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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Dalla spuma del mare - -Author: Salvatore Farina - -Release Date: April 16, 2020 [EBook #61849] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DALLA SPUMA DEL MARE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - SALVATORE FARINA - - - DALLA SPUMA DEL MARE - - - RACCONTO - - (SECONDA EDIZIONE) - - - - TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA - - MILANO - STABILIMENTO Via Appiani, 10 - SUCCURSALE Via Larga, 19. - 1876. - - - - - Proprietà letteraria. - - - - -ALLA MIA CRISTINA - - - - -DALLA SPUMA DEL MARE - - - - -I. - -Qui cominciate a vedere che nel mondo si danno combinazioni curiose. - - -Si danno le curiose combinazioni nel mondo. Io aveva lasciato appena -quel quartierino al terzo piano, e mi era piaciuto vedendolo, e -continuava a piacermi per istrada pensandoci, e me ne andavo del -mio passo solito a descriverlo alla mia Annetta, che era rimasta -all'albergo ad aspettarmi, quando.... - -Ma non incominciamo disordinatamente. - -Qual quartierino avevo io visto? Chi era Annetta? E in che paese -accadeva la cosa? Annetta è mia moglie, il paese Milano, il quartierino -doveva essere il nostro futuro nido. - -Ed ora sono nel mio diritto ripetendo che nel mondo si danno le -combinazioni curiose. - -Voi non immaginate nemmeno quanto sia nel mio diritto, ripetendo -questo, perchè non sapete tutti i pensieri che ho fatto io sul caso e -sulla combinazione. - -Vediamo: non siete già di quelli che negano il caso? - -No? bravissimi; il caso ci è, e bisogna fargli di cappello. Ma che cosa -è il caso? È il disordine o l'ordine? Voi dite il disordine, perchè -lo confondete coll'inaspettato e lo riferite alle facoltà limitate -dell'uomo; io dico l'ordine, perchè ci ho pensato su, e lo piglio in -sè stesso, e lo riferisco ad una serie di fatti di cui non mi rendo -ragione, e lo ammiro nella sua stupenda simmetria. Spieghiamoci con un -esempio: vi era una tegola sopra un tetto, ora non vi è più, perchè si -stacca e cade; vi è un uomo che passa proprio in tempo per riceverla -sul cranio. — Ecco il disordine, ecco il caso, voi dite, pensando che -la tegola era fatta per istar sul tetto. — Ma chi ha consigliato a -quell'uomo di uscire di casa proprio in quel minuto, di camminare di -quel passo, di fermarsi quel tanto e non più dinanzi ad una bottega, -e di passare per l'appunto sotto la perpendicolare tracciata dalla -tegola? - -E chi ha detto alla tegola di non perdere l'equilibrio (che è -la pazienza delle tegole) finchè l'_altro_ si trovasse nel piano -della perpendicolare? La meravigliosa esattezza di questa serie di -combinazioni è l'ordine, cioè il caso. - -Vi sarete accorti che io sono un uomo ordinato, e che ci era in me -la stoffa di un matematico; perciò vi farò stupire dicendovi che io -sono anche un pittore — sissignori, pittore di ritratti e di genere -ai vostri comandi, filosofo nelle ore d'ozio, che non sono molte, pur -troppo! — non perchè mi piaccia molto l'ozio, ma perchè moltissimo mi -piace la filosofia. - -Ho trentatrè anni sonati, presi moglie a trenta per far le cose in -regola; non ho figli. Il mio ideale era una progenitura simmetrica, un -maschio ed una femmina, od il doppio, od il triplo, meglio che nulla. -Annetta ed io non sappiamo che pensare; aspetta, aspetta, aspetta.... -_zero_. — È un destino perverso; — dice lei; — io non fiato nemmeno, -perchè mi spiace brontolare contro le cose che non capisco; ma se anche -non è venuto, mi par di vederlo il primo paio; potrei farne il ritratto -e metterlo in mostra colla scritta: _dal vero_. - -Se vi dicessi che ho un gran talento, che sono un galantuomo, che il -mio cuore è largo così, avreste ragione di mettervi a ridere e di non -darmi retta; ma quando vi abbia detto che ho il naso grosso, gli occhi -bigi, i capelli che tirano al biondo e non vogliono star fermi, che -sono lungo, sottile e diritto come il manico d'un pennello, spero che -non mi chiederete le prove. - -Ed ora che mi sono dato a conoscere il tanto che basta per aver diritto -di contarvi la storiella, mi ci metto proprio e vi prego di starmi a -sentire. - -Avevo dunque lasciato appena quel quartierino al terzo piano, e me -n'andavo per la via a capo basso, distribuendo in bell'ordine le camere -ed i mobili..., studiolo, tinello, stanza da letto, cucina, gabinetto -per la fantesca.... benissimo.... il cavalletto in faccia alla -finestra, i modelli, i ferravecchi del mestiere in giro, un tavolino -nel mezzo, la poltroncina filosofica per i quarti d'ora d'ozio, nella -parete sopra la poltroncina la pipa, accanto alla pipa il cassettino -degli zolfanelli.... Io vedevo tutto ciò mano mano che si disponeva -simmetricamente sul lastrico del marciapiedi; il quartierino con tutti -i nostri mobili così ordinati mi camminava dinanzi precedendomi d'un -passo.... quando un'idea nuova fermò tutte le altre ed il quartierino -e me stesso. Mi volsi. — È lui! — mi aveva detto quell'idea; ed ora -guardandolo alle spalle, esaminandone meglio la statura, le mosse, -ripetevo dentro di me: — è proprio lui, Valente! — In un baleno vidi i -portici di Torino, l'Università disertata per l'Accademia Albertina, la -scuola di disegno, i modelli barbuti e le modelle famose, la Geltrude -dalle belle braccia che si sarebbero potute attaccare alla Venere di -Milo; la Marietta, che aveva due spalle da Giunone, la Nina la cui -unica bellezza erano le mani piccolissime, la Bianca che.... lasciamo -stare la Bianca. Io vidi tutto ciò in processione dietro i calcagni di -Valente, il quale se ne andava del suo passo solito; e sebbene da due -giorni soltanto avessi lasciato Torino per venire a cercare la fortuna -in Milano, sentii che il cuore faceva lo scampanío. Il mio cuore fa -sempre a modo suo, senza mai chiedermi il permesso — lo dico perchè -non si creda che io fossi già pentito d'aver lasciato Torino, le spalle -della Marietta, le manucce della Nina, le braccia della Geltrude e le -altre bellezze della Bianca. — No, al contrario allora più che mai ero -contento della mia deliberazione, e sarei corso dietro a Valente per -fermarlo e dirgli che avevo trovato un bel quartierino che mi faceva -felice, se egli non avesse avuto al fianco una signora. Una signora -piuttosto piccina, che faceva i passi lunghi per camminare in cadenza, -ed appoggiava un pochino la testa al braccio del suo cavaliere; una -signorina elegante e senza dubbio bella. Ora io sono un po' timido -colle signore giovani e belle; non è la parte più invidiabile della mia -natura, ma non ci è che fare — sono così. - -Valente svoltò alla prima cantonata, ed io proseguii a passo -strascicato verso l'albergo, cercando stupidamente di persuadermi che -avevo avuto torto. E quando contai ad Annetta tutta la faccenda come -era andata, e finii col darmi centomila torti, ed essa mi disse che al -contrario avevo avuto centomila ragioni di tirar diritto.... perchè non -si sa mai.... — come potete credere, — non fui più contento di prima. - -— Spiegami bene, dunque; la cucina comunica col tinello? - -— Comunica, — rispondevo io; — e intanto pensavo: — «chi potrà essere -quella signora?» — - -— E il tinello è grande? - -— Grande. «Valente non aveva sorelle!...» - -— E la stanza da letto? - -— È sua moglie! — dissi forte, e vedendo il musino sbalordito della -mia, aggiunsi ridendo di cuore: — Sì, la camera da letto è la moglie -del tinello... - -— Grande egualmente? - -— No, un po' più piccina, come dev'essere una moglie; se fosse stata -grande egualmente avrei detto _sorella_. - -E risi, e le diedi un bacio, che la consigliò di ridere anche lei. - -— Andiamo subito a vedere, — disse, e non l'ebbe detto che già aveva la -mantellina in dosso, e mi si era attaccata al braccio. - -La mia Annetta non sa nascondere nulla; se ha un'allegria, una -contentezza, od un malumore, bisogna che le venga fuori negli occhi, -nelle parole, negli atti. Quando una cosa le piace, state sicuri che -dirà: _bella!_ e lo dirà con enfasi, anche se la prudenza consigli -e raccomandi di non fiatare. La camera da letto era _bellissima_, il -tinello _bellissimo_, _bellissimo_ lo studiolo, la cucina _bellissima_, -_bellissimo_ tutto — e con enfasi; e siccome il portinaio, che ci -accompagnava, non apriva finestra o porta senza farci notare che -chiudevano _benissimo_, che erano tinte _benissimo_, e si provò -persino a persuadermi (ma senza enfasi, siamo giusti) che certi fiori -scellerati, dipinti sul soffitto parevano staccati or ora dagli steli -e messi li per capriccio — così incominciai a temere che di fronte a -tanti superlativi non mi avesse poi a riuscire un mio bel disegno, che -era di ribattere cinquanta lire dal prezzo d'affitto. Perciò senza dar -tempo al portinaio di trovarsi a quattr'occhi col padrone di casa, -domandai se gli si poteva parlar subito, ed il portinaio rispose -di _sì_, e si avviò innanzi, e noi dietro. Allora io dissi, come -rispondendo a mia moglie, che non aveva aperto bocca: — Sì, sì, non ci -è male! è un po' piccino però! — ma mia moglie, la quale quando è in -festa non ci vede più, non badando alle mie occhiate, rispose: — per -noi altri ce n'è di troppo! — Mi sarebbe venuta la tentazione di darle -un pugno, se non fosse stata la mia buona Annetta. - -Scendemmo quattro scale, ci fermammo al primo piano, dinanzi ad uno -stoino che diceva: _salve_. Quella garbatezza messa lì, sull'uscio, per -incominciare a fare gli onori di casa, mi piacque. Purchè il padrone -non sia uno di quelli che, quando hanno incaricato uno stoino di dir -_salve_ al prossimo, si credono in diritto di misurarne la statura e la -borsa, e di spendere tutta la loro superbia colla gente piccina e colle -borse magre! - -Così pensando, guardai alla scritta che luccicava sulla porta e lessi: -_Nebuli_. - -— È curioso! - -— Che cosa? — - -Ma non potei rispondere alla mia Annetta, perchè in quella s'aprì -l'uscio e noi fummo propriamente sbalorditi dalla solennità del -grosso servitore in livrea, e dal lusso dei mobili e dei tappeti che -si vedevano in una fuga sterminata di stanze. Rinunzio a descrivere -tutto quanto vi era di opprimente in quel lusso, vi basti sapere che -dopo essermi fermato e seduto (perchè il servitore volle così) sopra -una seggiola coperta di raso, come se mi ci avessero inchiodato, io -non pensava più a ribattere cinquanta lire sulle seicento del fitto, e -che se il proprietario avesse avuto la furberia di chiedermene mille -per bocca del suo grosso servitore, io sul momento avrei trovato -quella somma una miseria, a costo di non lasciarmi più vedere per -sottoscrivere il contratto. - -Entrò un uomo, noi ci rizzammo in piedi di scatto; io feci un inchino -solenne, poi lo guardai; mi guardò.... — Ferdinando! — gridò egli; ed -io dissi: — Valente! — E corsi a lui calpestando i tappeti, ed egli a -me, e ci abbracciammo stretto. - -La mia Annetta sorrideva. Fu allora che pensai quello che avreste -pensato anche voi, cioè che si danno al mondo delle combinazioni -curiose. - -— Sei proprio tu? — chiesi a Valente misurandolo cogli occhi e dando -un'occhiata fuggitiva ai mobili, alle dorature. — Sei proprio tu -Valente Nebuli, il famoso _pittore di prospettive lontane_?... - -La risata con cui mi rispose trovò una risonanza nell'ampia sala, -specie di tentativo d'eco che i mobili imbottiti, le tappezzerie, i -tappeti e le tende soffocarono come un'impertinenza. - -— Proprio io! — disse poi l'amico, — l'_uomo del domani_, come mi -avevate battezzato; e tu sei il mio Ferdinandone dell'oggi, anzi -dell'ora, anzi del minuto secondo, il creatore della pittura filosofica -e matematica! Come sono contento di rivederti! — - -Non erano parole messe lì come lo stoino sull'uscio, venivano proprio -dal cuore, gli si leggevano sulla faccia prima che le dicesse e vi -rimanevano scritte dopo. - -La mia Annetta continuava a guardarci sorridendo; non altro avrebbe -potuto fare, perchè non conosceva Valente, avendola io sposata da tre -anni, quando da dieci mesi l'amico era scomparso dall'Accademia. - -— Ti presento mia moglie, — dissi, e volli aggiungere: «presentami la -tua,» ma non so chi me ne tolse l'ardire; forse un chinese panciuto di -porcellana, che mi faceva di _sì_ col capo. - -Siccome allora mi passava pel cervello un'idea che mi pareva piena -di buon senso, ed il chinese di porcellana aveva l'aria d'averla -indovinata e di darmi tutta la sua approvazione, così la voglio dire. -La mia idea era che a torto ce la pigliamo colla fortuna, la quale -ci cambia gli amici se, anche quando gli amici baciati dalla fortuna -rimangono tal quali, ce li cambiamo noi nella nostra opinione. Vi -giuro che se l'avessi visitato in una soffitta, Valente non mi avrebbe -fatto accoglienza più cordiale; e pure perchè mi riceveva in una sala -luccicante di dorature, io senza avvedermene lo andava allungando ed -ingrossando fino a farne un colosso che mi dava ombra. Non lo stimavo -più di prima, ora che pareva ricco, no di sicuro, ma sentivo per lui -una specie di ammirazione stupida; non gli volevo meno bene, ma provavo -una compiacenza scimunita nel ricordarmi ch'egli pure me ne aveva -sempre voluto. - -Non dissi dunque: «presentami tua moglie,» che sarebbe stata la -scorciatoia, ma feci la via più lunga, chiedendogli se era lui quello -che un'ora prima avevo visto sul Corso al braccio d'una signorina. - -Era lui, naturalmente, ma come lo disse! Tacqui aspettando una -spiegazione, che non venne; e quando vidi che il silenzio lo -impacciava, e che si faceva rosso, mi affrettai a parlargli del -quartierino al terzo piano. - -— Ti piace? — mi chiese. - -Era o non era turbato? Non lo so bene, perchè passò prima come un'ombra -sul suo viso, poi mi strinse tutte e due le mani ed esclamò: - -— Quanto sono contento che ti piaccia! — - -Per essere schietto, confesso che questa volta le sue parole mi parvero -uno stoino vero, messo lì come l'altro sull'uscio. Ma Valente proseguì -enumerando tutti i pregi che il quartierino aveva e quelli pure che non -aveva — la tromba in cucina, per esempio, mentre era sul pianerottolo -(e glielo feci osservare), la tappezzeria d'una camera che invece era -imbiancata.... (e corressi anche questo sbaglio), — e s'infervorava -tanto, e cercava con così schietto entusiasmo di convincermi che quel -quartierino era il fatto mio, che, a non saperlo spensierato, l'avrei -creduto invaso da una paura immensa di non trovar inquilini, perchè il -San Michele era passato. - -— E quanto il fitto? — dissi serio serio. - -Egli uscì a ridere. - -— Ne parleremo poi. - -— No, — protestai, — è questo il momento di parlarne. - -— Ne parleremo poi. - -— No, — insistei, — in tutte le ore della giornata, in tutte le -giornate della settimana non troverai un momento come questo fatto -apposta per parlarne. - -— Di' tu la somma. - -— No, a te sta il dirla; non sei tu il proprietario? - -— Ma bada che d'inverno quel quartierino è freddo molto.... - -— Tutti i quartieri sono freddi d'inverno. - -— Voglio dire che non è esposto al mezzogiorno; e poi perchè non -ha l'acqua in cucina, e ad una camera manca la tappezzeria, e il -pavimento.... non ci hai badato?... è bruttino.... — - -Non capivo proprio dove volesse andare a finire. - -— Perciò si stenta ad affittarlo, sebbene io mi contenti di poco.... -_quattrocento lire_! — - -Compresi, ma protestai che era una birbonata far pagare quattrocento -lire un quartierino come quello. - -Egli si vide scoperto e rise, ed io volli assolutamente pagarne -cinquecento almeno, benchè mia moglie, mettendomisi al fianco, mi -avesse dato un colpetto di gomito.... - -Al momento di separarci, mentre stavamo ancora sull'uscio a far ciance, -sentii un passo leggero su per le scale, accompagnato da un fruscío di -abiti di seta, e notai che Valente ebbe l'istinto di ritirarsi; ma si -fermò. - -— Ecco la mia Chiarina! — disse. - -Era proprio il leggiadro fusticino di donna che avevo visto per via, -svelta e pure rotondetta, rotondetta e pure elegante, una Venere greca -a tre quarti di grandezza naturale. - -Mentre guardavamo con un sorriso d'ammirazione, quel piccolo capolavoro -ci fu al fianco, ed io vidi che, essendo molto più piccina di tutti -noi, la signora Chiarina pareva grande egualmente. Era fin'ora il più -bell'argomento che avessi trovato in prova di quella profonda verità -filosofica: cioè che l'universo non ha grandezze, ma armonie, e che -tutto è grande ad un modo rispetto all'ordine universale delle cose. - -Se ne siete persuasi anche voi, tiriamo innanzi. - -Era bella proprio la signora Chiarina? Oh! sì, bella proprio. Ma non -chiedete come avesse il naso e la bocca, e di che colore gli occhi ed -i capelli; ora io lo so, ma quel giorno non lo vidi; notai soltanto, -e perciò s'ha a dirlo a questo punto, che aveva una faccetta bianca, e -lo notai perchè quando io chiese a Valente: _tua moglie?_ la faccetta -bianca si fece tutta rossa. - -— Il mio amico Ferdinando, di cui ti ho parlato tante volte, la sua -signora.... — disse Valente con una disinvoltura curiosa, che pareva -impaccio. - -La signora Chiarina inchinò quel suo corpicciolo di fata, ci regalò -un sorriso, un bel sorriso, poi sparve dietro l'uscio e la sentimmo -correre e ridere nell'anticamera. - -— È come una fanciulla! — disse Valente. - -Ci stringemmo forte la mano, e _addio_, cioè, _a rivederci_. - -Quando fummo da basso, mi piantai come un palo innanzi al portone -a guardare la strada, che era larga e quasi diritta, una delle più -_aristocratiche_ di Milano; a guardare la facciata del palazzo, che -aveva tre piani ed era stato costrutto senza economia; a guardare le -doppie vetrate delle finestre; a guardare le cortine di pizzo che si -vedevano dietro i vetri lucidi; ma quando vidi o mi parve di vedere una -faccetta bianca dietro a quelle cortine, allora me ne andai subito. - -— Ti piace? — domandai alla mia Annetta. - -— Tanto, mi ha innamorata.... mi par già di volerle bene. — - -Credevo che parlasse della nostra casa. - -— La fortuna ci sorride; vedrai che quest'inverno farò dei ritratti -e dei quadri di genere, e li venderemo. E l'amico Valente che cuore -d'oro! — - -Avrei voluto aggiungere: «E che bella donnina sua moglie!» ma la -prudenza mi consigliava di tacere. - -— E che bella donnina sua moglie! — disse Annetta. - -— Sì.... bellina.... un po' piccola. - -— Sentitelo! bellina! di' che è bellissima, non ne sono gelosa, è -troppo bella! - - - - -II. - -L'amico Valente. - - -Bisognava vedere il nostro quartierino otto giorni dopo, quando mia -moglie vi ebbe messo i suoi mobili ed io l'ordine! È più facile farsene -un'idea, immaginando un insieme molto bellino, molto pulito, molto -allegro, molto simmetrico, che descriverlo — perciò non lo descrivo. - -Ho detto che i mobili erano di mia moglie, dirò il resto alla libera: -anche le lenzuola, le tovaglie e le poche cedole al portatore, che ci -innalzavano alla dignità di creditori dello Stato, tutto era di mia -moglie; io non possedevo al mondo altro che due cavalletti, dodici -pennelli, otto tavolozze, alcune tele di genere rimaste invendute, -pochi spiccioli in un cassetto e molta economia. Non crediate però che, -sposandoci, la mia Annetta credesse d'aver fatto un _carrozzino_ (come -si dice) ed io un buon affare; ci sposammo, perchè ci piacevamo, perchè -ci volevamo bene, e se i nostri mobili si fossero provati a mettere la -discordia fra noi due, credo che ne avrei fatto tanta legna da ardere -senza metafora nel focolare domestico, e che mia moglie mi avrebbe dato -mano. Erano mobili di noce, lucidi, ma serii, ben saldi sulle gambe, -bene equilibrati, mobili poco mobili, che se ne stavano al loro posto. -Tutti i cassetti aprivano e chiudevano senza farsi tirare, senza farsi -mai mandare a quel paese dal marito, il che può essere pericoloso, -quando i mobili sono della moglie — parlo per conto del prossimo. - -Bisognava vedere — e perciò appunto un giorno il mio amico Valente fece -le scale e se ne venne disopra a fare il curioso. - -Provatevi ad indovinare quello che egli disse, quando ebbe messo -il naso da per tutto; anzi non vi state a provare, perchè tanto non -l'indovinereste mai. - -— Come t'invidio! — così disse. — Lo guardai in faccia, perchè mi -ricordavo che l'amico mio aveva una cert'aria, nel dir le cose, da non -lasciar mai capire se dicesse proprio sui serio o da burla. Diceva sul -serio, ve lo assicuro, prima di tutto perchè ora non aveva più quella -cert'aria d'una volta, e poi perchè lo scherzo sarebbe stato di cattivo -genere, e Valente anche nel far la burletta badava a non offendere -menomamente gli amici. - -Provai a ridere per accertarmi proprio. Non rise. Non sapevo che -fantasticare, quando ad un tratto mi venne in mente (come non ci avevo -pensato prima?) mi venne in mente la sua manía, e questa volta risi di -cuore. - -— Sì poveraccio! — esclamai — sei proprio da compiangere, tu nato, -fatto per essere il miserabile più felice che campi sotto le stelle, -tu ricco, tu padrone d'un palazzo splendido, tu servito da domestici in -livrea, tu.... Ah! la sorte è senza giudizio, — - -Cominciò dal fare eco alla mia risata, come per intonarsi più giusto, -poi rispose tra il serio ed il faceto: - -— Meno male che tu mi comprendi! Se non sono propriamente una vittima -delle mie nuove ricchezze, ti assicuro che esse m'hanno rubato molto -della mia ricchezza d'una volta, tanto più preziosa; la spensieratezza, -la fantasticheria, le repentine gioie che ci dà un nonnulla, tutto -questo va perduto facendo un'eredità. Prova e vedrai. — - -Qui ci stava un sospiro, ed io ce lo misi tanto per fare il paio, -perchè se v'era una cosa che desse ragione a Valente, poteva esser -questa: che io non aveva un desiderio molto vivo di fare una eredità. - -Valente aveva preso il filo: — Questa cameretta (eravamo nel tinello) -può invidiare la mia sala, ma se ha giudizio non la invidierà; può però -aspirare a diventar bella un po' più, ad avere prima la tappezzeria -che le manca, poi le porte inverniciate di nuovo, poi la vòlta dipinta -meglio, il mosaico per terra, ed infine le credenze più graziose, -di rovere e palissandro..., guarda quanti bei sogni può fare questa -cameretta, e quante gioie purissime le prepara l'avvenire. — - -Egli diceva la _cameretta_, ma guardava _me_, parlava di _me_, ed io -leggeva nel suo risolino che il preparatore di quelle gioie purissime -voleva esser lui, e facevo le mie riserve. - -— Invece la mia sala immensa, dorata, splendida, non ha più un -desiderio, un bisogno, non si aspetta più alcuna gioia; tu metti -le cortine di bucato alla stanzuccia; vedila ilare, contenta; io in -mancanza di meglio caccio nella mia sala cento nonnulla costosi, che -non mi costano niente, che una volta messi là par che si nascondano, -che la lasciano fredda, superba, indifferente e stupida. — - -Si accalorava un tantino nel dire queste parole: la sala era _lui_! - -— Dunque non sei felice? - -— Sì, sono felice, ma una volta ero di più. Ecco il mio stato; gli è -che la nuova ricchezza non è soltanto la cessazione della povertà, -ma l'agonia delle gioie più belle, dei desiderî più ardenti, delle -speranze più balde, degli affetti più semplici, delle fantasticherie -più alate. — - -Ora mi andava nella lirica, bisognava fermarlo. - -— Perchè tu manchi di regola — gli dissi — perchè tu non hai metodo, -perchè, secondo il tuo modo di vedere, agi ed ozio sono sinonimi, -perchè tu nelle ricchezze non vedi se non il _possesso_ freddo, -monotono, incapace di dare un palpito, mentre vi è la _distribuzione_ -che è varia, animata e conosce «gli affetti semplici,» e vede da vicino -la «gioia,» e non volta le spalle alla «speranza.» Se io fossi in -te avrei tante cose da fare, tante, tante, che non mi rimarrebbe un -briciolo di tempo alle «fantasticherie alate....» - -— Ah! oh! — disse crollando il capo, — l'unico, vero, purissimo -conforto della vita è il _fantasma_; l'immaginazione è la felicità; -non mi stare a compiangere i poeti morti all'ospedale, perchè per essi -la vita era un giardino incantato, e lo spedale una reggia. Quando -ero studente di pittura all'Accademia, e mi avevate battezzato «l'uomo -del domani,» perchè non facevo che castelli in aria, allora sì che ero -contento! - -— Schiettamente: vorresti tornare a quei tempo, a quello stato? - -— Schiettamente: no. - -— Lo vedi! - -— Lo vedi che non mi capisci! — esclamò egli trionfante. - -In quella entrò mia moglie, che era rimasta di là a farsi un po' bella -per ricevere la visita. L'amico Valente si inchinò, le strinse la -mano, le chiese come stava, con una garbatezza sciolta, di cui un tempo -l'avrei creduto incapace. - -E non so come avvenne la solita trasformazione intorno a me; mi parve -che l'amico mio si allungasse, si allungasse, e mentre finora io lo -aveva lasciato sopra una seggiola, nell'atto che si rimetteva a sedere -gli spinsi fra le gambe un seggiolone. - -Valente fu gentilissimo colla mia Annetta, la lodò del buon gusto, -della disposizione dei nostri mobili, e la poverina tenne così poco per -sè protestando di non averci quasi merito, che io dovetti intervenire -due volte perchè non mi facesse la parte larga più del giusto e del -ragionevole. - -Sul pianerottolo l'amico mi strinse forte le due mani e mi disse: - -— Hai una donnina che vale un tesoro! - -— E la tua! - -Non mi rispose; stette un momento in pensiero, poi disse: - -— No, non vorrei essere nei tuoi panni, e pure t'invidio; prova a -diventar ricco e mi comprenderai. - -— Se non ti spieghi ora, temo che non avrò mai occasione di -comprenderti. — - -E allora egli mi disse con una serietà da burla: - -— Il primo furto che ti fa la ricchezza è la volontà: tu sei padrone -di molto denaro e non più di te stesso; ci è un avversario in te, che -dorme finchè sei.... (voleva dir _povero_) finchè sei.... _così_; il -mio s'è svegliato. Perciò _io_ vorrei essere il Valente di una volta, -ma _lui_ non vuole.... andare a letto. — - -Rise, risi; ci scrollammo le mani; egli scese le scale ed io mi buttai, -contento come una pasqua, nelle braccia d'Annetta, che era lì, dietro -l'uscio, ad aspettarmi. - - - - -III. - -Qui tiro su una cortina e comincio a vedere un mistero. - - -L'amico Valente passava delle ore buone nel mio studiolo, sdraiato -nella mia poltroncina, dinanzi al mio cavalletto, fumando la mia pipa, -e dandomi ogni tanto dei consigli con un'aria tutta sua, coll'aria -di chiedermene, facendomi venire un dubbio, balenare un'idea col -mostrarsi ingenuo e dubitoso egli stesso. A sentirlo, era un secolo -che non toccava i pennelli, la tavolozza aveva certe croste di colori -che non avrebbe sciolte nemmanco il diluvio, in somma doveva essersi -dimenticato di tutto. Ma a volte mi diceva: - -— Scusa un po', che te ne sembra? caricando un tantino quell'ombra, -la figura non si staccherebbe meglio? prova per farmi piacere.... -cancellerai dopo. — - -Io provavo per fargli piacere e non cancellavo più; e il giorno di -poi, rivedendo il quadro, non ci era pericolo che Valente dicesse, -come avrebbe fatto un altro: — Oh! l'hai lasciata l'ombra? hai fatto -bene! — - -Peccato che egli avesse voltate le spalle all'arte; mi ricordavo di -certi suoi studi di nudo all'Accademia che noi scolari mettevamo sotto -voce sopra quelli del professore; egli aveva una certa sua maniera -spiccia, sicura, che formava la disperazione degli emuli. Anche a me -da principio aveva fatto dispetto, perchè gli volevo passare innanzi -anch'io, volevo fare anch'io i nudi più belli de' suoi; ma quando -Samuele, un vecchio modello con tanto di barba bianca, mi ebbe detto -un paio di volte che i muscoli che avevo messo sulla tela non erano -i suoi, la carne nemmeno, e che le mie costole non avevano nulla da -vedere colle sue, ed ebbe soggiunto che il nudo non gli pareva il mio -forte, che il mio genere era probabilmente il _genere_ — allora andai -ad offrire la mia amicizia a Valente, e cominciai a dire a quanti mi -volevano intendere che i suoi nudi erano i migliori; che chi non è nato -pel nudo, è inutile si ostini, faccia le donne e gli uomini vestiti; -che ciascuno deve trovare la sua strada, e che il mio genere era -sicuramente il _genere_. - -Così si divenne indivisibili. - -Ora sembravamo tornati a quei beatissimi tempi; la mia Annetta era -proprio innamorata della signora Chiarina, di quella donnina-gingillo, -donnina-tesoro, donnina-minuzzolo di paradiso, come diceva lei. E -quando io facevo qualche restrizione, per tattica maritale, ella mi -diceva ironica: — Davvero? come dovrebbero essere le donne, perchè il -signore le trovasse perfette? - -— Dovrebbero essere amate.... come te. - -Allora mi chiamava _ipocrita_ ridendo. - -Quanto alla signora Chiarina, mi pare che volesse propriamente bene -alla mia Annetta, perchè, vedendola, le correva incontro ed era la -prima a porgere le guance per farsi baciare, e le restituiva un bacio -appena appena ci stava lo spazio di tempo necessario; ma parlava -pochino, massimamente in presenza mia, e mentre non si dava le arie -di gran signora, aveva un certo ritegno che mi metteva in imbarazzo; -lo avrei detto sussiego, senza quella grandissima facilità di ridere -e di farsi rossa. Perchè si faceva rossa? Io non sono uno sguaiato, e -le parole prima di lasciarmele venir fuori dalla bocca le misuro colla -lingua, pure non potevo fare una parlatina di quattro periodi senza -vedere arrossire quella faccetta bianca. Allora mi fermavo pensando: -«che cosa ho detto?» Meno di nulla. S'era parlato di pittura, o di -mia moglie, o di suo marito. Un paio di volte avevo nominato la Venere -dei Medici, o messo in ridicolo le Pompeiane moderne, che sono sempre -a sedere dinanzi allo specchio, o ritte senza camicia dinanzi al -bagno. Si era fatta rossa, non ci era di che, però mi guardai bene dal -ricascarci. - -Parlandone con mia moglie, essa mi disse: — «non capisco nulla io pure, -è una cosina tutta timida, tutta ingenua, è una sensitiva, sarà per -questo.» - -— Sensitiva quanto vuoi, è pure la moglie di suo marito, e certe cose -deve.... — - -Annetta non mi lasciò finire, e corse via tappandosi le orecchie — -influenza del buon esempio! - -Non in questo solo mia moglie cercava di assomigliare alla sua nuova -amica; a spasso mi si attaccava al braccio appoggiando un tantino -la testa al mio omero, come vedeva far lei ogni giorno, stando alla -finestra, nelle ore che i _padroni di casa_ erano soliti uscire; e -ripeteva le esclamazioni favorite della signora; e si pettinava liscia -come lei. È detto tutto in tre parole: _ne era innamorata_. - -Ancora Valente non mi aveva fatto vedere i suoi cartoni, ed io mi -proponevo ogni giorno di chiedere quanto non mi veniva offerto, ma -differivo per una ragione semplicissima, ed è che ancora Valente non mi -aveva condotto in giro per il suo appartamento. Alla fine ci condusse. -Quante stanze! Quanti mobili! Quanto lusso! Sulle prime non mi potei -fare un'idea chiara di quel labirinto, ma quando pensandoci me n'ebbi -messa la pianta nel cervello, vi trovai alcuni difetti di distribuzione -che sarebbe stato un peccato non correggere. Dov'era un salotto, uno -dei tanti, ci doveva essere lo studiolo, che così avrebbe ricevuto una -luce bellissima; quanto a renderlo indipendente, come lo voleva l'amico -mio, bastava condannare un uscio; cosa elementare. - -— Grazie — mi disse Valente, e tirammo innanzi. Giunti ad uno stanzino -in fondo, ci affacciammo appena di qui e di là a due camere, i cui usci -si guardavano; due camere identiche, un lettuccio in ciascuna; quella -a dritta era della signora Chiarina, l'altra di Valente; dentro di me -io non approvavo una disposizione simile, ma quando vidi la signora -Chiarina tutta rossa, ed intesi Valente dire che la si faceva rossa, -figuratevi! per timore ci rivelasse la paura orribile ch'ella aveva -di notte, allora non mi potei trattenere dal pensare: — Ma se ha tanta -paura!... - -Diceva Valente: - -— Quando ho guardato sotto i letti, nell'armadio, dietro le portiere, -e fatto correre le poltroncine, e lasciati aperti gli usci delle nostre -due camere e la lampada accesa, quest'eroina ha ancora paura.... — - -E allora non mi seppi trattenere dal dire, come avevo pensato: - -— Ma se ha tanta paura.... — - -Non mi si lasciò finire; la signora Chiarina ebbe l'aria di fuggire; -mia moglie e Valente le andarono dietro, ed io in coda. - -Nel ripassare dinanzi allo studiolo, mi fermai a squadrarlo, così, -sul limitare; era proprio vero: un cavalletto stava ripiegato ed -addossato alla parete, alcune tavolozze pendevano appese ad un chiodo, -una sopra l'altra, ed ecco i pennelli in fascio entro un secchiolino. -Valente Nebuli non era più pittore! Sulle pareti si vedevano appese -alcune tele sbozzate appena; qua e là pochi tocchi di carbone -svelavano l'intenzione d'una signora mitologica qualunque — non più -che l'intenzione; ma per un artista non vi hanno abbozzi; egli vede -il quadro compiuto dove non sono che quattro linee, ci mette i colori -del suo, l'aria, la luce, il fondo, — ecco, la figura si stacca bella -come non potrà essere mai. Quanti capilavori ho fatto io così! Andavo -in giro per la stanza, facendo il sordo, mentre Valente continuava a -dirmi: — Vieni via, non c'è nulla di buono, lascia stare. — - -La curiosità, non l'arte, mi fece fermare dinanzi ad un gran quadro; -non l'arte, ma la curiosità; perchè quel quadro era interamente coperto -da una cortina, come le Madonne miracolose degli altari. Cercavo la -cordicella per tirar su la cortina, quando Valente mi prese per un -braccio ripetendomi: — Vieni, lascia stare! — - -Naturalmente non lasciai stare, la tenda andò su, e vidi.... - -Oh! la vaghissima delle creature! Un visino bianco, soave, un po' -sbigottito, con due occhi, in cui brillava una luce modesta, coi -capelli neri, morbidi, ondulati, scendenti giù giù per le spalle; tutto -ciò disegnato e colorito da gran maestro. Ma perchè sbigottito? Stava -dinanzi alla finestra, dove, oltre d'un garofano in fiore, nulla vi era -da far sbigottire una signora. - -Notai le vesti trascurate, notai la finestra ed il garofano fatti -alla carlona, ed atteggiandomi dinanzi a Valente come un punto -interrogativo, vidi che egli pure mi guardava, quasi volendomi leggere -in faccia quel che ne pensassi. - -— Il volto è meraviglioso — dissi — il resto, lo sai meglio di me, non -vale un quattrino; se quelle pieghe non le hai copiate da una Madonna -di legno, io non le capisco; garofani simili già non ne ho mai visti, -il pavimento non ci è male.... ma che sorta di colori hai adoperato?... - -— Volevo ben dire! — esclamò Valente; — è un quadro misto, ecco tutto -il suo pregio; la testa è dipinta ad olio, le vesti, la finestra, il -garofano ed il resto a tempera.... tanto per finirlo. - -— Ma così non hai finito nulla! — esclamai. - -— Lo finirò. - -— Quando? - -— Presto, ora lascia stare, e vieni. - -— Ancora un pochino.... ah! quella testa!... oh! quegli occhi! ma -perchè quell'espressione sbigottita? Nella finestra non c'è che un -garofano e nel garofano che c'è da far sbigottire? - -— Me lo domandi? Non dici tu stesso di non averne mai visti di garofani -simili? - -— Mai, te lo giuro. - -— Anche la signora Valeria non ne ha visti probabilmente mai; «è un -garofano? non è?» ecco perchè ha l'aria sbigottita. — - -Rideva. - -— Si chiama Valeria? — chiesi. - -— Sì. — - -E cessò di ridere. - -Si mosse, gli tenni dietro, ma mi voltai sull'uscio ed in quell'ultima -occhiata mi balenò un'idea. La signora Valeria rassomigliava a -qualcheduno.... A chi?... Un quarto d'ora dopo non mi rimaneva -dubbio; fatte le debite indagini, trovai che, tranne il colore dei -capelli, la fronte, il naso, la bocca, gli occhi ed anche un pochino -l'ovale del viso, tranne questo, la signora Valeria del quadro e la -signora Chiarina, che mi stava dinanzi impacciata dai miei sguardi -curiosi, si assomigliavano come due goccie d'acqua. Da pittore di -ritratti coscienzioso, devo dire che non seppi per un pezzo in qual -linea identica delle due faccette bianche collocare questa strana -rassomiglianza, e dovetti accontentare la mia vanità col dire che -tutte le perfezioni si rassomigliano, che le Veneri greche, dissimili -tutte, sono pur sorelle, e tante altre cose solenni che quando si ha -il carbone od il pennello in mano fanno ridere; ma finalmente trovai -le linee (erano due), linee parallele e quasi impercettibili, che -scendevano dalle narici al principio del mento, e dovevano costringere -le due faccette bianche a ridere, a sorridere, a star serie ad un modo. -Ho sporcato tanta carta per indovinare quelle linee, che ora le so a -memoria, e le potrei metter qui colla penna, e ce le vorrei mettere se -avessi speranza di farmi intendere meglio. - -Naturalmente questa scoperta unita al _mistero_ della cortina e dei -modi dell'amico Valente, mi pose in una gran curiosità. - -Dove scava l'immaginazione — tenetelo bene a mente, perchè è filosofia -pratica — dove scava l'immaginazione invece del ragionamento, la -profondità rimane il vuoto, quando non diventa il _caos_. - -Messomi a fantasticare, feci dieci romanzetti, protagonisti i due -capolavori, il quadro e la signora Chiarina, romanzetti uno più -sconclusionato dell'altro, che per buona sorte rimasero uno più inedito -dell'altro. - -Veniamo al negozio della _lite_: non vi ho detto che vi era una -_lite pendente_ in casa Nebuli, perchè non me ne ero accorto prima di -ricevere per isbaglio la visita di un usciere. - -— È lei il signor.... — e qui una guardatina al suo scartafaccio — il -signor Nebuli? - -— Al primo piano. - -— Qui sta scritto al terzo — nuova guardatina come sopra. - -— Avranno sbagliato.... — - -Non pareva persuaso. - -— Sono l'usciere del Tribunale.... — disse con sussiego. - -— Ciò non impedisce al signor Nebuli di stare al primo piano. — - -Feci allora l'osservazione, comprovata di poi, che gli uscieri avvezzi -allo stile ameno delle loro intimazioni non amano le amenità di stile -degli altri. Quel sacerdote, cioè quel sacrestano d'Astrea, se ne andò -senza salutarmi. - -Il sacerdote venne più tardi, una sera che si rideva tutti insieme in -casa dell'amico mio; e venne impettito in tutta la solennità de' suoi -solini inamidati, de' suoi occhiali, del suo farsetto abbottonato, a -far la parte di spegnitoio del nostro buon umore. - -Si trascinò Valente in uno stanzino, stette un pezzo a nominargli i -tribunali, le sentenze, l'appello, tutte queste grosse parole, che -giungevano ogni tanto fino a me di mezzo agli squilli armoniosi della -signora Chiarina che rideva, della mia Annetta che la faceva ridere; -e finalmente ce lo restituì un po' pallido, salutò senza piegare la -colonna vertebrale ed uscì solennemente, accompagnato dal servitore in -livrea, che era più solenne di lui. - -— Hai delle liti? - -— Sì. - -— E quello è il tuo procuratore? - -— Sì. - -— Come mi piacerebbe averlo per un'ora a mia disposizione... e anche -l'usciere! - -— Hai tu pure una lite? - -— No, ma vorrei pregarli di _posare_ un quarticino d'ora per un quadro -di genere.... — - -La signora Chiarina rise forte, lui no; la lite doveva essere grave. - - - - -IV. - -Corvi contro Corvi. - - -Era grave. Per quello che io ne capii, quando Valente mi spiegò la -cosa, si trattava d'un testamento _impugnato_. Come si _impugni_ un -testamento, voi forse non lo sapete più di me, ed io prego il Signore -che non vi metta mai nella condizione di doverlo chiedere ad un -avvocato, perchè già chiederlo al vocabolario sarebbe inutile. - -Quello che io interrogai per farmi un'idea chiara la prima volta che -fui interessato nella cosa, m'insegnava ad impugnare la forchetta e -la lancia e non so quante altre cose che io sapeva impugnare benissimo -(almeno mi pareva), ma di testamenti non fiatava neppure. Si trattava -di un _testamento impugnato_, — causa Corvi contro Corvi, perchè -sebbene i due Corvi, attore e convenuto, fossero in sepoltura, le leggi -continuavano a supporre che non potessero aver pace se non si litigava -in nome loro. - -Ora era Pasquali quello che impugnava; l'altro che non voleva lasciar -fare era Nebuli, non già Valente, ma il suo _autore_ (si dice così), -cioè lo zio materno, da cui l'amico mio aveva ereditato i poderi e la -lite. Ci siete? Ecco come era andata la cosa. - -Lo zio Nebuli ed il signor Pasquali erano stati cari e buoni amici -sempre, così buoni e così cari, che per far le cose proprio benino -fino all'ultimo, senza sciupare la loro amicizia, avevano pensato di -innamorarsi di due sorelle e di sposarsele. Il caso — il gran sensale -di matrimoni — fece trovare le due sorelle Corvi disponibili, e le -doppie nozze furono conchiuse; le spose portavano, unica dote, un monte -di speranze sopra un avo mezzo milionario e mezzo morto, perchè era -paralitico dal lato sinistro. Lo credereste? Diventati parenti, gli -amici non furono più quelli; — colpa delle cognate — dicevano, le quali -abusavano (pare) del diritto che la Natura e la Società danno ad ogni -buona sorella di ficcare il naso in casa del cognato, per vederci un -gran numero d'importantissime cosucce che erano così, mentre dovevano -essere altrimenti. - -Le cognate erano ottime massaie tutte e due, ma di due massaie ottime -ce n'è sempre una che ha qualche cosa di sopraffino, a cui l'altra non -arriva. - -Costei coltivò tanto bene lo sperato campicello dotale, che gli fece -fruttare il centocinquanta per cento — quesito matematico economico, -che giuridicamente si può risolvere così: far testare il nonno in -favor suo, _senza pregiudizio della legittima_. In queste parole in -corsivo deve stare tutta la furberia, e se voi ce la sapete vedere -alla prima così chiaro come non l'ho vista io, per quanto aguzzassi -tutte le mie facoltà visive, andate là che vi potete vantare. Le due -sorelle si vollero cavar gli occhi; gli amici, inseparabili un tempo, -ora parenti per giunta, cominciarono dal dirsi non so che, nulla di -buono di sicuro; poi quando si trovarono per istrada la prima volta, -l'uno guardò le nuvole, l'altro il selciato, e finalmente riuscirono a -passarsi rasente senza più aver l'aria di conoscersi. - -Per giungere a questo risultato splendido le difficoltà non furono -lievi, perchè l'uomo, come sapete, è una creatura piena di debolezze. - -Fu allora che la signora Pasquali, consigliata da un avvocato, scoprì -che il nonno doveva essere imbecillito, ed incominciò ad _impugnare_ -il testamento; e fu allora che la signora Nebuli cominciò a gridare, -per bocca d'un altro avvocato, che era una vergogna calunniare un uomo -pieno di giudizio come il nonno. - -La signora Pasquali prima, la signora Nebuli poi, disperando del -Codice di procedura civile, andarono a comporre il loro litigio al -tribunale del Padre Eterno; ai tribunali ed agli avvocati di quaggiù -rimasero i coniugi superstiti, uno dei quali convinto peggio che mai -della necessità di impugnare, l'altro meglio che mai persuaso che a lui -spettava difendere la libera volontà del defunto. Dissero, e scrissero, -e disdissero tanto gli avvocati eloquenti, che i vecchi amici d'una -volta ebbero tempo a diventare nemici, vecchi, reumatici e gottosi, -e quando in buon'ora fu emanata la sentenza, che condannava l'amico -Pasquali a tutte le spese della lite, ai danni ed agli interessi, -l'amico Nebuli fu così felice da dimenticare la gotta, la quale -approfittò di quel momento di sbadataggine per dargli uno spintone e -farlo stramazzare al mondo di là. Fu allora che l'avvocato telegrafò -all'erede unico in Torino, venisse a raccogliere l'eredità dei defunto, -ed a rinnovargli il mandato, prevedendo che la parte avversaria avrebbe -appellato in tempo utile. L'amico Valente disertò l'Accademia, corse -a Milano, accettò l'eredità col benefizio d'inventario, rinnovò il -mandato, e non so più che altro fece per far piacere all'avvocato, poi -se ne andò a Parigi che non aveva mai visto ed era sempre stato il suo -sogno; dove, appena giunto, seppe che «la parte avversaria era ricorsa -in appello in tempo utile.» - -Tutta la questione dunque si riduceva a questo: era o non era -imbecillito dalla paralisi il nonno dello zio di Valente? - -Valente diceva di _no_, ma il vecchio signor Pasquali non stava in -questo mondo di reumi, se non per sostenere di _sì_ con dieci documenti -e quattro perizie; molti testimoni avevano deposto _che era imbecille_ -e che _non era imbecille_, ed erano morti dopo essersi alleggeriti di -quell'enorme peso. Ma vi erano lettere del vecchio piene di buon senso -e senza errori di ortografia e di grammatica: altre ve ne erano (oltre -al testamento stesso) piene di errori di grammatica e di ortografia, -e queste ultime posteriori. — Ora, diceva l'avvocato avversario, — -la grammatica e l'ortografia non si perdono come una chiave od un -fazzoletto (in cento fogli di caria bollata veniva ripetuto non so -quante volte questo argomento, ed era sempre la chiave ed il fazzoletto -che fornivano il paragone) — dunque il nonno era imbecillito. - -Il tribunale non si era lasciato commovere dall'argomento; fu notato -solo che un giudice si palpò le tasche per assicurarsi di non aver -perduto la chiave di casa, e che il presidente si soffiò il naso; ma al -momento di sentenziare lo fecero come ho detto. - -Rimaneva il tribunale d'appello, di cui Valente si teneva sicuro, -ma l'avvocato mostrava dei dubbî e così gravi, che anche l'amico mio -aveva preso a dubitare — ed allora l'uomo della legge lo incoraggiò -lasciandogli capire che la sua eloquenza gli avrebbe messo un'altra -volta in pugno la vittoria. - -A voi che ne sembra? Era o non era imbecillito il nonno dello zio di -Valente? - -A me pareva _grave_. - - - - -V. - -Assisto ad un miracolo. - - -Eravamo agli ultimi giorni di ottobre; le sere cominciavano a farsi -rigide, e il tempo da una settimana durava nebbioso, umidiccio, -melanconico. - -Da un pezzo il cavalletto stava in faccia alla finestra; era tempo -di mettermi io stesso in faccia al cavalletto. Mi ci ero messo una -mattina; mi stava dinanzi una bella tela larga un metro, alta 70 -centimetri, avevo indosso la mia veste da camera a scacchi bianchi e -neri, in testa un'idea, un pezzo di carbone fra le dita, e già stavo -per confidare a quella tela vergine la prima linea del mio segreto -d'autore, quando entrò Valente. - -Aveva il volto illuminato ed una solennità di modi sacerdotale. Senza -aprir bocca, mi fece un cenno — impossibile resistere; così come mi -trovavo, non lasciandomi sfuggire il carbone dalle dita, gli mossi -incontro, ed egli, presomi a braccetto, mi trasse con sè. - -— Che significa? — gli domandai. - -— Significa che voglio esporre un quadro alla Mostra Permanente, un -quadro, l'unica fatica di questi anni d'ozio, e mi abbisogna il tuo -parere. - -— Un quadro! — esclamai. — Finito? - -— Finito. - -— Io non l'ho visto. - -— L'hai visto. - -— La signora Valeria dinanzi al garofano fenomenale? — dissi scherzando. - -— Appunto. - -— L'hai finito dunque? e come? e quando? e perchè non me n'hai detto -niente? - -Non mi rispondeva; già eravamo sulla soglia dello studiolo; ammutolii. - -Entrammo, egli prima, io dietro. - -Vidi subito il cavalletto dinanzi alla finestra, un'enorme tela -sovr'esso, e in piedi, col visino immerso in una melanconica -contemplazione, la signora Chiarina. - -Il rumore dei nostri passi non giunse fino a lei; poi ci vide, ci -salutò, non si mosse. Andai a mettermele al fianco, e stetti anch'io a -contemplare estatico quella meravigliosa faccia dipinta, che pareva di -persona viva. Valente guardava noi sorridendo di compiacenza; alla fine -andò a prendere una certa vaschetta di zinco dalle sponde basse, che -pose sotto il cavalletto, un secchiolino ed una grossa spugna. - -— Attenti! — disse ingrossando burlescamente la voce. - -Ah!.... un piccolo grido rotto; la signora Chiarina mi passò dinanzi e -sparve. - -Valente buttava qua e là colpi di spugna bagnata sulla tela; l'avresti -detto un maniaco; dove egli toccava, ecco.... luci, ombre, colori, -tutto spariva dietro una spuma bianchiccia, sotto alla quale un piccolo -rivo gocciolava nella vaschetta. - -Quella lavatura frenetica, che a bella prima mi aveva sbigottito, ora -mi estasiava; anch'io brontolavo parole rotte, esclamavo non so che, ed -avrei voluto avere una spugna per fare anch'io tutto quello che faceva -Valente, aiutare cioè una Venere gentile a spogliare quelle vesti, che -erano una mascherata ridicola, a sprigionarsi dallo sfondo di sasso, -dal pavimento a mosaico, per circondarsi dell'azzurro del cielo e -del mare. Bastarono pochi minuti a compiere il miracolo, e quando gli -ultimi sassolini del mosaico si furono staccati da una caviglia sottile -ed asciutta, ed il piedino bianco apparve in mezzo all'onda spumosa, -e indietro indietro si videro accorrere cento onde morbide e delicate, -come manine carezzevoli o labbra mormoranti fra i baci, e tutt'intorno, -per l'aria e per l'acqua, si accese una luce che era un sorriso d'amore -— oh! allora, allora le sentii tutte in una volta le febbri dell'arte, -le sentii come a vent'anni, come non credevo di poterle sentire mai -più. - -Non dicevamo nulla; lui la commozione, me la meraviglia avevano fatto -immobili e muti. - -È quando, passato un tempo lungo ad ammirare di facciata, di traverso, -avvicinandomi ed allontanandomi, mettendo la mano a paralume sulla -fronte, socchiudendo gli occhi, e guardando attraverso il pugno -socchiuso come in un cannocchiale, e trovando sempre quella Venere -la bellissima, la soavissima, la carissima, il superlativo assoluto -delle Veneri, quando ebbi fatto tutto ciò e mi volsi grave, solenne, al -suo autore, interrogando con tutta la mia persona sbalordita, ma muto -sempre, allora egli sorridendo mi disse: _Dalla spuma del mare_. - -Gli tremava la voce, io me lo strinsi al cuore, e finalmente: - -— Hai fatto un capolavoro — balbettai. - -Ed a me pure tremava la voce. - -— Ora comprendo — soggiunsi piantandomi un'altra volta in osservazione -dinanzi a quella marina innamorata, che creava un prodigio per -regalarlo all'Olimpo di Giove — ora comprendo lo sbigottimento -inverisimile della signora Valeria dinanzi ai garofano. Era l'ingenuo -stupore di Venere, che si affaccia la prima volta al mondo; e questa -luce che, sul volto di neve, le spira la sua natura divina pareva -scenderle dalla finestra. Ma di', perchè la tua Venere ha forme tanto -delicate e gentili? Non è questa la madre degli amori, non assomiglia -a nessuna delle Veneri del Tiziano questa.... solo la Danae del -Correggio.... - -— È Venere che nasce, fanciulla, donna e dea insieme: l'Olimpo le -darà la maestà che ora le manca, questo volli dire, il difficile era -questo.... Se ho sbagliato.... - -— Taci, non hai sbagliato, è sublime, è vero e parla subito -all'immaginazione senza toccare il senso. Lascialo dire a me, che sono -e sarò sempre un asino, ma schietto: hai fatto un capolavoro! — - -Era evidentemente lusingato dal mio entusiasmo, pure non si teneva -sicuro; guardava me negli occhi, guardava la sua tela, vedendoci -difetti che non vi erano, girandole intorno come un fanciullo. - -Passato il bollore artistico, io pensava: quanta castità in queste -forme femminili nude! La bianchezza delle carni sbalordisce il senso, -lo ingentilisce, lo purifica. Oh! come la bellezza vera è modesta! - -E poi chiedevo e rispondevo a me stesso: Perchè la signora Chiarina è -fuggita? Ah! ch'io lo indovino perchè.... - -Adattando il viso e l'accento ad un'ingenuità che era un tranello, -chiesi di botto all'amico mio: - -— Perchè la chiamavi Valeria? - -— Perchè.... perchè così si chiamava la modella. - -— Ah! ed esistono nella natura viva, modelli di tanta grazia? - -— Una sola donna aveva quel viso.... - -— E si chiamava Valeria.... - -— Sì... - -— E perchè tua moglie è fuggita, quando hai preso la spugna?... - -— Perchè.... perchè.... te lo voglio dire, tanto un giorno o l'altro -sarai il mio confidente di tutto — perchè Valeria era sua madre.... - -— L'hai tu conosciuta? - -— No; morì mettendo al mondo la sua creatura. - -— Ma allora.... - -Volli dire.... — mi trattenni, poi ripigliai correggendomi: — ma allora -non hai preso dal vero? - -— No..., ho copiato fedelmente il suo viso da una fotografia.... - -— E il corpo? - -Lesse egli forse tutto il mio pensiero, perchè, buttandomi un braccio -intorno al collo, mi trasse seco con lieve violenza. Attraversando le -stanze, mi guardavo intorno; la signora Chiarina non si lasciò vedere. - -— Ah! — dissi sulla soglia — tutta la notte ho pensato alla tua -faccenda. - -— Quale faccenda? - -— _Corvi_ contro _Corvi_. — e per la prima volta vidi il bisticcio che -aveva fatto il caso, e lo ripetei — _Corvi_ contro _Corvi_. - -— Sì, la cosa mi pareva imbrogliata; ci avevo capito poco, lo confesso, -in quella matassa di sorelle, di cognati, di zii; sapevo solo che il -bandolo era il nonno e che bisognava cominciare di lì, — ci ho pensato -molto, ed ora ne ho un'idea limpidissima.... Vuoi che ti spieghi la tua -lite? - -— No, per carità.... - -— Ebbene, per me non v'è dubbio: il nonno era pieno di giudizio; se i -giudici d'appello, mettendo insieme il loro, ne avranno almeno la metà -del nonno, sta sicuro che daranno una volta ancora ragione a _Corvi_ -contro _Corvi_.... cioè a te. - -— Speriamolo, — disse Valente sbadato. - -— E quando si deciderà la causa? - -— Tra due settimane. - - - - -VI. - -La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro. - - -Otto giorni dopo la Venere dell'amico mio innamorava tutti i visitatori -della Mostra Permanente di Belle Arti; si destò intorno al nome di -Valente Nebuli quell'onda di simpatia, specie di febbre ammirativa, che -accompagna sempre i nuovi venuti. - -Non si parlò più che della _spuma del mare_; perfino le gazzette -si svegliarono dai loro sonni politico-amministrativi, per dare -un'occhiata alla Mostra Permanente, ove era apparso un ospite illustre, -un ospite celebre, un capolavoro. La critica, o generosa o crudele, -andava fino a maltrattare quante Veneri erano venute, prima di questa, -a domandarle la sanzione d'una voga capricciosa. Vidi io stesso, coi -miei occhi li vidi, maestri canuti, e buoni, e generosi, come tutti -gli artisti veri, pittori celebri da mezzo secolo, che sarebbero -stati felici di stringere la mano al loro giovine collega — li vidi, -con questi miei occhi li vidi, arrestarsi mutoli dinanzi al quadro e -guardarsi sospettosi intorno, come temendo d'essere mostrati a dito per -buoni da nulla; e li vidi qualche volta passare accanto a Valente, e -non guardarlo, o guardarlo e fingere di non conoscerlo, e non volersi -voltare anche se un amico ingenuo, che camminava al loro fianco senza -sentire come batteva il loro cuore, li avvisava allungando il dito per -mostrare il giovine pittore divenuto celebre in un quarto d'ora, il -quale era così felice e tanto modesto da non accorgersi di nulla. - -Ed avrei voluto andare incontro a quei vecchi e dire: — stringiamoci -tutti la mano e facciamo noi la critica alla critica; sorridiamo degli -entusiasmi ciechi della folla, che si tirano dietro le loro sorelle -cieche — le dimenticanze ingiuste; il capriccio e lo stordimento non -ci rendano capricciosi e storditi; l'arte è un palio, noi che siamo.... -cioè no, voi che siete gli arrivati non offenda il plauso frenetico che -saluta noi.... cioè gli altri che arriveranno — è un quarto d'ora che -passa per tutti — noi siamo l'arte, noi dobbiamo essere l'amore. - -Avrei voluto dir tutte queste cose, e le avrei dette meglio di così, -mi pare, ma con quale autorità entrare io di mezzo, anche potendo, a -conciliare i celebri d'ieri coi celebri d'oggi, io che non era celebre -niente affatto e non speravo di diventarlo mai? In qual modo dir _noi_ -senza cacciarci _me_ come un intruso? Perchè.... sappiatelo, sotto la -mia gran gioia di vedere Valente arrivato alla gloria, ci era il mio -gran dolore, il mio sconforto immenso di non essere capace io pure di -fare alcuna cosa di buono. - -Nei primi giorni mi era come venuta la febbre di far miracoli, misuravo -il mio studiolo a gran passi, sollevavo la fronte e nel soffitto -guardavo audacemente i cieli dell'arte, e stemperavo i colori, dai -quali mi proponevo di ricavare un superbo quadro di genere, e lavoravo, -lavoravo; ma di repente svaporava la mia ubbriacatura, mi cadevano di -mano i pennelli — ridiventavo me stesso, vale a dire un dodicesimo di -una qualsiasi dozzina, il rifiuto delle matematiche e della filosofia, -a cui l'arte aveva fatto l'elemosina. - -In quest'occasione mi si fece palese più che mai l'indole generosa di -Valente; avendo egli avuta una grossa fetta di gloria, e spiacendogli -tenerla tutta per sè, nè sapendo in qual modo farmi entrare a -dividerla, cominciò a trovare così grazioso il concetto, così giusto il -disegno, così sobria l'espressione del mio nuovo quadro di genere, che -finì col farci fare la pace. - -— Ti sta bene medicare le mie ferite, — gli dicevo, — perchè sei stato -tu, cioè stata la tua Venere, a sollevarmi prima fino alla sua altezza, -a lasciarmi poi cadere di peso sul lastrico della via; tutte le opere -di genio sono crudeli colla gente, che ha solo della buona volontà. - -— Ma, tu sei un artista! - -— Ah! Oh! Non me lo dire; io sono un uomo _ordinato_.... - -Calunniavo l'ordine, ma dicevo la verità; qualche volta, pigliandomi la -febbre, mi pareva di dover incominciare di lì appunto, dal mettere cioè -a soqquadro il mio studiolo, le tele capovolte, i pennelli coi manico -immerso nel secchiello.... ma oltre che non sapevo immaginare che -un disordine ordinato, pensavo: — È inutile, non resisterei a lungo, -domani rimetterei le cose come stanno oggi, e la mia arte non farebbe -un passo innanzi. - -Il mio buon senso non mi abbandonava mai. Oh! se bastasse il buon senso -per far tele meravigliose, come quelle che sogno alla notte, quando il -mio buon senso dorme! - -Valente fece di più, mi obbligò ad esporre alla Mostra Permanente le -mie tele rimaste invendute. - -— Quanto chiedi di prezzo? - -— Cinquecento lire ciascuna, — balbettai. - -— Vergognati, ecco perchè non le hai vendute.... se ne avessi domandato -1000, avrebbero lasciato lo studio da un pezzetto. - -— E della tua _Spuma del mare_ allora quanto chiederai? - -— Quella non è da vendere. - -Accettai il consiglio dell'amico, ed otto giorni dopo, avvicinandomi -alle mie tele, una ne vidi che portava la scritta _venduta_. - -— Sarà uno sbaglio, — pensai. Non è eccesso di modestia, ma vi giuro -che pensai così, ed allo stesso