un terzo il cappello, -come si fa ai bambini filodrammatici, con atti lesti e carezzevoli, -a cui quelli rispondevano, appunto come i bambini, con gesti che -parevano d'impazienza, mossi dalla mano irrequieta che li reggeva -dall'alto. E mentre vari personaggi agivano alla ribalta, mi pareva -che ragionassero davvero degli affari propri, come fanno gli attori -fra due battute, quei due altri più piccoli che le altre due ragazze, -voltate dalla parte interna dell'appoggiatoio, facevano passeggiare -e gestire pacatamente in fondo al palco, per dar vita alla scena. E -quella confusione che si vedeva lungo i muri, in una mezza oscurità, -di personaggi della commedia che stava per finire e dello spettacolo -coreografico che stava per cominciare, di ballerine, di mime, di dame -scollate, di marionette in giubba e in uniforme, con la tuba e con -l'elmo, e di comparse di ogni età e d'ogni statura, mi dava quasi -l'illusione di trovarmi sul palcoscenico di un grande teatro quando -finisce l'opera e sta per cominciare il ballo. Ci era solo questa -differenza, che nella mia qualità di consigliere comunale, com'ero -allora, non potevo trovare là nessun argomento che mi servisse a -combattere in nome della moralità la dotazione del Teatro Regio. - - * - -Ma per conoscere a pieno le fatiche dell'arte e la valentìa della -famiglia Lupi bisogna vederla all'opera in una giornata campale. -Lo spettacolo, in tal caso, è assai più grandioso e terribile -osservato dalle scene che visto dalla platea. Già è bellissimo -veder gli apprestamenti della battaglia: le masse d'armati raccolti -nell'oscurità, rotta dai lampi delle baionette e delle lance; i -cavalieri appostati dietro le quinte, come alla vedetta; i muli -carichi di munizioni che s'allungano in fila ai due lati del palco; -i comandanti con la spada sguainata che aspettano dalle due parti -il gran momento, coi grandi occhi sporgenti e fissi davanti a sè, -come spianti il doppio mistero dell'orizzonte e della morte. Quando -l'istante solenne è vicino, i direttori danno gli ultimi consigli, -lanciano gli ordini supremi. Le truppe son pronte? Pronte. I cannoni -sono in batteria? Sono. Le miccie sono accese? Sì. E allora avanti -e Dio ci guardi! Le avanguardie scambiano le prime fucilate, i primi -cavalieri scaramucciano, i primi feriti battono il capo di cartapesta -sul palco, e giacciono irrigiditi; ma alcuni per rialzarsi tra poco -più indemoniati di prima. Dietro le scene uno batte la grancassa per -imitare il tuono del cannone, un altro dà nella tromba, un terzo muove -la macchina che fa correre in lontananza un reggimento, un quarto -galoppa intorno al palco accendendo i razzi fissi alle quinte che -rendon lo strepito del fuoco di fila. - -I ferri si scaldano: sul palco è un succedersi tumultuoso di mischie -feroci, un cozzar di teste e di petti, un grandinar di colpi, un -mulinìo di lame, - - un incalzar di cavalli accorrenti, - -di muli, di cannoni e di mitragliatrici che precipitano dai ponti e -dalle rocce, con un fracasso d'inferno; e mentre su, sull'appoggiatoio, -i fratelli Lupi, coi figliuoli, agitano le braccia furiosamente -cacciando urli, minaccie, gemiti, grida di soccorso, frammiste a -comandi e ad avvertimenti concitati agli aiutanti di sotto; questi -e le ragazze, con una rapidità fulminea in cui ogni atto è preciso, -ogni passo misurato, ogni secondo contato, corrono e ricorrono fra le -quinte e le pareti, staccano le marionette, le porgono, le riprendono, -le riappendono, le riporgono, raccattando di volo armi, elmi, giberne, -bandiere, turbinando come fantasmi in una nuvola densa di fumo e in un -odore acre di zolfo. E quando credete che il pandemonio sia per finire, -non è che un artificio per crescer l'effetto: la battaglia riattacca -più ardente, raffittisce il foco, raddoppiano i lampi, s'addensa il -fumo, s'accelera il turbinìo; ai fragori del palcoscenico s'uniscono i -clamori della platea, con gli urli d'ira dei combattenti si confondono -le grida di entusiasmo dei ragazzi; è una furia febbrile e crescente -d'uomini che salgono e che scendono, di lumi che girano, di marionette -che volano, di fili di ferro che s'incrocian per aria, è un moto -vertiginoso di ombre, di bagliori, di teste, di braccia, di attrezzi, -una tempesta di schianti, di tonfi e di strida, una nebbia fitta, un -rovinìo, un casa del diavolo che, quando cala la tela e tutto si queta, -vi lascia sbalorditi, intronati come all'uscir da un manicomio dove -siano scoppiati insieme una ribellione e un incendio. - - * - -Ma più d'ogni spettacolo è divertente l'esame del “personale„ -artistico. La prima cosa che mi stupì, quando visitai per la prima -volta il palco scenico, fu la statura dei personaggi, che visti dalla -platea paiono poco più alti d'un palmo, e son più di mezzo metro, -come bimbi. E mi meravigliò l'esattezza minuziosa, perfin superflua, -dei vestimenti. Non crediate che sian fatti soltanto per ingannar -l'occhio da lontano, chè possono affrontar l'analisi della lente. Ecco, -per esempio, un povero diavolo di vagabondo: egli è vestito di panni -logori, pieni di sbrani, di rimendature, di toppe, di macchie d'unto, -spelati ai gomiti e coi bottoni che ciondolano, e ha la cravatta a -corda, la camicia di tela rozza e rugosa, le scarpe acciabattate e -crepate. Il signore elegante ha il solino di moda, i bottoncini d'oro -ai polsini e allo sparato, e la catenella dell'orologio che gli pende -dal taschino della sottoveste. C'è un vecchio medico intabaccato, con -un cappello cilindrico che mostra dieci anni di servizio, gli occhiali -sulle orecchie, e una palandrana d'un color di ragno arrabbiato, -che farebbe venir l'acquolina in bocca a Ermete Novelli. Ma le più -belle son le signore, vestite secondo l'ultimo figurino, con un gusto -squisito, dai fiori del cappellino agli stivaletti, che son piccole -meraviglie, con spille, orecchini, anelli, borsa, ventaglio, con -capelli veri, pettinati all'usanza del giorno, che si ravviano col -pettine al momento dell'andata in scena, con le sottanine ricamate e -insaldate, perchè, se segue un accidente impudico, il pubblico veda -che son vestite di tutto punto, da signore per bene. E la proporzione -delle loro forme è ammirabile: hanno petto, spalle, fianchi, braccia -di donnine vere, tanto che è un diletto il voltarle e rivoltarle fra -le mani, e col pretesto di vedere come son vestite vi lasciate andare -a prolungar l'analisi con un sentimento di curiosità colpevole. E -la varietà dei tipi! La prima volta che fui sul palco, di giorno, -il signor Lupi me ne presentò una dozzina, il fiore della sua -aristocrazia, tutte giovani e eleganti, appendendole l'una accanto -all'altra per il loro fil di ferro lungo due metri a una spranghetta -che mi stava sopra il capo, e definendo in due parole ciascuna: — Ecco -un tipo sentimentale — Quest'altra è più bella, ma meno simpatica. -— Veda questa, che aria _distinta_! — E quando me le vidi schierate -davanti, come un comitato di patronesse d'opera pia, aspettanti la -visita d'un pezzo grosso, tutte impettite, con quegli occhi larghi -e luccicanti, che volete? sentii una certa suggezione, mi parve di -dover dir qualche cosa, poco mancò che non dimandassi loro se avevano -sofferto il mal di mare nel viaggio in America. - - * - -Perchè è da sapersi che a chi s'intrattiene fra gli attori d'un teatro -simile segue un caso psichico curiosissimo, il quale non avviene a -chi visita un magazzino di bambole, sian pure stupendamente formate; -avendo queste tutte lo stesso viso, la stessa età e un vestimento -convenzionale. Fra quelle marionette, invece, che rappresentano una -grande varietà di tipi, ed età, ceti, professioni, caratteri diversi, -con una riproduzione così perfetta, oltre che degli aspetti fisici, -di tutti i particolari del vestire, la nostra immaginazione è presa -a poco a poco in un inganno che, distraendola dalla considerazione -della grandezza, finisce con fargliele vedere e considerare come -persone vive. Riesce maggiore l'illusione quando s'è fatto l'occhio -all'esagerazione dei lineamenti e dell'espressione dei visi, non -sensibile a lungo perchè comune a tutti, e non mai spinta oltre quel -segno che pure nel vero è possibile; la quale, poi, produce quest'altro -strano effetto che, uscendo di là, ci paiono mancanti di rilievo, di -vigore, d'espressione, quasi facce appena abbozzate, i primi visi umani -che ci si paran dinanzi; come accade a chi vive tra i pazzi, che quando -rientra fra i savi, gli riesce a tutta prima sbiadito e monotono il -loro linguaggio sensato e pacato. Ed è appunto questa illusione che -rende piacevolissimo il “soggiorno„ in mezzo al popolo dei fratelli -Lupi. Io mi ci son divertito, non dico “come„ ma assai più d'un -ragazzo. Ci avrei passato la giornata intera. Il popolo è innumerevole. -Per lo spiraglio d'un guardaroba socchiuso, dietro a una tenda che il -Lupi solleva, negli angoli del palcoscenico, nei vani oscuri delle -pareti, da per tutto vedete crocchi di signore, pattuglie d'armati, -conciliaboli di facce equivoche, personaggi di corte sfolgoranti -d'oro, barboni misteriosi, occhioni che vi scrutano, bocche spalancate -come per cacciare un grido, rattenuto al vostro apparire, frotte di -popolani, brigate di signori in abito nero, gruppi di ballerine in -maglie color di carne. Una di queste mi diede nell'occhio: il Lupi -stese la mano per prenderla. Stavo per dire: — Non la disturbi, — ma -era già sull'impiantito, che faceva le sue piroette, voltando il busto -e il capo dalla parte opposta alla gamba alzata, gonfiando le sottanine -trasparenti tempestate di pagliuole d'argento, e _pubblicando_, come -dice l'Aleardi, _le arcane forme_ pienotte con tanta vivacità e tanta -grazia, che non mi parve più una stravaganza quel romanzetto di Felice -Govean, nel quale il protagonista s'innamora perdutamente della prima -ballerina del _Gianduja_. Non fo celia: metteva voglia di prenderla -per la vita e di portarsela via: un impertinente avrebbe domandato -al signor Lupi il suo indirizzo. Ma la cosa più amena è che fra un -così gran numero di visi verosimili vi occorre ogni tanto di trovarne -uno che vi fa dare un guizzo per la sua somiglianza straordinaria -con qualche persona che conoscete. Ho trovato là, _fra color che son -sospesi_, due ministri, un'attrice celebre, un mio vicino di casa; -e qualche altro di cui riconobbi il viso, senza ricordare chi fosse, -ma che mi fece dire senz'ombra di dubbio: — Con costui ho desinato. -— E, punto dalla curiosità, continuai a cercare, e feci anche delle -scoperte sgradevoli. Ficcando gli occhi tra una folla di donne, mi -scappò un'esclamazione: — La regina Taitù! — Era lei pretta sputata. -Un po' più in là trovai Menelik, Maconnen, Mangascià, il generale -Baratieri, con la sua uniforme d'Africa, somigliantissimo, ma ancora -con l'aria scipionica, perchè era stato modellato dopo Senafè. Il Lupi -alzò una mano, sollevò un personaggio e disse con accento di rispetto: -— Il maggiore Toselli. — Ebbene, nessuno ne avrebbe sorriso, e non mi -parve una profanazione. Era anch'essa una forma di gloria quel piccolo -simulacro che aveva scosso il cuore e fatto batter le mani a tanti -fanciulli e strappato qualche lagrima anche a dei grandi, e pensai -che se il bravo soldato l'avesse potuto vedere ne avrebbe sorriso -dolcemente, come un trionfatore che senta fra il plauso d'un popolo -gridare il suo nome da un bambino. - - * - -Le sorprese sono infinite. Trovate due personaggi perfettamente uguali: -che rappresentino i _Menecmi_ di Plauto o i _Gemelli_ del Goldoni? No. -Il protagonista è uno solo; ma vuole il dramma che a un dato punto egli -si tolga la berretta sulla scena: operazione impossibile a cagione -del filo che regge i suoi destini: e non c'è altro che sostituire a -lui, con uno stratagemma di cui non s'avveda il pubblico, un _alter -ego_ con la berretta in mano: una sberrettata che costa ai signori -Lupi venticinque lire. Trovate qui un personaggio col viso fresco e -coi capelli neri; poco discosto il medesimo col viso rugoso e col pelo -grigio; un po' più oltre ancora lo stesso, con la faccia decrepita -e il cranio pelato: è un personaggio che deve apparir nel dramma -in tre età diverse; e se è vero che nel corpo umano si rinnovano di -continuo le cellule, in modo ch'esso è tutto intero rinnovato ogni -tanto tempo, la marionetta non rappresenta forse più il vero che -l'attore? Così, per rappresentare l'epopea garibaldina, che ebbe un -successo strepitoso, i Lupi fecero fare una famiglia di Garibaldi, da -Garibaldi bambino a Garibaldi morente, e d'uno stesso Garibaldi vari -esemplari, grandi e piccoli, per mostrarlo sul proscenio, a qualche -distanza, e lontanissimo. Così crede il pubblico di vedere tre fratelli -Girard, che fanno i giochi maravigliosi, e ne vede quindici. Di -Gianduia poi ce n'è una coorte; Gianduia di ogni età e di ogni altezza, -Gianduia ingrassati, allampanati, enfiati, feriti, afflitti, ridenti, -contraffatti; come si richiede per un personaggio che è contemporaneo -e cooperatore degli eroi di tutti i secoli e di tutte le genti. Le -teste storiche o di viventi illustri, che potrebbero abbisognare altre -volte, i Lupi le conservano: ne hanno piene delle scatole da petrolio, -ammontate a parte in un magazzino. Luigi Lupi ne aperse una piena di -teste di Gesù, modellate assai bene, e levandole e presentandomele -rapidamente l'una dopo l'altra, mi produsse un'illusione singolare, -somigliante a quella che dà il cinematografo: mi parve di veder -lo stesso viso, da prima sorridente, rattristarsi, balenar d'ira, -rasserenarsi di nuovo, poi rimbrunirsi da capo, impallidire, stillar -sangue, alzar gli occhi al cielo e rimaner immobile nella morte. -Le teste di Cristo, badate, sono le sole che non son mescolate con -altre. Ma che bizzarre miscele ritrovate mettendo le mani nelle altre -scatole! — To', Maino della Spinetta — To', Tommaso Villa — La regina -Vittoria — Davide Lazzaretti. — Mi venne in mano una testa che mi destò -una vaga reminiscenza, ma non accompagnata da un nome. Domandai: era -Alessandro Manzoni. La rassomiglianza era imperfetta, mi spiegò il -Lupi, perchè, volendosi fare alla testa il mento mobile, s'era dovuto -alterare il contorno inferiore del viso; del che si mostrò dolente. -Ma l'effetto di quella mostra di teste ha qualcosa di repugnante: vi -fa pensare ai cestoni orrendi della ghigliottina del Terrore. Corrono -un'altra sorte, però, le teste degli uomini notevoli di second'ordine, -pei quali è improbabile che ritorni un'altra ora di celebrità dopo -quella accidentale che li portò sul palco scenico: le teste di questi, -opportunamente svisate, rimangono in servizio sotto altri nomi, passano -sulle spalle di altri personaggi. A quali marionette saranno toccate -le teste di tanti membri di Comitati d'Esposizioni, di consiglieri -comunali e di regi prefetti, che vedemmo passare, salutate dagli -applausi, sulle scene del teatrino di Gianduia? Forse gli stessi -Lupi non le riconoscono più. Saranno diventate teste di portinai, di -mercanti, di lacchè, di gendarmi. Oh la gloria, com'è traditrice! - - * - -V'è accanto al palcoscenico uno stanzone che serve insieme da magazzino -di vestiari e da laboratorio. Al primo entrare vi si presenta uno -spettacolo tremendo. Pendono in un angolo centinaia di corpi ignudi -d'impiccati, col capo nascosto in un cappuccio da fratelli della -Misericordia, ma bianco e tirato fin sulle spalle, come l'orrido -berretto da notte che si metteva un tempo ai condannati a morte. Vi -par di vedere lo spaventevole _verger du roi Louis_ che descrive -il Gringoire del Banville, non sapendo chi gli sta davanti, a -Luigi undicesimo. È il dormitorio delle marionette provvisoriamente -disoccupate. Là potete far degli studi anatomici, ammirare la bella -proporzione delle membra, la perfezione delle giunture, la delicata -fattura dei piedi e delle mani, le polpe delle regine e delle -servette, i toraci atletici dei guerrieri e dei briganti. E vi trovate -anche pance di Falstaff, schiene di Rigoletti, gambe di Quasimodi, -corpiciattoli di nani, tutte le deformità miserande d'un ospizio di -“incurabili„. Ma non si può immaginare come tormenti la curiosità la -vista di tutti quei cappucci lugubri sotto i quali l'immaginazione -si raffigura dei visi contratti dagli spasimi dell'agonia o composti -nella quiete solenne dell'eternità. Domandai al Lupi se fosse lecito, -per amor dell'arte, violare il segreto della morte. Egli fece un cenno -d'assenso. Io scopersi una testa.... - - Oh via dagli occhi miei, - Fuggi, s'apra la terra e ti ringoi, - -come dice Macbetto allo spettro di Banco. Mai una più spaurevole faccia -di vecchio pazzo e feroce non uscì dalla matita del Dorè nel furore -delle sue ispirazioni infernali, nè da quella del Goya nel tracciare a -ludibrio dell'uomo le caricature spietate della sua maschera. Mi balenò -un ricordo. Era forse _lui_. Non poteva essere altri che _lui_. Ed era -_lui_ infatti, me lo disse il Lupi. Era un vecchio alchimista matto e -solitario della parodia di _Giulietta e Romeo_, il quale, pochi mesi -addietro, aveva fatto una così profonda impressione al bambino d'un mio -amico, che se l'era sognato di notte e il padre aveva dovuto scender -dal letto per quetare il suo terrore. Con mano peritosa scopersi un -altro impeso, vicino a quello, e prima che ne apparisse il viso, mi -lambì la mano una ciocca morbida di bellissimi capelli biondi. O _nuovo -miracolo gentile_! Era un angiolo, un viso bianco e puro di Margherita, -con due grandi occhi innocenti e un sorriso da pargolo che sogna gli -splendori del paradiso. Ma aveva bisogno d'una mano di vernice perchè -gli aveva sciupato una guancia un colpo di trombone dei briganti in un -assalto dato alla sua casa tre anni innanzi. E continuai a scoperchiare -teste, e vidi facce così superlativamente buffe che mi fecero -scoppiare in una risata, visi d'una gravità da Presidenti di Corte -di Cassazione, musi incartapecoriti d'usurai senza viscere, grinte di -megere furibonde, _rictus_ di Gymplaines e di Calibani, ceffi da Corti -dei miracoli e da galera, frontespizi di bricconi così insolenti, così -cinici e odiosi da spendere volentieri qualche franco, come dice il -_sor Camola_, per pagare il piacere _de dagh una martelada_. E anche -dei visi di uomini onesti e simpatici; ma quegli altri erano i più -anche là, come nel mondo. - - * - -Ma proseguiamo. Se tu, piccolo lettore, penetrassi dietro a quelle -scene vedresti ben altre maraviglie. Ce n'è una a ogni passo: -locomotive di strada ferrata che potrebbero far servizio negli -imperi di Blefuscu e di Liliput, carrozze di gala da piccole fate, -batterie di cannoni che sembrano uscite dalla vetrina dei modelli -dell'Armeria reale, piccoli sofà e seggioloni di velluto, con le -gambe e le spalliere scolpite, con rilievi di vero bronzo e candelabri -che, salvo la grandezza, starebbero bene sopra una mensa di principi; -poichè i fratelli Lupi vogliono la riproduzione del vero, anche nelle -cose minime, più esatta assai di quanto sia richiesto dall'effetto -teatrale e dai più difficili spettatori; e ciò non per altro che per -amor dell'arte, per ambizione, direi quasi, della coscienza, come quei -raffinati che mettono il lusso anche nelle cose che non si vedono. -Nè tutto è qui: ecco una flotta di corazzate con le artiglierie, di -piroscafi coi passeggieri, di bastimenti mercantili col carico, di -barche d'ogni forma coi rematori: quanto occorre per rappresentare -splendidamente la gran festa d'inaugurazione del canale di Suez. Ecco -un castello che si sfascia a pezzo a pezzo sotto le percosse degli -arieti o rovina tutto di un colpo, allo scoppiar d'una mina, come per -un crollo di terremoto. Ecco cavalli che scalpitano e s'impennano, -elefanti che mulinano la proboscide, leoni che squassano la giubba, -scimmie che s'arrampicano su per gli alberi come scimmie vive, serpenti -che strisciano e si rizzano sulla coda da metterti i brividi. Cerca -con la fantasia quanto puoi desiderare di più prezioso per regalo -di capo d'anno e lo troverai qui più grande e più seducente di come -l'immagini. E qui puoi anche vedere con che ingegnosa industria di -fili a una marionetta è fatto levare il portamonete dalla tasca interna -del soprabito con un gesto spocchioso di figliuol prodigo, a un'altra -cavar la spada dal fodero con la vivace eleganza d'un ufficialetto di -cavalleria, a una terza spegnere una lampada con l'apparenza ch'essa -sia spenta dal suo soffio: una delle prodezze marionettistiche più -freneticamente applaudite. E ti puoi anche fare un'idea dell'attenzione -e della destrezza che si richiedono per fare con garbo tutti quei -movimenti delle gambe, delle braccia, del capo, degli occhi, della -bocca; per evitare quei mille accidenti, così facili, di fili che -s'imbrogliano, di vestiti che s'impigliano, d'ingombri, di contrattempi -e di cozzi, dei quali basta uno solo a mandar a male una scena od un -quadro; per guardarsi, in mezzo ad attori di natura così accensibile, -a un tal cumulo di tela, di legno e di carta, a tanto fuoco di lumi, -di razzi, di lampi, d'esplosioni e di fiammate, da una svista, da una -distrazione momentanea che muterebbe a un tratto tutto quel palazzo -magico in un falò spaventoso. Vedi quanta fatica, quante cure costa a -chi ti diverte quello spettacolo che forse tu credi sia anche per loro -uno spasso; vedi che ardua cosa è il governare anche il più facile dei -popoli, un popolo che non mangia e non parla. - - * - -Ma visitando l'interno del piccolo teatro, o piccolo lettore, avresti -anche molte delusioni; le quali, per altro, ti sarebbero compensate da -una più viva ammirazione dell'ingegno e dell'arte con cui le illusioni -ti sono prodotte. Vedi, per esempio: quei cavalieri e quelle dame in -gran gala che nel _Napoleone a Mosca_ ballano con ebbrezza spensierata -in fondo a un salone del Kremlino già morso ai fianchi dall'incendio, -e che ti fecero un effetto così fantastico, non ballano: sono fantocci -tutti d'un pezzo confitti in un disco invisibile che gira come la -ruota d'un arcolaio. Quelle contraddanze così intricate e precise -di zingarelle e di moretti, che ti paiono richieder l'opera di cento -mani, non sono che il movimento d'una delle così dette scalette, un -apparecchio contrattile di regoli di legno, su cui è piantato il corpo -di ballo, maneggiato da due mani sole. Quelle ballerine innumerevoli -che ne _La coda del gatto_ scendono sul palco come un'onda umana -inesauribile, e che ti strapparono un grido d'ammirazione, non son -che una cinquantina di bambole infitte in un tamburo rotante, il quale -te le ripresenta continuamente, come uno scrittore povero le medesime -frasi e le medesime immagini da un capo all'altro del libro. E anche -quella calata dei mille lumi dell'esercito abissino sopra Amba-Alagi, -che ti scosse quasi come la vista della realtà, non è che l'effetto -di un moccolo acceso fatto passare dietro a uno scenario bucherellato -come un crivello. E non son più vere le belle cascate d'acqua, che -ti fanno batter le mani dall'allegrezza: sono cascate di sabbia -bianca mista con pezzetti di cristallo, che un apparecchio raccoglie -e rimanda in secchielli alla sorgente, senza disperderne un grano. E -quel tuono così bene imitato che par che venga dal cielo e t'incute -quasi sgomento, ahimè! non è che un rumore di ciottoli cascanti dentro -a un cassone, mossi dalla stessa mano che produce il sibilo del vento -nella foresta per mezzo d'una confricazione di grossi fili di ferro. -E quel mare azzurro, in fine, quel bel mare ondeggiante, che ti pare -debba soverchiare da un momento all'altro le sponde e irrompere nella -platea, non è che un saliscendi di pezzi di legno congiunti a cerniera -che scote dietro le quinte un ragazzo della tua età, il piccolo -Edmondo Lupi; il quale comincia la sua carriera _facendo le onde_ e -rappresentando il _Colosso di Rodi_ nelle _Sette meraviglie del mondo_, -come la cominciarono suo padre e suo nonno, e come la comincieranno, è -da sperare, i suoi figliuoli. Ma tu, buon ragazzo, non isvelar questi -segreti ai tuoi compagni, perchè a questo mondo, vedi, non bisogna -togliere alla gente che le illusioni pericolose: strapparle quelle -che, senza danno, ci fanno più belle le cose e più vive le commozioni -piacevoli, è una brutalità, come sciupare i fiori. - - * - -I grandi, però, anche conoscendo quegli inganni, non si diverton -meno dei piccoli che gl'ignorano; e i grandi sono la maggior parte -del pubblico. È improprio, in fatti, chiamar teatro dei bambini il -teatro Lupi, nel quale, fuor che i giorni di festa, otto su dieci -spettatori sono adulti. E un buon numero di questi, uomini maturi e -vecchi, e anche gente colta, sono frequentatori assidui. Per effetto -di quali vicende, di quali rivolgimenti psichici si saranno ridotti -al teatro delle marionette? In molti, senza dubbio, non è altra causa -che la semplicità dell'animo; ma in altri dev'essere una castrazione -volontaria della fantasia, desiderosa di diletto, ma amante della -quiete; una repugnanza, nata da un'esperienza amara della vita, alla -rappresentazione troppo verosimile delle miserie e dei dolori umani, -quale si fa nel teatro vero; un ritornare indietro di proposito, un -rifugiarsi nel mondo della fanciullezza per sazietà o per aborrimento -di quello degli uomini; e c'è forse in loro una stretta corrispondenza -fra la passione per le marionette e l'indole delle letture preferite e -di tutti gli altri passatempi: son forse di quei signori che passano -ore ed ore, sui sedili dei giardini pubblici, a veder giocare i -bambini. Ma è singolare come questi bambini con la barba non cerchino -soltanto in quel teatro una ricreazione amena, come prediligano anzi i -drammoni di grande effetto, e brontolino alle commediole e alle farse, -giudicandole quasi una degradazione dell'arte, e paragonino e discutano -quelle produzioni come drammi del Dumas e del Sardou, e propongano -perfino dei soggetti ai fratelli Lupi con lunghe lettere esortatorie. -E bisogna vedere con che serietà assistono allo spettacolo, come -s'impazientano agli applausi e alle risa intempestive dei ragazzi che -turbano la rappresentazione, e con che sdegno zittiscono gli sbadati -che lascian cascare la canna, come se rompessero una frase dello -Shakespeare in bocca a Tommaso Salvini. A vederli, ci vien sulle labbra -un sorriso di pietà; ma a pensarci bene, non è questo il senso che ci -dovrebbero ispirare. Che uomini i quali hanno vissuto più d'un mezzo -secolo, lottato, sofferto, visto mille casi strani e terribili; e che -hanno ancora passioni, dolori, cure gravi, possano prestar per tre -ore alla conversazione di dieci pupi di legno un'attenzione che non -presterebbero alla disputa d'un Consiglio di ministri intorno agli -interessi più vitali dello Stato, non ci dovrebbe destar piuttosto, -confortandoci, un sentimento d'ammirazione per la miracolosa facoltà -che ha la natura umana d'illudersi, di dimenticare, di consolarsi con -dei fantasmi e dei sogni delle sue miserie infinite? - - * - -Le sere dei giorni feriali la sala non ha un aspetto diverso da quello -degli altri teatri. Per vederla nella singolarità della sua bellezza -bisogna andare alla rappresentazione diurna della domenica, quando -centinaia di ragazzi e di bambini riempiono le sedie e le panche e -formano in platea e nei palchetti come tanti mazzi, ghirlande, aiuole -di teste bionde, e la varietà dei colori chiari e vivi dei vestiti le -dà l'apparenza d'una sala infiorata e imbandierata per una festa. Anche -prima che s'alzi il sipario v'è in quella piccola folla oricrinita -l'agitazione, il rimescolìo d'una gabbiata d'uccelli digiuni al -momento che si mette il panico nelle cassette. Gli uni son seduti, -altri inginocchiati, altri ritti sulle panche o sulle ginocchia delle -mamme o delle cameriere, o appoggiati coi gomiti alle sedie davanti, -pigiati nei palchetti in doppia, triplice fila di teste, che fanno -scala, le più alte col mento posato sulle teste più basse, e queste -col mento sul parapetto, come disposte da un fotografo per il ritratto. -All'alzarsi del sipario, si può dire che cominciano due spettacoli. È -delizioso, durante una scena spettacolosa, vedere tutti quegli occhi -spalancati come a un'apparizione dell'altro mondo, quelle espressioni -di stupore altissimo, in cui pare sospesa la vita, quelle piccole -bocche aperte in forma di O, di anelli e di semicircoli, quelle piccole -fronti nivee corrugate come per uno sforzo profondo di cogitazione -filosofica, che si riscotono poi bruscamente come al destarsi da un -sogno. Poi, tutt'a un tratto, a una scena comica, a una risposta o a un -atto buffo d'un personaggio, file intere di corpicini si torcono dal -ridere, schiere di teste si arrovesciano indietro, scrollando matasse -di riccioli, scoprendo i piccoli colli bianchi, schiudendo le bocchine -come scrignetti rossi pieni di perle minute, e nell'impeto della gioia -alcuni abbracciano il fratello o la sorella, altri si abbandonano -fra le braccia della mamma, e molti dei più piccoli si buttano sulla -sedia con le gambe all'aria, mostrando innocentemente la biancheria -più segreta. E vedere come nel rapimento dell'ammirazione respingono -furiosamente il fazzoletto importuno che cerca il loro nasino o -ammollano una ceffata senza prefazione a chi para loro la vista del -palcoscenico. Sono trecento paia di mani che applaudono con tutte le -forze e non fanno fra tutte lo strepito di quattro mani virili: par di -vedere e di sentire il frullo di centinaia di alette rosate, rattenute -da altrettanti fili alle panche. E vi sono anche gli spettatori -indifferenti, i ghiottoni piccolissimi che non voltano il viso verso il -palco se non quando sentono delle fucilate; ma per riattaccarlo subito -alla poppa con un giro risoluto del capo, come dicendo: — Corbellerie! -Io ci ho di meglio! — Ma al rumor delle fucilate altri si spaventano e -strillano, a certe scene tragiche qualcuno scoppia in pianto e tende le -braccia verso l'uscita, ed altri, più forti, non piangono, ma, celando -il viso in seno alla mamma, guardano il restante della scena con un -occhio solo. E le esclamazioni ammirative e entusiastiche, è una gioia -a sentirle. Allo scoprirsi improvviso di certi quadri, all'apparire di -certi agnelli o asinelli o porcellini che paion vivi, sono scoppi di -_oh!_, lunghi mormorii di maraviglia, a cui tien dietro quasi sempre -qualche esclamazione solitaria d'una vocina sottile, che risuona nel -silenzio come un vagito in una chiesa, un: — _Ah com'è bello!_ — che -prorompe d'infondo all'anima, che esprime una pienezza di contento, -una beatitudine celeste. Ma è sempre Gianduia quello che produce -gli effetti più grandi. Son qualche volta accessi di riso convulso, -cori di singhiozzi e di trilli, risate acute, cantanti, prolungate, -inestinguibili, che fanno voltar tutti gli adulti, col viso sorridente, -verso le panche, come se gli attori fossero saltati dal palco nella -platea, e che quando si smorzano in modo da lasciar riprender la parola -alla famiglia Lupi, lasciano ancora qua e là qualche strascico sonoro, -qualche piccino piegato in due, che non può smettere nè frenarsi, che -col capo chino e col viso nelle mani seguita a ridere e a ridere, -perdendo le lacrime e la saliva, sfinito; ma non acquietato nè da -rimproveri nè da carezze, inebbriato e soffocato dal proprio riso, non -ridotto al silenzio che quando la mamma gli mette un braccio intorno al -collo e gli preme la pezzuola sulla bocca. - - * - -Sentii una volta uno di questi scoppi di allegrezza, anzi un seguito -di scoppi, quasi senza interruzione, dal palcoscenico, dove, giungendo -a traverso la tela, affiochiti e confusi come se venissero di lontano, -fanno un effetto insolito, vanno anche più diritti al cuore che a -sentirli dalla sala. Pareva di udire un suono di cascatelle d'acqua, -il canto di mille uccelli in un bosco, e ogni scroscio di risa finiva -in un lungo sospiro di voluttà, simile al mormorio d'una onda larga e -lenta che viene a morir sulla riva. Si rappresentava _L'ultima notte -dell'anno_. Era un successo così straordinario che gli stessi fratelli -Lupi e i figliuoli, curvati sull'appoggiatoio, costretti ogni momento a -interrompere la recitazione, mostravano nei visi accesi e sudanti una -viva compiacenza dell'opera loro. Ed io pensavo, guardandoli, quanti -ragazzi e bambini essi avevano divertiti e commossi, quanti piccoli -dolori avevano consolati; pensavo quanto migliaia di piccole creature, -grazie a loro, s'erano svegliate la mattina d'un giorno di festa -gettando un'esclamazione di contentezza: — È quest'oggi! — e immaginavo -i tanti scolaretti poveri che avevano studiato per un pezzo fino a -notte avanzata per guadagnar la medaglia che dà l'entrata gratuita, e -vedevo i tanti visetti smagriti d'infermi che s'erano illuminati d'un -sorriso alla promessa d'esser condotti a quel teatro. E, pensando a -questo, l'opera loro m'appariva in un aspetto così gentile, la loro -famiglia in una luce così amabile! Non pensavo più che anche per essi -il primo scopo del lavoro era la vita, non vedevo più in loro che dei -benefattori della fanciullezza. Mi pareva che i due fratelli Luigi -avessero qualche cosa di paterno per quella grande famiglia rumorosa -che sentivo e non vedevo, e guardando quelle due belle ragazze, -inginocchiate in alto, mentre agitavano i fili con atti graziosi, rosse -nel viso come se le riscaldasse l'alito dei loro piccoli spettatori, -mi compiacevo a far passare col pensiero sui loro capelli tutte quelle -manine bianche che applaudivano e sulla loro fronte tutte quelle bocche -vermiglie che ridevano. Oh quelle risa argentine, quel riso fresco -e beato, la più dolce delle musiche della terra, quel riso che ci fa -rivivere nell'infanzia e rivedere il volto di nostra madre giovane, -quel riso che dice innocenza e speranza, ignoranza della vita e gioia -di vivere, che si diffonde intorno nelle anime come una virtù feconda e -consolatrice, sia benedetto chi lo ride e ringraziato chi lo desta. - - - - -GENTE MINIMA - - - - -GREMBIULINI BIANCHI. - - -Erano dieci anni che non vedevo più un asilo infantile. Mi ricevette -la direttrice, una monaca sui quarant'anni, di persona esile, col viso -scolorito e gli occhi chiari, d'una espressione giovanile e dolcissima. -Mi fece entrare in una vasta scuola, dov'eran raccolti trecento fra -bambine e bambini in lunghi ordini di banchi, messi a gradinata, -in modo che s'abbracciavano tutti con uno sguardo. Avevan tutti un -grembiule bianco, pulitissimo; erano quasi tutti biondi. Entrava una -luce viva per tre grandi porte vetrate. Era una bellezza da innamorare -l'aspetto di quelle trecento piccole creature, strette le une alle -altre come gli uccelletti sulle bacchette delle gabbie, e disposte -come i fiori nei tepidari, a file sopra file, ciascuna delle quali -presentava come tre striscie di colori, il bianco dei grembiulini, il -rosa dei visi e l'oro dei capelli. Si capiva, davanti a quel quadro, -come la mente umana non abbia potuto raffigurarsi il paradiso senza -bimbi. A un certo momento, la direttrice disse uno scherzo, e io vidi -aprirsi trecento bocciuoli di fiori rossi e brillarvi dentro migliaia -di perle bianche. - - * - -Ero arrivato poco prima dell'ora della colazione. Uscirono tutti a -due a due, guidati da tre maestre monache e da una laica, ed entrarono -in tre stanze nude; una delle quali, la più ampia, fu occupata dalle -“signorine„ l'altre dai “giovanotti„. Tutt'intorno erano appesi alle -pareti i canestrini rotondi, che avevan portati da casa col loro -becchime per la mattina, e fui maravigliato della rapidità con cui le -monache li distribuirono, senza leggere i nomi sulle piastrine, e senza -fare uno sbaglio, come se fosse dipinto sopra ogni canestro il ritratto -del proprietario. In pochi secondi furono tutti serviti. E allora -cominciò lo spettacolo sempre nuovo e sempre bello dei mangia panini a -tradimento. - -Si misero a sedere, parte su panchettine, lungo le pareti, parte -sull'impiantito, a file e a cerchi, che davan l'immagine di corone e -di spalliere fiorite d'un'aiuola. Ma non tutti: c'eran dei piccoli -“Taddei„ che, volendo fare il loro manducamento in santa pace, si -cercavano un posto solitario; ed era ameno il vedere gli apparecchi -minuziosi e lenti che facevano alcuni, con la serietà di vecchi -gastronomi, come per un pasto che dovesse durare tre ore. Altri, -spiriti contemplativi, stavano col canestrino chiuso fra le ginocchia, -guardando per aria, col pensiero chi sa dove, e bisognava che le -maestre li eccitassero a mangiare, agitando il bocconcino davanti -alla bocca ritrosa, come si fa coi passerotti di nido. Le femmine, -mangiando, cinguettavano; i maschi, più placidi, sgranocchiavano in -silenzio: in una delle stanze occupate da questi sgranocchiatori -non si sentiva una voce, tanto che, stando all'uscio, credevo che -non ci fosse nessuno, e mi stupii, voltandomi, di veder là dentro -quaranta ganascine al lavoro. Tutti quelli che avevan nel canestro -qualche cosa di dolce, mangiavano prima tutto il dolce, rimanendo -poi a pane asciutto; come fanno spesso, in altre cose della vita, -anche i grandi. Le maestre vigilavano perchè questi privilegiati non -facessero dei contratti birboni coi loro compagni, poichè accadeva -sovente, mi dissero, che per un pezzettino minuscolo di cioccolata o -di confetto alcuni dessero allegramente tutte le loro provvigioni, con -la giunta d'un bacio di gratitudine. Parecchi, invece di mangiare, si -facevano del cibo un balocco. Una bimba, che aveva un bocconcino di -carne in salsa dentro una ciotola, pestò nella salsa il formaggio, il -biscottino e le ciliege, e ne fece con molta cura una pasta d'un solo -colore, che poi si mise a leccare col raccoglimento di chi assapora -una ghiottoneria sopraffina, dando ogni tanto in una esclamazione di -piacere. Vedendo un bambino che faceva correre sull'impiantito una -pallottola, domandai a una maestra se fossero permessi i giocattoli: -quella guardò ed accorse subito, esclamando: — Ah! che porcellino! — La -pallottola era un rosso d'ovo sodo, annerito dalla polvere: il bimbo -si scusò, dicendo che l'avrebbe mangiato dopo. Ammirai la prodigalità -con cui le bambine che avevano una colazione abbondante ne facevan -parte alle compagne mal provvedute: ad alcune le monache dovevano -far riprendere quello che avevan dato perchè non rimanessero affatto -digiune. Di tratto in tratto se n'alzava una e correva ad offrire un -pinocchio o un acino d'uva secca o una ciliegia alla direttrice; la -quale accettava ogni cosa ringraziando, ma per render tutto un minuto -dopo; e le donatrici accettavano la roba resa con una compiacenza così -manifesta da far capire che avevan fatto il regalo _pro forma_, con -la certezza di rientrar nel proprio. Una bambina stava mangiando un -pezzetto di carne in umido: una monaca le domandò: — Con che cosa è -fatta codesta carne? — Quella intese che domandasse di che cosa fosse -fatta, e dopo un momento di riflessione rispose: — _La carne è fatta di -sangue._ — A un'altra che aveva un pezzetto di frittata, la direttrice -domandò: — Chi t'ha fatto quella frittata? — E la bimba, come avrebbe -nominato una persona celebre, che tutti dovessero conoscere, rispose: -— _Pinota_ (Giuseppina). — Chi sarà stata questa Pinota? Non ci fu -modo di farglielo dire: parve che fosse offesa dalla nostra ignoranza -nel suo sentimento d'alterezza di famiglia. C'era una sola bimba, alla -quale si permetteva di portare all'asilo una piccola boccetta di vino -annacquato, perchè era convalescente. Io la colsi sul fatto mentre ne -dava da bere un sorso, di nascosto, a una compagna più piccina di lei, -dicendole con gravità materna: — _Tira giù, che ti rinforza._ - - * - -Via via che finivan di mangiare venivano intorno alla direttrice, che -rivolgeva a tutte delle interrogazioni, con molto acume e molto garbo, -per esercitarle a discorrere. Ma era oppressa dalle loro carezze. Si -vedeva che l'adoravano. Sei o sette bimbe le stavano appiccicate ai -panni, con le guancie strette alla sua vita, facendole così una cintura -di testine bionde, che confondevano le capigliature, e la costringevano -a tener le braccia levate, e le impedivano di muoversi; e tutte le -altre tendevano verso di lei le manine aperte somiglianti a grandi -margherite agitate dal vento. Un quadro incantevole quella monaca dal -viso pallido e dal vestito nero, baciata da tutta quella fanciullezza -rosata e bianca, che le faceva salire al viso la fiamma dell'amor -materno, più vermiglia e più bella che non possa apparire in viso a -una mamma vera. Una delle più graziose bambine che l'abbracciavano -mi parve, dal rossore della palpebra, che avesse un occhio malato: -seppi poi che quell'occhio era di vetro; ma che in un anno da che essa -veniva all'asilo nessuna delle sue compagne se n'era accorta, e che -le maestre badavano attentamente a prevenire tra lei e l'altre ogni -gioco che potesse far scoprire il segreto. Vidi un bambino bellissimo, -di famiglia povera, che aveva una grande capigliatura dorata e -arricciolata, e domandai perchè facesse eccezione quello solo alla -regola dei capelli corti per i maschi. Mi rispose la direttrice che -quando aveva detto alla mamma di farlo rapare, questa s'era battuta la -mano sulla fronte e aveva esclamato: — Oh povera me! — con un accento -di così profondo dolore, che a lei era mancato il coraggio d'insistere. -Poi mi furono presentate tre sorelline brune e pallide, dall'aria -triste: una di cinque anni, le altre due gemelle, di tre anni e mezzo. -Avevan perduto la madre da pochi mesi. A tutte tre s'era fatto credere -ch'essa era partita per un lungo viaggio; ma che sarebbe ritornata. Un -mese dopo, vedendo la bambina maggiore sempre addolorata, la direttrice -le aveva detto: — Fatti animo: vedi le tue sorelline, che giuocano con -le compagne. — Ed essa aveva risposto: — Ma è perchè le mie sorelle, -che son piccole, non capiscono ancora che cosa vuol dire aver la mamma -lontana. — Lei, poveretta, credeva di capire, e l'aspettava! - - * - -Uscirono tutti a due a due, prima i più grandi e poi i più piccoli, e -fecero parecchi giri per il cortile, in processione. Mi fermai in uno -dei punti dove svoltavano, per vederli sfilare. Quante forme diverse di -testine e di pettinature, quante espressioni variate di sguardo e di -sorriso! Alcuni mi sorridevano con un'aria di famigliarità scherzosa, -come se fossimo stretti amici da un anno. I bimbi salutavano mettendo -la mano tesa contro la fronte, le bimbe facendo un piccolo inchino -brusco del capo, come se ricevessero l'una dopo l'altra da una mano -invisibile una pacchina sulla nuca. Quando carezzavo il capo o prendevo -la mano ad uno, cinque o sei mi porgevano la manina o la zucchetta, -e tutti gli accarezzati, quando mi ripassavano davanti dopo fatto il -giro, domandavano la carezza un'altra volta. Qualcuno usciva dalle -file per venirmi ad afferrare la mano o il braccio, e vi posava su -il viso, e non si voleva più staccare. A momenti ne passava come -un'ondata, tutti belli e biondi della stessa sfumatura, come se fossero -stati scelti e messi insieme per far bellezza. Molti portavano il -nome trapunto in grandi caratteri sulla cintura o inciso sui fermagli -metallici, come colli viventi da spedirsi per la strada ferrata; e mi -fu detto che alcuni di questi, dimandati del loro nome, per non darsi -la noia di rispondere, indicavano col dito la propria pancia. Le bimbe, -per la maggior parte, eran più pulite: alcune s'arrestavano qua e là -per spolverarsi il grembiule o il vestito: cosa che i maschietti non -facevano mai. Fra le une e gli altri notai molti visi seri, ma d'una -serietà singolare, come di persone grandi occupate da pensieri gravi. -Alle volte ne passavano parecchi in un gruppo, che mi guardavan tutti -con la coda dell'occhio, senza alzar la testa, sorridendo furtivamente, -come per farmi un segno d'intelligenza di nascosto alla direttrice. -Uno dei bimbi più piccoli usci correndo dalla schiera, mi si venne a -piantar dinanzi, si tirò su a due mani il grembiale e il vestito, come -davanti a un medico, e stette guardandomi: io non capivo: la direttrice -m'illuminò: voleva che guardassi le sue calze nuove. Eran due giorni -che, per quella vanità, ogni momento, senza badare al sesso degli -spettatori, alzava il sipario. - - * - -La processione si sciolse sotto un porticato, dove cominciò la -“ricreazione„. Chiudendo gli occhi, avrei creduto di trovarmi in un -bosco dove cantassero mille uccelli e mille fontane. Dalla parte delle -bimbe c'era meno rimescolìo e meno strepito; dall'altra si vedevano -girare e saltare le teste come le palline di midollo di sambuco nella -danza elettrica. Nacque qualche litigio, subito sedato. Domandai a una -monaca se si picchiassero spesso. Dopo una breve esitazione, mi rispose -di sì, sorridendo, e soggiunse: — I bimbi, per solito, danno dei pugni; -le bimbe usano già le unghie. — Che fine sale satirico in quel _già_, -detto da una monaca! - -Una bimba venne a mostrare alla direttrice un ditino graffiato. -Questa chiamò la gatta avversaria e le ordinò di baciare la compagna. -Non scorderò mai il sorrisetto finissimamente femmineo con cui la -colpevole, ancora indispettita, accolse il comando, nè il bacio rapido -e secco, un vero bacio di ribelle, che diede alla compagna, voltandole -quasi ad un punto le spalle, come un automa girante sopra sè stesso. — -Una panca segnava il confine fra i due sessi. Una bambina di tre anni -lo passò, ed entrò fra i maschi. Uno di questi, della stessa età, le -si piantò davanti con un'impostatura di padre guardiano, e fissandola -negli occhi, le disse con voce burbera: — Che fai tu qui? Non è il -tuo posto.... _fila!_ — Domandai alla direttrice se tutte le bimbe -sconfinanti fossero ricevute con quella forma di galanteria. — No, — -rispose sorridendo; — _va a simpatie_. — Del resto, c'è anche fra di -loro spirito di gentilezza. I nuovi entrati, per esempio, e in specie i -più piccoli, sono ben ricevuti da tutti; ai convalescenti che rientrano -tutti fanno festa; non c'è uno sciancato o un malaticcio che non -trovi qualche piccolo protettore. Provai a rivolgere qualche domanda a -qualcuno; ma a me non osavano rispondere: rispondevano alla direttrice, -e bisognava ch'io mettessi l'orecchio alla loro bocca per raccogliere -il filo tenuissimo di voce che ne usciva a stento. Ma un momento -dopo, da quella stessa bocca lasciata libera uscivano degli squilli di -trombetta da passare i timpani. Domandai a una bambina piccolissima -dove stesse di casa. La bambina, che stava rivolta verso il cortile, -appuntò davanti a sè un ditino microscopico, che invece di indicare -una qualunque parte di Torino pareva che accennasse a un bottone del -mio vestito, e rispose con voce appena intelligibile: — _Giù di lì._ -— L'informazione è precisa, — mi disse ridendo una monaca; — lei può -trovar la casa a occhi chiusi. - - * - -Tra il diletto che mi davano i bambini e l'ammirazione che mi destava -la direttrice non saprei dire quale fosse il sentimento più vivo. Essa -parlava con me; ma aveva l'occhio a tutti e a tutto; non le sfuggiva, -in mezzo a quella folla agitata e rumorosa, nè una voce di lamento -nè una mossa scomposta; di tutti sapeva il nome e la condizione di -famiglia; non diceva una parola ad alcuno che non avesse uno scopo -d'insegnamento; era dolce e grave, affabile e ferma ad un tempo; -parlava continuamente e pensava sempre. — Da ogni bambino — mi diceva -— imparo ogni giorno qualche cosa. — Io credevo d'aver fatto molte -osservazioni sulla fanciullezza; ma non una gliene potei dire, ch'ella -non avesse già fatta, e me ne disse cento, che mi riuscirono nuove e -che mi parvero acutissime. Benchè monaca, come conosceva, o meglio -come capiva il mondo! E la sua bontà era più ammirabile perchè non -si fondava sopra le liete illusioni che addolciscono l'animo; ma era -fortificata appunto da quella cognizione della tristizia umana, che -in tanti altri cuori la scema. Aveva spesso occasione di andar nelle -case dei suoi bimbi poveri, e mi diceva, mettendosi una mano sulla -fronte: — Che cosa ci si vede, alle volte! Come si capisce che tante -povere creature non hanno alcuna colpa di esser malvagie! Come si -diventa indulgenti! — Ma la serenità che le veniva dalla coscienza -della sua vita operosa e benefica non la lasciava insistere in alcun -triste pensiero. Essa interruppe il discorso triste per accennarmi -con un sorriso una bambina di quattro anni, di mente molto sveglia -e di carattere un po' difficile, la quale, pochi giorni prima, aveva -fatto una amenissima ammonizione alla mamma. Questa, una mattina che -la sua figliuola aveva fatto le bizze in casa, s'era raccomandata -alla direttrice perchè, senza accennare a lei, raccontasse il caso in -iscuola e desse un avvertimento generale che giovasse alla colpevole. E -la bimba, ritornata a casa la sera, aveva detto alla madre, fissandola -con due occhi scrutatori e tentennando il capo: — Stamani la direttrice -ha raccontato un caso che pareva proprio quello avvenuto fra me e -te.... Non vorrei che _qualcuno_ avesse parlato.... Ma se vengo a -scoprire! - - * - -Dopo la ricreazione, rientrarono tutti nella scuola, in quei banchi -disposti a scala, che presentavano la piccola scolaresca come affollata -sulla gradinata d'un tempio. La direttrice, con una voce armoniosa e -modulata mirabilmente, intonò un canto che diceva con molta proprietà -ed efficacia di termini tutti gli usi e le virtù della mano. I -bambini fecero coro, prima con un po' di titubanza, poi con un accordo -straordinario per l'età loro. Al canto era accompagnata la mimica e -la ginnastica. Ora alzavan le braccia agitando le mani, e pareva di -veder per aria trecento “rondinelle della vergine„, che battessero -le ali, rattenute ai banchi da altrettanti fili; ora s'inchinavan -tutti da una parte come i fiori di un'aiuola sotto un soffio di -vento; ora si pigliavan per mano, intrecciando le braccia, in modo -da formare una sola ghirlanda da un capo all'altro dei banchi; ora -posavan sui banchi la fronte, tutti a un punto, in atto di dormire, -e mettevano il desiderio di far correre la bocca su quelle file -di testine come la mano sopra una tastiera. E si sentivano in quel -canto note di usignuoli, suoni di violino e di flauto, tintinnii di -campanelli, mormorii di rigagnoli e sospiri di vento fra gli alberi, -e certe smorzature prolungate (corrispondenti a un'incertezza o -all'aspettazione d'un suggerimento della direttrice) d'una soavità e -d'una grazia da non parer suoni di voci umane. Una giornata intera -sarei stato là a vederli e a sentirli. Via via che procedevano nel -canto, non perdendo mai d'occhio il viso e il gesto della direttrice, -s'eccitavano e si accaloravano, e la buona monaca pure s'eccitava: -le sue guancie smagrite si facevano color rosa, i suoi occhi chiari -splendevano, la sua bella voce vibrava, le sue mani sottili tagliavan -l'aria con gesti larghi e vigorosi, tutto il suo corpo esile fremeva -come quello d'una giovane poetessa ispirata. E quanta poesia spirava -in lei, e intorno a lei, da tutti quei visi fiorenti, da tutta quella -innocenza, dal misterioso avvenire che aleggiava intorno a quelle -trecento fronti serene, dalla beata gioia di vivere che si espandeva -in quelle trecento voci argentine, fra le pareti bianche di quella -scuola inondata di luce e di armonia! O benedetti bambini, seminatori -eterni di speranza! Noi possiamo ben credere, quando non vi vediamo, -che un giorno sarete tormentati voi pure dalle tristi passioni che -ci tormentano, e macchiati degli stessi vizi e delle stesse colpe; -ma quando ci state dinanzi in una scuola, quando guardiamo le vostre -fronti non velate d'un'ombra, i vostri occhi in cui non brilla un -pensiero che dobbiate nascondere e le vostre bocche da cui non è uscita -ancora una parola d'odio, allora l'illusione che sarete migliori di noi -ci rinasce irresistibilmente nell'animo; ed è questa cara illusione, -è questa santa speranza, rinascente in ogni padre con ogni nuovo -figliuolo e nella umanità ad ogni nuova generazione, quella che più -fortemente ci aiuta a vivere e ci impedisce d'intristire. - - * - -Osservando la direttrice mentre cantava coi bambini, mi ricordai d'aver -inteso dire da qualche visitatore di quell'asilo ch'ella s'affaticava -senza alcun riguardo alla propria salute, e anche nell'eccitazione di -quel momento il suo aspetto confermava quel giudizio. Io glielo dissi, -uscendo, dopo averle espresso con parole riverenti la mia più viva -ammirazione. Essa sorrise con una leggiera espressione di tristezza, e -rispose con un gesto vago della mano, che voleva dire: — Che importa! -Spendo la vita per i bambini e morirò contenta. — Quando rimasi solo -sull'uscio, sentii che ritornava alla scuola correndo, per riguadagnare -qualche secondo del tempo che le avevo fatto perdere. Un minuto dopo, -infatti, mi raggiunse per la via il canto affiochito e dolce dei suoi -trecento figliuoli. - - - - -PERSONAGGI INFANTILI. - - -I. - -Cantavano, seduti tutti e duecento sopra sei lunghe file di panchetti -bassi, in modo che parevano accocolati sul pavimento e presentavan -l'aspetto, così fitti com'erano, d'una nidiata enorme di uccelli; i -quali, al mio entrar nel camerone, voltarono il becco tutti insieme, -rallentando il canto e mostrandomi duecento bocche aperte, come se -aspettassero l'imbeccata. Quando fui davanti a loro, accanto alla -direttrice, ebbi per un momento tutti quegli occhi addosso spalancati -e fissi; ma, con mio rammarico, riconobbi subito di non aver quello -sguardo affascinatore dei fanciulli, del quale certi ispettori si -vantano, perchè vidi che tutti quegli occhi non erano attirati dalla -virtù della mia pupilla, ma dal pomo d'argento della mia canna. -Che imprudenza! Se non avessi portato la canna non avrei perduto -l'illusione.... - -Stetti ascoltando un po' quel canto di bambini che mi fa ogni volta lo -stesso effetto quasi di stupore, come d'un canto che venga di lontano, -di fra le nuvole, da creature in cui rimanga la memoria, ma non più -il senso delle passioni umane, e che sempre mi si traduce agli occhi -nell'immagine d'un'alba limpida che imbianca una terra sconosciuta.... - -Poi andai intorno per osservare ad una ad una quella messe di teste -che, al primo sguardo, m'eran parse tutte compagne. Ah quando si dice: -il tipo regionale! In ogni folla di bambini è rappresentata l'umanità -intera. C'erano là teste di siciliani, di sardi, di tedeschi, di russi, -d'inglesi, di giapponesi, d'indiani; e più di piemontesi, certo; ma chi -le avrebbe riconosciute a Milano? E là pure, come in tutti gli asili -infantili, non c'era viso che non portasse qualche segno della lotta -quotidiana con gli uomini, con gli animali e con le cose: tracce di -graffiature umane o feline, lividi, ammaccature, scottature, gonfietti, -come se li avessero marcati a uno a uno per riconoscerli. E così quelle -voci, che parevan tutte eguali nel canto, come suonarono diverse quando -la direttrice fece alzare l'uno dopo l'altro a dire i numeri! Fu come -far correre la mano sopra una tastiera: una rapida manifestazione -d'animi e di temperamenti fisici distinti, che alla mia fantasia -trasformava istantaneamente quei bimbi negli uomini e nelle donne -avvenire, sospinti da mille disparate passioni per mille vie dolorose a -diversi destini, da cui rifuggiva il pensiero spaurito. - - -II. - -Era l'ora della ricreazione: tutti s'alzarono e si sparsero per il -camerone aspettando che smettesse di piovere per andar nel giardino. - -Allora cominciai a fare qualche “conoscenza„. - -Il primo fu un bimbo di poco più di cinque anni, figliolo d'un gasista, -un faccione pacato e serio di bimbo precoce che pensi agli affari di -casa. — Questo — mi disse una maestra — lo chiamammo _il papà_. — Era -un originale amabile, che aveva l'istinto della protezione dei piccoli -e del mantenimento dell'ordine pubblico. Quando un bambino piangeva -egli andava a consolarlo e ad asciugargli le lacrime strofinandogli il -viso con la sua pezzuola, che non sempre glielo puliva; denunciava alle -maestre i torti fatti a questo o a quello; quando nasceva una lite, -si cercava sempre lui come paciere. Ma il curioso, mi dissero, era -la gravità con cui compiva il suo ufficio, senz'alcuna dimostrazione -di tenerezza, consolando con buone ragioni, esortando con un certo -frasario pedagogico. Quando qualcuno l'andava avvertire che c'era in -qualche parte una vittima, egli diceva gravemente: — _Vado mi_ — e -s'avviava col passo e con l'aria d'una guardia civica chiamata a far -rispettare la legge. - -Mentre facevo i miei complimenti a questo brav'uomo me ne indicarono -un altro che passava, un musetto di topo, con due piccoli occhi -scintillanti e una bocca aguzza di ghiottone. — Questa è la gola più -lunga della compagnia — mi dissero — e uno scroccone di prima forza, -che si sfrega sempre intorno a quelli che hanno qualche cosa di buono -nel panierino. Quando lo vediamo seduto accanto a un altro bimbo, -non c'è da sbagliare: è certo che questo ha un boccone scelto. I ben -provvisti egli li conosce tutti, li trova al fiuto, e non bazzica che -con loro. Non può immaginare con che costanza li seguita, con che arte -li loda, li liscia e li serve, con che fine garbo di cortigiano riesce -a farsi dare la ghiottoneria su cui ha messo gli occhi, e con che -trovate astute, qualche volta, a pigliarsela. È capace di “lavorare„ -il suo uomo per una intera mattinata. Guardi: ora par cucito a quel -bambino col vestito verde: è sicuro che quello gli confidò d'aver nel -panierino qualche cosa di prelibato. — Infatti, una maestra ci andò a -guardare e ritornò dicendo: — Un pacchetto di zucchero biondo. Aspetti, -e lo vedrà all'opera all'ora della colazione. - -Quello che mi mostrarono dopo era uno dei bambini più strani ch'io -abbia mai conosciuto. Mi parve di vedere un uomo di quarant'anni -rimpicciolito: tutto faccia e pancia; un viso di buffone accorto, -che nel ridere strizzava un'occhio, e torceva la bocca da una parte, -corrugandosi tutto in un modo così lepido, con uno sguardo così -astutamente e comicamente canzonatorio, che quando mi fissò restai lì -stupito, sospettando che si burlasse di me. In verità se m'avesse detto -a chiare note: — Tal dei tali, ti conosco e non ti piglio sul serio, -— non mi avrebbe fatto una più strana impressione; tanto che arrestai -la mano già stesa a fargli una carezza e non mi riuscì di dirgli una -parola, parendomi che m'avrebbe risposto con una ghignata. Mi fece -l'effetto d'un nano burlone confuso per sbaglio con dei bambini. -E seguitava a guardarmi sorridendo a quel modo come se gli paressi -il frontespizio più buffo del mondo. Un caso singolarissimo, — più -apparente che reale, voglio credere, — di precocità di senso critico e -di malizia beffarda. - - -III. - -Con troppa presunzione mi volli provare ad argomentar dall'aspetto -d'alcuni le facoltà intellettuali e il carattere. Vedendo una bambina -con gli occhi neri e pieni di vita e di fisonomia mobilissima, espressi -a una maestra la mia ammirazione per la sua bellezza, e stavo per -soggiungere: — dev'essere intelligentissima — quando essa m'interruppe: -— sì, è una bella bimba; ma non capisce nulla. — Pensai che sbagliasse; -ma confermò. Proprio, la più dura di mente, forse, di tutto l'asilo; -anche nel parlare era addietro d'un anno da tutte le sue coetanee; una -lanternina graziosa, ma senza moccolo. Ed io registrai il mio primo -granchio. - -E subito dopo ne presi un altro. C'era un viso di madonnina, bianco e -dolcissimo, di quei visi che fanno dire alle donnicciole: — È una bimba -troppo buona, non farà vita lunga. — Questa dev'essere un angioletto, — -dissi alla maestra. — Un angioletto, costei? — mi rispose maravigliata. -— È un serpentino a sonagli che se ce ne fossero dieci compagne ci -sarebbe da perder la testa. - -Possibile! E voltandomi ad altre bambine che facevano cerchio: — Non è -vero, — domandai, — che questa ragazzina è buona? - -Tutte insieme scossero fortemente la testa in atto negativo. - -— E che cosa fa per non esser buona? - -Stettero un po' zitte, guardandosi a vicenda. Poi una disse -risolutamente: — Picchia. — E allora tutte le altre, preso animo, la -servirono di barba e di parrucca: - -— Graffia. - -— Strappa i capelli. - -— Tira calci. - -— Dà dei _titoli_. - -E come in una scarica di plotone c'è sempre il colpo che parte in -ritardo, dopo un breve silenzio ci fu una che soggiunse: — E morde -anche. - -E davanti a quel “plebiscito d'amore„ l'accusata restò sorridente, -girando sulle accusatrici il suo dolce sguardo di santerella, come se -le avessero fatto un panegirico. — O povero illuso, — dissi in cuor -mio, — che pretendi di legger nelle anime a traverso ai visi! Che -povera scienza è la tua! - -In quel punto attirò i miei occhi la testa grossissima e sformata d'un -ragazzo che mi mostrava le spalle, ed essendosi egli voltato nel punto -stesso, fui colpito, quasi con un senso di ribrezzo, dalla strana -rassomiglianza che presentava il suo viso con la faccia orribile messa -dal Lombroso sulla copertina del suo _Uomo delinquente_. Ma questa -volta non mi potevo ingannare. In quel viso mostruoso, che si stringeva -dal basso all'alto come un trapezio, sotto quella fronte bassissima, -irta di setole, dalla quale sporgevano due grandi orecchi che parevano -i manichi d'una pentola deforme, brillavano due occhi di grandezza -ineguale e sporgenti dall'orbita, ma così angelicamente buoni e -amorosi, che non ebbi l'ombra d'un dubbio quando la maestra, chiamatolo -e messagli una mano sul capo, mi disse: — Questo, vede, è un angelo; -la più dolce, la più cara creatura che sia stata qui da molti anni. — -Allungai la mano per prendergli il mento, e mi commosse, mi diede quasi -una stretta al cuore l'atto pronto con cui egli l'afferrò, come un -affamato afferra un pane, e la grazia affettuosa con cui se la mise sul -capo, chiudendo gli occhi, come per raccogliersi tutto nel sentimento -di quella carezza.... - - -IV. - -Cessata la pioggia, uscirono tutti nel giardino, dove vidi molte -scenette curiosissime. - -I maschi, riuniti in file di dieci o dodici, ciascuno con una mano -appoggiata sulla spalla di quello che lo precedeva, andavano e venivano -per i sentieri, pestando i piedi e cantando una strofetta. In un -angolo, lungo il muro, c'erano poche fragole che sarebbero state tutte -sulla palma della mano. Ogni volta che' una delle file cantanti passava -di là, tutti, come se obbedissero a un comando, voltavano il viso -verso quelle tentazioni porporine, rallentando il passo e smorzando -la voce, e seguitavano così col collo torto e con gli occhi rivolti -verso il frutto vietato, fin che lo perdevan di vista, come fa una -pattuglia di soldati quando passa davanti a una bella ragazza; e in -quel passaggio sfavillavano tutti i visi d'un desiderio così vivo, -che, a vederli, si ridestavano in me pure, come un vago ricordo, gli -stimoli antichi del palato infantile, e mi pareva di ringiovanire in -quel senso. Oh, gli asili infantili, che case di cura sarebbero per i -malati di disappetenza! Mentre quei cori giravano, si formavano qua -e là gruppi in ginocchio attorno a un bimbo o a una bimba che aveva -trovato una lumaca o un'ape o una pietruzza luccicante, corone di -teste rapate o capellute, chinate e strette, che non si vedeva più -un viso, veri mucchi di zucchine d'oro, come si vedono nei mercati -d'erbaggi, appiccicate le une alle altre in maniera che le maestre -le dovevan separare a forza perchè pigliassero un po' di respiro. E -intanto io ammiravo l'arte perfetta d'imitazione con cui certe bambine, -benchè di famiglia povera, facevano alle signore che si rendon visita: -— Venga avanti — Non la disturbo? — Ma si figuri! Faccia il favore -d'accomodarsi. — Era tanto tempo che desideravo di rivederla!... — -E mille riverenze da contraddanza e sorrisi di damine in solluchero. -E mentre da una parte seguiva questo scambio di cerimonie, vedevo di -sbieco dall'altra una piccola baruffa, non so se finta o vera, in cui -le “damine„ si ricambiavano con voci angeliche la parola del Cambronne -e si voltavan la schiena battendosi la manina sulle mele minuscole, con -un atto di disprezzo che, senza dubbio, avevano preso dal vero. - -Le mie osservazioni furono interrotte in quel momento dalle grida di -cinque o sei piccini che accorrevano ad annunciare alla direttrice, col -viso spaventato: — C'è un bambino che ha perduto un braccio! - -La direttrice corse a vedere. Era un bimbo, al quale la mamma, perchè -non movesse un braccio che s'era un po' forzato cadendo, gliel'aveva -stretto al busto con una fascia, di sotto alla giacchettina, di cui -ciondolava vuota la manica; e per questo gli s'era fatta intorno una -folla, che lo guardava e lo tastava, facendo mille commenti terribili. - - -V. - -La direttrice mi presentò varii altri personaggi notevoli dei due -sessi: prima una bambina bionda, piccolissima, che aveva tutto il capo -bianco di diavoletti, messile dalla mamma, per mandarla arricciolata -a una processione di non so che Santo che si doveva far la sera nel -sobborgo. Era una bambina celebre per un motto pronunciato un mese -innanzi in casa sua; dove, essendo morto un suo zio verso l'ora del -desinare e piangendo tutta la famiglia senza mettersi a tavola, lei, -che non capiva la morte e sentiva la fame, s'era lagnata del ritardo, e -all'osservazione del babbo — che era ora di piangere e non di mangiare -— aveva risposto: — _ma prima mangiamo e poi piangeremo_ — ma con tale -accento di franchezza, con così manifesta coscienza di dire una cosa -ragionevole, che tutti n'avevan dovuto sorridere, anche nel dolore. Io -le rivolsi qualche domanda, a cui non rispose. — Scòtiti, — le disse -la direttrice, — di' qualche cosa. — E allora, dopo uno sforzo mentale -visibilissimo, essa mi disse con un filo di voce: — Mio padre s'è -tagliato i capelli. - -Stavo per rallegrarmi di quell'avvenimento quando me ne fu presentata -un'altra, un triennio ambulante, bruna come una gitanella, che aveva -le lacrime agli occhi, e pareva molto afflitta. — È orfana di padre -e di madre, — mi dissero; — è entrata ieri, è ancora malinconica; -non c'è modo di farla sorridere. — Nemmeno il _papà_, che le stava -accanto in quel momento, era riuscito a rasserenarla. Teneva la testina -chinata sopra una spalla in un atteggiamento d'abbandono stanco, come -una malata, e pareva che non vedesse e non udisse nessuno; pareva un -viso su cui, per natura, non potesse spuntare il sorriso. Mi dissero -che aveva un fratello gemello, entrato nell'asilo con lei, ma che era -allegro, e giocava con gli altri. La direttrice mandò una maestra a -cercarlo, e questa ritornò poco dopo col bimbo per mano. Non si può -dire la dolcezza del sorriso sfuggevole che brillò negli occhi alla -sorella al primo vederlo, nè la grazia amorosa e triste con cui gli -s'avvicinò e gli appoggiò il capo sul petto mettendogli un braccio al -collo, come se lo ritrovasse dopo una lunga separazione in mezzo a una -moltitudine di gente sconosciuta, e volesse dirgli: — Non te n'andar -più, non lasciarmi più sola, non ho che te a questo mondo. - -La maestra mi presentò una bimba con due occhi celesti splendidi, -una figurina di poetessa ispirata, dicendomi a bassa voce: — Ha molto -ingegno.... e un'ambizione! — ed io dissi, con voce anche più bassa: — -Ha degli occhi bellissimi. — Quella se n'andò; ma tornò poco dopo, e, -tirata la maestra in disparte, le parlò nell'orecchio; poi scomparve da -capo. Punto dalla curiosità, domandai che cosa avesse detto. — Guardi -che astuzia! — rispose la maestra ridendo; — mi domandò: che cosa -ha detto quel signore dei miei occhi? E me lo domandò perchè l'aveva -inteso. — Per prudenza, essa le aveva risposto: — M'ha detto che si -vede dai tuoi occhi che devi esser buona. — Ma era stata prudenza -inutile, perchè la furbacchiola non aveva chiesto che una ripetizione, -approvata dall'autorità, del complimento. - -E non fu quella la sola osservazione che potei fare sulla precocità -della vanità femminile, poichè tutte le bambine belle che mi -presentarono, — assuefatte come son tutte a sentirsi dir belle da -parenti e da conoscenti, — dopo che m'avevan risposto alle domande -solite del nome e dell'età, si capiva che stavan lì ad aspettare il -complimento solito; si vedeva dalla sospensione d'animo che sollevava -un poco il loro piccolo petto e dal tenue flusso di sangue che il -palpito affrettato del coricino mandava alle loro guance contratte da -un leggerissimo sorriso forzato. E perchè appunto per questo io non -dicevo nulla, mostravano sul viso, quando se n'andavano, una vaga ombra -di delusione. E me ne dispiaceva; ma la prudenza.... Anche Gabriele -d'Annunzio, forse, avrebbe taciuto. - - -VI. - -Poi mi fecero veder le maraviglie dell'Asilo: una bimba con la -capigliatura nera strisciata d'oro; conciata a quel modo dalla mamma -che, incaponita di tingerla alla Tina di Lorenzo, lasciava qualche -volta a mezzo l'operazione e la mandava fuori così, chiomata del -bicolore austriaco; un'altra che quasi nascondeva il visetto sotto -un turbante di riccioli lucidissimi, una matassa stupenda di anelli -di velluto corvino, in cui tutte le compagne cacciavan le mani per -diletto, e che tremolavan tutti a ogni scossa del capo come animati da -mille spiritelli irrequieti; e infine il bimbo dai cinque panciotti, -imbottito in quella forma dalla mamma per un suo terrore morboso dei' -raffreddori di petto, e che, oppresso da quella rigatteria, camminava -annaspando con le braccia larghe come se invocasse soccorso. Ah, c'era -da divertirsi, e anche da commoversi, non altro che ad osservare in -quei bimbi la varietà dei prodotti dell'industria domestica, e in un -solo capo di vestiario. Una collezione di calzoncini, per esempio, da -far rimpiangere di non esser andati là con una _istantanea_: tutti i -più strani saggi di taglio a cui possano riuscire le forbici inesperte -e affrettate d'una povera donna del popolo che ha le faccende a gola -e che utilizza senza scrupoli artistici quanti avanzi di stoffa le -cascano nelle mani, con la certezza che la vittima inconsapevole -accetterà qualunque ludibrio. Calzoni di due colori e di più di due, -raccorciati con filze, allungati con giunte, scaccati di toppe, fatti -di tende da letto, di federe di guanciali e di scialli logori, con -borsoni posteriori capaci quattro volte del contenuto, con spaccature -somiglianti a finestre a sesto acuto: mezze brachine della forma -d'imbuti accoppiati, di trombe gemelle e di sacchetti da ricotta, che -mettevano su quei corpicini delle apparenze buffe di fianchi, di pancie -e di deretani enormi e spostati, o li serravano, per scarsità di panno, -come maglie chirurgiche, facendo schizzar per di dietro, a ogni più -piccolo movimento, degli spicchi di carne rosata, impazienti della -prigionia, impudicamente ribelli all'avarizia tiranna della sarta: -una raccolta di figurini di fantasia da farne una sezione umoristica a -parte nella prossima Esposizione nazionale. - -Ma da queste osservazioni ero continuamente ricondotto a quella della -varietà dei caratteri che si manifestava nei modi molto diversi di -ricevere le dimostrazioni amorevoli. Molti indifferenti affatto, -parecchi quasi repugnanti, qualcuno stupito, che si toccava la parte -del capo dov'era stato baciato, come se non capisse che cosa io gli -avessi fatto. Ma i più si mostravano contenti e grati, e fra questi -alcuni che si riscotevano e brillavano sotto la carezza come per la -soddisfazione d'un bisogno vivo dell'animo, e che ritornavan poco dopo -a prendermi la mano e a mettersela da sè sulla spalla o sotto il mento -e a strisciarmisi attorno come gattini, guardandomi di sotto in su con -una espressione di grande dolcezza; quello dalla testa deforme, fra -gli altri, e la bimba dei diavoletti, e un morino piccolissimo, nato -con un orecchio solo, con due begli occhi pensierosi, nuotante nel più -spropositato par di brachesse della collezione. Ed anche quand'eran -lontani, incontravo di tanto in tanto, qua e là, i loro occhi soavi, -che mi sorridevano con quella espressione di familiarità fraterna, -propria della infanzia, che dà del tu a tutte le età e a tutte le -stature ed ha per tutti quelli che l'amano lo stesso sorriso. - -E qua e là, ma sempre da lontano, incontravo pure lo sguardo del -bimbo burlone, che parea che osservasse ogni mio atto e volesse farmi -capire, con quel suo sogghigno obliquo e rugoso e col suo occhietto -strizzato, che gli parevo ridicolo. E che volete! Avevo un bel dirmi -che in un moccicoso di quell'età non poteva corrispondere il pensiero -all'espressione della maschera: quel sogghigno di piccolo Mefistofele -mi riusciva molesto e, quasi senza volerlo, badavo a scansarlo, come si -fa qualche volta in casa d'altri davanti a certi ritratti di persone -sconosciute, che par che ci frughino con lo sguardo nell'anima e -pensino di noi roba da chiodi. - - -VII. - -Suonata l'ora della colazione, rientrarono tutti nel camerone -e presero posto, in piedi, a due tavole lunghissime, su cui era -scodellata la minestra di riso e fagioli. Fu un divertimento a vedere -come gingillavano tutte quelle manine per annodarsi sotto la nuca le -fettucce del tovagliolo: i più non riuscivano a incrociarle; molte -bimbe, per sbaglio, se le legavano alla treccia; altre non facevano -che annaspar nel vuoto con mille movimenti strani e graziosi da -zampine di gatto. Ma il “banchetto„ procedette con ordine ammirabile. -Non vi fu che un “incidente„ da lamentare: un bimbo, dicendo che non -aveva appetito, rovesciò la sua scodella in quella del vicino; poi -si pentì e rivolle la sua minestra; ma l'altro, che era un minestraio -emerito, si rifiutò: dopo molto contrasto, nondimeno, scese a patti, -e gli offri, generosamente, un fagiolo — uno solo — che il primo -respinse con sdegno, invocando a grida la maestra. A capo della stessa -tavola vidi un banchettante che si ribeveva le lacrime, ma nel senso -materiale della parola, poichè mangiava avidamente e piangeva insieme -a goccioloni fitti, che gli piovevano nella minestra, e quel gran -dolore manducante riusciva più comico perchè gli stava dietro la cuoca -col cucchiaione brandito, pronta à riempirgli da capo la scodella -per consolargli l'anima. Un solo bimbo mangiava in disparte, con gli -occhi ancora rossi di pianto, imboccato da una maestra. Aveva appena -tre anni; era entrato nell'asilo quella mattina facendo una scena tale -di disperazione che, per veder di quetarlo, gli avevano attaccata al -petto una medaglia; e s'era quetato come per miracolo. Nel momento -che gli passavo accanto egli spalancava la bocca per ricevere il fatto -suo: eppure, in quello stesso momento, senza neanche torcere il capo, -guardandomi con la coda dell'occhio e ingoiando la cucchiaiata, prese -la medaglia con due dita e me la mostrò. Ahimè! Quando mai si potranno -sopprimere le onorificenze ufficiali? - - -VIII. - -Finito il banchetto, senza discorsi, le maestre distribuirono i -panierini e tutti si sparsero per quella e per l'altre stanze per -riunirsi da capo, qua e là, a coppie e a gruppi, sedendosi in parte -sulle panchettine lungo le pareti e in parte sull'ammattonato, a -mangiare in libertà quello che s'eran portati da casa. La direttrice -mi condusse in un angolo dov'eran due fratelli che leticavano e — -Veda che caso — mi disse: — questi due fratelli hanno il panierino in -comune. Ebbene: ogni mattina dell'anno, regolarmente, s'accapigliano -per la divisione del mangiare; ogni mattina il più grande vuol prender -tutto per sè, e non c'è che l'autorità che lo faccia cedere. La lite è -così certa e preveduta che gli altri bimbi vengono a vedere prima che -incominci. Che cos'è mai l'istinto della proprietà! — Veramente, a me -pareva l'istinto del furto; ma mi guardai dal dirlo perchè, in bocca -mia, l'osservazione sarebbe potuta parer “sovversiva„. - -M'avvicinai a un bimbo paffuto che mi guardava fisso, e gli domandai -che cosa gli avesse dato la mamma per colazione. Mi rispose con una -grossa voce: — Un pesce! - -Al modo come lo disse pareva che dovesse essere un salmone. Lo pregai -di farmelo vedere. E mi mostrò il pugno da cui spuntavano le estremità -d'una