tempo ero sicuro che non poteva essere -uno sbaglio... - -Corsi all'ufficio della Presidenza — il compratore era una straniera, -la quale aveva snocciolate le mille lire, promettendo di mandar a -prendere, il quadro lei stessa. - -Gioie simile a quella di Annetta ed alla mia non si descrivono. -Tenendoci per mano come due fanciulli, si corse giù a portare un po' -della nostra allegria in casa Nebuli. La signora Chiarina baciò in -volto l'amica, e rise, e rise. Così faceva sempre quando era contenta! -Ed ah! come mi faceva bene sentire nelle note di quel riso l'eco della -mia felicità, veder la nostra allegria riflessa in quel visino da fata! -Valente invece stette serio. — Te lo diceva io! — così disse, niente -più. - -Come potete immaginare, la mia nuova tela andò più innanzi in due -giorni che non avesse fatto in due settimane; m'interrompevo a volte, -per andar gravemente a sollevare coll'indice la faccia soave della -mia Annetta, china sul cucito, e dirle un'altra idea, che m'era venuta -allora allora, un'altra, un'altra. Mi pullulavano le idee. - -— Purchè non mi scappi! — dicevo. - -E lei: - -— La terrò a mente io. — - -Quella sua testina pensosa divenne in pochi giorni uno scrigno. - -— Se non mi buscherò un malanno, — pensavo, — se dura la vena, e se -avrò fortuna, insomma se mi lasciano fare, provvederò di quadri di -genere tutte le straniere che vengono in Milano e visitano la Mostra -Permanente. - -Valente era felicissimo di questo mio entusiasmo, mi diceva _bravo_ -stando seduto a fumare la mia pipa nella mia poltroncina filosofica, -dandomi i suoi consigli senza averne l'aria. - -— E tu, — gli domandai, — che fai ora? - -— Io? Nulla. - -— Non pensi a dare un successore al tuo quadro? - -— Gliene ho dati cento nella mia fantasia, uno più bello dell'altro. -Ma non provo nessun bisogno di mettermi al lavoro. Li vedo, sono cento, -belli tutti, o almeno mi piacciono — e basta. Però un giorno o l'altro -ne incomincierò uno.... domani forse! - -— Eccolo lì l'uomo del domani. — - -Invece di rispondere, continuava a far capolavori col fumo della mia -pipa, ed i domani venivano e se ne andavano. - -Dirò ora l'origine di quello che vien riputato il capolavoro _mio_ — -perchè ho io pure un capolavoro relativo, e tutti lo possono avere, -pittori, scultori e letterati, birboni, purchè abbiano fatte delle -birbonate grosse, mezzane e piccine; la più piccina — non si sbaglia — -è il capolavoro. - -Parlo d'una mattina di novembre, in cui Valente aveva costretto la -mia Annetta e me a scendere da basso per far colazione con lui. Aveva -qualche cosa da dirmi, ne ero sicuro, e me ne persuasi tanto più, -quando vidi che a tavola non diceva nulla. - -Alla fine del pasto dissi: - -— Ho indovinato; tu hai qualcosa da dirmi. - -— Hai indovinato, — rispose. - -E non disse nulla. - -— E indovino di che si tratta.... — - -In quel punto — proprio in quello, ne sono sicuro — la signora Chiarina -si levò da tavola, fece un cenno all'amica e sparvero entrambe. - -— Tu hai un quadro nuovo in mente. — - -La corbelleria era volontaria; sapevo benissimo che non di un quadro mi -doveva parlare; ma bisognava pur sbagliare per farmi correggere. - -Mi rispose sbadato, come ripetendo frasi che sapeva a memoria: - -— Incominciare una tela è incominciare a sciuparla; finire una tela -è sciuparsela del tutto. Quanti capolavori sono morti così, dopo aver -agonizzato mesi e mesi sotto il pennello!... — - -Lo interruppi: - -— Tu non pensi a quello che dici.... — - -Ed egli: - -— Hai ragione, ma dico cose che ho pensato tante volte. Veniamo a noi; -ho bisogno di tutta la tua amicizia, per chiederti il più gran servigio -che si possa domandare ad un uomo: serbare un segreto. - -— Scusa, — ribattei, colpito dalla solennità di queste parole, — hai -proprio bisogno che te lo conservi io il tuo segreto? Non potresti -custodirlo tu stesso? Sono curioso, lo confesso.... sono curiosissimo; -ma la regola è questa; ci è anche un proverbio che dice.... - -— Lo so che cosa dice il proverbio; ma ciò che ti devo dire io mi pesa; -non lo posso sopportare da me solo; la responsabilità è troppo grave; -la spartiremo in due.... Ti accomoda? Mi darai un consiglio.... - -— Certo.... — - -Ma in quella si aprì l'uscio ed apparve a' miei occhi sbigottiti il più -bizzarro spettacolo che si possa immaginare: una signora bianca bianca, -che teneva per mano un'ombra, no, una cosuccia nera, no, un'inezia -animata e nera, con due occhi di porcellana in mezzo ad una faccia -di carbone. Tutta la mia rettorica fu messa a cimento: io vidi ad un -tratto l'Alba ed il figliuolo della Notte; Proserpina costretta a far -da mamma ad un marmocchio di primo letto di Plutone; la luce meridiana -fatta persona, che si tirava dietro la sua ombra tozza e sbilenca, e -non so quante altre cose vidi nella signora Chiarina, che dava mano a -quello spazzacamino. - -La vaghissima donna doveva fare uno sforzo perchè il piccino si faceva -un po' tirare. - -— Guardatelo, — diceva essa — guardatelo come è bellino; con questa -sua casacca a brandelli, che lo ingrossa, è più largo che lungo..... -Guardatelo, non è vero che è bellino? - -Annetta anch'essa guardava con occhio tra pietoso e meravigliato, -sorridente. - -— Sì, è bello, è bellissimo. — - -Io non dissi nulla, perchè concepivo il mio capolavoro. - -Allora la padrona di casa abbandonò la sua piccola preda, che barcollò -tutta; e chinandosi per mettere il suo viso da Madonna in faccia al -musetto vergognoso del bimbo: - -— Vediamo — gli disse con un accento che era una carezza, — vediamo un -po', come ti chiami? — - -L'omino così interrogato era propriamente sbigottito; aveva perduto la -parola e non la ritrovò che alla promessa d'un bel panetto bianco tutto -per lui — cosa fenomenale, inaudita! - -— Dillo; come ti chiami? - -— Giovanni.... - -— E che Giovanni? - -— Battista.... - -— Giovanni Battista che cosa? — - -Silenzio. - -— La mamma ce l'hai? - -— No. - -— Il babbo? - -— No. - -— E quanti anni hai? — - -Quella cosuccia nera si rinfrancava; non gli splendori della sala lo -avevano sbigottito, poichè era avvezzo a vederne, ma quei modi, quella -bontà, quel panetto bianco, che appariva sul suo orizzonte. - -— Vai alla scuola? — domandò Annetta. - -— Sì. - -— E che cosa impari? - -— A leggere, a fare le aste. - -— Conosceresti l'_o_? — Chiese ad un tratto la signora Chiarina. - -L'amico fe' cenno modestamente di sì. - -— Vediamo.... — - -E prese una gazzetta, un _Pungolo_. Lo scolaro nero non si era vantato: -egli non solo riconobbe tutti e due gli _o_ del titolo, ma fece festa -all'_u_ come ad un vecchio amico. - -— Bisogna conoscerle tutte, — disse la signora Chiarina — ci vai -volentieri a scuola? E studii? Ecco, se a Natale conoscerai tutte le -lettere, io ti darò uno scudo d'argento, ed una veste nuova.... — e -vedendo che l'amico dell'_o_ e dell'_u_ pareva innamorato più che altro -del panetto bianco, la signora soggiunse: — e dei panetti bianchi.... - -— Tanti? — - -— Tanti, tanti. - -Oh! la purissima gioia! - -— Ora va a casa, non hai freddo? - -— No.... — - -Ed uscì di corsa. La signora Chiarina e la mia Annetta dietro. - -— Ho il mio capolavoro, — dissi ridendo, — Venere ha trovato Amore -nascosto nella carbonaia dell'Olimpo, e lo presenta agli Dei seduti a -mensa; un bel quadro di genere, che farebbe la sua brava figura nelle -pareti d'un paradiso pagano. - -— Bravo! — - -Io diceva per ridere; la mia idea seria era di riprodurre tal quale la -scenetta di poc'anzi e d'intitolarla.... - -— _Venere ed Amore_! — suggerì Valente. - -— Accettato. - -— E se dai retta a me, quando te l'abbi messo bene in mente, ce lo -lascierai in sempiterno, senza guastartelo per metterlo in mostra al -pubblico. — - -Ma si corresse, e disse: - -— Al contrario devi farlo subito subito, per conto mio, mettendoci -la mia Chiarina, la tua Annetta e me stesso; per il prezzo -c'intenderemo. — - -Rientrarono le nostre donne, raggianti in volto tutte e due. - -La signora Chiarina corse alla finestra e l'aprì; si affacciarono -entrambe. E noi, che ci eravamo messi alle loro spalle in silenzio, -senza sapere che accadeva, sentimmo ad un tratto una vocetta acuta -fendere l'aria, e salire, su, su, più in alto del più alto dei camini. - -— È Giovanni Battista! — disse Chiarina senza voltarsi — Se ne va colle -mani in tasca, saltelloni... È scomparso. Come è bastato poco a farlo -felice! — disse voltandosi e chiudendo la finestra. - -— Tornerà a Natale a pigliare lo scudo? - -— Tornerà. — - -Quanto era adorabile e bella la signora Chiarina! - -Annetta faceva forse la stessa riflessione, perchè di repente si buttò -al collo dell'amica, e la baciò più volte. Avrei fatto anch'io come -Annetta, senza i benedettissimi riguardi del mondo. E dissi a Valente: - -— La devi baciare per me. - -Così dissi, e non mi pare che ci fosse del male a dirlo, ma Valente -faceva un risolino impacciato, e sua moglie divenne di bragia. - -Tanto fu essa la prima a muoversi: si fece innanzi, appoggiò le manine -sugli omeri del marito, e sollevandosi in punta di piedi, depose sulla -sua guancia un bacio timido e discreto, uno di quelli che non fanno -rumore. - - - - -VII. - -Faccio la conoscenza d'un incognito. - - -Questa volta era un Russo, lungo più di me, asciutto più di me, il mio -peggiorativo, ma che cara persona! Gli piaceva molto la mia _Famiglia -d'un pescatore_, moltissimo la rete che quella brava gente stava -rattoppando, ma non voleva pagare mille lire; settecento parevano a lui -abbastanza, a me no. Esaminava il quadro coll'occhialetto, pigliando -arie da intelligente — era bello tutto, mi faceva giustizia, _ma la -rete!_... - -Insomma tanto gli piaceva quella rete, che vi si lasciò prendere — pagò -ottocento lire! - -Alla sera Annetta fece l'osservazione che le cose si mettevano benino, -che erano probabilmente quelli i primi baci della fortuna, la quale si -era _forse_ proposto di buttarcisi nelle braccia un giorno o l'altro. - -Altri quadri, dopo la _Spuma_ dell'amico Nebuli, erano venuti a -visitar la _Mostra Permanente_; paesaggi, marine, prospettive, natura -viva e morta, tutto aveva confuso, oscurato, seppellito la _Spuma_ -trionfatrice. - -Siccome Valente non aveva detto il prezzo del suo capolavoro, -incominciarono le visite a domicilio; erano Inglesi, erano Tedeschi, ma -per lo più erano Americani, che volevano fare attraversare l'Atlantico -al piccolo mare ed alla _Venere_ dell'amico mio. Se ne andavano colmi -di garbatezze, ma coi loro dollari tentatori nel borsello — la _Spuma -del mare_ non era da vendere. - -Voi sapete che una delle forme più visibili del trionfo è la critica -severissima dei buoni a nulla, e non mancò nemmeno questa all'amico -Valente. Ho inteso proprio io, e non sono morto dal ridere, un certo -tale dire che in fin dei conti la _Spuma del mare_ non era questo, non -era quello, non era quest'altro, _non era il diavolo_, in una parola. -— Verità sacrosanta: non era il diavolo, nè un quadro storico, nè un -quadro di genere, e nemmeno un campanile od una piramide d'Egitto.... - -Quel certo tale mi guardò; non sospettava forse d'aver tanta ragione, e -cominciò probabilmente a credere che potesse avere torto. - -Altri cervelli avveduti pigliavano la cosa in diverso modo; invece di -criticare nel quadro fortunato quello che non _vi era_, si persuasero -che il suo fascino dipendeva tutto dalla cosa dipinta; che per fare un -capolavoro bisognava assolutamente chiederlo all'acqua ed alle donne -mitologiche. E fu nei mesi successivi una processione di sirene che non -ammaliarono anima viva, di ninfe o Diane nel bagno, le quali cercavano -cento modi di nascondere bellezze che neppure i collegiali si sognavano -di guardare con desiderio. - -Ma non voglio fare i passi più lunghi del racconto: torno dove l'ho -lasciato. - -Il piccolo Giovanni Battista, dandomi l'idea del mio capolavoro, -me l'aveva fatta pagare a prezzo di curiosità, perchè, come sapete, -proprio nel momento che egli entrò a rimorchio della signora Chiarina, -l'amico Nebuli stava per dirmi.... — Che cosa? — Lo chiesi invano a me -stesso tutto il giorno seguente; a lui non volli chiederlo, pensando -che fosse meglio aspettare. - -Era forse pentito; quasi mi leggesse sulle labbra la frase -sacramentale: — che cosa stavi per dirmi? — sfuggì un paio di occasioni -di trovarsi meco a quattr'occhi. - -Alla sera, secondo il solito, si doveva andare alla birreria insieme — -aspettavo la sera — ma quando fu l'ora, ed io scesi a prender lui solo, -la signora Chiarina aveva sul capo un monte di fiori e di verdura, -il suo orribile cappellino d'ultima moda che essa rendeva quasi -sopportabile. - -Bisognò correr su e mettere io stesso sulla testa vezzosa della mia -Annetta il suo cappello alla bersagliera con una piuma di galletto, -un cappello che se ne stava andando e che le mogli come la mia, di -certi mariti come me, trattenevano con tutte le moine dell'adulazione, -trovandolo infinitamente più grazioso del nuovo venuto. - -Si uscì dunque insieme; le due mogli innanzi a braccetto, i due mariti -seguivano. - -L'amico Valente, parlando di cento cose, quasi non mi lasciava aprir -bocca; a un tratto si arrestò, si volse, mi voltai; un uomo che ci -seguiva alle spalle ci passò dinanzi frettoloso, e quando fu vicino -alle nostre donne, piegò il capo per guardarle. Affrettammo il passo, -tirò diritto. - -— L'hai visto? — mi chiese Valente. - -— Non bene; mi è parso un vecchio. - -— È un vecchio. — - -Non mi disse altro. - -Era un peccato rintanarsi nella birreria, affumicare il visino bianco -della signora Chiarina — così disse Annetta, a cui per altro piaceva -la birra e non ispiaceva il fumo del tabacco; ma la signora Chiarina -protestò, cacciandosi la prima nella birreria fumosa, dove molti -avventori si cavarono il sigaro di bocca per contemplare senza nebbie -dinanzi agli occhi quella visione gentile. - -Ci andammo a sedere in un camerino remoto, contando di trovarci soli — -no signori. - -Un uomo, un vecchio, ci aveva preceduti e si sedeva proprio allora nel -posto migliore. - -Come ci vide, lo assalì uno scrupolo, e lasciando alla signora Chiarina -la sua poltrona, fece un inchino ad Annetta, poi guardò noi, rizzandosi -in tutta la sua lunghezza, che era la mia tale e quale. Lo salutammo, -egli si ritrasse in un cantuccio e noi si ordinò la birra con un -cert'impaccio. Avevamo riconosciuto l'uomo di poc'anzi. - -Era un vecchio pulito, con una faccia piuttosto grave, sebbene priva -di barba, con due occhi che avevano lampi di malizia; doveva essere -curioso, perchè o guardava noi, o dall'immobilità dello sguardo fisso -nel suo bicchiere, dove non era proprio nulla di molto singolare, era -chiaro che porgeva orecchio alla musica chiacchierina che usciva dalle -labbra delle nostre donne. Io che di curiosità ho la mia porzione — non -la nascondo — lo vidi un paio di volte fregarsi le mani e sorridere -come ad una bella creatura del suo cervello, poi, guardando noi, -rifarsi serio: una volta si alzò in piedi: mi aspettavo che se ne -andasse; niente affatto: aprì le labbra probabilmente per parlare, ma -probabilmente corresse l'intenzione, si palpò le tasche, fece l'atto -di meraviglia di chi ha smarrito qualche cosa, ed infine estrasse una -pezzuola di seta, che ricacciò in un'altra tasca senza servirsene! Di -nuovo si abbandonò sulla seggiola, ancora si fregò le mani e sorrise -alla sua bella incognita. - -Rimanemmo poco più d'un quarticino d'ora nella birreria: nell'andarcene -ci toccò rispondere al più profondo degli inchini accompagnato dal più -amabile dei sorrisi. - -— Che vecchietto garbato! — disse Annetta. - -— Che bel vecchietto! — diss'io. - -— A chi somiglia? — mi domandò Valente. - -Mi feci venire in mente tutte le nostre conoscenze; non somigliava a -nessuna. - -— Dev'essere il ritratto di suo padre o di suo nonno, ma un uomo di -quell'età ha il diritto di assomigliare a sè stesso. - -— Quanti anni credi che abbia quell'uomo? - -— Se non ha afferrato i sessantacinque, ci ha le mani sopra di sicuro. - -— Sbagli, deve appena aver passati i sessanta. - -— Sarà benissimo, li avrà passati appena. - -Il giorno dopo, mentre io attraversando i corridoi della Mostra -Permanente, m'ero fermato a salutare la _Spuma del mare_, sentii -qualcuno che diceva al mio fianco: — Oh bella! oh bellissima! oh -stupenda! - -Pensate come mi battesse il cuore; mi voltai, era l'incognito della -vigilia. Aveva gli occhi fissi sopra di me; lo salutai, ed egli, come -se non aspettasse altro: - -— È proprio stupenda, — disse — non pare anche a lei? - -— È meravigliosa, — dissi — osservi quelle carni che paiono luminose; -e quell'aria.... si muove! e veda laggiù, nell'azzurro profondo, quelle -nuvolette: non si direbbe che si affaccino a contemplare il miracolo? - -— È un artista lei? - -— Sì, signore. - -— Ha qualche tela esposta? - -— Ne ho quattro; due sono già vendute. - -Le volle vedere, gli piacquero naturalmente moltissimo. - -— Valente Nebuli, — soggiunse poco dopo, — è quel signore che era ieri -con lei? - -— Appunto.... - -— Il marito della signora Chiarina? - -— Già.... - -— E sta bene? - -— Benissimo, è sano come un pesce. - -Non lo avevo capito. - -— È ricco, — soggiunsi. - -— Come lo sa? È proprio sicuro che sia ricco? - -— Possiede un palazzo in via.... - -— Il palazzo non è suo. - -— Le garantisco che è suo. - -— Le garantisco che non è suo. - -— Se sono io un inquilino, e gli ho pagato il fitto.... - -Il fitto non lo avevo pagato ancora, ma mi pareva quello il modo -di tappargli la bocca più presto: eh sì! fiato sprecato. Il vecchio -soggiunse: - -— Egli dovette affittare due appartamenti che solitamente erano uniti: -ne abita uno, e subaffitta l'altro, di cui non ha bisogno... - -— Non mi ha mai detto nulla di questo.... - -— Perchè non glielo avrà mai chiesto. - -Era vero. - -— Ad ogni modo è ricco, — soggiunsi, — ha avuto un'eredità.... - -— Sì, ma ha una lite.... - -Come era informato l'amico! - -Lo guardai in faccia senza fiatare; egli guardava (ora ne sono sicuro) -la sua bella incognita della vigilia, le sorrideva e si fregava le -mani. - -— È una _Spuma_ preziosa, — disse poi tornando a porsi in atto -ammirativo dinanzi alla tela, — quanto crede lei che possa valere? - -— Non è da vendere, — risposi. - -— Lo so bene — sospirò, — lo so bene! Ha rifiutato molte offerte.... - -— Generosissime.... - -— Da pitocchi. Se il signor Nebuli volesse, c'è qualcuno che gli -darebbe il doppio dell'Americano. - -— Non vorrà. - -Sorrise maliziosamente e disse: - -— Se perde la lite, vorrà. - -Era la seconda volta che mi faceva inarcar le ciglia e star mutolo; e -di nuovo lo vidi sorridere a qualcuno che era nello spazio e fregarsi -le mani con compiacenza genuina. - -— Come fa a sapere della lite? - -— È tanto facile sapere quello che riguarda Valente Nebuli, chi non lo -sa? Il rifiuto dei dollari americani ha messo in moto i curiosi, gli -sfaccendati, tutti coloro che non hanno orecchie se non per ascoltare -i fatti degli altri e lingua per ripetere ciò che le orecchie hanno -inteso.... i tribunali non sono segreti ai tempi nostri, gli avvocati -non sono muti, come ella sa benissimo, gli uscieri nemmeno, e si mette -in piazza tutto, anche quello che non ci si dovrebbe mettere.... cioè -che Valente Nebuli perderà la lite e rimarrà povero in canna. - -Io cominciavo a credere che fosse egli pure uno di coloro che non hanno -orecchie _eccetera_, ma tanto la sua sicurezza mi spaventava! - -— Dice sul serio? - -— Non vi è ombra di dubbio, il vecchio Corvi era imbecillito dalla -paralisi. - -Lo guardai a bocca aperta. - -— Perciò — soggiunse — gli dia un buon consiglio: «non aspetti a -vendere la sua _Spuma del mare_ quando sarà povero, è ora il momento;» -glielo dia lei questo buon consiglio. - -— Glielo dia lei — risposi con un risolino furbo, volendomi dar l'aria -molto penetrativa.... - -— Sicuro che glielo darò, — ma da me non lo vorrà pigliare. - -Tacque per rimettersi come prima in contemplazione dinanzi al quadro; -io pensavo.... quante cose pensavo! - -— Vuole che le faccia una confidenza? — mi disse ad un tratto -l'incognito. - -— Si accomodi — risposi. - -Ed egli si accomodò benino, dicendomi d'una scommessa, d'un puntiglio, -di un innamoramento, di sè medesimo e d'un cotale più incognito di -lui, in modo che, quando ebbe finito, altro non capii se non quello che -sapevo benissimo, cioè che l'amico si era messo in capo di comprar la -_Spuma del mare_ a tutti i costi e voleva me per alleato. - -— Benissimo — dissi — io annunzierò la sua visita a Valente Nebuli — e -chi devo annunziare? - -— Sono forestiero, quasi nessuno mi conosce in Milano, mi ci trovavo -di passaggio ed avrei tirato diritto menando i miei reumi per l'Italia -centrale, finchè dura la bella stagione; questa _Spuma_ mi ha fermato, -gli dica così. - -— Gli dirò così, — risposi col mio risolino furbo, che invece di -sgominarlo lo fece ridere, — così gli dirò. - -Egli mi porse una mano tutta tendini ed ossa, che sfiorai appena; ci -separammo. - -— Indovina chi era il vecchio della birreria, — dissi a Valente. - -— Chi era? mi chiese ansioso. - -— Un innamorato della signora Valeria, — soggiunsi scherzando, — un -aspirante.... - -Ma ammutolii vedendo sul volto dell'amico tutti gli indizî d'una -commozione vera. - -— Te l'ha detto lui? - -— Me l'ha detto lui. - -— Ha proprio detto della signora Valeria? - -— Che ti viene in mente? Come vuoi che sappia? - -E tacqui guardandolo, mentre egli mi pigliava per mano e mi tirava a -sedere sopra un canapè, al suo fianco. - -— Dunque, quel vecchio è?... - -— Chi sia non lo so. - -— Non gli hai chiesto il suo nome? - -— Sì, ma non me l'ha detto; è il signor X d'una equazione a più -incognite, che, se ti ricordi, è un'equazione, in cui ci è anche un -Y che non si sa chi sia. Io, come puoi credere, non l'ho sciolta, ma -così tentoni, dico fin d'ora che il vecchio della birreria non vuol -comperare il quadro per una speculazione, dal momento che è disposto -a darti il doppio degli Americani, e suppongo non lo comperi per sè — -dunque X è uguale ad un mediatore. - -Valente stette alcuni istanti a far dei _sì_ e dei _no_ quasi -impercettibili col capo, poi si volse a me, e come se continuasse un -discorso bene avviato, senza preamboli di sorta, mi disse: - -— Devi sapere.... - - - - -VIII. - -Quello che io dovevo sapere. - - -Lo chiamavano Giorgione, perchè il suo nome era Giorgio, la sua -circonferenza enorme; era pittore e viveva coi pittori, ai quali dava -spesso un buon consiglio per nulla e talvolta qualche centinaio di -lire per meno ancora, cioè a dire in prestito. Invero se i consigli -buoni gli fruttavano la soddisfazione di vedere una particella del suo -robusto ingegno nelle tele degli allievi e degli amici, solitamente -i prestiti escludevano per l'avvenire i consigli, perchè chi aveva -intascato cento lire non si lasciava più vedere per prender altro. - -Giorgione guadagnava molto, ma aveva le mani bucate, come si dice; -perciò quando egli aveva da pigliare una manata di napoleoni d'oro, -ci era sempre qualcuno, a cui mancava il pane od il companatico od i -colori o la tela o la cornice, ma mai la faccia tosta, per tirar su -tutti i napoleoni che cadevano. - -Italiano Giorgione, italiani la maggior parte degli allievi; non andava -a Parigi uno del _bel paese_ che non facesse visita allo studio od alla -borsa del pittore famoso. Era una specie di colonia italiana nel mare -magno della capitale francese. - -Una volta Giorgione conobbe una coppia d'italiani sposi di fresco; la -sposa era la signora Valeria, lo sposo un mediocre pittore, un uomo -eccellente, che visse appena il tanto da farsi amare come un fratello, -poi se ne morì. La vedova rimase abbandonata, senz'altre ricchezze -che poche tele cattive del marito ed il suo visino da angelo in un -paese indemoniato. Era savia ed ingenua quanto bella, si proponeva in -buona fede di piangere tutta la vita il morto, credendo la poverina di -potersi guadagnare il pane posando per le _Madonne addolorate_; ma se -Giorgione non le veniva in aiuto comperando le cattive tele del morto -e facendole propriamente da tutore, chi sa che sarebbe stato di lei. A -quanti pittori la vedevano, pigliava un desiderio ardente di copiarne -le mani e la testa, ma Giorgione era come geloso della sua _Madonna_ ed -a malincuore la imprestava ad altri. - -A quel tempo andò a Parigi un gran signore, un conte, un marchese, -un duca, che so io, un pezzo grosso; faceva l'ultimo suo viaggio da -scapolo, ma questo non lo diceva a nessuno; amava le arti, imbrattava -anche lui delle tele e lo faceva sapere a tutti. Naturalmente capitò -nello studio di Giorgione, vide la signora Valeria, e sentì (non -sarebbe stato artista se non l'avesse sentita) la smania irresistibile -di copiare anche lui la testa e le mani della modella famosa. Giorgione -gli fece mettere un cavalletto in uno stanzino, e gli permise di venire -un'ora ogni giorno a dipingere una _Madonna_, curioso di vedere come se -la sarebbe cavata quel _dilettante_; e visto che se la cavava benino, -dopo la prima posa gli lasciò soli, credendo forse che l'immagine -santa dovesse tutelare abbastanza l'originale. Giorgione chiedeva un -miracolo, e lo chiedeva ad una _Madonna_ incominciata appena; e pure -Giorgione non credeva ai miracoli, ed in fatto di _Madonne_ le adorava -quando erano capilavori e dava un certo valore mercantile a quelle che -faceva di commissione, niente più. Ma l'uomo non è sempre ragionevole a -tempo. - -Quel signore stava a cavallo della quarantina, ma saldo come se avesse -trent'anni; era bello, aveva modi da gentiluomo artista che piacciono -tanto alle donne vissute in povera condizione. Io m'immagino che, -per cogliere il segreto della bellezza rara della sua _Madonna_, -la fissasse a lungo a lungo, con due occhi, da cui si avventava il -fluido magnetico, e dopo averle detto: _«più su» troppo, «un po' -più a sinistra» così «no»_ e simili, si alzasse talvolta tenendo il -pennello tra i denti, e pigliasse il visino con mani carezzevoli per -collocarlo come doveva essere, e sempre e ad ogni modo saettandola -col fluido, finchè un giorno la signora Valeria si sentì vinta. Egli -disse probabilmente — «mi sorrida» — ed ella fece un sorriso che -apparve riprodotto tal quale sulla tela; poi egli, senza dir parola, -ma tremante per desiderio, si accostò a lei tremante per paura, e -sulle guance impallidite dalla commozione raccolse probabilmente colle -labbra qualche cosa che nella tela non poteva mettere. E continuando -ad immaginare, io dico che la _Madonna_ impassibile e sorridente non -somigliava per nulla in quel punto alla creatura terrena trasfigurata -dall'amore. - -Non le somigliò più; la signora Valeria divenne prima allegra troppo, -poi troppo mesta e pallida. - -E un giorno qualcuno avvertì Giorgione che la sua protetta, la sua -pupilla, la sua figliola (perchè era tutto questo per lui) se ne andava -di nascosto in una casa dirimpetto, dove il conte od il marchese, od -il duca, od il diavolo l'aspettava per farla posare (povera _Madonnina_ -profanata!) in atto di Venere nascente dalla spuma del mare. Giorgione -vide il quadro disegnato appena, comprese il resto — sapendo benissimo -che non nascono Veneri innocenti dalla spuma del mare. - -Un mese dopo la signora Valeria piangeva l'abbandono, e più tardi se ne -moriva mettendo al mondo una creaturina — storia vecchia. - -Il conte, il marchese, il duca, il che so io, era fidanzato ad una -duchessina molto ricca e molto casta; il suo viaggio a Parigi aveva -avuto per iscopo di comperare i doni alla sposa — quando seppe che una -figlia eragli nata prima del suo matrimonio, e che la madre era morta, -rispose con una lettera piena di lagrime e di biglietti di banca — -invocando da Giorgione facesse lui il babbo alla bambina, e serbasse il -segreto di quel _disastro_. - -A qual fine svelare alla povera orfana la sua origine? Perchè farla -affacciare alla porta d'un segreto che sarebbe stato il gran dolore -di tutta la sua vita? Crebbe la fanciulla nella persuasione d'essere -figlia di Giorgione, e più tardi, apprendendo che costui non era -suo padre, pianse come se le venisse tolto davvero. Giorgione aveva -passata la cinquantina da un pezzo; la fanciulla era giunta ai diciotto -e per essere propriamente padre e figlia in faccia alla legge bastò -il consenso d'entrambi, una domanda e la sentenza d'un tribunale — -tutto ciò fu fatto dinanzi a due testimonî, che furono i due allievi -prediletti di Giorgione: Valente ed un certo Salvioni, prodigioso -ingegno, ma testa pazza e cuore bacato. E così Chiarina non seppe mai -che il suo padre vero fosse.... - -— Chi? - -Quando io feci questa domanda all'amico Nebuli, egli mi rispose -crollando il capo che non lo sapeva neppur lui: Giorgione aveva -custodito bene il suo segreto. - -— Ma non temette egli di nuocere alla piccina tacendo? - -— Temette di nuocerle parlando; ma forse chi sa?... Quando più non -era in tempo, quando si avvide che era la sua ora d'andarsene, che -Chiarina sarebbe rimasta sola nel mondo, forse allora si pentì, — era -tardi.... — - -Non ci comprendevo più nulla. - -Valente mi guardò un pezzo titubante, poi prese le mie mani nelle sue, -come per farmi una preghiera, come per strapparmi una promessa. - -— Più nessun segreto con te; ti dirò tutto. - -E mi disse tutto senza una reticenza, senza un turbamento. - -Quel tal Salvioni, pittore, che era da molto tempo nella intimità -del vecchio Giorgione, si accese per la fanciulla. Lo ammaliava la -bellezza sovrana delle forme di lei bambina, che aveva dato al pennello -del vecchio artista un capolavoro; egli si divorava la giovinetta -cogli occhi, costringendola ad arrossire. Ma il vecchio aveva fatto -una campagna, come si dice, ora ci vedeva chiaro e faceva la guardia -come un veterano, tanto che il discepolo, non potendosi confessare a -Chiarina, si confessò al maestro. Giorgione disse una sola parola; — -Sposala! — Ma il Salvioni era come tanti; amava la fanciulla, abborriva -il matrimonio; trovò la penitenza enorme e chiese tempo a pensarci. - -Allora Giorgione consigliò al discepolo di non venire più nello studio, -finchè avesse deliberato; e l'altro messo alle strette deliberò, venne -e sposò Chiarina. - -— La sposò proprio? — interrogai. - -— La sposò proprio. - -— E tua moglie... cioè, la signora Chiarina, si lasciò sposare? - -— Aveva diciotto anni, le dissero di dir di _sì,_ glielo dissi anch'io, -lo disse. - -— Anche tu!... Comprendo..., il Salvioni morì.... - -— Non comprendi, — interruppe Valente, con un sorriso melanconico, -— non puoi nulla comprendere! Il Salvioni in capo a sei mesi di -matrimonio, dopo aver fatto patire alla poveretta perfino la fame, -senza che ella si lamentasse mai, un bel giorno, cioè un brutto -giorno, se ne partì chiedendo il perdono di Giorgione e di Chiarina, -promettendo di tornare quando fosse ricco. Intanto aveva consumato -la piccola dote della sposa. All'improvviso annunzio Giorgione -accorse alla casa vedovata, apprese a Chiarina la nuova sventura, -preparandovela colle sue moine da babbo, poi le coprì di baci le guance -pallide, le asciugò le lagrime colle carezze e di nuovo se la condusse -a casa a braccetto. Quando ebbe accomodato tutto ciò, fece la sua brava -malattia di due settimane, andò fino al limitare del mondo di là e -tornò indietro a ripigliare le fatiche ed i doveri di padre. - -— Dov'era andato il Salvioni? — mi arrischiai a domandare dopo alcuni -istanti di silenzio. - -— Non si seppe mai. Ma una volta avevo inteso Giorgione dire che -quel capo scarico non lavorava più, perchè si era messo in testa di -ritrovare il padre di sua moglie, e più d'una volta udii lui stesso, -il Salvioni, quando era brillo, inveire contro gli snaturati che -abbandonano le loro creature. Sapeva della mia eredità ed era chiaro -che la sorte mia gli faceva invidia, anche lui voleva arricchire senza -fatica. - -Un giorno fui chiamato in fretta allo studio di Giorgione; si -sentiva male, aveva una gran sonnolenza, contro cui si ribellava con -coraggio. Mi vide, mi afferrò le mani nelle sue fredde, e trovò la -forza di raccomandarmi Chiarina; si assopì, per poco; svegliandosi: — -«dev'essere a Milano!» — disse, poi si assopì di nuovo, per sempre. - -— E tua moglie? — chiesi quando mi parve che il silenzio durasse più -del necessario. - -Non ebbi risposta. Provai ancora ad offrirgli un mozzicone di frase, -perchè mi usasse la cortesia di continuarlo. - -— La signora Chiarina rimase.... — - -Ma Valente muto come un pesce. Ed io: - -— Rimase vedova.... naturalmente, e poi? — - -L'amico Nebuli si rizzò in piedi.... ma qui ci sta un'osservazione e -ce la metto. Nella settimana d'un uomo lungo vi sono momenti, in cui -egli avrebbe bisogno di rimpicciolirsi; immagino che il contrario debba -accadere più spesso ai piccini, e che i mezzani non siano in condizioni -migliori, non si potendo accorciare od allungare come i cannocchiali; -perciò quando l'amico Nebuli si rizzò in piedi con una certa solennità, -compresi subito che quello che mi voleva dire gli sarebbe costato meno -fatica scendendo dall'alto, e rimasi a sedere. - -Ma per quanto egli si provasse, ed io lo incoraggiassi cogli occhi, non -gli venne fuori una sillaba. - -Allora abbassando la voce chiesi: — non è tua moglie? — ed egli -abbandonò le mie mani e ricadde al mio fianco — non era sua moglie! - -Il resto si racconta in due parole. Valente raccolse la bella ed i -pochi, pochissimi spiccioli del padre adottivo di lei, ne vendette le -tele ed i mobili all'incanto e fu lui stesso il maggior offerente; -ripose il tutto nel suo quartierino da scapolo a Parigi, parlò al -console italiano, scrisse e fece scrivere ad altri dieci consoli -chiedendo notizie del pittore Salvioni, a cui voleva restituire il -denaro e la moglie: passò un anno. - -A lungo andare Valente e Chiarina cominciarono ad accorgersi che la -loro condizione si faceva insopportabile, che un gran pericolo era -sempre imminente, e la maldicenza ai loro calcagni, e la curiosità dei -vicini invariabilmente alla finestra, scettica, maliziosa, beffarda, -tanto che alla fine sentirono entrambi il bisogno di spacciare alla -malizia della gente una bella menzogna e darsi al mondo per marito e -moglie.... - -Così andarono le cose, secondo mi disse Valente, ma qui mettendo un -po' d'immaginazione e di buona volontà dove l'amico metteva qualche -reticenza, io supponevo, cioè non supponevo, ma avevo paura di -supporre.... e mi pareva di vederla alla finestra la mia malizia di -vicino di casa, scettica, curiosa e beffarda. Io che sono bonario non -desideravo di meglio che di poter paragonare la signora Chiarina e -Valente a quelle due isolette castissime scoperte da un poeta moderno; -mi ci provavo, e quando a forza di buona volontà ero riescito a tirare -a galla le due isolette nel piccolo mare della mia immaginazione, ecco -un altro mare più piccolo, quello dipinto dall'amico Nebuli,... - -— A te ora, — mi disse costui all'improvviso; — chi è il vecchio della -birreria? - -— Chi è il vecchio della birreria? — ripetei. - -— Chi credi che sia? - -— Il signor Salvioni, — risposi da vero sbadato. — - -Ed accorgendomi d'averla detta grossa, corressi: - -— Il signor Salvioni no, probabilmente; dev'essere più giovane un -pezzetto.... Per altro... fammi il piacere.... Giorgione, prima di -morire, disse: — _dev'essere_ _a Milano_; di chi parlava se non del -Salvioni? - -— Sicuro; se avesse parlato del padre di Chiarina non avrebbe detto -_dev'essere_, avrebbe detto _è_, perchè sapeva benissimo dov'era, od -avrebbe proferito il nome, che era la più spiccia. - -— Lo vedi! - -— Sì, ma perchè mai sospettava che il Salvioni fosse a Milano, se non -perchè?... - -— Capisco! — interruppi con una specie di grido sommesso, — se non -perchè credeva il marito di tua.... della signora Chiarina capace -d'aver penetrato il mistero e di fare una corbelleria? - -— Ci sei! - -— Ci sono; e tu, venendo a Milano, cercavi il Salvioni o l'altro? - -— Non lo so nemmeno io, — balbettò l'amico, — uno dei due, ma il -Salvioni avevo quasi perduta la speranza d'incontrarlo, le nostre -pratiche erano riuscite vane. - -— E facendo la _spuma del mare_, e dando alla tua Venere il volto -della signora Valeria, ed esponendo il quadro alla Mostra permanente tu -speravi di costringere.... - -— Costringere no.... ma forse di rendere più facile il dovere ad -un vecchio pentito.... di avvicinare d'un gran passo il padre e la -figlia.... Venti volte mi battè il cuore affrettato alla vista d'un -compratore.... - -— Dunque, secondo te, il vecchio della birreria? - -— Il vecchio della birreria non è da oggi che me lo vedo fra i piedi, -l'avevo già visto passar sotto le mie finestre e guardare in alto. -L'altro ieri un signore, un vecchio, sottopose il portinaio ad un -interrogatorio sul conto mio, sul conto di Chiarina, sul tuo; ieri ci -inseguì per istrada, ci precedè nella birreria.... - -— E stamane, proseguii pigliando il filo, stamane appicca discorso -con me.... s'innamora del tuo quadro che vuol pagare il doppio degli -Americani, non mi dice il suo nome, è informato dei fatti tuoi.... -verrà.... — - -Tacemmo entrambi; collo sguardo e coll'atto ci proponevamo lo stesso -quesito: - -— Chi era il vecchio della birreria? - -— Il signor Bini — entrò a dire il servitore in livrea, proprio come -nelle commedie moderne. - -Ci levammo di scatto tutti e due — un vecchio entrò — era lungo, era -diritto, era anche un po' impacciato — era lui! - - - - -IX. - -In cui l'incognito comincia a tormentare la mia curiosità. - - -La mia presenza rese facile il colloquio e lo fece subito volgere -ad una specie d'intimità. — Quel caro signor Bini aveva una sua -venuzza ironica, sottile, ma perenne, che gocciolava sempre, cosicchè -mentre lui era quello che, secondo tutte le leggi della fisiologia e -della psicologia, doveva aver bisogno di rinfrancarsi, eravamo noi a -commoverci per conto suo; era lui che si abbandonava sul canapè, noi -che ci tenevamo impettiti sull'orlo della sedia a guardarlo cogli occhi -grossi. - -Unico indizio del suo _grande affanno_, una curiosità sfacciata, -petulante, che fissava tutti gli oggetti a lungo e minuziosamente, -senza perdere la sintassi del periodetto infilato; la sua lingua -andava lenta, ma senza intoppi, come un movimento d'orologeria. — «A -credergli, per ciò solo era.... venuto.... perchè aveva visto.... la -Venere.... dell'amico Nebuli.... e con tutti i suoi anni.... che non -eran pochi,... se n'era.... innamorato.» - -Quanti erano i suoi anni? - -Io lo chiesi, perchè pensai che, non chiedendolo allora, non avrei -forse trovato un momento migliore, ed egli rispose che erano _sessanta -suonati_, e continuò a svolgere comodamente la sua filastrocca. - -Valente ed io ci guardammo alla sfuggita per dirci che il conto tornava -benissimo. - -L'amico Nebuli diè la risposta già data a tanti — «la sua Venere -non era in vendita,» — ed il vecchio si accontentò di sorridere; non -aveva premura, avrebbe aspettato.... sperando.... non si sa mai.... -in un mutamento d'idee; intanto.... se gli si permetteva.... sarebbe -venuto.... a trovar lui e l'ottimo signor Ferdinando. - -Il signor Ferdinando ero io, come sapete, e vi assicuro che non -me ne stupii, sebbene il mio nome non glielo avessi detto proprio. -Quanto all'_ottimo_, che ne poteva saper egli? perciò lo respinsi -garbatamente, protestando che era lui _troppo buono_. - -Ancora poche ciancie inutili, molte occhiate in giro, poi il signor -Bini spiegò di nuovo tutta la sua lunghezza, ci strinse le mani, ripetè -che.... se non.... incomodava.... sarebbe tornato. - -Nell'attraversar le camere con una lentezza adorabile, a me parve che -facesse l'inventario dei mobili senza averne l'aria. - -Della signora Chiarina non si era detto verbo; Valente mi confessò poi -ch'era stato lì lì per andarla a chiamare, ma che non aveva trovato un -pretesto. - -La signora Chiarina — ecco l'esperimento solenne che ci voleva! ma ora -che concludere, perchè sarebbe pur stato bello concludere qualche cosa -dopo un colloquio di quella fatta? - -Era _lui?_ Non era _lui?_ - -— Non ti pare che le somigli? — mi disse l'amico mio. - -In coscienza no, non mi pareva; ma io non l'aveva guardato che -nell'insieme; forse bisognava esaminarne i particolari, come aveva -fatto Valente, il quale si era fermato al naso come ad un indizio -rivelatore.... - -Ma quando io mi trovai per la seconda volta faccia a faccia col -vecchio, ed afferrai ben bene ed a lungo il suo naso co' miei due -raggi visivi, dopo avere stentato a lasciarlo andare perchè stentavo -a credere a me stesso, mi dovetti convincere che il cuore, od il -sistema nervoso, od un'illusione ottica aveva tradito l'amico Nebuli. -Era un naso dritto, sottile, come dritto e sottile lo aveva la signora -Chiarina, ma i nasi hanno cento maniere d'essere dritti e sottili senza -perciò assomigliarsi menomamente. - -Piuttosto bisognava cercar la somiglianza altrove: — spianandone le -rughe, spargendovi una profusione di biacca.... pareva a me.... - -Mentre io così fantasticava, non staccando gli occhi di dosso al -vecchio, facendo ogni tanto di sì col capo, sorridendo quando lo vedevo -sorridere, senza sentire una sillaba di quanto diceva, una parola mi -venne a svegliare di botto. - -— L'_ordine_.... — diceva il signor Bini. - -Che cosa diceva dell'_ordine_? Ne diceva bene, lo metteva in alto, -in alto, sopra tutte le virtù cardinali e teologali, lo vedeva in sè -stesso, in me, nell'amico Valente, nella terra, nel cielo, nei fiori, -nelle stelle, e si accalorava un tantino, come se l'avesse regalato lui -al mondo, e facesse le difese d'una creatura sua propria. - -Valente mi guardava sorridendo. - -Confesso una debolezza che non so spiegare; sopra la compiacenza grande -che mi cagionava il trovare le mie medesime opinioni in un altro, -galleggiava un dispettuzzo piccino. - -Provai a mettermi alle calcagna del vecchio per raggiungerlo; egli mi -lasciava dire, finchè con un nuovo balzo si spingeva distante, ed io -di nuovo dietro. L'ordine faceva questo — (lo avevo detto anch'io) — -faceva anche quest'altro (questo pure avevo detto e ne chiamavo Valente -in testimonio) — ma infine l'ordine fece cose, di cui io non l'avevo -mai creduto capace, e allora mi rassegnai a restituire il suo sorriso -malizioso all'amico Valente. - -Una bizzarra maniera, tutta propria del signor Bini, era quella di non -darsi mai vinto. - -Mi provai una volta che egli diceva _sì_ a dir di _no_, egli ripetè -_sì_, io _no_.... — sì — no.... sì — ammutolii; un'altra volta egli -disse _no_, io _sì_ — no sì.... no — tornai ad ammutolire. - -Immaginando che entrasse anche questo nella sua monomania dell'ordine, -mi proposi di lasciarlo dire sempre, senza contrastargli. Ma egli non -pareva contento della nostra approvazione muta; quando aveva dato alle -sue idee una foggia paradossale e non si vedeva contraddetto, mandava -in giro certe occhiate di sconforto e correggeva egli medesimo la sua -sentenza. - -Una volta aveva sentenziato: - -— _Il disordine non esiste._ - -Valente uscì a ridere forte — io zitto. - -— _Non esiste il disordine_. - -Se dicendo _esiste,_ avessi potuto distruggerlo (il disordine, -intendiamoci, non il signor Bini), non lo avrei detto. - -E il vecchio, dopo d'avermi cimentato invano, sorrise e si corresse -così: - -— Non esiste il disordine, se non come manifestazione dell'ordine. - -— Bravo! — esclamai. - -Lessi negli occhi dell'ottimo signore la voglia prepotente di ribattere -— _non è vero_ — ma egli trionfò di sè medesimo, non lo disse. - -In quella entrò la signora Chiarina. - -Ci alzammo tutti e tre di scatto. - -— Il signor Bini! — balbettò Valente — la mia signora. — - -Il vecchio s'inchinò. La signora Chiarina sedette, fece due ciance -soavissime, il suo visino di latte divenne come una fragola un paio -di volte — sorrise — e innamorò il vecchio, come aveva innamorato ogni -altro, compresa la mia Annetta.... e me stesso. - -Come doveva battere il cuore del signor Bini! - -Per me, che mi vanto d'essere penetrante, le sue occhiate tenere quando -si figgevano nel volto angelico, le altre mandate in giro lentamente -per la sala, le altre fuggitive lanciate a Valente, per me, dico, -nessuna di queste occhiate andò perduta. Dicevo in cuor mio: — Ora -pensa allo stato, in cui vivono, ed ora pensa che si amano, e non -sa.... poveretto!... ed ahi! ora forse pensa che a lui non è concesso -d'amarla in palese! — - -Poi egli si distraeva ed io ne approfittavo per confrontare i volti -ravvicinati della fanciulla e del vecchio.... la somiglianza _forse_ -vi era, impercettibile per un occhio profano, ma forse vi era! — E -guardando Valente trovavo il suo sguardo fisso nel mio, ed egli diceva -a me, ed io dicevo a lui che la somiglianza v'era.... forse. - -Il signor Bini non tradì altrimenti il suo segreto; fu disinvolto -quanto è possibile, fu curioso quanto è lecito, e forse un po' più, -finalmente si rizzò, strinse la mano bianca della signora Chiarina -nella sua rete di tendini, e fece un inchino profondo. - -Quando se ne fu andato, la signora chiese: — Chi è quel vecchio? - -Valente tardò a rispondere, io dissi commosso: - -— Il signor Bini. — - -E rimasti un istante soli, Valente ed io: - -— Le somiglia? mi domandò. - -— Forse le somiglia, risposi, ma nel naso no, di sicuro. - -— Nel naso no, ripetè Valente; forse.... - -— Aspetta, interruppi.... — e tratto di tasca il taccuino, scrissi due -linee — in che le somiglia? - -— Nella bocca, mi pare.... che ha piccina; nelle labbra che, quando non -sorridono con malizia, fanno il sorriso buono di Chiarina.... — - -Così disse Valente. - -E allora io lessi sconfortato quello che avevo scritto sul taccuino: - -«Spianandone le rughe, aggiungendo i capelli mietuti dai tempo, -spargendovi una profusione di biacca, la fronte è tale e quale.» - -Tornò la signora Chiarina. - - - - -X. - -Il signor Bini continua. - - -Valente aveva aperto due finestre alla mia curiosità; una metteva nel -passato, l'altra lasciava intravedere l'avvenire; ed io mi interrompevo -spesso durante il lavoro per affacciarmi ad una delle due. La mia -Annetta allora mi camminava intorno in punta di piedi, perchè mi -credeva in contemplazione dinanzi ad un'idea da mettere in cornice, -ed io, non le potendo dire la verità, che non era cosa mia, le davo un -sorriso ed un bacio. - -Passavano intanto i giorni, ed il signor Bini rimaneva impenetrabile -come i geroglifici, quando nessuno ancora li aveva penetrati. La sua -freddezza con noi era meravigliosa: solo messo in faccia alla signora -Chiarina, egli pareva lasciarsi sfuggire un lembo del suo segreto, -ma non mai tanto, che noi potessimo afferrarlo e strapparglielo ed -esclamare: — ora l'abbiamo, è lui! — - -Quando diceva qualche parolina amabile alla signora, o la chiamava -«la mia bambina,» o la guardava a lungo negli occhi, tenendola per -mano, e l'abbandonava appena si fosse fatta rossa, per ridere forte, -dicendosene innamorato cotto: quando faceva tutto ciò, era propriamente -un altro uomo uscito per arrendevolezza dalla sua buccia solita. - -Del resto anche la sua buccia solita, veduta da vicino, non mi -spiaceva, perchè la severità era in lui corretta da un certo umor -testereccio e beffardo; il sussiego da un sorriso di malizia. Valente -ed io ci trovammo pienamente d'accordo nel dire che il fondo del signor -Bini doveva essere eccellente. - -Solo non si sapeva più come tenerlo lontano, perchè ogni santo giorno -il vecchio veniva a farci la visita e ce la faceva abbondante. - -Forestiero in Milano, diceva lui, gli avanzava ogni giorno del tempo, -di cui non sapeva che farsi; lo regalava a noi; e per di più voleva che -smettessimo le cerimonie con lui, dando egli il buon esempio — insomma -un capolavoro di faccia tosta. - -Quando veniva in casa mia, si accomodava nella poltroncina dinanzi -al cavalletto, e mi stava a guardare, oppure andava in giro per lo -studio, cacciando il suo naso dritto e sottile ne' miei cartoni, che mi -chiedeva il permesso di mettere in ordine. - -— Faccia, faccia! — rispondevo; e lo stavo a guardare come un fenomeno. - -Egli faceva, poi se ne veniva a me, dicendomi con accento paterno: - -— Quanto tempo li lascerà stare? Vediamo..... ah! come è disordinato -lei! Ma già tutti così loro artisti! — - -Un po' di ragione l'aveva, perchè da quando mi ero incontrato in uno -che voleva bene all'ordine più di me, mi pareva di volergliene io meno; -ma buscarmi a quel prezzo del disordinato, era e non era un'iperbole -superba e veramente curiosa? Ridevo. - -Da un pezzo non si parlava della causa _Corvi_ =contro Corvi.= - -Una volta mi venne in mente di botto, mentre io stavo ritto dinanzi al -cavalletto, il signor Bini a sedere. - -— To'! — esclamai, — dev'essere domani il gran giorno.... - -— Non è domani, — m'interruppe il vecchio. - -— E sa lei di qual giorno parlo? - -— =Corvi contro Corvi.= - -— Appunto.... ma che mi dice?... è proprio domani.... - -— Non è domani. — - -Stetti zitto. - -— Fu chiesta una _proroga_ — soggiunse il vecchio quando ebbe -assaporato il suo trionfo. - -— Come lo sa? domandai col pennello in aria. - -— Mi sta a cuore la lite dell'amico suo; finchè non abbia perduta la -lite, non mi venderà la _Venere_, ed io la voglio. - -— Valente non perderà la lite — dissi io — i tribunali gli hanno già -dato ragione una volta.... - -— I tribunali hanno spropositato una volta più del necessario, — -disse il signor Bini senza accalorarsi; — vi sono prove evidenti -dell'imbecillità del vecchio Corvi. - -— A me il vecchio Corvi pare pieno di giudizio. - -— Non dica che le _pare._ - -— Mi pare, lo dico. - -— Non lo dica, lo desidera, ecco tutto. - -— Mettiamo che sia così; che ne risulterebbe? - -— È così, e ne risulterà l'annullamento delle disposizioni -testamentarie; l'amico suo sarà condannato a restituire un terzo -dell'eredità avuta. - -— Appena? - -— Appena.... ma un terzo dell'eredità avuta dallo zio, il quale stette -al mondo tanto da consumare la metà del _fatto suo_, cosicchè il terzo -d'allora è diventato i due terzi del patrimonio d'oggi. - -L'aritmetica non si poteva lamentare, perchè era scrupolosamente -applicata. L'erudizione del signor Bini cominciava a spaventarmi. - -— L'altro terzo — soggiunse il dottissimo signore — se ne andrà nelle -spese della lite. - -— È proprio sicuro di quello che dice? - -— Lo domandi agli avvocati. - -— E che farà Valente? — dissi io. - -— Ricorrerà in Cassazione e venderà la _Spuma del Mare_. - -— E qual è il vantaggio di ricorrere in Cassazione? - -— Lo domandi agli avvocati — rispose il vecchio col suo sorriso -malizioso — la lite potrà tirare in lungo un altro paio di annetti.... -le par poco? - -— Tutta colpa.... - -— Tutta colpa del vecchio Corvi.... — m'interruppe il vecchio. - -— Ma se era imbecille? - -— Appunto per questo. - -— Dica invece tutta colpa dei due amici, perchè, deve sapere, se non lo -sa.... lo sa? - -— Dica, dica. - -— Deve sapere che il Pasquali ed il Nebuli erano amici intimi, proprio -come Valente ed io, e per una miserabile questione di denaro.... -per un puntiglio meschino.... si ritolsero prima l'affetto... poi il -saluto, poi la stima, poi la pace.... finchè l'uno morì strozzato dalla -consolazione di lasciar l'altro mezzo strozzato dal dispetto. — - -Avevo messo delle pause nel mio periodo, perchè m'aspettavo d'essere -interrotto, invece fui lasciato dire. - -— Me l'avevano detto che la storiella era andata così. — - -Manco male che glielo avevano detto! - -— E del signor Pasquali che cosa ne sa? - -— So che è una specie d'orso, un brontolone, uno stravagante. - -— Precisamente; vive in una sua villa sul lago di Como, non si muove -mai, non ha figli.... - -— Non ha figli. - -— La colpa è sua. - -— Tutta sua, tutta sua. - -— Non già di non aver figli — dissi sorridendo. - -Ed egli sorridendo ripetè: - -— Non già di non aver figli. - -— Della lite.... - -— Della lite. — - -Lo guardai sbalordito; non pensava più a contraddirmi, si fregava le -mani, sorrideva a quella tale incognita della birreria o ad un'altra -consimile. - -Alcuni istanti dopo si rizzò in piedi, ed andò a chiamare a tutti gli -uscî la mia Annetta; quando ella comparve ed egli le ebbe stretta la -mano, scese le scale. - -Una stranezza da aggiungere alle altre: dimenticò la solita promessa di -ritornare, e fui io a gridargli dietro: — a rivederla! — - - - - -XI. - -Qui una signorina leggerà due volte senza comprendere. - - -Da un gran pezzo (due giorni lunghi) portavo di nascosto il mio -segreto. Era pesante e fastidioso; mi legava le membra, chiudeva i miei -gesti, solitamente larghi, in una piccola cornice di pochi centimetri -di lato, mi mozzava le parole in bocca e mi faceva pigliare dinanzi a -mia moglie l'aria d'un marito che ne avesse fatta una grossa; con tutto -ciò non dicevo nulla, tenevo tutto per me. - -Quel giorno, appena il signor Bini se ne fu andato ed io mi trovai -faccia a faccia colla mia Annetta sorridente, non seppi più resistere, -la trassi a sedere in un canto, e fattomi promettere tutto quello che -avevo promesso io, mi parve di essere nel mio diritto, cacciando di -casa quel segreto importuno. Bisognava pigliarlo per le spalle senza -preamboli, ed io lo pigliai solennemente così: - -— Hai da sapere, Annetta, che in casa dell'amico Nebuli vi è un mistero. - -Essa mi guardò sbarrando gli occhi. - -— Che la tua cara, la tua bella, la tua buona signora Chiarina, la tua -innamorata in una parola, ha un segreto.... — - -Annetta faceva segno di no con tanto seriume, che mi parve vedere in -lei la _scuola_ del signor Bini. Tacqui. - -— Non l'ha più, — disse mia moglie — mi ha detto tutto. - -— Tutto? - -— Tutto. - -— E tu non mi dicevi nulla? - -Rise, per non rispondere. Ed io serio: - -— La signora Chiarina ti ha detto quello che sa lei, cioè.... che -Valente.... - -— Non è suo marito, che il marito suo è un altro, il quale dev'essere -morto.... e che lei ama Valente, e che col tempo si sposeranno davvero. - -— Col tempo! — sospirai — ma non ti ha potuto dire quello che essa -medesima non sa e che ti voglio dir io. - -Le narrai la faccenda della signora Valeria, della _Spuma del Mare_, ed -i sospetti che aveva fatto nascere il misterioso signor Bini. — - -— È lui! — sentenziò, — le somiglia.... - -— In che? - -— Nel naso. — - -Fu la mia volta di crollare la testa col sussiego del signor Bini; poi -dissi: - -— Se anche è lui, come costringerlo a confessare la sua paternità? Il -codice non vuole, ed io dico che fa benissimo. Per me il signor Bini è -il signor Bini, non ne dubito menomamente, ma se mai egli fosse quel -duca, quel marchese, quel conte, quel pezzo grosso insomma che mise -al mondo in un momento di distrazione la signora Chiarina, è evidente -che non vuol darsi a conoscere. Ci avrà le sue ragioni, doveva prender -moglie vent'anni sono; a quest'ora probabilmente l'ha presa ed ha -figli o figlie da marito, alle quali non può regalare una sorella -di contrabbando.... Questo è un romanzetto abbastanza verisimile; ti -pare?... ne ho fatti una dozzina; intanto per me non vi è dubbio che il -signor Bini è il signor Bini.... - -— Potrebbe essere.... notò Annetta. - -— Sì, potrebbe essere, anzi deve essere un mediatore od un mandatario. -Ma non mi par tanto liscia; e ad ogni modo costui o non sa nulla, -o non dirà nulla; e sapendo e volendo dire, non muterebbe virgola -all'articolo del codice. - -— Il tuo codice è snaturato. - -— Il mio codice è pieno di buon senso; ti pare che la società possa -essere lasciata sotto la minaccia perpetua d'una legione di monelli, -che ha approfittato dei minuti piaceri dei galantuomini per venire al -mondo?.... E poi il _mio_ codice non l'ho fatto io.... La conclusione è -che al padre della signora bisogna rinunziarvi, e allora? - -— E allora che cosa? - -— Allora bisogna trovare il marito, — diss'io abbassando la voce — -bisogna trovarlo a tutti i costi. - -— E perchè farne del marito? - -— Per restituirgli la moglie.... se ancora si è in tempo. - -— Io credo di no, — disse Annetta ingenuamente — e poi il marito è -morto. Chiarina ne è sicura. - -— E Valente? — pensai. — - -Il giorno dopo Valente venne da me; era pallido più del solito; senza -dir parola, egli mi spiegò benissimo che aveva bisogno d'andare a -spasso sul bastione con me solo, od almeno io l'intesi così; infilai il -pastrano, piantai in testa il cappello a staio e gli tenni dietro. - -Non tentai nemmeno di cacciare il mio braccio sotto il suo, perchè -pensavo: se due che camminano a braccetto hanno bisogno di dire qualche -cosa di grave, che fanno prima di tutto? si snodano; dunque... - -Valente camminò al mio fianco un tratto, senza dir parola; seguiva -coll'occhio le foglie secche che si staccavano dagli ippocastani e -cadevano lentamente facendo i giri d'una spirale; all'ultimo disse le -stesse mie parole di poc'anzi: - -— Il signor Bini deve essere il signor Bini — non ne dubito più. - -— Nemmeno io; e se anche si è cacciato in mezzo a noi per un incarico -avuto, non è che un mediatore volgare, molto furbo, molto testereccio e -troppo ordinato. — - -Così risposi io per vedere di farlo almeno sorridere; non mi riuscì. - -— Se ha un mandato da un _altro_, da _lui_, — tornò a dire l'amico -Nebuli serio serio, — evidentemente non sa nulla di nulla. - -— Però, notai, basterebbe sapere chi lo manda; e scoprir questo non -dev'essere difficile, se tu gli vendi il quadro.... - -— Non gli venderò nulla; — m'interruppe con calore; — non capisci che -quel quadro è _mio?