mezza acciuga, ridotta non più che un filo dalle vigorose -fregagioni che — come mi fu detto da un'assistente — egli aveva -liberalmente concesso alle pagnotte circonvicine. - -Venne in quel punto una maestra a dirmi che andassi a vedere all'opera -lo “scroccone„. Passammo nell'altra stanza e lo vedemmo solo, col -suo muso di topo sul petto, tutto intento a levar la crosta a un -panino. Finita la scrostatura, si mise a leccar la mollica da tutte -le parti, con grande cura, come se la volesse inumidir tutta quanta -prima d'addentarla. — Ne prepara qualcuna delle sue, senza dubbio, — -disse la maestra. — Infatti, dopo che ebbe condito bene il suo pane, -si voltò verso un gruppo di bimbi che assediavano il possessore dello -zucchero biondo e, cavallerescamente, liberò l'assediato, facendo in -là gl'importuni che volevano intingere il dito nella sua proprietà. -Poi gli si sedette accanto in atto ossequioso e gli disse nell'orecchio -non so che cosa, a cui quegli acconsentì, porgendo il pacchetto aperto. -Povero ingenuo! Egli credeva d'aver che fare con un pane asciutto, che -avrebbe fatto poco danno. Era invece un pane traditore che, maneggiato -da una mano abile, girando rapidamente come un buratto.... produsse un -vuoto spaventoso; - - _onde_ sospiri e pianti ed alti guai. - - -IX. - -Entrammo poi in una “classe„ dove non c'erano, sparsi per i banchi, -che sei o sette bambini; due dei quali dormivano così saporitamente, -con le testine rase appoggiate sui gomiti, che nemmeno scossi a più -riprese non si destarono, e si dovette lasciarli stare. Agli altri la -maestra rivolse alcune delle solite domande scolastiche, a cui diedero -le risposte solite; comicissime alcune per il contrasto che faceva -la solennità della loro forma letteraria col viso di putto di chi le -pronunciava. - -A un bimbo che sonnecchiava col capo ciondoloni domandò tutt'a un -tratto: — Che cos'è l'Italia? - -Quegli balzò in piedi e, dopo aver guardato me e la maestra con due -occhi spauriti, mandò giù la saliva e rispose solennemente: — _È la mia -terra._ - -Un altro, che stava rodendo una ciambella, dopo che la maestra gli ebbe -detto nell'orecchio il titolo d'una poesia, si rizzò e, sollevando -in aria le due piccole braccia e spalancando la bocca impastata, -mise fuori un _O_ sonoro, come alla vista d'un fuoco d'artifizio -maraviglioso, un _O_ così prolungato ch'io ebbi tutto il tempo di -domandare a me stesso e di cercare con la fantasia quale cosa al mondo -potess'essere degno oggetto di quella stupefacente invocazione. E venne -fuori finalmente.... - - Oooooo tricolor bandiera, - Sventola sopra i monti, - Sui petti e sulle fronti, - Sull'armi e sugli altar.... - -Ma l'intonazione, il gesto non si può descrivere: gli s'enfiava il -collo, gli uscivan gli occhi dal capo, una parola sì e una no gli -restava in gola per mancanza di fiato: pareva la caricatura d'un -tribuno che arringasse un popolo. Tutto quell'entusiasmo, però, si -spense d'un colpo. Espettorata appena l'ultima sillaba, ricadde sul -banco e riaddentò la ciambella. - -Ma il più ameno fu l'ultimo. La maestra gli suggerì il titolo d'una -poesia: egli si alzò e cominciò: - - Una goccia, o nuvoletta.... - -e poi da capo: — Una goccia.... una goccia,... — e seguitò a gocciolare -senza andare avanti. Tutt'a un tratto cavò il fazzoletto e se lo mise -al naso come se gli uscisse il sangue. — Oh! — gli disse la maestra, -— il sangue dal naso ti uscì ieri mattina: ma ora non t'esce: fa un -po' vedere. — Ma quegli fece un gesto con la manina libera, come per -dire: — Aspetta, aspetta, che deve venire, — un gesto così comicamente -affannato e affettato, che la maestra diede in uno scoppio di risa, -e si contentò della goccia. — Ma vede che malizia, — disse poi -allontanandosi, mentre quello continuava la commedia. — Ah, le dico che -ci abbiamo certi artisti! - - -X. - -Di là rientrai nella sala grande, dove quasi tutti si trovavan -raccolti, ed era un gran moto, un ronzìo, un pio pio, quasi un -ribollimento di suoni rotti, acuti e sommessi, quale si può dare -soltanto in una folla di creature non ferme mai un minuto in un solo -pensiero e che parlano un linguaggio ancora monco e spezzato come i -loro pensieri. E guardando quello spettacolo feci anche quella volta -il proposito, che si fa sempre all'uscire da un di quei luoghi, di -tornarvi al più presto, e che non si mantiene quasi mai; ma che in -quel momento è sincero e vivissimo, ispirato quasi da un istinto -di protezione, come se quelle deboli creature, a cui bastò un'ora a -legarci, avessero bisogno di noi e fosse durezza il separarsene per -non rivederle mai più. Intanto, m'erano rivenuti intorno il _papà_, -la bimba dai diavoletti e tutti gli altri più espansivi a domandar la -carezza d'addio, tendendo le loro manine che stringevano ancora dei -pezzetti di pane e dei torsi di mela, e dicendomi cento _Ciao_, su -tutti i toni, come a una persona della loro famiglia che partisse per -un viaggio. Poveri bambini! Ed io pensavo, accarezzandoli, ch'eran -loro, invece, che partivano per un lungo viaggio, per il viaggio -misterioso della vita, nel quale, appunto perchè eran di natura più -dolce e più affettuosa degli altri, chi sa quanto avrebbero avuto più -degli altri da soffrire e da piangere ed anche più spesso desiderato la -fine.... - -Quando arrivai sull'uscio, e mi lasciarono, sentii ancora nella mia una -piccola mano che ci doveva essere da un po' senza che me n'avvedessi, -e sollevando il mento a quell'ultimo accompagnatore, riconobbi il -piccolo disgraziato che somigliava alla figura del libro del Lombroso, -quello a cui la natura aveva così crudelmente smentito sul viso la -bontà angelica dell'anima. E lo fissai per qualche momento in quei -piccoli occhi ineguali e sporgenti che dicevano così umilmente: — Son -brutto; ma son buono; non mi guardate; ma amatemi, — e mi domandai nel -cuore, con tristezza, quante umiliazioni, quanti dolori non gli sarebbe -costata nella vita quella menzogna spietata della natura; e stretto -fra le mani il suo capo deforme, fui costretto a prolungare il bacio -che gli stampai sulla fronte, — mentre egli mi s'attaccava al bavero -con le manine, — per avere il tempo di scomporre sulla mia faccia -l'espressione di profonda pietà che temevo egli potesse comprendere.... - -Ma, rialzando il capo per uscire, dovevo aver l'ultima stoccata da -quella strana faccia canzonatoria di mefistofeluccio, che era lì a due -passi, e che mi guardava socchiudendo un occhio e torcendo la bocca, -con l'aria di dirmi: — Ti conosco, e non me ne vendi. — Non poteva -essere, lo capisco bene; ma tant'è, l'orgoglio è irragionevole: se non -c'era lì la direttrice, gli allungavo una pacca. - - - - -I BAMBINI DI VAL D'ANDORNO. - - -Una delle più care bellezze dell'alta valle di Andorno sono i bambini; -per i quali io credo che il Correggio redivivo, se li vedesse una -volta, andrebbe a villeggiare ogni anno a Campiglia. Salendo dalla -Balma a Piedicavallo, se ne vedono da ogni parte; in mezzo ai prati, -fra i pietroni del Cervo, su per i sentieri che salgono e si perdono -fra i faggi e i castagni, e a mucchi e a processioni in ogni villaggio: -tanto numerosi da far pensare che non ci sia altra valle in Italia così -prolifica. E poichè d'estate, emigrando quasi tutta la popolazione -maschile (composta in gran parte di muratori e di scalpellini), è -rarissimo incontrare dalla Balma in su un uomo giovane o maturo, ne -segue che al nuovo arrivato vien fatto di domandarsi donde provenga -tutta quella razza minuta: se sia una produzione spontanea della terra, -o merce importata, per la stagione estiva, da altri paesi. Sono tutti -floridi e biondi, di tutte le sfumature dell'oro monetato e delle -barbe di pannocchia di meliga: teste d'inglesi e di scandinavi d'una -carnagione maravigliosa di colorito e di freschezza, con occhi di tutte -le gradazioni dell'azzurro, da quello forte delle loro Alpi a quello -chiarissimo del loro torrente, leggermente verdeggiante come i cieli -del Veronese: alcuni con biancori di latte sulla fronte, dietro le -orecchie e nel collo; e tutti segnati di due rose rosse sulle guance, -eguali di forma e di tono in quasi tutti, come quelle delle bambole -che l'artefice imporpora una dopo l'altra con lo stesso tocco meccanico -del pennello. E non solo per i capelli e per i colori, sono belli anche -per i lineamenti fini, per la forma gentile della bocca, per la grazia -scultoria di tutte le forme: e più belli appariscono per il risalto -che dà alle loro capigliature aurine scompigliate dall'aria viva e -ai loro visi bianchi e rosati il verde vivissimo della vegetazione -su cui si disegnano per solito le loro personcine rotondeggianti, -quando, dall'alto dei muri a secco o di mezzo alle macchie, in gruppi -o in schiere immobili, coi piedi nudi nell'erba, stanno a vedere il -forestiere che vien su lentamente in carrozza per lo stradone della -valle. - -V'è per lo più molta rassomiglianza tra fratelli e sorelle; ci son -famiglie numerose in cui tutti i figliuoli e le figliuole rappresentano -una serie di edizioni in formato vario dello stesso libro, non riveduto -nè corretto: tanto rassomiglianti che, incontrandoli per via, a una -certa distanza, l'un dopo l'altro, vi pare di vedere sempre lo stesso -bimbo, ora ingrandito ora rimpicciolito, ora maschio ora femmina, -come se cambiasse di statura e di sesso a modo d'un personaggio dei -racconti fantastici dell'Hoffman. Ci diranno i fisiologi se questo -possa derivare dall'essere stati tutti concepiti nelle condizioni -medesime, nei ritorni periodici e a data fissa dei padri emigrati, i -quali riportano a casa quella quantità solita di risparmi di danaro e -di castità, a cui corrisponde sempre fra i due coniugi, con gli stessi -pensieri e gli stessi discorsi, la stessa misura d'allegrezza domestica -e d'impulso generativo. - -A loro l'ardua sentenza. - -Questi ragazzi così somiglianti, peraltro, questi bei fiori montanini -nati di rudi lavoratori pratici e positivi in sommo grado, dei quali -è ultima qualità lo spirito poetico, si distinguono per nomi classici -e romantici, che paiono stati scelti da padri letterati e da madri -poetesse; benchè, in realtà, non sia invalsa la consuetudine di quei -nomi insoliti che per ovviare alla confusione dei cognomi, diventati -comuni a un gran numero di famiglie per effetto della rete fitta di -parentele che allaccia i valligiani, devoti al proverbio del “moglie -e buoi„. La sera, all'udir le mamme chiamar di sull'uscio la prole -dispersa per i vicoli e per la campagna, vi par di udir invocare gli -eroi e le eroine della storia e della poesia di ogni paese e d'ogni -secolo. Dante vi passa accanto piegato in due sotto una fascina che lo -nasconde tutto; Clorinda, settenne, raccatta per la strada le reliquie -fecondatrici dell'orto; qui stimola i porci Temistocle; là sferza le -vacche Tarquinio; Rinaldo strascica il sedere sui ciottoli con una -fetta di polenta fra le mani, e - - Erminia intanto fra le ombrose piante - -si soffia il nasino con la camicia. - -Coi nomi terribili e romanzeschi non concorda l'indole, che è -generalmente placida e prudente. Il forestiere, che passa per la -prima volta, essi guardano con occhio intento e scrutatore, come se -prevedessero d'aver da trattare con lui un appalto o una vendita: con -occhio scrutatore, ma rispettoso. E rispettosi sono coi villeggianti -abituali, che sogliono salutare in modo originale, pronunciando il -loro nome, quando li incontrano, e fissandoli, come fanno i soldati -coi superiori, senza inchinare la testa. Sono anche poco rissosi, -come se volessero serbare le forze battagliere per la lotta disperata -che combatteranno un giorno coi lavoratori concorrenti di tutto il -mondo, e attendere a leticar fra di loro quando saranno proprietari -di quella terra divisa in mille scacchi e in mille striscie, sulla -quale e per la quale s'accapigliano intanto i loro parenti. E sono -dignitosi: nessuna di quelle piccole mani, neanche dei più poveri, si -stende a chiedere il soldo al passante; e quando uno ne stringono, -non c'è caso che lo sciupino o lo perdano; somigliantissimi pure in -questo ai loro genitori. E anche nei loro spassi mostrano mirabilmente -l'eredità delle facoltà acquisite. In nessun altro luogo vidi mai i -ragazzi costrurre muricciuoli e casette di sassi, mulini e condotti -d'acqua con arte così esperta e con diligenza così paziente, per ore -ed ore, in silenzio, concordi fra molti all'opera come squadre d'operai -disciplinati, prolungando il lavoro anche per vari giorni e smettendolo -e ripigliandolo ogni giorno all'ora stessa, come al suono della campana -d'un opificio. - -Bambine di sette o otto anni aiutano la mamma ai lavori muratori, -portando nella loro gerla minuscola quattro manate di sabbia o un par -di mattoni per volta, con la serietà muta e col passo lungo e grave -d'operaie adulte. Bambini, alti un palmo, stanno seduti tutta una -mattinata, per trastullo, sulla proda d'una strada, a picchiare con -un chiodo e un martello un pezzo di sienite, come se avessero preso il -lavoro a cottimo, senza alzare una volta in un quarto d'ora la testina -bionda, dardeggiata dal sole. - -Questa forza tranquilla di volontà, congiunta a un amor proprio -precocemente guardingo, dimostrano in ogni cosa. Intoppate per la -strada dei quinti d'uomo, usciti appena dalla prima elementare, che -non possiedono un vocabolario di più di venti sostantivi (i verbi sono -sempre incerti); ma che, se gli interrogate in italiano, incapati -di rispondervi nella lingua nazionale, s'ingegnano d'accozzare alla -meglio quelle venti parole, facendo lunghe pause riflessive fra l'una -e l'altra, come fanno in Italia i viaggiatori inglesi e tedeschi, con -una flemma di filologi scrupolosi, senza darsi un pensiero della vostra -impazienza, non intesi ad altro, con tutte le forze del cervello, che a -scansare gli spropositi. - -Ricordo uno di questi che, domandato da me di un suo zio impresario a -Torino, volendomi dar la notizia che era stato decorato della Corona -d'Italia, dopo due buoni minuti di cogitazione, mise fuori questa -curiosa frase di suo conio: — _L'hanno fatto passar cavaliere_ — ma -con un accento di trionfo, che traduceva il pensiero: — l'ho cercata -un pezzo, ma l'ho trovata bene. — E hanno delle trovate singolari, da -montanari sottili, diverse in questo da quelle degli altri bimbi, che -vengon fuori in una forma di gravità comicamente impropria all'età -loro. Un piccino, a cui diedi una pera candita perchè la dividesse in -parti uguali fra sè e le due sorelle più piccole che gli stavano al -fianco, volendo, ma non osando di farsi sotto i miei occhi la parte -del leone, stette pensieroso un pezzo con gli occhi fissi sul frutto, -e poi disse solennemente alle sorelle: — _Qui non si fa niente senza -il coltello_, — e con questo pretesto si diresse verso casa per fare il -comodo suo; ma con l'incesso e il viso d'un uomo assorto in tutt'altri -pensieri, per distornare, s'intende, il mio sospetto; il quale mutavano -invece in certezza gli sguardi obliqui e indagatori di cui ogni tanto -mi saettava. - -E come un bell'esempio di posatezza e di precisione rammento un bimbo -di men di tre anni, bellissimo, che, avendogli io porto una scatoletta -della Regia su cui fissava lo sguardo con grande curiosità, la rivoltò -con le manine per tutti i versi, l'aperse con cautela, vi guardò in -fondo attentamente, ne tirò fuori l'una dopo l'altra tre sigarette, -le esaminò ad una ad una, le rimise dentro adagio adagio dalla stessa -parte dove le aveva prese, gingillò un pezzo con le dita finchè riuscì -a far rientrare la linguetta nel taglio e, dopo essersi assicurato col -pollice che era chiusa bene, me la ripose sulla palma della mano e ve -la premè colla sua zampetta come per farmi prender atto che era fatta -in tutte le regole la restituzione della mercanzia. - -Questi ragazzi, che sentono parlare in casa di tutti i paesi d'Europa -e d'Africa e d'Oriente e d'America, dove i loro padri lavorarono e -lavorano, viaggiano un po' coll'immaginazione, anche prima d'uscire -dal guscio, per il mondo intero. Appena sono in forza da portar la -secchia della calce, la più parte vanno a fare il tirocinio di muratori -nelle città grandi, e, compiuto questo, emigrano dall'Italia. Ma -le separazioni della famiglia si fanno senza lagrime, e quasi senza -commozione, perchè tutti ci hanno il cuore preparato fin dall'infanzia. -Non senza tristezza, però, quando li vedo giocar per le strade così -rosei e sereni, io me li raffiguro giovinetti, curvi sotto il carico -su per le alte scale oscillanti degli edifici in costruzione, o -ammucchiati nelle soffitte, dove essi stessi si fanno da mangiare e si -rimendano i panni, stillando ogni sorta di più duro risparmio; e poi, -più grandi, soli in terre straniere, in mezzo a gente di cui ignorano -la lingua, invisi quasi sempre ai concorrenti indigeni per il loro -accanimento al lavoro e per la loro parsimonia spartana, e vittime -qualche volta di persecuzioni crudeli. - -Ma mi conforta il pensiero che darà saldo coraggio a tutti l'immagine -della valle nativa a cui sempre pensano, e che, se campano, li riavrà -tutti quanti certissimamente, arricchiti o poveri, stretti a lei fino -alla morte. Quanti sono già dispersi per il mondo che vidi bambini fare -i castelli coi sassi e scheggiar la sienite col chiodo, coi capelli -biondi dorati dal sole e agitati dal vento! - -Ogni anno leva il volo una schiera di questi miei antichi amici, e i -loro nomi e i loro visi prima si confondono, poi svaniscono nella mia -memoria. - -Ma i vuoti si riempiono continuamente. Ritornando nella valle vi trovo -ogni anno nuove capigliature d'oro, nuovi occhi celesti, nuove guance -vermiglie, un drappello nuovo di Danti, di Temistocli e di Goffredi, -figliuoli di padri lontani che non vidi e non vedrò mai; e questi -nuovi eroi nascono e crescono così somiglianti, sotto ogni aspetto, -ai partiti, che, insomma, mi par di ritrovarmi sempre in mezzo alla -stessa popolazione infantile. Bella e strana popolazione di piccoli -impresari in forma di cherubini, di futuri capomastri, che paiono putti -scappati dai quadri del Rubens, di scalpellini e di muratori in erba -a cui possono invidiare le rose e i gigli del viso i figliuoli dei -principi: innocenti sì, e amabili come tutti i bambini; ma che pure -hanno qualcosa nell'indole, negli occhi e nella parola da far credere -che nella notte di Natale, quando sognano la scarpetta che hanno messo -sulla finestra, non vagheggino di trovarvi dentro dei dolci, ma una -cedola del Consolidato 5%. - - - - -PICCOLI STUDENTI - - - - -MOMENTI SOLENNI. - - -Il regolamento delle scuole municipali dice che gli esami orali sono -“pubblici„. Non feci dunque che esercitare uno dei miei diritti di -cittadino chiedendo d'assistere agli esami degli alunni della 1ª -elementare della scuola “Giuseppe Grassi.„ Desideravo di vedere con che -animo e con che aspetto i miei concittadini di sette anni affrontavano -la prima prova del fuoco sul campo di battaglia della scienza. - -Nei corridoi e per le scale, in mezzo a gruppi di alunni e d'alunne, -trovai molte mamme, che davano gli ultimi conforti ai figliuoli, o -stavano aspettandoli; alcune sedute lungo i muri, con l'aria paziente -e rassegnata di postulanti d'anticamera; altre che andavan su e giù, -col viso ansioso, come se aspettassero il risultato d'un'operazione -chirurgica. E pensai a quanti altri milioni di madri, in quei giorni, -erano, come quelle, prese per una fibra del cuore nei congegni di -quella macchina immensa dell'istruzione pubblica, che lavora il -cervello delle generazioni crescenti in tutti i paesi civili. - -Salito al primo piano, entrai in una stanza ariosa e chiara, dove -quattro maestre e due maestri sedevano intorno a una gran tavola -coperta d'un tappeto verde, ciascuno rivolto verso un piccolo alunno, -che gli stava accanto, in piedi. Il direttore, — un omone dal viso -barbuto e benigno, — girava attorno alla tavola, usciva, rientrava, -assentendo col capo alle risposte giuste e corrugando la fronte ai -farfalloni che coglieva a volo. A quella vista il mio pensiero fece -un improvviso salto indietro di quarant'anni, e sentii come il vago -ridestarsi d'un terrore antico, che era già quasi morto anche nella mia -memoria. Mi ricordai, come in sogno, d'aver avuto una forte tremarella -in una stanza di quello stesso colore, davanti a una tavola verde come -quella, in presenza di un'altra gran barba nera di direttore, di faccia -a un altro finestrone con le tende bianche, dal quale veniva dentro -lo stesso raggio di sole, lo stesso odore di fiori d'acacia, lo stesso -silenzio di strada solitaria, che sentivo in quel punto. E mi rallegrai -veramente al pensare che non ero là per essere esaminato. - -Oltre agli esaminati v'era in un angolo un gruppetto d'esaminandi, -che al vedermi entrare, credendomi un'autorità scolastica, si scossero -tutti a un tempo come una nidiata di passeri spauriti e mi piantarono -gli occhi addosso con l'aria di domandarmi qual particolare ufficio -di aiutante aguzzino io venissi a fare in quella stanza di tortura; -e quando mi videro tirar fuori una matita dilatarono gli occhi anche -di più, come se avessi cavato di tasca un par di tanaglie. Io sorrisi -amichevolmente, per rassicurarli; ma dovettero pensare che il mio -sorriso significasse: — Ora v'accomodo io, — o qualcos'altro di simile, -perchè non si rasserenarono punto; anzi mi parve che si turbassero -peggio. E allora rimisi la matita in tasca.... _per non farli più -tristi_. - -Sedetti in un angolo, vicino a un maestro dai capelli bianchi, -che dava l'esame di lingua. Gli esaminatori erano divisi in tre -coppie; in ciascuna delle quali uno esaminava sulla lingua, l'altro -sull'aritmetica. Essendo stati promossi senza esami gli alunni -migliori, gli esaminandi non erano che gli “scadenti„ o, per parlare -col dovuto rispetto, i meno dotti della scolaresca. - -Quando sedetti, il maestro bianco stava esaminando un visetto di poco -più di sette anni, così biondo, rosato e bello, che non avrei avuto -cuore di “bocciarlo„ neanche se avesse straziato la grammatica come una -tigre. Ma pareva che se la cavasse. Stava per finire. Colsi per aria -l'ultima domanda, che era di letteratura storica: — Quali sono i colori -della bandiera italiana? - -— Bianco, rosso..., — rispose, e dopo un momento di titubanza: — verde. - -— Bravo, — disse il maestro. Era promosso. Si cominciava bene. N'ebbi -piacere. - -Da principio non mi riuscivo a raccapezzare in quella confusione -di domande e di risposte che mi venivano all'orecchio, a frammenti, -da varie parti. — Scrivi: diciotto. — Che cosa sono i sassolini? — -_Pere cite_ (pietre piccole). — Il sa-crifi-cio di Le-o-nida.... — -Quattordici, tredici, dodici.... — Il maiale grugnisce. — Ma bene, -quattro nocciole e tre nocciole fa nove nocciole: si raccolgono i -frutti dell'annata.... — Quadrupede, dunque, significa.... — _La mia -patria m'ha dato il Signore, Mio pensiero, mia fede_.... — E scrivi -venti con due zeri? Mariuolo!... - -A questo punto ci fu un intervallo di silenzio, dopo il quale udii -distintamente la voce grave d'una maestra, che domandò: — Che cosa fa -il bue? - -E una voce argentina e franca rispose: — Il bue ci dà il latte. - -Cercai con lo sguardo il colpevole e lo vidi chinar la fronte sotto due -occhi fulminei. - -Debbo dire che la maggior parte mostravano assai meno timore di quello -che m'aspettassi. Ma ce n'eran parecchi che n'avevan in corpo per -tutti. Li riconoscevo, dopo che avevan dato una risposta, dal movimento -forzato di deglutizione che facevan tutti, allungando il piccolo -collo come se mandassero giù un osso di pesca. A più d'uno tremavano -le mani e le labbra. Si vedeva su certe fronti lo sforzo violento -dell'intelligenza tesa a tutta possa, quasi con l'espressione d'un -dolore fisico, che si mutava tutt'a un tratto in serenità a un: — Bene -— dell'esaminatore, come la contrazione del viso d'un assetato a una -sorsata d'acqua fresca. Alcuni, per comprender meglio, si cacciavan -sotto, col viso voltato in su, quasi fra le ginocchia del maestro, -quasi a toccar col naso il suo naso, fissandolo negli occhi con gli -occhi spalancati, acconsentendo col capo a tutti i movimenti del suo -capo, riflettendo col viso tutti gli atteggiamenti del suo viso, come -ipnotizzati. E a che grado di tenuità si riducevano per la paura certe -voci! Erano bisbigli di confessionale, gemiti d'aurette, mormorii di -fili d'acqua, sospiri moribondi d'anime in pena. Parecchi eran così -piccoli che arrivavano appena col mento all'orlo della tavola, in modo -che, quando leggevano col viso spinto innanzi, non mostrando nè spalle -nè collo, pareva che la loro zucchina rapata posasse sul tappeto verde -come divisa dal busto, e quando scrivevano con la penna del maestro, -iperbolicamente lunga per loro, la quale, tenuta ritta, sorpassava di -quattro dita il loro capo, pareva che scrivessero con uno spiede. - -— Quali sono gli alimenti principali dell'uomo? — domandò un maestro. - -L'interrogato, ch'era figliuolo d'un operaio povero, rispose -prontamente, come chi non ha il minimo dubbio sull'ordine razionale -dell'enumerazione: — La polenta, le patate, l'insalata.... - -La stessa domanda era rivolta quasi nello stesso tempo a un altro -alunno, che, confondendola con un'altra domanda usuale di suono simile, -rispose con scioltezza: — Gli alimenti principali dell'uomo sono la -testa, il collo, le spalle.... - -Era questi un piccolo originale, che non dimenticherò mai, un -viso sorridente e ardito, con due occhi chiari di ribelle sereno, -inaccessibile per indole a ogni sopraccapo scolastico, che pareva dire -a tutta la Commissione esaminatrice: — Ma non sapete che io non ho -neppure un pelo che si dia pensiero di voi, dell'esame, del ministero -dell'istruzione pubblica e di tutto lo scibile umano? — - -Amenissimo era il lavorìo che facevan quasi tutti con le dita per -rispondere alle domande d'aritmetica, richiedenti somme e sottrazioni -mentali. Alcuni, per dignità, facevano il calcolo di nascosto, sotto -la tavola o dietro la schiena; altri, senza un riguardo al mondo, -calcolavano con le mani sotto il naso dell'esaminatore, afferrando -successivamente le dita della mano sinistra col pollice e con l'indice -della destra e scotendole a tutta forza come per provare la saldezza -delle articolazioni, e nel contare battevano fitto le labbra e le -palpebre come le divote che recitano il rosario. A uno di questi -matematici “prestidigitatori„ un morettino di sette anni, il maestro -domandò quanti anni avrebbe avuti fra altri sette anni. Dopo aver molto -armeggiato con le mani sotto la tavola, egli rispose trionfalmente: -— Quarantanove. — E, _secondo il suo modo di vedere_, come dice -il Ferravilla dell'orso bianco che incanutisce in nero, egli aveva -calcolato giusto: solo che aveva moltiplicato, invece di sommare. Un -semplice malinteso. - -Ah! come parevan lunghi ad alcuni quei pochi minuti! Per la grande -finestra aperta si vedeva il cielo, qualche vetta d'albero, degli -uccelli che roteavano nerazzurro; e i poveri ragazzi, nei momenti -d'incertezza o di smarrimento, rivolgevano quasi tutti lo sguardo -da quella parte, verso l'aria pura e la libertà, con un sentimento -d'invidia — si capiva — per quell'altre piccole creature volanti, che -non conoscono nè grammatica nè numeri; e quel sentimento era compreso -da più d'una maestra che, impietosita, per richiamare all'attenzione -l'alunno, lo pigliava dolcemente per un orecchio o pel mento e gli -faceva voltare il capo verso di sè, — come si fa girare un mappamondo -sferico sul suo asse, — dissimulando un sorriso. - -Dopo un quarto d'ora ch'ero là il mio atteggiamento di “potenza -neutrale„ aveva rassicurato anche i più timorosi. Non solo non mi -guardavan più con terrore; ma qualcuno dei più vicini, in certi -momenti critici, cercando ansiosamente una risposta, mi rivolgeva -uno sguardo che implorava soccorso. E avrei suggerito volentieri; -fui anzi tentato più volte di far dei segni salvatori dietro le -spalle del vecchio maestro; ma oltre che il rispetto per questo, -che era, più che indulgente, amorevole, mi trattenne — lo dico sul -serio — una considerazione di alta politica, il pensiero della mia -fede nell'avvenire d'un ordinamento sociale, in cui, essendo aperto a -tutti il concorso nel campo degli uffici intellettuali, la selezione -delle intelligenze dovrà essere anche più severa, e quindi la prova -degli esami anche più rigorosa che al presente. — Sii logico, — dissi -a me stesso, — ed ebbi la forza di non fare un cenno nemmeno a un -povero ragazzo col naso ammaccato, che, sul punto d'affogare in una -sottrazione, volgendomi uno sguardo di naufrago, pareva che mi dicesse -il verso di Dante: - - Non hai tu spirto di pietade alcuno? - -Ah! come la politica indurisce il cuore. - -— LA MORTE DI SOCRATE! - -Queste parole solenni, dette da una bella voce di contralto, mi fecero -voltare bruscamente verso l'angolo opposto della tavola: era una -giovane maestra, dagli occhi severi e dal naso aristocratico, che le -aveva dette a un ragazzo minuscolo, presentatosi in quel momento, con -un visino smarrito, che pareva una mela lessa. — La morte di Socrate! -— pensai. — E che potrà mai rispondere quel piccolo malcapitato? — Ma, -con mia maraviglia, l'ometto era ferrato sull'argomento. La morte di -Socrate non era che un raccontino di poche righe, compreso nel libretto -delle _Prime letture_, e imparato a mente dagli alunni nel corso -dell'anno. L'ometto si fece onore. Disse anzi la chiusa: — _Ammirabile -risposta!_ — (la risposta di Socrate) — con un accento di gravità -filosofica, che fece ottimo effetto. - -Si presentò poco dopo al maestro mio vicino uno scolaretto poveramente -vestito, rosso in viso e tutto ansante, che doveva aver fatto poco -prima un pugilato con un suo compagno, perchè gli spenzolava il bottone -dal collo della camicia, e mostrava il petto nudo: un povero petto -scarnito e incavato, dal quale e dagli occhi pallidi, e come stanchi, -si capiva che nell'annata egli doveva contar più giornate che pasti. -Alla prima interrogazione, di vermiglio che era, si fece smorto: aveva -una gran paura, e gli si leggeva in viso ch'era paura d'una cosa -lontana più che del maestro presente; ahimè! delle botte materne e -paterne, forse, che avrebbero suggellato un esame infelice. Mi fece -una grande pietà. — Ah, questa volta — pensai — vada al diavolo la -logica: io suggerisco. — Ma, con mia viva soddisfazione e con stupore -del maestro, il piccolo pugilatore fece un “esamone„. Superato il -primo intoppo, tirò avanti col vento in poppa, rispondendo a tutte le -domande, nel secondo esame come nel primo, senza incagliare una volta -sola. Ed era commovente il vedere come quel povero viso a grado a grado -s'illuminava, come quel piccolo corpo si riscoteva a ogni parola di -lode, come sotto una carezza. L'esaminatrice d'aritmetica, contenta, -gli disse terminando: — Bene. Ancora una cosa. Sapresti scrivermi il -numero _cento_? — E quegli, trionfante oramai, stirato prima il braccio -in aria con l'atto d'uno schermitore che sta per impugnare la spada, -prese la penna, piantò i gomiti sulla tavola con un far da padrone, e -scrisse in mezzo al foglio un 100 enorme, in vere cifre da lotteria, -inappuntabile. Poi buttò la penna da parte, e alzò il viso baldamente, -come dicendo: — Si vuol altro da me?... Son qui pronto! - -Il direttore, che aveva assistito all'esame, gli fece i rallegramenti, -e disse al maestro: — Lo proporremo per la villa Genèro. - -Dei del cielo! Il mese d'agosto in una villa ridente, sulla bella -collina di Torino, in mezzo agli alberi e ai fiori, col Po sotto gli -occhi e le Alpi di fronte! Al povero ragazzo uscirono dagli occhi due -raggi di sole.... - -Venne poi un altro, palliduccio e di aspetto malinconico, a cui la -mamma aveva annodato con molta cura una cravattina nuova, che metteva -più in vista la giacchetta trita. Fattegli alcune domande, il maestro -dai capelli bianchi gli mostrò nel libro di lettura una vignetta, che -rappresentava una signora con la sua figliuola, vestita riccamente, -la quale tendeva la mano a una ragazza povera, accompagnata dalla -sua mamma vestita a bruno; e c'era scritto, sotto la stampa: — _La -figliuola della vedova._ — Interrogato, il ragazzo pose il dito prima -sull'una e poi sull'altra figura, e disse: — Questa è la fanciulla -ricca, questa è la povera. - -— Perchè, — gli domandò l'esaminatore, — dici che questa è la povera? — -e aspettava che gli rispondesse: perchè è vestita da povera. Il ragazzo -rispose invece, con certo accento di mestizia: — Perchè non ha più suo -padre. - -Il maestro parve stupito e commosso da quella risposta, e, fatto cenno -a me che quel ragazzo appunto aveva perso il padre pochi mesi avanti, -gli rispose con sapiente delicatezza, passandogli una mano sul capo: — -Hai ragione.... In fatti.... un bimbo non è mai povero fin che ha suo -padre. - -E altri ne passarono: visi umili che domandavano misericordia, faccine -toste che parea che fossero al loro centesimo esame, buoni ragazzi -in disdetta che non ne azzeccavano una, bricconcelli fortunati che le -infilavano tutte, e bocchine slattate da un lustro che dicevano quattro -e sette fa dieci con una grazia adorabile, e anche più d'un becco roseo -invermigliato di sugo di ciliegie. Ne venne uno che per leggere il nome -di Epaminonda preparò i muscoli labiali con un movimento comicissimo, -come se avesse dovuto imboccare un trombone smisurato; poi un altro, -un biondino tutto sgomento, il quale balbettò il nome di Cincinnato -con tanti _cin_, da parere che imitasse il suono dei piatti turchi, -mettendo a duro cimento la serietà di tutto il corpo esaminante; e -dopo di lui un meschinello che a non so qual domanda difficile, dopo -un lungo silenzio, non trovò altra risposta che due lacrime. E vidi -ancora far molti calcoli da molti aritmetici maneschi; uno dei quali, -avendogli detto la maestra: — Ma che cosa ci hai in quella testa? — -si passò una mano sulla testa e si guardò la mano; e, tenendo dietro -alle letture del _Complemento del sillabario_, feci molte volate -vertiginose da Mosè a Demostene, da Garibaldi ad Enea, da Federico il -Grande a Orazio Coclite, a Giobbe, a Scipione, a Emanuele Filiberto, -divertendomi a immaginare la ridda matta che dovevan ballare quei -grandi personaggi nell'oscurità di quelle piccole teste; e dopo la -solita formula: — Va pure, — sentii certi - - possenti aneliti - d'una seconda vita. - -che non credo se ne sentano di più profondi e di più dolci nelle aule -dei tribunali regi alla lettura dei verdetti d'assoluzione. - -L'ultimo che si presentò alla maestra che avevo accanto fu il più -lepido della processione. Non pareva impaurito, ma attonito. Poteva -aver sette anni al più; un viso di nulla, che somigliava una miniatura. -La maestra gli fece una domanda, e, tardando la risposta, gli disse, -un po' impazientita, con l'occhio rivolto altrove: — Su via! — Quegli -credette che quel _via_ significasse _vattene_, e, non desiderando -di meglio, girò senz'altro sui talloni e se la diede a gambe. Quando -l'esaminatrice si voltò, e non lo vide più, restò a bocca aperta un -momento; poi s'alzò di scatto e corse nel corridoio, dove lo raggiunse, -e lo ricondusse per mano al suo posto — visibilmente accorto del -disinganno. - -E questo innocente “tentativo d'evasione„ fu l'ultimo episodio notevole -a cui assistetti. Uscito prima che si sciogliesse la Commissione, -trovai ancora nel corridoio del primo piano e in quello a terreno -un buon numero di mamme, di nonne e di zie, che aspettavano con -santa pazienza da un paio d'ore, e vidi gli abbracciamenti con cui -alcune accoglievano “gli usciti fuor del pelago„ sommettendoli a -un interrogatorio concitato, seguito da un arruffio di risposte, -che provocavano nuove domande, le quali le lasciavano più inquiete -di prima. Non tutti, peraltro, si mostravano incerti o modesti. Un -piccolo spaccone rispose ad alta voce, tagliando l'aria con un gesto -di capitan Fracassa: — Ho saputo tutto! — Intesi un altro trionfatore -che si vantava; ma la mamma, una donna del popolo, gli tagliò in -bocca le vanterie, dicendogli: — Sta zitto, vanerello, che è stato -sant'Antonio: tu non sai quanto t'ho raccomandato.... — C'era un gruppo -di donne che circondavano un bimbo d'un'altra classe, del quale si -diceva che avesse fatto maraviglie, e tutti ci facevano dei commenti -laudativi, lavorando di fantasia: — qualche cosa di non mai visto -nè inteso, — gli esaminatori trasecolati, — un vero portento, — e -guardavano il marmottino da capo a piedi, con grande ammirazione, come -se gli vedessero già in dosso l'uniforme di Presidente dei Ministri. -Un po' più in là raccolsi un frammento di dialogo di due popolane, -una delle quali si lagnava, dicendo: — L'hanno interrogato su tutte le -_combinazioni_ più difficili. Già questi maestri e maestre, agli esami, -si sa, _vanno tutti per protezione_. — E domandandole l'altra perchè -non fosse andata ad assistere agli esami, che erano _a piede libero_: -— Eh, cosa ci sarei andata a fare, — rispose, — _io che non conosco -l'errore_! - -M'ero soffermato in quel momento a pochi passi dal portone della -Scuola, davanti al quale stavano affollati una cinquantina tra scolari -e scolare delle prime due classi, che facevano un cicaleccio vivissimo. -A un tratto tutti tacquero, e li vidi dividersi rispettosamente in due -ali, guardando tutti verso il mezzo (dove io non vedevo), con gli occhi -scintillanti come di simpatia e d'ammirazione. Certo, entrava qualche -personaggio autorevole, l'Ispettore governativo, il Provveditore, che -so io? il Sindaco di Torino. — Che ragazzi bene educati, — pensai; — -buoni piccoli piemontesi, in cui pare innata, in cui è così profonda la -reverenza dell'Autorità, che dimenticano, all'apparire d'un Superiore, -ogni divertimento, ogni cura.... - -Non avevo finito di dir questo che il personaggio entrò. - -Era un cameriere di caffè che portava un gelato. - - - - -PICCOLI SCRITTORI. - - -Ho sotto gli occhi i componimenti di trentacinque alunni della seconda -elementare d'una scuola municipale di Torino: ragazzi dai sette -agli otto anni, di tutte le classi sociali. Chi non ha mai letto una -raccolta di “prose„ di questo genere non immagina quanto ci sia da -divertirsi e da meditare. - -Si noti che il componimento fu fatto nella scuola, senza brutta copia, -sotto gli occhi della maestra; la quale, dettato il tema, non aggiunse -alcun suggerimento, e che perciò questi lavori sono la schietta -manifestazione dell'animo e della capacità intellettuale degli alunni. - -Il tema era: — dite quali siano le occupazioni del vostro babbo, della -vostra mamma, di ogni persona della vostra casa. — - -Non mi trattengo sulla grammatica e sull'ortografia. Noto di volo, -soltanto, che gli errori grammaticali sono quasi tutti i medesimi, -derivando la maggior parte o da anomalie della lingua, come quello -frequentissimo di scrivere al nominativo _miei fratelli_ perchè si -dice al singolare _mio fratello_, o dalla suggestione del dialetto, -come quello del dativo _gli_ in vece di _le_; nel che non si può -supporre che i miei piccoli scrittori intendessero di seguire la teoria -manzoniana. Quanto all'ortografia, sono pecche comuni (e la ragione -si capisce) l'orrore della virgola, il disprezzo dell'apostrofe, -l'appiccicatura degli articoli ai sostantivi, e la cattiva -amministrazione delle consonanti, risparmiate o spese a sproposito, -per non aver la norma della pronunzia esatta. Lo scoglio in cui -tutti battono è l'acca del verbo avere. Io credo che molti ragazzi la -sognino. E non son forse i più quelli che dimenticano di scriverla; ma -quegli altri che, ricordandosi che ci vuole, senza sapere ben dove, -la scrivono di dietro invece che davanti, convertendo così il verbo -in un'interiezione, — _ah_, — la quale in certi punti fa un effetto -comico, come se volesse dire: son stufo. E degli errori di senso è il -più ovvio quello che proviene dall'intromettersi d'un pensiero in un -altro pensiero, il quale rimane così troncato nella mente del fanciullo -ed espresso a metà sulla carta, come uno di quegli avvisi pubblici -a cui si sovrappone in parte un altro avviso. Nella correttezza -grammaticale, del resto, come nella regolarità calligrafica, vi sono -tra i lavori grandi differenze; non tutte riferibili al vario grado -di capacità degli alunni, poichè molte derivano dal loro umore della -giornata; che è come dire dalla rottura d'un balocco o dalla perdita -d'un soldo o dalla soppressione del caffè e latte mattutino. Ma dei -dispiaceri di questa natura si risente molte volte anche lo stile degli -scrittori di quarant'anni. - - * - -Restringo le mie osservazioni al campo morale, che è più fecondo e più -vario. Ricavo per prima cosa da questi componimenti che la maggior -parte delle famiglie si occupano dei loro piccoli scolari assai più -di quanto non si soglia credere, poichè non c'è quasi ragazzo, di -questi trentacinque, anche di quelli di più umile condizione (e non -c'è ragione di sospettare che non sian veritieri), il quale non dica -che il padre o la madre o un fratello o una sorella gli fa recitare -ogni giorno la lezione o gli rivede il lavoro, e tutti quanti accennano -il particolare, che, ogni volta che escon di casa per andar a scuola, -la mamma guarda loro nel zaino per veder se ci hanno ogni cosa. Mi -par questo un segno certo di progredita istruzione popolare, poichè -non credo che nelle famiglie povere di trent'anni addietro si facesse -altrettanto. Quasi tutti dicono minutamente e con ordine l'orario di -tutti i loro parenti. E da questo e da altri accenni a consuetudini -domestiche si capisce la vita ordinata e operosa di molte famiglie, -in cui tutti si levano all'alba e lavorano tutta la giornata, e si -aiutano e si ricreano insieme nel breve tempo che passano uniti; e -appariscono vagamente figure di madri ammirabili, e sventure nobilmente -sopportate, e case di piccoli “borghesi„ nelle quali il decoro visibile -è mantenuto a prezzo d'una rigida vita interiore, confortata dalla -buona armonia e dalla buona coscienza. E per questo rispetto la lettura -dei componimenti m'ha rallegrato. - -Un'altra cosa consolante ho notata, che contraddirebbe a una mia -opinione, ma che, potendo essere un semplice caso, non basta a -distruggerla; ed è questa, che dalla classificazione dei componimenti -non resulta che i ragazzi di famiglie popolane siano inferiori, per -il minor aiuto intellettuale che hanno in casa, a quelli di famiglie -agiate, poichè degli undici, sui trentacinque, che ebbero i punti -migliori, sei sono figliuoli di povera gente. - -Notevole è pure che sono figliuoli del popolo quelli che scrissero -espressioni più vive di affetto e di gratitudine per i loro parenti; il -che può derivare dal fatto ch'essi li vedono faticare per la famiglia -in una forma più sensibile che non sia quella del lavoro della mente, -e sono indotti più degli altri alla riflessione dall'austerità della -vita, e comprendono e valutano meglio le privazioni che s'impongono per -loro il padre e la madre, per effetto dell'esperienza dolorosa che ne -fanno sovente essi pure. - -Curioso è che i tre alunni più affettuosi della classe sono tutti e tre -figliuoli di cuochi. - - * - -Uno di questi chiude il componimento colle parole seguenti, che -trascrivo alla lettera: — _Oh se potessi essere al posto di mio babbo, -e non farlo più lavorare! Io penso che ha cinquant'anni! Io penso alla -mia povera mamma che è mezza ammalata! Dio benedica tutta la famiglia!_ -— Il figliuolo d'una lavandaia, orfano del padre, scrive: — _Io non ho -il babbo, ma dico che cosa fa la mamma._ — E dice la sua lunga giornata -di lavoro. — _Viene a casa tanto stanca che nemmeno mangia la cena. -È molto buona e fa tutto quello che può per me, mi guarda perchè i -vestiti siano puliti, mi fa la colazione, mi pettina e ha cura di me._ -— Originale e bella è questa chiusa del figliuolo d'un fabbro ferraio: -— _Oh bambini, obbedite sempre i vostri genitori. Essi sono gli -angioli. Ti anno allevato, ti mantennero ti mandano a scuola ordinato -e pulito essi ti diedero la vita e ti fecero camminare._ — Questo -_ti fecero camminare_ non è bellissimo? Non è men bella quest'altra -chiusa, del figliuolo d'un carbonaio: — _Povero babbo a durar fatica -dalle 5 alle 9 e mezza. Povera sorella che dura fatica a lavorare. -Povero fratello, è ammalato e molto._ — Ma la più singolare mi par -quella del figliuolo d'un conciatore, che dice: — _Quanto sono carini i -miei genitori! Quando noi gli chiediamo qualche cosa non osano dir di -no, dicono di sì. Anno proprio compassione di noi. Il padre si chiama -Antonio Lotta, la madre si chiama Maria Lotta, io mi chiamo Giulio -Lotta._ — E come è semplice e graziosa questa frase del figliuolo -d'un lavorante orefice: — _Il babbo è molto buono, la mamma è buona -come il babbo_ —;e quest'altra: — _La mamma pensa a tutti e a tutto. -La sorella, quando la madre è fuori, essa fa da madre._ — È una perla -quell'_essa_. - - * - -Due caratteri principali si riscontrano in questi piccoli scrittori: -i riserbati e laconici, che dicono il meno possibile, restringendosi -a indicar secco secco le ore in cui le persone della famiglia si -levano, mangiano, e vanno a dormire, e gli espansivi, che profondono -le notizie e le confidenze. Questi parlano in special modo dei -fratelli e delle sorelle, e si possono dividere alla volta loro in -“affettuosi„ e in “critici„. La maggior parte dei primi ricordano con -molta tenerezza le sorelle e i fratelli più piccoli; ciò che conferma -la massima pericolosa d'un mio amico, padre molto prolifico, secondo -il quale bisogna che nelle famiglie ci sia sempre un bambino, perchè -ingentilisce il cuore dei figliuoli grandi. Dice uno: — _Quando la -mamma mi lascia da guardare il fratellino più piccolo sono molto -contento perchè gli do anche da mangiare._ — Un altro fa l'elogio del -fratellino, che _studia molto_, e dice di sua sorella minore: — _Mi -diverto in tutte le maniere con lei._ — Un terzo scrive: — _Maria è la -mia gioia la faccio saltare e qualche volta fa le bizze. E allora_ — -soggiunge come la cosa più naturale del mondo — _la mamma mi batte._ -— Dice il medesimo un quarto: — _Io o anche la sorellina che a appena -cinque anni e quella sorellina è il mio divertimento, e quando ho fatto -il lavoro mi diverto e lei fa un pochi capriccetti, e mi fa castigar -dalla mamma._ — È un destino!... Un altro butta là nel mezzo del -componimento, senz'alcuna attaccatura col resto, questa frase curiosa: -— _Mio fratello qualche volta mi fa dei piaceri._ - -I “critici„ sono anche più ameni; ma indiscreti, qualche volta. Ve n'è -uno che giudica in questo modo le sue tre sorelle: — _Ada è buona, -ma un po' capricciosa; quella che si chiama Teresa va solamente a -scuola all'asilo_ (come si sente in quel solamente l'orgoglio dello -scienziato!), _Adelaide è un po' cattiva._ — Altri fanno a carico dei -loro fratelli rivelazioni più gravi, come quelle che seguono: - -— _Poi ho un fratellino che ha appena due anni, e è un biricchino di -prima riga._ - -— _Ho un fratellino di 7 anni che va a scuola, non vuole saperne di -studiare._ - -— _Ho un fratello grande che è bocciato._ - -Uno dà intorno a suo fratello dei ragguagli più minuti, in una forma -amenissima: — _Il mio fratello più grande non studia abbastanza, ma fa -dannare il babbo e la mamma. Torna a casa con un castigo da fare per la -maestra. Il babbo e la mamma gli chiamano: te ne ha dato dei castighi -da fare e lui dice di no e ha vergogna di dir di sì._ - -E che dire di un cervello sodo di sette anni e mezzo, il quale scrive: -— _Ho due fratelli, il maggiore è in 3ª e pare che quest'anno metta -giudizio_? - - * - -Molte cose strane e oscure dicono riguardo alla professione e alle -occupazioni del padre. La professione alcuni non l'accennano; altri -pare che non n'abbiano un'idea molto chiara. Dice uno: — _mio padre -è impiegato fuori di porta_ — senz'altro: provatevi a indovinare. Un -altro definisce la professione paterna in questo modo singolare, un po' -indeterminato, mi sembra: — _Il babbo va via alle 7 per guadagnarsi il -pane col sudore della sua fronte._ — Altrettanto singolare e non molto -più lucida è quest'altra definizione: — _L'occupazione del padre è di -pensare molto ai colori per fare i quadri con dei fiori e altre cose._ -— Il figliuolo di un “impiegato al gas„ dice: — _Mio padre a mezzanotte -va a spegnere i ceri._ — Definisce un altro in questa ardita forma -grammaticale l'occupazione di sua madre: — _L'occupazione di mia madre -è che pensa alla roba di non perderla._ — Il più originale, per altro, -e il più misterioso è quello che, dopo aver detto: — _L'occupazione del -mio babbo è di fare il benestante_, — soggiunge: — _cioè 5 o 6 giorni -sarà a Torino, 8 o 9 giorni sarà in campagna a lavorare, e quei 5 o 6 -giorni che è a Torino un'ora sarà al mercato un'ora sarà all'ufficio, -insomma ha tanto da lavorare che un'ora è in casa e un'altra è fuori._ -— Un benestante, come si vede, che non poltrisce sulle sue rendite. Ne -cito ancor uno che fra le occupazioni del padre registra questa: — _poi -il babbo viene a casa e sta due ore a leggere il popolo_ (la Gazzetta -del popolo) — e un altro che fa questa straordinaria rivelazione: — _Il -babbo va a letto la sera alle 11 e non si alza più che alla mattina._ - - * - -Ma le uscite bizzarre, lepide, gentili che si trovano in questi pochi -componimenti, se volessi citarle tutte, riempirebbero troppe pagine. -Non si direbbe che è un epigramma pensato questa doppia proposizione: -— _Mio fratello va al ginnasio, ma studia?_ — E come è ben resa la -varia operosità d'una brava ragazza di casa con questi due tocchi: — -_Mia sorella mi corregge il lavoro e scopa il negozio._ — E che fior di -logica semplicità v'è in questa frase: — _Allora i genitori mi fanno -ripetere la lezione, se la so mi dànno la merenda e se non la so non -me la dànno_ — e nella seguente: — _la mamma mi lava i vestiti se sono -sporchi, me li cucisce se sono stracciati_. — Dopo aver accennato le -occupazioni dei parenti, uno passa a dire le proprie con questo ingenuo -avvertimento: — _Vengo a parlare di me._ — Un altro: — _Adesso parlo -di me._ — E un terzo, più solenne: — _Ed ora parlo di me stesso._ — -Questi me ne rammenta un quarto che notifica in una forma nuova affatto -la composizione della propria famiglia: — _A casa mia ho il babbo, la -mamma, la sorella e me._ - -Fra le chiuse più degne di nota trascrivo le seguenti, che paiono state -cercate per ottenere un “effetto finale„: - -— _Io sono un bambino di 7 anni e 7 mesi._ - -— _Io ho otto anni e mi levo alle 7 e mezza._ - -— _Io sono della scuola Angelo Brofferio e mi levo alle 7._ - -Ve n'è uno che, fra l'altre, dà questa importante notizia; la quale, -per quanto concerne lui, è certamente una piccola spacconata: — _Dopo -cena qualche volta andiamo al caffè a bere dei liquori._ - -Da un periodo arruffato d'un altro si capisce che in casa sua sono -incaricati i ragazzi di apparecchiar la tavola; ma sentite con quali -restrizioni, e come giudiziosamente e ordinatamente specificate: — _Ma -mettono solamente il tovagliolo e le tovaglie perchè se mettono i tondi -li rompono e le posate si tagliano o cadono per terra e possono fargli -del male sugli occhi dentro alla bocca sulla fronte._ - -Il figliuolo d'un calderaio ha sulla fine questa maravigliosa uscita, -che a qualcuno farà dare un balzo sulla seggiola: — _Il babbo viene -a casa ed è l'ora della cena. Noi amiamo e dopo amato usciamo._ — Si -capisce che voleva dir ceniamo; ma che il verbo “amare„ ch'egli aveva -forse in mente per l'espressione d'un pensiero d'affetto alla chiusa, -essendosi cacciato avanti tutt'a un tratto, gli cascò sulla carta -invece dell'altro. - -Fra le cose commoventi noto quella del figliuolo d'un muratore, per -intender la quale conviene sapere che una società di filantropi -torinesi fondò delle “colonie alpine„ dove son mandati ogni anno -a passar l'estate un certo numero di fanciulli poveri delle scuole -municipali, scelti fra i più deboli di salute. Il povero ragazzo scrive -che a casa sta coi piedi nudi per non sciupare le scarpe, _perchè ho da -andare alle colonie alpine, e così ci vuole un paio di scarpe buone_, -— ed enumera dopo questo gli altri oggetti di corredo richiesti, -soggiungendo con una esclamazione di gioia: — _E io ho già tutto!_ - -Ma la più saporita l'ho serbata per la fine. Dice un ragazzo: — -_L'occupazione di mio fratello maggiore è di levarsi la mattina alle 3 -e di andare a Chieri al passo di corsa._ — Dêi del cielo, ci son venti -chilometri! — E che dannata professione sarà mai questa? — mi domandai -leggendo; ma, per quanto ci pensassi, non mi riuscì di scoprirla. -Seppi poi dalla maestra che quel fratello è “volontario d'un anno„ -nei bersaglieri, e che l'alunno aveva inteso d'accennare a una “marcia -di resistenza„ fatta dal reggimento; ma s'era espresso in modo, come -si vede, da far scambiare la fatica straordinaria con una occupazione -quotidiana — spaventevole. - - * - -Se tanto c'è da spigolare in trentacinque componimenti, che non si -troverebbe in una grande raccolta? Certo, io non dico agli insegnanti -elementari, che l'insegnarono a me, quanto ci sia da imparare spingendo -l'analisi di questi lavori oltre l'ortografia e la grammatica. Ma -mi arrischio a dirlo agli scrittori giovanissimi, e a tutti coloro -che studiano il cuore e la mente umana; poichè credo fermamente che -i fanciulli, a studiarli profondamente e con amore, siano, dopo gli -scrittori di genio, i migliori maestri dell'uomo. - - - - -I DESIDERI DEI RAGAZZI. - - -Non sono immaginazione mia: li manifestarono per scritto trentacinque -alunni d'una seconda classe elementare delle scuole municipali di -Torino, ai quali la maestra diede per tema: _I miei desideri_, e fece -fare il componimento nella scuola, senza brutta copia, concedendo -un'ora di tempo. La maggior parte sono ragazzi dai sette agli otto -anni, che venti mesi fa non leggevano ancora l'alfabeto, e diciotto -sui trentacinque, figliuoli d'operai. Da ieri ho fra le mani i loro -componimenti, — un mucchio di foglietti di carta rigata, coperti d'ogni -forma di scrittura, dalla calligrafia quasi perfetta alla pura e pretta -raspatura di gallina, e sparsi d'una flora maravigliosa di grossi e -piccoli spropositi che fanno ridere e pensare.... — e non so risolvermi -a buttarli in un canto, prima d'averne raccolto in un mazzo i fiori -più belli per offrirli agli studiosi e ai dilettanti di letteratura -fanciullesca. - - * - -Prima di principiare a leggere pensai che questi componimenti non -potessero essere che elenchi di balocchi e di giochi, tutti eguali a -un dipresso, come le vetrine dei venditori di giocattoli; non pensai, -fra l'altre cose, che potesse essere così generale, come lo riscontrai, -in ragazzi di quell'età il desiderio dei viaggi; il quale poteva dare, -come dà infatti, ai loro lavori una varietà inaspettata e dilettevole; -e sono appunto le espressioni diverse di questo desiderio ciò che mi -divertì sopra tutto e che mi parve più meritevole d'osservazione nei -periodi bizzarramente scarmigliati e claudicanti dei miei piccoli -prosatori. - - * - -Quasi tutti manifestano, prima d'ogni altro, il desiderio di viaggiare, -e nominano le città che preferirebbero di vedere. Le città più -“desiderate„ sono, per ordine di voti, Milano, Napoli e Roma. Penso -che abbia il primato Milano per la ragione che, essendo la più vicina -a Torino, è quella di cui i ragazzi sentono parlare più spesso. Quelli -che vorrebbero andare a Roma son quattro, e due di questi paiono -mossi da sentimenti politici opposti, perchè l'uno vorrebbe andarvi -soltanto “_per vedere dove abita il papa_„, l'altro, _per vedere quel -bel palazzo dove ci sta Umberto I_. Il terzo, indifferente al monarca -e al pontefice, dice che desidera di andar a Roma non per altro che -perchè “_c'è stato il suo padrino_„, ed è dubbio il quarto perchè -scrive che vorrebbe andare “_sul bastimento a rona_„ e può darsi che -abbia inteso di scrivere a Arona sul Lago Maggiore. C'è un altro, del -resto, che parla d'andare “_col bastimento_„ a Milano. Per Firenze -non ci sono che due aspiranti, per Genova uno e uno per la Sicilia. Ce -n'è sette, invece, per l'America; ma è da notarsi che i più di questi -dicono l'America perchè ci ebbero o ci hanno qualche parente; ed è -lo stesso dei tre che desiderano d'andare in Francia. Due soli hanno -desideri senza confini; uno che vorrebbe _visitare tutto il mondo_, e -un altro che desidera di _viaggiare tutti i paesi_; e altri due sognano -viaggi avventurosi di scoperte e di lotte. _Il mio desiderio, sarebbe -di attraversare il mare e di cercar le oasi_ (voleva dir le isole -forse), e il secondo: _Mi piacerebbe visitare i deserti dove c'è le -bestie feroci._ C'è anche un originale che vorrebbe non solo andare, -ma _stare in Asia_; in quale parte non lo dice; si può intendere fra -Gerusalemme e Pechino; e la ragione della sua scelta è un po' vaga: -— _perchè è molto bello e mi piace molto e c'è un sole molto caldo._ -— Invitato dalla maestra a spiegarsi meglio, si chiuse in un silenzio -pien di mistero. Più comprensibile è uno dei sette già rammentati, che -vorrebbe visitare _quella grande città d'America_ (non dice quale) -_perchè ci sono quelle grosse piante, quei tronchi che sono di una -grandezza straordinaria_; ed esprime in questa forma ingenua la sua -ammirazione per la fecondità della natura: — _E poi da quelle piante -piccole a venire e quelle piante straordinariamente grosse!_ — E gli -accozzamenti delle grandi città e dei piccoli comuni sono curiosi. -Uno vorrebbe veder _Milano, Firenze, Castellamonte_; un altro vorrebbe -_andare in America, e poi a Crescentino_, un comune della provincia di -Novara, dove dice che è “_puro il cielo_„. Ma la cosa più amena sono -le ragioni che adducono, gli scopi particolari che si prefiggono alcuni -al loro viaggio. Quello che dice: — _vorrei andare a Genova a pigliare -i bagni di mare, ma ho un po' paura della burrasca_ — si capisce; ma -quello che vorrebbe andare a Firenze! Non pensate che sia per veder -Santa Croce, i musei, i monumenti: si può dare in mille a indovinare. -— _Per bere il latte che è squisito!_ — Donde gli sarà mai venuto un -così straordinario concetto del latte fiorentino? Può fare il paio con -quell'altro che desidera d'andare a Napoli, oltre che per vedere il -_vulcano o vesuvio_, sapete perchè? _Perchè si mangiano dei maccheroni -napoletani;_ e questo passi; ma soggiunge il sudicioncello: — _e sono -molto buoni e non si prendono col cucchiaio ma si mangiano con le -mani._ — Chiedo scusa per costui, come cittadino torinese, ai miei -compaesani di Napoli, e li assicuro che si tratta d'un'opinione affatto -personale dello scrittore. - - * - -Al mare accennano più d'una metà, ed è notevole che quasi tutti quelli -che v'accennano desiderino di fare i bagni marini. Sarà un segno di -progredita cultura igienica? Perchè non uno su trenta scolaretti di -Torino, quando io ero ragazzo, avrebbe forse espresso un tal desiderio; -certo, non ci avrebbe pensato nessun ragazzo di famiglia povera. -L'immagine più poetica, riguardo al mare, è quella del figliuolo -d'un operaio, il quale dice: — _Mi piacerebbe andare sugli alti mari -dove si vede per tutto acqua e celo;_ — ma vorrebbe avere con sè la -mamma, la zia e un cugino “_per dividere i pericoli_„. Sono anche di -più quelli che desiderano di andare in montagna; ed è naturale anche -questo poichè vivono tutti davanti allo spettacolo incantevole delle -Alpi. Uno dice che vorrebbe andare in montagna _per vedere i buoi_; -un altro _per stare molti giorni ad una certa altezza numerosa_; un -bel traslato ardito, se lo volle riferire, come pare, al numero dei -metri d'altitudine. Un ragazzo povero esprime lo stesso desiderio -con una frase semplice e triste che tocca il cuore: — _Vorrei andare -sulle più alte montagne, a pigliare un po' d'aria buona, che non sono -mai andato in nessun paese._ — Andare a passar l'estate in campagna, -senza determinazione di luoghi, è il desiderio più comune; più vivo -in quelli che non lo possono soddisfare, ed espresso da tutti con -un'insistenza e un calore di parola, in cui si sente un bisogno vero -del corpo e dello spirito, un fremito d'uccelletti ingabbiati, assetati -d'aria e di verde. Conviene anche dire, peraltro, che quanto a viaggi -e a escursioni i desideri di una buona parte sono assai moderati, -arrestandosi in alcuni ai Santuari d'Oropa e di Graglia, e in altri a -villaggi dei dintorni di Torino e alla basilica di Superga; nella quale -uno degli scrittori vorrebbe andare a vedere “_quei sotterranei dove -è morto il re_„. Parecchi sono anche più modesti: non desiderano che -“_una passeggiata nel Corso Palestro_„ che vedono ogni giorno, poichè è -a un passo dalla loro scuola, o _una di quelle passeggiate in via Po_ -(chi sa quali?), o fino alla _succursale_ (niente di meno), che è una -stazione minuscola della strada ferrata di Milano, dentro la cinta. -Ce n'è uno, poi, che non vuol andare in nessun luogo, e manifesta per -i viaggi un'avversione assoluta; dicendo che vorrebbe star _tutta -la vita a Torino_, per una ragione che siete mille miglia lontani -dall'immaginare: p_erchè c'è aria fina_. E neppure potete immaginare -la ragione, tanto è semplice, che adduce un altro del non poter fare -i grandi viaggi che vorrebbe. — _Ma fare tutti questi viaggi non -posso-_-dice — _perchè o da frequentar la scuola tutte le mattine._ - - * - -Sento una domanda del mio buon amico Moneta: — La propaganda per -la pace ha recato qualche frutto? Si può riconoscere in codesti -componimenti uno scemato spirito guerresco nel desiderio scemato di -quei giocattoli che rappresentano strumenti e idee di guerra e di -morte? — Mi manca, per dare una risposta, il termine di paragone; -ma temo che, se anche l'avessi, non potrei dare una risposta molto -consolante. Su trentacinque sono undici che desiderano trombe, soldati -di piombo, fucili, sciabole, pistole, un intero arsenale. Credo -soltanto minore di quello che sarebbe stata trent'anni fa la richiesta -dei tamburi (due soli ne chiedono) perchè, non usandosi più il tamburo -nell'esercito, manca l'impulso dell'imitazione. È vero, peraltro, che -uno solo di quegli undici esprime chiaramente delle idee belligere, e -anche in senso puramente difensivo, dicendo: — _Vorrei essere vestito -da soldato per andare in guerra a combattere contro il nemico e salvar -la mia patria._ — Quasi tutti gli altri non chiedono armi che per -giocare. Ce n'è uno, anzi, che confessa la propria avversione alla -guerra in un modo assai comico, ed è di quelli che vorrebbero viaggiare -in Africa. — _Ma andare in Africa_ — soggiunge — _non mi piace perchè -c'è la battaglia, ma io vado quando non fanno la battaglia._ — E dice -anche, contraddicendosi, che non gli piace d'andare in Africa, _perchè -vi sono neri gli Abissini_. - - * - -Più delle armi sono desiderati gli animali, naturalmente, poichè dopo -l'uomo — primo oggetto d'osservazione pei fanciulli, — son quello che -più gli rassomiglia; e fra gli animali, per la bellezza delle forme, e -per la vivacità delle mosse e la varietà degli usi a cui serve, il più -desiderato è il cavallo. Sedici alunni vorrebbero averne uno, ma due -soli specificano: _un cavallino sardo_. Poi viene il cane, desiderato -da cinque: uno dei quali vorrebbe _uno di quei cani inglesi_, e un -altro, _un bel can barbone_; ma per licenziare la serva, parrebbe: -_perchè_ — dice — _il can barbone è docile e serve a far la spesa ai -padroni_. Sono desiderati da altri una _pecora_, una _pecorella viva_, -un _asinetto_, ed altri animali domestici; di uccelli non è nominato -che il canarino. Anche il gatto ha un voto solo; forse perchè quasi -tutti ne hanno uno da tormentare in casa propria. Ma a proposito di -bestie il più saporito periodo lo scrisse quello che vorrebbe “_un bel -cane e un cagnolino da guardia_: sentite se si può essere più assennati -e più previdenti; par che ripeta un discorsetto di suo nonno: — _Ma con -questi due cani_ — dice — _uno piccolo, e l'altro grosso, non vorrei -che fossero invidiosi, che non si mordessero malamente, come fanno -certi cani, e non mi piacerebbe niente se venissero arrabbiati, allora -poi li farei uccidere perchè senò si uccidono tra loro_....„ - - * - -Tra le cose inanimate quelle che destano più desideri sono la -lavagnetta col gesso e il teatro coi burattini; ma perchè l'una e -l'altro servono all'imitazione della vita. Anche la lavagnetta, in -fatti, benchè dicano quasi tutti — le mascherine — di desiderarla per -esercitarsi alle operazioni aritmetiche (che suol essere il pretesto -con cui se la fanno comperare), in realtà la vogliono per rabescarvi -su dei fantocci. Quattro desiderano _una biblioteca_, senza dir -altro; uno eccettuato, il quale ha pretensioni bibliografiche molto -discrete, poichè la vorrebbe composta di _tutti e cinque i libri di -lettura_ delle cinque classi elementari e di _una bella storia sacra -per leggere la venuta dei magi_. Di altri libri che si desiderino -non trovo accennati che due l_ibri di preghiere_ e _un bel libro di -preghiere a Gesù Bambino_. Opere d'arte ne desidera uno solo, che -vorrebbe _una statua_, e non aggiunge parola: la prima statua venuta. -Non metto fra gli oggetti d'arte _i due quadri, uno del re e uno della -regina_, a cui accenna un altro, perchè possono essere desiderati -per sentimento di devozione alla monarchia; come forse per sentimento -religioso desiderano altri tre un _bel crocifisso, un bel quadro della -Madonna, una Madonna dipinta_. Un solo filarmonico si palesa, uno che -vorrebbe _un pianoforte per imparare a sonarlo molto bene_. Fra gli -oggetti di desiderio più singolari noto _una bell'arnia e un servizio -da caffè_. Ma come badano tutti, quando può nascere equivoco, a far -ben capire che vogliono oggetti da grandi, e non dei trastulli. — -_Vorrei un bell'orologio_ — dice uno — _ma non di quelli da cinque -centesimi, e che vada._ Un altro vorrebbe una barca — _ma proprio di -quelle da metterci noi dentro e partire;_ — l'espressione potrebbe -essere forse più elegante, ma non più chiara. E uno di quelli che -desiderano un cavallo spiega bene: — _un cavallo, ma da andare in -groppa._ Un quarto mette in un mazzo, come tre cose affini, questi -tre desideri: _un teatro, una gallina, una spada._ È strano come -non uno di questi trentacinque ragazzi, di cui la più parte sono di -famiglia povera, esprima il desiderio d'un bel vestito, d'un oggetto -d'ornamento, d'una qualunque cosa che dimostri la vanità di volersi -distinguere esteriormente. Qualcuno si stupirà che non sia stata ancor -nominata la bicicletta, e ci sarebbe davvero da stupire se non l'avesse -rammentata nessuno. I desiderosi del nuovo “locomobile„ come lo chiama -prosaicamente il regolamento municipale, o del _ferreo corsiero_, come -lo chiama poeticamente Lorenzo Stecchetti, son cinque; uno dei quali -espone il suo desiderio con questa piccola spampanata: — _Mi piacerebbe -andare a Napoli a traversare il mare che è veramente bello; ma se io -avevo una bicicletta sarei già andato._ - - * - -Nell'ordine della “proprietà dei beni immobili„ i desideri son pochi, -e non irragionevoli. La proprietà più ambita è il giardino — _un -giardino con molti fiori — un giardino tutto fiorito di rose_ — ed -altri, definiti brevemente, con immagini graziose, che esprimono un -desiderio vivo. V'è un solo ragazzo, più pratico, chè vorrebbe “_un -campo pieno di frumento_„. Tre desiderano una casa, che uno chiama _una -costruzione_, e la vorrebbe mobiliare a modo suo, col proponimento, -pare, di rimaner celibe, perchè scrive: _una piccola casetta per -mettervi un lettuccio, un sofà, un guardaroba, con alcune seggiole e un -seggiolone_. Più numerosi son quelli che desiderano indeterminatamente -la ricchezza; ma quasi tutti (e in questo è evidente che esprimono -un'idea inculcata loro alla scuola più che un sentimento spontaneo) -dicono di desiderar d'essere ricchi per poter soccorrere i poveri. -Uno solo determina l'ammontare del patrimonio che vorrebbe avere, -aggiungendo quali sventurati soccorrerebbe di preferenza: — _Vorrei -avere una lira per fare elemosina agli infelici, cioè come lo storpio, -il cieco e il monchino_. Desideri riguardo all'avvenire, e in specie -alla carriera, tre soltanto ne espongono: uno che vorrebbe esser -_marinaio_, e due che vogliono far l'_avvocato_. E pare che uno di -questi faccia conto di pescar nel Foro fior di quattrini perchè dice: -— _I miei desideri sono pure, quando sarò già avvocato, due bellissimi -cavalli e una magnifica carrozza, e quando avremo voglia d'andare a -cavallo, io e il mio papà, andremo, e quando avremo voglia di andare -in carrozza, andremo._ — E perchè no? Non si direbbe che c'è sotto -una sfida ai socialisti? Un altro, meno ambizioso, dice di desiderare -_un caffè_; ma non si capisce se sia per “esercitare il negozio„ o -solamente per vuotare a suo libito le bocce e le zuccheriere; che è -forse la versione più ragionevole. Osservo, a questo proposito, che non -ci sono in tutti e trentacinque i componimenti se non pochissimi indizi -di ghiottoneria. Quattro soli desiderano dei dolci, pochi altri delle -frutta; e dice uno di questi che vorrebbe andare in America _perchè c'è -lo zucchero_ e in Africa _perchè c'è i datteri_. Cito ancora ad onore -un ragazzo sobrio che vorrebbe _fare una bella cena in un giardino, e -bevere un pochino, ma non bevere molto_, e un altro capetto scarico, il -quale desidera che i suoi genitori diano un pranzo in casa, e numera -le persone che vorrebbe invitate, una caterva di parenti, congiunti, -padrini, madrine ed amici, da dar fondo alle dispense dell'_Albergo -d'Europa_. - - * - -Alcuni di questi componimenti si distinguono per un'abbondanza d'idee, -per un'effusione di sentimento e un colore di sincerità, che li fanno -parer lettere scritte spontaneamente, a sfogo dell'animo, più che -lavori di scuola; e danno perciò a conoscere in parte, l'indole dello -scrittore; la quale rimane affatto nascosta in tutti gli altri, segnati -d'una comune impronta scolastica. Quattro di questi scrittori originali -mi colpirono in particolar modo. - -Il primo è un “appassionato„, un cuore “ardente e tenero„. Egli dà -al componimento la forma d'una lettera, disordinata e oscura, in cui -frammette, come un ritornello poetico, all'espressione dei propri -desideri parole di caldo affetto, note quasi d'amore, per la sua -maestra; alla quale dà del _lei_ e del _tu_, espandendo l'anima lirica -con una concitazione di stile singolarissima: — _Io vorrei andare a -Roma_ — scrive, salvo i peccati mortali d'ortografia — _stare due mesi -in campagna, ma che lei venisse a vedermi, vorrei giocare alla palla e -pregherò per te che non ti arrivi nessuna disgrazia, io le voglio molto -bene e vorrei andar nel mare, e guardi di venire a vedermi, che saremo -felici, e guardi di non esser mai malata, a me piace d'andare a giocare -e guardi di venire al più presto che puoi._ Ma l'adoratore rientra in -sè tutt'a un tratto alla chiusa, e dice rispettosamente: — _Con tutta -stima la riverisco._ - -Il secondo è un'immaginazione effervescente e sfrenata, che esprime -rapidamente una quantità di desideri diversi, come se cercasse degli -effetti d'antitesi imitando l'arte vittorhughesca di affollare con -disordine pensato immagini disparatissime. Egli vorrebbe andare in -villeggiatura, a Roma, a Massaua, sul Monte Bianco, a Parigi, sul -_vapore_, in vettura, in _tram_, in pallone, e dopo aver aggiunto che -vorrebbe _stare in un gran palazzo_ e che gli _piacerebbe d'essere il -re_, e accennato altre sue vaste aspirazioni e splendidi sogni, finisce -il componimento esprimendo il desiderio modestissimo di _pigliare un -bagno_. - -Quest'altro è un filosofo semiserio, che mescola la lepidezza con -l'affetto e con l'ironia, rivolgendo tratto tratto la parola a sè -medesimo per darsi delle ammonizioni e dei consigli, coloriti di -canzonatura. Dopo aver significato il desiderio d'andare in campagna -per mangiar frutta, dice: — _Ma per te, mio Cesarino, non ci andrai -che quando le scuole saranno al fin dell'anno;_ — e poi enumera le -uve che mangierà — _l'uva bianca, l'uva nera, l'uva mericana_, ecc., e -soggiunge paternamente a sè stesso: — _Ma io ti dirò, caro Cesarino, -che a mangiare tanta uva fa del male, e rovina anche la salute, e fa -perfino venire mal di gola;_ e infine si dà questo memento gentile: -— _Tu mangierai le frutta, ma le viole le governi per portarle alla -maestra, che è tanto buona e gentile coi bambini della sua classe._ - -L'ultimo è un bel tipo comico di Michelaccio, amante del quieto e -grasso vivere. Sentite che beati ozî vagheggia. A lui piacerebbe -d'andar l'estate prossima al suo paese nativo (e lo nomina); — _a -spassarmela in campagna_ — dice — _perchè là si sta molto bene, si -mangia, si beve, si dorme e si va a spasso, e poi c'è molta uva, c'è di -tutto e questi sono i miei più cari desideri_. E dopo aver detto che -andrebbe volentieri ad Alassio, dove ha un amico, già suo compagno di -scuola (_antico_ compagno, lo chiama), _che se ne sta coricato nella -sabbia calda dal sole_, esce in questa impagabile frase esclamativa, di -cui rispetto l'ortografia: _E!! — ne son ben malcontento di non poterci -far parte!_ — Ma il più curioso è che questo allegro ragazzo, che parla -del paese di Cuccagna come d'un proprio feudo, è figliuolo d'un povero -operaio, il quale non ha ombra di casa nè di poderi. E la chiusa del -componimento è una gemma. Per dire che vorrebbe scriver dell'altro, ma -che, essendo arrivato in fondo al foglio, deve far punto per mancanza -di spazio, butta là questa espressione equivoca che può esser presa in -un senso.... terribile: _non posso più trattenermi._ - - * - -V'è ancora espresso, in queste pagine, un ordine particolare di -desideri, meritevoli d'un cenno a parte: desideri, che sarebbe -più proprio chiamar propositi, di studiare, di esser buoni, di -migliorarsi. Quasi tutti li esprimono: molti, certo, più per sentimento -di convenienza che per impulso dell'animo, o anche per forza di -consuetudine, o per dare buon concetto di sè; ma della sincerità -d'alcuni è impossibile dubitare, tanto è amabilmente semplice il loro -linguaggio. Dice uno: — _mi piacerebbe che la madonna mi facesse essere -buono a scuola e a casa._ — Un altro: — _Io voglio ancora studiare con -tanta voglia e con tanta bontà_ (non è bellissimo?) _e poi darò ancora -1000 e poi ancora 1000 consolazioni alla mia signora maestra. Ed hai -miei superiori._ C'è uno che fa un vero atto di contrizione: — _Il -mio più bel desiderio è di studiar bene, che la Sig. Maestra è tanto -buona, di non dargli tanti dispiaceri non star cattivo, come ho fatto. -E adesso guarderò di fare tutto quello che posso per star buono._ E -carino è l'esordio che fa un altro al componimento: — _Io farò tutto -quello che so per farlo bene e per scriverlo bene_ (senza dir che -cosa); poi, di sbalzo, dice i suoi desideri, il primo dei quali è di -possedere _una penna d'avorio_, e il secondo è espresso candidamente, -così: — _Io vorrei che mio padre e mia madre non mi sgridassero mai._ -— E ci sono anche quelli che si propongono un ideale di buona condotta -addirittura disperato, come uno che vorrebbe avere un cortile per -giocare “_ma non di fare del chiasso, perchè nel giocare un pochino -si fa sempre di chiasso_„. — Che delicatezza! E in casa sarà forse il -terremoto. Il più commovente, in fine, è l'atto di mesta rassegnazione -d'un povero ragazzo, il quale, dopo aver esposto molti desideri, -mostrando di capire che per lui sono cose dell'altro mondo, che non -potrà aver mai, dice che si contenterebbe d'andare alle _Colonie -alpine_ dei ragazzi poveri, e soggiunge: — _Ma i miei genitori non -vogliono perchè dovrò andare a lavorare, ebbene, sia così._ - - * - -E queste ultime parole, che paiono un lamento compresso, mi turbano -nell'animo la giocondità che m'avevan messo tante altre cose amene -trovate in queste pagine, perchè mi rappresentano al pensiero non -soltanto il ragazzo che le scrisse, ma quegli altri innumerevoli a cui -nessuno dei mille desideri della fanciullezza, nemmeno i più umili, -sono appagati, e che, non comprendendo ancora che cosa veramente -sia l'esser poveri, non comprendono che i genitori _non possono_, -e pensano che _non vogliano_, e dicono come quello: — _E sia così!