_ - -— E Chiarina non è ancora _tua_, e forse non sarà mai.... — - -Questo lo pensai, ma non lo dissi. - -— Al padre bisogna rinunziarvi, ripigliò dolente, quand'ebbe fatti -alcuni passi silenziosi. - -— E il marito è morto.... — - -Quello che mi aspettavo accadde: — non rispose. - -— Dimmi il vero, è morto il marito? - -— Che ne so? Chiarina ne è persuasa. Per molti mesi lo credetti -anch'io.... da qualche tempo ne dubito.... - -— Hai avuto notizie? È accaduta qualche cosa? - -— No, nessuna notizia, è accaduto che ora l'amo e mi ama. — - -Io sono furbissimo certe volte; compresi. - -— E da quanto tempo ne dubiti? — domandai facendo lo sbadato. - -— Da un mese. — - -Lo presi allora a braccetto, e cominciai a guardare anch'io le foglie -secche, che cadevano disegnando una spirale. - -— Senti, — mi disse a un tratto sprigionandosi dal mio braccio, — ho -bisogno di un consiglio; che faresti nei panni miei? - -— Cercherei il Salvioni. - -— L'ho cercato, non si trova. - -— Bisogna aver la certezza che non si trova; cercalo ancora; forse non -hai adoperato tutti i mezzi con cui si va in traccia d'un galantuomo -che si è perduto e non vuol lasciarsi trovare. Che hai fatto tu? hai -messo in moto la questura, i consolati; un poveraccio fuggito dal -carcere del matrimonio ha tutte le ragioni di credere che i consoli e -la polizia ce lo vogliano rimettere; dobbiamo fargli sapere altrimenti -che Giorgione è morto, che noi non si vuol costringerlo a rientrare nel -talamo, che solo ci occorre sapere se è vivo, e che cosa ne pensa, e -questo non glielo possiamo far dire che dalle gazzette. - -— E se è morto? - -— Aggiungiamo la promessa d'una mancia a chiunque ce ne saprà dare -notizie certe. - -— E se vive? - -— Se vive, o risponde, o non risponde; e noi ci regoleremo secondo i -casi. - -— E se viene? - -— Non verrà, ma se viene.... - -— Se viene, — proseguii dentro di me, — e pretende sua moglie, -bisognerà restituirgliela.... come si trova. — Se viene ci penseremo — -dissi con disinvoltura. — - -Stette un altro po' in silenzio; giunto all'estremità del viale, lo -fermai. - -— Che pensi? - -— Penso.... non lo so neppur io.... penso che hai ragione e che non -rimane altra via onesta.... - -— Dunque si va all'ufficio del giornale?... - -Non mi rispose. - -— Si va?... insistei. - -— Oggi no, oggi no.... domani. - -— Eccolo lì l'uomo del domani! — - -Era troppo serio, aveva tutti i muscoli della faccia penosamente -contratti — ed io zitto. — - -Tornato a casa, trovai Annetta di malumore. - -— Che hai? — - -Per non rispondermi mi consegnò una lettera ancora sigillata. - -— Che hai? - -— Che ti ha detto il signor Nebuli? - -— Che ti ha detto la signora Chiarina? — - -Essa guardò me, io lei, — mi venne un sospetto che fu subito certezza. - -— Ah! poveretti! — dissi. - -— Ah! poveretti! — disse. — - -Intanto sbadatamente aprii la lettera: era d'uno che voleva comperare -le mie ultime due tele della Mostra Permanente, ed offriva un po' meno -del prezzo segnato nel catalogo e molto più di quello che mi potessi -aspettare. Ed io freddo — «leggi» — dissi ad Annetta — ed essa pure -fredda. - -Non l'avrei mai creduto, e lo dovetti credere, ed ora ne sono persuaso: -non tutti i momenti sono buoni per ricevere del denaro! Quella fortuna -in quel punto — chi me l'avrebbe mai detto?... quasi _non era un -piacere_! - -— Risponderai domani... — - -Ed io, che non uso mai differire, fui felice di trovare una risoluzione -bell'e fatta in bocca d'Annetta. - -— Risponderò domani. - -E il domani avevo appena risposto — _accetto_ — quando venne ancora -Valente colla stessa faccia della vigilia, colla stessa voglia d'andare -a spasso sui bastioni. - -Questa volta non sapevo che dirgli; se mi avesse chiesto un consiglio, -vi giuro, non quello della vigilia gli avrei dato, ma quest'altro: -— Piglia la tua Chiarina, che è _tua_, che non può essere _tua_ più -di così, pigliala e fuggi, va in fondo ad una valle, va in cima ad -un monte, va in un'isola deserta, va in una foresta vergine.... va -dove vuoi, ma pigliala e fuggi. — Egli però non mi chiese nulla; solo -quando fummo sull'uscio di casa sua, mi strinse la mano, e credendo -di rispondere ad una mia muta insistenza, di cui non potevo essere più -innocente: - -— Oggi no, — mi disse, — domani forse... — - -Suonò il campanello; io, invece di andar di sopra, rimasi per salutare -la signora Chiarina, la quale, avendo al modo di suonare riconosciuto -Valente, dall'uscio d'un salotto si affacciò nell'anticamera. Sorrideva -come un raggio di sole. - -— Come stai? — le domandò l'amico mio correndole incontro; mi parve -che essa gli dicesse una parola ali' orecchio, ma non ne sono sicuro; -è certo che si abbracciarono in mia presenza, e che da quella stretta -d'amore Valente uscì tutto trasformato, raggiante. - -— La signora Chiarina era malata? — domandai facendo l'ingenuo. - -— Non si sentiva bene, mi rispose l'amico Nebuli, e gli tremava la voce. - -La signora aveva il viso rosso, li lasciai soli. - -Mezz'ora dopo, grave in volto, ma senza ansia nè spasimo di nervi, -Valente mi pigliava in disparte: - -— Ti accomoda che andiamo ora all'ufficio del giornale? - -— Mi accomoda. - -— Lo vuoi preparar tu l'annunzio? - -— Lo preparo io. - -Mentre cercavo la penna, dicevo dentro di me: - -— Meno male; per questa volta il pericolo è passato! - -— Quale pericolo? — vi domanderà una signorina di sedici anni, che non -ha capito nulla. - -Rispondetele che — «stava per cadere un trave» — non direte -propriamente una bugia. - - - - -XII. - -Il signor Bini non è il signor Bini. - - -Due giorni dopo Valente tornava su da me; mi bastò un'occhiata per -comprendere che anche questa volta aveva qualche gran cosa da dirmi, ma -che, essendo lì mia moglie e credendola al buio di tutto, non voleva -parlare innanzi a lei. Che fatica mettere insieme delle frasi che non -si pensano! L'amico mio lavorava così di mosaico da un quarto d'ora, -quando la mia Annetta, che ha buon naso, domandò scusa se ci lasciava -un momento. - -— Si accomodi, — rispose l'amico Nebuli; e si vedeva ancora un lembo -della veste nel vano dell'uscio, quand'egli mi disse misteriosamente: - -— Il signor Bini non è il signor Bini! — - -Questa notizia era tanto inaspettata, che non la compresi a bella -prima; ma Valente ripetè: - -— Il signor Bini non è il signor Bini! — - -Ed allora io chiesi: - -— Come lo sai? - -— Poc'anzi, — prese a dire l'amico mio, — ero alla posta; mi avvicino -allo sportello, e mi metto alle spalle di cinque o sei persone, -aspettando quando.... indovina chi si volta?... - -— Lo indovino, ma non ci capisco nulla. Si volta il signor Bini. - -— Propriamente lui! mi vede, mi fa un saluto senza scomporsi, e caccia -nelle tasche un fascio di lettere; mi chiede di me, di Chiarina, della -tua Annetta, di te, poi mi pianta e se ne va. - -— E poi? - -— Non capisci?... In cima allo sportello a cui m'ero accostato, stava -scritto a caratteri enormi, _Dall'M alla Z_; era il mio sportello, non -era il suo.... Dunque egli non si chiama Bini. — - -Il ragionamento mi parve calzante: però mi provai ad osservare: - -— Forse ha chiesto lettere per altri... - -— È stata la mia prima idea, e sai che ho fatto?... - -— Non lo so. Dimmelo. - -— Sono andato dietro al vecchio fin sul portone di strada, e l'ho visto -alle spalle, che si avviava lento lento, leggendosi le sue lettere; -dunque.... — - -Il resto era chiaro, e l'argomento calzante come il primo. Ma io volli -dirne ancora una; - -— Negli uffizii dello Stato succede che si cambino gli sportelli ed -altre cose senza cambiare le istruzioni al pubblico immediatamente; -ciò genera un pochino di confusione e di disordine, ma fa gridare le -gazzette, le quali se no tante volte non saprebbero che dire. — - -Dicevo queste cose scherzando, Valente m'interruppe dandosi il sussiego -di un furbo: - -— Andai allo sportello dall'_A_ all'_L_ e chiesi: _Nebuli_. - -— Bravo! - -— Il distributore se lo fece dire un'altra volta: _Nebuli_, — e mi -mandò, come mi aspettavo, allo sportello vicino. - -— E poi? — chiesi sbadatamente. - -— E poi... nulla. Per me non ci erano lettere.... Ma come ce n'erano -state per il signor Bini? - -— Valente mio, hai ragione: il signor Bini non è il signor Bini. — - - - - -XIII. - -Mia moglie ne fa una grossa. - - -La sera del giorno successivo eravamo raccolti intorno al focolare, -Valente, le nostre donne ed io; ma da un quarto d'ora una specie di -muraglia di granito pareva dividerci. - -Ogni tanto mi provavo a sparare qualche cannonata per demolirla, senza -staccarne più di tre schegge: tre monosillabi; finalmente scoraggiato -rinunziai all'impresa, e m'abbandonai anch'io alla china dei miei -pensieri, i quali scendevano tutti verso la signora Chiarina e Valente. - -A un tratto il grosso servitore entrò recando i giornali della sera ed -una lettera per me. - -— Il portinaio, — mi disse quell'uomo solenne, — andava su a -portargliela; gli ho detto ch'era qui, me l'ha data. - -Quando per caso il grosso servitore parlava a me che stavo a sedere, mi -dovevo far forza per non dirgli: — si accomodi — ed ammiravo Annetta, -la quale fin dal primo giorno si era sentita capace di spiattellargli -sulla faccia il suo battesimo, che era Marco, e di dargli del _voi_. - -Non crediate ch'io lo trattassi col _lei_, gli davo del _voi_ anch'io, -solamente non glielo davo mai. - -— Grazie — dissi e presi la lettera. - -La mia Annetta e la sua Chiarina si spartirono i giornali; Valente non -staccò gli occhi dalla bragia, intanto che io scorrevo curiosamente la -lettera, sulla cui soprascritta si leggeva _urgente_, e che non urgeva -niente affatto, almeno secondo il mio modo di veder la cosa. - -Ero arrivato alla sottoscrizione di quel caposcarico di Celestino (voi -non conoscete Celestino, ma non ci perdete nulla), il quale mi chiedeva -cento lire in prestito per nove giorni, non uno più nè uno meno, quando -udii una specie di singhiozzo represso, e sollevando il capo vidi la -signora Chiarina più bianca del solito, abbandonata sullo schienale -della seggiola, e mia moglie che le si faceva presso lasciandosi -cadere di mano la gazzetta, e Valente che rizzava sbigottito la testa -arrossata dal calore. - -Mi levai anch'io di scatto, ed ebbi l'intuito della verità. - -— Che hai, Chiarina? — domandò l'amico Nebuli colla voce rotta -dall'affanno. - -— Nulla..., nulla, — rispose essa, una specie di capogiro, mi è parso -di vedere.... qua.... sul giornale... avrò letto male.... — - -Valente prese il _Pungolo_ con mano tremante, e cercò degli occhi e -trovò quello ch'io cercai e trovai sul _Secolo_. - -«Si avverte il signor Giuseppe Salvioni pittore, dovunque egli si -trovi, che Giorgione è morto e che Chiar.... aspetta sue notizie, senza -nulla pretendere. Chiunque fosse in grado di dare informazioni esatte -sul detto Salvioni Giuseppe (pittore, età trentadue anni, biondo, con -una cicatrice sulla fronte) rivolgendosi in Milano al signor V. Nebuli, -fermo in posta, riceverà una mancia corrispondente all'importanza delle -notizie.» - -Era il mio piccolo componimento della vigilia, tal quale era uscito da -cento cancellature, che faceva la sua prima apparizione nei giornali -della sera. - -Valente passava una mano carezzevole fra i capelli della sua Chiarina, -la quale si era abbandonata sul petto di Annetta; ed io, non sapendo -che fare o che dire, tornavo a leggere: «Si avverte il signor Giuseppe -Salvioni....», quando comparve il servitore solenne, annunziando il -signor Bini, e subito Chiarina ed Annetta si allontanarono, Valente -andò loro dietro, io solo rimasi. - -Ebbi un gran fare per darmi un po' di disinvoltura, il vecchio furbo -comprese che ci era qualche cosa in aria; si guardava intorno, e credo -che leggesse nel disordine delle sedie. - -— Si accomodi, — gli dissi — Valente verrà or ora, l'aspetto anch'io. - -— Grazie.... oh! questa seggiola è calda, chi ci stava seduto? — - -E siccome non risposi, egli si accostò all'altra e fece per suo conto -l'osservazione che era calda anche quella. - -— Smettila, — gli dicevo dentro di me, — smettila, noioso, — ed egli -finalmente mi diè retta; si pose a sedere senza dir altro, raccolse il -_Pungolo_ da terra e s'avviò a leggere come se fosse in casa sua. - -A un tratto disse: - -— To'! ci è un altro Nebuli a Milano.... ed ha anche l'iniziale del -nostro Valente.... ha visto, signor Ferdinando?... _Si avverte il -signor Giuseppe Salvioni_.... — Siccome io fingevo d'essere tutto -intento a leggere, masticò il resto fra i denti, e non disse più nulla, -finchè tornò Valente. - -Come trovassi la voglia di parlare, tanto per alleggerire l'amico, -non lo so; vi basti che la trovai, e dissi la prima frase venutami in -mente, questa: - -— Che tempo fa, signor Bini? - -— Non vi ho badato. - -— Oggi minacciava di piovere.... scommetterei che domani pioverà. - -— Le pare? non pioverà, non ci è pericolo che piova.... — - -Ma avrei giurato che già aveva piovuto, almeno sulle mie parole e sulle -sue, perchè non ci fu verso di accendere con esse nemmeno il solito -fuocherello di botte e risposte, che durava quattro minuti. Finalmente -entrò Annetta. - -— Lei qui? — disse il signor Bini levandosi in piedi per salutare. — E -la signora Chiarina? - -— È di là, un po' incomodata... una cosa da nulla... che tempo ci porta -lei? - -— Eccellente. — - -Quando un quarto d'ora dopo il vecchio signore si rizzò per andarsene, -gli avrei dato un bacio. - -— Domattina sarò da lei, — mi disse. - -— Tutto il giorno a' suoi comandi, — gli risposi. - -E appena fu scomparso dietro l'uscio: - -— Come sta? — chiesi ansioso a Valente. - -— Benissimo; si era fatta una paura più grossa della peggiore delle -realtà; ora sa tutto; è come me, tranquilla. - -— Tu non sei tranquillo, — pensai. - -Annetta intanto era corsa nella camera attigua, e tornava tenendo -per mano l'amica sua, la quale aveva messo sulle labbra pallide un -sorrisino mesto, come per farsi perdonare la sua debolezza di poc'anzi, -e mi porse la mano bianca. - -— Ella sa tutto, dunque? — mi disse; — Valente ha fatto con lei quello -che ho fatto io colla sua buona Annetta; ebbene, meglio così, saremo -più forti, non è vero? - -— Verissimo, — risposi esperimentando una risata che riuscì malamente; -— verissimo, e vedrà che il cielo farà le cose benino.... — - -Mi pareva d'aver preso il sentiero buono per avviarvi un periodetto -baldanzoso.... ma la signora Chiarina non mi lasciò finire. - -— E se non fosse?... — - -Tacque un istante, come atterrita dal suo pensiero, poi soggiunse -crollando il capo: - -— Noi siamo qui in quattro a desiderare la morte d'un disgraziato, -è una cosa crudele. Annetta e lei non ce n'hanno colpa, lo fanno -per amor nostro; ma io sono cattiva, ho il cuore duro.... sono un -egoista.... — - -Si provò a sorridere, ma io vidi che aveva voglia di piangere, e le -dissi: - -— Pianga, pianga; quando una ha il cuor duro come lei, non le dovrebbe -avere le glandule lacrimali.... ma posto che lei le ha, se ne serva, -pianga; piangi tu pure, Valente, piangerà anche Annetta, piangerò -anch'io.... già nessuno ci vede.... — - -La cara donnina piangeva e rideva. - -Il dì dopo stavo per uscire, quando Annetta mi disse: - -— Se viene il signor Bini? - -— Se viene, non mi trova; lo riceverai tu. Quel vecchio mi infastidisce -oramai col suo mistero; quando si va in casa della gente, e vi si porta -un nome ad imprestito, non si hanno intenzioni da galantuomo.... - -— Che dici? sospetteresti?... - -— Non so nemmeno io che cosa, ma non mi piace espormi all'aperto -dinanzi ad uno che se ne sta appiattato.... se io rimanessi e lui -capitasse qui ora, sarei tentato di domandargli che viene a fare in -casa mia, che intenzioni ha e come si chiama. - -— Eccolo! — disse Annetta. - -Infatti era il suo modo di suonare; posi l'indice attraverso le -labbra e me ne andai nel tinello, intanto che si apriva l'uscio; dal -tinello nello studio, mentre il signor Bini entrava nell'anticamera; -dallo studio nell'anticamera, quando egli passava nel tinello; e -dall'anticamera quatto quatto giù per le scale, forse nel preciso -momento, in cui il vecchio disinvolto cacciava il naso diritto e -sottile nello studio, per vedere se vi ero, come era solito fare. - -Stetti quasi due ore fuori di casa; tornai quando fui certo che -l'apocrifo signor Bini era al suo caffè, al suo tavolino, a mangiare la -sua bistecca quotidiana, il suo panetto ed il suo bicchiere di Chianti. - -Annetta mi venne incontro sul pianerottolo; le brillavano gli occhi, -aveva le guance accese; pigliò il mio bacio, me lo restituì in fretta, -e mi disse: - -— Sai? ne ho fatta una! - -— Una sola! A guardarti in viso ne avrei sospettato un paio per lo -meno. È grossa, se non altro? — - -Io scherzava, perchè mi veniva in mente che avesse fatta una compera -convenientissima coi quattrini della spesa, od un'elemosina per -mandarmi in paradiso, senza chiedermi il permesso, eccellenti -affarucci, di cui ogni tanto si presentava l'occasione. - -— È grossa! — mi rispose, — ma sono felice di averla fatta. Hai da -sapere che appena il signor Bini è entrato, visto che tu non eri in -casa, ha detto: _tanto meglio_. - -— Birbone d'un vecchietto! - -— E mi ha chiesto senza preamboli se sapevo chi era il signor Salvioni. -Indovina che cosa ho risposto?... - -— Che ti facesse il favore di dirtelo lui, se lo sapeva.... - -— Invece no: gli ho detto tutto: me lo sono tenuto lì, cogli occhi -grossi, a bocca aperta, una mezz'ora, vuotando un sacco di garbatezze -(te lo puoi immaginare) sopra quel padre senza coscienza, che lascia -penare due creature così buone.... «perchè in fin dei conti, ho detto, -se il signor Salvioni si trova, ed è un birbante, e gli viene il -capriccio di voler la moglie, il codice, che par fatto apposta per i -birbanti, gliela dà; mentre un padre potrebbe.... mi pare....» Così -gli ho detto.... Ho fatto male?... Non dire che ho fatto male, perchè -so d'aver fatto benissimo.... Non mi dicevi tu che il tuo codice non -obbliga i padri che vogliono star nascosti a farsi vedere? Ho voluto -provare se sapevo far meglio io del codice. - -— E lui? - -— Lui impassibile.... ah! oh! niente più. Allora gli ho detto che quel -duca o quel marchese, al posto del cuore, doveva avere uno dei suoi -quarti di nobiltà.... e che mi piacerebbe conoscerlo, e intanto lo -guardavo in faccia.... così..,. - -— E lui? - -— Oh! Ah!... nient'altro, ma a un tratto si battè la fronte — (il -commediante! come la fa bene la sua parte!) — e «bisogna trovarle -il padre.... — disse — è la prima cosa, bisogna trovarglielo.» — Ne -conviene anche lei? E dica un po' che cosa avevamo sospettato noi, -vedendola? (tale e quale gli ho detto) «Che foss'io il padre?» — chiese -ridendo. — Proprio che fosse lei! — Ed egli: «una buona idea, una buona -idea, cara signora, sono io!» Mi fece ripetere tutta la storiella, -prese alcune note nel taccuino, e se ne andò senza aspettarti... — - -Stetti un momento in pensiero. - -— Ho fatto bene o male? — mi chiese Annetta, impaziente del mio -silenzio. - -— Non so.... cioè sì, hai fatto bene, ma che cosa argomenti da tutto -questo? Chi ti pare che sia il signor Bini? - -— Prima di tutto non è il signor Bini, e poi mi pare che non sia il -padre di Chiarina. - -— Volevo ben dire! - -— Ah! — sospirai crollando il capo, dopo un altro po' di riflessione. - -— Almeno fosse morto! — mi rispose Annetta, leggendomi nel pensiero. - -— Ebbene sì, almeno fosse morto! E non credere che sia augurare male al -prossimo, perchè, vedi, bisogna considerare i morti a quest'ora come -un numero fisso, inesorabile, che io non so, ma che la statistica sa -benissimo. Se fra questi morti non ce n'è uno che si chiama Salvioni, -ce ne sarà in vece sua un altro, il quale non ci ha fatto nulla e -faceva forse benissimo a vivere.... Dunque.... — - -Mia moglie mi guardava sbalordita; era l'effetto che mi aspettavo, -perchè quell'idea che la mia coscienza era andata a pescare non so -dove, sbalordiva me pure. - -— Dunque.... — proseguii — noi non si vuol morto nessuno, noi non si -regala nulla alla statistica dei cadaveri.... Si desidera solo.... -insomma mi hai capito. Sei persuasa? - -— Altro che persuasa! Per me il signor Salvioni è un birbone, che -dovrebbe essere morto; se non è morto, farà bene a morir presto, -che non abbiamo tempo da perdere, ed io glielo auguro con tutto il -cuore. — - - - - -XIV. - -Il signor Salvioni scrive. - - -Chi mai ha detto che nelle gran gioie o nei gran dolori è impossibile -conoscere il proprio simile? Qualcuno l'ha detto di sicuro, ed a costui -rispondo che negli eccitamenti della passione appunto, e soltanto in -essi, è possibile conoscere e giudicare il proprio simile. Guardate -l'uomo di tutti i giorni: superficie lisciata dalle convenienze, dal -sussiego, dall'abitudine; applicate all'uomo di tutti i giorni la lente -di un dolore, d'una gioia, d'uno sgomento, d'un dispetto, e subito ciò -che vi pareva liscio, diventa scabro. Intendiamoci: saper guardare -bisogna; perchè se una pagnotta veduta col microscopio mi diventa -una montagna, non mi è lecito sentenziare che ha cessato d'essere una -pagnotta. - -Fu quando io mi trovai innanzi agli occhi il grande affanno di Valente, -che per la prima volta vidi come attraverso un microscopio il segreto -delle sue abitudini indeterminate, neghittose e fantastiche. - -Egli era propriamente trasformato, tanto esagerava sè stesso: la sua -indolenza, da cui soleva uscire a scatti nervosi, mi diventava apatia, -d'onde lo toglievano bizze, tenerezze, puntigli, sussulti di umor -caparbio; già era motteggevole, eccolo pungente; non più bizzarro -soltanto, ma stravagante; irto insomma come un'alpe alla superficie, ma -sempre la stessa buona pagnotta di uomo nella sostanza. - -Era il suo grande affanno che me lo faceva così; e se una volta mi -rallegrai d'essere un po' filosofo, fu in quei giorni d'ansia muta e -crudele. - -Ogni mattina egli veniva su a prendermi, ma non lo voleva dire; ed -io fingevo d'essere proprio sulle mosse, o di ricordarmi a un tratto -d'un affaruccio che mi chiamava fuor di casa, tanto per potergli far -compagnia. - -Senza nemmeno fiatare, era cosa intesa — si andava alla posta. Era -lui che si affacciava allo sportello a dire — _Nebuli_ — era io che -pigliavo le lettere e ne facevo l'esame. «Questa viene da Roma, questa -da Napoli, questa da Torino....» Mi faceva cenno di aprirle, le aprivo -«questa incomincia: _caro Valente_! ed è sottoscritta _Serpoli_ — -quest'altra dice: _Illustre signore_, ed è sottoscritta.... ecc.» -Allora egli si pigliava le sue lettere, le guardava un po' in distanza -con un resto di paura e le cacciava in tasca sbadato.... — Tornavamo -a casa un po' più ciarlieri di prima, ma niente affatto ciarlieri — _a -domani! — a domani!_ - -Se gli domandavo: — che hai fatto tutt'oggi? — mi rispondeva: — che -vuoi ch'io faccia?... nulla! - -— Te io dirò io che cosa hai fatto; — ti sei tormentato; — hai sofferto -— di' la verità. - -— Ebbene sì, mi sono tormentato; — è qualche cosa anche questo, e non -so far altro; finchè non giunga quella maledetta lettera che ha da -venire.... - -— E quando non aspettavi la lettera, ci era la lite.... - -— Ci è ancora. - -— E quando non ci era la lite, aspettavi l'eredità.... - -— Allora avevo i miei venticinque anni che non ho più, aspettavo i -trenta ed ora non ho più nemmeno quelli — aspettavo l'avvenire. — - -Ed io, facendomi forza per non pigliare un tono solenne: - -— L'avvenire, Valente mio, è il più gran nemico del presente ed è -nemico fatale, perchè ci lusinga, perchè si nasconde — bisogna placarlo -o domarlo l'avvenire. - -— E come si placa, e come si doma? - -— Lavorando. - -— Ne sei sicuro? — - -Veramente non ne ero sicuro, perchè non sempre, neppure lavorando, si -placa o si doma; ma se la cosa non riesce, rimane il conforto.... voi -sapete quale — io v'infastidisco e smetto. - -Dicevo a me stesso: — quando Valente abbia vinta o perduta la lite, -quando abbia intascato l'eredità e restituito la moglie — o viceversa, -allora forse metterà un po' d'ordine nelle sue idee, e non è possibile -che si lasci corbellare dall'avvenire. - -Così dicevo a me stesso, ma senza fidarmi troppo. - -Una mattina eravamo usciti dalia posta; le lettere erano molte, ed io -me n'ero impadronito per forza d'abitudine e niente più, poichè, dopo -tante paure vane, anche l'amico Nebuli cominciava a pigliar coraggio e -sarebbe stato capacissimo di far di meno della mia assistenza. - -Io avevo preso un tono corbellatorio, una specie di solennità nasale, -di cui (chi sa?) Valente era anche capace di ridere. - -Quel giorno dicevo: - -— «Al celebre signor Valente Nebuli, pittore.... Sampierdarena — 20 -novembre....» — è uno che ti vuol tentare a vendergli la _Spuma del -mare_; se non ti lasci sedurre questa volta, ti metteremo sotto una -campana di vetro.... indovina quello che ti offre.... _mille_ lire.... -e più se occorre, ma naturalmente spera che non occorra.... Che cosa -dobbiamo rispondere al signor Campori?... Rispondiamogli che egli ha -a Sampierdarena un mare meglio riuscito del tuo.... faccia mettere in -cornice quello; spenderà meno.... — - -Valente rideva. - -— Questa è d'uno che ha conosciuto un certo Salvioni.... bresciano, -studente di medicina a Pavia.. biondo.... non aveva ancora cicatrici, -dice lui.... ma può essersele fatte dopo.... si rimette alla tua -generosità pella _mancia_.... quest'altra.... — - -Ma qui trovai un intoppo, un intoppo enorme. Non mi pareva vero, e -tornavo a leggere.... non risi più. - -Quella lettera diceva: - -«Al signor V. Nebuli — ferma in posta — Milano. - -«Stimatissimo signore, - -«Se Giorgione è morto, me ne dispiace assai, perchè era certo migliore -di tanti che sono vivi; mi si dica quando e dove posso trovare la -persona che desidera le notizie su Giuseppe Salvioni; io gliele darò -autentiche, perchè Giuseppe Salvioni sono io. — Scrivere fermo in -posta; — Milano.» - -Certo Valente mi lesse in faccia la brutta notizia, perchè, senza dir -parola, mi tolse la lettera di mano, e mi guardò in volto ridendo d'un -riso amaro. - -— Ci siamo finalmente, — balbettò, — ebbene, tanto meglio, la farsa ha -durato troppo. — - -Piegò la lettera senza leggerla, la pose in tasca, e abbottonato il -pastrano, s'avviò a gran passi. - -Non sapendo che dirgli, gli camminavo al fianco in silenzio. Nel passo, -nel modo di tenersi ritto e di guardare innanzi, l'amico mio aveva una -bizzarra energia che era disperazione. - -A un tratto si fermò, estrasse la lettera, lesse, impallidì. - -— Egli qui, a Milano! Ah! povera Chiarina! — - -E la sua falsa energia si sfasciò. - -— Senti, gli dissi commosso, — tutto non è ancora finito, forse vi è un -rimedio.... - -— Uno solo.... fuggire.... invertire le parti; essere io il colpevole, -lui il purissimo.... no, no, venga, lo aspetto! — - -Ma gli tremava la voce dicendo queste ultime parole. - -— Gli scriverai? - -— Sì. - -— Gli confesserai ogni cosa? - -— Sì. — - -Non era il momento di dirgli quanto pensavo, ma pensavo che quello era -il modo migliore di far la peggiore delle corbellerie — e mi proponevo -di farglielo toccare con mano più tardi. - -La signora Chiarina ci venne incontro, ed interrogò collo sguardo. -— Valente ebbe la forza di ridere per ingannarla, ma la cara donnina -leggeva cogli occhi dell'amore, e continuava ad interrogare lui e me. - -Finalmente disse: - -— Egli vive, non è vero? — - -E siccome nessuno le rispose, — Ah! Valente! — mormorò; e stette -immobile, nel mezzo della stanza, cogli occhi aperti, fissi e -lagrimosi. - -A un tratto Valente cacciò la testa fra le mani e fuggì per nascondermi -le sue lagrime. Io guardai l'uscio, dietro il quale era scomparso, -poi le finestre, a cui s'affacciava un raggio allegro di sole, poi -il visino bianco e gli occhi aperti, fissi e lacrimosi della signora -Chiarina. Sentii che me le dovevo accostare, mi accostai, ma nessuno mi -suggerì una parola di conforto. All'ultimo le pigliai una mano che ella -mi abbandonò senza resistere. - -— Se sapeste quanto _ci amavamo_!... — - -Questo solo disse: poi si asciugò le lagrime, tolse delicatamente la -mano dalle mie, e chiedendomi scusa collo sguardo, andò a portare una -carezza al mio povero amico. - -Ed io le venni dietro come uno smemorato. - - - - -XV. - -Il signor Salvioni viene. - - -Fra tutti, la sola che, invece di sentirsi venir meno l'energia, se -la sentì crescere, fu la mia Annetta. Cominciò dallo scendere in casa -Nebuli, per dire alla sua Chiarina quelle parole senza senso comune, -con cui si parla al cuore, poi venne su e mi si piantò dinanzi per -annunziarmi che bisognava far qualche cosa.... - -— Facciamo qualche cosa — risposi — e che vuoi che facciamo? - -— Discorriamone; quel disgraziato Salvioni viene, rivede la moglie, si -degna di trovarla bellina, gli pare di sentirsi riardere qui o qua (si -toccava il petto), non sa nemmeno lui dove, perchè il cuore non l'ha -mai avuto; stupisce d'essere stato tanto tempo senza di lei, e se la -porta via.... per piantarla un'altra volta dopo un mese. È così che la -intende il tuo codice? — - -Nemmeno a me, che dovevo saperne qualche cosa, pareva possibile che il -_mio_ codice la intendesse così. - -— Ah'! volevo ben dire! — esclamò Annetta, — vediamo, tu l'hai un -codice; guarda un po' se vi hanno messo una legge che provveda al caso -nostro; non possono essi, Chiarina e Valente, andarsene a dichiarar le -cose come stanno, per isciogliere quel primo matrimonio da burla e far -accomodare quest'altro, a cui manca così poco? - -Io facevo di no col capo. - -— Guarda, sono sicura anch'io che non c'è.... posto che ci dovrebbe -essere.... ma ad ogni modo guardare costa poco. - -— Ti assicuro che non c'è. - -— E allora quando due non si possono soffrire, quando il marito è un -birbone, e ne fa vedere di tutti i colori alla moglie, che rimedio si -piglia? - -— Si piglia la separazione, mi pare.... ma non so se sia un rimedio. - -— Meno male! nessuno può costringere Chiarina ad andare con quel figuro -del Salvioni, ed essa non ci andrà, e si separeranno in regola. - -— Purchè il Salvioni non si opponga. - -— Vorrei vedere anche questa, che dopo tanti anni tornasse colle -arie.... gliele faremo smettere. - -— Con qual diritto? chi siamo noi? - -— Gli amici di.... - -— Di Valente e di lei, vale a dire i complici della tresca.... -t'accomoda? - -— Niente affatto. — - -Si stette un po' in silenzio. - -— Bisogna proprio che si separino, — presi poi a dire — la signora -Chiarina non può tornare con quell'uomo, che è quasi un estraneo per -lei; ma perciò conviene indurre il marito a chiedere la separazione -egli pure, perchè se si opponesse, io credo che bisognerebbe -litigare.... e chi sa quanto.... io non lo so. E perchè il signor -Salvioni si adatti a chiedere la separazione, bisognerà dargli del -denaro e non fargli vedere la moglie; se no, chi ci assicura che non lo -pigli un altro diavolo? - -— Lo piglia, ti assicuro io che se vede Chiarina, lo piglia. - -— Quando siano separati legalmente.... allora.... - -— Allora..,. - -Allora?... Ci pensammo un pezzetto; tutto andava bene fin qui; il -Salvioni tornava, gli si faceva una parlatina seria, lo si minacciava -di costringerlo a mantenere la moglie, se aveva qualche soldo; se -non ne aveva, gli se ne dava qualcuno.... si faceva la separazione, e -allora.... - -— Allora — disse Annetta — Chiarina se ne andrà con Valente e noi gli -accompagneremo alla stazione.... Oppure non se ne andranno.... ed io -chiuderò gli occhi per non vedere.... e se tu li vorrai tenere aperti, -vedrai che saranno felici, a dispetto del tuo codice. - -— E sarà uno scandalo.... - -— Chi lo dice? il tuo codice, ma io non gli do retta. Immagina che -domani ad uno dei pezzi grossi che fanno le leggi, venga in mente di -cancellare uno sproposito dal vostro libraccio (in cui ce n'avete messi -tanti, numerandoli come se fossero reliquie preziose) e che Valente e -Chiarina potessero diventare marito e moglie, dove sarebbe lo scandalo? -In nessun luogo. Dunque è il vostro sproposito che è scandaloso. — - -Senza accalorarmi a difendere quello che Annetta chiamava il _nostro -sproposito_, io mi accontentai di crollare il capo. - -Da molti giorni il signor Bini non si era lasciato vedere, ed io -dentro di me ne davo la colpa a mia moglie, pensando che sicuramente -era stata lei, colla sua schiettezza, a spaventarmelo a quel modo; ma -quando Annetta diceva male del codice, io pensavo tanto al signor Bini -quanto.... alla nonna del signor Bini, tale e quale. - -D'un tratto, rialzando il capo, vidi il noto naso dritto e sottile, -il sorriso malizioso, gli occhi furbi ed il resto, e prima ancora -che avessi avuto tempo di dire «si accomodi,» tutto il signor Bini -quant'era lungo aveva fatto l'inchino, aveva stretta la mano a mia -moglie e mi si era accomodato dinanzi. - -— Notizie, notizie! — esclamò egli con quell'enfasi temperata, che era -il massimo grado del suo entusiasmo. — Ho trovato otto Salvioni, li ho -qui (e batteva sul taschino del panciotto), otto Salvioni morti tutti -nel fiore dell'età; il più vecchio non aveva che 65 anni. - -Lo guardai in faccia temendo che mi corbellasse; era serio. - -— È consolante il vedere come muoiono questi Salvioni. Pare -un'epidemia; ma d'altra parte è un orrore pensare come si riproducono. -Sapete quanti Salvioni di sesso maschio vi sono a Milano?.... Quindici! -quattro però vanno a scuola, cinque sono piuttosto maturi, hanno la -mia età; degli altri il solo che si chiami Giuseppe non deve essere -il marito della signora Chiarina, perchè piglia ancora il latte; tutto -questo l'ho imparato all'ufficio dell'anagrafe. - -Lo lasciavamo dire crollando il capo. — Egli comprese male e soggiunse: - -— Non era la strada da pigliare. Lo so, non è colpa mia; un impiegato -dello Stato Civile si ricordava, ma non era sicuro..., che un certo -Salvioni Giuseppe.... appunto dell'età che dicevo io... — Da Brescia? -Sì, da Brescia!... — era stato alcuni anni sono da lui.... a far -ricerca d'un matrimonio, tra un incognito ed un'incognita, avvenuto -vent'anni sono; la cosa era sembrata strana all'impiegato, che perciò -se l'era tenuta in mente. — È lui! — diss'io. — Vogliamo vedere se -nell'anagrafe si trova quel Giuseppe Salvioni bresciano? — Vediamo — -Non si trova nulla. Allora vado alla Questura, interrogo: — ci deve -essere una _pratica avviata_, in cui si fa ricerca d'un certo Salvioni -Giuseppe bresciano, biondo, con una cicatrice sulla fronte; che n'è -avvenuto? Mi si risponde che non se ne può saper nulla. — Insisto, si -cerca. — Voi sapete che il mondo non è una pallottola, come qualcuno -dice; e nessuna delle cose del mondo è propriamente una pallottola, — -ci è chi ha questa storta opinione, e quando ha dato la spinta ad un -negozio crede di farlo correre un pezzo. Che accade? Il negozio gira, -ma al primo intoppo si ferma. Quella _pratica_ si era fermata a metà -strada, perchè a nessuno della questura premeva di aver notizie del -Salvioni. Che aveva fatto il poveraccio? Si era dimenticato di pigliar -seco la moglie? La gran cosa! Una sbadataggine simile domani può -capitare anche ad un questore. - -— Dunque? — dissi freddamente. - -— Ora che la pratica è trovata, a darle la spinta, a darle dieci -spinte, cento, tutte quelle che le abbisognano per fare il giro del -globo, se occorre, ci penso io; e il signor Salvioni, vivo o morto, -dovrà venir fuori. — - -Egli stette zitto a guardarci meravigliato della nostra impassibilità; -all'ultimo disse con un sorriso malizioso: - -— Comprendo.... comprendo.... con che diritto m'immischio in questa -faccenda?... Caro signor Ferdinando, lo dovrebbe pur sapere, a me -abbisogna che Valente perda la lite, ma la moglie no, così mi darà la -_Spuma del mare_ più presto. - -Quanto volontieri sarei stato zitto per fargli scontare con un po' di -curiosità tutta la sua scienza impertinente! Ma Annetta avrebbe parlato -prima di me, se io non avessi detto con un certo sussiego: - -— Giuseppe Salvioni è vivo, è in Milano, ha scritto, verrà! — - -Dove ora ci è una virgola, avevo messo una pausa breve ed un piccolo -fulmine. - -L'effetto fu straordinario. Il signor Bini si battè la fronte e non -seppe che rispondere, egli che aveva risposta a tutto. Poi, come -svegliandosi di botto, disse: - -— Non è possibile! - -— È vero. - -— Non è possibile — ho tutti i Salvioni di Milano sulla punta delle -dita.... l'anagrafe.... - -— La sua anagrafe, — entrò a dire Annetta continuando a fare uno -strano abuso del pronome possessivo, — la sua anagrafe non avrà le -mani abbastanza larghe, e vorrà stringer troppo, e un Salvioni le sarà -scappato fra le dita.... - -— Oppure, — dissi io — questo signor Salvioni che si presenta non aveva -il suo domicilio a Milano; e ciò è più naturale, perchè se fosse stato -qua, avrebbe inteso parlare di Valente Nebuli e si sarebbe fatto vedere -senza aspettar l'annunzio dei giornali. — - -Avevo imbroccato giusto perchè il signor Bini finse di non badare alle -mie parole, non sapendo che ribattere. - -Cominciò, come me l'aspettavo, la grandine delle interrogazioni che -ricevetti con garbo, rispondendo io o lasciando rispondere Annetta, -per vedere se in tre ci venisse fatto di trovare un altro bandolo -al garbuglio. Ma no, era sempre quello: il signor marito veniva, -rinunziava o non rinunziava alla moglie; colle buone o colle brusche si -faceva la separazione, e poi.... E poi? - -Del resto nessun dubbio che la signora Chiarina non si doveva lasciar -vedere, che i negoziati col marito doveva trattarli Valente, col -sussidio di un diplomatico più sereno, e che bisognava inventare una -bella fandonia per salvare il decoro.... - -— Il decoro è salvo, la fandonia ce l'ho io, disse il signor Bini; -se sarà necessario, correrò al tribunale perchè tutti sappiano che la -signora Chiarina è mia figlia! - -— Ah! - -— Oh! - -— Vi stupisce? Me la sono fatta fare di commissione a Parigi, dove -si fanno benino, mi pare. Del resto i tribunali non badano tanto pel -sottile in queste faccende. Come è andata la cosa se io non sono mai -andato a Parigi? L'ho da saper io solo. — - -Lo guardavamo sbigottiti ancora di questa sua idea singolare. -Pensavo: «scherza o vuol proprio adottar Chiarina?....» quando udimmo -nell'anticamera rumore di passi affrettati — e una voce nota chiamò -trepidante: _Ferdinando! Ferdinando!_ — poi nel vano dell'uscio -apparvero Chiarina e Valente, pallidi, colle mani allacciate. - -Vedendo il signor Bini che non si aspettavano di trovare con noi, si -trattennero un istante, un istante solo, perchè Annetta si strinse fra -le braccia la sua Chiarina. Intanto il vecchio, facendo lo sbadato, -aveva avuto il buon senso di cacciarsi nel mio studio. - -Appena fummo soli, l'amico Nebuli balbettò con voce spenta: — _lui!_ — -ed io con voce spenta balbettai: — Coraggio! — E gli strinsi la mano. - -— Ha veduto Chiarina? — chiesi, cercando di rendere salda la voce. - -— No. - -— E tu l'hai visto? - -— Nemmeno. — - -Mi si facevano innanzi cento domande che ricacciai indietro per pensar -solo alla gravissima necessità del momento. - -— Coraggio — ripetei — vado io. — - -Ed uscii, dopo d'aver con un'ultima occhiata visto Annetta, la quale -per confortar l'amica piangeva a dirotto, e Valente e Chiarina che -rimanevano immobili, cogli occhi fissi. - -Sul pianerottolo fui raggiunto dal signor Bini. - -— Me ne andavo, — mi disse — perchè in questi momenti.... Ho -compreso. — - -Io non ne dubitavo menomamente, e pure questa volta egli non aveva -compreso. - -— L'amico suo ha perduto la lite! - -— No, no, sbaglia.... - -— Non sbaglio; sono le due dopo mezzodì, a quest'ora l'ha perduta. - -Le sue parole mi suonavano all'orecchio come un ronzío, perchè -scendendo le scale, mulinavo altre idee. - -Sul limitare di casa Nebuli trattenni il vecchio che se ne andava, e -gli dissi: - -— Vuol venire anche lei a riceverlo? - -— Chi? - -— Il signor Salvioni. — - -Questa volta lo avevo propriamente sbalordito; ma misericordioso Iddio, -a qual prezzo! - -L'uscio si apri, e noi entrammo, solenni tutti e due, ma per quanto io -facessi, più solenne lui di me. - - - - -XVI. - -Il signor Salvioni parla. - - -Quando noi entrammo, il signor Salvioni stava in piedi nel mezzo del -salotto; ci volgeva le spalle, teneva il capo basso; udendoci si volse, -ci diede un'occhiata fuggitiva che mi parve o bieca o paurosa, e ci -salutò fissando gli occhi nella finestra dirimpetto. - -Io me gli feci vicino, ingegnandomi di fargli credere che sorridevo -e che ero pieno di disinvoltura; spinsi un seggiolone, che andò senza -rumore a metterglisi fra le gambe, poi lo invitai ad accomodarvisi, ed -egli vi si lasciò cadere di peso. - -Ancora non avevamo proferito una parola, quando il signor Bini, che -era rimasto come inchiodato sul limitare, si staccò, si volse, infilò -l'uscio e sparve; ed io, rimasto solo, incominciai: - -— Il signore... — - -Lui zitto, cogli occhi fissi nelle vetrate. - -— Il signore, — proseguii — è Giuseppe Salvioni... è lei che ha scritto -una lettera al signor Nebuli?... - -— L'ho scritta. — - -Egli continuava ad esaminar le vetrate, io cominciavo ad esaminar -lui. Ciò che fermava il mio sguardo era una grossa catena d'acciaio, -la quale col suo peso gli faceva venir fuori più che mezza, dal -taschino slabbrato del panciotto, una chiave piccina. — E povero il mio -Salvioni, com'era vestito! — Una giacchetta d'un colore che non è in -natura, d'una stoffa che in origine — Dio sa quando — era stata venduta -forse per tutta lana, ma da cui era scomparsa oramai la poca lana che -il fabbricante ci aveva messa per iscusare la sua bugia; gli annodava -il collo una cravatta, anch'essa nera, ridotta dalle cattive pieghe, -che sono come chi dicesse le cattive abitudini delle cravatte, a parere -il cordone d'una bara. - -A un tratto, mentre io faceva quell'esame, il signor Salvioni -impacciato della mia curiosità uscì a parlare con una voce secca, -nervosa e petulante: - -— Sì, la lettera gliel'ho scritta io; non ho aspettato la sua risposta, -perchè ho potuto sapere altrimenti dove stava di casa, e sono venuto! -Lei cerca colle gazzette un Salvioni; eccone uno; ne faccia quello che -vuole. — - -Così parlò egli, senza staccare gli occhi dalla finestra, ed io tra -sbigottito e commosso domandai: - -— Il signore non sa di che si tratta?... Ma dunque... - -— Dunque, — diss'egli, — sono un avventuriero, un vagabondo? sicuro -sono un avventuriero ed un vagabondo, mi faccia chiudere in prigione, o -mi dia da comperar del pane alla mia piccina che ha fame. - -— Ma dunque?... — ripetei sollevandomi in piedi, — già... sicuro... -lei non è biondo, e non ha nemmeno la cicatrice sulla fronte, non è -Salvioni lei! - -— Mi scusi, — mormorò l'incognito mansuefatto dall'espressione contenta -che leggeva nel mio volto, — mi scusi, mi chiamo Salvioni, non sono -Giuseppe, non sono biondo, la cicatrice non l'ho, ma che importa se la -mia piccina ha fame? — - -A quel punto il poveraccio s'interruppe e si guardò intorno sospettoso; -ed io udii un sommesso bisbigliar di voci dietro l'uscio, che si aprì -di repente. - -Con un atto brusco, come se qualcuno l'avesse spinto alle spalle, entrò -Valente, e subito dopo il signor Bini, e quando l'amico Nebuli ebbe -esclamato — non è lui! — Chiarina ed Annetta si affacciarono anch'esse. -Il signor Salvioni parve cercare uno scampo, poi si provò a reggere gli -sguardi curiosi con un'occhiata cinica, ma la vergogna lo vinse, chinò -il capo sul petto e pianse. - -Tosto gli fummo intorno tutti. - -Fin qui ero stato punto da un doppio desiderio, quello di pigliare -per un orecchio il falso Salvioni e di piantargli un bacio nei mezzo -della fronte, per punirlo dell'orribile paura che ci aveva fatta, per -ringraziarlo della gioia immensa che era opera sua; ma qui, vedendolo, -lui grande e grosso, piangere come un fanciullo, pensando che quelle -lagrime amare che ora faceva cadere la vergogna non le aveva forse -potute spremere la sventura, quando sarebbero state dolci, — il poco -mio rancore scomparve sotto un'onda di tenerezza. - -Alle parole buone del signor Bini, a quelle di Valente ed alle mie, il -disgraziato rispose nascondendo la faccia tra le mani; allora io dissi -alla signora Chiarina: — Gli domandi come si chiama la sua bambina. - -— Ha una bambina lei? E come si chiama? - -Fu la musica di quella vocetta che gli asciugò le lagrime, o fu -la domanda? Fu anche una pezzuola non bianca, (tutt'altro) che -il pover'uomo cavò di tasca, tenendola aggomitolata in mano per -nasconderne i peccati. - -Poi alzò il capo, fece una smorfia dolorosa per darci a credere che -sorrideva e disse: - -— Sì, signora... ho una bambina di nove anni... si chiama Angela. — - -Noi stavamo zitti, ed egli, tenendo gli occhi immobili e come fissi -nella sua sciagura, ripigliò: - -— Sì, signore, ho una bambina di nove anni, si chiama Angela, e il suo -nome non è una bugia... come... Fino a dieci mesi essa aveva la mamma -che aiutava a cucire colla macchina, io, facendo lo scrivano da un -avvocato, guadagnavo quasi due lire al giorno — si era troppo felici! -Ecco mia moglie si ammala, sta un mese a letto, spendiamo tutti i -nostri risparmi in medicine — muore. La piccina piange, vuole la mamma, -si ammala essa pure — io abbandono l'avvocato per non lasciar sola la -mia creatura; cerco lavoro di copista a casa — ma perchè ne ho troppo -bisogno non ne posso trovare. E allora di nascosto vendo le vesti della -povera morta! - -A questo punto il signor Salvioni si credette in obbligo di farci -vedere, colla smorfia di poc'anzi, che egli non era commosso niente -affatto, che al contrario sorrideva. - -Poi disse con invariabile monotonia d'accento: - -— Angela aveva una grande amica, la sua macchina da cucire — le -parlava, l'accarezzava, le voleva bene; le diceva d'andare più presto -o più lenta, e se saltava i punti le faceva dei rimproveri. Quando il -lavoro era avviato e lo vedeva correre senza intoppi, Angela cantava. -— Dopo le vesti della morta, dopo alcuni oggetti che mi parevano -inutili, dopo altri oggetti che prima mi erano parsi necessari, un -giorno vendetti la macchina da cucire — scomparve l'ultima gioia della -nostra casa. — Angela si provò a cucire a mano, ma non sapendo molto, -si punzecchiava le dita per fare in un'ora di fatiche e di lagrime il -lavoro di pochi minuti — non guadagnò più i suoi pochi soldi che me la -facevano orgogliosa e contenta. Un giorno la bambina ebbe fame — essa -non me lo disse sapendo che era inutile e non volendo affliggermi, ma -io l'indovinai... perchè avevo fame anch'io — corsi da tutti i miei -conoscenti, mostrai nuda la mia sventura, di cui fino allora ero stato -geloso, tornai con poche lire, si cenò. Un altro giorno ritentai, ma -non avevo più nulla di nuovo a dire, tranne che avevamo fame ancora... -Ancora? — ed è questo l'orribile che si può aver fame tutti i giorni -— e nessuno lo crede... Mi cadde sott'occhio l'avviso del giornale, -mi venne un'idea — scrissi; quand'ebbi buttata la lettera nella buca -già ero pentito — pensavo che quei foglio bugiardo avrebbe portato -una falsa gioia od un falso dolore... il domani venni alla posta ad -aspettare il signor Nebuli... - -— Comprendo, — interruppi, — lei ci ha veduti e ci ha seguiti, per -ispiegarci tutto, per toglierci forse da un'ansia crudele. - -Il signor Salvioni crollò il capo amaramente. - -— No, no.... avrei aspettato domani forse.... ma la piccina ha fame -anche oggi.... — - -Anche oggi! Come le disse queste due parole! - -Chiarina ed Annetta erano commosse e volevano subito correre a vedere -la piccina. L'amico Nebuli cavò di tasca il portafogli, ne tolse -alcune carte di nessun valore, e pose il resto nelle mani tremanti del -disgraziato, il quale, smessa la petulanza d'imprestito, non sapeva più -far altro che piangere — e il signor Bini mi rubò un'idea, che mi stava -venendo: restituire l'amica alla signora Angela, accompagnare cioè il -padre infelice e comperare la macchina da cucire. - -L'idea, dico, stava venendo a me pure, e se non era propriamente -arrivata, è solo perchè la tratteneva per via il timore di essere -sproporzionata alla mia borsa. - -— Bravo! dissi sottovoce al vecchio; — ma sappia che mezza la macchina -la voglio pagar io; mi dirà quello che spende. — - -Il signor Bini mi guardò in faccia e si mise a ridere — ed io pensai -che dovesse avere una vena di matto, perchè, ditelo voi, che c'era da -ridere? - -Eravamo sulla soglia; il Salvioni scendeva già gli scalini a quattro a -quattro, quando Valente ci raggiunse: - -— Prima della macchina da cucire si ricordi che hanno appetito. - -— È vero, e devono averne molto, — disse il signor Bini; — non me ne -ricordavo, perchè io non ne ho mai prima delle sei. - -— Alle sei ne avrà per desinare con noi? Non dica di no, lei non -è più un estraneo; oggi dev'essere giorno di festa, vogliamo stare -allegri.... verrà? - -— Verrò, verrò. — - -E appena Valente fu scomparso, il vecchio fece un sospiro lungo. - -— Poveraccio! — esclamò, — e dire che con quel cuore ha perduta la lite! - -— L'ha proprio perduta? - -— Sono le tre.... si figuri se a quest'ora non l'ha perduta! — - -Egli scese le scale per raggiungere il Salvioni, io rientrai un po' -turbato. - -Ma Valente rideva così forte, e la signora Chiarina con tanta grazia, -che non mi fu possibile ospitare per cinque minuti quella inquietudine, -e la cacciai, dicendo dentro di me che il signor Bini andava matto per -le facezie, e non sempre le sapeva scegliere. Avrei però avuto caro di -sapere almeno se era quello il giorno della decisione della lite. - -— Allegri — dissi — questo non è che un acconto sulla gioia futura; -vedrete che il signor Giuseppe buon'anima ci manderà a dire di far le -nozze e che saremo tolti dagli impicci della lite. — - -Ma Valente non mi badava. - -— Quando si tratta la tua lite? — domandai allora. - -— Domani, credo.... ne ebbi l'avviso, ma no, si tratta oggi.... si è -trattata — a quest'ora forse tutto è finito. — - -E tornò a ridere, e tornai a farmi pensoso. - -Il signor Bini recò le più liete notizie della ragazza, che era una -bella bambina tutta occhi; del signor Salvioni, che era propriamente -onesto e disgraziato; del loro appetito fenomenale e della macchina da -cucire, che era di Elias Howe a doppio punto. - -Quante ciancie a tavola! Quante risate! Quanti bicchieri! Solo sotto le -mie ciancie rimaneva un sottinteso, e le mie risate avevano i sordini, -e nei bicchieri che mi vuotavano in corpo il buon umore rimaneva la -feccia d'un pensiero importuno. Ma tutto questo in principio; alle -frutta, quando fui proprio saturo di buon umore, risi anch'io a gola -spiegata, sprigionai anch'io tutti gli spiritelli che avevo sulla -lingua. - -Uno ne buttai in faccia al signor Bini — uno capace di farlo sparire -sotto la mensa. - -— Quel povero Salvioni, — dissi — com'era mortificato d'aver preso ad -imprestito un nome non suo! Che anima candida deve avere! Ha fatto lo -scrivano d'un avvocato senza farsi una macchia d'inchiostro! — - -Naturalmente guardavo il signor Bini, e il signor Bini guardava me, e -rideva e rideva. Invidiabile faccia tosta! - -Fu proprio in mezzo al cozzo degli ultimi bicchieri che l'uscio si -aprì, ed io compresi dal modo d'aprirsi che lasciava passare una brutta -notizia. - -Entrò Marco, l'enorme Marco, a cui dopo il tramesso coi pisellini avevo -sempre dato del voi; entrò recando una lettera.,.. - -Valente l'aprì, la lesse, balbettò che era uno scherzo, rilesse — io mi -ero rizzato in piedi. - -— Andate pure, — consigliai a Marco, che rimaneva a fare il curioso. - -— Va pure — ripetè Valente; non è nulla — disse poi con voce serena — -è il mio avvocato, il quale mi scrive che abbiamo perduta la lite, che -andremo in Cassazione, che possiamo mettere innanzi quattordici cause -di nullità. — - -Non crediate che facesse la commedia, parlava come sentiva; e siccome -nessuno rispondeva, egli insistè: - -— Allegri! Non sono già rovinato per questo! Lavorerò. E per -incominciare, venderò la _Spuma del mare_! Non è vero, signor -Bini? — - -V'immaginerete che il signor Bini ridesse e si fregasse le mani; me -l'aspettavo anch'io, ma quell'uomo mi contraddiceva in tutto, non si -fregò le mani, non sorrise, appena appena disse: — verissimo! — e mutò -discorso. - -— Sta a vedere che si pente, — dissi più tardi ad Annetta. - -— Peggio per lui; la _Spuma del mare_ troverà compratori egualmente. - -— Hai osservato — soggiunsi — come rimase sereno l'amico Nebuli -all'annunzio della sua disgrazia.... E che ne hai argomentato? - -— Che non gl'importava di perderla.... - -— E sai perchè?... perchè la sua gioia era troppo grande; domani ci -ripenserà e ne avrà dolore.... E qual massima filosofica vien fuori da -tutto questo?... — - -Annetta mi guardava facendo un gesto discreto e scherzoso, che io -intesi benissimo. E soggiunsi niente affatto ferito dall'allusione: - -— Ne vien fuori questa massima, che se vi sono gioie che il denaro non -può dare, vi sono gioie che il denaro non può togliere. - -— Però ne può dare di belline — osservò Annetta, — l'hai visto il -Salvioni! - -Ed io che ero in vena, proseguii: - -— Appunto! E quale altra massima di filosofia pratica ne deriva? - -— Dilla, e poi smetti che ho sonno. - -— Ne deriva che il denaro non si deve confondere colla gioia e -colla felicità, ma bisogna stimarlo solo allora che dà la gioia e la -felicità, e farlo servire a questo unico fine. - -— Bravo, buona notte! — - - - - -XVII. - -La Venere se ne va. - - -La mattina seguente, quando dopo molte titubanze stavo per scendere -a far visita all'amico, fu egli, Valente Nebuli, che entrò in casa -mia. Aveva la fronte oscurata da un pensiero, che, senza affliggerlo -propriamente, pareva importunarlo. - -— La notizia la sai? — mi disse sfuggendo un istante alla stretta di -quell'importuno — sono rovinato. - -— So che hai perduta la lite.... stanotte ho sognato che era un brutto -scherzo del tuo avvocato.... e invece.... però.... — - -Non sapevo quello che mi dicessi, Valente uscì a ridere. - -— Sì, ho perduta la lite, e pare che mi toccherà restituire, tra -capitali, interessi e danni, un po' più di quello che posseggo; perchè, -come immagini, mio zio si era mangiato un po' del fatto suo, che non -era suo, ed io mi sono mangiato un po' del fatto mio, che non era mio; -è venuto stamane l'avvocato a spiegarmi bene la cosa. E sai qual è la -mia fortuna? (lo dice lui, io non l'avrei indovinata in cento) è che -abbiamo accettata l'eredità col _benefizio d'inventario_, altrimenti -dovrei ora, rimetterci del _mio_.... e mi troverei in un certo -imbarazzo.... come ti puoi immaginare. Ci è un solo guaio, che anch'io -ho speso, che la mia povera _Venere_ me la sono quasi mangiata — non vi -è rimedio. Quando vedi il signor Bini, mi farai piacere dicendogli che -il quadro è a sua disposizione, se lo vuole ancora.... intanto domani -lo manderò a prendere.... - -— Perchè? - -— Per farne una copia, ma questo non glielo stare a dire. - -— È capace d'indovinarlo. — - -Valente si strinse nelle spalle, serrò le mie mani nelle sue, sorrise, -e per poco non mi disse: — come sono felice! - -— Sei di buon umore stamane.... — osservai. - -— Sì, proprio, tanto. Ho ricevuto una buona notizia. - -— Quale? — - -Cambiò discorso per non dirmela, ma più tardi la seppi da mia moglie, -che l'aveva saputa dalla signora Chiarina: la polizia era sulle tracce -del signor Salvioni.... morto; lo aveva accompagnato fino al momento, -in cui da Napoli partiva per il Cairo, dove allora infieriva il -colera.... - -Qui anch'io, come l'amico Nebuli, avrei messo una reticenza lunga; -ma mia moglie, niente scrupolosa, soggiungeva: — Per poco che il -colera sappia il fatto suo, il primo che si è portato via è il vostro -Salvioni! - -— E che conti di fare, ora che sei.... che non sei più.... che sei.... -_così_? — diss'io a Valente. - -— Ho già fatto! — mi rispose, — ho già fatto dieci castelli in aria; -prima di tutto vado in Cassazione, per guadagnare tempo; poi in -campagna a vivere di pace e di lavoro. Farò scendere dalle nuvole tutti -i quadri, a cui ho dato una cornice di stelle, imbratterò parecchi -chilometri di tela, ed in pochi anni mi sarò rifatto ricco colle mie -mani! - -— E ti senti capace di tutto questo? - -— Di che non mi sento capace, ora che l'avvenire ricomincia ad esser -mio? Con quei procuratori ai fianchi, con quegli uscieri alle calcagna, -mi pareva d'averla _ipotecata_ la mia porzione di futuro. Ora sono -povero, ma sono libero, e se mi rimane Chiarina!... — - -Così parlò quello sventato, quel sonnambulo, quel delirante; io lo -guardavo a bocca aperta, felice in fondo che egli pigliasse la cosa -a quel modo, ma disgustato di vedere una testa piena di ingegno, così -vuota di criterio. Il torto lo diedi alla Natura, la quale incomincia -gli uomini bene, ma non li sa mai finire; al disgraziato Valente diedi -invece centomila ragioni, non gli potendo dare qualche cosa che valesse -meglio. - -Qualcuno mi chiede se non mi venisse il sospetto che egli, non io, -fosse il vero filosofo; quel sospetto mi venne, ma non resse alla -riflessione e se ne andò; per me era chiaro che Valente, se pure -operava da filosofo, non ne aveva coscienza e non metteva ordine nelle -sue azioni, nè sistema nei suoi ragionamenti. Non dico che la filosofia -sia unicamente sistema (come vogliono certuni); filosofi profondi -alla mattina, i quali diventano infelici a colazione, se la bistecca è -troppo cotta, infelicissimi alla sera se perdono qualche quattrino alla -tombola, ne conosco anch'io; ma perchè ho il buon senso di non proporli -come modelli all'amico Nebuli (il quale non mi darebbe retta), non dirò -già che filosofo e capo scarico sono sinonimi. - -Del resto, sì, Valente aveva in fondo qualche ragione di non -affliggersi, oltre questa interamente stoica che tanto tanto -affliggendosi non ci avrebbe guadagnato nulla: aveva il suo pennello, -la sua fama, la sua donna più che mezza, ed il suo avvenire intero; -ai bisogni del momento dovevano provvedere la _Spuma del mare_ e -l'avvocato colla Cassazione, colle liquidazioni, colle opposizioni, col -Dio sa che diavolo. - -E con tutto ciò, quando il signor Bini fu stato tre giorni senza farsi -vivo e ci cominciò a venire il sospetto che, dopo aver rifiutato i -dollari degli Americani, la famosa _Spuma_ si dovesse accontentare -delle lirette italiane, mi parve (non ne sono sicuro) che un po' -dell'inalterabilità di Valente se ne fosse andata. Pur si mostrò -disinvolto, ritirò dalla Mostra il suo capolavoro e si accinse a farne -la copia. - -Da 24 ore la _Spuma del mare_ era rientrata nello studio paterno, -quando giunse da me il signor Bini. - -— Che ne è stato della _Spuma_? — disse. - -— L'ha ritirata Valente, — risposi sorridendo. - -— Lo so... - -— Volevo ben dire! - -— Lo so, ma che ne vuol fare? - -— Venderla. - -— Ci è chi la compera? - -— Glielo vada a chiedere. - -— Andiamoci. — - -Scendemmo; l'amico si era appunto messo dinanzi ad una tela delle -medesime dimensioni dell'altra, e tracciava le prime linee del disegno. - -— Eccellente idea! — disse il signor Bini — lei vuol fare una -dozzina di _Veneri_ per mandarne una in America, una in Russia, una -in Germania, eccetera. I compratori non mancheranno; chi ha preso -l'originale si contenta? - -— Nessuno l'ha preso ancora, — rispose Valente con nobiltà. - -E allora io, mettendo muso duro, entrai a dire: - -— L'amico Nebuli non ha voluto farle torto... - -— To', — disse il furbone, colla sua flemma, — è vero, io volevo -comprare il quadro, mi piaceva la _Venere_... superba _Venere_... mi -piace ancora... ebbene sì, la compero;... ma allora è inutile, sa? che -faccia la fatica di copiarla; preferisco pagarla qualche cosuccia di -più e sapere che di Veneri come la mia non ce n'è alcuna al mondo... Un -artista come lei, signor Valente, spenderà sempre meglio il suo tempo -creando un miracolo nuovo, ed io pure spenderò meglio il mio denaro... -E quanto domanda della _Spuma del mare_? — - -Ed io mi affrettai a chiedere: - -— Quanto ti aveva offerto quell'Americano? - -— Ventimila lire; — balbettò Valente. - -— Dunque? — dissi, rivolgendomi al signor Bini. - -Mi pareva che il mio accento, il mio sguardo, aiutati dalla sua -memoria, dovessero dirgli chiaro: «dunque, faccia il conto; lei ha -offerto il doppio;...» ma lo smemorato fu anche cieco e sordo; non -vide, non intese, non ricordò nulla: — negozio conchiuso, — disse — per -ventimila lire il quadro è mio; lei lo faccia accomodare entro la sua -cassa; io manderò a prenderlo oggi stesso. — - -Tre ore dopo il signor Bini venne, accompagnato da due uomini, i quali -si caricarono sulle spalle la _Venere_. - -Noi, che ci eravamo messi alla finestra, la vedemmo passare un'ultima -volta... Dove andava? Il vecchio non ce l'aveva detto; ed io balbettai -sottovoce: — buon viaggio! — - -Quando Valente non vide più i tre uomini, che avevano svoltata la -cantonata, chiuse le vetrate e guardò il fascio di biglietti di banca -che il vecchio gli aveva messo fra le mani. - -Non disse parola e tornò nello studio. Io ammiccai dell'occhio; -Chiarina ed Annetta mi compresero; lo lasciammo solo. - - - - -XVIII. - -Cose strane. - - -— Ma sai che è una combinazione strana! — disse Annetta per la -ventesima volta. - -— La ti par proprio una combinazione strana? — diss'io. - -— Non ti capisco.... - -— Non mi puoi capire, perchè non hai fatto tutti i pensieri che ho -fatto io sul caso e sulla combinazione. Vediamo. Ti giungono insieme -due lettere, una delle quali (in ritardo) ti dice che una cosa da te -desideratissima non si può fare, perchè si è presentato un ostacolo -insuperabile, l'altra ti annunzia che l'ostacolo è scomparso e che la -cosa si farà. Tu leggi la lettera sconfortante, leggi poi la seconda; -senza volerlo, la gioia che ti ha dato questa ultima, dopo lo sconforto -della prima, la metti in conto della combinazione, ed esclami: oh! la -strana coincidenza! Ma se tu leggevi prima la lettera che ti annunziava -tolto l'ostacolo, è molto se badavi alla combinazione del ritardo della -seconda lettera e della coincidenza di entrambe: e pure nulla è mutato, -fuorchè il tuo modo di sentire. — - -Quando io infilo qualche androne filosofico un po' buio e m'ingegno di -tirarmi dietro mia moglie, rischiarandole i passi, essa mi accompagna -tra sbigottita e ridente, e qualche volta, come questa, mi domanda: - -— Dove si va a finire? - -— Or eccoti un altro aspetto della stessa cosa, — diss'io. — Bada -di notte ai fanali d'una via dritta e lunga; sono distanti l'uno -dall'altro cento buoni passi; ma se tu ti allontani e ti volti, li -vedi ravvicinarsi e coincidere. Lo stesso accade nella storia, che è -la notte dei tempi, dove gli avvenimenti memorandi sono i fanali d'una -via diritta e buia, e pare che si tocchino per ragioni di prospettiva, -ma non si toccano punto; e forse la storia è da rileggere con questo -criterio, e forse tutte le superstizioni non hanno altra origine.... e -forse.... - -— Insomma, — mi chiese Annetta, — ti pare o non ti pare una -combinazione strana? — - -Giudicatene voi; ecco la lettera che avevo ricevuto quella mattina: - - «Caro parente, - - «Senza che lo sappiate, vi sono parente; perciò senza conoscervi - mi siete caro. - - «La nostra parentela è un po' lontana, ed ho stentato a trovarne - il filo; ma siccome non ho altri parenti al mondo che voi, e mi - premeva di non perdervi, vi ho trovato. - - «Io sono un po' ricco ed un po' vecchio; se morissi senza far - testamento, è probabile che lo Stato vanterebbe diritti di - parentela più prossimi dei vostri per non lasciarvi un quattrino - del fatto mio. - - «Ma prenderò le mie cautele; intanto siccome voi non siete - ricco, comincio a darvi un acconto, perchè non ho nissuna fretta - d'andarmene, spero di fare i miei comodi e mi preme che possiate - aspettare pazientemente. Non vi offendete di questo linguaggio; - parla l'esperienza d'un vecchio, il quale sa come il denaro - guasti spesso i sentimenti più gentili e gli animi migliori. - - «Ho una lite pendente, sarà sciolta domani, e vinta da me; queste - monete che mi costano tanti anni di dispetti, di puntigli, di - amarezze, non le voglio prendere colle mie mani; abbiatele voi; - così io vendico la mia dignità d'uomo, offesa dal puntiglio - meschino. - - «Il mio avversario d'oggi vi è noto: è il signor Valente Nebuli, - pittore, il quale si troverà nelle strette del bisogno, quando - abbia perduta la lite. - - «Il caso mi serve in tutto; voi gli siete amico, e non dubito che - gli renderete quanto meno penosa è possibile la restituzione. Da - voi accetterà un indugio, da me lo sdegnerebbe. - - «Però un patto io pongo al mio dono: se la parte avversaria andrà - in Cassazione, se venisse cassato il giudizio, voi non verrete - a componimento mai e proseguirete la lite, in cui ho speso tanti - anni. - - «Io non vi conosco, ma il mio avvocato di Milano, che vi ha visto - e si è informato di voi, sa che siete un uomo ordinato ed onesto, - e che non farete offesa alla mia volontà. - - «Alla vigilia del gran giorno, che deve darmi vinta la lunga ed - odiosa guerricciuola, mi sento debole; temo le strette d'una gran - gioia, e fuggo. — Facendo donazione a voi, mi pare di mettermi - fuori di causa; ma per rassicurarmi interamente me ne vado, starò - assente una settimana. - - «Il notaio, impostando questa lettera quattro giorni dopo la - sentenza, vi avvertirà pure dell'atto pubblico di donazione che - ho fatto e sottoscritto oggi alla presenza dei testimonî.... - - «Accettate, caro parente, la prima prova del mio ultimo affetto. - - Lecco, 13 dicembre. - - «_Il vostro_ GIULIO PASQUALI.» - -— Ma sai che è proprio una strana combinazione! — esclamò Annetta per -la ventunesima volta. — - -E perchè io stava zitto, ella insistè: - -— Ma insomma parla, di' qualche cosa anche tu.... - -— Vuoi proprio che te la dica come la penso?... Non mi pare una -combinazione, mi pare uno scherzo. - -— Uno scherzo di chi?... - -— Non lo so; ma non vedi tu stessa come è inverisimile tutta questa -storiella? Il signor Pasquali non ha parenti più prossimi di me, ed -io non so nemmeno chi sia il signor Pasquali — egli dice meschini -i puntigli che l'hanno fatto litigare molti anni, ma pretende ch'io -continui a litigare in nome suo; ha paura che lo pigli un accidente per -la gioia d'aver vinta la lite, ed è sicuro di vincerla e rinunzia ai -benefizî;... cara mia, tutto ciò è troppo inverisimile, dunque non è -vero. — - -Ma quando due ore dopo mi giunse la lettera del notaio di Lecco, -il quale, avvertendomi dell'atto pubblico, m'invitava a fare -l'accettazione, allora senza dir nulla ad Annetta, mi andai a chiudere -nel mio studiolo per pensare con metodo. - -Questo era il quesito: - -«Posto che la donazione è vera, indagare fino a che punto è verisimile.» - -Mi passavano cento embrioni di idee nel cervello, ma un'idea intera non -m'era venuta ancora. - -Quando uscii dallo studiolo, mi era venuta. - -Sapete che aveva fatto la mia Annetta? Era corsa dabbasso a dir tutto -alla sua Chiarina. - -— Ah! — esclamai — lo dirà a Valente! - -— Mi ha promesso di non dir nulla; e poi bisogna pur che lo sappia un -giorno o l'altro, se la cosa è vera; se invece è uno scherzo, che male -ci è? - -— Non è uno scherzo, — dissi. - -— Sì? Ma allora siamo proprio ricchi! - -— Sì, purchè ci adattiamo a spogliare la tua Chiarina e -Valente!... — - -Credevo d'aver gettato una doccia sul suo entusiasmo, ma ella soggiunse: - -— Non gli spoglieremo, faremo a metà; l'ho già detto a Chiarina, ed è -tanto contenta, tanto contenta.... - -— To', e tu disponi così senza dirmi nulla?... — dissi facendo il serio. - -— Sei tu che disponi, sono sicuro che questa idea è venuta anche a te. -Non vorresti già farti ricco colla miseria dei nostri migliori amici; -dunque, meglio che rinunciare alla donazione per restar poveri tutti, -tu accetti e fai due parti giuste.... - -— E credi che l'amico Nebuli sarà contento di spartire con me?... - -— Vorrei vedere, non è lui che spartisce, siamo noi; e non si può -pretendere di più, mi pare; se fossimo milionari, via.... ma poveri -come siamo anche noi.... ci vorrebbe una bella faccia tosta a volere -che ci spogliassimo per lui. - -— Egli non pretenderà nulla, ma non vorrà niente da noi.... - -— E che farà colla sua superbia? - -— Andrà in Cassazione. - -— Ci vada, ci andremo anche noi; sarà peggio per lui; la lite non la -vincerà egualmente.... - -— Perchè? - -— Perchè se i tribunali questa volta hanno detto che il vecchio Corvi -era imbecillito, è segno che lo era proprio. - -— A te non pareva imbecillito per altro. - -— E nemmeno a te.... Ma l'hai conosciuto tu? L'ho conosciuto io? Che ne -sappiamo noi? Si diceva per dire.... — - -A questo punto non mi trattenni più, le chiusi la bocca con un bacio, -poi le dissi dolcemente: — taci, taci. — - -Ella mi guardò sbigottita, comprese: - -— Diventavo cattiva — disse — non è vero? - -Entrò in quella l'amico Nebuli; al primo vederlo indovinai che egli -sapeva tutto. Mi venne incontro e si sforzò di sorridermi, ma fui io a -prendergli la mano che egli non mi dava. - -— Che cosa dunque è accaduto di curioso? — mi disse. - -— Ah! — risposi — gran cose! — leggi. - -Lesse egli le due lettere del signor Pasquali e del notaio; e disse: - -— Che combinazione strana! tu l'unico parente?... Che strana -combinazione!... - -— Non mi dici altro? - -— Ah!... sono contento, proprio contento.... - -— Vuoi essere sincero? — dissi io mestamente — non sei contento.... - -— Perchè?... Che ci perdo io? Non è forse meglio che la mia disgrazia -giovi ad un amico? - -— Sì, è meglio, lo sai benissimo che è meglio; ma confessa che hai -avuto un po' di dispetto a questa notizia, e ci è stato un momento, -in cui l'istinto ti diceva che la peggior disgrazia che ti potesse -capitare era questa di veder le tue spoglie indosso all'amico del -cuore, e confessa che tu a quell'istinto cattivo non hai tappato la -bocca subito.... - -— Ebbene, sì, è vero; ma ora è passato.... ti giuro che sono contento e -me lo devi credere. - -Ci stringemmo la mano forte. - -— Dunque posso accettare la donazione? — chiesi ridendo. - -— Accetta, capperi! Ma ti avverto che andremo in Cassazione, che -abbiamo quattordici cause di nullità — non te ne avrai a male? - -— Ti pare? nemmeno per sogno! ma in Cassazione non ci andrai, così la -lite sarà finita ed il mio caro parente non troverà nulla a ridire che -noi facciamo due parti di tutto; la mia porzione me la darai con tuo -comodo, un po' per volta, quando avrai venduto una dozzina di quadri; -lavoreremo entrambi e non imiteremo quei due buoni amici di tuo zio e -del mio caro parente.... — - -Valente stava serio. - -— Che ne dici? — insistei. - -— Non posso; la tua generosità è degna della nostra amicizia, ma io non -posso accettare nulla da te. - -— Già — dissi — da me no, dai tribunali sì; dillo chiaro che la mia -generosità ti offende, che ti faccio l'elemosina.... - -— Senza amarezza — disse lui — non è forse vero? - -— No, che non è vero! — esclamai — i tribunali hanno dato oggi -ragione a me, ma ieri l'avevano data a te.... Siamo pari; se tu vai -in Cassazione ed hai quattordici cause di nullità, si torna da capo: -puoi perdere tu, posso perdere io: intanto gli avvocati ci mangiano -le rendite e ci rosicano il capitale, e il puntiglio ci addenta -l'amicizia. Fammi il piacere: scrivi al tuo avvocato che in Cassazione -non ci vai, io cercherò il mio per accettare la donazione. — - -Ero stato eloquente; l'amico mi si buttò al collo, e mi diede un bacio -sonoro. Annetta non stava in sè dalla gioia. - -— Il _tuo avvocato_ lo conosci? — mi chiese Valente sorridendo. - -— No, è lui che conosce me, almeno così dice la lettera del _mio -parente_, ma io non l'ho mai veduto.... - -— Mi viene un'idea! — esclamò Annetta. - -— Sbagli, — la interruppi leggendogliela negli occhi. - -— Il signor Bini.... — insistè mia moglie. - -— Sbagli, — ripetei; — ti assicuro che sbagli. — - -E diedi in uno scoppio di risa. - -— Il signor Bini verrà oggi, — soggiunsi, — lo chiederai a lui stesso, -vedrai che sbagli.... - -— Come sai che verrà oggi? - -— È una mia idea fissa, sono sicuro che verrà. — - - - - -XIX. - -Guardo sotto la maschera. - - -Infatti il signor Bini venne a farci visita, perchè da un pezzo non ci -vedeva, perchè probabilmente doveva lasciar Milano, ed anche perchè non -aveva voluto passar dinanzi a casa nostra senza salir le scale.... - -Non mancavano i _perchè_, come vedete! - -A me, che lo guardavo curiosamente, pareva di non averlo visto mai più -compassato; si era cancellato il suo risolino malizioso, si era spento -lo scintillío de' suoi occhi penetranti. - -Eravamo soli; nessuno ci poteva tradire, e provai anch'io a fare il -commediante, sedendogli di rimpetto, stando impettito quanto lui, e -costringendolo a strapparmi le parole ad una ad una come monete d'oro. -In quel gioco il vecchio si impazientì prima di me; vedendo che non -trovava il verso di farmi uscire dalla mia trincea nel campo aperto -delle chiacchiere, dove egli si sapeva il più forte, vedendo che se lui -taceva, tacevo io pure contro le regole della buona conversazione, che -le sue domande di quattro parole ottenevano risposte d'una parola sola, -vedendo tutto ciò, si decise finalmente a dirmi: - -— Caro signor Ferdinando, io ho l'occhio buono, e vedo che lei ha -qualche inquietudine che mi nasconde; non è capitato nulla di male? - -— Nulla.... — dissi trionfante, — al contrario, legga. — - -E di botto, senza altro, gli consegnai le due lettere. - -Le prese egli e le lesse con ordine, guardando prima l'indirizzo di -ciascuna; io non gli staccavo gli occhi di dosso, ed egli leggeva -sempre, muovendo le labbra, accomodandosi meglio in faccia alla luce, -quando trovava qualche intoppo.... - -— Che cosa le pare? - -— È singolare. - -— Già, è singolare. — - -Un istante dopo il signor Bini incominciò le interrogazioni. - -«Avevo risposto? Non avevo risposto? Che volevo fare? Valente -sapeva?...» - -— È una cosa delicata, — osservò poi. - -— Sì, molto delicata.... - -— E pericolosa. - -— Niente affatto, l'amicizia vera non corre alcun rischio per una -miserabile questione d'interesse... - -— Però se ci entra il puntiglio.... - -— Non lo lasceremo entrare.... ci è stato un momento, in cui.... - -— Ah! ci è stato un momento in cui?... - -— Un momento solo; Valente ed io siamo ora d'accordo. — - -E allora gli dissi tutto; per la prima volta dacchè conoscevo -quell'uomo, lo vidi commosso; egli si rizzò, mi strinse la mano e mi -disse: _bravo!_ - -Lo accompagnai fin sul pianerottolo e già stavo per chiudere l'uscio, -quando, fingendo d'essermi dimenticato di qualche cosa, lo riaprii e -dissi semplicemente: - -— Signor Pasquali! — - -Il vecchio, che aveva sceso alcuni gradini, si volse di botto, mi vide -e rimase un istante a bocca aperta a contemplarmi. - -— Signor Pasquali — ripetei colla massima naturalezza. - -Allora l'apocrifo signor Bini risalì, pigliò le mie mani nelle sue, mi -guardò negli occhi e finalmente diede il segnale — e rise, e risi — un -bel duetto! - -Per un pezzo non potemmo smettere; la nostra risata passò per tutti i -toni maggiori, fece le modulazioni più strane, proruppe negli accenti -più inusati — e sempre senza che sprigionassimo le nostre mani, anzi -stringendoci più forte come per comunicarci saldezza e coraggio. - -Quando finalmente a forza di far la prova ci riuscì di diventare serii -un po' più del naturale (come sempre accade), io dissi: - -— Signor Pasquali, capisco il suo inganno fino alla decisione della -lite; avrei fatto io altrettanto; spiego la continuazione del mistero -dopo la sentenza, perchè un uomo ordinato come lei, dopo aver avviata -una commediola, non poteva piantarla un paio di scene prima dello -scioglimento; ma sappia che oramai ha un pubblico, e non bisogna fargli -perdere la pazienza. — - -Così io dissi scherzando. - -— Valente sa? — mi chiese il signor Pasquali. - -— Non sa nulla. - -— Mi lasci il gusto della catastrofe; non gli dica nulla.... - -— Fino a quando? - -— Fino a domani sera. - -— Benissimo, fino a domani sera. - -Poi egli scese le scale ridendo, ed io ridendo finsi di tornarmene in -casa; ma cinque minuti dopo andai a trovar Valente. - -M'ero prefisso di non dirgli nulla e forse perciò appunto avevo bisogno -di vederlo, di sentirlo parlare, di assaporare la dolcezza del mio -segreto come un avaro. - -Mi parve che Marco nel ricevermi in anticamera avesse un aspetto meno -solenne del solito, il che avrebbe bastato a riempirmi di meraviglia; -ma pensate l'enormità del mio stupore quando egli, con un accento -bonario, di cui non lo credevo capace, mi trattenne per dirmi che aveva -qualche cosa a dirmi. - -— Che cosa? — chiesi io rizzandomi in tutta la mia lunghezza e dandogli -mentalmente dei voi. - -— L'altr'ieri il signore mi ha licenziato.... - -— Davvero? - -— Proprio.... e siccome ho trovato un padrone che ha fretta, vorrei -pregar lei di pregar lui, perchè mi lasci in libertà oggi stesso; non -farei una cosa simile, sa? se non si trattasse del mio stato.... perchè -veda, a perdere una buona casa si fa presto, se ci si mette il diavolo -in mezzo, ma trovarne una è difficile.... — - -E nel dire queste ultime parole aveva ripigliata la sua dignità -veramente esemplare; ma nondimeno gli risposi: - -— Parlerò del _vostro_ desiderio, vi posso promettere che sarete -lasciato in libertà anche subito. - -— Grazie — disse lui. - -Io entrai nello studiolo.... e che vidi? Una tela incominciata sopra -un cavalletto, un'altra addossata al muro, e la signora Chiarina tutta -impacciata, che si era messa dinanzi a quest'ultima con un vezzo pieno -di grazioso sgomento. Valente era di là. - -— Come sta? — diss'io. - -— Bene, e lei?.... e Annetta? — balbettò la vaga creatura facendosi -rossa. - -Ed io scherzando: - -— Che ha? Che cosa mi nasconde? Mi lasci veder quel quadro.... — - -Si fece più rossa ancora, se è possibile; all'ultimo disse allungando -il braccio e dandomi la sua manina come per far la pace, ma senza -muoversi: - -— Non se ne avrà a male?... mi perdonerà? Valente non ne ha colpa, -glielo assicuro io.... è stata una mia idea, lo so bene che lei non -aveva bisogno di questo.... - -— Che cosa?... Come?... Perchè?... - -— Mi prometta di ridere, — insistè la bella. - -Risi. - -— Non si offenderà proprio? - -— Ma di che? — - -Allora si scostò lentamente, chinando un pochino gli occhi a terra, ed -io vidi.... indovinate?... Il mio primo quadro che avevo mandato alla -Mostra, e che si era venduto miracolosamente dopo otto giorni. - -La straniera incognita era lei, era quella donnina pentita della sua -idea gentile come d'una colpa. - -Confesso che ne ebbi un briciolo di dispetto, un briciolo solo; poi -la gratitudine m'invase il cuore e non lasciò posto alle grettezze -della vanità, e quando mi sentii capace di ringraziar la signora -Chiarina sinceramente, soltanto allora il Russo usci dalle nebbie della -dimenticanza a consolarmi, e dietro a lui l'ignoto compratore delle -altre due tele. - -— Mi perdona? - -— La ringrazio — risposi — purchè non mi abbia fatto il tiro di -comperare anche la _Famiglia del Pescatore_.... Vediamo, non ha per -caso incaricato un Russo lungo come me, asciutto e magro, di trovar -bella la _rete_ e di lasciarvisi pigliare per ottocento lire? - -— No, no.... e poi — disse Chiarina, rinfrancandosi — il suo quadro mi -piaceva tanto, eravamo ricchi.... che male c'era? Glielo volevamo dire, -ma lei era così contento che il suo quadro fosse stato venduto ad una -straniera, che.... — - -È vero; io era stato così contento, che sarebbe stato un peccato -guastarmi quella gioia. Ne convenni di buon grado, e quando apparve -Valente, lo baciai sulle due guance per gratitudine. - -— Hai da farmi un piacere, — gli dissi poi — tu hai licenziato quel -buon diavolo di Marco.... - -— Sì, ed anche il cuoco, incomincio a far economia. - -— Ebbene, quel poveraccio di Marco si raccomanda a me, perchè tu lo -lasci libero oggi stesso; ha trovato un buon padrone.... e.... - -— Vada.... vada; — mi disse Valente ridendo fra sè e sè.... - -— Perchè ridi? - -Non mi rispose, ma appena fummo soli un istante, si guardò intorno e mi -disse con un risolino misterioso: - -— Il signor Bini ne fa una delle sue.... - -— Davvero? - -— Mi pose in mano una lettera, corsi coll'occhio alla sottoscrizione e -lessi: - - IL PADRE DI CHIARINA. - -Il testo del foglio diceva: - - «Sono solo al mondo, sono vecchio; il cielo mi manda una figlia - quando meno ci pensavo; sia benedetto il cielo! Venga domani alle - 5 in via Bigli nº 19, ho buone nuove da darle; conduca la moglie, - l'amico suo Ferdinando e la signora Annetta: faremo la pace.... - Ah! Che mia figlia non mi respinga!» - - Milano. 20 dicembre. - -— Già, non vi è dubbio, è lui! è un invito a desinare. - -— Che pace vuol fare? siamo mai stati in guerra? - -— È una metafora — risposi ridendo. Ci andrai? - -— Devi dire: ci andremo?... Credo di sì.... ha buone nuove da darmi!.... - -Compresi la sua speranza fallace, ma gliela lasciai pensando: non può -fargli male. - -— È curioso — dissi gettando ancora un'occhiata alla lettera..., — mi -pare di aver visto altra volta questi caratteri! - -— Anche tu! mi pareva.... sai?... ma poi ho pensato che il signor Bini -non mi ha mai scritto.... - -— Nemmeno a me.... pure, quei _g_ colla coda ad uncino io li ho già -incontrati in qualche luogo; con quegli _o_ che paiono fatti col -compasso, ci siamo visti altre volte di sicuro. - -Stetti un momento a pensare. - -— No! no, non ci ha mai scritto il signor Bini.... — e qui balenandomi -un'idea, finsi di cercare fra le carte del mio portafogli, e intanto -diedi un'occhiata alla missiva del signor Pasquali, che portava la data -di Lecco. Nessuna somiglianza. - -— No! no, non ci ha scritto mai.... — ripetei — e pure quei _g_.... -quegli _o_.... — - -Dieci volte in pochi minuti fui tentato di spifferare il segreto -del signor Bini; mi accontentai di sorridere, perchè l'amico Nebuli -chiedesse: che hai? — ed io gli potessi rispondere misteriosamente: -_nulla.... nulla_. - - - - -XX. - -Il signor Salvioni legge. - - -Recandoci il domani in via dei Bigli nº 19, si sapeva un po' tutti di -andare ad una specie di teatro, per ridere un po'; ma io solo credevo -di conoscere appuntino il programma dello spettacolo: «il signor Bini -ha trovato una figlia fabbricata a Parigi e non la vuol restituire...., -tanto più che nessuno si presenta per reclamarla. Quando tutto è in -regola il signor Bini si sdoppia, sfodera il suo _alter ego_, il signor -Pasquali; costui per far la pace col suo avversario nella lite, gli dà -in moglie _la figlia del signor Bini_.» - -Ma il vecchio furbo incominciò dallo sgominare le mie idee, mettendo -la _catastrofe_, cioè quella che io reputavo tale, propriamente fuori -dell'uscio; perchè tutti potemmo leggere sulla soglia a caratteri molto -visibili: _Pasquali_. - -— Come! — esclamò Valente, allora non è il signor Bini.... - -Parendo a me che la scritta sulla soglia mi desse licenza di dir tutto -quello che sapevo — risposi: - -— È il signor Bini, e non è il signor Bini; perchè, come tu dicevi -benissimo l'altro giorno, il signor Bini non è il signor Bini. Mi -spiego: il tuo avversario nella lite, il misterioso compratore della -tua _Venere_, il padre _putativo_ della signora Chiarina, sono tre -persone in una sola. Attenti — soggiunsi — vogliam ridere! — - -E mentre le nostre donne ridevano sul pianerottolo, il campanello rise -chiassosamente di là dall'uscio: poi l'uscio s'aprì, e comparve.... -indovinatelo che non è difficile, comparve Marco, il solennissimo -Marco, impassibile e dignitoso sotto la livrea nuova. - -Ci guardammo in faccia, e tornammo a ridere, sperando di farne venir -la voglia anche al servitore, il quale non si lasciò tentare, e -c'introdusse in una «vasta e ricca sala, splendidamente illuminata» -come nell'ultimo atto di una commedia allegra, in cui si fanno le -nozze. Nel mezzo d'una parete si vedeva la _Spuma del mare_ dell'amico -Nebuli, fiancheggiata da due mie creature, le ultime che avevano -lasciato la Mostra Permanente. Mi volsi con una gran paura d'incontrare -_la famiglia del pescatore_ nella parete opposta, e mi consolai non -trovandocela. Almeno il mio Russo non aveva fatto per ridere! - -Una verità dolorosa mi dicevano quelle due tele, ed è che vendere i -quadri di genere non è poi tanto più facile a Milano che a Torino, come -Annetta ed io ci eravamo messi in capo. - -Un istante dopo entrò il signor Pasquali. - -— Caro signor Bini, gli dissi.... - -— Signor Bini.... — ripetemmo tutti ridendo. - -— Pasquali Bini ai loro comandi; rispose egli senza turbarsi — si -accomodino; lei, figliola mia, segga in questa poltroncina a fianco -dei babbo.... Perchè hanno da sapere, — proseguì, — che ho trovato -una figlia.... eccola.... vuol venire nelle mie braccia, signora -Chiarina?... no? ci verrà più tardi... — - -Provammo ad interromperlo; non ci fu verso. - -— Mi lascino dire; devono anche sapere che io sono un po' testereccio, -voglio le cose a modo mio, e solitamente le cose non si fanno pregar -troppo. Ora voglio che la signora Chiarina sia mia figlia, che mi -chiami babbo, che mi dia del _tu_ e ogni mattina un bacio. - -— Ma lei non è mio padre! — osservò Chiarina. - -— E che ne sa lei? Era forse al mondo la signorina quando accadde la -cosa? Sappia che andrò all'ufficio dello Stato Civile, a dire che lei -è mia figlia, e tutti lo crederanno; se lo chiamano _Stato Civile_ è -perchè ci è della gente garbata, incapace di dare una smentita ad un -vecchio pieno di reumi e di rimorsi. Appena io l'abbia riconosciuta, -lei si chiamerà Chiarina Pasquali, vedova Salvioni.... - -— Vedova! — esclamò Valente. - -Ma il vecchio tirò dritto: - -— Si chiamerà Chiarina Pasquali, e per mettersi in regola colla legge -del sangue, incomincerà a volermi bene così (si toccava la prima -falange d'un dito), poi così (toccava la seconda), poi un po' più, -ed io ne avrò abbastanza; se col tempo mi vorrà adorare, mi lascerò -dare dei vizii, e per farle piacere procurerò di stare al mondo il -più possibile. No? tutto questo non le accomoda? e allora io me ne -andrò presto, lasciandola erede del fatto mio.... Quanto a lei, signor -Ferdinando, sa benissimo che siamo parenti. - -— Lontani! — interruppi. - -— Sì, lontani, ed è una fortuna per me ch'io non l'abbia perduto di -vista; dunque mi farà la cortesia d'accettare la donazione, e non se ne -parli altro.... — - -Valente, dopo d'aver pagato il suo tributo all'ilarità comune, -ridiventava pensoso. - -— Che pensa? - -— Penso che la sua è una burletta piena di grazia, ma che non posso -permettere.... - -— Lei non ha nè da permettere, nè da impedire; lo domandi al suo -avvocato; lei ha da star zitto; a suo tempo mi chiederà la mano di mia -figlia.... e vedremo. — - -Qui Valente fece un sospiro lungo, e la signora Chiarina abbassò il -capo sul petto. Allora il vecchio si rizzò in piedi ed accostandosi ad -un uscio, disse forte: - -— Signor Salvioni, venga pure. — - -A questo nome di Salvioni, Valente e Chiarina sollevarono la testa con -titubanza. Anch'io ebbi un sospetto orribile, e come in un baleno vidi -una commedia mostruosa e crudele; ma il signor Salvioni apparve, ed era -la persona più innocua dell'universo, era il signor Salvioni da burla, -era quello della piccina, della macchina da cucire, dell'appetito, -della lettera che ci aveva messo indosso il famoso sgomento.... - -Il signor Pasquali Bini ce lo presentò come suo segretario. - -— Indovino! — esclamò Valente. — È lui che ha scritto la letterina di -ieri!? - -— È lui, — aggiunsi, — che fa gli _o_ col compasso, ed i _g_ ad -uncino!?... Oh niente di male sa?... signor Salvioni, continui pure a -farli così.... - -— È lui; — rispose il vecchio, — e siccome fu lui a metterci in affanno -a causa del suo omonimo, eccolo qui a fare la penitenza. Legga, signor -Salvioni. — - -Quanto mutato il signor Salvioni! la contentezza gli aveva raso la -barba, aveva messo un po' d'ordine nei suoi capelli e un sorriso -discreto sulle sue labbra di segretario. - -Egli lesse ad alta voce una breve scrittura, un gioiellino di pensieri, -di forma, di lingua. Dalla prima frase Chiarina e Valente si buttarono -nelle braccia l'un dell'altro; all'ultima fu un amplesso generale; la -signora Chiarina ebbe i baci di Annetta, del vecchio ed i miei, cioè -il mio, uno solo. E rendo questa giustizia a mia moglie, che fu essa a -spingermi perchè facessi quel furto. - -Il signor Salvioni si era messo timidamente in un canto, e si -accontentava d'aggiungere un sorriso alla festa, non comprendendo forse -niente più di questo, che ci era stato al mondo un altro Salvioni, -il quale, due anni prima, al Cairo, aveva avuto la felicissima idea -d'andarsene. - -Or come il signor Pasquali si era potuto procurare la notizia preziosa? - -— Occupandomene sul serio, — rispose egli; — Valente Nebuli si diede -forse qualche briga nei primi giorni dopo la morte di Giorgione, ma -probabilmente si intiepidì poi; ci avrà avuto le sue ragioni.... Ho -speso, s'intende, un po' di danaro per procurarmi questo pezzo di -carta.... Non voglio offendere gl'impiegati dello Stato.... il cielo mi -guardi dal calunniare della brava gente magra ed onesta, ma sapete.... -il denaro, che guasta tante cose (ed io lo so a memoria), a saperlo -spendere ne accomoda tante altre... - -— E come ha fatto?... (Guardandomi intorno, vidi che il signor Salvioni -era scomparso, e allora ripigliai:) — e come ha fatto lei, che viveva -sul Lago di Lecco, ad avere un'idea così felice? - -— Come ho fatto? E lo so forse come ho fatto? Le idee mi sono -venute una alla volta. È una storia lunga.... se la volessi contare, -perderebbero la pazienza e l'appetito.... - -— Dica, dica.... — - -E allora egli disse: — è una storia breve, me ne sbrigo in quattro -parole — e parlò press'a poco così: - -«Ero solo, mi annoiavo; da molte settimane le gazzette, a cui sono -associato, non mi portavano nessuna notizia curiosa; l'avvocato mi -scriveva sempre lo stesso ritornello; a forza di sostenere che il -vecchio Corvi era imbecillito, mi pareva che le gazzette, il mondo, -l'avvocato ed io fossimo imbecilliti tutti senza saperlo, come -probabilmente è accaduto al Corvi buon'anima. - -«Vennero in buon'ora gli entusiasmi della _Spuma del mare_. Mattina, -sera, notte le gazzette mi parlavano di Valente Nebuli; l'autore della -_Spuma_ era per tutti un grand'artista, per il mio avvocato soltanto -continuava ad essere la _parte avversaria_. - -«Mi saltò un ghiribizzo, vedere il capolavoro; vistolo, volli -comprarlo, e quando mi fu detto che non era da vendere, volli conoscere -la _parte avversaria_, e come l'ebbi conosciuta, m'innamorai di sua -moglie. - -«Mi parve di sentirmi un po' di sangue giovane nelle vene; volevo -far questo, quello, quest'altro; che cosa non volevo io fare coi miei -quattrini per rimediare al male che mi avevano fatto? Ma non si _sta in -tribunale_ tanti anni, non si perde un amico, la salute e l'eguaglianza -d'umore per nulla; prima bisognava vincere la lite. Aspettai; intanto -le cose si complicavano; finchè sospettavate di me, me la godevo; -quando mi svelaste l'affanno vostro, mi affannai anch'io, finalmente -i tribunali sentenziarono. L'ultimo atto della commedia vi è noto; lo -scioglimento eccolo: Chiarina Pasquali, vedova Salvioni, ama il signor -Nebuli, pittore — e viceversa; il babbo acconsente, fa la dote; nozze.» - -Valente provò a ribellarsi; al solito, non voleva permettere, ma il -vecchio Pasquali lo fece ammutolire con queste parole: - -— Supponete che io sia morto — si apre il mio testamento, ereditate -voi altri; se per caso rifiutate, eredita lo Stato, il quale non si fa -scrupoli. Ora, invece d'un funerale, mettiamo un pranzo di nozze; lei, -signor Valente, piglia la dote, e mi lascia vivere ancora un po'.... Io -non ci vedo questo gran male.... — - -Entrò Marco; si tenne un istante nel vano d'un uscio, poi spalancò le -portiere. - -E allora il signor Pasquali, curvando la lunga persona, si prese -cavallerescamente a braccetto la signora Chiarina, che non sapeva -trattenersi dal ridere per la contentezza. Valente diè il braccio a mia -moglie, io venni in coda. - -A tavola ne seppi ancora una: la figlioletta del Salvioni era entrata -in un collegio, ben inteso portandovi l'amica sua, la macchina da -cucire. - -— Anzi, signor Ferdinando, la macchina è costata cento venti lire, — mi -disse il vecchio, — lei mi deve sessanta lire. Non se ne dimentichi; -glielo ricordi lei, signora Annetta, perchè suo marito è tanto -disordinato! — - - - - -XXI. - -Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli. - - -Oggi v'è nell'aria qualche cosa d'insolito; dalla finestra aperta entra -l'alito di marzo, ad annunziare la primavera, e il nostro cuore si apre -come per ricevere la gioia. - -Stamane Annetta si è svegliata cantando, ed io colla smania di scrivere -l'ultimo capitolo della nostra storiella. Ho fatto bene o male a -scriverla? Mi conforto pensando che scriverla era pur necessario; -perchè quando la sorte fa un romanzetto curioso ed allegro, a cui vi -pare che non manchi più nulla, io dico che una cosa ancora manca, ed è -qualcuno, il quale bene o male lo metta in carta. - -Questo è nell'ordine delle cose, ed io dacchè il signor Pasquali è -lontano, torno a credere di non essere poi quell'uomo disordinato che -egli dice. - -Il signor Pasquali è a Parigi da quasi due mesi e mezzo, e sono con -lui Chiarina e Valente. Partirono il domani medesimo della scenetta in -via dei Bigli numero 19, perchè il signor Pasquali fece notare che le -cose allegre non si fanno mai troppo in fretta, e Chiarina e Valente -trovarono che era quella una massima piena di giudizio. - -Annetta si provò a dire che non bisogna mai esagerare nemmeno le -massime piene di giudizio, ma infine, pensando che partire tanto tanto -dovevano, si fece forza e disse anch'essa alla sua Chiarina: — parti -domani, e scrivimi, e torna presto! — - -Partirono il giorno 22 dicembre; il 23 ricevemmo la prima lettera di -Chiarina, da Torino: eccola: - - «_Carissima Annetta_, - - «Sono poche ore che non ti vedo, e già mi pare d'aver tante - cose da dirti. Sentine una che mi era uscita di mente; fra due - giorni è Natale, il piccolo Giovanni Battista verrà a farmi - vedere che conosce tutte le lettere dell'alfabeto, per aver lo - scudo d'argento e la veste nuova. Che cosa dirà non trovandomi? - Non bisogna che egli pensi male di me; e perciò ti prego di far - tu le mie veci. Non potendo esserti vicina in quel giorno, io - sarò felice di vedervi col pensiero, te e tuo marito, nell'atto - di esaminare il mio piccolo amico. Badate di non fargli troppa - paura, perchè Giovanni Battista non è un eroe. Mancano pochi - minuti alla partenza, il signor Bini mi dice che ho appena il - tempo di mettere qui un bacio per l'amica mia carissima, ed una - stretta di mano per il signor Ferdinando. - - «CHIARINA. - - «_PS._ Se Giovanni Battista non conoscesse ancora bene tutte le - lettere, ti raccomando di chiudere un occhio.» - -Alla vigilia del Natale ebbi io l'incarico di acquistare i calzoncini -ed il giubbetto di grosso panno bigio, e di provvedere uno scudo -d'argento nuovo di zecca, che luccicasse come una stella. - -Avevamo avvertito il portinaio, perchè mandasse Giovanni Battista da -noi, ed al mattino, appena desta, Annetta mi disse: - -— Chi sa se il piccino verrà? - -— Se non venisse! — risposi. - -Se non fosse venuto, mi avrebbe fatto dispiacere; ma venne; anzi fu -premuroso, perchè mentre noi lo aspettavamo verso il mezzodì, alle nove -del mattino egli saliva la scala. Fu la fantesca ad avvertirci che -ci era una bella cosa da vedere; Annetta ed io andammo a metterci al -finestrino, che guarda nel pianerottolo, e vedemmo il piccolo Giovanni -Battista, il quale faceva salti poderosi per afferrare il cordone del -campanello, senza riescirvi. - -All'ultimo gli venne aperto, entrò. Mi parve che una nuova luce gli -illuminasse la faccia, se non propriamente bianca, certo più chiara -della prima volta, ma non per la nuova luce della scienza o della -civiltà, come dissi per ischerzo ad Annetta, soltanto per questo, che -Giovanni Battista si era lavato il muso rispettando le orecchie ed il -collo. - -Rideva il poverino, volendo così vincere la tremarella; ma aveva un -bel fare, non era no un eroe — tutt'altro, — e bastò la vista d'un -_B_ maiuscolo (che doveva essere un suo implacabile nemico) a farlo -timoroso d'aver perduto tutto l'alfabeto. - -— Vediamo, — dissi, — non è difficile: che lettera è? Perchè non me lo -vuoi dire? - -— _Erre_ — balbettò. - -— No.... — disse Annetta. - -— E quest'altra? — interruppi, facendo un cenno a mia moglie — guardala -bene. — - -Giovanni Battista non istette in forse un attimo; non ci era di che, un -_V_! figuratevi! Quando ebbe lette tutte le lettere, allora io corressi -dolcemente il suo primo errore, gli feci notare la profonda differenza -che passa tra il _B_ maiuscolo e l'_R_ maiuscolo, e gli diedi norme -sicure, facili ed indimenticabili per non trovarsi mai più esposto a -simili equivoci. - -Ah! se la signora Chiarina mi avesse inteso, e se avesse visto la gioia -sulla faccetta bigia di Giovanni Battista, quando egli ebbe la bella -veste, lo scudo bello ed i panetti saporiti! - -Alla sera, nell'atto di scrivere fra le spese diarie il regalo fatto -al nostro piccolo erudito, fermai Annetta, che se ne andava, per -chiederle: - -— In tutto dunque la buona azione ci è costata? - -— 18 lire e 50 centesimi. - -— E quanto credi che valga? - -— 18 lire e cinquanta centesimi. - -— Verissimo! — diss'io; — ma queste 18 lire e 50 centesimi hanno -un valore enorme, hanno il valore di una gran gioia, d'una felicità -intera. E stammi attenta a quello che io faccio.... — - -Feci un richiamo accanto alle 18,50 così (1) e scrissi in margine: - -«(1) Il denaro vale la gioia che dà, il benefizio che reca; chi -disprezza il denaro è segno che non lo sa spendere; e chi crede di -stimarlo troppo, solo perchè n'è avaro o lo misura a centesimi, costui -invece lo disprezza.» - -— E per chi le scrivi queste belle cose? - -— Per i nostri figli che verranno; io voglio che essi trovino in questi -libriccini della spesa diaria un po' dell'anima del babbo che li amava -tanto. - -— I nostri figli! — mormorò Annetta sorridendo senza averne voglia. — -Io mi sono messa il cuore in pace. - -— Io no; siamo da tre anni soli marito e moglie. La signora Carolina -non ebbe forse una bella bimba dopo sette anni di nozze? E la tua amica -di Torino, Clotilde? E quell'altra?.. come si chiama? — - - -Un passero è venuto a posarsi sul davanzale, ha fatto un mezzo giro -a destra ed un mezzo giro a sinistra colla precisione d'un veterano, -poi, guardando dalla mia parte, mi ha detto una parola che ho capito -benissimo, e che sono tentato di scrivere: — _fine_. - -Ma non mi fido; potrei aver dimenticata qualche cosa.... - -Ah! non vi ho detto che uno stupore magnifico si prepara a Chiarina e -Valente. Nel loro quartiere se vi ricordate, vi erano alcuni errori da -correggere; dello studio bisognava farne un salotto, d'un salotto lo -studio, di due camere da letto una sola. Tutto ciò è fatto. - -E non vi ho detto che in una lettera di quindici giorni sono Valente -mi confidò d'essere preso da una smania insolita, quella di lavorare -molto. Ed io capisco perchè: perchè oramai il suo avvenire, cessando -d'essere indeterminato, non fa più la guerra al presente. - -E non vi ho detto che da otto giorni essi, cioè Chiarina _Pasquali_ e -Valente Nebuli, sono proprio marito e moglie, e che se la mia Annetta -viene ogni tanto in punta di piedi a mettermisi alle spalle, ed ha la -mantellina in dosso ed il cappello in testa, è perchè mancano quaranta -minuti all'arrivo del convoglio, e l'impazienza le fa calunniare il mio -orologio, un modesto orologio di Ginevra, ma piantato in regola sulle -sue otto pietre, ed incapacissimo di fare un passo più lungo o più -breve del necessario. - -Impaziente la mia parte sono anch'io, ma so che alla stazione ci -andremo in quindici minuti e che mi basterà infilare il pastrano per -essere pronto. - -E non vi ho detto, ma l'avete indovinato, chi è che arriverà colla -corsa delle undici e cinquantacinque. - -Arriverà il prezioso signor Pasquali; arriverà il mio migliore amico; -arriverà la donnina più adorabile dell'universo.... dopo mia moglie. - - -PS. _Nota di mia moglie:_ Ipocrita! - - - FINE. - - - - -INDICE - - - CAPITOLO PAG. - I. Qui cominciate a vedere che nel mondo si danno - combinazioni curiose 7 - II. L'amico Valente 23 - III. Qui tiro su una cortina e comincio a vedere - un mistero 31 - IV. Corvi contro Corvi 43 - V. Assisto ad un miracolo 49 - VI. La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro 57 - VII. Faccio la conoscenza d'un incognito 71 - VIII. Quello che io dovevo sapere 83 - IX. In cui l'incognito comincia a tormentare la - mia curiosità 97 - X. Il signor Bini continua 105 - XI. Qui una signorina leggerà due volte senza - comprendere 113 - XII. Il signor Bini non è il signor Bini 123 - XIII. Mia moglie ne fa una grossa 127 - XIV. Il signor Salvioni scrive 139 - XV. Il Signor Salvioni viene 147 - XVI. Il signor Salvioni parla 159 - XVII. La Venere se ne va 171 - XVIII. Cose strane 179 - XIX. Guardo sotto la maschera 189 - XX. Il signor Salvioni legge 199 - XXI. Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai - miei pennelli 209 - - - - -DELLO STESSO AUTORE: - - - _Capelli biondi_ L. 1 — - _Un tiranno ai bagni di mare_ » 1 — - _Il tesoro di Donnina_ » 3 — - _Amore bendato_ » 2 — - _Fante di picche — Una separazione di Letto e di Mensa — Un - uomo felice_ » 1 50 - _Il romanzo di un vedovo_ » 1 — - _Fiamma vagabonda_ » 1 — - _Due amori — Un segreto_ » 1 — - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's Dalla spuma del mare, by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DALLA SPUMA DEL MARE *** - -***** This file should be named 61849-0.txt or 61849-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/8/4/61849/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Dalla spuma del mare - -Author: Salvatore Farina - -Release Date: April 16, 2020 [EBook #61849] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DALLA SPUMA DEL MARE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -DALLA SPUMA DEL MARE -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -SALVATORE FARINA -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -DALLA SPUMA DEL MARE -</p> - -<p class="pad1 large"> -RACCONTO -</p> - -<p class="pad1 small g"> -(SECONDA EDIZIONE) -</p> - -<p class="pad4"> -TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA -</p> - -<p> -<span class="large">MILANO</span><br /> -<span class="small">STABILIMENTO Via Appiani, 10</span><br /> -<span class="small">SUCCURSALE Via Larga, 19.</span><br /> -1876. -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Proprietà letteraria. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="dedica"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p> -ALLA MIA CRISTINA -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p class="title"> -DALLA SPUMA DEL MARE -</p> - -<h2 id="cap1">I. -<span class="smaller">Qui cominciate a vedere che nel mondo -si danno combinazioni curiose.</span></h2> -</div> - -<p> -Si danno le curiose combinazioni nel mondo. Io -aveva lasciato appena quel quartierino al terzo -piano, e mi era piaciuto vedendolo, e continuava a -piacermi per istrada pensandoci, e me ne andavo -del mio passo solito a descriverlo alla mia Annetta, -che era rimasta all'albergo ad aspettarmi, quando.... -</p> - -<p> -Ma non incominciamo disordinatamente. -</p> - -<p> -Qual quartierino avevo io visto? Chi era Annetta? -E in che paese accadeva la cosa? Annetta è mia -moglie, il paese Milano, il quartierino doveva essere -il nostro futuro nido. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -</p> - -<p> -Ed ora sono nel mio diritto ripetendo che nel -mondo si danno le combinazioni curiose. -</p> - -<p> -Voi non immaginate nemmeno quanto sia nel mio -diritto, ripetendo questo, perchè non sapete tutti -i pensieri che ho fatto io sul caso e sulla combinazione. -</p> - -<p> -Vediamo: non siete già di quelli che negano il -caso? -</p> - -<p> -No? bravissimi; il caso ci è, e bisogna fargli di cappello. -Ma che cosa è il caso? È il disordine o l'ordine? -Voi dite il disordine, perchè lo confondete -coll'inaspettato e lo riferite alle facoltà limitate -dell'uomo; io dico l'ordine, perchè ci ho pensato su, -e lo piglio in sè stesso, e lo riferisco ad una serie -di fatti di cui non mi rendo ragione, e lo ammiro -nella sua stupenda simmetria. Spieghiamoci con un -esempio: vi era una tegola sopra un tetto, ora non -vi è più, perchè si stacca e cade; vi è un uomo che -passa proprio in tempo per riceverla sul cranio. — Ecco -il disordine, ecco il caso, voi dite, pensando -che la tegola era fatta per istar sul tetto. — Ma -chi ha consigliato a quell'uomo di uscire di casa -proprio in quel minuto, di camminare di quel passo, -di fermarsi quel tanto e non più dinanzi ad una bottega, -e di passare per l'appunto sotto la perpendicolare -tracciata dalla tegola? -</p> - -<p> -E chi ha detto alla tegola di non perdere l'equilibrio -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -(che è la pazienza delle tegole) finchè l'<i>altro</i> -si trovasse nel piano della perpendicolare? La meravigliosa -esattezza di questa serie di combinazioni -è l'ordine, cioè il caso. -</p> - -<p> -Vi sarete accorti che io sono un uomo ordinato, -e che ci era in me la stoffa di un matematico; perciò -vi farò stupire dicendovi che io sono anche un -pittore — sissignori, pittore di ritratti e di genere -ai vostri comandi, filosofo nelle ore d'ozio, che non -sono molte, pur troppo! — non perchè mi piaccia -molto l'ozio, ma perchè moltissimo mi piace la filosofia. -</p> - -<p> -Ho trentatrè anni sonati, presi moglie a trenta -per far le cose in regola; non ho figli. Il mio ideale -era una progenitura simmetrica, un maschio ed una -femmina, od il doppio, od il triplo, meglio che nulla. -Annetta ed io non sappiamo che pensare; aspetta, -aspetta, aspetta.... <i>zero</i>. — È un destino perverso; — dice -lei; — io non fiato nemmeno, perchè mi -spiace brontolare contro le cose che non capisco; -ma se anche non è venuto, mi par di vederlo il -primo paio; potrei farne il ritratto e metterlo in -mostra colla scritta: <i>dal vero</i>. -</p> - -<p> -Se vi dicessi che ho un gran talento, che sono -un galantuomo, che il mio cuore è largo così, -avreste ragione di mettervi a ridere e di non darmi -retta; ma quando vi abbia detto che ho il naso -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -grosso, gli occhi bigi, i capelli che tirano al biondo -e non vogliono star fermi, che sono lungo, sottile e -diritto come il manico d'un pennello, spero che non -mi chiederete le prove. -</p> - -<p> -Ed ora che mi sono dato a conoscere il tanto -che basta per aver diritto di contarvi la storiella, -mi ci metto proprio e vi prego di starmi a sentire. -</p> - -<p> -Avevo dunque lasciato appena quel quartierino -al terzo piano, e me n'andavo per la via a capo -basso, distribuendo in bell'ordine le camere ed i -mobili..., studiolo, tinello, stanza da letto, cucina, -gabinetto per la fantesca.... benissimo.... il cavalletto -in faccia alla finestra, i modelli, i ferravecchi del -mestiere in giro, un tavolino nel mezzo, la poltroncina -filosofica per i quarti d'ora d'ozio, nella -parete sopra la poltroncina la pipa, accanto alla -pipa il cassettino degli zolfanelli.... Io vedevo tutto -ciò mano mano che si disponeva simmetricamente -sul lastrico del marciapiedi; il quartierino con tutti -i nostri mobili così ordinati mi camminava dinanzi -precedendomi d'un passo.... quando un'idea nuova -fermò tutte le altre ed il quartierino e me stesso. -Mi volsi. — È lui! — mi aveva detto quell'idea; -ed ora guardandolo alle spalle, esaminandone meglio -la statura, le mosse, ripetevo dentro di me: — è -proprio lui, Valente! — In un baleno vidi i portici -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -di Torino, l'Università disertata per l'Accademia -Albertina, la scuola di disegno, i modelli barbuti e -le modelle famose, la Geltrude dalle belle braccia -che si sarebbero potute attaccare alla Venere di -Milo; la Marietta, che aveva due spalle da Giunone, -la Nina la cui unica bellezza erano le mani piccolissime, -la Bianca che.... lasciamo stare la Bianca. -Io vidi tutto ciò in processione dietro i calcagni di -Valente, il quale se ne andava del suo passo solito; -e sebbene da due giorni soltanto avessi lasciato -Torino per venire a cercare la fortuna in Milano, -sentii che il cuore faceva lo scampanío. Il mio cuore -fa sempre a modo suo, senza mai chiedermi il permesso — lo -dico perchè non si creda che io fossi -già pentito d'aver lasciato Torino, le spalle della -Marietta, le manucce della Nina, le braccia della -Geltrude e le altre bellezze della Bianca. — No, al -contrario allora più che mai ero contento della mia -deliberazione, e sarei corso dietro a Valente per -fermarlo e dirgli che avevo trovato un bel quartierino -che mi faceva felice, se egli non avesse avuto -al fianco una signora. Una signora piuttosto piccina, -che faceva i passi lunghi per camminare in cadenza, -ed appoggiava un pochino la testa al braccio -del suo cavaliere; una signorina elegante e -senza dubbio bella. Ora io sono un po' timido colle -signore giovani e belle; non è la parte più invidiabile -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -della mia natura, ma non ci è che fare — sono -così. -</p> - -<p> -Valente svoltò alla prima cantonata, ed io proseguii -a passo strascicato verso l'albergo, cercando -stupidamente di persuadermi che avevo avuto torto. -E quando contai ad Annetta tutta la faccenda come -era andata, e finii col darmi centomila torti, ed -essa mi disse che al contrario avevo avuto centomila -ragioni di tirar diritto.... perchè non si sa mai.... — come -potete credere, — non fui più contento di -prima. -</p> - -<p> -— Spiegami bene, dunque; la cucina comunica col -tinello? -</p> - -<p> -— Comunica, — rispondevo io; — e intanto pensavo: — «chi -potrà essere quella signora?» — -</p> - -<p> -— E il tinello è grande? -</p> - -<p> -— Grande. «Valente non aveva sorelle!...» -</p> - -<p> -— E la stanza da letto? -</p> - -<p> -— È sua moglie! — dissi forte, e vedendo il musino -sbalordito della mia, aggiunsi ridendo di cuore: — Sì, -la camera da letto è la moglie del tinello... -</p> - -<p> -— Grande egualmente? -</p> - -<p> -— No, un po' più piccina, come dev'essere una -moglie; se fosse stata grande egualmente avrei detto -<i>sorella</i>. -</p> - -<p> -E risi, e le diedi un bacio, che la consigliò di ridere -anche lei. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -— Andiamo subito a vedere, — disse, e non l'ebbe -detto che già aveva la mantellina in dosso, e mi -si era attaccata al braccio. -</p> - -<p> -La mia Annetta non sa nascondere nulla; se ha -un'allegria, una contentezza, od un malumore, bisogna -che le venga fuori negli occhi, nelle parole, -negli atti. Quando una cosa le piace, state sicuri -che dirà: <i>bella!</i> e lo dirà con enfasi, anche se la prudenza -consigli e raccomandi di non fiatare. La camera -da letto era <i>bellissima</i>, il tinello <i>bellissimo</i>, -<i>bellissimo</i> lo studiolo, la cucina <i>bellissima</i>, <i>bellissimo</i> -tutto — e con enfasi; e siccome il portinaio, -che ci accompagnava, non apriva finestra o porta -senza farci notare che chiudevano <i>benissimo</i>, che -erano tinte <i>benissimo</i>, e si provò persino a persuadermi -(ma senza enfasi, siamo giusti) che certi -fiori scellerati, dipinti sul soffitto parevano staccati -or ora dagli steli e messi li per capriccio — così -incominciai a temere che di fronte a tanti superlativi -non mi avesse poi a riuscire un mio bel disegno, -che era di ribattere cinquanta lire dal prezzo -d'affitto. Perciò senza dar tempo al portinaio di trovarsi -a quattr'occhi col padrone di casa, domandai -se gli si poteva parlar subito, ed il portinaio rispose -di <i>sì</i>, e si avviò innanzi, e noi dietro. Allora io dissi, -come rispondendo a mia moglie, che non aveva -aperto bocca: — Sì, sì, non ci è male! è un po' piccino -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -però! — ma mia moglie, la quale quando è in festa -non ci vede più, non badando alle mie occhiate, rispose: — per -noi altri ce n'è di troppo! — Mi sarebbe -venuta la tentazione di darle un pugno, se -non fosse stata la mia buona Annetta. -</p> - -<p> -Scendemmo quattro scale, ci fermammo al primo -piano, dinanzi ad uno stoino che diceva: <i>salve</i>. Quella -garbatezza messa lì, sull'uscio, per incominciare a -fare gli onori di casa, mi piacque. Purchè il padrone -non sia uno di quelli che, quando hanno incaricato -uno stoino di dir <i>salve</i> al prossimo, si credono in -diritto di misurarne la statura e la borsa, e di spendere -tutta la loro superbia colla gente piccina e -colle borse magre! -</p> - -<p> -Così pensando, guardai alla scritta che luccicava -sulla porta e lessi: <i>Nebuli</i>. -</p> - -<p> -— È curioso! -</p> - -<p> -— Che cosa? — -</p> - -<p> -Ma non potei rispondere alla mia Annetta, perchè -in quella s'aprì l'uscio e noi fummo propriamente -sbalorditi dalla solennità del grosso servitore in -livrea, e dal lusso dei mobili e dei tappeti che si -vedevano in una fuga sterminata di stanze. Rinunzio -a descrivere tutto quanto vi era di opprimente -in quel lusso, vi basti sapere che dopo essermi fermato -e seduto (perchè il servitore volle così) sopra -una seggiola coperta di raso, come se mi ci avessero -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -inchiodato, io non pensava più a ribattere cinquanta -lire sulle seicento del fitto, e che se il proprietario -avesse avuto la furberia di chiedermene -mille per bocca del suo grosso servitore, io sul momento -avrei trovato quella somma una miseria, a -costo di non lasciarmi più vedere per sottoscrivere -il contratto. -</p> - -<p> -Entrò un uomo, noi ci rizzammo in piedi di scatto; -io feci un inchino solenne, poi lo guardai; mi guardò.... — Ferdinando! — gridò -egli; ed io dissi: — Valente! — E -corsi a lui calpestando i tappeti, ed -egli a me, e ci abbracciammo stretto. -</p> - -<p> -La mia Annetta sorrideva. Fu allora che pensai -quello che avreste pensato anche voi, cioè che si -danno al mondo delle combinazioni curiose. -</p> - -<p> -— Sei proprio tu? — chiesi a Valente misurandolo -cogli occhi e dando un'occhiata fuggitiva -ai mobili, alle dorature. — Sei proprio tu -Valente Nebuli, il famoso <i>pittore di prospettive -lontane</i>?... -</p> - -<p> -La risata con cui mi rispose trovò una risonanza -nell'ampia sala, specie di tentativo d'eco che i mobili -imbottiti, le tappezzerie, i tappeti e le tende soffocarono -come un'impertinenza. -</p> - -<p> -— Proprio io! — disse poi l'amico, — l'<i>uomo del -domani</i>, come mi avevate battezzato; e tu sei il mio -Ferdinandone dell'oggi, anzi dell'ora, anzi del minuto -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -secondo, il creatore della pittura filosofica e -matematica! Come sono contento di rivederti! — -</p> - -<p> -Non erano parole messe lì come lo stoino sull'uscio, -venivano proprio dal cuore, gli si leggevano -sulla faccia prima che le dicesse e vi rimanevano -scritte dopo. -</p> - -<p> -La mia Annetta continuava a guardarci sorridendo; -non altro avrebbe potuto fare, perchè non -conosceva Valente, avendola io sposata da tre anni, -quando da dieci mesi l'amico era scomparso dall'Accademia. -</p> - -<p> -— Ti presento mia moglie, — dissi, e volli aggiungere: -«presentami la tua,» ma non so chi me -ne tolse l'ardire; forse un chinese panciuto di porcellana, -che mi faceva di <i>sì</i> col capo. -</p> - -<p> -Siccome allora mi passava pel cervello un'idea -che mi pareva piena di buon senso, ed il chinese -di porcellana aveva l'aria d'averla indovinata e di -darmi tutta la sua approvazione, così la voglio dire. -La mia idea era che a torto ce la pigliamo colla -fortuna, la quale ci cambia gli amici se, anche quando -gli amici baciati dalla fortuna rimangono tal quali, -ce li cambiamo noi nella nostra opinione. Vi giuro -che se l'avessi visitato in una soffitta, Valente non -mi avrebbe fatto accoglienza più cordiale; e pure -perchè mi riceveva in una sala luccicante di dorature, -io senza avvedermene lo andava allungando -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -ed ingrossando fino a farne un colosso che mi dava -ombra. Non lo stimavo più di prima, ora che pareva -ricco, no di sicuro, ma sentivo per lui una specie -di ammirazione stupida; non gli volevo meno bene, -ma provavo una compiacenza scimunita nel ricordarmi -ch'egli pure me ne aveva sempre voluto. -</p> - -<p> -Non dissi dunque: «presentami tua moglie,» che -sarebbe stata la scorciatoia, ma feci la via più lunga, -chiedendogli se era lui quello che un'ora prima avevo -visto sul Corso al braccio d'una signorina. -</p> - -<p> -Era lui, naturalmente, ma come lo disse! Tacqui -aspettando una spiegazione, che non venne; e quando -vidi che il silenzio lo impacciava, e che si faceva -rosso, mi affrettai a parlargli del quartierino al terzo -piano. -</p> - -<p> -— Ti piace? — mi chiese. -</p> - -<p> -Era o non era turbato? Non lo so bene, perchè -passò prima come un'ombra sul suo viso, poi mi -strinse tutte e due le mani ed esclamò: -</p> - -<p> -— Quanto sono contento che ti piaccia! — -</p> - -<p> -Per essere schietto, confesso che questa volta le -sue parole mi parvero uno stoino vero, messo lì -come l'altro sull'uscio. Ma Valente proseguì enumerando -tutti i pregi che il quartierino aveva e -quelli pure che non aveva — la tromba in cucina, -per esempio, mentre era sul pianerottolo (e glielo feci -osservare), la tappezzeria d'una camera che invece -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -era imbiancata.... (e corressi anche questo sbaglio), — e -s'infervorava tanto, e cercava con così schietto -entusiasmo di convincermi che quel quartierino era -il fatto mio, che, a non saperlo spensierato, l'avrei -creduto invaso da una paura immensa di non trovar -inquilini, perchè il San Michele era passato. -</p> - -<p> -— E quanto il fitto? — dissi serio serio. -</p> - -<p> -Egli uscì a ridere. -</p> - -<p> -— Ne parleremo poi. -</p> - -<p> -— No, — protestai, — è questo il momento di -parlarne. -</p> - -<p> -— Ne parleremo poi. -</p> - -<p> -— No, — insistei, — in tutte le ore della giornata, -in tutte le giornate della settimana non troverai -un momento come questo fatto apposta per -parlarne. -</p> - -<p> -— Di' tu la somma. -</p> - -<p> -— No, a te sta il dirla; non sei tu il proprietario? -</p> - -<p> -— Ma bada che d'inverno quel quartierino è freddo -molto.... -</p> - -<p> -— Tutti i quartieri sono freddi d'inverno. -</p> - -<p> -— Voglio dire che non è esposto al mezzogiorno; -e poi perchè non ha l'acqua in cucina, e ad una -camera manca la tappezzeria, e il pavimento.... non -ci hai badato?... è bruttino.... — -</p> - -<p> -Non capivo proprio dove volesse andare a finire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<p> -— Perciò si stenta ad affittarlo, sebbene io mi -contenti di poco.... <i>quattrocento lire</i>! — -</p> - -<p> -Compresi, ma protestai che era una birbonata far -pagare quattrocento lire un quartierino come quello. -</p> - -<p> -Egli si vide scoperto e rise, ed io volli assolutamente -pagarne cinquecento almeno, benchè mia moglie, -mettendomisi al fianco, mi avesse dato un colpetto -di gomito.... -</p> - -<p> -Al momento di separarci, mentre stavamo ancora -sull'uscio a far ciance, sentii un passo leggero su -per le scale, accompagnato da un fruscío di abiti -di seta, e notai che Valente ebbe l'istinto di ritirarsi; -ma si fermò. -</p> - -<p> -— Ecco la mia Chiarina! — disse. -</p> - -<p> -Era proprio il leggiadro fusticino di donna che -avevo visto per via, svelta e pure rotondetta, rotondetta -e pure elegante, una Venere greca a tre quarti -di grandezza naturale. -</p> - -<p> -Mentre guardavamo con un sorriso d'ammirazione, -quel piccolo capolavoro ci fu al fianco, ed io vidi -che, essendo molto più piccina di tutti noi, la signora -Chiarina pareva grande egualmente. Era fin'ora -il più bell'argomento che avessi trovato in prova -di quella profonda verità filosofica: cioè che l'universo -non ha grandezze, ma armonie, e che tutto -è grande ad un modo rispetto all'ordine universale -delle cose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -Se ne siete persuasi anche voi, tiriamo innanzi. -</p> - -<p> -Era bella proprio la signora Chiarina? Oh! sì, -bella proprio. Ma non chiedete come avesse il naso -e la bocca, e di che colore gli occhi ed i capelli; -ora io lo so, ma quel giorno non lo vidi; notai soltanto, -e perciò s'ha a dirlo a questo punto, che aveva -una faccetta bianca, e lo notai perchè quando io -chiese a Valente: <i>tua moglie?