_ -— rassegnatamente, ma col cuore di chi si rassegna ad un torto. Ah, -i desideri dei ragazzi! Essi sono ad un tempo una delle più care e -delle più tristi cose del mondo. Poterli appagare è una delle più -dolci soddisfazioni della ricchezza; non potere è una delle amarezze -peggiori della povertà. Questo dovrebbero aver sempre in mente quei -fortunati ai quali è concessa la grande gioia di essere benefici. -Accanto alla carità che domanda al ragazzo povero di che cosa abbia -bisogno, ci dovrebbe esser sempre la carità che gli domanda che cosa -desidera; dietro la mano che gli dà un pane, una mano che gli porga -un trastullo; perchè non basta ch'egli non pianga, bisogna ch'egli -sorrida; perchè nella fanciullezza che passa senza sorriso si prepara -l'uomo che tratterà i fanciulli senza pietà e che odierà i suoi simili -per vendetta - - - - -IL GAROFANO ROSSO. - - -Alle undici e mezzo, mentre la cameriera ansava ancora su per le scale -con la cartella del disegno sotto il braccio, Alba sonò il campanello -e, appena le fu aperto, si slanciò nella sala da desinare, dove -l'aspettavano il padre e la madre, coi regali pel suo giorno natalizio. - -In un batter d'occhio vide e toccò tutto: il mazzo di fiori, l'anello, -il libro illustrato e il canestrino da lavoro, disposti sulla tavola -apparecchiata, su cui brillava un raggio di sole; poi, ringraziando e -ridendo, abbracciò e baciò con impeto il babbo e la mamma, e poi.... si -lasciò guardare. - -Era più bella che mai quella mattina: i suoi capelli ondulati e i suoi -grandi occhi parevan più neri del solito, e il bel garofano rosso, -contornato di violette, che le usciva dall'abbottonatura del giubbetto -bianco, non reggeva al confronto della sua piccola bocca capricciosa e -imperiosa. - -Suo padre stette un minuto in adorazione davanti a lei; e i suoi occhi -pieni di tenerezza facevano un contrasto singolare coi minacciosi baffi -grigi che gli andavan dalla bocca alle orecchie. Sarebbe bastato uno -sguardo a chi che sia per accorgersi che quel pezzo d'uomo del signor -Mazzi, dalla faccia di vecchio soldato e dalle mani d'antico operaio, -più temuto che amato dai duecento cinquanta lavoratori della sua grande -fabbrica d'ombrelli e di bardature, una delle più fiorenti di Torino, -non era che il servitore umilissimo di quella ragazzina di dodici anni, -in cui pareva che si fosse affinato ancora il sangue signorile della -mamma. Bella, figliuola unica, delicata di salute: aveva tutto quello -che ci voleva per far la tiranna. Una lunga malattia sofferta da lei -due anni innanzi, a cagion della quale, perduto un anno, ripeteva -l'ultimo corso elementare nelle scuole del Municipio, aveva ancor -rinsaldato il suo impero. A ogni sua nuova prepotenza giurava bensì -il signor Mazzi che sarebbe stata l'ultima; ma quando un'altra volta -la vedeva addolorarsi d'una ripulsa o ricorrere all'arma terribile -del digiuno per far trionfare la sua volontà, quando, sopra tutto, -le vedeva gonfiar per la collera quel bel collo esile e bianco, come -se fosse sul punto di schiattare, ogni forza alla lotta gli mancava. -Faceva ancora un'ultima mostra di resistenza invocando il soccorso -della signora Mazzi, che con la sua mollezza di bionda grassa e -linfatica gli consigliava di cedere per la pace, e poi.... cedeva per -la pace. Era così cresciuta liberamente nell'animo d'Alba una fitta e -intricata vegetazione di piccoli e grandi difetti; la quale, peraltro, -non aveva soffocato il fiore della bontà e della pietà, nato in lei -e mantenuto vivo da una precoce e quasi maravigliosa intuizione delle -miserie e dei dolori del mondo che non conosceva. - -Quando si credette ammirata abbastanza, disse: - -— Papà, ti ho da domandare un favore. - -Ma in quel punto istesso s'affacciò all'uscio la cameriera ad -annunziare che il signor Boleri, avvocato criminale e radicale, -brillante ed entrante, buon amico di casa Mazzi, desiderava dir due -parole al padrone. - -Questi entrò nella stanza accanto, e la signorina che, fra gli altri -difetti, aveva anche quello d'una curiosità indiscreta, s'avvicinò -all'uscio socchiuso per ascoltare. Ma il dialogo non le arrivò -all'orecchio che a frammenti. - -Alle prime parole dell'avvocato, dette col suo solito accento gioviale, -il Mazzi rispose con tutt'altro accento: — Mi rincresce, non posso. - -— Andiamo, — replicò l'amico, — non vorrai far scomparire il presidente -onorario della _Fratellanza artigiana_, a cui quel povero diavolo s'è -raccomandato. È un buon operaio, alla fin dei conti; ha lavorato per -due anni nella tua fabbrica e non hai mai avuto motivo di lagnartene. - -Ma il Mazzi ripetè il suo no, borbottando delle ragioni che la ragazza -non intese. - -L'altro allora tornò all'assalto, e questa volta sul serio: — Sta bene, -— disse; — ma pensa che da sei mesi cerca lavoro, e non ne trova; che -chiedendoti d'esser riammesso, fa ammenda del suo torto, se pure ti -fece un torto, e che ha famiglia.... e fame. - -Ma il Mazzi persistette nel rifiuto, ragionando. Doveva dare un -esempio. Avrebbe voluto dir di sì; ma non poteva e non doveva. — Hanno -voluto lottare, — concluse, — lui e gli altri della combriccola, e -hanno perso: tanto peggio per loro. È una guerra a oltranza che si -combatte fra loro e noi. Io non do tregua. Faccio come essi fanno: mi -servo di tutte le armi che sono in mia mano. - -— Ma tu combatti contro un disarmato, — ribattè il Boleri, — contro un -vinto, che ti chiede grazia. - -— Me la chiede oggi, tornerebbe a combattermi domani. È inutile che tu -insista. Ho deciso. - -— È la tua ultima parola? - -— Me ne dispiace per te, che hai preso la cosa a cuore. È l'ultima. - -— Ebbene, — rispose l'avvocato, avviandosi per uscire, — ti credevo non -soltanto più pietoso, ma più prudente.... e meno orgoglioso. Beccati -questa, e buon pro ti faccia. Darai alla bambina questo mazzetto. Tanti -saluti. - - * - -Il signor Mazzi rientrò nella sala da desinare col viso rannuvolato e -porse ad Alba il mazzo di fiori. - -— Papà, — gli disse questa, con voce franca; — riprendi quell'operaio. - -— No, — rispose il padre, secco. Ma si pentì subito di quella durezza, -e soggiunse benevolmente: — Parliamo d'altro, Albina mia. Avevi un -favore da domandarmi, m'hai detto? - -— Era quello. - -— Come, quello? — domandò il padre, stupito, fermandosi in mezzo alla -sala. - -— Sì, — rispose la ragazza, e s'accalorò a poco a poco, continuando: -— era quello, appunto; Maria Cinzano, una mia compagna di scuola, -figliuola di quel tuo operaio; è lei che me n'ha parlato questa -mattina; m'ha detto: — verrà un avvocato da tuo padre, per raccomandar -mio padre. Io mi raccomando a te. Faglielo riprendere. È senza lavoro. -Siamo nella miseria. — E m'ha dato questo mazzettino per la mia festa, -un garofano rosso. Io le ho detto di sì. Mi puoi dir di no, tu, il -giorno della mia festa? - -E gli saltò al collo. - -Ma, con sua maraviglia, egli non sorrise. - -— Tu hai detto di sì, — le disse egli col viso serio, — perchè hai buon -cuore; non te ne faccio rimprovero. Ma non posso contentarti. - -— Ma perchè? - -— Il perchè non lo puoi capire. - -— Ah! lo capisco bene. È il perchè che dicesti al signor Boleri. Ma -non è un buon perchè. E poi.... come ho da fare a andar a dire alla -mia compagna che m'hai detto di no? E oggi appunto ho da fare un -componimento sopra un signore caritatevole che salva dalla miseria -una povera famiglia! In che maniera ho da trovar le idee? Perchè sono -nella miseria, hai da sapere. Ah! ora capisco. È un mese che la vedo -cambiata, è dimagrita, chi sa come mangia; vive forse di pan nero; non -studia più; viene a scuola con gli occhi rossi. Ho da andarle a dire -che tu vuoi che muoia di fame? - -— Non voglio questo, — rispose burbero il padre. — Basta così, e -mettiamoci a tavola. - -— Ebbene, — disse la ragazza, — se non mangia lei, non mangio io. - -— Alba!... Ti castigo. - -— Castigami! - -Il signor Mazzi incrociò le braccia sul petto, voltandosi verso sua -moglie che stava seduta sul sofà, e ascoltava sorridendo. — Ma sai che -questa ragazza passa tutti i segni! Ma non s'è mai vista un'audacia -simile! — E tornò a voltarsi verso la figliuola: — Ma che obblighi ho -io verso un briccone che mi piantò da un'ora all'altra, quando avevo -bisogno di lui, e che adesso, ridotto alla miseria per colpa sua, mi -offre un lavoro.... di cui non so che fare? — Poi si voltò da capo alla -moglie: — Figurati! Un presuntuoso, un traditore, che, l'anno passato, -mi mette su una decina di compagni.... fanno tutto il loro armeggio -sott'acqua.... imbastiscono una specie di Cooperativa.... Poi, un bel -giorno, si licenziano, e con che arie! Vanno a offrire i loro servizi -ai miei clienti, brigano al Municipio, fanno parlare i giornali.... -In capo a un anno, si capisce, sono andati a gambe all'aria e ci han -rimesso quel po' di fondi raggruzzolati non so come.... E io dovrei -riprendere il caporione! Per far piacere a quel gran protettore di -tutti i cialtroni disoccupati che è l'avvocato Boleri! — E si voltò -un'altra volta verso la ragazza: — Tu non conosci gli operai, povera -ingenua. Tu non sai che razza di cani son tutti quanti. - -— Sei stato operaio anche tu, — rispose la ragazza. - -— Sì, e me ne vanto, perchè ero diverso dagli altri; ma per questo li -conosco, e li tratto come si meritano. - -— Ebbene, fai male a far così.... Non saresti mica diventato ricco tu, -se non avessero lavorato per te. - -Il padre la fissò. Poi disse: — Sta a vedere che m'hanno fatto una -grazia. Essi danno a me il loro lavoro; io do loro il mio danaro. - -La ragazza stette un po' pensando; poi rispose: — Ma essi te ne fanno -guadagnare molto più di quanto ne dai. - -A queste parole, il signor Mazzi scattò: — Cosa dici? Chi t'ha -insegnato a metter fuori di queste ragioni? — E, dopo un momento di -riflessione, riprese con maggior collera: — Questa non è farina del -tuo sacco.... È forse la maestra che t'imbecca di codesta roba?... A -questi lumi di luna, non ci sarebbe da stupire.... Dimmi un po': ho -indovinato?... Ah, bene! Andrò io a dirle due parole all'orecchio, alla -tua maestra. - -— Non è lei! — s'affrettò a risponder la ragazza. - -— E chi è dunque?... Lo voglio sapere, m'intendi?... O mi dici chi è, o -vo dalla maestra domani mattina. - -— L'ho letto. - -— Dove l'hai letto? - -— Ebbene, sì! — rispose Alba, ripigliando animo; — l'ho letto nei -libretti che hai tu, che hai portato tu a casa. - -— Che libretti? Dove sono? Vieni a mostrarmeli! — gridò il signor -Mazzi, fremente. - -Ed entrò a passi concitati nella stanza accanto, seguitato dalla -figliuola, la quale, senza ombra di timore, andò difilata a una -libreria, si chinò e tirò fuori dallo scaffale più basso, di sotto -a un grande album di disegni di macchine, e porse al padre alcuni -opuscoletti impolverati. Erano il _Catechismo dell'operaio_, _I -diritti del lavoro_, _Riflessioni d'un disoccupato_, che il signor -Mazzi, mesi addietro, aveva strappati di mano a certi giovani operai -della sua fabbrica. Avendo veduto suo padre nasconderli là sotto come -roba proibita, la ragazza, punta dalla curiosità, li aveva scovati e -sfogliati. - -Il signor Mazzi arrossì dallo sdegno. — Anche a te si doveva attaccare -questa infezione! — gridò, — non ci mancava altro! — E fece a pezzi -gli opuscoli e li buttò a pedate in un angolo della stanza. — Ed ora, -— soggiunse, agitando l'indice della destra, — non più una parola al -proposito, nè ora nè mai! Siamo intesi, o saran cose serie. A tavola, -signorina. - - * - -Sedettero a tavola. La figliuola quasi non mangiò. Il padre, risoluto -a tener duro, finse di non badarvi. Era tempo davvero che si mostrasse -fermo una volta se non voleva diventare addirittura lo strofinacciolo -di quella monella. E non disse parola. Ma via via che il desinare -procedeva ed egli la vedeva ostinata a non mangiare, nonostante le -placide esortazioni di sua madre, gli andava succedendo nell'animo allo -sdegno il dolore. Vedete un po'! Una giornata ch'egli si era immaginata -così allegra! Gli altri anni, in quel giorno, soleva riandare a -tavola la breve storia della sua figliuola, rammentare le sue amabili -bizzarrie di bimba, le sue prime parole, i suoi motti più arguti, i -primi piccoli trionfi della sua bellezza bruna ed altera, che lo avevan -fatto palpitare d'orgoglio. Quel desinare era sempre stato una festa -per lui. Ed ora, doveva vederla digiunare, imbronciata e triste, e -ingozzare egli stesso un pane avvelenato, col cuore gonfio di dispetto. -E la guardava di sfuggita, quasi timidamente, perchè conosceva la sua -caparbietà, e sapeva che era capace, per un punto, di stare a pane -asciutto una settimana, facendogli soffrir le pene dell'inferno e -rischiando di buscarsi una malattia. E tutto questo per la bella faccia -di quel mascalzone di trinciapelli che gli aveva già dato tanti altri -fastidi! Poter del mondo! Al pensare che pel fatto di costui essa gli -faceva una tal scena, al ricordar le ragionacce che aveva pescate in -quegli scellerati libricciattoli per gettargliele in viso con quella -petulanza, egli non sentiva più alcuna pietà, e si raffermava con tutte -le forze nella sua risoluzione, e fissava gli occhi su quel visetto -pallido, contornato di capelli neri, quasi in atto di sfida, come -per esercitarsi alla resistenza in cui avrebbe dovuto persistere per -qualche giorno, per restaurare la sua autorità paterna in rovina. - - * - -Il desinare finì com'era cominciato, tristamente. Finito appena, -il signor Mazzi uscì a passi risonanti, e la ragazza che, essendo -giovedì, non aveva scuola dopo mezzogiorno, rimase a casa a far con -mille stenti il suo esercizio di composizione sull'argomento della -famiglia indigente e del ricco benefico. La sera, la cena non fu più -gaia del desinare. La signorina mangiò appena una foglia di lattuga e -un bocconcino di pane, che finse d'inghiottire a gran fatica, e rimase -muta e cocciuta. A un certo punto, però, il padre perdè la pazienza, e -l'attaccò con la signora: — Ma scotiti dunque! Come puoi tollerare...? -Non hai nulla da dire a un'impertinente che digiuna apposta per -torturare suo padre? - -— Eh, Dio mio! — rispose con placidità la signora. — Sai pure che -con questa benedetta creatura non si può nè vincerla nè impattarla. E -poi.... insomma.... dà prova di buon cuore. Contentala una volta, e che -sia finita. È la più spiccia, mi pare. - -Il signor Mazzi saltò su. — Oh, questa è maravigliosa! Un bel sistema -d'educazione! La madre che ha anche meno giudizio della figliuola! Ma -non capisci che se ripigliassi quello dovrei ripigliare gli altri, e -che sarebbe un disdoro in faccia a tutti, un atto di debolezza che -mi toglierebbe ogni autorità nella fabbrica! Ma è possibile che tu -non intenda mai nulla di queste cose?... Son io, dunque, che ho il -torto!... Ah, che belle consolazioni mi dà la famiglia! - -E sbattuto il tovagliolo sulla tavola, se n'andò nella sua stanza, dove -sedette, al buio, e restò a masticar la sua rabbia; con l'orecchio -teso, però, aspettando di sentire da un momento all'altro il passo -della figliuola. Voleva un po' vedere se non sarebbe venuta, come tutte -le sere, a dargli la buona notte. E, in fondo, egli sperava che in -quel momento, che è quello della tenerezza, quando tutto s'accomoda fra -padre e figliuoli, ella avrebbe domandato perdono. Trascorsa mezz'ora, -infatti, udì il suo passo nell'oscurità, e si drizzò sul busto, come -per mettersi sulle difese, e non perdonare alla prima. Ma perdette -un poco della sua forza sentendo che il passo, invece che incerto -e timido come sperava, era risoluto. Quando si vide davanti l'ombra -graziosa della sua figliuola, spiccante nel chiarore crepuscolare della -finestra, fu sul punto di afferrarla e di serrarsela al petto. Ma si -rattenne. - -Essa disse con voce fredda: — Buona notte, papà. - -— Non hai altro da dirmi? — domandò il padre. - -La ragazza titubò un momento; poi rispose: - -— Riprendi il Cinzano. - -— Ancora! — gridò il signor Mazzi balzando in piedi. — Ah, questo -è troppo!... No! Hai inteso? No, mai! mai al mondo, se anche tu -digiunassi per un mese!... Va a letto. - -La ragazza se n'andò, senza rispondere, a passi di ribelle. - - * - -Di là a un'ora, dopo aver girato un pezzo per la casa, il signor Mazzi -si soffermò, col lume in mano, davanti all'uscio della camera d'Alba, e -pose l'orecchio al buco della serratura. Sentì il suo respiro regolare: -dormiva. Nondimeno dopo un momento d'incertezza, egli aperse l'uscio -pian piano e, mettendo una mano davanti alla fiammella della candela, -entrò in punta di piedi. La ragazza stava supina sul letto, con tutto -il busto coperto. Non gli era mai parsa così bella e così gentile. Ma -sul suo viso assopito era ancora dipinta la tristezza; il suo labbro -inferiore sporgeva un poco, nell'atteggiamento della bocca dei bambini, -quando si lagnano d'un torto e son lì per piangere; il suo respiro gli -parve affannoso. E a un tratto egli rabbrividì, osservando che aveva le -braccia incrociate sul petto, come una morta. Alla sua immaginazione -eccitata sembrò che quel nasino si fosse assottigliato, che quel -viso fosse già dimagrito, da mezzogiorno in poi. Ansioso, le prese -delicatamente le mani, per disgiungerle, che non le facessero pressione -sul cuore; ma fremè, atterrito, e non compì l'atto, vedendo fra le sue -dita una macchia rossa, che pareva di sangue. Guardò meglio e riconobbe -il garofano di Maria Cinzano. Respirò. E rimase pensieroso. Povera -Alba! Si teneva il fiore dell'amica sul cuore. Era pure affettuosa e -buona! E gli si presentò l'immagine di quell'altra ragazza che, pure in -quel momento, dormiva forse anche essa col respiro affannoso, agitata -in sogno da una dolce speranza o da un presentimento sinistro. Ma si -ribellò subito alla pietà che stava per vincerlo e gli prese un nuovo -senso di sdegno al pensare che quei bricconi avevano scaltramente -abusato della bontà della sua figliuola per giungere al loro fine, e -turbata la pace della sua casa. Che canaglia! Povera bambina! Ma essa -pure.... aver di quelle idee, alla sua età, nella sua condizione! -Infetta di socialismo.... la sua creatura! E pensò di levarle quel -fiore contagioso dalle mani per rimetterlo nel bicchier d'acqua ch'era -sul tavolino da notte. Ma un senso di delicatezza lo rattenne. E dopo -averla guardata affettuosamente un altro po', usci adagio adagio, -e se n'andò a dormire...; ma vedendosi ancora dinanzi la bambina -addormentata, con quella macchietta rossa sul petto, che pareva una -ferita al cuore. - - * - -La mattina dopo egli non andò, come di solito, a darle il buon giorno -a letto. Alba ne fu afflitta, perchè sperava che col bacio mattutino -egli le avrebbe portato il consenso desiderato. E si levò col fermo -proponimento di proseguire la lotta. Andò nella sala da desinare, dove -l'aspettava il caffè e latte, mise sulla tavola, come un'insegna di -guerra, il bicchiere d'acqua col garofano rosso, sedette davanti alla -tazza fumante, fece in là il pane con la mano, e stette aspettando che -s'affacciasse all'uscio suo padre per fargli vedere che persisteva nel -digiuno provocatore. Suo padre s'affacciò, in fatti; e data un'occhiata -obliqua al pane intatto, corrugò la fronte e richiuse l'uscio. Allora -Alba sbattè il cucchiaino sulla tavola e si morse le labbra. Ma sperava -ancora ch'egli cedesse. Aveva l'abitudine di cogliere ogni mattina un -fiore dai vasi del terrazzino e d'infilarglielo in un occhiello del -soprabito perchè uscisse con un suo ricordo. Sarebbe uscito, quella -mattina, senza il fiore?... Pareva di sì, pur troppo, perchè l'ora -della scuola s'avvicinava ed egli non ricompariva. Infine, si dovette -risolvere ad andare a prendere i libri nella sua camera. Suo padre ne -uscì mentr'essa v'entrava. Era forse andato, come altre volte, a legger -di nascosto il suo componimento italiano. Le parve un buon segno. -Tossì. Ma quegli non rispose. Oh! come si sarebbe piegata a supplicarlo -con le più dolci parole per non dover andare alla scuola con la -vergogna di quel _no_ sulla fronte! Ma conosceva addentro suo padre, -la machiavellina, e sapeva che se c'era un mezzo certo di spuntarla -con lui non era quello di deporre le armi e di chinare la testa. E -non si mosse. Accastellò i libri e i quaderni, stando in ascolto, con -un'ultima speranza.... Ahimè! Il passo paterno s'allontanò, l'uscio di -casa s'aperse e si richiuse, e la sua ultima speranza si spense. - - * - -S'avviò alla scuola, accompagnata dalla cameriera, col cuore pieno di -tristezza e di confusione, rallentando il passo e soffermandosi a ogni -tratto per giunger tardi, quando tutte le sue compagne fossero già -nei banchi e Maria Cinzano non avesse più tempo di parlarle. E diceva -tra sè, amaramente: — O non sa ancor nulla, e mi verrà incontro piena -di speranza, col viso buono e sorridente, e allora con che cuore le -darò la triste notizia? O le han già dato la notizia, e la vedrò più -pallida del solito, scoraggiata, con gli occhi pieni di lacrime, e come -potrò reggere a quella vista? — Ma la ragazza non le si presentò nè con -l'uno nè con l'altro di quei due aspetti. Entrando nella scuola, nel -punto che v'entrava la maestra, essa la vide seduta al suo posto, nel -primo banco, e incontrò subito i suoi occhi, che l'aspettavano. Come le -trafisse l'anima lo sguardo acuto, freddo, sarcastico, quasi feroce, -che quella le vibrò di sotto in su, mordendo l'asticciuola della -penna! Era uno sguardo d'odio e di disprezzo, il sorriso bieco d'una -nemica, la dichiarazione d'una guerra sorda e implacabile, che non le -avrebbe lasciato più pace. Alba ebbe un tremito; ma, per sentimento -d'alterezza, si fece forza, e dovendo passar davanti alla compagna per -andare al suo banco, rallentò il passo, per dissimulare il timore. Fu -peggio per lei. Maria Cinzano, quand'essa le passò accanto, ebbe il -tempo di dirle all'orecchio, con voce soffocata e fischiante: — Tuo -padre non ha cuore. - -Alba sentì come un colpo di stile che le forasse la tempia, e andò -ai posto a passi ineguali, smorta, con gli occhi offuscati come da -una nebbia. La maestra incominciò la lezione; ma essa non sentì. -Le risonavano di continuo all'orecchio, come un fischio mordente, -ripetuto mille volte, quelle terribili parole. Provava un sentimento di -pietà amara per suo padre, un misto di avvilimento e di rabbia, e una -tristezza profonda. Lanciava ogni tanto uno sguardo alla sua nemica, -che le voltava la schiena, curva sul banco, e sentiva a vicenda un -violento bisogno di vendicarsi e una viva e triste pietà alla vista di -quelle spalle ossute e di quel collo sottile, che la facevan pensare -alle privazioni e agli stenti a cui il padre suo la condannava. E si -stringeva il capo fra le mani e faceva un grande sforzo per non dare in -uno scoppio di pianto. - -La maestra, — una buona madre di famiglia, che, di nascosto, mentre -faceva lezione, rimendava i panni dei suoi cinque figliuoli, — osservò, -a traverso i suoi occhiali verdognoli, il viso mutato della ragazza, -e per distrarla dalla tristezza, senza domandargliene la cagione, la -chiamò a leggere il componimento sul quaderno, come solevan far tutte, -accanto al proprio tavolino, mentre essa seguiva la lettura sulla bella -copia. - -Alba discese dal banco e salì sul piccolo palco, dove la maestra -troneggiava. Le mancaron quasi le forze quando si trovò là, sola, in -faccia alla scolaresca, col quaderno aperto fra le mani. Era un nuovo -e peggior supplizio per lei il dover leggere ad alta voce, a un passo -dal primo banco, quasi sul viso di Maria Cinzano, quel componimento -malaugurato, in cui si decantava un signore benefico, che con un atto -generoso e delicato salvava dalla disperazione una famiglia povera ad -era colmato di grazie e di benedizioni. Che sanguinosa ironia! Cominciò -a leggere con voce fioca e con gli occhi velati, come avrebbe letto un -atto d'accusa contro di sè e contro suo padre. Non vedeva, ma sentiva -lo sguardo iroso della sua compagna confitto nel suo viso, sentiva -che a ciascuna delle sue frasi sulla carità e sulla gentilezza del -signore immaginario, guizzava un sorriso di scherno su quella bocca a -cui suo padre rifiutava il pane. A un certo punto, forzata da non so -qual curiosità dolorosa, alzò gli occhi un momento dalla lettura, e -vide quello sguardo, vide quel sorriso. La voce le si spense, le salì -al viso un'onda di sangue, le tremò il quaderno fra le dita. Si vinse, -nondimeno, e riprese a leggere col viso sempre più pallido, con la voce -sempre più fioca. Ma, ad un tratto, quando voltò la pagina per leggere -le ultime righe, i suoi occhi si fissarono, dilatati, sulla facciata -di destra, dove non c'era più scritto, come attratti da qualche cosa di -inaspettato, che risplendesse. - -— Vada avanti, — disse la maestra. - -Ma la ragazza non continuò: i suoi occhi brillarono, il suo viso -s'accese, il suo petto si gonfiò. All'improvviso, con un atto -impetuoso strappò il foglio dal quaderno e lo gettò a Maria Cinzano, -che, stupita, lo afferrò per aria e lo fermò sul banco. La maestra, -maravigliata, stette a vedere. Quella lesse, e rimase un momento come -trasognata; poi pose un braccio a traverso il foglio, chinò la fronte -sul braccio, e si mise a piangere. Allora Alba saltò giù dal palco e -baciò la compagna sul capo. Questa le gettò un braccio intorno al collo -e le disse piano all'orecchio, singhiozzando: — Perdonami. - -Sul foglio c'era scritto col lapis, a grandi caratteri: — _Dirai a -Maria Cinzano che suo padre può ritornare alla fabbrica e che sarà il -benvenuto._ - - * - -Palpitando di gioia e di gratitudine, appena finita la scuola, Alba -divorò la strada di casa sua, facendo trafelare la cameriera che la -seguiva. Per poco non strappò il cordone del campanello, entrò nella -sala da desinare come un colpo di vento, si gettò d'un salto sul -petto di suo padre, e gli coperse il viso di baci, senza parlare, con -una foga che gli mozzò il fiato e gli fece brillar due lacrime negli -occhi. Dopo l'abbraccio soltanto vide là il viso gioviale dell'avvocato -Boleri, con cui il signor Mazzi, che aveva anticipato il pranzo, stava -per uscire. - -— Bene, bene, — brontolò il padre, bonariamente; — ma non credere che -siano le tue scenate d'impertinente che mi hanno fatto piegare. — E la -madre, con la sua dolcezza flemmatica, soggiunse sorridendo: — È stato -il mazzetto che t'ha visto fra le mani, mentre dormivi. - -— Ahi Ho avuto dunque una buona idea! — esclamò la ragazza, battendo le -mani. - -— Come, _una buona idea_? — domandò il padre meravigliato. - -— Ma sì! — rispose Alba, con un sorriso fine; — l'idea del mazzetto. -Io sentii che ronzavi attorno all'uscio; sapevo bene che avresti -finito con entrare. Adora presi il mazzetto di Maria Cinzano e finsi -di dormire. Pensai: Papà è tanto buono.... vedendomi quel mazzetto sul -cuore s'intenerirà.... e farà quello che voglio. - -L'avvocato Boleri diede in una risata. - -Ma il padre fece un passo indietro, sdegnato. — Ah! questo è male! È -stata una finzione! Questo mi amareggia tutto il piacere! - -— Andiamo, — gli osservò l'avvocato. — Non hai tu detto che volevi -combatter gli operai con qualunque arma? La tua figliuola ha messo in -pratica il tuo principio, per il suo fine. - -— Ah, papà! — gli gridò Alba, afferrandogli le braccia, — non mi far -quel viso, poichè sei stato così buono. Ora tu sei in collera e io non -voglio. — E slanciatasi in un canto della sala, prese dal bicchiere -il garofano dell'amica, glielo infilò nell'occhiello e gli disse: — Va -alla fabbrica di buon umore. Ci troverai il Cinzano. Trattalo bene come -hai promesso sul quaderno; pensa che hai sul cuore il fiore della sua -figliuola. - -Il padre la guardò un momento, e poi le diede un bacio sulla fronte. - -Ma quando fu nella strada ripetè al Boleri, a denti stretti, la sua -frase solita: - -— Questa, giuro al cielo, è l'ultima volta che la vince. - -— Ma che! — gli rispose allegramente l'avvocato; — è la prima! Voglio -dire che è la prima di una nuova serie di vittorie.... come la tua -figliuola è forse la prima di una nuova generazione di signorine. Tutte -le grandi lotte sociali, caro mio, cominciano in scaramucce tra padri -e figliuoli. La famiglia è il primo laboratorio d'ogni idea nuova. Che -ci vuoi fare? Tu credi che la tua figliuola sia soltanto più buona di -te; è invece anche più giusta, e vede più lontano. Tu sei il secolo -decimono; lei è il ventesimo; _l'un contro l'altro armato._ E poi, si -chiama Alba. Le hai dato un nome profetico, caro mio. Preparati alla -lotta, e confortati pensando che in mille altre famiglie come la tua -seguirà lo stesso. E rassegnati fin d'ora perchè, in questa lotta, non -saranno i vecchi quelli che vinceranno. - -— Sciocchezze! — ribattè il Mazzi, aggrottando le sopracciglia, e, come -per distrazione, fece l'atto di levarsi il garofano dall'occhiello. - -— No, lascialo, — gli disse l'amico, trattenendogli la mano, — non -sarebbe gentile.... E poi, ti sta bene. Ti dà l'aria d'un giovane -socialista. - -Il Mazzi fece un atto di dispetto; ma sorrise, e ritenne il fiore. - - - - -ADOLESCENTI - - - - -SUI BANCHI DEL GINNASIO - -(Frammento). - - - . . . . . . . - -Eran le otto e venti. Su nel grande corridoio, tutto tappezzato di -carte geografiche e d'orari, non passeggiava più che il bidello, solo -in mezzo a due lunghissime file di cappotti appesi alle pareti, che -davano al ginnasio l'aspetto d'un'enorme rigatteria: solo e tronfio -secondo il suo solito, come se portasse in corpo tutta la scienza che -s'era insegnata da vent'anni nelle stanze affidate alla sua scopa. - -A un tratto, udendo un passo risoluto dietro di sè, si voltò in tronco, -e fece un saluto dignitoso al professore Carati che andava alla sua -classe. - -Arrivato all'uscio, il professore aperse con uno spintone i battenti, e -in quattro passi impetuosi, come se pigliasse la rincorsa per un salto, -salì sulla cattedra. - -La scuola, — un'ampia stanza rischiarata da due finestroni, tutta -bianca e nuda, fuorchè dalla parte della cattedra, dove pendevano alla -parete un crocifisso e il ritratto del re, tra una grande lavagna e un -planisferio, — era occupata da dieci banchi neri, divisi da una corsia, -tutti pieni di alunni. In un banco a sinistra del professore c'erano -quattro ragazze. Nei due penultimi spiccavano le uniformi orlate -di rosso e luccicanti di bottoni metallici di dieci convittori del -_Vittorio Emanuele_. Erano in tutto una cinquantina di scolari, cento -occhi vivi, ridenti, petulanti, curiosi, paurosi, fissi negli occhi -d'un solo. - -Ma il professor Carati aveva dietro agli occhiali un par di pupille -piccolissime e nerissime, che, quando le fissava in faccia a qualcuno, -gli faceva sentir dentro lo sguardo acuminato e freddo come un -succhiello. Quella mattina aveva l'occhio sinistro ammaccato da un -librone cadutogli sul viso da uno scaffale alto della sua libreria. Era -un ometto di media statura, con un naso ardito, con una bocca a taglio -di rasoio, con certe mandibole rilevate come se ci avesse due noci tra -pelle e pelle; piantato su due gambe d'acciaio sempre tese, che, quando -era ritto, presentavan di profilo la forma di due archi rientranti -inflessibili. Egli era venuto su fin da ragazzo per forza d'una -volontà indomata, conquistando tutti i posti gratuiti dal Convitto -_Vittorio Emanuele_ al Collegio delle Province, ed era allora, oltre -che professore al Ginnasio, libero docente all'Università e ufficiale -di complemento degli Alpini: un vero Alpino delle lettere, fatto per le -lunghe marce in salita, e per la lotta con le bufere. Come non aveva -mai avuto indulgenza per sè, non ne aveva per gli altri. Trattava -gli scolari come soldati d'una compagnia di disciplina; giusto, -risoluto, e dopo che aveva deciso, inesorabile. Le sue punizioni erano -fulmini senza tuoni e senza lampi. E in tutto agiva così a scatto -di molla. Moveva delle domande improvvise che facean l'effetto di -stoccate in pieno petto; diceva dei _no_, dei _mai_, dei _via_, che -facevan trasaltare la scolaresca come lo scoppio d'un petardo. Per -far sentire la forza del latino pronunziava certe frasi, una di Livio -specialmente: _exercitum fundit, fugatque; regem obtruncat et spoliat; -duce ostium occiso urbem primo impetu capit_, in modo che pareva di -sentir scalpitare dei branchi di cavalli e cozzar delle spade. Diceva -_bocciare_ e _bocciato_ con tante ci che ai paurosi degli esami metteva -un brivido per le ossa. Vedeva tutto, indovinava ogni cosa; aveva un -occhio di lince e un udito di gatto; si spiegava con grande chiarezza, -senza una parola superflua; e, terminata la lezione con un taglio -netto, andava via di volo, cacciando da sè interrogatori, adulatori, -parenti, e in special modo le mamme appiccichine, come uno sciame di -mosche. Aveva — come dicevano — _il latino nero_, — e trentadue anni. - -Girato uno sguardo rapido sulla classe, sedette, fece raccogliere i -lavori dai caposquadra, e, aperto il registro dei punti, chiamò a voce -alta: — Votini! — - -Alberto Votini, un bel ragazzo dal viso aristocratico, figliuolo d'un -banchiere, s'alzò stentatamente, coi muscoli ancora indolenziti da -una lunga corsa sul velocipede, e rimase piegato a mezzo, con le mani -appoggiate al banco, come per iscomodarsi il meno possibile. - -— La lezione, — disse il professore. - -Eran quattro regole sull'uso dei casi. - -Il Votini cominciò, si corresse, s'ingarbugliò, rimase in asso. - -— Segga, — disse il professore. — Zero. Recidivo. Mi scriverà quaranta -volte queste regole per posdomani. - -Il ragazzo sedette, sorridendo da un angolo della bocca al suo vicino, -per mostrare che s'infischiava del latino e dei suoi ministri. - -— Annina Rosetti, — disse il professore. - -Tutti gli alunni si voltarono con curiosità verso il banco delle -ragazze per vedere se il professore avrebbe usato delle preferenze. -E d'in fondo al banco s'alzò una ragazzina di undici anni, vestita -a lutto, piccolina, con un viso gentile e timido, che si coprì di -rossore. Capiron tutti che non era sicura del fatto suo. - -La ragazza, infatti, espose con voce tremante, poco bene, le due prime -regole, — tartagliò la terza, — storpiò la quarta. - -Il professore disse con voce squillante, notando: — Tre. — Tutti -i ragazzi si guardarono, scambiando un sorriso di approvazione: -riconoscevan la giustizia. La ragazza sedette, con le lacrime agli -occhi. - -Interrogò altri tre: tutti risposero male: s'eran tutti fondati -sull'esame bimensile, che non avrebbe lasciato al professore il tempo -d'interrogare. - -Il professore chiuse il registro con un colpo secco; poi, con un -accento che faceva d'ogni parola una frustata, disse: — Poltroni: -non avete vergogna a mangiare il pane dei vostri parenti? Voi, per le -vostre famiglie, non siete che animali domestici; e ancora.... questi -servono a qualche cosa. Vi dovreste coprir la faccia con le mani quando -incontrate per la strada i ragazzi del popolo che lavorano dieci -ore il giorno nelle officine. Voi dite: Gli uni lavorano, gli altri -studiano. Ma voi non studiate. Che sacrifici fate voi da mettere in -confronto con le loro fatiche? Voi convertite in una ingiustizia odiosa -la superiorità di condizione sociale in cui vi ha messi la fortuna. La -vostra poltroneria è un insulto alla fanciullezza povera che stenta e -lavora. E osate parlar di patria nei vostri componimenti! La patria ha -bisogno d'intelligenze colte e utili, e voi le preparate dei parassiti -ignoranti. Non avete in corpo che un'ambizione miserabile. Ma, badate: -cadrete nella mota a mezza via, e i valorosi vi passeranno sul ventre. -Intanto, non sperate compassione in fin d'anno, nei giorni in cui i -codardi piangono. Io vi schiaccierò. Scrivete. - -E in mezzo a un silenzio profondo, dettò il tema d'esame: un passo di -Cornelio da voltare in italiano e due periodi italiani da tradurre in -latino. - -Quasi tutti, secondo l'uso, invece di legger prima attentamente il -passo da tradurre per veder di coglierne il senso generale, si buttaron -subito sui vocabolari a cercar le parole della prima frase, anche -quelle che sapevano. E per un pezzo non si sentì più nella scuola che -il fruscìo dei libroni scartabellati. - -La più tranquilla di tutti era Maria Bianchi, coi suoi lineamenti -regolari di santina di frate Angelico, sui quali non si vedeva mai -l'espressione d'uno sforzo intellettuale. Quando intoppava in una -difficoltà, posava la penna, e, fissati gli occhi chiarissimi sulla -finestra, cominciava a riflettere, a girare lentamente col pensiero -intorno al punto difficile, come un ufficiale con lo sguardo attorno -a una fortezza nemica; e se qualche rumore la scoteva, si voltava a -guardare, stupita quasi che ci fossero altri che lei nella scuola. Vico -Nelli, suo vicino di banco ed amico, la guardava tratto tratto, dal -secondo banco di destra, pensando con invidia a quella mente pacata -in cui tutte le idee si posavano pronte e nette come le immagini sur -uno specchio; mentre lui, come gli diceva sua madre, capiva, è vero, -e ricordava, ma tutto a mezzo, e aveva la testa piena di nozioni -indeterminate e ondeggianti, come il linguaggio della musica, che -studiava da due anni; e passandosi sulla fronte la mano larga e -pallida, cercava di mettere in atto il consiglio di sua madre, la -quale imparava il latino con lui: “non passar mai alla traduzione -d'una proposizione secondaria senza esser certo d'aver tradotto bene la -principale, per non correr pericolo di frantenderle tutte.