</i> la faccetta bianca si -fece tutta rossa. -</p> - -<p> -— Il mio amico Ferdinando, di cui ti ho parlato -tante volte, la sua signora.... — disse Valente con -una disinvoltura curiosa, che pareva impaccio. -</p> - -<p> -La signora Chiarina inchinò quel suo corpicciolo -di fata, ci regalò un sorriso, un bel sorriso, poi -sparve dietro l'uscio e la sentimmo correre e ridere -nell'anticamera. -</p> - -<p> -— È come una fanciulla! — disse Valente. -</p> - -<p> -Ci stringemmo forte la mano, e <i>addio</i>, cioè, <i>a -rivederci</i>. -</p> - -<p> -Quando fummo da basso, mi piantai come un palo -innanzi al portone a guardare la strada, che era -larga e quasi diritta, una delle più <i>aristocratiche</i> -di Milano; a guardare la facciata del palazzo, che -aveva tre piani ed era stato costrutto senza economia; -a guardare le doppie vetrate delle finestre; -a guardare le cortine di pizzo che si vedevano dietro -i vetri lucidi; ma quando vidi o mi parve di -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -vedere una faccetta bianca dietro a quelle cortine, -allora me ne andai subito. -</p> - -<p> -— Ti piace? — domandai alla mia Annetta. -</p> - -<p> -— Tanto, mi ha innamorata.... mi par già di volerle -bene. — -</p> - -<p> -Credevo che parlasse della nostra casa. -</p> - -<p> -— La fortuna ci sorride; vedrai che quest'inverno -farò dei ritratti e dei quadri di genere, e li venderemo. -E l'amico Valente che cuore d'oro! — -</p> - -<p> -Avrei voluto aggiungere: «E che bella donnina -sua moglie!» ma la prudenza mi consigliava di tacere. -</p> - -<p> -— E che bella donnina sua moglie! — disse Annetta. -</p> - -<p> -— Sì.... bellina.... un po' piccola. -</p> - -<p> -— Sentitelo! bellina! di' che è bellissima, non ne -sono gelosa, è troppo bella! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<h2 id="cap2">II. -<span class="smaller">L'amico Valente.</span></h2> -</div> - -<p> -Bisognava vedere il nostro quartierino otto giorni -dopo, quando mia moglie vi ebbe messo i suoi mobili -ed io l'ordine! È più facile farsene un'idea, immaginando -un insieme molto bellino, molto pulito, -molto allegro, molto simmetrico, che descriverlo — perciò -non lo descrivo. -</p> - -<p> -Ho detto che i mobili erano di mia moglie, dirò -il resto alla libera: anche le lenzuola, le tovaglie e -le poche cedole al portatore, che ci innalzavano alla -dignità di creditori dello Stato, tutto era di mia -moglie; io non possedevo al mondo altro che due -cavalletti, dodici pennelli, otto tavolozze, alcune tele -di genere rimaste invendute, pochi spiccioli in un -cassetto e molta economia. Non crediate però che, -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -sposandoci, la mia Annetta credesse d'aver fatto un -<i>carrozzino</i> (come si dice) ed io un buon affare; ci -sposammo, perchè ci piacevamo, perchè ci volevamo -bene, e se i nostri mobili si fossero provati a mettere -la discordia fra noi due, credo che ne avrei -fatto tanta legna da ardere senza metafora nel focolare -domestico, e che mia moglie mi avrebbe dato -mano. Erano mobili di noce, lucidi, ma serii, ben -saldi sulle gambe, bene equilibrati, mobili poco mobili, -che se ne stavano al loro posto. Tutti i cassetti -aprivano e chiudevano senza farsi tirare, senza -farsi mai mandare a quel paese dal marito, il che -può essere pericoloso, quando i mobili sono della -moglie — parlo per conto del prossimo. -</p> - -<p> -Bisognava vedere — e perciò appunto un giorno il -mio amico Valente fece le scale e se ne venne disopra -a fare il curioso. -</p> - -<p> -Provatevi ad indovinare quello che egli disse, -quando ebbe messo il naso da per tutto; anzi non -vi state a provare, perchè tanto non l'indovinereste -mai. -</p> - -<p> -— Come t'invidio! — così disse. — Lo guardai -in faccia, perchè mi ricordavo che l'amico mio aveva -una cert'aria, nel dir le cose, da non lasciar mai -capire se dicesse proprio sui serio o da burla. Diceva -sul serio, ve lo assicuro, prima di tutto perchè -ora non aveva più quella cert'aria d'una volta, -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -e poi perchè lo scherzo sarebbe stato di cattivo genere, -e Valente anche nel far la burletta badava a -non offendere menomamente gli amici. -</p> - -<p> -Provai a ridere per accertarmi proprio. Non rise. -Non sapevo che fantasticare, quando ad un tratto -mi venne in mente (come non ci avevo pensato -prima?) mi venne in mente la sua manía, e questa -volta risi di cuore. -</p> - -<p> -— Sì poveraccio! — esclamai — sei proprio da compiangere, -tu nato, fatto per essere il miserabile più -felice che campi sotto le stelle, tu ricco, tu padrone -d'un palazzo splendido, tu servito da domestici in -livrea, tu.... Ah! la sorte è senza giudizio, — -</p> - -<p> -Cominciò dal fare eco alla mia risata, come per -intonarsi più giusto, poi rispose tra il serio ed il -faceto: -</p> - -<p> -— Meno male che tu mi comprendi! Se non sono -propriamente una vittima delle mie nuove ricchezze, -ti assicuro che esse m'hanno rubato molto della -mia ricchezza d'una volta, tanto più preziosa; la -spensieratezza, la fantasticheria, le repentine gioie -che ci dà un nonnulla, tutto questo va perduto facendo -un'eredità. Prova e vedrai. — -</p> - -<p> -Qui ci stava un sospiro, ed io ce lo misi tanto -per fare il paio, perchè se v'era una cosa che desse -ragione a Valente, poteva esser questa: che io non -aveva un desiderio molto vivo di fare una eredità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Valente aveva preso il filo: — Questa cameretta -(eravamo nel tinello) può invidiare la mia sala, -ma se ha giudizio non la invidierà; può però aspirare -a diventar bella un po' più, ad avere prima la -tappezzeria che le manca, poi le porte inverniciate -di nuovo, poi la vòlta dipinta meglio, il mosaico -per terra, ed infine le credenze più graziose, di rovere -e palissandro..., guarda quanti bei sogni può fare -questa cameretta, e quante gioie purissime le prepara -l'avvenire. — -</p> - -<p> -Egli diceva la <i>cameretta</i>, ma guardava <i>me</i>, parlava -di <i>me</i>, ed io leggeva nel suo risolino che il -preparatore di quelle gioie purissime voleva esser -lui, e facevo le mie riserve. -</p> - -<p> -— Invece la mia sala immensa, dorata, splendida, -non ha più un desiderio, un bisogno, non si aspetta -più alcuna gioia; tu metti le cortine di bucato alla -stanzuccia; vedila ilare, contenta; io in mancanza -di meglio caccio nella mia sala cento nonnulla costosi, -che non mi costano niente, che una volta -messi là par che si nascondano, che la lasciano -fredda, superba, indifferente e stupida. — -</p> - -<p> -Si accalorava un tantino nel dire queste parole: -la sala era <i>lui</i>! -</p> - -<p> -— Dunque non sei felice? -</p> - -<p> -— Sì, sono felice, ma una volta ero di più. Ecco -il mio stato; gli è che la nuova ricchezza non è -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -soltanto la cessazione della povertà, ma l'agonia -delle gioie più belle, dei desiderî più ardenti, delle -speranze più balde, degli affetti più semplici, delle -fantasticherie più alate. — -</p> - -<p> -Ora mi andava nella lirica, bisognava fermarlo. -</p> - -<p> -— Perchè tu manchi di regola — gli dissi — perchè -tu non hai metodo, perchè, secondo il tuo -modo di vedere, agi ed ozio sono sinonimi, perchè -tu nelle ricchezze non vedi se non il <i>possesso</i> freddo, -monotono, incapace di dare un palpito, mentre vi è -la <i>distribuzione</i> che è varia, animata e conosce -«gli affetti semplici,» e vede da vicino la «gioia,» -e non volta le spalle alla «speranza.» Se io fossi -in te avrei tante cose da fare, tante, tante, che non -mi rimarrebbe un briciolo di tempo alle «fantasticherie -alate....» -</p> - -<p> -— Ah! oh! — disse crollando il capo, — l'unico, -vero, purissimo conforto della vita è il <i>fantasma</i>; -l'immaginazione è la felicità; non mi stare a compiangere -i poeti morti all'ospedale, perchè per essi -la vita era un giardino incantato, e lo spedale una -reggia. Quando ero studente di pittura all'Accademia, -e mi avevate battezzato «l'uomo del domani,» -perchè non facevo che castelli in aria, allora sì che -ero contento! -</p> - -<p> -— Schiettamente: vorresti tornare a quei tempo, -a quello stato? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -— Schiettamente: no. -</p> - -<p> -— Lo vedi! -</p> - -<p> -— Lo vedi che non mi capisci! — esclamò egli -trionfante. -</p> - -<p> -In quella entrò mia moglie, che era rimasta di là -a farsi un po' bella per ricevere la visita. L'amico -Valente si inchinò, le strinse la mano, le chiese -come stava, con una garbatezza sciolta, di cui un -tempo l'avrei creduto incapace. -</p> - -<p> -E non so come avvenne la solita trasformazione -intorno a me; mi parve che l'amico mio si allungasse, -si allungasse, e mentre finora io lo aveva lasciato -sopra una seggiola, nell'atto che si rimetteva a sedere -gli spinsi fra le gambe un seggiolone. -</p> - -<p> -Valente fu gentilissimo colla mia Annetta, la lodò -del buon gusto, della disposizione dei nostri mobili, -e la poverina tenne così poco per sè protestando di -non averci quasi merito, che io dovetti intervenire -due volte perchè non mi facesse la parte larga più -del giusto e del ragionevole. -</p> - -<p> -Sul pianerottolo l'amico mi strinse forte le due -mani e mi disse: -</p> - -<p> -— Hai una donnina che vale un tesoro! -</p> - -<p> -— E la tua! -</p> - -<p> -Non mi rispose; stette un momento in pensiero, -poi disse: -</p> - -<p> -— No, non vorrei essere nei tuoi panni, e pure -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -t'invidio; prova a diventar ricco e mi comprenderai. -</p> - -<p> -— Se non ti spieghi ora, temo che non avrò mai -occasione di comprenderti. — -</p> - -<p> -E allora egli mi disse con una serietà da burla: -</p> - -<p> -— Il primo furto che ti fa la ricchezza è la volontà: -tu sei padrone di molto denaro e non più di te -stesso; ci è un avversario in te, che dorme finchè -sei.... (voleva dir <i>povero</i>) finchè sei.... <i>così</i>; il mio -s'è svegliato. Perciò <i>io</i> vorrei essere il Valente di -una volta, ma <i>lui</i> non vuole.... andare a letto. — -</p> - -<p> -Rise, risi; ci scrollammo le mani; egli scese le scale -ed io mi buttai, contento come una pasqua, nelle -braccia d'Annetta, che era lì, dietro l'uscio, ad aspettarmi. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<h2 id="cap3">III. -<span class="smaller">Qui tiro su una cortina e comincio a vedere -un mistero.</span></h2> -</div> - -<p> -L'amico Valente passava delle ore buone nel mio -studiolo, sdraiato nella mia poltroncina, dinanzi al -mio cavalletto, fumando la mia pipa, e dandomi -ogni tanto dei consigli con un'aria tutta sua, coll'aria -di chiedermene, facendomi venire un dubbio, -balenare un'idea col mostrarsi ingenuo e dubitoso -egli stesso. A sentirlo, era un secolo che non toccava -i pennelli, la tavolozza aveva certe croste di colori -che non avrebbe sciolte nemmanco il diluvio, in -somma doveva essersi dimenticato di tutto. Ma a -volte mi diceva: -</p> - -<p> -— Scusa un po', che te ne sembra? caricando un -tantino quell'ombra, la figura non si staccherebbe -meglio? prova per farmi piacere.... cancellerai dopo. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Io provavo per fargli piacere e non cancellavo -più; e il giorno di poi, rivedendo il quadro, non ci -era pericolo che Valente dicesse, come avrebbe fatto -un altro: — Oh! l'hai lasciata l'ombra? hai fatto -bene! — -</p> - -<p> -Peccato che egli avesse voltate le spalle all'arte; -mi ricordavo di certi suoi studi di nudo all'Accademia -che noi scolari mettevamo sotto voce sopra -quelli del professore; egli aveva una certa sua maniera -spiccia, sicura, che formava la disperazione degli -emuli. Anche a me da principio aveva fatto dispetto, -perchè gli volevo passare innanzi anch'io, -volevo fare anch'io i nudi più belli de' suoi; ma -quando Samuele, un vecchio modello con tanto di -barba bianca, mi ebbe detto un paio di volte che i -muscoli che avevo messo sulla tela non erano i suoi, -la carne nemmeno, e che le mie costole non avevano -nulla da vedere colle sue, ed ebbe soggiunto -che il nudo non gli pareva il mio forte, che il mio -genere era probabilmente il <i>genere</i> — allora andai -ad offrire la mia amicizia a Valente, e cominciai a -dire a quanti mi volevano intendere che i suoi nudi -erano i migliori; che chi non è nato pel nudo, è inutile -si ostini, faccia le donne e gli uomini vestiti; -che ciascuno deve trovare la sua strada, e che il -mio genere era sicuramente il <i>genere</i>. -</p> - -<p> -Così si divenne indivisibili. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -Ora sembravamo tornati a quei beatissimi tempi; -la mia Annetta era proprio innamorata della signora -Chiarina, di quella donnina-gingillo, donnina-tesoro, -donnina-minuzzolo di paradiso, come diceva -lei. E quando io facevo qualche restrizione, per tattica -maritale, ella mi diceva ironica: — Davvero? -come dovrebbero essere le donne, perchè il signore -le trovasse perfette? -</p> - -<p> -— Dovrebbero essere amate.... come te. -</p> - -<p> -Allora mi chiamava <i>ipocrita</i> ridendo. -</p> - -<p> -Quanto alla signora Chiarina, mi pare che volesse -propriamente bene alla mia Annetta, perchè, -vedendola, le correva incontro ed era la prima a -porgere le guance per farsi baciare, e le restituiva -un bacio appena appena ci stava lo spazio di tempo -necessario; ma parlava pochino, massimamente in -presenza mia, e mentre non si dava le arie di gran -signora, aveva un certo ritegno che mi metteva in -imbarazzo; lo avrei detto sussiego, senza quella -grandissima facilità di ridere e di farsi rossa. Perchè -si faceva rossa? Io non sono uno sguaiato, e le -parole prima di lasciarmele venir fuori dalla bocca -le misuro colla lingua, pure non potevo fare una -parlatina di quattro periodi senza vedere arrossire -quella faccetta bianca. Allora mi fermavo pensando: -«che cosa ho detto?» Meno di nulla. S'era parlato -di pittura, o di mia moglie, o di suo marito. -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -Un paio di volte avevo nominato la Venere dei Medici, -o messo in ridicolo le Pompeiane moderne, che -sono sempre a sedere dinanzi allo specchio, o ritte -senza camicia dinanzi al bagno. Si era fatta rossa, -non ci era di che, però mi guardai bene dal ricascarci. -</p> - -<p> -Parlandone con mia moglie, essa mi disse: — «non -capisco nulla io pure, è una cosina tutta timida, -tutta ingenua, è una sensitiva, sarà per questo.» -</p> - -<p> -— Sensitiva quanto vuoi, è pure la moglie di suo -marito, e certe cose deve.... — -</p> - -<p> -Annetta non mi lasciò finire, e corse via tappandosi -le orecchie — influenza del buon esempio! -</p> - -<p> -Non in questo solo mia moglie cercava di assomigliare -alla sua nuova amica; a spasso mi si attaccava -al braccio appoggiando un tantino la testa -al mio omero, come vedeva far lei ogni giorno, -stando alla finestra, nelle ore che i <i>padroni di casa</i> -erano soliti uscire; e ripeteva le esclamazioni favorite -della signora; e si pettinava liscia come lei. -È detto tutto in tre parole: <i>ne era innamorata</i>. -</p> - -<p> -Ancora Valente non mi aveva fatto vedere i suoi -cartoni, ed io mi proponevo ogni giorno di chiedere -quanto non mi veniva offerto, ma differivo per una -ragione semplicissima, ed è che ancora Valente non -mi aveva condotto in giro per il suo appartamento. -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -Alla fine ci condusse. Quante stanze! Quanti mobili! -Quanto lusso! Sulle prime non mi potei fare -un'idea chiara di quel labirinto, ma quando pensandoci -me n'ebbi messa la pianta nel cervello, vi -trovai alcuni difetti di distribuzione che sarebbe -stato un peccato non correggere. Dov'era un salotto, -uno dei tanti, ci doveva essere lo studiolo, -che così avrebbe ricevuto una luce bellissima; quanto -a renderlo indipendente, come lo voleva l'amico mio, -bastava condannare un uscio; cosa elementare. -</p> - -<p> -— Grazie — mi disse Valente, e tirammo innanzi. -Giunti ad uno stanzino in fondo, ci affacciammo -appena di qui e di là a due camere, i cui usci si -guardavano; due camere identiche, un lettuccio in -ciascuna; quella a dritta era della signora Chiarina, -l'altra di Valente; dentro di me io non approvavo -una disposizione simile, ma quando vidi la signora -Chiarina tutta rossa, ed intesi Valente dire che la -si faceva rossa, figuratevi! per timore ci rivelasse -la paura orribile ch'ella aveva di notte, allora non -mi potei trattenere dal pensare: — Ma se ha tanta -paura!... -</p> - -<p> -Diceva Valente: -</p> - -<p> -— Quando ho guardato sotto i letti, nell'armadio, -dietro le portiere, e fatto correre le poltroncine, e -lasciati aperti gli usci delle nostre due camere e la -lampada accesa, quest'eroina ha ancora paura.... — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -E allora non mi seppi trattenere dal dire, come -avevo pensato: -</p> - -<p> -— Ma se ha tanta paura.... — -</p> - -<p> -Non mi si lasciò finire; la signora Chiarina ebbe -l'aria di fuggire; mia moglie e Valente le andarono -dietro, ed io in coda. -</p> - -<p> -Nel ripassare dinanzi allo studiolo, mi fermai a -squadrarlo, così, sul limitare; era proprio vero: un -cavalletto stava ripiegato ed addossato alla parete, -alcune tavolozze pendevano appese ad un chiodo, -una sopra l'altra, ed ecco i pennelli in fascio entro -un secchiolino. Valente Nebuli non era più pittore! -Sulle pareti si vedevano appese alcune tele sbozzate -appena; qua e là pochi tocchi di carbone svelavano -l'intenzione d'una signora mitologica qualunque — non -più che l'intenzione; ma per un artista -non vi hanno abbozzi; egli vede il quadro -compiuto dove non sono che quattro linee, ci mette -i colori del suo, l'aria, la luce, il fondo, — ecco, -la figura si stacca bella come non potrà essere mai. -Quanti capilavori ho fatto io così! Andavo in giro -per la stanza, facendo il sordo, mentre Valente continuava -a dirmi: — Vieni via, non c'è nulla di buono, -lascia stare. — -</p> - -<p> -La curiosità, non l'arte, mi fece fermare dinanzi -ad un gran quadro; non l'arte, ma la curiosità; -perchè quel quadro era interamente coperto da una -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -cortina, come le Madonne miracolose degli altari. -Cercavo la cordicella per tirar su la cortina, quando -Valente mi prese per un braccio ripetendomi: — Vieni, -lascia stare! — -</p> - -<p> -Naturalmente non lasciai stare, la tenda andò su, -e vidi.... -</p> - -<p> -Oh! la vaghissima delle creature! Un visino -bianco, soave, un po' sbigottito, con due occhi, in -cui brillava una luce modesta, coi capelli neri, morbidi, -ondulati, scendenti giù giù per le spalle; tutto -ciò disegnato e colorito da gran maestro. Ma perchè -sbigottito? Stava dinanzi alla finestra, dove, -oltre d'un garofano in fiore, nulla vi era da far sbigottire -una signora. -</p> - -<p> -Notai le vesti trascurate, notai la finestra ed il -garofano fatti alla carlona, ed atteggiandomi dinanzi -a Valente come un punto interrogativo, vidi che -egli pure mi guardava, quasi volendomi leggere in -faccia quel che ne pensassi. -</p> - -<p> -— Il volto è meraviglioso — dissi — il resto, lo -sai meglio di me, non vale un quattrino; se quelle -pieghe non le hai copiate da una Madonna di legno, -io non le capisco; garofani simili già non ne ho -mai visti, il pavimento non ci è male.... ma che -sorta di colori hai adoperato?... -</p> - -<p> -— Volevo ben dire! — esclamò Valente; — è un -quadro misto, ecco tutto il suo pregio; la testa è -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -dipinta ad olio, le vesti, la finestra, il garofano ed -il resto a tempera.... tanto per finirlo. -</p> - -<p> -— Ma così non hai finito nulla! — esclamai. -</p> - -<p> -— Lo finirò. -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -— Presto, ora lascia stare, e vieni. -</p> - -<p> -— Ancora un pochino.... ah! quella testa!... oh! -quegli occhi! ma perchè quell'espressione sbigottita? -Nella finestra non c'è che un garofano e nel -garofano che c'è da far sbigottire? -</p> - -<p> -— Me lo domandi? Non dici tu stesso di non -averne mai visti di garofani simili? -</p> - -<p> -— Mai, te lo giuro. -</p> - -<p> -— Anche la signora Valeria non ne ha visti probabilmente -mai; «è un garofano? non è?» ecco -perchè ha l'aria sbigottita. — -</p> - -<p> -Rideva. -</p> - -<p> -— Si chiama Valeria? — chiesi. -</p> - -<p> -— Sì. — -</p> - -<p> -E cessò di ridere. -</p> - -<p> -Si mosse, gli tenni dietro, ma mi voltai sull'uscio ed -in quell'ultima occhiata mi balenò un'idea. La signora -Valeria rassomigliava a qualcheduno.... A chi?... Un -quarto d'ora dopo non mi rimaneva dubbio; fatte le debite -indagini, trovai che, tranne il colore dei capelli, -la fronte, il naso, la bocca, gli occhi ed anche un -pochino l'ovale del viso, tranne questo, la signora -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -Valeria del quadro e la signora Chiarina, che mi -stava dinanzi impacciata dai miei sguardi curiosi, -si assomigliavano come due goccie d'acqua. Da pittore -di ritratti coscienzioso, devo dire che non seppi -per un pezzo in qual linea identica delle due faccette -bianche collocare questa strana rassomiglianza, -e dovetti accontentare la mia vanità col dire che -tutte le perfezioni si rassomigliano, che le Veneri -greche, dissimili tutte, sono pur sorelle, e tante -altre cose solenni che quando si ha il carbone od -il pennello in mano fanno ridere; ma finalmente trovai -le linee (erano due), linee parallele e quasi impercettibili, -che scendevano dalle narici al principio -del mento, e dovevano costringere le due faccette -bianche a ridere, a sorridere, a star serie ad un -modo. Ho sporcato tanta carta per indovinare quelle -linee, che ora le so a memoria, e le potrei metter -qui colla penna, e ce le vorrei mettere se avessi -speranza di farmi intendere meglio. -</p> - -<p> -Naturalmente questa scoperta unita al <i>mistero</i> -della cortina e dei modi dell'amico Valente, mi pose -in una gran curiosità. -</p> - -<p> -Dove scava l'immaginazione — tenetelo bene a -mente, perchè è filosofia pratica — dove scava l'immaginazione -invece del ragionamento, la profondità -rimane il vuoto, quando non diventa il <i>caos</i>. -</p> - -<p> -Messomi a fantasticare, feci dieci romanzetti, -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -protagonisti i due capolavori, il quadro e la signora -Chiarina, romanzetti uno più sconclusionato dell'altro, -che per buona sorte rimasero uno più inedito -dell'altro. -</p> - -<p> -Veniamo al negozio della <i>lite</i>: non vi ho detto -che vi era una <i>lite pendente</i> in casa Nebuli, perchè -non me ne ero accorto prima di ricevere per isbaglio -la visita di un usciere. -</p> - -<p> -— È lei il signor.... — e qui una guardatina al -suo scartafaccio — il signor Nebuli? -</p> - -<p> -— Al primo piano. -</p> - -<p> -— Qui sta scritto al terzo — nuova guardatina -come sopra. -</p> - -<p> -— Avranno sbagliato.... — -</p> - -<p> -Non pareva persuaso. -</p> - -<p> -— Sono l'usciere del Tribunale.... — disse con -sussiego. -</p> - -<p> -— Ciò non impedisce al signor Nebuli di stare al -primo piano. — -</p> - -<p> -Feci allora l'osservazione, comprovata di poi, che -gli uscieri avvezzi allo stile ameno delle loro intimazioni -non amano le amenità di stile degli altri. -Quel sacerdote, cioè quel sacrestano d'Astrea, se ne -andò senza salutarmi. -</p> - -<p> -Il sacerdote venne più tardi, una sera che si rideva -tutti insieme in casa dell'amico mio; e venne -impettito in tutta la solennità de' suoi solini inamidati, -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -de' suoi occhiali, del suo farsetto abbottonato, -a far la parte di spegnitoio del nostro buon -umore. -</p> - -<p> -Si trascinò Valente in uno stanzino, stette un -pezzo a nominargli i tribunali, le sentenze, l'appello, -tutte queste grosse parole, che giungevano ogni -tanto fino a me di mezzo agli squilli armoniosi della -signora Chiarina che rideva, della mia Annetta che -la faceva ridere; e finalmente ce lo restituì un po' -pallido, salutò senza piegare la colonna vertebrale -ed uscì solennemente, accompagnato dal servitore -in livrea, che era più solenne di lui. -</p> - -<p> -— Hai delle liti? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E quello è il tuo procuratore? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Come mi piacerebbe averlo per un'ora a mia -disposizione... e anche l'usciere! -</p> - -<p> -— Hai tu pure una lite? -</p> - -<p> -— No, ma vorrei pregarli di <i>posare</i> un quarticino -d'ora per un quadro di genere.... — -</p> - -<p> -La signora Chiarina rise forte, lui no; la lite doveva -essere grave. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">IV. -<span class="smaller">Corvi contro Corvi.</span></h2> -</div> - -<p> -Era grave. Per quello che io ne capii, quando -Valente mi spiegò la cosa, si trattava d'un testamento -<i>impugnato</i>. Come si <i>impugni</i> un testamento, -voi forse non lo sapete più di me, ed io prego il -Signore che non vi metta mai nella condizione di doverlo -chiedere ad un avvocato, perchè già chiederlo -al vocabolario sarebbe inutile. -</p> - -<p> -Quello che io interrogai per farmi un'idea chiara -la prima volta che fui interessato nella cosa, m'insegnava -ad impugnare la forchetta e la lancia e non -so quante altre cose che io sapeva impugnare benissimo -(almeno mi pareva), ma di testamenti non -fiatava neppure. Si trattava di un <i>testamento impugnato</i>, — causa -Corvi contro Corvi, perchè sebbene -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -i due Corvi, attore e convenuto, fossero in sepoltura, -le leggi continuavano a supporre che non -potessero aver pace se non si litigava in nome loro. -</p> - -<p> -Ora era Pasquali quello che impugnava; l'altro -che non voleva lasciar fare era Nebuli, non già Valente, -ma il suo <i>autore</i> (si dice così), cioè lo zio -materno, da cui l'amico mio aveva ereditato i poderi -e la lite. Ci siete? Ecco come era andata la -cosa. -</p> - -<p> -Lo zio Nebuli ed il signor Pasquali erano stati -cari e buoni amici sempre, così buoni e così cari, -che per far le cose proprio benino fino all'ultimo, -senza sciupare la loro amicizia, avevano pensato di -innamorarsi di due sorelle e di sposarsele. Il caso — il -gran sensale di matrimoni — fece trovare le -due sorelle Corvi disponibili, e le doppie nozze furono -conchiuse; le spose portavano, unica dote, un -monte di speranze sopra un avo mezzo milionario -e mezzo morto, perchè era paralitico dal lato sinistro. -Lo credereste? Diventati parenti, gli amici non -furono più quelli; — colpa delle cognate — dicevano, -le quali abusavano (pare) del diritto che la -Natura e la Società danno ad ogni buona sorella -di ficcare il naso in casa del cognato, per vederci -un gran numero d'importantissime cosucce che erano -così, mentre dovevano essere altrimenti. -</p> - -<p> -Le cognate erano ottime massaie tutte e due, ma -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -di due massaie ottime ce n'è sempre una che ha -qualche cosa di sopraffino, a cui l'altra non arriva. -</p> - -<p> -Costei coltivò tanto bene lo sperato campicello -dotale, che gli fece fruttare il centocinquanta per -cento — quesito matematico economico, che giuridicamente -si può risolvere così: far testare il nonno -in favor suo, <i>senza pregiudizio della legittima</i>. In -queste parole in corsivo deve stare tutta la furberia, -e se voi ce la sapete vedere alla prima così -chiaro come non l'ho vista io, per quanto aguzzassi -tutte le mie facoltà visive, andate là che vi -potete vantare. Le due sorelle si vollero cavar gli -occhi; gli amici, inseparabili un tempo, ora parenti -per giunta, cominciarono dal dirsi non so che, nulla -di buono di sicuro; poi quando si trovarono per -istrada la prima volta, l'uno guardò le nuvole, l'altro -il selciato, e finalmente riuscirono a passarsi rasente -senza più aver l'aria di conoscersi. -</p> - -<p> -Per giungere a questo risultato splendido le difficoltà -non furono lievi, perchè l'uomo, come sapete, -è una creatura piena di debolezze. -</p> - -<p> -Fu allora che la signora Pasquali, consigliata da -un avvocato, scoprì che il nonno doveva essere imbecillito, -ed incominciò ad <i>impugnare</i> il testamento; -e fu allora che la signora Nebuli cominciò a gridare, -per bocca d'un altro avvocato, che era una -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -vergogna calunniare un uomo pieno di giudizio come -il nonno. -</p> - -<p> -La signora Pasquali prima, la signora Nebuli poi, -disperando del Codice di procedura civile, andarono -a comporre il loro litigio al tribunale del Padre -Eterno; ai tribunali ed agli avvocati di quaggiù -rimasero i coniugi superstiti, uno dei quali convinto -peggio che mai della necessità di impugnare, l'altro -meglio che mai persuaso che a lui spettava difendere -la libera volontà del defunto. Dissero, e scrissero, -e disdissero tanto gli avvocati eloquenti, che -i vecchi amici d'una volta ebbero tempo a diventare -nemici, vecchi, reumatici e gottosi, e quando -in buon'ora fu emanata la sentenza, che condannava -l'amico Pasquali a tutte le spese della lite, ai -danni ed agli interessi, l'amico Nebuli fu così felice -da dimenticare la gotta, la quale approfittò di -quel momento di sbadataggine per dargli uno spintone -e farlo stramazzare al mondo di là. Fu allora -che l'avvocato telegrafò all'erede unico in Torino, -venisse a raccogliere l'eredità dei defunto, ed a -rinnovargli il mandato, prevedendo che la parte avversaria -avrebbe appellato in tempo utile. L'amico -Valente disertò l'Accademia, corse a Milano, accettò -l'eredità col benefizio d'inventario, rinnovò il mandato, -e non so più che altro fece per far piacere -all'avvocato, poi se ne andò a Parigi che non aveva -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -mai visto ed era sempre stato il suo sogno; dove, -appena giunto, seppe che «la parte avversaria era -ricorsa in appello in tempo utile.» -</p> - -<p> -Tutta la questione dunque si riduceva a questo: -era o non era imbecillito dalla paralisi il nonno -dello zio di Valente? -</p> - -<p> -Valente diceva di <i>no</i>, ma il vecchio signor Pasquali -non stava in questo mondo di reumi, se non -per sostenere di <i>sì</i> con dieci documenti e quattro -perizie; molti testimoni avevano deposto <i>che era -imbecille</i> e che <i>non era imbecille</i>, ed erano morti -dopo essersi alleggeriti di quell'enorme peso. Ma vi -erano lettere del vecchio piene di buon senso e -senza errori di ortografia e di grammatica: altre -ve ne erano (oltre al testamento stesso) piene di -errori di grammatica e di ortografia, e queste ultime -posteriori. — Ora, diceva l'avvocato avversario, — la -grammatica e l'ortografia non si perdono -come una chiave od un fazzoletto (in cento -fogli di caria bollata veniva ripetuto non so quante -volte questo argomento, ed era sempre la chiave -ed il fazzoletto che fornivano il paragone) — dunque -il nonno era imbecillito. -</p> - -<p> -Il tribunale non si era lasciato commovere dall'argomento; -fu notato solo che un giudice si palpò -le tasche per assicurarsi di non aver perduto la -chiave di casa, e che il presidente si soffiò il naso; -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -ma al momento di sentenziare lo fecero come ho -detto. -</p> - -<p> -Rimaneva il tribunale d'appello, di cui Valente si -teneva sicuro, ma l'avvocato mostrava dei dubbî -e così gravi, che anche l'amico mio aveva preso a -dubitare — ed allora l'uomo della legge lo incoraggiò -lasciandogli capire che la sua eloquenza gli -avrebbe messo un'altra volta in pugno la vittoria. -</p> - -<p> -A voi che ne sembra? Era o non era imbecillito -il nonno dello zio di Valente? -</p> - -<p> -A me pareva <i>grave</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<h2 id="cap5">V. -<span class="smaller">Assisto ad un miracolo.</span></h2> -</div> - -<p> -Eravamo agli ultimi giorni di ottobre; le sere -cominciavano a farsi rigide, e il tempo da una settimana -durava nebbioso, umidiccio, melanconico. -</p> - -<p> -Da un pezzo il cavalletto stava in faccia alla finestra; -era tempo di mettermi io stesso in faccia al -cavalletto. Mi ci ero messo una mattina; mi stava -dinanzi una bella tela larga un metro, alta 70 centimetri, -avevo indosso la mia veste da camera a -scacchi bianchi e neri, in testa un'idea, un pezzo -di carbone fra le dita, e già stavo per confidare a -quella tela vergine la prima linea del mio segreto -d'autore, quando entrò Valente. -</p> - -<p> -Aveva il volto illuminato ed una solennità di modi -sacerdotale. Senza aprir bocca, mi fece un cenno — impossibile -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -resistere; così come mi trovavo, non -lasciandomi sfuggire il carbone dalle dita, gli mossi -incontro, ed egli, presomi a braccetto, mi trasse -con sè. -</p> - -<p> -— Che significa? — gli domandai. -</p> - -<p> -— Significa che voglio esporre un quadro alla -Mostra Permanente, un quadro, l'unica fatica di -questi anni d'ozio, e mi abbisogna il tuo parere. -</p> - -<p> -— Un quadro! — esclamai. — Finito? -</p> - -<p> -— Finito. -</p> - -<p> -— Io non l'ho visto. -</p> - -<p> -— L'hai visto. -</p> - -<p> -— La signora Valeria dinanzi al garofano fenomenale? — dissi -scherzando. -</p> - -<p> -— Appunto. -</p> - -<p> -— L'hai finito dunque? e come? e quando? e -perchè non me n'hai detto niente? -</p> - -<p> -Non mi rispondeva; già eravamo sulla soglia dello -studiolo; ammutolii. -</p> - -<p> -Entrammo, egli prima, io dietro. -</p> - -<p> -Vidi subito il cavalletto dinanzi alla finestra, -un'enorme tela sovr'esso, e in piedi, col visino immerso -in una melanconica contemplazione, la signora -Chiarina. -</p> - -<p> -Il rumore dei nostri passi non giunse fino a lei; -poi ci vide, ci salutò, non si mosse. Andai a mettermele -al fianco, e stetti anch'io a contemplare -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -estatico quella meravigliosa faccia dipinta, che pareva -di persona viva. Valente guardava noi sorridendo -di compiacenza; alla fine andò a prendere -una certa vaschetta di zinco dalle sponde basse, che -pose sotto il cavalletto, un secchiolino ed una grossa -spugna. -</p> - -<p> -— Attenti! — disse ingrossando burlescamente -la voce. -</p> - -<p> -Ah!.... un piccolo grido rotto; la signora Chiarina -mi passò dinanzi e sparve. -</p> - -<p> -Valente buttava qua e là colpi di spugna bagnata -sulla tela; l'avresti detto un maniaco; dove egli -toccava, ecco.... luci, ombre, colori, tutto spariva -dietro una spuma bianchiccia, sotto alla quale un -piccolo rivo gocciolava nella vaschetta. -</p> - -<p> -Quella lavatura frenetica, che a bella prima mi -aveva sbigottito, ora mi estasiava; anch'io brontolavo -parole rotte, esclamavo non so che, ed avrei -voluto avere una spugna per fare anch'io tutto -quello che faceva Valente, aiutare cioè una Venere -gentile a spogliare quelle vesti, che erano una mascherata -ridicola, a sprigionarsi dallo sfondo di sasso, -dal pavimento a mosaico, per circondarsi dell'azzurro -del cielo e del mare. Bastarono pochi minuti -a compiere il miracolo, e quando gli ultimi sassolini -del mosaico si furono staccati da una caviglia -sottile ed asciutta, ed il piedino bianco apparve in -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -mezzo all'onda spumosa, e indietro indietro si videro -accorrere cento onde morbide e delicate, come manine -carezzevoli o labbra mormoranti fra i baci, e -tutt'intorno, per l'aria e per l'acqua, si accese una -luce che era un sorriso d'amore — oh! allora, allora -le sentii tutte in una volta le febbri dell'arte, -le sentii come a vent'anni, come non credevo di -poterle sentire mai più. -</p> - -<p> -Non dicevamo nulla; lui la commozione, me la -meraviglia avevano fatto immobili e muti. -</p> - -<p> -È quando, passato un tempo lungo ad ammirare -di facciata, di traverso, avvicinandomi ed allontanandomi, -mettendo la mano a paralume sulla fronte, -socchiudendo gli occhi, e guardando attraverso il -pugno socchiuso come in un cannocchiale, e trovando -sempre quella Venere la bellissima, la soavissima, -la carissima, il superlativo assoluto delle -Veneri, quando ebbi fatto tutto ciò e mi volsi grave, -solenne, al suo autore, interrogando con tutta la -mia persona sbalordita, ma muto sempre, allora egli -sorridendo mi disse: <i>Dalla spuma del mare</i>. -</p> - -<p> -Gli tremava la voce, io me lo strinsi al cuore, e -finalmente: -</p> - -<p> -— Hai fatto un capolavoro — balbettai. -</p> - -<p> -Ed a me pure tremava la voce. -</p> - -<p> -— Ora comprendo — soggiunsi piantandomi un'altra -volta in osservazione dinanzi a quella marina -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -innamorata, che creava un prodigio per regalarlo -all'Olimpo di Giove — ora comprendo lo sbigottimento -inverisimile della signora Valeria dinanzi ai -garofano. Era l'ingenuo stupore di Venere, che si -affaccia la prima volta al mondo; e questa luce che, -sul volto di neve, le spira la sua natura divina pareva -scenderle dalla finestra. Ma di', perchè la tua -Venere ha forme tanto delicate e gentili? Non è -questa la madre degli amori, non assomiglia a nessuna -delle Veneri del Tiziano questa.... solo la Danae -del Correggio.... -</p> - -<p> -— È Venere che nasce, fanciulla, donna e dea -insieme: l'Olimpo le darà la maestà che ora le -manca, questo volli dire, il difficile era questo.... Se -ho sbagliato.... -</p> - -<p> -— Taci, non hai sbagliato, è sublime, è vero e -parla subito all'immaginazione senza toccare il senso. -Lascialo dire a me, che sono e sarò sempre un asino, -ma schietto: hai fatto un capolavoro! — -</p> - -<p> -Era evidentemente lusingato dal mio entusiasmo, -pure non si teneva sicuro; guardava me negli occhi, -guardava la sua tela, vedendoci difetti che non -vi erano, girandole intorno come un fanciullo. -</p> - -<p> -Passato il bollore artistico, io pensava: quanta -castità in queste forme femminili nude! La bianchezza -delle carni sbalordisce il senso, lo ingentilisce, -lo purifica. Oh! come la bellezza vera è modesta! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -E poi chiedevo e rispondevo a me stesso: Perchè -la signora Chiarina è fuggita? Ah! ch'io lo -indovino perchè.... -</p> - -<p> -Adattando il viso e l'accento ad un'ingenuità che -era un tranello, chiesi di botto all'amico mio: -</p> - -<p> -— Perchè la chiamavi Valeria? -</p> - -<p> -— Perchè.... perchè così si chiamava la modella. -</p> - -<p> -— Ah! ed esistono nella natura viva, modelli di -tanta grazia? -</p> - -<p> -— Una sola donna aveva quel viso.... -</p> - -<p> -— E si chiamava Valeria.... -</p> - -<p> -— Sì... -</p> - -<p> -— E perchè tua moglie è fuggita, quando hai -preso la spugna?... -</p> - -<p> -— Perchè.... perchè.... te lo voglio dire, tanto un -giorno o l'altro sarai il mio confidente di tutto — perchè -Valeria era sua madre.... -</p> - -<p> -— L'hai tu conosciuta? -</p> - -<p> -— No; morì mettendo al mondo la sua creatura. -</p> - -<p> -— Ma allora.... -</p> - -<p> -Volli dire.... — mi trattenni, poi ripigliai correggendomi: — ma -allora non hai preso dal vero? -</p> - -<p> -— No..., ho copiato fedelmente il suo viso da una -fotografia.... -</p> - -<p> -— E il corpo? -</p> - -<p> -Lesse egli forse tutto il mio pensiero, perchè, buttandomi -un braccio intorno al collo, mi trasse seco -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -con lieve violenza. Attraversando le stanze, mi guardavo -intorno; la signora Chiarina non si lasciò vedere. -</p> - -<p> -— Ah! — dissi sulla soglia — tutta la notte ho -pensato alla tua faccenda. -</p> - -<p> -— Quale faccenda? -</p> - -<p> -— <i>Corvi</i> contro <i>Corvi</i>. — e per la prima volta -vidi il bisticcio che aveva fatto il caso, e lo ripetei — <i>Corvi</i> -contro <i>Corvi</i>. -</p> - -<p> -— Sì, la cosa mi pareva imbrogliata; ci avevo -capito poco, lo confesso, in quella matassa di sorelle, -di cognati, di zii; sapevo solo che il bandolo -era il nonno e che bisognava cominciare di lì, — ci -ho pensato molto, ed ora ne ho un'idea limpidissima.... -Vuoi che ti spieghi la tua lite? -</p> - -<p> -— No, per carità.... -</p> - -<p> -— Ebbene, per me non v'è dubbio: il nonno era -pieno di giudizio; se i giudici d'appello, mettendo -insieme il loro, ne avranno almeno la metà del -nonno, sta sicuro che daranno una volta ancora -ragione a <i>Corvi</i> contro <i>Corvi</i>.... cioè a te. -</p> - -<p> -— Speriamolo, — disse Valente sbadato. -</p> - -<p> -— E quando si deciderà la causa? -</p> - -<p> -— Tra due settimane. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<h2 id="cap6">VI. -<span class="smaller">La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro.</span></h2> -</div> - -<p> -Otto giorni dopo la Venere dell'amico mio innamorava -tutti i visitatori della Mostra Permanente -di Belle Arti; si destò intorno al nome di Valente -Nebuli quell'onda di simpatia, specie di febbre ammirativa, -che accompagna sempre i nuovi venuti. -</p> - -<p> -Non si parlò più che della <i>spuma del mare</i>; perfino -le gazzette si svegliarono dai loro sonni politico-amministrativi, -per dare un'occhiata alla Mostra -Permanente, ove era apparso un ospite illustre, -un ospite celebre, un capolavoro. La critica, o generosa -o crudele, andava fino a maltrattare quante -Veneri erano venute, prima di questa, a domandarle -la sanzione d'una voga capricciosa. Vidi io stesso, -coi miei occhi li vidi, maestri canuti, e buoni, e -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -generosi, come tutti gli artisti veri, pittori celebri -da mezzo secolo, che sarebbero stati felici di stringere -la mano al loro giovine collega — li vidi, con -questi miei occhi li vidi, arrestarsi mutoli dinanzi -al quadro e guardarsi sospettosi intorno, come temendo -d'essere mostrati a dito per buoni da nulla; -e li vidi qualche volta passare accanto a Valente, -e non guardarlo, o guardarlo e fingere di non conoscerlo, -e non volersi voltare anche se un amico -ingenuo, che camminava al loro fianco senza sentire -come batteva il loro cuore, li avvisava allungando -il dito per mostrare il giovine pittore divenuto -celebre in un quarto d'ora, il quale era così -felice e tanto modesto da non accorgersi di nulla. -</p> - -<p> -Ed avrei voluto andare incontro a quei vecchi e -dire: — stringiamoci tutti la mano e facciamo noi -la critica alla critica; sorridiamo degli entusiasmi -ciechi della folla, che si tirano dietro le loro sorelle -cieche — le dimenticanze ingiuste; il capriccio e lo -stordimento non ci rendano capricciosi e storditi; -l'arte è un palio, noi che siamo.... cioè no, voi che -siete gli arrivati non offenda il plauso frenetico che -saluta noi.... cioè gli altri che arriveranno — è un -quarto d'ora che passa per tutti — noi siamo l'arte, -noi dobbiamo essere l'amore. -</p> - -<p> -Avrei voluto dir tutte queste cose, e le avrei dette -meglio di così, mi pare, ma con quale autorità entrare -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -io di mezzo, anche potendo, a conciliare i celebri -d'ieri coi celebri d'oggi, io che non era celebre -niente affatto e non speravo di diventarlo mai? -In qual modo dir <i>noi</i> senza cacciarci <i>me</i> come un -intruso? Perchè.... sappiatelo, sotto la mia gran -gioia di vedere Valente arrivato alla gloria, ci era -il mio gran dolore, il mio sconforto immenso di non -essere capace io pure di fare alcuna cosa di buono. -</p> - -<p> -Nei primi giorni mi era come venuta la febbre -di far miracoli, misuravo il mio studiolo a gran -passi, sollevavo la fronte e nel soffitto guardavo audacemente -i cieli dell'arte, e stemperavo i colori, -dai quali mi proponevo di ricavare un superbo quadro -di genere, e lavoravo, lavoravo; ma di repente -svaporava la mia ubbriacatura, mi cadevano di mano -i pennelli — ridiventavo me stesso, vale a dire un -dodicesimo di una qualsiasi dozzina, il rifiuto delle -matematiche e della filosofia, a cui l'arte aveva -fatto l'elemosina. -</p> - -<p> -In quest'occasione mi si fece palese più che mai -l'indole generosa di Valente; avendo egli avuta una -grossa fetta di gloria, e spiacendogli tenerla tutta -per sè, nè sapendo in qual modo farmi entrare a -dividerla, cominciò a trovare così grazioso il concetto, -così giusto il disegno, così sobria l'espressione -del mio nuovo quadro di genere, che finì col farci -fare la pace. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -— Ti sta bene medicare le mie ferite, — gli dicevo, — perchè -sei stato tu, cioè stata la tua -Venere, a sollevarmi prima fino alla sua altezza, a -lasciarmi poi cadere di peso sul lastrico della via; -tutte le opere di genio sono crudeli colla gente, che -ha solo della buona volontà. -</p> - -<p> -— Ma, tu sei un artista! -</p> - -<p> -— Ah! Oh! Non me lo dire; io sono un uomo -<i>ordinato</i>.... -</p> - -<p> -Calunniavo l'ordine, ma dicevo la verità; qualche -volta, pigliandomi la febbre, mi pareva di dover incominciare -di lì appunto, dal mettere cioè a soqquadro -il mio studiolo, le tele capovolte, i pennelli coi -manico immerso nel secchiello.... ma oltre che non -sapevo immaginare che un disordine ordinato, pensavo: — È -inutile, non resisterei a lungo, domani -rimetterei le cose come stanno oggi, e la mia arte -non farebbe un passo innanzi. -</p> - -<p> -Il mio buon senso non mi abbandonava mai. Oh! se -bastasse il buon senso per far tele meravigliose, -come quelle che sogno alla notte, quando il mio buon -senso dorme! -</p> - -<p> -Valente fece di più, mi obbligò ad esporre alla -Mostra Permanente le mie tele rimaste invendute. -</p> - -<p> -— Quanto chiedi di prezzo? -</p> - -<p> -— Cinquecento lire ciascuna, — balbettai. -</p> - -<p> -— Vergognati, ecco perchè non le hai vendute.... -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -se ne avessi domandato 1000, avrebbero lasciato lo -studio da un pezzetto. -</p> - -<p> -— E della tua <i>Spuma del mare</i> allora quanto -chiederai? -</p> - -<p> -— Quella non è da vendere. -</p> - -<p> -Accettai il consiglio dell'amico, ed otto giorni -dopo, avvicinandomi alle mie tele, una ne vidi che -portava la scritta <i>venduta</i>. -</p> - -<p> -— Sarà uno sbaglio, — pensai. Non è eccesso di -modestia, ma vi giuro che pensai così, ed allo stesso -tempo ero sicuro che non poteva essere uno sbaglio... -</p> - -<p> -Corsi all'ufficio della Presidenza — il compratore -era una straniera, la quale aveva snocciolate le mille -lire, promettendo di mandar a prendere, il quadro -lei stessa. -</p> - -<p> -Gioie simile a quella di Annetta ed alla mia non -si descrivono. Tenendoci per mano come due fanciulli, -si corse giù a portare un po' della nostra allegria -in casa Nebuli. La signora Chiarina baciò in -volto l'amica, e rise, e rise. Così faceva sempre -quando era contenta! Ed ah! come mi faceva bene -sentire nelle note di quel riso l'eco della mia felicità, -veder la nostra allegria riflessa in quel visino -da fata! Valente invece stette serio. — Te lo diceva -io! — così disse, niente più. -</p> - -<p> -Come potete immaginare, la mia nuova tela andò -più innanzi in due giorni che non avesse fatto in -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -due settimane; m'interrompevo a volte, per andar -gravemente a sollevare coll'indice la faccia soave -della mia Annetta, china sul cucito, e dirle un'altra -idea, che m'era venuta allora allora, un'altra, un'altra. -Mi pullulavano le idee. -</p> - -<p> -— Purchè non mi scappi! — dicevo. -</p> - -<p> -E lei: -</p> - -<p> -— La terrò a mente io. — -</p> - -<p> -Quella sua testina pensosa divenne in pochi giorni -uno scrigno. -</p> - -<p> -— Se non mi buscherò un malanno, — pensavo, — se -dura la vena, e se avrò fortuna, insomma se -mi lasciano fare, provvederò di quadri di genere -tutte le straniere che vengono in Milano e visitano -la Mostra Permanente. -</p> - -<p> -Valente era felicissimo di questo mio entusiasmo, -mi diceva <i>bravo</i> stando seduto a fumare la mia -pipa nella mia poltroncina filosofica, dandomi i suoi -consigli senza averne l'aria. -</p> - -<p> -— E tu, — gli domandai, — che fai ora? -</p> - -<p> -— Io? Nulla. -</p> - -<p> -— Non pensi a dare un successore al tuo quadro? -</p> - -<p> -— Gliene ho dati cento nella mia fantasia, uno -più bello dell'altro. Ma non provo nessun bisogno -di mettermi al lavoro. Li vedo, sono cento, belli -tutti, o almeno mi piacciono — e basta. Però un -giorno o l'altro ne incomincierò uno.... domani forse! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -— Eccolo lì l'uomo del domani. — -</p> - -<p> -Invece di rispondere, continuava a far capolavori -col fumo della mia pipa, ed i domani venivano e se -ne andavano. -</p> - -<p> -Dirò ora l'origine di quello che vien riputato il -capolavoro <i>mio</i> — perchè ho io pure un capolavoro -relativo, e tutti lo possono avere, pittori, scultori -e letterati, birboni, purchè abbiano fatte delle -birbonate grosse, mezzane e piccine; la più piccina — non -si sbaglia — è il capolavoro. -</p> - -<p> -Parlo d'una mattina di novembre, in cui Valente -aveva costretto la mia Annetta e me a scendere -da basso per far colazione con lui. Aveva qualche -cosa da dirmi, ne ero sicuro, e me ne persuasi tanto -più, quando vidi che a tavola non diceva nulla. -</p> - -<p> -Alla fine del pasto dissi: -</p> - -<p> -— Ho indovinato; tu hai qualcosa da dirmi. -</p> - -<p> -— Hai indovinato, — rispose. -</p> - -<p> -E non disse nulla. -</p> - -<p> -— E indovino di che si tratta.... — -</p> - -<p> -In quel punto — proprio in quello, ne sono sicuro — la -signora Chiarina si levò da tavola, fece -un cenno all'amica e sparvero entrambe. -</p> - -<p> -— Tu hai un quadro nuovo in mente. — -</p> - -<p> -La corbelleria era volontaria; sapevo benissimo -che non di un quadro mi doveva parlare; ma bisognava -pur sbagliare per farmi correggere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Mi rispose sbadato, come ripetendo frasi che sapeva -a memoria: -</p> - -<p> -— Incominciare una tela è incominciare a sciuparla; -finire una tela è sciuparsela del tutto. Quanti -capolavori sono morti così, dopo aver agonizzato -mesi e mesi sotto il pennello!... — -</p> - -<p> -Lo interruppi: -</p> - -<p> -— Tu non pensi a quello che dici.... — -</p> - -<p> -Ed egli: -</p> - -<p> -— Hai ragione, ma dico cose che ho pensato tante -volte. Veniamo a noi; ho bisogno di tutta la tua -amicizia, per chiederti il più gran servigio che si -possa domandare ad un uomo: serbare un segreto. -</p> - -<p> -— Scusa, — ribattei, colpito dalla solennità di -queste parole, — hai proprio bisogno che te lo conservi -io il tuo segreto? Non potresti custodirlo tu -stesso? Sono curioso, lo confesso.... sono curiosissimo; -ma la regola è questa; ci è anche un proverbio -che dice.... -</p> - -<p> -— Lo so che cosa dice il proverbio; ma ciò che -ti devo dire io mi pesa; non lo posso sopportare -da me solo; la responsabilità è troppo grave; la -spartiremo in due.... Ti accomoda? Mi darai un consiglio.... -</p> - -<p> -— Certo.... — -</p> - -<p> -Ma in quella si aprì l'uscio ed apparve a' miei -occhi sbigottiti il più bizzarro spettacolo che si -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -possa immaginare: una signora bianca bianca, che -teneva per mano un'ombra, no, una cosuccia nera, -no, un'inezia animata e nera, con due occhi di porcellana -in mezzo ad una faccia di carbone. Tutta -la mia rettorica fu messa a cimento: io vidi ad un -tratto l'Alba ed il figliuolo della Notte; Proserpina -costretta a far da mamma ad un marmocchio di -primo letto di Plutone; la luce meridiana fatta persona, -che si tirava dietro la sua ombra tozza e -sbilenca, e non so quante altre cose vidi nella signora -Chiarina, che dava mano a quello spazzacamino. -</p> - -<p> -La vaghissima donna doveva fare uno sforzo perchè -il piccino si faceva un po' tirare. -</p> - -<p> -— Guardatelo, — diceva essa — guardatelo come -è bellino; con questa sua casacca a brandelli, che -lo ingrossa, è più largo che lungo..... Guardatelo, -non è vero che è bellino? -</p> - -<p> -Annetta anch'essa guardava con occhio tra pietoso -e meravigliato, sorridente. -</p> - -<p> -— Sì, è bello, è bellissimo. — -</p> - -<p> -Io non dissi nulla, perchè concepivo il mio capolavoro. -</p> - -<p> -Allora la padrona di casa abbandonò la sua piccola -preda, che barcollò tutta; e chinandosi per -mettere il suo viso da Madonna in faccia al musetto -vergognoso del bimbo: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -— Vediamo — gli disse con un accento che era -una carezza, — vediamo un po', come ti chiami? — -</p> - -<p> -L'omino così interrogato era propriamente sbigottito; -aveva perduto la parola e non la ritrovò -che alla promessa d'un bel panetto bianco tutto per -lui — cosa fenomenale, inaudita! -</p> - -<p> -— Dillo; come ti chiami? -</p> - -<p> -— Giovanni.... -</p> - -<p> -— E che Giovanni? -</p> - -<p> -— Battista.... -</p> - -<p> -— Giovanni Battista che cosa? — -</p> - -<p> -Silenzio. -</p> - -<p> -— La mamma ce l'hai? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Il babbo? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— E quanti anni hai? — -</p> - -<p> -Quella cosuccia nera si rinfrancava; non gli splendori -della sala lo avevano sbigottito, poichè era avvezzo -a vederne, ma quei modi, quella bontà, quel -panetto bianco, che appariva sul suo orizzonte. -</p> - -<p> -— Vai alla scuola? — domandò Annetta. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E che cosa impari? -</p> - -<p> -— A leggere, a fare le aste. -</p> - -<p> -— Conosceresti l'<i>o</i>? — Chiese ad un tratto la signora -Chiarina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<p> -L'amico fe' cenno modestamente di sì. -</p> - -<p> -— Vediamo.... — -</p> - -<p> -E prese una gazzetta, un <i>Pungolo</i>. Lo scolaro -nero non si era vantato: egli non solo riconobbe -tutti e due gli <i>o</i> del titolo, ma fece festa all'<i>u</i> come -ad un vecchio amico. -</p> - -<p> -— Bisogna conoscerle tutte, — disse la signora -Chiarina — ci vai volentieri a scuola? E studii? -Ecco, se a Natale conoscerai tutte le lettere, io ti -darò uno scudo d'argento, ed una veste nuova.... — e -vedendo che l'amico dell'<i>o</i> e dell'<i>u</i> pareva -innamorato più che altro del panetto bianco, la signora -soggiunse: — e dei panetti bianchi.... -</p> - -<p> -— Tanti? — -</p> - -<p> -— Tanti, tanti. -</p> - -<p> -Oh! la purissima gioia! -</p> - -<p> -— Ora va a casa, non hai freddo? -</p> - -<p> -— No.... — -</p> - -<p> -Ed uscì di corsa. La signora Chiarina e la mia -Annetta dietro. -</p> - -<p> -— Ho il mio capolavoro, — dissi ridendo, — Venere -ha trovato Amore nascosto nella carbonaia -dell'Olimpo, e lo presenta agli Dei seduti a mensa; -un bel quadro di genere, che farebbe la sua brava -figura nelle pareti d'un paradiso pagano. -</p> - -<p> -— Bravo! — -</p> - -<p> -Io diceva per ridere; la mia idea seria era di riprodurre -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -tal quale la scenetta di poc'anzi e d'intitolarla.... -</p> - -<p> -— <i>Venere ed Amore</i>! — suggerì Valente. -</p> - -<p> -— Accettato. -</p> - -<p> -— E se dai retta a me, quando te l'abbi messo -bene in mente, ce lo lascierai in sempiterno, senza -guastartelo per metterlo in mostra al pubblico. — -</p> - -<p> -Ma si corresse, e disse: -</p> - -<p> -— Al contrario devi farlo subito subito, per conto -mio, mettendoci la mia Chiarina, la tua Annetta e -me stesso; per il prezzo c'intenderemo. — -</p> - -<p> -Rientrarono le nostre donne, raggianti in volto -tutte e due. -</p> - -<p> -La signora Chiarina corse alla finestra e l'aprì; -si affacciarono entrambe. E noi, che ci eravamo -messi alle loro spalle in silenzio, senza sapere che -accadeva, sentimmo ad un tratto una vocetta acuta -fendere l'aria, e salire, su, su, più in alto del più -alto dei camini. -</p> - -<p> -— È Giovanni Battista! — disse Chiarina senza -voltarsi — Se ne va colle mani in tasca, saltelloni... È -scomparso. Come è bastato poco a farlo felice! — disse -voltandosi e chiudendo la finestra. -</p> - -<p> -— Tornerà a Natale a pigliare lo scudo? -</p> - -<p> -— Tornerà. — -</p> - -<p> -Quanto era adorabile e bella la signora Chiarina! -</p> - -<p> -Annetta faceva forse la stessa riflessione, perchè -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -di repente si buttò al collo dell'amica, e la baciò -più volte. Avrei fatto anch'io come Annetta, senza -i benedettissimi riguardi del mondo. E dissi a Valente: -</p> - -<p> -— La devi baciare per me. -</p> - -<p> -Così dissi, e non mi pare che ci fosse del male -a dirlo, ma Valente faceva un risolino impacciato, -e sua moglie divenne di bragia. -</p> - -<p> -Tanto fu essa la prima a muoversi: si fece innanzi, -appoggiò le manine sugli omeri del marito, -e sollevandosi in punta di piedi, depose sulla sua -guancia un bacio timido e discreto, uno di quelli -che non fanno rumore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<h2 id="cap7">VII. -<span class="smaller">Faccio la conoscenza d'un incognito.</span></h2> -</div> - -<p> -Questa volta era un Russo, lungo più di me, asciutto -più di me, il mio peggiorativo, ma che cara persona! -Gli piaceva molto la mia <i>Famiglia d'un pescatore</i>, -moltissimo la rete che quella brava gente stava -rattoppando, ma non voleva pagare mille lire; settecento -parevano a lui abbastanza, a me no. Esaminava -il quadro coll'occhialetto, pigliando arie da -intelligente — era bello tutto, mi faceva giustizia, -<i>ma la rete!</i>... -</p> - -<p> -Insomma tanto gli piaceva quella rete, che vi si -lasciò prendere — pagò ottocento lire! -</p> - -<p> -Alla sera Annetta fece l'osservazione che le cose -si mettevano benino, che erano probabilmente quelli -i primi baci della fortuna, la quale si era <i>forse</i> proposto -di buttarcisi nelle braccia un giorno o l'altro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Altri quadri, dopo la <i>Spuma</i> dell'amico Nebuli, -erano venuti a visitar la <i>Mostra Permanente</i>; paesaggi, -marine, prospettive, natura viva e morta, -tutto aveva confuso, oscurato, seppellito la <i>Spuma</i> -trionfatrice. -</p> - -<p> -Siccome Valente non aveva detto il prezzo del -suo capolavoro, incominciarono le visite a domicilio; -erano Inglesi, erano Tedeschi, ma per lo più erano -Americani, che volevano fare attraversare l'Atlantico -al piccolo mare ed alla <i>Venere</i> dell'amico mio. -Se ne andavano colmi di garbatezze, ma coi loro -dollari tentatori nel borsello — la <i>Spuma del mare</i> -non era da vendere. -</p> - -<p> -Voi sapete che una delle forme più visibili del -trionfo è la critica severissima dei buoni a nulla, -e non mancò nemmeno questa all'amico Valente. Ho -inteso proprio io, e non sono morto dal ridere, un -certo tale dire che in fin dei conti la <i>Spuma del -mare</i> non era questo, non era quello, non era quest'altro, -<i>non era il diavolo</i>, in una parola. — Verità -sacrosanta: non era il diavolo, nè un quadro -storico, nè un quadro di genere, e nemmeno un -campanile od una piramide d'Egitto.... -</p> - -<p> -Quel certo tale mi guardò; non sospettava forse -d'aver tanta ragione, e cominciò probabilmente a -credere che potesse avere torto. -</p> - -<p> -Altri cervelli avveduti pigliavano la cosa in diverso -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -modo; invece di criticare nel quadro fortunato -quello che non <i>vi era</i>, si persuasero che il suo -fascino dipendeva tutto dalla cosa dipinta; che per -fare un capolavoro bisognava assolutamente chiederlo -all'acqua ed alle donne mitologiche. E fu nei -mesi successivi una processione di sirene che non -ammaliarono anima viva, di ninfe o Diane nel bagno, -le quali cercavano cento modi di nascondere -bellezze che neppure i collegiali si sognavano di -guardare con desiderio. -</p> - -<p> -Ma non voglio fare i passi più lunghi del racconto: -torno dove l'ho lasciato. -</p> - -<p> -Il piccolo Giovanni Battista, dandomi l'idea del -mio capolavoro, me l'aveva fatta pagare a prezzo -di curiosità, perchè, come sapete, proprio nel momento -che egli entrò a rimorchio della signora -Chiarina, l'amico Nebuli stava per dirmi.... — Che -cosa? — Lo chiesi invano a me stesso tutto il giorno -seguente; a lui non volli chiederlo, pensando che -fosse meglio aspettare. -</p> - -<p> -Era forse pentito; quasi mi leggesse sulle labbra -la frase sacramentale: — che cosa stavi per dirmi? — sfuggì -un paio di occasioni di trovarsi meco a -quattr'occhi. -</p> - -<p> -Alla sera, secondo il solito, si doveva andare alla -birreria insieme — aspettavo la sera — ma quando -fu l'ora, ed io scesi a prender lui solo, la signora -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -Chiarina aveva sul capo un monte di fiori e di verdura, -il suo orribile cappellino d'ultima moda che -essa rendeva quasi sopportabile. -</p> - -<p> -Bisognò correr su e mettere io stesso sulla testa -vezzosa della mia Annetta il suo cappello alla bersagliera -con una piuma di galletto, un cappello che -se ne stava andando e che le mogli come la mia, -di certi mariti come me, trattenevano con tutte le -moine dell'adulazione, trovandolo infinitamente più -grazioso del nuovo venuto. -</p> - -<p> -Si uscì dunque insieme; le due mogli innanzi a -braccetto, i due mariti seguivano. -</p> - -<p> -L'amico Valente, parlando di cento cose, quasi -non mi lasciava aprir bocca; a un tratto si arrestò, -si volse, mi voltai; un uomo che ci seguiva alle -spalle ci passò dinanzi frettoloso, e quando fu vicino -alle nostre donne, piegò il capo per guardarle. Affrettammo -il passo, tirò diritto. -</p> - -<p> -— L'hai visto? — mi chiese Valente. -</p> - -<p> -— Non bene; mi è parso un vecchio. -</p> - -<p> -— È un vecchio. — -</p> - -<p> -Non mi disse altro. -</p> - -<p> -Era un peccato rintanarsi nella birreria, affumicare -il visino bianco della signora Chiarina — così -disse Annetta, a cui per altro piaceva la birra e -non ispiaceva il fumo del tabacco; ma la signora -Chiarina protestò, cacciandosi la prima nella birreria -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -fumosa, dove molti avventori si cavarono il sigaro -di bocca per contemplare senza nebbie dinanzi agli -occhi quella visione gentile. -</p> - -<p> -Ci andammo a sedere in un camerino remoto, contando -di trovarci soli — no signori. -</p> - -<p> -Un uomo, un vecchio, ci aveva preceduti e si sedeva -proprio allora nel posto migliore. -</p> - -<p> -Come ci vide, lo assalì uno scrupolo, e lasciando -alla signora Chiarina la sua poltrona, fece un inchino -ad Annetta, poi guardò noi, rizzandosi in -tutta la sua lunghezza, che era la mia tale e quale. -Lo salutammo, egli si ritrasse in un cantuccio e noi -si ordinò la birra con un cert'impaccio. Avevamo -riconosciuto l'uomo di poc'anzi. -</p> - -<p> -Era un vecchio pulito, con una faccia piuttosto -grave, sebbene priva di barba, con due occhi che -avevano lampi di malizia; doveva essere curioso, -perchè o guardava noi, o dall'immobilità dello sguardo -fisso nel suo bicchiere, dove non era proprio nulla -di molto singolare, era chiaro che porgeva orecchio -alla musica chiacchierina che usciva dalle labbra -delle nostre donne. Io che di curiosità ho la mia -porzione — non la nascondo — lo vidi un paio di -volte fregarsi le mani e sorridere come ad una bella -creatura del suo cervello, poi, guardando noi, rifarsi -serio: una volta si alzò in piedi: mi aspettavo che -se ne andasse; niente affatto: aprì le labbra probabilmente -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -per parlare, ma probabilmente corresse -l'intenzione, si palpò le tasche, fece l'atto di meraviglia -di chi ha smarrito qualche cosa, ed infine -estrasse una pezzuola di seta, che ricacciò in un'altra -tasca senza servirsene! Di nuovo si abbandonò -sulla seggiola, ancora si fregò le mani e sorrise alla -sua bella incognita. -</p> - -<p> -Rimanemmo poco più d'un quarticino d'ora nella -birreria: nell'andarcene ci toccò rispondere al più -profondo degli inchini accompagnato dal più amabile -dei sorrisi. -</p> - -<p> -— Che vecchietto garbato! — disse Annetta. -</p> - -<p> -— Che bel vecchietto! — diss'io. -</p> - -<p> -— A chi somiglia? — mi domandò Valente. -</p> - -<p> -Mi feci venire in mente tutte le nostre conoscenze; -non somigliava a nessuna. -</p> - -<p> -— Dev'essere il ritratto di suo padre o di suo -nonno, ma un uomo di quell'età ha il diritto di assomigliare -a sè stesso. -</p> - -<p> -— Quanti anni credi che abbia quell'uomo? -</p> - -<p> -— Se non ha afferrato i sessantacinque, ci ha le -mani sopra di sicuro. -</p> - -<p> -— Sbagli, deve appena aver passati i sessanta. -</p> - -<p> -— Sarà benissimo, li avrà passati appena. -</p> - -<p> -Il giorno dopo, mentre io attraversando i corridoi -della Mostra Permanente, m'ero fermato a salutare -la <i>Spuma del mare</i>, sentii qualcuno che diceva -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -al mio fianco: — Oh bella! oh bellissima! oh stupenda! -</p> - -<p> -Pensate come mi battesse il cuore; mi voltai, era -l'incognito della vigilia. Aveva gli occhi fissi sopra -di me; lo salutai, ed egli, come se non aspettasse -altro: -</p> - -<p> -— È proprio stupenda, — disse — non pare anche -a lei? -</p> - -<p> -— È meravigliosa, — dissi — osservi quelle carni -che paiono luminose; e quell'aria.... si muove! e -veda laggiù, nell'azzurro profondo, quelle nuvolette: -non si direbbe che si affaccino a contemplare il miracolo? -</p> - -<p> -— È un artista lei? -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Ha qualche tela esposta? -</p> - -<p> -— Ne ho quattro; due sono già vendute. -</p> - -<p> -Le volle vedere, gli piacquero naturalmente moltissimo. -</p> - -<p> -— Valente Nebuli, — soggiunse poco dopo, — è -quel signore che era ieri con lei? -</p> - -<p> -— Appunto.... -</p> - -<p> -— Il marito della signora Chiarina? -</p> - -<p> -— Già.... -</p> - -<p> -— E sta bene? -</p> - -<p> -— Benissimo, è sano come un pesce. -</p> - -<p> -Non lo avevo capito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<p> -— È ricco, — soggiunsi. -</p> - -<p> -— Come lo sa? È proprio sicuro che sia ricco? -</p> - -<p> -— Possiede un palazzo in via.... -</p> - -<p> -— Il palazzo non è suo. -</p> - -<p> -— Le garantisco che è suo. -</p> - -<p> -— Le garantisco che non è suo. -</p> - -<p> -— Se sono io un inquilino, e gli ho pagato il -fitto.... -</p> - -<p> -Il fitto non lo avevo pagato ancora, ma mi pareva -quello il modo di tappargli la bocca più presto: eh -sì! fiato sprecato. Il vecchio soggiunse: -</p> - -<p> -— Egli dovette affittare due appartamenti che -solitamente erano uniti: ne abita uno, e subaffitta -l'altro, di cui non ha bisogno... -</p> - -<p> -— Non mi ha mai detto nulla di questo.... -</p> - -<p> -— Perchè non glielo avrà mai chiesto. -</p> - -<p> -Era vero. -</p> - -<p> -— Ad ogni modo è ricco, — soggiunsi, — ha -avuto un'eredità.... -</p> - -<p> -— Sì, ma ha una lite.... -</p> - -<p> -Come era informato l'amico! -</p> - -<p> -Lo guardai in faccia senza fiatare; egli guardava -(ora ne sono sicuro) la sua bella incognita della vigilia, -le sorrideva e si fregava le mani. -</p> - -<p> -— È una <i>Spuma</i> preziosa, — disse poi tornando -a porsi in atto ammirativo dinanzi alla tela, — quanto -crede lei che possa valere? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -— Non è da vendere, — risposi. -</p> - -<p> -— Lo so bene — sospirò, — lo so bene! Ha rifiutato -molte offerte.... -</p> - -<p> -— Generosissime.... -</p> - -<p> -— Da pitocchi. Se il signor Nebuli volesse, c'è -qualcuno che gli darebbe il doppio dell'Americano. -</p> - -<p> -— Non vorrà. -</p> - -<p> -Sorrise maliziosamente e disse: -</p> - -<p> -— Se perde la lite, vorrà. -</p> - -<p> -Era la seconda volta che mi faceva inarcar le -ciglia e star mutolo; e di nuovo lo vidi sorridere -a qualcuno che era nello spazio e fregarsi le mani -con compiacenza genuina. -</p> - -<p> -— Come fa a sapere della lite? -</p> - -<p> -— È tanto facile sapere quello che riguarda Valente -Nebuli, chi non lo sa? Il rifiuto dei dollari -americani ha messo in moto i curiosi, gli sfaccendati, -tutti coloro che non hanno orecchie se non -per ascoltare i fatti degli altri e lingua per ripetere -ciò che le orecchie hanno inteso.... i tribunali -non sono segreti ai tempi nostri, gli avvocati -non sono muti, come ella sa benissimo, gli -uscieri nemmeno, e si mette in piazza tutto, anche -quello che non ci si dovrebbe mettere.... cioè che -Valente Nebuli perderà la lite e rimarrà povero in -canna. -</p> - -<p> -Io cominciavo a credere che fosse egli pure uno -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -di coloro che non hanno orecchie <i>eccetera</i>, ma tanto -la sua sicurezza mi spaventava! -</p> - -<p> -— Dice sul serio? -</p> - -<p> -— Non vi è ombra di dubbio, il vecchio Corvi era -imbecillito dalla paralisi. -</p> - -<p> -Lo guardai a bocca aperta. -</p> - -<p> -— Perciò — soggiunse — gli dia un buon consiglio: -«non aspetti a vendere la sua <i>Spuma del -mare</i> quando sarà povero, è ora il momento;» -glielo dia lei questo buon consiglio. -</p> - -<p> -— Glielo dia lei — risposi con un risolino furbo, -volendomi dar l'aria molto penetrativa.... -</p> - -<p> -— Sicuro che glielo darò, — ma da me non lo -vorrà pigliare. -</p> - -<p> -Tacque per rimettersi come prima in contemplazione -dinanzi al quadro; io pensavo.... quante cose -pensavo! -</p> - -<p> -— Vuole che le faccia una confidenza? — mi disse -ad un tratto l'incognito. -</p> - -<p> -— Si accomodi — risposi. -</p> - -<p> -Ed egli si accomodò benino, dicendomi d'una scommessa, -d'un puntiglio, di un innamoramento, di sè -medesimo e d'un cotale più incognito di lui, in -modo che, quando ebbe finito, altro non capii se -non quello che sapevo benissimo, cioè che l'amico -si era messo in capo di comprar la <i>Spuma del mare</i> -a tutti i costi e voleva me per alleato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<p> -— Benissimo — dissi — io annunzierò la sua visita -a Valente Nebuli — e chi devo annunziare? -</p> - -<p> -— Sono forestiero, quasi nessuno mi conosce in -Milano, mi ci trovavo di passaggio ed avrei tirato -diritto menando i miei reumi per l'Italia centrale, -finchè dura la bella stagione; questa <i>Spuma</i> mi ha -fermato, gli dica così. -</p> - -<p> -— Gli dirò così, — risposi col mio risolino furbo, -che invece di sgominarlo lo fece ridere, — così gli -dirò. -</p> - -<p> -Egli mi porse una mano tutta tendini ed ossa, -che sfiorai appena; ci separammo. -</p> - -<p> -— Indovina chi era il vecchio della birreria, — dissi -a Valente. -</p> - -<p> -— Chi era? mi chiese ansioso. -</p> - -<p> -— Un innamorato della signora Valeria, — soggiunsi -scherzando, — un aspirante.... -</p> - -<p> -Ma ammutolii vedendo sul volto dell'amico tutti -gli indizî d'una commozione vera. -</p> - -<p> -— Te l'ha detto lui? -</p> - -<p> -— Me l'ha detto lui. -</p> - -<p> -— Ha proprio detto della signora Valeria? -</p> - -<p> -— Che ti viene in mente? Come vuoi che sappia? -</p> - -<p> -E tacqui guardandolo, mentre egli mi pigliava per -mano e mi tirava a sedere sopra un canapè, al suo -fianco. -</p> - -<p> -— Dunque, quel vecchio è?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -— Chi sia non lo so. -</p> - -<p> -— Non gli hai chiesto il suo nome? -</p> - -<p> -— Sì, ma non me l'ha detto; è il signor X d'una -equazione a più incognite, che, se ti ricordi, è -un'equazione, in cui ci è anche un Y che non si -sa chi sia. Io, come puoi credere, non l'ho sciolta, -ma così tentoni, dico fin d'ora che il vecchio della -birreria non vuol comperare il quadro per una speculazione, -dal momento che è disposto a darti il -doppio degli Americani, e suppongo non lo comperi -per sè — dunque X è uguale ad un mediatore. -</p> - -<p> -Valente stette alcuni istanti a far dei <i>sì</i> e dei -<i>no</i> quasi impercettibili col capo, poi si volse a me, -e come se continuasse un discorso bene avviato, -senza preamboli di sorta, mi disse: -</p> - -<p> -— Devi sapere.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<h2 id="cap8">VIII. -<span class="smaller">Quello che io dovevo sapere.</span></h2> -</div> - -<p> -Lo chiamavano Giorgione, perchè il suo nome era -Giorgio, la sua circonferenza enorme; era pittore e -viveva coi pittori, ai quali dava spesso un buon -consiglio per nulla e talvolta qualche centinaio di -lire per meno ancora, cioè a dire in prestito. Invero -se i consigli buoni gli fruttavano la soddisfazione -di vedere una particella del suo robusto ingegno -nelle tele degli allievi e degli amici, solitamente i -prestiti escludevano per l'avvenire i consigli, perchè -chi aveva intascato cento lire non si lasciava più -vedere per prender altro. -</p> - -<p> -Giorgione guadagnava molto, ma aveva le mani -bucate, come si dice; perciò quando egli aveva da -pigliare una manata di napoleoni d'oro, ci era sempre -qualcuno, a cui mancava il pane od il companatico -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -od i colori o la tela o la cornice, ma mai la -faccia tosta, per tirar su tutti i napoleoni che cadevano. -</p> - -<p> -Italiano Giorgione, italiani la maggior parte degli -allievi; non andava a Parigi uno del <i>bel paese</i> che -non facesse visita allo studio od alla borsa del pittore -famoso. Era una specie di colonia italiana nel -mare magno della capitale francese. -</p> - -<p> -Una volta Giorgione conobbe una coppia d'italiani -sposi di fresco; la sposa era la signora Valeria, lo -sposo un mediocre pittore, un uomo eccellente, che -visse appena il tanto da farsi amare come un fratello, -poi se ne morì. La vedova rimase abbandonata, -senz'altre ricchezze che poche tele cattive del marito -ed il suo visino da angelo in un paese indemoniato. -Era savia ed ingenua quanto bella, si proponeva -in buona fede di piangere tutta la vita il -morto, credendo la poverina di potersi guadagnare -il pane posando per le <i>Madonne addolorate</i>; ma se -Giorgione non le veniva in aiuto comperando le -cattive tele del morto e facendole propriamente da -tutore, chi sa che sarebbe stato di lei. A quanti -pittori la vedevano, pigliava un desiderio ardente -di copiarne le mani e la testa, ma Giorgione era -come geloso della sua <i>Madonna</i> ed a malincuore la -imprestava ad altri. -</p> - -<p> -A quel tempo andò a Parigi un gran signore, un -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -conte, un marchese, un duca, che so io, un pezzo -grosso; faceva l'ultimo suo viaggio da scapolo, ma -questo non lo diceva a nessuno; amava le arti, imbrattava -anche lui delle tele e lo faceva sapere a -tutti. Naturalmente capitò nello studio di Giorgione, -vide la signora Valeria, e sentì (non sarebbe stato -artista se non l'avesse sentita) la smania irresistibile -di copiare anche lui la testa e le mani della -modella famosa. Giorgione gli fece mettere un cavalletto -in uno stanzino, e gli permise di venire -un'ora ogni giorno a dipingere una <i>Madonna</i>, curioso -di vedere come se la sarebbe cavata quel <i>dilettante</i>; -e visto che se la cavava benino, dopo la -prima posa gli lasciò soli, credendo forse che l'immagine -santa dovesse tutelare abbastanza l'originale. -Giorgione chiedeva un miracolo, e lo chiedeva ad -una <i>Madonna</i> incominciata appena; e pure Giorgione -non credeva ai miracoli, ed in fatto di <i>Madonne</i> -le adorava quando erano capilavori e dava -un certo valore mercantile a quelle che faceva di -commissione, niente più. Ma l'uomo non è sempre -ragionevole a tempo. -</p> - -<p> -Quel signore stava a cavallo della quarantina, ma -saldo come se avesse trent'anni; era bello, aveva -modi da gentiluomo artista che piacciono tanto alle -donne vissute in povera condizione. Io m'immagino -che, per cogliere il segreto della bellezza rara della -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -sua <i>Madonna</i>, la fissasse a lungo a lungo, con due -occhi, da cui si avventava il fluido magnetico, e -dopo averle detto: <i>«più su» troppo, «un po' più -a sinistra» così «no»</i> e simili, si alzasse talvolta -tenendo il pennello tra i denti, e pigliasse il visino -con mani carezzevoli per collocarlo come doveva -essere, e sempre e ad ogni modo saettandola col -fluido, finchè un giorno la signora Valeria si sentì -vinta. Egli disse probabilmente — «mi sorrida» — ed -ella fece un sorriso che apparve riprodotto tal -quale sulla tela; poi egli, senza dir parola, ma tremante -per desiderio, si accostò a lei tremante per -paura, e sulle guance impallidite dalla commozione -raccolse probabilmente colle labbra qualche cosa -che nella tela non poteva mettere. E continuando -ad immaginare, io dico che la <i>Madonna</i> impassibile -e sorridente non somigliava per nulla in quel punto -alla creatura terrena trasfigurata dall'amore. -</p> - -<p> -Non le somigliò più; la signora Valeria divenne -prima allegra troppo, poi troppo mesta e pallida. -</p> - -<p> -E un giorno qualcuno avvertì Giorgione che la -sua protetta, la sua pupilla, la sua figliola (perchè -era tutto questo per lui) se ne andava di nascosto -in una casa dirimpetto, dove il conte od il marchese, -od il duca, od il diavolo l'aspettava per farla posare -(povera <i>Madonnina</i> profanata!) in atto di Venere -nascente dalla spuma del mare. Giorgione vide il -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -quadro disegnato appena, comprese il resto — sapendo -benissimo che non nascono Veneri innocenti -dalla spuma del mare. -</p> - -<p> -Un mese dopo la signora Valeria piangeva l'abbandono, -e più tardi se ne moriva mettendo al mondo -una creaturina — storia vecchia. -</p> - -<p> -Il conte, il marchese, il duca, il che so io, era fidanzato -ad una duchessina molto ricca e molto casta; -il suo viaggio a Parigi aveva avuto per iscopo -di comperare i doni alla sposa — quando seppe che -una figlia eragli nata prima del suo matrimonio, e -che la madre era morta, rispose con una lettera -piena di lagrime e di biglietti di banca — invocando -da Giorgione facesse lui il babbo alla bambina, e -serbasse il segreto di quel <i>disastro</i>. -</p> - -<p> -A qual fine svelare alla povera orfana la sua origine? -Perchè farla affacciare alla porta d'un segreto -che sarebbe stato il gran dolore di tutta la sua vita? -Crebbe la fanciulla nella persuasione d'essere figlia -di Giorgione, e più tardi, apprendendo che costui -non era suo padre, pianse come se le venisse tolto -davvero. Giorgione aveva passata la cinquantina da -un pezzo; la fanciulla era giunta ai diciotto e per -essere propriamente padre e figlia in faccia alla legge -bastò il consenso d'entrambi, una domanda e la sentenza -d'un tribunale — tutto ciò fu fatto dinanzi -a due testimonî, che furono i due allievi prediletti -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -di Giorgione: Valente ed un certo Salvioni, prodigioso -ingegno, ma testa pazza e cuore bacato. E -così Chiarina non seppe mai che il suo padre vero -fosse.... -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -Quando io feci questa domanda all'amico Nebuli, -egli mi rispose crollando il capo che non lo sapeva -neppur lui: Giorgione aveva custodito bene il suo -segreto. -</p> - -<p> -— Ma non temette egli di nuocere alla piccina -tacendo? -</p> - -<p> -— Temette di nuocerle parlando; ma forse chi -sa?... Quando più non era in tempo, quando si avvide -che era la sua ora d'andarsene, che Chiarina -sarebbe rimasta sola nel mondo, forse allora si pentì, — era -tardi.... — -</p> - -<p> -Non ci comprendevo più nulla. -</p> - -<p> -Valente mi guardò un pezzo titubante, poi prese -le mie mani nelle sue, come per farmi una preghiera, -come per strapparmi una promessa. -</p> - -<p> -— Più nessun segreto con te; ti dirò tutto. -</p> - -<p> -E mi disse tutto senza una reticenza, senza un -turbamento. -</p> - -<p> -Quel tal Salvioni, pittore, che era da molto tempo -nella intimità del vecchio Giorgione, si accese per -la fanciulla. Lo ammaliava la bellezza sovrana delle -forme di lei bambina, che aveva dato al pennello -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -del vecchio artista un capolavoro; egli si divorava -la giovinetta cogli occhi, costringendola ad arrossire. -Ma il vecchio aveva fatto una campagna, come -si dice, ora ci vedeva chiaro e faceva la guardia -come un veterano, tanto che il discepolo, non potendosi -confessare a Chiarina, si confessò al maestro. -Giorgione disse una sola parola; — Sposala! — Ma -il Salvioni era come tanti; amava la fanciulla, abborriva -il matrimonio; trovò la penitenza enorme e -chiese tempo a pensarci. -</p> - -<p> -Allora Giorgione consigliò al discepolo di non venire -più nello studio, finchè avesse deliberato; e -l'altro messo alle strette deliberò, venne e sposò -Chiarina. -</p> - -<p> -— La sposò proprio? — interrogai. -</p> - -<p> -— La sposò proprio. -</p> - -<p> -— E tua moglie... cioè, la signora Chiarina, si -lasciò sposare? -</p> - -<p> -— Aveva diciotto anni, le dissero di dir di <i>sì,</i> -glielo dissi anch'io, lo disse. -</p> - -<p> -— Anche tu!... Comprendo..., il Salvioni morì.... -</p> - -<p> -— Non comprendi, — interruppe Valente, con un -sorriso melanconico, — non puoi nulla comprendere! -Il Salvioni in capo a sei mesi di matrimonio, dopo -aver fatto patire alla poveretta perfino la fame, -senza che ella si lamentasse mai, un bel giorno, cioè -un brutto giorno, se ne partì chiedendo il perdono -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -di Giorgione e di Chiarina, promettendo di tornare -quando fosse ricco. Intanto aveva consumato la piccola -dote della sposa. All'improvviso annunzio Giorgione -accorse alla casa vedovata, apprese a Chiarina -la nuova sventura, preparandovela colle sue moine -da babbo, poi le coprì di baci le guance pallide, le -asciugò le lagrime colle carezze e di nuovo se la -condusse a casa a braccetto. Quando ebbe accomodato -tutto ciò, fece la sua brava malattia di due -settimane, andò fino al limitare del mondo di là e -tornò indietro a ripigliare le fatiche ed i doveri di -padre. -</p> - -<p> -— Dov'era andato il Salvioni? — mi arrischiai -a domandare dopo alcuni istanti di silenzio. -</p> - -<p> -— Non si seppe mai. Ma una volta avevo inteso -Giorgione dire che quel capo scarico non lavorava -più, perchè si era messo in testa di ritrovare -il padre di sua moglie, e più d'una volta udii lui -stesso, il Salvioni, quando era brillo, inveire contro -gli snaturati che abbandonano le loro creature. Sapeva -della mia eredità ed era chiaro che la sorte -mia gli faceva invidia, anche lui voleva arricchire -senza fatica. -</p> - -<p> -Un giorno fui chiamato in fretta allo studio di -Giorgione; si sentiva male, aveva una gran sonnolenza, -contro cui si ribellava con coraggio. Mi vide, -mi afferrò le mani nelle sue fredde, e trovò la forza -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -di raccomandarmi Chiarina; si assopì, per poco; -svegliandosi: — «dev'essere a Milano!» — disse, -poi si assopì di nuovo, per sempre. -</p> - -<p> -— E tua moglie? — chiesi quando mi parve che -il silenzio durasse più del necessario. -</p> - -<p> -Non ebbi risposta. Provai ancora ad offrirgli un -mozzicone di frase, perchè mi usasse la cortesia di -continuarlo. -</p> - -<p> -— La signora Chiarina rimase.... — -</p> - -<p> -Ma Valente muto come un pesce. Ed io: -</p> - -<p> -— Rimase vedova.... naturalmente, e poi? — -</p> - -<p> -L'amico Nebuli si rizzò in piedi.... ma qui ci sta -un'osservazione e ce la metto. Nella settimana d'un -uomo lungo vi sono momenti, in cui egli avrebbe -bisogno di rimpicciolirsi; immagino che il contrario -debba accadere più spesso ai piccini, e che i mezzani -non siano in condizioni migliori, non si potendo -accorciare od allungare come i cannocchiali; perciò -quando l'amico Nebuli si rizzò in piedi con una -certa solennità, compresi subito che quello che mi -voleva dire gli sarebbe costato meno fatica scendendo -dall'alto, e rimasi a sedere. -</p> - -<p> -Ma per quanto egli si provasse, ed io lo incoraggiassi -cogli occhi, non gli venne fuori una sillaba. -</p> - -<p> -Allora abbassando la voce chiesi: — non è tua -moglie? — ed egli abbandonò le mie mani e ricadde -al mio fianco — non era sua moglie! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Il resto si racconta in due parole. Valente raccolse -la bella ed i pochi, pochissimi spiccioli del -padre adottivo di lei, ne vendette le tele ed i mobili -all'incanto e fu lui stesso il maggior offerente; -ripose il tutto nel suo quartierino da scapolo a Parigi, -parlò al console italiano, scrisse e fece scrivere -ad altri dieci consoli chiedendo notizie del pittore -Salvioni, a cui voleva restituire il denaro e la moglie: -passò un anno. -</p> - -<p> -A lungo andare Valente e Chiarina cominciarono -ad accorgersi che la loro condizione si faceva insopportabile, -che un gran pericolo era sempre imminente, -e la maldicenza ai loro calcagni, e la curiosità -dei vicini invariabilmente alla finestra, scettica, -maliziosa, beffarda, tanto che alla fine sentirono -entrambi il bisogno di spacciare alla malizia -della gente una bella menzogna e darsi al mondo per -marito e moglie.... -</p> - -<p> -Così andarono le cose, secondo mi disse Valente, -ma qui mettendo un po' d'immaginazione e di buona -volontà dove l'amico metteva qualche reticenza, io -supponevo, cioè non supponevo, ma avevo paura di -supporre.... e mi pareva di vederla alla finestra la -mia malizia di vicino di casa, scettica, curiosa e -beffarda. Io che sono bonario non desideravo di meglio -che di poter paragonare la signora Chiarina e -Valente a quelle due isolette castissime scoperte -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -da un poeta moderno; mi ci provavo, e quando a -forza di buona volontà ero riescito a tirare a galla -le due isolette nel piccolo mare della mia immaginazione, -ecco un altro mare più piccolo, quello -dipinto dall'amico Nebuli,... -</p> - -<p> -— A te ora, — mi disse costui all'improvviso; — chi -è il vecchio della birreria? -</p> - -<p> -— Chi è il vecchio della birreria? — ripetei. -</p> - -<p> -— Chi credi che sia? -</p> - -<p> -— Il signor Salvioni, — risposi da vero sbadato. — -</p> - -<p> -Ed accorgendomi d'averla detta grossa, corressi: -</p> - -<p> -— Il signor Salvioni no, probabilmente; dev'essere -più giovane un pezzetto.... Per altro... fammi il -piacere.... Giorgione, prima di morire, disse: — <i>dev'essere</i> -<i>a Milano</i>; di chi parlava se non del Salvioni? -</p> - -<p> -— Sicuro; se avesse parlato del padre di Chiarina -non avrebbe detto <i>dev'essere</i>, avrebbe detto <i>è</i>, -perchè sapeva benissimo dov'era, od avrebbe proferito -il nome, che era la più spiccia. -</p> - -<p> -— Lo vedi! -</p> - -<p> -— Sì, ma perchè mai sospettava che il Salvioni -fosse a Milano, se non perchè?... -</p> - -<p> -— Capisco! — interruppi con una specie di grido -sommesso, — se non perchè credeva il marito di -tua.... della signora Chiarina capace d'aver penetrato -il mistero e di fare una corbelleria? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -— Ci sei! -</p> - -<p> -— Ci sono; e tu, venendo a Milano, cercavi il -Salvioni o l'altro? -</p> - -<p> -— Non lo so nemmeno io, — balbettò l'amico, — uno -dei due, ma il Salvioni avevo quasi perduta -la speranza d'incontrarlo, le nostre pratiche erano -riuscite vane. -</p> - -<p> -— E facendo la <i>spuma del mare</i>, e dando alla -tua Venere il volto della signora Valeria, ed esponendo -il quadro alla Mostra permanente tu speravi -di costringere.... -</p> - -<p> -— Costringere no.... ma forse di rendere più facile -il dovere ad un vecchio pentito.... di avvicinare -d'un gran passo il padre e la figlia.... Venti volte -mi battè il cuore affrettato alla vista d'un compratore.... -</p> - -<p> -— Dunque, secondo te, il vecchio della birreria? -</p> - -<p> -— Il vecchio della birreria non è da oggi che me -lo vedo fra i piedi, l'avevo già visto passar sotto -le mie finestre e guardare in alto. L'altro ieri un -signore, un vecchio, sottopose il portinaio ad un -interrogatorio sul conto mio, sul conto di Chiarina, -sul tuo; ieri ci inseguì per istrada, ci precedè nella -birreria.... -</p> - -<p> -— E stamane, proseguii pigliando il filo, stamane -appicca discorso con me.... s'innamora del tuo quadro -che vuol pagare il doppio degli Americani, non mi -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -dice il suo nome, è informato dei fatti tuoi.... -verrà.... — -</p> - -<p> -Tacemmo entrambi; collo sguardo e coll'atto ci -proponevamo lo stesso quesito: -</p> - -<p> -— Chi era il vecchio della birreria? -</p> - -<p> -— Il signor Bini — entrò a dire il servitore in -livrea, proprio come nelle commedie moderne. -</p> - -<p> -Ci levammo di scatto tutti e due — un vecchio -entrò — era lungo, era diritto, era anche un po' impacciato — era -lui! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<h2 id="cap9">IX. -<span class="smaller">In cui l'incognito comincia a tormentare -la mia curiosità.</span></h2> -</div> - -<p> -La mia presenza rese facile il colloquio e lo fece -subito volgere ad una specie d'intimità. — Quel caro -signor Bini aveva una sua venuzza ironica, sottile, -ma perenne, che gocciolava sempre, cosicchè mentre -lui era quello che, secondo tutte le leggi della fisiologia -e della psicologia, doveva aver bisogno di rinfrancarsi, -eravamo noi a commoverci per conto suo; -era lui che si abbandonava sul canapè, noi che ci -tenevamo impettiti sull'orlo della sedia a guardarlo -cogli occhi grossi. -</p> - -<p> -Unico indizio del suo <i>grande affanno</i>, una curiosità -sfacciata, petulante, che fissava tutti gli oggetti -a lungo e minuziosamente, senza perdere la -sintassi del periodetto infilato; la sua lingua andava -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -lenta, ma senza intoppi, come un movimento d'orologeria. — «A -credergli, per ciò solo era.... venuto.... -perchè aveva visto.... la Venere.... dell'amico -Nebuli.... e con tutti i suoi anni.... che non eran -pochi,... se n'era.... innamorato.» -</p> - -<p> -Quanti erano i suoi anni? -</p> - -<p> -Io lo chiesi, perchè pensai che, non chiedendolo -allora, non avrei forse trovato un momento migliore, -ed egli rispose che erano <i>sessanta suonati</i>, -e continuò a svolgere comodamente la sua filastrocca. -</p> - -<p> -Valente ed io ci guardammo alla sfuggita per -dirci che il conto tornava benissimo. -</p> - -<p> -L'amico Nebuli diè la risposta già data a tanti — «la -sua Venere non era in vendita,» — ed il -vecchio si accontentò di sorridere; non aveva premura, -avrebbe aspettato.... sperando.... non si sa -mai.... in un mutamento d'idee; intanto.... se gli si -permetteva.... sarebbe venuto.... a trovar lui e l'ottimo -signor Ferdinando. -</p> - -<p> -Il signor Ferdinando ero io, come sapete, e vi -assicuro che non me ne stupii, sebbene il mio nome -non glielo avessi detto proprio. Quanto all'<i>ottimo</i>, -che ne poteva saper egli? perciò lo respinsi garbatamente, -protestando che era lui <i>troppo buono</i>. -</p> - -<p> -Ancora poche ciancie inutili, molte occhiate in -giro, poi il signor Bini spiegò di nuovo tutta la sua -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -lunghezza, ci strinse le mani, ripetè che.... se non.... -incomodava.... sarebbe tornato. -</p> - -<p> -Nell'attraversar le camere con una lentezza adorabile, -a me parve che facesse l'inventario dei mobili -senza averne l'aria. -</p> - -<p> -Della signora Chiarina non si era detto verbo; -Valente mi confessò poi ch'era stato lì lì per andarla -a chiamare, ma che non aveva trovato un -pretesto. -</p> - -<p> -La signora Chiarina — ecco l'esperimento solenne -che ci voleva! ma ora che concludere, perchè sarebbe -pur stato bello concludere qualche cosa dopo un -colloquio di quella fatta? -</p> - -<p> -Era <i>lui?</i> Non era <i>lui?</i> -</p> - -<p> -— Non ti pare che le somigli? — mi disse l'amico -mio. -</p> - -<p> -In coscienza no, non mi pareva; ma io non l'aveva -guardato che nell'insieme; forse bisognava -esaminarne i particolari, come aveva fatto Valente, -il quale si era fermato al naso come ad un indizio -rivelatore.... -</p> - -<p> -Ma quando io mi trovai per la seconda volta -faccia a faccia col vecchio, ed afferrai ben bene ed -a lungo il suo naso co' miei due raggi visivi, dopo -avere stentato a lasciarlo andare perchè stentavo -a credere a me stesso, mi dovetti convincere che il -cuore, od il sistema nervoso, od un'illusione ottica -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -aveva tradito l'amico Nebuli. Era un naso dritto, -sottile, come dritto e sottile lo aveva la signora -Chiarina, ma i nasi hanno cento maniere d'essere -dritti e sottili senza perciò assomigliarsi menomamente. -</p> - -<p> -Piuttosto bisognava cercar la somiglianza altrove: — spianandone -le rughe, spargendovi una profusione -di biacca.... pareva a me.... -</p> - -<p> -Mentre io così fantasticava, non staccando gli -occhi di dosso al vecchio, facendo ogni tanto di sì -col capo, sorridendo quando lo vedevo sorridere, -senza sentire una sillaba di quanto diceva, una -parola mi venne a svegliare di botto. -</p> - -<p> -— L'<i>ordine</i>.... — diceva il signor Bini. -</p> - -<p> -Che cosa diceva dell'<i>ordine</i>? Ne diceva bene, lo -metteva in alto, in alto, sopra tutte le virtù cardinali e -teologali, lo vedeva in sè stesso, in me, nell'amico -Valente, nella terra, nel cielo, nei fiori, nelle stelle, -e si accalorava un tantino, come se l'avesse regalato -lui al mondo, e facesse le difese d'una creatura -sua propria. -</p> - -<p> -Valente mi guardava sorridendo. -</p> - -<p> -Confesso una debolezza che non so spiegare; sopra -la compiacenza grande che mi cagionava il trovare -le mie medesime opinioni in un altro, galleggiava -un dispettuzzo piccino. -</p> - -<p> -Provai a mettermi alle calcagna del vecchio per -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -raggiungerlo; egli mi lasciava dire, finchè con un -nuovo balzo si spingeva distante, ed io di nuovo -dietro. L'ordine faceva questo — (lo avevo detto -anch'io) — faceva anche quest'altro (questo pure -avevo detto e ne chiamavo Valente in testimonio) — ma -infine l'ordine fece cose, di cui io non l'avevo -mai creduto capace, e allora mi rassegnai a restituire -il suo sorriso malizioso all'amico Valente. -</p> - -<p> -Una bizzarra maniera, tutta propria del signor -Bini, era quella di non darsi mai vinto. -</p> - -<p> -Mi provai una volta che egli diceva <i>sì</i> a dir di -<i>no</i>, egli ripetè <i>sì</i>, io <i>no</i>.... — sì — no.... sì — ammutolii; -un'altra volta egli disse <i>no</i>, io <i>sì</i> — no -sì.... no — tornai ad ammutolire. -</p> - -<p> -Immaginando che entrasse anche questo nella sua -monomania dell'ordine, mi proposi di lasciarlo dire -sempre, senza contrastargli. Ma egli non pareva -contento della nostra approvazione muta; quando -aveva dato alle sue idee una foggia paradossale e -non si vedeva contraddetto, mandava in giro certe -occhiate di sconforto e correggeva egli medesimo -la sua sentenza. -</p> - -<p> -Una volta aveva sentenziato: -</p> - -<p> -— <i>Il disordine non esiste.</i> -</p> - -<p> -Valente uscì a ridere forte — io zitto. -</p> - -<p> -— <i>Non esiste il disordine</i>. -</p> - -<p> -Se dicendo <i>esiste,</i> avessi potuto distruggerlo (il -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -disordine, intendiamoci, non il signor Bini), non lo -avrei detto. -</p> - -<p> -E il vecchio, dopo d'avermi cimentato invano, -sorrise e si corresse così: -</p> - -<p> -— Non esiste il disordine, se non come manifestazione -dell'ordine. -</p> - -<p> -— Bravo! — esclamai. -</p> - -<p> -Lessi negli occhi dell'ottimo signore la voglia -prepotente di ribattere — <i>non è vero</i> — ma egli -trionfò di sè medesimo, non lo disse. -</p> - -<p> -In quella entrò la signora Chiarina. -</p> - -<p> -Ci alzammo tutti e tre di scatto. -</p> - -<p> -— Il signor Bini! — balbettò Valente — la mia -signora. — -</p> - -<p> -Il vecchio s'inchinò. La signora Chiarina sedette, -fece due ciance soavissime, il suo visino di latte -divenne come una fragola un paio di volte — sorrise — e -innamorò il vecchio, come aveva innamorato -ogni altro, compresa la mia Annetta.... e me -stesso. -</p> - -<p> -Come doveva battere il cuore del signor Bini! -</p> - -<p> -Per me, che mi vanto d'essere penetrante, le sue -occhiate tenere quando si figgevano nel volto angelico, -le altre mandate in giro lentamente per la -sala, le altre fuggitive lanciate a Valente, per me, -dico, nessuna di queste occhiate andò perduta. Dicevo -in cuor mio: — Ora pensa allo stato, in cui -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -vivono, ed ora pensa che si amano, e non sa.... poveretto!... -ed ahi! ora forse pensa che a lui non è -concesso d'amarla in palese! — -</p> - -<p> -Poi egli si distraeva ed io ne approfittavo per -confrontare i volti ravvicinati della fanciulla e del -vecchio.... la somiglianza <i>forse</i> vi era, impercettibile -per un occhio profano, ma forse vi era! — E -guardando Valente trovavo il suo sguardo fisso nel -mio, ed egli diceva a me, ed io dicevo a lui che la -somiglianza v'era.... forse. -</p> - -<p> -Il signor Bini non tradì altrimenti il suo segreto; -fu disinvolto quanto è possibile, fu curioso quanto -è lecito, e forse un po' più, finalmente si rizzò, -strinse la mano bianca della signora Chiarina nella -sua rete di tendini, e fece un inchino profondo. -</p> - -<p> -Quando se ne fu andato, la signora chiese: — Chi -è quel vecchio? -</p> - -<p> -Valente tardò a rispondere, io dissi commosso: -</p> - -<p> -— Il signor Bini. — -</p> - -<p> -E rimasti un istante soli, Valente ed io: -</p> - -<p> -— Le somiglia? mi domandò. -</p> - -<p> -— Forse le somiglia, risposi, ma nel naso no, di -sicuro. -</p> - -<p> -— Nel naso no, ripetè Valente; forse.... -</p> - -<p> -— Aspetta, interruppi.... — e tratto di tasca il -taccuino, scrissi due linee — in che le somiglia? -</p> - -<p> -— Nella bocca, mi pare.... che ha piccina; nelle -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -labbra che, quando non sorridono con malizia, fanno -il sorriso buono di Chiarina.... — -</p> - -<p> -Così disse Valente. -</p> - -<p> -E allora io lessi sconfortato quello che avevo -scritto sul taccuino: -</p> - -<p> -«Spianandone le rughe, aggiungendo i capelli -mietuti dai tempo, spargendovi una profusione di -biacca, la fronte è tale e quale.» -</p> - -<p> -Tornò la signora Chiarina. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<h2 id="cap10">X. -<span class="smaller">Il signor Bini continua.</span></h2> -</div> - -<p> -Valente aveva aperto due finestre alla mia curiosità; -una metteva nel passato, l'altra lasciava -intravedere l'avvenire; ed io mi interrompevo spesso -durante il lavoro per affacciarmi ad una delle due. -La mia Annetta allora mi camminava intorno in -punta di piedi, perchè mi credeva in contemplazione -dinanzi ad un'idea da mettere in cornice, ed io, non -le potendo dire la verità, che non era cosa mia, le -davo un sorriso ed un bacio. -</p> - -<p> -Passavano intanto i giorni, ed il signor Bini rimaneva -impenetrabile come i geroglifici, quando -nessuno ancora li aveva penetrati. La sua freddezza -con noi era meravigliosa: solo messo in faccia alla -signora Chiarina, egli pareva lasciarsi sfuggire un -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -lembo del suo segreto, ma non mai tanto, che noi -potessimo afferrarlo e strapparglielo ed esclamare: — ora -l'abbiamo, è lui! — -</p> - -<p> -Quando diceva qualche parolina amabile alla signora, -o la chiamava «la mia bambina,» o la guardava -a lungo negli occhi, tenendola per mano, e -l'abbandonava appena si fosse fatta rossa, per ridere -forte, dicendosene innamorato cotto: quando -faceva tutto ciò, era propriamente un altro uomo -uscito per arrendevolezza dalla sua buccia solita. -</p> - -<p> -Del resto anche la sua buccia solita, veduta da -vicino, non mi spiaceva, perchè la severità era in -lui corretta da un certo umor testereccio e beffardo; -il sussiego da un sorriso di malizia. Valente -ed io ci trovammo pienamente d'accordo nel dire -che il fondo del signor Bini doveva essere eccellente. -</p> - -<p> -Solo non si sapeva più come tenerlo lontano, perchè -ogni santo giorno il vecchio veniva a farci la -visita e ce la faceva abbondante. -</p> - -<p> -Forestiero in Milano, diceva lui, gli avanzava ogni -giorno del tempo, di cui non sapeva che farsi; lo -regalava a noi; e per di più voleva che smettessimo -le cerimonie con lui, dando egli il buon esempio — insomma -un capolavoro di faccia tosta. -</p> - -<p> -Quando veniva in casa mia, si accomodava nella -poltroncina dinanzi al cavalletto, e mi stava a guardare, -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -oppure andava in giro per lo studio, cacciando -il suo naso dritto e sottile ne' miei cartoni, che mi -chiedeva il permesso di mettere in ordine. -</p> - -<p> -— Faccia, faccia! — rispondevo; e lo stavo a -guardare come un fenomeno. -</p> - -<p> -Egli faceva, poi se ne veniva a me, dicendomi -con accento paterno: -</p> - -<p> -— Quanto tempo li lascerà stare? Vediamo..... -ah! come è disordinato lei! Ma già tutti così loro -artisti! — -</p> - -<p> -Un po' di ragione l'aveva, perchè da quando mi -ero incontrato in uno che voleva bene all'ordine più -di me, mi pareva di volergliene io meno; ma buscarmi -a quel prezzo del disordinato, era e non era -un'iperbole superba e veramente curiosa? Ridevo. -</p> - -<p> -Da un pezzo non si parlava della causa <i>Corvi</i> -<b>contro Corvi.</b> -</p> - -<p> -Una volta mi venne in mente di botto, mentre io -stavo ritto dinanzi al cavalletto, il signor Bini a sedere. -</p> - -<p> -— To'! — esclamai, — dev'essere domani il gran -giorno.... -</p> - -<p> -— Non è domani, — m'interruppe il vecchio. -</p> - -<p> -— E sa lei di qual giorno parlo? -</p> - -<p> -— <b>Corvi contro Corvi.</b> -</p> - -<p> -— Appunto.... ma che mi dice?... è proprio domani.... -</p> - -<p> -— Non è domani. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -Stetti zitto. -</p> - -<p> -— Fu chiesta una <i>proroga</i> — soggiunse il vecchio -quando ebbe assaporato il suo trionfo. -</p> - -<p> -— Come lo sa? domandai col pennello in aria. -</p> - -<p> -— Mi sta a cuore la lite dell'amico suo; finchè -non abbia perduta la lite, non mi venderà la <i>Venere</i>, -ed io la voglio. -</p> - -<p> -— Valente non perderà la lite — dissi io — i tribunali -gli hanno già dato ragione una volta.... -</p> - -<p> -— I tribunali hanno spropositato una volta più -del necessario, — disse il signor Bini senza accalorarsi; — vi -sono prove evidenti dell'imbecillità -del vecchio Corvi. -</p> - -<p> -— A me il vecchio Corvi pare pieno di giudizio. -</p> - -<p> -— Non dica che le <i>pare.</i> -</p> - -<p> -— Mi pare, lo dico. -</p> - -<p> -— Non lo dica, lo desidera, ecco tutto. -</p> - -<p> -— Mettiamo che sia così; che ne risulterebbe? -</p> - -<p> -— È così, e ne risulterà l'annullamento delle disposizioni -testamentarie; l'amico suo sarà condannato -a restituire un terzo dell'eredità avuta. -</p> - -<p> -— Appena? -</p> - -<p> -— Appena.... ma un terzo dell'eredità avuta dallo -zio, il quale stette al mondo tanto da consumare la -metà del <i>fatto suo</i>, cosicchè il terzo d'allora è diventato -i due terzi del patrimonio d'oggi. -</p> - -<p> -L'aritmetica non si poteva lamentare, perchè era -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -scrupolosamente applicata. L'erudizione del signor -Bini cominciava a spaventarmi. -</p> - -<p> -— L'altro terzo — soggiunse il dottissimo signore — se -ne andrà nelle spese della lite. -</p> - -<p> -— È proprio sicuro di quello che dice? -</p> - -<p> -— Lo domandi agli avvocati. -</p> - -<p> -— E che farà Valente? — dissi io. -</p> - -<p> -— Ricorrerà in Cassazione e venderà la <i>Spuma -del Mare</i>. -</p> - -<p> -— E qual è il vantaggio di ricorrere in Cassazione? -</p> - -<p> -— Lo domandi agli avvocati — rispose il vecchio -col suo sorriso malizioso — la lite potrà tirare in -lungo un altro paio di annetti.... le par poco? -</p> - -<p> -— Tutta colpa.... -</p> - -<p> -— Tutta colpa del vecchio Corvi.... — m'interruppe -il vecchio. -</p> - -<p> -— Ma se era imbecille? -</p> - -<p> -— Appunto per questo. -</p> - -<p> -— Dica invece tutta colpa dei due amici, perchè, -deve sapere, se non lo sa.... lo sa? -</p> - -<p> -— Dica, dica. -</p> - -<p> -— Deve sapere che il Pasquali ed il Nebuli erano -amici intimi, proprio come Valente ed io, e per una -miserabile questione di denaro.... per un puntiglio -meschino.... si ritolsero prima l'affetto... poi il saluto, -poi la stima, poi la pace.... finchè l'uno morì -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -strozzato dalla consolazione di lasciar l'altro mezzo -strozzato dal dispetto. — -</p> - -<p> -Avevo messo delle pause nel mio periodo, perchè -m'aspettavo d'essere interrotto, invece fui lasciato -dire. -</p> - -<p> -— Me l'avevano detto che la storiella era andata -così. — -</p> - -<p> -Manco male che glielo avevano detto! -</p> - -<p> -— E del signor Pasquali che cosa ne sa? -</p> - -<p> -— So che è una specie d'orso, un brontolone, uno -stravagante. -</p> - -<p> -— Precisamente; vive in una sua villa sul lago -di Como, non si muove mai, non ha figli.... -</p> - -<p> -— Non ha figli. -</p> - -<p> -— La colpa è sua. -</p> - -<p> -— Tutta sua, tutta sua. -</p> - -<p> -— Non già di non aver figli — dissi sorridendo. -</p> - -<p> -Ed egli sorridendo ripetè: -</p> - -<p> -— Non già di non aver figli. -</p> - -<p> -— Della lite.... -</p> - -<p> -— Della lite. — -</p> - -<p> -Lo guardai sbalordito; non pensava più a contraddirmi, -si fregava le mani, sorrideva a quella -tale incognita della birreria o ad un'altra consimile. -</p> - -<p> -Alcuni istanti dopo si rizzò in piedi, ed andò a -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -chiamare a tutti gli uscî la mia Annetta; quando -ella comparve ed egli le ebbe stretta la mano, scese -le scale. -</p> - -<p> -Una stranezza da aggiungere alle altre: dimenticò -la solita promessa di ritornare, e fui io a gridargli -dietro: — a rivederla! — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<h2 id="cap11">XI. -<span class="smaller">Qui una signorina leggerà due volte -senza comprendere.</span></h2> -</div> - -<p> -Da un gran pezzo (due giorni lunghi) portavo di -nascosto il mio segreto. Era pesante e fastidioso; -mi legava le membra, chiudeva i miei gesti, solitamente -larghi, in una piccola cornice di pochi centimetri -di lato, mi mozzava le parole in bocca e mi -faceva pigliare dinanzi a mia moglie l'aria d'un -marito che ne avesse fatta una grossa; con tutto -ciò non dicevo nulla, tenevo tutto per me. -</p> - -<p> -Quel giorno, appena il signor Bini se ne fu andato -ed io mi trovai faccia a faccia colla mia Annetta -sorridente, non seppi più resistere, la trassi -a sedere in un canto, e fattomi promettere tutto -quello che avevo promesso io, mi parve di essere -nel mio diritto, cacciando di casa quel segreto importuno. -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -Bisognava pigliarlo per le spalle senza -preamboli, ed io lo pigliai solennemente così: -</p> - -<p> -— Hai da sapere, Annetta, che in casa dell'amico -Nebuli vi è un mistero. -</p> - -<p> -Essa mi guardò sbarrando gli occhi. -</p> - -<p> -— Che la tua cara, la tua bella, la tua buona -signora Chiarina, la tua innamorata in una parola, -ha un segreto.... — -</p> - -<p> -Annetta faceva segno di no con tanto seriume, che -mi parve vedere in lei la <i>scuola</i> del signor Bini. Tacqui. -</p> - -<p> -— Non l'ha più, — disse mia moglie — mi ha -detto tutto. -</p> - -<p> -— Tutto? -</p> - -<p> -— Tutto. -</p> - -<p> -— E tu non mi dicevi nulla? -</p> - -<p> -Rise, per non rispondere. Ed io serio: -</p> - -<p> -— La signora Chiarina ti ha detto quello che sa -lei, cioè.... che Valente.... -</p> - -<p> -— Non è suo marito, che il marito suo è un altro, -il quale dev'essere morto.... e che lei ama Valente, -e che col tempo si sposeranno davvero. -</p> - -<p> -— Col tempo! — sospirai — ma non ti ha potuto -dire quello che essa medesima non sa e che ti voglio -dir io. -</p> - -<p> -Le narrai la faccenda della signora Valeria, della -<i>Spuma del Mare</i>, ed i sospetti che aveva fatto nascere -il misterioso signor Bini. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -— È lui! — sentenziò, — le somiglia.... -</p> - -<p> -— In che? -</p> - -<p> -— Nel naso. — -</p> - -<p> -Fu la mia volta di crollare la testa col sussiego -del signor Bini; poi dissi: -</p> - -<p> -— Se anche è lui, come costringerlo a confessare -la sua paternità? Il codice non vuole, ed io dico -che fa benissimo. Per me il signor Bini è il signor -Bini, non ne dubito menomamente, ma se mai egli -fosse quel duca, quel marchese, quel conte, quel -pezzo grosso insomma che mise al mondo in un momento -di distrazione la signora Chiarina, è evidente -che non vuol darsi a conoscere. Ci avrà le sue ragioni, -doveva prender moglie vent'anni sono; a -quest'ora probabilmente l'ha presa ed ha figli o -figlie da marito, alle quali non può regalare una sorella -di contrabbando.... Questo è un romanzetto abbastanza -verisimile; ti pare?... ne ho fatti una dozzina; -intanto per me non vi è dubbio che il signor -Bini è il signor Bini.... -</p> - -<p> -— Potrebbe essere.... notò Annetta. -</p> - -<p> -— Sì, potrebbe essere, anzi deve essere un mediatore -od un mandatario. Ma non mi par tanto liscia; -e ad ogni modo costui o non sa nulla, o non -dirà nulla; e sapendo e volendo dire, non muterebbe -virgola all'articolo del codice. -</p> - -<p> -— Il tuo codice è snaturato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -— Il mio codice è pieno di buon senso; ti pare -che la società possa essere lasciata sotto la minaccia -perpetua d'una legione di monelli, che ha approfittato -dei minuti piaceri dei galantuomini per venire -al mondo?.... E poi il <i>mio</i> codice non l'ho fatto io.... -La conclusione è che al padre della signora bisogna -rinunziarvi, e allora? -</p> - -<p> -— E allora che cosa? -</p> - -<p> -— Allora bisogna trovare il marito, — diss'io -abbassando la voce — bisogna trovarlo a tutti i costi. -</p> - -<p> -— E perchè farne del marito? -</p> - -<p> -— Per restituirgli la moglie.... se ancora si è in -tempo. -</p> - -<p> -— Io credo di no, — disse Annetta ingenuamente — e -poi il marito è morto. Chiarina ne è sicura. -</p> - -<p> -— E Valente? — pensai. — -</p> - -<p> -Il giorno dopo Valente venne da me; era pallido -più del solito; senza dir parola, egli mi spiegò benissimo -che aveva bisogno d'andare a spasso sul -bastione con me solo, od almeno io l'intesi così; -infilai il pastrano, piantai in testa il cappello a staio -e gli tenni dietro. -</p> - -<p> -Non tentai nemmeno di cacciare il mio braccio -sotto il suo, perchè pensavo: se due che camminano -a braccetto hanno bisogno di dire qualche -cosa di grave, che fanno prima di tutto? si snodano; -dunque... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -Valente camminò al mio fianco un tratto, senza -dir parola; seguiva coll'occhio le foglie secche che -si staccavano dagli ippocastani e cadevano lentamente -facendo i giri d'una spirale; all'ultimo disse -le stesse mie parole di poc'anzi: -</p> - -<p> -— Il signor Bini deve essere il signor Bini — non -ne dubito più. -</p> - -<p> -— Nemmeno io; e se anche si è cacciato in mezzo -a noi per un incarico avuto, non è che un mediatore -volgare, molto furbo, molto testereccio e troppo -ordinato. — -</p> - -<p> -Così risposi io per vedere di farlo almeno sorridere; -non mi riuscì. -</p> - -<p> -— Se ha un mandato da un <i>altro</i>, da <i>lui</i>, — tornò -a dire l'amico Nebuli serio serio, — evidentemente -non sa nulla di nulla. -</p> - -<p> -— Però, notai, basterebbe sapere chi lo manda; -e scoprir questo non dev'essere difficile, se tu gli -vendi il quadro.... -</p> - -<p> -— Non gli venderò nulla; — m'interruppe con -calore; — non capisci che quel quadro è <i>mio?</i> -</p> - -<p> -— E Chiarina non è ancora <i>tua</i>, e forse non sarà -mai.... — -</p> - -<p> -Questo lo pensai, ma non lo dissi. -</p> - -<p> -— Al padre bisogna rinunziarvi, ripigliò dolente, -quand'ebbe fatti alcuni passi silenziosi. -</p> - -<p> -— E il marito è morto.... — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -Quello che mi aspettavo accadde: — non rispose. -</p> - -<p> -— Dimmi il vero, è morto il marito? -</p> - -<p> -— Che ne so? Chiarina ne è persuasa. Per molti -mesi lo credetti anch'io.... da qualche tempo ne dubito.... -</p> - -<p> -— Hai avuto notizie? È accaduta qualche cosa? -</p> - -<p> -— No, nessuna notizia, è accaduto che ora l'amo -e mi ama. — -</p> - -<p> -Io sono furbissimo certe volte; compresi. -</p> - -<p> -— E da quanto tempo ne dubiti? — domandai -facendo lo sbadato. -</p> - -<p> -— Da un mese. — -</p> - -<p> -Lo presi allora a braccetto, e cominciai a guardare -anch'io le foglie secche, che cadevano disegnando -una spirale. -</p> - -<p> -— Senti, — mi disse a un tratto sprigionandosi -dal mio braccio, — ho bisogno di un consiglio; che -faresti nei panni miei? -</p> - -<p> -— Cercherei il Salvioni. -</p> - -<p> -— L'ho cercato, non si trova. -</p> - -<p> -— Bisogna aver la certezza che non si trova; -cercalo ancora; forse non hai adoperato tutti i -mezzi con cui si va in traccia d'un galantuomo -che si è perduto e non vuol lasciarsi trovare. Che -hai fatto tu? hai messo in moto la questura, i consolati; -un poveraccio fuggito dal carcere del matrimonio -ha tutte le ragioni di credere che i consoli -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -e la polizia ce lo vogliano rimettere; dobbiamo -fargli sapere altrimenti che Giorgione è morto, che -noi non si vuol costringerlo a rientrare nel talamo, -che solo ci occorre sapere se è vivo, e che cosa ne -pensa, e questo non glielo possiamo far dire che -dalle gazzette. -</p> - -<p> -— E se è morto? -</p> - -<p> -— Aggiungiamo la promessa d'una mancia a -chiunque ce ne saprà dare notizie certe. -</p> - -<p> -— E se vive? -</p> - -<p> -— Se vive, o risponde, o non risponde; e noi ci -regoleremo secondo i casi. -</p> - -<p> -— E se viene? -</p> - -<p> -— Non verrà, ma se viene.... -</p> - -<p> -— Se viene, — proseguii dentro di me, — e pretende -sua moglie, bisognerà restituirgliela.... come -si trova. — Se viene ci penseremo — dissi con disinvoltura. — -</p> - -<p> -Stette un altro po' in silenzio; giunto all'estremità -del viale, lo fermai. -</p> - -<p> -— Che pensi? -</p> - -<p> -— Penso.... non lo so neppur io.... penso che hai -ragione e che non rimane altra via onesta.... -</p> - -<p> -— Dunque si va all'ufficio del giornale?... -</p> - -<p> -Non mi rispose. -</p> - -<p> -— Si va?... insistei. -</p> - -<p> -— Oggi no, oggi no.... domani. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -— Eccolo lì l'uomo del domani! — -</p> - -<p> -Era troppo serio, aveva tutti i muscoli della faccia -penosamente contratti — ed io zitto. — -</p> - -<p> -Tornato a casa, trovai Annetta di malumore. -</p> - -<p> -— Che hai? — -</p> - -<p> -Per non rispondermi mi consegnò una lettera ancora -sigillata. -</p> - -<p> -— Che hai? -</p> - -<p> -— Che ti ha detto il signor Nebuli? -</p> - -<p> -— Che ti ha detto la signora Chiarina? — -</p> - -<p> -Essa guardò me, io lei, — mi venne un sospetto -che fu subito certezza. -</p> - -<p> -— Ah! poveretti! — dissi. -</p> - -<p> -— Ah! poveretti! — disse. — -</p> - -<p> -Intanto sbadatamente aprii la lettera: era d'uno -che voleva comperare le mie ultime due tele della -Mostra Permanente, ed offriva un po' meno del prezzo -segnato nel catalogo e molto più di quello che mi -potessi aspettare. Ed io freddo — «leggi» — dissi -ad Annetta — ed essa pure fredda. -</p> - -<p> -Non l'avrei mai creduto, e lo dovetti credere, ed -ora ne sono persuaso: non tutti i momenti sono -buoni per ricevere del denaro! Quella fortuna in -quel punto — chi me l'avrebbe mai detto?... quasi -<i>non era un piacere</i>! -</p> - -<p> -— Risponderai domani... — -</p> - -<p> -Ed io, che non uso mai differire, fui felice di trovare -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -una risoluzione bell'e fatta in bocca d'Annetta. -</p> - -<p> -— Risponderò domani. -</p> - -<p> -E il domani avevo appena risposto — <i>accetto</i> — quando -venne ancora Valente colla stessa faccia -della vigilia, colla stessa voglia d'andare a spasso -sui bastioni. -</p> - -<p> -Questa volta non sapevo che dirgli; se mi avesse -chiesto un consiglio, vi giuro, non quello della vigilia -gli avrei dato, ma quest'altro: — Piglia la tua -Chiarina, che è <i>tua</i>, che non può essere <i>tua</i> più di -così, pigliala e fuggi, va in fondo ad una valle, va -in cima ad un monte, va in un'isola deserta, va in -una foresta vergine.... va dove vuoi, ma pigliala e -fuggi. — Egli però non mi chiese nulla; solo quando -fummo sull'uscio di casa sua, mi strinse la mano, -e credendo di rispondere ad una mia muta insistenza, -di cui non potevo essere più innocente: -</p> - -<p> -— Oggi no, — mi disse, — domani forse... — -</p> - -<p> -Suonò il campanello; io, invece di andar di sopra, -rimasi per salutare la signora Chiarina, la quale, -avendo al modo di suonare riconosciuto Valente, -dall'uscio d'un salotto si affacciò nell'anticamera. -Sorrideva come un raggio di sole. -</p> - -<p> -— Come stai? — le domandò l'amico mio correndole -incontro; mi parve che essa gli dicesse una -parola ali' orecchio, ma non ne sono sicuro; è certo -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -che si abbracciarono in mia presenza, e che da quella -stretta d'amore Valente uscì tutto trasformato, -raggiante. -</p> - -<p> -— La signora Chiarina era malata? — domandai -facendo l'ingenuo. -</p> - -<p> -— Non si sentiva bene, mi rispose l'amico Nebuli, -e gli tremava la voce. -</p> - -<p> -La signora aveva il viso rosso, li lasciai soli. -</p> - -<p> -Mezz'ora dopo, grave in volto, ma senza ansia -nè spasimo di nervi, Valente mi pigliava in disparte: -</p> - -<p> -— Ti accomoda che andiamo ora all'ufficio del -giornale? -</p> - -<p> -— Mi accomoda. -</p> - -<p> -— Lo vuoi preparar tu l'annunzio? -</p> - -<p> -— Lo preparo io. -</p> - -<p> -Mentre cercavo la penna, dicevo dentro di me: -</p> - -<p> -— Meno male; per questa volta il pericolo è passato! -</p> - -<p> -— Quale pericolo? — vi domanderà una signorina -di sedici anni, che non ha capito nulla. -</p> - -<p> -Rispondetele che — «stava per cadere un trave» — non -direte propriamente una bugia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<h2 id="cap12">XII. -<span class="smaller">Il signor Bini non è il signor Bini.</span></h2> -</div> - -<p> -Due giorni dopo Valente tornava su da me; mi -bastò un'occhiata per comprendere che anche questa -volta aveva qualche gran cosa da dirmi, ma che, -essendo lì mia moglie e credendola al buio di tutto, -non voleva parlare innanzi a lei. Che fatica mettere -insieme delle frasi che non si pensano! L'amico -mio lavorava così di mosaico da un quarto -d'ora, quando la mia Annetta, che ha buon naso, -domandò scusa se ci lasciava un momento. -</p> - -<p> -— Si accomodi, — rispose l'amico Nebuli; e si -vedeva ancora un lembo della veste nel vano dell'uscio, -quand'egli mi disse misteriosamente: -</p> - -<p> -— Il signor Bini non è il signor Bini! — -</p> - -<p> -Questa notizia era tanto inaspettata, che non la -compresi a bella prima; ma Valente ripetè: -</p> - -<p> -— Il signor Bini non è il signor Bini! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -Ed allora io chiesi: -</p> - -<p> -— Come lo sai? -</p> - -<p> -— Poc'anzi, — prese a dire l'amico mio, — ero -alla posta; mi avvicino allo sportello, e mi metto -alle spalle di cinque o sei persone, aspettando -quando.... indovina chi si volta?... -</p> - -<p> -— Lo indovino, ma non ci capisco nulla. Si volta -il signor Bini. -</p> - -<p> -— Propriamente lui! mi vede, mi fa un saluto -senza scomporsi, e caccia nelle tasche un fascio di -lettere; mi chiede di me, di Chiarina, della tua Annetta, -di te, poi mi pianta e se ne va. -</p> - -<p> -— E poi? -</p> - -<p> -— Non capisci?... In cima allo sportello a cui -m'ero accostato, stava scritto a caratteri enormi, -<i>Dall'M alla Z</i>; era il mio sportello, non era il suo.... -Dunque egli non si chiama Bini. — -</p> - -<p> -Il ragionamento mi parve calzante: però mi provai -ad osservare: -</p> - -<p> -— Forse ha chiesto lettere per altri... -</p> - -<p> -— È stata la mia prima idea, e sai che ho fatto?... -</p> - -<p> -— Non lo so. Dimmelo. -</p> - -<p> -— Sono andato dietro al vecchio fin sul portone -di strada, e l'ho visto alle spalle, che si avviava -lento lento, leggendosi le sue lettere; dunque.... — -</p> - -<p> -Il resto era chiaro, e l'argomento calzante come -il primo. Ma io volli dirne ancora una; -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -— Negli uffizii dello Stato succede che si cambino -gli sportelli ed altre cose senza cambiare le -istruzioni al pubblico immediatamente; ciò genera -un pochino di confusione e di disordine, ma fa gridare -le gazzette, le quali se no tante volte non saprebbero -che dire. — -</p> - -<p> -Dicevo queste cose scherzando, Valente m'interruppe -dandosi il sussiego di un furbo: -</p> - -<p> -— Andai allo sportello dall'<i>A</i> all'<i>L</i> e chiesi: <i>Nebuli</i>. -</p> - -<p> -— Bravo! -</p> - -<p> -— Il distributore se lo fece dire un'altra volta: -<i>Nebuli</i>, — e mi mandò, come mi aspettavo, allo sportello -vicino. -</p> - -<p> -— E poi? — chiesi sbadatamente. -</p> - -<p> -— E poi... nulla. Per me non ci erano lettere.... -Ma come ce n'erano state per il signor Bini? -</p> - -<p> -— Valente mio, hai ragione: il signor Bini non è -il signor Bini. — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<h2 id="cap13">XIII. -<span class="smaller">Mia moglie ne fa una grossa.</span></h2> -</div> - -<p> -La sera del giorno successivo eravamo raccolti -intorno al focolare, Valente, le nostre donne ed io; -ma da un quarto d'ora una specie di muraglia di -granito pareva dividerci. -</p> - -<p> -Ogni tanto mi provavo a sparare qualche cannonata -per demolirla, senza staccarne più di tre -schegge: tre monosillabi; finalmente scoraggiato -rinunziai all'impresa, e m'abbandonai anch'io alla -china dei miei pensieri, i quali scendevano tutti -verso la signora Chiarina e Valente. -</p> - -<p> -A un tratto il grosso servitore entrò recando i -giornali della sera ed una lettera per me. -</p> - -<p> -— Il portinaio, — mi disse quell'uomo solenne, — andava -su a portargliela; gli ho detto ch'era qui, -me l'ha data. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -Quando per caso il grosso servitore parlava a me -che stavo a sedere, mi dovevo far forza per non -dirgli: — si accomodi — ed ammiravo Annetta, la -quale fin dal primo giorno si era sentita capace di -spiattellargli sulla faccia il suo battesimo, che era -Marco, e di dargli del <i>voi</i>. -</p> - -<p> -Non crediate ch'io lo trattassi col <i>lei</i>, gli davo -del <i>voi</i> anch'io, solamente non glielo davo mai. -</p> - -<p> -— Grazie — dissi e presi la lettera. -</p> - -<p> -La mia Annetta e la sua Chiarina si spartirono -i giornali; Valente non staccò gli occhi dalla bragia, -intanto che io scorrevo curiosamente la lettera, -sulla cui soprascritta si leggeva <i>urgente</i>, e che non -urgeva niente affatto, almeno secondo il mio modo -di veder la cosa. -</p> - -<p> -Ero arrivato alla sottoscrizione di quel caposcarico -di Celestino (voi non conoscete Celestino, ma -non ci perdete nulla), il quale mi chiedeva cento -lire in prestito per nove giorni, non uno più nè uno -meno, quando udii una specie di singhiozzo represso, -e sollevando il capo vidi la signora Chiarina più -bianca del solito, abbandonata sullo schienale della -seggiola, e mia moglie che le si faceva presso lasciandosi -cadere di mano la gazzetta, e Valente che -rizzava sbigottito la testa arrossata dal calore. -</p> - -<p> -Mi levai anch'io di scatto, ed ebbi l'intuito della -verità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -— Che hai, Chiarina? — domandò l'amico Nebuli -colla voce rotta dall'affanno. -</p> - -<p> -— Nulla..., nulla, — rispose essa, una specie di -capogiro, mi è parso di vedere.... qua.... sul giornale... -avrò letto male.... — -</p> - -<p> -Valente prese il <i>Pungolo</i> con mano tremante, -e cercò degli occhi e trovò quello ch'io cercai e -trovai sul <i>Secolo</i>. -</p> - -<p> -«Si avverte il signor Giuseppe Salvioni pittore, -dovunque egli si trovi, che Giorgione è morto e -che Chiar.... aspetta sue notizie, senza nulla pretendere. -Chiunque fosse in grado di dare informazioni -esatte sul detto Salvioni Giuseppe (pittore, età trentadue -anni, biondo, con una cicatrice sulla fronte) -rivolgendosi in Milano al signor V. Nebuli, fermo -in posta, riceverà una mancia corrispondente all'importanza -delle notizie.» -</p> - -<p> -Era il mio piccolo componimento della vigilia, -tal quale era uscito da cento cancellature, che -faceva la sua prima apparizione nei giornali della -sera. -</p> - -<p> -Valente passava una mano carezzevole fra i capelli -della sua Chiarina, la quale si era abbandonata -sul petto di Annetta; ed io, non sapendo che -fare o che dire, tornavo a leggere: «Si avverte -il signor Giuseppe Salvioni....», quando comparve -il servitore solenne, annunziando il signor Bini, e -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -subito Chiarina ed Annetta si allontanarono, Valente -andò loro dietro, io solo rimasi. -</p> - -<p> -Ebbi un gran fare per darmi un po' di disinvoltura, -il vecchio furbo comprese che ci era qualche -cosa in aria; si guardava intorno, e credo che leggesse -nel disordine delle sedie. -</p> - -<p> -— Si accomodi, — gli dissi — Valente verrà or -ora, l'aspetto anch'io. -</p> - -<p> -— Grazie.... oh! questa seggiola è calda, chi ci -stava seduto? — -</p> - -<p> -E siccome non risposi, egli si accostò all'altra e -fece per suo conto l'osservazione che era calda -anche quella. -</p> - -<p> -— Smettila, — gli dicevo dentro di me, — smettila, -noioso, — ed egli finalmente mi diè retta; si -pose a sedere senza dir altro, raccolse il <i>Pungolo</i> -da terra e s'avviò a leggere come se fosse in casa sua. -</p> - -<p> -A un tratto disse: -</p> - -<p> -— To'! ci è un altro Nebuli a Milano.... ed ha -anche l'iniziale del nostro Valente.... ha visto, signor -Ferdinando?... <i>Si avverte il signor Giuseppe -Salvioni</i>.... — Siccome io fingevo d'essere tutto intento -a leggere, masticò il resto fra i denti, e non -disse più nulla, finchè tornò Valente. -</p> - -<p> -Come trovassi la voglia di parlare, tanto per alleggerire -l'amico, non lo so; vi basti che la trovai, -e dissi la prima frase venutami in mente, questa: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -— Che tempo fa, signor Bini? -</p> - -<p> -— Non vi ho badato. -</p> - -<p> -— Oggi minacciava di piovere.... scommetterei -che domani pioverà. -</p> - -<p> -— Le pare? non pioverà, non ci è pericolo che -piova.... — -</p> - -<p> -Ma avrei giurato che già aveva piovuto, almeno -sulle mie parole e sulle sue, perchè non ci fu verso -di accendere con esse nemmeno il solito fuocherello -di botte e risposte, che durava quattro minuti. Finalmente -entrò Annetta. -</p> - -<p> -— Lei qui? — disse il signor Bini levandosi in -piedi per salutare. — E la signora Chiarina? -</p> - -<p> -— È di là, un po' incomodata... una cosa da nulla... -che tempo ci porta lei? -</p> - -<p> -— Eccellente. — -</p> - -<p> -Quando un quarto d'ora dopo il vecchio signore -si rizzò per andarsene, gli avrei dato un bacio. -</p> - -<p> -— Domattina sarò da lei, — mi disse. -</p> - -<p> -— Tutto il giorno a' suoi comandi, — gli risposi. -</p> - -<p> -E appena fu scomparso dietro l'uscio: -</p> - -<p> -— Come sta? — chiesi ansioso a Valente. -</p> - -<p> -— Benissimo; si era fatta una paura più grossa -della peggiore delle realtà; ora sa tutto; è come -me, tranquilla. -</p> - -<p> -— Tu non sei tranquillo, — pensai. -</p> - -<p> -Annetta intanto era corsa nella camera attigua, -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -e tornava tenendo per mano l'amica sua, la quale -aveva messo sulle labbra pallide un sorrisino mesto, -come per farsi perdonare la sua debolezza di poc'anzi, -e mi porse la mano bianca. -</p> - -<p> -— Ella sa tutto, dunque? — mi disse; — Valente -ha fatto con lei quello che ho fatto io colla sua -buona Annetta; ebbene, meglio così, saremo più -forti, non è vero? -</p> - -<p> -— Verissimo, — risposi esperimentando una risata -che riuscì malamente; — verissimo, e vedrà -che il cielo farà le cose benino.... — -</p> - -<p> -Mi pareva d'aver preso il sentiero buono per avviarvi -un periodetto baldanzoso.... ma la signora -Chiarina non mi lasciò finire. -</p> - -<p> -— E se non fosse?... — -</p> - -<p> -Tacque un istante, come atterrita dal suo pensiero, -poi soggiunse crollando il capo: -</p> - -<p> -— Noi siamo qui in quattro a desiderare la morte -d'un disgraziato, è una cosa crudele. Annetta e lei -non ce n'hanno colpa, lo fanno per amor nostro; -ma io sono cattiva, ho il cuore duro.... sono un -egoista.... — -</p> - -<p> -Si provò a sorridere, ma io vidi che aveva voglia -di piangere, e le dissi: -</p> - -<p> -— Pianga, pianga; quando una ha il cuor duro -come lei, non le dovrebbe avere le glandule lacrimali.... -ma posto che lei le ha, se ne serva, pianga; -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -piangi tu pure, Valente, piangerà anche Annetta, -piangerò anch'io.... già nessuno ci vede.... — -</p> - -<p> -La cara donnina piangeva e rideva. -</p> - -<p> -Il dì dopo stavo per uscire, quando Annetta mi -disse: -</p> - -<p> -— Se viene il signor Bini? -</p> - -<p> -— Se viene, non mi trova; lo riceverai tu. Quel -vecchio mi infastidisce oramai col suo mistero; quando -si va in casa della gente, e vi si porta un nome ad -imprestito, non si hanno intenzioni da galantuomo.... -</p> - -<p> -— Che dici? sospetteresti?... -</p> - -<p> -— Non so nemmeno io che cosa, ma non mi piace -espormi all'aperto dinanzi ad uno che se ne sta appiattato.... -se io rimanessi e lui capitasse qui ora, -sarei tentato di domandargli che viene a fare in -casa mia, che intenzioni ha e come si chiama. -</p> - -<p> -— Eccolo! — disse Annetta. -</p> - -<p> -Infatti era il suo modo di suonare; posi l'indice -attraverso le labbra e me ne andai nel tinello, intanto -che si apriva l'uscio; dal tinello nello studio, -mentre il signor Bini entrava nell'anticamera; dallo -studio nell'anticamera, quando egli passava nel tinello; -e dall'anticamera quatto quatto giù per le -scale, forse nel preciso momento, in cui il vecchio -disinvolto cacciava il naso diritto e sottile nello -studio, per vedere se vi ero, come era solito fare. -</p> - -<p> -Stetti quasi due ore fuori di casa; tornai quando -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -fui certo che l'apocrifo signor Bini era al suo caffè, -al suo tavolino, a mangiare la sua bistecca quotidiana, -il suo panetto ed il suo bicchiere di Chianti. -</p> - -<p> -Annetta mi venne incontro sul pianerottolo; le -brillavano gli occhi, aveva le guance accese; pigliò -il mio bacio, me lo restituì in fretta, e mi disse: -</p> - -<p> -— Sai? ne ho fatta una! -</p> - -<p> -— Una sola! A guardarti in viso ne avrei sospettato -un paio per lo meno. È grossa, se non -altro? — -</p> - -<p> -Io scherzava, perchè mi veniva in mente che -avesse fatta una compera convenientissima coi quattrini -della spesa, od un'elemosina per mandarmi in -paradiso, senza chiedermi il permesso, eccellenti affarucci, -di cui ogni tanto si presentava l'occasione. -</p> - -<p> -— È grossa! — mi rispose, — ma sono felice di -averla fatta. Hai da sapere che appena il signor -Bini è entrato, visto che tu non eri in casa, ha -detto: <i>tanto meglio</i>. -</p> - -<p> -— Birbone d'un vecchietto! -</p> - -<p> -— E mi ha chiesto senza preamboli se sapevo -chi era il signor Salvioni. Indovina che cosa ho risposto?... -</p> - -<p> -— Che ti facesse il favore di dirtelo lui, se lo sapeva.... -</p> - -<p> -— Invece no: gli ho detto tutto: me lo sono tenuto -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -lì, cogli occhi grossi, a bocca aperta, una mezz'ora, -vuotando un sacco di garbatezze (te lo puoi -immaginare) sopra quel padre senza coscienza, che -lascia penare due creature così buone.... «perchè -in fin dei conti, ho detto, se il signor Salvioni si -trova, ed è un birbante, e gli viene il capriccio di -voler la moglie, il codice, che par fatto apposta per -i birbanti, gliela dà; mentre un padre potrebbe.... -mi pare....» Così gli ho detto.... Ho fatto male?... -Non dire che ho fatto male, perchè so d'aver fatto -benissimo.... Non mi dicevi tu che il tuo codice non -obbliga i padri che vogliono star nascosti a farsi -vedere? Ho voluto provare se sapevo far meglio io -del codice. -</p> - -<p> -— E lui? -</p> - -<p> -— Lui impassibile.... ah! oh! niente più. Allora -gli ho detto che quel duca o quel marchese, al posto -del cuore, doveva avere uno dei suoi quarti -di nobiltà.... e che mi piacerebbe conoscerlo, e intanto -lo guardavo in faccia.... così..,. -</p> - -<p> -— E lui? -</p> - -<p> -— Oh! Ah!... nient'altro, ma a un tratto si battè -la fronte — (il commediante! come la fa bene la -sua parte!) — e «bisogna trovarle il padre.... — disse — è -la prima cosa, bisogna trovarglielo.» — Ne -conviene anche lei? E dica un po' che cosa avevamo -sospettato noi, vedendola? (tale e quale gli -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -ho detto) «Che foss'io il padre?» — chiese ridendo. — Proprio -che fosse lei! — Ed egli: «una -buona idea, una buona idea, cara signora, sono io!» -Mi fece ripetere tutta la storiella, prese alcune note -nel taccuino, e se ne andò senza aspettarti... — -</p> - -<p> -Stetti un momento in pensiero. -</p> - -<p> -— Ho fatto bene o male? — mi chiese Annetta, -impaziente del mio silenzio. -</p> - -<p> -— Non so.... cioè sì, hai fatto bene, ma che cosa -argomenti da tutto questo? Chi ti pare che sia il -signor Bini? -</p> - -<p> -— Prima di tutto non è il signor Bini, e poi mi -pare che non sia il padre di Chiarina. -</p> - -<p> -— Volevo ben dire! -</p> - -<p> -— Ah! — sospirai crollando il capo, dopo un altro -po' di riflessione. -</p> - -<p> -— Almeno fosse morto! — mi rispose Annetta, -leggendomi nel pensiero. -</p> - -<p> -— Ebbene sì, almeno fosse morto! E non credere -che sia augurare male al prossimo, perchè, vedi, bisogna -considerare i morti a quest'ora come un numero -fisso, inesorabile, che io non so, ma che la statistica -sa benissimo. Se fra questi morti non ce n'è -uno che si chiama Salvioni, ce ne sarà in vece sua -un altro, il quale non ci ha fatto nulla e faceva -forse benissimo a vivere.... Dunque.... — -</p> - -<p> -Mia moglie mi guardava sbalordita; era l'effetto -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -che mi aspettavo, perchè quell'idea che la mia coscienza -era andata a pescare non so dove, sbalordiva -me pure. -</p> - -<p> -— Dunque.... — proseguii — noi non si vuol morto -nessuno, noi non si regala nulla alla statistica dei -cadaveri.... Si desidera solo.... insomma mi hai capito. -Sei persuasa? -</p> - -<p> -— Altro che persuasa! Per me il signor Salvioni -è un birbone, che dovrebbe essere morto; se non è -morto, farà bene a morir presto, che non abbiamo -tempo da perdere, ed io glielo auguro con tutto il -cuore. — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<h2 id="cap14">XIV. -<span class="smaller">Il signor Salvioni scrive.</span></h2> -</div> - -<p> -Chi mai ha detto che nelle gran gioie o nei gran -dolori è impossibile conoscere il proprio simile? -Qualcuno l'ha detto di sicuro, ed a costui rispondo -che negli eccitamenti della passione appunto, e soltanto -in essi, è possibile conoscere e giudicare il -proprio simile. Guardate l'uomo di tutti i giorni: -superficie lisciata dalle convenienze, dal sussiego, -dall'abitudine; applicate all'uomo di tutti i giorni -la lente di un dolore, d'una gioia, d'uno sgomento, -d'un dispetto, e subito ciò che vi pareva liscio, diventa -scabro. Intendiamoci: saper guardare bisogna; -perchè se una pagnotta veduta col microscopio -mi diventa una montagna, non mi è lecito sentenziare -che ha cessato d'essere una pagnotta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -Fu quando io mi trovai innanzi agli occhi il -grande affanno di Valente, che per la prima volta -vidi come attraverso un microscopio il segreto delle -sue abitudini indeterminate, neghittose e fantastiche. -</p> - -<p> -Egli era propriamente trasformato, tanto esagerava -sè stesso: la sua indolenza, da cui soleva uscire -a scatti nervosi, mi diventava apatia, d'onde lo -toglievano bizze, tenerezze, puntigli, sussulti di umor -caparbio; già era motteggevole, eccolo pungente; -non più bizzarro soltanto, ma stravagante; irto insomma -come un'alpe alla superficie, ma sempre la -stessa buona pagnotta di uomo nella sostanza. -</p> - -<p> -Era il suo grande affanno che me lo faceva così; -e se una volta mi rallegrai d'essere un po' filosofo, -fu in quei giorni d'ansia muta e crudele. -</p> - -<p> -Ogni mattina egli veniva su a prendermi, ma non -lo voleva dire; ed io fingevo d'essere proprio sulle -mosse, o di ricordarmi a un tratto d'un affaruccio -che mi chiamava fuor di casa, tanto per potergli -far compagnia. -</p> - -<p> -Senza nemmeno fiatare, era cosa intesa — si andava -alla posta. Era lui che si affacciava allo sportello -a dire — <i>Nebuli</i> — era io che pigliavo le lettere -e ne facevo l'esame. «Questa viene da Roma, questa -da Napoli, questa da Torino....» Mi faceva cenno -di aprirle, le aprivo «questa incomincia: <i>caro Valente</i>! -ed è sottoscritta <i>Serpoli</i> — quest'altra dice: -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -<i>Illustre signore</i>, ed è sottoscritta.... ecc.» Allora -egli si pigliava le sue lettere, le guardava un po' in -distanza con un resto di paura e le cacciava in tasca -sbadato.... — Tornavamo a casa un po' più ciarlieri -di prima, ma niente affatto ciarlieri — <i>a domani! — a -domani!</i> -</p> - -<p> -Se gli domandavo: — che hai fatto tutt'oggi? — mi -rispondeva: — che vuoi ch'io faccia?... nulla! -</p> - -<p> -— Te io dirò io che cosa hai fatto; — ti sei -tormentato; — hai sofferto — di' la verità. -</p> - -<p> -— Ebbene sì, mi sono tormentato; — è qualche -cosa anche questo, e non so far altro; finchè non -giunga quella maledetta lettera che ha da venire.... -</p> - -<p> -— E quando non aspettavi la lettera, ci era la -lite.... -</p> - -<p> -— Ci è ancora. -</p> - -<p> -— E quando non ci era la lite, aspettavi l'eredità.... -</p> - -<p> -— Allora avevo i miei venticinque anni che non -ho più, aspettavo i trenta ed ora non ho più nemmeno -quelli — aspettavo l'avvenire. — -</p> - -<p> -Ed io, facendomi forza per non pigliare un tono -solenne: -</p> - -<p> -— L'avvenire, Valente mio, è il più gran nemico -del presente ed è nemico fatale, perchè ci lusinga, -perchè si nasconde — bisogna placarlo o domarlo -l'avvenire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -</p> - -<p> -— E come si placa, e come si doma? -</p> - -<p> -— Lavorando. -</p> - -<p> -— Ne sei sicuro? — -</p> - -<p> -Veramente non ne ero sicuro, perchè non sempre, -neppure lavorando, si placa o si doma; ma se la -cosa non riesce, rimane il conforto.... voi sapete -quale — io v'infastidisco e smetto. -</p> - -<p> -Dicevo a me stesso: — quando Valente abbia -vinta o perduta la lite, quando abbia intascato l'eredità -e restituito la moglie — o viceversa, allora -forse metterà un po' d'ordine nelle sue idee, e non -è possibile che si lasci corbellare dall'avvenire. -</p> - -<p> -Così dicevo a me stesso, ma senza fidarmi troppo. -</p> - -<p> -Una mattina eravamo usciti dalia posta; le lettere -erano molte, ed io me n'ero impadronito per -forza d'abitudine e niente più, poichè, dopo tante -paure vane, anche l'amico Nebuli cominciava a pigliar -coraggio e sarebbe stato capacissimo di far -di meno della mia assistenza. -</p> - -<p> -Io avevo preso un tono corbellatorio, una specie -di solennità nasale, di cui (chi sa?) Valente era anche -capace di ridere. -</p> - -<p> -Quel giorno dicevo: -</p> - -<p> -— «Al celebre signor Valente Nebuli, pittore.... -Sampierdarena — 20 novembre....» — è uno che ti -vuol tentare a vendergli la <i>Spuma del mare</i>; se -non ti lasci sedurre questa volta, ti metteremo sotto -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -una campana di vetro.... indovina quello che ti offre.... -<i>mille</i> lire.... e più se occorre, ma naturalmente -spera che non occorra.... Che cosa dobbiamo rispondere -al signor Campori?... Rispondiamogli che egli -ha a Sampierdarena un mare meglio riuscito del -tuo.... faccia mettere in cornice quello; spenderà -meno.... — -</p> - -<p> -Valente rideva. -</p> - -<p> -— Questa è d'uno che ha conosciuto un certo -Salvioni.... bresciano, studente di medicina a Pavia.. -biondo.... non aveva ancora cicatrici, dice lui.... ma -può essersele fatte dopo.... si rimette alla tua generosità -pella <i>mancia</i>.... quest'altra.... — -</p> - -<p> -Ma qui trovai un intoppo, un intoppo enorme. -Non mi pareva vero, e tornavo a leggere.... non -risi più. -</p> - -<p> -Quella lettera diceva: -</p> - -<p> -«Al signor V. Nebuli — ferma in posta — Milano. -</p> - -<p> -«Stimatissimo signore, -</p> - -<p> -«Se Giorgione è morto, me ne dispiace assai, -perchè era certo migliore di tanti che sono vivi; -mi si dica quando e dove posso trovare la persona -che desidera le notizie su Giuseppe Salvioni; io -gliele darò autentiche, perchè Giuseppe Salvioni -sono io. — Scrivere fermo in posta; — Milano.» -</p> - -<p> -Certo Valente mi lesse in faccia la brutta notizia, -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -perchè, senza dir parola, mi tolse la lettera di mano, -e mi guardò in volto ridendo d'un riso amaro. -</p> - -<p> -— Ci siamo finalmente, — balbettò, — ebbene, -tanto meglio, la farsa ha durato troppo. — -</p> - -<p> -Piegò la lettera senza leggerla, la pose in tasca, -e abbottonato il pastrano, s'avviò a gran passi. -</p> - -<p> -Non sapendo che dirgli, gli camminavo al fianco -in silenzio. Nel passo, nel modo di tenersi ritto e -di guardare innanzi, l'amico mio aveva una bizzarra -energia che era disperazione. -</p> - -<p> -A un tratto si fermò, estrasse la lettera, lesse, -impallidì. -</p> - -<p> -— Egli qui, a Milano! Ah! povera Chiarina! — -</p> - -<p> -E la sua falsa energia si sfasciò. -</p> - -<p> -— Senti, gli dissi commosso, — tutto non è ancora -finito, forse vi è un rimedio.... -</p> - -<p> -— Uno solo.... fuggire.... invertire le parti; essere -io il colpevole, lui il purissimo.... no, no, venga, lo -aspetto! — -</p> - -<p> -Ma gli tremava la voce dicendo queste ultime -parole. -</p> - -<p> -— Gli scriverai? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Gli confesserai ogni cosa? -</p> - -<p> -— Sì. — -</p> - -<p> -Non era il momento di dirgli quanto pensavo, -ma pensavo che quello era il modo migliore di far -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -la peggiore delle corbellerie — e mi proponevo di -farglielo toccare con mano più tardi. -</p> - -<p> -La signora Chiarina ci venne incontro, ed interrogò -collo sguardo. — Valente ebbe la forza di ridere -per ingannarla, ma la cara donnina leggeva cogli -occhi dell'amore, e continuava ad interrogare lui -e me. -</p> - -<p> -Finalmente disse: -</p> - -<p> -— Egli vive, non è vero? — -</p> - -<p> -E siccome nessuno le rispose, — Ah! Valente! — mormorò; -e stette immobile, nel mezzo della stanza, -cogli occhi aperti, fissi e lagrimosi. -</p> - -<p> -A un tratto Valente cacciò la testa fra le mani -e fuggì per nascondermi le sue lagrime. Io guardai -l'uscio, dietro il quale era scomparso, poi le finestre, -a cui s'affacciava un raggio allegro di sole, -poi il visino bianco e gli occhi aperti, fissi e lacrimosi -della signora Chiarina. Sentii che me le -dovevo accostare, mi accostai, ma nessuno mi suggerì -una parola di conforto. All'ultimo le pigliai -una mano che ella mi abbandonò senza resistere. -</p> - -<p> -— Se sapeste quanto <i>ci amavamo</i>!... — -</p> - -<p> -Questo solo disse: poi si asciugò le lagrime, tolse -delicatamente la mano dalle mie, e chiedendomi -scusa collo sguardo, andò a portare una carezza al -mio povero amico. -</p> - -<p> -Ed io le venni dietro come uno smemorato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<h2 id="cap15">XV. -<span class="smaller">Il signor Salvioni viene.</span></h2> -</div> - -<p> -Fra tutti, la sola che, invece di sentirsi venir -meno l'energia, se la sentì crescere, fu la mia Annetta. -Cominciò dallo scendere in casa Nebuli, per -dire alla sua Chiarina quelle parole senza senso comune, -con cui si parla al cuore, poi venne su e mi -si piantò dinanzi per annunziarmi che bisognava far -qualche cosa.... -</p> - -<p> -— Facciamo qualche cosa — risposi — e che -vuoi che facciamo? -</p> - -<p> -— Discorriamone; quel disgraziato Salvioni viene, -rivede la moglie, si degna di trovarla bellina, gli -pare di sentirsi riardere qui o qua (si toccava il -petto), non sa nemmeno lui dove, perchè il cuore -non l'ha mai avuto; stupisce d'essere stato tanto -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -tempo senza di lei, e se la porta via.... per piantarla -un'altra volta dopo un mese. È così che la -intende il tuo codice? — -</p> - -<p> -Nemmeno a me, che dovevo saperne qualche cosa, -pareva possibile che il <i>mio</i> codice la intendesse -così. -</p> - -<p> -— Ah'! volevo ben dire! — esclamò Annetta, — vediamo, -tu l'hai un codice; guarda un po' se vi -hanno messo una legge che provveda al caso nostro; -non possono essi, Chiarina e Valente, andarsene a -dichiarar le cose come stanno, per isciogliere quel -primo matrimonio da burla e far accomodare quest'altro, -a cui manca così poco? -</p> - -<p> -Io facevo di no col capo. -</p> - -<p> -— Guarda, sono sicura anch'io che non c'è.... -posto che ci dovrebbe essere.... ma ad ogni modo -guardare costa poco. -</p> - -<p> -— Ti assicuro che non c'è. -</p> - -<p> -— E allora quando due non si possono soffrire, -quando il marito è un birbone, e ne fa vedere di -tutti i colori alla moglie, che rimedio si piglia? -</p> - -<p> -— Si piglia la separazione, mi pare.... ma non so -se sia un rimedio. -</p> - -<p> -— Meno male! nessuno può costringere Chiarina -ad andare con quel figuro del Salvioni, ed essa non -ci andrà, e si separeranno in regola. -</p> - -<p> -— Purchè il Salvioni non si opponga. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<p> -— Vorrei vedere anche questa, che dopo tanti -anni tornasse colle arie.... gliele faremo smettere. -</p> - -<p> -— Con qual diritto? chi siamo noi? -</p> - -<p> -— Gli amici di.... -</p> - -<p> -— Di Valente e di lei, vale a dire i complici -della tresca.... t'accomoda? -</p> - -<p> -— Niente affatto. — -</p> - -<p> -Si stette un po' in silenzio. -</p> - -<p> -— Bisogna proprio che si separino, — presi poi -a dire — la signora Chiarina non può tornare con -quell'uomo, che è quasi un estraneo per lei; ma perciò -conviene indurre il marito a chiedere la separazione -egli pure, perchè se si opponesse, io credo -che bisognerebbe litigare.... e chi sa quanto.... io -non lo so. E perchè il signor Salvioni si adatti a -chiedere la separazione, bisognerà dargli del denaro -e non fargli vedere la moglie; se no, chi ci assicura -che non lo pigli un altro diavolo? -</p> - -<p> -— Lo piglia, ti assicuro io che se vede Chiarina, lo -piglia. -</p> - -<p> -— Quando siano separati legalmente.... allora.... -</p> - -<p> -— Allora..,. -</p> - -<p> -Allora?... Ci pensammo un pezzetto; tutto andava -bene fin qui; il Salvioni tornava, gli si faceva una parlatina -seria, lo si minacciava di costringerlo a mantenere -la moglie, se aveva qualche soldo; se non ne -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -aveva, gli se ne dava qualcuno.... si faceva la separazione, -e allora.... -</p> - -<p> -— Allora — disse Annetta — Chiarina se ne andrà -con Valente e noi gli accompagneremo alla stazione.... -Oppure non se ne andranno.... ed io chiuderò gli occhi -per non vedere.... e se tu li vorrai tenere aperti, vedrai -che saranno felici, a dispetto del tuo codice. -</p> - -<p> -— E sarà uno scandalo.... -</p> - -<p> -— Chi lo dice? il tuo codice, ma io non gli do -retta. Immagina che domani ad uno dei pezzi grossi -che fanno le leggi, venga in mente di cancellare -uno sproposito dal vostro libraccio (in cui ce n'avete -messi tanti, numerandoli come se fossero reliquie -preziose) e che Valente e Chiarina potessero -diventare marito e moglie, dove sarebbe lo scandalo? -In nessun luogo. Dunque è il vostro sproposito -che è scandaloso. — -</p> - -<p> -Senza accalorarmi a difendere quello che Annetta -chiamava il <i>nostro sproposito</i>, io mi accontentai -di crollare il capo. -</p> - -<p> -Da molti giorni il signor Bini non si era lasciato -vedere, ed io dentro di me ne davo la colpa a mia -moglie, pensando che sicuramente era stata lei, colla -sua schiettezza, a spaventarmelo a quel modo; ma -quando Annetta diceva male del codice, io pensavo -tanto al signor Bini quanto.... alla nonna del signor -Bini, tale e quale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<p> -D'un tratto, rialzando il capo, vidi il noto naso -dritto e sottile, il sorriso malizioso, gli occhi furbi -ed il resto, e prima ancora che avessi avuto tempo -di dire «si accomodi,» tutto il signor Bini quant'era -lungo aveva fatto l'inchino, aveva stretta la -mano a mia moglie e mi si era accomodato dinanzi. -</p> - -<p> -— Notizie, notizie! — esclamò egli con quell'enfasi -temperata, che era il massimo grado del suo -entusiasmo. — Ho trovato otto Salvioni, li ho qui -(e batteva sul taschino del panciotto), otto Salvioni -morti tutti nel fiore dell'età; il più vecchio non -aveva che 65 anni. -</p> - -<p> -Lo guardai in faccia temendo che mi corbellasse; -era serio. -</p> - -<p> -— È consolante il vedere come muoiono questi Salvioni. -Pare un'epidemia; ma d'altra parte è un -orrore pensare come si riproducono. Sapete quanti -Salvioni di sesso maschio vi sono a Milano?.... Quindici! -quattro però vanno a scuola, cinque sono piuttosto -maturi, hanno la mia età; degli altri il solo -che si chiami Giuseppe non deve essere il marito -della signora Chiarina, perchè piglia ancora il latte; -tutto questo l'ho imparato all'ufficio dell'anagrafe. -</p> - -<p> -Lo lasciavamo dire crollando il capo. — Egli comprese -male e soggiunse: -</p> - -<p> -— Non era la strada da pigliare. Lo so, non è -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -colpa mia; un impiegato dello Stato Civile si ricordava, -ma non era sicuro..., che un certo Salvioni -Giuseppe.... appunto dell'età che dicevo io... — Da -Brescia? Sì, da Brescia!... — era stato alcuni anni -sono da lui.... a far ricerca d'un matrimonio, tra un -incognito ed un'incognita, avvenuto vent'anni sono; -la cosa era sembrata strana all'impiegato, che perciò -se l'era tenuta in mente. — È lui! — diss'io. — Vogliamo -vedere se nell'anagrafe si trova quel Giuseppe -Salvioni bresciano? — Vediamo — Non si -trova nulla. Allora vado alla Questura, interrogo: — ci -deve essere una <i>pratica avviata</i>, in cui si fa -ricerca d'un certo Salvioni Giuseppe bresciano, -biondo, con una cicatrice sulla fronte; che n'è avvenuto? -Mi si risponde che non se ne può saper -nulla. — Insisto, si cerca. — Voi sapete che il -mondo non è una pallottola, come qualcuno dice; -e nessuna delle cose del mondo è propriamente una -pallottola, — ci è chi ha questa storta opinione, e -quando ha dato la spinta ad un negozio crede di -farlo correre un pezzo. Che accade? Il negozio gira, -ma al primo intoppo si ferma. Quella <i>pratica</i> si era -fermata a metà strada, perchè a nessuno della questura -premeva di aver notizie del Salvioni. Che aveva -fatto il poveraccio? Si era dimenticato di pigliar -seco la moglie? La gran cosa! Una sbadataggine -simile domani può capitare anche ad un questore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -— Dunque? — dissi freddamente. -</p> - -<p> -— Ora che la pratica è trovata, a darle la spinta, -a darle dieci spinte, cento, tutte quelle che le abbisognano -per fare il giro del globo, se occorre, ci -penso io; e il signor Salvioni, vivo o morto, dovrà -venir fuori. — -</p> - -<p> -Egli stette zitto a guardarci meravigliato della -nostra impassibilità; all'ultimo disse con un sorriso -malizioso: -</p> - -<p> -— Comprendo.... comprendo.... con che diritto -m'immischio in questa faccenda?... Caro signor Ferdinando, -lo dovrebbe pur sapere, a me abbisogna -che Valente perda la lite, ma la moglie no, così mi -darà la <i>Spuma del mare</i> più presto. -</p> - -<p> -Quanto volontieri sarei stato zitto per fargli scontare -con un po' di curiosità tutta la sua scienza -impertinente! Ma Annetta avrebbe parlato prima -di me, se io non avessi detto con un certo sussiego: -</p> - -<p> -— Giuseppe Salvioni è vivo, è in Milano, ha scritto, -verrà! — -</p> - -<p> -Dove ora ci è una virgola, avevo messo una -pausa breve ed un piccolo fulmine. -</p> - -<p> -L'effetto fu straordinario. Il signor Bini si battè -la fronte e non seppe che rispondere, egli che aveva -risposta a tutto. Poi, come svegliandosi di botto, -disse: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<p> -— Non è possibile! -</p> - -<p> -— È vero. -</p> - -<p> -— Non è possibile — ho tutti i Salvioni di Milano -sulla punta delle dita.... l'anagrafe.... -</p> - -<p> -— La sua anagrafe, — entrò a dire Annetta continuando -a fare uno strano abuso del pronome possessivo, — la -sua anagrafe non avrà le mani abbastanza -larghe, e vorrà stringer troppo, e un Salvioni -le sarà scappato fra le dita.... -</p> - -<p> -— Oppure, — dissi io — questo signor Salvioni che -si presenta non aveva il suo domicilio a Milano; e -ciò è più naturale, perchè se fosse stato qua, -avrebbe inteso parlare di Valente Nebuli e si sarebbe -fatto vedere senza aspettar l'annunzio dei -giornali. — -</p> - -<p> -Avevo imbroccato giusto perchè il signor Bini -finse di non badare alle mie parole, non sapendo -che ribattere. -</p> - -<p> -Cominciò, come me l'aspettavo, la grandine delle -interrogazioni che ricevetti con garbo, rispondendo -io o lasciando rispondere Annetta, per vedere se in -tre ci venisse fatto di trovare un altro bandolo al -garbuglio. Ma no, era sempre quello: il signor marito -veniva, rinunziava o non rinunziava alla moglie; -colle buone o colle brusche si faceva la separazione, -e poi.... E poi? -</p> - -<p> -Del resto nessun dubbio che la signora Chiarina -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -non si doveva lasciar vedere, che i negoziati col -marito doveva trattarli Valente, col sussidio di un -diplomatico più sereno, e che bisognava inventare -una bella fandonia per salvare il decoro.... -</p> - -<p> -— Il decoro è salvo, la fandonia ce l'ho io, disse -il signor Bini; se sarà necessario, correrò al tribunale -perchè tutti sappiano che la signora Chiarina -è mia figlia! -</p> - -<p> -— Ah! -</p> - -<p> -— Oh! -</p> - -<p> -— Vi stupisce? Me la sono fatta fare di commissione -a Parigi, dove si fanno benino, mi pare. Del -resto i tribunali non badano tanto pel sottile in -queste faccende. Come è andata la cosa se io non -sono mai andato a Parigi? L'ho da saper io solo. — -</p> - -<p> -Lo guardavamo sbigottiti ancora di questa sua -idea singolare. Pensavo: «scherza o vuol proprio -adottar Chiarina?....» quando udimmo nell'anticamera -rumore di passi affrettati — e una voce nota chiamò -trepidante: <i>Ferdinando! Ferdinando!</i> — poi nel -vano dell'uscio apparvero Chiarina e Valente, pallidi, -colle mani allacciate. -</p> - -<p> -Vedendo il signor Bini che non si aspettavano di -trovare con noi, si trattennero un istante, un istante -solo, perchè Annetta si strinse fra le braccia la sua -Chiarina. Intanto il vecchio, facendo lo sbadato, -aveva avuto il buon senso di cacciarsi nel mio studio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -Appena fummo soli, l'amico Nebuli balbettò con -voce spenta: — <i>lui!</i> — ed io con voce spenta balbettai: — Coraggio! — E -gli strinsi la mano. -</p> - -<p> -— Ha veduto Chiarina? — chiesi, cercando di rendere -salda la voce. -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— E tu l'hai visto? -</p> - -<p> -— Nemmeno. — -</p> - -<p> -Mi si facevano innanzi cento domande che ricacciai -indietro per pensar solo alla gravissima necessità -del momento. -</p> - -<p> -— Coraggio — ripetei — vado io. — -</p> - -<p> -Ed uscii, dopo d'aver con un'ultima occhiata visto -Annetta, la quale per confortar l'amica piangeva -a dirotto, e Valente e Chiarina che rimanevano immobili, -cogli occhi fissi. -</p> - -<p> -Sul pianerottolo fui raggiunto dal signor Bini. -</p> - -<p> -— Me ne andavo, — mi disse — perchè in questi -momenti.... Ho compreso. — -</p> - -<p> -Io non ne dubitavo menomamente, e pure questa -volta egli non aveva compreso. -</p> - -<p> -— L'amico suo ha perduto la lite! -</p> - -<p> -— No, no, sbaglia.... -</p> - -<p> -— Non sbaglio; sono le due dopo mezzodì, a -quest'ora l'ha perduta. -</p> - -<p> -Le sue parole mi suonavano all'orecchio come -un ronzío, perchè scendendo le scale, mulinavo altre -idee. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -Sul limitare di casa Nebuli trattenni il vecchio -che se ne andava, e gli dissi: -</p> - -<p> -— Vuol venire anche lei a riceverlo? -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -— Il signor Salvioni. — -</p> - -<p> -Questa volta lo avevo propriamente sbalordito; -ma misericordioso Iddio, a qual prezzo! -</p> - -<p> -L'uscio si apri, e noi entrammo, solenni tutti e -due, ma per quanto io facessi, più solenne lui di me. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<h2 id="cap16">XVI. -<span class="smaller">Il signor Salvioni parla.</span></h2> -</div> - -<p> -Quando noi entrammo, il signor Salvioni stava -in piedi nel mezzo del salotto; ci volgeva le spalle, -teneva il capo basso; udendoci si volse, ci diede -un'occhiata fuggitiva che mi parve o bieca o paurosa, -e ci salutò fissando gli occhi nella finestra dirimpetto. -</p> - -<p> -Io me gli feci vicino, ingegnandomi di fargli credere -che sorridevo e che ero pieno di disinvoltura; -spinsi un seggiolone, che andò senza rumore a metterglisi -fra le gambe, poi lo invitai ad accomodarvisi, -ed egli vi si lasciò cadere di peso. -</p> - -<p> -Ancora non avevamo proferito una parola, quando -il signor Bini, che era rimasto come inchiodato sul -limitare, si staccò, si volse, infilò l'uscio e sparve; -ed io, rimasto solo, incominciai: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -</p> - -<p> -— Il signore... — -</p> - -<p> -Lui zitto, cogli occhi fissi nelle vetrate. -</p> - -<p> -— Il signore, — proseguii — è Giuseppe Salvioni... -è lei che ha scritto una lettera al signor Nebuli?... -</p> - -<p> -— L'ho scritta. — -</p> - -<p> -Egli continuava ad esaminar le vetrate, io cominciavo -ad esaminar lui. Ciò che fermava il mio -sguardo era una grossa catena d'acciaio, la quale -col suo peso gli faceva venir fuori più che mezza, -dal taschino slabbrato del panciotto, una chiave -piccina. — E povero il mio Salvioni, com'era vestito! — Una -giacchetta d'un colore che non è in -natura, d'una stoffa che in origine — Dio sa quando — era -stata venduta forse per tutta lana, ma -da cui era scomparsa oramai la poca lana che il -fabbricante ci aveva messa per iscusare la sua bugia; -gli annodava il collo una cravatta, anch'essa -nera, ridotta dalle cattive pieghe, che sono come -chi dicesse le cattive abitudini delle cravatte, a parere -il cordone d'una bara. -</p> - -<p> -A un tratto, mentre io faceva quell'esame, il -signor Salvioni impacciato della mia curiosità uscì -a parlare con una voce secca, nervosa e petulante: -</p> - -<p> -— Sì, la lettera gliel'ho scritta io; non ho aspettato -la sua risposta, perchè ho potuto sapere altrimenti -dove stava di casa, e sono venuto! Lei cerca -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -colle gazzette un Salvioni; eccone uno; ne faccia -quello che vuole. — -</p> - -<p> -Così parlò egli, senza staccare gli occhi dalla -finestra, ed io tra sbigottito e commosso domandai: -</p> - -<p> -— Il signore non sa di che si tratta?... Ma -dunque... -</p> - -<p> -— Dunque, — diss'egli, — sono un avventuriero, -un vagabondo? sicuro sono un avventuriero ed un -vagabondo, mi faccia chiudere in prigione, o mi -dia da comperar del pane alla mia piccina che ha -fame. -</p> - -<p> -— Ma dunque?... — ripetei sollevandomi in piedi, — già... -sicuro... lei non è biondo, e non ha nemmeno -la cicatrice sulla fronte, non è Salvioni lei! -</p> - -<p> -— Mi scusi, — mormorò l'incognito mansuefatto -dall'espressione contenta che leggeva nel mio volto, — mi -scusi, mi chiamo Salvioni, non sono Giuseppe, -non sono biondo, la cicatrice non l'ho, ma che importa -se la mia piccina ha fame? — -</p> - -<p> -A quel punto il poveraccio s'interruppe e si guardò -intorno sospettoso; ed io udii un sommesso bisbigliar -di voci dietro l'uscio, che si aprì di repente. -</p> - -<p> -Con un atto brusco, come se qualcuno l'avesse -spinto alle spalle, entrò Valente, e subito dopo il -signor Bini, e quando l'amico Nebuli ebbe esclamato — non -è lui! — Chiarina ed Annetta si affacciarono -anch'esse. Il signor Salvioni parve cercare uno -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -scampo, poi si provò a reggere gli sguardi curiosi -con un'occhiata cinica, ma la vergogna lo vinse, -chinò il capo sul petto e pianse. -</p> - -<p> -Tosto gli fummo intorno tutti. -</p> - -<p> -Fin qui ero stato punto da un doppio desiderio, -quello di pigliare per un orecchio il falso Salvioni -e di piantargli un bacio nei mezzo della fronte, per -punirlo dell'orribile paura che ci aveva fatta, per -ringraziarlo della gioia immensa che era opera sua; -ma qui, vedendolo, lui grande e grosso, piangere -come un fanciullo, pensando che quelle lagrime -amare che ora faceva cadere la vergogna non le -aveva forse potute spremere la sventura, quando -sarebbero state dolci, — il poco mio rancore scomparve -sotto un'onda di tenerezza. -</p> - -<p> -Alle parole buone del signor Bini, a quelle di Valente -ed alle mie, il disgraziato rispose nascondendo la -faccia tra le mani; allora io dissi alla signora Chiarina: — Gli -domandi come si chiama la sua bambina. -</p> - -<p> -— Ha una bambina lei? E come si chiama? -</p> - -<p> -Fu la musica di quella vocetta che gli asciugò -le lagrime, o fu la domanda? Fu anche una pezzuola -non bianca, (tutt'altro) che il pover'uomo cavò di -tasca, tenendola aggomitolata in mano per nasconderne -i peccati. -</p> - -<p> -Poi alzò il capo, fece una smorfia dolorosa per -darci a credere che sorrideva e disse: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -— Sì, signora... ho una bambina di nove anni... -si chiama Angela. — -</p> - -<p> -Noi stavamo zitti, ed egli, tenendo gli occhi immobili -e come fissi nella sua sciagura, ripigliò: -</p> - -<p> -— Sì, signore, ho una bambina di nove anni, si -chiama Angela, e il suo nome non è una bugia... -come... Fino a dieci mesi essa aveva la mamma -che aiutava a cucire colla macchina, io, facendo lo -scrivano da un avvocato, guadagnavo quasi due -lire al giorno — si era troppo felici! Ecco mia moglie -si ammala, sta un mese a letto, spendiamo tutti -i nostri risparmi in medicine — muore. La piccina -piange, vuole la mamma, si ammala essa pure — io -abbandono l'avvocato per non lasciar sola la -mia creatura; cerco lavoro di copista a casa — ma -perchè ne ho troppo bisogno non ne posso -trovare. E allora di nascosto vendo le vesti della -povera morta! -</p> - -<p> -A questo punto il signor Salvioni si credette in -obbligo di farci vedere, colla smorfia di poc'anzi, -che egli non era commosso niente affatto, che al -contrario sorrideva. -</p> - -<p> -Poi disse con invariabile monotonia d'accento: -</p> - -<p> -— Angela aveva una grande amica, la sua macchina -da cucire — le parlava, l'accarezzava, le voleva -bene; le diceva d'andare più presto o più lenta, -e se saltava i punti le faceva dei rimproveri. Quando -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -il lavoro era avviato e lo vedeva correre senza intoppi, -Angela cantava. — Dopo le vesti della morta, -dopo alcuni oggetti che mi parevano inutili, dopo -altri oggetti che prima mi erano parsi necessari, -un giorno vendetti la macchina da cucire — scomparve -l'ultima gioia della nostra casa. — Angela -si provò a cucire a mano, ma non sapendo molto, -si punzecchiava le dita per fare in un'ora di fatiche -e di lagrime il lavoro di pochi minuti — non guadagnò -più i suoi pochi soldi che me la facevano -orgogliosa e contenta. Un giorno la bambina ebbe -fame — essa non me lo disse sapendo che era inutile -e non volendo affliggermi, ma io l'indovinai... -perchè avevo fame anch'io — corsi da tutti i miei -conoscenti, mostrai nuda la mia sventura, di cui -fino allora ero stato geloso, tornai con poche lire, -si cenò. Un altro giorno ritentai, ma non avevo più -nulla di nuovo a dire, tranne che avevamo fame -ancora... Ancora? — ed è questo l'orribile che si -può aver fame tutti i giorni — e nessuno lo crede... -Mi cadde sott'occhio l'avviso del giornale, mi venne -un'idea — scrissi; quand'ebbi buttata la lettera -nella buca già ero pentito — pensavo che quei foglio -bugiardo avrebbe portato una falsa gioia od -un falso dolore... il domani venni alla posta ad -aspettare il signor Nebuli... -</p> - -<p> -— Comprendo, — interruppi, — lei ci ha veduti -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -e ci ha seguiti, per ispiegarci tutto, per toglierci -forse da un'ansia crudele. -</p> - -<p> -Il signor Salvioni crollò il capo amaramente. -</p> - -<p> -— No, no.... avrei aspettato domani forse.... ma -la piccina ha fame anche oggi.... — -</p> - -<p> -Anche oggi! Come le disse queste due parole! -</p> - -<p> -Chiarina ed Annetta erano commosse e volevano -subito correre a vedere la piccina. L'amico Nebuli -cavò di tasca il portafogli, ne tolse alcune carte di -nessun valore, e pose il resto nelle mani tremanti -del disgraziato, il quale, smessa la petulanza d'imprestito, -non sapeva più far altro che piangere — e -il signor Bini mi rubò un'idea, che mi stava -venendo: restituire l'amica alla signora Angela, -accompagnare cioè il padre infelice e comperare la -macchina da cucire. -</p> - -<p> -L'idea, dico, stava venendo a me pure, e se non -era propriamente arrivata, è solo perchè la tratteneva -per via il timore di essere sproporzionata alla -mia borsa. -</p> - -<p> -— Bravo! dissi sottovoce al vecchio; — ma sappia -che mezza la macchina la voglio pagar io; mi -dirà quello che spende. — -</p> - -<p> -Il signor Bini mi guardò in faccia e si mise a ridere — ed -io pensai che dovesse avere una vena -di matto, perchè, ditelo voi, che c'era da ridere? -</p> - -<p> -Eravamo sulla soglia; il Salvioni scendeva già gli -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -scalini a quattro a quattro, quando Valente ci raggiunse: -</p> - -<p> -— Prima della macchina da cucire si ricordi che -hanno appetito. -</p> - -<p> -— È vero, e devono averne molto, — disse il signor -Bini; — non me ne ricordavo, perchè io non -ne ho mai prima delle sei. -</p> - -<p> -— Alle sei ne avrà per desinare con noi? Non -dica di no, lei non è più un estraneo; oggi dev'essere -giorno di festa, vogliamo stare allegri.... verrà? -</p> - -<p> -— Verrò, verrò. — -</p> - -<p> -E appena Valente fu scomparso, il vecchio fece -un sospiro lungo. -</p> - -<p> -— Poveraccio! — esclamò, — e dire che con quel -cuore ha perduta la lite! -</p> - -<p> -— L'ha proprio perduta? -</p> - -<p> -— Sono le tre.... si figuri se a quest'ora non l'ha -perduta! — -</p> - -<p> -Egli scese le scale per raggiungere il Salvioni, io -rientrai un po' turbato. -</p> - -<p> -Ma Valente rideva così forte, e la signora Chiarina -con tanta grazia, che non mi fu possibile ospitare -per cinque minuti quella inquietudine, e la -cacciai, dicendo dentro di me che il signor Bini andava -matto per le facezie, e non sempre le sapeva -scegliere. Avrei però avuto caro di sapere almeno -se era quello il giorno della decisione della lite. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -</p> - -<p> -— Allegri — dissi — questo non è che un acconto -sulla gioia futura; vedrete che il signor Giuseppe -buon'anima ci manderà a dire di far le nozze -e che saremo tolti dagli impicci della lite. — -</p> - -<p> -Ma Valente non mi badava. -</p> - -<p> -— Quando si tratta la tua lite? — domandai allora. -</p> - -<p> -— Domani, credo.... ne ebbi l'avviso, ma no, si -tratta oggi.... si è trattata — a quest'ora forse tutto -è finito. — -</p> - -<p> -E tornò a ridere, e tornai a farmi pensoso. -</p> - -<p> -Il signor Bini recò le più liete notizie della ragazza, -che era una bella bambina tutta occhi; del -signor Salvioni, che era propriamente onesto e disgraziato; -del loro appetito fenomenale e della macchina -da cucire, che era di Elias Howe a doppio punto. -</p> - -<p> -Quante ciancie a tavola! Quante risate! Quanti -bicchieri! Solo sotto le mie ciancie rimaneva un -sottinteso, e le mie risate avevano i sordini, e nei -bicchieri che mi vuotavano in corpo il buon umore -rimaneva la feccia d'un pensiero importuno. Ma tutto -questo in principio; alle frutta, quando fui proprio -saturo di buon umore, risi anch'io a gola spiegata, -sprigionai anch'io tutti gli spiritelli che avevo sulla -lingua. -</p> - -<p> -Uno ne buttai in faccia al signor Bini — uno capace -di farlo sparire sotto la mensa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -— Quel povero Salvioni, — dissi — com'era mortificato -d'aver preso ad imprestito un nome non -suo! Che anima candida deve avere! Ha fatto lo -scrivano d'un avvocato senza farsi una macchia -d'inchiostro! — -</p> - -<p> -Naturalmente guardavo il signor Bini, e il signor -Bini guardava me, e rideva e rideva. Invidiabile -faccia tosta! -</p> - -<p> -Fu proprio in mezzo al cozzo degli ultimi bicchieri -che l'uscio si aprì, ed io compresi dal modo -d'aprirsi che lasciava passare una brutta notizia. -</p> - -<p> -Entrò Marco, l'enorme Marco, a cui dopo il tramesso -coi pisellini avevo sempre dato del voi; entrò -recando una lettera.,.. -</p> - -<p> -Valente l'aprì, la lesse, balbettò che era uno scherzo, -rilesse — io mi ero rizzato in piedi. -</p> - -<p> -— Andate pure, — consigliai a Marco, che rimaneva -a fare il curioso. -</p> - -<p> -— Va pure — ripetè Valente; non è nulla — disse -poi con voce serena — è il mio avvocato, il -quale mi scrive che abbiamo perduta la lite, che -andremo in Cassazione, che possiamo mettere innanzi -quattordici cause di nullità. — -</p> - -<p> -Non crediate che facesse la commedia, parlava -come sentiva; e siccome nessuno rispondeva, egli -insistè: -</p> - -<p> -— Allegri! Non sono già rovinato per questo! -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -Lavorerò. E per incominciare, venderò la <i>Spuma -del mare</i>! Non è vero, signor Bini? — -</p> - -<p> -V'immaginerete che il signor Bini ridesse e si -fregasse le mani; me l'aspettavo anch'io, ma quell'uomo -mi contraddiceva in tutto, non si fregò le -mani, non sorrise, appena appena disse: — verissimo! — e -mutò discorso. -</p> - -<p> -— Sta a vedere che si pente, — dissi più tardi -ad Annetta. -</p> - -<p> -— Peggio per lui; la <i>Spuma del mare</i> troverà -compratori egualmente. -</p> - -<p> -— Hai osservato — soggiunsi — come rimase sereno -l'amico Nebuli all'annunzio della sua disgrazia.... -E che ne hai argomentato? -</p> - -<p> -— Che non gl'importava di perderla.... -</p> - -<p> -— E sai perchè?... perchè la sua gioia era troppo -grande; domani ci ripenserà e ne avrà dolore.... E -qual massima filosofica vien fuori da tutto questo?... — -</p> - -<p> -Annetta mi guardava facendo un gesto discreto e -scherzoso, che io intesi benissimo. E soggiunsi niente -affatto ferito dall'allusione: -</p> - -<p> -— Ne vien fuori questa massima, che se vi sono -gioie che il denaro non può dare, vi sono gioie che -il denaro non può togliere. -</p> - -<p> -— Però ne può dare di belline — osservò Annetta, — l'hai -visto il Salvioni! -</p> - -<p> -Ed io che ero in vena, proseguii: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<p> -— Appunto! E quale altra massima di filosofia -pratica ne deriva? -</p> - -<p> -— Dilla, e poi smetti che ho sonno. -</p> - -<p> -— Ne deriva che il denaro non si deve confondere -colla gioia e colla felicità, ma bisogna stimarlo -solo allora che dà la gioia e la felicità, e farlo servire -a questo unico fine. -</p> - -<p> -— Bravo, buona notte! — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<h2 id="cap17">XVII. -<span class="smaller">La Venere se ne va.