„ E ripeteva -tra sè: — vediamo; vediamo; — ma il motivo della fantasia dell'Alard, -che il maestro di violino gli aveva data per lezione, non gli lasciava -raccogliere le idee. Ma il più agitato di tutti era un certo Morelli, -seduto all'altra estremità dello stesso banco, — figliuolo d'un -impiegato del Registro, — timido per natura, e affetto per giunta d'una -malattia particolare, tutta scolastica, che i medici hanno ancora -da definire, — un terrore degli esami, degli studi, dei professori, -di tutto quanto avesse relazione con la scuola, — terrore che -gl'ingigantiva il concetto di tutte le difficoltà, che gli scompigliava -in capo davanti alla cattedra la lezione saputa perfettamente fino a -un minuto innanzi, che gli ottenebrava, gli sbarrava l'intelligenza, -nel momento della prova, alla idea più semplice, alla domanda più -chiara. Passato a stento dalla 1ª alla 2ª, era rimasto con lo spavento -addosso del pericolo corso, come uno scampato a un eccidio, e a otto -mesi di distanza gli opprimeva già l'anima il pensiero dei nuovi -esami. Arrestato da una difficoltà fin dalla prima frase del tema, egli -cominciava ad affannarsi, come sempre, sfogliando con mano concitata -dizionari, Esercizi e grammatica, e lanciando da ogni parte delle -occhiate di naufrago che invoca soccorso. - -I due veri principi della classe, superbamente sicuri del fatto -proprio, erano il Derossi e il Carpini, seduti alle estremità di -due banchi vicini, in modo che la corsia soltanto li separava. -Erano differentissimi fra di loro, sotto ogni aspetto. Il Derossi, -figliuolo d'un ricco fabbricante di seta, biondo, bello e riboccante -di vita, aveva un'intelligenza larga e brillante, riscaldata da un -cuore d'artista, generoso e palpitante d'ambizione. Il Carpini, -per contro, — figliuolo d'un ingegnere, — una figura secca, che -mostrava più anni di quelli che aveva, con una testa piccola e fatta -a punta, coperta di capelli neri appiccicati come se si fosse tuffato -nell'acqua, con due occhi grigi e freddi, un po' loschi, nei quali -non passava che a momenti un vivo balenìo, aveva un ingegno meno -pronto e meno vasto, ma più fermo e più esatto di quello del Derossi. -Ragazzo com'era, non aveva già altro in mente che la sua carriera -d'ingegnere: contava già sulle dita ogni giorno gli anni del ginnasio, -del liceo, dell'Università e del Valentino, meditando dei salti e -delle scorciatoie; e non gli premeva tanto di levarsi in alto quanto -d'arrivar lontano, e il più presto che avesse potuto. Trattava già i -suoi compagni come concorrenti; non aiutava nessuno; non amava nessuno; -avrebbe, potendo, rubato le frasi latine e le regole al cervello dei -suoi colleghi, non tanto per arricchir sè quanto per spogliar loro; -combatteva già, senza scrupoli, la lotta per la vita, con un intuito -precoce delle durezze del mondo, e con la coscienza sicura che nella -società egli sarebbe stato coi lupi e non fra gli agnelli. Fin dai -primi giorni la scolaresca aveva messo lui e il Derossi l'uno di fronte -all'altro, come due campioni che si sarebbero disputati la primazia; ed -essi, indovinatisi a vicenda, non s'erano ancora scambiati una parola -in due mesi, benchè due volte la settimana si trovassero insieme a -tirar di scherma nella sala del maestro Gandolfi, dove andava pure il -Votini. Ma il Carpini, che all'ammirazione dei compagni non teneva gran -fatto, non si appassionava punto in quella specie di rivalità pubblica; -mentre l'altro, caldo di natura, abituato a primeggiare e un po' -gonfiato da sua madre, era gelosissimo, e si preparava a combattere con -tutte le forze. Questo si vedeva benissimo dal loro contegno, quella -mattina. Il Carpini lavorava quieto e raccolto; il Derossi era eccitato -e, scrivendo, sbirciava a ogni poco il vicino, con un sorriso nel quale -già si riconosceva il difetto che gli andava crescendo nell'anima da un -anno: la vanagloria. - -Accanto al Carpini c'era un povero ragazzo di nome Pitto, passato dalla -1ª alla 2ª per un miracolo di cui era ancora stupefatto, — piccolo, — -lo zimbello della scuola, — una di quelle povere creature assolutamente -inette agli studi, — le quali dicono e scrivono gli spropositi enormi -che passano in tradizione — che imparan la lezione senza intenderla -e traducono a caso — vittime innocenti della scuola, instupidite e -schiacciate ogni giorno di più dalle difficoltà che s'accumulano, e -come perduti in un caos tenebroso di idee e di parole, in cui vanno -brancolando alla cieca fin che un professore abbia l'onesto coraggio -di consigliare i loro parenti a liberarli da quel supplizio inumano. Il -povero ragazzo, che s'era impuntato alla prima parola, domandava tratto -tratto una spiegazione al Carpini, il quale gli rispondeva in fretta, -senza curarsi d'essere inteso; e quegli, rimasto al buio come prima, -guardava per aria, con l'espressione rassegnata e indifferente d'uno -assuefatto a quegli impicci, e che non spera nè teme più nulla. Ogni -tanto, mosso a compassione, gli suggeriva una parola o una frase un -convittore, che stava nel banco dietro al suo. - -Costui, di nome Borzini, era il bello spirito della classe, uno dei -diavoli più indiavolati del _Vittorio Emanuele_, che aveva sempre -qualche ammaccatura, o lividura, o gonfio, o graffio, o una mano o -la testa fasciata, in conseguenza di pugilati o di cadute che gli -fruttava la ginnastica temeraria e matta a cui s'abbandonava durante -le ricreazioni. Il suo ideale era di diventare ufficiale d'artiglieria. -Caricaturista, imitatore di voci e di gesti, motteggiatore terribile, — -studiava poco; ma con certe sue furberie e industrie, che gli giovavano -molto; e aveva una grande immaginazione sregolata, che gli faceva tirar -giù dei componimenti interminabili, pieni di scorrezioni e di idee -e frasi originali, per lo più comiche; e una memoria maravigliosa, -ma non sorretta dalla riflessione; nella quale, come in un magazzino -di strada ferrata, entrava affollatamente una gran quantità di -roba da una porta per uscir quasi subito dall'altra. Un'ora dopo la -dettatura del tema, egli non aveva ancora tradotto che una frase: -stava facendo la caricatura d'un certo Pantone, suo compagno, il quale -ripeteva la 2ª dopo aver ripetuta la 1ª ginnasio e la 4ª elementare: -e lo rappresentava vecchio come l'alleluia, ancora alunno della 5ª -ginnasiale, che accompagnava a scuola i suoi figliuoli, già liceisti. - -Questo Pantone, seduto nell'ultimo banco in mezzo agli altri ripetenti, -era il più attempato della classe: un ragazzone sonnolento e molle, che -incretiniva lentamente e dolcemente, rattrappito dentro a una scorza -d'indifferenza così spessa, che nessun rimprovero di professore o di -parente arrivava neppur più a passargli la prima pelle. Vorace come -un bufalo, egli si consolava di qualunque più clamorosa “topica„ con -la idea d'una data pietanza o minestra che avrebbe mangiato la sera, o -con la gioia infantile di poter aggiungere un oggetto nuovo a una sua -strana collezione, composta di pelli di topo, di bottelli di scatole -di Liebig, di caratteri tipografici, di calamite, di prismi di vetro, -di carte asciuganti di tutti i colori, che non usava, e che serbava -pulitissime. Egli se ne stava lì inerte, con la schiena arrotondata, -come un grosso gatto infingardo, intento alla sua ricreazione -prediletta di sforacchiarsi con la punta d'una penna la pelle della -mano, che s'era ridotta come la mano d'un crocifisso; e aspettava le -dieci per risolversi a copiare il lavoro da un altro. - -Un altro bel personaggio era un ragazzo di nome Fossotto, seduto in -fondo al primo banco di sinistra, vicino all'uscio; un tipo rozzo e -sano di montanaro, ruzzolato giù da un villaggio di Val Vermenagna, -dove stava suo padre, capomastro, che aveva rammucchiato qualche -migliaio di lire e voleva far del figliuolo “un uomo di scienza„ mentre -questi, invece, aveva per aspirazione suprema di essere un giorno -impiegato postale del “servizio mobile„ e ciò per aver visto una -volta, durante una fermata di treni, l'interno d'un _vagone-posta_, -con l'impiegato dentro, che scriveva e fumava. Era un testone ben -costrutto, un piccolo studente posato, che rivoltava adagio adagio -e per tutti i versi le frasi latine, e le metteva le une sulle altre -con gran riguardo, come già aveva fatto coi pietroni da bimbo, nella -sua valle nativa, quando giuocava coi suoi compagni in zoccoli a -fabbricar muriccioli, mostrando ch'eran mirabilmente _risurte per li -rami_ le virtù manuali del padre. Questi l'aveva messo a una magra -dozzina da una vedova sua conoscente; pretendeva che, per esercizio, -gli scrivesse le lettere in latino, ch'egli si faceva tradurre dal -parroco; e veniva a Torino una volta al mese ad aspettarlo all'uscita -della mattina davanti alla porta del Ginnasio, dove lanciava occhiate -furibonde ai ragazzi fumatori, borbottava dietro alle spalle delle -studentesse, e mostrava il pugno ai velocipedisti che passavano sul -corso Siccardi. Il figliuolo portava anche d'inverno, per ordine del -padre, la testa rapata, delle grosse camicie di fil di canapa, e un par -di scarpacce, che si guardava ogni momento per verificarne lo stato. -Ed era diligente nello studio, benchè non leggesse nè scrivesse una -sillaba più del necessario; pien di buon senso; punto affettuoso con -gli amici; ma incapace d'un'impostura. L'unico suo tormento era quello -d'esser canzonato dalla scolaresca per la sua barbarissima pronunzia -italiana: perchè pronunziava come se avesse la bocca piena di pasta, -e i muscoli labiali ribelli alle parole lunghe, e gli era negata dalla -natura l'_esse ci_; tanto che il convittore Borzini gli aveva messo il -soprannome di _vovo al gussio_. - -A destra di lui sedeva un certo Astocchi, il suo rovescio, figliuolo -d'un padre troppo buono, che l'adorava senza conoscerlo; un sacchetto -di vizi; fannullone, mellifluo, adulatore, impostore, invidioso; una -vera mela marcia messa a contatto d'una mela sana; e dall'altra parte, -un curioso originale, figliuolo d'un illustre professore d'anatomia, -una faccia rugosa di vecchio commediante, che il convittore Borzini -aveva soprannominato l'_astro spento_, perchè era stato un fanciullo -miracoloso nella 3ª e 4ª elementare, aveva avuto sei mesi di celebrità -nella 1ª ginnasio, e poi — a un tratto — come se gli si fosse spezzata -la molla della volontà sotto la pressione delle lodi, — non aveva -più fatto nulla di buono, ed era sceso dai primi fra i mediocri, e da -questi fra gli ultimi, non conservando più dell'antica grandezza che -un perpetuo sorriso tra minaccioso e sprezzante, che diceva: — Guai se -volessi! — Pover a voi se mi ci rimetto! — Ma non ci si rimetteva mai, -e non era più che una superba rovina intellettuale. - -Nel banco delle ragazze, — tra Maria Bianchi, che toccava i quattordici -anni, e Annina Rosetti, una sensitiva, che diventava smorta a veder -leticare due compagni all'uscita e s'imporporava a ogni interrogazione -del professore, — c'erano due alunne che facevano un vivo contrasto -tra di loro. Una certa Italia Marri, rossa di capelli, fatticcia della -persona, diritta come un colonnino, di voce e di mosse maschili, — -sempre rannuvolata con le compagne — imperterrita davanti al professore -— e facile ad irritarsi con tutti; alla quale il Borzini aveva posto -il soprannome di _russa_ per la sua somiglianza con una studentessa -russa dell'Università di Zurigo, di cui aveva visto la fotografia; -e la signorina Irene Montepilli, cugina di Maria, una bella ragazza -vanerella, che s'era data agli studi classici per questa sola ragione, -che le aveva profondamente ferito la fantasia una graziosa studentessa -di legge, la quale aveva sostenuto gli esami pubblici di laurea, due -anni prima, con un vestito nero che le stava dipinto. Comparire un -giorno in quella stessa aula universitaria, vestita in quella maniera, -in mezzo agli applausi, era da due anni la passione, il sogno della -sua vita. Ma la signorina studiava pochino, aveva il vezzo di fare -tutti i sostantivi femminili, e una repugnanza innata al corretto uso -del soggiuntivo. In compenso, rideva a ogni proposito e sproposito, -per mostrare il doppio giro dei chicchi bianchi; rideva tanto che, se -ogni volta che apriva la bocca le fosse entrata dentro una regola di -grammatica, eh! ne avrebbe potuto insegnare a Tommaso Vallauri. Ed era -questa illusione forse che le faceva guardare dall'alto al basso il suo -sesso — _digiuno di studi classici:_ — una sua frase prediletta, che -aveva trovato in un articolo bibliografico del giornale l'_Eleganza_. - -Questi erano i personaggi principali della classe; gli altri, i soliti. -Qualche ragazzo d'ingegno, che aveva poca volontà; alcune intelligenze -mediocri, molto studiose; dei giovanetti poveri e buoni; dei signorini -villani; parecchi somarelli di nascita, una decina di mascalzoni, e il -resto, nè carne nè pesce. - -Il lavoro durò vivo e raccolto per un'ora e mezzo. Poi molti -cominciarono a lanciar occhiate al Derossi e al Carpini, curiosi di -vedere chi dei due avrebbe avuto il coraggio d'affrontare per il primo, -in faccia alla classe, il giudizio del professore; perchè l'aver fatto -meglio in minor tempo sarebbe stato una doppia vittoria. - -Il Derossi, avendo perso un po' di tempo ad aiutare i vicini, era -rimasto un po' indietro. Ma quando vide, con la coda dell'occhio, che -il Carpini stava per finire la copiatura, piccato, s'affrettò, e riuscì -a terminar la pagina mentre l'altro ci scriveva su il nome. - -Tutti e due scesero dal banco nello stesso punto, in modo che si -toccarono con le spalle, andarono tutti e due insieme alla cattedra, -e porsero tutti e due a un tempo il lavoro, l'uno a destra e l'altro -a sinistra; poi tornarono l'uno accanto all'altro al loro posto, il -Derossi col viso acceso, il Carpini indifferente, — senza guardarsi. - -Il professore si mise a leggere i due lavori. - -Tutti alzarono il capo e stettero attenti per indovinare il giudizio -dal suo viso. Ma, terminata la lettura, il viso del professore rimase -impassibile. - -Allora si rimisero tutti al lavoro, in fretta, molti consultando a ogni -minuto l'orologio (c'erano nella classe tredici orologi); e in pochi -minuti quasi tutti finirono e rimisero il foglio. Una delle prime fu la -_russa_, che il professore rimproverò per un grosso sgorbio che aveva -fatto nel margine. - -— M'è cascata la penna, — disse la ragazza, un po' secco. - -— Non doveva lasciarsela cascare, — rispose il professore sullo stesso -tono. - -E la ragazza ribattè a bassa voce: — Non è un delitto. - -Ma per fortuna la ribattuta non fu intesa. - -Uno degli ultimi fu il povero Pitto che si decise a dare la pagina con -parecchie righe lasciate in bianco, e la diede con l'aria avvilita e -triste del colpevole che fornisce volontariamente al giudice le prove -del suo delitto. Poi fu il Morelli, preso da un tale affanno che, -avvicinandosi alla cattedra, incespicò e dovette afferrarsi a un banco, -fra le risa sommesse di tutti i compagni: eccettuata Annina Rosetti, -che gli diede uno sguardo furtivo, pieno di pietà e di simpatia. E -dopo il Morelli, il Fossotto, che aveva per massima di esser sempre -uno degli ultimi, e se era possibile, l'ultimo — per prudenza. Ma -quella mattina fu l'ultima la Rosetti, che si fece avanti col viso -scarlatto, in punta di piedi, così timida e leggiera, che pareva -dovesse svanire da un momento all'altro come una larva. In quel punto -comparve sull'uscio il bidello e diede con accento grave il solito -_finis_; a cui seguì immediatamente un rimescolio affrettato di tele -cerate, di zaini e d'assicelle, e un rumor sordo di quaderni e di libri -sbattuti; al di sopra del quale si sentì, come sempre, lo strepito -indecente che faceva Pantone. Perchè questo bertuccione intorpidito e -sonnacchioso aveva sempre un brusco risveglio al momento di riporre -i libri, e metteva in quell'operazione tutta la vitalità che gli -rimaneva; premeva i volumi stringendo i denti, serrava le cinghie con -vigore erculeo, pareva che provasse un diabolico piacere a stroncare lì -dentro Cornelio, Fedro, lo Schiaparelli e il Gandino, per vendicarsi -dei tormenti e delle umiliazioni che gli avevano inflitte per il -passato; ed era così furioso in quell'impiccamento, che alle volte ci -si sbucciava le mani. - -Un gesto del professore ristabilì all'improvviso il silenzio. Egli -assegnò la lezione e il lavoro, triplo di quel del dì precedente. -Poi, per finire con un monito soldatesco, com'era suo solito, disse, o -piuttosto _sparò_ queste parole: — Studiate, dunque, faticate. Siate -brutali con voi stessi. Giù dal letto avanti giorno, — una tuffata -del capo nell'acqua fredda, — quattro rotazioni delle braccia, — e -al lavoro. È duro, dite voi. Ma la vita è dura per tutti. A nulla si -riesce senza soffrire. L'hanno bandita i fiacchi la sentenza che la -vita degli studi è la vita della quiete e della sicurezza. Anche negli -studi i valorosi cimentano la salute e la vita, e molti ne muoiono -— onoratamente. Si può anche sul banco della scuola essere eroi. -Scotetevi, se avete dell'alterezza e del sangue.... - -Qui s'interruppe, come preso dal dubbio di parlare invano, e disse con -accento sdegnoso, accennando l'uscio: — Via! — E tutti uscirono, in -silenzio. - -Mentre s'ordinavano nel corridoio per l'uscita, il Votini s'avvicinò -al Derossi, e gli domandò se sapeva dove stesse dì casa Garotti, il -loro antico compagno delle elementari, che copiava i pensi a pagamento. -— Non so, — rispose quello —,ma so dove sta il Garrone, che è alle -tecniche con lui, Via delle Palme, numero 7. È lontano. — Poh! — -rispose il Votini. — Otto minuti di velocipede. - -Nel corridoio c'erano quella mattina molte signore, alcune ben vestite, -altre assai dimessamente, come beghinette; studenti di liceo, che -aspettavano i fratelli del ginnasio; padri, cameriere, servitori. Fra -gli altri, il padre e la madre del Pitto, che venivano sempre agli -esami bimensili; lui, un notaro in riposo, piccolo e curvo; lei pure -piccola e incartocciata, sempre l'uno stretto all'altro, attenti a -salutare con inchini ossequiosi tutti i professori, e come smarriti -fra quei torrenti di scolaresca che sgorgavano da tutte le parti; -dentro ai quali andavan cercando il loro piccolo martire, con gli -occhi ansiosi, in cui si leggeva il terror del latino. I ragazzi si -staccavan dalle file via via che vedevano i loro parenti. Alcuni di -questi s'avvicinavano ai professori, e li interrogavano. Ma nessuno -osò abbordare il Carati, che passò a naso ritto, facendo sonare i -tacchi come un carabiniere in servizio. In coda alle file, a una -certa distanza, venivano a coppie e a gruppi le ragazze delle varie -classi, lentamente, aspettando che sfuriasse l'onda mascolina, la -quale fiottava giù per le scale, e allagava la strada. Qui, appena -usciti, qualche studente di liceo accendeva il sigaro; e alcuni -del ginnasio pure, ma guardandosi attorno con sospetto, e facendosi -schermo del mantello. Sullo scalino del portone troneggiava il bidello, -con le braccia incrociate sul petto. Una cameriera gli si avvicinò -rispettosamente e gli domandò: — Scusi: c'è ginnastica stasera per il -ginnasio? — Egli la guardò da capo a piedi, e rispose severamente: — -Consulti gli orari. - -E proprio a destra e a sinistra del portone stavano aspettando, in -mezzo ad altre, la signora Derossi e la signora Carpini, che non -si conoscevano ancora fra di loro, ma di cui ciascuna conosceva il -figliuolo dell'altra; e ciascuna rassomigliava al proprio: la signora -Derossi, grassa, bionda e elegante; la Carpini asciutta e bruna, con -due occhi grigi e freddi, vestita di scuro. - -Eran venute tutte e due a sentir le prime notizie dell'esame bimensile. - -Quando i due ragazzi comparvero, esse si riconobbero, e si scambiarono -uno sguardo. - -La guerra era dichiarata. - - . . . . . . . - -Uscì in quel punto, a passi impetuosi, il professor Carati, il quale, -vedendo un gruppo di scolari che ingombravano il passo, disse forte: -_Ite in crucem, popelli!_[1] - -E, data un'occhiata di traverso alle mamme, soggiunse fra i denti: _Et -vos, femellae dicaces!_[2] - -— Ha inteso? — domandò dolcemente a una sua vicina la signora Derossi, -a voce bassa, ma con l'intenzione adulatoria di farsi sentire da lui: — -quello parla bene il latino! - - . . . . . . . - - - - -I COMMEDIANTI E I RAGAZZI. - - -.... Era una gran festa per molti dei miei compagni di scuola, e per -me, quel cartellone che annunziava l'arrivo della compagnia drammatica. -La città era piccola; non ci veniva che una compagnia all'anno, dai -primi di novembre ai primi di dicembre; una compagnia povera e canina, -si sottintende. Ma ci parevano tutti grandi attori. Un'ora dopo -ch'erano arrivati, sapevamo a che albergo eran discesi. — La prima -donna e il brillante sono alla _Sbarra di ferro_. — Il prim'uomo è alla -_Corona_. — È stato visto il padre nobile al _Caffè dell'Unione_. — -Prima che cominciassero a recitare, li conoscevamo di vista dal primo -all'ultimo; li pedinavamo per la strada, di lontano; li esaminavamo -profondamente, al _Caffè d'Italia_, guardando le loro immagini negli -specchi, per non farci scorgere. Quanti ne ho visti passare, dei primi -attori impomatati, col soprabito nero stretto alla vita e spelato -ai gomiti; delle prime donne pallide e tristi, vestite di cenci -zingareschi; dei tirannelli gialli, insaccati in certi casacconi verdi -e imbacuccati in grandi scialli grigi; e dei poveri diavoli d'amorosi -allampanati, tutti cilindro e mantello, che parevan lo spettro della -fame. Nelle città piccole si va poco alla commedia: qualche volta il -teatro si chiudeva dopo quindici recite, per disperazione; la compagnia -non aveva più quattrini nè per rimanere nè per andarsene, e i cittadini -dovevan fare una colletta.... Ma questo non scemava mica la nostra -ammirazione per gli artisti. Tutt'altro. Essi grandeggiavano, ai nostri -occhi, in quella miseria, vittime dell'ignoranza e della barbarie -pubblica; e per lungo tempo dopo ch'erano partiti, li rimpiangevamo, -ricordando i loro atteggiamenti e le loro tirate, e dicendo che i -signori della nostra città erano un branco d'ignoranti e di pitocchi. - - * - -Infatti, le commozioni che gli attori ci destavano erano così -maravigliose, che dovevan parerci animali senza cervello e senza cuore -coloro che non le provavano. Gli effetti della finzione drammatica, -nei ragazzi, sono poco meno profondi che gli effetti della realtà; al -che giova pure il non conoscere affatto, nemmeno per intuito, la classe -degli attori; i quali paiono creature quasi sovrumane, e il mistero che -li avvolge duplica la loro potenza. Anche i peggiori cani, allora, ci -facevano tremare, strepitare dall'entusiasmo, assai più che non abbian -fatto pochi anni dopo i più grandi artisti del mondo. Come stavamo -immobili, inchiodati sulla panca, col respiro sospeso, col cuore che -ci saltava fino alla fontanella della gola, con l'impressione come -d'una mano che ci serrasse alla strozza, quando il dialogo concitato -di due personaggi accennava a finire in una risoluzione disperata -o in un colpo di spada! Non dimenticherò mai, vivessi cent'anni, -l'effetto che mi fece una scena di _Margherita Pusterla_, una sera -ch'ero in palco con la famiglia, tutto contento, dopo aver fatto il -mio lavoro di quarta elementare. Quando Alpinolo afferrò per il collo -quel _boia_ di Luchino Visconti, e gli appuntò il pugnale sul viso, -caricandolo di contumelie, fremetti e risi di gioia, sprofondando le -unghie nel velluto del parapetto. Poi Alpinolo fugge, Luchino (che era -un pezzo d'omo, con un vocione spaventevole) si slancia alla finestra, -urlando: — Inseguitelo! — accenna le vicende dell'inseguimento, -grida: — Lo raggiungono.... si salva.... no.... gli son vicini.... -sfugge.... è raggiunto! — Quella terribile parola _è raggiunto_ mi -fece scoppiare in un singhiozzo convulso, che fui appena in tempo a -soffocare col fazzoletto. Mio padre mi condusse fuori del palco, nel -corridoio, cercando di quetarmi. Ma nel corridoio arrivava ancora la -voce stentorea di Luchino; capii che Alpinolo gli era stato ricondotto -davanti, legato; era una cosa orribile; ricominciai a singhiozzare; -mio padre dovette accompagnarmi giù, nell'atrio del teatro; ma là -ancora rimbombava quella formidabile voce; fui costretto a uscire -nella strada; ero inconsolabile, avevo il petto rotto, e continuai -a disperarmi per un bel pezzo, in mezzo al cerchio dei monelli che -aspettavan le cicche, non piangendo più, ma singhiozzando ancora, con -quel tiranno esecrato davanti agli occhi. - - * - -Naturalmente, a noi pareva che quegli attori avessero anche fuori -del teatro l'importanza, la potenza affascinatrice dei personaggi che -rappresentavano sulle scene. Ci pareva che nessun banchiere milionario -avrebbe osato rifiutar la mano della sua figliuola a quel bel primo -attore, ardente e superbo, che aveva fatto così bene _Francesco primo_ -la settimana passata; e non eravamo lontani dal credere che, assalito -da una banda d'assassini, il tiranno non avrebbe avuto che a gridare -con quella sua voce sibilante: — Indietro, miiiiseee....rabili! — come -gridava nel dramma _Il delitto misterioso_, per vederli sparire come -uno stormo d'uccelli. Tra l'amicizia del Presidente del Consiglio e -l'amicizia del caratterista, avremmo scelto questa, senza un momento -di esitazione. Mi ricordo del grandissimo rispetto che sentii per un -mio zio burlone, dopo una sera che, rientrando in casa, disse d'aver -giocato una partita al biliardo col brillante. Quanto alle prime -donne bastava che non fossero mostri: ne eravamo tutti cotti; era un -innamoramento all'anno, dai primi di novembre ai primi di dicembre, -regolare e inevitabile, come la pioggia d'autunno. Ne ricordo ancora -una mezza dozzina, come se le avessi viste ieri: un donnone con -una voce di bombarda; una mingherlina, gobbina, che pareva sempre -che piangesse; una bionda, un angelo, che fece tre stagioni, sempre -incinta di molti mesi, poveretta; e dell'altre, tozzotte, belloccie, -malaticcie, bruttine, con certe voci stridule e certe pronuncie -dell'altro mondo; ma che ci rapivano in estasi, quando comparivano sul -palco scenico, coi capelli sciolti per le spalle, facendo le pazze col -solito spediente del piantoriso. Ah! Dio grande! Essere amati da una -prima donna! Era la suprema delle felicità e delle glorie umane! Come -dovevano essere superiori a tutte le miserie della vita, che sovrumano -linguaggio dovevan parlare, come ci parevano scolorite e prosaiche -tutte le altre donne, in confronto a loro! Ma nessuno di noi avrebbe -osato sperare neppure uno sguardo da una di quelle creature arcane e -sfolgoranti, che ci apparivano in sogno, nei panni di Maria Stuarda -e di Diana di Poitiers. Incontrandole per la strada, arrossivamo; e -una loro parola che cogliessimo a volo mentre passavano, una frase -straordinaria e misteriosa, come: Ho aspettato la sarta fino alle -sette.... oppure: — Ci hanno portato i bagagli al _Bue rosso_.... — ci -sonava nel capo per tutta la giornata, come il suono d'un'arpa celeste. - - * - -Gli uomini, per altro, ci facevano un'impressione più profonda, perchè, -a quell'età, si ammira più il grandioso e il terribile di quello che -non s'ami il tenero e il gentile. La nostra grande passione erano le -scene in cui un personaggio coraggioso e generoso, invasato dall'ira, -incalzava un altro personaggio a traverso al palco scenico, gridandogli -sul viso. — Codardo, sciagurato, infame, miserabile, assassino del -sangue tuo, oppure del sangue mio. — Quanto più ne sputava, tanto più -applaudivamo. E in queste scene, bisogna dirlo, anche i più tangheri -avevano dei momenti felici. Ma sopra tutte ci entusiasmavano le scene -culminanti dei drammi patriottici, che in quegli anni avevano gran -voga. Erano i bei tempi dei _Martiri del 21_, del _Fanciullo Mortara_, -dei _Processi di Mantova_, se non sbaglio il titolo, e di altri drammi -pieni di congiurati, di commissarii di polizia, di sgherri papali, -di gendarmi austriaci: — drammi mediocri, per quanto mi ricordo, -come lavori d'arte, — ma d'efficacia maravigliosa sui giovanetti, -specialmente per le tirate degli oppressi contro gli oppressori, alcune -delle quali non mancavano davvero di eloquenza. Noi pestavamo i piedi, -battevamo i pugni, piangevamo lagrime ardenti a quelle espressioni -clamorose d'amor di patria, nelle quali gli attori ci apparivano -venerabili e gloriosi quanto gli eroi medesimi che rappresentavano. -C'era un Maroncelli, mi ricordo, per il quale avremmo dato metà del -nostro sangue. E sì che allora le tirate patriottiche erano fatte in -maniera da toglier qualunque illusione artistica. Arrivato a quel -punto, l'attore si voltava addirittura verso la platea, come per -arringare il pubblico, e recitava la sua filastrocca, come un pezzo -staccato dal dramma, cambiando voce e intonazione, con lo sguardo come -perduto verso un orizzonte lontano. Ma che ci importava! Eran sublimi. -E se qualche volta uno spettatore scettico e impertinente, accanto a -noi, esclamava a mezza voce: — Che cani! — era bell'e giudicato, da -noi altri: non poteva essere che un _asino_ e un _vile_. Che belle, -indimenticabili serate! Ci fermavamo alla porta per veder uscire il -Confalonieri, Silvio Pellico, il vecchio Schiller. — Son loro, — ci -dicevamo nell'orecchio: — eccoli qui. — E ci pareva un nuovo e maggiore -indizio di grandezza quell'aria stracca, e così tra sprezzante e -burlona, con la quale uscivano dal tempio della loro gloria, accendendo -un mezzo sigaro e tirandosi il bavero sugli orecchi, come il comune dei -mortali. - - * - -Potrei fare il ritratto di quasi tutti, se sapessi disegnare, tanto -mi son rimasti stampati, cesellati nella memoria. Uno m'entusiasmò -principalmente, un primo attore romagnolo, giovane, il quale, a quel -che dicevano, imitava Ernesto Rossi, ch'io non avevo ancora inteso. -Ripensandoci ora, mi sembra che dovess'essere un birbaccione: smaniava -come un ossesso, e aveva una voce arrantolata da metter paura ai -bambini. Ma quando faceva il _Bravo di Venezia_, nell'ultim'atto, -gli avrei gettato sul palcoscenico una bracciata di cartelle del -Debito pubblico. Cento altri visi ricordo, delle maschere terribili -e grottesche, delle figure che mi parevano modelli insuperabili di -bellezza e d'eleganza, dei colossi dal passo elefantino, una varietà -infinita di gambe, soprattutto, gambe vestite di maglie di tutti i -colori, gambe sottili e maligne di Luigi undecimi e di Filippi secondi, -ristecchite dalle fatiche continue della caccia al desinare; gamboni -idropici di Don Marzi, gambe torte e bitorzolute di Paoli e di Romei, -belle gambe scultorie di Cesari di Bazan, alle quali paragonavo con -invidia le mie seste ginocchiute di scolaretto cresciuto precocemente. -Ma quello che mi restò più vivo di tutti nella mente, è un tiranno, -— lombardo, mi pare; — quello stesso che faceva il Luchino Visconti -in quella serata terribile. Ma faceva pure delle parti buone, — le -parti di gran forza, — nei drammi patriottici. Era un curiosissimo -originale: di media statura, tarchiato come un atleta, un po' panciuto, -con un gran naso a gancio, senza collo, tozzo, tutto d'un pezzo; di -trentacinque anni, o press'a poco. Capiva pochissimo quello che diceva: -l'ho capito dopo; recitava con una monotonia micidiale; faceva il duca -d'Alba e il padre amoroso tutt'a un modo; ma aveva un organo vocale -di tal potenza, quel buon bestione, che, nelle tirate patriottiche, in -special modo, quando la sprigionava tutta quanta _dalle spaziose atre -caverne_, faceva tremare il teatro, e suscitava un uragano d'applausi. -No, nessuna parola può dare un'idea di quella voce; non ne ho mai più -udita una simile. Aveva un organo di cattedrale, un cannone, un leone, -il corno d'Astolfo nel corpo; avrebbe coperto lo strepito d'un arsenale -col suo mostruoso vocione. Non so più in quale dramma, nominando per -caso gli Svizzeri, faceva una sfuriata contro gli Svizzeri mercenari. -Me ne ricordo sempre. Diceva a voce bassa, naturalmente, terminando -un periodo: — .... come usano gli Svizzeri; — e poi, tutt'a un tratto, -esplodendo come un mortaio: — Oooooh gli Svizzeri! Caaarne ven-du-ta! -Oooooh se l'ombra di Guglielmo Tell potesse levarsi dal suo sepolcro, -ecc. — Pareva di sentire il fragore del tuono in una valle delle Alpi. -E non se la pigliava mica a cuore il furbacchione. Che! Il suo accento -non aveva neppure un leggerissimo tremito, la sua faccia rimaneva -impassibile; egli metteva fuori tutta quell'ira di Dio senza scomporsi -menomamente, come se avesse chiacchierato con un amico con la tromba a -volano. Ma come resistere a quella voce? Io me la sentivo rombare poi -nella camera per tutta la notte; e per tutto il giorno dopo non facevo -che gonfiare il collo, declamando: — Oooooh Svizzeri! Caarne venduta! -— con un entusiasmo.... del quale si risentiva poi miseramente la mia -composizione latina. - - * - -Poveri commedianti! Quanto eravamo lontani, allora, dall'immaginare le -miserie e i dolori che nascondevano sotto i loro manti di re e sotto -i loro giustacuori di gentiluomini! Ci pareva che dovessero essere -tutti felici, fortunati in amore, cercati, festeggiati per tutto dove -si presentavano. Non c'è alcuno di noi che non abbia sognato allora di -far l'artista drammatico. — La famiglia ci farà un po' di opposizione -sulle prime, — pensavamo — ma poi, quando riconoscerà la vocazione, -e proverà l'ebbrezza degli applausi, acconsentirà, e come! — Intanto -c'ingegnavamo d'imitare gli attori. Copiavamo la pettinatura del -prim'uomo, ci annodavamo la cravatta come il brillante, imitavamo la -pronunzia, il passo, il modo di ridere ora dell'uno ora dell'altro, -avremmo voluto poterci vestire sul loro modello. Quel certo primo -attore romagnolo aveva un cappotto di mezza stagione, color caffè e -latte, che gli stava come dipinto, un po' troppo lungo, forse; ma una -bellezza, che ci lasciavo gli occhi sopra. Mi pareva che passeggiar per -la città con quel cappotto caffè e latte, dopo aver recitato la sera -innanzi il _Bravo di Venezia_ com'egli lo recitava, dovesse essere il -più dolce dei trionfi umani: lui, invece, modesto, si fermava delle -mezze ore davanti alle vetrine dei salumai. Noi sapevamo i fatti -loro, come spie, da tanto che n'eravamo curiosi, e con tanto ardore -ne accattavamo notizie da ogni parte. Luigi undecimo faceva cucina in -casa: chi lo avrebbe mai pensato! La prima donna sonava la chitarra. -L'attore che faceva così bene Carlo Quinto aveva detto una sera, nel -_Caffè della rotonda_, ad alta voce: — Val più un pelo dello Shakspeare -che tutta la parrucca di Vittorio Alfieri! — L'amoroso fumava tabacco -turco. E in quei quaranta giorni di convivenza spirituale con loro, -mettevamo un certo affetto a tutti; quando qualcheduno era fischiato, -ne provavamo un dolore sincero; e il giorno dopo della loro partenza, -si era sempre un po' malinconici come se fossero partiti con loro -mille idee, mille fantasie amabili, tutta la folla viva e rumorosa -dei personaggi storici e delle creature immaginarie che essi avevano -incarnato sulla scena, e la nostra piccola città fosse ricaduta in un -silenzio stupido e uggioso. - - * - -E ora, — mi domando sovente, — dove saranno andati a finire quei -commedianti, che vivono ancora così tenacemente nella mia memoria, con -le loro fisonomie, con la loro voce, coi loro vestiti? I padri nobili, -poveretti, saran morti quasi tutti, poichè, volere o non volere, è -sfumato un quarto di secolo dopo quegli anni; più d'un tiranno avrà -chiusi gli occhi all'ospedale, pur troppo; altri avranno corso le più -bizzarre avventure; celebre, tra i giovani, non è diventato nessuno, -ch'io sappia. E quelle povere prime attrici? Io le vedo confusamente -proseguire il loro pellegrinaggio faticoso di piccola città in -piccola città, spolmonarsi nei teatri spopolati e semioscuri, piangere -nelle camere nude degli alberghi di terz'ordine, incanutite, malate, -spossate; e ne sento una grande pietà, come se a quel tempo le avessi -amate davvero, non come un fanciullo, ma come un uomo. Infine, esse -hanno rallegrato e commosso la nostra prima età, e sono come vecchie -amiche perdute, per noi altri. Come possiamo ricordarle senza affetto -e senza gratitudine? Qualche volta, assistendo a una rappresentazione -drammatica nel teatro d'una piccola città dove sono andato a passar -ventiquattr'ore con un amico, riconosco uno di quegli antichi attori, -invecchiato, sfiatato, caduto nelle parti secondarie, con la storia di -venticinque anni di stenti scritta sul viso. Non lo riconosco subito, -naturalmente; bisogna che gli si presenti l'opportunità di fare quel -certo gesto o di metter fuori quel dato grido, per il quale la sua -immagine è viva nel mio capo; allora, alla terza o alla quarta scena, -per lo più, ritrovo il mio Kean, il mio don Ramengo, il marito di -Maria Giovanna dei tempi antichi, il Conte di Montecristo che mi fece -tornare a casa per quattro sere col cuore gonfio dalla commozione. Che -piacere, un poco triste, ma vivo, riprovo sempre in quel momento! Con -che profonda attenzione lo ascolto allora, quante cose rivedo e risento -al suono della sua voce! E come andrei ad aspettarlo all'uscita del -teatro, per fargli festa, e parlare con lui del _nostro buon tempo_, -se non temessi di esser preso per un burlone o per un matto! Non più -di sei mesi fa, per esempio (è il ricordo che mi ispirò di scrivere -l'articoletto), ne feci uno graditissimo di questi riconoscimenti. -Passeggiando col professore D'Ovidio in piazza Solferino, mi vedo -camminar davanti, a una decina di passi, un poco di sbieco, un signore -grasso, largo di spalle, vestito alla diavola, ma pulito, con una -grossa canna in mano; una figura che mi ridesta una lontanissima -reminiscenza. — Possibile! dico tra me. Che sia proprio lui! Ancora -lui, così saldo e vegeto, dopo tanti anni! — Affretto il passo, guardo -curiosamente quel viso.... Era lui, — lui in corpo e in anima, — -Luchino Visconti, la voce di cannone, quello della _carne venduta_, il -formidabile tiranno che m'aveva fatto scappar dal teatro, soffocato -dai singhiozzi. Il mio primo impulso sarebbe stato di fermarlo, di -dirgli: — Ma come, lei qui? Ma come va? Ma dov'è stato? Ma venga.... -— Sai chi è quello lì? dissi al D'Ovidio, e gli raccontai la storia. -— Fermiamolo dunque, — rispose egli ridendo; e mi sospinse verso di -lui. Ma il solito timore di parere un cervello balzano mi trattenne. -Che sciocco! Avrei passato forse una bellissima serata, avrei desinato -con lui, avrei inteso la storia di chi sa che strane vicende, gli avrei -fatto piacere a raccontargli le mie commozioni di ragazzo, e dopo aver -votato parecchie bottiglie, ci saremmo forse alzati da tavola vociando -insieme: — Ooooooh Svizzeri! Caaaarne venduta! — E invece non feci che -accompagnarlo con lo sguardo finchè svoltò a una cantonata.... - -Ma lo accompagnai con uno sguardo di sincera e profonda simpatia, -mandandogli un saluto dal più vivo del cuore, e salutando -affettuosamente con lui tutti i suoi compagni e tutti i suoi colleghi, -vivi e morti, amorosi e tiranni, bravi attori e poveri cani.... -idoli della mia infanzia, cari ricordi della mia gioventù, fantasmi -dolcemente tristi della mia età matura.... - - - - -UN'ASCENSIONE IN PALLONE. - - -Era una promessa fatta a due giovani studenti, miei compagni di viaggio -carissimi; ma speravo di non esser costretto a mantenerla. Già m'ero -pentito d'aver promesso quando da un piroscafo del lago avevo visto -sospesa nel cielo di Ginevra quella palla color di patata, grossa -quanto un'arancia, e al pensiero di doverci andar dentro il giorno dopo -m'era preso un principio di capogiro. Il giorno dopo fui fortunato: -trovammo scritto sulla porta del recinto: — _Vent trop fort, ascensions -suspendues_; — e sperai nella continuazione del vento. Ma la mattina -seguente il cielo era limpido, l'aria immobile, il fato ineluttabile. -— Sia fatta la vostra volontà — dissi — così in cielo come in terra, — -e m'avviai alla stazione di partenza per le regioni eteree con un buon -umore di condannato ai ferri; temperato, peraltro, da una curiosità -vivissima della sensazione nuova che avrei provata. - - * - -Vicino al recinto incontrai un mio buon amico di Torino e lo invitai -a fare l'ascensione con noi. Credette che parlassi di montagne. -— No — gli dissi — sul pallone dei signori Baud, di Losanna. — Tu -vuoi scherzare, — mi rispose, e pestando un piede in terra: — Io amo -questa, — soggiunse. E mi disse la ragione della sua ripugnanza. Era -un ricordo di ventisette anni fa. Un suo conoscente, a Firenze, s'era -voluto levare il capriccio, spendendo un centinaio di lire, di fare -un'ascensione areostatica con altri tre o quattro signori. Ma aveva -fatto assegnamento sopra un “coraggio fisico„ che non aveva. Partito -appena il pallone, con la rapidità d'una freccia, dal Politeama -Vittorio Emanuele, egli era impallidito come un morto, s'era accucciato -nella navicella come un cane, e stando così, stravolto e tremante, non -aveva fatto che ripetere come un ebete: — Cala, cala, cala, — per tutta -la durata del viaggio; terminato il quale, portato a casa in carrozza, -s'era cacciato in letto e n'aveva avuto per un mese. Ringraziai l'amico -dell'incoraggiamento amichevole, pagai a uno sportello (caruccio) il -bel piacere che m'aspettava, e, passato tra i ferri d'un contatore, -mi trovai di faccia all'enorme sfera di seta chinese, chiusa in una -rete di quattrocento corde e gonfia di tremila cinquecento metri cubi -d'idrogeno, che doveva portarmi dove non desideravo di andare. - - * - -Siamo appena entrati che sopraggiunge una folla di gente d'ogni paese, -fra cui molte signore e signorine impennacchiate, molto più impazienti -di me di levarsi a volo; le quali discutono in dieci lingue della forza -di resistenza della seta e delle corde, delle valvole automatiche e -del palloncino compensatore, come se avessero fatto un corso compiuto -d'areostatica. — Ma noi abbiamo la _fortuna_, — così dicono i miei -due compagni, — d'essere della prima infornata. — I fortunati sono -undici, non contando il capitano; poichè c'è un capitano, col berretto -gallonato, un grosso svizzero biondo e flemmatico, a cui saranno -affidate le nostre vite. E ci stringiamo tutti in un gruppo, col -nostro biglietto numerato alla mano, che fa nascer subito fra di noi -una familiarità di compagni d'avventure. Ci sono due rotonde signore -quarantenni, due piccole immagini dell'areostato, e il marito d'una -di esse, che sento chiamare da altri viaggiatori _monsieur Charles_, -sferico come la sua compagna, un viso di buon diavolo angustiato, -che mostra una passione per la navigazione aerea anche meno ardente -della mia. Dagli sguardi inquieti che rivolge a tutti i suoi compagni -di viaggio capisco il suo pensiero. Par che il caso abbia raccolto -nella nostra infornata, — fatta eccezione dei miei figliuoli, — le più -maestose moli umane di Ginevra. Uno è un vero colosso. Sarà sufficiente -la forza di resistenza di duecento chilogrammi che ha ciascuna delle -quattrocento corde? Questa domanda si legge nei suoi occhi, e negli -occhi d'altri, che si squadrano a vicenda, come per pesarsi. Il -colosso, un giovine svizzero burlone, dice forte: — Dove andremo a -cascare? In qualche crepa di ghiacciaio, o in un lago? O ci andremo a -infilare nei pini del Brünig? Il cuore non mi dice nulla di buono. — -_Tu l'entends?