</span></h2> -</div> - -<p> -La mattina seguente, quando dopo molte titubanze -stavo per scendere a far visita all'amico, fu egli, -Valente Nebuli, che entrò in casa mia. Aveva la -fronte oscurata da un pensiero, che, senza affliggerlo -propriamente, pareva importunarlo. -</p> - -<p> -— La notizia la sai? — mi disse sfuggendo un -istante alla stretta di quell'importuno — sono rovinato. -</p> - -<p> -— So che hai perduta la lite.... stanotte ho sognato -che era un brutto scherzo del tuo avvocato.... -e invece.... però.... — -</p> - -<p> -Non sapevo quello che mi dicessi, Valente uscì a -ridere. -</p> - -<p> -— Sì, ho perduta la lite, e pare che mi toccherà -restituire, tra capitali, interessi e danni, un po' più -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -di quello che posseggo; perchè, come immagini, mio -zio si era mangiato un po' del fatto suo, che non -era suo, ed io mi sono mangiato un po' del fatto -mio, che non era mio; è venuto stamane l'avvocato -a spiegarmi bene la cosa. E sai qual è la mia fortuna? -(lo dice lui, io non l'avrei indovinata in cento) -è che abbiamo accettata l'eredità col <i>benefizio d'inventario</i>, -altrimenti dovrei ora, rimetterci del <i>mio</i>.... -e mi troverei in un certo imbarazzo.... come ti puoi -immaginare. Ci è un solo guaio, che anch'io ho speso, -che la mia povera <i>Venere</i> me la sono quasi mangiata — non -vi è rimedio. Quando vedi il signor -Bini, mi farai piacere dicendogli che il quadro è a -sua disposizione, se lo vuole ancora.... intanto domani -lo manderò a prendere.... -</p> - -<p> -— Perchè? -</p> - -<p> -— Per farne una copia, ma questo non glielo stare -a dire. -</p> - -<p> -— È capace d'indovinarlo. — -</p> - -<p> -Valente si strinse nelle spalle, serrò le mie mani -nelle sue, sorrise, e per poco non mi disse: — come -sono felice! -</p> - -<p> -— Sei di buon umore stamane.... — osservai. -</p> - -<p> -— Sì, proprio, tanto. Ho ricevuto una buona notizia. -</p> - -<p> -— Quale? — -</p> - -<p> -Cambiò discorso per non dirmela, ma più tardi la -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -seppi da mia moglie, che l'aveva saputa dalla signora -Chiarina: la polizia era sulle tracce del signor -Salvioni.... morto; lo aveva accompagnato fino -al momento, in cui da Napoli partiva per il Cairo, -dove allora infieriva il colera.... -</p> - -<p> -Qui anch'io, come l'amico Nebuli, avrei messo una -reticenza lunga; ma mia moglie, niente scrupolosa, -soggiungeva: — Per poco che il colera sappia il -fatto suo, il primo che si è portato via è il vostro -Salvioni! -</p> - -<p> -— E che conti di fare, ora che sei.... che non sei -più.... che sei.... <i>così</i>? — diss'io a Valente. -</p> - -<p> -— Ho già fatto! — mi rispose, — ho già fatto dieci -castelli in aria; prima di tutto vado in Cassazione, -per guadagnare tempo; poi in campagna a vivere -di pace e di lavoro. Farò scendere dalle nuvole tutti -i quadri, a cui ho dato una cornice di stelle, imbratterò -parecchi chilometri di tela, ed in pochi -anni mi sarò rifatto ricco colle mie mani! -</p> - -<p> -— E ti senti capace di tutto questo? -</p> - -<p> -— Di che non mi sento capace, ora che l'avvenire -ricomincia ad esser mio? Con quei procuratori -ai fianchi, con quegli uscieri alle calcagna, mi pareva -d'averla <i>ipotecata</i> la mia porzione di futuro. -Ora sono povero, ma sono libero, e se mi rimane -Chiarina!... — -</p> - -<p> -Così parlò quello sventato, quel sonnambulo, quel -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -delirante; io lo guardavo a bocca aperta, felice in -fondo che egli pigliasse la cosa a quel modo, ma -disgustato di vedere una testa piena di ingegno, -così vuota di criterio. Il torto lo diedi alla Natura, -la quale incomincia gli uomini bene, ma non li sa -mai finire; al disgraziato Valente diedi invece centomila -ragioni, non gli potendo dare qualche cosa -che valesse meglio. -</p> - -<p> -Qualcuno mi chiede se non mi venisse il sospetto -che egli, non io, fosse il vero filosofo; quel sospetto -mi venne, ma non resse alla riflessione e se ne andò; -per me era chiaro che Valente, se pure operava da -filosofo, non ne aveva coscienza e non metteva ordine -nelle sue azioni, nè sistema nei suoi ragionamenti. -Non dico che la filosofia sia unicamente sistema -(come vogliono certuni); filosofi profondi alla -mattina, i quali diventano infelici a colazione, se la -bistecca è troppo cotta, infelicissimi alla sera se -perdono qualche quattrino alla tombola, ne conosco -anch'io; ma perchè ho il buon senso di non proporli -come modelli all'amico Nebuli (il quale non -mi darebbe retta), non dirò già che filosofo e capo -scarico sono sinonimi. -</p> - -<p> -Del resto, sì, Valente aveva in fondo qualche ragione -di non affliggersi, oltre questa interamente -stoica che tanto tanto affliggendosi non ci avrebbe -guadagnato nulla: aveva il suo pennello, la sua -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -fama, la sua donna più che mezza, ed il suo avvenire -intero; ai bisogni del momento dovevano provvedere -la <i>Spuma del mare</i> e l'avvocato colla Cassazione, -colle liquidazioni, colle opposizioni, col Dio -sa che diavolo. -</p> - -<p> -E con tutto ciò, quando il signor Bini fu stato tre -giorni senza farsi vivo e ci cominciò a venire il sospetto -che, dopo aver rifiutato i dollari degli Americani, -la famosa <i>Spuma</i> si dovesse accontentare -delle lirette italiane, mi parve (non ne sono sicuro) -che un po' dell'inalterabilità di Valente se ne fosse -andata. Pur si mostrò disinvolto, ritirò dalla Mostra -il suo capolavoro e si accinse a farne la copia. -</p> - -<p> -Da 24 ore la <i>Spuma del mare</i> era rientrata nello -studio paterno, quando giunse da me il signor Bini. -</p> - -<p> -— Che ne è stato della <i>Spuma</i>? — disse. -</p> - -<p> -— L'ha ritirata Valente, — risposi sorridendo. -</p> - -<p> -— Lo so... -</p> - -<p> -— Volevo ben dire! -</p> - -<p> -— Lo so, ma che ne vuol fare? -</p> - -<p> -— Venderla. -</p> - -<p> -— Ci è chi la compera? -</p> - -<p> -— Glielo vada a chiedere. -</p> - -<p> -— Andiamoci. — -</p> - -<p> -Scendemmo; l'amico si era appunto messo dinanzi -ad una tela delle medesime dimensioni dell'altra, -e tracciava le prime linee del disegno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -— Eccellente idea! — disse il signor Bini — lei -vuol fare una dozzina di <i>Veneri</i> per mandarne una -in America, una in Russia, una in Germania, eccetera. -I compratori non mancheranno; chi ha preso -l'originale si contenta? -</p> - -<p> -— Nessuno l'ha preso ancora, — rispose Valente -con nobiltà. -</p> - -<p> -E allora io, mettendo muso duro, entrai a dire: -</p> - -<p> -— L'amico Nebuli non ha voluto farle torto... -</p> - -<p> -— To', — disse il furbone, colla sua flemma, — è -vero, io volevo comprare il quadro, mi piaceva -la <i>Venere</i>... superba <i>Venere</i>... mi piace ancora... -ebbene sì, la compero;... ma allora è inutile, sa? che -faccia la fatica di copiarla; preferisco pagarla qualche -cosuccia di più e sapere che di Veneri come la mia -non ce n'è alcuna al mondo... Un artista come lei, -signor Valente, spenderà sempre meglio il suo tempo -creando un miracolo nuovo, ed io pure spenderò -meglio il mio denaro... E quanto domanda della -<i>Spuma del mare</i>? — -</p> - -<p> -Ed io mi affrettai a chiedere: -</p> - -<p> -— Quanto ti aveva offerto quell'Americano? -</p> - -<p> -— Ventimila lire; — balbettò Valente. -</p> - -<p> -— Dunque? — dissi, rivolgendomi al signor Bini. -</p> - -<p> -Mi pareva che il mio accento, il mio sguardo, -aiutati dalla sua memoria, dovessero dirgli chiaro: -«dunque, faccia il conto; lei ha offerto il doppio;...» -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -ma lo smemorato fu anche cieco e sordo; non vide, -non intese, non ricordò nulla: — negozio conchiuso, — disse — per -ventimila lire il quadro è mio; lei -lo faccia accomodare entro la sua cassa; io manderò -a prenderlo oggi stesso. — -</p> - -<p> -Tre ore dopo il signor Bini venne, accompagnato -da due uomini, i quali si caricarono sulle spalle la -<i>Venere</i>. -</p> - -<p> -Noi, che ci eravamo messi alla finestra, la vedemmo -passare un'ultima volta... Dove andava? Il -vecchio non ce l'aveva detto; ed io balbettai sottovoce: — buon -viaggio! — -</p> - -<p> -Quando Valente non vide più i tre uomini, che -avevano svoltata la cantonata, chiuse le vetrate e -guardò il fascio di biglietti di banca che il vecchio -gli aveva messo fra le mani. -</p> - -<p> -Non disse parola e tornò nello studio. Io ammiccai -dell'occhio; Chiarina ed Annetta mi compresero; lo -lasciammo solo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<h2 id="cap18">XVIII. -<span class="smaller">Cose strane.</span></h2> -</div> - -<p> -— Ma sai che è una combinazione strana! — disse -Annetta per la ventesima volta. -</p> - -<p> -— La ti par proprio una combinazione strana? — diss'io. -</p> - -<p> -— Non ti capisco.... -</p> - -<p> -— Non mi puoi capire, perchè non hai fatto tutti -i pensieri che ho fatto io sul caso e sulla combinazione. -Vediamo. Ti giungono insieme due lettere, -una delle quali (in ritardo) ti dice che una cosa da -te desideratissima non si può fare, perchè si è presentato -un ostacolo insuperabile, l'altra ti annunzia -che l'ostacolo è scomparso e che la cosa si farà. -Tu leggi la lettera sconfortante, leggi poi la seconda; -senza volerlo, la gioia che ti ha dato questa -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -ultima, dopo lo sconforto della prima, la metti in -conto della combinazione, ed esclami: oh! la strana -coincidenza! Ma se tu leggevi prima la lettera che -ti annunziava tolto l'ostacolo, è molto se badavi -alla combinazione del ritardo della seconda lettera -e della coincidenza di entrambe: e pure nulla è -mutato, fuorchè il tuo modo di sentire. — -</p> - -<p> -Quando io infilo qualche androne filosofico un -po' buio e m'ingegno di tirarmi dietro mia moglie, -rischiarandole i passi, essa mi accompagna tra sbigottita -e ridente, e qualche volta, come questa, mi -domanda: -</p> - -<p> -— Dove si va a finire? -</p> - -<p> -— Or eccoti un altro aspetto della stessa cosa, — diss'io. — Bada -di notte ai fanali d'una via -dritta e lunga; sono distanti l'uno dall'altro cento -buoni passi; ma se tu ti allontani e ti volti, li vedi -ravvicinarsi e coincidere. Lo stesso accade nella -storia, che è la notte dei tempi, dove gli avvenimenti -memorandi sono i fanali d'una via diritta e -buia, e pare che si tocchino per ragioni di prospettiva, -ma non si toccano punto; e forse la storia -è da rileggere con questo criterio, e forse -tutte le superstizioni non hanno altra origine.... e -forse.... -</p> - -<p> -— Insomma, — mi chiese Annetta, — ti pare o -non ti pare una combinazione strana? — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p> -Giudicatene voi; ecco la lettera che avevo ricevuto -quella mattina: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«Caro parente, -</p> - -<p> -«Senza che lo sappiate, vi sono parente; perciò -senza conoscervi mi siete caro. -</p> - -<p> -«La nostra parentela è un po' lontana, ed ho -stentato a trovarne il filo; ma siccome non ho altri -parenti al mondo che voi, e mi premeva di non -perdervi, vi ho trovato. -</p> - -<p> -«Io sono un po' ricco ed un po' vecchio; se morissi -senza far testamento, è probabile che lo Stato -vanterebbe diritti di parentela più prossimi dei -vostri per non lasciarvi un quattrino del fatto mio. -</p> - -<p> -«Ma prenderò le mie cautele; intanto siccome -voi non siete ricco, comincio a darvi un acconto, -perchè non ho nissuna fretta d'andarmene, spero -di fare i miei comodi e mi preme che possiate -aspettare pazientemente. Non vi offendete di questo -linguaggio; parla l'esperienza d'un vecchio, il quale -sa come il denaro guasti spesso i sentimenti più -gentili e gli animi migliori. -</p> - -<p> -«Ho una lite pendente, sarà sciolta domani, e -vinta da me; queste monete che mi costano tanti -anni di dispetti, di puntigli, di amarezze, non le -voglio prendere colle mie mani; abbiatele voi; così -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -io vendico la mia dignità d'uomo, offesa dal puntiglio -meschino. -</p> - -<p> -«Il mio avversario d'oggi vi è noto: è il signor -Valente Nebuli, pittore, il quale si troverà nelle -strette del bisogno, quando abbia perduta la lite. -</p> - -<p> -«Il caso mi serve in tutto; voi gli siete amico, -e non dubito che gli renderete quanto meno penosa -è possibile la restituzione. Da voi accetterà un indugio, -da me lo sdegnerebbe. -</p> - -<p> -«Però un patto io pongo al mio dono: se la parte -avversaria andrà in Cassazione, se venisse cassato -il giudizio, voi non verrete a componimento mai e -proseguirete la lite, in cui ho speso tanti anni. -</p> - -<p> -«Io non vi conosco, ma il mio avvocato di Milano, -che vi ha visto e si è informato di voi, sa -che siete un uomo ordinato ed onesto, e che non -farete offesa alla mia volontà. -</p> - -<p> -«Alla vigilia del gran giorno, che deve darmi -vinta la lunga ed odiosa guerricciuola, mi sento -debole; temo le strette d'una gran gioia, e fuggo. — Facendo -donazione a voi, mi pare di mettermi -fuori di causa; ma per rassicurarmi interamente -me ne vado, starò assente una settimana. -</p> - -<p> -«Il notaio, impostando questa lettera quattro -giorni dopo la sentenza, vi avvertirà pure dell'atto -pubblico di donazione che ho fatto e sottoscritto -oggi alla presenza dei testimonî.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -«Accettate, caro parente, la prima prova del mio -ultimo affetto. -</p> - -<p class="indl"> -Lecco, 13 dicembre. -</p> - -<p class="indr"> -«<i>Il vostro</i> <span class="smcap">Giulio Pasquali</span>.» -</p> -</div> - -<p> -— Ma sai che è proprio una strana combinazione! — esclamò -Annetta per la ventunesima volta. — -</p> - -<p> -E perchè io stava zitto, ella insistè: -</p> - -<p> -— Ma insomma parla, di' qualche cosa anche tu.... -</p> - -<p> -— Vuoi proprio che te la dica come la penso?... -Non mi pare una combinazione, mi pare uno scherzo. -</p> - -<p> -— Uno scherzo di chi?... -</p> - -<p> -— Non lo so; ma non vedi tu stessa come è inverisimile -tutta questa storiella? Il signor Pasquali -non ha parenti più prossimi di me, ed io non so -nemmeno chi sia il signor Pasquali — egli dice meschini -i puntigli che l'hanno fatto litigare molti anni, -ma pretende ch'io continui a litigare in nome suo; -ha paura che lo pigli un accidente per la gioia -d'aver vinta la lite, ed è sicuro di vincerla e rinunzia -ai benefizî;... cara mia, tutto ciò è troppo -inverisimile, dunque non è vero. — -</p> - -<p> -Ma quando due ore dopo mi giunse la lettera del -notaio di Lecco, il quale, avvertendomi dell'atto -pubblico, m'invitava a fare l'accettazione, allora -senza dir nulla ad Annetta, mi andai a chiudere -nel mio studiolo per pensare con metodo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Questo era il quesito: -</p> - -<p> -«Posto che la donazione è vera, indagare fino a -che punto è verisimile.» -</p> - -<p> -Mi passavano cento embrioni di idee nel cervello, -ma un'idea intera non m'era venuta ancora. -</p> - -<p> -Quando uscii dallo studiolo, mi era venuta. -</p> - -<p> -Sapete che aveva fatto la mia Annetta? Era corsa -dabbasso a dir tutto alla sua Chiarina. -</p> - -<p> -— Ah! — esclamai — lo dirà a Valente! -</p> - -<p> -— Mi ha promesso di non dir nulla; e poi bisogna -pur che lo sappia un giorno o l'altro, se -la cosa è vera; se invece è uno scherzo, che male -ci è? -</p> - -<p> -— Non è uno scherzo, — dissi. -</p> - -<p> -— Sì? Ma allora siamo proprio ricchi! -</p> - -<p> -— Sì, purchè ci adattiamo a spogliare la tua -Chiarina e Valente!... — -</p> - -<p> -Credevo d'aver gettato una doccia sul suo entusiasmo, -ma ella soggiunse: -</p> - -<p> -— Non gli spoglieremo, faremo a metà; l'ho già -detto a Chiarina, ed è tanto contenta, tanto contenta.... -</p> - -<p> -— To', e tu disponi così senza dirmi nulla?... — dissi -facendo il serio. -</p> - -<p> -— Sei tu che disponi, sono sicuro che questa idea -è venuta anche a te. Non vorresti già farti ricco -colla miseria dei nostri migliori amici; dunque, -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -meglio che rinunciare alla donazione per restar -poveri tutti, tu accetti e fai due parti giuste.... -</p> - -<p> -— E credi che l'amico Nebuli sarà contento di -spartire con me?... -</p> - -<p> -— Vorrei vedere, non è lui che spartisce, siamo -noi; e non si può pretendere di più, mi pare; se -fossimo milionari, via.... ma poveri come siamo anche -noi.... ci vorrebbe una bella faccia tosta a volere -che ci spogliassimo per lui. -</p> - -<p> -— Egli non pretenderà nulla, ma non vorrà niente -da noi.... -</p> - -<p> -— E che farà colla sua superbia? -</p> - -<p> -— Andrà in Cassazione. -</p> - -<p> -— Ci vada, ci andremo anche noi; sarà peggio -per lui; la lite non la vincerà egualmente.... -</p> - -<p> -— Perchè? -</p> - -<p> -— Perchè se i tribunali questa volta hanno detto -che il vecchio Corvi era imbecillito, è segno che lo -era proprio. -</p> - -<p> -— A te non pareva imbecillito per altro. -</p> - -<p> -— E nemmeno a te.... Ma l'hai conosciuto tu? -L'ho conosciuto io? Che ne sappiamo noi? Si diceva -per dire.... — -</p> - -<p> -A questo punto non mi trattenni più, le chiusi -la bocca con un bacio, poi le dissi dolcemente: — taci, -taci. — -</p> - -<p> -Ella mi guardò sbigottita, comprese: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -</p> - -<p> -— Diventavo cattiva — disse — non è vero? -</p> - -<p> -Entrò in quella l'amico Nebuli; al primo vederlo -indovinai che egli sapeva tutto. Mi venne incontro -e si sforzò di sorridermi, ma fui io a prendergli la -mano che egli non mi dava. -</p> - -<p> -— Che cosa dunque è accaduto di curioso? — mi -disse. -</p> - -<p> -— Ah! — risposi — gran cose! — leggi. -</p> - -<p> -Lesse egli le due lettere del signor Pasquali e -del notaio; e disse: -</p> - -<p> -— Che combinazione strana! tu l'unico parente?... -Che strana combinazione!... -</p> - -<p> -— Non mi dici altro? -</p> - -<p> -— Ah!... sono contento, proprio contento.... -</p> - -<p> -— Vuoi essere sincero? — dissi io mestamente — non -sei contento.... -</p> - -<p> -— Perchè?... Che ci perdo io? Non è forse meglio -che la mia disgrazia giovi ad un amico? -</p> - -<p> -— Sì, è meglio, lo sai benissimo che è meglio; -ma confessa che hai avuto un po' di dispetto a -questa notizia, e ci è stato un momento, in cui -l'istinto ti diceva che la peggior disgrazia che ti -potesse capitare era questa di veder le tue spoglie -indosso all'amico del cuore, e confessa che tu a quell'istinto -cattivo non hai tappato la bocca subito.... -</p> - -<p> -— Ebbene, sì, è vero; ma ora è passato.... ti giuro -che sono contento e me lo devi credere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<p> -Ci stringemmo la mano forte. -</p> - -<p> -— Dunque posso accettare la donazione? — chiesi -ridendo. -</p> - -<p> -— Accetta, capperi! Ma ti avverto che andremo -in Cassazione, che abbiamo quattordici cause di nullità — non -te ne avrai a male? -</p> - -<p> -— Ti pare? nemmeno per sogno! ma in Cassazione -non ci andrai, così la lite sarà finita ed il mio -caro parente non troverà nulla a ridire che noi facciamo -due parti di tutto; la mia porzione me la -darai con tuo comodo, un po' per volta, quando -avrai venduto una dozzina di quadri; lavoreremo -entrambi e non imiteremo quei due buoni amici di -tuo zio e del mio caro parente.... — -</p> - -<p> -Valente stava serio. -</p> - -<p> -— Che ne dici? — insistei. -</p> - -<p> -— Non posso; la tua generosità è degna della -nostra amicizia, ma io non posso accettare nulla -da te. -</p> - -<p> -— Già — dissi — da me no, dai tribunali sì; -dillo chiaro che la mia generosità ti offende, che ti -faccio l'elemosina.... -</p> - -<p> -— Senza amarezza — disse lui — non è forse -vero? -</p> - -<p> -— No, che non è vero! — esclamai — i tribunali -hanno dato oggi ragione a me, ma ieri l'avevano -data a te.... Siamo pari; se tu vai in Cassazione -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -ed hai quattordici cause di nullità, si torna -da capo: puoi perdere tu, posso perdere io: intanto -gli avvocati ci mangiano le rendite e ci rosicano il -capitale, e il puntiglio ci addenta l'amicizia. Fammi -il piacere: scrivi al tuo avvocato che in Cassazione -non ci vai, io cercherò il mio per accettare la -donazione. — -</p> - -<p> -Ero stato eloquente; l'amico mi si buttò al -collo, e mi diede un bacio sonoro. Annetta non stava -in sè dalla gioia. -</p> - -<p> -— Il <i>tuo avvocato</i> lo conosci? — mi chiese Valente -sorridendo. -</p> - -<p> -— No, è lui che conosce me, almeno così dice la -lettera del <i>mio parente</i>, ma io non l'ho mai veduto.... -</p> - -<p> -— Mi viene un'idea! — esclamò Annetta. -</p> - -<p> -— Sbagli, — la interruppi leggendogliela negli -occhi. -</p> - -<p> -— Il signor Bini.... — insistè mia moglie. -</p> - -<p> -— Sbagli, — ripetei; — ti assicuro che sbagli. — -</p> - -<p> -E diedi in uno scoppio di risa. -</p> - -<p> -— Il signor Bini verrà oggi, — soggiunsi, — lo -chiederai a lui stesso, vedrai che sbagli.... -</p> - -<p> -— Come sai che verrà oggi? -</p> - -<p> -— È una mia idea fissa, sono sicuro che verrà. — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<h2 id="cap19">XIX. -<span class="smaller">Guardo sotto la maschera.</span></h2> -</div> - -<p> -Infatti il signor Bini venne a farci visita, perchè -da un pezzo non ci vedeva, perchè probabilmente -doveva lasciar Milano, ed anche perchè non aveva -voluto passar dinanzi a casa nostra senza salir le -scale.... -</p> - -<p> -Non mancavano i <i>perchè</i>, come vedete! -</p> - -<p> -A me, che lo guardavo curiosamente, pareva di -non averlo visto mai più compassato; si era cancellato -il suo risolino malizioso, si era spento lo -scintillío de' suoi occhi penetranti. -</p> - -<p> -Eravamo soli; nessuno ci poteva tradire, e provai -anch'io a fare il commediante, sedendogli di -rimpetto, stando impettito quanto lui, e costringendolo -a strapparmi le parole ad una ad una come -monete d'oro. In quel gioco il vecchio si impazientì -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -prima di me; vedendo che non trovava il -verso di farmi uscire dalla mia trincea nel campo -aperto delle chiacchiere, dove egli si sapeva il più -forte, vedendo che se lui taceva, tacevo io pure -contro le regole della buona conversazione, che le -sue domande di quattro parole ottenevano risposte -d'una parola sola, vedendo tutto ciò, si decise finalmente -a dirmi: -</p> - -<p> -— Caro signor Ferdinando, io ho l'occhio buono, -e vedo che lei ha qualche inquietudine che mi nasconde; -non è capitato nulla di male? -</p> - -<p> -— Nulla.... — dissi trionfante, — al contrario, -legga. — -</p> - -<p> -E di botto, senza altro, gli consegnai le due lettere. -</p> - -<p> -Le prese egli e le lesse con ordine, guardando -prima l'indirizzo di ciascuna; io non gli staccavo -gli occhi di dosso, ed egli leggeva sempre, muovendo -le labbra, accomodandosi meglio in faccia alla -luce, quando trovava qualche intoppo.... -</p> - -<p> -— Che cosa le pare? -</p> - -<p> -— È singolare. -</p> - -<p> -— Già, è singolare. — -</p> - -<p> -Un istante dopo il signor Bini incominciò le interrogazioni. -</p> - -<p> -«Avevo risposto? Non avevo risposto? Che volevo -fare? Valente sapeva?...» -</p> - -<p> -— È una cosa delicata, — osservò poi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<p> -— Sì, molto delicata.... -</p> - -<p> -— E pericolosa. -</p> - -<p> -— Niente affatto, l'amicizia vera non corre alcun -rischio per una miserabile questione d'interesse... -</p> - -<p> -— Però se ci entra il puntiglio.... -</p> - -<p> -— Non lo lasceremo entrare.... ci è stato un momento, -in cui.... -</p> - -<p> -— Ah! ci è stato un momento in cui?... -</p> - -<p> -— Un momento solo; Valente ed io siamo ora -d'accordo. — -</p> - -<p> -E allora gli dissi tutto; per la prima volta dacchè -conoscevo quell'uomo, lo vidi commosso; egli -si rizzò, mi strinse la mano e mi disse: <i>bravo!</i> -</p> - -<p> -Lo accompagnai fin sul pianerottolo e già stavo -per chiudere l'uscio, quando, fingendo d'essermi dimenticato -di qualche cosa, lo riaprii e dissi semplicemente: -</p> - -<p> -— Signor Pasquali! — -</p> - -<p> -Il vecchio, che aveva sceso alcuni gradini, si volse -di botto, mi vide e rimase un istante a bocca aperta -a contemplarmi. -</p> - -<p> -— Signor Pasquali — ripetei colla massima naturalezza. -</p> - -<p> -Allora l'apocrifo signor Bini risalì, pigliò le mie -mani nelle sue, mi guardò negli occhi e finalmente -diede il segnale — e rise, e risi — un bel duetto! -</p> - -<p> -Per un pezzo non potemmo smettere; la nostra -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -risata passò per tutti i toni maggiori, fece le modulazioni -più strane, proruppe negli accenti più inusati — e -sempre senza che sprigionassimo le nostre -mani, anzi stringendoci più forte come per comunicarci -saldezza e coraggio. -</p> - -<p> -Quando finalmente a forza di far la prova ci riuscì -di diventare serii un po' più del naturale (come -sempre accade), io dissi: -</p> - -<p> -— Signor Pasquali, capisco il suo inganno fino -alla decisione della lite; avrei fatto io altrettanto; -spiego la continuazione del mistero dopo la sentenza, -perchè un uomo ordinato come lei, dopo aver avviata -una commediola, non poteva piantarla un -paio di scene prima dello scioglimento; ma sappia -che oramai ha un pubblico, e non bisogna fargli -perdere la pazienza. — -</p> - -<p> -Così io dissi scherzando. -</p> - -<p> -— Valente sa? — mi chiese il signor Pasquali. -</p> - -<p> -— Non sa nulla. -</p> - -<p> -— Mi lasci il gusto della catastrofe; non gli dica -nulla.... -</p> - -<p> -— Fino a quando? -</p> - -<p> -— Fino a domani sera. -</p> - -<p> -— Benissimo, fino a domani sera. -</p> - -<p> -Poi egli scese le scale ridendo, ed io ridendo finsi -di tornarmene in casa; ma cinque minuti dopo andai -a trovar Valente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -M'ero prefisso di non dirgli nulla e forse perciò -appunto avevo bisogno di vederlo, di sentirlo parlare, -di assaporare la dolcezza del mio segreto come -un avaro. -</p> - -<p> -Mi parve che Marco nel ricevermi in anticamera -avesse un aspetto meno solenne del solito, il che -avrebbe bastato a riempirmi di meraviglia; ma pensate -l'enormità del mio stupore quando egli, con -un accento bonario, di cui non lo credevo capace, -mi trattenne per dirmi che aveva qualche cosa a -dirmi. -</p> - -<p> -— Che cosa? — chiesi io rizzandomi in tutta la -mia lunghezza e dandogli mentalmente dei voi. -</p> - -<p> -— L'altr'ieri il signore mi ha licenziato.... -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Proprio.... e siccome ho trovato un padrone -che ha fretta, vorrei pregar lei di pregar lui, perchè -mi lasci in libertà oggi stesso; non farei una -cosa simile, sa? se non si trattasse del mio stato.... -perchè veda, a perdere una buona casa si fa presto, -se ci si mette il diavolo in mezzo, ma trovarne una -è difficile.... — -</p> - -<p> -E nel dire queste ultime parole aveva ripigliata -la sua dignità veramente esemplare; ma nondimeno -gli risposi: -</p> - -<p> -— Parlerò del <i>vostro</i> desiderio, vi posso promettere -che sarete lasciato in libertà anche subito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -</p> - -<p> -— Grazie — disse lui. -</p> - -<p> -Io entrai nello studiolo.... e che vidi? Una tela -incominciata sopra un cavalletto, un'altra addossata -al muro, e la signora Chiarina tutta impacciata, che -si era messa dinanzi a quest'ultima con un vezzo -pieno di grazioso sgomento. Valente era di là. -</p> - -<p> -— Come sta? — diss'io. -</p> - -<p> -— Bene, e lei?.... e Annetta? — balbettò la vaga -creatura facendosi rossa. -</p> - -<p> -Ed io scherzando: -</p> - -<p> -— Che ha? Che cosa mi nasconde? Mi lasci veder -quel quadro.... — -</p> - -<p> -Si fece più rossa ancora, se è possibile; all'ultimo -disse allungando il braccio e dandomi la sua manina -come per far la pace, ma senza muoversi: -</p> - -<p> -— Non se ne avrà a male?... mi perdonerà? Valente -non ne ha colpa, glielo assicuro io.... è stata -una mia idea, lo so bene che lei non aveva bisogno -di questo.... -</p> - -<p> -— Che cosa?... Come?... Perchè?... -</p> - -<p> -— Mi prometta di ridere, — insistè la bella. -</p> - -<p> -Risi. -</p> - -<p> -— Non si offenderà proprio? -</p> - -<p> -— Ma di che? — -</p> - -<p> -Allora si scostò lentamente, chinando un pochino -gli occhi a terra, ed io vidi.... indovinate?... -Il mio primo quadro che avevo mandato alla Mostra, -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -e che si era venduto miracolosamente dopo -otto giorni. -</p> - -<p> -La straniera incognita era lei, era quella donnina -pentita della sua idea gentile come d'una colpa. -</p> - -<p> -Confesso che ne ebbi un briciolo di dispetto, un -briciolo solo; poi la gratitudine m'invase il cuore -e non lasciò posto alle grettezze della vanità, e quando -mi sentii capace di ringraziar la signora Chiarina -sinceramente, soltanto allora il Russo usci dalle -nebbie della dimenticanza a consolarmi, e dietro a -lui l'ignoto compratore delle altre due tele. -</p> - -<p> -— Mi perdona? -</p> - -<p> -— La ringrazio — risposi — purchè non mi abbia -fatto il tiro di comperare anche la <i>Famiglia -del Pescatore</i>.... Vediamo, non ha per caso incaricato -un Russo lungo come me, asciutto e magro, -di trovar bella la <i>rete</i> e di lasciarvisi pigliare per -ottocento lire? -</p> - -<p> -— No, no.... e poi — disse Chiarina, rinfrancandosi — il -suo quadro mi piaceva tanto, eravamo -ricchi.... che male c'era? Glielo volevamo dire, ma -lei era così contento che il suo quadro fosse stato -venduto ad una straniera, che.... — -</p> - -<p> -È vero; io era stato così contento, che sarebbe -stato un peccato guastarmi quella gioia. Ne convenni -di buon grado, e quando apparve Valente, lo -baciai sulle due guance per gratitudine. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -</p> - -<p> -— Hai da farmi un piacere, — gli dissi poi — tu -hai licenziato quel buon diavolo di Marco.... -</p> - -<p> -— Sì, ed anche il cuoco, incomincio a far economia. -</p> - -<p> -— Ebbene, quel poveraccio di Marco si raccomanda -a me, perchè tu lo lasci libero oggi stesso; -ha trovato un buon padrone.... e.... -</p> - -<p> -— Vada.... vada; — mi disse Valente ridendo fra -sè e sè.... -</p> - -<p> -— Perchè ridi? -</p> - -<p> -Non mi rispose, ma appena fummo soli un istante, -si guardò intorno e mi disse con un risolino misterioso: -</p> - -<p> -— Il signor Bini ne fa una delle sue.... -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Mi pose in mano una lettera, corsi coll'occhio -alla sottoscrizione e lessi: -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Il padre di Chiarina.</span> -</p> - -<p> -Il testo del foglio diceva: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Sono solo al mondo, sono vecchio; il cielo mi -manda una figlia quando meno ci pensavo; sia benedetto -il cielo! Venga domani alle 5 in via Bigli -nº 19, ho buone nuove da darle; conduca la moglie, -l'amico suo Ferdinando e la signora Annetta: faremo -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -la pace.... Ah! Che mia figlia non mi respinga!» -</p> - -<p class="indl"> -Milano. 20 dicembre. -</p> -</div> - -<p> -— Già, non vi è dubbio, è lui! è un invito a desinare. -</p> - -<p> -— Che pace vuol fare? siamo mai stati in guerra? -</p> - -<p> -— È una metafora — risposi ridendo. Ci andrai? -</p> - -<p> -— Devi dire: ci andremo?... Credo di sì.... ha -buone nuove da darmi!.... -</p> - -<p> -Compresi la sua speranza fallace, ma gliela lasciai -pensando: non può fargli male. -</p> - -<p> -— È curioso — dissi gettando ancora un'occhiata -alla lettera..., — mi pare di aver visto altra volta -questi caratteri! -</p> - -<p> -— Anche tu! mi pareva.... sai?... ma poi ho pensato -che il signor Bini non mi ha mai scritto.... -</p> - -<p> -— Nemmeno a me.... pure, quei <i>g</i> colla coda ad -uncino io li ho già incontrati in qualche luogo; con -quegli <i>o</i> che paiono fatti col compasso, ci siamo -visti altre volte di sicuro. -</p> - -<p> -Stetti un momento a pensare. -</p> - -<p> -— No! no, non ci ha mai scritto il signor Bini.... — e -qui balenandomi un'idea, finsi di cercare fra le -carte del mio portafogli, e intanto diedi un'occhiata -alla missiva del signor Pasquali, che portava la data -di Lecco. Nessuna somiglianza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -</p> - -<p> -— No! no, non ci ha scritto mai.... — ripetei — e -pure quei <i>g</i>.... quegli <i>o</i>.... — -</p> - -<p> -Dieci volte in pochi minuti fui tentato di spifferare -il segreto del signor Bini; mi accontentai di -sorridere, perchè l'amico Nebuli chiedesse: che -hai? — ed io gli potessi rispondere misteriosamente: -<i>nulla.... nulla</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<h2 id="cap20">XX. -<span class="smaller">Il signor Salvioni legge.</span></h2> -</div> - -<p> -Recandoci il domani in via dei Bigli nº 19, si sapeva -un po' tutti di andare ad una specie di teatro, -per ridere un po'; ma io solo credevo di conoscere -appuntino il programma dello spettacolo: «il signor -Bini ha trovato una figlia fabbricata a Parigi e non -la vuol restituire...., tanto più che nessuno si presenta -per reclamarla. Quando tutto è in regola il -signor Bini si sdoppia, sfodera il suo <i>alter ego</i>, il -signor Pasquali; costui per far la pace col suo avversario -nella lite, gli dà in moglie <i>la figlia del -signor Bini</i>.» -</p> - -<p> -Ma il vecchio furbo incominciò dallo sgominare -le mie idee, mettendo la <i>catastrofe</i>, cioè quella che -io reputavo tale, propriamente fuori dell'uscio; perchè -tutti potemmo leggere sulla soglia a caratteri -molto visibili: <i>Pasquali</i>. -</p> - -<p> -— Come! — esclamò Valente, allora non è il signor -Bini.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -Parendo a me che la scritta sulla soglia mi desse -licenza di dir tutto quello che sapevo — risposi: -</p> - -<p> -— È il signor Bini, e non è il signor Bini; perchè, -come tu dicevi benissimo l'altro giorno, il signor Bini -non è il signor Bini. Mi spiego: il tuo avversario nella -lite, il misterioso compratore della tua <i>Venere</i>, il padre -<i>putativo</i> della signora Chiarina, sono tre persone -in una sola. Attenti — soggiunsi — vogliam ridere! — -</p> - -<p> -E mentre le nostre donne ridevano sul pianerottolo, -il campanello rise chiassosamente di là dall'uscio: -poi l'uscio s'aprì, e comparve.... indovinatelo che -non è difficile, comparve Marco, il solennissimo -Marco, impassibile e dignitoso sotto la livrea nuova. -</p> - -<p> -Ci guardammo in faccia, e tornammo a ridere, -sperando di farne venir la voglia anche al servitore, -il quale non si lasciò tentare, e c'introdusse in una -«vasta e ricca sala, splendidamente illuminata» -come nell'ultimo atto di una commedia allegra, in -cui si fanno le nozze. Nel mezzo d'una parete si vedeva -la <i>Spuma del mare</i> dell'amico Nebuli, fiancheggiata -da due mie creature, le ultime che avevano -lasciato la Mostra Permanente. Mi volsi con una -gran paura d'incontrare <i>la famiglia del pescatore</i> -nella parete opposta, e mi consolai non trovandocela. -Almeno il mio Russo non aveva fatto per ridere! -</p> - -<p> -Una verità dolorosa mi dicevano quelle due tele, -ed è che vendere i quadri di genere non è poi tanto -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -più facile a Milano che a Torino, come Annetta ed -io ci eravamo messi in capo. -</p> - -<p> -Un istante dopo entrò il signor Pasquali. -</p> - -<p> -— Caro signor Bini, gli dissi.... -</p> - -<p> -— Signor Bini.... — ripetemmo tutti ridendo. -</p> - -<p> -— Pasquali Bini ai loro comandi; rispose egli -senza turbarsi — si accomodino; lei, figliola mia, -segga in questa poltroncina a fianco dei babbo.... -Perchè hanno da sapere, — proseguì, — che ho -trovato una figlia.... eccola.... vuol venire nelle mie -braccia, signora Chiarina?... no? ci verrà più tardi... — -</p> - -<p> -Provammo ad interromperlo; non ci fu verso. -</p> - -<p> -— Mi lascino dire; devono anche sapere che io -sono un po' testereccio, voglio le cose a modo mio, -e solitamente le cose non si fanno pregar troppo. -Ora voglio che la signora Chiarina sia mia figlia, -che mi chiami babbo, che mi dia del <i>tu</i> e ogni mattina -un bacio. -</p> - -<p> -— Ma lei non è mio padre! — osservò Chiarina. -</p> - -<p> -— E che ne sa lei? Era forse al mondo la signorina -quando accadde la cosa? Sappia che andrò all'ufficio -dello Stato Civile, a dire che lei è mia figlia, -e tutti lo crederanno; se lo chiamano <i>Stato Civile</i> -è perchè ci è della gente garbata, incapace di dare -una smentita ad un vecchio pieno di reumi e di -rimorsi. Appena io l'abbia riconosciuta, lei si chiamerà -Chiarina Pasquali, vedova Salvioni.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<p> -— Vedova! — esclamò Valente. -</p> - -<p> -Ma il vecchio tirò dritto: -</p> - -<p> -— Si chiamerà Chiarina Pasquali, e per mettersi -in regola colla legge del sangue, incomincerà a -volermi bene così (si toccava la prima falange d'un -dito), poi così (toccava la seconda), poi un po' più, -ed io ne avrò abbastanza; se col tempo mi vorrà -adorare, mi lascerò dare dei vizii, e per farle piacere -procurerò di stare al mondo il più possibile. -No? tutto questo non le accomoda? e allora io me -ne andrò presto, lasciandola erede del fatto mio.... -Quanto a lei, signor Ferdinando, sa benissimo che -siamo parenti. -</p> - -<p> -— Lontani! — interruppi. -</p> - -<p> -— Sì, lontani, ed è una fortuna per me ch'io non -l'abbia perduto di vista; dunque mi farà la cortesia -d'accettare la donazione, e non se ne parli altro.... — -</p> - -<p> -Valente, dopo d'aver pagato il suo tributo all'ilarità -comune, ridiventava pensoso. -</p> - -<p> -— Che pensa? -</p> - -<p> -— Penso che la sua è una burletta piena di grazia, -ma che non posso permettere.... -</p> - -<p> -— Lei non ha nè da permettere, nè da impedire; -lo domandi al suo avvocato; lei ha da star zitto; -a suo tempo mi chiederà la mano di mia figlia.... e -vedremo. — -</p> - -<p> -Qui Valente fece un sospiro lungo, e la signora -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -Chiarina abbassò il capo sul petto. Allora il vecchio -si rizzò in piedi ed accostandosi ad un uscio, disse -forte: -</p> - -<p> -— Signor Salvioni, venga pure. — -</p> - -<p> -A questo nome di Salvioni, Valente e Chiarina -sollevarono la testa con titubanza. Anch'io ebbi un -sospetto orribile, e come in un baleno vidi una commedia -mostruosa e crudele; ma il signor Salvioni -apparve, ed era la persona più innocua dell'universo, -era il signor Salvioni da burla, era quello della piccina, -della macchina da cucire, dell'appetito, della -lettera che ci aveva messo indosso il famoso sgomento.... -</p> - -<p> -Il signor Pasquali Bini ce lo presentò come suo -segretario. -</p> - -<p> -— Indovino! — esclamò Valente. — È lui che ha -scritto la letterina di ieri!? -</p> - -<p> -— È lui, — aggiunsi, — che fa gli <i>o</i> col compasso, -ed i <i>g</i> ad uncino!?... Oh niente di male sa?... -signor Salvioni, continui pure a farli così.... -</p> - -<p> -— È lui; — rispose il vecchio, — e siccome fu -lui a metterci in affanno a causa del suo omonimo, eccolo -qui a fare la penitenza. Legga, signor Salvioni. — -</p> - -<p> -Quanto mutato il signor Salvioni! la contentezza -gli aveva raso la barba, aveva messo un po' d'ordine -nei suoi capelli e un sorriso discreto sulle sue -labbra di segretario. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -Egli lesse ad alta voce una breve scrittura, un -gioiellino di pensieri, di forma, di lingua. Dalla -prima frase Chiarina e Valente si buttarono nelle -braccia l'un dell'altro; all'ultima fu un amplesso -generale; la signora Chiarina ebbe i baci di Annetta, -del vecchio ed i miei, cioè il mio, uno solo. E rendo -questa giustizia a mia moglie, che fu essa a spingermi -perchè facessi quel furto. -</p> - -<p> -Il signor Salvioni si era messo timidamente in un -canto, e si accontentava d'aggiungere un sorriso -alla festa, non comprendendo forse niente più di -questo, che ci era stato al mondo un altro Salvioni, -il quale, due anni prima, al Cairo, aveva avuto la -felicissima idea d'andarsene. -</p> - -<p> -Or come il signor Pasquali si era potuto procurare -la notizia preziosa? -</p> - -<p> -— Occupandomene sul serio, — rispose egli; — Valente -Nebuli si diede forse qualche briga nei primi -giorni dopo la morte di Giorgione, ma probabilmente -si intiepidì poi; ci avrà avuto le sue ragioni.... -Ho speso, s'intende, un po' di danaro per procurarmi -questo pezzo di carta.... Non voglio offendere -gl'impiegati dello Stato.... il cielo mi guardi dal -calunniare della brava gente magra ed onesta, ma -sapete.... il denaro, che guasta tante cose (ed io lo -so a memoria), a saperlo spendere ne accomoda tante -altre... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -</p> - -<p> -— E come ha fatto?... (Guardandomi intorno, vidi -che il signor Salvioni era scomparso, e allora ripigliai:) — e -come ha fatto lei, che viveva sul Lago -di Lecco, ad avere un'idea così felice? -</p> - -<p> -— Come ho fatto? E lo so forse come ho fatto? -Le idee mi sono venute una alla volta. È una storia -lunga.... se la volessi contare, perderebbero la -pazienza e l'appetito.... -</p> - -<p> -— Dica, dica.... — -</p> - -<p> -E allora egli disse: — è una storia breve, me ne -sbrigo in quattro parole — e parlò press'a poco così: -</p> - -<p> -«Ero solo, mi annoiavo; da molte settimane le -gazzette, a cui sono associato, non mi portavano -nessuna notizia curiosa; l'avvocato mi scriveva sempre -lo stesso ritornello; a forza di sostenere che il -vecchio Corvi era imbecillito, mi pareva che le gazzette, -il mondo, l'avvocato ed io fossimo imbecilliti -tutti senza saperlo, come probabilmente è accaduto -al Corvi buon'anima. -</p> - -<p> -«Vennero in buon'ora gli entusiasmi della <i>Spuma -del mare</i>. Mattina, sera, notte le gazzette mi parlavano -di Valente Nebuli; l'autore della <i>Spuma</i> era -per tutti un grand'artista, per il mio avvocato -soltanto continuava ad essere la <i>parte avversaria</i>. -</p> - -<p> -«Mi saltò un ghiribizzo, vedere il capolavoro; -vistolo, volli comprarlo, e quando mi fu detto che -non era da vendere, volli conoscere la <i>parte avversaria</i>, -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -e come l'ebbi conosciuta, m'innamorai di sua -moglie. -</p> - -<p> -«Mi parve di sentirmi un po' di sangue giovane -nelle vene; volevo far questo, quello, quest'altro; -che cosa non volevo io fare coi miei quattrini per -rimediare al male che mi avevano fatto? Ma non si -<i>sta in tribunale</i> tanti anni, non si perde un amico, -la salute e l'eguaglianza d'umore per nulla; prima -bisognava vincere la lite. Aspettai; intanto le cose -si complicavano; finchè sospettavate di me, me la -godevo; quando mi svelaste l'affanno vostro, mi affannai -anch'io, finalmente i tribunali sentenziarono. -L'ultimo atto della commedia vi è noto; lo scioglimento -eccolo: Chiarina Pasquali, vedova Salvioni, -ama il signor Nebuli, pittore — e viceversa; il babbo -acconsente, fa la dote; nozze.» -</p> - -<p> -Valente provò a ribellarsi; al solito, non voleva -permettere, ma il vecchio Pasquali lo fece ammutolire -con queste parole: -</p> - -<p> -— Supponete che io sia morto — si apre il mio -testamento, ereditate voi altri; se per caso rifiutate, -eredita lo Stato, il quale non si fa scrupoli. Ora, -invece d'un funerale, mettiamo un pranzo di nozze; -lei, signor Valente, piglia la dote, e mi lascia vivere -ancora un po'.... Io non ci vedo questo gran male.... — -</p> - -<p> -Entrò Marco; si tenne un istante nel vano d'un -uscio, poi spalancò le portiere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<p> -E allora il signor Pasquali, curvando la lunga -persona, si prese cavallerescamente a braccetto la -signora Chiarina, che non sapeva trattenersi dal -ridere per la contentezza. Valente diè il braccio a -mia moglie, io venni in coda. -</p> - -<p> -A tavola ne seppi ancora una: la figlioletta del -Salvioni era entrata in un collegio, ben inteso -portandovi l'amica sua, la macchina da cucire. -</p> - -<p> -— Anzi, signor Ferdinando, la macchina è costata -cento venti lire, — mi disse il vecchio, — lei -mi deve sessanta lire. Non se ne dimentichi; -glielo ricordi lei, signora Annetta, perchè suo marito -è tanto disordinato! — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<h2 id="cap21">XXI. -<span class="smaller">Dopo il quale, lascio la penna per tornare -ai miei pennelli.</span></h2> -</div> - -<p> -Oggi v'è nell'aria qualche cosa d'insolito; dalla -finestra aperta entra l'alito di marzo, ad annunziare -la primavera, e il nostro cuore si apre come per -ricevere la gioia. -</p> - -<p> -Stamane Annetta si è svegliata cantando, ed io -colla smania di scrivere l'ultimo capitolo della nostra -storiella. Ho fatto bene o male a scriverla? -Mi conforto pensando che scriverla era pur necessario; -perchè quando la sorte fa un romanzetto -curioso ed allegro, a cui vi pare che non manchi -più nulla, io dico che una cosa ancora manca, ed -è qualcuno, il quale bene o male lo metta in carta. -</p> - -<p> -Questo è nell'ordine delle cose, ed io dacchè il -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -signor Pasquali è lontano, torno a credere di non -essere poi quell'uomo disordinato che egli dice. -</p> - -<p> -Il signor Pasquali è a Parigi da quasi due mesi -e mezzo, e sono con lui Chiarina e Valente. Partirono -il domani medesimo della scenetta in via dei -Bigli numero 19, perchè il signor Pasquali fece -notare che le cose allegre non si fanno mai troppo -in fretta, e Chiarina e Valente trovarono che era -quella una massima piena di giudizio. -</p> - -<p> -Annetta si provò a dire che non bisogna mai -esagerare nemmeno le massime piene di giudizio, -ma infine, pensando che partire tanto tanto dovevano, -si fece forza e disse anch'essa alla sua Chiarina: — parti -domani, e scrivimi, e torna presto! — -</p> - -<p> -Partirono il giorno 22 dicembre; il 23 ricevemmo -la prima lettera di Chiarina, da Torino: eccola: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«<i>Carissima Annetta</i>, -</p> - -<p> -«Sono poche ore che non ti vedo, e già mi pare -d'aver tante cose da dirti. Sentine una che mi era -uscita di mente; fra due giorni è Natale, il piccolo -Giovanni Battista verrà a farmi vedere che conosce -tutte le lettere dell'alfabeto, per aver lo scudo -d'argento e la veste nuova. Che cosa dirà non trovandomi? -Non bisogna che egli pensi male di me; -e perciò ti prego di far tu le mie veci. Non potendo -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -esserti vicina in quel giorno, io sarò felice -di vedervi col pensiero, te e tuo marito, nell'atto -di esaminare il mio piccolo amico. Badate di non -fargli troppa paura, perchè Giovanni Battista non -è un eroe. Mancano pochi minuti alla partenza, il -signor Bini mi dice che ho appena il tempo di mettere -qui un bacio per l'amica mia carissima, ed -una stretta di mano per il signor Ferdinando. -</p> - -<p class="indr"> -«<span class="smcap">Chiarina.</span> -</p> - -<p> -«<i>PS.</i> Se Giovanni Battista non conoscesse ancora -bene tutte le lettere, ti raccomando di chiudere un -occhio.» -</p> -</div> - -<p> -Alla vigilia del Natale ebbi io l'incarico di acquistare -i calzoncini ed il giubbetto di grosso panno -bigio, e di provvedere uno scudo d'argento nuovo -di zecca, che luccicasse come una stella. -</p> - -<p> -Avevamo avvertito il portinaio, perchè mandasse -Giovanni Battista da noi, ed al mattino, appena -desta, Annetta mi disse: -</p> - -<p> -— Chi sa se il piccino verrà? -</p> - -<p> -— Se non venisse! — risposi. -</p> - -<p> -Se non fosse venuto, mi avrebbe fatto dispiacere; -ma venne; anzi fu premuroso, perchè mentre noi lo -aspettavamo verso il mezzodì, alle nove del mattino -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -egli saliva la scala. Fu la fantesca ad avvertirci -che ci era una bella cosa da vedere; Annetta ed io -andammo a metterci al finestrino, che guarda nel -pianerottolo, e vedemmo il piccolo Giovanni Battista, -il quale faceva salti poderosi per afferrare il cordone -del campanello, senza riescirvi. -</p> - -<p> -All'ultimo gli venne aperto, entrò. Mi parve che -una nuova luce gli illuminasse la faccia, se non propriamente -bianca, certo più chiara della prima volta, -ma non per la nuova luce della scienza o della civiltà, -come dissi per ischerzo ad Annetta, soltanto -per questo, che Giovanni Battista si era lavato il -muso rispettando le orecchie ed il collo. -</p> - -<p> -Rideva il poverino, volendo così vincere la tremarella; -ma aveva un bel fare, non era no un eroe — tutt'altro, — e -bastò la vista d'un <i>B</i> maiuscolo -(che doveva essere un suo implacabile nemico) a -farlo timoroso d'aver perduto tutto l'alfabeto. -</p> - -<p> -— Vediamo, — dissi, — non è difficile: che lettera -è? Perchè non me lo vuoi dire? -</p> - -<p> -— <i>Erre</i> — balbettò. -</p> - -<p> -— No.... — disse Annetta. -</p> - -<p> -— E quest'altra? — interruppi, facendo un cenno -a mia moglie — guardala bene. — -</p> - -<p> -Giovanni Battista non istette in forse un attimo; -non ci era di che, un <i>V</i>! figuratevi! Quando ebbe -lette tutte le lettere, allora io corressi dolcemente -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -il suo primo errore, gli feci notare la profonda differenza -che passa tra il <i>B</i> maiuscolo e l'<i>R</i> maiuscolo, -e gli diedi norme sicure, facili ed indimenticabili -per non trovarsi mai più esposto a simili -equivoci. -</p> - -<p> -Ah! se la signora Chiarina mi avesse inteso, e -se avesse visto la gioia sulla faccetta bigia di Giovanni -Battista, quando egli ebbe la bella veste, lo -scudo bello ed i panetti saporiti! -</p> - -<p> -Alla sera, nell'atto di scrivere fra le spese diarie -il regalo fatto al nostro piccolo erudito, fermai Annetta, -che se ne andava, per chiederle: -</p> - -<p> -— In tutto dunque la buona azione ci è costata? -</p> - -<p> -— 18 lire e 50 centesimi. -</p> - -<p> -— E quanto credi che valga? -</p> - -<p> -— 18 lire e cinquanta centesimi. -</p> - -<p> -— Verissimo! — diss'io; — ma queste 18 lire e -50 centesimi hanno un valore enorme, hanno il valore -di una gran gioia, d'una felicità intera. E stammi -attenta a quello che io faccio.... — -</p> - -<p> -Feci un richiamo accanto alle 18,50 così (1) e -scrissi in margine: -</p> - -<p> -«(1) Il denaro vale la gioia che dà, il benefizio che -reca; chi disprezza il denaro è segno che non lo sa -spendere; e chi crede di stimarlo troppo, solo perchè -n'è avaro o lo misura a centesimi, costui invece -lo disprezza.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p> -— E per chi le scrivi queste belle cose? -</p> - -<p> -— Per i nostri figli che verranno; io voglio che -essi trovino in questi libriccini della spesa diaria -un po' dell'anima del babbo che li amava tanto. -</p> - -<p> -— I nostri figli! — mormorò Annetta sorridendo -senza averne voglia. — Io mi sono messa il cuore -in pace. -</p> - -<p> -— Io no; siamo da tre anni soli marito e moglie. -La signora Carolina non ebbe forse una bella bimba -dopo sette anni di nozze? E la tua amica di Torino, -Clotilde? E quell'altra?.. come si chiama? — -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un passero è venuto a posarsi sul davanzale, ha -fatto un mezzo giro a destra ed un mezzo giro a -sinistra colla precisione d'un veterano, poi, guardando -dalla mia parte, mi ha detto una parola che -ho capito benissimo, e che sono tentato di scrivere: — <i>fine</i>. -</p> - -<p> -Ma non mi fido; potrei aver dimenticata qualche -cosa.... -</p> - -<p> -Ah! non vi ho detto che uno stupore magnifico -si prepara a Chiarina e Valente. Nel loro quartiere -se vi ricordate, vi erano alcuni errori da correggere; -dello studio bisognava farne un salotto, d'un -salotto lo studio, di due camere da letto una sola. -Tutto ciò è fatto. -</p> - -<p> -E non vi ho detto che in una lettera di quindici -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -giorni sono Valente mi confidò d'essere preso da -una smania insolita, quella di lavorare molto. Ed -io capisco perchè: perchè oramai il suo avvenire, -cessando d'essere indeterminato, non fa più la guerra -al presente. -</p> - -<p> -E non vi ho detto che da otto giorni essi, cioè -Chiarina <i>Pasquali</i> e Valente Nebuli, sono proprio -marito e moglie, e che se la mia Annetta viene -ogni tanto in punta di piedi a mettermisi alle spalle, -ed ha la mantellina in dosso ed il cappello in testa, -è perchè mancano quaranta minuti all'arrivo del -convoglio, e l'impazienza le fa calunniare il mio orologio, -un modesto orologio di Ginevra, ma piantato -in regola sulle sue otto pietre, ed incapacissimo di -fare un passo più lungo o più breve del necessario. -</p> - -<p> -Impaziente la mia parte sono anch'io, ma so che -alla stazione ci andremo in quindici minuti e che -mi basterà infilare il pastrano per essere pronto. -</p> - -<p> -E non vi ho detto, ma l'avete indovinato, chi è -che arriverà colla corsa delle undici e cinquantacinque. -</p> - -<p> -Arriverà il prezioso signor Pasquali; arriverà il -mio migliore amico; arriverà la donnina più adorabile -dell'universo.... dopo mia moglie. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -PS. <i>Nota di mia moglie:</i> Ipocrita! -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td> </td> <td class="pag"><span class="smcap">Pag.</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Qui cominciate a vedere che nel mondo si danno combinazioni curiose</td> <td class="pag"><a href="#cap1">7</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>L'amico Valente</td> <td class="pag"><a href="#cap2">23</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>Qui tiro su una cortina e comincio a vedere un mistero</td> <td class="pag"><a href="#cap3">31</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>Corvi contro Corvi</td> <td class="pag"><a href="#cap4">43</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Assisto ad un miracolo</td> <td class="pag"><a href="#cap5">49</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro</td> <td class="pag"><a href="#cap6">57</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>Faccio la conoscenza d'un incognito</td> <td class="pag"><a href="#cap7">71</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>Quello che io dovevo sapere</td> <td class="pag"><a href="#cap8">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>In cui l'incognito comincia a tormentare la mia curiosità</td> <td class="pag"><a href="#cap9">97</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>Il signor Bini continua</td> <td class="pag"><a href="#cap10">105</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>Qui una signorina leggerà due volte senza comprendere</td> <td class="pag"><a href="#cap11">113</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>Il signor Bini non è il signor Bini</td> <td class="pag"><a href="#cap12">123</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIII.</td> <td>Mia moglie ne fa una grossa</td> <td class="pag"><a href="#cap13">127</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIV.</td> <td>Il signor Salvioni scrive</td> <td class="pag"><a href="#cap14">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XV.</td> <td>Il Signor Salvioni viene</td> <td class="pag"><a href="#cap15">147</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVI.</td> <td>Il signor Salvioni parla</td> <td class="pag"><a href="#cap16">159</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVII.</td> <td>La Venere se ne va</td> <td class="pag"><a href="#cap17">171</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVIII.</td> <td>Cose strane</td> <td class="pag"><a href="#cap18">179</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIX.</td> <td>Guardo sotto la maschera</td> <td class="pag"><a href="#cap19">189</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XX.</td> <td>Il signor Salvioni legge</td> <td class="pag"><a href="#cap20">199</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXI.</td> <td>Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli</td> <td class="pag"><a href="#cap21">209</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="opere"> -<p class="center large"> -DELLO STESSO AUTORE: -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><i>Capelli biondi</i></td> <td class="pag">L. 1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Un tiranno ai bagni di mare</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il tesoro di Donnina</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Amore bendato</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Fante di picche — Una separazione di Letto e di Mensa — Un uomo felice</i></td> <td class="pag">1 50</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il romanzo di un vedovo</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Fiamma vagabonda</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Due amori — Un segreto</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Dalla spuma del mare, by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DALLA SPUMA DEL MARE *** - -***** This file should be named 61849-h.htm or 61849-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/8/4/61849/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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