_ — domanda monsieur Charles alla signora; ed io colgo -a volo un _tais-toi, c'est ridicule_, che mi dice chiaro che è lei, -con quel becco imperioso di pappagallo, che _vuole_ far l'ascensione, -e ch'egli s'è deciso ad avventurarsi nel cielo per evitare una -battaglia sulla terra. Un altro, — un grosso tedesco giallognolo, — -non mi par più smanioso di lui di abbandonare il globo terracqueo. -— _Souffrez-fous le fertige?_ — mi domanda nell'orecchio. — Più del -necessario per divertirmi, — rispondo. Finalmente cade la catena che -chiude il passaggio, e per un ponte mobile montiamo sulla navicella, -dove il capitano distribuisce le nostre gravità in modo da mantener -l'equilibrio. Una voce grida: — _Attention!_ — Tutti si voltano da una -parte, dove scopro la principale ragione per cui molti si decidono a -quel viaggio: una grande macchina fotografica rivolta verso di noi. -Tutti prendono delle impostature d'areonauti temerari. — _C'est fait!_ -— grida il fotografo. Discorsi! Il peggio resta da farsi. Il capitano -dà un fischio, sei inservienti in uniforme staccano a un punto dagli -anelli le sei corde che ci agganciavano al pianeta.... e il pallone si -solleva. - - * - -Non è che questo? È una delizia. L'ascensione è lenta. Non par di -salire. Io mi trovo fra il colosso e monsieur Charles, che mi volta le -spalle, mostrandomi di profilo un viso sbiancato, che par la fotografia -animata dello Sgomento. Questo mi dà animo. E tutto va bene fin ch'io -guardo lontano, all'orizzonte, che si va a grado a grado allargando. -Ma a un certo punto commetto l'imprudenza di chinare il viso sul largo -foro centrale della navicella e di guardar giù, proprio a filo sotto -i miei piedi, misurando con un'occhiata tutto lo spazio — l'altezza -d'un par di torri di Giotto — che ci separa già dalla terra. Mi fo -indietro subito; ma troppo tardi: la vertigine m'ha acciuffato. Fu -un minuto solo; ma.... lungo. Una tentazione vergognosa mi prese -d'accoccolarmi dolcemente fra i due parapetti della navicella, chinando -il capo e chiudendo gli occhi. Ma uno sguardo mi salvò: vidi la mano -con cui monsieur Charles stringeva una delle corde, e la violenza -compassionevole della commozione che indicavano i muscoli gonfiati e -tremanti in quella stretta di naufrago, distraendomi, mi rinfrancò. -Mi rimase un malessere, non di meno, nuovo affatto, e difficile a -esprimere: una maledetta voglia di sedere, un sentimento di solitudine -fisica, un senso fastidioso del mio peso, quasi un ribrezzo della -cedevolezza dei vimini di quel cestone odioso, a cui m'appoggiavo col -fianco.... — _Parfaitement dêsagréable_ — intesi dire da una delle -due signore, che non vedevo. — _C'est ça_, risposi tra me; era pure -la mia opinione. È strano: non avevo quasi coscienza in quel momento -della legge fisica in virtù della quale salivamo, nè dell'apparecchio -macchinoso che ci portava: mi pareva che ci levasse in alto qualche -smisurato uccello di rapina, a volo lento e silenzioso. La navicella -non faceva il minimo moto, nè le corde il più leggiero fruscìo: avrei -giurato che stavamo immobili nello spazio. — _C'est égal; ce ne sera -jamais mon métier_, — disse una voce. — Nemmeno il mio, — pensai. Che -si dice del mare! È un elemento infido; ma vi sentite sotto qualche -cosa, su cui in qualche modo ci si può reggere; ma l'aria.... l'aria -non è niente. No, non sarà mai questo il mio genere di sport, se ne -dovrò scegliere uno. Cento volte meglio la bicicletta. — E tutti -quei modi coi quali si suole esprimere un sentimento di gioia o -d'entusiasmo: — “parersi sollevato al disopra della terra„ — “sorvolare -a questo basso mondo„ — “sentirsi rapito in alto„ — mi parevano -smargiassate rettoriche. In verità, non avevo creduto mai di essere -così strettamente affezionato, come mi sentivo in quel quarto d'ora, al -mio pianeta nativo. - - * - -Di sotto, intanto, i fiumi diventavan rigagnoli, le case scatole, -i parchi aiuole, gli uomini insetti come se una forza mostruosa -stringesse, raccorciasse, rattrappisse ogni cosa. Che mirabile -spettacolo! Ginevra dorata dal sole, l'Arve e il Rodano inargentati, -una vasta corona di colline seminate di borghi e di ville, la grande -mezzaluna color celeste del lago di Leman, i monti verdi del Giura -e le rocce grigie della Savoja, la catena superba del Monte Bianco, -un'immensità d'azzurro, di verzura e di neve, fatta per lo sguardo -d'un'aquila. In quella immensità splendida le due signore si davan la -briga di cercare l'isoletta del Rousseau e il castello del Voltaire. -Altri due sentivo che discutevano sul confine della Francia. — _Voilà -le capitaine qui lit son journal_ — disse il colosso. Infatti, il -capitano leggeva tranquillamente la _Tribune de Genève_, come se -fosse stato in una sala del _Cafè du nord_. Quest'osservazione parve -che tranquillasse un poco monsieur Charles che tentò d'abbozzare un -sorriso. Se il capitano leggeva il giornale, pericolo imminente d'un -disastro non c'era. Ma una voce che disse: — _Nous dévions_ — lo turbò -da capo. S'era levata veramente un po' d'aria; la grande bandiera -svizzera attaccata al polo inferiore dell'areostato s'agitava; il -pallone era deviato alquanto fuor della direzione del recinto da -cui era partito. Ma nessun movimento era sensibile. Monsieur Charles -osservava con uno sguardo obliquo il dinamometro appeso all'anello -d'acciaio, come se gli indicasse il grado variante del pericolo, e non -ne staccava gli occhi che per gettare qualche rapida occhiata dentro -la cinta dell'Esposizione. Ah le Esposizioni, viste da quell'altezza! -Paiono quello che sono in realtà: trastulli di popoli. Vedevo una -piccola città carnevalesca, divisa in due da un ruscello, simmetrica -da un lato, disordinata dall'altro, variata di cento architetture di -mille colori, che innalzavan le cupole, le guglie, le torri, i frontoni -dipinti, i tetti a cono e a piramide, luccicanti e imbandierati, -sopra un labirinto di giardini e di boschetti, biancheggianti di -zampilli e di cascate, e per tutto un brulichìo di esseri minuscoli -che entravano e uscivano da mille buche e s'affollavano per le vie -larghe un dito e per le piazze grandi come la mano, come un popolo di -formiche affaccendate. Vidi passare sur uno dei due ponti dell'Arve -il tranvai elettrico che faceva il giro della Mostra. Che miseria! Uno -scarabeo giallo fuggente sopra un fuscello a traverso un fil d'acqua. -Mi diede nell'occhio, a un'estremità della cinta, un qualche cosa della -grandezza e della forma d'un mezzo guscio d'ovo tagliato pel lungo: -era il grande circo per le giostre e per le feste ginnastiche, posto -sulla riva del fiume, di là dal “villaggio svizzero„. E il grande -villaggio, la maraviglia e il trionfo dell'Esposizione, pareva formato -di _châlets_ tolti dalle vetrine d'una bottega di Brienz: una cosa da -raccattarsi con due mani e da porgersi per balocco a un bambino. Sulla -piazzetta della chiesa del villaggio si vedevan movere dei puntini -rossi e bianchi. Dovevano essere le belle ragazze svizzere che si -preparavano per le danze nazionali. Com'era mai credibile che per uno -di quei puntini rossi uomini tanto fatti potessero perder la pace? - - * - -— _Nous descendons, monsieur?_ — mi domandò monsieur Charles, senza -guardarmi. - -— _Non, nous montons toujours._ - -— _Diable!_ - -A lui pareva già d'averne per più di quanto aveva pagato. Ma se -io dicessi che mi sentivo ancora in credito non direi la verità -vera. Stavo molto meglio, peraltro; tanto che feci a me stesso -quest'osservazione: — Che bisogno c'è di stringer così forte la corda -con la mano destra? — E allentai la mano.... un poco. E m'arrischiai -a guardare un'altra volta per l'apertura del mezzo — un'occhiata -sola, rispettosamente sfuggevole — quanto mi bastò per veder giù — a -una profondità d'abisso — la folla dei viaggiatori aspettanti — una -macchia scura punteggiata di rosa dai visi che guardavano in alto, -verso il piccolo mondo di seta e di gas, da cui io guardavo loro, con -un desiderio amoroso di raggiungerli. Poi mi raccolsi nell'ammirazione -del lago di Ginevra, una chiazza d'acqua chiara, in cui i grandi -piroscafi apparivano come moscherini anneganti che si dibattessero -senza far cammino, e la lunga fila dei villaggi e delle ville della -riva settentrionale sembrava una fioritura di minutissimi bocciuoli -multicolori, raggruppati in ghirlande e in mazzetti, con gli steli -immersi nell'acqua. Che dolce silenzio! Nè il rumore della galleria -delle macchine, nè lo scampanìo festoso, nè il muggito degli armenti -del villaggio svizzero, nè la musica barbara dell'accampamento dei -negri, nè gli strilli degli arabi venditori del “caffè delle fate„ non -arrivavano più alla nostra “superba altezza„ dove un'aria purissima, -dilatandoci i polmoni, pareva che ci serpeggiasse per tutte le vene, -e ci ringiovanisse il sangue e lo spirito. Oh tutti gli altri modi di -viaggio inventati dall'ingegno umano, coi quali si striscia sull'acqua -e sulla terra, tra il fumo, lo strepito e la polvere, molestati -dall'immagine d'uno sforzo continuo delle cose, come ci parevano rozzi, -faticosi ed umili, appetto a quell'ascensione dolce e muta di nuvola -carezzata dall'aria, di cui non si sentiva e non si vedeva il moto, -come se non noi ci movessimo, ma si allontanasse la terra! Nessuno -parlava più, nè badava ai suoi vicini. Ciascuno, da quella terrazza -aerea, beveva da solo, come un ingordo, la grande bellezza, non dicendo -una parola per non perdere un sorso, in un atteggiamento d'ammirazione -immobile, che pareva uno stupore profondo. - - * - -Ma qui sento un lettore impaziente che mi domanda: — Ebbene, e poi? -Che cosa provaste quando non vedeste più la faccia della terra? Quando -cominciaste a sentir difficoltà di respiro? Quando l'uscita del sangue -dagli orecchi? Quando i primi deliqui? - -A questo punto, per chi non ha ancora capito, debbo fare una -dichiarazione.... molto dolorosa alla mia vanità. Debbo dire che -attaccata al pallone c'era una corda cilindro-conica, d'un diametro -da trent'uno a ventinove millimetri, tessuta di canapa di Napoli, di -qualità sopraffina, capace di sostenere uno sforzo di più di novemila -chilogrammi, e che questa corda — debbo dire anche questo — scendeva -fino a terra, dove s'avvolgeva intorno a un cilindro, mosso da una -macchina a vapore della forza di venticinque cavalli, la quale.... -Insomma, il pallone era frenato. — È detta. - -Eh si, potete scrollar le spalle quanto vi piace; ma a venir giù -dall'altezza di sei mila o di cinquecento metri mi pare che la patta -sarebbe stata a un di presso la stessa. E questo è quanto. Ed era certo -del medesimo parere monsieur Charles, il quale mi domandò ancora una -volta, senza voltare il capo: — _Nous montons toujours? — Nous montons -toujours._ — E allora perdette la santa pazienza: — _Eh qu'est-ce -qu'il f.... donc ce capitaine avec son f....u journal?_ — Non credevo -di poter fare una risata a quell'altezza; ma il fenomeno avvenne. -— _On nous a trompé_ — esclamò il colosso, per ispassarsi del pover -uomo; — _il n'y a plus de cable; c'est une ascension libre que nous -faisons!_ — Un _nom de dieu_ inimitabile gli rispose, che il buon Dio -deve aver perdonato, tanto somigliava più a una supplicazione che a -una bestemmia. E lo scherzo crudele del mio vicino sarebbe continuato -se non si fosse sentita una voce dall'altra parte della navicella, che -disse forte: — _Wir gehen hinunter_ (noi discendiamo). — Dolce lingua -tedesca! Ma era vero? Non ci accorgevamo di discendere più che non -ci fossimo accorti di salire. Qualcuno anzi sosteneva che si saliva -ancora; altri diceva che s'era immobili. Si discendeva così a rilento, -in ogni modo, che non ce ne poteva accertare l'ingrandirsi delle cose -sottostanti, non apparente ancora in quel primo tratto. Ma l'incertezza -fu breve. Dato uno sguardo in basso, vidi Ginevra più vasta, l'Arve -dilatato, le architetture dell'Esposizione ingrandite, tutto il -formicolìo nero sparso per il labirinto delle vie e delle piazzette, -che cominciava a riprender l'aspetto d'una moltitudine umana. Poi la -discesa si fece ogni momento più sensibile. Sotto, sui frontoni del -palazzo delle Belle Arti, sulle facciate, dentro alle aiuole, nei -giardini, pareva che le statue crescessero, che le pitture pigliassero -vita, che i fiori sbocciassero, che gli zampilli s'innalzassero a -salti; un ronzìo confuso, soverchiato da mille suoni sparsi di voci, -d'acque, di ruote, di musiche, ci giungeva crescendo agli orecchi; -e guardando per il foro della navicella giù nel recinto le piccole -facce voltate in su della folla che ci aspettava, simili a una gran -canestrata di mele rosee, cominciai a distinguervi i cerchietti degli -occhi e i buchi neri delle bocche aperte. Ancora un minuto, ed ecco -i cento visi sorridenti, ecco gl'inservienti che accorrono, eccoci -riattaccati da sei solidi ganci alla superficie terrestre. - -O caro prossimo mio, mi è dolce assai sovente il viver lontano da te; -ma non al di sopra! Non sono superbo. E non fui degli ultimi a passare -il ponticello mobile che mi rimetteva tra l'umanità camminante. Il -primo, s'intende, fu monsieur Charles, col viso ancora rannuvolato. -Vari conoscenti, che l'aspettavano, l'affollarono di domande. Egli -lanciò loro, passando, un'occhiata a colpo di falce, e rispose con voce -rauca: — _Délicieux._ - -— Ti sei divertito? — mi domandarono i miei due giovani compagni. — -Un'altra volta faremo un'ascensione libera.... - -— Figuratevi! — risposi — non ne vedo l'ora — Ma soggiunsi in cuor mio: -— Sì, all'Esposizione internazionale di Carmagnola. - - - - -DUE DI SPADE E DUE DI CUORI - -RACCONTO - - - - -DUE DI SPADE E DUE DI CUORI. - - -Molti uomini illustri ebbero qualche predilezione particolare della -gola; per esempio, il Fontenelle per gli sparagi, il Rossini per -i maccheroni, il Niccolini per le radici: era dunque scusabile il -non illustre Arturo Pironi, appena dodicenne, d'avere egli pure la -sua, che era per il gelato di crema. Se fosse stato re, avrebbe dato -qualche volta il suo regno per un sorbetto giallo. E bisogna dire che -il piacere di mandar giù quella dolcezza, com'egli faceva, sei volte -la settimana, se lo guadagnava proprio col sudore della fronte. Suo -padre gli dava ogni mattina otto soldi per far le quattro corse in -tranvai fra piazza San Martino, dove stavan di casa, e il lontano -Ginnasio Gioberti, dov'egli l'aveva messo perchè c'era professore di -lettere un suo cugino: ma il piccolo ghiottone non rimetteva alla -Società elettrica che venti centesimi. Andava e tornava la mattina -con le sue sante gambe, correndo come uno struzzo; tornava a casa di -galoppo anche la sera, sputando un'ala di polmone, perchè, sebbene -vivacissimo, era di complessione delicata; e faceva in tranvai la sola -prima corsa pomeridiana, che rompeva in due, per saltar giù a spendere -i suoi risparmi in un gelato canarino, al caffè del Teatro Alfieri, a -mezza strada. A quell'ora non c'era quasi mai nessuno: egli entrava per -la porta piccola, sedeva nel primo stanzino, accanto all'uscio della -sala del biliardo, ordinava con un accento che voleva dire: — _Propere -propera;_ — vuotava il piattino in un minuto, ripuliva il cucchiaino -con la lingua, e poi via, come chi scappa senza pagare. Ma durante la -dolce operazione dava tali segni di beatitudine, che spesso i camerieri -stavan lì a guardarlo, godendosela, come a veder mangiare un affamato, -e qualche volta anche la padrona del caffè veniva a dare un'occhiata -sorridente a quel bel ragazzo biondo, a cui pareva che ogni cucchiaiata -di gelato facesse l'effetto d'un sorso di vino di Sciampagna, e gli -andasse in tanto sangue. Lo chiamavano fra di loro: _il gelato di -crema_. - - * - -Un giorno, al principio d'aprile, nell'atto che si metteva a sedere -nel posto solito, egli udì nella sala del biliardo le voci di -vari giocatori; uno dei quali pronunciò un nome che attirò la sua -attenzione. Era il nome dell'avvocato Bussi, un amico di suo padre, -che non veniva più in casa da un pezzo, ma ch'egli sentiva rammentar -sovente. - -— Il Bussi, — diceva uno dei giocatori, — è un tiratore. Siamo andati -sei mesi insieme alla sala Gandolfi; poi io smisi, egli seguitò. L'ho -visto tirare due anni fa al Teatro Scribe, nell'accademia a beneficio -dell'Ospedaletto: ha un polso di ferro, ed è un tempista. Dell'altro -non so; ma non vorrei essere nel suo soprabito... Tiro al rinterzo.... -otto a sei. - -— Si accomoderanno, — disse un altro, — fra avvocati! - -— Tu mi canzoni, — ribattè il primo. — Una presa di sciocco in pieno -caffè San Filippo, in mezzo a una corona di colto pubblico.... Sei -impallato: oggi non è il tuo giorno.... L'avvocato Bussi non è uomo da -tirarla giù come un ovo fresco. E poi, quando c'entra la politica! Sta -certo che si batteranno, se non si son già battuti questa mattina. - -— Impossibile, — disse un terzo. — La scenata è seguìta ieri sera alle -undici. Non possono aver regolato tutto nella notte. Son cose che vanno -per le lunghe. Al più presto si batteranno oggi. Quanto alza la rossa? - -— Oggi no, — rispose un quarto. — Alza due dita. Oggi il Bussi ci -ha la causa del gobbo di Vanchiglia alle Assise. Questa mattina era -all'udienza, deve fare oggi la sua arringa. Si batteranno domattina, a -giorno. - -— Ho paura, — tornò a dire il primo, — che il complimento sarà pagato -caro. - -— Chi sa mai! — esclamò un altro, che non aveva ancora parlato. — -Non sempre chi maneggia meglio la sciabola è quello che dà la botta. -L'avvocato Pironi.... - -Il ragazzo lasciò cadere il cucchiaino e restò senza fiato. - -— L'avvocato Pironi, — continuò il parlatore invisibile, — è un uomo di -sangue caldo, di quelli che sul “terreno„ perdono il lume degli occhi -e si caccian sotto per persi. Costoro alle volte sconcertano anche -un bravo tiratore, che si becca una sciabolata senza capir nè come nè -perchè.... Steccaccia da capo! Non gioco più! Sono una sbercia. - -— Eh, s'ammazzino pure, — disse quello di prima. — Ce ne son troppi. -Sapete che n'abbiamo seicento dentro la cinta di Torino?... Questi -son calci, o signori! Ventiquattro. Si fa la rivincita?... Morto un -avvocato, ne nascon dodici.... - -Il povero ragazzo non udì più altro: pagò, senza finire il gelato, -si cacciò i libri sotto il braccio, si slanciò fuori del caffè come -da una casa incendiata, corse fino in mezzo a piazza Solferino, dove -s'arrestò ad un tratto, coi piedi come inchiodati alla terra, e là -ebbe una visione così lucida e terribile di suo padre disteso al suolo, -immobile e sanguinante da un'orrenda ferita, che gli venne su dal cuore -un singhiozzo, gli ondeggiarono agli occhi gli alberi e le case, e gli -mancarono sotto le ginocchia.... - -Ma fu un momento. Egli era delicato di fibra, ma gagliardo d'animo. -Subito si sentì come scattar dentro una molla d'acciaio che lo rizzò -sul busto e gli fece alzare la fronte in atto di risoluzione virile. -— No! — disse tra sè, — non perderò mio padre.... mio padre non si -batterà.... non me lo uccideranno, ci dovessi lasciare la vita! - - * - -S'andò a buttare sur un sedile del giardino pubblico, vicino al -monumento del generale De Sonnaz, appoggiò i gomiti sulle ginocchia e -il capo fra le mani, e si mise a pensare. - -Ma la commozione e lo stupore gl'impedirono per un po' di tempo di -raccapezzarsi. Era possibile? Suo padre battersi in duello col Bussi! -Un tempo erano stati amici. Pochi anni addietro il Bussi veniva qualche -volta a casa sua, con la moglie e col figliuolo: un ragazzetto della -sua età, che era lo spasso di tutti, e giocavano insieme. Poi, fra la -signora Bussi e la mamma, senza ch'egli ne sapesse il perchè, s'era -rotta ogni relazione; ma non fra suo padre e il marito di lei, che -egli aveva visti ancora insieme molte volte per le strade di Torino. -Come avevano potuto tutt'a un tratto, in un luogo pubblico, venire a -un diverbio violento, insultarsi e sfidarsi come due nemici mortali? -Capiva allora perchè suo padre avesse quella mattina desinato fuori, -dicendo che era invitato da un collega, con cui doveva parlar d'affari. -Aveva dovuto andar fuori per trattare coi padrini, che non voleva -ricevere in casa sua, per non destare sospetti. Oh! povero babbo! -Chi sa che ore tristi d'ansietà, chi sa che dolorosa giornata era -quella per lui, costretto a fingere con la famiglia, a prepararsi al -cimento terribile, senza una parola di conforto dei suoi, senza poter -espandere l'animo suo, come se fosse solo al mondo, e la sua vita non -premesse a nessuno! La prima idea che gli venne fu di correre a casa -del nemico, di gettarsi ai suoi piedi e di supplicarlo, abbracciandogli -le ginocchia e piangendo, d'aver pietà di lui, di risparmiar la vita a -suo padre, di perdonare l'offesa.... Ma respinse sull'atto quell'idea. -Quel Bussi, che gli voleva uccidere il babbo, gli si presentava -nell'aspetto d'un uomo fremente d'ira e di vendetta, d'un assassino -feroce e inesorabile, che nessuna preghiera avrebbe potuto rimovere -dal suo proposito; gli metteva orrore e ribrezzo; gli pareva che -al solo vederlo si sarebbe sentito gelare il sangue e morir la voce -nella gola. Gli venne un altro pensiero: di dir tutto alla mamma. Ma -rigettò anche questo, comprendendo che sarebbe stato un passo peggio -che inutile. A che pro gettare il terrore e la disperazione in cuore -alla sua povera madre, che avrebbe passato una giornata e una notte -d'angoscie di morte? Sarebbe forse riuscita a impedire che suo padre -s'andasse a battere? Egli aveva bene un'idea, benchè confusa, di che -cosa fosse per un uomo della classe signorile il sentimento così detto -dell'onore, e capiva che se per questo suo padre arrischiava la vita, -non c'era da sperare che s'inducesse a soffocarlo per amore della -famiglia. Poi pensò a un altro mezzo: ad avvertire la Polizia. Sapeva -di molti casi in cui la Polizia, avvertita che due signori si dovevan -battere, era arrivata in tempo sul luogo per impedire il duello.... Ma -neppur questo mezzo gli parve da scegliersi. E se suo padre fosse stato -arrestato? E se, risapendo dopo che la Polizia era stata avvertita da -lui, l'avvocato Bussi avesse sospettato che egli fosse stato spinto -a quell'atto da suo padre stesso, per paura di battersi? Gli balenò -infine un'idea, che gli parve la meglio di tutte: d'impedire il -duello egli medesimo. Svolse nella mente questa idea con un sentimento -crescente di speranza e di conforto. — Per andarsi a battere, — pensò, -— mio padre uscirà la mattina molto presto. Io veglio la notte, senza -spogliarmi, per sentire quando s'alza ed esser pronto a uscir subito -dopo di lui; gli tengo dietro per la strada, di lontano, fin dove -si dovrà battere; si batteranno in campagna, come s'usa; mi nascondo -dietro un albero o una siepe; quando li vedo l'uno di fronte all'altro -salto su, mi getto in mezzo, m'avvinghio al babbo, supplico, grido.... -Voglio vedere se l'altro avrà il coraggio di ferir mio padre che non -si potrà difendere; mio padre non riuscirà a svincolarsi da me; tutti -si commuoveranno, sentiranno pietà.... — Ma appunto questa parola -_pietà_, che gli suonò quasi all'orecchio come se l'avesse pronunciata -a voce alta, gli fece cader dall'animo anche quel proposito. No, non -era possibile. Egli avrebbe potuto impietosire suo padre: ma l'altro! -E che figura ci avrebbe fatta suo padre? E se anche in questo caso si -fosse sospettato che egli stesso avesse suggerito al figliuolo quel -passo, per vigliaccheria? Non trovando risposta a queste domande, non -venendogli altre idee, e disperando che gliene venisse, egli fu invaso -dallo sgomento, rivide l'immagine del babbo disteso a terra nel sangue, -e si mise a piangere a calde lacrime nel cavo delle mani, scrollando il -capo in atto sconsolato.... - -All'improvviso, come se una mano vigorosa lo sollevasse dal sedile, -egli balzò in piedi col viso illuminato da un pensiero, s'asciugò in -fretta le lacrime, riafferrò i suoi libri e ritornò al caffè quasi di -corsa. - - * - -— Un altro gelato? — gli domandò sorridendo il cameriere. — No, — -rispose il ragazzo, con voce concitata; — la _Guida di Torino_. — Il -cameriere gli portò un grosso libro, che egli conosceva, perchè l'aveva -nello studio suo padre. Lo aperse, cercò l'elenco degli avvocati, vide -dove stava di casa l'avvocato Bussi, ringraziò e tirò via. Stava in via -San Domenico. Egli vi arrivò in un batter d'ali, s'affacciò all'uscio -di uno sgabuzzino del portone, dove stava rattoppando una scarpa un -vecchio ciabattino con gli occhiali, e gli domandò se stesse lì di -casa l'avvocato Bussi. Ci stava: al secondo piano. Domandò ancora: -— A che scuola va il suo figliuolo? — La seconda domanda dovè parere -indiscreta all'ombroso Crispino, il quale gli rispose con mal garbo: — -A scuola non ce l'ho messo io: vada a chiedere le informazioni in casa. -— Ma il ragazzo ridomandò: — A che scuola va il suo figliuolo? — con -un accento così commosso di preghiera, d'impazienza e d'affanno, che -quegli rispose quasi a suo malgrado, come a un comando, guardandolo -con due grand'occhi stupiti: — Qua vicino, al Ginnasio Balbo, in via -Porta Palatina. — Non aveva ancor detto la via che il ragazzo era -già scappato. Svoltò in via Milano, infilò via della Basilica, riuscì -in via Palatina e arrivò trafelato davanti alla porta del Ginnasio, -dove stava ritto il custode — un ometto sbilenco dal muso volpino — -il quale, vistogli i libri sotto il braccio, gli lanciò un'occhiata -severa, dicendo tra sè: — Ecco un monello che ha marinato la scuola, -e che viene ad aspettare un altro poco di buono, per andare insieme a -batter le strade. Che grinta! Questo deve dar delle belle consolazioni, -a suo padre!... - -All'uscita degli scolari Arturo si piantò nel mezzo della soglia e -cominciò a chiamare: — Bussi — Bussi — Bussi, cercando a destra e a -sinistra il viso del suo piccolo amico d'un tempo, che non era certo di -riconoscere. Non n'eran passati trenta che una voce gli rispose: — Son -qui — e gli si parò davanti un ragazzo, il quale, guardatolo appena, -gli domandò con accento di stupore, sorridendo: — Pironi? - -Era un ragazzo assai più alto e più robusto di lui, benchè non avesse -che un anno di più: bruno di pelo e di pelle, e d'aspetto piacente; -benchè di una espressione precocemente ferma, quasi d'un uomo, e -leggermente beffarda; la quale gli avrebbe fatto cattivo senso s'egli -avesse avuto l'occhio meno velato dalla passione. Ma Arturo non ci -badò, lo prese per mano, lo tirò dall'altra parte della strada e gli -disse affannosamente: — Senti.... domani mattina.... mio padre e tuo -padre.... si battono in duello.... - -La notizia non produsse l'effetto ch'egli s'aspettava. Quegli non fece -che un leggiero segno di stupore, dicendo: - -— Oh, diavolo!... E perchè mai? - -Arturo gli disse in furia quello che sapeva, e come l'aveva saputo, -e soggiunse con voce rotta: — Ora noi dobbiamo impedire, capisci, a -qualunque costo. Mio padre può uccidere il tuo, o restar ucciso. Questo -non dev'essere. È un orrore. Son venuto da te. Aiutami tu. Tentiamo -insieme. Noi soli possiamo impedire una tremenda disgrazia. - -Il ragazzo si grattò il mento con un dito; poi rispose tranquillamente: -— Impedire.... va bene. Ma in che maniera? - -Arturo gli espose il suo disegno. Il duello si sarebbe fatto senza -dubbio la mattina prestissimo. Dovevano vegliar tutti e due, attenti -a quando il babbo uscisse di casa, e uscir dopo di lui, senza farsi -sentire. Certamente, secondo l'uso, l'uno e l'altro sarebbero stati -aspettati dai padrini sulla strada, con una carrozza. Essi si dovevano -attaccare dietro alla carrozza, e non lasciarla più. Così, senza -gran fatica, potevano arrivare al luogo fissato per il duello. Là -si sarebbero facilmente ritrovati, e nascosti insieme, in qualche -modo, ad aspettare il momento. Giunto il momento, si sarebbe gettato -ciascuno ai piedi del proprio padre, supplicandolo di non battersi. Non -avrebbero osato, per certo, di battersi in presenza dei loro figliuoli, -si sarebbero commossi tutti e due, lasciati persuadere dai padrini a -desistere, forse riconciliati. — È questo l'unico mezzo, — concluse. -— Io solo non impedirei nulla. Mi raccomando a te. Non lasciarmi solo. -Aiutami, per quanto hai di più caro al mondo. Te ne scongiuro! - -L'altro rimase un poco sopra pensiero; ma con un sorriso sulle labbra, -come se fosse più allettato dalla novità bizzarra dell'impresa che -commosso dall'idea del pericolo paterno e della gentilezza dell'azione. -Poi rispose con molta placidità: — L'idea è buona; ma.... quanto -alla riuscita, ho i miei dubbi. Per quello che riguarda mio padre, -intanto, io sono certo d'una cosa, come se fosse già avvenuta, ed è -che, quando mi vedrà comparire, invece di commoversi, mi ammollerà una -piattonata sulla schiena. Mi vuol bene; ma.... me l'ammollerà. Me la -sento. Ma questo non vorrebbe dire. Il male è che si farebbe un buco -nell'acqua.... credo. Dimmi un po': e se non ne facessimo nulla? Non -bisogna poi montarsi la testa. Non tireranno mica a finirsi. Tutti i -giorni seguono dei duelli senz'altra conseguenza che una scalfittura -al braccio o una sdrucitura al capo: il medico ci dà qualche punto, i -duellanti si stringon la mano, e poi.... vanno insieme a far colazione. - -— No! no! — esclamò Arturo, col pianto nella gola; — non dir così, -te ne supplico. Tuo padre è stato offeso, il mio è impetuoso. Quando -hanno le armi alla mano perdon la testa. E poi, chi lo sa? E se si -battono con la pistola? Uno dei due può morire. Pensa che rimorso, che -disperazione ne avremmo tutti e due! Pensa alla tua povera mamma! Pensa -che domani mattina, fra poche ore, tu potresti non aver più padre, o -potrei non averlo io! E questo per una parola! È una cosa orrenda! Tu -scherzi; ma sei buono. Abbiamo giuocato insieme da bambini, ci volevamo -bene. Aiutiamoci come due fratelli. Non lasciarmi solo. Io ci vado -solo, se tu non vieni, anche a costo di cascar morto per la strada. -E allora direbbero tutti: — Perchè non ci è andato anche l'altro? -Penserebbero male di te.... Oh, vieni, vieni.... Come ti chiami?... -Carlo? Sì, ora mi ricordo. Vieni, Carlo, te ne prego; m'inginocchio qui -sulla strada, se non mi dici di sì; ho bisogno di te; tu puoi salvar la -vita a mio padre; te ne scongiuro in nome di mia madre, e della tua; -e se mi aiuti, ti vorrò bene sempre, anche quando sarò grande, sarò -sempre per te quello che tu vorrai, pronto a darti anche la mia vita, -se me la chiedessi! — E così dicendo, gli mise le mani tremanti sulle -spalle e il viso contro il viso. - -Carlo, che aveva sorriso alle prime, parole, cessò di sorridere alle -ultime, lo fissò, e gli disse con un accento di pietà, da fratello -maggiore: — Povero Arturo! - -Questi gli strinse le spalle più forte, aspettando la risposta, con -tutta l'anima negli occhi. - -Carlo rispose: — Verrò. - -Arturo gli avvinghiò un braccio intorno al collo e gli baciò le due -guance; e domandò ancora: — Me lo prometti? - -— Sarò là, — rispose l'altro, risolutamente. Poi, sorridendo da capo in -aria di canzonatura: — Ma dimmi un po'.... E se andassero a battersi a -Rivoli? Avremmo una dozzina di chilometri da fare dietro la carrozza. -Sarebbero lunghetti. - -Arturo fece un gesto risoluto come per dire che a qualunque distanza -egli avrebbe avuto la forza d'arrivare. E gli disse, guardandolo negli -occhi: — Mi hai promesso! Mi fido di te! - -E l'altro, rifacendosi serio: — Hai la mia parola. - -Arturo lo baciò un'altra volta, gli disse con tutta l'anima: — -Grazie! — e s'allontanò correndo; senz'accorgersi che Carlo lo stava -osservando, come fanno gli scommettitori coi cavalli da corsa, per -vedere se avesse gambe pari all'impresa. Poi anche Carlo se n'andò, -col suo passo solito, dicendo tra sè: — Le seste le ha buone; vedremo i -polmoni. Mio padre si batte! Oh diavolo.... diavolo. Non so se la darà -al signor Pironi; ma a me la darà, di sicuro. Si tratta d'aver prima -buone gambe, e poi.... buona schiena. _Macte virtute, Carole._ Sarà una -scarrozzata di nuovo genere. Purchè non vadano a Rivoli! - - * - -Rientrato in casa, Arturo pose ogni cura a dissimulare il suo stato -d'animo alla mamma; la quale era ancora assai giovane, e d'indole così -espansiva, e così familiare con lui, che gli pareva alle volte, più -che una madre, una sorella. E quel giorno era più allegra del solito; -il che gli fece più pena, e gli rese più difficile la dissimulazione. -All'ora del desinare, quando sentì la scampanellata di suo padre, -tremò, non ebbe cuore d'andargli incontro, sedette a tavola a -aspettarlo, tutto trepidante. - -Ma riprese animo quando lo vide comparire con l'aspetto consueto, -e più quando egli cominciò a discorrere, come faceva sempre, dei -casi occorsigli nella giornata, non solo senz'alcuna apparenza di -turbamento, ma con una vivacità insolita, e in un tono anche più -affabile dell'usato. Gli pareva solo qualche volta che, dopo aver -fatto una domanda, non ponesse mente alla risposta, come se avesse -interrogato così per parlare, e che di tratto in tratto, quando fissava -lo sguardo sulla finestra dirimpetto, rimanesse assorto un momento -come se vedesse in lontananza, per aria, qualche cosa di singolare. -Ma a quel modo egli aveva fatto altre volte. Il ragazzo si tranquillò -alquanto, a poco a poco; non solo, ma a un certo punto una risata -improvvisa che diede suo padre a uno scherzo della mamma gli fece -brillare una speranza, che gli aperse il cuore. - -— E se non fosse vero che si deve batterei — pensò. — Egli aveva inteso -dire più d'una volta di “quistioni d'onore„ — come le chiamavano, — -composte dai padrini amichevolmente; aveva visto in qualche gazzetta -qualcuno dei così detti “verbali„ sottoscritti da quattro persone, le -quali dichiaravano, dopo aver esaminato il caso, non esservi ragione di -battersi fra due signori, che pure s'erano ingiuriati e sfidati. Perchè -non potevano essersi riconciliati, per intromissione degli amici, suo -padre e l'avvocato Bussi? Come avrebbe potuto suo padre mostrarsi -così tranquillo, se avesse dovuto il giorno dopo rischiar la vita? -— E s'afferrò con tutte le forze a questa speranza, nella quale ogni -sorriso di suo padre lo riconfortava, e si sentì crescere in cuore, a -grado a grado, una gioia immensa. - -Tutt'a un tratto suo padre si battè una mano sulla fronte e sclamò: — -Che smemorato! — Poi, rivolto alla mamma: — Mi scordavo di dirti che -domattina devo partire per Vercelli. - -Al ragazzo corse un brivido per le vene. - -— Per quella benedetta causa dei fratelli Bonomi, — soggiunse suo -padre. — Ritornerò la sera. Parto col primo treno. - -— Ma, — domandò la moglie, un po' stupita. — Non m'avevi detto che la -causa era rimandata al mese venturo? - -— Così era, infatti, — rispose l'avvocato. — Ma fu anticipato il -dibattimento, perchè ne fu rinviato un altro, che lo doveva precedere. -Ho ricevuto un telegramma in tribunale. È un contrattempo che mi secca. -Ma non c'è che fare. - -— Sei proprio certo di ritornar la sera? — domandò la signora, senza -un'ombra di sospetto. - -— Certissimo. È un affare di poche ore. Non mi porto neppure la -valigietta. Non t'avrai nemmeno da svegliare. - -Detto questo, cambiò discorso. Ma Arturo, ripreso dallo sgomento e -dall'affanno, non udì più nulla. Si levò da tavola appena finito di -desinare, andò nella sua camera, accese il lume e sedette a tavolino, -fingendo di fare il suo lavoro di scuola. A una cert'ora suo padre si -affacciò all'uscio e gli disse: — Vado nello studio a lavorare, Arturo; -non mi disturbare; ti do fin d'ora la buona notte. - -— Buona notte, babbo! — rispose il ragazzo con voce soffocata, e rimase -là atterrito, agghiacciato dal pensiero che potesse esser quella -l'ultima volta ch'egli si sentiva dir: — Buona notte, — da quella -voce.... - - * - -Poi si gettò sul letto, svestito a mezzo, spense il lume, e restò con -gli occhi aperti nel buio e con l'orecchio teso, per sentire quando -suo padre andasse a dormire. Scoccarono le undici, e non aveva ancora -udito il suo passo. Che cosa poteva mai fare fino a quell'ora così -tarda, poichè non era possibile che avesse l'animo tanto tranquillo da -occuparsi dei suoi affari d'ufficio? - -Arturo si ripetè più volte, con ansietà sempre più viva, quella -domanda: — Che cosa sta facendo? - -Un'idea terribile gli passò pel capo: — Scrive il suo testamento! - -Ne ebbe subito una certezza assoluta. Sì, egli faceva quella cosa -terribile. Suo padre aveva il presentimento della morte, e si preparava -a morire. E a quel pensiero lo prese una pietà e una tenerezza -infinita. Suo padre, ancora così giovane, e così buono, che aveva -circondato la sua infanzia di tante cure, che aveva tanto lavorato per -lui, che dedicava ogni suo momento libero a istruirlo e a ricrearlo, e -che cercava e trovava ogni giorno qualche nuovo modo di rendergli più -bella la vita! E di ricordo in ricordo, risalendo fino al principio -della sua memoria, riandò tutte le prove d'affetto che gli aveva -date, se lo raffigurò in tutti i momenti in cui gli era apparso -più rispettabile e più amabile, rivide i suoi sorrisi, riudì le sue -parole, risentì le sue carezze, e, giunto al termine di quella corsa -del pensiero, ritrovandosi dinanzi l'immagine di lui disteso a terra -insanguinato, fu oppresso da una stretta di dolore più violenta ancora -di quella che aveva risentito la mattina al primo intender la notizia -funesta, e scoppiò in dirottissimo pianto. Ma, infine, la stanchezza -lasciata in lui dalle commozioni profonde della giornata fu più forte -dell'affanno, e nonostante tutti i suoi sforzi per resistere al sonno, -si assopì leggermente. - -E sognò. - -Sognò che pioveva a rifascio, tuonava e lampeggiava. Egli era solo in -casa; ma in una stanza che non aveva mai vista. Tra un tuono e l'altro, -e qualche volta confusa col tuono, sentiva la voce di suo padre, che lo -chiamava, come invocando-soccorso: — Arturo! Arturo! Figliuol mio! — Ma -egli non capiva donde venisse quella voce, poichè pareva ad un tempo -vicina e lontana, che venisse dal piano di sopra e da quel di sotto, -di dentro ai muri, di sotto ai mobili, e di fuori, dai terrazzini, -o dall'aria. Si slanciò nella stanza accanto: la risentì: — Arturo! -Arturo! Figliuol mio! — Gli parve che la voce fuggisse davanti a lui. -Si diede a girare di stanza in stanza, correndo, per un labirinto -di stanze sconosciute, ora oscure come sotterranei, ora illuminate -dai lampi, per lunghi anditi, per sale vastissime, di cui il tuono -incessante faceva tremar le vetrate, e dove, con suo grande stupore, -inciampava in cespugli e in tronchi d'alberi e sentiva erba e sassi -sotto i suoi piedi; e sempre si udiva chiamare: — Arturo! Arturo! -Figliuol mio! — da una voce sempre più supplichevole, sempre più fioca, -sempre più lontana. Lo prese la disperazione, si mise a correre con più -furia, singhiozzando: — Babbo! Babbo! dove sei? dove sei?... — Infine -il tuono cessò, seguì un silenzio profondo, e nell'oscurità muta, non -più rotta dai lampi, egli sentì un passo leggiero che s'avvicinava.... - -Si svegliò di sobbalzo, vide che era giorno, e sentì ancora quel -passo.... - -Fece appena in tempo a tirarsi addosso le coperte: suo padre era sulla -soglia dell'uscio. - -Veniva a dargli il bacio d'addio. - -Egli finse di dormire; sentì che s'avvicinava in punta di piedi al suo -capezzale. - -Lo assalì una tentazione violenta di gettargli le braccia al collo. -Ma capì che se l'avesse fatto sarebbe scoppiato in pianto e avrebbe -tradito il suo secreto. Con uno sforzo vigoroso di tutto l'animo e di -tutti i nervi, si contenne, e simulò il respiro fitto e regolare del -sonno. - -Sentì la bocca di suo padre sulla fronte. - -Tremò tutto; ma si vinse. - -Suo padre s'allontanò come un'ombra. - - * - -Non era ancora a mezzo delle scale, che Arturo, finito di vestirsi in -un lampo, si trovava già sul pianerottolo. Al momento che suo padre -usciva dal portone, egli scendeva l'ultimo scalino, e di là, sporgendo -il capo, vide nella luce incerta dell'alba una carrozza ferma vicino -al marciapiede, e tre signori ritti accanto allo sportello; i quali -salutarono suo padre, e salirono dentro con lui. Il fiaccheraio -frustò il cavallo, la carrozza partì, ed egli vi si cacciò dietro, -afferrandosi all'asse delle ruote posteriori. - -Il cavallo andava di trotto lento: lo poteva seguitare senza fatica. -La carrozza svoltò in via Cernaia e pochi momenti dopo sul corso -Vinzaglio. Il suo primo pensiero fu chi potesse essere il terzo di -quei signori che erano saliti nel legno con suo padre. Che lo dovessero -accompagnare due padrini, lo sapeva; ma chi era il terzo? Non gli venne -in mente che fosse il medico. Ma non insistè in quel pensiero. Era una -bella mattinata di primavera, limpida e piena di fragranze di campagna. -Ma la città, ancora dormente, con le vie deserte e le botteghe chiuse, -presentava l'aspetto triste d'una città disabitata, e le pedate del -cavallo e il rumore delle ruote echeggiavano in quella solitudine -silenziosa come sotto una gran vôlta invisibile. Al crocicchio di -Corso Oporto attraversò la via un'altra carrozza, il cui fiaccheraio -gridò rizzandosi sulla cassetta: — Ohè! camerata! ne porti uno gratis! -— e quasi nello stesso punto Arturo fu colpito alla guancia dallo -sverzino della frusta, che il “camerata„ aveva menata con un giro del -braccio all'indietro. Ne sentì un bruciore acuto; ma lo bruciò di più -la vergogna. Cominciava a passare qualche operaio, ad aprirsi qualche -finestra: gli pareva che tutti dovessero guardarlo, e pigliarlo per -uno straccione vagabondo, e gridare al cocchiere: — Frusta di dietro! — -Correva per lunghi tratti col mento sul petto, non vedendo i passanti e -gli alberi che come ombre fuggenti, inzaccherandosi nelle pozzanghere -che aveva fatto la pioggia la notte, fissando gli occhi nel numero -della carrozza come per raccogliere in quello tutta la sua mente, e -non pensare ad altro. Svoltando dal Corso Vinzaglio sul Corso Duca di -Genova il cavallo prese un trotto più rapido, ed egli cominciò a sentir -la stanchezza, e a filar grosse goccie dalla fronte e dalle tempie. -Lo affaticava sopra tutto lo star chino con le mani sull'asse, che era -troppo basso; provò a tenersi alle molle, ma s'affaticò anche di più, -perchè doveva star colle braccia troppo aperte, e quell'atteggiamento -gli opprimeva il respiro; tornò ad appoggiarsi come prima. Quando la -carrozza girò a destra sul Corso Umberto, egli principiò a temere che -non gli bastassero le forze per proseguire lungamente. Ma raccolse -tutto il suo vigore e il suo coraggio, e continuò a correre. Gli -pareva che se si fosse arrestato sarebbe stato un presagio sinistro, -che se suo padre fosse andato innanzi senza di lui, sarebbe andato -certamente a morire. Ma oramai grondava di sudore, gli saltava il cuore -nel petto, gli usciva il respiro come un soffio di mantice. Pensare -che il suo povero babbo era lì, a tre palmi dal suo capo, che c'era -solo fra di loro una sottile parete di legno, e che pure gli pareva -tanto lontano, e come separato da lui da una muraglia enorme e da un -abisso insuperabile! E domandava a sè stesso se egli pensasse a lui -in quel momento, e immaginava i tristi pensieri e l'affanno doloroso -che lo dovevano opprimere, e ansando, sobbalzando a ogni scossa della -carrozza, movendo continuamente le mani dall'asse alle molle e da -queste all'asse, piegando tratto tratto sulle ginocchia e rialzandosi -con uno sforzo sempre più penoso, ripeteva tra sè: — No, no, non ti -abbandonerò, padre mio.... non ti lascierò ferire.... cadrò prima -sfinito in mezzo alla strada.... O ti salverò o morirò.... Coraggio, -babbo mio! Il tuo Arturo è con te.... Senti il mio cuore che batte -vicino al tuo.... Senti il respiro del tuo figliuolo che ti accompagna! - - * - -Dentro la carrozza, intanto, suo padre taceva e pensava. Gli stava -seduto accanto il medico, un biondone corpulento, che sonnecchiava, e -gli sedevano in faccia i due padrini, due avvocati sulla quarantina, -barbuti e gravi; ma di quella falsa gravità con cui i padrini cercano -per solito di dissimulare agli altri e a sè stessi la coscienza -inquieta d'esser complici di un atto insensato e incivile. L'avvocato -Pironi pensava alla moglie, che aveva ingannata, al ragazzo, al quale -aveva dato quasi a tradimento forse l'ultimo bacio; pensava che era -fuggito di casa come un ladro, e che forse egli era un ladro veramente; -perchè poteva essere che, uscendo di nascosto da quella casa, ne -avesse portato via la felicità, la pace, l'agiatezza, l'avvenire del -figliuolo, e anche la salute, e anche la vita della madre. E per la -prima volta domandò alla propria coscienza se egli avesse diritto di -disporre a quel modo dell'esistenza e della fortuna della donna che -aveva legata alla propria sorte e del fanciullo che aveva messo al -mondo, giurando sull'onor suo di proteggerli e di consacrare a loro -tutto sè stesso. E una voce solenne della coscienza gli rispose: — -No, tu non hai questo diritto, perchè la tua vita non è tua! No, tu -non dovevi fare quello che hai fatto, non dovresti fare quello che -farai, perchè è un'azione sleale e crudele verso i tuoi, barbara -verso la civiltà, stolta davanti alla ragione, iniqua davanti alla -legge di Cristo. — E che dovevo fare? — si ridomandò, difendendosi -dalla coscienza propria. — Non dovevi oltraggiare l'amico. — Ma l'ho -oltraggiato, e gli dovevo una riparazione. — Sì, glie ne dovevi una; ma -era quella di umiliare, di punire il tuo orgoglio, da cui era uscito -l'oltraggio; non quella di mettere in gioco due vite che sono strette -alla tua, ma non son cosa tua; no, non per altro che per salvare il -tuo orgoglio, tu metti l'una e l'altra a cimento; perchè ti manca il -nobile coraggio di chieder perdono, tu hai il coraggio scellerato di -gettar la disperazione nella tua casa; per parere un uomo coraggioso -non t'importa d'essere un marito e un padre spietato; copri con la -maschera del gentiluomo un egoismo feroce; il tuo coraggio non è che -debolezza violenta; ti è più facile esser sanguinario che generoso; -prostituisci l'anima per salvare l'amor proprio. E va, dunque, battiti, -fatti ammazzare, e che tua moglie e il tuo figliuolo scontino per -tutta la vita con la miseria e col pianto una parola insolente che -t'è sfuggita nell'ira, e che tu non volesti ritirare per superbia. -Vigliacco! — A queste parole non trovò più obbiezioni, chiuse gli -occhi, fingendo d'appisolarsi, e pensò con profonda tristezza al -figliuolo, che era appunto in sull'età in cui un ragazzo ha maggior -bisogno del consiglio e degli aiuti del padre; che era intelligente -e studioso, ma di animo troppo sensitivo e di immaginazione troppo -eccitabile; e sano e bello, e di carattere vigoroso e risoluto, ma di -complessione non gagliarda, e che però egli avrebbe dovuto preservare -con gran riguardo da ogni commozione troppo forte, che gli sarebbe -potuta riuscir funesta. L'avrebbe dovuto riguardare da ogni forte -commozione, e stava per dargli quella terribile di vedersi portare a -casa suo padre con una mano recisa o con la fronte spaccata, e forse -moribondo, e forse morto! Un atroce rimorso gli passò il cuore a quel -pensiero, e aprendo gli occhi giusto in quel punto a uno scossone della -carrozza, e vedendo la nuova piazza d'armi, lungo la quale correvano, -egli si ricordò delle tante volte che aveva portato a scorrazzare su -quel piano verde il suo Arturo bambino, e gli tornarono vivi alla mente -il suo aspetto infantile, i suoi atti graziosi, le voci d'allegrezza e -il caro miscuglio di piemontese e d'italiano che balbettava allora, e -la grande gioia ch'egli provava a farsi rincorrere da lui e a pigliarlo -in braccio dopo essersi lasciato raggiungere; e a quei ricordi gli -venne su dal cuore come una ondata di tenerezza e di pietà così -improvvisa e impetuosa, che si dovè addentare le labbra per ricacciar -giù le lacrime, di cui si sarebbe vergognato. E giurò in cuor suo che, -se fosse scampato da quel duello, mai più, mai più nella vita avrebbe -rimesso i suoi cari a una così triste prova, nè l'animo proprio a una -così crudele tortura. — Perdonami questa volta — disse tra sè; — una -sola volta m'avrai da perdonare, figliuol mio! Mai più tuo padre non -giocherà sulla punta della spada la tua salute e il tuo cuore! E questa -volta Dio mi protegga per amor tuo, mio buono, mio adorato, mio povero -Arturo! — - - * - -Mentre questo diceva il padre, la carrozza, correndo sempre più -rapidamente, svoltava sul corso Peschiera, e il povero Arturo era -all'estremo delle sue forze. Eran già quasi due miglia ch'egli aveva -fatto di corsa, e per un ragazzo come lui, di petto debole, eran già -troppe. Avrebbe resistito di più se si fosse messo alla prova fresco di -lena; ma ci s'era messo già affaticato dagli affanni del giorno avanti, -e dalla notte insonne e travagliata, e dal digiuno: solo uno sforzo -enorme della volontà l'aveva sorretto fino a quel punto. Era tutto in -acqua, aveva i muscoli sfiniti, il cuore gli saltava alla gola, gli -martellavano le tempie, gli tremavano le braccia, gli si aggranchivano -le mani, la vista gli s'intorbidiva, le idee gli si confondevano; la -sua respirazione non era più che un anelito continuo e doloroso; andava -avanti quasi senza conoscenza, come spinto da un impulso di dentro, che -si veniva man mano affievolendo; gli pareva di correre perdendo sangue -da una piaga; si sentiva mancare non solo il vigore, ma il pensiero e -la vita. La carrozza infilò il corso Sommeiller, e poi svoltò a destra. -Come a traverso una nebbia egli riconobbe gli olmi e le case del viale -di Stupinigi, e disse quasi inconsciamente, come un'eco: — Stupinigi! -— Poi balenò nella sua mente oscurata un ricordo. Si ricordò che molti -duelli si facevano nei boschi di Stupinigi. Non c'era dubbio. Suo padre -andava là. C'erano dieci chilometri! Si vide perduto. Sfuggendogli la -speranza di poter resistere, lo abbandonò l'ultimo resto del vigore. -Le gambe gli piegavano, si lasciò trascinare; non gli restò che un po' -di forza nelle mani, con cui si teneva rabbiosamente stretto all'asse -delle ruote. Ma gettando a destra uno sguardo di naufrago, vide la -facciata dell'ospedale Mauriziano, ed ebbe nel punto stesso quasi -l'apparizione viva di suo padre portato là da quattro uomini, col -viso bianco e le braccia ciondoloni. A quella visione perdè la testa, -allentò le mani, e cadde nel mezzo della strada, appena oltrepassato -l'ospedale, mandando un gemito, e dicendo disperatamente: — Addio, -babbo! addio! addio! — E impotente a rimettersi in piedi, riuscì ancora -a trascinarsi carponi fino alla proda del viale, dove andò giù disteso, -come un corpo morto. - - * - -Pochi momenti dopo, come in un sogno, udì il rumore d'una carrozza che -passava, e quasi ad un tempo il suono del suo nome. - -Aperse gli occhi: vide Carlo Bussi inginocchiato davanti a lui. - -— Pironi! — esclamò quegli, pigliandogli una mano. — Pironi!... Che -hai? Cos'è stato? - -— .... Non posso più, — rispose Arturo. - -— Alzati! — gli disse concitato il compagno — fatti forza! Siamo ancora -in tempo. La carrozza di mio padre è passata ora. T'ho visto passando. -T'ho creduto morto. Su, Arturo, su! Possiamo ancora raggiungerli. Non -andranno lontano. La carrozza va adagio. Guarda.... Oh che fortuna! S'è -fermata! - -A un centinaio di passi più oltre, infatti, la carrozza s'era fermata -per aspettare che passasse il treno della strada ferrata, la quale -attraversava il viale di Stupinigi in quel punto. Doveva passare il -treno di Milano, partito allora dalla stazione di Porta Nuova. Il -cantoniere aveva chiuso le due barriere. - -— Coraggio! — ripetè Carlo, aiutando l'amico a mettersi a sedere e -facendogli appoggiar la schiena a un paracarri. — Ecco il tuo berretto. -Abbiamo cinque minuti di vantaggio. Hai il tempo di riprender fiato. -Su, Pironetto, su. Vuoi darla vinta a un ronzino da trenta soldi l'ora? -Ci ho delle pasticche di menta: ingollane una, chè ti rimetterà in -gamba. Hai fatto il più: fa ancora un ultimo sforzo. Fino a Stupinigi -non ci vanno; ho inteso dire al cocchiere il nome d'una villa. Ci -arriveremo e non li lascieremo battersi. Vedrai come mi buscherò la -piattonata del genitore! Che credi che non abbia faticato anch'io? -Nella furia di scappare ho infilato nell'anticamera le scarpe del -servitore. Guarda che torpediniere! Ho dovuto far miracoli per portarle -a salvamento. Credevo di lasciarne una davanti al Municipio. Lèvati -presto. Non avrai più da correre. Io ti metto a sedere sull'asse -delle ruote, tu ti appoggi con le mani alle mie spalle, e vai come un -milionario. Su, su, senti il treno che arriva. Andiamo subito. Vedrai -che tutto andrà bene. Ma non perdiamo più un momento! - -A quelle parole Arturo si sentì nel petto come un nuovo soffio di vita, -si levò in piedi, e ciondolando un poco, ma a passi spediti, tirato -per la mano da Carlo, arrivò sin dietro alla carrozza, nel momento che -passava il treno con un fracasso di tuono. - -— Riaprono! — disse Carlo. — Su, Arturo, in sella! - -E, preso l'amico fra le braccia, lo pose a sedere sull'asse, si fece -metter le mani sulle spalle, e s'afferrò al ferro con le sue, l'una a -destra e l'altra a sinistra, pronto alla corsa. - -La frusta schioccò; la carrozza si mise in moto. - -— Ci stai bene? — domandò Carlo. - -Arturo accennò di sì. - -— Fa conto di far gli esercizii alla sbarra fissa. Ma agguantami forte, -e attento ai sobbalzi. Non aver paura, però. Non s'andrà molto lesti. -Mi sono accorto che il fiaccheraio è sborniato. E non darti pensiero di -me. Io ho i polmoni del Bargozzi. Vedrai che avremo fortuna.... - - * - -Proprio in quel momento, nella carrozza, uno dei padrini, — un signore -lungo e secco, con due occhi di gatto e un pizzo di barba grigia -— dava gli ultimi consigli all'avvocato Bussi, seduto dirimpetto a -lui, intorno al modo di regolarsi nel duello. — Dunque, siamo intesi. -L'avversario è fuor d'esercizio, si stancherà dopo la prima furia. Tu -aspetta che molli, e allora fa quello che t'ho detto: — così — così — -e là! — E sarà servito. — E rifece con la mano ossuta l'accenno di due -finte e d'un colpo di bandoliera, strizzando l'occhio felino. - -L'avvocato Bussi non rispose. Aveva l'aria d'un uomo seccato. Volgeva -in mente da un po' di tempo dei pensieri assai discordanti dalla -conversazione; i quali s'esprimevano in un sorriso sarcastico sulle sue -labbra taglienti, usate alla canzonatura. — Curioso — diceva tra sè — -questo bravo signore, che si vanta di credere in Dio, e che m'insegna -tranquillamente a sgozzare il prossimo, come mi darebbe una ricetta -per una salsa! E quest'altro palloncino pien di vento, che non riesce -a nascondere la felicità d'esser per la prima volta padrino in un -duello, come se fosse una delle imprese d'Ercole, e schizza dagli occhi -l'impazienza d'andarlo a strombettare ai quattro canti di Torino! E -questi due armadi a ruote che portan via di nascosto me e quell'altro -come due ragazze rapite, e quel signore che c'impresta cortesemente la -villa perchè ci possiamo ammazzare a nostro comodo, e il medico che -ci accompagna con l'ago e col filo per rimendarci la pelle.... tutto -questo m'ha l'aria d'una lugubre buffonata. Vorrei sapere perchè mi -vado a battere. Quando il Pironi mi regalò quell'epiteto, io ero ben -certo che tale non mi credeva, e che quanti eran lì eran certi della -stessa cosa, e che capivano ch'egli m'aveva lanciato quella parola -perchè l'avevo messo al muro e non sapeva più che altro rispondermi. -Avrei dovuto ridergli in faccia, senz'altro. Io mi batto dunque per -dimostrare che non son uomo da lasciarmi dire delle impertinenze. Ma se -egli mi ferisce, a che servirà l'aver dimostrato che non mi lascio dire -delle impertinenze, se dimostrerò ad un tempo che mi lascio dare delle -sciabolate? Che corbelleria! Ma è una corbelleria che può finire.... -con la fine d'uno dei due. Si può essere più bestialmente matti?... -Basta: purchè non ci sian là a vederci dei contadini. È il mio pensiero -fisso da ieri: un pensiero che mi dà una noia.... da non credersi. Mi -pare che mi vergognerei, e che buscherei una botta per effetto della -distrazione. E perchè me ne vergognerei?... Perchè la gente del popolo -ride del duello. È certo per questo. Ma perchè, se io vedo due popolani -che rissano col coltello, non rido, ed essi ridono quando vedono due -di noi che si battono con la sciabola? Vediamo un poco. Forse.... -perchè essi non si battono che in un accesso di furore, il quale, se -non giustifica la rissa, la spiega, e le dà almeno un aspetto tragico; -quando il nostro combattimento condotto con tutte le regole, — dopo uno -scambio di saluti, con le debite pause, in presenza di quattro signori, -in un luogo prestabilito, senza neanche la giustificazione apparente -dell'ira — è veramente una cosa buffa e antipatica. E io me ne -vergognerei anche perchè quella gente, vedendo un duello, comprendono -che è assurda la distinzione enorme che noi facciamo fra le nostre -risse e le loro, e godono di coglierci in una contraddizione stupida -e odiosa fra la nostra ferocia di duellanti e le nostre vanterie di -gente civile e gentile; contraddizione tanto più odiosa in quanto ad -ammazzare essi non imparano, e noi ci esercitiamo per molti anni. Ah, -buffoni, buffoni, buffoni! Ma dunque non si arriverà mai a questa villa -del malanno? - - * - -In quel momento, i due ragazzi sentirono uscir dalla carrozza un grido -soldatesco: — Ferma! - -— Giù! — disse Carlo. — Siamo arrivati. Rimpiattiamoci subito. — Arturo -si buttò giù dall'asse, corse dietro all'amico e saltò con lui dentro -al fosso che fiancheggiava la strada; dove tutt'e due s'accucciarono, -levandosi il cappello e sporgendo il capo al disopra della proda appena -quanto occorreva per veder ciò che avveniva. - -La carrozza si fermò davanti alla cancellata d'una villa signorile, -della quale appariva il tetto di là dagli alberi d'un vasto giardino, -cinto d'un muro. La cancellata, ch'era socchiusa, fu spalancata da una -mano invisibile, la carrozza entrò, i battenti si chiusero. - -— Siamo perduti! — esclamò Arturo. - -— Neppur per sogno, — rispose Carlo. - -— Come faremo ad entrare? - -— Come fanno i ladri. Non c'è bisogno d'entrar per la porta. Vieni con -me, ma lesto. - -Così dicendo, Carlo saltò sulla strada, l'attraversò, si gettò di -corsa, seguito da Arturo, in un campo accanto alla villa, arrivò fino -ai piedi del muro di cinta, lo misurò con uno sguardo, e disse al -compagno: — Scavalchiamolo. - -— Ma non faremo in tempo! — esclamò Arturo affannato. — Intanto si -batteranno! - -— Non temere, — rispose Carlo. — I preparativi son lunghi. Fa a modo -mio. - -Mise Arturo con le spalle al muro, gli fece piantar forte i piedi e -incrociare le mani a seggiolino, e dettogli: — Tien saldo! — gli pose -un piede sulle mani, afferrandosi alle sue braccia, prese una spinta -con l'altro piede, gli salì ritto sulle spalle e tastò con le dita la -sommità del muro. - -— Accidenti al proprietario! — esclamò, e ricadde a terra. - -— Che cosa c'è? — domandò Arturo, sgomento. - -— C'è che la cresta del muro è incrostata di schegge di vetro, a -servizio dei galantuomini. Bisogna sacrificar le giacchette. Dammi la -tua. - -Se le tolsero tutt'e due, Carlo le prese fra i denti, e, risalito sulle -spalle del compagno, gettò l'una sopra l'altra sul sommo del muro, -vi piantò le mani come due artigli, si tirò su, si rigirò verso il -compagno appoggiandosi sul ventre, tese le braccia verso di lui, e gli -disse: — Afferrati, punta i piedi contro le sporgenze e vien su senza -paura: ho le pale solide. - -In quella maniera, facendo uno sforzo di piccolo atleta, tirò a sè il -compagno come un secchio. - -— Bada a non bucarti! — gli disse quando Arturo s'attaccò alle -giacchette. - -Arturo mise un grido. - -— Che c'è? - -— Nulla; una puntura. - -— Io salto dentro. Tu aspetta. - -Carlo saltò giù nel giardino, e tese le braccia allargate verso Arturo, -dicendogli: — A te, ora! - -Questi si lascio andar giù e gli cadde fra le braccia. - -— Bene arrivato! — esclamò Carlo, — siamo nella fortezza! - -Si trovavano all'estremità d'un lungo sentiero che andava diritto in -mezzo a due fughe di piccole aiuole, divise da altri sentieri, fino a -una siepe altissima di mortelle; la quale attraversava il giardino come -un muro divisorio, aperta qua e là in vani arcati dalla forma di porte. - -— Si battono là dietro! — disse Arturo. — Corriamo! - -E tutt'e due scamiciati, grondanti di sudore, trafelanti, si lanciaron -di corsa verso il muro verde.... - - * - -Appena entrato nella villa e sceso di carrozza vicino alla porta, dove -stava già l'altro legno, l'avvocato Bussi s'era trovato davanti a un -largo viale, fiancheggiato da due alte pareti di mortelle e chiuso in -fondo dalla facciata della palazzina. Al capo opposto del viale, c'era -l'avvocato Pironi col medico e co' suoi padrini. Questi e quelli del -Bussi s'erano subito mossi gli uni verso gli altri, e, incontratisi a -mezza via, avevano fissato lì il campo del duello, e tracciato delle -linee sulla terra con la punta delle canne. Poi avevano levato dalle -fodere e dato le sciabole al medico, che le aveva asperse d'acido -fenico, dopo aver preparato bende, pinze e boccette sopra un sediletto -di legno, vicino a una delle aperture di fianco. - -Mentre i due ragazzi stavano scalando il muro, i due avversari, -chiamati dai padrini, si avvicinavano, si levavano il cappello e -il vestito, si rimboccavano la manica della camicia sul braccio, si -facevano fasciar la mano con un fazzoletto, e, impugnate le sciabole, -si mettevano l'uno di fronte all'altro, avendo ciascuno i proprii -padrini a destra e a sinistra. Uno dei padrini del Bussi, quello dal -pizzo grigio, che aveva pure una sciabola in mano, faceva da direttore -del combattimento. - -Tutt'e due avevano il viso pallido, ma risoluto. Tutti gli altri -tacevano. Non si sentiva che un cinguettìo allegro d'uccelli e il -latrato lontano d'un cane. Il sole batteva il primo raggio sulla -facciata rosea della palazzina. - -A un cenno dei padrini, i due avversari fecero il saluto con la -sciabola. - -Il signore del pizzo gridò: — A voi! - -Era il segnale dell'assalto. - -Si misero in guardia e incrociarono le lame.... - -In quel punto, di là dalla parete delle mortelle, suonò un grido acuto -e doloroso: — Aiuto! - -L'avvocato Bussi s'arrestò il primo, stupefatto, come se avesse -riconosciuto quella voce, ma incredulo, come se gli paresse -un'illusione. - -La voce ripetè con un grido più lungo e più supplichevole: — Aiuto! - -Era il suo Carlo. Il Bussi non sentì più altro, gittò un'occhiata -intorno, vide il vano della siepe, vi si lanciò, tutti lo seguirono. - -Fatti appena venti passi, s'arrestarono. - -Arturo giaceva in terra, disceso a traverso a un sentiero, tutto -insanguinato e fuor dei sensi; Carlo, inginocchiato accanto a lui, -atterrito e tremante, gli sorreggeva il capo con una mano, e con -l'altra, rossa di sangue, gli stringeva un braccio intorno al polso; -lungo il sentiero serpeggiava una striscia sanguigna. - -L'avvocato Pironi mise un grido disperato: — Mio figlio è morto! — e -gli si gittò accanto in ginocchio; il medico si chinò e gli prese il -braccio; tutti gli altri affollarono Carlo di domande. - -Questi, quasi fuor di sè, rispose balbettando. Disse com'eran venuti -là, per impedire ai loro padri di battersi, e come avevano scavalcato -il muro, incrostato di scheggie di vetro. Nell'afferrarvisi, Arturo -s'era ferito al polso. Non se n'era accorto subito. Poi, correndo a -traverso al giardino, sentendosi mancar le forze, aveva scoperto la -ferita; aveva perduto molto sangue; era caduto là, fra le sue braccia. - -— Dottore! — gridava intanto il Pironi, — dottore, me lo salvi! - -Il dottore, che aveva esaminato il braccio e lo stava fasciando, -lo rassicurò, dicendo, che era stata ferita l'arteria radiale, ma -leggermente, che il compagno, comprimendola, aveva arrestato in tempo -l'effusione del sangue, e che non c'era pericolo. - -Ma il Pironi, invaso dallo sgomento, non vedendo il figliuolo dar segno -di vita, non gli credette, e gridò più affannosamente: — Mi muore! mi -muore! ma non lo vede che mi muore? - -— No, — rispose il medico, avvicinando alle nari del ferito una -boccetta, — ecco che rivive. - -Arturo aperse gli occhi, riconobbe suo padre, gli sorrise, e alzando il -braccio illeso fece l'atto di mettergli la mano sulla spalla. - -Il padre gettò un grido di gioia e gli coperse la fronte di baci, -singhiozzando. - -— Babbo —, mormorò Arturo appena potè raccogliere la voce —, è -stato Carlo.... Io ero caduto per la strada..., mi rialzò, mi fece -coraggio.... È lui che mi ha tirato su pel muro.... Senza di lui -non sarei qui.... Egli m'ha fermato il sangue.... È lui che ha fatto -tutto.... - -Il Pironi alzò il viso verso Carlo, che gli stava ritto al fianco, -lo fissò negli occhi, e gli disse: — Tu sei un uomo! — e lo baciò sul -cuore. - -Poi balzò in piedi, raccolse la sciabola che aveva buttata via, e -voltatosi verso il Bussi, che stava immobile a pochi passi, gli disse -con un accento risoluto, che discordava dallo sguardo, sfavillante di -gratitudine per il suo figliuolo: - -— Son pronto! - -— Io pure! — rispose fieramente il Bussi, e gettò la sciabola a terra. - -Il Pironi gli s'avventò al collo, e mentre s'abbracciavano, gli disse -nell'orecchio: — Dimentica! — Poi, svincolandosi, a voce alta, perchè -tutti sentissero: — Perdonami! - -Pochi minuti dopo, il ragazzo ferito, sorretto sulle braccia dai due -padri, sulle cui spalle appoggiava le mani ancora insanguinate, facendo -fra l'uno e l'altro come un vincolo vivo, e il suo bravo compagno, -sollevato anch'egli da terra, in sogno di festa, da due padrini, -furono portati alle carrozze, fra gli applausi e gli evviva, come in -trionfo.... - - . . . . . . . - -Ma l'avvocato Pironi non doveva arrivare a casa senz'aver provato un -nuovo affanno. Nella carrozza, dove entrarono il Bussi e il medico -con lui e con Arturo, questi, dopo esser rimasto un pezzo assopito, -ridestatosi, volle rispondere a tutte le domande che gli eran rivolte, -e s'affaticò per modo che, nel punto che stavano per sboccare da via -Sacchi sul corso Vittorio Emanuele, ebbe un leggero deliquio. — Che -cos'è questo? — domandò il Pironi spaventato. Era debolezza. Il medico -consigliò un cordiale. Il Pironi gridò: — Ferma! — La carrozza si fermò -all'angolo del caffè Mogna. Dissero tutti e tre insieme: — Un cognac? -— Del vino chinato? — Un Marsala? — Arturo aperse gli occhi languidi e -mormorò sorridendo: — No.... un gelato di crema. - -Poi soggiunse, richiudendo gli occhi: — Doppio. - - - - -INDICE. - - - DEDICA Pag. VII - - RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA - [da pag. 1 a 188]. - - I primi anni Pag. 3 - La prima scuola 18 - Qui, quae, quod 30 - I bersaglieri 34 - Il caporale Martinotti 39 - La guerra di Crimea e i miei amici poveri 42 - Sul campo dell'onore 52 - Primi palpiti 56 - Il ritorno dei bersaglieri dalla Crimea 60 - Il furore della pittura 64 - Il regno del terrore 67 - Il maestro prete 73 - Davanti al tribunale 81 - Sulla mala via 86 - In _Umanità_ 95 - Tenorino fallito 100 - Il Cinquantanove 103 - Attore drammatico 118 - Nuove amicizie e nuove grullerie 121 - Professori di liceo 132 - Un rimorso 135 - I liceisti 138 - Il bimbo del Consigliere 140 - La resa di Gaeta 143 - Un pericolo e un lutto 146 - Primi studi di lingua 148 - Furori ginnastici 153 - Fisica e storia 156 - Avvocato! 159 - I profughi polacchi 162 - Giorni d'ebbrezza 164 - Un grande dolore 166 - Cambiamento di rotta 171 - Aspromonte 175 - Un fiume d'inchiostro 178 - La partenza 181 - Un mistero 184 - - BAMBOLE E MARIONETTE. - - Il “Re delle bambole„ 191 - Un piccolo teatro celebre 210 - - GENTE MINIMA. - - Grembiulini bianchi 247 - Personaggi infantili 261 - I bambini di Val d'Andorno 283 - - PICCOLI STUDENTI. - - Momenti solenni 293 - Piccoli scrittori 307 - I desideri dei ragazzi 318 - Il garofano rosso, racconto 335 - - ADOLESCENTI. - - Sui banchi del Ginnasio 357 - I commedianti e i ragazzi 376 - Un'ascensione in pallone 389 - - DUE DI SPADE E DUE DI CUORI - racconto - [da pag. 403 a 442]. - - - - -[Ed. Treves.] OPERE DI E. DE AMICIS [Ed. Treves.] - - - IN-16. - - _La vita militare._ 67.ª impressione della edizione del - 1880, rifusa dall'autore, con l'aggiunta di due bozzetti L. 4 — - — — edizione popolare. 55.º migliaio 1 — - _Pagine sparse._ Nuova edizione economica con prefazione - di =Salvatore Farina= 2 — - _Marocco._ 23.ª edizione 5 — - _Novelle._ 28.ª impressione della nuova edizione del - 1878, riveduta e ampliata dall'autore. Illustrata da 7 - incis. di Bignami 4 — - _Olanda._ 22.ª edizione riveduta dall'autore 4 — - _Costantinopoli._ 32.º migliaio. Nuova edizione 5 — - _Ricordi di Londra._ 27.ª edizione con 21 disegni 1 50 - _Ricordi di Parigi._ 23.ª edizione 1 — - _Ritratti letterari._ 7.ª edizione 2 — - _Poesie._ 13.ª edizione 4 — - _Gli Amici._ 24.ª edizione. Due volumi 2 — - _Cuore._ Libro per i ragazzi. 610.º migliaio 2 — - Del 500.º migliaio fu fatta un'edizione speciale a L. 4 — - La medesima rilegata in gran lusso 20 — - _Alle Porte d'Italia._ 18.ª impressione della nuova - edizione del 1888, completamente rifusa e ampliata - dall'autore 3 50 - _Sull'Oceano._ 32.ª edizione 5 — - _Il romanzo d'un maestro._ 11.ª edizione 5 — - — — Edizione economica in due volumi. 33.ª edizione 2 — - _Fra scuola e casa_, racconti e bozzetti. 12.ª edizione 4 — - _La maestrina degli operai._ Racconto. 5.ª edizione bijou 3 — - _Ai ragazzi_, discorsi. 16.ª edizione 1 — - — — Legato in tela e oro 5 — Legato uso antico 8 — - _La carrozza di tutti._ 25.ª edizione 4 — - _Memorie._ 12.ª edizione 3 50 - _Ricordi d'Infanzia e di Scuola._ 14.ª edizione 4 — - _Capo d'anno_, Pagine parlate. 7.ª edizione 3 50 - _Nel Regno del Cervino_, nuovi racconti e bozzetti. - 10.ª ediz. 3 50 - _L'Idioma Gentile._ 57.ª edizione 3 50 - _Pagine allegre._ 11.ª edizione 4 — - _Nel Regno dell'Amore._ 12.º e 13.º migliaio 5 — - _Lotte Civili_ (Edizione postuma) 2 — - _Speranze e Glorie — Le tre Capitali_ (Torino-Firenze-Roma) 2 — - - IN-8 ILLUSTRATE. - - _Marocco_ 10 — _Sull'Oceano_ 10 — - _Costantinopoli_ 10 — _Alle Porte d'Italia_ 10 — - _La Vita Militare_ 6 — _Novelle_ 6 — - — — Edizione popolare 2 50 _Gli Amici_ 4 — - _Olanda_ 10 — _La lettera anonima_ 4 — - _Cuore_ 5 — _Nel Regno dell'Amore_ 7 — - - ULTIME PAGINE (1908). - - I. Nuovi Ritratti Letterari ed Artistici. 4.º migliaio 3 50 - II. Nuovi Racconti e Bozzetti. 4.º migliaio 4 — - III. Cinematografo Cerebrale. 4.º migliaio 3 50 - - ANTOLOGIA DE AMICIS. - - Alla Gioventù. =Letture scelte= dalle opere di EDMONDO - DE AMICIS. Antologia scolastica e famigliare per cura di - DINO MANTOVANI. 27.º migliaio 2 — - - - - -NOTE: - - -[1] Andate sulla forca, canaglie. - -[2] E anche voi, femminucce pettegole. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Ricordi d'infanzia e di scuola, by -Edmondo De Amicis - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK RICORDI D'INFANZIA E DI SCUOLA *** - -***** This file should be named 61885-0.txt or 61885-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/8/8/61885/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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